6001_10011_000000 presi li quattrocento fiorini d oro e rese le debite. grazie al pretore si partì e messosi al mercatantare, divenne uomo saggio e di gran maneggio. 6001_10011_000001 la buona femina che era fuggita, il tutto vedeva e molto suspesa restava e parevale un ora, mille anni di furarla e di poter operare tal effetto. 6001_10011_000002 entrato adunque dimitrio in camera disse alla moglie polissena: io in questa notte per la malvagità del tempo non ho mai dormito. io volontieri vorrei alquanto riposare. 6001_10011_000003 andando un giorno, per suo diporto, alla caccia, gli venne una grandissima volontà di scaricare il soperchio peso del ventre. 6001_10011_000004 ed avenga che cassandrino fusse per i ladronezzi e per le altre giottonie infame e di perduta speranza, niente di meno. egli aveva in sé una laudevole virtù. 6001_10011_000005 sentisse imperciocché la poavola con i diti gli aveva presa una natica e, sì, strettamente la teneva che gridare ad alta voce lo faceva. 6001_10011_000006 né appena adamantina aveva fatto il primo sonno che la poavola cominciò chiamare mamma, mamma, caca. 6001_10011_000007 e sì, fatta fu la diligenza sua in levare la mercatanzia e a quella, vigilantissimamente attendere che non vi era alcuno nella città. 6001_10011_000008 aquila, uccello rapace e di denti privo. per rimunerazione sua, in cibo offerse l interiore col grasso che la carne e f ossa circonda. 6001_10011_000009 ma noi vi vendiamo a contanti la favola di cassandrino. sì, come noi comperata l'abbiamo. e perciò che le parole aumentavano, la signora comandò: ognuno tacesse. e che alteria col suo enimma seguisse. 6001_10011_000010 mentre che la vecchiarella fece cotal ufficio, il ladro, dubitando esser scoperto, se ne fuggì e così la casa salva rimase. 6001_10011_000011 vedendosi esser legato, schernito e maltrattato, né sapendo che era isconosciuto, assai di ciò seco si maravigliava, ed in tanto furore divenne che quasi ruppe il laccio che legato lo teneva. 6001_10011_000012 molto si doleva che egli dovesse della giostra esser vincitore e parimente della sua persona possessore. e mentre che ella seco ragionava, le disse il giovane: 6001_10011_000013 era già l'ultima fatica del favoleggiare della presente notte giunta al fine quando la signora impose a ciascuno che se n'andasse alle lor case a riposare. 6001_10011_000014 il pretore, vedendo cassandrino rifiutare ciò che gli addimandava, si sdegnò e disseli: quando non farai questo, non aspettare altro da me. 6001_10011_000015 la poavola fortemente, premendo invece di danari empì il panno di tanta puzzolente feccia che appena se le poteva avicinare. 6001_10011_000016 nome veramente corrispondente a lui, il quale era uomo conversevole e da bene, ma tutto dato al mercatantare e le cose sue, assai convenevolmente gli riuscivano. 6001_10011_000017 la signora fece cenno ad alteria che a dire incominciasse, ed ella, levatasi da sedere, fece una riverenza ed alla sua favola diede cominciamento. favola. 6001_10011_000018 e alla città s era accampato e posto, le aveva assedio per acquistarla, acciò che, o per amore o per forza, egli avesse per moglie. 6001_10011_000019 la povera doralice, desiderosa divedere più avanti il suo diletto sposo, pospose l'amore del fanciullo e lietamente glielo donò e la sirena, attesa la promessa nell'onde, s attuffò. 6001_10011_000020 camera. primamente si calò giù per una fune e fatto uno viluppo del letto con molto suo agio. via lo portò. 6001_10011_000021 venuto il terzo giorno e l'ora del giostrare. tutto il popolo il termine del glorioso triunfo con grandissima allegrezza aspettava. 6001_10011_000022 non senza grandissime risa. la risoluzione dell oscuro enimma fu comendata da tutti, né fu veruno che imaginare se lo avesse potuto. 6001_10011_000023 e iddio lo sa dove il miserello, con questo malvagio tempo, ora si trova ed ella ingrata, non avendo pensiero di lui. 6001_10011_000024 lavoretto, prese le squamme e, gittato lo sguizzante pesce nelle chiare acque, rimontò a cavallo. e tanto cavalcò che trovò un falcone pellegrino che dal mezzo in giù. 6001_10011_000025 va e non più tardare. e se in termine di giorni trenta non opererai, sì eh, io abbia bellisandra, figliuola d attarante, re di damasco, nel mio potere, il capo dal busto ti sarà diviso. 6001_10011_000026 ma la moglie, contrastando col marito con giuramento, affermava sé aver veduto con gli occhi propi gran somma di danari per lei cacata. 6001_10011_000027 mamma caca e adamantina. secondo l usanza le poneva sotto il pannicello mondo e la poavola cacava danari con grandissima maraviglia di tutte. 6001_10011_000028 e non la ritrovando al luoco della picciola cucina, se ne gì e trovatala rinchiusa, pensò che ella, come era dentro, vi si fusse. 6001_10011_000029 lasciovi pensare di che animo si trovava il marito veggendo la moglie: esser abbracciata e basciata dal prete. 6001_10011_000030 e smontato giù del cavallo, fece ciò che naturalmente gli bisognava e, non avendo con che nettarsi, chiamò un servente che gli desse alcuna cosa con la quale si potesse mondare. 6001_10011_000031 se voi più gridarete, una di due cose averrà: o che vostro chiaro nome e buona fama sie guasta, o che voi sarete cagione della mia e vostra morte. 6001_10011_000032 andatisene. adunque a l'uscio, videro che l'uno e l'altro s imboccava, dimorando in amorosi ragionamenti. 6001_10011_000033 carlo, che ancora non sapeva che egli paresse un etiopo. stava tutto sospeso, ma poscia, che chiaramente conobbe lui esser di bruttura tinto, che non uomo ma bestia pareva. 6001_10011_000034 e tra se stessa ringraziava iddio che della servitù del saracino aveva deliberata e pregava iddio li desse la vittoriosa palma. 6001_10011_000035 ma lo andare del prete non puote esser sì occulto che da manusso, che abitava al derimpetto alla casa di dimitrio, suo compare, non fusse veduto. 6001_10011_000036 ma il soldano s affaticò in vano, perciò che la damigella disse: non pensate, signor mio, con vostre finte losinghe, ora ingannarmi. 6001_10011_000037 fu sì tosto il padre postosi a riposare, che da capo la poncella si mise ad alta voce gridare perciò che il giovane, come prima a lei presentato, si aveva. 6001_10011_000038 e già consumate le gioie, danari e tesori datigli da amorevole padre, fuor che fatato cavallo finalmente aggiunse al cairo regia città. 6001_10011_000039 e non volendovi andare per essere stanco, chiamate manusso, nostro, compare qui vicino che vi farà questo servigio. tu dici bene, disse dimitrio. 6001_10011_000040 il che piacque ad ambeduo e, strettamente abbracciatisi, insieme e basciatisi, tolsero l uno dall altro commiato e listico, di cui poi nulla si seppe, verso occidente indrizzò il cammino. 6001_10011_000041 e da tutti era cassandrino, chiamato costui sì per la sua fama, sì per li suoi ladronezzi. era quasi noto a ciascuno del popolo perugino. 6001_10011_000042 volse la sorte che non passarono due ore che si levò un nembo con tanta pioggia che parea volesse roinare il cielo. né mai quella notte retino di piovere. 6001_10011_000043 e pensando che da quell ora che prima la vidi sin a questa fussero multiplicate le scarpe, trovai che erano diminuite, di che io ne presi ammirazione, non picciola. dopo pensai che tu le avessi vendute e del tratto di quelle avesti il danaio nelle mani. 6001_10011_000044 la quale, con chiaro viso e maniere accorte, così disse: stavano ad una mensa di presente, uniti insieme, tre buon compagnoni, 6001_10011_000045 figliuole mie, come avete fatto voi a fornire, sì, pienamente la casa vostra conciosiacosachè per lo adietro voi eravate, sì, poverelle. 6001_10011_000046 pur i mamalucchi e schiavi. tanto fecero e dissero che il soldato una mattima per tempo alla finestra si puose e vide tutte quelle prodezze e leggiadrie che porcarollo col suo cavallo faceva. 6001_10011_000047 carne componendola insieme con ossa e i nervi. non altrimenti che sogliono fare le donne. un pastone di fermentata, pasta impastata, che fu la minuzzata carne, e ben unita con le trite ossa e i nervi, la donna fece una imagine molto superba. 6001_10011_000048 allora disse il marito: vedi, o pazza che tu sei, come ella ti ha ben trattata e, sciocco, sono stato io a crederti, tale pazzia. 6001_10011_000049 al quale da capo, piangendo, acciò che s attasentassi la madre. il pomo d argento diede, ma essendo per aventura dalla sirena veduto alla donna, lo richiese in dono. 6001_10011_000050 e tanto camminò che aggiunse a polonia città nobile e popolosa il cui imperio teneva, odescalco, re molto potente e valoroso, il quale aveva una figliuola doralice per nome, chiamata. 6001_10011_000051 la pietosa madre, veduta la figliuola di color smarrita, dolcemente la confortò pregandola che rammaricare non si dovesse, che partito che fusse il re, ambedue anderebbeno al giovanetto e mercarebbero il cavallo. 6001_10011_000052 e molti danari cacava. avenne che una sua vicina, essendo andata in casa delle due sorelle ed avendo veduta la loro casa, in ordine di ciò che le faceva mestieri, molto si maravigliò. 6001_10011_000053 e fatto il simile negli altri duo cantoni. levò la sella tutta di netto dalla schiena del cavallo e tuttavia il servo sopra la sella, dormendo sopra i quattro pali in terra fitti, la puose. 6001_10011_000054 né appena egli aveva fornite le parole che aquila divenne e volato dentro della finestra e ritornato uomo come prima, tutto giocondo e tutto festevole, se le appresentò. 6001_10011_000055 e per un mese continovo tenne corte bandita, essendo fortunio con la diletta moglie un certo tempo dimorato. 6001_10011_000056 e minuzzate le sue carni e fratti li, nervi e rotte le dure ossa e fatte come minuta polvere. prese una conca di rame non picciola e a poco a poco dentro vi gettò la trita e minuzzata carne. 6001_10011_000057 e quando bisogno arrai d aiuto alcuno, poneralle sopra la riva del fiume che io, incontanente, verrò a te e porgerotti subito soccorso. 6001_10011_000058 stelle laonde. mi soviene una favola per la quale agevolmente intenderete come una povera fanciulletta dalla fortuna sovvenuta. 6001_10011_000059 onde, vedendo la vaga alteria, il lei enimma, irresolubile, rimanere umanamente, disse: altro non è, signori miei, il vero sentimento del nostro proposto enimma, se non la lusinghevole sirena. 6001_10011_000060 e quanti quel giorno in giostra ne incontrò, tanti furono da lui valorosamente abbattuti. stavasi la damigella tutta allegra e con ammirazione grandissima, intensamente il riguardava. 6001_10011_000061 udita la vera dichiarazione dell arguto enimma per lo adietro disonesto riputato. tutti ad una voce lo commendorono. e la signora. 6001_10011_000062 non sei per avermi, perchè la mia virginità offersi a colui che tutto vede e regge e quantunque a mio mal grado, con violenza il corpo mio macchiasti. 6001_10011_000063 se ti sarà in piacere di donarlomi, disse la sirena, ed io ti mostrerò lo sposo tuo insino al petto, il che ella, intendendo e desiderando molto di vedere lo sposo suo, glielo donò. 6001_10011_000064 e, ritornata a casa, raccontò al marito come le due sorelle avevano una poavola che dì e notte le dava molto oro ed argento e che al tutto di involargliela determinato aveva. 6001_10011_000065 veduto adunque chiaramente che al prete, a certo segno ed a certa ora era aperto l'uscio ed egli entrava in casa e men cautamente che non si conveniva con la comare, scherzava. deliberò di star cheto. 6001_10011_000066 udito che fu il degno e notabile enimma da alteria proposto. diversi diversamente l interpretavano: quando una cosa, quando un altra, dicendo: ma niuno fu che aggiungesse al segno. 6001_10011_000067 ed intesa la cagione del dirotto pianto, dolcemente lo racconforìò, riducendoli a memoria quello che già li aveva detto il falcone, che egli liberò dal freddo ghiaccio e onorato, dono delle due penne. 6001_10011_000068 a cui rispose di raso bianco. e sì, come ella divisò, così egli fece fortunio adunque il giorno seguente. 6001_10011_000069 cassandrino, famosissimo ladro ed amico del pretore di perugia, li fura il letto ed un suo cavallo leardo, indi appresentatoli pre severino in uno saccone legato, diventa uomo da bene e di gran maneggio. 6001_10011_000070 assai, perciò che all'improviso non si potrà dir cosa che grata vi sia. ma poscia, che così v aggrada, per tal maniera castigare il fallo mio, se pur fallo dir si può, io come ubidientissima figliuola, anzi deditissima ancella, così dirò. 6001_10011_000071 era venuta madonna modesta, a tal condizione che tutta la vii canaglia di pistoia concorreva a lei, chi per prendersene piacere, chi per beffarla e traggersene di lei e chi per conseguire il vituperevole premio che ella gli donava. 6001_10011_000072 e quella con ampolla dell acqua della vita, spruzzò e incontanente il giovane da morte a vita risuscitato, più bello e più leggiadro che prima divenne. 6001_10011_000073 e, vedendola vaga e bella giovanetta in presenza di tutto il popolo, la sposò e parimenti cassandra, sua sorella maggiore, onorevolmente maritò e fatte solenni e pompose feste e trionfi. 6001_10011_000074 e parendogli sconvenevole e cosa vile il starne l ozio avolto raccontando loro: sì, come fanno quelli che sciocchi sono e di prudenza privi. 6001_10011_000075 dopo presi certi cartoni grandi e sodi, fece due ali di vari colori dipinte ed un diadema che alluminava aria d intorno. 6001_10011_000076 il fanciullo, ben nudrito ed allevato, cresceva ed in virtù ed in costumi, e tanto amava il fratello fortunio chiamato, che quando egli era senza di lui, da doglia si sentiva morire. 6001_10011_000077 e trattosi di bocca il caro e prezioso anello in mano. glie lo die e prese le sue tre squamme nell onde s attuffò. 6001_10011_000078 a affannato, re al suo palazzo con la poavola alle natiche, taccata e non trovando modo né via di poterla rimovere. 6001_10011_000079 ma ella, stringendosi nelle spalle e vedendo che era il trastullo del fanciullo di donarglielo, ricusava, a cui disse la sirena: 6001_10011_000080 venuta adunque madonna modesta contra suo volere. vecchia canuta, né avendo più veruno che l'amasse e corteggiasse come prima, e vedendo la mercatanzia delle sue scarpe cessare molto, molto tra se stessa, si rammaricava e doleva. 6001_10011_000081 il che avenne a livoretto, figliuolo del gran re di tunisi, il quale, dopo molti non pensati pericoli, gravosi affanni e lunghe fatiche, calcata con l'altezza dell animo suo la miseria della fortuna, a maggior stato pervenne. 6001_10011_000082 pativano laonde. la vicina, dimorando in tal pensiero, determinò di operare sì che la potesse intendere dove procedesse la causa di cotanta grandezza e, andatasene alla casa delle due sorelle, disse: 6001_10011_000083 poscia che così a voi piace ed è di contentamento di tutti voi ch'io termini la presente sera con una mia favoluzza. farollo volentieri e senza far più resistenza alcuna alla sua favola, lietamente diede. 6001_10011_000084 vaga, è molto al veder, mostra da marte, ma dispietata è forte ed inumile. canta soave, e nel cantar produce oggetto tal che a morte uom conduce. 6001_10011_000085 livoretto. udendo che il comandamendo del soldano stringeva e che non bisognava contravenire al suo volere molto dolente, si partì. 6001_10011_000086 la savia madonna modesta gli rispose che vi pare messer tristano, marito mio. pensavate forse voi di esser solo mercatante in questa città? certo, ve ingannate di grosso. 6001_10011_000087 e perciò, signora del cuor mio, non vogliate ad un tempo macchiare onor vostro e mettere a pericolo di amenduo la vita. 6001_10011_000088 ma quando vi fusse a grado che trivigiano ne raccontasse una nella contadinesca lingua? rendomi certo che voi ne prendereste maggior piacere di quello che avete preso nell ascoltare la mia. 6001_10011_000089 il giovane de l impossibile dimanda. molto si dolse ed acceso d ira, dentro e di fuori ardeva, ramaricandosi forte che il signor, il suo ben servire e le sue tante sustenute fatiche. 6001_10011_000090 e così, in grandissimo spazio di tempo, lo tennero infino a tanto che rumore andò alle orecchie del pretore, il quale, levatosi di letto e fattosi alla finestra che guardava sopra la piazza, 6001_10011_000091 e contrafatta la voce. andatevene a casa e fìngete di essere un mendico che dimandi per quella sera albergo. 6001_10011_000092 donna disse: fortunio se dimane, per aventura, io fussi alquanto più tardo dell usato nel venire in giostra, non ve ne maravigliate, perciò che non senza causa tarderò la venuta mia. 6001_10011_000093 pregando iddio che, se gli avenisse per alcun tempo di cavalcare il mare, ei fusse dalla sirena, non altrimenti inghiottito che sono le navi dalle procellose e gonfiate onde marine. 6001_10011_000094 disse allora: manusso, se voi farete quello che io vi dirò, del tutto vi certiflcarete. ma fate che voi siate secreto, mostrandole allegra ciera e benigno viso. 6001_10011_000095 ma ora ben conoscerò io se tu sei saccente ed ingegnoso. tu conosci, se non m'inganno pre severino. 6001_10011_000096 e volendo fare maggiori prove di ciò che li convelleva, fu preso come vii topo a trapola, perciò che volendo ascendere le mura del castello, 6001_10011_000097 ma giurovi che di me piacer alcuno non prenderete, se prima questo rio. e falso ribaldone che col suo cavallo m ha ingannata: acqua della vita non mi porta. 6001_10011_000098 piacere imperciò che, se l amante che si sollazzava seco era nobile, ella voleva le scarpe di veluto, si plebeo di panno fino si mecanico di cuoio puro. 6001_10011_000099 ritornando però nella seguente sera a ridotto, sotto pena della disgrazia sua, laonde accesi i torchi che neve parevano. ì, signori, fino alla riva furono accompagnati. 6001_10011_000100 e con le pugna che di ferro parevano tutto il viso e le spalle li ruppero né li lasciorono in capo, capello che bene gli volesse. 6001_10011_000101 e così il malvagio carlo, come meritato aveva, senza sentire vero frutto del suo amore, la sua vita miseramente finì già. 6001_10011_000102 fortunio, preso volentieri l assunto e con ogni maturità, considerata la loro condizione. in tal guisa, la preda divise. 6001_10011_000103 ed aveva messo nel suo palagio una vecchiarella per guardia la quale, come prudente ed accorta, ogni sera discorreva per tutto, se scoprire poteva alcuno che involar volesse. 6001_10011_000104 vedendo gli sanzacchi, mamalucchi e schiavi in costui tanta sofficienza, persuasero al signore che altro officio darvi dovesse, perciò che la diligenza sua in sì, basso e vii servigio esser non meritava. 6001_10011_000105 veggendosi per sua mala sorte di figliuole privo ed esser in tale età di non poterne più avere, si ramaricava molto e infinita passione e cordoglio ne sentiva. 6001_10011_000106 e partitosi dal signore ed andatosene secondo il solito alla stalla maladiceva, empia sua fortuna, tuttavia dirottamente piangendo. 6001_10011_000107 che vi pare cognati? non è ben trattata la sorella vostra, a cui risposero: tutti noi lo sapevamo. 6001_10011_000108 e la bellezza e prontezza del suo gagliardo e feroce cavallo, e non altrimenti, di quello si accese che arrebbe fatto un giovane d una bellissima damigella. 6001_10011_000109 ora, essendo senza misura dolente né sofferendogli il cuore sé medesimo con alcuna violenza, uccidere. 6001_10011_000110 e il calzolaio, con la scarpa in mano, le leva la gamba e la donna gli dice: fa piano, che la scarpa è troppo stretta e mi fa male. ed egli, più fiate, la ritragge e la rimette fino attanto che la donna se ne rimanga paga e contenta. 6001_10011_000111 era nell acqua gelato né in maniera alcuna mover si poteva, il quale, veduto il giovane, disse: deh leggiadro giovanetto, prendi pietà di me e trammi di questo ghiaccio in cui avolto mi vedi. 6001_10011_000112 ma non fu veruno di sì acuto. ingegno che intender lo potesse. allora la vaga arianna, risolvendolo, disse: signori, il mio enimma altro non dimostra se non la zucchetta dall acqua rosata. 6001_10011_000113 io disse: manusso, non ho ucciso alcuno, ma ben vidi io altrui uccidere l'onore e la fama vostra. 6001_10011_000114 mamma mia ed adamantina aspetta figliuola mia. disse e, levatasi di letto, prese il grembiale che il giorno dinanzi portava e glielo pose sotto dicendo: fa caca, figliuola. 6001_10011_000115 ma teodosia, che tra sé considerava il tutto ed ottimamente conosceva il pericolo grande che le poteva avvenire, se ne fuggì ad uno monasterio di donne di santa vita. 6001_10011_000116 non meno ridiculoso fu l enimma, da cateruzza raccontato, che fusse l ingeniosa favola dalla signora recitata e perciò che da molti fu disonestamente interpretato, volse ella con bel modo la sua onestà scoprire. 6001_10011_000117 avenne che, a messer tristano, suo marito faceva bisogno del magazzino per metter dentro certe sue robbe mercatantesche che, per avventura, allora, gli erano sopragiunte da diverse parti. 6001_10011_000118 il quale più morto che vivo. trovandosi in presenza del pretore ed accorgendosi esser deriso, fece gran querela contro lui. 6001_10011_000119 di che egli rimase tutto sopra di sé. né imaginare si poteva dove procedesse una copia di tante scarpe e, chiamata la moglie a sé interrogolla dove procedevano quelle tante scarpe che nel magazzino si trovavano. 6001_10011_000120 il quale, seco, giuocando, fu dalla sirena veduto ed ella accostatasi alla galea e sollevando alquanto la testa dalle schiumose onde, disse alla donna: 6001_10011_000121 sentito da suoi il smisurato grido, subito tutti corsero al re e vedutolo che in terra come morto giaceva. 6001_10011_000122 e sapendo che a lei, per ordine, toccava la volta di favoleggiare, sì, come alla signora, piacque una favola non meno da ridere che da commendare. in tal guisa incominciò. 6001_10011_000123 e però sarete contenti di vedere come da me è ben trattata. levati su polissena da sedere e dimostriamo un poco la casa a'tuoi fratelli. 6001_10011_000124 iddio ti diede il libero arbitrio acciò tu conoscesti il bene e il male e operasti quello che più ti aggrada. 6001_10011_000125 e così tutta tre rimasero contenti, promettendo f uno all altro d acquetarsi ed in maniera alcuna non contravenire alla difinitiva sentenza, quantunque ella fusse ingiusta. 6001_10011_000126 di raso verde, tutto di argento ed oro finissimo ricamato, ed altressì il cavallo, ed il tutto fu tostamente la mattina. 6001_10011_000127 il quale, veggendolo, disse: veramente, cassandrino, tu sei un famosissimo ladro. chi mai si sarebbe imaginato d involare il letto con tant astuzia, se non tu? 6001_10011_000128 e filata che fu, diede il filo ad adamantina, sua sorella minore, imponendole che lo portasse in piazza e lo vendesse. 6001_10011_000129 ma perciò che cateruzza era slata cagione di muovere il trivigiano a fare che la signora raccontasse la favola prima con alquante dolci parolette, la morse dopo. per punizione di tal suo commesso fallo espressamente, le comandò che ella recitasse uno. 6001_10011_000130 doralice, vedendo il giovane, subitamente, si volse gittar giù dal letto e gridare, ma non puote, perciò che il giovane le chiuse con una delle mani la bocca e disse: 6001_10011_000131 che fa bisogno di aprir casse e dimostrarli. le vestimenta mie non sanno che voi mi avete orrevolmente vestita e vie. più di ciò richiede la condizione nostra. ma dimitrio, quasi adirato, disse: 6001_10011_000132 sì, come per lo adietro fatto avete a queste nostre onestissime compagne, le quali si hanno più tosto da sommamente lodare che in niuna parte, biasmar di voi. 6001_10011_000133 la quale era sì caldamente amata da lui, che non fu mai uomo che tanto amasse donna quanto egli amava lei. 6001_10011_000134 donna donami quel pomo, perciò che di quello io sono innamorata molto, a cui la donna rispose non volerglielo donare perciò che del figliuolino era il trastullo. 6001_10011_000135 di lei ebbe duo figliuoli savi, virtuosi ed ubidienti al padre, de quali il maggiore listico il minore livoretto si nominava. 6001_10011_000136 e tanto amava il marito quanto un altra che trovar si potesse. giammai, essi molto desideravano figliuoli, ma la grazia da iddio non gli era concessa. 6001_10011_000137 e quantunque la signora più volte silenzio l imponesse, non però cessavano di fortemente ridere, ma poi che tacqueno. la signora comandò al molino che con quello istesso linguaggio enimma seguisse, ed egli, desideroso di ubidire in tal modo enimma propose. 6001_10011_000138 forse non si ragionarebbe di lei come ora si ragiona, e quantunque la favola eh ora raccontarvi, intendo a noi non molto. convenga perciò che di lei ne riuscisse. disonore e vergogna che oscura e denigra la fama e la gloria di quelle che onestamente viveno. 6001_10011_000139 tutto di paura tremava. ne si seppe, sì, occultare che non fusse da tutti conosciuto i fratelli di polissena. questo, veggendo fieramente, si turhorono. 6001_10011_000140 la quale egli sapeva che sommamente amava laonde, cominciò lusingarlo ed accarezzarlo, promettendogli di punire coloro che di tal vergogna erano stati cagione. 6001_10011_000141 non altrimenti che foglia conquassata dal vento, tremava la signora. udendo i molti e vari ragionamenti che si facevano, impose silenzio e comandò ad arianna che il suo enimma proponesse. 6001_10011_000142 procedessino da caldo e ben fondato amore che ella le portasse, ma non considerava il miserello che ella tra se medesima diceva: 6001_10011_000143 e, voltatosi al prete che stava col capo chino, disse: prendi i panni tuoi e levati, tosto di qua e vattene in tal malora che mai più non ti vegga. 6001_10011_000144 il pesce rese prima le debite grazie al giovanetto. disse: prendi del dorso mio le tre squamine maggiori e tienle appresso te. 6001_10011_000145 che essercitava il latrocinio non già per avarizia, ma per potere, a tempo e luoco, usare la liberalità e magnificenza verso coloro che gli erano benigni e favorevoli. 6001_10011_000146 e primo mettere lo stendardo del papa sopra li merli, fu colto da una grossa pietra, la quale, in tal maniera, il fracassò e ruppe che non puote appena dir sua colpa. 6001_10011_000147 indarno perciò che, come giovane prudente e savia, ogni cosa rifiutava e cotidianamente pregava iddio che lo rimovesse da tai disonesti pensieri. 6001_10011_000148 e salito sopra il suo fatato cavallo, in piazza al real palazzo se ne gì, dove con tanta destrezza ed attitudine quello maneggiò che ciascuno stavasi attonito a pensare nonché a riguardarlo. 6001_10011_000149 pensò, lui, esser qualche pazzo e, non essendo da alcuno per carlo conosciuto, ognuno il cominciò dileggiare e gridare dalli, dalli che gli è pazzo. 6001_10011_000150 parlatemi chiaro, disse dimitrio, e non mi tenete a bada con cotesto ragionare oscuro. volete che io vel dica palesamento, disse manusso. ascoltate e portate in pace quello che ora vi dirò. 6001_10011_000151 ma poi che dalla signora fa comandato che ogni uno tacesse, ella si volse verso il molino e disse: signor antonio, sì, come la diana stella, colla sua luce avanza tutte altre, così la favola da voi raccontata, col suo enimma, porta il vanto di tutte altre che sinora abbiamo udite. 6001_10011_000152 sì, ed accortasi che valentino con ingiuriose parole, oltraggiato l aveva, quello fortemente minacciò, giurando di malagevolmente castigarlo. 6001_10011_000153 che nulla o poco a quelle si potrebbe aggiungere. io, tal qual io sono, mi sforzerò, non come voi desiderate, ed è il voler mio, ma secondo le deboli mie forze, di sodisfarvi a pieno. 6001_10011_000154 cassandrino, che di sopra cheto si stava ed ogni cosa vedeva, non ridendo né vedendo persona alcuna nella camera. 6001_10011_000155 quella alquanto chetamente, sollevò dal cavallo e posela su palo. indi postone un altro sotto l'altro cantone fece il somigliante. 6001_10011_000156 e veduto il servo ancora dirottamente dormire, astutamente tagliò le redine della briglia che il servente teneva in mano. 6001_10011_000157 la qual dimora nelle onde marine, è uno animale molto dilettevole. a vedere perciò che egli tiene il volto, il petto ed il corpo e le braccia di una vaga damigella e tutto il resto di squamoso pesce, ed è molto crudele. 6001_10011_000158 già lionora era giunta al termine della favola da lei brevemente raccontata, quando le oneste donne cominciorono alquanto a ridere della sciocchezza di carlo il quale, credendosi abbracciare la sua diletta teodosia, abbracciava e dolcemente basciava le pentole e caldaie. 6001_10011_000159 la fante ch'era non men compassionevole a poveri che la patrona al prete corse alla madonna e dimandolle, di grazia, che ella contentasse un povero mendico. 6001_10011_000160 posta giù ogni sinistra oppenione che di alteria aveva, voltò il viso verso lauretta e fecele motto: che a sé venisse. 6001_10011_000161 venuta l'ora di posare, ambeduo, andorono al letto e, scherzando insieme e solazzando, cominciorono macinare a ricolta. 6001_10011_000162 altrimenti si guasterebbe la coda al fasiano. dopo, nel giorno che voi vi vorrete partire, fìngerete di ascender in nave. 6001_10011_000163 il cavallo, vedendo il duro pianto del patrone ed udendo i gravi lamenti, disse che hai, tu patrone, che sì, fortemente ti cruci, ti è sopragiunta cosa alcuna. acquetati alquanto che ad ogni cosa si trova rimedio fuor che alla morte. 6001_10011_000164 ma pur tanto fece che uscì delle lor mani e via se ne fuggì, pensando tuttavia averli dietro le spalle. carlo adunque, essendo da suoi servi, senza pettine, oltra modo carminato. 6001_10011_000165 cassandrino nulla rispondeva. ma sì, come il fatto suo non fusse ammirativo, si stava. tu me ne hai fatta una delle belle, diceva il pretore. 6001_10011_000166 così. pel contrario, ella ne donava un paio per guidardone di sua fatica a colui: eh, era maggior gaglioffo e che molto meglio le scuoteva il pilizzone. 6001_10011_000167 maneggiare il giovanetto. tutto allegro ritornò al soldano e chieseli la patente lettera e ciò che fatato cavallo ricordato gli aveva. 6001_10011_000168 alto e viril animo suo, propose di voler al tutto, ancor che il re consentire non le volesse mettersi in mare alla fortuna e la sua ventura provare. 6001_10011_000169 maneggio piacque a tutta la compagnia e massimamente alle donne. la favola da alteria raccontata. 6001_10011_000170 e tutto sdegnato, si partì pensandosi: eh, ella avesse veduto nella sua imaginativa uno di coloro che per suo amore erano stati nel torniamento uccisi. 6001_10011_000171 damigella, s io avesse il modo, volentieri giostrerei, e dammi il cuore che della giostra sarei vincitore. 6001_10011_000172 dopo, voltatosi dimitrio a cognati, disse: menate la sorella vostra ovunque vi piace, perciò che io non voglio che più mi stia dinanzi agli occhi. 6001_10011_000173 ma da tutti fu chiamato il porcarollo, che così nome gli imposero. acconciatosi adunque livoretto, ora nominato porcarollo nella corte del soldano. 6001_10011_000174 finalmente, una mattina tra sesta e nona, giunse ad uno folto ed inviluppato bosco e dentro entratovi trovò il lupo, l'aquila e la formica. 6001_10011_000175 il re, che non molto lontano era dalla figliuola. udite le alte grida. corse a lei ed inteso che nella camera era un giovane. tutta la zambra ricercò. 6001_10011_000176 ed abbandonato il re saltolle nellebraccia, il che, vedendo il re tutto attonito e sbigottito rimase. 6001_10011_000177 cavallo, imponendoli convenevole pregio. perciò che unica figliuola del re è di quello fieramente innamorata. il giovane li rispose non esservi cosa sì pregiata e degna che pagare il potesse. 6001_10011_000178 e del tratto di quello comprasse tanto pane, acciò che ambedue potessero delle sue fatiche la loro vita sostentare. 6001_10011_000179 a cui adamantina, aperto il grembiale di bucato che dinanzi teneva sempre, dimostrò la poavola che barattata aveva. 6001_10011_000180 messer tristano che la cosa non intendeva, rimase sopra di sé e, temendo molto che alla sua mercatanzia un simile caso non avvenisse, non volse in ragionare più oltre procedere. 6001_10011_000181 uscio, il quale non molto forte né molto sicuro era, con poca difficultà ad ogni suo buon piacere aperse. 6001_10011_000182 continovando adunque madonna modesta secretamente l'amorosa danza e rendendole bene essercizio della sua dolce mercatanzia, divenne tanto ricca di scarpe che non pur pistoia, ma ogni grandissima città arrebbe a bastanza fornita. 6001_10011_000183 ed essendo per lo giuoco riscaldati alquanto e non potendo valentino patire che fortunio nel giuoco li fusse superiore, in tanta rabbia e furore venne che più volte bastardo e nato di vii femina li disse. 6001_10011_000184 che vi pare di questa malvagia femina in cui ogni mia speranza avea già posta merito io da lei, cotal onore. ahi, misera ed infelice te. 6001_10011_000185 dopo tagliò il pettorale, la cingia, la groppiera ed ogn'altra cosa che pareva li fusse ad impedirlo, e fìtto in terra uno palo sotto l uno de cantoni della sella. 6001_10011_000186 dalfreno. fra pochi giorni, tolta buona licenza dal figliuolo e dalla nuora a tunisi, sano e salvo se ne ritornò. 6001_10011_000187 e molti duchi, marchesi ed altri potenti signori erano già da ogni parte venuti per far l'acquisto del prezioso premio. 6001_10011_000188 se la favola dal molino raccontata piacque generalmente a tutti, vie più a grado gli fu l ingenioso, anzi paventoso, suo enimma. e 6001_10011_000189 ed io, in questo mezzo, porrò al fuoco la pentola ed apparecchiarò le scodelle e farò gli altri servigi di cucina. la patrona accontentò e la fante aperto uscio e chiamatolo dentro, lo fece sedere presso al fuoco. 6001_10011_000190 ponesse acciò che tal vituperoso fatto ad alcun tempo non venisse in luce, mentre il pretore e lo servente diedero sepultura al corpo morto. 6001_10011_000191 padrezzuolo mio, state cheto e non vi sgomentate, perciò che noi non vi mancheremo di favore e di giustizia, ancor che questa cosa sì, come noi potiamo comprendere- sia stata una berta. 6001_10011_000192 ed andatosene alla stalla, dirottamente piangeva, essendo fuori d ogni speranza di poterlo trovare, il cavallo. veduto il patrone addolorato e dirottamente lagrimare, l addimandò che cosa egli aveva che così fieramente lagrimava? 6001_10011_000193 non però cessava il desiderio di adempire il suo malvagio e disordinato appetito, vedendosi adunque madonna modesta del giovenil favore totalmente priva né più esser accarecciata, né losingata da leggiadri e vaghi giovanetti come prima. 6001_10011_000194 guattava tutti quelli che indi passavano per strada. e quanti giovanetti ella passar vedeva. tutti con cenni e atti invitava ad amarla. 6001_10011_000195 ma acciò che il miserello venisse in disgrazia del signore e che fusse o ucciso o scacciato in eterno esilio. un stratagemma, astutamente s imaginorono, imperciò, che, essendo la mattina uno de schiavi nominato chebur al servigio del soldano, 6001_10011_000196 al letto. al letto ornai messer bernardo gridando forte, andai, non state più duo lo discalcin quattro di riguardo. chiudin le porte ed otto stian di su. 6001_10011_000197 che teodosia miracolosamente sparve. ed a carlo, iddio sì, fortemente abbarbagliò il lume dell 6001_10011_000198 il giovane, continuando il suo viaggio, finalmente all essercito del soldano aggiunse dove, trovato il capitano che fieramente la città batteva, a lui si avvicinò e la patente lettera gli. 6001_10011_000199 essequito appresentatosi adunque in piazza il giovanetto all ordinato termine del torniamento entrò e se il giorno avanti il suo gran valore aveva dimostrato, nel sequente vie più quello dimostrò. 6001_10011_000200 madama, che debbiam far noi di questi nostri figliuoli, da poi che ogni podestà di lasciarli del regno eredi, n è per la legge e per antica usanza apertamente tolta. 6001_10011_000201 lei. quinci nasce la rabbia della subita gelosia, fugatrice d'ogni nostro bene e insidiatrice d'ogni onesto vivere. quinci nascono i disonori ed ignominiose morti, non senza grandissima vergogna e vituperio di noi altre donne. 6001_10011_000202 fingerai una sera d esser ebbriaco e prenderai la tua spada e correrammi dietro per uccidermi percotendo la spada nelle mura ed io, fingendo d aver di ciò paura, fuggirò su la strada. 6001_10011_000203 della quale trasse fuori certe cosette di non picciolo valore e, ritornato al letto, le appresentò alla moglie, la quale, perciò che altro aveva in capo? de tai doni nulla o poco stima si fece. 6001_10011_000204 e se uomo alcuno comperare mi volesse, dilli che me venderai, addimandandoli però prezzo ingordo, acciò che dal mercato si rimova. 6001_10011_000205 perchè, dopo la morte nostra, vi è tolta ogni speranza di questo regno? non già per vizio vostro né per disonesti costumi, ma perchè così determina la legge e antica usanza per esser voi non femine, ma uomini dalla potente natura e da noi prodotti. 6001_10011_000206 signor, a quel che mi posso avedere, voi mi tenete un ladro, ma io non sono ladro, né anche figliuolo di ladro, perciò che io della propia industria e de propi sudori me ne vivo e così passo la vita mia. 6001_10011_000207 del grave e ben fondato giudizio. ciascuno di loro rimase contento e di tanta cortesia quanta ei usata gli aveva come meglio. puotero e seppero il ringraziorono assai. 6001_10011_000208 i mamalucchi e schiavi, vedendo le valentigie del cavallo stavano ammirativi e cose fuor di natura li parevano. 6001_10011_000209 il preside che nel letto giaceva e non dormiva, sentiva chiaramente tutto quello che faceva cassandrino e quantunque ne sentisse danno per lo rompere del coperto, 6001_10011_000210 disse: non ti ho io, signor, da dir una buona nuova. e che disse il soldano, il porcarollo, il quale livoretto per proprio nome si chiama. 6001_10011_000211 ed andatosene al fiume. in quel luogo, dove varcò con la damigella, pose le tre squamine del pesce nella verde riva. il pesce guizzante per le chiare e lucide onde. or quinci, or quindi, saltolando tutto lieto e giocondo se gli appresene. 6001_10011_000212 dovesse perciò che, occorrendoli bisogno alcuno di aiuto e tollendo le due penne e ficcandole nella sponda del fiume, subito gli verrebbe in soccorso e, questo detto a volo, se ne gì. 6001_10011_000213 e dissele: madonna, messere è ritornato, il che, intendendo la donna tutta si smarrì. 6001_10011_000214 non senza gran pericolo della vita sua, sì, miseramente guidardonasse, ma il soldano, tutto infiammato d amore, per sodisfare alla diletta donna, senza mutare altro consilio, volse che al tutto l'acqua della vita le trovasse. 6001_10011_000215 ma se lusserò donne che mi volessero faralli tutti quelli piaceri che far si puolono, lasciandole la libertà di toccarmi il capo, la fronte, gli occhi, orecchie, le groppe e ciò che le sarà a grado. perciò che, senza farlo, oltraggio e noia alcuna. 6001_10011_000216 la quale da molte vaghe e generose matrone circondata, non altrimenti pareva che vivo e chiaro sole tra le minute stelle. 6001_10011_000217 fece nuovo proponimento e messasi al balcone, cominciò vagheggiare. quanti famigli. bastasi villani, scoppacamini e poltroni. eh, indi passavano. 6001_10011_000218 pur più volte assaggiare la volse, s egli era suo vero figliuolo e di saperlo al tutto, deliberò onde alchia, vedendo ostinato volere di fortunio. 6001_10011_000219 io farò ogni mio sforzo di contentarvi, intravenga ciò che si voglia, ancor che a tal cosa atto non mi trovi. 6001_10011_000220 ella costante come forte torre da impetuosi venti conquassata, non vi volse in maniera alcuna consentire se prima a livoretto cagionevole di sì, fatta vergogna con le propie mani la testa dal busto non gli spiccava. 6001_10011_000221 e, non essendovi alcuno che avesse ardire di prestargli aiuto, in terra morto cadde. non contenta di questo, la malvagia damigella gli spiccò il capo dal busto. 6001_10011_000222 vedendo il suo disegno riuscir bene, subito chiuse il sacco e strettamente legollo e trattosi di dosso il camice sacerdotale. 6001_10011_000223 il giovane avuto anello, subito il dolore in allegrezza converse e, senza indugio alcuno, al soldano ritornò. 6001_10011_000224 disse: non è convenevole che una feminella di poco sapere quale sono io insegni a voi altri più esperimentati di me. ma poi che così è il desiderio vostro, ed ogni vostra parola mi è special comandamento. dirovvi quello. eh, io sento. 6001_10011_000225 fortunio per le parole d alchia suspicò, anzi tenne per certo che egli, suo figliuolo legittimo non fusse. 6001_10011_000226 la vera, adunque generose donne isposizione del nostro. enimma altro non dimostra che la stretta scarpa imperciò che la donna si va a sedere. 6001_10011_000227 non che io sia degna di questo onore, ma acciò che non si sparghino le parole. indarno dirò quello. eh, io sento un gentiluomo: era andato in contado con la sua famiglia. sì, come lo state più delle volte, avenire suole. 6001_10011_000228 venuta la sera adamantina, come le fanciullette fanno, tolse la poavola in braccio ed andossene al fuoco e, preso dell olio della lucerna, le unse lo stomaco e le rene. 6001_10011_000229 avendo più giorni cavalcato né trovato luogo che di contentamento li fusse, si contristorono molto onde livoretto a listico disse: 6001_10011_000230 e la buona donna che, vigilante, stava aspettando il frutto che seguirne doveva, levatasi di letto e preso un panno di lino bianchissimo, glie lo puose sotto dicendo: caca, figliuola mia caca. 6001_10011_000231 il falcone ritornato in sé e invocate la smarrite forze. molto il giovane ringraziò ed in premio di tanto benefìcio quanto ricevuto, aveva le diede due penne che sotto l ala sinistra teneva, pregandolo che per suo amore conservar le dovesse. 6001_10011_000232 la donna, tutta, tacita e sospesa, stavasi a vedere, né alcun partito per liberare da morte il suo marito, prender sapeva, ma toltosi in braccio il bambino, che tuttavia piangeva con esso, lui si consolava alquanto. 6001_10011_000233 avendo io udito ragionare da molti le cipriane navi esser nel mare sommerse, temeva sommamente che alcuno sinistro caso non vi fusse avenuto. 6001_10011_000234 e così molti mesi furtivamente continuarono il loro amore e più volte gli stretti abbracciamenti e dolci basi iterarono, lasciando il sciocco marito a pericoli del gonfiato mare. 6001_10011_000235 venuto il tempo di rimpatriare, dimitrio ascese in nave e con prosperevole vento, a vinegia ritornò. 6001_10011_000236 rettore della chiesa di san gallo, non molto lontana dalla città. se tu me lo porterai qua in un sacco legato, promettoti sopra la mia fé oltre li ducento fiorini d oro che io ti promisi dartene altrettanti. 6001_10011_000237 meritava laonde. per ordine del soldano fulli, imposta la cura di attendere a cavalli e accresciuto li fu il salario di che egli ne ebbe maggior contentezza, perciò che attendendo a gli altri, meglio poteva governar lo suo. 6001_10011_000238 smarrì ed appressatosi pianamente a lui vide. eh, ancor ei, fieramente dormiva lo astuto e trincato ladro, vedendo il servo, a guisa d una marmotta, profondamente dormire. 6001_10011_000239 lavoretto adunque, giunto al cairo ed entrato nella città, quella tutta circuì e, rimirandola d'ogni parte molto la comendò. 6001_10011_000240 che una sirena, la maggiore che mai veduta fusse alla galea, si accostò e dolcemente cominciò a cantare. 6001_10011_000241 ma poi, eh ella senti fortunio avicinarsi alla piazza. gli smarriti spiriti cominciorono a ritornare ai loro luochi. 6001_10011_000242 la damigella onorata e temuta da tutti per la maravigliosa opera e inteso il giovane esser, figliuolo di dalfreno, re di tunisi e livoretto veramente chiamarsi. 6001_10011_000243 e perciò che non era d alcuno inteso le donne ad una voce, sommamente lo pregorono che ei lo risolvesse in quella istessa lingua nella quale recitato: 6001_10011_000244 la favola del molino era già venuta al suo fine e tanto era piaciuta alle donne che né di ridere né di ragionare di quella si potevano astenere. 6001_10011_000245 piacque molto a dalfreno la risposta della sapiente reina e chiamati a sé listico e lavoretto, li disse: figliuoli da noi, vostro padre molto diletti. 6001_10011_000246 ritorna al soldano e chiedeli ciò che ti fa mestieri e vattene sicuramente e non dubitare. il giovane fece nò più né meno che il suo cavallo ordinato gli aveva. 6001_10011_000247 la quale, vinta dalla leggiadria del giovane, con esso lui si pacificò e, vedendo il giovane, di bellissimo aspetto robusto e delle membra sue ben formato, e ripensando tra se stessa alla bruttura del saracino, 6001_10011_000248 e metter onor suo nelle mani d iddio, in cui molto si fidava. e preso pur alquanto d ardire e voltato il viso contra a carlo, così gli disse: 6001_10011_000249 alla granifera e sollecita formica per esser manchevole di quella potenza. eh al lupo ed all aquila, è dalla natura concessa per premio della sostenuta fatica le tenere cervella concesse. 6001_10011_000250 ma dimitrio non volse che uccisi fussero. perciò che vilissima cosa estimava l'uccidere uno che fusse in camiscia, quantunque uomo robusto fusse. ma voltatosi verso i cognati disse: 6001_10011_000251 apri questa cassa, apri quest altra e mostravali le vestimenta. ora restava una sola cassa che fusse aperta, e di essa non si trovava la chiave. 6001_10011_000252 a chiunque a lei venisse compiacere e per sua mercè, altro premio da loro non voleva, eccetto un paio di scarpe, le quali fussino convenevoli alla qualità e condizione di coloro che si davano seco amoroso piacere. 6001_10011_000253 deh. come è possibil questo? disse dimitrio conciosia, cosa che ella teneramente mi ama: nò mai quinci. mi parto che ella non empi il seno di lagrime e l'aria di sospiri. 6001_10011_000254 grosso, imperciò che ancor le donne se intendono dell arte del mercatantare. e se voi siete mercatante grosso e fate assai facende e grandi, io mi contento di queste picciole e ho poste le mie mercatante nel magazzino e rinchiuse acciò che fussero sicure. 6001_10011_000255 e quasi impossibile. tutti lo giudicarono non potendosi persuadere che, essendo i tre pizzoni mangiati, duo ne rimanessero intieri sopra il desco, ma non consideravano che l'angue era sotto l'erba nascosto. 6001_10011_000256 ecco che cassandrino mandò giù per lo pertugio il mendico morto, il quale nella camera del preside diede, sì, fatta botta in terra che lo fece tutto smarrire. 6001_10011_000257 e guatando per una fìssura della porta, vide la teodosia che in orazioni si stava e con dolcissime parole la cominciò pregare che aprire lo volesse in tal guisa, dicendo: 6001_10011_000258 il pesce. veduto che ebbe, il giovanetto li disse: deh gentil cavaliere, liberami per cortesia, ti prego, da questo lezzo. perciò che sì, come tu vedi, io son quasi di vita privo. 6001_10011_000259 poavola cassandra, vedendo il gran numero de danari, stupefatta rimase iddio ringraziando che, per sua bontà, nelle lor miserie abbandonate non aveva, e voltatasi alla sorella. 6001_10011_000260 la quale ha il corpo di vetro e dall ardente fornace viene. ella ha pelle di palude, ciò è la coperta di paglia. e f alma che dentro stassi è f acqua rosata. 6001_10011_000261 e perciò che ella, dall incominciamento della sua giovanezza fin all ora presente, s'aveva data alla spuzzolente lussuria del corpo e della borsa nemica e erasi in quella tanto assuefatta e nodrita quanto mai donna nel mondo si trovasse. 6001_10011_000262 né potendo più far resistenza alla fiamma che gli abbrusciava il cuore come giovane più furibondo che prima. lasciate le parole da canto. 6001_10011_000263 e stando in questa frenesia, gli venne un pensiero, il qual fu: questo era il giorno che questa imaginazione li venne. 6001_10011_000264 la quale, ancor che avesse bisogno e con la figliuola in gran necessità vivesse, era però di tal condizione che più tosto si arrebbe lasciata morire da fame che consentire la figliuola peccasse. 6001_10011_000265 determinò di uscire al tutto di casa di bernio ed errando per lo mondo, tentare se la fortuna ad alcun tempo li fusse favorevole. 6001_10011_000266 e nulla trovando a riposare. se ne tornò perciò che il giovane, fattosi aquila per la finestra, si era fuggito. 6001_10011_000267 e fattosi lupo alchia, sua matrigna, e valentino, suo fratello, per la ricevuta ingiuria divorò e ritornato nella primiera forma ed asceso sopra il suo cavallo al regno del suo suocero. fece ritorno. 6001_10011_000268 e quelle conosco uscire dal vivo e chiaro fonte di quello amore che voi mi portate, di che vi ringrazio assai, ma ben mi doglio che certi insensati invidiosi degli altrui beni 6001_10011_000269 e tanto d ira e furore si accesero che poco mancò che ivi, con le coltella che a lato avevano amendue, non uccidessero. 6001_10011_000270 ma ora, per la iddio mercè, vedendovi salvo e sano a casa ritornato, per la soprabondante letizia non posso dalle lagrime astenermi. 6001_10011_000271 sorte manusso, che aveva alquanto del giotto, disse: compare, io voglio che voi fate quello che io vi dirò. 6001_10011_000272 erano tre campioni de quai, uno per nome ciascuno si chiamava, ed essendo tutta tre ad una mensa e avendo empiuto il ventre a guisa di animali bruti, 6001_10011_000273 giunta la notte e chiamata doralice a cena, non gli vi volse andare, ma fattisi portare certi delicati cibi e preziosi vini. fìnse non aver allora appetito di mangiare. 6001_10011_000274 e sceso giù dal potente cavallo, fu dai primi e dai maggiori della città sopra i loro omeri sollevato e con sonore trombe ed altri musici, stromenti e con grandissimi gridi che givano in fino al cielo, alla presenza del re. 6001_10011_000275 va alla stalla e metti in punto il mio cavallo leardo, e montali su e fa che in questa notte tu non smonti giù, ma guata bene ed abbi buona cura che cavallo non ti sia tolto. 6001_10011_000276 disse dimitrio: non sapete voi che potete meco comunicar il tutto? avete voi per sorte ucciso alcuno? ditelo e non dubitate. 6001_10011_000277 e d'altro nulla o poco si curava vedendo cassandrino l'animo del pretore contro lui, sì, mal disposto, disso tra se medesimo. 6001_10011_000278 o marito mio, siate lo ben venuto. io, per amor vostro, non ho mai chiusi gli occhi, pensando sempre a questa gran fortuna. ma lodato sia iddio che siete ritornato a salvamento. 6001_10011_000279 in tal guisa il suo enimma propose una cosa: son io polita e bella e di molta bianchezza ancor non manco. or la madre, or la figlia mi flagella, e pur copro d ogn un le spalle e fianco. 6001_10011_000280 pensò quello istesso che pretore imaginato s aveva e mosso a sdegno, giurò di tal ingiuria vendicarsi quando il pretore non la punisse. 6001_10011_000281 il re. questo udendo, si maravigliò e, sospeso, attese quello che ciò volesse dire, ma non stette, guari che venne il noncio. 6001_10011_000282 e smontato giù di nave ed andatosene a casa, ritrovò la sua cara moglie che dirottamente piangeva e, addimandatale la causa che sì fortemente piangesse, rispose: 6001_10011_000283 mai fu veduta la più bella gente e van cercando sempre i buon bocconi, giunge con un piatel, un lor servente e sovra il desco pone tre pizzoni. 6001_10011_000284 e se le aventò addosso non altrimenti che volonteroso ed affamato veltro alla timidetta lepre, ma la misera teodosia. 6001_10011_000285 favola v. dlmitrio bazzariotto, impostosi nome gramotiveggio, scopre polissena sua moglie con un prete ed a fratelli di lei la manda. 6001_10011_000286 polissena, intesa la venuta del marito, discese giù per la scala e, con le braccia aperte, abbracciollo e basciollo, facendoli le maggior carezze del mondo. 6001_10011_000287 corse ancora ad abbracciar le caldaie, non altrimenti che le membra di teodosia f? ussero. e sì, fattamente, il volto e le mani dalla caldaia tinte rimasero che non carlo, ma il demonio pareva. 6001_10011_000288 essortandolo volesse lasciare cotesta malvagia vita ed accostarsi alla virtù, fuggendo i trabocchevoli pericoli ne quai egli, per li suoi pessimi portamenti, incorreva. 6001_10011_000289 or, avendo più e più giorni lavoretto cavalcato, giunse ad un'acqua alla sponda della quale, nell'estremità, era un fetore che da non so che causava che quasi approssimare non si poteva, ed ivi un pesce semimorto giaceva. 6001_10011_000290 i quali, per l'ardente invidia ed estremo odio che li portavano, tenevano per certo che più vivo al cairo tornar non dovesse. 6001_10011_000291 indi li disse: torna al soldano e digli che egli ti faccia una patente lettera direttiva al suo general capitano, che ora all assedio di damasco si trova. 6001_10011_000292 bertoldo di valsabbia ha tre figliuoli, tutta tre gobbi e d'una stessa sembianza. uno de quai é chiamato zambon e va per lo mondo cercando sua ventura. 6001_10011_000293 sepolto il corpo morto e ritornato il pretore nella camera per posare, vide che il letto li mancava, di che tutto suspeso rimase e se egli volse dormire. 6001_10011_000294 forza li fu prendere altro partito, pensando tuttavia alla sagacità ed astuzia del sottilissimo ladro. 6001_10011_000295 e che di lei n avenisse mai non si seppe novella alcuna. ma giudico io che si disfantasse, come nelle fantasme, sempre avenir suole. 6001_10011_000296 ed in tal maniera fu altresì dall aquila e dalla formica beneficiato fortunio tutto allegro per lo ricevuto dono. rendute prima quelle grazie. eh ei seppe e puote, chiese da loro commiato e si partì. 6001_10011_000297 alla donna che ogni cosa attentamente veduto aveva crebbe maggior desiderio di vederlo tutto e, non sapendo che fare né che dire col suo bambino si confortava. 6001_10011_000298 altamente gridando, come egli era stato assassinato ed astutamente posto nel sacco non senza suo disonor e danno. 6001_10011_000299 le chiese perdono delle busse che da lei a gran torto ricevute aveva, e fece molte carezze alla poavola, dolcemente basciandola e nelle braccia strettamente tenendola. 6001_10011_000300 e tutto di nero, tinto da propi servi, viene pieramente battuto. la favola donne mie care, dal molino, arteficiosamente raccontata, mi ha fatto rimovere da quella che mi era nell animo di dire. 6001_10011_000301 dimitrio come intese la cosa. si spogliò de suoi panni e si vestì de stracci d'un mendico che era allora entrato in casa per alloggiare. 6001_10011_000302 a cui la prudente reina all improviso rispose: sacra maestà, a me parrebbe che voi, essendo di molti ed infiniti tesori potente, li mandaste altrove dove conosciuti non fussero, dandogli quantità di gioie e di danari grandissima. 6001_10011_000303 odescalco corso a l alto grido della figliuola e nulla vedendo contra di lei assai si turbò e acramente minacciolla che se ella più gridava, egli le farebbe un scherzo che non le piacerebbe. 6001_10011_000304 e dimandolli maggior quantità di danari che non valeva il paterno regno. il re, inteso l immoderato pregio, chiamò la figliuola e dissele: 6001_10011_000305 concessa. perciò che uomo, il più delle volte, non sa quello che addimandando più li convenga. stando ambeduo in questo desiderio e veggendo la fortuna essergli al tutto contraria, costretti da lungo desio. 6001_10011_000306 io intendo di raccontarvi una favola di gramotiveggio per lo adietro non più udita, per la quale io penso che voi ne prenderete non men piacere che ammaestramento. 6001_10011_000307 fu il dotto enimma, molto lodato da tutti e perciò che non intendevano il suo soggetto, la pregorono che si dignasse della dichiarazione farli partecipi, la quale, sorridendo, disse: 6001_10011_000308 ciascun allegramente mangiò il suo, e sovra il desco ne restaro duo. questo enimma parve assai difficile alla brigata. 6001_10011_000309 fece fare un bando che s alcuno, di qual condizione e grado essere si voglia, si trovasse a cui bastasse l animo, la poavola dalle natiche spiccargli che gli darebbe il terzo del suo regno. 6001_10011_000310 e voi, in questo mezzo, manderete per li parenti della moglie che vengano a desinare con esso voi e, trovato il prete in casa, farete quello che voi vorrete. 6001_10011_000311 avenga, madonna mia, che lo enimma per me proposto a tutti paia dover esser irresolubile. non però è sì oscuro che non si possa con agevolezza risolvere. la risoluzione adunque è questa: 6001_10011_000312 tuo sti tri fis e porta i a me. compar ser peder e dig che i gualdi per amor me zambò ubidient al parò dis volontera, parò e tolt i fis, alegrament ol se partì. 6001_10011_000313 e prese le chiavi del magazzino. lei, nulla sapendo, l'aprì ed entratovi dentro trovò che quasi tutte le scarpe erano smarrite. 6001_10011_000314 io ti prometto, senza remissione, di farti impiccare per le canne della gola cassandrino. 6001_10011_000315 venuta la buia notte, cassandrino prese li suoi stromenti e, andatosene all'uscio del palagio, trovò che guardiano dolcemente dormiva. 6001_10011_000316 ed inchinatasi al suo luogo. se ne gì a sedere né. 6001_10011_000317 e ritornatosi, come la notte precedente, ambeduo insieme lietamente cenorono dappoi. fortunio l addimandò come dimane vestire si dovesse, ed ella a lui. 6001_10011_000318 avenir suole. la favola di alteria, essendo già venuta a fine, molto piacque a tutti. 6001_10011_000319 ed entratovi dentro le diede un dolce e saporoso bascio, il che, vedendo dimitrio che ad un pertugio nascoso si stava e non potendo contradire a quello che compare, gli aveva detto: stette, tutto attonito. 6001_10011_000320 né passorono molti giorni che magazzino che era pieno di scarpe quasi vuoto rimase. avenne che un giorno messer tristano, volse secretamente vedere come passava la mercatanzia della moglie sua. 6001_10011_000321 il servente andatosene al lettamaro e, ricercando per dentro se poteva trovar cosa che al proposito fusse, trovò per aventura la poavola e, presala in mano, la portò al re. 6001_10011_000322 venuta adunque la sequente sera, il marito della buona feniina prese la sua arrugginita spada e percotendo, quando in questo muro, quando in 6001_10011_000323 io sono un povero vecchio mendico dalla pioggia, quasi annegato, e dimando per questa notte albergo. 6001_10011_000324 tutti stupefatti restarono e, vedendolo tormentare dalla poavola, si posero unitamente per levargliela dalle natiche. 6001_10011_000325 fortunio, che in un lato della galea, col capo sopra l acqua per ascoltare dimorava, si addormentò e così dormendo, fu dalla sirena. 6001_10011_000326 piace laonde. per contentamento nostro e di questa orrevole compagnia, vorressimo che voi ne raccontaste una favola alla bergamasca, con quel buon modo e con quella buona grazia che voi siete solito di fare. 6001_10011_000327 e giunto che egli fu subito la presentò al soldano, il quale, vedendola bella, leggiadra e pura, molto si rallegrò e con grate accoglienze la ricevette. 6001_10011_000328 il quale, non meno che ella, vigilante stava e, venuta l'ora convenevole e determinata a lei, secretamente se n'andò. 6001_10011_000329 i quali di continovo raggino e miseramente divorano tutti quelli che pei prenderne s'avicinano. ma in ricompensamento del beneficio già da te per me ricevuto, 6001_10011_000330 che forse la grazia d alcun signore, trovando li fìano cari ed in modo alcuno non patiranno. e quanto pur patisseno, che iddio noi voglia. almeno non si saprà di cui sono figliuoli. 6001_10011_000331 ma poscia che cessarono le risa, la signora ad alteria impose che con lo enimma ordine seguisse, ed ella lietamente così incominciò. 6001_10011_000332 e chiamata madonna. modesta, sua diletta moglie le chiese le chiavi del magazzino ed ella astutamente, senza far iscusazione alcuna, gliele appresentò. 6001_10011_000333 e appresso questo, alcuni lo spingevano, altri gli sputavano nella faccia ed altri prendevano la minuta polve e glie la aventavano ne gli occhi. 6001_10011_000334 pur ne prendeva piacere e gioco, aspettando di punto in punto che egli venisse a furarli il letto di sotto e tra se stesso diceva: 6001_10011_000335 e tanta fu la malignità di lui e tali e tanti i vizii dell animo che non aveva. pare costui, essendo giovane, leggiadro e riguardevole, fortemente s accese dell amore d una giovanetta figliuola d'una povera vedova. 6001_10011_000336 le due sorelle. quantunque fussino povere de beni della fortuna, nondimeno erano ricche de beni dell animo ed in costumi non erano inferiori all altre donne. 6001_10011_000337 il cattivello che di cipro a vinegia era ritornato per instaurare il tempo che per la sua lunga assenza la moglie aveva perduto. pensava che le lagrime e le parole di polissena 6001_10011_000338 e fece la fronte rugosa, il viso contrafatto, gli occhi lacrimosi e le mammelle, non altrimenti, erano vuote. che sia una sgonfiata vesica. 6001_10011_000339 onde, pensando e ripensando all alta e nascosa virtù dell attillato giovine e vedendo nulla mancarli tra se stesso, dispose di rimoverlo da sì vii essercizio e farlo a maggior grado salire e fattolo chiamare a sé disseli. 6001_10011_000340 avvenne l'occasione a dimitrio di navigare in puglia per oglio ed altre cose e raccontatolo alla moglie, si mise in ordine per partirsi. 6001_10011_000341 in perugia, antica e nobile città della romagna celeberrima de studi ed abondantissima del vivere, dimorava non già gran tempo fa un giovane giotlo e della vita ben disposto quanto alcuno altro fusse giamai. 6001_10011_000342 ma fortunio, vedendo il perturbato animo della donna con dolcissime parole che arrebbeno spezzato un monte, tanto disse e tanto fece che addolcì l'ostinata voglia della donna. 6001_10011_000343 il qual proverbio mi dà materia di raccontarvi una favola la quale, avenga che ridiculosa non sia, sarà però piacevole e di diletto. 6001_10011_000344 e si puose a riposare. perciò che molle e molte notti e giorni, dalla passione grande che egli sentita e provata aveva, mai non aveva potuto trovar riposo. 6001_10011_000345 lavatevi molto bene e prendete i vostri panni e ponetevegli in dosso e, senza perder giozzo di tempo, andatevene a casa fingendo di non avervi potuto partire, per la gran fortuna. 6001_10011_000346 favorevole alchia, veduta la volontà di fortunio ogni ora più pronta, né vedendo modo né via di poterlo rimovere dal suo duro proponimento tutta accesa d ira e di sdegno. dielli la maledizione. 6001_10011_000347 il capitano. veduta e letta la lettera, subito dallo assedio si levò ed al cairo con tutto lo essercito ritornò il giovanetto. veduta la partenza del capitano, 6001_10011_000348 e considerando la mesta ed addolorata doralice, sé esser priva del suo diletto e caro sposo, né esservi più speranza alcuna di poterlo riavere. 6001_10011_000349 dimitrio, essendo stato per alcun tempo in cipro ed avendo delle sue mercatanzie assai ragionevolmente guadagnato a vinegia ritornò. 6001_10011_000350 e tenendo gli sproni stretti a fianchi, tanto lo punse che uno uccello che vola per l aria rassembrava. nel fuggire, la damigella smarrita cominciò gridare: oh, malvagio, disleale e traditore, dove mi meni cane, figliuolo di cane. 6001_10011_000351 essendo enimma di cateruzza finito e sommamente da tutta la compagnia commendato, la signora comandò, conoscendo ora esser tarda, che, sotto pena della disgrazia sua, niuno si partisse. 6001_10011_000352 e non potendolo la madre per modo alcuno attasentare, prese il pomo di auricalco ed al fanciullo diede. 6001_10011_000353 non era via né modo che ella da tal vizio astenere si potesse. e quantunque di dì in dì mancasse umido radicale, per lo quale tutte le piante s appigliano, crescono e augumentano, 6001_10011_000354 da quai, essendo ella uccisa, dlmitrio, la fante prende per moglie vedesi il più delle volte amorose donne, che nell amore è grandissima disaguaglianza. 6001_10011_000355 e tanto più perchè s imaginava che dopo la morte sua sarebbeno mal veduti e peggio trattati e, con grandissimo loro scorno del regno miseramente scacciati. 6001_10011_000356 ma il cavallo, crollando il capo e facendo segno di risa, lo confortò alquanto dicendogli che nulla temesse, perciò che ogni cosa gli verrebbe a bene. 6001_10011_000357 e nel viso come persona morta pallida divenne e più volte volse gridare, ma pensando che nulla farebbe, prese partito di tacere. 6001_10011_000358 mentre che il prete sonava, l'ave maria uscì della macchia e chetamente entrò in chiesa e, accostatosi al cantone d un altare e stando dritto in piedi con un saccone che con ambe le mani teneva, 6001_10011_000359 però prendi i quattrocento fiorini d'oro da me a te promessi, perciò che onoratissimamente guadagnati gli hai. 6001_10011_000360 e levatasi di letto, quanto più tosto la puote, nascose il prete che era in camiscia, in una cassa dove le sue più pompose vestimenta teneva e corsa giù con la pelliccia in collo scalza. lo aperse e dissegli: 6001_10011_000361 ed inteso il tutto, li disse: ahi, poverello, taci, non ti sovviene ciò che ti disse il pesce? apri adunque l'orecchie alle mie parole e fa quanto io ti dirò. 6001_10011_000362 vegga perciò che per una rea femmina nel sacro sangue le mani imbruttare non intendo. levati tosto che stai tu a fare. 6001_10011_000363 io vi raccontarci cose che vi sarebbono più tosto di noia che di diletto, ma non ardisco dirle acciò che non contamini la vostra ben disposta mente. 6001_10011_000364 fortunio, entrato nella città e veduta la onorevol pompa ed il gran concorso dei giostranti ed intesa la causa, di sì, glorioso trionfo. 6001_10011_000365 indi entrato in polonia giostra ed in premio doralice figliuola del re in moglie ottiene egli- è un motto che, tra volgari, è non poco frequentato. ne ragionamenti loro. 6001_10011_000366 la figliuola del re, considerata la diformità e lordura del saracino, ne sentiva grandissimo dolore, che ei ne fusse della onorata giostra vincente. 6001_10011_000367 incontanente lo portorono e trattogli elmo e le relucenti arme. il re vide un vago giovanetto e, chiamata la figliuola, in presenza di tutto il popolo, con grandissima pompa, la fece sposare. 6001_10011_000368 rispose il molino. il vanto, signora, che voi mi date non procede da mio sapere, ma da l alta cortesia e gentilezza che in voi sempre regna. 6001_10011_000369 ma l'astuta moglie, fìngendo della sua partenza aver dolore, il carezzava pregandolo che egli volesse alcuno giorno dimorare con esso. lei. 6001_10011_000370 ed era il voler suo, incominciò a farle tenere e amorose carezze e losingarla, volendo che quella notte ella giacesse nel letto con esso, lui. 6001_10011_000371 e partito che fu il re, la madre, per un messaggiero, tostamente, mandò a dire al giovane che venisse al palazzo ed insieme menasse il suo cavallo. 6001_10011_000372 segui: adunque il bene, che sarai detto virtuoso, e lascia il contrario che è detto vizioso. carlo, dopo che vide nulla giovare le sue lusinghe e sentendosi rifiutare, 6001_10011_000373 sì, per le cattive nove udite. sì, anco per la soverchia allegrezza. eh, io sento della venuta vostra imperciò che. 6001_10011_000374 molti cittadini e plebei eransi andati a richiamare al pretore, facendo contra lui gravi e lunghe querele per cagione de beni che egli involati gli aveva. 6001_10011_000375 quantunque della dimora ne fusse consapevole e vinta da interno dolore, non se ne avedendo alcuno, quasi tramortita cadde. 6001_10011_000376 e se poncella fusse qual si volesse per sua cara e diletta moglie, l apprenderebbe promettendo sopra la sua testa di osservare tanto quanto nel bando si conteneva. 6001_10011_000377 di che tra mamalucchi e schiavi nacque tanta invidia ed odio che vedere a pena il potevano. e se il timor del signore stato non fusse già di vita l arrebbono privo. 6001_10011_000378 e però voi vi contentarete di quanto è il desiderio nostro. il proponimento del re assai piacque a listico e a livoretto, e non vi fu di minor contento di quello che fu al re e alla reina. 6001_10011_000379 che non disaguagliasse dalla l'avola da lei raccontata cateruzza. inteso il comandamento della signora, levossi da sedere e voltatasi verso lei così disse: signora mia, i mordimenti che voi fatti m'avete non mi sono discari. 6001_10011_000380 disaguaglianza. perciò che se l'uomo ama la donna, la donna disama lui e pel contrario, se la donna ama l'uomo, l uomo sommamente ha in odio lei. 6001_10011_000381 e questo detto, subitamente aquila divenne e, levatosi a volo sopra l'antenna della galea, agevolmente salì. 6001_10011_000382 tolse licenza dal padre ed in galea col bambino montò e date le vele al prosperevole vento nell alto mare entrò. 6001_10011_000383 deliberorono di prenderne uno e per propio e legittimo figliuolo, tenerlo e nudricarlo ed andatisene una mattina per tempo a quel luogo dove sono i teneri fanciulli dalli loro padri abbandonati. 6001_10011_000384 della costui morte son stato cagione. che si dirà di me quando si saperà che egli mi sia morto in casa? oh, quanto cauti ed aveduti gli uomini esser denno. 6001_10011_000385 una sera la sagace vecchia, andando per casa e fìngendo di fare alcune sue bisogne, vide un ladro che era sopra il palco e guatava per un pertugio quello che la donna faceva. 6001_10011_000386 e postosi a tale impresa, con la streggia, sì, fattamente, gli streggiava, nettava ed abbelliva che i lor mantelli, non altrimenti, che velluto parevano. 6001_10011_000387 e dimandolle della figliuola sua, di io anto desiata l onesta donna, veduto che ebbe il giovane lascivo armato più tosto al mal fare che al bene. tutto inchinevole, molto si. 6001_10011_000388 onde, levatosi di letto e preso il lume, vide il corpo che in terra tutto franto e pisto giaceva e credendo veramente che'l corpo caduto fusse cassandrino. 6001_10011_000389 teodosia, vita della mia vita. sappi che io non sono qui venuto per macolare onor tuo, lo quale più che me stesso amo e lo reputo mio. 6001_10011_000390 quando ella avrà intesa l oggetto, imperciocché il nostro enimma altro non dinota se non il falcone. 6001_10011_000391 e giuntovi, col mendico in spalla, montò su per una scala che seco recato aveva e su'l tetto del palagio salì e chetamente cominciò scoprire il coperto del palagio. 6001_10011_000392 teodosia, che attentamente ascoltava le parole di carlo, senza altro indugio, rispondendo così disse: carlo, rimoviti da cotesto. pertinace volere perciò che per moglie mai. 6001_10011_000393 favola iii: carlo d arimino ama teodosia ed ella non ama lui. perciò che aveva a dlo la verginità promessa e credendosi carlo con violenza, abbracciarla in vece di lei, abbraccia pentole, caldaie, schidoni e scovigli. 6001_10011_000394 volse di quella poca povertà che ella si trovava, avere ordinare i fatti suoi e contenta morire e non avendo in casa né fuori cosa alcuna di cui testare potesse, eccetto che una cassettina piena di stoppa. 6001_10011_000395 ma niuno dei giostranti, per la smisurata fortezza del prode cavaliere incognito ardiva di comparere e la dimoranza del cavaliere troppo lunga, non pur al popolo generava sospetto grandissimo. ma ancora alla donzella. 6001_10011_000396 corse dietro alla moglie, la quale, piangendo e gridando ad alta voce, fuggì fuor di casa, il che, udendo le due sorelle, corsero alle finestre per intender quello che era avenuto. 6001_10011_000397 il mio enimma altro non significa se non la tela bella e di somma bianchezza, la quale dalle donne con le forfice ed aghi è flagellata e pista. 6001_10011_000398 indi rivoltata in certi stracci che ella aveva in letto la mise ed indi, a poco andatasene a letto, appreso la poavola si coricò. 6001_10011_000399 si accese di ardentissimo desiderio di mostrare quanto era il suo valore nel torniamento, ma perciò che era privo di tutte quelle cose che ai giostranti si convengono, dolevasi molto. 6001_10011_000400 avendo li biondi capei sparsi dopo le spalle ed essendo tenuta stretta nel collo, divenne pallida e debole, di modo che quasi più movere non si poteva. 6001_10011_000401 il che udendo la patrona cominciò a ridersi- che se le averebbe potuto cavare i denti e, abbracciato il prete, disse: 6001_10011_000402 dove con doralice, sua cara e diletta moglie, per molti anni in pace, con grandissimo piacere di ciascuna delle parti, insieme si goderono appena che. 6001_10011_000403 questi, quantunque vecchio fusse, nondimeno era caldamente acceso dell amore di bellisandra, figliuola di attarante re di damasco. 6001_10011_000404 ma fortunio, udito il grido della giovane e, temendo della vita sua, in una formica si cangiò e nelle bionde trezze della vaga donna si nascose. 6001_10011_000405 trova, commettendogli con espresso comandamento che, tantosto che veduta e letta avrà la patente sigillata del suo maggior sigillo, dall assedio si rimova dandoti danari, vestimenta ed arme. acciò che alla magnanima impresa animosamente andar tu possi. 6001_10011_000406 chiave, perciò che vi era il prete nascoso dentro laonde dimitrio vedendo che non si poteva avere la chiave. 6001_10011_000407 e le rene ed infasciata in bianchi pannicelli nel letto, la pose e, spogliatasi ancora ella appresso, la poavola si coricò. 6001_10011_000408 ma la discordia d ogni ben nimica. vedendo il loro fervido e caldo amore e non potendo ornai sofferire tanta tra loro amorevolezza, un giorno se interpose. 6001_10011_000409 la vecchiarella, vedendo la fanciulla bella, piacevole e tanto desiderosa della poavola, non volse contradirle ma, preso il filo, la poavola le appresentò. 6001_10011_000410 indi disse alla moglie: mostrali il tuo pendente e le grossissime perle e di molta bianchezza. cava fuori di quella cassettina i smeraldi, i diamanti e le altre preziose gioie. 6001_10011_000411 e più colatamente che potrete verrete a casa mia, che senza dubbio vi farò il tutto vedere. venuto adunque il giorno che dimitrio si doveva partire. 6001_10011_000412 e destatolo. li disse la maggior villania che si dicesse mai ad uomo del mondo e tutto sopra sé, manendo di stalla si partì. 6001_10011_000413 e, quantunque cosa alcuna non vi nasca, nondimeno è copiosissima di ciò che ad una città si conviene. in questa adunque, nobile e generosa città trovavasi ai passati tempi un mercatante. 6001_10011_000414 al lupo. come animai vorace e addentato molto in guidardone della durata fatica, assignó tutte f ossa con la macilente carne. 6001_10011_000415 questi fratelli, per decreto regale e approbata usanza al regno paterno succedere. non potevano perciò che la successione solamente alle femine di ragione aspettava laonde. 6001_10011_000416 e sopraggiunta la sera. con le sopradette cose, uscì fuori della città ed andossene a quella villa dove abitava pre severino, ed ivi si nascose dietro una macchia di pungenti spine. 6001_10011_000417 tutti i pistoiesi volontieri la visitavano e seco parimente si solazzavano prendendo gli ultimi desiderati frutti. 6001_10011_000418 finse quello istesso che nella precedente notte simulato aveva. e chiusasi in camera ed aperta la finestra, il valoroso giovane aspettò e con esso, lui agiatamente cenò. 6001_10011_000419 ed andatane al padre sommamente il pregò che per lei comperare lo volesse, perciò che, vedendolo sì leggiadro e bello, era di esso fieramente invaghita. 6001_10011_000420 il giovane, che di tal cosa nulla sapeva, il tutto animosamente negò, onde il soldano acceso d'ira e di sdegno disse: 6001_10011_000421 si potevano dalle risa astenere e massimamente quando pensavano che la poavola dolcemente cacava e con i denti le natiche e con le mani gli sonagli del re strettamente teneva. 6001_10011_000422 e sua legittima sposa, divenuta con molto trionfo e fausto, signor del cairo fu constituito, nel qual lungo tempo il regno pacificamente governò e tranquillamente godè. 6001_10011_000423 cenò ed addimandatala da capo di che vestimento nel sequente giorno addobbar si dovesse. li rispose: di raso cremesino, tutto ricamato di oro e di perle. 6001_10011_000424 si appiattò e cheto stette sino a tanto che venne il prete a sonar l'ave maria. appena che cassandrino si era vestito e appiattato che pre severino col cherichetto giunse all uscio della chiesa. 6001_10011_000425 ma i duo servi che presso l uscio facevano la guardia che niuno entrasse o uscisse, veggendolo cosi contrafatto e divisato in viso, che più di bestia che di umana creatura la sembianza teneva, imaginandosi che il demonio o qualche fantasma egli si fusse. 6001_10011_000426 la fante veggendo che era il messere. subito corse alla camera della patrona, che ancora col prete in letto giaceva. 6001_10011_000427 ma fa che nell'avenire attendi a viver più modestamente di ciò che per lo adietro hai fatto. perciò che se di te più mi verrà alle orecchie, querela alcuna. 6001_10011_000428 e fatto il chiaro giorno, entrò nella città ed a convenevole ora appresentò il sacco al pretore e scioltolo trasse fuori pre severino. 6001_10011_000429 figliuola mia per uno cavallo e per contentamento tuo del regno privare non mi voglio. però abbi pazienza e vivi allegramente, che di uno altro più bello e migliore provederemo noi. 6001_10011_000430 in lieta e gioconda pace con lei. lungo tempo visse, finita che ebbe arianna, la sua favola, tutti ad una voce dissero: la virtù e la costanza del vergognato dimitrio. 6001_10011_000431 cominciò con umile e bassa voce, così dire. chi vuol andare in gloria, entri nel. 6001_10011_000432 cheto acciò che il fatto che era nascosto non si appalesasse e ne seguisse scandalo, ma volse aspettare dimitrio che ritornasse dal suo viaggio. acciò che egli, più maturamente, provedesse a casi suoi. 6001_10011_000433 entrato adunque carlo nella piccioletta cucina e, veggendo la damigella, piena di grazia e d incomprensibile bellezza, dell amor suo più furiosamente imfiammato, pensò ogni suo disordinato appetito allora del tutto adempire. 6001_10011_000434 egli fece grandissime carezze alla moglie e raccomandatole la casa e presa licenza fìnse di andare in nave, ma nascosamente a casa di manusso si ridusse. 6001_10011_000435 vuol andare in gloria, entri nel sacco, continovando cassandrino in tal maniera le sue parole. 6001_10011_000436 e con li suoi stromenti di ferro, sì fattamente, perforò le travi e le tavole, che fece un gran pertugio sopra la camera dove il pretor dormiva. 6001_10011_000437 avenne che come piacque a colui che f universo regge ed ogni cosa a suo bel grado tempra ed ammollisce, alchia si ingravidò. 6001_10011_000438 se tu sei venuto per bene, iddio munerator del tutto, ti dia ogni giusto e onesto contento. ma quando altrimenti fusse? 6001_10011_000439 ti prometto, sopra la mia fé, di donarti fiorini cento d'oro. udendo cassandrino la proposta del pretore, assai si turbò, ed in tal maniera li rispose: 6001_10011_000440 la quale allora signoreggiava il soldano danebruno, chiamato uomo astuto e potente di ricchezze e di stato, ma de anni molto carico. 6001_10011_000441 manusso chiamato, venne e fece quanto commesso li fu. vennero adunque li fratelli di polissena a dimitrio e allegramente desinarono insieme. 6001_10011_000442 madama, se voi mi donaste ciò che avete al mondo, la figliuola non potrebbe, per via di vendita, aver il mio cavallo, ma in dono sì, quando che accettarlo le piacesse. 6001_10011_000443 ma per accettarti per propria moglie quando ed a te ed alla madre tua fusse a grado. ed io vorrei esser omicida di colui che, onor tor, ti volesse. 6001_10011_000444 la gonna e ha da festa. è di bombaso chi ben gli vuol dentro di là del naso. con grandissima attenzione stettero tutti quanti ad ascoltare f ingenioso enimma di arianna e più volte il fecero replicare. 6001_10011_000445 che iddio no voglia. tu faresti gran male a voler con vituperio conseguire quello che non sei per mai avere. spezza adunque e rompi cotesta sfrenata voglia. né vogli tuore alla figliuola mia. quello che tu rendere non le puoi, giamai. 6001_10011_000446 se non esser appiccato col capestro ad una delle morse delle mura di questa città. cassandrino, che vedeva la cosa esser molto pericolosa ed importare altro che finocchi, disse al pretore. 6001_10011_000447 i fratelli, pieni di furore, non andorono prima a casa che la uccisero, il che, inteso da dimitrio e considerata la sua fante che era bellissima. 6001_10011_000448 pentole, caldaie, schidoni, scovigli ed altre simili cose che erano per la cucina, avendo già carlo, saziata la sua sfrenata voglia ed il vulnerato petto da capo moversi, sentendo 6001_10011_000449 e sì, era intenta al divino culto e alle orazioni che, nell animo le temporali cose al tutto sprezzava. carlo, adunque, infiammato di lascivo amore, di giorno in giorno la sollecitava, e il dì che egli non la vedeva, da doglia si sentiva morire. 6001_10011_000450 e la delicata donzella giustamente esser sua. ognuno ad alta voce affirmava: venuta la sera la damigella tra sé tutta gioconda, tutta giocosa ed allegra. 6001_10011_000451 bellisandra, figliuola del he, la quale lo strepito del tumultuante popolo desta aveva, si levò di letto e postasi ad uno verone che tutta la piazza signoreggiava. vide il leggiadro giovane. 6001_10011_000452 sì, coraggiosamente si portò che mandati tutti sopra la nuda terra della giostra ebbe il glorioso trionfo. 6001_10011_000453 ma colui che si chiamava ciascuno mangiò il suo e gli altri che erano già satolli, lasciorono gli altri duo sopra la mensa e si partirono. 6001_10011_000454 sì, potente, sì alto e sì acuto è l intelletto dell uomo che senza dubbio supera e avanza tutte umane forze del mondo e però, meritamente, dicesi, l'uomo savio signoreggiare le stelle. 6001_10011_000455 e cognobbero la voce della loro vicina, la quale molto forte gridava, e le due sorelle, abbandonate le finestre, scesero giù a l'uscio ed apertolo, la tirorono in casa. 6001_10011_000456 le quali, secondo il giudizio universale, un stato valevano. giunto in piazza, il valoroso fortunio, tutti ad alta voce gridavano: 6001_10011_000457 aveva madonna modesta. per premio delle sue tante dolci fatiche e sudori ornai empiuto un amplissimo magazzino di scarpe. 6001_10011_000458 e, adamantina destata, disse che hai figliuola mia, a cui rispose la poavola: io vorrei far caca, mamma mia. 6001_10011_000459 il lupo adunque in riconoscimento del passato giudicio. disse: fratello, io ti do questa virtù che ogni volta che tuo desiderio sarà di divenire lupo e dirai, fuss io lupo. 6001_10011_000460 certo costui cerca farmi morire, ma forse il pensier suo gli anderà fallito per ciò che io mi delibero a più potere di sodisfarlo al tutto. 6001_10011_000461 veramente, cassandrino, tu porti il vanto de tutti i ladri. anzi, io ti posso chiamare re e prencipe de ladri. 6001_10011_000462 a niun altra cosa attendeva che a far e porci grassi. e tanta era la sollecitudine e diligenza sua che quello che un altro in spazio di sei mesi faceva, egli in termine di duo mesi aveva pienamente ispedito. 6001_10011_000463 propose nell animo intravenga che si voglia di rapirla e contentare il suo concupiscibile appetito, ma pur temea far tumulto. e che popolo che l'odiava molto non lo uccidesse. 6001_10011_000464 poco non fa lo saggio nocchiero che, balestrato da invidiosa e scapigliata fortuna e fra duri e acuti scogli, spinto, drizza, a sicuro e riposato, porto l'affannata navicella. 6001_10011_000465 prestò fede alle parole del cherichetto e, uscito fuori di sacrestia, vide l'angiolo parato ed udì le parole onde desideroso il prete di andare in gloria. 6001_10011_000466 era fortunio d un ricco e superbo drappo vestito e la coperta del suo cavallo d oro finissimo tutta dipinta di lucenti rubini, di smeraldi di zaffiri e di grossissime perle. 6001_10011_000467 e, stando così, solinga con la finestra aperta. ecco fortunio il quale, come vide la giovane fra sé, disse: deh, che non sono io aquila. 6001_10011_000468 pregando sua altezza che dovesse far giustizia e non lasciare cotale eccesso senza grandissimo castigamento a ciò che la sua pena sia chiaro e manifesto essempio a tutti gli altri malfattori. 6001_10011_000469 tolse un martello e tanto martellò che ruppe la serratura e aperse la cassa. il prete 6001_10011_000470 il che, udendo fortunio e di ciò maravigliandosi, molto assai si turbò e, voltosi verso valentino, li disse: come sono io bastardo. 6001_10011_000471 morto in perugia un mendico, lo quale era stato sotterrato in uno avello fuori della chiesa de frati predicatori. 6001_10011_000472 la buona donna non volse gridare ma saggiamente, fingendo il padrone esser in casa con molti serventi, disse: 6001_10011_000473 porcarollo per lo innanzi, non alla stalla come prima, ma alla mensa mia attenderai, facendomi la credenza di tutto quello che in mensa appresentato, mi fìa. 6001_10011_000474 noi sin ora abbiamo cavalcato insieme, né cosa alcuna di valor degna operato. abbiamo però panni. quando ancora a te fusse a piacere che uno da l altro si separasse e ciascuno da per sé per sua ventura andasse. 6001_10011_000475 onesta, dicovi adunque piacevoli donne che carlo d'arimino- sì, come io penso alcuna di voi sapere, fu uomo guerreggievole, dispregiatore d iddio, bestemmiatore de santi, omicida bestiale e dedito ad ogni specie di effeminata lussuria. 6001_10011_000476 e se io lo vedessi con gli occhi, appena lo crederei. se voi sarete disse manusso uomo, come io penso di ragione. 6001_10011_000477 queste parole al giovane furono tante coltellate al cuore e li crebbero doglia sopra doglia. 6001_10011_000478 la beffa adunque, fu questa che egli prese da un suo amico in prestanza un camice sacerdotale lungo sino a piedi ed una stola bianca tutta ricamata d'oro e portossela a casa. 6001_10011_000479 la quale, posto giù il sdegno e raddolcita alquanto, così disse su e giù, scorrendo a passo lento e tardo, uno scopersi che guardava in giù. 6001_10011_000480 e altresì fece con gli altri il fine della v notte. 6001_10011_000481 il perchè manusso, che molto amava dimitrio per esser uomo conversevole e servigiale, avendo non picciolo sospetto della comare più e più volte le pose mente. 6001_10011_000482 li mostrasse le sue belle vestimenta di più sorte, ma polissena quasi tutta, tremante, disse: 6001_10011_000483 eh, io ti prometto, se di tanta sciagura mi scampi, di porgerti aiuto. se a tempo alcuno soccorso ti bisognasse, il giovane, da compassione e da io in mente, lo soccorse. 6001_10011_000484 la mattina seguente, molto per tempo soletto, entrò nella città di damasco e ad un'osteria si alloggiò e, vestitosi di uno bello e ricco vestimento, tutto coperto di care e preziose gioie che facevano invidia al sole, 6001_10011_000485 l'avanzasse appresso. questo aveva abondanza de cibi delicatissimi i quali, oltre che alla bassa sua condizione non convenivano, la facevano più morbida e più delicata di quello che stata sarebbe. 6001_10011_000486 il molino. veduto cosi esser il desiderio di tutti. acciò che non paresse avaro nelle cose sue. in tal guisa il suo enimma espose: 6001_10011_000487 mentre che madonna modesta fu giovane, vaga e bella. mai la mercatanzia le venne meno. ma perciò che il vorace tempo sopra tutte le cose signoreggia e a quelle dà il principio il mezzo. 6001_10011_000488 e la poavola. tuttavia, premendo empì il grembiale di gran quantità di danari, il che, vedendo adamantina, destò la sorella cassandra e le mostrò i danari che aveva cacati, la poavola. 6001_10011_000489 fornita con lieta festa e con amorosi ragionamenti. la pomposa e lauta cena, tutti divenuti più allegri che non erano prima, si levorono dalle mense e al carolare da capo si dierono. 6001_10011_000490 a manusso che veduto, aveva il prete più volte vagheggiare, la comare e anche far cose che dir non si conviene. 6001_10011_000491 e per lo amor grande che li portava. non potendolo punire, un giorno lo chiamò a sé e, ridottolo in uno secreto camerino, lo cominciò caritativamente ammonire. 6001_10011_000492 deh, anima mia dolce, lasciatimi basciare. e vedendo tuttavia il mendico strettamente, lo abbracciava e basciava. 6001_10011_000493 ed empiuta nascosamente l'ampolla al giovane, ritornò ed appresentogliela e prese le sue due penne a volo, si levò. 6001_10011_000494 e tanto vi stette che venne l'aurora laonde cassandrino, cacciatosi in dosso il camice sacerdotale e messasi la stola al collo e lo diadema in capo e le ali alle spalle. 6001_10011_000495 e della giostra ornai. era passato il primo giorno ed uno saracino sozzo e contrafatto, di aspetto strano di forma e nero come pece di quella superiore, appareva. 6001_10011_000496 e quantunque il marito si facesse beffe delle parole della moglie, pure ella seppe tanto dire: eh, egli le credette, ma dissele, e come farai tu a involargliela? a cui la moglie rispose: 6001_10011_000497 e tanto spessi erano i calzi che e servi li davano. che mai carlo non puote aprire la bocca ed intendere la causa per che così crudelmente lo percotevano? 6001_10011_000498 polissena che lautamente viveva ed alle delicatezze si dava, sentendosi della persona aitante e non potendo più sofferire gli acuti dardi. 6001_10011_000499 carlo, non so con qual animo e con qual arroganza sei tu qui venuto a contaminare la mente di colei che onestamente viver desidera. 6001_10011_000500 e pervenuto il tempo del parto, parturì un figliuolo che tutto somigliava al padre, di che uno e altro ne ebbe incredibile allegrezza e valentino, nome gì imposero? 6001_10011_000501 messasi la vermiglia guancia sopra la tenera e delicata mano, si attristava e ramaricava, maladicendo la sua dura e malvagia sorte, bramando prima il morire che di sì sformato saracino, moglie venire. 6001_10011_000502 deh cavaliere egli, è cosa impossibile che tu mai ne prenda, perciò che ella è guardata e diligentemente custodita da duo fieri leoni ed allietanti dragoni. 6001_10011_000503 e valentino, con parole tra denti: non morte seco. tuttavia, contrastando animosamente- lo confermò laonde fortunio oltre modo dolente, dal giuoco si partì. 6001_10011_000504 e la buona femina, dimandata da loro per che cagione il marito, così irato, la seguiva, le rispose: egli è venuto a casa, sì, imbalordito dal vino, che non sa ciò che si faccia. 6001_10011_000505 puro laonde. la buona femina aveva un concorso tale e tanto che la sua bottega mai vuota non rimanea, e perciò che ella era giovane, bella e appariscente e picciola era la dimanda che ella per guidardone richiedeva. 6001_10011_000506 e presa una galea e molti tesori che suocero gli aveva donati e tolta da lui e dalla moglie buona licenza, sopra la galea salì. 6001_10011_000507 tenti la ventura mia ed appresentatasi alla poavola, disse: deh figliuola mia, lascia ornai cheto il mio signore né gli dar più tormento. 6001_10011_000508 dopo alla vecchiezza pervenuta, quelle con famigli, bastasi ed altre vilissime persone dispensa le malnate ricchezze e i beni per torte vie male acquistati, il più delle volte in picciol spazio di tempo, periscono. 6001_10011_000509 e fatta la debita riverenza nel suo cospetto, l'anello alla damigella appresentò il soldano. vedendo che la damigella aveva avuto il prezioso anelio, sì, com ella desiderava. 6001_10011_000510 tutto dalla pioggia molle e bagnato, albergar in casa fin a tanto che egli si riscaldasse e rasciugasse. il potrà portar su l'acqua, menar lo schidone e far fuoco. acciò che i polli più tosto si arrostiscano. 6001_10011_000511 ma, rinvenuto alquanto, ritornò al prete e disseli: messere, non ho io veduto l'angiolo del cielo con un sacco in mano, il qual dice: chi vuol andar in gloria. 6001_10011_000512 tutti in allegrezza e tranquilla pace. lungo tempo vissero la poavola. vedute le superbe nozze dell una e l altra sorella, ed il tutto aver sortito salutifero fine, subito disparve. 6001_10011_000513 predicatori. laonde egli la notte su'l primo sonno, andò là dove era il mendico sepolto e leggiermente lo avello aperse. 6001_10011_000514 il quale, intesa l imbasciata, molto si rallegrò e alla corte se n'andò ed addimandatoli dalla madre quanto pregiava il suo cavallo, perciò che la figliuola sua di averlo desiderava molto, alla reina in tal guisa rispose: 6001_10011_000515 acqua della vita. a lei con somma letizia diede la quale poscia che ebbe ricevuto il vital liquore. fu dal soldano ne gli amorosi piaceri sollecitata molto. 6001_10011_000516 entri nel sacco. io vi voglio andare messere il prete che aveva poco sale in zucca. 6001_10011_000517 ed a cui il secóndo luoco di favoleggiare toccava, desiderosa più di dire che di ascoltare, non aspettando altro comandamento dalla signora. in tal maniera a dire, incominciò favola ii. 6001_10011_000518 guarnito di rilucenti arme, coperte di una sopraveste di raso bianco di finissimo oro e sottilissimi intagli ricamata, montò sopra un possente ed animoso cavallo, coperto di colore del cavaliere. 6001_10011_000519 siede nell estremo seno del mare adriatico ed è chiamata reina di tutte le altre città, refugio de miseri, ricettaculo degli oppressi, ed ha il mare per mura ed il cielo per tetto. 6001_10011_000520 il giovane adunque constituito, pincerna del soldano, con tanto magistero ed arte ufficio suo faceva che non che al soldano, ma anche a tutti ammirazione rendeva. 6001_10011_000521 mentre ch'io feci un tale fitto effetto, l'uno scoperto si fuggì di netto. non men di piacere, fu lo enimma che la favola da alteria, ingeniosamente raccontata e quantunque ciascuno dicesse il parer suo. 6001_10011_000522 è da veder vago per se stesso e porta brache e scapuzzetto rosso, con duo sonagli che gli pende a basso, a cui gli piace dà diletto e spasso. 6001_10011_000523 e, credendo trovare il cavallo, trovò il servente che profondamente dormiva sopra la sella dai quattro pali sostentata. 6001_10011_000524 ed andatosene verso il palazzo, vide nella corte del soldano molti sanzacchi, mamalucchi e schiavi, a quali addimandò: se nella corte del signore era bisogno di servitor alcuno, eh, egli volontier gli servirebbe. 6001_10011_000525 voi, adunque, con ogni studio e diligenza, attenderete alle vostre merci e io, con ogni debita sollecitudine e dilettazione, valorosamente attenderò alle mie. 6001_10011_000526 silenzio e comandò ad arianna che ad una dilettevole favola desse principio, la quale, vergognosamente, così incominciò: 6001_10011_000527 stando adunque i tre animali in questo duro contrasto, né volendo l uno ceder a l altro, al fine, in tal guisa patteggiorono. 6001_10011_000528 la fante fattasi alla finestra, disse: chi picchia là giù? ed egli, con voce interrotta, le rispose: 6001_10011_000529 viveva appresso questo. non si potevano astenere dalle risa quando consideravano i calzari da lei non meno con dolcezza acquistati che con dolcezza perduti. 6001_10011_000530 la onde messer tristano, tutto ammirativo. stette alquanto sopra di sé pensando come la moglie avesse dispensate tante paia di scarpe quante erano nel magazzino. 6001_10011_000531 non però la ben disposta mente la quale, dal principio del mio nascimento al mio fattor donai, contaminar potresti. 6001_10011_000532 pre severino, riverentemente accostossi all'angelo e con grandissima umiltà, nel sacco si misse cassandrino, trincato, malizioso e astuto. 6001_10011_000533 ricco o povero, o nobile o plebeo che non volesse delle sue merci prendere e gustare. venuta adunque madonna, modesta in grandissima riputazione e grandezza, dispose al tutto di volere per picciolo precio. 6001_10011_000534 il soldano inteso il fiero proponimento della cruda damigella in modo alcuno compiacere. non le voleva, perciò che li pareva sconvenevole molto, che in premio delle sue tante fatiche il giovane crudelmente decapitato fusse. 6001_10011_000535 signora mia, io non sono qui venuto a torvi onore e aver vostro, ma per racconfortarvi ed esservi umilissimo servitore. 6001_10011_000536 non oggi, ma un altro giorno. li potrete invitare, perciò che ora il piove e la fante è occupata in lisciare le nostre camiscie, le linzuola e gli altri panni di lino. 6001_10011_000537 canta soavemente e con il canto addormenta i marinai ed addormentati gli sommerge. intesa la saggia ed arguta risoluzione della graziosa alteria. 6001_10011_000538 io ti prometto, oltre i cento fiorini che io ti promisi dartene altri cento, cassandrino, udita la dimanda del pretore. 6001_10011_000539 costei. era molto vaga e leggiadra, ma di picciola condizione, e aveva marito addimandato messer tristano zanchetto. 6001_10011_000540 e quella sommamente commendorono tutti. ma il molino, con amoroso viso e ciera allegra disse: signora alteria, ancora voi sì, come io posso comprendere, siete una. 6001_10011_000541 e sì, come ella per adietro voleva dagli amanti suoi un paio di scarpe secondo la qualità e condizione loro, per premio della sua insaziabile lussuria. 6001_10011_000542 non potendo il giovane far più resistenza all ardente amore, anzi bestiai furore, e ramaricandosi di esser refutato da colei che più che la vita sua amava, 6001_10011_000543 fece testamento e la cassettina con la stoppa lasciò alle figliuole, pregandole che, dopo la morte sua, pacificamente insieme vivessero. 6001_10011_000544 dove nascosamente dimorò, servendo a dio, tutto il tempo della vita sua. con buon cuore, carlo dopo fu mandato allo assedio di uno castello. 6001_10011_000545 onde determinorono di raccontare il tutto al soldano. acciò che delle prodezze del porcarollo alcuno diporto prendere ne potesse. 6001_10011_000546 dimane. forse sarà miglior tempo, disse dimitrio, e mi converrà partire, disse polissena, voi vi potreste andare. 6001_10011_000547 a messer tristano, che più oltre non sapeva né considerava molto il sollevato ingegno e v alto sapere della sua savia e aveduta donna piacque e confortolla a seguire animosamente la incominciata impresa. 6001_10011_000548 il soldano che nella vista era malinconoso. sì, per lo soverchio amore, come per l estrema vecchiezza, nulla o poco di diporto si curava, ma carico d amorosi pensieri. a niente altro che alla diletta amante pensava. 6001_10011_000549 volsero come da cosa mostruosa fuggire. ma fattisi con miglior animo all incontro e guatatolo sottilissimamente nel volto e vedutolo, sì diforme e brutto, di molte bastonate il caricorono. 6001_10011_000550 che per la cacciagione di già un preso cervo fuor di modo si rimbeccavano ed in partirlo in maniera alcuna convenire non si potevano. 6001_10011_000551 lavoretto tutto giolivo per lo ricevuto liquore, senza far dimoranza alcuna, frettolosamente al cairo ritornò ed appresentatosi al soldano che con bellisandra, sua amata donna in dolci ragionamenti si stava, 6001_10011_000552 e senza esser da alcun conosciuto, in piazza se ne gì. il popolo, già raunato al famoso spettacolo, veduto il prode cavaliere isconosciuto, con la lancia in mano per giostrare. 6001_10011_000553 alteria per tai parole arrossita alquanto voltossi verso il molino e il bembo e disse: io non sono ladroncella delli altrui beni, né meno involatrice de gli altri cuori. 6001_10011_000554 il giovane, tuttavia, piangendo e fortemente sospirando, li raccontò dal principio sino alla fine ciò che dal soldano gli era commesso. 6001_10011_000555 essere stata grandissima, massimamente, avendo innanzi gli occhi il prete, d'ogni suo vituperio cagione. ma minore non fu la paura del prete, il quale, essendo in camiscia e scalzo e vedendosi il marito e i fratelli addosso, 6001_10011_000556 il rettore, venuto il chiaro giorno, mandò per teodosia, giudicando lei aver fatto ciò per magica arte. 6001_10011_000557 e perchè egli era stanchete e tutto rotto dal mare, senza altra cena, se n'andò a dormire. e sì, fiso s addormentò che senza l'ultime dilettazioni d'amore, conoscere venne giorno. 6001_10011_000558 dove, data l acqua alle mani, ciascuno secondo il grado e ordine suo, si pose a sedere a mensa e, con buoni e delicati cibi e preciosi e recenti vini, furono tutti onoratissimamente serviti. 6001_10011_000559 navigando adunque fortunio, con prosperi e favorevoli venti, aggiunse nel atlantico mare. né fu guari più di dieci miglia entrato nel detto mare. 6001_10011_000560 chiamatalo da parte degli un schiumante e bellicoso cavallo sparso di macchie, di picciol capo e di sguardo animoso, ed oltre le belle fattezze che egli aveva, era tutto affatato. 6001_10011_000561 a cui rispose la donzella. quando così fusse, niun altro che voi sarebbe della persona mia, signore, e vedendolo tutto caldo e ben disposto a tal impresa di danari e di gioie infinite, 6001_10011_000562 il prete, che già intesa aveva la partita di dimitrio, non temendo né pioggia né vento, aspettò l'ora solita di andare al suo caro bene e dato il segno, subito li fu aperto. 6001_10011_000563 cassandrino, che attentamente raccolte aveva le parole del pretore, rispose: signor mio, io ho udite e chiaramente intese le amorevoli ammonizioni che voi, per vostra urbanità, fatte mi avete. 6001_10011_000564 la più bella e la pili ben formata che mai per adietro veduta si avesse laonde adamantina. avendola veduta e considerata di lei, tanto se n invaghì che più di averla che di vendere il filo pensava. 6001_10011_000565 il pretore, che già aveva inteso il caso dal principio al fine. quasi dalle risa non si poteva astenere e, voltatosi verso pre severino, così li disse: 6001_10011_000566 che più cosa buona non conoscea. e credendo egli di toccar la damigella, abbracciarla, basciarla e in sua balìa averla, altro non stringeva altro, non abbracciava né basciava se non. 6001_10011_000567 viva viva il cavalier incognito e con un spesso e festoso batter de mani, fischiavano ed entrato nella sbarra. 6001_10011_000568 molto lontan da queste nostre parti, alberga un animai crudo e gentile. naturalmente tiene in sé due parti, l una in umana, l altra feminile. 6001_10011_000569 piacque molto a dimitrio il consiglio di manusso, suo compare, e, spogliatosi de drappi e vestitosi de'propi vestimenti, se ne andò alla sua casa picchiando. 6001_10011_000570 fu adunque, nell estreme parti di lombardia, un uomo chiamato bernio, il quale, quantunque de beni della fortuna abondevole non fusse, non però d'animo e di cuore agli altri inferiore si reputava. 6001_10011_000571 e dubitando che il cherichetto non li togliesse la volta, entrando prima che lui nel sacco, finse di aversi domenticato il breviario a casa e disse al cherichetto: 6001_10011_000572 e stando in questo ramarico ed alzando gli occhi al cielo, vide doralice figliuola del re che, ad una superba finestra appoggiata, si stava. 6001_10011_000573 madre mia. quando vi fusse in piacere, io baratterei volontieri con la poavola vostra il filo mio. 6001_10011_000574 e così grave fu del giovanetto il colpo nella testa che il saracino toccò del cavallo le groppe e non altrimenti che un vetro battuto ad un muro nella nuda terra morto rimase. 6001_10011_000575 dalfreno, intesa la felice nuova del figliuolo del quale mai più non aveva avuta notizia alcuna, ebbe grandissima allegrezza e messosi in punto al cairo. se 6001_10011_000576 non si vanta niuno altro che lui esser bastevole di dare la figliuola di attarante re di damasco nella tua balìa. e com è possibile? questo disse il soldano a cui chebur. 6001_10011_000577 avicinatasi già ora del parto doralice, un bellissimo bambino parturì il quale, vezzosamente, in molte delicatezze, nudrito, alla età di duo anni pervenne. 6001_10011_000578 ma di grazia andiancene chetamente a l'uscio della camera e vediamo quello che fanno e come mangino. 6001_10011_000579 tutti se n'andorono al palazzo dove con grandissima festa e trionfo furono ricevuti. dopò alcuni giorni, fortunio, andatosene a casa e fattosi lupo. 6001_10011_000580 e mi confortai il che, se così fusse, non riputerei poco capitale. a cui madonna modesta, non senza alcun grave sospiro che dalla intima parte del cuore procedeva, rispose: 6001_10011_000581 avenne che, trovandosi un giorno cassandrino, col pretore alla mensa e ragionando con esso lui di varie cose che erano di piacere e diletto, tra, l'altre, li raccontò d'un giovane che era di tanta astuzia, dalla natura dotato. 6001_10011_000582 il padre, per sodisfacimento della figliuola che teneramente amava, mandò uno de baroni a dimandare il giovane. se gli aggradiva a contanti vender il cavallo. 6001_10011_000583 e, sceso giù del cavallo, pose la figliuola in sella e, tenendo il freno del cavallo, la addestrava e reggeva. non era appena un tratto di pietra allontanata la figliuola dalla madre, che giovane si puose in groppa del suo cavallo. 6001_10011_000584 avenne che dimitrio, che per lo adietro fatto aveva molti viaggi per mare, deliberò di andarsene con le sue merci, in cipro e apparecchiata e pienamente fornita la casa di vettovaglia e di ciò che ad una casa s'appartiene. 6001_10011_000585 perciò che voi, sì, chiaramente, avete scoperte le malizie dei ladroncelli, che nulla si potrebbe aggiungere, il che dimostra che voi abbiate alcuno intendimento con esso loro. 6001_10011_000586 ed all infelice e sfortunato odescalco fecero ritorno, raccontando li l orribile e lagrimoso caso che nel mare gli era sopravenuto. 6001_10011_000587 ed altresì la sopraveste del cavallo sarà in tal guisa guarnita, perciò che in tal maniera sarò ancor io vestita. 6001_10011_000588 costui prese per moglie una valorosa e gentilesca donna nominata alchia, la quale, avenga che di bassa condizione fusse, era però dotata d ingegno e di laudevoli costumi. 6001_10011_000589 rapire laonde. un giorno, nell oscurar della sera, egli prese le sue armi e, con i duo serventi, se n andò alla casa della giovane. 6001_10011_000590 e non facendolo, pensa di morire. era questo pre severino, uomo di buona fama e di onestissima vita, ma non molto avveduto, ed attendeva solamente alla sua chiesa. 6001_10011_000591 signora, a voi sta il comandare ed a noi l ubidire, ma non aspettate da noi cosa che sia di molto piacere, perciò che queste nostre onorate damigelle sono sì valorosamente riuscite nel raccontare le loro favole. 6001_10011_000592 né è cosa, quantunque ella difficile fusse, che per vostro amore io non facessi e quando non vi fusse in dispiacere. 6001_10011_000593 il soldano già invecchiato. veduta la maravigliosa prova e lo miracolo grande, tutto attonito e stupefatto rimase. 6001_10011_000594 e dimorando l infelice re in questi dolorosi pensieri, né sapendo trovar rimedio che sollevar il potesse, voltossi alla reina che sommamente amava e disse: 6001_10011_000595 vassi à seder la donna con gran fretta ed io levole e panni a mano à mano e perchè certo son, eh, ella m aspetta, indi m acconcio con la cosa in mano. 6001_10011_000596 aggiunta. adunque la nave al luogo dove lo sposo fu dalla sirena diglottito, il bambino cominciò dirottamente a piangere. 6001_10011_000597 avete mo veduto quello che voi mai non pensavate, ma state cheto e non vi sgomentate, perciò che se voi mi ascoltarete facendo ciò ch'io vi dirò, vederete di meglio. 6001_10011_000598 appena che alteria, aveva posto fine alla lunga e compassionevole sua favola, che la signora le impose che con lo enimma procedesse, la quale, tutta festevole, con lieto viso, così disse: 6001_10011_000599 venuta l aurora, la buona femina, dormendo ancora le sorelle, chetamente si levò di letto e, senza che adamantina se ne avedesse, le furò la poavola che vi era appresso. 6001_10011_000600 la gamba i levo ed ella troppo stretta. ahimè, mi va. tal cosa fa più piano. e perch ella ne senta più diletto, sovente la ritraggio e la rimetto. 6001_10011_000601 che vu andassef cercand del mond e guadagna qual cosèta per podi sostenta la nostra ca e mi resterèf a ca col veg e a sì governare e sì scansesom la spisa e in quest mèz t'ors passerèf la carestia. 6001_10011_000602 oh, volesse iddio che egli nelle minacciose onde affocato fosse. perciò che io più securamente e con maggior contento mi darei piacere e diletto col mio amante che cotanto mi ama. 6001_10011_000603 la fante. forse veggendo, il crudo tempo si moverà a pietà e daravvi alloggiamento e così agevolmente potrete vedere ciò che voi non vorreste vedere. 6001_10011_000604 e quando ella rideva, faceva, sì, fatte crespe, che ogni uno che fiso la guattava, se ne rideva e ne prendeva grandissimo solazzo. 6001_10011_000605 il prete, senz aprir la bocca, si partì, pensando tuttavia d'avere dimitrio ed i cognati con le coltella alle spalle. 6001_10011_000606 e destatele tolse licenza di andar a casa, dicendole che la pensava che oramai il marito poteva aver digesto il vino sconciamente bevuto. andatasene a casa, la buona donna disse lietamente al marito. 6001_10011_000607 e che un'altra fiata la si riguardasse. ma alteria arrossita alquanto, si levò da sedere e, voltato il caro viso verso la signora, disse: 6001_10011_000608 ed adocchiatone, uno che più bello e più vezzoso de gli altri li parve, quello presero e con molta diligenza e disciplina fu da loro accostumatamente nudrito. 6001_10011_000609 e levatasi, dimitrio li dimostrava: i magazzini pieni di legna di formento e d'oglio e di mercatanzie e, appresso questo, le botti piene di malvagia, di greco e di altri preziosi e trabocchevoli vini. 6001_10011_000610 andate e ponete giù cotesti vestimenti e prendete gli stracci d'un povero uomo e mettetevegli indosso ed impiastracciatevi di fango le mani ed il viso. 6001_10011_000611 sopragiunta. la buia notte la donna prese la poavola e fatto un buon fuogo. le unse lo stomaco e le rene. 6001_10011_000612 che non vi era cosa alcuna, sì nascosa e diligentemente custodita, che ei con sue arti furtivamente non la prendesse. il che, intendendo, il pretore disse: 6001_10011_000613 e, in vece di ringiovenirlo come il giovanetto, lo fece cibo de cani. e così il misero vecchio finì la vita sua. 6001_10011_000614 e volendo la moglie, riservarsi alla notte seguente a far nuova isperienza, il marito che non poteva col naso sofferire il tanto puzzore che egli sentiva. 6001_10011_000615 ma egli dal pretore non fu mai castigato, quantunque da lui con minaccie fusse agramente ripreso. 6001_10011_000616 la signora fece cenno ad arianna che l'ordine seguitasse, la quale levatasi dal suo scanno. così la sua favola cominciò. 6001_10011_000617 fatto il primo sonno, la poavola si destò e disse: madonna caca. e non disse mamma caca, perciò che non la conosceva. 6001_10011_000618 e se non chiuderete gli occhi, come sogliono molti sciocchi, fare farovvi? con gli occhi il tutto vedere e con le mani toccare? 6001_10011_000619 e di tal cosa livoretto minor figliuolo era consapevole. presa adunque la benedizione i figliuoli dai lor parenti e tolti i tesori, celatamente, insieme si partirono. 6001_10011_000620 favola i dalfreno, re di tunisi, ha due figliuoli, l uno listico e l'altro livoretto, chiamato da poi per nome detto porcarollo. e finalmente bellisandra, figliuola di attarante re di damasco, in moglie ottiene. 6001_10011_000621 signora mia, l enimma per me proposto non è disonesto? sì, come voi lo riputate, e di ciò renderà vera testimonianza questa nostra piacevole compagnia. 6001_10011_000622 dopo molti preghi, vedendo la figliuola non poter commovere il padre che in ciò la compiacesse, partitasi da lui ed andatasi alla madre. come disperata, quasi morta nelle braccia della madre, cadde. 6001_10011_000623 perseverando adunque cassandrino in questa parte biasmevole e parte laudevole vita e considerando il pretore le giuste querele che di giorno in giorno contra lui erano porte, 6001_10011_000624 parve far ingiuria al compare se non li scopriva quello che aveva veduto far alla moglie laonde deliberò. avenga che si voglia di raccontargli il tutto. 6001_10011_000625 che la vicina, intendendo nell animo, fieramente si turbò. e tanta invidia le crebbe che di furargliela al tutto determinò. 6001_10011_000626 e perciò che egli ottimamente sapeva tutti i luoghi secreti del palagio, lasciollo dormire e, presa un'altra strada, entrò nella corte. 6001_10011_000627 ed alle volte con le mani gli apprendeva i sonagli e sì, fatta stretta, gli dava che gli faceva veder quante stelle erano in cielo a mezzo il giorno. 6001_10011_000628 venuto il giorno cassandrino, secondo che egli soleva, se n'andò al palagio ed appresentossi al pretore. 6001_10011_000629 ed andatosene alla putativa madre. dolcemente la dimandò se di lei e di bernio era figliuolo, a cui alchia rispose che sì. 6001_10011_000630 che è uccello gentile ed ardito e viene volentieri al falconiere. egli porta le sue brachette e gli sonagli a piedi ed a chiunque si diletta d uccellare dona piacere e solazzo. 6001_10011_000631 finiti, adunque i balli e cantate due canzonette, la signora si levò in piedi e presi per mano il signor ambasciatore e messer pietro bembo e tutti gli altri, seguendo lor ordine, li menò nella preparata camera. 6001_10011_000632 il soldano che disdire all amata donna non voleva, anzi, con ogni suo sforzo cercava di compiacerle. chiamò livoretto e, strettamente sotto pena del capo, gli impose che acqua della vita recare le dovesse. 6001_10011_000633 il soldano, avuta prima di questo da tutti piena certezza, chiamò a sé livoretto e dimandoìlo se vero era quello che di lui apertamente si diceva. 6001_10011_000634 non passò il mese che dimitrio al suo viaggio fece ritorno dil che polissena. ne ebbe quella allegrezza che avere si potesse, la maggiore, né stette gran pezza in farlo intendere allo amante suo. 6001_10011_000635 e quantunque la copra le membra di ciascuno e venga dall antica madre che è la terra, non però venuta vecchia, cessano di mandarla al follo acciò che ben franta e rotta carta divenga. 6001_10011_000636 in pistoia, adunque onestissime donne, antica città de la toscana, fu ne tempi nostri una giovane chiamata madonna, modesta, il cui nome, per gli suoi biasimevoli costumi e disonesti portamenti, non conveneva alla sua persona. 6001_10011_000637 va a casa e guata nella camera mia e recami il mio breviario, che mi ho domenticato sul scanno mentre che cherichetto andò a casa. 6001_10011_000638 allora tutti, allegri del ricuperato sposo al regno paterno, fecero ritorno e, giunti nel porto, le trombe, le naccare, i tamburi e gli altri stromenti cominciorono sonare. 6001_10011_000639 ma nel cuore un giorno le pareva mille che s allontanasse da gli occhi. acciò che nelle braccia del suo amatore più sicuramente metter si potesse. 6001_10011_000640 ed operò sì che gli suoi frutti acerbi assaggiare incominciorono. imperciò che, scherzando tra loro, un giorno, sì, com'è usanza de fanciulli. 6001_10011_000641 e tanto seppe fare e dire il pretore che lo attasentò e, preso un sacchetto con alquanti fiorini d'oro, glielo puoso in mano e ordinò che fusse fin fuori della terra accompagnato. 6001_10011_000642 il quale, veduto dallo ingordo pesce e considerato che sopra gli altri duo era bellissimo parimente, le fu richiesto in dono e tanto disse e tanto fece che la madre, contra il voler del fanciullo, glielo concesse. 6001_10011_000643 il cavallo fatato, veduto che ebbe il suo padrone, sì mesto e che calde lacrime da gli occhi continovamente spargeva, voltatosi a lui disse: deh patrone che hai tu, che sì passionato ed addolorato, ti veggio. 6001_10011_000644 fortunio, vedendosi fuori delle onde e sopra il dorso della sirena, in libertà tutto giolivo. senza interponere indugio alcuno, disse: deh fuss. 6001_10011_000645 ma la perfida e scelerata donna, perseverando nel suo mal volere, prese un coltello ignudo e con intrepido e viril animo in presenza del soldano. il giovane ferì nella gola. 6001_10011_000646 disse: e l una e l altra sorella. voi, madre mia, avete fatto bene e starete questa notte con esse. noi acciò non incorriate in alcuno pericolo della vita e in questo mezzo il marito vostro pagherà ebbrezza sua. 6001_10011_000647 che giovane fortunio, che allora eravi sopragiunto, dovesse la loro lite difinire, dando a ciascuno di loro la parte che li paresse più convenevole. 6001_10011_000648 essendo adunque carlo condotto dinanzi al pretore, subito il pretore lo conobbe che egli era carlo da arimino. né puote altro imaginare, salvo che quella lordura e disformità procedeva per causa di teodosia. 6001_10011_000649 ma pur se vi è in piacere di farmi per tal causa morire io, per lo amore che vi ho sempre portato, ed ora porto, farovvi questo ed ogn altro piacere, e poi me ne morrò contento. 6001_10011_000650 fa pur, cassandrino, il peggio, che tu sai, che in questa notte il letto mio non averai. stando adunque il pretore, con gli occhi aperti e con le orecchie attente ed aspettando che'l letto li fusse involato. 6001_10011_000651 e perciò che egli era affabile, piacevole e faceto, il pretore, sì cordialmente lo amava, che non poteva star un giorno che seco non lo avesse. 6001_10011_000652 trovò la più bella malizia che uomo vivente si potesse mai imaginare: imperciò che egli tolse la misura dell'altezza del cavallo, dandole però quello avantaggio che all opera sua conveneva. 6001_10011_000653 e per che la sirena le aveva promesso di far vedere lo sposo suo, intieramente tutto. per non mancar della promessa s avicinò alla galea e sollevato alquanto il dorso, apertamente glielo mostrò. 6001_10011_000654 già era vicina ora del dormire quando, essendo ambeduo in una camera non meno ornata, che bella. disse la damigella al soldano. 6001_10011_000655 e smontato di nave a casa se ne gì e picchiato all'uscio. la fante andò alla finestra a vedere e conosciutolo, corse giù e quasi piangendo per l'allegrezza. 6001_10011_000656 e postali. la mano sinistra sopra il cavezzo e quello forte, tenendo nel petto un mortai colpo, li diede, indi gettollo giù d una finestra dentro una fossa delle profonde mura del palazzo. 6001_10011_000657 passata adunque la buia notte e ritornato il chiaro giorno, dimitrio si destò e, levatosi di letto senza di un sol bascio compiacerle, andò ad una cassettina. 6001_10011_000658 se tu mi donerai il pomo che è vie più bello dell altro, io ti prometto di mostrarti il tuo sposo sino alle ginocchia. 6001_10011_000659 cioè l onor del corpo suo. e quanto più tu sei di lei innamorato, tanto ella maggior odio ti porta, essendo tutta data alla virginità. 6001_10011_000660 il fanciullo, ricordatosi del pomo con cui sovente giuocava, si mise in. sì, dirotto pianto che fu la madre da necessità costretta dargli il pomo. 6001_10011_000661 la gonna, cioè la veste con la quale è circondata, è il gottone e chiunque la vede la prende in mano e sotto il naso per odorare. 6001_10011_000662 anzi gli abbraccio con tutto il cuore. ma ben l'avermi dato il carico di raccontare cosa che non si parti dalla somiglianza della favola raccontata da voi, mi è grave assai. 6001_10011_000663 volse ancora ella principiar un altra nuova mercatanzia, della quale, messer tristano, non fusse consapevole e postasi ogni giorno per suo diporto, ora sopra l un balcone, ora sopra 6001_10011_000664 e alla reina. perciò che l'uno e l'altro di loro di veder cose nuove e gustare i piaceri del mondo sommamente desiderava. la reina sì, come è general costume di donne, che più teneramente il minor, che maggior figliuolo amava. 6001_10011_000665 il giovane allegramente presi i danari e le gioie addimandolla. qual abito più le sarebbe a grado che egli si vestisse? 6001_10011_000666 e non potendo da tal importunità rimoverlo, gli confermò, lui non esser suo vero figliuolo, ma nudrito in casa per amor d iddio e per alleviamento de peccati suoi e del marito. 6001_10011_000667 e state attento che il prete non fugga, perciò che, essendo voi in casa, egli si nasconderà in qualche luogo e indi non si partirà sino a tanto che non abbia agio di. 6001_10011_000668 e noi, se non avessimo intesa la buona vita e condizion vostra, non vi averessimo data nostra sorella in moglie e, non contento di questo, le comandò che le casse aprir dovesse. 6001_10011_000669 ecco che il cherichetto uscì fuori di sacrestia e veduto lo camice bianco come neve e lo diadema che risplendeva come il sole e le ali che parevano penne di pavone, ed udita la voce, molto si. 6001_10011_000670 dove da tutta la città onorevolmente fu ricevuto e fra pochi giorni, con sodisfacimento di tutto il popolo, fu bellisandra da livoretto, sposata. 6001_10011_000671 ma si affaticavano in vano, e quanto più si sforzavano di rimovergliela, tanto ella gli dava maggior passione e tormento. né fu mai veruno che, pur crollare la potesse, non che indi ritrarla. 6001_10011_000672 ma se voi sarete, come io penso, saggio e prudente, raffrenarete il furore che non lascia l uomo in maniera alcuna conoscer il vero. 6001_10011_000673 e fatto quanto per lo falcone, gli fu imposto levossi da terra con la annodata ampolla e volò colà dov'era l'acqua della vita. 6001_10011_000674 essendo la breve favola della signora finita, tulli ugualmente, cominciorono fortemente a ridere, biasmando madonna modesta la quale in ogni altra cosa, eccetto che nelle opere della corta e fastidiosa lussuria, modestamente viveva. 6001_10011_000675 quando prese un bellissimo anello che nel dito teneva e quello celatamente trasse nell acqua. aveva cavalcato il giovane molte giornate, quando finalmente giunse al cairo con la damigella. 6001_10011_000676 e un altra raccontar vi voglio, la quale, se non m inganno, non sarà di minor piacere alle donne che fusse la sua a gli uomini, e quanto più la sua fu lunga e alquanto sconvenevole, tanto più la mia sarà breve e onesta. 6001_10011_000677 d'uno ricco e potente re, moglie divenne e, quantunque la favola breve sia, sarà però, se non m inganno, tanto più piacevole e ridicolosa. prestatemi adunque l orecchie, vostre attente ad ascoltarmi. 6001_10011_000678 e entratovi dentro, lo lasciò aperto ed andossene a far li suoi servigi, cassandrino, che stava attento e vedeva l'uscio della chiesa aperto. 6001_10011_000679 in boemia. piacevoli donne, non è gran tempo che si trovò una vecchjarella bagolana savonese per nome, chiamata costei, essendo poverella ed avendo due figliuole, una de quai cassandra, l altra, adamantina, si addimandava. 6001_10011_000680 ma voglio che tu me ne facci un altra, ed allora conoscerò io quanto il tuo ingegno vaglia, se tu nella seguente notte mi rubberai il cavallo leardo, che tanto mi piace e tengo caro. 6001_10011_000681 e trovato l uscio aperto. prima che entrasse dentro, comandò a gli servi facessero buona guardia né, per quanto cara hanno la vita sua, lasciasseno alcuno entrare in casa o fuori uscire, fino a tanto che egli non ritornasse a loro. 6001_10011_000682 finita che ebbe arianna la sua compassionevole favola, acciò che lo incominciato ordine si osservasse. messe mano ad uno enimma e così disse: 6001_10011_000683 i quali, se io ad uno ad uno raccontare volesse, io vi sarci più tosto di noia che di diletto. ma acciò che io dia fine, in questa sera, a nostri piacevoli ragionamenti. 6001_10011_000684 ed ogni sera ungevano lo stomaco e le rene alla poavola ed in sottilissimi pannicelli la rivoglievano e sovente, se la voleva far caca, le dimandavano ed ella rispondeva che sì. 6001_10011_000685 e ad un altro comandò che a guardia del palagio si stesse e chiuse le porte, sì del palagio come della stalla, con fortissime chiavi, si partì. 6001_10011_000686 il soldano, che era infiammato dell amore dell afflitta damigella, non volse contristarla, ma subito comandò a lavoretto che anello trovasse e, non trovandolo, lo minacciò di darli la morte. 6001_10011_000687 il misero poverello non chiuse mai gli occhi quella notte, ma fatto giorno, subito si levò di letto e, ringraziata la fante della buona compagnia che ella fatta gli aveva, si partì. 6001_10011_000688 questo giovane non può esser altri che tu, che sei uomo accorto, malizioso ed astuto. ma quando ti bastasse l'animo, in questa notte, furarmi il letto della camera dove io dormo. 6001_10011_000689 io sono contento, disse dimitrio, di far tanto quanto voi mi comandarete, pur che mi facciate veder quello che promesso mi avete. 6001_10011_000690 e di quelle scopazze, fatto fu alla campagna un lettamaro da ingrassare a suo luogo e tempo il terreno occorse. che drusiano re. 6001_10011_000691 ma acciò che noi pigliamo maggior diletto e trastullo. io questa sera voglio che per ora tu ponghi silenzio alla tua bocca, porgendo le orecchie all altrui novellare. 6001_10011_000692 e meno del suo onore. si ha lasciata ciecare dal lascivo amore, accarezzando l amante suo e chiudendo ad ogni altro l'uscio fuori che a lui. 6001_10011_000693 ma vinto dalla sfrenata voglia e divenuto come rabbioso cane compose con duo suoi servi, uomini audacissimi di volerla affatto rapire. 6001_10011_000694 in questa guisa adunque, avendo carlo saziato il suo appetito e parendogli oggimai tempo di partirsi, così, di nero tinto scese giù della scala. 6001_10011_000695 ed ivi tutti i marinai. vedendo abbasso disceso nella propria sua forma, ritornò e prima la moglie ed il bambino, indi la marinerezza, strettamente abbracciò e basciò. 6001_10011_000696 d'amore adocchiò un prete della sua parrochia e di quello caldamente s'accese, il quale, essendo giovane e non men leggiadro: che bello un giorno s'avide, che polissena con la coda. 6001_10011_000697 vedendo adunque arianna, il suo enimma non esser inteso e consequentemente irresolubile rimanere, voltatasi col vago e delicato viso verso la signora, disse: 6001_10011_000698 più volte egli tentò con lusinghe, con doni e con ambasciate ridurla a suoi piaceri, ma egli, nel vero, s affaticava indarno. 6001_10011_000699 venni da quella madre che s appella dell altre madre, né giamai mi stanco àdoprami chi vuol poscia invecchiata, io son da uomo pista e maltrattata. 6001_10011_000700 la damigella, non molto lenta ad ubidire il comandamento del soldano, prese l acuto coltello che del giovenil sangue era bagnato ancora. 6001_10011_000701 e senza essere da alcuno veduto, se ne andò a casa di manusso, suo compare, il quale, sorridendo, disse: compare, come va l'arte? avete voi per caso trovato quello che non volevate trovare? 6001_10011_000702 sì, alta, valorose donne, e resvigliata è la virtù dello intelletto umano, che non è cosa in questo mondo, sì grave e sì malagevole, che, rappresentata dinanzi all'uomo, non li paia lieve e facile. 6001_10011_000703 dentro d una povera cucina, subito soletta, si rinchiuse. salito allora carlo su per la scala della picciola casa, trovò la vecchia madre, la quale, fuori d ogni sospizione d essere in tal guisa salita a filare, si stava. 6001_10011_000704 che, oltre che si maneggiava d'ogni parte, il s'inchinava, danzava e, quanto egli era alto, si levava da terra, distendendo nell aria calci che risembravano saette. 6001_10011_000705 venuto il giorno cassandrino, secondo l'uso suo, se n andò al palagio ed appresentossi al preside con lieto viso, salutandolo, a cui disse il preside: 6001_10011_000706 e vedendolo di piacevole aspetto e di persona, ben formato, e trovando vie più di ciò che udito aveva, gli parve molto mal fatto e di ciò si ramaricava. assai che a si vil ufficio, come al governo di bestie, deputato fusse. 6001_10011_000707 e perciò che ormai la rosseggiante aurora cominciava, apparerò. la signora fece accendere i torchi e sino alla scala accompagnò il signore ambasciatore, pregandolo che, secondo l'usato modo, venisse al ridotto. 6001_10011_000708 ma, bellisandra, più accendendosi dell amor del cavallo, maggiormente il padre pregava che di quello la contentasse. costa e vaglia ciò che vuole. 6001_10011_000709 e fatta mettere in punto una galea ben armata e di gran vantaggio e presi tre pomi a maraviglia lavorati, dei quali uno era di auricalco, altro di argento ed il terzo di finissimo oro. 6001_10011_000710 il giovanetto, udito il fiero proponimento del signore, tutto dolente e sconsolato, rimase e, partitosi dalla sua presenza alla stalla, ritornò. 6001_10011_000711 sì, per certo, disse dimitrio, e non l'arrei mai creduto se con i propi occhi non lo avessi veduto. ma pazienza, così vuole la mia dura sorte. 6001_10011_000712 venne un servente e sopra la mensa puose tre columbini arrosti, assignandone uno a ciascuno di loro. 6001_10011_000713 e poscia per lo giusto dolore. diede gli occhi al pianto. disse allora: il compare a dimitrio. or, che vi pare? 6001_10011_000714 madonna modesta che per natura era tutto amore né in altro continovamente. vigilava veggendo il marito mercatante e esser molto sollecito alle sue. 6001_10011_000715 bando si conteneva intesosi. adunque il bando, molti concorsero al palazzo con viva speranza di ottenere lo constituto premio. ma la grazia non fu concessa ad alcuno che traere gli la potesse. 6001_10011_000716 dall impetuoso vento del sdegno e dal furor dell ira, tutto spinto, né intesa la maledizione materna: senza altro congedo prendere dai parenti, si partì. 6001_10011_000717 vinegia, città per l'ordine dell suoi magistrati, nobilissima ed abbondevole di varie maniere di genti e felicissima per le sue sante leggi. 6001_10011_000718 la giovane che teodosia si chiamava. oltre che era bella e piacevole, era anche onesta, accostumata e di canuti pensieri dotata. 6001_10011_000719 a cui cassandra, che era la maggior sorella, rispose: una libra di filo di stoppa con una poavola barattata abbiamo, la quale, senza misura alcuna, danari ci rende. 6001_10011_000720 e partitosi e gitosene. nel giardino, prese quattro gran pali che sostenevano le viti d'un pergolato e fatteli l'acuta punta alla stalla ritornò. 6001_10011_000721 ed egli gli rispose che sì, e fattolo scendere giù del cavallo alla stalla de porci, lo menò ed addimandatolo come era il suo nome. gli rispose aver nome livoretto. 6001_10011_000722 ed annonciò al re come fortunio suo genero con la diletta sua figliuola, era aggiunto e smontati di galea. 6001_10011_000723 scrisse al vecchio padre dandoli notizia dell avenuto caso nella persona sua, pregandolo instantissimamente che alle nozze al tutto si dovesse trasferire. 6001_10011_000724 taceva perciò che il marito in faccia le diceva ciò che egli aveva fatto e veduto la precedente notte, intanto che ella denegar non lo poteva. 6001_10011_000725 possibil è, signor, e se a me noi credi, addimanda a mamalucchi ed agli altri schiavi nella cui presenza, più d'una volta, di ciò s'ha dato il vanto- e s'io ti inganno agevolmente, comprender lo potrai. 6001_10011_000726 poteva laonde ella levò la mente al cielo ed a iddio dimandò soccorso appena era fornita la mentale orazione. 6001_10011_000727 non scherzar che doglia né motteggiar del vero. perciò che chi ode vede e tace altri non nuoce e vive sempre in pace. 6001_10011_000728 ma prima che in dono ella lo prenda, voglio che bene lo guati e maneggi, perciò che è piacevole e destro ed agevolmente sopra di sé salir si lascia. 6001_10011_000729 poteva movere adamantina, pazientemente ricevute le busse senza far difesa alcuna, meglio che seppe e puote con la sua poavola in una camera, se n andò. 6001_10011_000730 polissena, che voi cotanto amate e cara tenete, mentre che voi siete altrove, ogni notte giace con un prete e con esso, lui dassi, piacere e buontempo. 6001_10011_000731 e la sirena in ricompenso del caro dono. sì, come promesso le aveva il marito, sino al petto, le mostrò ed attuffatasi nell onde non si lasciò più, allora vedere. 6001_10011_000732 il giovane, ricordevole di ciò che suo cavallo detto gli aveva, giù di quello, discese dal luogo che si fortemente putiva fuori, lo trasse e con le propie mani, lavandolo, lo nettò. 6001_10011_000733 a cui la sorella cassandra disse: hai tu venduto il filo? sì, rispose adamantina. e dov è il pane che hai comperato, disse cassandra. 6001_10011_000734 ma nulla le giovava il gridare, né veruno era che le desse soccorso, né con parole la confortasse. era già aggiunta la damigella sopra la riva d un fiume. 6001_10011_000735 la guardia della piazza, udendo la voce ed il lamento che egli faceva, gli andò all incontro e veggendolo: sì, diforme e col viso tutto impiastracciato. 6001_10011_000736 in tunisi, città regia ne liti dell affrica, fu non gran tempo fa un famoso e possente re dalfreno per nome, chiamato il quale, avendo per moglie una graziosa ed accorta donna. 6001_10011_000737 e ricordatosi della compassione da lei verso lui dimostrata in moglie, diletta la prese e fattole un dono de tutte le vestimenta e gioie che erano della prima moglie. 6001_10011_000738 sconsolato re adamantina, che alquanto stava discosta, si fece avanti e disse: sacra maestà, lasciate che ancora io tenti la ventura mia. 6001_10011_000739 morta. adunque la vecchiarella e parimente sepolta cassandra, la qual era la sorella maggiore, prese una libra di quella stoppa e con molta sollecitudine si puose a filare. 6001_10011_000740 periscono perciò che, per voler divino, ritornano per quello istesso sentiero che sono venuti, il che intravenne ad una pistoiese la quale, se così onesta e savia, come dissoluta e sciocca fusse stata, 6001_10011_000741 messer tristano marito mio. non vi maravigliate punto di ciò, perciò che quelle scarpe, che in tanta abondanza nel magazzino già vedeste, se ne sono andate per quella istessa via. 6001_10011_000742 avenne che le scopazze furono caricate da alcuni contadini lavoratori di terre sopra di un carro e, senza che alcuno se n avedesse, fu altresì messa la poavola sul carro. 6001_10011_000743 ed eravi tanto grande il numero delle scarpe e di ogni qualità che chi fusse stato a vinegia e cercato avesse ogni bottega, non arrebbe trovata la terza parte, a comparazione di quelle che vi erano nel magazzino suo. 6001_10011_000744 anzi, come alcuno se gli avicinava, ella gli dava più noia e passione. ed essendo il travagliato re, sì, fieramente tormentato, né trovando rimedio alcuno al suo incomprehensibile dolore, 6001_10011_000745 sostentare adamantina. tolto il filo e postolo sotto le braccia, se n andò in piazza per venderlo, secondo il comandamento di cassandra. 6001_10011_000746 carlo, udite le compassionevoli parole della vecchiarella, assai si turbò. né per questo si mosse dal suo fiero proponimento, ma come pazzo si mise per ogni parte della casa a ricercarla. 6001_10011_000747 levata la mensa, disse: dimitrio, cognati miei, io non vi ho mai mostrata la casa, né anche le vestimenta. eh, io fei a polissena vostra sorella e nostra moglie. 6001_10011_000748 il povero, salutorono e, vedendolo sì impiastracciato, lo berteggiavano ed, accostatasi la patrona a lui, lo dimandò, che era il nome suo, a cui rispose: gramotiveggio, madonna, mi chiamo. 6001_10011_000749 né contenti di ciò, lo gittorono a terra, stracciandogli e panni da dosso e dandogli calzi e pugna quante mai ne puote portare. 6001_10011_000750 e mentre il povero menava lo schidone, il prete e la patrona in camera si solazzavano. avenne che amenduo tenendosi la mano, andorono in cucina. 6001_10011_000751 stando il pretore in questi lamenti, picchiò all'uscio della camera di uno suo leale e fido servente e destatolo. li raccontò il misero caso intervenuto, pregandolo facesse una fossa nel giardino e dentro il corpo ponesse. 6001_10011_000752 andate al letto, ornai, messer, bernardo e duo serventi lo vadino a scalzare e quattro chiudino l'uscio e le finestre e otto stiano di sopra a far buona guardia. 6001_10011_000753 il giovanetto, sentito del padre il ragionamento e veduta la di lui partenza, la spoglia di formica depose e nel suo bel esser primo fece ritorno. 6001_10011_000754 finito il leggiadro e forte enimma, la signora che aveva già cangiato le risa in sdegno e mostravasi adirata, fece una riprensione ad alteria dicendo che qua non era luogo da raccontare, tra onestissime donne, parole sozze. 6001_10011_000755 che, intendendo il pretore, comandò che legato li fusse menato dinanzi. e così fu essequito carlo, che per lo adietro era da tutti molto temuto. 6001_10011_000756 e con spazio di tempo non la mandi a perfezione. laonde tra la gente minuta comunemente dir si suole che uomo fa ciò che egli vuole. 6001_10011_000757 e quanti ne poteva avere, tanti ne traeva in casa alla sua divozione e di loro prendeva il suo consueto piacere. 6001_10011_000758 il preside, che di poca levatura aveva bisogno, diede piena fede alle parole di cassandrino: nulla o poco delle querele contra lui date curandosi. 6001_10011_000759 ed elle, che sono compassionevoli molto, mi apriranno ed io chiuderommi dentro la loro casa e resterò presso loro quella notte ed io opererò quanto che io potrò. 6001_10011_000760 e invitatolo un giorno con lui a desinare e postisi a mensa, disse: manusso a dimitrio, compare mio. voi sapete, se non m inganno, eh, io sempre vi amai ed amerò fin che lo spirito reggerà queste ossa. 6001_10011_000761 e così forte soffiavano e menavano le calcole che il mendico che nell'altra camera vicina alla sua giaceva agevolmente il tutto poteva comprendere. 6001_10011_000762 ma quanto eh egli seppe e puote, solecitò che la sua mercatanzia non venisse al meno come quella della moglie, veggendosi madonna modesta, ornai da ogni sorte d'uomini abbandonata. 6001_10011_000763 di continovo cercano seminar scandali e togliere con sue velenose parole l'altrui onore e fama. meglio farebbono questi tali che ciò vi dicono, tenere la velenifera lingua tra denti che improperare altrui. 6001_10011_000764 non senza gran maraviglia e come smemorato, incominciò fiso a riguardarlo e ciascuno diceva: deh, chi è costui che, sì leggiadro e sì pomposo, si rappresenta in giostra e non si conosce? 6001_10011_000765 lasciò polissena, sua diletta moglie, con la fante giovane e ritondetta o partitosi da vinegia andossene al suo viaggio. 6001_10011_000766 come li fu già ricordato. subito apparve il falcone ed addimandolli di che egli bisogno aveva, a cui rispose: lavoretto dell acqua della vita. allora disse il falcone: 6001_10011_000767 cassandra che di fame si sentiva morire. veduta la poavola di sì fatta ira e sdegno s accese che presa adamantina per le treccie le diede tante busse che appena la meschina si poteva movere. 6001_10011_000768 e tuttavia, fortemente piovendo, se ne andò all uscio della sua casa e tre volte picchiò alla porta, fieramente gemendo e sospirando. 6001_10011_000769 il marito aperse il magazzino e, credendosi trovarlo vuoto, lo trovò pieno di scarpe. sì, come abbiamo già detto, di diverse qualità. 6001_10011_000770 e fattosi chiamare il discreto siniscalco li divisò. che nella camera grande mettesse le tavole. che in questo mezzo, che si apparecchiassino le mense e si cocinasse la cena farebbono alquanti balletti. 6001_10011_000771 madonna modesta che prima era fresca, ritondetta e bella, cangiò la vista, ma non la voglia il pelo e mutò le usate penne. 6001_10011_000772 i servi, desiderosi di compiacere al suo padrone, risposero che farebbero quanto gli era da lui imposto. avendo adunque teodosia, con qual mezzo, non so? la venuta di carlo persentita. 6001_10011_000773 meno risero delle sconcie e disordinate battiture che egli ebbe da propi servi, i quali lo trattarono molto stranamente. ma poscia che ebbero riso alquanto lionora, senza altro comandamento dalla signora aspettare. 6001_10011_000774 ella, avendo persentita la vecchiezza e bruttura del soldano, aveva al tutto determinato più tosto se medesima uccidere che prenderlo per marito. 6001_10011_000775 e fulli risposto di no, ma, ricordandosi uno di loro che nella corte faceva bisogno d uno che attendesse a porci, lo richiamò ed addimandollo se attenderebbe a porci. 6001_10011_000776 e perchè io lo riprendeva di queste sue ebbrezze, egli prese la spada e corsemi dietro per uccidermi. ma io, più gagliarda di lui, ho voluto fuggire per minor scandalo e sonomi qui venuta. 6001_10011_000777 vita doralice. mentre fortunio diceva tai parole, piangeva e si ramaricava molto, né poteva in maniera alcuna patire il paventoso assalto. 6001_10011_000778 e, vedendosi aver dissipata tutta la sustanzia sua, adempiendo tutti gli appetiti suoi nell animo, propose di non partirsi di là se prima con alcuno per servidore non era acconcio. 6001_10011_000779 prendi ampolla, che dal lato tieni ed annodala sotto la mia ala destra e non ti partire costà fin che io non ritorno a te. 6001_10011_000780 diletto ammaestrandovi ad agevolmente conoscere astuzia di coloro che continovo involano i beni e le facultà d altrui. 6001_10011_000781 della terza notte. 6001_10011_000782 dimandò che era intravenuto che così gran tumulto si faceva, uno della guardia rispose che era un pazzo che metteva la piazza tutta sotto. 6001_10011_000783 si poteva persuadere che, sì, tosto fussero venute, sì ricche, essendo già state, sì poverissime, e tanto più conoscendole di buona vita e sì, oneste del corpo loro, che opposizione alcuna non pativano. 6001_10011_000784 fortunio per una ricevuta ingiuria dal padre e dalla madre putativi si parte e vagabondo capita in un bosco dove trova tre animali da quali, per sua sentenza, è guidar donato. 6001_10011_000785 e credendo per certo che la moglie, per lo tratto di quelle, fusse tutta oro fra se stesso, ne prendeva consolazione, imaginandosi a qualche suo bisogno potersene d'alcuna parte prevalere. e chiamatala a sé, dissele: 6001_10011_000786 e, ritornatosi al suo luogo a sedere, in tal maniera alla sua favola diede principio favola. 6001_10011_000787 quasi come morto giaceva. cassandra ed adamantina, che grandissime lagrime sparse avevano per la loro perduta poavola. avendo inteso il publicato bando, vennero al palazzo ed al re. 6001_10011_000788 ed in tal maniera, madonna modesta, poco aveduta, vergognosamente la sua mercatanzia con la vita finì lasciando dopo sé per altrui essempio, vituperosa memoria essendo la. 6001_10011_000789 e, volendola onorevolmente maritare, aveva fatto bandire un gran torniamento nel suo regno. né ad alcuno intendeva in matrimonio copularla, se non a colui che della giostra fusse vincitore. 6001_10011_000790 fece sembiante di esser molto turbato e duolsesi che ei avesse di lui così sinistra oppenione, pregandolo tuttavia che della sua rovina non volesse esser cagione. 6001_10011_000791 e andatosene alla stalla e trovatala chiusa tanto con e suoi ferri, chetamente operò che l'uscio aperse e veduto il servente sopra il cavallo con la briglia in mano, alquanto si smarrì. 6001_10011_000792 ed ottenuto il tutto, montò sopra il detto cavallo e verso damasco prese il cammino, non senza però grandissima allegrezza de mamalucchi e schiavi. 6001_10011_000793 che erano venute, e tenete per certo che le cose mal acquistate in breve spazio di tempo s annullano, sì che di ciò non vi maravigliate, punto. 6001_10011_000794 non però fu veruno che pienamente intender lo potesse. laonde alteria, vedendo che vanamente si perdeva il tempo né ci era alcuno che aggiungesse al segno, levatasi in piedi disse: 6001_10011_000795 tutti universalmente la commendorono ed ingegnosa la riputorono, ma ella, con chiaro viso levatasi, tutti ringraziò della grata audienza che prestata le avevano. 6001_10011_000796 bazzariotto dimitrio per nome, chiamato uomo leale e di buona e di santa vita, ma di picciola condizione, costui desideroso di aver figliuoli. prese per moglie una vaga e leggiadra giovane nominata polissena. 6001_10011_000797 e sopragiunta la bugia notte ed andatisene tutti ai loro alloggiamenti, doralice mesta si ridusse sola in una cameretta non meno ornata che bella. 6001_10011_000798 per lunghezza una spanna ed un sommesso e parimente alla grandezza grosso. sta un sempre ardito e si vagheggia spesso e volentieri, all uom si getta addosso. 6001_10011_000799 incontanente di uomo in lupo. tu ti trasformerai, ritornando però a tuo bel grado, nella tua forma prima. 6001_10011_000800 determinò al tutto di partirsi ed andarsene in luochi dove il suo gran valore fusse apertamente conosciuto. 6001_10011_000801 rispose lauretta ogni vostra parola, signora mia. m è espresso comandamento e, fatta una riverenza al luogo suo, se n andò a sedere. 6001_10011_000802 noi e la madre vostra, per utile e comodo di l uno e l altro di voi, abbiamo presa deliberazione di mandarvi altrove con gioie, gemme e danari. assai acciò che, venendovi, alcun orrevole partito potiate con onor vostro la vita sostentare. 6001_10011_000803 e veggendola vaga di aspetto, leggiadra della persona ed avere tutte quelle qualità di bellezza che ad una bella donna si convengono. la cominciò con molta sollecitudine, colatamente vagheggiare ed 6001_10011_000804 e delle scarpe con tanta dolcezza guadagnate. al tutto priva per lo dolore e passione che ella ne sentì, gravemente s infermò e, in breve spazio di tempo, etica divenuta, miseramente se ne morì. 6001_10011_000805 rispose: il bembo. ella non è ladroncella dell'altrui avere, ma con li suoi lucenti e scintillanti lumi fura il cuore di chiunque la mira. 6001_10011_000806 e, presala per i pannicelli, accarezzala molto. la poavola, che conosciuta aveva la sua mamma, la quale era solita a governarla e maneggiarla subito dalle natiche, si staccò. 6001_10011_000807 il quale, senz alcun sospetto, tolse la poavola e postasela dietro alle natiche per nettare messer lo perdoneme, trasse il maggior grido che mai si sentisse. 6001_10011_000808 marito mio. ora noi abbiamo trovata la ventura nostra. vedi la poavola ed un'ora mille anni le pareva che venisse notte per farsi ricca. 6001_10011_000809 e livoretto, col suo affatato palafreno verso oriente, prese il viaggio avendo livoretto cavalcato per gran spazio di tempo e senza utile alcuno veduto assai del mondo. 6001_10011_000810 disse la maggior villania alla moglie che mai si dicesse a rea femina del mondo e, presa la poavola, la gittò fuori della finestra sopra alcune scopazze che erano a rimpetto della casa loro. 6001_10011_000811 ma facendole bisogno al tardo sola mangerebbe e chiusasi sola in camera ed aperta la finestra. lo affezionato amante con sommo desiderio aspettò. 6001_10011_000812 lei, ella vestiva sì pomposamente che non vi era alcuna fuori. le nobili che di vestimenta di gioie e di grossissime perle l'avanzasse. 6001_10011_000813 e perciò che la ingratitudine tra gli altri vizii è sommamente biasmevole. tutta tre concordi volsero che giovane non si partisse se prima da ciascun di loro non era per lo ricevuto servigio ottimamente guidardonato. 6001_10011_000814 clie, mi tiene ch'io non ti sieghi le vene, la meschina, non potendosi altrimenti iscusare, taceva. 6001_10011_000815 cassandra, che era la sorella maggiore, comenciò far festa alla poavola e li maggior vezzi che mai far si potesse. ma la poavola, stringendo i denti e chiudendo le mani, maggiormente tormentava il sconsolato re. 6001_10011_000816 e presa licenza, si partì. il pretore che cercava isperimentare l'ingegno sottile di cassandrino chiamò a sé uno suo servente e dissegli: 6001_10011_000817 volendo adunque cassandrino far sì che il pretore rimanesse contento, s imaginò di far al prete una beffa. la quate, secondo che egli desiderava, gli andò ad effetto. 6001_10011_000818 ed indrizzò verso ponente il suo cammino, passando adunque fortunio or stagni, or valli, or monti ed altri alpestri e salvatici luoghi. 6001_10011_000819 i sono giovini vaghi, d aspetto, apparenti in vista ed atti ad ogni magnanima ed alta impresa. né re, né principe, né signore che per li privilegi dalla natura a lor concessi, non gli amino e tenghino cari. 6001_10011_000820 ed i loro animi, sì fidi e sì divoti d'un reciproco amore, divennero che non passò molto tempo che, polissena senza essere da alcuno veduta, condusse il prete in casa a fare e suoi piaceri. 6001_10011_000821 ma, venuta la cagione e la opportunità, fece il contrario di quello era il voler suo e della sorella, perciò che s abbattè in piazza in una vecchiarella che aveva in grembo una poavola. 6001_10011_000822 e desideroso molto di ringiovenirsi, pregò la damigella che, sì, come ella fatto aveva al giovane, così ancora a lui far dovesse. 6001_10011_000823 curandosi perciò che lo amore che pretore li portava, avevali sì abbarbagliati gli occhi, che più oltre non vedeva. 6001_10011_000824 ed avendo per le dure pugna gli occhi sì lividi e gonfi, che quasi non discerneva, corse verso la piazza gridando e fortemente ramaricandosi de servi suoi che avevano, sì, maltrattato. 6001_10011_000825 pur ve la dirò, perciò che a tempo e luogo sarà- dico a cui tocca non picciolo ammaestramento- di seguire le buone e fuggire le ree, lasciandole ne loro tristi e malvagi portamenti. 6001_10011_000826 nell ordinata sbarra. entrato al suo rivale, fece motto: che entrasse ed amenduo: abbassate le nodose lancie come scatenati leoni si scontrorono. 6001_10011_000827 e voltatosi verso cassandrino, disse: cassandrino, cassandrino, maggiori sono gli effetti delli tuoi ladronezzi t che non è la fama per la terra sparsa. 6001_10011_000828 e preso il corpo morto per li piedi fuor della sepoltura, lo trasse e spogliatolo nudo, lo rivestì de propi panni, i quali li stavano sì bene indosso. 6001_10011_000829 ed il regno del cairo in pace godè. sì, come per la presente favola che raccontarvi intendo agevolmente intender potrete. 6001_10011_000830 signor, non pensate che mai mi pieghi a gli amorosi desideri vostri se prima non fate che questo iniquo e malvagio trovi f anello che nel fiume mi cadde. e trovato e resomelo. sarò sempre arrendevole a vostri piaceri. 6001_10011_000831 considerando adunque adamantina. sopra di ciò, e non sapendo che fare né che dire, per averla pur deliberò di tentare sua fortuna si a baratto la potesse avere, ed accostatasi alla vecchia disse: 6001_10011_000832 desideroso adunque cassandrino di compiacere al pretore, senza aspettare da lui altra risposta, si partì e tutto quel giorno, freneticando, se n andò, come egli potesse rubbare il letto che egli non s'avedesse. 6001_10011_000833 ed apparecchiata la cena, cenarono insieme e poscia unsero la poavola, e se n andorono a riposare. venuta l ora che la poavola di cacare bisogno aveva, disse: 6001_10011_000834 e preso il capestro e messolo al capo del cavallo. quello via condusse il pretore, levatosi di letto la mattina per tempo ed andatosene alla stalla. 6001_10011_000835 modesta moglie mia, prudente e savia, oggi apersi il tuo magazzino e veder volsi come procedeva la tua leal. 6001_10011_000836 il giovane miserello, ricordatosi pienamente il tutto, montò a cavallo e presa un ampolla di vetro bene avenchiata, attaccossela alla cinta e cavalcò là dove il falcone fu liberato. e piantate le due penne nella sponda del fiume. 6001_10011_000837 taccio i strabocchevoli pericoli, taccio gli innumerabili mali ne quali gli uomini e le donne disavedutamente incorreno per cagion di questa malvagia gelosia. 6001_10011_000838 dil che il re e doralice e tutta la città grandissimo dolore sentendo di neri panni, si vestirò. 6001_10011_000839 un picciol corpo. nasce d un gran fuoco ed ha la pelle di grossa palude. l alma, che non dovrebbe occupar luoco, è d un brodo gentil. eh, entro, si chiude questo. eh or vi racconto, vi par giuoco, ma cose vere son d error, ignude. 6001_10011_000840 la quale, ubbidiente, a lei se ne gì. e perchè a lei toccava la volta del favoleggiare, dissele: non già che io faccia poca stima di te, né che io ti reputi inferiore alle altre compagne nel dire: 6001_10011_000841 e, posto giù lo diadema e le ali, fece un viluppo e, messolo col sacco sopra le spalle verso perugia, se ne andò. 6001_10011_000842 ma di quanto riposerò? la fante se n'anderà da tuoi fratelli e per nome nostro gì inviterà che voglino sta mane venir a desinare con esso noi, a cui polissena disse: 6001_10011_000843 venuto il chiaro giorno, le sorelle fornirono la casa di pane, di vino, di oglio, di legna e di tutte quelle cose che appartengono ad una ben accomodata famiglia. 6001_10011_000844 la mesta donna. così, navigando con tranquillo mare, ordinò alli marinai che, dove lo sposo suo, dalla sirena, fu inghiottito in quel luoco, condurre la dovessero, il che fu. 6001_10011_000845 e forse per esser donne ne averemo miglior mercato. la figliuola, udite le dolci parole della diletta madre, alquanto si raddolcì. 6001_10011_000846 e se per aventura di viaggio persona over animal alcuno, di qualunque condizione esser si voglia, ti chiedesse servigio alcuno, fa che tu lo servi, né per quanto hai tu cara la vita tua, cosa che t addimandi, le negherai. 6001_10011_000847 il che se voi, come io spero, farete, noi tutti vi saremo perpetualmente tenuti. il molino intesa la proposta. prima stette alquanto sopra di sé. dopo, vedendo non poter schifare tal scoglio, disse: 6001_10011_000848 parizzuolo mio. la mia patrona ha marito, e così uomo da bene quanto un altro che in questa terra si possa trovare, né le lascia mancare cosa veruna. 6001_10011_000849 e vibrato un coltellino che nella vagina della spada teneva con la punta l'indurato ghiaccio, tanto battè che da ogni parte lo spezzò e, preso il falcone, se lo pose in seno, acciò che alquanto riscaldare si potesse. 6001_10011_000850 perchè oggimai s appressava la mezza notte, la signora, ordinò che lionora alla sua favola desse cominciamento, la quale, più lieta che mai, con festevole sembiante, così a dire, principiò. 6001_10011_000851 la poncella vedutolo tutta si smarrì. e sì, come da famelici cani, lacerata fusse ad alta voce, cominciò gridare. 6001_10011_000852 la quale, attuffatasi nelle marine, onde se ne fuggì, i marinai, non potendolo soccorrere, scoppiavano da dolore e, tutti, mesti e sconsolati, la galea di bruni panni copersero. 6001_10011_000853 venuta l'ora di cena, la fante puose gli amanti a mensa e, ritornata in cucina, s'accostò al vecchiarello e disseli: 6001_10011_000854 cassandrino, perciò che era vestito de suoi panni, fra se stesso, assai dolendosi, disse: ohimè, misero guata dolente me come per adempire un mio fanciullesco appetito. 4998_10011_000000 disse allora, flamminio, dolce madre mia, mi sapreste voi insegnare dove ella si trovi e chi sei tu che così instantemente mi dimandi? 4998_10011_000001 appresso questo, ella aveva drieto le spalle una grandissima bolgia nella quale riservava ampolle vasetti ed albarelli, tutti pieni di vari liquori unguenti empiastri a diversi accidenti appropriati. 4998_10011_000002 e non vi è donna veruna a cui cotanto amore io porti. quanto alla vostra altezza, la quale se mi corrisponderà nell amore terrommi, il più contento e il più felice uomo che si truovi al mondo. 4998_10011_000003 e questo io dico, non già che io scampi la fatica per ciò che ne ho molte per le mani, ma perchè la favola raccontata da lui, con la sua buona grazia, vi sarà di maggior piacere e contentamento. 4998_10011_000004 furono ancora tra loro sovente proposti alcuni problemi de quai la signora era sola difinitrice e per ciò che oramai s approssimavano i giorni ultimi di carnesale dedicati alle piacevolezze, la signora a tutti comandò che 4998_10011_000005 l'una alla destra, l'altra alla sinistra, sempre le fusse. l'una de quai era la signora chiara, moglie di girolamo guidiccione, gentiluomo ferrarese, l'altra la signora veronica. 4998_10011_000006 senza potersi ritenere insieme con la tavola, cade giù in uno magazino terreno nel quale alcuni mercatanti tenevano bambaia e lane. e quantunque di alto cadesse, niuno però male si fece nella caduta. 4998_10011_000007 e tuffatosi nelle marine, onde se ne era ito a gli antipodi e quelli che la terra zappavano, già stanchi per lo molto lavorare. messi giù i concupiscibili appetiti, dolcemente nel letto riposavano. 4998_10011_000008 le quali, in quella sera, secondo che le fusse dato per sorte, avessero una dopo altra ordinatamente a favoleggiare. 4998_10011_000009 e isponerli lo amore che sua madonna li porta. e quando li fusse a piacere, ella, una notte vorrebbe esser con esso, lui in la propia casa. 4998_10011_000010 unico refrigerio della mia vita che abbiate caro colui che per voi mille volte al giorno more, il che facendo io riputerò aver la vita per voi, alla cui grazia mi raccomando. 4998_10011_000011 che dinanzi era rimasa vedova, prese quelle poche gioie e denari che egli si trovava avere ed, a vinegia con la figliuola, se n'andò. 4998_10011_000012 questo proponimento fu da tutti comendato molto laonde fattosi portare un vasetto d'oro e postivi dentro de cinque donne i nomi. il primo che uscì del vaso fu quello della vaga lauretta, la quale, per vergogna, tutta arrossita, divenne come mattutina rosa. 4998_10011_000013 io non so dove la stia, né dove ella si trovi, né come fatta sia, ma andatevene più innanzi, che forse la trovarete. 4998_10011_000014 imperciò che la tua bellezza, la tua leggiadria e il tuo parlare mi ha posto tal fuoco nell anima che, come secco legno, mi sento abbrusciare, il che, sentendo il scolare, teneva per certo che ella tutta si struggesse per suo amore. 4998_10011_000015 per portarli per venderne per sostentamento e di me e della mia famiglia. ed acciò che, quando sarò vecchio, mi possi sovvenire del danaro guadagnato. e poi disse, fiamminio, che sarà ì morire. 4998_10011_000016 il giovane scolare che già aveva inteso esser cotta la cena e ogni cosa dal discretissimo siniscalco apparecchiata, ordinò che ogniuno si ponesse a mensa. 4998_10011_000017 ora, malvagie femine, è venuto il tempo che io mi vendicherò di voi e farovvi portare la pena dell ingiuria fattami per lo mio grande amore. 4998_10011_000018 nostri acciò che questo carnesale, di cui oggimai pochi giorni ci restano, possiamo prendere alcun piacevole trastullo. ciascuno adunque di voi proponerà quello che più gli aggrada e ciò che alla maggior parte parerà fie deliberato. 4998_10011_000019 e mostrolli: le candidissime coscie che parevano due colonne di puro marmo, col rotondo corpo al finissimo alabastro somigliante dopo scoprendole più in su. 4998_10011_000020 quel eh era estinto. dopo si rifece vita prendendo si eh erano doi l uno de altro. il premio sodisfece, tal che ciascuno attese a i fatti suoi. 4998_10011_000021 io lascio considerare a voi a che termine quella notte si ritrovasse il miserello, il quale poco mancò che senza la coda non restasse, sì come era rimasto senza favella. 4998_10011_000022 ultima fu fiordiana prudente e d alti pensieri adornata, le cui egregie e virtuose opere avanzano tutte quelle eh in ogn altra donna si vedessero giamai. 4998_10011_000023 il giovane che dentro di sé tutto godeva. in ciò le fu molto cortese. non volse però che nel suo conspetto vestite rimanessero. 4998_10011_000024 dolce padre mio, ditemi un poco, disse: flamminio, se non v è a noia. che cosa è questa morte e come è fatta ella? a cui lo santo padre? 4998_10011_000025 filenio, veggendo il pericolo suo e della donna, senza mettersi alcun vestimento in dosso, ma solo con la camiscia corse sotto la littiera, e cosi fieramente si punse che non era parte veruna del suo corpo, cominciando dal capo insino a piedi, 4998_10011_000026 signor, mentre eh io miro nel bel viso nel qual mi regge amore, nasce da be vostri occhi un tal splendore ch apertamente veggio il paradiso. 4998_10011_000027 fu già consorte di santo orbat antico e nobile di crema. a questa dolce ed onesta compagnia concorsero molti nobili e dottissimi uomini, tra quai il casal bolognese, vescovo e del re d inghilterra, ambasciatore. 4998_10011_000028 mia, com io fo, ed è il debito mio. voi mi prenderete per vostro servo, disponendo e di me e delle cose mie, quantunque picciole siano, come delle vostre proprie. e grazia maggiore dal cielo ricevere non potrei. 4998_10011_000029 si trovò, scalzo e in camiscia e semimorto da freddo, giacere sopra la nuda terra. il poverello quasi perduto delle braccia e delle gambe a pena si puote levar in piedi. 4998_10011_000030 ritornati adunque i mariti a casa trovorono le loro mogli che nelle loro camere presso il fuoco sedevano e cusivano e perchè i panni anella e le gioie da mariti vedute nella camera di filenio li davano alquanta suspizione. 4998_10011_000031 ma egli, che già fatto, aveva di diamante il cuore, disse questo: non essere di biasmo, ma di vendetta. segno spogliatesi adunque le donne e rimase come nacquero. erano cosi belle, ignude come vestite. 4998_10011_000032 ma la vostra bellezza, la quale, a ciascaduna, altra donna vi fa superiore e me come vostro mancipio tene. taccio ora i vostri laudevoli costumi, taccio le egregie e ammirabili vostre virtù. 4998_10011_000033 la quarta fu alteria dalle bionde treccie la quale, con fede e donnesca, pietà di continovo alli servigi della signora dimorava. 4998_10011_000034 dopo, con grandissima meraviglia, più intensamente riguardandole, dicevano tra sé: non è questo il vestimento che io tei alla mia donna, non è questa la cuffia che io le comprai. 4998_10011_000035 il che, intendendo filenio, si allegrò e disse: alla fante, va e ritorna a casa e raccomandami a tua madonna e dille da parte mia che questa sera la mi aspetti già che marito suo non alberga in casa. 4998_10011_000036 non è maraviglia se quella mi stringe ad amarvi e tenervi chiusa nelle viscere del mio cuore? pregovi adunque gentil, signora mia. 4998_10011_000037 e se in cosa alcuna egli fusse stato manchevole, non accusarete lui, che ha fatto ciò che puote e seppe, ma me che, contra il voler suo, le diedi in luce. 4998_10011_000038 ma se in questo il mio parere non vi piacesse, che disposta io sono il voler vostro seguire. ciascuno de voi dirà quello che più gli aggrada. 4998_10011_000039 la terza fu lionora, la quale, avenga che per la sua naturai bellezza alquanto altera paresse, era però tanto graziosa e cortese quanto mai alcun'altra donna trovar si potesse. 4998_10011_000040 però ragioniamo d altro, o partitevi di qua, che io sono nemico de tai ragionamenti. e preso, commiato da lui, si partì. aveva già scorso flamminio molti paesi quando aggiunse ad uno luogo deserto e solitario dove trovò uno eremita con la barba squalida. 4998_10011_000041 ed i pastori. lasciate le spaziose ed ampie campagne e le brinose erbette e le fredde e limpid. 4998_10011_000042 e lo soprabbondante vendere per comprare pane, vino, vestimenti ed altre cose necessarie per lo viver quotidiano e così passare la vita nostra sino alla morte. 4998_10011_000043 me ben nato se d un tanto oggetto e ben così perfetto, degno per sua mercè. qua giù mi sia e veggia il fin della speranza mia. 4998_10011_000044 il scolare, già domenticato delle passate ingiurie, cominciò passeggiare dinanzi la casa di costei facendo il passionato simforosia, avedendosi, lui, esser già del suo amore oltre misura acceso. 4998_10011_000045 ma poscia che elle considerarono aspra pena che lo scolare sofferse per li pungenti spini e il pericolo grande in cui egli incorse per lo cadere d alto a basso e il freddo grande che egli patì trovandosi nella strada publica in camiscia, sopra la nuda terra addormentato. 4998_10011_000046 piacque sommamente a tutti la isposizione del sottilissimo enimma, dalla discreta fiordiana ingeniosamente raccontato e perchè oggimai s appressava la mezza notte. 4998_10011_000047 e fammi alma tant alto salire che n voi veggio per sorte servata la mia vita e la mia morte. 4998_10011_000048 ma per lo ravoglimento de malvagi tempi, per gli acerbi odij, per le sanguinolenti battaglie e per lo continovo mutamento de stati, indi si partì. 4998_10011_000049 ma nella memoria, ritornandoli, le ricevine ingiurie e il pericolo di morte. scacciò da sé ogni pietà e nel suo fiero e duro proponimento rimase. 4998_10011_000050 io stanzio in questo bosco tutto il giorno ed attendo allo esercizio mio e pochissime persone passano per questi luoghi e manco ne conosco. 4998_10011_000051 ordinò che vaso aureo le fusse portato e con la propia mano il nome di cinque damigelle scrisse e posti i loro nomi nel vaso. 4998_10011_000052 appresso di ciò, voi non risguardarete il basso e rimesso stile dello autore, perciò che egli le scrisse non come egli volse, ma come udì da quelle donne che le raccontarono nulla aggiongendole o sottraendolo. 4998_10011_000053 non men elegante che dottamente descritti e quantunque la loro materia non porgesse a vostre orecchie quel piacere e diletto che nelle altre solete trovare. 4998_10011_000054 non è questo il pendente che le discende dal collo innanzi il petto, non sono questi gli anelletti che la porta in dito. usciti di camera per non turbar la festa. non si partirono, ma a cena rimasero. 4998_10011_000055 e pur io stento e m'affatico per far di calzari, disse fiamminio, e per far che voi tanti n'avete ed a che farne più? a cui rispose il calzolaio. 4998_10011_000056 e vi concorsero molti gentiluomini bolognesi e scolari, tra quali vi era filenio costui. sì, come è usanza de giovani, vagheggiando ora l una ed ora l altra donna. 4998_10011_000057 ne quai mia vita e la mia morte. prendo da quelle viste, mansuete e nuove, giungemi al cuor un sì vago pensiero. 4998_10011_000058 tolta adunque licenza, flamminio e, partitosi dal calzolaio, andossene più oltre, dove trovò uno folto ed ombroso bosco, ed entratovi dentro vide un contadino che aveva tagliate molte legna da brusciare, ed a più potere ne andava tagliando. 4998_10011_000059 indi la signora comandò che trivigiano il liuto, prendesse e molino la viola e tutti gli altri carolassino menando il bembo la carola. 4998_10011_000060 ed ella, senza più aspettare che detto le fusse, levatasi in piedi e, fatta la debita riverenza alla signora ed ai circostanti, ascese uno luogo alquanto rilevato. 4998_10011_000061 quando, fra tante donne, il vago sole che mi dà morte e vita muove gli ardenti suoi splendidi rai. di lei più bella, amor non vidi mai. 4998_10011_000062 della seconda notte, notte terza, già la sorella del sole, potente nel cielo, nelle selve e ne gli oscuri abissi. 4998_10011_000063 il presente enimma. con molta agevolezza fu da tutti inteso, perciò, che il superbo e spazioso prato è questo mondo in cui dimoriamo tutti. le ninfe sono le tre sorelle, cioè cloto, lachesis e atropos. 4998_10011_000064 e quella trapassata discese giù in una oscura e profondissima valle, chiusa di alte grotte, dove vide una strana e mostruosa fiera, la quale, con suoi gridi, faceva rimbombare tutta quella valle, a cui flamminio disse: 4998_10011_000065 li vaghi augelli, lasciati i soavissimi lor canti ed il tra loro guerreggiare ne suoi cari nidi, sopra i verdi rami chetamente si riposavano. 4998_10011_000066 perciò che ogni mio bene e ogni mia vita da voi, e non altronde, dipende la giovane donna che pantemia si chiamava, quantunque intendesse il tutto, non però li rispose. 4998_10011_000067 il giovane, ringraziato, eh ebbe il santo padre e, tolta la sua benedizione, si partì continovando adunque flamminio. il suo viaggio trapassò molte profonde valli, sassose montagne ed inospiti boschi, vedendo vari e paventosi animali, dimandando a ciascuno s egli era la morte. 4998_10011_000068 casa simforosia, che già aveva intesa una e altra beffa fatta a filenio, s ingegnò di farli la terza, non minore delle due, e cominciollo con la coda dell occhio quando ella lo vedeva guatare, dimostrandoli che ella si consumava per lui. 4998_10011_000069 il secondo di fiordiana, il terzo di lionora, il quarto di lodovica, il quinto fu di vicenza poscia. a suono de flauti cominciorono a carolare, menando il molino e lionora la ridda. 4998_10011_000070 finita la favola dal molino raccontata, parve alla signora e alle damigelle che la vendetta delle ricevute ingiurie fatta per lo scolare contra delle tre donne fusse stata non men spiacevole che disonesta. 4998_10011_000071 ciò che in lei erano duo occhi scintillanti e lucidi più che sole, la bocca piccola e petto poco rilevato. 4998_10011_000072 di costumi lodevoli, bella di forma e di maniere, accorta, il cui vago e delicato viso dava grandissimo refrigerio a chiunque la mirava. 4998_10011_000073 dopo presa immantinente la testa e postala sopra il busto l impiastrate ro di quegli empiastri che preparati aveva e con agevolezza il risanò. 4998_10011_000074 indi comandò che l aureo vaso le fusse recato e postovi dentro di cinque damigelle il nome, il primo ad eritrea toccò per sorte. 4998_10011_000075 le donne gittatesi a piedi del scolare con pietose lagrime, umilmente lo pregorono licenziare le dovesse e che di sì grave scorno non fusse cagione. 4998_10011_000076 e, approssimatosi al letto con un torchietto in mano, leggermente cominciò levar il linzuolo da piedi e invilupparlo, e discoperse le donne sino alle ginocchia. 4998_10011_000077 che tutte ire concordi, si dierono la fede di operare, sì, che ciascheduna di loro da per sé li farebbe una beffa. e di tal sorte che l innamorato si ricorderebbe sempre che anche le donne sanno beffare. 4998_10011_000078 madre mia, iddio vi conservi, a cui con chioccia voce la vecchiarella rispose ancora: te, figliuolo mio, iddio salvi e mantenga. 4998_10011_000079 ed inginocchiatosi a piedi, riverentemente pose la mano nel vaso e di fiordiana trasse il primo nome. 4998_10011_000080 signori miei, io vi ho quivi condotti per darvi un poco di solacio e per mostrarvi la più bella cosa che a tempi vostri vedeste: giamai. 4998_10011_000081 poiché così piace, disse fiordiana a questa orrevole compagnia, che io delle mie cose sia interpretatrice, farollo molto volentieri. 4998_10011_000082 l astuta pantemia. tìngendo averli compassione, si iscusava di non aver il modo di poterlo accontentare, ma pur al fine, vinta da suoi dolci preghi e cocenti sospiri, lo introdusse in casa. 4998_10011_000083 indi di vicenza. dopo di lodovica ed appresso loro d isabella e di lionora vennero fuori i nomi. 4998_10011_000084 la prima adunque che uscì dal vaso fu cateruzza. la seconda arianna. la terza lauretta, la quarta alteria, la quinta eritrea. 4998_10011_000085 amandovi adunque: io, sì, come io vi amo, ed essendo io vostro, sì, come voi agevolmente potete intendere, non arrete a sdegno di ricevermi per vostro umilissimo servitore. 4998_10011_000086 rispose il calzolaio morire, replicando disse fiamminio. sì, rispose il calzolaio, maestro mio. disse allora flaminio. 4998_10011_000087 e voltato il viso verso a lionora, a cui l ultimo ragionamento della presente notte toccava: le impose che donnescamente alla sua favola desse. 4998_10011_000088 già il vigilante gallo dedicato a mercurio aveva col suo canto dato segno della vicina aurora, quando la signora ordinò che al favoleggiare si imponesse fine e tutti se ne andassero alli loro alloggiamenti. 4998_10011_000089 e che vergognosa cosa li sarebbe stata a percuotere tre feminelle e raffrenossi, pensava adunque e ripensava il giovane, qual via in vendicarsi tener dovesse. 4998_10011_000090 letta la risposta e trovata la opportunità del tempo, simforosia lo fece venire in casa e, dopo molti finti sospiri, li disse: 4998_10011_000091 ed entratovi dentro, con licenza però del portinaio nella prima persona. eh, egli s abbattè, s incappò in una vecchiarella molto antica e piena di grand'anni di volto squallida. 4998_10011_000092 a cui tutti rispondevano: non esser lei or. avendo scorso molti paesi e vedute molte strane cose, finalmente giunse ad una montagna di non picciola altezza. 4998_10011_000093 il che, vedendo i mariti e non sapendosi che dire, rimasero cheti raccontando minutamente alle loro donne tutto quello che gli era quella notte avenuto. 4998_10011_000094 venuta la notte, filenio prese la spada e soletto se n andò alla casa della sua nemica e, datole il segno, fu tostamente aperto e, dopo che ebbero insieme ragionato alquanto e lautamente cenato, ambeduo andorono in camera per riposare. 4998_10011_000095 le quali, secondo la poetica finzione, dinotano il principio, il mezzo ed il fine della vita nostra. cloto che tiene la rocca dinota il principio della vita. 4998_10011_000096 e la signora, gettati gli occhi adosso al molino, disse: signor antonio, ora con una leggiadra favola, ne rallegrarete tutti e comandolli che incominciasse. 4998_10011_000097 vostro stato real. eh, ogn altro avanza, per cui divengo dolcemente meno e l'ornamento d'ogni laude pieno. pascendomi di vostra alma sembianza, tengon miei spirti in voi, tanto avezzati. 4998_10011_000098 sono molti che, con ogni loro studio e diligenza, attentamente, vanno cercando alcune cose le quai. dopo che trovate le hanno. non vorrebbero averle trovate, anzi. sì, come il demonio l acqua santa, le fuggono a più potere. 4998_10011_000099 e la fredda figliuola di latona da risplendenti e chiare stelle, intorniata, già illuminava le folte tenebre della buia notte. 4998_10011_000100 la quale tutta leggiadra, tutta amorosa, con le dolci ed affettuose sue parole non pur gli uomini nelle amorose panie invescava. ma il sommo giove avrebbe potuto far giù discendere da l'alto cielo. 4998_10011_000101 altro, ad aiteria fu deputato il terzo, a lauretta il quarto. ad arianna concesse il fato ed a cateruzza, ultimo luoco, diede il cielo per elezione. 4998_10011_000102 de suoi panni si rivestì ed avendo veduta la paura e per esperienza provato quanto brutta e paventosa era la morte, senza altro commiato prendere dalla vecchiarella per la più breve ed ispedita via, eh, egli seppe e puote ad ostia se ne ritornò. 4998_10011_000103 la sesta fu eritrea, la quale, quantunque picciola fusse, non però si teneva alle altre di bellezza e di grazia inferiore. 4998_10011_000104 vecchia, ohimè, madre mia, ritornatemi come era prima. ritornatemi, per lo amore d iddio, perciò che io non vidi mai cosa più diforme né più paventosa di questa deh. removetemi, vi prego, da questa miseria nella quale, inviluppato, mi veggio. 4998_10011_000105 indi seguendo l incominciato ordine: il secondo che uscì fuori fu di alteria il nome, il terzo di cateruzza, il quarto di eritrea, il quinto di arianna. 4998_10011_000106 ma se voi desiderate, figliuolo mio, disse lo eremita di trovarla, andatevene più oltre, che voi la trovarete. perciò che uomo, quanto più in questo mondo cammina, tanto più s avicina a lei. 4998_10011_000107 che ornai è tempo di gire in sala, dove le altre donne vi aspettano. e così le berteggiava e con diletto le teneva a parole. le sconsolate donne, dubitando che caso suo avesse qualche crudel fine, piangevano e disperavano della lor salute. 4998_10011_000108 il signor vangelista, levatosi da sedere e lasciati i dolci ragionamenti che egli faceva con lodovica ubidientissimo, andò alla signora. 4998_10011_000109 oltre ciò, ella teneva dal lato manco una affilata spada e nella destra mano un grosso bastone, nell estremità del quale eravi una punta di ferro fatta in guisa d un trimanino, sopra del quale alle volte si riposava. 4998_10011_000110 della quarta notte. notte quinta: il sole bellezza del ridente cielo. 4998_10011_000111 finita la danza, con tardi passi e con gli amorosi ragionamenti, i giovani con le damigelle si ridussero in una camera dove erano apparecchiati confetti e vini preziosi. 4998_10011_000112 essendo ora di rinfrescar le donne con recenti vini e preziosi confetti, l astuto giovane prese le tre innamorate per mano e, con molta piacevolezza, le menò in una camera pregandole che si rinfrescasseno alquanto. 4998_10011_000113 non passorono molti giorni che filenio più volte per strada. s incontrò nelle sue care madonne e disse: qual di noi ebbe maggior spavento? qual di noi fu peggio trattato? 4998_10011_000114 e se non fusse stata la giovenezza che lo aiutò, certamente egli sarebbe rimaso attratto de nervi, filenio ritornato sano e nell esser che era prima. 4998_10011_000115 e con esso lei cominciò ballare. né appena egli aveva principiata la danza che con lei si mise in tal maniera a parlare. 4998_10011_000116 veduta. eh, ebbe flamminio questa vecchia disdentata e brutta- imaginossi che ella fosse la morte- che egli cercando andava ed accostatosi a lei disse: 4998_10011_000117 restaurare gli spiriti e, bagnatosi con acqua nanfa e ben profumatosi, se n andò a letto. non stette guari che il liquore operò la sua virtù e il giovane, sì profondamente, s addormentò. 4998_10011_000118 sono tutte vostre, a cui rispose il maestro, alcune sono mie, alcune di mercatanti, alcune di signori ed alcune de diverse persone. e che ne fanno di tante? disse il giovane, a cui lo sarto rispose: le usano ne diversi tempi e, mostrandogliene, diceva: 4998_10011_000119 e, trovandosi in una calle non molto lontano dalla publica strada, così scalzo e in camiscia, prese lo camino verso il suo albergo e, senza esser d alcuno conosciuto, entrò in casa. 4998_10011_000120 fine della tavola, orfeo dalla carta alle piacevoli ed amorose donne. salute. 4998_10011_000121 filenio. appena si aveva spogliato per girsene al letto che sopragiunse messer lamberto, suo marito, il che, intendendo la donna finse di smarrirsi e, non sapendo dove amante nascondere, gli ordinò che sotto il letto se n. 4998_10011_000122 chiamò il signor vangelista comandandoli che ad uno ad uno del vaso li traesse, acciò che a cui la volta del favoleggiare in quella notte toccava chiaramente, si potesse sapere. 4998_10011_000123 turbato ligliuolo mio. voi andate addimandando le strane cose. io non ve lo so dire né insegnare dove si trovi. nò di lei, giamai pur penso, e chiunque me ne ragiona, di lei grandemente mi offende. 4998_10011_000124 e fine estremo delle cose mondane. ella divide amico dall amico. separa il padre dal figliuolo ed il figliuolo dal padre. spartisce la madre dalla figliuola e la figliuola dalla madre. 4998_10011_000125 finito il ballo e posto silenzio alla dolce lira e chetate le sante corde del concavo liuto. la signora a lauretta impose che una canzonetta cantasse. 4998_10011_000126 e uscitosi di camera e chiuso l'uscio, trovò li, mariti loro, che in sala danzavano e, finito il ballo, menolli nella camera dove le tre donne in letto giacevano e disseli: 4998_10011_000127 e con lieto e festevole viso disse: signora mia e voi, onorandissimi signori, 4998_10011_000128 ed addobbatosi di grossi panni e preso un bastone d un torte cornio bene afferrato in mano da ostia si partì, avendo già fiamminio molte miglia camminato. 4998_10011_000129 in questo mezzo emerenziana, fece raccogliere molti fascicoli di pongenti spine e posele sotto la littiera, dove la notte giaceva, e stette ad aspettare che lo amante venisse. 4998_10011_000130 ne scelse dieci altre, non men graziose che belle, le cui virtù e leggiadri gesti sarebbe lungo raccontare. 4998_10011_000131 voi siate il ben trovato, padre santo, e voi il ben venuto, mio figliuolo, rispose. lo eremita, o padre mio, disse flamminio, e che fate voi in questo alpestre ed inabitabile luogo, privo d ogni diletto e d ogni consorzio umano? 4998_10011_000132 i quali, non aspettando altro comandamento, accordorono i loro stromenti e la seguente canzone lietamente cantorono: 4998_10011_000133 costui, più e più volte, aveva inteso che nel mondo non era cosa alcuna più terribile e più paventosa de l'oscura ed inevitabile morte, perciò che ella, non avendo rispetto ad alcuno, o povero o ricco, che egli si sia a niuno perdona. 4998_10011_000134 di che i mariti ne prendevano quel trastullo. e, contento che imaginar si puole, lascio pensar a voi a che termine si trovavano le misere e infelici donne quando udivano i mariti suoi prendere di loro trastullo. 4998_10011_000135 ma pur con gran malagevolezza levatosi e non potendo quasi affermarsi in piedi, meglio che egli puote e seppe, senza esser d alcuno veduto, al suo albergo ritornò e alla sua salute provedè. 4998_10011_000136 e salutato si l'uno e l'altro disse: flamminio, fratello, che vuoi far tu di tanta legna? a cui il contadino rispose: io l'apparecchio per fare del fuoco questo verno, quando saranno le nevi, i ghiacci e il bruma malvagio acciò che io possa scaldare e me e li miei figliuoli. 4998_10011_000137 e perciò che cinque delle damigelle restavano a novellare, la signora impose al trivigiano che i loro nomi scrivesse e nel vasetto d'oro li ponesse, traendoli dal vaso ad uno ad uno. sì, come fu fatto nella prima sera. 4998_10011_000138 le quali sono tante e tali che hanno forza di far discendere giù d alto cielo i superni dei. se adunque la vostra bellezza, accolta per natura e non per arte, aggradisce agli immortali dei. 4998_10011_000139 comincia il libro delle favole ed enimmi di messer glovanprancesco straparola da caravaggio intitolato le piacevoli notti proemio. 4998_10011_000140 il che, intendendo le mogli, fecero sembiante di non saper nulla e, dopo che ebbero alquanto riso, si spogliorono e s andorono a riposare. 4998_10011_000141 in laude della signora. in tal guisa, allegramente cantorono, i dico e dirò sempre: né fia chi mai di tal pensier mi mute ch essempio siete voi d'ogni virtute. 4998_10011_000142 filenio mio, non so qual altro che tu mi avesse mai condotta a questo passo, al quale condotta mi hai. 4998_10011_000143 quando le donne e parimente i gioveni, la terza sera nel luogo usato si raunorono al favoleggiare ed 4998_10011_000144 donne mie care, non vi ho io da raccontare una piacevolezza che mi è avvenuta oggi e che dissero le compagne- io disse emerenziana. 4998_10011_000145 più non tardate, dolce madre mia, porgetemi soccorso, che agevolmente porgere me lo potete. la vecchiarella astuta taceva, fingendo tuttavia di non essersi aveduta del commesso fallo, e lasciavalo ramaricarsi e cuocersi nel. 4998_10011_000146 e tanto camminò che giunse ad uno luogo dove era un sarto che aveva molte robbe su per le stanghe ed uno fondaco di varie e bellissime vestimenta pieno, a cui disse flamminio. 4998_10011_000147 onde flamminio, guatandosi le spalle e le reni e le grosse natiche e scolpite in fuori che per addietro vedute non aveva. in tanto tremore e pavento si puose che non trovava luoco dove nascondere si potesse, e con dolorosa e tremante voce diceva alla vecchia: 4998_10011_000148 dopo volse che antonio bembo con gli altri insieme facesse una danza. egli presto, a'comandamenti della signora prese per mano fiordiana, di cui era alquanto invaghito, e gli altri parimenti fecero il somigliante. 4998_10011_000149 ma curato diligentemente dal medico, si riebbe e ricuperò la pristina salute. non passorono molti giorni che filenio seguì lo suo innamoramento facendo l amore con le altre due, cioè con pantemia e. 4998_10011_000150 e molti altri gentiluomini i cui nomi, ad uno ad uno, raccontare sarebbe noioso. questi adunque tutti, overo la maggior parte di loro. 4998_10011_000151 abitava ottaviano maria sforza, eletto vescovo di lodi, al quale, per debito di eredità, morto francesco sforza, duca di melano. l imperio del stato ragionevolmente apparteneva. 4998_10011_000152 la qual noi più cho. ogni altra cosa desideriamo. e se questa grazia tu non ne vuoi fare, ti preghiamo, almeno, isconosciute a casa, ne lasci ritornare. acciò che l onor nostro salvo rimanga. 4998_10011_000153 la vecchiarella, per compiacergli, lo fece ignudo spogliare. mentre che il giovanetto si spogliava, ella certi suoi empiastri a diverse infermità opportuni incorporò e, preparato il tutto, dissegli: chinati giù, figliuolo mio. 4998_10011_000154 meglio sarebbe che noi fussimo morte in fascie che esser con tal vituperoso scorno. manifestate il scolare, vedendole coricate l una appresso l altra, come fanno marito e moglie. 4998_10011_000155 il scolare, non s avedendo dell astuzia della malvagia donna, entrò nel camerino e posto il piede sopra una tavola, diffitta dal travicello che la sosteneva. 4998_10011_000156 che grave tuono delle artigliane e di ogni altro gran strepito malagevolmente destato. l avrebbe laonde simforosia, vedendo che egli dirottamente dormiva e il liquore la sua operazione ottimamente dimostrava, si partì. 4998_10011_000157 che, sotto pena della disgrazia sua, a concistorio la seguente sera ritornassero, acciò che divisar potessero il modo e l'ordine che avessero tra loro a tenere. 4998_10011_000158 giovine leggiadro e amorevole, avenne che in bologna si fece una bella e magnifica festa, alla quale furono invitate molte donne della città e delle più belle. 4998_10011_000159 e nel tremendo giorno del giudizio, per grazia del mio redentore, non per meriti miei, mi faccia degno della felice e trionfante patria ed ivi goda i beni di vita eterna. alia quale iddio tutti ci conducili. 4998_10011_000160 i quali ciascheduna di loro arditamente rispose che di casa quella notte uscita non era. e presa la chiave della cassa dove erano le robbe. li mostrò: le vestimenta, l anella e ciò che i mariti fatto gli avevano. 4998_10011_000161 di che ella ne sentì grandissima allegrezza, perciò che mattino e sera se ne andava sopra il verone mirando li squamosi pesci che nelle chiare e maritime acque in frotta a più schiere nuotavano. 4998_10011_000162 ed essendo già spogliato per andarsene a letto con esso, lei, pantemia, li comandò che andasse nel camerino ivi vicino, ove ella teneva le sue acque nanfe e profumate e che prima molto bene si profumasse e poi se n andasse al letto. 4998_10011_000163 e dalla festa non si partirono, che agevolmente conobbero uno istesso: esser stato colui che con tutta tre aveva fatto. 4998_10011_000164 cercando per lo innanzi la vita e fuggendo la morte, dandosi a migliori studi di quello che per lo adietro fatto aveva. 4998_10011_000165 arianna. appresso questo, comandò che gli stromenti venissero e fattasi recare una ghirlanderà di verde alloro in segno di maggioranza. in capo di lauretta la puose, comandandole che nella seguente sera, al dolce favoleggiare, desse principio. 4998_10011_000166 di che le donne, e parimente gli uomini, fecero: sì, gran risa che ancora ridono. finito il ballo tondo, tutti si puosero a sedere, e le damigelle una dolce ed amorosa canzone. 4998_10011_000167 io mi sto, rispose lo eremita, in orazioni, in digiuni, in contemplazioni e per far che disse flamminio. oh perchè, figliuolo mio, per servir a dio e macerar questa misera carne, disse l eremita. 4998_10011_000168 finalmente, avendolo così tenuto per spazio di due ore e volendoli remediare da capo, il fece inchinare e, messa mano alla tagliente spada la testa, gli troncò dal busto. 4998_10011_000169 il molino, che non pensava di favoleggiare, ringraziò prima fiordiana delle lodi che ella date gli aveva. dopo ubidientissimo alla signora in cotal guisa, alla sua favola diede principio. 4998_10011_000170 prese uno linzuolo bianchissimo ma non molto sottile. acciò che non trasparessero le carni e fussero conosciute, e tutta tre coperse da capo a piedi. 4998_10011_000171 il che, intendendo le ghiottoncelle, si guatarono l una con altra e dirottamente cominciorono a piangere, pregandolo, non già per loro amore, ma per sua cortesia e innata umanità. onor suo riservato, le fusse. 4998_10011_000172 mi pare convenevole- cosa che noi si riconfortiamo alquanto- e, presolo per la mano, lo condusse in uno camerino ivi vicino, dove era una tavola apparecchiata con preziosi confetti e ottimi vini. 4998_10011_000173 certo non fa mestieri, gentilissima madonna, che io con parole vi dimostri quanto e quale sia il fervido amore che io vi porto e porterò fin che questo spirito vitale reggerà queste deboli membra e infelici ossa. 4998_10011_000174 ma come il fatto andasse, dir. non so o che fusse per la prestezza della maestra in ritornar il capo al busto, o perchè ella astutamente il facesse. la parte della testa posteriore mise nell. 4998_10011_000175 la quale, insieme con esso, loro elesse due altre matrone di venerando aspetto di sangue nobile, di età matura e pregiate. molto acciò che con suoi sani consigli. 4998_10011_000176 ma altrimenti, facendo tosto, vedrammi di vita privo ed ella ne sarà stata della mia morte cagione, amandovi adunque io, signora mia. 4998_10011_000177 così consenton, dopo il desir mio, le lagrime, i sospir che n vano spargo. e l immenso e celato mio martire ch io corro a queir estremo, ultimo vargo che fa sovente che me stesso oblio. 4998_10011_000178 ma non li venne fatto. sì, come egli bramava ed era il desiderio suo, perciò che fu perturbato ogni suo disegno. 4998_10011_000179 meco pensando, amorevoli donne, quanti e quali siano stati quelli celesti e sollevati spiriti. 4998_10011_000180 e puntalmente, le raccontò tutto ciò che egli le aveva detto, il che, intendendo pantemia e simforosia, dissero quello medesimo esser avenuto a loro. 4998_10011_000181 indi che cinque damigelle una canzonetta a suo bel grado cantassero, e ciascheduna de cinque damigelle a cui verrà la sorte debba una qualche favola raccontare. 4998_10011_000182 la quale, desiderosa di ubidire, disse: signora mia, avenga che lo enimma che da me fìa raccontato non sia di grave e noiosa vendetta. sì, come è stata la favola dal nostro ingenioso messer antonio recitata. 4998_10011_000183 chi sei tu? olà? saresti mai tu la morte a cui la fiera rispose? io non sono la morte, ma segui il tuo cammino che tosto la troverai. 4998_10011_000184 accettate adunque con lieto viso il picciolo dono del vostro servo il quale, se intenderà esservi, come egli spera, grato, si sforzerà per lo innanzi di donarvi cose che vi saranno di maggior piacere e contento. 4998_10011_000185 e tanto fece che ebbe agio di parlare una sera con pantemia, alla quale raccontò i suoi lunghi affanni e continovi tormenti. e pregolla, di lui pietà avere dovesse. 4998_10011_000186 mi parrebbe convenevole, tuttavia, così parendo a tutti voi, che nostro molino, con una sua facezia, rallegrasse questa nostra dolce compagnia. 4998_10011_000187 allora disse: flamminio, me la sapereste voi, almeno insegnare o dirmi dove ella si trovi. perciò che giorno e notte, per monti, per valli, per stagni, la vo cercando e novella, alcuna di lei non posso persentire. a cui rispose il calzolaio. 4998_10011_000188 e chiamò una sua fante giovane e gagliarda, che del fatto era consapevole e amendue per le mani e per li piedi. presero il scolare e chetamente, aperto l uscio, lo misero sopra la strada. 4998_10011_000189 e, presa la carta e la penna, le rispose che se ella lo amava e sentiva per lui tormento, che era ben contracangiato, perciò che egli più amava lei che ella lui e ad ogni ora che a lei ci paresse, egli era a suoi servigi e comandi. 4998_10011_000190 come persona prudente, finse di non aver orecchie e nulla rispose. finito il ballo e andatasi emerenziana a sedere il giovane filenio, prese un altra matrona per mano. 4998_10011_000191 e così vergognate, senza esser d alcuno conosciute, alle lor case ritornorono, spogliatesi le loro vestimenta che indosso avevano, le posero nelli lor forcieri e, calidamente, senza andar al letto, si misero a lavorare. 4998_10011_000192 e vedendogli guizzare or quinci, or quindi, sommo diletto n apprendeva. e perchè ella era abbandonata da quelle damigelle che prima la corteggiavano. 4998_10011_000193 quando, come desperato, giunse ad un ampia e spazioza campagna ed asceso un dilettevole e fiorito poggetto non molto eminente e, remirando or quinci, or quindi, vide le mura altissime di una bellissima città che non era molto lontana. 4998_10011_000194 raccontare, ponendole nel fine uno enimma da essere tra tutti noi, sottilissimamente risolto. ed ispediti tai ragionamenti, ciascuno di voi se n'anderà alle loro case a posare. 4998_10011_000195 parendo a filenio aver fatto assai, prese gli suoi panni e datili ordinò che subito si rivestissero e, rivestite che furono, per un uscio secreto fuori di casa, le mandò. 4998_10011_000196 tutte, molto piacendoli, dispose al tutto volere carolare con una di esse loro ed accostatosi ad una che emerenziana si chiamava moglie di messer, lamberto bentivoglio, la chiese in ballo. 4998_10011_000197 le donne parimente e gli uomini ad una voce risposero che era convenevole che ella determinasse il tutto. la signora, vedendo esserle tal carico imposto, rivoltasi verso la grata compagnia, disse: 4998_10011_000198 emerenziana, che non poteva sofferire il fittizio amore del sciocco scolare, chiamò una sua fanticella assai piacevoletta e bella e le impose che ella dovesse con bel modo parlare con filenio. 4998_10011_000199 favola: il fllenio slsterna, scolare in bologna, vien da tre belle donne beffato ed egli con una finta festa di ciascheduna si vendica. 4998_10011_000200 essendo tutta tre, una appresso, l'altra quasi in cerchio a sedere ed intertenendosi in piacevoli ragionamenti. emerenziana, moglie di messer lamberto, non già a fine di male, ma burlando, disse alle due compagne: 4998_10011_000201 ma elle, tenendo gli occhi chini a terra, nulla rispondevano. ed in tal guisa lo scolare: meglio che egli seppe e puote senza battitura alcuna. virilmente si vendicò della ricevuta ingiuria. 4998_10011_000202 non però per questo le sprezzarete, ponendole da canto e dandole totalmente ripulsa, ma con allegro viso l'abbracciarete, sì, come le altre solete abbracciare. 4998_10011_000203 e felice, anzi beato. mi terrei all ora quando io vi avessi per mia patrona anzi singoiar, signora. 4998_10011_000204 e le vaghe e scintillanti stelle avevano già il cielo del suo lume dipinto quando l'onesta ed orrevole compagnia, al luogo solito a favoleggiare, si ridusse. 4998_10011_000205 egli sì, come voi sapete, è ingenioso e faceto ed ha tutte quelle buone parti che ad una gentilissima persona si convengono. 4998_10011_000206 e perciò, quando a lui fusse a grado, ella desiderava più che ogni altra cosa di poter con esso, lui favellare. 4998_10011_000207 e vedendo la compagnia che fiordiana crollava la testa sorridendo alquanto, disse il bembo, signora fiordiana, a me par sciocchezza grande a perder il tempo in questo. dite voi ciò che vi pare, che del dir vostro tutti noi ci contentaremo. 4998_10011_000208 il giovane scolare, riguardandole da capo a piedi e vedendole sì belle e sì delicate che la lor bianchezza avanzava, la neve cominciò tra sé sentire alquanta compassione. 4998_10011_000209 si erano con il lor gregge tornati agli suoi usati casamenti e, lassi e stanchi dalle fatiche del giorno, sopra i molli e teneri giunchi, profondamente dormivano. 4998_10011_000210 né cosa alcuna in lei si trovava che di somma laude degna non fusse. la settima fu cateruzza per cognome brunetta, chiamata 4998_10011_000211 ma come potrò far io a trovarla, disse flamminio, a cui il contadino rispose: io non ve lo saprei dire, né meno insegnare, ma camminate più innanzi, che forse in lei vi incapperete. e tolta licenza dal contadino, si partì. 4998_10011_000212 la bella donna che simforosia si appellava. avendo ottimamente intese le care e dolci parole che dal fuocoso cuore di filenio uscivano, non puote alcuno sospiretto nascondere. 4998_10011_000213 dico: felice è in vita non chi la vede pur, ma chi parole d angelico intelletto l'ode formar con la sua santa bocca. grazia che forse a pochi oggidì tocca. 4998_10011_000214 rimase appresso, questo astuto giovane tolse tutte le vestimenta loro e altre robbe che in dosso portate avevano, e in uno camerino ivi vicino le pose e con parole assai spiacevoli le ordinò che tutta tre, una a lato dell altra, nel letto si coricassero. 4998_10011_000215 ritornando però senza fallo, nella sequente sera al concistorio, sotto quella pena che a sua signoria più convenevole parerà il fine della quarta notte. 4998_10011_000216 poi un morto, che è il lume, riceve la vita dopo il primo vivo, che è lo scolare. per virtù de duo vivi e morti sopradetti, si pone a ragionare con e morti, che sono i libri da uomini dotti, già gran tempo composti. 4998_10011_000217 ed elle, non avedendosi del mal animo che egli avea contra loro, ne prendevano trastullo, facendoli quel viso allegro e quella benigna e graziosa ciera che ad uno vero innamorato far si suole. 4998_10011_000218 la quinta fu lauretta, vaga di aspetto ma sdignosetta alquanto, il cui caro ed amoroso sguardo incatenava ciascuno che fiso la mirava. 4998_10011_000219 il giovane, che era alquanto sdignosetto. più volte volse giocare di mano e signarle la faccia, ma, come savio, considerò la grandezza delle donne. 4998_10011_000220 quando la bella ed onorevole compagnia, posto giù ogni altro pensiero con frezzoloso passo al concistorio, si ridusse. 4998_10011_000221 scioglie il vincolo matrimoniale ed a fine di giunge l anima dal corpo e il corpo sciolto dall anima non può più operare, ma viene sì putrido e sì puzzolente che tutti abbandonano e come cosa abbominevole il fuggono. 4998_10011_000222 valorosa donna, tanta è la bellezza vostra che, senza alcun fallo, quella trapassa ogni altra che io vedessi, giamai. 4998_10011_000223 che non gittasse sangue. e quanto più egli, in quel scuro, voleva difendersi dalle spine, tanto maggiormente si pungeva e non ardiva gridare: acciò che messer lamberto non lo udisse e uccidesse. 4998_10011_000224 giunse ad una strada nel cui mezzo vide un calzolaio in una bottega che calzari e uosa faceva, il quale, quantunque grandissima quantità di fatti ne avesse pur in farne degli altri, tuttavia, s affaticava. fiamminio, accostatosi a lui, disse: 4998_10011_000225 a cui per sorte aveva toccato il primo luogo della presente notte, che a favoleggiare desse incominciamento la 4998_10011_000226 la più gentile, la più graziata e la più bella donna che in bologna allora si trovasse, e con esso lei cominciò menare una danza, facendosi far calle, a coloro che s appressavano per rimirarla. 4998_10011_000227 e mentre che gli invitati menavano le mascelle, lo scolare ritornò nella camera dove le tre donne in letto giacevano e discopertele disse: buon giorno, madonne. avete voi uditi i mariti vostri? 4998_10011_000228 e messisi tutti secondo i gradi loro a sedere. la signora lucrezia comandò che l'ordine nella precedente sera tenuto in questa osservar si dovesse. 4998_10011_000229 la quale vezzosamente così incominciò: favola v: flamminio veraldo si parte da ostia e va cercando la morte. e non la trovando, nella vita s incontra la qual gli fa vedere la paura e provare la morte. 4998_10011_000230 e a sue parole prestarono quella credenza che prestare si suole a sogni degli infermi o a fola de romanzi. ed indi non si partirono. 4998_10011_000231 i quali, così ne gli antichi come ne moderni tempi, hanno descritte varie favole delle quali voi, leggendole, ne prendete non picciolo diletto. 4998_10011_000232 non arrete a sdegno se io, vostro buon servo, a nome vostro darò in luce le favole e gli enimmi dell ingenioso messer gioanfrancesco. straparola da caravaggio. 4998_10011_000233 perciò che se voi, leggendole, considerarete la diversità di casi e le astuzie che in quelle si contengono, almeno vi saranno di ammaestramento non picciolo. 4998_10011_000234 e postosi a camminare con frettoloso passo nel brunire della sera, ad una delle porte pervenne, la quale era adornata di finissimi e bianchi marmi. 4998_10011_000235 della terza notte. notte quarta, già il biondo apollo con infiammato carro aveva lasciato questo nostro emispero. 4998_10011_000236 e fatto motto alla signora che tutti già erano ratinati e tempo era ornai di ridursi a favoleggiare la signora dalle altre donne onoratissimamente accompagnata. 4998_10011_000237 e così, quando in un modo e quando in un altro, il volubile e fugace tempo passavano, di che la gentil signora con le savie damigelle sommo diletto n apprendeva. 4998_10011_000238 dopo, presa la testa in mano ed accostatala al busto ed unta con suoi empiastri, nel primo suo esser ritornare, il fece il giovane, vedendosi ridotto nel pristino suo stato. 4998_10011_000239 ed egli, ubidiente, s inchinò: piega la testa e chiudi gli occhi, disse la vecchia, e così fece. né appena aveva fornito di dire, che prese la coltella che dal lato teneva ed in un colpo il capo gli spiccò dal busto. 4998_10011_000240 finita la cena, i mariti ringraziorono lo scolare del buon accetto che fatto gli aveva e, molto più, del piacere che avevano avuto in vedere i delicati corpi che di bellezza. avanzavano il sole e, preso da lui il combiato, si partirono ed a i loro alberghi ritornorono. 4998_10011_000241 egli cominciò, con maravigliosa forza, cavare le pietre dove men forti parevano, e tanto cavò che egli fece un pertugio, sì grande che per quello fuori se ne uscì. 4998_10011_000242 ed ella, che era gentile e non men ardita, che bella. non lo rifiutò. filenio adunque con lento passo, menando il ballo e alle volte stringendole la mano con bassa voce, così le disse: 4998_10011_000243 in bologna, nobilissima città di lombardia, madre de studi e accomodata di tutte le cose che si convengono, ritrovavasi uno scolare gentiluomo cretense il cui nome era filenio sistema. 4998_10011_000244 ed innanzi che al novellare si desse principio, la signora comandò che molino ed il trivigiano prendessero i loro liuti ed una cantilena cantassero. 4998_10011_000245 io comprendo, e voi parimente lo potete comprendere, che da altra causa non sono mossi a scrivere, se non a consolazione vostra e per compiacere a voi. 4998_10011_000246 e così, angosciate e da dolor trasfitte in piedi, si levarono più la morte che altro. aspettando e voltatesi verso il scolare, dissero: filenio. 4998_10011_000247 venute le tenebre della seguente notte, tutti, secondo il comandamento a loro fatto, vi vennero e messisi tutti a sedere secondo i gradi loro. la signora, così a dire, incominciò. 4998_10011_000248 tra quali vi russerò ancora emerenziana, pantemia e simforosia. fatto invito e accettato. e venuto il giorno dell onorevol festa. tutta tre le donne poco savie, senza pensar più oltre, se n andarono. 4998_10011_000249 il che avenne a flamminio, il quale, cercando la morte, trovò la vita che gli fé vedere la paura e la morte provare. sì, come per la presente favola poterete intendere. 4998_10011_000250 restava a lionora proporre il suo enimma onde, tutta festevole, disse: per un superbo e spazioso prato di verde erbette e vaghi fiori adorno passan tre ninfe. per divino fato ne si ferman giamai notte né giorno. 4998_10011_000251 una la rocca tien dal manco lato, l altra col fuso a piedi fa soggiorno. la terza, con il brando sta da sezzo e spesso il debil fìl tronca nel mezzo. 4998_10011_000252 vanno così scorrendo sino alla morte. sentendo nominare flamminio la morte, disse dolce mio maestro, mi sapereste voi dire dove si trovi questa morte? rispose: lo sarto quasi d'ira acceso e tutto turbato. 4998_10011_000253 aveva già febo. le dorate rote nelle salse onde dell indiano mare ed e suoi raggi non davano più splendore alla terra e la sua cornuta sorella. le oscure tenebre, con la sua chiara luce signoreggiava per tutto. 4998_10011_000254 la figliuola del vago e piacevole sito invaghita con dolci ed umane parole, tanto il padre pregò che egli, a compiacimento di lei, il palagio prese a pigione. 4998_10011_000255 ma poscia che a sua altezza così piace ed è di contentamento di tutti. io mi sforzerò di raccontare cosa che vi sia di sodisfacimento. 4998_10011_000256 il quale, essendo vivo, fa viva l'esca con duo morti, cioè con acciaio, e con la pietra dal qual vivo, cioè dall esca vivificata. 4998_10011_000257 dove trovato il ferier beltramo, uomo di alto legnaggio, di natura benigno, amorevole e gentile. fu da lui, insieme con la figliuola, nella propia casa, con strette accoglienze, onorevolmente ricevuto. 4998_10011_000258 ed a noi, semplici donne, starebbe meglio l'aco in mano che raccontare le favole. a tutti piacque il parlare della prudente fiordiana e sommamente la laudarono. 4998_10011_000259 quasi ogni sera, a casa della signora lucrezia si riducevano ed ivi, ora con amorose danze, ora con piacevoli ragionamenti ed ora con suoni e canti, la intertenevano. 4998_10011_000260 e far penitenza di tante offese fatte all eterno e immortai iddio ed al vero figliuolo di maria e finalmente, per salvar quest'anima peccatrice, acciò che, quando verrà il tempo della morte mia, io glie la renda monda d ogni difetto. 4998_10011_000261 e le donne e gli uomini rallegratisi alquanto al motteggiare, si diedero e, finito il dilettevole motteggiare, presero licenza dalla generosa signora e tutti, con sua buona grazia, si partirono. 4998_10011_000262 e innanzi che si terminasse il ballo, egli le disse: tai parole, onestissima madonna, forse io parerò non poco prosontuoso scoprendovi ora il celato amore che io vi portai e ora porto. ma non incolpate me. 4998_10011_000263 e non sovenendogli alcuna. molto fra se stesso, si ramaricava: avenne dopo molto spazio di tempo. 4998_10011_000264 gli atti, donna gentil, modesti e grati, con l'accoglienze vaghe e pellegrine, salir vi fauno tra l'alme divine. 4998_10011_000265 venuta la seguente sera e tutti raunati all'onestissimo collegio e fatti alcuni balli nella usata maniera, la signora fece cenno alla vaga lauretta che desse al cantare e al favoleggiare. principio: 4998_10011_000266 ritrovandosi adunque il scolare in quello oscuro luogo, cominciò brancolare se scala o uscio trovasse. ma nulla trovando, maladiceva l ora e il punto che pantemia conosciuta aveva. 4998_10011_000267 ed ivi li mariti. videro le tondette e bianche gambe con i loro isnelli piedi. maravigliosa cosa a riguardare, indi discopersele sino al petto. 4998_10011_000268 gentiluomini, miei onorati molto, e voi piacevoli donne, noi siamo qui raunati, secondo l'usato modo, per mettere regola a dolci e dilettevoli intertenimenti nostri. 4998_10011_000269 filenio. presa la lettera e inteso il tenore e non considerato inganno e smemorato delle passate ingiurie, fu il più lieto e consolato uomo che mai si trovasse. 4998_10011_000270 dopo costoro vi erano bernardo cappello, fra gli altri, gran verificatore amoroso, antonio bembo, il domestico benedetto trivigiano, il faceto antonio molino, detto burchiella, il cerimonioso ferier beltramo. 4998_10011_000271 zelo. dapoi che le tre donzelle posero fine all amorosa canzone che per sospiri da presso l'aere rompea, la signora fece cenno ad eritrea. 4998_10011_000272 onde ringrazio il dì natura e il cielo che per mio divin fato fui preso e irapiuto d nn. sì, dolce zelo. 4998_10011_000273 fuggono. avetela mai veduta, voi padre? disse flamminio, ma di no, rispose lo eremita. ma come potrò io fare di vederla? disse flamminio. 4998_10011_000274 il trivigiano, ubidiente molto alla sua signora, essequì il comandamento suo e, per sorte, il primo che uscì del vaso fu d isabella il nome. 4998_10011_000275 mi ho trovato carolando uno innamorato, il più bello, il più leggiadro e il più gentile che si possa trovare, il quale dice esser sì acceso di me per la mia bellezza, che né giorno né notte non trova riposo. 4998_10011_000276 venuto il giorno e partitosi il marito di casa, il povero scolare, meglio che egli puote- si rivestì e così sanguinoso a casa se ne tornò e stette con non picciolo spavento di morte. 4998_10011_000277 con gli atti riverenti, onesti e saggi ch escono de bei raggi, s'adorna quel che bello il mondo chiama. e chi seguir non brama l'opre gentil quai fan che mi distempre. 4998_10011_000278 e se per aventura il mio ragionare, che iddio non voglia vi fosse noioso o che passasse di onestà il termine, mi averete per iscuso e incolparete la signora fiordiana, la quale di tal cosa n è stata cagione. 4998_10011_000279 elle stavano chete e non osavano zittire. acciò che, conosciute non? f? ussero i mariti. tentavano il scolare che le discoprisse il volto, ma egli, più prudente nell'altrui male che nel suo consentire, non volse. 4998_10011_000280 il scolare con turbato e minaccevole viso comandò che, per quanto caro avevano la vita loro tutta, tre ignude si spogliassino. 4998_10011_000281 tutta festevole e ridente. con lento e tardo passo nella camera del ridotto si venne e con lieto viso, amichevole compagnia, graziosamente salutata, si mise a sedere. 4998_10011_000282 padre, figliuol mio, non ti curar di saperlo, perciò che ella è una terribile e paventosa cosa e s addimanda da sapienti. ultimo termine de dolori, tristezza der felici, desiderio dei miseri. 4998_10011_000283 essendo adunque così, sì, come io giudico, anzi certissimo- tengo voi come piacevoli ed amorose. 4998_10011_000284 non contento di questo, il giovane scolare prese le vestimento di tutta tre le donne e mostrolle a i mariti loro, i quali, vedendole, rimasero con una certa stupefazione che li rodeva il cuore. 4998_10011_000285 recitata. nondimeno sarà di materia che appartiene ad ogni studioso giovane e senza altro indugio. e altra risposta aspettare. così lo suo enimma propose un vivo con duo morti: un vivo fece, dal qual ebbe la vita, un morto poi. 4998_10011_000286 iddio vi salvi. maestro, a cui il calzolaio siate il ben venuto. figliuol mio, a cui fiamminio, replicando, disse: e che fate voi? io lavoro, rispose il calzolaio, e stento per non stentare. 4998_10011_000287 io non avrei mai creduto valorose donne, né pur imaginato che la signora mi avesse dato carico di dover favoleggiare, e massimamente toccando la volta alla signora fiordiana avenutale per sorte. 4998_10011_000288 quando la onesta ed onorevole compagnia a l'usato suo luogo lietamente si ridusse e poscia che le donne e gli uomini ebbero insieme ragionato e riso alquanto, la signora lucrezia imposto il silenzio a tutti. 4998_10011_000289 ed era sì macilenta e macra che per la sua macrezza tutte le ossa, ad una ad una, si arebbono potuto annoverare costei. aveva la fronte rugosa, gli occhi biechi, lagrimosi e rossi che la porpora somigliavano. 4998_10011_000290 il che, avendo presentito li suoi, non senza suo grave danno, il perseguitorono il miserello, vedendo la persecuzione de parenti suoi ed il mal animo contra lui e la figliuola. 4998_10011_000291 le guance crespe, le labbra riversate, le mani aspere e callose, il capo e la persona tutta tremante, lo andar suo curvo e de panni grossi e bruni addobbata. 4998_10011_000292 giudicorono giustissima esser stata la vendetta, ma perchè fiordiana si era scaricata di raccontare la favola? la signora le impose che almeno ella dicesse uno enimma che non avesse disavaglianza da la materia del scolare. 4998_10011_000293 venuta l aurora e tardi, accortosi il miserello dello inganno della donna, vide in una parte del magazino certe fissure nelle mura che alquanto rendevano di luce e per essere antiche e gramose di fastidiosa muffa. 4998_10011_000294 quando ti aggrada, figliuolo mio, farottila, vedere quanto ella è brutta e quanto paventosa, ancora provare a cui flamminio. madre mia, non mi tenete più a bada, ornai, fate che io la veggia. 4998_10011_000295 per gran piaga che l'uomo abbi nella persona, io con amorevolezza la risano e saldo e per gran doglia, eh, egli parimenti si senta in picciol spazio d ora levoli ogni dolore. 4998_10011_000296 venute adunque le pazze e sciocche tre donne in camera, il giovane chiuse l uscio della camera e andatosene a loro, disse: 4998_10011_000297 perdona laonde, pieno di maraviglia tra se stesso, determinò al tutto di trovare e vedere che cosa è quello che da mortali morte s addimanda. 4998_10011_000298 chiuse dentro del petto le passate ingiurie e, senza mostrarsi crucciato e di portarle odio, fìnse che egli era di tutta tre vie più innamorato che prima e quando una e quando altra vagheggiava. 4998_10011_000299 misura del volubil tempo e vero occhio del mondo da cui la cornuta luna ed ogni stella riceve il suo splendore. oggimai aveva nascosi i rubicondi ed ardenti raggi nelle marine onde. 4998_10011_000300 aveva filenio in bologna, a pigione, uno bellissimo palagio il quale era ornato d un ampia sala e di polite camere. egli determinò di far una superba e onorata festa e invitare molte donne. 4998_10011_000301 beffare, continovando adunque filenio in far amore, quando con una, quando con l'altra, e vedendo che ciascheduna di loro faceva sembiante di volerli bene, si mise in cuore, se possibile era di ottenere da ciascheduna di loro l'ultimo frutto. 4998_10011_000302 che di venire suggetto a tanta donna, la quale, come uccello, mi ha preso nell amorosa pania emerenziana che, attentamente ascoltate, aveva le dolci e graziose parole. 4998_10011_000303 l'ottava fu arianna, giovane di età di faccia venerabile, di aspetto grave e di eloquenza ornata, le cui divine virtù, accompagnate da infinite lodi, come stelle in cielo sparte rilucono. 4998_10011_000304 il perchè chiaramente compresero che quelle parole dello innamorato non da fede amorosa, ma da folle e fittizio amore procedevano. 4998_10011_000305 dove era la bella sedia di drappo di seta tutta guarnita, e fattesi venire le quattro compagne, elette la seguente canzonetta con angeliche voci, in laude della signora: tutte cinque in tal maniera cantorono: 4998_10011_000306 insegnare laonde. se voi siete quella, ditemelo per cortesia, perciò che assai desidero e di vederla e di provarla, acciò che io sappia se ella è così diforme e paventosa, sìcome da ciascuno è tenuta. la vecchiarella, udendo la sciocchezza del giovine, dissegli: 4998_10011_000307 ed asceso sopra le marmoree scale, vidde la magnifica sala, le morbide camere ed un verone sopra l'acqua che tutto il luogo signoreggiava. 4998_10011_000308 li mostrò: il teneretto e poco rilevato petto con le due popoline sode, delicate e tonde che arebbeno costretto il sommo giove ad abbracciarle e basciarle. 4998_10011_000309 ma la danza onestamente seguì e, finito il ballo, sorridendo alquanto si puose con le altre a sedere. non stette molto che lo innamorato filenio prese la terza per mano. 4998_10011_000310 queste, lo state quelle, lo verno quest'altre da mezzo tempo, e quando l'una e quando l'altra si vesteno, e poi che fanno? disse flamminio, e poi rispose lo sarto. 4998_10011_000311 iddio sia con voi, maestro mio, a cui lo sarto, e con voi sia ancora. e che fate voi? disse flamminio di sì, belle e ricche robe e sì, onorate vestimenta. 4998_10011_000312 ch or mansueto, or fiero, con la speranza e van desir contendo, e così dolcemente all or m incendo d una speme sì ferma e sì sicura che più nuli altra cura mi può dall uso mio far cangiar stato. 4998_10011_000313 il primo vivo per lor vivi e morti. a parlar poi si puose con e morti. fu il sottil enimma di fiordiana, diversamente interpretato, ma non fu alcuno che aggiungesse al segno. 4998_10011_000314 disse da poi che così vi piace, che io di contentamento vostro ditermini l'ordine che si ha a tenere. io per me vorrei che ogni sera, infìno a tanto che durerà il carnesale, si danzasse. 4998_10011_000315 ed a lodi, con la figliuola lucrezia, moglie di giovan francesco gonzaga, cugino di federico, marchese di mantova, nascosamente se n andò ivi per alcun tempo dimorando. 4998_10011_000316 le donne, tutte sgomentate e tremanti da terrore, dissero: oh, insensate noi. che diranno i mariti? che diranno i parenti nostri? come si saprà che noi siamo quivi? state ignude, trovate, uccise. 4998_10011_000317 aveva la sagace donna alloppiato il vino per far che egli s addormentasse fino a certo tempo, filenio prese il nappo e lo empì di quel vino e, non avedendosi dell inganno, intieramente lo beve. 4998_10011_000318 li mandò per una vecchiarella una lettera per la quale li dimostrò che egli, con la sua bellezza e gentil costumi, aveva sì fieramente presa e legata, che ella non trovava riposo né di né notte. 4998_10011_000319 queste adunque dieci vaghe damigelle, tutte insieme, e ciascheduna da per se, servivano alla generosa lucrezia sua, signora. 4998_10011_000320 la nona fu isabella, molto ingeniosa, la quale con le sue argute e vive proposte tutti e circostanti ammirativi rendeva. 4998_10011_000321 la quale, desiderosa di ubidire e sodisfare alla sua signora, prese per mano le altre compagne ed unitesi assieme e fatta la debita riverenza, con chiare e sonore voci cantorono la seguente canzone: 4998_10011_000322 tanto lungi da casa quanto sarebbe un buon tratto di pietra. era circa un ora innanzi che spuntasse l aurora, quando il liquore perde la sua virtù e il miserello si destò e credendo egli esser a lato di simforosia, 4998_10011_000323 eglino quivi fuori, con grandissimo desiderio vi aspettano vedere che dimorate. levatevi su dormiglione, non sbadigliate, cessate, ornai, di stropicciarvi gli occhi. prendete le vestimenta vostre e, senza indugio, ponetevele in dosso. 4998_10011_000324 de quai. la prima fu lodovica, i cui begli occhi risplendenti come lucide stelle, a tutti che la guardavano ammirazione non picciola porgevano. l altra fu vicenza. 4998_10011_000325 laonde ascese un giorno con la figliuola, una navicella, ed a morano se n'andò ed adocchiatovi un palagio di maravigliosa bellezza che allora vuoto si trovava. in quello entrò, 4998_10011_000326 disse la vecchiarella, a cui flamminio rispose: io sono un giovanetto che già sono passati molti giorni, mesi, anni che la vo cercando, né mai ho potuto trovare persona in luogo alcuno che me l abbia saputa insegnare. 4998_10011_000327 mi sapreste voi dire che cosa è questa morte, in vero? no, rispose il calzolaio, l'avete voi, giamai veduta, disse fiamminio, io né la vidi, né vederla, né provarla mai. vorrei che dicesi da tutti ugualmente che ella è una strana e paventosa bestia. 4998_10011_000328 sareste voi per avventura la morte, madre mia disse flamminio. no, rispose la vecchiarella, anzi, io sono la vita, e sappi che io mi trovo aver qua dentro, in questa bolgia, che io porto dietro le spalle certi liquori ed unzioni che 4998_10011_000329 ben ti sei oltre modo di noi vendicato. altro non ci resta se no che tu prendi la tua tagliente spada e con quella tu ne dia la morte. 4998_10011_000330 udita flamminio la desiderata risposta, molto s allegrò. era già il miserello per la lunga fatica e duro strazio per lui sostenuto, stanco e semi. 4998_10011_000331 che se voglio d'altrui formar parola, dirmi: convien di voi nel mondo sola. da poi che le cinque damigelle, tacendo, dimostrarono la sua canzone esser venuta al glorioso fine, sonorono gli stromenti. 4998_10011_000332 ed essendo tutti, secondo i lor ordini, postisi a sedere, la signora lucrezia comandò che il vaso come prima portato fusse e messevi dentro il nome di cinque damigelle. 4998_10011_000333 e perchè la troppa e lunga dimoranza nell'altrui case il più delle volte genera rincrescimento, egli con maturo discorso, indi partire si volse ed altrove trovare propio alloggiamento. 4998_10011_000334 e considerato il dilettevole sito, la spaziosa corte, la superba loggia, l'ameno giardino pieno di ridenti fiori e copioso de vari frutti ed abbondevole di verdeggianti erbette, quello sommamente comendò. 4998_10011_000335 melano, antica e principal città di lombardia, copiosa di leggiadre donne, ornata di superbi palagi e abbondevole di tutte quelle cose che ad una gloriosa città si convengono. 4998_10011_000336 che il giovane s imaginò di far, cosa per la quale al suo desiderio agevolmente sodisfar potesse. e sì, come gli venne nell animo, così la fortuna fulli favorevole. 4998_10011_000337 suspizione acciò che niuno sospetto li rimanesse, ciascun di loro addimandò la sua donna dove era stata quella sera e dove erano le sue vestimenta. 4998_10011_000338 ma pur considerando onor suo e che era maritata. niuna risposta li diede ma, finito il ballo, se ne andò al suo luogo a sedere. 4998_10011_000339 non eh io sia a questa cosa bastevole, ma per sodisfare a tutti voi a quali, per molte cause, mi veggio tenuta, altro vezzose donne, il nostro enimma non significa se non lo scolare che si leva di letto la mattina per tempo a studiare. 4998_10011_000340 il dotto pietro bembo, cavaliere del gran maestro di rodi e vangelista di cittadini melanese, uomo di gran maneggio, il primo luoco appresso la signora tenevano. 4998_10011_000341 in ostia, città antica non molto lontana da roma. sì, come tra volgari si ragiona, fu già un giovane più tosto, semplice e vagabondo che stabile ed accorto, e fiamminio veraldo era per nome chiamato. 4998_10011_000342 dopo, al suono de soavi flauti, con lento passo si diedero tutti al carolare. e poscia eh ebbero, con festevoli ed amorosi ragionamenti, carolato alquanto tre delle damigelle. 4998_10011_000343 e dagli anni e dal digiuno tuttoattenuato, aveva la mente sola alla contemplazione e pensò che egli, nel vero, fosse la morte, a cui flamminio disse: 4998_10011_000344 morte deh, per cortesia, disse flamminio, mi saperesti insegnare dove si trovi questa morte? certamente no, rispose il contadino, perciò che io non la vidi mai, né so dove ella dimori. 4998_10011_000345 dimorando adunque il cattivello con simforosia in dolci e dilettevoli ragionamenti e parendogli ornai ora di andarsene a letto e coricarsi a lato, lei disse: simforosia, anima mia dolce, innanzi che noi andiamo a letto, 4998_10011_000346 le donne, udendo queste parole, rimasero più morte che vive e cominciorono ramaricarsi molto d aver altrui offeso e appresso. questo maladicevano loro medesime, che troppo si avevano fidate in colui che odiare dovevano. 4998_10011_000347 con scema ritondità teneva mezzo il cielo e già occidente orizzonte aveva coperto il carro di febo e le erratiche stelle d ogni parte fiammeggiare si vedevano. 4998_10011_000348 presa prima buona licenza dalla signora, la presente canzone. soavemente cantorono quando amor donna ad ora ad ora muove vostro leggiadro e nobile sembiante e quelle luci sante 4974_10011_000000 tu lodi tanto cotesto tuo vaccaro di sofficienza, di lealtà e di verità, ed io ti dico che egli è il più insofficiente, il più sleale ed il più bugiardo uomo che mai creasse la natura, e mi offero di fartelo vedere ed udire. 4974_10011_000001 guerrino. questo, intendendo alla presenza del re, si appresentò e, fattagli la convenevole riverenza, gli addimandò qual era la causa che egli dimandato lo aveva, a cui zifroi re disse: 4974_10011_000002 e tante volte le circondava il collo quante la biscia circondato le aveva la fanciulla a cui, per la bellezza biancabella, fu posto il nome. 4974_10011_000003 e fattisi portar duo bellissimi vasi grandi, uno di latte e altro d acqua rosata, nel giardino. li mandò. 4974_10011_000004 una fornace fortemente accesa, sarebbe a costui poca pena, a quella che egli meriterebbe allora samaritana, come bragia di fuoco nel viso avampata, disse: 4974_10011_000005 e fingere che egli fusse il patrone ed isperimentare come far dovesse quando sarebbe nel cospetto di emilliano. 4974_10011_000006 questo, udendo travaglino, tutto stupefatto rimase, ma, vinto dal carnale amore e dalle lusinghe della impudica donna, rispose: altro: non volete da me, signora mia, non che il capo, ma il busto, e me stesso pongo nelle mani vostre. 4974_10011_000007 il che, udendo una delle damigelle alla finestra, si puose e, veduto ch'ella ebbe il mercatante con le care robbe, corse alla reina e dissele che per la strada era uno mercatante con rocche e fusi d'oro, i più belli ed i più ricchi che si vedessero, giammai la. 4974_10011_000008 il che, intendendo lucaferro, assai contento rimase e perchè isotta chiaramente sapeva che il toro dalle corna d oro ad emilliano, suo cognato, era molto caro. 4974_10011_000009 altrimenti il capo dal busto ti farò spiccare, guerrino. intesa la severa proposta di zifroi, re molto si maravigliò e, voltatosi a lui, disse: 4974_10011_000010 più volte della figliuola addimandò e non trovandola né sapendo dove ella fusse, s'accese di tanto furore che la minacciò di farla vituperosamente morire. 4974_10011_000011 nasce tra gli altri un animai sì vile, che invidia ed odio porta al proprio seme. tien per natura un sì malvagio stilo che, veggendo i figliuoli grassi geme. 4974_10011_000012 finalmente sopragiunse ferrandino ite di napoli, la cui prodezza e chiaro nome risplendeva, come il sole ira, le minute stelle, ed andatosene al marchese, gli dimandò la figliuola per moglie. 4974_10011_000013 ferrato, adunque il cavallo e ben guarnito di ciò che fa mestieri, disse il giovane a guerrino: monta sopra questo mio cavallo e vattene in pace. 4974_10011_000014 il re. cercata la madre e nulla trovandole, chiamò la reina e, presa la guagina che al lato ella teneva, trovò il coltellino tutto bruttato di sangue. 4974_10011_000015 e da principio sino alla fine. li raccontò, gli amorevoli comandamenti del padre e la contrafazione loro, il marchese. udite le parole di salardo che uscivano dalle intime parti del cuore. 4974_10011_000016 allegandole molte ragioni. acciò che rimovere la potessino, ma ella, salda nel suo volere, volse al tutto partirsi, promettendoli tuttavia di ritornare. 4974_10011_000017 pervenne all età di sedeci anni e tanto era bello che pareva una mattutina rosa. non stette guari che venne un diabolico pensiero a gli serventi di uccidere guerrino. 4974_10011_000018 la risoluzione dello arguto enimma a tutti sommamente piacque e non fu veruno che degnamente non lo comendasse, ma ella umilmente, levatasi in piedi e fatto a tutti il debito onore. 4974_10011_000019 ah, sorella mia, aiutami, ti prego, e se io dal tuo consiglio scostata mi sono, perdono. ti chiedo perciò che errai. ti confesso il fallo mio, ma error fu per ignoranza, non per malizia. 4974_10011_000020 cosa partitosi guerrino tutto rimaricato al suo caro compagno. se ne gì e raccontogli ciò che detto gli aveva: zifroi re. 4974_10011_000021 e senza mettergli intervallo di tempo, il figliuolo se ne andò al marchese e chieseli grazia di sospendere. il padre acciò che della terza parte de suoi beni come carnefice successore rimanesse. 4974_10011_000022 la reina comandò che su in palagio venire lo facesse ed egli, asceso sopra le scale e, venuto in sala, dalla reina non fu conosciuto, perciò che ella del padre più non si pensava. 4974_10011_000023 a cui il mercatante rispose averlo venduto al re d'inghilterra e averne guadagnato altrettanto di quello che gli era costo, il che, intendendo tebaldo, si rallegrò e verso inghilterra prese il cammino. 4974_10011_000024 dopo pregollo, come buon padre, che egli volesse tenere a memoria tre precetti, né mai scostarsi da quelli. 4974_10011_000025 ritorna, adunque al re e dilli che tu vuoi che ti dia un valente maestro che ferra cavalli ed ordinagli. 4974_10011_000026 contento perciò che, quando egli veniva dalla caccia ed entrava nella camera, li pareva esser tra tutte le speziane che mai nacquero in oriente. volse un dì il re dalla madre e dalle damigelle. 4974_10011_000027 e vestitosi da mercatante e prese molte gioie e lavorieri, tutti d oro, a maraviglia, lavorati da salerno isconosciuto. si partì. 4974_10011_000028 ed indi non si partì che anche rubinetto, suo fidato compagno, sposò l'altra sorella. dopo guerrino si manifestò che egli era figliuolo di filippo maria, re di sicilia. 4974_10011_000029 ecco sopragiunse il gallavrone, il qual, susurrando, intorniò il chiaro viso di potenziana dalle chiome d oro ed ella, come paventata, con le mani il ribatteva indietro ed avendolo più di tre fiate ribattuto, finalmente si parti. 4974_10011_000030 sedeva, conobbe che a lei toccava il dover dire laonde, senza aspettare che dalla signora imposto le fusse in tal guisa, cominciò a parlare. favola iii: 4974_10011_000031 la figliuola che era non men onesta. che bella intesa la mala intenzione del perverso padre tra se stessa. forte si turbò e considerato il malvagio suo proponimento per non contaminarlo ed addurlo a sdegno. 4974_10011_000032 rendomi certa: clic, tu, mosso a pietà, subito da si lunghi ed acerbi tormenti, la libererai. e se in ciò sarò bugiarda, mi offero di sofferire quella istessa pena. che ora la misera reina. 4974_10011_000033 in chi potrei io più sicuramente fidarmi che nella propia moglie, la quale, avendo abbandonato il padre, la madre, i fratelli, le sorelle e la propria casa, si è fatta meco una istessa anima ed uno istesso cuore. 4974_10011_000034 se ne girono al palazzo delle due matrone, le quali, con benigne accoglienze e onesti modi, onoratissimamente le ricevettero. 4974_10011_000035 e fattala con diligenza medicare e ottimamente ricoverare. in breve tempo si riebbe il re. dopo fece uno apparecchiamento grande per tutto il suo regno e raunò un potentissimo essercito e lo mandò a salerno. 4974_10011_000036 ma ella non più come prima se le appresentava, il che, vedendo biancabella molto si maravigliò e non trovandola né veggendola in luogo alcuno del giardino, assai dolorosa rimase. 4974_10011_000037 il marchese, vedendolo bello, leggiadro e ben formato e molto potente e di stato e di ricchezze. conchiuse le nozze e chiamata la figliuola, senza altra dimoranza, si toccorno la mano e basciorono. 4974_10011_000038 ora, andando la fedel balia, freneticando nella mente sua, entrovvi un nuovo pensiero nell'animo, che è questo che intenderete. 4974_10011_000039 la quale tanto instantemente chiami il che, udendo biancabella con voce da fervidi singolti interrotta, le disse: 4974_10011_000040 ancora adesso mi ami e preghi il sommo iddio che l abbi compassione de sciocchi miei giovenili errori ed io, come ingrato tuo figliuolo e disubidiente a comandamenti tuoi, pregoti mi perdoni. 4974_10011_000041 di altrui, domaresti il cavallo che così miserabilmente distrugge e dissipa il regno mio. se ti dà il cuore de prendere tal gloriosa impresa, 4974_10011_000042 guerrino. ben guardata e ben considerata l'ima e l'altra poncella, puose la mano sopra il capo di potenziana, che il gallavrone gli aveva mostrata, e disse: sacra corona, questa è la figliuola vostra dalle chiome. 4974_10011_000043 ma poi che intesero salardo esser liberato dalla forca e postumio vituperevolmente cacciato e teodora miseramente morta, si rallegrarono molto e resero le debite: grazie a dio che da morte l'avea campato. 4974_10011_000044 ma niuno vi era che le rispondesse, se non la risonante eco che per tutta aria si udiva mentre che la infelice donna dimorava in cotal passione, vedendosi al tutto priva di umano aiuto. 4974_10011_000045 non già per me, ma per virtù e cortesia di costei che meco siede, la quale mi è sorella, e levatesi ambedue da sedere. 4974_10011_000046 il re d'ira e di furore acceso veduto lo apertissimo argomento, contro la reina si volse e dissele: ahi, malvagia e dispietata femina, nemica delle propie carni. 4974_10011_000047 caro ella. sopra di quello fece il disegno e, vestitasi molto lascivamente e licatasi il viso soletta, uscì di bergomo ed andossene a pedrènch, dove era il podere di emilliano. 4974_10011_000048 ed in quel punto, da tal infirmità, non altrimenti che se per l adietro male avuto non avesse libera e salva rimase. 4974_10011_000049 il che, sentendo il vecchio, senza indugio alcuno, al luoco dove trovata l'avea, la ritornò ed ella al vecchiarello impose che si partisse e la sera ritornasse a lei, che ritornerebbe con esso, lui, a casa. 4974_10011_000050 e lasciato il fatato cavallo in libertà. la cavalla se gli l'è all incontro e lo sali d un terribile e paventoso morso. e fu di tal maniera che il fatato cavallo appena si potè difendere. 4974_10011_000051 né mai, pur una sol volta, sarebbe andato alla caccia o ad uccellare se salardo seco stato non fusse. avenne che, ritrovandosi salardo un giorno nella sua camera solo. 4974_10011_000052 era nella camera della morta madre uno armaio bellissimo e sottilissimamente lavorato nel quale la figliuola, le sue ricche vestimenta e care gioie teneva nevi. era alcuno che aprire lo sapesse, se no la savia balia. 4974_10011_000053 e chetamente nella camera si nascose, mirando fisso per una fissura e aspettando quello eh avenir potesse. 4974_10011_000054 ora io veggio a che condotto mi ha il troppo fidarmi di me stesso, di mia moglie e del scelerato figliuolo, e sopra tutto il troppo credere all ingrato marchese. ora sono chiaro quanto egli mi amasse. 4974_10011_000055 e se non fussero stati i corteggiani che lo ritennero agevolmente alla dolorata moglie, in quel punto la morte data arrebbe. 4974_10011_000056 povertà, biancabella si fece recare una secchia d acqua fresca e fecesi lavare il viso, ed i monchi, dalli quali tutti, vedendo rose, viole e fiori in abondanzia scaturivano. 4974_10011_000057 ma a duo serventi crebbe doglia maggiore. perciò che non era empito il malvagio proponimento suo. laonde d ira e di sdegno accesi da capo fecero intendere a zifroi re come guerrino, con agevolezza ucciderebbe anche la cavalla. 4974_10011_000058 e lungamente vive sopra la terra ed ogni cosa che egli fa ed opera li riuscisce in bene. ma pe contrario, quello che gli è disubidiente, infelice, anzi infelicissimo è riputato. 4974_10011_000059 sono certamente alcuni vecchi insensati i quali, non ricordandosi di quello che hanno fatto nella loro gioventù, vogliono dar leggi ed ordini ai loro figliuoli, imponendoli carichi che elli col dito non toccherebbeno. 4974_10011_000060 la signora fece cenno ad eritrea, che l'ordine seguisse, la qual, tutta festevole e ridente, così disse: favola. 4974_10011_000061 la vezzosa lauretta a cui il primo luogo di questa notte per sorte toccava, senza aspettare altro comandamento dalla signora, diede principio alla sua favola, così dicendo. 4974_10011_000062 senta perciò che se il padre mio- eh, è gran maestro di caccie- ti ritrovasse e prendesse agevolmente ucciderti, farebbe non dubitar, figliuolo mio, disse il salvatico uomo. 4974_10011_000063 che, per timore, già s'aveva gittata nelle marittime onde. il re, già stanco ed affannato per aver lungamente corso, si riposava e, veduta che ebbe la nave, al patrone dimandò da bere. 4974_10011_000064 il re, che non aveva il cuor di pietra ed era di natura magnanimo e liberale, graziosamente tenne lo invito e rese le grazie dell'onorato accetto che le donne fatto gli avevano. con la reina si partì ed al suo palazzo ritornò. 4974_10011_000065 occorrevano, diterminò di prendere moglie e trovarla tale, e di sì, fatto padre, che egli di lei ne rimanesse contento. né passò l'anno dalla morte del padre che salardo si maritò. 4974_10011_000066 e fattosi chiamare uno servente, gli ordinò che egli andasse al luoco della giustizia, imponendo per nome suo a ministri che più oltre non procedessero e che, salardo, così legato e col capestro al collo dal carnefice accompagnato alla presenza sua, fusse condotto. 4974_10011_000067 aveva ferrandino, matrigna con due figliuole sozze e brutte, e desiderava una di loro, con ferrandino in matrimonio, copulare. 4974_10011_000068 i duo serventi di guerrino che per strada non avevano potuto adempire il loro fiero proponimento per non potersi convenire insieme e per la venuta dell incognito giovanetto. 4974_10011_000069 ma l'uomo salvatico disse: se tu mi vuoi aprire e liberarmi di questa prigione, io ti restituirò il tuo strale, altrimenti non te lo renderò mai. 4974_10011_000070 signor acciò, che noi non stiamo nell ozio avvolti qualcuno propona alcuna cosa che sia di piacere. e contento. 4974_10011_000071 misero salardo a che sei venuto. dov è ora la tua nobiltà? dove sono i cari parenti tuoi? dove sono le ampie ricchezze? dov'è ora la tua lealtà, integrità ed amorevolezza? 4974_10011_000072 guerrino, fratel mio, non fa bisogno che tu mi rendi guidardone delle sostenute fatiche, ma ben è ormai tempo che io me ti scopra e che tu conosca chi io sono. 4974_10011_000073 ed asceso sopra il suo cavallo al palazzo. con trionfo e con allegrezza di tutto il popolo. se ne tornò ed al re l appresentò e tutti, per maraviglia, correvano a vedere la cavalla attratta la quale, per la doglia grave la vita sua, finì. 4974_10011_000074 ciascheduna di noi si potrà agevolmente contentare e, senza dir altro né aspettar altra risposta, le comandò che suo enimma proponesse acciò che l'ordine dato nella precedente sera si osservasse. 4974_10011_000075 e l altro una cavalla similmente salvatica, ed erano di tanta ferocità e coraggio che non pur le coltivate campagne affatto guastavano e dissipavano, ma parimenti tutti gli animali e le umane creature miseramente uccidevano. 4974_10011_000076 loro stette, ciascuno non men pietoso che attonito ad ascoltare la compassionevole favola la quale, finita eritrea, senza altro comandamento dalla signora aspettare il suo enimma, in tal maniera propose. 4974_10011_000077 lo enimma per me proposto, se io non erro, altro non significa se non la fava secca la quale, essendo nata, giace chiusa tra due serraglia, cioè due scorze. 4974_10011_000078 dopo fece tutti gli altri secondo il loro ordine sedere ed a gran agio e lietamente tutti desinarono. 4974_10011_000079 terra. ella è paziente ed è ritenuta da uno che la munge e guardata da duo occhi e maneggiata da due mani e dieci dita che le tirano il latte. 4974_10011_000080 potesse. perciò che il fuggire ed allontanarsi dal padre molto le aggradiva, ma la temenza dell'astuzia sua e il timore che non aggiungesse e uccidesse forte la perturbava. 4974_10011_000081 e chi mi potrebbe più dolcemente carezzare ed onorare di ciò che fa il marchese? egli è pur testa sola, né ha superiore. 4974_10011_000082 riputato perciò che a crudele e malvagio fine riusciscono le cose sue. sì, come per la presente favola che raccontarvi intendo agevolmente, potrete comprendere. 4974_10011_000083 e così come me dalla morte mi campasti, così ancor io ho voluto di tanta ubligazione il merito renderti. 4974_10011_000084 il marchese con gli occhi per ira affocati, senza altra risposta, all'amico fransoe: rendere volevalo al tutto da sé scacciare. 4974_10011_000085 non fu sì, tosto contratto il sponsalizio, che biancabella si rammentò delle parole che samaritana, sua sorella, amorevolmente dette, le aveva. 4974_10011_000086 egli vi compiace di tutto ciò che voi addimandiate. ed appresso questo, voi tenete il primo luoco appo la persona sua. ohimè, salardo mio, voi vi avete tirata una gran roina addosso. 4974_10011_000087 guerrino che aveva le forze virili, tanto s affaticò che finalmente aperse la prigione e l'uomo salvatico resoli la saetta e ringraziatolo molto, si partì. 4974_10011_000088 e scorseggiando per lo palazzo or quinci, or quindi, addimandava or a questo or a quello chi era stato quel sì temerario ed arrogante che gli aveva bastato l animo di togliere le chiavi della prigione senza sua saputa. 4974_10011_000089 cavalcando adunque guerrino co l giovanetto e non conoscendolo ancor che egli conoscesse lui, finalmente pervenne ad una fortissima città irlanda chiamata, la quale, a quei tempi, zifroi re signoreggiava. 4974_10011_000090 e non trovando modo né via che gli sodisfacesse, perciò che stavano in pericolo della vita loro, se uccidevano, s imaginorono di ragionar secretamente con l oste e raccontargli come guerrino suo patrone è uomo prode e valente. 4974_10011_000091 il re, curioso di vedere il fine, molto lo infestava dicendogli che tempo fuggiva e che si risolvesse ornai. ma guerrino rispose: sacratissimo re, se il tempo fugge, il termine di tutt oggi che mi avete dato non è ancor passato. 4974_10011_000092 il che il re, intendendo molto, si risentì. poscia la reina soggiunse che, per timore, eh, egli non uccidesse il figliuolo, in lontane parti mandato aveva. 4974_10011_000093 e sovente li dimostrava il poco rilevato petto dove dimoravano due popolline che due pometti parevano. 4974_10011_000094 e raccontogli come la fata, nell esser sì leggiadro e bello ridotto, l aveva guerrino. ciò intendendo, tutto stupefatto rimase e per tenerezza di cuore, quasi piangendo, l abbracciò e basciò e per fratello il ricevette. 4974_10011_000095 ma sappi che io ne ho due, delle quali una potenziana si chiama ed ha i capelli con artificio leggiadro involti e come loro risplendono. 4974_10011_000096 genese per esser troppo giovane, non aveva ancora presa moglie ed ogni dì la mattina per tempo a caccia andare, molto si dilettava. 4974_10011_000097 più facil cosa sarebbe che cielo e la terra finisse, che la verità mancasse, e di tanto privilegio è la verità, secondo che scriveno i savi del mondo, che ella del tempo e non il tempo di lei trionfa. 4974_10011_000098 lucaferro, fratello mio, non bisogna che sì fìeramenie tu ti accorocci meco, rimproverando travaglino con disoneste parole, perciò che egli è giovane da bene. 4974_10011_000099 onde addimandò il patrone della nave quanto l'estimava, risposo, gli fu assai pregio valere il re invaghito. molto di sì, preciosa cosa. 4974_10011_000100 ma il mercatante malizioso ed astuto prese il bicchiere e, fingendo di bere tutto il vino sopra le vestimenta sparse ed andossene a riposare. 4974_10011_000101 guerrino, ben ammaestrato dal suo diletto, compagno di ciò che far doveva, tolta licenza, lietamente si partì. 4974_10011_000102 ma per rimuoverlo dallo andare tutto il dì alla caccia io gli ho fatta una beffa che egli si vedrà poco contento e forse egli per alquanti giorni riposerà, lasciandone ancor noi altri posare. 4974_10011_000103 non so se questo fusse per causa della presa moglie over per altra cagione, e già col suo potentissimo essercito era entrato nelle confine del suo reame. 4974_10011_000104 il marchese, che parimente era giovane, molto di andare a sparviere si dilettava ed aveva nella sua corte molti uccelli, bracchi ed altri animali. sì, come ad uno illustre signore si conviene. 4974_10011_000105 e dimandato dal re. se egli saprebbe dirli chi li fanciulli uccisi avesse. li rispose saperlo e, accostatosi all orecchio del re, secretamente li disse. 4974_10011_000106 ma solo tentarolla ad essempio de semplici giovani i quali scioccamente credono essere peccato irremissibile il contrafare a pazzi ricordi de vecchi padri i quali, a guisa di uomo che sogna, 4974_10011_000107 il marchese, considerata la grandezza dell'amico fransoe fra se stesso, pensò che senza certezza della innocenza sua, egli non si ubbligarebbe ad essere suspeso con salardo. 4974_10011_000108 in luogo di pensare all anima del vecchio padre ed alla moltitudine de maneggi che, come a nuovo possessore de paterni beni, gli occorrevano. 4974_10011_000109 e così ragionando, l uomo salvatico che p accarezzava e losingava destramente la saetta che riccamente era lavorata. 4974_10011_000110 figliuola mia. voi eravate stamane cieca e monca. come siete voi così tosto guarita? rispose: 4974_10011_000111 altro che per maniera alcuna figliuolo da sé non generato non allevasse come suo figliuolo ed erede de suoi beni. il terzo, che non si sottoponesse a signore che per la sua testa sola lo suo stato reggesse. 4974_10011_000112 guerrino, la cagione che mi ha costretto farti qui venire è che io ho inteso che sei valoroso cavaliere, né hai un altro. pare al mondo, e più volte hai detto la tua fortezza, esser tale che, senza offensione tua e di altrui. 4974_10011_000113 guerrino, intesa alta proposta del re, molto si maravigliò negando tùtttavia aver mai dette cotali parole che gli erano imposte. il re della risposta di guerrino molto si turbò e addato alquanto, disse: 4974_10011_000114 e così tutto il paese da tal seccagine, libero ed ispedito, rimase. era già guerrino, ritornato all ostello e per stanchezza erasi posto a ri posare e non potendo dormire per per lo strepito inordinato che sentiva, 4974_10011_000115 allora isotta preso maggior ardire, disse a travaglino: se tu mi ami, come io credo, e parmi di vedere, ora lo conoscerò, comandate pur, signora mia, rispose travaglino, che apertamente lo vederete. 4974_10011_000116 e vedendo li figliuoli morti amaramente piansero. già per tutta la città era sparsa la fama dell'uccisione delli duo bambini. e come era giunto in la città un famoso astrologo il quale, secondo i vari corsi delle stelle, 4974_10011_000117 di mano. li tolse, onde il fanciullo cominciò dirottamente a piangere, né si poteva dalle lagrime astenere, chiedendogli che li dovesse dare la sua saetta. 4974_10011_000118 giunto salardo alla presenza del marchese e veggendolo ancora nella faccia infiammato, fermò il suo altiero animo e, con asciutto viso ed aperto né da parte alcuna turbato, così li disse: 4974_10011_000119 questo giovanetto era il salvatico uomo che fu da guerrino della prigione di re filippo maria sciolto. 4974_10011_000120 il per che uomini e donne correvano alle finestre per vederlo passare e vedendolo sì, bello, sì giovanetto e si riguardevole, si movevano a pietà e dicevano: oh, poverello, come volontariamente alla morte corre. 4974_10011_000121 era già sparsa per tutta la città d irlanda la gloriosa fama che un leggiadro e vago giovanetto aveva tolta l impresa di prendere il salvatico cavallo e appresentarlo al re. 4974_10011_000122 reame laonde fu di bisogno che ferrandino prendesse arme per difensione del regno suo e raffrontasse il nimico onde messosi in punto di ciò che li faceva mistieri e raccomandata biancabella, che gravida era, alla matrigna. 4974_10011_000123 piacque molto a tutti. ingenioso enimma e la sua dichiarazione. ma perchè ogni stella era già del ciel nascosa, se non quella che ancora luce nella biancheggiante aurora? 4974_10011_000124 ma se voi, benignissimo signore, commetterete il fedelissimo amico vostro esser qui alla presenza vostra, condotto, innanzi che egli moia farovvi apertamente conoscere la innocenza sua. 4974_10011_000125 ahi, traditrice de propi figliuoli, come hai tu potuto mai sofferire di bruttar le mani ne l innocentissimo sangue di questi bambini? io giuro a dio che ne patirai la penitenza, di tanta sceleraggine commessa. 4974_10011_000126 di vita, partitosi guerrino dal re e ritornato all ostello, molto addolorato, si stava né ardiva la passione del cuor suo scoprire. 4974_10011_000127 io sto bene, rispondeva egli. sono stato occupato assai che non puoti venire a voi. e come sta il toro dalle dorate corna? diceva emilliano. 4974_10011_000128 grazia cicilia, donne mie care, sì, come a ciascheduna di voi, puoi esser chiaro: è una isola perfetta ed ubertosa e per antichità tutte le altre avanza. 4974_10011_000129 aveva la l'avola di lauretta. più volte commosse le compagne a lagrimare, ma essendo quella già compiuta, la signora le impose che il cominciato ordine seguisse ed il suo enimma proponesse. 4974_10011_000130 il buon vecchio vedutala non puote sofferire che tra bronchi, dumi e spini rimanesse, ma, vinto da paterna compassione, a casa la condusse ed alla moglie la raccomandò. 4974_10011_000131 e ponendoli sopra una coltre lavorata a certi compassi di perle grossissime, con duo guanzali ornati a maraviglia. appresso questo, la bella giovane pose sopra il vago letto rose, viole ed altri odoriferi fiori. 4974_10011_000132 il che, intendendo la balia, dimostrò fuori segni di letizia, ma dentro, fuor di modo, si ramaricava e mossa a pietà della tormentata figliuola e vinta dal tenero amore che le portava, 4974_10011_000133 non però mentovandola per nome. e giunta al fine dell istoria, levossi samaritana ed addimandò al re qual convenevole pena. 4974_10011_000134 da l'una parte mi tira l'amore che io fin ora ti ho portato, da l'altra mi trae lo sdegno contra te per li tuoi mali gesti. conceputo, l'uno vuole che, come buon padre, ti perdoni. 4974_10011_000135 ma, guerrino, intrepido e virile, allegramente se n andava. e giunto al luogo dove il salvatico cavallo dimorava e sentitolo nitrire, scese giù del suo. 4974_10011_000136 signor mio, la servitù mia verso te e l'amore che io ti porto non aveva meritato l'oltraggio e la vergogna che mi hai fatta condannandomi a vituperevole ed ignominiosa morte. 4974_10011_000137 veduto che ebbero il pomposo palazzo, la bella giovane, accostatasi al re, dolcemente lo pregò che si degnasse con la sua donna di voler un giorno con esso loro desinare. 4974_10011_000138 questo detto e datali la benedizione, rivolse la faccia al pariete e per spazio di un quarto d'ora spirò. 4974_10011_000139 portava e gitosene alla culla dov erano i fanciulli. ambeduo uccise e subito il coltellino così sanguinoso nella guagina ripose. 4974_10011_000140 e tengo certo che la cara e dolce mia consorte mi confermerà molto più nel suo cordiale e ben fondato amore ed ella, che io amo più che la luce degli occhi miei, ampiamente scoprirà quanta e qual sia la simplicità. 4974_10011_000141 accompagnato dal carnefice e dalla sbirraglia, si aviò con frettoloso passo verso il luoco della giustizia e, giuntovi, rivolse le spalle alla scala che era appoggiata alla forca, ed in tal modo di scaglione in scaglione quella ascese. 4974_10011_000142 si scinse il grembiale di bucato che dinanzi teneva e stesolo in terra amorevolmente la pettinava. né appena cominciato aveva pettinarla che delle bionde trezze scaturivano. 4974_10011_000143 ed egli per lo fratellevole amore che gli portava. non potendogli negare l onesta e giusta dimanda, li raccontò ordinatamente ciò che gli era avenuto. 4974_10011_000144 il che, vedendo la madre, corse a lamberico suo marito e con materna allegrezza li disse: signor mio, noi abbiamo una figliuola, la più gentile, la più bella e la più leggiadra che mai natura facesse. 4974_10011_000145 ed il re e la reina doralice per molti anni felicemente si goderono insieme, lasciando figliuoli dopo la morte loro. 4974_10011_000146 bestia laonde, il miserello aveva fatto il pelo grossissimo e la cotica durissima e la barba folta e molto lunga. 4974_10011_000147 consiglio. trista sorte mia, dura e proterva di madre, non poter restar, pur serva non senza grandissimo diletto fu da tutti ascoltato il dotto ed arguto enimma, dalla festevole lauretta ingeniosamente raccontato. 4974_10011_000148 il che, veggendo il padre lo conflrmò. ma non stette molto tempo che un strano e diabolico pensiero entrò nel cuore a tebaldo. 4974_10011_000149 e per certezza della morte sua, le recassino qualche segno. gli servi pronti al mal fare furono ubidienti alla signora e, fingendo di andare ad uno certo luogo per diporto, la condussero ad uno bosco. 4974_10011_000150 la qual, contenta, sì per lo desiderio adempito, sì anche per lo piacere ricevuto, con più corna che podere a casa, se ne ritornò. 4974_10011_000151 ma samaritana, quantunque appresso le fusse né mai abbandonata avesse rispondere: non le voleva. la miserella, vedendosi spargere le parole al vento, disse: 4974_10011_000152 tolse allora la madre il pettine per pettinarla e per conciarle le bionde trezze, e perle e preziose gioie le cadevano dal capo. 4974_10011_000153 a piedi d uno albero s addormentò e così soavemente dormendo venne una biscia piccioletta. 4974_10011_000154 ma pur la dimandò come aveva fatto a venire in tanta estremità di bellezza? ed ella non sapere. le rispondeva: 4974_10011_000155 e preso de sue mani e legato al palazzo, lo condusse e trovata stanza a lui convenevole e sicura dentro, lo mise e ben chiuso con fortissime chiavi, ordinò che ben custodito ed atteso fusse. 4974_10011_000156 lunga e sottil è molto, e berettina ben è saggio colui che l indivina attentamente. tutti stettero ad ascoltare lo arguto enimma della festevole lauretta. 4974_10011_000157 la coda ha piana, il capo rilevato veloce è ne andar e molto snella. ha occhio acuto e tocco poco grato. qua e là move la lingua e non favella. 4974_10011_000158 salardo alzò la mano e sopra viso le diede: sì, fatta guanzata che le fece la guanza destra tutta vermiglia. 4974_10011_000159 di salerno una mattina per tempo se partì, e tanto dì e notte sola cavalcò eh al regno d inghilterra aggiunse. 4974_10011_000160 ma pur perciò che più volte veduta l aveva, la carecciava ed onorava molto, sì, come a tanta donna, quanto ella era conveniva. 4974_10011_000161 regnava già gran tempo fa in monferrato un marchese potente di stato e di ricchezze, ma de figliuoli privo. 4974_10011_000162 ma essendole tolta ogni speranza di conseguir tal suo desiderio, se accese contra di biancabella di tanta ira e sdegno che non pur vedere ma sentire non la voleva. 4974_10011_000163 l'altra al figliuolo e la terza fusse assignata a colui che lo impiccasse, postumio che era ben formato della persona ed aitante della vita, intesa la sentenza fatta contro il lui padre e la divisione de beni. 4974_10011_000164 pregandolo per lo amore grande che era tra loro, custodire lo dovesse fino a tanto che egli intendesse il voler suo. e, ritornatosene a casa, prese uno de suoi e, secretamente, senza che alcuno lo vedesse, 4974_10011_000165 e veduto il suo faicone grasso e bello più che prima, quasi muto divenne, ma poscia che alquanto in se, medesimo rivenne e considerò l'error suo in aver inavvedutamente condannato lo innocente amico a morte. 4974_10011_000166 pianamente le tolse le chiavi e con quelle se ne ritornò al salvatico uomo e dissegli: ecco le chiavi, se io quinci ti scioglio, va tanto lontano che di te più odor alcuno non si senta. 4974_10011_000167 dando le sue carni a rabbiosi cani, e cosi il tristo e scelerato tebaldo miseramente finì la vita sua. 4974_10011_000168 dopo che niuno si move a dire cosa alcuna, con licenza di vostra maestà, farò venire una della nostre donzelle che ci darà non picciolo diletto. 4974_10011_000169 il perchè non umana persona, anzi divina, la reputorono tutti. a venne che biancabella deliberò di ritornare al luogo dove fu già dal vecchiarello trovata. 4974_10011_000170 e non trovandone alcuna a cui l'anello convenisse, perciò che ad una era troppo largo, a altra troppo stretto, a tutte a fatto diede ripulsa. 4974_10011_000171 che egli fusse presto ad andare al marchese, pregandolo salardo, li fusse menato dinanzi e, prima che fusse giustiziato, benignamente lo ascoltasse, ed egli si come imposto, li fu, così fece. 4974_10011_000172 e che a giorni nostri non si trovava un altro che fusse pare a lui, e più e più volte si aveva vantato di esser sì, potente e forte. 4974_10011_000173 oh, uomo, ora sì, diforme e sozzo, e della mia desiderata sanità cagione va, e per me sii fatto il più bello, il più gentile. 4974_10011_000174 e che era accompagnato da duo fìdelissimi serventi, carichi di gioie e di danari. assai per le loro bisogna al re. intendendo questo, doglia sopra doglia crebbe e nulla. quasi mancò che non cadesse in terra e non venisse pazzo. 4974_10011_000175 salardo, no permesse, ma fattolo venire a sé. innanzi disseli tai parole: postumio da me, per dio, da fanciullo insino a cotesta età allevato. io di te sallo iddio che non so che fare. 4974_10011_000176 il maestro, vedendo che il comandamento del re stringeva, fece i ferri e messegli al cavallo, secondo che gli era sta divisato. 4974_10011_000177 il re, intesa intieramente la cosa, diede fede alle parole sue ed immantinente fece la reina, che era più morta che viva, della sepultura trarre. 4974_10011_000178 col suo essercito si partì. non passorono molti giorni che la malvagia e proterva matrigna deliberò biancabella far morire. 4974_10011_000179 ed oltre ciò egli ha molte altre condizioni per le quali io lo tengo caro. e però non ti maravigliare se io lo accareccio ed hollo grato. 4974_10011_000180 il mandò a chiamare ed, appresentatosi, gli disse: guerrino, tu vedi come per opera tua il mio regno è liberato e però, per tanto benefìcio ricevuto, rimunerarti intendo. 4974_10011_000181 quando egli, gittatosi a terra ed abbracciateli le ginocchia, tuttavia, piangendo, cominciò gridare: mercè, signor giusto, mercè, signor benigno, non moia, pregoti per tua cagione lo innocente salardo. 4974_10011_000182 a cui disse il fanciullo: deh, come vuoi tu ch'io t apri e liberi, se io non ho il modo di liberarti? allora disse il salvatico uomo: 4974_10011_000183 quando gli fusse a grado, il che, inteso dal re, egli fece quello istesso che del cavallo fatto aveva e perciò che guerrino ricusava di far tale impresa che veramente pesava. 4974_10011_000184 presa adunque grandissima quantità di danari e di gioie e messe in assetto tutte le cavalcature e carriaggi con teodora, sua diletta moglie, e con postumio, suo adottivo figliuolo. 4974_10011_000185 che tantosto eh aperto, avrai la prigione. che disciolto mi veggia. io ti darò la tua saetta e io me ne andrò, sì lontano che mai più né da tuo padre né d altrui sarò accolto. 4974_10011_000186 e tre volte attorno il volto di quella dai capelli d oro, susurrando, volerà ed ella, con la bianca mano, lo scaccerà. 4974_10011_000187 è cosa laudevole e necessaria molto che la donna, di qualunque stato e condizione esser si voglia, nelle sue operazioni usi prudenza, senza la quale niuna cosa ben si governa. 4974_10011_000188 e scopertasi la figliuola, fu chiaramente veduto. eh, ella era quella. ed in quel punto, presenti tutti e circostanti, e con molta sodisfazione di tutto il popolo, zifroi re glie la diede in moglie. 4974_10011_000189 e con il rostro, con modo sottile, la teneretta carne punge e preme tal che sol vi riman l'ossa e la piuma. tanto d invidia ed odio si consuma. 4974_10011_000190 biancabella, venuta l'ora secondo l'ordine con la biscia dato, senza essere d alcuna damigella accompagnata, se n andò al giardino. 4974_10011_000191 costei nascosamente, trasse le robbe e gioie che vi erano dentro e posele altrove e mise nello armaio un certo liquore di tanta virtù che chiunque ne prendeva un cucchiaro, ancor che picciolo, molto tempo senza altro cibo. 4974_10011_000192 farà venire a sé guerrino e vorrà intendere il modo che si ha a tenere ed egli, non sapendo che fare né che dire, facilmente lo farà morire e noi delle gioie e danari saremo possessori. 4974_10011_000193 stando adunque il misero travaglino in sì fatto tormento d animo, né sapendo che si fare o dire. al fine, imaginossi di prendere uno ramo d albero rimondo e quello vestire di alcuni suoi poveri panni. 4974_10011_000194 qual è questa e vincerlo. io ti prometto, sopra questa testa, di farti un dono che per tutto il tempo della vita tua rimarrai contento. 4974_10011_000195 ed era quel paese per la loro ferocità, a tal condizione divenuto che non si trovava uomo che ivi abitar volesse. 4974_10011_000196 e partitosi. e andatosene a bergomo, trovò il patrone e quello allegramente salutò, a cui, reso il saluto, disse: 4974_10011_000197 e tu, avendo veduto tre fiate simil atto, conoscerai certo quella esser colei che tua moglie, fia deh, disse guerrino al suo compagno. quando verrà quel tempo. 4974_10011_000198 finito e da tutti molto commendato. l enimma dalla ingeniosa eritrea recitato. alcuni l'interpretorono ad un modo ed altri ad un altro. 4974_10011_000199 udita che ebbe il popolo la causa della condannazione di salardo. non vi fu veruno che dirottamente non piangesse la sciagura del sventurato giovane e che non desiderasse la sua liberazione. 4974_10011_000200 sacra maestà fa che tutti gli uomini e tutte le donne che coltello al lato portano e sono nella tua corte si appresentino al tuo conspetto. 4974_10011_000201 in tanta virtù e gentilezza cresceva che non umana ma divina pareva, essendo già biancabella venuta alla età di dieci anni ed essendosi posta ad uno verone. 4974_10011_000202 e si, come oglio posto nel vase sta sopra de acqua, così la verità sta sopra la bugia. né debbe alcuno di questo mio cominciamento prendere ammirazione. 4974_10011_000203 ritornato guerrino al re, gli disse ciò che, giovane, gli aveva imposto il re fatto venire un ottimo maestro da cavalli. gli ordinò che tanto facesse quanto da guerrino gli fia comandato. 4974_10011_000204 favola i guerrino unico figliuolo di filippo maria, re di cicilia, libera un uomo salvatico dalla prigione del padre e la madre, per temenza del re, manda il figliuolo in essilio. 4974_10011_000205 e perchè si, come è detto di sopra, emilliano sommamente commendava il suo travaglino. disse lucaferro ad emilliano. 4974_10011_000206 e ravogliendo il letto sotto sopra e nulla trovando, come pazza alla prigione, se n andò e, trovandola aperta e non vedendo uomo salvatico, da dolore si sentiva morire. 4974_10011_000207 ma la malvagia e rea femina in vece di biancabella, teneva nel letto del re una delle sue figliuole, fingendo lei esser biancabella da febbre gravata. 4974_10011_000208 e par che tu abbi a fare le maggior facende del mondo e nondimeno non vagliono una brulla, rispose emilliano. 4974_10011_000209 ma egli, senza essere più collato, il tutto ordinatamente, confessò e il giorno sequente, con quattro cavalli sopra un carro, per tutta la città, menato e con tenaglie affocate, attanagliato, come gano di maganza, lo fece squartare. 4974_10011_000210 ed io, per perdere la robba, l'onore e la vita, incautamente li ricercai. oh dio, volessi che io, mai ispermentata, non avessi l infida mia moglie. 4974_10011_000211 e, giunto colatamente al suo palagio, raccontò alla balia della figliuola tutto ciò che gli era avenuto e come il re, a grave supplicio, aveala condannata. 4974_10011_000212 levata da mensa isotta e vedendo travaglino affaticarsi nel far il caso e le ricotte, disse: travigliano mio, voglio ancor io aitarti a far del caso ed egli quello che a voi aggrada, signora, rispose. 4974_10011_000213 e quantunque il sdegno preso per la mia gran follia, se follia dir, si die voglia che tu, contra tua natura, in me incrudelisca. non però dovevi, senza udire la ragione, sì, frettolosamente condannarmi a morte. 4974_10011_000214 il re d andare alla caccia vie più che ogni altro signore. si dilettava perciò che era robusto e forte, e tal esercizio molto li conveniva. 4974_10011_000215 ora conosco e chiaramente comprendo il mio vecchio padre, con la sua lunga isperienza aver provisto alla salute mia. 4974_10011_000216 egli, come potente signore, regge e governa senza spada, a un solo cenno, lo imperio suo. sì, come per la presente favola che raccontarvi intendo, potrete comprendere. 4974_10011_000217 e veggendoli ingrassarsi, li porta invidia ed odio e con il duro rostro, le tenere carni, li percuote sì che per macrezza s'assottigliano. 4974_10011_000218 dilettava doralice figliuola di tebaldo, che nascosa si stava ne l armaio, che nella camera di genese posto, era udiva ed intendeva ciò che nella camera del re si faceva e, pensando a passati pericoli, cominciò di qualche buona sorte sperare. 4974_10011_000219 e non stette guari, che doralice più bella che chiaro. sole de l'armaio uscì fuori e messasi a scopare la camera, a drizzare li tappeti e ad apparecchiare il letto. ogni cosa, sì, come ella era solita di fare. 4974_10011_000220 e che, biancabella, per lo dolore della partita del re disperso, aveva un fanciullo e sopragiunta le era una terzana febbre che molto la distruggeva e che vi era più tosto speranza di vita che temenza di morte. 4974_10011_000221 finito il pomposo prandio e levate le mense. levossi samaritana in piedi e voltatasi verso il re e la reina disse: 4974_10011_000222 ed oltre ciò, astutamente tanto approssimava il suo colorito viso a quello di travaglino che quasi uno con l altro si toccava. 4974_10011_000223 aggiunse laonde. salita su per le scale del palagio, trovò il re che in una spaziosa sala udienza prestava e, inginocchiatasi a piedi del re, li addimandò una secreta audienza di cose che, all'onore della corona, aspettavano. 4974_10011_000224 il prencipe che non meno amava la moglie che la moglie lui giurò sopra la sua testa di osservare quanto ella gli aveva commesso. 4974_10011_000225 sapeva le cose passate e prediceva le future. ed essendo alle orecchie del re pervenuta la gran fama sua, il re lo fece chiamare e, venuto al palagio, si appresentò a sua maestà. 4974_10011_000226 dimorando adunque la dolorosa biancabella con la moglie e le tre figliuole e ragionando con esso loro di varie cose e pensando tra se stessa alla sua sciagura, pregò una delle figliuole che le piacesse pettinarla un poco. 4974_10011_000227 or va, disse il re, e non più tardare e dotti termine per tutto dimane a risolverti di tal cosa. 4974_10011_000228 al re che già veduto aveva il bello e ben lavorato armaio, accrebbe tanto desiderio di esso che un ora mille li pareva di averlo. 4974_10011_000229 morto adunque rainaldo e rimaso salardo, erede universale, vedendo che egli era giovane, ricco e di alto legnaggio. 4974_10011_000230 apertamente. conosceresti che la fune che ti ha fin ora tenute legate le mani e il capestro che ti ha circondato il collo non hanno apportato a te tanto dolore quanto a me affanno. 4974_10011_000231 deh taci e non ti muovere né aver pavento, perciò che ti sono sorella. 4974_10011_000232 il mio enimma altro non significa, signori miei, se non colui che dietro ad una vacca giace e quella munge. 4974_10011_000233 indi la rivestì comandandole espressamente che tacesse e che a niuna persona tal cosa scoprisse, quantunque il padre o la madre fusse. 4974_10011_000234 la ferriata della prigione dove abitava, il mostro lo vide e con esso lui incominciò domesticamente ragionare. 4974_10011_000235 e per li cibi d erba. la barba, il pelo ed i capelli erano sì verdi divenuti che era cosa mostruosa a vederlo. 4974_10011_000236 ed avenga che voi, cosa dificile, comandaste non di meno l amore che io vi porto e voi verso me dimostrate facillima, la farebbe. 4974_10011_000237 udite queste parole, a lucaferro crebbe maggior sdegno. e cominciò uno e v altro moltiplicare in parole e quasi venir alle arme. 4974_10011_000238 ed ella, come trista femina svergognata, rimase. si, come vi racconterò con questa mia favola, la quale spero che a tempo e luogo vi sarà più tosto profittevole che dannosa. 4974_10011_000239 la reina, con tremante e debole voce rispose: non vi turbate, o re, che guerrino, com egli confessato mi ha, di ciò n è stato cagione e gli raccontò tanto quanto per guerrino narrato le fu. 4974_10011_000240 la signora semplicetta e pura, non avendo del mercatante alcuno sinistro pensiero a persuasione delle sue donzelle li. 4974_10011_000241 dopo, con dolci ed amorevoli parole d'ogni oltraggio, umilmente dimandò perdono, essortando i figliuoli ad esser ubidienti a i loro vecchi padri. 4974_10011_000242 isotta, che già era ritornata a casa, disse al marito come farà travaglino se egli si vorrà iscusare con emilliano, suo patrone, della morte del toro dalle corna d oro che tanto gli aggradiva. 4974_10011_000243 ma ad esse molto dispiacque, perciò che dubitavano che alcuna cosa sinistra non le avenisse. stando ferrandino alla contemplazione del detto palazzo ed avendolo d ogni parte ben considerato, alzò gli occhi e vide. 4974_10011_000244 aveva emiliano, un bellissimo gregge di pecore ed uno armento di vivaci giuvenchi ed una mandra di fruttifere vacche. 4974_10011_000245 e lamberico per nome si chiamava. essendo egli desideroso molto di avergliene, la grazia da iddio gli era denegata. avenne un giorno che, essendo la marchesana in uno suo giardino per diporto, vinta dal sonno, 4974_10011_000246 paventa con l acuto occhio tutti che la vedono. ognuno si maravigliò forte che nella compagnia non si trovasse alcuno che sapesse risolver lo enimma da lauretta risolto. 4974_10011_000247 e sì, come deliberato avevano, così fecero. l oste inteso questo fu il più allegro ed il più contento uomo che mai la natura creasse e, senza mettere intervallo di tempo, corse al palazzo. 4974_10011_000248 e con intrepido e costante animo. pervenuto al deputato termine della scala, guardò d intorno al popolo e raccontógli a pieno la causa per la quale egli era condotto alla forca. 4974_10011_000249 il compagno, di ciò facendo poca stima, disse: guerrino: sta di buon animo. né dubitare perciò che io ti libererò del tutto. 4974_10011_000250 giorno patrone, ed a se stesso rispondendo, diceva: ben venga, travaglino. e come stai che è de fatti, tuoi che già più giorni non ti hai lasciato vedere. 4974_10011_000251 e che peggio potevami egli fare? certamente nulla. perciò che, e nella robba e nell onore e nella vita, ad un tratto mi offende: oh, quanto presto l'amor suo è in crudo ed acerbo odio rivolto. 4974_10011_000252 e senza dir più altro, alciatesi le maniche fino al cubito, scoperse le bianche, morbide e ritondette braccia. che candida neve parevano. e con esso, lui, fieramente, si affaticava a far il caso. 4974_10011_000253 il che, intendendo il marchese, si accese di tanto sdegno ed ira che lo fece prendere e senza udir ragione e difesa alcuna. 4974_10011_000254 e più volte con esso, loro si aveva vantato di poter uccidere quel cavallo salvatico senza danno di alcuno. e questa cosa agevolmente potrà venire alle orecchie del re quale bramoso della morte de gli duo animali e della salute di tutto il suo territorio. 4974_10011_000255 e, non trovando dono né benefìcio che a tanto merito convenevole sia, ho determinato di darti una delle figliuole mie in moglie. 4974_10011_000256 padre mio, avete voi sete? a cui rispose sì, figliuola mia, e preso un bicchiere che d'argento pareva, li porse alloppiato vino. 4974_10011_000257 disse: doralice, figliuola mia, vivendo tua madre ed essendo nell'estremo della sua vita, caldamente mi pregò che niun altra per moglie prender dovessi se non colei a cui convenisse l'anello che tua madre, vivendo in dito, portava. 4974_10011_000258 certo gli è un grave peccato che costui si miseramente muoia, e per compassione dalle lagrime non si potevano contenere. 4974_10011_000259 il che esser il vero. tutti parimente confirmarono, stando in questa lunga aspettazione, il re guerrino e tutti gli altri. 4974_10011_000260 ma niuno li dava il vero senso. laonde eritrea, vedendo il suo enimma non esser inteso, disse questo fiero animale: non penso esser altro, se no il basalisco. 4974_10011_000261 una de quai potenziana, l'altra eleuteria si chiamava, ed erano sì amate dal re che per l altrui occhi non vedeva se non per loro. 4974_10011_000262 e fatta chiamare una damigella che silveria per nome si chiamava, le comandò che prendesse la cetra in mano ed alcuna cosa degna di laude ed in onore del re cantasse. 4974_10011_000263 e presolo con la destra mano, lo fece appresso, sé sedere e volendo il marchese che laccio fusse posto al collo di postumio per suoi malvagi portamenti ed impiccato. 4974_10011_000264 a cui il vecchiarello con sdegno rispose: fa ciò che io ti dico, e se altrimenti farai, non mi aspettar a casa. 4974_10011_000265 salardo, vedendo il mutamento delle cose, attonito e stupefatto, rimase e uscito della prigione con le mani dietro legate e col capestro ravolto al collo. 4974_10011_000266 patisce e, cominciando da capo fino alla fine, li raccontò a punto a punto tutto quello che era avenuto. 4974_10011_000267 nulla. allora li volse rispondere, ma dimostrandosi allegra nell aspetto da lui si partì, né avendo alcuno 4974_10011_000268 portandogli alla matrigna per manifesta certezza che uccisa l avevano, il che, vedendo empia e cruda matrigna paga e molta lieta rimase. 4974_10011_000269 diligentemente acconciò. avendo adunque la gentil poncella già pienamente compiuto il degno e laudevole ufficio, volse nello armaio entrare. 4974_10011_000270 non erano ancora trappassati molti giorni che tebaldo, una mattina, ne l'apparir del sole, entrò nella camera dove l'armaio posto era e, vedendoselo innanzi gli occhi, né potendo sofferire di vederlo. 4974_10011_000271 ora avenne che la figliuola di tebaldo doralice, per nome chiamata, desinando un giorno col padre e avendo veduto sopra la mensa l anello della morta madre. 4974_10011_000272 ferrandino, che l'essercito del nimico aveva già sconfìtto e disperso a casa, si ritornava con glorioso trionfo e credendosi ritrovare la sua diletta biancabella, tutta festevole e gioconda. 4974_10011_000273 padre mio, io credo che tu riguardando così, morto come sei nel chiaro specchio dell'eterna bontà, mi vedi qua condotto per esser sospeso. 4974_10011_000274 pregio addimandato li fusse. accostatosi adunque il genovese al servente che dello armaio cura aveva e convenutosi del pregio con esso, lui lo comperò e messolo in spalla ad uno bastaio, alla nave lo condusse. 4974_10011_000275 di cui meglio si fidasse che la sua balia, a lei come a fontana d'ogni sua salute, per consiglio liberamente ricorse la quale inteso il fellone animo del padre e pieno di mal talento, e conosciuta la costante e forte intenzione della giovanetta. 4974_10011_000276 ho inteso per fama ed anche veduto per isperienza, un ben servire altrui, quantunque non si riconosca la persona a cui si serve il più delle volte ridondare in grandissimo beneficio di colui che tìdelmente ha servito. 4974_10011_000277 da genova si partì ed aviatosi verso piamonte, a monferrato se ne andò dove, assettatosi adagiamente, cominciò prendere amicizia con questo e con quello cittadino, andando con esso loro alla caccia e prendendo molti altri piaceri. 4974_10011_000278 né trovandone alcuno che di sangue bruttato fusse, ritornò allo astrologo e raccontolli tutto quello che fatto avea né alcuno restare che ricercato non fusse, sol la vecchia madre e la reina, a cui lo astrologo disse: 4974_10011_000279 non per altra cagione, se no per non aver creduto né ubedito a tuoi savi ed amorevoli precetti. e credo che con quella tenerezza di cuore che già mi amasti, 4974_10011_000280 ma colui che è rimuneratore del tutto, supplisca per me in quello che io sono manchevole. allora rispose il compagno a guerrino. 4974_10011_000281 dove non stette molto tempo che fe'della città conquisto e tebaldo, con torte funi, i piedi e le mani strettamente legate in inghilterra, fu prigione, condotto. 4974_10011_000282 ben, vedo ora il proverbio che volgarmente si dice esser verificato, cioè il signore esser simile al vino del fiasco, il quale la mattina è buono e poi la sera guasto. 4974_10011_000283 fratello, non ti paventare, ma va e trova il maestro da cavalli ed ordinali quattro altri ferri, altrettanto maggiori, de primi che siano ben ramponati e pungenti. 4974_10011_000284 e perchè il re lo aveva sommamente caro, volse che le chiavi rimanessino in custodia della reina. né era giorno che il re, per suo trastullo, non andasse a vedere alla prigione. 4974_10011_000285 oh, cosa ammirabile. vengono rose, viole e d'ogni sorte fiori che rendono a ciascuno che la mira soavissimo odore, il che mai creduto non arrei se con e propi occhi veduto. non. 4974_10011_000286 sicilia, laonde zifroi, sentì maggior allegrezza e furono fatte le nozze vie più pompose e grandi, e fatto intendere tal matrimonio al padre ed alla madre di guerrino. 4974_10011_000287 dimorando l infelice salardo co ceppi a piedi nella dura prigione ed aspettando di ora in ora di esser condotto al patibolo della ignominiosa morte. tra sé, duramente piangendo a dire, incominciò: 4974_10011_000288 la balia, tutta pensosa a ritrovare il rimedio che alla figliuola di salute fusse, saltava ora in un pensiero, ora ne l'altro, né trovava modo col quale assicurar la potesse. 4974_10011_000289 che elle, come signore e reine, venissero a visitarle, ferrandino fatta chiamare la reina e le altre donne con esso loro, ancor che ricusassino di andare temendo forte la loro pròpinqua roina. 4974_10011_000290 nettata ed abbellita che fu la bambina nel chiaro bagno ed involta nelli bianchissimi pannicelli. a poco a poco incominciò scoprirsi una collana d'oro sottilissimamente lavorata. 4974_10011_000291 verrai partita la biscia, levossi la fanciulla da sedere ed andossene alla balia, la qual ritrovò, eh ancora riposava, e destatala con esso lei, senza dir cosa alcuna, se n andò in casa. 4974_10011_000292 a cui nulla sapere. tutti rispondevano e contratosi guerrino nella madre e, vedendola tutta di furore accesa, disse: 4974_10011_000293 perciò che voleva che niuna altra donna si trovasse, che a lei in bellezza ed in gentilezza agguagliar si potesse e addotatala finalmente d infinite virtù, da lei si partì. 4974_10011_000294 e tantosto che il re era della sua camera partito ed alla caccia andato secondo il costume suo, la giovanetta usciva dell'armalo e, con grandissimo magistero, apparecchiava la camera scopandola, distendendo il letto, acconciando i. 4974_10011_000295 che in tua presenza egli ti dirà la bugia. e fatte molte parole tra loro. finalmente posero pegno i loro poderi. 4974_10011_000296 oste ubidientissimo al suo signore. ritornò al suo ostello e disse a guerrino che solo al re dovesse andare, perciò che egli seco desiderava parlare. 4974_10011_000297 e lo salvatico uomo fatto domestico, libera guerrino da molti ed infiniti fortuni. festevoli e graziose donne. 4974_10011_000298 atta più tosto a sostenere ogni gran pena che mai consentire al furor del padre. la racconfortò promettendole aiuto. acciò che la sua virginità con disonore violata non fusse. 4974_10011_000299 e questo detto prese alquanto d ardire ed abbracciò la donna e seco consumò gli ultimi doni d'amore dopo travaglino, troncato il capo del toro e messolo in una sacchetta ad isotta, il presentò. 4974_10011_000300 ma come rispose, guerrino? dammi il modo a cui disse il salvatico uomo: va dalla reina tua madre e quando addormentata, la vederai nel meriggio destramente guata sotto il guanciale sopra il quale ella riposa. 4974_10011_000301 principio. perciò che a tal impresa, non molto sofficiente, mi trovo perchè di quella facondia che in tai ragionamenti si richiede al tutto priva, mi veggio per non mi essere essercitata nell'arte dell'ornato e polito dire. 4974_10011_000302 andava con parole e con sguardi intertenendola, fìngendo tuttavia di non intendersi di cose amorose. ma la donna, credendo lui del suo amore esser acceso, sì, fieramente di lui s innamoro che in stroppa tenere non si poteva. 4974_10011_000303 e quantunque travaglino se n avedesse del lascivo amore della donna, non però osava dirle cosa alcuna, temendo sempre di non perturbarla ed offenderla. ma la già infiammata donna, accortasi della pocagine di travaglino, dissegli: 4974_10011_000304 e farai quel medesimo che del cavallo fatto hai, e con maggior onore del primo adietro tornerai ordinati adunque i pungenti ferri e ferrato il forte fatato destriere all onorata impresa se ne gì. 4974_10011_000305 ed aperto. uscio sola dentro. si chiuse e dove erano gli vasi a sedere, si puose. non si fu sì tosto, posta biancabella a sedere, che la biscia se le avicinò. 4974_10011_000306 con molta prestezza corse alla madre e dissele: madre, non sarebbe meglio che io sospendessi il padre mio e che io guadagnassi il terzo de suoi beni che alcun'altra strana persona? 4974_10011_000307 nasce un fiero animai di un picciol seme. c ha in odio per natura ogni persona di mirarlo, ciascun paventa e teme che uccide altrui, né a se stesso perdona. 4974_10011_000308 padre mio, poi che, per sentenza del signor marchese, voi senza dubbio dovete esser sospeso e dovendosi dar la terza parte de'vostri beni a colui che farà l ufficio. 4974_10011_000309 disse salardo, e come vuoi tu che egli lo intenda? niuno sa questo se non tu ed io. 4974_10011_000310 ora avenne che, ritrovandosi in caccia con diversi suoi baroni e cacciatori, vide uscire fuori del folto bosco un uomo salvatico assai grande e grosso. 4974_10011_000311 che se per malizia stato il fusse la divina provvidenza, non l arrebbe lungo tempo sustenuto. samaritana, udito il compassionevole lamento e vedutala così maltrattata, alquanto la confortò. 4974_10011_000312 anzi pazzia della misera vecchiaia, la quale allora molto più si gode, quando empie il suo testamento, di biasmevoli condizioni. 4974_10011_000313 le quali non furono appena fornite, di dire che scaturì un palazzo, il più bello ed il più superbo che si vedesse, giamai. 4974_10011_000314 il qual fece cenno ad emilliano, di voler con esso, lui, favellare, ed egli, levatosi dal fratello e da gli amici, andossene là dove era travaglino e lungamente ragionò con esso, lui. 4974_10011_000315 qual causa, signor mio, vi indusse a sentenziare a morte salardo, che tanto cordialmente voi amavate? egli non vi ha mai offeso, né pur pensato di offendervi. 4974_10011_000316 aveva laonde la reina, credendo schifare uno picciolo errore in un altro assai maggiore. incorse perciò che, senza metter indugio alcuno, chiamò duo suoi fedelissimi serventi ed il figliuolo. 4974_10011_000317 fingendo però tuttavia d'amarla ed averla cara, volse la fortuna che il re di tunisi fece un grandissimo apparecchiamento per terra e per mare per mover guerra a ferrandino. 4974_10011_000318 già era pervenuto alli orecchi del marchese la gran liberalità di salardo e, vedendolo giovane, ricco, nobile, savio ed atto ad ogni impresa, li prese tanto amore che non sapeva stare un giorno che egli non lo avesse con esso, lui. 4974_10011_000319 ridendo tuttavia della sciocca ed inonesta femina che così vilmente si aveva sottomessa ad uno vaccaro, ma ci fu cagione la sua innata e pestilenziosa avarizia. 4974_10011_000320 e ciò fanno, non d'amore che li portino, ma mossi da una simplicità, acciò che lungamente stiano in qualche travaglio. 4974_10011_000321 impiccarvi e conoscendo lo amore che voi mi portate, io so che voi non arrete a sdegno se io farò cotal ufficio, perciò che facendolo i beni vostri non anderanno nelle altrui mani, ma ci resteranno in casa come prima. 4974_10011_000322 e quantunque il re fusse infiammato di sdegno e desideroso allora di vendicarsi con vituperosa e disonesta morte, nientedimeno acciò che ella sentisse maggiore e più lungo tormento. 4974_10011_000323 uscivano grossissimi pedocchi che ogni ora la divoravano e dalle mani che ne uscivano rose ed odoriferi fiori, usciva una lordura e uno sucidume che stomacava chi le stava appresso. 4974_10011_000324 lasciando l'ampio e spazioso campo alle compagne che dopo me verranno di poter meglio e con più leggiadro stile, sicuramente, raccontare le loro favole di ciò che da me ora udirete. 4974_10011_000325 il perchè perde la scrima di poter più guerreggiare né più difendersi, il che, vedendo guerrino tutto allegro, rimase e, sceso giù della querce, prese un capestro che seco recato aveva. 4974_10011_000326 signore, io sono contento che la lunga mia servitù abbia questo ricompenso, che tu faccia impiccarmi insieme con salardo, se non lo trovi innocente. 4974_10011_000327 tebaldo, prencipe di salerno. amorevoli donne, sì, come più fiate udii dai nostri maggiori ragionare ebbe per moglie una prudente e accorta donna, e non di basso legnaggio. 4974_10011_000328 costui aveva duo figliuoli, uno de quali emilliano altro lucaferro, si chiamava appresso questo egli aveva duo poderi dalla città non molto lontani de quai, uno chiamavasi: 4974_10011_000329 guerrino, vedendo che il maestro lo deleggiava e non gli voleva ubidire, se ne andò al re e lamenlossi del maestro che servire non l aveva voluto. 4974_10011_000330 il falcone, per la cui pensata morte sei contra me, focosamente adirato, vive, ed è in quel stato che era prima. né io lo presi per ucciderlo, né per oltraggiarti. 4974_10011_000331 la misera adunque biancabella, con le mani monche e cieca d ambi, gli occhi nel luoco solingo e fuor di mano soletta. in tanta afflizione si stava chiamando sempre e richiamando la sorella samaritana che aiutare la dovesse. 4974_10011_000332 ma il re, che intentamente avea veduto il tutto, le fu presto alle spalle e prese la per mano e vedutala bella e fresca come un giglio, le dimandò chi ella era. 4974_10011_000333 cessi la perturbazione tua, ed io manifesterotti l'innocenza sua. cessa per un'ora, signore, per amore della, conservata sempre da tuoi vecchi e da te giustizia. 4974_10011_000334 carezzandola a tutt ore e non lasciandole cosa veruna mancare. la moglie, che più cruda era che pietosa, accesa di rabbiosa ira contra il marito, impetuosamente si volse e disse: 4974_10011_000335 e pensando, la scelerata matrigna di mandar ad effetto il suo maligno proponimento, seminò per tutto il regno che le due figliuole erano morte, una di continova febbre, l altra per una postema vicina al cuore. eh affocata. 4974_10011_000336 venuto il giorno seguente ed essendo biancabella con la madre in camera sola, assai nella vista sua malanconosa le parve laonde. la madre le disse: che hai tu, biancabella, che star sì di mala voglia, ti veggio. 4974_10011_000337 era l uomo salvatico, uno bellissimo giovane il quale, per disperazione di non poter acquistare l amore di colei che cotanto amava, 4974_10011_000338 cuore laonde. rendomi sicuro che io le posso aprire ogni mio secreto, quantunque quello importantissimo sia. farò adunque esperienza della sua fede, non già per me che io sono certo mi ami più di se medesima. 4974_10011_000339 sì, come per la presente favola che raccontarvi intendo agevolmente, intenderete essortandovi amorevolmente tutte che nel servire non vogliate esser ritrose, perciò che se da colui che ha ricevuto il servigio guidardonate, non sarete. 4974_10011_000340 guata bene e non tener il tuo volere nascosto, per ciò che te stesso offenderesti, e non me, che sono a tuoi piaceri e comandi. 4974_10011_000341 ed in essa sono molte città e castella che, molto più di quello che ella sarebbe, l'abbelliscono di questa isola ne passati tempi era signore re filippo maria, uomo saggio, amorevole e singolare. 4974_10011_000342 ecco entrare nel bosco un uomo attempato, molto benigno di aspetto e compassionevole assai, il quale udita che ebbe la mesta e lamentevole voce. 4974_10011_000343 e che è dell anima tua, travaglino, che già sono passati tanti giorni che non sei stato qui, né si ha avuto novella alcuna di te, rispose travaglino. signore, le molte occupazioni mi hanno intertenuto. 4974_10011_000344 e tu sei quella rea e crudel femmina per la cui cagione fu tanto errore commesso. e tu, malvagia e maladetta, con la propia bocca te stessa, ora dannasti. 4974_10011_000345 ed accesa da uno furore che la tolleva fuor di speranza della sua salute. come disperata si voleva uccidere ma, non avendo altro modo di finir la sua vita, prese il camino verso acqua, che poco era lontana per attuffarsi. 4974_10011_000346 e senza che egli fusse da alcuno veduto via lo portò e chetamente, andatosene a casa di uno suo amico nominato fransoe glielo appresentò. 4974_10011_000347 e con ogni diligenza cercassero si trovare. lo potevano, ma invano. si affaticorono perciò che guerrino con gli serventi, andavasi nascoso, né d alcuno si lasciava conoscere. 4974_10011_000348 dove con gran pompa e glorioso trionfo e sonore trombe fu da tutta la città. 4974_10011_000349 venessero alla presenza di guerrino. e così fu fatto. venute adunque le figliuole e non potendosi conoscere l una dall altra, disse il re: 4974_10011_000350 e sì, diforme e brutto, che a tutti grandissima ammirazione rendeva e di corporali forze, ad alcuno non era inferiore. 4974_10011_000351 mentre che il re era alla caccia, venne gran voglia a guerrino che giovanetto era di vedere p uomo salvatico. ed andatosene solo con p arco, di cui molto si dilettava, e con una saetta in mano. 4974_10011_000352 raccontata dirovvi. se vi è in piacere, con brevità la resoluzione. la damigella altro non è se non la biscia la quale, andando per i prati, col capo erto e con la coda bassa. 4974_10011_000353 quello nel dito. si mise e voltatasi al padre disse: vedete, padre mio, come lo anello della madre mia, mi si conviene al dito. 4974_10011_000354 e chetamente che ella non ti senta, furale le chiavi della prigione e recale qui e aprimi che aperto che tu mi averai subito. ti restituirò il tuo strale. 4974_10011_000355 signori, non vi maravigliate di questo, perciò che si trovano padri che portano invidia a'fìgliuoli sì, come fa lo rapace nibbio, il quale, essendo macro ed induto, 4974_10011_000356 ma prima che messo fusse dalle serventi a riposare le donzelle con la reina, determinorono di dargli una bevanda di alloppiato vino. 4974_10011_000357 qual di queste due vuoi tu, guerrino, che io ti dia per moglie? ma egli, stando sopra di sé tutto sospeso, nulla rispondeva. 4974_10011_000358 ma la figliuola, più che la madre pia, avendo a mente ciò che commesso le aveva il padre e vedendo, non so che uscire dall aspetto di biancabella che dimostrava segno di grandezza in lei. 4974_10011_000359 molto commendata fu da tutti la pietosa favola da eritrea raccontata, la quale, poi, che vide che tutti tacevano, il suo enimma in tal maniera propose: 4974_10011_000360 e data l'acqua alle mani, il siniscalco mise il re e la reina ad una tavola alquanto più eminente, ma propinqua alle altre. 4974_10011_000361 partitosi uno dall altro. e già passata la loro ira e sdegno lucaferro cominciò pentirsi del pegno che egli aveva messo e dello stromento per man di notaio pregato. 4974_10011_000362 e così stando, in questi pensieri, diceva: deh quanto il padre mio se ingannava. certo, io dubito che egli teneva del scemo come il più degli insensati vecchi fanno. 4974_10011_000363 il perchè in tanta allegrezza divenne che fermamente giudicò non esser al mondo uomo che congiungersi con essa, lei, in matrimonio degno fusse. 4974_10011_000364 riposo perciò che egli, ora cacciando, ora uccellando, ora armeggiando ed ora facendo altre cose, mi tiene in sì continovo essercizio che io non so, alle volte, se io sia morto o vivo. 4974_10011_000365 i quali, come è detto di sopra, ne uscivano le care e dilettevoli gioie e dalle mani scaturivano mattutine rose ed odorosi fiori. 4974_10011_000366 e, scorrendo per diversi paesi, s'abbattè in colui che prima l'armaio comperato aveva e dimandollo se di quello era riuscito in bene ed alle mani di chi era pervenuto. 4974_10011_000367 ma pur sì vigorosamente. si portò che la cavalla finalmente de un calcio percossa della gamba destra, zoppa rimase e guerrino, disceso de l alta arbore, presela e strettamente legolla. 4974_10011_000368 piccioletta ed accostatesi a lei ed andatasene sotto i panni suoi senza che ella sentisse cosa alcuna nella natura. entrò. 4974_10011_000369 e di tal cosa, tra se stesso, si ramaricava molto, dubitando forte di non restare senza podere col quale e sé e la famiglia sua sostentava. 4974_10011_000370 venuto il giorno sequente, il giovanetto isconosciuto finse di voler partire ed andarsene in altre parti e prese commiato da guerrino, ringraziandolo molto della buona compagnia avuta da lui. 4974_10011_000371 appresso questo, le tre figliuole del vecchiarello orrevolmente furono maritate e ferrandino re con la sua biancabella e samaritana. 4974_10011_000372 non che io abbia portata in questo misero ventre, ma per averla lattata e nodrita con queste poppe. è innocentissima del peccato per lo quale fu da te a cruda morte, miseramente dannata. 4974_10011_000373 non già che la città non fusse bella ed onorevole, ma mosso da un certo non so che appetito che'l più delle volte trae coloro che senza governo di alcuno superiore vivono. 4974_10011_000374 e ben crestati e che abbino duo ramponi lunghi, un gran dito da dietro, acuti e pungenti. 4974_10011_000375 ed emrni molto caro. sì, per la sofficienza sua. sì, anche per la lealtà ch'egli usa verso di me. sì ancora, perchè in lui è una special e singoiar virtù che per tutto aver del mondo ei non direbbe una parola che bugiarda fusse. 4974_10011_000376 siate la ben venuta, disse, travaglino la mia patrona e fattala sedere parecchio la mensa e recò del caso pecorino ed altre cose per onorarla. 4974_10011_000377 il patrone, fingendo di non conoscere il re, amorevolmente l'accettò, facendoli quelle accoglienze che se gli convenevano e con ingegno ed arte tanto operò che lo fece salire in nave. 4974_10011_000378 noi siamo forastieri né sappiamo le strade e voi, per cortesia vostra, ne le insegnarete. e così, cavalcando, ragionaremo insieme, alcuno nostro accidente occorso ed il viaggio ci sarà men noioso. 4974_10011_000379 e chi in uno modo e chi in un altro lo interpretorono, ma niuno fu che aggiungesse al segno laonde la vaga lauretta, vedendolo irresolubile rimanere. sorridendo disse: 4974_10011_000380 questo re zifroi aveva due figliuole vaghe di aspetto e gentili di costumi e di bellezza. venere avanzavano. 4974_10011_000381 mentre che le sopradette cose si facevano, fransoe se ne era andato al palagio al marchese tai parole, dicendo: illustrissimo signor, se mai favilla di pietà fu accesa nel petto di giusto signore, 4974_10011_000382 ardisse laonde il re, vedendo il paese tutto nudo, sì, di vittovaria come di bestie e di creature umane, né sapendo a tal cosa trovar rimedio alcuno, si ramaricava molto, biastemando tuttavia la sua dura e malvagia fortuna. 4974_10011_000383 e come sta il toro dalle corna dorate? disse emilliano allora travaglino, lutto, confuso e venuto nel viso come bragia di fuoco. voleva quasi iscusarsi ed occultare la verità. 4974_10011_000384 s imaginorono di far morire guerrino e rimaner signori delle gioie e danari e dissero tra loro: vogliamo noi vedere? si potiamo in guisa alcuna dare la morte al nostro patrone? 4974_10011_000385 e teco. in un medesimo giorno ed in uno stesso parto nacqui e samaritana. per nome mi chiamo 4974_10011_000386 avesse perciò che avenuto non li sarebbe quello che gli avenne la moglie, giovene de anni ma vecchia di senno, venendo a morte, pregò il marito che cordialissimamente amava. 4974_10011_000387 in bergomo, valorose donne, città della lombardia, fu, non è già gran tempo, un uomo ricco e potente, il cui nome era pietromaria di albani. 4974_10011_000388 ed in moglie l avessino, ma niuno di loro fu di tanta virtù che aver la potesse, perciò che ciascuno di loro in alcuna cosa era manchevole. 4974_10011_000389 andatosi il maestro alla sua stanza, guerrino seco se n andò e gli ordinò nel modo antedetto i quattro ferri da cavallo. 4974_10011_000390 onde il giovane, isconosciuto, vedendolo, contra il consueto suo, si malinconoso stare, dolcemente gli addimandò qual era la cagione? che sì, mesto ed addolorato il vedeva. 4974_10011_000391 prendi adunque questo capestro che tu mi avevi avinchiato al collo ed in ricompenso de miei beni che tu desideravi avere. lo porterai teco, ricordandoti sempre di me e del tuo grave errore. 4974_10011_000392 mentre che in tal modo tra se stesso salardo, se medesimo riprendeva postumio suo figliuolo, come ben ammaestrato carnefice se ne andò con la sbirraglia alla prigione. arrogantemente appresentatosi innanzi al padre, disse: tai parole. 4974_10011_000393 ma ben il mercatante conobbe la figliuola, la reina adunque, veduti i fusi e le rocche di maravigliosa bellezza, addimandò al mercatante quanto ciascuna di esse appreciava. 4974_10011_000394 chi sei, tu che vai errando per questi luochi e con voce dolce e pia, ver me ti dimostri. io sono, rispose, la voce samaritana, tua sorella. 4974_10011_000395 lungamente visse, lasciando dopo sé eredi legittimi nel regno. 4974_10011_000396 di che genese re si vendicò. quanta sia la potenza d'amore, quanti li stimoli, della corrottibile carne. penso che non sia alcuna di noi che per isperienza provato non l'abbia. 4974_10011_000397 travaglino. qual è la causa che così pensoso ti stai e non ardisci meco parlare? ti sarebbe per aventura venuto alcuno desiderio di me? 4974_10011_000398 non sia detto di te, signore, che sì, strabocchevolmente, senza causa, facci morire i tuoi amici. il marchese tutto sdegnoso centra fransoe disse: 4974_10011_000399 n ebbero grandissima allegrezza e contento perciò che il loro figliuolo esser perduto. credevano e, ritornatosene in sicilia con la cara moglie e con il diletto fratello e cognata, fu dal padre e dalla madre graziosamente veduto ed accarecciato. 4974_10011_000400 il re il minacciò di farlo suspendere con un piede in su come rubello della sua corona e, ritornato guerrino all ostello, raccontò il tutto al suo compagno, il quale, sorridendo, disse: 4974_10011_000401 conseguiva laonde, vedendosi salardo dal marchese in tanta altezza, posto, se ingegnava con ogni studio ed arte di compiacerli di tutte quelle cose che giudicava potessero esserli grate. 4974_10011_000402 comandò con mano che indi levato fusse e altrove portato e venduto. acciò che ei dagli occhi levar si potesse questa seccaggine. 4974_10011_000403 voi siete quel basilisco che coi vostri begli occhi chiunque vi mira dolcemente uccidete. ma eritrea, di naturai colore nel viso depinta, nulla rispose. 4974_10011_000404 dove lietamente lungo tempo visse e per dio dispensò la maggior parte de suoi beni, ritenendone tanti quanti fussero bastevoli al viver suo. 4974_10011_000405 ma guerrino, che oramai gli aveva preso amore in maniera alcuna, non voleva che si partisse, e tanto l'accarezzò che di rimanere seco acconsentì. 4974_10011_000406 iscusare, per non turbare il già principiato ordine, messa da canto ogni perturbazione d'animo, così a dire, incominciò. 4974_10011_000407 egli, prudente e savio, mi diede il consiglio ed io, ribaldo e insensato, lo sprezzai. egli, per salvarmi, mi comandò che io fuggessi questi miei domestici nemici. 4974_10011_000408 giunto che fu guerrino al luogo dove era la cavalla e sentitala nitrire, fece tanto quanto per adietro fatto aveva. 4974_10011_000409 uno de quai fusse di latte e altro di acqua rosata pieno. e per sì, picciola, cosa tu ti ramarichi, figliuola mia, disse la madre. non sai, tu, che ogni cosa è tua? 4974_10011_000410 stando circa ciò, guerrino alquanto dubbioso, fidandosi pur tuttavia delle parole di rubinetto, suo diletto compagno, disse il re: orsù, guerrino, che fai ornai, gli è tempo che s impona fine e che tu ti risolva. 4974_10011_000411 e, fatta la debita riverenza con le ginocchia in terra, secretamente gli disse: sacra corona. sappiate che nel mio ostello ora si trova un vago ed errante cavaliere, il quale per nome guerrino si chiama. 4974_10011_000412 li serventi molto. presti a'comandamenti del lor signore, preserlo sopra le spalle e in piazza lo portorono. avenne che in quel punto 4974_10011_000413 e messosi in ordine, il re con duo suoi baroni e dei migliori che ci avesse, animosamente la affrontò e, dopo lungo combattimento, valorosamente lo vinse. 4974_10011_000414 perle, rubini, diamanti ed altre preziose gioie, il che, vedendo la madre non senza temenza, tutta stupefatta rimase. 4974_10011_000415 che oltre il naturai corso, contra la propia prole per invidia, s incrudelisca. ma la vaga eritrea, con dolci parole, sorridendo, disse: 4974_10011_000416 ed io, sopra il capo mio, con giuramento, le promisi di far quanto era il suo volere, laonde avendo io isperimentate molte puncelle, né trovandone alcuna a cui l'anello materno meglio convenga che a te. 4974_10011_000417 lasciati gli amorosi pensieri e gli urbani solazzi. si era posto tra le boscarecce belve, abitando l ombrose selve ed i folti boschi, mangiando l erbe e bevendo l acqua a guisa di bestia. 4974_10011_000418 e condannato a morte, vien liberato ed alla propia patria ritorna. di tutte le cose che uomo fa over, intende di fare, o buone o rie che elle si siano, doverebbe sempre il termine maturamente considerare. 4974_10011_000419 il che, intendendo l incognito giovane, disse: sta di buon animo, né dubitar. punto perciò che io t insegnerò tal strada, che tu non perirai, anzi, tu sarai vincitore ed il re conseguirà il desiderio suo. 4974_10011_000420 ne tanta pena a te, quanto a me doglia, né penso mai più viver lieto e contento poi che in tal maniera ho offeso te che con tanta sincera fede mi amavi e servivi. 4974_10011_000421 il marito, che per natura era incredulo e non dava, sì, agevolmente, piena fede alle parole della moglie. di ciò se ne rise e la berteggiava. 4974_10011_000422 e andatosene alla reina che in camera mesta si stava, l'addimandò chi era stato colui, sì sfacciato, sì arrogante e sì temerario. che gli abbia bastato il cuore d aprir la prigione e dar causa che uomo salvatico fuggisse. 4974_10011_000423 la quale era sì bella e sì vaga che tra carne e pelle non altrimenti traspareva di ciò che soglino fare le preziosissime cose fuori d un finissimo cristallo. 4974_10011_000424 ma il contrario. come di sotto intenderete, gli avenne travaglino. avendo fatte più proposte e risposte con t uomo di legno, non altrimenti che, se stato fusse il propio patrone con cui parlasse. 4974_10011_000425 la dimanda a postumio dal marchese fu graziosamente concessa. aveva salardo pregato fransoe, suo fedel amico a cui aperto aveva lo suo secreto, che quando la famiglia del marchese lo conducesse per darli la morte. 4974_10011_000426 a cui disse la moglie e che gli avete fatto voi? a cui rispose: salardo, io gli ho ucciso lo miglior falcone e lo più caro che egli abbia e penso, quando egli non lo trovi. 4974_10011_000427 e tolse per moglie teodora, figliuola di messer odescalco doria, gentiluomo genovese e de primi della città, e perciò che ella era bella ed accostumata, ancor che sdegnosetta fusse. 4974_10011_000428 pur fieramente stimolato da lei, volse vedere che cosa ne riusciva e, fattasi venire la figliuola alla sua presenza, trovò vie più di quello che la moglie detto gli aveva. 4974_10011_000429 finita la essemplare favola, ciascuno dell onesta compagnia sommamente biasmorono la sfrenata isotta e molto grandemente commendorono travaglino. 4974_10011_000430 cominciò tra se stesso pensare al grande onore che li faceva. il marchese dopo si riduceva a mente le maniere accorte, i graziosi gesti, gli onesti costumi di postumio suo figliuolo e come egli gli era ubidiente. 4974_10011_000431 il quale da loro fu più vezzosamente che non se li conveniva, nodrito ed allevato, passato certo tempo, parve a salardo di partirsi di genova ed andar ad abitare altrove. 4974_10011_000432 rendomi certo quella raddoppiarsi in voi se con la solita clemenza considerarete la innocenza dell'amico all'estremo di morte, già condotto per errore non conosciuto. 4974_10011_000433 ma il vecchiarello, la moglie e le figliuole, vedendo l'utile grande che di lei n apprendevano, accarezzavano ed instantemente la pregavano che in modo alcuno partire non si dovesse. 4974_10011_000434 avenne che rainaldo, essendo già pervenuto alla vecchiezza, gravemente s infermò e, vedendo esser giunto il termine della vita sua, chiamò un notaio e fece il suo testamento, nel quale instituì: salardo suo universal erede. 4974_10011_000435 e venuta la mattina molto per tempo, si levò di letto e, senza porre indugio alla cosa, andossene al marchese e puntalmente li raccontò la morte del falcone. 4974_10011_000436 era nella camera de fanciulli un usciolo per lo quale nella stanza della reina entrare si poteva. il mercatante nella 4974_10011_000437 ma perchè temeva di mancare dell onor suo, prese ardimento e cominciò la istoria de isotta e li raccontò a punto per punto, tutto quello che egli aveva fatto con esso, lei ed il successo della morte del toro. 4974_10011_000438 a cui la moglie rispose: non dubitate, punto che io più tosto soffrirei di morire che mai tal secreto rivelare. 4974_10011_000439 se per aventura lo signor venisse a saperlo, che sarebbe di voi? certo voi incorreste in pericolo di morte. 4974_10011_000440 anzi della morte mia, a cui rispose travaglino. io sono disposto, signora, di ponere per amor vostro la propia vita, non che la robba. 4974_10011_000441 conosco ben ora che padre, quando testava, era di memoria privo e come vecchio insensato e fuori di sé faceva gli atti da fanciullo. 4974_10011_000442 or essendo a casa, lucaferro, e vedendo la moglie, che isotta si chiamava, si malinconioso stare e non sapendo la cagione, dissegli: 4974_10011_000443 che altra donna per moglie prendere non dovesse, se l'anello che nel dito portava non stesse bene nel dito di colei che per seconda moglie prendere intendeva. 4974_10011_000444 e se possibil fusse che quello è già fatto, si potesse annullare. io per me lo annullarci. ma essendo ciò impossibile, sforzerommi con ogni mia possa di ristaurare in tal guisa la ricevuta offesa. 4974_10011_000445 fattosi ferrandino re la mattina per tempo, alla finestra vide il ricco e maraviglioso palazzo e tutto, attonito e stupefatto, rimase e, chiamata, la moglie e la matrigna lo vennero a vedere. 4974_10011_000446 e quella munge, imperciò che egli, mungendola, tiene il suo capo appresso. il cullo della vacca e il cullo del mongitore. a suo bel agio, riposa in terra. 4974_10011_000447 cotto adunque e ben concio il falcone. salardo e teodora si puosero a sedere a mensa e, non volendo ella mangiare del falcone né attendere alle parole del marito che a mangiare dolcemente la esortava, 4974_10011_000448 iddio ti benedica, figliuolo mio. tu hai pensato ciò che molto mi piace e se prima moriva scontento, ora intese le tue parole. me ne morrò contento. 4974_10011_000449 e prendere le gioie ed i danari e tra loro dividerli. ma il pensiero gli andò buso, perciò che, per divino giudizio, non si poterò mai convenir insieme. 4974_10011_000450 che atterrerebbe il cavallo salvatico che nel territorio vostro è di tanto danno cagione, il che, intendendo zifroi re immantinente, comandò che a sé lo facesse venire. 4974_10011_000451 avenne che, per sua buona sorte, passò allora un vago e leggiadro giovanetto che era sopra d un superbo cavallo e pomposamente ornato ed inchinato il capo. diede un bel saluto a guerrino dicendo 4974_10011_000452 appena che, guerrino, era asceso sopra l albero che giunse il salvatico cavallo ed affrontò lo fatato destriere ed ambedue cominciarono il più crudo duello che mai fusse veduto al mondo. 4974_10011_000453 e perciò disse che era contento che si soprastesse per un ora e, non provando fransoe lui esser innocente, s apparecchiasse a ricevere la morte con esso lui. 4974_10011_000454 e tanto era salardo col marchese, in amistà congiunto, che a chiunque voleva dal signore grazia alcuna, era bisogno che egli andasse per le sue mani, altrimenti la grazia non conseguiva. 4974_10011_000455 a quella con le orecchie accostatosi e pian piano con i piedi avicinatosi, trovò la giovane cieca e monca delle mani che della sua dura sorte fieramente si ramaricava. 4974_10011_000456 vedo che tu attendi d esser compagno di salardo e se poco più accendi il fuoco de mia ira, a mano a mano te li metterò appresso, disse fransoe. 4974_10011_000457 superiore. nondimeno, tanto è l'amore che egli mi porta e tanto mi onora che basterebbe io li lussi superiore e che egli temesse me, di che tanto mi maraviglio che io non so che mi dire. 4974_10011_000458 sacra corona, è questo il guidardone delle mie sostenute fatiche, è questo il premio de miei sudori, è questo il beneficio che mi rendete, avendo io liberato il vostro regno, che oramai era del tutto disolato e guasto. 4974_10011_000459 il mercatante genovese, levato da salerno con la nave carica di preciose merci, pervenne all isola di britannia, oggidì chiamata inghilterra. 4974_10011_000460 concordi in questo modo che se travaglino dirà: la bugia, il podere di emilliano sia di lucaferro, ma se non sarà trovato in bugia, il podere di lucaferro di emilliano sia. 4974_10011_000461 il perchè ella si mise a piangere e dolersi che egli battuta l'aveva e, levatasi da mensa, tuttavia, barbottando, lo minacciò che di tal atto in vita sua si ricorderebbe ed a tempo e luoco si vendicarebbe. e 4974_10011_000462 la nettò per tutto dove difetto, alcuno parere le potesse. dopo, tratta fuori di quel latte, nell acqua rosata la pose dandole un odore che a lei grandissimo refrigerio prestava. 4974_10011_000463 la reina, che per l'addietro molte altre cose aveva miseramente sostenute. conoscendo l innocenza sua con paziente animo, la grandezza del supplicio sofferse. 4974_10011_000464 la figliuola ubidiente alla cara balia, fece quanto da lei imposto: le fu il padre, non raffrenando il concupiscibile appetito né rimovendosi dalla sfrenata voglia. 4974_10011_000465 emilliano, acconciato adunque il l'amo d albero in una camera, con la beretta in testa e con gli vestimenti in dosso, usciva, travaglino fuori dell uscio della camera e dopo dentro ritornava e quel ramo salutava dicendo: 4974_10011_000466 la balia presala a mano nel giardino, la menò e separatasi alquanto da lei sotto l ombra d un fronzuto faggio, si puose a dormire, lasciando la fanciulla prendere piacere per lo giardino. 4974_10011_000467 costui per vari paesi e luochi strani errando. fu per aventura veduto da una bellissima fata, ma inferma alquanto. 4974_10011_000468 la reina, ciò udendo, molto maggiormente se ne dolse, temendo che il re, venendo dalla caccia, il figliuolo per sdegno non uccidesse. perciò che le chiavi a lei quanto la persona propria raccomandate aveva. 4974_10011_000469 era già per tutto universo divolgata la gloriosa fama della vaga e immortai bellezza di biancabella e molti re, prencipi e marchesi da ogni parte concorrevano acciò che il lei amore acquistassino. 4974_10011_000470 la signora che, attentamente ascoltata, aveva la pietosa favola e quasi ancora da dolcezza piangeva, disse se queste altre donzelle, nel narrar le loro favole, se porteranno sì valorosamente, come ha fatto la piacevole lauretta. 4974_10011_000471 e, dopo che ebbero valorosamente combattuto, finalmente il fatato destriere tirò un paio di calci al salvatico cavallo e giunselo in una massella, e quella dal luogo gli mosse. 4974_10011_000472 entrano in mille frenesie e continovo vacillano, deleggiando adunque salardo tra se stesso. in tal maniera, i saggi e ben regolati comandamenti paterni deliberossi di contravenire al terzo. 4974_10011_000473 tutto stupefatto rimase, non potendosi in modo alcuno imaginare che ella biancabella fusse e fattala pettinare invece di gemme e preziose gioie che dalle bionde chiome solevano cadere. 4974_10011_000474 indi salardo. persentita la morte di teodora, sua moglie chiese buona licenza dal marchese e da monferrato. si partì ed a genova ritornò. 4974_10011_000475 un capo veggio star per mezzo il cullo e star il cullo a suo bel agio in terra una e ha forza più d un forte mullo. sta cheta e capo, con le due l'afferra. 4974_10011_000476 grande come sarebbe, ohimè, mal nata un picciol grano di minuto miglio, da cui per fame fui poi divorata senza riguardo alcun, senza consiglio, 4974_10011_000477 il che, intendendo il maestro, non gli volse fare, ma sprezzatolo trattollo da pazzo, perciò che gli pareva una cosa nuova e non più udita. 4974_10011_000478 dopo preso il capestro, glielo pose al collo, esortandolo e confortandolo che pazientemente sopportasse tal morte. 4974_10011_000479 credevate voi forse che io facessi più cunto d uno uomo salvatico che delle proprie carni? e senz altra risposta aspettare? comandò che molti soldati subito montassero a cavallo ed in quattro parti si dividessero e. 4974_10011_000480 uscita biancabella del giardino, ritornò a casa e vedutala la madre: sì bella e sì leggiadra. eh, ogn altra di bellezza e leggiadria avanzava. restò sopra di sé e non sapea che dire. 4974_10011_000481 stando da me, sì lontano che mai, non possi più sentir nova di te. e così detto, lo scacciò da sé e mandollo in sua mal ora né più di lui, se intese novella alcuna. 4974_10011_000482 biancabella, tutta invaghita del dilettoso luogo, andava or quinci or quindi, raccogliendo fiori, ed essendo ornai stanca all ombra d un albero, si puose a sedere. 4974_10011_000483 venuto il giorno del deputato, invito. il re, la reina e la matrigna, regalmente vestite ed accompagnate da diverse matrone, andorono ad onorare il magnifico prandio già lautamente apparecchiato. 4974_10011_000484 vederlo destata la reina e messa la mano sotto il guanciale per prender le chiavi che sempre a lato teneva e non trovandole molto si maravigliò. 4974_10011_000485 il che tutti confirmarono esser ben fatto. ma non vi fu però veruno che proponere ardisse. onde, vedendo samaritana tutti tacere, disse: 4974_10011_000486 e perchè ad eritrea mancava lo suo enimma proponere. la signora, riguardandola nel viso sembiante, le fece che ordine già incominciato non pretermettesse, ma ella, senza far alcuna indugia, disse: 4974_10011_000487 e poi tu sola, senza compagnia alcuna. a me te ne verrai. 4974_10011_000488 non s'era appena la fanciulla rassettata in terra che sopragiunse una biscia. ed accostossi a lei la quale biancabella, vedendo molto si paventò e, volendo gridare, le disse la biscia. 4974_10011_000489 la signora ad eritrea impose che ordine seguisse, la quale, arrossita come mattutina rosa, la sua favola così incominciò, favola. 4974_10011_000490 de quai, il primo fu che per l'amor grande eh egli alla moglie portasse secreto alcuno, mai non le palesasse. 4974_10011_000491 altra eleuteria si addimanda ed ha le chiome che, a guisa de finissimo argento, rilucono laonde. se tu indovinerai qual di loro sia quella dalle trezze d oro in moglie, l averai con grandissima dote. 4974_10011_000492 ed addimandate. se grato averebbono che da lui e dalle sue donne visitate fussero, gli risposero che caro le sarebbe molto, ma che era più convenevole ed onesto ch'elle, come suddite, andassero a loro. 4974_10011_000493 né mai travaglino andava a bergomo, che emiliano non gli addimandasse del suo toro dalle corna d oro. ora avenne che, trovandosi emilliano a ragionamento con lucaferro, suo fratello, e con alcuni suoi domestici, sopragiunse travaglino. 4974_10011_000494 al tutto, di sapere onde procedeva la causa e finse di andare una mattina per tempo ad uno castello dalla città dieci miglia lontano. 4974_10011_000495 intendendo la reina, come colpevole esser condannata a crudelissimi tormenti. molto si rallegrò e, presa licenza dal re, assai contento d inghilterra, si partì. 4974_10011_000496 il re abbracciatala, la fece in pie levare e, presala per mano, licenziò la brigata e con lei sola si pose a sedere. 4974_10011_000497 allora biancabella, per tal voce smarrita, quasi tutti i capelli addosso, si sentì arricciare, ma parendole conoscere la voce, preso alquanto di ardire. disse. 4974_10011_000498 ed oltre la divina bellezza e leggiadria che in lei chiaramente si vede. da gli capelli suoi escono perle, gemme ed altre preziosissime gioie, e dalle candide mani. 4974_10011_000499 e perciò che emilliano, più fiate, aveva fatto questo atto di lasciare gli amici e parenti suoi e girsene a ragionare con un mandriale lucaferro, non poteva in maniera alcuna questa cosa patire. 4974_10011_000500 che debbo io più fare al mondo, dopo che io sono priva degli occhi e delle mani e mi manca finalmente ogni soccorso umano? 4974_10011_000501 e dimani fatti recare nel giardino duo vasi de quai, uno sia di puro latte pieno e l'altro d'acqua rosata finissima. 4974_10011_000502 già il sole nascondeva gli suoi folgenti rai e le tenebre della notte cominciavano apparire quando il vecchiarello, con frettoloso passo, giunse alla selva e trovò biancabella, che con un altra ninfa sedeva. 4974_10011_000503 e fatta scala ad uno luoco dove era un'ampia pianura, vide genese, già poco tempo fa creato, re il quale, velocissimamente correndo per la spiaggia de l isola, seguitava una bellissima cerva. 4974_10011_000504 marito mio che avete, voi che così mesto e malinconioso vi veggio? a cui rispose lucaferro: taci per tua fé e non mi dar maggior noia di quello che io. 4974_10011_000505 onde, per comandamento del re, tutti e cortigiani comparsero dinanzi a lui, il quale, con le propie mani, ad uno ad uno, cercare volse, guatando con diligenza, se i lor coltelli erano cruentati. 4974_10011_000506 tu eri allegra e festevole ed ora tutta mesta e dolorosa, mi pari. a cui la figliuola rispose: altro non ho io, se non che io vorrei duo vasi, i quali fussero nel giardino portati. 4974_10011_000507 la balia, ben instrutta delle cose occorse, riverentemente disse: sappi, sacra corona, che doralice tua moglie e mia figliuola. 4974_10011_000508 a cui rispose la madre: veramente, figliuolo mio, tu hai ben discorso, perciò che, facendolo, la facultà di tuo padre rimarrà integralmente a noi. 4974_10011_000509 ed entrata in casa trovò travaglino che faceva del caso e delle ricotte e salutatolo disse: travaglino mio, son qui venuta per visitarti e per bere del latte e mangiare delle ricotte teco. 4974_10011_000510 dopo nasce di lei, a guisa d'un granello di miglio, un vermicello il quale, sì, fieramente, la rode e consuma. che di madre serva. non può rimanere. 4974_10011_000511 gentil cavaliere, quando non vi fosse a noia, io mi accompagnerei volontieri con voi, a cui guerrino rispose. 4974_10011_000512 voglio guerrino che al tutto prendi questa impresa e se tu sarai contrario al voler mio, pensa di rimaner privo di vita. 4974_10011_000513 il più savio e grazioso giovane che trovar si possa e di tutta quella autorità e potere che mi è dalla natura concesso. 4974_10011_000514 già era divulgato d ogn intorno come tebaldo, prencipe di salerno, voleva rimaritarsi, e la fama pervenne alle orecchie di molte puncelle, le quali, e di stato e di virtù, a tebaldo non erano inferiori. 4974_10011_000515 e qui restava, né più sapeva che dire ed addolorato ritornava fuori. dopo se ne ritornava dentro la camera e da capo diceva: iddio vi salvi, patrone. 4974_10011_000516 e miratala nel chiaro. yiso stupefatto rimase pensando quasi: eh, ella non fusse, ma poi che conosciuta l'ebbe. le disse: 4974_10011_000517 appena che figliuolo era dalla madre, partito che il re dalla caccia al palazzo aggiunse, e sceso giù del cavallo subito se n'andò alla prigione per vedere l uomo salvatico. 4974_10011_000518 è adunque cotesto il pensiero per cui tanto affanno e tanto ramaricamento. vi ponete. state di buon animo che a me basta il cuore di far si che non che una, ma mille bugie fiano da travaglino al suo patrone dette. 4974_10011_000519 dove già di ucciderla si preparavano. ma vedendola sì bella e sì graziosa, gli venne pietà ed uccidere non la volsero. ma le spiccorono ambe le mani dal busto e gli occhi di capo le trassero. 4974_10011_000520 teneva travaglino nella mandra delle vacche. molti tori, tra quai ve n era uno molto vago a vedere ed era tanto grato ad emilliano che d oro finissimo gli aveva fatto dorare le corna. 4974_10011_000521 e perciò che ornai s avvicinava il tempo di risolversi con zifroi re amenduo al palazzo. se n andorono ed il re ordinò che potenziana ed eleuteria sue dilette figliuole, tutte velate di bianchissimi veli. 4974_10011_000522 cuore perciò che li parve una di loro, la sembianza di biancabella tenere ed addimandolle chi fussero e donde venisseno. 4974_10011_000523 e per maggior certezza, dimostrò al re il candidissimo collo di biancabella, intorniato da una catenella di finissimo oro che tra carne e pelle, naturalmente come cristallo traspareva. 4974_10011_000524 il re conosciuto, che ebbe per veri indizi e chiari segni lei esser la sua biancabella, teneramente cominciò a piangere ed abbracciarla ed indi non si partì, che fece accendere una fornace. 4974_10011_000525 altro da te non voglio, disse isotta, se non il capo del toro dalle corna d oro. e tu disponi poi di me come ti piace. 4974_10011_000526 la quale, vedendo quello rimanere irressolubile, disse: donne mie care, per non tenervi a bada e per non fastidir le menti vostre, già tutte turbate per la compassionevole favola da me raccontata. 4974_10011_000527 e biancabella, figliuola di lamberico, marchese di monferrato, viene mandata dalla matrigna di ferrandino, re di napoli, ad uccjdere, ma gli servi le troncano le mani e le cavano gli occhi, e per una biscia viene reintegrata e a ferrandino, lieta, ritorna. 4974_10011_000528 ma isotta, desiderosa di saperlo, tanto seppe fare e dire che dal marito il tutto intese. laonde, voltatasi col viso allegro verso lui, disse: 4974_10011_000529 ed a chi troverai il coltello nella guagina ancora di sangue macchiato. quello sarà de tuoi figliuoli stato il vero omicida. 4974_10011_000530 il re inteso il tutto con consentimento della madre, in moglie la prese e con essa lei generò duo figliuoli. 4974_10011_000531 ritornato il povero re, alquanto in sé e posto giù ogni sfrenato furore, disse alla reina donna: che pensiero è stato il vostro in mandare in luoghi non conosciuti il commune figliuolo? 4974_10011_000532 guasto, ahimè. eh, io non meritava questo, né ad un tanto re come siete voi tal cosa si conveniva. ma poscia che cosi vi piace, ed io sono nelle mani vostre. fate di me quello che più vi aggrada. 4974_10011_000533 tebaldo, prencipe di salerno, vuole doralice unica sua figliuola per moglie, la quale, perseguitata dal padre, capita in inghilterra e ctenese la piglia per moglie e con lei ha doi figliuoli che da tebaldo furono uccisi. 4974_10011_000534 moglie salardo, quanto meglio ti sarebbe se, sequitato, avesti la paterna traccia, lasciando a lusinghieri ed agli adulatori il corteggiare. i prencipi e signori, 4974_10011_000535 ed aveva per moglie una donna molto gentile, graziosa e bella, e di lei ebbe un solo figliuolo, guerrino, per nome chiamato. 4974_10011_000536 ma pur si racconsolava alquanto, perciò che quando duo gran mali concorrono il maggiore, sempre si dee fuggire. 4974_10011_000537 a cui fu risposo, che erano due donne fuoruscite e che venivano di persia con il loro avere per abitare in questa gloriosa città. 4974_10011_000538 che di me rimarrai contento. ciò detto, il marchese, con le propie mani, li trasse il capestro dal collo e le mani li sciolse abbracciandolo con somma amorevolezza e più fiate, basciandolo. 4974_10011_000539 il padre. oltre ogni cosa lo ammaestrava ed accostumava, come dee fare un buono e benigno padre, né li lasciava mancare cosa che li fusse di utile. onore e gloria. 4974_10011_000540 e se una matrigna della quale ora raccontarvi- intendo con modestia usata, l'avesse forse altrui credendosi uccidere, non sarebbe stata, per divino giudicio, uccisa d altrui? sì, come ora intenderete. 4974_10011_000541 la trovò che macra, scolorita e disforme nel letto giaceva, ed accostatosi bene a lei e guatatala fiso nel volto e vedutala sì distrutta. 4974_10011_000542 deliberai nella mente mia al tutto di averti per moglie, perciò che così facendo, io adempirò il voler mio e non sarò manchevole a tua madre della promessa fede. 4974_10011_000543 prima acciò che mio tacere a questa nostra amorevole compagnia non cagioni disordine alcuno. con quella maniera di dire che mi sarà dal divino favore concessa al nostro favoleggiare, darò debole. 4974_10011_000544 ad ognuno, maravigliosamente, piacque la isposizione di lauretta e tutti, ad una voce, molto la comendorono, la quale, fatta la debita reverenza al suo luoco, si pose a sedere. 4974_10011_000545 e non vedendo niuna di loro riuscire secondo il desiderio suo, determinò, senza altro pensamento, di andare al patrone: intravenga ciò che si voglia. 4974_10011_000546 verrai la più infelice e più scontenta donna che mai nel mondo si trovasse. va adunque senza timore alcuno. 4974_10011_000547 ma la scelerata donna lo confortava e gli diceva: questa cosa avenire per la lunghezza della infermità che tali effetti produce. 4974_10011_000548 non passorono molti giorni che il re da capo si mise in punto per andare alla caccia ed, apparecchiate quelle cose che in tal facenda fanno bisogno, con la nobile compagnia si partì. raccomandate però prima le chiavi della prigione alla reina. 4974_10011_000549 morte. alciò gli occhi quasi di lagrime pregni e, guardando fiso nel volto di salardo, così li disse: salardo, se ora tu potesti penetrare con gli occhi la parte di dentro del mio cuore, 4974_10011_000550 varie furono le opinioni di uomini e delle donne, e chi una cosa e chi un altra dicevano, né potevansi persuadere che animale alcuno si trovasse sì empio e sì, crudo. 4974_10011_000551 onde, uscito di camera e sceso giù delle scale, senza mettervi indugio alcuno, se ne andò al palagio del marchese ed appressatosi ad una stanga dove erano molti falconi, ne prese uno, che era il migliore ed al marchese più caro. 4974_10011_000552 io non so qual frenesia, anzi sciocchezza, lo inducesse a comandarmi espressamente di non dover allevare figliuolo da me non generato, né sottopormi alla testa d un signore che solo signoreggiasse. 4974_10011_000553 duo che la guardan, ne prendon trastullo e, capo ogn'or più presso, se gli serra dieci, chi su chi? giù poi la zamberla, è bella cosa, certo da vederla. 4974_10011_000554 e di lei generò una figliuola che di bellezza e di costumi tutte le altre salernitane donne trappassava. ma molto meglio a tebaldo sarebbe stato, se quella avuta non avesse. 4974_10011_000555 mostrandogli le ampie loggie e spaziose sale e ben ornate camere le cui mura erano d alabastro e porfido, fino dove si vedevano figure che vive parevano. 4974_10011_000556 e trovatala aperta e veduto che egli era fuggito, s accese di tanto furore che, nell animo suo al tutto propose di uccidere colui che di cotal errore era stato cagione. 4974_10011_000557 gli entrò un nuovo pensiero, ne l'animo- e comandò che la reina fusse spogliata e così ignuda sino alla gola, in terra sepolta e con buoni e delicati cibi nodrita. 4974_10011_000558 se della favola risero le donne, non minor trastullo, presero dello enimma e, non essendo veruno che interpretare lo sapesse, disse: eritrea. 4974_10011_000559 venga travaglino come vanno e fatti nostri. e come sta il toro dalle dorate corna? io sto bene, signore, ma il toro un giorno mi uscì della mandra e, combattendo con gli altri tori, fu da quelli si sconciamente trattato che ne morì. 4974_10011_000560 e legollo ed alla città, così smassellato, il condusse e con grandissima allegrezza di tutto il popolo: sì, come promesso aveva- al re, lo presentò il re con tutta la città, fece gran festa e trionfo. 4974_10011_000561 a cui risposo fu essere uno luogo della madre chiamato giardino, nel quale alle volte ne prende diporto, disse la fanciulla. la più bella cosa io non vidi, giamai e volentieri dentro. 4974_10011_000562 rimase laonde la bella fata in ricompensamento di tanto beneficio ricevuto. non volendo parer ingrata, disse: 4974_10011_000563 parve a salardo contro agli ultimi paterni, aricordi di consenso della moglie, adottarne uno ed allevarlo come suo legittimo e naturai figliuolo ed al fine lasciarlo erede del tutto. 4974_10011_000564 e l altro pedrènch. i duo fratelli, cioè emiliano e lucaferro, morto pietromaria, suo padre, tra loro divisero i poderi ed a emilliano per sorte toccò pedrènch, ed a lucaferro ghorèm. 4974_10011_000565 per la finestra d'una camera due matrone che di bellezza facevano invidia al sole e tantosto che ebbe vedute, gli venne una rabbia al cuore. 4974_10011_000566 e spogliatolo di sella di briglia e lasciatolo in libertà, salì sopra d una forte querce ed aspettò aspra e sanguinolente battaglia. 4974_10011_000567 l'altro mi essorta che contra te rigidamente m incrudelisca. che debbo dunque far io? se io ti perdono, sarò mostrato a dito. se farò la giusta vendetta, farò contra lo divino precetto. 4974_10011_000568 ma egli, desideroso di adempire la volontà della morta moglie, a tutte quelle puncelle che, in moglie offerte, gli erano volse primieramente provare se l'anello della prima moglie le conveniva. 4974_10011_000569 il che, udendo travaglino molto si rallegrava e faceva sembiante di volerle assai bene. la sciocca donna, vedendolo già del suo amore acceso e parendole già esser tempo di venire a quello, eh, ella desiderava. 4974_10011_000570 viveva e, chiamata la figliuola, dentro la chiuse essortandola che là entro dimorasse fino a tanto che iddio le porgesse migliore e più lieta fortuna e che il padre dal fiero proponimento si rimovesse. 4974_10011_000571 e dategli infinite gioie e danari assai e cavalli bellissimi. il mandò alla buona ventura pregando cordialissimamente li serventi che il suo figliuolo raccomandato gli fusse. 4974_10011_000572 travaglino, partita che fu la donna, tutto sospeso rimase e cominciò pensare molto come fare dovesse per iscusarsi della perdita del toro dalle corna d'oro che tanto ad emilliano, suo patrone, piaceva. 4974_10011_000573 e fecela immantinente spogliare e così ignuda, nel bianchissimo latte entrare e con quello da capo a piedi bagnandola e con la lingua lingendola. 4974_10011_000574 alla balia che ogni cosa veduta aveva. questo molto piacque, quantunque della perduta figliuola tra se medesima si dolesse molto. 4974_10011_000575 la gentilezza vostra non permette che io ricusi si fatta compagnia. anzi, io vi ringrazio e vi chieggo di grazia speziale che voi vi dignate di venire con esso noi. 4974_10011_000576 e chiamati certi suoi fidati servi, li commise che con esso lei andar dovessino in alcun luoco per diporto ed indi non si partisseno se prima da loro uccisa non fusse. 4974_10011_000577 emilliano. questo, intendendo tutto stupefatto, rimase onde, per aver travaglino detta la verità, fu tenuto uomo veritiero e di buona estimazione ed emilliano restò vittorioso del podere e lucaferro cornuto. 4974_10011_000578 ed egli molto rispose. ma quando fosse aggrado a vostra altezza, eh io dormisse una notte nella camera de duo figliuoli vostri, io in ricompensamento le darei tutte queste merci in dono. 4974_10011_000579 fa adunque figliuol mio l'ufficio tuo, e non tardare, postumio. prima li dimandò perdono e basciollo in bocca. 4974_10011_000580 ed in segno della verità, comandò alle tre donzelle figliuole del vecchiarello che, in presenza del re, le pettinassino i biondi e crespi capelli. 4974_10011_000581 comandò che in quello instante fusse impiccato per la gola e che tutti gli suoi beni russerò divisi in tre parti de quai l'una data fusse alla moglie che accusato lo aveva. 4974_10011_000582 de quai egli molto si dilettava, e tanta era la magnificenza sua verso ciascuno che non pur amato, ma anche onorato era sommamente da tutti. 4974_10011_000583 e, giunta al termine del parto, parturì una fanciulla con una biscia che tre volte avinchiava il collo, il che, vedendo le comari che allevavano, si paventarono molto. 4974_10011_000584 ed egli rispondeva: signore, il toro è stato nel bosco da lupi divorato e dove è la pelle ed il capo? con le corna dorate, diceva il patrone. 4974_10011_000585 il che avenne al figliuolo d un re il quale, avendo liberato un salvatico uomo dalla dura e stretta prigione del padre, egli, più volte da violenta morte, fu campato da lui. 4974_10011_000586 e la ribalda isotta che credeva altrui gabbare, gabbata e vergognata rimase. 4974_10011_000587 e, giunta in su la riva, già per entro gittarsi udì una tonante voce che diceva: ahimè, non fare né voler di te stessa esser omicida. riserba la tua vita a miglior fine. 4974_10011_000588 qual degno supplicio meritarebbe colui che, sì, grave eccesso avesse commesso. la matrigna che pensava con la pronta e presta risposta il difetto suo coprire, non aspettò che re rispondesse, ma audacemente disse: 4974_10011_000589 e sottilissimamente ascendendo nel ventre della donna, si puose ivi chetamente dimorando. non stette molto tempo che la marchesana, con non picciolo piacere ed allegrezza di tutta la città, s ingravidò. 4974_10011_000590 suo aveva la favola da lauretta, raccontata più volte. mosse le compagne a lagrimare. 4974_10011_000591 favola i salardo, figliuolo di rainaldo scaglia, si parte da genova e va a monferrato dove fa contra tre comandamenti del padre: lasciatili per testamento. 4974_10011_000592 era tanto amata da salardo, suo marito, che egli, non pur la notte, ma anche il giorno, non si scostava da lei, essendo amenduo più anni dimorati insieme né potendo per aventura aver figliuoli. 4974_10011_000593 uomo nel vero, non meno abondevole de beni della fortuna che di quelli dell'animo. egli, essendo ricco e dotto, aveva uno figliuolo, nominato salardo, il quale amando. 4974_10011_000594 ed avendo veduto il giardino di rose e vaghi fiori tutto pieno, si volse verso la balia che la custodiva e le dimandò: che cosa era quello che più per lo adietro veduto non aveva. 4974_10011_000595 ma non li raccontò come gli aveva fatte due corna maggiori di quelle d uno gran cervo lucaferro. veduta la testa del toro, molto si rallegrò pensando della questione essere vincitore. 4974_10011_000596 era travaglino, quantunque fusse di vacche custode, uomo più tosto, astuto che grosso. e vedendo i portamenti della donna che dimostravano il lei lascivo amore. 4974_10011_000597 morta la bella donna ed orrevolmente sepolta, venne in animo a tebaldo di prender moglie, ma, rimembrandosi della promissione fatta alla morta moglie, lo suo ordine in maniera alcuna pretermettere non volse. 4974_10011_000598 ed ella, non aspettando altro comandamento dalla signora, così graziosamente disse: passa per mezzo d un fiorito prato, una superba e cruda damigella. 4974_10011_000599 ma ben ti prego per quello amore che m hai portato e porti che questo secreto appalesar. non vogli perciò che, manifestandolo, ne saresti, e della tua e della mia total roina cagione. 4974_10011_000600 io ti fo partecipe, potendo tu fare e disfare ogni cosa ad ogni tuo piacere. ed appresentatogli un superbo e fatato cavallo, lo licenziò che dovesse andare ovunque a grado li paresse. 4974_10011_000601 cavalcando adunque il buon guerrino con gli serventi suoi e passando valli, monti e fiumi e dimorando ora in un luogo ed ora in uno altro. 4974_10011_000602 ma la biscia, senza offesa alcuna, dal collo della bambina. disnodandosi e serpendo la terra e distendendosi nel giardino, se n andò. 4974_10011_000603 e quando udirai il nitrire del salvatico cavallo, scendi giù del tuo e traeli la sella, la briglia e lascialo in libertà e tu, sopra d un eminente albero, ascenderai aspettando di quella impresa il fine. 4974_10011_000604 ma dove è il capo e la pelle? ed egli non sapeva più che rispondere questo, avendo fatto più volte travaglino, non sapeva trovar iscusazione che convenevole fusse. 4974_10011_000605 de quali era mandriale travaglino, uomo veramente fedele e leale, né, per quanto egli aveva cara la vita sua, avrebbe detta una bugia e con tanta diligenza custodiva l armento e la mandra sua che non aveva pare. 4974_10011_000606 e di questo servizio. a qualche tempo forse ti potrò remeritare, guerrino, bramoso, di avere lo suo dorato strale. più oltre, come fanciullo, non si pensò, ma senza indugio alcuno corse alla madre e trovatala che dolcemente riposava. 4974_10011_000607 ed avuti, li farai mettere ai piedi del mio cavallo, che è fatato, e non dubitare di cosa alcuna. 4974_10011_000608 mescolati insieme con uccelletti cipriani ed altri odori che piacevolmente olivano ed al cerebro molto erano confortativi. 4974_10011_000609 beato, anzi beatissimo, è tenuto quel figliuolo che con ogni debita riverenza è ubidiente al padre, perciò che egli adempisce il comandamento datoli dallo eterno iddio e. 4974_10011_000610 tebaldo, continovando nel suo malvagio e perfido volere. non trovando la figliuola che più giorni cercata e ricercata aveva, s imaginò che nello armaio venduto nascosa si fusse e uscitane fuori, andare per lo mondo errando. 4974_10011_000611 e sì, come nell'animo suo aveva proposto, così senza indugio eseguì e prese per adottivo figliuolo un fanciullo di una povera vedova, postumio chiamato. 4974_10011_000612 e di ciò voi ne rimarrete contento. salardo, che attentamente ascoltate, aveva le parole del figliuolo, rispose: 4974_10011_000613 e raccolte certe erbuccie di maravigliosa virtù e postele sopra gli occhi e giungendo due mani alle braccia, immantinente la risanò. 4974_10011_000614 ed io acciò mi uccidessino e poi di mia morte ne godessino, mi li sono dato in preda. egli, conoscendo la natura de prencipi che in un'ora amano e disamano, essaltano ed abbassano, mi confortò stare da quelli lontano. 4974_10011_000615 raccomandò, imponendole strettissimamente, che di lei cura avesse e, voltatosi a tre figliuole che tre lucidissime stelle parevano, caldamente le comandò che compagnia tenere le dovessino. 4974_10011_000616 che io possi appagarti di tanti benefici per me da te ricevuti. certo, se io vivessi mille anni non potrei d una minima parte guidardonarti. 4974_10011_000617 quasi da rabbia non moia, ed apertisi li drappi dinanzi, cavò fuori il falcone ucciso e diello alla moglie, imponendole che lo facesse cucinare, che a cena, per amor del marchese, lo mangerebbe. 4974_10011_000618 e aperta una finestra, si calò giù con una fune tutta nodosa e la mattina, nell aurora, andatosene ad una barbaria, si fece radare la lunga barba, acciò che conosciuto non fusse. 4974_10011_000619 e di questo chiamato uno notaio, fecero uno stromento publico, con tutte quelle solennità che in tal materia si richieggono. 4974_10011_000620 ammirazione, perciò che io il fei mossa dalla sceleragine di una malvagia femina la quale, credendosi con sue false lusinghe inducere un povero giovane a dir la bugia, lo indusse a dir la verità. 4974_10011_000621 io ora vedo gli suoi precetti esser molto dalla verità lontani. perciò che postumi, o è mio figliuolo adottivo, né mai lo generai. ed egli è pur buono, savio, gentile, accostumato ed a me molto ubidiente. 4974_10011_000622 lo uccise e portollo alla moglie, cosi dicendole: teodora, moglie mia diletta, io, come tu puoi ben sapere, non posso, con questo nostro marchese, aver mai pur un'ora di riposo. 4974_10011_000623 levò su da posare e sentì un non so che di strano, che in un vaso di melle batteva ed uscire di quello non poteva. laonde aperto da guerrino il vaso, vide un gallavrone che l ali batteva e levarsi non poteva. 4974_10011_000624 la moglie, udendo le parole del marito e vedendo il falcone ucciso, molto si ramaricò e, voltatasi contra lui, lo cominciò rimproverare, caricandolo fortemente dello errore commesso. 4974_10011_000625 e perchè egli la vedeva sola e bella e non consueta venir a lui, stette suspeso molto e quasi non poteva persuadersi che ella fusse isotta moglie del fratello del suo patrone. 4974_10011_000626 non si partì di là che col mercatante si convenne del pregio e fattosi recare il danaro e, sodisfatto il mercatante pienamente del tutto e preso da lui il commiato al palazzo, lo fece portare e nella sua camera porre. 4974_10011_000627 e confavolando io con gli serventi suoi di molte cose. mi dissero, tra le altre, come il loro patrone era uomo famoso in prodezza e valente con le arme in mano. 4974_10011_000628 ma per far più certa isperienza d'un mio celato oggetto, il quale ora ora ti sarà manifesto e chiamato fransoe, che ivi era presente. lo pregò che il falcone portasse e al caro e dolce suo patrone rendesse. 4974_10011_000629 trovavansi nel territorio irlandese duo feroci e paventosi animali, de'quali l uno era un cavallo salvatico. 4974_10011_000630 quando ti fusse in piacere di sciogliermi e liberarmi di questo angusto luogo, io bene t insegnerei il modo che tosto liberare mi potresti. 4974_10011_000631 con somma allegrezza insieme con il vecchio se n'andorono a casa, dove dalla moglie e dalle figliuole furono amorevolmente ricevute. erano già passati molti e molti giorni. 4974_10011_000632 poscia samaritana, deposta giù la squallida scorza di biscia, una bellissima giovanetta rimase. 4974_10011_000633 deh marito, che volete voi che noi facciamo di questa femina cieca e monca, non già per le sue virtù, ma per guidardone de suoi benemeriti? 4974_10011_000634 partitosi adunque il vecchiarello. la sventurata biancabella cominciò andare per la selva samaritana chiamando, e le strida ed i lamenti andavano fino al cielo. 4974_10011_000635 ma teodora, alle cui orecchie era già pervenuta la nova della liberazione di salardo, se ne fuggì e, andatasene in un monasterio di suore, dolorosamente finì la vita sua. 4974_10011_000636 che non li pianti qualche menzogna. vedete la testa che meco ho recata in testimonianza contra lui quando dicesse la bugia. 4974_10011_000637 ma acciò che io non sii detto troppo pio né troppo crudele. torrò la via di mezzo e da me non sarai corporalmente punito, né anche ti fia da me, al tutto perdonato. 4974_10011_000638 e voltatasi samaritana al re, con allegra faccia, gli disse: questa è la vostra biancabella, questa è la vostra moglie, da voi cotanto amata, questa è colei senza la quale voi non potevate vivere. 4974_10011_000639 a tutto ov egli d ogn intorno preme, il valor toglie e a morte in preda dona, arbori secca e da per tutto infetta. mai fiera fu più cruda e maladetta. 4974_10011_000640 la giovane più e più volte, senza che mai da alcuno fusse veduta. questo ordine tenne il che a genese re era di sommo contento. 4974_10011_000641 nodrita acciò che, così lungamente vivendo, i vermi le carni sue divorassino ed ella maggiore e più lungo supplicio ne sentisse. 4974_10011_000642 patire laonde. un giorno acceso d ira e di sdegno disse ad emilliano: emilliano, io mi maraviglio molto di te che tu facci maggior conto d uno vaccaro e d uno furfante che d uno tuo fratello e di tanti tuoi cordiali amici. 4974_10011_000643 uccisi, laonde cominciorono a gridar forte e dirottamente a piagnere, squarciandosi i capegli e stracciandosi i panni dinanzi e mostrando il petto. venne subito la trista nova al re ed alla reina, i quali, scalzi ed in camicia, corsero allo scuro spettacolo. 4974_10011_000644 comandò la signora che ciascuno infina, alla seguente sera, a suo piacere, se n andasse a riposare, imponendo, sotto pena della disgrazia sua, che ciascuno al bel ridotto ritornare dovesse. 4974_10011_000645 in tal maniera gli disse: travaglino mio, io vorrei da te uno gran piacere, e quando me lo negasti, direi ben certo che poco conto facesti dell amor mio e forse saresti cagione della roina. 4974_10011_000646 perde il poder del marito e torna a casa con la testa di un toro dalle corna dorate, tutta vergognata. è tanta la forza della infallibile verità che secondo che manifesta la divina scrittura. 4974_10011_000647 pervenuto adunque guerrino alla città de irlanda col giovane isconosciuto e con gli serventi prese alloggiamento di un oste, il più faceto uomo che in irlanda si trovasse, e da lui tutti furono onorevolmente trattati. 4974_10011_000648 e, volendo il re, aver maggior certezza del già commesso. fallo severamente contra lui, processe e messolo al martorio. diedegli delle buone. 4974_10011_000649 intendere chi era colei sì gentilesca e di sì alto animo, che sì ornata ed odorifìcamente gli apparecchiava la camera a cui risposo. fu che non sapevano cosa alcuna, perciò che quando ad acconciare il letto andavano, 4974_10011_000650 quattro ferri da cavallo, i quali siano grossi e d ogni intorno maggiori de gli ferri communi duo gran dita. 4974_10011_000651 ed aperto uscio. si pose a sedere appresso il suo sposo che lungamente aspettata. aveva or finite le nozze ferrandino, la sua sposa a napoli trasferì. 4974_10011_000652 e venuta la buia notte, samaritana, presa una vergella di lauro in mano, tre volte percosse la terra dicendo certe parole. 4974_10011_000653 la quale, avendolo, si diforme e brutto considerato, rise della sua bruttura. sì, fieramente che una postema vicina al cuore, se le ruppe che agevolmente affocata la arebbe, 4974_10011_000654 e se tu sarai ubidiente a miei comandamenti, farotti beata, ma altrimenti facendo. 4974_10011_000655 aggiunse in piazza un leale e ricco mercatante genovese il quale, avendo adocchiato l'armaio bello e riccamente lavorato di quello fortemente s'innamorò, deliberato tra se stesso di non lasciarlo per danari, quantunque ingordo pregio. 4974_10011_000656 ed ella presta a suoi comandamenti con lieto viso. così disse: nacqui tra duo serraglia incarcerata e di me nacque dopo un tristo figlio. 4974_10011_000657 e la matrigna e le figliuole messevi dentro, le quali, tardi pentute del peccato suo, la loro vita miseramente finirono. 4974_10011_000658 e quando, minutamente inteso, averai e tocco con mani chi fu l'empio omicida e la cagione per cui egli si mosse ad uccidere i tuoi figliuoli. 4974_10011_000659 voluto laonde il re fattolo chiamare. strettamente, gli ordinò, con pena della disgrazia sua, o che facesse ciò che gli era sta imposto o che egli andasse a far la impresa che guerrino far doveva. 4974_10011_000660 almeno iddio, rimuneratore del tutto, non lasciarà le fatiche vostre irremunerate, anzi, parteciperà con esso voi, la sua divina grazia. 4974_10011_000661 notte, parendoli ogni cosa cheta tacitamente, nella camera della reina entrò e, accostatosi al letto, le tolse un coltellino che per adietro adocchiato aveva, che la reina al lato portava. 4974_10011_000662 ricordati che nei giorni passati il gallavrone nel mele inviluppato, liberasti ed in libertà lo lasciasti ed egli sarà cagione della tua salute. imperciò che dimane, dopo il desinare al palazzo, se n andrà. 4974_10011_000663 tutto di rose e di viole coperto e di soavi odori profomicato lo trovavano, il che il re, intendendo, deliberò. 4974_10011_000664 errando. laonde vinto dall ira e dal sdegno, deliberò provar sua ventura, se in luoco alcuno trovare la potesse. 4974_10011_000665 e lungo tempo visse in buona pace, lasciando dopo sé figliuoli bellissimi e del regno eredi. 4974_10011_000666 e l'odio grande che prima le portava in vero amore. converse e ritornato il vecchiarello a casa, tutte corsero ad abbracciarlo, rallegrandosi molto con esso, lui, della sopragiunta ventura a tanta sua povertà. 4974_10011_000667 io non so come voi avete mai potuto commettere si grave eccesso oltraggiando lo signor marchese, che tanto cordialmente vi ama. 4974_10011_000668 sì, come hanno fatto queste nostre graziose compagne. ma poiché così piace a voi ed emmi dato per sorte, eh io a ragionare sia la prima. 4974_10011_000669 quando samaritana biancabella ed il vecchiarello, con la moglie e con le tre figliuole, andarono alla città di napoli per ivi abitare e veduto un luogo vacuo che era al dirimpetto del palazzo del re, ivi si posero a sedere. 4974_10011_000670 anzi, e propi paesani abbandonavano i loro poderi e le loro care abitazioni e se ne andavano in alieni paesi, e non vi era uomo alcuno, sì potente e robusto, che raffrontarli, non che ucciderli, ardisse. 4974_10011_000671 ora io di due delle gravezze impostemi da mio padre sono oltre la speranza riuscito a lieto fine e presto voglio fare della terza larga isperienza. 4974_10011_000672 considerare laonde, dovendo noi dar cominciamento a nostri dolci e piacevoli ragionamenti. assai più caro mi sarebbe stato se altra donna che io al favoleggiare avesse dato principio. 4974_10011_000673 conoscendo ciò essere avenuto per non esser lei stata ubidiente a suoi comandamenti, onde, ramaricandosi tra se stessa, ritornò in camera. 4974_10011_000674 e, vestitosi de nuovi panni larghi e lunghi, andò per la città, le balie sonnogliose, all ora solita, destatesi per allattare i bambini e, postesi su le culle, trovorono i fanciulli uccisi. 4974_10011_000675 e lavategli le mani. uscivano rose, viole e ridenti fiori di vari colori, con tanta soavità de odori che pareva che ivi fusse il paradiso terreste. 4974_10011_000676 di avere doralice, sua figliuola, in moglie e lungamente dimorò tra il sì e no, pur vinto dal diabolico proponimento e acceso della sua bellezza. un giorno a sé la chiamò e le disse: 4974_10011_000677 e, discostatasi dal sposo e, fìngendo di voler fare certi suoi servigi in camera, se n andò e, chiusasi dentro sola per un usciolo, secretamente entrò nel giardino e con bassa voce cominciò chiamare samaritana. 4974_10011_000678 e aggiunto ed entrato nella città regale, pose per ordine alle mura del palagio le gioie e lavorieri, tra quai erano fusi e rocche, e gridare incominciò: fusi e rocche donne. 4974_10011_000679 venuta la notte e fingendo il mercatante di esser stanco, una delle damigelle lo menò nella camera i figliuoli del re, dove era apparecchiato un bellissimo letto, e innanzi che lo ponesse a riposare, disse la donzella. 4974_10011_000680 sacra maestà, cercate bene, né di niuno. abbiate rispetto perciò che senza dubbio il malfattore trovarete. 4974_10011_000681 la quale, ubidientissima alla sua signora, prese la cetra e, fattasi al dirimpetto del re, con soave e dilettevol voce, toccando col plettro le sonore corde, ordinatamente, li raccontò f istoria di. 4974_10011_000682 il quale odia altrui e con l acuta vista l uccide e, vedendosi se stesso, muore. finita, eh, ebbe la isposizione eritrea del suo enimma. il signor evangelista che a lato le era sorridendo, disse: 4974_10011_000683 il che, intendendo la madre, molto si sdegnò, perciò che non voleva in guisa alcuna che la figliuola divenisse come sua servitrice. 4974_10011_000684 la giovane, tutta tremante, disse che era unica figliuola di un prencipe il cui nome non sapeva per esser già molto tempo ne l'armaio nascosa. ma la cagione di ciò dirle non volse. 9772_10011_000000 la quale, secondo ordine tra loro dato graziosamente da lui, li fu restituita ed egli, preso un bastaggio a casa, se la recò. 9772_10011_000001 vertivano partitosi adunque messer erminione, mal contento per la gelosia che dì e notte lo premeva, ed avendo il giovane nell arca chiuso, più volte udito la bella donna gemere. 9772_10011_000002 ed un saporoso bascio le diede ed ella, che aveva le mani dietro, avinte dal bascio, non si puote difendere. giunta adunque che fu la giovane innanzi al giudizio, le disse il podestà. 9772_10011_000003 e tra sé stesso cominciò sottilmente considerare se gli sputi erano suoi, overo di altrui. e poi che egli ebbe ben pensato e ripensato: non vi puote mai cadere nell'animo ch'egli fatti li avesse. 9772_10011_000004 ed egli, secondo l'uso suo ticco, le rispose e giliola, replicando: sì, come il suo marito, ammaestrata l'aveva, disse: tacco. 9772_10011_000005 marito mio. io vi voglio dire una cosa che voi forse ve ne riderete. che cosa disse ghirotto? ogni volta disse: giliola lische. io me ne vado alla fonte per attingere dell acqua. io trovo messer simplicio e gli do il buon giorno ed egli mi risponde: ticco. 9772_10011_000006 di che ella non sapeva né mai di tal fatto accorta. si era perciò che, come femina di buon nome e di buona vita al marito e alla casa sua, e non ad altro, attendeva. 9772_10011_000007 favola i: erminione glaucio ateniensb prende filenia centurione per moglie. e divenuto di lei geloso. l accusa in giudicio. 9772_10011_000008 la signora impose, alla graziosa vicenza, che una favola secondo l ordine dicesse, ed ella di ubidire desiderosa, così disse: 9772_10011_000009 ma in vano. si affaticava perciò che lo sputo tornava indietro e sopra il viso li cadeva e tutto lo impiastracciava. avendo questo il povero vecchio più volte isperimentato, sempre a peggior condizione si ritrovava. 9772_10011_000010 si pensano: ma acciò che io non paia col mio silenzio tenere la parte degli uomini ed esser contraria alle donne. intendo di raccontarne una che vi sarà, di ammaestramento, non picciolo. 9772_10011_000011 e perchè in casa non ho persona di cui fidare mi possa per essere alle mani di servitori e fantesche de quali non mi assicuro molto. io vorrei tuttavia, se vi è a piacere, deporre appresso voi una mia arca piena delle più care cose che io mi trovi avere. 9772_10011_000012 pensando tuttavia che ancor ella fusse del lui come egli del lei amore accesa, ma non s avedeva il poverello di ciò che era ordito e tramato contra lui, perciò che forse più cautamente sarebbe proceduto di quello che egli fece. 9772_10011_000013 a cui messer simplicio rispose ticco, ed ella a lui disse tacco, ed egli a lei, quando vengo in questa sera, giliola, rispose ed egli in questa sera sia disse: 9772_10011_000014 ma ora, per la sua ventosa superbia, totalmente rovinata e distrutta, ritrovatasi un gentiluomo, messer, erminione, glaucio per nome, chiamato, uomo veramente grande ed estimato assai nella città e ricco molto, ma povero d intelletto. 9772_10011_000015 era messer erminione, uno de primai della città e per esser uomo ricco, molto e assai potente gli avenne che per autorità eh egli teneva. 9772_10011_000016 il giovanetto, essendo alquanto stanco di studiare e desideroso di ricoverare gli spiriti lassi di atene, si partì ed andatosene in candia. 9772_10011_000017 di che lo scolaro li rese, quelle grazie le quali egli seppe e puote le maggiori, promettendoli di tal servigio tenere perpetua memoria. ed appresso questo sommamente, lo pregò che si dignasse di andare fino alla casa sua per mostrargli quelle cose che nell arca aveva riservate. 9772_10011_000018 e perciò che egli temeva per la sua singoiar bellezza non fusse sollecitata da molti e cadesse in qualche ignominioso difetto, per lo quale poi ne fusse dimostrato a dito, pensò di porla in un alta torre nel suo palazzo, non lasciando che da alcuno fosse veduta. 9772_10011_000019 la quale, macilente e scolorita con amore, ad un medesimo tempo nacque ed abbraccia gli uomini e le donne come l amichevole ellera, il caro tronco costei di cordoglio. si pasce perciò che il geloso sempre in affanno vive. 9772_10011_000020 e, fingendo di non averli bene annomerati da capo, li tornò a raccontare e, ritrovandoli pur tredeci, disse alla moglie giliola. e che vuol dire che gli sacchi sono tredeci e pur n'abbiamo apparecchiati solamente dodeci? e dove viene questo? 9772_10011_000021 difesa, acciò che non incorresse ne i lacci della ignominiosa morte incontanente da persona astuta e che desiderava camparle. la morte depose le sue vestimenta e certi stracci da pazzo si mise indosso. 9772_10011_000022 il che, vedendo conchiuse per certo dalla moglie esser stato gabbato e, voltatosi a lei, le disse la maggior villania che mai a rea femina si dicesse. 9772_10011_000023 e perciò che tutti ridevano, chi una cosa e chi altra, dicendo: la signora comandò che oramai si mettesse termine alle tante risa e che vicenza con lo enimma ordine seguisse. 9772_10011_000024 ogni volta messer erminione che questo mio servente verrà a tor arca. prestaretegli quella fede come se egli fusse la persona nostra. 9772_10011_000025 nostra partitosi messer erminione ippolito si pose nell'altra arca, che era simile a quella delle vestimenta e gioie, e, chiusosi dentro, ordinò al servente che la portasse là dove egli sapeva. 9772_10011_000026 il servente d ippolito che inteso aveva la venuta di messer erminione, non stette molto che se n andò a lui e per nome del suo patrone, chieseli l'arca. 9772_10011_000027 continovando adunque in cotal risposta messer simplicio, venne in animo a giliola di dirlo a ghirotto, suo marito, ed essendo un giorno in dolci ragionamenti con esso, lui disse: 9772_10011_000028 disse giliola, ghirotto che già aveva carico lo stomaco d altro che di lasagne e di maccheroni. disse giliola: andiamo a misurare dodici sacchi di biada, perchè io voglio fìngere di andare al molino. 9772_10011_000029 passati alquanti giorni, la giliola, andando alla fonte, vide messer simplicio che passeggiava nella loggetta della sua casa e con allegro viso lo salutò dicendo: ticco. 9772_10011_000030 al quale, presentata la mano di filenia in bocca, non le fece nocumento alcuno, perciò che aveva confessato il vero che niuno altro di peccato se non il marito ed il pazzo tocca. 9772_10011_000031 quando messer erminione, si per lo incomodo che pativa, sì anche per la rabbiosa gelosia che di continovo lo cruciava, assettò le differenze di quel luogo e ritornossi a casa. 9772_10011_000032 e se la donna, il falso giurato, aveva subito il serpe, la mano dal braccio le spiccava, altrimenti rimaneva illesa. ippolito, che già aveva persentita la querela esser data in giudizio e che il podestà aveva mandato per la donna che comparesse a far sua difesa. 9772_10011_000033 dopo se ne gì da messer erminione ed infingendosi avere bisogno di lui, con molta astuzia li disse queste parole: 9772_10011_000034 venuto il giorno, il giovane si rinchiuse nell'arca e la notte se ne usciva fuori a suo piacere e giaceva con esso. lei erano già passati molti e molti giorni. 9772_10011_000035 il che, udendo giliola, si tacque ed arrossita. ritornossi a casa e messer simplicio, così stranamente trattato, mutò pensiero. 9772_10011_000036 ivi per un spazio di tempo dimorò e, ritornato ad atene, trovò filenia, che maritata era, di che egli fu oltre misura dolente, e tanto più si doleva quanto che si vedeva privo di poterla a suo bel grado vedere. 9772_10011_000037 e tanto fu fatto. messer simplicio, che ottimamente considerate aveva le parole della giliola, e veduto come egli aveva mandato a richieder duo sacchi imprestito, credendo veramente che marito se n andasse al molino, si trovò il più felice ed il più contento uomo del mondo. 9772_10011_000038 ed aveva per moglie una giovane giliola per nome chiamata, la quale, per femina di villa, era da tutti bellissima, riputata. 9772_10011_000039 aveva messer simplicio. più e più volte data cotal risposta a giliola, che ogni volta che lo vedeva lo salutava, ma ella, che della malizia di lui non s avedeva, col capo basso a casa si ritornava. 9772_10011_000040 onde che giliola e mattina e sera. e secondo che le facea bisogno, alla chiara fonte se n'andava e con una secchia di rame attingeva l'acqua ed a casa la portava. 9772_10011_000041 e lo incominciò, sì, fattamente pistare che non gli rimase membro, che tutto pisto e rotto non fusse, e poco mancò che morto non rimanesse. 9772_10011_000042 ma messer simplicio che ancor sentiva le battiture per tali parole ricevute, altro non le rispose fuor di questo: né più buon dì, né più ticco, né tacco, donna che non m avrai più nel tuo sacco. 9772_10011_000043 e venendo messer simplicio, fagli accoglienze e ricevilo onoratamente e fa che tu abbi apparecchiato uno sacco vuoto, appresso. quelli che pieni saranno di biada. 9772_10011_000044 lo énimma adunque altro non significa, eccetto che la pentola, che d'ogni intorno è nera e dal fuoco fieramente riscaldata, bolle e gitta d ogni parte la spuma. ella ha la bocca grande ed è senza denti. e tutto ciò che dentro se gli pone abbraceia. 9772_10011_000045 a cui ella rispose: io so che quando noi insaccassimo la biada gli sacchi erano dodeci, ma come sia aggiunto il terzo decimo, io non ve lo so dire. 9772_10011_000046 ma rade volte ci concede glorioso e felice fine. sì, come avenne a messer simplicio di rossi innamorato il quale, credendosi godere la persona da lui cotanto amata, si partì da lei carico di tante busse quante mai uomo potesse portare. 9772_10011_000047 filenia. allora, sorridendo di ciò li rispose: avete voi altro che pensare, messer erminione, vedendola ridere. 9772_10011_000048 taci, cuor mio. non vedi tu? eh io sono ippolito, amante tuo fedele, che senza di te il viver mi è noioso. achetata alquanto la bella donna e, considerata la qualità del vecchio erminione e del giovane ippolito, di tal atto non rimase scontenta. 9772_10011_000049 era in atene un statuto in somma osservanza, che ciascheduna donna di adulterio, dal marito accusata, fusse posta a piedi della colonna rossa sopra la quale giaceva un serpe. 9772_10011_000050 tutti gli uomini e parimente le donne. molto commendorono vicenza e falsamente dalla signora esser stata ripresa, la giudicorono e perciò che ora era molto tarda e già incominciava la rosseggiante aurora, scoprirsi la signora senza altra iscusazione fare della sua ammonizione. 9772_10011_000051 e senza che d alcuno fusse veduto, uscì di casa ed al palagio, come pazzo se ne corse facendo di continovo le maggior pazzie del mondo. 9772_10011_000052 e per mezzo d ippolito, suo innamorato, vien liberata ed erminione condannato. non sarebbe graziose donne al mondo stato il più dolce, il più dilettevole nel più felice che trovarsi in servitù. 9772_10011_000053 ardor spesso mi mette entro tal rabbia che fammi gettar spuma a più potere. certo, son cosa sol da vii fantesca ch ogn un a suo piacer dentro mi pesca. 9772_10011_000054 ma tutta quella notte giacque con esso, lui, in amorosi ragionamenti, biasmando gli atti ed i gesti del pecorone marito e dando ordine di potersi alcuna volta ritrovare insieme. 9772_10011_000055 or. andando un giorno giliola alla fonte, si come era sua usanza, per attingere acqua. per aventura, in messer simplicio, s incontrò al quale ella semplicemente sì, come ogni altra femina fatto arrebbe- disse: 9772_10011_000056 questi teneva amor suo nascosto nel suo cuore né osava in maniera alcuna scoprirlo. sì, per temenza del marito e per la buona vita di giliola. sì ancora, per non dar scandalo alla prùdente moglie. 9772_10011_000057 se non fusse amaro, frutto della subita gelosia, fugatrice de gli assalti di cupidine, insidiatrice dell amorose donne, diligentissima investigatrice della loro morte. 9772_10011_000058 e però tu giurerai se il peccato che ti oppone, il tuo marito, è vero, la giovane che astuta e prudentissima era. 9772_10011_000059 e non vi sono in casa tanti sacchi che siano al numero che voi volete, disse giliola. disse allora ghirotto, manda la cia vicina nostra, da messer simplicio, e fa, eh egli te ne impresti duo, e fa che gli dica che io gli voglio per andar questa sera al molino. 9772_10011_000060 ed ogni vii fantesca dentro vi pesca quando si minestrano le vivande a patroni, quando desnino o cenano. intesa onesta interpretazione dello enimma. 9772_10011_000061 licenziò la brigata comandando a tutti che nella sera seguente, sotto pena della disgrazia sua, ognuno più per tempo al concistorio si riducesse. 9772_10011_000062 il che saravvi apertamente noto se alla mia favola che ora raccontarvi intendo benigna audienza. sì, come è di costume, vostro presterete. 9772_10011_000063 e messosi in letto, stette molti giorni innanzi che riaver si potesse. ghirotto fra questo mezzo con la sua giliola, a costo di messer simplicio. avendo ben cenato se ne andò a riposare. 9772_10011_000064 io vi ho voluto apparecchiare alcuna cosa di sostanza a cena. per mia fé disse ghirotto che tu hai fatto gran bene, perciò che mal disposto mi trovo e non vedo l ora di cenare e andarmene a riposare. acciò che domattina per tempo io possi girmene al molino. 9772_10011_000065 la quale, vedendosi quasi vittoriosa dell ingiuria fatta dal trivigiano alle donne, in tal guisa, il suo enimma incominciò. 9772_10011_000066 ma di aspro castigo. ma per che le parole mie sono state semplici e pure non meritano questa aera riprensione. e che questo sia il vero. la interpretazione dell enimma, malamente da voi inteso e considerato, dimostrerà la innocenza mia. 9772_10011_000067 ma acciò che niuno non s avedesse ciò esser detto per lui. la signora comandò che alle risa si ponesse silenzio, e 9772_10011_000068 e che la non vederebbe dimane. onde egli, montato a cavallo, se ne è partito per vederla, innanzi che la moia messer simplicio, che ben semplice chiamar si poteva, credendo ciò esser il vero, s acchetò. 9772_10011_000069 ma prima che noi se n andiamo a cena, io voglio che noi vediamo se gli sacchi apparecchiati per andar al molino sono al peso e giusti. ed accostatosi a gli sacchi, li cominciò prima annomerare e trovolli tredeci. 9772_10011_000070 allora, messer simplicio, tutto invaghito, e pensando che ella dell amor suo se ne fusse aveduta, ed imaginandosi di averla à suoi comandi, prese alquanto di ardire e disse: quando vengo, 9772_10011_000071 non si potevano gli uomini dalle risa astenere quando videro le donne ponersi il capo in grembo e sorridere alquanto. ma la signora, a cui l onestà molto più che la disonestà aggradiva, guatò con rigido e turbato viso vicenza e dissele: 9772_10011_000072 giorno messere. ed egli le rispose: ticco, pensando con tal parola doverla intertenere ed alquanto domesticare. ma ella più oltre, non pensando, altro non diceva, ma se ne andava per e fatti suoi. 9772_10011_000073 il quale, con la sua fredda gelosia, credette la moglie per man di giustizia finire ed egli al fine condennato e morto rimase, il che giudico che vi sarà caro udire. 9772_10011_000074 filenia, come tu vedi qui è messer erminione tuo marito e ducisi eli te che abbi commesso adulterio e perciò addimanda. eh io secondo lo statuto ti punisca. 9772_10011_000075 e quando li parve che ella era nel suo primo sonno, egli uscì dell arca ed al letto si avicinò e disse: destati, anima mia, che io sono il tuo ippolito. 9772_10011_000076 ritornata giliola adunque a casa, disse al marito: io ho operato tanto quanto imposto m avete e che ti ha? egli risposto? disse: ghirotto, in questa sera sia, disse giliola. 9772_10011_000077 già era finita la favola da vicenza raccontata quando le donne ad una voce dissero: se il trivigiano ha maltrattate le donne con la sua favola, parimente vicenza con la sua. peggiormente, ha mal trattato gli uomini lasciando messer simplicio: perle ricevute, busse tutto, franto e pisto. 9772_10011_000078 e n un bel volto mansueto e pio, com ellera, si serpe a tronco ordita, si pasce di cordoglio acerbo e rio e va di panno brun, sempre vestita. 9772_10011_000079 e se uscire delle sue mani avesse potuto, volontieri si sarebbe fuggito e quasi più temeva il scorno. assai che danno. ma ghirotto, che sacco ben conosceva. lo prese e lo strassinò fino fuori de uscio, che astutamente aveva fatto lasciare aperto. 9772_10011_000080 ma perciò che hovvi trovato sempre amorevole verso me, non dubitai punto di non poter ottener da voi ciò che animo mio brama e desidera. mi occorre di andare fino nella città di frenna per alcuni miei negozii importantissimi, dove starò fin a tanto che saranno ispediti. 9772_10011_000081 aspettò che marito venisse in casa. vernilo ghirotto in casa e, veduta la mensa apparecchiata ed i caponi che nella pentola si cucinavano, disse alla moglie: che vuol dire questa sontuosa cena? che parala mi hai. 9772_10011_000082 messer erminione. non avedendosi della malizia del scolare, li rispose che era contento e acciò che la fusse più sicura, la metterebbe nella camera dove egli dormiva. 9772_10011_000083 il servente, che del fatto era consapevole ubidientissimo al suo patrone, chiamò uno bastaggio e, messagliela in su le spalle, la recò nella torre, dove era la camera in cui messer erminione. la notte con la moglie dormiva. 9772_10011_000084 avesse laonde, temendo forte di quello che gli era avenuto, si voltò contra la moglie e, con turbata faccia, le disse: di chi sono quei sputi? sì alti, quelli non sono sputi di me io mai non li sputai. certo che tradito mi hai. 9772_10011_000085 dirmi, rispose giliola messer simplicio: non vi ramaricate né abbiate punto di paura che tutto passerà bene. sapiate che nell ora di vespro venne qui a casa suo cognato e gli disse come la sorella sua era molto gravata da una continova febbre. 9772_10011_000086 ma perchè il podestà non poteva condannarla se prima non era osservato lo statuto. mandò per lei diligentemente essaminarla. 9772_10011_000087 onde, non contento di questo, ma di sdegno e d ira pieno al palaggio, se n andò ed ivi produsse, innanzi al podestà, contra la moglie una accusazione di adulterio commesso. 9772_10011_000088 rammaricarsi e piangere maladicendo la sua dura sorte. e l ora e punto che ella si maritò in colui che era distruttore della sua persona. aspettò l'opportuno tempo che ella. 9772_10011_000089 ed alla moglie che, quasi in odio, aveva con maggior cura ed amorevolezza attese, odiando le altrui, acciò che più non gli avenisse ciò che per lo adietro avenuto gli era. 9772_10011_000090 veduto questo, il popolo ed i parenti che erano venuti a vedere l orrendo spettacolo, innocentissima la giudicorono e gridavano: che messer erminione tal morte meritava, quale la donna patire doveva. 9772_10011_000091 né poteva sofferire che sì, bella e vaga giovanetta fusse congiunta in matrimonio con sì bavoso ed isdentato vecchio, non potendo, adunque l innamorato ippolito, più pazientemente tollerare gli ardenti stimoli ed acuti strali. 9772_10011_000092 morte laonde. mi si para davanti una favola che vi doverà molto piacere, perciò che per quella poterete agevolmente comprendere il duro ed infelice fine che fece un gentiluomo ateniense. 9772_10011_000093 messer erminione, mio non meno di padre, da me amato e riverito sempre. se non mi fusse noto l'amore che voi mi portate, io non mi ardirei con tanta baldanza richiedervi servigio alcuno. 9772_10011_000094 animosamente. giurò che niuno di peccato aveva tocca se non il suo marito e quel pazzo che v era presente. giurato che ebbe filenia, i ministri della giustizia la condussero al serpe. 9772_10011_000095 perciò che, se io non erro, penso che ancor voi innamorate siete in atene, antiquissima città della grecia, ne passati tempi, domicilio e recettacolo di tutte le dottrine. 9772_10011_000096 e come tu sentirai, eh io sia giunto a casa, fa che entri nel sacco apparecchiato e si nascondi e poscia, lascia l'impaccio a me. 9772_10011_000097 perciò che, essendo oramai attempato e attrovandosi senza figliuoli, deliberò de maritarsi e prese per moglie una giovanetta. 9772_10011_000098 vedendo allora messer simplicio i sacchi pieni della biada e credendo che marito fosse andato al molino, disse: a giliola, dov'è ghirotto? io credevo che oramai egli fusse al molino, ma vedendo i sacchi ancor qui in casa, non so che dirmi. 9772_10011_000099 dove in breve spazio di tempo se ne morì e così miseramente finì. messer erminione la sua rabbiosa gelosia. e la giovane da ignominiosa morte si disviluppò. 9772_10011_000100 offerendoli, e sé e le cose sue, sempre a suoi comandi paratissime. ora avenne che, standosi messer erminione nel letto una mattina, con la moglie più del solito a giacere, 9772_10011_000101 e vedi, e attendi bene a quello che egli ti dirà e non gli risponder altro. ma vientene, secondo l usanza tua, a casa, giliola, alla solita ora. andatasene alla fonte per acqua, trovò messer simplicio e diegli il buon giorno. 9772_10011_000102 mentre che la sbirraglia del podestà menava la giovane al palagio, concorse tutta la città a vedere come la cosa riusciva. ed il pazzo, spingendo or questo, or quello, si fece tanto innanzi che puose le braccia al collo alla disconsolata donna. 9772_10011_000103 e quantunque la moglie avesse molte condizioni che la facevano grande, nondimeno egli poco di lei si curava, e tanto era dell amore di giliola acceso che né di giorno né di notte non sapeva che fusse riposo alcuno. 9772_10011_000104 venuta la bugia notte, messer simplicio nascosamente di casa si partì ed alla casa di ghirotto se n andò e da giliola fu graziosamente ricevuto. 9772_10011_000105 venuto adunque, il giorno seguente giliola, secondo usanza sua, andò per cavare l acqua della fonte e trovò messer simplicio, che con sommo desiderio l'aspettava, e dissegli: buon giorno, messere. 9772_10011_000106 di costei. caldamente s innamorò simplicio di rossi, cittadino padoano, e perchè egli aveva la sua casa, vicina a quella di ghirotto, con sua moglie che era gentile, accostumata e bella, per diporto in contado sovente se n andava. 9772_10011_000107 uscito ippolito de arca, andò verso piazza dove s imbattè in messer erminione ed abbraciatisi insieme del ricevuto servigio come meglio puote e seppe, cortesemente lo ringraziò. 9772_10011_000108 molto più. se infiammò e disse: tu ridi, ah, rea femina che tu se. e di che ti ridi, io mi rido. rispose: filenia della vostra sciocchezza. 9772_10011_000109 indi se le dava il giuramento. se fusse vero che adulterio avesse commesso e giurato che ella aveva erale di necessità che la mano in bocca del serpe ponesse. 9772_10011_000110 aveva, messer simplicio, appresso casa una fonte di cui risorgevano acque sì chiare e sì saporite che non pur e vivi, ma ancor e morti ne arebbeno potuto bere. 9772_10011_000111 ed in tal guisa rispose, signora mia, s'io avesse detto parola alcuna che offendesse le orecchie vostre e di queste onestissime madonne, io veramente sarei degna non pur di riprensione. 9772_10011_000112 il quale per nome ippolito si chiamava, ed innanzi che ella prendesse marito, lungo tempo vagheggiata aveva ed appresso questo, teneva stretta domestichezza con messer erminione, il quale non meno amava se figliuolo li fusse. 9772_10011_000113 la quale, alzato il piacevole e polito viso in vece di canzone così disse: con sviscerato amor, speme e desio nasce una fiera macra e scolorita. 9772_10011_000114 veste di bruno per esser il geloso di continovo malenconico. questa dechiarazione molto piacque a tutti e specialmente alla signora chiara, il cui marito ingelosiva di lei. 9772_10011_000115 nella villa di santa eufemia, posta sotto campo san pietro, territorio della celebre e famosa città di padova, già gran tempo fa abitava ghirotto scanfeita, uomo per contadino assai ricco e potente, ma sedizioso, e pareggiano. 9772_10011_000116 partitosi adunque ghirotto ed abbandonata l impresa, messer simplicio se ne uscì del sacco e così, maltrattato, a casa se n'andò parendoli di aver ghirotto col bastone sempre alle spalle. 9772_10011_000117 se ingegnò di trovare qualche secreto modo e via per la quale egli potesse adempire i suoi desiri ed essendogliene molti alle mani venuti, ne scelse prudentissimamente uno che più giovevole gli pareva. 9772_10011_000118 imperciò che, andatosene alla bottega di uno legnaiuolo suo vicino, gli ordinò due casse assai lunghe, larghe ed erte e d una medesima misura e qualità. sì che l una da l altra agevolmente non si poteva conoscere. 9772_10011_000119 messer simplicio che nel cortile aveva molti buoni caponi, ne prese duo e de gli migliori, e mandolli per lo suo valletto a giliola, commettendoli che li facesse cucinare, che verrebbe la sera a lei. secondo ordine dato. 9772_10011_000120 e trovato dal marito in casa vien sconciamente battuto e pisto ed a casa se ne torna. negar non si può vezzose donne che amore, per sua natura gentil non sia. 9772_10011_000121 e se non fusse stato il timore di se stesso, in quel punto, con le propie mani uccisa, arrebbe, ma pur si astenne, volendo: più tosto procedere per via della giustizia che bruttare le mani nel suo sangue. 9772_10011_000122 e se non fusse stata la moglie che, per pietà o per temenza del marito che bandito non fusse, glielo tolse di mano, facilmente ucciso l'arrebbe? 9772_10011_000123 ma niuno fu de sì saputo. ingegno che l intendesse, il che, vedendo vicenza prima trasse un focoso sospiro. indi con chiaro viso così disse: altro non è il mio proposto enimma che la fredda gelosia. 9772_10011_000124 i vergogno di dir qual nome m abbia. sì, son aspra al toccar, rozza al vedere. gran bocca, ho senza denti, ho rosse labbia negra d'intorno e più presso al sedere. 9772_10011_000125 io disse: giliola, nulla gli ho mai risposto. ma fa disse, ghirotto, che se egli più ti dice ticco, che tu gli risponda tacco. 9772_10011_000126 ahi, miseri noi che siamo morti. e, senza metter indugio alcuno, ordinò che messer simplicio entrasse nel sacco che ivi vuoto era. rimaso ed entratovi dentro, quantunque non molto volontieri v intrasse. accostò il sacco con messer simplicio dietro a gli altri sacchi che erano pieni di biada. 9772_10011_000127 nominata filenia, figliuola di messer cesarino, centurione nobile di sangue, di maravigliosa bellezza e d infinite virtù dotata, né vi era nella città un altra che a lei pareggiar si potesse. 9772_10011_000128 finita la favola dalla prudente vicenza raccontata ed alle donne molto piaciuta, la signora le impose che ordine dello enimma seguisse. 9772_10011_000129 e che messer simplicio detto le aveva: quando vengo, e che ella altro non gli aveva, risposo ghirotto, che era uomo astuto, quantunque contadino fusse ed agevolmente comprendeva le parole di messer simplicio. 9772_10011_000130 tra sé. molto si turbò ed imaginossi quelle parole importar altro che infilzar perle al scuro. e disse alla moglie: se tu vi torni più ed egli ti dica quando vengo rispondeli questa sera, e ritorna a casa e lascia far a me. 9772_10011_000131 messer simplicio che nel sacco si stava e ben sapeva che erano tredeci, che così per lui non fussero stati, starasi cheto e tra se stesso dicendo: pater nostri bassi, maladiceva lei ed il suo amore, e sé che fidato se n era. 9772_10011_000132 e non stette molto che il povero vecchio, senza sapere la cagione, divenne di lei tanto geloso che appena di se stesso si fidava. 9772_10011_000133 e questo perchè, dandogli delle busse, avesse campo largo di uscire del sacco e fuggire alla buona ventura. aveva preso ghirotto un bastone nodoso a tal effetto apparecchiato. 9772_10011_000134 avenne, pur che nella città si trovava un scolare cretense, giovane di età, ma sacente ed aveduto molto e da tutti, per la sua gentilezza e leggiadrìa, assai amato e riverito. 9772_10011_000135 ippolito ed ella, destata, vedendolo e conoscendolo perciò che era il lume acceso, volse gridare, ma il giovane, messa la mano alla sua bocca, non la lasciò gridare ma, quasi lagrimando, disse: 9772_10011_000136 li fu bisogno, contra la sua voglia di andare per alquanti giorni fino ad uno luogo addimandato, porto pireo, lontano per spazio de venti stadi dalla città d atene, per assettare certe liti e differenze che tra cittadini e quelli del contado vertivano. 9772_10011_000137 a cui giliola rispose. io pensavo che voi doveste ritornare stanco e lasso a casa, ancor che mezza notte fusse, ed acciò che voi poteste rifocillarvi alquanto e mantenervi nelle fatiche che di continovo fate. 9772_10011_000138 ma per che egli era nobile e di gran parentado e dei maggiori della città, non volse il podestà, come la giustizia permetteva che fusse pubblicamente arso, ma, pur per non mancare del debito suo, lo condannò in una pregione. 9772_10011_000139 vive in affanno e cresce nel dolore. miser chi cade in un sì grande errore qui impose fine vicenza al suo enimma, il quale da diversi diversamente fu interpretato. 9772_10011_000140 andatosene adunque messer erminione alla casa d ippolito, egli vi dimostrò un arca piena di vestimenti, di gioie e di collane di non poco valore. indi chiamò un de suoi serventi e dimostratolo a messer erminione. li disse: 9772_10011_000141 mentre che giliola s affaticava di cuocere i caponi ed apparecchiare la mensa, ecco che ghirotto, suo marito, sopragiunse nel cortile ed avendolo giliola sentito e fingendo di esser addolorata, disse: 9772_10011_000142 amor che veramente a niuno perdona molto, messer simplicio spronava. ma pur conoscendo la vita che ella teneva e la buona fama che ne rispondeva, non ardiva di farle motto alcuno, ma solo alle volte con il vederla si nodriva e consolava il cuore. 9772_10011_000143 se io non avesse rispetto a questi gentiluomini, io ti farei conoscere quello che importa il sozzo. e disonesto dire: ma per questa fiata ti sia perdonato. 9772_10011_000144 io ho più e più volte considerata tal parola, né mai mi ho possuto imaginare che si voglia dire ticco. e tu disse, ghirotto, che gli hai risposto: 9772_10011_000145 ed egli, pur tra se stesso, si rodeva e, volendo isperimentare se tanto alto poteva sputare, ora tossendo ed ora raccagnando, si afforzava, col sputo di aggiungere al segno. 9772_10011_000146 dopo non molti giorni ippolito presala per sua legittima moglie. seco molti anni felicemente visse. 9772_10011_000147 ma giliola sì, come il marito imposto. le aveva. nulla rispose e, ritornata a casa ed addimandata dal marito, come andata era la cosa, disse che ella fatto aveva tanto quanto egli le aveva ordinato. 9772_10011_000148 e fa che, ne l avenire tal cosa o simil, più non t intervenga, perchè sentiresti ciò che vale e puote. la mia signoria vicenza, tutta arrossita come mattutina rosa e vedendosi, sì, sconciamente improperare, prese alquanto d'ardimento. 9772_10011_000149 se li rappresentorono nel pariete, innanzi a gli occhi certi sputi che erano assai alti e lontani molto da lui, onde, acceso dalla gran gelosia che egli aveva molto, si maravigliò. 9185_10011_000000 e la pietosa madre all incontro lo accarezzava ponendoli le mani sopra la pilosa schiena, ed abbracciavalo e basciavalo, non altrimenti. che creatura umana si fusse. 9185_10011_000001 entrati adunque nel vago palazzo, minutamente lo videro e molto lo comendorono e, scesi giù per una scaletta secreta, andorono nel giardino, il quale al re ed alla reina tanto piacque che giurorono a giorni suoi non averne veduto un altro che più li piacesse. 9185_10011_000002 né mai si trovavano allegri né contenti. e stando amendue in questo affanno e cordoglio, determinorono, per refrigerare alquanto i passionati lor cuori, di andarsene in gerusalemme ed ivi visitare la terra santa. 9185_10011_000003 i quali rispose il prete: oh, pazzi, voi non sapete nulla. se voi più sotto m affocavate con dieci volte artante pecore di sopra, me ne veniva. 9185_10011_000004 la reina. udendo le sozze e vituperevoli parole, sentiva nel cuore, sì, fatto tormento che quasi ne era per impazzire. e, messo da canto ogni altro suo pensiero, fece venir a sé la poverella e la terza sua figliuola, meldina per nome chiamata, e dissele: 9185_10011_000005 il re, a cui molto piaceva aspetto del giovanetto, disse già che tu porti il nome della mia città, io voglio che tu stie nella mia corte, niun altra cosa facendo che attendere alla persona mia il giovane, che altra cosa non desiderava maggiore. primieramente ringraziò il re. 9185_10011_000006 venuto il giorno, genobbia, riccamente vestita e vie più del solito ornata in chiesa, se n andò e non stette molto che nerino venne il quale, veggendola bellissima, tanto del lei amore se infiammò quanto mai uomo di donna facesse. 9185_10011_000007 essendosi adunque tutti appresentati al re e dopo messisi a sedere, il re comandò che bimbo in sala fusse portato, pensando che, ivi ritrovandosi il padre, le viscere paterne si commoverebbono. la balia prese il fanciullo in braccio ed in sala lo portò. 9185_10011_000008 strettamente le impose che di lei somma cura avesse, ammaestrandola e dandole quelli gentili e lodetoli costumi che ad una bella e leggiadretta giovane si convengono. la giovinetta che per nome costanza si chiamava, cresceva di dì in dì in bellezze ed in costumi. 9185_10011_000009 appena che giovane costanzo era asceso sopra de albero che gli satiri, che già avevano sentito odore del fumoso vino, cominciorono appresentarsi al doglio e ne tolsero una corpacciata. non altrimenti che fanno i famelici lupi nelle mandre delle pecorelle venuti. 9185_10011_000010 costui ogni dì se n andava a pescare, ma tanto gli era la fortuna nemichevole che nulla prendeva, ed ogni volta che egli ritornava a casa, essendo ancora più di mezzo miglio lontano dalla stanza. 9185_10011_000011 il povero giovane nerino, non sapendo che genobbia fusse moglie di maestro raimondo, cominciò raccontargli l istoria, riservando però il nome di ciascuno. avenne che uno servente andò in camera dove genobbia dimorava e dissele: 9185_10011_000012 insensato maestro raimondo stava pur a vedere se usciva fuori alcuno che non gli piacesse, ma nulla vedeva se non gli sopportabile fumo ed ardente fuoco che la casa abbrusciava. erano già concorsi e vicini per estinguere il fuoco, e tanto si operorono che finalmente lo spensero. 9185_10011_000013 venuto il giorno sequente, ambe duo ritornorono a chiappino ed il trovorono che come un grasso porco soffiava e roncheggiava. accostatosi, costanzo appresso a lui. più volte ad alta voce lo chiamò, ma chiappino, che era ben pasciuto, dormiva e nulla rispondeva. 9185_10011_000014 né le era dimostrata cosa alcuna dalla savia maestra che ella ottimamente non apprendesse costanza. essendo pervenuta all età di dodeci anni, aveva già imparato ricamare, cantare, sonare, danzare. 9185_10011_000015 genobbia, apparecchiati per domattina, che io voglio che tu vadi a messa nel domo e se mai tu ti festi bella e pomposamente vestisti, fa che dimane il facci. 9185_10011_000016 la giovane, avuta la potestà di comandare al tonno, subito li comandò che egli gittasse la botte sopra uno de più belli e più securi scogli che sotto l'imperio del padre suo si trovasse. 9185_10011_000017 ritornato il porco tutto lordo a casa, corse alla madre, la quale li disse: figliuolo mio, noi ti abbiamo trovata, moglie, e di tuo sodi sfacimento. 9185_10011_000018 che io voglio che tu vadi nell ora della messa solenne nel domo ad udir l ufficio. genobbia, così era il nome della moglie di maestro raimondo. 9185_10011_000019 e presa la propia moglie per i capelli con un rasoio le tagliò le canne della gola. dopo tolta la piva, le soffiò nel martino, ma per questo la meschina non resuscitò. 9185_10011_000020 vide l ampio ed alto palazzo del re, le cui colonne erano di finissimi marmi, porfidi e serpentini, ed alzati gli occhi alquanto in su, vide il re che stava sopra un verone che tutta la piazza signoreggiava. 9185_10011_000021 venuta la fine del desinare ed avendo molto pensato di furar la capra e di gabbare il prete e vedendo non poterne riuscire, dissero: messere, noi vogliamo che voi ne vendiate quella capra. a cui rispose il buon prete non volerla vendere perchè non vi erano danari che la pagassino. 9185_10011_000022 ma se l impedimento della lingua procedesse non da vizio naturale, overo accidentale, ma da dura ostinazione di non voler rispondere, io mi sforzerò a più potere di far sì che egli parli. 9185_10011_000023 in cotal guisa adunque amando la reina costanzo, niuna altra cosa tanto desiderava quanto di ritrovarsi con esso, lui. e venuto un giorno il convenevole tempo di ragionar. seco l addimandò se a lei servire gli fusse a grado. 9185_10011_000024 ma mi doglio che egli mutolo sia e non vogli alle dimande mie in modo alcuno rispondere. se tu vorrai, sì, come io intendo fare il debito tuo, non dubito che egli parlerà. 9185_10011_000025 e dove erano l immondizie e le lordure. sì, come fanno i porci dentro. se li cacciava. dopo così, lordo e puzzolente, si ritornava a casa e, accostatosi al padre ed alla madre e fregandosi intorno alle vestimenta loro tutte da letame, gli le imbruttava. 9185_10011_000026 non s erano appena cento miglia scostati da l isola capraia che videro dalla lunga un ricco e superbo palazzo, alquanto rilevato dal piano sopra un isoletta posto, e perchè era molto vago ed al dominio loro soggetto, lo volsero vedere. 9185_10011_000027 e, fatta la isperienza, trovò costanzo esser, femina e non uomo, e le damigelle, bellissimi giovani. sì, come chiappino raccontato gli aveva. 9185_10011_000028 e passavano dinanzi al re e dopo, secondo i loro ordini, sedevano, avenne che, andando un giovene al palazzo, sì, come gli altri facevano, s abbattè in pietro pazzo e dissegli: dove vai, pietro? per che non vai al palazzo come gli altri ed ubidire al comandamento del re? 9185_10011_000029 non avrò un re convenevole alla persona mia e preso, commiato dal re e dalla reina, non senza loro profondissimo sparger di lagrime e montata sopra uno potente cavallo, sola di tebe, si partì e prese il cammino verso quella parte dove la fortuna la guidava. 9185_10011_000030 e, desiderando di parlar con lei, andava imaginando che via egli potesse tenere per la quale onor della donna rimanesse salvo ed egli attenesse l intento suo. 9185_10011_000031 disse la nina: cristianello, non vi avedete che elli vi hanno fatto una beffa? io mi pensavo che voi foste più scaltro di quello che voi siete alla mia fé, che elli non mi arrebbeno ingannata. 9185_10011_000032 parve alla reina di andar a visitazione della nuora e andatasene e trovatala dal porco uccisa, ne sentì grandissimo dolore. e, ritornato il porco a casa e agramente ripreso dalla reina, le rispose lui avere fatto a lei quello che ella voleva far a lui e, sdegnato, si partì. 9185_10011_000033 ma non vi fu veruno che dirittamente lo intendesse, perciò che le loro isposizioni deviavano molto dal vero, il che, vedendo fiordiana arditamente, disse: 9185_10011_000034 compagni miei, voglio che quel muletto sia nostro e, come dissero gli altri, voglio che noi ci andiamo alla strada dove egli ha a passare e che l'uno stia lontano dall'altro un quarto di miglio e ciascaduno di noi separatamente. li dirà: 9185_10011_000035 bene volentieri, rispose maestro raimondo. dimane verrete qua in chiesa ed io farò sì che oggi la vedrete ed andatosene a casa. maestro raimondo, disse alla moglie: 9185_10011_000036 maestro raimondo li rispose che fusse il ben andato nerino. messo secreto ordine con genobbia. con lei se ne fuggì ed in portogallo la trasferì, dove con somma allegrezza longamente vissero. 9185_10011_000037 tu non mi vuoi rispondere? chiappino, tu veramente fai il tuo peggio, perciò che io ti farò morire in prigione da fame e da sete. egli lo guatava con occhio torto. 9185_10011_000038 è sì pòtente e sì forte che gli basta animo, senza altrui aiuto, prendere un satiro ed a voi appresentarlo vivo, il che, essendo così, sì, come io intendo- voi poterete agevolmente isperimentare e, ad un ora, adempire il voler vostro. 9185_10011_000039 la reina le diceva che lo spingesse da parte, ma ella ricusava di spingerlo e tai parole alla reina. disse tre cose. ho già sentite raccontare. sacra corona, veneranda e pia. 9185_10011_000040 quanto l'uomo, graziose donne, sia tenuto al suo creatore, che egli, uomo e non animale bruto, abbia al mondo creato. non è lingua, sì tersa, né sì faconda che in mille anni a sofficienza il potesse isprimere. 9185_10011_000041 e parimente fece il terzo. e così tutta tre rimasero privi delle loro mogli. laonde sdegnati, andorono a casa del prete e non volsero più udire sue fole, ma lo presero e lo posero in un sacco con animo di affogarlo nel vicino fiume. 9185_10011_000042 ed andava tai parole più volte, replicando, vedendosi il tonno preso e non potendo in modo alcuno fuggire. disse a pietro pazzo: deh fratello mio, pregoti per cortesia che vogli di tal prigionia liberarmi e donarmi la vita deh caro fratello, e che vuoi tu far di me. 9185_10011_000043 e conosce la mutazione del tempo, avenga che strologo non sia. porta la cresta in vece di corona e non è re. canta le ore e non è prete appresso. questo ha gli sproni nelle calcagna e non è cavaliere. 9185_10011_000044 cavalcando adunque costanza alla ventura, mutossi il nome e di costanza costanzo si fece chiamare e passati diversi monti, laghi e stagni. 9185_10011_000045 laudando iddio che egli una volta aveva pur avuta buona ventura. la figliuola del re, avendo udito pietro altamente gridare, era corsa alla finestra e leggiava e scherniva, ridendosi fortemente delle parole sue. 9185_10011_000046 domando: cavalli armeggiando e giostrando, ed il più delle volte rimaneva vincitrice e portava il trionfo non altrimenti di quello che fanno i valorosi cavalieri d ogni gloria degni. 9185_10011_000047 allora pietro disse: taci, che io ho un secreto il quale, se tu sapessi molto, ti maraviglieresti e forse ti rallegreresti. e che secreto hai tu? disse luciana, che sollevar ci potesse e di tanto travaglio ne traesse. 9185_10011_000048 cavalcando adunque il giovane costanzo con il satiro strettamente legato all ora del vespro, aggiunse ad una villa non molto lontano dalla città. 9185_10011_000049 il giorno sequente, nerino, andando verso il prato dalla valle in maestro raimondo, si abbattè e salutatolo disse: maestro mio, non vi ho io da raccontare una cosa che molto vi piacerà. 9185_10011_000050 signor mio, noi vi abbiamo carezzato e onorato molto, facendovi quelle accoglienze ed onori che degnamente meritate. e voi, in guidardone delle accoglienze, senza saputa nostra, ne involate del giardino i frutti. 9185_10011_000051 ma ben doglia sopra doglia alla reina crebbe la quale, con sue parole, credendo distruggere costanzo il puose in stato maggiore e non potendo la scelerata sofferire il tanto bene che di lui ne vedeva riuscire, s imaginò un nuovo inganno, il qual fu questo: 9185_10011_000052 non so. io disse: nerino la casa di quella bellissima madonna e non sono io stato in piacevoli ragionamenti con esso, lei, e perciò che il suo marito venne a casa, ella mi nascose nel letto e tirò le cortine. 9185_10011_000053 la quale, come spirito gentile, doma e raffrena i fieri e famelici leoni, cioè gli indomiti e superbi uomini, e sopra di loro ferma e stabilisce la sua sede. 9185_10011_000054 disse allora: pre scarpacifico, non ti affannare di questo, che se egli me ne hanno fatto una, io gliene farò due. e non dubitare perciò che essi, che ingannato mi hanno, non si contenteranno de questo, anzi, con nuova astuzia, verranno a vedere se potranno cavarmi alcuna cosa da le mani. 9185_10011_000055 la favola da cateruzza raccontata a tutta la compagnia molto piacque e sommamente tutti la commendorono, ma vie più la sagacità e astuzia dell ingenioso prete. 9185_10011_000056 luciana, veggendo che ornai era convenevole tempo di scoprirsi e dare a conoscere al padre innocenza sua. con viso lagrimoso disse 9185_10011_000057 ma l'osservanza che io porto alla nostra signora e la riverenza che io ho a questa orrevole e grata compagnia mi stringe e inanima a raccontarne una. 9185_10011_000058 ma acciochè non si moltiplicasse in parole la signora, ordinò che ogni uno tacesse e, voltato il viso verso a, 9185_10011_000059 la povera madre, dando fede alle parole del figliuolo e credendo ciò che egli diceva esser il vero, il tutto apparecchiava, ma giunto che egli era alla madre, il pazzo la schernirà e beffava, traendo di bocca la lingua lunga più di un gran sommesso. 9185_10011_000060 costei. aveva un figliuolo pescatore, ma per sua disaventura era matto e tutti quelli che lo conoscevano pietro pazzo lo chiamavano. 9185_10011_000061 viveva il buon re con valeriana, sua diletta moglie, onestamente ed in pacifico stato, avenne che, dopo non molti anni, la reina, di cui il re non aspettava più prole, se ingravidò e, giunta al parto, parturì una bellissima bambina. 9185_10011_000062 parve a meldina esserle molto carico tener celata così alta e maravigliosa cosa, e andatasene alla suocera, disse prudentissima reina, io mi credevo esser accompagnata con una bestia. 9185_10011_000063 dopo alquanti giorni nerino, trovò maestro raimondo e, fingendo di non sapere che egli fusse marito di genobbia, dissegli che fra due giorni era per partirsi, perciò che il padre scritto gli aveva che al tutto tornasse nel suo reame. 9185_10011_000064 né era per lo innanzi per avere. ma la prudente isabella, vedendo i loro animi tutti sospesi, disse: non vi maravigliate, signori miei, perciò che l uomo può dare alla donna quello che egli non ha. 9185_10011_000065 i tre compagni, vedendo il rosto, il lesso e la torta al fuoco ed avendo udite le parole della nina, molto più che prima si maravigiiorono e tra loro cominciorono pensare sopra della capra, come aver la potessino. 9185_10011_000066 vivien laonde. il re, insieme con la reina, chiamò la figliuola e postisi in una camera a sedere. disse il re: costanza, figliuola, mia diletta, ora è venuto il tempo di maritarti e noi ti abbiamo trovato per marito un giovane che sarà di tuo contento. 9185_10011_000067 la reina, non sapendo in ciò governarsi, disse al re che dobbiam noi fare. voi vedete a che condizione noi si troviamo. il figliuolo nostro vuol moglie, né fia alcuna che in marito prender lo voglia. 9185_10011_000068 ma il re non ebbe mai tanta forza di farlo parlare. onde andatasene al re disse: monsignor lo re, più e più volte siete andato all albergo del satiro e vi siete affaticato per farlo ragionare con esso, voi, per prenderne trastullo. 9185_10011_000069 messer lo porco che non dormiva, ma il tutto, chiaramente, intendeva. levatosi in piedi, le ungeva il viso, la gola, il petto e le spalle ed ella, all incontro, l accarezzava e basciava sì che egli tutto d amore si accendeva. 9185_10011_000070 disse allora costanzo: rispondemi: chiappino che se tu, come spero meco, parlerai, io ti prometto di cotesto luoco liberarti. 9185_10011_000071 eh, egli, onoratamente ed in consolazione, lungo tempo visse ed il re, venendo al fine della sua vita, del regno suo erede, il. 9185_10011_000072 a cui rispose: chiappino, tu lo sai molto meglio che io, perciò che tutti gridavano costanzo, costanzo, e nondimeno sei costanza. 9185_10011_000073 finito il sentenzioso enimma, da cateruzza raccontato e da tutti con somma ammirazione atteso, non trovandosi veruno in sì ingeniosa compagnia. che della dura scorza il vero senso traere sapesse, disse cateruzza. 9185_10011_000074 il che, vedendo i malandrini, restarono attoniti e, messo da canto ogni furore, comprorono la piva per fiorini duecento e lieti a casa ritornorono. 9185_10011_000075 tre parti fer del pane e più non v'era. e tutti quattro con faccia serena, godendo la lor parte, fur contenti. non so tu che m'ascolti quel che senti. 9185_10011_000076 ma pietro. nulla curandosi ad altro non attendeva se non al pane ed alla vernazza, il che, veggendo, luciana disse: pietro, ohimè. 9185_10011_000077 ma i compagni, senz'altra risposta darli con somma allegrezza, condussero la capra a casa e dissero alle lor mogli: dimane non apparecchiarete altro da desinare fino a tanto che noi non lo mandiamo a casa. 9185_10011_000078 essendo adunque costanza in età perfetta e non avendo il re più stato né tesoro di poterla in alcun potente re orrevolmente maritare, molto tra sé si ramaricava e questa cosa con la reina sovente conferiva. 9185_10011_000079 signor mio, questo ed altro mi potete comandare, e quantunque le forze mie siano deboli, non però resterò di sodisfare al desiderio vostro. 9185_10011_000080 ersilia per nome chiamata, la quale e di bellezza e di virtù e di cortesia avanzava ogn altra matrona che a suoi tempi si trovasse. 9185_10011_000081 e con meldina, sua diletta moglie, lungo tempo felicissimamente visse. era già ridotta al suo termine la favola da isabella raccontata. 9185_10011_000082 ma dimmi, ti prego, per cortesia, disse costanzo, che avevi tu che ridevi quando noi eravamo per strada e vedevamo un fanciullo morto alla sepoltura portare. 9185_10011_000083 perchè alcuno potente signore acceso del lei amore per le sue degne virtù non si disdegnerebbe di prenderla per moglie senza dote. 9185_10011_000084 io mi mossi al riso. rispose: chiappino che mille ladroni, che hanno rubbato migliaia di fiorini al publico e meritano mille forche, si stavano a guatare in piazza un miserello che era alla forca condotto ed aveva solamente involato dieci fiorini per sostentamento. forse. 9185_10011_000085 e, venuta al termine del suo parto, partorì un bellissimo figliuolo, il che al re e alla reina fu di grandissimo contento e massimamente che non di bestia ma di creatura umana teneva la forma. 9185_10011_000086 appresso imola, città vendichevole ed a tempi nostri, dalle parti quasi ridotta. all ultimo esterminio trovasi una villa chiamata postema. 9185_10011_000087 per le quali cose tutte e ciascheduna da per sé era costanza dal re e dalla reina e da tutti tanto amata che non vi era termine al loro amore. 9185_10011_000088 a cui maestro raimondo promesse di farlo e di mala voglia da lui si partì, ma prima disse a nerino, gli tornarete più. a cui rispose nerino: pensatel voi. 9185_10011_000089 ma il buon pietro, che aveva più bibisogno di mangiare che di parole, voleva pur al tutto ponerselo in spalla e portarselo a casa per goderselo allegramente con la madre sua, che ancor ella molto bisogno ne aveva. 9185_10011_000090 signor nerino, io ho veduta una donna di tal bellezza che quando voi la vedeste, forse non la riputareste meno, anzi più bella della madre vostra. 9185_10011_000091 la capra, carica di quelle robbe e lasciata in libertà, si partì, ma ne le cui mani capitasse non si sa. ma il prete ed i tre compagni ed alcuni altri suoi amici intorniorono il mercato e, parendoli l'ora, se n'andarono a casa del prete. 9185_10011_000092 ma poniamo, disse la signora lucrezia. ornai il rider da parte, acciò che isabella, proponendo il suo enimma, l ordine seguisca, la quale, con allegro viso, così disse: 9185_10011_000093 quando vi sia a grado di vederla, mi offerisco di mostrarcela. di questo rispose nerino. ne sarò molto contento e vi rimarrò obligato. 9185_10011_000094 tu vedi come io per te la pena innocentemente patisco e tu, insensato, ridi, mangi e bevi. né punto consideri al commune pericolo, a cui egli rispose. 9185_10011_000095 e mentre che lo portavano per attuffarlo nel fiume, sopragiunse, non so che a i malandrini, onde forza li fu metter giù il prete che era nel sacco, strettamente legato, e fuggirsene. 9185_10011_000096 i me la vogliono pur dare ed io non la voglio, che io prete sono e prendere non la posso, e tutto sbigottito rimase. perciò che non poteva sapere donde venisse quella voce tante volte ripetita. 9185_10011_000097 la falsa reina che chiaramente sapeva il desiderio del re, ragionando un giorno con esso lui di varie cose, tra altre disse: signor mio, non sapete voi che costanzo vostro fidelissimo servitore. 9185_10011_000098 dopo con ogni riverenza e summissione. parlando io non intendo di degenerare alla progenie de miei antecessori, che ad ogni tempo sono stati famosi e chiari, né voglio avilire la corona vostra prendendo per marito colui che è inferiore a noi. 9185_10011_000099 io dico da dovero e non burlo, rispose il buon prete. oh, povero uomo, disse il masnadiero. non vi avedete che egli è un asino e non muletto? oh, ghiotti, come bene gabbato vi hanno. 9185_10011_000100 dite voi, da dovero overo burlate meco. e perchè disse il prete perciò, che non un mulo ma un asino mi pare come asino, disse il prete e, senza altro dire, frettolosamente seguì il suo camino. 9185_10011_000101 in mezzo del bel giardino eraci un albero che sopra un ramo aveva tre pomi d oro ed il guardiano, per espresso comandamento di luciana, i custodiva che involati non fussero. 9185_10011_000102 e senza porre alcuna distanza di tempo. in tal guisa gli rispose: sacra corona, non fa bisogno che io mi distenda in parole in dar risposta alla degna vostra proposta, ma solo dirovvi ciò che la materia ricerca. 9185_10011_000103 e sovente, ragionando tra loro diverse cose, si misero, come è usanza de giovani, a ragionare della bellezza delle donne e chi diceva l una e chi altra cosa. 9185_10011_000104 raccontato che fu da isabella lo ingenioso enimraa, tutti stupefatti rimasero, né poteansi persuadere che uno dovesse dare quello che egli non aveva. 9185_10011_000105 la terza disse: ed io voglio che ella sia la più savia e la più ricca donna che si truovi, ma che figliuolo che ella conciperà nasca tutto coperto di pelle di porco e i gesti e le maniere che egli farà siano tutti di porco. 9185_10011_000106 ina, piglia questa vescica piena di sangue e ponela sotto il guarnello, perciò che, venendo, questi malandrini darotti la colpa del tutto e, fingendo di esser teco adirato, tirerotti con questo coltello un colpo nella vescica. 9185_10011_000107 ed accortosi nerino che la bella donna di cui ragionava era moglie di maestro raimondo, più oltre passare non volse e, stimolato da maestro raimondo e da i parenti che l istoria cominciata seguisse, egli rispose: 9185_10011_000108 ma quando innanzi al re ed alla reina fosti, che causa ti mosse a dover oltre misura ridere, a cui rispose: 9185_10011_000109 e, presa una piva fatta al modo suo, levolle i panni e gliela pose fra le natiche. e tanto dentro soffiò che la nina rinvenne e, sana e salva, saltò in piedi. 9185_10011_000110 e come facesti? disse, maestro raimondo. ella rispose: nerino, aperse una cassa e mi puose dentro e rimpetto della cassa puose molte vestimenta che ella governava, che non si tarmassino ed 9185_10011_000111 dopo che operasse sì che pietro di sozzo e pazzo divenisse il più bello ed il più saggio uomo che allora nel mondo si trovasse. e, non contenta di ciò, ancora volse che sopra il scoglio fabricasse un ricchissimo palazzo con logge e con sale e con camere bellissime. 9185_10011_000112 prendi questa tazza e recala a nerino e digli che egli la beva, che poi meglio ragionerà il servente. presa la tazza, portolla alla mensa e, volendo nerino bere, disse il servente: pigliate questa tazza, signore, che poi meglio ragionarete ed 9185_10011_000113 e trattosi il cappello di capo, riverentemente lo salutò il re. vedendo il giovanetto, sì leggiadro e vago, il fece chiamare e venire alla presenza sua. giunto che egli fu dinanzi al re, addimandollo donde egli veniva e che nome era il suo, 9185_10011_000114 né vedersi modo alcuno di poterla sofficientemente maritare, né però la volse trattare da meno di figliuola, ma datala ad una sofficiente balia. 9185_10011_000115 ma la madre, che teneramente amava la figliuola, pregò il re che la riserbasse fino a tanto che ella parturiva e poi facesse quello che più gli aggradiva. 9185_10011_000116 essendo il bambino pervenuto al termine dell anno e crescendo in tanta bellezza che non vi era un altro che se gli potesse agguagliare, parve al re di far una isperienza se colui di cui era figliuolo si potesse trovare. 9185_10011_000117 si consigliorono insieme di farla inviolabile ed affatata. rimasero adunque. le fate tutta tre d'accordo. la prima disse: io voglio costei inviolabil sia. 9185_10011_000118 non passorono molti giorni e mesi che verginal ventre cominciò crescere alla fanciulla, che ancora il duodecimo anno tocco non aveva, e vedevansi segni evidentissimi di donna gravida. 9185_10011_000119 e, pervenuto costanzo, al cospetto del re e della reina e delle sue damigelle, appresentoli lo satiro il quale, se per a dietro rise, ora furono sì grandi le risa sue che tutti che ivi erano presenti ne presero non picciola maraviglia. 9185_10011_000120 pre scarpacifico. giunto che fu a casa, disse alla nina come egli aveva comperato una cavalcatura e, credendosi aver comperato un muletto, aveva comperato un asino e perchè per strada molti, ciò detto, gli avevano, all'ultimo, n aveva fatto un presente. 9185_10011_000121 tanto mi è venuto nell animo di raccontarvi una favola d un pazzo il quale, mentre che impazziva per una sua operazione, savio divenne e per moglie ebbe una figliuola d un re. sì, come per lo mio ragionare potrete intendere. 9185_10011_000122 già era venuta al fine la favola da fiordiana raccontata, quando la signora fece motto che lo enimma seguisse. 9185_10011_000123 ed egli, il letto sottosopra, volgendo e rivolgendo e nulla trovando, si partì quanto questa cosa tormentosa fusse a maestro. raimondo pensare il può chiunque ha provato amore. 9185_10011_000124 e dopo accettollo per signore, offerendosi in tutto quello che per lui si potesse parato, essendo adunque costanzo in forma d uomo a gli servigi del re, con tanta leggiadria lo serviva che ogn uno che lo vedeva, attonito e stupefatto rimaneva. 9185_10011_000125 vederete ed andatosene a casa, disse alla moglie: dimane lievati di letto per tempo ed acconciati il capo e fatti bella e vestiti onoratissimamente. 9185_10011_000126 e per quella. a suo bel agio poteva vederla andare su e giù per casa, ma non voleva scoprirsi, per non darle materia, di non lasciarsi più vedere, stando adunque nerino ogni giorno in questo secreto vagheggiamento, ne potendo resistere all'ardente fiamma che gli abbrusciava il cuore. 9185_10011_000127 una quel eh è impossibile truovare, andar cercando è troppo gran pazzia. l altra, a quel tutto fede non prestare, che n sé non ha ragion, né dritta via. la terza: il dono prezioso e raro c hai nelle mani, fa che tenghi caro. 9185_10011_000128 ed era capo della provincia ed entratovi dentro, cominciò contemplare gli superbi palazzi, le dritte e spaziose strade, i correnti e larghi fiumi, i limpidi e chiari fonti, ed approssimatosi alla piazza. 9185_10011_000129 e fatti chiamare quattro valenti bastagi. gii fece trae re di casa lo scrigno e ponerlo in casa della vicina vechiarella e celatamente lo aprì che niuno se n'avide e ritornossene a casa. 9185_10011_000130 a cui fu, nelle sue opere, molto più favorevole. la fortuna che la ragione volse più tosto diventar serva che avilire la sua condizione. e dopo la gran servitù di re cacco, moglie divenuta, rimase paga e contenta. sì, come nel discorso del mio ragionamento, comprenderete. 9185_10011_000131 meldina, moglie mia diletta, quando io mi credessi che tu non appalesassi ad alcuno l alto mio secreto, io, non senza grandissima tua allegrezza, ti scoprirei una cosa che fin ora ho tenuta nascosa. 9185_10011_000132 ancora che nella morte io dovessi incappare. ma prima che io mi ponga alla pericolosa impresa, voi, signor mio, ordinarete che al bosco dove abitano i satiri sia condotto uno vaso grande con la bocca larga. 9185_10011_000133 la madre della fanciulla questo vedendo, molto addolorata rimase, non potendosi persuadere che una fanciulla di undeci anni, che ancora i segni di donna non dimostrava, ingravidar si potesse. 9185_10011_000134 il che, vedendo il re e la reina, molto si rallegrorono e ordinò il re che, avanti alcuno indi si partisse, la pelle fusse tutta minutamente stracciata. e tanta fu v allegrezza del re e della reina per lo rinovato figliuolo che poco mancò che non se ne morisseno il. 9185_10011_000135 sono molti dilettevoli donne i quali, per avere lungo tempo dato opera al studio delle buone lettere, si pensano molte cose sapere e poi o nulla o poco sanno. e mentre questi tali credonsi signare, in fronte a se stessi cavano gli occhi. 9185_10011_000136 io disse: luciana, mi penso che tu dica il vero, che tosto usciremo d affanni, perciò che la botte si romperà sopra qualche sasso e noi si annegheremo. 9185_10011_000137 come mangiato tu mi avrai. qual altro beneficio di me conseguir ne potrai? ma se tu da morte mi camperai forse ad alcun tempo agevolmente io ti potrei giovare. 9185_10011_000138 sì, come avenne ad uno medico molto scienziato nell arte sua, il quale, persuadendosi di altrui uccellare, fu, non senza sua grave danno, ignominiosamente uccellato. 9185_10011_000139 deh, non mi astringer più a ragionare ora, ti prego, disse chiappino, ma va e ritorna dimani che io ti risponderò e dirotti cose che tu forse non pensi. il che, udendo costanzo, disse al re: 9185_10011_000140 maestro raimondo mio, se voi non volete dirmi chi ella sia e dove abita, almeno contentatemi di questo che io un'altra fiata la vegga. 9185_10011_000141 il che significò che la madre del morto fanciullo era adultera del prete. più oltre, io vorrei intendere da te, chiappino mio, qual cagione ti mosse a maggior riso quando noi ci giungessimo alla piazza. 9185_10011_000142 io trovo amorevoli donne- sì, nelle istorie antiche come nelle moderne, che l'operazioni di un pazzo, mentre che egli impazzisce, o naturali o accidentali che elle siano, li riusciscono molte volte in bene. 9185_10011_000143 sì, rispose il prete, ma che avete comperato voi di bello, disse il buon compagno. ho fatto spesa di questo muletto che tu vedi come muletto, disse il compagnone. dite da dovero, over burlate voi. 9185_10011_000144 dove tutti lo accarezzavano, dandogli chi un frutto, chi un fiore, e chi l una e chi altra cosa, ma il bambino, tutti con mano, li ricusava. 9185_10011_000145 il che, intendendo il re immantinente, fece costanzo a sé venire ed appresentatosi, gli disse: costanzo, io mi rendo certo che tu sai quanto piacere ne prenda del satiro da te preso. 9185_10011_000146 ma pur non osava scoprirsi, perciò che desiderava di vederlo nel fatto e dissegli: signor nerino, vi ritornarete voi, mai più. 9185_10011_000147 cioè la moglie con il fabro, suo marito e la moglie del fabro col prete che le era fratello. ed avvenga che paresseno quattro, nondimeno erano se non tre, e ciascuno di loro prese mezzo un pane e tutta tre contenti rimaseno. 9185_10011_000148 il re, che già si accorgeva de gli atti che faceva il fanciullo, chiamò la balia ed addimandolla chi era dietro? uscio la balia, che altro non pensava, rispose: esservi un mendico, onde fattolo chiamare e venire alla sua presenza. conobbe il re che egli era pietro pazzo. 9185_10011_000149 e abbracciata la pietà mista col dolore, volse al tutto, non come bestia, ma come animai razionale, allevato e nodrito, fusse. il bambino adunque, diligentemente nodrito. sovente veniva alla madre e, levatosi in piedi, le poneva il grognetto e le zampette in grembo. 9185_10011_000150 il poverello. non sapendo altro che fare, acceso d ira e di furore, corse al lito del mare e ad alta voce chiamò il tonno che aiutare lo dovesse. 9185_10011_000151 ma avertite, disse il prete, che non vi dogliate poi di me, perciò che la capra, non conoscendovi in questi primi giorni, per non esser assuefatta con esso voi, forse non farà effetto. che fare dovrebbe? 9185_10011_000152 né appena cavalcato aveva due tratte d arco che se li fé incontro altro compagno e disseli: buon giorno, messere. e di dove venete voi dal mercato? rispose il prete. vi è bel mercato, disse il compagno. sì, bene, rispose il prete. 9185_10011_000153 avete fatta voi alcuna buona spesa, disse il compagnone. sì, rispose il prete. ho comperato questo muletto che ora tu vedi, dite il vero, disse il buon compagno: avetelo voi comperato per un mulo. 9185_10011_000154 poscia, il prete prese una de le capre e legolla ad un siepe nel cortile dandole da mangiare, e l'altra legolla con un capestro e con esso lei al mercato se n'andò. 9185_10011_000155 il che, intendendo luciana, fìnse di molto turbarsi e, voltatasi al re, disse: sacra maestà, mi perdonarete se ancor voi sarete cercato. 9185_10011_000156 il prete fece di quelle due mercato ed a contanti le comperò e venuto il giorno seguente, ordinò alla nina che apparecchiasse un bel desinare, perciò che voleva alcuni suoi amici venissero a mangiar con esso, lui e v impose che ella togliesse certa carne di vitello e la lessasse. 9185_10011_000157 madre, temendo eh egli non facesse qualche maggior pazzia se gli vasi preparati non trovasse ogni cosa. apparecchiò, aggiunto pietro a casa e, veduta dalla madre tanta copia di bellissimo pesce, ella tutta si rallegrò. 9185_10011_000158 terminasse pre scarpacifico. vinto dalle preghiere e dalle persuasioni della sua fante, se ne andò un giorno al mercato e, adocchiato un muletto che alle bisogne sue parevali convenevole per sette fiorini d'oro, lo comperò. 9185_10011_000159 e fatta venire la sposa, vestita di onorevolissime vestimenta regali, al porco la presentò, il quale, veggendola bella e graziosa, tutto gioliva e così puzzolente e sporco, la intorniava facendole, col grugno e con le zampe, le maggior carezze che mai porco facesse. 9185_10011_000160 era nella villa un contadino non molto lontano dalla casa del prete, ed aveva tra l'altre due capre che si somigliavano sì che l'una dall'altra agevolmente conoscer non si poteva. 9185_10011_000161 costui fu quello che, senza che voi ve n avedeste, vi puose il pomo d oro in seno. costui fu quello di cui, non con stretti congiungimenti, ma con incantesimi, gravida divenni. 9185_10011_000162 a cui rispose: chiappino, io me ne risi non del morto fanciullo, ma del padre, di cui il morto non era figliuolo, che piangeva, e del prete di cui egli era figliuolo che cantava. 9185_10011_000163 il buon prete mentre fu giovane. fu uno di quelli gagliardi uomini che nel territorio imolese si trovasse, ma giunto all estrema vecchiezza non poteva più sopportare la fatica del caminar a piedi. 9185_10011_000164 liberarti. chiappino che attentamente ascoltava il tutto, intesa la liberazione, disse: e che vuoi tu da me hai tu ben mangiato e bevuto secondo il voler tuo, disse. costanzo si rispose. 9185_10011_000165 pensando che, giungendo in qualche scoglio, si dovesse rompere ed annegare. ma la cosa altrimenti successe, di ciò che re e la reina pensato. 9185_10011_000166 gridare conche conchette, secchie, secchiette, mastelle, mastellette. che pietro ha pigliato di molto pesce. la madre che pensava come prima esser derisa e beffata: movere non si voleva, ma pur il pazzo, nel grido più altamente continovava. 9185_10011_000167 ed entrati nella corte, subito i compagni balcorono la capra legata al siepe che l erbe pasciute ruminava, e credettero che essa fusse quella che prete con le robbe aveva mandata a casa. 9185_10011_000168 e, voltatosi or quinci or quindi, finalmente vide il sacco nel quale il prete era legato ed accostatosi al sacco, tuttavia, il prete, vociferando forte, lo sciolse e trovò il prete. 9185_10011_000169 venuto, che fu messer lo porco più lordo e sporco che mai fusse. la sposa benignamente lo ricevette, distendendo la sua preziosa veste per terra, pregandolo che si coricasse appresso lei. 9185_10011_000170 ciascuno pensare quanta e qual fusse l'allegrezza di meidina, veggendosi accompagnata con sì leggiadro e sì polito giovane. non stette guari che la giovane se ingravidò. 9185_10011_000171 e finalmente, un giorno, nell ora del tramontar del sole, giunse ad una celebre e famosa città chiamata costanza, la quale allora signoreggiava cacco, re della bettinia. 9185_10011_000172 e di lei generò tre figliuole ornate di costumi leggiadre e belle come mattutine rose, l una delle quali valenzia, l altra doratea. la terza spinella si nominava. 9185_10011_000173 ritornato il porchetto alla madre, altamente grugnendo diceva: io voglio moglie, né mai cessarò, infino a tanto che io non abbia quella giovane che oggi ho veduta. perciò che molto mi piace. 9185_10011_000174 questa tantosto che sentiva pietro pazzo dire: madre, conche conchette secchie, secchiette, mastelle, mastellette, che pietro ha preso molto pesce. 9185_10011_000175 e preparata una nave e guarnita di ciò che le conveneva, montorono in nave e si partirono e, con prospero e favorevole vento, navigarono. 9185_10011_000176 costei era figliuola d una poverella che aveva tre figliuole e ciascheduna di loro era bellissima, questo intendendo la reina. subito mandò a chiamare la poverella con la figliuola maggiore e dissele: 9185_10011_000177 il re galeotto, veggendo avere sì, fatto figliuolo e di lui figliuoli, depose la diadema e il manto regale e in suo luogo, con grandissimo trionfo, fu coronato il figliuolo, il quale, chiamato re porco, con molto sodisfacimento di tutto il popolo resse il regno. 9185_10011_000178 fratelli, non so la cagione, perchè voi mi vogliate offendere. forse questa mia fante vi debbe aver fatto alcuno dispiacere? eh, io non so. e voltatosi contra lei, mise mano al coltello e tirolle di punta e ferii la nella vescica che era di sangue piena ed ella, fìngendo di esser morta, in terra cade. 9185_10011_000179 voi, padre, mio diletto, avete generato quattro figliuole, delle quali tre avete onoratissimamente maritate in tre potenti re, dandole grandissimo tesoro. e stato. 9185_10011_000180 venuta ora di posare, andossene la sposa in letto, aspettando che suo caro sposo se ne venisse. e non stette molto che sposo, tutto lordo e puzzolente, se n andò al letto ed ella, levata la coltre, se lo fece venire appresso e sopra il guanciale li conciò la testa. 9185_10011_000181 e fattale riverenza, con modesto modo e volto allegro, sino a casa l'accompagnò, avendo, adunque nerino, chiaramente compresa la casa dove ella abitava, cominciò vagheggiarla. né sarebbe passato un giorno, eh, egli non fusse dieci volte passato dinanzi la casa sua. 9185_10011_000182 ed avendo il bestione già padita, la ebbriezza si risvegliò e, come se dal letto si levasse, cominciò sbadagliare e, guatandosi d intorno, vide un padre di famiglia che, con molta turba, accompagnava un fanciulletto morto alla sepoltura. 9185_10011_000183 non passò gran tempo che la figliuola fu richiesta per moglie da molti valorosi signori, tra i quali vi fu brunello, figliuolo del gran marchese di vivien. 9185_10011_000184 piacevoli donne, il senso del mio enimma è che, trovandosi un fabro avere per moglie la sorella d un prete, ed essendosi ambe doi posti alla mensa per cenare, sopragiunse il prete, e così erano quattro. 9185_10011_000185 con chiaro viso umilmente, così rispose: madama, tanta è la servitù che io ho col signor mio e marito vostro che mi parrebbe far a lui grandissima villania quando io mi scostassi dalla ubidienza e voler suo. 9185_10011_000186 allora luciana al guardiano commesse, che ad uno ad uno tutti diligentemente cercasse, perchè non era cosa di farsene poco conto. il guardiano poi, che ebbe ben cercato e ricercato ognuno, a lei ritornò e dissele che non si trovava. 9185_10011_000187 a cui rispose: nerino. eh, egli credere non lo poteva che ella fosse più formosa della madre sua, ma che ben arebbe piacere di vederla. a cui disse maestro raimondo. 9185_10011_000188 entrato il marito in casa e prese alcune sue cosette, senza avedersene di cosa alcuna, si partì ed altresì fece nerino. venuto il giorno sequente, ed essendo nerino in piazza a passeggiare, per aventura passò, maestro raimondo. 9185_10011_000189 io fieramente me ne ridei, perchè il re ed ancor tu credete che le damigelle che alla reina serveno siano damigelle e nondimeno la maggior parte loro damigelli sono, e poi si tacque. 9185_10011_000190 appresentarlo. laonde la reina, col mezzo loro, s imaginò di dar a costanzo la morte, ma non le venne fatto. perciò che ingannatore sovente rimane sotto a piedi dell ingannato, così permettendo la divina provvidenza e la somma giustizia. 9185_10011_000191 perciò che il pomo d oro che ci manca è di sommo valore e molto più apprezzo che ogni altra cosa. il re, che non sapeva la trama, pensando che in lui tal error non fusse, arditamente la veste si scinse e subito il pomo in terra cadde. 9185_10011_000192 nel mezzo della notte, un leva su tutto barbuto e mai barba. non fé il tempo accenna, né strologo fu porta corona, né si può dir re, né prete. e l ore canta, e ancor più. 9185_10011_000193 né mai possi di tal stato uscire se prima non saranno da lui tre mogli. prese partite che furono le tre fate, ersilia si destò e, incontinenti, levatasi da sedere, prese i fiori che raccolti aveva ed al palagio se ne tornò. 9185_10011_000194 si metteva sì fortemente a gridare che tutti quelli che erano nell isola agevolmente udire lo potevano. e lo suo gridare era tale: madre, conche conchette secchie, secchiette, mastelle, mastellette, che pietro è carico di pesce. 9185_10011_000195 vaghe e vezzose donne. la favola da eritrea nella precedente sera raccontata mi ha sì di vergogna punto il cuore che quasi me ne sono restata in questa sera di favoleggiare. ma 9185_10011_000196 ed egli a noi altro non richiede se non la buona grazia nostra e la dilicata persona tua, la quale egli stima più che ogni stato e tesoro. 9185_10011_000197 ma a gran lunga si trovò ingannata, perciò che lauretta non era men saputa di lei, la signora che vedeva che 9185_10011_000198 ma lo sagace pre scarpacifico che non stava senza sospetto della sua vita ed aveva sempre i compagni innanzi gli occhi, che non li fessero alcuno dispiacere, disse alla sua fante: 9185_10011_000199 la reina, che ben sapeva che la dura querce con un solo colpo non si atterra più, e più volte, con molta astuzia ed arte, s ingegnò di tirar il giovane a gli servigi suoi. ma egli, costante e forte come alta torre da impetuosi venti battuta, nulla si muoveva. 9185_10011_000200 sepoltura egli piangeva e messere lo prete che le essequie faceva cantava di che lo satiro se ne sorrise alquanto. poscia entrato nella città ed aggiunto: nella piazza vide il popolo che attentamente mirava un povero giovane. eh, era sopra la forca. 9185_10011_000201 la quale, presa e di quella vestitosi, se n'andò in compagnia del giovene al palazzo ed asceso su per le scale, si puose dietro un uscio del palazzo che appena d alcuno poteva esser veduto. 9185_10011_000202 e così com egli determinò, così fece. ora, essendo il giovane nerino in padova, ed avendo presa amicizia di molti scolari che quotidianamente il corteggiavano, avenne che tra questi v era un medico che maestro raimondo brunello fisico si nominava. 9185_10011_000203 il tonno, udita la voce e conosciutala di cui era, s'appresentò alla riva del mare e, messo il capo fuori delle salse, onde t addimandò che cosa egli comandava, a cui il pazzo disse: 9185_10011_000204 verrete questa notte su primo sonno alla camera mia e trovarete aperto l'uscio e vederete ciò che io vi dico essere il vero. venuta la notte e aspettata l ora che tutti erano andati a posare, la reina fece accendere i torchi e, con il re, se n andò alla camera del figliuolo. 9185_10011_000205 pietro pazzo per virtù di un pesce chiamato tonno, da lui preso e da morte campato, divenne savio e piglia luciana, figliuola di luciano, re in moglie che prima, per incantesimo di lui, era gravida. 9185_10011_000206 fanciullo. quest'altro è pietro pazzo, il quale per virtù d un pesce chiamato tonno, sapientissimo divenuto, fabricò l alto e superbo palazzo. 9185_10011_000207 signor mio, sappiate ch'io sono quella luciana la quale infelicemente generaste e con pietro pazzo e col fanciullo a morte crudelmente dannaste. 9185_10011_000208 allora il tonno, vedendo aver ricevuto sì, gran benefìcio, non volendo dimostrarsi ingrato, disse: a pietro, ascendi nella tua navicella e, col remo e con la persona pieghela tanto da l un de lati che l acqua vi possa entrare. 9185_10011_000209 ma ditemi per cortesia, di cui è ella moglie e dove abita, a cui maestro raimondo non rispose a verso, perciò che dirglielo non voleva. allora disse nerino. 9185_10011_000210 e, pur quando elli la volessero, cinquanta fiorini d'oro. l'apprezzava i buoni compagni, credendosi aver robbati panni franceschi, subito gli annoverorono i cinquanta fiorini d'oro. 9185_10011_000211 favola iii: pre scarpacifico da tre malandrini. una sol volta gabbato tre fiate. gabba loro e finalmente vittorioso con la sua nlna lietamente rimane. 9185_10011_000212 ed eravi avenuto quello che ricercando andava. ma avendo la signora di quella, la fine udita, fece segno a lionora che all ordine andasse dietro, ed ella, non pigra al comandamento della signora, così il suo enimma propose. 9185_10011_000213 e ringraziò il sommo iddio di si fatto dono che suo figliuolo aveva trovata moglie di suo contento. non stette gran spazio di tempo che messer lo porco. essendo con la sua donna in piacevoli ragionamenti, le disse: 9185_10011_000214 signor mio rispose: costanzo: se lo satiro è mutolo, che ne posso io darli la loquela? non è ufficio umano, ma divino. 9185_10011_000215 e poscia, che ebbero empiuto la loro ventraglia e furono a bastanza satolli, si misero a dormire e sì, alta e profondamente dormivano che tutti gli stroppiti del mondo non gli arebbono allora destati. 9185_10011_000216 non ha moglie e gli altrui figliuoli, che sono i pollicini pasce. piacque a tutti la isposizione del prudente enimma e massimamente al capello, il quale disse: signora lodovica, isabella vi ha renduto pane per schiacciata. 9185_10011_000217 ma che stesse nascosta e preparasse quello che faceva. mestieri raunati, adunque tutti e parenti ed il giovane nerino furono posti a mensa e maestro raimondo, con la sua maccaronesca scienza cercò de inebriare nerino per poter poi fare il parer suo. 9185_10011_000218 il fine della favola da alteria precedentemente raccontata mi dà materia di dovere raccontarne una, la quale vi fia non men piacevole che grata, ma sarà differente in uno. 9185_10011_000219 il che, vedendo il re tutto suspeso e stupefatto rimase, non sapendo come, in seno venuto, gli fusse luciana, vedendo allora tal cosa, disse: 9185_10011_000220 la figliuola queste parole, udendo molto si turbò e, venuta rossa come mattutina rosa, disse che per modo alcuno a tal cosa consentir non voleva. ma pur sì, dolci furono le parole della poverella che la figliuola accontentò. 9185_10011_000221 vedere ed accostatisi all isoletta, fecero scala e giù di nave smontorono. non erano ancora aggiunti al palazzo che pietro pazzo e luciana, figliuola del re, li conobbero. 9185_10011_000222 la reina, non potendo un tanto ignominioso eccesso sofferire con luciano, re suo marito, lo volse communicare il che, inteso dal re, da cordoglio, volle morire. 9185_10011_000223 oh, misero ed infelice me che ho fatt io. oh, come scioccamente ho ucciso costei, che era il bastone della vecchiezza mia. come potrò io più viver senza lei? 9185_10011_000224 ma fa, eh egli mi dia la tua autorità, disse luciana, imponendogli che tanto essequisca quanto io gli dirò: sia fatto. disse pietro, il tuo volere ed incontanente. chiamò il tonno e commessegli che quanto ella gli imponeva, tanto egli facesse. 9185_10011_000225 ma perciò che io ti conosco prudente e savia e veggio che mi ami di perfetto amore, vorrei di ciò farti partecipe. sicuramente scopritemi ogni vostro secreto, disse meldina, che io vi prometto di non manifestarlo senza il vostro volere, ad alcuno. 9185_10011_000226 deliberò tra se stesso di scriverle una lettera e girargliela in casa, a tempo che gli paresse che il marito in casa non fusse, e così gliela gittò. e questo egli più volte fece, ma genobbia, senza altrimenti leggerla né altro pensando, la gittava nel fuoco e l abbrusciava. 9185_10011_000227 e imbruttato ogni cosa di fetente sterco appresso la sua sposa, si coricò, la quale non stette molto che s addormentò, ma il porco, fingendo di dormire con le acute zanne, sì, fortemente nel petto la ferì. 9185_10011_000228 la reina. la mattina andossene alla camera della sposa e, credendosi vedere ciò che per lo addietro delle altre due veduto aveva, trovò la nuora allegra e contenta, ancor che, letto tutto di lordura e carogne, imbruttato fusse. 9185_10011_000229 a cui rispose: nerino: avendo io scampato il fuoco, di che più temenza debbo io avere? or? messi da canto questi ragionamenti, maestro raimondo pregò nerino che si dignasse d'andare il giorno seguente a desinar seco, ed il giovane accettò volentieri l invito. 9185_10011_000230 a cui nerino fece di cenno che gli voleva parlare ed accostatosi a lui li disse: messere, non vi ho io da dire una buona novella. e che disse, maestro raimondo. 9185_10011_000231 e prima io vi rendo quelle grazie che per me si puolono, le maggiori del buon animo ed affezione che voi avete verso di me cercando di darmi marito. da me non richieduto. 9185_10011_000232 avenne che poverello, un giorno prese un grande e grosso pesce, da noi tonno per nome, chiamato di che egli ne sentì tanta allegrezza che se n'andava saltoladdo e gridando per lo lito. cenerò pur con la mia madre. cenerò pur con la mia madre. 9185_10011_000233 ed andatosene, maestro raimondo, a casa non volse dir cosa alcuna alla moglie, ma aspettare il tempo di ritrovarli insieme. venuto il giorno sequente, nerino a genobbia ritornò e mentre stavano in amorosi piaceri e dilettevoli ragionamenti, venne a casa il marito. 9185_10011_000234 nerino, perciò che per lo adietro non aveva veduta donna alcuna eccetto la madre e la balia sua. animosamente diceva che per suo giudicio non si trovava al mondo donna che fusse più bella, più leggiadra e più affilata che la madre sua. 9185_10011_000235 a cui pietro rispose, e che vuoi tu che io faccia fra tanta brigata? non vedi tu che io sono povero nudo, né ho pur una veste da coprirmi? e tu vuoi che io mi ponga fra tanti signori e cortegiani? questo non farò già io. 9185_10011_000236 il re, questo intendendo, stette alquanto sopra di sé, nulla però dicendo, e partitosi dal silvestre satiro con il suo costanzo, del tutto chiarirsi si volse. 9185_10011_000237 il che niuno potrebbe credere se con gli occhi propi non lo vedesse. la reina pensava che la nuora burlasse, ma pur diceva da dovero e addimandatala come ciò potesse vedere, rispose la nuora. 9185_10011_000238 il fanciullo che gli era vicino, aperte le braccia, se gli aventò al collo e strettamente lo abbracciò, il che, vedendo il re, doglia sopra doglia li crebbe. e, data buona licenza a tutta la brigata, deliberò che pietro con la figliuola e con il bambino al tutto morisse. 9185_10011_000239 la signora nel chiaro viso di cateruzza, guardando, disse che alle favole della presente notte desse cominciamento, la quale, arrossita alquanto e poscia sorridendo un poco, cominciò in questa guisa favola. 9185_10011_000240 il marito, fìngendo di cercare certe sue cose, gittò sottosopra tutta la casa e guatò sino nel letto e nulla trovando, con più riposato animo si partì ed alle sue pratiche se n andò. 9185_10011_000241 ma temeva fortemente il re che sommamente l amava e caro lo teneva. regnava nella provincia della bettinia una spezie di uomini i quali, dal mezzo in su, tenevano la forma di creatura umana, ancor che le loro orecchie e corna di animale fusseno. 9185_10011_000242 va a casa e dì alla nina che lessi questo vitello e il lombo e li polli arrostisca, e dille che con queste spezie la faccia una buona torta ed alcuno saporetto, secondo usanza nostra. hai tu ben inteso. or vattene in pace. 9185_10011_000243 e, scesi giù delle scale, gli andorono incontra e con strette accoglienze, benignamente, i ricevettero, ma il re e la reina, perciò che erano tutti trasformati, non 9185_10011_000244 il porco, che non era molto lontano, udì le parole e altro non disse. andatosene adunque all ora debita. il porco, tutto di letame e di carogne, impiaslracciato al pomposo letto con il grugno e con le zampe levò le sottilissime linzuola. 9185_10011_000245 aveva nerino a genobbia, donato un bello e prezioso diamante, il quale, dentro la ligatura nell oro aveva scolpito il capo e nome suo. e venuto il giorno ed essendo maestro raimondo, andato alle sue pratiche, nerino fu dalla donna in casa, introdotto. 9185_10011_000246 e fatta la debita inquisizione con ogni onesto e secreto modo, se si poteva scoprire chi era stato colui che la fanciulla violata aveva, né, potendo cosa alcuna intendere per non restar con sì vituperoso scorno, voleva occultamente ucciderla. 9185_10011_000247 genobbia, di ciò, come prima, sfavasi maravigliosa, ma per ciò che importava il comandamento del marito, ella fece tanto quanto per lui imposto le fu. 9185_10011_000248 ed io voglio che niuno offender la possi e che figliuolo che nascerà di lei sia dotato di tutte quelle virtù e gentilezze che si possino imaginare. 9185_10011_000249 ed essendo giunto maestro raimondo nerino, lo pregò che egli dir li dovesse chi era costei, che, sì, bella a gli occhi suoi pareva, ma fìngendo, maestro raimondo, di aver pressa per rispetto delle pratiche sue. 9185_10011_000250 questo ci è avenuto non già per colpa mia, ma per cagione tua che continuamente mi deridevi e berteggiavi. ma sta di buon animo. disse che tosto usciremo. 9185_10011_000251 il che, udendo i tre compagni dissero: messere, volete voi farne questo beneficio? voi ne porrete ne sacchi e ne gitterete nel fiume, e di masnadieri, custodi di pecore diverremo. 9185_10011_000252 il quale, per aver donato un muletto, acquistò molti danari e pecore. e, vendicata l ingiuria de suoi nemici, lieto con la sua nina rimase ed acciò che non si sconciasse l incominciato ordine. in questa guisa, il suo enimma propose. 9185_10011_000253 calza li sproni e cavalier non è. pasce figliuoli e moglie in ver non ha molto. è sottil, eh, indovinar, lo sa. era già al suo termine aggiunto il dotto enimma da isabella raccontato, e quantunque vari, varie cose andassero imaginando, niuno perciò alla verità pervenne. 9185_10011_000254 grado perciò che, servendola oltre il guidardone, eh, egli riceverebbe non solamente da tutta la corte ben veduto sarebbe, ma anche appreciato e sommamente riverito. 9185_10011_000255 che incontanente morta rimase e, levatosi la mattina per tempo, se n andò, secondo il suo costume, a pascersi e inlordarsi. 9185_10011_000256 essendo adunque la misera luciana nella botte da procellose, onde molto combattuta, né vedendo sole né luna, dirottamente piangeva la sua sciagura. e, non avendo latte da attasentare il fanciullo che sovente piangeva, alle volte gli dava de fichi ed in tal modo lo addormentava. 9185_10011_000257 che vi pare di quella donna che ora è partita di chiesa? parvi che ella patisca opposizione alcuna e ella più bella della madre vostra. veramente disse, nerino, che ella è bella e la natura più bella far non la potrebbe. 9185_10011_000258 e far tutto quello che ad una matrona onestamente si conviene. ma non contenta di ciò, tutta si diede agli studi delle buone lettere, le quali con tanta dolcezza e diletto abbracciava. 9185_10011_000259 ma voi mi avete dato per marito il più bello, il più vertuoso e il più accostumato giovane che mai la natura creasse. egli, quando viene in camera per accoricarsi, appresso me si spoglia la puzzolente scorza e in terra quella diposta, un attilato e leggiadro giovane rimane. 9185_10011_000260 quantunque ella avesse tal effetto fatto più fiate, pur una volta le parve d aprigliene una e vedere quello che dentro si conteneva. e apertala e veduto come il scrittore era nerino, figliuolo del re di portogallo di lei fieramente innamorato, stette alquanto sopra di sé. 9185_10011_000261 madre mia diletta. voi siete povera e carica di figliuole. se voi consentirete tosto, ve ne verrete ricca. io ho questo figliuolo porco e lo vorrei maritare in questa vostra figliuola maggiore. 9185_10011_000262 e voi, disse, maestro raimondo, dove eravate? io rispose: nerino, era nascoso nel scrigno. che ella, fuori di casa, mandò il che, maestro raimondo, intendendo e conoscendo ciò che egli raccontava essere il vero, da dolore e passione si sentiva morire. 9185_10011_000263 e impostole che il tutto dovesse tacere, perciò che era fra poco tempo per uscire di. si fatta miseria, si levò di letto e, presa la sua spoglia porcina alle immondizie, sì, come per l addietro fatto aveva, si diede. 9185_10011_000264 ed egli, presa la tazza, beve tutto il vino. e veduto e conosciuto il diamante che vi era dentro. lo lasciò andare in bocca e, fingendo di nettarsi la bocca, lo trasse fuorije se lo mise in dito. 9185_10011_000265 tu dèi sapere che non è cosa in questo mondo. eh, io più brami e desideri che avere uno satiro in mia balìa, onde, essendo tu potente e gagliardo, non è uomo in questo regno che meglio mi possa contentare che tu. 9185_10011_000266 montato pietro in nave e fattala star curva e pendente da uno lato sopra il mare, tanta copia de pesci, vi entrò che ella stette in grandissimo pericolo di sommergersi. 9185_10011_000267 ma poi, considerando alla mala vita che il marito suo le dava, fece buon animo e cominciò far buona ciera a nerino e, dato un buon ordine, lo introdusse in casa. 9185_10011_000268 che vuol dir questo marito mio? siete forse voi diventato pazzo? se pur voi volete abbrusciare la casa, brusciatela a vostro piacere, ma in fede mia non abbrusciarete quel scrigno. dove sono le scritture che appartengono alla dote mia? 9185_10011_000269 sicurato adunque messer lo porco. dalla moglie si trasse la puzzolente e sporca pelle e un vago e bellissimo giovane rimase e tutta quella notte con la sua meldina strettamente giacque. 9185_10011_000270 dal mercato, rispose il prete. e che avete, voi di bello comperato, disse il compagnone, questo muletto? rispose il prete. qual muletto? disse il masnadiere, questo che ora cavalco? rispose il prete. 9185_10011_000271 il tonno non cessava tuttavia di caldamente pregarlo, offerendogli di dargli tanto pesce quanto egli desiderava avere. ed, appresso questo, li promise di concedergli ciò che egli gli addimanderebbe. 9185_10011_000272 molto. mi pare che verso di noi grande ingratitudine mostrate. il re, che di ciò era innocente, molto si affaticava in farle credere che egli il pomo involato non avesse. 9185_10011_000273 ma ella, non avedendosi di cosa alcuna, scorreva per tutto. ritornata la balia, da capo all uscio, il fanciullo faceva la maggior festa in quel luogo del mondo, sempre ridendo e dimostrando. uscio col dito. 9185_10011_000274 la qual sdegnosetta alquanto, non già per natura ma per accidente, così disse: doma un spirto gentil, due fier leoni, e sopra il dorso lor ferma sua sede. 9185_10011_000275 risposero le donne: oh, sciocchi e privi d intelletto, voi vi persuadete che una bestia debba far i servigi vostri. certo, ve ne restate ingannati, perciò che voi volete ogni giorno gabbare altrui, ed alla fine voi rimanete gabbati. 9185_10011_000276 disse allora il giovene: burlando, vieni meco ed io ti darò una veste. e chi sa che il fanciullo non possi esser tuo, andatosene adunque pietro. a casa del giovene li fu data una veste. 9185_10011_000277 delle quali una va errando per lo mondo e di costanza costanzo fassi chiamare e capita nella corte di cacco, re della bettinia, il quale per molte sue prodezze in moglie la prende. 9185_10011_000278 tenendo nella destra mano la tagliente spada ed accompagnata da quattro virtù, cioè dalla prudenza, dalla carità, dalla fortezza e dalla fede. è soave e dolce a buoni e acerba ed amara a tristi. 9185_10011_000279 e accostatisi al gregge, videro pre scarpacifico che era di loro il pastore e si maravigliorono molto perciò che pensavano che nel fiume annegato si fusse onde l'addimandorono, come fatto aveva, ad uscire del fiume. 9185_10011_000280 vedendo ricardo valeriana, sua moglie, esser in termine di non poter avere più figliuoli e le tre figliuole esser in età di dover aver marito, determinò tutta tre onoratissimamente maritare. 9185_10011_000281 e perciò che egli gli era unico figliuolo, ogni cosa pazientemente sofferivano tra gii altri. un giorno a casa venne il porchetta e messosi sì, lordo e sporco come era, sopra le vestimenta della madre, grognendo le disse: io, madre mia, vorrei maritarmi. 9185_10011_000282 e fattile certi presentuzzi e confermata la stretta amicizia, secretamente se ne andava in casa sua. aveva la casa di questa vecchiarella, una finestra, la quale guardava nella sala della casa di genobbia. 9185_10011_000283 il che, vedendo costanzo, scese giù dell albero ed accostatosi ad uno, lo legò per le mani e per li piedi con una fune che seco recata aveva e, senza esser d alcuno sentito, lo pose sopra il cavallo e via lo condusse. 9185_10011_000284 disse il prete, io son apparecchiato a fare tutto quello che vi aggrada e non è cosa in questo mondo che volontieri non la facessi. e trovati tre buoni sacconi di ferma e fissa canevazza, li puose dentro e, strettamente che uscir non potessero, li legò e nel fiume gli avventò. 9185_10011_000285 costanzo, avedutosi che le parole che uscivano dalla bocca della reina procedevano non da buon zelo- eh ella avesse- ma da affezione amorosa e considerando che per esser donna non poteva saziare la sua sfrenata ed ingorda voglia. 9185_10011_000286 ed ella, accorta ed intendendo quello voleva dire il prete, rispose: messer, sì, io ho arrostito il lombo ed i polli e lessata la carne di vitello. appresso questo ho fatta la torta e il saporetto con delle spezie per dentro. sì, come mi disse, la capra sta bene, disse il prete. 9185_10011_000287 e invitata dal sonno e da gli uccelli che su per li verdi rami dolcemente cantavano, s'addormentò. allora, per sua buona ventura, passarono per l'aria tre altiere fate le quali, veggendo l'addormentata giovane, si fermorono. e considerata la lei, bellezza e leggiadria, 9185_10011_000288 e sì, come voi dell involato pomo d oro siete innocente, così parimente della gravedanza, io ne fui innocentissima. allora tutti, d'allegrezza, piangendo, si abbracciorono insieme e gran festa si fecero. 9185_10011_000289 schiacciata, perciò che poco fa, con molta agevolezza, voi dichiaraste il suo ed ora ella ha dichiarato il vostro. e però l una all altra non arra invidia, rispose la pronta lodovica. signor bernardo, quando sarà il tempo le renderò gnanf per. 9185_10011_000290 il che, vedendo la reina, ardente e caldo amore in sì acerbo e mortai odio, converse che più non lo poteva guatare e, desiderosa della morte sua, giorno e notte pensava come da gli occhi se lo potesse rimovere. 9185_10011_000291 né mai la bestia ha voluto favellare che volete più. star a rompervi il cervello. sapiate: se costanzo vorrà, tenete per certo che gli è sofficiente a farlo ragionare e rispondere: sì, come meglio li parerà. 9185_10011_000292 nerino parimenti si partì e ritrovato, maestro raimondo, gli disse: signor dottore, non sono io ritornato da quella gentildonna e la invidiosa fortuna mi ha disconzo ogni piacere, perciò che il lei marito sopragiunse e disturbò il tutto. 9185_10011_000293 eh, è nascosto. vien fuori d un fosso e con gran fretta, dietro se gli spicca, dieci atterran. qual pazzo. e poltrone questo chi lo indivina è gran barone. 9185_10011_000294 quattro a canto ritien gran paragoni: prudenza, carità, fortezza e fede. in destra, il brando dolce e grata a buoni, amara a tristi e nuda, di mercede. 9185_10011_000295 eh sì, eh sì, cantò il gallo e subito fu dì e dal sonno risvegliato altro più non udì questo udendo. e parenti di maestro raimondo e prima, credendo che tutto quello che nerino gli aveva detto della moglie severo, trattarono l uno e l altro da grandissimi embriachi. 9185_10011_000296 ma pur rivolgendo nell animo e discretamente pensando che, figliuolo, qual che si fusse, era generato da lui ed era il sangue suo, deposto giù ogni fiero proponimento che prima nell'animo aveva. 9185_10011_000297 nulla, allora dir gli volse, ma lasciato il giovane cuocersi nel suo unto, lietamente si partì laonde nerino, alquanto d ira acceso per lo poco conto che maestro raimondo aveva mostrato farsi di lui. tra se stesso disse: 9185_10011_000298 ma perciò che così egli voleva ed era il desiderio suo, ella così fece e si mise in punto e conciossi, sì, fattamente, che non donna, anzi dea pareva. 9185_10011_000299 la vecchiarella madre di pietro, intendendo il caso strano del figliuolo, tutta addolorata e dalla vecchiezza gravata, in pochi giorni se ne morì. 9185_10011_000300 il quale subito fece chiamare costanzo e tai parole li disse: costanzo, se tu mi ami, sì, come tu dimostri, e ciascuno il crede- intieramente adempirai i miei desiri e tu la vera gloria ne porterai. 9185_10011_000301 il che, vedendo pietro che niente stimava il pericolo, assai se ne allegrò e, presone tanto quanto in collo ne poteva portare verso casa, tolse il camino ed essendo non molto lontano dall abitazione, cominciò, secondo la lui usanza, ad alta voce gridare. 9185_10011_000302 ma in vano. s affaticava in sparger il fiato, perciò che la misera alma era partita di questa vita e se ne era ita all'altra. l altro compagno, vedendo questo, disse: oh, sciocco, tu non hai saputo ben fare. lascia un poco fare a me. 9185_10011_000303 stava ad un desco un fabro e la mogliera con un sol pane intiero e mezzo appena con la sorella, il prete in su. la sera quattro si ritrovaro a quella cena. 9185_10011_000304 ma vedendo la signora che ella, al suo fine, era già pervenuta, comandò a fiordiana, a cui la prima favola della quarta notte toccava, che metesse mano ad una. e ordine dell incominciato trastullo seguisse. 9185_10011_000305 e se tu pensi aver vivi in errore e come cieco, per la strada, vai. ma se, come mi mostri il mio ben, vuoi dammel non tardar più che dar nie'l puoi. 9185_10011_000306 udendo questo, la reina andò al re e raccontógli il tutto ed egli le disse che manco male sarebbe farlo morire, che qualche gran male egli nella città facessi. 9185_10011_000307 la quale non men desiderosa di dire che d ascoltare in cotal maniera a dire: incominciò favola i rlcardo, re di tebe, ha quattro figliuole. 9185_10011_000308 a cui meldina, con sereno e chiaro viso, rispose che era molto contenta, ringraziandola assai, che si dignasse accettarla per nuora e quando altro ella non avesse. le sarebbe bastevole, di poverella, in uno instante, esser venuta nuora d un potente re. 9185_10011_000309 ed essendone state a lui dimostrate molte, tutte come carogne, a comparazione della madre sua, reputava maestro raimondo che aveva una moglie delle belle donne che mai la natura facesse, postasi la gorgiera delle ciancie, disse: 9185_10011_000310 e maestro raimondo, andatosene a casa e non trovata la moglie, fra pochi giorni, disperato, se ne morì. questa favola, da isabella, raccontata, fu alle donne e parimenti a gli uomini, carissima e massimamente. che maestro raimondo, del suo male era stato cagione. 9185_10011_000311 signori, vi affaticate indarno perciò che il mio enimma altro non significa se non l infinita ed equale giustizia. 9185_10011_000312 meldina figliuola mia, voglio che tu prendi messer lo porco per tuo sposo, né aver rispetto a lui, ma al padre suo e a me che, se tu saprai ben esser con esso, lui sarai la più felice e la più contenta donna che si trovi. 9185_10011_000313 questa è una buona cosa, disse luciana quando così fusse. ma come si addimanda il pesce? disse luciana, a cui rispose pietro, egli s addimanda tonno. 9185_10011_000314 ma il porco arditamente li rispose, lui avere fatto a lei quello che ella intendeva di fare a lui. né stette molto che messere. lo porco ancor tentò la reina di volersi rimaritare e prendere per moglie la terza sorella, che era vie più bella che la prima e la seconda. 9185_10011_000315 ed il bambino avinchiavasi la coda e, con evidentissimi segni, le materne carezze. esserli molto grate. le dimostrava il porcelletto: essendo alquanto cresciuto, cominciò umanamente parlare e andarsene per la città. 9185_10011_000316 nell'isola di capraia, posta nel mare ligustico, la quale luciano re signoreggiava, fu già una povera vedovella isotta per nome, chiamata. 9185_10011_000317 dopo il cacciatore che sta nascosto dentro il fosso, si scopre e con dieci lo atterra, cioè con dieci dita delle due mani. cateruzza per la vera resoluzione dell enimma tutta rossa. divenne perciò che ella credeva che niun altra si trovasse che 9185_10011_000318 e pensando che più tosto ella fusse. sì, come suol avenire in qualche infirmità incurabile caduta, volse che dalle donne esperte fusse veduta, le quali diligentemente, con secreto modo avendola considerata, giudicorono indubitatamente la fanciulla esser gravida. 9185_10011_000319 ed in quello instante il re fece accendere un grandissimo fuoco in mezzo della piazza e, presente tutto il popolo, fece la reina con tutti li damigelli arrostire. 9185_10011_000320 per esser dal carnefice impiccato, di che lo satiro maggiormente. se ne rise e, giunto che fu al palazzo ogn un, cominciò far segno di allegrezza e gridare costanzo, costanzo, il che, vedendo l'animale vie più fortemente, mandò fuori le risa. 9185_10011_000321 trovare laonde. il re fece fare un publico bando per tutta la città che chiunque della sua età, il decimo quarto anno passava, dovesse, sotto pena di esserli il capo spiccato dal busto, appresentarsi a sua maestà. 9185_10011_000322 tanto più ella, come e morbidi fanciulli fanno, ne rideva e giuoco n apprendeva continovando adunque pietro, di giorno in giorno, la sua pescagione e, sioccamente, ripetendo alla madre le sopradette parole. 9185_10011_000323 in questo mezzo, che il prete stava chiuso nel sacco per aventura, indi passò un pecoraro col suo gregge la minuta erba pascendo. e così pascolando, udì una lamentevole voce che diceva: 9185_10011_000324 è ed il vero, né mai vidi la più festevole né la più graziata donna di lei. se per caso messere mio, voi andaste a lei, fate che mi raccomandate, pregandola che la mi conservi nella sua buona grazia. 9185_10011_000325 sentendo la reina la grata ed amorevole risposta, non puote per dolcezza gli occhi dalle lagrime astenere, ma pur temeva non avenisse a lei come alle altre due. era avenuto vestitasi la nuova sposa di ricche vestimenta e preziose gioie. aspettò lo suo caro sposo che venisse a casa. 9185_10011_000326 casa e andatisene in piazza, comperorono polli ed altre cose che facevano bisogno al loro mangiare e postele sopra il dorso della capra che seco condotta avevano l'ammaestrarono di tutto quello che ei volevano che facesse. e alle loro mogli dicesse: la capra carica di vettovaria, essendo in libertà, si partì. 9185_10011_000327 correva alla finestra e di ciò pigliava tanto trastullo e solazzio che alle volte dalle risa si sentiva morire. il pazzo, che ridere dismisuratamente. la vedeva, molto si sdegnava e con parole non convenevoli la villaneggiava. ma quanto più il pazzo con villane parole l oltraggiava. 9185_10011_000328 io sono quella luciana, vostra unica figliuola, la quale, senza aver conosciuto uomo alcuno, pregna. trovaste. quest è il fanciullo innocentissimo, senza peccato, da me conceputo, e appresentogli il fanciullo. 9185_10011_000329 il re, incontamente, essequì tutto quello che costanzo aveva divisato ed andatosene costanzo al bosco, prese uno secchio di rame ed incominciò attingere fuori della botte la vernaccia ponendola nel doglio ivi vicino. 9185_10011_000330 il che, andato alle orecchie del re e della reina, inestimabile dolore ne sentirono ed acciò che tal parto non ridondasse in vituperio della reina che buona e santa era, il re più fiate ebbe animo di farlo uccidere e gettarlo nel mare. 9185_10011_000331 non passorono molti giorni che, porco da capo, stimolò la madre di volersi rimaritare nell'altra sorella e, quantunque per la reina li fusse contraddetto, molto nondimeno egli, ostinato, al tutto, la voleva, minacciando di porre ogni cosa in roina quando egli non 9185_10011_000332 lo enimma proposto da questa nostra amorevole sorella. altro non può dimostrare se non il bove salvatico, il quale ha quattro piedi che portano. 9185_10011_000333 il pastorello, che pienamente dava fede alle finte parole del prete, disse: credete voi, messere, che il signore a me la desse? io credo di sì, rispose il prete. quando tu fosti in questo sacco, sì, come io era legato. 9185_10011_000334 e di sé e della famiglia sua. appresso questo, dimmi di grazia, disse costanzo quando aggiungemmo al palazzo per che più fortemente ridesti. 9185_10011_000335 piedi laonde la buona femina. più e più volte lo persuase che un cavallo comperar dovesse, acciò che nell'andar tanto a piedi, la vita sua innanzi ora non terminasse. 9185_10011_000336 altro. per ora non voglio se non che luciana, figliuola di luciano, re gravida si trovi, il che in meno di un levar d occhi fu essequito tanto quanto egli comandato aveva. 9185_10011_000337 non potesse vedere donna alcuna se non la madre e la balia che lo nodricava. venuto adunque nerino alla età perfetta, determinò il re di mandarlo in studio a padova. acciò che egli imparasse le lettere latine, la lingua ed i costumi italiani. 9185_10011_000338 ed andatosi insieme col re alla prigione del satiro, gli recò ben da mangiare e meglio da bere e dissegli: mangia chiappino, perciò che così gli aveva imposto nome. ed egli lo guatava e non rispondeva. 9185_10011_000339 e preso il pane e fattolo in pezzi. parimenti, nel doglio di vernaccia pieno lo pose. indi salì sopra una ben frondata arbore aspettando quello che ne poteva avenire. 9185_10011_000340 e ritornato all ora debita al palagio con tanta lordura e letame che per lo puzzore non le si poteva avicinare. fu dal re e dalla reina, per l'eccesso commesso, villaniggiato molto. 9185_10011_000341 il che, senza indugio, fu largamente essequito, il re e la reina, arricordandosi, esser sì miseramente della figliuola e del bambino privi e pensando come le loro carni fusseno già divorate da pesci forte si. 9185_10011_000342 però, per iscusato, voi signora mi avrete, se a vostri servigi pronto e apparato non mi trovarete, perciò che al mio signore fino alla morte di servire, intendo pur che gli aggradisca il mio servire. e presa licenza, si partì. 9185_10011_000343 una nel re di scardona, l'altra nel re dei goti, la terza nel re di scizia ed assignata a ciascheduna di loro la terza parte del suo reame per dote e ritenuta per sé una parte assai piccioletta la quale, al bisogno suo maggiore, li prestasse soccorso. 9185_10011_000344 i galeotto, re di anglia, ha un figliuolo nato porco, il quale tre volte si marita e posta giù la pelle porcina. e diventato un bellissimo giovane. fu chiamato re porco. 9185_10011_000345 isabella, a cui per sorte aveva toccato il primo luogo della seconda notte, lietamente al favoleggiare diede principio, così dicendo, favola. 9185_10011_000346 e si, come egli seco deliberato aveva. così alla deliberazione seguì l'effetto maritate adunque che furono le figliuole in tre potentissimi re di corona. 9185_10011_000347 e essendoli la dimanda al tutto negata, egli di averla maggiormente sollecitava, minacciando con spaventevoli e villane parole di morte alla reina, se per sposa non 9185_10011_000348 parer suo. laonde, avendoli più volte pòrto maestro raimondo il bicchiere pieno di malvatico vino ed avendolo nerino ogni volta bevuto, disse: maestro raimondo deh, signor nerino, raccontate un poco a questi parenti nostri una qualche novelluzza da ridere. 9185_10011_000349 sì, come per la presente favola che raccontarvi intendo poterete pienamente comprendere. gallese, re di portogallo, ebbe un figliuolo nerino per nome chiamato, ed in tal maniera il fece nudrire che egli sino a tanto che non pervenisse al decim'ottavo anno della sua età. 9185_10011_000350 essendo adunque ambeduo d un reciproco amore congiunti e stando negli amorosi ragionementi, ecco, maestro, raimondo picchiare all uscio, il che genobbia, sentendo, fece nerino coricarsi sopra il letto e stese le cortine ivi dimorare sino a tanto che il marito si partisse. 9185_10011_000351 avenne che a quel mercato erano tre buoni compagnoni, i quali, più dell altrui che del suo, sì, come anche a moderni tempi si usa, si dilettavano vivere. e veduto che ebbero pre scarpacifico avere il muletto comperato, disse uno di loro. 9185_10011_000352 e del suo amore, sì, caldamente s accese, che ad altro che a lui, dì e notte non pensava. e con dolci ed amorosi sguardi, sì, fieramente, lo balestrava che non che lui, ma ogni dura pietra e saldo diamante intenerito avrebbe. 9185_10011_000353 e la prima notte che giacerà col suo marito s'ingravidi e di lei nasca un figliuolo che di bellezze non abbia al mondo, pare. l'altra disse: 9185_10011_000354 egli è figliuolo del gran marchese di vivien, nostro molto domestico, il cui nome è brunello, giovane, vago, aveduto e di alto valore, le cui prodezze sono già divulgate per tutto il mondo. 9185_10011_000355 ma dal mezzo in giù avevano le membra di pelosa capra con un poco di coda torta a guisa di coda di porco e nominavansi satiri. 9185_10011_000356 né fu sì tosto giunto al mercato che i tre compagni dell'asino l'ebbero veduto e accostatisi a lui dissero: ben venga il nostro messere. e che andate, voi facendo. volete voi comperare alcuna cosa di bello? a cui rispose il messere. 9185_10011_000357 che in quella pre severino fu da cassandrino gabbato, ma in questa pre scarpacifico più volte gabbò. coloro che lui gabbare credevano. sì, come nel discorso della mia favola. 9185_10011_000358 non essendo usa di andare or quinci, or quindi, ma la maggior parte si stava in casa a cusere e ricamare. molto di questo si maravigliò. 9185_10011_000359 la quale dal re fu non meno ben veduta ed accarrecciata che furono le tre prime, ma dalla reina non molto ben veduta ed accettata, non già perchè odio le portasse, ma per esser tutto il regno in tre parti diviso. 9185_10011_000360 portando nelle mani un frutto o un fiore, over altra cosa che potesse dar campo al fanciullo di potersi commovere. secondo il comandamento del re, tutti vennero al palazzo portando chi un frutto, chi un fiore e chi una e chi altra cosa in mano. 9185_10011_000361 pareva andatasene adunque genobbia, nel sacro tempio. sì, come il marito le aveva imposto, venne nerino, figliuolo del re, in chiesa e, veduta genobbia tra se stesso, bellissima, la giudicò partita. la bella genobbia sopragiunse, maestro raimondo, ed accostatosi a nerino disse: 9185_10011_000362 constituì la favola da cateruzza, raccontata più e più volte. indusse altre donne a lagrimare, ma poi che conobbero quella aver avuto buono e felice termine, tutte sommamente si rallegrorono, rendendo al signore quelle grazie che potevano maggiori. 9185_10011_000363 tu sai, figliuola mia, che per la povertà nostra non ti potiamo più altamente maritare, e però tu rimarrai contenta di tanto quanto è il voler nostro. la figliuola, che savia era e di alto legnaggio vedevasi nata, attentamente, ascoltò le parole del padre. 9185_10011_000364 e che non sia minor di quello in cui le serventi con il liscio nettano le camiscie ed altri panni di lino. appresso questo, vi si porterà una botte, non picciola, di buona vernaccia, della migliore e della più polente che si possi trovare con doi sacconi di bianchissimo pane. 9185_10011_000365 e così infelicemente se n'andorono le anime loro a i luoghi bugi dove sentono eterno dolore e pre scarpacifico, ricco e di danari e di pecore. ritornò a casa e con la sua nina, ancora alquanti anni, allegramente visse. 9185_10011_000366 se più alcuno me lo dice, voglio di esso farli un presente. e seguendo il suo camino s'incontrò nel terzo compagno, il qual li disse: ben venga il mio messere. dovete per aventura venir dal mercato voi. 9185_10011_000367 e così il pastorello in vece del prete, la sua vita miseramente finì partitisi. i malandrini presero il camino verso la lor casa e, ragionando insieme, videro le pecore che non molto lontano pascevano, onde deliberorono di rnbbare uno paio di agnelli. 9185_10011_000368 aveva questa vedovella, la casa sua, dirimpetto del palazzo di luciano re, il quale aveva una figliuola di anni dieci, molto leggiadretta e bella, alla quale, per esser unica figliuola, impose il nome suo e luciana. 9185_10011_000369 non vogliate avere rispetto a lui, che è porco, ma al re e a me che al fine di tutto il regno nostro ella sarà. 9185_10011_000370 e tu non altrimenti che se morta fosti, a terra caderai e poi lascia lo carico a me. né appena pre scarpacifico aveva finite le parole con la fante, che sopragiunsero i malandrini, i quali corsero adosso al prete per ucciderlo. ma il prete disse: 9185_10011_000371 e venuta l ora di andare a riposare, disse la giovane. che voglio io fare di questa puzzolente bestia? questa notte, com'egli sarà in su primo sonno, io l ucciderò. 9185_10011_000372 ed avendo pensato e ripensato, né trovando alcun remedio che salutifero, li fusse, pur tanto fantasticò che gli venne fatto di aver l'amicizia d'una vecchiarella la quale aveva la sua casa all incontro di quella di genobbia. 9185_10011_000373 ed i polli e il lombo arrostisse. dopo le sporse alcune spezie ed ordinolle che li facesse un saporetto ed una torta, secondo il modo che ella era solita a fare. 9185_10011_000374 ed era sì aveduta che uomo non si trovava che ella non ardisse di dirli ciò che bisognava e perchè ella era fedele e prudentemente governava le cose sue, la teneva molto cara. 9185_10011_000375 quando gli uomini e le donne sommamente si ridevano de messer, lo porco tutto inlordato che accarezzava la sua diletta moglie e così impiastracciato da fango con lei giaceva. 9185_10011_000376 non passorono molti giorni che ersilia s ingravidò e, aggiunta al desiderato parto, partorì un figliuolo le cui membra non erano umane, ma porcine. 9185_10011_000377 un dietro a un tronco, sta vestito a rosso ed or ss asconde, or scopre ed ha una picca: quattro portan correndo, un grande e grosso e duo pungenti nel gran tronco ficca. 9185_10011_000378 salvo la sdegnosetta lodovica la quale, ricordevole del a lei fatto scorno, si levò in piedi e così disse lo enimma di questa nostra sorella: altro non dimostra se non il gallo che si leva la notte a cantare. ed è barbuto. 9185_10011_000379 la balia, eh, or quinci or quindi, passeggiava per la sala, una volta, verso l uscio del palazzo, trascorse e subito il fanciullo, ridendo con la testa e con tutta la persona si fieramente si piegò, che quasi uscì fuori delle braccia della balia. 9185_10011_000380 che non pur il giorno, ma anche la notte, in quelle consumava, affollandosi sempre di trovar cose che fussero molto isquisite. appresso questo non come donna, ma come valente e ben disposto uomo. all arte militare si diede. 9185_10011_000381 e però persuase al re che ordinasse una botte la maggior che far si potesse e tutta tre dentro rinchiusi. la botte nel mare gittasse, lasciandogli senza che loro tanto affanno sentissino andare alla buona ventura. 9185_10011_000382 la reina che di costanzo, gli elegantissimi gesti, le laudevoli maniere e prudentissimi costumi veniva considerando più attentamente, cominciò riguardarlo e 9185_10011_000383 però mi soviene una favola, a tempi nostri avvenuta, di uno che nacque porco e poscia divenuto bellissimo giovene. da tutti re porco fu chiamato. 9185_10011_000384 disse allora: maestro, raimondo poi che vi piace di vederla, verrete domattina nella chiesa del domo, che vi prometto che la vederete. 9185_10011_000385 ed andatasene in un cantone, conobbe che la voce era di nerino, suo amante e che l'istoria ch'egli raccontava a lei perteneva. e, da donna prudente e saggia, tolse il diamante che, nerino donato, li aveva e poselo in una tazza d'argento piena d'una delicata bevanda e disse al servente: 9185_10011_000386 e stando con esso, lei in piaceri e grati ragionamenti. ecco il marito che ritorna a casa, ma genobbia cattivella, aveggendosi della venuta sua immantinente, aperse un scrigno grande che era nella sua camera e dentro lo nascose. 9185_10011_000387 vorrei che tu mi desti, o mio signore, quel che non hai né sei per aver mai. s avesti andar al mondo con tuo onore miir anni e più di vita, ancor assai. 9185_10011_000388 il che, intendendo, pre scarpacifìco, disse: ancor duo altri poco fa me l'hanno detto ed io no credevo. e, sceso giù del muletto, disse: 9185_10011_000389 e, messosi il pastorello nel sacco, egli strettamente lo legò e con le pecore da quel luogo si allontanò. non era ancor passata un'ora che li tre malandrini ritornorono al luogo dove avevano lasciato il prete nel sacco e senza guatarvi dentro, presero il sacco in spalla e nel fiume lo gittorno. 9185_10011_000390 io ho un pesce, disse pietro, il quale fa ciò. eh, io gli comando e non preterirebbe cosa alcuna se egli eredesse perder la vita, e fu quello che t ingravidò. 9185_10011_000391 e me che fui sempre ubidiente a voi ed a gli precetti vostri. volete, sì bassamente, in matrimonio copulare laonde? conchiudendo dico che mai io non sono per prender marito, se io, come altre tre sorelle, 9185_10011_000392 pietro che, quantunque pazzo fusse, non aveva di diamante. il cuore mosso a pietà, contentò da morte liberarlo e tanto, e con e piedi e con le braccia lo spinse, che lo gittò nel mare. 9185_10011_000393 i buoni compagni. molto volontieri accettorno lo invito. pre scarpacifico. fatta la spesa che bisognava, mise tutte quelle robbe comperate sopra il dorso della capra ed in presenza de tre compagni disse alla capra: 9185_10011_000394 la signora che già vedeva la favola esser finita a cateruzza, impose che ordine seguisse, la quale non stette a bada, ma lietamente e con buon animo, lo suo enimma cosi incominciò: 9185_10011_000395 il re, che pur le era padre, mosso a compassione della fanciulla, che unica figliuola gli era al voler materno, s acchetò. venuto il tempo del parto, la fanciulla parturì un bellissimo bambino. 9185_10011_000396 andai a casa da quella gentil madonna e, dimorando con esso, lei in piacevoli ragionamenti, sopragiunse il suo marito, il quale, dopo ch'ebbe rivoltata la casa sottosopra, accese il fuoco e poselo in tutti i quattro cantoni della camera ed abbrusciò ciò che era in camera. 9185_10011_000397 il muletto da lui comperato esser un asino. e se noi staremo fermi in questo detto, il muletto agevolmente sarà nostro. e partitisi di comune accordo, s'acconciorono su la strada. sì, come tra loro avevano deliberato. 9185_10011_000398 e poi, che ebbero molto ragionato, insieme di maritaggio, la seconda accontentò di accettare il porco per suo sposo, ma la cosa non andò ad effetto. sì, come ella desiderava, perciò che il porco la uccise come la prima e di casa tostamente si partì. 9185_10011_000399 e, vedendo drappo rosso, come pazzo impetuosamente corre a ferirlo e, credendo percuoterlo, ficca i duo pungenti, che sono le duo corna, nell albero ed indi non le può trarre. 9185_10011_000400 però, amandomi come mi ami, non mi negherai questa dimanda. il giovane che conosceva la cosa altrove procedere, che dal re non volse contristarlo, ma con piacevole e lieto viso disse: 9185_10011_000401 i quali sconciamente danneggiavano i villaggi, i poderi e gli uomini del paese, ed il re desiderava molto di averne uno vivo in sua balìa, ma non vi era alcuno a cui bastasse il cuore di prenderne uno ed al re appresentarlo. 9185_10011_000402 sì, rispose il prete, ma in verità egli è un asino, disse il buon compagno. come un asino, disse il prete. 9185_10011_000403 ma ella subito nascose nerino in una cassa, a rimpetto della quale pose molte robbe che ella sborrava, acciò che non si tarmassino il. 9185_10011_000404 madonna, se voi foste in un cantone nascosta, voi sentireste raccontare la più bella novella che mai udiste alla vita vostra: venete, vi prego. 9185_10011_000405 e, passati alcuni dì, montorono in nave ed a capraia ritornorono, dove fu fatta grandissima festa e trionfo ed il re fece a pietro luciana sposare e come suo genero il pose in tal stato. 9185_10011_000406 il che, udendo la madre, rispose: pazzo che tu sei. chi vuoi tu che per marito ti prenda? tu sei puzzolente e sporco e tu vuoi che uno barone o cavaliere sua figliuola ti dia? a cui rispose grugnendo che al tutto moglie voleva. 9185_10011_000407 il che all'uno e l'altro dispiaceva molto. avenne che ersilia, passeggiando per lo suo giardino, andava raccogliendo fiori ed essendo già alquanto lassa, adocchiò un luogo pieno di verdi erbette e, accostatasi a quello, si puose a sedere. 9185_10011_000408 ma non so come il più bello, non avedendosi il re, occultamente nel seno, gli fu posto e, volendosi partire, il re disse: il guardiano a luciana, signora, uno de tre pomi ed il più bello ci manca. né posso sapere chi involato. 9185_10011_000409 ed addimandatolo per qual causa fusse nel sacco chiuso e così altamente gridasse, li rispose che signor della città li voleva dar per moglie una sua figliuola, ma che egli non la voleva. sì, per che era attempato, sì, anche per che di ragione avere non la poteva per esser prete. 9185_10011_000410 il giovane, con allegra faccia, rispose che egli veniva da tebe, persequitato dalla invidiosa ed instabile fortuna, e che costanzo era il nome suo e desiderava volentieri accordarsi con alcuno gentiluomo da bene, servendolo con quella fede ed amore che servire si dee. 9185_10011_000411 il che il re in quel punto non intese quello che chiappino volesse inferire. ma costanzo, che al tutto aveva compreso, acciò che chiappino più oltre non procedesse. gli troncò la strada dicendo: 9185_10011_000412 ed a tutti i quattro cantoni della camera. lo pose con determinato animo di abbrusciare la camera e tutto ciò che in quella si conteneva. già i parieti e le travamenta cominciavano ardere quando genobbia, voltatasi contra il marito, disse: 9185_10011_000413 nella cui chiesa ufficiava, ne i tempi passati, un prete nominato pre scarpacifico, uomo nel vero, ricco ma oltre modo misero ed avaro. costui per suo governo teneva una femina scaltrita ed assai sagace, nina, chiamata. 9185_10011_000414 avenne che un giorno un de malandrini fece parole con la sua moglie ed in quel sdegno le ficcò il coltello nel petto, per la cui botta ella se ne morì. il marito prese la piva, comperata dal prete, e gliela mise tra le natiche. e fece sì come il prete fatto aveva, sperando che ritornasse viva. 9185_10011_000415 favola uh, nerino, figliuolo di gallese, re di portogallo innamorato di ctenobbia, moglie di maestro raimondo brunello fisico, ottiene l amore suo ed in portogallo la conduce e maestro raimondo, di cordoglio ne muore. 9185_10011_000416 vedendo il re che costanzo aveva adempiuto il desiderio suo, tanta affezione li pose quanta mai ebbe patrone a servitore alcuno. 9185_10011_000417 coprendolo bene e chiudendo le cortine, acciò che freddo non patisse messer lo porco. venuto il giorno e avendo lasciato il materasso pieno di sterco, se n andò alla pastura. 9185_10011_000418 al re tale arpicordo molto piacque ed ordinata la botte e messili tutta tre dentro con una cesta di pane ed uno fiasco di buona vernazza e con uno barile di fichi per lo fanciullo nell'alto mare la fece gettare. 9185_10011_000419 e, entratavi dentro, trovò la porcina pelle che da un lato della camera era posta giù in terra e, accostatasi la madre al letto, vide il suo figliuolo essere un bellissimo giovane e meldina, sua moglie, in braccio strettamente lo teneva. 9185_10011_000420 e mandati gli ambasciatori a ricardo, re, ed a valeriana, sua moglie, ed alle tre sorelle. come ancor costanza era maritata in un re, tutti ne sentirono quella letizia che sentire si debbe. 9185_10011_000421 tu non vuoi che io sappi chi ella sia e dove abiti. ed io lo saprò a tuo mal grado. ed uscito dalla chiesa, tanto aspettò che la bella donna ancor uscì della chiesa fuori. 9185_10011_000422 deh parla. chiappino ti prego e dimmi se quel cappone ti piace e quel vino ti diletta. ed egli, pur taceva vedendo costanzo ostinata voglia, disse: 9185_10011_000423 discordia in lei né iniquità non regna. chi questa abbraccia è d ogni lode degna. fu da tutti sommamente commendato il dotto enimma, dalla sagace fiordiana raccontato, e chi in un modo e chi in un altro lo interpretorono. 9185_10011_000424 i compagnoni, vedendosi derisi dal prete ed aver tratti i cinquanta fiorini d'oro, s accesero di tanto furore che al tutto lo volevano per uomo morto e prese le sue arme a trovarlo. se n'andorono. 9185_10011_000425 riccardo per nome chiamato, uomo saputo di profonda scienza e di alto valore, costui desideroso di dio di aver eredi, prese per moglie valeriana, figliuola di marliano, re di scozia, donna nel vero, compiuta, bella di forma e graziata molto. 9185_10011_000426 e perciò che era di somma bellezza. non puote il re sofferire che ucciso fusse, ma comandò alla reina che fino all anno allattare e ben nodrire lo facesse. 9185_10011_000427 la quale, quantunque così bella non sia come quella raccontata da lei, pur la raccontare ed intenderete come una poncella generosa di animo e di alto valore. 9185_10011_000428 ed il giovane le raccontò il sommo amore che egli le portava ed i tormenti che per lei ogn ora sentiva, e parimenti il modo come fusse di lei innamorato ed ella, che bella, piacevole e pietosa era il suo amore. non gli negò. 9185_10011_000429 e dividere il regno suo in tre parti, assegnandone una a ciascheduna delle figliuole e ritenendo per sé tanto quanto fusse bastevole per la sustentazione e di sé e della famiglia e corte sua. 9185_10011_000430 fu non senza grandissimo piacere di tutta la brigata ascoltato lo arguto enimma da cateruzza, graziosamente raccontato, e quantunque le donne diversamente l interpretassino, non però fu alcuna di loro che die meglio al segno della vaga lauretta la quale, sorridendo, disse: 9185_10011_000431 e maestro raimondo, entrato in casa fìngendo di cercare certe sue cose, rivolse la camera sottosopra e nulla trovando né in letto né nelle casse, come sbalordito, prese il fuoco. 9185_10011_000432 ed il sangue, come un ruscello, d ogni parte correva, poscia il prete, veggendo il caso strano, finse di esser pentuto e ad alta voce cominciò gridare. 9185_10011_000433 e così costanza nobile e generosa, in guidardone del ben servire, reina rimase e con cacco re lungamente visse già. 9185_10011_000434 tebe, nobilissima città dell egitto, ornata de publici e privati edifici, ubertosa di biancheggianti biade, copiosa di freschissime acque ed abondevole di tutte quelle cose che ad una gloriosa città si convengono. regnava ne passati tempi un re. 9185_10011_000435 e che di dietro avesse uno giardino lieto e riguardevole, copioso de alberi che producano gemme e preziose perle, in mezzo del quale sia una fonlana di acqua freddissima ed una volta de preziosi vini. 9185_10011_000436 ed egli come potente e forte cavaliere, conseguire un trionfo che gli sarà di perpetua fama. piacquero molto le parole dell'astuta reina al re. 9185_10011_000437 piglialo che di lui io ti fo un presente. il compagno presolo e ringraziatolo della cortesia a i compagni. se ne tornò, lasciando il prete andar alla pedona. 9185_10011_000438 vide molti paesi ed udì vari linguaggi e considerò le loro maniere ed i costumi de popoli, li quali la loro vita, non come uomini, ma come bestie, guidavano. 9185_10011_000439 e considerata la lodevole lealtà e franca fede di costanza, e vedendola belissima in presenza de tutti i baroni e cavalieri, la sposò ed inteso, di cui era figliuola, molto si rallegrò. 9185_10011_000440 ma la reina, che madre gli era e che li portava grande amore, non poteva patire di rimanere priva di lui. ancor che porco fusse e chiamata la poverella con altra figliuola, ragionò lungamente con esse loro. 9185_10011_000441 perciò che ella sapeva che re era consueto andarsene ogni mattina alla pregione dove il satiro dimorava e, per suo trastullo, il tentava che egli parlasse. 9185_10011_000442 ma la prudentissima reina, che considerava le virtù della figliuola esser tali e tante che ella non aveva donna che a lei si potesse agguagliare, rimaneva contenta molto e con dolci ed amorevoli parole confortava il re che stesse cheto e punto non dubitasse. 9185_10011_000443 e sì, prudentemente, galeotto reggeva il suo regno, che non vi era alcuno che di lui veracemente lamentar si potesse, essendo adunque stati lungamente ambeduo, insieme volse la sorte che ersilia mai non s ingravidò. 9185_10011_000444 e passando pre scarpacifico, uno de masnadieri, fingendo d altrove che dal mercato venire, gli disse: iddio vi salvi messere. a cui rispose pre scarpacifico: ben venga il mio fratello. e di dove venete voi? disse il masnadiere. 9185_10011_000445 dovete adunque sapere, donne mie care, che galeotto fu re d anglia, uomo, non men, ricco di beni della fortuna che de quelli dell'animo, ed aveva per moglie la figliuola di mattias, re di ongheria. 9185_10011_000446 e andossene in tanta bon ora che mai più la videro. venuta l'ora del desinare, i buoni compagni ritornorono a casa ed addimandorono le loro mogli se la capra era venuta con la vettovaria a casa e se fatto avevano quello che ella detto gli aveva. 9185_10011_000447 ma la reina, che prudentissima, era, molto saviamente considerò che se costoro, nel cospetto del re, fossero decapitati ed arsi, gli sarebbe non picciolo vituperio e scorno. 9185_10011_000448 costanzo, perlungato un dardo che in mano teneva, tanto lo punse che egli si risentì. e destato che egli fu l addimandò, o su di chiappino quello che heri ne promettesti, perchè giunti che noi fummo al palazzo, sì, forte ridesti. 9185_10011_000449 e molto si maravigiiorono e, entrati tutti insieme in casa disse: pre scarpaciflco alla nina. nina, hai tu fatto quello che io ti ho mandato a dire per la capra. 9185_10011_000450 ed ella, perciò che tutte le vestimenta le bruttava, indietro lo spingeva. ma il porco dicevale: perchè indietro mi spingi, non ti ho io fatto coteste vestimenta a cui ella superba alteramente disse: né tu né tuo, reame de porci, mai me le facesti. 9185_10011_000451 re partiansi che dimane faremo ritorno ed intenderemo ciò che egli voglia dire. partitisi adunque, il re e costanzo ordinarono che fusse dato a chiappino ben da mangiare e da bere, acciò che meglio potesse ciarlare. 9185_10011_000452 e che rispose: maestro raimondo, io disse: nerino, ho fuggito il più spaventevole pericolo che mai fuggisse uomo che porti vita. 2033_10011_000000 e sì, no, se moea ninte. e perchè cecato, se volea levar in pe che fiera za mo stufo, disse alla tia, ben he to compio. 2033_10011_000001 ora messer gasparino. tanto lo scongiurò che de necessità fu costretto il demonio a raccontarli minutamente la causa per la quale era partito dalla moglie ed entrato nel corpo del duca. 2033_10011_000002 a cui restava l'ultimo favoleggiare della seconda notte, che con qualche piacevole favola la notte terminasse. ma ella tutta dipinta nel viso di vermiglio e naturai colore, non già per vergogna che ella avesse, ma per sdegno ed ira della raccontata favola. 2033_10011_000003 il demonio che indi quetamente si posava nulla. in quel punto li rispose, ma al duca si fattamente gonfiò la gola che quasi si sentì morire ripetendo all ora, mastro gasparino, il suo scongiuro, disse il demonio. 2033_10011_000004 me. perciò che ti fo sapere che se tu poi mi chiederai cosa veruna, quella da me al tutto ti fia negata. né ti valeranno i pietosi preghi, né le calde lagrime. pensa adunque ai casi tuoi e guata bene, se nulla ci manca. 2033_10011_000005 va sier zovo indrio e manti, vo dire el zovo, con che s'artien arzunti i buò al verzuro e che va in su e in zo per le tere e per le strè, e sì, è vezù da tuti quanti. 2033_10011_000006 disse messer gasparino, caro mio compare, non volete farmi un grande piacere. e che disse il demonio? uscire di questo corpo, disse messer gasparino, e non darli più noia. 2033_10011_000007 e gasparino suo compare fuori lo scaccia. la leggerezza e poco senno che oggi si trova nella maggior parte delle donne. 2033_10011_000008 poiché il trivigiano, con atti assai contadineschi, ebbe al suo enimma da pochi, anzi da niuno, inteso fatto fine, acciò che tutti intendere lo potessero. nel suo linguaggio, in tal guisa lo ispose: 2033_10011_000009 ciascheduna donna a più potere s ingegnava di avanzare le altre in ritrovare nuove e disdicevoli pompe alle orecchie di silvia. 2033_10011_000010 né dire cosa alcuna al marito ardiva, perciò che già due volte egli l aveva accontentata di tutto quello che addimandare si poteva. 2033_10011_000011 silvia, non sapendo altro che addimandare, disse che si contentava di quanto nella scritta si conteneva e che mai più altra cosa non gli addirnanderebbe il 2033_10011_000012 disse il duca, ponete silenzio alle parole. ed a voi, maestro gasparino, io do termine tre giorni di maturamente pensare ai casi vostri. 2033_10011_000013 che eia se gh acorzè che elo iera inamorò in eia e perzondena che anche eia per purassè respieti. no, ghe poea far bona giera, né mostrare che anche eia ghe iera inamorà de elo e il ben che la ghe volea la se dolea e se. 2033_10011_000014 e beata colei, come al presente si usa, che poteva trovar abito e portamento per l adietro non più usato. acciò che più pomposamente onorasse la solenne festa. 2033_10011_000015 e se voi da tal miseria mi scioglierete, io vi prometto darvi in dono il più bel castello che si trovi sotto il mio potere. ed oltre ciò voi potrete disporre di me come della persona. 2033_10011_000016 ma se altrimenti farete, tenetevi certo che oggi, otto giorni, sarete tra due colonne del mio palazzo, per la gola sospeso. 2033_10011_000017 venne marsilio che, pur l avea fato un può de buon cuore e sì disse a la tia dio ve salve tia ben mio. 2033_10011_000018 sbandito laonde acciò che preso non fusse e per giustizia pienamente punito indi, si partì ed a melfi se n andò, e perchè mistiero alcuno. non sapeva né che far altro, fuor che giuocare e questo e quell'altro ingannare. 2033_10011_000019 or giuocando un giorno messer gasparino con alcuni gentiluomini di melfi e avendoli con sue baratterie aggiunti quelli molto si turborono. 2033_10011_000020 e ciascuno, tuttavia, ridendo, fu da tutti sommamente lodato. ma il trivigiano che sapeva a niun altro, in quella sera, toccar la volta del favoleggiare se 2033_10011_000021 iscusato perciò che l'amore che io porto a tutta questa graziosa compagnia di cotal dimanda n è stata primiera cagione. 2033_10011_000022 deh compare, disse all ora messer gasparino. che fate voi qua dentro a tormentare il corpo di questo misero duca? 2033_10011_000023 e chiesele consiglio, quello addimandare dovesse. la madre sagace e saputa molto, intesa la proposta, prese la penna in mano e scrisse tante cose. 2033_10011_000024 ed ella di tal guisa vestimenti non avere, rispondeva, ramaricandosi molto della sua mala sorte. disse il demonio: or, va, e questo ti sia per sempre e addimandami tutto ciò che vuoi che per questa fiata da me ti fia concesso. 2033_10011_000025 isperienza acciò che da tal crucciamento ella rimanesse libera, inteso che ebbe il duca. questo incontanente mandò a chiamare messer gasparino, il quale intesa la domanda al duca se 2033_10011_000026 il gentiluomo, che poco discosto era, accostatosi a lui disse: non vi arricordate, maestro, quando voi diceste sì e sì. 2033_10011_000027 tra pochi giorni, disperata, miseramente morì, con gran maraviglia de gli ascoltanti. fu dal tritigiano raccontata la favola, la quale, dagli uomini, con grandissime risa, fu commendata molto. 2033_10011_000028 io rispose il trivigiano. non fei questo per oltraggiare alcuna né per vendicarmi con parole di lei, ma per dare ammaestramento alle altre che dopo me si mariteranno di esser più destre e più moderate con e mariti loro. 2033_10011_000029 del dotto enimma e sommamente lo commenclorono la signora che già aveva persentito che a lodovica, a cui toccava la volta il capo, gravemente doleva. 2033_10011_000030 che ci presti piacere e diletto e se io, per avventura fossi stato, in ciò che iddio no'l voglia, più prosuntuoso che quello che si conviene alla bassezza mia. prego la mi abbia per iscusato. 2033_10011_000031 e venuto il termine statuito, messer gasparino al duca, ritornò e fattolo stendere sopra uno tappeto in terra, cominciò il maligno spirito scongiurare che uscire di quel corpo dovesse e che più non lo tormentasse. 2033_10011_000032 nasce una volta e per quanto eh io scerno dov egli è posto: vive in sempiterno l oscuro. enimma dal trivigiano per ordine narrato, diede grandissima considerazione a gli ascoltanti. 2033_10011_000033 le più belle e le più care che mai fusseno state vedute d alcuno. appresso questo le diede reti di perle, anella e cinture e altre cose assai e molto più che nella scritta si conteneva. 2033_10011_000034 da so posta. stando un zorno, la tia sola asentà sora un zoco che iera a pè de l usso de fuora de la ca e, avendo la roca soto al brazo, co de la stopa invogià intorno che la filava per la parona. 2033_10011_000035 e quasi mezzo sdegnato, lasciò il duca più morto che vivo. essendo dopo alquanto spazio il duca rivenuto, disse messer gasparino: 2033_10011_000036 ed al dispetto de gli invidiosi, il buon messer gasparino, con felice e prosperevole stato, lungamente visse, e madonna silvia, vedute le sue vestimenta e gioie e anella in cenere e fumo converse. 2033_10011_000037 non vi diss: io eri che non si trovò mai compare, che a l altro fido fusse e leale. voi siete stato l inventore e quello che l ha fatta venire. ma tanto il nome della moglie aborrisco ed ho in odio. 2033_10011_000038 la grazia che io ti dimando è che tu ad ora m'addimandi tutto quello che imaginare si può, sì, di vestimenta come di perle, gioie ed altre cose che a donna possino appartenere. 2033_10011_000039 e fattele molti drappi alla foggia che all ora si usavano, e sodisfattala del tutto da lei. senza fuor commiato alcuno si partì ed a melfi se n andò e nel corpo del duca entrato, oltre modo lo tormentava. 2033_10011_000040 messer gasparino, che mai non aveva mossa parola di simil cosa. tutto stupefatto rimase e negò: se mai aversi dà vanto di simil cosa. 2033_10011_000041 ma per sodisfare all onesto desiderio di tutta questa amorosa compagnia, mi sarebbe di grandissimo contentamento che vostra eccellenza partecipasse con esso noi, le cose sue raccontandone, con quella buona grazia che ella suole alcuna favola. 2033_10011_000042 a cui arditamente silvia rispose: non debbo io contristarmi e star di mala voglia. senza abili che oggidì usano le donne, mi trovo, né posso comparer tra l altre donne. che derisa e beffata non sia. 2033_10011_000043 essendo adunque così come veramente è, tu mi concederai una grazia la quale e a te sarà facillima e a me di sommo contento. 2033_10011_000044 e che volte la testa e le spale incontra l uscio e se noci e i zenuoci e i pie incontra al seciaro. e sì, besogna, eh a ve meta un drapo bianco de lisìa in su t volto e pò eh a ve meta el nuostro quartiero in cavo. 2033_10011_000045 ma che queste cose ti siano bastevoli per tutto il tempo della vita tua. né altro cercherai da me, perchè altro non averai. 2033_10011_000046 e se vi basta l animo di liberarmi dal maligno spirito che tuttavia mi cruccia e tormenta, vi prometto di farvi un dono che sempre felice sarete. 2033_10011_000047 e perchè oramai era passata gran parte della bugia notte e i crestuti galli annonziavano lo sopragiungente giorno. la signora fece cenno a vicenza. 2033_10011_000048 perciò che deliberai per l amore. eh, io ti porto di contentarti di tutto ciò che mi addimanderai se ben valesse un stato, con questa però condizione che nell avenire tu non abbi a molestarmi per tal cagione. 2033_10011_000049 e mentre che lo scongiurava, si incominciorono sentire per la città trombe, nacchere, tamburi, baccini, campane, artigliarle e tanti stromenti musichi. 2033_10011_000050 e fatto segno d'un grosso gonfiamento di gola e d un volger d occhi ed altri spaventosi segni del corpo del duca, si partì. e lasciato un fetente puzzo. il duca da lo spirito libero al tutto, rimase. 2033_10011_000051 che dà a quatro in su la schina s a la prima. lo indovina, tuta fià da bon amigo che l'è zovo, pur vel digo. 2033_10011_000052 i quali discendevano dalle infime parti dell addolorato cuore, il demonio che quello che la moglie aveva apertamente sapeva finse di nulla sapere. 2033_10011_000053 ditemi almeno compare, disse messer gasparino. chi fu colui che in tanto travaglio vi puose? abbiate pazienza, rispose il demonio. perciò che non posso né ve lo voglio dire, or partitevi di qua e non aspettate altra risposta da me. 2033_10011_000054 che mi ha lasciata la briglia che io possi sì, come ancor voi udito, avete raccontare quello che più m aggrada. già gran tempo fa, graziose donne che, avendo il demonio, presentite le gravi querele che facevano i mariti contra le loro mogli. 2033_10011_000055 ma non dovevate per ciò le altre così vilmente biasmare. perciò che, quantunque noi siamo d una stessa massa fabricate nientedimeno, come ogni giorno si vede, 2033_10011_000056 perchè erano fatte all'antica ed ora si usavano vestimenta di altra maniera. il perchè ella entrò in sì fiera e sì spiacevole malinconia e cordoglio che né mangiare né dormire non poteva e per casa non si udivano se non sospiri e lamenti. 2033_10011_000057 e a nuove foggie, non più usate, anzi lascive, molto si diedero e i loro vestimenti erano sì differenti da primi che nulla si assimigliavano. 2033_10011_000058 non resterò di accontentarvi, pregandovi tutti che mi abbiate per iscuso se non rimarrete satisfatti. sì, come è il desiderio vostro e il voler mio. 2033_10011_000059 con tai parole contra il trivigiano si mosse. signor benedetto, io mi credevo che voi foste più piacevole e più parteggiano delle donne di quello che siete. 2033_10011_000060 più che me stesso, da me amata. tu puoi agevolmente comprendere quanto cordialissimamente ti ami e questo l hai potuto vedere per molti effetti. 2033_10011_000061 a cui rispose messer gasparino. non lo sapete voi. compare mio no, disse il demonio e come no rispose messer gasparino. 2033_10011_000062 e del giunger suo, tutta la città ne fa grandissima festa e trionfo, il che, intendendo il demonio, disse: oh, malvagio, compare. voi siete stato più astuto e scelerato di me. 2033_10011_000063 siano, di qual qualità spiriti esser si voglino, o aerei o terrestri o di qualunque altra sorte, onde sarebbe buono che vostra eccellenza ne fesse alcuna isperienza. 2033_10011_000064 io non ve voglio dire: rispose il demonio: andate via e più non mi molestate. perciò che mai io non stetti meglio di quello. eh, io mi trovo ad ora. 2033_10011_000065 il duca guatatolo bene nel viso disse: maestro gasparino, voi vi avete vantato di saper trarre gii spiriti da dosso. io, come voi vedete, sono ispiritato. 2033_10011_000066 e dove è giudicata, o sia nel cielo o sia nell'inferno eternamente vive. piacque assai alla compagnia la dotta isposizione dell oscuro enimma. 2033_10011_000067 silvia, tolto il termine di rispondere al marito, se n andò alla madre che anastasia si dimandava e perchè era alquanto vecchia, era parimente astuta e le raccontò ciò che marito detto le aveva. 2033_10011_000068 e accostatosi a lei, disse: silvia, che hai tu, che sì mesta e dolorosa mi pari. non vuoi ancor tu andartene a questa solenne e pomposa festa? 2033_10011_000069 sensi non tiene ed è pien d intelletto. capo non ha, né man lingua né piede. nosco s'annida intende il nostro oggetto, amaci estremamente e porta fede. 2033_10011_000070 silvia, vedendosi aver campo largo di rispondere, prese alquanto d'ardire e disse: e come volete voi, marito mio, che io vi vadi? 2033_10011_000071 voltatasi verso il trivigiano, disse: signor benedetto, quantunque il favoleggiare aspetti a noi donne, pur essendo lodovica da dolor di capo aggravata, voi supplirete in questa sera in vece di lei. 2033_10011_000072 rispose: il demonio non è oggidì nel mondo la più trista e scelerata fede quanto quella del compare. e se voi ne morirete? 2033_10011_000073 e dovvi ampio campo di dire ciò che più vi aggrada. a cui il signor benedetto rispose: avenga, signora mia, che io in tai cose mal pratico, sia nondimeno perciò che il voler vostro mi è comandamento. 2033_10011_000074 voi, in questa sera ne avete sì fattamente consolate, che meritamente e in verità potiamo tutte ad una voce dire: la vostra favola non esser sta inferiore a quella del molino. 2033_10011_000075 levatosi, adunque in piedi il trivigiano e fatta la convenevole riverenza alla sua favola. in tal maniera diede principio favola. 2033_10011_000076 ma poi che ciascuno cessò di ridere, la signora rivolse il suo chiaro viso verso il trivigiano e dissegli: veramente, signor benedetto. 2033_10011_000077 parlando tuttavia di quelle che, senza considerazione alcuna, si lasciano abbarbagliare gli occhi dell intelletto e cercano di adempire ogni suo sfrenato desiderio, mi dà cagione che io racconti a questa orrevole compagnia. 2033_10011_000078 e tra le altre fu anche invitata la signora silvia- per esser nobile, bella e delle maggiori laonde. le donne mutorono e portamenti. 2033_10011_000079 compare mio, voi avete il buon tempo, io me ne sto bene ed agiato e volete che quindi mi parti. voi vi affaticate in vano e del compare assai se ne rideva. 2033_10011_000080 e se più nell'avenire cosa alcuna m addimanderai, tieni per certo che ti averrà, cosa che ti sarà di sommo scontento. e tutta allegra silvia li richiese. infinite cose, che malagevol. cosa sarebbe raccontarle a punto a punto? 2033_10011_000081 quivi furono le nozze, grandissime e pompose, e molti parenti e amici da l una e l altra parte furono invitati. e venuto il giorno di sposarla. tolse per compare dall anello un messer gasparino da ca boncio. 2033_10011_000082 e che sonino tutte le campane della terra e siano tratte tutte le artigliarle della città e che unitamente facciano grandissima allegrezza e trionfi. e quanto più strepito faranno, tanto più contento ne sarò. e poi lasciate impaccio a me. 2033_10011_000083 il quale, senza altra iscusazione, fare del mordimento fatto delle donne, così disse: giace fra noi, signori, un bel suggetto che parla, palpa, va, torna, ode e vede. 2033_10011_000084 e se non fusse stato il timore della giustizia, agevolmente ucciso arrebbero. e non potendo f uno di loro patire tal ingiuria, disse tra sé: io ti punirò di sì, fatta maniera che, mentre tu viverai, sarai memore di me. 2033_10011_000085 disse adunque il trivigiano, il suo enimma, non dimostrar altro se non anima immortale, la quale è spirito e non ha capo, né mani, né piedi e fa ogni operazione. 2033_10011_000086 dirovvelo brevemente, rispose messer gasparino. se, paziente, starete ad ascoltarmi e non molestarete il povero duca. 2033_10011_000087 messer gasparino con intrepida ed aperta fronte, il tutto negava. stando adunque in questa contenzione ambeduo e l uno affermando e altro negando. 2033_10011_000088 sappiate, compare mio che il duca, vedendo che da lui non vi volete partire né cessare di tormentarlo, ed avendo inteso che voi, dalla moglie, per la mala vita che ella vi dava, vi siete partito, per lei ha mandato: 2033_10011_000089 dopo, con atti leggiadri e onesti modi a letizia inclinati, ravolse il suo chiaro viso verso il trivigiano e disse: signor benedetto, ancor che la dimanda vostra sia piacevole ed onesta, non però dovevate essere così sollecito dimandatore. 2033_10011_000090 no alla graziosa cateruzza. voltatosi con leggiadro sembiante verso la signora, disse: non già ch'io voglia turbare il dato ordine, né dar legge a vostra altezza che mi è patrona, anzi, signora. 2033_10011_000091 e così fu fatto. venuta adunque la mattina seguente e andatosene messer gasparino al palazzo, cominciò scongiurare lo spirito del duca. 2033_10011_000092 perciò che l officio del favoleggiare aspetta più tosto a queste nostre donzelle che a noi, e però voi ne arrete, per iscusata. 2033_10011_000093 il che sarebbe impossibile a raccontare silvia, che era sì ben vestita e sì ben adornata, che non vi era altra donna nella città che se le potesse agguagliare: stava tutta allegra. 2033_10011_000094 pur il demonio, veggendola stare sì malinconiosa e sapendo la causa, ma fìngendo di non saperla. disse che ti senti tu, silvia mia, che sì trista e sì di mala voglia ti veggio. 2033_10011_000095 il demonio le fece molte vestimenta lavorate a compassi di grossissime perle e preciose gioie e diverse altre ricche robbe. 2033_10011_000096 se no, aspetterò da qualche soblime e risvegliato ingegno la risoluzione. tutti ad una voce dissero che egli lo risolvesse. 2033_10011_000097 diede fama per tutta la città di melfi. come egli era uomo esperto ed aveduto ed atto molto ad ogni orrevole impresa e nondimeno del tutto era inespertissimo. 2033_10011_000098 ditelo vi prego, disse il demonio, che volentieri vi ascolterò e promettovi per ora di non molestarlo. all ora messer gasparino disse: 2033_10011_000099 fu la favola del trivigiano raccontato, che le donne e gli uomini si misero in sì gran risa che quasi si sentivano scoppiare. né fu veruno nella compagnia che contadino giudicato non. 2033_10011_000100 che ad un tempo sonavano, che pareva che mondo venisse a fine. e seguendo messer gasparino il suo scongiuro, disse: il demonio deh compare. che vuol dire tanta diversità de stromenti con sì confuso, strepito, che mai più non gli ho sentiti. 2033_10011_000101 deh compare, disse il demonio. voi mi parete un gran pazzo a dimandarmi cotal cosa. perciò, che tanto refrigerio trovo qua dentro, che meglio imaginar non mi potrei. 2033_10011_000102 gasparino, perciò che noi velati di questi corpi umani non possiamo intendere né sapere il tutto, che troppo grossa è questa materia corporale. 2033_10011_000103 che una lingua in un giorno intiero non sarebbe bastevole la minima parte a raccontare. e disse alla figliuola: ritorna a casa e dì al tuo marito che ti faccia tutto quello che si trova scritto in questa carta, che rimarrai contenta. 2033_10011_000104 e senza mettervi punto d indugio, da i compagni si partì ed al duca se n andò e, fattali, la convenevole riverenza disse: 2033_10011_000105 la festevole brigata, che era desiderosa di udirla, levossi in piedi e cominciò favoreggiare il trivigiano, pregandola sommamente ch'ella in ciò gli fusse benigna e cortese. 2033_10011_000106 e mentre che ella fa un scongiuro al marito, egli chetamente si fugge. ma de cancagno madona parona e vu bela briga che v in. 2033_10011_000107 determinò di maritarsi e, presa la forma d un leggiadro e polito giovane e de denari e de poderi, accomodato molto pangrazio stornello. per nome si fece chiamare. 2033_10011_000108 e ciascuno di loro vanamente s affaticava in darli la vera interpretazione, laonde, vedendo il trivigiano i loro saperi esser molto lontani dalla verità, disse. 2033_10011_000109 ma si, come io posso comprendere, per la favola recitata da voi le siete molto contrario, il che dammi aperto indizio voi essere stato oltraggiato d alcuna che era men discreta nelle dimande sue. 2033_10011_000110 messer gasparino, inteso il fiero voler del duca, molto rimaricato rimase e, partito da lui, giorno e notte pensava come lo spirito trarre di dosso li potesse. 2033_10011_000111 tornato messer gasparino la terza volta a scongiurarlo ed addimandatolo di più cose e di continovo, chiamandolo compare né potendosi imaginare chi egli si fusse, al fine lo costrinse a dire chi egli era. 2033_10011_000112 e sparsa la l'ama fuori per tutta la città, vennero molti sensali, i quali gli offerivano donne bellissime e con molta dote. 2033_10011_000113 a cui rispose il demonio, dopo che io sono costretto a confessarvi il vero e manifestarmi chi io sono, sappiate. eh, io sono pangrazio stornello, marito di silvia ballastro. 2033_10011_000114 era già pervenuto come le matrone della città facevano varie foggie di vestimenta per onorare la superba festa, onde s imaginò che quelle vestimenta che ella aveva non fussero più buone ne al proposito suo. 2033_10011_000115 disse all ora il demonio: non ti ho fatto io ciò che per tutto il tempo della vita tua ti faceva bisogno, e come ora mi addimandi cosa alcuna. 2033_10011_000116 sia come si voglia, disse la signora vicenza, poco me ne curo e meno queste altre donne si pensano. 2033_10011_000117 una è più aveduta e più gentilesca che l altra. cessate adunque di più travagliarle, perciò che se elle vi piglieranno a sdegno i vostri suoni e canti poco vi valeranno. 2033_10011_000118 né aveva bisogno di addimandare cosa alcuna al marito, perchè nulla, per giudizio suo, le mancava. avenne che nella città si preparava una solenne e magnifica festa alla quale furono invitate tutte le famose e orrevoli donne che si trovassino. 2033_10011_000119 e, non volendo esser d'ingratitudine accusato, chiamò messer gasparino. e d un bellissimo castello, signore. lo fece dandoli molta quantità di danari e serventi che lo servisseno. 2033_10011_000120 se a gli onesti desideri vostri non saremo inchinevole e cateruzza a cui per sorte è tocco, il quinto luogo della presente notte suplirà in vece di noi. 2033_10011_000121 ma per contentamento nostro e di questa onorevole compagnia voi proponerete, non essendovi però in dispiacere, uno enimma che non men dilettevole sia. che bello. 2033_10011_000122 una favola, non più per lo adietro intesa, la quale, quantunque breve e mal composta, sia pur spero, dark alcuno ammaestramento a voi donne di non essere cosi moleste, nell avenire, a mariti vostri. 2033_10011_000123 non passorono molti giorni che'l poverello duca nel suo pristino stato. rivenne e ricuperò le smarrite forze. 2033_10011_000124 come siete state fin ora. e se io sarò mordace, non accusate me, che a tutte voi minimo servitore sono, ma incolpate la signora nostra. 2033_10011_000125 e, tra le altre, gli fu proposta una nobile e gentil donna di somma bellezza, silvia ballastro per nome chiamata, la quale, al demonio molto piacendo, per moglie diletta la prese. 2033_10011_000126 signor duca, state di buon animo, che tosto sentirete la vostra liberazione. io non voglio altro per ora da voi, se non che fate che domattina s appresentino al palazzo tutti i musici e sonatori. 2033_10011_000127 il danno fia vostro e non mio. che desidero io altro che vedervi nel fondo dell infernal abisso? dovevate voi essere più prudente e savio e tenere la lingua tra denti, perciò che un buon tacere non fu mai scritto. 2033_10011_000128 e, finite le solenni e sontuose nozze, condusse la sua diletta silvia a casa. non passorono molti giorni che demonio le disse: silvia, moglie mia. 2033_10011_000129 il trivigiano, vedendo cosi essere il desiderio suo, non volle contradirle, ma in pie levatosi, con voce chiara e senza indugio, allo enimma in tal maniera diede. 2033_10011_000130 io non so più che farti. io voglio accontentare il tuo disordinato appetito. e tanto lontano andaronne che più di me non sentirai novella alcuna. 2033_10011_000131 che a uno e l altro di noi è vituperevole. mollo e la servitù che ho con esso voi, essendovi sempre stata fedele e leale, non merita cotale ignominia e vergogna. 2033_10011_000132 siando vegnù la scura, note marsilio, secondo l ordine che l'aèametù co la tia, tolse un bon paro de galine ben governè e bele cote e del pan bianco e del bon vin senza gozo. 2033_10011_000133 eccellentissimo duca e, signor mio, è in cotesta città un uomo, gasparino per nome, chiamato, il quale si va vantando saper trarre gli spiriti da dosso di chiunque persona. 2033_10011_000134 che più tosto. nell oscuro abisso dell inferno, mi contento di stare che, dove ella si trovi abitare laonde quinci. ora mi parto e si lontano. me ne vo che più novella alcuna di me non saperete. 2033_10011_000135 non lo sapete? voi pensate forse: eh, io non vi conosca. non siete voi messer gasparino, boncio, mio carissimo, compare dall anello. non sapete voi quanti trionfi abbiamo fatti insieme? 2033_10011_000136 il demonio. sentendo i mariti che si lamentano delle loro mogli, prende silvia balla stro per moglie e gasparino boncio per compare dall anello e, non potendo con la moglie vivere, si parte ed entra nel corpo del duca di melfi. 2033_10011_000137 le vestimente mie sono tutte all antica e non sono come quelle che oggidì le altre donne usano. volete voi che io sia dileggiata e beffata? veramente no, credo. 2033_10011_000138 disse messer gasparino, per la fede di compare che è tra noi. vi prego che mi vogliate compiacere per questa fiata, perciò che se quinci non vi partite, io rimarrò di vita privo e voi della mia morte sarete cagione. 2033_10011_000139 il povero duca dal malegno spirito gravemente afflitto, tutto affannoso si stava, né vi era in melfi uomo veruno di sì, buona e santa vita che da dosso torre lo potesse. 2033_10011_000140 e perchè ella non poteva comparere tra le altre donne che avevano foggie sopra foggie ancor, eh, ella fusse, riccamente vestita e di molte gioie, oltre modo addobbata, molto sospesa e di trista voglia si stava. 2033_10011_000141 pangrazio. letta la scritta e ben considerata, disse alla moglie silvia guata: bene che non ci manchi cosa alcuna, acciò che poi non ti lamenti di me. 2033_10011_000142 la signora udita, la cortese dimanda del trivigiano, abbassò prima gli occhi a terra, non già per timore né per vergogna ch'ella avesse, ma perchè pensava che a lei più tosto, per diverse cagioni, apparteneva l ascoltare che il ragionare. 2033_10011_000143 né avesse riguardo alla qualità della dignità sua. perciò che il tempo ed il luogo concedeno ciascuno, di qualunque dignità esser si voglia, poter liberamente narrare ciò che più gli aggrada. 2033_10011_000144 avenga che alle donne assai dispiacesse laonde, vedendo la signora, il basso mormorio delle donne e le continove risa degli uomini. domandò che chiunque ponesse fine a suoi ragionamenti e che trivigiano al suo enimma desse principio. 2033_10011_000145 allora il demonio tutto d'ira acceso disse: in che io mai mancato ti sono, non ti ho già due fiate, accontentata di tutto quello che addimandare si puole, di che ti lamenti di me. 2033_10011_000146 signori miei, non mi par convenevole di tenere questa orrevole compagnia si lungamente a bada. se vi è a grado che io vi dica il parer mio, dirollo volentieri. 2033_10011_000147 ed il demonio, senza dimoranza alcuna, la sfrenata voglia della moglie affatto adempì. non passorono molti mesi che le donne cominciorono far nuove guise de abiti, di quali silvia vedeasi priva. 10842_10011_000000 ed acciò che tal cosa non si scoprisse, la mala vecchia ordinò alla comare che alla rema dir dovesse i fanciulli che parturiti avea esser stati tre cani bottoli. la suocera adunque parimenti e le sorelle della reina e la comare. 10842_10011_000001 e tutta tre si come la reina quando era poncella ai re aveva promesso. avevano i capegli annodati e sparsi giù per le spalle, con una vaga catenella al collo e con la stella nella fronte. 10842_10011_000002 il che, udendo la sceleste vecchia, se ne sorrise alquanto, ma pur le fu una coltellata che le trapassò il cuore e fattasi chiamare la comare che i fanciulli allevati aveva secretamente. le disse: non sapete, voi, comare, mia cara, che i figliuoli del re viveno e son più belli che mai? 10842_10011_000003 aveva gordiana per sua usanza, ogni mese, di troncare agli tre fanciulli gli annodati e lunghi capelli dai quali molte preziose gioie e grosse e bianche perle cadevano. 10842_10011_000004 laonde molto si ramaricorono e, desiderosi di provare sua ventura, chiesero da loro buona licenza e si partirono, il che non fu di contentamento di marmiato e gordiana. 10842_10011_000005 ma pur tanti furono e dolci prieghi di serena, congiunti, con quelle calde lagrime che dal cuore venivano che acquirino e fluvio, si disposero al tutto di contentarla che che avenire ne dovesse. 10842_10011_000006 onde tanto crebbe lodo. la suocera contra la nuora, che quasi non la poteva sentire, non che vedere, ma pur per non contristare il figliuolo teneva lodo nel petto nascosto. 10842_10011_000007 non era appena partita la comare, che acquirino e eluvio aggiunsero a casa e serena gli disse io: fratelli miei, vorrei volentieri vedere e gustare quel pomo che sì dolcemente canta. 10842_10011_000008 e giovani ritornorono a casa ed a serena sua sorella l acqua, appresenlorono, imponendole espressamente che più non gli comandasse cotai servigi. 10842_10011_000009 ed andatasene là dove era la delicata acqua ed, empiuta ampolla, ritornò alli giovani che con sommo desiderio l aspettavano, ricevuta l acqua e rese le debite grazie alla colomba. 10842_10011_000010 e ciascuno di loro arrebbe i capelli giù per le spalle, annodati e ineschi con finissimo oro ed una collana al collo ed una stella in fronte. 10842_10011_000011 non dubitate punto, madama, che io spero di operar sì che tutta tre periranno. e partitasi la comare, subito, se n andò alla casa di acquirino fluvio e serena, e trovata serena sola, la salutò e fece seco molti ragionamenti. 10842_10011_000012 allora l astuta e sagace comare disse: pensa, figliuola mia, di non aver cosa veruna. se non hai anche una cosa, vie più bella e più leggiadra che le due prime. 10842_10011_000013 finito il canto ed il ballo, l ugge bel verde cominciò parlare e disse: sacro re, che meriterebbe colui che di duo fratelli ed una sorella la morte procurata avesse. 10842_10011_000014 il che ad ancilotto re molto piacque. ed indi non si partì che il maestro di casa brunora prese per moglie ed il cameriere lionella ed egli la chiaretta e lasciatelo andare alla caccia. tutti ritornorono a casa dove furono fatte le pompose nozze. 10842_10011_000015 oh, miserelli, disse la colomba. e chi vi manda a torre tal acqua? a cui rispose fluvio. una nostra sorella disse allora: la colomba. certo, voi ve n'andate alla morte. 10842_10011_000016 a cui rispose la comare: com è possibil questo? non si affocorono nel fiume e come lo sapete voi? a cui rispose la vecchia. 10842_10011_000017 avuto dunque, l ugel bel verde, serena e i fratelli montorono a cavallo ed a casa, contenti, si ritornorono. il re, che sovente passava davanti la casa de giovanetti, non vedendogli assai si maravigliava. 10842_10011_000018 ed a seconda dell acqua, la lasciorono andare. iddio giusto che non paté che l innocente sangue patisca. mandò sopra la sponda del fiume un monaio, marni iato per nome, chiamato. 10842_10011_000019 la maligna madre e le invidiose sorelle, vedendo sì, bella figliuola e sì, leggiadri e politi giovanetti i cui begli occhi risplendevano come vaghe stelle. 10842_10011_000020 e dopo che ebbe lungamente ragionato con esso, lei disse: avresti per aventura figliuola mia dell acqua che balla? a cui rispose serena che no. 10842_10011_000021 perciò che si vedevano privare del tesoro che usciva dalle bionde loro chiome e della loro stellata fronte. partitisi adunque da marmiato e da ordina uno e l altro, fratello con la sorella, e fatte molte lunghe giornate. 10842_10011_000022 il re. sentito il loro infortunio ed avutane compassione grande, non si partì di là che tutta tre gli volse al palagio a desinare seco. 10842_10011_000023 vorrei saper da voi com ei si nome vari furono gì intelletti sopra il proposto enimma. né fu alcuno eh aggiungesse al desiato segno, se non la piacevole isabella, la quale, tutta allegra, con giocondo viso, disse: 10842_10011_000024 e che per suo cibo fussero le immondizie e le carogne che giù della fetente e sozza scaffa cadevano, mentre che l infelice reina dimorò in quel puzzolente luogo nudrendosi d immondizie. 10842_10011_000025 la comare, la confortò e dissele che non dovesse temere, perciò che la farebbe sì che in maniera alcuna non saranno più veduti, e partitasi dal palazzo alla casa della fanciulla: se ne gì. 10842_10011_000026 la madre del re, udendo tai parole, si trovò in maggior travaglio che prima, dubitando forte che scoperta non fusse. e così, dogliosa ed affannata, mandò per la comare e dissele: 10842_10011_000027 qual è stata la cagione che, secondo l ordine dato, non siete venuti a desinare con esso noi, v cui rispose fluvio. non per altra cagione, signore, ci siamo restati di venire se non per le diverse occupazioni che ci hanno intertenuti, disse il re. 10842_10011_000028 duo, maschi ed una femina, i quali erano stellati in fronte ed uno signaluzzo di gorgiera in torno al collo. tenevano mosse le due invidiose sorelle. da diabolico spirito presero i tre cani, bottoli che la madre poppavano e portorongli all empia suocera. 10842_10011_000029 il quale, veduta la cassetta, la prese ed aperse e dentro vi trovò i tre bambini che ridevano e perciò che erano molto belli. pensò che fussero figliuoli di qualche gran matrona la quale, per vergogna del mondo, avesse commesso, sì, fatto eccesso. 10842_10011_000030 perciò che vi si trovano molti velenosi animali che, vedendovi subito, vi divoreranno. ma lasciate questo carico a me, che io sicuramente ve ne porterò. e presa l ampolla che i giovanetti avevano ed annodatala sotto la, la destra si alzò a volo. 10842_10011_000031 promettendole che, se tal dono gli concedeva di giovarle molto se in alcun tempo si trovasse aver bisogno del suo soccorso. serena non contenta di questo, 10842_10011_000032 ebbero sospetto grande e passione. non picciola, sentirono nel cuore. acquirino, fornito il desinare, disse al re: noi vogliamo, innanzi che si leva la mensa, far vedere a vostra maestà cose che le piaceranno molto. 10842_10011_000033 a cui serena rispuose non volerle in modo alcuno compiacere. se prima gli suoi fratelli al suo primo esser restituti non erano, allora, disse lo ugello, guatami sotto la sinistra e troverai una penna assai più dell altre verde. 10842_10011_000034 aveva già ciascheduna delle scelerate femine adempiuto ogni suo reo e malvagio proponimento e sola una cosa ci restava: che a gli innocentissimi fanciulli dessero acerba morte. 10842_10011_000035 e tutta indignata e di furor piena, si partì ed andossene alla fanciulla e, datole il buon giorno, l addimandò se il pomo che canta avuto aveva, a cui rispose la fanciulla che sì. 10842_10011_000036 e subito gli venne una rabbia al cuore che quelli giovani fussero suoi figliuoli. e fermatosi, dissegli: chi siete voi e di donde venete? ed elli umilmente risposero: noi siam poveri forastieri venuti ad abitare in cotesta città. 10842_10011_000037 serena, che in grembo teneva l ugel bel verde, non fu tarda a ponerlo sopra la mensa. quivi il pomo, cominciò un soavissimo canto e l acqua, al suono del canto, cominciò maravigliosamente ballare. 10842_10011_000038 e fatta la debita riverenza, le dissero: noi sapiamo, madama, che la vostra altezza poco ama ed ha cara la sorella nostra, e meritamente. 10842_10011_000039 ed addimandati gli vicini che era avenuto di loro, gli fu risposo che non sapevano cosa alcuna e che era molto tempo che non erano sta veduti. ora, essendo ritornati, non passorono duo giorni che furono veduti dal re. 10842_10011_000040 ed il re, poi con la cara moglie e con gli amorevoli figliuoli, lungo tempo visse e maritata. la figliuola onorevolmente lascia i figliuoli del regno unichi eredi. 10842_10011_000041 per esser feminella vile, abbietta e di minuta gente. né poteva in maniera alcuna la madre patire che uno maestro di casa ed uno cameriere fussero detti cognati del re suo figliuolo. 10842_10011_000042 e, dette queste parole, la comare le pose i cagnolini al lato, confortandola tuttavia che non si disperasse, per che alle volte queste cose, tra persone d alto affare, suoleno avenire. 10842_10011_000043 sovra il superbo monte di ghiraldo, cinto di forte siepe d ogn. intorno un vidi star con occbio di ribaldo. quando più scalda il sol del tauro il corno. 10842_10011_000044 ancilotto, re di provino, prende per moglie la figliuola d un fornaio e con lei genera tre figliuoli, i quali, essendo persequitati dalla madre del re per virtù d un acqua, d un pomo e d un uccello, 10842_10011_000045 gì e trovatala sola, l addimandò se queir acqua che balla ancora avuta aveva, a cui la fanciulla rispose che sì, ma non senza grandissimo pericolo della vita delli fratelli suoi. 10842_10011_000046 e che è cotesta cosa, madre mia, così leggiadra e bella che voi mi dite, disse la giovane, a cui la vecchia rispose: l ugel bel verde, figliuola mia, il quale dì e notte ragiona e dice cose maravigliose. 10842_10011_000047 queste parole furono udite da uno dei corteggiane, il quale subito corse al re e precisamente li raccontò ciò che le fanciulle avevano insieme detto. 10842_10011_000048 una delle quali brunora, altra lionella e la terza chiaretta si chiamava. essendo un giorno, tutta tre queste giovanette, nel giardino di cui a maraviglia si dilettavano, passò per quindi ancilotto re. 10842_10011_000049 il quale gli addimandò che era stato di loro che, sì, lungo tempo non si avevano lasciati vedere, a cui rispose, acquirino, che alcuni strani accidenti che gli erano occorsi erano stati la cagione. 10842_10011_000050 il re, inteso cotal tenore, le fece a sé venire e ad una ad una le interrogò che detto avevano insieme quando erano nel giardino, a cui tutta tre, con somma riverenza, ordinatamente, replicorono ciò avevano detto. 10842_10011_000051 fronte acciò che abbiamo il parer vostro. questo molto piacque alla suocera e s imaginò d appresentargli alla nuora, che ancora non sapeva quello avea parturito e dirle come quelli erano i bambini di lei nasciuti. 10842_10011_000052 a serena, che molti mesi aveva con desiderio aspettati fluvio ed acquirino suoi diletti fratelli, parve di averli ornai perduti e non gli esser più speranza di rivedergli. 10842_10011_000053 per quanto che io posso comprendere, per le parole del re i vivono e del vostro aiuto ci è di bisogno molto, altrimenti tutte stiamo in pericolo di morte. rispose la comare. 10842_10011_000054 acquirino, tolta celatamente l acqua che balla, fluvio, il pomo che canta e serena l'ugel bel verde. con il re, lietamente entrorono nel palagio e si puosero sedere a. 10842_10011_000055 enimma di lodovica altro non vuol significare se non il papagallo che sta nella gabbia chiusa di ferri, che è la siepe ed è verde come lo smiraldo e tutto il giorno. ragiona. 10842_10011_000056 e la loro innocentissima madre è quella che sino a quest ora è stata ed è sotto la fetente scaffa- e fatta trarre la infelice reina del puzzolente luogo, orrevolmente la fece vestire e, vestita che fu, venne alla presenza del re. 10842_10011_000057 serena. ancilotto re, stavasi allegro sempre pensando di trovare al suo ritorno tre belli figliuoli, ma la cosa non gli avenne. si come ei, pensava perciò che l astuta madre del re, tantosto che s accorse il figliuolo al palazzo avicinarsi, gli andò incontro. 10842_10011_000058 re, dopo alquanti dì accadette di cavalcare nello altrui paese ed ivi per alcuni giorni dimorare, e perciò la reina e li figliuoli che di lei nasceranno alla attempata madre, instantissimamente raccomandò: 10842_10011_000059 gordiana, moglie di marmiato monaio, parturì un figliuolo al quale puose nome borghino, e quello coi tre amorevolmente allevò. 10842_10011_000060 per aventura tutta, tre aggiunsero in provino città d ancilotto, re suo padre ed ivi presa una casa a pigione. insieme abitorono, nudrendosi del tratto delle gemme, delle gioie e delle pietre preciose che dal capo gli cadevano. 10842_10011_000061 ed avuto il pomo alla sorella, lo portorono essortandola che più a sì, pericolose imprese strengere non li dovesse passati. dopo alquanti giorni il re vide i giovanetti e fattigli a sé chiamare. gli disse: 10842_10011_000062 la quale, quantunque lungo tempo fusse stata prigione e mal trattata, nondimeno fu preservata nella primiera bellezza ed in presenza di tutti. lo ugel bel verde raccontò il caso dal principio sino alla fine. come era processo. 10842_10011_000063 finita la favola da lodovica raccontata e molto alle donne piaciuta, la signora le comandò che all'ordine andasse dietro ed ella, senza indugio, il suo enimma propose così dicendo: 10842_10011_000064 ed addimandatala che grazia era quella che ella voleva, rispose l ugel bel verde fluvio, il quale era stato al contrasto della velenosa fiera e che di tal pericolo si ricordava a pieno. le ricusava di voler andare. 10842_10011_000065 se tu lo avesti in tua balìa, felice, beata ti potresti chiamare. e dette queste parole, si partì. non furono, sì, tosto, i fratelli a casa venuti, che serena gli affrontò e pregolli che una sol grazia non le negassino ed 10842_10011_000066 isabella tutta giuliva rispose: farete molto bene, signora lodovica, ma chi ha la prima non va senza la signora che vedeva moltiplicare le parole. impose ad ambedue silenzio. 10842_10011_000067 perciò che ella è di bassa condizione e non conviene al vostro figliuolo e nostro re, una donna di, sì, vilissimo sangue, come ella è. e però, sapendo noi il voler vostro, siamo qui venute e veniamo recati tre cani bottoli che nacquero con la stella in fronte. 10842_10011_000068 il che, udendo la madre tra se stessa, molto si turbò e da capo fece chiamare la comare e secretamente il tutto le raccontò, pregandola che dovesse provedere al soprastante pericolo. 10842_10011_000069 rispose la comare: manda i tuoi fratelli a ricercarla, che la ritroveranno, perciò che dalle parti nostre non è molto lontana. e, detto questo, si partì. 10842_10011_000070 gordiana. veduti i fanciulli, graziosamente gli ricevette e non altrimenti che se fussero del suo corpo nati, li nudrì a uno de quai puose nome acquirino, all altro flavio, per esser sta ritrovati nelle acque, ed alla bambina serena. 10842_10011_000071 smontati i giovani de gli loro palafreni e lasciatili a suo bel grado pascersi nel prato, s accostorono alle figure di marmo le quali, subito che i giovani toccorono statue di marmo, ancora elli divennero. 10842_10011_000072 e presa una tazza d argento e postavi dentro l acqua che balla sopra la mensa. la pose, fluvio, suo fratello, messa la mano in seno, estrasse il pomo che canta ed appresso l acqua lo mise. 10842_10011_000073 udita la ingegnosa interpretazione de l oscuro enimma e da tutti sommamente comendata lodovica, che si persuadeva ebe niun altra sapesse risolverlo, si ammutì, ma 10842_10011_000074 ma dopo molti combattimenti di commune consenso, fu lasciato appresso la donna la quale con non picciola solecitudine lo custodiva e caro lo teneva. 10842_10011_000075 ma come dobbiam far noi, dissero i giovani. imperciò che deliberato abbiamo di averlo al tutto, rispose l oste. se voi farete ciò che io vi dirò, arrete il pomo, né temerete la velenosa fiera e men la morte. 10842_10011_000076 ed allora, conoscendo il re, il successo della cosa, con molte lagrime e singulti strettamente abbracciò la moglie ed i cari figliuoli. e l acqua che balla, il pomo che canta e fugge, il verde lasciati in abbandono in un punto insieme disparvero. 10842_10011_000077 e con sue astuzie ed arti continovamente s ingegnavano di metterla in maggior odio della insensata madre. avenne che nel tempo che la reina parturì, nacquero in corte ancora tre cani bottoli. 10842_10011_000078 te stessa la tua lingua condanna. e voi, malvage ed invidiose sorelle, con la comare a tal suplicio, insieme dannate sarete. il che, udendo il re, rimase tutto suspeso. 10842_10011_000079 e perchè, avendo voi accettato lo invito, non veneste, ne passati giorni, a desinare con esso. noi, a cui riverentemente risposero gli urgentissimi negozi, sacra corona, ne sono stati primiera cagione. allora disse: 10842_10011_000080 ed entrato, eh, egli sarà nel giardino. l'animale subito gli verrà all incontro e, vedendosi se stesso ne gli specchi incontanenti in terra, caderà. 10842_10011_000081 disse il re, piacemi molto e come vi chiamate? a cui l'uno disse: acquirino, l'altro disse: mi chiamo pluvio ed io disse: la sorella, mi addimando serena. 10842_10011_000082 fluvio ed acquirino facendosene beffe. ricusavano di andare perciò che non sapevano dove che tal cosa si trovasse. ma pur astretti dalle umili preghiere della diletta sorella, presero un ampolla ed insieme si partirono. 10842_10011_000083 lo aspettiamo dimattina senza fallo al prandio con noi. i giovani si escusorono. ritornato il re al palazzo, disse alla madre che aveva ancora veduti i giovanetti stellati in fronte. 10842_10011_000084 avevano i duo fratelli più miglia cavalcato quando giunsero ad uno chiaro e vivo fonte dove una candida colomba si rinfrescava, la quale, messo giù ogni spavento, disse: 10842_10011_000085 e venuto il giorno seguente, il re comandò che in mezzo della piazza fusse un grandissimo fuoco acceso, indi ordinò che la madre e le due sorelle e la comare, in presenza de tutto il popolo, fussero senza compassione alcuna abbruggiate. 10842_10011_000086 e trattisi di testa il cappuccio ed inchinate le ginocchia ed il capo riverentemente il saluiorono. il re, che aveva l occhio d un falcone pellegrino, gli guatò fiso nel viso e vide che ambeduo tenevano una dorata stella nella fronte. 10842_10011_000087 e finalmente giunsero ad un fiorito e verdeggiante prato, in mezzo del quale era un altissima e ben fronzuta arbore circondata da varie figure marmoree che vive parevano. 10842_10011_000088 con certi segni gialli per dentro, prendila e vattene alle statue e con la penna toccavi gli occhi. che tantosto che tocchi gli arrai. 10842_10011_000089 disse la fanciulla: io non so come poterlo avere, perciò che i fratelli non vorranno andare a trovarlo, perchè sono stati più in pericolo di morte che in speranza di vita. 10842_10011_000090 e dissegli la sua cara moglie, in vece di tre figliuoli, tre bottoli cani, aver parturito e menatolo nella camera dove la addolorata moglie per lo parto giaceva, gli dimostrò e cagnolini, che al lato teneva, 10842_10011_000091 già erano venuti e tre fanciulli alla giovenil età quando persentiro che di marmiato monaio e di gordiana figliuoli non erano, ma trovati in una cassettina che giù per lo fiume scorreva. 10842_10011_000092 veduti adunque nella pristina forma i fratelli ritornati, con somma allegrezza gli abbracciò e basciò. avendo allora, serena, avuto lo desiderato intento suo, da capo, l ugel bel verde pregò la donna di grazia che lo lasciasse in libertà. 10842_10011_000093 vaghe, d aspetto, gentili di costumi e di maniere accorte, ma basse di legnaggio. perciò che erano figliuole d uno maestro, rigo fornaio che di continovo nel forno altrui pane coceva. 10842_10011_000094 il quale, poi, che di libertà privo si vide di grazia. le dimandò che lo lasciasse andare e non tenerlo, che a tempo e luogo di lei si ricorderebbe. 10842_10011_000095 queste nozze assai dispiacquero alla madre del re, perciò che, quantunque la fanciulla fusse vaga di aspetto, formosa di viso, leggiadra della persona, ed avesse un ragionare di dolcezza pieno, non però era convenevole alla grandezza ed alla potenza del re. 10842_10011_000096 creasse. perciò che iddio lo creò alla imagine ed alla similitudine sua e volse eh egli signoreggiasse e non fusse signoreggiato. e per questo si dice l uomo esser animai perfetto e di maggior perfezione che ogni altro animale. 10842_10011_000097 deh figliuola mia, disse la comare. quante belle cose vedresti se tu ne avesti, perciò che bagnandoti il viso diventeresti assai più bella di ciò che sei, disse la fanciulla. e come potrei io fare per averne? 10842_10011_000098 ma ben io vorrei, disse la comare, che tu, figliuola mia, avesti il pomo che canta, perciò che tu non vedesti mai il più bello, né gustasti il più soave e dolce canto. 10842_10011_000099 sì, come per la presente favola che ora raccontare intendo agevolmente, comprenderete, in provino, città assai famosa e regale, si trovorono, ne passati tempi, tre sorelle. 10842_10011_000100 il che, udendo il re, molto si turbò e quasi da dolore in terra cadde. ma poscia, eh, egli rinvenne alquanto, stette gran pezza tra il sì e no suspeso ed al fine diede piena fede alle parole materne. 10842_10011_000101 a cui l astuta madre del re primamente rispose: non altro che il fuoco, e parimente tutte le altre così risposero. ed allora l acqua che balla ed il pomo che canta alzorono la voce dicendo: ahi, falsa madre di nequizia piena. 10842_10011_000102 avenne, si come piacque a colui che tutto regge, che la reina s ingravidò, il che fu di sommo piacere al re, il quale con grandissima allegrezza aspettava di vedere la gentil prole de figlioli che gli erano sta promessi da lei. 10842_10011_000103 morire acciò che di loro mai si sapesse novella e la reina, in disgrazia del re, venisse appresso. questo per che chiaretta, era reina e signoreggiava il tutto. era nasciuta tra le due sorelle una tanta invidia contra di lei quanta nascere potesse giamai. 10842_10011_000104 la quale, quantunque la nuora non amasse né veder la, volesse nondimeno di averne buona cura. al figliuolo largamente promise, partilo adunque il re ed andatosene al suo viaggio. la reina parturì tre figliuoli: duo maschi ed uua femina. 10842_10011_000105 perchè tutti, non eccettovando anche la femina, sono sottoposti all uomo. di qua procede. che malagevolmente fanno coloro che, con astuzia ed arte, procurano la morte di sì, degno animale. 10842_10011_000106 ed avenga che la reina dirottamente piangesse, negando tuttavia averli parturiti. nientedimeno l invidiose sorelle confermavano esser il vero tutto quello che aveva detto la vecchia madre. 10842_10011_000107 laonde, montati a cavallo, si partirono e tanto cavalcarono che giunsero ad una ostaria ed entrativi dentro, addimandorono l oste. s egli, per aventura, saprebbe insignarli il luogo dove ora si trova il pomo che dolcemente canta. 10842_10011_000108 che aggiunse al luogo dove gente del verde sopra un ramo d un fronzuto albero, dolcemente parlando, dimorava. ed entrata nel verde prato, subito conobbe i palafreni delli fratelli che di erbuzze si pascevano e girando gli occhi or quinci, 10842_10011_000109 farei tanta tela con un fuso del mio filo che di bellissime e sottilissime camiscie fornirei tutta la sua corte. ed io disse chiaretta- mi lodo di questo- che se io avessi il re per mio marito, gli farei tre figliuoli in un medesimo parto, duo maschi ed una femina. 10842_10011_000110 rispose la comare alta: madama, state di buon animo e non vi perturbate, perch io farò sì che di me voi vi loderete e di loro novella alcuna più non sentirete. 10842_10011_000111 le quali saviamente hanno interpretati i loro enimmi senza l altrui isposizione. ma tenetevi certa che, se io potrò rendervi il contracambio, non starò a dormire. 10842_10011_000112 risposo: gli fu di sì, ma che andare non vi potevano, perciò che il pomo era in un vago e dilettevole giardino, in guardia ed in governo d un mortifero animale il quale, con le aperte ali quanti al giardino s avicinano, tanti ne uccide. 10842_10011_000113 ma poscia che ella depose il vermiglio colore, si volse verso isabella, a cui il luoco della quarta favola toccava, e disse: isabella, mi doglio, non già, eh, io sia scontenta d ogni vostro onore, ma per che io mi veggio inferiore a queste altre nostre compagne. 10842_10011_000114 prendete adunque questa veste tutta di specchi, coperta, e uno di voi se la ponga indosso e, così vestito, entri nel giardino di cui troverete l'uscio aperto e l altro resti fuori del giardino ed in modo alcuno non si lasci vedere. 10842_10011_000115 ritornati acquirino e fluvio a casa, serena, lattasi all incontro, gli pregò che, per amor suo, dovessino con ogni sollecitudine cercare che la avesse di questa preciosa acqua che balla. 10842_10011_000116 nel primo stato. eh erano, i fratelli ritorneranno vivi. la giovane, alzatagli l ala sinistra, trovò la penna, come l uccello detto le aveva, ed andatasene alle figure di marmo, quelle ad una ad una, con la penna toccò e subito di statue uomini divennero. 10842_10011_000117 ma a dio non piacque che del propio sangue si bruttassino le mani. ma fatta una cassetta e ben incerata di tenace pece, e messi e fanciulli dentro e chiusi, la gittorono nel vicino fiume. 10842_10011_000118 ed ivi appresso scorreva un ruscelletto che tutto il prato rigava e sopra di questo albero l ugel bel verde, saltando di ramo in ramo, si trastullava, proferendo parole che non umane ma divine parevano. 10842_10011_000119 la proterva e maligna madre del re, priva d ogni caritativa pietà e accesa di pernizioso e mortai odio. tantosto che nacquero i cari bambini, deliberò, senza il perfido proponimento mutare, de fargli al tutto morire. 10842_10011_000120 se n'andorono a lei e dissero: vedi, orena, l opera del tuo bel parto riserbalo, acciò che, quando il re verrà, possa il bel frutto vedere. 10842_10011_000121 di che il re ed i circostanti ne sentivano tanto piacere che dalle risa non si potevano astenere. ma affanno e sospizione, non picciola crebbe allora alla nequitosa madre ed alle sorelle, perciò, che dubitavano forte della vita sua. 10842_10011_000122 onde, stando ella in tale ramaricamento e l infelice morte de fratelli, piangendo determinò tra se stessa di provare sua ventura ed ascesa sopra un gagliardo cavallo in viaggio, si pose e tanto cavalcò. 10842_10011_000123 vide i fratelli conversi in due statue che la loro effigie tenevano di che, tutta stupefatta, rimase. e scesa giù del cavallo ed avicinatasi a l albero, stese la mano, ed a lui l bel verde puose le mani, adosso. 10842_10011_000124 la spoglia ha di finissimo smiraldo ragiona. ride e piange tutto il giorno. il tutto detto v ho restami il nome. 10842_10011_000125 perciò che erano stati in pericolo di morte. ma non passaro molti dì che re da capo. vide i giovanetti a quai disse: 10842_10011_000126 disse: giovanetti, che andate voi cercando. a cui fluvio? rispose: noi cerchiamo quella preciosa acqua la quale, come si dice, balla. 10842_10011_000127 ti hanno pur recata l acqua che balla, disse la vecchia. non però sono morti. sì, come adunque ti hanno portata l'acqua, così parimenti ti porteranno il pomo. e tolta licenza, si partì. 10842_10011_000128 disse allora il re: per cortesia tutta tre a desinare con esso noi dimane vi invitiamo. i giovani, alquanto arrossiti, non potendo denegare l onestissima dimanda, accettorono lo invito. il re, ritornato al palagio, disse alla madre: 10842_10011_000129 che per suo diporto con molta compagnia se n andava alla caccia. brunora, che era la maggior sorella, vedendo si bella ed orrevole compagnia, disse alle sorelle lionella e chiaretta: 10842_10011_000130 ma lo gel bel verde, seguendo il suo parlare, disse: sacra corona, questi sono i tre tuoi figliuoli che sommamente hai desiderati. questi sono i tuoi figliuoli che nella fronte la stella portano. 10842_10011_000131 rispose che mai lo liberarebbe fino a tanto che non trovassino chi è il padre e la madre loro e che tal carico dovesse pazientemente sopportare. era già nasciuta una gran discordia tra loro per lo avuto augello. 10842_10011_000132 e per che la misera reina era pazientissima e con forte animo sofferiva la corteggiana invidia, venne al re pietà di farla morire, ma comandò che fusse posta sotto il luoco dove si lavano le pentole e le scutelle. 10842_10011_000133 e se non erano andati da sua maestà, sì, come ella voleva ed era il desiderio suo- le chiedevano perdono e volevano emendare ogni suo fallo. 10842_10011_000134 madama, oggi andando a diporto vidi per aventura duo leggiadri giovanetti ed una vaga puncella, e tutta tre avevano una dorata stella nella fronte che, se io non erro, paiono quelli che dalla reina chiaretta mi furono già promessi. 10842_10011_000135 avenne che il re un giorno, andando per la terra con alcuni suoi corteggiani, spasseggiando a caso indi passò dove dimoravano i duo fratelli e la sorella, i quali, non avendo ancora veduto né conosciuto il re, discesero giù dalle scale ed andorono all uscio. 10842_10011_000136 e se non fate sì che io l abbia, pensate, in breve, di vedermi di vita priva. il che, intendendo fluvio ed acquirino molto, la ripresero affermandole che per lei non volevano andare in pericolo di morte. sì, come per lo adietro fatto avevano. 10842_10011_000137 e non è maraviglia se questi tali, mentre che si sforzano di dare ad altrui la morte, in quella disavedutamente incorreno, si come fecero quattro donne le quali, credendosi altrui uccellare, al fine uccellate rimasero e miseramente finirono la vita loro. 10842_10011_000138 onde renchiusa la cassetta e postasela in spalla, se n andò a casa e disse alla moglie che gordiana si chiamava guata, moglie mia, ciò che trovai nella riva del fiume, io te ne faccio un dono. 10842_10011_000139 vengono in cognizione del padre. io ho sempre inteso piacevoli e graziose donne, l uomo esser il più nobile e il più valente animale che mai la natura creasse. 10842_10011_000140 ritornato al palazzo, il re disse alla madre che ancor veduti aveva i giovanetti e che gli stavano fitti nel cuore, pensando sempre a quelli che chiaretta promessi gli aveva, e che non poteva con l animo riposare fino a tanto che non venissero a desinare con esso lui. 10842_10011_000141 nel giorno sequente. le spettiamo e fate sì che in maniera alcuna non ne mancate. a cui rispose acquirino che, potendosi da certi suoi negozi sviluppare, molto volontieri vi verrebbono. 10842_10011_000142 se io avessi il maestro di casa del re per mio marito, mi do sto vanto che io con un bicchiere di vino saziarei tutta la sua corte. ed io disse: lionella, mi do, sta lode che se io avessi il secretissimo cameriere del re per marito. 10842_10011_000143 il che fu cagione che marmiato. lasciata la vilissima impresa di macinare, presto ricco divenne e gordiana e i tre fanciulli e borghino, molto largamente vivendo amorevolmente, godevano. 10446_10415_000000 benissimo. io dunque vi dico che se la vita è una guerra, bisogna saperla accettare com'è. il soldato che si ritira davanti al pericolo non è un soldato, qualunque siano le sue ragioni, fossero anche quelle di achille. il ritirarsi sotto la tenda non è stato e non sarà mai bello. 10446_10415_000001 indicava, così dicendo, il padre ilarione e il padre restituto, e questi due, fatto l'inchino di rigore, si allontanarono in compagnia degli altri che aveva indicati il priore. 10446_10415_000002 e perchè? poi perchè al sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, è venuto in mente di portare quassù i pettegolezzi del suo capoluogo. ma io, per l'appunto, vorrei star qui, in barba a tutti i sottoprefetti e a tutti i capiluoghi del mondo. 10446_10415_000003 piuttosto, era da desiderare che andassero a visitarlo i geologi e gli studiosi di archeologia preistorica, gli uni per le belle concrezioni calcaree pei quarzi e per le tracce di minerali che presentava la roccia, gli altri per le caverne ossifere che si aprivano nel fianco della montagna. 10446_10415_000004 ah sì, bene, dei versi gridò il serafino battendo le palme. li amo tanto siete poeta, voi, padre agapito. la vostra aria pensosa mi dice di sì. eh, una volta, nei tempi andati, balbettò il padre agapito: siete troppo buono. 10446_10415_000005 o quando si sa. resta il dubbio intorno alla strada che hanno fatta per giungere in casa. non c'era da guardar nulla in quel ritratto, almeno cent'anni più giovane del suo originale. 10446_10415_000006 l'italia. frattanto io gli ho lasciata intravvedere la commenda. i motivi per i due primi gradi ci sarebbero dieci anni di grado nella guardia nazionale in qualità di capitano per la croce di cavaliere, l'opera prestata nel comizio agrario e le analoghe cognizioni per quello di ufficiale. 10446_10415_000007 fratelli, aveva detto il priore, raccogliendo intorno a sè la cresciuta famiglia. il nostro ordine accenna a voler prosperare velocemente. dobbiamo rallegrarcene, dobbiamo rammaricarcene. 10446_10415_000008 que voudras e non si occupavano d'altro. il padre anacleto, degno priore di san bruno, non era grave che a mezzo e portava con disinvoltura cavalleresca la sua tonaca lunga di color tabacco. 10446_10415_000009 questa l'ho finita da un pezzo, rispose il padre tranquillo. ma qui non intendo parlare dell'opera mia. dico invece che il sangue potrà scorrere liberamente nelle arterie del neonato, se noi sapremo introdurvi in tempo qualche nuovo elemento. 10446_10415_000010 e forse ho avuto torto- soggiunse gravemente il priore. eravamo allora nel dubbio. oggi abbiamo la certezza: il padrino adelindo non è altro che adele ruzzani, una ragazza di castelnuovo, pupilla del signor prospero gentili suo zio materno e fortunata erede d'un vistoso patrimonio. 10446_10415_000011 egli adunque non si maravigliò della confessione del priore, considerata in sè stessa, ma piuttosto della sincerità bonaria con cui era stata fatta e volle, come suol dirsi, averne l'intiero. amate diss'egli e siete felice. 10446_10415_000012 che posso servire le signorie loro dimandò. poichè li ebbe invitati a sedere, lo zio aperse le labbra per rispondergli, ma non gli venne fatto di spiccicare una sillaba. perciò, rinunziando ad una impresa che vedeva superiore alle sue forze, si volse al nepote con la muta preghiera dello sguardo. 10446_10415_000013 la mano divina si ritira in camera di consiglio, rispose la signorina adele con un sorriso malizioso che ricordava il monachino biondo. essa darà risposta domani al marchese gherardo melli, che sarà il benvenuto. 10446_10415_000014 riusciva egli nel suo tentativo. non so, forse ne dubitiamo, noi che siamo nel segreto, non potendo immaginare che altri non lo indovini alla prima. comunque fosse, quello sforzo del leggiadro novizio dava al suo discorso una certa velatura di suoni gutturali. 10446_10415_000015 oh, non ne dubito punto. ma infine lei capirà: il mondo ha i suoi diritti su questa fuga della signorina ruzzani e sulla sua entrata nel convento di san bruno in veste d'uomo, poichè non potrebb'essere altrimenti. si è fatto un gran chiasso a castelnuovo e fuori. 10446_10415_000016 i libri della biblioteca non aspettavano più i frati, ma i topi e le tignuole. dio mi perdoni se avviene ch'io tenga bordone ad una voce calunniosa, ma si credeva che lo stesso priore badasse poco agli uffici della sua carica e non rivedesse neanche più i conti. 10446_10415_000017 sarebbe un peccato, disse il padre anacleto, al cui pensiero si raffigurò in quel mentre l'immagine del padre agapito che raccoglieva tralci di fiammole sotto il romitorio delle querci. 10446_10415_000018 a far commendatore, te lo darò io il collare. ma che cosa può essere accaduto che questo signor prospero? non vorrei che gli fosse capitata qualche disgrazia per istrada, ma in questo caso perchè non mandarmelo a dire? il sottoprefetto ripigliò il campanello e suonò da capo l'usciere. ricomparve sull'ingresso il signor borgnetti. 10446_10415_000019 adele ruzzani, poi, non amava molto la musica. ballava per mera condiscendenza e non voleva parlar mai di mode. non aveva i gusti femminili. le piacevano i discorsi gravi, quantunque non isgradisse di variarli, spesso saltando, come suol dirsi, di palo in frasca. 10446_10415_000020 siamo tutti operai del pensiero o del braccio. una società bene costituita non può ammettere queste diserzioni e un savio governo dee volgere tutta la sua autorità a rimediarci. 10446_10415_000021 santa teresa sofferse indicibili tormenti, rimpianse più volte il suo voto e l'ardente misticismo della sua vita, e le cagioni della sua morte provarono qual grande sacrificio avesse fatto, e certamente superiore alle sue forze. 10446_10415_000022 mentre qui s'ha a descrivere la gioventù che piace e la bellezza che rimescola il sangue berta. a dir vero, non era una bellezza da far ammattire la gente, inoltre, appariva troppo grave, troppo compassata e questo, se conferiva alla nobiltà dell'aspetto, nuoceva all'espressione. 10446_10415_000023 è, secondo la filosofia civile, il mio debito verso la società: darmi a lei secondo le forze e l'ingegno. le forze le ho date quando era necessario e fin dove ho potuto, in uno di quegli uffici che non sono dei più ricercati, in una di quelle posizioni in cui non c'è nessuno che voglia starvi dinanzi. 10446_10415_000024 nella legge non trovavo armi. nella filosofia non trovavo argomenti. ho avuto ricorso alle astuzie fin dove la lealtà della buona guerra consentiva. 10446_10415_000025 che cosa siamo noi, se non gli strumenti di questa indagine, di questa cura diligente, di questa? il cavalier tiraquelli cercava il sostantivo e il signor prospero glielo. 10446_10415_000026 signora, mi dica lei come si potrebbe farlo. sono in regola con tutte le leggi dello stato. non sono mica una famiglia di monaci all'antica. sono una brigata d'amici che vivono in comune e non domandano d'essere riconosciuti come ente morale. 10446_10415_000027 è proprio così, non si ritorna indietro. gli chiese quell'altro con un piglio malinconico che faceva un bizzarro contrasto con la sua florida cera. il giovine aggrottò le ciglia in atto di chi non vuol sentire osservazioni ed è lì, lì, per escire dai gangheri. 10446_10415_000028 il serafino biondo era stato ad udire con molto raccoglimento la predica, ma come il padre anacleto ebbe finito, egli saltò su e rispose con accento commosso: venite fuori, il mondo vi chiama. non lo sentite voi forse? signor priore, le cicale hanno finito di stridere, i grilli non hanno ancora incominciato. 10446_10415_000029 il duca di francavilla aveva alzata la testa e lasciato di sfogliare il suo albo. la contessina berta, dal canto suo, aveva abbandonato il pianoforte e, bel bello, senza parere, si era accostata al crocchio del canapè di damasco. 10446_10415_000030 non è un padrino, lo capisco. potrebbe star meglio in un convento di monache. anch'io lo pensavo fin dai primi giorni ch'egli è venuto fra noi. ah, lo sapevate. interruppe il padre restituto e come va allora? 10446_10415_000031 è molto giovane. il vostro nepote, disse il padre tranquillo all'orecchio del padre prospero, non si adatterà alla nostra vita rinchiusa. perchè disse di rimando il padre prospero che sentiva la necessità di nascondere il suo giuoco. 10446_10415_000032 facetamente il padre tranquillo. gliel'avrei fatto sicuro se avesse chiesta la mia opinione, rispose il padre anacleto. egli è venuto invece a parlarmi di tutt'altro. sapete di che sentiamo? dissero tutti raccogliendosi intorno al priore dei due novizi che abbiamo accettati a san bruno. 10446_10415_000033 e gli occhi. che dirvi. degli occhi si capiva vedendoli. anche il riso di beatrice che ha esercitata la pazienza di tanti commentatori della divina commedia. 10446_10415_000034 pareva uno di quei leggiadri fraticelli incoronati che occorrono così frequenti nelle tavole dipinte del quattrocento, così piene di poesia e di sentimento religioso. 10446_10415_000035 infatti, quella mattina, all'ora del refettorio, il padre anacleto fu posto in mezzo da suoi conventuali che cominciarono a tempestarlo di domande. padre priore, orbene, i novizi sono partiti stamane. in che modo? 10446_10415_000036 da questo rifugio invece, non si ritorna più indietro. donde la conseguenza che ci si debba venire, che ci si debba venire ad una età più matura che non sia, per esempio, la sua. 10446_10415_000037 oh, in un modo naturalissimo e quasi senza avvedermene, m'ero alzato stamane per tempo e andavo al mio lavoro prediletto nella caverna della ripa quando mi venne udito, dalla costa di rimpetto il rumore di alcuni sassi che si staccavano dall'alto e sdrucciolavano giù per la frana. 10446_10415_000038 sono tornati finalmente ieri, ed io mi affretto ad avvisarne l'eccellenza vostra, bene intendendo le alte ragioni politiche e sociali che fanno rivolgere anche su questo piccolo fatto lo sguardo acuto del nuovo conte di cavour. 10446_10415_000039 l'amministrazione o signori, una saggia amministrazione è una legislazione applicata come la legislazione. una saggia legislazione è una amministrazione pensata. 10446_10415_000040 così pareva al futuro padre anacleto, che potessero raccogliersi in pace, lontani dal mondo pazzo, i naufraghi della vita moderna, o per espiarvi la loro parte di follie o per non commetterne altre. 10446_10415_000041 no, non è un uomo. dissi allora tra me, il terzo giorno dopo la sua entrata nel convento, e lasciavate correre. lasciavo, ma perchè, di grazia, perchè? perchè, signori miei, ma debbo io dirvi tutto, dall'a fino alla zeta: dite, dite, gridarono ad una tutte le voci del capitolo. 10446_10415_000042 il fraticello biondo, gettato uno de suoi soliti gridi d'ammirazione ingenua, era corso a piantarsi su quella cattedra, restando là in piedi, elegante a vedersi come un santo di donatello nella sua nicchia di marmo. 10446_10415_000043 venga a dare il suo giudizio su questo bozzetto. oh bello. si degnò di esclamare il sottoprefetto dopo aver dato una guardatina alla tela che stava sul cavalletto nel vano della finestra. che cos'è. 10446_10415_000044 a lasciatelo dare, ossequiare, incensare, e voi siete le vittime di questa lode, di questo ossequio, di questo incenso continuo. così avviene che, mentre cento uomini si contentano di un ricambio superficiale d'affetto, 10446_10415_000045 lasciate sospettare, proseguì stizzito il padre agapito, che vi piacesse poco in così gelosa materia e calcò sull'epiteto aver consiglio da noi, signor mario novelli. ripetè il priore alzando la voce d'un tono. 10446_10415_000046 tirava ognuno o cercava di tirare a sè, la qual cosa è stata espressa dai nostri antichi con la felicissima immagine del vogare alla galeotta, frate adelindo il monachino, il serafino biondo. 10446_10415_000047 essa dirà di non voler partire e lei mi manderà due righe di biglietto che un mio fidato verrà a prendere domani. al resto penserò io appena ricevuti i suoi pregiati caratteri. ah, signor prospero, signor prospero, quante noie per lei. abbia pazienza, signor cavaliere. 10446_10415_000048 per me niente affatto. ripigliò il signor prospero quantunque, per esser sicuri, sarà utile di parlare con lei. lo faccia una volta, al nome di dio. se non lo fa lei, chi ha da farlo? è giusto, disse il signor prospero. è giusto, gliene parlerò appena saremo tornati da questo viaggio. 10446_10415_000049 perchè non so nulla e per una semplice ragione non ho chiesto nulla e non mi si è dovuto rispondere. ah, questa poi è grossa, esclamò il padre ilarione: siete stato tre ore a confessare il monachino e non gli avete domandato nulla. 10446_10415_000050 neanche la scienza medica può pretendere all'infallibilità. richiede atti di fede continui. è teologia o poco. ci manca una cosa è certa: che la natura ha rimedi efficaci e forze vive nell'organismo per farli operare. 10446_10415_000051 tra la società naturale e l'artificiale non poteva essere più spiccato di così, e il vantaggio restava alla società artificiale per la semplicissima ragione che la naturale si è fatta da sè, laddove l'artificiale ce la foggiamo da per noi e ci prendiamo gusto fino a tanto che dura. 10446_10415_000052 il priore lo intese, poichè fatto un sorriso malinconico e data una crollatina di testa, mi rispose: aspettino, signore mie. vorrei ricordarmi con precisione di tutto un ragionamento così bello. 10446_10415_000053 lo svolazzare degli insetti, mosconi e libellule che venivano a far le capate contro le sue guance imperlate di sudore, o farfalloni e vanesse che gli facevano davanti agli occhi la loro danza capricciosa. 10446_10415_000054 inoltre, il signor duca faceva i suoi scavi nella caverna della ripa. i nostri monaci scelsero un campo più lontano, sul pendìo settentrionale di monte acuto, nella caverna delle streghe. non vi starò a dire perchè la chiamassero delle streghe, lasciando immaginare a voi le leggende popolari che avevano assegnato quel luogo a notturno ritrovo delle amiche di belzebù. 10446_10415_000055 noi chiacchieriamo diss'egli e il priore decide. o che vorreste fare? domandò il padre marcellino andar laggiù a disturbare il colloquio. bravo, e non pensate ch'egli potrà dirvi. che cosa potrà dirci sentiamo? 10446_10415_000056 poteva anche pentirsi della piccola bugia che gli era sfuggita, anche quella, involontariamente o non lo. aveva egli veduto dov'era rimasto suo zio? ma già benedetti giovani quando incominciano a confondersi. il padre anacleto scendeva giù pel sentiero e il serafino stava fermo sull'ingresso della caverna a guardarlo. 10446_10415_000057 il pensarci. allora, sotto l'esame di quegli occhi indagatori, gli fece sentire quanto fosse ridicolo. nella sua veste da frate, quell'altro aspettò che fosse partito il converso e l'uscio del parlatorio richiuso alle spalle del signor prospero. 10446_10415_000058 questo dialogo e il rimanente che si ommette per brevità, occorreva tra il signor prospero gentili e la sua bionda nepote adele ruzzani, all'alba, nella discesa tra il ponte di san bruno e la vallata sottostante, dove i nostri due personaggi erano aspettati per salire in carrozza. 10446_10415_000059 e lo fa all'occorrenza, non badando a speranze di premio, nè guastandosi il sangue se le trova fallaci. lo fa sopratutto perchè giova al suo simile, e solamente nel caso in cui egli è persuaso di giovare. 10446_10415_000060 è forse un po troppo giovane, quest'ultimo, ed io non ho lasciato di osservarglielo, ma egli a nessun patto vuole restar diviso da suo zio e fa nobilmente sue le tristi cagioni che allontanano il padre prospero dalle vanità e dalle afflizioni del mondo. 10446_10415_000061 il padre prospero, credette obbligo suo di rispondere che egli e il suo nepote si sarebbero acconciati volentieri a tutto pur di essere ammessi a vivere nella comunità di san bruno. 10446_10415_000062 c'è forse più da sperare che egli lasci la sua utopia per prender moglie? questi filosofi, questi riformatori son tutti ostinati. anche quando nel loro interno siano persuasi d'aver dato in ciampanelle, l'amor proprio li consiglia a tener duro. 10446_10415_000063 ma la sua risposta e l'osservazione del padre anselmo, profferite a mezza voce, non giunsero all'orecchio del monachino, quantunque fosse attentissimo. bene, diceva frattanto il priore: siate anche quattro, esponete le vostre ragioni. i nostri fratelli le ascolteranno e, nella loro saviezza, risolveranno. 10446_10415_000064 la signora morselli, che voleva essere annoverata fra le giovani, arricciò il naso peggio che non avesse fatto da prima. ma in che modo è andato a battere lassù, signor duca? ripigliò il sottoprefetto, lasciando a mezzo il suo dialogo con la signora morselli. 10446_10415_000065 ha avuto amori a bizeffe. un bel giorno gli è saltata la manìa di riformare il mondo e qui doveva finire in una specie di manicomio. un bell'uomo, non lo nego, ma tanto più pericoloso, ne conviene, se fosse ricco. scappò detto al signor prospero. 10446_10415_000066 lo capisco, ma si può andare a casa per fuggire da capo oggi stesso o domani. senti, ragazza mia, le ciarle di castelnuovo mi spaventano. tra noi e gl'importuni ci vorrei mettere un mese, almeno una quindicina di giorni di cui si potesse dire dove li abbiamo passati. 10446_10415_000067 ed era strano il vederli, anche più strano del vedere quel biondo serafino in abito di frate. era strano, dico, di vedere tanti uomini, giovani ancora e già stanchi delle tempeste della vita. 10446_10415_000068 scambiate le poche parole necessarie e pagato il contadino che aveva portate le loro valigie. i due viaggiatori seguirono il converso a cui il più giovine dei due sorrise amabilmente, come si sorride in paese straniero ad una faccia conosciuta. 10446_10415_000069 metta che io sia vissuto nel mondo quanto occorre per capire che esso non val nulla, che è bugiardo, sciocco e noioso. non basta forse per venire a rifugio, quassù? 10446_10415_000070 il cavalier tiraquelli aveva condotto fuor della sala uno de suoi convitati col pretesto, abbastanza ragionevole, di fumare un sigaro. passeggiavano ambedue sotto un loggiato che guardava nel cortile, collegando il quartierino del sottoprefetto con gli uffizi della 10446_10415_000071 in tanto capitava qualche ospite nuovo: ora un ispettore mandato dal governo per rivedere le bucce ad un comune, ora un ufficiale dei carabinieri che veniva a dare un'occhiatina alla caserma di castelnuovo, ora uno studente in vacanze, ora un curioso giramondo che amava le vie meno frequentate. 10446_10415_000072 è questo? sì, è proprio questo. gridarono ad una voce il padre costanzo e il padre ilarione, ma il padre agapito, che quel giorno era il meno parolaio di tutti, diede sulla voce ai colleghi. 10446_10415_000073 a chi, sospettando dell'esser loro, sarebbe mai venuto in testa di scacciarle dal reggimento. via. siamo giusti: è egli permesso a noi di scacciare dalla nostra milizia pacifica un fratello così quieto e gentile come il padrino? 10446_10415_000074 i giovanotti non abbondavano a castelnuovo, bedonia, ma per compenso ballavano gli ufficiali del governo che avevano quasi tutti la leggerezza voluta da questo nobile esercizio ginnastico. 10446_10415_000075 ah, ecco un'idea, ripigliò il padre marcellino al diavolo il convento. cioè traducendo la vostra esclamazione in forma piana e cortese: sciogliamo pure la nostra comunità. 10446_10415_000076 ma prima di dirvi il perchè di quell'indugio coreografico, credo necessario di darvi un'idea della sala. non sarà un quadro, ma un semplice abbozzo accanto alla sottoprefettessa sul canapè di damasco rosso. 10446_10415_000077 doveva, replicò il sottoprefetto con breviloquenza alfieresca. ma scusi, non si trattava mica d'un ladro, d'un bancarottiere, non si sa mai. un uomo è sempre un essere pericoloso per l'ufficiale di pubblica sicurezza. oggi è sano, domani. 10446_10415_000078 ma il padre prospero resisteva virilmente all'assalto. lo presero allora per le mani, che teneva incrociate sul ventre, e gli gridarono all'orecchio un visibilio di sciocchezze. 10446_10415_000079 come vedono, son tutti i delusi, i disgustati delle perfidie umane che vengono ad accrescere la nostra schiera. metteremo il professore all'archeologia ed ella disegnerà gli oggetti ritrovati, va bene? sì, sì, gridò il cherubino battendo allegramente le palme. 10446_10415_000080 per contro, il vino cattivo vi parrà semplicemente mediocre, ed anche di quello berrete come e quanto mangiate, cioè a dire tutto quello che occorre per le ineluttabili necessità della vita. 10446_10415_000081 ed ogni sua domanda di veder qui subito i due nuovi compagni nostri, che non erano a farle corona in refettorio, potrebbe dare argomento a chiacchiere e sospetti che io debbo in ogni modo evitare. 10446_10415_000082 scontroso priore. nè pittura nè lezione, replicò il serafino. è stata una dichiarazione preliminare, dopo di che vengo subito a dirvi le mie afflizioni. 10446_10415_000083 e voi sapete che quando una donna è disposta a lasciarsi fare la corte da un uomo, quell'uomo, se non è uno sciocco, se ne avvede. e quando quell'uomo se ne avvede, ma che cos'è? ritorna il padre prospero. 10446_10415_000084 e non sarebbe meglio che l'esperienza venisse all'uomo dieci o vent'anni prima del termine usuale? l'idea di cercare la solitudine gli era venuta di schianto, ma le ragioni psicologiche erano assai più lontane. 10446_10415_000085 vostra eccellenza non ignora come siano contagiose certe malattie morali assai più delle fisiche. persuaso di questa verità, e compreso della grande malleveria che pesava su me, cercavo da oltre un anno di portar rimedio a questo gravissimo sconcio. 10446_10415_000086 voi parlate del primo giorno diss'egli e sta bene. ma poi non vi è tornato il dubbio che l'adolescente fosse una donna, anzi, è diventato certezza. rispose il padre anacleto. come e perchè? domanderete. 10446_10415_000087 qui non c'è nessun partito per lei, ch'io mi sappia. ripigliò la contessa cercando di scoprir terreno. pare anche a me. replicò la sottoprefettessa, ma forse ci sarà qualche domanda di fuori. 10446_10415_000088 e, afferrato il campanello, suonò furiosamente. l'usciere comparve sull'ingresso. che cosa comanda il signor cavaliere? chiamatemi il signor borgnetti. il signor borgnetti era il delegato di pubblica sicurezza del circondario di castelnuovo, bedonia. un pensiero venne in mente al sottoprefetto poichè l'usciere 10446_10415_000089 la solitudine sdegnosa o il disprezzo benevolo secondo gli umori, è tutto il meglio che ci resta a fare in una società male ordinata. così la intendo io, nè credo che voi l'abbiate intesa diversamente finora. 10446_10415_000090 morto disingannatevi. proprio in quel punto il fratello giocondo metteva un grido di gioia che fece voltare la testa ai due combattenti. che c'è, disse il priore, ma prima che il converso potesse dargli risposta. 10446_10415_000091 il teschio era benissimo conservato e la bianchezza e la porosità del tessuto osseo facevano fede di molta antichità, non meno che della asciuttezza del suolo. del resto, la sua superficie allappava la lingua, cioè a dire vi lasciava quella impressione, accompagnata da un cotale. 10446_10415_000092 li conoscevo già da ciò che si è detto, e lungamente, nella ultima adunanza del capitolo. c'è ben altro che il capitolo gridò il padre restituto. se volete degnarvi di rammentare quel che s'è detto ieri, prima di entrare in refettorio, io stesso che prima non vedevo di buon occhio la presenza dei novizi tra noi, 10446_10415_000093 per fortuna il ramarro vide quel braccio in aria e guizzò via come folgore. del resto, anche il padre anacleto, pentito di quel moto di collera irragionevole, lasciava ricadere la pietra. 10446_10415_000094 fatte queste ed altre poche parole, con la fredda urbanità analoga al caso, i padrini scelsero il terreno lì presso ed assegnarono i posti ai combattenti. 10446_10415_000095 in confidenza diss'egli mettendo familiarmente il suo braccio sotto quello del suo interlocutore in confidenza. commendatore mio, lasci che io la chiami fin d'ora così: se rimango a castelnuovo bedonia, gli è solamente per questo. 10446_10415_000096 il serafino biondo mise mano al suo albo e segnò con pochi tratti sulla carta il fondo della buca sul cui orlo si era seduto. com'ebbe date le ultime ombreggiature al disegno, si tirò da banda e fu rimosso il lastrone. 10446_10415_000097 è vero, è vero, gridò il padre. anselmo è verissimo. ribadì il padre bonaventura un mormorio di approvazione, salutò le parole del padre anacleto e rincalzò le esclamazioni dei due lodatori. 10446_10415_000098 tutto ha da essere rinnovato in casa sua. dopo le gioie vedrà i mobili e tutto il rimanente. scommetterei che rifaranno la facciata al palazzo. il duca strinse le labbra in atto d'uomo che non è punto contento di certe lungherie, crollò la testa e se ne andò. pei fatti suoi. 10446_10415_000099 e quel pretendente di cui egli negava l'esistenza non poteva essere il padre agapito in persona. questo pensiero gli aveva dato una stretta al cuore, lo aveva fatto scattare come una molla. 10446_10415_000100 è un vostro sospetto. domandò il padre: restituto, sì, per ciò che risguarda il priore, ma ho qualche ragione per credere che il padrino si lascerà fare la corte? 10446_10415_000101 il vecchio monastero di san bruno aveva un'aria di festa quasi di gioventù. spariscono le rughe dal volto alla luce dei doppieri in una festa da ballo, ed anche un muro screpolato, un intonaco annerito e corroso da un centinaio d'inverni può apparir bello quando vi batton sopra i raggi del sole. 10446_10415_000102 l'oratore. ella dunque ammette con noi la necessità di queste alleanze tra famiglie e famiglie, tra i grandi nomi e le grandi ricchezze. ma non basta, come non basta ancora, si provò a dire il signor prospero. 10446_10415_000103 e questo diavolo del signor prospero, che non mi ha scritto ancora, è capace di non esser forte in ortografia e di vergognarsi. se sapessi dov'è alloggiato, gli manderei un telegramma. 10446_10415_000104 matti, davvero gridò la signora morselli odiare le donne, ma si può dar di peggio. e quanti sono chiese adele ruzzani a cui piacevano poco tutte quelle interruzioni? 10446_10415_000105 è un valente professore. insegnava a torino. gli hanno fatto torto. a quanto pare, qualcheduno si è fatto bello di una sua scoperta. il governo non lo ha tenuto nella giusta considerazione ed egli ha abbandonata la cattedra. 10446_10415_000106 quel giorno, invece, dovevano raccogliersi tutti quanti sotto la loggia e star seduti a chiacchiera come una società di buontemponi che metta in pratica il post prandium stabis della vecchia scuola di salerno. 10446_10415_000107 e questo per farvi intendere che, se accetto le osservazioni di tutti, non ammetto le insinuazioni di nessuno. poveri noi, gridò il padre marcellino in mezzo al tumulto che le parole del priore avevano destato nella comunità. non ci mancava più altro. 10446_10415_000108 farà benissimo, disse il sottoprefetto per chiudere quella digressione. e mi dica ora, ha già parlato pel duca? no, non ancora, siamo arrivati, appena iersera. 10446_10415_000109 questa luminosa conclusione fece sì che il padre, prospero scambio di tirare innanzi verso il giardino, dèsse una pronta voltata e ritornasse in biblioteca. come che vuol dir ciò? perchè non siete andato? chiesero l'uno dopo l'altro i suoi compagni importuni. 10446_10415_000110 e poi per viaggiare fa troppo caldo. oh, eccone una che è molto seria in verità, come se qui, presso e con la tonaca del convento, si fosse stati al fresco. 10446_10415_000111 sappiate, adunque, che ci sono molte altre cose le quali m'hanno fatto prendere in uggia il civile consorzio. non lo credete, eppure è così. quando si è veduta l'invidia al posto dell'emulazione, l'egoismo al posto della fratellanza, il serafino interruppe alle prime quella triste rassegna con una crollata di spalle. 10446_10415_000112 qui ella potrebbe aver ragione. interruppe il sottoprefetto con aria di benevola condiscendenza e m'immagino che avrà detto alla signorina che le donne non debbono andare ai poli. se gliel ho detto, ma vuol sapere che cosa mi ha risposto quella testa bizzarra. bene, andrò dunque all'equatore: c'è due terzi d'africa da esplorare. 10446_10415_000113 spiegatevi? mi spiego subito. nel nuovo giornale ci ha da entrare anche la parte amena, un po di letteratura, per esempio sotto forma di novella o di componimento poetico. 10446_10415_000114 lentamente da prima per non farsi sentire indi, a precipizio per la via che metteva al convento. tratto tratto si fermava lì sui due piedi, senza che ne apparisse il perchè, rotava gli occhi, si mordeva le labbra, crollava la testa, quindi ripigliava l'aìre. 10446_10415_000115 il pranzo durò troppo per due persone, le quali avevano tante cose da dirsi. cioè, mi spiego: l'una aveva da dirle e l'altra da sentirle, ma voi vorrete concedermi che quest'altra non si sarebbe contentata di stare a sentire e avrebbe detto anche del suo. 10446_10415_000116 bisogna finirla, borbottava il priore rimasto alquanto in disparte. bisogna finirla. il serafino biondo si accostò a lui col suo leggiadro sorriso, al giocondo lume dei due smeraldi, onde amore gli aveva scoccate le sue armi. permettete che io vi significhi la cosa con una immagine dantesca. 10446_10415_000117 ma di grazia, ora che siamo fuori, si potrebbe sapere perchè si va via così di schianto, senza dire neanche buon giorno, non dir nulla. zio, si va via dopo essere venuti. lo capisco, era il meglio che si potesse fare. 10446_10415_000118 a me pare che ci sia un progresso. l'ha notata anche lei. l'attenzione vivissima con cui la sua bella nepote ascoltava l'altra sera il duca di francavilla è un buon segno. che ne dice? 10446_10415_000119 il serafino biondo aveva ripigliato il suo albo e quegli avanzi d'un corpo raccolto nel sonno eterno furono ritratti dalla matita sulla carta dopo di che, pezzo per pezzo, lo scheletro fu levato dalla fossa e collocato in un canestro. 10446_10415_000120 delle ossa lavorate e via discorrendo. la caverna doveva essere stata abitata come tutte le altre degli appennini, nei tempi in cui l'uomo non aveva ancora imparato l'arte di fabbricarsi una casa di pietra. 10446_10415_000121 badi, io le fo una profezia: se rimangono qua dentro, sua nepote, con quella sua testolina bizzarra, s'innamorerà di questo priore o d'un altro della comunità. l'occasione fa l'uomo ladro. e lei, signor prospero, non mi spaventi, per carità. interruppe il povero zio mettendosi le mani ai capegli. 10446_10415_000122 signor commendatore, rispose il padre anacleto alla società. non siamo debitori di nulla. eh, nulla, nulla. poi, dove mi mette lei i canoni della filosofia civile? 10446_10415_000123 oh, non è per discutere. dico che non capisco, ma già io non ho da capire. fo il portinaio, io il cantiniere, il fattorino e il cerimoniere a tempo avanzato. questo cumulo di occupazioni servirà a tenervi in esercizio, disse il padre bonaventura ridendo: ingrassate troppo, fratel, giocondo. 10446_10415_000124 ecco adunque il signor sottoprefetto di castelnuovo bedonia, messo dentro alle segrete cose del convento di san bruno, ma, ohimè, molto meno addentro di quello che egli credesse, perchè, infatti, se egli si era posto in mente di sorprendere la signora adele ruzzani, 10446_10415_000125 padre anacleto balzò sulla seggiola. ci siamo, pensò egli. frattanto, perchè mi fa questa domanda? chiese egli poscia, guardando il sottoprefetto con aria di curiosità che voleva essere soddisfatta. 10446_10415_000126 ed io che dovevo seguirla, sarei guarito della polisarcia, non vi pare? fortunatamente per le mie povere gambe, la malinconia gli è girata verso il convento dei matti. oh, scusate, ripeto quel che si dice comunemente a castelnuovo. 10446_10415_000127 nell'alzarsi in piedi, il serafino biondo aveva voltata la faccia verso l'ingresso della stamberga. la luce della navata che giungeva fino a lui gli rammentò che non aveva chiuso l'uscio dietro di sè e che forse era prudente il farlo per aver tempo a levarsi da terra nel caso che qualcheduno fosse capitato lassù. 10446_10415_000128 colpa del moto. fratello del moto raccomandò uno dei frati che si trovava vicino al signor prospero. bisogna combattere in tempo la polisarcia. poli, balbettò il signor prospero inchinandosi al suo nuovo interlocutore. 10446_10415_000129 e voi, sia detto con vostra licenza- non sapete o non volete che torna lo stesso, sia pure non vogliamo, rispose il priore. vedete dunque che non è il caso d'insegnarci più nulla. 10446_10415_000130 eh, non basterebbe, disse il priore crollando la testa e sorridendo. ma lasciamola lì. io le aveva accennato un mio dubbio. le è dispiaciuto e non voglio tornarci su l'ardore che ella ha messo a ribatterlo. mi dice chiaro che non debbo ripeterlo, neanche spiegandolo. 10446_10415_000131 ma subito si penti di mostrarsi così bambino in faccia al priore che lo guardava tra sospettoso e ammirato, arrossì per la terza volta, chinò gli occhi e ripigliò: scusi, la prego, ma gli è che son tutto felice di trovare in me un piccolo talento che possa tornare utile alla comunità. 10446_10415_000132 non mi pare che voglia darvi ragione. mormorò il padre, tranquillo all'orecchio del padre restituto: diplomazia, diplomazia. rispose il padre restituto crollando la testa in atto di uomo che la sa lunga. 10446_10415_000133 in confidenza. era una vittima della sua grande schiettezza. i governanti lo avevano in uggia perchè in altri tempi un suo scritto aveva risicato di far nascere una quistione europea. 10446_10415_000134 intendete la commenda, che è una corona da mettersi al collo. ma sua eccellenza, il ministro degli interni non reputò che con lo scioglimento della comunità di san bruno il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, avesse salvata abbastanza la società e gli decretò solamente una croce di cavaliere. 10446_10415_000135 queste cose. per altro non bisognerebbe andarle a dire alla contessina berta gamberini, nè alla contessa beatrice, sua madre. secondo la loro opinione, dove son esse c'è tutto. o, per dire la cosa con un po di modestia, non ci manca più nulla. 10446_10415_000136 abbiamo qui una parte, e non l'ultima, di un vasto disegno politico ii a. 10446_10415_000137 gl'inchini al biondo serafino furono molti i complimenti per il suo aspetto fiorente. si alternarono con le premurose domande intorno alla sua passeggiata. poco mancò che taluni non gli offrissero il braccio per condurlo in refettorio. arcano potere di due begli occhi. 10446_10415_000138 uno studio sulla circolazione del sangue e sullo scambio molecolare del padre tranquillo, alcuni cenni sulla formazione geologica di monte acuto del padre ottaviano e una dissertazione sul passaggio di annibale da castelnuovo del padre anselmo, che, nella sua qualità di bibliotecario, doveva essere l'erudito della compagnia. 10446_10415_000139 perciò non disse nulla. si contentò di guardare il serafino nel bianco degli occhi e il serafino lo guardava a sua volta con una fermezza quasi beffarda, come se volesse dirgli: oh, se non incominci tu, bel priore, non parlo, io di sicuro. 10446_10415_000140 uno di essi, il padre restituto, portava tra mani le due spade di toledo spiccate allora dalla parete nella cella del padre anacleto conte, disse egli: abbiamo scelto le vostre per una semplicissima ragione: non ce n'erano altre abbastanza buone in convento. 10446_10415_000141 capisco, diss'egli, capisco che il giornale non si farà più. è nato, morto, soggiunse il padre restituto. a quella osservazione agrodolce scattò come una molla il padre tranquillo. e perchè di grazia, aspettate che sia venuto alla luce per fare la vostra registrazione necroscopica? 10446_10415_000142 a quell'altezza dal suolo coltivabile. in una cavità rocciosa come quella, lo strato di terriccio appariva profondo e certamente non ci si era formato da sè per l'azione dell'acqua sulla pietra. 10446_10415_000143 queste parole mi fruttarono un sorriso del frate converso, il quale mi disse: venga al convento e farà colazione. in ogni altra circostanza avrei ringraziato rifiutando, ma quella fortunata occasione di visitare un convento di matti non era da lasciarsi sfuggire e ringraziai, accettando. 10446_10415_000144 la strada costeggiava un rigagnolo, ma a poco a poco si alzava sul fianco della collina. qua e là, a giuste distanze, sorgevano certi tabernacoli che rispondevano alle stazioni della via crucis. 10446_10415_000145 la cosa possibile diventava probabile. se lo avessero colto là dentro, come avrebbe potuto spiegare il negozio? per fortuna, al rumore di passi, tenne dietro un suono di voce e il monachino riconobbe suo zio che era entrato in chiesa. non avendo potuto penetrare nel capitolo, 10446_10415_000146 quanto all'oratorio, ognuno ci teneva la sua biancheria, i suoi abiti e, all'occorrenza, i suoi libri. più alla mano, fratel giocondo, ad esempio, ci teneva il gattinara e il pomino, due autori di sua predilezione tra i quali da lungo tempo aveva istituito un confronto. i due novizi furono condotti alle loro stanze. 10446_10415_000147 non lo vogliamo. questo duello, gridarono. non lo vogliamo, non lo vogliamo. il padre anacleto fece un gesto espressivo di malcontento. signori, vi prego, disse egli, voi non avete a che fare in questo luogo. rammentate gli obblighi della cavalleria. 10446_10415_000148 questo spetta ai carabinieri, quello agli uscieri, quell'altro ai doganieri. le guardie di questura debbono stare al corpo di guardia e il signor delegato deve spartire il suo tempo tra il letto e la letteratura. 10446_10415_000149 e da almaviva che voleva essere, incominciava a far la figura di don bartolo. lei ha fatto una descrizione troppo bella del convento di san bruno e i nostri amici se ne sono innamorati di schianto. 10446_10415_000150 se in parlamento penseranno a votarmi una legge contro il celibato, non dubiti, mi metterò subito in campagna con una mezza dozzina di carabinieri. signor prospero, lei mi aiuterà chiamando sotto le armi la guardia nazionale. 10446_10415_000151 per me ufficiale del governo. ella è stato capitano per oltre dieci anni. ha dunque diritto alla croce di cavaliere. e non basta. non basta, disse il signor prospero con accento perplesso tra il dubbio e la speranza. 10446_10415_000152 giunto colà, si sedette sul parapetto volgendo le spalle al convento, come uomo che volesse star solo coi suoi pensieri, senza occuparsi di ciò che facessero o dicessero i compagni. 10446_10415_000153 questa, dissi io, è l'opinione della comunità. ma personalmente, quale concetto si formano delle donne, signore mio personalmente si sfuggono, si sono sfuggite. ognuno di noi è venuto qua con la seconda vocazione si meraviglia di questa mia distinzione. pure è naturalissima. 10446_10415_000154 l'interesse sociale esige che io lo sia, affinchè un altro professore possa dar dell'asino a qualcheduno e dichiararmi un intruso nel gran tempio del sapere, perchè c'è anche il tempio coi rispettivi penetrali e il rispettivo sacerdozio. la società si tratta bene con la rettorica per maestra di casa. 10446_10415_000155 ma sì, ieri il signor mario novelli e il signor pellegrino della rosa, cioè a dire padre agapito e padre ilarione. stamane poi il signor ariodante soresi e il signor nello altoviti che sono, se non mi confondo fra tanti nomi, i padri restituto e bonaventura. 10446_10415_000156 più allegro era il padre prospero, che si toglieva finalmente dal sole e si avvicinava, per giunta, al refettorio. quella mattina il cuoco gli aveva promesso un desinare di suo gusto, con una certa replica d'agnellotti che gli erano maledettamente piaciuti il giorno prima, e il padre prospero, mandando a quel paese i consigli del medico. 10446_10415_000157 ma la meraviglia più grande fu una specie di cattedra formata su d'un rialzo dello scoglio dal largo tondeggiamento di una grossa stalagmite e incoronata in alto da un mezzo cerchio di stalattiti che raffiguravano un baldacchino. 10446_10415_000158 lo temperava per altro non cantando mai se non pregata e ripregata. e la pregavano e la ripregavano sempre, non foss'altro per sentimento di gratitudine. 10446_10415_000159 i conventi su per giù si rassomigliano tutti nella loro semplicità grandiosa ed umile ad un tempo che credo entri per molto nella tenacità del sentimento che fa perdurare gli ordini monastici. 10446_10415_000160 che essa poteva farci perdere quel po di cervello che ci avevano lasciato intatto le burrasche della vita. uomini, provati davvero, questi frati di san bruno, se avessero detto ad un biondo adolescente che domandava di entrare, accettando anche la condizione del noviziato: noi vi crediamo una donna e, scusate, abbiamo paura di voi. 10446_10415_000161 sicuro che le troverò, rispose il contadino. ci ho il fatto vostro in casa di mio padre. così si erano conosciuti ed intesi. il contadino li aveva accompagnati fino al ponte di san bruno e aveva udito dalle labbra stesse del viaggiatore le parole veniamo per farci frati, dette al converso che era andato ad aprire. 10446_10415_000162 e scappò via il signor prospero con una leggerezza di cui, a vederlo così tondo com'era, non lo avreste creduto capace. diavolo d'un gentili, esclamò il conte gamberini, vedendoselo guizzar di mano, vispo ed allegro come un pesce che abbia mangiata l'esca senza restare all'amo. 10446_10415_000163 con l'ardimento della fantasia, andava anche più oltre. non contento di aver trovato l'ursus spelaeus, che accennava già ad una bella antichità, sperava di trovare anche l'elephas primigenius, che è, come a dire, il babbo degli elefanti. 10446_10415_000164 viviamo in pace rispettosa con le leggi del paese, paghiamo le tasse. non domandiamo d'essere riconosciuti come un ente morale agli occhi della società. siamo e non siamo in compenso della nostra modestia. le domandiamo una cosa sola: di non parlarci delle sue tirannie battezzate col nome di doveri positivi. 10446_10415_000165 quali dispiaceri lo avranno condotto a fare questa vita solitaria? se non avessi avuta questa sciocca paura, avrei potuto domandarglielo. non voglio aver paura, non l'avrò più. il padre prospero cercato con una premura che egli era ben lungi dal sospettare possibile. 10446_10415_000166 confidava nella sua giovanile audacia di non essere scoperto e godeva la novità di quella vita senza sapere come sarebbe andata a finire. ma proprio senza saperlo s'ha a credere che il biondo monachino non avesse uno scopo. 10446_10415_000167 eh, non guari più di così. l'amico non sapeva altro e me n'ha informato pochi minuti fa. eravamo ancora a discorrere insieme quando è capitato l'usciere a cercarmi. pochi minuti fa, esclamò il sottoprefetto. l'amico, ma chi è costui? 10446_10415_000168 materia. egli mi ha detto che il padre prospero, gentili, è un signore di castelnuovo, bedonia, uomo per bene e molto rispettato in città. oh grazie tante della sua degnazione, esclamò il monachino che subito riprese la sua aria: di me la rido. 10446_10415_000169 no, v'ingannate, se m'aveste lasciato finire ho creduto di amare, e non era vero. il serafino stette alquanto sopra di sè meditando la frase del padre anacleto. quindi, con un'aria di sommo candore, rispose: 10446_10415_000170 quell'allegria di tinte delicate, che temperava l'orridezza selvaggia del luogo, colpì l'animo del serafino e gli strappò un grido di gioia. gentil serafino, com'era giovane. la vista d'un fiore lo faceva andare in visibilio e anch'egli era un bel fiore, bianco, roseo, come quello del rovo che gli stava dinanzi. 10446_10415_000171 le porse al padre restituto e questi, indettato dal maestro di combattimento, andò a presentarle, dalla parte della impugnatura, ai due combattenti. 10446_10415_000172 anche allo zio era parso di escirne egregiamente a farselo apposta un priore. non si poteva ottenerlo più pastoso di così. che sia cieco, pensava egli mentre seguiva il padre anacleto e il biondino nella loro passeggiata per tutti i corridoi del convento. 10446_10415_000173 proseguendo gli scavi, i cocci apparivano di forma più rozza e di meno diligente cottura, fino al segno di parere a mala pena riscaldati al fuoco, indizio evidentissimo d'una industria casalinga che non conosceva commerci nè intendeva nulla di perfezionamento nell'arte quanto alle ossa lavorate e alle armi di selce. 10446_10415_000174 il nostro degno priore, se ben ricordo le sue parole, non ha già detto di non volerlo credere? ha detto che quando pure il monachino fosse stato una monachina non c'era da far nulla e che la nostra cavalleria doveva far le viste di non accorgersi della cosa. 10446_10415_000175 il priore non volle che il lastrone fosse subito alzato, ma fece scavare torno, torno il terreno ed allargare la buca. mercè questa operazione, fu posto in chiaro che quel lastrone orizzontale posava su altri quattro verticalmente piantati. 10446_10415_000176 se uno in quel punto gli fosse capitato davanti e gli avesse spifferato lì, chiaro e tondo quello che noi ora pensiamo di lui, altro che scattare come una molla. scommetto che il nostro ottimo priore sarebbe saltato, come saltano qualche volta le polveriere, per un tiro bene aggiustato di artiglierie nemiche. 10446_10415_000177 un masso enorme piantato in mezzo all'entrata spartiva in due quella grande apertura, e intorno a quel masso un prunaio stendeva i suoi rami spinosi che già facevano pompa delle vette fiorite. 10446_10415_000178 si voleva non averne l'aria, ma gli occhi correvano di tanto in tanto dal piatto a quella bionda testina, a quel collo di cigno che sbucava dall'orlo della cocolla color di tabacco. 10446_10415_000179 il mondo è quello che è: un complesso di bene e di male, con sovrabbondanza di male o di bene, secondo gli umori e la condizione di chi giudica. in ogni sua parte il mondo può offrire qualche allegrezza o qualche consolazione, come può offrirne la vita in ogni classe sociale. 10446_10415_000180 la sua giustificazione, signor commendatore, è tutta nell'onesto desiderio di far cessare uno scandalo nel circondario che così degnamente amministra. esso non era qui, vossignoria ne è persuasa. 10446_10415_000181 testa dall'unico tra noi che non fosse cotto del monachino biondo. gli ascoltatori erano rimasti scombussolati da quell'assalto oratorio. volevano parlare, interrompere il corso delle rivelazioni, ma non ne venivano a capo. il padre marcellino aveva preso l'aìre e voleva giungere in fondo, ma anche lui dovette fermarsi un istante. 10446_10415_000182 in vista del convento. ma il resto del viaggio può esser soppresso senza nuocere alla chiarezza del racconto. no, no, vogliamo tutto dall'a fino alla zeta. non le facciamo grazia d'una virgola. capisco, disse il duca ridendo. non mi permettono di far punto. 10446_10415_000183 ma per allora non c'era nulla di questo. anzi, debbo confessare che quel modo di andare e di gesticolare non era altro che una trovata dei due personaggi a cui dispiaceva di essere seguitati. 10446_10415_000184 il cui colore rosso carico significava una diligente cottura, e le sagome tondeggianti e qualche traccia d'ornato lineare accennavano un certo grado di perfezione a cui era giunta l'industria figulina. 10446_10415_000185 vi dirò invece, dando una sbirciatina nei quaderni del padre anacleto, che il monte acuto studiato da quella parte appariva incoronato da banchi di formazione terziaria posti orizzontalmente sopra gli strati verticali della calcarea compatta giurassica. ond'era formato il nocciolo di quella catena montuosa. 10446_10415_000186 lo zio prospero dormiva saporitamente sulla sua poltrona con un libro aperto sulle ginocchia. il serafino biondo non si fermò neanche a guardare che libro fosse ed uscì volgendo i suoi passi fuori del convento. 10446_10415_000187 non c'è, oh che tenga. ripigliò il padre anacleto, innamorato, morto. il padre marcellino ha dato l'esempio delle confessioni. ricevete la mia. il padre agapito non era rimasto maravigliato come gli altri. 10446_10415_000188 ma altro è l'accettare per vera una massima, altro il conformarvi tutta quanta la vita. si conosce il bene e si loda, ma ci si attiene al peggio o ci si torna quando fa comodo. 10446_10415_000189 soltanto poteva esserci stato qualche pastore od anche qualche bandito a rifugio, e delle scarse visite faceva fede una piccola traccia di sentiero, meglio intravveduta da lunge che potuta seguitare da vicino. 10446_10415_000190 dopo questo breve colloquio, il priore tornò nel parlatorio. eccomi a lei, commendatore. diss'egli se vuol favorire xv. 10446_10415_000191 incominci, la prego a non far punto e virgola, gridò quel capo. ameno del ricevitore, obbedisco. replicò il duca di francavilla, inchinandosi dalla svolta a cui eravamo rimasti fino al convento sono forse mille passi, e la strada scende insensibilmente fin là. 10446_10415_000192 ma ditemi o signori, poichè la cosa è stata scoperta, anzi, poichè c'è stata solennemente annunziata, era prudente da parte nostra, era savio, di dire a quella ragazza: restate. e in un convento d'uomini di 10446_10415_000193 una ragazza molto gentile e molto romantica, s'è messa in capo di vedere il convento. ha trovato il modo di violare la consegna o la clausura, se così mi è lecito dire. non l'abbiamo riconosciuta subito, perciò ha potuto, ella, rimanere tra noi. 10446_10415_000194 vigorosa, come un istinto che non si può soffocare nè discutere. tristo colui che, nei furori della politica o seguendo il filo di certe sue deduzioni, 10446_10415_000195 non perda tempo, per carità. il momento è opportuno. domani a sera, se crede, vengo a farle una visita. se lei mi strizza l'occhio, è segno che ha cominciato il fuoco. 10446_10415_000196 capisco, capisco, mormorò il signor prospero. ma come si fa ora? io non so che pesci pigliare. accetti il mio consiglio: parli alla signorina, veda di persuaderla. se poi ella farà un buco nell'acqua, provvederò io. lei, signor cavaliere, sì, io, qualcheduno, ha pur da trovarla una via per uscirne. 10446_10415_000197 l'idea piacque, anzi fece furore tra gli astanti. s'intende che il padre marcellino va messo in disparte, anzi, vi aggiungo che se ne andò pei fatti suoi, dopo aver salutata quella mattìa dei colleghi con un benevolo sorriso. 10446_10415_000198 del resto, amico priore, se voi mettete a voti le due corna del dilemma, ci troverete in maggioranza pel ridicolo. scusate, è un gusto come un altro, e chi si contenta gode. 10446_10415_000199 si diceva anzi che ben presto dovesse andar fuori del palazzo demaniale il ricevitore del registro, un po perchè ci stava a disagio, lui che aveva mezza dozzina di marmocchi debitamente registrati, un po perchè teneva a disagio il sottoprefetto, quantunque la famiglia di quest'ultimo constasse di due sole persone. 10446_10415_000200 ah sì, disse il padre anacleto. quel sottoprefetto è un cert'uomo. che cosa voleva da voi? è lecito saperlo. ve lo dirò più tardi. padrino adelindo, ho bisogno per l'appunto di parlare con voi e con vostro zio e mi farete la grazia di passare dopo pranzo da me. 10446_10415_000201 fratello prospero, svegliatevi. brucia il convento. chi dorme non piglia pesci. chi veglia alla luna e dorme al sole non acquista roba nè onore. 10446_10415_000202 ha bisogno di troppi commenti il tuo scrittore, e se dio vuole, non sarà dante. ma parliamo d'altro. andare a castelnuovo non ti sembra un errore? già siamo in cammino e dovunque tu volessi andare, ti bisognerebbe sempre toccar l'uscio di casa. 10446_10415_000203 soggiunse ravvedendosi tosto, ma è un nostro desiderio sincero di viver qui. se ella non ce ne reputa indegni, siamo gente per bene, pronti a sopportare la nostra parte di spese, a metter fuori quanto occorre e più ancora, per vivere in questa comunità di san bruno. 10446_10415_000204 in verità non ho detto questo, ma si sottintende e sta come se fosse detto. se così non fosse, perchè vi dorrebbe di certi corteggiamenti interessati? 10446_10415_000205 vi darò l'alto quante volte mi sembrerà che uno di voi sia ferito o abbia mestieri di ricogliere il fiato. siete fuori d'esercizio, tutt'e due, ed anche questo vi può intervenire. siamo intesi. conchiuse il padre anselmo. signori, rammentate questo che combattete lealmente a voi. 10446_10415_000206 e il convento di san bruno soppresso. povero convento. ci si stava così bene. lo rimpiangete, signorina. certo non siamo debitori di qualche gratitudine ai luoghi in cui abbiamo passato ore felici. 10446_10415_000207 non avete più la vostra ghirlanda di fiammole. ah, esclamò il serafino, eravate lassù, ma perchè non venirci a trovare il padre anacleto? non credette opportuno di rispondere? 10446_10415_000208 e non si dava forse troppa importanza ad un elemento fastidioso? sì più fastidioso delle mosche in estate, ma non certamente essenziale nella vita? un fiore non fa primavera e una quistioncella tra frati non doveva credersi il finimondo. 10446_10415_000209 siamo davanti ad un caso strano, lo capisco, ma il secolo decimonono in riga di pazzie va forse celebrato come la perla dei secoli o non ne ha già fatte fin d'ora più di tutti i suoi riveritissimi predecessori? vedete l'icaria di cabet, il falanstero di saint simon, il mormonismo, lo spiritismo. 10446_10415_000210 il duca di francavilla se ne andò mediocremente soddisfatto di quella proroga e il sottoprefetto chiamò l'usciere che a certe ore del giorno esercitava anche l'ufficio di servitore. 10446_10415_000211 oh, insomma, sapete che cosa v'ho a dire? tuonò il priore, dominando per un istante quello schiamazzo infernale che siamo una gabbia di matti. la voce ne è corsa da un pezzo. osservò il padre marcellino, che non aveva aperto bocca fino a quel punto. i congregati ruppero in una sonora risata. 10446_10415_000212 che era di otto metri e qualche centimetro e non domandava tante fatiche per essere accertata. indi uscì sul piazzale a contemplare la valle e sentir mormorare il torrente. poi tornò in parlatorio a guardare il brutto muso di mastino ii della scala. 10446_10415_000213 ministero. quand'è così, non dico più altro, rispose il signor prospero inchinandosi. la geografia sarà un ornamento necessario per gli uomini, ma per le donne poi. 10446_10415_000214 anche questo è un giuoco facile a imparare. osservò il padre anacleto, e guai al povero cercatore o alla povera cercatrice, se tizio e caio si mettono in testa di parergli sempronio. il monachino tentennò la testa in atto d'incredulità. 10446_10415_000215 il signor duca faceva le volte del leone e non accennava, punto a volersene andare. tutto ad un tratto si fermò, fissò gli occhi in volto al padrone di casa e gli disse che cosa ne penserà il ministero. 10446_10415_000216 erano capitati dodici in una volta dal capoluogo della provincia per far l'ascensione del monte acuto, i cui mille centotrentadue metri sul livello del mare non meritavano forse che si scomodassero per lui tante brave persone? 10446_10415_000217 non bruciava mica il convento, esclamò il padre ilarione. eccone un altro, disse il priore sforzandosi di ridere, ma assai più disposto a mandarli tutti al diavolo in un solo convoglio. 10446_10415_000218 del resto, quantunque voi le abbiate forse maneggiate anni fa, non ci consta che in due anni, dacchè siete a san bruno, vi siate mai più esercitato con esse, nemmeno con semplici fioretti, rispose il padre anacleto. del resto, quelle due lame non mi sono servite mai. 10446_10415_000219 ma è questa l'arte degli uomini bene educati, che vogliono nascondere il loro pensiero, aver l'aria di prendervi a confidente e di spiattellarvi ogni cosa. il padre prospero fu grato di quelle confidenze al suo vicino di tavola e gli giurò lì per lì un'amicizia eterna. 10446_10415_000220 quando egli ha messo fuori quel dubbio intorno all'età, ho subito detto: ci siamo. e come lo squadrava dal capo alle piante. ma poi, sia lode al cielo, s'è lasciato abbindolare con tanta buona grazia. 10446_10415_000221 natale. egli ha ragione. voi siete esorbitanti nelle vostre pretese. non l'ha, ci sono gli statuti. non ci sono statuti, ma consuetudini. si osservino dunque le consuetudini. che consuetudini d'egitto. l'assemblea è sovrana. 10446_10415_000222 di persona, ma ho avuta la sua fotografia ed anche parecchie informazioni sul conto suo. è un ferrarese. ah, lo avrei dovuto indovinare all'accento. 10446_10415_000223 e quando hanno degli zii che non sanno volerne un'altra. ho capito, signor prospero, ho capito. dunque, stringiamo il discorso. lei parli alla sua nepote e veda di persuaderla lo faccia, è necessario come preliminare. 10446_10415_000224 lo sappiamo, padre, e le domandiamo di poterci dedicare con lei a questo genere di vita. ma badi, osservò il priore: è un genere di vita più alto. 10446_10415_000225 non sapevo che si trovasse una badìa da quelle parti e domandai che frati ci fossero. non son frati, mi disse il contadino, quantunque vestano da frati. il parroco dice che son lupi travestiti da pastori. la gente dice che son matti. e tu che cosa ne dici? 10446_10415_000226 il priore stette un istante perplesso. no, non è proprio così. io non vi scaccio. è la forza delle cose che vi consiglia a ritornare nel mondo per trovarci le afflizioni di cui mi parlavate poc'anzi. 10446_10415_000227 tira quelli o quelli altri. era tutt'uno pel fratello giocondo che uscì con la carta di visita in mano per andare ad avvertire il priore. il signor cavaliere e sottoprefetto misurò una ventina di volte la lunghezza del parlatorio. 10446_10415_000228 era infatti il padre anacleto e il sottoprefetto lo vide tosto apparire nel vano dell'uscio. il sottoprefetto aveva udito parlare più volte della gioventù e della bellezza del priore. 10446_10415_000229 dico soltanto che anche lassù per qualche settimana ci si potrebbe vivere. è intenzione di quei frati di avere nel loro convento ogni cosa necessaria ed anche molte delle superflue, che pure aiutano tanto ad abbellire la vita e a coltivare lo spirito. 10446_10415_000230 in quella stessa guisa che si può toccare impunemente una vipera o un serpente a sonagli. se a questi interessantissimi ofidii siano stati strappati prima i denti del veleno, resta sempre la necessità di toccarli con precauzione per cansare le strette. 10446_10415_000231 e perchè gli scavi in discorso erano ancora di là da venire. il padre anacleto opinò che si procedesse immediatamente agli scavi. la spedizione archeologica fu prontamente deliberata. si vogava sul remo al duca di francavilla, ma questi non era che un dilettante e i nostri monaci volevano fare da senno. 10446_10415_000232 l'uomo di senno, in qualunque condizione egli sia, a qualunque classe appartenga, misura il pro e il contro della sua partecipazione non già con gli occhi dell'egoista che bada a sè, ma con quelli del generoso che vuol fare tutto ciò che è utile altrui. 10446_10415_000233 vivevano in quella solitudine, non cercando nessuno. chi ci andava doveva accettarli, come volevano essere frati o non frati. avevano scritta sulla porta del monastero la sentenza inventata dal: 10446_10415_000234 e non vi parrà più così strano. il mio padre anacleto, al quale, dopo tutto, quel serafino biondo appariva quasi un raggio di sole nel cielo grigio ed uniforme di san bruno. 10446_10415_000235 una meno importante ma più vicina, che era il duca di francavilla, pasciuto fino allora di chiacchiere. l'altra, più lontana ma collocata sul vertice dell'ordine gerarchico e dalla quale il signor cavaliere sottoprefetto s'aspettava promozione o commenda. 10446_10415_000236 dio come descrive bene. mormorò la signora morselli, par di vederla. la modestia del duca di francavilla fece le viste di non aver udita la mezza voce del soprano sfogato. 10446_10415_000237 ma in seguito, in seguito, perdiamo le staffe. la rivalità ci guasta il sangue. non ci vediamo più lume per la donna. ci guardiamo in cagnesco davanti a lei, ci azzuffiamo, ci sbraniamo come leoni, tanto è vero che in un uomo solo ci sono varie specie di bestie. 10446_10415_000238 leone si levò in piedi, il conte gualandi si tirò indietro due passi e, facendo un amabile scorcio di vita, così parlò con cerimonioso sussiego. 10446_10415_000239 bella trovata, gridò la signora morselli. resta a vedersi se le ragazze di castelnuovo si degneranno di fare la strada per quei quattordici sciocchi. già m'immagino che saranno anche brutti. 10446_10415_000240 metto pegno che raffaello d'urbino non ebbe tante lodi dai personaggi che andavano nel suo studio a vederlo lavorare, ma sono anche disposto ad ammettere che raffaello ne avrebbe avuto altrettante se scambio di esser lui fosse stato, ad esempio, la fornarina a. 10446_10415_000241 frati del nuovo ordine di san bruno vivevano, bensì fuori del mondo. ma un piccolo resto della vita passata non poteva non esserci negli animi loro, come non può non esserci, in fondo al bicchiere, quell'ombra di rosso che è indizio del vino da poco tempo bevuto. 10446_10415_000242 accordata. ne serberanno grata memoria e rivedranno assai volentieri l'amico in castelnuovo, bedonia, palazzo ruzzani, via s michele, nume rotto, se egli vorrà ricordarsi de suoi riconoscenti novizi ed amici. 10446_10415_000243 ma in quel punto, e facendo senza volerlo un esame di coscienza, il padre anacleto notava di non essersi mai trovato così oppresso da due pensieri ad un tempo. anzi tutto dalla vergogna di confessarsi debole ad una donna che non gli aveva lasciato intender nulla del proprio cuore e poteva ridere saporitamente di lui. 10446_10415_000244 ma non senza aver data una sbirciatina malinconica all'occhiello del soprabito che sarebbe rimasto vergine del brigidino commendatorio e sospirò tra un'occhiata e l'altra. 10446_10415_000245 non è che un seguito di palliativi più o meno felici per dissimulare la mancanza di un elemento essenziale. ne parlavano con molta tranquillità di palliativi e di salute, essendo tutti così giovani che il più vecchio di loro passava a mala pena i quaranta. 10446_10415_000246 sì, un buon segno. ripetè il signor prospero con aria distratta. che non le pare? gridò il sottoprefetto che coglieva le mosche per aria. ho forse detto il contrario? chiese il signor prospero prendendo una scossa improvvisa. 10446_10415_000247 signorina adele, questa mano divina- e gli tremava la voce parlando così, mentre cercava con atto divoto di prendere la mano della fanciulla- questa mano divina, ho l'onore di chiederla io in persona. 10446_10415_000248 scusate, interruppi. voi qui parlate dei dolori che reca all'uomo un affetto infelice, ma l'uomo non vive soltanto per l'amore. c'è l'ambizione potente, diversivo, c'è il desiderio di esser utile al suo simile. 10446_10415_000249 prior in tempore, potior in jure. lasciamo dunque la retorica al degnissimo cavalier tiraquelli e ripigliamo il filo del nostro racconto. il monastero di san bruno aspettava in quei giorni un rinforzo. 10446_10415_000250 era andato ad aprire e il fratello giocondo gli aveva recata una carta di visita, triste saluto degli ospiti che erano partiti pur dianzi. la carta diceva per l'appunto così: 10446_10415_000251 io, frattanto nella mala riuscita del nostro disegno, posso rallegrarmi di avere salvata la sua dignità. il suo nome non è stato compromesso. questo è l'essenziale. 10446_10415_000252 si rinunzia mal volentieri a certe anticaglie quando si vogliono rinnovate le sensazioni che solevano accompagnarsi a quelle immagini del tempo trascorso. si direbbe quasi che l'intima virtù di certe cose è tutta nella forma di cui erano rivestite. 10446_10415_000253 signor duca, bene arrivato. di che si parlava? ah sì, ella capita proprio a tempo, signor cavaliere, disse il duca ridendo: ce n'ho una che vale un perù. ella ha nella sua giurisdizione una meraviglia, ed io non ne sapevo ancor nulla. 10446_10415_000254 vorreste dubitare della mia parola? chiese il padre anacleto: mettete che io sia stato uno sciocco e sarete nel vero. il priore ha ragione. entrò a dire il padre marcellino. 10446_10415_000255 del resto, mettete pure che il padre anacleto non pensasse nulla di tutto ciò che son venuto esponendo. egli andava su e giù non pensando affatto. faceva come l'ubbriaco che cerca un filo e non lo trova, o che, vedendone parecchi tra le idee confuse che gli si affacciano alla mente, non ne afferra nessuno. 10446_10415_000256 del resto avete fatto bene. soggiunse il serafino si parlava tanto di voi, di me, chiese il priore inarcando le ciglia. e che cosa si è potuto dire di me? non male, sicuramente. anzi, ho pensato ad un certo punto che dovessero fischiarvi gli orecchi. 10446_10415_000257 partire, era presto detto. quella era stata anzi la prima idea del priore. ma che diamine gli saltava in testa al monachino di richiamare il padre anacleto all'adempimento di un dovere, proprio nel punto ch'egli se n'era scordato. 10446_10415_000258 il futuro commendatore, signor prospero gentili. orbene, come vanno le cose? gli aveva chiesto senza dargli tempo di esporre le ragioni della sua visita mattutina. 10446_10415_000259 il serafino biondo non istette a meditarci su, ma salutò con animo grato quella tonda apertura e v'applicò l'occhio da prima, indi l'orecchio. i frati, in quel mentre andavano ai loro posti. 10446_10415_000260 uomini siffatti hanno paura di non essere amati, anche nei casi in cui ogni altro figlio d'adamo si crederebbe già d'essere il re del creato. dico il re del creato perchè, infatti, l'uomo che si sente amato, o ne ha l'illusione, va sempre col pensiero a questo apogèo della felicità che è l'impero del mondo. 10446_10415_000261 gli auspici sono favorevoli, diceva egli tra sè. il misantropo mi ha promesso di mandar via, la signorina mi ha chiamato commendatore. ha finito con offrirmi una prefettura. che iddio e il ministro dell'interno lo imitino. 10446_10415_000262 ed ella si difenderà abbastanza bene da sè. sarà vana, sarà sciocca. alcuni anzi pretendono che sia un po matta. eh, mi pare che con tante belle qualità la non ci abbia a star male, osservò sarcasticamente il padre anacleto. 10446_10415_000263 ammiriamo i riformati di san bruno e lasciamo gridare i gaudenti. anche la tavola è tra i piaceri e le vanità del mondo che lasciano tormento ed afflizione di spirito. 10446_10415_000264 l'ultimo. stava appunto per cominciare e comincierà da senno. se mia sorella ritorna a castelnuovo, voi ora intenderete perchè mi dispiacerebbe di vederla andare laggiù. 10446_10415_000265 ma in fin de conti, o non è la medesima cosa? nel gran mondo l'umanità vive con tutti i suoi dirizzoni e con tutte le sue tirannie. noi, in quella vece, passiamo guastarci il sangue che giova, o non è forse meglio lasciar correre tutto ciò che vuol correre e lasciar stare tutto ciò che vuol stare? 10446_10415_000266 non dev'essere quella del priore. ribattè il padre restituto. guardatelo lì che si muove per uscire dall'atrio, vedrete che va incontro al padrino per fargli un pochettino la corte. 10446_10415_000267 ho letto i miei libri anch'io. come vedete, disse il serafino ridendo, non ho esperienza mia, metto a profitto quella degli altri. sentite qua, priore iddio, si è pure scomodato a dare i suoi comandamenti all'uomo dieci, ed io non fo contro a nessuno dei dieci. 10446_10415_000268 ma sì il pericolo di passare agli occhi del mondo per teste leggiere. oramai il male è fatto e il giudizio è stato dato. poichè a castelnuovo si chiacchiera alle nostre spese. 10446_10415_000269 dev'essere anche nuovo l'organismo dello stato, o, signori, è come un ben inteso sistema di distribuzione d'acque che attinte alla sorgente donde emanano tutti i poteri, si dividono in cento canali per recare a tutte le parti del campo i benefizi della vita. 10446_10415_000270 lastrone apparve prima di tutto. cioè, diciamo le cose come stanno, non apparve niente che non poteva dirsi qualche cosa, almeno per gli occhi. il terriccio nerastro di cui era piena la buca. 10446_10415_000271 scontro. anche essi bisbigliavano, ma il loro bisbiglio decideva un gran punto e da esso pendevano le sorti di due uomini. il padre anacleto, dopo fatta la presentazione dei suoi assistenti, era andato a passeggiare in giardino. 10446_10415_000272 fino alla soppressione delle fraterie. notò il sottoprefetto, l'eremo di san bruno è stato venduto dieci anni fa. le signore mostravano desiderio di udire la continuazione del racconto e il duca proseguì. 10446_10415_000273 nei misteri della vita, nelle guerre ch'io non conosco, nelle viltà più o meno sapienti che io aborro istintivamente e davanti alle quali ho chiusi gli occhi finora. 10446_10415_000274 fate che il torbido sia nel mezzo della corrente e il limpido sui lati, oppure non vedete nel paragone che il tumulto e la calma caspiterina? che sfarzo di ragionamento per dirle che hanno seguito il rumores fuge di catone e che odiano il mondo. esclamò il ricevitore del registro. 10446_10415_000275 ah sì, la dieta. mi sembra che il cuoco di san bruno la faccia fare anche ai magri. osservò il padre prospero. del resto, meglio così: una cura fatta in comune è più tollerabile con questi discorsi. il padre prospero teneva a bada il compagno, e sapete perchè. 10446_10415_000276 il padre anacleto, interrogato dal serafino biondo che prendeva tanto diletto in quella esplorazione quanto suo zio ne prendeva negli apparecchi della colazione, mostrò di credere al banchetto funebre anzichè al focolare domestico. 10446_10415_000277 ho piacere che le torni il buon umore, disse il sottoprefetto in fede mia. sarei stato troppo dolente se le mie parole, dette a buon fine, avessero potuto. no, non s'incomodi a cercare le scuse. 10446_10415_000278 la cosa non sarebbe neanche stata necessaria a quell'ora. le ombre della notte calavano sul giardino del convento. i grilli incominciavano a cantare da tutti i punti della vallata. 10446_10415_000279 e ancora sotto tutela, rispose il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia. ciò è grave, disse il priore, e noi siamo accusati di rapimento o di qualche altra cosa consimile. non è vero? 10446_10415_000280 indi rivolto ai colleghi: proseguì. signori fratelli miei, vedo pur troppo che gli umori sono discordi. non mi pare che ci sia nulla da mettere ai voti, perchè voi medesimi mostrate di non sapere abbastanza che cosa vogliate. 10446_10415_000281 vide tal cosa che aveva il torto grandissimo di rassomigliare maledettamente ad una scena d'idillio. lo saprete anche voi, lettori umanissimi, non c'è cosa che dia noia come un idillio nel quale noi stessi non abbiamo una parte, ed una parte primaria. per giunta, accenniamo la scena. 10446_10415_000282 in quel crocchio di giovani amanti della musica si degnava di stare più a lungo che altrove. la contessina berta gamberini. laggiù si vedevano i pochi zerbinotti di castelnuovo. 10446_10415_000283 lo domandate sul serio, gridò il priore in mezzo ai rumori che aveva destato, la proposta del padre restituto? io non farò mai una cosa simile. darei piuttosto la mia rinunzia all'ufficio. fratelli, siamo calmi e consideriamo attentamente il caso. esso è grave, ma non è punto nuovo. 10446_10415_000284 non era da credersi che il focolare fosse posto quasi nel mezzo per dar noia a tutti, laddove la presenza delle ceneri, intesa come avanzo d'un banchetto funebre, si spiegava benissimo colà portando la consuetudine che il fuoco si accendesse sulla tomba del congiunto a cui si facevano i funerali. 10446_10415_000285 infine, ciò che ha fatto il nostro degno priore, anche credendo di far bene, è contrario agli statuti dell'ordine, statuti che non furono mai scritti. osservò il padre anselmo e che nessuno è stato chiamato a votare. soggiunse il padre bonaventura. 10446_10415_000286 pareva uno di quegli angeli del buon tempo antico che, tornati al paradiso, trovarono la spiacevole novità della porta chiusa. orvia, ripigliò il padre anacleto, dolente di aver fatto pena al suo giovine interlocutore. non ci fermiamo a guardare tutti i casi possibili, che saranno ugualmente improbabili. 10446_10415_000287 conserverò buona memoria delle loro gentilezze e regalerò alla loro biblioteca tutti i libri di casa, tanto io non li ho letti mai. e non comincierò adesso, certamente. 10446_10415_000288 propongo un altro metodo. entrò a dire il ricevitore del registro. sono quattordici i frati di san bruno, si va col sindaco e con quattordici ragazze da marito. 10446_10415_000289 che si riscontra negli artisti, pittori e scultori quando vi compariscono dinanzi con certe zimarre, farsetti e berrette di velluto che paiono spiccati da un quadro del cinquecento. 10446_10415_000290 ma l'altro aveva già perdute le staffe: mario novelli. mario novelli ripetè alzando la voce a sua volta: che cosa è questa novità di chiamarmi oggi col mio nome di gentiluomo, per richiamarvi appunto al vostro debito di gentiluomo? replicò il padre. 10446_10415_000291 e neanche era necessario che capitassero in due per portare un canestro di uova o di frutta. se poi qualcheduno voleva parlare con padre atanasio o con padre marcellino. 10446_10415_000292 e ben presto avrebbe potuto aggiungervi i due seguenti: che dànno intiera la terzina. che mugghia come fa mar per tempesta se da contrarii venti è combattuto. 10446_10415_000293 ma sa lei che questo è un piccolo paradiso, andava dicendo il sottoprefetto. non ci manca che l'angelo con la spada di fuoco per cacciarli fuori. perchè infine, scusi la libertà delle mie parole. questo è un tradimento che fanno alla società. 10446_10415_000294 padre di nome, ma novizio di fatto. ad onta delle sue cinquantotto primavere, non è in capitolo, mormorò il padre prospero, allontanandosi dove diavolo sarà. così dicendo, proseguì fino in fondo al corridoio, dove era l'ingresso laterale alla chiesa. 10446_10415_000295 sappiamo, fratello prospero, disse il padre restituto. sappiamo quello che ci ha detto il priore dopo il suo colloquio col sottoprefetto di castelnuovo. non vi confondete per così poco. e veniamo all'essenziale ora. il priore è andato in giardino col padrino adelindo, mi capite? 10446_10415_000296 ah meglio. così disse il monachino, dopo aver fatta anche lui la sua piccola controscena. se m'aveste detto una volta sola, m'avreste fatto paura, paura perchè 10446_10415_000297 come era stato fatto quel buco? si trattava dell'opera vana di un topo, il quale avesse sperato di entrare da un palco morto ad una dispensa, o dell'opera utile d'un altro novizio a cui premesse di sapere gli arcani del capitolo di san bruno? 10446_10415_000298 è forse lei che ci fa amare le solitudini e riconoscere e abbandonare senza rimpianti le vanità rumorose del mondo? perchè, diciamolo pure, anche a risico di far insuperbire le donne, c'è sempre un po di femminile nella nostra bontà. quando c'è in noi della bontà, si capisce. 10446_10415_000299 abbiamo lasciato i nostri novizi al convento di san bruno. andiamo a ripigliarli nelle loro celle, ma non per condurli via. intendiamoci: cotesto. metterebbe conto al sottoprefetto di castelnuovo, ma troncherebbe il filo del nostro racconto. 10446_10415_000300 c'era dunque dell'altro. il serafino lo sospettò quando seppe che i frati si raccoglievano quel giorno stesso a capitolo fratello, gli aveva detto il padre anacleto. 10446_10415_000301 entrati nel bosco, risalirono il viale dei frassini, svoltarono tra i due poggi che sapete, videro il convento in mezzo alla sua conca di verdura, ridiscesero e finalmente giunsero al parlatorio. vado ad avvertire il padre priore disse: fratello, giocondo, intanto farò mettere le loro valigie nella foresteria. 10446_10415_000302 se ci fosse andato prima, non lo avrebbero trovato superbo nè arrogante e non gli avrebbero dato del ladro o poco meno, come fecero con molto accanimento in pubblica assemblea. 10446_10415_000303 gamberini hanno dato due cardinali alla chiesa e un famoso colonnello all'austria nella guerra contro i turchi, sotto gli ordini di quel fulmine di guerra che fu il maresciallo laudon. 10446_10415_000304 quali dispiaceri potevano averlo colpito, con quella figura di arcangelo in vacanza che pareva fatta a bella posta per vincere ogni resistenza, e il vecchio, così grasso, tondo, rubicondo e lucente. di che cosa poteva egli lagnarsi? 10446_10415_000305 la gioventù, disse il padre tranquillo, è uno degli elementi della salute, direi quasi che è il solo. almeno soggiunse, temperando la frase, si potrebbe sostenerlo con qualche apparenza di verità. infatti, tutto ciò che noi facciamo per la nostra salute quando la gioventù se n'è andata, 10446_10415_000306 lascio i primi, che non meritano neanche la nostra indignazione, e bado solamente ai secondi. che conforto è il loro, che onesta soddisfazione derivano dal tempo e dall'ingegno che sprecano e dalle amarezze che ingoiano. 10446_10415_000307 non potrei fargliele buone. con tutta la sua debolezza di zio, ella non poteva ignorare che io mi sarei trovato negli impicci e che quel povero duca mi avrebbe chiesto spiegazioni. 10446_10415_000308 tanto felice di trovarmi qui. la pace è una gran cosa e non capisco come tanta gente a questo mondo si faccia in quattro per avere la guerra, come non capisco che si vada in capo al mondo per ammirare un effetto di sole o di luna che si ha sotto la mano in casa propria. 10446_10415_000309 carabinieri. lautorità soggiunse il sottoprefetto atteggiando le labbra ad un sorriso, come faceva ogni qual volta stava per dire qualche cosa di profondo o di grazioso. l'autorità è amicizia, quasi fratellanza, che è, come a dire, confidenza per gli uomini di vaglia. 10446_10415_000310 non basta, ribattè il sottoprefetto. ella ha parlato nel comizio agrario di collemezzo, dio buono. esclamò con aria modesta il signor prospero per dire che avrei piantato grano scambio di sorgo, e patate scambio di barbabietole. 10446_10415_000311 battè le labbra e crollò il capo più volte in segno d'impazienza. finalmente trasse una rifiatata, perchè si udiva un passo abbastanza frettoloso sul battuto del piazzale, certo indizio della venuta del priore. 10446_10415_000312 ah, signor cavaliere, ella mi rende la vita, provveda lei, trovi lei questa via benedetta. ma intendiamoci ad un patto. un patto, sicuramente. e vorrebbe che io mi stillassi il cervello, che io giuocassi in questo affare la dignità del governo senza un giusto compenso? si spieghi. 10446_10415_000313 eh, potrebbe darsi appunto, che parlasse al biondo novizio di quella tal rivelazione che gli è stata fatta quest'oggi. il fratello marcellino ha ragione. entrò a dire il padre agapito, che era stato silenzioso fino allora. scommetto che il priore ne fa una delle sue. 10446_10415_000314 castelnuovo è una cittadina fabbricata più in basso tra il poggio dei gemmi e la riva destra del bedonia, un torrente in cui gli eruditi hanno trovato due radici celtiche. e le lavandaie di castelnuovo cercano ancora due once d'acqua per otto mesi dell'anno. 10446_10415_000315 affatto. essi, notò il sottoprefetto, non odiano che il sesso gentile. oh brutti. esclamò la signora morselli con un gesto di orrore. già continuò il sottoprefetto. abborrono le giovani. per aver grazia davanti a loro bisogna essere venerabili. 10446_10415_000316 intanto il padre tranquillo, medico e chirurgo della comunità, si giovò del sedile per deporvi debitamente aperta la busta dei ferri. il fratello, giocondo, nominato suo aiutante, era andato a prendere acqua alla fontana e tornava con la secchia ripiena dando occhiate in qua e in là con un'aria melensa, da non si dire. 10446_10415_000317 ma basti di ciò e la eccellenza vostra- mi perdoni lo sfogo- sono ferite che ad ogni tanto si riaprono e dànno sangue. il nostro signor duca si è adattato a questa vita di provincia con una pazienza ammirabile e la sua amabilità gli ha conquistato tutti i cuori. 10446_10415_000318 un paese ha mestieri di gloria come di pane. anche la gloria è un elemento di prosperità. un paese che non abbia tradizioni è come una casa a cui manchino i quadri. ci avete il letto, la tavola, i cassettoni, le sedie, ma quella parete nuda vi dà la sensazione del vuoto. ella m'intende, signor prospero. 10446_10415_000319 era la terra d'ocra di cui gli antichissimi nostri progenitori, non dissimilmente dai moderni selvaggi d'america, usavano tingersi le membra. un'altra particolarità indicava che quello scheletro apparteneva ad una donna, ed era la mancanza d'armi nel sepolcro. 10446_10415_000320 noi siamo qui oltre una dozzina d'uomini i quali, in tanta confusione d'idee, abbiamo creduto, savio partito, di tirarci da banda. aggiunga che la società ci annoiava. 10446_10415_000321 solo al modo con cui si davano a vicenda il buon giorno e la buona sera, si sarebbe detto che erano sempre lì, lì per abbracciarsi, non pure all'ombra discreta dei corridoi, ma anche alla viva luce del sole. 10446_10415_000322 noi siamo per la libertà in tutto e per tutti, ma non rinunziamo all'ufficio di dare un consiglio quando ci sembri utile il farlo. io le parlerò schiettamente. 10446_10415_000323 originale. veduto il nome di mastino ii, che era scritto a lettere gialle nel fondo del quadro, secondo il costume del quattrocento, il più giovane dei due viaggiatori si volse all'altro e sorrise ammiccando, come se volesse prendersi spasso di lui. 10446_10415_000324 di donne travestite da uomo vissute tranquillamente e decorosamente in mezzo agli uomini. ne è piena la storia. potrei citarvi un venerabile esempio, ma non lo farò perchè il fatto è ancora controverso e non è qui il luogo nè il tempo per intavolare una quistione di storia papale. 10446_10415_000325 eudossio tiraquelli, sottoprefetto di castelnuovo, bedonia. ma quel c che diavolo significava cavaliere o commendatore? una persona bene educata non poteva mica fermarsi lì a domandare scusi. che grado ha lei nella gerarchia delle umane grandezze? 10446_10415_000326 ah sì, la vocazione, mormorò il padre prospero. una gran cosa, la vocazione. scusate, padre, la mia indiscretezza. qual è stata la vostra vocazione? seccato, rispose il padre tranquillo, seccato del mondo. seccato in un modo da non dirsi facevo il medico, per utile del mio simile. 10446_10415_000327 dirò volentieri di sì, quantunque io non conosca vostra sorella, ma questo non è strettamente necessario. se posso giudicarla da voi, rispondetemi ora e non istate con gli occhi rivolti alle nuvole, ve ne prego. 10446_10415_000328 priore, sedete là, come si conviene alla dignità dell'ufficio, mentre io starò in piedi davanti a voi, da quel povero novizio che sono. le parole erano di celia, ma non dissimulavano abbastanza una certa inquietudine nervosa che si era impadronita del monachino. 10446_10415_000329 i denti erano piccoli, bianchi, perlati e lo smalto era integro- fatto maraviglioso, quantunque abbastanza comune in simili scoperte. accanto al teschio e proprio all'altezza dell'orecchio era una piccola coppa d'argilla nera in cui si rinvenne una sostanza grumosa e rossiccia. 10446_10415_000330 voi, padre bonaventura, dovevate finire il vostro studio sulle stelle cadenti. a che punto siete? la teorica dello schiaparelli vi par sempre così giusta come prima. 10446_10415_000331 perchè dei fiori nel convento dei matti? non è una comunità di odiatori delle donne? ora, dove non si amano le donne e che servono i fiori, io non mi ci raccapezzo e lascio il quesito ad ingegni più accorti del mio. accennerò soltanto una cosa, che potrà servire come schiarimento agli studiosi. 10446_10415_000332 voleva dipingere e le passava la voglia prima di aver preparata la tavolozza. infine, era seccata, mortalmente seccata, e incominciava a sentire il desiderio di andarsene da castelnuovo. 10446_10415_000333 la frequenza delle visite non si spiegava più con la supposta qualità di viaggiatori. evidentemente erano castelnovesi indiscreti che venivano a bracare i fatti altrui, e questa ancora non sarebbe stata che una seccatura più o meno tollerabile secondo i casi e gli umori. 10446_10415_000334 non si è mai badato a questa necessità ed è stato l'errore da cui son proceduti tutti gli altri. l'organismo di uno stato bello, quest'organismo dello stato osservò il sottoprefetto, fermandosi come per ammirare l'opera sua. 10446_10415_000335 è doloroso, esclamò il padre restituto. eh, lo dico ancor io, rispose il priore. è doloroso, ripigliò il padre restituto, che siate venuto a questa estremità senza sentire che cosa i vostri pareri. 10446_10415_000336 no, non occorre che io li veda, rispose il sottoprefetto appena gli venne fatto di entrare in discorso. ella si altera, mi giudica male, mentre io era venuto semplicemente per dirle come stavano le cose. 10446_10415_000337 resta sempre che quattordici uomini si sono raccolti qui per vivere in pace, lontani dalle tempeste del mondo. siamo i savi di cui parla lucrezio che stanno sulla riva a guardare la brutta figura degli altri. 10446_10415_000338 e un altro ancora, e un altro, fino ad avere l'unanimità. ribattè il padre ilarione. scusate, priore, non c'eravate che voi a vedere la necessità di mandar via i novizi. noi altri si era già tutti persuasi di tenerli. 10446_10415_000339 avrei potuto mandarle l'avviso di ciò che sapevo, ma ho preferito recarlo io stesso per ragioni di delicatezza e di convenienza che spero vorrà riconoscere. grazie, rispose il priore con un tono di voce da cui traspariva un filo d'ironia. 10446_10415_000340 per registrarvi i nostri studi, e avremo appunto bisogno di tavole illustrative, segnatamente per gli scavi delle nostre caverne. ahi, come il duca di francavilla scappò detto allo zio, lo conoscono, è un bravo signore che ha voluto farci una visita. egli è qui a castelnuovo per certi suoi studi preistorici. 10446_10415_000341 veduto di lassù il capoluogo del circondario, amministrato dal cavaliere eudossio tiraquelli, non riesciva punto noioso. anzi, il serafino biondo, appena giunto sul colmo dell'erta, aveva dichiarato che quello era l'unico punto da dove si potesse contemplare con qualche apparenza di gusto il suo domicilio legale. 10446_10415_000342 la nostra comunità non ha ufficio di odiare le donne. esse non entrano nel nostro credo, non fanno parte del nostro ideale, ecco tutto. si odiano forse i diamanti per la semplice ragione che non si portano in dito. ha detto questo il priore. domandò la signora morselli. 10446_10415_000343 sì, infatti, balbettò egli, il mio nepote ha una faccia che sembra piuttosto una ragazza. beato lui che conserva la sua gioventù. rimpiangereste forse la vostra, domandò il priore, essa non vi servirebbe a nulla nel chiostro di san bruno. 10446_10415_000344 perchè, rispose il sottoprefetto? perchè corre una voce in castelnuovo? ah, una voce. e quale di grazia che ci sia nel convento di san bruno una donna, anzi una ragazza fuggita da casa sua. 10446_10415_000345 parlare all'adelina persuaderla io fossi matto. quella diavola lì sarebbe capace di far peggio: d'innamorarsi del padre anacleto come s'è già innamorata del convento dei matti, solo a sentirne discorrere. no, no, io non le parlo di nulla. 10446_10415_000346 orbene, cavaliere, quando tornano i nostri viaggiatori. a giorni, signor duca, a giorni è impaziente dio buono, i giorni mi paion mesi. castelnuovo, non lo nego, è una bella città. 10446_10415_000347 con questo nome era riconosciuto. il priore fratel giocondo aveva ricevuto ordine di dar passo ai cinque nuovi compagni. a mala pena si fossero presentati sul ponte chiedendo d'essere avviati al convento. 10446_10415_000348 il padre anacleto. maledetta piega dell'abitudine, mi vien sempre questo nome alle labbra. diciamo dunque che il conte gualandi del poggio ebbe quel giorno una pregustazione delle beatitudini eterne. 10446_10415_000349 figuratevi che un giorno voleva andare al polo artico- se la sarebbe cavata la sete in quelle latitudini. e poi voleva andare all'equatore per dissetarsi alle sorgenti del nilo. 10446_10415_000350 ho l'onore di annunziare a vostra eccellenza che la faccenda procede benissimo. il duca di francavilla ha fatto il viaggio di cesare veni, vidi, vici. quest'oggi la ragazza è partita per milano, dove rimarrà otto giorni al più. 10446_10415_000351 vedete come le trovo, come mi fioriscono sulla lingua. ed anche questo fioriscono. non l'ho mica cercato, tiraquelli, amico mio, siamo nati oratori. dobbiamo andare in senato qui. il signor sottoprefetto si fermò di schianto. 10446_10415_000352 vedrà poi i ricchi, signor prospero. i proprietarii della terra sono i distributori della vita in un popolo, ma non sono ancora tutto, come non è tutto ancora nel corpo umano, quel congegnato sistema di arterie e di vene che spinge il sangue dal cuore a tutte le estremità e dalle estremità lo riconduce al cuore. 10446_10415_000353 non v'aspettate un racconto come il secondo libro dell'eneide, rispose il priore sorridendo. io mi sbrigherò in pochi versi, perchè la mia storia è molto comune: ho creduto di amare e vi hanno tradito. chiese il serafino interrompendo. ma qui c'è da farne due di libri. 10446_10415_000354 il padre prospero e il padre adelindo erano andati fuori e la campana del refettorio non aspettava nessuno. ma che diavolo, non erano neanche quattordici i presenti, oltre quei due che il priore non s'aspettava di vedere a tavola. mancava anche il padre agapito, anche lui fuori. e perchè? 10446_10415_000355 faccia il mondo i fatti suoi e ci viva dentro chi vuole. noi, tirati in disparte, avremo tutto il buono del mondo e respingeremo il cattivo, incominciando dalle donne. osai domandargli? ah, ci siamo, gridarono le signore. e che cosa le ha risposto? 10446_10415_000356 a voler fare diverso. non si cava un ragno da un buco. lasciate pure che gridino contro l'egoismo del piccolo mondo e contro la stravaganza delle società artificiali. al diritto della tirannia si contrappone il diritto della resistenza, e sono naturali ambedue. 10446_10415_000357 sta tutto nella interpetrazione che il pubblico può dare ad un fatto già così nuovo in apparenza e poco naturale per giunta, e noti, signor commendatore, il danno morale che ne deriva. anco a noi. 10446_10415_000358 ora, quest'obbligo quotidiano faceva sì che il bravo converso fosse meno soggetto all'influenza benefica del serafino biondo e, per contro, più esposto alle seccature che venivano di fuori. 10446_10415_000359 l'idea è superiore alla mia età, dice lei che cosa ne sa? scusi, veh, non sono ancora sotto la sua tutela. riconoscerò domani la sua autorità, la sua giurisdizione. per oggi, almeno, mi lasci dire liberamente quello che penso. che cosa ne sa? 10446_10415_000360 e poi c'è la grande, la luminosa idea del ministro, che soverchierebbe ogni altra ragione, quando pure ci fosse. concetti meravigliosi quando si possono applicare, ma pur troppo. non sempre gli alti concetti hanno la fortuna d'incarnarsi nei fatti e un modesto terra terra è ancora un sufficiente ideale di governo. 10446_10415_000361 la sala era vasta e lo appariva due cotanti di più perchè bianca ed ignuda. i nuovi frati di san bruno non avevano fatto nessuna spesa colà non si erano incaricati di abbellire quella parte della loro abitazione. 10446_10415_000362 e sopratutto, riscontrare nel taglio verticale del terreno la successione degli strati, certamente riconoscibili alla diversità di colore e di composizione, corrispondenti qualche volta ad età d'uomini. 10446_10415_000363 finalmente, poichè tutto ha un fine quaggiù, anche i contrasti di un'anima innamorata, il padre anacleto prese una risoluzione. era forse la peggio, ma compatitelo. egli non era padrone di scegliere, avete ragione. diss'egli partirete. ah, esclamò il serafino. 10446_10415_000364 altrove. si arrotondava la vlta in cupolette alabastrine o si allungava in peducci e festoni campati in aria, che era una vaghezza a vederli frequentissime. occorrevano lungo le scabre pareti le pile dell'acqua benedetta, esempi illustrativi dell'antico adagio gutta cavat lapidem. 10446_10415_000365 e prima di tutto, siccome qui ognuno si dedica a qualche lavoro, vediamo un po che cosa sanno far loro. io veramente balbettò, lo zio. qualche cognizione di agronomia troverà da applicar poco riprese il padre. qui non abbiamo che l'orto e il frutteto. 10446_10415_000366 su d'un quartierino per due e non si era appunto preparato all'idea di restar solo in un ritiro di due camerette, come un antico camaldolese. ma infine ci voleva pazienza, frate adelindo. voleva esser uomo e con la pazienza tirò anche dentro il coraggio. 10446_10415_000367 avremmo stabilito volentieri uno scontro al primo sangue, trattandosi di una provocazione fatta senz'astio, in un momento di collera e, dopo tutto, in famiglia, ma perchè l'arma con poca varietà di colpi ha molta varietà di conseguenze. 10446_10415_000368 il sottoprefetto aveva fatto un mezzo giro a destra verso il crocchio dei begli umori, aveva ascoltata con benevola gravità una barzelletta del ricevitore del registro. quindi, come un sovrano in volta, attraverso le file de suoi cortigiani, era andato verso il pianoforte dove scoppiettava l'arguzia del duca di francavilla. 10446_10415_000369 quale di queste due ultime cause abbia avuto maggior parte nel vostro aumento di volume. fratello carissimo, io non so perchè. da troppo pochi giorni ci conosciamo e voi non mi avete fatte le vostre confidenze. 10446_10415_000370 ma non dubitate, se ancora non l'aveva stampata nè scritta, minacciava di voler fare una cosa e l'altra al più presto. l'epoca neolitica e l'archeolitica erano il fatto suo e le caverne di monte acuto gliene davano saggi stupendi. 10446_10415_000371 quel signor prospero è un traditore. chi l'avrebbe mai detto con quell'aria ingenua? piantarci lì senza una parola d'avvertimento e passi che ci abbia lasciati lui, ma rapirci la signorina adele, questa è grossa davvero. vogliamo domandarne soddisfazione? avrà da pentirsene. 10446_10415_000372 quella sera, ad uno ad uno, spulezzarono tutti i convitati due ore prima. del solito non si ballava e la partenza anticipata aveva la sua scusa. ultimo rimase nel salotto il signor duca di francavilla, il sottoprefetto. anzi che doversi sorbire cinque minuti di conversazione con lui in quella circostanza. 10446_10415_000373 crede lei che non ne sarebbe turbata la nostra bella armonia, unica guarentigia di pace, unico bene che renda la nostra vita preferibile a quella del mondo? un'aria di profonda mestizia si dipinse sul volto del giovine. 10446_10415_000374 il giorno stesso in cui il futuro commendatore era stato a prender congedo per accompagnare la sua bella nepote a milano, egli scriveva al ministro questa lettera confidenziale: 10446_10415_000375 se il nostro serafino pittore ci avesse avuto là dentro un raggio di sole, scambio del lume incerto d'una torcia di resina. la via in qualche punto risaliva, stretta fra due ordini di stalagmiti che si addensavano le une sulle altre come i colonnini d'un chiostro. 10446_10415_000376 oggi le sue faccende vanno bene ed egli è un galantuomo. domani vanno male ed egli mette una firma falsa. nulla e nessuno deve sfuggire all'occhio vigile dell'autorità. maledictus homo qui fidit in hominem, dovrebb'essere la massima della questura ed anche d'altri uffici più alti. mormorò il sottoprefetto traendo un sospiro. 10446_10415_000377 senta, non vo fargliene un mistero. ho saputo tutto dal ricevitore del registro. il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, diede un balzo sulla seggiola che fece balzare di contraccolpo il delegato. 10446_10415_000378 il priore non fece nulla di ciò che prevedeva. il padre restituto era uscito dall'atrio come per far posto agli altri cinque o sei frati che venivano dietro a lui. forse allora, guardando verso il bosco, vide il padrino adelindo. 10446_10415_000379 ed era già molto che se ne mettesse un saggio accanto ai cadaveri, quasi a non privare i morti di ciò che avevano avuto di più caro e di più utile in vita. il padre anacleto spiegava ad alta voce tutte queste belle cose mentre dava occhio al proseguimento dell'opera. 10446_10415_000380 lo aveva reso ingiusto con lei, feroce col signor prospero, rabbioso col padre agapito e, in fine e sopra tutto, scontento di sè medesimo. oh, scontento, poi, in un modo da non dirsi. 10446_10415_000381 sant'antonio aveva la vocazione di tutte le più alte rinunzie. lasciamo stare il cinghiale domestico, che veramente è un po troppo, ma imitiamo sant'antonio nella serena baldanza delle sue vittorie morali. 10446_10415_000382 ora, quando si palpa così poco, non si sa mai se si è molto avanti o molto indietro. mi spiego: del resto, il signor, prospero tutore della ragazza, è contentissimo, onoratissimo, di questo disegno. quanto alla signorina, che dirle di più dopo l'idea che le è venuta di far rilegare a nuovo tutte le gioie di famiglia. 10446_10415_000383 il nome del signor prospero, come potete immaginare, era stampato. il resto era fatto a penna e con una leggiadra mano di scritto che non doveva esser quella del signor prospero. 10446_10415_000384 e faceva l'atto di rimettersi in guardia, ma lo spazio tra lui e il padre agapito era occupato. bisognava infilzarne parecchi prima di giungere al petto dell'avversario. ad ogni modo, sentiamolo, disse il padre restituto, vedendo che non c'era verso di mandar via. 10446_10415_000385 ma siamo giusti, mi voleva un gran bene e mi diceva: caro zio, in un certo modo era lei che ricamava le mie babbucce. la custodia dell'orologio appesa accanto al mio letto l'ha fatta lei, come la mia papalina di velluto con la nappina d'oro. 10446_10415_000386 è necessario, rispose il padre restituto. il priore ha provocato che provocato? ribattè il padre anselmo si è difeso contro un ingiurioso sospetto. la lite era per inasprirsi anche fra le seconde parti, ma il priore la troncò subito con queste gravi parole: 10446_10415_000387 la strada era più grande che non l'avessi creduta da prima. vedendo quella macchia così fitta di cerri e di frassini, il mio strano compagno mi domandò se fossi del paese ed io notai l'aria di contentezza che si dipinse sulla sua faccia rubiconda appena gli ebbi detto che ero forestiero, che mi trovavo a castelnuovo per ragione di studio. 10446_10415_000388 grazie, e voi ricambierete i miei alla signorina adele, quella cara e bella fanciulla. si è tanto parlato di lei in questi venti giorni. oh, lo credo, lo credo. ci amate tanto, don ettore, son proprio felice di avervi stretta la mano. 10446_10415_000389 li ha visti fermarsi, andare di costa, fermarsi da capo, sempre in atto di persone infervorate nella conversazione e certamente s'immagina che dovessero parlare di cose molto gravi. 10446_10415_000390 sì, anche di politica. questa poco piacevole materia di discorso entrava anche a san bruno, ma di sbieco come di rimbalzo e senza la millesima parte di quella che i matematici direbbero la sua forza iniziale. 10446_10415_000391 non siamo in troppi finora, osservò modestamente il padre marcellino. stiamo bene così, aggiunse il padre restituto. siamo come in famiglia, ribadì il padre atanasio. si sente una dolcezza nuova che, per dirla col poeta e guadagnandoci anche la rima. 10446_10415_000392 eccoli appunto, ripigliò il padre anselmo, segnando col capo tra le piante donde appariva il padre agapito, seguito dai padri restituto e ilarione, gravi ambedue i padrini di mario novelli. gravi, come si conveniva alla dignità dell'ufficio e alla solennità. 10446_10415_000393 il priore sorrise e con accento pacato che non escludeva un senso d'arguzia, ripigliò: si dice san bruno, per mo di dire. ma sanno proprio le signorie loro di che cosa si tratta? 10446_10415_000394 la discussione fu per pochi istanti sospesa. il serafino biondo approfittò della interruzione per alzarsi dalla sua incomoda postura e ricogliere il fiato. pensava intanto. pensava alla misteriosa proposta del padre restituto e de suoi bravi compagni. misteriosa, in verità, non lo era gran fatto. 10446_10415_000395 a commentare i passi oscuri del signor prospero. c'è assai meno sugo e ci diventerebbe un asino anche un sottoprefetto. ciò detto, il degno uomo si lasciò andare per morto sul canapè di damasco rosso, come un uomo che avesse risoluto di non commentare più nulla. 10446_10415_000396 ma è vero. altresì, soggiunse egli a mezza voce, quasi parlasse a sè stesso, che ho fatto una cosa da novizio. ah, esclamò il padrino che aveva udita la frase. dunque, volete confessare? 10446_10415_000397 era il mentire sapendo di mentire, di cui si è fatto tanto spreco in politica. la bugia del signor prospero sarebbe stata perdonabile se egli fosse partito solo un ripesco amoroso. dio buono chi non l'ha. ed è forse necessario che un uomo dica chiaro e tondo: badate, io vo da questa parte anzi che da un'altra. 10446_10415_000398 udendo i discorsi del padre anacleto, egli si rallegrava in cuor suo di possedere quel piccolo talento del disegno. un talento che non faceva chiasso, ma che, per contro, era altrettanto più utile e che tramutava, lui, adolescente accettato per grazia al convento, in un personaggio necessario. 10446_10415_000399 così, per un padrino che era fuggito da san bruno ce n'erano quattro in moto nel chiostro, ma di specie diversa pur troppo e, sia detto senza intenzione di offenderli, assai meno belli del primo. 10446_10415_000400 il nostro giovinotto calcherà su questo tasto e non gli sarà difficile perchè, a dirla in confidenza, è innamorato, cotto, e gl'innamorati vedono sempre con gli occhi della persona amata. signor prospero mio, ne faremo una duchessa della sua bella nepote. dica sinceramente: non le va. 10446_10415_000401 quest'ultimo anche a volerlo. per forza, come terzo nella conversazione non si sarebbe potuto ottenerlo. aveva lavorato troppo e sentiva il bisogno di riposare un pochino, perciò era andato a finire in libreria su quella tale poltrona e il sonno aveva stese le ali sul suo capo innocente. 10446_10415_000402 vuoi tu accompagnarmi? gli dissi: per ora fino a mezza strada. mi rispose: ma se volete aspettarmi tanto che io consegni questo carico alla badìa, vi accompagnerò fino alla tana. 10446_10415_000403 che era la cattedra pontificale, il sancta sanctorum e tutto quel che vorrete di più solenne. là dentro sedeva la contessa gamberini, signora bofficiona e rosea, come contrapposto e compenso all'altra, risecchita e giallognola. 10446_10415_000404 noi, poveri ufficiali preposti alla amministrazione delle provincie, dobbiamo conoscere il paese per formarci un giusto concetto dei suoi bisogni e dobbiamo per conseguenza conoscer tutti i nostri amministrati, anche quelli che non hanno bisogno di noi. 10446_10415_000405 l'uscio del parlatorio si aperse e fratel giocondo annunziò la venuta del priore. lo zio, ricordandosi d'essere stato capitano della guardia nazionale, assunse un'aria dignitosa, se non a dirittura marziale. 10446_10415_000406 essere tra i felici non val meglio che essere annoverato tra i potenti. vai, stai, ti muovi e ti fermi a tua posta. i denari che spendi sono tuoi. nè di denari spesi nè di capricci soddisfatti devi render conto a nessuno. 10446_10415_000407 mi lasci dire ciò che penso in altri e parlando ad altri. potrebbe parere una piaggerìa, ma il caso presente esclude il sospetto, mi sembra. 10446_10415_000408 nessuno, tranne il padre prospero, doveva capire che quel vezzoso padrino si studiava d'ingrossare la voce nel lodevole intento di parere tutt'altro da quel ch'egli era veramente. 10446_10415_000409 il complimento era girato bene, ma il priore non ci si lasciò cogliere. non creda, commendatore, non creda, ci ho un po di chiacchiera che inganna, ma è tutto spolvero, praticaccia senza alcun lume di scienza. ho studiato poco da giovane ed ho lasciato correre da uomo maturo. 10446_10415_000410 il conto gli riusciva, fallato per la prontezza di spirito del priore. questi, a dir vero, aveva date le sue istruzioni in genere per lasciar libertà a tutti i suoi colleghi di essere o di non essere presenti. 10446_10415_000411 casi, il sottoprefetto di castelnuovo non ci vedeva più lume. oh, devo saperlo. borbottava, lo saprò, dovesse costarmi. è un'azionaccia che mi fa il signor prospero, ma è possibile? no, non può essere qui. c'è di sicuro un equivoco. ah, sciocco petulante, asino, calzato e vestito. 10446_10415_000412 e non già per amore del novizio vecchio, si capisce. e voi, restituto, che facevate frattanto? andavate in qua e in là, chiedendo a tutti dove fosse andato l'amico agapito. e non già per desiderio dell'amico, si capisce anche questo. 10446_10415_000413 egli non dirà nulla nel senso desiderato dal sottoprefetto di castelnuovo. e voi, fratello prospero, voi rimarrete qui, se non fino alla consumazione dei secoli, almeno, almeno fino a quella dei capricci gentili della vostra bella nepote. 10446_10415_000414 e poi non si è mica detto che quei bravi eremiti rinunziassero ad ogni consuetudine della vita. si erano formato il loro piccolo mondo. ma il piccolo mondo non esclude un movimento di curiosità, specie quando questa curiosità risguarda le persone che vengono a far vita con noi. 10446_10415_000415 che capriccio, esclamò il duca. non si poteva far dopo. eh, duca mio, le ragazze hanno tutto il loro pizzico di vanità. questa poi ci aggiunge di aver sempre fatto a modo suo e di tener dietro a tutte le prime impressioni. compatiamola. del resto ha da sposare un duca di francavilla e non vuole che il mondo rida di lei. 10446_10415_000416 se dio vuole, ce n'è uno dei posti che non fa invidia ai soliti competitori: il posto del soldato in faccia al nemico. e qui, modestamente ma volentieri, ho fatto il debito mio. 10446_10415_000417 ma il contadino mi aveva detto quasi tutto quel che sapeva gli abitatori del convento. non li conosceva soltanto, ne aveva veduti due o tre da lontano, e non era in relazione che col frate converso. 10446_10415_000418 è un anno di guadagnato, disse il sottoprefetto, e in un anno la testa di una ragazza può far variazioni di molte. la signorina adele è romantica e in fondo, in fondo, questo non mi dispiace. 10446_10415_000419 e venne fuori una sostanza grigia lamellare in cui si riconobbe, tosto, uno strato di ceneri. qui, per l'appunto, cascava il dubbio: erano quelle ceneri un avanzo di banchetto funebre o indizi d'un focolare domestico? 10446_10415_000420 la sincerità, la fede, quello spirito di perfetta rinunzia della vostra volontà, dei vostri capricci, senza cui non è amor vero e durevole. siate schietta, come siete bella. non vi compiacete nelle piccole vittorie dell'amor, proprio nei piccoli trionfi della vanità, ed aspettate. 10446_10415_000421 come si fu chetato quello scoppio d'ilarità. il padre atanasio, così prese a parlare. abbiate pazienza priore e compatite le nostre follìe. c'è molta elettricità per aria, ve lo dicevo ben io. si scaricherà come e quando potrà. 10446_10415_000422 così facendo, o signori, ho messi in salvo gli scrupoli miei, come la dignità del convento, ed ho creduto di far bene. il padre restituto non si diede per vinto. 10446_10415_000423 ed io avrò fatto male a lui, ma egli di certo ha fatto male a me. l'ho abbandonato, come vedete, e me ne trovo bene. auguro a lui altrettanto, già fratello mio. che serve il nasconderlo. 10446_10415_000424 marito e moglie, sottoprefetto e sottoprefettessa. si spiccica male quel sottoprefettessa, non è vero, ma in fede mia non si può fare altrimenti. e buon per noi che non abbiamo da masticar altro che il nome. la signora sottoprefettessa era asciutta e dura come uno stoccafisso, con una pelle risecchita che pareva di. 10446_10415_000425 aggiungo che non mi sono mosso a bella posta. come ho già avuto l'onore di dirle, andavo attorno per visitare i nostri comuni di montagna e ho fatto, come si suol dir, un viaggio e due servizi. 10446_10415_000426 non è solamente contagioso lo sbadiglio, anche il riso, quando prorompe, a tempo muove il fegato più indurito del mondo. figuratevi non seppe tenersi dal ridere neanche il padre anacleto, con tutti i gravi pensieri che gli giravano in testa. 10446_10415_000427 e non è possibile che una donna già mezzo vostra, anzi vostra del tutto, si cangi in un punto. sono capricci indefinibili quelli che muovono il cuore, come sono quantità imponderabili quelle che danno il crollo alla bilancia. più delicato è il congegno, più è soggetto alle influenze esteriori. 10446_10415_000428 ruzzani. bene, la signorina ruzzani, adelina ruzzani, che si fa lecite le scappatelle a san bruno daniele, femmina che entra spontaneamente nella fossa dei leoni e perchè poi? capriccetti di ragazza, fatti più vivi e più strani da una testa bizzarra. non le pare, signor commendatore? 10446_10415_000429 resta l'obbligo secondo l'ingegno. ma qui la prego a considerare una cosa: io non ho ingegno, sono una talpa, non devo dunque più nulla. il suo modo di argomentare- perdoni, non è solamente un tantino paradossale- osservò il sottoprefetto- ma è grandemente ingiusto verso di lei. 10446_10415_000430 mia sorella per questa medesima consustanzialità che voi avete trovata così opportunamente. osservò il monachino biondo: la pensa in ogni cosa, come la penso io. 10446_10415_000431 avevano aboliti i bicchieri attenendosi a certe ciotole di maiolica che non avevano neanche il pregio di escire dalle fabbriche del ginori. non l'abbiate per una ragazzata, vi prego. il padre anacleto, interrogato su quella stranezza apparente, avrebbe potuto darvene una ragione plausibilissima. 10446_10415_000432 esse si confondono con quelle di mia sorella. i suoi dispiaceri sono per l'appunto i miei. ammettete questo ravvicinamento di personaggi e il resto va da sè. ammetto anche la consustanzialità, disse il padre anacleto. proseguite. 10446_10415_000433 sicuro starai nel consorzio de tuoi simili, vivrai della loro medesima vita, amerai e soffrirai con essi, perchè non ti è dato sottrarti alle legge comune. questo è l'undecimo comandamento. mi è stato rivelato, disse il padre anacleto sul sinai, chiese il padre ilarione. 10446_10415_000434 tutti gli altri potevano maravigliarsi che i loro compagni le avessero avute, e negli uni e negli altri era l'obbligo, oramai, di riconoscere la donna, anche facendo le viste di durar nell'inganno. 10446_10415_000435 non già i dolori dei vent'anni, che son passeggeri come i nembi di primavera, bensì i dolori dei trenta, che hanno una radice più profonda e si nutrono nell'amara esperienza del mondo. 10446_10415_000436 no, tolga il cielo che io pensi una cosa simile o la dia per pensata da altri. rispose prontamente il sottoprefetto, la signorina adele ruzzani, poichè questo è il nome della ragazza. è qui sempre giusta le voci che corrono in castelnuovo col suo zio e tutore: signor, prospero, gentili. 10446_10415_000437 e quella medesima persona, trovandosi ad un bivio di quella fatta, non poteva mica fidarsi di dire, signor cavaliere. doveva dire senz'altro, signor commendatore, anche pensando che, se l'interlocutore lo fosse stato davvero, non si sarebbe contentato di lasciarlo argomentare da una semplice iniziale. 10446_10415_000438 il duca di francavilla fece una risatina melensa, indi si morse le labbra e tornò a sfogliare il suo albo. fu una gran confusione, un pandemonio nel salotto della sottoprefettura di castelnuovo, bedonia. 10446_10415_000439 questo era nella nobiltà dell'animo suo ed anche un pochino in quel certo che di gentilmente puerile che tutti gli uomini hanno quando non si vergognano di essere, a tempo e luogo, bambini. così avvenne che all'ora della colazione di sedici frati che vivevano a san bruno non ce ne fossero in refettorio che quattordici. 10446_10415_000440 è il priore che discorre con uno dei suoi frati ed io non ci vedo altro. dopo quello che si sa, chiese il padre restituto. dopo quello che ci ha detto egli stesso prima di andare in refettorio. 10446_10415_000441 intanto, se volessimo rimandare ogni decisione, che ve ne sembra? rimandiamo? gridò il padre anselmo. sì, sì, rimandiamo. gridò il padre bonaventura, mentre gli altri, in maggioranza, facevano eco. 10446_10415_000442 ciò ch'ella dice, mio giovine, signore, ognuno di noi potrebbe farlo da sè, ritirandosi, per sua elezione, a vivere in campagna. qui, invece, viviamo uniti, foggiandoci il nostro piccolo mondo riveduto e corretto, senza le noie del grande, ma con tutto il buono, con tutto l'utile che può trovarsi nella vita. 10446_10415_000443 dove sarà il delegato? a letto? oh, a quest'ora. no, signor cavaliere, a quest'ora sarà al caffè delle tre rose per far la partita a tarocchi col cancelliere della pretura. andate a chiamarlo, ho bisogno di vederlo subito. 10446_10415_000444 ah, serafino, serafino. esclamò il padre anacleto, sospirando. poi ch'ebbe letto due volte. non era più il caso di aspettare un sonno che per tutta notte non aveva voluto scendere sulle ciglia del padre anacleto. il priore uscì dalla sua cella e andò a passeggiare nel chiostro. 10446_10415_000445 il priore sorrise a quella involontaria scappata del biondino. a me nulla rispose, ma non vorrei aver l'aria di accalappiar minorenni. son solo. non ho che mio zio, ribattè il giovine, e mio zio, qui presente, si fa frate con me. davvero, chiese il priore volgendosi allo zio. davvero rispose questi facendo il gesto dello? 10446_10415_000446 ma dopo essersi aggirato da una parte e dall'altra, come permettevano quei mucchi di anticaglie che ingombravano la stanza, gli venne veduto un buco largo quanto bastava perchè potesse passarci anche il pugno d'un serafino. 10446_10415_000447 o perchè non lascia questi discorsi agli uomini, si chiedeva qualche volta, vedendo la signorina adele infervorarsi in quelle miserie dello spirito. domanda vana che risponde ad un sentimento sciocco. io, per me, vorrei che certi discorsi con cui andiamo turbando la nostra esistenza mascolina. 10446_10415_000448 no, prospero amico mio, tu non hai diritto a lagnarti della sorte e molto meno di aspettarti onorificenze pel solo fatto che iddio t'ha posto in condizione di vivere senza difficoltà in questa valle di lagrime. aspettare dal governo che cosa? ah sì, una cosa puoi e devi aspettare da lui. 10446_10415_000449 e questo poteva denotare che gli abitanti della caverna, ancora mezzo selvaggi, erano in relazione con gente più civile, o abitante al piano o venuta pur dianzi da lontano paese presso cui le arti più utili alla vita erano già bastantemente avanzate. 10446_10415_000450 nella sottoprefettura di castelnuovo, bedonia. era già il secondo mercoledì senza adele ruzzani. l'astro maggiore si nascondeva e il cielo, quantunque ci avesse in mostra tutti i minori, pareva orbo di luce. 10446_10415_000451 del resto ridete pure dei fatti nostri. abbiamo due milioni di dote e possiamo rider noi con più gusto. ma via al diavolo i gamberini e andiamo dal sottoprefetto. povero cavaliere, come sarà contento di vedermi. 10446_10415_000452 vi ho confessato sinceramente d'essermi convertito alle vostre ragioni. era una cortesia da parte vostra, disse il priore inchinandosi, ma restava sempre una opinione personale. 10446_10415_000453 il padre prospero, fece un sorrisetto da cui traspariva tutto il suo amor proprio di zio, cara fanciulla, diss'egli come parlando a sè stesso e non me. le voleva mica far buone a me, queste ragioni, quando le era saltato il ticchio di andare al polo artico o all'equatore. 10446_10415_000454 stava a colloquio col padre tranquillo che lo aveva raggiunto da pochi momenti. il degno uomo si era fermato e sdraiato in quel punto della salita per ricogliere il fiato e continuava ancora in quella rumorosa occupazione quando gli capitò dinanzi il medico della comunità di san bruno. 10446_10415_000455 che il mondo offra amarezze e dolori in molto maggior numero e quantità dei piaceri e delle consolazioni è cosa nota oramai e può esser creduta anche sulla fede dei vecchi da coloro che non ne hanno fatta la triste esperienza in sè medesimi. 10446_10415_000456 due tipi che qualche volta si trovano fusi in una sola persona. ma fate che, per un caso straordinario, quel quadro ammirabile vi appartenga e lo stesso sentimento del bello, così profondo e così puro dentro di voi, farà sì che non vi saprete risolvere per nessun patto a cedere il quadro. 10446_10415_000457 è strano trovar de fiori quassù dove è già molto, se si trova un fil d'erba. il serafino accettò il ramicello fiorito senza risponder parola. povero serafino, compatitelo perchè era tutto confuso e dal pensiero della sua bambinesca esclamazione e dalla molto cavalleresca ma poco monastica gentilezza del priore. 10446_10415_000458 si tratta d'un pacifico ed onesto cittadino che, non avendo nulla a nascondere, se ne va tranquillamente alla luce del giorno per una gita di piacere. ed ella non sa nulla. se mi avesse mostrato il desiderio di sapere qualche cosa, rispose il delegato: lo avrei fatto pedinare, lo avrei pedinato io per maggior sicurezza. 10446_10415_000459 ma non costringe e non attrae chi è riuscito a cavarsene fuori. sopprimere le attrazioni, le lusinghe sociali, questo era il punto. a lui parve che la cosa potesse ottenersi a quel periodo della vita in cui le due lusinghe più forti ci hanno fatto soffrire di più. 10446_10415_000460 benissimo, dunque, tutto va a gonfie vele, disse il sottoprefetto. mi rincresce per verità che abbiano a stare lontani una settimana. voglio credere che la loro assenza non durerà di più. ad ogni modo, ella mi scriverà, non è vero? avrò così un buon argomento per consolare quel povero duca. poveretto: è innamorato, morto. 10446_10415_000461 erano il ricordo prezioso d'un amico d'infanzia, d'un compagno d'armi, e non ho voluto separarmene. benissimo, replicò il padre restituto. anche il signor novelli dichiara di esser fuori di esercizio da un anno, sicchè le condizioni sembrano pareggiate abbastanza. 10446_10415_000462 la cosa più naturale del mondo. non si tratta mica di andar sulle traccie d'un ladro che fugge di nottetempo, nè d'un bancarottiere che ha bisogno di sottrarsi alle ricerche combinate dell'autorità e dei proprii creditori. 10446_10415_000463 ah, monachino adorato. per quale dei due avversarii erano i vostri sguardi più teneri? il padre anacleto non lo distinse bene, forse perchè la sera antecedente al ricordo del padre agapito il monachino biondo si era chiuso in silenzio diplomatico. 10446_10415_000464 i motivi, vorrà dire: sono parecchi i motivi. le parlo franco perchè lei ama la franchezza. è il mio difetto, rispose l'hidalgo con enfasi. bene, si senta dunque dire che la polizia in castelnuovo, bedonia, è mal fatta. sì, molto mal fatta. 10446_10415_000465 vedrò, penserò, farò cessare questa ragazzata, perchè infatti lei ha ragione, un galantuomo non può permettere che una fanciulla si perda così nella stima della gente. 10446_10415_000466 perciò immaginate di che animo fosse sul pomeriggio, quando il priore stava a colloquio col serafino e quanto volentieri avesse dato fuori nella mattina seguente, fino al segno di far perdere la pazienza al padre anacleto e di buscarsi una sfida. 10446_10415_000467 me ne andrei, il mio nepote se ne andrebbe, noi due ce n'andremmo con questa flemma, eh, proprio con questa. o che volete che si resti in paradiso, a dispetto dei santi, ma qui non ci siete. a dispetto di nessuno, replicò il padre restituto qui. tutti vi amano. 10446_10415_000468 e lui il contadino rispose che non conosceva punto. il signor gentili lo aveva trovato col suo compagno presso la stazione della strada ferrata. si era offerto a portargli le sacche da viaggio e quello gli aveva risposto: vorremmo andare fino a san bruno. sapreste trovarci due cavalcature. 10446_10415_000469 meno ilare ad onta del nome- era fratel giocondo- e perchè voi sapete, o lettori, che il nostro converso passava una gran parte del giorno all'ingresso del convento, in capo a quel ponte per cui bisognava passare quando si voleva penetrare nell'eremo di san bruno. 10446_10415_000470 siamo cavalieri. fa bene alla salute, dopo tutto, ed è una consolazione morale in un tempo come questo che il mondo gira al mal animo e alla cattiva educazione. siamo cavalieri o signori, e i nostri novizi, uomini o donne che siano, non abbiano fumo dei nostri sospetti. 10446_10415_000471 che cosa gridarono ad una voce? il padre restituto, il padre costanzo, e il padre ilarione sta persuadendo il padrino adelindo ad andarsene via del convento. oh, questo poi. 10446_10415_000472 caverna, senonchè il padre prospero, afflitto dalla sua polisarcìa che gli sembrava già due tanti più grave dopo che il padre tranquillo gliel'aveva battezzata col suo nome scientifico, protestò ben presto di non poter seguitare i due scoiattoli a cui si era accompagnato con una fiducia superiore alle proprie forze. 10446_10415_000473 confessione ricevuta da voi, ripetè ironicamente il padre agapito: il priore era già per uscire dai gangheri di grazia. che cosa vorreste dire con ciò? 10446_10415_000474 come dio volle, il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, se ne andò accompagnato dai due satelliti del potere. si stropicciava le mani il degno personaggio passando il ponte dell'eremo. 10446_10415_000475 dunque, da bravo, abbia anche un poco della mia premura e mi conduca questa faccenda a buon porto. farò quel che potrò, ne stia certo, se l'italia ha da avere un benefizio da questo matrimonio, non sarò io che darò indietro. 10446_10415_000476 i tre congiurati rientrarono in chiesa: il padre prospero, fortunato, lui, russava beatamente nella sua fida poltrona, ed essi a fargli intorno. un chiasso indiavolato, saltando, gridando, sventolandogli i fazzoletti sul viso. 10446_10415_000477 l'ora è troppo mattutina, che mattina o sera è sempre ora di bere. concedo, ma a patto che si sia mangiato un boccone. il converso mi guardò con aria compassionevole. 10446_10415_000478 il padre ottaviano aveva subito proposto di chiamare quel punto della caverna il pergamo di frate adelindo. gli altri avevano approvato. il serafino si era fatto rosso come una fravola e si era affrettato a saltare da quel tronco di colonna per timore che a qualcheduno. 10446_10415_000479 i padroni sono andati a milano, rispondeva il segretario. a milano soggiungeva il maestro di casa. a milano ribadiva il cuoco. a milano ripeteva lo sguattero. se in casa ruzzani ci fosse stato anche un pappagallo, son certo che il signor borgnetti ci avrebbe avuto una testimonianza di più per l'andata a milano. 10446_10415_000480 questo il monologo. frattanto bisognava dire delle gentilezze, masticar l'amaro e dar fuori il dolce povero signor prospero. vi fermate oggi da noi, non è vero? disse la signorina adele, parlando volentieri in nome dello zio, poichè questi era presente. dove siete alloggiato? 10446_10415_000481 sapete, voi perchè siete nato? e se non lo sapete, perchè vi mettete a vivere come se non foste nato, sottraendo una forza al concerto di forze di cui ha mestieri la natura? 10446_10415_000482 padre prospero. forse notò il priore. quanto al padrino, io stesso l'ho avvertito poc'anzi che nella sua qualità di novizio non poteva entrare in capitolo. lo avrei detto anche al padre prospero se lo avessi incontrato. 10446_10415_000483 armonia di linee, equilibrio di facoltà, dicono i moderni. appunto per ciò la nobiltà è un fatto, non una legge. se pure lo fosse, noi potremmo mettere tra i contravventori i cinque sesti dell'umanità. 10446_10415_000484 gli strati del terreno si succedevano, con varia vicenda di chiaro e di scuro. tutto ad un tratto le vanghe diedero un suono sordo, come di cosa asciutta e consistente che si sfaldi. 10446_10415_000485 ma pel volgo che non la intende senza una certa solennità d'apparato, dev'essere ravvolta nella nube, accompagnata da lampi e tuoni, come il dio degli eserciti. 10446_10415_000486 questa è dunque la passione intelligente e schietta dell'uomo per la bellezza in ogni sua manifestazione. e certo, lo ammetto anch'io, sarà più difficile sentirla così schietta quando la bellezza si incarni in una donna viva. 10446_10415_000487 saluteremo dunque un nuovo frate di san bruno. domandò la signora morselli se parla per me. non credo, rispose il duca: ho ben altre idee per il capo e ben altri uffici l'aspettano nel mondo. aggiunse gravemente il sottoprefetto, dando un'occhiata al signor prospero commendatore, di là da venire. 10446_10415_000488 lo sapete pure il proverbio: chi tace non dice niente. comunque fosse, il dubbio non era punto piacevole e il padre anacleto, o, se vi torna meglio, il conte gualandi del poggio, diede un'occhiata al suo avversario, un'occhiata che pareva volesse passarlo fuor fuori. 10446_10415_000489 e le capanne non offrivano bastante riparo contro le fiere dei boschi o contro gli assalti delle vicine tribù. le tracce dell'uomo preistorico erano evidenti anche nella caverna delle streghe. 10446_10415_000490 il nostro esploratore, dato uno sguardo in giro per argomentare dalla curva delle pareti da qual lato fosse la maggior profondità del terreno, deliberò d'incominciare gli scavi poco lontano dal mezzo dell'atrio e verso l'interno della montagna. 10446_10415_000491 e col sorriso sulle labbra, testimonianza del suo adorabile candore. giunto sotto l'atrio senza avere neanche rivolta un'occhiata dalla parte del bastione, salutò con un leggiadro cenno del capo e il padre restituto e il padre tranquillo e andò a fermarsi davanti al padre agapito che stava alquanto più indietro. 10446_10415_000492 no, non sa nulla e non ha manifestato nulla. ha voluto venir qua per un capriccio, una curiosità repentina. ella sa, signor cavaliere, quando le donne vogliono una cosa. 10446_10415_000493 ma più ancora alla stranezza della sua fantasia. questo suo convento di frati- che non son frati- è degno di quel capo balzano dell'ariosto. era un ufficiale di cavalleria. ha lasciato il servizio militare per gettarsi nella politica, di cui si è presto annoiato. 10446_10415_000494 vide apparire la testolina bionda del serafino. ah, gridò il padre. prospero finalmente. ma quell'altro gli mozzò le parole in bocca, mettendosi un dito sul labbro e ripetendo il suo sibilo, indi quasi a commento della raccomandazione. gli accennò verso l'interno. 10446_10415_000495 signor prospero gli disse: la geografia è un ornamento necessario per l'uomo civile. ella forse ignora che presso la sede del governo fiorisce una società geografica posta sotto il patrocinio del re e sussidiata particolarmente dal ministero? 10446_10415_000496 disgraziatamente qui mancano i mezzi di coltivarla. abbiamo volta la chiesa ad uso di biblioteca e non c'è neanche la fortuna dell'organo. so disegnare un pochino, si provò a dire il giovane. 10446_10415_000497 la cosa è grave, notò il padre anacleto, ed io, nella mia qualità di priore, dovrò metterci un pronto rimedio. noi lo speriamo, osservò il padre ilarione. in quel mentre si udì bussare all'uscio. battono dal corridoio. chi sarà mai? disse il padre atanasio, il padre prospero o il padre adelindo? entrò a dire il padre marcellino. 10446_10415_000498 ma l'acconciatura di adele ruzzani era certamente un capriccio. piacesse o no, quella zazzerina bionda che saltellava ad ogni moto del capo si attagliava benissimo alla sua spiritosa figura. 10446_10415_000499 così pensava, e giustamente, il buon padre anacleto, e poi gli sfuggivano delle frasi come queste: tanto chiasso per una ragazza se tutti la vedessero con gli occhi miei. a proposito, con che occhi la vedeva lui? 10446_10415_000500 dov'era in quel punto e che pensava il monachino, se avesse mai potuto immaginarsi quello che succedeva per lui. il padre anacleto diede un'occhiata a quel posto e gli parve di vederlo là, col suo viso d'angelo e con gli occhi intenti alla scena. 10446_10415_000501 la traccia misteriosa, indovinata da pochi segni fugaci, non si trova che nei romanzi. me lo diceva appunto il questore di rossano da cui dipendevo prima di venire a castelnuovo. 10446_10415_000502 sua, ella dormiva. notò severamente il sottoprefetto cavaliere. mormorò il delegato: quando l'ufficio è chiuso, quando non c'è niente da fare, c'è sempre da fare nel suo ministero, come nel mio. replicò il superiore. sieda, dobbiamo parlare a lungo. sono scontento di lei, di me, di lei, ma il motivo. 10446_10415_000503 il padre anacleto obbedì a quel tacito invito vile volevate dire? sì, ditemi pure che sono un vile. sfuggo almeno al ridicolo. non getto alle turbe il segreto delle mie debolezze. mi chiudo in questa solitudine della mente e del cuore. ho l'apparenza della felicità e conquisto la pace. 10446_10415_000504 n'è già tanti su quella via. a buon conto, io faccio pure qualcosa. non vede? dò esempio di modestia a tutti i poveri di spirito della mia circoscrizione. e adesso, signor commendatore, se 10446_10415_000505 otto o nove promozioni erano già venute, dacchè suo marito aveva diritto all'avanzamento e quei bravi signori del ministero glielo avevano sempre saltato. già non amavano suo marito perchè era un uomo d'ingegno e perchè il suo circondario era il meglio amministrato d'italia. 10446_10415_000506 no, davvero, rispose il borgnetti, ed io per l'appunto, ed io per l'appunto riprese il sottoprefetto che dovrei ricevere i rimproveri per la via gerarchica della prefettura da cui dipende castelnuovo, pel solo fatto che mi trovo a godere la confidenza particolare di sua eccellenza il ministro dell'interno. 10446_10415_000507 il priore parlerà come il sottoprefetto. si sa, notò ironicamente l'oratore, le autorità si sostengono sempre tra loro, ma noi, se occorre, abbatteremo le autorità. 10446_10415_000508 i contadini, li proteggono, li sottraggono a tutte le ricerche della forza. un servizio per le forre di monte acuto, tra quelle selve di faggi e di cerri, non è mica la cosa più agevole del mondo. un po di tempo e saranno presi anche i tre renitenti. un po di tempo e non altro. 10446_10415_000509 mentre egli poneva il suo dilemma, i frati incominciavano la loro discussione. padre restituto, disse il priore, voi avete fatto una proposta, non io solo interruppe il padre restituto. l'hanno fatta con me il padre agapito, il padre costanzo, il padre ilarione. 10446_10415_000510 anche noi avevamo già pensato a scavare le caverne ossifere di monte acuto, ma finora ci mancava l'uomo. da ciò. ora avremo uno studioso di queste materie tra i cinque che verranno in settimana a far vita con noi. 10446_10415_000511 il duca di francavilla, che per solito era così gentile, così premuroso con tutte le dame, giovani e vecchie, belle e brutte di castelnuovo, per modo che non si sapeva quali fossero le sue preferenze. 10446_10415_000512 sì, son io, c'è capitolo. a quanto pare c'è capitolo, rispose il padre atanasio con aria evidentemente impacciata e senza dischiudere intieramente l'uscio. 10446_10415_000513 volevo dire soltanto che anco, ammettendo ciò che agli altri amici e nemici piace di farla parere adele ruzzani è una buona figliuola. in questo almeno, signor priore, non eravate già della mia opinione. 10446_10415_000514 non son io che parlo, è il priore. disse. egli relata, refero e ambasciatore non porta pena, non è vero, signor gentili? gliel ho già detto continui. capitano della guardia nazionale, lo ero così poco che il giudizio di questo priore dei matti non potrebbe neanche risguardarmi. 10446_10415_000515 il padre prospero. credette che fosse stato chiuso per inavvertenza e si provò a bussare. poco dopo si udì il passo di un uomo che veniva ad aprire il catenaccio. scorse sugli anelli, l'uscio si dischiuse a metà e comparve nel vano la faccia del padre atanasio. ah, siete voi, padre prospero. 10446_10415_000516 era il mio occhio destro, quel caro demonietto, e dal sinistro ci ho sempre veduto poco. l'adelina aveva sei mesi che io incominciavo già a fare tutto quello che voleva lei. 10446_10415_000517 con la pazienza. lo ha detto orazio flacco- s'impara a sopportare ciò che non è dato mutare. il guaio grosso era questo che bisognava rimbrodolarla con due persone ad un tempo. 10446_10415_000518 il sentiero correva in mezzo a due file di erbe umilissime, di quelle tali erbe che solo un botanico riconosce. mettete che fossero pastinache da un lato e romici dall'altro. 10446_10415_000519 non si direbbe che in un luogo alpestre come quello si nasconda una valle e, direi, quasi una conca di così dolce declivio. ah, non è questo che vogliono, signore mie. accettino dunque il mio metodo. prendiamo la via più breve ed entriamo difilati in convento. 10446_10415_000520 il futuro padre anacleto aveva dunque veduto un grande vantaggio nella casa fatta da sè, nella famiglia artificiale di cui gli aveva dato un esempio la milizia e di cui ne vedeva un altro nelle fraterie. 10446_10415_000521 no, voglio restare a castelnuovo. che cosa ci manca laggiù? tu ci hai tutte le tue abitudini, io le mie: i libri, i fiori, i pennelli. sai zio, la vita può esser bella anche così. credo anzi che sia bella solamente così. 10446_10415_000522 adesso m'aspettavo anche il padre anselmo, il padre tranquillo e quei pochi altri che hanno mostrato di non vedermi di mal occhio, disse la signorina adele chinando modestamente lo sguardo. 10446_10415_000523 ma il monachino se ne stava là, ritto davanti al priore, con gli occhi e il naso in aria e il labbro inferiore un pochettino sporgente, col proposito evidentissimo di secondare la mossa degli occhi e del naso. 10446_10415_000524 ragione, ha ragione, ma il maestro è al cembalo e non si sentirebbe neanche una cannonata là dentro. quei gamberini, dico, s'avrebbero a far gialli dalla rabbia. e la povera contessina, come la vedo brutta. quando saprà che il signor duca di francavilla, venuto tra noi per studiare antropofagia, antropologia, signor prospero. 10446_10415_000525 confessi, signor duca, osservò la sottoprefetessa, ch'ella è innamorato del discorso ed anche dell'oratore. sì, non lo nego, ho trovato del buono nell'uno e nell'altro. e poi quella cortese accoglienza del refettorio mi ha messo di buon umore, mi ha fatto parer grazioso, tollerabile anche quel branco di matti. 10446_10415_000526 segnar meglio il sentiero e, nei punti malagevoli, renderlo più sicuro scavando qualche gradino nella roccia: fu la prima cura dei nostri esploratori. intanto il priore, seguito dal serafino e dal padre prospero, andava oltre, verso l'ingresso della caverna. 10446_10415_000527 in prova d'obbedienza sollecita, si accostò allo scaffale più vicino, ne tolse il primo libro che gli venne alla mano e andò a sprofondarsi nella lettura, ma non senza essersi sprofondato da prima in un seggiolone imbottito di bambagia, che era una delizia a sentirlo. 10446_10415_000528 a scompigliarmi lo scrittoio, a rovesciarmi la boccetta dell'inchiostro per dipingere le sue signorine vestite all'ultima moda, a rubarmi il mio berretto da notte per far la cuccia al suo gatto. 10446_10415_000529 grande scoperta, gridò il padre restituto. lo avevamo detto noi altri e voi non volevate crederlo. la faccia del priore si rabbruscò a quell'escita del padre restituto, capo dell'opposizione in capitolo, adagio biagio. osservò il padre tranquillo, prendendo le difese del superiore. 10446_10415_000530 rinunziamo agli affetti pericolosi che lasciano tracce di dolore e di amarezza, ma vogliamo e pratichiamo la carità fraterna, che è un santo bisogno del cuore. rinunziamo alle ambizioni, ma ci dedichiamo allo studio, che affina l'intelligenza ed è poi il naturale ufficio dello spirito. 10446_10415_000531 ma in nome di dio, bisognerebbe che c'intendessimo sul valore delle parole e sulla definizione dei doveri. ci abbiamo invece una dozzina di scuole, se non più, ognuna delle quali interpreta tutto a suo. 10446_10415_000532 l'uomo degno di voi. quel sempronio che dicevate poc'anzi non tarderà a giungere e voi lo amerete com'egli vi amerà. nè egli nè voi avrete forse mestieri di dirvelo qui, nella solitudine di san bruno, un povero priore pregherà per voi e sarà lieto di sapervi felice. 10446_10415_000533 oh, non sarebbe il primo, osservò il padre ilarione. c'è pure stato il creatore che si pentì d'aver fatto l'uomo. in verità, soggiunse il padre costanzo, sarebbe grazioso che l'esempio della prevaricazione ci venisse da lui. 10446_10415_000534 lavoravate a tutt'uomo per muovere lo zio prospero e mandarlo in giardino ad interrompere un colloquio che vi rendeva feroci. dite di no, se vi dà l'animo. volevate contrariare un'opera creduta necessaria dal nostro priore, dall'unico tra noi che non avesse perduta la testa? 10446_10415_000535 seppi così che il converso si chiamava, giocondo, un bel nome e bene appropriato al personaggio. chi è questo padre? anselmo gli domandai. è il bibliotecario, mi rispose il converso. diamine non l'hanno in cantina, la biblioteca, che magari avessero più vino e meno libri. 10446_10415_000536 una volta per altro fu chiamato il padre prospero e questi non che ricusare di lasciarsi vedere al parlatorio del ponte. non mostrò nessuna meraviglia d'essere stato chiamato. 10446_10415_000537 il priore non aveva chiesto i loro nomi, ma li chiese allora il converso, facendosi avanti col registro dell'ordine. è vero, disse il cherubino, avevamo dimenticato di darli. zio, incominciate. il vecchio prese la penna e scrisse il nome di prospero gentili. 10446_10415_000538 non le pare un bel colpo, signor cavaliere? lei del resto deve esserne contento, io. e come? ma sì, non era forse contrario alla nostra istituzione? 10446_10415_000539 ah, capisco, disse il padre, prospero tra sè, vorrà sentire quel che dicono i frati nella loro adunanza segreta. curiosità di donna solamente: vorrei sapere come farà ad udire i loro discorsi dal pian di sopra. 10446_10415_000540 è vero, è vero, gridarono tutti. anche il padre agapito dovrà convenirne farò di più. o, signori, disse il padre agapito confuso. padre anacleto conte gualandi, volete voi stringermi la mano? 10446_10415_000541 l'italia comprende in sè la parte più pura dei nostri interessi, che sono gli affetti e le consuetudini. l'italia è la nostra medesima superbia di schiatta, la nostra consapevole nobiltà di sangue, forte come un'idea maturata lungamente nell'animo. 10446_10415_000542 finita la radunanza del capitolo in quel modo che sapete il nostro priore, sperò che i suoi degni colleghi non sarebbero andati più avanti con le loro ingiuste antipatie e con le loro sciocche paure. 10446_10415_000543 ma infine si trattava di lui laggiù ne aveva il presentimento, e i presentimenti ingannano di rado. del resto, a mettere la coscienza in pace, egli aveva fatto dentro di sè questo ragionamento: se parlano di me, è giusto che io sappia che cosa dicono. se parleranno d'altro, io me ne accorgerò alle prime e me ne andrò subito, subito. 10446_10415_000544 e da boerhaave fino a me- dico a me, per non far torto a nessuno- soggiunse il padre tranquillo, ridendo: empirismo che qualche volta riesce, dottrina che qualche volta azzecca, giusto dissidio quasi sempre tra la teorica e la pratica. questa è la scienza nostra. 10446_10415_000545 allora, il serafino, curvò il busto sulla ringhiera e, raccolte le palme intorno alle labbra. lanciò allo zio questo savio consiglio: prendi un libro e aspettami leggendo. ti dirò tutto quando avrò udito quello che non hanno permesso a te di sentire. 10446_10415_000546 a quella graziosa birichina mancava sempre il tempo di fare una cosa simile e di desiderarla per due giorni di seguito. ad onta di questi difetti, che parranno piccoli o grossi secondo il modo di vedere, i giovani facevano tutti la ruota davanti alla signorina adele. 10446_10415_000547 e poi, e poi gli pareva da gentiluomo non avvedersi di nulla, non cercare nelle sue sensazioni più oltre di quello che esse lasciavano scorgere. c'era del poeta nel padre anacleto e forse per questo aveva meritato di esser priore in un convento di matti. 10446_10415_000548 quali ambizioni minute potrebbero turbarli nel loro ritiro se hanno rinunziato alle grandi? l'ariosto ha collocata la discordia in un convento di frati, ma questi hanno giurato di non volercela a nessun patto. 10446_10415_000549 v'ho offeso, perdonate diss'egli, io sono un pochettino ignorante. vivo così fuori del mondo che certe delicatezze mi riescono difficili. oramai, se dovessi intendere per un certo verso, se mi apponessi al vero qualcheduno che so io, mi salterebbe agli occhi qualcheduno chi. 10446_10415_000550 eh, rispose il signor prospero seguitando a ridere. sono del suo parere. ella dunque tasterà il terreno, tasterò, non dubiti. tasterò, quantunque, quantunque. che cosa? 10446_10415_000551 sarà un po difficile che riesca a farsi, frate, disse il ricevitore del registro. uno scherzo, una ragazzata, mormorò il sottoprefetto. scherzo e ragazzata finchè si vuole. osservò la signora morselli. ma una donna, una ragazza in un convento d'uomini. 10446_10415_000552 ah, ci sono, ci sono. se ella può udire di lassù tutto quello che dicono, avrà anche sentito che non mi hanno voluto ricevere. e, contento di quella scoperta, il padre prospero s'inchinò con quell'aria di fiat voluntas tua che soleva assumere ogni qual volta il serafino biondo mostrasse di voler qualche cosa per davvero. 10446_10415_000553 signorina, potevo venire ieri a castelnuovo e mi era parso troppo presto. dovevo venire domani e mi pareva troppo tardi per il mio desiderio. sappiate che appunto ier, l'altro a sera, avevo mandato un telegramma a ferrara al mio vecchio cugino, marchese gherardo melli, chiamandolo d'urgenza a castelnuovo. 10446_10415_000554 che cosa vuole che le dica? li ha stregati tutti, come ha stregato me. la chiamano il padrino. padrino di qua, padrino di là, è sempre in ballo. lei non la lasciano un minuto. 10446_10415_000555 facendo pompa di bei fiorellini bianchi e stellati, dal cui mezzo si rizzano gli stami filiformi a pennacchio. di que sottili ramicelli, il serafino biondo aveva intrecciata una ghirlanda e, cedendo ad un moto di vanità infantile, se n'era cinto le tempia. 10446_10415_000556 ma istituiti sul serio perchè ci s'abbia a passare la vita, tornano uggiosi più degli antichi, dove almeno alla mortificazione della carne rispondeva la speranza di un bene immortale. 10446_10415_000557 così dicendo, il nostro personaggio porgeva al converso la sua carta di visita, con un gesto che voleva dire a voi: ecco chi fate aspettare, andatelo a riferire al vostro principale che vi darà una strapazzata coi fiocchi. ma il converso non pose gli occhi sul cartoncino di bristol. 10446_10415_000558 subito dopo la nostra partenza. ho bene udito? osservò la fanciulla: ah, lo sapevate. ma allora le notizie di monte acuto giungono a castelnuovo con la rapidità del fulmine e non c'è un filo telegrafico ch'io sappia. 10446_10415_000559 i laici regolari che avevano preso il posto dei camaldolesi si erano dati pensiero di abbellire quella parte dell'edifizio. una tavola di noce contro il muro, otto seggioloni in giro, un quadro scorniciato alla parete: erano tutti gli arredi della stanza. 10446_10415_000560 che si lasciano crescere la barba fino alla cintura. soggiunse la signora morselli e si scavano la fossa come i certosini. rincalzò la contessina. berta, signore, mie non ho veduto niente di ciò. rispose il duca di francavilla. ho trovato delle persone a modo, con le barbe regolari ed anche col mento raso. 10446_10415_000561 i profili delle colline s'infoscavano sul primo piano del quadro. più lungi si tingevano di violetto e d'azzurro le vette digradanti dell'appennino. non gruppo di case, non traccia di campi coltivati, si vedeva d'intorno. la solitudine regnava sovrana e nella solitudine si espandeva liberamente il pensiero. 10446_10415_000562 serafino, mormorò il priore spriorato. il serafino lo guardò con aria tra ridente e scorrucciata, mettendosi un dito sulle labbra. che ditino lettori. il priore fece involontariamente l'atto di mordere. per far l'ora di pranzo, i padroni di casa condussero il loro ospite a visitare il giardino. 10446_10415_000563 dai calici inariditi apparivano le capsule semi aperte coi grani, pronti a balzar fuori per dar vita a nuove generazioni di piante, e la vampa del sole incombeva su tutto con lo sguardo tranquillo e possente dell'eterno signore. 10446_10415_000564 era lui che aveva inventata la frase e su lui la natura eterna prepotente vendicava l'umanità conculcata. niente gli andava a versi in quel punto: nè il sole che lo coglieva di sbieco obbligandolo a torcer gli occhi, nè lo stridìo delle cicale di cui si accorgeva la prima volta in quel giorno. 10446_10415_000565 il povero priore si sentì rimescolare il sangue nelle vene e facendo forza a sè medesimo e cercando di dare alla sua faccia una espressione più severa del solito, così disse al serafino biondo. 10446_10415_000566 lasciai correre la volpe e interrogai il contadino, sperando di cavarne qualche notizia, intorno a quel convento di frati che non erano frati, di lupi che non erano lupi e di matti che potevano esser savi più di tanti e tanti che ne hanno la riputazione. 10446_10415_000567 quegli accenni allo scandalo, al pericolo di scioglimento della comunità, e ciò per una intrusione contraria alle consuetudini del convento, non potevano risguardare che lui, il vezzoso monachino. 10446_10415_000568 che domandavano di essere condotti al priore per presentargli una supplica, un memoriale, e che so io. tra gli altri ne venne uno e fratel giocondo manifestò il sospetto che fosse una donna, ma brutta. si affrettò a soggiungere che domandava di confessarsi al padre anacleto. 10446_10415_000569 della sottoprefettura, glielo assicuro io, andava dicendo il rappresentante dell'autorità al suo interlocutore, uomo sulla sessantina, piccolo di statura e cuor contento per dieci, come dimostravano le sue guance paffute. glielo assicuro io, signor prospero, ella sarà cavaliere, ma che dico cavaliere, commendatore. 10446_10415_000570 credo che sarà difficile. fanno conto di stamparne a mala pena quindici copie, una per ciascheduno di loro ed una per la biblioteca, almeno così ho sentito dire. rimasi di stucco. saranno matti, sì e no, pensavo, ma certamente sono molto curiosi. seguitai il converso. 10446_10415_000571 cose. supponevo che non sapesse nulla, che fosse stato ingannato e poichè la casa ruzzani è una delle primarie di castelnuovo e di tutto il circondario, oramai non è rappresentata che dalla signorina adele, una ragazza di molto ingegno ma un pochettino bizzarra. 10446_10415_000572 fin troppo ilare, che accennava ad uno stomaco pieno e ad un'anima senza rimorsi. or bene, sa nulla, gli chiese il sottoprefetto. sì, rispose il delegato, ammiccando e sorridendo con insolita familiarità. dica su, dunque. 10446_10415_000573 non ha l'aria di canzonarmi. e dopo la bella impresa del convento dei matti, che facce toste. ma già questi villani rifatti, perchè hanno i milioni, si credono lecita ogni cosa. 10446_10415_000574 leggiadro collare della corona d'italia, tu danzavi sempre, immagine cara davanti agli occhi del signor prospero gentili, di tanto in tanto quegli occhi si volgevano con paterna sollecitudine a quel biondo novizio che sedeva a fianco del priore sostenendo abbastanza bene la sua parte di fraticello. 10446_10415_000575 gli strumenti dell'osservatorio dormivano sui cavalletti o nelle buste di velluto. le storte del laboratorio di chimica giacevano sui fornelli senza fuoco. 10446_10415_000576 la reazione succede fatalmente all'azione. è una legge storica, com'è una legge meccanica. uno stato prudente e previdente deve trasformare quello che non può mutare. 10446_10415_000577 capisco che non ci si mangia alle sue veglie e ci si beve al più, al più qualche bicchier d'acqua inzuccherata. ma infine, i lumi ci vogliono e il pianoforte richiede ogni settimana. 10446_10415_000578 non è bruttissima. almeno quel che le manca in bellezza lo possiede in ricchezza, e perciò molti si sono fatti avanti a chiedere la sua mano e in famiglia s'era parlato di maritarla. ah, scappò detto al priore, vi dispiace? chiese il serafino, fermandosi a mezzo. 10446_10415_000579 il dire primo sangue non vorrebbe dir nulla, potendo anche darsi che una sferzata violenta su qualche muscolo importante riescisse più grave per la continuazione del duello che non una vera puntata, quando non penetrasse più di due o tre centimetri. 10446_10415_000580 grazie, rispose il priore cascando e sapendo di cascare. volevo dire che dubiterò, e il dubbio è sempre scortese, ne conviene? secondo la maniera di esprimerlo, ripigliò il cherubino. orbene, disse il priore stringendosi nelle spalle, prendiamo la forma più mite. 10446_10415_000581 crederanno. non crederanno padroni, non avranno mica da sposarla loro. e quando la sua nepote sarà duchessa di francavilla, voglio vedere a che cosa servirà loro il sostenere che è stata in un convento di frati. 10446_10415_000582 infine, sappiate, questa fu lui che introdusse lo skating ring nelle usanze di castelnuovo. per un dilettante d'archeologia preistorica, non c'era male che ne dite. 10446_10415_000583 duca portentoso. e dire che quel giovinotto, uno tra i primi gentiluomini d'italia, era là ascoso, in un circondario campestre, passando le mattinate a scavare il suolo delle caverne e le serate a profondere il suo spirito nella sala di una. 10446_10415_000584 nessuno può viverci a modo suo, e questo sarebbe il meno male. soggiunse con aria benevola, ma il guaio è questo: che nessuno può adoperarsi per gli altri senza esserne pagato di mala moneta. 10446_10415_000585 dite bene, in teatro, ci siamo in teatro e ci siamo venuti in maschera. vedete, padre ilarione, io non ho mai respirato così bene come ora che la maschera ci è caduta dal viso e che non c'è più bisogno di cambiar tono di voce. 10446_10415_000586 serafino, serafino, esclamò il padre anacleto. non vi ho ancora detto ogni cosa. la vita per l'uomo non si compone tutta d'amore. è nell'indole nostra, pur troppo che essa sia più complessa. in noi è una varietà di uffici che non è, fortunatamente, in voi. 10446_10415_000587 bella quiete, diss'egli poscia, sviando la mente e lo sguardo di là ov'essi stavano muti, con le spalle appoggiate alle sporgenze del masso. sì, rispose il priore crollando malinconicamente la testa. c'è sempre un luogo più quieto della solitudine in cui si vive? 10446_10415_000588 forse, considerando la cosa dal lato più ristretto, potremmo dire: meglio così, ma questo potrà pensarlo il duca, a cui non mancheranno occasioni di illustri parentadi e che ha tanti titoli a meritare la felicità della vita domestica come ad ottenere i trionfi della vita pubblica. 10446_10415_000589 ove si fosse propagato l'esempio. come era a temersi, un convento laico si era fondato da qualche anno, a due ore di distanza da castelnuovo, nell'antico monastero di san bruno. 10446_10415_000590 noi andiamo alla stazione per vedere le facce sospette. il signor gentili non era una faccia sospetta, dunque il sillogismo non faceva una grinza e i carabinieri non dovevano sapere se il signor prospero fosse andato da quella parte, anzi che da un'altra. 10446_10415_000591 anche un giornale archeologico può e deve esser fatto in modo da non riescire noioso. a voi piacciono le citazioni latine: padre restituto, eccone una di orazio omne. 10446_10415_000592 ex ore, tuo te judico, gridò il padre bonaventura. voi non volete nella comunità il padre adelindo e lo contate fra i presenti. dio buono, leviamolo pure dal conto e diciamo: quindici, facciamo anzi quattordici, levando anche lo zio, che mi pare un vero fuor d'opera. 10446_10415_000593 perchè? perchè me lo domandate, il perchè avevo creduto che non me lo domandereste, rispose il monachino con aria tra corrucciata e confusa. il padre anacleto non vide lì per lì che il corruccio? 10446_10415_000594 avrebbero raccontata una bella pagina di storia delle prime genti italiche e, dati gli elementi, ad ingegnose induzioni sarebbe riuscito in verità un museo da attirare molti curiosi al monastero di san bruno. 10446_10415_000595 tanto che mi seccai e proposi di ritornare al convento priore. è una brutta cosa, la gelosia, ma essa non farà velo alla mia coscienza. voi siete un cavaliere e siete anche migliore di me. sì, lasciatemelo dire, siete migliore di me. 10446_10415_000596 nè per la signorina adele e per la contessina berta. erano dimenticate le altre. il signor duca di francavilla pagava nobilmente l'ospitalità di castelnuovo. 10446_10415_000597 nulla. il sottoprefetto ignorava ancora che diavolo fosse accaduto del signor gentili e della sua bella nepote. quella cima del delegato non ne sapeva di più, quantunque, per far le cose a modo e venire in chiaro di tutto, avesse mandato le guardie travestite a prender lingua in casa ruzzani. 10446_10415_000598 ma io me ne impipo, scusate il vocabolo, e se la mia signora nepote vorrà darmi retta, non ritorneremo a castelnuovo. ah, bravo, gridarono tutti in coro. 10446_10415_000599 il fatto sta che si guarda quella bellezza due volte più delle altre, collocate su d'un piedestallo più umile, e si ha l'aria di voler trovare la ragione di certi riflessi dorati nella cavità dell'occhio e nel sottosquadro della guancia. 10446_10415_000600 non lo sapevo, ripigliò il priore. sono stato ingannato tanto più facilmente in quanto che non ho voluto farci troppa attenzione. ma se l'avessi fatta, se mi fossi avveduto e mi fosse piaciuto di accogliere egualmente il finto novizio, che male ci sarebbe. 10446_10415_000601 il priore lo aveva indovinato anche senza sapere che il padrino veniva dal capoluogo del circondario. lo perseguitavano dentro e fuori, il grazioso monachino, e lui lo difendeva di dentro e di fuori. 10446_10415_000602 vi ho già detto che quell'argomento non era sbandito da san bruno. si può parlar di politica senza guastarsi il sangue quando non c'entrano le ragioni personali, nè di prima nè di seconda mano. 10446_10415_000603 per non dargli il passo alla caverna. il padre prospero era seduto a mezzo del sentiero e per lasciar passare il padre tranquillo avrebbe dovuto star su, la qual cosa gli comodava poco, anzi nulla. 10446_10415_000604 e tiriamo innanzi le suture del cranio, molto visibili nella loro indentatura, indicavano una persona giovane. l'altezza mediocre dello scheletro e la forma del pelvi lasciavano argomentare che fosse lo scheletro d'una donna. 10446_10415_000605 ahimè, commenda e promozione si allontanavano ad occhi veggenti da lui, da uomo savio che sa aspettare una buona ispirazione. il sottoprefetto di castelnuovo rimandò al giorno seguente il discorso col duca di francavilla. 10446_10415_000606 di flògosi, flògosi, esclamò il padre prospero di grazia. che bestia è. non fate caso. è una delle nostre parole difficili con cui si cerca d'ingrossare un pochettino le molestie dell'infermo e le benemerenze del medico. 10446_10415_000607 ma era proprio partito. i carabinieri si stringevano nelle spalle. neanche questo li riguardava. il carabiniere non ha che la consegna. ora, quando la consegna non dice di ricordarsi di un fatto, il carabiniere può benissimo dimenticarlo, meglio ancora, non osservarlo. 10446_10415_000608 il maestro della banda cittadina, giovinotto di buona volontà e di alte speranze, suonava passabilmente il cembalo, dedicava polke e mazurke di sua composizione alle signorine di castelnuovo e qualche volta gli riusciva di farle stampare a torino o a milano. 10446_10415_000609 signor cavaliere, le prometto che saprò dove è andato il gentili. sì, bravo, a quest'ora farò quel che potrò, anche in ritardo, poichè non vuol dirmelo lei. oh, non ci mancherebbe altro che io le dessi l'esame e le suggerissi la risposta. 10446_10415_000610 dev'essere stato un gran simpaticone. quel vostro amico osservò il serafino. egli aveva la manìa del sapere. perciò merita tutta la mia stima e a lui, signor priore, rispondevate come ora a me, continuando a schermirvi. 10446_10415_000611 è una gran fortuna per me di aver conosciuto un uomo del suo merito tra i miei amministrati. ripigliò il sottoprefetto perchè infatti il convento laico di san bruno è nella mia giurisdizione. 10446_10415_000612 e poi le mura del convento di san bruno prendevano come un aspetto di vita, dalle alte finestre coi davanzali sporgenti, donde ricadevano in fuori le mostre variopinte dei violaciocchi, delle verbene e dei garofani schiattoni. 10446_10415_000613 ballava inoltre come. in verità, non saprei dirvi come ballasse. le signore di castelnuovo affermavano che ballava come un angelo. ma è poi vero che gli angeli ballino. comunque ballava bene. dettava quadriglie stupende, architettava, sciarrade in azione. i suoi talenti di società non si contavano sulle dita. 10446_10415_000614 e non gli dolse. punto che, anzi, oramai la sciocchezza era stata fatta e bisognava sostenerne le conseguenze a grinta dura. sentite ad esempio questo dialoghetto ch'egli ebbe col conte gamberini: 10446_10415_000615 una schietta risata, accolse l'ingenua confessione del padre. prospero dunque, dicevamo: proseguì lo zio del padrino adelindo. eccoci qui, tutt'e due. voi non m'avete in conto di così sciocco che non dovessi vedere il pericolo della nostra venuta. un pericolo, gridò il padre. restituto, e quale. 10446_10415_000616 ridendo a quel modo, giunsero presso un sedile di pietra a cui faceva ombra una pianta d'alloro, il serafino biondo si fermò sui due piedi. che cosa sono queste gravi cose che avete a dirmi, signor priore? 10446_10415_000617 lascino a tutti i cuori feriti, a tutte le anime deluse il loro rifugio nella solitudine, il loro conforto nella pace di un fraterno ritrovo. come è vero, gridai. la mia esclamazione gli piacque, poichè egli continuò infervorandosi. 10446_10415_000618 le tele polverose e sfondate, i tozzi candelabri di legno dorato, e via discorrendo. il solaio era di legno, ma anche il soffitto della sagrestia e del capitolo era di legno, dunque. dunque, il serafino biondo ascese la scala col suo passo ventenne e due minuti dopo mise il piede. leggiero e guardingo su quel solaio, benedetto. 10446_10415_000619 ho fatto operare in quella ostinata comunità di misantropi le forze irresistibili della natura e il convento laico di san bruno si è disciolto ier l'altro senza che la dignità del governo ne scapitasse punto. porgendo ascolto ai miei suggerimenti, 10446_10415_000620 aveva in mano la sua berretta di velluto e la sporse avanti in atto di salutare, mentre con una occhiata cercava di abbracciare i due visitatori e di coglierne a volo i pensieri. 10446_10415_000621 tutti i giorni, dopo il pranzo, i frati di san bruno solevano dividersi in piccole brigate ed anche in semplici coppie per andare a diporto di qua o di là, assorti in familiari colloquii che mutavano indirizzo secondo la composizione dei crocchi e gli umori del momento. 10446_10415_000622 si ammira, si rimane estatici a contemplare, magari ad adorare, ma il sentimento del bello è così puro in noi che non si forma neanche il desiderio di possedere quel quadro, salvo nel caso che si sia principi della finanza o rigattieri. 10446_10415_000623 lui monachino, monachino anche voi. scusate la libertà grande del vostro istoriografo. anche voi non avete un'oncia di senno. perchè andarvi a ficcare là dentro? o non lo sapevate che una donna si nasconde male e che il miglior travestimento, anche dissimulando perfettamente la forma, non basta a sopprimere l'arcano? quid? 10446_10415_000624 la sua osservazione. sarebbe eccellente- interruppe il priore- se la fanciulla fosse capitata da sola, ma io la prego a non dimenticare che è venuta in compagnia del tutore e vive qui sempre in compagnia del tutore. ah, una gran testa, il tutore scappò, detto al cavaliere. 10446_10415_000625 se non era lei, mi toccava ancora dio sa quanto di penitenza nel deserto. non già che la compagnia fosse cattiva. oh no, brava gente, quei matti e mi volevano tutti un gran bene. 10446_10415_000626 la bomba era scoppiata e quella candida bofficiona della contessa beatrice se ne stava lì con le braccia raccolte alla cintura, le labbra aperte e gli occhi di smalto, in mezzo a quella ventina di persone stupefatte, come se non fosse stata lei che aveva dato fuoco alla miccia. 10446_10415_000627 et uda mobilibus pomaria rivis. questa è la chiave, questo è il problema. hoc opus hic labor. that is the question. anche l'inglese ci sta bene in un discorso quasi più del latino. 10446_10415_000628 mi scusi intanto se io, confusa dalle sue cortesie, non ho fatto prima una presentazione. veramente toccherebbe a mio zio, ma lei, che è tanto buono con me, non faccia attenzione a queste piccolezze. 10446_10415_000629 castelnuovo, come vi dice il nome. doveva averci il suo castello, anche lui. ma il forte arnese era sparito sotto un intonaco più moderno. le feritoie erano diventate finestre e la gran mole bucherellata, imbiancata, rimessa a nuovo. 10446_10415_000630 dica lei, proponga lei, non domando altro. la cosa non è facile. in città si è mormorato assai, come può immaginarsi, io l'ho saputo subito. io so tutto, ho l'obbligo di saper tutto. non lo volevo credere da principio, ma dovetti arrendermi alla certezza delle mie informazioni. 10446_10415_000631 il sindaco di trigallo proseguì implacato. il sottoprefetto continua a fare orecchi da mercante alle nostre ingiunzioni. quello non è affar mio, rispose il delegato, è affar suo. 10446_10415_000632 il padre, adelindo, che aveva preso un pochettino di confidenza co suoi compagni di tavola, notò una cert'aria di somiglianza che traspariva da tutte quelle fisonomie. forse era da vederci un effetto della convivenza, essendo noto che ogni persona, come ogni cosa al mondo, assume il colore dell'ambiente in cui sia rimasta a lungo. 10446_10415_000633 speriamo che il su babbo ne abbia per due soggiunse. pensando al più vecchio dei nuovi venuti, quello là è uomo da prendere di primo acchito il posto di cantiniere. il parlatorio era come tutti i parlatorii di frati: una stanza seminuda e fredda. 10446_10415_000634 prima di andarsene di là, il frate converso diede una sbirciata ai due viaggiatori. sarà un bel fratino in fede mia, diss'egli tra sè. ma lo accetterà il priore che vuole la seconda vocazione? 10446_10415_000635 sarà maravigliato domattina di ricevere un mio telegramma prima di alzarsi da letto. caro signor prospero, sarà pure obbligato a rispondermi. per intanto capitò la risposta del questore di milano. 10446_10415_000636 a passi concitati. si capisce, e rotando gli occhi e mordendosi le labbra. questo di mordersi le labbra, di rotar gli occhi e di fare le volte del leone è un modo come un altro per cercare un'idea. 10446_10415_000637 vedete, signorina, ciò che nuoce un pochino a voi donne è il vostro desiderio di piacere. scusabile vanità, non lo nego, ma che porta le sue conseguenze spiacevoli. gli uomini vi considerano schiave e vi 10446_10415_000638 donde la conseguenza, mi pare. oh, le dirò io le ragioni di questa necessaria connessione- proseguì il sottoprefetto di castelnuovo quando fu solo nel suo ufficio. 10446_10415_000639 il lettore, che è giunto fin qua con una pazienza e con una cortesia di cui debbo rendergli grazie, vorrà sapere che discorsi facessero insieme il padre anacleto, priore di san bruno, e il monachino adelindo. 10446_10415_000640 corse allora sul pianerottolo, si affacciò all'apertura e chiamò lo zio con quel sibilo sommesso che già sapete. indi con la mano gli fe cenno che restasse, dovendo egli trattenersi per qualche cosa lassù, ma il padre prospero o non avesse ben capita la mimica del serafino o aspettasse qualche altro schiarimento, si era inoltrato fin sotto al cornicione. 10446_10415_000641 soltanto proseguì il padre agapito. si vuol dargli un po di garbo, un po di gusto letterario, farlo più ameno mettendoci, che so io, dei romanzi, dei versi. 10446_10415_000642 restituto, il padrino adelindo se ne veniva verso l'atrio col suo visetto d'angelo, con un grazioso incarnatino sulle guance, indizio di una camminata frettolosa all'aperto. 10446_10415_000643 quanto all'andar via di qui, non ci pensino, me ne incarico, io mando una carrozza con persona fidatissima che li conduca alla seconda stazione dopo castelnuovo. partiranno di notte e nessuno li avrà veduti. che gliene pare? oh, essa non accetterà. rispose il signor prospero quando s'è fitta in capo una cosa. 10446_10415_000644 diciamo anche impresa matrimoniale, quando i matrimonii non escano da quest'ordine elevato d'idee. noi inoltre abbiamo l'ufficio ugualmente nobile di cercare il merito dovunque si trovi, di farlo risaltare e di premiarlo ad esempio ed incitamento per tutti. 10446_10415_000645 avete osservata mai soggiunse il priore, la corrente d'un fiume in un giorno di piena? rami, tronchi d'alberi, quanto è caduto sotto il gorgo invasore, va via rapidamente, a fior d'acqua, un ramo, un fuscello, quel che volete. lentamente si allontana dalla via diritta. 10446_10415_000646 il voto pronunziato adesso. il patto conchiuso tra noi non rincrescerebbe a lei solamente, e farebbe anche torto alla mia previdenza, che si sarebbe mostrata assai misera. 10446_10415_000647 vede, avevamo un tiranno mastino ii della scala, capitato qui non so come, forse come un avanzo d'eredità toccata agli antichi frati di san bruno. anche dipinto, quel tiranno ci dava noia. 10446_10415_000648 sulle prime. il padre agapito non ci aveva badato e dava intorno al priore di san bruno tutte le notizie che il serafino aveva l'aria di chiedergli per semplice curiosità, ma poi, volendo egli ricondurre la conversazione in una cerchia più intima e non venendone a capo, perchè il serafino tornava sempre sul primo argomento, 10446_10415_000649 col mondo inframmettente che vuol dire la sua in ogni cosa, coi parenti che non amano le zitelle in casa, con tutte le ciarle noiose, con tutti i sarcasmi che opprimono una povera ragazza. voi capirete, signor priore, che un giorno o l'altro bisogna prendere una risoluzione. 10446_10415_000650 od era forse più vero che in quel momento non volesse veder nessuno, nè uomo nè bestia. fatto sta che il priore si chinò, raccolse un sasso da terra e lo levò in alto per castigare l'insolente. 10446_10415_000651 frate adelindo era rimasto un pochettino sconcertato vedendo che la sua cella era separata da quella di frate prospero, suo ottimo zio e compagno di clausura. senza formarsi un giusto concetto del suo nuovo stato, il vezzoso fraticello aveva fatto assegnamento. 10446_10415_000652 rasserenò. potrebb'essere un indizio diss'egli indizio di che non vede questa cura di rimettere a nuovo le sue gioie. signor prospero mio, non ha mai posto mente che, quando si avvicina il tempo della cova, la cingallegra si mette al grave e va attorno pel bosco a beccar le pagliuzze per comporre il suo nido. 10446_10415_000653 con tutto il suo ingegno. il padre anacleto era un grande innocente e non vi faccia meraviglia. la penetrazione dell'uomo non è, il più delle volte, che effetto di cattiveria naturale. non s'indovina il peggio. accade di pensarlo con la certezza o con la speranza di apporsi al vero. 10446_10415_000654 sua. ciò detto, il nostro personaggio ricolse il fiato. l'aveva finalmente dato fuori quel che gli pesava sullo stomaco. il priore stette alcuni minuti secondi senza rispondergli. 10446_10415_000655 i primi colpi di vanga furono dati alla svelta e con molta confidenza. ma come fu scotennato il terreno, l'opera procedette a mano a mano, più riguardosa. volendo, il padre anacleto por mente a tutti gli avanzi che si sarebbero rinvenuti. 10446_10415_000656 e così la politica, anche come discorso accademico, vuol essere trattata coi guanti per quell'onesto riguardo che tutti usavano al padre anacleto. gli si domandò il suo parere su d'un punto controverso. 10446_10415_000657 qui non si confessa. aveva risposto il converso alzando sdegnosamente le spalle. andate dai frati veri. ma che convento è questo? aveva ribattuto l'importuno. 10446_10415_000658 un capriccio di testolina bizzarra l'ha condotta qui nel convento dei matti, come dicono cortesemente laggiù. il tutore è uno sciocco. almeno la sua condiscendenza al disegno stravagante della nepote ce lo fa avere per tale quel caro padre prospero. notò pietosamente il padre anselmo. 10446_10415_000659 ora, siccome io ci ho proprio un gran desiderio di tornare laggiù e di non esser molestato nelle mie corse sconclusionate, voi consentirete, spero, che in questo particolare io mi tenga prudentemente a mezz'aria. 10446_10415_000660 ma per che farne dio buono? gridò il priore che già stava per mettere la pazienza. da un lato non voglio credere che vi passasse per la testa di farne due frati. e perchè no, erano pure venuti per questo. 10446_10415_000661 entrato sotto il portico in compagnia del contadino, vidi il frate converso, un giovialone con tre giri di pappagorgia, tondo come una botte, ma giovane ancora e con due occhietti neri che non stavano mai fermi. 10446_10415_000662 ed era proprio necessario che quella cura cavalleresca se la prendesse il padre agapito. egli non aveva mai osservato il padre agapito con occhio d'artista, ma in quel momento, pensandoci su, gli pareva il più giovane e il più bello tra tutti i conventuali di san bruno. 10446_10415_000663 la presenza della donna si sente. sono in lei certe delicatezze che parlano una lingua arcana ai nostri sensi. e questa lingua i nostri sensi la intendono senza averla imparata. 10446_10415_000664 impresa matrimoniale. diss'egli signor prospero, esclamò il sottoprefetto rizzando la testa, come per dare tutta la misura della sua dignità offesa. 10446_10415_000665 ah, lo accomodo io. non mi ha detto a che albergo voleva scendere, ma io gli farò vedere che posso saperlo ugualmente. nulla sfugge all'occhio. vigile dell'autorità e quel giorno, per l'appunto, il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia. 10446_10415_000666 stare in arcioni come un altro e mettere un cavallo a carriera. ero a montebello, signor commendatore, e nessuno può dirmi che io abbia dimenticato l'obbligo mio verso la patria o che vorrebbe lei che, per adempiere a quest'obbligo, facessi il consigliere comunale o l'aspirante al ministero. 10446_10415_000667 giovanissima, le pare di esser vissuta già molto quello spirito di libero esame che ha sempre recato in ogni particolarità della vita. le tien luogo d'esperienza e l'aiuta a vedere i tranelli ond'è seminata la strada. 10446_10415_000668 un cortile con un porticato in giro, il pozzo nel mezzo e gli ortaggi intorno al pozzo. dico male, ortaggi, no, ci hanno piantato dei fiori e questi fiori mi hanno dato da pensare. 10446_10415_000669 è la prima faccia d'uomo che vedo, o son tutti insipidi, svenevoli come il duca di francavilla, o duri arcigni antipatici. che orrore. vi fo grazia, del resto, e non mi fermo neanche a dipingervi tutto quello che videro i nuovi ospiti di san bruno. 10446_10415_000670 più grande di sant'uberto, che amava le cacce e i bei cani levrieri. sant'antonio pose l'affetto suo in un- come chiamarlo decentemente, diciamo, o fratelli, in un cinghiale domestico. 10446_10415_000671 io credevo che anche la contessina berta gamberini, berte gamberini, ce n'è mille in ogni città d'italia, sentenziò il duca di francavilla. eh, capisco. capisco che non si sarebbe scomodato a far il viaggio di castelnuovo bedonia, ripigliò il sottoprefetto crollando la testa. 10446_10415_000672 alla croce di malta, rispose il conte, e capisco adesso perchè l'albergatore fosse impacciato a darmi una camera degna di me, come si compiacque di dire. i miei bravi compagni debbono essere tutti alla croce di malta. già entrò a dire il signor prospero: chi tardi arriva male alloggia. 10446_10415_000673 il nostro convento laico era un cattivo esempio, un tradimento fatto alla società. son sue parole non le rammenta? sì, sì, le rammento ed anche le sue risposte che le parevano di trionfo. l'altro dì il conte valentino chinò la testa in atto di contrizione. 10446_10415_000674 rimanere. rimanere, che ne sapete voi? padre agapito, eh, mi riferisco alle sue stesse parole, ancora questa mattina, al romitorio delle querci, voi presente in carne ed ossa se non per avventura in ispirito, ella diceva: 10446_10415_000675 sono conti da trecento e più anni. un gamberino fu tra i più reputati capitani di braccio da montone e poscia di francesco sforza, come la eccellenza vostra potrà riscontrare nelle genealogie. 10446_10415_000676 poichè questa era troppo salda e quella filtrava in così poca quantità da bastare appena al sostentamento delle felci che tappezzavano alcune parti della vlta. restava un dubbio: la caverna aveva servito come abitazione o solamente come luogo di sepoltura quei poveri rappresentanti della specie umana nei primi tempi dell'epoca quaternaria? 10446_10415_000677 e dove va? tornò a chiedere il sottoprefetto, senza curarsi più che tanto di vedere dove avesse la testa il signor prospero a milano con mia nepote. sì, pare che ciò sia necessario. soggiunse il signor gentili notando un atto di stupore del sottoprefetto. la mia adelina ha certe spesucce da fare. 10446_10415_000678 una di quelle botte accennate dal padre anselmo col nome generico e quasi innocente di lesioni. gli pareva quasi di riceverla lui, e frattanto seguitava a dare occhiate in qua e in là, come se aspettasse qualcuno- i carabinieri forse? 10446_10415_000679 io sì. lei. non è forse per lei che tutti questi malanni sono avvenuti? il povero duca di francavilla è partito da castelnuovo su tutte le furie. e dire che potevano imparentarsi con la prima nobiltà d'italia, un francavilla. 10446_10415_000680 con questo ragionamento, da cui potrete argomentare che la contea dei gamberini non valeva un milione, il signor conte si ricattò dell'aria canzonatoria del signor prospero. 10446_10415_000681 che non dispiaceva punto. anzi, poteva parere una grazia di più gran diavola, esclamava mentalmente il padre prospero. che cosa si ripromette da questa sua impresa arrischiata? spero bene che fra cinque o sei giorni si annoierà e noi torneremo a castelnuovo. 10446_10415_000682 e mi parve che quest'uomo, per tener mano ad un giuoco di tal fatta, avrebbe dovuto avere o troppo ardimento o troppa dabbenaggine. non è vero? chiese il padre. restituto. 10446_10415_000683 ora. il padre anacleto era tanto curioso di sapere che cosa gli avrebbe risposto il padrino. vedendosi scoperto come il padrino, era curioso di sapere che cosa gli avrebbe detto il priore, e con che tono e con quali propositi. 10446_10415_000684 ma all'undicesimo. qui vi voglio. c'è l'undicesimo che li riassume tutti, o per dire più esattamente, i dieci che conoscete, voi ne suppongono un undicesimo ed ultimo. 10446_10415_000685 dite pure infiammazione. è lo stesso che flògosi eravamo. ai subacidi aggiungo le acque sulfureo saline, quelle di seltz e di sedlitz, e segnatamente la dieta. 10446_10415_000686 tanto mi parve un uomo sui quarant'anni, ma forse lo faceva più vecchio. la gravità dell'aspetto non badò a me, tranne per rispondere al mio saluto con un cenno del capo. padre anselmo gli disse il converso inchinandosi, fratello, giocondo gli rispose quell'altro. 10446_10415_000687 erano due tipi diversi: nell'età, nell'aspetto, nella espressione. il giovine era biondo, di belle fattezze e di proporzioni elegantissime, ma un pochettino impacciato ne suoi abiti di viaggio. come mai, sul limitare della vita, sentiva il desiderio di rinchiudersi in un convento? 10446_10415_000688 in quanto alla bocca, poi, giuro per le labbra di san giovanni grisostomo che ce ne vorrebbero tre. per esempio, continuò il padre anacleto vedendo che il monachino biondo non si commoveva punto della sua entrata. in materia, 10446_10415_000689 è anche vero che gli è stato risposto con un certo calore, non fo per dire: ma il mio signor nepote, poichè oramai bisogna chiamarlo così, ha una eloquenza che va diritta al cuore: non si sgomenta di nulla. lui vi guarda nel bianco degli occhi e vi fa fare tutto quello che vuole, anche delle pazzie come questa. 10446_10415_000690 segno che il suo peccato era di quelli che si confessano liberamente a sè medesimi perchè non si credono destinati a portar conseguenze. il serafino gli piaceva, come piace un bel quadro. mettiamo la trasfigurazione di raffaello o la comunione di san gerolamo del domenichino. 10446_10415_000691 e come se ciò non bastasse, quel malizioso padrino, dopo averlo così ridotto, gli diceva con piglio quasi beffardo: a voi ricordate il perchè m'avete fatto venire a questo colloquio: debbo restare o partire. 10446_10415_000692 per esempio, questa passerebbe ogni misura, gridò il padre prospero. niente rallegrato. da quella prospettiva, capisco anch'io che sarà meglio andare un pochettino laggiù e, balzato in piedi, uscì con passo risoluto dalla biblioteca. ce n'è voluto per farlo muovere, esclamò il padre agapito. 10446_10415_000693 così sapiente. come lo vedete, non era punto noioso. il duca di francavilla era prima di tutto un bel giovinotto, simpatico, spiritoso, elegante, alla mano, un principe democratico, un felicissimo impasto di gran signore e di buon figliuolo. 10446_10415_000694 le casse tipografiche erano state collocate a posto, il torchio egualmente, un gran disegno del padre anacleto era sul punto d'incarnarsi o, se vi piace, meglio d'impiombarsi, perchè infatti era questione di piombo. 10446_10415_000695 i miei monaci. sentivano essi l'arcana influenza del serafino biondo? è lecito di sospettarlo. sentite questa che potrebbe mutare il sospetto in una mezza certezza, il serafino quel medesimo giorno che era entrato in convento. 10446_10415_000696 quei benedetti ministeri che passavano promettendo e se n'andavano senza aver mantenuto, avrebbero fatta perdere la pazienza ad una santa nonchè alla sottoprefettessa di castelnuovo, che era a mala pena uno stinco. 10446_10415_000697 ma è certo che questa crise mi fa comodo. oh sì, mi fa comodo. ancora l'altro dì io lo dicevo alla mia nepote: che pesci si pigliano. non ti basta questo mesetto di noviziato, vuoi proprio aspettar la tonsura? confessione preziosa, gridò il padre costanzo: eravate proprio voi il tentatore. 10446_10415_000698 la signora sottoprefettessa non era nel segreto di suo marito o era d'una fintaggine? a tutta prova, la contessa gamberini non potè cavarne altro. intanto il sottoprefetto, sicuro del fatto suo, aspettava la lettera del prospero. 10446_10415_000699 la sola contessa, beatrice gamberini, era più ilare del solito, più pomposa, più bofficiona, più rosea. avete mai provato a mettere una mela vizza sotto la campana d'una macchina pneumatica? a mano a mano che l'aria si rarefà, la mela va perdendo le rughe. 10446_10415_000700 bravo, mentre la vostra bella nepote sta ascoltando la sua sentenza. quelle parole ebbero la virtù di farlo saltare sulla poltrona. che sentenza gridò? che sapete voi della mia nepote. 10446_10415_000701 il priore s'inchinò da capo, ma non aggiunse nulla del suo a quel saggio d'eloquenza sublime. ella vedrà nella mia visita anche un pochino di curiosità. riprese il sottoprefetto, lasciando i lampi e i tuoni in disparte e degnandosi di uscir dalla nube. 10446_10415_000702 ah bene, questo è il fatto nostro, gridò il padre anacleto. oh, non dubiti, non le domanderemo. i cartoni di raffaello, i soli principii del disegno basterebbero. abbiamo in mente di fare un giornale, una specie di rassegna mensile. 10446_10415_000703 i campi mancano affatto, i boschi sono stati decimati prima che noi si comperasse il convento, ma infine, quel poco che c'è offrirà a lei materia di studio e saremo lieti di avere un agronomo in famiglia, come già abbiamo il botanico e lei. 10446_10415_000704 i calabroni che andavano ronzando qua e là nella frappa e le farfalle screziate d'oro che aliavano di fiore in fiore e le cavallette che saltavano di cespuglio in cespuglio e le cicale che facevano il loro verso, monotono da ogni tronco d'albero lungo la strada. 10446_10415_000705 frattanto i due avversarii, con le punte rivolte a terra, s'inchinavano in atto di assentimento. il padre anselmo proseguì in questa forma: signori, voi obbedirete rigorosamente ai comandi. 10446_10415_000706 un silenzio religioso. regnava nella caverna. qualche cosa di sepolto cinque o diecimil'anni addietro stava per ritornare alla luce. a voi, fratello adelindo, disse il priore: copiate questa forma di sepoltura prima che sia scoperchiata. 10446_10415_000707 dobbiamo badarci sopra tutto, noi che siamo i depositarii del potere. ma anche sulla faccenda dell'equatore io spero che ella avrà fatto valere la sua autorità tutoria. autorità veramente ne ho poca, confessò il signor prospero. mi sono contentato di dirle che ci fa troppo caldo in africa, come fa troppo freddo ai poli. 10446_10415_000708 meno grave, all'aspetto, più elegante nel portamento, ma pur sempre severo e rispondente a quell'immagine di dignità e di forza che non dovrebbe scompagnarsi mai dall'idea dell'uomo. 10446_10415_000709 qui ci vorrebbe. il signor prospero gentili saltò su a dire il ricevitore del registro, sentiremmo un bel discorso sui concimi artificiali. quell'accenno personale diede maledettamente sui nervi al cavalier tiraquelli. era un presentimento. 10446_10415_000710 e quando io vi dico così asciuttamente gli occhi e il naso, credete pure, o lettori, che io faccio forza al mio naturale ed anche un pochettino alla giustizia. due epiteti via ci vorrebbero, e per quegli occhi e per quel naso. 10446_10415_000711 altro, non bisognerebbe perder tempo. vadano subito via, partano per torino e ci restino un mese. questo mi sembra il meglio che possano fare. io, frattanto avrei modo di preparare il terreno, dissiperei i sospetti, opporrei la certezza alla chiacchiere senza fondamento. 10446_10415_000712 si venne a parlare del lusso veramente sfrenato che invadeva tutte le classi sociali, anche nella piccola città di castelnuovo, poi delle sostanze limitate, degli scarsi raccolti, con una piccola scorribanda sull'agricoltura. 10446_10415_000713 infatti soggiunse il padre agapito col sorriso dello schermitore che è giunto in tempo ad una parata difficile. non si tratta del nostro segreto, ma di quello del padre anacleto. 10446_10415_000714 ma almeno non vorrete lasciarci qui su due piedi. entrò a dire il padre ilarione, siate umano, fratello prospero. stiamo a vedere che sarò un barbaro se vorrò togliermi da questa condizione curiosa. curiosa fin che volete, ma sono veramente i punti curiosi che piacciono nella vita, come piacciono in teatro. 10446_10415_000715 ecco, voi andate in collera. notò il serafino, arrossendo, vi ho proprio toccato sul vivo senza volerlo, badate, senza volerlo non vado in collera. e voi non m'avete toccato sul vivo, replicò il padre anacleto. mi avete chiesto una confessione ed io ve l'ho fatta sinceramente, ma già dovevo capire che certe cose vanno tenute per sè. 10446_10415_000716 ma io sospetto che tutt'e due ci abbiano lavorato. del resto, i rimedi son molti e tutti adatti, qualunque sia stata la causa del male: aria sottile e montanina, eccola qui. esercizi del corpo: eccoli qui. 10446_10415_000717 ah, rispose il sottoprefetto dando una rifiatata e lei, signor duca, si è inerpicato fin là. certamente il dilettante d'archeologia preistorica ha perduta la sua giornata facendola guadagnare al curioso. ho veduto il convento dei matti e ci ho mangiata anche la frittata dell'amicizia. 10446_10415_000718 batteva il telegrafo per domandare al questore di milano in quale albergo si trovasse ad alloggio un signor prospero, gentili, di cui dava tutte le indicazioni necessarie. 10446_10415_000719 le faccio i miei complimenti- disse il sottoprefetto volgendosi alla signorina ruzzani- ed anche i ringraziamenti della società vendicata. la masticava male, il povero cavaliere, ma ci voleva pazienza. 10446_10415_000720 ma le voci del mondo suonano per voi come suoneranno per me. che fate voi della vostra gioventù, voi che date consigli, non avete amato davvero? sono le vostre parole, ed io non vi credo un bugiardo. venite fuori, dunque, e non istate ad intristire in. 10446_10415_000721 si parlava, tra l'altre cose, della gran noia che vi dava quel sottoprefetto con la sua lunga fermata. così dicendo, il serafino fissava gli occhi addosso al priore, come se volesse leggergli in faccia il segreto di quella visita. 10446_10415_000722 il comunismo, il nichilismo e tanti altri tentativi di cataclismo. io non voglio certamente paragonare tutta questa grazia di dio con un povero convento di matti. mi fermo anzi a stabilire come esso sia il meno spiccato, il più innocente, il più roseo tra tanti bei saggi della incontentabilità umana. 10446_10415_000723 quale, dopo tutto, non voleva canzonare nessuno, ma solamente mostrarsi tetragono agli assalti della maldicenza di castelnuovo bedonia. se credete che mi lasci prendere in giro da voi altri, diceva egli tra sè. non sono un'aquila, è vero, ma neanche uno struzzo da mandar giù ogni cosa. 10446_10415_000724 tornate all'altro motivo. ve ne prego, soggiunse. questo che accennate val poco, anzi, non val nulla affatto. quante volte nella vostra vita avete trovato che non era vero? 10446_10415_000725 che non si è mai radunata. non è colpa sua, signor prospero, ma dei passati ministeri che non hanno pensato mai a rialzare il prestigio di questa istituzione in castelnuovo, bedonia. 10446_10415_000726 il signor sottoprefetto era venuto a cavallo con una coppia di carabinieri per iscorta d'onore o di sicurezza, il fratello giocondo che non lo conosceva e che stava fermo alla consegna. 10446_10415_000727 e lei, allora giù la fiancata, non è vero? bravo, ha indovinato alla prima commendator: prospero: vogliamo riuscire. quel giorno, appena il signor prospero se ne andò via, il sottoprefetto si pose a tavolino e scrisse al ministro degl'interni. il tenore della lettera fu questo: 10446_10415_000728 certo, l'idea di quella gita era venuta a lei e il tutore non aveva fatto che obbedire. altro che milano, conchiudevano tutti, altro che rilegare a nuovo le gioie di famiglia. avrebbe potuto conchiudere il. 10446_10415_000729 ma nel modo più naturale, a piedi, fino al fondo della discesa dove hanno trovata la carrozza che li aspettava per ricondurli a castelnuovo. signori miei, soggiunse il priore, vedendo che quel breve racconto non persuadeva molto i suoi uditori. 10446_10415_000730 alzai gli occhi e guardai, credetti alle prime di riconoscere un cane, ma la sua andatura guardinga per un sentiero così strano mi pose in sospetto un lupo forse, disse la signora morselli fingendo un brivido di leggiadra paura. 10446_10415_000731 nelle ore di ricreazione ella dipinge all'aria aperta, sotto gli archi del porticato, e ci son tutti a starla a vedere. uno le tiene i pennelli, un altro le porge i colori, un altro si mette in azione, un altro loda, un altro va in visibilio. 10446_10415_000732 vogliono sedurre i bugiardi. quegli altri, invece, sono più modesti, più umili, più timidi. si direbbe anzi che amino nascondersi, confondersi con le foglie secche. ond'è coperto il terreno. 10446_10415_000733 erano usciti dal convento alle cinque del mattino. l'ordine di far venire la carrozza laggiù era stato dato dal padre anacleto la sera antecedente, subito dopo il colloquio in giardino. 10446_10415_000734 il degno gentiluomo è qui, ben veduto, cercato, accarezzato da tutti. la società più ragguardevole di castelnuovo sarebbe superba di imparentarsi con lui. 10446_10415_000735 che anzi, più sarà frugale il pasto, meglio sarà per la mia salute, rispose il signor prospero. ingrassavo troppo, quantunque senza mia colpa. 10446_10415_000736 oh, gridarono parecchi dando un sobbalzo sui loro sedili di legno. certo, ribadì l'oratore, il diavolo non si fece un giorno eremita. quando diventò vecchio, disse una voce. 10446_10415_000737 dovete sapere, umanissimi lettori, che quella mattina frate adelindo si era avveduto d'una cert'aria di segreto con cui si salutavano i conventuali di san bruno e di certe paroline che si bisbigliavano passando. 10446_10415_000738 tra tutte le fatiche, una sola è grave, l'inutile. e l'uomo, governandosi in quella guisa, senza sdegno, senza debolezze, senza vani rimpianti, cerca di mettere al sicuro la sua parte di felicità. 10446_10415_000739 neanche a star nella camera al largo si sarebbero bagnati, ma no, bisognava guarentirsi, meglio tapparsi in un cantuccio e in una casa fatta con le proprie mani. ogni uomo ha l'istinto di star chiuso e chi vive in piazza, come chi pensa ad alta voce, o presto o tardi si pente. 10446_10415_000740 grave, grave, secondo, s'intende. per esempio, se non pesa a voi tutto quel carico di oleina e di stearina che portate continuamente addosso, il male non è grave, di certo. ah, stearina, oleina. 10446_10415_000741 e che essa era certamente di condizione non povera, poichè aveva un monile di quella fatta, composto di tal materia che doveva esser cavata da luogo lontano. 10446_10415_000742 innamorandosi dell'opera sua fino al punto di fondare una dottrina e una regola di vita su ciò che poteva intendersi ancora e permettersi come capriccio personale? non lavorava forse a ricomperarsi una parte di quelle noie per cui gli era venuto in uggia il mondo da cui era fuggito con tanta sollecitudine? 10446_10415_000743 vada là, faccia le sue indagini, mi sappia dire la cosa più facile del mondo ed io le restituirò la mia stima. il delegato se ne andò con la sua lavata di testa. come fu nelle scale, si messe a ridere. 10446_10415_000744 il timo vestiva a nuovo i suoi piccoli rami serpeggianti e la vitalba stendeva d'arbusto in arbusto le sue braccia sottili. ogni cosa mostrava di vivere, anche la morte, poichè essa metteva in mostra i germi di una vita futura. 10446_10415_000745 la nostra scappata. gli aveva proprio guastate le uova nel paniere, ma ora, ora gli si porta una buona notizia da rimettergli il sangue nelle vene. notizia veramente no. ma sta a lui di cavare un costrutto dal nostro ritorno. quanto a me, gli dò il mio consenso in formis et modis. 10446_10415_000746 venga qua, venga qua, signor prospero, disse il sottoprefetto, apparendo sulla soglia senza dar tempo all'usciere di introdurre il visitatore. è tornato, finalmente tornato, come lei vede. 10446_10415_000747 la cosa sarà e non sarà. possiamo anche lasciare la malleveria della notizia ai poeti, ma il fatto sta che, appena balzò eva dalle mani del creatore adamo si svegliò dal suo sonno. e qui il testo biblico ha un senso riposto, di cui mi fecero intendere la grandezza i miei professori di ermeneutica, la. 10446_10415_000748 il degno rappresentante del governo in castelnuovo, bedonia, non badò neanche più a dissimulare la sua ignoranza. quella notizia così inattesa, così stravagante, lo aveva colto in pieno, lo aveva sbalordito. 10446_10415_000749 e il signor prospero, che non era neanche al primo scalino, ma che doveva essere almeno cavalier d'onore- alle nozze della sua bella nepote trovò il tempo per andarsi a rallegrare con lui. hanno avuto torto a non mandarle la commenda, gli disse, ma noi avremo se non altro la soddisfazione di chiamarlo biscavaliere. 10446_10415_000750 la visita del sottoprefetto e le sue rivelazioni stanno per avere un effetto. ah, disse il padre, prospero come un uomo che avesse capito, od anche come un uomo che sbadigliasse e ricadde sulla poltrona, assai più disposto a riprender sonno che a proseguire la conversazione. 10446_10415_000751 passiamo alla seconda ragione della sua visita. il sottoprefetto non gradì troppo quel modo spicciativo che aveva il priore di condurre la conversazione, parlando lui come e quando voleva, per cangiare argomento quando e come gli facesse comodo. 10446_10415_000752 ma guardandolo attentamente nel corso della conversazione, si notavano alcune rughe sottili sulla fronte, le quali talvolta si raccoglievano a fascio nel mezzo delle sopracciglia. 10446_10415_000753 o non volle dare al visitatore burbanzoso la consolazione di farlo in sua presenza. del resto, lo conosceva già per averlo veduto alcuni giorni addietro, quando era stato al parlatorio chiedendo del padre prospero e annunziandosi modestamente: il suo amico. 10446_10415_000754 bruno discendeva appunto da una scorciatoia in mezzo ai faggi quando vide andare in su due persone sedute sugli asinelli e seguite da un contadino che portava due sacche da viaggio. una di quelle due persone era il signor prospero gentili. quando chiese il sottoprefetto con aria di voler stabilire i fatti e le date, 10446_10415_000755 giustissimo, fate pure. ma dentro di sè il serafino biondo non trovò niente giusto che si discutesse e probabilmente di lui il cuore glielo diceva senza che egli avesse a sentirne nulla. 10446_10415_000756 in ciò somigliamo grandemente agli uccelli che nella lieta stagione mettono fuori la cosidetta livrea d'amore per piacere alla futura compagna, che aiuteranno poi nella fabbricazione del nido. 10446_10415_000757 una ne prese il conte gualandi del poggio, senza badarci più che tanto. l'altra andò al signor mario novelli. signori, disse allora il padre anselmo, facendosi avanti con un fioretto in pugno come simbolo della sua autorità. 10446_10415_000758 e guardò la signorina adele come per rivolgere a lei, in forma di ringraziamento, le parole dette al sottoprefetto. la bella birichina abbassò gli occhi e si morse le labbra perchè aveva una gran voglia di ridere. 10446_10415_000759 ho bisogno di autorità, io di favore in alto e di prestigio in basso, e tutto ciò che è avvenuto scuote la mia autorità, scema il favore, offusca il prestigio. potessi almeno levarmi di qui, ma questo è più lontano che mai. 10446_10415_000760 il padre anacleto gli dischiuse le braccia fra gli applausi di tutta la comunità. quell'abbraccio amichevole riscaldò il padre agapito al secolo mario novelli. l'applauso dei colleghi gli fece perdere la tramontana. anch'egli si trovò in vena di schiettezza e di magnanimità. 10446_10415_000761 il padre anacleto si pentì subito di averla detta, ma non era più tempo. del resto, quella esclamazione del serafino non significava rammarico, era una esclamazione breve, senza espressione, senza colore. si poteva anche interpretarla per un grido di. 10446_10415_000762 altri se ne allontanano sempre più e riescono ad afferrare il punto in cui l'acqua, risospinta dalla piena, si ristagna, offrendo a quei rami, a quei fuscellini, un rifugio, un asilo. io ho sempre pensato che quei fuscellini possiedano un'anima, la coscienza e la volontà di non essere travolti dalla corrente. 10446_10415_000763 passi per la luce. ma il verde? che c'entra? il verde in seconda linea se è già incluso fra i sette colori del prisma? è vero, ma lo scrittore, parlando del verde, intendeva lo spettacolo della campagna. 10446_10415_000764 il servitore uscì e adele ruzzani corse allo specchio. aveva le fiamme al viso. perciò dovette rimanere per alcuni istanti colà, aspettando che quella commozione scemasse e cercando di comprimere con le palme i battiti del suo cuore. sorrideva frattanto. sorrideva d'un riso stanco e beato. 10446_10415_000765 desiderare di vederli spartiti, quegli spicchi di settantacinque centesimi che toccherebbero ad ognuno, secondo i calcoli più diligenti, se la divisione fosse fatta con equità, dal primo dei livellatori all'ultimo dei livellati. 10446_10415_000766 intanto nel nostro soggiorno temporaneo si vedrebbe, si concerterebbe. no, non me ne parlare, non voglio, non voglio, è una grama ragione. 10446_10415_000767 sappiate intanto che su questo difetto, io ci ho innestata una piccola qualità: la schiettezza. dico sempre quello che penso io. ecco una bella digressione. osservò il padre anacleto come pittura del vostro carattere. la gradisco moltissimo come lezione a me. non so di averla meritata. 10446_10415_000768 e questo? chi è? domandai l'astronomo? come avete anche un osservatorio, sicuramente, e un laboratorio di chimica e tante altre diavolerie. tutte le settimane i padri si radunano un giorno a capitolo e mettono i loro studi in comune. 10446_10415_000769 l'anticamera e la ruota per cui introdurre il suo pasto frugale o metter fuori la scodella vuota. ma la ruota oramai serviva soltanto per le lettere e i giornali. quando giungeva il postino, la stanza da letto non era più così nuda come al tempo dei camaldolesi. 10446_10415_000770 adele ruzzani era dunque una fanciulla capricciosa, ma, lo ripeto, non faceva fuggire nessuno. quante cose non si permettono ad una coppia di milioni. quando vestono gonnella si può dir corna di quei milioni. 10446_10415_000771 signor novelli proseguì rivolgendosi al padre agapito. eccovi i miei padrini, il signor giorgio verna e il signor nello altoviti. così dicendo, additava il padre anselmo e il padre bonaventura. 10446_10415_000772 e non c'era caso che il sangue gli si rimescolasse nelle vene e gli dèsse una battuta più forte dell'altra. sant'antonio era un uomo. per lui la bellezza non aveva lusinghe, le grandezze umane non avevano attrattive. 10446_10415_000773 appena mi conobbe, mi tirò i baffi, ed io non l'ebbi per male. poi, fatta più grandicella, prendeva un gusto matto a darmi noia, a stracciarmi il giornale per farne gli uccellini e i cappelli da generale. 10446_10415_000774 ciò che fa amar molto la tavola è la tovaglia, lo sfoggio del vasellame, lo scintillìo dei cristalli. una mezza batteria di bicchieri a calice sfaccettati, smerigliati, lucidi, opachi. quando spessi come il diamante, quando sottili come la mussolina, fanno bere tre volte più di quello che porterebbe il vostro bisogno. 10446_10415_000775 mi sono annoiato del mondo, soleva dire il priore quando gli chiedevano il perchè della sua ritirata al deserto. non ci avevo da far nulla di utile. ho fatte le valigie ed eccomi qua, ancora giovane. voi dite o che avrei dovuto aspettare ad aprir gli occhi da vecchio? 10446_10415_000776 il pensatore è sobrio. il lavoratore non potrà sempre esser sobrio, ma non avrà mai vizi di gola. frate adelindo, seduto alla destra del priore, era l'argomento della curiosità universale. 10446_10415_000777 se la eccellenza vostra crede che io debba proseguire mutando indirizzo, si potrebbe combinare con la famiglia gamberini. c'è una figlia unica degna di figurare alla capitale. meno ricchezza di casa ruzzani, è vero, ma quattordici generazioni di nobiltà. 10446_10415_000778 lodevole intento di agevolargli la calata, venisse il ticchio di andarlo a pigliare di peso. la ricreazione era finita e incominciava il lavoro. vi ho già detto che il padre anacleto era andato nella caverna delle streghe per trovare qualche saggio d'archeologia preistorica dei cocci, delle armi di selce. 10446_10415_000779 ma già voi siete capaci di averlo indovinato. o lettori, e mormorate già il nome, del sicuro avete indovinato: era lui il signor prospero. entrò risoluto nella stanza del parlatorio, ma come fu davanti al suo visitatore? e come si avvide che questi lo guardava con aria tra curiosa e canzonatoria? 10446_10415_000780 troppo buono. almeno ne rammenterete qualcheduno. me li reciterete, non è vero? il padre agapito non rispose più nulla, confuso com'era, ma chinò la fronte in atto di assentimento. quel giorno, trovandosi solo nella sua cella, il padre agapito si guardò nello specchio. 10446_10415_000781 il serafino aveva abbassata la voce d'un tono, ma staccava le sillabe in guisa che il suo discorso giunse intiero all'orecchio dello zio, dove diamine avrà saputo che non mi hanno permesso di sentire, pensò egli ammirato. 10446_10415_000782 cosicchè l'autorità superiore della provincia ha già chiesto ragguagli a me, che ero bensì informato del fatto, ma non avrei voluto dar noia a lei per tutto l'oro del mondo. questo è lo stato delle cose. 10446_10415_000783 erano cinque i nuovi ospiti, cinque le anime deluse che la seconda vocazione spingeva a cercare la pace in quel nido di laici regolari, sotto il governo temporaneo di padre anacleto. 10446_10415_000784 del resto io non sono un ambizioso pentito, soggiunse con amabile ipocrisia il signor prospero e senza mestieri di farmi frate. torno dunque con animo tranquillo al priore di san bruno. ripigliò il duca di francavilla. 10446_10415_000785 noi veramente saremmo indegni di scusa se, conosciuto il pericolo, non ci affrettassimo a provvedere. io dunque domando al priore una cosa semplicissima: chiami egli il padrino adelindo, gli faccia sapere quel che si pensa di lui e lo rimandi a casa sua con tutti quei riguardi che sono dovuti ad una donna. 10446_10415_000786 prospero gentili e la sua nepote, adele ruzzani, ringraziano il padre anacleto, priore di san bruno, della cortese ospitalità ad essi accordata. 10446_10415_000787 accompagnato il sottoprefetto fino all'ingresso del ponte, e con che gusto, immaginatelo voi. il padre anacleto se ne ritornò verso il convento. erano le tre del pomeriggio. il cielo appariva sereno di zaffiro sbiancato e asperso di una polvere d'oro sotto la vampa del sole. 10446_10415_000788 di avere tirato avanti di operazione in operazione un faticoso problema, non tenendo a calcolo un elemento essenziale la cui presenza inavvertita da prima gli mandava a rotoli tutto il suo edifizio di numeri, ma perchè poi s'aveva a parlare di conti sbagliati? 10446_10415_000789 avete guardato in biblioteca? ah sì, davvero. gridò il serafino ridendo l'unico luogo dove non sono andato. ma egli è così poco amante della lettura che, in verità, non mi passò neanche per la mente di cercarlo là dentro. 10446_10415_000790 c'erano, insomma, tutti i caratteri d'un dialogo che non voleva essere interrotto da compagni importuni. amici, disse il padre, restituto a tutti gli altri che erano rimasti, come lui, con un pugno di mosche. 10446_10415_000791 se viene per fargli visita, dica il suo nome ed aspetti come fanno tutti gli altri. il signor sottoprefetto l'aveva masticata male e aveva risposto: aspetterò. 10446_10415_000792 indizio di vivacità, di allegrezza maggiore, e chi più n'ha ne metta. e la cosa gli piacque perchè, come vi ho detto, il padre anacleto non era in uno dei suoi giorni migliori e tutto gli dava noia. 10446_10415_000793 un segreto c'è sotto, lo vedete anche voi e certamente vorrete saperlo. ma vi prego, non istate a beccarvi il cervello. io stesso ve lo dirò a suo tempo e mettete pure che ciò avverrà quanto prima. 10446_10415_000794 la società raccolta intorno al duca di francavilla s'era fatta seria a mano a mano che egli procedeva nella sua narrazione. è una rinunzia al mondo. senza uscire dal mondo, osservò il più sentenzioso tra tutti i sottoprefetti del regno. 10446_10415_000795 oh, non sono stata così lontano, rispose la signorina adele. davvero o dove? allora signor cavaliere dovrebbe indovinarlo. non è del suo ufficio sapere ogni cosa. 10446_10415_000796 ma la prego, qual è lo scopo del suo cortese avvertimento? debbo io respingere la signorina ruzzani e il suo tutore dal convento di san bruno per far piacere ai signori chiacchieroni di castelnuovo? 10446_10415_000797 così avvenne che alcuni frati, usciti a prender aria sotto l'atrio del convento, lo vedessero sbucare dal verde. caussa mali tanti, mormorò il padre, tranquillo all'orecchio del padre restituto. ah, voi dunque ammettete che sia una donna. disse di rimando il padre restituto. 10446_10415_000798 il sottoprefetto gongolava dal canto suo e prevedeva non lontano il gran giorno in cui tutto il circondario di castelnuovo si mostrasse ligio alla politica del governo, o meglio del partito che siedeva al governo. 10446_10415_000799 non lo sapeva neanche il serafino prima d'allora, ma lo aveva scoperto poc'anzi. sapete il proverbio: chi cerca trova. il serafino aveva cercato. era giusto che trovasse, ma perchè aveva cercato? 10446_10415_000800 egli non mi sapeva descriver nulla, neanche l'abito di quei monaci, se avesse qualche particolarità notevole che lo avvicinasse ad un ordine o lo distinguesse da un altro. ed io curioso come un uomo risolsi di accompagnarlo fino alla porta del convento. 10446_10415_000801 per intanto ne aveva già avuto un saggio dalla radunanza del capitolo. che matti i suoi frati: anch'essi avevano preso il loro stato sul serio. ma allora, perchè non aggradire un pizzico di tentazione? perchè non cogliere con giubilo l'occasione di un trionfo che li avrebbe mostrati davvero uomini superiori? 10446_10415_000802 quelle certe persone erano andate fuori lasciandomi capire che dovevano fare alcuni apparecchi per la grande occasione, ma a torino cadde infermo lo zio e questo contrattempo ha fatto perdere un mese. 10446_10415_000803 ma badate, cucina poetica, una di quelle cucine ascose tra le gole dei nostri appennini. cucina fuligginosa e nera, per modo che la fiammata dell'ampio cammino non disperda la sua luce benefica lungo le pareti, ma la concentri sulle otto o dieci persone beatamente sedute intorno al focolare. 10446_10415_000804 vi farò in quella vece una proposta che mi gira per la mente fin dal principio di questa discussione: eleggetevi un altro priore. egli potrà dar fuori una nuova regola, più stretta come la vuole il padre restituto, più larga come la vuole il padre natale. 10446_10415_000805 per, l'appunto, signora, e m'è sembrato abbastanza gentile. non pare anche a lei? sì, per un uomo che sfugge le donne non c'è male. continui, la prego. 10446_10415_000806 bisogna disfare il covo, ripicchiò la signora morselli facendo di buona voglia la sua parte di mamma. signor cavaliere, pensiamoci, eh, pensiamoci pure. disse il sottoprefetto con aria di condiscendenza temperata da un sorrisetto e da una crollatina di spalle. 10446_10415_000807 il primo sentimento che destava a vederlo era di schietta simpatia, il secondo di stupore e di curiosità. come poteva essere che un uomo così giovane e d'aspetto così piacente si fosse dato ad un genere di vita che era una rinunzia anticipata a tante allegre vittorie? 10446_10415_000808 e quella ghirlanda di fiammole passate dalle mani del padre agapito a quella testina bionda che gli aveva fatto perdere il senno. dio, non possedere ancora la certezza di essere amato ed essere già così ferocemente sospettoso. 10446_10415_000809 si gode, come tanti astronomi, quando cade tra loro il discorso sulle rivoluzioni di marte, sulle malinconie di saturno e sugli splendori di venere al padre anacleto. parve che quei frati si muovessero con una volubilità maggiore dell'usata, o almeno con più spigliatezza. 10446_10415_000810 avvertite di questa visita i colleghi. capisco che il sottoprefetto si fermerà a colazione. chi vorrà venire in refettorio, mi farà piacere. chi vorrà essere ammalato, sarà servito in camera. fratel, giocondo, rispose col cenno del capo di chi ha inteso tutto e non ha bisogno d'altro. indi si mosse per andare al convento. 10446_10415_000811 per ottenere all'italia il posto nobilissimo che le si addice al banchetto delle nazioni, perfino il banchetto delle nazioni. il signor cavaliere aveva studiato sui buoni autori della giornata e i ferri della rettorica gli erano assai familiari. 10446_10415_000812 per contro, padrineggiavano, serafineggiavano gli oppositori. padre agapito e padre restituto, in ispecie, erano diventati, col serafino, d'una cortesia, d'una dolcezza che sarebbe stato impossibile desiderarne di più. 10446_10415_000813 frate adelindo non badava punto a quegl'impeti spontanei d'ammirazione che la sua faccia di serafino destava tra i riformati di san bruno, come essi burlescamente si chiamavano qualche volta. 10446_10415_000814 m'hanno detto che tutti gli uomini siano usi a parlare così, davvero. e chi ve lo ha detto, padrino? adelindo, chiese il priore, rizzando il capo e guardando in faccia il serafino. sarebbe questo, per avventura, un frutto dell'esperienza di vostra sorella? 10446_10415_000815 esempio, o all'equatore, nientemeno. ma per questa volta ho cansati gli estremi, disse il signor prospero, dando, senza volerlo, una rifiatata di contentezza. vi prego, don ettore, di presentare i miei ossequi alla contessa e alla contessina. 10446_10415_000816 sempronio, sempronio. ripetè il priore con accento malinconico che colpì il serafino biondo che c'è, signor priore, domandò questi fermandosi ad un tratto: vi dà forse noia questo nome antico? no, anzi, continuate. e sospirava così dicendo il povero padre anacleto. 10446_10415_000817 quanto al signor prospero, è anche la mia opinione. osservò molto giudiziosamente il sottoprefetto. quanto alla signorina, sappia, signor borgnetti, che con una dote come la sua, capisco, si chiudono gli occhi su molte cose. 10446_10415_000818 se il nostro ottimo cavaliere si apponesse prendendo l'ispirazione dal nemico. giudicate voi o lettori, da ciò ch'egli scrisse al ministro eccellenza. 10446_10415_000819 grazie, mormorò il conte gualandi pel convento, chiese argutamente la signorina adele, che ripigliava padronanza di sè pel convento. e per me, rispose il conte. non ne ero forse il priore e non lo rappresentavo al cospetto del mondo? 10446_10415_000820 voltò a destra, seguendo il sentiero che rasentava le mura del convento. ed anche colà ogni cosa rideva al sole più che egli non avesse veduto mai, forse perchè non gli era accaduto mai di osservare tanto contrasto fra l'aspetto delle cose e lo stato dell'anima sua. 10446_10415_000821 non voglio negarlo, anzi, le confesso sinceramente che avevo da gran tempo un desiderio vivissimo di conoscer lei, persona tanto ed universalmente stimata, e di dare una sbirciatina al suo convento laico. 10446_10415_000822 certo, se ce ne rallegriamo, sarà per noi medesimi, non per il mondo che mostra così di perdere ogni attrattiva sugli uomini. ma anche noi dobbiamo badare ad un pericolo. 10446_10415_000823 perchè, signori miei- ripigliò il padre anacleto- si sarebbe detto che noi non siamo cavalieri o che non eravamo troppo sicuri di noi. credete che ciò non si sarebbe detto? riconoscete almeno che si sarebbe potuto dire, e questo è più che bastante per determinare la via d'un gentiluomo: 10446_10415_000824 al tumulto era succeduta la calma, una calma solenne, la calma dei grandi apparecchi. il grosso dei frati bisbigliava da un lato, ma l'interesse della scena era tutto raccolto in quel crocchio di quattro che trattavano le condizioni dello scontro. 10446_10415_000825 in verità, se rimane al convento, se lascia correre dell'altro le ciarle della gente, ella non troverà marito ad onta de suoi milioni. non lo troverà, salvo il caso che ne esca uno di qui. 10446_10415_000826 non ne ho detto male. gridò il padre restituto e voi m'avete inteso malissimo. avete parlato del diavolo sotto forma di tentatrice e mi pare che basti. 10446_10415_000827 ma nessun giornalista era presente per arrossire e la insigne scioccheria destò a mala pena il sorriso di due o tre intendenti dal mio fattore. ripigliò la contessa ed ecco come è andata la cosa. il mio fattore era in campagna, alla serra, per visitare un piccolo podere che abbiamo noi tra monte acuto e san bruno. 10446_10415_000828 come avrete capito, gittò il suo mozzicone dal loggiato nel sottoposto cortile, indi seguì il cavaliere tiraquelli, sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, nella sala di ricevimento. 10446_10415_000829 una pace di tomba. gran bella cosa, esclamò il serafino. e credete di fare il vostro dovere. anzi, dirò di più: credete di non esser debitore di nulla al mondo per poter farne impunemente ciò che fate. 10446_10415_000830 eh, capisco le consuetudini. vorrebbero molte cose, replicò la signorina adele con aria tra il serio e il faceto. ma forse i vostri amici hanno pensato che quelle consuetudini le aveva dimenticate per primo un certo novizio, arrisicandosi di metter piede a san bruno. 10446_10415_000831 per me, rispose quell'altro stringendosi nelle spalle. vorrei che fosse già combinata ogni cosa, ma ella capirà, signor cavaliere, che cosa, che difficoltà può incontrare il signor prospero in una faccenda di questo genere e con l'autorità domestica di cui è, la dio grazia, investito. 10446_10415_000832 grazie, grazie. esclamò il padre prospero, ridendo, dite anche il più amabile tra gli zii che vi pare soggiunse, mostrando di accettare allegramente la sua condizione e di non voler sembrare troppo ridicolo. 10446_10415_000833 ma quando pensò egli prima di tutto la promozione a prefetto e un po di fortuna per saltare una classe, ma prima di tutto ancora il matrimonio francavilla ruzzani? 10446_10415_000834 e fatto un gesto nobilissimo ad accompagnamento di quel nobile commiato. il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, volse le spalle al signor delegato borgnetti. non sapeva nulla, disse il signor borgnetti mentre scendeva le scale e si stropicciava le mani. 10446_10415_000835 il lieto spettacolo dell'ingresso non attrasse il padre anacleto nel lume di quella apertura donde gli veniva tanta varietà di toni più caldi. si disegnavano a tratti e sparivano certi profili scuri come chiazze di terra d'ombra. erano i compagni del padre anacleto che andavano e venivano lungo le arcate del chiostro. 10446_10415_000836 da quella casa che è tanto cara e fida ai giovani pari vostri e voi? perchè separarvi da lei? per venirvi a chiudere in una società di malinconici come la nostra? quali afflizioni sono state le vostre? 10446_10415_000837 che prometteva tante consolazioni alla sua curiosità, veramente a tutta prima il nostro serafino mostrò di essere poco contento di quel solaio. il palco era a doppio tavolato e le voci dei frati giungevano troppo confuse all'orecchio. 10446_10415_000838 accoglieva nel suo grembo quasi tutti gli uffici e le rispettive abitazioni dei rappresentanti del governo. c'era, ad esempio, la sottoprefettura, c'era la pretura, il ricevitore del registro, il conservatore delle ipoteche e non ci mancavano i reali carabinieri, comandati dalla perla dei marescialli. 10446_10415_000839 come so di non esser demostene, nè marco tullio. noi del resto, signor commendatore, le cause nostre ce le trattiamo e ce le giudichiamo da noi e in questa, che è capitale, ci siam data ragione di grazia. che cosa fanno loro del governo a chi vive secondo le leggi? 10446_10415_000840 dei matti, balbettava frattanto il signor sottoprefetto. sì, mio dio, non lo sapevano? ribattè la contessa beatrice. ecco, rispose il sottoprefetto, vedendo che tutti avevano posti gli occhi su lui e che non c'era verso di cansarla. 10446_10415_000841 dunque la bella ruzzani è partita, chiese la contessa gamberini alla sottoprefettessa su quel canapè di damasco rosso che i lettori conoscono. sì, è andata a milano per certe spese, un matrimonio alle viste. eh, rispose la sottoprefettessa non dicendo nè sì nè no. 10446_10415_000842 savio consiglio, mormorò il padre atanasio, come tutto ciò che esce dalla mente del nostro degno priore. aggiunse il padre restituto. sia dunque così, col volere di dio. replicò il padre anacleto, non aspettando più altri segni di approvazione. 10446_10415_000843 di cavalieri, lo avete detto voi. osservò il padre agapito. sì, per non mandar via il padrino. fino a tanto non ci constava nulla di lui, ma da ieri o signori, avevamo una notizia ufficiale e la confessione stessa del padrino adelindo. 10446_10415_000844 e avrà subito il collare. capisco, capisco, sarebbe un premio per un fortunato incrociamento di razze. ella ha molto spirito commendatore. le faccio i miei complimenti. oh, con lei, signor prefetto, chi non ne avrebbe? 10446_10415_000845 inoltre, era forse da credere che una ragazza si disponesse con tanta facilità a sacrificare una bella treccia di capelli d'oro per la smania di entrare in un convento di frati? mettiamo anche di frati per burla. 10446_10415_000846 no, signora mia, rispose il duca di francavilla. li ho veduti in refettorio e, a proposito, ella deve continuare la sua storia. signor duca, era rimasto dov'era rimasto. 10446_10415_000847 il padre anacleto, non più futuro ma presente ed eletto a voti unanimi priore, mirava già a nuovi trionfi dell'ordine. e qui, non era forse la natura che operava dentro di lui? 10446_10415_000848 ma saranno tutti ciechi e tre volte buoni come il padre anacleto. qui sta il busilli, il nepote frattanto pensava anche lui mentre andava scambiando osservazioni col priore. 10446_10415_000849 pensare a quel seccatoio e infilar la scala del campanile. fu un punto solo. in quelle due o tre camere fatte nei soppalchi del tetto, i nuovi conventuali di san bruno avevano raccolte tutte le cose inutili del monastero: le panche della chiesa, i palii degli altari. 10446_10415_000850 intanto la signorina adele ruzzani dov'era? domandiamolo al sottoprefetto di castelnuovo bedonia. il degno ufficiale del governo che ha in mano il servizio della pubblica sicurezza di tutto il circondario, dovrebbe sapere ogni cosa. 10446_10415_000851 per conoscere certe afflizioni bisogna averle provate. per desiderare di non provarle più, bisogna esserne stati offesi nel profondo. orbene, signori miei, se massima tra le afflizioni umane è l'amore e cagione di questo tormento è la donna, la conseguenza del ragionamento mi par questa: 10446_10415_000852 con quel biondo cherubino. non si poteva vincerla nè impattarla. lo zio fece come giacobbe nella sua pugna con l'angelo: si diede per vinto ed alzò gli occhi al cielo in atto di offerta e di rassegnazione. 10446_10415_000853 o per imprudenza di amici e custodi. lui, per esempio, lui innamorato, lui l'uomo della pace, il cuor morto ad ogni affetto e l'inventore benemerito della seconda vocazione, oh mai. 10446_10415_000854 non intendo la vostra domanda, rispose il priore. il padre agapito diede una crollata di spalle in segno di stizza. vi domando se siete riamato. replicò: riamato. non so. come non sapete, è strano. 10446_10415_000855 per non lasciarli soli. questa era la frase detta dal converso e. 10446_10415_000856 ma aveva sempre data la tara alle chiacchiere della gente, pensando che si esagerano sempre le qualità degli uomini misteriosi quando, per l'appunto, queste qualità paiono in contraddizione col genere di vita a cui questi uomini si sono consacrati. 10446_10415_000857 egregiamente, esclamò con ironico accento il padre anacleto. ma la pena, non c'è legge che valga senza la sua sanzione penale. spero che non mi vorrete già minacciare le pene dell'altra vita, anche quelle se occorre, rispose il serafino. ma c'è una pena anche in questa, non dubitate, e quale? 10446_10415_000858 ma che cosa non si farebbe per l'amore della scienza? e i frati gli erano tutti intorno, un po per vedere i suoi tratti di matita, un po per contemplare quel grazioso profilo di monachino che somigliava tanto a quello d'una bella ragazza. bene, bravo, stupendo. erano le parole con cui essi incoraggiavano il pittore. 10446_10415_000859 che non avrei potuto risolvermi lì su due piedi ad accompagnarla, che infine ci avevo i conti della tutela da aggiustare e che questa fatica, necessaria per lo meno quanto l'ornamento della geografia, mi avrebbe preso un anno di tempo. 10446_10415_000860 il futuro padre anacleto ci aveva studiato su e non era giunto a persuadersi che ce ne fossero di positivi. perciò considerava la società come una corrente che attrae e costringe ad andare con lei quanti si trovano nella sua via. 10446_10415_000861 sono appunto i giovani che possono adattarsi a certi sacrifizi, ai panni vecchi. non è facile far perdere le pieghe. questo è vero per molti, replicò il padre tranquillo. ma poichè qui ci si viene in forza di una vera e profonda vocazione, bisogna ammettere che la nuova piega sia già fatta prima d'entrare. 10446_10415_000862 su su. gli disse il padre: tranquillo, queste passeggiate sono il rimedio della polisarcìa, speriamolo, rispose il padre. prospero, ma proprio credete che sia una cosa grave? 10446_10415_000863 forse il cuoco gli aveva mandata a male una salsa, ma bastava ciò per disamorare del mondo un bofficione di quella fatta? ahimè, lettori pur troppo, le apparenze ingannano e nel caso presente, ingannavano più che mai. 10446_10415_000864 perchè egli, dopo aver sollevata la fronte, stette parecchi secondi immobile, con gli occhi fissi sul volto del giovane cherubino. questi arrossì fino alla radice dei capegli, ma non chinò altrimenti i suoi. 10446_10415_000865 stanchi delle tempeste e così felici, così allegri, nella piccola compagnia di naufraghi che erano riusciti a formarsi entro una piega dell'appennino. il contrasto tra il grande e il piccolo mondo. 10446_10415_000866 e nel profferire la frase, guardò involontariamente il priore. era bello, il padre anacleto con la sua barba nera e lucente, i suoi grandi occhi turchini, le labbra di corallo tenero e la pelle fine, morbida e perlata che somigliava ad un fiore di pomo. 10446_10415_000867 il cavalier tiraquelli le votò nel segreto dell'anima sua una gratitudine immensa e per dimostrargliela in qualche modo, ed anche per sottrarsi alle domande importune degli altri, si piantò al fianco della contessa, stando a chiacchiera con lei e dandole ragione in ogni cosa che ella dicesse. 10446_10415_000868 si trovò seduto a tavola fra il padre tranquillo, medico, e il padre marcellino, filosofo. il suo nepote, o fosse caso o fosse elezione, si trovò dall'altra parte della tavola, accanto al priore con cui si era accompagnato entrando in refettorio. 10446_10415_000869 prima di andarsene, il sottoprefetto trovò il modo di tirare in un angolo il signor prospero, che tentava sempre di sfuggirgli mettendosi al riparo dei giovani. mi spiegherà poi, signor prospero, gli disse fissandolo negli occhi, come se volesse conficcarlo nel muro. 10446_10415_000870 forse era effetto più modesto e più lento di una erosione delle acque. io non mi ci confondo e lascio la soluzione del problema agli studi del padre anacleto. qua e là i nostri esploratori si abbattevano in fantastiche vedute che sarebbero state una vera fortuna per l'albo di frate adelindo. 10446_10415_000871 il padre anacleto, con atto cortese su cui spero non troverete nulla a ridire, si accostò al prunaio, spiccò una ciocca di fiori e l'offerse al suo giovine compagno. è strano, diceva egli frattanto, quasi per rispondere al grido di gioia che la vista di quel prunaio fiorito aveva strappato al serafino biondo. 10446_10415_000872 infatti non brilla per averne molta. si degnò di ammettere il priore che pensava in quel punto alla gita del romitorio. ah, vede, lo riconosce anche lei. gridò con accento di vittoria il sottoprefetto. aggiunga che sarà un gran guaio. 10446_10415_000873 azzurrina, le ciglia lunghe, la pelle fine, i lineamenti grandiosi, saviamente accompagnati da una bella barba e da una bella capigliatura ondata e lucente. il suo volto esprimeva l'onesta alterezza dell'uomo giovane e forte gli occhi, la nobiltà del pensiero che sa elevarsi per virtù propria e non ama prender nessuno. 10446_10415_000874 ma poichè si era imbarcato, gli bisognava andare fino all'ultimo e accettò di passare all'altra parte del discorso, ma promettendo in cuor suo di ricattarsi di quella leggerezza del priore col peso delle sue osservazioni. 10446_10415_000875 ma insomma, signor prospero, l'esperienza insegna- e lei rappresenta l'esperienza- che bisogna star fermi nella conservazione dei vecchi sistemi. un partito conservatore, saviamente conservatore, è anche necessario come forza d'equilibrio in uno stato bene congegnato. 10446_10415_000876 dio di misericordia, per una di quelle serate sull'appennino io rinunzierei. non so che perfino il mio ufficio di storiografo dell'ordine riformato di san bruno. e come paiono sciocchi coloro che, avendo questa fortuna sotto la mano, si lagnano ancora e chiedono altro al destino. ma pur troppo, siamo tutti così. 10446_10415_000877 piccolezze. signor cavaliere, soggiunse additando con un sobrio gesto il suo giovane vicino. ho l'onore di presentarle il conte valentino gualandi del poggio ferrarese, mio fidanzato. 10446_10415_000878 dobbiamo, o ch'io m'inganno, mantenere gelosamente le sue tradizioni. il tentativo di cancellare ogni cosa non è savio. aggiungo volentieri che è vano, come si è dimostrato in inghilterra sotto il cromwell e, peggio, in francia sotto il robespierre. 10446_10415_000879 il clima freddo e umido, che qui non c'entra affatto, il temperamento linfatico, che nel caso vostro mi pare c'entri anche meno. finalmente la vita sedentaria e l'uso di cibi in quantità soverchia e troppo nutritivi. 10446_10415_000880 convenite, lettori umanissimi, che la celia, quantunque detta senza cattiva intenzione, era di pessimo gusto. il cavaliere tiraquelli andò a dirittura fuori dei gangheri. 10446_10415_000881 non vedo il ridicolo, disse il padre restituto, come voi, per l'appunto che gridavate più di tutti, mi son convertito alle vostre ragioni, rispose il padre restituto con un candore che sapeva d'ironia. 10446_10415_000882 le signore, in ispecie, non avvezze alle conversazioni e alle feste da ballo. temevano forse di sfigurare al paragone delle dame governative che avevano viaggiato e conoscevano gli usi del mondo elegante? 10446_10415_000883 il priore aveva incominciato un discorso di qualche importanza e si fermava ad ogni tratto, come un uomo che vuol calcare sulle parole. il serafino andava o restava secondo i movimenti del suo interlocutore e dava segno di molta attenzione, chinando spesso la testa in atto di assentimento. 10446_10415_000884 ma il padre anacleto aveva sospettato che ci fosse sotto dell'altro e si era affrettato a proibire l'ingresso ad ogni genere di persone. i contadini che portavano qualche cosa al convento potevano contentarsi di trattare col frate converso. 10446_10415_000885 a questi patti li vedrete capitare tutti quattordici, rispose il conte gualandi. ma vedete che fretta, e sono certamente venuti ad ossequiarvi. prima di partire dal circondario soggiunse, mirando evidentemente a scoprir terreno, il signor novelli, a capo di lista per rammentarvi la sua ghirlanda di fiammole. 10446_10415_000886 tutta roba che passerà, speriamolo, disse il signor prospero, accompagnando la frase con un sospiro tanto fatto. ma l'avverto che è molto bizzarra. si figuri che, uscita appena di collegio, voleva andare al polo, al polo artico, artico od antartico, non so, ma il fatto sta che m'è scappata fuori con questa idea, pescata non so dove. 10446_10415_000887 diamo un'occhiata anche noi. sotto una corona di conte- nove perline in vista, il che significa un giro di sedici- si leggeva il nome di valentino gualandi del poggio, inciso in un bel carattere italico e più sotto, aggiunto a matita un altro nome, anacleto. 10446_10415_000888 prefetto. come fu solo una gran noia questo posare in falso e durarla. poi immaginate con che animo si trovasse a fare il suo ufficio di padrone di casa nel secondo mercoledì che vi ho detto e con che gusto dovesse sentire dei ragionamenti come questi. 10446_10415_000889 gli avanzi dei banchetti attiravano particolarmente la sua attenzione. studiava la forma delle ossa, delle mascelle, dei denti e delle corna per accertare quali specie di cervi, di cani e d'altri animali più prossimi alla domesticità vivessero dieci e quindicimil'anni fa in compagnia dell'uomo su per le forre di monte acuto. 10446_10415_000890 il signor prospero lasciò passare quella raffica di motteggi a cui non oppose che un malinconico tentennamento del capo. forza maggiore, signor cavaliere. forza maggiore diss'egli poscia con aria contrita. potevo provarmi a far diverso da ciò che voleva quella birichina. 10446_10415_000891 un vortice ha turbato il suo corso, un fiotto lo ha mandato fuori di strada e quel ramo, quel fuscello, tentenna un istante. indi a mano a mano si scosta. sono molti con esso nella corrente del fiume. parecchi, come attratti da una forza irresistibile, tornano al mezzo per essere travolti dall'onda. 10446_10415_000892 notate anche la cortesia del ministro, che ascolta le lagnanze del sottoprefetto intorno alla ristrettezza del quartierino e si dispone a concedergli l'uso di tutto il secondo piano, relegando gli uffici della sottoprefettura al primo donde. il ricevitore del registro dovrà sgomberare alla svelta. 10446_10415_000893 non ho ambizione, rispose modestamente il duca. ma siccome il mondo non mi ha fatto nulla e non ho ragione di fuggire il bel sesso che mi è tanto cortese della sua attenzione in questo momento, io non mi farò frate, lo giuro. 10446_10415_000894 ma debbo soggiungere, per amore di sincerità, che esso non è sempre di effetto sicuro. una fiera battaglia si combatteva nell'anima del padre anacleto. i tempi trascorsi gli ripassarono tutti dinanzi, mutandosi e rimutandosi senza posa come le immagini bizzarre di un caleidoscopio. 10446_10415_000895 mentre c'erano in quella vece parecchi aghi e punteruoli d'osso di cervo, quelli riconoscibili dalla cruna, questi dal capo tondeggiante. una cinquantina di conchiglie bucate che si raccolsero nel terriccio a poca distanza dalle prime vertebre, dimostrava che la donna era stata sepolta con la sua collana. 10446_10415_000896 la più parte erano imbrèntini, che nel maggio avevano fatto pompa delle bianche corolle e degli stami dorati, ma che allora mostravano i calici disseccati e le foglie bruciate dal sole. 10446_10415_000897 anche una ventina, esclamò il sottoprefetto e a me aveva detto: una settimana. sì, ripigliò. il delegato mi disse: una ventina di giorni, buon divertimento. gli risposi e a lei, signor borgnetti, quiete perfetta in castelnuovo. così ci siamo lasciati. dovevo io immaginare che mi spacciasse una frottola? 10446_10415_000898 poc'anzi, rispondendo al serafino, aveva detto di no e creduto di rispondere il vero, ma infine, poco o molto che fosse, aveva amato. diciamo pure che aveva amato, secondo l'età, con più leggerezza, per vanità di carattere e per ardore di sensi. 10446_10415_000899 è vero, rispose il monachino. diciamo dunque, non già che i partiti fossero indegni di lei, ma semplicemente che le spiacevano, come continuano a spiacerle, tra gli altri, quell'ultimo che le è stato proposto con modi abbastanza incalzanti e in circostanze tali che l'hanno mortalmente seccata. 10446_10415_000900 il pranzo finì e la comitiva andò a fare il chilo sotto una loggia che guardava la campagna. il sole era già tramontato e le ombre del crepuscolo incominciavano a salire dal burrone nel cui fondo romoreggiavano le acque del torrente. 10446_10415_000901 la ruzzani della nuova guinea e il francavilla passava dal lohengrin ai papuas con quella leggerezza, con quella disinvoltura che fa onore a chi parla e invidia a chi ascolta. 10446_10415_000902 miracolo, gridò il padre atanasio, un'apparizione san bruno adolescente. soggiunse il padre ottaviano, dite piuttosto santa teresa o qualche altra santa claustrale. entrò a dire il padre marcellino. 10446_10415_000903 notate che si sarebbe fatto onore con la scoperta di un elefante e in una parte d'italia da cui non era passato il re pirro, l'unico che avrebbe potuto lasciarcene qualcheduno per trarre in inganno gli scienziati futuri. 10446_10415_000904 visita aspettata, ma niente affatto gradita. il signor prospero che rammentava gli accordi non sapeva che pesci pigliare e dentro di sè mandava al diavolo il conte gualandi, il sottoprefetto, il duca di francavilla, il ministro degli interni, le commende e i commendatori, i capricci delle nepoti, le proprie vanità e chi gliele aveva ispirate. 10446_10415_000905 pazzerello, esclamò il padre anacleto, volgendo un'occhiata amorevole al serafino e reprimendo in pari tempo un sospiro. bisognerà contentarvi ad ogni costo. sappiate dunque che io non mi sono accorto fin d'allora che non era vero. anzi, ho sofferto molto da principio. 10446_10415_000906 mi parevano rispose e in questo verbo è detta ogni cosa. ma infine, io e lei si disputava di principii, si rimaneva nelle alte regioni filosofiche. una donna animosa e gentile è venuta lassù con ben altri argomenti, si è presentata ed ha vinto senza combattere. 10446_10415_000907 eccellenza. non mi ero fatto vivo da qualche settimana e il signor duca di francavilla gliene avrà fatto conoscere le ragioni a mia scusa. 10446_10415_000908 e quella pena nella vita presente. che cosa era quella pena e perchè doveva pensarci lui? per indovinarla, non era meglio andare per la più breve e dirgliela di volo? turbato da tutti quei dubbi, il padre anacleto balzò in piedi e si diede a passeggiare lungo il viale. 10446_10415_000909 vuol dire che non ci sarà neanche il mio nepote, s'intende? andate dunque ed abbiate pazienza, rispose il padre atanasio. tra una mezz'ora abbiamo finito. e con queste parole il padre atanasio si accomiatò, richiudendo l'uscio sul naso al padre. prospero. 10446_10415_000910 per far carriera con quei signori bisognava essere asini, calzati e vestiti e lasciare che tutto andasse a rifascio nella amministrazione del regno. il sottoprefetto ascoltava e sorrideva. il filosofo sorride sempre. il mare più è profondo, più apparisce tranquillo a fior d'acqua. 10446_10415_000911 ma tenebre. ve lo dirò col salmista: tenebre ed ombra di morte. i duellanti rimasero di sasso. il padre restituto cascava dalle nuvole. voi, padre marcellino, esclamò: siete voi che parlate così? io, sì, io. e che vi credevate che fossi di pietra. 10446_10415_000912 ma subito dopo sorrise, come bisogna sorridere, nell'atto di sbudellare il proprio simile od anche di esserne sbudellato. stese il braccio destro, alzò il braccio sinistro, ripiegando la palma verso la testa. 10446_10415_000913 perchè la signorina rifiutasse, bisognerebbe che ci fosse un altro alle viste. mi spiego ora: quest'altro non c'è, almeno a noi non consta. lei da una parte come zio e tutore, io dall'altra come pubblico ufficiale che ha l'obbligo di sapere ogni cosa. non abbiamo notizie nè indizii che ci conducano a sospettare nulla di simile. 10446_10415_000914 ma non voglio neanche tacervi che nella sua sollecitudine c'entrava un pochino il pensiero del serafino biondo. bisognava stare con gli occhi bene aperti, poichè tutti quei tentativi di entrare in convento da parte dei signori castelnovesi miravano al padrino adelindo. 10446_10415_000915 il povero delegato. stava duro, ma era diventato verde come un ramarro, capisce. gridò il sottoprefetto per ribadire il chiodo. la forma è amichevole, ma il colpo mi è venuto ugualmente ed ella, frattanto, non sa dirmi neanche dove sia andato il gentili. 10446_10415_000916 il ministro dell'interno che non ha ancora pensato a mettere il cavaliere nell'elenco delle promozioni. il ministro dell'interno, dico, ha promesso di fargli dare tutto il secondo piano del palazzo demaniale, a patto che tiri avanti i suoi famosi mercoledì gatta ci cova. non pare anche a voi? 10446_10415_000917 il povero padre anacleto. stette alquanto sopra di sè come studiando quel nuovo sentimento del suo cuore, indi scosse sdegnosamente la testa e si allontanò dal suo osservatorio. 10446_10415_000918 il portone era spalancato e di là dalla mezz'ombra dell'androne si vedeva scherzare, tra i colonnini del chiostro, una luce più viva, forse perchè riflessa dalle mura rintonacate di fresco. e insieme con quella luce spiccavano tra i vani le tinte vermiglie dei vivaci oleandri e le gialle delle eleganti giorgine. 10446_10415_000919 non vorrei che il sor priore degnissimo si vantasse un pochino. vediamo dunque. scrutiamo corda et renes. il serafino biondo gli piaceva, non c'è che dire. gli piaceva, ed egli non se lo dissimulava neanche. 10446_10415_000920 povera comunità di san bruno, continuò egli mentre si sedeva sulla poltrona che gli era accennata dalla signorina adele, accanto al sofà su cui essa stava adagiata. noi l'abbiamo disciolta, ier l'altro. 10446_10415_000921 voi dunque, lo vedete o signore? ci siamo raccolti in parecchi, tutti colpiti dai medesimi disinganni. eravamo tre da principio, come la prima compagnia di san bruno, e ci eravamo affratellati nei nostri dolori. 10446_10415_000922 quantunque, dopo la spiegazione che lei mi ha data sulle gioie e sui nidi, sarebbe quasi inutile, non le pare? sì, ma anche a prevedere una risposta, è chiaro che bisogna provocarla. 10446_10415_000923 dopo tutto, ci starei ben io, in questo bel luogo solitario, a far la vita che egli non ha avuto costanza di proseguire. e giuro a dio che nessun monachino biondo non giurate interruppe una bella voce argentina. o presto o tardi c'è sempre il rischio di pentirsene. 10446_10415_000924 che può farsi solamente quando si è vissuto a lungo tra gli uomini. non basta un desiderio onesto di pace o una poetica aspirazione alle squisite compiacenze della solitudine. è necessario che il desiderio sia profondo e l'aspirazione provata nei disinganni della vita. 10446_10415_000925 sì, sì, lei ne parla a suo comodo, rispose il signor prospero. ma dovrebbe mettersi un po ne miei panni, ne miei panni d'allora, non in questi. soggiunse con una bonarietà che sapeva quasi di arguzia. 10446_10415_000926 saprebbe dirmi lei dov'è andato il signor gentili con la sua nepote? è l'esempio che mi viene a taglio per la dimostrazione del mio assunto, ed io me ne servo. ella vedrà poi con che frutto. suvvia, mi dica dunque dov'è andato il gentili: a milano, rispose il delegato. 10446_10415_000927 il priore è gentilissimo, mi disse, e sarebbe anche ospitale se le visite non fossero quasi sempre di curiosi che vogliono sapere chi siamo e perchè viviamo qui ritirati. 10446_10415_000928 il frate converso mi ha detto che il priore non ama l'aglio e tollera appena il prezzemolo nella frittata. avanti, signor duca. avanti, sono agli ordini delle signorie loro. andando oltre, in compagnia del converso, incontrai un frate vestito in tutto come il mio accompagnatore, ma più pulito quel tanto. 10446_10415_000929 noti, cavaliere, che ero appunto sulla piazza dello statuto quando il signor gentili è montato in carrozza. signor gentili se ne va. sì, vado a milano. ah bene, una città che merita e resterà molto lontano da noi. oh, una ventina di giorni. 10446_10415_000930 vi parlerò invece degli eserciti moderni, in cui non fu raro il caso di trovar donne passate per uomini, che seppero acconciarsi a tutti i disagi e a tutti i pericoli della milizia, facendo egregiamente il debito loro e meritando anche di esser poste all'ordine del giorno per qualche impresa notevole. 10446_10415_000931 torniamo al secolo, signori. il convento di san bruno, nostra proprietà collettiva, lo daremo alle opere pie, il materiale scientifico alle scuole di castelnuovo. 10446_10415_000932 lungo i corridoi, il nostro frate converso s'imbattè nel padre bonaventura. or bene, fratel giocondo, disse l'astronomo di san bruno: che novità abbiamo? son venuti i cinque? no, padre, sono invece capitati i due che non appartengono ai cinque. due nuovi, dunque. 10446_10415_000933 ci si vedeva l'alterigia di cinque generazioni di gamberini, ci si sentiva la degnazione anche quando, pregata dalle amiche, metteva le mani sulla tastiera del pianoforte. 10446_10415_000934 una meraviglia, esclamò egli avvicinandosi e cercando di guadagnar tempo. mi correggo, ripigliò il duca di francavilla: le meraviglie nel suo circondario sono parecchie, anzi più delle sette di cui si vantava l'antichità. 10446_10415_000935 non se ne vedeva pur- l'ombra- cosa naturalissima- fintanto che non si scoprisse una tomba. infatti, le armi di pietra e le ossa ridotte ad uso domestico, essendo allora preziosissime per la difficoltà del loro adattamento, erano più rare. 10446_10415_000936 eh via un tutore, un uomo grave come lei, quasi un commendatore, non trovare in sè quel tanto di forza che bastasse a farle vincere un capriccio di ragazza. sopra tutto, poi, non avvertirmi di nulla. 10446_10415_000937 forse è un timore esagerato il suo. questi signori sono molto gentili, cavalieri compiti ed anche quando s'immaginassero o già si fossero immaginati. 10446_10415_000938 ma anche la sua dottrina proseguì. il padre prospero, oh, per questo è un san tommaso redivivo. interruppe il padre costanzo. di che san tommaso parlate? chiese il padre restituto di quello d'aquino per bacco, ah, 10446_10415_000939 che siano in collera col mondo. mi par di capirlo dal fatto che si son dati alla vita monastica. ma infine, non mi è sembrato che odiassero tutti, poichè mi hanno ricevuto benissimo senza sapere chi fossi e mi hanno lasciato andare via senza domandarmelo affatto. 10446_10415_000940 come indovinare che è l'amor vero se nasce lì per lì? come l'altro interruppe il padre anacleto: c'è della gente che lo conosce? come si conoscono i funghi mangerecci dai velenosi, rispose il monachino ridendo a buon conto. i velenosi risplendono di più, mettono in mostra i più vivi colori. 10446_10415_000941 non arrossiva più il serafino, continuava in quella vece a parlar poco, e quel poco con un suo accento particolare, come se le parole gli si formassero in gola, anzi che nella classica chiostra dei denti. 10446_10415_000942 signorina, disse il galante sottoprefetto dopo le cerimonie d'uso: non potevamo più vivere senza di lei. la sua presenza è necessaria. a castelnuovo eravamo già per protestare contro torino che ce l'aveva rapita. 10446_10415_000943 no, anzi, dite ogni cosa e non era vero. avete detto come vi siete accorto che non era vero. e se vi siete accorto che non era vero, perchè mai, riconosciuto l'errore, siete venuto a chiudervi in questa solitudine? 10446_10415_000944 questi modi, burberi di fratel giocondo, rispondevano ad un ordine severo del padre anacleto che si era annoiato da prima e quindi impensierito di quel continuo viavai di curiosi e di facce sospette. 10446_10415_000945 il saltellare delle locuste, l'aliare delle farfalle di cespuglio in cespuglio, il trapassar veloce delle libellule dal corpo sottile e dai riflessi metallici. 10446_10415_000946 ciò mi dispensa dal parlarvi del pranzo, cosa tutta materiale e non degna di figurare accanto a così eterei godimenti. del resto, se dovessi raccontarvi minutamente ogni cosa, ci avrei materia per un altro volume. e badiamo, le cose lunghe diventan serpi. 10446_10415_000947 mi ha invitato a festeggiare l'arrivo e si è stati due ore in gaudeamus, beato lei che ha tempo da perdere, esclamò il sottoprefetto con piglio severo che contrastava con quella forma di benevolo augurio. vada a dormire adesso, mentre io veglio per lei e per tutti. 10446_10415_000948 ma le pastinache avevano gli ombrellini fioriti d'un bianco così splendido, le romici avevano le foglie d'un verde così insolente che egli non si ricordava di avere mai visto l'eguale. 10446_10415_000949 gli antichi camaldolesi andavano a prendere il loro nutrimento in quel refettorio una volta alla settimana. tutti gli altri giorni desinavano nelle loro celle e la broda disciplinare passava da quelle ruote che ho detto. 10446_10415_000950 il padre agapito, per esempio. ah, ecco il sospettoso. esclamò il padrino con una sospensione che accennava alla voglia di usare un altro epiteto. siete sospettoso voi? 10446_10415_000951 l'uscio del resto era di quercia. salde le sbarre e una persona sprangata là dentro poteva dormire tranquilla, specie in un luogo di pace dov'erano tutti fratelli. padre prospero batteva le labbra e tentennava la testa. quella impresa seguitava a piacergli poco. 10446_10415_000952 la chiesa, come sapete, era stata convertita in biblioteca. tra la chiesa e il capitolo c'era la sagrestia, il padre prospero. entrò dunque in biblioteca, sperando di trovare colà quel diavolo di serafino biondo che si era reso invisibile. 10446_10415_000953 si erano preparate le tonache pei cinque che si aspettavano in settimana. due potevano essere distratte da quella loro destinazione per servire ai primi venuti e fratel giocondo, mentre s'incamminava alla sartoria, andava borbottando tra sè quel giovinotto. ma è troppo giovane, pare una fanciulla. 10446_10415_000954 mi hanno pregato di accoglierli nella nostra comunità ed io, considerando la giovinezza del nepote, li ho accettati soltanto come novizi. ciò significa che nessuna parola li costringe. sono padroni di andarsene quando vogliono. 10446_10415_000955 voi ci guadagnate la mano, mi disse: anche noi volevamo intraprendere qualche ricerca di questo genere, perchè qui, nel convento di san bruno, si vuol bastare a molte cose e fare un piccolo mondo per noi. 10446_10415_000956 dispiace a voi, deve dispiacere anche a me, disse il padre anacleto correggendosi in tempo. non mi dite voi forse che tutti quei vagheggini e pretendenti non erano degni di lei? 10446_10415_000957 la pena dei trasgressori dell'undecimo comandamento, che il monachino biondo non gli aveva voluto dire, lasciandogli la cura d'indovinarla da sè. egli già incominciava a scontarla e ne sentì più acerbo lo strazio nell'anima quando, allo scoccar delle cinque del mattino, 10446_10415_000958 il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, atteggiò le labbra ad un sorriso tra l'arguto e il melenso, che rispondeva benissimo allo stato particolare di un uomo il quale, per ragione dell'ufficio, dovesse indovinare a volo e che frattanto avrebbe voluto essere aiutato un pochino. 10446_10415_000959 il duca di francavilla rimase a tutta prima un po sconcertato, ma intese benissimo che il sottoprefetto voleva offrirgli un appiglio a correggere con le sue note il discorso del priore di san bruno. 10446_10415_000960 non sa, ripigliò la contessa. è andato a farsi frate un grido universale. accolse quella rivelazione improvvisa, frate, esclamò il ricevitore. e dove, poco lungi da noi, nel convento dei matti, 10446_10415_000961 che diamine faceva mastino ii nel parlatorio di san bruno, quel che fanno tanti vecchi ritratti nelle case moderne, avanzi di eredità trapassate più volte, compre fatte da un antenato in un momento di buona luna. non si sa, il più delle volte, chi siano. 10446_10415_000962 andate, andate diss'egli, ricolgo il fiato e vi raggiungo. e si sdraiò su d'un lastrone, soffiando come un mantice. il serafino biondo sorrise, lasciò lo zio in quella postura, che aveva pure i suoi pregi, e seguitò il padre anacleto pei meandri sassosi del sentiero fino all'entrata della caverna. 10446_10415_000963 la sua zazzerina bionda, compose le labbra ad un sorrisetto malizioso e volse gli occhi all'entrata per ricevere la prima impressione. 10446_10415_000964 il futuro commendatore aveva fatto un mezzo giro a sinistra per andare tra gli uomini gravi, nel consesso degli dei, accanto al canapè di damasco rosso, dove sfolgoravano di luce propria la padrona di casa e la contessa gamberini. 10446_10415_000965 proseguendo l'opera con ogni diligenza maggiore per non iscompigliare la disposizione anatomica delle parti, si scopersero i radii e gli omeri, indi il teschio e via via tutte le membra, in quella postura di persona raggomitolata a cui era stato costretto il cadavere per farlo capire. in quella piccola buca, 10446_10415_000966 ed ogni sospetto era svanito. così giovane e venire a rinchiudersi qui dentro? esclamarono i padri raccolti in osservazione davanti all'uscio del refettorio. il priore udì quelle parole, che potevano essere anche un mezzo rimprovero alla sua condiscendenza soverchia. 10446_10415_000967 tutto, perfino quel confuso tremolìo dell'aria che sembrava un continuo brulicar di vapori, da terra ai raggi assidui del sole, doveva rallegrare lo sguardo del viandante o, alla più trista, fargli dimenticare per un momento le molestie della vita? 10446_10415_000968 il padre anacleto, per dirvi tutto con una frase vecchia e francese. aveva una bella testa italiana. perciò voi dovete immaginarvi subito i grandi occhi profondi, dalle pupille nere, circonfuse da una luce azzurrina. 10446_10415_000969 l'illusione era perfetta: avevo davanti un vero frate torzone, sbrigatosi dal contadino e preso l'involto sulle braccia. il converso mi accennò di seguirlo. 10446_10415_000970 tre, quattro dame delle più venerabili di castelnuovo sedevano nelle poltrone vicino al canapè facendo circolo alle due maggiori divinità. altrettanti medaglioni mascolini si accompagnavano ai femminili. erano i notabili di castelnuovo, il sindaco, l'assessore anziano, il notaio, un magistrato a riposo e via discorrendo. 10446_10415_000971 vada per antropologia, tanto non conosco nè l'una nè l'altra di queste riverite. signore, m'andrebbe in tanto sangue la rabbia dei gamberini. e se adele si risolverà, non sarò io che ci avrò nulla a ridire, ma bisognerà andar cauti, signor cavaliere, trattar la cosa coi guanti. 10446_10415_000972 e quel pericolo poi. ma in fondo, in fondo era davvero un pericolo. neanche il sottoprefetto di castelnuovo, col suo francavilla in pectore, aveva potuto dir male del padre anacleto. non era ricchissimo da stare a petto con la sua nepote. ma a questo ci avrebbe dovuto pensar lei. 10446_10415_000973 un giornale, diss'egli deve servire a qualche cosa. essere un giornale o non essere, ecco il punto. in altri termini, un giornale dev'essere come l'uomo, o servire come lui a qualche ufficio, o non essere. 10446_10415_000974 anche lui forse avrà i suoi piccoli dispiaceri. vorrà anche lui dimenticare le noie del mondo. perchè vorremmo impedirglielo? sicuramente gridò il padre ilarione, sostenuto dall'approvazione dei colleghi. perchè vorremmo impedirglielo? non sarebbe carità la nostra. 10446_10415_000975 ma bisognava vederlo senza confronti. poco, anzi nulla. contento del suo esame, il signor sottoprefetto si disponeva a rispondere con un inchino alle prime parole del padre anacleto. il priore era entrato con la carta di visita tra le dita e le aveva data un'ultima occhiata prima di attaccare la frase. 10446_10415_000976 dio buono, rispose il padre atanasio tentennando malinconicamente il capo. come fare con tanta elettricità per aria? il priore cominciava a rabbruscarsi. che frutto avrebbe egli ottenuto dal suo discorso, se i partigiani suoi più fedeli mostravano di cedere così debolmente alla tentazione? 10446_10415_000977 il giovine, con meno sincerità, ma con altrettanto coraggio, vi scrisse quello di adelindo ruzzani. vi 10446_10415_000978 ed è doloroso il prenderla quando si sa anticipatamente che sarà una risoluzione cattiva. già disse il padre anacleto: quando la ragazza aspetta d'incontrare sempronio, vuol dire che il cuore di vostra sorella non ha ancora parlato. 10446_10415_000979 ora tenendo a chiacchiera la signorina adele, ora la contessina berta, parlando a questa di musica, a quella di viaggi. per allora, la gamberini amava discorrere di riccardo. 10446_10415_000980 rammentate infatti che la caverna era sull'appennino e distante parecchie giornate dal mare. tutti quegli avanzi, raccolti con diligenza dal fondo della buca, erano, a mano a mano, deposti in un canestro. il padre anacleto ci vedeva il principio d'un museo preistorico di san bruno. 10446_10415_000981 lo guardava sempre in viso, ma non più con quell'aria di curiosità che aspetta una spiegazione, bensì di curiosità che vorrebbe indovinare gli arcani gelosi, i moti dell'animo, i fini riposti. minorenne, chiese egli dopo quell'istante di pausa. 10446_10415_000982 la mattina dopo l'arrivo, il signor prospero fece la sua apparizione ufficiale per le vie di castelnuovo alto, dov'era il meglio della società locale, coi palazzi più ragguardevoli, incominciando dal castello in cui stava allogata la sottoprefettura con tutti gli uffici dipendenti. 10446_10415_000983 qui bisognerebbe distinguere. io so, per esempio, e non so, ma di grazia contessa, che cosa consta a lei di questa risoluzione del signor prospero. se ci sarà qualche discrepanza tra le sue informazioni e le mie, soggiunse il cavaliere tiraquelli con aria di suprema bontà. correggeremo le une o le altre secondo il bisogno. 10446_10415_000984 ricevo biasimi in prima mano. ecco qua soggiunse il sottoprefetto togliendo una lettera dallo scrittoio e spiegandola all'altezza del proprio naso. ieri il ministro mi ha scritto: caro tiraquelli, vedi un po tu se hai un delegato pratico del servizio o no. 10446_10415_000985 desidera di vederli e di interrogarli, si accomodi, ma non qui intendiamoci, non qui al parlatorio del ponte, dove potrà farli chiamare. perchè lo sappia, signor sottoprefetto, nel nostro convento non è che una fortuna la pace. 10446_10415_000986 no, no, niente grazia con mio zio, rispose il serafino, preferisco farla da solo. andrò verso il giardino e voi mi accompagnerete, va bene così? il priore anacleto rimase un po sconcertato da quell'aria di padronanza, ma poi si strinse nelle spalle e chinò la testa, in atto di dire: sia fatta la vostra volontà. 10446_10415_000987 a questo ci penseremo noi. egli, in una memorabile seduta del nostro capitolo, voleva tenere il padrino. perchè oggi muta d'avviso, gliene faremo questione, ma ribattè il padre prospero che tant'è, non se la sentiva di morire a san bruno. 10446_10415_000988 la seconda vocazione è vera perchè essa càpita all'uomo esperto nelle battaglie della vita ed egli vi si abbandona con piena cognizione di causa. non mi dicano male di questa vocazione e non muovano guerra a suoi legittimi affetti. 10446_10415_000989 il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, assunse un'aria conveniente all'ammirazione, ond'era fatto argomento. oh guarda, aggiungeva mentalmente il signor prospero. quella birichina m'ha consigliato di metter fuori il pretesto delle gioie ed io non ci ho scoperto il baco. ma già le donne hanno un punto più del diavolo. 10446_10415_000990 che vuol che le spieghi. ribattè quell'altro, annaspando con la mia nepote, non si sa mai quanti se n'ha in tasca. questa, per esempio, è una tegola che cade sulla testa a me come a lei. 10446_10415_000991 mi avete detto villania e ne chiamo a testimoni i vostri colleghi. signor mario novelli proseguì con accento severo il priore: appese alla parete della mia cella ci sono due lame di toledo e due canne lepage. 10446_10415_000992 se un giorno osservò acutamente il padre anacleto, fissando i suoi occhi scrutatori in viso al cherubino. se un giorno dovessero dirmi: signor priore, siete andato un po leggermente nella faccenda di quella ammissione. 10446_10415_000993 nulla sfugge all'occhio, vigile dell'autorità, era una delle sue frasi predilette. ora, ecco ciò che sapeva il cavalier tiraquelli. due giorni dopo quella sua famosa conversazione, sotto il loggiato egli vedeva di bel nuovo il suo interlocutore. 10446_10415_000994 veda un po che razza d'armonie. c'è anzi dei filosofi che le chiamano antinomie e ci hanno bravamente già costrutto un sistema. ella si annoia, commendatore? non mi dica di no. lo vedo, lo sento e finisco. 10446_10415_000995 ma il signor gentili era partito con la sua nepote e, dopo aver preso formalmente congedo, la cosa era grave. rasentava lo sfregio, uno sfregio all'autorità, il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia. non era uomo da tollerarlo. 10446_10415_000996 oggi le pare, ma chi ci assicura del domani? io veda, sono obbligato a distinguere, a considerare tra i possibili, se non a dirittura tra i probabili che il suo desiderio vivissimo oggi si muti un giorno in avversione. e allora? 10446_10415_000997 sostengono di no, cavaliere mio. la loro teorica, come ho avuto l'onore di dirle, è fondata sulla serietà della seconda vocazione. uomini provati alle battaglie e infastiditi dalle vanità della vita si ritirano al deserto non portando altro con sè che il desiderio della pace. 10446_10415_000998 la persuasione di aver fatto opera inutile, oltre che sospetta. e allora vi domando io: con che animo consigliare ad un galantuomo di star saldo nel suo ufficio di palo, che non arresta nulla, e sarà egli stesso travolto? 10446_10415_000999 potevo benissimo argomentare il movente della loro calata a castelnuovo- se n'è parlato troppo lassù, ma non avrei potuto immaginare che ardissero venire a chiedere, per esempio, la vostra mano, così soli, senza la compagnia di un parente d'un personaggio grave e ragguardevole, come vorrebbero le buone consuetudini. 10446_10415_001000 voi, frattanto, lettori discreti, già avete capito esser questa la ragione che fa parere ristretto il suo quartierino al cavalier tiraquelli e che farà sgomberare il ricevitore del registro dal suo. 10446_10415_001001 in quel mezzo capitò il priore, stretto da fronte e da tergo, il povero signor gentili doveva fare di necessità virtù e rimettersi in piedi. temevo che vi fosse intervenuto qualche guaio, disse il padre anacleto, arrisicando anche lui la sua piccola bugia. 10446_10415_001002 partirete domani, se così vi piace, soggiunse il padre anacleto. dopo tutto, meglio così, e ditemi dove andrete. a castelnuovo, rispose il serafino chinando la testa. potrei aggiungere che chinava la testa per nascondere il suo rossore, ma in verità, se lo dicessi non potrei sostenerlo. 10446_10415_001003 ma più strano gli parve di non trovare il suo nepote, o sua nepote secondo vi tornerà meglio detto, s'avvicinò all'uscio della sua cella e battè ripetutamente con le nocche delle dita, ma non ebbe risposta. 10446_10415_001004 il priore trovò un minuto di tempo per chiederne al fratello. giocondo è andato a passeggio col padre prospero, e col padrino rispose il converso per non lasciarli soli. tutti e tre mi hanno detto di andarli ad avvertire al romitorio delle querci quando sarà partito il 10446_10415_001005 si abbandonava tutto alla voluttà di una pregustazione che era già, per la sua incipiente polisarcia, un prezioso alleato. precedendo di qualche passo i compagni, il padrino adelindo entrava nel chiostro. 10446_10415_001006 politica svigorita, insomma, politica passata allo staccio e che aveva lasciato per via tutto il noioso accompagnamento delle ragioni personali. se sapeste come si parla bene di politica quando non se ne spera e non se ne aspetta nulla, nè di prima, nè di seconda mano. 10446_10415_001007 non sapeva nulla del signor prospero. perciò è andato in collera vedendo che la polizia della contessa gamberini era meglio fatta della sua. ma badiamo, signor borgnetti, soggiunse egli gravemente la polizia della sottoprefettura di castelnuovo. siamo noi che la facciamo e non bisogna dirne male. 10446_10415_001008 rimase a tutta prima in silenzio, guardandomi fisso. veramente m'ero spinto un po troppo, ma la mia aria non era d'uomo che avesse gettato là un frizzo per dar noia al proprio interlocutore, bensì di un uomo che amava illuminarsi nella discussione. 10446_10415_001009 ma quel medesimo giorno scrisse al ministro accettando l'idea che gli aveva ispirata in buon punto il fortunato priore di san bruno. salutem ex inimicis nostris. lo dice il testo latino. 10446_10415_001010 spesso, o perchè i luoghi di rifugio fossero scarsi o scarsa la reverenza delle tombe. una medesima caverna era abitazione e sepolcreto ad un tempo, ed il focolare destinato al banchetto funebre era lo stesso focolare domestico che seguitava a dar fiamma sulla fossa del morto. 10446_10415_001011 l'albergo della inevitabile croce di malta, la gran piazza dei signori e il caffè della rosa bianca, che era il rifugio degli sfaccendati. del capoluogo di questi, il signor prospero ne incontrò subito una mezza dozzina. 10446_10415_001012 ma era un'impresa da matti, esclamò il povero uomo. non esciamo dunque di strada, ribattè il giovine, crollando la testa con un piglio d'autorità consapevole. eccoci a casa nostra, nel convento dei matti. 10446_10415_001013 dunque ripigliò la signorina adele. voi siete stato così gentile da ricordarvi della vostra promessa appena ho potuto. quarantott'ore dopo, disse il conte gualandi: eccomi qui senza impiego. signorina, sono spriorato veramente. 10446_10415_001014 pianoforte adele ruzzani era più bella, più attraente e, secondo i casi e gli umori, anche più amabile. per altro bisognava far l'occhio a certe bizzarrie. adele ruzzani portava i capelli corti, tagliati poco sotto all'orecchio come un paggetto medievale. 10446_10415_001015 resta sempre che bisogna essere scaltri e non lasciarsi scorgere. le ragazze in genere sono furbacchiotte e le ricche in particolare sono sospettose. con loro, anche a non pensarci affatto, potreste passare per cacciatori di doti. e scaltro, la parte sua era il signor duca di francavilla. 10446_10415_001016 fratelli, io mi sbrigherò in poche parole. a che scopo ci siamo raccolti a vivere in questo convento? per star lontani dal mondo e dalle sue noie? non è così? 10446_10415_001017 quasi nulla, rispose il cherubino arrossendo un po di canto il pianoforte. frivolezze, ella dice bene. soggiunse tosto notando un atto involontario di labbra con cui il padre anacleto aveva accolte le sue parole. no, non dico questo. notò il priore lo penserà, è tutt'uno. 10446_10415_001018 si capirà per altro che i quattro oppositori non tenessero bordone a quelle prove di simpatia, nobili sentimenti espressi in nobilissima forma. osservò il padre restituto che parlava per tutti i suoi compagni d'opposizione. 10446_10415_001019 rimane l'altra parte del dilemma. diss'egli mutando registro il suo sarà dunque un desiderio sincero. ella lo afferma ed io lo credo. ma anche un desiderio sincero può essere di poco durata. durerà, creda, anche questo durerà. 10446_10415_001020 c'entra, c'entra, balbettò il priore che oramai doveva dir tutto, perchè il padre prospero è un vecchio tutore di castelnuovo. un nobile ufficio, quello di tutore, disse il padre tranquillo. 10446_10415_001021 amico prospero. chi sei tu, di grazia, e che cosa hai fatto per diventare ambizioso? non sei già tra i felici della terra? arrivato ai cinquantacinque, senza acciacchi, senza bisogni, senza moglie e senza associazioni in corso, che cosa desideri di più? che cos'altro chiedi alla fortuna? 10446_10415_001022 che ragazzate? esclamò il priore stizzito. perdonate questo sfogo di malumore al padre anacleto. egli aveva veduto il padre agapito piantarsi davanti al serafino e rimaner là estatico in adorazione, come un domenicano o un francescano qualunque. 10446_10415_001023 non intendiamo che tardi essere. le gioie della vita ristrette in poche immagini, in poche scene, quadretti di genere anzi che di storia e quasi sarei per dire di paese soltanto anzichè di genere. 10446_10415_001024 forse ci avrà qualcosa di nuovo, osservò il padre tranquillo. sì, anche di nuovo, rispose il padre marcellino cogliendo la frase in aria: siamo venuti a predicare la pace e vi mettiamo davanti agli occhi la popolazione di castelnuovo che trarrà partito da questo scandalo per dire del nostro convento tutto il male possibile. 10446_10415_001025 il signor prospero sospirò quella benedetta commenda. egli non l'aveva mai veduta così lontana come in quel punto. il mercoledì seguente fu freddo almeno nel salotto della. 10446_10415_001026 indi si lasciò andare sopra uno dei seggioloni di cuoio che decoravano la sala e diede in uno scoppio di risa. ah, signor prospero, anzi, no, padre prospero, mi permetta, voglia compatire. 10446_10415_001027 io almeno mi allontano poco volentieri da questi quattro sassi, ma quando esco, vedete, son capace di andare in capo al mondo, al polo, per esempio. 10446_10415_001028 si era parlato del più e del meno: di un'omelia del vescovo, di una lettera su castelnuovo stampata due giorni addietro in un foglio della capitale di amministrazione comunale e di mode. 10446_10415_001029 era una specie di quel giuoco che si fa tra due amici per via quando si vuol cansare. l'intromissione d'un terzo, del terzo incomodo, come è stato battezzato, dall'uso. il guaio si fu che quella mimica con cui dovevano tener lontani i compagni fece ridere il padrino, e ridere di consenso. 10446_10415_001030 pure nessuno di voi inorridisce vedendo una cosa simile. non inorridite dunque, vi prego, se vedete il padre anacleto accostare la lingua all'osso frontale o al parietale d'un povero sepolto di cinquanta o cento secoli fa. 10446_10415_001031 queste arti son note. del resto, se non è andato il priore incontro al padrino, il padrino può ancora andarci, lui, incontro al priore. neanche qui il fatto diede ragione. 10446_10415_001032 i dispiaceri, padre i dispiaceri e fratel giocondo se ne andò alla sartoria per prendere le due tonache. la voce dell'arrivo dei due ospiti nuovi si sparse subito per tutto il convento. quel giorno al refettorio ci doveva essere un gran movimento di curiosità. 10446_10415_001033 la sua curiosità, signor commendatore, non è offensiva per noi, dacchè il suo ufficio la rende quasi obbligatoria. lei deve sapere ogni cosa. gli altri non hanno nessun diritto di metter gli occhi nelle nostre faccende. frati nel senso religioso non siamo, non diciamo messa, non confessiamo. 10446_10415_001034 a chi lo dice, gridava il sottoprefetto, prevedendo il resto. io non vedo l'ora di andarmene da questo paese di orsi intrattabili. ma finirà vivaddio, o in un modo o nell'altro. ma di grazia, signor duca, mi levi una curiosità: le piace poi tanto quella signorina? 10446_10415_001035 dovete immaginarvelo, ed io sono un po troppo buona a credere che voi non lo abbiate indovinato a tutta prima. no, vi assicuro, non lo avevo indovinato, rispose il conte gualandi, sconcertato da quel mezzo rimprovero. 10446_10415_001036 il palazzo ruzzani era uno dei primi nella via san michele, ai piedi della città alta, perciò aveva molto spazio libero alle spalle, giardino, stufa, uccelliera ed anche uno scampoletto di bosco. 10446_10415_001037 no, mio signore, rispose il duca di francavilla. non odiano il mondo a rigore di termini. anche su questo capitolo, come su quello delle donne, ci hanno le loro idee capricciose. il mondo non è brutto, mi diceva per l'appunto il priore. il crederlo tale è un errore di coloro che hanno già la mania suicida nel sangue. 10446_10415_001038 no, certamente, e la ragione non isfuggirà alla sua perspicacia. l'opera di un savio governo non finisce qui, deve andar oltre, promuovere queste alleanze tra provincia e provincia. 10446_10415_001039 il signor prospero non era andato a milano. che cosa voleva dire quella novità? peggio ancora, che cosa voleva dire quella bugia? perchè infatti si trattava d'una bugia, e detta con animo deliberato. 10446_10415_001040 mosso da queste ragioni, sebbene credessi poco alla serietà della vocazione di quel giovinotto, ma rispettando la fermezza della sua volontà e cedendo all'ardore del suo desiderio, lo accettai, mettendo per altro a tutela sua e nostra la condizione del noviziato, e per lo zio e per lui. 10446_10415_001041 farete quel che vi piacerà meglio e per me sarà tutt'uno, purchè io me ne lavi le mani. un vocìo confuso accolse quella scappata del priore. che umiltà gridò il padre restituto. che degnazione gridò il padre natale. 10446_10415_001042 era necessario provvedere in tempo, perchè lassù le carrozze non potevan giungere, non avendo gli antichi frati pensato mai a condurre una strada carrozzabile fino alla vetta del monte. 10446_10415_001043 oh, stiano pure da sè, gridò la signora morselli. nessuna donna vorrà piangere la loro fuga dal mondo, quantunque soggiunse, bisognerebbe trovare il modo di farli pentire. questo loro proponimento mi pare una sfida bella e buona e lei, signor cavaliere, dovrebbe raccoglierla. 10446_10415_001044 per non lasciarli soli. mormorò dentro di sè: il padre anacleto, benissimo, e qui sarebbe il caso di soggiungere: benissimo un corno, perchè al padre anacleto quella novità piaceva poco. 10446_10415_001045 quel monachino roseo ci aveva anche del paggio, e al padre anacleto sembrava che egli facesse in convento il medesimo contrapposto felice che un bel paggio elegante ed amoroso doveva fare in una di quelle corti medievali sempre minacciose e sempre minacciate che stringono il cuore al solo pensarci. 10446_10415_001046 si vedevano certe contrazioni improvvise di labbra, certe nubi di tristezza sugli occhi, e si capiva allora che quell'uomo era vissuto molto in breve spazio di tempo e che le burrasche della vita potevano aver fatto assai più che solcargli la fronte o adombrargli lo sguardo. 10446_10415_001047 e lui, frattanto, il povero priore, a dirsela col sottoprefetto per cagione di madonna e lui a sentirsi gettar là il sospetto che un pretendente alla mano di adele ruzzani potesse uscir fuori dal convento laico di san bruno. 10446_10415_001048 tutti i rami della amministrazione erano rappresentati, nella loro doppia essenza, mascolina e femminile, ai mercoledì del sottoprefetto di castelnuovo. quanto ai naturali del paese, sulle prime si erano tenuti un pochino in disparte. 10446_10415_001049 signori, ho pensato meglio. quel che farà il priore sarà ben fatto e quel che piacerà alla mia nepote piacerà anche a me, ho detto e me ne vado a dormire. almeno se potrò riprender sonno dopo le vostre interruzioni. 10446_10415_001050 nel convento di san bruno. ripigliò: il signor borgnetti è andato nel convento da burla e la sua nepote con lui a farsi frati, anche questo da burla. veda che razza di matti. la ragazza non troverà più marito. lo zio è un imbecille. 10446_10415_001051 si vedeva chiara l'intenzione di darmi l'esame, ma io feci mostra di non avvedermi di nulla e gli sciorinai tutta la mia povera scienza. ebbi la fortuna di entrargli in grazia: il suo volto si rasserenò e la sua lingua si sciolse. 10446_10415_001052 scusate, caro amico, rispose il padre prospero che quel giorno prendeva ardimento dalle scoperte de suoi interlocutori. io non voglio nascondervi nulla. l'idea di partire non è mia. voi stessi vedete che tutta questa crise è venuta dalla visita del. 10446_10415_001053 che il priore fosse innamorato del serafino biondo. egli lo sospettava da parecchi giorni e da ventiquattr'ore poi sospettava anche dell'altro, cioè a dire che fosse riamato. gli avevano messo quella pulce nell'orecchio certi discorsi fatti alle querci. 10446_10415_001054 lo spettacolo era meraviglioso. i due esploratori si trovarono davanti ad una vasta fenditura orizzontale della roccia. più che una fenditura, pareva una corrosione, una carie gigantesca del monte. 10446_10415_001055 debbono essere confiscate a benefizio di un altro che sta per giungere, che sarà tizio, sarà caio e che ella dovrà scegliere fra i cinque o sei più importuni, mentre forse le sarebbe piaciuto assai più di aspettare dal caso la conoscenza di sempronio. 10446_10415_001056 indi tornata al cembalo, rimase là tutta sola, facendo scorrere le agili dita sulla tastiera e cavandone accordi sommessi, mentre laggiù, presso il canapè di damasco, si faceva un chiasso indiavolato. ve l'ho già detto, era scoppiata una bomba. bisognava raccogliere i cocci. 10446_10415_001057 il priore che l'aveva capito fin da principio e che non voleva parere. uno di quelli che bevono grosso, accettò la dichiarazione e ci appose il suo visto. sarà sempre un onore per noi di appagare la sua curiosità. del resto non si potrebbe neanche rifiutarglielo, soggiunse il priore, temperando con un sorriso l'asprezza del colpo. 10446_10415_001058 bisognava vederlo, il nostro serafino, seduto sulla proda del fosso col suo ginocchio piegato, l'albo sul ginocchio e la matita in aria. il soggetto dei suoi disegni era malinconico. per la prima volta in sua vita, adelindo ruzzani adoperava la matita a copiare gli scheletri. 10446_10415_001059 di questi ultimi, voglio dire degli archeologi, uno solo era capitato a castelnuovo e fortunatamente non mostrava desiderio di andarsene. non era uno scienziato di professione, ma un semplice dilettante e per giunta non aveva ancora stampato nessuna memoria sull'homo diluvii testis. ma 10446_10415_001060 d'ordine meramente amministrativo, gridò il padre costanzo. egli non può mettere la sua volontà, il suo capriccio, in luogo e vece della volontà di tutti. si è sempre fatto ogni cosa d'accordo, non lo nego, osservò il padre marcellino. ma qui, forse, il caso è diverso. 10446_10415_001061 che mi canzona. dopo tutte le savie considerazioni che ella mi ha svolto, ho sentito quasi il desiderio di piantar lì le grandezze umane e di venirmi a chiudere in san bruno con lei. se verrà, disse il priore ridendo a fior di labbro: lo faremo, prefetto della nostra congregazione. 10446_10415_001062 la vita ad un certo punto lo aveva seccato ed egli si era tratto un poco da banda, senza molta ira, o per dire più esattamente, con un'ira generosa assai presto sbollita. 10446_10415_001063 tutti, qual più qual meno, abbiamo avuto a dolerci della società o di qualcheduno dei suoi, e ci siamo allontanati dal giuoco. eccoci qua in un convento laico. come ha detto benissimo lei, questa è la vita in pochi, e perciò facilmente accomodata al gusto di tutti gli interessati, con norme accettate volentieri da ognuno. 10446_10415_001064 a farla breve, si foggiano un piccolo mondo nel grande e ci si chiudono dentro. e dal grande chiese il sottoprefetto col suo solito acume: non filtrerà nulla di gramo nel piccolo. 10446_10415_001065 che pure ha distrutto il pensiero, onde quella forma è scaturita. sono spariti i conventini, i monasteruzzi borromineschi di due secoli fa. il largo tipo dei chiostri antichi è rimasto e se ne ricorda volentieri, perfino indovinate chi. 10446_10415_001066 giovane dilettante di archeologia preistorica. mostrava un'eguale sollecitudine per tutti gli strati sociali di castelnuovo. faceva nobilmente la sua corte alle signore attempate, poi, senza parere, andava dalle giovani prendendo posto in mezzo ai due crocchi, mettendosi all'equatore tra quei due poli. 10446_10415_001067 le mie informazioni particolari e sicurissime mi pongono in grado di dirle che essa è andata a far rilegare a nuovo le gioie di famiglia. questo è, come vede l'eccellenza vostra, un indizio eccellente delle sue inclinazioni. 10446_10415_001068 sboccarono da un viale, i conventuali di san bruno, otto in numero, perchè gli altri sei erano già sul terreno e i due novizi erano partiti. otto in numero, ma disposti a far chiasso per sedici dovevano essersi concertati per quella irruzione. 10446_10415_001069 l'incognito indistinto che la fa sentire presente. dicono che quando nacque eva, la natura tutta si commosse dal profondo. molli tepori compenetrarono l'aria, le erbe crebbero più rigogliose, i fiori si dipinsero di più vaghi colori. 10446_10415_001070 il quadro rappresentava mastino ii della scala, un uomo dalla barba di color castano, con un berrettone di pelo in testa, il sorcotto rosso sulla maglia di ferro e la faccia veduta di profilo, forse per lodevole intendimento del pittore di far sapere alla posterità che quel pessimo arnese non aveva il tipo greco. 10446_10415_001071 ma lei mi perdonerà se io mi permetterò di soggiungere che anco cicerone e demostene hanno perdute delle cause. è questo che vuol dire. interruppe il padre anacleto. oh, dio buono, lo so. 10446_10415_001072 sempre rispettabile, per altro sempre rispettabile. una cosa solamente: non si riesce a capire per qual ragione o capriccio la signorina si sia risoluta ad entrare così di schianto in una società d'uomini di cavalieri. signor sottoprefetto, interruppe il priore di cavalieri. la prego a volerlo considerare. 10446_10415_001073 inoltre, dal voto della comunità di san bruno che, se pure non faceva di lui un frate, non impegnava meno la sua fede di gentiluomo. e poi quelle ombre moleste de suoi compagni che s'erano invaghiti del serafino. 10446_10415_001074 c'era un fil di ridicolo in quella condizione di laici che volevano parer frati, ma bisogna dire ad onor loro che non si curavano affatto di ciò e che la noncuranza prendeva carattere di dignità. 10446_10415_001075 non ci mancherebbe altro un ente morale, questo covo di celibi. covo di celibi, ben trovato, come a dire un covo di bricconi, gridò il duca di francavilla, dando la sua occhiata in giro per comprenderci anche la signorina adele, senza aver aria di far preferenze. 10446_10415_001076 perchè a questo egli lavorava con altezza di concetto non intieramente richiesta dalla sua condizione secondaria. volete sentirlo coglierlo sul fatto, mentre egli sfodera tutti i più sottili accorgimenti della sua politica e tutti i più riposti artifizi della sua eloquenza? 10446_10415_001077 fratello gli disse: vorreste farmi un favore? due, se posso? rispose il padre agapito, facendo a suo malgrado un inchino. amerei sapere dov'è andato mio zio. l'ho cercato per tutto il bosco senza trovarlo. sarà nella sua cella, m'immagino. no, non c'era e appunto per ciò sono andato a cercarlo fuori. 10446_10415_001078 passin passino. il padre anacleto se ne andava al romitorio delle querci. il piccolo edifizio fratesco, chiamato con questo nome, sorgeva su d'un poggio alle spalle del convento. 10446_10415_001079 zio, te l'ho detto: o fai a modo mio o mando giù un veleno. bada a te, di qui non si sfugge. ma vedete un po, disse quell'altro salutato col nome di zio. son dilemmi da farsi? eh, sicuramente quando si ha a fare con un ostinato come te, al polo no, all'equatore nemmeno. 10446_10415_001080 entrato nell'anditino che era tra la chiesa e quell'uscio chiuso, il serafino biondo ebbe un'idea luminosa. già, se le idee luminose non vengono ai serafini, a chi dovranno venire lettori? io lo domando a voi. in quell'andito c'era la scala che metteva al campanile. 10446_10415_001081 la faccia del sottoprefetto di castelnuovo risplendeva d'allegrezza, ma a spegnere i lumi venne subito la seconda parte del ragionamento: la patria dobbiamo avere in cima a tutti i nostri pensieri, proseguiva il padre anacleto. per lei dobbiamo lavorare, ma per lei, quando è tempo saperci trarre in disparte. 10446_10415_001082 il padre agapito, il padre restituto ed altri suoi cortigiani, che si erano accompagnati subito a lui sperando di veder tornare il biondo nepote, dovettero assistere all'assopimento dello zio. quando ritornarono all'aperto, videro il priore che si allontanava dall'altra parte del chiostro col serafino a fianco. 10446_10415_001083 no, non dubitare, non si andrà più in nessun luogo. son divenuta una donna di casa. da oggi in poi si rimarrà chiusi a castelnuovo. ecco un'altra esagerazione per un viaggetto. in paesi cristiani non ho mai detto di no. e se ora si dèsse una corsa a torino, a milano, a venezia? 10446_10415_001084 di certo quello screzio si sarebbe composto. non era possibile, non era credibile che quattordici persone ragionevoli perdessero la tramontana per una donna entrata in convento. 10446_10415_001085 sono uno sciocco, io a spaventarmi di queste alzate d'ingegno diss'egli. questo rogantino è in collera col gentili, che gli ha detto una cosa per un'altra, non sa nulla e vuole appoggiarsi a me senza parere di averne bisogno. contentiamolo via. i superiori son tutti così. tutto sta a saper conoscere l'umore della bestia. 10446_10415_001086 in verità c'era materia a discorrere per tutti i versi. una occasione più ghiotta non era capitata mai. dio buono, la signorina adele in un convento d'uomini era ben fatto, forse? e se era male, fino a che punto lo era? 10446_10415_001087 erano già sedici frati, tutti uomini di buon nome e di ragguardevole stato che si erano dati pazzamente ad una vita claustrale di loro invenzione, sottraendo altrettante forze vive alla patria e minacciando col loro esempio di sottrarne molte altre. 10446_10415_001088 e adesso, miei fratelli, andiamo a vedere come ci tratta il cuoco, vi avverto. soggiunse, rivolgendosi ai due novizi, che qui si mangia male e si beve peggio. borbottò, fratel, giocondo che chiudeva la marcia. 10446_10415_001089 dalle vette circostanti si vedevano spuntare i tetti dei romitorii. finalmente svoltato un angolo tra due poggi, mi si parò davanti agli occhi una valle con qualche segno di coltivazione e un grosso edifizio nel mezzo. 10446_10415_001090 l'ovo prima della gallina e la gallina prima dell'ovo. io per me credo sia tutto un intruglio, un sacco d'invenzioni più o meno felici per esercitare i rètori moderni e intrattenere i curiosi. 10446_10415_001091 per le necessità della storia. vi basti di sapere che si dice castelnuovo in opposizione di castelvecchio: castelvecchio. ancora due anni fa, quando io ci sono stato, era una rovina sulla vetta del monte acuto, il qual monte è uno dei soliti contrafforti dell'appennino che ricorrono così spesso nella orografia dei romanzieri. 10446_10415_001092 farà il suo dovere, non dubiti. lo faremo tutti il nostro dovere perchè sia contento il ministro e incarnato il suo profondo disegno. lo metteremo in evidenza, il duca di francavilla, lo faremo brillare e frattanto incominciamo dal ritornare nella sala. 10446_10415_001093 il sigaro è finito e non si deve sospettare che abbiamo a ragionare di troppe cose fra noi. dice: bene, andiamo. e il signor prospero gentili, zio materno e tutore della signorina adele ruzzani, fanciulla romantica come vi ho detto, e 10446_10415_001094 perciò dovette stupirsi al vedere quell'uomo, più giovane e più bello di ciò che egli si degnava di credere e punto ridicolo. nella sua veste di frate, il padre anacleto portava la tonaca con quella medesima disinvoltura, con quella medesima coscienza di fare il comodo suo. 10446_10415_001095 così parlò con aria di convinzione profonda. il padre restituto. ma il priore, che attingeva dalla sua olimpica serenità più elevate ragioni, così prontamente rispose: e lasciatela stare questa tentazione. lasciate che faccia le sue prove tra noi. 10446_10415_001096 vi dirò che il saurio innocente se ne stava lassù, guatando il passeggero e ansando con le fauci semiaperte. parve al priore di essere canzonato da quella graziosa bestiuola. 10446_10415_001097 non saprei dirvelo con precisione. forse mi ha guidato la considerazione d'un fatto fisiologico non avvertito da prima: nell'uomo, prima che si mostrino i peli morbidi sul viso, abbiamo sempre un ragazzo, con la sua petulanza, se vogliamo, ma con altrettanta bambineria di atti e di pensieri. 10446_10415_001098 sarebbe curiosa, o signori, che a noi la seconda vocazione non bastasse e che fosse per noi dimostrata la necessità della terza. un grido di ammirazione accolse la chiusa del discorso. un bel discorso, o lettori, che io vi ho abbreviato disperando di poterne ritrarre la sarcastica energia. 10446_10415_001099 ma che importava tutto ciò se i frati di san bruno erano di buon umore? gente allegra: il ciel l'aiuta, dice il proverbio. beati i miei conventuali che erano ancora nel periodo allegro, per solito il più breve nel dramma delle umane passioni. 10446_10415_001100 s'è mandato a chiamare. era a letto e si veste a letto a quest'ora e il governo non dirà che gli si mangia il pane a tradimento. il borgnetti capitò finalmente: era un coso secco, allampanato, colore e fibra di stoccafisso, con baffi arroncigliati e mosca ripiegata in fuori. 10446_10415_001101 la costiera del monte era brulla o quasi. soltanto tra le fenditure della roccia spuntava qualche ciuffo d'erba e qualche arbusto malinconico e scarno che pareva maledire la sorte da cui era stato sbalestrato lassù. la caverna delle streghe, vuoi per la difficoltà dell'accesso, vuoi per la tristezza del nome, non era mai stata esplorata. 10446_10415_001102 una volta si fermò davanti al serafino come se volesse dirgli qualche cosa. poi si volse di schianto e proseguì la sua via. si pentì subito, subito e tornò indietro. si fermò da capo e la parola gli tremava sulle labbra. 10446_10415_001103 la disputa minacciava di farsi più grave, perciò il priore stimò intromettersi. fratelli, vi prego, lasciamo questa discussione, del più e del meno. voi, padre anselmo, non interrompete l'oratore e consentite ch'egli dica tutto quello che pensa. 10446_10415_001104 ma non c'entrava anche un pochettino di quello spirito di propaganda che è la vanità o l'ambizione di tutti gli uomini e di tutte le sètte. e il padre anacleto, prendendo il suo mandato sul serio. 10446_10415_001105 così restavano le cose al regime del buio pesto. intanto, il sottoprefetto non poteva sfogare con nessuno quella rabbia che aveva in corpo. doveva fremere e tacere, sopra tutto tacere anche col duca di francavilla, che ad ogni tanto gli toccava il tasto delicato della propria felicità. 10446_10415_001106 se le mie informazioni sono esatte, eravate voi che non volevate il padrino in convento. perchè oggi mutate d'avviso? io ve ne faccio questione. fratello prospero, volete saperlo? volete proprio saperlo? disse allora il padre agapito. 10446_10415_001107 perdonerete se dobbiamo lasciarvi. abbiamo una radunanza chiesta da quattro dei nostri compagni per un negozio urgente. a quanto dicono essi, voi siete novizio e non ci ho da entrare. non è così? aveva ribattuto il serafino. è giustissimo, fate pure. 10446_10415_001108 scontenta di sè e del mondo, la signorina adele ruzzani prendeva un libro per leggiucchiarne due pagine e buttarlo via. si metteva a ricamare e si fermava ai primi punti di catenella. 10446_10415_001109 è fabbricato come tutti gli altri: ha un portone, un androne, un parlatoio, certi santi dipinti a fresco lungo le pareti e i miracoli di san bruno nelle lunette, tra i cornicioni delle mura e gli archetti della vlta. 10446_10415_001110 telegramma. quest'idea del telegramma, passata a caso per la mente del sottoprefetto, ci tornò il giorno dopo: il signor prospero non si era fatto vivo e il cavalier tiraquelli era sulle spine. 10446_10415_001111 pensateci, padre anacleto. pensateci, e frattanto ritorniamo al vostro ordine. debbo restare o partire. il padre anacleto guardò come trasognato quel biondo monachino che lo aveva messo con le spalle al muro. voleva fargli la lezione e per contro l'aveva ricevuta. 10446_10415_001112 che li fa sopravvivere alle leggi da cui sono stati colpiti. c'è una virtù arcana che attrae verso le mezze solitudini del chiostro e quella forma architettonica stabilita quasi invariabile, salvo nei minuti particolari, esercita un fascino sullo spirito moderno. 10446_10415_001113 e la tacita domanda era naturale in tutta la comunità di san bruno. coloro che avevano creduto un uomo, il biondo novizio, dovevano riconoscere di aver avute le 10446_10415_001114 l'ordine è forse un tantino burlesco nella forma, poichè non siamo frati, ma è serio nella sostanza, poichè abbiamo una parola d'onore la quale ci obbliga come il più solenne dei voti. 10446_10415_001115 ma poichè frati all'antica non siamo e un certo frasario va lasciato da banda, dirò pianamente, ma con uguale schiettezza, che la nostra comunità, per una certa intrusione contraria a tutte le nostre consuetudini, anzi allo stesso principio della nostra fondazione, corre grave pericolo di andarsene a rotoli. 10446_10415_001116 interrogato dal sottoprefetto, il signor prospero gentili raccontò fin dove sapeva lui il come e il perchè della improvvisa deliberazione di sua nepote. 10446_10415_001117 aethera pennis avrebbe detto: virgilio, signor duca, che ne so io gridò il sottoprefetto coll'ansia dell'uomo che affoga. vuole condannar me per una colpa non mia? il signor prospero è un imbecille e non sarà mai commendatore. 10446_10415_001118 questo viaggio, esclamò il sottoprefetto. o dove? come non gliel ho ancor detto, ero venuto a bella posta per prendere congedo. veda un poco dove ho la testa. 10446_10415_001119 uno zio- come me non si trova mica tutti i giorni- forse un po debole, che si è lasciato menare per il naso, e come zio e come tutore, ma che farci? avrei voluto veder voi nei miei panni. l'ho tenuta a battesimo, quella cara fanciulla piccina, così mi capite. 10446_10415_001120 le parlo franco perchè lei ama la franchezza: da lei, dal suo ufficio, non si può neanche sapere donde vengono e dove vanno tante persone che vengono e che se ne vanno. 10446_10415_001121 che potranno benissimo esser matti, ma che di sicuro non sono lupi e che non vanno vestiti da pastori perchè hanno la tonaca proprio alla maniera dei frati. la cosa mi parve singolare. 10446_10415_001122 inoltre, qualcheduno di loro aveva guardato, lui, con aria più affettuosa e più malinconica del solito, intorno alle occhiate, agli affetti e alle malinconie de suoi compagni. il serafino biondo aveva un'opinione già fatta, ma quel giorno gli parve che la malinconia 10446_10415_001123 il padrino adelindo era tornato in quel mezzo al suo ascoltatori, i. 10446_10415_001124 con ciò mi lusingo di avere interpretato un desiderio della eccellenza vostra, che io studio con riverente cura in tutti i suoi atti improntati di quell'alto senno e di quella sottile preveggenza che mira alle cose lontane come alle cose presenti. 10446_10415_001125 e forse il nostro novizio ha dilapidate le sostanze del pupillo. magari lo avesse fatto che non ci avremmo a veder nulla noi altri. scappò detto al priore che ha fatto dunque di male. gridò il padre bonaventura, avete incominciato, dovete dirci ogni cosa. soggiunse il padre restituto. 10446_10415_001126 questi tentativi di ribellione alla legge morale, anche non espressamente vietati dal codice, vogliono essere repressi con quel diritto che emana dallo spirito, se non dalla lettera del codice. 10446_10415_001127 come capitano della guardia nazionale aveva diritto alla croce di cavaliere, come agronomo l'avrà a quella d'ufficiale. il commendatore è ancora lontano. osservò il signor prospero ridendo: tutt'altro. facciamo questo matrimonio che tanto premerebbe al ministro. per le ragioni che ho avuto l'onore di esporle, 10446_10415_001128 viso. anch'egli porta la tunica color tabacco, ma dallo scollo gli escono fuori i solini della camicia, che rompono la monotonia del vestiario, e porta in capo una berretta di velluto tagliata artisticamente sulla foggia del cinquecento. 10446_10415_001129 così dicendo, porgeva alla sua signora un biglietto di visita: adele ruzzani. che peccato non poterla più chiamare il monachino o il serafino biondo. prese il biglietto, gli diede una rapida occhiata e mise un grido. un piccolo grido che pareva di stupore, ma poteva essere di gioia. 10446_10415_001130 che la piglia per male. una croce di più non è poi una bastonata da dolersene, tanto. la piglio come va presa, e di croci ne ho già avute abbastanza, specie se penso a quella che m'ha dato lei. 10446_10415_001131 se li usurpassero pure le donne. quando odo una bella figlia d'eva ragionar di politica, dio mi perdoni l'abbraccerei. ecco, io dico tra me, ecco una persona che ci trova gusto a masticare questo pezzo di sughero. 10446_10415_001132 ho lagnanze continue del governo, sempre e solamente per questo: i tre banditi perchè non si prendono? perchè si lasciano ad infestare la campagna con gran pericolo della banditi. interruppe il delegato dica: renitenti alla leva. è male, non dico di no, ma non si tratta punto di uomini pericolosi. non hanno rubato nulla finora. 10446_10415_001133 è contenta di star qui. incalzò il padre agapito e proprio ora voi vorreste condurla via perchè le riprendesse il capriccio dell'equatore. state zitto, non ci mancherebbe altro. ma come volete che restiamo se il priore ci scaccia? 10446_10415_001134 l'eremo prendeva il nome da un filare di querci che incominciava a vedersi in prossimità della sua vetta. le querci costeggiavano il sentiero sassoso che metteva a quella solitudine. 10446_10415_001135 e dentro di sè aggiunse: non ci mancherebbe altro, dopo che quella birichina m'ha fatto giurare: no, rispondeva frattanto il sottoprefetto, ma credevo che ella ci avesse ancora qualche dubbio. 10446_10415_001136 tutte le fila erano bene disposte pel matrimonio del duca, ma il destino le ha scompigliate ad un tratto, con uno di quei colpi impreveduti e imprevedibili che entrano per tanta parte nelle umane combinazioni. 10446_10415_001137 il pensare in questa guisa sarà anche un fargli cortesia, poichè egli stesso credeva di crucciarsi per quella sola ragione. frattanto, il sottoprefetto si disponeva a rispondergli. ella ha parlato eloquentemente. sì, mi permetta di dirlo. 10446_10415_001138 esclamò ingenuamente il padre bonaventura dopo che sull'orizzonte di san bruno è comparso quel bòlide- non capisco più nulla. male, osservò il priore, non sapendo bene se dovesse andare in collera o ridere. voi almeno, padre atanasio, avrete data l'ultima mano ai vostri appunti di fisica. 10446_10415_001139 poichè ci dà una dimostrazione completa dei fenomeni del suono e delle leggi musicali che ne derivano. herschel, studiando a fondo l'arte sua, che era per l'appunto la musica, fu gradatamente condotto allo studio della geometria e quindi alla conoscenza dell'astronomia teoretica. 10446_10415_001140 nove giorni fa rispose la contessa. il signor gentili non vide il nostro fattore che era nascosto dietro alle frasche. ma questi vide, lui, e lo riconobbe benissimo. e quando gli venne tra i piedi il contadino che ritornava con le due umili cavalcature al piano, gli domandò come fosse che aveva lasciato il signor gentili lassù. 10446_10415_001141 la contessa beatrice era l'unica persona che quella sera non avesse dato noia al sottoprefetto con l'eterno argomento del signor prospero e della signorina adele, umana tra tutte le contesse del mondo, anzi divina senz'altro. 10446_10415_001142 ma badi, signor prefetto, io non sono che un tutore e uno zio. posso consigliare, aiutare, spalleggiare, ma bisogna che il giovinotto dal canto suo, 10446_10415_001143 la causa di quella spaccatura. forse era da vederci l'ultimo sfiatatoio rimasto al vulcano che aveva sollevato dal fondo dei mari antichissimi quello strato calcareo. 10446_10415_001144 dicano quel che vogliono, borbottò il padre anacleto. non me ne importa un bel nulla, a voi sta bene, ma non così a noi che non abbiamo le bizze in corpo. il convento, o signori che convento. vada al diavolo il convento, gridò il padre agapito per non essere da meno del suo avversario. 10446_10415_001145 già le citazioni fanno sempre buon giuoco e le frasi anche. il prestigio delle istituzioni, l'era dei sacrifizi, la servitù secolare, il trionfo delle idee, la forza del diritto che si contrappone al diritto della forza, il vasto campo delle ipotesi e la severa scuola dei fatti. 10446_10415_001146 dicono che sia la migliore delle esistenti. e bisogna rassegnarsi, ma non senza qualche atto di protesta, ve l'assicuro. ah, benedetti gli uomini. voi, per esempio, voi, signor priore, lo avete potuto colorire, il vostro disegno. 10446_10415_001147 il cavaliere tiraquelli, tanto seccato durante la sera, aveva bisogno di sfogarsi su qualcheduno e la vittima designata era il povero signor borgnetti. il delegato capitò alla sottoprefettura con un'aria ilare. 10446_10415_001148 sì, erminia, sì, erminiuccia mia, ma non per ora. ci vuole ad ogni cosa il suo tempo. non dubitare, sarai prefettessa entro l'anno e senatrice per giunta, perchè, si sa, una ciliegia tira l'altra. 10446_10415_001149 mi piace la correzione che le è venuta così spontanea. ripigliò quell'altro. senza pensarci, ella ha trovata la verità. or dunque, signor prospero, metta il cervello a partito che crede che quando abbiano riconosciuta la donna nel suo finto nepote, glielo verranno a dire a lei, perchè abbia tempo a provvedere. 10446_10415_001150 un libro aureo che m'ha aiutato ad improvvisare quattro discorsi. capirà, signor prospero, che il mio campo non è l'agronomia: io sono anzi tutto un uomo politico. legga l'ottavi: è una miniera. metta insieme quattro principii di scienza per far da preambolo ai consigli della sua pratica e vedrà. 10446_10415_001151 non vorrei che il priore degnissimo, dopo che ha riconosciuta la donna, ne prendesse una cotta. eh via, esclamò il padre marcellino, che passava di là per andare alla sua cella e si era fermato vedendo quel crocchio d'osservatori. vorreste voi che proprio il fondatore dell'ordine venisse meno alla sua stessa dottrina? 10446_10415_001152 ma intanto quei due milioni comandano il rispetto, incatenano lo sguardo, si fa il filosofo, si torce il muso, si gira, ma ci si casca poi sempre anche giurando che ciò si è fatto per la bellezza di due occhi, per la freschezza di due guance, e via discorrendo. 10446_10415_001153 la vocazione del deserto non si prova che nel pericolo. ringraziamo la sorte che ci ha recata l'occasione d'un pericolo perchè noi possiamo trionfarne. in verità, sarebbe curiosa che noi uomini, provati al fuoco delle passioni, facessimo oggi una sconcia caduta. 10446_10415_001154 ma che sospettoso d'egitto là nel segreto della sua coscienza. queste ipocrisie non avevano corso. geloso bisognava dire ferocemente, diabolicamente geloso. 10446_10415_001155 grazie, rispose il padre prospero inchinandosi. non ritorneremo laggiù. ce ne andremo a torino, a milano, a venezia, a vienna, a parigi, tutti paesi che hanno una eccellente cucina. io sono eclettico in materia di cucina, mi basta che sia eccellente. 10446_10415_001156 la gita archeologica alla caverna delle streghe parve stringere viemmeglio, se pure la cosa era possibile, i vincoli fraterni della famiglia di san bruno. tornati lassù, i miei frati da burla erano più amici che mai. 10446_10415_001157 voleva parere arcigno, ma non gli riuscì. che cosa vuole questo signore? chiese egli al contadino. è un cacciatore e domanda di riposarsi un poco e vorrà un bicchier di vino. m'immagino, padre. risposi: 10446_10415_001158 nessuno da parte sua. ma poichè è detto che chi ha più prudenza ha anche l'obbligo di usarne, e perchè sarebbe stata opera di buon cavaliere avvertire quella fanciulla del passo falso che ella faceva. 10446_10415_001159 poi bevevano l'acqua in certe ciotole di terra cotta che accostavano alla bocca sostenendole con tutt'e due le palme, un modo di bere piuttosto incomodo, ma era di rito. e i riformati di san bruno, per accostarsi in qualche modo alle vecchie costumanze. 10446_10415_001160 si entrava da quell'apertura in un atrio vastissimo la cui vlta, di colore rossastro, era in alcuni punti tappezzata di felci e in altri faceva mostra di grappoli quarzosi che scintillavano alla luce riflessa del sole. 10446_10415_001161 sono già due, osservò egli giudiziosamente in cuor suo. gli altri verranno dopo. e, rivolto ai due visitatori, domandò loro col sorriso sulle labbra: vengono per farsi frati? è il nostro desiderio. disse il più giovane dei due, mentre l'altro crollava la testa in atto di santa rassegnazione. 10446_10415_001162 ma il priore, che in ogni altra circostanza avrebbe trovato il modo di contentare le due parti trovando il buono o almeno la buona intenzione da per tutto, per quella volta si allontanò dal suo metodo e ne disse: di tutti i colori. 10446_10415_001163 in cuspidi di frecce, asce e raschiatoi di selce, amuleti di serpentina e di giadeite, cocci, depositi di ceneri e di ossa carbonizzate, ornamenti di conchiglie, grumi di terra d'ocra e via discorrendo. 10446_10415_001164 giunta la comitiva ad una svolta del sentiero d'onde, si vedeva l'apertura della roccia che formava l'ingresso della caverna. si parò davanti agli occhi dei nostri viaggiatori la bella figura del serafino che era rimasto là accanto al masso, nella postura in cui lo aveva lasciato il padre anacleto. 10446_10415_001165 no, ribattè il sottoprefetto con accento di rimprovero, come se la colpa fosse tutta del delegato. il borgnetti si strinse nelle spalle. bene diss'egli, tutti l'han detto ed io non ho creduto di doverne dubitare. ma se non è andato a milano vuol dire che sarà andato altrove. 10446_10415_001166 del resto, o non avete mai veduto nei quadri santa maria maddalena al deserto? anche lei bacia un teschio e senza averci la scusa, nell'amore della scienza. 10446_10415_001167 quello che gli direste voi se foste ne suoi panni ed egli nei vostri. padre agapito, di grazia, un po di pazienza, fra mezz'ora siamo da voi, è vero? notò il padre agapito, arrendendosi all'evidenza dell'argomento, non si potrebbe mandar via un uomo più cortesemente di così. 10446_10415_001168 la società vi tornava molesta e vi siete appartato dalla società. una donna non può. la sua ricchezza e la sua libertà, quando possiede l'una cosa e l'altra, non le servono a nulla. 10446_10415_001169 è strano, osservò il padre anselmo volgendosi al suo vicino di destra, che era il padre marcellino. è strano che questi tre aiutanti del padre restituto siano tutti nuovi venuti. l'ultimo a comparir fu gambastorta, rispose il padre marcellino. 10446_10415_001170 sì, ripigliò il duca di francavilla. a giudizio del mio interlocutore, la politica e il desiderio di adoperarsi a pro del suo simile sono altrettante afflizioni di spirito. 10446_10415_001171 è astronomo, l'altro è chimico, un terzo archeologo, un quarto meccanico. ma che iddio mi benedica, o non sono agronomo, io un agronomo agrodolce per verità. 10446_10415_001172 conte gualandi del poggio rispondeva frattanto il padre agapito o, se vi torna meglio, il signor mario novelli, sono a vostra disposizione. ma no, non è possibile, gridarono parecchi, cercando d'intromettersi un po di calma. signori, non facciamo uno scandalo. 10446_10415_001173 il padre prospero non sapeva, e i frati di san bruno avevano dimenticato, dal canto loro, che le stamberghe del pian di sopra avevano il solaio di legno, senz'altro ostacolo di mattoni e di calce tra esse e le sale del pian terreno. 10446_10415_001174 il nostro soldato che è stato così spesso ad alloggio nei vecchi monasteri tramutati in caserme. il convento di san bruno, come tutti quelli del medesimo ordine, aveva i suoi quartierini in cui ogni frate potesse viver solo con la sua stanza da letto: l'oratorio. 10446_10415_001175 l'essere in troppi nuoce e forse sarà da pensare alla fondazione d'un nuovo convento, come fecero, per gli ordini loro, san bruno e san bernardo. 10446_10415_001176 le opinioni espresse l'altro giorno in capitolo potrebbero averlo persuaso a prendere una risoluzione da sè. no, niente risoluzione. ogni cosa ha da farsi in capitolo. 10446_10415_001177 vedete di che cosa si dà pensiero un ministro, diss'egli tra sè, almeno ci avesse un'ombra di ragione. il sottoprefetto depose la lettera sullo scrittoio non senza dare una guardata altezzosa al borgnetti, per vedere che senso gli avesse fatto quel saggio di stile epistolare. 10446_10415_001178 oh, signor prospero, ben tornato, da sicuro da. grazie tante. la famiglia sta bene, benissimo, e la signorina adele si è divertita a. oh, insomma, signor prospero, si può sapere dove siete stati? a torino, forse? 10446_10415_001179 per odiare. gli mancava il tempo e dedicava ai suoi nemici una profonda noncuranza, tanto profonda che pareva qualcos'altro e lasciava credere che egli affogasse in una medesima broda l'umanità tutta quanta. ma questo era tutt'altro che vero. 10446_10415_001180 dove sarà rimasto mio zio? gridò egli ad un tratto e si spiccò dall'ingresso della caverna per andare verso la china del monte. vado io, se permettete. gridò il priore, trattenendolo con un cenno della mano. voi siete così giovane, amico mio, riposatevi. 10446_10415_001181 in quel punto capitò il servitore: una visita, signorina, chi è? altri noiosi non so, rispose il vecchio arnese di casa ruzzani trattenendo un sorriso. ecco il nome. 10446_10415_001182 ed ecco dove ella perde la bussola, signor borgnetti, mio riverito. ma veniamo a noi. ella si ricordi che io so tutto, ma che voglio metterla alla prova. infatti è una specie d'esame d'idoneità a cui la sottopongo. ed eccole il tema: sapere dove è andato veramente il signor prospero gentili con sua nipote adele ruzzani. 10446_10415_001183 bene, lo creda adesso e non avrà più a maravigliarsene. io fo il mio dovere, borbottò il cavaliere tiraquelli, chinando la testa e misurando a lunghi passi il pavimento. il ministero ci fulmina con le sue osservazioni. crede lei che sia una cosa piacevole aver dei rimproveri quando si ha tutto il diritto di aspettare degli elogi? 10446_10415_001184 ahi padre anacleto, quanto mutato da quel degno priore d'una volta che viveva contento a san bruno, nella placida rinunzia e nel benevolo disprezzo dell'universo mondo. 10446_10415_001185 un giorno erano dottrinarii, oggi son tutti sperimentali, domani saranno tutti evoluzionisti. dottrinari che ammettevano questo e negavano quest'altro, scindendosi in varie chiesuole. 10446_10415_001186 padre anacleto lo interruppe a sua volta. non lo sapevo, diss'egli il sospetto che quell'adolescente potesse essere una donna mi si era affacciato alla mente, ma egli era accompagnato da un suo vecchio zio, che abbiamo accettato insieme con lui. 10446_10415_001187 ebrei continuarono sempre, anche dopo l'uso comunemente invalso del ferro, a sacrificare con coltelli di selce. dite ai liberi muratori di rinunziare ai loro simbolici riti che rammentano i templarii da una parte e le compagnie artigiane medievali dall'altra. 10446_10415_001188 non aveva voluto lasciarlo salire al convento, come egli mostrava desiderio di fare, o scusi. gli aveva detto con un tono agrodolce, come faceva quando incominciava a scappargli la pazienza: se viene a cercare il priore per arrestarlo, mi mostri il mandato di cattura e passi. 10446_10415_001189 povero signor prospero, ci aveva sempre addosso gli occhi del padrino biondo che quando voleva una cosa non c'era più verso di resistergli. infine, non si trattava più di andare al polo artico, nè alle sorgenti del nilo. e poi, con l'aiuto di dio, quella pazzia del chiostro non sarebbe mica durata eternamente. 10446_10415_001190 ahimè, una particolarità andata a male, replicò il conte valentino. andata a male e perchè? perchè la comunità di san bruno è sciolta. la ragione, eh dovrebbe immaginarsela. una donna penetrata là dentro ha mandato in aria ogni cosa, incominciando dai cuori. 10446_10415_001191 agli occhi suoi, il priore non aveva più una tunica da frate. in quel punto era un cavaliere del milletrecento e indossava il lucco fiorentino. anche il cappuccio poteva stare, poichè era una foggia medievale comune a tutti, e monaci e cavalieri. padre anacleto, mormorò il serafino. 10446_10415_001192 ricorderete tutti che ve l'ho detto da un pezzo: è un nobile atto. gridò il padre restituto. ma se accettassimo la proposta del padre marcellino, se sciogliessimo la comunità, signori, voi tutti lo intendete, lo sentite tutti, come l'ha detto il padre marcellino: 10446_10415_001193 accanto al padre prospero, il serafino biondo seduto con una quantità di fiori in grembo. più lungi accanto ad un prunaio, il padre agapito che stendeva le mani davanti a sè per cogliere certi ramoscelli fioriti e recarli al serafino biondo. 10446_10415_001194 la contessina berta sedeva al pianoforte e suonava una romanza per la signora morselli che andava inutilmente in visibilio. la serata era fredda, quasi più fredda di quella della settimana antecedente. tutti i convenuti, qual più qual meno, quale per un verso, quale per un altro, avevano le lune. 10446_10415_001195 di là dal ponte diss'egli continuando, è una macchia fitta di frassini e di cerri che nasconde il sentiero. che pace là dentro. solo a vedere quella conca di verde cupo, ho intesa la vita monastica e per cinque minuti ho invidiati i santi uomini che vissero là dentro, ignorati dal mondo. 10446_10415_001196 seguivano i complimenti e gli atti di ossequio che, per brevità, si ommettono. per la stessa ragione vi salterò un giorno che fu occupato dal signor prospero a passeggiare per le vie di castelnuovo e dalla signorina adele ruzzani a ricever visite. 10446_10415_001197 ah sì, ho fatto male a venirci, se ti avessi obbedito tarda confessione, ma preziosa, te la ricorderò per le altre occasioni. il polo, artico, l'equatore: sai, non ci vengo al polo e all'equatore nemmeno. 10446_10415_001198 restiamo in pace, signor priore, restiamo, disse il padre anacleto. soltanto vi domanderò di lasciare da banda il titolo. non voglio esser priore, voglio rimanere l'ultimo dei frati di san bruno. 10446_10415_001199 dio buono interruppe quella santa creatura della contessa beatrice adele è in compagnia del suo tutore, del fratello di sua madre. io non ci trovo nulla di male. ah, signor duca, proseguì la contessa beatrice volgendosi al francavilla che era rimasto. 10446_10415_001200 per dare il buon esempio, il priore- a mala pena saranno arrivati i cinque nuovi compagni che si aspettano- convocherà il capitolo per rassegnare la sua dignità, accettata pro tempore e nel solo intento di dare indirizzo al suo ordine. 10446_10415_001201 oh poco, assai poco, rispose il delegato con aria di sommo candore. a mala pena una bottiglia di capri bianco. ne hanno mandato al conservatore delle ipoteche da napoli, dov'egli è stato cinque anni. 10446_10415_001202 il cavalier tiraquelli era visibilmente sconcertato dall'annunzio di quella gita e dica: staranno molto domandò. oh, non credo. si tratta di una visita alla modista. 10446_10415_001203 mescolati. a questo si rinvennero parecchi ossicini di forma irregolare e di grandezze diverse, che potevano appartenere al carpo e al metacarpo delle mani- così era, difatti- e si trovarono anche le falangi delle dita, segno che il cadavere era stato composto là dentro, con le mani incrociate sul petto. 10446_10415_001204 eh, se così fosse, non ci dovrebbe vedere nulla di strano dopo essere fuggito da castelnuovo a quel modo, senza avvertirmi di nulla. non mi venga fuori con le scuse. 10446_10415_001205 se lei ci trova alcun che di offensivo od anche di meno rispettoso per la sua comunità, la prego, faccia conto che io non abbia neanche aperto bocca. sì, bene, la ringrazio, disse il priore, che appariva grandemente confuso e non fingeva davvero. la ringrazio della sua comunicazione. 10446_10415_001206 e oramai più presto si fa, meglio è. io la consiglierei di parlarne a dirittura in viaggio e mi scriva. sa appena ha qualche cosa di nuovo, me ne avverta. se c'è un sì chiaro e tondo, lo mando per telegrafo al ministro e la commenda vien subito. 10446_10415_001207 se aveste veduto il muso del sottoprefetto di castelnuovo. dopo la lettura di quel telegramma, l'usciere che aveva portato il foglio e lo aveva veduto accogliere con tanto allegra sollecitudine dovette svignarsela in fretta per non ricevere il calamaio od altro arnese dello scrittoio nella testa. 10446_10415_001208 e dite: ripigliò il serafino col suo solito candore, non per desiderio di sapere i vostri segreti, ma per amore dell'ordine. siete venuti ad una risoluzione? sì e no, rispose il padre agapito, che era sulle spine. si è discusso intorno al giornale. 10446_10415_001209 il convento dei matti. non è questo il nome che gli date voi altri. di castelnuovo replicò fratel giocondo che aveva fiutato il cittadino curioso sotto le spoglie del penitente. andate, andate ad arrostire i vostri peccati ad un'altra graticola. 10446_10415_001210 per le questioni che avvengono o che possono avvenire in paese. tocca alla pubblica sicurezza ed ella ci deve pensare, ribattè il sottoprefetto. ma già secondo lei niente ha attinenza con la pubblica sicurezza. 10446_10415_001211 no, una volpe. non istetti molto ad accertarmene, osservando la sua coda alta e vistosa. avevo il mio fucile ad armacollo, ma la distanza era troppo grande e non mi fidai di lasciarle andare una botta. 10446_10415_001212 dopo ciò che era intervenuto ieri mattina. che cosa è intervenuto? lo sapete pure: il mio colloquio col sottoprefetto di castelnuovo. dopo quel colloquio, di cui vi ho subito fatto parola, voi capirete bene che essi non potevano più rimanere a san bruno. 10446_10415_001213 certamente, certamente so tutto. io rispose il sottoprefetto sentendo la frecciata e volendo far l'uomo di spirito. ma qui proprio non so che cosa le piaccia che io sappia. molto gentile replicò la signorina adele, ma lei ha facoltà di sapere ogni cosa. 10446_10415_001214 influenti del nilo da riconoscere. ha detto influenti o affluenti, non so, affluenti ed influenti è tutt'uno, osservò il sottoprefetto. credo per altro che sia più proprio il dire affluenti. dobbiamo badare anche al patrimonio della lingua, signor prospero. 10446_10415_001215 ah, il cuore me lo diceva, gridò il serafino. dunque è minacciato quel povero giornale. i miei disegni saranno inutili. no, non temete, il giornale si farà soltanto. ve lo dico in confidenza. il candido monachino si mise una mano sul petto e diede al padre agapito un'occhiata che gli passò il cuore senz'altro. 10446_10415_001216 come balbettò ella avvicinandosi: signorina, eccomi qua, rispose egli, dissimulando con un profondo inchino la sua profonda commozione. seguì una scena muta di forse un minuto, il solito minuto che parve un secolo. 10446_10415_001217 signor ricevitore non avrebbe fatto lo stesso. intanto guardavo il mio uomo, così tondo e così vispo, con quella sua tonaca color tabacco, tutta strappi e frittelle. 10446_10415_001218 nato lì per lì come i funghi e cresciuto gigante nello spazio di una settimana. sempronio, invece, il povero sempronio, sarebbe la sincerità, l'amor vero che nasce anche lui lì per lì. 10446_10415_001219 il padre agapito s'inchinò e, rivolgendosi ai due che gli erano stati indicati, disse: loro favoriscano intendersi coi miei padrini, il signor pellegrino della rosa e il signor ariodante soresi. 10446_10415_001220 la cosa non era probabile, poichè tutti i frati erano a capitolo e il converso e la gente di servizio stavano altrove. ma era tra le possibili e il nostro monachino si mosse per andare a richiudere quell'uscio. in quel mentre gli venne udito un rumore di passi che lo fece tremare. 10446_10415_001221 grazie, rispose il priore inchinandosi. oh, non già per la patente di sciocco che vi siete data da voi, replicò il padre marcellino, ma per quel rispetto che merita una vostra affermazione. voi dite che una cosa non è e noi tutti dobbiamo credervi. non ci avete mai dato argomento a sospettare il contrario. 10446_10415_001222 insomma, signor cavaliere, mi dica un po lei, quando s'è preso il verso di obbedire, come si fa a comandare? buon per lei che non ha preso moglie perchè sarebbe caduto di scilla in cariddi. osservò con l'usata profondità di giudizio il signor cavaliere. ma basta, cosa fatta capo ha, ora bisogna vedere di uscir fuori da questo imbroglio. 10446_10415_001223 abbandonare le vie del consorzio benevolo per pochi o molti dolori che se ne temano è un rinunziare anticipatamente all'onore e al frutto delle utili iniziative in cui c'è campo per tutte le operosità. 10446_10415_001224 per riprendere il fiato. e qui lo interruppe il priore. v'ingannate, marcellino, diss'egli gravemente: io sono più innamorato di loro, più innamorato di voi tutti messi insieme. oh, oh, gridarono tutti in coro. 10446_10415_001225 capisco che non sarà più l'alto concetto di vostra eccellenza, ma che farci? io ci ho spesa tutta la mia buona volontà. se non ne sono venuto a capo, non è colpa mia. 10446_10415_001226 sarcìa riprese quell'altro che era il medico della comunità. è un composto di due vocaboli greci, polis e sarcos, e significa abbondanza di carne. questo non sarebbe, a dir vero, un gran male. 10446_10415_001227 ci penserò, disse il sottoprefetto con accento solenne. qualche cosa si potrà fare, certamente, perchè infine ella ha ragione, signora, qui c'è un principio di mal esempio: nessuno può sottrarsi agli obblighi della convivenza sociale. è cànone di filosofia civile. 10446_10415_001228 ed è un bel giovane, questo priore, domandò la signora morselli. tanto simpatico rispose il duca. e in che modo s'è ridotto lassù. che disinganni ha potuto avere. 10446_10415_001229 il padrino si sarebbe annoiato di quella vita rinchiusa e avrebbe accomodato lui ogni cosa, abbandonando il convento, sì e no. del resto, l'idea di una fuga del serafino biondo non veniva molto chiara alla mente del priore. non vengono mai chiare e spiccate alla mente che le cose vagheggiate un po a lungo o più profondamente desiderate. 10446_10415_001230 no, si chiacchierava di medicina con padre tranquillo, che è veramente un pozzo di scienza. padre, voi siete un gran medico e se non mi guarirete di questa pappagorgia, la colpa non sarà vostra sicuramente. avanti, dunque, e del moto, concluse il padre tranquillo, andiamo a vedere questa caverna. 10446_10415_001231 il padre natale borbottò qualche cosa tra i denti. ma non credette opportuno di farne parte ai colleghi? quella birichina ci ha tutti stregati, pensò il padre anacleto. 10446_10415_001232 a buon conto, il priore ne avrebbe desiderato di meno, perchè? forse perchè nella sua qualità di priore doveva amare le parti giuste per tutti? forse perchè nella sua qualità di osservatore notava un cangiamento troppo rapido di sentimenti e di modi? forse perchè, oh insomma, trovatelo un po voi il perchè. 10446_10415_001233 vidi la chiesa che è stata trasformata in biblioteca, quindi entrai nella sala del capitolo che ha i sedili torno torno, come al tempo dei frati camaldolesi, con la giunta di certi scaffali nel mezzo per le riviste scientifiche, letterarie ed artistiche di tutte le parti d'europa. 10446_10415_001234 il mondo, si sa, è tutto ciò che abbiamo d'intorno e si usa più spesso chiamarlo il piccolo mondo. ma siccome anche il grande è spesso una povera cosa, lasciamo correre la frase com'è escita dalla penna. 10446_10415_001235 gli venne udito un rumore di passi nel corridoio, indizio certo di una aspettata partenza. pochi minuti dopo le cinque erano venuti a battere all'uscio della sua cella. 10446_10415_001236 o forse il signor prospero, andando a milano, aveva creduto opportuno di cangiar nome? perchè ma lo avesse pur fatto? il telegramma del cavalier tiraquelli al questore di milano dava chiaramente i connotati della persona e il telegramma del questore rispondeva con uguale chiarezza intorno ai due casi. 10446_10415_001237 la proprietà territoriale che dà i frutti e guarentisce le rendite, rappresentate nei loro termini visibili e trasmissibili, dell'oro, dell'argento e della carta. è un cànone di economia che la carta non possa superare una certa quantità, oltre la quale il suo valore si scema, crescendone di tanto il valore delle cose cercate. 10446_10415_001238 volevo appunto venirci diss'egli e stavo cercando le parole- questa è veramente la parte più delicata- ed io avrò mestieri di tutta la sua indulgenza. loro, signori, son tutti uomini. qua dentro, voglio dire, non ci hanno donne. 10446_10415_001239 porcellana. ella deve sapere, signor cavaliere, che amo molto le rose e mi piace di averne in camera tutto l'anno. mi sono adattato a non prender moglie. ho fatto allora, ho fatto sempre quel che voleva la mia cara prepotente. 10446_10415_001240 che cos'è questa storia? ne so quanto lei, ma- e i discorsi fatti col signor prospero non erano ancora discorsi fatti con la ragazza, glielo avevo già detto io. 10446_10415_001241 il padre anacleto si era dimostrato veramente un buon diavolo non accettandoli che in qualità di novizi. ottimo padre anacleto. il meno che si potesse fare con lui era di rispondergli a tono. 10446_10415_001242 bene, dica sacerdozio e mi lasci tranquillo. io le ripeto che certe cose si debbono sapere, perchè poi succede che che cosa a buon conto? da una settimana in qua non è venuto un forestiero che abbia dato sospetto di nulla e quanto a partenze, nessuno si è mosso di qui. 10446_10415_001243 cose cercate. cionondimeno, è desiderabile che la carta, termine transitorio di scambio come l'oro, è un termine fisso dia nell'abbondanza piuttosto che nel difetto, ottenendosi con ciò una mobilità maggiore del capitale. 10446_10415_001244 a mezza via tra l'equatore e il polo artico. prima di andarsene da castelnuovo, bedonia, vollero fare una gita. indovinate dove: al convento di san bruno. 10446_10415_001245 in tutti. del resto, è una propensione antica verso la società ristretta e sono in ciò degni di nota i fanciulli che fanno con sedie e sgabelli un piccolo serraglio nell'angolo di una camera, come a dire una casa nella casa per andarcisi a chiudere quando la pioggia batte sui vetri. 10446_10415_001246 andiamo voi la mandate, in burletta. osservò il padre costanzo facendo il viso brusco. noi non si dice che resti il padrino ad ogni costo, aggiunse il padre restituto. si dice soltanto, e si sosterrà, che ci vogliono certi riguardi. 10446_10415_001247 volevo ammogliarmi. sì, anche questa idea stramba m'è passata per la testa. adelina aveva allora undici anni. domandai il suo riverito parere ed ella me lo diede negativo. zio prospero. mi disse: che bisogno hai tu di prender moglie? 10446_10415_001248 e così soggiunse per tirar bellamente il padre agapito ad accompagnarsi con lui. avete fatta la vostra radunanza? sì, disse il padre agapito. 10446_10415_001249 i nostri padri da tempo immemorabile hanno creduto di mantenersi fedeli alla coltivazione della patata. cioè no, da tempo immemorabile, perchè la patata è relativamente moderna. 10446_10415_001250 juvabit, volli mettermi anch'io all'altezza di quella erudizione burlesca. e replicai: ambedue s'accordano per combattere la dottrina di talete. ah sì, ribattè egli con accento, tra il burbero e il rabbonito. e che cosa dice talete? aqua optima rerum. 10446_10415_001251 il convento era deserto, ma per i nostri due protagonisti lo popolavano abbastanza i ricordi scambievoli. del resto c'erano essi, e per allora non si richiedevano comparse a ravvivare la scena. 10446_10415_001252 e poichè siamo a parlare di queste materie combustibili e illuminanti, vorreste dirmi, padre tranquillo, che cosa potrei fare per liberarmene? regime di vita, regime di vita da che deriva la polisarcìa. infatti, cause remote assegnate a questo incomodo dell'umanità sono: 10446_10415_001253 e ne disse anche le ragioni: verbigrazia, la postura del deposito che non corrispondeva alla naturale collocazione d'un focolare, la caverna essendo abitata da una famiglia o da un aggregato di famiglie consanguinee sotto l'autorità d'un capo. 10446_10415_001254 che fanno sulle labbra e sul palato certe sostanze acerbe od amare. voi qui, lettori umanissimi, farete le maraviglie ed anche qualche gesto di orrore, pensando che se quelle ossa allappavano la lingua, bisogna dire che qualche lingua ci si fosse accostata. 10446_10415_001255 padre prospero fu colpito da quella osservazione, altrettanto giudiziosa quanto inaspettata. è vero, perbacco diss'egli sono ancora novizio e non ho voce in capitolo. 10446_10415_001256 il signor prospero. amò meglio restare nella sua ignoranza che domandare la traduzione del distico. son cascato bene, diss'egli tra sè. son tutti sapienti qui dentro ci hanno il greco e il latino sulla punta delle dita. 10446_10415_001257 vogliano scusare questo linguaggio, poco amabile in verità, ma necessario per la chiarezza della cosa. abbiamo dunque pensato di rimettere la cessazione del combattimento all'arbitrio del chirurgo, secondo la gravità delle lesioni. il fratello, giocondo, si premette il ventre con un moto involontario delle palme. 10446_10415_001258 ma no, proseguì egli senza dar tempo al priore di aprir bocca. ditemi prima di tutto, perchè non siete venuto da noi lassù al romitorio delle querci? son io che fo la parte del novizio e il priore siete voi. padrino adelindo, osservò il padre anacleto. 10446_10415_001259 or ora. lo saprete, se già non l'avete indovinato: a mano a mano che egli s'inoltrava, la via si faceva più scabra, il terreno scoglioso dava ospitalità ad erbe di più facile. 10446_10415_001260 così la intendono. difatti, ripigliò il duca di francavilla. ho veduto finalmente il priore, un uomo sui trentacinque o giù di lì, bruno di capegli, di fattezze regolari, con due occhioni intelligenti che prendono risalto dalla bianchezza del viso. 10446_10415_001261 noi, studiosi dell'arte salutare, non possiamo vantarci che di un po d'accortezza nell'accomodare certi rimedi ai bisogni dell'uomo. audacia somma nell'esperimento, audacia immensa nella dichiarazione della malattia. 10446_10415_001262 dimentica questo concetto della patria. e impaziente di provar tutto, di rimutar tutto, non sa sopportare qualche piccolo guaio in famiglia dopo aver dovuto soffrire tanta vergogna di comandi stranieri. 10446_10415_001263 ma essi oramai sentivano di bastare a sè medesimi. non se lo dicevano, forse non ci pensavano neanche, ma una nuova vena di tiepido umore era penetrata nel circolo vitale della comunità di san bruno. 10446_10415_001264 rimase lì, grullo e confuso, il pover'uomo, nell'atto di recarsi al colloquio non aveva pensato ad una cosa. vo dire a quella tonaca di color tabacco che involgeva la sua rispettabile circonferenza. 10446_10415_001265 ma infine dato un carattere nobile e uno stadio iniziale. poichè l'amore stesso ha il suo primo gradino nell'ammirazione, anche una cosa tanto difficile potrà sembrarvi possibile. 10446_10415_001266 a noi pareva già tanto tranquillo il convento di san bruno e qui si sta meglio ancora. ma forse soggiunse il padre anacleto sorridendo. ciò avviene perchè laggiù siamo in molti e qui non ci troviamo che in due, è vero? osservò candidamente il serafino. 10446_10415_001267 tre giorni dopo, il ministro rispondeva: di suo pugno, cavaliere carissimo, non dubiti, provvederò pel gentili, com'ella giustamente propone. ella faccia il suo dovere. come sempre, lavoriamo per un nobile intento. 10446_10415_001268 dove tutti l'hanno conosciuta e possono fare testimonianza che questo capriccio imprudentissimo sempre non ha potuto offuscarne il buon nome. il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, giunse con evidente compiacenza alla chiusa del periodo. 10446_10415_001269 niente andava più bene. in italia si era in un ronco, o saltava il ministero o si sarebbe andati incontro a grossi guai, priore, o che l'avete fatto anche al sottoprefetto? questo discorso chiese facetamente il padre tranquillo. 10446_10415_001270 perchè tutte le parti del gran corpo sociale ne risentano i benefici effetti e il corpo medesimo si rassodi nell'intreccio di tutte le parti che lo compongono. ora, che cosa siamo noi? prefetti e 10446_10415_001271 tutte queste minuzie che io vi descrivo, non istette ad osservarle. partitamente, il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, le colse come a dire in un fascio e, senza pure volerlo, paragonò quel tipo di maschia bellezza con la faccia dilavata e sciocca del duca di francavilla. anche quello era un bel giovane. 10446_10415_001272 eh, non per contentar nessuno, ma per far cessare le mormorazioni, le ciarle assassine del mondo. perchè no? intenderei che non volesse far nulla se, nell'atto di accogliere i due novizi, avesse saputo che uno di essi era una donna. ma poichè lei non sapeva affatto, 10446_10415_001273 già. questa è la sua scusa, come se lei non ci avesse la colpa maggiore nella sua mancanza di autorità. e voleva esser fatto commendatore. adagio. signor cavaliere, adagio, non ero io che volevo, era lei che mi aveva fatto il solletico, replicò il signor prospero con molta dignità. 10446_10415_001274 poichè la sua presenza dava a tutti i giovani dei due sessi un ottimo pretesto per rimanere lontani dal gruppo delle persone gravi che pontificavano intorno al canapè di damasco rosso. 10446_10415_001275 ho fatto come potevo, ho battuta la campagna. dio guardi se avesse saputo. ah sì, dice bene, se avesse saputo, capisco che un rimedio ci sarebbe sempre stato. non c'era lei in compagnia della sua nepote. 10446_10415_001276 il monachismo si aboliva come istituto sociale, ma era proprio il caso d'inventarlo da capo come istituto personale? vivere in disparte, astenersi dallo assassinare il prossimo, come molti usano sotto pretesto di fargli del bene, studiare, nutrire la mente di cose belle: poteva essere ancora un savio consiglio. 10446_10415_001277 il padre anacleto apparteneva a quella classe d'uomini nei quali predomina la fantasia e che perciò soffrono il doppio degli altri. la mente si finge terrori e sospetti nuovi e li ripercuote sul cuore. 10446_10415_001278 il sottoprefetto lo avrebbe strozzato con le sue mani, quel burlone di un delegato. lei ha alzato un po il gomito. quest'oggi gli disse con accento sarcastico: 10446_10415_001279 a me, dopo quel che ne sento, pare di no. ne vuoi un altro? domandalo al delegato. parve un po strana la intromissione del ministro dell'interno in quelle piccolezze d'un circondario così poco importante com'era quello di castelnuovo bedonia. 10446_10415_001280 io non ho più schiarimenti da chiederle, poichè lei ha profferito dei nomi. c'è infatti qui, tra gli ultimi venuti, un padre prospero con un suo nepote assai giovane, il cui nome corrisponde benissimo a quello della signorina ruzzani accennato da lei. 10446_10415_001281 i frati di san bruno erano tutti seduti nei loro stalli di legno. il priore doveva aver ridata, allora, allora, al padre restituto la facoltà di parlare perchè questi incominciava in quel mentre. 10446_10415_001282 e a farci che intendo benissimo, che questa domanda si potrebbe fare anche per un giovane. ma infine si può credere che qualche piccolo dispiacere, creduto eterno e l'esempio di uno stretto parente portino anche a questa estremità. 10446_10415_001283 ma tosto. si avvide all'aria modesta del signor prospero che il suo interlocutore non aveva voluto dir niente di malizioso e ripigliò sorridendo: 10446_10415_001284 perchè la figura non è sempre bella a vedere e un po di frappa con un raggio di sole attraverso può bastare alla pace dell'anima come alla consolazione degli occhi. voi lo vedete, lettori, anche facendo una piccola digressione, mi trovo d'accordo coi frati di san bruno. 10446_10415_001285 che dite mai, signor conte, ci hanno avuto tempo ad arrivare coi pedoni. sono i vostri frati che mi hanno dato l'annunzio tra ieri e quest'oggi. davvero i miei frati. 10446_10415_001286 aveva gentilezze per tutte. gli bastava il cenno di questa o di quella per cambiar materia. pari alle farfalle di carta inventate dai giapponesi, svolazzava di qua e di là ad ogni soffio e non toccava mai terra. 10446_10415_001287 la stessa mattina in cui aveva ricevuto quell'ordine del priore, il nostro converso dischiuse i battenti della torre a due ospiti. veramente gliene avevano annunziato cinque, ma non era poi necessario che dovessero capitargli tutti insieme. 10446_10415_001288 il monachino biondo era assai lungi dallo immaginarsi d'aver fatto quella grande impressione sull'animo de suoi compagni. la bellezza è sempre consapevole, non lo nego, ma una donna che si traveste da uomo sa anche di perdere il cinquanta per cento delle sue attrattive. 10446_10415_001289 nessuno, proprio nessuno, e il gentili che è andato con la nepote è dunque nessuno qui. il borgnetti ebbe l'aria di cascar dalle nuvole. scusi, signor cavaliere, diss'egli non mettevo il gentili tra le persone che vanno osservate. 10446_10415_001290 lo avrebbero forse lasciato supporre le guance che si tingevano del color di fiamma viva. ma il padrino sicuramente si era fatto forza, si era armato di coraggio, aveva alzato que suoi occhietti pieni di malizia, aperte le labbra, ad un sorriso arguto. 10446_10415_001291 il biglietto non aveva traccia di pieghe. hai fatto entrare il signore. domandò la fanciulla nel salotto come gli altri. rispose: il servitore. bene, va ed avverti mio zio, appena sarà di ritorno, che c'è il padre, il signor anacleto, che desidera di vederlo. 10446_10415_001292 naufraghi dell'ambizione e naufraghi dell'amore. gli uomini intelligenti potevano riconoscersi a vicenda, vivere insieme, guarire insieme, trovare in terra quella pace che le anime afflitte sperano in cielo. 10446_10415_001293 quel paragone femmineo, del resto naturalissimo per chiunque avesse veduto in quel punto. il fraticello solitario ritto in piedi sull'ingresso della caverna, turbò fortemente il padre prospero che temeva sempre di vedere scoperto il segreto della signorina adele ruzzani, sua bella e capricciosa nepote. 10446_10415_001294 neanche alla moglie, nelle ore confidenti in cui l'uomo pubblico si leva dal capo l'aureola del potere e assume il berretto di cotone dell'uomo privato. lo vedremo tra breve, poichè siamo entrati in casa, anzi a dirittura, nella sala di ricevimento. il cavalier tiraquelli riceve tutti i mercoledì. 10446_10415_001295 e sia, quantunque il rimandare la decisione lasci il vostro priore in una condizione difficile. rimandiamo pure, disse il padre anacleto. ma badate o signori, metto una condizione. 10446_10415_001296 tutte, tutte egualmente, e il signor gentili non dee sfuggire alla legge comune, rispose il sottoprefetto. che cos'è la partenza? un fatto? orbene, lei deve prendere nota del fatto e delle ragioni del fatto, perchè il suo superiore le sappia. 10446_10415_001297 ora il padrino adelindo, senza indizio di lanugine sulle guance, è già pieno di brio. ha una grazia ingenua che non è più dei giovani alla sua età ed una serietà che essi avranno solamente più tardi, ma rinfiancata di tristezza e di. 10446_10415_001298 la fiammola è la più vaga e la più odorosa delle nostre clematiti. nasce spontanea ne boschi e ricinge con le sue braccia flessuose i tronchi degli alberi, s'intreccia coi prunai, serpeggia, s'innalza e ricade graziosamente. 10446_10415_001299 voi non avete parlato e la signorina ruzzani è partita da san bruno. io invece ho cercato di parlare e non sono stato ascoltato. eccovi la mia confessione, sincera come la vostra. 10446_10415_001300 eccole un bel verso da mettere per epigrafe sopra un opuscolo che io le consiglio di scrivere: l'idea dell'opuscolo agrario ad onta dell'epigrafe nuova di zecca che gli suggeriva il sottoprefetto. sorrise mediocremente al signor prospero, degnissimo. in fede mia diss'egli, non saprei da che parte rifarmi. 10446_10415_001301 e, accompagnato il segnale con una alzata del fioretto che gli serviva come bastone di comando, il maestro di combattimento si tirò indietro d'un passo per lasciar libero il giuoco dei ferri. strana combinazione: il duello si faceva davanti a quel sedile di pietra su cui la sera antecedente si era posato il monachino biondo. 10446_10415_001302 mi ha fatto tale il sottoprefetto di castelnuovo e la mia nepote mi fa frate. si fermeranno qui l'uno e l'altra. facendo queste riflessioni, il signor prospero, anzi diciamo a dirittura padre prospero, per metterlo alla pari con tutti i suoi colleghi. 10446_10415_001303 tornando alla questione, io, senza dottrina e senza trattati, la ragiono così: che cos'è questo diritto sociale, come lo intendono loro? non è altro che la giustificazione di tutte le tirannie levate di mano a tizio e caio e date in custodia al signor tutti, un benedetto uomo il quale non sa mai che cosa si voglia. 10446_10415_001304 mentre queste inezie si dicevano, nel crocchio dei buontemponi, il duca di francavilla, con aria svogliata, sedeva accanto alla tavola rotonda sfogliando un albo per la decima o per la dodicesima volta e mandando al diavolo castelnuovo bedonia con tutte le sue dipendenze. 10446_10415_001305 il ritorno della signorina ruzzani e del suo degnissimo zio, signor prospero gentili, non poteva restar celato agli abitanti di castelnuovo. la notizia si sparse immediatamente dalla via san michele, dove si era fermata la carrozza, a tutti i quartieri della città. 10446_10415_001306 che cavalleria d'egitto. qui c'è frateria e non altro. i templarii, che erano frati e cavalieri, son morti da un pezzo. poi soggiunse il padre marcellino, che pareva il capitano della banda. primo debito di cavalieri è quello di saper ragionare. 10446_10415_001307 anselmo e noi, proseguì il priore senza por mente allinterruzione. siamo qui in un bivio curioso: o di perdere la nostra cara tranquillità monastica ritenendo una donna tra noi, o di mostrarci ridicoli fingendo di non saperlo. che ve ne pare? 10446_10415_001308 ma torniamo a noi. ella dunque mi assicura che è sempre dello stesso parere. ma sì, cavaliere, ma sì, creda che non desidero altro. e la signorina sa nulla ancora. ha forse manifestato un desiderio diverso? 10446_10415_001309 che cosa pensa di fare? andava dicendo tra sè il signor prospero gentili mentre rifaceva a lento passo il sentiero dei frassini. se non provvede lui a levarmi di qua, io non ci riesco di certo. 10446_10415_001310 lettera da lui meditata a lungo e non fatta leggere al serafino biondo. ci aveva i suoi piccoli segreti. il signor prospero- gentili a dirvela schietta, il brav'uomo, incominciava a seccarsi di tutto quel ronzìo quotidiano di frati apocrifi intorno al monachino biondo. 10446_10415_001311 ma anche di vedere otto o dieci dei ventiquattro stalli di legno intagliato che correvano intorno alle pareti. quanto allo stallo più eminente, che era quello del priore, si poteva vederlo in pieno. 10446_10415_001312 non è da fidarsi della prima vocazione. perciò la società moderna fa bene a sopprimere, in quel modo che può, tutti gli ordini monastici fondati sulla indissolubilità d'un voto pronunziato prima del tempo. 10446_10415_001313 come dovessero accogliere la notizia di quella partenza i frati nuovi. lascio argomentare a voi. essi non si erano avveduti, non avevano sospettato di nulla in quella sera, perchè il padre anacleto avea fatto il suo colpo alla chetichella da quell'uomo savio e prudente che era. 10446_10415_001314 a taluni la novità piaceva, ad altri no. le amiche sostenevano che i capegli di adele, scorciati fin da quando era bambina, duravano così perchè non avevano voluto più crescere. 10446_10415_001315 quelli erano gli uomini che attendevano tutto il santo giorno al loro ministero, ma non amavano portarne il ricordo con sè. dopo la chiusura dell'uffizio, vicino al pianoforte, dall'altra parte della sala, era un altro crocchio più numeroso, quello dei giovani. 10446_10415_001316 stabiliti questi preliminari, il padre anacleto si offerse ai nuovi ospiti di san bruno per condurli a visitare il convento e l'offerta fu accettata con giubilo dal biondo cherubino che vedeva così superate tutte le difficoltà della sua introduzione in quella bizzarra clausura. 10446_10415_001317 si spieghi, disse il signor borgnetti, che quella volta aveva dimenticato di vantarsi del suo difetto, rammemoratogli con patente ironia dal superiore imbizzito. si spieghi, 10446_10415_001318 no, lettori, non lo credete. ma per intanto venite con me. la miglior maniera per averne l'intiero è quella di far procedere il racconto. entrati sotto l'atrio della caverna, i conventuali di san bruno ammirarono quel saggio architettonico di madre natura. 10446_10415_001319 vi racconterò invece che quella sera, mentre il signor prospero leggiucchiava il giornale e i nostri giovani parlavano di cose da nulla, mettendoci il senso arcano e profondo che si può mettere anche in cose da nulla, capitò il sottoprefetto di castelnuovo. 10446_10415_001320 la quiete nostra, che è il primo dei beni per cui ci siamo raccolti in questa solitudine. la quiete nostra vuole oramai che la signorina adele ruzzani faccia ritorno a castelnuovo o vada altrove. se la residenza non le piace, che a noi non importa saperlo. 10446_10415_001321 avrete già indovinato che il gran lavoro della comunità di san bruno era il giornale scientifico. erano giunti i cinque nuovi colleghi, aspettati anch'essi nel vigore dell'età e pieni di buon volere. 10446_10415_001322 no, voi non le troverete, rispose il padre anacleto. se sarete buona, se sarete sincera. vedete, signorina, vi chiamo come bisogna chiamarvi, perchè questo incognito non può essere conservato più a lungo. 10446_10415_001323 così disse il priore e si pentì subito di aver cominciato. ma i due novizi erano stati meno fortunati del ramarro. il sasso era gettato e non si tirava più indietro col desiderio. oh diamine. esclamò il padre atanasio. e come c'entra il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia? 10446_10415_001324 il viso incoronato da quella bionda zazzerina che, sapete si mostrava tutto- di un incarnatino tenero, pari al colore delle rose bengalesi, che trasparisce da una velatura di bianco. 10446_10415_001325 uno scrittore ha detto che la più bella cosa del mondo è la luce. poi vien subito il verde. sarà un matto. no sai, voleva dire che il massimo dei piaceri è quello degli occhi. vedere è sapere. 10446_10415_001326 ho taciuto fin che ho potuto, quasi a rischio di passare per male informato. ma infine, anche non ammettendo, non ho potuto negare troppo recisamente. la voce è corsa, signor prospero. le gamberini me l'hanno riferita con un piacere da non dirsi, e adesso sarà un bel guaio dover rimediare agli effetti. 10446_10415_001327 bravo. esclamò il sottoprefetto, accompagnando la parola con un riso sardonico. lei è un felice borghese, ma io sono un ufficiale del governo, uno di quei poveri soldati del dovere che vegliano alla sicurezza e alla tranquillità di lor. signori gaudenti, 10446_10415_001328 perciò li avete scusati. domandò ansiosamente il conte gualandi, proprio così, dopo aver dato quel cattivo esempio, non potevo fare diverso. e rideva la birichina dando quella notizia al povero conte. ma a lui la notizia aveva dato un coraggio da leone. 10446_10415_001329 provate in quella vece a bere il reno o il borgogna in una ciotola di terra cotta rozzamente inverniciata, quel vino vi parrà una povera cosa. manderete giù quel che vi occorre, non un centellino di più. 10446_10415_001330 in questo pensiero si andava crucciando il nostro degno priore. perchè, mettete che fosse per amore del buon ordine e della serietà del convento, frutto di quella tale abitudine di sorveglianza che fa scorgere un guaio in ogni piccola novità. 10446_10415_001331 ma era tutta merce di tizio e caio, povera sorella, esclamò il padre anacleto- intendo la sua tristezza. e l'ultimo dei tizi o dei caj? com'è andato a finire? 10446_10415_001332 su per quella scala. il serafino biondo c'era stato per andare all'osservatorio del padre bonaventura e andando lassù aveva anche veduti a mezza salita i due usci, uno dei quali dava sul cornicione della chiesa e l'altro nel seccatoio. 10446_10415_001333 egli si fosse guardato allora in uno specchio, metto pegno che avrebbe gettato un altro grido, ma non di gioia, bensì di paura al vedersi così bello, troppo bello per un padrino che volesse rimaner tale agli occhi della gente. 10446_10415_001334 non ci sono io per aver cura delle cose tue, per ricamare le tue babbucce e per badare che non ti manchi nulla, nè l'acqua fresca nella boccia di cristallo, nè il mazzo di rose nel vaso di porcellana. 10446_10415_001335 che frase alfieresca v'imiteremo anche noi rispondendovi subito: spada qui, grazie, disse il padre anacleto. aspettiamoli dunque. 10446_10415_001336 uno di quegli usci, si aperse e ne balzò fuori un coso tondo, un cor contento in tonaca da frate: era il signor prospero. alcuni secondi dopo si aperse l'altro e ne usci un bel padrino su cui si posarono gli sguardi curiosi di tutta la famiglia fratesca. 10446_10415_001337 aveva la barba nera finissima, un po rada e corta sulle guance, i capegli riccioluti e lucenti, la fronte ampia, lo sguardo aperto, il naso diritto e fine, il labbro sottile e vermiglio. 10446_10415_001338 voglia scusare questo piccolo sfogo d'ilarità, ma è proprio lei? sogno o son desto, come dicono in tragedia? dovevo capitar qua per vederla in tonaca e cocolla. quanti voti ha già pronunziati? di grazia, vuol permettermi, padre prospero, mio reverendissimo, che io le baci la santa mano? 10446_10415_001339 ricorderete o lettori, che beatrice rideva con gli occhi. accenno un fatto nuovo, che s'intenderà di leggieri, quando si pensi che per la prima volta si vedeva il monachino biondo senza più dubitare del vero esser suo. come mai si è potuta fidare di venir qua in veste d'uomo, chiedevano gli astanti in cuor loro. 10446_10415_001340 sì, giudicatene voi. è venuto con lo scopo apparente di conoscermi e con l'altro, reale e non saputo dissimulare, d'intrattenermi su certi ospiti di san bruno. così dicendo, il padre anacleto fissava gli occhi in volto al monachino per vedere che effetto gli facesse l'esordio. 10446_10415_001341 non c'era che quella in casa e per lei non c'ero che io. figuratevi che quando vedeva me non volesse stare neanche più con la balia e vi farete un'idea del bene che ho dovuto volergli. 10446_10415_001342 come che avete detto in voi, l'incaricato di questa delicatissima operazione sarebbe il cuore, o che fa intanto lo stomaco? non ne so nulla io si tratta di affari interni nei quali io non entro. ci pensi chi deve e voi lasciatemi dormire in pace. 10446_10415_001343 ho fatto una cosa nuova, non conforme alle nostre consuetudini, interpretando il principio che dove la legge tace s'intende libera. l'azione in dubiis libertas, osservò il padre bonaventura. grazie. 10446_10415_001344 e quei nuovi venuti che tenevano bordone. per l'appunto, al padre restituto. bei tipi, davvero il serafino ne sapeva qualche cosa. capitati gli ultimi nella comunità, si erano mostrati i più caldi nelle tenerezze per lui. 10446_10415_001345 non era una bella cosa, ne convengo. ma infine, che ci posso far io se l'osservazione del padre marcellino ruppe le parole in bocca ai contendenti e fece smascellar dalle risa quella grave assemblea? 10446_10415_001346 che noi, dal convento di san bruno, abbiamo respinte implicitamente. le donne. non vogliamo donne. gridarono ad una voce i padri agapito, costanzo. 10446_10415_001347 infatti vediamo: ecco un sottoprefetto a quattromila lire che non ha nulla di suo nè rincalzi alla paga per ispese di rappresentanza e che tuttavia si fa lecito di avere dei mercoledì. 10446_10415_001348 il signor prospero vide allora tutta la gravità della cosa e ne rimase atterrato. se si potesse negarlo, esclamò, si potrebbe anche, a rischio di non esser creduti. ma già quando non ci sono prove, tanto vale il nostro no quanto il sì di mezzo mondo. 10446_10415_001349 ma vediamo se non c'è di meglio. mi viene un'idea: quale gridarono tutti mandare laggiù un tale a cui non si possa dire: scusate, fra mezz'ora siamo da voi. il padre prospero, per esempio, lo destiamo, lo armiamo in guerra e lo avventiamo come un brulotto nei fianchi del nemico. 10446_10415_001350 il padre prospero sapeva quello che già sapete voi, cioè che di là dalla sagrestia c'era il capitolo. lì presso c'era l'andito per dove si andava in sagrestia, ma l'uscio di questa era chiuso. per altro, in quell'andito medesimo c'era la scala che metteva al campanile trasformato in osservatorio. 10446_10415_001351 erano di giorno in giorno meno teneri pel loro protetto, quel latte e miele che scorreva dalle loro labbra quando parlavano di lui, incominciava a saper d'agro. 10446_10415_001352 eh, dopo tutto, rispose il padre prospero ed anche a non servirsene affatto. mi pare che la gioventù- ditelo voi, padre tranquillo, che sapete tante cose- la gioventù è proprio così inutile come mostra di credere il nostro degno priore? 10446_10415_001353 come sa, la mia nepote si serve d'ogni cosa. a milano ci sarà anche una conferenza col gioielliere per rinnovare la legatura di tutte le gioie di famiglia. anche per le gioie la moda è cambiata e la mia nepote vuol tutte legature a giorno. la faccia del sottoprefetto si rasserenò. 10446_10415_001354 non c'è pericolo, rispose il fratel giocondo. lei sa, priore, che stono maledettamente bene. vi permetto di stonare nel senso di non rispondere a tono. ripigliò il padre anacleto, non abbiamo niente da nascondere, è vero, ma non tutto ciò che si può dire va detto. 10446_10415_001355 eccomi dunque, signore e signori, in viaggio per il convento dei matti. si passa un torrentello, si entra in una forra, si scende ancora fino ad un ponte massiccio d'un arco solo che mette ad una torre quadrata con le sue feritoie in basso, le sue caditoie in alto e i merli sul colmo, come ogni torre che si rispetta. 10446_10415_001356 immaginate dunque come fossero allegri, dopo l'arrivo del duca di francavilla, i mercoledì della sottoprefettura di castelnuovo, bedonia: si ballava, si faceva musica, si giuocava di galanteria, ci si divertiva. a quel dio la sottoprefettessa si faceva un onore immortale. 10446_10415_001357 credevo di non doverne guarire mai più l'amore. ma scusate, padrino, questi non sono discorsi da farsi a voi, perchè? perchè siete giovane, molto giovane, e non siete passato ancora per queste trafile. stando qui, poi non dovrete passarci. ah, gridò il serafino, resterò dunque. 10446_10415_001358 solevano vivere nelle caverne donde avevano cacciate le fiere, ma in alcune di esse, meno accessibili o più lontane dai luoghi donde traevano il sostentamento, usavano compiere i riti funebri dopo averci sepolti i loro trapassati. 10446_10415_001359 il verificatore dei pesi e misure abitava più lungi e così pure il ricevitore delle dogane, con altri ufficiali i cui nomi non vogliono venirmi alla penna. lo spazio tiranno vietava l'accentramento della gran famiglia governativa di castelnuovo. 10446_10415_001360 e proprio lui ad accompagnare la signorina e lo zio per non lasciarli soli. si aggiunga che il sottoprefetto con tutte le sue chiacchiere gli faceva perdere un tempo prezioso. quanti altri discorsi non si sarebbero fatti in quel mezzo, e più gustosi, nel romitorio delle querci. 10446_10415_001361 io, frattanto, ho l'onore di avvertirvi che c'è modo di farlo nascer vitale. ah, sia, lode al cielo, esclamò il priore. voi, padre tranquillo, ci rassicurate intorno al buon avviamento della vostra memoria sulla circolazione del sangue. 10446_10415_001362 infine, se si volevano bene, se si volevano bene e se lo confessavano, era da credere che il priorato del padre anacleto fosse per finire e la vita claustrale con esso. 10446_10415_001363 due ore passarono via come il vento. il padre anacleto pensò che egli aveva dimenticato qualche cosa nel giudicare così severamente la vita come aveva fatto da prima, e che tutto non era afflizione o noia nel mondo. 10446_10415_001364 il signor sottoprefetto fece l'inchino che vi avevo annunziato, un inchino che pareva una tacita accettazione del titolo o un atto di ringraziamento per l'augurio, pensato o involontario che fosse. 10446_10415_001365 faccia conto, rispose quell'altro che incominciava a confondersi. or dunque, ripigliò con aria di trionfo il sottoprefetto. che cosa dobbiamo far noi per ornamento della gran casa che si chiama paese? 10446_10415_001366 padre anacleto si scosse, come uomo che d'improvviso si sveglia. scusate, diss'egli, non pensavo ora a questa necessità dolorosa. voi uscirete, padrino adelindo, perchè infatti che cosa rimarreste a far, voi, nell'eremo di san bruno, in questa solitudine di giovani vecchi. 10446_10415_001367 ma già all'esser tinozzi di quel buono, preferiscono d'esser pozzi di scienza ed hanno fatto una biblioteca ricchissima. più avanti c'incontrammo in un altro padre. bonaventura disse il converso inchinandosi come prima fratello. giocondo, rispose quell'altro e tirò via. 10446_10415_001368 seccato, vi dico io padre prospero, seccato dell'arte, seccato del mondo. seccato. del resto, evidentemente il padre tranquillo non diceva tutto, anzi, pensandoci bene, era facile di scorgere che non aveva detto nulla. 10446_10415_001369 il commendatore in votis fece un inchino che voleva dire s'accomodi e il padre anacleto, uscito dal parlatorio, andò a cercare il converso che aspettava i comandi fratel giocondo. 10446_10415_001370 ma rimuovendolo con garbo, incominciarono a presentarsi al tatto, quindi alla vista, alcuni frammenti d'ossa in cui, e per la forma loro e per la collocazione che avevano, il padre anacleto ravvisò le coste di uno scheletro umano. 10446_10415_001371 la caverna delle streghe, vasta com'era, poteva dar tesori alla scienza verbigrazia: una cinquantina di scheletri che, tenuti ritti, con acconcie legature di fil di ferro e disposti in bell'ordine con tutti gli utensili, armi, amuleti ed ornamenti rinvenuti nelle tombe. 10446_10415_001372 la sua pelle si rialza, si stende, brilla, vi dà l'illusione della freschezza. così la contessa beatrice, veduta ad una certa distanza, così colorita e con gli occhi pieni d'insolito brio, pareva di dieci anni più giovane. 10446_10415_001373 parlo ad un uomo di cuore e perciò vengo a lei col cuore in mano. sarà un gran guaio se la signorina ruzzani non tornerà presto a casa sua trovando il modo di negare questa scappatella. 10446_10415_001374 con la schiena protetta dall'alta spalliera delle cassapanche di quercia. di fuori cade a larghe falde la neve e soffia acuto il rovaio. di dentro si prova la delizia dello stare al coperto e raccolti nella compagnia delle persone più care. 10446_10415_001375 pareva di vedere un lettisternio di numi sul fare di quelli che gli antichi romani collocavano in un luogo rilevato del triclinio per avere gli dei testimoni ed auspici ai loro banchetti. 10446_10415_001376 i quartieri veramente non erano che due, cioè castelnuovo alto e castelnuovo basso, ma volevo dire per tutte le vie e per tutti i ritrovi della gente che suole occuparsi dei fatti del prossimo. 10446_10415_001377 signor commendatore, il vocabolo dava la giustificazione dell'occhiata sul pezzo di cartoncino bristol che il visitatore aveva consegnato al fratello giocondo. c'era scritto per l'appunto così c. 10446_10415_001378 per risciacquarsi il viso una volta alla settimana. non nego, padre, io m'inchino alla sua equanimità. il mondo fu più severo di lei e condannò il sistema di talete all'oblìo. 10446_10415_001379 è vero quello che se ne dice? domandò la signorina adele ruzzani. signorina, rispose il duca, io veramente non so che cosa se ne dica- che ci sono in quel convento degli uomini in collera col mondo, come tutti i frati. signorina, 10446_10415_001380 tutto è equilibrio, in politica come in meccanica, ed io non tralascerò di dirlo in senato, come gridò il signor prospero in senato e quando. 10446_10415_001381 infatti, vedete, gli veniva chiarissima l'idea che i suoi compagni si sarebbero chetati. che diamine mandar via un novizio che non faceva male a nessuno. chi avrebbe avuto mai un così triste coraggio, poichè non voleva averlo lui? 10446_10415_001382 e pensò di evitarne l'incontro. poichè scambio di andar oltre, voltò a sinistra lungo il muro della chiesa donde si riesciva ad un bastione che piombava sulla sponda del torrente di cui si udiva il gorgoglio nello stretto fondo della valle. 10446_10415_001383 era una bellissima giornata di settembre. se fossimo in principio di volume, ve la descriverei: siamo all'ultima pagina e ciò vi salva da uno squarcio di prosa. 10446_10415_001384 ma in quella stagione le erbe di primavera cedevano il campo alle erbe d'estate e si vedevano intiere famiglie di cadaveri, ritti che un soffio di vento avrebbe abbattuti, o l'urto d'un piede mandati in frantumi. 10446_10415_001385 novità inaudita negli annali della sottoprefettura di castelnuovo e riceve già da due mesi con gran giubilo delle primarie famiglie del paese. i mercoledì della sottoprefettessa forniscono l'argomento delle chiacchiere cittadine per tutti gli altri sei giorni della settimana. 10446_10415_001386 la può chi non la prova. il padre atanasio esprimeva assai meglio che non credesse egli in cuor suo, il pensiero di tutti. era in tutti un sentimento di dolcezza che io non potrei significarvi appuntino senza far capo ad un paragone di cucina. 10446_10415_001387 un duello, esclamò ella, stringendosi al fianco di valentino. quasi rispose il conte, stringendo a sua volta il braccio tremante del serafino biondo: questi o questa, perchè gli è tutt'uno- fece l'atto di accostarsi a lui per scoccargli un bacio. 10446_10415_001388 tanto, badate a me. il padrino adelindo non rimane più a san bruno. il priore non lo metterà alla porta, può darsi, ma gli offrirà il braccio per condurlo fuori. 10446_10415_001389 è un dovere, rispose il padre agapito in nome dei dissidenti. il serafino biondo non istette a sentir altro. appena veduto il movimento che si faceva da alcuni stalli, sollevò la testa, balzò in piedi e fuggì con passo leggiero verso la scala. un minuto dopo era in chiesa. 10446_10415_001390 levate di qui gli elementi eterogenei, quegli elementi che abbiamo fuggiti per ottenere la pace. una donna nel convento di san bruno è argomento di discordia, è una tentazione involontaria fin che vorrete. innocente quanto vi piacerà, ma sempre una tentazione. 10446_10415_001391 il cavaliere sottoprefetto vide a dirittura un abisso in cui si sprofondava la sua commenda e la sua prefettura. mi congratulo, balbettò egli, obbedendo alla necessità del discorso. 10446_10415_001392 cara figliuola. e che testolina, buon dio, che testolina. perchè, signori miei, non è solamente la sua bellezza che fa senso, è un angelo, mormorò il padre agapito. 10446_10415_001393 poca gente, ma provata e simpatica, ecco il non plus ultra. se c'è una bella figurina nel numero, tanto meglio. anzi, credete pure che io la supponevo presente. 10446_10415_001394 la specie di questi fannulloni emeriti non si è ancora perduta, anzi, pare che tenda ad accrescersi dopo l'invenzione dell'alpinismo. e a proposito di alpinisti, 10446_10415_001395 il nostro degno priore non voleva saperne di congedare il padrino. fino a tanto si sentiva il cuore tranquillo e non lo avrebbe voluto neanche adesso, se non gli fosse venuto il sospetto che qualcheduno mirava a vogargli sul remo. 10446_10415_001396 mia sorella, invece, l'amerebbe per la soddisfazione del viaggiare, del veder sempre nuovo paese e nuovo orizzonte. ma è donna, la poverina. non la vedete voi, la noia dell'esser donna in una società così mal combinata come la nostra? 10446_10415_001397 nome. bella scoperta, esclamò il padre anselmo ridendo: amico restituto. voi prendete il più giovane, il più biondo, il più avvenente di noi e ne fate di schianto una donna. badate per altro, egli è assente e degli assenti non si può dir male. 10446_10415_001398 come gridò il padre, restituto. non vi commovete. e perchè dovrei commuovermi per un discorso del priore al mio nepote? il priore è una degnissima persona che non vorrà mica dirgli una impertinenza. sì, ma se egli frattanto gli dicesse pulitamente di andar via? 10446_10415_001399 padre anacleto si proponeva di chiarire più tardi a quale dei due generi appartenesse la caverna delle streghe. prima di tutto importava di rinvenire le traccie dell'uomo, di qualunque natura si fossero. 10446_10415_001400 ma tutto non era vecchio nè moribondo. colà, in mezzo a quel seccume di cespugli, le eriche spingevano in alto le loro vette verdeggianti, gremite di fiorellini, e i prunai facevano pompa dei loro frutti rossicci, che solo l'autunno avrebbe maturati. 10446_10415_001401 se il questore di milano si fosse ingannato negando l'arrivo del signor gentili in quella città. ma no, come poteva ingannarsi se aveva veduto l'elenco dei viaggiatori? 10446_10415_001402 questo priore, che uomo. il duca di francavilla lo ha chiamato simpatico, ma mi pare che sia più di simpatico. un bel giovane addirittura, e senza saperlo, senza averne l'aria come dovrebbero esser tutti. 10446_10415_001403 si lagnava qualche volta di non sapere il greco e il latino e prometteva d'imparar l'uno e l'altro alla prima occasione. quasi sarebbe inutile il dirvi che l'occasione non veniva mai. 10446_10415_001404 se l'immagine pagana non vi garba, mettete che il canapè fosse un altare cristiano. il signor sottoprefetto ne era il sacerdote ed ora appoggiato ad un bracciuolo in cornu epistolae. dov'era sua moglie? ora all'altro, in cornu evangelii, dov'era la contessa gamberini? 10446_10415_001405 non tanto da poter pretendere alla mano della sua nepote, e non possiede neanche un titolo di nobiltà, che in questi casi vale ricchezza. ma poi ritenga, signor, prospero. quello è un matto tranquillo che è, come dire, insanabile. 10446_10415_001406 avrebbe voluto essere dieci palmi sotterra, ma il duca di francavilla o non si accorse del suo misero stato o non volle fargli grazia. e andatogli incontro senza far l'atto di stendergli la mano, come il sottoprefetto sperava. lo interrogò con un cenno del capo. con un cenno uguale, il sottoprefetto rispose. 10446_10415_001407 pazienza, lo ripeterò male, ma non sarà colpa mia. ripigliò il duca di francavilla. signore, mi disse il frate, non è così che l'intendiamo noi altri. 10446_10415_001408 la politica, per esempio, non mi lasciò finire e per quanto io m'immagini di far dispiacere al nostro ottimo signor sottoprefetto, dica pure, dica pure. rispose il cavalier tiraquelli, a cui era dedicata quella sospensione rettorica. 10446_10415_001409 la contento subito. cominci dal rispondere ad una mia domanda: come vede lei il matrimonio che s'era combinato? ma io lo vedo ora come prima. dubiterebbe di me. 10446_10415_001410 che ottenevano di tanto in tanto uno sguardo della signorina adele ruzzani. berta gamberini e adele ruzzani erano i due poli di quel piccolo mondo- i due poli magnetici, intendiamoci, e non i geografici, che non mi servirebbero di paragone- così freddi come sono e circondati di ghiacci millenarii. 10446_10415_001411 egregiamente. con ciò ella ha dimostrata la sodezza del suo raziocinio. non tutto è da cangiare nel mondo. si degnò di riconoscere il sottoprefetto e ci sono delle vecchie usanze a cui bisogna attenersi, perchè esse hanno con sè il rincalzo dell'esperienza. 10446_10415_001412 ma, come sapete, quei bizzarri conventuali non gradivano le visite del prossimo e la loro scienza amavano tenersela tutta per sè. frattanto, il monachino biondo avrebbe ricavati i disegni di tutta quella ricca collezione scientifica. 10446_10415_001413 esser prefetto e non senatore mi parrebbe una sconcordanza. che cosa sono i prefetti, se non le colonne amministrative del regno? e i senatori che cosa sono le colonne legislative? ora, non può esser buon legislatore se non chi ha dato prova di esser buon amministratore. 10446_10415_001414 voi stesso fratello restituto. glielo avete detto chiaro e tondo. ammettiamo anche il ridicolo. il padrino adelindo è un buon ragazzo, non dà molestia a nessuno, domanda soltanto di poter vivere con noi in questa pacifica comunità. 10446_10415_001415 quasi sarebbe inutile il dire che per quella sera non si parlò più dei soliti quattro salti. gran bella quadriglia avrebbe potuto comandare il duca di francavilla berta. la gentil contessina passò davanti a quella rovina di duca e gli gettò un'occhiata di compassione. 10446_10415_001416 il serafino trasse un sospiro: tanto fatto. che peccato esser novizio, esclamò: mi sarebbe tanto piaciuto di entrare in capitolo, non ci sarebbe mancato altro, pensò padre agapito. 10446_10415_001417 racconti. signor duca racconti. gli dissero: penetrare nel convento dei matti non è mica una cosa facile. davvero sicuramente, e lei può stimarsi fortunato- ci è una guardia così severa contro tutti i curiosi. 10446_10415_001418 dio santo, che figura d'angelo fatto frate. angeli, arcangeli, serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potenze, principati. ditelo voi a quale dei vostri cori e delle vostre gerarchie. 10446_10415_001419 che sotto le spoglie del nepote di prospero gentili si nascondesse una donna. il padre anacleto lo aveva sospettato fino dal primo giorno. poi ne aveva acquistata la certezza, ma senza curarsi più che tanto del fatto e delle conseguenze che potesse portare in famiglia. 10446_10415_001420 vedete mo che diavoli ci ho in corpo. mormorò il signor prospero polisarcia polipionìa. grazie tante, padre. il suo nome, se è lecito tranquillo per servirla, è il nome che ho scelto entrando qua. 10446_10415_001421 il povero priore non lo sapeva mica che diavolo s'avesse in corpo. son io che, dovendo pure dipingervi l'uomo, mi trovo costretto a lasciarvelo indovinare. 10446_10415_001422 che essi medesimi hanno voluto così e v'ingannano allegramente. ce n'è uno che si trova ingannato e ne soffre, poichè il vostro carattere s'è fatto leggero e voi non avete potuto dare a quell'uno ciò ch'egli chiedeva da voi. 10446_10415_001423 che bravo giovinotto, diceva egli tra sè. col suo ingegno poteva diventare un altro galeno. ed eccolo qua, invece, tra i giubilati, contento di averne cavato i piedi, come un altro lo sarebbe di averceli messi. in verità, non ho torto io a dolermi di essere uscito dalla via degli onori. 10446_10415_001424 dovrebbe ritirarlo. senz'altro, replicò il cherubino. per nessuna cosa al mondo io mi farei lecito uno scherzo di questa fatta, e sopratutto con lei. non era niente più d'un complimento, ma il tono con cui fu detto turbò lo spirito del padre anacleto. 10446_10415_001425 il duca di francavilla non s'immaginava di aver fatto una cosa tanto singolare. lo pensò quando vide che tutti gli si strinsero intorno, come altrettanti bambini a cui avesse raccontato di essere andato alle tre montagne d'oro o agli alberi del sole. 10446_10415_001426 la pace del luogo era fatta per rasserenare uno spirito anche più turbato di quello del padre anacleto al canto delle cicale, che sembrerebbe così monotono e fastidioso in città. si avvezzava facilmente l'orecchio in quella solitudine aprica. 10446_10415_001427 frattanto, nell'angolo più lontano, sotto la direzione di fratello giocondo e con l'assistenza del padre prospero, s'impiantava un focolare posticcio per riscaldare le conserve alimentari che doveano servire alla colazione. 10446_10415_001428 starai nel consorzio de tuoi simili, vivrai della loro medesima vita, amerai e soffrirai con essi perchè non ti è dato sottrarti alla legge comune. 10446_10415_001429 che certi modi di essere, di atteggiarsi, di discorrere, si copiano facilmente e quasi inavvertitamente gli uni dagli altri. tutti i frati di san bruno avevano poi, nella loro medesima apparenza di gioventù, una balìa, una padronanza e vorrei dir quasi, un possesso di scena che accennava ad una età più matura. 10446_10415_001430 dalla signora contessa gamberini: vede cavaliere per saper le cose. non ci sono che le donne. in massima, le scoperte più importanti si fanno tutte a caso. 10446_10415_001431 ecco qua, disse il priore, non senza un pochino di confusione, liberatomi dalla compagnia del sottoprefetto. desideravo sapere dove foste per dar notizia a voi e al vostro zio di ciò che era avvenuto. 10446_10415_001432 tutti. ella, signor prospero, ne ha la sua parte e il governo aveva già pensato a mandarle la croce. a me sicuramente il nostro signor prospero non era forse capitano della guardia nazionale? 10446_10415_001433 come l'uomo esclamò il priore inarcando le ciglia: padre natale. voi volete dire di più, che non appaia dalle vostre parole? se credete che l'uomo abbia l'obbligo di fare qualche cosa per gli altri, sapete come se n'esce. tornate al secolo. 10446_10415_001434 ho ventidue anni, disse arditamente l'arcangelo: sia pure, ma non è molto. e poi ella non ha neanche l'ombra dei baffi. scusi, che gliene importa a lei? 10446_10415_001435 non lo penso nemmeno. anche la musica è una bella cosa e più seria che non si creda generalmente, è matematica applicata ai suoni e interessa una parte della fisica che non è certo la meno importante. helmholtz ci ha scritto un libro, il quale è tutt'altro che frivolo. 10446_10415_001436 eh, rispose il monachino con un sorrisetto più malizioso che mai- mi pare che siate in certe materie un po- e s'interruppe aspettando che l'altro gli ripigliasse la frase. 10446_10415_001437 ma più spesso a gradi e a ricorsi di civiltà presso quelle povere genti che, in italia, precedettero l'arrivo e la diffusione della schiatta pelasgica. infatti, nei primi strati s'incominciarono a trovare rottami di stoviglie. 10446_10415_001438 eh, non glielo dicevo io, signor prospero, lasci fare a me, parlo io a questo priore dei matti e metto io all'ordine ogni cosa. lei è un grand'uomo, signor commendatore, rispose il signor prospero. sì, me lo lasci dire un. 10446_10415_001439 qui vedo due cose egualmente temibili. o si tratta d'uno scherzo? a queste parole, il cherubino scattò sulla sedia. non c'è scherzo qui, interruppe egli vivacemente. la prego a crederlo, lo giuro sul mio onore. 10446_10415_001440 tra questi ed altri pensieri di tal fatta il signor prospero giunse al convento. l'orologio del cortile segnava le due e mezzo. nessuno dei frati era in vista e la cosa parve strana al signor prospero, che li aveva lasciati quasi tutti a soleggiarsi nel cortile quando era stato chiamato al parlatorio del ponte. 10446_10415_001441 come è dolce questo titolo di commendatore. il cavaliere lo è meno ha del comune del dozzinale. va, ecco, tutto va e non fa fermare la gente, signor prospero. ehi, dico, signor prospero, un po di calma, siamo arrivati. 10446_10415_001442 è la massima dell'uomo politico, notò opportunamente il sottoprefetto: solo la mano ha da esser di ferro. chi è guidato da essa non deve sentirla. ed ella mi dice: ripigliò il signor prospero. che sua eccellenza il ministro. il sottoprefetto non lo lasciò finire. 10446_10415_001443 tra un anno. non le piace, diciamo adunque fra sei mesi. neanche diciamo: allora fra tre riparleremo della loro vocazione. s'intende, osservò il priore, che anche dopo accettati nella famiglia, il vincolo non sarebbe indissolubile. 10446_10415_001444 perchè la tal cosa, perchè la tal altra? era questa la sua forma consueta di dialogo. gli dicevate: bella giornata quest'oggi. e lui subito a domandarvi: perchè mi dici questo? ma perchè mi pare una bella giornata e non c'è altra ragione che questa. 10446_10415_001445 il suono veniva dall'alto e il padre prospero, prima di credere ad una chiamata del signore- chè in verità non si sentiva tanto in grazia da meritarla- alzò gli occhi alla ringhiera che girava tutt'intorno al cornicione fino all'arco del presbiterio, proprio lassù dal vano di un uscio che metteva sul ballatoio. 10446_10415_001446 il chiostro del convento dei matti, rispose sorridendo il conte valentino- una particolarità del nostro circondario- soggiunse il sottoprefetto ridendo anche lui, ma a denti stretti. 10446_10415_001447 auguro a vostra sorella di non concedere così ciecamente il suo cuore. gli uomini valgono così poco. il serafino socchiuse gli occhi e diede al padre anacleto una sbirciatina donde trapelava il suo umor gaio e malizioso. 10446_10415_001448 il degno priore si seccò maledettamente a colazione e il malumore gli crebbe tanto mentre faceva vedere il convento al suo noioso visitatore che incominciò a rispondergli in un certo modo agrodolce che non era mai stato nelle sue consuetudini. 10446_10415_001449 la domanda era ardita e il serafino biondo stette un pochino perplesso. no, ch'io sappia diss'egli se pure più tardi, dopo la mia partenza da castelnuovo. ah, credete possibile che dopo la vostra partenza si sia trovato un sempronio? 10446_10415_001450 diavolo, borbottò egli riprendendo la sua via. bisogna farla finita, se no si perde la pace. tornò al convento senza fare altre fermate o monologhi. i suoi frati erano quasi tutti sotto il portico e, in attesa del pranzo, stavano ragionando di politica. 10446_10415_001451 stupendo, gridò il padre anselmo divino. soggiunse il padre bonaventura. immenso, ribadì il padre atanasio, il padre restituto. fulminato da quel ragionamento del priore, oppresso da quelle grida entusiastiche dell'uditorio, non sapeva più da qual parte rifarsi. 10446_10415_001452 per un dialogo serio. si cominciava bene, come vedete, ma già solo a vederlo, quel grazioso monachino, passava la voglia dei discorsi uggiosi e veniva quella, dirò così, di mangiarselo come si mangia un marzapane. 10446_10415_001453 il padre prospero finalmente si scosse. amici, disse egli, aprendo gli occhi e richiudendoli subito. ego dormio, sed cor meum vigilat. ah sì, un bel vegliare che fa sicuro fa il chilo, rispose padre prospero, tentando di rimettersi a dormire. 10446_10415_001454 a che volerci vedere. siamo fatti come tutti gli altri e viviamo qui come essi vivrebbero in villa, godendo il fresco e facendo qualche cosa d'inutile, tanto per ammazzare il tempo. ma basti dei signori di castelnuovo. mi permetta, signor commendatore, dò un ordine e sono da lei. 10446_10415_001455 castelnuovo. egli doveva esser qua domattina ed io lo avrei pregato di chiedere la vostra mano per me, ma poichè gli altri mettono le consuetudini da banda e voi li scusate, spero che scuserete oggi anche me. 10446_10415_001456 ferocemente, disse il padre anacleto, intendendo di rispondere all'epiteto che non era venuto fuori. ed eccovi per l'appunto una ragione per star qui, lontano dal mondo e dalle sue tentazioni. sospettoso e fantastico cioè, nato per essere infelice. non vi pare che io faccia bene a ritirarmi in disparte? 10446_10415_001457 agli altri particolari si provvederà. intanto io vi propongo il seguente ordine del giorno. la comunità di san bruno è sciolta. un grido, un urlo di approvazione accolse la proposta del padre marcellino. è il caso di raccogliere i ferri, disse il padre tranquillo e richiuse la busta. 10446_10415_001458 sono, è vero, il più tranquillo di tutti noi, non escluso il padre tranquillo che ha messo i ferri in batteria. ma ci ho un cuore. ci ho un cuore come voi, restituto come voi, agapito come voi. ilarione bonaventura ed anselmo che siete tutti innamorati, negatelo. sì, fate la bella figura di pietro nel pretorio di gerusalemme. 10446_10415_001459 il convento di san bruno- disse il sottoprefetto approfittando di una pausa del narratore- è stato venduto per ottomila lire e un solo taglio d'alberi ne ha fruttate cento cinquantamila ai frati nuovi. no, a certi speculatori che avevano comperato l'eremo e poi lo hanno rivenduto ai frati nuovi, ai matti, come li chiamano in paese. 10446_10415_001460 fratel giocondo mi disse che eravate alle querci. venni lassù e sentii le vostre voci. stavo per avvicinarmi quando mi accorsi che era con voi il padre agapito. e ciò non mi andava. perchè me lo domandate? per il discorso che dovevo farvi, il padre agapito mi riesciva d'inciampo. 10446_10415_001461 voglio sperare- almeno si provò a dire il povero delegato- che le ragioni del viaggio del signor gentili le avrà sapute senza bisogno delle mie indagini. io so quel che so, rispose il sottoprefetto. ma lei deve metterle in carta, come tutte le altre informazioni d'ugual genere. 10446_10415_001462 mi accolse benissimo, quantunque gli occhi indagatori tradissero un'ombra di sospetto. gli raccontai sinceramente chi fossi, perchè mi trovassi a castelnuovo, e pel momento lassù egli allora ad interrogarmi sulle caverne, sugli scavi e sulla profondità de miei studi, che è poca davvero. 10446_10415_001463 ma veramente un giovanotto come voi. va bene che noi siamo stati ospiti vostri lassù, ma le anime caritatevoli di castelnuovo non hanno a sapere. questi obblighi che abbiamo contratti con voi, soggiunse ella con una grazia adorabile. però ci restate a pranzo, è detta. non vogliamo osservazioni. 10446_10415_001464 e non tutte di naturali del paese, badate. ce ne furono anzi cinque o sei. ma lasciamo anche queste in disparte e veniamo all'ultima che ci deve premere assai più, giudicatene voi. erano le quattro del pomeriggio. la signorina adele ruzzani non appariva molto contenta di sè nè del mondo. 10446_10415_001465 la stanchezza e la beatitudine son più vicine che a tutta prima non sembri la beatitudine non è dessa un senso di assopimento delle nostre facoltà? quando la signorina ruzzani entrò nel salotto, vide il conte gualandi, ritto davanti ad una tela che posava sul cavalletto nel vano d'una finestra. 10446_10415_001466 ringrazio il nostro degno priore di questa interpretazione che risponde perfettamente al mio concetto. disse il padre restituto inchinandosi, e soggiungo che queste tentazioni innocenti, da una parte, non sono meno pericolose. 10446_10415_001467 quella medesima settimana comparvero, finiti i primi saggi della operosità scientifica dei nostri claustrali. cito ad esempio una memoria sulle stelle cadenti del padre bonaventura che ne minacciava anche un'altra sulla costituzione fisica del pianeta marte. 10446_10415_001468 e messa in fuga da castelnuovo. non è vero, chiese argutamente il priore. ma il serafino biondo non raccolse la celia avrà torto, può darsi diss'egli. continuando, voglio anche ammettere che il sapersi ricca l'abbia anche un pochino guastata. 10446_10415_001469 ma perchè quelle note non davano ancora un appiglio ai disegni del padrino adelindo e perchè senza i disegni di quest'ultimo il giornale di san bruno non poteva andarsi a riporre. il degno priore immaginò di finire i suoi studi con una descrizione degli scavi di monte acuto, che sarebbero stati disegnati dalla matita del serafino biondo. 10446_10415_001470 la caverna si estendeva un mezzo miglio nelle viscere del monte, ora restringendosi, ora allargandosi da capo, ma tutta d'un filo, come una grande spaccatura interna del monte. 10446_10415_001471 e tutte le fioriture. ond'era stato adornato dall'incomparabile artista poscia. come i visitatori d'una casa che vogliono veder tutto fin da principio, andarono ad esplorare i tenebrosi recessi. 10446_10415_001472 aveva già quella della corona d'italia, gli mandavano quella dei santi maurizio e lazzaro. quella onorificenza che non lo alzava d'un grado nell'ordine equestre gli venne un mese dopo. le lettere su cui vi ho forse intrattenuti più a lungo del bisogno. 10446_10415_001473 di cui parlano le scritture. la sala del capitolo, come già si è veduto, aveva un uscio sul corridoio e un altro sulla sagrestia che era attigua alla chiesa. ora, dalla parte della chiesa, la sagrestia era stata chiusa, certo in previsione di quella radunanza segretissima. 10446_10415_001474 il padre restituto, dal canto suo, non pensava punto di dare al vocabolo tentatrice un significato ingiurioso. ci sono anche le tentazioni involontarie, soggiunse con placida arguzia. il padre anacleto, e qui saremmo proprio nel caso. 10446_10415_001475 via per farcelo parere più bello. questo benedetto discorso non ce lo faccia aspettar troppo, gridarono le dame con quel tono di familiare autorità che dimostrava il conto in cui era tenuto il personaggio. 10446_10415_001476 queste olimpiche calme sono i conforti superbi del mare, dei filosofi e dei sottoprefetti saltati. dopo tutto, il cavaliere tiraquelli vedeva approssimarsi il giorno della giustizia. sentiva egli altamente di sè o serbava egli in corpo un segreto, uno di quei segreti che non si rifischiano ad anima viva? 10446_10415_001477 il padre anselmo, come più pratico di quei negozi, fu, per comune accordo dei colleghi, nominato maestro di combattimento. egli perciò, entrando subito nella dignità dell'ufficio, prese le due spade, le misurò l'una contro l'altra e, dopo averle poste in croce sul forte delle lame, 10446_10415_001478 non sono ancora tutto. ripeto, accanto alla ricchezza, alla forza dell'oggi, c'è la tradizione, la ricchezza dell'ieri che può esser forza o ricchezza del domani, per uscir di metafora. ci sono i nobili, le grandi famiglie storiche a cui principi e stati son debitori di tanta gloria e di tanta fortuna. 10446_10415_001479 potrei dire al priore, a tutti, a tutti voi, cominciò egli- che ognuno è libero di farsi avanti col serafino. ma ohimè, signori, nel cuore del serafino è posto occupato. ieri mattina, mentre io cercavo di guadagnar terreno, ho dovuto accorgermi della triste verità: accennavo agapito e mi si rispondeva: anacleto. 10446_10415_001480 vi amo, voleva dirgli. ma no, era una frase volgare. e poi l'avesse anche detta, che cosa si sarebbe sentito rispondere se il monachino biondo gli avesse riso? 10446_10415_001481 peccato che non ci sia un gallo per cantarci tre volte, ma la farò io la parte del gallo evangelico. voi, agapito, ieri mattina, mentre il sottoprefetto di castelnuovo tratteneva il priore a colloquio, eravate fuggito alle querci sulle orme dei novizi. 10446_10415_001482 è l'unico discendente di una delle prime famiglie d'italia e, possiamo dire, di europa. non lo dimentichi, non si può trattare con lui come col primo venuto. che cosa dovevo rispondergli? come colorire la loro partenza, anzi, peggio, la loro fuga? 10446_10415_001483 e non gli piacevano, punto punto. le guardate, curiose di fratel giocondo, spartite in giuste proporzioni tra lui e frate, adelindo ancora così poco frate all'aspetto e così poco uomo per giunta. 10446_10415_001484 cavaliere tiraquelli non fece altre parole. diede con un gesto dignitoso la sua assoluzione al signor prospero ed usci dal parlatorio per riprendere la via di castelnuovo, bedonia. 10446_10415_001485 ah, credevo di quello del dito. infatti, la sua venuta, quassù che agli sciocchi potrebbe parere audacia, a me sembra amore di verità. sete di cognizioni, oh, dite benissimo. sete di cognizioni, ripigliò il padre prospero. 10446_10415_001486 c'erano tutti presenti: il padre anacleto, priore, e i padri anselmo, bonaventura, natale, restituto, ottaviano, e tutti, andando lungo le arcate del portico, mandavano la loro sbirciatina agli usci delle due celle da cui dovevano escire i nuovi ospiti del convento di san bruno. 10446_10415_001487 e voi tutti, agapito, restituto ilarione con qualchedun altro di giunta iersera, mentre il priore discorreva col padrino adelindo per consigliarlo a darci questa brutta mattinata. che cosa facevate, di grazia? 10446_10415_001488 quel buco saviamente scavato in prossimità dell'angolo che facevano due travi del palco insieme calettate, riusciva quasi sul mezzo della sala del capitolo e dava modo non solamente di udire tutto ciò che si dicesse laggiù. 10446_10415_001489 sa, lei, signor prospero, che cosa debbo dirle? gridò: vada, vada, dove le sarà facile di capire che io possa mandarla. il signor prospero, che era lontano mille miglia dall'idea di averlo toccato sul vivo, spalancò tanto d'occhi a quella improvvisa sfuriata. 10446_10415_001490 padre anacleto non voleva esser da meno de suoi colleghi. aveva messo fuori certe note d'archeologia preistorica, raccapezzate lì per lì, dopo il suo colloquio col duca di francavilla. 10446_10415_001491 in queste tenebre anticipate, mentre tutto risplende intorno a voi, mentre tutte le voci del creato vi salutano e vi richiamano alla vita e mentre tutto mi scaccia di qui, incominciando da voi. non è così, chiese il serafino. 10446_10415_001492 che esso conservi al tuo paese una stazione di dieci carabinieri, cinque a piedi e cinque a cavallo. ci fanno buona figura i carabinieri a cavallo. ecco un ordine cavalleresco che vale qualche cosa, e il governo farà bene ad esserne prodigo co suoi amministrati. 10446_10415_001493 andò allora lungo il corridoio fino all'ingresso del capitolo. giunto colà, gli venne udito un rumore confuso di voci. girò la maniglia per entrare, ma l'uscio era chiuso di dentro. che novità era quella? per qual ragione si rinchiudevano i frati se in convento non c'erano che loro? 10446_10415_001494 donde si vede chiaro che ogni cosa può tornar utile e piacevole, purchè giunga a suo tempo. seguitiamo il padre prospero e vedremo anche noi il personaggio che lo faceva correre con tanta fretta al parlatorio del ponte. 10446_10415_001495 che era una confessione insufficiente fatta a voi. solo noi, tutti radunati in capitolo, avevamo il diritto di mandar via i novizi e voi, facendo di vostro capo, lasciate sospettare. signor mario novelli, interruppe il priore. 10446_10415_001496 e perchè l'opera amministrativa proceda regolarmente. è necessario- porro unum est necessarium- che l'opera legislativa sia informata ad un concetto pratico, eminentemente pratico. 10446_10415_001497 dal ricevitore del registro. esclamò il degno rappresentante del governo dal ricevitore del registro, che lo aveva risaputo da me, non da lei, scusi. ribattè il delegato a cui i caldi vapori del vino avevano destato il senso della ribellione. 10446_10415_001498 spiritu tuo. il padre anacleto ebbe un istante di raccoglimento, indi alzò la fronte come un uomo che ha preso un partito e si dispone a parlare, ma il pensiero del nostro personaggio doveva essere difficile ad esprimersi anche per un uomo della sua autorità. 10446_10415_001499 stato. disingannatevi, signor priore, so dire la mia ragione. da bambino m'hanno avvezzato a fare tutto ciò che volevo. è un difetto, lo capisco, ma io non me ne lagno. 10446_10415_001500 non sempre ci si trovavano bene con lei che aveva l'aria di canzonarli e che li piantava lì su due piedi, non badando ai loro madrigali, per tener dietro ad un ragionamento di amministrazione o di politica pura. sì, dio buono, anche di politica, che è il colmo dell'abominio. 10446_10415_001501 quella è davvero il genere condannato e parecchie società l'hanno inteso così bene che già mirano a recare nelle loro pubblicazioni un pochettino di varietà. guardate ad esempio il journal asiatique: è tutta filologia orientale. 10446_10415_001502 sebbene, tutto sommato, via siamo giusti, un fil di pazzia ce lo avete, dev'essere l'aria di san bruno, tanto è vero che questo filo mi sembra di avercelo anch'io. 10446_10415_001503 di questa gran madre al cui risorgimento non sarà troppo il concorso di tutti i suoi figli. questo è un argomento più serio, rispose il priore, a cui il nome d'italia aveva fatto rizzare la fronte e balenar gli occhi d'una luce improvvisa. 10446_10415_001504 benissimo e faranno un giornale. ci hanno pensato, mi rispose fratello giocondo, ma finora non sono in numero per impiantare anche una tipografia. presto saranno quattordici e allora stamperanno il giornale scientifico. riescirà interessante e lo leggerò volentieri. 10446_10415_001505 nuovi di zecca. uno anzi mi pare fin troppo nuovo e non capisco come il priore lo abbia ammesso. fratel giocondo, non discutiamo l'autorità del priore. 10446_10415_001506 per solito intorno a quell'ora i frati di san bruno, a riposarsi dalle ore di studio, si raccoglievano a chiacchierare ed erano tra loro discorsi interminabili d'arte, di filosofia e di politica. 10446_10415_001507 dal creatore, domandò argutamente il padre marcellino, no dico dal padre anacleto, dall'inventore della seconda vocazione che forse lo gradireste, l'esempio. 10446_10415_001508 ed anche essersi appiattati in tempo dietro un filare di cipressi per saltar fuori nel momento opportuno, preparati a sentirsi dire anche delle impertinenze, pur di mandare a monte ogni cosa. 10446_10415_001509 il serafino biondo potè vedere il padre anacleto, che si era già rannicchiato nel suo stallo, dalla spalliera intarsiata e dai bracciuoli in forma di mensole rovesciate. il cuore gli batteva forte, al serafino biondo. egli sentiva di fare una cosa non bella, a spiare in quel modo i segreti degli altri. 10446_10415_001510 il ricevitore del registro. ottima persona, amante della burletta, intratteneva i suoi colleghi delle ipoteche, delle dogane e dei pesi e misure con qualche storiella di gioventù e con qualche accenno discreto alla divina bottiglia. 10446_10415_001511 e non tanto egoistico come, a prima giunta, sembrava. a buon conto, meglio amare sè stessi che non amare nessuno. vi pare? è meglio una vita contemplativa che giri al dolce far niente che una vita operativa, la quale vi conduca al far male? del resto, che obblighi si hanno con la società? 10446_10415_001512 sono commendatore e prefetto, gridò il cavaliere tiraquelli, appena ebbe finito di leggere la sottoprefettessa che era presente. a quello sfogo di onesta soddisfazione, inarcò tosto le ciglia. che come si lascia castelnuovo. 10446_10415_001513 buona volontà, amico mio, e il resto viene da sè. leggete qualche libro d'agronomia, servirà per risvegliarvi le idee. io ho avuto molto profitto dai segreti di don rebo. 10446_10415_001514 dubitando della vocazione sua, che non può essere accertata finora come fu accertata quella di tutti noi, l'ho accolto solamente come novizio e come novizio. per conseguenza, ho accettato suo zio, non volendo separare, con una troppo sollecita disparità di promesse, due congiunti di sangue. 10446_10415_001515 ohimè, questa volta la rettorica non doveva servirgli molto. scritta la lettera confidenziale al ministro, ne aveva mandata un'altra al prefetto della provincia, suo capo immediato, magnificando l'impresa dello scioglimento che sapete e domandando abbastanza chiaramente una corona civica. 10446_10415_001516 son donna e non posso e non devo vedere ogni cosa, ma posso dirvi, indovinando, lo sapete, pure i più famosi indovini erano donne. siete sul tripode, mia bella pitonessa, parlate. rispose il padre anacleto. 10446_10415_001517 io non accetto il giuramento. non l'ho udito. rimangano qui, li avremo in qualità di novizi. finora non se n'erano accettati, ma sarà una eccezione alla regola. 10446_10415_001518 la domanda di certo fu fatta a voce alta e qualcheduno di certo udì il suono della sua voce, poichè subito dopo il padre prospero si sentì chiamare con un sibilo sommesso ma prolungato. 10446_10415_001519 che gusto ci abbiate, non so, disse il padre prospero, ma credo col proverbio che ogni bel giuoco debba durar poco baie, ribattè il padre. agapito, lasciate che duri quanto può, d'altra parte il termine non vi risguarda. voi dovete obbedire. e a chi, se è lecito? alla vostra nepote che vorrà rimanere. 10446_10415_001520 eh, non vorrei proprio che fosse così. come dice il proverbio, replicò il conte gualandi con accento più malinconico, che non portasse quel piccolo guaio d'albergo. vorremmo offrirvi ospitalità in casa nostra, ripigliò la signorina adele fingendo di non aver intesa l'allusione. 10446_10415_001521 come si è fatto con tutti i signori di castelnuovo. ah, se non ci hanno piacere, balbettò il sottoprefetto. se non amano le visite, non vorrei essere importuno. no, la prego, non si dia pensiero di ciò, rispose il priore. 10446_10415_001522 restasse sul ponte a prendere una boccata d'aria fresca fin tanto che il converso tornasse con la persona chiamata o con un suo rifiuto di farsi vedere, come più spesso accadeva. 10446_10415_001523 la natura, questa virtù misteriosa che si lascia qualche volta strappare un segreto, qualche altra imporre una legge, ma che a lungo andare governa sempre lei e manda in aria tutti gli artifizi degli uomini. la voglia d'ingrandire l'ordine nuovo di san bruno poteva giustificarsi col numero dei frati, che erano già troppi- nel convento. 10446_10415_001524 e le lucertole che guizzavano da un sasso all'altro e gl'insetti di cento specie diverse che susurravano d'ogni parte il loro inno alla vita. tutte le forme delle operosità, tutte le voci dell'esistenza stringevano d'ogni parte il padre anacleto che andava dove andava. 10446_10415_001525 il padrino adelindo, poichè io sto sempre per chiamarlo così, è un ottimo ragazzo, è la luce e l'allegria del convento. quando non c'è, lui par d'essere al buio. infatti, signori conchiuse, il padre restituto, levando la voce e stendendo la mano. ecco un raggio di sole. 10446_10415_001526 il duca di francavilla scoperse quasi il suo giuoco, mostrandosi distratto nella conversazione, svogliato nel ballo, infastidito d'ogni cosa. la contessina berta ebbe un bel tormentare il cembalo. non le toccò neppure un complimento ed anche lei fu noiosa parecchio. 10446_10415_001527 codice. l'uomo che si apparta è come il lavorante che si arresta, ritardando col fatto suo il compimento dell'opera comune. sventura ai popoli in cui s'infiltra questo male del ritirarsi in disparte, poichè allora la decadenza incomincia. 10446_10415_001528 ha capito? temo di sì. per lo meno il dubbio gli è nato, ma egli è un gentiluomo e non è andato più in là. questa avventura mi piace. ci sarà qualcosa da ridire, ma infine si servano. io non ho da render conti a nessuno e poi sono con mio zio. 10446_10415_001529 la filosofia civile. la filosofia civile è una spiritosa invenzione dei filosofi. e poi, quand'anche fosse una cosa seria- scusi, non parlo pe miei colleghi, che possono difendersi meglio da sè, parlo pel mio signor me, che conosco un tantino. 10446_10415_001530 ma io, con vostra licenza, non lo farò per ragioni di alta convenienza ed anche di sicurezza personale. il sottoprefetto del mio castelnuovo sarebbe capace di aversela a male e di farmi arrestare come ozioso e vagabondo la prima volta che mi saltasse il ticchio di visitare il suo circondario. 10446_10415_001531 ma sicuro, e non può vederlo anche lei. solo che ci pensi un pochino. signor prospero mio, le faccio un ragionamento. mi segua attentamente: che cos'è prima di tutto la ricchezza d'un paese? la proprietà territoriale, mi risponderà lei. 10446_10415_001532 i pochi parenti ed amici che avevano accompagnata la coppia felice erano fin troppi per l'uso. cari luoghi, mormorò lo sposo all'orecchio di lei mentre si traversava il giardino in questo crocicchio, quando tu. 10446_10415_001533 quando? quando ci andrò? rispose il sottoprefetto, abbassando le ali della sua ambizione. ma torniamo a noi. ella è un agronomo, signor prospero, l'italia ha bisogno di agronomi. non lo ha letto? virgilio salve. magna parens frugum saturnia tellus. 10446_10415_001534 a farlo parere più uomo. non poteva certamente contribuire la buona volontà di suo zio a farlo parere più frate. doveva bastare una corsa di fratel giocondo in sartoria. 10446_10415_001535 si era insospettito, anzi impermalito senz'altro, e l'avere il serafino accettata la sua ghirlanda di fiammole non era bastato a rasserenare la fronte del signor mario novelli. 10446_10415_001536 rispettiamo gli assenti, vi prego. io volevo dire soltanto: o troppa fede nella nostra bontà. respinsi dunque il sospetto e dissi tra me facce di giovani che possono trarre in inganno. ce ne sono di sicuro, specie nei biondi e quando la comparsa dei peli vani sulle guance è un po tarda a venire. 10446_10415_001537 e ne venivano molte, non dubitate. capitavano a diecine ogni giorno. i curiosi che volevano vedere il convento: qualche volta erano brigate di buontemponi o cavalcate di forestieri più o meno autentici, qualche altra erano signori travestiti. 10446_10415_001538 in nessun albergo, secondo che appariva dai rispettivi elenchi dei viaggiatori, esisteva un prospero gentili od altro di somigliante, con nepote o senza. 10446_10415_001539 castelnuovo, farfallini più o meno eleganti che aliavano dal pianoforte ad una tavola rotonda su cui, intorno ad una lampada carcel piantata in un vaso che voleva parere della cina, erano disposti gli albi, le strenne, i giornali ed altre curiosità. 10446_10415_001540 ora, nè il mio carattere concentrato nè le mie abitudini studiose mi consentirebbero di esercitare questo ufficio. ha ragione, ma noi le giuriamo fin d'ora. no, non giurino, per carità. 10446_10415_001541 bisognava vedere in quel momento la faccia contenta del signor prospero gentili. ma andiamo avanti senza descrivere quello che ognuno di voi può figurarsi facilmente in cuor suo. non mi sono tuttavia intieramente arreso alla sua insistenza. continuò il padre anacleto. 10446_10415_001542 ma c'è sempre una parola d'onore che impegna, si è ammessi per questa parola e la parola pei gentiluomini, è legge. se così non fosse, mi capiranno. il convento di san bruno si tramuterebbe facilmente in albergo ed io ne sarei l'albergatore o il direttore pro tempore. 10446_10415_001543 non c'è il grande, osservai grande sì, mi rispose, ma noioso troppo con le sue invidie, co suoi rancori e con tutte l'altre malinconie che guastano ogni cosa. 10446_10415_001544 la famiglia qui restringe i soavi suoi vincoli. l'ospitalità diventa amicizia. quella padellata di bruciate che scoppiettano nel fuoco vuol essere una cosa gustosa. di tanto in tanto, e come per rendere più spiccato il confronto, si dà un'occhiata all'uscio che si scuote ai buffi del vento. poi si torna a guardare la fiamma consolatrice. 10446_10415_001545 bene, chiedetegli di convocare il capitolo e fate la vostra domanda. vogliamo il padrino adelindo. o adelindo o morte, disse il padre marcellino, ridendo. 10446_10415_001546 eh, più che ella non pensi, ripigliò il signor prospero. se quella birichina si mettesse in testa di non volerlo, che ci potrei far io niente. le dice che ci sia questo pericolo? osservò gravemente il cavalier. 10446_10415_001547 ma a poco a poco la vergogna era sparita e tutte quelle brave signore andavano alla sottoprefettura maritate, zitelle e zitellone, che era un piacere a vederle. si facevano quattro salti, mentre gli uomini sodi chiacchieravano di politica, di finanza e di amministrazione. 10446_10415_001548 e per farla finita con ogni mormorazione così prese a parlare indicando i nuovi venuti fratelli. vi presento due ospiti, due compagni: il padre prospero e il padre adelindo. 10446_10415_001549 che forse crederebbe lei che qui si tendessero trappole alle ragazze con dote. il sottoprefetto balzò in piedi con aria tra scandalizzata e mortificata. lei crede proprio che io, con le mie parole, e qui le reticenze del signor sottoprefetto dovevano far fede di una commozione profonda? 10446_10415_001550 vedrete che è così. per l'appunto, il nostro priore è lo spirito dell'opposizione. quando glielo dicevamo noi, non voleva crederlo, non voleva far nulla. e adesso che noi ci siamo acquetati, perchè noi ci siamo acquetati? soggiunse il padre agapito. 10446_10415_001551 anche la lontananza volontaria è una forma dell'amore. e poi siamo forse fuori d'italia e i bisogni suoi, quando si mostrassero tali da richiedere l'opera nostra, non ci troverebbero al posto. 10446_10415_001552 la bottata era di quelle da levare il pelo, ma il padre costanzo finse di non intendere l'esempio. l'esempio, borbottò egli, è sempre una brutta cosa. l'esempio quando è brutto, sicuro. ma chi vi dice, o signori, che il padre anacleto voglia dare un brutto esempio alla comunità di san bruno? 10446_10415_001553 ecco dunque incominciò a dire il padre restituto. a voler parlar nello stile degli antichi frati di san bruno, direi che c'è scandalo o principio di scandalo nella nostra comunità. 10446_10415_001554 io debbo averle sott'occhi come un maestro di musica ha lo spartito di un'opera dove sono notate tutte le parti: l'amministrazione è un'orchestra. guai se manca l'accordo fra due istrumenti, ogni cosa va a rotoli. dov'eravamo rimasti? ah, ecco al caso del signor gentili. 10446_10415_001555 egli frattanto non vedeva più il monachino, ma una bella e graziosa fanciulla. l'aria birichina dello scolaro in vacanze non c'era più, ma l'aspetto della donna che sente e che pensa rendeva il suo volto anche più attraente che non fosse da prima. 10446_10415_001556 il signor prospero spalancò gli occhi e la bocca ad un tempo: gli occhi per ammirare e la bocca per ridere. ah, ah, esclamò egli. ed io, bestia, non ci aveva pensato. ella ha una grande penetrazione, signor cavaliere. 10446_10415_001557 che era senza fallo il più apocrifo di tutti, e la lettera misteriosa che dieci giorni prima lo avrebbe sconturbato quel tanto gli giunse invece gratissima, come l'annunzio d'un amico a chi s'annoia in campagna, anzi meglio, come la voce d'un salvatore a chi è sul punto d'affogare. 10446_10415_001558 in verità, non saremmo stati cavalieri se quella donna, entrata così fidente sotto la custodia dell'onor nostro, avesse potuto correre un pericolo. sicuri di noi, avremmo dimostrato di non essere, se avessimo pensato prima di accettarla o di respingerla. 10446_10415_001559 e m'ha aggiunto. proseguì il padre anacleto che il signor prospero è zio e tutore d'un fior di ragazza, la signorina adele ruzzani. una vampa di rossore tinse il volto del serafino biondo, ma non ci fu altro segno di commozione in lui, che restò fermo nel suo atteggiamento statuario. 10446_10415_001560 tutti erano intorno a lui, si occupavano tutti di lui e poco o punto delle varie faccende in cui per lo passato si spartiva la pacifica operosità del convento. il giornale, come potete immaginare, andava per le lunghe, si scriveva poco e non si meditava affatto nelle celle solitarie. 10446_10415_001561 sul tabor, disse il padre marcellino, ridendo: non vedete com'è trasfigurato il nostro priore? infatti, egli ha veduta la verità, si è trovato a faccia faccia con lei. e adesso, signori miei, sentite, questi conventi laici si possono istituire per chiasso e perchè durino una stagione. 10446_10415_001562 avevano perfino lasciato in piedi un certo pulpito di fabbrica destinato alla lettura durante il pasto. per fortuna, lassù non si leggeva più nulla, non avendo la nuova regola di san bruno, reputato necessario di aggravare un cattivo pranzo con una uggiosa lettura. 10446_10415_001563 se la cosa si fa come il ministro desidera, lei non può dubitarne. un minuto. abbia il collare, per giunto a destinazione, gliene impegno la parola mia, che è quella del governo. aggiunse il sottoprefetto con accento e gesto ugualmente solenni. 10446_10415_001564 sperimentali che negavano questo e ammettevano quell'altro, spartendosi anche loro in tanti laboratorii evoluzionisti che ammetteranno e negheranno ogni cosa per far la strada pulita e ritornare da capo. 10446_10415_001565 di quella e di queste aveva fatto un miscuglio, come i cavalieri di rodi, e lo aveva trovato gustoso. e in quella stessa guisa che un giorno, nel grande sfacelo del mondo romano, alcune anime accorte si erano ridotte a salvezza nella vita monastica. 10446_10415_001566 al perfezionamento del telescopio e alla scoperta di urano. amo ricordare questi fatti. soggiunse il padre anacleto che si sentiva alquanto impacciato a dover conversare con quello strano novizio per dimostrarle che apprezzo la musica anch'io. 10446_10415_001567 infatti il padre prospero ricompariva sull'uscio della biblioteca. era andato, con molta buona volontà, verso il giardino. restare a san bruno gli piaceva poco. la cucina veramente si era migliorata, non senza merito del priore che aveva interpretati i gusti gastronomici del suo preziosissimo ospite. 10446_10415_001568 mettete che fosse il narratore di questa povera storia e non andrete lungi dal vero. il povero testimone, mentre gli sposi correvano di qua e di là per tutti i recessi del convento, evocandone ad una ad una le dolci memorie. 10446_10415_001569 non vorrei essere importuno, mi affrettai a rispondere: no, non ci pensi neanche, replicò il converso: lei è uno studioso, dunque non è un curioso. mi parve che la distinzione fosse molto arbitraria, ma lasciai correre pensando che lo studioso mascherava abbastanza bene il curioso e che sarei potuto giungere a quel benedetto convento. 10446_10415_001570 se lei vuol far carriera, mi soggiungeva quell'uomo impareggiabile, lasci credere che tutto proceda dalla sua accortezza, ma in cuor suo non si vergogni di non essere accorto. in queste materie non lo è nessuno. la fortuna è donna ed è giusto che s'innamori di qualcheduno, ecco tutto. 10446_10415_001571 chieder notizie in casa degli assenti non era di sicuro il miglior mezzo per averle autentiche, ma il delegato non sapeva a qual santo votarsi, tanto più che il santo dei questori e dei delegati di pubblica sicurezza non è ancora stato fissato ed è forse un po tardi per pensarci adesso. 10446_10415_001572 fratello mio, disse il priore: c'è stato un po di tutto, raccontate a che servirebbe. non badate a ciò, raccontate, ve ne prego, raccontate. e così dicendo, il serafino biondo, con atto di curiosità infantile, andava a sedersi accanto al padre anacleto. 10446_10415_001573 ma il padre anacleto lo trattenne ancora. prendetevi cura dei carabinieri, che non abbiano a mancar di nulla, nè essi nè le loro cavalcature. i carabinieri sono ottima gente, trattateli bene, ma mi raccomando che non vi facciano cantare. 10446_10415_001574 vide i giorni in cui aveva amato e sofferto, ringraziato il cielo e bestemmiato. sì, anche bestemmiato, perchè l'uomo non è un angelo e le sue ire hanno sempre mestieri d'uno sfogo volgarmente feroce. aveva egli amato mai veramente? 10446_10415_001575 inoltre parlava con un accento così dolce e così penetrante. ad un tempo il serafino non aveva mai osservata prima d'allora una cosa simile, e quella scoperta e il pensiero di averla fatta lo turbarono grandemente, senza che pure egli ne sapesse il come e il perchè. 10446_10415_001576 peso. l'arguzia non fu molto gustata dal padre restituto che, secondo le parole del padre prospero, avrebbe dovuto far le veci di paride. ho capito? diss'egli crollando malinconicamente la testa: siete voi, proprio voi che volete lasciarci, ed ogni pretesto vi accomoda. 10446_10415_001577 mia sorella, diss'egli guardando in aria. ah, esclamò il priore, vostra sorella, e avete avuto il coraggio di lasciarla sola. oh, non c'è bisogno di farle. la guardia ribattè il serafino senza muovere la testa, ma lasciando cadere dall'alto un'occhiata tra curiosa e canzonatoria al padre anacleto. 10446_10415_001578 era andato a sedersi sotto il colonnato del chiostro ed era rimasto assorto in una meditazione profonda. che peccato, esclamò egli ad un tratto, senza por mente che pensava ad alta voce. 10446_10415_001579 un rinnegare la saviezza vigilante del governo che tutto vede, punisce e premia quando occorre ed ha balsami anche per la virtù male ricompensata. questa almeno conchiuse il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia. è la mia opinione. 10446_10415_001580 o più umile. secondo: si guarda, ma certamente diverso da quello che si fa generalmente e a cui c'indirizza la nostra educazione e l'ardore delle nostre passioni. perciò, a non aver pentimenti è necessaria una vocazione sincera e riconosciuta, tale. 10446_10415_001581 a che pensava frattanto il padre anacleto, priore dei conventuali di san bruno? gli balenava alla mente il doloroso pensiero di avere fatti male i suoi conti. 10446_10415_001582 e, come mosè in vista della terra promessa, si accasciò presso un cespuglio in vista della buca che gli pareva ancora troppo lontana, quantunque non ci fosse più a fare che un centinaio di passi. 10446_10415_001583 ma la più parte degli alberi era stata tagliata dai primi compratori del convento. restavano solamente cinque o sei querci dai tronchi bistorti, che avevano avuta la fortuna di non parer buone a nulla e di esser lasciate in piedi sul ciglio natale, donde protendevano i loro rami sfoggiati su d'una piega laterale del colle. 10446_10415_001584 quantunque a voler esser giusti, una qualità non escluda l'altra in modo assoluto. ma può darsi che non giudichiamo senza sapere le cose. un po di tempo per raccapezzarci. intanto, se permette, chiamerò il delegato di pubblica sicurezza. ho da dargli certi ordini. 10446_10415_001585 il pentametro vuole infatti la chiusa. foemina sola fuit, scusate, replicò il padre tranquillo. ne ho citato appena quel tanto che faceva. al caso mio, nelle citazioni avviene sempre così. del resto io non credo che sia una donna, è la mia opinione. 10446_10415_001586 lo zio prospero si era allontanato per qualche faccenda domestica. adele ruzzani e il conte gualandi erano tornati nel salotto, signorina, disse il conte cercando di riattaccare il discorso interrotto. si potrebbe sapere che cosa disse adele ridendo? 10446_10415_001587 di buona voglia. adunque, notò il priore: sembra. disse quell'altro: sembra ed è, signor sottoprefetto. ribattè il padre anacleto, tralasciando di dare del commendatore al suo ospite, come aveva fatto fino a quel punto. 10446_10415_001588 avrete già inteso che quello era un rumore di voci. esso veniva per l'appunto dalla insenatura del poggio, che era protetta dall'ombra delle querci. il padre anacleto si avanzò guardingo. 10446_10415_001589 e si concentrò gloriosamente nel vuoto sonoro delle sue frasi, lasciando che i suoi uditori argomentassero da quel piccolo saggio con quante chiacchiere si governi il mondo. 10446_10415_001590 accanto a quell'ammasso di cenere si scopersero altri cocci ed ossa di animali domestici, ma rotte irregolarmente e qua e là intaccate da solchi poco profondi. 10446_10415_001591 ma non ne fece molti all'aperto, come fu al principio del sentiero dei frassini, che incominciava appunto dove finiva il piazzale. tornò indietro in atto di persona, stanca che abbia fatta una lunga passeggiata. 10446_10415_001592 padrino. padrino, voi siete un gran curiosaccio, disse il priore, cansando di rispondere. ho conosciuto nella mia giovinezza un uomo insigne, grande per l'ingegno e tuttavia bambino per la cara ingenuità de suoi modi. 10446_10415_001593 ma che volete farci? i dotti son fabbricati così e non c'è verso di mutarli. sanno che quel gusto d'asciutto ed acerbo nella superficie delle ossa è indizio d'antichità, e l'accertamento d'un fatto così importante val pure un piccolo sacrifizio. 10446_10415_001594 l'arcangelo in vacanza, crollò leggermente le spalle in atto di stizza, non potuta nascondere per quella che gli pareva una insigne debolezza d'animo, e rispose: tutto d'un fiato, signore, siamo due che vogliamo ascriverci alla regola di san bruno. 10446_10415_001595 capitolo. egli, destramente, girando pel corridoio, era scivolato in chiesa. cercava un luogo donde gli venisse fatto sentire qualcosa di tutti quei misteriosi discorsi, e andava attorno, assai più grazioso in vista, ma non meno avido. 10446_10415_001596 ma lei per tutti i diavoli- e stava per dire dell'altro il nostro sottoprefetto, perchè veramente non ci vedeva più lume, ma una voce argentina lo richiamò in carreggiata: cavaliere, venga qua. diceva la signorina adele. 10446_10415_001597 tutti quei particolari fecero un gran colpo sull'animo degli astanti. la meraviglia era stata così forte che nessuno si era dato pensiero di chiedere chi fosse il compagno del signor gentili in quella domanda d'ammissione. 10446_10415_001598 a cui partecipavano tutti, entrò a dire il padre agapito. del resto, soggiunse egli speditamente per non lasciarsi sopraffare da nessuno. e appunto perchè si era parlato di conversioni, avreste pure potuto aspettare un giorno e un'ora. 10446_10415_001599 il luogo era deserto, peggio ancora, senza luce, quantunque incominciassero a penetrarvi i primi raggi del sole. ma voi capirete benissimo che qui si parla per via di metafora, seguendo il pensiero del padre anacleto che ricordava in quel punto il verso dantesco: io venni in loco d'ogni luce muto. 10446_10415_001600 del resto, rispose il sottoprefetto, non c'è niente di male, non si tratta che d'un capriccio di fanciulla inesperta, e la presenza dello zio chiuderà la bocca ai maligni. ma ora mi dica il resto, perchè m'immagino- appena trovato il bandolo, ella sarà andato sino in fondo. 10446_10415_001601 lui più equanime, più freddo e più tranquillo di tutti. e frattanto notava un fatto curioso: i suoi vecchi amici, padre anselmo e padre bonaventura, suoi partigiani dichiarati in capitolo e difensori del serafino, incominciavano a girargli nel manico. 10446_10415_001602 cioè no, non li vedo per ora, poichè siete seduto, ma per venire fin qua e per tornare al convento avrete fatto un bel po di ginnastica. vi raccomanderei inoltre l'uso dei subacidi, non già dell'aceto, che potrebbe esser cagione di. 10446_10415_001603 a farla breve, sono il priore di nove e saranno presto quattordici. tutta gente posata che vive in una quiete esemplare. ma ella sa come si ottenga lo stato di quiete negli animi, materia assai più delicata e gelosa che non siano le bilance dell'oro, e come un nulla possa turbare quel felice equilibrio. 10446_10415_001604 lasciano stare ne suoi panni, al più, al più glieli fanno stringere addosso qualche volta dall'agente delle tasse. il sottoprefetto sorrise di mala voglia e le parole e il tono con cui erano profferite lo seccavano ad un modo. e qualche volta replicò egli: si fanno lecita una piccola osservazione. 10446_10415_001605 lassù si allargava la prospettiva e in mezzo a due contrafforti del monte si spiegava in lontananza una valle nel cui fondo, ove il cielo si confondeva col piano, appariva qualche cosa di bianco, che doveva essere la piccola città di castelnuovo, bedonia. 10446_10415_001606 celebrava i divini uffizi, ministrava il verbo governativo ai fedeli. più in là, accanto ad una mensola enorme su cui torreggiava uno specchio antico, dalla cornice intagliata e dorata, si raccoglieva un crocchio più allegro, sebbene le teste grigie vi. 10446_10415_001607 no, non ci riescono. diss'egli l'esperienza in causa propria. vien presto e tizio e caio per dissimulare che facciano. si tradiscono sempre in qualche nonnulla sempronio, quando c'è s'indovina. almeno tale è la mia opinione. 10446_10415_001608 lui, come se avessi fatto il discorso e un conseguente buco nell'acqua. anzi, preparo la lettera fin d'oggi per non avere altre noie domani. signor cavaliere, degnissimo, a lei, preme il negozio, ci pensi lei. questo le diranno domani i miei pregiati caratteri. 10446_10415_001609 ha condotto il suo pupillo tra noi. rispose con voce sepolcrale il priore: ah, il padrino adelindo. esclamarono tutti che non è un padrino. ripigliò il padre anacleto. il pupillo, signori miei, è una pupilla. 10446_10415_001610 dal medaglione della vlta: san bruno benedice ogni cosa. iv. 10446_10415_001611 non già col farla insuperbire. intendiamoci: la ricchezza non fa girar la testa che agli sciocchi. la gente che ragiona non desidera la ricchezza per altro, fuorchè per procacciarsi tutte le possibili soddisfazioni intellettuali e morali. 10446_10415_001612 le amiche trovarono che i suoi nervi erano più aristocratici del solito e il ricevimento della sottoprefettura risentì di quella diversità d'umori. se non fosse stato il ricevitore del registro, che era sempre uguale a sè stesso, sarebbe parso un mortorio. 10446_10415_001613 il signor prospero entrava appunto allora in castello. giunto nell'anticamera del sottoprefetto, si fece annunziare e potè sentire il grido di gioia che suonò nel santuario dell'autorità politica di castelnuovo, appena l'usciere ebbe proferito il suo nome. 10446_10415_001614 il serafino chinò la testa e si ritrasse per lasciar passare il compagno. nello sguardo a lui rivolto dal priore, egli aveva creduto di scorgere un'aria di mezzo rimprovero e fu quasi pentito del suo movimento involontario. 10446_10415_001615 gli occhi grigi e mobilissimi. una gran smania di parere. un hidalgo spagnuolo col solo guadagno di poter essere paragonato a don chisciotte della mancia. le sue grandi imprese si restringevano a qualche articolo su pei giornali, buttato giù a tempo avanzato. 10446_10415_001616 che cosa dice, gridò, il duca di francavilla, vede forse qualche difficoltà nella conclusione del negozio? no, rispose il sottoprefetto. cioè possiamo dire sì e no, no e sì. com'ella sa, queste cose vanno trattate con somma delicatezza, anzi a dirittura coi guanti. 10446_10415_001617 il sogno più lieto della mia vita s'è dileguato, come tutti i sogni pur troppo, e di ciò non mi dorrebbe molto se non andasse anche in dileguo la cara speranza che io avevo concepita di aiutare, secondo le mie umili forze, un alto disegno della eccellenza vostra. 10446_10415_001618 così è: l'uomo pensa il male per abitudine, lo cerca per desiderio. c'è della gente che va a caccia di scorpioni per farne quell'olio balsamico che sapete, e c'è della gente che va frucando qua e là in busca di cattive interpretazioni che debbono far onore alla sua perspicacia. 10446_10415_001619 alle querci dond'era per l'appunto ritornato al convento con quell'aria di cattivo umore che ho già avuto l'onore di accennarvi. lassù, presso il romitorio, dov'erano andati a consumare la mattinata per cansare la vista del sottoprefetto di castelnuovo, il serafino biondo non aveva fatto quasi altro che discorrere del padre anacleto. 10446_10415_001620 spediente m'è parso arrischiato. osservò il padre restituto. si potrebbe anche ritorcere contro di noi. ho bruciate le navi, disse il padre agapito, stendendo le palme e allungando il collo in atto di rassegnazione. 10446_10415_001621 siete il più prezioso tra gli amici. soggiunse il padre costanzo, un vero fratello per tutti noi. ribadì il padre ilarione, il più simpatico tra gli uomini. rincalzò il padre agapito. 10446_10415_001622 dimenticate per un momento la patria. soggiunse il priore con una sottile galanteria che fece sorridere il serafino, nell'atto che chinava gli occhi d'un punto. come va che voi siete qui a san bruno? la vostra sorella così buona vi ha lasciato partire da casa. 10446_10415_001623 un bel ramarro verde si soleggiava sul colmo d'uno scoglio e lo guardava con due occhietti lucidi come rubini. sapete che il ramarro è l'amico dell'uomo. io, forse, un giorno, vi racconterò la storia della mia amicizia con due ramarri, amicizia che costò loro la vita, ma per non allontanarmi dal ramarro del padre anacleto. 10446_10415_001624 ha ragione. ripeto, ed io le sono gratissimo non mi domandi di far tutto oggi stesso debbo studiare il modo e l'opportunità, ma infine, stia certo, rimanderemo a casa la signorina, come ha detto ruzzani. 10446_10415_001625 ricordando ciò che gli aveva detto in parlatorio, il priore si era arrisicato a toccare il tasto del giornale scientifico e di là era subito nata tutta quella gran ressa che v'ho accennata più sopra, perchè i miei monaci sapevano pure che la loro rassegna non l'avrebbe letta nessuno, poichè essi non l'avrebbero mandata a nessuno di fuori via. 10446_10415_001626 scusate interruppi, ma l'acqua stagnante è limacciosa, solo la corrente è limpida. volete dire che il mio paragone non corre? ripigliò il priore sorridendo, sia pure rivoltatelo. 10446_10415_001627 il padre tranquillo, vedendosi così abbandonato dal priore a cui credeva di essere andato in aiuto. non rispose più altro, ma entrò a parlare per lui, il padre natale. 10446_10415_001628 il padre anacleto non disprezzava l'umanità, soltanto amava lasciarla tranquilla. non la molestava co suoi cerotti filosofici e gradiva in ricambio di non esserne molestato. 10446_10415_001629 i quali, germogliati all'ombra delle patrie leggi e fiorenti al sole della libertà. ma qui m'accorgo di metter mano ad una retorica sulla quale il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, potrebbe vantare il diritto della priorità. 10446_10415_001630 che cosa volessero da voi tutti quei frati sfratati. come non lo indovinate, io no. se voi non mi aiutate, aiutiamolo dunque. venivano l'un dopo l'altro a chiedere: ma no, questo non debbo dirvelo io. 10446_10415_001631 forse in un trattato di geografia? notò giudiziosamente. il sottoprefetto può darsi, ma che diamine gli salta in testa alle maestre d'insegnare la geografia alle ragazze. a che cosa può servire la geografia? il sottoprefetto lo fermò con un gesto. 10446_10415_001632 eh, scusate, ripigliò il padre, restituto vecchio oramai lo è, tanto che non lo sarà mai stato più di così. e noi lo abbiamo in casa, o signori, e sotto tonaca, di frate il suo nome. volete saperlo, il suo nome? 10446_10415_001633 forse perchè non gli era accaduto di osservare tanto contrasto? diavolo, ripetevo una frase già detta poc'anzi. scusate lettori, mi fermo in tempo e non vi dico più altro. 10446_10415_001634 tra questi giuochi d'altalena e osservazioni e malinconie psicologiche, capitò al priore la visita del sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, e accompagnata da circostanze eroicomiche che io vi racconterò senza farmi pregare. 10446_10415_001635 in questa faccenda a prima vista di così poco rilievo, c'è più importanza che ella, già tanto perspicace, non veda perseveri. stringa le fila e mi mandi buone notizie. io farò altrettanto con lei. 10446_10415_001636 vi siete già accorti, o lettori, che io cedo un pochettino all'influsso dell'ambiente. sto coi frati e zappo l'orto x. 10446_10415_001637 per studi e per altro mormorò il cherubino che la sapeva lunga, anche senza aver ombra di baffi, non saprei. ripigliò il padre anacleto che era prudente e non andava a cercare il pel nell'uovo. è venuto a trovarci una settimana fa e non ci ha parlato d'altro che delle sue ricerche scientifiche. 10446_10415_001638 e più si compiacque d'averlo rigirato con quell'arte allorquando vide che il padre anacleto ne era stato tocco sul vivo. non abbia paura, signor sottoprefetto, non abbia paura, gridò il priore con impeto. qui nessuno pensa ad ammogliarsi. 10446_10415_001639 il signor gentili. poveretto, esclamò la contessa beatrice levando il viso a mezz'aria. poveretto perchè domandò il ricevitore. il sottoprefetto non domandò nulla, ma tese gli occhi e aperse la bocca. anche lui andava incontro alle parole della contessa gamberini come la biscia all'incanto. 10446_10415_001640 il padre anacleto rimase un istante perplesso, ma gli occhi scrutatori del monachino gli erano addosso. perciò fatta una pronta risoluzione. rispose parecchie volte: mettete anche cinque. 10446_10415_001641 il priore sorrise di quel terzetto all'unissono: continuate, diss'egli: ho quasi finito, ripigliò il padre restituto. non vogliamo donne. e frattanto ne abbiamo una in convento e, quel che è peggio, non in forma di visitatrice che potrebbe ancora tollerarsi per un giorno, ma in forma di. 10446_10415_001642 ma la bontà della cucina era troppo poco messa a riscontro con la mancanza d'ogni svago. il padre prospero era un uomo amante del quieto vivere, non già della solitudine fatta solamente per le anime che sanno bastare a sè medesime. 10446_10415_001643 ottima signora, per altro, ed anche piacevole in conversazione, purchè non entrasse a parlare dei torti fatti a suo marito. disgraziatamente ciò le accadeva dieci volte al giorno, ma d'altra parte siamo giusti, la signora sottoprefettessa aveva ragioni da vendere. 10446_10415_001644 intanto adele fra le ombrose piante. ma no, parliamo anzi tutto del padre anacleto. voi lo avete visto assai brutto nella sua conversazione col sottoprefetto di castelnuovo bedonia, e non solamente perchè lo annoiasse quella visita del rappresentante del governo. 10446_10415_001645 signor priore, lasciate che una donna, una fanciulla, si attenti di darvi una lezione. direte poi se ho torto ed io m'inchinerò al vostro giudizio, voi ammaestrato dall'esperienza. 10446_10415_001646 ci avrei un gusto matto, quei gamberini così superbi della loro contea che guardano il paese con tanto disprezzo dall'alto di una bicocca piena zeppa d'ipoteche. parli piano, per carità. 10446_10415_001647 restare? poi, come si sarebbe potuto dirgli di restare dopo le rivelazioni del sottoprefetto di castelnuovo e la notizia che ne avevano avuta tutti i conventuali di san bruno? 10446_10415_001648 morto. confessi, signor prospero, mio arcicarissimo, che una coppia così bella non si potrebbe immaginare, anche se non si trattasse di secondare un alto concetto politico di sua eccellenza. 10446_10415_001649 perchè si fossero raccolti in quella solitudine- mi pare di averlo già detto- ma perchè avevano adottata quella foggia di vestire. non potevano vivere in comunità ed anche, con una certa regola fratesca, senza l'impaccio della tonaca. lettori miei, il vecchio entra per una gran parte nella composizione del nuovo. 10446_10415_001650 signora mia. glie l'avrei chiesto volentieri, ma ho avuto paura di passare per un curioso lassù. non amano i curiosi e ho dovuto tenermi la voglia in petto. e gli altri frati? come sono belli e brutti, giovani e maturi, ce n'è per tutti i gusti. 10446_10415_001651 ma non potendo dubitare del fatto così audacemente asserito dal suo superiore e corroborato da una lettera, di quella fatta arrisicò un giudizio severo sulla gravità dei ministri in genere e di quello dell'interno in particolare. 10446_10415_001652 la servo subito. ripigliò il sottoprefetto che era giunto dove voleva. ella non tiene neanche un elenco quotidiano di chi giunge e di chi parte dal circondario. ella non me lo ha mai domandato. si domandano queste cose, sono i principii, i rudimenti del mestiere. mestiere, osservò il signor. 10446_10415_001653 tutto il resto è apparenza, oro, falso princisbecco. scusi, sa, signor cavaliere, parlo come uno che non lo è, ma le giuro che, se lo fossi, parlerei sempre egualmente. 10446_10415_001654 lo abbiamo messo alla porta, lo abbiamo relegato nel parlatorio, là presso al ponte, perchè se la dica coi forestieri, lasciando in pace noi altri. il padre anacleto non era stato mai così sciolto di lingua, nè così fiero e sarcastico. 10446_10415_001655 il priore fece un inchino e additò un seggiolone al suo ospite, ma il sottoprefetto fece le viste di non essersi accorto di quell'invito. sono in volta per visitare tutti i comunelli del circondario, proseguì egli: è la nostra via crucis, perciò spero non vorrà trovar nulla a ridire sull'accompagnamento di due carabinieri. 10446_10415_001656 ma il monachino fu pronto alla parata e ribattè il colpo del padre anacleto prima che questi potesse avvedersi d'esser giunto alla misura. badate, signor priore, disse il monachino. io non ammetto nulla di ciò che pretendono gli altri e voi farete ottima cosa, sopra tutto cavalleresca, a tenere da me. 10446_10415_001657 come avrete capito, era un buon diavolo, incapace di quelle brutte cose che con tanta grandezza d'animo voleva appiopparsi. e, aggiungerò, incapace di far male ad una mosca se non avesse avuto il vizio di tormentare ad ogni momento la sua. 10446_10415_001658 è vero, mi rispose. ad una certa età, l'uomo incomincia a sentire questi filantropici stimoli d'esser consigliere comunale, deputato, amministratore d'opere pie, membro d'un consiglio agrario, capitano della guardia nazionale. 10446_10415_001659 lo dominava, con tutta la sua autorità quadragenaria, la signora morselli, donna stimabilissima che aveva un solo difetto, quello di credersi un soprano sfogato. 10446_10415_001660 sono il solo tra i capi di circondario in italia che possa vantarsi di possedere una simile novità. san bruno, ha adunque ottenuto grazia presso di lei? domandò il padre anacleto. 10446_10415_001661 e frattanto nessuno si presentava, lo lasciavano solo co suoi dubbi, senza offrirgli l'occasione d'un piccolo sfogo. il signor cavaliere si rammentò allora di aver detto che non voleva vedere nessuno. 10446_10415_001662 non così i fantastici dei quali vi ho detto. essi dubitano sempre e di tutto. forse vedono meglio degli altri perchè andiamo in fondo? qual è la creatura di cui sia certo l'affetto, anche quando ve lo ha dimostrato? non siamo noi esseri mutabili, secondo le varie impressioni. 10446_10415_001663 sant'antonio romito, volontario nella tebaide, raccolto da mane a sera nelle sue sante meditazioni, vedeva ad ogni tratto il demonio che assumeva tutte le forme de suoi desiderii soffocati e delle sue ambizioni represse. 10446_10415_001664 del resto, lo zio e tutore della signorina è felicissimo di aiutare a questa unione ed io confido che vostra eccellenza vorrà premiare lo zelo di questo egregio cittadino, il quale è entrato con tanta facilità nelle idee del primo ministro. lo dico senza adulazione e con la mia usata schiettezza che abbia mai avuto l'italia. 10446_10415_001665 ogni uomo ha due vocazioni nella sua gioventù: la prima che è vera o falsa, senza che a tutta prima si possa discernere donde vengono i tardi pentimenti, le smanie e le lunghe agonie del chiostro. 10446_10415_001666 il convento di san bruno nel corso di una settimana aveva mutato a dirittura d'aspetto. prima, e sia detto senza ombra di mal animo, ci si dormiva molto. allora ci si vegliava, ci si viveva, ci si lavorava a gran furia. 10446_10415_001667 in pari tempo, promise a sè stesso che essi non avrebbero fatto nulla senza il suo beneplacito. perciò, a mala pena. i conventuali di san bruno incominciarono a recarsi in capitolo. 10446_10415_001668 l'illustre uomo di stato a cui ho l'onore di scrivere, mi conosce, sa il poco che valgo e mi renderà piena giustizia. sono stato assai più fortunato in un'altra faccenda, che non era tra le meno gravi di questo circondario e che poteva riuscire di gran nocumento alla società civile. 10446_10415_001669 bene, ripigliò il padre prospero. eccomi dunque a prendere la mia parte. scusate, replicò quell'altro, si tratta di gravi faccende e voi siete ancora novizio. 10446_10415_001670 non vedete cincinnato che coltiva i suoi campi e prima e dopo i ripetuti onori del consolato, della dittatura e dello interregno scipione africano, è inescusabile, davvero, perchè va troppo tardi a digerire, nella quiete di literno, gli amari bocconi che gli hanno fatto inghiottire i suoi concittadini. 10446_10415_001671 non era ciò che s'aspettava il serafino biondo. pure gli bisognò contentarsene. ma dunque è assai grave ciò che vi ha raccontato il sottoprefetto chiese egli tanto per dir qualche cosa. 10446_10415_001672 opinione. indovinarlo quando c'è, non dico di no, ribattè il padre anacleto. ma badate, padrino adelindo, è assai difficile trovarlo. sono con voi. mia sorella, difatti, non lo ha trovato. inchini, genuflessioni, occhiate, sospiri, spasimi n'ha avuti. 10446_10415_001673 il segretario venne per la firma e fu mandato al diavolo. entrò la sottoprefettessa e fu mandata col segretario. insomma, il nostro uomo schiattava dalla rabbia e finì col chiudersi nel suo ufficio dichiarando che per tutto quel giorno non voleva vedere nessuno. 10446_10415_001674 proprio in quel punto appariva dall'androne il serafino biondo, seguito dal padre prospero e dal padre agapito. quest'ultimo aveva una cera non troppo contenta. forse gli dispiaceva che la passeggiata fosse finita, forse aveva avuto qualche piccola contrarietà. 10446_10415_001675 non distilliamo acqua di melissa, non fabbrichiamo cerotti. no, nessun rimedio, nè per le anime travagliate, nè pei corpi infermi. attendiamo invece a medicare noi medesimi, nel silenzio e nella pace d'un chiostro, e ci pare che si faccia già molto. 10446_10415_001676 adesso abbiamo l'uomo libero da capo e tutte le teoriche a bollire nella medesima pentola: sciogliere, legare, accentrare, decentrare, libero arbitrio e impulso, fatale probabilità e necessità, leggi scaturite dal fatto, fatti rampollati dalla legge. 10446_10415_001677 ella e suo zio mi aiutino a mettere in pace la mia coscienza, accettino di entrare come ospiti per ora, e questa ospitalità la chiamino pure un noviziato. 10446_10415_001678 ora, se ciò basta a mantenere la sua illusione, vorremo noi lesinargli le staffe. i. 10446_10415_001679 la varietà dei discorsi aveva tirata intorno al canapè di damasco rosso la maggior parte degli ospiti, perfino le ragazze che di solito si raccoglievano accanto al pianoforte. dalle mode per natural transazione. 10446_10415_001680 tutto ciò metteva un pizzico di sale nella vita, per il passato così insipida, di castelnuovo. bedonia, gli conferiva un'aria di capitale e, sarei per dire, di piccola parigi. c'era un guaio nei mercoledì della sottoprefettura, tanto è vero che non c'è niente di perfetto in questo basso mondo. 10446_10415_001681 signor priore, diss'egli poscia con quel suo misto di timidezza e di confidenza che gli tornava così bene al viso. siete forse venuto a san bruno per ira contra gli uomini? io veramente credevo che fosse per un altro genere di malinconia. 10446_10415_001682 ma in ogni fascicolo vi passa sott'occhio un mondo di cose: algebra indiana, demonologia babilonese, medicina araba, poesia assira, apologo persiano, e via discorrendo. 10446_10415_001683 del resto io mi fo un vanto della mia schiettezza, sebbene in altri tempi- la dio mercè, passati per sempre, questa virtù mi sia stata causa di molte delusioni. 10446_10415_001684 ma di grazia, signor prospero, si potrebbe sapere che cosa si sia fitta in capo la sua bella nepote vuol vivere in un chiostro. lo cerchi di monache, almeno. e questi sciocchi di frati non si sono accorti di nulla. 10446_10415_001685 il povero padre anacleto sentiva una gran voglia di mandarli a quel paese. xix. 10446_10415_001686 in questa solitudine, il cui primo disegno è titolo di merito insigne pel nostro venerato priore, in questa solitudine si stava benissimo. ci si potrebbe stare ugualmente in futuro, ma a patto di rimanere come eravamo in principio. 10446_10415_001687 ma già voi l'avete capito, o lettori. il padre anacleto aveva perdute le staffe e intanto che snocciolava le sue massime dentro di sè, il padre anacleto pensava a tutt'altro, per esempio al padre agapito che era andato fuori col padre prospero e col padrino adelindo. 10446_10415_001688 alle cinque del pomeriggio la campana del convento suonò l'appello al refettorio tosto. sbucarono i frati dalle loro celle con una prontezza e con una simultaneità che facevano credere aver essi aspettato quel momento con la mano sul saliscendi. 10446_10415_001689 signori, vi prego, per qualche ora almeno, sono ancora il vostro superiore. usatemi la cortesia di tenervi neutrali e lasciate a me la cura di sciogliere le questioni che mi risguardano. 10446_10415_001690 signor commendatore, diceva il padre anacleto. a che cosa posso attribuir l'onore di una sua visita? al desiderio, al piacere di conoscerla- non si meravigli, la prego- rispose con grande volubilità di parole il sottoprefetto di castelnuovo. 10446_10415_001691 il priore avrebbe doppiamente torto a mandarlo via senza consultare i suoi compagni. aggiunse il padre restituto. siamo tutti eguali qua dentro e il suo priorato non è che una carica. 10446_10415_001692 ma ad ogni modo aveva amato e si era trovato nel caso di soffrire così profondamente, come se quell'amore fosse il più grande, il più solenne di tutta la sua vita. 10446_10415_001693 e a mezza scala si riusciva, da una parte sul cornicione della chiesa, dall'altra in certe stamberghe, le quali servivano probabilmente di seccatoio agli antichi frati di san bruno ed erano proprio sopra alla sagrestia, al capitolo e alle celle del primo piano. 10446_10415_001694 appartenesse quel gentile padrino biondo con que labbruzzi vermigli, quelle guance rosse e quegli occhietti ladri. in verità, io vi dico, se non fosse stato per quegli occhi, il padrino sarebbe stato preso per una monachina. 10446_10415_001695 via, signori, parliamo sul serio, se si può. ci eravamo prestati cortesemente ad un capriccetto di donna, ecco tutto. non si fonda impunemente un ordine come il nostro, senza destare la curiosità della gente, senza far nascere le voglie più strane. 10446_10415_001696 arrivato a questo punto della mia narrazione, mi par di sentire il lettore che esclama un nuovo ordine monastico nel secolo decimonono e, quel che è peggio, senza l'accompagnamento dello scopo religioso, nel solo intento di appartarsi dal mondo. eh via, lettore umanissimo, e perchè no? 10446_10415_001697 non vi riferisco il rimanente di quella malinconica conversazione, poichè la mia storia non ne ha punto bisogno. del resto, la mia storia è finita. qualche settimana dopo si celebrarono le nozze gualandi ruzzani e gli sposi, felici che dio vel dica, si disponevano ad un lungo viaggio. 10446_10415_001698 charitas, ripigliò il padre anacleto. io spero, adunque, che voi, miei cari fratelli in solitudine, non disapproverete questa novità, badando alle intenzioni che l'hanno dettata. il padrino guardò in viso i suoi giudici e comprese che nessuno avrebbe detto di no. 10446_10415_001699 i soliti quattro salti non erano ancora incominciati, sebbene il maestro di musica avesse già tentate le dame e i cavalieri con gli accordi d'un valzer e i ballerini più feroci della sottoprefettura fossero tutti presenti. 10446_10415_001700 vedo l'aria di trionfo con cui mi fate la vostra domanda. notò il serafino. già io, così giovane come sono, non posso, non debbo aver dispiaceri, perciò non mi riescirà di rispondere, balbetterò, mi confonderò e voi, nella vostra autorità priorale, compatirete il mio stato. 10446_10415_001701 a torino e in altri siti, ah, in altri siti sicuro, di qua e di là, come l'ebreo errante. noi si esce poco da castelnuovo. 10446_10415_001702 in città mancavano a dirittura le tracce dei colpevoli. la loro carrozza li aveva trasportati alla stazione della strada ferrata e laggiù facevano coincidenza, due volte al giorno i treni diretti, per modo che non si poteva argomentare dall'ora se fossero andati a levante o a ponente. 10446_10415_001703 par d'essere in una casa dove ci sia un bambino, che tutti diventano bambini come lui e più di lui, se occorre, e il priore, il priore è l'unico che non abbia persa la testa, almeno è il più grave di tutti. dica il più pericoloso, signor prospero, perchè lo conosce forse. 10446_10415_001704 non mi oppongo al disegno. tanto vedete, signori miei, qui c'è entrato il demonio. la pace se n'è andata e niente varrà a ricondurla tra noi. inoltre, senza quella donna che è partita stamane, non c'è più vita, non c'è più luce a san bruno. 10446_10415_001705 nove per ora, ma se ne aspettano cinque. graziosi quei novizi. esclamò il sottoprefetto. avanti coi nemici delle donne. ripigliò la signora morselli. e lei, cavaliere, non li obbliga a smettere. 10446_10415_001706 appunto nella politica, diceva egli, toccano all'uomo le delusioni peggiori. che cos'è la politica e, in genere, la passione dell'uomo per la cosa pubblica? per gli uni è soddisfazione di vanità personale o giuoco d'interesse, per gli altri uno sfogo d'amor patrio, sentimento nobilissimo tra tutti. 10446_10415_001707 ma la parola si usa impropriamente a significare un eccesso di pinguedine, il che si esprimerebbe meglio con la parola polipionìa, ugualmente greca pion, volendo per l'appunto dir: 10446_10415_001708 bravo. e che cosa facciamo noi, se non un'opera d'egoismo, egoismo intelligente, egoismo ragionevole, che non giunge fino al punto di godere della morte degli altri, ma che si ferma alla consolazione di ritrar noi dalla mischia donde non si ha potere nè speranza di ritrarre anche gli altri. 10446_10415_001709 i banchettanti ci avevano di sicuro lavorato attorno coi denti. l'attenzione degli esploratori andava a mano a mano crescendo, ma essa arrivò al colmo quando, a forse un metro e mezzo di profondità, le vanghe diedero un suono metallico, scoprendo la grigia e scabra superficie di una falda di sasso. 10446_10415_001710 già interruppe la signorina adele. proprio così, il conte gualandi stava per replicare qualche cosa, ma ne fu impedito dall'arrivo del signor prospero. vi lascio immaginare la festa ch'egli fece al priore spriorato di san bruno, quantunque, a dir vero, gli tornasse piacevole lì per lì, come il fumo negli occhi. 10446_10415_001711 sono venuto qua per due cose. anzitutto per vedere di persuadere lei e i suoi colleghi dell'errore in cui vivono. scusi, sa, ma non è bella questa loro rinunzia al civile consorzio, con tutti i danni che la società ne risente. se non vogliono riconoscere i diritti della società, pensino, pensino a quelli dell'italia. 10446_10415_001712 benissimo, rispose l'arcangelo, in vacanza e parve- mi scusi l'ombra dell'ariosto se guasto un verso all'orlando. e parve gabriel che dicesse: ave. 10446_10415_001713 a proposito e dove abbiamo lasciato il nostro ottimo sottoprefetto? un uomo simile non va trascurato. egli è il primo in castelnuovo, bedonia. non lo dimentichiamo. 10446_10415_001714 contadinello che veniva dietro a me con un carico sulle spalle mi disse: badate, se volete prenderla, io posso insegnarvi il suo covo, che è là, e mi additava una balza sormontata da cinque o sei pini bistorti, a forse cinquecento metri dal punto. ov'era la volpe? 10446_10415_001715 adelina duchessa. in verità, nessuna donna porterà la corona meglio di lei. signori, la eccellentissima duchessa di francavilla, nepote del commendatore gentili, 10446_10415_001716 guardate che talentone, come vedeva. giusto prima ancora di osservare il baccello, ha gridato: c'è il tonchio. il padre anacleto non era fatto così, anzi, per dirvela in tutta confidenza, era sempre stato un buon ragazzo. 10446_10415_001717 soggiunse egli, volgendo intorno una rapida occhiata, come se volesse sparpagliare il complimento tra tutte le sue ascoltatrici. ma intendevo parlare d'una meraviglia medievale, di una stranezza, d'un anacronismo, infine, per chiamar le cose col loro nome, del convento dei matti. 10446_10415_001718 dovrebbe considerare, signor cavaliere, che non era più tempo di oppormi, di far trionfare la mia volontà. si figuri: ero scapolo e mi son conservato tale perchè volevo troppo bene alla figliuola di mia sorella. 10446_10415_001719 l'ombra minacciosa evocata dal duca di francavilla si rizzò davanti agli occhi del povero cavaliere e la sua nomina a prefetto, la commenda, la dignità senatoria, quella triplice forma delle sue future grandezze, gli fuggiva veloce dallo sguardo. illa levem fugiens. 10446_10415_001720 la società vuol questo, la società vuole quest'altro. qui non si può stare perchè l'interesse sociale non lo permette. di qui non si può escire perchè l'interesse sociale non lo consente. se studio l'arabo, la società vuol far di me un professore. non mi serve a nulla il dire che l'ho studiato per mio gusto. debbo essere professore. 10446_10415_001721 era uno studio ben noto a lui perchè incominciato due settimane prima nel convento di san bruno e rappresentava l'interno del chiostro al fruscìo della veste sul pavimento, il conte gualandi si voltò e la signorina adele riconobbe il bel priore di san bruno. 10446_10415_001722 sì, perbacco, quantunque mi sembri d'averlo già indovinato. il vostro segreto, ho una gran voglia di vedere come farete a spifferarmelo in tre v'ingannate. se credete che ciò sia difficile, è un segreto che ve lo potremmo dire anche in sedici quanti siamo a san bruno. 10446_10415_001723 audacia infinita nell'attribuire alla natura gli errori dell'arte nostra e all'arte nostra i benefizi della natura. eccovi, padre prospero la medicina, da ippocrate fino a. 10446_10415_001724 ah sì, e qual è di grazia questo undicesimo? eccolo qua. non so se lo esprimo bene, ma voi mi correggerete mettendolo in bella forma e lo farete incidere nelle tavole della legge. 10446_10415_001725 tutto, il padre prospero, sdraiato sul tappeto, in verità non troppo soffice e non troppo verdeggiante, del prato, con la testa posata contro la sporgenza d'un sasso e col suo fazzoletto sugli occhi per ripararsi dai raggi del sole che sforacchiavano in alto la frappa. 10446_10415_001726 al padre anacleto mancò il tempo di richiamare le memorie del luogo perchè il padre anselmo e il padre bonaventura gli furono quasi subito ai fianchi. orbene, chiese egli appena li vide apparire. si è combinato? risposero: ora arma e luogo. 10446_10415_001727 che voleva dir? ciò voleva dire che la visita non gli giungeva inaspettata, che anzi gli era stata annunziata in una certa lettera ricevuta il giorno prima. 10446_10415_001728 oh, l'avverto che non correggerà le mie. gridò la contessa gamberini. so poco io, ma quel poco io l'ho per sicuro da fonte per ordinario assai bene informata. notò ridendo il signor ricevitore del registro. 10446_10415_001729 ma era pronta alla riscossa la contessina berta che si fece innanzi col suo giovanile candore e dimandò: c'era anche adele? anche adele, rispose la contessa madre alla contessina figlia. 10446_10415_001730 a quella confidenza inattesa ed anche oscura parecchio del sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, il signor prospero, spalancò gli occhi e la bocca ad un tempo, come diss'egli, dopo esser rimasto un istante in quell'atteggiamento di stupore. tutto questo nel matrimonio della mia nepote. 10446_10415_001731 i nuovi conventuali, nell'atto di sciogliersi, hanno deliberato di regalare il convento alle opere pie di castelnuovo e appunto un'ora fa parecchi di loro, venuti per ossequiare in me il rappresentante del governo, me ne hanno recato il gratissimo annunzio. 10446_10415_001732 la prima società era nata quasi ad un tempo, con l'idea tra pochi amici che usavano da gran pezza ricambiarsi i loro pensieri. ma presto la voce era corsa ed altri compagni si erano offerti. il concetto era buono. la regola nuova, a cui il caso aveva dato il nome di san bruno, attecchiva. 10446_10415_001733 come dio volle, si levarono tutti da tavola e il padrino, uscito dei primi dal refettorio, andò a chiudersi nella sua cella. voleva egli cansare i soliti accompagnatori, o più specialmente lo zio? 10446_10415_001734 spigolo. puerilità, direte, ma di queste puerilità s'intesse la vita. se ci pensate un tantino, se interrogate i vostri ricordi, son certo che ammetterete anche questo. 10446_10415_001735 anche lui aveva borbottato, il signor prospero, udendo in anticamera che era giunto il conte gualandi, che il convento dei matti voglia scaricarsi tutto in casa nostra. e noi che eravamo riesciti a svignarcela, e la mia cara nepote che aveva mostrato tanta soddisfazione di venir via. 10446_10415_001736 tanto a sentir. lui era tutta strada per andare verso i pini dove ci aveva il suo covo, la volpe. mi allontanavo invece dalla mia caverna ossifera, ma questa mi avrebbe sempre aspettato. 10446_10415_001737 e adesso che facciamo? domandò il padre atanasio: andate voi, fratello, che siete più vicino all'uscio? gli disse il priore. ditegli che è novizio e che abbia pazienza se lo lasciamo fuori. 10446_10415_001738 avete ragione o signori- replicò il padre restituto- avete ragione se non badate allo spirito e vi attenete soltanto alla lettera? la lettera, nel caso nostro, non c'è, ma c'è lo spirito, il quale si è svelato nelle consuetudini nostre e in quel medesimo principio che ha già raccolto sedici uomini nel convento di san bruno. 10446_10415_001739 io non ho domandato nulla e se ci penso, mi pare che non avrei avuto il diritto di domandar nulla al governo. sa lei, signor cavaliere, qualche volta ci penso e me lo dico da me. 10446_10415_001740 è vero, signor cavaliere, è vero. ma se debbo parlare alla libera, non è il cuore della mia nepote che mi dà pensiero, è la testa non ama nessuno, un po perchè non ha ancora trovato quel tale che dovrebbe andarle a genio, ma molto perchè vuole la sua libertà per fare a modo suo contentare i suoi capriccetti. 10446_10415_001741 per quella propensione naturale che abbiamo tutti a cogliere qualche segreto in aria e che in lui era accresciuta da ragioni particolari, veramente inutili a dirsi. si avanzò, guardingo, come vi ho detto, allungò il collo tra due cespugli e vide: 10446_10415_001742 e questo forse era da attribuirsi in parte alle gravità dell'abito che indossavano, in parte alle burrasche per cui erano passati prima di giungere a quel porto di rifugio. 10446_10415_001743 al cospetto della madonna. in una di quelle tavole che vi ho accennate poc'anzi, gli era venuta la voglia di balzar fuori dal suo nascondiglio, ma il pensiero di capitar là come un guastafeste lo trattenne. era un pensiero pieno di amarezza che egli non conosceva ancora o che forse aveva dimenticato da un pezzo. 10446_10415_001744 qui c'è stato il demonio. non c'è più pace nè felicità dove non c'è più luce. già anch'io lo pensavo da tempo. abbiamo fatti i conti senza la voce di natura. l'undecimo comandamento, esclamò il priore: anche voi, che undecimo, che comandamento. 10446_10415_001745 bella usanza, svecchiata dagli antichi conventuali che amavano tutti di avere il loro orto pensile come un invito ai sorrisi del sole nelle prime ore del giorno. 10446_10415_001746 che sa di possedere e di essere amato. ancora una volta mi domanderete dove andava il priore e qui, se non mi risolvessi a dirvelo io, sareste capaci di dirmelo voi, facendomi perdere il merito dell'annunzio. 10446_10415_001747 la tentazione saputa vincere ha fatto onori ai santi, è stata anzi la ragione del loro innalzamento ai seggi celesti. rammentate, amico restituto. rammentate antonio nella tebaide. il bravo eremita se ne stava nella sua grotta contemplando le invenzioni sempre nuove dello spirito maligno. 10446_10415_001748 quei banchi di calcarea grossolana, o meglio d'un sabbione indurito. erano tutti ripieni di gusci d'ostriche e d'altri bivalvi, come l'arca diluvii, la venus rugosa, la terebratula bipartita, non senza tracce di polipi, di èchini e d'altri resti organici poco determinabili. 10446_10415_001749 no, non vi scomodate, rispose tranquillamente il padre prospero. vorreste fare di me un pomo di discordia? a qual pro tanto per essere offerto a venere, sarei troppo peso. 10446_10415_001750 come fu giunto al crocicchio dei sentieri, dove la sera antecedente gli era occorso quel dialogo importante che vi ho riferito, gli parve opportuno di andarsi a posare su quel sedile di pietra che vi ho pure accennato, ma non al medesimo posto ch'egli aveva la sera antecedente, un pochettino più in là verso lo spigolo. 10446_10415_001751 tizio e caio. nel caso di mia sorella, notò il monachino proseguendo il discorso. rappresentano il tornaconto, l'egoismo, la caccia alla dote, la volgarità mascolina, tanto più ributtante quanto più lavora a nascondersi sotto le apparenze d'un amore profondo. 10446_10415_001752 se non riesce nella prova, l'avverto, signor borgnetti, che lei ritorna negli abruzzi, donde è piovuto. a castelnuovo, bedonia, signor cavaliere, gridò il borgnetti, scuotendo la testa con aria che voleva parer fiera. è una prova di sfiducia che non avrei creduto. 10446_10415_001753 non credo che cosa potrebbero trovare. io lo domando a lei, ma vorranno un po di tempo a pensarci su la gente che possiede i quattrini ci ha sempre qualche dubbio, qualche esitanza. infine, che so io, signor duca, si commenta dante, che ne vale la pena, e ci fanno una discreta figura anche gli asini. 10446_10415_001754 mi perdonano la franchezza. incominciò finalmente il priore dica liberamente, ma badino, soggiunse. voglio essere schietto, anche a risico di parere scortese: non le riuscirà, disse il cherubino, che non aveva ancora ombra di baffi, ma dimostrava già di aver molto giudizio. 10446_10415_001755 benissimo, infatti, che cosa le dicevo dianzi, essendoci io, colla mia nepote, mi pare sì. ma badi, signor prospero. queste ragioni hanno valore con una persona di spirito. non potrebbe farle valere coi signori di castelnuovo? a questi bisognerà sempre poter dire che la cosa non è vera. 10446_10415_001756 altro che gualandi del poggio. un francavilla avrebbe fatto onore ai loro milioni accettandoli. grazie della sua degnazione, disse il signor prospero chinando la testa. ma infine, signor cavaliere, se la mia nepote non ha voluto saperne, che ci posso far io? 10446_10415_001757 il nostro cavalier tiraquelli era rientrato nella sala di ricevimento in compagnia del fido signor prospero gentili, il cui volto aperto e sorridente pareva già lumeggiato dai toni caldi d'un collare della corona d'italia. 10446_10415_001758 alla fin fine, o che s'ha da aver l'occhio a tutte le minuzie di castelnuovo, bedonia. e non aveva ragione il mio vecchio principale a dire che la fortuna è donna. venga la fortuna e terrà luogo d'ingegno. 10446_10415_001759 la mia giustificazione è tutta nel non aver badato più che tanto a certe apparenze ed essermi lasciato cogliere alla franchezza meravigliosa con cui zio e nepote si sono presentati quassù. capisco che è tutto merito della signorina, una bella commediante, glielo assicuro io. se va sul teatro fa furore di certo. 10446_10415_001760 il sottoprefetto di castelnuovo, bedonia, era fuori di sè dalla contentezza. mi permette che io l'abbracci? gridò il padre anacleto. lo lasciò fare. non vedeva l'ora di levarselo dai piedi per gittar via quella maschera che gli pesava sul volto. 10446_10415_001761 di nove, che erano pochi giorni addietro. i frati di san bruno giungevano per tal modo al numero di sedici. ed erano forse già troppi per la quiete operosa a cui mirava il padre anacleto? 10446_10415_001762 in chiesa non c'era anima nata, e ciò si capiva per i frati che erano tutti a capitolo, ma non si capiva per il monachino che a capitolo non c'era. dove diavolo sarà andato? tornò a chiedere il padre prospero. 10446_10415_001763 i miei frati da burla si muovevano tutti in un'orbita di cui adelindo ruzzani era il fuoco, ma che serve più chiamarlo adelindo. diciamo adele ruzzani, poichè ognuno di quei frati aveva indovinata la donna. per altro non diremo adele quando si sarà in molti. 10446_10415_001764 e vi diranno che, appunto, in quei riti è la forza loro, perchè c'è la poesia del loro istituto, che più un amico mio ha giurato fede alle staffe fermate in fondo ai calzoni perchè questi non salgano su. egli dice e sostiene che ciò gli è indispensabile per creder sempre di avere vent'anni. 10446_10415_001765 e cadde in guardia con una grazia che dimostrava l'uso antico e la padronanza dell'arma qui. forse v'immaginerete che il fratello, giocondo non che stringersi il ventre, si dèsse a dirittura per morto. 10446_10415_001766 scena muta e inarcamento di ciglia. il conte gualandi, primo, credette di vedere il cielo che si apriva per rovesciargli addosso un nembo di fiori e di profumi. il signor prospero ricordò il polo artico e l'equatore che gli parvero una cosa da nulla al confronto di quella volata improvvisa. 10446_10415_001767 ed egli, educando fiori in riva al suo lago, esule, volontario e benevolo, non sarebbe morto arrabbiato. così parlò, signore mie, il priore di san bruno, con molta bontà e senza quel tono cattedratico che io, compendiando le sue parole, ho dovuto dare al discorso. 10446_10415_001768 miracolo che non è ancora avvenuto pel latino e pel greco. inoltre, la donna ha questo potere su noi che a tutta prima ci rende più teneri, desiderosi di apparir buoni, cortesi, galanti, spiritosi e via discorrendo. 10446_10415_001769 quanto all'esito dei nostri negoziati, spero di poterle mandare qualche ragguaglio tra breve e di mostrarmi degno dei favori che la eccellenza vostra si è degnata di promettermi. 10446_10415_001770 utile, dulci. infine, un giornale ha da essere o no uno specchio della vita, della nostra? sicuro, osservò il priore, e se la nostra è una vita studiosa, basterà che il nostro sia un giornale di studi. 10446_10415_001771 povero padre anacleto. la sua prudenza e la sua saviezza non lo avevano mica salvato dalle interne burrasche. in quella notte, che era l'ultima del soggiorno di quel monachino biondo al convento, il padre anacleto aveva passato ore d'inferno. 10446_10415_001772 ma all'orecchio del padre anacleto era giunto un altro rumore che non gli consentiva di tener dietro al canto delle cicale e il suo occhio cercava qualcheduno di cui quel rumore indicava la vicinanza. 10446_10415_001773 gli erano rimaste scolpite in mente le parole del fratello giocondo e le andava considerando da tutti i lati per non lasciarli soli. ma era proprio necessario che non andassero soli a passeggiare nel bosco, mentre il bosco era rinchiuso nella cinta del convento e a forse dugento passi da casa? 10446_10415_001774 avete fatto una mascherata graziosissima, osservò il padre restituto. dovreste continuarla per qualche settimana ancora via, mettiamo per qualche giorno, se le settimane vi spiacciono. del resto non eravate voi soli in maschera e noi, che cosa siamo, se non laici in maschera di frati? 10446_10415_001775 e una tendenza a spendere di cui tutte le industrie e tutte le arti si vantaggiano e, per conseguenza, tutte le classi di cittadini. ella mi segue, signor prospero. la seguo, ma veramente non vedo ancora. 10446_10415_001776 dicono che la patria non sia una cosa sensibile e che c'entri molta poesia nella formazione di questo ideale. io so che c'entrano i nostri amori d'infanzia, le nostre lagrime d'adolescenti, i nostri rossori e i nostri sdegni d'uomini fatti. 10446_10415_001777 lo sappiamo, replicò l'arcangelo: si vien qua per vivere fuori del mondo, non curando le sue vanità dolorose. è vero, disse il priore inchinandosi, ma non è tutto il vero. 10446_10415_001778 no, rispondeva lui, ce ne dev'essere un'altra. tu non puoi dire che è una bella giornata senza averci una ragione più intima, e via di questo passo. il mio illustre amico ci aveva la manìa degli interrogatorii, per modo che io lo nominai di mia autorità presidente perpetuo di tutte le commissioni d'inchiesta del felicissimo regno d'italia. 10446_10415_001779 signor prospero, disse il sottoprefetto, interrompendo, non senza un perchè, il duca di francavilla, questa è per noi, anzi tutta per me, replicò il signor prospero, ma io non me ne lagno. continui, signor duca, continui. 10446_10415_001780 i carabinieri mi direte: ma in quel tempo c'era dissidio tra i carabinieri e la pubblica sicurezza, dissidio che credo non sia anche stato composto. i carabinieri, interrogati sulla partenza del signor gentili, avevano risposto: 10446_10415_001781 tener conto di tutte le forze e moltiplicarle associandole. non le pare? sono intieramente della sua opinione. rispose il signor prospero, che non capiva più nulla. ah, meglio, così, ripigliò l'oratore. 10446_10415_001782 l'allegria dei tre ascoltatori era prontamente svanita. andarvene piantarci qui. esclamò il padre restituto. ma è possibile, fratello prospero, che vi prenda una simile malinconia? 10446_10415_001783 credo anch'io a certi doveri, ma d'indole negativa, come il non far male a nessuno. credo ancora che il fare del bene sia una bella e nobile cosa. ma anzi tutto, che cosa sono la nobiltà e la bellezza? 10446_10415_001784 già per piacere al padrino. entrò a dire con accento sarcastico il padre agapito, sorretto da una benevola occhiata del padre: restituto, padrino o no, un giornale ha da essere un giornale. replicò il padre tranquillo. non vogliamo mica fare un'arida rassegna sul gusto degli atti di questa o di quella società scientifica. 10446_10415_001785 per solito non si ammettevano forestieri, ma, perchè ne capitavano di rado, si usava anche la cortesia di lasciar visitare il convento a qualche giramondo riconosciuto per tale. 10446_10415_001786 e ciò per una ragione semplicissima che i lettori non devono ignorare: ognuno degli ospiti di san bruno aveva, come ho detto, indovinato la donna, ma nessuno s'era pigliata la briga di annunziare la sua scoperta al compagno. 9772_10624_000000 da questa si difende con le buone arme e con li buoni amici. e sempre, se arà buone arme, arà buoni amici. e sempre staranno ferme le cose di dentro quando stieno ferme quelle di fuora, se già le non fussino perturbate da una congiura. 9772_10624_000001 tanto a uno principe, è necessario sapere bene usare la bestia e lo uomo. questa parte è suta insegnata a principi copertamente dalli antichi scrittori. 9772_10624_000002 in modo che in pochi mesi nelli animi loro laffezione delle parti si spense e tutta si volse nel duca. dopo questa aspettò la occasione di spegnere li orsini, avendo dispersi quelli di casa colonna, la quale li venne bene e lui la usò meglio. 9772_10624_000003 e però lo uomo respettivo, quando elli è tempo di venire allo impeto, non lo sa fare donde rovina, ché se si mutassi di natura con li tempi e con le cose, non si muterebbe fortuna. 9772_10624_000004 e lanimo suo era assicurarsi di loro, il che già saria presto riuscito se alessandro viveva e questi furono e governi sua quanto alle cose presenti. ma quanto alle future, lui aveva a dubitare. 9772_10624_000005 che ne nasca occisioni o rapine, perché queste sogliono offendere una universalità intera e quelle esecuzioni che vengono dal principe offendono uno particulare. 9772_10624_000006 il che tornava loro non di meno utile, o no? secondo che quel principe si sapeva mantenere reputato con loro da queste cagioni. 9772_10624_000007 se già quelli tali, come è detto, che sí, de repente sono diventati principi, non sono di tanta virtù che quello che la fortuna ha messo loro in grembo e sappino subito prepararsi a conservarlo. 9772_10624_000008 ma avendo preso quelli primi partiti, non doveva mai consentire alla ruina loro. perché sendo, quelli potenti arebbono sempre tenuti li altri discosto dalla impresa di lombardia. sí, perché viniziani non vi arebbono consentito sanza diventarne signori loro. 9772_10624_000009 mantenne ancora le parti orsine e colonnese in quelli termini che le trovò e benché tra loro fussi qualche capo da fare alterazione, tamen dua cose: li ha tenuti fermi. 9772_10624_000010 ma il timore è tenuto da una paura di pena che non abbandona mai. debbe non di manco el principe farsi temere in modo che, se non acquista lo amore, che fugga. lodio, perché può molto bene stare insieme, esser temuto e non odiato. 9772_10624_000011 di che ne nasce la poca estimazione sua. io voglio a questo proposito addurre uno esemplo moderno: pre luca, uomo di massimiliano, presente imperatore. 9772_10624_000012 marco solo visse e morí onoratissimo, perché lui succedé allo imperio iure hereditario e non aveva a riconoscere quello, né da soldati, né da populi. 9772_10624_000013 e se voi considerrete litalia, che è la sedia di queste variazioni e quella che ha dato loro el moto, vedrete essere una campagna: sanza, argini e sanza: alcuno riparo. 9772_10624_000014 ma quando ciascuno può dirti el vero, ti manca la reverenzia. per tanto uno principe prudente debbe tenere uno terzo modo: eleggendo nel suo stato uomini savi e solo a quelli debbe dare libero arbitrio a parlarli. la verità, e di quelle cose sole che lui domanda. 9772_10624_000015 questo nasce che li ordini antichi di essa non erano buoni e non ci è suto alcuno che abbi saputo trovare de nuovi e veruna. cosa fa tanto onore a uno uomo che di nuovo surga, quanto fa le nuove legge e li nuovi ordini trovati da lui. 9772_10624_000016 e da questi dua appetiti diversi nasce nelle città uno de tre effetti: o principato o libertà, o licenzia. 9772_10624_000017 perché se fussi diventato soldato di loro, nemici non avevano remedio e se lo tenevano, aveano ad obedirlo viniziani. se si considerrà e progressi loro, si vedrà quelli avere securamente e gloriosamente operato. 9772_10624_000018 ma sendo lintento mio scrivere cosa utile a chi la intende. mi è parso più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa che alla immaginazione di essa. 9772_10624_000019 le città di alamagna sono liberissime, hanno poco contado et obediscano allo imperatore quando le vogliono e non temono né quello né altro potente che e abbino intorno. 9772_10624_000020 credo che questo avvenga dalle crudeltà male usate o bene usate, bene usate si possono chiamare quelle, se del male è licito dire, bene che si fanno ad uno tratto per necessità dello assicurarsi. 9772_10624_000021 il che, come si vide, non tornò loro poi a proposito, perché sendo rotti a vailà subito una parte di quelle prese ardire e tolsono loro tutto lo stato. 9772_10624_000022 costui fu uomo bellicosissimo et essendo li eserciti, infastiditi della mollizie di alessandro, del quale ho di sopra discorso morto, lui lo elessono allo imperio, il quale non molto tempo possedé perché dua cose lo feciono: odioso e 9772_10624_000023 era adunque necessario si turbassino quelli ordini e disordinare li stati di coloro per potersi insignorire securamente di parte di quelli. il che li fu facile perché trovò viniziani che, mossi da altre cagioni, si eron volti a fare ripassare franzesi in italia. 9772_10624_000024 ma venendo la guerra, monstra simile ordine, la fallacia, sua sanza, dubbio e principi diventano grandi quando superano le difficultà e le opposizioni che sono fatte loro. 9772_10624_000025 qualunque volta. alle universalità delli uomini non si toglie né roba né onore. vivono contenti e solo si ha a combattere con la ambizione di pochi, la quale in molti modi e con facilità si raffrena. 9772_10624_000026 donde si vede molte volte essere loro presentati cavalli, arme, drappi, doro, prete preziose e simili ornamenti degni della grandezza di quelli. 9772_10624_000027 morí, donde pareva ragionevole che tutto quello stato si rebellassi. non di meno, e successori di alessandro se lo mantennono e non ebbono a tenerlo, altra difficultà che quella che infra loro medesimi per ambizione propria nacque. 9772_10624_000028 e però tanto meno el principe debbe dubitare, perché dopo qualche giorno che li animi sono raffreddi, sono di già fatti e danni sono ricevuti e mali e non vi è più remedio. 9772_10624_000029 elli ha teco obligo e vi è contratto lamore. e li uomini non sono mai sí disonesti che con tanto esemplo di ingratitudine ti opprimessino di poi. le vittorie non sono mai sí stiette che il vincitore non abbi ad avere qualche respetto e massime alla giustizia. 9772_10624_000030 dopo questo, lucca e siena cedeva subito parte per invidia de fiorentini, parte per paura. fiorentini non avevano remedio, il che se li fusse riuscito, che gli riusciva, lanno medesimo che alessandro morí. 9772_10624_000031 le quali servono el medesimo ordine che le svizzere, dove li spagnoli, con la agilità del corpo et aiuto de loro brocchieri, erano intrati tra le picche loro sotto e stavano securi ad offenderli, sanza che todeschi vi avessino remedio. 9772_10624_000032 vedrà esserli molto più facile guadagnarsi amici: quelli uomini che dello stato innanzi si contentavono e però erano sua inimici, che quelli che, per non se ne contentare, li diventorono amici e favorironlo a occuparlo. 9772_10624_000033 per tanto el duca, innanzi ad ogni cosa, doveva creare papa uno spagnolo e, non potendo, doveva consentire che fussi roano e non san piero ad vincula. 9772_10624_000034 che il principe pensi come di sopra. in parte è detto di fuggire quelle cose che lo faccino odioso e contennendo, e qualunque volta fuggirà, questo arà adempiuto le parti sua e non troverrà nelle altre infamie periculo alcuno. 9772_10624_000035 consideri ora uno: con quanta poca difficultà posseva il re tenere in italia la sua reputazione se elli avessi osservate le regole. 9772_10624_000036 principati sono o ereditarii de quali el sangue del loro signore ne sia suto lungo tempo. principe o e sono nuovi. 9772_10624_000037 perché era uomo militare sopportantissimo dogni fatica disprezzatore, dogni cibo delicato e dogni altra mollizie, la qual cosa lo faceva amare da tutti li eserciti. 9772_10624_000038 perché, se si considerassi la virtù di agatocle nello intrare e nello uscire de periculi e la grandezza dello animo suo nel sopportare e superare le cose avverse, non si vede perché elli abbia ad essere iudicato inferiore a qualunque eccellentissimo capitano. 9772_10624_000039 ma li stati ordinati come quello di francia. è impossibile possederli con tanta quiete. di qui nacquono le spesse rebellioni di spagna, di francia e di grecia. da romani. 9772_10624_000040 non può per tanto uno signore prudente, né debbe osservare la fede quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. 9772_10624_000041 e, benché ciascuno di essi sia buono, tutti insieme diventeranno migliori quando si vedranno comandare dal loro principe e da quello onorare et intrattenere. 9772_10624_000042 nel secondo caso, quando quelli che combattono insieme sono di qualità che tu non abbia a temere, tanto è maggiore prudenzia lo aderirsi. 9772_10624_000043 il che non vuol dire altro avere per precettore uno mezzo bestia e mezzo uomo, se non che bisogna a uno principe sapere usare luna e laltra natura e luna sanza, laltra non è durabile. 9772_10624_000044 el principato è causato o dal populo o da grandi. secondo che luna o laltra di queste parti ne ha occasione perché, vedendo e grandi, non potere resistere al populo. 9772_10624_000045 e perché molti esistimano, che alcuno principe, il quale dà di sé opinione di prudente, sia cosí tenuto, non per sua natura, ma per li buoni consigli che lui ha dintorno. sanza dubio, singanna. 9772_10624_000046 benché surgessi qualche volta uno papa animoso come fu sisto, tamen la fortuna o il sapere non lo possé mai disobbligare da queste incomodità. 9772_10624_000047 il che può fare in dua modi: luno con le opere, laltro con la mente. e quanto alle opere, oltre al tenere bene ordinati et esercitati li sua, 9772_10624_000048 donde nasce che qualunque volta quelli che sono nimici hanno occasione di assaltare, lo fanno partigianamente e quelli altri defendano tepidamente in modo che insieme con loro si 9772_10624_000049 di qui nasce quello. ho detto che dua diversamente operando sortiscano el medesimo effetto e dua egualmente operando, luno si conduce al suo fine e laltro no. 9772_10624_000050 e che il re ancora non li facessi. el simile delli orsini ne ebbe uno riscontro quando, dopo la espugnazione di faenza, assaltò bologna, ché li vidde andare freddi in quello assalto. 9772_10624_000051 è prima da notare che dove nelli altri principati si ha solo a contendere con la ambizione de grandi et insolenzia de populi limperatori romani avevano una terza difficultà. 9772_10624_000052 ne tempi nostri, regnante lessandro liverotto da ermo sendo. più anni innanzi, rimaso piccolo fu da uno suo zio materno chiamato giovanni fogliani, allevato 9772_10624_000053 et hanno in loro naturale affezione quelli stati che si governono per uno principe e per servi. hanno el loro principe con più autorità, perché in tutta la sua provincia non è alcuno che riconosca per superiore se non lui. 9772_10624_000054 il che nacque dalle cagioni sopradette, non di manco, e la prima e la seconda volta li fu tolto. le cagioni universali della prima si sono discorse. 9772_10624_000055 e come el vincitore avanti la vittoria, non poteva sperare in loro, cosí non debbe, dopo quella, temere di loro. el contrario. interviene ne regni governati, come quello di francia, perché con facilità tu puoi intrarvi guadagnandoti alcuno barone del regno. 9772_10624_000056 di che singannono, perché veggono poi per esperienzia avere peggiorato, il che depende da unaltra necessità naturale et ordinaria, quale fa che sempre bisogni offendere quelli di chi si diventa nuovo principe. 9772_10624_000057 e debbasi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare che farsi capo ad introdurre nuovi ordini. 9772_10624_000058 ma circa sudditi, quando le cose di fuora non muovino, si ha a temere che non coniurino secretamente di che el principe si assicura assai, fuggendo lo essere odiato o disprezzato e tenendosi el populo satisfatto di lui. 9772_10624_000059 dico adunque che nelli stati ereditarii et assuefatti al sangue del loro principe sono assai minori difficultà a mantenerli che ne nuovi. 9772_10624_000060 la quale tepidezza nasce. parte per paura delli avversarii che hanno le leggi dal canto loro. parte dalla incredulità delli uomini, li quali non credano in verità le cose nuove, se non ne veggono nata una ferma. 9772_10624_000061 quando uno privato cittadino, non per scelleratezza o altra intollerabile violenzia, ma con il favore delli altri sua cittadini, diventa principe della sua patria. 9772_10624_000062 che si sia saputo rilevare e per virtù e per fortuna che li altri cedino. di qui nasce che in tanto tempo, in tante guerre fatte, ne passati venti anni, quando elli è stato uno esercito tutto italiano, sempre ha fatto mala pruova. 9772_10624_000063 non si può ancora chiamare virtù ammazzare li sua cittadini, tradire li amici, essere sanza fede, sanza pietà, sanza, relligione, li quali modi possono fare? acquistare imperio, ma non gloria. 9772_10624_000064 ma consigliandosi con più duno. uno principe che non sia savio non arà mai. e consigli uniti non saprà per sé stesso unirli de consiglieri: ciascuno penserà alla proprietà sua. lui non li saprà correggere né conoscere. 9772_10624_000065 chi considera adunque, luno e laltro di questi stati troverrà difficultà nello acquistare lo stato del turco. ma vinto che sia, facilità grande a tenerlo. 9772_10624_000066 quelli che si obbligano e non sieno rapaci. si debbono onorare et amare quelli che non si obbligano. si hanno ad esaminare in dua modi. 9772_10624_000067 ma di poi valsono ancora a poco lei le fortezze. quando cesare borgia lassaltò e che il populo suo inimico si coniunse co forestieri, per tanto allora e prima sarebbe suto più sicuro a lei non essere odiata dal populo che avere le fortezze. 9772_10624_000068 venne di poi papa iulio e trovò la chiesia grande, avendo tutta la romagna e sendo spenti e baroni di roma. e per le battiture di alessandro, annullate quelle fazioni. 9772_10624_000069 e non si possono trovare altrimenti, perché li uomini sempre ti riusciranno tristi se da una necessità non sono fatti buoni, però si conclude che li buoni consigli, da qualunque venghino conviene naschino dalla prudenzia del principe. 9772_10624_000070 perché le iniurie si debbono fare tutte insieme acciò che, assaporandosi meno, offendino meno, e benefizii si debbono fare a poco a poco acciò che si assaporino meglio. 9772_10624_000071 questi simili modi debbe osservare uno principe savio: e mai ne tempi pacifici stare ozioso, ma con industria farne capitale per potersene valere nelle avversità. acciò che quando si muta la fortuna lo truovi, parato a resisterle cap. 9772_10624_000072 de principatibus mixtis. ma nel principato nuovo consistono le difficultà. e prima, se non è tutto nuovo, ma come membro che si può chiamare tutto insieme, quasi misto. 9772_10624_000073 ma fussi solo perché quelli non si contentavano di quello stato. con fatica e difficultà grande se li potrà mantenere amici, perché e fia impossibile che lui possa contentarli. e discorrendo bene con quelli esempli che dalle cose antiche e moderne si traggono la cagione di questo. 9772_10624_000074 onde che furono necessitati per assicurarsene. ammazzarlo. hanno di poi avuto per loro capitani bartolomeo da bergamo, ruberto da san severino, conte di pitigliano e simili. 9772_10624_000075 come ne nostri tempi, intervenne a fra girolamo savonerola, il quale ruinò ne sua ordini nuovi come la moltitudine, cominciò a non crederli e lui non aveva modo a tenere fermi quelli che avevano creduto, né a far credere e discredenti. 9772_10624_000076 messer annibale bentivogli, avolo del presente. messer annibale che era principe in bologna, sendo da canneschi che li coniurorono contro suto ammazzato, né rimanendo di lui altri che messer giovanni che era in fasce. 9772_10624_000077 alla casa sforzesca. ha fatto e farà più guerra el castello di milano, che vi edificò francesco sforza, che alcuno altro disordine di quello stato. 9772_10624_000078 rimanente dovete fare voi. dio non vuole fare ogni cosa per non ci tòrre el libero arbitrio? e parte di quella gloria che tocca a noi. 9772_10624_000079 arguiscano per tanto simili modi. debolezza del principe, perché in uno principato gagliardo mai si permetteranno simili divisioni, perché le fanno solo profitto a tempo di pace, potendosi mediante quelle più facilmente maneggiare e sudditi. 9772_10624_000080 presente ha fatto tante guerre. sanza porre uno dazio estraordinario a sua solum perché alle superflue spese ha sumministrato la lunga parsimonia sua el re di spagna, presente. se fussi tenuto liberale non arebbe fatto né vinto tante imprese. 9772_10624_000081 non sanno perché, se non è uomo di grande ingegno e virtù, non è ragionevole che sendo, sempre vissuto in privata fortuna, sappi comandare. non possano perché non hanno forze che li possino essere amiche e fedeli. 9772_10624_000082 la brevità della vita loro nera cagione perché in dieci anni che ragguagliato viveva uno papa, a fatica che potessi sbassare una delle fazioni e se verbigrazia luno aveva quasi spenti. 9772_10624_000083 el partito del quale non possé essere manco considerato per volere ferrara cacciarsi tutto nelle mani duno forestiere. ma la sua buona fortuna fece nascere una terza cosa. acciò non cogliessi el frutto della sua mala elezione. 9772_10624_000084 et a tutto aveva trovato remedio, eccetto che non pensò mai in su la sua morte, di stare ancora, lui, per morire. raccolte io adunque tutte le azioni del duca. non saprei riprenderlo. 9772_10624_000085 il che è necessario conseguire, come di sopra. a lungo si disse: et uno de più potenti rimedii che abbi uno principe contro alle coniure è non essere odiato dallo universale, perché sempre chi congiura crede, con la morte del principe, satisfare al populo. 9772_10624_000086 avendo per inimico el populo seguíto lo eccesso, né potendo per questo sperare refugio alcuno. di questa materia se ne potria dare infiniti esempli, ma voglio solo esser contento di uno seguito alla memoria de padri nostri. 9772_10624_000087 li quali massime, ne tempi avversi, li possono tòrre con facilità grande lo stato, o con farli contro o con non lo obedire. 9772_10624_000088 io so che ciascuno confesserà che sarebbe laudabilissima cosa, uno principe, trovarsi di tutte le soprascritte qualità, quelle che sono tenute buone. 9772_10624_000089 che, se non avessi avuto quelli eserciti addosso o lui fussi stato sano, arebbe retto a ogni difficultà. e che fondamenti sua fussino buoni. si vidde ché la romagna laspettò più duno mese. 9772_10624_000090 che la troppa confidenzia non lo facci incauto e la troppa diffidenzia non lo renda intollerabile. nasce da questo una disputa selli: è meglio essere amato che temuto, o? 9772_10624_000091 dannoso. similmente interviene della fortuna, la quale dimonstra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle e quivi volta li sua impeti dove la sa che non sono fatti li argini e ripari a tenerla. 9772_10624_000092 e mentre fai loro bene, sono tutti tua ófferonti: el sangue, la roba, la vita e figliuoli. come di sopra dissi, quando il bisogno è discosto. 9772_10624_000093 farsi amare e temere da populi, seguire e reverire da soldati. spegnere quelli che ti possono o debbono offendere, innovare con nuovi modi, li ordini antichi, essere severo e grato, magnanimo e liberale. spegnere la milizia infidele, creare della nuova. 9772_10624_000094 volendo vedere la virtù di moisè che il populo disdrael fussi, stiavo in egitto et a conoscere la grandezza dello animo di ciro che persi fussino oppressati da medi, e la eccellenzia di teseo che li ateniensi fussino dispersi. 9772_10624_000095 fece uno convito solennissimo dove invitò giovanni fogliani e tutti li primi uomini di fermo e consumate, che furono le vivande e tutti li altri intrattenimenti che in simili conviti si usano. 9772_10624_000096 nel primo caso si è discorso e per lo avvenire diremo quello ne occorre. nel secondo caso non si può dire altro, salvo che confortare tali principi, a fortificare e munire la terra propria e del paese, non tenere alcuno conto. 9772_10624_000097 dallaltra parte, cesare borgia, chiamato dal vulgo duca valentino, acquistò lo stato con la fortuna del padre e con quella lo perdé. 9772_10624_000098 e quando pure quelle di fuora movessino selli, è ordinato e vissuto. come ho detto, quando non si abbandoni sempre, sosterrà ogni impeto, come io dissi che fece nabide spartano. 9772_10624_000099 luno che il sangue del loro principe antiquo si spenga laltro di non alterare né loro legge né loro dazii, talmente che in brevissimo tempo diventa con loro principato antiquo tutto uno corpo. 9772_10624_000100 di manco per esser uomo militare e che sapeva intrattenere el populo et assicurarsi de grandi. sostenne più anni la guerra contro a quelli e se alla fine perdé il dominio di qualche città, li rimase. non di manco el regno. 9772_10624_000101 cioè se uno principe ha tanto stato che possa, bisognando per sé medesimo, reggersi, o vero, se ha sempre necessità della defensione di altri. 9772_10624_000102 perché sempre ancora che uno sia fortissimo in sulli eserciti, ha bisogno del favore de provinciali a intrare in una provincia. 9772_10624_000103 vedere come si sono governati nelle guerre, esaminare le cagioni della vittoria e perdite loro per potere, queste fuggire e quelle imitare. 9772_10624_000104 ha trovato adunque la santità di papa leone, questo pontificato potentissimo il quale si spera, se quelli lo feciono grande con le arme, questo, con la bontà e infinite altre sue virtù, lo farà grandissimo e venerando. 9772_10624_000105 e chi non governerà bene questa parte perderà presto quello che arà acquistato e, mentre che lo terrà, vi arà dentro infinite difficultà e fastidii. 9772_10624_000106 e perché questa parte è degna di notizia e da essere imitata da altri. non la voglio lasciare. indrieto preso che ebbe il duca la romagna. 9772_10624_000107 e se li ordini sua non li profittorono. non fu sua colpa, perché nacque da una estraordinaria et estrema malignità di fortuna. aveva, alessandro sesto, nel volere fare grande el duca, suo figliuolo, assai difficultà, presenti e future. 9772_10624_000108 perché, come di sopra si disse, chi non fa e fondamenti prima li potrebbe con una gran virtù farli, poi ancora che si faccino con disagio dello architettore e periculo. 9772_10624_000109 perché sempre ha per refugio nella rebellione el nome della libertà e li ordini antichi sua, li quali, né per la lunghezza de tempi, né per benefizii, mai si. 9772_10624_000110 perché sendo li ausiliari sua rotti a ravenna e surgendo e svizzeri che cacciorono e vincitori fuora dogni opinione e sua e daltri. 9772_10624_000111 prima, non vedeva via di poterlo fare, signore di alcuno stato che non fussi stato di chiesia e, volgendosi a tòrre quello della chiesia, sapeva che el duca di milano e viniziani non gnene consentirebbano perché faenza e rimino erano di già sotto la protezione de viniziani. 9772_10624_000112 similmente el regno del soldano sendo tutto in mano de soldati, conviene che ancora lui sanza respetto de populi, se li mantenga amici. 9772_10624_000113 scendendo appresso alle altre preallegate qualità, dico che ciascuno principe debbe desiderare di essere tenuto pietoso e non crudele, non di manco debbe avvertire di non usare male questa pietà. 9772_10624_000114 perché quando quella università, o populo, o soldati o grandi che sieno, della quale tu iudichi avere per mantenerti bisogno, è corrotta, ti conviene seguire lumore suo per satisfarlo, et allora le buone opere ti sono nimiche. 9772_10624_000115 per tanto che questi stati, quali acquistandosi si aggiungono a uno stato antiquo di quello che acquista, o sono della medesima provincia e della medesima lingua, o non sono. 9772_10624_000116 in modo che lo acquisto li torna perdita et offende molto più perché nuoce a tutto quello stato tramutando con li alloggiamenti el suo esercito, del quale disagio ognuno ne sente e ciascuno li diventa inimico, e sono inimici che li possono nuocere rimanendo battuti in casa loro. 9772_10624_000117 perché io ho voluto o che veruna cosa la onori o che solamente la varietà della materia e la gravità del subietto la facci grata. 9772_10624_000118 e però voleva trovare el nimico con la sua fromba e con il suo coltello. in fine, larme daltri, o le ti caggiono di dosso, o le ti pesano, o le ti stringano. 9772_10624_000119 ma come cominciorono a combattere in terra, lasciorono questa virtù e seguitorono e costumi delle guerre di italia. e, nel principio dello augumento loro in terra, per non avere molto stato e per essere in grande reputazione, non aveano da temere molto de loro capitani. 9772_10624_000120 la quale fu tanta che, non restando di quella alcuno in bologna che potessi, morto annibale, reggere lo stato et avendo indizio come in firenze, era uno nato de bentivogli che si teneva fino allora figliuolo di uno fabbro, 9772_10624_000121 battuto che ebbono sotto il suo governo el duca di milano, e conoscendo da altra parte come elli era raffreddo nella guerra, iudicorono con lui: non potere più vincere perché non voleva, né potere licenziarlo per non riperdere ciò che aveano acquistato. 9772_10624_000122 luno umano, laltro superbo luno lascivo, laltro casto. luno intero, laltro astuto luno duro, laltro facile. luno grave, laltro leggieri. luno relligioso, laltro incredulo e simili. 9772_10624_000123 come intervenne a molti in grecia, nelle città di ionia e di ellesponto, dove furono fatti principi da dario acciò, le tenessino per sua sicurtà e gloria, come erano fatti ancora quelli imperatori. 9772_10624_000124 questi potentati avevano ad avere dua cure principali: luna, che uno forestiero non entrassi in italia con le arme. laltra, che veruno di loro occupassi più stato. 9772_10624_000125 e la prima cosa indebolí le parti orsine e colonnese in roma perché tutti li aderenti, loro che fussino gentili uomini. se li guadagnò facendoli sua gentili uomini e dando loro grandi provisioni et onorolli secondo le loro qualità di condotte e di governi. 9772_10624_000126 nellultimo caso è più debole e più periculoso lo stare loro perché gli stanno al tutto con la voluntà di quelli cittadini che sono preposti a magistrati. 9772_10624_000127 in modo che, con questa sua liberalità, avendo offeso e premiato e pochi, sente ogni primo disagio e periclita in qualunque primo periculo, il che, conoscendo lui e volendosene ritrarre, incorre subito nella infamia del misero. 9772_10624_000128 perché le sono disunite ambiziose sanza, disciplina, infedele, gagliarde fra li amici, fra nimici, vile non timore di dio, non fede con li uomini. e tanto si differisce la ruina, quanto si differisce. 9772_10624_000129 e puosselo el principe guadagnare in molti modi. li quali perché variano secondo el subietto. non se ne può dare certa regola e però si lasceranno indrieto. 9772_10624_000130 e perché elli erano peccati di principi, ne hanno patito la pena ancora loro. io voglio dimonstrare meglio la infelicità di queste arme. 9772_10624_000131 non sia alcuno che repugni a questa mia opinione con quello proverbio trito che chi fonda in sul populo fonda in sul fango, perché quello è vero quando uno cittadino privato vi fa su fondamento. 9772_10624_000132 ma per venire a quelli che per propria virtù e non per fortuna, sono diventati principi, dico che li più eccellenti sono moisè ciro, romulo, teseo e simili. 9772_10624_000133 a quali ragionamenti respondendo giovanni e li altri? lui a un tratto si rizzò dicendo quelle essere cose da parlarne in loco più secreto e ritirossi in una camera dove giovanni e tutti li altri cittadini li andorono drieto. 9772_10624_000134 farne uno infra loro non si accordano vivere liberi, non sanno, di modo che sono più tardi a pigliare larme e con più facilità se li può uno principe guadagnare et assicurarsi di loro. 9772_10624_000135 costui di privato diventò principe di siracusa. né ancora lui conobbe altro dalla fortuna che la occasione perché sendo siracusani oppressi lo elessono per loro capitano donde meritò dessere fatto loro principe. 9772_10624_000136 ma quando ti si appressa e si rivoltano e quel principe che si è tutto fondato in sulle parole loro, trovandosi nudo di altre preparazioni, rovina, 9772_10624_000137 e principi, et praesertim quelli che sono nuovi, trovato più fede e più utilità in quelli uomini che nel principio del loro stato sono suti tenuti sospetti, che in quelli che nel principio erano confidenti. 9772_10624_000138 e perché non sera affaticato per altro che per acquistare onore. acciò che sua cittadini vedessino come non aveva speso el tempo in vano. voleva venire, onorevole, et accompagnato da cento cavalli di sua amici e servidori. 9772_10624_000139 da questo ancora depende la variazione del bene, perché se uno che si governa con respetti e pazienzia, e tempi e le cose girono in modo che il governo suo sia buono e viene felicitando, ma se e tempi e le cose si mutano, rovina perché non muta modo di procedere. 9772_10624_000140 io non voglio delli esempli freschi. tacerne uno lessandro e non fece mai altro, non pensò mai ad altro che ad ingannare uomini e sempre trovò subietto da poterlo fare. 9772_10624_000141 et hassi ad intendere questo: che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla. 9772_10624_000142 le cose soprascritte, osservate prudentemente, fanno parere uno principe nuovo, antico e lo rendono subito più sicuro e più fermo nello stato che se vi fussi antiquato dentro. 9772_10624_000143 e quelle per essere el sangue del loro antiquo signore spento, non riconoscevano se non e romani. considerato adunque tutte queste cose, non si maraviglierà alcuno della facilità ebbe alessandro a tenere lo stato di asia. 9772_10624_000144 e quando era in campagna con li amici, spesso si fermava e ragionava con quelli: se li nimici fussino in su quel colle e noi ci trovassimo qui col nostro esercito, chi di noi arebbe vantaggio? 9772_10624_000145 el primo che dette reputazione a questa milizia fu alberigo da conio romagnolo. dalla disciplina di costui discese intra li altri braccio e sforza che ne loro tempi furono arbitri. 9772_10624_000146 donde la loro patria ne fu nobilitata e diventò felicissima. quelli li quali per vie virtuose, simili a costoro, diventono principi, acquistono el principato con difficultà, ma con facilità lo tengano. 9772_10624_000147 tamen nutrivano fra loro questi dispareri. acciò che, occupati, quelli cittadini, in quelle loro differenzie, non si unissino contro di loro. 9772_10624_000148 discorrendo ora, per opposito, le qualità di commodo di severo antonino, caracalla e massimino, li troverrete crudelissimi e rapacissimi, li quali, per satisfare a soldati, non perdonorono ad alcuna qualità di iniuria che ne populi si potessi commettere. 9772_10624_000149 tanto che, per paura, furono constretti obbedirlo e fermare uno governo del quale si fece principe e morti tutti quelli che, per essere malcontenti, lo potevono offendere. si corroborò con nuovi ordini civili e militari. 9772_10624_000150 converso rispondesi che si vorrebbe essere luno e laltro, ma perché elli? è difficile accozzarli insieme. è molto più sicuro essere temuto che amato quando si abbia a mancare delluno de dua. 9772_10624_000151 e contro a chi è reputato con difficultà, si congiura con difficultà, è assaltato, purché sintenda che sia eccellente e reverito da sua. 9772_10624_000152 in modo che, se a fare perdere milano a francia bastò la prima volta uno duca lodovico che romoreggiassi in su confini a farlo di poi perdere la seconda. li bisognò avere contro el mondo tutto e che li eserciti sua fussino spenti. 9772_10624_000153 guido ubaldo duca di urbino, ritornato nella sua dominazione, donde da cesare borgia era suto cacciato, ruinò funditus tutte le fortezze di quella provincia e iudicò sanza quelle più difficilmente riperdere quello stato. 9772_10624_000154 e cosí el principe ne trae sempre più utilità che di coloro che, servendolo con troppa sicurtà, straccurono le cose sua. e poiché la materia lo ricerca, non voglio lasciare indrieto ricordare a principi che hanno preso uno stato di nuovo. 9772_10624_000155 e li principi mal resoluti per fuggire e presenti periculi seguono el più delle volte quella via neutrale e il più delle volte rovinano. 9772_10624_000156 non fu mai adunque che uno principe nuovo disarmassi e sua sudditi. anzi, quando li ha trovati disarmati, li ha sempre armati. 9772_10624_000157 alto. però molti iudicano che uno principe savio debbe, quando ne abbi la occasione, nutrirsi con astuzia qualche inimicizia, acciò che oppresso quella ne seguiti maggiore sua grandezza. 9772_10624_000158 e li uomini hanno meno respetto a offendere uno che si facci amare che uno che si facci temere, perché lamore è tenuto da uno vinculo di obbligo il quale, per essere li uomini tristi da ogni occasione di propria utilità, è rotto. 9772_10624_000159 conveniva per tanto di necessità che, se pandolfo non era nel primo grado, che fussi nel secondo, perché ogni volta che uno ha iudicio di conoscere el bene o il male che uno fa e dice ancora che da sé non abbia invenzione, conosce lopere triste e le buone del ministro. 9772_10624_000160 perché se dua potenti tua vicini vengono alle mani o sono di qualità, che vincendo uno di quelli tu abbia a temere del vincitore o no? 9772_10624_000161 colui che viene al principato con lo aiuto de grandi si mantiene con più difficultà che quello che diventa con lo aiuto del populo, perché si trova principe con di molti intorno che per essere sua eguali e per questo non li può né comandare né maneggiare a suo modo. 9772_10624_000162 è da notare che queste simili morti, le quali seguano per deliberazione duno animo ostinato, sono da principi inevitabili, perché ciascuno che non si curi di morire lo può offendere, ma debbe bene el principe temerne meno perché le sono rarissime. 9772_10624_000163 e vedrete come elli ha fatto el contrario di quelle cose che si debbono fare per tenere uno stato disforme. el re luigi fu messo in italia dalla ambizione de viniziani che volsono guadagnarsi mezzo lo stato di lombardia per quella venuta. 9772_10624_000164 el principe debbe andare in persona e fare lui loffizio del capitano. la repubblica ha a mandare sua cittadini e quando ne manda uno che non riesca valente uomo, debbe cambiarlo e quando sia, tenerlo con le leggi che non passi el segno. 9772_10624_000165 per queste ragioni, uigi, re di francia, occupò subito milano e subito lo perdé, e bastò a torgnene la prima volta le forze proprie di lodovico. 9772_10624_000166 perché, se fussino venuti tempi che fussi bisognato procedere con respetti, ne seguiva la sua ruina, né mai arebbe deviato da quelli modi a quali la natura lo inclinava. 9772_10624_000167 e li stati per essere indifesi. non sono loro tolti e li sudditi per non essere governati. non se ne curano né pensano, né possono alienarsi da loro. 9772_10624_000168 e nuovi. o sono nuovi tutti, come fu milano a francesco sforza, o sono come membri aggiunti allo stato ereditario del principe che li acquista, come è el regno di napoli al re di spagna? 9772_10624_000169 quelli per paura e quellaltro per il desiderio aveva di recuperare tutto el regno di napoli. e dallaltro canto, si tirò drieto, el re di francia. perché vedutolo quel re mosso e desiderando farselo amico per abbassare viniziani. 9772_10624_000170 e se viniziani e fiorentini hanno per lo adrieto cresciuto lo imperio, loro con queste arme e le loro capitani, non se ne sono però fatti principi, ma li hanno difesi? respondo che fiorentini, in questo caso, sono suti favoriti dalla sorte. 9772_10624_000171 ma è necessario questa natura, saperla bene colorire et essere gran simulatore e dissimulatore. e sono tanto semplici li uomini e tanto obediscano alle necessità presenti che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare. 9772_10624_000172 perché quello che ha lo stato duno in mano non debbe pensare mai a sé, ma sempre al principe, e non li ricordare mai cosa che non appartenga a lui. 9772_10624_000173 pervenere di quelli che per scelleratezze sono venuti al principato, ma perché di privato si diventa principe ancora in dua modi, il che non si può al tutto o alla fortuna o alla virtù attribuire. 9772_10624_000174 che darle facultà di potere, in brevissimo tempo, intendere tutto quello che io, in tanti anni e con tanti mia disagi e periculi, ho conosciuto. 9772_10624_000175 e capitani mercennarii. o sono uomini eccellenti o no. se sono, non te ne puoi fidare, perché sempre aspireranno alla grandezza propria. 9772_10624_000176 si aggiunse el suo proprio esercito, quale, campeggiando aquileia e trovando difficultà nella espugnazione, infastidito della crudeltà sua e per vederli tanti inimici, temendolo meno, lo ammazzò. 9772_10624_000177 e circa el re conobbe lanimo suo quando, preso el ducato di urbino, assaltò la toscana, dalla quale impresa el re lo fece desistere onde che il duca deliberò non dependere più dalle arme e fortuna di altri. 9772_10624_000178 ma perché circa le qualità di che di sopra si fa menzione, io ho parlato delle più importanti. laltre voglio discorrere brevemente sotto queste generalità. 9772_10624_000179 e non hanno alcuna difficultà fra via perché vi volano. ma tutte le difficultà nascono quando sono posti e questi tali sono quando è concesso ad alcuno uno stato, o per danari o per grazia di chi lo concede. 9772_10624_000180 ma el re di francia è posto in mezzo duna. moltitudine antiquata di signori in quello stato, riconosciuti da loro, sudditi et amati da quelli, hanno le loro preeminenzie, non le può il re tòrre, loro sanza suo periculo. 9772_10624_000181 perché sempre si truova de malicontenti e di quelli che desiderano innovare. costoro, per le ragioni dette, ti possono aprire la via a quello stato e facilitarti la vittoria. 9772_10624_000182 non si debba adunque lasciare passare questa occasione. acciò che litalia, dopo tanto tempo, vegga uno suo redentore. né posso esprimere con quale amore e fussi ricevuto in tutte quelle provincie che hanno patito per queste illuvioni esterne. 9772_10624_000183 perché, se bene el principe è nuovo lione di quello stato, sono vecchi et ordinati a riceverlo come se fussi loro signore ereditario. ma torniamo alla materia nostra. dico che qualunque considerrà el soprascritto discorso 9772_10624_000184 perché, sendo quello stato creato da quello principe, sa che non può stare sanza lamicizia e potenzia sua et ha a fare tutto per mantenerlo. 9772_10624_000185 el populo, ancora, vedendo non potere resistere a grandi volta la reputazione ad uno, e lo fa, principe, per essere con la autorità sua difeso. 9772_10624_000186 e per questo potrebbono iudicare che non fussi da insudare molto nelle cose, ma lasciarsi governare alla sorte. questa opinione è suta più creduta ne nostri tempi per la variazione grande delle cose che si sono viste e veggonsi ogni dí fuora dogni umana coniettura. 9772_10624_000187 potrebbe alcuno dubitare donde nascessi che agatocle et alcuno simile. dopo infiniti tradimenti e crudeltà, possé vivere lungamente sicuro nella sua patria e defendersi dalli inimici esterni e da sua cittadini. non li fu mai conspirato contro. 9772_10624_000188 donde si è veduto, e vedrassi per esperienzia, li spagnoli non potere sostenere una cavalleria franzese e li svizzeri essere rovinati da una fanteria spagnola. 9772_10624_000189 e servidori e pregavalo fussi contento ordinare che da firmiani fussi ricevuto onoratamente, il che non solamente tornava onore a lui, ma a sé proprio, sendo suo allievo. 9772_10624_000190 o per uno principe, e per baroni, li quali, non per grazia del signore, ma per antiquità di sangue, tengano quel grado- questi tali baroni hanno stati- e sudditi proprii, li quali ricognoscono per signori. 9772_10624_000191 e non si maraviglierà se lui, uomo nuovo, arà possuto tenere tanto imperio, perché la sua grandissima reputazione lo difese sempre da quello odio che populi, per le sue rapine, avevano potuto. 9772_10624_000192 e viniziani, mossi, come io credo, dalle ragioni soprascritte, nutrivano le sètte guelfe e ghibelline nelle città loro suddite e, benché non li lasciassino mai venire al sangue, 9772_10624_000193 perché molte delle città grosse presono larme contra a loro nobili li, quali prima favoriti dallo imperatore, le tennono oppresse e la chiesia le favoriva per darsi reputazione nel temporale di molte altre, e loro cittadini ne diventorono principi. 9772_10624_000194 perché sendo in quelli più vedere e più astuzia, avanzono sempre tempo per salvarsi e cercono gradi con quelli che sperano che vinca. 9772_10624_000195 ma lui debbe bene esser largo domandatore e di poi, circa le cose domandate, paziente auditore del vero, anzi, intendendo che alcuno, per alcuno respetto non gnene, dica: 9772_10624_000196 non di manco. la sua efferata crudelità e inumanità, con infinite scelleratezze, non consentono che sia infra li eccellentissimi uomini celebrato. non si può adunque attribuire alla fortuna o alla virtù quello che sanza luna e laltra fu da lui conseguito. 9772_10624_000197 da quella nacque la rebellione di urbino e li tumulti di romagna et infiniti periculi del duca, li quali tutti superò con lo aiuto de franzesi. 9772_10624_000198 venne a non rimanere prigione delli inimici, sendo fugati, né delli ausiliarii sua, avendo vinto con altre arme che con le loro. 9772_10624_000199 ostante che per lui si usassi ogni opera e facessi tutte quelle cose che per uno prudente e virtuoso uomo si doveva fare per mettere le barbe sua in quelli stati che larme e fortuna di altri li aveva concessi. 9772_10624_000200 ma quando non possono e vogliono farlo in ogni modo, qui è lerrore et il biasimo. se francia adunque posseva, con le forze sua assaltare napoli, doveva farlo. se non poteva, non doveva dividerlo. 9772_10624_000201 ma sendo danimo, crudele e bestiale, per potere usare la sua rapacità ne populi, si volse ad intrattenere, li eserciti e farli licenziosi. 9772_10624_000202 che con quella tenessino luno e laltro in freno, sempre ruinavono, e li più di loro massime, quelli che, come uomini nuovi, venivano al principato, conosciuta la difficultà di questi dua diversi umori, si volgevano a satisfare a soldati, stimando poco lo iniuriare el populo. 9772_10624_000203 quanto la cognizione delle azioni delli uomini grandi, imparata con una lunga esperienzia delle cose moderne et una continua lezione delle antique, le quali, avendo io, con gran diligenzia, lungamente escogitate et esaminate. 9772_10624_000204 e similmente dua egualmente felicitare con dua diversi studii, sendo luno respettivo e laltro impetuoso, il che non nasce da altro se non dalla qualità de tempi che si conformano o no col procedere loro. 9772_10624_000205 come si dice che alessandro magno imitava achille, cesare, alessandro, scipione, ciro e qualunque legge la vita di ciro scritta da senofonte. 9772_10624_000206 di poi, sendo, accompagnato da molte virtù che lo facevano venerando, tenne sempre, mentre che visse, luno ordine e laltro intra termini sua e non fu mai né odiato né disprezzato, ma pertinace. fu creato imperatore contro alla voglia de soldati. 9772_10624_000207 loro dico: adunque che ne principati tutti nuovi. dove sia uno nuovo principe, si trova a mantenerli più o meno difficultà. secondo che più o meno è virtuoso colui che li acquista. 9772_10624_000208 riperdere quello stato. bentivogli, ritornati in bologna, usorono simili termini: sono dunque le fortezze utili o no? secondo e tempi, e se le ti fanno bene in una parte, ti offendano in unaltra. 9772_10624_000209 è cosa veramente molto naturale et ordinaria desiderare di acquistare e sempre quando li uomini lo fanno, che possano saranno laudati o non biasimati. 9772_10624_000210 larme proprie son quelle che sono composte o di sudditi o di cittadini o di creati tua. tutte laltre sono o mercennarie o ausiliarie, et il modo ad ordinare larme proprie sarà facile a trovare se si discorrerà li ordini de quattro sopra nominati da me. 9772_10624_000211 non mi pare da lasciarli. indrieto ancora che delluno si possa più diffusamente ragionare, dove si trattassi delle repubbliche. questi sono quando, o per qualche via scellerata e nefaria, si ascende al principato. 9772_10624_000212 tanto colui che in uno principato non conosce e mali quando nascono, non è veramente savio? e questo è dato a pochi. 9772_10624_000213 per non avere avuta tanta virtù che bastassi a seguitare le vestigie sua. per tanto, uno principe nuovo, in uno principato nuovo, non può imitare le azioni di marco, né ancora è necessario seguitare quelle di severo. 9772_10624_000214 sí bene, quello della virtù e prudenza loro, perché el tempo si caccia innanzi ogni cosa e può condurre seco bene come male e male come bene. 9772_10624_000215 era dunque necessario, a moisè, trovare el populo disdrael in egitto. stiavo et oppresso dalli egizii, acciò che quelli per uscire di servitù si disponessino a seguirlo. 9772_10624_000216 li quali, sendo usi a vivere licenziosamente sotto commodo, non poterono sopportare quella vita onesta alla quale, pertinace, li voleva ridurre. 9772_10624_000217 concludo, adunque, tornando allo essere temuto et amato, che, amando li uomini a posta loro e temendo a posta del principe, debbe uno principe savio fondarsi in su quello che è suo, non in su quello che è daltri. 9772_10624_000218 perché prevedendosi discosto facilmente vi si può rimediare, ma aspettando che ti si appressino la medicina non è a tempo perché la malattia è diventata incurabile. 9772_10624_000219 la qual natura arebbe, col tempo, violato la fama e la gloria di scipione, se elli avessi con essa perseverato nello imperio, ma vivendo sotto el governo del senato. questa sua qualità dannosa non solum si nascose, ma li fu a gloria. 9772_10624_000220 dico che, trovandosi el duca assai potente et in parte assicurato de presenti periculi per essersi armato a suo modo e avere in buona parte spente quelle arme che, vicine, lo potevano offendere, li restava, volendo procedere con lo acquisto, el respetto del re di. 9772_10624_000221 e subito che a uno mal contento tu hai scoperto lanimo tuo. li dài materia a contentarsi perché manifestamente lui ne può sperare ogni commodità. 9772_10624_000222 disordini daltri, ma vinto che fussi e rotto alla campagna in modo che non possa rifare eserciti. non si ha a dubitare, daltro, che del sangue del principe, il quale spento, non resta alcuno, di chi si abbia a temere. non avendo li altri, credito con li populi. 9772_10624_000223 ma superati, che li hanno e che cominciano ad essere in venerazione avendo spenti quelli che di sua qualità li avevano. invidia rimangono potenti, securi, onorati, felici. 9772_10624_000224 ma tenendovi in cambio di colonie gente darme si spende più assai, avendo a consumare nella guardia tutte le intrate di quello stato. 9772_10624_000225 luno per pazienzia, laltro con il suo contrario. e ciascuno con questi diversi modi vi può pervenire. vedesi ancora dua respettivi: luno pervenire al suo disegno, laltro no. 9772_10624_000226 è necessario per tanto volendo discorrere bene questa parte, esaminare se questi innovatori stiano per loro medesimi o se dependano da altri, ciò è, se per condurre lopera loro bisogna che preghino, ovvero possono forzare. 9772_10624_000227 ma la poca prudenzia delli uomini comincia una cosa che, per sapere allora di buono, non si accorge del veleno che vi è sotto, come io dissi, di sopra delle febbre etiche. 9772_10624_000228 perché non e figliuoli del principe vecchio sono eredi e rimangono signori, ma colui che è eletto a quel grado da coloro che ne hanno autorità. et essendo questo ordine antiquato, non si può chiamare principato nuovo, perché in quello non sono alcune di quelle difficultà che sono ne nuovi. 9772_10624_000229 populo, il quale partito era necessario perché non potendo e principi mancare di non essere odiati da qualcuno, si debbano prima forzare di non essere odiati. 9772_10624_000230 aveva il duca, gittati assai buoni fondamenti alla potenzia sua, avendo tutta la romagna con il ducato di urbino, parendoli massime aversi, acquistata amica la romagna e guadagnatosi tutti quelli popoli per avere cominciato a gustare el bene essere loro. 9772_10624_000231 perché li uomini offendono, o per paura o per odio. quelli che lui aveva offesi erano infra li altri. san piero ad vincula. colonna san giorgio ascanio. 9772_10624_000232 et ora, in uno piccolo volume ridotte, mando alla magnificenzia vostra e benché io iudichi questa opera indegna della presenzia di quella 9772_10624_000233 coloro e quali solamente per fortuna diventano di privati. principi con poca fatica diventano, ma con assai si mantengano. 9772_10624_000234 talmente che, veggendo el guadagno, fermo da questa parte e dallaltra, veggendolo dubio e pieno di periculo, conviene bene, o che sia raro amico o che sia al tutto ostinato inimico del principe, ad osservarti la fede. 9772_10624_000235 e perché questo evento di diventare di privato principe presuppone o virtù o fortuna. pare che luna o laltra di queste dua cose mitighi in parte di molte difficultà. 9772_10624_000236 li spessi principati che erano in quelli stati de quali, mentre durò la memoria, sempre ne furono, e romani incerti di quella possessione. 9772_10624_000237 ma quando creda offenderlo non piglia animo a prendere simile partito, perché le difficultà che sono dalla parte de congiuranti sono infinite. 9772_10624_000238 di poi fece guerra con le arme sua e non con le aliene. voglio ancora ridurre a memoria una figura del testamento vecchio fatta a questo proposito. 9772_10624_000239 resta ora a vedere quali debbano essere e modi e governi di uno principe con sudditi o con li amici, e perché io so che molti di questo hanno scritto. 9772_10624_000240 essendo odiato dalluna parte e disprezzato dallaltra, fu conspirato in lui e morto. restaci a narrare le qualità di massimino. 9772_10624_000241 ma la prudenzia consiste in sapere conoscere le qualità delli inconvenienti e pigliare il men tristo per buono. debbe ancora uno principe monstrarsi amatore delle virtù et onorare li eccellenti in una arte. 9772_10624_000242 uomini e che quello non tema di ornare le sua possessione per timore che non sieno tolte e quellaltro di aprire uno traffico per paura delle taglie. ma debbe preparare premi a chi vuol fare queste cose. 9772_10624_000243 e solo si oppose alli sua disegni la brevità della vita di alessandro e la malattia sua. chi adunque iudica necessario, nel suo principato nuovo, assicurarsi de nimici, guadagnarsi delli amici, vincere o per forza? 9772_10624_000244 perché sendo nelluno sdegno e nellaltro sospetto non è possibile operino bene insieme. e però uno principe che della milizia non si intenda. 9772_10624_000245 e benché di moisè non si debba ragionare, sendo suto uno mero esecutore delle cose che li erano ordinate da dio, tamen debbe essere ammirato solum per quella grazia che lo faceva degno di parlare con dio. 9772_10624_000246 offerendosi david a saul di andare a combattere con golia, provocatore filisteo saul, per dargli animo, larmò dellarme sua le quali, come david ebbe indosso, recusò dicendo con quelle non si potere bene valere di sé stesso. 9772_10624_000247 da ogni parte. dunque, questa guardia è inutile come quella delle colonie. è utile debbe ancora. chi è in una provincia disforme, come è detto. 9772_10624_000248 di questo se ne potrebbe dare infiniti esempli moderni e monstrare quante pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane, per la infedelità de principi. e quello che ha saputo meglio usare la golpe è meglio. 9772_10624_000249 onde che, essendo venuta litalia quasi che nelle mani della chiesia e di qualche repubblica, et essendo quelli preti e quelli altri cittadini usi a non conoscere arme, cominciorono a soldare forestieri. 9772_10624_000250 necessitato. debbe adunque avere uno principe: gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia a vederlo et udirlo: tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto relligione. 9772_10624_000251 cioè quando sanza alcuno respetto si scuopre in favore di alcuno, contro ad un altro, il quale partito fia sempre più utile che stare neutrale. 9772_10624_000252 lordine delle cose è che, subito che uno forestiere potente entra in una provincia, tutti quelli che sono in essa meno potenti li aderiscano, mossi da invidia. hanno contro a chi è suto potente sopra di loro. 9772_10624_000253 la quale di poi, a volerti mantenere, si tira drieto infinite difficultà, e con quelli che ti hanno aiutato e con quelli che tu hai oppressi. né ti basta spegnere el sangue del principe, perché vi rimangono quelli, signori, che si fanno capi delle nuove alterazioni. 9772_10624_000254 secondo, di guadagnarsi tutti e gentili uomini di roma, come è detto, per potere con quelli tenere el papa in freno. terzio, ridurre el collegio più suo che poteva. 9772_10624_000255 odioso lo fa sopra tutto, come io dissi, lo essere rapace et usurpatore della roba e delle donne de sudditi, di che si debbe astenere. 9772_10624_000256 ma come, nel metterli ad effetto, si cominciono a conoscere e scoprire. li cominciono ad essere contradetti da coloro che elli ha dintorno, e quello, come facile, se ne stoglie. 9772_10624_000257 in qualunque di questi dua casi, ti sarà sempre più utile lo scoprirti e fare buona guerra perché nel primo caso, se non ti scuopri, sarai sempre preda di chi vince, con piacere e satisfazione di colui che è stato vinto. 9772_10624_000258 alcuno principe de presenti tempi, quale non è bene nominare, non predica mai altro che pace e fede, e delluna e dellaltra è inimicissimo. e luna e laltra, quando e lavessi osservata, li arebbe più volte tolto o la reputazione. 9772_10624_000259 e fare come li arcieri prudenti a quali, parendo el loco dove disegnono ferire troppo lontano e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco. 9772_10624_000260 perché e populi amavono la quiete e per questo amavono e principi modesti e li soldati amavono el principe danimo militare e che fussi insolente, crudele e rapace. 9772_10624_000261 desiderando, io adunque, offerirmi alla vostra magnificenzia con qualche testimone della servitù mia verso di quella non ho trovato intra la mia suppellettile cosa quale io abbia più cara o tanto esístimi. 9772_10624_000262 quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede e vivere con integrità e non con astuzia. ciascuno lo intende. non di manco si vede per esperienzia ne nostri tempi, quelli principi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto. 9772_10624_000263 le variazioni sua nascono in prima da una naturale difficultà, la quale è in tutti e principati nuovi, le quali sono che li uomini mutano volentieri, signore, credendo migliorare, e questa credenza gli fa pigliare larme contro a. 9772_10624_000264 on. arlo, padre del re uigi, avendo con la sua fortuna e virtù libera francia dalli inghilesi, conobbe questa necessità di armarsi di arme proprie e ordinò nel suo regno lordinanza delle gente darme e delle fanterie. 9772_10624_000265 quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie. ma perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. 9772_10624_000266 il quale con li eserciti militava in sicilia, raunò una mattina el populo et il senato di siracusa, come se elli avessi avuto a deliberare cose pertinenti alla repubblica. 9772_10624_000267 e però bisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo che venti e le variazioni della fortuna li comandono. e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene potendo, ma sapere intrare nel male necessitato. 9772_10624_000268 cominciano a voltare la reputazione ad uno di loro, e fannolo principe, per potere, sotto la sua ombra, sfogare lappetito loro. 9772_10624_000269 vollono tenere la grecia quasi come tennono li spartani, faccendola libera e lasciandoli le sua legge e non successe loro, in modo che furono costretti disfare molte città di quella provincia per tenerla. 9772_10624_000270 poi el re luigi, suo figliuolo, spense quella de fanti e cominciò a soldare svizzeri, il quale errore, seguitato dalli altri, è, come si vede ora, in fatto cagione de pericoli di quello regno. 9772_10624_000271 non voglio lasciare indrieto uno capo importante. et uno errore dal quale e principi con difficultà si difendano se non sono prudentissimi o se non hanno buona elezione. 9772_10624_000272 ma quando el principe si scuopre gagliardamente in favore duna parte, se colui con chi tu ti aderisci vince, ancora che sia potente e che tu rimanga a sua discrezione. 9772_10624_000273 perché tu vai alla ruina duno con lo aiuto di chi lo doverrebbe salvare se fussi savio e vincendo rimane a tua discrezione et è impossibile, con lo aiuto tuo, che non vinca. 9772_10624_000274 perché, dicendomi el cardinale di roano che li italiani non si intendevano della guerra, io risposi che e franzesi non si intendevano dello stato perché se se nintendessino non lascerebbono venire la chiesia in tanta grandezza. 9772_10624_000275 io laudo questo modo perché elli è usitato ab antiquo. non di manco messer niccolò vitelli. ne tempi nostri si è visto disfare dua fortezze in città di castello per tenere quello stato. 9772_10624_000276 e fu di tanta virtù, etiam in privata fortuna, che chi ne scrive dice quod nihil illi deerat ad regnandum praeter regnum. costui spense la milizia vecchia, ordinò della nuova, lasciò le amicizie antiche prese delle nuove. 9772_10624_000277 perché si acquistano o per virtù o per fortuna e sanza, luna e laltra. si mantengano perché sono sustentati dalli ordini antiquati nella religione. 9772_10624_000278 e scrisse a giovanni fogliani come sendo stato più anni fuora di casa, voleva venire a vedere lui e la sua città et in qualche parte riconoscere el suo patrimonio. 9772_10624_000279 cosí interviene nelle cose di stato? perché conoscendo discosto, il che non è dato se non a uno prudente, e mali che nascono in quello si guariscono presto. 9772_10624_000280 si potrebbe ire, servando li ordini, a trovarli. se noi volessimo ritirarci, come aremmo a fare? se loro si ritirassino, come aremmo a seguirli? 9772_10624_000281 avere a sopportare la crudeltà et avarizia de soldati, la qual cosa era sí difficile che la fu cagione della ruina di molti. sendo difficile satisfare a soldati et a populi. 9772_10624_000282 perché delli uomini si può dire questo generalmente: che sieno ingrati volubili simulatori e dissimulatori, fuggitori de pericoli, cupidi di guadagno. 9772_10624_000283 ricchezze, li assai carichi, li faccino temere le mutazioni. quando dunque, e ministri, e li principi circa ministri sono cosí fatti, possono confidare luno dellaltro? 9772_10624_000284 dove si vegga difficultà, né si può vedere facilità assaltando uno che abbi la sua terra gagliarda e non sia odiato dal populo. 9772_10624_000285 simili a quelli che si narrano di messer bernabò da milano. quando si ha loccasione di qualcuno che operi qualche cosa estraordinaria, o in bene o in male, nella vita civile e pigliare uno modo circa premiarlo o punirlo. di che sabbia a parlare, assai. 9772_10624_000286 e mezzi saranno sempre iudicati, onorevoli e da ciascuno laudati, perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa. e nel mondo non è se non vulgo e li pochi ci hanno luogo, quando li assai hanno dove appoggiarsi. 9772_10624_000287 costui in poco tempo la ridusse pacifica et unita, con grandissima reputazione. di poi iudicò el duca non essere necessario, sí eccessiva autorità, perché dubitava non divenissi odiosa. 9772_10624_000288 ma quando le città o le provincie sono use a vivere sotto uno principe e quel sangue sia spento, sendo da uno canto usi ad obedire dallaltro, non avendo el principe vecchio. 9772_10624_000289 e qui è da notare che uno principe debbe avvertire di non fare mai compagnia con uno più potente di sé per offendere altri, se non quando la necessità lo stringe, come di sopra si dice. 9772_10624_000290 e se obediscano alcuno altro, lo fanno come ministro et offiziale e non li portano particulare amore. li esempli di queste dua diversità di governi sono, ne nostri tempi, el turco et il re di francia. 9772_10624_000291 o con lo opprimere te che li se patrone, o con opprimere altri fuora della tua intenzione. ma se non è il capitano virtuoso, ti rovina per lordinario. 9772_10624_000292 quando tu vedi el ministro pensare più a sé che a te e che in tutte le azioni vi ricerca dentro lutile suo, questo tale cosí fatto mai fia, buono ministro, mai te ne potrai fidare. 9772_10624_000293 e voglio, mi basti pigliare tutti quelli imperatori che succederono allo imperio, da marco filosofo a massimino, li quali furono: marco, commodo, suo figliuolo. 9772_10624_000294 avevano, oltre a questo, usato ogni industria per levare a sé et a soldati la fatica e la paura, non si ammazzando nelle zuffe, ma pigliandosi prigioni e sanza taglia. 9772_10624_000295 sendo adunque uno principe: necessitato: sapere bene usare la bestia debbe di quelle pigliare la golpe e il lione, perché il lione non si defende da lacci, la golpe non si difende da lupi. 9772_10624_000296 anzi, mi pare, come ho fatto di preporlo, imitabile a tutti coloro che, per fortuna e con larme daltri, sono ascesi allo imperio perché lui, avendo lanimo grande e la sua intenzione alta, non si poteva governare altrimenti. 9772_10624_000297 perché non avendo mai, ne tempi quieti, pensato che possono mutarsi, il che è comune defetto delli uomini, non fare conto nella bonaccia della tempesta. 9772_10624_000298 senato come albino poco conoscente de benefizii ricevuti da lui aveva dolosamente cerco di ammazzarlo e per questo lui era necessitato andare a punire la sua ingratitudine di poi andò a trovarlo in francia e li tolse lo stato e la vita. 9772_10624_000299 e ritornatoli la reputazione. né si fidando di francia né di altre forze esterne- per non le avere a cimentare- si volse alli inganni. 9772_10624_000300 filippo macedone, non il padre di alessandro, ma quello che fu vinto da tito quinto, aveva non molto stato respetto alla grandezza de romani e di grecia che lo. 9772_10624_000301 a che, pensando io qualche volta sono in qualche parte inclinato nella opinione loro, non di manco perché el nostro libero arbitrio non sia spento. iudico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre. 9772_10624_000302 perché avvedutisi li orsini tardi, che la grandezza del duca e della chiesia era la loro ruina, feciono una dieta alla magione nel perugino. 9772_10624_000303 in roma, ancora che mezzo vivo stette sicuro. e benché ballioni, vitelli et orsini venissino in roma, non ebbono séguito. contro di lui possé fare se non chi e volle papa. almeno che non fussi chi non voleva. 9772_10624_000304 la ferocità del quale spettaculo fece quelli populi in uno tempo rimanere satisfatti e stupidi. ma torniamo donde noi partimmo. 9772_10624_000305 vedrà o lodio o il disprezzo esser suto cagione della ruina di quelli imperatori prenominati, e conoscerà ancora donde nacque che parte di loro, procedendo in uno modo e parte al contrario, in qualunque di quelli, uno di loro ebbe felice e li altri infelice fine. 9772_10624_000306 ma quando, per non li avere conosciuti, si lasciono crescere in modo che ognuno li conosce, non vi è più remedio però, e romani, vedendo discosto linconvenienti, vi rimediorono sempre. 9772_10624_000307 vedesi come la prega dio che le mandi qualcuno che la redima da queste crudeltà et insolenzie barbare. vedesi ancora tutta pronta e disposta a seguire una bandiera, pur che ci sia uno che la pigli. 9772_10624_000308 impara più tosto la ruina che la perservazione sua. perché uno uomo che voglia fare in tutte le parte professione di buono conviene rovini infra tanti che non sono buoni. 9772_10624_000309 dubito, scrivendone ancora, io non essere tenuto prosuntuoso, partendomi massime nel disputare questa materia dalli ordini delli altri. 9772_10624_000310 e se non fussi la cavalleria che urtò, li arebbano consumati tutti puossi, adunque conosciuto el defetto delluna e dellaltra di queste fanterie, ordinarne una di nuovo, la quale resista a cavalli e non abbia paura de fanti. 9772_10624_000311 et intra tutte le cose di che uno principe si debbe guardare, è lo essere contennendo et odioso e la liberalità alluna e laltra. cosa ti conduce? 9772_10624_000312 e quanto al nuovo acquisto, aveva disegnato diventare signore di toscana e possedeva di già perugia e piombino, e di pisa aveva presa la protezione. 9772_10624_000313 e per esperienzia sè visto che la grandezza, in italia, di quella e di spagna è stata causata da francia e la ruina sua causata da loro. 9772_10624_000314 solamente lo spendere el tuo è quello che ti nuoce, e non ci è cosa che consumi sé stessa quanto la liberalità, la quale, mentre che tu usi, perdi la facultà di usarla e diventi o povero e contennendo, o per fuggire la povertà, rapace et odioso. 9772_10624_000315 che si ha a notare che li uomini si debbono o vezzeggiare o spegnere perché si vendicano delle leggieri offese delle gravi. non possono sí che loffesa che si fa alluomo debbe essere in modo che la non tema la vendetta. 9772_10624_000316 nel quale grado, sendo constituito e avendo deliberato diventare principe e tenere con violenzia e sanza, obligo daltri quello che daccordo li era suto, concesso et avuto di questo suo disegno intelligenzia con amilcare cartaginese, il. 9772_10624_000317 e sempre colui che comincia a vivere con rapina, truova, cagione di occupare quel daltri e per avverso contro al sangue. sono più rare e mancono. 9772_10624_000318 e benché sieno cosí fatti, non resta però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti, e con ripari et argini, in modo che crescendo poi o andrebbono per uno canale o limpeto. loro non sarebbe né si licenzioso, né si dannoso. 9772_10624_000319 considerate la prima impresa che fe di bologna, vivendo ancora messer giovanni bentivogli viniziani non se ne contentavono. el re di spagna, quel medesimo con francia, aveva ragionamenti di tale impresa. 9772_10624_000320 sopra tutto, uno principe si debbe ingegnare dare di sé in ogni sua azione, fama di uomo grande e di uomo eccellente. è ancora stimato uno principe quando elli è vero amico e vero inimico? 9772_10624_000321 come ha fatto el turco di grecia, il quale, con tutti li altri ordini osservati da lui per tenere quello stato, se non vi fussi ito ad abitare, non era possibile che lo tenessi. 9772_10624_000322 et a qualunque pensa in qualunque modo ampliare la sua città o il suo stato. debbe, oltre a questo, ne tempi convenienti dellanno tenere occupati e populi con le feste e spettaculi. 9772_10624_000323 come fece ne prossimi tempi papa iulio, il quale, avendo visto nella impresa di ferrara la trista pruova delle sue armi mercennarie, si volse alle ausiliarie e convenne con ferrando, re di spagna, che, con le sua gente et eserciti, dovesse aiutarlo. 9772_10624_000324 ma uno che contro al populo diventi principe con il favore de grandi, debbe innanzi a ogni altra cosa cercare di guadagnarsi el populo, il che li fia facile quando pigli la protezione sua. 9772_10624_000325 li sua successori, se fussino suti uniti, se lo potevano godere oziosi. né in quello regno nacquono altri tumulti che quelli che loro proprii suscitorono, ma 9772_10624_000326 apa ulio procedé in ogni sua cosa impetuosamente e trovò tanto e tempi e le cose conforme a quello suo modo di procedere che sempre sortí felice fine. 9772_10624_000327 con che sete di vendetta, con che ostinata fede, con che pietà, con che lacrime, quali porte se li serrerebbano, quali populi li negherebbano la obedienza, quale invidia se li opporrebbe? quale italiano li negherebbe lossequio. 9772_10624_000328 perché quella è sola arte che si espetta a chi comanda, et è di tanta virtù che non solamente mantiene quelli che sono nati principi, ma molte volte fa li uomini di privata fortuna salire a quel grado. 9772_10624_000329 tengono ancora li esercizii militari in reputazione e sopra questo hanno molti ordini a mantenerli. uno principe adunque che abbi una città forte e non si facci odiare non può essere assaltato. 9772_10624_000330 concludo adunque che sanza avere arme proprie. nessuno principato è sicuro, anzi, è tutto obligato alla fortuna, non avendo virtù che nelle avversità lo difenda. 9772_10624_000331 però questi tali hanno nel condursi gran difficultà e tutti e loro periculi sono fra via e conviene che con la virtù li superino. 9772_10624_000332 fia molto difficile se vi recherete innanzi le azioni e vita dei soprannominati e benché quelli uomini sieno rari e maravigliosi, non di manco furono uomini et ebbe ciascuno di loro minore occasione che la presente. 9772_10624_000333 perché camminando li uomini quasi sempre per le vie battute da altri e procedendo nelle azioni loro con le imitazioni, né si potendo le vie daltri al tutto tenere, né alla virtù di quelli che tu imiti aggiugnere. 9772_10624_000334 con ciò sia che molti altri mediante la crudeltà non abbino etiam ne tempi pacifici, possuto mantenere lo stato, non che ne tempi dubbiosi di guerra. 9772_10624_000335 chi delli esterni volessi assaltare quello stato vi ha più respetto, tanto che abitandovi lo può con grandissima difficultà perdere. laltro migliore remedio è mandare colonie in uno o in duo luoghi che sieno quasi compedi di quello stato. 9772_10624_000336 né prima furono posti a sedere, che de luoghi secreti di quella uscirono soldati che ammazzorono giovanni e tutti li altri, dopo il quale omicidio montò oliverotto a cavallo e corse la terra et assediò nel palazzo el supremo magistrato. 9772_10624_000337 e dassi ad intendere che il populo lo liberi quando fussi oppresso da nimici o da magistrati. in questo caso si potrebbe trovare spesso ingannato, come a roma e gracchi et a firenze messer giorgio. 9772_10624_000338 et ora uno re di francia ne trema e lo ha possuto cavare di italia e ruinare viniziani, la qual cosa, ancora che sia nota, non mi pare superfluo ridurla in buona parte alla memoria. 9772_10624_000339 vedeva, oltre a questo, larme di italia e quelle in spezie di chi si fussi possuto servire, essere in le mani di coloro che dovevano temere la grandezza del papa e però non se ne poteva fidare, sendo tutte nelli orsini e colonnesi, e loro. 9772_10624_000340 e quel principe che manca di questa perizie, manca della prima parte, che vuole avere uno capitano, perché questa insegna: trovare el nimico, pigliare li alloggiamenti, condurre li eserciti, ordinare le giornate, campeggiare le terre con tuo vantaggio. 9772_10624_000341 e non di manco. con la sua ferocia et impeto si mosse personalmente a quella espedizione, la quale mossa fece stare sospesi e fermi spagna e viniziani. 9772_10624_000342 perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene et ha tepidi defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene. 9772_10624_000343 ma nelle mercennarie ad offenderti, vinto che le hanno. bisogna più tempo e maggiore occasione, non sendo tutto uno corpo et essendo trovate e pagate da te, nelle quali uno terzo che tu facci capo non può pigliare subito tanta autorità che ti offenda. 9772_10624_000344 similmente, a conoscere bene la natura de populi, bisogna essere principe, et a conoscere bene quella de principi, bisogna essere populare. 9772_10624_000345 per essere posti più alti sono notati di alcune di queste qualità che arrecano loro o biasimo o laude. e questo è che alcuno è tenuto liberale. 9772_10624_000346 e sempre interverrà, che vi sarà messo da coloro che saranno in quella malcontenti o per troppa ambizione o per paura, come si vidde già che li etoli missono e romani in grecia et in ogni altra provincia che li entrorono vi furono messi da provinciali. 9772_10624_000347 e puossi facilmente vedere che differenzia è infra luna e laltra di queste arme, considerato che differenzia fu dalla reputazione del duca quando aveva franzesi soli e itelli e vitelli, a quando rimase con i soldati sua e sopra sé stesso e sempre si troverrà accresciuta. 9772_10624_000348 preterea del populo inimico. uno principe: non si può mai assicurare per essere troppi de grandi. si può assicurare per essere pochi. 9772_10624_000349 il che, se si considerrà bene, si vedrà quello essere stato molto più pietoso che il populo fiorentino, il quale, per fuggire el nome del crudele, lasciò destruggere. 9772_10624_000350 era tenuto cesare borgia, crudele, non di manco quella sua crudeltà aveva racconcia la romagna, unitola, ridottola in pace et in fede. 9772_10624_000351 quello che non vinse fu giovanni aucut, del quale non vincendo non si poteva conoscere la fede. ma ognuno confesserà che vincendo stavano fiorentini a sua discrezione. 9772_10624_000352 e perché conosceva le rigorosità passate, averli generato qualche odio per purgare li animi di quelli populi e guadagnarseli in tutto. volle monstrare che se crudeltà alcuna era seguíta, non era nata da lui, ma dalla acerba natura del ministro. 9772_10624_000353 ma quando sieno altrimenti, sempre si può fare. non buono iudizio di lui, perché el primo errore che fa lo fa in questa elezione. 9772_10624_000354 loro fiorentini, sendo al tutto disarmati, condussono diecimila franzesi a pisa per espugnarla, per il quale partito portorono più pericolo che in qualunque tempo de travagli loro. 9772_10624_000355 uno principe adunque, non potendo usare questa virtù del liberale sanza, suo danno in modo che la sia conosciuta. debbe selli, è prudente, non si curare del nome del misero, perché col tempo sarà tenuto sempre più liberale. 9772_10624_000356 le cagioni della difficultà in potere occupare el regno del turco sono per non potere essere chiamato da principi di quello regno, né sperare, con la rebellione di quelli chegli ha dintorno, potere facilitare la sua impresa. 9772_10624_000357 di poi si vedrà alcuno di loro, o che arà avuto inimici e populi, o se arà avuto el popolo amico, non si sarà saputo assicurare de grandi, perché, sanza, questi difetti non si perdono li stati che abbino tanto nervo che possino tenere uno esercito alla campagna. 9772_10624_000358 tanto che, per porre fine alla ambizione di alessandro e perché non divenissi signore di toscana, fu forzato venire in italia. non li bastò avere fatto grande la chiesia e toltisi li amici che, per volere il regno di napoli, lo divise con il re di spagna. 9772_10624_000359 prima che uno nuovo successore alla chiesia non li fussi amico e cercassi torli quello che alessandro li aveva dato, e pensò farlo in quattro modi, prima di spegnere tutti e sangui di quelli signori che lui aveva spogliati per tòrre al papa quella occasione. 9772_10624_000360 perché conosceva come dal re, il quale tardi si era accorto dello errore suo, non li sarebbe sopportato e cominciò per questo a cercare di amicizie nuove e vacillare con francia nella venuta che feciono franzesi verso el regno di napoli contro alli spagnuoli che assediavono gaeta. 9772_10624_000361 né poté essere questo ordine migliore, né più prudente, né che sia maggiore cagione della securtà del re e del regno. di che si può trarre un altro notabile: che li principi debbono le cose di carico fare sumministrare ad altri quelle di grazia a loro medesimi. 9772_10624_000362 perché mediante quella possé fuggire limpeto populare et aspettare el soccorso da milano e recuperare lo stato, e li tempi stavano allora in modo che il forestiere non posseva soccorrere el populo. 9772_10624_000363 intra tutti e principi. al principe nuovo è impossibile fuggire el nome di crudele per essere li stati nuovi pieni di pericoli. 9772_10624_000364 ma torniamo a francia et esaminiamo se delle cose dette ne ha fatta alcuna- e parlerò di luigi e non di carlo come di colui che, per avere tenuta più lunga possessione in italia, si sono meglio visti- e sua. 9772_10624_000365 et interviene di questa, come dicono e fisici dello etico, che nel principio del suo male è facile a curare e difficile a conoscere, ma nel progresso del tempo, non lavendo in principio conosciuta né medicata, diventa facile a conoscere e difficile a curare. 9772_10624_000366 resta ora a dire quelle della seconda e vedere che remedii lui ci aveva e quali ci può avere: uno che fussi ne termini sua per potersi mantenere meglio nello acquisto che non fece. 9772_10624_000367 è vedere li uomini che lui ha dintorno e quando sono sufficienti e fedeli. sempre si può reputarlo savio perché ha saputo conoscerli sufficienti e mantenerli fideli. 9772_10624_000368 et uno de maggiori remedii e più vivi sarebbe che la persona di chi acquista vi andassi ad abitare. questo farebbe più secura e più durabile quella possessione. 9772_10624_000369 queste arme possono essere utile e buone per loro medesime, ma sono, per chi le chiama, quasi sempre dannose, perché perdendo rimani disfatto, vincendo resti loro prigione. 9772_10624_000370 ma lui non prima- fu in milano che fece il contrario, dando aiuto a papa alessandro perché elli occupassi la romagna- né si accorse, con questa deliberazione che faceva sé debole, togliendosi li amici e quelli che se li erano gittati in grembo. 9772_10624_000371 e seppe tanto dissimulare lanimo suo che li orsini, mediante el signor paulo, si riconciliorono seco con il quale el duca non mancò dogni ragione di offizio per assicurarlo, dandoli danari, veste e cavalli. 9772_10624_000372 li scrittori poco considerati. dalluna parte ammirano questa sua azione, dallaltra dannono la principale cagione di essa. e che sia vero che laltre sua virtù non sarebbano bastate, si può considerare in scipione. 9772_10624_000373 nel primo caso questa liberalità è dannosa. nel secondo è bene necessario essere tenuto liberale, e cesare era uno di quelli che voleva pervenire al principato di roma. 9772_10624_000374 non posseva teseo dimonstrare la sua virtù se non trovava li ateniesi dispersi queste occasioni. per tanto feciono questi uomini felici, e la eccellente virtù loro fece quella occasione: esser conosciuta. 9772_10624_000375 de principati ecclesiastici. restaci solamente al presente a ragionare. de principati ecclesiastici circa quali tutte le difficultà sono avanti che si possegghino. 9772_10624_000376 onde a olui adunque che vuole non potere vincere, si vaglia di queste arme, perché sono molto più pericolose che le mercennarie, perché in queste è la ruina fatta: sono tutte unite, tutte volte alla obedienza di altri. 9772_10624_000377 e miseria a tutti coloro, a chi non dà, che sono pochi. ne nostri tempi noi non abbiamo veduto fare gran cose, se non a quelli che sono stati tenuti miseri li altri essere spenti. 9772_10624_000378 ma alessandro morí dopo cinque anni che elli aveva cominciato a trarre fuora la spada. lasciollo con lo stato di romagna, solamente assolidato con tutti li altri in aria infra dua potentissimi eserciti inimici e malato a morte. 9772_10624_000379 o quando uno privato cittadino, con il favore delli altri sua cittadini, diventa principe della sua patria. e, parlando del primo modo, si monstrerrà con dua esempli. 9772_10624_000380 e benché vi sia qualche disformità di lingua, non di manco e costumi, sono simili e possonsi fra loro facilmente comportare e chi le acquista volendole tenere debbe avere dua respetti. 9772_10624_000381 e qui si debbe notare che lodio sacquista cosí mediante le buone opere come le triste, e però, come io dissi di sopra, uno principe, volendo mantenere lo stato, è spesso forzato a non essere buono. 9772_10624_000382 sarebbe offizio di uomo prosuntuoso e temerario discorrerne. non di manco se alcuno mi ricercassi donde viene che la chiesia nel temporale sia venuta a tanta grandezza. 9772_10624_000383 io iudico bene questo, che sia meglio essere impetuoso che respettivo, perché la fortuna è donna et è necessario, volendola, tenere sotto, batterla et urtarla, e si vede che la si lascia più vincere da questi che da quelli che freddamente procedano. 9772_10624_000384 e difese contro a quelli la patria sua et il suo stato, e li bastò solo sopravvenente il periculo, assicurarsi di pochi, ché se elli avessi avuto el populo inimico, questo non li bastava. 9772_10624_000385 è necessario, innanzi a tutte le altre cose, come vero fondamento, dogni impresa, provvedersi, darme proprie, perché non si può avere né più fidi, né più veri, né migliori soldati. 9772_10624_000386 ma quanto allo esercizio della mente, debbe el principe leggere le istorie et in quelle considerare le azioni delli uomini eccellenti. 9772_10624_000387 qui è virtù grande nelle membra, quando non la mancassi, ne capi, specchiatevi, ne duelli e ne congressi de pochi quanto li italiani sieno superiori con le forze, con la destrezza, con lo ingegno. 9772_10624_000388 in universali, ma restringendomi più a particulari, dico, come si vede oggi questo principe, felicitare e domani ruinare. sanza averli veduto mutare natura o qualità alcuna. 9772_10624_000389 tal che, commosso tutto el mondo dallo sdegno per la viltà del suo sangue e dallo odio per la paura della sua ferocia, si rebellò. prima affrica di poi el senato, con tutto el populo di roma e tutta italia li conspirò contro. 9772_10624_000390 di qui nasce che quelle cose che fa uno giorno destrugge laltro e che non si intenda mai quello si voglia o disegni fare e che non si può. 9772_10624_000391 ognuno vede quello che tu. pari pochi sentono quello che tu. se e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti, che abbino la maestà dello stato che li difenda. 9772_10624_000392 quale si può chiamare principato civile, né a pervenirvi è necessario o tutta virtù o tutta fortuna, ma più presto una astuzia fortunata. dico che si ascende a questo principato o con il favore del populo, o con il favore de grandi. 9772_10624_000393 gravare e populi estraordinariamente et essere fiscale e fare tutte quelle cose che si possono fare per avere danari, il che comincerà a farlo odioso, con sudditi e poco stimare da nessuno, diventando povero. 9772_10624_000394 e quelle esalta e le altre corregge et il ministro non può sperare di ingannarlo e mantiensi: buono. ma come uno principe possa conoscere el ministro, ci è questo modo che non falla mai. 9772_10624_000395 ma se nella morte di alessandro fussi stato sano, ogni cosa li era facile. e lui mi disse: ne dí che fu creato ulio che aveva pensato a ciò che potessi nascere morendo el padre. 9772_10624_000396 dopo questi vennono tutti li altri che fino a nostri tempi hanno governato queste arme, et il fine della loro virtù è stato che italia è suta, corsa da carlo, predata da luigi, sforzata da ferrando e vituperata da svizzeri. 9772_10624_000397 alcuni altri si sono volti a guadagnarsi quelli che li erano suspetti nel principio del suo stato. alcuni hanno edificato fortezze, alcuni le hanno ruinate e destrutte. 9772_10624_000398 oltre alle altre infelicità. come è detto, non può essere stimato da sua soldati, né fidarsi di loro. debbe per tanto mai levare el pensiero da questo esercizio della guerra, e nella pace vi si debbe più esercitare che nella guerra. 9772_10624_000399 e nella pace, se spogliato da loro, nella guerra, da nimici. la cagione di questo è che le non hanno altro amore, né altra cagione che le tenga in campo che uno poco di stipendio, il quale non è sufficiente a fare che voglino morire per te. 9772_10624_000400 non era alcuno che conoscessi messer antonio da venafro per ministro di pandolfo petrucci, principe di siena, che non iudicasse pandolfo essere valentissimo uomo avendo quello per suo ministro. 9772_10624_000401 ha solamente a pensare che non piglino troppe forze e troppa autorità e facilmente può, con le forze sua e col favore loro, sbassare quelli che sono potenti per rimanere in tutto arbitro di quella provincia. 9772_10624_000402 morto di poi, paulo militò sotto vitellozzo suo fratello et in brevissimo tempo, per essere ingegnoso e della persona e dello animo gagliardo, diventò el primo uomo della sua milizia. 9772_10624_000403 e perché tutti, sudditi, non si possono armare quando si benefichino quelli che tu armi. con li altri si può fare più a sicurtà e quella diversità del procedere che conoscono in loro li fa tua obbligati. 9772_10624_000404 però uno principe savio, debba pensare, uno modo per il quale li sua cittadini, sempre et in ogni qualità di tempo abbino bisogno dello stato e di lui, e sempre poi li saranno fedeli. 9772_10624_000405 sforza suo padre, sendo soldato della regina giovanna di napoli, la lasciò in un tratto disarmata onde lei, per non perdere el regno, fu constretta gittarsi in grembo. 9772_10624_000406 il quale non ha retto alli assalti de viniziani nello, né a quelli di papa iulio nel, per altre cagioni che per essere antiquato in quello dominio. 9772_10624_000407 o fanno questo per pusillanimità e defetto naturale danimo, allora tu ti debbi servire di quelli massime che sono di buono consiglio, perché nelle prosperità te ne onori e nelle avversità non hai da temerne. 9772_10624_000408 somma nelle mercennarie è più pericolosa la ignavia nelle ausiliarie. la virtù, uno principe per tanto savio, sempre ha fuggito queste arme e voltosi alle proprie et ha volsuto più tosto perdere con le sue che vincere con le altrui. 9772_10624_000409 anzi, è necessario, quando il nimico si accosta, che le città divise si perdino subito, perché sempre la parte più debole si aderirà alle forze esterne e laltra non potrà reggere. 9772_10624_000410 e sopra tutto, fare, come ha fatto per ladrieto, qualche uomo eccellente che ha preso ad imitare, se alcuno innanzi a lui è stato laudato e gloriato e di quello ha tenuto sempre e gesti et azioni appresso di sé. 9772_10624_000411 che diventò odiosissimo a tutto il mondo e cominciò ad essere temuto etiam da quelli che elli aveva intorno, in modo che fu ammazzato da uno centurione in mezzo del suo esercito. 9772_10624_000412 perché, se si considerrà bene tutto, si troverrà qualche cosa che parrà virtù, e seguendola sarebbe la ruina sua, e qualcuna altra che parrà vizio, e seguendola ne riesce la securtà et il bene essere suo. 9772_10624_000413 e quel principe che va con li eserciti, che si pasce di prede, di sacchi e di taglie, maneggia quel di altri. li è necessaria questa liberalità, altrimenti non sarebbe seguíto da soldati. 9772_10624_000414 e non ti puoi mantenere amici quelli che vi ti hanno messo per non li potere satisfare in quel modo che si erano presupposto e per non potere tu usare contro di loro medicine forti, sendo loro obligato. 9772_10624_000415 dallaltro, paurosi di non errare per timore che non intervenissi. a loro come a quelli che sono stati spogliati, concludo che queste colonie non costono. sono più fedeli, etoffendono meno e li offesi non possono nuocere, sendo poveri e dispersi, come è detto. 9772_10624_000416 solamente si può accusarlo nella creazione di iulio pontefice, nella quale lui ebbe mala elezione perché, come è detto, non possendo fare uno papa a suo modo, poteva tenere che uno non fussi papa. 9772_10624_000417 marchese di mantova, duca di ferrara, bentivogli, madonna di furlí, signore di faenza, di pesaro di rimino, di camerino di piombino, lucchesi, pisani sanesi, ognuno se li fece incontro per essere suo amico. 9772_10624_000418 e però conviene essere ordinato in modo che, quando non credono più, si possa fare loro credere per forza. moisè, ciro, teseo e romulo non arebbono possuto fare osservare loro lungamente le loro constituzioni, se fussino stati disarmati. 9772_10624_000419 ma spenta la memoria di quelli, con la potenzia e diuturnità dello imperio ne diventorono securi possessori, e posserno anche quelli, combattendo di poi infra loro, ciascuno tirarsi. drieto parte di quelle provincie, secondo l autorità, li aveva presa drento. 9772_10624_000420 nel primo caso capitano sempre male e non conducano cosa alcuna. ma quando dependono da loro proprii e possano forzare, allora è che rare volte. 9772_10624_000421 perché si vede li uomini nelle cose che li nducano, al fine quale ciascuno ha innanzi, cioè glorie e ricchezze, procedervi variamente: luno con respetto, laltro con impeto, luno per violenzia, laltro con arte. 9772_10624_000422 e se alcuno dicessi cesare con la liberalità, pervenne allo imperio e molti altri, per essere stati et essere tenuti liberali, sono venuti a gradi grandissimi. rispondo: o tu se principe fatto, o tu se in via di acquistarlo. 9772_10624_000423 perché la non si fugge, ma si differisce a tuo disavvantaggio. e se alcuni altri allegassino la fede che il re aveva data al papa di fare per lui quella impresa, per la resoluzione del suo matrimonio e il cappello di roano? 9772_10624_000424 talmente che sempre uno principe cosí fatto consumerà in simili opere tutte le sue facultà e sarà necessitato, alla fine, se si vorrà mantenere el nome del liberale. 9772_10624_000425 in questo caso potria bene essere, ma durerebbe poco perché quello governatore in breve tempo li torrebbe lo stato. 9772_10624_000426 ma parendoli? cosa servile lo stare con altri? pensò, con lo aiuto di alcuni cittadini di fermo a quali era più cara la servitù che la libertà della loro patria, e con il favore vitellesco di occupare fermo. 9772_10624_000427 e proponeva loro, andando tutti e casi che in uno esercito possono occorrere, intendeva la opinione loro diceva la sua, corroboravala con le ragioni. 9772_10624_000428 et oltre a questo, per potere tenere la plebe pasciuta e sanza perdita del pubblico, hanno sempre in comune, per uno anno, da potere dare loro da lavorare in quelli esercizii che sieno el nervo e la vita di quella città e delle industrie de quali la plebe pasca. 9772_10624_000429 uno anno dopo, el commisso parricidio fu insieme con vitellozzo, il quale aveva avuto maestro delle virtù e scelleratezze, sua strangolato. 9772_10624_000430 fu forzato prendere quelle amicizie che poteva e sarebbeli riuscito el partito ben preso, quando nelli altri maneggi non avessi fatto errore alcuno. 9772_10624_000431 petrucci, principe di siena, reggeva lo stato suo più con quelli che li furono sospetti che con li altri. ma di questa cosa non si può parlare largamente perché la varia. secondo el subietto, 9772_10624_000432 ma sopra tutto astenersi dalla roba daltri, perché li uomini sdimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio di poi le cagioni del tòrre. la roba non mancono mai. 9772_10624_000433 vivebant in che modo si debbino governare le città o principati quali innanzi fussino occupati: si vivevano con le loro legge. 9772_10624_000434 le mercennarie et ausiliarie sono inutile e periculose e se uno tiene lo stato suo fondato in sulle arme mercennarie, non starà mai fermo né sicuro. 9772_10624_000435 colonie. e quali errori ancora, vivendo, lui possevano non lo offendere se non avessi fatto el sesto di tòrre lo stato a viniziani, perché quando non avessi fatto grande la chiesia né messo in italia spagna, era ben ragionevole e necessario abbassarli. 9772_10624_000436 costui, come io dissi, fatto da siracusani capo delli eserciti, conobbe subito quella milizia mercennaria non essere utile per essere conduttieri fatti come li nostri italiani e, parendoli non li possere tenere né lasciare, li fece tutti tagliare a pezzi. 9772_10624_000437 perché uno principe debbe avere dua paure: una dentro, per conto de sudditi, laltra di fuora, per conto de potentati esterni? 9772_10624_000438 nella antiquità e continuazione del dominio sono spente le memorie e le cagioni delle innovazioni, perché sempre una mutazione lascia lo addentellato per la edificazione dellaltra cap. 9772_10624_000439 per tanto che uno principe debbe tenere delle congiure, poco conto quando el popolo li sia benivolo, ma quando li sia inimico et abbilo in odio. debbe temere dogni cosa e dognuno. 9772_10624_000440 tamen si resolve presto per non avere alcuno di questi principi eserciti insieme, che sieno inveterati con li governi e amministrazione delle provincie, come erano li eserciti dello imperio romano. 9772_10624_000441 ingegnarsi che nelle azioni sua si riconosca grandezza, animosità, gravità, fortezza e circa maneggi privati de sudditi, volere che la sua sentenzia sia irrevocabile. 9772_10624_000442 solo adunque. questi principati sono sicuri e felici, ma sendo quelli retti da cagioni superiore alla quale mente umana non aggiugne. lascerò el parlarne perché sendo esaltati e mantenuti da dio. 9772_10624_000443 considerato adunque tutte queste cose, io lauderò chi farà le fortezze e chi non le farà e biasimerò qualunque, fidandosi delle fortezze, stimerà poco essere odiato da populi. 9772_10624_000444 io voglio lasciare stare laltre sue azioni, che tutte sono state simili e tutte li sono successe bene, e la brevità della vita non li ha lasciato sentire el contrario. 9772_10624_000445 le difficultà che hanno nellacquistare el principato in parte nascono da nuovi ordini e modi che sono forzati introdurre per fondare lo stato loro e la loro. 9772_10624_000446 o el principe spende del suo e de sua sudditi o di quello daltri. nel primo caso debbe essere parco, nellaltro non debbe lasciare indrieto parte alcuna di liberalità. 9772_10624_000447 e sono nate queste sua azioni in modo: luna dallaltra, che non ha dato mai infra luna e laltra, spazio alli uomini di potere quietamente operarli contro. giova ancora assai a uno principe dare di sé esempli rari circa governi di dentro. 9772_10624_000448 ma quando non si obbligano ad arte e per cagione ambiziosa, è segno come pensano più a sé che a te e da quelli si debbe el principe guardare e temerli come se fussino scoperti inimici, perché sempre nelle avversità aiuteranno. 9772_10624_000449 e questi sono francesco sforza e cesare borgia. francesco, per li debiti mezzi e con una gran virtù di privato, diventò duca di milano e quello che con mille affanni aveva acquistato con poca fatica mantenne. 9772_10624_000450 onde, avendosi creato odio, et a questo odio aggiunto el disprezzo sendo vecchio ruinò ne primi principii della sua amministrazione. 9772_10624_000451 di che ne resultò la ruina loro. ma quando non si può fuggirla, come intervenne a fiorentini quando el papa e spagna andorono con esercito ad assaltare la lombardia, allora si debba el principe aderire per le ragioni. 9772_10624_000452 non mancò per tanto giovanni di alcuno offizio debito verso el nipote e fattolo ricevere da firmiani onoratamente, si alloggiò nelle case sua, dove passato alcuno giorno et atteso ad ordinare quello che alla sua futura scelleratezza era necessario. 9772_10624_000453 perché quelli populi che li aveano aperte le porte, trovandosi ingannati della opinione loro e di quello futuro bene che si avevano presupposto, non potevono sopportare e fastidii del nuovo principe. 9772_10624_000454 non di manco. la sua ferocia e crudeltà fu tanta e sí inaudita per avere, dopo infinite occisioni particulari, morto gran parte del populo di roma e tutto quello di alessandria. 9772_10624_000455 ma per li gradi della milizia, li quali con mille disagi e periculi si aveva guadagnati pervenissi al principato e quello di poi, con tanti partiti animosi e periculosi, mantenessi. 9772_10624_000456 tamen confido assai che per sua umanità li debba essere accetta, considerato come da me non li possa esser fatto maggiore dono. 9772_10624_000457 concludo adunque che, variando la fortuna e stando li uomini, ne loro modi ostinati, sono felici mentre concordano insieme e, come discordano, infelici. 9772_10624_000458 è necessario per tanto prepararsi a queste arme per potere, con la virtù italica, defendersi dalli esterni e benché la fanteria svizzera e spagnola sia esistimata terribile, 9772_10624_000459 trovandola suta, comandata da signori impotenti, li quali più presto avevano spogliato, e loro sudditi che corretti, e dato loro materia di disunione, non di unione, tanto che quella provincia era tutta piena di latrocinii, di brighe e di ogni altra. 9772_10624_000460 di che si cava una regola generale la quale mai o raro falla: che chi è cagione che uno diventi potente ruina, perché quella potenzia è causata da colui, o con industria o con forza. 9772_10624_000461 e puossi discorrere questa parte. cosí quel principe che ha più paura de populi che de forestieri debbe fare le fortezze, ma quello che ha più paura de forestieri che de populi debbe lasciarle indrieto. 9772_10624_000462 a pertinace et alessandro per essere principi nuovi. fu inutile e dannoso volere imitare marco, che era nel principato iure hereditario, e similmente, a caracalla, commodo e massimino. essere stata cosa perniziosa imitare severo. 9772_10624_000463 non di manco debbe essere grave al credere et al muoversi, né si fare paura da sé stesso e procedere in modo temperato, con prudenza et umanità. 9772_10624_000464 e se si considerassi la prima ruina dello imperio romano, si troverrà essere suto solo cominciare a soldare. e goti, perché da quello principio cominciorono a enervare le forze dello imperio romano e tutta quella virtù che si levava da lui si dava a loro. 9772_10624_000465 tanto che respetto a questi minori potenti. lui non ha a durare fatica alcuna a guadagnarli, perché subito tutti insieme fanno uno globo col suo stato, che lui vi ha acquistato. 9772_10624_000466 si acquistava tante forze e tanta reputazione che per sé stesso si sarebbe retto e non sarebbe più dependuto dalla fortuna e forze di altri, ma dalla potenzia e virtù sua. 9772_10624_000467 e di quello che non è tuo o di sudditi tua. si può essere più largo donatore, come fu ciro, cesare et alessandro, perché lo spendere, quello daltri non ti toglie reputazione, ma te ne aggiugne. 9772_10624_000468 è suta consuetudine de principi. per potere tenere più securamente lo stato loro, edificare fortezze che sieno la briglia e il freno di quelli che disegnassino fare loro contro, et avere uno refugio securo da uno subito impeto. 9772_10624_000469 e voglio. mi basti solo la provincia di grecia per esemplo. furono intrattenuti da loro, li achei e li etoli. fu abbassato el regno de macedoni. funne cacciato antioco. 9772_10624_000470 e benché di tutte queste cose non si possa dare determinata sentenzia, se non si viene a particulari di quelli stati dove si avessi a pigliare alcuna simile deliberazione, non di manco, io parlerò in quel modo largo che la materia per sé medesima sopporta. 9772_10624_000471 e monstro e modi con li quali molti hanno cerco di acquistarli e tenerli. mi resta ora a discorrere generalmente le offese e difese che in ciascuno de prenominati possono accadere. 9772_10624_000472 il che non solamente non contradisse, ma lo fe più facile. con la resoluzione del matrimonio antiquo del re luigi passò adunque il re in italia con lo aiuto de viniziani e consenso di alessandro. né prima fu in milano che il papa ebbe da lui gente per la impresa di romagna. 9772_10624_000473 dallaltra parte. non tenendo la sua dignità, discendendo spesso ne teatri a combattere co gladiatori e facendo altre cose vilissime e poco degne della maestà imperiale, diventò, contennendo nel conspetto, de soldati. 9772_10624_000474 el principe naturale, ha minori cagioni e minore necessità di offendere donde conviene che sia più amato e se estraordinarii vizii non lo fanno odiare, è ragionevole che naturalmente sia benevoluto da sua. 9772_10624_000475 e benché lo intento suo non fussi fare grande la chiesia ma il duca, nondimeno ciò che fece tornò a grandezza della chiesia, la quale, dopo la sua morte spento, el duca, fu erede delle sue. 9772_10624_000476 il quale da soldati pretoriani era suto morto. e sotto questo colore sanza monstrare di aspirare allo imperio, mosse lo esercito contro a roma e fu prima in italia che si sapessi la sua partita. 9772_10624_000477 allora posserno considerare viniziani la temerità del partito preso da loro, i quali, per acquistare dua terre in lombardia, feciono signore el re di dua terzi. 9772_10624_000478 parlando di sua maestà, disse come non si consigliava con persona e non faceva mai di alcuna cosa a suo modo, il che nasceva dal tenere contrario termine al sopradetto, perché limperatore è uomo secreto, non comunica li sua disegni con persona, non ne piglia parere. 9772_10624_000479 quarto: acquistare tanto imperio avanti che il papa morissi, che potessi per sé medesimo resistere a uno primo impeto. di queste quattro cose, alla morte di alessandro ne aveva condotte tre. la quarta aveva quasi per condotta. 9772_10624_000480 e presa sopra questo occasione, lo fece mettere una mattina a cesena in dua pezzi in sulla piazza, con uno pezzo di legno e uno coltello sanguinoso a. 9772_10624_000481 e privato che ne fia. quantunque di sinistro abbi, loccupatore lo riacquista. noi abbiamo in italia, in exemplis, el duca di ferrara. 9772_10624_000482 e trovò ancora la via aperta al modo dello accumulare danari non mai più usitato da alessandro indrieto, le quali cose iulio non solum seguitò, ma accrebbe e pensò a guadagnarsi bologna e spegnere e viniziani et a cacciare franzesi di italia. 9772_10624_000483 apa ulio, come si fu servito del nome del liberale per aggiugnere al papato, non pensò poi a mantenerselo per potere fare guerra. el re di francia. 9772_10624_000484 e perché sono di tre generazione. cervelli luno intende da sé, laltro discerne quello che altri intende, el terzo non intende né sé né altri. quel primo è eccellentissimo, el secondo eccellente, el terzo inutile. 9772_10624_000485 perché, avendo dato reputazione a svizzeri, ha invilito tutte larme sua, perché le fanterie ha spento e le sua gente darme ha obligato alle arme daltri perché, sendo assuefatte a militare con svizzeri, non par loro di potere vincere sanza essi. 9772_10624_000486 assignate. onde chi assalta il turco, è necessario pensare di averlo a trovare unito, e li conviene sperare più nelle forze proprie che ne disordini daltri. 9772_10624_000487 con li quali aveano a temere della perdita, non del guadagno. loro come intervenne di poi a vailà, dove in una giornata perderono quello che in ottocento anni, con tanta fatica avevano acquistato? 9772_10624_000488 e perché le azioni di costui furono grandi in un principe nuovo. io voglio monstrare brevemente quanto bene seppe usare la persona della golpe e del lione, le quali nature io dico di sopra. essere necessario imitare a uno principe. 9772_10624_000489 i pare corrino tante cose in benefizio duno principe nuovo che io non so qual mai tempo fussi più atto a questo e se, come io dissi, era necessario. 9772_10624_000490 cosí al presente, volendo conoscere la virtù duno spirito italiano, era necessario che la italia si riducessi nel termine che ellè di presente e che la fussi più stiava che i rei. 9772_10624_000491 e più facilmente si tiene una città usa a vivere libera con il mezzo de sua cittadini che in alcuno altro modo, volendola preservare. 9772_10624_000492 io non voglio ragionare, né di eliogabalo, né di macrino, né di iuliano, li quali, per essere al tutto contennendi, si spensono subito. ma verrò alla conclusione di questo discorso. 9772_10624_000493 perché le sono in modo fortificate che ciascuno pensa la espugnazione di esse dovere essere tediosa e difficile, perché tutte hanno fossi e mura conveniente, hanno artiglierie a sufficienzia, tengono sempre nelle cànove publiche da bere e da mangiare e da ardere per uno anno. 9772_10624_000494 e per deliberazione del senato se lo aggiunse, collega, le quali cose da albino furono accettate per vere. ma poiché severo ebbe vinto e morto, nigro e pacate le cose orientali, ritornatosi a roma si querelò in senato come albino. 9772_10624_000495 debbe solo guardarsi di non fare grave iniuria ad alcuno di coloro de quali si serve e che elli ha dintorno al servizio del suo principato, come aveva fatto antonino. 9772_10624_000496 e tenuti securi e difesi tutti quelli e per essere gran numero e deboli e paurosi, chi della chiesia, chi de viniziani, erano sempre necessitati a stare seco e per il mezzo loro poteva facilmente assicurarsi di chi ci restava grande. 9772_10624_000497 ne tempi nostri non si vede che quelle abbino profittato ad alcuno principe, se non alla contessa di furlí, quando fu morto el conte girolamo, suo consorte. 9772_10624_000498 vi conoscerà drento uno estremo mio desiderio: che lei pervenga a quella grandezza che la fortuna e le altre sue qualità li promettano e se, vostra magnificenzia, dallo apice della sua altezza qualche volta volgerà li occhi in questi luoghi bassi. 9772_10624_000499 quando poi vennono i tempi avversi, pensorono a fuggirsi e non a defendersi, e sperorono che populi, infastiditi dalla insolenzia de vincitori, i rimesso. 9772_10624_000500 luna, larme sua che non li parevano fedeli. laltra, la voluntà di francia. ciò è che larme orsine, delle quali sera valuto, li mancassino sotto e non solamente li mpedissino lo acquistare, ma gli togliessino lacquistato. 9772_10624_000501 respondo con quello che per me di sotto si dirà circa la fede de principi e, come la si debbe osservare, ha perduto adunque el re luigi la lombardia per non avere osservato alcuno di quelli termini osservati da altri che hanno preso provincie e volutole tenere. 9772_10624_000502 chi considerassi adunque le azioni e virtù, di costui non vedrà cose, o poche, le quali possa attribuire alla fortuna. con ciò sia cosa come di sopra è detto che non per favore dalcuno. 9772_10624_000503 e se considerrete le azioni sua, le troverrete tutte grandissime e qualcuna estraordinaria. lui, nel principio del suo regno, assaltò la granata e quella impresa fu il fondamento dello stato suo. 9772_10624_000504 perché de capitani, virtuosi de quali potevano temere? alcuni non hanno vinto, alcuni hanno avuto opposizione, altri hanno volto la ambizione loro altrove. 9772_10624_000505 filippo macedone fu fatto da tebani, dopo la morte di epaminunda, capitano delle loro gente, e tolse loro, dopo la vittoria, la libertà. 9772_10624_000506 et ancora, che di questi esempli ne siano piene le antiche istorie non di manco. io non mi voglio partire da questo esemplo fresco di. 9772_10624_000507 era passato in grecia antioco, messovi dalli etoli per cacciarne romani. mandò antioco ambasciatori alli- achei che erano amici de romani a confortarli a stare di mezzo e da altra parte romani li persuadevano a pigliare le arme per loro. 9772_10624_000508 et esaminando le azioni e vita loro, non si vede che quelli avessino altro dalla fortuna che la occasione la quale dette loro materia a potere introdurvi drento quella forma parse loro e 9772_10624_000509 tutti li stati, tutti e dominii che hanno avuto et hanno imperio sopra li uomini. sono stati e sono o repubbliche o principati. 9772_10624_000510 perché se ella si usa virtuosamente e come la si debbe usare, la non fia conosciuta e non ti cascherà linfamia del suo contrario. e però a volersi mantenere infra li uomini el nome del liberale, è necessario non lasciare indrieto alcuna qualità di suntuosità. 9772_10624_000511 e dove lui era prima arbitro ditalia, e vi misse uno compagno a ciò che li, ambiziosi di quella provincia e mal contenti di lui, avessino dove ricorrere e dove posseva lasciare in quello regno uno re suo pensionario, e ne lo trasse per mettervi uno che potessi cacciarne lui. 9772_10624_000512 e non è cosa più necessaria, a parere, di avere che questa ultima qualità. e li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. 9772_10624_000513 tanto rispondere a queste obiezioni. discorrerò le qualità di alcuni imperatori monstrando le cagioni della loro ruina. non disforme da quello che da me si è addutto e parte. metterò in considerazione quelle cose che sono notabili a chi legge le azioni di quelli tempi. 9772_10624_000514 respondo come e principati de quali si ha memoria si truovano governati in dua modi diversi, o per uno principe e tutti li altri servi, e quali, come ministri, per grazia e concessione sua, aiutono governare quello regno. 9772_10624_000515 filopemene principe delli achei. intra le altre laude che dalli scrittori li sono date è che ne tempi della pace non pensava mai se non a modi della guerra. 9772_10624_000516 né si truova uomo. sí prudente che si sappi accomodare a questo. sí, perché non si può deviare da quello a che la natura linclina. sí etiam perché, avendo sempre uno prosperato camminando per una via, non si può persuadere partirsi da quella. 9772_10624_000517 ma ne tempi avversi, quando lo stato ha bisogno de cittadini, allora se ne truova pochi, e tanto più è questa esperienzia periculosa, quanto la non si può fare se non una volta. 9772_10624_000518 e chi replicasse: se il populo arà le sue possessioni fuora e veggale ardere, non ci arà pazienza et il lungo assedio e la carità propria li farà sdimenticare el principe? respondo che uno principe potente et animoso supererà sempre tutte quelle difficultà. 9772_10624_000519 e principali fondamenti che abbino tutti li stati, cosí nuovi come vecchi o misti, sono le buone legge e le buone arme. 9772_10624_000520 e però, se allora era necessario satisfare più a soldati che a populi, era perché soldati potevano più che e populi. ora è più necessario a tutti e principi, eccetto che al turco et al soldano, satisfare a populi che a soldati, perché e populi possono più di quelli. 9772_10624_000521 quando quelli stati che sacquistano, come è detto, sono consueti a vivere con le loro legge et in libertà. a volerli tenere ci sono tre modi. el primo: 9772_10624_000522 onde è necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono et usarlo e non usare secondo la necessità. 9772_10624_000523 e sarebbe suta la sua espugnazione, difficile come quella di agatocle, se non si fussi suto lasciato ingannare da cesare borgia quando a sinigallia, come di sopra, si disse, prese li orsini e vitelli, dove preso ancora lui. 9772_10624_000524 le quali cose volevano che lui esercitassi ne populi, per potere avere duplicato stipendio e sfogare la loro avarizia e crudeltà? le quali cose feciono che quelli imperatori che per natura o per arte, non aveano una grande reputazione tale? 9772_10624_000525 non si maravigli alcuno se nel parlare che io farò de principati al tutto nuovi e di principe e di stato, io addurrò grandissimi esempli. 9772_10624_000526 quelli altri ti scusano iudicando essere necessario, quelli avere più merito, che hanno più periculo e più obligo. ma quando tu li disarmi, tu cominci ad offenderli. monstri che tu abbi in loro diffidenzia, o per viltà, o per poca fede. 9772_10624_000527 queste cose, quando sono bene fondate e abbino in loro grandezza, lo fanno reverendo e mirabile, et in italia non manca materia da introdurvi ogni forma. 9772_10624_000528 perché è necessario o fare questo o tenervi assai gente, darme e fanti. nelle colonie non si spende molto e sanza sua spesa o poca, ve le manda e tiene e solamente offende coloro a chi toglie e campi e le case per darle a nuovi abitatori. 9772_10624_000529 e come non avessi avuto ad avere respetto a francia, ché non gnene aveva ad avere più, per essere di già franzesi, spogliati del regno dalli spagnoli di qualità che ciascuno di loro era necessitato comperare lamicizia sua e saltava in pisa. 9772_10624_000530 e come ebbe amicizie e soldati che fussino sua, possé in su tale fondamento edificare ogni edifizio, tanto che lui durò assai fatica in acquistare e poca in mantenere. 9772_10624_000531 surse di poi lessandro, il quale, di tutti pontefici che sono stati mai, monstrò quanto uno papa, e con il danaio e con le forze, si poteva prevalere. 9772_10624_000532 favori intrinseci di quello che considerino bene qual cagione abbi mosso quelli che lo hanno favorito a favorirlo. e se ella non è affezione naturale verso di. 9772_10624_000533 delle arme mercennarie antiche in exemplis. sono cartaginesi, li quali furono per essere oppressi da loro soldati mercennarii. finita la prima guerra con omani, ancora che cartaginesi avessino per capi loro proprii cittadini. 9772_10624_000534 ci si vede al presente, in quale lei possa più sperare che nella illustre casa vostra quale, con la sua fortuna e virtù, favorita da dio e dalla chiesia della quale è ora principe, possa farsi capo di questa redenzione. 9772_10624_000535 ma quando si acquista stati in una provincia, disforme di lingua, di costumi e di ordini, qui sono le difficultà e qui bisogna avere gran fortuna e grande industria a tenerli. 9772_10624_000536 alti esempli. io voglio aggiugnere uno esemplo minore, ma bene, arà qualche proporzione con quelli, e voglio, mi basti per tutti li altri simili, e questo è ierone siracusano. 9772_10624_000537 ma debbe pigliare da severo quelle parti che per fondare el suo stato sono necessarie e da marco quelle che sono convenienti e gloriose a conservare uno stato che sia già stabilito e fermo. 9772_10624_000538 ma consideriamo ciro e li altri che hanno acquistato o fondato regni, si troveranno tutti mirabili e se si considerranno le azioni et ordini loro particulari, parranno non discrepanti da quelli di moisè che ebbe, sí, gran precettore. 9772_10624_000539 né voglio sia reputata presunzione se uno uomo di basso et infimo stato ardisce discorrere e regolare e governi de principi. 9772_10624_000540 avanti che carlo, re di francia, passassi in italia, era questa provincia sotto lo imperio del papa viniziani, re di napoli, duca di milano e fiorentini. 9772_10624_000541 che fussino esempli contrarii a questa mia opinione. trovando alcuno essere vissuto sempre egregiamente e monstro grande virtù, danimo non di meno avere perso lo imperio, ovvero essere stato morto da sua che li hanno coniurato contro. 9772_10624_000542 chi fa altrimenti, o per timidità o per mal consiglio. è sempre necessitato tenere el coltello in mano, né mai può fondarsi sopra li sua sudditi, non si potendo, quelli per le fresche e continue iniurie, assicurare di lui. 9772_10624_000543 le quali feciono già per qualcuno qualche progresso e parevano gagliarde infra loro. ma come venne el forestiero, le mostrorono quello che elle erano. 9772_10624_000544 ma che etiam lei ne lasci governare laltra metà, o presso a noi, et assomiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi che, quando sadirano allagano e piani, ruinano li arberi e li edifizii. 9772_10624_000545 lordine che ellino hanno tenuto è stato prima per dare reputazione a loro proprii, avere tolto reputazione alle fanterie. feciono questo perché sendo sanza stato et in sulla industria e pochi fanti non davano loro reputazione. 9772_10624_000546 e preposevi uno iudicio civile nel mezzo della provincia, con uno presidente eccellentissimo, dove ogni città vi aveva lo avvocato suo. 9772_10624_000547 stare sempre in sulle caccie e, mediante quelle, assuefare el corpo a disagi e parte imparare la natura de siti e conoscere come surgono e monti, come imboccano le valle, come iacciono e piani et intendere la natura de fiumi e de paduli. 9772_10624_000548 il che farà la generazione delle armi e la variazione delli ordini, e queste sono di quelle cose che, di nuovo ordinate, dànno reputazione e grandezza a uno principe nuovo. 9772_10624_000549 e però la fortuna massime quando vuol fare grande uno principe nuovo, il quale ha maggiore necessità di acquistare reputazione che uno ereditario. 9772_10624_000550 delle quali la prima è il parlamento e la sua autorità, perché quello che ordinò quel regno, conoscendo lambizione de potenti e la insolenzia loro e iudicando esser loro necessario uno freno in bocca che li correggessi. 9772_10624_000551 e non li lasciorono mai seguire per fuggire una guerra, perché sapevano che la guerra non si lieva ma si differisce a vantaggio daltri. però vollono fare con filippo et antioco guerra in grecia per non la avere a fare con loro in italia. 9772_10624_000552 arrivato a roma, fu dal senato per timore eletto imperatore e morto iuliano restava, dopo questo principio, a severo dua difficultà, volendosi insignorire di tutto lo stato. 9772_10624_000553 bisogna adunque essere golpe a conoscere e lacci e lione a sbigottire e lupi coloro che stanno semplicemente in sul lione non se ne intendano. 9772_10624_000554 e nelle azioni di tutti li uomini e massime de principi. dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato. 9772_10624_000555 perché da queste armi nascono solo e lenti, tardi e deboli acquisti e le subite e miraculose perdite, e perché io sono venuto con questi esempli in italia, la quale è stata governata molti anni. 9772_10624_000556 suo prima e la fece ozioso e sanza sospetto di essere impedito. tenne occupati in quella li animi di quelli baroni di castiglia, li quali, pensando a quella guerra, non pensavano a innovare, e lui acquistava in quel mezzo reputazione et imperio sopra di loro che non se ne accorgevano. 9772_10624_000557 le quali arme tutte insieme sono molto migliori che le semplici ausiliarie o le semplici mercennarie e molto inferiore alle proprie, e basti lo esemplo detto perché el regno di francia sarebbe insuperabile se lordine di carlo era accresciuto o preservato. 9772_10624_000558 e potevano per allora fuggire luna e laltra, il che non vollono né piacque mai loro. quello che tutto dí è in bocca de sav de nostri tempi: di godere el benefizio del tempo. 9772_10624_000559 luna, la grandezza della chiesia che li sbigottisce, laltra el non avere loro cardinali quali sono origine de tumulti infra loro. 9772_10624_000560 el peggio che possa aspettare uno principe dal populo inimico è lo essere abbandonato da lui, ma da grandi inimici. non solo debbe temere di essere abbandonato, ma etiam che loro li venghino contro. 9772_10624_000561 lasciando adunque indrieto le cose circa uno principe immaginate e discorrendo quelle che sono vere, dico che tutti li uomini quando se ne parla. e massime e principi. 9772_10624_000562 e qualunque arà bene fortificata la sua terra e circa li altri governi, con li sudditi si fia maneggiato, come di sopra è detto e di sotto si dirà, sarà sempre con grande respetto assaltato, perché li uomini sono sempre nimici delle imprese. 9772_10624_000563 vogliono bene essere tuoi soldati, mentre che tu non fai guerra. ma come la guerra viene, o fuggirsi o andarsene, la qual cosa doverrei durare poca fatica a persuadere. 9772_10624_000564 assaltò sotto questo medesimo mantello laffrica, fece limpresa di italia, ha ultimamente assaltato la francia e cosí sempre ha fatte et ordite? cose grandi, le quali sempre hanno tenuto sospesi et ammirati li animi de sudditi e occupati nello evento di esse. 9772_10624_000565 se la divisione fece co viniziani di lombardia, meritò scusa per avere con quella messo el piè in italia. questa merita biasimo per non essere escusata da quella necessità. 9772_10624_000566 rarissimo, non solamente ne tempi sua, ma in tutta la memoria delle cose che si sanno, dal quale li eserciti sua. in ispagna si rebellorono, il che non nacque da altro che dalla troppa sua pietà, la quale aveva data a sua soldati più licenzia che alla disciplina militare non si conveniva. 9772_10624_000567 usano oliverotto ad arte mosse certi ragionamenti gravi, parlando della grandezza di papa alessandro e di cesare, suo figliuolo, e delle imprese loro. 9772_10624_000568 e li stati bene ordinati e li principi savi, hanno con ogni diligenzia pensato di non desperare e grandi e di satisfare al populo e tenerlo contento, perché questa è una delle più importanti materie che abbia uno principe. 9772_10624_000569 il quale aveva morto contumeliosamente uno fratello di quel centurione, e lui ogni giorno minacciava, tamen lo teneva a guardia del corpo suo, il che era partito, temerario e da ruinarvi. come li intervenne? 9772_10624_000570 il che nasce dalle ragioni sopradette, perché sendoli, tutti stiavi et obbligati, si possono con più difficultà corrompere e quando bene si corrompessino, se ne può sperare poco utile. non possendo quelli tirarsi drieto e populi per le ragioni assignate. 9772_10624_000571 non di manco, accompagnò le sua scelleratezze con tanta virtù di animo e di corpo che, voltosi alla milizia per li gradi di quella, pervenne ad essere pretore di siracusa. 9772_10624_000572 e di poi non vi si insiste drento, ma si convertiscono in più utilità de sudditi che si può. male usate sono quelle le quali, ancora che nel principio sieno poche, più tosto col tempo crescono che le si spenghino. 9772_10624_000573 ma vegniamo ad alessandro, il quale fu di tanta bontà che, intra le altre laude che li sono attribuite, è questa che in quattordici anni che tenne limperio non fu mai morto da lui alcuno iniudicato. 9772_10624_000574 né mai fu stimato assai, se non quando ciascuno vidde che lui era intero possessore delle sue arme. io non mi volevo partire dalli esempli italiani e freschi, tamen non voglio lasciare indrieto ierone siracusano sendo uno de soprannominati da me. 9772_10624_000575 ne primi tempi della sua gioventù, dato a militare sotto paulo vitelli, acciò che ripieno di quella disciplina pervenissi a qualche eccellente grado di milizia. 9772_10624_000576 qui è disposizione grandissima, né può essere, dove è grande disposizione, grande difficultà, pur che quella pigli delli ordini di coloro che io ho proposti per mira. 9772_10624_000577 e per cosa che si faccia o si provegga, se non si disuniscano o si dissipano li abitatori non sdimenticano quel nome, né quelli ordini, e subito, in ogni accidente, vi ricorrono, come fe pisa, dopo cento anni che ella era posta in servitù da fiorentini. 9772_10624_000578 tosto che in questi ultimi tempi lo imperio cominciò a essere ributtato di italia e che il papa nel temporale vi prese più reputazione. si divise la italia in più stati. 9772_10624_000579 il che credo che nasca prima dalle cagioni che si sono lungamente per lo adrieto discorse, cioè che quel principe che sappoggia tutto in sulla fortuna rovina come quella varia. 9772_10624_000580 il quale partito. quando mancano li altri è buono, ma è bene male avere lasciati li altri. remedii per quello, perché non si vorrebbe mai cadere per credere di trovare chi ti ricolga. 9772_10624_000581 perché quelle sua virtù lo facevano nel conspetto de soldati e de populi. sí mirabile che questi rimanevano quodammodo attoniti e stupidi e quelli altri reverenti e satisfatti. 9772_10624_000582 e benché di questo ultimo non se ne sia visto intera esperienzia, tamen se ne è veduto uno saggio nella giornata di ravenna, quando le fanterie spagnole si affrontorono con le battaglie todesche. 9772_10624_000583 luno antiquo, laltro moderno. sanza intrare, altrimenti ne meriti di questa parte, perché io iudico che basti a chi fussi necessitato imitargli. 9772_10624_000584 di poi, mediante la cognizione e pratica di quelli siti, con facilità comprendere ogni altro sito che di nuovo li sia necessario speculare. 9772_10624_000585 e se pure fussi chi lo assaltassi? se ne partirà con vergogna, perché le cose del mondo sono sí varie che elli è quasi impossibile che uno potessi con li eserciti stare uno anno ozioso a campeggiarlo. 9772_10624_000586 tenere prima e poi fermi li animi de sua cittadini nella ossidione, quando non li manchi da vivere né da difendersi. cap. 9772_10624_000587 e con gente darme e con infinite altre iniurie che si tira dietro el nuovo acquisto, in modo che tu hai inimici tutti quelli che hai offesi in occupare quello principato. 9772_10624_000588 perché uno principe nuovo è molto più osservato nelle sue azioni che uno ereditario e quando le sono conosciute virtuose, pigliono molto più li uomini e molto più li obligano che il sangue antico. 9772_10624_000589 non mi è incognito, come molti hanno avuto et hanno opinione che le cose del mondo sieno in modo governate dalla fortuna e da dio, che li uomini, con la prudenzia loro, non possino correggerle, anzi non vi abbino remedio alcuno. 9772_10624_000590 debeant, in che modo si debbino misurare le forze di tutti i principati. conviene avere, nello esaminare le qualità di questi principati, unaltra considerazione. 9772_10624_000591 e se si responde che qualunque arà le arme in mano farà questo, o mercennario o no, replicherei come larme hanno ad essere operate o da uno principe o da una repubblica. 9772_10624_000592 imperatore di costantinopoli, per opporsi alli sua vicini, misse in grecia diecimila turchi, li quali, finita la guerra, non se ne volsono partire, il che fu principio della servitù di grecia con li infedeli. 9772_10624_000593 ma perché non si possono avere né interamente osservare, per le condizioni umane che non lo consentono. li è necessario essere tanto prudente che sappia fuggire linfamia di quelle che li torrebbano lo stato e da quelle che non gnene tolgano guardarsi se elli è possibile. 9772_10624_000594 e quelli ancora. col tempo e con le occasioni. è necessario renderli molli et effeminati et ordinarsi in modo che tutte larme del tuo stato sieno in quelli, soldati tua proprii, che nello stato tuo antiquo vivono appresso di te. 9772_10624_000595 tutti li altri, divenuti papi, aveano a temerlo, eccetto roano e li spagnuoli: questi per coniunzione et obligo quello per potenzia, avendo coniunto seco el regno di francia. 9772_10624_000596 di qui nasce che franzesi contro a svizzeri non bastano e sanza svizzeri contro ad altri non pruovano. sono dunque stati li eserciti di francia, misti, parte mercennarii e parte proprii. 9772_10624_000597 per esperienzia, si vede molte essere state le coniure e poche avere avuto buon fine, perché chi coniura non può essere solo né può prendere compagnia se non di quelli che creda esser malcontenti. 9772_10624_000598 debbe, adunque uno principe, non avere altro obietto, né altro pensiero, né prendere cosa alcuna per sua arte fuora della guerra et ordini e disciplina di essa. 9772_10624_000599 e fece, con lo instrumento del duca valentino e con la occasione della passata de franzesi, tutte quelle cose che io discorro di sopra nelle azioni del duca. 9772_10624_000600 e per ridurre la cosa in brevi termini, dico che dalla parte del coniurante non è, se non paura, gelosia, sospetto di pena che lo sbigottisce, ma dalla parte del principe, è la maestà del principato, le leggi, le difese delli amici e dello stato che lo difendano. 9772_10624_000601 e bolognesi per quello in firenze, e li dettono el governo di quella città, la quale fu governata da lui fino a tanto che messer giovanni pervenissi in età conveniente al governo. 9772_10624_000602 quando altrimenti il fine sempre fia dannoso o per luno o per laltro cap. 9772_10624_000603 gli fa nascere de nemici e li fa fare delle imprese contro acciò che quello abbi cagione di superarle. e su per quella scala che li hanno pòrta e nimici sua salire più alto. 9772_10624_000604 fa feciono fiorentini paulo vitelli loro capitano, uomo prudentissimo e che, di privata fortuna, aveva presa grandissima reputazione se costui espugnava pisa, veruno fia che nieghi come conveniva a fiorentini stare seco. 9772_10624_000605 e però sempre, come donna, è amica de giovani perché sono meno respettivi, più feroci e con più audacia la comandano. 9772_10624_000606 per tanto uno principe: non si curare della infamia di crudele per tenere e sudditi sua uniti et in fede, perché con pochissimi esempli sarà più pietoso che quelli e quali, per troppa pietà, lasciono seguire e disordini. 9772_10624_000607 perché vincendo rimani suo prigione e li principi debbono fuggire quanto possono. lo stare a discrezione di altri viniziani. si accompagnorono con francia contro al duca di milano e potevono fuggire di non fare quella compagnia. 9772_10624_000608 quelli a chi si aveva più cura erano papa e viniziani. et a tenere indrieto viniziani bisognava la unione di tutti li altri, come fu nella difesa di ferrara. 9772_10624_000609 perché, cosí come coloro che disegnono e paesi si pongano bassi nel piano a considerare la natura de monti e de luoghi alti e per considerare quella de bassi si pongano alto sopra monti. 9772_10624_000610 e, da altra parte, conoscendo lodio dello universale contro a grandi, fondato in sulla paura, e volendo assicurarli, non volse che questa fussi particulare cura del re. 9772_10624_000611 ma colui che arriva al principato con il favore popolare vi si trova solo e ha intorno o nessuno o pochissimi, che non sieno parati a obedire. 9772_10624_000612 oltre a questo, non si può con onestà satisfare a grandi e sanza iniuria daltri, ma sí bene al populo, perché quello del populo è più onesto fine che quello de grandi, volendo questi opprimere e quello non essere oppresso. 9772_10624_000613 lei e a capitolo de principati ereditarii. 9772_10624_000614 quali sono suti tanto potenti e di qualità che tengono e loro principi in stato, in qualunque modo si procedino e vivino, costoro soli hanno stati e non li defendano sudditi e non li governano. 9772_10624_000615 laltra perché, avendo nello ingresso del suo principato differito lo andare a roma et intrare nella possessione della sedia imperiale, aveva dato di sé opinione di crudelissimo, avendo per li sua prefetti, in roma e in qualunque luogo dello imperio, esercitato molte crudeltà. 9772_10624_000616 perché in verità, non ci è modo sicuro a possederle altro che la ruina. e chi diviene patrone di una città consueta a vivere libera e non la disfaccia aspetti di esser disfatto da quella. 9772_10624_000617 ma come si viene alli eserciti? non compariscono e tutto procede dalla debolezza de capi, perché quelli che sanno non sono obediti et a ciascuno pare di sapere. non ci sendo fino a qui alcuno. 9772_10624_000618 e li assai non potevano nutrire, e però si ridussono a cavalli, dove con numero sopportabile erano nutriti et onorati et erono ridotte le cose in termine che in uno esercito di ventimila soldati non si trovava dumila fanti. 9772_10624_000619 e se li uomini fussino tutti buoni? questo precetto non sarebbe buono. ma perché sono tristi e non la osservarebbano a te. tu etiam non lhai ad osservare. a loro, né mai a uno principe mancorono cagioni legittime di colorare. 9772_10624_000620 sieno è facilità grande a tenerli, massime quando non sieno usi a vivere liberi et a possederli securamente, basta avere spenta la linea del principe che li dominava. 9772_10624_000621 fuora di quelli, non volere udire alcuno, andare drieto alla cosa deliberata et essere ostinato nelle deliberazioni sua chi fa altrimenti o e precipita per li adulatori, o si muta spesso per la variazione de pareri. 9772_10624_000622 noi abbiamo ne nostri tempi, ferrando di aragonia, presente re di spagna, costui si può chiamare quasi principe nuovo perché duno re debole, è diventato, per fama e per gloria, el primo re de cristiani. 9772_10624_000623 non di manco sendo, tenuto effeminato et uomo che si lasciassi governare alla madre e per questo, venuto in disprezzo, conspirò in lui lesercito et ammazzollo. 9772_10624_000624 sono questi dominii, cosí acquistati o consueti a vivere sotto uno principe o usi, ad essere liberi et acquistonsi, o con le armi daltri o con le proprie, o per fortuna o per virtù. 9772_10624_000625 fidare, perché simile principe non può fondarsi sopra a quello che vede ne tempi quieti, quando e cittadini hanno bisogno dello stato. perché allora ognuno corre, ognuno promette e ciascuno vuole morire per lui quando la morte è discosto. 9772_10624_000626 ma non possendo vi si può, con meno respetto, lasciare andare. et etiam, non si curi di incorrere nella infamia di quelli vizii sanza quali possa difficilmente salvare lo stato. 9772_10624_000627 appresso, debbe animare li sua cittadini di potere quietamente esercitare li esercizii loro e nella mercanzia e nella agricultura et in ogni altro esercizio delli uomini. 9772_10624_000628 laltro, andarvi ad abitare personalmente. el terzo, lasciarle vivere con le sua legge, traendone una pensione e creandovi, drento, uno stato di pochi. che te le conservino, amiche. 9772_10624_000629 e sempre interverrà, che colui che non è amico ti ricercherà della neutralità e quello che ti è amico ti richiederà che ti scuopra con le arme. 9772_10624_000630 questo duca intrò in romagna con le armi ausiliarie, conducendovi tutte gente franzese, e con quelle prese imola e furlí, ma non li parendo poi, tale arme sicure si volse alle mercennarie. 9772_10624_000631 tanto che la simplicità loro li condusse a sinigallia, nelle sua mani spenti, adunque questi capi e ridotti li, partigiani loro, amici sua. 9772_10624_000632 perché se elli aspettava di partirsi da roma con le conclusione ferme e tutte le cose ordinate come qualunque altro pontefice arebbe fatto, mai li riusciva, perché el re di francia arebbe avuto mille scuse e li altri messo mille paure. 9772_10624_000633 a ognuno puzza questo barbaro dominio. pigli adunque la illustre casa vostra questo assunto. con quello animo e con quella speranza che si pigliano le imprese iuste, acciò che sotto la sua insegna e questa patria ne sia nobilitata. 9772_10624_000634 nacque che marco pertinace et alessandro sendo, tutti di modesta vita, amatori della iustizia, nimici della crudeltà, umani e benigni, ebbono tutti da marco in fuora tristo fine. 9772_10624_000635 oltre a questo, el nimico ragionevolmente debba ardere e ruinare el paese in sulla sua giunta e ne tempi quando li animi delli uomini sono ancora caldi e volenterosi alla difesa. 9772_10624_000636 che per queste continue cogitazioni, non posseva mai, guidando li eserciti, nascere accidente alcuno che lui non avessi el remedio. 9772_10624_000637 io non voglio biasimare questo partito preso dal re perché, volendo cominciare a mettere uno piè in italia e non avendo in questa provincia amici, anzi sendoli, per li portamenti del re carlo, serrate tutte le porte. 9772_10624_000638 intra regni bene ordinati e governati. a tempi nostri è quello di francia, et in esso si truovano infinite constituzione buone, donde depende la libertà e sicurtà del. 9772_10624_000639 et a tenere basso el papa si servivano de baroni di roma, li quali, sendo divisi in due fazioni, orsini e colonnesi, sempre vera cagione di scandolo fra loro e stando con le arme in mano, in su li occhi al pontefice, tenevano el pontificato debole et infermo. 9772_10624_000640 ma antonino, suo figliuolo, fu ancora, lui, uomo che aveva parte eccellentissime e che lo facevano, maraviglioso nel conspetto de populi e grato a soldati. 9772_10624_000641 e perché ogni città è divisa in arte o in tribù. debbe tenere conto di quelle università, raunarsi con loro, qualche volta, dare di sé esempli di umanità e di munificenzia, tenendo sempre ferma, non di manco, la maestà della dignità sua. 9772_10624_000642 chi esaminerà adunque tritamente le azioni di costui, lo troverrà uno ferocissimo lione et una astutissima golpe e vedrà quello temuto e reverito da ciascuno e dalli eserciti non odiato. 9772_10624_000643 e non doveva mai consentire al papato di quelli cardinali che lui avessi offesi o che, diventati papi, avessino ad avere paura di lui. 9772_10624_000644 uno uomo prudente, intrare sempre per vie battute da uomini grandi e quelli che sono stati eccellentissimi, imitare acciò che, se la sua virtù non vi arriva, almeno ne renda qualche odore. 9772_10624_000645 e che hanno saputo con lastuzia aggirare e cervelli delli uomini et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà. dovete adunque sapere come sono dua generazione di combattere: luno con le leggi, laltro con la forza. 9772_10624_000646 intra le mirabili azioni di annibale si connumera questa: che, avendo uno esercito grossissimo, misto di infinite generazioni di uomini, condotto a militare in terre aliene, non vi surgessi mai alcuna dissensione né infra loro, né contro al principe, cosí nella cattiva come nella sua buona fortuna. 9772_10624_000647 è ben vero che, acquistandosi poi la seconda volta e paesi rebellati si perdono con più difficultà perché el signore presa occasione dalla rebellione è meno respettivo ad assicurarsi con punire e delinquenti, chiarire e sospetti, provvedersi nelle parti più deboli. 9772_10624_000648 e perché non può essere buone legge dove non sono buone arme e dove sono buone arme conviene sieno buone legge. io lascerò indrieto el ragionare delle legge e parlerò delle arme. 9772_10624_000649 come parere pietoso, fedele, umano, intero, relligioso et essere, ma stare in modo edificato, con lanimo che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario. 9772_10624_000650 le voglio discorrere e più da alto acciò che, veduto lorigine e progressi di esse, si possa meglio correggerle. avete dunque a intendere come. 9772_10624_000651 né creda mai alcuno stato potere pigliare partiti securi, anzi pensi di avere a prenderli tutti dubii. perché si truova questo nellordine delle cose? che mai non si cerca fuggire uno inconveniente, che non si incorra in uno altro. 9772_10624_000652 perché, armandosi, quelle arme diventono tua, diventono fedeli quelli che ti sono sospetti, e quelli che erano fedeli si mantengono e di sudditi si fanno tua partigiani. 9772_10624_000653 talmente che, aggiunto a tutte queste cose la benivolenzia populare, è impossibile che alcuno sia sí temerario che congiuri, perché per lo ordinario, dove uno coniurante ha a temere innanzi alla esecuzione del male, in questo caso debbe temere ancora poi. 9772_10624_000654 nascendo tutto da quella sua natura facile, talmente che, volendolo alcuno in senato escusare, disse come elli erano di molti uomini che sapevano meglio non errare che correggere li errori. 9772_10624_000655 alcuno. misero, usando uno termine toscano, perché avaro in nostra lingua è ancora colui che per rapina desidera di avere. misero, chiamiamo noi quello che si astiene troppo di usare il suo. 9772_10624_000656 che sono una minima parte di quello stato e quelli chelli offende, rimanendo dispersi e poveri, non li possono mai nuocere e tutti li altri rimangono da uno canto inoffesi, e per questo 9772_10624_000657 e cosí iudico coloro avere sempre necessità di altri, che non possono comparire contro al nimico in campagna, ma sono necessitati rifuggirsi drento alle mura e guardare quelle. 9772_10624_000658 io lascerò indrieto el ragionare delle repubbliche, perché altra volta ne ragionai a lungo, volterommi solo al principato et anderò nel ritese queste orditura e disputerò come questi principati si possino governare e mantenere. 9772_10624_000659 uno principe, per tanto debbe consigliarsi sempre, ma quando lui vuole e non quando vuole altri. anzi, debbe tòrre animo a ciascuno di consigliarlo dalcuna cosa, se non gnene domanda. 9772_10624_000660 della nuova. mantenere lamicizie de re e de principi in modo che ti abbino o a beneficare con grazia o offendere con respetto. non può trovare e più freschi esempli che le azioni di costui. 9772_10624_000661 dico adunque che larme con le quali uno principe defende el suo stato. o le sono proprie, o le sono mercennarie, o ausiliarie, o miste. 9772_10624_000662 e tutti, eccetto severo, ebbono triste fine, perché in severo fu tanta virtù che, mantenendosi soldati, amici, ancora che populi fussino da lui gravati, possé sempre regnare felicemente. 9772_10624_000663 e per chiarire meglio questa parte dico come io iudico coloro potersi reggere per sé medesimi, che possono, o per abundanzia di uomini o di denari, mettere insieme un esercito iusto e fare una giornata con qualunque li viene ad assaltare. 9772_10624_000664 libertà milanesi. morto il duca filippo soldorono, francesco sforza contro a viniziani, il quale, superati li inimici a caravaggio, si congiunse con loro per opprimere. e milanesi, suoi patroni. 9772_10624_000665 el principe non è a tempo ne periculi a pigliare lautorità assoluta, perché li cittadini e sudditi che sogliono avere e comandamenti da magistrati non sono in quelli frangenti per obedire a sua et arà sempre, ne tempi dubii, penuria di chi si possa fidare. 9772_10624_000666 venne questa materia a deliberarsi nel concilio delli achei, dove el legato di antioco li persuadeva a stare neutrali, a che el legato romano respose. 9772_10624_000667 e loro maggiormente sono forzati a servirlo con fede, quanto conoscano esser loro più necessario cancellare con le opere quella opinione sinistra che si aveva di loro. 9772_10624_000668 iudicando non vera vittoria quella che con le armi aliene si acquistassi. io non dubiterò mai di allegare cesare borgia e le sue azioni. 9772_10624_000669 la quale opera io non ho ornata né ripiena di clausule ample o di parole ampullose e magnifiche o di qualunque altro lenocinio o ornamento estrinseco con li quali molti sogliono le loro cose. descrivere et ornare. 9772_10624_000670 et era nel duca tanta ferocia e tanta virtù, e sí bene conosceva come li uomini si hanno a guadagnare o perdere. e tanto erano validi e fondamenti che in sí poco tempo si aveva fatti. 9772_10624_000671 oltre a questo, per possere intraprendere maggiori imprese, servendosi sempre della relligione, si volse ad una pietosa crudeltà, cacciando e spogliando el suo regno de marrani. né può essere questo esemplo più miserabile né più raro. 9772_10624_000672 sí, perché li altri non arebbono voluto torla a francia per darla a loro et andare a urtarli. tutti e dua non arebbono avuto animo. 9772_10624_000673 taglia. non traevano la notte alle terre, quelli delle terre non traevano alle tende, non facevano intorno al campo né steccato né fossa, non campeggiavano el verno. 9772_10624_000674 farsi capo e defensore de vicini minori potenti et ingegnarsi di indebolire e potenti di quella e guardarsi che per accidente alcuno non vi entri uno forestiere potente quanto lui. 9772_10624_000675 surgeva un altro inimico alli orsini, che li faceva resurgere e non era a tempo a spegnere. questo faceva che le forze temporali del papa erano poco stimate in italia. 9772_10624_000676 considerate le difficultà le quali si hanno a tenere uno stato di nuovo acquistato, potrebbe alcuno maravigliarsi donde nacque che alessandro magno diventò signore della asia in pochi anni e, non lavendo appena occupata, morí. 9772_10624_000677 se le fortezze e molte altre cose che ogni giorno si fanno da principi sono utili o no. alcuni principi, per tenere securamente lo stato, hanno disarmato e loro sudditi. 9772_10624_000678 riconosce di poi nella vita di scipione quanto quella imitazione li fu di gloria e quanto nella castità, affabilità, umanità, liberalità, scipione si conformassi con quelle cose che di ciro da senofonte sono sute scritte. 9772_10624_000679 che di privati per corruzione de soldati pervenivano allo imperio. questi stanno semplicemente in sulla voluntà e fortuna di chi lo ha concesso loro, che sono dua cose volubilissime et instabili e non sanno e non possano tenere quel grado. 9772_10624_000680 ma nelle repubbliche è maggiore vita, maggiore odio, più desiderio di vendetta. né le lascia né può lasciare riposare la memoria della antiqua libertà, tale che la più sicura via è spegnerle o abitarvi. 9772_10624_000681 di che è testimone prima el taro, di poi alessandria capua. genova, vailà bologna. mestri, volendo dunque la illustre casa vostra, seguitare quelli eccellenti uomini che redimirno le provincie loro. 9772_10624_000682 e delle difficultà che hanno avuto li altri a conservare lo acquistato, come pirro e molti, il che non è nato dalla molta o poca virtù del vincitore, ma dalla disformità del subietto. 9772_10624_000683 perché e romani feciono in questi casi quello che tutti e principi savi debbono fare, li quali non solamente hanno ad avere riguardo alli scandoli presenti, ma a futuri et a quelli con ogni industria. 9772_10624_000684 e non hai ragione, né cosa alcuna che ti defenda né che ti riceva, perché chi vince non vuole amici sospetti e che non lo aiutino nelle avversità. chi perde non ti riceve per non avere tu voluto, con le arme in mano, correre la fortuna sua. 9772_10624_000685 e dico che li principi de nostri tempi hanno meno questa difficultà di satisfare estraordinariamente a soldati, ne governi loro, perché non ostante che si abbi ad avere a quelli qualche considerazione. 9772_10624_000686 e romani nelle provincie che pigliorono, osservorono bene queste parti e mandorono le colonie, intratennono e men potenti, sanza crescere, loro potenzia, abbassorono e potenti e non vi lasciorono prendere reputazione a potenti forestieri. 9772_10624_000687 li quali scrivono, come achille e molti altri di quelli principi antichi furono dati a nutrire a chirone centauro che sotto la sua disciplina li custodissi. 9772_10624_000688 né mai staranno quiete queste parti, qualunque volta abbino cardinali, perché questi nutriscono, in roma e fuora le parti e quelli baroni sono forzati a defenderle. e cosí dalla ambizione de prelati nascono le discordie e li tumulti infra e baroni. 9772_10624_000689 e quelli fondamenti che li altri hanno fatto avanti, che diventino principi. li faccino poi. io voglio alluno et allaltro di questi modi detti circa el diventare principe per virtù o per fortuna, addurre dua esempli stati ne dí della memoria nostra. 9772_10624_000690 sogliono el più delle volte coloro che desiderano acquistare grazia appresso uno principe, farseli incontro con quelle cose che infra le loro abbino più care o delle quali vegghino lui più delettarsi. 9772_10624_000691 severo la ignavia di iuliano imperatore, persuase al suo esercito, del quale era in stiavonia capitano, che elli era bene andare a roma a vendicare la morte di pertinace il. 9772_10624_000692 e quando non possono conseguire questo, si debbono ingegnare con ogni industria, fuggire lodio di quelle università che sono più potenti, e però quelli imperatori che per novità avevano bisogno di favori estraordinarii, si aderivano a soldati più tosto che a populi. 9772_10624_000693 non è oltre a questo la provincia spogliata da tua officiali satisfannosi e sudditi del ricorso propinquo al principe donde hanno più cagione di amarlo volendo esser buoni e volendo essere altrimenti, di temerlo. 9772_10624_000694 e non li potendo né contentare né spegnere, perdi quello stato qualunque volta venga la occasione. ora, se voi considerrete di qual natura di governi era quello di dario, lo troverrete simile al regno del turco. 9772_10624_000695 ma sendo uno principe che vi fondi su, che possa comandare e sia uomo di core, né si sbigottisca nelle avversità e non manchi delle altre preparazioni e tenga con lanimo et ordini sua animato luniversale. 9772_10624_000696 è necessitato, ancora el principe, vivere sempre con quello medesimo populo, ma può ben fare sanza quelli medesimi grandi, potendo farne e disfarne ogni dí e tòrre e dare a sua posta reputazione loro. 9772_10624_000697 e quando la fussi buona, non può essere tanta che ti difenda da nimici potenti e da sudditi sospetti. però, come io ho detto, uno principe nuovo in uno principato nuovo sempre vi ha ordinato larme. di questi esempli sono piene le istorie. 9772_10624_000698 avendo discorso particularmente tutte le qualità di quelli principati de quali, nel principio, proposi di ragionare e considerato in qualche parte le cagioni del bene e del male essere loro. 9772_10624_000699 et allora tanto più si vengono a unire con il loro principe, parendo che lui abbia con loro obbligo, sendo loro sute arse, le case ruinate, le possessioni, per la difesa sua. 9772_10624_000700 il che non poté nascere da altro che da quella sua inumana crudeltà la quale, insieme con infinite sua virtù, lo fece sempre nel cospetto de suoi soldati, venerando, e terribile e sanza quella a fare quello effetto. le altre sua virtù non li bastavano. 9772_10624_000701 veggendo che con la sua parsimonia, le sua intrate li bastano, può defendersi da chi li fa guerra. può fare imprese, sanza gravare e populi, talmente che viene a usare liberalità a tutti quelli, a chi non toglie che sono infiniti. 9772_10624_000702 tanto questi nostri principi, che erano stati molti anni nel principato loro, per averlo di poi perso, non accusino la fortuna, ma la ignavia loro. 9772_10624_000703 perché da uno armato a uno disarmato non è proporzione alcuna e non è ragionevole che chi è armato obedisca volentieri a chi è disarmato e che il disarmato stia sicuro intra servitori armati. 9772_10624_000704 non di manco colui che è stato meno sulla fortuna si è mantenuto più. genera ancora facilità essere el principe constretto per non avere altri stati venire personaliter ad abitarvi. 9772_10624_000705 in modo che, in spazio duno anno che tenne el principato, lui non solamente era sicuro nella città di fermo, ma era diventato pauroso a tutti li sua vicini. 9772_10624_000706 e se alcuno dicesse: el re luigi cedé ad alessandro la romagna et a spagna el regno per fuggire una guerra? respondo con le ragioni dette di sopra, che non si debbe mai lasciare seguire uno disordine per fuggire una guerra. 9772_10624_000707 la cagione che te lo fa acquistare è lo essere professo di questa arte. francesco, sforza per essere armato di privato diventò duca di milano e figliuoli per fuggire e disagi delle arme di duchi diventorono privati. 9772_10624_000708 pigli. adunque vostra magnificenzia questo piccolo dono, con quello animo che io lo mando, il quale, se da quella fia diligentemente considerato e letto. 9772_10624_000709 perché nelle altre cose, mantenendosi loro le condizioni vecchie e non vi essendo disformità di costumi, li uomini si vivono quietamente come sè, visto che ha fatto la borgogna, la brettagna, la guascogna e la normandia che tanto tempo sono state con francia. 9772_10624_000710 aveva dunque luigi fatto questi cinque errori: spenti e minori: potenti. accresciuto in italia potenzia a uno potente, messo in quella uno forestiere potentissimo non venuto ad abitarvi, non vi messo colonie. 9772_10624_000711 luna in asia, dove nigro, capo delli eserciti asiatici, sera fatto chiamare imperatore, e laltra in ponente, dove era albino. quale ancora lui aspirava allo imperio. 9772_10624_000712 perché basta solo non preterire lordine de sua antinati e di poi temporeggiare con li accidenti, in modo che, se tale principe è di ordinaria industria, sempre si manterrà nel suo stato, se non è una estraordinaria et eccessiva forza che ne lo privi. 9772_10624_000713 e molti si sono immaginati repubbliche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero, perché elli è tanto discosto da come si vive, a come si doverrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si doverrebbe fare. 9772_10624_000714 il che farà sempre quando si astenga dalla roba de sua cittadini e de sua sudditi e dalle donne loro, e quando pure li bisognasse procedere contro al sangue di alcuno, farlo quando vi sia iustificazione conveniente e causa manifesta. 9772_10624_000715 credo ancora che sia felice quello che riscontra el modo del procedere suo con le qualità de tempi e similmente sia infelice quello che con il procedere suo si discordano e tempi. 9772_10624_000716 la qual cosa li fu da fabio massimo in senato rimproverata e chiamato da lui corruttore della romana milizia, e locrensi sendo stati da uno legato di scipione destrutti. non furono da lui vendicati, né la insolenzia di quello legato corretta. 9772_10624_000717 e benché fino a qui si sia mostro qualche spiraculo in qualcuno da potere iudicare che fussi ordinato da dio per sua redenzione, tamen si è visto da poi come nel più alto corso delle azioni sua è stato dalla fortuna reprobato. 9772_10624_000718 iudicando in quelle manco periculo e soldò li orsini e vitelli, le quali poi, nel maneggiare, trovando dubie et infideli e periculose, le spense e volsesi alle proprie. 9772_10624_000719 ma quando el principe è con li eserciti et ha in governo multitudine di soldati, allora al tutto è necessario non si curare del nome di crudele, perché sanza questo nome non si tenne mai esercito unito, né disposto ad alcuna fazione. 9772_10624_000720 contennendo, lo fa esser tenuto vario, leggieri, effeminato, pusillanime, irresoluto, da che uno principe si debbe guardare come da uno scoglio. 9772_10624_000721 e per avverso si vede che quando e principi hanno pensato più alle delicatezze che alle arme, hanno perso lo stato loro. e la prima cagione che ti fa perdere quello è negligere questa arte. 9772_10624_000722 e la chiesa grande, aggiugnendo allo spirituale che gli dà tanta autorità, tanto temporale. e fatto uno primo errore, fu costretto a seguitare. 9772_10624_000723 il che o non avviene o selli avviene, non è con tua sicurtà, per essere quella difesa suta vile e non dependere da te. e quelle difese solamente sono buone, sono certe, sono durabili, che dependono da te proprio e 9772_10624_000724 mai si troverrà ingannato da lui e li parrà avere fatto li sua. fondamenti buoni sogliono questi principati periclitare quando sono per salire dallordine civile allo assoluto, perché questi principi o comandano per loro medesimi o per mezzo de magistrati. 9772_10624_000725 perché li uomini sono molto più presi dalle cose presenti che dalle passate e quando nelle presenti truovono il bene, vi si godono e non cercano altro. anzi, piglieranno ogni difesa per lui quando non manchi nellaltre cose a sé medesimo. 9772_10624_000726 di qui nacque che tutti profeti armati vinsono e li disarmati ruinorono. perché, oltre alle cose dette, la natura de populi è varia et è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione. 9772_10624_000727 è da notare che, nel pigliare uno stato, debbe loccupatore di esso discorrere tutte le crudeltà in un tratto per non le avere a rinnovare. ogni dí e potere, non le innovando, assicurare li uomini e guadagnarseli con beneficarli. 9772_10624_000728 e non fu mai uomo che avessi maggiore efficacia in asseverare e con maggiori giuramenti affermassi una cosa che losservassi meno, non di meno. la succederono li inganni ad votum perché conosceva bene questa parte del mondo. 9772_10624_000729 perché de signori spogliati ne ammazzò quanti ne possé aggiugnere e pochissimi si salvarono. e gentili uomini romani si aveva guadagnati e nel collegio aveva grandissima parte. 9772_10624_000730 perché le amicizie che si acquistano col prezzo e non con grandezza e nobiltà di animo si meritano. ma elle non si hanno et a tempi non si possano spendere. 9772_10624_000731 ma se poi che vi fu venuto fussi sopravvissuto e non si fussi temperato da quelle spese, arebbe destrutto quello imperio. e se alcuno replicassi, molti sono stati principi e con li eserciti hanno fatto gran cose, che sono stati tenuti liberalissimi. ti respondo. 9772_10624_000732 ma se quello con il quale tu ti aderisci perde tu se ricevuto da lui e mentre che può, ti aiuta e diventi compagno, duna fortuna che può resurgere. 9772_10624_000733 come quello. ha duplicata vergogna. che nato principe. lo ha per sua poca prudenzia perduto. e se si considerrà quelli signori che in italia hanno perduto lo stato a nostri tempi? 9772_10624_000734 e questi sono li adulatori delli quali le corti sono piene perché li uomini si compiacciono tanto nelle cose loro proprie et in modo vi si ingannono che con difficultà si difendano da questa peste. 9772_10624_000735 solo dirò questo: che quelli uomini che nel principio di uno principato erono stati inimici, che sono di qualità, che a mantenersi abbino bisogno di appoggiarsi sempre el principe, con facilità grandissima se li potrà guadagnare. 9772_10624_000736 debbe solamente ingegnarsi di fuggire lo odio, come è detto, e in che modo e principi abbino a mantenere la fede. 9772_10624_000737 mai e meriti delli achei o delli etoli feciono che permettessino loro accrescere alcuno stato. né le persuasioni di filippo lindussono mai ad esserli amici sanza sbassarlo, né la potenzia di antioco possé fare li consentissino che tenessi in quella provincia alcuno stato. 9772_10624_000738 la quale li fu consentita per la reputazione del re acquistata adunque el duca, la romagna e sbattuti e colonnesi, volendo mantenere quella e procedere più avanti, lo mpedivano dua cose. 9772_10624_000739 come il re di napoli, duca di milano et altri, si troverrà in loro prima uno comune defetto. quanto alle arme per le cagioni che di sopra si sono discorse, 9772_10624_000740 et avete a notare che questo stato del soldano è disforme da tutti li altri principati perché elli è simile al pontificato cristiano, il quale non si può chiamare né principato ereditario né principato nuovo. 9772_10624_000741 e però ad alessandro fu necessario prima urtarlo tutto e tòrli la campagna, dopo la quale vittoria sendo dario morto, rimase ad alessandro quello stato sicuro, per le ragioni di sopra discorse. 9772_10624_000742 conveniva che romulo non capissi in alba fussi stato esposto al nascere a volere che diventassi re di roma e fondatore di quella patria. bisognava che ciro trovassi e persi, malcontenti dello imperio de medi e di me, di molli et effeminati. per la lunga pace. 9772_10624_000743 e perché iudicava periculoso scoprirsi inimico a tutti e dua, deliberò di assaltare nigro et ingannare albino, al quale scrisse come, sendo dal senato eletto imperatore, voleva partecipare quella dignità con lui e mandolli el titulo di cesare. 9772_10624_000744 e se si vedrà come filippo, padre di alessandro magno, e come molte repubbliche e principi si sono armati et ordinati. a quali ordini? io al tutto. 9772_10624_000745 alcuni altri hanno tenuto divise le terre subiette. alcuni hanno nutrito inimicizie contro a sé medesimi. 9772_10624_000746 e non è maraviglia se alcuno de prenominati italiani non ha possuto fare quello che si può sperare facci la illustre casa vostra. e se in tante revoluzioni di italia e in tanti maneggi di guerra, e pare sempre che in quella la virtù militare sia spenta. 9772_10624_000747 mai che uno principe il quale non sia savio per sé stesso non può essere consigliato. bene, se già a sorte non si rimettessi in uno solo, che al tutto lo governassi, che fussi uomo prudentissimo. 9772_10624_000748 di che io ne eccettuo el turco, tenendo sempre quello intorno a sé, dodici mila fanti e quindici mila cavalli, da quali depende la securtà e la fortezza del suo regno. et è necessario che posposto ogni altro respetto quel signore se li mantenga amici. 9772_10624_000749 larmi ausiliarie che sono. laltre armi inutili sono quando si chiama uno potente che con le arme sue ti venga ad aiutare e defendere. 9772_10624_000750 solevano li antiqui nostri e quelli che erano stimati savi dire come era necessario tenere pistoia con le parti e pisa con le fortezze, e per questo nutrivano in qualche terra loro suddita le differenzie per possederle più facilmente. 9772_10624_000751 e tutte queste imprese li riuscirono, e con tanta più sua laude quanto fece ogni cosa per accrescere la chiesia e non alcuno privato. 9772_10624_000752 et a volersene defendere si porta periculo di non diventare contennendo, perché non ci è altro modo a guardarsi dalle adulazioni, se non che li uomini intendino che non ti offendino. a dirti el vero. 9772_10624_000753 tenessi, perché standovi si veggono nascere e disordini, e presto vi puoi rimediare. non vi stando sintendono quando sono grandi e non vi è più remedio. 9772_10624_000754 se adunque si considerrà tutti e progressi del duca, si vedrà lui aversi fatti gran fondamenti alla futura potenzia, li quali non iudico superfluo discorrere, perché io non saprei quali precetti mi dare, migliori a uno principe nuovo che lo esemplo delle azioni sua. 9772_10624_000755 a uno principe adunque. non è necessario avere in fatto tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. anzi, ardirò di dire questo- che avendole et osservandole sempre sono dannose e parendo di averle sono utile. 9772_10624_000756 e chi crede che ne personaggi grandi e benefizii nuovi faccino dimenticare le iniurie vecchie. singanna errò adunque el duca in questa elezione e fu cagione dellultima ruina sua. 9772_10624_000757 perché, intra le altre cagioni che ti arreca di male, lo essere disarmato ti fa contennendo, la quale è una di quelle infamie dalle quali el principe si debbe guardare come di sotto si dirà. 9772_10624_000758 e la natura delli uomini è cosí obbligarsi per li benefizii che si fanno come per quelli che si ricevano, onde, se si considerrà bene, tutto non fia difficile a uno principe prudente. 9772_10624_000759 poi li stati che vengano subito. come tutte laltre cose della natura che nascono e crescono presto, non possono avere le barbe e correspondenzie loro, in modo che l primo tempo avverso non le spenga. 9772_10624_000760 e per esperienzia si vede a principi soli e repubbliche armate fare progressi grandissimi et alle arme mercennarie non fare mai, se non danno. 9772_10624_000761 e per chiarire meglio questa parte dico come. e grandi si debbono considerare in dua modi principalmente: o si governano in modo col procedere loro che si obbligano in tutto alla tua fortuna, o no. 9772_10624_000762 però la migliore fortezza che sia è non essere odiato dal populo, perché ancora che tu abbi le fortezze et il populo ti abbi in odio, le non ti salvono perché non mancano mai a populi preso che li hanno, larmie forestieri che li soccorrino. 9772_10624_000763 acquistata adunque el re. la lombardia si riguadagnò subito quella reputazione che li aveva tolta carlo genova cedé fiorentini. li diventorono amici. 9772_10624_000764 e tutte queste cose erano permesse ne loro ordini militari e trovate da loro per fuggire, come è detto. e la fatica e li pericoli, tanto che li hanno condotta, italia stiava e vituperata. 9772_10624_000765 questo, in quelli tempi che italia era in uno certo modo bilanciata, doveva essere ben fatto. ma non credo che si possa dare oggi per precetto, perché io non credo che le divisioni facessino mai bene alcuno. 9772_10624_000766 tutta la monarchia del turco è governata da uno signore. li altri sono sua servi e, distinguendo el suo regno in sangiachi, vi manda diversi amministratori e li muta e varia come pare a lui. 9772_10624_000767 per tòrli quel carico che potessi avere co grandi, paura di populare e co populari favorendo e grandi. e però constituí uno iudice terzo, che fussi quello che sanza carico del re, battessi e grandi e favorissi e minori. 9772_10624_000768 per tanto uno che diventi principe mediante el favore del populo, mantenerselo amico, il che li fia facile, non domandando lui se non di non essere oppresso. 9772_10624_000769 alcuno è tenuto donatore, alcuno rapace, alcuno crudele, alcuno pietoso. luno fedifrago, laltro fedele. luno effeminato e pusillanime, laltro feroce et animoso. 9772_10624_000770 tanto è più sapienzia tenersi el nome del misero che partorisce una infamia sanza odio che, per volere el nome del liberale, essere necessitato incorrere nel nome di rapace che partorisce una infamia con odio. 9772_10624_000771 ma vegniamo a commodo, al quale era facilità grande tenere limperio per averlo iure hereditario, sendo figliuolo di marco. e solo li bastava seguire le vestigie del padre, et a soldati et a populi arebbe satisfatto. 9772_10624_000772 cominciandomi adunque alle prime soprascritte qualità, dico: come sarebbe bene essere tenuto liberale. non di manco. la liberalità usata in modo che tu sia tenuto ti offende. 9772_10624_000773 e cosí arà duplicata gloria di avere dato principio a uno principato nuovo e ornatolo e corroboratolo di buone legge, di buone arme, di buoni amici e di buoni esempli. 9772_10624_000774 più serva che persi, più dispersa che li ateniensi, sanza capo, sanza ordine, battuta spogliata, lacera corsa et avessi sopportato dogni sorte ruina. 9772_10624_000775 pongono la mira, assai più alta che il loco destinato non per aggiugnere con la loro freccia a tanta altezza, ma per potere, con lo aiuto di sí alta mira, pervenire al disegno loro. 9772_10624_000776 tanto uno principe debbe esistimare: poco per non avere a rubare e sudditi, per potere defendersi, per non diventare povero e contennendo, per non essere forzato di diventare rapace, di incorrere nel nome del misero, perché questo è uno di quelli vizii che lo fanno regnare. 9772_10624_000777 e si mantenga in tale opinione, che alcuno non pensi né a ingannarlo né ad aggirarlo. quel principe che dà di sé questa opinione è reputato assai. 9772_10624_000778 perché ora la ruina di italia non è causata da altro che per essere, in spazio di molti anni, riposatasi in sulle arme mercennarie. 9772_10624_000779 dando ora speranza a sudditi che el male non fia lungo. ora, timore della crudeltà del nimico, ora assicurandosi con destrezza di quelli che li paressino troppo arditi. 9772_10624_000780 oltre a questo, qui si veggano estraordinarii sanza, esemplo, condotti da dio el mare. sè aperto, una nube vi ha scòrto el cammino, la pietra ha versato acqua, qui è piovuto la manna. ogni cosa è concorsa nella vostra grandezza. 9772_10624_000781 perché li poggi. le valli e piani e fiumi e paduli, che sono verbigrazia in toscana, hanno con quelli dellaltre provincie certa similitudine, tal che dalla cognizione del sito di una provincia si può facilmente venire alla cognizione dellaltre. 9772_10624_000782 e perché li uomini, quando hanno bene da chi credevano avere male, si obbligano più al beneficatore. loro diventa el populo subito, più suo benivolo che se si fussi condotto al principato con favori. 9772_10624_000783 perché in ogni città si truovano questi dua umori diversi. e nasce da questo che il populo desidera non essere comandato né oppresso da grandi, e li grandi desiderano comandare et opprimere el populo. 9772_10624_000784 ad uno cenno ordinato, fece da sua soldati uccidere tutti li senatori e li più ricchi del popolo, i quali morti, occupò e tenne el principato di quella città sanza alcuna controversia civile. 9772_10624_000785 con ciò, sia che da alessandro, indrieto e potentati italiani, et non solum quelli che si chiamavono e potentati, ma ogni barone e signore, benché minimo quanto al temporale, la estimava poco. 9772_10624_000786 e sanza quella occasione. la virtù dello animo loro si sarebbe spenta. e sanza quella virtù: la occasione sarebbe venuta invano. 9772_10624_000787 noi abbiamo detto di sopra, come a uno principe è necessario avere e sua fondamenti buoni, altrimenti conviene che rovini. 9772_10624_000788 et in questo porre grandissima cura, la quale cognizione è utile in dua modi: prima simpara a conoscere el suo paese e può meglio intendere le difese di esso. 9772_10624_000789 debbe, sopra tutto uno principe: vivere con li suoi sudditi in modo che veruno accidente, o di male o di bene, lo abbi a far variare, perché, venendo per li tempi, avversi le necessità tu, non se a tempo al male. 13092_11418_000000 ahi, misero me, che male ho fatto io che da un spagnuolo son così crudelmente ingannato. io non voglio confessarmi né comunicarmi, ma voglio i denari che m hai promesso. 13092_11418_000001 era nella città di ferrara un speciale assai ricco e di buona famiglia, e aveva un servo chiamato per nome fortunio, giovane, tondo e di poco senno. 13092_11418_000002 avenne ch'i patrone per lo gran caldo che all'ora era, s'addormentò e fortunio, col ventolo li cacciava le mosche. acciò che potesse meglio dormire. 13092_11418_000003 all'ora il frate comandò al villano che s'ingenocchiasse e, fattosi il segno della croce, dicesse: il pater nostro. il villano, veggendosi deluso e schernito, s'accese di sdegno e colera e, risguardando il cielo e bestemmiando, diceva: tai parole. 13092_11418_000004 nel vero penso che quel sia stato il patron mio- che, volendo attinger l'acqua sia caduto in pozzo e acciò che la verità non stia sospesa, ma che dalle sospizioni ne nasca vera e giusta sentenzia. andiamo al loco, perciò, che io subito descenderò nel pozzo e vedrò quel che sarà. 13092_11418_000005 onde, astutamente e con inganno, gridando ad alta voce, chiamò la sua patrona dicendole: patrona, ditemi il vostro marito, aveva egli le corna? io ho trovato qua dentro uno che ha le corna molto grandi e lunghe, sarebbero mai il vostro marito. 13092_11418_000006 quella sommamente commendò, affermando, lei con la sua, aver superata la sua, il che tutti ad alta voce confermorono. ma la signora, veggendosi dar il vanto, s'allegrò e, volto il suo caro viso verso l'ambasciatore, disse: 13092_11418_000007 la quale, veggendo che ogn uno taceva, disse: avenga che io sia la minima tra voi. non però resterò col mio poco ingegno di dichiarirlo, sottomettendomi tuttavia a più sani di me. 13092_11418_000008 all'ora. la donna da vergogna soprapresa si tacque né pur disse una parola. i circonstanti stavano in aspettazione di veder questo morto e tiratolo suso. poi che videro che egli era un becco festeggiando con le mani e coi piedi, scoppiavano di ridere. 13092_11418_000009 e stando la mosca sopra la calvezza del patrone e succiandogli il sangue, fortunio servo, uomo semplice e inconsiderato, preso un pistello di bronzo di gran peso e quello con gran forza, amraenando, pensando di uccider la mosca, uccise il patrone. 13092_11418_000010 non sono cosi gravi come se volontariamente si commettessero. e da qua procede che si perdona alla rusticità, alli fanciulli e ad altre simili persone, le quali non peccano, sì, gravemente, come quelle persone che sanno. 13092_11418_000011 e così piangendo, ricercava aiuto da'circostanti e, preso il cappuccio del frate, diceva: mai non ti lascierò finché non mi dai gli miei danari. 13092_11418_000012 onde, vedendo in fatto aver ucciso il suo signore e per tal causa esser obligato alla morte, si pensò di fuggire e con la fuga salvarsi. indi revocata tal sentenzia, deliberò con bel modo secretamente di sepellirlo e 13092_11418_000013 padre. questo villano ch'è venuto con esso meco, è mio compare e ha certe eresie nel capo e benché ei sia ricco e di buona famiglia, non ha però buon cervello e spesse volte cade del male, della brutta. 13092_11418_000014 il frate, veramente ispedite le donno di confessare. chiamò a sé il villano per ridurlo alla fede, il quale andò subito e scopertosi il capo addimandava e suoi danari. 13092_11418_000015 il buon frate che era ignorante di tal cosa, correggendolo, diceva: ben si dice che hai il demonio e non sei in buon cervello. e, aperto il messale, come se avesse qualche malo spirito, cominciò a scongiurarlo. 13092_11418_000016 enimma levossi in piedi la signora veronica ed in tal guisa alla sua favola diede principio, così dicendo: favola. 13092_11418_000017 il qual nasce dal furmento suo padre e dalla terra sua madre, la quale l'uccide e uccidendolo nasce il furmento che la terra nutrisce fin che il cresce. 13092_11418_000018 son già tre anni che ei non s'ha confessato e ha qualche buono intervallo della sua sciocchezza, laonde mosso io da carità e da fraterno amore e per l'amicizia comparàtico che è tra noi. 13092_11418_000019 il villano, pensando che parlasse di danari, disse che l'aspettare be volentieri. e così l'astuto spagnuolo si parti, lasciando il villano schernito ch'aspettava in chiesa. 13092_11418_000020 sì, bella e si dilettevole è stata la favola dal signor ambasciatore raccontata, ch'io non penso aggiungere alla millesima parte di quella. 13092_11418_000021 il patrone. non ritornando a casa la sera, come soleva sempre, la moglie cominciò pensar male del servo e, addimandandoli, del suo marito, egli diceva non averlo veduto. 13092_11418_000022 il villano che non poteva soffi'ire tai parole gridando, dimandava gli danari che gli aveva promessi per lo spagnuolo, dicendo non esser né inspiritato né pazzo, ma da un ladro spagnuolo esserli tolta la sua povertà. 13092_11418_000023 era per aventura in chiesa un certo frate al quale si confessavano alcune donne a cui, accostandosi, il spagnuolo li disse nell'orecchie queste parole: 13092_11418_000024 ia fortunio servo, volendo amazzare una mosca, uccide il suo patrone e dall omicidio, con una piacevolezza, fu liberato. io, più volte ho udito dire prestantissimi signori miei, che gli peccati che non si commetteno coli animo. 13092_11418_000025 ed ecco che il reo di commandamento del rettore discese nel pozzo e cercando il patrone per l'ac, 13092_11418_000026 dimostrandogli che la malizia spagnuola supera quella d'ogni gran villano. il signor ambasciatore che attentamente avea ascoltata la favola della gentil signora maravigliosamente raccontata. 13092_11418_000027 che ivi era un frate suo barba gli darebbe immediate gli suoi denari. e con queste parole andarono ambiduo in compagnia al detto monasterio. 13092_11418_000028 l'intelletto adunque del mio basso enimma è il porro, che sta con il capo bianco in terra e ha la coda verde ed è cibo non di signori ma di gente minuta. 13092_11418_000029 volendo, adunque il rettore, far isperienza di quello che aveva detto il servo perciò che l isperienza è maestra delle cose e la prova che si fa con gli occhi è sempre opportuna e, vie più dell'altre, migliore. 13092_11418_000030 questo enimma non fu da alcuno inteso, ancor che sopra di esso fussero fatti lunghi comenti. ma la signora, vedendo ninno toccare il segno, disse: gentil uomini miei, il mio enimma altro non significa se non il furmento. 13092_11418_000031 e, avendola indi cacciata due, tre e quattro volte, ritornava a darli fastidio. finalmente, vedendo fortunio la temerità e presonzione dell animale, né potendo più resistere, imprudentemente si pensò di amazzarla. 13092_11418_000032 il furmento, unito insieme con gli fratelli, cioè con le granella, vivono insieme fino attanto che non hai lito la vita macinandolo, e tanta è la sua bontà che dà vita a chi lo strugge. fu sommamente lodata l'esposizione. 13092_11418_000033 il spagnuolo, andatosene in piazza per comprar pollami, s'abbattè in uno villano ch'aveva gran quantità di galline, capponi e uova e venne con esso, lui, a mercato e promise dargli di tutti i pollami fiorini quattro. e così il villano s'accontentò. 13092_11418_000034 vivemmo un tempo insieme, ma di noi gran parte ci troncò la vita un rio. oh, quanta è ben nostra bontà infinita. che chi ci strugge alfin di diamo vita. 13092_11418_000035 sanno laonde. essendomi tocca la volta di raccontarvi una favola, mi occorse alla mente quello che avenne a fortunio servo, il qual, volendo amazzare una mosca canina che annoiava il suo patrone, inavertentemente uccise esso patrone. 13092_11418_000036 ostui. volendo fare una cena alli compagni suoi e non avendo cosi il modo com'egli desiderava, s'imaginò di far una berta ad uno contadino e, a sue spese, dar da cena agli amici suoi, il che gli venne fatto secondo il desiderio suo. 13092_11418_000037 non mai. hai tu promesso che subito mi espediresti? il frate diceva: ho promesso di confessarti. e cosi, contrastando l'uno e l'altro, sopraggiunsero alcuni vecchi. 13092_11418_000038 i quali, vedendogli in lunga contenzione, fecero conscienzia al frate e lo costrinsero pagar il villano per il spagnuolo. il spagnuolo giotto, maledetto e tristo, fece con le galline e capponi una sontuosa cena a gli amici suoi. 13092_11418_000039 all'ora la donna, tutta addolorata, cominciò dirottamente a piangere e, con lamentevoli voci, chiamare il suo marito, ma in vano lo chiamava. i parenti e gli amici della donna, intendendo non trovarsi il marito, andarono al i rettore della città e accusorono: fortunio servo. 13092_11418_000040 andò al pozzo con tutta la sua corte e con molti gentil uomini che l'accompagnorono, e con loro v'andarono del popolo, molti che erano assai curiosi di veder questa cosa. 13092_11418_000041 ho promesso alla sua moglie di far sì che si confesserà e perchè il buon nome e la buona fama di vostra santità corre per la città e per tutto il suo territorio. siamo venuti a vostra reverenzia pregandola di somma grazia che, per amor di dio, sia contenta di udirlo pazientemente e correggerlo. 13092_11418_000042 dicendogli rhe lo facesse porre in prigione e dargli della corda, acciò che il manifestasse quello che era del suo patrone, il rettore, fatto prendere il servo e fattolo legare alla fune, stanti gli indizi che di lui s'avevano secondo le leggi, gli diede la corda. 13092_11418_000043 il frate disse per allora esser alquanto occupato, ma che espedite ch'avesse quelle donne, mostrandole con la mano, l'udirebbe molto volontieri. e, chiamato il villano, lo pregò che lo aspettasse un pochetto, promettendogli di espedirlo subito. 13092_11418_000044 coda verde e poco apprecciato son dal popolo, grande, ricco, altero caro sol m ha la gente vile e bassa. che mia bontà fra gran signor non passa. 13092_11418_000045 il frate, vedendo questo né potendo ripararsi dal villano, con lusinghevoli e dolci parole si escusava esser stato ingannato dal spagnuolo. il villano all'incontro, tenendolo tuttavia saldo per lo cappuccio, gli diceva che egli per lui aveva promesso, dicendo: 13092_11418_000046 ma per non esser contraria a quello ch'io proposi nel principio di questa notte, innanzi che, signor ambasciatore, favoleggiare incominciasse, dironne una la quale vi dimostrerà che la malizia de spagnuoli supera e avanza quella de villani. 13092_11418_000047 nella spagna trovasi una città detta cordova, appresso la quale corre un dilettoso fiume nominato bacco. di questa nacque diego, uomo astuto, ben disposto della vita e agli inganni tutto dedito. 13092_11418_000048 ieri, essendo io addormentalo, sentii un gran strepito, come se fusse stato gettato in acqua un gran sasso. io mi stupii di tal strepito e, andato al pozzo, risguardai nell'acqua e viddi che l'era chiara né guardai più oltra. mentre che io ritornavo, sentii un altro simil strepito e mi fermai. 13092_11418_000049 e ravoltolo in un sacco e portatolo in un orto alla bottega vicino il sepelli poscia prese un becco delle capre e gettollo nel pozzo. 13092_11418_000050 il spagnuolo tolto un bastagio mandògli subito a casa, ma non contò i danari al venditore, il quale, pur sollecitava il spagnuolo che lo pagasse. il spagnuolo diceva non aver danari addosso, ma che andasse con esso, lui, fino al monasterio di carmini. 13092_11418_000051 il rettore, veduto il caso, giudicò il servo di buona fede e come innocente l assolse. né mai si seppe del patrone cosa alcuna, e la donna con la macchia delle corna rimase. 13092_11418_000052 risero gli uomini parimenti, e le donne del becco ritrovato nel pozzo e molto più della donna che mutola era rimasa, ma perchè l ora passava e molti avevano a ricitar il suo verso la signora vei'onica, senza altro comandamento, il suo enimma in tal maniera propose: 13092_11418_000053 avenne che tra l'altre mosche ve n'era una canina molto importuna la quale, non curandosi di ventolo né di percosse, s'accostava alla calvezza di quello e, con acuti morsi, non cessava di morderlo. 13092_11418_000054 il servo, che non poteva sofferire il tormento, promise manifestar la verità. se lo lasciavano giù e, deposto giù della corda e constituito dinanzi al rettore, con astuto inganno disse: tai parole. 9185_11418_000000 cosa si trova in casa della quale ancor tu non abbi avuta la parte tua? rispose ermacora non averla avuta e andolfo diceva che sì e ermacora diceva che no. 9185_11418_000001 da questo avenga clie. sovente il contrario: si vegga, riescono lieti e maravigliosi effetti che, oltre la speranza, riducono l'uomo al desidercvole fine. 9185_11418_000002 ma una sol grazia a te, addimando e pregoti che quella non mi neghi, e negandola, presto vedresti il termine della vita mia. a cui andolfo dì che ti piace, rispose che in ogni altra cosa fuor, in questa son per contentarti. 9185_11418_000003 il ciruico destramente, toccò la guancia e disse a gordino: che senti tu fratello, ed egli nulla rispondeva. apri la bocca. 9185_11418_000004 avendo il patrone fatte diverse prove per farlo aprir la bocca e vedendo che niuna li riusciva, acciò che non gli intravenesse alcun male. lo menò in una barberia ivi vicina e mostrollo al ciruico, così dicendo. 9185_11418_000005 facendo cimarosto, prostrato a terra e basciato il piede al santo padre, rispose esser bresciano e nominarsi cimarosto e esser venuto da brescia a lui per ottenere una grazia da sua santità, disse il papa, addimanda quel che vuoi. 9185_11418_000006 disse: ermacora, non ti dissi io che tu facesti le parti come fratello maggiore e perchè non le festi, non mi promettesti tu di contentarti di quello che da me deliberato fosse? e perchè ora mi manchi? 9185_11418_000007 poscia che voi di commun volere v avete messi nelle mani mie. volendo che delle differenzie vostre io sia solo diffìnitore, io da voi due sol cose richieggio: prima che mi date la gemma nelle mani, dopo che ciascuno da per sé s'ingegna di far alcuna opera poltronesca e 9185_11418_000008 non volesti a questo consentire, io giuro di convenirti dinanzi la mondana giustizia e addimandar ragione. e non possendo ottenerla dal mondo, io ti farò citare dinanzi al tribunal di cristo, a cui ogni cosa è manifesta e palese. 9185_11418_000009 e acciò che la fortuna volubile, come al vento foglia, non semini tra noi qualche zizania, ponendo disordine e discordia dove è ordine e pace. determinai conoscer il mio e venire alla divisione teco. 9185_11418_000010 trovandosi tutta tre un giorno, a caso, sopra un crucichio e ragionando insieme, disse: fentuzzo, dove tenete il camino vostro fratelli? a cui rispose: gordino, io me ne vo a roma. 9185_11418_000011 piaceranno. cimarosto, pur instava d entrare, affermando tuttavia di aver cose importantissime da ragionare. intendendo il camariere, la cosa esser di molta importanza, pensò tra sé ch'egli dovesse dal papa esser sommamente guidardonato e pattiggiò con lui se libera l entrata voleva. 9185_11418_000012 e così, ciascuno ugualmente arra la parte sua e io ne rimarrò libero. partito cimarosto dal papa senza rimunerazione alcuna, fu per le sue pronte risposte, dalle persone circondato ed avicìnatosi a lui. un prelato che era buon compagno disse: 9185_11418_000013 di qual città sete voi? a cui rispose il vescovo: io sono della città di nona. ah, ora, disse cimarosto. monsignor mio, non è maraviglia se voi non intendevate il parlar mio, né io il vostro? perciò che se voi sete da nona e io sono da compieta. 9185_11418_000014 voi adunque per nome mio, farete dar dodeci staffilate e mezza ad uno cameriere e dodeci e mezza all altro, e cosi facendo, voi adempire e l addimanda mia ed io la lor promessa. 9185_11418_000015 va e secondo che ti piace, dividi, perciò che io sono disposto al tutto vedere il fine. avenga che fosse con mio non poco danno. ermacora, che chiaramente vedeva l acceso animo del fratello, con umil voce graziosamente disse: 9185_11418_000016 il servo che portava la carne. subito che giunse alla casa di questo magnifico signore, trovò uno aveduto ingannatore il quale, visto il servo che aveva la carne di vitello, aff'rettatosi di andare a lui, gli addimandò chi mandava quella carne. 9185_11418_000017 tanta era la liberalità di costui che parca veramente ninna cosa degna di memoria ritrovarsi che a lui mancasse. grande era la pazienzia sua in udire, la gravità nel rispondere, la fortezza nelle cose averse, la magnificenza ne suoi fatti, la giustizia e la misericordia nel condannare. 9185_11418_000018 ed egli punto non si moveva il ciruico, vedendo non poter operare cosa alcuna con parole, mise mano a certi suoi ferri e cominciò tentare se poteva aprirgli la bocca. ma non vi fu mai modo, né via che poltroni ne volesse aprirla. 9185_11418_000019 il papa. veggendo la pazzia di costui e non sapendo il termine, scopiava dalle molte risa e comandò al giovane che si fermasse. fermatosi, il giovane cimarosto così ignudo s inginocchiò dinanzi al papa e, con calde lagrime, disse: 9185_11418_000020 entrato adunque cimarosto nella sontuosa camera del papa, vidde un vescovo tedesco che stava discosto dal papa in un cantone ed accostatosi a lui si mise seco a ragionare. 9185_11418_000021 e stette alquanto sopra di sé, temendo forte che non l'ussero assassini e l uccidessero, e più volte volse volgere la briglia al cavallo e tornar a dietro. ma pur fatto buon coraggio e assicuratosi, seguì il suo camino e avicinatosi a loro, li salutò e disse: 9185_11418_000022 ed avendo il giovane, a ciascuno di lor duo, date dodeci staffilate e mancandone una al numero di venticinque, ordinò il papa che l ultimo ne avesse tredeci. ma cimarosto disse: non bene, si conviene perciò che egli arrebbe più di quello che io li promisi? 9185_11418_000023 a cui tutta tre a una voce risposero che sì e si diedero la fede di star a quello che per lo gentil uomo sarà determinato. il gentil uomo, veduta la lor buona intenzione, disse: 9185_11418_000024 finalmente, andolfo bramoso di dividere e d'adempire la sua sfrenata voglia, né vedendo altro rimedio, di venir al fine divise e beni e al fratel maggiore diede la elezione. 9185_11418_000025 enimma da eritrea, recitato a tutti sommamente piacque e niuno l intese, salvo che bembo, il quale disse esser un uccello molto codardo, nomato perdigiornata, e ne luoghi paludosi solamente abita, perciò che si pasce di carogne. 9185_11418_000026 io, contra mia voglia, promisi a duo di vostri camerieri la metà di quello che da vostra santità mi sarà concesso. io richiesi venticinque staffilate buone e voi, per vostra innata umanità e cortesia, concesse me. 9185_11418_000027 è sovenuta una novella che fece un buffone ad un gentil uomo il quale, ancor che della burla si vendicasse, non però cessò di farglieli un altra per la quale dalla prigione fu liberato. vicenza, com è noto a tutti voi, è città nobile, ricca, pomposa e dotata di pellegrini ingegni. 9185_11418_000028 ed andato più oltre cimarosto, entrò nella seconda camera, alla cui custodia dimorava un giovane assai mansueto, il quale, levatosi da sedere, ci li fé incontro e disse: 9185_11418_000029 gordino, diceva dever esser sua perchè fu primo a vederla. fentuzzo, anzi, debbe toccare a me, diceva, perchè innanzi di lui ve la mostrai, anzi, s appartiene a me di ragione, diceva, sennuccio, perchè io la levai da terra e me la posi in dito. 9185_11418_000030 compagnoni che contese sono coteste. che fate tra voi? rispose gordino, gentil uomo mio. il nostro contrasto è questo: 9185_11418_000031 egli la divide, l altro non si contenta, ma vuole la metà della moglie e de figliuoli. e poi s aquetano. grande, veramente amorevoli e graziose donne, è r amore del tenero padre verso il suo figliuolo. 9185_11418_000032 poscia che così ti aggrada, che noi dividiamo il nostro avere e che l'uno e r altro si separi. io, non però senza grave dolore e grandissimo discontento, sono apparecchiato di sodisfarti e adempire ogni tuo volere. 9185_11418_000033 e chiamatala e ben crollatala più volte ella, per non cadere nella detta pena di chiuder l uscio. non volse mai né moversi né parlare il servitore, vedendola bella e taccagnotta, né voler parlare. 9185_11418_000034 il patrone, veduto il fico e considerata la poltroneria di gordino, il fece medicare e risanato il mandò in mal. ora fentuzzo che in poltroneria. 9185_11418_000035 e giudicai tra le umane creature non trovarsi il più sciagurato, nel più tristo, che viver poltronescamente. perciò che- e poltroni, per la loro dapocagine sono biasmati da tutti e dimostrati a dito e più tosto, vogliono viver in stracci e in tormenti. 9185_11418_000036 ho determinato dirne una, la qual spero vi sarà di non poco piacere, perciò che intenderete le buffonarie fatte da uno bresciano il qual, credendosi a roma divenir ricco, in povertà e in miseria finì la vita sua. 9185_11418_000037 e fratelli, con molte lagrime che giù da gli occhi cadevano, s abbracciaro insieme e in tal maniera s aquietarono che per r avenire non fu mai più parola tra loro. e, sì, fattamente, in tranquilla pace vissero, che li figliuoli e i nepoii dopo la loro morte ricchissimi rimasero. 9185_11418_000038 ma sennuccio che non dormiva, disse: anzi, signor mio, la gemma debbe aspettar a me e non a loro. perciò che, senza che segno fatto mi fosse, la levai da terra e me la posi in dito onde, non volendo l'uno ciedere a l'altro, siamo messi in gran pericolo di morte. 9185_11418_000039 insieme. partitosi il prelato con animo di far gozzaviglia a costo di cimarosto, allegramente se n andava. ma cimarosto, che non dormiva, andò al suo alloggiamento e, trovato il patrone in casa, disse: 9185_11418_000040 e all ora conobbe l altro esser privo di luce, di che oltre modo letizia ne prese, né cosa gli poteva avenire che più cara o più grata gli fosse, perciò che si persuadeva, per tal poltronesca prodezza, aver vinta la gemma. 9185_11418_000041 ed entratovi dentro trovò un letamaro con un poco di paglia sopra del quale- meglio che puote. col corpo in su e con le gambe sbarrate, si coricò ed oppresso dal sonno, si mise a dormire. 9185_11418_000042 favola: i duo fratelli s amano sommamente. l uno cerca la divisione della facultà, l altro gli consente, ma vuole che la divida. 9185_11418_000043 e con il latte della mia mammella pascei un figlio sposo di mia madre, benigno, sangue, nobile e ben nato. ch ora nodrisci chi t ha generato. 9185_11418_000044 e poi che molto r ebbe ripreso, lo fece volar in prigione e porli e ceppi a piedi. isdegnato tale obbrobrio esserli fatto per un giocolatore il qual non temette di temerariamente ingannarlo. 9185_11418_000045 il quale, spero, vi sarà più tosto di non picciolo, frutto che di contentezza. in napoli, città nel vero, celebre e famosa, copiosa di leggiadre donne, costumata e abondevole di tutto quello che imaginar si puole. 9185_11418_000046 ed inteso chi fusse, disse che devesse aspettare fino che avisava il patrone e, ritornato in casa, sì, come è costume di buffoni, cominciò a giocolare, dimorandosi alquanto per ingannare il servo e il patrone, e cosa alcuna. non parlò del presente. 9185_11418_000047 rispose: ermacora, fratello mio dolcissimo, se tu hai partita la robba e datami la parte mia, se ella non è eguale alla tua, qual ragion vuole? eh, io non mi lamenta, disse andolfo. 9185_11418_000048 non però stette in prigione tutto il giorno, perché nel palazzo giudiciario dove era carcerato il parasito vi era per sorte un sbirro nominato vitello, qual chiamò il carcerato o per aggiongere male a male o per trovar rimedio alla sua malattia, e fece una pistola al signor ettore dicendo: 9185_11418_000049 il papa, vedendolo persistere in cotal suo volere e conoscendo lui dir da dorerò, fece chiamare un robustissimo giovane ed ordinòli che, in presenza sua, gli desse venticinque buone staffilate per suo amore. 9185_11418_000050 e perchè ermacora vedeva andolfo più adirarsi e la cosa, se più in lungo andava poteva partorire scandolo. sì, dell onore come della vita. trasse un gran sospiro e disse: 9185_11418_000051 nella città di brescia, posta nella provincia di lombardia, fu già un buifone cimarosto per nome, chiamato uomo molto astuto ma a bresciani poco grato. 9185_11418_000052 gordino, che era solenne poltrone e parimente per natura molto goloso, prese uno di fighi e tuttavia, seguendo il padrone ascosamente, a poco a poco lo mangiò. 9185_11418_000053 e portolla a un altro gentil uomo. subito il signor ettore lo conobbe a contrasegni perciò che era solito far simil berte, e chiamatolo a sé, trovò come era passata la cosa. 9185_11418_000054 il papa, intesa la cosa, assai si risentì e, fatti e camerieri a sé venire, ordinò che si spogliassino e secondo che cimarosto promesso l'aveva, fussero battuti, il che fu subito essequito. 9185_11418_000055 teme. isabella, poi, che impose fine alla sua breve favola, non poco laudata dall orrevole compagnia, mise mano alle sue armi ed un enimma diede fuori, così dicendo: 9185_11418_000056 siam noi, partiti dai propri alloggiamenti, e a caso si slam trovati in strada e insieme, accompagnati, e ne andiam a roma, onde caminando e ragionando insieme. 9185_11418_000057 a roma e per strada trovano una gemma e tra loro vengono in contenzione di chi esser debba. 9185_11418_000058 stava, andolfo, tutto attonito, ad ascoltar amorevoli parole del fratello, né poteva comprendere il loro fine. tu hai, fratello mio, diceva ei'macora, divisa la robba, ma non hai divisa la moglie e i figliuoli, dandomi di loro ancor la parte mia. 9185_11418_000059 fu da la figliuola visitato e col latte pasciuto onde, essendo figliuola, divenne madre nodrendo, colui che generata aveva non fu di minor contento l enimma da lionora esposto che fusse il pietoso caso da lei raccontato. 9185_11418_000060 la quale, tutta festevole e ridente, così disse, ne r onde salse in questa nostra parte, sopra d un par laude di vista adorno tutto il dì posa ed indi mai si parte mirando e pesci che nuotano il giorno. 9185_11418_000061 onde ti prego che meglio la sostanzia dividi. acciò che r uno e r altro resti contento vedendo andolfo, il fratello della divisione, non contentarsi. 9185_11418_000062 gordino, apri la bocca. acciò che io veda il diffetto tuo per potergli meglio rimediare. ma il tristo né aprir la bocca né parlar voleva. e quanto più il patrone si sforzava di fargli aprir la bocca, tanto maggiormente il gaglioffone stringeva e denti e la chiudeva. 9185_11418_000063 ricorro a te come fonte vivo e chiedoti perdono d ogni mio fallo e promettoti di mai partirmi da te, ma star alla ubidienza tua con la moglie e con i figliuoli di quali voglio che tu disponi, non altrimenti che si fussero generati da te. 9185_11418_000064 di quai r. uno per esser più dedito alla gola che gli altri, chiamavasi gordino. l'altro, perchè era da poco e int'enticcio lutti, lo chiamavano fentuzzo. il terzo, perchè aveva poco senno in zucca, si nominava sennuccio. 9185_11418_000065 tanto che, nel vero dir si può, il magnanimo ettore tenere il principato tra la famiglia di dreseni avenne un dì che un gentil uomo aveva mandato a donare a questo eccellente signore un quarto di vitello el letto. 9185_11418_000066 giunti che furono a roma, si partirono e uno andò in qua e l'altro in là, procurando ciascaduno di loro fare, secondo il suo potere, alcuna solenne poltroneria che fusse d'ogni laude e di perpetua memoria degna. 9185_11418_000067 di che lionora sorrise alquanto e in tal guisa lo risolse: era uno innocente vecchio contra giustizia, impregionato e a morte condannato ed essendogli vietato il quottidiano vitto acciò che da fame perisse. 9185_11418_000068 ora disse ermacora: dividere la robba e separarsi r uno da l'altro é giusto e ragionevole, ma dovendosi far questa divisione, io vorrei che tu fosti il partitore facendo le parti, sì che ninno s avesse a. 9185_11418_000069 ermacora egli. è gran tempo che noi amorevolmente abbiamo abitato insieme e communicato. il nostro avere ne mai tra noi è stata torta parola. 9185_11418_000070 e questo io fo. non che abbia mai ricevuta ingiuria da te, ma acciò che ad ogni mio volere possa disponere le cose mie. ermacora inteso il sciocco voler del fratello, non si puote astenere, che non si. 9185_11418_000071 né si dogliamo mai e consumate per altrui lavoro. guardate, non siara più d alcun di loro. questo enimma altro non dinota che le forfice con le quali le donne tagliano le fila, ma fra gente minuta, come tra sarti, cimadori, barbieri e fabri. 9185_11418_000072 ma non gli andò fatto coni. era il desiderio suo, perciò che la città di roma non vuole pecora senza lana. trovavasi in quei tempi in roma, sommo pontefice leone. 9185_11418_000073 parve molto strano ad andolfo che fratello non si contentasse di quello che fatto aveva e con faccia tutta di sdegno pregna, prese la carta nella qual era annotata la divisione e quella con molto furore squarciò e, voltatosi contra il fratello, disse: 9185_11418_000074 ingegni. quivi abitava ettore nato dell'antica e nobil famiglia di dreseni, il quale, sopra gli altri, per la gentilezza del parlar suo e per la grandezza dell'animo, diede e lasciò il nome di nobiltà a posteri suoi. 9185_11418_000075 in tal maniera alla sua favola diede principio favola iv: un buffone con una burla inganna un gentil uomo. egli per questo è messo in prigione e con un'altra burla è liberato dallo carcere. 9185_11418_000076 andolfo, la divisione che tu hai fatta, ti par, per tuo giudizio, che stia bene e niuno si abbia a dolere, ma a me pare che uguale non sia. 9185_11418_000077 e quando il fosse di contento vostro, disse: sennuccio, io volontieri verrei con voi. e duoi compagni graziosamente accettorono e dieronsi la fede di mai non partirsi l uno dall altro sino attanto che dentro di roma, giunti, non fussero. 9185_11418_000078 non stette molto che si levò un forcevole vento con tanta furia di pioggia e di tempe sosta che pareva che il mondo volesse venir a fine. né mai ritìnò tutta quella notte di piovere e lampeggiare. 9185_11418_000079 il quale, intese le sopradette loro prodezze e, considerate le loro ragioni, non volse far giudicio, pensando che sotto la cappa del cielo non si troverebbono tre altri poltronazzi che fussero simili a loro. 9185_11418_000080 ma fentuzzo prima aveva dimostrata a duoi compagni e sennuccio la levò di terra e se la pose in dito laonde. tra loro nacque grandissima differenzia di chi esser devesse. 9185_11418_000081 furono due fratelli r uno di quai si chiamava ermacora e l altro andolfo. costoro erano di stirpe nobile e della famiglia carafa e ambiduo, dotati di risvegliato ingegno. 9185_11418_000082 e la lor convenzione fu questa: che cimarosto desse al cameriere, nel suo ritorno dal papa, la metà di quello che gli fia concesso, il che di fare cimarosto largamente promise. 9185_11418_000083 poi, ritrovandosi un giorno per aventura il gentil'uomo ch'aveva mandato il quarto di vitello col detto signor ettore, gli addimandò: sì, come si suol fare, se vitello era stato buono e grasso, il signor ettore, non sapendo di questa cosa, lo ricercò di che vitello parlasse egli dicendo non aver avuto né quarto né terzo. 9185_11418_000084 la favola graziose e amorevoli donne da fiordiana, ingeniosamente raccontata, vi ha dato materia di spargere qualche lagrima per esser stata pietosa, ma perchè questo luoco è più tosto luogo di ridere che di piagnere. 9185_11418_000085 alcuni dicevano gordino meritar la gemma, altri fentuzzo e altri sennuccio, e allegavano fortissime ragioni. ma la signora che vedeva scorrere il tempo volse che ad altro tempo la sentenzia si riservasse e comandò che ogniuno tacesse. ed eritrea con l enimma. l ordine seguisse. 9185_11418_000086 andolfo ancor non intendeva l alto concetto che era ascosto nel ben disposto cuore del fratello, né avedevasi dell artificiosa rete colla quale egli s ingegnava di prenderlo, onde, con maggior empito e con maggior furore che prima contra il fratello, disse: 9185_11418_000087 io vorrei sapere, disse andolfo, in che mancai, che le parti non siano pari? a cui rispose ermacora, tu mancasti, fratel mio nel più. 9185_11418_000088 il poltronzone di gordino, che aveva inteso il tutto, mai non si mosse né disse pur un cito: anzi: come ben fondata, torre costante rimase. 9185_11418_000089 io rispose: cimarosto, altro non voglio da vostra beatitudine, se non venticinque staffilate, e delle migliori. il papa, udendo la sciocca dimanda, molto si maravigliò e assai se ne rise. ma pur cimarosto fortemente instava che la grazia gli fosse concessa. 9185_11418_000090 il ciruico cominciò stroppicciare la guancia, acciò che veder potesse che materia era quella che usciva fuori. ma in vece di putrefazione e marcia usciva sangue vivo, misto col fico che con la bocca ancor stretto tenea. 9185_11418_000091 e quanto più tosto farai la divisione, tanto maggiormente mi fia grato, udendo ermacora il fermo voler del fratello e vedendo di non poterlo con dolci parole rimuovere, disse. 9185_11418_000092 lodovica, a cui il terzo luogo di favoleggiare toccava, levossi in piedi e fatta una riverenza alla signora, con sua licenza, cosi disse: 9185_11418_000093 e principalmente, non essendovi causa per la quale egli dovesse moversi- sì, leggermente a separarsi da lui e con dolci ed affettuose parole incominciò ammonirlo ed essortarlo che da questo iniquo pensiero si dovesse rimovere. 9185_11418_000094 tante erano le doti dell anima e del corpo di questo gentil uomo. eh, egli meritò che la sua imagine, con maraviglioso artifìcio, posta fusse e affissa nelle strade pubbliche, nelle piazze, ne templj e ne teatri, e con grandissime lodi esser inalzato fino alle stelle. 9185_11418_000095 la elezione ermacora, che era uomo aveduto, ingenioso e d animo benigno, quantunque vedesse le parti esser giustissime, finse però quelle non esser uguali, ma in diverse cose manchevoli, e disse: 9185_11418_000096 continoando tutta tre il loro camino e ragionando di più cose insieme. gordino abbassò gli occhi a terra e vide una gemma in oro che rìsplendeva, sì che gli abbarbagliava il viso. 9185_11418_000097 anzi, perseverando nella perfida e ostinata sua volontà, lasciavasi miseramente percuotere l occhio dalla giocciola. non altrimenti che stato fusse una dura e insensibil pietra. 9185_11418_000098 costei. perciò che prudente era e di alto ingegno, non meno onestamente amava e riveriva ermacora suo cognato che andolfo, suo marito e l uno e v altro di loro con reciproco amore le correspondeva. 9185_11418_000099 ma andolfo, più ostinato che prima, persisteva nel suo malvaggio volere, né considerava il danno che avenir ne poteva. onde, con voce robesta disse: 9185_11418_000100 tu dici, o amorevole fratello, avermi data intieramente la parte che di ragion mi tocca, e io il nego e il provo con evidentissima ragione, che potrai con r occhio vedere e con la mano toccare. 9185_11418_000101 non debbo ancora io participar di loro? e come farò io, senza la parte della diletta cognata e de gli amorevoli nipoti miei dammi adunque, e della moglie e di figliuoli, la parte mia? 9185_11418_000102 tu non sai quel che tu ti dici, perciò che egli. è tanto tempo che papa e pranza guerreggiano insieme, né mai si ha sentita parola di pace. 9185_11418_000103 levatosi fentuzzo la mattina, non molto per tempo per proveder al viver suo, trovò mancarli la vista, ma, perché pensava che sognasse, pose la mano all occhio buono e serrouo. 9185_11418_000104 gemma sennuccio, che menava la vita sua con non minor poltroneria che gli altri duoi, si maritò e prese per moglie una femina che di gaglioffaria non era a lui inferiore e bedovina chiamavasi. 9185_11418_000105 e di tal maniera erano le loro parole, che né l uno né l altro non intendeva, quello si dicesse. il papa, che era alquanto occupato con un cardinale, disse al cardinale: odi tu, che odo io. 9185_11418_000106 avenne che in quell'ora un messer gavardo colonna, uomo di gran maneggio e gentil uomo romano, veniva da un suo podere e ritornava a roma. gavardo, veduti dalla lunga i tre poltronzoni e sentito il loro romore, si fermò. 9185_11418_000107 il giovane, ubedientissimo al papa, fece spogliar cimarosto, nudo come nacque e preso un sodo staffile in mano. voleva essequire il comandamento impostoli dal papa, ma cimarosto, con chiara voce, disse: fermati, giovane, e non mi battere. 9185_11418_000108 bedovina che si vedeva aver perduto il pegno col marito e parimente, avuta la bona sera, tosto chiuse l uscio e, col cornuto marito, se n andò a riposare. venuto il giorno del termine, tutta tre s'appresentarono dinanzi a gavardo. 9185_11418_000109 e per far che disse fentuzzo per trovare, rispose gordino, alcuna ventura che facesse per me acciò che io viver potessi senza affaticarmi. e cosi ancor noi andemo, dissero, e duoi compagni 9185_11418_000110 disse: bella cosa di uomo. voi avete lasciato tutta notte r uscio aperto, lasciando licenziosamente venir gli uomini in casa senza fargli resistenza alcuna. il sarebbe da darvi da bere con una scarpa rotta. 9185_11418_000111 che addimandi tu, compagnone, a cui rispose cimarosto, io vorrei parlar col papa, disse il giovane. ora non se gli può parlare, perciò che ad altri negozii egli è occupato e sallo iddio quando fia il tempo comodo di poterli parlare. 9185_11418_000112 pur in se, converso e addolcito, l indurato cuore prostrato a terra disse: ermacora: grande è stata l ignoranza mia, grande l errore, ma maggiore è stata la gentilezza e umanità tua. 9185_11418_000113 maestro, a questo mio servo ora é sopravenuto un accidente molto bestiale e, come voi vedete, egli ha gonfiata la guancia di maniera. eh, egli non parla né può aprir la bocca. temo che non si soffichi. 9185_11418_000114 un gentil uomo prononcia dever esser di colui che farà la più poltronesca prodezza, e la causa rimane indiscussa: considerava tra me stessa valorose donne. la gran varietà di stati ne quai oggidì e miseri mortali si trovano. 9185_11418_000115 pian piano, se le coricò appresso e, posto la mano a gli suoi ferri, ch'erano quasi arruginiti, li pose nella fucina, ma bedovina, nulla dicendo ed ogni cosa dolcemente soffrendo. lasciò il giovane, tuttavia, vedendo il marito conseguire ogni suo piacere. 9185_11418_000116 la femina, che era poltrona per natura e ostinata per costumi, accontentò stando sennuccio e bedovina nella lor poltroneria. non osavano parlare per non cadere nella pena di chiuder l uscio. 9185_11418_000117 ma pochi, anzi niuno, scerà guidardonato da lui cimarosto. non avendo conoscenza d alcuno in roma, né sapendo in qual guisa farsi a papa leone conoscere, determinò di andare personalmente a lui e dimostrargli le sue virtù. 9185_11418_000118 il papa, che non intendeva il fine della cosa disse, e che vuoi per questo dire all ora disse: cimarosto, se io, santissimo padre, volsi qua entro entrare ed a vostra beatitudine. 9185_11418_000119 e tanta è la poltroneria sua che tutto il dì posa sopra un palo e vagheggia e pesci che passano e vedendone un grande non si muove, ma lascialo passare aspettandone uno maggiore. 9185_11418_000120 e dormiva or sotto un portico, or sotto un altro, e alle volte, alla foresta, avenne che gaglioffo. una tra r altre notti capitò in un luogo tutto rovinato. 9185_11418_000121 rispose: andolfo ermacora, a me non aspetta far le parti, perciò che io sono il fratello minore, ma appartiene a te come fratello maggiore. 9185_11418_000122 che è qui da nuovo e prestamente cimarosto rispose: non altro, salvo che dimane si criderà la pace. il prelato, che credo non poteva né ragion vi era che creder lo dovesse, disse a cimarosto: 9185_11418_000123 è un detto communamente comendato che i buffoni molte volte piaceno, ma non sempre. onde, essendomi tocco il quarto luogo di favoleggiatore in questa sera, 9185_11418_000124 come ad amorevoli fratelli conviene. vivevano a comuni spese, e tanto era il loro fratellevole amore che uno non faceva cosa veruna che non fosse di somma contentezza dell altro. 9185_11418_000125 il servitore che pensava sennuccio dormisse, il prese per mano e cominciollo crollare dicendo: fratello, o là che fai rispondi, ma sennuccio. non che dormisse, ma per timore di non incorrere nella pena di chiuder l uscio, non volse parlare. 9185_11418_000126 e, fingendo di ragionar col cardinale, acciò che la cosa più in lungo si traesse. gli voltò le spalle, avendo adunque cimarosto e il vescovo per gran spazio, con grandissimo piacer del papa, contrastato insieme, né intendendo l'uno e l'altro il suo linguaggio. finalmente disse cimarosto latinamente al vescovo. 9185_11418_000127 dimorando adunque i sciagurati in questa contenzione, né volendo r uno uccidere all altro, vennero a i fatti e si diedero. per lo capo e per lo viso si fatti punzoni che quasi da ogni parte pioveva il sangue. 9185_11418_000128 il vescovo che non aveva l italiano idioma, ora tedesco, ora latino parlava e cimarosto, fingendo di parlar tedesco. sì, come e buffoni fanno ciò che in bocca gli venea, respondeva. 9185_11418_000129 ora conosco il mio sciocco errore, ora veggio la mia aperta ignoranza. ora chiaramente comprendo la turbida nubbe del mio grosso ingegno. né è lingua sì pronta, né sì spedita, che isprimere potesse quanto io sia degno di rigido castigo. 9185_11418_000130 disse: là, chi è qua, accendetemi un poco questo lume. e niuno gli rispondeva. andatosene il servitor più innanzi, trovò sennuccio che sopra la panca con gli occhi aperti posava, e addimandatolo che gli accendesse il lume. egli nulla rispose. 9185_11418_000131 dimmi un poco e il sdegno stia da parte. quando tu menasti a casa castoria, tua diletta moglie, e mia cara cognata, non eravamo noi in fraterna si. 9185_11418_000132 ma perchè la prudente signora vedeva gli uomini parimente e le donne rasciugarsi gli occhi per le già sparse lagrime, fece di cenno che ogniuno cessasse di piangere e impose a lionora che con l enimma seguisse la qual, umile e ubidiente. così disse: 9185_11418_000133 pensando quanto era stato l'intiero amore che portava ermacora ad andolfo, suo fratello, e con quanta virtù e umanità egli aveva acquetata r ostinata mente del fratello, calpistrando della malvagia fortuna le valorose forze. 9185_11418_000134 e andatosene al palazzo di san pietro, dove il papa faceva la residenza, trovò nella prima entrata un camariere assai robusto, con barba nera e folta, il qual gli disse: e dove vai, tu e postali la mano nel petto? lo ribattè in: 9185_11418_000135 eritrea. udita e intesa la dotta isposizione del suo enimma, ancor che noiosa le fusse, pur s acquetò aspettando luogo e tempo di rendergli il cambio. 9185_11418_000136 e addimandatolo che cosa avesse che così gonfio fusse egli come mutolo. nulla rispondeva, il che, vedendo il patrone, assai si maravigliò e disse: 9185_11418_000137 e fatto lungo contrasto insieme, disse cimarosto al prelato messere, volete che vada un godimento tra noi, che dimani si griderà la pace? sì, rispose il prelato ed in presenzia di testimoni, misero dieci fiorini per uno a godere insieme. 9185_11418_000138 il poltronzoue di sennuccìo, levatosi allora in piedi in vece di risposta, disse: va chiudi l'uscio, pazzerella che tu sii or. ti ho pur io aggiunta: tu credevi farmi chiuderlo e tu sei rimasta ingannata. in questo modo si castigato l ostinate. 9185_11418_000139 e dissegli: se tu vuoi entrare, voglio la metà di tutto quello che il papa ti concederà, il che di fare cimarosto liberamente. rispose: 9185_11418_000140 forza mi fu, contro ogni mio volere, pattiggiare con duo di camerieri vostri e, con giuramento, promettergli la metà di quello che yoi mi concederete, onde non volendo mancare della promessa fede, mi è forza di dare a ciascun di loro la parte sua e io ne rimarrò senza. 9185_11418_000141 chiudetelo voi. stando amenduo in questo contrasto, né uno né l altro. volendo chiuder la porta, disse: sennuccio bedovina, voglio che faciam patto tra noi: chi sarà il primo a parlare? chiuda. 9185_11418_000142 e dove era unione e pace, cercò di metter guerra e discordia. onde, andolfo, mosso da fanciullesco e non ben regolato appetito, deliberò al tutto dividersi dal fratello e conoscere la parte di beni suoi e abitare separatamente altrove. e un dì disse al fratello: 9185_11418_000143 grande inganno. il vitello non torrete v'oi se non morto e smembrato. state indietro servi se non sarete uccisi. i cii'constanti rimasero stupidi per la novità della cosa e scoppiarono di ridere. 9185_11418_000144 dietro cimarosto, vedendo la turbata ciera del cameriere, con umil voce disse: deh fratello mio, non m impedir l'entrata, perciò che ho da ragionar col papa. cose importantissime, disse il cameriere. parteti di qua per lo tuo meglio, se non tu troverai cose che non ti piaceranno. 9185_11418_000145 beatissimo padre. sì, rispose il cardinale, ed avedutosi il papa che ogni linguaggio ottimamente sapea del burlo che faceva cimarosto al vescovo, rise e gran piacere ne prese. 9185_11418_000146 sì, perchè egli era dedito all avarizia, devoratrice di tutte le cose. sì, anco, perchè egli era bresciano e niun profeta è ricevuto nella propria patria. 9185_11418_000147 grande è la benivolenza del stretto e fedel amico verso l'altro, grande e amorevolezza che porta orrevole cittadino alla cara e diletta sua patria. ma non minore giudico esser quello di duo fratelli quando sommamente e con perfetto amore s amano insieme. 9185_11418_000148 non stette molto che indi. passò per strada un servitore d un gentil uomo che andava al suo albergo e per sorte se gli era estinto il lume che nella lanterna portava. e veduto l'uscio di quella casetta aperto, entrò dentro e disse: 9185_11418_000149 e di ciò io ne potrei addurre infiniti esempi- i quali, per non fastidire questa nobile e grata compagnia con silenzio passo e per attendere a quanto vi ho promesso, intendo ora di raccontarvi un caso, poco tempo fa a duo fratelli avelluto. 9185_11418_000150 né pena. é sì aspra e sì crudele che io non meriti, ma perché tanta è la clemenza e la bontà che nel tuo petto alberga e tanta é l'amorevolezza che mi dimostri e hai sempre dimostrato. 9185_11418_000151 e tanta era fra loro la concordia e la pace che per l adietro mai non si trovò. la pare castoria. si, come piacque al giusto dio, ebbe molti figliuoli. e sì, come cresceva la famiglia, cosi parimente cresceva amorevolezza e la pace e s aumentavano le ricchezze. 9185_11418_000152 non era inferiore a gordino. avendo già dissipati alcuni pochi quatrini che si trovava avere, né trovando, per la sua dapocaggine, persona alcuna a cui appoggiar si potesse, andava mendicando all'uscio di questo e di quello. 9185_11418_000153 rimosse alcune cose da una parte e le mise all altra e addimandolli. se in tal maniera erano le parti uguali e se di tal divisione si contentava, ermacora che era tutto amore e carità, sempre gli opponeva e fingeva di non contentarsi, quantunque il tutto fosse, con sincerità, ottimamente diviso. 9185_11418_000154 non si ha ella affaticata in governar la casa a beneficio universale? sì, non ha ella partorito tanti figliuoli quanti che ora, tu vedi, non sono nati in casa. non è ella vivuta con e figliuoli a communi spese? 9185_11418_000155 andolfo, fratello mio, non ti sdegnare e non permettere che sdegno superi la ragione. raffrena r ira, tempera la colera e conosci te stesso. 9185_11418_000156 il donatore che lo mandò chiamato il servo, gli disse a cui l'avesse consignato. il servo diede i contrasegni dell'uomo dicendo: colui che tolse la carne per nome del patrone era un uomo grasso di persona, allegro, con la panza grande e parlava un poco barbosso. 9185_11418_000157 e cosi bellamente condusse il servo in casa sua e, trovatovi, il fratello lo diede a lui con animo di torre il vitello per sé e ingannare il suo signore. il che, fatto l'uno e l'altro, tornò a casa e il servo rendè le dovute, grazie al patron suo, per nome del signor ettore. 9185_11418_000158 intenderete dicovi adunque che nel territorio di siena, non sono ancora passati duoi anni, si trovarono tre compagnoni, giovani di età ma vecchi, ed eccellenti in ogni sorte di poltroneria che dir o imaginar si potesse. 9185_11418_000159 intesa. eh, ebbe il signor gavardo la causa della differenzia. loro disse: volete, compagnoni, rimettere le vostre differenzie in me? eh, io vedrò di adattarvi insieme. 9185_11418_000160 e perchè l'albergo era mal coperto. una gocciola di pioggia che descendeva giù per uno pertuggio gli percuoteva un occhio di maniera che lo destò, né lo lasciava posare il tristo per la gran poltroneria che nel suo corpo regnava. non volse mai rimoversi da quel luogo né schiffare il pericolo che gli avenne. 9185_11418_000161 il sbirro. eh, aveva udito che i servi lo dovessero prendere e uccidere. disnudò la spada che a lato aveva e quella nuda, tenendo in mano, e ravoltosi il mantello, atorno il braccio. cominciò gridar con gran voce e scritto nella gran corte: 9185_11418_000162 e, appresso questo, maneggiavano molte merci con le quali avevano acquistato un ricco tesoro. questi sendo ricchi e di uobil parentado e senza moglie. 9185_11418_000163 poscia, come prudente e savio, considera se le parti sono pari e, non essendo pari, fa ch'elle siano. perciò che all'ora mi accheterò e senza contrasto torrò la parte mia. 9185_11418_000164 e perchè il fico assai li piacque. il poltronzone continuò il costume suo e celatamente ne mangiò de gli altri, continovando adunque il gaglioffone, la sua golosità, finalmente in bocca ne prese uno che era oltra misura grande. 9185_11418_000165 e veggendone un buono. sta in disparte. meglio, aspettando e riguardando intorno, giunge dopo la sera. o bella pruova di vermi mangia che nel fango trova. 9185_11418_000166 compieta. sentita il papa la pronta e arguta risposta, si mise col cardinale in sì, fatto riso che quasi si smassellava, e, chiamatolo a sé. l addimandò chi egli era e di dove venea e che andava facendo. 9185_11418_000167 la buona femina, a cui già la festa rincresceva e il sonno la gravava, lasciò il marito sopra una panca e, spogliatasi la gonnella, se n andò a letto. 9185_11418_000168 aedendo cimarosto, non avere il convenevole precio che gli pareva per le sue facezie meritare. tra se stesso molto si sdegnò e, senza far sapere ad alcuno il voler suo, di brescia si partì e verso roma prese il camino, pensando di acquistare gran quantità de danari. 9185_11418_000169 indi venne alla porta rendendo grazie per nome del patrone a chi mandato aveva, con parole convenevoli a tal proposito e comandolli che andasse a perché il signor ettore mandava quel presente ad un. 9185_11418_000170 non è cosa, beatissimo padre al mondo, che più dispiacqua a iddio che la rotta fede. io per me voglio mantenerla, pur che vostra santità non sia manchevole. 9185_11418_000171 avenne che andolfo minor, fratello con con senso però di ermacora, si maritò e prese per sua legittima moglie una donna gentile e bella e di sangue nobile, il cui nome era castoria. 9185_11418_000172 quando ben miro in questa parte e in quella uscir, veggio fra noi cose leggiadre, vergine, essendo ritondetta e snella, divenni madre e figlia di mio padre. 9185_11418_000173 parve al ciruico che fusse una postema a poco a poco crisciuta e che ora fusse matura e a termine di scopiare e degli un taglio, acciò che la postema meglio si. 9185_11418_000174 disse ermacora egli è commun proverbio che ad uomo deliberato non giova consiglio. e però non fa bisogno che con tue lusinghevoli parole mi rimovi da quello che già fermamente proposi nell'animo mio, né voglio che mi astringi a renderti la ragione per la quale io mi muova a separarmi da te. 9185_11418_000175 disse: cimarosto, deh, non mi tener a bada, perciò che troppo sono importanti le coso che raccontargli. intendo il giovane, udite cotai parole, pensò quello istesso che l altro camariere imaginato s aveva. 9185_11418_000176 il servitore. fattosi alquanto innanzi, vide un poco di lume che dentro d un camerino luceva, ed entratovi dentro non vide persona alcuna, se non bedovina che sola nel letto giaceva. 9185_11418_000177 e, temendo che il patrone non se n avedesse, a guisa di simia, il pose in un cantone della bocca e tenevala chiusa. il patrone, voltatosi per aventura a dietro, vide gordino e parevagli molto gonfio nella sinistra guancia e guatatolo meglio nel viso, vide che nel vero era gonfiato molto. 9185_11418_000178 e così dalla mattina fino alla sera. se ne sta senza mangiare e continovando sopraggiunge la notte e, incalciato dalla fame, scende giù nel fango e va per la palude cercando e vermi e di quelli si pasce. 9185_11418_000179 stava andolfo molto attento alle parole del fratello, prendendone grandissima maraviglia, e considerava con qual tenerezza di cuore quelle provenivano dal vivo, fonte di amorevolezza e, quasi confuso, non poteva raccoglier lo spirito a formare la parola per rispondergli. 9185_11418_000180 onde il prigioniere per tal giuoco fu liberato. e però, meritamente, diceva quel famoso filosofo diogene che più tosto ischifare debbiamo. invidia de gli amici che le insidie de nemici, perchè quelle sono un male aperto e questa è nascosa, ma è molto più potente r inganno che non si teme. 9185_11418_000181 rimasero. piacque molto a tutta la compagnia il compassionevole caso occorso a gli amorevoli fratelli, e fu sì pietoso che indusse non che le donne, ma anco gli uomini a piagnere. 9185_11418_000182 signor mio, confidandomi della liberalità di vostra, signoria, accettai il quarto di vitello a quella mandato in dono. ma ecco che per un quarto le mando uno vitello in tegro e quella mi abbia per raccomandato e mandò il sbirro con la pistola che per nome suo facesse la. 9185_11418_000183 che dalla loro poltroneria rimuoversi, come avenne a tre gran forfantoni, la natura di quali nel processo del mio ragionare a pieno. 9185_11418_000184 essendo ambiduoi, una sera dopo cena a sedere appresso l uscio della casa per prendere un poco d'ora, perciò che era la stagione del caldo, disse sennuccio alla moglie bedovina: chiudi l'uscio, che ormai è ora che se n'andiam a riposare. a cui ella rispose: 9185_11418_000185 né v'era tra loro mai differenzia alcuna. anzi, tutti tre erano d un medesimo volere e d'una medesima volontà. cresciuti e figliuoli e giunti alla perfetta età, la cieca fortuna invidiosa dell altrui bene s'interpose. 9185_11418_000186 e, presa la gemma, la gettò in terra dicendo chi la prendesse fusse sua. finita la piacevole favola, fu grandissima contenzione tra gli audienti. 9185_11418_000187 la giocciola che di contino vo cadeva giù del tetto e percotevali r occhio. fu di tanta freddezza che non venne giorno che, sciagurato, perse la luce dell. 9185_11418_000188 finito che ebbe lionora il suo enimma non poco comendato da tutti, levossi uno in piedi e fece motto d intenderlo, ma la sua isposizione fu vara e assai lontana dal vero. 9185_11418_000189 gordino trovò un patrone e con quello s'accordò, il qual, essendo un giorno in piazza, comprò alquanti fighi primari che vengono alla fine del mese di giugno e diegli a gordino che li custodisse fino che andasse a casa. 9185_11418_000190 dopò. vattene in pace che io ne rimarrò contento, e se altrimenti farai? io non intendo che la divisione abbia luogo per modo alcuno e se per caso, che dio non voglia. 9185_11418_000191 ma come si farà, disse il papa. rispose cimarosto, fategli legare ambiduo sopra una tavola, uno appresso, l altro con le rene in su, ed il giovane gliene darà una buona, che accingherà indifferentemente l'uno e l'altro. 9185_11418_000192 due siamo in nome e sol, una in presenza, fatte con arte e fornite con guai. fra donne conversiam senza avertenza, ma slam maggior fra genti, rozze assai ed infiniti. non posson far senza nostro valor. 9185_11418_000193 il sbirro, subitamente andò al signor ettore e consignolli la pistola, la qual, letta, il signor subito comandò a servi suoi che togliessero il vitello- eh, aveva mandato il buffone- e che ramazzassero. 9185_11418_000194 ovunque mi vede, non pur mi saluta, ma mi persegue ragionandomi dietro, ed io, per levarmi dalle spalle questa seccaggine, non mi lascio più vedere, né son donna, più d alzare gli occhi, né di comparere in luogo alcuno. 9185_11418_000195 e preso in mano uno di suoi ferri che radeva, disse alle monache: fatevi inanzi e ponete ben mente che tutto gli leverò via senza mio disconcio. maestro tiberio, che fin ora era stato, si cheto che quasi morto pareva. 9185_11418_000196 e il marito. in quel punto le diede il governo di tutta la casa e consegnoue le robbe, dimostrandole il modo e l ordine del viver suo. dopo disse: 9185_11418_000197 ella, con consenso del marito, in casa v introduce e, trovato da lui con una ignominiosa beffa, lo manda e da morte lo libera. 9185_11418_000198 non già, eh, io sia bramosa d ensignare ad altri, ma per non tenere, sì, fatto collegio tanto tempo, a bada disporre enimma da me recitato, il qual, se io non erro, altro non ci dimostra, eccetto il lino imperciò, che egli dalla madre ciò è dalla terra, è maschio procreato. 9185_11418_000199 e perchè egli era buon confessore, se gli appresentò dinanzi per confessarsi una bellissima donna chiamata savia, nome veramente convenevole alla modestia di tanta donna quanto ella era. 9185_11418_000200 savia, andatasene giù, aperse la porta al marito, il qual mostravasì adirato perchè la moglie non l aveva così tosto aperto. e giunto in camera e, fingendo di non veder, maestro tiberio, si pose con la moglie a cena. e cenato che ebbero, se ne andorono ambiduoi a riposare. 9185_11418_000201 pazzo e senza cervello. non vi avedete di quanto danno e di quanto scorno statevi sono le vostre innumerabili sciocchezze. e di questo che ne conseguirete voi, certo nulla. 9185_11418_000202 donne mie, entrate qua in camera che lo vedrete principiato e non fornito. entrate le suori in camera, disse maestro chechino, levate gli occhi a queir armalo e vedetelo e consideratelo per voi stesse se gli è a buoni termini e se oco li manca ad esser fornito e riferite alla madre badessa averlo veduto con li. 9185_11418_000203 guarda come, per poco o per niente, egli ha ucciso così bel cavallo e cosi tra sé. molto si ramaricava, non pensando a che fine il marito questo diceva per il che fiorella s era posta in sì, fatto timore e spavento del marito che, come mover lo sentiva, tremava tutta. 9185_11418_000204 silverio, che molto amava pisardo, sovente lo visitava e desinava e cenava con esso lui, e vedendo e modi e i portamenti di fiorella, molto si maravigliava e tra se stesso diceva: 9185_11418_000205 parvi forse, silverio, che ancor io non sappia il modo di governar le cose vostre che così caldamente me le mostrate. ma il marita taceva e, andatosene con la moglie alla stalla, fece parimente di cavalli tutto quello che fatto aveva pisardo e ne uccise uno. 9185_11418_000206 anzi, li terrebbeno in tanta venerazione che, toccando le fimbrie delle lor vestimenta, si riputerebbeno salvi e beati, ma perciò che si sono mescolati con secolari, dandosi al mondo ed alle lascivie. 9185_11418_000207 la qual, con lieto viso e chiara faccia, cosi disse: vecchio, già fui per tempo e quando nacqui, fui da mia madre, maschio procreato molti giorni nell acque fredde, giacqui indi poi tratto fuor martiriggiato. 9185_11418_000208 savia. vedendo la perseveranzia di maestro tiberio e temendo dell onor suo, molto si sdegnò e un giorno al marito disse: chechino, sono molti giorni che mastro tiberio, mio padre spirituale, ha mandati diversi messi a parlarmi. 9185_11418_000209 avenne che all'ora a caso passò un asinella e a lei voltatosi, cimarosto disse: poverella, se tu avessi danari, assai come ha costei, tu ti maritaresti. 9185_11418_000210 di che molto lo ringraziò e, ricevuta l assoluzione, si partì ylaestro. tiberio, partita savia, cominciò tra sé, minutamente, considerare la bellezza della donna e le maniere sue e di lei maggiormente s accese e nella mente sua determinò di ottenere l'amor suo. 9185_11418_000211 e perchè il minchione non vedeva per altri occhi se non per gli suoi. non ardiva riprenderla, né al diffetto prendeva rimedio, ma a suo bel grado la lasciava far ciò che voleva. 9185_11418_000212 né appena aveva incominciato che sopraggiunsero due monache converse d un monastero ivi vicino e dissero: maestro, la madre badessa nostra ci ha mandate qui a voi pregandovi che ne debbiate dare il crocefisso, che per addietro vi ordinò. rispose maestro chechino. 9185_11418_000213 disse: ohimè, messere, chi è colui che picchia air uscio. certo, egli è il mio marito dolente me. come faremo che quivi non vi trovi o che non siate da lui veduto? 9185_11418_000214 e capi chierecati, ragionando però tuttavia di tristi e non di buoni, attendessero a loro studi dandoci buoni essempi e vivendo santamente secondo la regola loro. gii uomini ignoranti e plebei non arrebbono tanto ardire con favole ragionar di loro. 9185_11418_000215 sentenziò il prelato a pagare il godimento. non passarono due giorni che cimarosto, andando per la città, s'incontrò in una donna romana ricchissima ma sozza come il demonio costei. era maritata in un bellissimo giovane e di tal matrimonio ogniuno si maravigliava. 9185_11418_000216 dopo, voltatasi verso arianna, cornandole che con uno festevole enimma seguisse la qual, per non parer da meno delle altre, cosi disse: 9185_11418_000217 parve a lui, per certi suoi rispetti che mi sono incognito, di porre abito fratesco e farsi prete i. ed avenga che dopo la diposizione dell abito non fusse in quella venerazione che era prima. pur il nome suo restava appresso, alcuni pochi gentil uomini e massimamente appresso la plebe. 9185_11418_000218 ed ella graziosamente gli rispose: buon giorno ed il buon anno. padre mio, maestro tiberio, sentendosi rendere il saluto, il che più per r adietro ella fatto non aveva, pensò avere addolcita la sua tanta durezza e, più focosamente di lei, s infiammò. 9185_11418_000219 e cosi di fare, disse la moglie. maestro tiberio, che già aveva gustato e dolci ragionamenti dell amata donna, cominciò a mandarle alcuni onorevoli presenti, i quali, da savia, furono accettati. 9185_11418_000220 e venuto con r unzione ai piedi, disse: cimarosto, deh messer, non piangete più, non vedete voi come presto vado? e leggermente corro i circostanti. udendo questo, si misero a ridere e cimarosto, cosi buffoneggiando, in quel punto se ne mori. 9185_11418_000221 pisardo. vedendo la dura ostinazione del cavallo, s accese d ira e messa mano alla spada che a lato aveva l uccise fiorella. veduto l atto, si mosse a compassione del cavallo e disse: 9185_11418_000222 dura di nervo e di sopra lordata, ed è si avvezza che mai non si stanca, quantunque su e giù sia dimenata. e questa cosa, donne, che vi ho detto, di ciascun dichiarisse il gran concetto. 9185_11418_000223 non picciola ammirazione porse il sottil enimma all onorevole compagnia, né vi fu veruno che interpretare lo sapesse, ma la prudente lodovica, vedendolo irresolubile, rimanere alquanto sorridendo, disse: 9185_11418_000224 il mio enimma altro non dinota, eccetto la piva sordina la quale dà la sua lenguetta in bocca di colui che la suona e tiella stretta e diletta molto gli ascoltanti. piacque ad ogni uno la dichiarazione del sottil enimma e quella sommamente comendò. 9185_11418_000225 sofferete un poco. anima mia, poi, che patito avete, tanto che non è convenevole che io cosi lorda dalla cucina vi tocchi e tuttavia acconciava e polli nel schidone e la vitellina carne nella pentola. 9185_11418_000226 commendato, fu da tutti acuto ingegno di alteria in esponere il sottil enimma. non però fu senza grave sdegno di arianna, la qual sola credeva sapere la sua isposizione. 9185_11418_000227 stando adunque savia, ne gli suoi termini, e fingendo di far or l'una, or l'altra cosa, pareva a maestro tiberio che l'anima dal corpo si partisse ed acciò che più tosto ella si espedisse. le porgeva mano ad apparecchiar le cose, ma ella meno s affrettava. 9185_11418_000228 ed entrato in bottega, si mise amorevolmente a ragionare con lei e stette più d un ora, ma perchè temeva che maestro chechino non ritornasse a casa trovandola a ragionar seco. 9185_11418_000229 deh marito, perchè avete voi ucciso il cavallo? egli era pur bello, egli è stato un gran peccato. pisardo con turbata faccia rispose. sappi che tutti quelli che mangiano il mio e non fanno a mio modo premio di sì, fatta moneta. 9185_11418_000230 ma guarda, disse pisardo, come sono maneggevoli e presti. e, presa una sferza in mano, toccava or questo, or quello, dicendo fatti qua, fatti là, ed i cavalli, stringendosi la coda fra le gambe e facendosi tutti in un groppo, ubidivano al patrone. 9185_11418_000231 ma non gli andò fatto, perciò che egli non seppe così ben colorire come desegnare. passate le feste della resurrezione, maestro tiberio si mise a passiggiare dinanzi la casa di savia e quando la vedeva, le faceva cenno e modestamente la salutava. 9185_11418_000232 sua deliberazione. risero assai le donne della sciocchezza di silverio, ma molto più ridevano quando le soveniva il duello delle bracche, qual di loro portar le dovesse. 9185_11418_000233 e in tal guisa egli, con le sue buffonarie, ebbe miserabil fine. la favola da lodovica raccontata era già venuta al fine quando la signora le impose che con un dotto, enimma ordine seguisse. 9185_11418_000234 le monache, levati gli occhi in su, videro il crocefisso e con grandissima ammirazione dissero: maestro, come l'avete fatto, somigliante al naturale, egli veramente par vivo e di carne, come noi. certo che è bellissimo e piacerà molto alla madre ed alle monache. 9185_11418_000235 partiansi di qua e chiuso r uscio della camera che guardava sopra la strada publica, si partirono. la moglie del patrone, vedendosi chiusa sola in camera e non potendosi movere, grandemente, temette di qualche sinistro caso e ad alta voce si mise a gridare. 9185_11418_000236 tu, prudentemente, gli rispondi con quello onesto modo che convenevole ti parerà. dopo raccontarammi quello che sera seguito. essendo un giorno, dopo desinare savia in bottega, perciò che maestro chechino era andato per certi suoi negozii, sopraggiunse maestro tiberio e, vedendola sola in bottega, le disse: buon giorno, madonna mia. 9185_11418_000237 e, sceso giù per la scala, andò sopra la strada e addimandò questo e quello: chi é colui che, sì, fortemente grida? e tutti ad una voce rispondeano: non odi, tu che grida la pace. 9185_11418_000238 il savio e aveduto medico, quando vede una infermità doversi causare in alcun corpo umano a conservazione sua, prende quelli rimedii che li paiono migliori, non aspettando l infermità sopravenga. e perciò che la piaga recente con agevolezza maggiore si sana, che non si fa la vecchia. 9185_11418_000239 raccomandandosi a lei e pregandola che lo dovesse aver e tenere in quella buona grazia che ella avuto e tenuto. aveva il suo perduto confessore e, per segno di carità, passate le feste di pasca, la verrebbe a visitare dandole alcuna consolazione spirituale? 9185_11418_000240 ma silverio, nulla rispondeva e continoava l incominciato ordine, dandole la regola del governo della casa spinella. maravigliandosi di questo, sgrignando disse: 9185_11418_000241 vorrei, donne, morir con esso. voi s indovinar sapeste com è detta la cosa mia che tanto piace a voi, anzi a ciascun che la gusta. diletta, ella mi da co i dolci accenti suoi, la lingua in bocca ed io la tengo stretta. 9185_11418_000242 io disse: cimarosto, non voglio altro da voi se non che la moglie vostra dimani si vesti di quelle armi antiche che sono nella camera vostra. né dubitate punto di male, né di disonore alcuno. e poi lasciate la cura a me. 9185_11418_000243 il che, intendendo un gentiluomo che della sozza donna era parente, prese un bastone e sopra la testa gli diede: sì, fatta percossa che per mani e per piedi a casa dell oste lo portarono. 9185_11418_000244 poi disse alla donna: levati su in piedi. ed ella più volte si sforzò di levarsi, ma muoversi non si puotea. cimarosto, vedendo che la cosa gli riusciva, sì, come desiderava, disse al patrone. 9185_11418_000245 e facendo quello che a noi vietar dovrebbeno, senza riguardo alcuno e in publici ed in privati luoghi di loro ampiamente si ragiona. essendo adunque così, non resterò di raccontarvi una favola d un apostata. 9185_11418_000246 io mai non dormirei con uomo che tenga la camiscia in dosso la notte. se volete che io venga a letto appresso a voi, levatela di dosso, che poi mi arrete pronta ad ogni vostro piacere. 9185_11418_000247 e che più fiate bisognava picchiare l uscio perchè la ben fondata torre, non combattuta agevolmente, si mantiene. onde deliberò di non mancare dalla cominciata impresa e di continovo. le mandava ambasciate e ovunque andava la seguiva. 9185_11418_000248 sì, come avenne ad un soldato il quale, volendo castigar la moglie e avendo troppo tardato, pazientemente sopportò fino alla morte ogni suo difi. 9185_11418_000249 il che, vedendo spinella disse: che novità è questa, silverio, che voi fate? che capricci mi son sopraggiunti nel capo. sareste mai voi divenuto pazzo? son credete voi che noi sapemo che gli uomini e non le donne debbeno portare le bracche e che bisogna ora, fuor di proposito, tal cosa fare? 9185_11418_000250 partito maestro tiberio, sopraggiunse maestro chechino, a cui ordinatamente raccontò quello era seguito. disse: maestro chechino, tu ti hai portata bene e risposo da prudente, ma ritornando a te un altra volta, tu gli farai buona ciera, facendogli quelle accoglienze che oneste ti pareranno. e 9185_11418_000251 ed il cavallo, di natura poltrone, si lasciava battere non facendo cosa alcuna di quello che voleva il patrone, anzi, tirava calzi or con uno piede, ora con l altro, ed ora con ambiduo. 9185_11418_000252 anzi sì, rispose cimarosto, e tra loro fu grandissimo contrasto e fu bisogno, eh, un giudice, la causa determinasse, il quale, udite le ragioni di un una parte e l'altra, e uditi e testimoni che apertamente deponevano tutta la vicinanza, aver sentito gridar la pace. 9185_11418_000253 il cirugio per poterlo meglio medicare. gli fece rader la testa. gli amici che venevano a visitarlo dicevano: cimarosto, come stai, tu sei raso. ed egli diceva: 9185_11418_000254 così. parimenti- mi perdonarete donne- debbe fare il marito quando prende moglie. ciò è non lasciarla aver balia sopra di lui. acciò che volendole poi provedere non possi, ma la compagni fino alla morte. 9185_11418_000255 stando adunque maestro chechino in aspettazione, ecco maestro tiberio venire ed entrare in casa e veduta r amante che preparava la cena, volse darle un bascio, ma ella fece resistenza e disseli: 9185_11418_000256 dio perchè non mi toccò la sorte di aver fiorella per moglie. sì, come ebbe pisardo mio fratello. guarda come ella governa bene la casa e fa gli servigi suoi senza strepito alcuno. guarda come è ubidiente al marito e fa ciò che egli le comanda. 9185_11418_000257 piglia, tu r un di questi ed io prenderò l'altro e combattiamo le bracche, qual di noi le debba portare, e chi di noi sarà vincitore, quello le porti, e chi sarà perditore, quello stia ad ubidienza del vincente. 9185_11418_000258 maestro tiberio, non penetrando più oltre né considerando all inganno del marito, ascese l armaio ed in guisa di croce, con le braccia aperte, si distese. nò punto si moveva. 9185_11418_000259 la signora, vedendola accesa nel viso, disse: arianna, acquetati ora, perciò che un altra volta verrà la tua. e, voltatasi verso alteria, le comandò che la 9185_11418_000260 s sol cosa dissero le suori? ne dispiace assai che voi nod avete provislo che si scopertamente non si vedesse quel fastidio che dinanzi tiene. perciò che tal cosa potrebbe partorire. non picciolo scandolo a tutto il monastoi'o, disse maestro chechino. 9185_11418_000261 non passò l anno che pisardo prese per moglie l'altra figliuola del sarto, nominata fiorella, donna non men bella d'aspetto né men gagliarda di certello di spinella, sua sorella. 9185_11418_000262 e puntalmente le narrò quello che aveva ad operare. savia, inteso il voler del marito, gli promise di contentarlo. pareano a maestro tiberio mille anni che venisse la notte per essere agli stretti abbracciamenti della bramata donna ed andatosene in piazza. comperò molte cose. 9185_11418_000263 cotto già fui, e quando all'uomo piacqui col feri'o m ebbe ancor tutto squarciato. da indi in qua al servir fui sempre buono. ditemi se sapete chi eh io sono. 9185_11418_000264 veduto, accortasi spinella del fatto bestiale del sciocco marito, disse: ahi, meschinello voi. par bene che il cavallo vostro sìa stato una semplice bestia, avendosi sì miseramente lasciato uccidere, ma che pensiero è il vostro? pensate voi far dì me quello che fatto avete del cavallo? 9185_11418_000265 e tu disse, maestro chechino, che cosa gli rispondi? nulla, rispose la moglie. tu t hai portata da savia come sei, ma fa che quando egli più ti saluti e che ti dica cosa alcuna. 9185_11418_000266 dopo metterai e duoi armai che sopra nulla vi resti, ed io altresì netterò la bottega ed asconderò il tutto. indi voglio che li faciamo la festa che ti conterò. 9185_11418_000267 dopò, messo nelle fredde e correnti acque a macerare, indi cotto dal sole e posto in calda, è col maglio fieramente battuto e finalmente col ferro. ciò è con la spolla e con la spinazza: tutto dilaniato e squarciato. 9185_11418_000268 ed ivi distendetevi, colle braccia aperte, perciò che il marito, venendo in camera e vedendovi star in croce, penserà che voi siate un crocefisso di quelli che egli il giorno lavora e non penserà più oltre. e pur il marito, l uscio fortemente pichiava. 9185_11418_000269 giovane, bella e vaga, ma di cervello gagliarda molto. fatte le nozze e menata la moglie a casa, silverio della lei, bellezza, sì, fattamente s accese che li pareva non poterle dar parangone e le compiaceva di tutto quello che ella gli addimandava. 9185_11418_000270 la quale, quantunque sia alquanto lunga, sarà nondimeno piacevole e ridicolosa e forse di non poco sodisfamento. vostro dicovi adunque che in firenze, città nobile ed antica, fu un riverendo padre, maestro tiberio per nome, chiamato. 9185_11418_000271 ma la loro interpretazione era molto lontana dal vero, onde la prudente cateruzza, tutta gioiosa e festevole, sorrise alquanto e, con licenza della signora, in tal maniera: l. 9185_11418_000272 udito il ragionamento e veduto, maestro chechino, col ferro di nuovo aguzzato in mano, senza aspettar più tempo né dir parole, si gettò giù dell armaio e, così nudo, si mise a fuggire. 9185_11418_000273 madre mie, dite alla madre badessa che t crocefisso è principiato ma non ancora fornito, e tra duoi giorni al più sarà servita, dissero le donne. 9185_11418_000274 veduto, aveva arianna già posto fine aua ridicolosa favola. né vi era alcuno che si potesse astenere dal ridere quando la signora, percuotendo mano con mano, fece atto che ogniuno tacesse. 9185_11418_000275 moneta fiorella. udita tal risposta, molto si contristò e tra se medesima diceva: ahimè, misera e dolente come sono io con costui, mal arrivata, io mi credevo aver per marito un uomo prudente ed hommi, incappata in un uomo bestiale. 9185_11418_000276 finite le nozze e tradotta la moglie a casa, pisardo prese un paio di bracche da uomo e duo bastoni e disse: fiorella, queste sono bracche da uomo. 9185_11418_000277 vedendo, maestro tiberio, la cosa andar in lungo e parendogli ora oltre modo passare, disse alla donna: tanto è il desiderio d'esser con esso voi che mi è fuggita la voglia di mangiare. né intendo questa sera altrimenti cenare e trattesi le vestimenta di dosso se n'andò a letto. 9185_11418_000278 maestro mio, non abbiate a male, la madre nostra ne ha data espressa commissione, che fornito o disfornito, glielo portiamo, perciò che troppo lungamente avete tenuto maestro chechino, fingendo moversi dall'importuno stimolo delle suori, come adirato disse. 9185_11418_000279 la donna. veduto il chierichetto e intesa la proposta come prudente e savia, nulla rispose maestro tiberio che era astuto. inteso che la donna nulla aveva, risposo fra se medesimo: fece giudicio: lei esser prudentissima. 9185_11418_000280 io volontieri saprei da te qual via tenuta hai in ammaestrare la moglie tua, che ti è si ubidiente e tanto ti accareccia io a spinella, non possa si amorevolmente comandare cosa alcuna che ella, ritrosamente, non mi risponda. 9185_11418_000281 e mandoue a casa di savia facendole sapere che ogni cosa diligentemente cucinasse, che all ora debita verrebbe a cenare con lei savia. ricevute le robbe, cominciò apparecchiare la cena e maestro chechino si ascose aspettando che maestro tiberio se ne venisse. 9185_11418_000282 spinella, vedendo il consiglio non esser stato profittevole al marito se per lo adietro aveva d un dito fatto a modo suo, nello avenire fece d un braccio. perciò che la donna, ostinata per natura più tosto patirebbe mille morti, che mutare la ferma sua deliberazione. 9185_11418_000283 udendo silverio le parole della sagace moglie e conoscendo per lo troppo amore nulla aver operato, deliberò a suo mal grado la trista sorte: sino alla morte, pazientemente sofferire. 9185_11418_000284 disse: fiorella, vieni meco, che io ti voglio mostrare e miei cavalli ed ensegnarti come li debbi governare quando fia bisogno. e giunto alla stalla, disse: che ti pare, fiorella, di questi miei cavalli? non sono belli, non sono ben tenuti? a cui rispose fiorella, signor si. 9185_11418_000285 il patrone, che era festevole e molto attrattivo, conosceva cimarosto pieno di berte e però di tal cosa volse compiacergli. venuto il dì sequente, il patrone fece la moglie di tutte quelle armi vestire e, così armata, la fece in terra nella sua camera distendere. 9185_11418_000286 certo, se voi lo credete, v ingannate molto. e troppo tardo siete stato a provedere a quello che ora vorreste provedere. l osso è fatto troppo duro, la piaga è ormai incancarìta, né vi é più rimedio. più per tempo voi dovevate provedere alla vostra strana sciagura. 9185_11418_000287 ma guarda che non cangi pensiero, né vogli tu esser marito e io la moglie. acciò che poi tu non ti dogli di me. fiorella, che era prudente, confermò quanto gli aveva detto. 9185_11418_000288 la vicinanza. sentendo il gran grido e il suono delle armi, corse a casa dell oste cimarosto. udito il tumulto degli uomini e delle donne che vi erano concorsi, disse al patrone: non vi movete né parlate, ma lasciate il carico a me, che presto goderemo e 9185_11418_000289 portate pur voi le bracche che a voi più eh a me si convengono. io adunque disse pisardo, porterò le bracche e sarò il marito e tu, come mia diletta moglie, starai all ubidienza mia. 9185_11418_000290 il che gli fu di non picciolo dispiacere. ma perciò che l amore l aveva sì fieramente legato che per se stesso di leggieri sciogliere non si puoteva, deliberò di mandarle un chierichetto a parlarle, pregandola che ella si degnasse di far sì che egli potesse venire in casa, come padre spirituale, a visitarla. 9185_11418_000291 onde, vedendo pisardo la durezza del cavallo, prese un bastone fermo e sodo e li cominciò pettinare la lana di maniera che se gli stancò intorno, ma il cavallo più ostinato, che prima si lasciava battere, né punto si moveva. 9185_11418_000292 dopo finse di volersi spogliare, lavare e profumare e pur faceva alcuni suoi servigi per casa, di modo che il meschinello e semplice nel letto solo si consumava. 9185_11418_000293 maestro tiberio pur la sollecitava che a letto se n andasse ed ella maggiormente tardava, pur alla fine, vedendolo astoso per accontentarlo, disse: padre mio, 9185_11418_000294 aspettare. ma schiaritasi la voce alquanto in tal guisa disse favola: il duo fratelli soldati prendono due sorelle per mogli. l uno accareccia la sua ed ella fa contra il comandamento del marito, l altro minaccia la sua ed ella fa quanto egli le comanda. 9185_11418_000295 etto furon, non molto tempo fa, in corneto castello di roma, nel patrimonio di santo pietro, duoi fratelli giurati, i quali non altrimenti s amavano che se di uno istesso ventre nati fossero, uno di quali chiamavasi pisardo, l'altro silverio. 9185_11418_000296 maestro tiberio. udendo questo, fu il più contento uomo che mai si trovasse e, tolta licenzia, si parti. venuto maestro chechino, a casa, la moglie chiaramente li raccontò ciò che operato aveva ed egli disse: 9185_11418_000297 venuto, maestro tiberio, al peccato della lussuria, la interrogò: avete voi mai, madonna mia, per alcun tempo avuta particolar affezione ad alcun prete o frate del quale voi siate stata innamorata? 9185_11418_000298 donne. ho una cosa: soda, dritta e bianca. liscia d intorno e nel capo forata. un palmo è di lunghezza o poco manca. 9185_11418_000299 ed ambidue. facevano l'arte del soldato ed avevano stipendio dal papa. ed avenga che r amor tra loro fusse grande. non però abitavano insieme. silverio, che era minore di età, non avendo governo, prese per moglie una figliuola d un sarto, spinella chiamata. 9185_11418_000300 aveva pisardo, tra gli altri, un cavallo assai bello di vista, ma vicioso e poltrone, e di lui poco conto teneva ed accostatosi a lui con la sferza, diceva fatti qua, fatti là e lo batteva. 9185_11418_000301 e quella sommamente comendò ed acciò che non si consumasse tempo. la signora ad arianna impose che r ordine seguisse ed ella, con gli occhi bassi, fatta prima la convenevole riverenza. in tal modo la bocchetta sciolse. 9185_11418_000302 non vi dissi io che ancora non era ben fornito. non prendete di ciò affanno, fosse cosi rimedio alla morte. come potrò rimediare a questo? ed in presenza vostra ve lo farò vedere. 9185_11418_000303 costei. aveva per marito uno intagliatore di figure di legno e chiamavasi maestro chechino, e in quelr arte, a tempi suoi, non aveva superiore savia. adunque, essendosi ingenocchiata dinanzi, maestro tiberio disse: 9185_11418_000304 ed ella più oltre, non considerando a che egli voleva venire puramente, rispose: padre, sì, io amava sommamente il mio confessore come padre e gli portava quella riverenzia ed onore che meritava. 9185_11418_000305 maestro chechino, che per lo pertuggio aveva veduto il tutto, chetamente uscì di casa e picchiò all'uscio la donna. sentito il picchiare del marito finse di smarrirsi e, tutta tremante, disse: 9185_11418_000306 tiberio inteso il suo volere e parendoli cosa leggiera, subito si trasse la camiscia e rimase nudo come nacque savia vedendo aver condotto il buon padre dove ella voleva, prese la camiscia con tutte le vestimenta sue e posele in una cassa e quella chiuse. 9185_11418_000307 maestro chechino, erasi messo ad un pertugio secreto che guardava nella camera e stavasi ad ascoltare ciò che fra loro dicevano e a vedere ciò che facevano, temendo forse che la berta non andasse doppia. 9185_11418_000308 deh, tacete per vostra fé e non mi date noia che se raso o damaschino io fosse, io valerei un fiorina il braccio, che ora nulla vaglio. venuta poi r ultima ora della sua vita, venne il sacerdote per dargli l'ultima unzione. e cominciollo ungere. 9185_11418_000309 quanto questo fusse noioso. a maestro tiberio, il lascio considerare a voi che provati avete i fieri colpi d amore, e massimamente sentendo il marito pascersi di quel cibo che egli si focosamente bramava e vedendosi per giunta avere il danno e le beffe. 9185_11418_000310 altro questo enimma non significa, eccetto la penna da scrivere, la quale é soda diritta, bianca e nerbuta ed è nel capo forata e lorda per l ingiostro, né mai si stanca e dal scrittore e in publico ed in segreto è su e giù menata. 9185_11418_000311 chiamato, di qual ordine egli si fusse. non ardisco affermare, perciò, che ora non mi soviene. costui era uomo letterato, valente, predicatore, sottilissimo, disputante, ed in molta osservanzia e venerazione. 9185_11418_000312 savia che di lui se n'arrideva berteggiando. gli disse: qualche pazza resterebbe di cenare. se voi, padre, siete pazzo a non voler cenare, il danno sia vostro. io ora non voglio privarmi della cena. e così dicendo, continovava far gli servigi suoi. 9185_11418_000313 e fattosi replicare e treplicar. tal detto chiamò molti testimoni della gridata pace passata l ori. con pieta venne il prelato e disse: tu hai pur perso, fratello, il godimento. non è già? fin ora sta gridata la pace. 9185_11418_000314 spinella. vedendo tal sciocchezza tra se medesima, pensò lui aver veramente perso lo senno e disse: deh, ditemi per vostra fé, marito mio, che accidenti sono questi che vi sono sopraggiunti nel capo. 9185_11418_000315 l'uno addimanda il modo di far che gli ubidisca l'altro gli lo insegna. egli la minaccia ed ella se ne ride, e alfine il marito rimane schernito. 9185_11418_000316 savia. fingendo di avergli compassione, deliberò di contentarlo e mise ordine di trovarsi la sera seguente con lui, perchè il marito era la mattina per partirsi e andava fuori della città per comprare legnami. 9185_11418_000317 al crido corse infinità di genti e, intesa la causa come era, ne prese gioco e maestro tiberio presi altri panni della città, si partì e donde andasse, non si sa, ma questo solo so che mai più fu veduto. 9185_11418_000318 prese licenza, pregandola che lo dovesse confermare nella sua grazia, offerendosi pronto e parato ad ogni suo bisogno. dì che ella il ringraziò assai ed a lui tutta s offerse. 9185_11418_000319 intesa che ebbe, maestro tiberio, l ottima disposizione della donna. con dolci ed accorte parole si fece dire il nome e la condizione sua ed ensignare la casa dove dimorava. 9185_11418_000320 e poi, con umanissime e ben fondate parole, richiese l'amor suo, pregandola che quello non gli negasse, perchè, negandoglielo, ella sarebbe causa della irreparabile sua morte, rispose la donna. io, padre mio, adempirei il voler vostro e mio, ma dubito di non essere scoperta dal marito e perdere in un punto l onore e la vita. 9185_11418_000321 le monache che stavano attente cominciarono ad alta voce gridare: miracolo, miracolo, che crocefisso è fuggito. né si potevano dalle grida astenere. 9185_11418_000322 e li persuase che ancor egli dovesse fare il simile e veder se gli giovasse. e quando questo non gli giovasse, non saprebbe che ricordo dargli piacque a silverio r. ottimo, arricordo, e presa licenza da lui si. 9185_11418_000323 e quando egli le ordinava cosa alcuna, subito le essequie va né a pena. il marito aveva aperta la bocca ch'ella lo intendeva, né mai vi era tra loro parola alcuna che molesta fosse. 9185_11418_000324 ma ella, che era prudente, teneva gli occhi bassi e fingeva di non vederlo. continovando, maestro tiberio, e salutandola secondo il suo costume, venne in core alla donna. di più non lasciarsi vedere, acciò che non nascesse alcuna sinistra sospezione che di lei aver si potesse. 9185_11418_000325 disse: maestro tiberio tosto, datemi e miei panni, che io mi vestirò, e asconderommi sotto il letto. no, disse la donna, non cercate altrimenti. e panni che troppo tardereste, ma salite l armalo che è dal canto destro della camera, che io vi aiuterò ascendere. 9185_11418_000326 udendo fiorella le parole del marito, senza mettergli intervallo di tempo, umanamente rispose: ahimè, marito, che parole son queste che voi dite? non siete voi il marito e io la moglie. non debbe star la moglie ad ubidienza del marito e come io mai potrei far tal pazzia. 9185_11418_000327 ma la mia, misero me, fa tutto il contrario ed usa contra di me quel peggio che usar si puole. trovandosi un giorno silverio con pisardo e ragionando di varie cose, fra le altre, disse: pisardo, fratello mio, tu sai l amore che è tra noi. 9185_11418_000328 e giunto a casa, senza indugio alcuno chiamò la moglie e prese un paio delle sue bracche e duoi bastoni e fece tanto quanto pisardo consigliato. 9185_11418_000329 aveva la moglie del patrone, nome pace e l armatura da uomo di arme erano si ruginose e di sì gran peso che un uomo, quantunque gagliardo fosse sendo in terra steso, levar non si potrebbe. 9185_11418_000330 e maestro chechino. col ferro in mano, li corse dietro per levarli il fastidio che dinanzi teneva. savia, temendo che alcuno vergognoso caso non avvenisse, prese il marito per le vestimenta e lo ritenne. acciò che il padre più agevolmente fuggisse le. 9185_11418_000331 già l aurora si cominciava dimostrare ed a poco a poco vedevasi apollo con e suoi ardenti rai uscir dalle maritime. onde quando maestro chechino si levò di letto e preparato gli stromenti e ferri suoi, voleva lavorare. 9185_11418_000332 queste parole a maestro tiberio spiacquero assai, e furono causa di farlo. allora, in presenza della donna quasi morire, pur riavuto alquanto, la pregò che di sua morte non fusse cagione. 9185_11418_000333 padre. mi è mancato il mio confessore, col quale io comunicava i secreti miei ed avendo inteso r odore della fama e santità vostra, hovvi eletto in luogo suo per padre spirituale, pregandovi, l anima mia vi sia raccomandata. 9185_11418_000334 patrone, io vorrei da voi uno piacere che sarà utile e di diletto e che vuoi, disse il patrone, non sai che mi puoi comandare. 9185_11418_000335 non basta questo, ma voglio che noi gli facciamo uno scorno, che gli uscisca di mente la casa né mai più sia oso di molestarti. va ed onorevolmente, apparecchia il letto e movi tutto quello che si trova in camera, fuori le casse che vi sono in. 9185_11418_000336 perciò che le risa crescevano e il tempo volava, la signora fece di atto che ogniuno tacesse e cateruzza con r enimma ordine seguitasse ed ella, sapendo il voler suo, così disse. 9185_11418_000337 e, appresso di questo, fa tutto il contrario di quello che io le comando. pisardo, sorridendo puntalmente, gli raccontò l'ordine e il modo che egli tenuto aveva quando a casa la tradusse. 9185_11418_000338 che vogliono dir queste pazzie che voi fate senza considerazione? sareste forse voi, per vostra mala sorte, divenuto insensato? rispose silverio. io non sono impazzito, ma tutti quelli che vìveno a mie spese e non mi ubidiscono castigo in cotal guisa. come hai veduto. 9185_11418_000339 maestro tiberio, vedendola bella e fresca, che rassembrava mattutina rosa, e conoscendo la gagliardezza sua e che era in sul più bel fiore che esser potesse, s accese. sì, fattamente di lei che, confessandola, era quasi impazzito né sapevala levarsi dinanzi. 9185_11418_000340 per il che spinella venne in tanta baldanza e signorìa che nulla poco conto faceva del suo marito, ed il caprone era già venuto a tal condizione che quando le imponeva una cosa, ella ne faceva un'altra, e quando egli diceva: vien qua, ella andava in là e di lui se ne rideva. 10842_11418_000000 ciascaduna, di queste tre mie madri che desiderano aspirare all onorato grado, s ingegnerà tra tre giorni, di far nella presenza nostra alcuna cosa che sia laudevole e degna di memoria? e qual di lor tre dimostrerà opera di maggior gloria e virtù? 10842_11418_000001 la favola dal bembo raccontata diede più a gli uomini che alle donne materia di ridere, perciò che elle, per vergogna, ponevano il capo in grembo né ardivano sollevarlo. ma gli uomini, ora una cosa, ora un altra, sopra la raccontata favola, dicevano: 10842_11418_000002 i quali, essendo io capo vostro, porrebbono la vita. non che la robba per quello appena non era. suor modestia, al suo luogo assisa, che suor pacifica, si levò in piedi ed in tal guisa, riverentemente, parlò: 10842_11418_000003 compiuto il dar di voti, tutta tre rimasero negli voti uguali, né tra loro era differenza alcuna. onde tra tutte le monache nacque grandissimo contrasto, e chi r una e chi altra e chi la terza per suo capo voleva né per maniera alcuna acchetar si potevano. 10842_11418_000004 madre mie dilette io a bastanza. intesi le virtù e condizioni vostre e ciascaduna di voi, per le degne opere sue, meritarebbe esser abadessa. ma tra queste venerande suore è grandissimo contrasto nella elezzione e i voti egualmente prociedono. 10842_11418_000005 io per me ja racconterei volontieri, ma ninna, mi soviene che piacevole e ridicolosa sia. pregovi adunque che in vece di me fate r ufficio e di questo sarovvi sempre tenuta il bembo, che in quella sera non pensava favoleggiare, rispose. 10842_11418_000006 voi, adunque sapientissime donne, darete la sentenzia la quale, per la grandezza della cosa, io non ardisco proferire. 10842_11418_000007 tra quai nacque grandissima differenza, qual di loro dovesse esser badessa, perciò che ciascaduna di loro era molto favoreggiata dalle suore e riputavasi per assai rispetti alle altre superiore. 10842_11418_000008 e perchè negli suoi libri egli non seppe mai trovare la decisione di questo caso, il lasciò irresolubile e sino a questo giorno ancora la lite pende. 10842_11418_000009 questo, vedendo messer lo vicario e le donne, tutte pensarono: costei dover essere la badessa, né poter farsi cosa che di quella fosse migliore. 10842_11418_000010 le suore feceno sonare a capitolo e tutte quelle che avevano voce si raunorono in quello, il vicario di monsignor lo vescovo, che era uomo prudente e savio e che desiderava la elezzione della nuova badessa giuridicamente prociedere. 10842_11418_000011 il vicario, che era prudente e savio, cominciò con le donne, maturatamente considerare le prodezze di tutta tre le donne e, vedendo che non se ni poteva aggiungere, tolse tempo a pronunciare la diffinitiva sentenzia. 10842_11418_000012 e interrogolle se pensato avevano a casi suoi facendo alcuna gloriosa dimostrazione, esse unitamente risposero di sì. 10842_11418_000013 quella fìa, da tutte le suore concordevolmente eletta, prestandole la riverenza e l'onore che se le conviene. piacque assai alle donne la determinazione di messer lo vicario, e così tutte ad una voce promisero di osservare. 10842_11418_000014 e però figliuole mie, mi darete questa breve allegrezza, riducendovi a memoria e buoni consigli che sempre più dati. e dette queste parole lagrimando, tacque finito che ebbe suor veneranda di parlare, levossi in piedi suor modestia di età seconda. 10842_11418_000015 tra tre venerande suori d uno monasterio nacque differenza qual di loro dovesse essere badessa, e dal vicario del vescovo vien determinato quella dover esser che fara più degna prova. 10842_11418_000016 fu nondimeno tratta con tanta virtù ed arte che granello di mezzo, fermo, al suo luogo, rimase e gli altri quattro disparvero, che non furon più veduti. 10842_11418_000017 ed ella, baldanzosamente, volto il suo caro viso verso il bembo, disse: signor antonio, sarebbe gran vergogna se voi, tutto piacevole, tutto amoroso, non raccontaste alcuna favola, con quella buona grazia che voi solete. 10842_11418_000018 mandò fuori del forame una rocchetta sì grande e sì terribile che fece il vicario e le donne quasi tutte spaurire. e quella rocchetta, ancor che uscisse fuori del forame con grandissimo soffiamento. 10842_11418_000019 badessa perciò che ella è oggimai di tal età che più della scempia che della savia tiene, e più tosto dovrebbe esser retta d altrui. che essa, noi, altre reggere. 10842_11418_000020 che era fitto nella nera cocolla e levatisi e panni, dinanzi in presenza del vicario e delle suore. sì, minutamente orinò per lo forame dell alba che pur una giocciola non si vide a terra cadere, se prima non era per lo forame passata. 10842_11418_000021 però acciò che in amore e in tranquilla pace vi conserviate. io vi proporrò, nello eleggere la badessa, un modo il quale, come io spero, sarà di si fatta maniera che al fine tutte rimarrete contente. il modo adunque é questo: 10842_11418_000022 avenne che la badessa di quel luogo s infermò e, giunta al termine della vita sua, rese il spirito al suo creatore. morta adunque e solennemente sepolta la badessa. 10842_11418_000023 mi persuado, venerabili sorelle, anzi certissima mi tengo, che voi, come donne prudenti e savie, prenderete ammirazione, non picciola, che io pur r altr ieri venuta ad abitare questo luogo. 10842_11418_000024 mi voglia agguagliare, anzi preporre a queste due nostre onorande sorelle, le quali e di età e di prosapia mi sono superiori. ma se con gli occhi dell intelletto saggiamente considerarete quante e qual siano le condizioni mie, senza dubbio voi farete stima maggiore della gioventù mia. 10842_11418_000025 ma se voi con maturo giudizio considerarete la grandezza e la dependenzia mia e di che legnaggio nata, sia certamente per debito di conscienzia. 10842_11418_000026 pensò di trovar via e modo che una di quelle tre, senza dar materia di turbamento alle altre, rimanesse badessa e, chiamate le tre donne alla presenza sua, disse: 10842_11418_000027 e se, per aventura in parte alcuna, il mio ragionare offendesse le caste orecchie vostre chieggole, perdono, pregandole che ad altro tempo contra me riserbino il castigo. 10842_11418_000028 quantunque graziose donne, la modestia sia laiidevole, appresso a tutti, niente di meno. molto più laude vole la giudico quando ella si trova in un uomo che conosca se stesso. 10842_11418_000029 fece motto alle suore che sedessero dopo. in tal modo le disse: donne venerande, voi chiaramente sapete che ad altro fine non siete qua rannate, se non per far elezzione di una che sia capo vostro. 10842_11418_000030 onde, per la lunga servitù mia e per l età, mi parrebbe convenevole che io fosse per vostro capo eletta. e se non vi muoveno ad eleggermi le fatiche sostenute e le vigilie fatte nella gioventù mia, 10842_11418_000031 me in vostra badessa. eleggerete perciò che il viver e il vestir vostro dalla mia dote, e nou altronde, dipende. e, così detto, se n andò a sedere. 10842_11418_000032 e però ciascaduna di loro desiderava esser badessa. mentre che le monache si preparavano di far la elezzione della nuova badessa, si levò in piedi una delle tre donne, suor veneranda chiamata, e, voltatasi alle suore, cosi disse: 10842_11418_000033 signora lauretta. quantunque a tal impresa sofficiente non mi trova, pur perchè ogni vostra preghiera reputo comandamento, accetterò tal carico. 10842_11418_000034 una, ve ne dirò, di molta stima, quantunque paia più sozza. eh oscura, il mio compagno resta, io ascendo in cima ed una cosa molto soda e dura nelle man prendo onde la bagno prima. 10842_11418_000035 né più si ridesse e che il bembo coli enimma. l'ordine seguisse ed egli, che aveva detto abbastanza, voltossi alla vaga lauretta e disse: 10842_11418_000036 se così è, voi, per conscienza vostra, eleggerete quella che vi parrà migliore. e così di fare tutte le donne risposero. avenne che nel monasterio trovavansi tre donne. 10842_11418_000037 e però, con sopportazione di queste mie madonne, racconterò una favola non men arguta che bella. la quale, ancor che alquanto ridicolosa sia e disonesta, sarà però da me narrata con quelle convenevoli ed oneste parole che si richieggono: 10842_11418_000038 minuto miglio e posele sopra i cinque punti del dado, assignando a ciascun punto il grano suo poscia alziossi e panni di dietro ed accostatasi con le parti posteriori al scanno sopra il quale giaceva il dado. 10842_11418_000039 altra che me non farete. badessa, il monasterio. sì, come ciascaduna di voi può sapere, è molto vesato da liti ed ha bisogno di favori. ma qual favor maggiore potrebbe il monasterio, nelle sue occorrenzie, avere che quello di parenti miei? 10842_11418_000040 sorelle e figliuole da me amate molto. voi chiaramente potete comprendere con quanta amorevolezza io sempre abbia a cotesto monastero servito, che già ne sono venuta vecchia, anzi decrepita. 10842_11418_000041 taccio le case ed e poderi co denari della mia dote, comperati di quai, ogni anno ne cavate grandissime rendite. per queste adunque ed altre condizioni mie e per ricompensamento di tanto beneficio quanto ricevuto avete. 10842_11418_000042 compiuti, che ebber le tre suore i loro sermoni. il vicario di messer, lo vescovo fece tutte le donne, ad una ad una, venir alla presenza sua e scrisse il nome di colei che, ciascaduna di loro, voleva, per sua conscienza, fosse abadessa. 10842_11418_000043 levossi suor modestia, che era la seconda di età, e messasi in mezzo del capitolo, prese un dado con cui si giuoca e poselo sopra un scanno. dopo prese cinque granella di minuto miglio. 10842_11418_000044 che della loro vecchiezza e parentado, io si come è cosa a voi tutte manifesta, portai meco amplissima dote, colla quale il vostro monasterio, che già era per antiquità tutto distrutto, è ora dalle fondamenta sino al tetto rinovato. 10842_11418_000045 venuto il determinato giorno e raunate tutte le suore nel capitolo messer, lo vicario fece a sé venire le tre suore che alla bazial dignità salire volevano. 10842_11418_000046 muovevi almeno la vecchiezza, la quale dee esser, sopra ogni cosa, sommamente onorata. voi vedete che poco mi resta a fornire il tempo di mia vita. considerate che tosto. darò luogo ad un altra. 10842_11418_000047 e piacere non picciolo. ne prendevano la signora veggendo, gli uomini sconciamente ridere e le donne come statue di marmo rimanere. comandò che ogni uno tacesse. 10842_11418_000048 castigo: trovasi nella nobile città di firenze uno monastero assai famoso, di santità e di religione il cui titolo, ora, con silenzio trappasso per non guastare con sì fatta macchia il suo glorioso nome. 10842_11418_000049 e sforzerommi, se non in tutto, almeno in qualche parte, di sodisfare al desiderio vostro. e presa buona licenzia dalla signora, cosi a dire, incominciò favola. 10842_11418_000050 il vicario, vedendo la lor dura ostinazione e considerando che ciascaduna delle tre suore per le sue buone condizioni, tal dignità meritava. 4998_11418_000000 era, a piede d'un chiaro fonte, un fronzuto arbore, sopra del quale era un nido di vaghi augelletti la cui madre, con diligenza, li guardava. 4998_11418_000001 il servo pur troppo ubidiente al patrone, andò nella patria sua e ivi stette finché, scorse l'anno, dopo il primo dì del sequente anno, ritornando, portò la carne al patrone. 4998_11418_000002 fino alla morte. il signor beltrame, che le sedeva presso, vedendo che gli toccava la volta del dire, non volse aspettare il comandamento della signora, ma con gioconda faccia a letizia inclinata, così disse: 4998_11418_000003 e il re che quello bramava, e così ti sia concesso, rispose e non si partì di lì che furono fatte le nozze grandi e pompose, con grandissimo piacere de una e altra parte. 4998_11418_000004 tu sei venuto un poco tardetto. ladro da mille forche per dio che io ti farò pagar la pena come tu meriti, tristo l'ibaldone, nò sperar da me aver salario alcuno. 4998_11418_000005 il servo stava a guardare e diceva: a questo non esser obligato, perciò che tai cose non si contenevano nell'insli'umenlo del servir suo, e tratto fuori della scarsella t istrumento. 4998_11418_000006 s con questa però legge e patto di doverlo servire solamente per attendere e governare il cavallo e accompagnarlo, e del resto non voler impacciarsi in cosa alcuna. 4998_11418_000007 il re, veduta la ricuperata figliuola da dolcezza, teneramente pianse e doppo i stretti abbracciamenti ed i paterni baci l addomandò come era smarrita. 4998_11418_000008 e partitosi del verone, andò in sala dove erano congregati assai signori per veder la giovane iertuccio, scese giù del cavallo e andossene in palazzo, ed ivi, tra la povera e minuta gente si mise. 4998_11418_000009 bertuccio. spogliato di tutti i danari e non avendo che vivere, ritornò a casa. la madre, credendo il figliuolo avere guadagnato, gli andò in contra e addimandollo come portato s aveva nl. 4998_11418_000010 rispose il servo aver servilo tutto l'ordine contenuto nello instrumento publico e aver ubedito alli precetti suoi secondo la continenzia di quello. 4998_11418_000011 la quale l'ama non meno se le fusse figliuola. andati a casa di bertuccio, gli soldati trovorono la fanciulla ed appena la conobbero perciò che era mal vestita e, per lo disagio, nel viso estenuata. 4998_11418_000012 il che si può anco attribuire al demonio, il qual applaude e accarezza l uomo doppo, l uccide mediante il peccato mortale e lo conduce ad eterna morte. ispediia la nobile. 4998_11418_000013 ricordatevi, signor mio, che mentre mi comandaste ch'io stessi un anno a ritornare, che io ho ubbidito e però mi juigherete il salario che m'avete promesso. 4998_11418_000014 bertuccio, tutto allegro dell avuta fanciulla, tornò a casa e disse alla madre: madre, non vi potrete ora doler di me che io non abbia ben spesi i miei danari. 4998_11418_000015 ma il figliuolo, che era amorevole, non per questo s'adirava, anzi, con grate e piacevoli parole confortava la madre dicendole che questo aveva fatto per amor suo, acciò sola non rimanesse. 4998_11418_000016 prendi, fratel mio la cavalla e le vestimenta e restituissemi le mie e la metà di quello che hai guadagnato. bertuccio, graziosamente il cavallo e le. 4998_11418_000017 ritrovata, bertuccio, conoscendo che i soldati dicevano da dovero, disse: fratelli, se la fanciulla è vostra, touetela in buon ora e menatela via, che io ne sono contento. 4998_11418_000018 il qual teneva piuttosto del scempio che del savio. avenne che xenofonte s'infermò e, vedendo esser aggiunto al fine della vita sua, fece ultimo suo testamento. 4998_11418_000019 ed in quello bertuccio, figliuolo, legittimo e naturale, universale erede instituì, con condizione però che egli non potesse avere universal amministrazione di beni se non passato il trentesimo anno. 4998_11418_000020 i cittadini e gli artegiani, vedendo questo e pensando che quel servo fusse un pazzo, si scoppiavano da ridere della sua pazzia. 4998_11418_000021 ma poi che ebbero più e più volte rimirata, la conobbero ai contrasegni e dissero in verità lei essere tarquinia, figliuola di crisippo, re di novara, e molto si rallegrorono di averla ritrovata. 4998_11418_000022 questo animale, ancor che paia bello e piacente, nondimeno l'uomo die esser accorto perchè dentro agli occhi l'animai porta la morte. 4998_11418_000023 ed io, in ricompenso di tanto bene, ogni cosa ti dono, annonziandoti che a te ed alla madre tua sono preparate le sedie nell empireo cielo dove perpetuamente vivrete. 4998_11418_000024 pandolfo, l'addimandò se egli voleva andare a star con esso, lui, e servirli. il servo, che giorgio si nominava. 4998_11418_000025 morto il testatore. e venuto bertuccio all età del ventesimoquinto anno, chiese alla madre che era commessaria ducati cento. 4998_11418_000026 cavalcando il buon bertuccio ed essendo mal in arnese, s incontrò in un cavalliere riccamente vestito e da molti servitori accompagnato. 4998_11418_000027 vedendo crisippo, infiniti signori e cavallieri in sala ridotti, fece venire la figliuola e dissele: tarquinia, quivi, come tu vedi, sono venuti molti signori per averti in moglie. 4998_11418_000028 ora, questi magnifici gentil uomini e queste amorevoli donne hanno tanto detto che quasi non mi è restata più materia di dire 4998_11418_000029 dicendogli che male e scioccamente aveva fatto a passeggiare in chiesa con lui, andandogli così appresso, senza rispetto e riverenza alcuna del padrone e de gentil uomini ch'erano con esso e lui. 4998_11418_000030 la favola del signor beltrame, che si faceva schivo di raccontarla, non dispiacque a gli auditori, anzi, ad una voce degnamente la comendarono, pregandolo che anco dovesse proporre l'enimma con la sua consueta grazia. 4998_11418_000031 tarquinia, innanzi che si partisse, diede ordine con bertnecio che ogni volta che egli persentisse il re volerla maritare a novara, venisse. 4998_11418_000032 ed egli le rispose bene, di che la madre s allegrò ringraziando iddio che gli aveva prestato il lume e il buon intelletto. 4998_11418_000033 io, considerando che voi eravate sola, comprai questa fanciulla per ducati ducente ed bolla condotta a casa perchè vi tenga compagnia. 4998_11418_000034 contentarete, partitosi il figliuolo con li danari. aggiunse ad una selva dove erano due soldati che presa avevano tarquinia, figliuola di crisippo, re di novara. 4998_11418_000035 prendi, fratel mio, ogni cosa che i tutto è tuo, e del cavallo, delle vestimenta, del tesoro e della donna ti lascio possessore. 4998_11418_000036 tosto che ucciderla. prendetela tutta e menatela via, perciò che assai mi basta la gran cortesia che verso me usata. avete il cavalliere. vedendo la gran semplicità di bertuccio disse: 4998_11418_000037 i soldati del re presero il cammino verso piamonie e aggiunti. trovarono bertuccio e addimandarono se alle sue mani era capitata una fanciulla. ai quai rispose bertuccio: 4998_11418_000038 replicava il servo: non volerlo fare, accio che non incorresse nella pena posta nelr instrumento. e se per aventura, il patrone non fusse stato aiutato dai viandanti che per quella via passavano, senza dubbio egli mai non arebbe potuto liberarsi. 4998_11418_000039 sopraggiunse un giovane e con la sua spada uccise un serpe ch'ascendeva r arbore per ucciderli e, volendo il giovane, attinger r acqua per bere la madre delli conservati uccelli turbavali, l'acqua, mandandogli il sterco del suo nido dentro. 4998_11418_000040 disse il buon bertuccio: andatevi alla buon ora, signore. ogni vostro bene reputo mio. veggendo il cavalliere urbanità, anzi semplicità del giovane disse. 4998_11418_000041 e si dimostra queta e paziente, ma guurda, basso e seco guida pianto. detto v'ho il nome, aggiate ne la mente che qual vista la mira esser accorta convien che morte dentro gli occhi porta. 4998_11418_000042 i soldati lasciorono di combattere e gli addimandarono che dargli voleva che glie la lascerebbeno, ed egli gli rispose: ducati ducento. 4998_11418_000043 per il che, fatta una nuova convenzione, fecero un altro accordo nel quale prometteva il servo, sotto certa pena, di aiutar sempre il patrone in tutte le cose che li comandasse, né mai partirsi ne mai separarsi da lui. 4998_11418_000044 il cavalliere dirotilo, se m'ascolti, disse bertuccio, io già tre mesi fa liberai la figliuola del re di novara da ladroni presa. 4998_11418_000045 xenofonte notaio fa testamento e lascia a bertuccio, suo figliuolo, ducati trecento di quai. cento ne spende in un corpo morto e ducento nella redenzione di tarquinia, figliuola di crisippo, re di novara. 4998_11418_000046 ed elievata la man destra al capo, sì dimostrasse che ella altri che lui per marito non prenderebbe, e tolta licenza da lui e dalla madre a novara se ne gì. 4998_11418_000047 e così rimasero d acordo e di questo fu celebrato l instrumento di man di notaio, sotto pena e ipoteca di tutti i suoi beni e con giuramento: 4998_11418_000048 ed ella, tuttavia, piangendo, li raccontò la captura, la compreda e la conservazione della sua verginità. tarquinia, in pochi giorni venne ritondetta e fresca e bella come rosa, e crisippo re divulgò la fama di volerla maritare. 4998_11418_000049 avenne che un giorno, passeggiando pandolfo con certi gentil uomini venetiani nella chiesa del santo, il servo ubidiente al patrone passeggiava con esso, lui andando sempre presso le spalle di quello, né mai lo lasciava. 4998_11418_000050 il re, veduto che ebbe il giovane, tutto leggiadro e bene a cavallo tra se stesso, disse: oh dio, volesse che tarquinia, mia figliuola, volontieri prendesse costui per marito, perciò che sarebbe di mio gran contento. 4998_11418_000051 mai da poi che lionora mise fine alla sua favola, voltossi verso la signora e disse: signora, con licenzia vostra seguirò l incominciato ordine. ed ella benignamente rispose che seguisse. 4998_11418_000052 la madre, non potendo sofferir questo, voleva dal dolor morire e voltasi verso il figliuolo. il cominciò villaneggiare desiderando che morisse perchè era la rovina e la vergogna dalla casa. 4998_11418_000053 il servo, che aveva chiaramente inteso il voler del suo patrone, prese un bastone di tre piedi, accostando un capo di quello al suo petto e l'altro capo alle spalle del patrone, e cosi lo seguitava. 4998_11418_000054 cominciò minutissimamente a leggere i loro capitoli e vedere se quel caso si conteneva. diceva il padrone deh, aiutami, fratel mio. 4998_11418_000055 e così il servo ogni volta rimaneva vincitore. un altro giorno il patrone mandò il suo servo al macello per comprar della carne e, parlando ironicamente, com'è costume di patroni, gli disse: va e sta uno anno a ritornare. 4998_11418_000056 a cui il masnadiere pieno d ira e di sdegno, con le mani bruttate di sangue, rispose: levati di qua, per lo tuo. meglio acciò, non ti intravenga peggio. 4998_11418_000057 e cosi andati a giudizio. giuridicalmente fu costretto il padrone à pagar il suo salario al servo. 4998_11418_000058 e così di far. bertuccio, rispose, salito adunque sopra il buon cavallo ed onorevolmente vestito a novara, se n andò ed entrato nella città vide crisippo che era sopra un verone che guardava in piazza. 4998_11418_000059 il che venne all orecchi di bertuccio, e senza indugio ascese sopra una cavalla alla quale, per magrezza, s'arrebbeno raccontate tutte le ossa, e verso novara prese il cammino. 4998_11418_000060 e quantunque il patrone l'addimandasse e facesse atto che venisse a lui, nondimeno il servo ricusava d'andare e lo seguitava tanto quanto gli era stato imposto, dubitando sempre d'incorrere nella pena della loro convenzione. 4998_11418_000061 i soldati, non sapendo di cui fosse figliuola tarquinia e temendo di morte, presero i ducati ducento e tra loro li divisero, lasciando al giovane la fanciulla. 4998_11418_000062 la quale infine prende per moglie, dice il commune proverbio che per far bene non si perde mai. ed è il vero. sì, come avvenne ad un figlio d un notaio. 4998_11418_000063 ma ben voleva che, venuto all'età di venticinque anni, il potesse mercatantare e negoziare con ducati trecento della sua facoltii. 4998_11418_000064 il servo stringeva le spalle dicendo aver ubedito a gli suoi comandamenti, e allegava i patti della legge che eran nel loro instrumento. 4998_11418_000065 vero è che nei giorni passati io comprai da certi ladroni una giovanetta, ma di cui ella sia non so. e dove si trova ella, dissero i soldati in compagnia della madre mia? rispose bertuccio. 4998_11418_000066 il patrone che ancora non si avedeva, del servo che aveva il bastone in mano, si maravigliava forte che tutti il guardavano e ridevano. ma poi che conobbe la causa del loro ridere, 4998_11418_000067 parte, venuto il tempo di condurre la nova sposa a casa, montò a cavallo ed aggiunto: al luogo dove fu dal cavallier veduto, fu da quello da capo, assalito, dicendo: 4998_11418_000068 ed era tra loro grandissima contenzione, di cui esser dovesse a quai disse: bertuccio, fratelli che fate, volete voi uccidervi per costei? se voi volete darmela, vi darò un dono che ambiduo vi. 4998_11418_000069 i gentiluomini e gli altri circostanti per la novità della cosa ridevano d'ogni banda e ne prendevano piacere. onde il patrone, ritornato a casa, riprese grandemente il servo. 4998_11418_000070 avendo egli dibisogno d'un servo che li servisse, né trovandone uno che li piacesse, finalmente gli venne alle mani un doloroso e maligno, il qual, nell'aspetto, dimostravasi tutto benigno. 4998_11418_000071 e il servo rispondeva: non posso farlo perchè è contra la forma dell instrumento. diceva pandolfo, se non mi aiuti e se non mi cavi di questo pericolo, non ti pagherò. 4998_11418_000072 avete torto patrone, a volermi battere. non feci io patto con esso voi. non ho io ubbedito in tutto ai comandamenti vostri, quando contrafei al voler vostro. leggete l instrumento e poi punitemi se io mancai in cosa alcuna. 4998_11418_000073 con non poca maraviglia fu ascoltato il leggiadro enimma, ma non inteso, del qual la risoluzione fu che era un animaletto chiamato cacopleba, che altro non vuol dire che guardar basso. 4998_11418_000074 ed io, innanzi che tu gli vadi, vi vo andare ed arrò la figliuola del re per moglie, perciò che io sono meglio a cavallo di te e di migliori vestimenta adobbato. 4998_11418_000075 la madre che negar non gli poteva, per esser cosi, la intenzione del marito. glie li diede e pregalo che volesse spenderli bene e con quelli guadagnare. alcuna cosa acciò che potesse meglio sostentar la casa. 4998_11418_000076 e sappi ch'io sono il spirito di colui che fu ucciso da i ladroni ed a cui desti onorevol sepoltura, facendoli celebrare molte messe e divini officii. 4998_11418_000077 il quale, maravigliandosi perciò che egli aveva mandato in oblivione ciò che comandato avesse al servo, lo riprendeva grandemente della fuga dicendogli: 4998_11418_000078 la quale, ancora che non sia arguta, sarà nondimeno piacevole e di diletto, come ora intenderete. pandoll'o zabbarella, gentil uomo padovano, fu uomo a giorni suoi, valente magnanimo e aveduto molto. 4998_11418_000079 e, così detto, sparve bertuccio, allegro, con la sua tarquinia, ritornò a casa ed, appresentatosi alla madre per nuora e figliuola, glie la diede. 4998_11418_000080 tal di servir altrui, fastidio prende che non conosce e n sulla tìn gli giova. stava la vita sopra un ramo e piano acerba morte tolsegli di mano. 4998_11418_000081 piglia i tuoi ducati ducento e faranne il peggio che tu sai. né mi venir più in casa. non temete, madre, state di buona voglia che io farò. si che voi vi. 4998_11418_000082 fu grandissima contenzione circa l intelligenzia del dotto enigma. non però fu alcuno eh aggiungesse al segno, ma la prudente lionora in tal guisa l'espose. 4998_11418_000083 e subito lo conobbe e voltatasi verso il padre disse: sacra corona, quando fosse in piacer vostro, altri per marito, non vorrei che costui. 4998_11418_000084 il qual con lieto volto disse: dove vai, fratello, così soletto? e bertuccio, umilmente rispose: a novara ed a far, che disse il cavalliere? 4998_11418_000085 ma a che modo faremo noi a dividerla? rispose il cavalliere, dividèmola per mezzo. allora disse bertuccio: ah, signore, il sarebbe troppo gran peccato uccidere così fatta donna. 4998_11418_000086 ed egli, non volendo contradire a sì degni audienti in tal maniera, disse: giace una fiora ed è soave, tanto che nulla è par ne l'estremo occidente ha picciol corpo e il capo grave alquanto. 4998_11418_000087 ed avenga che morto fusse, nondimeno non restava di dargli delle ferite, il che, veggendo, bertuccio si mosse a pietà e disse: che fai compagno, non vedi tu? eh, egli è morto. 4998_11418_000088 in piamente nel castello di trino fu, ne passati tempi, un notaio uomo discreto ed intelligente, il cui nome era xenofonte ed aveva un figliuolo d'anni quindici chiamato bertuccio. 4998_11418_000089 ed egli rispose di far sì che ella si contenterebbe. partitosi bertuccio ed andatosene al suo viaggio, incontrossi in un masnadiere che aveva ucciso un mercatante. 4998_11418_000090 paradiso e raccontolle la cosa dal principio sino al fine. la madre, questo intendendo molto, si duolse ed assai lo riprese. 4998_11418_000091 passati alquanti giorni, bertuccio assaltò la madre e le richiese il restante di ducati trecento che suo padre gli aveva lasciato. la madre, non potendoli dinegare, come disperata disse: 4998_11418_000092 il qual, per giudizio della madre, malamente aveva spesi i suoi danari. ma nel fine l'uno e r altro rimase contento. 4998_11418_000093 si sdegnò e con ira riprese acerbamente il servo e volse anco sconciamente batterlo, ed egli, piangendo e lamentandosi, si scusava dicendo: 4998_11418_000094 un giorno, cavalcando pandolfo per certa via fangosa e malagevole, entrato per aventura in un fosso dove non poteva il cavallo trarsi fuora del fango. dimandava l'aiuto dal servo, temendo di pericolare in quello. 4998_11418_000095 ieri disse: bertuccio, madre mia, ho guadagnato l'anima vostra e la mia e quando si partiranno da questi corpi dirittamente andaranno in paradiso. 4998_11418_000096 disse: bertuccio, fratello, vuoi tu quel corpo concedermi, ch'io te lo pagherò e che me vuoi tu dare? rispose il masnadiere. disse: bertuccio, ducati cinquanta? rispose il. 4998_11418_000097 e quello più volte fece, di che il giovane molto si maravegliò e, presa dell acqua del fonte, la diede ad un cagnolino che seco aveva, il quale, subito che ebbe bevuto, se ne mori. 4998_11418_000098 favola iorgio servo fa capitoli con pandolfo, suo patrone, del suo servire, e alfine vince il patrone in giudicio. 4998_11418_000099 ch'ebbero diligentissimamente cercato e ricercato, vennero in cognizione come una fanciulla era in casa di bertuccio da trino in piamonte, la quale egli aveva comprata per ducati ducente. 4998_11418_000100 il re di novara, persa eh ebbe la figliuola, mandò molti soldati per diversi luoghi per vedere se novella alcuna di lei si potesse intendere. 4998_11418_000101 all'ora sdegnatosi pandolfo, per la dapocaggine e semplicità del servo, gli dichiarò quella parola che li disse, lontano ch'ella si dovesse intendere per tre piedi. 4998_11418_000102 la madre, abbraccciata la nuora e basciata per figliuola, la prese, ringraziando il sommo dio che r era stato così favorevole e così conchiudendo il fine col principio: per far bene non si perde mai. 4998_11418_000103 guata e considera bene qual più di loro ti piace che quello fia tuo marito tarquinia. passiggiando per la sala, vidde bertuccio che con bel modo teneva la destra mano in capo. 4998_11418_000104 sono danari pochi, a quel che corpo vale, ma se tu vuoi è tuo. per ducati ottanta, bertuccio, che era tutto, amorevolezza, contolli, ducati ottanta. 4998_11418_000105 ciò li fece parte di tutto quello che avuto aveva. disse il cavaliere: ancora non mi hai dato la metà di quello che mi viene, perciò che non mi hai data la metà della moglie, rispose bertuccio. 4998_11418_000106 e tolto il corpo morto in spalla, portollo ad una chiesa vicina ed onorevolmente il fece sepelire e spese il restante dei du cati cento in tarli dir messe e divini officii. 4998_11418_000107 dammi le vestimenta tue e la cavalla e tu prendi il cavai mio e le vestimenta mie e vattene alla buon'ora, ma fa ch'alia tornata tua e le vestimenta e il cavallo mi rendi, dandomi la metà di quello che guadagnato, arrai. 4998_11418_000108 instrumento. laonde fecero nuovo patto pel quale comandò il patrone al servo che andasse più lontano da lui all'ora. lo seguitava cento piedi lontano. 4998_11418_000109 e avendola con e propri danari ricuperata, ella mi ordinò che, volendola il re maritare, io me ne vada al suo palazzo e mi ponga la mano in capo che ella non torrà altro, marito. che me disse il cavalliere. 4998_11418_000110 uno con altro merito si rende cosa. eh, oggi più al mondo non si trnva, perchè la vita con morte contende altri. si duole, e non m è cosa nuova. 4998_11418_000111 l'enimma diede agli uomini non poco che dire, ma arianna, che poco innanzi era sta schernita da alteria, disse: signori, non vi turbate e cessino i cuori vostri pensar male. 4998_11418_000112 onde eccitato il marito dal sonno, la moglie gli narrò ciò che l era intravenuto. il diacono, vedendo ch'aveva fallato la stanza, pian piano ritornò alla camera del prete. 4998_11418_000113 quella trasse sopra il volto posterior de la donna, credendo trarla nella faccia del prete, la quale, sentendosi quella cosa fredda sul viso di sotto subito risvegliatasi, cominciò a gridare ad alta voce. 4998_11418_000114 quantunque graziose donne, grandissima sia la disaguaglianza tra gli uomini saputi e litterati e qu elli che sono materiali e grossi. 4998_11418_000115 grande è il peccato della gola, ma maggiore è quello dell ipocresia. perciò che il goloso inganna se stesso, ma l'ipocrita, con la sua simulazione, cerca d'ingannare altrui, volendo parere quel che non è. 4998_11418_000116 il qual, partitosi da cotogna per andare i ferrara, passò l'abbadia e il p? desine di rovigo ed entrato nel territorio del duca di ferrara, fu sopraggiunto dalla buia notte. 4998_11418_000117 e perforata la pelle, quando si credeva che di tal buco uscir ne dovesse o sangue o marza, ne uscì un certo grosso membro, il quale le donne desiderano e di vederlo si schifano. 4998_11418_000118 si consigliò con l innamorato giovane, il quale rispose che l aprisse e intendesse quel che dir voleva e che non temesse ella. tuttavia, il vecchio, fortemente battendo la porta, fece accendere un torchio e mandò l'ancella ad aprirlo. 4998_11418_000119 il vecchio, pur diceva volerle parlare- e di cosa di non poca importanza- né però cessava di pichiar la porta la donna, vedendo la temerità del bestione e temendo che, per sciocchezza, non dicesse cosa che ridondasse contro l onor suo. 4998_11418_000120 e se per aventura le meschinelle inavedutamente cadeno in qualche errore, non si dogliono i lor mariti di esse, ma di se stessi, per ciò che d ogni loro avenuto e danno e scorno ne sono primiera cagione. 4998_11418_000121 chiuso. adunque l'uscio della camera disse: finetta. recatemi una delle vostre collane d'oro e la più bella e un fil di perle. 4998_11418_000122 il signore che già aveva caricato il scoppio, non stette a bada, ma postolo ad uno pertugio, diserrò una bocca e passò a uno di tre compagni il petto, di maniera che, senza dir sua colpa, in terra morto cadde. 4998_11418_000123 e senza addimandarle la causa delle lagrime loro, perciò che s avedeva dell error suo, disse: figliuole mie, senza timore, dite presto quello è intravenuto del cavallo, che noi li provederemo. 4998_11418_000124 il fraticello, non senza paura e dolore del schinco. meglio ch'ei puote in un cantone del pagliaio. se ne fuggì e fatto un gran bucco nel pagliaio. ivi si nascose. 4998_11418_000125 e quantunque la luna splendesse, nondimeno, per esser giovanetto, solo e in altrui paese, temeva di non esser morto o da masnadieri, da silvestri animali. 4998_11418_000126 e poi lasciate operar la fortuna che vi sarà favorevole. parve alla donna ottimo il consiglio e fece tanto quanto l'amante la consigliò. 4998_11418_000127 la quale, con gli occhi ancor non asciutti, umilmente così disse, signori el: ci è una cosa qua fra noi che non si vede e va, né pur si move, anzi, è partita né più torna. poi. 4998_11418_000128 e se io ora le do in luce, non fo per insuperbirmi né per acquistar onore e fama, ma solo per compiacere a voi e massime, a quelle che mi ponno comandare ed alle quali in perpetuo sono tenuto ed obligato. 4998_11418_000129 il re, intesa la picciola domanda, disse: se altro da me non volete, state sicuro che la grazia vi sarà concessa. 4998_11418_000130 togli, figliuol mio, la tua parte della paterna eredità e vanne lontano da me, perchè voglio più tosto rimaner senza figliuoli che viver teco con infamia. 4998_11418_000131 ma voi, come donna prudente e savia, non mi darete nelle sue mani, ma, dimostrandovi piena di sdegno, mi trarrete nel muro ed io provederò al tutto. 4998_11418_000132 finetta sagace, adocchiò la botte che era spinata e disse: madonna, spogliatevi tutti, e panni, eh, in dosso avete. 4998_11418_000133 e se voi non mi contenterete sodisfacendo al desiderio mio, io vi scoprirò al marito vostro. la donna, sentendo nominar per nome il giovane che aveva in casa, non si smarrì. 4998_11418_000134 e gli vaghi uccelli sopra li fronzuti rami delli diritti arbori nelli lor nidi chetamente posavano quando l'amorevole e onorata compagnia, posto da parte ogni noioso pensiero al solito luogo, si ridusse. 4998_11418_000135 e andalo alla riva del fiume, nell'acqua si gellò e, irasformalosi in un tuono, perseguitò il squallo ovunque nuotava per divorarlo. 4998_11418_000136 fece ritorno. finita la favola dal trivigiano recitata e non poco comendata, egli, senza interporgli tempo, al suo enimma diede principio, così dicendo: 4998_11418_000137 v. però non si dee maravigliare alcuno se alle volte le misere e infelici donne cercano con ogni loro possa rimediare a casi suoi. 4998_11418_000138 il molino di ordine della signora comandò il vaso fosse recato e, messavi la mano dentro, trasse prima di vicenza il nome. 4998_11418_000139 non già che facesse professione, ma che le donne la tenessero fino ch'ella si maritasse a costei. essendo nel monasterio, sopravenne una violente febbre, la qual era curata con ogni sollecitudine e diligenza. 4998_11418_000140 sia ad ogni età, fetente e sozza, nientedimeno alla canuta. vecchiaia è sozzissima e d ogni immondizia piena. 4998_11418_000141 posero questi tristi, un suo compagno ch'era capo e guida loro, in un sacco come morto e portaronlo a casa di questo vilio artegiano, pregandolo grandemente, questo simolato amico suo. 4998_11418_000142 ma il duca, che stava non senza spavento, fortificava la porta con scanni, panche ed altre cose. e perchè quanto più la notte è lucida e serena, tanto più è tranquilla e queta e ogni moto, ancor che lontano di leggieri, si sente. 4998_11418_000143 ed io lo sequente giorno ritornerò a casa nel modo che voi ora mi vedete, ma guardato di non dare in modo alcuno al compratore la briglia, perciò che io non potrei più ritornare a voi e forse più non mi vedreste. 4998_11418_000144 e questo prociede perchè elle non dalla trita e secca terra sono prodotte, ma dalla costa del padre nostro adamo. e così sono di carne e non di terra, ancor che i loro corpi al fine in cenere si riducano. 4998_11418_000145 lo nascosto grano. aspettata r opportunità, in un astuta e sagace volpe si converse ed accostatosi con fretta al crestuto gallo, quello per lo collo, prese, uccise ed in presenza del re e della figliuola, il divorò. 4998_11418_000146 la donna che le prestava intiera fede, cosi nuda stavasi cheta, e il pertugio della botte col dito teneva, mentre che la donna in tal maniera dimorava. 4998_11418_000147 non vi paia strano che io, temerariamente e con prosonzione, sia qui venuto a pichiar il vostro uscio dandovi noia. io non son venuto per annoiarvi, ma per dichiarirvi la passione e l affanno che per voi, madonna, sento. 4998_11418_000148 tu r accuserai a me, facendola dolente e grama tutto il tempo della vita sua. non hai tu detto che tale e il tale e molti altri si danno piacere con essa? lei? 4998_11418_000149 con il mio forte e saporito artiglio altri compiaccio ed altri inganno e scorno. e perciò che non vuò di alcun consiglio, opro così la notte come il giorno. figli non tengo e men figliuola alcuna. 4998_11418_000150 va e digli che vada pe fatti le piacevoli notti. libro secondo s suoi che io di notte non apro la porta ad alcuno quando il mio marito non è in casa. la fante, inteso il voler della donna, li riferì quanto ella le aveva detto. 4998_11418_000151 e danzato alquanto con le damigelle. secondo il solito costume fu portato il vaso di cui, per sorte, venne primamente di fiordiana il nome indi di lionora. 4998_11418_000152 onde il servo del spagnuolo, avendo invidia della felicità del suo compagno, rivocata la sentenzia sua, mormorava tra sé tai parole dicendo: ora conosco io che i tedeschi sono fuor di modo liberali. 4998_11418_000153 e venuta alli nubili anni in ricompensamento di tanto beneficio. quanto il duca ricevuto aveva, fu in un gentil cavalliere con amplissima dote, onorevolmente maritata. 4998_11418_000154 se io non avessi risguardo alla età tua, io ti follerei sotto e piedi e te ne darei tante che ti uscirebbe l'anima del corpo. vatene in tua mal ora, vecchio, insensato, né mi venir più dinanzi gli occhi. 4998_11418_000155 comandò che ogni uno tacesse e che l signor feriero con lo enimma seguisse, il quale, voltatosi verso fiordiana, disse: 4998_11418_000156 era dell'amor di madonna veronica, sì fieramente acceso che non irovava riposo. egli, per suo amore, spesso giostrava, armeggiava e faceva feste e trionfi tenendo tutta la città in. 4998_11418_000157 aveva lattanzio due figliuole, le quali, vedendo la crudeltà de l impio padre, si mossero a pietà ed ogni di andavano alla stalla ed il cavallo accarezzavano facendogli mille vezzi. 4998_11418_000158 ed ella, non aspettando altro comandamento, allegramente così disse star. vidi una mattina scapigliata in terra a gambe aperte, una sedendo. 4998_11418_000159 z a già febo. aveva queste parti nostre abbandonate e il lucido splendor del giorno erasi già partito. 4998_11418_000160 avenne che ella e il marito avevano pattuito insieme di andare la seguente mattina, ambiduo vestiti da monaco, ad un monasterio fuor della città a confessarsi. 4998_11418_000161 terzo di diana. quarto d'isabella, riservando l'ultimo luogo alla signora vicenza e fatti portar i lironi e accordare. la signora ordinò che il molino e il trivigiano cantassero una canzone. 4998_11418_000162 appresso la città di padova, trovasi una villa chiamata noventa, nella quale abitava uu contadino molto ricco e divoto. 4998_11418_000163 ed air, ora, affrettandoti, tutto allegro, ci verrai incontro ed abbracceràmi e bascieràmi e ci darai da mangiare e goderai la insperata mia venuta. 4998_11418_000164 sia la ben trovala la mia cara moglie, rifrigerio e solazzo del cuor mio. la moglie, udendo lo insotito saluto e fuor di natura, stupefatta rimase e tra sé ringraziava dio che tal feminella le avesse mandata. 4998_11418_000165 ciechi. nondimeno, per buona sorte, sì per danari, sì per gran favore e amicizia, fu approvato e fatto dottore. 4998_11418_000166 il fraticello. sentendo cifolare, pensò di essere scoperto e per timore, quasi tutti i capegli addosso. se gli arricciarono e pieno di paura, molto cheto si stava. 4998_11418_000167 ed avenga che la fortuna vi sia favorevole nella mercatanzia, non già per sottigliezza d'ingegno né per scienza che voi abbiate, ma più tosto per r ingordigia e per avarizia che dentro di voi si riserba di guadagnare. 4998_11418_000168 e passati cinque anni, ritornò alla patria e mostrò per isperienza aver imparato all indietro perchè, volendo, egli parer romano, era riputato da tutti barbaro e caldeo ed era conosciuto da tutta la città. 4998_11418_000169 la donna nuda, col dito attaccata al bucco della botte, aspettava che finetta ritornasse, ma vedendo che non ritornava e che ornai ora era tarda, dubitò che marito non venisse e in tal guisa nuda la trovasse e pazza la riputasse. 4998_11418_000170 la fante, udito, eh, ebbe pichiare a la porta. fecesi al balcone dimandando chi pichia. il vecchio rispose: apri, eh, io sono anastasio e voglio parlar a madonna d'una cosa importantissima. 4998_11418_000171 deh, dimmi per tua fé, disse il pazzo, quante sono le quaglie che prendi all anno e quanto vagliono, rispose il cacciatore. io ne prendo pili di dugento e vagliono per lo meno ducati duo. 4998_11418_000172 piacque a tutti, il consiglio della signora e poscia ch'ebbero fatte alcune danze, la signora comandò al trevigiano e al molino che accordassero i loro stromenti e una canzonetta cantassero. 4998_11418_000173 il signore assai li ringraziò. e uscito di casa, attese al suo cavallo e, governato che r ebbe, ritornò in casa. 4998_11418_000174 i firentini ed i bergamaschi conducono e lor, dottori, ad una disputa e i bergamaschi, con una sua astuzia, confondeno i firentini. 4998_11418_000175 cbe, non apparea buco né fissura alcuna in tutta la casa, che fosse molto bene con calcina otturata e chiusa, e furono p? ste a tutte le finestre gelosie di ferro. 4998_11418_000176 che consente così la mia fortuna. non sapeva imaginarsi alcun che significar volesse l'enimma dal molino recitato, ma cateruzza, a cui secondo l'ordine il dir toccava, disse: 4998_11418_000177 ho fatto queste filze per sorte, nelle quali ho notate alcune sentenzio le quali, a dio piacendo, quando, pel vostro aiuto, sarò giudice della gran corte, pronunzierò senza fatica a litiganti. 4998_11418_000178 del vago enimma, la signora impose al signor bernardo capello che partecipasse con esso noi, una delle sue favole, usando però quella brevità che a questa notte si conviene. 4998_11418_000179 laonde, dovendo io dar principio a nostri festevoli ragionamenti, determinai di raccontarvi una novella che intervenne ad un geloso. 4998_11418_000180 oh, quanto meglio sarebbe stato che padre mio m'avesse maritata in un povero che in costui che è ricco per ciò che io viverci più di quel. eh, io fo lieta e contenta. 4998_11418_000181 altre che avevan l'acque fino a gli occhi, altre fino alla gola, altre fino alle mammelle, altre fino all'ombelico, che fino alle coscie, che fino alle ginocchia. 4998_11418_000182 è in bocca quel detto che dice che gli è cosa disdicevole e brutta il studiare a quelli e hanno molte ricchezze. così costui ch'era ricco o poco, niun profitto fece ne studii di ragion civile e canonica. 4998_11418_000183 si guardava l'un con l'altro né sapea che dire. jla catariizza che s avedeva niuno intendere il suo proposto. eninima disse: 4998_11418_000184 che hanno scritto nell'una e nell'altra facoltà e pensava che egli di gran lunga superasse tutti i causidici di napoli. 4998_11418_000185 e perchè la signora conosceva tal ragionamento ridondare in vituperio de firentini, alli quali ella era non poco afficionata. 4998_11418_000186 il che fatto, cominciò a passiggiare avanti la porta del monasterio e non stette molto che vidde la sua dorotea, che veniva di fratesco abito coperta. 4998_11418_000187 signori, non state sospesi perciò che io vi lo dichiarirò, ancor che sofficiente non mi ritrovi: era un giovane che ad uno amico prestato aveva un suo cavallo per andar in villa. 4998_11418_000188 ed alzatale la camiscia tostamente nel solco. per ciò fatto la mise il fraticello che era di sopra e vedeva il tutto. s'assicurò pensando che il prete non era ivi venuto per dargli noia, ma per prender diietto con l'amata donna. 4998_11418_000189 imponendomi che le piacevoli favole da me scritte ed in questo e nell'altro volumetto raccolte non siano mie, ma da questo e quello ladronescamente rubbate. 4998_11418_000190 mancato è queir umor e quell'ardore che già mi die possanza di ragionar con voi e, in fin speranza, di conseguir l'ultimo don. 4998_11418_000191 i parenti, mossi a pietà della misera giovane, le mandarono cirugi degni e molto approbati nell'arte cirugia. 4998_11418_000192 il che, udito i ladri sbigottiti, rimasero e aperto il sacco, ti'ovarono morto il fedelississimo suo compagno e, per onorare il valor del magnanimo suo capitano, dopo molte lagrime e sospiri, lo diedero al mare che lo nascondesse. 4998_11418_000193 ah, sciagurato, manigoldo e tristo, non so che mi tenga. eh, io non ti prenda per cotesta barba e che non te la cavi a pelo a pelo. 4998_11418_000194 e giunto in casa di certi contadini, si consigliano di ucciderlo. una fanciulla scopre il trattato ed egli si salva. e i villani vivi sono squartati. 4998_11418_000195 ella, con allegro viso, così disse favola i maestro lattanzio sarto, ammaestra dionigi, suo scolare, ed egli poco impara l'arte che gli insegna. 4998_11418_000196 e grossi. nondimeno, alle volte s hanno veduti gli sapienti essere stati superati dagli uomini illiterati e questo chiaramente si vede nelle scritture sante. 4998_11418_000197 pregandola che gli porgesse aiuto, perciò che non era ivi venuto per contaminare la sua casta mente, ma da necessità costretto, e raccontòle chi egli era la causa, perchè era venuto e come e da chi era perseguitato. 4998_11418_000198 vidde un cavallo che era nella corte, al siepe legato, e, avvicinatosi a lui, conobbe quello esser il cavallo del signore e ad alta voce disse: acquetatevi, signor cavallieri, e non procedete più oltre, perciò che il nostro signor è qua dentro. 4998_11418_000199 per il che i giovani dubitarono che il cavallo, correndo di qualche trabocchevol balzo caduto, non fusse e consequentemeute col patrone morto e dalle fiere divorato. 4998_11418_000200 e mostravasi a dito dagli uomini, di modo che di lui tutti favoleggiavano. quanto dolore fusse al misero padre. uisciolo considerare a voi. 4998_11418_000201 e per non tenervi sospeso in lungo sermone, dicovi che la moglie vostra è vagheggiata dal tal giovane ed ella l ama e si dà piacere e solazzo con esso, lui. 4998_11418_000202 e da grandissimo dolor confuso vedendo la moglie in sua presenza esser baciata dal monaco. non poteva inghiottire il boccone che tolse, quantunque picciolo, né mandarlo fuori. 4998_11418_000203 giovane, grande è stata r arroganzia tua a venir là dove non eri chiamato. e maggiore a toccar quello che non ti conveneva. 4998_11418_000204 e tanto catolicamente parlò che non vi fu veruno che non la comendasse molto. mentre la fanticella ragionava, venne un vestito da fornaio. 4998_11418_000205 or, quanto l'averebbeno carissimamente dentro conservata tutti li medici non poteano più da ridere. e così, in un tratto, la giovane risanata divenne uomo e donna. 4998_11418_000206 il che, vedendo la meschinella, restò smarrita né sapeva che partito pigliare, perciò che temeva che, scoprendola, il marito non l'uccidesse. 4998_11418_000207 né vi lasciò cosa veruna che minutamente non le narrasse l'inetta. inteso il compassionevole caso e, vedendo le cose sue riuscire, si, come era il desiderio suo, andò più oltre e disse: 4998_11418_000208 già aveva posto fine la graziosa lionora alla sua dilettevole favola, da tutti non a bastanza comendata, quando la signora l'impose che, con l'arguto enimma, l'ordine seguitasse. 4998_11418_000209 il duca. senza indugio diserrò la seconda bocca e di serrar fu di tal sorte che nel braccio destro feri un altro de compagni a morte. 4998_11418_000210 e però lattanzio non si schifava più da lui, ma ogni cosa in sua presenzia faceva, il che era di molto contento a dionigi, il quale, quantunque fosse giudicato tondo e 4998_11418_000211 fa egli, senza tener la compagnia a bada. così disse: son figlio senza padre. a madre figlio e spesso a lei, contra mia veglia torno. 4998_11418_000212 questo però non è proceduto che io non vi ami e che non vi tenghi scolpito nelle viscere del core, ma la causa è statala conservazione del mio onore, il qual sempre ad ogni altra cosa preposi. 4998_11418_000213 in oriente, molto inonesto e ama la donzella e nel suo grembo posa dolcemente. non è leone, e pur leon s appella e in le sue braccia di morir consente. 4998_11418_000214 al bondanti e dilicate, e mangiando l'uno e l'altro, il spagnuolo porgeva al servo suo or un pezzo di carne, or un pezzo di pollo, ed or questa, or quell'altra cosa da mangiare. 4998_11418_000215 signora mia, per cui reputo aver la vita, non piangete né sospirate per me che vostro sono, ma cercate rimedio al nostro affanno, perciò che il medico che con tanta sollecitudine procaccia di avermi nelle mani è il mio nemico che vorrebbe di vita privarmi. 4998_11418_000216 onde in picciol'ora il perdei di vista, ma dove se ne gisse, non seppi inteso. eh, ebbero i giovani il pai lar di costui, si misero in via e seguirono tutta notte la traccia del cervo, pensando trovarlo o morto vivo. 4998_11418_000217 la paura, amorevoli donne, alle volte nasce da troppo ardir e alle volte dall'animo pusillanime, il quale doverrbbe temere solamente quelle cose ch'hanno potenza di far ad altrui male, non quelle che non sono da temere. 4998_11418_000218 quando la signora, venuta nella spaziosa sala con le damigelle, graziosamente ricevette la nobile e orrevol compagnia che poco inanzi al bel ridotto era arrivata. 4998_11418_000219 il contadino. per non rimuoverlo dalla sua divozione, comandò alla moglie che conservasse le cose che erano avanzate in certo armario per lo giorno seguente. 4998_11418_000220 e in breve tempo è sparso per tutto il mondo e di tal maniera è carezzato che avenga. eh alcun perda, non però lo discaccia da sé, ma li piace esser suo. 4998_11418_000221 ed intesa la causa del suo chiudersi in casa, presero i malfattori e, strettamente legati a melano, li condussero e prima con aff'ocate tanaglie, luron, tormentati, dopo così vivi da quattro cavalli squartati. 4998_11418_000222 il giovane armato era il prete di quella villa, il quale era d'amor acceso della moglie del patrone di quella casa. stando adunque il fraticello, non senza grandissimo spavento, ecco uscir di casa una donna in camiscia, ritondetta e fresca. 4998_11418_000223 ma nel vero, il mio enimma non porta seco cosa disonesta, anzi cosa che molto vi aggrada e di cui ne prendete piacer non poco. 4998_11418_000224 morto. cadde malacarne. questo, vedendo con la secure, cominciò percuoter l'uscio per gettarlo giù, ma nulla faceva, perciò che era ben puntelato. 4998_11418_000225 ne tempi passati. si, come più volte intesi da gli avoli miei, e forse ancor voi inteso l'avete, erano in compagnia alcuni mercatanti fìrentini e bergamaschi. 4998_11418_000226 avenne che de lì passò un cacciatore che portava il sparaviere in pugno, circondato da gran moltitudine de cani, il quale, subito che vide questi pazzi, maravigliandosi che così cavalcasse con uccelli e cani, 4998_11418_000227 a cui risposero i contadini: bene veniant. tanti viri. i firentini, pensando che burlasseno, dissero: quante miglia ci restano sino alla città di bergamo? a cui risposero i bergamaschi. 4998_11418_000228 molte volte, pensando e ripensando alle travaglie e angustie che di giorno in giorno occorreno a miseri mortali, non trovo passione né affanno maggiore che una donna lealmente amare il marito e, senza ragione, esser vilipesa e sprezzata da lui. 4998_11418_000229 per il che era molestata da tanti dolori, che altro non iacea che pietosamente lamentarsi, di modo che parea esser giunta all ultimo termine della sua vita. 4998_11418_000230 altro non significa, signor antonio, il vostro oscuro enimma, se non il sale, il qual non ha padre e la sua madre, è l acqua alla qual spesso il figliuol ritorna. egli, col suo sapore, piace e dispiace. 4998_11418_000231 il che, vedendo il re stupefatto, rimase e dionigi, ritornato nella propria forma. narrò al re il tutto e, di consentimento suo, prese violante per sua legittima moglie. 4998_11418_000232 il signor francesco un giorno, per suo diporto, raunò molti giovani di quai. niuno aveva ancor tocco il ventesimo anno e, asceso a cavallo, se n'andò con esso, loro, alla caccia. 4998_11418_000233 ma poscia, eh, io intesi le sciagure a pieno. da te raccontate. io ch'io non sono di marmo né ho il cuore di diamante. mi accingo e preparo a darti ogni possilile ed onesto soccorso, pur che il mio onore illeso sia l'iserbato. 4998_11418_000234 perciò che non è onesto, le donne aver solamente questo carico. e però, piacendo tuttavia a questa onorevole compagnia, ogn'uno racconterà la sua, con condizione però che breve sia. 4998_11418_000235 finita la disputaione, se ne andorono i firentini a riposare e, venuto il giorno, fecero tra loro consiglio: si partirsi o andar dinanzi doveano. 4998_11418_000236 il suo enimma. la signora volse gli occhi verso il trivigiano e con onesto modo fecegli cenno che l'ordine seguitasse, il quale, deposta ogni durezza, in tal guisa a dire incominciò: 4998_11418_000237 il duca. sentendosi chiamare subito, conobbe quelli esser i compagni suoi e assicuratosi della vita e dispuntellato r uscio aperse. 4998_11418_000238 ma percossa da quei che nulla sanno, quella che pur non son parer mi fanno l enimma altro non dimostra eccetto l'astrologia, la quale è posta in luogo eminente dove non si può volar con ali. 4998_11418_000239 e, sopravenendogli per aventura, il padre gli adimandò quello che far volesse di quelle carte a cui diede egli questa risposta. 4998_11418_000240 e preso, se lo pose in dito e tennelo molto caro, venuta la notte e andatasene violante a riposare, tenendo tuttavia l'anello in dito. l'anello si trasmutò in un vago giovanetto. 4998_11418_000241 e tanto cautamente. spiò che lo vide una sera che marito era fuora della città entrare in casa, il che gli fu un coltello al core. 4998_11418_000242 questa, ancor che fosse bella, graziosa e gentile, non però era dal marito amata. ma si, come spesse volte aviene, egli teneva una femina, la qual era la radice del cuor suo. 4998_11418_000243 in salerno, citta onorevole e copiosa di bellissime donne, trovavasi un padre dì famiglia della casa di porti, il quale aveva una sola figliuola. 4998_11418_000244 avenne che al ke padre di violante sopraggiunse una grave infermità. né si trovava medico che potesse guarire, ma tutti dicevano l infermità incurabile e di. 4998_11418_000245 era già giunta al suo termine la dilettevole favola da viteria recitata ed a tutti universalmente piaciuta, quando la signoi a le fé motto che con enimma seguisse kd, ella, lieta. in tal guisa, il propose. 4998_11418_000246 da qua prociede che degli uomini alcuni si danno al studio delle leggi, altri all arte oratoria, altri alla speculazione della filosofia. e chi ad una cosa e chi a l'altra. 4998_11418_000247 io, gentil madonna, non ho appena veduta una persona nella faccia che tutta la vita sua, puntalmente, le saprò contare. la piaga vostra è recente e fresca e con agevolezza si potrà sanare. 4998_11418_000248 essendo adunque grandissima contenzione tra r una parte e l'altra, né volendo i bergamaschi ciedere a firentini, né flrentini a bergamaschi, ma difendendo ciascuno la parte sua, levossi un bergamasco e disse: 4998_11418_000249 tutto di carboni tinto e intesa la disputazione che facevano con la fantesca, s interpose e con tanta scienza e con tanta dottrina interpretò la scrittura sacra che tutti e dottori firentini tra se affermavano non avere per lo adietro mai udito meglio. 4998_11418_000250 e vedendomi amai partito ridotto, me n andai a casa di certi miei amici e parenti e li pregai che mi aiutasseno ed aggiunti che fussemo a casa trovassimo l'uscio chiuso e fortemente puntelato di dentro, di modo che non potevamo entrare se prima l'uscio non era rotto. 4998_11418_000251 ma ciascuno il suo sesjreto amore dentro, nel petto nascosto. ritenne indi la. 4998_11418_000252 andorono al principio alla cura di lei, alcuni erbolai che con gran giuramenti promettevano in breve tempo farle ricupei'are la pristina sanità, ma nulla facevano. 4998_11418_000253 tu sei turbato. per quant io comprendo, non dubitar, fratel, ma sta sicuro che quel che su la coscia or sale, or scende, mi picca a basso e giù dal cui. 4998_11418_000254 egli la vitupera ed ella il dice al marito, il qual, per esser vecchio, gli dona la vita. quantunque graziose donne, la focosa lussuria sì, come scrive marco tullio nel libro delia vecchiezza. 4998_11418_000255 e poscia che con lento passo furono fatte alquante danze. la signora comandò che vaso fosse recato e postovi, dentro di cinque donne, il nome. 4998_11418_000256 il patrone del prezio s'accontentò, con patto però che non intendeva che nel mercato fosse la briglia. il mercatante tanto con parole e con danari fece che ebbe anche la briglia e menouo al proprio alloggiamento. 4998_11418_000257 onde la baldanzosa lionora- in tal modo l'espose- era una villanella che, con le treccie sciolte, sedeva in terra e, avendo le gambe aperte tra quelle, teneva il mortaio e con una mano il pestello. 4998_11418_000258 all'ora il pazzo dissegli: deh dimmi priegoti, per quanto prezzo hai tu comperato questi cani e sparaviere? risposegli il cacciatore. 4998_11418_000259 il detto rettore, chiamato il diacono, andò a visitare ser gasparo. ciò e il villano che l'aveva posto in governatore di essa chiesa, o per sue facende, o per qual altra ragion si voglia. 4998_11418_000260 gli altri veramente fecero vestire di panni vili e li mandarono fuor della città, in quella parte dove passar doveano. e firentini e g imposeno che sempre con loro latinamente ragionassero. 4998_11418_000261 e donde viene, generosa madonna, la cagione di sì, lamentevole pianto a cui rispose la donna: quando tu mi dicesti, il mio marito devermi dar scellerata vita, allora col coltello mi apristi il cuore, disse finetta. 4998_11418_000262 andasse laonde, vedendosi solo e fuori della comune strada né sapendo tornare a dietro e sopraggiungendo l oscurità della notte alquanto, si smarrì, temendo non gli avenisse cosa che gli spiacesse. si come gli avenne. 4998_11418_000263 dimorando la signora veronica. in questi noiosi pensieri apparve disavedutamente una feminella povera e mendica, la cui arte era di rubare questo e quello. 4998_11418_000264 ma prima che la festevole eritrea desse principio alla sua favola, la signora volse che tutte cinque, insieme, con lor stromenti, cantassero una canzone. 4998_11418_000265 cara la mia madonna, non vi ramaricate più. state costante e di buona voglia che gli rimedieremo, io accontentando. tuttavia, voi darovvi tal rimedio. 4998_11418_000266 che marito vostro sommamente v amerà e come pazzo verravvi dietro. e così ragionando, insieme andorono in camera love col marito dormiva e postesi ambedue a sedere, disse finetta. 4998_11418_000267 accettate adunque graziose donne con allegro volto il picciol dono del servo vostro, né date fede agli abbaiatori che contra noi con canina rabbia e con mordaci denti si moveno. 4998_11418_000268 dove già erano raunati e compagni per udire il favoleggiare e chiamato un servente. la signora le comandò che portasse l'auro vaso. 4998_11418_000269 e qui sta ferma e gira, e non so dove. molti e diversi son gli effetti suoi che, non partendo, se ne vola altrove. qual alma fia di voi, sì ingeniosa, che sappia indovinar questa mia cosa. 4998_11418_000270 rimaso pel dolor, mezzo morto, voltò le spalle, lasciando il disutel figliuolo nell ignoranza sua. 4998_11418_000271 propose, adunque il fatto in senato e, accettati i punti della disputa, in presenzia del popolo, fece publicainente la sperienza, dimostrando il nero per il bianco e il verde per il nero, credendo esso cieco che parimenti gli altri fussero ciechi. 4998_11418_000272 e non contento del forzo della mia moglie, hammi anco con un scoppio, ucciso, come voi vedete, l amico e l altro a morte, ferito, onde, non potendo sofferire tanta ingiuria, io il voleva aver nelle mani o morto o vivo. 4998_11418_000273 la polve e il caldo tavole d'intorno di ìor contento, ma gran disonore farmi al mio stato e degno capitale parar le mosche vespi e le cenzale. 4998_11418_000274 e perchè i firentini eran già lassi per lo lungo cammino, scesero giù di suoi cavalli e, mentre volevano salire su per le scale per riposarsi, il patrone dell albergo si fece in contro e disse: 4998_11418_000275 volendo adunque malacarne adempire il diabolico proponimento, chiamò il vecchio padre e la moglie e, presa la fanciulla in liraccio, uscirono fuor di casa. 4998_11418_000276 e nel volto sereno, per maggior doglia e per peggior mia sorte, scorgo che il ciel m ha in odio amore e morte. piacque a tutti il dolce e celeste canto, e massimamente al bembo a cui più che ad ogn altro toccava. 4998_11418_000277 il quale, quantunque savio fusse, fu nondimeno dalla moglie ingannato e in breve tempo di pazzo savie divenne. 4998_11418_000278 non vorrei, gentilissime madonne, esser ripreso da voi di disonestà, avendo io proposto, davanti a tanto conspetto, cosa che paia offendere le caste orecchie vostre. 4998_11418_000279 e faceva la guardia al scrigno de suoi danari. era vilio, vigilantissimo e molto sollecito al lavorare, ma misero e avaro nel spendere, e il suo mangiare non era altro che pane e vino con formaggio e radici. 4998_11418_000280 florio geloso della proprl moglie. astutamente vien ingannato da lei e risanato da tanta infermità, lietamente con la moglie vive. 4998_11418_000281 gasparo contadino, fabricata una chiesiola la intitola santo onorato e vi presenta il rettore il qual col diacono va visitare il villano. ed il diacono inconsideratamente fa una burla. 4998_11418_000282 vedendo i drajtpi e il cappuccio del frate nero forte, si smarrirono pensando che fusse qualche notturna fantasma e, lasciata la spada e la rotella ambiduo, tremanti e di paura, pieni si diedero al fuggire. 4998_11418_000283 messisi secondo i loro ordini a sedere, venne la signora e diede un grazioso saluto. indi fatti alquanti balli, con amorosi ragionamenti la signora si, come a lei piacque, comandò che l'auro vaso le fusse recato. 4998_11418_000284 e cosi come un otre pieno di vento ne andava alla scuola turati gli orecchi e facendo castelli in aria. e perchè a tutti quelli che sono ignoranti. 4998_11418_000285 le quali, con lieti visi e angelichi sembianti, in tal maniera incominciorono la lor cantilena. questa fera geirtile, dove soglio trovar sovente, unita ne suoi begli occhi, la mia morte e vita. 4998_11418_000286 il vecchio e da dolore e da sdegno compunto disse: madonna, rendomi certo che questo non dite da dovero, ma per paura del giovane che ora avete in casa e nominollo per lo proprio nome. 4998_11418_000287 io non so che mi tenga, eh io da me stessa non mi dia la morte che non posso patire che un perfido e traditore sia causa della mia ruina e perpetua infamia. 4998_11418_000288 ed il servo del tedesco diceva che gli spagnuoli erano più liberali e più prestanti di tutti gli uomini, ed il servo del spagnuolo confirmava il medesimo. 4998_11418_000289 mentre che i giovani cavalcavano malacarne, si accompagnò con e tre scelerati amici e con esso loro venne a casa e, credendo senza contrasto entrar in casa, trovarono l'uscio chiuso. 4998_11418_000290 il signor bernardo, con gran sodisfamento di tutti, aveva già messo tine alla sua ingeniosa favola quandc la signora il pregò che con l'enimma l'ordine seguisse, ed egli cosi a dire incominciò. 4998_11418_000291 mentre più allargo alle lagrime il freno per ritrovar pietà. non pur mercede, ella poco si cura e il duol non crede. 4998_11418_000292 qual, finita, la signora pregò il signor ambasciatore che al favoleggiare desse principio, ed egli, che non era villano, così a dire incominciò. 4998_11418_000293 e quantunque voi firentini abbiate il parlar dolce che porge all orecchie de gli auditori maggior dilettazione del nostro, nondimeno in ogni altra operazione voi siete inferiori a noi di gran lunga. 4998_11418_000294 il che agevolmente potrete intendere se alla mia favola benigna audienza prestarete lodovico mota. sì, come avete altre volte inteso, fu uomo aveduto, saggio e di primai della città di isapoli. 4998_11418_000295 il che agevolmente sarebbe avenuto ad una gentil donna di cui parlar intendo. ma ella, prudente e saggia, virtuosamente sprezzò le saette di amore e l onor suo e quello del marito illeso rimase. 4998_11418_000296 grandi sono graziose donne e secreti della natura e innumei'abili, né è uomo al mondo che quelli imaginar potesse. 4998_11418_000297 violante. tu sai che per virtù di questo medico noi abbiamo riavuta la sanità e per suo guidardone egli non vuole stali né tesori, ma solamente un robino, il quale dice esser nelle tue mani. 4998_11418_000298 dotto, veramente fu l'enimma dalla vaga lauretta recitato, né fu veruno che a pieno non lo comandaste, pregandola che interpretare lo dovesse. 4998_11418_000299 onde, di mano in mano, secondo i loro ordini, postisi a sedere. sì, come le trapassate notti aveano fatto, non altrimenti fecero la presente. 4998_11418_000300 il villano levatosi di letto ed accesa la lucerna. cercò per tutta la casa e quando vide la torta nel letto, maravigliossi grandemente. 4998_11418_000301 il medico vedute che ebbe del pomo, le granella sparse, si trasformò in un gallo e, credendo, col suo becco dionigi di vita privare, rimase del tutto mgannato, perciò che un grano in tal modo si nascose che dal gallo mai non fu veduto. 4998_11418_000302 il squallo, avedutosi del mordace tuono e temendo che non lo inghiottisse, s accostò alla sponda del fiume e fattosi in un preciosissimo robino. uscì fuori dell'acqua e chetamente saltò nel canestro d una damigella della figliuola del re. 4998_11418_000303 e con la sua corta e fastidiosa dolcezza spingelo ad ogni scelerato delitto, il che flavi. noto se alle mie parole, secondo il costume, vostro graia e benigna audienza prestarete. 4998_11418_000304 e le lucciole uscite delle cieche e tenebrose caverne, rallegravansi di volare per la oscurità della notte e quella d ogni intorno signoreggiavano. 4998_11418_000305 e volse gettarli la mano, adosso, ma violante, avedutasi dell'atto, disse: maestro, state indietro, perciò che voi l'avrete. e tolto il robino, con sdegno in mano, disse: 4998_11418_000306 e dimostrogii il cavallo legato al siepe. i compagni, veduto e conosciuto il cavallo fermamente, pensarono il duca esser dentro nella chiusa casa e con grandissima allegrezza il chiamorono per nome. 4998_11418_000307 se n'andò al pagliaio a coste, il quale era una scala appoggiata, e salito sopra meglio che puotè per riposare. quella notte s'acconciò. 4998_11418_000308 con la quale visse lungo tempo in tranquilla e gloriosa pace, e di dionigi, il padre di povero orandissiino, ricco divenne e lattanzio d invidia e odio pieno ucciso, rimase. 4998_11418_000309 onde mi trovo in grandenissima necessità, né so come debba far in nodrirti. io vorrei figliuol mio con qualche onesto modo tu ti affaticassi per sovenirti. 4998_11418_000310 allegramente ricevuto malacarne. inteso il parlar del signore e vedendolo riccamente vestito, con la catena d oro che gli pendeva dal collo, subito fece disegno sopra di lui e al tutto determinò ucciderlo e spogliarlo. 4998_11418_000311 ed egli le prometteva tenerla per moglie cara e che non intervenirebbe più quello che fin ora era intervenuto, venuta la mattina sequente e levatosi il marito di letto e andatosene alla caccia, come e gran maestri fanno. 4998_11418_000312 il vecchio, veggendo che gli era data ripulsa, cominciò fieramente a pichiare e con ostinato animo voleva entrare in casa. 4998_11418_000313 il che avenne ad un ladro il quale, volendo uccidere un artegiano, fu ucciso da lui. in pistoia, città di toscana tra firenze e lucca, abitava un artegiano molto ricco e pieno di danari. 4998_11418_000314 ritornando però nella sera seguente, secondo l usato modo, ed ella con leggiadra e lodevole maniera, in tal guisa sciolse il dubbioso nodo. 4998_11418_000315 madonna veronica, partito che fu il suo marito di casa, si fece alla finestra e jjer aventura, indi passava, quel cavalliero che era ardentissimamente acceso dell'amor di lei, e chiamoilo cautamente e dissegli: 4998_11418_000316 verità le la era e che di poi la vidi con gli occhi miei, vestita da uomo, con l'uno e l'altro sesso. 4998_11418_000317 in ravenna, antiquissima città della romagna copiosa di uomini famosi e massimamente in medicina, trovavasi nei passati tempi un uomo di assai nobil famiglia, rii co ed eccellentissimo. 4998_11418_000318 gli addimandò uno di loro che uccello fosse quello. eh, egli portava in pugno. e se forse era una trappola over calapio da uccelli, e a che eff etto lo nodriva egli. 4998_11418_000319 il prete, vedendo il fraticello aver il capo e la tonica tutta imbrattata di paglia ed esser vestito di panni neri, s'imaginò ch'egli fusse la fantasma. che veduta aveva. e disse: 4998_11418_000320 la donna. partito, il vecchio se n andò in camera dove era l innamorato giovane e, quasi piagnendo, li raccontò, il tutto temendo forte che scelerato vecchio non l appalesasse al marito. 4998_11418_000321 il tedesco stavasi mutolo, divorando e sgolizzando ogni cosa, senza punto ricordarsi del servo suo, per il che nacque tra servi, una grandissima invidia. 4998_11418_000322 ma poscia che cosi è il desiderio suo e di questa orrevole e degna compagnia, sforcierommi, se non in tutto, almeno in ualche particella, sodisfare all intento vostro. 4998_11418_000323 questo, udendo, il prete ebbe maggior credenza del fatto ne il fraticello si partì. eh, egli scoperse pienamente la cosa come stava e detta la messa e desinato col prete, il fraticello si partì col suo schinco rotto. 4998_11418_000324 costui, per divozione sua e per scarico dei peccati suoi e della moglie, fabricò una chiesiola e dotatala di sotficiente dote e intitolata di santo onorato. 4998_11418_000325 alla qual cosa i firentini acconsentirono. ma tra loro rimase differenza se firentini dovevano andar a bergamo o bergamaschi a firenze, e dopo molte parole convennero insieme che se gettasse la sorte. 4998_11418_000326 qual è che in voi si specchi e fisso, miri che dal capo alle piante d'un desio non s'infiammi, e dolce gelo e ben mille sospiri non mandi fuor da far ogni animante a pietà muover con ardente zelo. 4998_11418_000327 che lo tenesse in salvo fin che ritornassero a tuorlo, che non molto dimorarehbono. vilio, non sapendo piii oltre, per la preghiere del simulato amico, lasciò porre questo corpo in casa in salvo. 4998_11418_000328 e finalmente conclude il tedesco essere più magnifico del spagnuolo. la favola raccontata dalla valorosa nostra signora mi riduce a memoria quello intravenne della invidia nata tra gli servi d'un tedesco e d un spagnuolo che mangiavano insieme. 4998_11418_000329 egli sta fermo e va e non si sa dove, ma volto in diverse parti dell'intelletto, non si movendo produce varii e infiniti effetti. 4998_11418_000330 e conosciutala alli contrasegni, la prese per le treccie e fecela confessare il tutto. il cavalliere, lieto per le riavute gioie, a verona ritornò. 4998_11418_000331 era il signor francesco ne suoi prim anni, bello di forma, ornato di costumi e il suo volto dimostrava segno di chiara indole. 4998_11418_000332 finalmente, non senza difficultà, ottenutala. doppo molli abbracciamenti e saporiti basci, con gran dolore si partirono. 4998_11418_000333 mal disse la maggior villania che mai si dicesse ad uomo, nato e preso un bastone in mano. volse dargli delle busse, ma il vecchio bellamente scese giù della scala e, aperto l'uscio, si partì. 4998_11418_000334 e che ad altro non attendeno che alli continovi lor studiif. fatta adunque la deliberazione, senza indugio alcuno né pur vedute le mura della città di bergamo, montarono a cavallo e verso firenze presero il camino. 4998_11418_000335 e se voi, come amorevole, soccorrerete al mio grave affanno prestandomi frettoloso aiuto, mi arrete sempre in catena e porrete disporre di me come della persona vostra. 4998_11418_000336 per non esser io in tal cosa essercitato mai. fiordiana, che non era pusillaneme ma di valoroso core disse: 4998_11418_000337 potesse laonde. mi ho pensato di raccontarvi un caso, il quale non è favola, ma intervenuto poco tempo fa nella città di salerno. 4998_11418_000338 ritornato, che fia il marito vostro, raccontategli la cosa come giace, dicendogli che tristo e sciagurato vecchio v infamia di commettere il peccato con questo e con quello, e annoveratene quattro o sei, tra quali, ancor me mi porrete. 4998_11418_000339 l'amante mio, che troppo m'ama e prezza con diletto: or mi stringe ed or mi tocca. ora mi bascia ed ora m'accarezza, ed or la lingua sua mi mette in bocca: dal menar nasce poscia una dolcezza. 4998_11418_000340 il tedesco poscia, che ebbe cenato. prese il vaso con tutte le vivande che erano in quello e porselo al servo suo, dicendo che cenasse. 4998_11418_000341 venula. la mattina sequente, il medico ritornò al re ed udita la cattiva risposta, alquanto si turbò affermando veramente il robino esser nelle mani della figliuola. il re, chiamata la figliuola in presenzia del medico, disse: 4998_11418_000342 disse, dolce madonna, che vien tra venuto. che sì, pensorosa vi veggo, vi darebbe per avventura il vostro marito. mala vita, volete ch'io vi vardi la vostra ventura? 4998_11418_000343 in presenza del medico, fece il re chiamare la figliuola e coniandole che li portasse tutte le gioie che ella aveva, la figliuola ubidiente al padre, fece quanio il ke le aveva comandalo. non però gli portò quella che sopra ogni altra cosa teneva. 4998_11418_000344 stava ciascuno di auditori, non men pietoso che attonito, ad ascoltare la compassionevole novella. ma poscia che giunta fu a piacevole fine, tutti s allegrorono e la signora ad isabella impose che enimma raccontar dovesse. 4998_11418_000345 i mercatanti andarono alle loro città e riferirono il tutto alli lor sapienti. i quai intesa la cosa, furono molto contenti e apparecchioronsi di far una bella e lunga disputa. 4998_11418_000346 e acciò che il signor ambasciatore non fusse inferiore agli altri in questa guisa. il suo bel enimma propose: udito: avete mai simil novella: un animai trovarsi in oriente? 4998_11418_000347 tanto la dimenava e ben premeva ch un liquor dolce uscì fuori. mi faceva questo: enimma diede da mormorare agli uomini e per le molte risa che facevano, le donne poneano il capo in grembo. non però fu alcuno che l'intendesse. 4998_11418_000348 a trionfanti tetti mi do in dono ed ogni glorioso tempio adorno. ma troppo è frale la mia vita e corta perchè cadendo in terra resto morta. 4998_11418_000349 già quasi vinto e superato da lei, aperse le finestre e gli serragli per lui fatti di maniera che non era casa nella città più sfinestrata, ili quella, e disciolse tutti i legami, lasciando la moglie in libertà, e dipose ogni paura. 4998_11418_000350 lasciando da canto essercizio del sarto, non però osava scoprirsi al maestro lattanzio, vedendo dionigi aver mutata natura e di diligente e saputo esser venuto pigro ed ignorante. 4998_11418_000351 e poscia che sopra di quella ebbero alquanto ragionato. la signora le ordinò che l'enimma proponesse, la quale, senza altro aspettare, così disse: 4998_11418_000352 un palmo e più lo toglio, e non in vano. ed ei, col cui nel grembo mio si sede, io r accareccio, e lo meno per mano, e dò diletto a chi l'ascolta e vede. 4998_11418_000353 notte sesta. le tenebre della scura notte già da ogni parte si dimostravano e le dorate stelle per lo spazioso cielo non davano più il loro lume. 4998_11418_000354 veramente voi bergamaschi, per quanto noi possiamo comprendere, siete uomini tondi e grossi e se non fosse quella poca mercatanzia voi non sareste buoni di cosa alcuna per la vostra tanta grossezza. 4998_11418_000355 addolcite quel vostro duro cuore. non riguardate alla età né alla picciola condizione mia, ma l alto e magnifico mio animo e caldo amore. eh, io vi portai, ora porto e sempre porterò. 4998_11418_000356 comincia il li ero secondo delle favole et enigmi di messer giovan francesco, straparola da caravaggio intitolato le jaiacevoli notti. 4998_11418_000357 gli parve che quel corpo si movesse nel sacco, onde, levatosi da sedere, subito prese un bastone di mirto pieno di nodi e lo menò sul capo del ladro. 4998_11418_000358 ed impazzito. non avendo riguardo né all onor suo né a quello della donna, prese molti danari e gioie e andatosene alla casa della donna. pichiò a r uscio. 4998_11418_000359 quanto mi sia grata e gioconda la tua venuta, frate felice, amantissimo, lasciolo pensare a te, conciò sia che già gran tempo non si abbiamo veduti. 4998_11418_000360 fratel mio, dov'hai dormito la passata notte? a cui rispose il fr. iticello: io ho dormilo malamente sopra un pagliaio non molto discosto di qua ed hommi quasi rotta una gamba. 4998_11418_000361 onde la gioventù, per gli costumi e prodezze sue l'amava molto ed ella era amata da lui. né giovane era nella città che largamente non fosse guidardonato da lui. 4998_11418_000362 e mostrar quanto sia, dopo molto girar di caldo e gelo, la gloria dei beati su nel cielo. la canzone dal trivigiano e dal molino, cantata molto piacque e a pieno, tutti la comendarono. 4998_11418_000363 è che era il mutabile pensiero dell uomo, il quale è invisibile e va in ogni luogo, non però si muove. 4998_11418_000364 ma prima che si cominciasse il favoleggiare, volse la signora che dopò. fatte alcune danze, il bembo cantasse una canzonetta, il quale, non potendosi scusare così soavemente, cominciò tacendo ciascuno. 4998_11418_000365 i compagni del signor, vedendo mancargli il lor capo né sapendo dove fusse gito, cominciarono a sonar e corni e chiamarlo, ma ninno li rispondeva. 4998_11418_000366 e per favor e per grazia del cielo, anzi di lei, sol dono trovar, non pur mercè, ma sol perdono. fu di grandissimo contento a tutti la vaga e dolce cantilena dal molino e dal trivignano cantata. 4998_11418_000367 e disse il diacono ch'era ben fredda e non era bisogno di raffreddarla. ed ella, pur di continuo soffiando, sdegnatosi il diacono. 4998_11418_000368 il miserello, sforzavasi con ogni studio e vigilanzia di rimovere tutte le cause che macchiar potessero la purità della sua moglie e farla declinare della fede verso di lui. 4998_11418_000369 guerreggiando egualmente col desire al lungo mio martire. un tal effetto porge che d un sì ardente amor comprendo aperto il viver dubbioso e il morir certo. 4998_11418_000370 e, credendo venire alla camera del suo maestro, andò p sorte nella camera del villano. e perchè era di estate ed il sole era in leone, la moglie del contadino, pel gran caldo, era nuda e dormiva scoperta. 4998_11418_000371 sacra corona. infermità è grande e pericolosa, ma state di buon animo che presto vi risanarete. io ho una virtù: che vuol ben esser infermità gravissima, che non la curi in brevissimo tempo. state adunque di buona voglia e non vi sgomentate. 4998_11418_000372 ed eolo, correndo sopra le salse onde, con grandissimo soffiamento. non solamente faceva grossissimo il mare, ma ancora a naviganti era molto contrario. 4998_11418_000373 ella, prudente e savia, con gli occhi bassi, nulla rispondendogli. a casa ritornava, avenne che anastasio s avide, che il giovane di cui dicemmo di sopra frequentava la casa della bella donna. 4998_11418_000374 e così dicendo, trasse il bel robino nel muro, il quale, giunto in terra, subito s'aprì e un bellissimo pomo granato divenne il quale, aperto, sparse le sue granella. 4998_11418_000375 ed avenga che la favola sia brevissima, sarà però dilettevole e piacerà a molti. un tedesco ed un spagnuolo un giorno, ritrovandosi in certa osteria, cenarono insieme. 4998_11418_000376 vedendo eh el non veniva, diedero la colpa al sonno e, dubitando non del compagno ma del giorno che s approssimava, ritornarono alla casetta dell artegiano e gli addimandarono il suo deposito. 4998_11418_000377 signora, voi mi avete dato il carico di novellare con poco soddisfamento di tutti. sarebbe ben onesto e giusto che ora voi toleste il carico di raccontare l enimma. a me non l'ichiede tal impresa. 4998_11418_000378 le figliuole, veduto il strano ed inopinato caso, si smarrirono e, ritornate a casa, si misero dirottamente a piagnere, battendosi il petto e squarciandosi. e biondi capelli. 4998_11418_000379 ma egli, poco curandosi di lettere, non che di sopravanzare gli altri studenti di dottrina, tutto il studio avea posto in giuocar alle carte e altri giuochi, praticando con certi suoi compagni dissoluti e dediti alle lascivie e mondani piaceri. 4998_11418_000380 senza interporre altro intervallo, propose il suo enimma in tal maniera, dicendo: io mi sto chiusa in sì, altiero loco ch arrivar non mi puon ali né piume. 4998_11418_000381 venuto il giorno sequente, il marito della donna ed anastasio si rincontrorono insieme ed innanzi che marito dicesse cosa alcuna, anastasio fece motto di volerli parlare ed egli molto volontieri lo ascoltò, disse adunque anastasio. 4998_11418_000382 pensiero perciò che il padre era vecchio e impotente e la donna di poco animo e considerava il giovane in apparenza essere di grandissimo coraggio e potersi agevolmente difendere e fuggire. 4998_11418_000383 vedendo lattanzio il gargione esser tondo di cervello né poter apparare cosa che li fosse mostrata, non si curava più di far la sua arte. 4998_11418_000384 prese per moglie una leggiadra e bellissima giovane, doratea per nome chiamata e per la bellezza di lei, fu da tanto timore e paura assalito che altri non contaminassero il letto suo matrimoniale. 4998_11418_000385 così operando la maestra natura la quale, come pietosa madre, muove, ciascaduno a quel che gli aggrada. il che vi fia noto se al parlar mio benigna audienza presterete. 4998_11418_000386 il medico, vedute le gioie, disse tra quelle non esser il rubino che egli desiderava e che la tìgliuola riguardasse meglio che lo troverebbe. la figliuola, che era già tutta accesa dell'amor del rohino, denegava averlo. 4998_11418_000387 il che venne all orecchie di lattanzio, il quale, vestitosi da medico, andò al palazzo regale ed entrato in camera del ke, l addimandò della sua infermità. poscia, guardatolo ben nella faccia e tuccogli il polso. disse: 4998_11418_000388 alcuni ladri giotti e astuti, istimando ragionevolmente che vilio avesse gran quantità di danari, andarono una notte all ora che parve atta al loro proposito per rubl. 4998_11418_000389 con grave scorno di voi e della famiglia vostra. e questo v affermo per ciò che l'altra sera che voi eravate fuori della città, io, con gli propri occhi, il vidi la sera entrare in casa vostra incognito. 4998_11418_000390 il giovane prima le rese le debite grazie. indi, venuto il chiaro giorno, nell'anello si fece ed ella il pose là dove erano le sue care cose e spesse volte r andava a visitare. e con lui che si riduceva in t'orma umana. dolcemente ragionava. 4998_11418_000391 fin che r afflitto spirito reggerà queste deboli ed afflitte membra, ed in segno dell amor mio verso di voi, allegramente accettarete questo presente il quale, ancor che picciolo sia pur caro, lo arrete. 4998_11418_000392 ed ancor che dal vostro mal fondato giudizio dura, fella ed aspra verso voi, istimata sia, nondimeno non resterò con fiduzia e sicurtà ricorrere a voi come a quello che è fontana d ogni mia salute. 4998_11418_000393 e giunto ch'egli fu alla chiesa, il prete il salutò e addimandouo dove egli, cosi solo, se n'andava, a cui rispose il fratuncello, me ne vo a ferrara. 4998_11418_000394 ma poco profitto. avea però egli fatto il padre, desideroso che il figliuolo diventasse eccellente, gli comprò tutti e libri di giureconsulti, di ragion canonica e di dottori. 4998_11418_000395 il signore, veggendo la grand'amorevolezza della fanciulla, la prese in braccio e dolcemente l'accarezzava e basciava la fanciulla, vedendo il lustro della catena d oro e piacendole sì. 4998_11418_000396 marito e addomandògli consiglio che via ella tener dovesse il giovane, che era savio e accorto. prima confortò la donna e diedele animo. indi prese ottimo partito e disse: 4998_11418_000397 valoroso, accostumato e di onorevol famiglia e fecelo possessor dell'amor suo, amandolo più che proprio marito, avenne che un uomo d anni molto aggravato e amico del marito, il cui nome era anastasio. 4998_11418_000398 a cui il signore, iscusandosi, rispose: fratello, la causa della venuta mia in cotesto luogo non è stata per altro se non che trovandomi solo per strada. 4998_11418_000399 sono molti amorevoli donne i quali, o per invidia, per odio mossi, cercano co minacciosi denti mordermi e le misere carni squarciare. 4998_11418_000400 e perchè egli voleva uccidere il mio vecchio padre, sforciare la moglie, rapire la fanciulla e togliermi la robba. io me ne fuggii per non poter far difesa. 4998_11418_000401 la donna. udite e chiaramente intese le parole dell insensato vecchio. disse: messer anastasio, io mi pensavo che voi aveste altro cervello di quello che voi avete, ma ora mi parete d intelletto privo. 4998_11418_000402 costei, vivendo in dilicatezze e sendo morbida e forse mal trattata dal marito, nel letto scielse per suo amatore, un giovane valoroso. 4998_11418_000403 e fu di tanta virtù che fece, alquanto per dolcezza, piangere colei a cui primieramente toccava. 4998_11418_000404 e data e ricevuta la buona sera, ordinò alla moglie che apparecchiasse la cena e, accostatosi al signore, l addimandò per qual cagione era venuto in quel selvaggio e inabitato luogo. 4998_11418_000405 costei che finetta si chiamava. veduta che ebbe la gentil madonna passiggiare dinanzi la casa e vedutala star tutta pensosa. 4998_11418_000406 onde, presa la spina che era in un canto, chiuse il bucco della botte e, postisi e suoi vestimenti in dosso, salì di sopra. non stette molto che messer brocardo, marito di madonna veronica, venne a casa e con grazioso viso, salutolla dicendo: 4998_11418_000407 egli si tacque levossi da sedere la nobil lauretta e alla sua favola diede principio così dicendo: favola. 4998_11418_000408 il cui nome era florio, costui essendo giovane e ben voluto da tutti, parte perchè era grazioso, parte ancora perchè era peritissimo nell arte sua. 4998_11418_000409 flnetta invola a madonna veronica di messer brocardo di cavalli da verona, una collana, perle e altre gioie e per mezzo d'un suo amante, non avedendosi, il marito ricupera il tutto. 4998_11418_000410 e in tal modo e tristi e sciagurati finirono la vita loro e hi fanciulla, col suo marito, per molti anni felicemente visse. 4998_11418_000411 interpretazione dell enimma. il signor antonio molino, a cui toccava la volta del dire così: incominciò favola. 4998_11418_000412 e quelli, accettando, feceli venir nella sua cella e posegli a sedere a mensa, qual era divinamente apparecchiata, dove non mancava cosa alcuna che desiderar si potesse. 4998_11418_000413 eran già usciti delle usate grotte per lo caliginoso aria lentamente scorrevano quando l orrevole e grata compagnia, disposto ogni molesto e affannoso pensiero, allegramente all'usato luogo si ridusse. 4998_11418_000414 onde, mosso d ardente zelo dell onor vostro, determinai dirvi alquante parole, pregandovi tuttavia, per amor che è tra noi, le teniate ascose, provedendo con maturo giudizio e con ogni celerità alle cose vostre. 4998_11418_000415 appena il fraticello era coricato per dormire che sopraggiunse uno attilato giovane, il quale aveva nella man destra la spada e nella man sinistra la rotella e cominciò pianamente cifolare il. 4998_11418_000416 continovando adunque il signor francesco il smarrito cammino finalmente aggiunse ad una picciola casa coperta di paglia e mal condizionata. 4998_11418_000417 il diacono ubidiente. levossi di letto e pian piano n'andò leggermente al luogo dove erano le reliquie della cena e tolse un buon pezzo di torta. 4998_11418_000418 per dieci ducati comprai il cavallo, per otto lo sparaviere e per dodeci li cani, e in nodrirgli spendo ogni anno da venti ducati. 4998_11418_000419 e se tempo invola ogni mortai, bellezza col rapido suo corso che più tardate. donna al mio soccorso. la vita lieve fugge e le speranze son caduche e tvali le. 4998_11418_000420 varii sono i giudicii degli uomini e varie le volontà e ciascaduno, come dice il savio, nel suo senso: abbonda. 4998_11418_000421 e, questo detto, minutamente gli raccontò la sciagura sua. il cavalliere intese le parole dell amata donna: prima la ringraziò che s'aveva degnata di comandargli. dopò le promise di non mancarle di aiuto, dolendosi tuttavia con lei del caso intravenuto. 4998_11418_000422 un giorno questo eccellente magnate vestito di porpora, con la stola di veluto, fece alcune cartelle e legatele a guisa delle filze de notai: quelle riponeva in un certo vaso. 4998_11418_000423 finito l'ordine di quelle che avevano a favoleggiare, la signora ordinò che lauretta una canzone cantasse, la quale, ubidientissima, senza altra iscusazione, cosi a dire incominciò. 4998_11418_000424 queste parole della fante resero maggior stupdre a firentini e si misero a ragionar con esso, lei la quale poscia che ebbe parlato di molte cose. tuttavia, latinamente entrò nella teologia. 4998_11418_000425 il vecchiarello e la femina che gli era nuora, vedendo il giovane ben in ordine e di vago aspetto, molto volentieri l'accettarono, scusandosi tuttavia di non aver luogo che convenevole fosse alla persona sua. 4998_11418_000426 e avenga che, secondo le leggi civili e municipali, quelli che sono carcerati per debiti, per la securità e cauzione data a lor creditori, debbiano liberarsi. e piìi forte, ancor, che i malefattori e delinquenti impregionati a certo spazio di tempo si disciogliono. 4998_11418_000427 filomena, giovanetta posta nel monasterio gravemente s'inferma e visitata da molti medici, finalmente, ermofrodita, vien ritrovata. 4998_11418_000428 favola: un povero fratuncello si p? rte da cologna per andare a ferrara e so pr? aggiunto, dalla notte se nasconde in una casa dove gli sopravenne un timoroso caso. 4998_11418_000429 che, accompagnato da gran comitiva di onorate persone, andando per la città con suoni di trombe e piffari, venne a casa con veste di seta e di porpora. si che parca più presto uno ambasciatore che un dottore. 4998_11418_000430 il padre di dionigi, andatosene un giorno alla bottega del sarto vidde suo iìgliuolo, non lavorare, ma portar le legna e l'acqua che bisognava per cucina, scopar la casa e far altri vilissimi servigi. 4998_11418_000431 che tante parole. facciamo la prova e ordiniamo una solenne disputa dove concorri il fior di dottori e all ora, apertamente, si vedrà quali di noi siano più eccellenti. 4998_11418_000432 più e più volte, amorevoli e graziose donne, ho udito dire: non valer scienza né arte alcuna contrar astuzia delle donne. 4998_11418_000433 ed aggiunti ad un boschetto dove dimoravano le tìere. quello circundorono, avenne che dalla parte dove il signor francesco attentamente guardava uscì fuori un leggiadretto cervo. 4998_11418_000434 trovavasi in inghilterra un padre di famiglia molto ricco e aveva uno solo figliuolo nomato gasparino. lo mandò in studio a padova. acciò che desse opera alle lettere. 4998_11418_000435 essendo adunque il miserello d'amor preso e infiammato, sollicitava molto la donna, ora con un presente ed ora con un altro. 4998_11418_000436 stavano i firentini, tutti sospesi, né sapevano che dire per ciò che tutti quelli con quai ragionavano latinamente parlavano, e non altrimenti che se tutto il tempo della vita loro fussero stati in studio. 4998_11418_000437 ah, traditore, ah, nemico di dio, apri l'uscio che stai a fare. tu patirai la pena del tuo fallo. il duca nulla rispondeva. 4998_11418_000438 lattanzio, che conosceva il padre del gargione esser, povero da capo, l'accettò e ogni giorno gì? insegnava? cuscire, ma dionigi si dimostrava d'addormentato ingegno e nulla apparava. 4998_11418_000439 la quale, per suo diporto, nel lito raccoglieva certe pietruzze e tra queste si nascose. tornata la damigella a casa e tratte fuori le pietruzze del canestro violante, unica figliuola del re vidde. 4998_11418_000440 risposegli subito il cacciatore. questo è un uccello molto rapace e chiamasi sparaviere, e questi sono cani che vanno cercando le quaglie, uccelli grassi e di buon sajìore. quest'uccello le prende e io le mangio. 4998_11418_000441 grave e sottile fu l'esposizione del raccontato enimma, né fu veruno che soddisfatto non rimanesse. vicenza che 4998_11418_000442 il sacerdote disse to che non mangiava carne quel giorno per esser vigilia e, tingendo i costumi, da i quali era tutto alieno, mostrava di digiunare, negando la cena al famelico ventre. 4998_11418_000443 e sostituita dalle due seguenti favole: favola i i: anastasio minuto a: ia una gentidonna ed ella non ama lui. 4998_11418_000444 abitava in verona un cavalliero di corpo bello, altiero di animo, famoso in prodezze e di orrevole famiglia, il quale, come ogni un altro sottoposto, alt amorose fiamme. 4998_11418_000445 fine dell undecima notte. notte duodecima- i vaghi e occhiuti uccelli avevano già dato luogo all'oscurità della notte e i pipistrelli nemici del sole e a proserpina dedicati. 4998_11418_000446 la damigella. udita la benigna risposta prima, molto lo ringraziò del suo buon volere. dopò disse altro: signor feriero da voi. non chieggo, se non che ora che a me tocca la volta di favoleggiare in. 4998_11418_000447 e così passava la sua vita, con questa crudel pena ogni giorno. ma quella prudentissima moglie mossa a compassione della pazzia del marito. 4998_11418_000448 volevano. appresso questo, il signor trasse fuori un picciolo scoppio che a lato teneva e avea cinque bocche, le quali, unitamente e ciascaduna di per sé, poteassi scaricare. 4998_11418_000449 domattina, per tempo, andrai vestito da monaco al monasterio che è fuor della città ed ivi aspettami, fin che sotto il medesimo abito io e il mio marito, venir ci vedrai. 4998_11418_000450 e cosi quello che se aveva imaginato di tradire e ingannar r artegiano fu tradito e ingannato da lui. 4998_11418_000451 ivi edificò egli un bel palazzo di marmo con maraviglioso artificio, con le porte di bronzo, facendogli andare il fiume a torno. 4998_11418_000452 ed essendo divulgata la fama di questo palazzo per tutto si sapeva la condizione di quello e per tanto convenivano i pazzi da ogni parte, in gran numero, per sanarsi, anzi, per parlar più drittamente, vi piovevano. 4998_11418_000453 perciò che abbiamo ordinato, io e il mio marito, ambi vestiti di abito monacale, venir domattina al detto monasterio per confessarci. sii aveduto di buon animo e vigilante, né ti perder di consiglio. 4998_11418_000454 fu dalla compagnia del signor il strepito sentito, onde riserrati insieme e lasciate a cavalli in libertà le briglie subito aggiunsero al luogo dove era il romore e videro e malfattori che s affaticavano gettar giù la porta, ai quali disse uno della compagnia. 4998_11418_000455 e, cosi detto, gliela pose al collo la fanciulla che aveva inteso il trattato, senza dir altra parola, rispose: ella sarà ben mia, perciò che il padre mio e la madre mia ve la vogliono torre e ammazzarvi. 4998_11418_000456 a cadauna di queste lagune vi aveva fatto porre una catena di t'erro e sopra la porta di questo luogo vi fece fare il titolo che diceva: luogo da sanare i pazzi. 4998_11418_000457 e della moglie. nulla si curava di che. la moglie, dolendosi molto, non poteva sofferire che l unica sua bellezza, estimata da tutti, fusse dal marito, sì, vilmente sprezzata. 4998_11418_000458 ma leggetele alle volte e pigliatene a luogo e tempo trastullo e diletto, non lasciando però quello da cui ogni nostro bene prociede. 4998_11418_000459 onorato, presentò un sacerdote in rettore e governatore di quella il quale era assai dotto in ragione canonica un giorno che era certa vigilia di un santo, non però comandata dalla santa madre chiesa. 4998_11418_000460 sia. acciò che questa ultima sera di carnesale tutti possiamo favoleggiare e il signor ambasciatore, come persona pi'incipal tra noi, sarà il primo. indi di uno in uno. seguiranno gli altri secondo gli ordini loro. 4998_11418_000461 i quali, figliuoli d ubbidienza, presero i loro liuti e la sequente cancione. cantarono: donna, quanta bellezza e leggiadria giamai fu in alma pura. tutta la pose in voi, gentil natura. 4998_11418_000462 onde determinò d andare ad un luogo non molto lontano e chiamare tre suoi amici e, insieme con loro, essequir il tutto. 4998_11418_000463 il medico, diligente alla cura del ke, tanto operò che in dieci giorni dalla gravosa infermità fu liberato, risanato il re e restituito alla pristina sanità. 4998_11418_000464 oltre che non hai detto il tempo che vi consumi. fuggi per dio. fuggi che se il maestro ti trova quivi, mi dubito che ti porrà in una laguna dove senza dubbio sommerso e quasi morto rimarrai. 4998_11418_000465 già sento venir raen, ornai la forza ed appressarmi a chi cercano tutti vanamente fuggire, che questi sono i delicati frutti ch escon di questa scorza. 4998_11418_000466 fine della ottava notte, notte nona aveva ormai la secca terra mandata fuori l'umida ombra della scura notte. 4998_11418_000467 il secondo di arianna, il terzo di cateruzza, il quarto di lauretta, il quinto di eritrea. poscia la signora impose che tutte cinque una canzonetta cantassero. 4998_11418_000468 perchè così intervenne ad uno figliuolo d'un duca il quale, dopo molti aff'anni, fece patire alli lor nemici l'aspra penitenza del suo commesso fallo. 4998_11418_000469 donne amorose. non vi paia strano, perchè il mistier fo con misura a tede e molto mi contenta il dolce suono. lo tengo duro fin che il mi sa buono. 4998_11418_000470 sì, come è costume di ciascun fanciullo, pose la mano sopra la catena e voleva mettersela al collo. il signore che vedeva la fanciulla della catena dilettarsi, tuttavia, accarezzandola, disse: vuoi tu, figliuola mia, ch'io te la doni? 4998_11418_000471 anima mia. non dubitate, punto, né vi sgomentate. prendete il consiglio che vi darò io e state sicura che ogni cosa riuscirà in bene. 4998_11418_000472 alla qual cosa tutte- e ciascaduna da per sé, molto volentieri accontentorono, fatta adunque la scielta delle donzelle che avevano nella duodecima notte a favoleggiare. la signora fece di cenno al trivigiano e al molino che una canzonetta cantassero. 4998_11418_000473 il quale, con allegi'o viso, disse esser il leoncorno, il quale, ancor che sia animai inonesto e intemperato, nondimeno tanto la verginità gli piace che posto il capo in grembo della donzella. 4998_11418_000474 costui, non avendo moglie, prese per sua donna una figliuola di messer can dalla scala veronica per nome chiamata. 4998_11418_000475 ìli amici, intesa la cosa e avidi del guadagno, lietamente accontentarono e prese le lor armi alla casa di malacarne se ne girono. 4998_11418_000476 avevano e ladri dato ordine tra loro che, quando vilio fusse addormentato, dovesse uscir del sacco e ucciderlo e tuorli i danari con l'altre cose migliori. 4998_11418_000477 dopo tante fatiche e gran martire, per ultimo rimedio di cosi lungo assedio- e in questo par che l alma si conforte: cangiar la amara vita in dolce morte. 4998_11418_000478 molti pensarono d'intendere il vago e dotto enimma ina. il lor pensiero rimase vano, perciò che la loro intelligenza molto deviava dal vero. 4998_11418_000479 i quali, senza dimora, così dissero: vostro vago sembiante, nel qua i veggio la mia morte e vita. seguirvi, donna mia, mi stringe e invita. 4998_11418_000480 e uno di detti cirugi, il quale di gran lunga tutti gli altri, avanzava, preso il coltello feritorio, percosse leggermente e con gran destrezza in un volger d'occhi il loco enfiato. 4998_11418_000481 in verona, città nobile e antiqua, ne tempi passati, abitava un messer brocardo di cavalli, uomo ricco e nella città riputato assai. 4998_11418_000482 la signora vidde, che ogniun taceva, iinpose a lionora a cui la prima favola della duodecima notte per sorte toccava che al l'avoleggiare desse incominciamento ed ella, senza indurrlo in tal guisa, incominciò favola. 4998_11418_000483 il marito, intendendo questo, fu oltre modo dolente e, confortata la moglie, determinò di farli tal scherzo che sempre si ricordarebbe di lui. 4998_11418_000484 non vi par egli, padre, ch'io abbia sottilmente investigato questa cosa. il padre inteso questo. 4998_11418_000485 e nulla rispondeva. ma guattaudo per un pertugio, vidde malacarne con una sicure in spalla e i tre altri, ben assettati, nelle lor armi. 4998_11418_000486 il ke maestro mio, se voi curarete questa infermità, io vi guidardonerò di tal sorte che per tutto il tempo della vita vostra contento vi troverete. 4998_11418_000487 di questa nacque maestro lattanzio, il quale aveva due arti alle mani, e di l'una e di l'altra. era uomo peritissimo, ma una essercitava publicamente e l altra di nascosto. 4998_11418_000488 sdegnati. allora, quelli che erano rimasti vivi si misero alla forte per gettar giù l'uscio. e sì, fatto romor, facevano che pareva che roinasse il mondo. 4998_11418_000489 della notte decima, notte undecima, era già venuta la scura notte, madre delle mondane fatiche. 4998_11418_000490 avenne che lattanzio tolse per suo gargione un figliuolo d'un pover uomo, acciò che imparasse l'arte del sarto. costui che era putto e dionigi si chiamava. 4998_11418_000491 fecero grandissime risa gli uomini quando intesero che la moglie del contadino soffiava di dietro a guisa di folle, traendo sospiri con l'altra bocca, e che la torta era fredda né aveva bisogno che fusse raffreddata. 4998_11418_000492 e da plutone l amata amica. già da ogni canto le notturne tenebre dimostrava, quando l onesta e fida compagnia al palazzo della signora si ridusse. 4998_11418_000493 ed era sì astuta e sagace che non che una donnicuoua. ma ogni gran uomo, ancor che prudente, arrebbe fatto stare. 4998_11418_000494 ignoranza sua. non senza grandissimo piacere dell onorevole compagnia fu ascoltata la dilettevole favola da cataruzza, raccontata. 4998_11418_000495 vedendo finetta le calde lagrime, i cordial sospiri, gli angosciosi, singulti e duri lamenti che la donna faceva, disse: 4998_11418_000496 ispedita la cena ed il ragionamento doppo quella, se n'andarono a dormire nella medesima casa, il contadino con la moglie ed il sacerdote col diacono, ed era una camera dirimpetto all'altra. 4998_11418_000497 ritornato il marito a casa, la donna si mostrava molto addolorata e trista e, con gli occhi pieni di lagrime, malediceva la sua trista sorte e addimandata dal marito che cosa avesse. nulla rispondeva, ma solo piangendo ad alta voce diceva: 4998_11418_000498 che d'ogni parte nella chiesa luce dinanzi al sacramento e giorno e notte si consuma ed adorna il tempio ed é frale per esser di vetro. 4998_11418_000499 meno era guardiano egli degli altri, se non che aveva libero arbitrio di uscirne a suo piacere. non però egli si partiva giamai. 4998_11418_000500 il vecchio amoroso con benigne e pietose parole, quasi piangendo, disse: signora, unica speranza e sostenimento della misera mia vita. 4998_11418_000501 nascosamente, imaginandosi che, s egli non poteva apparar quella del sarto, che era agevole, molto minormente appararebbe quella di nigromanzia, che era malagevole. 4998_11418_000502 sicilia, isola che per antiquità tutte le altre avanza, è posta una nobilissima città la quale, per lo sicuro e profondissimo porto, è chiara e volgarmente è detta messina. 4998_11418_000503 perciò che porgeva alle damigelle un non so che di dolcezza e quantunque tutte l intendessi. no, non però volsero dimostrarlo, ma prudentissiinamente aspettorono che egli lo dichiai asse. 4998_11418_000504 che mi vagliono le pompose vesti, che mi vagliono le gemme, i monili, i pendenti e le altre care gioie. veramente tutte queste cose sono fumo a comparazione del piacere che prende la moglie col marito. 4998_11418_000505 e messolo in stalla e strettamente legato, aspramente il bastonava e questo ordine teneva e mattino e sera, di modo che l cavallo era venuto si distrutto, che era una compassione a vederlo. 4998_11418_000506 il re, questo udendo, disse al medico: andate e ritornate dimani, che faremo sì, fattamente con la figliuola che voi r arrete. 4998_11418_000507 la figliuola, udita ed intesa la volontà paterna, ritornò in camera e, preso il robino, con molte gioie ritornò al padre e, ad una ad una, le addimostrò al medico il qual, subito che vidde quella che tanto desiderava, disse: eccola. 4998_11418_000508 s. io miro nel bel viso, la bellissima gola, il bianco petto nel qual si regge e si vaneggia amore. dico nel mio concetto: siete creata, certo in paradiso, e mandata qua giù a far onore al secol nostro e trarlo fuor. 4998_11418_000509 per il che lattanzio ogni giorno con calzi e pugna. lo batteva e il più delle volte li rompeva il viso e facevagli uscir il sangue. 4998_11418_000510 avenne che in quell ora lattanzio si trovava in fiera e veduto il cavallo e conosciutolo esser sopra naturale, andò a casa e trasformatosi in un mercatante, prese gran quantità di denari ed in fiera ritornò. 4998_11418_000511 già che questo è il caro e gentil robino che voi cercate, per la cui perdita in tutto il tempo della vita mia rimarrò scontenta, io non vi lo do di mio volere, ma astretta dal padre. 4998_11418_000512 violante, per le parole del giovane assicurata alquanto e per la lampede che era nella camera accesa. veggendolo leggiadro e riguardevole, si mosse a pietà e disse: 4998_11418_000513 come provido e gelosissimo uomo se prima non aveva. diligentissimamente ricerco tutti i buchi e le tìssure di casa e serrati tutti gli usci e finestre con suoi cadenazzi, con gran diligenza, e chiavati con chiavi di maraviglioso artificio. 4998_11418_000514 scacciata fiordiana, a cui l'ultimo aringo della presente notte toccava, levossi in piede e allegramente disse: signora, mi sarebbe di non picciolo contento. 4998_11418_000515 madonna veronica, tutta lieta e tutta festevole per le carezze che le faceva il marito. li raccontava: la passione, l'affanno e lo strazio che per lui amore avea portato. 4998_11418_000516 e perciò non vi maravigliate se io alle vostre accese voglie non diedi ispedito. volo perciò che l onore che rende la casta moglie al dissoluto marito è molto da esser tenuto caro. 4998_11418_000517 ma prima che dessero principio al favoleggiare, volse la signora che, tutte cinque con i loro lironi, cantassero una canzonetta, le quali, con lieto viso e con angelico sembiante in tal maniera, dissero: 4998_11418_000518 ritrovandosi la bella donna di state in villa e sola soletta, passiggiando dinanzi la porta della sua casa, tra se stessa, minutamente, considerava le maniere, ì costumi, gli atti del marito e il poco amore. eh, egli le portava. 4998_11418_000519 la fanciulla che verginea si chiamava e lo scelerato trattato scoperto aveva. fu dal duca data in governo alla signora duchessa che l ammaestrasse e. 4998_11418_000520 mi cominciò tìllaneggiare, dicendomi che io era una trista e, eh, io menava gli uomini in casa e che io m impacciava col tal e col tale. 4998_11418_000521 e come una trista e vi femminuccia, immonda e sporca, gli abbia così tosto abbarbagliati gli occhi dell intelletto che non veda. e tra se medesima, ramaricandosi, diceva: 4998_11418_000522 ma per non scoprir quello che nel cuor ascoso teneva, s astenne da ridere e, volto il viso verso la graziosa eritrea, disse: sarebbe oramai tempo che voi, con una dilettevole favola, deste principio al. 4998_11418_000523 il villano, volendo onorarlo, fece una sontuosa cena con arrosti, torte ed altre cose e volle che restasse appresso a lui quella notte. 4998_11418_000524 ma si fusse vecchia e putrefatta, malagevolmente si potrebbe curare la donna. questo intendendo, racontòle i costumi del marito, la trista vita che teneva e la mala vita che le dava. 4998_11418_000525 prese la donna il drappo con le gioie dentro e poselo sotto il guanciale dove brocardo suo marito dormiva. fatto questo, disse: finetta, andiamone in caneva e andate. 4998_11418_000526 e in tal maniera i bergamaschi, con la loro astuzia, furono contro i firentini vittoriosi. e da quell ora in qua i bergamaschi ebbero un privilegio dall imperatore di poter sicuramente andar per tutte le parti del mondo senza impedimento alcuno. 4998_11418_000527 pur molto leggermente, apparò l arte negromantica e divenne si dotto e soffìciente in quella che di gran lunga il maestro avanzò. 4998_11418_000528 piacque molto a tutti la ispoizione del sottil enimma, e massimamente al signor antonio bembo che del giuoco assai si dilettava, e perchè la notte. 4998_11418_000529 molto fu commendata la favola del signor ambasciatore, la qual non fu favola ma la istessa verità. perciò che il cacciatore sopravanza di pazzia tutti e pazzi, quello dico che, non avendo onde vivere, perde il tempo e li danari andando alla caccia. 4998_11418_000530 subito fece disegno sopra di lei e, accostatasi a lei riverentemente, la salutò e chiesele: limosina. la donna, che altro aveva in capo che far limosina, con turbato viso, le espulso. 4998_11418_000531 continovando i firentini il lor viaggio, viddero alcuni altri contadini che sopra la commune strada cavavano fossi e fermatisi dissero: compagni, olà, iddio vi aiuti. 4998_11418_000532 alzando all'ora la voce, il pazzo, ma certamente non pazzo in questa cosa, anzi, dimostrava egli esser savio: fuggi, gridava. fuggi, pazzo che sei che tu spendi cinquanta ducati all anno per guadagnarne duo. 4998_11418_000533 signor mio, voi sapete quanto e qual sia sempre stato l'amore e benevolenza tra noi, che a quella poco si potrebbe aggiungere. 4998_11418_000534 ma cesare dottissnno giovane, mancandogli i primi fondamenti legali, era così nudo di lettere ch'egli non intendeva quello che leggeva. 4998_11418_000535 e trovato opportuno tempo alla sua donna, le rese e cosi ella, senza che l marito di tal fatto se n avedesse col suo onore, nel primo stato rimase. 4998_11418_000536 arte che egli palesemente essercitava era la sartoria. l altra che nascosamente faceva era la nigromanzia. 4998_11418_000537 e dopo molto contrasto, determinorono partire esser migliore per ciò che se ne gli agricoltori, se ne gli osti se ne fanti, e nelle femine è tanta dottrina che saria nella città, dove sono uomini consumatissimi. e 4998_11418_000538 ed ella ch'altro non desiderava. in tal modo l'espose: altro non dinota il mio enimma, se non la lampade. 4998_11418_000539 onde trovato il modo di aprire una finestra vidde pe cancelli della ferrata gelosia che per aventura indi passava quel giovane che era ardentissimamente acceso dell amor di lei. chiamollo cautamente e dissegli: 4998_11418_000540 a questa bella e graziosa giovane s'era grandemente enfiato il pettignone, il quale era venuto a guisa di una grossa palla. 4998_11418_000541 egli è cornuto e già d amor si pieno che, piangendo, disfanta ogni veleno. l onesto e leggiadro enimma del signor ambasciatore. fu di non minor piacere che fusse la favola da lui raccontata. 4998_11418_000542 ch'assai mi dà desir più che speranza. anzi, veggio, ne bei modi temprati, quasi molesta farsi in te. fortuna si che il suo nome vive, il tuo s imbruna. 4998_11418_000543 era tra questi ladri uno che era molto familiare e domestico di questo vilio e dimostrava di esserli suo grande amico e alle volte l'aveva menato a desinare seco. 4998_11418_000544 la fanciulla, che era amorevole, s'accostò al signore e facevagli feste e carezze. assai, ed egli all incontro, la basciava e lusingava. 4998_11418_000545 e gli animali lassi prendevano riposo quando amorevole e dolce compagnia lasciato ogni tristo pensiero da canto, si ridusse al solito ridotto. 4998_11418_000546 il medico disse che non voleva stato né danari, ma una sola grazia, il ke promise conciedergli ogni cosa che convenevole fosse. 4998_11418_000547 ma vedendo non potersi prevaler di lui, assai si ramaricava: oda. lui diceva: figliuolo mio, tu sai quanto per farti un uomo ho per te speso. né dell'arte tua mi ho mai prevalesto nelle bisogne mie. 4998_11418_000548 sì, fieramente, s accese dell amor di costei che né di né notte non trovava riposo, e tanta era la passione e il tormento ch'egli sentiva. 4998_11418_000549 raffreddata ed acciò che cessassino dalle molte risa, la signora comandò a lauretta che enimma seguisse, la quale, ancor ridendo, così disse: 4998_11418_000550 e, non avendo moglie, prese per donna la figliuola di alessandro. di alessandri, cittadino napolitano, e di lei ebbe un solo figliuolo a cui pose nome cesare. 4998_11418_000551 ma la donna, ancor che di gran valuta i doni fussero tutti, li rifiutava perciò che a lei non bisognavano suoi presenti per aver il marito ricco che non le lasciava cosa alcuna mancare. 4998_11418_000552 la prima che uscì fu diana. l altra lionora, la terza isabella, la quarta vicenza e la quinta fiordiana. 4998_11418_000553 ed avenga che il prete lo pregasse che di ritorno volesse andar ad alloggiare con esso, lui perciò che egli voleva che alla donna tutto il fatto raccontasse. non però vi venne, ma, avuta la risposta, in sonno, per altra via al suo monasterio fece ritorno. 4998_11418_000554 ma ben molto piena e fornita di tutte quelle cose che sono alla umana vita necessarie. e per dar fede della scarsa e picciela sui spesa nel vivere, vestiva un abito vile, abietto e lordo. 4998_11418_000555 né più cosa alcuna. manifestamente si conoscea. quando la signora uscita di camera con le dieci damigelle andò fino alla scala, ricevendo lietamente la nobil compagnia che già di barca era smontata. 4998_11418_000556 il prete, che temeva non fusse scoperto essendo la spada e la rotella conosciuta, toinò al pagliaio e, senza veder altra fantasma, prese la sua spada e la rotella e, non senza gran sospetto, ritornò a casa. 4998_11418_000557 il mio adunque enimma dinota. il liuto il cui manico è lungo più d'un palmo, il cui ventre siede in grembo di colui che suona e dà diletto a gli ascoltanti. 4998_11418_000558 cosi soave che l'alma trabocca, e forza è trarlo per sciugarlo fuore. dite donne, se ciò e quel fin. 4998_11418_000559 perchè, conciosia cosa ch'egli più tosto avesse voluto perdere i danari e il pane. che perder voglio per far il figliuolo valente per se uno e l altro. 4998_11418_000560 decem vel circa. udendo tal risposta, i firentini dissero: fratelli, noi vi parliamo volgarmente e onde prociede che voi rispondete latinamente. 4998_11418_000561 ma ben quella che l sarto teneva. ascosa nasce odio tra loro e finalmente dionigi lo divora e violante figliuola del re, per moglie prende. 4998_11418_000562 la vezzosa finetta. andò in camera, dov era il drappo con le gioie annodato e quello sciolto, prese la collana e le perle ed empito il drappo di pietricelle e di terra, r ingroppò e postolo al luogo suo, se ne fuggì. 4998_11418_000563 a questa e alle altre fu data ampia licenza di poter liberamente ragionare ciò che più le piacesse, con questa però condizione che fussero piìi revi e risolute di quello che furono nelle notti precedenti. 4998_11418_000564 alta, son come ca né casa sono e splendo come speglio d ogn intorno dinanzi sto a cui chiedi perdono e perchè mi consumo notte e giorno. 4998_11418_000565 fu, se non da tutti, almeno dalla maggior j arte inteso r enimma che il ventaglio che porta la donna in mano significava. 4998_11418_000566 il padre. vedendo il pericolo grande della figliuola e temendo che non le avenisse qualche scorno per esser così stimata, deliberò di porla nel monasterio di san iorio della città di salerno. 4998_11418_000567 ed egli, sedendo appresso alla donna, quasi ad ogni boccone, dolcemente la basciava. il geloso per la novità della cosa rimase tutto attonito e sbigottito. 4998_11418_000568 le nostre voglie lunghe e ore corte di che pensier mi strugge. ma tardi o dura sorte de mortali, del vostro error pentita e di mia morte voi piangerete, e di vostra durezza. 4998_11418_000569 e tanto lo seguitò che, allontanato dalla compagnia, smarrì la dritta strada di maniera che, perduto il cervo di veduta e lasciata l impresa, non sapeva dove egli fosse, ne dove andasse. 4998_11418_000570 ti'ovasi scritto, padre, ne libri di ragion civile, che le sentenzie si deono connumerare tra i casi fortuiti, io che ho considerata la mente e non la corteccia della legge. 4998_11418_000571 non sapendo il poverello dove gire e trovandosi senza pecunia, vidde un certo cortile discosto alquanto dagli altri ed entratovi dentro senza che da alcuno fosse veduto né sentito. 4998_11418_000572 settima notte, notte ottava, il biondo e luminoso apollo, figliuolo del tonante giove e di latona ornai, s'era partito da noi. 4998_11418_000573 grato fu a ciascaduno il dotto e arguto enimma da isabella recitato, né vi fu alcun della compagnia a cui bastasse il cuore d interpretarlo. ma la prudente isabella così l'espose. 4998_11418_000574 ma finetta, astuta e maledetta. non si partì, ma fissamente guardò il volto della donna e, veggendola mesta, disse: 4998_11418_000575 che per divin costume, ci facevan gioir ad ora, ad ora, e la nobil sembianza dolcemente allargar a gli occhi il freno. 4998_11418_000576 onde, preso un poco d'ardire, distese il capo in fuori del pagliaio per meglio vedere e sentire quello che facevano gli innamorati. e tanto innanzi col capo si fece che, pesandoli più la testa che il busto né avendo modo nella aglia di ritenersi. 4998_11418_000577 non so qual mia disgrazia o ria sciagura spesso m induca a si malvaggio porto. che di maschio eh io son, cangio natura, e di vil feminella il nome porto. 4998_11418_000578 mi maraviglio grandemente di voi, messer anastasio, che voi, senza rispetto alcuno, veniate a queste ore pichiando l uscio dell altrui case. andatevene, poverello, a riposare e non molestate chi non vi dà noia. 4998_11418_000579 chi su le tenere erbette e chi sopra li fronzuti àlbori quando la signora con le sue damigelle uscì di camera e venne in sala. 4998_11418_000580 e la mattina per tempo uscire. il marito, udendo questo, s accese di sdegno e cominciollo villaneggiare dicendo: 4998_11418_000581 e, pensando che fusse stato qualche spirito maligno, chiamò il sacerdote, il quale, cantando salmi ed inni a ventre, degiuno con acqua benedetta, benedi la casa e poi tutti ritornarono a riposare. 4998_11418_000582 sì, fiiosoti come teologi e di qualunque altra sorte dottori, fecero la scelta de gli migliori e quelli ritenettero nella città a ciò che fussero la rocca e la fortezza nella disputazione contra firentini. 4998_11418_000583 e tratto fuori di seno un borsone di ducati d oro che lucevano come il sole e un fil di bianche grosse e tonde perle e due gioie legate in oro. gliele appresentò pregandola che ella non li negasse. il suo amore. 4998_11418_000584 la compagnia, poi, che ebbe molto comendata la dechiarazione dell enimma, si levò in piedi e, tolta buona licenza dalla signora con gli occhi sonnacchiosi, si parti. 4998_11418_000585 e dicendo queste pai ole si abbracciorono insieme ed'imaginarie lagrimette, il viso bagnandosi, si basciorono 4998_11418_000586 la fante conosciutolo, ne andò subito a lei, che con l amante era in camera e si sollazzava, e chiamatala da parte. le disse madonna raesser, anastasio pichia, alla porta, a cui disse la donna. 4998_11418_000587 e dimostrando l'ignoranza sua, perciò che, togliendo il vero per lo falso e il falso per lo vero, contendeva molte volte con gli altri. 4998_11418_000588 io donne mie care, voglio raccontarvi un caso, non da burla ma da dovero, a giorni nostri avenuto ad un povero fratuncello, non senza però suo grave danno. 4998_11418_000589 la donna aperta una sua cassetta, trasse fiioin la collana con un bel jiendente e un til di orientali perle e dièle a finetta. 4998_11418_000590 e levatosi da sedere con la fanciulla in braccio, sopra un letticello con la catena al collo, la pose ed ella, perchè l'ora era iarda immantinenti, si addormentò. 4998_11418_000591 quando il signor ferier beltramo volesse, per gentilezza sua, farmi una grazia per la quale io gli sarei sempre tenuta. 4998_11418_000592 e, tiratisi da un lato, fecero tra loro consiglio di uccidere il giovane e spogliatolo dello sue vestinienta, sotterrarlo nella campagna, persuadendosi che mai più di lui novella non si sentisse. 4998_11418_000593 dice il famosissimo poeta che chi prende diletto di far frode non si die lamentar s altrui l inganna. io molte volte e quasi sempre ho veduto quelli che vogliono ingannare rimanere ingannati. 4998_11418_000594 venuta la mattina sequente e volendo il prete celebrar la messa un poco per tempo, acciò che certi suoi negozii ispedir potesse. stavasi su l uscio della chiesa aspettando il chierichetto che a risponder la messa venisse. 4998_11418_000595 le quali, al lei comandamento, ubidientissime, in tal guisa, soavemente, cantarono: s'a bei principi, amor, di fede armati. 4998_11418_000596 a cui rispose il figliuolo padre. prima vi ringrazio delle spese e fatiche fatte per me, indi pregovi che non vi affannate, ancor che io non abbia apparato arte del sarto. sì, come era il desiderio vostro. 4998_11418_000597 i quali, ubbidientissimi a comandamenti suoi, presi i loro strumenti e accordati in tal modo la seguente canzone artificialmente cantarono: 4998_11418_000598 innanzi alla porta e nella spaziosissima corte vi erano alcuni pazzi e uomini da niente i quali, per la gran calidità del sole percossi, erano grandemente afflitti. 4998_11418_000599 e non potendo, con suoi ferri e altri ordegni, aprir la porta né romperla, e dubitando che per lo strepito non concitassero i vicini in sua mala ventura, s imaginarono d'ingannarlo per un'altra via. 4998_11418_000600 e postovi dentro di cinque damigelle il nome: il primo che uscì fu di lauretta, il secondo di arianna, il terzo di alteria, il quarto di eritrea, il quinto, 4998_11418_000601 la donna. sentendo le parole e conoscendo la vi feminella averle trovata la piaga che fieramente la noiava. si pose in dirotto pianto, che pareva che innanzi gli occhi avesse il morto marito. 4998_11418_000602 dimorando i dottori bergamaschi in tai servizi che contadini pareano, ecco venire i firentini cavalcando con grandissima pompa. i quali, veduti ch'ebbero quelli uomini che lavoravano la terra dissero: dio vi salvi, fratelli. 4998_11418_000603 piena. perciò che, oltre la lei lordura e succidume, ella debilita le forze, toglie la vista, priva l'uomo dell'intelletto. fallo infame: gli vuota la borsa. 4998_11418_000604 pigliate madonna questo drappo e, di vostra mano, ponetelo sotto il guanciale dove dorme il marito vostro e vedrete cose mirabili. ma non aprite il drappo fino a dimane, per ciò che ogni cosa si risolverebbe in fumo. 4998_11418_000605 il signor ferier, sentendosi nominare e richieder la grazia, disse: signora fiordiana, a voi sta il comandare e a me l'ubidire. comandate adunque quel che vi piace, che sforzerommi di contentarvi a pieno. 4998_11418_000606 e con esso lui era una contadina giovane e assai bella, la quale aveva nelle braccia una fanciulla di anni cerca cinque e la pasceva. 4998_11418_000607 dimmi, compagno mio, s'io non t'oftendo quel, eh io ti posi fra le gambe al scuro che n'hai tu fatto di saperlo. intendo che non vedendol. mi par troppo duro. 4998_11418_000608 altri altre cose e altri negavano che far si dovessero alcuno delli rimedii allegati. tutti finalmente furono d'accordo che tagliar si dovesse il luogo enfiato per rimover la materia e la causa del dolore. 4998_11418_000609 la favola raccontata da lionora mi presta campo largo di recitarvi un compassionevole caso, il quale ritiene più presto della istoria che della favola. 4998_11418_000610 il che deliberatosi vennero tutte le monache del monasterio e molte matrone, con alcuni propinqui della graziosa giovane. 4998_11418_000611 favola: l maestro gasparino, medico, con la sua virtù sanava i pazzi. grave è il carico che mi ha dato la signora in raccontar favole, perciò che è più tosto ufficio di donna che di uomo. 4998_11418_000612 ed essendo sopraggiunta la notte né sapendo dove andare per esser mal instrutto di queste contrade, trovai, per mia buona sorte, questa picciola abitazione dove, da questo vecchiarello e da questa donna, fui allegramente ricevuto. 4998_11418_000613 ma il giusto dio non permise il malvagio lor proponimento aver effetto, ma con bel modo il loro trattato. scoperse finito il trattato e il malvagio consiglio, malacarne, pensò di non poter solo adempire il deliberato pensiero. 4998_11418_000614 né più attendere come prima al mesterò del sarto, diègli licenza e mandollo a casa di suo padre, il padre che poverissimo era. veduto che ebbe il figliuolo, molto si duolse. 4998_11418_000615 e presso questo le diede in dono il castello di binasio, posto fra melano e pavia, il quale oggidì, per le continove guerre, è in sì fatta maniera distrutto che non ci è rimasta pietra sopra pietra. 4998_11418_000616 madonna si vaggrada che facciamo alcuna operazione, mandate fuori di camera tutte le fanti e ordinate eh attendino alli servigi di casa e noi, tra questo mezzo, resteremo qua e faremo quello che fa bisogno. 4998_11418_000617 e tanto con quello premea le erbe che vi erano dentro, che n usciva un sugo col quale ella faceva la salsa. laudevole fu la dichiarazione del non più inteso enimma. 4998_11418_000618 il prete circa la mezza notte, eccitando dal sonno il diacono, gli addimandò bellamente dove la patrona avesse riposta la torta che era avanzata, dicendogli che se non cibava il suo corpo, ei si morrebbe da fame. 4998_11418_000619 ferro appresso. questo non permetteva che alcuno, per stretto parente che gli fusse, o congiuntoli, per affinità o per amicizia, entrasse nella casa sua. 4998_11418_000620 la signora, vedendo la favola del molino esser giunta ad un ridicoloso termine e conoscendo che tempo velocemente correva, disse: eh, il dovesse con l'enimma l'ordine seguire. 4998_11418_000621 partita dal padre violante ed andata nella sua camera e chiusa sola dentro, si mise a piagnere e, preso il robino, l'abbracciava, basciava e stringeva, maladicendo, l'ora che il medico in queste parti era venuto. 4998_11418_000622 e di questo n è causa la unica bellezza vostra, la qual vi fa ad ogni altra donna superiore. e se a'oì non arrete, chiuse di pietà le porte, sovenerete a me che per voi al giorno ben mille volte moio. 4998_11418_000623 onde il capello, vedendo la cosa andar in longo, disse: signori, non perdiamo tempo. perciò, che enimma da me recitato altro non dinota che il giuoco, il quale, nato di solo padre, è da ogni uomo nodrito. 4998_11418_000624 vedendo il robino, le calde lagrime che da i be occhi giù scorrevano ed i profondi sospiri che dal ben disposto cuore venivano mosso a pietà si converse in umana forma e con amorevoli parole disse: 4998_11418_000625 imperciò che ella era specchio di virtù e di pudicizia e ad una lucrezia romana agguagliar si poteva. deliberò sanarlo di tal pessima egritudine. 4998_11418_000626 il figliolo grandicello gli diede un precettore che gì insegnasse le prime lettere, indi mandouo a bologna per studiare in ragion civile e ragion canonica, e ivi avealo tenuto lungo tempo. 4998_11418_000627 non è egli venuta l altra sera a me chiedendomi cose non men disoneste che triste, offerendomi danari e gioie. e perciò che io non gli diedi orecchio né volsi contentarlo. 4998_11418_000628 signor feriero, non ricusa l impresa. anzi vi ringrazio di quanto per me operato avete, e lietamente così disse. 4998_11418_000629 perciò che enimma da quemia sorella raccontato, altro non dimostra eccetto il trombone, il quale dal suonatore vien menato su e giù e vien sciugata l'acqua che vi è dentro per meglio suonare. 4998_11418_000630 e davasi ad intendere che per tal causa gli avessino a toccare de buoni clientuli e cause di molta importanzia. 4998_11418_000631 eh, era nel fior della sua bellezza, né passava il decimosesto anno. costei che filomena si chiamava. era da molti, per la sua bellezza, molestata e addimandata in moglie. 4998_11418_000632 indi di fiordiana, dopo di lodovica, riserbando a lionora il quarto luogo e ad isabella il quinto. 4998_11418_000633 corrispondesse con madonna: il fine unqua il tuo, col suo nome arrebbe fine, ma penso, ahimè, che n lei la tua possanza non è di tal valor che stringa il freno a r alto suoi pensier d onestà pieno. 4998_11418_000634 i quali, ben visto e esaminato il luogo della enfiazione, altri dicevano doverglisi sopraporre radici di altea cotte e miscolate con grasso di porco, perchè levarebbono il dolore e la enfiazione. 4998_11418_000635 ti che pensava non poterle altrimenti succedere se con r ingegno non dimostrasse quel che si potessero fare e operar le donne. 4998_11418_000636 il maestro, secondo la pazzia loro, li poneva in quelle lagune e alcuni di quelli curava con busse, altri con vigilie e astinenzie e altri, per la sottigliezza e temperanza dell aere, a poco a poco riduceva al pristino loro intelletto. 4998_11418_000637 che contenzioni e romori sono questi che voi fate? rispose: malacarne, signori. io vel dirò. questa sera, essendo venuto a casa, tutto lasso trovai un giovane soldato della vita, molto disposto. 4998_11418_000638 e percosselo di sì, fatta maniera che lo amazzò e di simolato e finto il fece un vero morto i compagni del ladro avendolo aspettato fin appresso il giorno. 4998_11418_000639 non però a lei, in perpetua sua pena, era possibile uscir mai fuori di casa e da tal servitù disciolgersi. perciò che ei teneva fedeli guardiani per custodia della casa e pe suoi servigi. 4998_11418_000640 il quale, messa la mano sopra il candido petto di violante, trovò due popoline ritondette e sode, ed ella, che ancora non s era addormentata, si smarrì e volse gridare. 4998_11418_000641 di punzoni, di busse fuorraisura, ogni un mi carca. si che al fin son scorto, ma peggio ancor m avien. eh a tempo. e loco per la vita d altrui, patisco il foco. 4998_11418_000642 e veggendo tutti, come la sera precedente esser ridotti, comandò gli stromenti che venissero e poscia eh, ebbero danzato alquanto. venne con l auro vaso uno servente e di quello un fanciullo. trasse cinque nomi. 4998_11418_000643 la forza sol de l'ingegno non poco mi fa prestar a cui non ha buon lume, ad alto stato un gentil cor colloco e sono scura, a cui di me presume. 4998_11418_000644 onde consumò il tempo indarno e i danari che, dovendo studiare in medicina e r opere di galeno, egli studiava la bocolica e le cartelle da giocare e di darsi piacere in tutte quelle cose che gli dilettavano. 4998_11418_000645 stando così, il prete in aspettazione, ecco venir il fratuncello, il quale innanzi giorno s'era levato e partito per non esser ivi raccolto, e 4998_11418_000646 e colla bocca di dietro soffiava a guisa d'un folle. allora il diacono, pensando di parlare col prete, disse: prendete, maestro, la torta ch'avete dimandata. 4998_11418_000647 enimma da me raccontato, altro. non dinota che il formento che ha nome di mamaschio, poi macinato, muta il nome e diviene femina, che è la farina e indi battuta con punzoni, diventa pane e per nutrire l'uomo e cotto nel fuoco. 4998_11418_000648 ison so io di che condizione è la moglie mia. son so io come r hai voluta corrompere con dinari e gioie e perle. non hai tu detto sciagurato e tristo che non volendo ella acconsentire alla tua sfrenata voglia? 4998_11418_000649 intravenuto, partitosi il cavalliei'e secretamente montò a cavallo e con quattro buoni compagni seguì la l'emina che con le gioie t'uggiva e, avanti che la sera venisse, l aggiunse ad una fiumana la quale voleva valicare. 4998_11418_000650 e fece alcune lagune con gli registri delle acque, quelle accrescendo e minuendo secondo che gli aggradiva, onde ne fece alcune dove entravano l'acque, tanto alte quanta è l'aitezza d un uomo. 4998_11418_000651 nacqui di padre sol ne madre alcuna, ebbi giamai e dopo, eh, io fui nato. così mi destinò la mia fortuna: che fra tutt uomo fusse nudrigato. 4998_11418_000652 rimase già lauretta. aveva dato fine alla sua favola quando la signora le fece motto che con enimma seguisse, ed ella, senza indugio, in tal modo disse: 4998_11418_000653 non stette molto tempo che venne una fanticella, la qual in verità era monaca, donna molto saputa e dottrinata e, a tal effetto, astutamente condotta, e disse: 4998_11418_000654 mentre che il signore, il vecchiarello e la nuora stavano in ragionamenti, sopraggiunse malacarne, figliuolo del vecchio e marito della giovane, ed entrato in casa vidde il signore che ragionava col vecchio e accarezzava la fanciulla. 4998_11418_000655 non posso astenermi dal ridere scrivendo la veritade in luogo di favola. tutte le monache, stupefatte per tal novità, piangevano da dolore, non per la ferita, né anco per la infermità della giovane. 4998_11418_000656 fallace speranza. come amor n hai del bel viso, sereno in tutto, privi e sconsolati a pieno. non senza qualche acceso sospiro fu ascoltata r amorosa canzone, la qual, forse, d alcuno penetrò le radici del cuore. 4998_11418_000657 e postavi la mano dentro trasse di cinque damigelle, il nome delle quali il primo fu di lionora, il secondo di lodovica, il terzo di floriana, il quarto di vicenza, il quinto d'isahella. 4998_11418_000658 sconsolate erbecine. dov è il valor, dov è la gloria vostra e i gentil sguardi de la donna nostra? ahimè, smarrito è il lume, anzi il bel sol, eh, ogni altro discolora. 4998_11418_000659 che furono ritornati a casa, avedutosi il marito che egli era stato la cagione di tutto questo male ed esser cosa superflua e frustratoria voler resistere a gli sottili inganni delle donne. 4998_11418_000660 il che detto, si partì. l accorto, giovane e vestitosi da monaco. e preparata una mensa con ogni maniera di dilicate vivande e abbondevolmente con vini gloriosissmii, andò all antedetto monasterio. 4998_11418_000661 bello e leggiadro, soti vago ed adorno albergo fra donzelle e gran signore seco vo solazzando notte o giorno, senza sospetto alcun, dentro e di fuore. 4998_11418_000662 te decima già in ogni parte gli stanchi animali per le diurne fatiche davano riposo alle travagliate membra chi su le molli piume che sui duri ed aspri sassi. 4998_11418_000663 disse il medico: sacra corona. altro da voi non voglio, se non un robino legato in oro, che ora si trova in balìa della figliuola vostra. 4998_11418_000664 il quale veduti e cacciatori. per timore si diede al fuggire. il signore ch'aveva cuor di leone e stava bene a cavallo, vedendo il cervo velocemente fuggire con gli sproni, spinse il cavallo e animosamente si mise a seguirlo. 4998_11418_000665 la donna già accesa di sdegno ed ira, sì per lo disturbo, sì anche per lo giovane ch'era in casa. si fé alla finestra e disse: 4998_11418_000666 il signor pietro bembo alla sua favola diede principio, cosi dicendo. favola iii: un tkdesco ed un spagnuolo mangiavano insieme. nacque tra servi. contenzione: qual fosse più liberale? 4998_11418_000667 e in presenza della donna, strettamente, ingroppò il drappo con le gioie dentro e dette alcune secrete baie e fatti certi altri segni. porse il drappo a madonna e dissele: 4998_11418_000668 però datemi aita, mentre è valor in voi ed in me vita piacque a tutti la dilettevole canzone dal trivigiano e dal molino armoniosamente cantata e a piena voce, tutti sommamente, la. 4998_11418_000669 volete, portatele alle vostre triste che vi contenteranno. io, come ben sapete, ho marito, il qual non mi niega, cosa che mi fa bisogno. andatevi adunque alla buon ora e, quel poco di tempo che vi avanza, attendete a vivere. 4998_11418_000670 né serai più. sì, oso di avicinarti a casa mia. il vecchio messe le pive nel sacco e, come muto divenuto, si partì e la donna savia e prudente dal marito tenuta. 4998_11418_000671 ed insomma più erano le battiture che i bocconi che egli mangiava, ma dionigi ogni cosa. pazientemente sofferiva e la notte alla fessura della camera n'andava e il tutto vedeva. 4998_11418_000672 e avuta una cella da quelli reverendi padri ivi dormi quella notte. venuta la mattina, fece ancora apparecchiare altre dilicatezze pel desinare, oltre quelle che già portate vi aveva. 4998_11418_000673 il quale, lasciando da canto ogni suo grave pensiero, così a dire incominciò. favola v: vilio brigantello amazza un ladro il quale vaia posto nelle insidie per amazzar lui. 4998_11418_000674 cavalliere, voi sapete il fervido e caldo amore che già tempo mi avete portato e ora portate. e avenga che in tutte le operazioni mie dura e crudele, vi abbia forse paruta. 4998_11418_000675 e, se ben consideriamo, non e è alcuno tra la gente nostra, o grande o piccolo, he si sia che non abbia qualche lettera appresso questo: noi siamo atti ad ogni magnanima impresa, il che veramente non si trova in voi, e se pur si trova, sono pochi. 4998_11418_000676 e quando fiatava, rendeva un certo fetore che quasi ammorbava chi s avicinava a lui. e in bocca aveva solo duo denti, i quali gli erano più presto di danno che di utile. 4998_11418_000677 indi venuto alla età della florida adolescen ia, dopo i studii e l'altre buone operazioni, alle volte si dava all'armiggiare a lanciar il palo e all'andar a caccia, e di questo assai si dilettava. 4998_11418_000678 la fanciulla, lasciato il vecchiarello con la madre in compagnia, ritornò al signore e facevagli maggior festa e maggior carezze che prima. 4998_11418_000679 e poscia, che castigato ed ammaestrato ebbe, lo ritornò a lattanzio pregandolo sommamente che lo dovesse tenere, castigarlo e nodrirlo. né altro da lui voleva se non che l'imparasse. 4998_11418_000680 amico il conforta dicendogli che non dubiti perciò che egli ha i danari del venduto cavallo nella tasca. eh, a basso picca e drieto il culo pende. 4998_11418_000681 non stette molto che lattanzio venne a casa e gitosene alla stalla per dar delle busse al cavallo. quello non trovò, ma acceso di subita ira e andato su dove erano le figliuole vidde, quelle dirottamente piagnere. 4998_11418_000682 per il che, volendo, con la sua ignoranzia, agguagliarsi a coloro eh erano dottissimi né avevano perso l'oglio e il tempo ne continoi, studij tentò prosontuosamente d ascendere al grado del dottorato. 4998_11418_000683 tosto che non s'è detto. il figliuolo tolti e danari volentieri. ubidendo al padre, si partì ed essendosi molto allontanato da lui, pervenne all ingresso d una selva dove scorreva un gran fiume. 4998_11418_000684 e venirsene verso il pagliaio, la qual, tantosto che il prete vide posta giù la spada e la rotella, corse ad abbracciarla e basciarla, e altresì ella, lui, e postisi ambidue appresso il pagliaio e coricatisi in terra, il prete prese quella cosa che l'uomo ha. 4998_11418_000685 vedreste trasformatosi adunque dionigi in un ellissimo cavallo e, menato dal padre in fiera, fu veduto da molti. i quai si maravigliavano di tanta bellezza e delle prove che il cavallo faceva. 4998_11418_000686 fallo dicovi adunque che a tempi nostri si trovò in melano, il signor francesco sforza, figliuolo di lodovico moro, duca di melano, il quale e in vita del padre e dopo la morte sua, fu da invidiosa fortuna, balestrato molto. 4998_11418_000687 le figliuole assecurate dal padre puntalraente. gli narrorno, il tulio, il padre inleso, il sopradetlo caso, senza indugio si spogliò le sue vestimenta. 4998_11418_000688 ahi, misera me che aggio fatto io, che debbio essere lacerata e fino al vivo squarciata. e da chi? da un manigoldo, da un assassino che meriterebbe mille morti. 4998_11418_000689 il saper e la prudenza vostra. credete voi, eh, io sia qualche meretrice tentandomi con vostri presenti? certo voi v ingannate. a me non mancano coteste cose che donar mi volete. 4998_11418_000690 e risanato di tanta e si grave infermità, pacificamente con la moglie visse ed ella, liberata dalla dura prigione, lealmente servò la fede al marito già. 4998_11418_000691 il signor francesco, eh, era savio e accorto, intese ch'ebbe le tristi parole della fanciulla, non le lasciò cader in terra, ma da prudente tacque. 4998_11418_000692 ma per la lor causa. perciò che elle, averebbeno più tosto voluto che quello che palesamente è occorso fusse intravenuto occultamente, impexiò che per onor suo fu subito mandata la giovane fuori del monasterio. 4998_11418_000693 ma con ogni studio ed arte attendeva a fortificar la porta, non conoscendo però che quelli fussero e compagni suoi, dimorando e giovani in questo conflitto, né potendo per violenza alcuna aprir r uscio uno de compagni tiratosi da parte. 4998_11418_000694 i giovani del duca, udendo il caso e parendogli verisimile per lo corpo che, morto, in terra giaceva e per lo compagno gravemente ferito, si mossero a pietà e, scesi giù di suoi cavalli, si misero a gettar giù la porta gridando ad alta voce: 4998_11418_000695 il padre le mandò medici pratichi e eccellenti e alcune vecchie che promettevano darle rimedii. presentanei che subito guarirebbe. 4998_11418_000696 se il mio marito fusse nella terra e in casa come non è, io vi aprirei volontieri, ma poi ch'egli non è in casa, non intendo di aprirvi. 4998_11418_000697 nella nostra città, che di belle donne ogni altra avanza, trovavasi una gentil madonna, leggiadra e d'ogni bellezza compiuta, i cui vaghi lumi fiammeggiavano come mattutina stella. 4998_11418_000698 dove gli apostoli semplici e abbietti confondevano la sapienzia di quelli che erano prudenti e savi, il che ora, con una mia favoluzza apertamente. 4998_11418_000699 madonna veronica, andò al letto e, alzato il guanciale, prese il drappo dove erano state messe le gioie, e discioltolo e, credendo trovar la collana e le perle, trovouo pieno di pietre. 4998_11418_000700 essendo i giovani tutti affannati né sapendo che partito prendere, disse uno dei compagni, io lo viddi. per questo sentiero seguir un cervo e tener la strada verso il vallone e perchè lo suo cavallo nel corso era più veloce che mio, non li potei tener dietro. 4998_11418_000701 indi la signora comandò il vaso aureo le fusse portato e postovi dentro di cinque damigelle il nome. il primo che uscì fuori di alteria fu il nome. 4998_11418_000702 il che, udendo, rimasi morta. ma, fatto buon coraggio, presi un bastone per batterlo ed egli, dubitando di quello li poteva avenire con bel modo, scese giù per la scala e si partì. 4998_11418_000703 quando la bella e fida compagnia, sprezzato ogni sforzevole vento e gonfiamento di mare e duro freddo all'usato luoco, si ridusse e, fatta primieramente la debita riverenza alla signora, ciascuno nella sua sedia, si pose a sedere. 4998_11418_000704 e fatti duo bollettini e posti in un vasetto, toccò a firentini andare a bergamo. il giorno della disputa fu determinato alle calende di maggio. 4998_11418_000705 più volte il vecchio la salutò per strada, quando ella andava o ritornava da divini uffici, pregandola che accettasse per suo buon servo e che non fosse sì cruda, bramando la lui morte. 4998_11418_000706 in questa dilettazione e piacere consummarono tutto il giorno. approssimandosi la sera, il geloso addimandò licenza dicendo che molto erano stati fuori del monasterio e che forza era ritornarci. 4998_11418_000707 a cui si fece incontro con viso giocondo e lieto e quasi divenne meno da soverchi i e inopinata allegrezza e così diposto ogni timore, le disse. 4998_11418_000708 ma ella, che intieramente aveva donato il suo amor al marito, di lui e di sue feste poco si curava di che il cavalliere ne sentiva quel cordoglio e quello affanno che mai amante sentisse. 4998_11418_000709 e postisi tutti a sedere secondo i loro gradi, disse la signora, mi parrebbe cosa convenevole che, dopo fatti alquanti balli e cantata una cancione, tutti sì, gli uomini come le donne- dicessero una favola. 4998_11418_000710 arrete. partitosi il medico, il padre chiamò violante e ambiduo. chiusi in una camera, dolcemente r interrogò del robino che voleva il medico, ma ella costantemente dinegava il tutto. 4998_11418_000711 venuto il vecchio in sala. la donna uscì di camera e fattaseli incontro, che pareva una mattutina rosa, dimandollo quello ch'egli andasse facendo a quell'ora. 4998_11418_000712 e quello ch'aveva imparato. recitava con grande audacia, anzi, senza ordine e preposteramente, ponendo una cosa al contrario dell'altra. 4998_11418_000713 in poco tenipo crebbi per ciascuna parte del mondo e son già sì avezzato che, quantunque mi mostri ad alcun rio, a molti aggrada e piace esser mio. 4998_11418_000714 per il che, volendo il padre mitigare il suo grandissimo dolore, chiamò a sé il figliuolo e, aperto il sfrigno de suoi danari e gioie, li consegnò la metà de suoi beni, la qual, nel vero, non meritava, dicendogli: 4998_11418_000715 la donna si spogliò e rimase come nacque, nuda, finetta all ora, tratta la spina della botte che era piena di buon vino, disse: madonna, ponete qua il dito vostro al bucco e tenetelo ben chiuso. 4998_11418_000716 vostro, perciò che io ne apparai un'altra che ne sarà di maggior utile e contento. state adunque cheto padre, mio diletto, né vi smarrite, perciò che presto vedrete il profitto che io fei, e del frutto la casa e la famiglia sovenir potrete. 4998_11418_000717 che in pochi dì divenne si macilente e magro che appena la pelle sopra le ossa ci stava. egli aveva gli occhi lagrimosi, la fronte rugosa, il naso schiacciato che a guisa di lambico sempre gli stillava. 4998_11418_000718 e, così come io dissi nel principio del mio parlare, l'ipocrisia offese l'anima ed il corpo del prete il quale, credendo mangiare la torta, rimase contra sua voglia: digiuno. 4998_11418_000719 ma il giovane, posta la mano sopra la bocca di odor piena, non la lasciò gridare e, messosi in genocchione le chiese: mercè. 4998_11418_000720 i quali, andando insieme, ragionavano, come si suol fare, varie e diverse cose. ed entrando di una cosa nelr altra, disse un firentino. 4998_11418_000721 francesco sforza, figliuolo di lodovico moro, duca di milano, segue un cervo nella caccia e, da compagni, si smarrisse. 4998_11418_000722 volta verrà la tua. e, voltatasi verso alteria, le comandò che la sua favola cominciasse. 4998_11418_000723 essendo adunque il sacco col corpo posto in casa ed essendo vilio, appresso il lume attento al lavorare, risguardando per aventura, come è costume di quelli che sono timidi e paurosi, il sacco dove nascoso era il ladro. 4998_11418_000724 e chiamavasi villo brigantello. costui, per paura de ladri, fingeva di esser costituto in gran povertà e abitava solitario, senza donna e senza servi, in una picciola casetta. 4998_11418_000725 partitisi cavalcarono verso un ostaria non molto distante dalla città, la quale era accomodata assai, ma prima che aggiungessero all albergo, s appresentò un fante di stalla e, invitandogli al suo ospizio, disse: 4998_11418_000726 il signore, dato al vecchierello e alla contadina un bel saluto, si pose con loro a sedere e di grazia gli addimandò che per quella notte gli volessero dare alloggiamento, non lasciandosi però conoscere. 4998_11418_000727 io, per nigromantica arte, trasmuterommi in un bellissimo cavallo e voi, fornito di sella e briglia, mi menerete alla fiera e mi venderete. 4998_11418_000728 guadagnare. nondimeno, io non conosco uomini più goffi né più ignoranti di voi. all ora fecesse avanti un bergamasco e disse: ed io vi dico che noi bergamaschi siamo in ogni conto più valenti di voi. 4998_11418_000729 il che, avendo persentito dionigi chetamente s accostò alla fessura che nella camera penetrava e vidde tutto quello che lattanzio, suo maestro, faceva laonde, invaghito di tal arte, puose ogni suo pensiero alla. 4998_11418_000730 ed entrato nel cortile, scese giù del cavallo e per se stesso lo legò ad una siepe ivi vicina. indi entrato in casa, trovò un vecchiarello che non aveva meno di anni nonanta. 4998_11418_000731 ed entrando d una parola in un altra, cominciorno battagliare insieme di filosofia. e sì, fortemente, argoivano i contadini bergamaschi che i dottori firentini non sapevano quasi rispondere. onde tutti, ammirativi tra loro, dicevano: 4998_11418_000732 io avrei creduto che, per l'amor che mi porti, non che un robino, ma del proprio sangue mi avesti dato. onde, per amor che io ti porto e per le fallche che ha portate tua madre per te, ti prego che non neghi la grazia che il medico addimanda. 4998_11418_000733 finetta, avute le gioie, addimandò un drappo di lino bianco, il qual subito le fu presentato, e prese tutte quelle cose ad una ad una e, fattile alcuni segni a suo modo di una in una, le pose nel bianco drajìpo. 4998_11418_000734 con il cui aiuto avea trovato rimedio al suo gravoso affanno, e tutto quel giorno e la notte sequente stettero in stretti abbracciamenti e saporiti basci. non altrimenti se all ora lusserò sposi. 4998_11418_000735 ardo, tremando e nell arte agghiaccio disir d un fermo amor, fido e perfetto. mi tien tra il sì e no, tardo e sospetto. 4998_11418_000736 era sì diligente ed accorto che quanto gli era dimostrato, tanto imparava. avenne che sendo un dì maestro lattanzio, solo e chiuso nella sua camera, faceva certe cose di negromanzia, il. 4998_11418_000737 onde assai si duolse e fcitta tuor buona licenza. dal maestro a casa lo condusse, aveva il buon padre per vestir il figliuolo, molti danari spesi acciò che apparasse l'arte del sarto. 4998_11418_000738 sopra di loro cadde, e non senza suo danno, perchè si ruppe un poco d'una gamba il schinco, il prete e la donna ch'erano in sul più bello del menar delle calcele e che ancor non erano venuti al compimento dell'opera. 4998_11418_000739 io, a dir il vero, il confesso che non sono mie e se altrimenti dicesse, me ne mentirei, ma ben bolle fedelmenle scritte secondo il modo che furono da dieci damigelle nel concistorio raccontate. 4998_11418_000740 e venuto a casa infilza le sentenzie per saper meglio giudicare. tre cose leggiadre donne distruggono il mondo e mandano ogni cosa sottosopra: la pecunia, il dispetto e rispetto. 4998_11418_000741 l'uscio chiuso, lalacarne col piede. picchiò l'uscio dicendo: o buon compagno, apri, che fai che non apri. il duca taceva. 4998_11418_000742 e avicinatosi al cavallo, espressamente conobbe quello esser dionigi e addimandato il patrone se vender lo voleva fulli. risposo che sì e, fatti molti ragionamenti, il mercatante gli off'erse dare fiorini ducento. 4998_11418_000743 il qual dato loro poi: eh, ebbe molto, ben serrato, uscio e bene puntelato, dissegli ad alta voce: voi mi deste un corpo vivo in luogo d un corpo morto. 4998_11418_000744 l'amico lo vendè e, tornando di villa, fu veduto dal giovane, il qual gli addimandò del suo cavallo e, non vedendolo molto, si turbò. 4998_11418_000745 arrei più volte il mio pensier scoperto sol per temprar del core l infinita passion. eh al fin mi scorge. ma vergogna e timor del vostro onore. 4998_11418_000746 e, tra le altre, una volta lo presero per lo capestro e lo menorono al fiume per dargli da bere. giunto il cavallo al fiume, subito nell acqua si lanciò e, trasformatosi nel pesce squallo, s attuff ò nell'onde. 4998_11418_000747 indi il signor francesco si rinchiuse in casa e l uscio con duo gran cassoni fortificò, aspettando virilmente quello che i giotti far volevano. 4998_11418_000748 a ferrara e addimandato dal prete, se egli fretta aveva, li rispose che no e che li bastava assai se la sera si trovava in ferrara e addimandato più oltre. s'egli voleva servirlo alla messa, rispose di si. 12804_11418_000000 imperciò che egli non solamente si affatica di farli quello che fa mistieri al viver suo, ma anche, spesse volte, mette a pericolo la vita e sparge il sangue per aggrandirlo e arricchirlo. 12804_11418_000001 e altro non si udi a di giorno in giorno. se non egli è stato spogliato il tale, egli è stato ucciso, il tale perseverando adunque rosolino nel suo fiero e bestiale proponimento e andando quotidianamente di mal in peggio. 12804_11418_000002 ma poscia che cosi vuol la sorte ch'io sia in servitù d'altrui, son disposta che la deliberazione seguite l effetto, con questa però condizione: eh, io posseda la guadagnata robba. 12804_11418_000003 bargetto, udendo le parole del giudice e sentendo nelle braccia grandissima passione e considerando di non poterla sofferire, dispose di confessare quello che non aveva fatto e disse: 12804_11418_000004 questo fanno i fanciulli che per la tenella età sono di senno e d intelletto privi. ma a voi, uomo savio e accorto a cui non fa bisogno curatore, io la robba restituir non intendo. 12804_11418_000005 e viver santamente. partitosi r osolino da pavia, andò all'eremo ed ivi visse santamente e fece tanta penitenza de suoi peccati che, per grazia di dio, meritò di esser salvo, e di lui fino al di d oggi si fa memoria, ad esempio dì buoni e dannazione di tristi. 12804_11418_000006 suo imperciò che galeotto, prese gran quantità di danari e molte ricche merci e in spagna secretamente se n'andò e in casa d'una povera vedova tolse due camere a pigione. 12804_11418_000007 bargetto respondeva: non saper quello che il giudice dicesse né esser vero ciò che gli improperava. il giudice, che aveva il maestro dalla corda ammaestrato, gli fece cenno che lo lasciasse venir giù da alto a basso senza pietà e remissione alcuna. 12804_11418_000008 il vicario, sentendolo dolersi e piagnere, diceva: confessa, non ti lasciar guastare, perciò che noi sappiamo di punto in punto il tutto, ma lo vogliamo sapere dalla tua bocca. 12804_11418_000009 ma, pur vedendolo bello e leggiadro e considerando l ingiuria che le faceva il marito tenendola chiusa nella torre, dispose al tutto seguire il piacer suo. 12804_11418_000010 i galafro, re di spagna, per le parole d un chiromante che la moglie li farebbe le corna. fabbrica una torre e in quella pone la moglie. 12804_11418_000011 alziòle la camicia- eh, era più che neve bianca- e, preso in mano il piviolo che già dritto era subito nel solco, lo mise e prese gli ultimi frutti d amore. 12804_11418_000012 pur ch'io fosse sicuro di ottener la grazia sua- la qual io reputo maggiore che ogni altra robba- la reina intesa la magnifica e generosa liberalità e considerato l'altissimo suo animo. 12804_11418_000013 pur addolciti dalle affettuose parole della reina e dalle larghe promesse del mercatante, lo lasciorono entrare il qual, prima fatta la debita e convenevole riverenza, la salutò, indi mostròle le nobili sue mei'ci. 12804_11418_000014 si pasce un vago e gentil arenino copresi di un bel manto e molto ornato di color giallo, verde e celestino. porta corona ed ha il capo elevato da veder molto, è vago e pellegrino. 12804_11418_000015 e dissero: signora quinci, passa un mercatante e ha robbe le più belle, le più ricche che vedeste già mai, e quelle sono non da cittadini, ma da re. 12804_11418_000016 il che, avendo persentito galeotto, si mise in ordine e vestitosi da mercatante e prese molte merci d'oro e d'argento. 12804_11418_000017 mia, l'angelica bellezza vostra, congiunta con quelle dolci e benigne accoglienze, mia sì, fortemente legato che io non spero potermi mai più da lei dissogliere. 12804_11418_000018 il re, che non sapeva la cosa, si maravigliò molto e cornandole che si levasse in piedi e gli raccontasse il tutto. 12804_11418_000019 avenne che, trovandosi un giorno il re a ragionamento con uno chiromante il quale, per comune fama, era peritissimo, neir arte vuolse che gli guardasse la mano e dicesse: la ventura sua. 12804_11418_000020 e teneva vita molto laudevole e santa. egli più volte con dolci parole riprese il padre della sua trista e scelerata vita e dolcemente pregollo: eh omai, ponesse fine a tante sceleragini. 12804_11418_000021 eccellenti dottori, grande é la costanza di questo reo e maggiore la tristezza sua e più tosto morrebbe tra tormenti che confessare, cosa alcuna onde mi parrebbe. così però parendo, e a voi di fare un tentativo per ultimo refugio. 12804_11418_000022 il pretore, che apertamente conosceva lui esser delinquente e non poterlo sentenziare a morte, assai si doleva onde la notte, considerando il pretore, la tristizia di rosolino e la costanza grande e non potergli dar più tormento per aver già purgato ogni indizio. 12804_11418_000023 elli, temendo di non essere scoperti e malmenati, non volevano consentire, perciò che il comandamento del re era grande e gli andava la vita. 12804_11418_000024 rosolino, che aveva sentita la non veridica confessione del figliuolo, ravoglieva nell animo suo molte cose ed alfine, mosso da fìlial amore e considerata la lui innocenzia, disse: 12804_11418_000025 rosolino, veduto ch'ebbe il figliuolo preso e legato al tormento, rimase attonito e molto si contristò. il pretore, tuttavia, assistente rosolino, ordinò che bargetto fosse levato in alto e cominciollo di molte cose interrogare. 12804_11418_000026 la gentil diana, sapendo il primo luogo del favoleggiar, a lei toccare, non aspettando altro comandamento, alla sua favola diede felice principio. favola i: 12804_11418_000027 rosolino da pavia, omicida e ladro, vien preso dalla famiglia del podestà e messo alla tortura. nulla confessa. 12804_11418_000028 ma poscia, eh, io sono assicurato, da lei dichiarerolle il tutto, sappi o re, che la moglie che tanto ami ti porrà due corna in testa e però fa mestieri che con somma diligenza la custodissi. 12804_11418_000029 rispose il mercatante. signora, non è danaro che sofficiente sia a sodisfamento di lei, ma quando vi fosse in piacere io più presto ve la donerei che venderla. 12804_11418_000030 il giovane che di tal cosa prendeva trastullo disse: signora, se voi non me la darete, lasciandomi andare alla buon ora, io mai non mi partirò di qua. 12804_11418_000031 aveva il pretore coni, è detto di sopra più fiate contra rosolino severamente proceduto, né aveva lasciato specie di tormento che non avesse provato. ma egli, saldo come ben fondata torre, sprezzava ogni tormento. 12804_11418_000032 il qual é questo: mandare i sergenti a prendere bargetto, figliuolo di rosolino, ed in presenza sua, metterlo al tormento. perciò che veduto il padre tormentare l innocente figliuolo, agevolmente confesserà l error suo. 12804_11418_000033 e per lo sèguito grande che egli aveva tutto il territorio. fortemente il temeva. e avenga che rosolino avesse comessi molti errori e contra lui fussero state porte molte querele, nondimeno non era uomo che vi bastasse l'animo proseguirle. 12804_11418_000034 dovendo adunque io dar cominciamento al favoleggiare di questa notte, mio pensato raccontarvi una favola che vi sia di sodisfamento e piacere. 12804_11418_000035 galafro, potentissimo re della spagna, fu uomo a giorni suoi bellicoso e per le sue virtù superò molte provincie e quelle al suo imperio sottomesse. 12804_11418_000036 aveva fabricata la rocca e in quella messa la moglie sotto grandissima custodia, ma non si sapeva la cagione. questo pervenne all orecchi di galeotto. 12804_11418_000037 ciò che tanti erano i favori delli tristi e malvaggi uomini che, li querelanti, abbandonavano le loro querele. aveva rosolino, un solo figliuolo, il quale, per natura, era tutto contrario al padre. 12804_11418_000038 rosolino, tu hai sofferti tanti tormenti. né mai abbiamo potuta da te aver la verità. ma poscia che vedesti bargetto ne tormenti e udisti la confessione da lui fatta, mutasti proponimento e, senza martorio alcuno, confessasti il tutto. 12804_11418_000039 il pretore udita di rosolino la confessione e fcattala con ogni diligenza annotare e ratificare e desideroso di sapere la causa, disse. 12804_11418_000040 rispose: rosolino ed io, se non la sapete, ve la raccontare. s attenti m ascoltarete. signori pietosi, umani e amatori di giustizia. 12804_11418_000041 e galeotto nel fatto d'arme vittorioso, con le sue merci a casa fece ritorno la. 12804_11418_000042 tra se stessa, s'imaginò lui non esser persona vile, ma di grandissimo maneggio, e voltatasi a lui disse: maestro, quello che voi dite non è atto di uomo vile, che è più delle volte dedito all ingordo guadagno. 12804_11418_000043 la reina, che era festevole e baldanzosa. vedendolo bello, piacevole e di natura benigno, incominciò ballestrarlo con la coda dell occhio e accenderlo del lei amore. 12804_11418_000044 figliuolo di diego, re di castiglia, il quale, considerata r angelica bellezza della reina e l età del suo marito e la vita che le faceva tenendola chiusa in una forte torre. 12804_11418_000045 tuttavia, quando voi mi tormentavate, io nulla pativa, perchè queste carni che voi ora vedete e tormentavate non erano mie, ma del padre mio, morto, putrido e già fatto polve. 12804_11418_000046 sino attanto che i re venga, ed egli giusto e sincero, o la pagherà o farammela, com è convenevole ristituire. la reina decetta dall astuto mercatante, temette che il re non sopragiungesse e, centra sua voglia, gli rese la robba. 12804_11418_000047 i guardiani, che temevano che il re non venisse ed ivi il giovane trovasse e come disubidienti uccider li facesse, apersono la porta e a suo bel grado lo lasciarono gire. 12804_11418_000048 i guardiani accesi d ira e di furore non volevano che per maniera alcuna uscisse se prima non pagava il scotto. il mercatante, che era più giotto di loro, disse: 12804_11418_000049 in quel punto galafro ritornava dalla caccia e, udendo dalla lunga il grido che faceva il mercatante, molto se ne rise. e giunto al palazzo e andato nella torre dove dimorava la reina. invece di saluto, burlando disse: 12804_11418_000050 vi fa superiore. se voi, come benigna e cortese nella grazia vostra, mi accetterete, arrete un servo di cui potrete disporre come di voi stessa. 12804_11418_000051 voi avete veduta e chiaramente conosciuta la costanza mia ne tormenti. né è maraviglia, perciò che allora voi martoravate le carni morte. ma quando voi tormentavate bargetto, unico mio figliuolo, allora tormentavate le carni vive. 12804_11418_000052 e quantunque più volte rosolino fusse stato crollato alla tortura per gli iiidicii grandi, eh, erano contra lui- non però mai volse confessare, anzi, con grandissima costanza villaneggiava il pretore e la sua corte. 12804_11418_000053 ha e piedi deboli e per la sua debolezza non può gir innanzi, onde nel fine rimane da ogn uno, miserabilmente abbandonata. 12804_11418_000054 in pavia, città della lombardia nobile, sì per lo literario studio, sì, anco per essere sepolto in quella il santissimo corpo del venerabile e divino agostino, martello degli eretici. 12804_11418_000055 maestro, le cose vostre sono bellissime, nò hanno opposizione alcuna, ma tra tutte questa molto mi aggrada. io volontieri saprei quello l appreciato. 12804_11418_000056 e quantunque fusse grandissima altercatione tra li giudici, si doveano averlo per convenuto o no, pur dopo molto contrasto, parve al pretore e alla sua corte di andar alla tortura e aver dalla sua bocca la confessione. 12804_11418_000057 avenne che galafro re una mattina per tempo, montò a cavallo e con tutta la sua corte se n andò alla caccia con animo di star fuori più giorni. 12804_11418_000058 ma la fortuna le fu favorevole, e molto più il re, il quale, per sua grazia e per virtù di amore, la pose in libertà ed acciò che le altre donzelle potessero favoleggiare. la signora comandò a diana che con l enimma seguisse. 12804_11418_000059 la reina udite tai parole stette sopra di sé e prese ammirazione: non picciola che il mercatante avesse tanto ardire. 12804_11418_000060 onde, non avendole né in tutto né in parte vendute, non mi tengo esser obligato a darvi cosa alcuna, perciò che con quelle istesse merci, con le quali nella torre entrai, me n uscisco fuori. 12804_11418_000061 finito l'enimma, tutti si levorono in piedi e tolsero licenza dalla signora, promettendole nella sera sequente ritornare secondo il consueto ordine. 12804_11418_000062 madama sta di buona voglia, nò ti smarrire, perciò che quello che vuole il cielo convien che sia. ed in quell ora fece spianar la torre e pose la moglie in libertà, con la quale allegramente visse. 12804_11418_000063 adunque disse il pretore: tu sei morto essendo le carni tue morte. non sono io morto, rispose rosolino, né manco le carni mie. morte sono, ma viveno. 12804_11418_000064 madonna, io il so e non lo voglio dire. e ciò replicò più volte la reina. udendo le parole del re e pensando che dicesse da dovero e non da burla, si tenne morta e, tutta tremante, prostratasi a terra, disse al re: 12804_11418_000065 e da dolore e da vergogna oppressa. così disse: non conviensi ad uomo magnifico e liberale addimandare in dietro la cosa lealmente donata. 12804_11418_000066 il chiromante inteso il voler del re, prese la sua mano e diligentemente mirò ogni linea che in quella si trovava e guardato che l'ebbe s ammutì e pallido nella faccia divenne. 12804_11418_000067 volse iddio che fusse dagli sergenti del pretore preso e legato e a pavia condotto ed essendo dal giudice del maleficio constituito, sfacciatamente negò il tutto. 12804_11418_000068 così. per lo contrario, la dislealtà che la signoreggia merita biasmo per esser parimenti vituperata da tutti. la prima distende le sue braccia in ogni parte e da tutto il mondo è strettamente abbracciata. 12804_11418_000069 il re, questo intendendo, rimase più morto che vivo e, data buona licenza al chiromante, imposegli che la cosa secreta tenesse. 12804_11418_000070 tristi. era già venuta al fine la favola di cateruzza, quando la signora ordinò che con l'enimma l'ordine seguisse, ed ella, con soave voce cosi disse: lu un ampio, fiorito e verde prato. 12804_11418_000071 la qual presta a comandamenti della signora. in tal maniera disse: vien da le parti di settentrione, gente rubesta di bianco vestita. ferisse ogn un senza compassione nel capo, ne li piedi e ne la vita. 12804_11418_000072 ed egli, che era innocente, diceva nulla sapere. il pretore, mostrandosi d ira acceso, disse: io tei farò ben sapere e ordinò che fusse tirato in alto. 12804_11418_000073 s imaginò di essere con la sua corte e proporre una cosa che intenderete. venuto il giorno, il pretore chiamò i suoi giudici e disse: 12804_11418_000074 ma prima che lo contentasse, disse: maestro, gran cosa son le forze d amore le quali mi hanno ridotta a si fatto termine che io sono rimasta più vostra che mia. 12804_11418_000075 signori, lasciatemi giù che tutto chiaramente vi dirò. lasciata leggiermente venir giù la fune e appresentatosi bargetto al conspetto del pretore e della corte, affermò in presenza del padre aver commessi tutti gli eccessi contra lui imputati. 12804_11418_000076 ma con effetti. dimostrate la magnanimità che nel cor vostro ben disposto regna. io, quantunque indegna, mio fero a piaceri e comandi vostri. 12804_11418_000077 dicendo: eh, erano tristi, giotti, ladri scelerati e che meriterebbeno, per la mala vita che tengono e per l ingiustizia che fanno, mille forche, affermando: sé esser uomo da bene, di buona vita, né esser alcuno che con verità dolersi possa di lui. 12804_11418_000078 onde diana, in cotal guisa r espose il mio enimma altro non dinota che la candida neve che fiocca giù e viene dal settentrione e senza remissione, percuote ogni persona. 12804_11418_000079 fratelli, poscia che voi mi vietate l'uscire, tenendomi qui a bada. io me ne starò sino a tanto che il re vostro venga ed egli, magnanimo e giusto signor, determinerà la questione nostra. 12804_11418_000080 io, se dio ti salvi ed abbia misericordia dell'anima tua, intenderei volentieri la causa di questa mutazione. ah, rispose rosolino. non la sapete voi, signori, disse il pretore. veramente noi non la sappiamo. 12804_11418_000081 questo consilio molto piacque alla corte e subito ordinò il pretore che bargetto fusse preso, legato e a sua presenza menato. preso bargetto e menato dinanzi al pretore, il giudice del maleficio tolse il suo constituto. 12804_11418_000082 io per voi ardo, né trovo acqua che estinguer possa si ardente fuoco in cui mi trovo io. da lontani paesi sono partito e non per altro se non per veder la rara e singoiar bellezza la quale ad ogni altra donna. 12804_11418_000083 adempita che ebbe il mercatante la sua voglia, uscì di camera e chiese alla reina la sua merce. in dietro, la reina, questo intendendo, attonita rimase. 12804_11418_000084 non tormentate più il figliuol mio, ma liberatelo, perciò che egli é innocentissimo ed io, nocente e senza altro tormento, minutissimamente, confessò ogni suo delitto. 12804_11418_000085 determinò di mettere la moglie in una forte torre e con diligenza farla servare. e così fece. era già divolgata d ogn intorno la fama come galafro re. 12804_11418_000086 rosolino, intesa la legger sentenzia, levò le mani al cielo e iddio ringraziò, promettendogli con giuramento mutar vita e viver santamente. 12804_11418_000087 il che, intendendo il pretore, ordinò che gli sergenti in ceppi con tenaci catene in prigione, lo mettessero dandogli solamente al giorno tre uncie di pane e tre di acqua, e che fusse con ogni diligenza custodito. 12804_11418_000088 maestro, dite ciò che avete veduto, né temete, perchè quello che voi direte accetteremo allegramente. il chiromante, assicurato dal re di poter liberamente parlare, disse: 12804_11418_000089 la favola recitata da diana non dispiacque alla irrigata, ma ben stette ammirativa che la reina così di leggieri scoprisse il suo coperto. fallo perciò che più tosto doveva sofferire mille morti che incorrere in tal vituperoso biasmo. 12804_11418_000090 il mercatante, vedendo la reina ben disposta e la cosa riuscire sì, come egli desiderava, disse: signora vera e salda colonna della vita mia. 12804_11418_000091 chi vuol comprar delle mie merci? facesi innanzi udendo le damigelle della reina, il mercatante, sì, altamente gridare, si fecero ad una finestra. 12804_11418_000092 perchè i galli denunziavano la notte esser di gran lunga mezza passata. la signora umanamente impose a cateruzza che con la bella favola ed enimma la decima notte terminasse. 12804_11418_000093 e per la sua gentilezza e maniere accorte era sommamente amata dal re. né ad aitro pensava che compiacerle. 12804_11418_000094 e che questo sia il vero dimostreròvelo con questa breve favoluzza ch'ora raccontarvi. intendo la quale, perciò che è più pietosa che dilettevole, penso vi sarà di non poco ammaestramento e dottrina. 12804_11418_000095 or stando il re, in questo affannoso pensiero e considerando dì e notte quello che detto gli aveva il chiromante e come schiffar puotesse un sì ignominioso scorno. 12804_11418_000096 venuto il re. alla senile età, prese per moglie una giovane feliciana per nome, chiamata donna, veramente leggiadra, cortese e fresca come rosa. 12804_11418_000097 sacra maestà, molto mi spiace esser qui aggiunto per raccontarle cosa per cui dolore e noia ne abbia a venire. 12804_11418_000098 quanto e qual sia l'ardente, tenace amore del padre verso il virtuoso e disciplinato figliuolo. non è alcun eh abbia figliuoli che apertamente non lo conosca. 12804_11418_000099 prese il giovane per mano e menòlo in un camerino e affettuosamente s abbruciarono e basciarla, il giovane messala sopra il letto e lui, coricatosi, appresso. 12804_11418_000100 la coda leva e mira e il suo amor sfida, ma i pie si guarda e da vergogna grida. l enimma da cateruzza raccontato fu dalla maggior parte inteso che era il pavone dedicato alla dea giunone. 12804_11418_000101 e bargetto, innocentissimo, rispondeva di non sapere cosa alcuna di quello era interrogato, il che, vedendo il pretore, senza indugio il fece spogliare e metterlo alla tortura in presenza del padre. 12804_11418_000102 ed ella più desiderosa di dire che di tacere. alla sua favola, in tal sruisa, diede cominciamento favola. 12804_11418_000103 la quale da galeotto, figliuolo di diego, re di castiglia, rimane aggabbata. sì, come amorose donne, la lealtà che in una gentil madonna si trova merita lode per esser sommamente comendata da tutti. 12804_11418_000104 uscito il mercatante della torre e lasciata la reina, più con vergogna che con robba, cominciò ad alta voce gridare: io il so e non lo voglio dire. io il so e non lo voglio dire. 12804_11418_000105 deliberò di tentare se gli poteva far una berta. e sì, come egli deliberò. così la deliberazione riuscì come era il desiderio suo. 12804_11418_000106 il quale, con le sue occhiute, penne di vari colori dipinte, si mira d ogni intorno e s insuperbisse, ma poscia che vede i loi di e sporchi piedi, abbassa la pomposa coda e vergognoso rimane. 12804_11418_000107 sceleragini, dipingendogli i strabocchevoli pericoli ne quai continovamente viveva. ma nel vero, la munizioni sagge del figliuolo erano frustatorie e vane. perciò che maggiormente che prima egli attendeva al suo disonesto essercizio. 12804_11418_000108 lume e chiarezza della religione cristiana. fu già poco tempo fa un uomo disleale, malvagio, omicida, ladro e ad ogni malfar disposto, e tutti rosolino per nome lo chiamavano. 12804_11418_000109 determinò di perpetuo bandirlo. non che i peccati si lieve pena meritassero, ma per l amore che l padre portava al figliuolo. 12804_11418_000110 di morti stan coperte le persone e di salvarsi. ogn un qua e là s'aita arde in le case. d ogni canto il fuoco da lor schermirsi non si trova luoco. 12804_11418_000111 ma quando tormentaste il figliuol mio, tormentavate le carni mie, perchè la carne del figliuolo è propria carne del padre. il pretore, intesa la causa, volse del tutto assolverlo, ma perchè la giustitia non pativa che tanti deliti impuniti rimanessero. 12804_11418_000112 partitosi il mercatante per uscir del castello, i guardiani lo assalirono e addimandarono la cortesia che promessa gli aveva il mercatante. non negò averli promesso, ma con patto: s egli vendeva le sue merci, parte di quelle. 12804_11418_000113 il mercatante che non dormiva, dimostrava nel volto corresponderle in amore. vedute che ebbe la reina, molte cose disse. 12804_11418_000114 e perchè era ricco e capo di parte, molti lo seguitavano e, stando alla strada, or questo, or quello, spogliava, rubbava e uccideva. 12804_11418_000115 prencipi e gran signori- e tra le altre vi sono alcune a voi conformi- tutte ingemmate di preziose gioie. la reina bramosa di veder così belle merci. pregò i guardiani che entrar lo lasciassero. 12804_11418_000116 il re, vedendo il chiromante muto e bianco nel viso divenuto, conobbe apertamente lui aver veduta cosa che non gli aggradiva e fattogli buon cuore, disse: 12804_11418_000117 il mercatante, veduta l ingordigia della reina, prese la nobil merce e quella le diede in dono. la reina invaghita della cara e preciosa robba, dimostrando di non aver il cuor di pietra né di diamante. 12804_11418_000118 venuta la mattina, il pretore fece condurre rosolino alla sua presenza e tolse di volontà il constituto ed egli, come prima, dinegò ogni cosa. questo vedendo, il pretore comandò che fusse alla corda legato e in alto levato. 12804_11418_000119 il meschinello che sentiva grandissimo dolore e passione, fortemente gridava misericordia, signor pretore, misericordia che io sono innocente, né mai commessi tai delitti. 12804_11418_000120 re sappi, eh, io ti ho tradito e chiedoti perdono del mio gran fallo. né è morte che io non meriti, ma confisa della tua clemenza. spero di ottener grazia e perdono. 12804_11418_000121 enimma da diana recitato fu di gran piacere a tutti e chi ad uno modo e chi a l'altro l'interpretava, ma pochi l'intendevano. 12804_11418_000122 che erano bellissime e valevano uno stalo. uscì di casa e quinci e quindi andava dimostrando le sue merci per la città. ultimamente pervenuto al luoco della torre, più volte gridò. 12804_11418_000123 e videro bellissimi panni d oro e d argento in tal maniera ricamati che era cosa ammirativa a vederli. le donzelle subito corsero alla reina. 12804_11418_000124 vede l innocente figliuolo tormentare e, senza più martorio, il padre confessa, il pretore li dona la vita ed il bandiggia. egli si fa eremita e salva l anima sua. 12804_11418_000125 la reina smarrita, con tremente voce e con abondantissime lacrime. li narrò il caso dal principio alla fine. la qual cosa intesa, disse il re. 12804_11418_000126 risusciterà, rispose l'orso. non fa mestiero dir altre parole: io aprirò la bocca a più mio potere e tu porrai la zampa dentro e trarrai del grasso a tuo piacere. 12804_11418_000127 e veduto l'asino e quello attentamente mirato, molto si maravigliò. eh, egli avesse avuto tanta arroganza e tanto ardire di ascendere il monte senza sua licenza e saputa. 12804_11418_000128 sacra maestà, la fatica e il sudor fu mio, ma l onor d altrui? io, con questi miei animali, per la liberazione della figliuola vostra, uccisi la fiera. 12804_11418_000129 e quando lavorano il pungono con gli agi, lo percuoteno e lo fanno stare a suo modo bella, anzi, bellissima fu giudicata la sottil interpretazione. 12804_11418_000130 il leone eh, era gagliardo, non sì tosto. s appresentò al fosso che fu da l'altra parte, l asino, appresentandosi alla sponda del fosso, animosamente saltò. 12804_11418_000131 il leone pose la zampa dentro della gola dell orso che si ristringeva, acciò che più in giù la potesse ficcare e cavolli il grasso che facea bisogno, e con quello unse d ogni i intorno la piaga del signore. 12804_11418_000132 io ne son contento, disse brancaleone, ma voglio che tu sii il primo a valicare il leone, che sapeva ben nuotare. con molta destrezza varcò il fiume e, postosi sopra la sponda del fiume, disse: 12804_11418_000133 cenato che ebbero, disse l'eremita a cesarino. non molto lungi di qua alberga un dracone il cui anelito ammorba e avelena ogni cosa, né è persona che li possa resistere. 12804_11418_000134 ma l empia e cieca fortuna, mutatrice di regni, volvitrice delle cose mondane, nemica di ciascun felice, non sofferse la giovane, lungo tempo, il suo caro amante godere. 12804_11418_000135 ma fa che per l innanzi più non mi annoi perciò che di amici veniressimo nemici, e sarebbe il peggio per te ed avenga che morto mi vedesti. non però voglio che tu te ne curi, punto. 12804_11418_000136 che vie più del domestico che del salvatico teneva e veggendolo si verdeggiante e bello fra se stesso. deliberò quello: ascendere ed ivi abitare e la vita sua finire. 12804_11418_000137 veggendolo di forma, bello e riguardevole, considerò tra se stessa, lui, essere uomo più tosto da essercitarsi ne piaceri umani che darsi alla solitudine. 12804_11418_000138 e consumarono il matrimonio la madre e le sorelle di cesarino, sentita la nova che egli era stato l uccisor della fiera e liberator della puncella. 12804_11418_000139 l'asino, veduto il leone, si sentì arricciare tutti i peli e, per la sùbita paura, cessò di mangiare né ardiva pur di moversi. 12804_11418_000140 disse: sacratissimo re, egli è cosa detestabile molto che un malvaggio e reo uomo, consueto ad abitare nelle spelunche, divenga marito di colei. eh, è fior di liggiadria, norma di costumi, specchio di gentilezza e dotata d ogni virtù. 12804_11418_000141 voi, in questa sera, a quattro ore di notte, porrete un lume acceso alla finestra della capanna vostra ed io quello veduto immantenenti verrommi a voi. 12804_11418_000142 gli amici ed i parenti, vedendo la sua infermità per lo detto de medici esser mortale ed incurabile, con destro modo gli fecero intendere che si confessasse e ordinasse i fatti suoi. 12804_11418_000143 il prete, che pur aveva molte lettere nella testa e conosceva chiaramente quelli contratti essere illeciti ed usurari, incominciò umilmente riprenderlo, dichiarandogli: eh, egli era obligato alla restituzione. 12804_11418_000144 ma come invidiosa dell altrui, bene, s interpose e ruppe ogni suo disegno. imperciò che, essendo aria da noiosa nebbia d ogn intorno impedita, la giovane che avea veduto acceso lume si gettò nel mare. 12804_11418_000145 ma andrigetto con parole spiacevoli, il villaneggiava e il minacciava sopra la vita. e perchè egli era uomo grande e de prima della città e correva continovamente san bocca d oro. il notaio faceva quanto li comandava. 12804_11418_000146 venuto il confessore e il notaio, s appresentaro a lui e dissero: messer andrigetto, iddio vi dia la vostra sanità e, come vi sentite, state di buon animo. non abbiate timore che tosto, vi risanarete. 12804_11418_000147 inteso questo, il re e la figliuola, che doratea si chiamava, i, andorono in contra e con insperata letizia la bracciolo e con gran festa al regal palazzo lo condussero. 12804_11418_000148 altrimenti distruggerebbe il tutto. e per empia e mala fortuna, dimani tocca la sorte alla figliuola del re, la quale e di bellezza e di virtù e di costumi avanza ogni altra donzella. né é cosa in lei che non sia d ogni laude degna. 12804_11418_000149 ella venga a trovarmi nello oscuro baratro infernale ed insieme con noi tre sia tormentata di eterno supplicio, il residuo veramente di tutti e miei beni. 12804_11418_000150 vero ad altri col danaro, e questo faceva. non che egli avesse animo di sovenire ai poveri, ma acciò che li cavasse dalle mani, qualche campo di terra, e aggrandisse e suoi poderi e rendite. 12804_11418_000151 il re, udito che ebbe l'eremita che saldamente parlava e conoscendo le lui parole scaturire da fidelissimo e intiero amore, gli prestò inviolabil fede. 12804_11418_000152 ma poscia che di tal fatto furono chiari, deliberarono di farla morire. e fatto tra loro deliberato consiglio, quello essequirono. 12804_11418_000153 indi disse andrigetto al notaio: scrivi itera. lascio t anima di tonisto raspante mio notaio al gran satanasso. acciò che ella faccia compagnia alla mia quando di qua sì partirà. 12804_11418_000154 altri di più coraggio. volsero vedere il fine. i tre animali con denti e con unghie tanto fecero che spogliarono al suo signore le vestimenta e, volgendolo da ogni parte, trovarono la piaga. 12804_11418_000155 andrigetto ordinò che fossero chiamati sette uomini i quai fussero testimoni del suo nuncupativo ed ultimo testamento. venuti i testimoni ed appresentatisi all infermo, disse andrigetto al notaio. 12804_11418_000156 e di abbondantissime lagrime il bianco petto coperse assai volte in vano chiamandola, ma poscia che ei ebbe pianto, pensò di darle degna sepoltura ed aiutare con orazioni, con digiuni e con altri beni r anima sua. 12804_11418_000157 e costretto dal ravogliamento dell acqua. ora andava col capo in giù e ora co piedi, e ora si fattamente si sommergeva che di lui nulla o poco si vedeva. 12804_11418_000158 allora il leone maggiormente si paventò e presa la gracchia, per amor dell asino, quella tenne e senza dir alti'o ritornò alla preda. 12804_11418_000159 indi, datale la benedizione e basciatala dentro la fossa, la mise e con la terra la coperse e in tal guisa fu conservato l'onor di fratelli e della donna, né mai si seppe quello di lei ci fosse. 12804_11418_000160 il re, considerando il teschio dell altero e non più veduto mostro e compresa la liberazione della figliuola e del paese, ordinò un onorato trionfo e una superba festa alla quale furono invitate tutte le donne della città, le quali pomposamente vestite. 12804_11418_000161 sicuro si l eremita per le parole di cesarino ed entrò nella sua povera cella. era cesarino molto affannato per lo lungo camino che fatto aveva e, voltatosi verso l eremita, disse: 12804_11418_000162 or avenne che, dopo molti stimoli degli amici e parenti, egli volse compiacerli e comandò che tonisto raspante, suo notaio, e pre neofito, suo confessore, fussero chiamati che voleva confessarsi e ordinare i fatti suoi. 12804_11418_000163 e tra ragusi e la sopradetta isola è un scoglietto dove altro non si trova se non una chiesa assai picciola con un poco di capanna mezza coperta di tavole. 12804_11418_000164 la diversità dell umane cose, la varietii di teniii, i costumi degli uomini maligni fanno spesse volte quello che è bello parer brutto e quello che è brutto parer beilo. 12804_11418_000165 il fratello minore, fatto il chiaro giorno, rese le debite grazie al calogero per le accoglienze fatte e da lui si partì. 12804_11418_000166 tonisto, che vi viene per mercede di pregare un testamento. rispose tonisto, secondo il capitolare de notai è un fiorino, poi più e meno, secondo vogliono i testatori. 12804_11418_000167 ma i fratelli tanto si dilungarono che la condussero neir alto mare e, calata giù l antenna, estinsero il lume. la miserella, non vedendo più il lume né sapendo dove si fusse già stanca per lo lungo nuotare. 12804_11418_000168 essendo gli ainmali di natui a feroci e per accidente domestici cresciuti e avendo già prese le lor vive forze, cesai ino con essi loro sovente se n andava alla caccia e, sempre carico di silvestri fiere, lietamente a casa ritornava. 12804_11418_000169 e queste parole dette, si mise fortemente a piagnere il calogero che ancor non s aveva aveduto. eh, ella, l amasse, restò come pazzo. 12804_11418_000170 il che tutti quelli circonvicini, contadini sì del piano come del monte, ricorrevano ad andrigetto e che gli dava un campo di prato, chi un campo di bosco e chi un campo di terra. arata. 12804_11418_000171 ormai la baldanzosa eritrea aveva posto tìne alla sua favola, quando gli uomini, e parimenti le donne, stavano ammirativi considerando la gran sciocchezza del disperato andrigetto il qual volse piìi tosto esser schiavo del nemico dell umana natura. 12804_11418_000172 ma il lupo, che per gli indizii dati apertamente s accorgea qual fusse l'animale di cui il leone parlava, disse: compare. non abbiate timore, perciò, che egli s addimanda l asino, ed è il più vile animale che la natura creasse. 12804_11418_000173 ritornato l'asino, a l'ordinato luoco si mise a posare e per la gran pienezza spesso scoccava la ballestra, la quale ora s'apriva, ora si serrava, a guisa della bocca di un gran pesce. eh, è fuori del fiume, in secca terra. 12804_11418_000174 il lupo, che aveva allora l asino veduto e conosciuto, disse: affermiamosi compare, non dubitate ch'egli è. 12804_11418_000175 udendo il suo patrone morto e fatto consiglio tra loro, pensorono d'impiombargli l'orecchi. e si, come s imaginorono, così fecero. 12804_11418_000176 beilo laonde. se in questa l'avola che ora raccontar intendo fosse cosa alcuna che offendesse l orecchie vostre, mi perdonerete, riservandovi ad altro tempo il convenevole castigo. 12804_11418_000177 ma presolo per un braccio. ninno però, avedendosi, lo trasse fuori dell onde e portollo dentro in casa e gettatosi sopra il morto viso. per lungo spazio lo pianse. 12804_11418_000178 il quale, veduta la giovane, la prese per la mano e menoua nella sua mal coperta capanna e, preso il sugatolo come neve bianco con le proprie mani, da ogni parte r asciugò. 12804_11418_000179 dovendo adunque io, questa sera favoleggiare la favola di vrianna, mi ha ridotto a memoria una novelluzza la quale, avenga che ridicolosa non sia né lunga, sarà nondimeno dilettevole e di non picciolo frutto. 12804_11418_000180 aspettando quello avenir potesse la giovane veduto il lume acceso, secondo il suo costume si mise in mare e animosamente nuotava verso la capanna. 12804_11418_000181 non temo, rispose la giovane di non mantener la lena, perciò che io nuoterei a gara d un pesce, il calogero, vedendo il suo fermo volere. 12804_11418_000182 e non venendo il signor, secondo il costume suo, a visitarli e dargli il cibo, tennerono per certo lui esser morto e, usciti di casa, tutta tre corsero là dove i becchini portavano il corpo morto. 12804_11418_000183 e, caminando insieme, aggiunsero ad un fosso molto largo e profondo, disse il leone: ora é il tempo che noi vediamo qual di noi salterà meglio questo fosso. 12804_11418_000184 il leone andato in preda. prese molte fiere salvatiche, ma l'asino trovato r uscio d una casa aperto. entrò dentro e veduto neir aia, un grandissimo cumolo di melega. a quello s'avicinò e tanta ne prese che quasi il pancirone era per scoppiare. 12804_11418_000185 bianca e tonda son io, non molto dura, grossa, che la man m empie, è cosa vera. a le femine e han grand apertura, me le ficco nel corpo tutta intiera. 12804_11418_000186 cesarino di berni, con un leoni, un orso e uxn lupo si parte dalla madrk e dalle sorelle e, giunto nella sicilia, trova la figliuola del re che deveva esser divorata da un ferocissimo dracone. 12804_11418_000187 e non è da altro se non da soma e da bastone. io, solo a giorni miei, ne divorai più d un centenaio. andiamo dunque, compare sicuramente e vederete la prova. 12804_11418_000188 e io me ne sono stato qui d'intorno e prostrato a terra con le natiche, presi tante gracchie e tanti altri animali che mi sono, come tu vedi, lautamente pasciuto, e questa sola mi è rimasta nelle natiche, la quale a tuo nome riservai e pregoti che per amor mio la prendi. 12804_11418_000189 favola v. andrigetto da valsabbia, cittadino di como, venendo a morte fa testamento e lascia l'anima sua e quella del notaio e del suo confessore al dia volo e se ne muore dannato. 12804_11418_000190 pur il leone cercava intrattenerlo, ma il lupo, temendo della vita, fortemente instava che noi tenesse a bada. il leone, vedendo il gran pericolo nel quale incorreva, il lupo, sollecitava che più innanzi andar non dovesse. 12804_11418_000191 e voltatosi verso lui, vidde che era morto. onde attonito disse: compare, non ve lo dissi io che vi ucciderebbe. vedete, quello avete guadagnato: voi avete perduta la vita ed io l'occhio sinistro. 12804_11418_000192 io ora non mi troverei in tanto laberìnto, e perchè egli allora fece più stima del danaro che dell'anima mia e sua. però quella raccomando e do nelle mani di lucifero. il notaio, che temeva molto di non aggiungere mal a male, scrisse quanto egli gli disse. 12804_11418_000193 il quale presa la lingua e postala in una bisciaccia con gli animali e con l eremita al re. se ne andò e, appresentatosi e postosi in ginocchioni, disse: 12804_11418_000194 imperciò che il minor fratello, nel brunir della sera, ascese nella navicella, e chetamente solo al calogero se. 12804_11418_000195 partomi e torno e volo più che augello. ne ad alcun mai toccarmi fu permesso e vosco. spesso mi ritrovo a cena, quantunque mora e nasca senza pena. 12804_11418_000196 e, cosi dicendo, trasse una coppia di calzi neir aria e mollò alquante rocchette che fecero il leone stordire. sentendo il leone, il gran rimbombo di calzi, il crepitanti tuono che fuor della ballestra usciva, grandemente si spaventò. 12804_11418_000197 teodoro, fratello e solo refrigerio dell anima mia. tanta è la passione che mi tormenta che, se voi non mi prestate aiuto, presto mi vederete di vita priva. 12804_11418_000198 costui, non avendo il modo di sostentare la vita sua, andavasi quando a ragusi e quando all isola di mezzo e mendicava. 12804_11418_000199 per viver corro a volontaria morte. da pochi, anzi da niuno, fu inteso il dotto enimma, dal molino raccontato. 12804_11418_000200 appella all'ora l'asino. fatto più animoso disse: ed io mi chiamo brancaleone. questo, udendo il leone, disse: costui vei amente debbe esser più possente di me. 12804_11418_000201 però che la campai dalla morte e in segno della verità, trasse dal saccone l orribil teschio dell'uccisa fiera e appresentollo al re. 12804_11418_000202 questo asino per lo poco mangiare e poco bere che il monaio gli dava. non poteva sostenere le gran fatiche, né tolerare le dure bastonate che il patrone continovamente gli dava. 12804_11418_000203 non stette molto che venne il tempo di confessarsi e andrigetto, mandò al confessore un bello e lauto, desinare e, appresso questo tanto panno finissimo che facesse un paio di calce ed a lui ed alla sua fante e per lo giorno sequente. 12804_11418_000204 allegrò laonde il signor a poco a poco cominciò aver le forze e di morto vivo rivenne il che, vedendo quelli che vi erano presenti, restorono stupefatti e subito corsero al re e gli dissero: cesarino vivere. 12804_11418_000205 allora, andrigetto, infiammato come bragia di fuoco, disse al notaio: non ti dissi io che tu scrivesti com io ti dissi, non ti pagai oltre il devere, acciò che tu scrivesti quanto io diceva. 12804_11418_000206 in como picciola, città della lombardia non molto discosta da melano, abitava un cittadino nomato andrigetto da sabbia. 12804_11418_000207 ora, disse il leone all'orso, fratel mio or fa, dibisogno d'un poco di grasso delle budella tue. perciò che tantosto che unta sarà la piaga, il signor nostro risusciterà. 12804_11418_000208 e presa un antennella e il lume, montarono in nave e verso la capanna del calogero. se n'andarono e, aggiunti che furono, drizzarono l antennella in piede e sopra quella posero l acceso lume. 12804_11418_000209 occorse che dopo poco tempo sopravenne ad andrigetto una grandissima infermità, la qual fu di tal maniera che tutti i medici lo diero per morto. 12804_11418_000210 trovare, imperciò che se gli fé incontro una vaga e leggiadra giovane malgherita nomata, la qual 12804_11418_000211 e però, sacratissimo re, aprite gli occhi, non tenete chiuse l'orecchie. ascoltate chi di buon cuor vi ama. 12804_11418_000212 dichiarandogli le miserie mondane ed e peccati gravi che mortificano l'anima e fannola serva del diavolo. mentre che il minor fratello col calogero dimorava, gli altri fratelli nascosamente uscirono di casa. 12804_11418_000213 essendo adunque andrigetto a piedi del sacerdote e con diligenza accusandosi de suoi errori, venne agli atti de gli contratti illeciti eh egli faceva e confessolli minutamente. 12804_11418_000214 e perchè omai s'approssimava la sera, disse il leone, fratello mio: io non voglio che facciamo parole tra noi, né che s'uccidiamo. 12804_11418_000215 rispose il notaio. signor sì, adunque, disse il testatore: nota e scrivi quello che ti dico e non scrivere quello che non voglio. 12804_11418_000216 e fatte cessare le feste e i triunfi, comandò all eremita che palesasse colui che era stato il vero liberatore della figliuola. l eremita, che altro non desiderava, disse: 12804_11418_000217 vedi tu quanto error facesti se io me n andava al fondo del fiume, prendeva, con grandissimo mio piacere, pesci che ti arebbeno fatto stupire. 12804_11418_000218 il che r eremita udiva non senza grandissimo dolore. e lasciato da canto, in quel giorno il mendicare ritornò a l eremitorio raccontando la cosa a cesai'ino come passava. 12804_11418_000219 enimma da arianna raccontato, fu di più piacere che la favola, perciò che diede molto da ridere e quasi tutti lascivamente l interpretavano. ma arianna, conoscendo la lor interpretazione, esser devia dal vero disse. 12804_11418_000220 il leone preso pur ardire, fecesi inanti e disse all'asino: che fai tu qua o buon compagno, chi ti ha data licenza di salir qua su e chi sei tu? 12804_11418_000221 perciò che il mio enimma non è di quella maniera che pensate, ma dichiaratelo, disse il bembo acciò. non restiamo perplessi, volentieri, rispose eritrea. 12804_11418_000222 e qual di noi in farle sarà superioi'e quello fia del monte, signore. e così rimasero. 12804_11418_000223 or non dir più, disse l asino, ma una sol cosa desidero da te sapere qual frutto, qual utile hai tu conseguito del tuo varcare il fiume? 12804_11418_000224 di gran sostanzia e ingenioso: fu l enimma d alteria recitato, né alcun si puote dar vanto d intenderlo, eccetto colei che recitato. 12804_11418_000225 non temeva di morire, anzi, deleggiava coloro che gli rammentavano la morte e facevasi recare ora una cosa o l altra, prendendo di quelle trastullo e gioco. 12804_11418_000226 dopo disse: scrivi: rem lascio r anima di pre neofito mio confessore, qua presente, a i trenta mila paia di diavoli. 12804_11418_000227 andrigetto, a cui dispiacevano le parole del prete, rispose: eh, egli non sapeva quel che dicesse. e che andasse ad imparar meglio di quello che fin ora aveva fatto. 12804_11418_000228 io, compagno mio, fortemente temeva che tu non t'affocassi nel fiume. e però venni e ti aiutai, pensando di farti cosa grata e non spiacere. 12804_11418_000229 e sempre più forte. correndo, strascinava il lupo e menavalo per ispidi dumi, per minati fossi, per folti boschi e per altri luochi stretti ed aspri, per il che il lupo, tutto franto e rotto, se ne morì. 12804_11418_000230 non varcò il terzo giorno che il corpo morto della infelicissima donna fu dal mare alla riva del calogero, gettato il quale, vedutolo e conosciutolo, poco mancò che non si privasse di vita. 12804_11418_000231 e fatta l invocazione del divino nome e scritto il millesimo, il giorno, il mese e la indizione si, come sogliono far i notai neir, instromenti in tal modo, scrivere incominciò. 12804_11418_000232 vi teneranno il più trascurato, il più perfido e il più traditore che mai la natura creasse. perciò che, sprezzando voi il bene e l'utel vostro, molto maggiormente sprezzereste quello d altrui. 12804_11418_000233 io per lo mio enimma dimostro la candela, che è bianca e tonda e non molto dura, e nella lanterna che ha nome di l'emina se glie ficca tutta nel corpo. 12804_11418_000234 all incontro toueva tanto fermento o altra biada che fosse per le bisogne sue. era tanta la frequenzia e il concorso delle persone che da ogni parte venivano alla casa di andrigetto che pareva il giubileo. 12804_11418_000235 poscia che voi volete che io venga con voi e mi assicurate, voglio che s avinchiamo le code strette l una con l'altra, acciò che, come sarà da noi veduto, non scampiamo né alcun di noi rimanga in podestà di lui. 12804_11418_000236 fu, non è gran tempo, una povera donnicuolla che aveva un figliuolo chiamato cesarino di berni di calavi'ia, giovane veramente discreto e vie più di beni della natura che della fortuna dotato. 12804_11418_000237 gittossi sopra il letto e diede del sinistro fianco sopra la punta de l'osso e fu sf acerba la ferita che per lo veneno subito s enfiò. e andato il veneno al core, se ne mori. 12804_11418_000238 e scorticate e smembrate le fiere che prese. aveva le pose in un schidone e l arrosti. ed apparecchiata la mensa e ingombrata di quelle povere vivande che s'attrovava. cenarono allegramente insieme. 12804_11418_000239 e con quelli tre animali, l uccide e liberata da morte, vien presa da lui in moglie. rivolgendo l antiche e moderne istorie, trovo la prudenza esser una delle più chiare e notabili virtii. 12804_11418_000240 venuta la mattma e trovatisi insieme, il leone, che desiderava di veder alcuna prodezza, disse: brancaleone, io sono acceso del tuo amore. né rimari ò contento sin a tanto ch'io non vegga alcuna mirabil prova di te. 12804_11418_000241 padre, arreste voi per avventura un poco di pane e di vino, acciò, eh io potesse riavere le perdute forze. sì bene, figliuol mìo, rispose lo eremita, ma non di quella bontà che forse tu vorresti. 12804_11418_000242 essortandolo molto, che si ricordasse di messer domenedio e che si conformasse con la sua volontà che, cosi facendo, li restituirebbe la sua sanità. 12804_11418_000243 e veramente è grandissimo peccato che una tanta donzella, senza lei colpa, sì, crudelmente pe risca. inteso ch'ebbe cesarino il parlar dell'eremita disse: 12804_11418_000244 il marito, udendo questo incontenenti, andò a trovare cesarino e dissegli: figiiuoccio mio, a questo modo vai tu alla caccia, né mai chiamaresti un compagno teco. questo non conviene all'amorevolezza. eh, è tra noi. 12804_11418_000245 indi condottala nella sua celletta e postala disopra un letticello presso lei. si coricò e seco prese gli ultimi frutti. 12804_11418_000246 ma poscia considerato il scorno che poteva avenire all onesta famiglia e il pericolo di morte in cui la giovane incapar poteva mutorono openione. 12804_11418_000247 scritto e publicato il testamento messer, andrigetto volse la faccia verso il pariete e tratto un mugito che d un toro parse rese l anima a plutone che sempre stava ad aspettarla. 12804_11418_000248 pecunia, laonde tonisto raspante più e più volte, disse ad andrigetto: eh, egli non voleva scrivere tali instromenti perciò che erano contra la forma del statuto comense, né voleva incorrere nella pena. 12804_11418_000249 di che elle si smarrirono e pallide divennero, il che, veggendo, il re ebbe non poco sospetto contra loro e fattele ritenere e mettere alla tortura. confessorono il tutto. 12804_11418_000250 e perciò che il leone, per l adietro, non aveva mai veduti di tal spezie animali. temette forte di più innanzi andare. 12804_11418_000251 scrivi adunque in mal ora. così perciò, che se egli non mi avesse consentiti e scritti tanti illiciti ed usurai contratti, ma mi avesse scacciato da sé, 12804_11418_000252 ed in tal modo il tristo e scelerato andrigetto inconfesso ed impenitente, la lorda e scelerata sua vita finì. 12804_11418_000253 disse l'asino e come ti chiami per nome, rispose egli: leone è il nome mio, ma il tuo come si appella? 12804_11418_000254 tanto aspettarono che la giovane uscì fuori della capanna e nuotando se n andava verso l isola di mezzo. ma la meschinella non seppe tanto occultarsi che da pescatori non fusse conosciuta. 12804_11418_000255 il calogero, che conosceva, lui, esser fratello di malgherita, benignamente il ricevette e carecciouo e tutta quella notte stette, seco in varii ragionamenti. 12804_11418_000256 ed il cavalliere nato in ricompensa di tal beneficio le dà la seta. indi chiuso nella gaietta e uscito fuori, si congiunge con la sua consorte, la quale fa le ova e volontariamente corre alla morte. 12804_11418_000257 vedendo una gracchia che per l'aria volava l'asino in terra prostrato, giacere ne punto muoversi. che morto pareva. e vedendo sotto la coda la mal digesta melega e le natiche tutte imbrattate di sterco, scese giù e cominciò beccare. 12804_11418_000258 l'eremita, intendendo il drago esser morto e la giovane e il paese liberato, assai se n allegrò. avenne che un contadino rozzo e materiale, valicando per quel luogo dove l'orribil fiera morta giaceva. 12804_11418_000259 egli aveva un notaio tonisio raspante per nome, detto uomo veramente nell arte del notariato molto saputo, ma nel scorticar villani trappassava tutti gli altri. 12804_11418_000260 dimorando adunque l'asino, in questo pensiero guatava intorno. se da alcuno fusse veduto, né vedendo alcuno che noiar lo potesse, animosamente, sali il monte. 12804_11418_000261 a maschi fo di me misura e dentro a lor mi vò più assai leggiera, e chi mi prende mi stringe pian piano, temendo d inlordarsi al fin la mano. 12804_11418_000262 nome ho di donna ed ho meco un fratello. qual morto io nasco e morta io, rinasce esso. né mai mi posso accompagnar con elio che tosto, fugge che gli giungo addosso. 12804_11418_000263 ma il lupo, con cenni e motti tanto fece che, pur compresero non so che di morte onde, l orso con le indurate unghie e curve tanto penetrò nelle orecchie del leone che gli estrasse il piombo e parimenti fece il leone all'orso e al lupo. 12804_11418_000264 disse il leone: ti prometto, sopra la fede mia, di non molestarti più in conto alcuno. e tin ora veggo e chiaramente conosco che dei monte sarai patrone. 12804_11418_000265 la quale veduto, il lume s allegrò e spogliatasi le sue vestimenta scalza e in camiscia sola n andò alla riva del mare. 12804_11418_000266 item: lascio a felicita mia innamorata un podere posto nelle valli di comacchio. acciò che ella possa avere il vitto ed il vestito e darsi piacere e buon tempo con gli suoi amatori. sì, come sempre ha fatto e nel tìne della vita sua. 12804_11418_000267 il re, per lo detto della figliuola e per la dimostrata lingua e per gli altri indizi avuti, fece prendere il contadino e in quell'instante li fece troncare il capo dal busto e con trionfo e festa furono con cesarino celebrate le nozze. 12804_11418_000268 la giovane che già era assuefatta a i dolci cibi del calogero. ogni volta eh ella vedeva il lume acceso a lui, nuotando, se n andava. 12804_11418_000269 e nuotando, fu da certi pescatori che poco lontano pescavano scoperta. i pescatori, credendo lei esser un pesce che nuotasse, si misero intentamente a riguardare. 12804_11418_000270 parti onesto e convenevole ch'io restituisca la mal tolta robba, parti giusto ch'io lascia e miei figliuoli poveri e mendici. lascio adunque questo consiglio ad altrui che ora noi voglio scrivi ancora notaio. 12804_11418_000271 il re senza indugio le fece vive ardere, e cesarino e doratea a lungo tempo. felicemente si goderono insieme e lasciorono dopo sé figliuoli. 12804_11418_000272 il prete- eh, era spesse volte da andrigetto appresentato- dubitò che non l abbandonasse e andasse altrove a confessarsi e però, datagli l'assoluzione e la lieve penitenza, il licenziò ed andrigetto, messogli un fiorino in mano, allegro, si parti. 12804_11418_000273 venne la nuova alla madre e alle sorelle di cesarino, come era risuscitato, il che molto le dispiacque. ma, pur fingendo d aver allegrezza, andorono al palazzo e, giunte al conspetto di cesarino, la piaga gettò gran quantità di sangue. 12804_11418_000274 e sempre sta con le braccia aperte, aspettando che egli venga a penitenza e si chiami in colpa di suoi peccati. chiamatevi adunque in colpa di vostri gravi ed enormi delitti e chiedete perdonanza a dio, ch'egli largamente vi perdonerà. 12804_11418_000275 padre, non temete, ma entrate sicuramente nella cella, perciò che questi animali sono si domestici, che non vi oltreggieranno in modo alcuno. 12804_11418_000276 comare, come fa il figliuolo vostro a prender tante fiere. e la vecchiarella le manifestò il tutto e, tolta licenza, ritornò a casa. 12804_11418_000277 e molto smarrito, volse fuggire, ma il leone, dimostrando brancaleone al lupo, disse: eccolo compare, egli viene verso noi. non l'aspettiamo che veramente moriremo. 12804_11418_000278 e quando misero me arrò il maggior solazzo, il leone più timoroso che prima divenuto, disse: 12804_11418_000279 e presa la vanga con cui alle volte vangava il suo orticello, fece una fossa nella chiesetta sua e con molte lagrime le chiuse gli occhi e la bocca e, fattale una ghirlanda di rose e viole, gliela pose in capo. 12804_11418_000280 dove trattasi la camiscia di dosso e ravoltala a lor guisa in testa. s aventò nel mare e tanto le braccia e i piedi nuotando, distese che in men d un quarto d ora aggiunse alla capanna del calogero che l aspettava. 12804_11418_000281 il che, intendendo il re, fece grandissima inquisizione e nulla di certezza. potendo avere, restò e vestitosi di abito lugubre con la figliuola e la corte ordinò che al corpo morto si desse solenne e pomposa sepoltura. 12804_11418_000282 malgherita del lui amore accesa, facevagli limosina, non però osava scoprirgli il suo amore. 12804_11418_000283 ahi scelerato, prete confusione dell anima tua e mia, pieno di avarizia e simonia. ora mi dai consiglio, scrivi notaio. 12804_11418_000284 e senza dir parola alla liberata giovane, si riparti ed all eremo ritornò raccontando al padre tutto quello aveva operato. 12804_11418_000285 e seco, condusse i tre animali e vidde la figliuola del re, che già era venuta per esser divorata, onde, appressatosi a lei che dirottamente piangeva, la confortò e disse: 12804_11418_000286 la quale, vedendo tutti stupefatti rimanere, disse: il mio enimma signori altro non denota se non la notte la quale ha nome di donna. 12804_11418_000287 i fratelli, udita e intesa la trista nuova, creder non la poteano, se prima con i propri occhi tal cosa non vedeano. 12804_11418_000288 alteria, che vedeva che tutti ormai tacevano, levatasi in piedi alla sua favola. diede principio in tal maniera, dicendo favola i: 12804_11418_000289 e chi ti ha comesso che tu scrivi così? perchè non attendi a quello che mi hai promesso. scrivi a mio modo in questa t'orma, io andrigetto di valsabbia. 12804_11418_000290 il calogero, che di ciò ancora non s avedeva, continuava il suo essercizio di mendicare e spesso se n andava alla casa di malgherita e chiedevale limosina malgherita. 12804_11418_000291 amore. si, come io trovo da gli uomini savi prudentissimamente descritto, ninna altra cosa è che una irrazionabile volontà causata da una passione venuta nel cuore per libidinoso pensiero. 12804_11418_000292 non stettero gran tempo queste donne nel regno, che si mosseno a tanta invidia contra cesarino che l averebbono divorato e, crescendo di giorno in giorno l odio maggiore, determinorono di darli celatamente la morte. 12804_11418_000293 comendarla, ed acciò che si tenesse r ordine nelle altre notti, diligentemente osservato. la signora comandò che suo enimma dicesse, ed ella senza indugio: in tal maniera la bocca aperse. 12804_11418_000294 il che, vergendo il leone e l'ingiuriose parole nell animo, rivogliendo: da un canto molto temeva soccorrerlo, dall altro temeva che, liberato, non r uccidesse. 12804_11418_000295 ah, messere, mi fate ingiuria, disse il notaio, togliendomi r onore e la fama. or segui malvaggio, disse il testatore, e non mi turbare più di quel. eh, io sono. io ti pagai, e molto più di quello che meritavi. acciò che tu scrivi a modo mio. 12804_11418_000296 appena che partita s era la buona vecchia dalla comare che giunse il marito a casa e, fattasevi in contra, con lieto viso, gli raccontò il tutto. 12804_11418_000297 tavole. quivi non abitavano persone per esser il luoco sterile e di cattiva aria, eccetto un calogero teodoro chiamato, il quale, per scargamento de peccati suoi, divotamente serviva a quel tempio. 12804_11418_000298 e ravogliendo nel loro animo più cose. al fine s imaginorono di prender un osso e farlo acuto e venenar la punta e ponerlo tra le linzuola e il letto con la punta in su. acciò che cesarino andando a posare e gittandosi giù nel letto. 12804_11418_000299 il vostro enimma signora eritrea altro non significa che dar l anima al diavolo, ma vardate che non si metta il diavolo nell'inferno, perchè s abbruscierà, disse il bembo. io non ho paura, rispose eritrea. 12804_11418_000300 il quale intesala assai. si dolse e, presa la lingua dell ucciso, dracone li fece aperta fede lui esser stato quello che la fiera uccisa aveva. 12804_11418_000301 perciò che non è la peggiore cosa che morire, ma voglio che andiamo a riposarci e, venuto il sequente giorno, noi saremo insieme e tra noi faremo tre famose prodezze. 12804_11418_000302 il quale, quantunque e di poderi e di armenti e di pecore fosse ricco, né alcuno nella città si trovasse che a lui agguagliar si potesse. nondimeno la conoscenza non rimordeva di cosa alcuna, ancor che trista, eh egli facesse. 12804_11418_000303 e caminando di buon passo, aggiunse la donzella che al padre ritornava e con lei s'accompagnò e, giunto al real palazzo, la presentò al padre, il qual, veduta la ritornata figliuola quasi da soverchia letizia, se ne morì. 12804_11418_000304 e, volgendolo e ravolgendolo, lo trovoroiìo tutto enfio e nero come corbo, onde giudicarono che da veneno fosse stato estinto. 12804_11418_000305 egli rispose: con gli animali che avete veduti, ma ben vi prego che questo ad alcuno non rivelate. acciò non rimanga di quelli privo. 12804_11418_000306 ed essendo ben mollificata la succhiava con la bocca. indi tolse certa erba e cacciolla nella piaga, e tanta fu la sua virtù che subito andò al core e quello sommamente allegrò. 12804_11418_000307 e con quelle la madre e se stesso nodriva. vedendo la madre, la preda grande, che il figliuolo faceva molto, si maravigliò e addimandouo come ogni giorno prendesse fante fiere. 12804_11418_000308 e con molto diletto e piacere si pose a pascolare, ringraziando tuttavia iddio che liberato r aveva dalle mani dell iniquo e crudel tiranno e che, sì, ottimo cibo per sostentamento della sua misera vita trovato aveva. 12804_11418_000309 e, guardando fissamente nel viso del testatore, dissero: ah messer andrigetto, ove è ora il vostro ingegno, ove è ora il vostro sapere? sete voi divenuto pazzo? gli insensati ed i furiosi useno tai parole. 12804_11418_000310 compagno che fai, varca ancor tu l asino veggendo di non poter mancare della promessa. si gettò neir acqua e tanto nuotò che venne a mezzo del fiume. 12804_11418_000311 state di buon animo, padre mio santo, né dubitate, punto che vedrete della punzella la liberazione presto. né appena era spuntata fuori l aurora della mattina che cesarino andò là dove dimorava il minaccioso dracone. 12804_11418_000312 ma il leone più timoroso che prima si mise a fuggire e così, correndo per duri dumi, or saltava una macchia, or l'altra e nel saltare una pungente spina, li cavò rocchio sinistro. 12804_11418_000313 e già intonavagli nell'orecchi un villano: aver ucciso il dracene ed in premio della liberazione della figliuola del re, deverla aver per moglie. 12804_11418_000314 non passarono molti giorni che la madre si trovò con una sua vicina alla quale molto amore portava: sì, perchè ella era donna da bene, sì, anco, perchè era serviciale e amorevole. e, ragionando insieme, di più cose, disse la vicina. 12804_11418_000315 fate guardare, disse cesarino nel teschio, che il troverete senza lingua. il re fecesi recar il teschio e ritrovollo senza lingua. 12804_11418_000316 non piangete, donna, né più vi rammaricate, perciò che io sono qui, aggiunto per liberarvi. e così dicendo, ecco, con gran empito, uscir fuori l insaziabil dracone e 12804_11418_000317 il contadino, tutto allegro, trattosi il cappello che in capo aveva, disse al re: signore, la figliuola vostra a me tocca per moglie. 12804_11418_000318 di qua prociede che gli asini abitano i luoghi domestici ed i leoni i luoghi inabitabili e silvestri. perciò che vi animale, con sue astuzie e fraudi, avanzò il feroce leone già. 12804_11418_000319 disse: andrigetto al notaio che hai tu scritto, rispose il notaio, io scrissi sì e sì e gli lesse di parola in parola tutto quello che aveva scritto. allora, andrigetto di sdegno acceso, disse: 12804_11418_000320 i fratelli, che vedevano non esser più rimedio al suo scampo, lasciata l infelice sorella nel mezzo delle marine, onde ritornarono a casa. 12804_11418_000321 cominciarono, senza far strepito alcuno, vogare la giovane che per la buia notte altro non vedeva fuori che l acceso lume, quello seguiva. 12804_11418_000322 e spinse li ti e animali contra l affamata e ingorda belva. e tanto combatterono che finalmente l atterrarono e uccisero, indi cesarino. col coltello che nudo in mano teneva, gli spiccò la lingua e, postala in uno sacco, la riservò con molta diligenza. 12804_11418_000323 fiordiana a cui il secondo loco toccava. non aspettò che la signora le comandasse, ma con gli occhi ridenti e con allegra faccia disse favola. 12804_11418_000324 che di suoi peccati pentirsi, a perché l ore della notte fuggivano eritrea senza aspettare altro comandamento. l ordine, col suo enigma, seguì così dicendo: 12804_11418_000325 e tanto più che egli cerca ingannare vostra maestà aff'ermandole esser vero quello di che egli, per la gola, si mente. 12804_11418_000326 ma che attendino a giocare, puttaneggiare, armeggiare e far tutte quelle cose che sono più detestabili ed abbominevoli. acciò che la mia facoltà indebitamente acquistata vada in breve tempo in mal. 12804_11418_000327 il notaio che vorrebbe esser digiuno. vedendo il suo fiero proponimento e temendo che per sdegno non morisse, scrisse tutto quello che di sua bocca ordinò. 12804_11418_000328 compare, disse il leone: io non voglio venire e se voi vi volete andare, andatene in pace. e pur replicava il lupo, che il leone non avesse timore. vedendo il leone, il lupo star fermo nel suo pensiero, disse: 12804_11418_000329 dal monaio si partì e col basto sopra il dorso, molto da lui s'allontano, caminato ch'ebbe assai il misero asino. già lasso e stanco, giunse a pie d un dilettevol monte. 12804_11418_000330 pose ordine con lui di andarsi a confessare. messer lo prete per esser lui gran cittadino e ricco e molto ap presentato. con allegra faccia l aspettò e quando venne, amorevolmente l'accarezzò. 12804_11418_000331 ma meglio è aver perduta una parte che il tutto. e, sciolta la coda, lasciò il lupo morto e andossene ad abitar le grotte. e l'asino rimase signore e possessore del monte dove lungo tempo allegramente visse. 12804_11418_000332 malgherita spolatina, s innamora di teodoro calogero e nuotando se ne va a trovarlo. e scoperta da fratelli e ingannata dall acceso lume, miseramente in mare s annega. 12804_11418_000333 e al tutto tal cosa a fratelli della giovane. deliberarono palesare e andatisene alla casa delli fratelli di malgherita. di punto in punto gli raccontaro il tutto. 12804_11418_000334 ed egli, senza mettervi indugio alcuno, in tal maniera disse, nel caldo sen di due vaghe mammelle d una leggiadra ninfa, il viver prendo. 12804_11418_000335 io rispose. l asino i era posto sopra quelle legna e parte pendeva da un lato e parte da r altro, e voleva in ogni modo sapere qual mi pesava più, il capo o la coda. 12804_11418_000336 il leone raccontò il modo che tenuto aveva a l asino. interrompendolo, disse: pazzo e privo di senno, tu ti affaticasti tanto stamane circondando e boschi e le selve e i monti. 12804_11418_000337 onde malgherita, sì, fieramente nel cuore, l abbracciò, che giorno e notte ad altro non pensava che a lui. 12804_11418_000338 la signora impose ad arianna che dicesse: ed ella, così a dire, incominciò, kuì favola. 12804_11418_000339 compagni parmi sentire una mala nuova. ma elli che, impiombate aveano le orecchie, nulla sentivano e reiterate ancor le dette parole, meno udivano. 12804_11418_000340 avenne che, sendo un giorno teodoro, nell isola di mezzo e mendicando il pane secondo il costume suo, trovò quello che mai non s avea imaginato trovare. 12804_11418_000341 e caminando di galoppo, non però senza timore, s'incontrò nel lupo che molto in fretta se n andava, a cui disse il leone, compare, lupo, dove andate cosi soletto in frettai? rispose il lupo: io me ne vo per un servigio molto importante. 12804_11418_000342 disse: andrigetto, prendene duo e fa che tu scrivi quanto io ti comanderò il notaio di così far rispose. 12804_11418_000343 io andrigetto di valsabbia, sano della mente ancor che languido del corpo. lascio l anima mia al mio creator, iddio, al qual io rendo quelle grazie che per me si puolono le maggiori de tanti benefici quanti ho ricevuti. 12804_11418_000344 era un statuto in como che notaio alcuno non potesse scriver instromento di vendita se prima non era in presenza sua e di testimoni. nomerata la pecunia. 12804_11418_000345 dopo che alteria mise fine alla sua favola, senz altro comandamento aspettare l enimraa. in tal maniera. raccontò, dicendo 12804_11418_000346 ed erano si maestrevolmente uniti che un non poteva star senza l altro, ed erano così domestici con le persone che ninno offendeano. 12804_11418_000347 abitando il buon asino sopra il monte e pascendosi di morbide e minute erbe, tenendo tuttavia il basto sopra il dorso, ecco un fiero leone uscire d'una cieca caverna. 12804_11418_000348 e gli animali finché da naturai morte morirono, furono con molta diligenza serviti. 12804_11418_000349 i duo amanti stettero due grand ore in dolci ragionamenti e stretti abbracciamenti e la giovane, molto paga e contenta dal calogero, si partì, lasciando però buon ordine di ritornare a lui. 12804_11418_000350 asino, uscito fuori d ogni periglio, prese maggior ardire e, voltatosi contra il leone, gli disse tanta villania quanta si potesse mai dire a persona alcuna. 12804_11418_000351 deh, non fate per l'amor che voi portate a iddio, perciò che è contra l anima e r onor vostro e vituperio di tutta la famiglia vostra, gli uomini che fino ora vi hanno riputato prudente e saggio. 12804_11418_000352 l'asino, vedendosi sopra la riva del fiume e già sicuro dalle minacciose onde, tutto si tuibò e d'ira acceso. ad alta voce disse: 12804_11418_000353 punto perciò che quello che ti parrà in me morte sarà in me piacere e vita. oramai il sole, per la sua partita, dopplicava le ombre quando il leone al compagno fecemotto che l'uno e l'altro andasse a riposai'e. 12804_11418_000354 disse: teodoro deh, come farai tu, figliuola mia, a passar il mare? tu sai che né io né tu avemo navicella da traghiettare, e mettersi nell altrui mani sarebbe molto pericoloso all onore e alla vita d ambiduo. 12804_11418_000355 e venutala buia notte secondo il dato ordine. accese il lume e apparecchiato un bianchissimo sugatolo. con grandissima allegrezza aspettò la desiderata giovane. 12804_11418_000356 la donna. veggendo il suo manto morto, incominciò altamente gridare e dirottamente piagnere, al cui strepito corsero i corteggiani e trovorono cesarino di questa vita partito. 12804_11418_000357 vennero a congratularsi con la liberata figliuola, avenne che le eremita in queir, ora che si preparavano le feste e trionfi era nella città. 12804_11418_000358 uomo bestiale e crudele ed era per natura si sdegnoso che poche legna accendevano il suo fuoco. ei aveva un asino orecchiuto con le labra pendule, il quale, quando raggiava, faceva tutto il piano risonare. 12804_11418_000359 il leone, attonito di tal cosa, molto si maravigliò e addimandouo: per qual cagione si? fieramente il villanniggiava, avendolo sì amorevolmente campato da morte. 12804_11418_000360 uccidesse laonde, stando tra il sì, il no, determinò, intrav enga ciò che si voglia d aiutarlo ed, attuffatosi nell'acqua, se gli accostò appresso e presolo per la coda, tanto tirò che lo condusse fuor. 12804_11418_000361 mobili ed immobili, presenti e futuri, in qualunque modo a me aspettanti ed appartinenti. lascio a comodo e torquato miei figliuoli legittimi e naturali, pregandoli che non vogliano far dire né messa né salmo per l anima mia. 12804_11418_000362 avendo adunque e pescatori scoperta la giovane e conosciuto chi ella era e veduto più volte il periglioso passaggio e compreso il segno dell acceso lume, deliberarono più fiate tra se stessi tenere il fatto occulto. 12804_11418_000363 ed oltre ciò, ha certa cosa di pelle sopra il dorso che in maggior parte lo copre, ed è di pelo biso e fa gran fatti e paventa ciascuno che se gli avicina. 12804_11418_000364 ed è di tanta roina che farà bisogno che i paesani tosto abbandonino il paese. appresso questo fa mestieri ogni giorno mandargli un corpo umano per suo cibo. 12804_11418_000365 signori, il mio enimma altro non dinota che il bastone sopra il quale le donne fanno le cordelle, perciò che è tondo e grosso e vien tenuto dalle donne tra le coscie. 12804_11418_000366 e con la bocca aperta, cercava di lacerare e divorare la vaga e delicata giovane, la quale per paura tutta tremava. allora cesarino, da pietà commosso, s inanimò. 12804_11418_000367 tornato il leone con la gran preda al diputato luogo, vide l'asino giacere, interra e dissegli: vedi, compagno mio, gli animali ch'io presi. disse l'asino, in che modo facesti a prenderli? 12804_11418_000368 sisnore non fa mestieri che io vi dica il nome suo, ma quando fosse in piacere di vostra maestà, io il menerei qua dinanzi della presenzia vostra. 12804_11418_000369 e gli figliuoli per la perdita, disperati se stessi si sospengano per la gola. e questa voglio sia l ultima mia volontà. e così voi tutti, testimoni e notaio, vi prego. 12804_11418_000370 ma nel saltare cadde in mezzo del fosso e sopra alcune legna traversate, attaccato rimase. stava l'asino sospeso tra quelle legna e parte su l'uno de lati e parte su l'altro pendeva ed era in grandissimo pericolo di fiaccarsi il collo. 12804_11418_000371 che nelle umane creature trovar si possa. perciò che r uomo prudente si rammenta le cose passate, discerne le presenti e con maturo giudizio provede alle future. 12804_11418_000372 già si spargeva la trista fama per tutto il castello che malgherita spolatina non si trovava di che e fratelli fingevano averne grandissimo dolore, ma dentro del cuore sommamente godevano. 12804_11418_000373 ed acciò che la notte non trapassasse e venisse il giorno, la signora ordinò ad eritrea che con una sua favola seguisse, la qual, così a dire, allegramente incominciò. 12804_11418_000374 mentre si preparavano le grandi e orrevoli essequie, la madre e le sorelle di cesarino cominciorono fortemente a temere che il leone, l orso e il lupo non le scoprisseno. 12804_11418_000375 ma egli, che s avedeva tutti star perplessi e fuori di sé, disse: la vera intelligenza del mio enimma è che la donna, nel tempo di maggio, pone nel suo seno le ova del cavalliere che fa la seta, ed ivi il viver prende. 12804_11418_000376 disse il re, e che fede me ne darai tu d averla uccisa, conciosiacosache costui mi ha appresentato il teschio che ivi sospeso. vedi, rispose cesarino. 12804_11418_000377 nulla, rispose il leone, ma l'asino, voltatosi, disse: guata bene, se nel fiume sentiva piacere. 12804_11418_000378 perchè poco discosto di qua vi è brancaleone animai ferocissimo, il quale porta una ballestra sotto la coda che mena gran vampo, e mal è per colui che sotto s'abbatte. 12804_11418_000379 non voglio il detto della figliuola vostra, che sarebbe in questo testimonio bastevole, ma un sol segno vi voglio dare, che denegare non si potrà: che io non sia stato uccisor. 12804_11418_000380 e adempir la lor bramosa voglia. la giovane, che era molto accorta, disse: amor mio, non dubitate che io vi dimostrerò il modo che avremo a tenere. il modo sarà questo. 12804_11418_000381 essendo adunque a ciascun di loro tornato l'udito, disse il lupo alli compagni parmi aver sentito ragionamento della morte del signor nostro. 12804_11418_000382 e ha un fratello che è il giorno e morto. il giorno nasce la notte e morta la notte rinasce il giorno. né mai si può col giorno accompagnare e vola come uccello. né si lascia toccare e spesso cena con esso noi. 12804_11418_000383 i cui malvaggi effetti sono: dissipamento delle terrene, ricchezze, guastamento delle forze del corpo, disviamento dell ingegno e della libertà privazione. 12804_11418_000384 in lui non è ragione, in lui non è ordine, in lui non è stabilità alcuna. egli è padre de vizii, nemico della gioventù e della vecchiezza morte. 12804_11418_000385 e rade volte o non mai, gli è conceduto felice e glorioso fine, si come avenne ad una donna della famiglia spolatina la qual, sottoposta a lui, miseramente, finì la vita sua. 12804_11418_000386 ritrovandosi però insieme. la mattina seguente, venuto il chiaro giorno, l asino e il leone si ritrovarono insieme. 12804_11418_000387 ma al lupo non furono così ben impiombate l'orecchie, perciò che alquanto udiva da una orecchia. essendo portato il corpo morto, alia sepoltura, disse il lupo al leone. 12804_11418_000388 allora cesarino, messa la mano alla bisciaccia, cavò fuori la lingua del dracone, che era di estrema grandezza. ne mai per lo addietro fu la maggior veduta e apertamente dimostrò lui esser stato l'uccisore della crudel fiera. 12804_11418_000389 ragusi, valorose donne. chiarissima città della dalmazia è posta nel mare ed ha, non molto da lungi, una isoletta communalmente chiamata l isola di mezzo, dove è un forte e ben fondato castello. 12804_11418_000390 il leone, credendo che la spina stata fusse una di quelle artigliarle che brancaleone sotto la coda. j ortava disse: coi'rendo tuttavia al lupo. non te lo dissi, io compare, scampiamo. non mi ha egli cavato un occhio con la sua ballestra. 12804_11418_000391 conobbero lei esser femina e videro lei nella capanna del calogero smontare di, che si maravigliarono assai e, presi e lor remi in mano, aggiunsero alla capanna dove postisi in aguaito. 12804_11418_000392 asino, dimostrando che fusse acceso di sdegno. superbamente rispose: ahi, scelerato e tristo, tu m addimandi perchè ti villaneggio. sappi che tu m hai privo del più soave piacere che mai io avesse a giorni miei. 12804_11418_000393 e fratelli che chetti ci stavano, udito il movimento che malgherita neir acqua faceva, presero i lor remi in mano e chettamente, col lume acceso, si scostorono dalla capanna e, senza esser da lei sentiti né per la scura notte, veduti pian piano. 12804_11418_000394 vide il pauroso e fiero mostro e, messo mano ad un suo coltellone che a lato teneva, gli spiccò il capo dal busto e postolo in un saccone che seco aveva camino verso la città. 12804_11418_000395 or che dite voi? messer andrigetto mio, disse il confessore, sono queste parole da uomo prudente come voi siete deh, non dite così. non sapete, voi, che messer gesù cristo è misericordioso e 12804_11418_000396 e sempre cercava di eleggere luogo che più facesse al profìtto suo. acciò che a poco a poco del tutto s impatronisse. avenne che in quelle parti sopraggiunse una gran penuria, ed era tale che gli uomini e le donne e li fanciulli si trovavano in molti luoghi morti da fame. 12804_11418_000397 andrigetto adunque, essendo ricchissimo e avendo molto grano e altre sorti di biada che gli suoi poderi li rispondevano, dispensava tutte le sue rendite a poveri contadini e ad altre miserabili persone, né voleva quelle vendere a mercatanti. 12804_11418_000398 si, come appartiene ad ogni catolico e buon cristiano, egli che era tutto dedito ad arricchirsi, né pensava giorno e notte ad altro che ingrandirsi. 12804_11418_000399 il che, vedendo il leone, disse che fai compagno mio. ma l asino, che se n'andava a più potere, non rispondeva. il leone, temendo che l'asino non morisse, discese giù nel fosso e prestògli aiuto. 12804_11418_000400 voi avete il modo di restituire e facendo la restituzione, iddio, che è misericordioso e che non vole la morte del peccatore, vi perdonerà e daravvi il paradiso, rispose andrigetto. 12804_11418_000401 e a lei de l opre. mie pregiate e belle per tal effetto degno merto. rendo volgiuon così, dopo erranti stelle, ch in un nido mi chiudo ed indi uscendo unito insieme con la mia consorte. 12804_11418_000402 i chierici e l'altre persone che accompagnavano il corpo morto alla sepoltura. veduti gli animali, si misero a fuggire e quelli che portavanola bara la misero giù e si dierono parimenti alla fuga. 12804_11418_000403 disse la giovane: non dubitate, punto, lasciate il carico a me, perciò che io trovai la via di venire a voi senza pericolo di morte e di onore. io veduto il lume acceso, me ne verrò a voi nuotando. 12804_11418_000404 indi partiti aggiunsero ad un fiume largo e impetuoso e disse il leone voglio, brancaleone mio, che l uno e l altro di noi dimostri il valor suo nel varcar il fiume. 12804_11418_000405 io, desideroso dell onor di vostra maestà e dell utile della figliuola vostra, sono qui venuto per discoprirle. colui che si vanta aver liberata la figliuola non esser quello che uccise il dracone. 12804_11418_000406 si smarrì e, vedendosi fuori d ogni soccorso umano, s abbandonò del tutto e, come rotta nave, fu ingiottita dal mare. 12804_11418_000407 disse il leone, l rancaleone, il nome. il parlar tuo chiaramente mi dimostra che tu sei più possente e più gagliardo di me, ma voglio che noi facciamo alcuna isperienza. 12804_11418_000408 non men dotta che bella fu la isposizione dell inviluppato enimma e quella ad una voce comendorono: 12804_11418_000409 e per avventura trovò una pietrosa tana dove eran leoncini, orsattini e lupini, di quali d'ogni sorte, ne prese e condottigli a casa con sommo studio e diligenza. unitamente li nudrì. 12804_11418_000410 partitosi un giorno cesarino di casa e andatosene alla campagna, capitò ad un folto e ben fronzuto bosco e invaghito del verdeggiante luogo. entrò dentro. 12804_11418_000411 onde il povero asino si distrutto e consumato divenne che sola la pelle sopra le macerate ossa rimase. avenne che il povero asino tutto adirato. sì, per le molte busse che ogni giorno riceveva, sì, anco per lo poco cibo, eh aveva. 12804_11418_000412 il che, intendendo r eremita e apertamente conoscendo lui esser stato l'uccisore al re, se n'andò e trattosi il povero cappuccio di capo, cosi gli disse: 12804_11418_000413 grande o brutto, soii io grosso e rotondo, ed a le donne do molto diletto. elle m abbracian con viso giocondo e fra le cosci, e lor mi tengon stretto. 12804_11418_000414 il leone, quando li parve di essere in luogo sicuro, disse al lupo: compare, ormai è tempo che si disciogliamo le code. ed egli nulla rispondeva. 12804_11418_000415 infermo del corpo e sano dell intelletto, lascio l anima mia al gran diavolo dell inferno. il notaio ed i testimoni, udendo queste parole, rimasero fuori di sé e presero maraviglia non piccola. 12804_11418_000416 e già averla in guidardone per moglie, deliberarono d andar in sicilia e ascese in una nave. con prosperevol vento giunsero nel regno, dove con grande onore furono ricevute. 12804_11418_000417 ma amore che è scudo di chiunque volontieri segue le sue norme, né mai gli manca d insegnar la via di pervenire al desiderato fine. diede alquanto di ardire a malgherita e accostatasi a lui in tal guisa disse: 12804_11418_000418 a cui r asino insuperbito, con ardito animo rispose: e chi, se tu, che m addimandi chi sono io? il leone, maravigliandosi di tal risposta, disse: io son il re di tutti gli animali. 12804_11418_000419 io, infiammata del vostro amore, non posso più resistere all amorose fiamme ed acciò che voi, di mia morte, non siate cagione. mi prestarete subito soccorso. 12804_11418_000420 ed ella vederebbe un giovane di corpo bello, leggiadro, riguardevole e ad amare, tutto inchinato, i cui reali e onesti costumi avanzano ogni altro che io conoscesse mai. 12804_11418_000421 né alcuno saprà. e fatti nostri a cui teodoro, egli é pericolo che non ti attuffl nel mare, perciò che tu sei giovanotta e di poca lena e il viaggio è lungo e ti potrebbe agevolmente mancare il fiato e sommergerti. 12804_11418_000422 risanarete, rispose andrigetto, che era molto aggravato e che prima voleva ordinare e fatti suoi e poi confessarsi. il confessore diede fede alle sue parole. 12804_11418_000423 fosse più volte la compassionevole favola. aveva alle donne porte le lagrime, né cessavano col moccichino che a lato tenevano asciugarsi gli occhi. 12804_11418_000424 e, dopo lungo camino, aggiunse ad uno solitario e inabitato luogo della sicilia, dove era un eremitorio, e andatosene, ivi entrò e, non vedendo alcuno con gli suoi animali, si mise a posare. 12804_11418_000425 e a quello richiese che per quella notte r albergo non gli negasse perciò che gli era avenuto un caso per lo quale stava in gran pericolo d esser preso e per giustizia morto. 12804_11418_000426 tu pensavi: eh, io ne morisse, e io me ne stava in gioia, e diletto a cui il leone: e che piacere era il tuo. 12804_11418_000427 come i giovani fanno, si pungesse e avenenasse, e senza indugio essequirono il malvaggio consiglio. venuta l ora di andar a dormire, cesarino con la moglie andò in camera e posti giù li drappi di dosso e la camiscia. 12804_11418_000428 si come avenne ad un nobile cittadino il quale, venendo a morte, diede l anima sua al gran nemico. e, disperato, così permettendo, la divina giustizia fece la mala morte. 12804_11418_000429 e tanto innanzi se n'andò che pose il capo dentro delle natiche. l'asino, sentendosi beccare nel forame, chiuse le natiche e la gracchia, col capo dentro presa, rimase e se ne mori. 12804_11418_000430 io lascio l anima sua nel centro dell inferno, perciò che, se non fosse stata la pestilenziosa sua avarizia, egli non mi arrebbe assolto, né io arrei commessi tanti errori, né mi troverei nel staio ove ora mi trovo. 12804_11418_000431 ora crebbe maggior ardire all'asino e volte le natiche contra del leone disse: vedi tu questo basto e la ballestra ch'io tengo sotto la coda. s'io te la facessi provare, tu morresti di spasmo. 12804_11418_000432 non stette molto che l'eremita tornò a casa ed entrato dentro, vidde quelli animali e smarrito, volse fuggire. ma cesarino, che de r eremita s aveva già aveduto, disse: 12804_11418_000433 elle pungonmi e danno, ed io, secondo lor voglie star, convengo al mio dispetto. donne, se questa cosa indovinate, dirò ben certo che sete fatate. 12804_11418_000434 e crollatasi la persona e le orecchie che erano piene di acqua. li mostrò e pesciculi e gli altri animaletti che uscivano delle sue orecchie e, dolendosi, disse: 12804_11418_000435 egli. é commun proverbio, comendato da tutti, che chi malamente vive malamente muore. però gli é meglio vivere cristianamente che, senza freno alcuno di conscienza, abbandonar le redine e adempire ogni sua sfrenata voglia. 12804_11418_000436 ed ivi determinarono d'andare alla caccia, ma uno in uno luoco e l'altro nell'altro, e poscia, ad una medesima ora, ritrovarsi insieme, e qual di loro arra preso maggior numero di animali? il monte sia suo. 6001_11418_000000 la moglie, intesa la causa del suo affanno e considerata la sciocchezza di castorio e il pericolo di morte, stette alquanto sopra di sé. 6001_11418_000001 nulla mi manca e desidero più che ogn altro uomo divenir grasso, e quanto più mi sforzo di ingrassarmi, tanto più mi smagrisco. 6001_11418_000002 polissena, udendo panfilio suo figliuolo, sì, grandemente dolersi. immaginossi farli una burla acciò che più non si ramaricasse di lei. 6001_11418_000003 né ingrato del beneficio ricevuto né sia causa della vostra morte. domattina verrete per tempo alla campagna ed ivi porgeròvi aiuto, né dubitate. punto di morte. 6001_11418_000004 la comare che desiderava riaver le sue gioie, allegramente rispose: compare mio intesi. bene il tutto. non tardiate, ma con ogni diligenza cercate. 6001_11418_000005 e di qua prociede che uno nasce zoppo, l'altro attratto, e chi in un modo e chi un altro. questo che voi dite compare, mi va forte per capo, disse la comare. 6001_11418_000006 giudico esser maggiore quando nasce imperfetta per colpa de lor parenti, rispose la donna, adunque disse: messer liberale, voi fareste gran peccato se non mi lasciaste sopplire in quello che mancò il vostro marito. 6001_11418_000007 non fu di minor piacere l enimma d'alteria recitato, che fusse la favola e quantunque in apparenza alquanto disonesto apparesse. non però le donne s'ammutirono, perciò che altre volte sentito lo avevano raccontare. 6001_11418_000008 castorio, voi temete di morte e pensate il caso esser irreparabile. certo, v ingannate, perciò che il taglio che mi fu fatto 6001_11418_000009 larga, non più né men di cinque dita dentro ritien diverse e vaghe celle, con buona entrata ma priva d uscita. 6001_11418_000010 onde, tutta turbata, uscì di camera ed a madonna daria addimandò se, per avventura, ella avesse avute le sue perle ed anella e riservate, a cui rispose che no, per il che madonna properzia stava molto addolorata. 6001_11418_000011 onde noi avemo da ringraziare messer liberale nostro compare, il qual, sollecito e diligente, con la virtù sua sovenne all imperfezione del bambino. sopplendo in tutte quelle parti nelle quali voi avete mancato. 6001_11418_000012 che forse le troverete. e non trovandole, vi prometto, da fede di buon compare, che io farò tal provisione, che gramo sarà colui che l avrà tolte. 6001_11418_000013 innanzi. eh egli si partisse di qua con grandissima instanza. mi pregò che le cose sue e la persona vostra raccomandata mi fusse sovenendovi di tutto quello che vi fia bisogno. 6001_11418_000014 il meschinello oltra, la noia della infetta scabbia che fieramente lo premeva di veder la madre con lui, molto s attristava. 6001_11418_000015 ma voi, come donna impudica, avete chiuse le orecchie, volendo piuttosto contentare gli appetiti vostri che attender a gli consigli miei. 6001_11418_000016 ma tacendo luna parte e l'altra, né facendo alle mogli motto. finalmente le fecero communi e davasi l'uno all'altro luogo di poter con l'altrui moglie prender trastullo. 6001_11418_000017 non vi avedete che la morte vi è sempre. da canto, non udite quello che di voi si ragiona? e così dicendo di continuo, si grattava la rogna. 6001_11418_000018 essendo tutti insieme e ragionando di varie cose, disse: messer artilao comare mia, mentre che si cuoceranno li cibi e apparecchierassi la mensa, voi vi farete una zuppa. 6001_11418_000019 e perchè? sì, come ho detto di sopra, polissena era giovane, vaga e piacevole. molti uomini e di primai della città la vagheggiavano e fortemente la solecitavano. 6001_11418_000020 e oltre che gli erano tratti i testicoli, era anco stato privo del membro virile. e perché ninno si potea astenere dalle molte, risa la signora percotendo mano con mano. 6001_11418_000021 e menatala. in un camerino le porse un bicchiere di alloppiato vino ed ella fattasi una zuppa. senza timore alcuno la mangiò e tutto il vino beve. poi se n andorono a desinare e lietamente mangiorono. 6001_11418_000022 di che la donna molto si rallegrava ringraziando il compare che di tanto bene era stato cagione. non passò molto tempo che messer artilao ritornò a genova e, giunto a casa, trovò la moglie sana e bella. 6001_11418_000023 madre mia, lasciate ormai questa ignominiosa vita, cessate da si grave scorno. conservate onor vostro, né vogliate esser causa della moi, te mia. 6001_11418_000024 assai risero le donne di castorio, che era rimaso senza testicoli, ma molto più risero gli uomini quando la moglie di sandro gli mostrò la natura, dandogli intendere che ella era sandro. 6001_11418_000025 io vi ho per lo adietro conosciuta savia, prudente e accorta, ma ora imprudentissima. vi conosco e vorrei, sallo iddio, esser tanto da lungi quanto io vi sono da presso. 6001_11418_000026 il figliuolo che desiderava più che ogni altra cosa, onor materno, disse: comandate, madre, che, se ben voleste che io mi gettasse nel fuoco ed ivi m abbrusciasse, io per amor vostro il farei volentieri. 6001_11418_000027 io disse: panfilio, mi obligo di essequire quanto voi mi proponerete. disse allora polissena: 6001_11418_000028 appena che avevano fornito di mangiare, che a madonna properzia venne sì fatto sonno che non potea tenere gli occhi aperti, il che, vedendo messer artilao, disse: 6001_11418_000029 il che la signora, riprendendola con mordaci parole, dimostrò che era non poco adirata, ma ella, che era piacevole e faceta con allegra faccia, disse: 6001_11418_000030 ed ella, che già provati aveva e piaceri del mondo e i dolci abbracciamenti d'amore, agevolmente condescendeva alla volontà di coloro che la sollecitavano e in anima e in corpo, a quelli si dava. 6001_11418_000031 e quanto piìi presto me lo darete, tanto più vi sarò tenuta, né sarete causa che la creatura nasca con difetto. vedendo messer liberale aver ridotta la comare a buon termine, disse: 6001_11418_000032 ma che rimedio sarebbe a questo acciò che io in tal errore non incorresse. ah, comare mia disse messer liberale. 6001_11418_000033 madonna properzia che desiderava averlo e che il giuoco molto le piaceva. gli persuadeva che pescasse ancora, ma il compare, a cui mancava l'oglio della lucerna, sì che più non ardeva, disse. 6001_11418_000034 ma la signora che vedeva le risa e i ragionamenti troppo oltre prociedere, comandò che al ridere si ponesse fine e che alteria con l'enimma l'ordine seguisse. ed ella, senza interporre altra dimora, disse: 6001_11418_000035 messer liberale ch'era desideroso molto di far, cosa grata al compare. senza più distendersi in parole, disse: messer artilao, compare mio amore. e il comparatico contratto tra noi con sincero e reciproco amore non richiede tante parole. 6001_11418_000036 il candido mio nervo duro e forte, parte peloso e parte perforato, entròvi bianco e asciutto o dura sorte. 6001_11418_000037 onde, avendolo io pregato che pescasse anco il secchielletto perso, disse averlo tocco ma non averlo potuto pigliare perciò che era col fondo in su e lo stromento suo, per lo tanto pescare, aveva rotta la punta. 6001_11418_000038 ma se tu sei così desideroso dell onor mio, come tu dici, tu mi contentarai d una sola cosa ed io, all incontro, ti prometto di mettermi nelle tue mani e lasciare ogni amatore e tenere buona e santa vita. 6001_11418_000039 polissena vedova ama diversi amanti. panfilio, suo figliuolo, la riprende. ella gli promette di rimoversi s'egli cessa grattarsi la rogna. 6001_11418_000040 e dissele che uscissero di camera e che ninna sia di tanto ardire che s approssimi alla camera se prima non sarà chiamata. partita la moglie con le fantesche messer artilao, chiuse la camera e con un carbone fece un cerchio in terra. 6001_11418_000041 sandro, vedendo il voler di castorio, fermo e saldo, ordinò che sopra la fresca erba subito si stendesse ed aprisse le gambe. 6001_11418_000042 comare. voi ve n'andarete un poco a riposare. forse avete la passata notte mal dormito e menòla in un camerino dove gettatasi sopra un letto subito. 6001_11418_000043 levatosi da mensa messer artilao, cominciò tra stesso considerare lo strano e vergognoso portamento del compare, il qual, sopra ogn altra persona, amava. 6001_11418_000044 non puote mai per modo alcuno da quella rimoversi, anzi, con uno sottil inganno fatto al proprio figliuolo che amorevolmente la riprendeva. 6001_11418_000045 e oltre i cinquanta fiorini d oro che ora darti voglio, promettoti di guidardonarti di tal maniera che di me, per tutto il tempo della vita tua, ti potrai lodare e chiamar contento. 6001_11418_000046 e fuori doppo usci nero e bagnato onde servir altrui. mai non si stanca. se il duce che lo guida non gli manca. 6001_11418_000047 state di buona voglia né vi smarrite. punto perciò che ad ogni cosa si trova rimedio, fuori che alla morte. io vi prego, rispose la comare per queir amore che portate al compare, che mi date questo rimedio. 6001_11418_000048 egli le promette, la madre l'inganna e finalmente ogn uno ritorna all opra sua. la donna, assuefatta ad alcuna cosa, o buona o rea che si sia, non si può da quella agevolmente astenere. 6001_11418_000049 tu non potrai più dolerti di me, eh, io non ti abbia servata la fede. panfilio tuttavia forte, grattandosi, con animo alquanto turbato, rispose: 6001_11418_000050 e, credendo che la moglie di sandro fosse esso, sandro che arasse la terra, disse: sandro, io mi sento morire se non m'aiuti. il taglio che tu mi facesti non è ancora saldato, anzi, é putrefatto. 6001_11418_000051 e se non volete aver risguardo all'onor vostro, almeno abbiate rispetto a me che vi sono unico figliuolo in cui sperar potete, che sarà vero e fido sostentacolo della vecchiezza vostra. 6001_11418_000052 madonna daria, che per natura era dolcissima. sommamente lo ringraziò, pregandolo che non le mancasse nelle sue bisogna e cosi messer liberale le promise. 6001_11418_000053 e fìngendo di parlar con molti, formava varie e strane voci, di maniera che madonna properzia si smarriva alquanto, ma messer lo compare che di questo se n'avedeva le dava animo, confortandola che non si smarrisse. 6001_11418_000054 ma l astuta e maledetta madre ora moveva le legna e soffiava nel fuoco acciò che maggiormente ardesse. 6001_11418_000055 disse: panfilio, tu ti duoli e contristi di me che io tengo mala vita, io il confesso e tu fai quello che dee far un buon figliuolo. 6001_11418_000056 dimorando adunque il meschinello in questo tormento di animo, né potendo più soff erire tanto ignominioso scorno più e più volte tra se stesso, deliberò uccidere la madre. 6001_11418_000057 dovendo, adunque con una favola, dar cominciamento a ragionamenti della presente notte, hommi imaginato di raccontarvi r astuzia, r inganno e il tradimento che fece r un compare. 6001_11418_000058 ponetevi a boccone, se vi piace. cile a mano a mano vi farò quel fatto. in man piglio la cosa. eh, indi giace e nel forame ghe lo pongo un tratto, non vi tergete, punto, state in pace. 6001_11418_000059 ma non contentandomi, tieni per certo che tu non arrai il desiderio tuo ed io mi darò a peggior vita che prima. 6001_11418_000060 partitisi dunque ambiduo, ed andatisi in piazza messer artilao, fìnse di voler ispedire certi suoi negozij e, presa licenzia dal compare nascosamente, ritornò a casa. 6001_11418_000061 prima lo ringraziò assai della buona openione che di lui tenea e del conto che facea. dopò liberamente li promise, secondo le deboli sue forze di essequire quanto da lui li fia imposto. 6001_11418_000062 errore laonde presa un giorno r opportunità del tempo. si pose con la madre a sedere e tai parole amorevolmente le disse: 6001_11418_000063 partitosi l amante panfilio, grattandosì tuttavia la rogna alla madre, disse: madre, altre volte io viso. 6001_11418_000064 onde fatta una delicata cena con preciosi vini e potenti, aspettò il tagliuolo che a casa tornasse. venuto il figliuolo e veduto l'insolito apparato, maravigliossi molto e, voltatosi verso la madre, disse: 6001_11418_000065 rispose: sandro, quell'uomo, da bene innanzi che morisse, m'insegnò quest'arte e dall'ora in qua ho cavato e testicoli a molti vitelli, poledri e altri animali, i quali sono venuti a maraviglia grassi. 6001_11418_000066 mentre che voi non incorriate più nel vizio in cui fin ora siete incorsa. guarda, disse la madre, e considera bene sopra quello che io ti dirò. 6001_11418_000067 comare, come vi sentete? vi par forse strano della partenza di messer artilao? vostro marito rispose: madonna. 6001_11418_000068 il che, vedendo messer artilao, cominciò far romore per casa minacciando or questo, or quello, ma tutti, con giuramento, dicevano: nulla sapere. dopò voltosi verso madonna properzia disse: 6001_11418_000069 comperò nella villa di carignano, un podere con una casa non troppo grande ed ivi con duo serventi ed una femina per suo diporto. la maggior parte della state dimorava. 6001_11418_000070 passata con grandissima amaritudine. la prima sera sopraggiunse l'altra e la madre, acceso un buon fuoco e, apparecchiata la cena, aspettò il figliuolo che ritornasse a casa. 6001_11418_000071 onde la prudente cataruzza, vedendo la compagnia star attonita e non intenderlo, prontamente disse: per non tener questi signori a bada, dirò il mio parere. 6001_11418_000072 e volendo levarsi di letto, vidde che le perle e le anella glie mancavano. e, levata di letto, or qua or là cercando e ogni cosa sottosopra volgiendo, nulla trovò. 6001_11418_000073 mio parere, sottoponendomi però al giudicio di chiunche è più savia di me altro. donne mie care, il mio enimma non dimostra eccetto che il quanto che conserva la mano. 6001_11418_000074 alteria a cui toccava il primo luogo di favoleggiare, messa giù la viola e il plettro che aveva in mano alla sua favola. in tal modo diede principio favola. 6001_11418_000075 astenere perciò che in quell abito, eh, ella è lungamente vivuta, persevera fino al termine della vita sua, per il che intendo ora raccontarvi un caso ad una vedovella, avenuto la quale, abituata nella puzzolente lussuria. 6001_11418_000076 vedete per vostra fé se per aventura, pescando, poteste ritrovare un secchielletto molto bello che alli passati giorni mi fu rubato ed erami molto caro. 6001_11418_000077 promise, continovando adunque messer liberale la casa della comare né lasciandole cosa alcuna mancare. conobbe lei esser gravida e, fingendo di non saperlo, disse: 6001_11418_000078 voltatosi allora messer artilao verso la parte destra, fece alcuni segni in terra, indi alla sinistra ne fece alcuni in aria. 6001_11418_000079 non era ancor passata un ora che castorio, fatto eunuco, incominciò sentire il maggior dolore e la maggior passione che mai uomo sentisse. né poteva trovar riposo, perciò che di di in dì aumentava il dolore. 6001_11418_000080 cataruzza, a cui il terzo luogo del favoleggiare toccava. vedendo la signora acquetata e aver dato ampio campo di ragionare alla sua favola, animosamente diede principio così dicendo: favola ih. 6001_11418_000081 ed ella, per non turbare r ordine consueto. in tal guisa, sorridendo, disse: qual cosa è tra noi, donne e damigelle? 6001_11418_000082 e trattosi, non avedendosi lei, nella prima tratta che egli fece un anello di seno, gli lo porse dicendo: vedete, comare mia, com io ho ben pescato che alla prima tratta presi il diamante. 6001_11418_000083 ma faceva copia della persona sua a chiunque desiderava gli abbracciamenti suoi, non avendo riguardo né a r onor suo né a quello del marito. 6001_11418_000084 ma voi siete in grande errore, perciò che si veggono molti mangiatori e bevitori, che non mangiano ma diluviano nondimeno. son sì macri, che paiono lucertole, ma se voi farete quel che feci io, presto verrete grasso. 6001_11418_000085 piaceva molto alla donna la riforma delle defettive membra e pregava il compare che non mancasse, come già era mancato il marito. 6001_11418_000086 e meglio che ei puote. accompagnato da duoi suoi servi, il trovò che cenava e gli disse: sandro, tu hai fatta una gentil opera a farmi morire, ma innanzi, eh, io moia faretti sentire la pena del commesso fallo. 6001_11418_000087 io da te, figliuolo, altro non voglio, salvo che per tre sere cessi di grattarti la rogna, e io li prometto di sodisfare al desiderio tuo. 6001_11418_000088 soggiunse: castorio, mi maraviglio che non moresti come morire, disse sandro. anzi, il maestro che me li cavò me gli trasse con tanta agevolezza e desterità che quasi non sentii noia alcuna. 6001_11418_000089 e così, di parte in parte, il comendava in tutti gli suoi membri, rispose: madonna daria, certo nulla vi manca, ma non già per opera vostra, marito mio. perciò che nella ptirtanza vostra, come sapete, 6001_11418_000090 castorio, già fatto cappone, anzi eunuco, mise mano alla borsa e cinquanta fiorini li donò e, tolta licenza da lui, a casa, fece ritorno. 6001_11418_000091 e perchè l'amoroso furore la tormentava molto, deliberò di far tal cosa. eh egli avesse causa di grattarsi ed ella trovarsi colli suoi amanti. 6001_11418_000092 quivi, tra gli altri, abitava un contadino chiamato sandro, il più faceto ed il più piacevol uomo che mai la natura creasse. 6001_11418_000093 comare. voi avete udito il tutto e le gioie che smarrite esser credete sono in voi. state allegra e di buon animo che troveremo il tutto, ma fa bisogno ch'io le cerchi dove inteso avete. 6001_11418_000094 il giovane, udita la materna proposta, stette alquanto sopra di sé e, quantunque dura gli paresse, nondimeno accontentò. e in fede di questo ambiduo, si toccaron la mano. 6001_11418_000095 e che il serpe era tra bei fiori nascoso. ma postosi a mensa, appresso il fuoco con la madre, cominciò saporitamente mangiare e allegramente bere. 6001_11418_000096 ma pur volgendosi e rivolgendosi or qua, or là, quanto più mai poteva, sofferiva il tormento. 6001_11418_000097 giacendo, madonna properzia una notte in letto col marito e, stando in piacevoli ragionamenti, pescando tuttavia ancor lui nella valle pelosa, disse: 6001_11418_000098 essendo il compare stato nel cerchio per spazio di mezzo quarto di ora, mandò fuori una voce che barbottava e in tal guisa diceva: 6001_11418_000099 e rende tanto puzzo che dubito assai di fatti miei e se non mi porgi soccorso, presto vedrai il fine della vita mia. la moglie che sandro parca disse: lasciami un poco veder il taglio che poi provederemo. 6001_11418_000100 fece atto che ogni uno tacesse e che arianna, con un festevole enimma, l'ordine seguisse la qual, per non parer meno delle altre, così disse: 6001_11418_000101 due compari s'amano insieme e l'uno e r altro s ingannano e finalmente fanno le mogli comuni. 6001_11418_000102 riavute tutte le sue care gioie, disse la comare, dolce mio compare. voi mi avete ricuperate tante cose. 6001_11418_000103 la comare, veduto il diamante, molto s'allegrò e disse: dolce mio compare, pescate ancora, che forse troverete l'altre gioie. 6001_11418_000104 in genova, città celebre ed antica, furon, ne passati tempi duo compari. l uno di quai chiamavasi messer liberale spinola, uomo assai ricco, ma dedito a piaceri del mondo. 6001_11418_000105 onde desideroso di tal grassezza, ti prego, quanto so e posso, che di tal cosa mi faci partecipe, dimostrandomi il modo che tenuto hai in divenir, sì, grasso. 6001_11418_000106 gravida in tre mesi, rispose madonna daria, ed ho una gravedanza sì strana, eh, io non ebbi mai la peggiore. il che, sentendo il compare, disse dunque: comare voi siete pregna. 6001_11418_000107 e tratta una rocchetta secreta. inchinò il capo e gli mostrò la piaga castorio, vedendo il taglio di sandro esser maggiore del suo. 6001_11418_000108 voi, per quanto io posso comprendere, tenete pessima vita, la quale oscura la fama vostra e il buon nome del quondam, padre mio e marito vostro. 6001_11418_000109 castorio, alciata su la camiscia, mostrò la piaga che già putiva, il che, vedendo la moglie sorrise e disse: 6001_11418_000110 compare seguendo virilmente la pescaggione. ora trovava una gioia, ora l'altra e finalmente, col suo anzino trovò tutte le smarrite cose di che la comare molto paga e contenta rimase. 6001_11418_000111 ma lauretta, che fingeva di non intenderlo, pregòla che l'isponesse, ma ella, sorridendo, disse: signora lauretta, 6001_11418_000112 ma fa per quanto hai cara la vita. non parli sofferendo pazientemente ciò che veder e intender potresti, il che di fare? madonna daria rispose. 6001_11418_000113 quel eh or non trovi e che cercando vai giace nel fondo della vai pelosa ch ivi la tien chi l ha perduta ascosa, ma pesca, ben che tu la troverai. 6001_11418_000114 comare gran viltà e scortesia sarebbe che l amico, vedendo l'amico perire, non gli porgesse aiuto. potendo adunque io formar lo restante della creatura in quello che manca, vi sarei traditore e vi farei gran torto a non sovenirvi. 6001_11418_000115 daria. oh, come è bello questo bambino. vedesti mai, tu, il più ben formato? guarda clie, aspetto, mira che viso. considera quegli occhi lucenti come stelle. 6001_11418_000116 comare, sapiate che lo stromento con cui fin ora abbiamo pescato ha rotta la punta e non può più operare. però per ora arrete pacienzia. 6001_11418_000117 sedeva, levossi in pie ed alla sua favola. in tal maniera diede incominciamento favola il. 6001_11418_000118 e lasciato di arare la terra, si pose con lui a sedere e disse: signor castorio, voi vi maravigliate della grassezza mia e della magrezza vostra e credete e cibi esser quelli che smagriscono ed ingrassano. 6001_11418_000119 il quale nella prima entrata vi fa alquanto male e poi si condanna ad ogni vostro piacere. non dispiacque all onesta compagnia la dechiarazione del bel enimma. 6001_11418_000120 daria fa che dimane tu apparecchi da desinare più lautamente. perciò che io voglio che messer liberale e madonna properzia, sua moglie e nostra comare venghino a desinare con noi. 6001_11418_000121 pensando giorno e notte con qual modo e con qual via della ricevuta ingiuria vendicar si potesse, dimorando adunque il passionato in tai pensieri, né sapendo che strada tenere. 6001_11418_000122 io, per l'amorevolezza che fu ed è tra noi, gli promisi di far quanto mi comandava. però io me ne sono qui, ora a voi venuto, acciò che, occorrendovi cosa alcuna, senza rispetto, mi comandiate. 6001_11418_000123 venuta r ora del giorno sequente, la moglie prese i panni di sandro, suo marito, e se li mise indosso. e un capello in capo. 6001_11418_000124 sotto fano città, nella marca posta al lito del mare adriatico, trovasi una villa chiamata carignano, copiosa di bei giovanazzi e di belle femine. 6001_11418_000125 venne uno amante della madre ed in presenzia del figliuolo stette gran pezza con esso lei, in amorosi ragionamenti. 6001_11418_000126 fratello, non so la causa- ch'io sono sì macilente e macro, come tu vedi, e tu sei robicondo e grasso, io d'ogni tempo mangio dilicati cibi, beo preciosi vini, giaccio in ietto quanto mi piace. 6001_11418_000127 il quale strinse e denti, e meglio che puote. ancor, la seconda sera ottimamente passò. 6001_11418_000128 messer liberale, se n'andò a casa di madonna daria sua diletta comare e dissele: comare, messer artilao, vostro marito e mio carissimo compare. 6001_11418_000129 altro messer artilao sara tutto dedito alla mercatanzia. questi molto s'amavano insieme e tanto era l'amore tra loro che l'uno senza l'altro quasi non sapea vivere. 6001_11418_000130 e ch'io per questo patisca veramente, disse messer liberale. io sono di questa opinione e tengo per certo che messer artilao, mio compare, sia mancato farle tutte le sue membra intiere. 6001_11418_000131 il compare a cui piaceva il boccone. con ogni studio, dì e notte, s'affaticava alla riforma della creatura. acciò che intiera nascesse. 6001_11418_000132 il che, vedendo madonna daria molto si maravigliò e disse: come messer liberale fanno così, fatte cose e compari colle comare. 6001_11418_000133 la quale, gioiosa e festevole, se gli fé in contro col fanciullo in braccio e strettamente s abbracciarono e basciaro intesa messer liberale la venuta del compare. 6001_11418_000134 dimorando la poverella in tal affanno né sapendo che rimedio prendere, sopraggiunse messer artilao e, vedendo la comare tutta affannosa e di mala voglia, disse: che avete comare mia che si forte, vi ramaricate. 6001_11418_000135 la quale, ancor che sia con non picciolo disconcio delle cose vostre. spero però nella bontà vostra e nella benivolenza: è tra noi, non me la negherete. 6001_11418_000136 che vi prometto per espresso patto di non venir a fin di questa danza. che d avantaggio v empirò la panza. agli ascoltanti parve alquanto vergognoso. l enimma da arianna raccontato: 6001_11418_000137 messer artilao. udite e ben intese le parole della moglie stette sopra di sé e quelle li furono. un coltello al core. 6001_11418_000138 é maggiore del vostro e ancora non é saldato e putisse molto più che la piaga vostra. e nientedimeno mi vedete robicondo, grasso e fresco come giglio. 6001_11418_000139 stando adunque panfilio appresso il fuoco e avendo a saturità empiuto il ventre, vennegli una- sì fatta rabbia di pizza che si sentiva morire. 6001_11418_000140 così fosse il compare, rispose madonna daria, ed io sarei digiuna, dimorando messer liberale in tali ragionamenti, colla comare. 6001_11418_000141 marito panfilio, che di tal cosa era consapevole, non già che la favoreggiasse, ma perché di ora in ora s accorgeva de pessimi portamenti della madre, si ramaricava molto. 6001_11418_000142 e se io non ve la conterò con quella grazia, con quella leggiadria che mi fu raccontata da lei, mi arrete per iscusa, perchè la natura mi ha denegato quello che a lei copiosamente concesse. 6001_11418_000143 che, se tu intieramente lo osservarli, avrai l intento tuo. se no, la cosa sarà con maggior tuo scorno e danno. 6001_11418_000144 voi sapete, e già è manifesto ad ogn uno, quanto e qual sia l'amor tra noi. e il conto, eh, io sempre fei e ora fo di voi, o si, per la lunga amicizia già gran tempo fra noi contratta, sì, anco per lo sacramento del comparatico che è tra noi. 6001_11418_000145 costui, sendo già pervenuto all'età di quarant anni, prese per moglie una feminazza non men piacevole né men grassa di lui, ed era in grandezza ed in grossezza simile a lui. 6001_11418_000146 vivanda acciò che tu potesti sovenire alla natura e più gagliardamente resistere al tormento della rogna che tu sopporti panfilio, che era giovanetto e semplice, non s avedeva dell astuzia materna. 6001_11418_000147 né in tanto tempo, risaldato ancora e sentendo il gran fetore che gli veniva al naso e mirando che egli aveva inciso il membro virile, 6001_11418_000148 pur al fine s'imaginò far, cosa che gli riuscì secondo: eh, egli voleva ed era il desiderio suo. onde disse alla moglie: 6001_11418_000149 compare, partiamosi di qua e lasciamo la comare a suo bel agio dormire che forse per esser ella levata troppo per tempo, ha dibisogno di riposare. 6001_11418_000150 rispose: messer artilao molto volentieri e gettato da capo lo stromento nella vai pelosa. tanto s operò che toccò il secchiello, ma non ebbe tanta forza di traerlo fuori e, vedendo affaticarsi in damo, disse: 6001_11418_000151 signora, a torto vi adirate meco, perciò che enimma mio porta seco ridicoloso effetto e non disonesto. quando all infermo volete porre il serviziale, non fate stare a boccone. ciò è col corpo in giù. 6001_11418_000152 ma prima che si faccia movimento alcuno, cercate diligentemente in ogni parte. le comari e le fanti cercaron e ricercaron per tutta la casa, ogni cosa rivolgiendo sottosopra, e nulla trovarono. 6001_11418_000153 e quanto più egli participava del calor del fuoco, tanto più s accendeva il sangue e cresceva la smania, stando una tra l altre sere panfilio al fuoco e, con somma dolcezza, grattandosi la rogna. 6001_11418_000154 ma tu mangi lo verno e cibi grossi bovi, l'acquatico vino. lievi su la notte a lavorare, né mai lo state. hai di riposo un'ora e nondimeno sei sì, robicondo e grasso che é un diletto a vederti. 6001_11418_000155 perdessimo perciò che l'altrieri avendo io perse le mie gioie. messer artilao nostro compare pescando in questa valle troyòle tutte. 6001_11418_000156 sovenendole, di tutto quello le fia bisogno e quanto per lei spenderete di tanto sodisferovvi a pieno messer liberale, intesa la voluntà del compare. 6001_11418_000157 non dubitate punto, comare, che servirovvi a pieno. imponete alla fante che apparecchia la mensa che in questo mezzo, noi daremo cominciamento alla riforma nostra. 6001_11418_000158 grandi sono l'astuzie e gli inganni che oggidì usano e miseri mortali, ma molto maggiori penso siano quelli quando l'un compare tradisse. 6001_11418_000159 al primo entrar, vi fa guardar le stelle per non trovarsi libera, ispedita. ma poi vien lunga, stretta, larga e tonda, quanto più e meno la grossezza abonda. 6001_11418_000160 non cessò dal suo malvagio proponimento. sì, come nel discorso del mio, ragionare a pieno, intenderete, fu adunque graziose donne poco tempo fa, e forse ancora udito. 6001_11418_000161 e da questo forse prociede la mala gravidezza. ch'avete rispose la comare? avete voi o mio compare cotesta opinione che la creatura che io tengo nel ventre sia di qualche membro manchevole? 6001_11418_000162 e vedendola bella, fresca e ritondetta in tal maniera, del suo amor s accese che dì e notte non pensava ad altro salvo, eh, a conseguir il disonesto suo desire. 6001_11418_000163 e fatti alcuni segni e certi caratteri a modo suo, entrò nel cerchio e disse a properzia: comare mia, state cheta nel letto, né vi movete, né abbiate spavento di cosa che sentir potreste. 6001_11418_000164 ardesse. ora gli apporgeva il dilicato sapore di specie condito. acciò che dal cibo e dal calor del fuoco acceso maggiormente si grattasse la rogna. 6001_11418_000165 ed ella ritornò alla usata sua mercatanzia, aumentando le facende sue. 6001_11418_000166 la madre, vedendo già aver vinta la lite, finse di dolersi e disse al figliuolo panfilio: che sciocchezza è la tua, che pensi tu di fare. è questa la promessa che fatta mi hai. 6001_11418_000167 e la burla. le successe. sì, come ella bramava ed era il desiderio suo. e, voltatasi con allegro viso verso il figliuolo, disse: 6001_11418_000168 che doveste reffrenare cotesta mala e disonesta vita, la qual parturìsse. e a voi vergogna ria. e a me che vi sono figliuolo, danno non picciolo. 6001_11418_000169 e trovato messer liberale suo cordialissimo compare. amorevolmente e con animo sincero gli disse: compare. 6001_11418_000170 e vedendo questa maledizzion di rogna averti sì attenuato che appena la ti lascia vivo, molto m atttristava onde, mossa a compassione di te, volsi prepararti alcuna delicata vivanda. 6001_11418_000171 rispose: sandro, egli è morto. ma come si farà, disse castorio, se egli è morto? 6001_11418_000172 il cibo salato e con spezie condito, il vino greco e il calor del fuoco gli avevano già, sì, fieramente accese le carni che, miserello, non puote più durare. 6001_11418_000173 la causa, disse sandro, fu vostra e non mia, perciò che e preghi vostri m indussero a farlo. ma acciò che non paia manchevole nell'opera mia. 6001_11418_000174 la favola di alteria, non men graziosamente che prudentemente recitata, mi riduce a memoria una facezia non men ridicolosa che la sua, la quale mi fu da una nobil donna poco tempo fa, brevemente narrata. 6001_11418_000175 adunque, il mio enimma non è così disonesto. sì, come voi il facevate, la signora udita ed intesa l ottima interpretazione del ridicoloso enimma. 6001_11418_000176 aver tal errore commesso dubitando di morte, castorio, vedendosi giunto a mal partito, oltre il dolore che avea, salì in tanto sdegno e furore che voleva al tutto sandro per uomo morto. 6001_11418_000177 e tanto gli crebbe la volontà di grattarsi che quasi non si poteva ritenere la madre, che era astuta e aveva acceso un buon fuoco. acciò che il figliuolo meglio si scaldasse. 6001_11418_000178 indi fatta una riprension al marito del pericolo grande che era incorso. dolcemente il confortò e pregòlo che stesse di buon animo. eh, ella provederebbe, sì, fattamente, che non gli sarebbe pericolo di morte. 6001_11418_000179 madre. ogni un torni al suo mistero. voi farete e fatti vostri, ed io farò e miei. e d'allora in qua il figliuolo non ebbe più ardire di riprender la madre. 6001_11418_000180 e ne sentiva quel grave cordoglio e dura passione di animo. quale ciascaduno, prudentissimo uomo sentito arrebbe. 6001_11418_000181 quanto più destramente che puote. le levò le anella dalle dita e le perle dal collo e di camera. sì, partì. la bevanda dell alloppiato vino già aveva persa la sua virtù quando, madonna properzia, si destò. 6001_11418_000182 madre mia diletta e onoranda. non senza grandissimo dolore e affanno mi son posto quivi con esso, voi a sedere, e rendomi certo che voi non arrete a sdegno intender quello che nel petto fina ora tenni nascoso. 6001_11418_000183 disse: quanto comare mia m incresce e duole che messer artilao sia da voi partito. e lasciata pregna, perciò che per la sua presta partenza egli s avrà di leggieri domenticato finire la creatura che nel ventre portate. 6001_11418_000184 messer artilao. uscito fuori del cerchio ed andatosene al letto, si coricò appresso la comare, la qual non si mosse e levatele i panni e la camiscia, cominciò pescare nella vai pelosa. 6001_11418_000185 facende sue. tutti gli ascoltanti rimasero molto sodisfatti della favola da cateruzza recitata e dopo che ebbero tra loro di essa alquanto riso, la signora le comandò che suo enimma proponesse. 6001_11418_000186 oscuro enimma da cataruzza recitato, diede ampia materia alla brigata d interpretarlo, ma poscia che tutti minutamente pensarono e ripensarono, non fu veruno che la vera interpretazione sapesse. 6001_11418_000187 isponerò dichiarandovi il nervo piloso e perforato: esser la penna con cui si scrive, la qual, prima che si mette nel vaso, è bianca e asciutta, ma, tratta fuori del vaso, rimane nera e bagnata. 6001_11418_000188 e perchè egli non si metteva pensiero di cosa alcuna, andasse male o bene che si volesse. era venuto, si robicondo e grasso che le sue carni non altrimenti parevano, eh, un lardo vergelato di porco. 6001_11418_000189 partitosi di casa, andò in piazza e trovò messer liberale suo compare, e l invitò con madonna properzia sua moglie lo giorno seguente a desinar seco. egli graziosamente accettò l'invito. 6001_11418_000190 madre e dove procede la causa di così nobil cena. arreste mai voi mutato pensiero, a cui rispose la madre. 6001_11418_000191 e la piaga s immarciva e rendeva un fetore che chi s'approssimava a lui sofferire non lo poteva, il che, venuto all orecchi di sandro, fortemente temette e si penti. 6001_11418_000192 la donna che desiderava che il parto nascesse perfetto. credette alle parole del compare e, non ostante il comparatico, si recò a dover fare e suoi piaceri e, più e più volte, si ritrovar insieme. 6001_11418_000193 e subito comprese messer liberale, averlo tradito e contaminata la donna e, da uomo prudente, fingendo di non aver intesa la cosa, tacque e in altri ragionamenti si mise. 6001_11418_000194 messer artilao. vedendo esser venuto il tempo opportuno di vendicarsi della ricevuta ingiuria, chiamò la moglie e 6001_11418_000195 castorio, desideroso di venir grasso, si fa cavare tutti duo i testicoli a sandro ed essendo quasi morto, vien dalla moglie di sandro con una piacevolezza placato. 6001_11418_000196 polissena, vedendo la gran constanza di panfilio e considerando: eh, erano passate due sere, che grattato non si aveva. dubitò fortemente di non esser perdente e tra se stessa si ramaricava assai. 6001_11418_000197 ella, essendo tutta fuoco, non si sottometteva a uno o duo amanti, il che sarebbe stato errore degno di perdono per esser giovane e di poco rimasa vedova. 6001_11418_000198 vedendolo torgersi e distendersi, non altrimenti di quello, eh arrebbe fatto una biscia, disse panfilio, che fai tu, guarda che non mi manchi della promessa fede, perciò che io non son a te per mancare. 6001_11418_000199 noi laonde. avendo io stabilito nell'animo mio di andar in soria, né avendo persona di cui maggiormente fidar mi possa che di voi. con baldezza e fiducia sono ricorso a voi per ottener una grazia. 6001_11418_000200 il che fatto, tolse un coltellino che come rasoio tagliava e, presa la cassa di testicoli in mano e con oglio commune ben mollificata, destramente diede un taglio. 6001_11418_000201 castorio. andando un dì doppo vespro per la campagna, come spesso far far si suole, vide sandro che col curvo aratro la terra volgeva e, vedendolo bello, grasso e rubicondo, con viso allegro, disse: 6001_11418_000202 sì, rallegrò molto e pacientemente sofferse ogni dolore e puzzo. né stette gran tempo che il meschinello si riebbe e venne grasso. sì, come egli desiderava. 6001_11418_000203 ditemi liberamente il desiderio vostro e comandatemi. eh, io son per far quanto voi m'imporrete. io disse: messer artilao volentieri. vorrei che voi, mentre starò fuori, prendeste il carico di governar la casa mia e parimenti la moglie. 6001_11418_000204 ed andatasene alla campagna con e buoi e con l'aratro. si mise a coltivare il terreno aspettando che castorio ivi venisse. non stette molto che giunse castorio. 6001_11418_000205 e perchè era il freddo grande non poteva remediarle. stavasi il buon panfilio, la sera, presso il fuoco e di continovo grattavasi la rogna. 6001_11418_000206 e serve al scrittore che la guida quanto gli piace. finita la. 6001_11418_000207 deh, caro mio compare, disse la donna: piìi, non tardate, acciò che la creatura non rimanga impedimentata, il che oltra il danno sarebbe non picciolo peccato. 6001_11418_000208 e chetamente entrato in camera dove la comare giaceva, s'approssimò a lei e veduto che dolcemente dormiva senza che alcuno di casa se n'avedesse né che la comare sentisse. 6001_11418_000209 e che fatto hai tu, disse castorio. rispose: sandro, io già un anno mi fei cavare e testicoli e dal r ora in qua io sono in questa maniera che vedete grasso. 6001_11418_000210 e quantunque il primo ingannatore con mirabil arte ingannasse il compare, non però con minor astuzia né con minor ingegno, si trovò esser gabbato da lui il che flavi aperto. se benigna audienzia mi prestarete, 6001_11418_000211 morte partitosi castorio sandro si mise in amaro pianto e voleva al tutto fuggire e andarsene in alieni paesi, pensando tuttavia aver gli sbirri alle spalle che strettamente lo legasseno. 6001_11418_000212 subito se n andò a lui e l'abbracciò, rallegrandosi del felice ritorno e del ben esser suo, avenne che, trovandosi un giorno, messer artilao a mensa con la moglie e accarezzando il fanciullo, disse: 6001_11418_000213 pur l'amor del compare lo rimoveva alquanto, ma spronato dall'ardente amore che lo struggeva, s'accostò a lei e disse: 6001_11418_000214 rispose: panfilio, non dubitate, punto di me. madre mia, state pur voi ferma. eh, io non vi mancarò. e tuttavia, l'uno e l'altro, rabbia: va, l'uno di grattarsi la rogna, l'altra di ritrovarsi coli, amante suo. 6001_11418_000215 la madre. udite le parole del figliuolo, se ne rise e fece a modo suo panfilio. vedendo che la madre faceva poco conto delle amorevoli sue parole, deliberò di non dirle più cosa alcuna. 6001_11418_000216 messer artilao, temendo che la virtù della bevanda non venisse a meno e gli mancasse il tempo di operar quello che nell animo nascoso tenea chiamò messer liberale e dissegli: 6001_11418_000217 venuto il termine del parto, madonna daria parturì un bambino che in tutto rassomigliava al padre ed era sì ben formato, che non vi era membro che non fosse in ogni parte perfetto. 6001_11418_000218 dall ora in qua sono fatte le mie carni come quelle d un fanciullo, né mai mi trovai tanto lieto e contento quanto ora mi trovo. e chi fu colui che con tanta destrezza, senza che tu sentesti noja, ti trasse e testicoli? 6001_11418_000219 e messe due dita nel luoco inciso con tanta arte e con tanta destrezza, gli cavò ambi i testicoli che quasi non sentì dolore e, fattogli certo empiastro molliflcativo con oglio e sugo d'erbe, il fece levar in piedi. 6001_11418_000220 dopò, prendete in mano la cosa- ciò è il serviziale- e rappresentate al forame. e perchè l'infermo, contra sua voglia, lo riceve, non gli dite che non si torga e con la decuzione non gli empiete la panza. 6001_11418_000221 sopravenne la prima sera e panfìlio, partitosi da bottega, venne a casa e, posta giù la zamarra, si mise a passeggiare per camera indi perchè il freddo lo molestava. si pose appresso il fuoco in un cantone. 6001_11418_000222 la comare narròli il tutto messer artilao, fingendo nulla sapere. disse: cercate bene comare mia e pensate se in luogo alcuno che ora non vi soviene poste, le avete. 6001_11418_000223 e date le vele al prosperevole vento, da genova si partì e con buona ventura al suo viaggio se n'andò, partitosi adunque messer artilao e gitosene al suo camino. 6001_11418_000224 certo no, figliuol mio, anzi, son io più costante che prima, ma considerando che tutto il giorno, fino alla buia notte, te ne stai a bottega a lavorare, 6001_11418_000225 prender trastullo. piacque, sì, la favola d'alteria raccontata, che non vi fu altro, tutta quella sera, che ragionare, pensando con qual astuzia, con qual arte luno ingannassi. 6001_11418_000226 e non sarebbe passata una settimana, eh egli non si avesse fatto radere la barba. acciò che più bello e più giocondo paresse, avenne che castorio, gentil uomo di fano, giovane, ricco ma poco savio. 6001_11418_000227 dimane manderò lo stromento al fabbro che gli farà la punta doppo. a bel agio, pescheremo il secchielletto. ella s'accontentò e, tolta licenzia dal compare e dalla comare, allegra e contenta ritornò a casa sua. 6001_11418_000228 disse marito: per vostra fé guardate se pescando potreste mai per aventura trovare il secchielletto che ne passati giorni perdessimo. 6001_11418_000229 costei. col proprio marito ebbe un figliuolo panfilio chiamato giovene, ingenioso di buona vita e di laudevoli costumi ed era aurifìce. 6001_11418_000230 e se occorreva bisogno alcuno, senza indugio e senza rispetto l un dell altro, si prevaleva. e perchè messer artilao era mercatante grosso e faceva molte faconde. sì, sue come d altrui. deliberò di far un viaggio in soria. 6001_11418_000231 nella pomposa ed inclita città di vinegia, una vedovella polissena per nome, chiamata donna nel vero giovane, di anni e di corpo, bellissima ma di bassa condizione. 6001_11418_000232 imposto. venuto il tempo di andar al viaggio, messer artilao caricò in nave le sue merci e daria, sua moglie, che era gravida in tre mesi, raccomandata al compare, ascese in nave. 6001_11418_000233 giglio ed acciò che voi crediate quello ch'io vi dico. vi voglio dimostrar la piaga non ancor saldata e tenendo una gamba in terra e r altra sopra la rata al cio si e panni di dietro. 6001_11418_000234 ma squarciatisi e panni dinanzi il petto e slacciatesi le calze e levatesi le maniche della camiscia sopra le braccia si puose sì fortemente, a grattarsi che d ogni parte, a guisa di sudore, il sangue pioveva. 6001_11418_000235 la mattina seguente, ambiduo e compari si trovaro in piazza e l'un guardava l'altro, non però né l'uno né l'altro osava scoprirsi. 6001_11418_000236 la moglie, vedendo il marito dolersi né sapendo la causa del suo dolore, il domandò per che causa, sì, dirottamente, piagnesse ed egli, di punto in punto, le raccontò la cosa. 6001_11418_000237 sandro, che aveva dell'astuto e del giotto ed era di rosso pelo, ricusava insegnarli il modo, ma, pur astretto dalle lunghe preghiere di castorio e dal desiderio di avere i cinquanta fiorini, accontentò d insegnargli la via. 6001_11418_000238 potreste perciò che non mi leverò di qua, che troverò le gioie vostre. non dubitate punto di me, disse la comare, che io non mi moverò, né farò cosa alcuna senza comandamento vostro. 6001_11418_000239 comare mia, dove era triste, ma state allegra. eh, io son disposto vedere il fine di questo. e sappiate, comare mia, eh, appresso me è un secreto di tanta virtù. che sia qual esser si voglia, che tolte abbia le gioie. 6001_11418_000240 e concesse che ciascaduna dicesse quello le paresse, senza aspettare riprensione alcuna. 6001_11418_000241 certo sì, messer compare e molti rispetti, e maggiormente per trovarmi ne termini che ora mi trovo. ed in quai termini disse messer: liberale vi trovate. 6001_11418_000242 queste parole diedero a madonna properzia non minor allegrezza. che maraviglia. finito che fu l incanto, disse il compare. 6001_11418_000243 come di morte rispose sandro. i vitelli, i poledri e gli altri animali a quai trassi i testicoli non sono per questo già morti. castorio, che era più che ogni altro uomo desideroso di venir grasso, si lasciò consigliare. 6001_11418_000244 ma poscia, considerando che da lei avuto aveva l'essere, si rimosse dal suo fiero proponimento e volse vedere se con parole la poteva placare e rimoverla da questo errore. 6001_11418_000245 comare mia ho trovato il secchiello ed bollo veramente tocco, ma perciò che è volto col fondo in su, lo stromento non si ha potuto attaccare e per questo non lo posso traer fuori. 6001_11418_000246 di tre mesi mi lasciaste gravida e il bambino nel mio ventre restò delle sue membra, imperfetto di che ne portava gran sinistro nella gravidezza mia. 6001_11418_000247 mentre che la fante apparecchiava, il desinare messer liberale andò in camera colla comare e, chiuso l'uscio, cominciò accarezzarla e basciarla, facendole le maggior carezze che facesse mai uomo a donna. 6001_11418_000248 colle comare, ohimè trista. egli è troppo gran peccato. e se non fosse questo io ve contenterei, rispose messer liberale. qual è maggior peccato? o giacere colla comare o che nasca la creatura imperfetta. 6001_11418_000249 e, voltatosi verso la madre, che tra se stessa rideva ad alta voce, disse: ogni un torni al suo mistero. ogni un torni al suo mistero. 6001_11418_000250 venuto il giorno seguente, il compare e la comare andarono alla casa di messer artilao, ove furono amorevolmente veduti e accettati. 6001_11418_000251 e a guisa di supplicante pregollo di grazia che volesse tacere, offerendosi pronta e apparecchiata ad ogni suo piacere, pur che non manifestasse il giovane adultero. 6001_11418_000252 disse il vento: sorelle mie, ogni volta che trovar mi volete per godere e stare insieme, verrete, per mezzo di qualche uscio aperto o di qualche via angusta che subito mi troverete. perciò che ivi è la stanza mia. 6001_11418_000253 onde, non la trovando, nulla o poco di lei mi curo e però io farò a modo mio e voi al vostro, perciò che oggi nel mondo non si trova la vergogna. 6001_11418_000254 costei. altro non aveva al mondo che di sostanzia fosse, se non tre cose, cioè uno albuolo nel quale le donne impastano il pane, una panara sopra la quale fanno il pane ed una gatta. 6001_11418_000255 avide del iarlare. eh, aveva fatto il monaco e, temendo che apertamente non lo scoprisse, l assolse imponendogli che a suol bel grado mangiasse, e chi non sapeva ben mangiare e bere il danno fusse suo. 6001_11418_000256 che gli davano grandissima molestia e andatosene con la sua gatta al fiume. fu da quella da capo a piedi, diligentemente leccato e pettinato e in pochi giorni rimase del tutto liberato. 6001_11418_000257 madre. la grazia di dio è stata con esso. meco perciò che, essequendo i vostri comandamenti, ti ovai il buon dì. togliete questi danari e servateli per lo viver vostro. 6001_11418_000258 don pomporio, mi è sta fatta una gran conscienzia de fatti vostri, la quale, oltre che contiene gran vergogna, genera scandolo a tutto il monasterio. 6001_11418_000259 avenne un giorno che un pazzo, gridando quanto più poteva, seguitava un cane che, fuggendo, gli portava via la carne che rubbata gli aveva. e seguitavanlo molti, sgridandolo e dandogli il stridore. 6001_11418_000260 un pazzo il quale aveva coplv d una leggiadra e bellissima donna, finalmente riportò premio dal marito di lei. 6001_11418_000261 aveva il porcone, una virti i in sé che mai si corocciava, e ciascuno contra di lui poteva dir ciò che li pareva che non l'aveva a male. 6001_11418_000262 dodeci rami, cinge d ogni intorno una gran quercia che nel mezzo posa. e d ogni ramo grande e grosso e ha quattro sol e non più ghiande ci dà. 6001_11418_000263 e fece salire il pazzo nel camino. poi aperse l uscio al marito e, accarezzandolo bellamente, lo invitava a giacersi con esso lei. 6001_11418_000264 e in che modo disse il patrone? rispose la gatta: vieni meco e non cercar altro, che sono io al tutto disposta di arricchirti. 6001_11418_000265 in genova, città preclara e molto dedita a mercatanzie, trovavasi un bernardo della famiglia fulgosa, uomo avaro e dedito alli contratti illiciti. 6001_11418_000266 io aveva proposto nell animo mio raccontarvi una favola d altra materia, ma la novella recitata da questa mia sorella mi ha fatto mutar pensiero e voglio dimostrarvi che r esser pazzo molte volte giova. 6001_11418_000267 rimasero tutti paghi e contenti della ingeniosa interpretazione del sottile enimma e le dierono il vanto. 6001_11418_000268 ultimo, passando anco, egli porse medesimamente il buon giorno a costui. ah, ora, lucilio, tutto allegro, levatosi in piedi, gli ho tutti tre, disse, ed emmi successo prosperamente il mio disegno. 6001_11418_000269 molte volte amorevoli donne vedesi im gran ricco, in povertà cadere e quello che è in estrema miseria, ad alto stato salire, il che intervenne ad un poverello il quale, essendo mendico, pervenne al stato regale. 6001_11418_000270 sepolta la madre, le vicine, per loro bisogna, quando albuolo, quando la panara, ad imprestido. lor chiedevano: 6001_11418_000271 ma la simia, slegati li sacchetti e traendo fuori gli scudi e riponendogli dentro, poi che gli ebbe maneggiati un gran pezzo ripostigli, ne sacchetti e legatigli uno. 6001_11418_000272 udendo queste parole, il marito, il furore fu sopra di lui e, guardando sotto il letto, trovò l'adultero e lo uccise. 6001_11418_000273 u che non è maraviglia, perciò che è scritto che quelli che sono colpevoli pensano sempre che in tutte le cose si parli di sé. 6001_11418_000274 intesa la vera interpretazione dell oscuro enimma. tutti universalmente la comendarono e. 6001_11418_000275 e tratti dalla tavola e duo sacchetti. rattamente ascese arbor della nave e entrò nella gabbia e cominciò trar fuori i dinari di sacchetti, non altrimenti che annoverargli volesse. 6001_11418_000276 e ragionando di più cose, disse la vergogna al vento e all'acqua. quando fratello e sorella ci troveremo insieme? sì, pacificamente, come ora ci troviamo? 6001_11418_000277 bernardo, poiché fu bonamente discosto da fiandra, ritrovandosi in mezzo al mare, pose quei danari sopra una tavola e cominciò a noverargli i. 6001_11418_000278 la gatta, come dicemmo di sopra, molto continoava con presenti il palazzo regale e in tal guisa sostentava il suo patrone. 6001_11418_000279 perchè maggiore è il numero di quelli che sono sta uccisi dalla gola che dal coltello. isabella che sedeva a. 6001_11418_000280 non stettero molto insieme che si levò una grandissima fortuna e la meschinella, travagliata dal vento e dall'acqua, non avendo onde posarsi, si sommerse nel mare. 6001_11418_000281 empia la sua bisciaccia che da lato teneva d'alcuna buona vivanda e tolta licenzia dal re a costantino portole i. 6001_11418_000282 questo enimma diede molto che dire. non però fu da alcuno inteso, salvo da isabella, la quale disse: altro non significare se non la serratura. 6001_11418_000283 per il che tra loro nacque una ardente invidia che di continovo rodeva loro il core costantino, quantunqne fusse bello di faccia, nondimeno per lo patire, eh, aveva fatto, era pieno di rogna e di tigna. 6001_11418_000284 ma acciò, eh, io non disturbi il principiato ordine, ne dirò una la quale, ancor che piacevole non sia, nondimeno vi sarà cara. 6001_11418_000285 disse: r abate parvi questo lodevole atto. voi avete un piatello non da religioso ma da fettente porco, nel quale, oltre l'ordinario vostro, ponete tutte le reliquie che sopravanzano a gli altri. 6001_11418_000286 e per sua sciagura. prima che aggiungesse al luogo della diletta moglie, gli sopraggiunse per la strada un subito e miserabile accidente, per lo quale, immantinenti se ne morì e costantino, fortunato del castello, rimase. signore. 6001_11418_000287 costantino, vedendosi tanto onorato e ricco divenuto, non sapeva dove la moglie condurre e fece consiglio con la sua gatta, la quale disse: non dubitar, patrone mio, che ad ogni cosa faremo buona provisione. 6001_11418_000288 i quai contati, ripose ne due sacchetti e strettamente legolli. fatto questo, ecco eh una simia, eh era nella nave, si sciolse dalla catena e saltò sopra. 6001_11418_000289 la favola raccontata da questa mia amorevole sorella mi riduce a memoria quello che intervenne ad un mercatante genovese il quale, vendendo il vino con acqua, perse e danari e quasi di doglia volse morire. 6001_11418_000290 ma quella eccellente e gloriosa moglie, da così inopinato e subito mal percossa, non sapendo in questa roina che consiglio prendersi l'adultero da paura, sbigottito e già mezzo morto, fedelmente nascose sotto il letto. 6001_11418_000291 perchè la notte fuggiva, anzi volava la signora. ordinò che la signora chiara la sua favola incominciasse, la quale, levatasi da sedere e postasi in luogo più eminente, perciò che era picciola, così a dire, incominciò. 6001_11418_000292 il che fatto, levò le ancore e, veleggiando con buono e prosperevole vento, giunse nel porto di fiandra. e perchè ivi era gran penuria di vino, gli abitatori comprorono il detto vino a gran prezzo. 6001_11418_000293 che disseno e castellani, non passerà un'ora che verranno qua molti soldati e vi taglieranno a pezzi. non udite i cavalli che nitriscono? non vedete la polve in aria? 6001_11418_000294 partitosi don pomporio dall'abbate e assolto di dì in dì, raddoppiò la piatanza, accrescendo al satìto oratorio del buon piattello la divozione. e perchè don pomporio dai monaci era di tal bestialità, gravemente ripreso. 6001_11418_000295 ed uscita di casa se n andò alla campagna e, fingendo dormire, prese un lepore che a canto le venne e 6001_11418_000296 in cesena, nobil città della romagna presso la quale corre l'i fiume detto savio, trovavasi una vedovella povera ma da bene, e lucietta si chiamava. 6001_11418_000297 una spezie ve n è tra questi, tali di si benigna e si gentil natura che cieco padre per vecchiezza, l ali più non oprando al suo viver procura. 6001_11418_000298 grata fu a gli ascoltanti la favola da fiordiana raccontata, ma acciò che il tempo vanamente non passasse. la signora le comandò che suo enimma proponesse ed ella, allegra e contenta, in questo modo disse: 6001_11418_000299 dandogli la quarta parte di quello. il giovane, allegramente tolta la parte sua, n'andò a casa e diella alla madre sua dicendole: 6001_11418_000300 e facevalo venire a se ogni di cerca il mezzogiorno e con gran riposo di animo. spesso venivano alle armi di cupidine di che, ambiduo, ne sentivano grandissima dilettazione e piacere. 6001_11418_000301 a cui per successione aspettava il reame, ed a questo modo costantino di povero e mendico. signore e re rimase. 6001_11418_000302 chetamente aperse la porta e fece entrare in casa questo pazzo k chiuso l'uscio, ingenocchiossi avanti di lui. 6001_11418_000303 e levandosi, sbadigliava e stropicciavasi gli occhi, distendendo le braccie e i piedi per lo letta, come vii poltrone di che la madre ne sentiva grandissima passione perchè sperava che egli dovesse esser il bastone della sua vecchiezza. 6001_11418_000304 se don pomporio e come padre abbate deverei vergognarmi. dove ora si trova nel mondo la vergogna e chi la teme? 6001_11418_000305 un giorno fu al padre abbate accusato, il quale, udita la querela, fecelo a sé venire e dissegli: 6001_11418_000306 dove gettate ancore. fermò la nave e, sceso in terra, accompagnò il vino con al no trettanta acqua. si che d una botte di vino ne fece due. 6001_11418_000307 a cui il pazzo, tu ben vedi, me disse: ma quello che è sotto il letto nascosto, non vedi? una sol volta son io stato con la moglie tua, ma egli ben mille volte ha contaminato il tuo letto. 6001_11418_000308 e per non esser detto al mondo, ingrato nel nido il pasce, eh ei, gli ha apparecchiato. altro non dimostra il mio proposto enimma che la gratitudine, sotto spezie, d'un uccello chiamato pola. 6001_11418_000309 dicevano quelli che compagnavano la sposa: adunque messer costantino, noi cominciamo sopra l tener vostro entrare. 6001_11418_000310 per lo fumo delle quali si frizzevano gli occhi del pazzo e suffocavasi, di modo che non poteva trarre il fiato né poteva far che sovente non stranutasse. 6001_11418_000311 dopò, si mise ad alta voce gridare aiuto, aiuto, correte che messer costantino s'annega. 6001_11418_000312 ogni virtude svelle senno strugge e tutti i sentimenti miser chi in sue man cade per sorte che il sangue asciugge e genera la morte. 6001_11418_000313 mare laonde. io la cercai in molti luoghi, ed ora la cerco. né mai la potei ritrovare, né anco persona che dir mi sapesse ove ella fosse. 6001_11418_000314 e perchè oramai rincresceva alla gatta andar tanto su e giù e dubitava di venire in fastidio alli corteggiani del re, disse al patrone: signor, se tu vuoi far quanto ti ordinerò in breve tempo, farotti ricco. 6001_11418_000315 fatte le nozze e compiuti e triunfi, il re fece caricare dieci muli d oro e cinque di onoratissime vestimenta e, a casa del marito, da molta gente accompagnata, la mandò. 6001_11418_000316 dalla. i don pomporio monaco viene accusato all'abbate del suo disordinato mangiare ed egli, con una favola, mordendo l abbate dalla querela, si salva. 6001_11418_000317 quella novella poi, che rallegrare tutte. vi face piglio, e inanzi e indietro, menandola, ne manda un dolce fuore, che languire vi fan spesso. 6001_11418_000318 ai quali la gatta rispose. farete a questo modo: se voi sarete addimandati, di cui sete cavallieri, rispondete animosamente di messer costantino e non sarete molestati. 6001_11418_000319 e gli altri dati al mercatante erano quelli del vino, e così l'acqua ebbe il prezzo dell'acqua e bernardo del vino. 6001_11418_000320 il quale lo ricevette con grandi accoglienze e addimandatolo per qual causa era stato gettato nel fiume. non poteva per dolor rispondere. 6001_11418_000321 le genti che elisetta accompagnavano, addimandavano di chi siete cavallieri e di chi sono tanti belli, armenti, e tutti ad una voce rispondevano: di messer costantino. 6001_11418_000322 aggiunta la nobil compagnia al bel castello. addimandò i guardiani di cui era e tutti animosamente risposero di riesser costantino fortunato. 6001_11418_000323 la quale è come un giardino di fiori. ciò è di stelle, e per dentro corre un fior rosso, che è il sole, e una rosa bianca, che è la luna, e ambidue, giorno e notte, girano e illuminano. 6001_11418_000324 e del tutto lo spogliorono e, credendo dargli morte, nel fiume lo gettorono. e per mercè di questi gentil uomini, fu da morte campato. 6001_11418_000325 dentro un giardin di vaghi fiori adorno corre un fior rosso e una bianca rosa. né si stancano mai, notte né giorno. e splende e luce sopra a ogn altra cosa. 6001_11418_000326 cara. trovavasi ne tempi passati, in un famoso monasterìo, un monaco di età matura, ma notabile e gran mangiatore. egli s avantava di mangiare in un sol pasto un quarto di grosso vitello e un paio di capponi. 6001_11418_000327 il giovane cittadino conscio del tesoro, interpretando altrimenti le parole di quello che erano dette, jiensò che dicesse di sé. 6001_11418_000328 sua e addimandatala che cosa richiedesse, rispose che costantino, suo patrone, gli mandava donare un lepore che preso aveva e appresentòlo al re, il. 6001_11418_000329 e andatisi insieme al fiume, nel luoco. eh, era vicino al palazzo regale. la gatta spogliò il patrone e di commun concordio lo gettò nel fiume. 6001_11418_000330 non fu veruno che sapesse interpretare l'oscurissimo enimma e ancor che uno dicesse una cosa e quelr altro un alti'a, nondimeno la lor dichiarazione era molto lontana dal vero. 6001_11418_000331 il re, accettato il dono, addimandò: chi era questo costantino? rispose la gatta: lui esser uomo che di bontà, di bellezza e di potere non aveva superiore. 6001_11418_000332 perchè la fortuna porge aiuto a vigilanti e non a quelli che dormono. nde, se prenderai, figliuolo mio, il mio consiglio, tu troverai il buon di me. 6001_11418_000333 il pazzo, disceso giù del camino, prese un grosso bastone e ad alta voce cominciò gridare dicendo: tu hai ucciso il mio debitore. per dio, se non mi paghi il debito, ti accuserò al rettore e farotti reo di morte. 6001_11418_000334 ma quanto piii li monaci lo correggevano, tanto maggiormente li cresceva l'animo di aggiunger la broda al suo oratorio, non curandosi di riprensione alcuna. 6001_11418_000335 lucilio, che così era il nome del figliuolo ignorante. più che l'ignoranzia non intendeva la madre, ma risguardando alla scorza e non alla mente delle parole. 6001_11418_000336 prezzo laonde, il mercatante empiuti duo gran sacchetti de sculi d'oro e, grandemente allegrandosi di fiandra, si parti ritornando verso la patria sua. 6001_11418_000337 indi, andata al palazzo regale e veduti alcuni corteggiani, dissegli voler parlar col re, il qual, inteso che era una gatta che parlar gli voleva, fecela venire alla presenza sua. 6001_11418_000338 ho inteso, gentilissime donne, dagli savi del mondo che la fortuna aiuta e vigilanti e scaccia quelli che sono timidi e paurosi, e che questo sia il vero dimostrerouo con una breve favola, la qual vi fia di diletto e contento. 6001_11418_000339 e quantunque lorde e sozze fusseno perciò che ogni cosa faceva al proposito del suo oratorio, nientedimeno tutte, come affamato lupo, le divorava. 6001_11418_000340 il che, sentendo il re e considerando che molte volte aveva appresentato subito mandò le sue genti ad aiutarlo. uscito di acqua, messer costantino e vestito di nuovi panni, fu menato dinanzi al re. 6001_11418_000341 si verrete tra le donne, si maritate come vedove e donzelle. parimenti non mi troverete. peiciò che mi fuggono come mostruosa cosa. 6001_11418_000342 la gatta, che era fatata, mossa a compassione di costantino e adirata contra i duo fratelli che, sì, crudelmente lo trattavano, disse: costantino, non ti contristare pei ciò che io provederò al tuo e al viver mio. 6001_11418_000343 ma tu vergogna, dov'è la stanzia tua? io veramente disse la vergogna. non so. perciò che io sono poverella e da tutti scacciata. 6001_11418_000344 i fratelli, vedendo i cibi di quai costantino trionfava, li chiesero che con loro i partecipasse, ma egli, rendendogli il contracambio, li denegava. 6001_11418_000345 onde il re le fece assai accoglienze, dandole ben da mangiare e ben da bere. la gatta, quando fu ben satolla con la sua zampetta, con bel modo, non essendo d'alcuno veduta. 6001_11418_000346 in questa macchina è piantata una quercia che è l'anno e ha dodici rami, cioè dodeci mesi. di quai rami ciascun ha quattro ghiande, cioè quattro settimane del mese. 6001_11418_000347 volendo dire ch'egli aveva tre buoni dì. i cittadini, temendo forte che l giovane andasse al rettore a manifestarli, chiamatolo a sé e raccontatogli il caso, lo fecero compagno nel tesoro. 6001_11418_000348 il mercatante, temendo di perseguirla over, di farla seguitare. acciò che, adiratasi, non gettasse gli scudi nel mare. stava di mala voglia, tutto addolorato e quasi era per rendere lo spirito. 6001_11418_000349 a io ingeniosa fu la favola d'arianna, raccontata e da tutti fu laudata. molto indi avuto il segno dalla signora che con l'enimma seguisse in tal maniera: disse: 6001_11418_000350 né cosi presto furono dalla valorosa impresa disciolti che il marito di lei giunse all improviso e picchiò r uscio e chiamò che si venga ad aprirlo. 6001_11418_000351 e senza rispetto e senza vergogna, non come umana creatura né come religioso, ma come affamata bestia, quelle divorate. ison, vi fate conscienza, grossolone e uomo, da poco che tutti vi tengono il suo buffone. 6001_11418_000352 e con la sua elisetta gran tempo visse lasciando di lei figliuoli successori nel regno. 6001_11418_000353 ed egli col capo, affermava di si, e parimenti d ogni cosa- eh, era addimandato- rispondeva di sì, e per questo la compagnia gran ricco lo giudicava. 6001_11418_000354 e che niuno debbe, con li pazzi, comunicar i secreti. in pisa, famosissima città della toscana a tempi nostri, abitava una bellissima donna il cui nome, per onestà, passo con silenzio. 6001_11418_000355 giudicava giunta la gatta ad una bellissimo castello, trovò quello con poca brigata e disse che fate uomini da bene, non vi accorgete della roina che vi viene. 6001_11418_000356 per il che la sua pazzia guadagnò quello che perso, arrebbe la sapienza. 6001_11418_000357 abbate, che con buoni capponi, l'asciani, francolini e altre sorti di uccelli col priore e altri amici sontuosamente viveva. 6001_11418_000358 finita che ebbe lodovica la sua brevissima favola, diede di piglio a uno enimma e senza aspettar altro comandamento dalla signora, così disse: 6001_11418_000359 la favola da diana recitata quantunque da leifusse, biasmata nondimeno tutti, non poco la comendorona, ma ella, che non era ambiziosa né molto si curava di queste lodi, il suo enimma in tal guisa propose: 6001_11418_000360 per me m accuso e a dirvi: mi son mossa ch'a mezzo ho un bucco e chi talor mi ficca. ma tosto, ho chi me'l tragge e forli picca. 6001_11418_000361 pola, ilqual, veggendo il padre, per vecchiezza non poter più volare, gli mostra gratitudine preparandogli il nido e dandogli il cibo con cui si nutrisce fino alla morte. 6001_11418_000362 e se io con voi non ra accompagno, mi veggo d ogni speranza priva il che il vento e l'acqua, sentendo, si mossero a compassione e in sua compagnia accettorono. 6001_11418_000363 il pazzo che vidde entrare il cane nella porta della detta casa cominciò ad alta voce gridare, picchiando alla porta e dicendo: cacciate fuori il ladrone che quivi è nascosto e non vogliate nascondere e ribaldi che son degni di morte, state fermi qui. 6001_11418_000364 ecco che l'è qui vicina. udite il strepito delli nitrenti cavalli. i cavallieri spauriti dissero che deggiamo adunque far noi. 6001_11418_000365 che, intendendo il re, ordinò che fusse ben governato ed atteso e, vedendolo bello e sapendo lui esser ricco, deliberò di dargli elisetta sua figliuola per moglie e dotarla di oro, di gemme e di bellissime vestimenta. 6001_11418_000366 favola v i. ernardo, mercatante genovese, vende il vino con acqua e, per volontà divina, perde la metà di danari. 6001_11418_000367 uno sacchetto ne trasse nel mare e r altro al mercatante su la nave, come significar volesse che quelli danari eh erano stati gettati nel mare s erano acquistati per l aequa posta nel vino. 6001_11418_000368 ella, che non fu mai villana con lieto viso, lo propose così dicendo: diverse volontà, vari animali nel mondo già produsse alta natura. 6001_11418_000369 soriana, già carica d anni, venendo a morte fece l'ultimo suo testamento e a dusolino, suo figliuolo maggiore, lasciò r albuolo, a tesifone la panara e a costantino la gatta. 6001_11418_000370 favola yl. lucietta, madre di lucilio, figliuolo disutile e da poco il manda per ritrovar il buon dì. ed egli il trova e con la quarta parte di un tesoro a casa ritorna. 6001_11418_000371 il cane, ricordevole della non pensata sua salute e sollicito della sua vita. trovando alquanto aperto l uscio della casa di questa donna, entrato in casa di lei si nascose. 6001_11418_000372 favola: i soriana viene a morte e lascia tre figliuoli, dusolino, tesifone e costantino fortunato, il quale, per virtù d una gatta, acquista un potente regno. 6001_11418_000373 ed entrati dentro, onorevolmente alloggiarono. era di quel luogo castellano il signor va lentino, valoroso soldato, il quale poco avanti era uscito dal castello per condurre a casa la moglie che novamente aveva presa. 6001_11418_000374 le quai parole: considerando l'omicida e vedendo non poter prevalersi del pazzo constituito in tanto pericolo con un sacchetto pieno di buona moneta, gli chiuse la bocca. 6001_11418_000375 vedendo gli altri monaci, la sfrenata gola di costui e la grande ingordigia e maravigliandosi forte della tanta poltroneria sua quando con buone e quando con rie parole lo riprendevano. 6001_11418_000376 e tutte le reliquie. eh a gli altri monaci sopravanzavano, poche, molte che ci fosseno erano all oratorio appresentate ed egli nella divozione le poneva. 6001_11418_000377 la quale ha denti e lingua, ma non ha ossa né può mangiare. e chi la ficca è la chiave che spesse volte apre la cassa e chi la tragge fuori della serratura la picca a qualche chiodo. 6001_11418_000378 padre abbate, noi siamo alla condizione di quelli che portano le zerle dietro le spalle, perciò che ogn un vede quella del campagne, ma non vede la sua. 6001_11418_000379 non però all'ora dormiva, ma sfavasi vigilante per trovar il buon dì. sì, come ammaestrato r aveva la madre. 6001_11418_000380 voi che avete il stomaco tutto disconcio, giudicate quello che non è l intento mio. l enimma adunque dimostra il violone. 6001_11418_000381 e se non volete perire, togliete il mio consiglio che tutti sarete salvi. s alcuno v'addimanda di chi è questo castello, diteli di messer costantino fortunato. e così fecero. 6001_11418_000382 costei aveva un figliuolo il più disutile, il più sonnacchioso che mai la natura creasse, il quale, più che era andato a dormire, non si levava di letto fino a. 6001_11418_000383 costei, che era congiunta in matrimonio con uno di molto nobil casa e molto ricco e potente, amava ardentissimamente un giovane non men bello né men piacevole di lei. 6001_11418_000384 non passò gran spazio di tempo che morando, re di boemia mori ed il popolo gridò per suo re costantino, fortunato per esser marito di elisetta figliuola del morto. 6001_11418_000385 a cui il primo delli tre cittadini, indi passando, disse: amico mio, ti sia il buon giorno. ed ei rispose: ne ho uno de giorni, intendendo. 6001_11418_000386 montò sopra il pergamo del refettorio e con bel modo li raccontò questa breve favola. si trovarono già gran tempo fa il vento, l acqua e la vergogna ad una ostarla e mangiarono insieme. 6001_11418_000387 onde, vedendo egli ciò esser intervenuto per volontà divina, si racquetò pensando che le cose di malacquisto non sono beni duraturi e se aviene che le goda il patrone, non le gode l erede. 6001_11418_000388 che fate quivi, o poveri uomini, partitevi presto, che una gran cavalcata di gente viene e farà di voi ripresaglia. 6001_11418_000389 onde per farlo sollecito. vigilante e accorto, lo ammaestrava ogni giorno dicendogli: figliuol mio, l'uomo diligente e aveduto che vuole aver il buon di dee svegliarsi a buon ora, nel far del giorno. 6001_11418_000390 regale. trovavasi in boemia una donna soriana, per nome chiamata, ed era poverissima e aveva tre figliuoli, r, uno di quali dicevasi d'uso ino, l'altro tesifone. il terzo, costantino fortunato. 6001_11418_000391 e se costantino gii addimandava cosa alcuna, rispondevano che egli andasse dalla sua gatta, che glie ne darebbe. per il che il povero costantino con la sua gatta assai pativa. 6001_11418_000392 disse: l'abbate, dite quanto vi piace che siamo contenii che parliate assicurato. don pomporio allora disse: 6001_11418_000393 eccitato dall alto e profondo sonno, si partì e andò fuori d'una porta della città e si pose a dormire a traverso la strada all. 6001_11418_000394 la donna che aveva il drudo in casa, temendo che tanti uomini non l'ussero ragunati, acciò che si dimostrasse il giovane e che, fatto i'usse palese il suo peccato e dubitando di esser punita per l adulterio secondo le leggi, 6001_11418_000395 vedendo la signora che la favola da madonna chiara raccontata era venuta al termine, la pregò che, per contentamento suo, volesse proporre un enimma acciò che non si conturbasse l incominciato ordine. 6001_11418_000396 e perchè era tempo di verno, comandò il marito che si dovesse accendere il foco che voleva scaldarsi. furono portate le legna per accenderlo, non però legna secche- acciò che troppo presto non s accendesse- ma verdissime. 6001_11418_000397 l'enimma fu, se non da tutti, almeno dalla maggior parte. inteso che quella bella donna e strana era la gola la quale inferma il corpo di colui che troppo mangia ed estirpa ogni virtù ed anche genera la morte. 6001_11418_000398 se voi verrete tra persone grandi a cercarmi, non mi troverete perchè veder non mi vogliono e di me si fanno beffe. si verrete tra la gente bassa, si sfacciati, sono che poco curansi di me. 6001_11418_000399 ma la gatta che sempre gli stava da presso disse: sappi o re, che alcuni ladroni avevano per spia il mio patrone esser carico di gioie per venire a donarle a te. 6001_11418_000400 né mai molesto, né do impaccio ad alcuno, ma vivo con tranquillità e quiete, e se da altrui sono ingiui'iato, sofferisco pazientemente. né per questo mi 6001_11418_000401 il pazzo ma però savio, in questo mandato, il furor suo da banda cominciò dolcemente abbracciarla e basciarla e brevemente combatterono insieme la battaglia di venere. 6001_11418_000402 cavalcando ogni uno allegramente la gatta con molta fretta, camino avanti ed essendo dalla compagnia molto allontanata, s incontrò in alcuni cavallieri a quali ella disse: 6001_11418_000403 voi mi date licenza, eh, io possa sicuramente parlare, io vi risponderò. se non io, me ne passerò sotto ubidienza e terrò silenzio. 6001_11418_000404 le donne, inteso il dotto enimma a più potere, s'astenevano dalle molte risa, ma, astrette dalla dolcezza di quello, non potevano stare che non sorridessino alquanto. 6001_11418_000405 rispose: l acqua. certo, la vergogna dice il vero, perciò che chi sa quando mai più verrà r occasione di ritrovarsi insieme. ma se io ti volesse trovare o fratello, dov e la tua abitazione? 6001_11418_000406 molestati. e andatasi la gatta, più innanzi trovò grandissima copia di pecore e armenti e con li lor patroni fece il somigliante e a quanti per strada trovava il simile diceva: 6001_11418_000407 dove impediva questi e quelli che veniano nella città e parimenti che andavano fuori. avenne per aventura che quella notte tre cittadini cesenni 6001_11418_000408 quando penso: eh, io son si ben fornita di denti e della lingua e son senz'ossa, e eh, in luogo mi son si stabilita che masticar né ragionar non possa sempre. vi sarìi dura la mia vita. 6001_11418_000409 il quale la donna, per sonare e dar trastullo ad altrui, mette tra l'una coscia e l'altra e, preso il plettro con la destra mano, quello mena su e giù, onde ne uscisse un dolce suono che d'amore fa tutti languire. 6001_11418_000410 rispose: don pomporio. e che opposizione fanno contra me questi accusatori? io sono il più mansueto e il piti pacifico monaco che nel vostro monasterio sia. 6001_11418_000411 aveva costui che don pomporio si chiamava, un piatello al quale aveva posto nome oratorio di divozione e a misura teneva sette gran scutelle di minestra. 6001_11418_000412 passando il secondo, simelmente salutollo e diègli il buon giorno. lucilio all ora, replicando, disse averne duoi intendendo di buoni giorni. 6001_11418_000413 erano andati fuori della città per cavare un certo tesoro che trovato avevano, e portarselo a casa. poi che ebbero cavato, volendolo portar nella città si scontrarono in lucilio, che sopra la strada giaceva. 6001_11418_000414 la signora comandò a lodovica che alla sua favola desse principio, la quale non ritrosa, ma mansueta in tal guisa a dire: incominciò favola. 6001_11418_000415 s ancor io mangiasse di cibi sontuosi come i gran signori fanno. certo, ia mangerei assai meno di quello ch'io fo, ma mangianda cibi grossi che agevolmente si digeriscono, non mi par vergogna il molto mangiare. 6001_11418_000416 io vorrei questa sera esser digiuna e non aver il carico di raccontarvi favole, perchè in verità non me ne soviene pur una, che dilettevole sia. 6001_11418_000417 e oltre il companatico, ogni giorno sì a desinare, come a cena, la empiva di broda o di qualche altra sorte di minestra, non lasciandone pur una minuzia andare a male. 6001_11418_000418 né sapeva che consiglio prendere: o di andare a lei o di rimanersi. e, stando in questo dubbioso pericolo, parvegli tìnalmente esser il meglio sottoporsi alla volontà. 6001_11418_000419 e tu acqua dove abiti? io sto, disse l'acqua ne paludi più basse, tra quelle cannelluzze. e sia secco quanto si voglia la terra, sempre ivi mi troverete. 6001_11418_000420 costui deliberò condurre in fiandra una nave carica di ottimo vino del monte folisco per venderlo ivi gran prezzo. partitosi adunque un giorno con buona ventura del porto di genova e, prosperamente solcando, giunse nelle parti di fiandra. 6001_11418_000421 e perchè sapevano loro esser poverissimi, gli facevano una focaccia la quale dusolino e tesifone mangiavano, lasciando da parte costantino, minor fratello. 6001_11418_000422 si verrete tra religiosi. sarò da loro lontana, perciò che con bastoni e con gallozze mi scacciano di modo ch'io non ho finora abitazione dove mi possa fermare. 6001_11418_000423 una gran donna e bella fra le belle. regna nel mondo fra umane genti. né la più strana v è sotto le stelle. aggrada uomo, ma ha in sé vari accidenti. corpo inferma. 6001_11418_000424 furono alcune che la rimproveravano che con isconci parlari diminueva la sua onestà, ma ella, sentendosi pungere su l'onore, disse: fn. mal disposto stomaco non getta fuori se non cose triste e cattive. 6001_11418_000425 fiordiana, veggendo il suo enimma irresolubile rimanere, disse: signori, il mio enimma altro non dinota, salvo questa machina mondana. 6001_11418_000426 cortesi donne, mie vorami a trovare l amico che mi dà tante diletto ed ivi giunta, tosto mel fo dare e tra una coscia e l'altra me lo metto. 6001_11418_000427 la madre, lieta per gli avuti danari, confortò il figliuolo a star vigilante, acciò che gli avenisseno de gli altri buoni giorni simili a questo, vedendo la. 6001_11418_000428 onde il marito, guardando per lo camino, vidde costui che quivi s'era nascosto e, pensando egli che fusse ur ladro, cominciò grandemente a riprenderlo e minacciarli. 12428_11418_000000 giacer seco e nelle sue braccia esser morto. e levatosi di letto, trovò nella callicella il corpo morto disteso, che ancor era caldo. 12428_11418_000001 e quali, per amor nostro ti ammaestra? no, e sotto la loro disciplina verrai prudente e savio. rodolino, inteso il parlar del re, si sbigottì e quasi muto divenne, ma pur ritornato in sé, disse: 12428_11418_000002 cresciuti ambiduo in pari benivolenza, amor che è fida guida d ogni animo gentile e vera luce. operò sì che la giovanetta si assicurò di parlar con lui. 12428_11418_000003 sotto pena della disgrazia sua, debbano andar alla bara e basciare il figliuolo morto. concorseno molte matrone, le quali, per pietà, largamente il piansero e tra l'altre gli andò la infelice violante. 12428_11418_000004 voleva de dolor ed ira se stesso uccidere, ma poscia ritornato in sé, mandò per gli medici che vedessino e giudicassino la causa della sua morte. 12428_11418_000005 conoscere dicovi adunque graziose donne che lodovico re di ungheria ebbe un solo figliuolo, rodolino nomato, il qual, ancor che molto giovanetto fosse, non restava però di sentire i cocenti stimoli d? 12428_11418_000006 la meschinella, poi, che conobbe lui esser morto, stette sopra di sé e pensava che via tener dovesse, che il marito non s accorgesse. 12428_11418_000007 rodolino, vedendosi dal suo caro bene al tutto abbandonato e apertamente scacciato, non vedendo rimedio al gravoso affanno che sofferiva, disse: 12428_11418_000008 e che lei amore non era d'agguagliare al suo. perciò che l'uomo non ama di buon cuore. ma il suo amore è folle e vano e più delle volte conduce la donna che sommamente ama a miserabil fine. 12428_11418_000009 e il regno dopo la morte nostra aspetta a te come vero successore, e acciò che tu diventi uomo prudente e accorto. 12428_11418_000010 dalla maggior parte degli auditori. iu inteso l'enimma dal dunora recitato, che altro non significava eccetto la palla che è assalita da giuocatori i quali la mandano or qua or là percuotendola con mani. 12428_11418_000011 laonde. il re, chiamato un giorno a sé il figliuolo, disse: rodolino, figliuolo mio, tu sai che noi non avemo altri figliuoli che te, né semo per averne. 12428_11418_000012 le laudevoli e leggiadre maniere, gli onesti e real costumi, gli occhi vaghi e lucidi come stella e r altre condizioni che io veggo in te fiorire. 12428_11418_000013 e pensando che per amor di lei era privo di vita, ritenne: sì, fattamente il fiato che, senza dir parola, passò della presente vita. 12428_11418_000014 basciò, sentendosi dentro al cuore già venire meno, lo spirito si raccolse in sé e mandato fuori un gran sospiro a lato di lei. infelicemente morì. 12428_11418_000015 signore dio volesse che io mai non vi avesse conosciuto, perciò che io non mi troverei in tanti duri aff'anni in quanti ora mi trovo. 12428_11418_000016 il re, che sapeva l'innamoramento di violante e del figliuolo, lo tenne secreto e ordinò che ambiduoi fussero in una stessa tomba, sepolti già. 12428_11418_000017 il che inteso, ordinò il re che si apparecchiassero le funerali essequie e che il cadavere nella chiesa catedrale fusse portato e che tutte le donne della città, di qualunque condizione esser si voglia. 12428_11418_000018 lungo, perciò che, essendo lungo, non potrei resistere alla volontà del padre. quando mi volesse maritare, disse: rodolino violante, non ti ramaricare, stanimi allegra che innanzi che finisca l'anno sarò qui. 12428_11418_000019 e addimandata la causa del grido, tutta tremante e spaventata, li raccontò come le pareva: rodolino, figliuolo del re. 12428_11418_000020 anima mia diceva: rodolino, non dir così che se tu sentesti la millesima parte della passione ch'io per te sento, tu non diresti tai parole. e se tu no'l credi, fa l'isperienzia che all ora tu vedrai se io ti amo o no. 12428_11418_000021 per me sto ferma. e se tal un m'assale ve su per tetti- e spesso urto nel muro, le percosse mi fan volar senz. 12428_11418_000022 padre mio, quantunque lo allontanarmi da voi mi sia dolore e pena. perciò che, privo della presenza vostra e della madre mia, pur perchè così v aggrada, io sono disposto di. 12428_11418_000023 la qual, desiderando almeno morto veder colui a cui vivo non aveva voluto d'un sol bascio compiacere, gettossi sopra il morto corpo. 12428_11418_000024 il che fu di somma letizia al re, ma d'infinito dolor a rodolino, il qual tra se stesso molto si doleva che di tal maritaggio ne era stato causa. 12428_11418_000025 il marito veduto il strano caso, sbigottito, rimase e molto temette della vita sua e, fatto buon core, prese il corpo morto sopra le spalle. 12428_11418_000026 dimorando il miserello in questo angoscioso tormento, né sapendo trovar remedio all'amorosa passione, voleva da doglia morire. ma amore che non abbandona gli seguaci suoi e castiga quelli che non attendono alle promesse. 12428_11418_000027 il giovanetto, un giorno, dimorando ad una finestra della camera sua e ravolgendo nell animo suo varie cose de quai, assai si dilettava. 12428_11418_000028 liodoliko, figliuolo di lodovico, re di ungheria, ama violante. figliuola di domizio sarto e morto rodolino violante. da gran dolor, commossa sopra il corpo morto, nella chiesa, si muore. 12428_11418_000029 e saltar senza piedi al chiaro, al scuro non cesso mai. se il mio conti'ario tale non resta, che u desir suo sia sicuro in me. principio o fin pur non si vede, e cosa viva fui ne alcun me crede. 12428_11418_000030 trovatisi adunque insieme disse: rodolino violante, io, per compiacere al padre mio, m allontano da te col corpo, ma non col core. e ovunque sarò io, sempre mi ricorderò di te. 12428_11418_000031 amore è guidato da uno spirito gentile con quella modestia e temperanza che, se gli conviene, rare volte aviene che non riuscisca in bene. 12428_11418_000032 le donne, vedendo l'inopinato caso, corsero ad aiutarla, ma in vano. si affaticarono perciò che l anima s era partita. e andata a trovar quella di rodolino, suo diletto amante. 12428_11418_000033 sendo un giorno, rodolino alla finestra e conoscendo apertamente il reciproco amore che gli portava, violante disse: violante, sappi che tanto è l amor, eh, io ti porto, che quello mai non separerà se non la scura morte. 12428_11418_000034 ma poi che così vuol il cielo e la mia sorte che voi vi allontanate da me. almeno fatemi certa se il vostro star lontano sarà breve o lungo. 12428_11418_000035 e a tempo e a luoco possi saviamente reggere il regno tuo. io determinai mandarti in austria, dove dimora lamberico da parte di madre tuo zio. ivi sono uomini dottissimi. 12428_11418_000036 in segno della mia intiera fede, prendi questo anello e tiello, caro violante, avuta la trista nuova, volse da dolor morire, ma poscia che riebbe le smarrite forze rispose. 12428_11418_000037 ohimè. e come può essere che'l lungo amore, eh, un tempo vi portasti- sia ora in tutto da te fuggito? e così dicendo, strettamente abbracciò la sua violante e quella, volendo o non volendo, basciò. 12428_11418_000038 subito si smarrì e temenza le venne che dal marito sentito non fusse, e con savio modo, meglio che ella poteva, lo spingeva da sé, né si lasciava pur basciare. 12428_11418_000039 avenne che lodovico padre di rodolino s avidde un giorno dell innamoramento del figliuolo e, molto tra se stesso, si dolse, temendo forte quello che agevolmente li poteva avenire, con vituperio e vergogna del suo regno. 12428_11418_000040 ma non potendola, con suo onor, ritrattare a quella consenti. ma prima che si partisse, trovò la comodità di parlar con la sua violante per instruirla che far devesse. fin alla venuta sua, acciò che un tanio amore non si separasse. 12428_11418_000041 e senza farli saper cosa alcuna di questo, diliberò mandarlo in lontani paesi. acciò che il tempo e la lontananza ponesse in oblivione l inamoramento suo. 12428_11418_000042 ma quando è guidato da uno ingordo e disordinato appetito, nuoce molto e conduce l uomo ad orrido e spiacevole fine. qual sia la causa di questo breve discorso, il fine della favola vel darà a conoscere. 12428_11418_000043 e lasciatolo della lettiera nella callicella lievemente giù cadere, finse di sognare e trasse un grandissimo grido per lo quale il marito subito si destò. 12428_11418_000044 ed ella, che era astuta, ancor che giovanetta fosse, rispose che se egli amava lei, assai più ella amava lui. 12428_11418_000045 i medici separatamente videro il corpo morto e conformemente riferirono essere morto non da ferro né da veneno, ma da dolore intrinseco. 12428_11418_000046 ed ivi giunto tu, da lamberico, suo zio, orrevolmente ricevuto, stavasi rodolino per la sua lasciata violante, addolorato molto né sapea prender solazzo alcuno. 12428_11418_000047 mi hanno sì focosamente indutto ad amarti. che mai altra donna che te non intendo di prender per moglie. 12428_11418_000048 e, giacendo lei col marito in letto, chetamente andò alla callicella ed, entrato dentro, pianamente levò la sargia e posele la mano sopra il petto. 12428_11418_000049 e, senza esser veduto da alcuno, poselo su la porta del regal palazzo. il re intesa la trista nuova. 12428_11418_000050 il re, intesa la benigna risposta del figliuolo, subito scrisse a lamberico, suo cognato, e li significò la causa, raccomandandogli il figliuolo come la propria vita. rodolino, poi, che fatta ebbe la larga promessa al padre, assai si duolse. 12428_11418_000051 venuto rodolino nel paterno regno e accettato con gran festa dal padre e dalla madre, gli venne in cognizione come violante figliuola di domizio sarto. era maritata. 12428_11418_000052 disse: crudelissima fiera. ecco che io moio, contentati che più non avrai di vedermi fastidio e tardi, divenuta pietosa, di biasmare la tua durezza. a forza costretta sarai. 12428_11418_000053 vidde per aventura, una fanciulla figliuola d un sarto della quale, per esser bella, modesta e gentile, si caldamente s'accese che non trovava riposo. 12428_11418_000054 la fanciulla che violante si chiamava, s'avvide dell'amor di rodolino, e non meno di lui s'accese che egli di lei, e quando non lo vedeva si sentiva morire. 12428_11418_000055 già lionora aveva messo fine alla compassionevole sua favola quando la signora le fece motto che con l'enimma seguisse, la quale, senza indugio, disse: 12428_11418_000056 anno onde, accortosi di questo, chiese licenza al zio di ritornar a casa per veder il padre e la madre e, lamberico benignamente, glie la concesse. 12428_11418_000057 ed avenga che gli giovani si sforciassino di dargli tutti e piaceri che imaginar si potevano. nulla però, o poco valeano. dimorando adunque rodolino nell austria, con suo non poco scontento e avendo l'animo affiso alla sua diletta violante, non avedendosi 12428_11418_000058 ma pregoti per quello amore, eh, io ti portai, porto e porterò fin che spirito reggerà queste ossa, che tu non vogli congiungerti in matrimonio con uomo alcuno. perciò che, tantosto, eh, io ritornerò. prenderotti senza fallo per mia legittima moglie. 12428_11418_000059 difendere. espedita la bella dichiarazione del sottil enimma levossi lionora che appresso diana sedeva, e in tal modo diede incominciamento alla sua favola dicendo favola i. 12428_11418_000060 trovò il modo che rodolino si ritrovò con violante. rodolino, senza saputa di violante, una sera nella sua camera si nascose. 12428_11418_000061 violante che non sapeva la venuta sua. sentendosi da altri che dal marito toccare, volse dar un grido, ma rodolino, messa la mano alla bocca, la vietò e diedesi a conoscere la giovane co nosciuto che ebbe lui esser rodolino. 12428_11418_000062 e così andando, arrivarono a napoli il famiglio, presa licenza e ritornando a roma, narrò ogni cosa a punto per punto al pontefice. 12428_11418_000063 ed essendo sisto, sì, come è usanza per la subita morte di paolo, sommo pontefice, in luogo di a elevato alla suprema pontificai dignità. 12428_11418_000064 e ciò veggendo, gierolomo, ben ti veggio, disse egli, simele di mio patrone, il quale 12428_11418_000065 e scoprendo l'altro vaso, veggendo esso gierolomo il gran tesoro di gioie che teneva rinchiuso, come sono smeraldi e zafiri, diamanti, rubini, topazi e altre sorti di pietre preziose. 12428_11418_000066 ma perchè voi dite burlando, io me ne starò nella ignoranza mia, lasciando il vanto a queste mie sorelle che sono più savie di me. 12428_11418_000067 e la mattina, poi che gli sacerdoti, vescovi, presidenti, oratori e prelati furono venuti in senato sedendo il pontefice nel suo tribunale. 12428_11418_000068 alcuna, perciò che ella ha portato il vanto di tutte quelle che sono sta recitate in questa sera, a cui rispose isabella. signor antonio, se io credessi, voi dir da dovero, mi allegrerei sommamente perciò che sarrei laudata da quello che è comendato da tutti. 12428_11418_000069 e tanta fu l'ingratitudine di esso, pontefice, che non solamente non gli diede danari, cavalli e famigli, ma fu constretto. 12428_11418_000070 gli oratori scrivevano a suoi prencipi che gierolomo era il pontefice e trattavasi ogni cosa in senato a volontà sua, per il che raccoglieva di gran danari. 12428_11418_000071 dicendo ciò esser avenuto per suoi peccati non confessi, de quali, fatta l'assoluzione, gli diede in penitenza che per uno anno, ogni giorno, dovesse, a certa ora determinata, venire in senato. quando si trattavano gli segreti de re e signori. 12428_11418_000072 e che cosa è più misera di colui al qual cascano e periscono e benefici e s'accostano l'ingiurie? 12428_11418_000073 sì, belle e sì acute sono state le novelle che hanno recitate queste nostre sorelle, che io dubito per la bassezza dell ingegno mio mancar per via. 12428_11418_000074 costui, sopra tutti gli altri, è stato fedele, cerca i comandamenti miei e talmente si ha portato fin da primi anni che non si potria dir di più. 12428_11418_000075 l'atti portar nel suo conspetto i duo vasi predetti, fece venir a se gierolomo sopradetto e disse: tai parole, carissimi ed amatissimi figliuoli, 12428_11418_000076 eccetto questo, gierolomo, il quale per la sua fedel servitù e pel troppo amore fu pagato di oblivione e ingratitudine, il che penso più tosto essere avvenuto per certa sua sciagura che per alcun altra cagione. 12428_11418_000077 onde il detto gierolomo di mala voglia e da gran dolore soprapreso, desiderò dimandai licenza di partirsi e ritornare nella patria sua. e, ingenocchiatosi al conspetto di sua beatitudine, ottenne la licenza. 12428_11418_000078 mai pur una parola non gli cascò dalla bocca, se non che, passando per certa acqua che era pel viaggio, s intratenne il cavallo per esserli venuta volontà di stalare e stalo ivi aggiungendo acqua. 12428_11418_000079 quarto pontefice massimo di nazione genovese, nasciuto in savona, città marittima, per avanti chiamato francesco da rovere. 12428_11418_000080 e servillo, non solo mentre andava alla scola, ma ancora dopo, fatto monaco e prelato, e poi che ascese alla gran dignità pontificia. quello, sempre giustamente e con gran fede servendo, s'era invecchiato. 12428_11418_000081 non però voglio desistere dal bell'ordine cominciato. e avenga che la nevella che raccontar intendo sia stata descritta da messer giovanni boccaccio nel suo decamerone. 12428_11418_000082 e da prencipi cristiani i erano mandati tanti e tanti doni che in poco tempo divenne molto ricco, di modo che appena si trovava in italia, un più ricco di lui e cosi, passato r anno della penitenza, rimase contento e pieno di molti doni e ricchezze. 12428_11418_000083 giunta che fu al desiato termine la favola da isabella raccontata, levossi in piedi il molino e disse: non accadeva, signora isabella, nel prmcipio della vostra favola far iscusazione alcuna. 12428_11418_000084 il peggio, a render ragione di quanto aveva maniggiato, come fece quel scipione africano il qual puose ragione in publico al popol romano delle sue ferite, veggendosi rimunerar di essilio per lo premio di suoi gran fatti. 12428_11418_000085 rimase tutto attonito e mezzo morto. il pontefice poi, che lo vidde star di mala voglia e tutto addolorato, lo esortò a confessarsi. 12428_11418_000086 piacque molto a ciascaduno la dotta isposizione del sottil enimma e tutti universalmente la comendaro. già il crestuto gallo denunziava il chiaro giorno quando i magnifici signori presero licenzia dalla signora. 12428_11418_000087 il famiglio che lo seguitava ripose queste parole nella memoria e giudicò che il detto gierolomo superasse muzio, pompeio e zenone di pazienza. 12428_11418_000088 ma acciò che le parole più oltra non procedessino, la signora le fece cenno che con enimma seguisse, ed ella, allegra del datole vanto, così disse: 12428_11418_000089 dopo il suoi della tromba subito venisse in senato. aveva il pontefice fatto far duo vasi molto belli e di una medesima grandezza. 12428_11418_000090 isabella alla sua favola diede principio, cosi dicendo. favola v: sisto sommo pontefice. con una parola solamente fece ricco un suo arlievo nominato. 12428_11418_000091 ma quello infelice e sfortunato pensando e ripensando or l'uno, or l'altro vaso elesse per sua disgrazia, quello ch'era pieno di metallo. 12428_11418_000092 e acciò che ei conseguisca il premio del suo ben servire e che più presto l abbia a dolersi della sua fortuna che della mia ingratitudine. gli darò elezione di questi duo vasi e sia l'arbitrio suo di prendere e goder quello che egli se eleggerà. 12428_11418_000093 il che, veggendo isabella con lieto e chiaro viso, sorridendo, disse: con licenzia vostra, signori, isponeremo l enimma recitato da noi. 12428_11418_000094 duro, ti fia assai pensar fra te chi son, chi fui, già l'ebbi ed or non l'ho. ma per la strada dimandando, va che quella te ne dia. eh, ora non. 12428_11418_000095 e nel vero bene si dice che niun maggior male ha la cupidità quanto che gli è ingrata. cosi adunque, partendosi da roma e andando verso napoli, 12428_11418_000096 facendo ogni cosa senza misura. mi ha lasciato venir a casa senza remunerazione alcuna ed hammi dato licenzia per premio della mia lunga fatica. 12428_11418_000097 pontefice, ascendendo il seggio pontificale, faceva la penitenza a sé ingiunta, il che, fatto, tornava fuori. i circonstanti molto si maravigliavano di questa cosa. 12428_11418_000098 a dirgli nelle orecchi un are maria, nel qual luogo a niuno era lecito d'entrare, comandò che, alla venuta di lui subito, li fussero aperte tutte le porte e dato libero adito di venire a lui con tanto onore. 12428_11418_000099 sovenne ai servitori e domestici suoi per servizii da lor ricevuti, e quelli rimunerò largamente e oltre misura. 12428_11418_000100 e creatolo, gentil uomo di napoli, di forlì e di altre molte città. essendo prima di bassa condizione, divenne chiaro e illusti'e, a guisa di tulio ostilio e di david i. 12428_11418_000101 tempo già fu, signor, ch'ora non è né quel che è ito. ritrattar si può. all'or quando io non l'ebbi te ne die ed or che l'aggio più non te ne do. 12428_11418_000102 in uno di quali pose gran numero di perle, rubini, zafiri, pietre preziose e gioie di grandissima valuta. nell'altro, veramente, era metallo ed erano ambi i vasi d uno medesimo peso. 12428_11418_000103 il quale, poi, che ebbe considerato queste parole, fece ritornar il corriere indietro scrivendo al detto gierolomo che, sotto pena di scomunica, dovesse venir alla presenzia sua. 12428_11418_000104 non però è detta nella maniera che voi udirete, perciò che vi ho giunto quello che la fa più laudesole. 12428_11418_000105 la quale con faccia allegra li pregò che nella seguente sera al bel ridotto tornassero e tutti farlo. graziosamente risposero. 12428_11418_000106 le quali lettere lette, esso gierolomo s'allegrò e più presto che puote. ne andò a roma e dopo il bascio del pie, il pontefice gli comandò che il giorno seguente, all'ora di consiglio, 12428_11418_000107 quanto dir si potrebbe, laonde esso gierolomo, senza pur dir una parola. con gran onorifìcenzia, più tosto, con gran prosonzione, andava al pontefice. 12428_11418_000108 il quale non dimostra altro, salvo che un innamorata donna non maritata, che era sottoposta al suo amante, ma poi che si maritò, non più conobbe l'amante onde persuadevagli che, andando per strada, richiedesse l'amore da quelle che non avevano marito. 12428_11418_000109 nella sua giovanezza a napoli, andando alla scola, ebbe appresso di sé un cittadino suo compatriota, detto gierolomo da lliario, il quale lo serviva continoamente. 1558_11418_000000 pre zefiro, ricordandosi che non erano guardiani al suo giardino, vi andò volando. e subito che fu entrato dentro vidde costui che sedeva su l arbore mangiando e fighi a suo beli agio. 1558_11418_000001 il qual giardino era circondato de mura e fosse di modo che non vi potevano entrare uomini né animali, ed era ornato di diversi arbori d'ogni sorte e tra gli altri vi era un gran figaro con suoi rami sparsi d intorno, carico di frutti bellissimi e ottimi. 1558_11418_000002 di quali soleva participare ogni anno con gentil uomini e primai della città. erano quei fighi di color misto tra bianco e pavonazzo e gettavano lagrime come di mele, ed eranvi sempre guardiani che gli custodivano diligentemente. 1558_11418_000003 uno diceva voler la stretta ben legata, l altro la leva ben per tempo e altri la tocca da prima sera. non però intendevano il significato loro. 1558_11418_000004 gli fu forza a discendere e, dandosi il giovane alla fugga, depose i fighi. eh, egli s aveva ragunati in seno e così le pietre. avanzerò in vertù la e le parole. 1558_11418_000005 onde, vedendo eritrea la loro discordia, disse: non mi par convenevole che questa dolce compagnia stia più sospesa, ma dicole che la stretta ben legata è la tigna, la quale chi vuol scacciare fa bisogno medicarla e con la benda strettamente legarla. 1558_11418_000006 la leva ben per tempo dinota. la cacarella, la qual fa levar di letto l uomo innanzi giorno a scaricare il superfluo peso del ventre, la tocca dalli da prima sera s attribuisse alla importuna rogna la quale, come è su la sera. 1558_11418_000007 pre zefiro, vedendo che non faceva profitto alcuno con tai parole raccolse dell erbe. eh, erano lì d intorno e in virtù di quelle lo scongiurava che descendesse, ed egli, più alto, ascendeva meglio accomodandosi. 1558_11418_000008 allora il prete disse queste parole: gli è scritto che nelle parole, nell erbe e nelle pietre sono le virtù. per le due prime ti ho scongiurato e non ti hai curato di discendere. ora, in virtù di quelle ti scongiuro che debbi venir giuso. 1558_11418_000009 onde il sacerdote incominciò pregarlo che descendesse e, non descendendo, egli si gettò in genocchioni, scongiurando per lo cielo, per la terra, per i pianeti, per le stelle, per gli elementi e per tutte le sacre parole che si trovano scritte che venisse giuso. e il giovane tanto più attendeva a mangiare. 1558_11418_000010 piacque universalmente a tutti l ottima isposizione del nodato enimma e presa licenza dalla signora, perciò che ora era tarda, tutti si partirò, con condizione però di ritornare nella sera seguente al bel ridotto. 1558_11418_000011 già eritrea. aveva messo fine alla sua breve novella quando la signora le fece cenno che con enimma seguisse, ed ella, senza indugio, così disse: 1558_11418_000012 rimasero tutti attoniti per lo inviluppato enimma da eritrea recitato, né sapevano che rispondere né qual partito apprendere, ma astretti dalla signora che ciascaduno dicesse il parer suo. 1558_11418_000013 e cosi cominciò a trarli delle pietre con mal animo e gran furore, e ora r aggiungeva nel braccio, ora nelle gambe e ora nella schiena, onde, per gli spessi colpi, tutto enfiato, percosso e malmenato. 1558_11418_000014 favola v. pre zefiro scongiura un giovane che nel suo giardino mangiava fighi. suolsi dire, carissime donne, che la virtù consiste nelle parole, nell erbe e nelle pietre. ma le pietre avanzano in virtute erbe e le parole sì, come per questa mia brevissima favoluzza. 1558_11418_000015 pur vorreste la tocca e dàlie ben da prima sera over la leva, ben per tempo, e questo ditel gagliardamente e ditel presto. 1558_11418_000016 una notte che per caso non vi erano li guardiani, un giovane ascese sopra quest arbore e, scegliendo i fichi maturi, quelli con silenzio, così vestiti, nella voragine del ventre suo fedelmente nascondeva, 1558_11418_000017 accende l uomo di una insoportabil rabbia, che si mangiarebbe le carni co denti come fece il figliuolo della vedova nella novella dalla signora cateruzza non men dottamente che elegantemente narrata. 1558_11418_000018 era nella città di bergamo un sacerdote avaro chiamato pre zefiro e aveva fama di aver gran danari. costui aveva un giardino fuori della città, presso alla porta che si chiama penta. 1558_11418_000019 vorrei donne gentil, che mi diceste, e voi, signor, ancor con mente vera, qual di queste più tosto, prendereste con più fermezza e sicurtà sincera la stretta ben legata. 1558_11418_000020 prorompendo in lagrime, la abbracciorono e basciorono e vestironlo e mangiando nell ostarla, ecco che un uccello volò sopra un albero e con la sua voce cantando, diceva: sappiate, o mangiatori, che nel cantone dell'osteria vi è ascoso un gran tesoro. 1558_11418_000021 ultimo, veramente udendo i dolci canti di filomena e di quelli grandemente dilettatosi per oscure valli e folti boschi, per laghi e per solitarie e risonanti selve e luoghi deserti e disabitati, e vestigi e canti di quella sempre andava seguitando. 1558_11418_000022 e talmente fu preso dalla dolcezza del canto de gli uccelli che, smenticatosi il camino di ritornare adietro, rimase abitatore di quelle selve, di modo che stando di continuo per anni dieci in quelle solitudini, senza abitazione alcuna. 1558_11418_000023 un giorno questo fratello che ultimo venne intese un altro uccello che diceva che nel mare egeo, pel circoito di circa dieci miglia v, è un isola che si chiama chio, nella quale la figliuola d polline fabbricò un castello di marmo fortissimo, la cui entrata custodisce un serpente che per la bocca getta fuoco e veleno. 1558_11418_000024 il qual già gran tempo vi è predestinato. andatelo a torre. e, dette queste parole, volò via. ah, ora, il fratello eh era venuto ultimamente manifestò per ordine a gli altri fratelli. le parole eh avea dette: 1558_11418_000025 trovavasi in questa alma città un povero uomo che aveva tre figliuoli e, per la troppa sua povertà, non aveva modo di nodrirli e sostentarli, per il che gli figliuoli astretti dal bisogno. vedendo la grande inopia del padre e considerando le picciole e deboli forze di quello, 1558_11418_000026 fatto consiglio tra loro, deliberorono di alleggierire il carico del padre suo e andar pel mondo vagando col bastone e la tasca per cercar di guadagnarsi alcuna cosa, onde potessero sostentar la vita loro. 1558_11418_000027 enimma, ingeniosamente recitato da isabella, fu quasi inteso da tutti, che altro non dimostrava se non l'alterosa e superba galea, la quale per la pece è nera ed ha le vele bianche. ella solca il mare e fugge. la terra acciò non si spezzi. 1558_11418_000028 ha di dietro il timone che la governa, ed ha e remi da l'una e l altra parte, che paiono ali. s adopra a tempo di pace per mercantare ed a tempo di guerra per guerreggiare. ha in fronte duoi grandi occhi e spesso, per fortuna, conduce l'uomo in luoghi strani, dove egli non vorrebbe. 1558_11418_000029 favola v di duo medici di quali uno era di gran fama e molto ricco, ma con poca dottrina. l altro, veramente, era dotto, ma molto povero. 1558_11418_000030 e di questo io potrei addurre infiniti essempi. ma la cortezza del tempo e gli animi lassi non patiscono maggior lunghezza. e, fatta la debita riverenza, si pose a sedere. 1558_11418_000031 messo. eh, ebbe fine lauretta alla sua brevissima favola. la signora che quasi dormiva, comandò che con un elegante ed onesto enimma ponesse termine al favoleggiare della presente notte, perciò che il gallo, col suo canto, ormai dinunciava il iuturo di. ed ella, senza fai altra iscusazione, così disse: 1558_11418_000032 ed è parimenti corona e gloria del mondo quando quella uomo adopra in bene, ma quando lo opra in contrario, non è sì potente stato. eh, ella non atterri e ponghi al basso. 1558_11418_000033 il contadino: udite cosi pazze ed esorbitanti parole. sorridendo gli rispose: perdonimi prego, vostra eccellenzia, signor mio, sono già dieci dì. eh altro asino, che te solo non ho io visto né mangiato. 1558_11418_000034 pregò molto questo medico di bassa fortuna, suo collega, che gli volesse manifestar, e segni per i quali aveva conosciuto l infermo, aver mangiato de pomi, promettendo dargli un buon pagamento per la sua mercede. il medico di umile stato, veggendo l ignoranza di costui, acciò che se ne vergognasse, l'ammaestrò in questo modo. 1558_11418_000035 e alla soglia di questo castello v è legato un basilisco. quivi aglea, una delle più graziate donne che sia al mondo, è rinchiusa con tutto il tesoro che r ha ragunato ed havvi raccolto infinita quantità di danari. 1558_11418_000036 un dì, venuti a visitar r infermo, quel gran medico riccamente vestito, toccatogli il polso, disse che egli aveva una febre molto violenta e formicolare. il medico povero, bellamente guardando sotto letto. 1558_11418_000037 e se io sono stato più breve di quello che conveniva, mi perdonerete, perciò che io vedeva ora esser tarda e voi col capo, affermar ogni cosa esser vera. 1558_11418_000038 il quale aveva per compagno, nella cura d un gentil uomo di primi della città, un altro medico che per dottrina e pratica era eccellente, ma privo di ì eni della fortuna. 1558_11418_000039 e furono fatte molte e lunghe dispute. chi di loro meritasse di averla? e fino al presente pende la causa sotto il giudice a cui veramente aspettar si debba. lasciolo giudicare a voi. 1558_11418_000040 e il primo promise di ascender la rocca con duoi pugnali. il secondo di far una nave molto veloce, la qual, fatta in poco spazio di tempo, un giorno con buona ventura e con buon vento, traversando il mare s inviorono verso l isola di chio. 1558_11418_000041 venendo il giorno di ritornar alla patria, i duo primi si ritrovorono al destinato loco ed aspettorono il terzo fratello. qual poi che viddero venir tutto peloso e nudo, gli andarono in contra e, per tenerezza, 1558_11418_000042 per aventura alcune corteccie di pomi e pensossi ragionevolmente che l infermo avesse mangiato de pomi la sera precedente. poi che gli ebbe toccato il polso, dissegli: fratel, mio veggio, che ieri sera tu hai mangiato di pomi perchè hai una gran febbre. 1558_11418_000043 alla quale, arrivati una notte, circa il far del giorno, quel franco soldato armato di duoi pugnali ascese sopra la rocca e presa aglea e legatala con una corda, la diede a i fratelli e tratti e rubbini e gioie ed un monte d'oro che v'era indi allegramente discese, lasciando vota la terra per lui saccheggiata. 1558_11418_000044 e con queste parole licenziò il così prudente e scienziato filosofo e trovossi un altro medico più perito di lui. e cosi appare, sì, come dissi nel principio del mio ragionamento, che più sono onorate le ricchezze che la scienzia. 1558_11418_000045 di modo che teneva il principato, tra gli altri, ed era tanto agile e destro che con duo pugnali pel muro ascendeva ogni alta rocca. ir secondo arrivò ad un certo porto dove si fabricavano navi. 1558_11418_000046 e tutti ritornorono sani e salvi nella patria e della donna, la qual era indivisibile, nacque discordia tra lor fratelli, a cui rimaner devea. 1558_11418_000047 il nostro enimma altro non denota che la buona e cattiva lingua, la quale è rossa e onor del cielo, perciò che con uella lodiamo e ringraziamo iddio di benefìci da lui a noi concessi. 1558_11418_000048 tien dietro il freno e spesso par che stanche l uomo e nel petto valor grande serra battendo l ali ed or le penne franche. corre così da pace qual da guerra. ha duo grand occhi e nulla però vede, ma spesso scorger om dov ei non crede. 1558_11418_000049 chi anderà a quel luogo e ascenderà la torre guadagnerà il tesoro. e aglea dette queste parole, l'uccello volò via all'ora. dechiarato il parlar di quello, deliberorono i tre fratelli di andarvi. 1558_11418_000050 trovatolo da inordinata febbre aggravato. gli disse: io conosco, fratel mio, che iersera hai latto un gi'an disordine, che hai mangiato asino e per questa causa quasi sei incorso all ultimo termine della vita tua. 1558_11418_000051 aveva isabella già posto fine alla sua breve favola quando, posta la mano alla sua scarsella, trasse fuori r enimma, cosi dicendo: un nero, alto destrier con ali bianche ne r andar vola e mai non tocca terra. 1558_11418_000052 non potendo l amalato negar quello ch'era la verità, gli disse di sì, furono ordinati gli opportuni rimedij e partironsi e medici e così, andando insieme, quel famoso ed onorato medico gonfiato il petto. 1558_11418_000053 povero. oggidì, amorevoli, donno più s onorano i favori, la nobiltà e le i icchezze che la scienzia, la quale, quantunque sia in persone di basso e umil grado, sepolta. 1558_11418_000054 largo tuo voler. uomo s impregna ed a ben operar l anima sprona. ma quando scopre l altra, oscura e nera, convien: eh a forza ogni gran stato pera. 1558_11418_000055 rossetta, bella d ogni laude, degna onor del cielo e del mondo, corona quando tu spieghi la candida, insegna che ad alto lieva ogni gentil persona. 1558_11418_000056 alcuna, divenne come un uomo selvatico e per l assiduo a lunga consuetudine di tai luoghi, imparando il linguaggio di tutti gli uccelli. gli udiva con gran dilettazione e intendevali ed era conosciuto come il dio pane tra i fauni. 1558_11418_000057 e accostossi ad uno di quei maestri da navi, il quale era eccellente in quell arte e in breve tempo fece gran profitto, sì che non aveva pari a lui ed era molto celebrato per tutto quel paese. 1558_11418_000058 quando ti averrà d andar alla cura d alcun infermo, al primo ingresso abbi sempre rocchio sotto suo letto. e quello che vi vedrai da mangiare. sappi certo che l infermo ne ha mangiato. questo è un notabile isperimento del gran commentatore e, ricevuti alcuni danari da lui, si partì. 1558_11418_000059 la mattina sequente, questo magnato ed eccellente medico, chiamato alla cura d'un certo contadino, ma però ben accomodato e ricco, entrando nella camera vidde sotto letto la pelle d un asino e poi eh ebbe, cerco e investigato il polso. 1558_11418_000060 ed escavorono il luogo che r aveva detto e tolseno il tesoro che vi trovorono. onde molto allegri, ritornorono al padre, ricchissimi, dopò e paterni abbracciamenti e le ricche e sontuose cene. 1558_11418_000061 e il maggiore per sua ventura. andò in campo de soldati che erano alla guerra e accordossi per servo con un capo di collonello e in poco spazio di tempo divenne perito nell arte della milizia e fecesi valente soldato e valoroso combattitore. 1558_11418_000062 e perchè r ora era tarda, comandò la signo ra che i torchi s accendessero e tutti andassero alle lor magioni, imponendogli strettissimamente che tutti, la sera seguente, ben preparati, all usato luogo tornassino. e cosi tutti, unitamente, promisero di fare. 1558_11418_000063 r enimma, e da tutti non poco comendato, comandò la signora che e torchi s accendessero e tutti andasseno alle lor case, imponendogli strettissimamente che tutti, la sera seguente, ben preparati all usato luoco, ritornassino. 1558_11418_000064 da se stessa, pur riluce e splende come un raggio, il che flavi manifesto, se alla mia breve favola orecchio presterete, fu già nella città antenorea un medico molto onorato e ben accomodato di ricchezze, ma poco disciplinato nella medicina. 1558_11418_000065 tanto inginocchiatisi avanti, il padre gli addimandarono licenzia di andarsi procacciando qualche guadagno, promettendogli che, passati dieci anni, ritornerebbono nella patria e partendosi con tal desiderio, poiché furono giunti a certo luogo che parve loro, si partirono l'uno. 9772_11418_000000 e chi in altre cose, facendo egli, per non parer tra loro ocioso, si mise con i danari a far, come si dice, passarini e gettavali ad uno ad uno nel iiume. 9772_11418_000001 pietro rizzato, uomo prodigo impoverisse e trovato un tesoro, diventa avaro. la prodigalità è un vizio che conduce l uomo a peggior fine che l avarizia. 9772_11418_000002 la favola molto piacque ad ognuno, perciò che apertamente dimostrava che gli amici non nelle cose prospere, ma nelle adverse provar si debbono, e ogni estremo è vizioso. 9772_11418_000003 il bisnato è il vuovo di cui, senza comare, nasce il pollo, il quale non vive lungamente e spesso more senza mai aver peccato, cioè senza aver mai calcala la gallina. e piccioli, o grandi che siano, sono buoni per noi. 9772_11418_000004 dell enimma. che vicenza. senz aspettar altro comandamento con tai parole, l'ordine seguitò favola. 9772_11418_000005 egli, per lo passato tempo, quando era nella sua felicità, aveva nodrito molti famelici. ora, eh, egli è affamato e sitibondo. non trova alcuno che gli voglia dar da mangiare o da bere. 9772_11418_000006 errori laonde. mi par cosa onesti e giusta che in questi santi giorni poniamo da canto i dilettevoli ragionamenti e gli amorosi balli e soavi suoni, gli angelici canti e le ridicolose favole ed attendiamo alla salute delle anime nostre. 9772_11418_000007 sappiate, magnifici signori e amorevoli donne, che noi siamo al primo dì di quaresima ed oramai da per tutto si odeno le campane che n invitano alle sante prediche e a fare la penitenza de nostri cornassi errori. 9772_11418_000008 volendo adunque pietro contentar il suo sfrenato appetito in tutte le cose a lui possibili, vivendo dissolutamente e senza alcun freno. presto gli vennero le sue gran ricchezze a meno e insieme gli mancarono tutti gli amici che corteggiavano. 9772_11418_000009 vorrei saper da voi, signor mio accort, qual cosa è questa mia nato bisnato et positus in ugno, dopò, morto senza cornar né p ete batteggiato ila vita breve o spesso more a torto. ne torse mai commesse alcun peccato? 9772_11418_000010 ma era prodigo perciò che donava a gli amici or questa, or quelr altra cosa. secomlo li parea convenire al grado loro e per la sua troppo grande liberalità aveva molti che lo seguitavano, né mai li mancavano ospiti alla sua mensa. 9772_11418_000011 o da bere. egli vestiva i nudi, ora ninno gli copre la sua nudità. egli aveva cura de gl'infermi, ora ninno ha cura della sua infermità. 9772_11418_000012 e vessato dal flusso in tal maniera che n andava il sangue, menava pazientemente la misera e infelice sua vita, ringraziando sempre dio che, dato gli avea conoscimento. 9772_11418_000013 e pei'chè la rosseggiante aurora incominciava apparere e già era terminato il carnessale e sopragiunto il primo di di quadragesima. la signora, voltatasi all onorevol compagnia con piacevol viso, così disse: 9772_11418_000014 gli uomini pai imenti, e le donne eh altro non desideravano. il volei della signora sommamente comendarono. 9772_11418_000015 che, andando un giorno con altri gentil uomini da padova a vinegia per ih'enta e veggendo che cìascaduno di loro, s essercitava chi in sonare, chi in. 9772_11418_000016 e senza l'ar accendere i torchi. perciò che ornai era il giorno chiaro, comandò la signora che ciascuno se n'andasse a riposarenè più alcuno si riducesse per conto di compagnia all'usato concistoro, se prima non gli era imposto da lei. 9772_11418_000017 avarizia. perciò che prodigo, consuma il suo e quello d'altrui e, fatto povero, non è ben veduto da alcuno, anzi, tutti lo fuggieno come persona insensata e dileggiano prendendo gioco di lui. 9772_11418_000018 vidde per una gran fissura, ris lendere oro e rotto quel pariete, trovò un gran vaso di teri a pieno di ducati d oro e portatolo a casa nascosamente. 9772_11418_000019 e addiaiandato da gli amici e compagni come era diventato sì ricco, gli rispondeva che si volevano an or essi diventar ricchi bisognava prima che vuotassino il sangue dal ventre suo, come aveva fatto egli. 9772_11418_000020 avedutisi che si era fatto ricco, pensarono di ritrovarlo, prodigo come prima, e andatisene a lui. il cominciorono carezzare e corteggiare, pensando tuttavia di viver alle altrui spese. 9772_11418_000021 fatto egli, dinotandogli che prima aveva sparso il sangue, che trovato avesse li danari. all'ora, gli sopradetti compagni e amici, vedendo che non vi era allegrezza di cavar altro construtto da lui, si partirono. 9772_11418_000022 maravigliosa fu la bella isposizione del diffìcillimo enimma. né fu veruno, nella grata compagnia che sommameme, non lo coniendasse. 9772_11418_000023 eh è di maggior importanza, fu eh, essendo egli in villa e venendo a lui molti giovani per corteggiarlo e veggendogli da lontano per far loro onore, fece metter fuoco in tutte le case di suoi lavoratori. 9772_11418_000024 avenne che, andando un giorno il meschinello pieno di rogna tutto sozzo, ad un certo luogo roinato non già per solazzare ma per diporvi giù il naturai peso del ventre e, guardando finalmente in un pariete per antichità, guasto. 9772_11418_000025 cominciò a rispendere, non profusamente come prima, ma secondo il suo bisogno e moderatamente gli amici e cari compagni che continovamente il corteggiavano nel tempo che viveva. 9772_11418_000026 la qual era sempre abondantissima di dilicate e preziose vivande. costui, tra l altre sue pazzie, ne fece due, delle quali una fu 9772_11418_000027 gli uomini. tolta buona licenza dalla signora e dalle damigelle e lasciatele in santa pace. ritornarono a gli alloggiamenti loro. 9772_11418_000028 dico adunque che già nella città di padova, famosissima per lo studio, abitava ne passati tempi un pietro rizzato, uomo affabile, di bellezza prestante e di ricchezza sopra ogni altro abondevole. 9772_11418_000029 sì, come intravenne ad un pietro rizzato, il quale, per la sua prodigalità venne in grandissima miseria. indi trovato un tesoro, diventò ricco e avaro. 9772_11418_000030 ma la cosa non gli venne come essi voleano, ed era il desiderio loro, perciò, che non solamente non lo trovarono pazzo e largo nel spendere scioccamente, donando il suo e facendo banchetti, ma conobbero apertamente lui esser divenuto savio e avaro. 9772_11418_000031 pirino, vedendo che la casa di pre papiro schizza s abbrusciava e che quasi non vi era più rimedio di estinguere il fuoco, cominciò ad alta voce gridare: prestule, presfiile surge. 9772_11418_000032 e così, pre papiro nudo di beni temporali, nella sua ignoranza rimase e pirino della ricevuta ingiuria, grandemente vendicato, lasciata la cura de porci, meglio che puote, a padova ritornò. 9772_11418_000033 con canti vengo e presso temi pongo poi sopra il corpo tuo tutto, mi stendo dentro del bucco tuo metto il mio longo e del tuo succo con diletto prendo, e quanto più nel fondo lo perlongo, tanto più mi compiaccio e più m incendo. 9772_11418_000034 e che fate voi? prima non picchiare all'uscio, certo si dopo non dite voi presto, presto messere, levatevi su e venete presto a dar i sacramenti ad un infermo che se ne more. 9772_11418_000035 ritornato, il prete da capo all interrogazione disse: e come si chiama il fuoco? ignis rispose: pirino, come ignis. disse il prete e, voltatosi alla compagnia, disse: 9772_11418_000036 arrebbe piacere, eh ei, gli la desse per moglie acciò, che legati fussero con duo legami, affermando a questa solamente avere inclinazione per le ottime sue condizioni a lui riferite. 9772_11418_000037 chi mi dà delle mani, chi del piede, chi qua, chi là mi spinge in un momento, dura sorte error non ho commesso, e ogni un mi scaccia qual nemico espresso. 9772_11418_000038 la quale d'alcuno non poteva essere veduta né sentita, né ella poteva veder altrui. venuta l ora di cena, isabella, così trasformata, cenò col suo ortodosio. indi andatasene in una ricca camera ov era un morbido letto. a lato di lui si coricò. 9772_11418_000039 isabella, presa la veste e il vago monille e rese le grazie alla maga a casa. ritornò ad isabella, passato il quarto mese, incominciò crescere il ventre e dimostrare segno di gravidezza. il 9772_11418_000040 ricordava, erano già trascorsi cinque anni che isabella non aveva udita novella alcuna di suo marito, se vivo o morto, fosse dove si trovasse, di che ella ne sentiva la maggior passione che mai donna sentisse. e parevale che a tutte ore l anima le fusse tratta fuori del cuore. 9772_11418_000041 che, lasciata da canto l'anima del padre alla divina previdenza sottoposta, dividiamo la paterna eredità e godiamola ancor noi fin che viviamo. sì, come l'ha goduta il padre nostro mentre egli visse. 9772_11418_000042 onde, levatosi di letto, corse per estinguere il fuoco, ma non vi fu tempo per ciò che ogni cosa ardeva e appena scampò la vita. 9772_11418_000043 diritiaruiii, figliuolo mio. tu t'inganni e tu sei in grand errore per ciò che si chiamano sostantia, perchè sono sostentamento. 9772_11418_000044 il padre della giovane che era di bassa condizione. gli rispondeva la figliuola sua non esser di pari. e ugual condizione a lui che se abbino a celebrare tai sponsalizii. 9772_11418_000045 gianotto, che cordialraeate amava pirino, determinò di mandarlo in studio a padova e non gli lasciare cosa alcuna che ad uno studioso appartiene mancare, e cosi fece. 9772_11418_000046 asciutto, me ne vo dentro cantando e torno fuor pietoso e lagrimando. dimostra l enimma la fante che la mattina per tempo, la sera va al pozzo per attinger acqua. 9772_11418_000047 il vescovo. vedute le legna ed inteso chi era il mandatore. assai s allegrò e molto volontieri le ricevette. ed in tal maniera il grossolone, persistendo nella sua ignoranza, con suo disonore e danno, perde i capponi e le legna. 9772_11418_000048 gianotto, desideroso dell onor del figliuolo e volendo sapere s egli faceva nel studio profitto, determinò d invitare e parenti e gli amici e fargli un bel desinare e pregar messer pre papiro che in presenza loro l'esaminasse. 9772_11418_000049 me partitosi adunque di fiandra ortodosio con prosperevole vento, ritornò a firenze e, giunto a casa, fu dalla moglie lietamente ricevuto. 9772_11418_000050 ortodosio. conoscete voi questo bambino e mostròli il piede. manco che del dito minore mancava, vero indizio e intiero testimonio della materna fede. perciò che ad ortodosio altresì tal dito naturalmente mancava. 9772_11418_000051 determinò cangiare maniera e prender contrario partito. e si, come ella per l adietro era stata divota e fervente nelle orazioni, così ora tutta si diede alle incantagioni e fatture, sperando le cose sue riuscirle in meglio. 9772_11418_000052 isabella per la buona risposta. tutta allegra, aperse la borsa e diéle dieci fiorini gabrina per gli ricevuti danari. lieta, si mise in varii ragionamenti, aspettando la buia notte. 9772_11418_000053 marito massimamente quando ella ha uomo a sodisfacimento di se stessa trovato. ma pel contrario non è odio maggiore di quello della donna quando ella si trova in podestà di marito, che poco la aggrada. 9772_11418_000054 si rispose gianotto. adunque, disse il prete: il letto riposo, riu si chiama, il che tutti ad una voce confermarono esser il vero. 9772_11418_000055 che cosa volesse dinotare l'enimma da vicenza raccontato. niuno seppe dire, perciò, che sotto la corteccia era il vero senso nascosto, ma la prudente vicenza per non lasciarlo insolubile, in tal guisa l'espose. 9772_11418_000056 dimorando l'uno e l altro in grandissima contenzione. ne volendo pre papiro ciedere all intelligenzia del giovane, voltossi verso coloro che a mensa sedevano e disse: 9772_11418_000057 il luogo. già d ogni parte della casa operava la sua virtù, né li mancava se non entrare nell'uscio della camera dove dormiva il prete quando pre papiro si destò e vidde che tutta la casa ardeva. 9772_11418_000058 ed io vi dico: disse isabella, che figliuolo è vostro e in fiandra con esso voi houo conceputo. allora ortodosio d ira acceso disse: ah, bugiarda femina e d ogni vergogna priva, quando in fiandra fosti, tu giamai. 9772_11418_000059 disse il giovane: non sarebbe conveniente che, sì, fatta giovane, mi fusse data per serva, ma per le condizioni sue meriterebbe uomo di maggior legnaggio di quello che sono io. 9772_11418_000060 sappi, gabrina disse asharoth che ortodosio vive ed è in fiandra, e dell amor d argentina è sì focosamente acceso che della moglie più non s arricorda. 9772_11418_000061 il quale fece prendere il frate e dirgli una penitenzia che si ricordò per tutto il tempo della vita sua: indi con e denari del monasterio, occultamente maritò la donna dandola ad un'altro in matrimonio e, tolto il bambino, fecelo notrire. 9772_11418_000062 ma pirino, che sapeva che diceva il vero, afifermava audacemente quello che risposto aveva esser la verità e provavalo con molte auttorità. 9772_11418_000063 isabella, spogliatasi e nuda come nacque, rimasa nel cerchio. animosamente entrò gabrina, aperto il libro e, parimente entrata nel cerchio, disse: 9772_11418_000064 tanto amatore de gli virtuosi che servo in catena, si sarebbe fatto per loro amore. costui aveva uno figliuolo di buon aspetto che dimostrava chiaro segno di divenir scienziato e dotto, il cui nome era pirino. 9772_11418_000065 ìnia, il timore d iddio, la perdita dell anima del fanciullo, il mormorar del mondo e l onor del marito da tal eccesso, rimovendoli. volsero della creatura aspettare il nascimento. 9772_11418_000066 e senza dimora fece intendere a suoi cognati il ritorno suo, pregandogli che nel seguente giorno, a desinar seco, venissero venuti e cognati, secondo l invito fatto a casa di ortodosio. furon ben veduti da lui e meglio accarezzati. 9772_11418_000067 passato un certo tempo, il figliuolo, assai ben fondato nell'arte della grammatica, tornò a casa non già per rimpatriare, ma per visitare e parenti e gli amici suoi. 9772_11418_000068 gran spasso e diletto prese la brigata del piacevole enimma, né si poteva contener dalle molte risa. ma 9772_11418_000069 reverendo padre, poiché piace al sommo e onnipotente iddio di terminare la mia vita, né può molto tardar la morte che oramai è poco lontana. 9772_11418_000070 con ciò, sin che oggidì sì, come dissi nel rinci io del mio parlare, o poco o niente, si serva la fede ai morti. 9772_11418_000071 il che, vedendo e suoi parenti molto si maravigliarono e massime, avendola per donna religiosa e santa, onde più volte r addimandaro se era gravida e di cui ed ella, con allegra faccia di ortodosio, sé esser pregna, respondeva: 9772_11418_000072 ricevute che ebbe, ortodosio le lettere e intesa la trista novella, grandemente si ramaricò e, chiamata argentina, le disse: argentina, a me fa bisogno molto di ritornar a firenze, acciò che ispedisca certe mie bisogna di non picciola importanza. 9772_11418_000073 a dio non piaccia che nel proprio sangue si macchiamo le mani, provedete adunque a casi vostri e salvate r onor vostro. né vogliate sofferire che tal offesa rimanga impunita. 9772_11418_000074 perplesso laonde vicenza, vedendo la compagnia mutola divenuta e il suo enimma irresoluto rimanere levossi in piedi. e addimandata prima vicenza, cosí le spose. 9772_11418_000075 il tempo del parto isabella, uno bellissimo fanciullo, partorì, il che inteso e parenti grandemente si duolsero e senza indugio, ad ortodosio, in tal maniera scrissero: 9772_11418_000076 morte. perciò che oggidì, o poco o niente, si serva la fede a morti, e questo noi abbiain provato, che quel poco che ne fu lasciato non l abbiamo mai potuto conseguire. 9772_11418_000077 favola pre papiro: schizza prp. sumendosi imolto, sapere è d lonoranzia pieno e con la sua ignoranzia, beffa il figliuolo. i un contadino il quale, per vendicarsi, gli abbrusciò la casa e quello che dentro si trovava. 9772_11418_000078 favorevole perciò che, andando un giorno pascendo e porci dinanzi la casa del prete, vidde la sua gatta, e tanto col pane r avezzò che la prese e, trovata certa stoppa grassa, glie la legò alla coda e, datole il fuoco, la lasciò. 9772_11418_000079 frate bigoccio s innamora di gliceria e vestito da laico, fo dolente, mente a prende per moglie e, ingravidata, l abbandona e ritorna al monasterio, il che, presentito dal guardiano, la marita. 9772_11418_000080 rispose: isabella, non dubitate, punto di me, gabrina, ma state sicura che s io vedesse tutti e demoni che nel centro della terra abitano, non mi smarrirei. spogliati adunque, disse la maga ed entra nel cerchio. 9772_11418_000081 e quanto più ella manda il secchio al fondo, tanto più r infiamma, traendolo fuori, perciò che acqua più fresca ne attinge, e ponendolo nel pozzo asciutto. e traendolo fuori, tace e piange. 9772_11418_000082 però che qua e là son moto, spesso occhi ho e non veggio, e sto festoso e baldo, e quanto più raffredda ed io più scaldo. 9772_11418_000083 perciò ella era povera ed egli ricco, ella ignobile ed egli nobile. ma quando gli piaceva, ch'ei pur glie la darebbe, non tanto per moglie, ma più tosto per serva. 9772_11418_000084 ahondantia gianetto. stavasi come insensato ad ascoltare e dolevasi della perdita del tempo e di danari mal spesi. vedendo pre papiro gianetto star di mala voglia disse. 9772_11418_000085 costui che era essa ignoranza, faceva il literato e mostravasi con ogni uno esser gran sapiente. e quelli del contado assai volontieri il vedevano, onoravano e di molta dottrina l estimavano. 9772_11418_000086 le quali fra pochi giorni ispedite subito. ritornerò a te. tu, in questo mezzo, abbi cura di te e delle cose mie, non altrimenti giudicandole che se tue fussero. e vivi allegra arricordandoti di me. 9772_11418_000087 dove diede opera all'incominciato studio e famosissimo uomo divenne poscia. che vicenza mise fine alla sua ridicolosa favola, da tutti universalmente comendata? la signora ordinò che con l enimma seguisse. 9772_11418_000088 ed ella, senza far alcuna scusa, prontamente così disse: grosso e tondo son io vago e polito e fra due bianche cosse in un bel fesso. quand ho maggior vigor e son più ardito ed ho il ventre più pien, son dentro, messo onde mi trovo al fine. 9772_11418_000089 onde di commune, consentimento, gettarono via i guanti ed i getti, dandosi adunque piacere notte e giorno. la donna s ingravidò e, come marito e moglie, abitoiono insieme un anno. 9772_11418_000090 pentirete gianotto che non sapea più oltre. diede fede alle parole del prete e, spogliato il figliuolo dei cittadineschi panni e vestitolo di griso, il mandò dietro a porci. 9772_11418_000091 e però per consiglio mio, no, manderete più in studio, a ciò che egli non perda il tempo e voi i dinari. e se altrimenti farete, voi ve ne pentirete. 9772_11418_000092 acqua. perciò che nell'andare e secchi stridono e giunta al pozzo, sopra quello si posa e presa la fune in mano dentro il pozzo, col secchio la pone e con diletto tragge l'acqua. 9772_11418_000093 onde, per sodisfamento di gianotto tuo padre e per contento di questa onorevole brigata, noi faremo un poco di essaminazione sopra le cose che hai imparato a padova. 9772_11418_000094 la maga, questo intendendo, comandò a farfarello che in un cavallo si trasformasse e là dove era ortodosio isabella conducesse. il demonio in cavallo trasformato prese isabella. 9772_11418_000095 venuta la sera seguente e r ora di andar a riposare. fra bigoccio, nascosamente, prese i getti da spariviere circondati di molti sonagli e legògli al membro virile e, senza ch'ella se n avedesse, andò a letto e cominciò accarecciarla, toccarla e basciarla. 9772_11418_000096 vicenza a cui ultimo luogo della presente notte toccava alla sua favola. in tal maniera diede cominciaraento favola. 9772_11418_000097 fu adunque valorose donne, un mercatante nominato ortodosio simeoni, nobile firentino, il quale aveva una donna per moglie, isabella, chiamata vaga, d aspetto gentile, di costumi e di vita assai religiosa e santa. 9772_11418_000098 e perchè l'ora giamai era tarda, la signora impose a vicenza che l suo enimma dicesse, la quale, non aspettando altro comandamento, cosi disse: 9772_11418_000099 ciò che la tavola dove si mangia s addimanda raiidiuìji e non mensa, perchè di quanto l uomo sta a tavola sta in gaudio e 9772_11418_000100 l'avevate, rispose: fra bigoccio f sono i getti d'andar a spariviere e, montato sopra l'arbore, voleva mettere il piviolo nella vai pelosa e perchè i getti impedivano il piviolo entrare, disse gliceria, io non voglio i getti. se tu non vuoi i getti, rispose il marito, né io voglio i guanti. 9772_11418_000101 alcuno. consideratosi adunque il tutto rizzossi il minore di essi frategli e disse queste parole: sappiate, fratelli miei. 9772_11418_000102 e se tu ti porterai, sì, come noi speriamo, valorosamente, tu darai a tuo padre e a gli amici, e a me, consolazione: non picciola, dimmi adunque pirino, figliuolo mio, come si addimanda latinamente il prete. 9772_11418_000103 gravezza, perciò che la villa è povera e mille gratis è troppo gran carico a cosi bisognoso luoco, ma accontentativi di un cinquecento, eh, io li manderò piìi che volontieri. 9772_11418_000104 la donna partoritte un figliuolo ed aspettò lungamente il suo marito. soleva questa donna alle volte andar al detto raonasterio per udir messa. avenne un giorno, per aventura, anzi per volontà del sommo iddio che la trové, il frate, suo marito, che diceva: messa e conobbelo. 9772_11418_000105 basciarla gliceria. eh, aveva i guanti in mano e per addietro gustato il mattarello. pose la mano al membro di suo marito e trovò i getti e disse: marito mio, che cosa è questa? eh, io tocco lev notte, non l'avevate. 9772_11418_000106 l'esaminasse, acciò che vedessero se egli perdeva il tempo in vano. venuto il giorno dell invito, tutti e parenti e gli amici, secondo l ordine dato, si ridussero a casa di gianotto. 9772_11418_000107 piacque molto alla brigata l arguto enimma da vicenza proposto. né vi fu veruno, quantunque dotto fosse, che non rimanesse perplesso. 9772_11418_000108 e presentavalo dandogli or una, or un'altra cosa. poi, che molti giorni furono scorsi in questo modo, trovato il tempo congruo ed opportuno, un giorno dopo desinare, cominciarono a ragionare di diverse cose e particolari suoi negozii, si come è costume de convivanti. 9772_11418_000109 vicenza a cui, per sorte, aveva tocco il primo aringo della presente notte, levatasi in piedi e fatta la debita reverenza, così a dire incominciò. 9772_11418_000110 a tutti che vi erano presenti parve questo molto di laude degno, e ogni uno comendò assai il prete tenendolo dottrinato e scienziato molto pirino, a suo malgrado, era astretto a ciedere alla ignoranza del prete perchè gli era da propri parenti troncata la strada. 9772_11418_000111 egli non aveva riposo mai, né giorno né notte. era tutto attenuato, squallido e macilente. non gli valevano medici, non medicine, non rimedii d'alcuna cosa, né giovavali la speranza nella copia delle paterne ricchezze. 9772_11418_000112 e voltato il viso verso pirino, che a dirimpetto sedeva. cosi disse: pirino, figliuol mio, noi siamo qua tutti raunati ad uno istesso fine e desideriamo l onor tuo e vogliamo sapere se tu hai ben dispensato il tempo nel studio di padova. 9772_11418_000113 doppo. con faccia gioconda accettò i capponi e resegli mille raths messer pre papiro. udite le parole del vescovo. per la sua grossezza non le comprese, ma tra se stesso pensò che il vescovo gli richiedesse mille fassa di legna. 9772_11418_000114 e se più oltre, volessimo conoscere i diffetti che dalla ignoranza procedeno andiancene dalla isperienza di tutte le cose, maestra, ed ella, come madre diletta, il tutto ci dimostrerà. 9772_11418_000115 e aggiunta. la notte sequente, farfarello fece isabella e argentina nella propria forma ritornare. e presa sopra la groppa isabella, la mattina, nel spuntar dell aurora, nella casa di gabrina la mise e a lei farfarello diede la veste e il monille. 9772_11418_000116 con condizione però che tutti nella seguente sera ben armati venissero. ch'ella voleva? eh, ognuno dicesse una breve favola accompagnata con un beli enimma. e così tutti promisero di fare. 9772_11418_000117 messere. io volentieri. vorrei tuttavia, piacendovi che voi essaminaste pirino, mio figliuolo acciò, che noi vedessimo se egli è per far frutto o no. 9772_11418_000118 all'ora pre papiro disse a tutta la brigata: deh, come gianotto malamente ha speso il suo danaro e pirino il tempo, perciò che egli è nudo degli vocaboli latini e delle regole grammaticali. 9772_11418_000119 vi è in piacimento di darmela, non per anelila, ma per diletta moglie r accetterò volentieri e faroue quella real compagnia che ad una vera matrona si conviene. 9772_11418_000120 ma dimmi, pirino, mio per la tua fé, come si chiama l'acqua? zmp rispose: pirino, ahimè. disse pre papiro che dici tu bestia andasti a padova e bestia tornasti. 9772_11418_000121 più volte venne ad ortodosio un diabolico pensiero di uccidere isabella e di firenze chetamente partirsi. ma considerando il pericolo e il disonore, volse ad altro tempo riservarsi il castigo. 9772_11418_000122 dove, tolta a pigione una casa presso la sua innamorata, cambiavasi ogni giorno di vesti, di seta mutatorie, di diverse sorti, e fatta bellamente amicizia col padre dell'amata donna, invitavalo spesse volte a desinare e a cena con esso, lui. 9772_11418_000123 ma la moglie, per incantesmi in fiandra, condotta gravida del marito a firenze, ritorna lungo. sarebbe il raccontare quanto e qual sia r amore che porta la moglie al marito. 9772_11418_000124 fecelo notrire qui pose fine la graziosa vicenza alla sua favola, la quale tutti generalmente lodorono, e ne presero piacere quando la donna con i guanti in mano trovò i getti ai quali erano attaccati gli sonagli. 9772_11418_000125 avenne che, dovendosi il giorno di san macario in brescia celebrare una divota e solenne processione, il vescovo fece fare un espresso comandamento a tutti i chierici: sì, della città come di villa. 9772_11418_000126 ho deliberato anzi che io mi parta da questa, far il mio ultimo testamento ed instituire erede il flgliuol mio che, appo vostra reverenza è professo. 9772_11418_000127 vicenza che vedeva ninno intendere il dubbioso enimma con leggiadra e laudevole maniera. in tal guisa il nodo sciolse l enimma da voi con attenzione ascoltato, altro non dinota, eccetto la palla grossa, la quale è morta e ha lo spirito quando è gonfiata. 9772_11418_000128 ciò che l'uomo ignorante si presume sapere, quel che non sa e vuole apparere quel che non è. si come avenne ad un prete di villa il quale, presumendosi esser scienziato, era il maggior ignorante che mai la natura creasse. 9772_11418_000129 e però non fa mistieri. eh, io lungamente mi distendi in parole, ma verrò al fatto che a noi s appartiene ed alzato il viso centra la moglie che a dirimpetto li sedeva, disse con cui isabella, il fanciullo che in casa tieni, hai tu conceputo. 9772_11418_000130 ed acciò che noi non ce ne andiamo con le mani, come volgarmente si dice, piene di mosche. dicovi che da lei, tra gli altri vicii, nasce uno che è la superbia, fondamento di tutti e mali e radice d'ogni umano errore. 9772_11418_000131 in roma trovavasi un frate bigoccio, nato di nobile e generosa famiglia, giovane assai e dotato de beni del corpo e di fortuna. 9772_11418_000132 conviene, furone finalmente di commune consentimento. concluse le nozze e tolse fra bigoccio la vergine pulcella per moglie, venuta la sera, il marito e la moglie andorono a letto. 9772_11418_000133 venuta la mattina sequente pre papiro, nell aurora montò a cavallo e fattisi dare in un piatto i capponi cotti. a brescia, li portò ed appresentatosi dinnanzi a monsignor lo vescovo. 9772_11418_000134 e levatosi nelr aria senza eh alcuno nocumento ella sentisse né timore avesse nell apparir del sole nel palazzo d argentina, invisibilmente, la pose. 9772_11418_000135 e fatta la benedizione per messer lo prete, tutti, secondo la loro maggioranza, sederono a mensa. finito il desinare e levate le tovaglie. gianotto si levò in piede e disse: 9772_11418_000136 e facea cose fuor d ogni naturai costume. eh, era un stupor ad udire, non che a vedere. gabrina inteso il desiderio d isabella, si mosse a pietà e promise d aiutarla e confortoua ad esser di buon animo. che tosto vedrebbe e goderebbe il suo marito. 9772_11418_000137 ingenioso fu enimma ed ingeniosa l'interpretazione, ma perchè ormai incominciava apparir l alba, la signora diede licenza a tutti che s andassero a riposare. 9772_11418_000138 se noi piacevoli donne volessimo, con quella diligenzia che si conviene prudentemente cercare quanto grande sia il numero di sciocchi e d ignoranti, con assai agevolezza trovaressimo essere. 9772_11418_000139 la quale ancor gli altri, ridendo così, disse: morto son com ogni un, conosce e crede, ed alma e spirto tengo e mi lamento. guarda che dura sorte il ciel mi diede che quando alcun mi bussa, nulla sento. 9772_11418_000140 e in tanto sdegno e furore divenne che al tutto deliberò di vendicarsi di si ignominioso scorno, e la fortuna in questo gli fu molto favorevole. 9772_11418_000141 il miserello era talmente acceso dell amore d una bellissima giovanetta che poco vi mancava che giunto non fusse al fine della sua vita. 9772_11418_000142 il vescovo, quantunque fusse giotto ed astuto, non però comprese quello che dir voleva il prete, ed acciò che non paresse come egli ignorante, si achetò al voler suo. 9772_11418_000143 ed andatasene sola una mattina a trovar gabrina furetta, a quella molto si raccomandò, isponendole tutte le bisogna. sue era gabrina, donna molto attempata e nell'arte maga più che ogni altra isperimentata. 9772_11418_000144 e tutti insieme allegramente desinarono, finito il prandio e levata la mensa, ortodosio, così a dire, incominciò. amorevoli cognati, penso che a voi manifesta sia la causa per la quale noi quivi raunati siamo. 9772_11418_000145 intenderete dicovi adunque- che in pesai'o, città della romagna, trovavasi un cittadino molto onorato e danaroso, ma tenace nel spendere e constituito. nell'ultimo termine della sua vita fece il testamento ed ultima sua voluntà. 9772_11418_000146 pirino, ch'era ottimamente instrutto nelle regole grammaticali, arditamente rispose: praesbìjter papiro, udita la presta e pronta risposta datagli da pipino disse: e come presbiterio, figliuol mio, tu t'inganni di largo. 9772_11418_000147 isabella, tu sai che noi siamo qui ridotte per far uno scongiuro, acciò che intendiamo del marito tuo. però è bisogno che tu sii costante, non temendo cosa che tu sentesti o vedesti. che spaventevole fusse. 9772_11418_000148 favola da alcuni figliuoli che non volsero esequire il testamento del padre loro. la maggior pazzia che possa fare, uomo o la donna, è questa, cioè aspettar di far bene dopo la morte. 9772_11418_000149 la gatta, sentendosi strettamente legata la coda e aver il fuoco alle natiche, corse in casa e per un pertuggio si mise in una camera, appresso quella dove il prete ancor dormiva, e, tutta paventata, fuggì sotto la lettiera dove era gran copia di lino. ne stette molto che il lino, la lettiera e tutta la camera cominciò ardere. 9772_11418_000150 allora isabella prese maggior ardire e disse: sapiate, ortodosio mio diletto che i digiuni, le orazioni e gli altri beni. eh, io feci per sentir novelle di voi. mi hanno fatto ottenere quello che sentirete. 9772_11418_000151 ma acciò che voi disse: isabella, conosciate la fedeltà mia. vogliovi apertamente dimostrare che scioccamente voi vi sfidate di me. e fattosi recare il fanciullo che la balia nelle braccia teneva e spogliatolo di suoi bianchissimi pannicelli, disse: 9772_11418_000152 favola i ortodosio simeoni, mercatante e nobile firentino, vassene in fiandra e di argentina corteggiana, innamoratosi della propria moglie più non si ricorda. 9772_11418_000153 farfarello. in questo mezzo furò una veste di ricco trappunto di perle tutta ricamata e un vago monille che per lo dietro ortolano d argentino donato aveva. 9772_11418_000154 li diede i capponi cotti, dicendoli che dal suo nuncio gli era stato commesso ch'egli venisse ad onorar la festa di san macario, cum ccqjpis et coctis, e per sodisfare al debito suo, egli era venuto e, seco portato, aveva i capponi cotti. 9772_11418_000155 dopo passati alcuni giorni, ortodosio in fiandra ritornò dove onorevolmente maritò argentina e, caricate le sue merci sopra una grossa nave, ritornò a firenze dove con isabella e col fanciullo in lieta e tranquilla pace lungo tempo visse. 9772_11418_000156 il che ortodosio, vedendo sì fattamente, s'ammutì che non seppe né puote contradire, ma preso il fanciullo nelle braccia lo basciò e per figliuolo lo ricevette. 9772_11418_000157 e compose certe lettere fitticie e simulate, infingendo che padre suo infermo quelle scrivesse al suo guardiano in questa forma: 9772_11418_000158 che, stando egli di continovo in questi pensieri e or uno, or un altro rimedio, fantasticando, divenne a questo consiglio di fingere alcune littere false, indrizzate al suo superiore per aver licenzia. 9772_11418_000159 indi, posta la mano in seno, trasse fuora il ricco monille e disse: conoscete voi ancora questo monille a cui contradire? non potendo il marito di conoscerlo, rispose soggiongendo quello con la veste esserli stato all ora involato. 9772_11418_000160 stavano gli uomini della villa ammirativi, e con attenzione ascoltavano le pronte proposte e risposte che il prete faceva e dottissimo il giudicavano. 9772_11418_000161 e, toccandosi l'altro, fa bigoccio. s avide che gliceria, sua moglie, aveva i guanti in mano e dissele: gliceria, cavati e guanti e mettili giù, perciò che non sta bene che quando noi siamo in letto tu abbi i guanti in mano, rispose gliceria. 9772_11418_000162 astretti dal scongiuro di gabrina con grandissime strida a lei subito. s appresentaro e dissero: comanda ciò che ti piace. disse gabrina. 9772_11418_000163 onde, quanto più presto a lei fu possibile, andò a trovare il guardiano di esso monasteri o e narrògli diligentisssimamente il caso, come è disopra seguito. 9772_11418_000164 fece farfarello subito isabella in argentina cangiare, e sì, chiara era la lei apparenza die non isabella, ma argentina pareva. e in quel punto trasmutò argentina in una forma di donna attempata. 9772_11418_000165 signor mio, io non toccherei mai così, fatte cose con le mani nude, il che, intendendo fra bigoccio, non disse altro, ma attese a darsi piacere con lei. 9772_11418_000166 udendo pre papiro cotal risposta. disse: figliuol mio, tu sei in grand'errore e il tuo precettore ti ha ensegnato il falso. e, voltatosi verso suo padre, disse: gianotto, quando voi venete dalla campagna a casa, stanco dopo che avete cenato, non dite voi, io voglio andar a riposare. 9772_11418_000167 che gli è più vero, se gli è lecito a dire che la verità, che se l'anima del padre nostro è sepolta e condannata nel profondo dell'abisso, vana cosa è pagar i legati pel riposo di lei, imperocché non è redenzione alcuna nell'inferno? 9772_11418_000168 il mio enimma, altro non dimostra se non il specchio in cui si guardano gli uomini parimenti, e le donne, il quale apprende la forma di ciascuno che mira, ma non la sua. egli non vi dimostra una cosa per, l'altra, ma tal qual voi siete. 9772_11418_000169 ma gli umili prieghi e lunghi digiuni e le larghe limosene, eh, ella faceva nulla. le giovavano laonde vedendo la poverella che né per digiuni, né per orazioni, né per limosine, né per altri beni da lei fatti, essaudita non era. 9772_11418_000170 eccessivi conciò, sia cosa che se mandar gli dovessero ad esecuzione, certa cosa è che inghiottivano quasi tutta l'eredità laonde. quella sarebbe loro istata più tosto di danno che di giovamento alcuno. 9772_11418_000171 che, sotto pena di ducati cinque, dovessero con cappis et coctis venir ad onorare la solenne festa. sì, come ad un tanto divoto santo si conveniva. 9772_11418_000172 avenne lopò non molti giorni clie, nella predetta villa di bedicuollo trovavasi un contadino detto per nome gianotto, il quale, quantunque fosse uomo di villa e né leggere né scrivere sapesse, 9772_11418_000173 il vescovo i che era prudente ed astuto. veduti i capponi grassi e ben arrostiti e considerata la ignoranzia del prete, strinse le labbra e s'astenne dalle molte risa. 9772_11418_000174 per la potente virtù che io mi trovo avere sopra voi, principi infernali, vi scongiuro che, immantenenti, vi appresentate dinanzi a me asharoth, farfarello e gli altri prencipi di demoni. 9772_11418_000175 a cui messer pre papiro, rispose: gianotto, compare mio. questo è poco carico a quello che io vorrei far per voi, perciò che quello che ora mi comandate è una cosa minima alla sofficienza mia. 9772_11418_000176 e come s addimanda la gatta? figliuol mio felis rispose: pirino caprone, disse il prete. ella s addimanda, saìfarixiffa, per ciò che, quando se le porge il pane, ella subito salta e con la zatta s'attacca, graffa e poi se ne fugge. 9772_11418_000177 ortodosio, desideroso di mercatantare, prese licenzia da parenti suoi e, non senza grandissimo cordoglio della moglie di firenze, si partì e con le sue merci in fiandra, se n andò. 9772_11418_000178 anno. poi, appropinquandosi il tempo del partorire, il frate, tolto occultamente il buono e il migliore di casa, fuggì, lasciando la donna gravida, come è sopradetto, e, vestitosi del suo primo abito, ritornò nel monasterio. 9772_11418_000179 la maga avuta la veste, e il monille dal demonio, li diede ad isabella dicendo: figliuola mia, terrai queste cose care perciò che a tempo e luogo saranno della tua lealtà, vero testimonio. 9772_11418_000180 ma pirino, che si faceva beffe del prete, non osava contradirgli a ciò che i parenti non s adirasseno. or seguendo pre papiro disse: e come s addiraanda la tavola sopra la quale si mangia mensa? rispose: 9772_11418_000181 a cui ortodosio, quasi smarrito e fuor di sé, rispose: ben, è vero che una veste simile mi mancò, né mai di quella si puote aver nuova. sapiate, disse isabella, questa esser la propria veste, che allora di mancò. 9772_11418_000182 non già per darvi noia, cognato carissimo, ma per dinotarvi il vero. noi vi avisiamo: isabella, vostra moglie e sorella nostra, aver, non senza nostro grave scorno e disonore, partorito un figliuolo, il qual di cui sia noi, noi sappiamo. 9772_11418_000183 pre papiro che vedevasi esser da tutti i circonstanti si degnamente laudato, si pavoneggiava e, alciata alquanto maggiormente la voce, disse: 9772_11418_000184 altrimenti sappia vostra riverenzia che, morendo di disperazione me n andrò ai regni, tartarei qual lettere presentate al guardiano del monasterio ed ottenuta la licenza. 9772_11418_000185 legna laonde. l ignorantazzo, gettatosi a piedi del vescovo con le ginocchia a terra, disse: monsignor mio, vi prego per lo amor che portate a iddio e per la riverenzia che io vi porto, non vogliate imponermi tanta gravezza. 9772_11418_000186 la miserella sendo religiosa e tutta dedita al divino culto. per sua divozione, ogni di se n andava alla chiesa dell annunciata di firenze. 9772_11418_000187 ogniun prendo se non la forma mia. guardate ben qual è io stato mio. se mi si fa dinanzi alcun che stia lieto o doglioso, io sto com ha il disio. 9772_11418_000188 vi scongiuro e comando che, senza indugio alcuno e veracemente, mi palesate dove ora si trova ortodosio simeoni, marito d isabella, e s egli è vivo o morto. 9772_11418_000189 ma ben giudicheressimo da voi esser generato quando da lei voi non foste cosi lungamente stato lontano. il fanciullo con la sfacciata madre sarebbe fin ora per le nostre mani di vita spento, se la riverenza che noi portiamo a dio intertenuti non ci avesse. 9772_11418_000190 onde isabella, vedendo la dura ostinazione del marito e conoscendolo, incredulo, levossi da sedere e andatasene in camera. prese la veste ricamata e il bel monille e, ritornata al marito, disse: conoscete voi, signor mio, questa veste si divinamente trappimta. 9772_11418_000191 io, stando una mattina nel sacro tempio dell annunciata in ginocchioni, pregandola che intendesse di voi nuova, fui essaudita. imperciò che da un angelo in fiandra io fui invisibilmente portata e appresso voi nel letto. mi corricò. 9772_11418_000192 e perchè a me non è rimaso altro figliuolo in questa mia vecchiezza se non questo solo, qual desidero grandemente vedere, abbracciare, basciare e benedirlo. quella priego le piaccia, mandarlomi con ogni celerità. 9772_11418_000193 il quale, acceso dell'amor d'una giovanetta, quella per moglie prese e scoperto, fece r amara penitenza e la giovane fu onorevolmente maritata. sì, come nel discorso del parlar mio intenderete. 9772_11418_000194 a cui isabella, con esso voi, rispose: meco. e come meco disse: ortodosio, già sono cinque anni che io ti sono lontano e allora che mi partì non mi hai veduto. e come dici tu averlo conceputo, meco? 9772_11418_000195 visse acciò non siano di miglior condizione e morti che gli vivi. conchiudo adunque per questa mia breve novella, che debbiamo far bene mentre viviamo e non dapoi la morte. 9772_11418_000196 e questo è processo per causa degli essecutori, i quali, volendo arricchire i ricchi, hanno impoverito i poveri. sì, come nel discorso del mio ragionare. 9772_11418_000197 e tante furon le carezze che in quella notte mi feste che di voi gravida rimasi. e nella seguente notte, con le robbe a voi mostrate, a firenze, nella propria casa, mi ritrovai. 9772_11418_000198 acciò che non si consumasse il tempo in più ragionamenti e le risa più oltre non procedessino. la signora fece motto a vicenza che con la sua favola ordine seguitasse ed ella tutta allesra, in tal modo a dire, incominciò. 9772_11418_000199 avenne che ortodosio. per sua buona, anzi malvagia sorte, prese una casa a pigione a dirimpetto d una corteggiana nomata argentina, del cui amore, sì, fieramente s accese che non che d isabella, ma di se stesso più non si ricordava. 9772_11418_000200 pre papiro, che ancor nel letto giaceva e dormiva. udita r alta voce di pirino, si destò e porse l'orecchio al gridare che ei faceva, ma non comprese quello che pirino diceva, per ciò che non si rammentava delle parole che dette. 9772_11418_000201 il che esser falso, e parenti dicevano perciò che chiaramente sapevano il lei marito già gran tempo esser stato e ora esser da lei lontano e, per consequente, esser impossibile, lei di ortodosio, essere gravida. 9772_11418_000202 conveniva il nunzio del vescovo. andatosene alla villa di bedicuouo trovò messer pre papiro e fecegli il comandamento da parte di monsignor lo vescovo che, sotto pena di ducati cinque, il giorno di san macario, la mattina per tempo si trovi a brescia nella chiesa catredale. 9772_11418_000203 e cosi morto e sepolto e pianto secondo il costume della patria, si raunarono insieme e consigliaronsi quello si avesse fare dei legati che lasciò il padre per l'anima sua, i quali erano assai ed eccessivi. 9772_11418_000204 piacque a tutti l'ingenioso consiglio dell'astuto fratello minore, ma non piacque a vicenza a cui la cosa toccava. ma acciò che ella non rimanesse addoorata con un festevole e dilettoso enimma volse por fine alla sua favola dicendo: 9772_11418_000205 ed ingannato dalla falsa sapienzia sua, rimase della facoltà e quasi della vita, privo si come per la presente novella, la qual forse ancora intesa avete a pieno. 9772_11418_000206 il detto bigoncio n andò a firenze, dove era il paterno domicilio, e prese molte gioie e danari dal padre. comperò preziose vesti, cavalli e masserizie e andò a napoli. 9772_11418_000207 il guardiano. trovata la cosa e conosciuta la verità, formò contra di lui processo e sigillato mandolio al generale della congregazione. 9772_11418_000208 vicenza che sapeva, la volta del dire a sé toccare. non aspettò altro comandamento della signora, ma la sua favola in tal maniera cominciò. 9772_11418_000209 e perchè mostro il ver da la bugia. molti mi ohiaman frodolente e rio: questo par impossibil. gli è pur vero ch io non so dimostrar bianco per nero. 9772_11418_000210 il bel convito e le interrogazioni pre papiro. tirò gianetto da parte e dissegli: gianotto compare mio. voi potete facilmente comprendere quanto poco frutto abbia fatto il figliuol vostro in padova. 9772_11418_000211 tempo. visse finita la compassionevole novella da vicenza recitata e da tutti sommamente commendata, la signora da cui begli occhi, per dolcezza, le lagrime cadevano, comandòle che il suo enimma proponesse. 9772_11418_000212 i contadini, non potendolo negare, confermavano così essere il vero. adunque disse pre papiro. il prete latinamente non si àce praesbyter, ma presiule, perchè egli presto viene a sovenire. 9772_11418_000213 e discorrendo su e giù per casa, ruminava con la dottrina e sapienzia sua, se per aventura poteva venir in cognizione delle predette parole. or, avendo lungamente pensato, sopra questo, 9772_11418_000214 e tra l'altre cose, disse lo innamorato giovane di voler tuor moglie e perchè aveva inteso che egli aveva una figliuola molto gentile e bella e dotata. 9772_11418_000215 anzi, a quelli che vi entrano non è speranza di uscirne, giamai. ma se gli è ne floridi campi elisii, dove è perpetuo ed eterno riposo, non ha ella bisogno de legati né di fideicommessi, ma 9772_11418_000216 altro, signori, l enimma mio non dimostra, eccetto il scaldaletto il quale, avendo il ventre pieno di bragie, è posto tra le bianchissime lincinola. egli ha gli occhi, ciò è. e busi e adoperasi quando è maggior freddo. 9772_11418_000217 quando, fratelli miei, voi portato la carne a casa per mangiarla, che ne fate? voi non la cucinate. tutti risposero di si adunque, disse il valente prete. non si addimanda ignis, ma carniscoculum ma. 9772_11418_000218 né ti dia l animo d invocar iddio, né santi né farti segno di croce, perciò che non potresti tornar a dietro e staresti in pericolo di morte. 9772_11418_000219 ed ivi postasi in genocchioni, con calde lagrime e pietosi sospiri che dal petto uscivano, pregava iddio che a suo marito concedesse il presto ritorno. 9772_11418_000220 ho più volte udito dire donne mie care, che la virtù perisce per la fraude, e questo avenne ad un religioso tenuto, uomo divoto. 9772_11418_000221 perciò che si come scrivono e savi, la donna o sommamente ama o sommamente odia, il che agevolmente potrete comprendere se alla favola che ora raccontar v'intendo benigna audienza prestarete. 9772_11418_000222 che e parenti addolorati molto, cominciorono temere il scorno che li poteva avenire e, tra loro più fiate, deliberarono farla morire. 9772_11418_000223 tinalmente gli occorse, nell animo che ccqrpis et coctis non significasse altro che capponi cotti. onde, fermatosi nella sua bestiai intelligenza, senza aver l altrui consiglio, prese due paia di capponi, e degli migliori, e alla fante ordinò che diligentemente li cucinasse. 9772_11418_000224 intenderete dicovi adunque che nel territorio di brescia, cittii assai ricca, nobile e popolosa, fu, non già molto tempo fa, uno prete il cui nome era papiro schizza ed era rettore della chiesa della villa di bedicuouo, non molto discosta dalla città. 9772_11418_000225 e credendo ortodosio con argentina, giacere, giacque con la propria moglie di tanta virtù, di tanta forza, furon le tenere carezze, gli stretti abbracciamenti congiunti con gli saporiti basci che in quella notte, isabella, 9772_11418_000226 enuta lora destinata dalla maga. ella prese il suo libretto e fece in terra un cerchio di non molta grandezza, intorniandolo con certi segni e caratieri. 9772_11418_000227 quando, giacqui nel letto con voi, rispose isabella e, cominciando dal principio del fatto, li raccontò: il luogo, il tempo e le parole tra loro quella notte usate, il che quantunque ad ortodosio ed a cognati ammirazione porgesse, non però credere lo poteano. 9772_11418_000228 il prete, fornita la festa e presa buona licenza e la benedizione dal vescovo, a casa ritornò e tantosto eh aggiunse. a casa trovò i carri e fece caricare le legna e la mattina sequente al vescovo le mandò appresentare. 9772_11418_000229 pirino, vedendosi falsamente superato dalla ignoranza di papiro, né aver potuto disputar seco, non già. eh, egli non sapesse, ma per non conturbare e parenti che gli davano onore, e vedendosi di scolare fatto custode di porci, ritenne nella mente il conceputo dolore. 9772_11418_000230 ditemi, fratelli e figliuoli miei, quando nel tempo di notte vi occorre alcuno caso che sia d importanza, come di confessione, di comunione, di altro sacramento che è necessario alla salute dell anima, non mandate subito al prete? sì, 1595_1245_000000 nella mia contessa di karolystria non c'è ombra di glauco. statene sicuro, trovatemi un altro libro recente di prosa o di versi che sia immune da questo contagio. vi stringo la mano cordialmente a ghislanzoni. caprino bergamasco, maggio. 1595_1245_000001 dopo un istante di silenzio, girando gli occhi verso il caminetto, il parroco fu colpito da una idea: se quelle vesti si attagliassero al fusto della santa, se alla signora arrivata questa notte non increscesse. ma questa è una ispirazione del cielo, esclama don fulgenzio. 1595_1245_000002 amen, rispose don fulgenzio, uscendo col parroco dal salottino, e il visconte rimase solo a pavoneggiarsi nel suo abbigliamento da abate, in preda ad una esaltazione di ilarità che mai l'uguale gli era accaduto di gustare nelle molteplici vicende della sua vita avventurosa e brillante. 1595_1245_000003 riflettete, carina, cioè riflettiamo. nel caso della contessa non è in gioco soltanto la pudicizia. il giorno va imbrunendo, tra un'ora farà notte e una dama avvezza al morbidume dei lini non può adattarsi a dormire in un bosco. se un lupo, se un orso, che orrore. 1595_1245_000004 al quale monsignor vescovo di guttinga imporrà oggi stesso il vostro riverito nome: la contessa un figlio. il vescovo di guttinga, il mio nome. 1595_1245_000005 dunque all'opera. qualcuno vada in cerca del medico. di questo mi incarico io, disse il visconte. sarebbe altresì a desiderarsi, proseguì il vescovo con accento più mite, che altri si incaricasse di presentare a quel padre disgraziato il primo frutto dei suoi travagli legittimi. 1595_1245_000006 ora, come avete udito, l'eccellentissimo signor conte oppone un formale diniego alle vostre asserzioni. degnatevi dunque, o signora, di sciogliermi questo enigma, sebbene nella condotta del signor conte io riconosca esservi qualche cosa di anormale e 1595_1245_000007 sua vita avventurosa e brillante. capitolo v: la pioggia era cessata, le nubi si diradavano e all'orologio del campanile battevano i tre tocchi. 1595_1245_000008 perdonate. ho appena finito di leggere i due volumi del de amicis. due stupendi volumi, pieni di osservazioni vere e profonde- ma- ma la colpa non è dell'autore, è tutta mia- tanto affliggenti da produrre lo sgomento. eppure noi siamo amici, io e voi. 1595_1245_000009 settimana l'affare sotto le apparenze più grasse. era da ritenersi magrissimo. la contessa, dopo aver congedato il notaio promettendogli di recarsi quel giorno istesso al suo studio per adempiere alle ultime formalità dell'atto. 1595_1245_000010 è l'abito che conviene all'ambiente. e le vostre superbe vesti rimaste nella casa del parroco- a me non preme di riaverle e il buon prete si terrà soddisfatto del cambio- ma il vostro portafoglio, il vostro orologio? miserie che appartengono al passato. fra il mio passato ed il mio avvenire, da questo momento si apre un abisso. 1595_1245_000011 e chi era quel moribondo e la dama che gli prestava amorosamente le ultime cure non dovea, secondo ogni probabilità, essere la contessa di karolystria? e quali ragioni poteva avere la contessa per vegliare al capezzale di un morente dopo le tante peripezie e i tanti travagli della giornata trascorsa? 1595_1245_000012 la notte incalza, il bosco è freddo, il letto punge, le lenzuola non sanno di bucato. convien dunque avvisare subito ai mezzi per trarci entrambi di imbarazzo. montate sul mio cavallo e partite. in meno di un quarto d'ora sarete alle porte di borgoflores. nelle tasche del mio soprabito, che indossate, v'è un portafoglio abbastanza colmo di banconote. 1595_1245_000013 quante ammaccature sul cappello, un cappello che mi è costato seicento rubli, non importa. oramai tu hai finito di smungermi. le tue lagrime, le tue moine non fanno più breccia. mi hai detto mille volte che ero un mezzo uomo. 1595_1245_000014 mi gode l'animo- cominciò il visconte- di essere stato prescelto all'incarico di comunicarvi una notìzia che deve riempirvi di gioia. mi affretto dunque ad annunziarvi che la vostra degnissima consorte, la signora contessa di karolystria, ha nella scorsa notte dato alla luce un figlio maschio perfettamente conformato. 1595_1245_000015 ne sono convinto. negherete dunque ancora di assolvermi in anticipazione. questo non è permesso dai canoni, ma poichè non è dato alla mia eloquenza di arrestarvi sull'orlo dell'abisso ed io voglio d'altra parte provvedere per quanto da me si possa alla vostra salute eterna, ascoltate bene quanto sono per dirvi. 1595_1245_000016 vorreste voi, signor commissario gentilissimo, affidarla a qualcuno che si incaricasse di condurla all'albergo della maga rossa? il commissario assentì mentre un gaglioffo di doganiere afferrava il morso della puledra. il visconte gli si accostò con un pretesto e facendogli scivolare nella mano una carta di visita. 1595_1245_000017 nella mia lunga carriera ecclesiastica mi son preso parecchie volte questa licenza tollerata dai canoni, onde evitare le dimostrazioni chiassose e le cerimonie stucchevoli, ma giammai mi è accaduto di sorprendere un parroco, un coadiutore ed un sagrestano. 1595_1245_000018 rispondono perfettamente ai connotati che ci vennero trasmessi, così speriamo che di buon grado vorrete ottemperare alle nostre ingiunzioni piuttosto che costringerci ad impiegare quei mezzi coercitivi. 1595_1245_000019 dopo queste spiegazioni franche e leali, io vi prego, quanto so e posso, miei buoni lettori, di non volermi più oltre, interrompere quella ch'io vo narrando non è storia verista, è semplicemente storia vera. e il vero sfida ogni obiezione si impone ad ogni criterio. dunque, come si è detto, 1595_1245_000020 in questa casa c'è un morto. nella mia qualità di ereditiera, io debbo provvedere alle esequie e voglio che queste sieno celebrate splendidamente. circostanze dolorose, stranissime, quasi inverosimili, hanno condotta la contessa anna maria di karolystria, che vi sta innanzi. 1595_1245_000021 tra coppée e zola e in mezzo a tante altezze fosforescenti, non è riuscito ad aprirsi una via e ad occupare un largo posto anche quel buono e poco ornato romanziere che si chiamò paolo de kock, tanto vilipeso dagli insigni e tanto letto dalle moltitudini. 1595_1245_000022 sta bene, interruppe il visconte. tu m'hai l'aria di un buon figliuolo ed io do fede alle tue asserzioni. questa povera creaturina abbandonata dev'essere il frutto di qualche amore illegittimo. 1595_1245_000023 pregò l'oste e i camerieri che eran stati presenti alla lettura di volerla per un istante lasciare sola col prete. la sala in un attimo fu sgombra, il visconte e la contessa si trovarono di fronte. 1595_1245_000024 un urlo baritonale di gioia e uno strillo acutissimo di terrore mandano in fuga le rondini. tuoni e lampi tu qui, scellerata. era dunque la voce di dio, quella che mi chiamava quassù. 1595_1245_000025 apparisce sempre nell'ombrosa fantasia dell'aggressore sormontato da un carabiniere. frattanto la bella contessa era rimasta là. ho già detto in qual semplice abbigliamento. 1595_1245_000026 basti dire che il signor conte era siffattamente uscito di senno da non riconoscere la propria moglie e ha dato in tali escandescenze da obbligarmi ad invocare lo intervento delle guardie del manicomio. 1595_1245_000027 il conte bradamano era un marito tiranno, un marito bestia, un marito impossibile. pure a vederlo là, in quell'angolo di campanile, rannicchiato, impotente a sollevarsi, assordato dagli squilli, nessuno, tranne forse sua moglie, avrebbe osato applaudire alla giustizia del fato. 1595_1245_000028 tutto cominciò la contessa. io debbo chiedervi mille scuse. la sorpresa del rivedervi così inaspettatamente e sotto quelle vesti mi ha impedito poco dianzi di esprimervi con parole adeguate la mia riconoscenza. 1595_1245_000029 non era scritto nei fatti che il nostro gentiluomo in gonnella dovesse passare la intiera notte in quell'antro di lupi polizieschi. infatti, trascorsi pochi minuti. 1595_1245_000030 ovvero dandosi prontamente a conoscere, avrebbe precipitato lo scioglimento del duetto, con una di quelle cabalette che mettono la febbre ai vagneristi. da quell'uomo di gusto, che egli era il falso abate, rilevò il capo e, posando dinanzi alla contessa in atteggiamento da levita crucciato, 1595_1245_000031 vi prego, o signore, di riflettere che noi ci troviamo in presenza di una dama la quale venne testè arrestata sotto l'imputazione di essere vostra moglie. come si spiega ora? se costei fosse mia moglie, disse il conte bruscamente. credete voi, uomo di poco senno, che io reclamerei l'intervento dei vostri carabinieri per arrestarla? 1595_1245_000032 l'altro compartimento era formato dalla serpa larga, comoda, ombreggiata da una gigantesca calotta e adorna di emblemi zingareschi. su questa era già salito zaccometto quello stesso garzone della maga rossa che la sera innanzi, dietro ordine della contessa, era andato alla foresta di bathelmatt per riportare gli abiti al visconte. 1595_1245_000033 in presenza di testimoni. con tutte le regole della più perfetta cavalleria, il duello non rappresenta in molti casi che un surrogato dell'assassinio. rispose il visconte con una intonazione di mestizia che rivelava il pensatore umanitario sotto la scorza del gentiluomo. 1595_1245_000034 veniva ad irrompere nell'anticamera. che disgrazia, che orrore. chi avrebbe immaginato? calmatevi, batacchio. cos'è accaduto? domandò il coadiutore impallidendo. cos'è accaduto? lei mi domanda cos'è accaduto, ma dov'è il signor parroco, presto corra a svegliarlo. bisogna informarlo subito, bisogna trovare un espediente. 1595_1245_000035 e quella donna, oramai egli era in grado di giudicarne. non era sua moglie, bensì una incognita minacciosa e terribile che aveva mostrato di saper picchiare più forte di lui. 1595_1245_000036 le campane suonavano a distesa e la popolazione si pigiava nel tempio per assistere alla messa pontificale. finalmente anche alla cappella di santa dorotea era stata levata la cortina e tutti potevano ammirare l'effigie della patrona di mirlovia, superbamente bella. 1595_1245_000037 venite, signora, vostro marito vi reclama. vostro marito non può vivere senza di voi. ciò deve lusingare grandemente il vostro amor proprio di donna e compensarvi della lievissima pena che noi siamo obbligati ad infliggervi. 1595_1245_000038 frattanto, il convoglio roteava senza scosse sulla strada umidiccia. zaccometto cantarellava dalla serpa. uno stornello libertino, bom bom bom, russava maestosamente nella sua ampia cabina come un principe ignaro in lontananza, dolcemente cullato dagli zeffiri. 1595_1245_000039 tali le ansie, i dubb, i desider a sopracarico di questi. nella mente vulcanizzata del visconte si introducevano scrupoli e paure agghiaccianti. 1595_1245_000040 quel cappellino il conte l'aveva donato a sua moglie nell'anniversario del malassortito imeneo. l'elegante ciarpa di raso ricamata in oro che il visconte teneva annodata al collo ricordava al terribile marito un altro regalo da lui fatto all'indegna in un lucido intervallo di tenerezza coniugale. 1595_1245_000041 il nostro eroe avrebbe dato la sveglia ai due sacerdoti per informarli dell'accaduto e avrebbe seguito una linea di condotta più conforme alla squisitezza del suo temperamento ed alle sue abitudini di perfetto gentiluomo in quella vece. 1595_1245_000042 il personaggio secco e barbuto era il medico del paese, uomo di molta coltura e di retto criterio, già premiato da parecchie accademie per una dissertazione sulla spinite, considerata ne suoi rapporti colla letteratura verista. 1595_1245_000043 premesso questo briciolo di fervorino, riprendiamo il filo della nostra narrazione che ormai volge allo scioglimento. sono trascorse quattro ore dacchè il conte bradamano è rimasto solo ad attendere in cima del campanile i benefici effetti della reazione. 1595_1245_000044 naturale. il fatto sarebbe più strano- interruppe il vescovo che amava la barzelletta- se la persona che vi ha lasciato in deposito quell'oggetto fragile fosse stato un maschio piuttosto che una femmina. 1595_1245_000045 il mondo non sarebbe finito per questo, ma un tale avvenimento, ne convengo, poteva produrre delle conseguenze assai gravi. è noto che, in seguito alla disparizione dell'augusto bimbo, lo sventurato finimondo prese a dimagrare sifattamente da meritarsi il soprannome di re scheletro. 1595_1245_000046 non vi è che un mezzo per salvarlo, esclamò il visconte balzando dal confessionale e correndogli dietro. egli è tanto sensibile al suono delle campane: dio voglia che queste gli tocchino il cuore. 1595_1245_000047 doveva essere un animale eccellentissimo, se tale. altresì vi è sembrato quel frammento delle sue carni che ora avete finito di consumare, dopo la corpacciata che se n'è data stamane, quel grosso ippopotamo di boom bom bom. non ci rimanevano in cucina altre reliquie del vostro disgraziato corridore. 1595_1245_000048 gentildonna, riprese il commissario indirizzandosi al visconte. quando noi, in ossequio agli ordini ricevuti, vi abbiamo intimato di presentarci il passaporto, voi ci avete esibito una carta da visita, affermando nello stesso tempo a viva voce, di essere voi la contessa anna maria di. 1595_1245_000049 raccolte queste informazioni e promessa una larga mercede al doganiere. il visconte, come abbiam detto, correva alla maga rossa. quivi giunto, traeva dalla stalla il suo morello e, senza mutare d'abiti, nel suo splendido abbigliamento da amazzone, montava in sella e partiva di galoppo sulle orme della bella fuggitiva. 1595_1245_000050 ma il buon prelato non ebbe tempo di raccogliere un sol filo che un elegante zerbinotto, seguito da un domestico, entrò nella sala. era un biondo dal profilo delicato, dalla tinta rosea, dagli occhi sfavillanti. due baffi esagerati da pompiere libertino costituivano il solo accessorio canagliesco del suo volto aristocratico e geniale. 1595_1245_000051 dove vedremo svolgersi degli avvenimenti meno tetri ma per avventura più meravigliosi. 1595_1245_000052 ma pure io mi riterrei assalito da un primo sintomo di imbecillità il giorno in cui mi sentissi tentato a posare da carducci, da stecchetti, da de amicis, da farina e da quant'altri hanno l'onore di piacermi. 1595_1245_000053 per chi preghi, per chi piangi, ma alzati dunque questi mattoni screpolati. ti sciupano la gonnella. dio, uno strappo, due strappi. 1595_1245_000054 e il conte bradamano di karolystria, elettore dell'impero, ecc. ecc. ricevette sulla estremità della schiena un tale spintone da mandarlo capovolto a rompersi il naso contro il parapetto. 1595_1245_000055 prima di stendere la mano ai cinque milioni, non mi userete voi la gentilezza di attendere che sieno compiute tutte le formalità relative al mio matrimonio coll'erede della corona e ch'io mi sia per tal modo accaparrata la mia parte di scettro? 1595_1245_000056 più circoscritta e più gaglioffa dell'antica, un convenzionalismo stupido e barocco che si arroga di mettere il bavaglio al cervello e di proscrivere la originalità. 1595_1245_000057 egli è affetto da quella specie di mania oggimai comune alla più parte degli uomini coniugati e per la quale la scienza non ha rimedii, che si chiama, in linguaggio tecnico, 1595_1245_000058 là si muore e qui si nasce, esclamò il visconte, dimenticando per un istante la sua compostezza da sacerdote per assumere l'atteggiamento di amleto. 1595_1245_000059 su. dunque, che fate lì con quell'aria da trasognato? se entro un'ora voi non riuscite a far trascinare quella perfida a miei piedi, vi do parola che domani sarete dimesso dall'impiego e punito della vostra negligenza con ventiquattro giri di verghe. il commissario punto, atterrito da quelle minaccie, rispose colla massima calma. 1595_1245_000060 faccio dunque appello alla nota carità di v s reverendissima acciò voglia affrettarsi a mandare quassù il miglior medico del paese perché esamini la mia ferita, giudichi e provveda a norma del caso in attesa di pronti soccorsi. la ringrazio anticipatamente ed ho l'onore di segnarmi conte bradamano di. 1595_1245_000061 visconte. io vi debbo la vita, più della vita. vi debbo la libertà, la mercé vostra. io mi sento sciolta da un vincolo pel quale ero costretta di rasentare la terra mentre ero nata. pei voli eccelsi. 1595_1245_000062 il visconte, immobile come un paracarro, guardava e taceva, ma poichè la contessa gli ebbe narrati i particolari della disavventura che l'aveva tratta, al mal partito. 1595_1245_000063 alla fine il parroco, che dei quattro personaggi colà adunati era il solo che avesse ancora la testa a segno, prese gravemente la parola. degli avvenimenti inesplicabili. si succedono d'ora in ora, di minuto in minuto, sotto i nostri occhi, avvenimenti quasi miracolosi nei quali io sarei lieto di riconoscere il provvidenziale intervento della mano celeste. 1595_1245_000064 dessa. la riconosco al vestito, la riconosco a quella ciarpa trapunta in oro che si è gettata sulle spalle come un mantello. arrestatela. arrestatela, commissario, calmatevi. signore, io vi dico di arrestare quella pettegola che ha la tolla di farsi portare in volta sopra una barella. 1595_1245_000065 essi erano ben lungi dall'immaginare che una donna potesse con tanta dignità e disinvoltura portare l'abito sacerdotale. il visconte avea le sembianze di un ingenuo e modesto diacono che rientra dalla chiesa nella sacristia dopo aver celebrata la sua prima messa. 1595_1245_000066 don fulgenzio, in quattro salti fu al fondo della scala. una commozione non mai provata agitava i suoi nervi: svegliare una donna per un prete, confessiamolo, la missione era delicata e non scevra di pericoli. 1595_1245_000067 quando io vi abbia rivelato che il sicario stipendiato dai nihilisti era quello stesso zabakadak che spirava la scorsa notte nelle mie braccia all'albergo del papagallo. zabakadak, lo zingaro, colui che vi nominò erede di tutte le sue sostanze morte e da morire. 1595_1245_000068 guardate là, là, il visconte. corse coll'occhio ad una delle porte laterali della chiesa e vide. non vide soltanto, ma riconobbe il conte bradamano di karolystria, grande elettore dell'impero e arcidiacono della massoneria della cervia, che a passo lento si dirigeva alla sua volta. 1595_1245_000069 ma, signor mio reverendissimo, mi permetto di ricordarvi che il povero moribondo dell'albergo del pappagallo non aspetta che il passaporto per andarsene all'altro mondo. 1595_1245_000070 questo qualcuno non potrei esser io detto fatto don fulgenzio adunò un bel cumulo di legna sul caminetto. accese un gran fuoco e schierate a conveniente distanza dalla fiamma una mezza dozzina di seggiole distese su quelle i drappi umidi e rattrappiti. 1595_1245_000071 al momento in cui stiamo parlando, egli è forse là ad ululare disperatamente nelle strettoie di una camicia di forza? ora, voi sapete o contessa che il nostro codice accorda piena facoltà di divorzio nel caso in cui uno dei coniugi sia affetto da pazzia incurabile? 1595_1245_000072 questa notte sono entrati dei ladri nella chiesa ed han spogliato la santa imagine della nostra venerata patrona, strappandole di dosso le gonnelle, il gran manto a stelle d'oro, infine, tutto quanto. 1595_1245_000073 fra pochi istanti ella partirà per rosinburgo in compagnia del simpatico gentiluomo che l'ha sì validamente protetta ed assistita, che più le rimane a desiderare. mentre la bella e avventurosa donna sta assaporando la sua felicità, leggermente ingrossata di una polpa di costoletta. 1595_1245_000074 contessa di karolystria, vado ad attendere i vostri ordini e il visconte, fatto un inchino sbilenco da prete digiuno, usciva dignitosamente dall'albergo per avviarsi alla chiesa. 1595_1245_000075 uomo brutale. è vano che tu mi insegua. al momento in cui ti verrà consegnato questo scritto, io non sarò più in borgoflores. la mia puledra mi trarrà lungi, ben lungi, ben lungi. 1595_1245_000076 signora le disse: se ciò che voi asserite è la verità, come potrete voi render conto al tribunale del supremo giudice, alla banca dell'eterno cassiere, delle trecento cedole da lire venti che ieri sera, all'albergo della maga rossa, erano ancora nel vostro portafoglio? 1595_1245_000077 voi avreste il coraggio di sposare bom bom bom esclamò il visconte sbarrando gli occhi dallo stupore. io sposerò bom bom bom. rispose la contessa arrossendo leggermente. 1595_1245_000078 il conte barcollò, tentò di avventarsi, voleva parlare, voleva gridare, ma le gambe lo reggevano a stento e la voce non gli usciva dalla strozza. 1595_1245_000079 al prorompere della luce era insorto da un angolo della stanza un vagito stridulo e mordente e gli occhi di don fulgenzio vitrei, spalancati, grossi di linfe epatica. 1595_1245_000080 sopra, sciagurata, tu preghi. esordì il conte con voce sepolcrale. il visconte compreso dalla stranezza quasi inverosimile della propria situazione, sprofondando la testa nelle mani, diede in uno scroscio di risa che sembrava una scarica di singhiozzi. 1595_1245_000081 la città non era discosta e la brava puledra, dopo quattro ore di marcia forzata, trottava ancora di lena, colla foga baldanzosa dei suoi quattro anni, quand'ecco, al cominciare di un'erta, tre figuraccie da metter la terzana al vederle sbucano all'improvviso dai grossi tronchi degli alberi. 1595_1245_000082 contuso qual dolce risveglio di sentimenti e di ricordi. egli tornava col pensiero a quell'epoca beata della fanciullezza, quando le solennità della chiesa, il presepio, la scarpetta esposta sul terrazzo per accogliere le strenne dei magi, una messa servita al cappellano nell'avito castello, la processione del corpus domini. 1595_1245_000083 che volete. lettori garbatissimi, gli uomini sono fatti così. se in questo complicatissimo guazzabuglio non ci fosse entrata una donna, una bella e seducentissima donna, qual era, ve lo giuro sull'onor mio, la contessa anna maria di. 1595_1245_000084 la cavalla scalpitava e dondolava la testa, fiutando il terreno. l'intrepido visconte si slanciò, afferrò la bestia per le nari e, facendo scattare il grilletto della pistola, proferì una minacciosa intimazione. 1595_1245_000085 e i miei arguti lettori già indovinano che quelle stoffe erano le spoglie della contessa di karolystria, il prezioso bottino di cui poco dianzi si erano impadroniti i briganti. 1595_1245_000086 fino quando non saremo riusciti ad emancipare la donna dalla doppia tirannia che la opprime pur troppo, questi casi dello snaturato abbandono della prole non cesseranno di riprodursi spaventevolmente ad obbrobrio della società umana. 1595_1245_000087 non è scorsa mezz'ora dacchè la contessa è partita. impossibile ch'ella abbia già rimandato il mio cavallo e i miei abiti e poi soggiunse il visconte dopo aver ascoltato in silenzio. questo cavallo non batte la strada maestra. lo scalpitìo è ammorzato dalle eriche e dalle foglie. a buon conto, prepariamoci agli eventi. 1595_1245_000088 e fatto un passo verso il conte che, a giudicarne dai tratti del volto, si era alquanto rabbonito, signore, gli disse battendogli paternamente la spalla: affacciandovi a quel parapetto voi potrete dare uno sguardo alla processione che sfila in questo momento sul sagrato. 1595_1245_000089 e le litanie delle rogazioni occupavano tanta parte de suoi pensieri. rappresentavano i sventurato, mille volte colui che nell'ora dei disinganni e delle amarezze 1595_1245_000090 in tali casi la consumazione del peccato ha luogo immediatamente all'atto di spiccare il salto. se durante l'intervallo che separa l'atto dall'effetto, vale a dire nel brevissimo tempo che impiega a rotolare nello spazio, il disgraziato suicida si avvisa di recitare un semplice atto di pentimento, 1595_1245_000091 don calendario, so che siete un onest'uomo, un sacerdote esemplare, ed io presto piena fede alle vostre leali spiegazioni. ciò che vi ha di poco naturale nella graziosa istoriella che avete narrata è che voi, ammettendo nella casa una persona sconosciuta, non l'abbiate richiesta del nome. 1595_1245_000092 alto là grida una voce da toro. uno dei tre figuri pianta una grinfa tra le nari della cavalla. l'altro appunta una rivoltella al petto della vezzosa cavalcatrice. il terzo, afferrando la contessa al polpaccetto di una gamba, la trae con poco garbo di sella, slanciandola a dieci passi dalla strada maestra. 1595_1245_000093 sì, contessa, proruppe l'altro, gettandosele ai piedi e abbracciandole le ginocchia con trasporto. io sono il visconte daguilar, io son quel desso che nella foresta di bathelmatt, agli incerti crepuscoli della sera, ho potuto ammirare di sbieco i contorni di una diana nuotante nelle foglie. 1595_1245_000094 sagrestano, tenete ritto quel bambino, badate che non caschi, che non si sciupi. caspita, è un mio pronipote. sì, sì, voglio darmi la soddisfazione di battezzarlo io. frattanto, muovetevi, fate di trovare una balia in mancanza di balia. una capra, una lupa. romolo fu ben allattato da una lupa. 1595_1245_000095 perchè avrei ucciso quella donna? con qual frutto? al ridicolo che già mi copriva, all'ignominia al dissesto avrei aggiunto il supplizio dei rimorsi. 1595_1245_000096 tacete, alzatevi, uomo incomparabile, dio, ciò che mi accade è così strano, così fuori dell'ordine naturale. se sapeste quanto desideravo di rivedervi. ma ditemi, come avviene che io vi trovo qui perchè indossate quell'abbigliamento che sì male vi si attaglia. 1595_1245_000097 il visconte leggermente turbato, riflette un istante e poi disse: è strano che in un paese tanto vantato pei suoi civili costumi sussista ancora la barbara usanza di chiedere il passaporto ai forestieri che si presentano alle porte. 1595_1245_000098 frattanto, in un modesto salottino al pian terreno, due preti sonnolenti ruminavano gli ultimi crostini di una cena ritardata. in quel giorno i due preti avevan proprio lavorato da forzati, perocchè all'indomani ricorresse a mirlovia il centenario della santa patrona del paese. 1595_1245_000099 il conte, avventandosi con tutto l'impeto della sua rabbia, andò a stramazzare presso l'uscio che si chiudeva fragorosamente dietro i passi del commissario e del visconte. 1595_1245_000100 e voi pure la pensate così. non è vero? voi volete esser voi, niun altro che voi, sempre voi, senza la menoma pretesa di crear dei proseliti o di erigervi a caposcuola. caposcuola che significa. 1595_1245_000101 il conte si era alzato: fermate, è una follia. gridò alzandosi a sua volta il visconte, nel cui animo era subentrata alla spensieratezza dell'avventuriero la pietà generosa dell'uomo di cuore. io non posso, io non debbo permettere. ma l'altro sì. era già discostato dal confessionale, avea trovata la porta del campanile ed era sparito. 1595_1245_000102 supremo. egli ebbe però il conforto di veder raccolta e legalizzata la sua ultima volontà relativamente agli affari terreni. la vostra presenza o sacerdote, sebbene tardiva, non riesce però inopportuna. 1595_1245_000103 se dante non avesse creato or fanno parecchi secoli. lo stupendo verso e cadde come corpo morto cade. scommetto che a questo punto del mio romanzo lo avrei creato io. quale disgrazia esser nati troppo tardi. a noi non è più permesso di crear nulla. 1595_1245_000104 via, signore. è la santa patrona del paese. parlatene con rispetto. la santa, una santa, quella là, mia moglie. e dopo uno scroscio di risa convulso, svincolatosi dalle braccia che lo reggevano, il misero conte arretrò dal parapetto e andò a ricadere sul posto donde era stato tolto poco prima. 1595_1245_000105 su questa reticenza, la contessa proiettò dai suoi occhioni neri e fosforescenti una scarica di elettricità che trapassò il visconte dal petto alla schiena. 1595_1245_000106 ora, agli altri accidenti noti si aggiunge quello di uno stordito che va a passeggiare in cima d'un campanile, mentre il suo posto dovrebb'essere al capezzale della moglie o presso la culla del suo primogenito. 1595_1245_000107 abito di moerro confezionato con guarnizione di raso e bott di corallo: lire seicento, virgola cinquanta. per rinfresco a due cavalli e vino al doganiere: lire tre e cinquanta. candele steariche e servizio: lire dieci e settantacinque. 1595_1245_000108 quella colazione era destinata a boo boom bom, l'uomo più grasso del mondo sul quale, in seguito al legato dello zingaro nabakak, la contessa cominciava ad esercitare i suoi diritti di usufrutto. 1595_1245_000109 ai lumi di un tramonto fosforescente, mentre un cavallo, probabilmente raddoppiato da un cavaliere, si avanza a galoppo, concitato fuggire. 1595_1245_000110 eccovi la mia carta di visita. oh, la smemorata cercava la mia carta nelle tasche del vostro soprabito. ebbene, io mi chiamo anna maria, contessa di karolystria. il visconte diede un balzo che proiettò sulla contessa una mitragliata di foglie. 1595_1245_000111 miei ospiti reverendi, disse il giovane coll'accento della più cordiale riconoscenza, in questi abiti asciutti e puliti. m'è sembrato di rivivere ora. vi prego di non darvi altra pena. per me la notte è molto avanzata. andate a riposarvi, io attenderò il mattino in questo salotto, dormirò. sovrà una seggiola. 1595_1245_000112 la signora contessa desidera parimenti che i suoi degni ospiti, a pegno della sua riconoscenza, serbino le vesti da lei smesse per farne quell'uso che alle loro signorie reverendissime potrà sembrare più utile. 1595_1245_000113 ma la contessa era dotata di molto acume pratico, misurando in un lampo le eventualità della sua posizione. ella non tardò un istante a comprendere che quel cavallo, o piuttosto quel cavalcatore che moveva alla sua volta, era forse l'angelo di salvezza inviatole dalla provvidenza. 1595_1245_000114 io sono uno che per due ore ho respirato, ho palpitato, ho sofferto i più atroci brividi dentro le vostre gonnelle stelle del firmamento. e voi, signora, non avete voi pure la scorsa notte galoppato sul mio morello e sudato per un'ora nella mia giacca elegante di stoffa di bristol? voi siete dunque. 1595_1245_000115 ma questa volta l'intercalare favorito del vescovo venne troncato a mezzo da un rumore partito dal cortile. erano le carrozze che conducevano il caudatario, il crocifero ed altri prelati del seguito di sua eminenza. 1595_1245_000116 se voi siete, quale ognuno vi giudicherebbe all'aspetto, un gentiluomo ed un uomo di cuore, non avanzatevi di un passo. rispettate e proteggete una dama di alto lignaggio che non poteva, voi lo vedete cadere più basso. 1595_1245_000117 io spero bene di potere un giorno compensarvi. calmatevi, gentildonna. interruppe il parroco con apostolica benevolenza, poiché il signore iddio e la beata dorotea, nostra patrona, ci hanno voluto porgere una così bella occasiono di esercitare la carità e la fratellanza cristiana. 1595_1245_000118 vi ingannate: i milioni esistono. i milioni son là, accatastati in uno scrigno del quale io tengo la chiave. ora, questa chiave, o visconte, io l'offro a voi. ve la offro a patto di un ultimo favore, di un ultimo sacrifizio. 1595_1245_000119 e obliando di trovarsi in una chiesa in presenza di un uomo che aveva tutte le apparenze di un sacerdote, spiccava dei salti da capriola. in amore, ahimè, come brevi e fallaci sono le gioie umane. 1595_1245_000120 e il conte bradamano, cogli occhi iniettati di sangue, colla bocca spumosa e le narici frementi, già stava per slanciarsi a ghermire la sua vittima quando il visconte, balzato in piedi lestamente, lo investì di fronte e gli applicò sulle guancie due schiaffi così poderosi che avrebbero ammaccata la faccia della luna. 1595_1245_000121 sagrato. domattina ci converrà esser in piedi di buon'ora e rimetterci di lena al lavoro. ergo andiamo a coricarci, rispose il parroco levandosi in piedi e stendendo la mano al candelliere. son l'undici e trenta. ho dato ordine al sacrista che venga a svegliarci alle cinque. 1595_1245_000122 che buoni ladri, che ladri discreti. non calunniamoli se non presero tutto, se fuggirono col grosso del bottino senza darsi la pena di scalzare il più bel modello di caviglia che mai uscisse dalle mani della natura. 1595_1245_000123 poichè non vi disgrada di passare la notte in questo salottino, vi prego di osservare che qui vi è un divano abbastanza soffice e pulito dove potrete coricarvi. buona notte, signora. 1595_1245_000124 il visconte balzato di sella, prese a carezzare amorosamente l'ombroso animale apostrofandolo coi più graziosi vezzeggiativi: è un gentiluomo. riflette la contessa sollevando cautamente la testolina per sbirciare a traverso gli arbusti. 1595_1245_000125 tutto mi induce a supporto, disse il visconte, baciando rispettosamente l'anello sulla mano che il vescovo gli stendeva. dunque, se non m'inganno, abbiamo pensato a tutto. 1595_1245_000126 don fulgenzio voleva gridare, voleva fuggire, ma la voce non gli usciva dalla strozza, le gambe non lo reggevano. egli era preso da una vertigine di stupore e di sgomento. 1595_1245_000127 aveva dato ordine di tradurlo al manicomio. nulla di più naturale. si è forse detto che gli ordini venissero eseguiti? non è più verosimile che il conte, vedendosi al mal partito, abbia dato tali prove di assennatezza e di calma da indurre il commissario a lasciarlo andar libero, fors'anche a chiedergli scusa dei rigori inconsulti? 1595_1245_000128 nulla di allarmante. disse poi al paziente: una settimana di letto, un cataplasma e tutto sarà finito. ciò che seriamente mi preoccupa è la difficoltà della vostra situazione. 1595_1245_000129 maledizione, maledizione, ruggiva lo sventurato avvoltolandosi sul pavimento. frattanto, il commissario spediva al manicomio un avviso perché gli mandassero due guardie provvedute di una camicia di forza. 1595_1245_000130 là potremo rivederci e stabilire i nostri patti d'alleanza offensiva e difensiva. andate, precedetemi fra dieci minuti prometto raggiungervi, ma vi pare contessa con questo abito da prete. 1595_1245_000131 il medico, impensierito da questa seconda crisi- tanto più atta a impensierirlo quanto meno attesa da lui- si raccolse per un istante nella sua dignità di scienziato. poi, volgendosi al visconte ed al commissario, 1595_1245_000132 all'apparire del medico, il disgraziato trovò la forza di sorreggersi ed esalò dal petto un sospiro di soddisfazione. il visconte ed il commissario si trattennero in disparte. il medico si fece innanzi, dichiarò al conte i suoi titoli e lo scopo della sua visita e procedette alla ispezione delle parti compromesse. 1595_1245_000133 tempi il conte guardava fissamente cogli occhi gonfi di lacrime e pareva affermasse con meccanico ondulamento del capo. poi, come riscuotendosi da una momentanea allucinazione, slanciossi col pugno alzato verso il visconte. 1595_1245_000134 a momenti deve giungere il vescovo che direbbe: monsignore se, al metter piede in queste soglie, avesse a sorprendere questo frutto di provenienza sospetta che può dar luogo ai più sfavorevoli commenti. un cuore mondo e una coscienza illibata non temono il giudizio degli uomini, nè il giudizio di dio. 1595_1245_000135 quei mascalzoni avean spiumata la contessa dei gioielli, delle vesti, delle lingerie, non rispettando che un bel paio di calzettine traforate e due elegantissimi stivaletti armati di. 1595_1245_000136 ci siamo. il conte bradamano si avanzava a passo misurato, guardando a destra ed a manca, esplorando gli intercolon e le nicchie. i suoi occhi bigi nuotavano entro due solchi azzurrognoli. 1595_1245_000137 sulla mensa c'è del pane e del cacio nel fiaschetto dell'eccellente malvasia. servitevi a piacer vostro. noi siamo affranti dalle fatiche della giornata e abbiamo bisogno di dormire in pace qualche ora. che il buon dio vi benedica e guardi noi tutti dalle tentazioni. 1595_1245_000138 non avendolo ivi rinvenuto, il bravo garzone era ritornato a borgoflores e di là si era rimesso in marcia per mirlovia, dove, finalmente, gli veniva fatto di consegnare il fardello, il visconte, ricuperati sì opportunamente i suoi abiti e il suo denaro. 1595_1245_000139 figuratevi dunque se, alla vigilia della grande solennità, il parroco e il coadiutore di mirlovia dovean esser spossati. peccato, esclamava don fulgenzio portando alle labbra un bicchiere di malvasia. questo tempaccio manderà sossopra le porte trionfali e le impalcature che abbiamo erette sul sagrato domattina. 1595_1245_000140 per verità, interruppe il parroco. saremmo stati imbarazzati ad offrirvi una camera ed un letto. domani, per solennizzare il centenario della nostra santa patrona, deve giungere a mirlovia l'arcivescovo di rosinburgos e noi, naturalmente, abbiamo già preparati i letti e addobbate le camere per alloggiare monsignore ed il suo seguito. 1595_1245_000141 ho mille ragioni per credere che sia piovuto dal cielo, rispose il commissario sorridendo. mi è caduto sul naso poco fa, mentre stavo in agguato dietro il campanile spiando lo mosse di un nihilista. sulla soprascritta c'era l'indirizzo del signor parroco e mi sono affrettato. 1595_1245_000142 era, affrettiamoci a dirlo, la elegante e baldanzosa puledra che poco dianzi aveva costeggiato la selva portando in groppa la contessa karolystria. il visconte, vedendo la bestia soffermarsi, emise dal petto un chi va là che avrebbe fatto indietreggiare un esercito di dragoni: nessuna voce. 1595_1245_000143 la illustrissima signora contessa di karolystria disse: il visconte mi diè incarico di restituire a codesti egregi sacerdoti i venerandi indumenti che ieri notte si compiacquero di prestarle. 1595_1245_000144 attendeva, colla fede del giusto, colla sicurezza del forte, l'ora della liberazione. le tenebre non erano ancora tanto fitte che l'occhio non potesse discernere i contorni degli oggetti. 1595_1245_000145 avete ben riflettuto. chiese il visconte con voce severa. non nego che la vostra posizione sociale sia pregiudicata, ma infine, credete voi che non vi abbia altra via per uscirne fuori, quella disperatissima e peccaminosa del suicidio? nessun'altra, rispose il conte. 1595_1245_000146 il visconte si intrattiene coll'albergatore. possibile che in mirlovia non vi sia riescito di trovare un cavallo di puro sangue da appaiare alla bella e vigorosa puledra della signora? 1595_1245_000147 questa sera dopo i vespri andrò da lei. frattanto vediamo di sbrigare l'altre faccende. il conte di karolystria reclama dal campanile la visita di un medico. malgrado i suoi molti torti, egli è pure un cristiano come noi ed è giusto che gli prestiamo assistenza. 1595_1245_000148 il visconte riflette un istante questo equivoco, pensò. egli, può tornar giovevole alla contessa. le darà il tempo di allontanarsi da borgoflores e sfuggire alle vessazioni di un marito che la perseguita. 1595_1245_000149 se vorrai prendere alla maga rossa delle informazioni sulla mia partenza, ti converrà saldare i due conti che qui ti accludo, due conti da me liquidati e fatti iscrivere al tuo nome, tanto per tua norma, anna maria. sulle due noticine involte nella lettera stava scritto: 1595_1245_000150 pazza. se ho ben compreso o signora, il modesto titolo di contessa vi è venuto a noia e voi aspirate a mutarlo in quello di regina. per lo appunto, ammiro il vostro acume, ma voi comprenderete parimenti che per diventare regina è necessario ch'io sposi un re. 1595_1245_000151 non avrei mai pensato di incontrarvi sul campanile della chiesa di mirlovia- casi che accadono ogni giorno- esclamò il commissario alquanto sconcertato e, cedendo il posto al visconte, mormorò nell'orecchio del medico. eppure io vi dico che è pazzo. 1595_1245_000152 ah, l'ho scampata bella. si è mai dato un acquazzone più micidiale? io veniva da borgoflores. il mio cavallo, spaventato dal fragore di un fulmine, mi avea balzato di sella. ho dovuto proseguire a piedi, sotto un diluvio dì pioggia, per una strada tramutata in torrente. 1595_1245_000153 se non avessi la ferma convinzione che l'influenza tenebrosa di satana vi abbia parte. batacchio, prendetevi fra le braccia quel marmocchio e vedete se vi riesce di calmarlo. le sue strida mi spezzano il filo delle idee. 1595_1245_000154 e un uomo corazzato per giunta. non credere che io sia mai per ricondurti al castello dei miei padri. se ho spedito dei telegrammi a cento città dello impero per ottenere il tuo arresto, l'ho fatto perchè pretendo, perchè esigo che tu mi renda il denaro e i gioielli che mi hai rubati. 1595_1245_000155 rimborsarvi al momento. ve lo ripeto: sono povera come eva, appena uscita dalle coste di adamo, un uomo di poca levatura, meno atto ad assaporare gli squisiti diletti di una bella situazione drammatica e di un equivoco piccante. al posto del visconte si sarebbe sfasciato in una grassa risata. 1595_1245_000156 due colpi ancora. chi sarà il malcreato che, ad ora sì avanzata della notto, osa martellare con tanta ferocia? la porta della casa parrocchiale balzò dalla seggiola, prese il lume, attraversò, lesto, lesto, il porticato, fu alla porta. 1595_1245_000157 del sentimento. ed ora, come preparare il lettore alla nuova sorpresa? la contessa che stava quasi nell'impeto della riconoscenza e della gioia per slanciarsi al collo del visconte, arretrò improvvisamente mettendo un grido di terrore. 1595_1245_000158 spero, fra un'ora, di raggiungervi e di ridere un poco con voi della strana ventura che mi ha procacciato l'onore di conoscere personalmente una signora la cui fama era già pervenuta a me sulle ali della pubblica ammirazione. 1595_1245_000159 immagini il lettore. se quel racconto venne ascoltato con meraviglia e commozione, visconte esclamò la contessa, stendendo al giovane la sua bella mano diafana e sottile: la. 1595_1245_000160 riconoscimi questo elegante cappellino ch'io tengo in testa, questa splendida ciarpa ricamata in oro, questa veste, questi gioielli non rappresentano altrettanti pegni della tua generosità e del fervido amore che mi portavi in altri tempi. 1595_1245_000161 una protuberanza ossea cartilaginosa al garretto destro, somigliante allo sperone di un gallo. stupendo lo sperone. vengano ora a negarmi le influenze dell'atavismo. tutti sanno che l'augusta bisavola dell'infante non smetteva mai gli speroni, né anche nelle sue rare ascensioni sul talamo reale. 1595_1245_000162 se non vi recasse troppo disturbo. io vi pregherei, monsignore, di voler ascoltare la mia confessione, il visconte per darsi tempo di riflettere. non proferse parola. 1595_1245_000163 voi amante dei fiori e dei bimbi, io coltivatore di asparagi e di patate. voi schivo dalle combriccole, restio alle pompe insignificanti, alle adunanze accademiche, ai banchetti fraterni dio. 1595_1245_000164 entrato, fece un inchino a sua eminenza e, avanzandosi con militare spigliatezza, disse di avere un dispaccio da consegnare al reverendo parroco del paese. donde viene questo dispaccio? chiese il vescovo ansiosamente. 1595_1245_000165 la contessa cominciava ad esercitare i. i rosei crepuscoli del mattino annunziavano una splendida giornata. 1595_1245_000166 ecco, buon padre. per qual rapida transazione di sentimenti e di idee. volendo sciogliermi ad ogni costo da questa camicia di nesso in cui mi trovo da due anni, avviluppato, deliberai di troncar il filo dei miei giorni. 1595_1245_000167 signori, disse il notaio, colla falsa intonazione di una mestizia rettorica. il forastiero alloggiato al numero ha cessato di vivere poco dianzi nelle braccia dell'illustrissima signora contessa anna maria di karolystria, qui presente. 1595_1245_000168 la contessa. non ebbe tempo di compiere la frase che già il visconte si era tuffato fino al collo nel fogliame esclamando: eccomi agli ordini vostri. voi siete un gentiluomo modello. esclamò la dama coll'accento della ammirazione più enfatica. 1595_1245_000169 innanzi entrarono, salirono al secondo piano, si diressero verso la stanza segnata col numero. il garzone bussò leggermente, la porta si aperse e una bellissima dama via. non facciamo misteri. la contessa anna maria di karolystria si presentò sulla soglia. 1595_1245_000170 inseguirla. imbecillità manifesta, mormorò il confessore. voi osate trattarmi da imbecille? esclamò il conte con qualche risentimento. io noto e aduno le attenuanti e voi, figliuol caro, fate di sovvenirvi che l'umile mortale a cui state dinanzi rappresenta in questo momento il vostro giudice supremo. 1595_1245_000171 unica depositarla di un segreto che, senza il mio intervento, poteva scendere nella tomba con quello sciagurato di zingaro. io sono in grado di fornire tali prove sull'identità del regio infante che il re, la corte, la nazione, l'europa intera dovranno arrendersi all'evidenza del fatto. e queste prove, se è lecito. 1595_1245_000172 frattanto, all'albergo del pappagallo, la contessa di karolystria ed il visconte daguilar hanno finito di consumare il loro pranzerello in un gabinetto riservato. la contessa è radiante, il visconte le ha recato il documento che attesta la demenza del diletto consorte, e la prospettiva del prossimo divorzio la riempie di giubilo. 1595_1245_000173 per cacciare le tentazioni. si alzò prima di giorno e, attraversando l'anticamera, gettò l'occhio sulle vesti abbandonate la sera innanzi dalla signora ricoverata nel salottino. povera signora, sospirò il dabben prete converrebbe che qualcuno provvedesse a far asciugare questi panni prima ch'ella si desti. 1595_1245_000174 non serve che la signora contessa ci fornisca altra prova della sua identità. questa carta ci basta. si compiaccia dunque di scendere da cavallo e di seguirci. scendere da cavallo, seguirvi, che vuol dir ciò? domandò il visconte sorpreso. 1595_1245_000175 io l'ho comprato da un villano pel valore della pelle e della carne. fosse il mio morello, esclamò il visconte vivamente commosso. mantello bruno, una stella bianca sulla fronte, una ciocca parimenti bianca nella coda. 1595_1245_000176 tu vuoi dunque che io ricorra ai mezzi estremi? riprendeva l'altro con voce più cupa. ebbene, tal sia di te, ma bada che questa volta ti lascerò il segno. sai tu cosa significa la forza irresistibile? rispondi: sciagurata, lo sai? 1595_1245_000177 ciò potrebbe accadere. quasi tutti siamo mortali. ciò deve accadere, mi capite, e questo è appunto il favore. 1595_1245_000178 il salottino era buio, atterrito dalle tenebre e dal silenzio, don fulgenzio si avanzò sulla punta dei piedi e aperse le imposte. bontà divina, esclamò il prete dando un balzo che lo inchiodò alla parete. 1595_1245_000179 i quali, nella duplice ansietà della compassione e del trionfo, attendevano il verdetto. lasciamo, disse loro, che la malattia compia il suo periodo naturale di reazione. ormai non è più lecito dubitare che questo sventurato sia profondamente leso nelle sue facoltà intellettuali. 1595_1245_000180 inverosimile se aggiungessi che il sicario incaricato di uccidere l'infante, avendo riscontrato in esso dei tratti di somiglianza con una sua bambina morta due anni prima, preso da tenerezza irresistibile, si trattenne dal vibrare il colpo. 1595_1245_000181 nelle taschette del mio soprabito ne troverete di eccellenti favorite. mille grazie. ora, non più indugi, salite a cavallo e partite di galoppo. cioè aspettate, sarei io troppo indiscreto, o signora, se osassi, prima che ve ne andiate, di informarmi del vostro nome. 1595_1245_000182 ah, è vero, è vero, esclamò il visconte risovvenendosi. sono appunto cinque milioni di ducati il premio stabilito dal re finimondo per colui che riuscisse a rendergli il figlio. tutti gli anni la gazzetta ufficiale riproduce il bando del generoso monarca. 1595_1245_000183 sareste voi tanto gentile da accettare la tenue somma di cinque milioni di ducati che io metto a vostra disposizione. avete detto cinque milioni di ducati, nè più nè meno. la somma è rotonda ed io l'accetto. 1595_1245_000184 trafugò, col favor delle tenebre, l'unico rampollo, l'unico ed ultimo rampollo della stirpe reale, un caro bambinello di due anni sul quale si appoggiavano tutte le speranze della corona. colla morte di quell'infante, l'antica dinastia dei finimondo minacciava di estinguersi. 1595_1245_000185 sebbene allo scompiglio delle vesti ed alla concitazione dei movimenti sulle prime la si potesse scambiare per un fantasma. grazie, mille grazie, signor abate, esclamava a sua volta quel personaggio in gonnella che, avanzandosi, lasciava dietro i suoi passi un rigagnolo. 1595_1245_000186 tutti erano al loro posto, si parte zaccometto. agitò allegramente la frusta e il convoglio uscì dall'albergo tra le riverenze dei camerieri che lo guardavano come si guarda dagli idioti ogni oggetto grosso e misterioso. 1595_1245_000187 salutò gli astanti con garbo disinvolto, da uomo pressato di andarsene e, facendo avanzare il domestico che recava sulle braccia un involto, gli accennò di posarlo sulla tavola. non farò a miei lettori il torto di dubitare ch'essi non abbiano, sotto l'ombra dei baffi posticci, riconosciuto il visconte daguilar. 1595_1245_000188 al pian terreno, un visconte in abito da prete attende che uno scaccino curioso si allontani per dare una strappata alla corda delle campane. frattanto, ansante, sbuffante, il conte bradamano ha raggiunto la sommità del campanile. 1595_1245_000189 title: la contessa di karolystria, storia tragicomica. author: antonio ghislanzoni. 1595_1245_000190 imaginate con quanta lestezza si slanciò sulla scaletta e raggiunse la cima della torre. quella donna energica e leggera, creata per salire come avviene. chiederà qualcuno che il conte bradamano apparisca ora nella chiesa di mirlovia, mentre la sera innanzi a borgoflores il commissario superiore di polizia? 1595_1245_000191 ignoro se davvero possano sussistere gli amori platonici, ma questo so di certo che la riconoscenza platonica non è riconoscenza. ho forse commesso una indelicatezza imponendo un patto al compenso che mi piacque di offrirvi, ma voi avete adempiuto quel patto. è tempo che io vi dica: 1595_1245_000192 nulla giova tanto a distrarre le tetre immagini dallo spirito umano quanto la vista dì una pompa religiosa. venite, noi vi sorreggeremo. il conte era divoto già il suono delle lontane fanfare. 1595_1245_000193 imponiamo alla nostra meraviglia e porgiamo orecchio alla confessione del conte. dall'ultima volta ch'io mi accostai al tribunale di penitenza cominciò il penitente con voce contrita. 1595_1245_000194 non vi è più dubbio che, allo sfracellarsi delle membra, l'anima del misero contrito non si elevi, perdonata e redenta, alle sfere celesti. oh, grazie, grazie, sacerdote, esclamò il conte in un impeto di gioia. ora non temo più nulla. fra dieci minuti tutto sarà finito. io vado a precipitarmi dal campanile. 1595_1245_000195 buon per me che all'ingresso del paese ho veduto del lume agli spiragli delle vostre griglie. buon per me che, bussando alla vostra porta, ebbi la consolazione di vederla aprirsi immediatamente e di trovar qui l'accoglienza più cordiale ed onesta. 1595_1245_000196 ecco don fulgenzio col portafogli. bravo, date qua, apriamo delle carte, una ricevuta del monte, due biglietti del lotto, un biglietto di visita. sì, questo è un biglietto di visita. 1595_1245_000197 quando il visconte giunse alla porte della città, le due sentinelle che stavano di guardia incrociarono le alabarde e un grosso commissario di polizia, avvanzandosi e trattenendo la cavalla per la briglia, intimò pulitamente al nostro gentiluomo in gonnella di mostrargli il passaporto. 1595_1245_000198 vuol uccidere la moglie, pensò il visconte: è bene ch'io ne sia prevenuto. uno di quei delitti proseguì l'altro, che tanto più sgomentano le timide coscienze in quanto non vi abbia speranza, una volta che sieno consumati, di ottenere l'assoluzione di dio. 1595_1245_000199 dalla sella del mio cavallo pendono due rivoltelle, una per me, l'altra per voi. va bene così. mi occorrerebbe ancora, per ingannare il tempo alla meglio, un buon sigaro di avana. 1595_1245_000200 si affissavano con terrore sovra un bambinello color scarlatto che scalpitava come un piccolo ossesso tra le ripiegature di un tovagliolo. l'inaspettato istupidisce, il misterioso terrifica. 1595_1245_000201 voi converrete, o signora, che anche il vostro contegno in questa imbrogliata vertenza non si presenta abbastanza corretto per escludere ogni supposizione meno favorevole alla vostra onoratezza. 1595_1245_000202 nella situazione di dover fare assegnamento sul credito del suo nome e della sua alta posizione sociale per ottenere l'esonero dalle anticipazioni richieste dalla chiesa e dal municipio per le funebri pompe. 1595_1245_000203 che pareva vacillasse sotto il peso di una forte commozione: la contessa di karolystria, mia nipote. me l'ero figurato. non c'è che lei, non c'è che lei per giuocare di queste farse. 1595_1245_000204 la contessa anna maria di karolystria traversava la foresta di bathelmatt. la contessa, contando di arrivare a borgoflores poco dopo il tramonto, era partita dal suo castello alle due del pomeriggio. 1595_1245_000205 noi soccorreremo con gioia al vostro infortunio. esclusa ogni idea di compensi terreni. don fulgenzio, conducete subito alla guardaroba questa donna sventurata, la nostra guardaroba, o gentildonna, non può fornirvi che degli abiti da prete, ma tanto per questa notte vi serviranno. domani si penserà a far asciugare e stirare le vostre gonnelle. 1595_1245_000206 ma il visconte colla focosa inconsideratezza dei generosi che si sacrificano. in un attimo si era spogliato frattanto la contessa, dopo essersi abbottonato sulle carni quanto poteva occorrerle di vestimento per scattare meno indecorosamente dalla nuvola di foglie dove si teneva rattrappita. 1595_1245_000207 tanto meglio. vedo che vi arrendete all'evidenza delle prove e questo mi rassicura sulla riuscita de miei disegni. dovrò io, ancora dopo quanto vi ho esposto, nominarvi il banchiere al quale dovrete presentarvi per riscuotere la somma che ho messo a vostra disposizione? 1595_1245_000208 quando son rossi. parevano assorti in un'estasi di silenzio. quando si ha molto da dire, tra le idee e le parole succede un ingorgo. alla fine, quando il convoglio fu uscito dall'abitato, la contessa prese a parlare di tal guisa. 1595_1245_000209 il visconte balzò in piedi e, appoggiandosi dietro un albero, prese di mira per quanto gliel consentissero le tenebre. il quadrupede che si avvanzava alla sua volta era una cavalla di purissima razza maltese, una cavalla che i nostri lettori hanno già visto comparire in questo racconto. 1595_1245_000210 a quell'epoca io aveva appena compiuti i cinque anni, ma leggevo assiduamente i giornali del mio partito e ricordo tutti i particolari di quell'infausto avvenimento. un ignoto, probabilmente affigliato alla abbominevole setta dei nihilisti. 1595_1245_000211 al veder. quella doppia schiera di popolo e di sacerdoti che muoveva pel sagrato salmodiando all'udire le voci paradisiache dei chierichetti e delle vergini, se ne trova ancora nelle processioni, respirando il profumo degli incensi e dei ceri sollevato dalla brezza. un rapimento quasi divino assorbì l'anima del conte. 1595_1245_000212 vi prego, signori, di seguirmi. voi siete chiamati a convalidare colla vostra testimonianza la relazione del grave caso e il conseguente certificato di demenza che io vado a redigere. più tardi noi torneremo presso il malato e procaccieremo che egli venga calato sulla piazza coi meccanismi più acconci. 1595_1245_000213 io faccio della prosa per far ridere i buontemponi, fabbrico dei versi per far disperare i maestri e voi scrivete dei romanzi squisitamente arguti per educare gli animi a tutto che vi ha di gentile e di onesto. 1595_1245_000214 si impegnò una lotta tremenda: fuoco di qua, fuoco di là. fischi di palle, spezzature di crani, stramazzoni, capitomboli, urli di feriti, bestemmie di moribondi. frattanto la puledra della contessa, abbandonata ai suoi liberi istinti. 1595_1245_000215 quando lo squillo delle campane, quello squillo melanconico e solenne che ha sempre esercitato un gran fascino sul mio spirito, mi arrestò sul cammino al furore, subentrò nel mio animo una cupa melanconia. 1595_1245_000216 i tratti di quel volto aristocraticamente profilato, che tanto distonavano colle rozze e mal foggiate sottane del prete, richiamavano al di lei pensiero delle confuse reminiscenze. ella si chiedeva, non senza un leggero turbamento, dove mai e in quale epoca della vita le fosse accaduto di vedere quell'uomo. 1595_1245_000217 dopo tutto, deve esistere fra noi due qualche affinità o consanguineità latente, la quale mi farebbe sospettare che discendiamo dal medesimo ceppo. 1595_1245_000218 ciò che più urge, secondo il mio debole avviso, sarebbe di provvedere al collocamento di questo effetto mobile, esportandolo dalla nostra casa colla maggior sollecitudine. i tempi sono tristi, la stampa imperversa sul clero e questo effetto potrebbe divenir causa di scandalo. 1595_1245_000219 come salvar la contessa? pensò il giovane rabbrividendo. ma la contessa era già in salvo prima che egli si volgesse a cercarla. collo sguardo: ella si era involata per una porticiuola bassa che metteva al campanile. 1595_1245_000220 la nostra amicizia che dura da anni e che mai perchè mi trema la mano nello scrivere donde avviene che, dopo aver messe là sulla carta una diecina di schiette parole, mi vien meno il coraggio di arrotondare il periodo per dichiararvi tutto l'affetto che vi porto. 1595_1245_000221 non vi occorrono. o, signora, dei fatti di sangue? narrandovi la scena accaduta a borgoflores fra me ed il conte, vi ho detto che questi è rimasto nelle grinfe degli aguzzini del manicomio. 1595_1245_000222 voi mi salvaste la vita. avete fatto di più. mi avete sottratta al peggiore dei supplizi, quello di ricadere negli artigli di un marito che abbomino. il caso mi porge i mezzi di offrirvi un compenso. 1595_1245_000223 troppo tardi, reverendo. esclamò la contessa, avanzandosi di un passo verso il falso prete. il notaio fu più sollecito del ministro di dio. così se lo zingaro nabakak non ha potuto, prima di esalare l'ultimo sospiro, accomodare le sue partite coll'essere supremo. 1595_1245_000224 ho detto meno male, poiché vi è grande differenza di colpabilità fra chi toglie la vita ad altri e quegli che, con rara abnegazione, preferisce di sacrificare la propria. 1595_1245_000225 ciò che voi mi chiedete, o signora, disse egli con una vibrazione di accento che esprimeva l'indignazione e l'orrore del delitto. ciò che voi mi chiedete, o signora, sarebbe dunque un assassinio. 1595_1245_000226 ve ne prego, visconte, smettete quel tono di ironia e ascoltatemi seriamente, poiché io vi parlo colla maggiore serietà. no, non è più tempo di esitazioni e di reticenze. dopo le prove di lealtà che mi avete dato, io debbo essere altrettanto leale con voi. dunque vi dirò tutto. 1595_1245_000227 vuol dire, rispose il commissario pacatamente, che noi abbiamo ordine di mettere la illustrissima signora contessa di karolystria in istato di arresto. e poiché voi, gentilissima signora, siete appunto la contessa anna maria di karolystria, e i tratti del vostro viso, nonché la foggia e il colore del vostro abbigliamento, 1595_1245_000228 non sa di miracolo ciò che noi vediamo. quei che la sera innanzi se ne stava prostrato in atteggiamento di vittima ora siede da giudice sulla cattedra del tribunale di dio, mirando a suoi piedi, genuflesso, colui che poche ore prima avea minacciato di schiantarlo. 1595_1245_000229 le vie di mirlovia erano deserte. la gente uscita dai vespri si intratteneva sulla piazza a godere lo spettacolo della cuccagna, il visconte e la contessa seduti di fronte e irradiati da uno di quegli splendidi tramonti autunnali così rossi. 1595_1245_000230 all'impeto della collera era succeduta in lui una sincope di stupore, schiaffeggiato da una donna, un conte bradamano, un elettore dell'impero, un arcidecano del grand'ordine della cervia massonica che si riteneva inviolabile. 1595_1245_000231 ma il cavaliere, già entrato in diffidenza, all'adombrarsi di morello, udendo stormire le foglie e parendogli che sotto quelle si disegnassero i contorni di una figura umana, fece l'atto di scompigliarle. collo scudiscio. 1595_1245_000232 lo scritto era umido ancora. i caratteri eran quelli della contessa di karolystria. livido dallo stupore, il conte leggeva battendo i denti: 1595_1245_000233 e quale indignazione nei due buoni reverendi che gli erano stati tanto larghi di cortesie, se all'indomani venisse a svelarsi l'indegno abuso ch'egli aveva fatto delle loro sottane venerande. e poi quel bambinello sudicio e ghiacciaio uscito dalla terra come un rannocchio. e poi e poi. 1595_1245_000234 via. si vede che non avete pratica di foreste. non sapete che le foreste son piene di ginepri e di vepri, i quali rimano perfettamente e pungono anche maledettamente le carni? celarsi dietro un grand'albero, attendere che il cavallo e il cavaliere passino oltre, ma poi 1595_1245_000235 il nostro cavalleresco eroe cadeva in ginocchio a ridosso d'una seggiola appoggiata alla muraglia e, giungendo le mani in atto dì pregare, seppelliva in quelle le sue guancie rubiconde e paffute. 1595_1245_000236 ma al momento in cui il vindice marito, descrivendo colla persona una curva grottesca, si abbassava per afferrare la preda, le ruote delle campane cigolarono. il campanone maggiore si sollevò poderosamente, con impeto inusitato. 1595_1245_000237 e appena esalata la giaculatoria, la contessa adunò rapidamente colle sue braccia candidissime un bel mucchio di quella grazia di dio piovuta dagli alberi, vi si tuffò, vi si sommerse, si rese invisibile. opp opp avanti. dunque è la prima volta che mi fai di questi scherzi, morello. 1595_1245_000238 voi mi consolate, buon padre. ma dite un po, non avreste voi autorità in certi casi, nel mio caso per esempio- di assolvere in anticipazione colui che schiettamente si confessa del suo colpevole disegno col ferino proposito di non più mai rinnovarlo? dopo il primo attentato? 1595_1245_000239 gli è che, al momento in cui si accingevano a tagliare i legacci, i tre briganti erano stati sgomentati e posti in fuga dallo scalpito di un cavallo accorrente, un cavallo che sopraggiunge di trotto verso il luogo dove fu consumata. 1595_1245_000240 nessuno de miei lettori avrà il cattivo gusto di esigere che io descriva la chiesa di mirlovia. chi desidera vederla si rechi sul luogo. il viaggio non è lungo e la spesa in proporzione. d'altra parte, i fatti che io vo narrando sono abbastanza interessanti e straordinar perchè io sia dispensato dallo adornarli di frangie rettoriche. 1595_1245_000241 trasalendo. s'egli si avvede dell'equivoco, la contessa è perduta. procuriamo di ritardare la catastrofe. e mentre il conte bradamano di karolystria si avanzava con passo da tiranno, stampando sul suolo delle orme che spaccavano i mattoni, 1595_1245_000242 là si muore e qui si nasce. prima di assistere al moribondo è giusto che si provveda al neonato e dopo breve silenzio il visconte si prese il marmocchio tra le braccia e raccomandato al giovinotto di attenderlo un istante. rientrò frettoloso nella casa parrocchiale. 1595_1245_000243 con quattro colpi di spazzola e una ripassata di funi. in meno di dieci minuti si aveva un'acconciatura da far invidia allo regine di tarocco. quel che s'ha a fare, si faccia presto, disse il parroco. tu batacchio, va a svegliare tua moglie. ella stira perfettamente ed è donna da serbare un segreto. 1595_1245_000244 i catenacci cigolarono e il commissario, ricomparendo sulla soglia, annunzio con lugubre voce al detenuto la visita del conte bradamano di karolystria, elettore dell'impero e arcidecano del grand'ordine della cervia massonica. il marito pensò il visconte trasalendo. 1595_1245_000245 anche di questo mi incarico io, replicò il visconte impossessandosi del neonato. voi, voi, sempre voi. esclamò il vescovo con un movimento di impazienza. ma noi, noi, anche noi. non si potrebbe per grazia aver l'onore di conoscere il riverito nome di vostra signoria? 1595_1245_000246 romanzesco e mi interessa vivamente. noi l'abbiamo ricoverata, le abbiamo prestato i nostri abiti, le abbiam permesso di passare la notte in questo salottino. fin qui non trovo argomento di censura. 1595_1245_000247 io sono un vecchio matto, voi un giovane serio ed assestato. io appartengo alla scapigliatura incorreggibile. voi rappresentate il modello dei cittadini, dei mariti e dei padri. 1595_1245_000248 ma questo non è luogo dove si possano, senza pericolo, rivelare certi segreti. qualche briccone potrebbe spiarci. ascoltate le campane. suonano l'angelus. a momenti la chiesa sarà aperta ai fedeli. 1595_1245_000249 era pallida, aveva i capelli in disordine, tremava pure un occhio perspicace, il tuo, per esempio, o lettore, osservando con attenzione quelle sembianze non vi avrebbe scorta veruna impronta di dolore. 1595_1245_000250 onoratezza il visconte, che fin là era rimasto mutolo, cercando una scappatoia per uscire da quella falsa posizione, atteggiando il volto a mestizia, con voce supplichevole, rispose. 1595_1245_000251 in quel luogo, in quell'ora, sotto lo stimolo della brezza che gli crespava l'epidermide nuda, quegli indumenti muliebri erano, pel visconte, un soccorso della provvidenza. 1595_1245_000252 il visconte taceva e spaziava. collo, sguardo nella piazza sottostante, coll'aria di un annoiato che cerca divagarsi. un pazzo, ripigliò il medico, non è altra cosa che un pianoforte scordato. convien toccargli tutti i tasti per far vibrare la corda che risponde falso. 1595_1245_000253 sta bene, ma v'è una condizione: indovino i cinque milioni di ducati, se è vero. ciò che mi dicevate ora è poco. delle vostre momentanee strettezze non esistono che nella vostra fantasia. 1595_1245_000254 un amuleto con impronta dello stemma reale che il bambino portava al collo il giorno in cui venne rapito. buono l'amuleto, una crocetta in brillanti dono della regina madre. buonissima la crocetta. 1595_1245_000255 al quale ha sovrapposto un soppedaneo per riparare dal freddo. le gracili membra. il lume è spento, le imposte sono ben chiuse, il bambino ha cessato di strillare, egli ha poppato un bicchiere di malvasia e dorme saporitamente colle gotuzze iniettate di porpora. 1595_1245_000256 nei romanzi. poichè tutto fa pronto per la partenza, la contessa ed il visconte montarono in una specie di cabina situata alla estremità posteriore del baraccone. era il più angusto ma il più pulito dei tre compartimenti e due viaggiatori di sesso differente potevano acconciarvisi a meraviglia. 1595_1245_000257 pure o contessa, trattandosi di favorire i vostri alti disegni, io non esiterei ad assumermi il mandato di trapassare con una buona lama di fioretto l'addome dell'importuno compagno de vostri giorni, se una tale cerimonia non mi apparisse superflua. per diventare regina, per sposarvi ad un re, 1595_1245_000258 erano atrocemente stonate, aveva predisposto l'animo di lui alle emozioni di un soave misticismo. egli si lasciò trascinare al parapetto e, appoggiandosi al braccio del medico, si mise in posizione da poter, collo, sguardo, dominare un gran tratto della piazza. 1595_1245_000259 senza indugiare, egli se li pose indosso. gli andavano a meraviglia. e dopo essersi abbigliato completamente, spiccò un salto, fu in sella e via di galoppo alla volta di. 1595_1245_000260 acquisti maggiore autorità e possa all'occasione venire appoggiato da testimonianze sotto ogni aspetto rispettabili. signor abate, compiacetevi dunque di seguirmi. 1595_1245_000261 voi, commissario, accompagnerete il visconte ed il medico nella loro escursione al campanile. sarà bene che assistiate al consulto per inviare subito un rapporto alla prefettura. nella mia lunga carriera ecclesiastica mi è sovente accaduto. 1595_1245_000262 il suo volto pallido, quasi terreo, da marito vilipeso, non rivelava turbamenti profondi, non esprimeva sinistri disegni. appressandosi al falso prete, fece un inchino da borghese credente e a voce bassa, con accento mansueto, gli disse: 1595_1245_000263 il manicomio e la camicia di forza- non dubitatene- contessa in meno di due giorni condurranno vostro marito al delirio furioso. il sistema di cura è infallibile, nè farà eccezione in questo caso. 1595_1245_000264 ora comincio a comprendere, disse il vescovo. povera contessa, disgraziata nipote maritata ad un pazzo. io già ne sapeva qualche cosa. fortunatamente le leggi provvedono. dio, chi mi aiuta a raccoglier le fila di questa matassa? 1595_1245_000265 signora, esclamò egli coll'accento vibrato dei suoi impulsi generosi. io mi terrei il più sciagurato, il più vile dei mascalzoni, se un pensiero che non fosse quello di compiere ogni maggior sacrificio per liberarvi dalla vostra falsa posizione potesse formarsi nella mia mente. 1595_1245_000266 era don fulgenzio, uno di quei preti esemplarmente morigerati ai quali sembra di commettere peccato mortale al solo gettar gli occhi sul collo ignudo di una donna. 1595_1245_000267 vi farei osservare- rispose il visconte col suo risolino da scettico- che una rima sonora non può sempre valere come argomento di prova per convalidare l'asserzione di un fatto inverosimile. 1595_1245_000268 mettetevi là. e additava il giaciglio dal quale poco dianzi si era levata. io non avrò mai coraggio di intavolare una seria conversazione con voi se prima 1595_1245_000269 immagino che a voi sia noto il funesto caso che ora, fanno diciott'anni all'incirca, venne a contristare la nostra casa reale portando un sì fiero colpo nell'animo già profondamente turbato del nostro buon re finimondo. 1595_1245_000270 è altresì la prima volta che morello, il bel puledro del visconte d'aguilar, aspira colle sue ampie narici le esalazioni più o meno balsamiche di una contessa sepolta nelle foglie. 1595_1245_000271 è forse dell'orgoglio da parte mia nel dichiararlo al cospetto del pubblico? è possibile? ebbene sì, io vado orgoglioso della vostra amicizia e voi, non ne dubito, vi compiacete della mia. ci amiamo noi per simpatia, di età, di carattere, di inclinazioni, di gusti letterar. 1595_1245_000272 in verità, la sarebbe da ridere, se di ridere fosse capace una donna agitata qual io. mi sono da avvenimenti e da preoccupazioni sì gravi da soperchiare ogni frivolo istinto. il visconte ripresa la spigliatezza della indole sua cavalieresca e brillante. narrò succintamente alla contessa quanto gli era accaduto dacchè si erano separati. 1595_1245_000273 su. dunque spicciatevi. ma dove sarà andata a ficcarsi la contessa? bisogna cercarla, condurla qui rivestirla dei suoi panni. nella mia lunga carriera ecclesiastica non ricordo di aver mai provata una scossa più violenta di questa. così parlando, il vescovo si era lasciato cadere su di una poltrona. 1595_1245_000274 la contessa impallidì e sommessamente, nel timore di avergli recata offesa, signore, disse al visconte ciò che io intenderei di proporvi. non sarebbe un delitto, a meno che voi non giudichiate delitto una provocazione seguita da uno scontro ad armi uguali. 1595_1245_000275 questa mattina don fulgenzio discende per dar la sveglia alla signora e in luogo della signora trova su quel divano il bambinello che qui vedete. il fatto ci parve così strano, così fuori dell'ordine naturale. 1595_1245_000276 quel mascalzone, poco soddisfatto delle laute rimunerazioni a lui promesse per un bicchiere di rataffià, aveva tradito il segreto rivelando l'itinerario e il punto di convegno stabilito fra i due fuggiaschi. 1595_1245_000277 strano convoglio, davvero, per una contessa ed un visconte, nati entrambi e vissuti nell'ambiente più aristocratico della più aristocratica provincia d'europa. era uno di quei grandi baracconi mobili, quali ne vediamo sulle piazze ai tempi di fiera, che servono ai cerretani da veicolo, da casa di abitazione e da teatro. 1595_1245_000278 recita la tua ultima preghiera, o donna indegna, fra un minuto secondo e tratto di tasca l'orologio lo posava sulla balaustrata- noi giaceremo informi cadaveri al piede di questa torre. 1595_1245_000279 voi comprenderete diss'ella, guardando fissamente lo strano sacerdote che le stava dinanzi, col viso compunto e in atteggiamento sommesso. voi comprenderete, reverendo signore, quali ragioni mi obblighino a trattenervi meco un istante, mentre oggi avete tanto da fare in chiesa. 1595_1245_000280 mi scusi- tanto rispose il giovine- se ho dovuto disturbarlo a quest'ora, ma si tratta di un caso molto grave. un disgraziato forastiero che questa notte ha preso alloggio all'albergo del pappagallo versa in grave pericolo di vita e reclama gli estremi conforti della religione. 1595_1245_000281 nel giorno del centenario, nel giorno della processione, i due preti parevano impietriti: don fulgenzio guardava don calendario, don calendario guardava don fulgenzio e il sacrista, favorito dallo strabismo, guardava l'uno e l'altro ad un tempo. 1595_1245_000282 bussò leggermente all'uscio del salottino: nessuna risposta. bussò una seconda volta: silenzio. don fulgenzio sentiva i brividi dell'ignoto. alla fine, dischiudendo la porta leggermente come un ignoto ladro od un amante furtivo, spinse innanzi la testa. 1595_1245_000283 signora, tutte le mie ricerche furono vane. quando si dice destino, figuratevi che appunto questa mattina uno dei più stupendi cavalli di razza che io m'abbia veduti è proprio andato a fratturarsi le gambe in un burrone a dieci passi dal paese. 1595_1245_000284 la casa parrocchiale brulicava di clero e di popolo. di là a pochi minuti, monsignore de guttinga saliva agli appartamenti superiori conversando col visconte a voce animatissima e traendo dietro i suoi passi una coda di prelati. don fulgenzio, attraversando l'anticamera, notò con soddisfazione che gli abiti della contessa non erano più là. 1595_1245_000285 avete pratica della cittadella di borgoflores, domandò egli con qualche ansietà. ci vado per la prima volta, signore, ebbene, smontate all'albergo della maga rossa. 1595_1245_000286 gli disse sottovoce: rapidamente eccoti l'indirizzo di una dama. silenzio, discrezione. fra un mese sarai ispettore, fra un anno prefetto. il doganiere partì sbalordito e il visconte condotto dal commissario alla caserma delle guardie di pubblica sicurezza. 1595_1245_000287 ora sapremo il nome. leggiamo cioè, leggete voi don calendario. ho dimenticato gli occhiali nella carrozza. nella mia lunga carriera ecclesiastica ciò non mi è accaduto che due volte. 1595_1245_000288 presto, dunque, andate a prendere quel portafogli che volete figliuoli. nella mia lunga carriera ecclesiastica, non ho mai sentito vibrare così potentemente gli stimoli della curiosità. si direbbe un presentimento, ma 1595_1245_000289 il visconte lasciò cadere una lacrima sull'osso della costoletta ma, ripreso bentosto il suo fare da zerbinotto spensierato, balzò in piedi, porse il braccio alla contessa e uscì con quella nel cortile, dove lo attendeva il convoglio che doveva trasportarli a. 1595_1245_000290 qualche disgraziato sorpreso dal temporale. per via don fulgenzio. andate ad aprire. vi faccio osservare: andate subito, don fulgenzio. in una notte come questa sarebbe peccato negare ricovero ad un cane. don fulgenzio attraversò il porticato e andò a schiudere la porticella che dava sulla via. 1595_1245_000291 proferite queste parole, la contessa, dalla porta socchiusa, accennò al notaio di seguirla e tutti discesero nella sala terrena dove il padrone dell'albergo li attendeva. 1595_1245_000292 se non temessi di commettere un irriverente bisticcio, direi che, dinanzi a quel sublime spettacolo, a lui parve di obliare la sua terribile posizione, di conte contuso qual. 1595_1245_000293 non era egli partito da borgoflores per correre sulle traccie della vezzosa contessa di karolystria che, a mezzo del doganiere, gli aveva indicato il suo itinerario e dimostrato il più vivo desiderio di rivederlo. 1595_1245_000294 ne uscirà una dissonanza così mostruosa da farlo ritenere maniaco. il medico non aveva finito di parlare che un coro di voci umane, rinforzato dallo squillo delle fanfare, salì dalla piazza al campanile. 1595_1245_000295 vorrei che il governo piantasse mille forche ai fatti. ai fatti. interruppe il parroco che cominciava a presentire qualche cosa di molto serio. ebbene, i fatti, eccoli qua, signor curato, e che il diavolo mi strozzi la moglie se io ci ho avuto un briciolo di colpa. 1595_1245_000296 il conte era ridiventato livido e i suoi occhi gettavano fiamme. calmatevi, disse il medico, osservandolo coll'occhìo penetrante dello scienziato che afferra un sintomo. la paternità non è scevra di disturbi, ma a questi porge largo compenso l'amore dei figli. 1595_1245_000297 quella lettera sollevò un mormorio silenzio, tutti tuonò il vescovo balzando dalla seggiola. dinanzi a una complicazione sì arruffata convien riflettere al nesso piuttosto che alla singolarità degli accidenti e procedere alla scoperta del vero rimontando dal noto all'incognito. 1595_1245_000298 la persona che, in atto di umile e desolata preghiera, gli volgeva le spalle e le calcagne non poteva che essere una donna colpevole. il cappellino bizzarro a piume azzurre, la magnifica veste da amazzone stabilivano l'identità di quella dama. 1595_1245_000299 ma via, volete proprio saper tutto? ebbene, quel bambino, sacrifichiamoci alle esigenze dell'arte. quel bambino era mio figlio. 1595_1245_000300 e da noi in epoca recentissima. qual differenza tra manzoni, guerrazzi, giovanni, prati, giuseppe, giusti, guadagnoli, ecc. ecc. dunque, per concludere, non c'è proprio bisogno di seguire un andazzo od una scuola. meglio essere asini per alcuni pochi che figurare da scimmie al cospetto del mondo intero. 1595_1245_000301 strane contraddizioni della sorte, esclamò la contessa con aria di mistero. qualche volta si diventa scheletri sul trono e si esubera di pinguedine dentro una tana da zingaro. 1595_1245_000302 intendo che, immediatamente dopo la mia morte, la suddetta vada al possesso dell'intero mio patrimonio, il quale, essendo in massima parte costituito di enti animati, verrebbe a subire un irremediabile deperimento qualora dovesse, anche per poche ore, rimanere negletto. 1595_1245_000303 tutto, pensò ella. vediamo di prendere un atteggiamento che ci permetta di presentarci ad un essere della nostra specie senza troppo compromettere la pudicizia. il terreno, come accade in ogni foresta, al finire dell'autunno era sparso di foglie. lode all'altissimo. non casca foglia, che dio non voglia. 1595_1245_000304 ma credete voi, contessa, ch'io possa mai consentire ad appropriarmi una somma, ad usurpare, un premio che spetta a voi sola? fanciullo, interruppe la contessa col più amabile sorriso. ci vuol tanto a comprendere che le mie aspirazioni mirano ben più alto e che io riserbo a me stessa la più lauta parte del compenso? 1595_1245_000305 era lui, era lui. gridò il visconte battendo il pugno sulla tavola il mio buon morello. ma dov'è che avete fatto di quell'eccellente animale a me più caro di un fratello? in verità, rispose l'albergatore colla sua falsa tenerezza da brugnone saldato. 1595_1245_000306 amarezze. ahimè, cos'è stato misericordia? il conte ha dato in ismanie e in questo nuovo accesso di furore più violento del primo, grida a tutta voce: vedetela, vedetela, quella svergognata. 1595_1245_000307 il visconte, leggendo nel cuore della contessa: la guardava maliziosamente sorridendo, ciò che irritava. davvantaggio la di lei, curiosità di donna galante e capricciosa. 1595_1245_000308 quella ciarpa gli era costata cinquecento rubli. cappellino, amazzone, ciarpa, tutto concorreva a denunciare la perfida moglie. la contessa era là. l'occhio grifagno, l'artiglio adunco del marito le stavano sopra. 1595_1245_000309 la processione esce dalla chiesa, disse il visconte: osservate, ammirate qual splendida pompa di paramenti e di lumi. il commissario si scoperse il capo e piegò il ginocchio. un momento, un momento. gridò il medico. ho bisogno del vostro braccio. mi è venuto un pensiero. 1595_1245_000310 nessuno si muova, gridò il vescovo, lanciando un'occhiata significante sul commissario. probabilmente in quel dispaccio si contengono delle rivelazioni d'importanza che daranno un gran da fare a noi tutti. leggete don calendario. 1595_1245_000311 commissario urlò il conte bradamano sbarrando gli occhi come un ossesso: per quante porte credete voi che una donna a cavallo possa uscire da borgoflores? la cittadella ha dieci porte, rispose il commissario, e queste, salvo errore, servono tanto per l'uscita come per l'entrata delle persone d'ambo i sessi. 1595_1245_000312 assentì con un cenno del capo e veduto a poca distanza un confessionale. a quello si diresse invitando l'altro a seguirlo. destino, destino. chi oserà più mai, in presenza degli avvenimenti che qui si narrano? 1595_1245_000313 parlate voi da senno, esclamò il visconte irritato. ch'io sappia almeno da qual parte è venuto l'ordine di arrestarmi. l'ordine è partito, rispose il commissario, sorridendo da una persona che, essendo legata a voi con nodi indissolubili, ci tiene molto al possedimento delle vostre grazie. 1595_1245_000314 a tali parole, il parroco, in un guizzo di gioia, strizzò l'occhio al sagrestano e questi, trasmesso a don fulgenzio il marmocchio, lesto come uno scoiattolo, uscì dal salottino. finalmente i gruppi vengono al pettine, esclamò il vescovo, fregandosi le mani allegramente. ora potremo anche sapere dove sia andata a. 1595_1245_000315 nessuno degli astanti, il grosso albergatore compreso, si avvisò di constatare se il testamento dichiarato olografo dal notaio fosse redatto nei termini e modi dalla legge prescritti. la eredità di un povero saltimbanco non fa gola a nessuno. 1595_1245_000316 il medico si scostò dal paziente e fattosi dappresso ai due che lo avevano seguito, mi pare, disse loro a voce bassa che le facoltà mentali di quell'uomo sieno in pieno equilibrio. ad ogni modo, sarà utile sottoporlo a qualche prova. 1595_1245_000317 dunque codesto carico di stoffe addossato alla sella. esclamò il visconte, pienamente rassicurato di non avere a fare con malandrini: nulla più, nulla meno che un cumulo di stoffe. 1595_1245_000318 con quel denaro voi potrete, appena giunta a borgoflores, procacciarvi un abbigliamento conveniente al vostro sesso. appena ve ne sarete provveduta, voi non indugerete a rimandarmi i miei abiti a mezzo di persona fidata. 1595_1245_000319 situazione. in ogni modo, è necessario che io vi tolga da questo luogo, dove all'altre sofferenze si aggiunge anche il martirio delle campane. converrà rassegnarsi, mio caro signore, la scala della torre è troppo angusta perché due uomini possano discendere per quella sostenendovi tra le braccia. 1595_1245_000320 intendo però e voglio che del fenomenale individuo nominato boo bom bomm, da me per molti anni condotto in giro ed esposto sulle piazze di europa dove per la sua straordinaria grassezza fu oggetto della universale ammirazione, la signora contessa di karolystria non abbia a godere che l'usufrutto. 1595_1245_000321 nel suo nuovo abbigliamento da contessa. frattanto, un personaggio secco e barbuto, seguito dal commissario di borgoflores e dal visconte daguilar, saliva per la scaletta del campanile. 1595_1245_000322 il collo, le tolse di groppa, la veste elegante di amazzone, il bizzarro cappello ornato di piume azzurre, tutti gli ornamenti, infine, e i gingilli preziosi che costituivano le spoglie della mal capitata signora. 1595_1245_000323 avevo giurato di raggiungerla, di sorprenderla nel sonno e trucidarla colle mie mani. arrivai a mirlovia al sorgere dell'alba e già coll'atroce proposito in cuore, io dirigeva i miei passi all'albergo del pappagallo, dove sapevo che la turpe donna era alloggiata. 1595_1245_000324 e voi potrete o signora, colla benedizione di dio, riposata ed incolume, proseguire il vostro cammino. il visconte, amantissimo, come sappiamo, delle strane avventure, all'idea di quel nuovo e bizzarro travestimento provò un sussulto di gioia. 1595_1245_000325 vi ha un solo modo di suicidio che, praticato colle debite cautele, può offrire all'anima del delinquente qualche probabilità di salvezza: è il suicidio che si compie precipitando da una altura. 1595_1245_000326 ma voi, signore, non prendetevi pensiero di me, affrettiamoci. eccovi il mio soprabito, eccovi il mio gilet, i miei calzoni. signore, è troppo, è una indecenza. voi dimenticate di essere in presenza di una signora. 1595_1245_000327 lo si vuol intitolare evoluzione letteraria e questa evoluzione, se ho ben compreso, vorrebbe indurre quanti sono nel mondo letterati ed artisti a modellarsi sovra un medesimo stampo per essere ammessi nella chiesa cattolica, governata da codesti massimi centuplicati da tanti minimi. 1595_1245_000328 debbo io rammentarvi, o signore, che la somma venne da voi accettata e che io, contessa di karolystria, ci tengo un poco a soddisfare i miei debiti. ebbene, sia pure, ammettiamo che io abbia intascato il denaro. 1595_1245_000329 il visconte cacciò una mano nel taschino della gonnella e trattone il portafoglio. presentò al commissario una carta di visita. se questa può bastare, vediamo poi. con un risolino di soddisfazione, il commissario soggiunse. 1595_1245_000330 come sarebbe divertente la letteratura se tutti i poeti emulassero i sonori giambi del carducci od il molle, elegantissimo erotismo dello stecchetti, se tutti i romanzieri spaziassero con voi nell'ambiente sereno della famiglia e della società onesta. 1595_1245_000331 in presenza di tanta abnegazione, di tanto eroismo, quasi mi sento umiliata di avere con tanta precipitazione accettato le vostre profferte. signora, interruppe il visconte con voce rotta dai brividi. 1595_1245_000332 un vapor bianco e molle si diffondeva nella stanza. le nari tumefatte del giovane sacerdote respiravano colle esalazioni dell'idrogeno, due distinte fragranze di contessa e di visconte. era pel casto don fulgenzio la prima estasi peccaminosa che gli fosse accaduto di gustare in sua vita. 1595_1245_000333 venite, facciamolo parlare, pulsiamogli i tasti più sensibili, usiamo di tutti i mezzi che la scienza mette a nostra disposizione perchè una diagnosi non fallisca. mi riconoscete, signore chiese? il commissario, presentandosi al conte, perfettamente, rispose questi. godo di rivedervi, signor commissario. 1595_1245_000334 chi oserà, ripeto, negare la tua potenza, tanto più terribile quanto più occulta. io so che di questa apostrofe, al fato, da taluni chiamato anche dito di dio, non va esente verun romanzo dell'epoca antica e moderna. ma qual sarebbe, senza il fato o il dito, la logica dei romanzi? 1595_1245_000335 ciò che noi vediamo coi nostri occhi, ciò che noi raccogliamo colle nostre orecchie. sarebbe dunque, domandò la contessa con dispetto meno attendibile, delle grosse panzane spacciate dai così detti libri storici. 1595_1245_000336 ero venuto per precipitarmi da solo. ti ho trovata giustizia. vuole che tu mi segua. pietà, pietà. la contessa si era lasciata cadere sul mattonato afferrando colle mani una colonnetta. io avrò ben forza di strapparti di là, ruggì il conte, precipitandosi sulla sua vittima come un orso inferocito. 1595_1245_000337 a noi consta che sua eccellenza, il conte bradamano di karolystria va da qualche tempo soggetto a degli accessi di pazzia furiosa. ieri sera, a borgoflores, è occorso a me, che ho l'onore di parlarvi, di assistere ad una scena. 1595_1245_000338 dunque, miei buoni reverendi, non serve che io insista davantaggio: compite l'opera di carità, liberatemi da questo incubo di acqua piovana da cui sento a dozzine filtrarmi i reumi nelle carni e nelle ossa. 1595_1245_000339 infine, voi recitate sul palcoscenico della letteratura le parti dignitose e sentimentali. io recito da caratterista e qualche volta da buffo, ed ecco: 1595_1245_000340 bene, è necessario che sull'istante, da ciascuna porta, escano due carabinieri a cavallo. si tratta di inseguire mia moglie. avete capito, signor commissario? mia moglie che mi tradisce, che mi deruba, che mi assassina nell'onore. 1595_1245_000341 il conte, giungendo le mani, balbettò qualche parola di scusa e proseguì di tal guisa. sì, ne convengo, fu un atto di imbecillità. inseguendo quella donna, io correva dietro alla sciagura al disonore, al ridicolo. non vi parlerò dell'infame tranello che mi attendeva a borgoflores, dove l'indegna si era rifugiata. 1595_1245_000342 il parroco sciolse il piego e lesse a voce alta. passeggiando per diporto sulla cima del campanile e colpito proditoriamente da un sacro bronzo nelle adiacenze dell'osso parimente sacro, mi trovo ridotto all'assoluta impotenza di scendere colle mie forze da questa alta ma altrettanto falsa posizione. 1595_1245_000343 seguendo senz'altro attendere il coadiutore che lo precedeva col lume, salì con esso alle stanze superiori, dove il dabben prete, dopo avergli messo innanzi un copioso assortimento di braghe e di sottane nere, lo lasciò solo. 1595_1245_000344 il visconte sempre inginocchiato, colla testa sprofondata tra le braccia, studiava uno stratagemma per uscire da quella posizione che oramai cominciava ad annoiarlo ah. 1595_1245_000345 tanto per vostra norma, perchè il giorno in cui vi accadesse, in qualche vostra prosa, di lasciar correre il glauco, io ne rimarrei grandemente allarmato. 1595_1245_000346 cominciamo, se vi piace, dal cur, ovverosia dalle cause impellenti. ohimè, sclamò il conte traendo un sospiro dagli stivali. voi dovete sapere ch'io m'ebbi la mala ventura di unirmi in matrimonio. 1595_1245_000347 più strano ancora, che questa formalità vessatoria ed odiosa non venga almeno risparmiata alle persone del mio sesso. la società umana, rispose il commissario sorridendo, non rappresenta che un intreccio di stranezze. 1595_1245_000348 vi parlo schiettamente, signor abate: al momento io mi trovo affatto sprovveduta di denaro, nè saprei, in questa umile borgata, dove trovarne. prima di indirizzare le mie suppliche al municipio, io mi rivolgo a voi. a voi, ministro di dio e membro del capitolo. fra dieci, fra otto giorni io sarò in grado di rimborsarvi al. 1595_1245_000349 sarà bene che voi assistiate alla lettura del testamento che ora verrà fatta nella sala terrena dello albergo. acciò questo atto di volontà suprema esercitato dal povero defunto in circostanze straordinarie e gravissime. 1595_1245_000350 rattrappita, drizzandosi della persona e, facendo della mano una visiera agli occhi ripigliava con accento mite e supplichevole. via, poichè volete essere il mio angelo liberatore, fate o, signore, ch'io non sia costretta ad arrossire di aver accettata la vostra protezione. 1595_1245_000351 il conte bradamano pregò il commissario di ritirarsi e, facendosi più innanzi, investì il genuflesso con una occhiata fulminea. i suoi speroni mandavano un sinistro cigolìo. 1595_1245_000352 romanzo che, in seguito agli ultimi avvenimenti militari, quali l'occupazione della tunisia, il bombardamento di alessandria, l'invasione dell'egitto, ecc. ecc. e in presenza di quel nuovo e formidabile elemento della dinamite oggimai felicemente introdotto nei congegni della politica europea, 1595_1245_000353 rimasero a bocca aperta, impietriti. l'espressione di quei tre volti da prete e da sagrestano era identica, come identiche le apprensioni e le congetture. il sole, perfino il sole, è tutto dire. affacciandosi alla finestra sonnolento e stralunato, faceva degli sberleffi non più veduti. 1595_1245_000354 ed eccovi in poche parole la spiegazione dell'enigma. mentre si affrettavano verso il loro covo per dividere i gioielli e le vesti involate, i tre aggressori della contessa erano stati sorpresi da una pattuglia di carabinieri, usciti in quel giorno stesso da borgoflores a perlustrare la foresta. 1595_1245_000355 questo i tre valentuomini discesero dal campanile capitolo. i fatti ch'io vado esponendo non sono che il prologo di un grandioso romanzo intitolato il re barile, che verrà in luce dio sa quando. 1595_1245_000356 dite un po, signorina, che fareste se mai vi capitasse- e iddio ve ne guardi- di cadere in una situazione identica a quella della nostra graziosa eroina, nuda come una venere classica nel mezzo di una foresta. 1595_1245_000357 lettori. essendo il massimo capitale del legato, costituito da un ammasso di carne vivente da un individuo che pesava duecentoventi chili e altrettanti chili di commestibili, poteva divorarsi in una settimana, 1595_1245_000358 volte don calendario. prese la cartolina e, facendo spiccare le sillabe, declinò il nome della contessa anna maria di karolystria. la contessa anna maria esclamò il vescovo balzando innanzi due passi. la contessa anna maria di karolystria ripetè il parroco, avanzandosi per sorreggere il monsignore. 1595_1245_000359 e il visconte si trovò di faccia un giovinotto, il quale teneva tra le mani un bambinello mal coperto di cenci che strillava come una capretta. chi siete che volete? domandò il visconte, fissando nello sconosciuto il suo sguardo penetrante e sereno. 1595_1245_000360 è vero, non ci abbiamo pensato, disse il parroco. e frattanto ella se n'è andata coi nostri abiti indosso, coi vostri abiti indosso, ma dunque le sue vestì son là sopra nell'anticamera e vi giuro, monsignore, che mai non mi è accaduto di vedere un più splendido abbigliamento di donna. 1595_1245_000361 seguente, ch'ella aveva ripresa la sua puledra lasciando il cavallo del visconte nella scuderia dell'albergo. che infine, gli abiti del visconte erano stati rinviati alla foresta di bathelmatt a mezzo di un guattero di buona volontà del quale non si era più avuta contezza. 1595_1245_000362 in nome di dio, esclamò questi riparandosi dietro le spalle del commissario. difendetemi da questo pazzo, furioso pazzo. lo aveva sospettato: venite, povera contessa, mettetevi in salvo. 1595_1245_000363 appena sbrigate le sue faccende al di fuori, non ha egli in animo di venire a riprendere gli abiti della contessa e di riconsegnare ai due buoni reverendi ciò che ad essi appartiene via? le intenzioni sono ottime. per conto mio, do piena assoluzione al visconte ed ora. 1595_1245_000364 ed ora lettori, ponete ben mente alla situazione dei singoli personaggi. la contessa di karolystria, per dar tempo al suo cavalleresco alleato di sbarazzarla dal marito, si trattiene sulla cima della torre fumando deliziosamente un manilla e conversando colle rondini. 1595_1245_000365 per snodare le gambe. riprese il vescovo colla sua voce rotonda e pastosa da prelato. soddisfatto, son sceso dalla carrozza all'ingresso del paese ed ho proseguito a piedi fino al vostro tetto. 1595_1245_000366 voi non siete di quelli che leggono da giudici i libri degli amici. voi riderete delle mie stravaganze e mi manderete in ricambio qualche vostra gentile e melanconica novella che a me, vecchio matto, farà versare delle lacrime soavi. 1595_1245_000367 o mia regina, esclamò il visconte, coprendo di baci la mano della contessa, mentre questa, con voce languida, da sovrana indulgente, gli ripeteva all'orecchio: calmatevi, gran cancelliere. 1595_1245_000368 toccatelo sul tasto della politica. disse il visconte sbadatamente, mentre i suoi occhi dilatati si affissavano a qualche oggetto lontano che lo attraeva. sarebbe una soperchieria, rispose il medico solennemente. toccate sul tasto della politica l'uomo più assennato e più calmo. 1595_1245_000369 e tu piangi. proseguì l'altro ingrossando la voce. la seggiola sulla quale il visconte era appoggiato scricchiolava sotto gli scoppi delle sue. 1595_1245_000370 il parroco, uscito ad incontrare quell'ospite inaspettato, lo introdusse nel salottino commiserandolo con parole e con sguardi ripieni di dolcezza evangelica. 1595_1245_000371 bene, te lo diranno gli avvocati, te lo diranno i giurati alla corte di assise, quand'io, con queste mie mani tramutate in artigli da pantera, ti avrò afferrata per il collo e strozzata come un pollastro. 1595_1245_000372 io dei salsicciotti saturi di grosso sale, delle polpette ripiene di senape e di droghe mordenti. il fatto rappresenta una antitesi, ma esso deriva da una identica convinzione. da circa vent'anni noi assistiamo ad uno spettacolo curioso. 1595_1245_000373 il degno sagrestano aveva compreso la sua strizzata d'occhi, si era impossessato di quegli abiti, li aveva fatti ripulire e stirare dalla moglie ed ora, nella sagrestia, stava compiendo con quelli la trasfigurazione di santa dorotea. 1595_1245_000374 non dovea la contessa di karolystria prendere alloggio a quel medesimo albergo del pappagallo che a lui si apriva quasi prodigiosamente alle tre ore dopo mezzanotte, pei reclami di un moribondo. 1595_1245_000375 che in una giornata di grande solennità, al momento in cui la chiesa reclama più urgentemente, i loro uffici stessero raccolti in un salotto a deliberare sui mezzi di sottrarre un neonato alla vista del loro vescovo, don calendario? attendo una spiegazione. 1595_1245_000376 vi basti sapere che, arrivato colà, io fui insultato, preso a schiaffi, trattato da demente. eppure, quando seppi che colei era partita dalla città coll'intendimento di pernottare a mirlovia, io mi gettai ancora come un forsennato sul suo cammino. 1595_1245_000377 mentre la contessa, in preda ad una esaltazione indescrivibile, soffermandosi al banco dell'oste, ordinava una colazione di ventiquattro bistecche guarnite di dieci chili di patate fritte. 1595_1245_000378 don fulgenzio, che quando vuole sa mettere il miele tra i punti e le virgole, scenderà nel salottino a interceder. grazia dalla signora. poi si andrà in sagrestia a rivestire la santa e all'ora della messa pontificale ogni cosa sarà in ordine. vi pare che io dica bene? 1595_1245_000379 siete dunque risoluto? lo sono e se io vi pregassi in nome di dio, sarebbe vano. io vado soggetto, fin dalla mia più tenera infanzia, a fierissimi attacchi di forza irresistibile e in questo momento mi sento preso più che mai. credete voi che al tribunale celeste si tenga conto dei casi di forza irresistibile? 1595_1245_000380 non mi farebbe male l'adagiarmi per qualche ora su quel divano, pensava il visconte, dopo aver sorseggiato un mezzo bicchiere di malvasia. alle cinque i miei reverendi ospiti saranno in piedi ed io. ma ho ben inteso? qualcuno ha bussato alla porta di strada. 1595_1245_000381 maledizione, maledizione. la contessa si trascinò carpone fino allo sbocco della scaletta e scivolò lestamente dai gradini col suo piedino elegante e nervoso da pattinatrice. negli squilli reboanti dei bronzi si perdevano gli ululati del consorte ferito. 1595_1245_000382 un uomo che pesa duecentoventi kili, ha venti anni ed una fisonomia non spiacente. le cure del matrimonio, e più tardi le cure del regno, ridurranno quel grosso volume di marito in un formato tascabile. 1595_1245_000383 puoi tu immaginare o lettore da quale farraginoso tramestío di pensieri, di speranze, di dubbi, di desideri e di paure andasse sconvolto, durante quel breve tragitto dalla porta di strada al salottino della parrocchia, il cervello del nostro brillante avventuriere. 1595_1245_000384 un romanziere che si rispetta deve render conto di tutti i suoi personaggi, anche accessorii, e qualche lettore vorrà appunto sapere da qual parte sia scaturito quel bambino venuto ad introdursi così enigmaticamente nel mio racconto. in verità, sarei alquanto imbarazzato a spiegare. 1595_1245_000385 e il visconte rimasto libero. scambiate poche parole con un doganiere che lo attendeva alla porta, si dirigeva a passo concitato verso l'albergo della maga rossa. chi era quel doganiere, domanderanno i lettori meno perspicaci, perché era là appostato ad attendere il visconte. 1595_1245_000386 ma non avete qualche indizio? non avete tentato di scoprire? su quelle gonne non vi era una cifra? ah, sclamò don fulgenzio battendosi la fronte. vedete lo smemorato, ma sicuro, nelle taschetto della sottana c'era un portafogli. io l'ho levato prima di mettere i drappi ad asciugare e l'ho posto sul traversino del. 1595_1245_000387 capitolo vii. quella notte don fulgenzio aveva avuto il sonno leggero. gli era parso di udire nella casa degli insoliti rumori. e poi, perchè dovremmo tacerlo? una larva seducentissima di donna in sottana da abate non si era mai dipartita dal suo letto. 1595_1245_000388 il sagrestano, accostatosi al caminetto, si diede a svolgere le stoffe, ammirando ed approvando l'abito. era stupendo: la gran ciarpa trapunta in oro, poteva fornire uno splendido manto. il cappello piumato, a dire del sagrestano, si conveniva mirabilmente ad una santa che doveva sfidare il sole nella processione. 1595_1245_000389 questa sentenza, proferita con accento solenne, era partita dalla soglia del salottino. tutti gli occhi si volsero da quel lato: un nuovo personaggio dall'aspetto maestoso, avvolto in una zimarra nera filettata di seta rossiccia, con una croce d'oro pendente sul petto. infine, 1595_1245_000390 la contessa non indugiò molto a recarsi sul luogo del convegno dove il visconte lo aveva preceduta. la chiesa era quasi deserta, debolmente rischiarata dalla luce funerea che traspariva dai finestroni colorati. 1595_1245_000391 il buon ragazzo, adempiendo scrupolosamente alla commissione ricevuta, aveva parlato colla contessa e questa, a sua volta, lo aveva incaricato, se per caso gli fosse occorso di poter abboccarsi col visconte, di comunicargli colla maggior segretezza i suoi. 1595_1245_000392 osservate: il bambinello, testè raccolto sulla via, ora giace adagiato sul divano del salottino. la società per la protezione dei fanciulli non ci troverebbe a ridire il visconte prima di andarsene. non ha obliato di avvolgere il neonato in un nitido tovagliolo. 1595_1245_000393 l'espiazione ha preceduto la colpa. interruppe il confessore come se parlasse a sè stesso. ieri, non più tardi di ieri, la sciagurata si avvisa di mettere il colmo alle sue scelleraggini abbandonando furtivamente il castello coniugale. 1595_1245_000394 io riparto oggi stesso per borgoflores fo constatare dai medici la pazzia del conte. vi riporto il documento: voi presentate subito la vostra domanda di divorzio e fra dieci o quindici giorni, libera, libera, libera. esclama la contessa battendo le palme. 1595_1245_000395 quella pazzarella di nostra nipote, le cui sventatezze ci tengono in tanta apprensione. la signora contessa di karolystria è alloggiata all'albergo del pappagallo, disse il visconte. è arrivata questa mattina, innanzi giorno, e mi duole di dover soggiungere ch'essa è alquanto sofferente. lo credo io, disse il vescovo, lanciando un'occhiatina dolce al bambino. 1595_1245_000396 esclamò il visconte, passando dalla incredulità assoluta alla sorpresa di chi intravvede il probabile nell'assurdo. sul limitare della tomba, disse la contessa coll'enfasi della convinzione: un uomo non può mentire. tra gli spasimi di una agonia resa più atroce dai rimorsi, zabakadak mi ha tutto rivelato. 1595_1245_000397 a me pare che la vostra necessità più urgente sia quella di mettervi in una veste meno scucita. se non vi ripugna di indossare i miei abiti, io ve li offro e al tempo istesso vi do parola che io non sarò mai per volgere gli occhi dal vostro lato fino a quando voi non vi siate completamente abbigliata delle mie spoglie. 1595_1245_000398 io non credo aver commesso verun di quei peccati che la chiesa dichiara mortali, ma in seguito ad alcune recenti peripezie, io mi sento oggi trascinato ed ho anzi deliberato di compiere un enorme delitto. 1595_1245_000399 quanto al fatto della venuta a mirlovia, basti sapere che il conte, appena uscito a borgoflores dalla caserma dei poliziotti, si era abboccato con quel medesimo doganiere che aveva poco prima recati al visconte i messaggi della contessa. 1595_1245_000400 e per oggi faccio punto. quando verrete a trovarmi, ben altro avrò a dirvi su tale argomento e voi mi direte il resto. vi avverto che da due anni all'incirca, i proseliti della gran scuola fanno un gran consumo di glauco. il biondo, lo scialbo, il grullo ed il brullo cominciano a scadere di moda. 1595_1245_000401 mentre i due antagonisti si sfidavano collo, sguardo, il commissario di polizia entrò nella stanza e, inchinandosi rispettosamente, presentò al conte una lettera. 1595_1245_000402 monsignor de guttinga, vescovo di rosinburgo, era apparso sulla soglia. questa nuova sorpresa, dopo le tante che si eran succedute in quella casa da mezzanotte al mattino, non produsse negli astanti lo stupore che il degno prelato si attendeva. le grandi commozioni si elidono. 1595_1245_000403 dopo questo raccomando la mia anima a dio e impongo alla mia erede di far celebrare cento messe ad espiazione de miei peccati, segnato nabakak. durante la lettura di quel documento, la contessa non avea mai distolti gli occhi dal visconte. 1595_1245_000404 la popolazione di mirlovia, ottima gente. ne converrete dopo aver pranzato- come non si pranza- che alle feste centenarie si è di nuovo riversata nella chiesa per assistere ai vespri. 1595_1245_000405 fu caposcuola e nullameno durante il suo patriarcato. quanti poeti, quanti romanzieri dissimili da lui grandeggiarono e ottennero la ammirazione del mondo. qual parentela di indole e di gusto letterario tra victor hugo e lamartine, tra musset. 1595_1245_000406 mi hai tu capito, o femmina immonda: il mio denaro, i miei gioielli, e poi il diavolo ti porti. le parole denaro, gioielli erano articolate su due note rauche e stridenti che mettevano raccapriccio. 1595_1245_000407 se il lettore ha provato, nell'assistere a questa tragica scena, una millesima parte del raccapriccio che ci investì nel descriverla, non dubitiamo ch'egli dovrà ora gustare un immenso sollievo rientrando con noi nell'ambiente sereno della casa parrocchiale. 1595_1245_000408 io più orso che uomo socievole, più stretto al consorzio dei cani e dei gatti che a quello degli animali chiamati ragionevoli. ma non è qui il luogo di sviluppare il parallelo. ne parleremo fra noi a quattr'occhi. forse ne abbiam già parlato e abbiamo concluso affermativamente, senza darci la pena di profferire una parola. 1595_1245_000409 è una morbosità del cervello insidiosa e terribile, tanto più difficile a curarsi in quanto i sintomi di essa talvolta rimangano latenti pel corso di parecchi anni. quando il medico riesce ad afferrarli, il più delle volte la malattia è già entrata nella fase cronica. 1595_1245_000410 il mio bisogno più urgente- disse il visconte, i nostri lettori lo avran già riconosciuto- è quello di spogliarmi di queste vesti, dove sta raccolta tant'acqua da spremerne un mare. con questa pozzanghera indosso non posso fare un movimento, non posso sedere. 1595_1245_000411 la contessa di karolystria, capitolo i, caracollando leggiadramente sulla groppa di una puledra maltese in sul cadere di una splendida giornata di ottobre. 1595_1245_000412 un rumore di passi venne a riscuoterlo. qualcuno saliva la scala frettolosamente. fosse la bella forestiera. no, era il sagrestano della parrocchia che, affannato, coi cappelli irti, cogli occhi fuor dalle orbite, 1595_1245_000413 io mi chiamo ludovick e discendo dalla illustre famiglia dei visconti daguilar di salispana daguilar. non mi è nuovo questo nome. credo anzi che un daguilar abbia sposato in terze nozze una de guttinga di birtoldania. sta a vedere che siamo parenti. 1595_1245_000414 è necessario che vi affrettiate. una bella e pietosa dama che ha prestato al poveretto le prime cure, mi ha raccomandato la maggior sollecitudine. voi vedete dunque, monsignore reverendissimo, io vedo, rispose il visconte al colmo dello stupore: un neonato che strilla, e tu mi parli di un moribondo. che istorie son queste? 1595_1245_000415 dio di misericordia, venite, venite, povera signora. si è mai veduta una creatura umana più maltrattata dalle intemperie? così esclamando, il coadiutore introdusse nella casa una figura animata che aveva tutte le apparenze di una bella e giovane dama. 1595_1245_000416 gli astanti, attoniti, confusi, preoccupati da altre urgenze gravissime, in luogo di affrettarsi ad eseguire gli ordini ricevuti, facevano delle pazze evoluzioni intorno alla tavola, tornando sempre sul posto d'onde erano partiti. 1595_1245_000417 in meno di un quarto d'ora la trasfigurazione del visconte fu completa. i due reverendi che lo attendevano nel salottino al vederlo rientrare non poterono trattenere un'esclamazione di meraviglia. 1595_1245_000418 un domestico l'aveva spiata. io fui avvertito su una trentina di fili elettrici. corse il mandato di arrestarla ed io stesso, subodorando le sue orme, mi diedi ad inseguirla. 1595_1245_000419 stante la complicazione sempre più arruffata delle alleanze fra i gabinetti, ecc. ecc. è destinato ad ottenere un tal successo di stupefazione generale da schiacciare e seppellire tutto quanto si è fin qui perpetrato in tal genere per allettare e inebetire le masse. 1595_1245_000420 per tal guisa, il nostro gentiluomo venne a sapere che la bella signora di karolystria intendeva partire quella notte istessa alla volta di mirlovia, che, giunta colà, essa avrebbe pernottato all'albergo del pappagallo per proseguire il viaggio al mattino seguente. 1595_1245_000421 chi mi sa dire di quanti battiti vada pulsando il nobile cuore del nostro eroe. dacché egli ha potuto scorgere, al chiarore della pallida luna, la desiata insegna dello albergo del pappagallo, si arrestò sulla porta, perplesso, smarrito, il garzone che lo accompagnava dovette spingerlo innanzi. 1595_1245_000422 sarà d'uopo collocarvi in una cesta e calarvi dal campanile a mezzo d'una fune. a questo, se vi piace, verrà provveduto immediatamente. fate, fate pure, rispose il conte colla massima calma. se più rimanessi, quelle campane mi ucciderebbero. 1595_1245_000423 la contessa galoppava a briglia sciolta verso la cittadella capitolo i. lo giorno se ne andava e il visconte sepolto nelle foglie, lo zigaro in bocca, la rivoltella in pugno. 1595_1245_000424 io vi ho dichiarato il mio nome, io vi ho presentato un documento. mio marito, poco dianzi, ha mostrato di riconoscermi. signor commissario, ne attesto il cielo, ne attesto tutti i santi. io sono la sola donna che sulla terra abbia il dritto di chiamarsi anna maria, contessa di karolystria, via bradamano. guardami bene. 1595_1245_000425 contessa la mia vita, il mio sangue. no, non si esige tanto, mio bel cavaliere. ciò che io vi domando è di darmi una mano a salire il primo gradino di un trono. 1595_1245_000426 spogliata santa dorotea, esclamano con espressione di orrore i due preti, fulminati da tale notizia, e il sagrestano singhiozzando: sì, tutto le han rubato. gli scellerati della nostra santa benedetta. non rimangono che le braccia la testa e un imbottito di stoppa, sorretto da due pali. 1595_1245_000427 i due preti eran sulle mosse per salire alle loro stanze quando alla porta della casa parrocchiale vennero bussati due colpi. chi mai a quest'ora? 1595_1245_000428 malgrado questa antitesi, io non mi prendo veruna soggezione a presentarvi e dedicarvi il più balzano, il più strampalato de miei racconti. perchè dovrei aver soggezione? 1595_1245_000429 immaginate se la contessa potè star ferma alto là, gridò ella dando un balzo che mise allo scoperto il suo bel volto e le sue spalle di nitido alabastro. 1595_1245_000430 era diviso in tre compartimenti, dei quali il più spazioso, quello del centro, veniva ad essere esclusivamente occupato dal fenomenale boom bom bom, altrimenti denominato l'uomo più grasso del mondo. 1595_1245_000431 è qui don calendario. che rumore è codesto? disse il parroco, avanzandosi mezzo svestito. cosa vuole a quest'ora il nostro batacchio, cosa voglio, cosa voglio? riprende il sacrista, giungendo le mani in atteggiamento disperato. 1595_1245_000432 in una parola, io avrei deliberato di togliermi la vita. meno male, esclamò il visconte, ciò calzerebbe a meraviglia. ho io ben inteso, padre? voi dicevate: 1595_1245_000433 io non riconosco a quella donna il diritto di regalarmi una prole, gridò il conte serrando i pugni. il medico si scostò da lui e, fattosi dappresso agli altri due, disse a voce bassa: 1595_1245_000434 in verità, sono istorie da perderci la testa. mentre io bussava alla porta, ho sentito guaire sul lastrico, questo marmocchio mal fasciato. sulle prime ho creduto di aver messo il piede sulla coda d'un gatto, ma poi, toccando, palpeggiando, ho dovuto convincermi. 1595_1245_000435 ovvero si tuffassero in compagnia dello zola dentro i pantani della corruttela e del vizio. io fo tanto di cappello al carducci. trovo gustosissimo lo stecchetti delizioso de amicis, appetitoso lo zola, squisitamente arguto il mio ottimo farina. 1595_1245_000436 signore, i cinque milioni di ducati vi appartengono via. non occupiamoci di tali miserie, disse il visconte sorridendo. cinque milioni di ducati non valgono la soddisfazione che ho provata nel rendervi un lieve servigio. 1595_1245_000437 colpo. siffatti episodii di tenerezza estemporanea prodotta dalla somiglianza dei volti, so che fecero ottima prova in parecchie centinaia di romanzi e di drammi, ma non trovano riscontro nella storia. 1595_1245_000438 venne rinchiuso in una cameraccia disadorna a mala pena rischiarata dal fumo di un lucignolo moribondo. 1595_1245_000439 aveva elevato il buon zaccometto alla carica di suo domestico, assegnandogli lo stipendio annuo di cento lire più i mozziconi degli zigari. la virtù è tosto o tardi premiata. 1595_1245_000440 il parroco ed il sacrista, dopo aver atteso un quarto d'ora l'esito dell'ambasciata, discesero a loro volta nel salottino. la loro sorpresa al vedere un neonato laddove immaginavano di trovare una signora, fu pari a quella che aveva colpito don fulgenzio. 1595_1245_000441 un sordo calpestìo distrasse il visconte dalle erotiche fantasmagorie che lo cullavano in quel letto ancora pieno di tepori e di profumi femminili. così presto pensò egli rizzandosi sui gomiti: no, è inverossimile. 1595_1245_000442 ad una di quelle figlie di satana che l'inferno vomita sulla terra per la disperazione dei mariti. non vi dirò quale sia stata la mia esistenza nei due anni che ho vissuti con lei. ho vegliato sotto un'incudine, ho dormito sovra una graticola rovente. 1595_1245_000443 vediamo se ci riesce, col sistema delle induzioni, di trovare la spiegazione logica di una coincidenza così anormale. perdoni l'eminenza vostra colendissima, disse il commissario inchinandosi rispettosamente se ardisco esporle un precedente dal quale potrà riflettersi qualche luce sull'avvenimento che la preoccupa. 1595_1245_000444 informati un enfatico propugnatore dell'emancipazione della donna. capitolo v: la pioggia imperversava, i lampi succedevano ai lampi. pareva che la vlta del cielo stesse per crollare, bombardata da un esercito di diavoli. 1595_1245_000445 di là a pochi istanti. perfettamente abbigliata e più che mai seducente sotto le flessuosità dell'abito virile, la contessa galoppava a briglia sciolta verso la cittadella io. 1595_1245_000446 avete inteso, monsignore, replicò l'altro con una intonazione di voce più vibrata. vorrei mettermi in grazia di dio e imploro a tal uopo l'assistenza di un ministro del culto, il visconte che aveva riflettuto senza venir a capo di indovinare dove si fosse nascosta la contessa. 1595_1245_000447 dopo aver segnato di sua mano un codicillo contenente le sue ultime disposizioni. vi prego, signore e signori, di prendere atto di questo documento. io sottoscritto nomino ed istituisco erede di ogni mio avere la signora contessa anna maria di karolystria, la quale, pietosamente, mi ha assistito negli ultimi istanti della vita. 1595_1245_000448 il visconte amava dunque la contessa? no, il visconte amava le avventure ed era anche- è tempo che i lettori ne siano informati- un enfatico propugnatore dell'emancipazione della donna. 1595_1245_000449 si tratta anche di constatare se il cervello di quel disgraziato versi, come afferma il signor commissario qui presente, in condizioni anormali, nel qual caso si penserà immediatamente a separarlo dalla moglie con un atto regolare di divorzio. 1595_1245_000450 o meglio nel portafoglio del visconte daguilar, vostro salvatore ed amico. in nome di dio. chi siete voi? gridò la contessa arretrando chi son io. rispose il visconte, passando dal solenne al patetico, con una modulazione degna di salvini. lingrata non mi riconosce. 1595_1245_000451 spiegazione. l'onesto parroco, di tal guisa interpellato senza ostentazione, colla franchezza dell'uomo incolpevole, espose in brevi parole i fatti che noi sappiamo. la notte scorsa, mentre imperversava l'uragano, una signora venne a chieder ricetto. 1595_1245_000452 di là, a dieci minuti, non rimaneva più nella foresta di bathelmatt che una gentilissima figura di donna nuda, una formosa statua di alabastro vivente che i ladri avevano spogliata di ogni superfluità. signorile, 1595_1245_000453 cosa si dissero in quel breve colloquio? il doganiere era quello stesso- fate di sovvenirvene- al quale il visconte, al momento del suo arresto, aveva affidata la puledra perché la conducesse all'albergo della maga rossa. 1595_1245_000454 noi non abbiamo tenuto conto del menu prescritto dai cuochi massimi e abbiamo dato ciascuno ciò che sapeva e poteva e voleva dare. voi avete recato sulle mense delle gelatine confortanti, delle pesche col rosolio, delle ciambelle leggermente pepate. 1595_1245_000455 occorre assolutamente di farsi scimmie. l'arte si ha da fare così e così. e mentre si pretende disfare la vecchia rettorica e schiacciare il convenzionalismo, ecco insorgere una rettorica nuova. 1595_1245_000456 sottile. la vostra avventura è davvero singolarissima. pure se io avessi a narrarvi le strane sorprese a me toccate dacché giunsi in questo albergo, voi rimarreste pel restante dei giorni che il buon dio ha segnati alla vostra esistenza. colle ciglia inarcate. 1595_1245_000457 non era imprudenza e sacrilegio uscire nella strada in abito da prete, ingannando la buona fede di un uomo presso a morire e ponendosi nella situazione di dover volgere in parodia gli augustissimi riti del sacramento? 1595_1245_000458 egli scese da cavallo, commissario, sono con voi, esclamò con piglio dignitoso. voglio sperare che l'ordine di cattura non si stenda a questa mia buona puledra, che ha camminato tutto il giorno ed ha bisogno urgentissimo di fieno e di riposo. 1595_1245_000459 lo troveremo. converrà affrettarsi a cercarlo prima che i nichilisti se li mangino tutti. il re è trovato, dunque che si aspetta? posso io sposare un re se prima non rimango vedova? avete ragione, non ci avevo pensato. come vedete, è necessario che l'altro muoia. 1595_1245_000460 e questo fino al giorno in cui alla suddetta venga dato, come io verbalmente le ho indetto di riconsegnare a chi di diritto quei duecentoventitrè chilogrammi di carne viva da me illecitamente posseduti e fatti oggetto di lucro. 1595_1245_000461 a crescere gli imbarazzi, a produrre un più strano scompiglio nelle idee. intervenne un nuovo personaggio: era un bell'uomo di struttura atletica, dall'occhio grifagno, che portava l'allarmante divisa dei commissari di polizia. 1595_1245_000462 non mostriamoci dunque troppo severi nel giudicare la condotta del visconte. è ben vero che, per far buona figura nella città, egli si è messo in capo un bel cappello a triangoli. ma è forse detto ch'egli intenda di appropriarselo? 1595_1245_000463 questo accesso di furore mi metterebbe in sospetto. pure non abbiamo ancora gli estremi coi quali ci sia dato formulare un giudizio assoluto. pazzo da legare, mormorò il commissario crollando la testa. 1725_1298_000000 dire: mal'erba cresce presto e non vi attenda di non aver creduto il pentimento. quando la neve coprirà la terra, sarà divertimento di tanta gente in ozio agli uccellini, il far con lacci e trappole, la guerra. 1725_1298_000001 a un tratto una trave si schianta, cade il solaio ed anfore e bicchieri e piatti rompe e va sopra ai coppieri. inutil dir che quella gente ghiotta uscì pesta e storpiata. e per far la vendetta più salata per conto del poeta ebbe l'atleta anche una gamba rotta. 1725_1298_000002 grande non più d'un ovo di gallina. vedendo il bove e bello e grasso e grosso, una rana si gonfia a più. non posso per non esser del bove più piccina. 1725_1298_000003 guarda me che gigante, a un monte eguale. non solo innalzo contro il sol la cresta, ma sfido il temporale. per te sembra tempesta ogni sospiro. un sospiro: a me sembra ogni tempesta. 1725_1298_000004 questo soggiunse il turco intelligente. un certo caso mi richiama in mente: strano, ma ver ch'è capitato a me. i trovavo per caso in una selva quando venne a passar dietro una siepe un'idra a cento teste, tanto orrenda ch'io non vidi, giammai la più tremenda. 1725_1298_000005 gli specchi sono gli altrui difetti in cui, come in ispeglio, ogni nostro difetto si dipinge. e il libro delle massime, o mio duca, è quel fiume che l'anima rapisce. 1725_1298_000006 a sua volta anche costui, ch'è un buonissimo pedante, dice: mal della balena, tutta schiena, tutta schiena. ogni mal è del vicino. e, per essere discreti, fa l'istesso panegirico: la formica al moscherino. 1725_1298_000007 venne il tempo che getta le sementi della canape in terra. il contadino, vedendo questo, disse: state attenti, uccelli, non mi va. questa faccenda per voi semina insidie. quella mano. per me, se c'è pericolo, saprò bene volarmene lontano. 1725_1298_000008 disse la quercia ad una canna: un giorno infelice nel mondo è il tuo destino. non ti si posa addosso un uccellino, né un soffio d'aria ti svolazza intorno che tu non abbia ad abbassar la testa. 1725_1298_000009 e non so quante code alla riserva dietro alla siepe. a un tratto si affacciò prima col capo aprissi una finestra per questa il corpo, e poi le cento code dagli arbusti. tirò a poco a poco fuori dall'impaccio. 1725_1298_000010 un'altra parte aggiunge ancor spettami in sorte perché sono il più forte. la terza me la piglio perché sono il leone e se la quarta qualcuno osasse contrastarmi, lo mangio in un boccone. 1725_1298_000011 giunto, il leone esclama: faremo quattro parti. e subito coll'unghie, straccia la bestia in quarti. la prima se la piglia, e ciò per la ragione ch'egli è messer leone. 1725_1298_000012 voi non potete, come è dato a noi e come fan le gru, fan gli stornelli, passar del mar dei monti oltre i confini. altro dunque per voi non rimane che starvene al sicuro dentro i crepacci d'un cadente muro. 1725_1298_000013 in queste cose, chi va pian va sano. due vedovelle alfin preser possesso del suo cuore, di cui l'una forse un po giovane per lui e l'altra più verso l'età canonica, che si teneva in prezzo ed in figura. correggendo coll'arte la natura, 1725_1298_000014 la cicala che, imprudente, tutto estate al sol cantò, provveduta di niente, nell'inverno si trovò senza più un granello e senza una mosca in la credenza. 1725_1298_000015 monna volpe un bel dì, fece lo spicco e invitò la cicogna a desinare. il pranzo fu modesto e poco ricco, anzi quasi non c'era da mangiare. 1725_1298_000016 ah, poveri parenti a cui tocca di questi malviventi. ah i tempi tristi. oh, i figli traditori. e quando ebbe finito il, tirò fuori quanti non sono al mondo, altri pedanti e brontoloni e critici ignoranti. razza dotta più in chiacchiere che in scienze. che dio conserva a nostra dannazione. 1725_1298_000017 di voi, dei vostri cani e dei pastori vendetta piglierò, così dicendo: in mezzo alla foresta portato il meschinello, senza processo fecegli la festa. 1725_1298_000018 è la morte un gran rimedio a chi è stanco di soffrir. sarà ver, ma piace agli uomini più soffrire che morir. 1725_1298_000019 come un tedesco a lui fece osservare, noi contiam dei vassalli in questa terra così potenti che potrebbe armare un esercito ognuno in piè di guerra. 1725_1298_000020 al delfino di francia canto gli eroi progenie alma d'esopo, di cui l'istoria, anco se falsa, in fondo di verità nasconde alti concetti. 1725_1298_000021 un uom già stagionato e brizzolato credette giunto il momento propizio di prender moglie e mettere giudizio. erano molte quelle giovani, ancora e belle che gli facean la corte, ma quell'uom ch'era ricco e ancora forte, prima volea veder toccar con mano. 1725_1298_000022 ebbene, sarà stato un tuo fratello e come maestà, non ho fratelli. il giuro in verità, queste son ciarle. è sempre uno di voi che mi fa sfregio, è un pezzo che lo so. 1725_1298_000023 e qual quell'ignorante che uno scritto ereditò di buon cuor con un sonante ducatone barattò, giudicando con ragione anche lui che, all'occorrenza un sonante ducatone vale tutta la sapienza. 1725_1298_000024 la favola che segue è una lezione che il forte ha sempre la miglior ragione. un dì, nell'acqua chiara d'un ruscello, bevea cheto un agnello. quand'ecco sbuca un lupo maledetto che non mangiava forse da tre dì. che pien di rabbia grida. 1725_1298_000025 per trar vendetta dell'inganno. anch'essa, la cicogna invitò la furba amica che non stette con lei sui complimenti. la volpe a cui non manca l'appetito, andò pronta. 1725_1298_000026 vescica borghesi ch'è più il fumo che l'arrosto. signori ambiziosi e senza testa, o gente a cui ripugna stare a posto, quante sono le rane come questa? 1725_1298_000027 rochefoucauld, un uomo molto di se stesso amante e che, senza rivali, d'un bell'uomo si dava l'aria in ciò fisso e beato, se la prendea di rabbia con gli specchi ch'ei dicea tutti falsi e accusatori. 1725_1298_000028 pazienza, ancor se concedesse il cielo che voi nasceste all'ombra mia sicura. ma vuole la natura farvi nascer, di solito alla riva delle paludi, in mezzo ai venti e al gelo. 1725_1298_000029 specchi, in petto ai bellimbusti e fin sulle cinture delle belle, ovunque insomma, a risanarlo il caso gli facea balenar davanti questo tacito consigliere delle belle. 1725_1298_000030 il babbione. per suo conto, si dichiara arcicontento, senza tema di confronto. una bestia, figurarsi che cammina a quattro mani, così bella e di talento. non sarebbe un'ingiustizia se volesse lamentarsi? 1725_1298_000031 guardami adesso esclama in aria: tronfia, son ben grossa, non basta, o vecchia amica. e la rana si gonfia e gonfia e gonfia, infin che scoppia come una vescica. 1725_1298_000032 a un tratto entra correndo un servitore a dirgli che due giovani l'aspettano di fuori. esce simonide e restan gli altri a tavola per non perdere un tempo così bello. 1725_1298_000033 passato quel rumor. torna al suo posto il topo cittadin e vuole che del pranzo ad ogni costo si vada fino in fin no. basta, disse il topo di campagna, vieni diman da me. 1725_1298_000034 ben vi attingea col becco la cicogna per entro la fessura, ma non così madonna gabbamondo, per via del muso tondo e non ridotto dell'anfora alla piccola misura. 1725_1298_000035 lodò le imprese, le battaglie e l'arti. onde brillano i due santi gemelli con tal copia di storie e fatterelli che il loro panegirico occupò del discorso almen tre quarti. 1725_1298_000036 che, se all'impresa fia negato il dono di piacer al tuo cor dolce, signore almen, conforti il povero poeta quel d'averla tentata umile premio. 1725_1298_000037 quei solchi vedrete uscir gl'inganni trappole e reti e panie ed altri affanni, come dire la morte o la prigione. dunque, aggiunse la rondine prudente, codesti, grani subito mangiate. ma gli uccelli risposero a fischiate. 1725_1298_000038 a pancia vuota e piena di vergogna, se ne partì. quell'animale, ghiotto, mogio, mogio la coda fra le gambe, come una vecchia volpe malandrina che si senta rapir da una gallina. vuol dimostrare questa favoletta che chi la fa. 1725_1298_000039 e strappa e strappa, il nostro innamorato si avvide, ahi troppo tardi, di restar fra le due tutto pelato. questo, egli disse, è un saggio avvertimento di cui proprio vi son molto obbligato. 1725_1298_000040 era sorta fra l'api e i calabroni, per un favo di miel, una gran lite di cui volevano essere padroni d'ambo le parti, e con furore tale che, infine, il grande affare d'una vespa fu tratto al tribunale. 1725_1298_000041 il buon senso val più di tutti quanti i codici, o sofferto strazi e croci. il giudice di solito ha le noci e non restan che i gusci ai litiganti. 1725_1298_000042 fossero stati mezzo milione, non bastavano ancora a ripulire una provincia di quell'erba dura. uccelli, non mi va questa faccenda. la rondinella ritornava a dire: 1725_1298_000043 e sbasoffiare poi certi bocconi di carne e d'ossa d'anitre e capponi, senza contar la broda in pagamento del menar la coda. 1725_1298_000044 e volendo alla volpe dare un saggio del suo canto famoso, spalanca il becco e uscir. lascia il formaggio, la volpe il piglia e dice: 1725_1298_000045 o figlio illustre di gran re sul quale guarda benigno il ciel, guarda la terra, d'un re che cento baldanzose teste, abbassando fra poco i giorni suoi, col nome, segnerà delle vittorie. 1725_1298_000046 mentre nell'acqua ei sta fino alla gola, viene a passare un maestro di scuola. aiuto, aiuto, grida quel che annega. il maestro si ferma e a lui che prega con una voce burbera e nasale, gli somministra questa paternale. 1725_1298_000047 sotto un fastel di legna, non men che sotto il peso degli anni. un boscaiolo curvo, accasciato e stanco andava trascinando il doloroso fianco verso la sua capanna. 1725_1298_000048 agitando la criniera colla bella sonagliera del nemico. ei fu cagione che attirasse sull'oro l'attenzione. 1725_1298_000049 addio belle di moglie, or faccio senza. non mi sento d'aver tanta pazienza di far a modo suo che s'ella è trista, non c'è testa pelata che resista e 1725_1298_000050 l'atleta oltre la forza non aveva gran meriti ed i suoi gente alla buona vivean sì, sconosciuti alla carlona da fare disperar anche un poeta. 1725_1298_000051 seccati di sentirla predicare, a far rumor cominciano gli uccelli, come i troiani usavano di fare. se la bocca cassandra appena apria, così per questi, come accadde a quelli quando rimaser presi pur troppo, s'avverò la profezia. 1725_1298_000052 che ognun insieme i danni e gli utili. mettesse ben stabiliti i patti, avvenne che cadesse un cervo nella fossa un dì della capretta che, onesta, manda a chiedere i suoi compagni in fretta. 1725_1298_000053 un lupo già ridotto al lumicino grazie ai cani che stavan sempre all'erta. andando un dì per una via deserta, incontrava un magnifico mastino, tanto grasso, tondo e bello che pensò di dargli morte provocandolo in duello. 1725_1298_000054 tutto parla nel mio novo poema il can, la volpe e fin parlano i pesci. ma ciò che l'uno all'altro gli animali dicon, fra lor di te lettor, si dice: 1725_1298_000055 te felice che d'avena, non di tesor. hai carica la schiena, buon amico, è questo il guaio degl'impieghi illustri ed alti. gli rispose il camerata: meglio il mulo d'un mugnaio che il dover far certi salti. 1725_1298_000056 non volendo mostrarsi scompiacente e per non perder forse anche quel poco simonide, accettò la brava gente, fece onore al cuoco, si bevve e si mangiò, lieto ciascun del suo miglior umore. 1725_1298_000057 al mio narciso, allor altro non resta che andare per fuggir tanto tormento in paesi selvaggi e sconosciuti, ove di specchi non vi fosse il segno. 1725_1298_000058 anche fra noi succede tal e quale che non sentiam che il sentimento nostro, se non è sopra, non si crede al male. l 1725_1298_000059 e chi ti ha detto d'intorbidar la fonte mia? così aspetta, temerario maestà. a lui risponde il povero innocente. s'ella guarda, di subito, vedrà ch'io mi bagno più sotto la sorgente d'un tratto e che non posso l'acque chiare della regal, sua fonte, intorbidare. 1725_1298_000060 un mulo che portava sulla schiena dei sacchi d'or per conto dello stato tutto superbo camminava a lato d'un altro mulo carico. 1725_1298_000061 per trarlo d'illusion, fece la sorte benevola che, ovunque egli girasse coll'occhio, non vedesse altro che specchi. specchi dentro le case e in le botteghe de. 1725_1298_000062 udendo questo della sua fortuna, il lupo si rallegra fino al pianto. ma camminando dell'amico accanto, gli venne visto spelacchiato e frollo del buon mastino il collo. 1725_1298_000063 razzolando una gallina, una perla, ritrovò una perla vera e fina che all'orefice portò, giudicando con ragione che una perla alla fin fine non è poi quel tal boccone che conviene alle galline. 1725_1298_000064 la formica che ha il difetto di prestar malvolentieri, le dimanda chiaro e netto: che hai tu fatto fino a ieri, cara amica? a dire il giusto, non ho fatto che cantare tutto il tempo. brava, ho gusto, balla adesso se ti pare. 1725_1298_000065 dei piccoli paesi. ecco la storia: che sono alla balìa di questo o quel vicino prepotente. mentre il turco, il rumeno o il transilvano accorrono alle prese, un altro arriva, per esempio inglese, che piglia per sé l'asino e lascia agli altri un bel niente in mano. 1725_1298_000066 altri canti con voce epica e grande degli avi, i fasti e le virtù dei prenci di piccole vicende, il picciol quadro io per te pingerò dentro i miei versi. 1725_1298_000067 tu sei forte, ma chi fino a dimani può garantirti il legno della schiena? e detto questo, appena il più forte scoppiò. degli uragani come il polo non soffia mai l'uguale. 1725_1298_000068 ma tanto è il male e il peso che il poverino affanna, che, posto in terra il carico, a dire cominciò. qual dura sorte. in questo mondo sconclusionato, il cielo mi. 1725_1298_000069 ah, scimunito, ah sciocco, ah babbuasso, guarda dove si caccia il satanasso. andate pure a prender dell'affanno per questi tristi. oh sì che vi faranno morir tisici. 1725_1298_000070 la lode. il cor solletica alle belle che si mostrano grate o tardi o presto. in quanto ai numi si racconta questo: simonide doveva un grande elogio scriver d'un atleta e non sapeva proprio cosa dire. 1725_1298_000071 si narra che una volta stringesser comunella la pecora, la mucca, la capra lor sorella col gran signor del luogo che detto era, leone a questa condizione. 1725_1298_000072 barba giove disse: un giorno vengan quanti al mondo sono animali malcontenti e ciascun di lor mi parli senza fare complimenti, ch'io vedrò dal mio gran trono se si possa contentarli. 1725_1298_000073 ché mentre noi spendiamo in bollo e in tassa, in carta, in procedura ed in inchiostro del nostro miel, è il giudice che ingrassa. andiam invece ed api e calabroni a lavorar nell'orto. e le case ed i favi più ben fatti indicheranno la ragione e il torto. 1725_1298_000074 quando viene in questa valle porta ognuno sulle spalle una duplice bisaccia: dentro a quella che sta innanzi, volentieri ognun di noi i difetti altrui vi caccia e nell'altra mette i suoi. 1725_1298_000075 quella vita che voi fate dentro ai boschi è vita infame, sempre in guerra e sempre in scrupolo di dover morir di fame. vita stracciata e senza conclusione, che non può mai contar sopra il boccone. 1725_1298_000076 le vedove venivano assai spesso in casa e or quella, or questa per vezzo, carezzandogli la testa, la vecchia gli strappava ogni momento qualche capello nero e l'altra gli strappava quei d'argento per fare che il galante fosse a ciascuna d'esse somigliante. 1725_1298_000077 l'atleta, udendo questo assai poco contento, pagò del panegirico una parte e disse: va da castore e polluce che del talento pagheranno il resto. ma perché non ti sembri villania, vieni oggi a desinare a casa mia che un boccon mangeremo allegramente, in lieta compagnia. 1725_1298_000078 io dico che l'intorbidi arrabbiato risponde il lupo digrignando i denti. e già l'anno passato hai sparlato di me. non si può dire perché non era nato ancora. io succhio la mammella, o sire. 1725_1298_000079 in ogni cosa, a torto od a ragione, bisogna ch'essi sputino sentenze prima di pena. tirami, se puoi, il bel discorso, lo udiremo poi e 1725_1298_000080 l'orso subito protesta contro questa insinuazione. quel che a lui sembra mal fatto, corto in coda e grosso in testa, una macchina pesante senza garbo e proporzione, è piuttosto. 1725_1298_000081 bello, eran polluce e castore in persona. che dell'elogio. in prima il ringraziarono, poi vattene. gli dissero: da questa casa che di fesso suona. 1725_1298_000082 sen stava messer corvo sopra un albero con un bel pezzo di formaggio in becco quando la volpe tratta al dolce lecco di quel boccon a dirgli cominciò: salve messer del corvo, io non conosco uccel di voi più vago in tutto il bosco. 1725_1298_000083 molte cose una rondine vedute ne suoi viaggi. avea di là del mare. viaggiando c'è sempre da imparare. e tanto ben la nostra rondinella apprese a strologare il cielo e i venti che ai naviganti indizio era di tempo bello o di procella. 1725_1298_000084 affamata e piagnolosa, va a cercar della formica e le chiede qualche cosa. qualche cosa, in cortesia, per poter fino alla prossima primavera tirar via promettendo per, l'agosto, in coscienza d'animale, interessi e capitale. 1725_1298_000085 venite dietro a me, mio buon compare, che imparerete l'arte di star bene. i prometto pochissimo da fare: star di guardia, guardar chi va, chi viene, abbaiare ai pitocchi ed alla luna. 1725_1298_000086 lodò il pranzetto preparato, tagliato a pezzi in una salsa spessa che mandava un odore delicato, ma il pranzo fu servito, per dispetto, in fondo a un vaso a collo lungo e stretto. 1725_1298_000087 malerba ha detto, ed io gli do ragione, che la lode eccessiva mai non è per tre classi speciali di persone: gli dèi, le donne e i. 1725_1298_000088 ma specchio ancora o illusion. discende ivi un bel fiume che da pura fonte sgorga e l'attira di sì strano incanto ch'ei non può dal cristal torcer lo sguardo. 1725_1298_000089 né correre, tu puoi dove ti piace. che importa? importa a me colla tua pace. fossero d'oro i piatti tuoi, ti dono. non è una vita, no che m'innamora. e presa la rincorsa, corre ancora. 1725_1298_000090 racconto questa per mostrar d'un tale la stupida burbanza magistrale: un ragazzo, giocando al fiume in riva, cadde nell'acqua e forse vi periva se non avesse un salice afferrato che dopo dio lo tenne sollevato. 1725_1298_000091 non si mangia, seduti in pompa magna, ghiottonerie da re, ma si mangia e nessuno t'avvelena il pane ed il bicchier senza la pace. anche una pancia piena non gusta il suo piacer. 1725_1298_000092 ma l'altro si spaventa e si mette a gridare: o dio, che orror, o morte, o brutta, orribile figura. va che mi fai morire di paura. 1725_1298_000093 ma più del mal fu grande la paura, ché il grosso corpo della brutta belva non poteva passar di quella siepe traverso la fessura. stavo pensando a sì, strana avventura quando un altro dragone con un sol capo sopra un gran corpaccio. 1725_1298_000094 della favola. è questa la morale che non d'un solo io traggo a beneficio, ma di quanti son folli in questo mondo. l'anima umana è l'uomo vanitoso, troppo amante di sé. 1725_1298_000095 tutto il servizio, in ultimo costrutto, si ridusse a una broda trasparente servita in un piattello. or capirete se, in grazia di quel becco che sapete, la cicogna poté mangiar niente, ma la volpe in un amen spazzò tutto. 1725_1298_000096 naturalmente dissero di no. i calabroni e il miele alle pecchie. la vespa giudicò: magari si facesse ogni processo come dicon che facciano in turchia, senza tutta la lunga litania di spese e ciarle inutili. d'adesso, 1725_1298_000097 giove, soddisfatto, li rimanda in santa pace. per venire adesso al fatto: non vi sembra che a un dipresso anche noi facciam lo stesso, linci a scorgere del prossimo i difetti? siamo poi talpe cieche, sol per noi. 1725_1298_000098 la molle canna piegasi e resiste la quercia anche ai più forti colpi del vento, per un po. ma infine sradica il vento, il tronco che mandava le foglie al ciel vicine e le barbe nel regno imo dei morti. i. 1725_1298_000099 due ladri avean rubato un somarello e a pugni il disputavan fra di loro. quand'ecco sul più bello, un terzo sopraviene, che piglia orecchialunga e se lo tiene. 1725_1298_000100 tornando a bomba, io dico che l'incenso ai numi e ai pari lor non è mai troppo e l'arte fa benissimo, mi pare, se dal lavor ritrae qualche compenso, si stima l'arte che si fa pagare. 1725_1298_000101 la tua pietà. capisco che deriva da buon cuore. rispose a lei la canna. il vento che mi affanna mi può piegar. non farmi troppo male, ciò che non sempre anche alle querce arriva. 1725_1298_000102 che roba è questa? è nulla, è nulla, un corno. suvvia, non darti pena. forse il segno sarà della catena alla quale mi legano di giorno ti legano, esclamò cangiando tono. 1725_1298_000103 torna la vespa. allora a investigare interroga un intero formicaio. ma le cose non restano più chiare allor disse una pecchia: o non vi pare che duri già da un pezzo? questo guaio, il miele va in malora e a danno nostro. 1725_1298_000104 la vespa non sapea che giudicare. intorno al miel, alcuni testimoni dicean d'aver veduto bestie alate, giallo-nere, ronzanti e fusolate, ma in queste condizioni potevan esser api e calabroni. 1725_1298_000105 ma vedendolo un po forte, pensò invece, con ragione, di pigliarlo. colle buone comincia in prima a rallegrarsi tanto di vedere il buon pro che gli fa il pane e chi vi toglie, rispondeva il cane di fare se vi accomoda altrettanto. 1725_1298_000106 or che pensa simonide? accozzate quattro parole intorno all'argomento, girò la vela al vento e sparse d'eloquenza i più bei fiori su castore e polluce. che direi degli atleti, i due santi protettori. 1725_1298_000107 se il trattamento e il piatto fu cortese e squisito, io non dirò, ma solo avvenne un fatto che sul più bello il pranzo disturbò. voglio dir che alla porta s'intese tutto a un tratto un gran rumor: l'un scappa che il diavolo lo porta e scappa l'altro ancor. 1725_1298_000108 sempre col pane in lite e per soprammercato la moglie, i figli, i debiti, le tasse e l'angherie che fanno a un pover'uomo la vita irta di spine o morte. a questi mali poni un rimedio. 1725_1298_000109 narra la storia che fu già in lamagna del gran sultano, un certo ambasciatore così millantatore del suo paese che al cospetto un zero eran per lui le forze. 1725_1298_000110 la fama. andò a sonar la sua trombetta per dritto e per traverso, e a un uomo tanto caro, a quei lassù, si pagaron gli elogi: il doppio che agli altri, ed anche più. ogni bertoldo non guardava ai soldi pur d'avere un elogio da simonide in lode degli antichi suoi bertoldi. 1725_1298_000111 un topo, campagnol, venne invitato con molta civiltà a un pranzo di beccacce allo stufato da un topo di città, seduti su un tappeto di turchia coi piatti avanti a sé. mangiavan quella grassa leccornia felici come re. 1725_1298_000112 mecenate uom di talento, si racconta ch'abbia detto: voi ficcatemi in un letto pesto, monco senza fiato e dai mali assassinato, pur ch'io viva, son contento per qualunque cosa accada. brutta morte cambia strada. 1725_1298_000113 ecco, mio caro chi dell'adulator paga le spese. fanne tuo, pro che forse la mia lezione vale il tuo formaggio. il corvo sciocco intese, e un po tardi giurò d'esser più saggio. 1725_1298_000114 la morte che non usa farsi aspettar. giammai vien subito. e in che cosa esclama? o buon fratello, posso giovarti, o grazie. soltanto ti chiamai perché mi aiuti a reggere un po questo fardello. 1725_1298_000115 è ver quel che si dice che il vostro canto è bel come son belle queste penne. voi siete una fenice. a questo dir non sta più nella pelle il corvo vanitoso. 1725_1298_000116 fischiate. essi risero poi della balorda che, mentre era sì ricca la stagione e pieno il campo d'ogni altra pastura, volesse, profetessa di sventura, costringerli a mangiar roba indigesta e cruda come questa. 1725_1298_000117 ma una grande compassione egli sente in cor per l'orso che gli sembra un così stupido materiale bestïone, così rozzo e disadatto che i pittori si rifiutano fin di pingerne il ritratto. 1725_1298_000118 tratta dal buon bottin. ecco una banda piomba sul regio mulo e una tempesta di colpi piove a lui sopra la testa. che invan sospira e ragli al cielo. manda poveretto, esclama a morte, mi conduce l'alta sorte. 1725_1322_000000 hanno paura un fulmine di guerra. mi credono, non son quel che già fui. ho capito. non c'è poltrone in terra che non trovi un poltrone più di lui. 1725_1322_000001 per la parte che poi spetta alla vedova. a mo di transazione, ecco ciò che da lor trovato fu: convengano le parti contribuire per un terzo al debito pagabile secondo un dato termine, oppur si stabilisca un'annua rendita dalla morte del padre decorribile. 1725_1322_000002 ride vedendo che la bestia pazza graffia, morde se stessa e l'aria spazza dimenando la coda e si flagella al furor che la testa gli crivella. la grossa bestia, a tanta maledetta battaglia, cade mordendo la sabbia. 1725_1322_000003 chi può scrutar nell'intimo pensier di lui che crea le cose e che le muove dietro un'ascosa idea? avrebbe iddio descritto nei chiari astri del cielo ciò che l'abisso involve nel tenebroso velo? 1725_1322_000004 gettando alto lamento, invan cerca di stringere il reo dentro gli artigli e pianti e grida inutili si perdono nel vento. madre deserta e afflitta visse la poveretta un anno lungo. al novo anno del suo nemico, temendo la vendetta, fabbrica il caro nido d'un grande albero in alto. 1725_1322_000005 son topo, evviva i topi e morte al gatto. io grido, e a chi l'ha fatto e la sua parte tanto ben sostenne che un'altra volta la scampò a buon patto. 1725_1322_000006 prima essa lo bacia ed ei muore distrutto nel ben della sua gatta che crede donna in tutto e dappertutto. un giorno sul più bello, ecco, le pare d'udire un topolino a rosicchiare. 1725_1322_000007 costoro, che non sono abituate a sentir quella tromba che rimbomba dentro la selva, fuggon spaventate e ad una ad una, a seconda che tocca dentro, le zampe cascano e del leone in bocca. 1725_1322_000008 scarabeo compar coniglio. un giorno fuggiva pancia a terra dall'aquila terribile e vista sulla strada d'un scarabeo, la tana dentro, vi si cacciò l'altra, dietro gli serra, rapidissimamente e sopra gli piombò. 1725_1322_000009 aggiunge qui la solita morale che l'esempio è un solletico fatale. l'un nasce ladro e l'altro ladroncello. né a tutti i prepotenti è ugual destino. dove passa la vespa, nel tranello rimane il moscherino. 1725_1322_000010 un lupo che accusò di ladreria una volpe birbona sua vicina, o vera o falsa, che l'accusa sia davanti al tribunal d'una bertuccia senza tanti avvocati: la trascina. 1725_1322_000011 mettendo a parte anche quel can di caccia che vien correndo a noi e porta certo il ramuscel d'ulivo. mentre egli arriva, io scendo dalla pianta, così la pace sembrerà più santa. 1725_1322_000012 e va per valli, e va per strade e monti. le brave bestie arrivan finalmente al guado d'un torrente che a piedi asciutti non si passa mai. il buon uom che fa senza anche dei ponti. salito in groppa a quello delle spugne, com'era naturale, caccia davanti l'asino del sale. 1725_1322_000013 copre il messer di lauro e d'altre erbette e di ragghiar coverto gli commette e l'asino ragghiò, quella voce che subito risona e nell'aria terribile rintuona le bestie spaventò. 1725_1322_000014 un compenso trovò la buon'azione e, per quanto è difficile il pensare che d'un topo bisogno abbia un leone, avvenne invece ciò che sentirete. 1725_1322_000015 scendi dunque a ricevere l'amplesso in fretta. vieni giù perché devo recar questa novella in cento luoghi e più. or liberi. voi siete d'andar senza paura ove volete e noi sarem per voi buone sorelle. sian fuochi ed allegrezze e buon umore to scendi il bacio a prender. 1725_1322_000016 e non potrò cantar dunque a mio senno. o maledetti critici. è da matto il voler far la pappa a tutti i gusti. ah, disgraziati i troppo delicati per cui cibo non v'è che li contenti. 1725_1322_000017 trista, crucciata e di paura gialla, così dicea, quando a un tratto s'udiva un fruscìo che la fe, le gambe in spalla d'uno stagno scappar presso la riva. 1725_1322_000018 né poteva succedere altrimenti, ché il toro venne e non moveva un passo senza far delle rane un gran sconquasso: in men d'un'ora ne schiacciava venti. si vede già da un pezzo che se i grandi commettono pazzie, sono i piccini che ne van di mezzo. 1725_1322_000019 quel pelo aggrovigliò del mio corbaccio così bene gli sgraffi che non poté più trarsene d'impaccio. venne il pastor, lo prese e il tristo augello fu dato ai pastorelli per zimbello. 1725_1322_000020 un giorno un certo astrologo andò a cascar nel fondo d'un pozzo o bestia. il popolo gli grida: e se non vedi dove tu metti i piedi, come vedrai le cose che stan fuori del mondo? 1725_1322_000021 giran le stelle e il sole e gira il firmamento, l'ombra succede al dì. senz'altro intendimento che di versar sul mondo soavi influssi e fare felici le stagioni e i campi germogliare. 1725_1322_000022 l'asino, una voce sì potente che a dieci miglia quasi la si sente onde il leon pensò poi che la bestia avea sì buona musica di farsene suo pro. 1725_1322_000023 bravo, bene, benissimo. ciascuno approva la mozione, ma quando si trattò di sceglier quello che attaccare doveva il campanello, non si trovò nessuno. o fossi matto io, no, fossi corbello vedendo ch'era chiacchiera perduta. il presidente leva la seduta. 1725_1322_000024 le rane al suo venir saltan nel fosso e dentro al fango ciascuna si abbica. oh, oh, grida la lepre, e dunque posso esser anch'io terribile nemica. 1725_1322_000025 quatti nei buchi sen morian di fame. tanta paura avean di quel, non gatto, ma carnefice infame. un giorno, tuttavia, colto il momento che il gatto andò a far visita all'amante e stette in alto tutta la giornata. si radunano i topi a parlamento. 1725_1322_000026 ed ora che mi sento un po sfogato il gozzo, ritorno a quell'astrologo che beve in fondo al pozzo, l'immagine del quale, oltre ai saccenti pazzi figura certi tali che, stretti nei bisogni, corrono dietro ai sogni invece di pensare a uscir dagli imbarazzi. 1725_1322_000027 natura l'usignol. un così vile uccellin, invece, ha un canto che, a sentirlo, è un dolce incanto, tanto è flebile e gentile. a lui giunon dei gangheri un po fuori, così rispose. 1725_1322_000028 dea. così si narra che un pavone dicesse querelandosi a giunone: m'hai dato un canto ch'è una stonatura, un canto vero, orror della natura. 1725_1322_000029 salùtalo. soggiunse la beghina. ho troppa fretta e la mia strada è lunga. a rivederci a caso domattina. e via per la campagna. colle pive nel sacco, in fretta e in furia leva le calcagna. 1725_1322_000030 il presidente, ch'era una persona di gran senno, propose- e parve bello a tutti il suo consiglio- che si attaccasse al gatto un campanello, un campanel che suona e dia l'avviso ai topi di fuggire quando il nemico accenna di venire. 1725_1322_000031 e terzo lotto infine, campi, vigne, cascine, gente e bestie da tiro e da fatica. e inutile ch'io dica che, fatta questa bella divisione, senza tentare il gioco della sorte, secondo il gusto ognuna delle tre prende la parte che conviene a sé. 1725_1322_000032 od ama egli, con questi cabalistici segni, esercitar gl'ingegni di chi scrive trattati di pazza astrologia o, ciò ch'è inevitabile, non vuole più che sia. 1725_1322_000033 a noi basta aver visto a nostra vera istruzïon morale che se tutti fan tutto a una maniera, si casca in fondo e ci si perde il sale l 1725_1322_000034 a tutti parve un caso sibillino. come pagar potevano quel giorno che più non possedessero un quattrino. non men d'adesso. non pareva allora un buon sistema di pagare i debiti quando si sente d'essere in malora. 1725_1322_000035 che l'aquila facesse solo d'inverno l'ova, quando la coleottera razza a dormir discende nei buchi come fanno i ghiri e le marmotte. così, mentre il nemico sonnecchia nelle tende, più non sarebber l'ova e la pazienza rotte. 1725_1322_000036 uscendo un dì la belva dalla sua selva, diede in una rete contro la qual non valgono i ruggiti. morta sarìa se il topo prontamente non fosse accorso a trarnela d'impaccio. ch'ei fe tanto menando intorno il dente che ruppe i nodi e sgrovigliò quel laccio. 1725_1322_000037 regina degli uccelli. così pregò, con supplici voci, lo scarabeo. per dio, lascialo stare. unisco anch'io le mie alle preghiere sue. è un dolce mio compare. lascialo stare, o almeno pigliaci tutt'e due. 1725_1322_000038 sopra un ramo di pianta, in sentinella, stava un gallo maestro in furberia, allor che, con un far da monachella, una volpe gli disse: o sai, mio caro, noi siamo in pace. adesso è venuta la pace universale. 1725_1322_000039 razza crudele. ci consola, in fondo, il veder questa gente altera e scaltra, che da che mondo è mondo, una metà sempre distrugge. 1725_1322_000040 sabbia l'insetto, disfogata la sua rabbia, come suonò la carica. strombetta la vittoria per tutta la campagna, ma volle il suo destino che desse in una ragna e vi lasciò la pelle, il moscherino. 1725_1322_000041 a memoria di scimmia, imbroglio simile giammai non s'era visto. anzi, si dice che a distrigare il bandolo, la bertuccia sudò quattro camicie, dopo molte proteste e grida e repliche, il giudice ch'è vecchio del mestiero. 1725_1322_000042 piccoli e grandi, rendi ognun contento, ché di tutti si ha d'uopo in questo mondo. di tale verità la prova è in fondo delle seguenti favole, ed anche in fondo a cento. 1725_1322_000043 cos'è questo destino? che omero e i grandi eroi de vecchi tempi suoi diceano: il caso. e noi diciamo: provvidenza. se caso è sopra il caso, ridicola la scienza se invece è iddio che regge negli astri e nella luna. perché dunque si accusa il caso o la fortuna? 1725_1322_000044 un topo disgraziato cadde un dì nella zampa d'un leone che, volendo stavolta dimostrare d'esser quel re ch'egli è, lo lascia andare. 1725_1322_000045 che col suo muso lungo, in un momento, pigliandolo s'intende per uccello, l'avria mangiato senza complimento, t'inganni grosso. a lei grida il cattivo. e dove son le penne che forman degli uccelli il distintivo. 1725_1322_000046 e può nutrir nel seno gelosa invidia per un usignolo, una bestia che par l'arcobaleno, tanto ricca di luci e di colori che sol, pavoneggiandosi, dispiega una coda sì splendida ch'è meno d'un orefice. bella la bottega. 1725_1322_000047 e, come dissi, piomba sull'agnello. ma udite, caso strano, quella gentile ovina creatura pesava come un cacio parmigiano e aveva un pelo d'una tal natura- così folto diremo- che la barba parea di polifemo. 1725_1322_000048 amica, a lei così tosto rispose l'altro matricolato davver che mi commuovon queste cose, e proprio te ne son molto obbligato. ma questo amplesso voglio che si faccia in modo più solenne e più giulivo. 1725_1322_000049 esopo, se di lui si conta il vero valea da sol per senno, quanto l'areopago tutto intero, anzi quanto l'oracolo d'apolline, come si può vedere da questa strana istoria, che al mio lettor non deve dispiacere. 1725_1322_000050 rosicchiare: alzasi, guarda, ascolta, le pare e non le par. ma un'altra volta che il topo venne, e sotto la sembianza di donna non conobbe ancor la gatta, questa dall'indol tratta ad inseguirlo, prese per la stanza. 1725_1322_000051 una rana. vedendo che due tori per conto d'una vacca erano in guerra, i seccano esclamò: questi signori perché le chiese allor dei gracidanti? qualcuno a te che importa se fra loro s'infilzano gli amanti? 1725_1322_000052 son bagattelle da ragazzi, esclamano alcuni saggi critici a cui piace il fatto autenticato in alto stile: son bagattelle, rivestite a nuovo, critici miei. volete udir solenni cose a suono di tromba? eccone un saggio. 1725_1322_000053 e tutte le fracassa. mentr'ella è assente. l'ova quando tornò la misera e vide accanto all'uscio le sue speranze in terra e non più salvo un guscio de suoi teneri figli. 1725_1322_000054 che mai non si eran viste tanto male interpretate l'ultime intenzioni d'un padre. da un solenne tribunale. esopo il gran gobbetto, in base alle suddette divisioni, ad ogni figlia volle e per dispetto, dare la parte all'indole contraria. 1725_1322_000055 ho veduto qualche altro parlamento non di topi e qualche altra commissione che venne alla precisa conclusione a ciarlar: son bravi in cento, ma diverso è ben l'affare quando trattasi di fare. 1725_1322_000056 se tu sei topo. guarda, io son faina, dimando grazia a vostra signoria. rispose a lei quell'anima tapina. ma un topo io non so manco cosa sia. io sono uccello e grazie a dio che fece il mondo tutto colla sua parola. volo coll'ali mie. viva chi vola. 1725_1322_000057 così di lor, ciascuna venduta la sua parte di fortuna, avria dovuto, pel paterno scritto, pagare sul momento la madre e far compiuto il testamento. stupiron tutti quanti che un uomo tal avesse più talento di tutti insieme i dotti e gl'ignoranti. 1725_1322_000058 càcciala fuori a colpi di bastone, a colpi di staffile, pur la caccia àrmati pur di forca e di balestra. l'indole torna e se le chiudi in faccia, la porta tornerà dalla finestra. 1725_1322_000059 non sapendo una lepre cosa fare nella sua tana per uscir di tedio sulla sua sorte, prese a meditare. dormire o meditare è un gran rimedio. 1725_1322_000060 si porta al tribunal, la questione, si senton gli avvocati. ma voltala e rivoltala è sì buia la cosa che i dottori imbarazzati gettan la toga per disperazione, consigliando a ciascuna di dividere il loro senza più. 1725_1322_000061 questo, volendo far di propria testa. dopo giri e rigiri entra in un gorgo così fondo che quasi mi ci resta, ma a furia di sgambetti, in quella piena, la bestia fece in modo che non sentì più peso sulla schiena. tutto il suo sale s'era sciolto in brodo. 1725_1322_000062 a tal vista sorrise il vecchio gallo e cantò quella celebre sentenza che a farla ai furbi è doppia l'indulgenza. 1725_1322_000063 ossia fiaschi e cantine e tazze alla civetta, alla bevona, i campi e le cascine e cappellini e cuffie alla sorella della mano stretta, dicendo il savio frigio che coll'usar quest'arte. le donne erano spinte, per far danari o per trovar marito, a sbarazzarsi della loro parte. 1725_1322_000064 oh basta. sento gridarmi da un moderno autore. troppo lunga è la frase: or tira il fiato un cavallo di legno. e tutti questi armati eroi mi sembran fanfaluche, non meno che veder gabbato il corvo da monna. volpe a te male si addice di scrivere in codesto epico stile. 1725_1322_000065 un gatto che, diceano il mangialardo, facea dei topi un così gran macello e tanti nell'avello n'avea sospinti e sbigottiti, tanti che i pochi vivi ancora non osavano il muso cacciar fuora. 1725_1322_000066 o disgraziati sempre i timorosi, dicea fra sé. quel povero animale che da paura internamente rosi, non c'è piacer che non finisca male. anche il boccon ti si conficca in gola. vivi e dormi, sospeso in crucci, in pene. 1725_1322_000067 ma non mi credo già tanto ad apollo prediletto, ch'io possa all'argomento fornir pregio e splendor. chi sa lo faccia. intanto io mi contento e voce e senno dar non solo alla volpe ed all'agnello, ma le piante ed i fior parlano anch'essi come tocchi da magica verghetta. 1725_1322_000068 ogni voce, ogni uccel che in l'aria vola ti fa gelare il sangue nelle vene. corrèggiti, mi dice un barbassoro. ma si corregge il mal della paura. ho veduto fior d'uomini, anche loro, far talvolta una misera figura. 1725_1322_000069 l'altro caso è di bestie più minuscole: la colomba bevea nell'acque limpide d'un ruscello. quand'ecco vi precipita una formica invan, cerca la misera di trarsi fuori da quel vasto oceano. quando 1725_1322_000070 ebbene, se volete un altro tono, più mellifluo sentir, statemi attenti. pensa ad alcindo la gelosa eurilla e di sue pene testimonio intorno. non crede aver che il cane e le pascenti sue pecorelle? 1725_1322_000071 un bocconcin da far gola agli dèi e ch'era riservato al sacrificio a lui, gridando: il fatto mio, tu sei. non so chi t'abbia fatto così bello, ma non potrei trovar miglior boccone. 1725_1322_000072 necessità governa e in ciel son sempre quelle, per variar di casi, la luna, il sol, le stelle o grandi ciarlatani che preparate ai principi gli oroscopi lontani o cabalisti o furbi, nuovi e di tutti i tempi. finitela una volta di canzonar gli scempi. 1725_1322_000073 per celebrare il dì della sua festa, il biondo imperator della foresta fuori alla caccia andò, non a caccia di merli e d'usignoli, ma di cervi, s'intende di bei cinghiali e grassi caprioli- e l'asino invitò. 1725_1322_000074 strilla la forsennata madre e lasciar la corte. vuole del cielo e vivere romita in un deserto. s'ingegna il padre, giove d'intender di ciascuno il torto e la ragione, ma visto ch'era fiato divin, quasi sprecato tentar in fra que due qualche conciliazione, allora decretò: 1725_1322_000075 ferito, ferito mortalmente in mezzo al core, imprecava un uccello all'aspra sorte e diceva, inghiottendo il suo dolore a noi. noi stessi procacciam la morte, ché non sarìa così presto e fatale se delle nostre penne non rinforzasse il cacciator lo strale. 1725_1322_000076 è leggier il falcon, l'aquila fiera. a chi gran corpo, a chi valor si dà. se l'uno o l'altra gracchia, il corvo serve pel cattivo augurio e pel tempo cattivo la cornacchia. 1725_1322_000077 si scioglie anche del bene l'incanto se da lungi il cuore lo previene e offende. iddio chi crede ch'ei voglia anche i conforti, mutar in pianto e in lutto col rovesciar le sorti. 1725_1322_000078 l'occhio sanguigno, furibondo rugge, balza, punto il leon. da quello spillo rugge la selva e, spaventata, fugge ogni belva per colpa d'un assillo, quell'embrion di mosca, come dico le nari, il muso punge e gli occhi a caso la rabbia monta del leone al naso e ride l'invisibile nemico. 1725_1322_000079 secondo lotto: case di città mobili ricchi d'or superfluità, cosucce rare di galanteria, eunuchi, belle schiave abili e destre in ricamar, in pettinar maestre. 1725_1322_000080 astuta. la vicina or che i figli non sanno camminare, le chiede in grazia un'altra quindicina. quando ancora tornò, la bestia stolta disse l'amica digrignando i denti: cacciane via, se ardisci questa volta e mostra i figli suoi grossi e valenti. 1725_1322_000081 ma queste spugne, ahimè, fatte pel troppo ber, troppo pesanti, resero il bel servizio di tirare la bestia in precipizio. bestia e padrone. vi sarebber morti e senza remissione se non li soccorrean anime buone. 1725_1322_000082 la fece donna e gliela diede in moglie. dir non vi posso in rima, i baci e le finezze e le carezze che fa questa sposina al malinconico suo marito, più pazzo ancor di prima. 1725_1322_000083 allor superbo, l'asino esclamò: se potesti adunar tanto bottino, ringraziami vicino, è ver. rispose il re della foresta. mandasti ragghi proprio della festa. anzi, soggiungerò che avrei potuto spaventarmi anch'io. ma ti conosco e tema, grazie a dio, degli asini non ho. 1725_1322_000084 supponendo anche lui d'uscir d'affanno, mastro spugnaio, volle far lo stesso a guisa delle pecore, che ciò che l'una fa e l'altre fanno entra nel fiume, infino che gli giugne l'acqua alle orecchie, e vi bevvero in tre: il mulattiero, l'asino e le spugne. 1725_1322_000085 o tristo insetto o fango della terra vanne lungi un leon, così dicea, rivolto a un moscherin che rispondea per vendicarsi e per sfidarlo a guerra. pensi tu che il tuo titolo di re possa indurre paura in un par mio che traggo un bue più grosso anche di te a far come vogl'io? 1725_1322_000086 due cose sembra a me che possa questa favola insegnare: prima, che il più terribile non è il più grosso nemico, come pare, e poi si può vedere che molti che si salvano dal mare affogan spesse volte in un bicchiere. 1725_1322_000087 mondo. potrebbe quest'aneddoto servire di lezione senz'altra coda a un numero stragrande di persone che dicono, e fan credere in questo mondo incerto, di legger nel destino come in un libro aperto? 1725_1322_000088 non c'è bestia allo stringere del conto che ti possa in beltà stare. a confronto fecer gli dèi le bestie di maniera che ognuna avesse qualche qualità. 1725_1322_000089 i dotti e gl'ignoranti trovaron la sentenza ben pensata, ma esopo, dimostrò che tutti quanti avean presa una mezza cantonata. se il morto fosse vivo, egli dicea: questo popol che passa per sì fino e acuto di natura, farebbe una ben misera figura. 1725_1322_000090 ma vien lo scarabeo che ancor cova nel core il vecchio suo rancore, e un'altra volta all'ova fa far l'orrendo salto. questa seconda offesa suscita tanto affanno che, quanto lungo è l'anno, l'eco di quelle selve non può chiudere. 1725_1322_000091 da cinque e cinque ormai si combattea anni d'intorno alla superba troia e da mille battaglie, affaticati, cedeano il campo i coturnati. achei allor che da minerva escogitato sorse un cavallo di gran legno intesto nuovo e fatale inganno. 1725_1322_000092 se avesse, al nascer mio calliope istessa presieduto e parlasse in me la musa, ancora io canterei queste d'esopo belle menzogne, ché fu sempre il verso, in tutti i tempi, alla menzogna amico. 1725_1322_000093 tocca da gran misericordia la colomba: un fil d'erba le gettò, che fu per la formica un promontorio, e così la meschina si salvò. in quel mentre, di là passa uno zotico villano a piedi nudi che di venere vedendo il sacro uccel, tosto d'ucciderlo con una sua balestra, meditò e 1725_1322_000094 ma tra i salci e l'erba, ecco, tirsi si avanza e della bella ode i sospir ch'essa confida al vento perché li porti al disperato amante. oh basta, basta, grida il mio censore. non ci si sente quel sapore classico in questi vostri mal torniti versi che dimandan l'incudine e la lima. 1725_1322_000095 e tante cose aggiunse, e tanto belle, ch'ebbe la grazia di salvar la pelle. tre giorni dopo cade il martorello per suo destin fatale, nell'ugne d'una donnola, terribile nemica degli uccelli in generale. 1725_1322_000096 e già la mira e nel suo cor già sembragli d'averla bella e cotta nella pentola. ma in quel momento, sul tallon, la piccola avveduta formica, il morsicò, mentre indietro a guardar egli volgeasi la colomba ebbe tempo di fuggirsene e la cena così, fuor della pentola, col piccione nell'aria. 1725_1322_000097 e tanta è la forza di natura che a un certo punto più non si ripiega invano. poi di toglier: si procura la fragranza che il vaso abbia assorbita, o alla stoffa di togliere la piega. 1725_1322_000098 e detto questo, soffia nella tromba, piglia il campo e soldato e insiem trombetta sopra il leone piomba, e dapprima sul collo. 1725_1322_000099 un certo uomo di grecia a tre figliole. fu padre infelice, d'indole pazza e fra di lor diversa: l'una, avara, secondo che si dice, civetta l'altra e 1725_1322_000100 vedendo un corvo, l'aquila che, audace, rapiva un agnelletto più debol, ma non men di lei vorace, vuol tentare il medesimo colpetto. senza pensarci molto, salta addosso a un magnifico montone. 1725_1322_000101 con gravità d'imperator romano. un asinaio col suo scettro in mano guidava due corsier di asineria: l'uno di spugne, carico con chiasso, moveva i piè veloci, l'altro, carco di sal, stentava il passo come se camminasse sulle noci. 1725_1322_000102 già presso a partorir. era una cagna: non sapendo ove mettere il fardello, si pose a supplicare una compagna che volesse prestarle il suo casello. in capo al tempo torna la comare e chiede il letto. 1725_1322_000103 da pagarsi alla madre in rate, eccetera. così ben stabilito, si fecero tre lotti, come segue: primo lotto di ville di campagna e luoghi di cuccagna con chioschi ben guarniti e con cantine piene di malvasia, vasi piatti, bicchieri, argenteria o, per dirla in un'ultima parola, tutto ciò che può far gola alla gola. 1725_1322_000104 volea la bestia sciocca replicare, ma tanto non osò, conoscendo l'umor del suo compare, e fece bene, io penso, se al carattere suo si rassegnò, ché un asino spaccone è un contro senso e 1725_1322_000105 molti son che con quest'arte han trovata la maniera di tirar la sorte a sé. a seconda della parte, hanno pronta una bandiera: oggi viva la repubblica e dimani viva il. 1725_1322_000106 mestiero. basta, risponde lor: o falso o vero. pagate entrambi e che la sia finita. tu, lupo, paga perché fai figura d'accusator bugiardo e tu perché sei ladra di natura. 1725_1322_000107 se presti ai birbi lascia la speranza di ripigliar il tuo. per quanto faccia da loro un dito sol di padronanza, ne piglieranno subito tre braccia. 1725_1322_000108 entro suoi fianchi l'astuto ulisse e diomede, il forte aiace ed altri cento armati eroi s'appiattarono e, tratti entro le mura le case e i templi, rovinar di troia, così l'inganno lungamente ordito, pagò dei greci la costanza. 1725_1322_000109 vedrai che il toro, vinto e discacciato, rispose ella al compagno pien di stizza, verrà dal suo bel prato a medicar le piaghe nello stagno e allor amico, addio coi piè guazzando in mezzo della lama. a conto di madama, saremo noi che pagheremo il fio. 1725_1322_000110 un giorno un pipistrel dié nella tana d'una feroce donnola che aveva antica ruggine coi topi e che a momenti me lo sbrana. eccome dice ed osa, dopo tanti misfatti, uno di voi venirmi avanti. 1725_1322_000111 da ciò vinto pur anco. lo scarabeo non è ma vola e addosso al nume un dì cader lasciò, un certo non so che, che ben tradur non so giove, scotendo il lembo del gran mantello. ahimè, senz'avvedersi l'ova in terra rovesciò. 1725_1322_000112 e quando nella nova stagion ritorna il tempo di preparare l'ova di giove al pio ginocchio, vola il celeste uccello e colloca i piccini presso il tonante olimpico del trono sui gradini. 1725_1322_000113 quando l'ultimo fiato il vecchio rese fra lor divise in eque parti il suo colle norme vigenti del paese, ma pose un codicillo al testamento, non troppo chiaro, ossia che poi dovesse alla madre pagar tanto per cento il dì che non avesse più ciascuna la sua parte speciale di fortuna. 1725_1322_000114 c'era una volta un uomo ed una gatta. una gatta sì cara fra le care ch'ei ne provava una passione matta a sentirla soltanto miagolare. e pregò tanto il cielo che il destino per contentare le sue strane voglie. a forza d'incantesimo, un mattino. 1725_1344_000000 e disse il vero, il nostro buon moina un'altra volta l'abito infarina e così, bianco quatto, s'accovaccia a dar la caccia dentro una madia aperta di cucina. 1725_1344_000001 per la mia barba, disse il buon caprone. questo si chiama avere del talento. una macchina simile né in cento né in trecent'anni non avrei trovata. sì, bene congegnata. uscì la volpe ed al grullo bestione rimasto in fondo volle per zimbello recitar la moral con un sermone. 1725_1344_000002 soccorso e vita a una maniera istessa: essa nutre l'artefice e il mercante paga. il soldato onora il magistrato e dello stato, scende a tutte quante le parti e vita desta in ogni lato. 1725_1344_000003 com'è che il buco a un tratto divenne così stretto e dopo molti inutili giri e rigiri- ovunque ch'ella vada, crede sempre d'aver sbagliato strada. 1725_1344_000004 mangialardo. secondo l'alessandro di tutti i gatti, l'attila dei topi. ho letto in un famoso favolista che sol colla sua vista metteva indosso tanta frenesia. 1725_1344_000005 i pare che tu dovresti alzare i piedi ed appoggiar le corna accanto al muro, sì ch'io possa aggrapparmi alla tua schiena e uscir prima al sicuro. quindi anche te saprò cavar di pena. 1725_1344_000006 anzi peggio vivea, ché il suo padrone seco la porta al bosco, ai solchi, al campo, tagliar, spaccar, zappare. non c'è scampo di riposare, e dice un zibaldone, che gotta scossa è assai presto rimossa. 1725_1344_000007 ma tanto fu il chiasso ch'ei fe nel discendere che scappan le rane in preda al terror. sott'acqua nel fango, quegl'umidi sudditi non osano mettere il muso di fuor. 1725_1344_000008 inteso il buon marito. un caso tale. volendo il caro corpo ripescare per fargli il funerale in riva al fiume, in aria disperata chiedeva alle persone notizie della sua donna annegata. 1725_1344_000009 sarai forse farina, ma fossi anche una pentola di gnocchi pazzo chi s'avvicina? no, no, qui fiuto un nuovo accordellato del general moina. approvo anch'io del topo veterano il detto e la prudenza: va sicuro chi va con diffidenza. 1725_1344_000010 giove gridando: pon fine agli strepiti. ognuno il governo che merita avrà un re non voleste, leale e pacifico. tenete la bestia che addosso vi sta. 1725_1344_000011 escon quindi a mangiare i rubatocchi e dàn dentro la pania, solo il più vecchio topo della tana ch'anco la coda avea perduta in guerra. vedendo quell'arnese infarinato, disse fra sé: 1725_1344_000012 un dì, colto il momento che i pastori parevan più balordi, saltano addosso ai poveri fratelli, a preferenza i più pasciuti e belli, e li ammazzano tutti a tradimento. poi fuggono nei boschi ed ai lontani parenti dato avviso, anche i cani mi ammazzan, detto fatto che riposavan sul firmato patto. 1725_1344_000013 così poteva scriver sul cappello: io son bortolo, io sono il guardiano. e rassomiglia a bortolo, a pennello, con quel cappel, con quel bastone in mano. 1725_1344_000014 allor disse il mugnaio asino, son ben io ad ascoltar la gente, ma giuro innanzi a dio che d'ora innanzi, voglia la gente oppur non voglia, farò sempre benissimo a fare di mia voglia. 1725_1344_000015 così dicendo, saltano abbasso e padre e figlio e lascian che la bestia beata e trionfante, da sola, come un papa, cammini a lor davante. 1725_1344_000016 che a quattro miglia intorno non v'era un topo in tutta sorceria, mangialardo, anzi cerbero. secondo: volea di topi ripulire il mondo. schiaccie, veleni e trappole. eran pei topi, un ninnolo. una carezza a petto di costui. 1725_1344_000017 morti di sete, scendono per bere in un pozzo e ciascuno si ristora. ma poi disse: la volpe, ora messere ch'abbiam bevuto. il punto più difficile è quello di andar fuora. 1725_1344_000018 che tereo nel bosco un giorno sul bel corpo ti recò: vieni adunque. son mill'anni che quel tempo ormai passò. progne, disse l'usignolo. se il motivo vuoi sentire che nei boschi mi trattiene, il motivo è questo solo. 1725_1344_000019 guarda se c'è giustizia, esclaman tutte in coro. se c'è pietà, che zoppichi a piedi quel fanciullo e faccia invece l'asino sull'asino, il citrullo superbo, trionfante in groppa all'animale, come s'ei fosse il papa di roma o un cardinale. 1725_1344_000020 onde tappati, stavano dentro le tane i miseri, il che garbava forse poco a lui per eccitarli. finse il maledetto d'essere morto e, volta in giù la testa alla gronda, tenendosi d'un tetto, si sforzava di fare l'impiccato. 1725_1344_000021 qualcuno che sentinne compassione di seguitar, gli disse la corrente che il corpo avria trovato certamente, ma fuvvi anche un burlone che disse: è tempo perso, avrà la donna. per contradizione, il fiume risalito in senso inverso. 1725_1344_000022 un dì, verso la fine di quella settimana, udito dopo il pranzo un gran rumor di là. volea fuggir, ma come esclama, è cosa strana, non sono io forse un giorno passata per di qua? 1725_1344_000023 cani. l'istrumento col processo verbale è redatto per via di commissari nei modi regolari. e questa fu la pace universale. non molto dopo quelli ch'eran lupi piccini, ecco, diventano lupi grossi di sangue e carne ingordi. 1725_1344_000024 passo. non v'è furbo che sia furbo abbastanza in ogni tempo e in ogni circostanza. chi nasce lupo, ascolti la natura, faccia il lupo, che è ancor la più sicura. 1725_1344_000025 andate altro che papa cogli anni miei, credete? non c'è, care ragazze nemmen, da fare il prete? rispose il vecchio e dette quattro facezie e rese credette avere il torto e in groppa il figlio prese. 1725_1344_000026 ma dopo qualche salto, visto che troppo era la vite in alto, pensò di farne senza e disse: è un'uva acerba, un pasto buono per ghiri e per scoiattoli. 1725_1344_000027 alla plebe di roma, un dì menenio mostrava questa bella verità. come gridava malcontento il popolo al senato, il poter gli onor le cariche, denari ed ogni illustre dignità, e a noi già nudi e miseri tributi imposte guerre e povertà. 1725_1344_000028 per rimedio, o vergogna che gli dài l'uom dal suo lato debole, sempre cascar. vedrai, come dimostra l'opportuno esempio che alle parole mie non manca mai. 1725_1344_000029 la gente qui interruppe malerba il vecchio onesto sopra la gente. voglio or raccontarvi questo, or non ricordo il libro, ma so d'averlo letto, che fuvvi già un mugnaio padre d'un figlioletto di mezz'età, sui quindici anni o su quell'intorno. 1725_1344_000030 della suina ed aquilina, gente altro che l'ossa più non rimase e poche penne al vento. non v'è mal che non sappia una maligna lingua con velenosa arte produrre. 1725_1344_000031 il far nulla è un mestier subito fatto. ed ecco che le braccia si rallentano, le mani più non stringono, le gambe si abbandonano e in quanto a messer stomaco, s'ingegni se vuol esser soddisfatto. 1725_1344_000032 triste vecchio, il leon, è inutil dire se, accasciato dagli anni, trova il fiato ancora di ruggire, rassegnato, apparecchiasi alla morte senza tanti lamenti quando vede anche l'asino venire verso la grotta, alla feroce impresa. 1725_1344_000033 questi del vecchio orazio, eredi abili e destri discepoli d'apolline, a noi di stil maestri, trovandosi una volta soli, non so in qual parte, in intimo colloquio di cuor, di mente e d'arte, racanio a dire: uscì. 1725_1344_000034 la strage fu sì lesta che per morir nessuno alzò la testa. amici troppo buoni e confidenti, è la pace una bella e santa cosa, ma sol per chi ci crede. invece colla gente senza fede, meglio è la guerra ed il mostrare i denti. e a io 1725_1344_000035 in città od altra dignità a voi conceda il principe. tenete fisso in mente che ognor dei fatti vostri vorrà parlar la gente. 1725_1344_000036 la volpe che in materia furberia è vecchia, patentata. andava un certo dì per una via in compagnia d'un becco, un animale che avea più corna in testa che non sale. 1725_1344_000037 ché a queste donne, tanto disprezzate le gioie, noi dobbiam più delicate. e ciò premesso, udite il caso d'una donna sciocca che si gettò a morir dei pesci in bocca. 1725_1344_000038 ma le membra non men che se morissero un gran languor, provaron tutto. a un tratto il sangue più non si riversa al core, soffre e perde ogni parte, ogni vigore. così vedono allora che pur colui che prima parve inutile, al ben di tutti quanti anch'ei lavora. 1725_1344_000039 che l'immagine degli uomini non farebbe che inasprire il dolore e la memoria delle mie passate pene a 1725_1344_000040 in un quadro era dipinto un leon enorme e forte, preso e vinto da un sol uomo e messo a morte. glorïavasi la gente nel vedere un tanto ardire, ma un leon ch'era presente prese a dire: 1725_1344_000041 la gente che incontravano, la cosa è naturale, ridean di quella scena di lor dell'animale, gridando: oh, che burletta, oh, caso singolare. 1725_1344_000042 filomela, così chiamasi l'usignol in vecchio stile della tua dolce sorella. ti ricordi uccel gentile, guarda, son la rondinella. son mill'anni che non vieni a trovarmi. da quel dì ti sovvieni che lasciasti i lidi eolici per venir sdegnosa qui. 1725_1344_000043 sulla cima d'un vecchio albero. il nido l'aquila aveva ai piedi, era una scrofa coi cari figli ed una gatta in mezzo. vivean da un pezzo le tre madri e i figli in dolce accordo, allor che la maligna gatta con arte insidiosa. 1725_1344_000044 dagli acciacchi e dagli anni assassinato. un leon già terror della foresta, un giorno fu assaltato dai suoi sudditi stessi, resi audaci dal vederlo ridotto in quello stato. il cavallo gli tira nella testa un calcio, il lupo il morde ed anche il bue usa le corna sue. 1725_1344_000045 un discepol di bacco per il vizio di bere era condotto in precipizio salute, ingegno e soldi ed allegria quell'uom avea distrutto, come fanno color che a mezza via hanno già speso tutto. 1725_1344_000046 senza fastidi e senza dottori che le intimin la licenza. il ragno intanto, scelta una cornice di camera elegante, la sua tela spiegò tutto: felice i piglia, mosche e d'altro non si cura, come se avesse fatta investitura di starvi vita natural durante. 1725_1344_000047 ma quel che un gigante dapprima credettero, apparve più tardi un re travicel sentendo dell'acqua finito il subbuglio. or questa, ora quella, le rane, bel bel due prima, poi quattro tremando in principio, poi dieci si accostano a sua maestà. 1725_1344_000048 bortolo, il vero bortolo, frattanto dormia tranquillo. alla sua greggia accanto dormia l'armento, il bel mastin dormiva, e dormiva sull'erba anche la piva. 1725_1344_000049 o mia buona comare in un orecchio le susurra: guardatevi, vi supplico d'uscir di casa, o l'aquila sui figli vostri vi avverto, piomberà. non dite ch'io ve l'ho detto, o quella scellerata farà sopra di me la sua vendetta. 1725_1344_000050 dentro i fossati del castel, vedevansi andar come sul corso, tuffandosi, guazzando, a fianco a fianco, l'uno non men dell'altro, agile e bianco. 1725_1344_000051 poi piglian coraggio. si fanno domestiche e c'è qualche ardita che in groppa gli va. il re travicello, che adora i suoi comodi, non parla, non si agita, pacifico in sé. allora i ranocchi con giove borbottano ché vogliono un re che faccia da. 1725_1344_000052 il lupo malandrin. ecco, bel bello s'accosta e per poter spinger l'armento verso la grotta e farne un gran macello, ricorre ad un cattivo esperimento. 1725_1344_000053 un topo che la vede in imbarazzo e in pena, le disse: ma non sai che allora non avevi ancor la pancia piena magra, venisti, amica e magra tornerai. ciò che di te si dice anima mia a molti altri conviene, ma confonder le cose non conviene per far gran pompa di filosofia. 1725_1344_000054 i lupi sono bestie che, si sa, mangian sempre con grande avidità. un giorno uno di questi, in compagnia, per ghiottornia, mangiando a più non posso- gli cadde in gola un osso. 1725_1344_000055 la lor morte è sicura e me, felice, ancor nel mio dolore, ove men resti di tanti un solo a raddolcirmi il pianto. ciò detto, uscì lasciando alto spavento nella casa dell'aquila. discende quindi la trista e va dove la scrofa, fresca di parto, si giacea coi figli. 1725_1344_000056 nel cortil d'una grande fattoria, il bianco cigno e il papero vivean, coll'altre bestie in compagnia, l'uno al piacer dell'occhio e a fregio dei giardini destinato e l'altro, dico, l'oca allo stufato. 1725_1344_000057 fanciul sull'asino e vanno oltre un pezzetto. quand'ecco tre mercanti gridare con dispetto: è bello che tu vada sull'asino e che al passo cammini un vecchierello: scendi, poltrone abbasso. 1725_1344_000058 nel granaio, madamigella donnola, fresca di malattia e fatta ancor di corpo più lungo, e mingherlino, in un vicin granaio, un giorno penetrò per un foro che meglio diremo un forellino e qui tanto mangiò, con tanta indiscrezione, di lardo e d'ogni tenero boccone che grassa e bella, in breve, diventò. 1725_1344_000059 voi mi vedeste a nascere e avete sulle dita quello ch'io valgo e i casi tutti della mia vita. or ben, che ne pensate? ch'io debba rimanere nel mio villaggio, ovvero cercar gioia e piacere fra l'armi e fra le corti? 1725_1344_000060 un giorno il cuoco, avendo alzato il gomito un poco più del solito a mezzo della gola, prese il cigno scambiandolo col papero per metterlo tagliato in cazzeruola. 1725_1344_000061 o, cosa stravagante, che col buon senso cozza che l'uomo vada a piedi e l'asino in carrozza osserva un tizio e seguita allor. la più sicura, amici, è d'impagliare la bestia, addirittura, se tanto a cuor, vi sta d'un asino la pelle più che le scarpe. 1725_1344_000062 l'uccel presso a morir, mosse la voce e pianse un suo dolcissimo lamento sorpreso. il cuoco, oh ciel, grida che sento. 1725_1344_000063 una volpe, chi dice di guascogna e chi di normandia, morta affamata. andando per la via, in un bel tralcio d'uva s'incontrò così matura e bella in apparenza che damigella subito pensò di farsene suo pro. 1725_1344_000064 già fu un tempo che la rondine la sua casa abbandonò e la verde solitudine della selva ricercò dove spiega dolce al vento l'usignol il suo concento. 1725_1344_000065 se dura un po, dell'asino non resterà che il cuoio. se dura un po, capisco che anch'io di rabbia muoio. ripicchia il vecchio. perdesi tempo, cervello e fiato a contentar la gente, la serva ed il curato. vediamo tuttavia se c'è miglior consiglio. 1725_1344_000066 ma, finita una tela, ecco una bella scopa che la cancella. rifatta, ecco di nuovo a sua disdetta, in alto, quella scopa maledetta e dàlli e dàlli, fugge dalla ragna, perseguitata e rotta e corre a consolarsi colla gotta che meglio non viveva alla campagna. 1725_1344_000067 e già le mura dell'antica patria per altra terra. sconsigliato e menno avrebbe abbandonate, ma con parole ornate, il buon menenio narrando questo suo famoso apologo: la turba ricondusse a miglior senno. 1725_1344_000068 un lupo che traea poco vantaggio dalle sue buone pecore vicine, pensò d'adoperar arti volpine e di vestirsi in altro personaggio. indossa d'un pastore il casaccone a mo di verga, piglia un bel bastone e, perché nulla manchi alla bisogna, si mette intorno al collo una zampogna. 1725_1344_000069 in quanto a cataplasmi di speziali, si sa che son dagli uomini inventati per trarre in peggio i mali dello scambio dei loro appartamenti. i due fratelli si trovr contenti. 1725_1344_000070 pastor, pecore, cani, a tanto chiasso si sveglian tutto a un tratto. e l'imbroglione dentro, imbrogliato in fondo al casaccone, né difendersi può, né dare un passo. 1725_1344_000071 ahi morte a noi, o almeno ai figli nostri, che è tutt'una per il cor delle madri, essa prepara perché, divelto, andrà dalle radici il tronco e condurrà nella rovina i figli nostri. a lei, tenero pasto. 1725_1344_000072 i topi, i quali credon che pagato egli abbia il fio per qualche ladreria di formaggio o d'arrosto. al funerale promettono di fare un carnevale. sporgono il muso, guardano all'insù, poi scappan dentro, poi tornan di qua e poi, chi qua, chi là, escon ch'è un pezzo che non mangian più. 1725_1344_000073 abbiano i greci antichi lode d'aver scoperto pei primi dell'apologo, l'arte e il parlar coverto, ma sia concesso ad altri, dopo di lor venuti, di spigolar nei campi che quelli hanno mietuti. 1725_1344_000074 quindi la buona grazia per sé. gli dimandò: tu scherzi, disse il lupo, anzi, ringrazia i morti tuoi parenti. se il collo t'ho lasciato uscir dai denti, vattene o scellerata, impara ad esser grata e prega i santi di non tornar agli occhi miei davanti. 1725_1344_000075 seminato astutamente nell'altra casa. l'odio ed il sospetto. quatta la trista si rinchiude in casa da quel giorno. né l'aquila il suo nido, né la scrofa la tana osano un solo momento abbandonar, pronte ostinate alla difesa della cara prole. 1725_1344_000076 malerba, o voi che tanto viveste e che del mondo sapete il tanto e il quanto, avendo della vita disceso ogni gradino, solvetemi un gran nodo intorno al mio destino. 1725_1344_000077 di fantasia. nel regno c'è qualche terra oscura ove i moderni possono correre l'avventura? su questo bel proposito un fatterello: io so che al celebre racanio malerba un dì. 1725_1344_000078 se una donna cercasse d'affogare. io disapprovo sempre quella gente che dice: lascia fare le donne, sono meno che niente. questo dispregio per il debol sesso dirò, se mi è permesso, un sentimento cinico, mi pare. 1725_1344_000079 diavolo, oimè, gridava. oimè, son io morto. davver, chi sei fantasima? io son la cuciniera dell'inferno e porto da mangiare a quei che stanno in questo loco eterno. e il buon marito, senza giudicare, grazie al vin se sian cose false. 1725_1344_000080 ossia la bestia stupida e feroce. volle aggiungere agli abiti la voce, ma un tal versaccio od ululo cacciò che le selve ed i sassi spaventò. 1725_1344_000081 è giusto. il buon mugnaio risponde a quei mercanti. scende il ragazzo, il vecchio monta al suo posto e avanti. quand'ecco tre ragazze, volendo dir la loro. 1725_1344_000082 ah, questo è troppo. disse o ignobil bestia. non è il morir così grande molestia come il soffrir d'un asino, l offesa e 1725_1344_000083 signore ser stomaco, dicean, vive pacifico e a lavorar. noi siamo bestie nate a lui, soltanto a lui. se c'è il boccone, a noi fatiche pene bastonate. oh, provi un po se in via straordinaria, può rassegnarsi anch'egli a viver d'aria. 1725_1344_000084 ma la gotta che in case di riguardo osserva un gran via vai di dottoroni, no no, dice alla larga dai portoni e va a piantar, come si dice, il chiodo nel pollice d'un piede a un pover'uomo, sperando a questo modo di starsene sicura come in duomo. 1725_1344_000085 il re degli dèi: per trsi il fastidio, prendete, risponde e manda la gru che becca, che stuzzica, che infilza, che storpia. resistere. i sudditi non possono più. 1725_1344_000086 quando il ragno e la gotta uscr di mano al diavolo, costui, disse a costoro: l'uno e l'altra sarete al seme umano un regaletto d'oro. andate allegramente e poi pensate a sceglier casa. ve ne son di belle, magnifiche e dorate e ve ne son di brutte e rovinate. 1725_1344_000087 di quanti danni scaturir dal vaso di pandora, per me la furberia. tengo il più tristo ed anche il meno indegno che sempre l'abbia in grande obbrobrio il mondo. 1725_1344_000088 così la regia maestà ridona alla social famiglia ciò che alle membra sue sottragge e piglia tutti per essa e tutti traggon d'essa. 1725_1344_000089 sia che questa all'altra una rovina appresti o quella un improvviso assalto. ahi sciocche, entrambe sprovveduti, i figli del consueto cibo. a lor fu primo carnefice la fame. ad uno ad uno li videro morire a far più grasso dei mici il desinar. 1725_1344_000090 rimossa. cangiam, fratel, cangiamo e, detto fatto, ad abitar. va il ragno a la capanna dove scopa, non c'è che dia lo sfratto e la gotta pacifica si adagia sul corpo ad un prelato eminentissimo come se fosse un letto di bambagia. 1725_1344_000091 già sazie. le rane di stare in repubblica gracchiarono tanto che giove pensò di dare allo stato la forma monarchica. e un re tranquillissimo ad esse mandò. 1725_1344_000092 ah, sen vedono di belle. se visita brighella. la colombina cara va sulla mula. è vecchia la mia canzon, ma chiara o bel terzetto. 1725_1344_000093 io so che a questo mondo il male è unito al bene d'ogni destino. in fondo la guerra è dolce al core, secondo il caso, ed aspro sembrar ci può l'amore, ma contentar bisogna la corte, i suoi, la gente. 1725_1344_000094 ma il padre era già vecchio. andavan essi un giorno a vendere al mercato un loro somarello. e perché fosse fresco e a vendere più bello, le quattro gambe in mazzo, legate all'agnellino, me lo portavan come si porta un palanchino. 1725_1344_000095 mill'anni di spietata guerra, pecore e lupi fecero la pace e fu un atto bellissimo, fraterno, perché se ai lupi piace qualche volta mangiar le pecorelle, dei lupi colla pelle fanno i pastori, gli abiti. 1725_1344_000096 non era forse il tempo di scherzare? ma l'uom avea ragione: chi nasce- e non soltanto il gentil sesso- con questo vizio radicato in l'ossa, sempre contradirà fino alla fossa e forse anche più in là, se gli è permesso a. 1725_1344_000097 dei tre, la più gran bestia non è quella che pare. il vecchio, persuaso dal dir di quei passanti, drizza la bestia in piedi e se la caccia avanti, per quanto se ne dolga l'asino, in suo latino, che preferia la parte fare. 1725_1344_000098 abbi pazienza, non saresti in molle se avessi meno barba e più cervello. addio, bello per me. mi accuso fuori. in quanto a te, provvedici, se puoi. io vo per un affare di premura in tutti i casi tuoi, sempre alla fine di guardar procura. 1725_1344_000099 or, che cosa intendi fare? di restare a stancar l'aria del tuo canto, eternamente disdegnosa e solitaria? qui non passan che selvaggi animali e rozza gente. il deserto, i sassi, i faggi non son fatti per un'anima così dolce e intelligente. 1725_1344_000100 quell'esser, sempre in pena ed in paura, al pascolo, alla caccia. era un tormento, mentre la pace adesso li assicura. dànno i lupi in ostaggio i lupicini, dàn le pecore i cani. 1725_1344_000101 quest'opera devoto, sottometto lo stomaco. mi sembra essere imagine se lo si guarda sotto un certo aspetto. e, invero, se lo stomaco patisce, sen risente il corpo intero e lo dimostra, vero delle membra ribelli, il vecchio apologo. 1725_1344_000102 questo non è un uccello che si coce, non sia giammai ch'io tolga la parola a chi parla in un modo che consola chi sa bene parlar. se casca male trova rimedio, e questa è la morale. 1725_1344_000103 non volendo servir sempre allo stomaco, prese le membra. un dì dal malumore giuraron di far sciopero e, sull'esempio stesso del padrone, darsi alla bella vita del signore. 1725_1344_000104 dica ciascun le preferenze sue o tiri una pagliuzza. eccone due per me. soggiunse il ragno a queste o a quelle, m'adatto e non ci guardo. 1725_1344_000105 amica disse un giorno che andò la sua vicina del terzo piano a visitar: non vedi come col grifo eternamente scavi le radici dell'albero. laggiuso la sozza bestiaccia. 1725_1344_000106 con quell'affar confitto in mezzo all'ugola, che strozza la parola. sarìa morto se a trarglielo di gola una cicogna pia col becco non venìa con colpo. veramente da cerusico. il lupo liberò. 1725_1344_000107 non fanno dieci passi che sono al sicutera. l'un dice: e si può dare una peggior maniera: dov'è verso un fedele e vecchio servitore la carità del prossimo o gente senza cuore? 1725_1344_000108 un giorno che, ben molle di decotto, tornava a casa traballando e cotto, la sua donna lo prese e lo serrò in fondo a un bugigattolo dov'egli, in braccio al vin, si addormentò. 1725_1344_000109 quando si risvegliò vide, oh spettacolo intorno al letto luccicar le fiaccole e sopra il letto un gran lenzuolo funebre e accanto i cento attrezzi della morte. ond'io non dico s'ei si spaventò. 1725_1344_000110 camuffata alla foggia d'una furia, ecco s'avanza la gentil consorte adagio: come vanno le fantasime a servirgli una broda nera e sordida? ah, proprio egli credé d'esser cascato in casa del diavolo. 1725_1344_000111 a un tratto il messer risuscitò e sui più grassi rapido piombò. questa è di guerra, vecchia strategia esclama, e ne conosco di più belle, per cui verrete tutti a casa mia. 1725_1344_000112 il tuo canto, se ritorni, o sorella, alla città, come già nei lieti giorni, ogni cor stupir farà, mentre invece questo vivere solitaria negli affanni, in quest'orrido soggiorno, non può far che porre in mente il selvaggio, il nefando, orrendo oltraggio. 1725_1361_000000 intese il lupo che in un canto chiotto sen stava ad ascoltare e si fissò quelle parole in mente. poi, certo che la bimba non avria conosciuto il terribile compare, corre all'uscio e con voce da priore, canchero al lupo. esclama: apri mio core. 1725_1361_000001 ma i furbi che con più prudenza vanno dapprima non si fidano se in ogni parte chiaro non ci vedono. o come quell'antica volpe fanno un dì narra la favola- innanzi a un colossale busto d'un grande eroe. la volpe si fermò e subito esclamò: 1725_1361_000002 e il mare. un pastor sen vivea felicemente del suo gregge da un pezzo in riva al mare, e s'anco non avea da scialacquare. di quel poco vivea sicuramente, ma la vista di tanti bei tesori che ogni giorno sbarcavan sulla sponda tanto accese il suo cor che a sé maggiori fortune procacciar volle. 1725_1361_000003 dio grande degli dèi, dicea la mosca in odio alla formica che ardiva in grado gareggiar con lei. e come mai può darsi che un animal, sì vile e sì minuscolo alla figlia dell'aria osi eguagliarsi? 1725_1361_000004 i servi con forche e spiedi accorrono da ammazzare non un, ma cento cervi. invan trafitto ei lacrima, ucciso, trasportato e ben salato, tornò più volte in tavola, piatto ai vicini molto prelibato. 1725_1361_000005 a quei tempi erano ignoti tanti basti e tante selle e predelle e ferri e maglie da battaglie e non c'era l'abbondanza delle splendide carrozze su cui vanno oggi le belle alla danza, alle feste ed alle nozze. 1725_1361_000006 l'amor mio non valea dunque un quattrino, esclama l'uom devoto a quella vista. va rassomigli a quella gente trista che del cuor non intende la ragione, ma vuol esser pigliata col bastone. 1725_1361_000007 ranocchi. egli invoca il diritto delle genti, chiama gli dèi, ma l'altra fa la sorda. è la pietanza troppo grassa e ingorda perché la trista guardi a suoi lamenti e a tira tira un bel pezzetto giocano. 1725_1361_000008 avea veduto una di queste allodole, marzo ed april, trascorrere senza gustar le tenerezze e i palpiti che fan sì dolci al cor. marzo ed aprile pensò quindi non perdere tempo. più subito il nido, appresta l'ova, depone e cova e tragge i piccoli dal guscio. lesta, lesta. 1725_1361_000009 che avete adoprato la linguetta, proruppe la pacifica formica. è ben che anch'io vi dica che nei palagi siete maledetta, che il sangue dell'altare non è poi quel nèttare che pare. 1725_1361_000010 oh, quale carezza, oh quale musica. olà martino, olà martino, accorre e subito ballar con altra solfa. me lo fa a io. 1725_1361_000011 ah, povero padron, ah sentieroli. ah, fresche insalatine, addio porri cicorie, addio fagioli che fate la minestra così buona all'erba, ai fior. la caccia non perdona. 1725_1361_000012 un uom già fu della campagna amante, mezzo borghese e mezzo contadino, che possedeva un orto ed un giardino fiorito verdeggiante, recinto intorno da una siepe viva. 1725_1361_000013 lo zampino del lupo. voi sapete che non è poi la cosa a vedersi più bella e più graziosa vedendo il vecchio astuto che mal serve la rete. torna a casa così com'è venuto. 1725_1361_000014 quante cose ei potrà narrare il giorno che tra i nipoti suoi farà ritorno. il topo, che nell'acqua è poco pratico, prega affinché l'amica sia garbata, d'agevolargli un po la traversata. 1725_1361_000015 il lesto abitator della foresta rende già grazie ai bovi e sospira il momento in cui non resta persona in stalla per alzar le piante ruminando un de buoi. 1725_1361_000016 così disse fra sé la grossa bestia. e un dì che il suo padron sedeva a tavola, alzò una brutta zampa e colla musica più soave che ciuco. modulò al padroncin la guancia carezzò. 1725_1361_000017 credea così d'entrar subitamente. ma l'altra che spiò dal finestrino risponde: degna figlia della capra, caro, se vuoi ch'io t'apra, dammi a vedere in prima lo zampino. 1725_1361_000018 io do spicco al candore naturale delle belle donnine innamorate, che non credono d'essere acconciate senza almeno una mosca artificiale. ma tu, sciocca, con tutti i tuoi granai, sempre una miserabile sarai. 1725_1361_000019 poi che già bionde eran le spiche, in ansia vivea la mamma allodola di veder colle falci il campo a mietere prima che i figli fosser grandi, al volo. e ognor li prega, ove le occorra, i piccoli lasciar e il nido solo perché l'orecchio attenti porgano quali discorsi tiene il mietitor quando nel campo viene. 1725_1361_000020 se pei crepi passò la razzapaglia, per quanto numerosa, per le piume non fu la stessa cosa. non è picciol pericolo, amici, aver la testa coronata, e i troppi lunghi strascichi tolsero a fior d'eroi la ritirata. 1725_1361_000021 si tolgono, si slegano i sacchetti e o vista esclama il leon che di giubilo saltella. ve ve quanti figlioli a me le doppie han generato. e già guardate, amici, molti son grandicelli e poco meno delle madri. il prodotto è roba mia e sì, dicendo, tutto l'oro acciuffa. 1725_1361_000022 nulla volea di ciò che vive in terra. lasciar libero più, ma tutte quante render le cose al scettro suo soggette. quindi ordinato avea che quanti sono popoli a quattro ed a due piè sul globo: elefanti, serpenti, uomini e vermi, e tutta intera dei canori augelli, la famiglia. 1725_1361_000023 non sempre i cavalli portaron la briglia, ma quando pascevasi l'umana famiglia di ghiande, i cavalli si videro e gli asini andar per le selve com'oggi le belve. 1725_1361_000024 udito questo, andiam disse: l'allodola: non c'è tempo da perdere. queste parole son l'avviso estremo e svolazzando i piccoli ognuno, come può la tenera famiglia dell'allodola senza trombetta subito? 1725_1361_000025 i tre fratelli. in lite fra lor e di contrari pareri, il fianco aperto lasciano agli avversari e il senso a loro spese conobbero, ma tardi, di questi disuniti e ben legati, dardi e. 1725_1361_000026 un mattin di primavera un leone in una bella pastorella s'incontrò tanto bella che al pastore per isposa dimandò, dico il ver, che il pover'omo si aspettava forse un genero più modesto e galantuomo. ma poteva dir di no. 1725_1361_000027 e vanno superbi di servir a un'eccellenza che, alla barba di giove e di suo figlio grasso e beato del suo bel far nulla, vive sui fondi della cassa pubblica. 1725_1361_000028 cosa è questa? allor mangiamontoni disse: o che siamo lupi da zimbello. se mi casca il marmocchio negli unghioni mentre che al bosco va per le nocciole, vedrà se lupi siam da donnicciuole. 1725_1361_000029 tenerello, dàlli, dàlli e l'ammazzan come un topo. un villan gli troncò la testa e un piede, che comperò il signore del castello. qui confitta, al portone, ancor si vede una vecchia iscrizion sopra un cartello. 1725_1361_000030 è vivo o morto. ciò ch'io stringo in mano disse il pagano per tirare in trappola apollo e per confondere i miracoli. e in mano aveva un uccellin mal vivo, pronto, secondo il caso, a lasciarlo scappar o piano piano a soffocarlo. 1725_1361_000031 io frequento i palagi e siedo a tavola con giove e bevo il sangue dell'altare, mentre questa imbecille tisicuzza, in tre giorni non mangia, una pagliuzza che fatica tre giorni a trasportare. è forse a te concesso, piccina, di sedere in testa ai re e di volar in seno del bel sesso, com'è concesso a me? 1725_1361_000032 mentre dura nell'acqua la battaglia, un nibbio che nell'aria fa la ronda vede quei cosi diguazzar nell'onda e, come un nibbio subito, si scaglia, pigliando entrambi a mezzo del legacciolo. 1725_1361_000033 o stati microscopici. non cercate arbitrati ai più potenti, ma gli strappi aggiustatevi da voi. se li chiamate prima nelle guerre, li vedrete restar poi per le terre. 1725_1361_000034 una rana si accosta e colla rauca sua lingua. dice: o salve messer ratto qua qua venite a trovar me nell'umido mio regno e resterete stupefatto. 1725_1361_000035 se penetrar le donnole potesser nelle strette casupole dei topi, vedreste quelle bestie in men d'un'ora fare di lor polpette, tanto è l'odio che sempre le divora. 1725_1361_000036 questa felicità da una lepre fu tanto disturbata che il nostro galantuomo una mattina va dal signor della città vicina e racconta la cosa come sta. 1725_1361_000037 la mi sembra strana, poiché gli amici sono al far sì lenti. ite ragazzi, e fate un nuovo invito per domattina a casa dei parenti. maggior spavento allor conturba i semplici uccellini che o mamma o mamma gridano i suoi parenti. ha detto: verran dimani allo spuntar del sole. 1725_1361_000038 gli spassi, ecco dei grandi. a quella vista esclama il pover'uomo. in un momento fecero i cani ed i cavalli un danno che certo ugual. non fanno cento lepri in un anno, o cinquecento. 1725_1361_000039 quando tornò l'allodola trovò il suo caro nido in iscompiglio. o mamma, un gran periglio ne sovrasta. egli ha detto che verranno diman gli amici suoi per dargli mano a mieter questo grano. 1725_1361_000040 la lepre che rifugio avea trovato all'ombra d'un gran cavolo, cacciata, tempestata da un pertugio della siepe, scappò come il diavolo, ma il pertugio divenne una caverna perché il signor che si diverte al ballo vuol che si esca di là. tutti a cavallo. 1725_1361_000041 saggio chi sa dimenticar l'offesa. è la vendetta un tristo godimento se tu la compri d'un piacere a spesa che degli altri piaceri è il condimento a. 1725_1361_000042 e questa, così, girando ed adocchiando, a un tratto uscir: vede una testa diversa dalle solite. dàlli addosso, la povera bestia è scoperta. 1725_1361_000043 figliuoli nell'unïon la forza. a questo alto concetto antico quanto esopo, per quanto io venga dopo, non voglio un filo aggiungere. so che fedro non esita a rincarar sovente per ambizion la dose. 1725_1361_000044 che il ladro mai non rubi. al ladro, dice il proverbio. e poi si sa da un pezzo leon non mangia carne di eone e che 1725_1361_000045 socrate fabbricava una casetta e ognun voleva dire qualche cosa: o ch'era troppo larga o troppo stretta, ch'era bassa. una tana, una casupola indegna di persona, sì famosa. 1725_1361_000046 la scimmia e gli altri restano sì scossi che non osan fiatar. indi ripresa lemme lemme la strada ad alessandro. chiedon ragione ad alessandro. e come avria potuto render lor giustizia? 1725_1361_000047 per non perder la dolcezza d'un amor che, cieco il, rende l'animale innamorato. al consiglio acconsentì. ma un leone disarmato è un castello che si arrende. quattro cani ed un bastone ammazzarono il leone. sempre amor se fuoco prende, tu vedrai finir così. 1725_1361_000048 io vi dirò, se non mi fate male, dove potrete grassa prateria ed erba ritrovar, buona per voi. a quest'offerta si piegaro i buoi. 1725_1361_000049 folle, chi spera d'ingannare i cieli, i raggiri dell'uomo. iddio, confonde tutto ciò che il tuo cor serra e nasconde tutto. convien che all'occhio suo si sveli un pagan che puzzava, un po d'eretico e credeva agli dèi. forse con beneficio d'inventario, per ingannar l'oracolo, andò un giorno d'apollo al santuario. 1725_1361_000050 d'una linea i dardi non si piegano. allor, disse il vecchietto, vicin quasi alla morte. da solo o gente debole, saprò vincer la prova. risero i figli e alcuno pensò ch'ei fosse matto, ma poscia più non risero quando il fascio disfatto, il vecchio prese a rompere i dardi ad uno ad uno. 1725_1361_000051 andiam figliuoli, grida il padre a figli suoi. per quanto faccia parente al mondo più fedel, non c'è di chi sa far da sé. noi prenderem dimani le nostre falci e colle nostre mani il raccolto faremo e finiremo. 1725_1361_000052 il cavallo col cervo ebbe contesa e non potendo vincerlo nel corso, all'uomo fa ricorso perché l'aiuti a vendicar l'offesa. l'uomo gli salta in groppa e dato un freno da rodere al protervo, sì, lo spronò che finalmente il cervo nel corso venne meno. 1725_1361_000053 così potrò più libero e più pronto difendervi, se mai ne assalti alcuna delle bande che infestan questi boschi. ad un leon non si usa dir di no, anzi, vien ricevuto con rispetto e sollevato e corteggiato. 1725_1361_000054 un anno che sul numero poté contar de suoi re topolon. l'esercito spiegò dei topi eroi. di contro, anche le donnole spiegaron le bandiere e le schiere. respingono le schiere. ondeggia la vittoria di sangue. i campi scorrono, ma alfin narra l'istoria: i topi le toccarono. 1725_1361_000055 oh, quante son le gazze come questa al mondo, che le altrui penne si vestono, che de plagiari formano la casta. potrei scaldarmi contro lor la testa, ma ciò che ho detto basta. 1725_1361_000056 là dice: quest'erba è troppo poca. ehi, qua non c'è pe buoi letto più fresco. presto, alto in cascina, chi mi rovina le bestie? olà, c'è gran difficoltà a toglier quattro ragnatele ai muri. brutti figuri e questa roba. 1725_1361_000057 si narra che una gazza trovate un giorno d'un pavon le penne con arte intorno a sé. le accomodò a far mostra di sé. quindi, la pazza, con aria di persona, alta e solenne per il cortile e tra i pavoni andò. 1725_1361_000058 in casa del padrone chi comanda è l'eccellenza sua che trinca, abbraccia e mangia in fin che giunge il momento d'uscir a dar la caccia. ora incomincian le dolenti note di corni e trombe. scoppia un chiasso tale che par quasi il giudizio universale. 1725_1361_000059 correva ai tempi antichi una leggenda famosa, ch'io non so proprio se meriti d'esser contata a voi. per quel che possa aver di sale amici, io ve la vendo strombazzato. la fama avea pel mondo che alessandro figliuol almo di giove. 1725_1361_000060 fame. parlando d'un avar che un suo tesoro nascose in terra, esopo in una favola, ha detto cose d'oro, questo avaraccio, sordido padrone, no, ma schiavo. egli dell'oro di nascere, aspettava un'altra volta il suo denar per spendere. 1725_1361_000061 avvia d atene per servirti a lui. la scimia risponde. e per far grossa la bugia, son molto conosciuto alla città soggiunge e conto assai fra quelli della prima nobiltà. posso raccomandarti ad un cugino ch'è giudice di stato? 1725_1361_000062 ma il tempo passa. il mio magazzino non empio a ciarle inutili e nemmen la dispensa. or dunque, addio a. 1725_1361_000063 di volta in volta dici: ah, buon gesù, io non avrei mai più toccato ciò che a stento si raccoglie e sparisce in un momento allor amico. a che servono i guai? il passeggier rispose a quell'ossesso: se il tuo tesoro non lo tocchi mai, mettici un sasso e servirà lo stesso. 1725_1361_000064 capretta, prima d'uscire al pascolo, la porta, col saliscendi al malguardato ovile. chiuse la capra accorta e disse alla capretta, anima mia, la porta non aprire a chicchessia. se non ti dice il motto, canchero al lupo e a quello che lo porta. 1725_1361_000065 è della concordia soggiunse la possanza e il ciel. supplica e prega il moribondo padre che in ogni circostanza amor li stringa, amore ch'ancor sì ben li lega. 1725_1361_000066 contro il suo genio, invan altri s'ingegna di comparir amabile. un spaccalegna è sempre un spaccalegna. un asino già fu. conta la favola che, pensando di rendersi simpatico, disse un giorno fra sé: 1725_1361_000067 e come disse: vien colla sua gente, armi, cavalli e cani, e comandando in casa, allegramente compar. dice al padrone: i vostri polli sono grassi e teneri. facciamo prima un po di colazione. 1725_1361_000068 naufragò tutti morti sarian se in quel momento un buon delfino, il qual, secondo plinio, ha per gli uomini un certo sentimento, non ne traeva alcuni in salvamento, fra gli altri anche una scimia che in groppa gli saltò. 1725_1361_000069 questa bestia indiscreta viene, dice ogni dì, mattina e sera, si satolla di cavoli e di bieta, ridendo delle trappole e dei ciottoli che perdon contra ad essa tutto il credito. è un pezzo che la dura, questa bega, e quasi entro in sospetto che sia folletto, questa lepre o strega. 1725_1361_000070 ti son molto obbligato: risposele il delfino e allor suppongo ti sarà presente anche il pireo cospetto. egli è dei prossimi illustri miei parenti, il più parente. 1725_1361_000071 rivolto all'alleato. grazie, dice il caval non troppo saggio. permetti ch'io ritorni ancora al prato, albergo mio selvaggio, scusami, amico. a lui l altro rispose: ho fatta una scoperta che servir mi potresti in varie cose. talché non ti conviene l'aria aperta. 1725_1361_000072 viva colà dentro ogni sorta, vi fioriva d'insalate e bei fiori di mughetto e gelsomini e fresca erba cedrina per fare a caterina, il giorno della festa, un bel mazzetto. 1725_1361_000073 noi capita spesso di creder grandi cose alla lontana e quando son dappresso, non è che nebbia vana. 1725_1361_000074 quel brutto bertuccione aveva il torto di confondere un uomo con un porto. pazienza. ma conosco ancor dei musi, forse di lui più belli, che discorron di tutto ad occhi chiusi e cambian le montagne in fiumicelli. 1725_1361_000075 e ringraziar le stelle, i pezzi grossi vi lascir la pelle. e la ragion fu questa: che sui nemici, per incuter tema o per segno di grado e dignità, avea ciascuno in testa qualche cimiero, o piuma, o diadema. 1725_1361_000076 questi sono prosciutti della festa, dice il signor. è vostra cortesia, se vi piaccion, son vostri. grazie, amico, mandateli vi prego a casa mia. mangia il signore e mangia una caterva di cani e cacciatori e servitori, tutti animali e gente a cui non manca, per fortuna, un dente. 1725_1361_000077 i grandi presi in blocco son di solito larve di commedianti che fanno effetto sol sugli ignoranti. i ciuchi a lor s'inchinano perché capir non sanno più in là di quel che vedono. 1725_1361_000078 un cervo entro una stalla a rifugiarsi, corse un giorno, ma i buoi, non volendo saper de fatti suoi, comandarono a lui d'allontanarsi. o, amici, disse il povero animale: non mi cacciate via, io vi dirò, se non mi fate male, dove potrete. grassa prateria. 1725_1361_000079 allodola. già l'alba erasi desta e già pel solito cibo. la buona madre si allontana, ma al campo non arrivano i mietitori. a figli suoi rivolto, dice il padron, o che gli amici dormono anche a. 1725_1361_000080 seguendo i passi dell'avaro. un dì un certo beccamorto sospettò dov'era il morto e lo diseppellì. quando venne il vecchione e ritrovò vuoto il nido, per poco non morì. 1725_1361_000081 quando il delfin si accorse a qual bel tomo avea prestato il dorso, me lo tuffò nel mar e il suo soccorso offerse a un galantuomo e 1725_1361_000082 dov'è, dov'è la bella padroncina carina, t'avvicina quando le nozze. ehi galantuomo, a questo giova pensarci e presto mano alla borsa. un genero. ci vuole il buon signor con tenere parole. la ragazzina fa sedere accanto, le carezza una mano e poi pian piano sale. 1725_1361_000083 prostrati a suoi ginocchi, giurasser tutti obbedienza e omaggio. va colle cento trombe e gran spavento diffonde la gran dea fra gli animali non avvezzi a servir che al capriccioso e natural istinto. 1725_1361_000084 era fra i greci usanza e cani e scimie di condur sui mari per gioco ai marinari. accadde che un navilio, un dì con questa bella comitiva, non lungi dalla riva di atene naufragò. 1725_1361_000085 legacciolo nell'aria. ritornò l'uccel grifagno, lieto in suo cor del duplice guadagno, e carne e pesce cucinò per cena. l'insidia è spesso a chi la fa terribile, e sull'ingannator torna la pena. 1725_1361_000086 questo racconto è fatto per mostrare che un soldo in tasca ne val cento. al vento, l'ambizïon terribil come il mare coglie l'uomo e la barca a tradimento. 1725_1361_000087 vediam chi questo fascio sa rompere di voi e ciò che insiem lo stringe. vi spiegherò di poi. prova il maggior e un altro riprova anche il più forte, con gran sforzo di muscoli, ma invano. 1725_1361_000088 lega e molt'altre parole aggiunte. ei disse: addio, io vado ove m aspetta co miei parenti, iddio, ma spero che sarete sempre buoni fratelli. e mentre piangon essi versando un mar di lagrime, il vecchio 1725_1361_000089 se allargo io qualche volta, non è di vane iperboli amor, ma per dipingere soltanto delle cose presenti, il novo spirito e i vizi della gente. un uom che i piedi avea già quasi nella fossa, fatto di dardi un fascio, disse ai ragazzi suoi: 1725_1361_000090 in questa un can che andava vagabondo fiuta. il lupo dà il segno: escono in venti con forche spiedi par la fin del mondo o che vieni a far qui. gridano in venti i ha chiamato la donna e per lo scopo? ah, brutto muso, e avrò per i tuoi denti partorito il mio bimbo tenerello. 1725_1361_000091 dell'omaggio trascritta in cartapecora. la formola alla scimmia assegnr la delicata politica di svolgere gli articoli. quanto al tributo, un vicin re che molte cave d'or possedea, diede i denari fin che si volle. indi si venne al modo di trasportar il prezioso carico. 1725_1361_000092 io per pratica già so che a parlar d'amor a te non si va senza pericolo dal provar- iddio ti salvi- quanto amore sia terribile, indomabile padrone. ma l'amor messo in canzone, che si umilia oggi al tuo piè, più terribile non è. 1725_1361_000093 non è mai la prudenza inopportuna. due chiavi chiudon l'uscio meglio duna e le e a e la madre e il. 1725_1361_000094 se un po di taffettà a te somigli, oppur somigli a me. e merito non c'è se della mosca il nome gli si dà e non si chiaman mosche i parassiti dei ricchi e dei conviti. 1725_1361_000095 il cagnolin perché piccino, è il frugolo de padroni che in grembo se lo stringono, e giusto ciò non è. a lui bocconi prelibati e zucchero, perché sa dar la zampa al suo padrone, e per ogni smorfietta una carezza. e a me perché son bestia, non avvezza ai complimenti, sugo di bastone. 1725_1361_000096 bel gregge e tolti i capitali. in breve, se li vide andare in fondo e chi prima parea padron del mondo tornò servo a guardar capre e maiali. se prima egli era un tirsi, un melibeo, poco dopo restò bartolomeo. 1725_1361_000097 ingannato il delfin dalla sembianza, accolse il bertuccione con tanta gravità che in lontananza parea veder l'imagine di arione. sei tu d'atene. il buon delfin dimanda mentre al porto si avvia. 1725_1361_000098 non ti fidar. per uno che si fida, alzano i mille disperate strida fortuna ti promette mari e monti, ma come i venti, i disastri son pronti a io. 1725_1361_000099 che con egual discernimento e festa dei re volate e dei somari in testa, finché la troppa lunga seccatura morte improvvisa spesso vi procura. in quanto al dir che siete l'ornamento delle belle donnine civettuole, è un giuoco di parole. ché poca gloria, io vedo in verità. 1725_1361_000100 in quel tempo che le bestie ragionavan più d'adesso, i leoni pretendevano con noi stringer società. non ha forse, essi dicevano, non ha forse il nostro sesso, intelletto e forza ed anima come l'uomo? e una criniera per di più, che l'uom non ha? 1725_1361_000101 spesso, chi crede d'uccellar altrui. leggo in un libro vecchio: uccella i sui vecchie parole, ma sentenza schietta, degna che in voga ancora la si metta, com'io procurerò con questa favola. 1725_1361_000102 non vede ben che l'occhio del padrone dice fedro, con stil molto elegante. per fare più completa la lezione, aggiungeremo e: 1725_1361_000103 hi mise a dire i gemiti del nostro pover'uomo e chi le lagrime e l'ira onde si lacera le vesti a quell'orribile misfatto. il mio tesor m'hanno rubato, ahimè, gridava il mentecatto. il tuo tesor, un passeggier chiedé. 1725_1361_000104 anche fosse il diavol colla coda, dice il baron, lasciate fare a me che in due minuti o tre ve la metto al dover quando dimani. 1725_1361_000105 resta con me la passerai non male, sprofondato in un morbido giaciglio. comprese allora il povero animale. quanto pazzo era stato il suo consiglio. che giova il ventre pieno senza la santa libertà. già pronta era la stalla e preparato il fieno. e ancora adesso il suo peccato sconta. 1725_1361_000106 il cervo in un cantuccio rintanato, piglia, coraggio e fiato. e quando, quasi sul finir del giorno, vennero i servi a portar erba e fieno e venne nientemeno il sor soprintendente non che d'un cervo, quella buona gente non si accorse dell'ombra pur d'un corno. 1725_1361_000107 vedendo alcune guardie della costa galleggiar da lontano, un- non so che ell'è una nave dicon che si accosta, ell'è, no che non è. stanno a vedere e dopo alcuni istanti la nave diventò barca. battello, poi guscio, poi bastoni galleggianti. 1725_1361_000108 le tocca il fazzoletto con altre cortesie da cui procura difendersi. la bella, con rispetto. il babbo tace e bolle dal dispetto. già brulica di gente, la cucina si mangia, si tempesta. 1725_1361_000109 tranquilla in casa mia, allora io men vivrò con pena e con fatica. per valli e per montagne non andrò, ché la prudenza è di fortuna amica. vorrei che tu potessi in tal maniera la falsa gloria scerner dalla vera. 1725_1361_000110 mal possiede colui che ben non usa del suo denar. sappiatelo, o taccagni, che i guadagni ammucchiate sui guadagni e non avete un soldo all'occorrenza? chi trova differenza tra un giobbe che languisce sul letame e gli avari che muoiono di fame? 1725_1361_000111 e il mulo offrirono la schiena e a lor si aggiunse per aiuto, in seguito, il destriero e il cammello e vanno appresso. vien la scimmia, l'illustre diplomatica, e vanno un pezzo, allor che ad un crocicchio incontran l'illustrissimo leone. 1725_1361_000112 un topo grasso e bel che in argomento d'appetito e bocconi prelibati. non conoscea quaresima ed avvento. asolava gli spiriti beati d'una palude sul fiorito margine. 1725_1361_000113 trovato un piccol giunco, ecco che a mezzo la rana glielo stringe dei ginocchi. poi, quando entrambi fro andati un pezzo, quella che tira pensa di sommergerlo per farne ghiotto pasto a suoi ranocchi. 1725_1361_000114 questo lupo mi chiama alla memoria un altro lupo a cui toccò di peggio, del qual dirò la genuina istoria: stava messer il lupo alla vedetta d'un casolar assai fuori di mano. se mai la sorte, mentre ch'egli aspetta, non avesse a mandargli sottomano o un vitello di latte o una capretta. 1725_1361_000115 sepolto il genitore, i tre figli raccolgono la bella eredità. bella ma inviluppata da questioni e cause, con prossimi e vicini e imbrogli in quantità. dapprima i tre fratelli. stando d'accordo, vinsero, ma non duraro un pezzo. 1725_1361_000116 al chiasso. ch'essi fanno? com'era naturale, si svegliano i parenti e i vecchi creditori che ancora in tribunale ripigliano le cause, rinnovan le procure, trovan le cose oscure, assurde, inviluppate o male giudicate. 1725_1361_000117 per venir dunque alle corte, disse il padre: anima mia, la fanciulla è così timida che temer forse potria delle dure tue carezze, de tuoi baci troppo ardenti, fatti prima rader l'unghia e limare un poco i denti. 1725_1361_000118 commendator che dice: o bravi, ben trovati. viaggio anch'io, signori, per quelle parti e vo a pagar la tassa. anzi, fatemi grazia, ove non pesi troppo, di prender questo mio fardello, un po per uno, infino alla città. 1725_1361_000119 ma conosciuta. a un tratto, ecco la fischiano, l'insultano, l'incalzan, la berteggiano, la beccan, la spennacchian, mezza morta fra le sue pari. allor scappa la misera che in faccia. ora le chiudono la porta. 1725_1361_000120 il topo curioso accettò subito. ella prima gli mostra gentilmente le delizie del suo limpido bagno e tutte quante del paterno stagno, le cento rarità, le vie, la gente, non che le leggi del governo acquatico. 1725_1361_000121 è del buon uomo, la speranza che al dio non mancò mai nella disdetta, la solita pietanza. stanco alfin d'aspettare, il poverino un dì, preso un baston, spezza il suo dio e, oh vista, n'esce un fiume di doppione di quelle d'oro che dimando anch'io. 1725_1361_000122 possedeva un pagano, un dio di legno, un dio di scorza dura che avea le orecchie solo per figura, nel quale ei confidava, ed a tal segno che gli costava un occhio della testa a mantenerlo in festa. 1725_1361_000123 alla signorina di sévigné. sévigné, tu che alle grazie d'ogni grazia sei modello, tu che in cor ti vanti rigida quanto splende il viso, bello deh. concedimi attenzione per il tempo d'una favola nella quale mostrerò come amor vinse il leone. 1725_1361_000124 le solite parole che non avranno effetto, dice la madre. e fu proprio così, ché dei parenti non si vide l'ombra allo spuntar del dì pazzo colui che fuori delle maniche non sa tirar le braccia. ma 1725_1361_000125 soffocarlo. s'ingannò lo sciocco, ché apollo, il qual fiutò tosto il tranello- o vivo o morto ti conosco, allocco- disse agli allocchi: serba le tue trappole e il corbello rimase ancor corbello. è inutile ch'io aggiunga che certi strattagemmi non si fanno con chi ci vede ed ha la mano lunga. 1725_1361_000126 un pollo d'india o qualche altro provento di cui ne passa sempre un reggimento. un dì che si annoiava ode ad un tratto una donna gridare a un suo bambino: aspetta, piangi ancor se fai da matto. quel tal lupo che mangia chiameremo. 1725_1361_000127 lasciate ogni sospetto. a lor rispose la prudente allodola. se questo solo ha detto, non c'è ragione in ver d'essere in pena. udremo poi quel che dirà. frattanto, mangiate allegramente. ecco la cena, ed a suoi figli accanto quindi si addormentò la saggia allodola. 1725_1361_000128 nessun idol bocconi mangiò più grassi e buoni che l'uom. tra i fiori, a renderlo propizio, offriva in sacrifizio. il dio, con tutto ciò, non gli procura fortune, eredità, soldi o regali, se non, di tanto in tanto temporali sui campi lavorati che la borsa al tapino ancor rende più stretta. 1725_1361_000129 a forza d'abitudine, ciò che prima ti sembra orrido e strano diventa mano mano comune ed ordinario, come ancora dimostra la seguente favola che mi passa per la mente: 1725_1361_000130 or, come mai potranno a nuovo re piegare il collo? presto, fuor delle tane a torme sbucano e nel deserto, in assemblea si adunano e dopo molta agitazione e chiacchiere si vota di obbedire. 1725_1361_000131 ei temeva che la bestia non andasse sulle furie o che, smessa la modestia, non facesse uno sproposito la fanciulla a cui non era, come avvien punto antipatico, un amante ardito e forte e con tanto di criniera. 1725_1361_000132 arrivan finalmente a un praticello tutto smaltato, a variopinti fiori, tra ruscelli scorrenti, ove le mandre lieta fanno sul pascolo la vita tranquillo albergo di soavi aurette. 1725_1361_000133 dunque, amica, non far più la saccente e non parlar, sì, forte. mosche e mosconi, razza maledetta, non stanno nelle sale della corte e questo sol vi aspetta che, al cader delle foglie, finite poi di gel, di fame e in doglie. 1725_1361_000134 un giorno quelli ascoltano che l'uom del campo ai figli suoi dicea: bionda è la spica or che si aspetta ancora. dite agli amici che le falci apprestino e vengano con noi le biade a cogliere dimani. 1725_1361_000135 pur seppe tanto bene operar poi che in pochi anni rifece i cenci suoi. rifatti i cenci quando, dalle sponde, di nuovo, il mar col suo splendor l'alletta. signor mar, il pastore gli risponde: tu vorresti il denar, ma aspetta, aspetta. 1725_1361_000136 teneva egli, sepolta sotto terra una pentola ripiena di bei doppioni ed il suo cor con loro. e giorno e notte andava, anima in pena, sempre il pensier raccolto al morto suo, sepolto in strada, a letto, a tavola. sempre temea che qualche temerario osasse, oh dio, toccarne il santuario. 1725_1361_000137 per piccola che sia, piacesse al ciel, risponde quel sapiente che fosse piena di sinceri amici. e fu bene risposto in fede mia. ognun si chiama amico, ma demente è chi sopra un tal nome si riposa. d'amico il nome è forse il più frequente, ma la vera amicizia è rara cosa. 1725_1361_000138 chi per il primo vide il dromedario scappò per lo spavento da un animal così straordinario, il secondo a guardarlo si fermò e il terzo fatto un laccio, un bel momento al collo della bestia. 1725_1361_000139 aiutati da te, dice un proverbio ch'esopo al tempo suo già mise in credito entro le biade ancora verdi. e tenere il nido fan le allodole. nella bella stagion che si apre e pullula la terra ai primi amori, quando leoni e gelidi mostri marini e allodolette sentono a un modo i dolci ardori, 1725_1361_000140 in fuga, vanno scappano. per quanto psicarpace e il gran meridarpace e il forte invitto artapace sostengano il conflitto alfin, bisognò cedere soldati e generali. ma se la minutaglia e la minor canaglia poté trovar ricovero nei buchi, nelle fratte. 1725_1361_000141 va ben, va bene. gli dice: ma se viene l'uom dai cent'occhi, come sempre suole e guarda e cerca intorno scommettere. non vo sopra il tuo corno. ed ecco, entra il padrone, entra ed adocchia, chiama, rimbrotta i suoi. 1725_1361_000142 il mio tesor ch'era sepolto qui sotto una pietra. tempo ora non è da seppellir il tuo tesor, così è meglio il tuo denar, almen mi pare, in casa conservare o non lontano se vuoi, di volta in volta ad un bisogno averlo sottomano. 1725_1366_000000 volendo, re leon, scendere in guerra, dirama un bando a tutti gli animali che vengan da ogni parte della terra, ciascun nelle sue fogge naturali. l'elefante, oltre al combattere a portar l'artiglieria e i foraggi, è valentissimo gran maestra in strategia. è la volpe e sa la scimia, il nemico gabellar. 1725_1366_000001 ogni poco fa numero in suo core, disse quell'uomo, e il butta nella cesta per cominciar la festa. sono così piccino e inconcludente. il pesciolin gridò che in me non hai da consolare un dente, lasciami andar. quando sarò carpione nella tua rete, il giuro tornerò. 1725_1366_000002 quando il gufo tornò dalla campagna e non trovò di tutti i figli suoi che l'unghie e i becchi asciutti, le grida disperate al cielo alzò e contro l'assassin, lo sdegno e i fulmini dei numi, supplicò. 1725_1366_000003 che val bestia minchiona d'aver la gamba buona, le dice la pernice scherzandola quand'ecco i cani addosso, accorrono e la celia le mozzano nel becco. 1725_1366_000004 a questo dir scoppiò di risa un tale fracasso generale che seguitò la coda a rimaner di moda. e la vecchia padrona e 1725_1366_000005 convien questa lezione a molta gente, senza discrezione. non son gli esempi rari di quei che, per la gola dei denari della fortuna al gioco, perdono il molto e il poco. 1725_1366_000006 quando, sull'alba in punto, il suo galletto salutava il gran febo luminoso, la vecchia sgambettava fuor del letto in un giubbone lacero e tignoso, accendeva una lampa e senza indugio si dirizzava verso lo stambugio dove, in braccio del sonno abbandonate, dormivan le due donne disgraziate. 1725_1366_000007 questi non son del nostro amico. i figli esclama, e bene, io posso mangiarmeli, sì, disse. e la grifagna che non è ne suoi pasti, pitagorica, se li rosicchia tutti fino. 1725_1366_000008 viaggi. chi il corpo si sente più saldo qui dentro la cenere deh, lasciami al caldo il vaso di ferro per fargli coraggio. non darti pensiero: diletto vicino in ogni momento del nostro viaggio. avrai nel mio corpo usbergo e cuscino. 1725_1366_000009 un vicin mercato, due compari a corto di denari, vendettero d'un grande orso la pelle d'un orso, ben inteso, che non aveano ucciso ancor né preso. 1725_1366_000010 l'una si stira e ricomincia i guai, l'altra, schiudendo un occhio, il consueto augurio manda a quel gallo indiscreto che canta sempre e che non crepa mai per mantenere forse la parola. un bel giorno il galletto si trovò nel sangue, con un ferro nella gola. ma l'assassinio, il male peggiorò. 1725_1366_000011 una volpe più furba del diavolo, che sentiva di volpe lunge un miglio. famosa mangiatrice di galline e terror d'ogni coniglio, un giorno restò presa in una trappola. 1725_1366_000012 soffiando, come ho fatto, scaldo in pria le dita e quindi soffio per raffreddar il liquido, disse il satiro allor caro va via. a me sembra una cosa assai barocca e tolga il ciel ch'io voglia dormir con un che soffia il caldo e il freddo dalla stessa bocca. 1725_1366_000013 ma qui soggiunge il ghiotto. ci vuol malizia e a passi misurati vien innanzi e si spaccia a lui per dotto discepolo d'ippocrate, che sa guarire i mali più invecchiati col semplice decotto dell'erbe ch'ei conosce. ad una ad una, sia detto senza alcuna vanteria, come se fosse nato in spezieria. 1725_1366_000014 conosci i figli miei chiese l'uccello caro a minerva. io no or temo se distinguerli. non sai che tu ne faccia un dì tristo, macello. 1725_1366_000015 becco sull'ali, confidava la meschina, ma non avea ben fatto i conti suoi col falco dalla zampa malandrina e il gufo l'aquila e. 1725_1366_000016 mi son io, se a me non diede il cielo omeri e braccia d'ercole robuste. invidia e vanità sono i due gangheri su cui si aggira questa vita umana e dove anch'io la favoletta impernio. 1725_1366_000017 un animal cornuto col corno, offese un giorno il re leone che, per levar fin anco l'occasione, sbandì tutte le bestie dal suo regno ch'han sulla fronte qualche aguzzo segno e cervi e becchi e buoi, capre e capretti. a far fagotto furono costretti ed a cercar paese più sicuro. 1725_1366_000018 vizio e virtù l'un contro l'altra, armato senno e stoltezza, in bilico e contrasto: ecco il gioco onde spiegasi siccome possa la rana invidiar del bove la grandezza e gonfiar fino alla morte e il lupo urlar contro l'agnello e in guerra mover la mosca e l'umile formica. 1725_1366_000019 della seguente favola: il costrutto è fatto per coloro che, per troppo voler, perdono tutto. aveva un certo tale: una gallina che faceva ogni giorno un ovo. 1725_1366_000020 una vecchia stizzosa come un cane. al suo servizio mantenea due schiave tanto leste al filare e tanto brave che avrian rubato anche alle parche il pane. la vecchia avara la giornata intera le faceva filar sempre, filare sempre col fuso in man, dall'alba a sera, anche il tempo, cred'io, del desinare. 1725_1366_000021 e mentre il furbacchiotto si avvicina per stringere il malato, questi che odora il fiato all'animal sapiente gli stiaffa in viso un calcio sì potente che il naso manda in broda e i denti e le mascelle gli dischioda. 1725_1366_000022 buon pro, disse fra sé a chi saprà servirselo per cena. se invece di caval fosse montone, sarebbe quel boccone che più conviene a me, che piglierei d'un salto e senza pena. 1725_1366_000023 un lupo. nella dolce primavera, quando i prati, la mite aura rinnova ed escon gli animali alla pastura. un lupo dico. andando alla ventura, in mezzo a un praticello, vide un cavallo abbandonato e bello. 1725_1366_000024 meglio per te se, per amor de tuoi, non avessi gonfiate le parole e le e. 1725_1366_000025 voi, grandi, per quel poco che ne so, come gli dèi lassù non state a calcolare il meno e il più, ma fate dei mortali quel conto che si fa degli stivali. oh sì, povero a me se me li mangi, amico. orbe, se vuoi che non tocchi una penna a figli tuoi, me li presenti o fammene il ritratto. 1725_1366_000026 che mai si fa di questa roba inutile che spazza il sozzo fango della via? non sarebbe più bello e assai più comodo addirittura di tagliarla via? magnifica proposta soggiunse qualcheduna ivi presente. voltatevi di là, madama, e subito avrete la risposta. 1725_1366_000027 fortuna volle che la dea fortuna passasse a lui vicino e assai cortesemente lo svegliò. mio caro disse: ascolta, non esser sì imprudente un'altra volta, perché sempre vicina non sarò se tu cadi, la colpa mia non è, ma la gente la piglia poi con me. 1725_1366_000028 ché per timor che passi troppo l'ora, come se fosse da un folletto invasa la vecchia molto prima dell'aurora si sente tramestare per la casa. così le donne, per amor di pace, dalla padella cadder nella brace e 1725_1366_000029 vedendo che martino il mugnaio menava al suo molino i leoni, stupì naturalmente per via tutta la gente. c'è in francia e c'è in italia, dei messeri che tornan questo apologo di moda: lusso e sfoggio e di servi una gran coda. tengon luogo dei meriti sinceri. 1725_1366_000030 la cortesia tornò, molto gradita, all'uom che, freddo ed umido, per riscaldarsi l'unghie col fiato si soffiò sopra le dita e quando fu servito il desinare, ancor sopra ci soffia. meravigliato il satiro gli dimandò che giova ora il soffiare. 1725_1366_000031 l'asino disse a fare da trombetta: ha una voce più forte della mia e la lepre sarà nostra staffetta. il leon capì da saggio che si può cavar vantaggio da qualunque attività. nulla è inutile a chi. 1725_1366_000032 e fuori me la caccia dalla tana. molosso andando a caso la trova e dando a credere da cane che non ama dir bugia che gita, sia lontana, il tempo non le lascia di dir. 1725_1366_000033 poté fuggir, ma nel fuggir, la coda restò tra i ferri in pegno, piena di rabbia quindi e di disdegno, non volendo esser sola in quella moda, un dì, nell'assemblea delle volpi, esponeva: 1725_1366_000034 per non parere gente, mammalucca dicon tutti. sì. sì, quella è la mia, mercurio gliela dà, ma sulla zucca a castigar la loro ladreria o furbi, è sempre buono di saperlo- che il padre eterno non è poi. sì, merlo, e. 1725_1366_000035 anch'io discrete, amo le grazie esopo. apre la via per cui cerco a quel fine alto, seguirlo ove egli tende anch'io. se mai non tragge il mio lettor alcuna dottrina o compiacenza, oh almen, mi giovi l'indole allegra che allo scherzo mira e che conduce il vizio alla burletta. 1725_1366_000036 corni, corni. questi, rispose il grillo astuto. per quel che vedo, anch'io son orecchie, amor mio, delle più belle, che sian uscite dalla man di dio, corni od orecchi. se ad alcuno il ruzzo o l'interesse torna di dire che son corna. 1725_1366_000037 un pesciolin diventa un pesciatello e poi, la dio mercé, se mangia e cresce, è ver, diventa un pesce. ma non dimostra aver troppo cervello chi lascia il pesce piccolo per pigliarlo di poi più grosso e bello. un carpioncel meschino nella rete incappò del pescatore. 1725_1366_000038 davver subito fatto. sono uccellini belli e graziosini, che non hanno gli eguali infra gli uccelli. se tu li vedi, esclami: ecco, son quelli in mente. ben, rimarca questi segnali e fa che per tuo mezzo non entri in casa mia la trista parca. 1725_1366_000039 quando un cavallo va così slegato, gli dice in mezzo al prato: in medicina questo è un gran segnale ch'egli si sente male. se don poledro vuole ch'io lo visiti, prometto di guarirlo, gratis, s'intende, e senza obbligazione. 1725_1366_000040 dottor nero e dottor rosa d'un malato. accanto al letto fra di loro disputavano malattia pericolosa. l'un dicea: faccenda seria. il malato, per mio conto, è già spacciato. 1725_1366_000041 questa è scritta per voi, spiriti gretti che buoni a nulla a mordere, vi date l'opere belle e gli uomini più eletti. mordete poco è il danno che i vostri denti fanno. la virtù per l'invidia rosicchiante è ferro duro, è bronzo, è diamante. 1725_1366_000042 avea ragion da vendere la buona dea volubile che al mondo d'ogni male è fatta responsabile. sempre gli sciocchi pensano di scaricar la colpa dei malanni tirando la fortuna per i panni. sia l'uomo dritto o storto, sempre fortuna ha il torto. 1725_1366_000043 nel portar certe reliquie, un muletto lusingavasi che per lui gl'incensi fossero e le lunghe litanie onde, spesso, riverente per le piazze, per le vie, salutavalo la gente. 1725_1366_000044 e avvenne proprio quello che disse il padre loro, ché il campo lavorato e dissodato trasser sì gran raccolto, in fin dell'anno, che quasi dove metterlo non sanno. ben fu il padre, saggio astrologo nel mostrare che il lavoro da sé solo è un gran tesoro x. 1725_1366_000045 semplicità. l'appetito non toglie colto dall'acqua come il ciel la manda. un passegger ospizio cercò nell'antro e subito fu invitato a gustar della vivanda. 1725_1366_000046 i cacciatori chiaman dalla traccia i mesti cani, ma la bestia ingrata non si mette a brucar la sua benevola benefattrice come un'insalata. e mal per lui, ché allo stormir ritornano i cani e addosso piglia del suo sangue. la vite ei fe vermiglia. 1725_1366_000047 vicino a un oriolaio abitava, raccontano, un serpente incomodo vicino certamente, che in bottega un bel dì dalla finestra per desinare entrò, ma non trovando nulla, né cacio né minestra, a rodere una lima cominciò. 1725_1366_000048 a queste parole il debol si attacca al forte compagno e vanno con dio. ma zoppica tu che zoppico anch'io. un fianco si pesta, un altro si ammacca. 1725_1366_000049 e nel bosco si rintana, un degli amici scende allor dal ramo e coll'altro di cuore si congratula che ancor la sia passata così piana e non t'ha della pelle. anche discorso quando il muso all'orecchio avvicinò. 1725_1366_000050 vivea la lepre, nello stesso campo, colla pernice, i giorni suoi beati, quando un branco di cani scatenati costrinser quella a chiedere uno scampo nella sua tana oscura. 1725_1366_000051 che cosa credi o bestia ora di fare? disse la lima a lui, tranquillamente una lima di ferro rosicchiare o piccolo animal senza cervello, prima che tu di me mangi un granello dovrai, sul ferro, consumare il dente. il tempo sol potrammi consumare. 1725_1366_000052 tornando dalla scuola, un ragazzino si pose a sonnecchiar soavemente sopra l'orlo d'un pozzo assai profondo. ogni cosa ai ragazzi è un buon cuscino. se un vecchio fosse stato sì imprudente o un padre di famiglia, scommetto che sarìa cascato in fondo. 1725_1366_000053 non l'ho detto, non l'ho detto. esclamava dottor nero. il malato a miei pronostici ha creduto più che a voi. grazie tante, trionfante disse l'altro. ma il malato, se creduto avesse a noi, non sarebbe mai crepato. 1725_1366_000054 ma fuvvi chi gli disse: o barbagianni, te stesso accusa autor de tuoi malanni, o il senso natural che sempre vuole chi ne somiglia render belli e amabili. 1725_1366_000055 questa è l'opera mia, che si distende, ampia comedia in cento atti diversi e che per fondo ha l'universo intero: uomini, dèi, lo stesso alto tonante, e gli animali. e il portator di belle ambasciate alle belle, almo mercurio. 1725_1366_000056 non vanno mezz'ora che contro il più forte ha rotte le costole il vaso di terra. chi sta co suoi pari, in pace ed in guerra, del povero vaso non corre la sorte. 1725_1366_000057 invan piange la bestia invan pietà dai cacciatori supplica della sua carne. ebbe ciascun un tondo ed i cani ne furon consolati. esempio a quanti ingrati son nel mondo e 1725_1366_000058 la scure. dice che piangendo chiedi: la sai tu riconoscer, se la vedi, altro che quel risponde: è questa forse? e gli porge una scure tutta d'oro. non è questa, egli un altra. gliene porse d'argento, non valea tanto tesoro. 1725_1366_000059 salta l'orso ed è terribile, le fortezze ad assaltar. volevano i ministri mandar via gli asini sciocchi e i timidi lepratti. ma non volle il leone a tutti i patti. 1725_1366_000060 l'uno svelto s'arrampica su un albero, l'altro si butta in terra colla faccia e fa il morto. non fiata, avendo udito che l'orso con chi puzza di cadavere, di rado si è mostrato inferocito, puzza da morto andiamo, disse. 1725_1366_000061 una montagna presso a partorire. di tali strida, l'aria riempiva che la gente che udiva da lontano diceva: il fantolino, una città sarà come milano e nacque in quella vece un topolino. 1725_1366_000062 in volta ognun pronto al mio cenno, ma non perciò, signor, venni quest'oggi innanzi a voi. i chiama altro argomento: un boscaiol un dì smarrì la scure da cui traeva il suo boccon di pane. 1725_1366_000063 un asino, sebben asino tondo, vestito della pelle del leone. il terror divenuto era del mondo, ma gli sbucò un orecchio e bastò questo per svergognar quell'animal poltrone. mastro bastone poi faceva il resto. 1725_1366_000064 a sentirli. degli orsi era il campione e la pelle. soltanto una fortuna da foderar. non una, ma due zimarre contro il più ribelle freddo della stagione. prometton che in due dì saranno pronti la pelle a consegnar. non altrimenti che la pelle trattassero d'un fico. 1725_1366_000065 se vuoi saper, risposegli il cavallo. ci ho una pustema grossa sotto un piede e il medico burlone. ahimè, son mali seri e che richiedon qualche operazione un po pericolosa, ma non importa, credi all'arte mia, io so la chirurgia e servo dei cavalli cavalieri. 1725_1366_000066 vite, all'ombra d'una vite alta e frondosa, come crescon sovente nei caldi climi. un cervo spinto in caccia, timido, si accovaccia e nella selva delle foglie spesse poté salvar la pelle sua preziosa. 1725_1366_000067 e non avea da vendere neppure i cenci suoi per vivere. dimane, onde, piangendo, supplica gli dèi o mia scure, gridando: o dove sei o giove, a me la rendi e mi darai, signor del cielo, una seconda vita. nell'olimpo risuonan questi guai tal che mercurio, l'alma intenerita. 1725_1366_000068 un vaso di ferro a un altro di creta. un giorno chiedeva: viaggi vicino. no, caro, la fragile natura mel vieta restare. desidero accanto al camino un picchio, uno spigolo che a sorte mi tocchi, può subito mettermi in quindici tocchi. 1725_1366_000069 è così, risponde il poveretto con tutto il cuore, o mio signor l'accetto. quando si seppe il caso. in un momento ogni altro boscaiol perdé l'arnese. quindi risuona il ciel di un tal lamento che giove n'ha le orecchie un poco offese. scende mercurio nuovamente a loro e mostra a ciaschedun la scure. 1725_1366_000070 credendo che la bestia peregrina chiudesse in grembo qualche gran tesoro, l'uccise e, aperto il fianco, la sua gallina simile trovò a tutte l'altre che fan l'ovo bianco. così il suo danno ei stesso procacciò. 1725_1366_000071 tesor, zappatelo, scavatelo, frugatelo e troverete ciò che vi prometto. quando fu morto il padre, per gola del tesoro, corrono i figli e zappano scavan di qua di là la terra, in ogni lato. 1725_1366_000072 i colpi e gli spigoli conosco da un pezzo e vigile sempre a mettermi in mezzo né corpo né punta di cosa un po dura non fia, che ti rechi dolore o frattura. 1725_1366_000073 senza tappeto, tavola e divano. in fondo a una selvatica grotta si trasse un satiro a desinar, colla scodella in mano, accanto i figli e la diletta moglie sul musco. anche sedevano e lieti masticavano. 1725_1366_000074 delle disgrazie altrui fa di non rider mai, perché chi t'assicura che sempre fortunato nel mondo esser potrai? ciò ben dimostra in varie sue favolette esopo, e questa, ancor ch'io recito, mira diritta a non diverso scopo. 1725_1366_000075 allora sì che avrò la proporzione da far un buon contratto, mentre occorron dugento pari miei a riempire un piatto e tal piatto che anch'io non mangerei. 1725_1366_000076 al contrario, dottor nero, dicea l'altro, ed io prometto di tirarlo fuor del letto tra due medici in contrasto ne giudizi. e nella cura il malato poveretto pagò il debito a natura. 1725_1366_000077 il lupo, nel partir, disse in suo core: fornaio, fa il fornaio, ognun il suo mestier, faccia pel quale dal cielo è destinato un lupo nato ad esser macellaio, sarà sempre un gran povero, speziale e. 1725_1366_000078 vedendo anche la lepre degli orecchi, l'ombra allungarsi aguzza sopra il muro, temé che qualche inquisitor, per poco, pigliandole per corna, non le facesse un maledetto gioco. addio grillo esclamò: cambio dintorni per cagion, tu lo sai, di questi corni. 1725_1366_000079 e senza fare i conti coll'orso, vanno in traccia dell'amico. vanno ed ecco che subito si affaccia la belva che galoppa e mostra i denti. contratto, addio, non è quello il momento di far affari colla bestïaccia, ma di scappar, e scappan come il vento. 1725_1366_000080 ma trovò chi, finalmente, gli levò dal cor l'inganno. non per te gl'incensi e i cantici- bestia sciocca dal buon popolo si fanno, ma per ciò che in spalla porti. rendi dunque alle reliquie quest'onor che non ti tocca, alla croce al grado al titolo. illustrissimi cretini, non a voi sono gli inchini. 1725_1366_000081 allor ne trasse una di legno. ah, questa è mia, la riconosco al segno. lieto sarei se tu mi dassi questa e tu le avrai, buon uomo, tutte e tre. la tua fede è sì grande e tanto onesta che pagata vuol essere da me. 1725_1366_000082 n'avessi sulla fronte, meno ancora di quelle ch'ha lo struzzo, saranno corna, corna da bisonte. che giova il protestare? ti si piglia e ti si porta dritta alla bastiglia v. 1725_1366_000083 a lui rispose il furbo pescatore insipido: sì o no nella padella, pesce predicatore, andrai stasera- e quasi mi lusingo che sarà la tua predica più bella- un ho vale di più di cento. avrò l'uno, almeno, è sicuro, e l'altro no. e e. 1725_1366_000084 i cani ed alla testa era grifone. restaron colla voglia del boccone, ma il lappa, un della scorta, un forte e baldo cane levrier, filosofando, a naso gli parve della preda, sentir l'alito caldo. 1725_1366_000085 lavorate, faticate. un tesoro immancabile è il lavoro. un ricco contadino ridotto al lumicino chiamò d'intorno i figli e a lor, così parlò: il vostro poderetto. mai non vendete o figli, perché di certo io so che v'è sotto nascosto un gran tesor. 1725_1366_000086 pensando a questa favola, così falsa di fuori e vera in fondo, mi raffiguro certi poetonzoli che prometton cantare il finimondo e giove e il tuono, e i fulmini, e i titani, e d'una cosa sì straordinaria non ti resta allo stringer delle mani che cosa? un poco. 1725_1366_000087 l'aquila e il gufo. un dì, fatta la pace e scambiato l'amplesso, l'una giurò parola di regina e giurò l'altro, in fe di barbagianni, che non avriano a danni e alla rovina de figli loro congiurato mai. 1725_1366_000088 e ora il vaso di terra e il vaso di ferro. un vaso di ferro a. 1725_1366_000089 non molto tempo andò che il barbagianni babbo diventò e un dì ch'egli era fuori per la spesa, l'aquila venne e visto in un oscuro crepaccio d'una grotta ovver d'un muro preciso ancor nol so, certi uccellacci di sembianza offesa, goffi, rognosi e cupi e rauchi al canto. 1725_1370_000000 e sarebbe impiccato in luogo pubblico, spacciatamente e senza cerimonie, con appesa alla schiena la retorica ch'ei va vendendo come roba onesta e con orecchie d'asin sulla testa. 1725_1370_000001 signori. sì, dicea, datemi un asino, un asino ferrato, ed io più classico vel do di quanti sono all'accademia. udito questo un re di buon umore. mandò a cercar del grande professore. 1725_1370_000002 lo strano spauracchio. voce ha feroce e stridula e, a guisa di pennacchio spiega una coda variopinta e ricca. voleva il topolin parlar d'un gallo, ma fece una pittura così strana che non si fa d'un'orca o d'un sciacallo, né di qualunque bestia americana. 1725_1370_000003 di noi disse: la lepre dai piè veloci o mia buona comare. credimi che questa è una pazzia. stasera quattro grani prova a pigliar d'elleboro. però se lo scommettere, ti piace, scommettiamo. 1725_1370_000004 sempre il mondo fu pien di vendifrottole che van spacciando le più strane iperboli. l'uno sul palco bravar osa il diavolo e l'un ti stampa sopra un cartellone ch'egli ti dà dei punti a cicerone. 1725_1370_000005 se ciò sia bene o mal, vedano i critici. contentiamoci intanto dei confronti al qual intento conterò del frigio la nota favoletta del pastore e con qualche ricamo sottilissimo, quella che babria fe sul cacciatore. 1725_1370_000006 lasciami andare. nella sua disdetta, disse quel tristo uccello al contadino: mal non t'ho fatto, abbi pietà di me. e questa poveretta che male ha fatto a te. e 1725_1370_000007 la poverina avea sfuggito appena il perfido tranello che si sentì ghermir dal tristo uccello: la legge universal. ora vedrete ché mentre a spennacchiarla ei l'unghie mena, rimase ei stesso preso entro la rete. 1725_1370_000008 aspetta me e, feroce di collera com'è, dà mano ad un'accetta e zic zac, l'affetta presto, presto in tre: porzion la coda, il capo e il resto. guizza e cerca il serpente di ricucir le membra inutilmente. 1725_1370_000009 contadin lo prese in grembo e senza pensar la conseguenza d'un atto di sì stolta carità innanzi al fuoco adagio: lo distende e riaver lo fa. il gelato animale ancor non sente il tiepore che già l'anima snoda, ma colla vita ritornò il serpente. 1725_1370_000010 move la testa, soffia, alza la coda e, ingrato senza cuore, s'inarca e già sta per spiccare il salto contro l'amico suo. benefattore o brutta bestia senza gratitudine, gridò quel galantuomo. 1725_1370_000011 il re gli fa pagare uno stipendio a patto che in dieci anni su una cattedra ei mettesse la bestia atta a discutere che se mancasse all'obbligo annunciato sarebbe in luogo pubblico impiccato. 1725_1370_000012 lontana. molti hanno coraggio di sfidare i pericoli che poi scappan le gambe in spalla al buon momento. coraggioso è colui che regge a prova e colla man tocca il cimento e vince l. 1725_1370_000013 mentre sfilan l'altre bestie in solenne comitato a far visita ufficiale al magnifico animale troppo poco persuasa, una volpe stette in casa e si dice che dicesse: se guardate l'orme impresse nella polvere, vedrete che nessuno torna indietro. ad uno ad uno vanno tutti nella rete. 1725_1370_000014 vuoi vedere? così potremo un poco al bel volo godercela fra noi, senza tante parole. a lui rispose il sole. anzi, fra noi facciam scommessa: a chi prima saprà scoprir le spalle del galantuomo, a te comincia, primo ch'io mi lascio soffiar anche sul viso. 1725_1370_000015 al fetonte d'un gran carro di fieno. un dì cadde il baroccio in una forra intorno non v'è gente che il soccorra e il luogo è un non ameno deserto, in mezzo ad una prateria nella bassa provincia di pavia. 1725_1370_000016 tratta allo specchio una meschina allodola. venìa dove un villan facea zimbello agli uccellini, allor che un falco librasi sull'ali, ed ecco, rapido per l'aere. precipitando, piomba su lei che canta all'orlo della tomba. 1725_1370_000017 presto sul corpo il suo mantel, si strinse il viandante, sì che il vento non entri invan. s'insinua questo dentro le pieghe e sotto il bavero, ché l'uom prudente, ancor più stretto, attagliasi il panno al dosso e fu tempo perduto. 1725_1370_000018 un topolino ingenuo che nulla ancora conoscea del mondo. un giorno fu lì, lì, per essere pigliato. e il brutto rischio, raccontava alla mamma sua. così non ero ancora andato oltre i monti che fan cerchio allo stato e camminavo, lesto, alacre, come un giovin topo che vuol farsi un nome. 1725_1370_000019 in autunno. si sa che pazzo è il tempo. ora piove, ora è bello. or splende il sole, or distende la bella iride il lembo del suo vestito. avviso a chi viaggia di portarsi per strada un buon mantello. 1725_1370_000020 celebrando un tiranno, i suoi sponsali beveva e allegro schiamazzava il popolo, affogando nel fiasco i vecchi mali. esopo sol, si narra. allora dimostrò con una favola ch'era sciocca la gente a far gazzarra. 1725_1370_000021 padre, giove, padre, giove, se un vitello poco fa t'ho promesso, ti prometto adesso un bove. voglion dir queste parole: che il mortale mai non sa ciò che vuole e che non vuole il, il leone e. 1725_1370_000022 e gli disse: dottore eccellentissimo, ho nelle stalle un asinel d'arcadia che voglio addottrinar nella retorica. benissimo, risposegli il giullare. vostra altezza non ha che a comandare. 1725_1370_000023 male per te, figliuol, disse la madre. l'animal grazioso e benigno sotto apparenza ipocrita è un nemico terribile e maligno, mentre l'altro, di cui tanta paura racconti, è un animal inconcludente che un giorno o l'altro, quasi son sicura, vedrò sopra il mio piatto. 1725_1370_000024 se a tempo non arrivi, a che ti giova il correre? è ciò che ben dimostra quella scommessa strana che fecero fra loro la lepre e la testuggine. vediam, gridò, costei, chi di noi arriva prima di quella strada in cima? 1725_1370_000025 l'unico bel guadagno sarà che moriranno le canne e i giunchi e seccherà lo stagno. addio, ranocchi, svaporato il mondo, sarem ridotte dello stige. in fondo, i pare a mio buon senso naturale che per ranocchi non parlasser male l. 1725_1370_000026 a piccionaia tornano gli amori. risa e sollazzi e danze a poco a poco tornano ancora in gioco di giovinezza. nella lieta fonte si tuffa e terge ogni mattin la fronte vedendola di sé tanto sicura del morto, il padre non ha più paura. 1725_1370_000027 non parmi necessario di dir qual fosse il premio e chi sia stato il giudice. in quattro salti e in meno, io sono persuaso che giungere potrìa la lepre oltre la mèta, se corre come correre suol fare quando vuole lasciar i levrieri con tre spanne di naso. 1725_1370_000028 il pezzo abbandonò ch'aveva in bocca e in l'acqua si tuffò, ma invece di pigliarne doppia porzione, quasi vi restò e perdette coll'ombra anche la carne. 1725_1370_000029 si dice che il destino in quelle parti manda chi non ha sul suo libro prediletto. ti scampi, iddio da quella brutta landa. tornando ancora al mio fetonte, io dico che, caduto in quel fango che l'impegola grida: bestemmia, batte senza regola. 1725_1370_000030 sol. quando ella si accorse che, nonna, la testuggine era lì, lì per vincere ratta, partì qual lampo. ma furon sforzi inutili ché vinse la testuggine per qualche spanna il campo. 1725_1370_000031 il mulo la paga disdegna d'un medico mirando più in su. ma quando poi vecchio fu tratto alla macina, gli vennero in mente le orecchie dell'asino che padre gli fu. non arriva inutilmente il malanno, se la gente persuade ed agli sciocchi apre gli occhi. 1725_1370_000032 grazie tante, maestà, della grazia che ci fa. nella reggia ben si vede come puossi porre il piede, non così come poi s'esca di lì a. 1725_1370_000033 abita là sulla montagna, disse il pastor. ahimè, lo so pur troppo, ché a patto solo di grassi tributi posso al mio gregge assicurar la pace. il cacciator si volta. eccola lì, la mala bestia. oh, ciel, scappa. giovanni o giove ei grida a me mostra una porta dov'io possa salvare almen la pelle. 1725_1370_000034 e l'asino morì. povera bestia, il superbo comprese il suo gran torto quand'ebbe la molestia di portare egli solo insieme al carico la pelle anche del morto. 1725_1370_000035 un di costor solea dare ad intendere di possedere l'arte, assai difficile di render dotti i più massicci zotici, o contadino, o tanghero ignorante. in breve tempo io ve lo cambio in dante. 1725_1370_000036 se il tuo baroccio va, rispose ancor la voce dalla nuvola. la forza è nel proverbio: aiutati che il iel ti aiuterà. e io la e a. 1725_1370_000037 guarda dunque ove prima sia l'intoppo. togli i ciottoli e il fango che v'è troppo presso le ruote e da forza alla leva, animo spiana qua. togli di là. aiutati che il ciel ti aiuterà. 1725_1370_000038 son quattro erbaggi e un cavolo che reco sul mercato, così dicea la malcontenta bestia, finché, per torla un poco di molestia, la sorte prova a dargli altro signore, mettendolo al servizio d'un certo conciatore. 1725_1370_000039 contare per contar è cosa semplice, ma al ben mirano quei che, in tutti i tempi, coltivaron quest'arte antica e classica di raccontar aneddoti ed esempi. 1725_1370_000040 non si perde un marito senza pianto e senza grande schianto di sospiri. ma dopo alcuni giri di sol, col tempo la tristezza vola e ancor la vedovella si consola. 1725_1370_000041 venne costei, ma fatto un complimento conosco. poi soggiunse o maestà, un nascondiglio con un gran tesoro che spetta- e sono io sola che lo sa per dritto, alla regale potestà. 1725_1370_000042 dopo un mese di pianti e di afflizione, essa prende a mutar qualche gingillo o un nastro od uno spillo al capo, al petto, infin che il suo dolore in attesa di nuovi cicisbei divenne una galante occupazione. 1725_1370_000043 ecco costui, per quel ch'io veggo, ha provvisto assai ben contro gli eventi. ma non pensò ch'io so gonfiar le guance e con tanto soffiar impeto e forza che strappo anche i bottoni. o vuoi ch'io provi a togliergli di dosso e con un colpo al diavolo mandar quel suo tabarro. 1725_1370_000044 riprova: in tutta l'assemblea non c'era testa eguale all'orbita di quel cerchio regale. chi l'aveva più grossa e chi più stretta, e chi di corna armata anche l'avea, volle provare anch'essa per burletta la scimmia a incoronarsi e fece smorfie da far morir del ridere. 1725_1370_000045 trascorso il tempo suo, cedette il vento, il gioco al sol che dissipa in un tratto le nebbie e mostra il suo faccion lucente. e tanto scalda al galantuom la schiena che sudato alla fin questi si tolse il palandrano. 1725_1370_000046 ma fu malaugurato il benefizio, perché l'odor e il peso delle pelli fece parere i cavoli e gli erbaggi a portar molto più comodi. ah, grida allor la bestia sciagurata m'era ben dato prima, facilmente, senza spendere niente, una foglia carpire d'insalata col volgere soltanto della testa. 1725_1370_000047 hai, tu fatto, ecco fatto ercole, santo or sono a te, prendi la frusta in mano, ecco la frusta. oh, vedi, caso strano che è ciò il mio carro. o dio corre da sé. deo gratias, grazie a te. 1725_1370_000048 l'ombra, ognun quaggiù s'inganna e in ogni tempo è il numero infinito di chi corre e s'affanna e crede l'ombre di toccar col dito. per questi vale di quel can la favola che della preda nel ruscel l'imagine vista riflessa. 1725_1370_000049 animali. quando morì sua maestà leone, che lo scettro tenea degli animali, costoro, nei comizi generali, trassero dall'astuccio di cartone la regale corona che in un antro era ben custodita da un dragone. 1725_1370_000050 ercole grida: aiutami, se puoi. trammi da questo fondo, se è ver che in braccio hai sollevato il mondo. intanto voce fu per lui udita che da una folta nuvola diceva: ercole vuol che l'uomo che l'invita muova le braccia anch'esso per il primo. 1725_1370_000051 ritrovando ogni momento qualche vuoto nell'armento. un pastore sospettò che vi fosse un lupo infame e un gran laccio nello strame per pigliarlo. collocò. 1725_1370_000052 una legge universale sopra il mondo regge, ed è tu: rispetta altrui se vuoi che rispettin gli altri te. se i perversi fanno il male, ciò non scusa i falli tuoi. 1725_1370_000053 in casa d'imeneo, vale a dire di gente maritata, non v'eran chiostri femminili. allora fu discordia per sorte ricovrata e vi rimane ancora. 1725_1370_000054 ammalato, rintanato, il gran re degli animali comandò che a tutti i sudditi questo editto fosse scritto e proclamato, che mandasse ognuno in visita all'infermo un deputato, promettendo salvaguardia per l'insolita occasione dalle zanne e dagli artigli in parola di leone. 1725_1370_000055 la dea discordia, si tirò lo sdegno dei numi tutti per cagion di un pomo. discacciata dal ciel, scese nel regno dell'animal che prende il nome d'uomo, dove fu tosto a braccia aperte, accolta in un con suo fratel che-sì-che-no? e con suo padre roba-data-e-tolta, scelse il. 1725_1370_000056 ma vuol pigliarla comoda, avendo tutto il tempo almen, così suppone di mangiare un boccone, di fare un sonnellino e di fiutar il vento. intanto la testuggine, col suo pesante e lento passo senatoriale, non perde tempo e va. 1725_1370_000057 un contadin, un uomo di buon cuore quanto poco prudente. andando un giorno pe suoi campi in vòlta, vide in terra un serpente sopra la neve, steso, assiderato, che non avea più fiato. 1725_1370_000058 le favole non son soltanto favole, ma quasi una moral sono ristretta. coloro che s'annoiano alla predica ascoltan di buon cuor la barzelletta. 1725_1370_000059 udito questo, la bertuccia vola, ministra di finanze, ove la gola la tira di quell'or che sta nascosto, né vuol ad altri il posto cedere per timor d'esser truffata. ivi c'era una trappola e la sciocca restò così pigliata. 1725_1370_000060 quindi esclama: a te il più bello o gran padre degli dèi e de miei, il più candido vitello sull'altare. io sgozzerò se mi fai che il reo quadrupede resti preso nel tranello. 1725_1370_000061 quando sarai nell'oratorio, un tenero discorso in bello stil. cerca di stendere coll'arte bella delle tue metafore. classico testo che potrà servire ai falsi ciceroni in avvenire. 1725_1370_000062 fu potente il sole. facendo men di ciò ch'ei puote, indizio che la dolcezza vince ogni furore e 1725_1370_000063 questo cervo che si specchia alla fonte ti fa prova di non poche genti insane che disprezzan ciò che giova, per amor di cose vane x la. 1725_1370_000064 un certo tal gran cacciator e appunto gran vantator, racconta il vecchio babria: avea perduto un suo diletto cane, dubitando ch'ei fosse ito diritto nella pancia a un leon volea vendetta. un giorno chiese ad un pastor e dove sen sta la mala bestia? io vo la coda mozzarle. 1725_1370_000065 un cortigian, ridendo in man del giudice, gli disse: ti vedremo a tempo debito. e dev'esser stupendo lo spettacolo d'un uom sì dotto e di cotanto peso che danza al vento ad una corda appeso. 1725_1370_000066 il suo fardel di guai, lascia chi muore a quel che resta. ebbene, aiutarci l'un l'altro ci conviene. un asino fea scorta ad un cavallo ch'era alquanto egoista di natura, e mentre l'un crepava sotto il peso del suo grosso fardello, non avea l'altro che la. 1725_1370_000067 nell'acqua d'una fonte, nel liquido cristallo, con suo dolore ed ira esclama un cervo mentre si rimira. quale contrasto, oh, vedi, fra la mia testa e i piedi, mentre le corna, i bei rami dispiegano come una selva. ahimè, i piedi sono asciutti come legni per quel ch'io veggo e non degni di me. 1725_1370_000068 inaffia, soffia, tuona, accende i lampi e muove la stagione dell'aria, anche padrone di questo suo lunario straordinario. non ebbero i vicini alcun vantaggio, non più che i più lontani americani, e tuttavia concesse a lor feconda messe il gran tonante e vendemmia magnifica, abbondante. 1725_1370_000069 non avea quest'orazione terminata che un leone grosso e forte dalla grotta ecco sbucò col pallore della morte. il pastor perdé la bussola e il suo voto allor cangiò. 1725_1370_000070 scelse il nostro emisfer per sua dimora, ché l'altro, giù agli antipodi, è così rozzo ancora che la gente vi nasce e si marita senza imbrogli di preti e di notari, che son della discordia i segretari. 1725_1370_000071 il morto giace e il vivo si dà pace e per quanto si dica che vi sia dolor senza conforto, la credo una bugia. aver di ciò potrai prova sincera in questa favoletta che 1725_1370_000072 quando passò col suo bel corpo snello nella corona, come in un anello, questo trattenimento agli animali parve tanto bello che la elessero a capo sul momento. 1725_1370_000073 la boria di creder troppo facile. per lei quella vittoria indugia apposta e chiacchiera. riposa qua e colà più volte siede a tavola e del partir del giungere nessun pensier si dà. 1725_1370_000074 dieci anni, eh eh, prima che scada il termine saremo morti il re l'asino od io, rispose il ciarlatano, e con giudizio: per quanto non ci manchi il ben di dio e si mangi e si beva di gran gusto su tre, in dieci anni, morir uno è giusto. 1725_1370_000075 non dico questo. e allora, alla buon'ora, lascia ch'io lo finisca questo pasto. il padrone è un nemico, certamente, ma è cosa indifferente. tel dice in buon volgare: un asinello servir a questo o a quello? 1725_1370_000076 volendo giove d'una masseria fare l'affitto in terra. mandò mercurio a stendere i contratti, concorse molta gente inutilmente, ché dopo un mar di ciarle, o perché poco sembri il vantaggio a petto della spesa, o per cento incertezze intorno ai patti, quasi fallìa l'impresa. un 1725_1370_000077 vedendo il nostro affittaiol che a stenti ricava invece il frutto dei denari, prova a mutar il corso agli elementi almanaccando nuovi calendari. ma un'altra volta fu maggiore il danno, mentre i vicini ancora che lasciarono a posto le stagioni, i frutti. 1725_1370_000078 can mentr'ei si duole, uscendo a un tratto tronca le parole, il cervo presto via nei boschi, per un pezzo si fuggìa, se non che noia. e danno le belle corna a un bel fuggir. gli fanno inutil benefizio che in testa gli regala il cielo ogni anno e che de piedi intralciano il servizio. 1725_1370_000079 padroni d'un ortolano, l'asino, soleva della sua sorte sempre lamentarsi perché doveva alzarsi. egli diceva, ogni mattina prima dell'aurora, e spesso prima ancora che si risvegli il gallo. e ciò perché? la gran ragion qual è che mi rompon il sonno, mio beato? 1725_1370_000080 io credo che fra i topi egli sarìa capace d'ispirare simpatia di più. che cosa vuoi? ha perfino le orecchie come noi. se non era quell'altra bestiaccia a ricacciarmi indietro subito, gli correvo nelle braccia. 1725_1370_000081 volesse caldo, vento umido o secco, bastasse aprir la bocca e in un momento ecco la pioggia ed ecco il caldo, il secco, il temporale, il vento giove. disse di sì, quindi, firmato il suo capitolato, il nostro galantuom padron de campi fa il doppio pescator di chiaravalle. 1725_1370_000082 genealogia. sovente piccavasi il mulo d'un vescovo di sua nobiltà e sempre la mula. sua madre illustrissima citava con boria: che stata era qui, che stata era là. che degna ei diceva d'andar nella storia. 1725_1370_000083 anzi, conosco un tale bel giovine ben fatto, assai migliore del fu tuo sposo. oh ciel, oh, quale orrore interruppe la bella in un convento. chiudetemi ove possa le mie pene raddolcire, e dell'animo il tormento. tacque il buon padre e vede che conviene lasciar che digerisca il suo dolore. 1725_1370_000084 allor la volpe, una facezia scocca a nome dell'intero parlamento. come volevi governar lo stato o bestia, se ti manca anche il talento di governar te stessa? la scimmia fu dimessa e da quel giorno venne dimostrato che non è d'ogni sorta di persone il ben portar corone. 1725_1370_000085 dopo un anno. la vedova di ieri non ha di triste che i vestiti neri. e se prima facea fuggir la gente col volto sconsolato, dopo attira più d'uno innamorato. 1725_1370_000086 volendo il sole ei disse: or, non so quando pensare a prender moglie. un grido miserando, nel regno delle rane si levò. chi può sottrarci al danno, dicean le rane, alla cattiva sorte, se de figlioli al sole nasceranno. se brucia tanto un sole che non splende nemmeno ogni mattina, figuratevi voi, mezza dozzina. 1725_1370_000087 che di mia vita è gentile, tiranno altri. mi chiama a cantar la dolcissima di psiche e mestissima storia, e vi consento, sperando che nel suo fuoco divino, a novi canti l'animo s'infiammi felice. ancor mi chiamerò, se questa fia l'estrema fatica a cui soggetto mi tien di psiche, il prediletto sposo. 1725_1370_000088 or fa forza alle rote ed ora al carro e, fatto quasi ossesso, picchia i muli, la terra e fin se stesso, quel carrettier bizzarro. finalmente egli invoca il dio famoso, noto al mondo per tante ardue fatiche eseguite nel tempo favoloso. 1725_1370_000089 mantello balzana, nominarono gli antichi una stagion siffatta in cui mai troppe le previdenze son del pellegrino. un di questi era uscito un giorno, appunto, ben riparato contro ogni incostanza della stagione, in un doppio tabarro di buona stoffa, allor che disse il vento al sole. 1725_1370_000090 ebben, mia donna, elleboro chi superò la prova, questa gridò. che giova allora d'esser lepre, or pensa, o mia comare, se avevi anche una casa sul dosso da portare. 1725_1370_000091 la penna. consumar sul tema: è bello il fiore, cogliere dell arte i si conceda adunque un piccol fiato, sì ch'io possa accudir ad altre imprese ove mi chiama amor. 1725_1370_000092 ma sul più bello, ecco il padrone del campicello. allor, spronandolo colle calcagna per la campagna, comanda il vecchio andiam: fuggiamo. perché fuggire, dice la bestia, o c'è pericolo ch'abbia a portar in groppa un doppio basto? 1725_1370_000093 il padre, uomo prudente, lasciò del pianto scorrere il torrente. poi disse: o figlia, il pianto ora che giova? che importa al morto se tu affoghi il lume de begli occhi di pianto in un gran fiume, mentre vi son dei vivi a questo mondo che potrebbero ancor- non dico subito, ma in tempo più giocondo- cambiar la sorte. 1725_1370_000094 quando, a un tratto, scopersi- o mamma mia- due diversi animali sulla via. l'un di questi parea dolce, grazioso, ma l'altro turbolento, fiero, agitato, iroso. aveva in testa un elmo rosso e vivo e, tratto tratto, apria sul fianco un certo braccio ond'egli spicca nell'aria il vol. 1725_1370_000095 un dì mentr'ei tacea dell'argomento, e dunque ella esclamò: dov'è, se mi è permesso, quel bel marito che tu m'hai promesso? epilogo: poniam all'opra un margine: le cose troppo lunghe finiscono in serpenti. 1725_1370_000096 or, non mi resta, tolto ogni provento che pigliar bastonate ogni momento. la sorte buona ancora a contentarlo. e per finire il guaio, appresso a un carbonaio, pensò di collocarlo, ma l'asino non meno si lamenta. allor fuori di sé, la sorte disse: 1725_1370_000097 questa bestia grulla mi dà da fare più di cento re. crede d'esser la sola malcontenta e ch'io non abbia proprio da far nulla. la sorte avea ragione della fortuna sua. ciascun si duole e d'ogni condizione, sempre la peggio è quella che ci tocca. 1725_1370_000098 la fama messaggiera a lei, si presta per mandarla ove il caso la richiede e la discordia lesta destando incendio dove son scintille. va per città, per ville ed alla pace rapida precede. 1725_1370_000099 a giovin, sposa e bella rapito, era il marito dalla morte. accanto al letto la fedel consorte, sentendosi mancare ogni coraggio, gridava: aspetta che ti seguo anch'io con te. voglio morir, tesoro mio. ma il marito fe solo il gran vïaggio. 1725_1370_000100 precede alfin la fama, che si sente stanca di cercar questa pazza irrequïeta che va di qua e di là senza una mèta. per poterla trovare all'occorrenza, le consigliò di eleggere in qualche luogo stabil residenza, dove potrebbe, sulla tarda notte, mandarla ad alloggiare chi volesse un momento respirare. 1725_1370_000101 ma son quasi pentito, ché avrei voluto stringere amicizia con quell'altro animal tanto pulito. questo ha un pel di velluto, sulla moda del nostro pelo, variegato e liscio. ha morbida, magnifica la coda e un occhio così mite e sì lucente da innamorar la gente. 1725_1370_000102 questi, in poche parole, il succo stringono e diritti camminano allo scopo. fedro parve succinto ai vecchi critici, ma ancor di lui più lesto è il vecchio esopo, che dirò di quel babria, sì laconico, che strinse in quattro versi i suoi racconti. 1725_1370_000103 è bella cosa, il far la carità, ma il farla bene è una faccenda seria. quanto agl'ingrati, sempre si vedrà che tutti finiran nella miseria. l a. 1725_1370_000104 ma il gatto, questo gatto che t'è sembrato così bello e mite, fa dei topi polpette saporite mentre vivrai. ritieni che da topo non è troppo prudente. dall'apparenza il giudicar la gente. e a 1725_1370_000105 allora il pover'uomo ginocchioni si volse a giove, un nume di buon cuore che non fa come i soliti padroni, e venne alla sentenza che sa i bisogni nostri assai meglio di noi la provvidenza. 1725_1370_000106 vedessi, mamma, egli si batte i fianchi, colle due braccia e strilla e fa un fracasso che pare satanasso. anch'io, che grazie al ciel non fo per dire, non manco d'ardimento, provai tanto spavento che, a buon conto, ho pensato di fuggire. 1725_1370_000107 un tale, finalmente, un'offerta azzardò poco prudente, di prendere cioè la fattoria per sé, a queste condizioni che giove, gli lasciasse facoltà di fare a suo capriccio le stagioni. 1725_1370_000108 bastò il dirlo che il vento in un momento tien la scommessa e s'empie e si rigonfia come un pallon di nebbie e di vapori e soffia e fischia e zufola e tempesta innanzi polveroso, va superbo e comignoli, schianta e manda a picco più d'una nave in mar per il capriccio d'un ferraiol, ahimè. 1725_1370_000109 a lei siccome a sua regina. ecco s'inchina e presta il giuramento sol diverso. per quanto finga omaggio, fu della volpe astuta il sentimento. 1725_1371_000000 ma prima di partir volle lo spirito parlar co suoi padroni e disse lor: partire mi costringono e non vado a cercarne le ragioni. però nel breve tempo a me concesso ancora m'è permesso di soddisfar tre vostri desideri, e il faccio volentieri. 1725_1371_000001 infelici e imprudenti, a cui dei tristi piacque aggiustare le selvagge imprese. dividi i tristi ed avrà pace il mondo, o vedrai se concordia li assicura. credilo a me sempre soffrirne i buoni. 1725_1371_000002 infin che il pover'uomo, quando n'ebbe ben ben rotta l'orecchia, la rimandò in campagna presso i suoi a far la ninfa in mezzo all'oche e ai buoi. dopo un bel pezzo, a casa la ripiglia sperando che le sian passati i grilli. 1725_1371_000003 posa al timone sulla punta, siede del naso al carrozzier e quando vede che la macchina o bene o mal cammina, si ringalluzza. tutta la sciocchina va e viene e si riscalda colla boria d'un capitan di vaglia allor che muove in mezzo a una battaglia i dispersi soldati alla vittoria. 1725_1371_000004 allegra, canticchiando, facendo i conti in mente, pensa che può dal latte ritrar qualche denaro e sei dozzine d'ova comprare agevolmente l'ova di poi si covano ed ecco a poco a poco un bel pollaio in corte che non le costa caro. 1725_1371_000005 o popolo beato a cui null'altra cagion turba la pace. e te, beato, o buon popol di francia, il dì che a questi studi soltanto sacrerai. 1725_1371_000006 al carro, andava accanto il prete a seppellir quel cristïano, col breviario in mano e recitava, come d'ordinario, o un pezzo di rosario o versetti di salmi. in proporzione s'intende del salario. 1725_1371_000007 e quando pur tu diventassi il papa di santa chiesa, amico, e ti lusinghi che valga la tïara il bel riposo che tu perdi per via dolce, riposo che fu prezioso, dono anche agli dèi e che mal si accompagna alla fortuna. 1725_1371_000008 la nominanza è spesso sulle dita del caso, e vien dal caso anche la gloria. questa è l'antica istoria di tutti i tempi, ove raggiri e cabale e pregiudizi reggono la vita. non c'è rimedio, il meno è la giustizia. a questo mondo, e a guisa di torrente, scorron le cose irreparabilmente. 1725_1371_000009 e che facea la vita beata di pacifico eremita, buon giudice. del resto, in ogni sorta di casi vanno picchiano alla porta. deo gratias, miei figliuoli, dice padre leccardo, venite pure avanti perché sapete, gli anni m'han fatto sordo, oltre agli altri malanni. 1725_1371_000010 carlo il sovrano, signor inglese, poiché molto in guerra di valore brillò, cerca comporre diuturne contese e coll'olivo benedire la pace. o date incenso al benigno sovrano. e v'è missione di re più degna e di tal? 1725_1371_000011 l'un spirito non ha l'altro, non ha quel non so che di garbo e di finezza, e sprezza l'uno e sprezza quell'altro. per il naso non c'è cosa sì bella e sì preziosa che possa contentar la schifiltosa. 1725_1371_000012 così fanno quei certi faccendoni che nelle imprese sembran necessari e guastano gli affari in ogni cosa. gente importuna, inutile e noiosa x. 1725_1371_000013 ride il folletto di lor come di quei che sempre sognano fantasmi e il bene perdono più schietto, sul punto di pigliar da lor licenza, pegno di sua bontà, lasciava loro amabile tesoro: la sapienza. 1725_1371_000014 gian coniglio rispose che anche l'uso è buona legge e che per questo ei crede d'aver diritto. il nonno suo belmuso lasciò la casa al padre suo belpiede, dal quale venne al figlio ch'è lui, giovan coniglio. 1725_1371_000015 è meglio che tu impari a dir né sì né no, forse, magari, e la 1725_1371_000016 così, tratto dal dolce, fece i suoi conti male in nuovi giochi e in rischi perdette un capitale. si aggiunse l'imprudenza che un grosso bastimento mal noleggiato, al primo colpo perì del vento e un altro, mal provvisto di buone armi e d'armati, cadde senza difesa in mano dei pirati. 1725_1371_000017 mangiar dell'erba altrui. ma si può dare azione più nefanda: la morte era una pena troppo blanda per espiar? sì, orribile misfatto. e, come disse il giudice, fu fatto. 1725_1371_000018 e infine che la merce d'un terzo, giunto in porto, rimase per un pezzo denaro mezzo morto. a questo ancor si aggiunse l'inganno degli agenti, lo sfarzo, le baldorie e l'altre spese ingenti del fabbricar. 1725_1371_000019 di tinche. a me diceva: un così rozzo pasto non piglia un airone per farsi il sangue guasto. vedendo poi dei ghiozzi nemmen per questi, aggiunse, s'incommoda un par mio a spalancare il becco. e non pretenda iddio ch'io questa roba ingozzi. 1725_1371_000020 pierina. una mattina, col secchiolino in testa, ritto sul cerchio a vendere il latte. se ne va succinta la gonnella per essere più lesta e con scarpette basse cammina alla città. 1725_1371_000021 un lupo intinto di teologia, sorto a parlar sul tema. mostrò che la cagion della moria venìa da questo tristo spelacchiato, che per il suo malfare bisognava che almen fosse impiccato. 1725_1371_000022 nessuno ormai volea curarsi d'una vita orrida troppo. ogni cibo facea fastidio e groppo, e lupi e volpi. ciaschedun vivea le mani e i piedi in mano. fuggian le tortorelle per dispetto. fuggia l'amor lontano, e fuggia coll'amor ogni diletto. 1725_1371_000023 dopo i partiti buoni si presentaron sposi più modesti, ma quella ancor, oh sì ch'io voglio a questi adesso l'uscio aprir di casa mia. chi pensan ch'io mi sia? 1725_1371_000024 per ragioni di decoro. scoppiò un giorno fra di loro una lite velenosa. lamentavasi la coda che la testa in ogni cosa stesse in testa, mentre a lei, non men di questa dignitosa alla proterva, fosse imposto come serva d'obbedire silenziosa. 1725_1371_000025 intanto che l'insetto ronza queste note moleste. il legno arrivò su e la mosca. buon dio, ci siamo alfine su queste alte colline. ehi, signori cavalli, ringraziatemi. la strada ora va in piano. non vi rincresca a dar la. 1725_1371_000026 piglialo, susurra in un orecchio un certo desiderio, che parla anche alle donne schifiltose ed ebbe, in cortesia al destin rassegnata delle cose, di trovare un babbeo, com è che sia. 1725_1371_000027 un bel mattino, donna donnoletta, colto il momento nella casa, entrò d'un giovane coniglio e, mentre ch'egli è fuori a far l'amore, nella rugiada, in mezzo al timo in fiore, le masserizie sue vi collocò. 1725_1371_000028 un dì quindi, si legge: arrivaron non so quai pellegrini di popoli vicini a dimandrgli un poco d'elemosina. narraron come fossero in viaggio a cercar del soccorso oltre i confini che stretta era. rattopoli d'assedio dal popolo. 1725_1371_000029 vivean due galli in armonia. quand'ecco arriva una gallina, addio, pace. ciascun aguzza il becco: o amor, amor per te fr. visti i fiumi d'ilio d'umano sangue andar vermigli al sangue misto dei celesti numi. 1725_1371_000030 un'altra donna, intanto che innocente è di magia, venuta in quell'oscura soffitta, vede accorrere la gente a farsi dir la solita ventura: donne, fanciulle e conti e servi e serve. era un continuo andare e ritornare. invan la donna cerca protestare. 1725_1371_000031 nel mogòl c'è dei folletti abilissimi, valletti, che alla casa e all'orto attendono, ma bisogna aver rispetto o scompiglia chi le tocca, le faccende del folletto. 1725_1371_000032 il troppo e il troppo poco in modo eguale. spiacque al leon in ciò, pari a caligola che non volea veder piangere e ridere. ivi c'era la volpe e a lei volgendosi, chiese il re con un far confidenziale. 1725_1371_000033 un male terribile, fatale, che il ciel forse inventò per castigar le colpe della terra. un mal pien di spavento, capace, se va bene, d'empire i cimiteri in un momento. la peste, insomma, dirla pur conviene- faceva agli animali tanta guerra che morivan colpiti a cento a cento. 1725_1371_000034 già vedo tutto il popolo prostrato innanzi a me. ma proprio mentre io siedo de miei gran sogni, in cima cade il castello e resto il bertoldin di prima. 1725_1371_000035 già. per parte mia confesso che provai ghiottoneria di molti agnelli poveri innocenti e che mi venne fatto per errore di mangiar qualche volta anche il pastore. 1725_1371_000036 signori e corte, io vi saluto. addio a voi. lascio inseguir questo fantasma che fa di luminello e poi che sento che fortuna ha divoti santuari, verso calcutta, in pio pellegrinaggio, andrò laggiù. 1725_1371_000037 ebben, mia dolce filli, v'è piaciuta dei campi, l'innocenza e il soggiorno seren della famiglia? ah, non parlarne, è cosa ella risponde. indegna, vergognosa veder la gente oziosa, inetta e senza premura per la casa e per gli armenti. 1725_1371_000038 e per non dir di tutti, dirò solo di un tal- che la gelosa donna avara, crucciosa e tormentosa, s'ei volle uscir da orribili tormenti, dovette rimandare a suoi parenti. 1725_1371_000039 sia questa una legge di repubblica, o sia che così volle il presidente, o per capriccio o per ragion politica, il fatto sta che in fondo alla norvegia fu traslocato perentoriamente. 1725_1371_000040 un di questi folletti, in illo tempore coltivava il giardin d'un galantuomo in riva al gange e, svelto, lieto, amabile, non aveva pensier da quello in fuori de suoi padroni e dei suoi cari fiori. 1725_1371_000041 sire disse la volpe. un sì, buon re al mondo come voi. forse non c'è che scrupoli. son questi, maestà, per quattro canagliucce di montoni. non vedo che vi possa esser peccato a mangiar questa razza di minchioni. 1725_1371_000042 gente per oracolo, sebbene quest'oracolo, la bocca aprisse in cima a un povero solaio, pure attirava tanta gente sciocca che misurò i denari collo staio. il marito divenne cavaliere, si cangiò casa, si fe l'arte in grande, ma in mezzo ai candelabri, alle specchiere, la maga barattò le noci in ghiande. 1725_1371_000043 di quanti veggo matrimoni, alcuno non è che mi concilii con imene, anzi di quattro quarti almen degli uomini che stendono le braccia alle catene di non pentito. non trovai veruno. 1725_1371_000044 al nostro pellegrin tornò la dolce memoria del natìo suo paesello quando, fra venti e scogli e fra ladroni, nella gran solitudine dell'acque, danzar vicino a sé, vide la morte. 1725_1371_000045 don abbondio seguia quasi il covasse coll'occhio il suo bel morto perché non gli scappasse, e rifaceva intanto i suoi conti dicendo: in soldi tanto e tanto in cera e in piccoli proventi. 1725_1371_000046 cadono i vezzi e spiace quel volto ch'essa cerca inutilmente di rendere leggiadro con cipria e con belletto, fin ch'ella cede inesorabilmente al tempo delle belle, il più gran ladro. 1725_1371_000047 dal lungo collo e dal più lungo becco che sta su gambe lunghe, a spasso iva nel secco d'un torrentello e a riva, come nei giorni belli, erano l'acque chiare e i miei dolci carpioni vedevansi a guizzare coi lucci in comitiva. 1725_1371_000048 d'onde la traggi, d'onde dal mio talento o, caro, dall'arte di sapere usare il mio denaro a tempo e luogo giusto, con vanto, lo confesso: la mia fortuna, amico, non devo che a me stesso. 1725_1371_000049 parte l'amico ambizïoso, forse più avaro ancor, e va per monti e valli, infin che arriva ove la dea bizzarra facea suoi giochi, più che altrove in corte. 1725_1371_000050 ciò detto, ecco s'imbarca e solca il mar. oh ben, ebbe di bronzo il petto ed ebbe adamantino usbergo colui che primo osò sfidar l'abisso e le mobili vie. 1725_1371_000051 quella povera gente disperata, anzi quasi malata, di fortuna basta, basta, pregando. alfine esclama: o poveretti, o povertà beata, o gran virtù che il troppo mai non chiama. 1725_1371_000052 di qui viene un filosofo e proclama che l'uom de sensi suoi fatto è zimbello. di là ne viene un altro e per sé giura che buon giudice è il senso. 1725_1371_000053 io son pronto a scontar colle mie vene le colpe mie se farlo oggi conviene. ma prima ciaschedun, con altrettanta sincerità confessi onde il più reo colla sua vita paghi il giubileo. 1725_1371_000054 i folletti si sa che son volubili, ma questo alla sua casa si attaccò con tanto amor che stuzzicò l'invidia e tanto i suoi fratelli congiurarono che il capo di partir gli comandò. 1725_1371_000055 ed anche ma un sasso. in questo, mentre al cataletto fe traballar le panche, si piegò il catafalco e cadde sotto con tanta violenza che n'ha sua riverenza il capo rotto. il morto tirò seco il poveretto e per la lunga via fece al curato. buona compagnia. 1725_1371_000056 e non vi pare indegno? pensava quella stolta bestiola che a spingere sia sola? mentre legge il frataccio in pace, santa il breviario, e questa donna canta? forse che col cantar si tira il legno? 1725_1371_000057 è il mio pensier, è la ragion maestra che drizza del baston l'angol riflesso nell'onda chiara e da ragion guidati. non sgarrano gli sguardi e più non sogni capo di donna, della luna in grembo. 1725_1371_000058 venian, tanto dappresso che avria potuto, al solo mover del becco e come se li pigliasse a volo, mangiarseli in buon'ora, ma volle invece attendere d'aver più fame. assai, egli era in ciò metodico e non usava mai mangiare fuori. 1725_1371_000059 capite che, messo su una strada che sdrucciola, bisogna che chi tentenna cada, vedendolo ridotto in un meschin arnese. e ciò d'onde deriva l'amico suo, gli chiese d'onde rispose, ahimè, dalla fortuna trista e l'altro miserabile. prego che dio t'assista e ti conceda il cielo il dono del coraggio. 1725_1371_000060 e tu che senti dillo schiettamente la volpe ch'era pronta. ad ogni caso, mostrandosi d'avere il raffreddore, volle uscire dal rotto della cuffia col dire: non ho naso. non dev'essere troppo adulatore né troppo schietto. deve mai parere chi desidera ai grandi di piacere. 1725_1371_000061 vanno i due litiganti senza nessun sospetto al suo santo cospetto. quando il padre leccardo il santo scaltro li vide bene a tiro aprendo le due zampe all'uno e all'altro, aggiustò le partite in un sospiro. così capita spesso a certi staterelli che giustizia chiedon a un diplomatico congresso. 1725_1371_000062 la pietosa gente era scesa, vecchi, donne e frati, e i cavalli, sudati e trafelati, eran lì. lì per cedere quando arriva una mosca che, volando, punzecchiando e di qua di là ronzando, pensa che tocchi a lei spinger la macchina. 1725_1371_000063 una donna in fastidio di me stessa che di pianger la notte mai non cessa per la malinconia di dormir sola in letto e, superba così del suo dispetto, vede passar intanto il suo bel tempo e diradar la schiera degli amanti. 1725_1371_000064 che significa? ciò? disse quest'aria, non è per me, cerchiam altro paese. ben veggo la fortuna innanzi e indietro. correr le sale e aprir la porta a questo ed ora a quello, e a me la capricciosa non guarda in viso. aver troppe superbe idee pel capo nuoce ai cortigiani abitatori delle illustri sale. 1725_1371_000065 una ragazza un poco superbiosa. volea marito a patto ch'ei fosse bello e giovane e ben fatto, non freddo, non geloso. 1725_1371_000066 la scimmia, allor esperta nel mestiero di dar l'incenso, non trovò severo troppo il castigo, anzi lodò la zampa e la bile magnanima del re. in quanto all'antro e al puzzo giudicò che al mondo fior non c'è che colonia. profumi non trovò, per quanto fini e rari, di quel carnaio, più dolci alle nari. 1725_1371_000067 se il vostro umor è sempre agro e rabbioso, che nol posson soffrire anche i bifolchi. quando un momento tornano dai solchi come regger potranno tutto il giorno i vostri servi che vi stanno intorno. 1725_1371_000068 la volpe con pierina avrà cattivo giuoco ben ingrassate. infine si vendon le galline. col piccol capitale si compera. un maiale che tenero in principio a furia di cruschello, diventa un porco bello. 1725_1371_000069 s'avanza in fine a confessarsi l'asino contrito in cor e, confessando il vero, narra che un giorno, andando nel fresco praticel d'un monistero, o fosse tentazione del demonio, o fame o gola di quell'erba tenera. 1725_1371_000070 saggia. fu la natura, il dì, che queste cose ordinò nel mondo e un giorno io spero manifestarne l'intime ragioni. quel sol che vedi di quaggiù non largo più di tre spanne, ove potessi, in alto nella sua sede, giudicarlo immenso, sterminato, diresti, occhio del mondo. 1725_1371_000071 la moda e la pazzia. le mani colme d'oro a far più grosso vennero il già ricco tesoro, tal che in bottega e in casa non si sapea contare che a due scudi per volta. 1725_1371_000072 quindi gli fece vendere, per finir bene i conti, lo zucchero, il tabacco a lauti prezzi e pronti, le droghe, la cannella e, in poche settimane, il fondo delle stoffe e delle porcellane. 1725_1371_000073 a questo dir scoppir grandi gli applausi tra i cortigiani. in quanto ai tigri, agli orsi e agli altri illustri, poi, non si cercò il pel nell'ovo e i minimi, trascorsi dal più ringhioso all'ultimo dei cani, per poco non sembrarono al capitolo dei santi a cui si può baciar le mani. 1725_1371_000074 un anno passa, un altro viene avanti. oggi muore un sorriso e muore un gioco. diman sloggia l'amore ed entra a poco a poco in casa. col rimorso anche il dolore. 1725_1371_000075 a mille, a mille. dal sereno giorno piovean gli spirti in quel rinchiuso e nero regno dell'ombre, in fin che di pietade si strinse il cor a un popolo vicino, popol gentil dal collo iridescente e dai teneri affetti a metter pace, uscirono i colombi messaggieri. 1725_1371_000076 nemmen. parlo di quelli che la madre d'amor aggioga al carro, ma canto gli avvoltoi, torbido popolo dal becco adunco e dagli unghiuti artigli che per cagion di un cane si racconta fecer la terra del lor sangue rossa. 1725_1371_000077 in albïon, or non è molto. un dotto astronomo puntando il telescopio, ben credette veder non so qual mostro. nel bel disco lunar. io non vi dico le meraviglie e il grido della gente parve presagio di sicura guerra. e qual presagio. 1725_1371_000078 volendo un dì conoscere sua grande leonina maestà. a qual razza di sudditi gli è dato comandar ordine dà a tutti i suoi ministri di bandire ai quattro angoli del regno un grand'editto col regal suo segno. 1725_1371_000079 gli zeffiri, che sono coi folletti buoni compagni, il campo rinfrescavano e il nostro giardiniere, lavorando con mano attenta ed agile. accoglievali sempre con piacere. 1725_1371_000080 e come non ne avrà le calze rotte, quel povero marito che voi volete insieme anche la notte. tornate a casa vostra e se pentito vi chiamerò per mio tristo destino, possa morire e avere nell'inferno due donne come voi. sempre vicino in mio castigo eterno. 1725_1371_000081 tenera brucò dell'erba e fu cosa rubata, per essere sincero, ma ne prese soltanto una boccata. udito ciò gridarono anatèma quei santi padri al povero asinello. 1725_1371_000082 qual legge, qual diritto e su qual carta è scritto che questa tana sia di pietro di martin quondam iseppe, o piuttosto di gianni od anche mia? 1725_1371_000083 che intanto l'arme aguzza e l'ali al volo esercita ed aspetta segretamente il dì della vendetta. e non molto aspettò, lo stesso dì che, altero il vincitor a far galloria cantava in cima al tetto la vittoria, un feroce avvoltoio che l'udì addosso a lui piombò e, addio gloria, con l'unghie lo finì. 1725_1371_000084 fra i nostri galli. un pezzo durò la guerra. alto rumor ne suona nel paese e ne parla ogni persona. accorron tutti quei che volentieri fan pompa agli spettacoli e fu mercede al vincitor più d'una dalle lucide penne, elena bella. 1725_1371_000085 fortuna, vincendola sui venti, nei più remoti mari. un certo mercatante fece de buoni affari: né secche mai, né scogli. gli chiesero i pedaggi e i dazi della merce ne suoi lunghi viaggi, fin ch'egli, sol tra cento compagni, ebbe il conforto di giunger colla nave felicemente in porto. 1725_1371_000086 in quel freddo paese. gli assegnarono una casa sepolta entro la neve- così provvede spesso la repubblica. e così fu che, in forza del congedo, il nostro indou divenne samoiedo. ma 1725_1371_000087 il mio pensier lo immagina. se il giro colla man ne misuro e lo distendo per l'infinita via che lo divide dall'umil terra, il contadin lo crede schiacciato scudo. ma il pensier del saggio l'arrotonda lo ferma in mezzo al cielo e in giro a lui fa camminar la terra. 1725_1371_000088 contro i muri, andando in volta contro i sassi e sotto i piedi. trasse seco alla rovina la meschina col cervello. sciagurati quegli stati che la pigliano a modello. 1725_1371_000089 allor tenne il leone un gran consiglio e disse: amici miei, poiché davanti al ciel tutti siam rei di colpe ed è perciò che ne castiga, per toglierci di briga, ecco, direi che quei che ha più peccato nella sua vita sia sacrificato. 1725_1371_000090 ognun si affanna a correre sull'orme della fortuna, inutilmente in luogo esser vorrei dove la turba passa di questi irrequïeti cortigiani che la diva volubile del caso di terra in terra inseguono e sul punto d'afferrarne la chioma. 1725_1371_000091 o ciechi, il tanto affaticar che giova. fortuna e dormi. e se fortuna è donna, quantunque dea, verrà ben da se stessa, come vuole il suo sesso a ricercarti. 1725_1371_000092 ma lei che che si celia figurarsi se mi devo pigliar questi straccioni. il fastidio non val d'incomodarsi. tutta gente pezzente, inconcludente, che mi ripugna e che mi fa pietà. 1725_1371_000093 bello e triste a veder era la lotta delle due parti e il numero dei morti e il valor e l'inganno e la sicura arte di guerra onde cercr le schiere di farsi danno e che, infinite, all'orco generose, travolse alme d'eroi. 1725_1371_000094 va, pur, disse costui, se la ti gira per me. sto a casa mia, comodo e cheto, e non cerco altro ciel, altro emisfero qui. spero di dormir fino a quel giorno che ti vedrò tornato or dunque, addio. 1725_1371_000095 testa e coda di serpente son terribili alla gente e in quel regno dove filano le tre parche, il nostro stame, hanno nome tristo e infame. 1725_1371_000096 d'augusto, non fu l'impresa placida più bella che le geste di cesare, famose o veramente, popolo beato, quando verrà questa diletta pace a ricondur tra noi dell'arti il regno i? 1725_1371_000097 raccolto un altro gruzzolo. con questo, visto il prezzo che fanno sul mercato, si compera un vitello, anzi una vacca, e sembrale vedere già sul prato saltare questa e quello, a tanto ben di dio, saltando essa di gioia, il secchiolin cascò. 1725_1371_000098 vitello e vacca ed ova e porco. bello addio la sua fortuna in terra dispersa contemplò, tornata a casa, vede ch'è solo per miracolo, se l'uomo non la batte. da questo fatto origine ebbe l'antica istoria del secchiolin del latte. 1725_1371_000099 aiutava, dirò la messa in scena: un manico di scopa e quattro storte sedie e quell'aria di miseria piena che puzzava di sabato e di morte. l'altra donna ben presto vide il guaio di non aver salvata l'apparenza: la fede era rimasta sul solaio. è l'insegna che fa la concorrenza. 1725_1371_000100 i servi arrovellavano e lo sposo n'avea la zucca piena a sentirla davver era un tormento. lui non pensa, non fa, non guarda a nulla, lui corre, lui sonnecchia, lui questo, lui codesto ogni momento. 1725_1371_000101 marte ha di palme seminato i campi e dietro al gran luigi è la vittoria. fedele amante, temono i nemici e noi cerchiamo il bel rumor dell'armi, onde liete saranno anche le muse e superba l'istoria. ahi, ma la pace fia sempre a noi. dolente desiderio, non riposo, giammai. 1725_1371_000102 che non fosse scipito e avesse poi, oltre i denari, un gran di nobiltà. gran dio, come si fa, ditelo voi, a trovar queste mele sopra un ramo? eppur, a contentar le sue pretese, la sorte fu cortese di mandarle partiti onesti e buoni. 1725_1371_000103 un morto, lemme lemme. al camposanto andava in una comoda carrozza, vestito d'una rozza camicia che in antico dialetto si chiama cataletto, veste d'estate e veste anche d'inverno. che i morti non si tolgono in eterno. 1725_1371_000104 ecco, si scioglie dalle mani il fantasma agile e sfuma. povera gente, io la compiango. i matti chiedon pietà, non ira. 1725_1371_000105 se la bellezza andasse ognor congiunta colla bontà del cor, prometto a dio che prendo moglie domattina anch'io. ma il bello e il buono, ahimè, fanno divorzio sovente, e tanto rare sono l'anime belle in care forme che meglio è tralasciare. 1725_1371_000106 quindi apriva la reggia. ah, quale reggia, dite una beccaria, con tal puzzo di morti e di moria da far crollare il naso della gente. l'orso arricciò con tale smorfia il suo che il re, fuori di sé, per quell'azione, lo manda all'altro mondo immantinente, a far smorfie alle corna di plutone. 1725_1371_000107 tutto par pronto e facile. l'amor, l'onor, la gloria e subito mi gonfio di pazza vanagloria e già mi sembra d'essere o papa, o prence, o re. 1725_1371_000108 della giustizia. quando siede al banco, sempre il potente come giglio è bianco, ma se a seder si pone, il poveraccio è un sacco di carbone. 1725_1371_000109 pia mediocrità. torna e discaccia quest'abbondanza che avvelena l'ore ite o tesori, e tu vieni, ritorna del buon umore, amica, e del buon core. a questo dir mediocrità si affaccia le fan. largo con lei la pace stringono, né chiedono di più. 1725_1371_000110 se oggi mi crolla un muro, di rifarlo dimani ancor procuro. ma né in parte rifar posso, né in tutto. un bel volto che il tempo abbia distrutto, madonna schifiltosa che allo specchio più tardi si consiglia cangia parere e piglia dice un marito. 1725_1371_000111 amici miei, rispose il solitario. le cose di quaggiù non mi riguardano. che posso far se non dire un rosario perché vi aiuti il ciel come desidero. e così detto, il santo chiuse la porta e riverisco tanto. 1725_1371_000112 segno dicea l'editto che durante un mese il re farebbe gran corte plenaria con feste e luminaria e danze della celebre divina, famosa marmottina, perché così il paese prendesse in qualche modo conoscenza di sua potenza e sua magnificenza. 1725_1371_000113 se del primo occupante tu ritieni la donnola rispose: giusta la legge. vieni e interroghiam mammone ch'è giudice sicuro in queste cose. era questi, un gatton grasso e bonario, un sant'uomo di gatto tutto pel, tutto gozzo e tutto lardo. 1725_1371_000114 una donna facea la pitonessa a parigi e la gente, affascinata, correva per qualunque buccicata a consultare la sacerdotessa. chi perdeva uno spillo od un amante, chi voleva sbrigarsi d'un eterno marito, una gelosa ed altre tante e tanti, o chi volea strappare un terno? 1725_1371_000115 no, no, signor, anzi, fu un grande onore a ognun d'essi il sentirsi rosicchiato dai vostri denti, in quanto a quel pastore meritava di peggio, in verità, visto ch'egli osa il titolo di re, vantar sopra le bestie, e non gli va. 1725_1371_000116 santa ospitalità che vedo io qui, disse il coniglio fermo sulla porta: o signora faina, prepotente, faccia il piacer d'uscirne immantinente, o chiamo tutti i topi del paese che la faran sgombrar ed a sue spese. 1725_1371_000117 e sì, ben adoprarono che i patti firmaron gli avvoltoi dai becchi adunchi. ahimè, la pace ritornò di danno ai colombi pacifici che stretti dal comune nemico a cento a cento perr nell'unghie e in becco agli avvoltoi. 1725_1371_000118 s'io volessi narrar ad uno ad uno di quella guerra, gli accidenti e i casi, chi voce mi darìa? molti perirono dei capi e tanti eroi morser la polvere che prometeo, sperò, dall'alto caucaso che fosse per finir, la lunga pena. 1725_1371_000119 nacque contesa fra gli uccelli, un giorno per invidia di marte, a cui sorrise i sereni turbar campi dell'aria. non parlo io già dei teneri uccellini che riconduce a noi marzo od aprile e che, nelle ombre dei boschetti, ameni, coll'esempio e col canto a noi maestri sono. 1725_1371_000120 questi servi non sono più indolenti e perché volli un po farmi sentire, non ti dico il furore e l'odio e l'ire o, cara mia riprese allor lo sposo. 1725_1371_000121 andavan dalla celebre indovina ad invocar le magiche parole ed essa, con un'arte sopraffina di dire a ciaschedun ciò ch'egli vuole, con segni indiavolati e petulanza, travestendo la zotica ignoranza, seppe alfine ottenere il gran miracolo di passar fra la gente per oracolo. 1725_1371_000122 ma rimosso il velo che al senso fa la lontananza e l'aria in cui nuotan le cose e i cento screzi che la macchina umana e gli apparati soffron nel tempo, ancor il senso, estimo che sia netto e fedel specchio del vero. 1725_1371_000123 quando il coniglio ebbe mangiato ed ebbe saltato e rosicchiato a casa sua tornò, ma proprio in quel momento ch'entrava nell'oscuro appartamento, alla finestra, l'altra si affacciò. 1725_1371_000124 ivi stette un buon pezzo, il cortigiano attento all'ore più propizie, pronto al mattutin omaggio, pronto all'ora della mensa regale ed alla sera, ma non gli cadde in bocca una nocciòla. 1725_1371_000125 tornato pien di fame. più tardi, sulla sponda non vide altro che tinche a diguazzar nell'onda e fece il disgustato, così come dicesse di tinche. son già sazio. egli era come il topo di cui racconta orazio d'un gusto delicato. 1725_1371_000126 e torna e piange di conforto a veder la vecchia casa. e beato, ripete, o veramente beato, l'uom che del suo nido, all'ombra i desideri suoi, frena e corregge, hi corre dietro alla ortuna. e chi l? 1725_1371_000127 chiedete ciò che in l'animo vi frulla: un bel desiderar non costa nulla. i suoi padroni cercan l'abbondanza e l'abbondanza versa il cornucopia. piovon marenghi, gli scrigni ne crepano, le biade da granai quasi traboccano e luogo non c'è più per la speranza. 1725_1371_000128 e conta e scrivi sui registri. ahi, non c'è tempo per tirare il fiato. quindi i ladri si svegliano e congiurano. quindi i signori chiedono: gl'imprestiti piovon le tasse, o voto sciagurato. 1725_1371_000129 nulla poteva contentar costei nulla, era bello e mai degno di lei. a letto ci si andava troppo presto e troppo tardi. si scendeva poi o bianco o nero- che faceste voi- o bigio: era la stessa cantilena, mattina e sera. 1725_1371_000130 che la terra. risposegli, madama dal naso aguzzo, è di chi se la piglia. e proprio non consiglio, per sì poco d'una guerra, tentar l'incerto gioco. e poi, per qual ragione? soltanto suo proclama un luogo ove si arrampica pel primo anche il padrone. 1725_1371_000131 e non sono anch'io creata d'egual sangue. prese a dire o ch'io sempre debba in l'erba strisciar umile e servire la superba. se facesse un giorno, iddio ch'io potessi andare avanti, tutti quanti ben vedrebbero che anch'io andar so per conto mio. 1725_1371_000132 ma ben dovette aprirlo per minor prezzo. allora che pesci non si videro nell'acqua della gora? la fame non si placa col fumo. e dir non basta, io sono un airone, aggiunge alfin la favola che parvegli un boccone squisito, una lumaca. 1725_1371_000133 accorre anche il monarca, che suol da re proteggere i sublimi studi, e col suo regal occhio scoperse il mostro. ebben, che vi credete amici? fra due lenti rinchiuso un topolino, era sola cagion di tanta guerra. 1725_1371_000134 assurda male macchie e i nèi che cinzia ne sereni pleniluni mostra. tu pensi esser montagne, dossi che gettan ombre e fan vedere al volgo uomini, spesso, e bovi ed elefanti. 1725_1371_000135 tutti i miei sensi, io nego e so ritrarne, contro la stessa illusïon de sensi, il ver che v'è nascosto, anche se l'occhio vede color diverso, anche se il suono tardi arriva all'orecchio che l'accoglie. 1725_1371_000136 non c'è nessun che in aria non fabbrichi un castello, o don chisciotti, o pirri, o saggi o mentecatti. ciascun sogna vegliando e siam tutti distratti dai sogni che riempiono di nuvole il cervello. 1725_1371_000137 protestare ch'essa non fa la strega, a nulla serve ogni protesta e il dir di non volere. bisogna profetar, fare gl'incanti e pigliar più denari col mestiere che un avvocato non ne piglia tanti. 1725_1371_000138 ancor tutto. il vantaggio ch'ei ne trasse fu quel che in un proverbio selvaggio è detto: o di natura, esperto statti a ca tua. pel nostro vagabondo non fu di grazie, jeddo, generosa più di calcutta, ed ei ne venne al conto che il mondo non valea del suo tranquillo villaggio, la casetta. 1725_1371_000139 il vinto sparve e il duol che l'arrovella nascose e pianse i suoi perduti amori. col diritto, il rival de vincitori gli toglie l'idol suo che, in pieno giorno, superbo, mena intorno sfidando la gelosa ira e il coraggio del debellato amante. 1725_1371_000140 nella grande sua bontà. spesso il cielo anche si giova di chi logica non ha. volle adunque a lei concedere una volta questa prova e la coda cieca e stolta che non vede in pieno giorno più ch'io vegga in fondo al forno. 1725_1371_000141 furon due buoni amici in un villaggio che possedevan qualche terra al sole, l'uno sempre in sospiri ed in corruccio. colla fortuna, un dì fe la proposta al suo compagno di lasciar il borgo natio, dove nessun nasce profeta, e di cercar lontan nuove avventure. 1725_1371_000142 e che, partiti in fretta alla sfuggita, non avean quasi da campar la vita. dasse qualcosa e sol per qualche giorno finché, giunto il soccorso preveduto in patria, avrian potuto far ritorno. 1725_1371_000143 giunto a calcutta, ascolta che fortuna era andata al giappone. ed ei vi corre, e corre, tanto che a portarlo i mari erano stanchi. 1725_1371_000144 nulla di singolare se fra cavalli e cani e servi e fra carrozze paresse di quaresima sempre un festin di nozze. un degli amici un giorno gli chiese la ragione, a tavola, di tutta questa benedizione. 1725_1371_000145 per una strada lunga, erta, sassosa e tortuosa, esposta a pieno sole. sei robusti cavalli ivano a stento, tirando una carrozza. 1725_1371_000146 e perché dunque dicon costor? se altri ha potuto un giorno lasciar la zappa ed i piantati cavoli e sul trono salir di santa chiesa, non io potrò lo stesso. e non son io forse da tanto, anzi tu sei, rispondo- più degno ancor. ma la virtù non vale se la cieca fortuna anche non giova. 1725_1371_000147 del mar, anzi di stige gli altri nell'onda bruna precipitar, lui solo condusse la fortuna a riveder la patria. e qui gli fe trovare soci ed agenti onesti, perle a trovarsi rare. 1725_1371_000148 ivi era solitudine perfetta per tutto il giro del formaggio, e il topo coi piè, coi denti seppe tanto fare che poco tempo dopo ebbe la sua cucina e una celletta ove grasso divenne. iddio protegge qual si consacra volentieri a lui. 1725_1371_000149 c'è da comprare un mezzo bariletto di quel di malvasia, ma vo che sia buono e il miglior che dànno queste vigne. c'è da fare un grembiale anche a perpetua e a quelle nipotine pettegoline. 1725_1393_000000 col suo cavallo, il buon viaggiatore fugge i ladri, ma il guado è traditore: beve il cavallo, beve il cavaliere e in fondo a stige vanno entrambi a bere. e vanno entrambi a bere in acheronte e in acque più lontane fin che abbaia giammai, ti morde il cane, è l'acqua cheta che corrode il ponte. 1725_1393_000001 fin tra le bestie, spesso vedi accader lo stesso: il più fido animal che mai ci sia, il cane, io dico: mostrasi talvolta anch'esso bestia stolta e piena d'un'ingorda. 1725_1393_000002 in questa. esce da un bosco e mostra il dente il lupo. un altro che non ha pranzato aiuto. grida l'asin, spaventato. ma questa volta è il can che non ci sente. 1725_1393_000003 il greco accetta. intanto si conobbe la cosa e ognuno dicea che avrìa dovuto il gran bascià vendetta trarne, mandando i suoi vassalli in cielo a portare un messaggio a maometto. 1725_1393_000004 può darsi che ciascun non abbia torto, ma in quanto a me, che valgo in quanto morto, non ho motivo alcuno di sperare. lasciatemi gridare e la mia casa e la mia bella patria salutare. 1725_1393_000005 il tuo destin per quella stessa via per cui lo fuggi, a te corre d'incontro. un padre di sì caldo e intenso affetto, amava un suo figliuol, unico in terra, che, sulla sorte sua, quanti indovini e sonnambuli vanno per la via, facea cantar. 1725_1393_000006 sai dirmi qual dei due lettor discreto amasse l'altro d'un amor più bello? è l'amico, un dolcissimo fratello che vi cerca nel core il duol segreto, senza farvi arrossire, ode il bisogno che vi tormenta. 1725_1393_000007 il popol animal, dal capo aereo, invecchiato oramai da quarant'anni, in cotesti mezzucci di ringhiera di qua di là, guardava alla baracca de burattini e l'orator si sfiati. 1725_1393_000008 amico, io so che tu mi lasci e alcuni voglion ch'io tragga orribili paure, ma tu sei troppo galantuomo, amico, e la faccia non hai d'uom che il suo tempo passi a mescer veleni. ond'io men rido delle chiacchiere altrui. 1725_1393_000009 padre giove il giuramento della furia cancellò e nel buio la ricaccia, quindi fa l'esperimento di scagliare una saetta per minaccia dell'olimpica vendetta. 1725_1393_000010 per mantener nei figli pregi eguali, il padrone gli scelse anche una sposa che per bellezza non avea rivali. leccardon si contenta d'ogni cosa che passa per la strada e ne deriva una razza di cani vergognosa che le fatiche volentieri schiva e si consuma a far girar gli spiedi, razza villana che non par che viva. 1725_1393_000011 un paio o tre di piccoli mastini costan meno a un uomo come te e fan la guardia più che non la faccia da sola questa grossa bestiaccia. il buon pastor credé, e tre mezzani mastini prese e risparmiò dei pani. 1725_1393_000012 sì, grazie a dio, signor commendatore, se vuol accomodarsi in casa mia. ho latte, cacio, noci ed offriria di più con tutto il cuore. capisco, non è roba forse adatta a lor, signori. tuttavia, se vuole, l'orso accetta, si siede e in due parole, è l'amicizia fatta. 1725_1393_000013 il giorno che morì la principessa, o leonessa, accorsero i dolenti a far al re quei mesti complimenti che sono sul dolor, buonamisura nei giorni di sciagura. fissato il luogo e il dì, volle il leone che i suoi ministri attenti sorvegliasser la lunga processione. 1725_1393_000014 la vanità ch'è tutto un mal francese fa ch'ogni sciocco e stupido borghese un grand'uomo si creda in quel paese. vani son gli spagnoli e tuttavia, per quanto grande il lor difetto sia, è più che scipitezza una pazzia. l'esempio che vi conto vi dimostra la boria nostra, la qual, su per giù, non vale men di un'altra e non di più. 1725_1393_000015 la gente distratta il lasciò dir fin che gli piacque. cercava l'orator con nuove e calde immagini, attizzar l'alme più spente. anche i morti evocò, gridò, tuonò, nessun si scosse e fur parole al vento. 1725_1393_000016 tornando a noi, dirò che a quel gran duolo, il cervo solo non pigliò gran parte la morta a nominarla come viva la moglie ed un figliuolo avevagli strozzato. e se nutriva ruggine in petto, il cervo derelitto, era nel suo diritto. 1725_1393_000017 piombò c'era d'andar contenti almen tre volte a creder mio del triplice bottino. ma tutto è poco a riempir la pancia dell'uom ghiottone. e così volle il cielo, castigare costui. 1725_1393_000018 anch'io rispose il topo. grazie, n'ho piacere, ma non è scritto sopra alcun trattato che un gatto abbia il dovere d'esser per gratitudine obbligato del carattere tuo. chi mi assicura un gatto è sempre gatto per natura. l. 1725_1393_000019 così piccino come son un grano, non valgo men di questo pastricciano. e stava per aggiungere di più. il topo vanerello. quand'ecco sul più bello, un gatto salta giù e fric in un istante. mostrò che un topo è men che un elefante. 1725_1393_000020 così. così tanto si vive. e si vivrebbe meglio se non ci fosse qualche intermittenza. ma il male è delle feste, che son troppe, in cui tu devi andar disoccupato. l'una fa buio all'altra. e un altro guaio in quanto ai santi egli è che il sor curato ne trova sempre un nuovo sul solaio. 1725_1393_000021 una capra, un monton e un porco grasso sopra un sol carro andavano alla fiera e, se la storia è vera, non andavano, sembra, per ispasso, né sembra che il padrone anche volesse condurli al teatrin dei burattini, ma venderli e pigliare dei quattrini. 1725_1393_000022 due buoni amici c'erano al chilì, simbol dell'amicizia più cortese. i buoni amici sono in quel paese, come quelli del nostro, o giù di lì. una notte, traendo essi profitto dell'assenza del sol, dormivan sodo allor che trabuffato, un s'alza e corre dritto a risvegliar l'amico addormentato. 1725_1393_000023 una fiaba che a lor calza a pennello. c'era una volta un cane ed un pastore, e c'era anche un armento, dicea la gente: a che ti serve un cane, sì grosso, che per solito alimento. ti mangia ad ogni pasto un grosso pane. sarai più saggio se lo vendi al signore del villaggio. 1725_1393_000024 t'han ferrato per questo e ti spaventa, un colpo buono in terra lo stramazza, ma in queste ciarle il lupo, i fianchi addenta dell'asin, e coi morsi me l'ammazza. 1725_1393_000025 il nome, il nome d'un pastorel, la voce sua, l'idea d'una fiamma improvvisa, il volto accende. sospiri se di lui pensi e non sai perché sospiri, ma per lui sospiri. incontrarlo vorresti e in un lo temi. 1725_1393_000026 dell'uscio. egli pretende i cieli misurar, descriver fondo a tutto l'universo e non conosce il poveretto, il mal che lo consuma. una volta ei sapea, nelle contese, conciliar le discordie. oggi, in se stesso rinchiuso, parla sempre ruminando. 1725_1393_000027 e tanto vanno e vengono che un giorno l'uomo tese una rete tutt'intorno. e adesso, sentirete, esce il gatto al mattin, siccome suole pria del levar del sole a caccia, ma non vede, ahimè, la rete i resta e non gli resta che di gridar, se vuol salvar la testa. 1725_1393_000028 ma non mancò chi corse poi dal principe a dir che il cervo s'era fatto gioco perfin del funerale. la collera d'un principe è fatale, e molto più d'un re, come il leone. lo ha detto salomone, ma quel cervo leggeva così poco. 1725_1393_000029 vieni o divino medico o non resta altra speranza. ippocrate, alla gente non crede troppo, ma a trovar si avvia l'illustre infermo. ora vedrete quali incontri giochi spesso la fortuna. 1725_1393_000030 non sempre i figli san posar i piedi sopra l'orme dei padri, ma si oppone pigrizia. casi e tempi, onde tu vedi cesare che diventa leccardone. 1725_1393_000031 fuggìan le genti dalla furibonda velocità dell'onda, quand'ecco un tal che dai ladri fuggiva, fermossi sulla riva. come passar? esita un po, ma visto che i ladri corron sempre, per di qua tentò, passò, per il rumor che fa il torrentaccio non è poi sì tristo. 1725_1393_000032 è la corte, una casa così fatta, dove la gente è trista, è buona, è matta, a seconda che il re vuole o non vuole. gente camaleontica che fa la scimmia ad una grande maestà, mille corpi e una man che fa che detta, come se l'uom lo dicono i filosofi- non fosse che una vera macchinetta. 1725_1393_000033 un dì che il vecchio in l'ora consueta dormiva, ecco una mosca più stizzosa che sul naso più volte gli si posa e l'orso s'inquïeta. poi perde la pazienza ed un mattone afferrato s'appressa, il pugno chiuso dov'è la mosca? e plaf, proprio sul muso la schiaccia del padrone. 1725_1393_000034 il cane che moria di fame. intanto disse al compagno suo, caro modesto, fammi un piacer, abbassati quel tanto che possa anch'io pescar in fondo al cesto e possa in fondo al cesto anch'io pescare il mio piccol boccon pel desinare. ma fece il sordo, quella bestia sciocca senza cessare di menar la bocca. 1725_1393_000035 tu mi rimbrotti che non t'abbia a tempo avvisato e che compiere. ti resta qualche faccenda che so io di casa, di nipote, di moglie e testamento. ma non furono forse avvisi a tempo? e il tremolare delle gambe e il monco fiato e la mente annuvolata e stanca? 1725_1393_000036 questa per voi ghiottoni. udite, or voi lerci avari la vostra. un certo lupo venne a passar e, visto il miserando spettacolo di morte o benedetta la fortuna, esclamò: degna che un lupo le innalzi un tempio. 1725_1393_000037 cartoni. udrai com'egli sogna di un infinito numero di mondi ch'ei forse vede d'altri pazzerelli come lui popolati, e ancor discorre, d'atomi erranti, poveri fantasmi del suo cervel che danza e senza il piede metter fuori. 1725_1393_000038 i vizi son fra lor buoni fratelli e quando uno si siede nel nostro cor si vede che siedono anche quelli che van con lor per via, a meno che la trista compagnia per ira non si pigli pei capelli. 1725_1393_000039 il suo vicin. di contro, un epulone, grande, banchiere ed imbottito d'oro, di cantar non avea mai la ragione, e poco. anche dormiva sul mattino, quando già canticchiava il ciabattino. 1725_1393_000040 giove un dì. dall'alto scanno i peccati rimirando che dagli uomini si fanno. fino a quando prese a dire questa razza, soffrirò d'altra gente. riempire men noiosa il mondo, io vo e a mercurio va precipitati all'inferno. e la più feroce tirane delle furie e fa che tutta questa gente sia distrutta in eterno. 1725_1393_000041 qui, qui, qui, qui gridavagli la gente spingendolo bel bello, ma il brianzol, maestro in furberia, scappava via e lasciava gridare inutilmente. 1725_1393_000042 giardiniere, un orsacchiotto assai mal pettinato, selvatico, cresceva in fondo a un bosco solo nascosto, sempre torvo e fosco. in collera col fato novel bellerofonte, l'umor nero s'univa a una tremenda ipocondria: perché solo la buona compagnia tien ilare il pensiero. 1725_1393_000043 un certo gatto gran rubaformaggio e un topo rodicorda assai stimato. un'orrida civetta e la dal lungo corpo, donnoletta nel buco, spesso usavan d'un selvaggio abete rosicchiato. quattro bestie di cui l'una non era per nulla all'altra eguale, ma in quanto a far il male, anime triste, tutte a una maniera. 1725_1393_000044 e che la pace tra il re di francia e l'albïon vicina mai non si franga. un tal pensier mi cruccia e invoco. pace al gran luigi, pace a quest'ercole, invitto affaticato contro l'idra che sempre rinnovella perché le tagli la sua spada, il capo. 1725_1393_000045 or, come fare? scivola di quell'abete al piede e in mezzo a tre pericoli, sceglie il minore, rosicchiando un nodo e un altro della rete e un terzo e il resto all'impostore. procurava il modo di scappar dalla morte allegro e lesto. ma guai se in quel momento non giungeva opportun l'uom della rete che li facea scappare come il vento. 1725_1393_000046 anche tu, padre, giove e che ci fai fra le nuvole, lassù dagli dèi la mazza e il fulmine supplicava per cagione d'una pulce il bighellone e 1725_1393_000047 la caccia gli fu con odio e tetro color, descritta come cosa indegna d'uomo gentil. che importa? ha mai parola? trasformato dell'indole il metallo onde avvenne che il giovine alle sagge avvertenze sentia balzar nel petto un desiderio di battaglia. 1725_1393_000048 è un bove od un cavallo e l'altro è un buon boccone senza fallo. ma pigliarlo, barbin, questo è il difficile. lunga è la tratta e incontro il vento soffia, non ti senti riarso- e sitibondo, proviamo a ber quest'acqua fino in fondo. 1725_1393_000049 è sì buono che il furor dell'onda i ladri non fermò l'altro a correre ancor fin che alla sponda d'un bel fiume arrivò. questo era proprio un fiume maestoso, sereno come un bel sogno d'estate. non rupi a picco ingrate, ma un passo limpidissimo, sabbioso. 1725_1393_000050 e sì, dicendo acceso d'ira improvvisa sul leon dipinto, si scaglia e sfonda la dipinta tela. ahimè, nel muro era un acuto chiodo dal dipinto velato e tal fu il colpo che a mezzo il petto il garzoncel trafisse ch'ei cadde in terra del suo sangue intriso. 1725_1393_000051 fatto, vecchio, decrepito ed asmatico, gottoso ed arrembato, un leone cercava il gran rimedio di migliorare il suo malfermo stato. è fare un torto ai grandi il dire o il credere che v'abbia cosa a lor forse impossibile? 1725_1393_000052 dimostra questa istoria? in primo loco che chi non ha del mondo conoscenza va facilmente in estasi per poco e facilmente crede all'apparenza. poi si rivolge a quei matricolati che credon di suonare e son suonati. 1725_1393_000053 al suo palagio un dì fatto venire l'aggiustascarpe o mio compar crispino. gli domandò: non mi sapreste dire quanto voi guadagnate in capo all'anno? in capo all'anno, disse il ciabattino. 1725_1393_000054 servo vostro dicea: non mi si piglia in queste grosse trappole. no, no, nessun si meraviglia se non hanno i capponi. confidenza cogli uomini, è l'istinto, ben si sa ed è l'esperienza che diffidar li fa. 1725_1393_000055 e v'è gente più citrulla di questa razza d'uccellacci stupidi che non capisce nulla. io sì, riguarda qui cacciar, volar, io so partir, tornare, io sì. e dovunque si vuol rapido vo. 1725_1393_000056 di qua l'alpi e di là v'è l'appennino, ogni mucchio di terra è una montagna. e dopo un altro giorno di cammino arriva dove, in mare, il sol si bagna. qui, vedendo dell'ostriche credette sulle prime, che fossero barchette. 1725_1393_000057 vengano prima i miei pastori e poi ben io saprò, sulla modesta lira di capri e lupi, concertar le voci. tirsi, diceva ad amaranto un giorno. conosco un mal, mia cara, un mal sì dolce, che vince ogni altro ben sopra la terra ne suoi misteriosi incanti. 1725_1393_000058 passò quel tempo, enea, che usavano le mani menar gli dèi per conto dei greci e dei troiani, una pulce morsicò sulla gamba un bighellone e scappò: corri, alcide, corri e libera da quest'idra. egli gridò da quest'idra l'universo, mostro orribile e perverso della tiepida stagione. 1725_1393_000059 rideva il topolin perché la gente stesse a guardar quel coso stravagante, più che animale, macchina ambulante. bel merito, dicea, d'esser sì grosso, come se il bello fosse in un colosso, o gente sciocca, ov'è la meraviglia che ai ragazzetti fa levar le ciglia. 1725_1393_000060 amici, andiamo adagio a credere alla voce del malvagio, ma facciam come l'asin di giampietro: che più lo spingi e più si tira indietro. un grasso cittadin di monticello che faceva il mestiere di cappone al tribunal un dì venne citato del suo padrone. 1725_1393_000061 mane, a sera allegro, un ciabattino cantarellava. ch'era un gusto matto a vederlo, a sentir. un canarino non canta meglio e il core soddisfatto: era il re de sapienti, il ciabattino. 1725_1393_000062 venne innanzi allor vulcano e a far fulmini dié mano di diversa qualità. i migliori, intendo quei che non dànno mai perdono, dal lor trono ce li scagliano gli dèi, quei che fanno inutil prove e si pèrdono qua e là. sono i fulmini di giove. 1725_1393_000063 e appunto stamattina nel fosco uscìa per far le devozioni che ogni buon gatto fa quando è cresciuto nel santo amor di dio. e il maledetto fil non ho veduto. 1725_1393_000064 basta. così rispose il topo. credo poco a queste cose. sarìa tre volte matto, quel topo, che affidasse la sua sorte all'onestà del gatto. e ciò detto, partì presso la tana. guardando alla lontana, vede in agguato la sinistra donnola. va sulla pianta e mentre ancor si arrampica sul tronco, in alto la civetta vede. 1725_1393_000065 fra le quali o lettor, ve n'era alcuna che al dolce soffio, respirando, apriva le labbra bella e bianca e grassa e d'una così ghiotta e mirabile attrattiva che il topo disse: 1725_1393_000066 va quel dio che ha l'ali ai piedi e la lingua lusinghiera e discende ove tisìfone, con megera, con aletto, fanno il ghetto. sorge aletto e con perverso giuramento si propone di tirare l'universo nella casa di plutone. 1725_1393_000067 l'asinello, che in fondo è un animale di buon cuore, una volta s'impuntò e contro ad ogni legge naturale, a un amico un servigio rifiutò. il caso avvenne un dì che, a capo basso, senza pensare a nulla, in compagnia del cane e del padrone, se ne gìa per la sua nota strada, passo, passo. 1725_1393_000068 che, quasi terzo all'orco, lo sospinse tre volte alla feroce belva, cercò di rompere la parca, colle forbici il fil. quando trafitto il feroce animal, sul suol piombò. 1725_1393_000069 il ciabattino affededdina, aggiunse indi ridendo: non son contar su questo calendario. io cucio i giorni miei per ordinario, uno per uno, un pane e un bicchierino. quando ce n'è, rispose il ciabattino. ebben ditemi, almen, quanto per dì tirate dal lavor, cara eccellenza, or meno, or più. 1725_1393_000070 è il ricco che le lettere sostenta e paga chi coi libri lo tormenta e con omaggi e dediche, sì strane che son meno noiose le campane, così dicea quel grosso babbuasso. ben si sentì il poeta sulle prime, gran voglia di risponder per le rime. ma la giustizia viene di suo passo. 1725_1393_000071 pei piccoli saccenti della città democrito non parve che un pazzerello o dèi quando s'è visto alcun profeta in mezzo a suoi. ma pazzi eran questi abderiti il dì che un messo mandarono ad ippocrate chiedendo con lettere a quel medico divino che venisse a guarir del dotto amico, il malato cervel. 1725_1393_000072 a cui non piace il perder tempo alle buffe contese di cani e gatti, e donnole e leoni che invan talvolta assumono l'aspetto di grandi eroi. no, no più. che di questo leggiate, o men a voi, signore, importa d'impedir che d'armati si riversi sulla patria un torrente. 1725_1393_000073 messi in disparte i frivoli argomenti, cominciaron i due grandi maestri a cercar le cagioni alte del bene sull'uom, sillogizzando e sullo spirito, parlando cose che il tacere è bello. sì, com'era il parlar colà dov'era. 1725_1393_000074 se non venni cogli altri al primo omaggio. egli è che ho fatto un pio pellegrinaggio per implorar da quei che sol la dà ogni salute a vostra maestà. strada facendo, a molti dotti medici, ho parlato di voi, del gran languore che mai non cessa. 1725_1393_000075 in un palagio il figlio tosto rinchiuse e proibì che il piede ei mettesse di fuori a far men tristo di quel lucente carcere. il soggiorno entro il palazzo era un giardin e molti vi accorrevan, fanciulli, e in giochi e in salti e in spassi ed in chiassosa compagnia. allegramente egli vivea rinchiuso. 1725_1393_000076 talento. avria voluto il re che la meschina nella sua tana fosse affumicata, ma la volle sentir e una mattina la volpe già avvisata presentasi, s'inchina e sire dice: è ingiusto il sostenere che per disprezzo abbia tardato un dì a fare il mio dovere. 1725_1393_000077 se tu nol fai, dicea qualcun de suoi. ti preverranno per paura i tristi e per quanto tu chiuda anche i cancelli del tuo palagio con sottil veleno a protegger, ti mandano in turbante i falsi mercatanti in paradiso. 1725_1393_000078 vece d'uno. nel contar la storia disse che l'uomo n'avea fatti tre e un'altra ancor più corta di memoria. in gran segreto, quattro gliene dié. il segreto era quello del magnano. 1725_1393_000079 entra l'anguilla nell'acqua e passa, vola poi la rondine sull'acqua e passa e cerere d'un fiato. gridò tutta la piazza. ah, mammalucchi, rispose l'orator. e tanto a cuore vi sta questa scipita favoletta. 1725_1393_000080 da lui poco lontano, caro quell'uomo col coltello in mano, a questo dolce e amabile zimbello vola mio dotto uccello, se ti piace, per me scappo e ti chiedo, in carità, non ridere. se alle voci gentili ancor non credo che mi faranno stridere. 1725_1393_000081 un topolin piccino, vide un grosso elefante gigantesco e rise di quel grande baldacchino pesante ed arabesco con tre piani di sopra e una sultana seduta in mezzo di beltà sovrana, con cani e gatti e pappagalli suoi e con tutta una casa che, in viaggio, andava ad un lontan pellegrinaggio. 1725_1393_000082 finché in secco vedremo della bestia superba provvigion il corpo ghiotto. bevono i cani e bevi e bevi, bevvero, tanto che punf scoppiarono di botto. 1725_1393_000083 un certo istante, giunto ad un pratello, si ferma tutto a un tratto l'asinello, e mentre il suo padron dorme e riposa, di quell'erba, ei mangiò, fresca e gustosa. non c'eran cardi, ma ne fece senza. non sempre si può aver ciò che si vuole e per quanto gli piacciano, pazienza, non ogni giorno in ciel risplende il sole. 1725_1393_000084 nella sua grande universal rovina. se tanto è nota questa brutta morte e tanto è antica, or come mai per tanti così tacita, arriva ed improvvisa? 1725_1393_000085 ho fatto un ovo. un ovo o dio bambino. ecco vedilo qui, tiepido ancora, guardati ben dal dirlo, ogni vicino mi chiamerebbe gallinetta. allora la donna nuova al caso, con spavento per tutti i santi, di tacer giurò. 1725_1393_000086 il topo rosicchiando in libreria. se non era un grandissimo sapiente, qualche nozione di geografia gli si era pure appiccicata al dente. vide dunque quell'ostriche e credette sulle prime che fossero barchette. 1725_1393_000087 nelle tue mani io metto la mia vita. sciogli i nodi e procurami un'uscita. qual compenso? mi dài l altro gli chiese. prometto teco eterna l'alleanza e nelle zampe mie pronte, difese contro i nemici in ogni circostanza. sarò la tua vendetta contro la donnoletta e la civetta che voglion la tua morte. 1725_1393_000088 tu vaneggi in una blanda estasi in mezzo ai boschi, il ruscelletto luccica sempre in una vaga imagine tremolante che a te non rassomiglia e t'insegue dovunque ove tu fugga. per ogni cosa è cieca la pupilla, fuor di quella parvenza. 1725_1393_000089 s'ei lo sapesse, strillerìa scommetto con quanto gli è rimasto fiato in gola e con lui griderebbe in do di petto anche l'altra che ha persa la parola. ma l'uno e l'altra crede che lana e latte a vendere al mercato vada il padrone e sono in buona fede. 1725_1393_000090 questo è bevere il mar ai sovrumani concetti d'uno spirto vanerello. non bastan quattro corpi ed otto mani se non si resta a mezzo sul più bello a compier ciò che logico non è. non bastan quattro vite di noè. 1725_1393_000091 consiglio al re che il conte lupo tosto uccider fe a colazione: prima lo mangiò e nella pelle poi s'imbacuccò. signori cortigiani, io dico a voi che, in danno altrui, di migliorar la sorte, cercate seminando ed odii, e guai dai pari vostri. il mal si rende poi a quattro doppi. 1725_1393_000092 se il boccaccio mi tolse un giorno al dolce esopo mio novella, ecco mi toglie ad entrambi una musa assai gentile, che alla fonte natia mi riconduce. come dire di no, quando divina è la musa e di tal beltà vestita che sui cuori sovrana alza lo scettro. 1725_1393_000093 vedi superbi e come a danza andar lieti alla morte i giovani soldati, e ad una morte non men fatal, per quanto inclita e bella, ma inutilmente. io so che ti rimbrotto, né spero di trar mai frutto veruno dalle mie ciarle. è sempre il più restìo a morir chi alla morte più somiglia. 1725_1393_000094 sempre in agguato, sempre i ladri. ei teme la notte il dì. se un topo udir gli pare, è il suo tesor che viene a rosicchiare. ritorna alfine da sua signoria. che un dì solea svegliar presso al mattino e 1725_1393_000095 il sor porcello non faceva intanto che gridar sulla strada. ed eran strilli da rendere balordo un uomo sordo o che ti pelan vivo, dissero i suoi compagni più tranquilli. e c'è bisogno di strillar? sì, tanto. 1725_1393_000096 col segreto favor d'un gran bascià. in orïente, un greco mercatante faceva affari d'oro. e poi che costa cara d'un alto protettor. la grazia pagava il protettor non da mercante, ma da bascià. 1725_1393_000097 un bel parlar non vale un bel tacere, sta scritto. ma bisogna discrezione. ed in quel bosco, un uomo, un can barbone, non si facea vedere per quant'orso e per quanto orso testardo, passava giorni orribilmente bui. 1725_1393_000098 se non mangio questa, che cosa di mangiare più mi resta? e subito si fece un grosso conto. e quando il nicchio un poco si avvicina, il topo allunga, lo zampino pronto. ma sul più bello, l'ostrica barbina, il guscio abbassa e pria ch'ei tragga il collo come dentro a una trappola serrollo. 1725_1393_000099 allor pensa costui cambiar registro? e disse: udite, amici, un fatterello. udite, un giorno andavano per via con cerere, una rondine e un'anguilla, quando giunsero a un fiume, 1725_1393_000100 che cosa capitò? hai tu perduto al gioco il tuo denaro, la borsa? ecco ti do. t'han fatto qualche ingiuria sulla strada. andiam, ecco la spada. vuoi tu dormire in buona compagnia, questa mia schiava pigliati, o mio caro? 1725_1393_000101 non vedi questo povero montone che non apre la bocca. questi è un saggio. saggio non è, rispose don porcello, ma ditelo un minchione che se non ha di piangere, il coraggio è perché di conoscer. non gli è dato ciò che l'aspetta appena sul mercato. 1725_1393_000102 andando questo cane, un dì col pranzo s'incontra in un mastino prepotente che pretende la sua razion di manzo, ma fece i conti senza l'oste. il cesto colloca in terra il nostro cane onesto e si prepara ad una lotta ardente. 1725_1393_000103 ma il turco, a questo dir novo alessandro, non diede retta e con sereno spirto trova un bel giorno il suo mercante in casa siede alla mensa ed in diversi e schietti discorsi. entrando gli mostrò che nulla diffidenza era in lui, quindi. 1725_1393_000104 mal resiste il cuore al dardo d'un bel guardo ed alla vista d'un sacchetto di denaro. troppo raro è trovare chi resista. soleva un can portare in una cesta al collo il pranzo del suo buon padrone. 1725_1393_000105 il nostro brianzol indovinò che doveva al diman esser la gloria del banchetto e davver ne facea senza mentr'ei fuggia, sentì che da un palchetto gli diceva un falcone ammaestrato o sciocco: ed hai sì, corto l'intelletto, che non intendi che si perde il fiato a chiamarti. 1725_1393_000106 cento scudi, credette il ciabattino di possedere una montagna d'oro. torna a casa e in un angolo del muro seppellì la sua pace col tesoro. da quel dì più non canta il ciabattino, da quel dì che nasconde in casa il seme di tutti i mali o dolci sonni, addio. 1725_1393_000107 non molto tempo dopo, il gatto trova il topo che stava a una distanza rispettosa. fratel, o vieni abbracciami. con una voce tenera e amorosa gli disse, e non guardare un alleato, con quel far diffidente e disgustato. a te, dopo il buon dio, devo la vita. lo conosco anch'io. 1725_1393_000108 a questa novità, la gente allor restò e dimandò: che dice? ora che fa rispose? ho chiesto a questi pesciolini notizie d'un compar ito ai confini ultimi d'india, il gange ad esplorare e che vuolsi finito in fondo al mare. 1725_1393_000109 sappia il mondo che a cantar mi tragge ancora messer lupo e monna volpe, l'unica sillery, vaga donzella a cui tutti si prostrano devoti. chi dice sillery, nulla, gli resta d'aggiungere di poi che non sia vano. 1725_1393_000110 lontan, s'annoiava in un con lui un vecchierel gagliardo che amava un suo giardin, i fiori, il sole, prete di flora e prete di pomona, ma non vedea passare una persona da far quattro parole. 1725_1393_000111 che val, splendor di trono, beltà che vale e giovinezza e casta virtù di fronte all'impudica mano della morte che sradica e distrugge. giorno verrà che l'universo intero, il mesto accrescerà regno di morte. 1725_1393_000112 carità gesummaria, tacete. dal mio canto, non fiato, ve lo giuro, andate là. quando partì la femmina dell'ovo, l'amica che a cantar nel ventre sente il gran segreto, al solito ritrovo, cammina a sparpagliarlo fra la gente. 1725_1393_000113 ma se il grosso mangiava almen per tre, era tre volte a mordere più forte quando, per sorte, con general spavento, venìano i lupi a minacciar l'armento, mentre quell'altre bestie assai men care erano tre a scappare. 1725_1393_000114 e l'ostrica, un topo contadin grillincervello della sua vita, malcontento e sazio, lasciò cavoli e rape. ed un più bello luogo cercando, e più libero spazio non era ancor dal buco ito due miglia, che va di meraviglia in meraviglia. 1725_1393_000115 ma il comando non finì, che il buon padre si pentì, prenci e re. mi raccomando, voi che siete numi in terra del furore, tra il baleno e il discender delle botte deh, lasciate in mezzo almeno l'intervallo d'una notte. 1725_1393_000116 godi e leggi, amico, quello che racconta del cacciator, la favola e del lupo. aveva un cacciator: stesa coll'arco una damma. quand'ecco un capriolo, viene a passar. 1725_1393_000117 il nabab non facea che deplorare e querelarsi in collera col fato che il sonno non è fatto di tal stoffa che si possa comprare sul mercato come si compra il bere ed il mangiare. 1725_1393_000118 i cortigiani vanno tutti in visita, tranne la volpe che si tenne comoda nella sua tana. intanto, al capezzale del grande infermo, il lupo, un degli assidui al corteggiar, si giova del momento per dirne tutto il male che può inventare un lupo di talento. 1725_1393_000119 or, vieni se di tirsi, non hai dubbio e paura, e lascia che conoscere ti faccia questo mal, questo bene. e non son io il più fedele e il più sincero amico di quanti hanno per te malato il cuore. 1725_1393_000120 intriso invan, fu chiesto ad esculapio il balsamo che le ferite tenero rinchiude. il caro capo abbandonò per sempre e morì per le stesse arti. trafitto che salvarlo dovean dal suo destino. 1725_1393_000121 è l'uomo, se in lui fissa è l'idea. non c'è cosa impossibile e fallace. castelli in aria crea e per amor di vane ombre e di gloria in desideri perde la sua pace. 1725_1393_000122 avea ragion la morte a creder mio esser pronto. dovrebbe ogni buon vecchio a far di questa vita il suo fardello, come quando un si toglie dal convito e col cartoccio in man, l'ospite inchina. di quanti giorni può tardar la fine, vecchio de giorni tuoi. 1725_1393_000123 o che bel mondo esclama, o babbo mio, che non uscisti mai dalla tua tana. il mare ed il deserto ho visto anch'io cogli occhi, e non per giuoco di morgana, che fa veder le cose entro uno specchio, siccome ho letto sopra un libro vecchio. 1725_1393_000124 o belli, ed uno e due, tre morti. quattro morti son quattro settimane ben provviste, s'io so contar, comincerò dimani, o meglio fra due giorni, e intanto all'arco rosicchierò la corda. 1725_1393_000125 il concorso fu dentro la grotta che serve al re leon di cattedrale. ogni animale, ognun a modo suo, piange d'intorno al re e questi, è natural, piange per tre. 1725_1393_000126 è saggio avviso e scaltro che l'uno aiuti l altro e il 1725_1393_000127 e non vi punge o scempi l'ignominia che filippo il macedone coll'armi porta alla patria vostra. a queste voci finalmente si aprirono gli orecchi della gente e poté, con piccol gioco, trarre a sé l'orator gli animi tutti. 1725_1393_000128 è giusto ch'un sen vada a piedi scalzi. aspetta almanco un poco. mia moglie vuol tenermi compagnia e deggio a un nipotin far qualche lieve assegno, o aspetta almen morte ch'io possa rabberciare quest'angolo di casa. 1725_1393_000129 brutta bestia dei boschi, disse il re, ed osi sghignazzare innanzi a me mentre si piange e mentre siamo in chiesa. non io l'insulto tuo vendicherò, ma dai lupi sbranare ti farò a placar l'ombra pia da un vile offesa. 1725_1393_000130 onde più s'accendea l'anima al mesto. giovincello dipinto era un leone fra l'altre belve a cui, rivolto un giorno, o mostro disse: o mio fatal nemico, per cui viver mi tocca oscuro e vile in queste mura. 1725_1393_000131 vieni e vedrai, dicean gli stolti, vaneggiar la mente di sì, grand'uomo dalla nebbia involta dei libri, che saria certo men danno s'ei non sapesse decifrar dei libri. manco i cartoni. 1725_1393_000132 due cani in lontananza. un giorno videro in mezzo al fiume galleggiare un asino che, sospinto dal vento, se ne giva, discostandosi sempre dalla riva. amico, disse l'un che l'occhio hai limpido e più acuto del mio, guarda sul liquido specchio. 1725_1393_000133 amici, andiamo adagio un po per uno dice il proverbio: fa male a nessuno e, presa la sua parte, lasciò il cesto agli altri cani che addentr il resto in quattro colpi fu tabula rasa. chi stette peggio fu il padron di casa. 1725_1393_000134 e sempre voglioso, irrequieto e in preda a un caldo sogno, volea discendere nei campi a combatter le fiere e più fremea quanto sentia più stringer le catene. ma l'oroscopo a lui stava davanti, colle fiere parole, era il palagio di belle statue adorno e di pitture che ritraevan cacciatori e cacce ed animali e alpestri paesaggi. 1725_1393_000135 ih, che bisogno c'è, per la partenza, di trre il fiato alla povera gente. non ti sorprendo. io già disse la morte, e a torto, vecchio, tu di me ti lagni. non conti forse i tuoi cent'anni e quanti sono in parigi e in francia, anzi nel mondo, ch'hanno toccato un numero sì bello. 1725_1393_000136 il chiamavano pertanto, e il nome fu da un guattero trovato che sul nome degli avi prese il vanto, l'altro cane, fu cesare chiamato e fu, davver coi cervi e coi cinghiali per entro ai boschi, un cesare dannato. 1725_1393_000137 ogni tempo del tempo è un'ora buona al pagar la scadenza. infimi e grandi soggiaccion tutti al gran tributo e spesso nelle culle regali aprono e a un punto chiudon per sempre le pupille al sole. principi e re. 1725_1393_000138 e il moribondo impreveduta. mai piomba la morte. in capo al saggio, in ogni tempo a guardia, veglia l'occhio di lui. pronto è il fardello a partire ogni giorno, ogni momento, pel fatal, malinconico viaggio. 1725_1393_000139 cesare e leccardon, cani fratelli da una razza. venivano di cani famosi, arditi, valorosi e belli, ma caduti per caso nelle mani di due padroni. l'uno alla foresta passava i giorni in esercizi sani, l'altro, che invece tutto il giorno resta in cucina a mangiar, si sconcia tanto che quasi stenta a sollevar la testa. 1725_1393_000140 io son beata, disse, e vo tra i santi a discorrere. santa in paradiso. dunque i sospiri cessino ed i pianti. i conforta il dolore universale e il pianto del mio re, ma dico a te che a un'anima beata è festa il funerale. 1725_1393_000141 per quanto temperante, a suo dispetto, ei sapesse resistere al boccone. non era un santo padre poveretto. e nel suo pelo dite, o gente onesta, se non vi tenterebbe un buon pranzetto. strano davvero che s'insegni ai cani ciò che non sanno fare i cristiani. 1725_1393_000142 l'orso. in compenso, forte cacciatore, uccide lepri e, docil servitore, caccia dal volto, prende sopra il vecchio che dorme, quell'alato parassita che noi mosca diciamo, tenendo nelle zampe un grosso ramo fedel, come un soldato. 1725_1393_000143 poco appetito, orecchia sorda e noia, fin del sole che splende e si diffonde, come se il sol per te sprecasse i raggi. voglia di nulla o desiderio insano di ciò che non ti tocca. 1725_1393_000144 le piante e i fior non parlano al di fuori di questo libro che per voi trascrivo. desiderando un dì vedere un vivo, lasciò le piante e i fiori e sul mattin, battendo la campagna, andava in cerca d'una comitiva, quando incontrò quell'orso che veniva, torvo, dalla montagna. 1725_1393_000145 dormivan tutti in quella casa. al chiasso balzano i servi e corrono coi lumi. anche il padron discende e accorre coi denari e colla spada che c'è. quale fracasso sei tu, fratello, che ti pigli spasso invece di dormir come costumi. 1725_1393_000146 prego, ascoltate o sire. il cervo prese mestamente a dire passato. è il tempo ormai di piangere e far guai ché la regal consorte cinta di fior, dal regno della morte or or mi apparve e bella in sua gentil favella e dolce riso. 1725_1393_000147 e può dunque alle mie povere fiabe abbassarsi d'un alto ambasciatore lo sguardo ed il favor. e tanto ardito sarò di dedicar queste sottili e care inezie a un uom affaccendato in tutt'altre faccende. 1725_1393_000148 no, disse il buon amico, alcun bisogno, non ho di tutto ciò. ma solo vengo perché ho fatto un sogno che assai mi spaventò. tu m'eri apparso colla faccia scura e corsi a te pensando a una sciagura. 1725_1393_000149 quattro morti a un colpo. s'è visto mai di più. ma non bisogna abusarne, ché rara è la fortuna dicon sempre gli avari, e faccio il conto d'averne almeno per un mese. 1725_1393_000150 sono i sciocchi che ciarlano, ma l'orso è saggio, prudentissimo, non teme il vecchierello di mangiar insieme, di far qualche discorso, senza togliere il tempo alle faccende. 1725_1393_000151 essa si duol che a lei sfugga il segreto spirto de miei racconti. a dolce sguardo è ben che ignudo il ver non apparisca, onde ancor canterò, ma sol per essa ciò che davanti a lei senza commento possa tornar più volte e senza offesa. 1725_1393_000152 è difficile a chi porta le gonne il custodire un gran segreto in petto. quantunque sotto un simile rispetto ci sian uomini peggio delle donne. un marito, per mettere alla prova la sua donna una notte a dire: uscì nel ventre. par che tutto mi si muova. provo un dolor che non provai fin qui. 1725_1393_000153 voglio dire che ippocrate sorprese il dotto pazzerel curvo ed intento all'ombra fresca e d'un ruscello in riva a ricercar per entro ai laberinti d'un cervello ove sede abbia ragione e dove amor negli uomini e nei bruti. 1725_1393_000154 vogliate intanto accogliere con pio sguardo l'omaggio de miei versi e il voto che a voi, signor, dall'animo sollevo, alla vostra modestia. ogni altro elogio, che fin l'invidia vi tributa, è vano incenso. il so né verbo. io più ci metto. 1725_1393_000155 fuori. se alcun men disonesto e men briccone vuol salvarsi e minaccia di parlare, gli mostran ch'è un minchione al consiglio. anche lui quindi si arrende acqua in bocca. rubare fa rubare e più degli altri prende. 1725_1393_000156 professore, costor, con tutto il leggere che fanno, non hanno spesso pane da mangiare e portan certe vesti così rare che fan sempre parer d'estate l'anno. stanno in alto in stanzucce accanto al tetto, coll'ombra sua, ciascuno per valletto. povera gente e poveri gli stati che fanno i conti addosso ai disperati. 1725_1393_000157 un uomo ricco, un asinaccio ritto, soleva dire a un suo vicin, stracciato- e stracciato vuol dire letterato- che il ricco sol di vivere. ha diritto al ricco. deve fare di cappello ei, ripeteva ogni fedel corbello non sol, ma è giusto che gli faccia onore il dotto, il pensatore e il professore. 1725_1393_000158 un buon babbo pesta piano sulla via dell'indulgenza. prese l'uomo confidenza e fe. peggio, ancor di prima, il padrone delle nuvole. altre lima più terribili saette, ma gli dèi lo persuadono. l'ira sua, pigliando a gabbo, di star pago al suo mestiero di buon babbo. 1725_1393_000159 in compagnia sull'erba coll'altra bestia cadde: moribondo, bella preda per giove: un capriolo e una damma da pagar non uno, ma dieci cacciatori. il caso volle ch'uscisse anche un cinghial grosso e superbo, contro il quale inviò: sì, ben lo strale il cacciator. 1725_1393_000160 sor porcello parlò come un giornale, ma nulla gli giovò, ché nulla vale contro il destin. che non si cangia mai il far lamenti, e guai da ciò. potrà vedere l'uom prudente che chi men sa ben spesso è il più sapiente e 1725_1393_000161 pace. e se brami sul conto di codesti a te, novelli amici, udir quel ch'io ne penso. ascolta senz'andar per noiose querimonie una. 1725_1393_000162 non così le virtù. raro si mira dei grandi affetti in un sol uom lo zelo temperato con nobile armonia. l'uno è valente, sì, ma pronto all'ira. l'altro è saggio, ma l'anima è di gelo. 1725_1393_000163 il tuo padron, ascolta che ti attende sull'uscio. anima stolta, attenda fin ch'ei vuol, disse il cappone. conosco già la bella novità che da contar egli ha. 1725_1393_000164 e m'hanno detto i pratici, che viene da mancanza di calore, effetto dell'età. ma si potrìa provare un buon rimedio squartando un lupo vivo, il vero, io narro, e poi la pelle, ancor fumante, subito mettersi indosso a guisa di tabarro. 1725_1393_000165 sacra fame dell'oro. avido mostro che il ben di dio con torvi occhi divori. fino a quando dovrò co miei flagelli, trista avarizia, a te levar le berze sordo sempre, sarà l'uomo al consiglio del saggio e non dirà questo: mi basta pel mio bisogno, allegri, ora viviamo. 1725_1393_000166 ma i pesciolini dicono che nati non erano in quel tempo. ond'io, se posso, prego qualcun dei signori invitati a favorirmi un pesce un po più grosso. a questa allegra spiritosità rise tutta la bella società. 1725_1393_000167 ed anche questa volta al primo annunzio, da tutti i quattro punti dello stato ecco arrivare i medici empirici, specifici, flebotomi, anatomici, a consultarsi intorno all'ammalato. 1725_1393_000168 ne nasce un gran fracasso e chiama il chiasso. molti altri cani che andavano a spasso erano cani vagabondi, avvezzi ad ogni calcio, ad ogni ladreria. il nostro can, vedendo ch'eran pronti a sbranarlo, quei mostri in cento pezzi, e che il manzo era fritto in fin dei conti, da saggio disse a quella comitiva: 1725_1393_000169 il susurrar del vento, un'ombra è segno o un fuggitivo sogno, per chi vuol bene, di sinistro evento e a 1725_1393_000170 al buffon fu servito uno storione salato e così vecchio che la storia certamente sapea tutta a memoria di quanti, in trecent'anni, ad uno ad uno, eran scesi nel regno di nettuno. 1725_1393_000171 tutti, tutti siamo anche noi, popol d'atene, ed io stesso che predico pel primo. se tu mi vieni a raccontar l'istoria dell'augellin bel verde, oh ch'io divento matto dal gusto. il mondo forse è vecchio, ma si diverte ancora e bamboleggia alle belle storielle d'una volta. 1725_1393_000172 costui mentr'ei s'appresta a finire la belva sanguinante. vista lontano svolazzar sull'erba una bella pernice. a lei la punta volse dell'arme, allor che strette in fascio il mal morto cinghial l'ultime forze, affronta il cacciator, lo morde e lacera e vendicato, muor su morto corpo. 1725_1393_000173 torna il cane a pregar e forse credi che ti scappi quest'erba sotto i piedi e l'asin duro. aspetta, o, buon barbone, che si svegli. fra poco il tuo padrone. 1725_1393_000174 gridar, gli risponde: non far caso, il tuo padron si sveglia presto. presto che se il lupo ti morde e tu, modesto, dàgli un calcio frattanto sopra il naso. 1725_1393_000175 sempre in uggia mi fu l'ingiusto e scempio e temerario giudicar del volgo che sol da sé piglia misura e legge e le cose di false ombre confonde. ben ne fece a suoi dì l'esperimento d'epicuro il maestro, a cui non valse l'alto saper. 1725_1393_000176 ed è giustizia se ricordi i modi che sempre usai, fra cento pari tuoi, verso di te. che, caro ognor, mi sei come quest'occhi miei. non me ne pento, io già fratello mio, ma, ognor, ringrazio il ciel nell'orazioni. 1725_1393_000177 giudice cieco, qui ti mostra il fatto, il volgare giudizio e scarsa. io presto fede a quella sentenza che proclama: voce di dio, del popolo, la voce. 1725_1393_000178 venne, dico la guerra, e la vendetta fu più crudele d'ogni satiretta. a ferro e a fuoco è messa la città. l'uno scappa di qua, l'altro di là. sol disprezzo il babbeo millantatore nell'esilio trovò, mentre il poeta ricevette accoglienza onesta e lieta. state zitti, il saper ha il suo valore. 1725_1393_000179 amico, guarda come il tempo vola. godi o più tardi intonerò, ma indarno quest'inno mio che val tutto un poema. goder io voglio ben quando dimani. ah, poveretto, e se ti coglie in via, coll'irte unghie la morte. 1725_1393_000180 molti grossi volumi accatastati erano in terra e in suo pensier, rapito, democrito, non vide il suo diletto amico che venìa brevi, i saluti furono e i complimenti, e si capisce ché il perder tempo a chi più sa più spiace. 1725_1393_000181 accorre il topo e il suo mortal nemico preso nel laccio. vede, e s'ei fu lieto, ognuno me lo crede. il gatto piagnoloso, o amico amico, dicea: frattanto è noto quanto tu fosti verso noi devoto. aiutami a scappar da questi nodi in cui venni a cader, tu che lo puoi. 1725_1393_000182 quant'altri mai valente un oratore che, vedendo il paese in grandi ambasce, alla tribuna, un dì forte dell'arte che tiranneggia l'animo del volgo, disse cose stupende e generose sul comune pericolo. 1725_1393_000183 in casa si pranzava d'un banchiere e c'era anche un buffone di mestiere che, visti certi pesci un po lontani- e non osando stendere le mani, sapete ciò ch'ei fa- accosta un piccol piatto di sardelle e grandi cose a loro susurrò poi l'orecchio al piattello avvicinò per ascoltar non so quali novelle. 1725_1393_000184 udito ciò, la corte, ad una voce miracolo, gridava apoteòsi e il cervo, invece di essere squartato di cavalier si meritò la croce. se voi lodate ed incensate i grandi, se prima vi parevan schizzinosi, diventan tosto, morbidi e graziosi. per quanto grosse le sballate, loro digeriran le vostre bombe. 1725_1393_000185 ma paga e paga e paga. a lungo andar questo pagar rincrebbe al nostro greco e sen dolea, dicendo di non poterne più, quando tre turchi s'offriron di concedergli favore a meno prezzo in tre, che non spendesse prima per uno. 1725_1393_000186 zitto. là poi soggiunse il cavallante, tu ne stordisci, stattene quieto. hai l'esempio di questi a te davante, che insegnarti dovrebber la maniera di viver bene e d'essere discreto. 1725_1393_000187 utile invece è chi vi spende e spande del suo liberamente in lusso in feste, che mantien l'artigian e che lo veste col suo denar e colle. imprese in grande. 1725_1393_000188 disse amaranto. e qual nome gli fanno a questo mal che dici amor? amore è un bel nome davver. e a quali segni presentirlo potrei? qual è il tormento? son pene al cui confronto anche i più grandi passatempi dei re stupidi giochi diventan. 1725_1393_000189 man di un dio sì buono, padre giusto dei viventi. con frastuono passa il fulmine sopra il capo delle genti e va a rompersi lontano, sopra l'erta d'una rupe alta e deserta. 1725_1393_000190 per quanto il mondo se li tenga in prezzo. per me i buffoni è razza che disprezzo. difficil arte è di far rider. bene, ma chi continuo la facezia scocca è gente sciocca e agli sciocchi conviene. 1725_1393_000191 tutti parlavan dell'avvenimento e l'ovo crebbe sì, di mano in mano, che in capo al dì n'aveva fatti cento e a. 1725_1393_000192 l'orso teneva in mezzo del cammino: che far, come scappar? e da qual parte il vecchierel si ricordò dell'arte che piace ad arlecchino e fingendo un coraggio di leone buon passeggio. gli dice: schiavo tuo. l'orso risponde in tono tutto suo, vedo che stai benone. 1725_1393_000193 corda, ell'è di nervo schietto, s'io posso giudicar col naso, così dicendo. l'unghie ecco distende all'arco che scattò lo stral, partì e cadde il lupo con quell'osso in gola: godetevi la vita e non vi tocchi per gola ed avarizia. un'egual sorte, disse il lupo e fe chiòsa alla morale. 1725_1393_000194 spesso il buon dio con voti stanchiamo e con preghiere noiose ed anche indegne d'un uomo d'intelletto, come se dio dovesse su noi sempre tenere lo sguardo e fosse in cielo degli uomini il valletto. 1725_1393_000195 uno di questi un giorno annuncia che doveva il giovinetto, fino ai vent'anni, andar molto guardingo dall'incontrar leoni. oltre il qual tempo potrebbe di sua vita andar sicuro il buon padre, per far che mai pericolo di tal sorta facesse al suo diletto eterno danno? 1725_1393_000196 o città, grandi o piccole, città che mettete il denaro della gente in mani. dio lo sa. quanto leste a giocar d'agilità censori, appaltatori e fornitori, comincia il più valente e ruban tutti, di dentro e di fuori. 1725_1393_000197 ma non durò poi molto il giuramento, ché appena in oriente il sol spuntò. scesa dal letto, va da una comare e amica dice: amica, un caso novo. ma zitta, non mi fate bastonare. sapete, mio marito ha fatto un ovo. un ovo signorsì, tre volte tanto i soliti. ma zitto, in carità. 1725_1393_000198 oh, potessi riempire di ducati questi miei scrigni. o s'io sapessi almeno la chimica, la storia, la medicina, l'arabo, l'armeno. o arrotondar potessi questi stati. 1725_1393_000199 e molti morti degli amici tuoi stessi e moribondi e malati e infiniti accatarrati, non eran segni. o vecchio della morte presto adunque e si lascino le ciarle. andiam che poco importa alla repubblica che tu faccia o non faccia il testamento. 1725_1393_000200 rise il banchier della bontà dell'uomo e, credendo di metterlo sul trono, prendete, disse, cento scudi e ai vostri bisogni provvedete. io ve li dono, custoditeli bene, o galantuomo. 1725_1394_000000 o giove, che dal tuo cervel traesti per un nuovo miracol di lucina la dea minerva, mia rivale antica. così diceva il ragno una mattina, per una volta, o giove, ascolta i mesti miei gridi contro una fatal nemica. 1725_1394_000001 ma cartesio dirà con viso aperto che tutto è spento del pensier il lume negli animali, e conveniam con esso, sebben non manchin numerosi esempi a provare il contrario. 1725_1394_000002 per quanto abbiano il vanto e specie al tempo nostro, e l'arti fine di saper ben uccidersi a vicenda. avanguardie, spïoni, sentinelle imboscate conoscono ed insidie e tutte quante della strategia, le più maligne e furbe maccatelle. 1725_1394_000003 che tornar, starò meno in pericolo. lontan dagli occhi tuoi, dalla tua man. come contro all'amore, è un gran rimedio anche per l'odio: starsene lontan. 1725_1394_000004 la roba tenta e se io la tengo presso, questo denar potrebbe finir male goderlo, è un rovinare il capitale ed io divento il ladro di me stesso. 1725_1394_000005 viene ella, mi ruba le mie mosche, mie, ben posso dirlo, e sperpera il bottino, così le sue. cantava litanie, quel ragno che fu già gran tappezziere e che dai tempi tristi e dal destino era ridotto a quel brutto mestiere. 1725_1394_000006 il ladro. gli rispose il suo compare: godere, amico mio, non è rubare. i fa pietà vederti in quest'affanno, e se un saggio consiglio ancor l'intendi, il bene vale in quanto tu lo spendi, o non è che un inutile malanno? 1725_1394_000007 è l'istinto, ma l'uomo ha pure volontà che impera. io parlo, io rido, io muovo ambo le gambe. io sento in me lo spirito che regge e che del corpo apre i congegni e chiude, sento un poter dal corpo mio distinto, che se stesso comprende, anzi, comprende più sé che non la macchina mortale. 1725_1394_000008 per l'ignoranza grassa ch'è compagna dell'avarizia. un pidocchioso avaro, non sapendo ove mettere il denaro che ogni giorno sul vivere sparagna di nasconderlo, pensa in un cantone, dicendone a un compare la ragione. 1725_1394_000009 nel momento propizio, ossia nell'ora che il sol, coi raggi d'oro, fa ritorno nell'umido soggiorno, ovvero allor che svegliasi l'aurora e sbadiglia la notte. in braccio al giorno d'un bel boschetto sull'estremo lembo e d'una pianta in vetta, novello giove delle foglie in grembo, lancio a qualche coniglio una saetta. 1725_1394_000010 una giovenca vien chiamata in mezzo, ascolta, poi risponde: la biscia n'ha ben donde se si lamenta è chiara come il sole. quando ho veduto il prezzo io de servigi miei, da cui l'uom suole trarre ogni giorno il vitto. 1725_1394_000011 non molto dopo, ecco comincia il principe da segreti, eccitato odi e da invidie del cuore, a dubitar non che del merito di questo in prima celebrato giudice. 1725_1394_000012 con questa essenza io renderei la bestia atta molto a sentir e un poco ancora a giudicar, ma non di più, né sempre questo giudizio. in lei, come dimostra, la più dotta bertuccia è a fil di piombo. 1725_1394_000013 a questo dir in sua voce dolente, risposegli il serpente. ohimè, se tu condanni quanti sono al mondo ingrati, a chi darai perdono? a te, fratel. tu stesso. colle parole tue muovi il processo, ond'io ritorco in te quegli argomenti che tu per gli altri inventi. 1725_1394_000014 un gran rumor si sparse per la reggia, infin che il vecchio pappagallo, anche lui n'ebbe sentor, hi mise a dir le strida orrende e i gemiti. onde il povero padre invoca il ciel, ma invano ei piange. in fondo, a stige, il giovine già navigava al suo destin crudel. 1725_1394_000015 la rondinella al suo mestiere intenta, non bada all'insettaccio e mosche piglia per sé, per la sua piccola famiglia, e con gioia crudele ne alimenta i ghiottoncelli che con grido incerto salutano la mamma a becco aperto. 1725_1394_000016 all'uomo, all'uomo solo io la potente forza darei, che da ragion deriva, due volte assai preziosa, ove la guardi sotto duplice aspetto. èvvi nell'uomo un'anima comune a tutti quanti, sian pazzi o savi, sian fanciulli o vecchi. 1725_1394_000017 nei cani è gola, è invidia, ma veggo che anche agli uomini sovente un buon affare, un'ambizion di gloria, siccome ai cani fa aguzzare il dente e non fan magistrati e cortigiani e deputati e gente pronta a tutto, cose tali che indegne son dei cani. 1725_1394_000018 io, colla sua man vi fece la natura un golfo ove non passa un'ombra umana, dei pesci. la repubblica, in quella spiaggia inospite e lontana, potrà viver sicura, ad uno, ad un, lo smergo, i suoi pesci portò e, nel rinchiuso albergo, ove il luogo è disteso e l'acqua limpida, da buon padre i suoi figli imprigionò. 1725_1394_000019 or sappia il mondo che mi vien da voi il tema a cui s'ispira oggi il mio verso la a. 1725_1394_000020 ed ecco armato accorrere il popolo, risuona la valle, egli non fugge, s'avanza, non perdona e a vendere si appresta. a chi la vuol comprare assai cara la testa. 1725_1394_000021 sen viene il bove lento e dopo un lento e lungo ruminar, apre la bocca e dice che da molti anni gli tocca d'ogni fatica il ruvido tormento, eterna litania di tutti i mali, sempre a tirar costretto. ciò che cerere all'uom, agli animali offre ne campi suoi. 1725_1394_000022 in qualche selva ignota e solitaria ove non vegga quell'oggetto, più che a te d'odio sarà stimol continuo e a me cagion di tanto duol già fu. io so che la vendetta è nel carattere lassù dei numi ed è quaggiù dei re che vivono da numi, e s'anche credere volessi e riposar sulla tua fe. 1725_1394_000023 alla quale comando, arbitro e duce. or, se voi mi chiedete iride, bella come sia, non lo so. vedo l'ordigno obbedire a una man, ma non ritrovo la man che muove il sole e l'altre stelle. 1725_1394_000024 un uom vide una biscia e disse: un beneficio: s'io l'uccido farò di certo a tutto l'universo e l'animal perverso. dico la biscia e prego non confondere coll'uom, che è molto facile. è preso dentro un sacco rinserrato e colpevole o meno, io non decido- a morte condannato. 1725_1394_000025 cartesio che fra gli uomini e i celesti siede nel mezzo, come stanno in mezzo, tra gli uomini e gli allocchi, altri sublimi e grossi ingegni. a voi, così ragiona quest'alto mio maestro e mio autore. 1725_1394_000026 a veder la testuggine che vola colla sua casa in spalla, in mezzo agli angeli, resta la gente senza la parola. poi, miracolo grida: olà correte la regina a veder delle testuggini che vola: è dessa, sì, non mi vedete. 1725_1394_000027 per gelosia tra il pappagallo e il passero una seria tenzone. un dì scoppiò e picchia e becca il meschinel più debole ad ingrassar la terra. presto andò onde adirato e per vendetta il principe il pappagallo uccise. 1725_1394_000028 tu grande, tu ministro, ahi poveretto, non fidarti dei re. varia fortuna è l'umor dei potenti. ah, troppo cara si paga poi ché a voli repentini sogliono i precipizi esser vicini. 1725_1394_000029 pensate ora se attonito restasse quando intese che scelto era dal popolo monarca del paese. per quanto sia mestiere da cane, pur si arrese il forte alle preghiere. 1725_1394_000030 una fortuna cieca. cieco ardimento vuole ed è più saggio spesso non far troppe parole, non indugiar, ma in faccia guardare ed affrontare il mal che ci minaccia. 1725_1394_000031 soltanto l'uom, fra tutti gli animali che dalla mano uscirono di dio pensa e sa di pensar, abbiano i bruti immagini e pensier, ma non avranno l'arte che piega sul pensiero istesso e sugli oggetti del pensiero il raggio. 1725_1394_000032 contento l'uom della sentenza allor disse alla biscia- e credi a questa scema, a una vecchia bisbetica che trema nel cervello, sentiamo un poco il bue, sentiamo pure le ragioni sue. a lui rispose l'animal che striscia. 1725_1394_000033 se grosso è l'elefante e non di carta, o quale si mette sui bastoni. non c'è nessun mortale capace di far tanto. e poi della fatica quale il costrutto e il vanto. scommetto che qui sotto c'è di parola, un gioco o qualche tristo intrigo, e me ne fido poco. 1725_1394_000034 il suo consiglio parve veramente a tutti gli altri naufraghi eccellente. il mercante valente in aritmetica soggiunse allor di conti a un tanto al mese darò lezioni e caverò le spese. ed io, nella politica, esclamò il principe, la gente instruirò ed io, concluse il nobile, lezioni d'alta araldica darò. 1725_1394_000035 ahimè, viene la morte ed è lo strazio delle palpitanti carni agli eroi l'estremo funerale. così se vede i piccoli in periglio, la pernice e coll'ali tenerelle impotenti a fuggir, finge pietosa d'esser ferita. 1725_1394_000036 ognun diss'egli, ognuno mi vuol male e cani e cacciatori e villanzoni congiuran contro un povero animale e innalzan orazioni a giove che lo cacci dalla terra, come si sa che ha fatto in inghilterra. 1725_1394_000037 da un re del nord, figliuol della vittoria, di cui forse non c'è baluardo maggior, contro il pagano indomito ottomano sobieschi, io dico: onor della polonia e parola di re degna è di storia. 1725_1394_000038 non men che muti, sono sordi i pesci che fanno il nesci. a questo eccitamento ebbe un bel predicar. tirsi la predica se la portava il vento, allor tende la rete e in un momento piena la vede e pone i pesci della bella al piede. 1725_1394_000039 che fu già un re che, visto in mezzo a un prato allegramente pascolar un gregge e sano e bello e grazie alle indefesse cure del suo pastor, molto fiorente amico, disse a lui: per arte e studio, d'esser pastore d'uomini, sei degno. lascia dunque l'armento e vieni e reggi. ministro di giustizia, uomini e stati. 1725_1394_000040 una certa testuggine un po stolta, nella sua tana, stanca ormai di vivere. desiderò d'uscire e andare in volta, più bello, sempre pare, e più giocondo il paese degli altri. e non c'è storpio che non ami girare per il mondo, il suo pensier a certe anatre. un giorno ell'aperse che offrirono il servizio, secondo i patti, di portarla intorno. 1725_1394_000041 nero, oh, s'ei tornasse e seco anche tornasse cartesio d'epicuro, alto rivale, a contemplar queste vicende e i giochi che, dietro al solo istinto naturale, sa compier. l'animale. a noi dimostra l'esperienza nostra e la natura che la memoria al corpo si collega e questa, in ogni caso, il bruto impiega per norma e per misura. 1725_1394_000042 e non vediamo nei boschi il vecchio cervo a cui sul capo cresce per gli anni altissima la selva. quando ferve la caccia e suona il bosco d'urla e di corni e va sbandato il gregge, spingere in bocca agli anelanti cani un giovine cerbiatto, onde sviata sia la caccia da sé. 1725_1394_000043 ma tanto infonde nel paterno spirito odio e furor che il vecchio colto il dì salta agli occhi e pich pach accieca il principe col becco e sopra un albero fuggì. 1725_1394_000044 tutta la banda fugge e per paura nella città sotterra ricovera e si serra. se non che poco dura il timor della morte ed il sospetto. e vedi poi da cento luoghi in giro, ad un, ad un, tornare anche al banchetto, allegri come prima e ancora a tiro. 1725_1394_000045 questa è legge di guerra: i punti deboli arma, difendi. e il mio muflàr imita, che porta anche un collare così guarnito e, non avendo orecchie noiose da portare, se viene il lupo e tenta divorarlo, non sa dove pigliarlo x. 1725_1394_000046 mettono il pelo e la mia vita a prezzo. e non c'è signorotto di campagna che non bandisca il lupo con disprezzo. ne bimbo c'è che strilli un poco o piagna a cui la mamma non ricordi il cupo nome del lupo. 1725_1394_000047 dice la stolta e lascia andare il legno. avrebbe fatto meglio i denti a stringere e a non perder quell'unico sostegno. per ambizion volle parlare e giù a piè de riguardanti ancora estatici: rovinò, si spezzò, non fiatò più. 1725_1394_000048 il padre giove volle ed ha disposto che sian due grandi tavole nel mondo. alla prima via corre piglia posto il forte, l'avveduto e chi sa fare. all'altra vanno i deboli a mangiare quello che gli altri lasciano sul tondo. 1725_1394_000049 assai lungo saria il dir come ciascun nella miseria precipitasse per diversa via. quella sventura che li fa fratelli li condusse a tener tra lor consiglio d'una fontana sull'erboso ciglio. 1725_1394_000050 accolse la testuggine bonaria, il progetto. indi trovano una macchina per trasportar la pellegrina in aria e fu tutta la macchina, un bastone ch'ella in bocca si piglia e stringe e subito per ogni punta un'anatra si pone. 1725_1394_000051 un mercatante, un nobile signore, un principe, un pastore. esploratori di novelli mondi sospinti dal furor dell'oceàno, raminghi ignudi come belisario eran ridotti a stendere la mano. 1725_1394_000052 ma l'albero, chiamato a dire il vero, fu ancora più severo. egli era contro il caldo e contro il vento e contro l'uragano un buon ombrello. egli era de giardini l'ornamento e nei campi non sol d'ombre cortese, ma ancor di frutti, saporito e bello. 1725_1394_000053 ogni smergo si serve da se stesso e il nostro mezzo, cieco per l'età, che non vedea le cose troppo chiare e reti non aveva per pescare, si trovò presto in gran difficoltà. 1725_1394_000054 man ch'ei ne perdette i giorni. fratello, guarda che non torni in peggio la tua semplicità. quali malanni peggiori della morte? e l'eremita, quali vedrai? ma sarà tardi, addio. 1725_1394_000055 e tutti. se vogliam esser sinceri al nostro concorrente, non caveremmo gli occhi volentieri. lo stesso puoi ripetere d'ogni donna galante e dei poeti: malanno a chi vien ultimo. anche se il ventre è pieno e soddisfatto, si vuol essere in pochi intorno al piatto. 1725_1394_000056 nascon raggiri cabale si ordiscono, muovon accuse e già di lui si mormora che di ricchezze confiscate ha colmo un suo palagio e che, rinchiuso a dieci chiavi, egli tien un gran tesor di gemme dentro uno scrigno. 1725_1394_000057 sicuro il mio frustino non valea due soldi. e questo è nuovo, è invidia che in voi canta. ma il testardo pagò ben presto il fio che il feroce animal sciolte le membra. al suo padrone morsicò con tanta ira la man. 1725_1394_000058 ma quando è la ragion forte al giudizio, entra questo divin raggio di mente per l'universo e la materia penetra che sempre involgerà l'altra, più rude anima sensual, serva a natura e 1725_1394_000059 farne un pacchetto, prenderlo, portarlo, girarlo, trascinarlo. sta bene, è presto detto, ma poi vi aspetto a farlo. che fanno i topi, mentre ancor la trista, feroce camorrista era lontana per guadagnar la tana, l'un d'essi sulla schiena si sdraiò. 1725_1394_000060 non han stoviglie e spiedi ed istrumenti. ma il lupo non ha torto ed alla vita non si rassegna ancor dell'eremita, se può mostrare i denti e la. 1725_1394_000061 o poveretto ragno disperato, inutil tessitor che far gli resta, ridotto tutto gambe e tutto testa. un dì che alla sua tela era attaccato la rondinella nella rete, entrò e col ragno la casa via portò. 1725_1394_000062 ma questa razza bellicosa e spesso in furia non avea pel gentil sesso, il culto e le maniere che si usan colle dame forestiere. anzi, avvenia che spesso la meschina uscisse spennacchiata da costor. 1725_1394_000063 il bisognin dottore in strategia, insegna all'uccellaccio una maniera per uscir d'impaccio. rivolgendosi a un gambero vicino, amico, gli parlò: non ti rincresca a dire a questi pesci che il padrone vuol fare una gran pesca e che segnato è l'ultimo destino. 1725_1394_000064 il principe. narrò la lunga istoria dei grandi decaduti. che importa la memoria, disse il pastor, di quelli che son già morti e chiusi negli avelli? per noi si tratta di mangiar, signore, e il piangere, per quel che ho sempre udito, non toglie l'appetito: andiamo, lavoriamo. chi lavora sta sano e va lontano. 1725_1394_000065 dolce tesor ei disse: o cari oggetti che non tiraste mai della menzogna e dell'invidia i fulmini, venite, usciam da questo splendido palagio come si esce da un sogno. 1725_1394_000066 e amico dice: andiam, andiamo presto a quel luogo. laggiù ci ho molte lire ancora ch'io vorrei porre a dormire coll'altre. va benone. e il ladro onesto a riporre. il tesor corre e propone di prender dopo il tutto e la frazione. 1725_1394_000067 allo scoppiar del fulmine, i conigli adunati alla pastura alzan gli orecchi e l'occhio vivo girano per tutta la pianura, poi lascian l'erba e fuggono dal fresco timo odoroso che profuma il desco. 1725_1394_000068 o noioso, va via, declamatore ancor grida il padrone e credi, forse colle parolone farti del tuo signor l'accusatore. non ti conosco, stupido, ma questo albero qui presente dica da tronco onesto quel che pensa di me sinceramente. 1725_1394_000069 poi che perduto avea da tempo il suo. lo raccolse e ne rese grazie al cielo, ma un passeggier gli disse: o dio, gettate lungi da voi quell'animal perverso. è un serpente, è un frustino. io vi ripeto ch'egli è un serpente e che m'importa il fiato sprecar per voi. volete il bel tesoro custodir miserabile. 1725_1394_000070 nella region del polo gli abitanti selvatici ignoranti vivono ancor coi modi rozzi e semplici dei tempi primitivi, ma gli animali che dimoran ivi son ingegnosi e sanno con argini frenar l'acque correnti e collegar le rive dei torrenti. 1725_1394_000071 così dicea muflàr, giovine alano, mentre il padron colla feroce mano, senza ascoltar i gridi di protesta, mozzavagli le orecchie sulla testa. muflàr credé di perdere l'onore? e invece no, ché il cane a lungo andar ci guadagnò, essendo egli una bestia litichina e stuzzichina avria. 1725_1394_000072 a me facil saría tesser di lodi un serto al vostro nome, iride bella, se voi di lodi e di profano incenso non foste disdegnosa in ciò, lontana dall'altre belle cui giammai non sazia cibo quotidian di freschi onori. 1725_1394_000073 ma questa volta il gonzo fu più, fino ché si tenne con sé tutto il denaro per goderlo e cessò d'essere avaro come restasse il ladro poverino innanzi al buco. è inutil ch'io lo dica: rubare ai ladri non si fa fatica. 1725_1394_000074 ed ora. ed ora, ahimè, perché son vecchia. senza un fil di fieno mi lascia in un cantuccio. oh dato, almeno mi fosse di brucar quattro fogliette nel prato. no, mi tiene legata alle catene. l'avrei creduto verso me più pio se stato fosse un anima di serpe. ho detto quel che penso. e chiaro, addio. 1725_1394_000075 amico mio, di cento e di duecento esempi ancor potrei confortar questo bel ragionamento, ma l'opere più corte son le più belle, e coi modelli miei, gran maestri dell'arte, io cerco andare che in ogni scritto vogliono che resti qualche cosa da pensare. 1725_1394_000076 vedi malizia per salvare la pelle, e i mille giri, i salti, i sotterfugi, e non son dessi strattagemmi di guerra e non indegni d'un grande capitano e di fortuna più glorïosa? 1725_1394_000077 ebben, per sua mercede, un rozzo arnese. ecco l'abbatte al suolo. invan all'uomo è l'albero gentile di fior nel dolce aprile. invano a lui di pomi empie il cestello. 1725_1394_000078 due pappagalli, padre e figlio. a tavola, ogni giorno sedevano d'un re e figlio e padre. i principi li amavano d'un amore che al mondo ugual non c'è. i due padri, legati in amicizia vecchia, si compiacevan di veder i figli che, malgrado l'età frivola, vivevan sempre insieme con piacer. 1725_1394_000079 vuoi dunque accumular per un'età che non sei certo ancora se verrà. e seguitava a dir quell'uom sincero che l'oro perde il suo valor se chiede tanta fatica, e in quei che lo provvede e in quei che lo conserva nel forziero. 1725_1394_000080 per suo rifugio scelse un pino altissimo, dove, accanto agli dèi, l'aspro sapor gustò della vendetta, ove del principe padre non può raggiungerlo il furor. 1725_1394_000081 in molti casi, quando l'uomo io veggio comportarsi da bestia ed anche peggio, io dico: dentro me dei sudditi, non è migliore. il re forse ha voluto infondere natura in ogni creatura, un elemento rozzo in cui lo spirito, rinchiuso in material e dura scorza, attinge la sua forza? 1725_1394_000082 questo loro carattere infelice, più che d'odio era degno di perdon. v'è natura di gallo e di pernice ed essi i più colpevoli. non son, ma più merita pena l'uom che piglia una pernice, indi ne rompe l'ali e la rinchiude in mezzo a una famiglia di torbidi animali. 1725_1394_000083 e detto fatto, ecco il pastor seduto colla bilancia in man d'uomini. al mondo non conoscea che un piccolo eremita e il suo saper non iva oltre alle pecore, ai lupi, ai cani, ma il buon senso in lui era maestro, e col buon senso, amici, vien tutto il resto. 1725_1394_000084 questi edifici, in cui si alterna il legno a strati di cemento, ponno all'acqua resistere ed al vento. ogni castor col natural ingegno ivi si presta alla comune impresa. i vecchi ed i maestri attenti all'opra e i giovini più destri all'opra, alla difesa. 1725_1394_000085 avria presto provato che in parecchie circostanze ad un cane prepotente è un danno troppo lunghe aver le orecchie, che troppa larga presa offrono al dente e alle nemiche offese. can che morde ha le orecchie. 1725_1394_000086 non vi stupisca se costui rincora i suoi compagni. forse che alle sole teste dei re dal cielo si conceda di ragionar? men male, no, un villano infin non è una pecora, ovvero è molto men che non si creda. 1725_1394_000087 e l'ovo strinse in un soave amplesso e dopo un po d'affanno per la coda, il secondo lo tirò. or voi, ditemi adesso che queste bestie spirito non hanno? ed hanno forse più coscienza? e senno i fanciulli ne lor anni più belli? o non vediam che pensano e non sanno, pur di pensar. 1725_1394_000088 non vi spiaccia se anch'io, dietro l'esempio, vado meschiando alle innocenti fiabe un rigo di sottil filosofia, oggi di moda, molto ardita e piena di una nuova attrattiva. o forse un suono ne venne al vostro orecchio? 1725_1394_000089 non per libero arbitrio ohibò, ma tratto dalla necessità dura e impassibile che, senza voglia, pei diversi stati, dell'amor lo trascina e dell'affanno, della tristezza, del piacer, dei forti dolori e per le varie altre vicende che affetti, chiama la volgar sentenza. 1725_1394_000090 lesto si muove il gambero e porta l'ambasciata. onde turbato, il popolo dei pesci si raduna e manda a chiedere a messere lo smergo. ove ha pescato la terribil notizia, chi l'ha portata, quali son le prove? e se non è fandonia, come salvarsi e dove? 1725_1394_000091 un cacciator avea tolto alla mamma leonessa il suo piccolo leone e la povera bestia iva mugghiando, empiendo l'aria e il bosco di compassione. non la pace notturna e l'aer fosco, non i notturni incanti potean frenare gli ululati e i pianti. 1725_1394_000092 voi non volete che il bel nome in questa leggenda io scriva o che l'invochi almeno contro i danni del tempo ed il veleno degl'invidiosi critici. ma il nome vostro va immortale e grande, non sol di francia, fra i più chiari eroi, ma bello anche, si spande per tutto. 1725_1394_000093 con voci e con accordi che avrian commossi i sordi tirsi. l'amore della sua diletta unica annetta in riva a un fiumicel, almo soggiorno d'ogni auretta, gentil cantava un giorno. 1725_1394_000094 sopra un pilastro scritto diceva ivi un cartello: signor avventuriere, se passi oltre il ruscello potrai tosto vedere ciò che non vide mai nessun avventuriere. 1725_1394_000095 de due avventurieri, colui ch'era più saggio di scendere nell'acqua non si sentì coraggio. gli parve stravagante questo passare e prendere in collo un elefante. l'acqua era fonda e rapida e quando anche arrivassi a stringer l'elefante, dicea: per pochi passi, portarlo poi d'un fiato in cima di quel monte. mi par fiato sprecato. 1725_1394_000096 e il vecchio pappagallo. a lui mio principe rispose: dopo quel che capitò, a queste belle ciarle potria credere un pazzo. forse un pappagallo? no, o sia destin o sia, come dimostrano, provvidenza che tiene il mondo in man. è scritto ch'io finisca i giorni miseri su questo pino, o forse più lontan. 1725_1394_000097 sempre per lui, tutto per lui, non mai per me, pei figli miei, qualche profitto col latte e coi vitelli. egli ingrassò, si riempì la mano. io lo mantenni sano contro i danni del tempo. alle mie pene ei deve se poté vivere sempre allegramente e bene. 1725_1394_000098 la rondinella aggiunse l'insolente per l'aria, svolazzando agile, toglie quant'io raduno in casa e sulle soglie squarcia le reti che pazientemente e forti io tesso e che sariano piene. ma sul più bel la ladroncella viene. 1725_1394_000099 scherzi, dottrina, fantasie, nonnulla. tutto scende opportuno e fa, smaltato come un prato di flora, il parlar vostro in ciò simile all'ape industriosa che si riposa sui diversi fiori ed egualmente trae da tutti il miele. 1725_1394_000100 per dargli tuttavia qualche ragione, l'uomo. gli sfoderò questo sermone- o simbol degli ingrati, è verso i tristi: stoltezza, la pietà or muori e il tuo velen più non contristi la mesta umanità. 1725_1394_000101 a me. perdono, date o mio sire, se dal cor trabocca la mia parola, ma venendo in corte già questo giorno avea previsto e l'ora in cui sarei caduto e se la merita la nostra vanità. ma quanti al mondo non hanno un picciol grano nel cervello di stolta vanità, palagio addio. 1725_1394_000102 arte infernale e ria che degli eroi fu madre e fia creduta, figlia del demonio di queste bestie, a celebrar le squadre. non basterebbe se tornasse omero dall'acheronte nero. 1725_1394_000103 e tutto ciò per qualche asin tignoso, per qualche agnello mezzo incancrenito, per qualche can rabbioso che non aguzzan manco l'appetito. ebbene, d'ora innanzi, e carne ed ossa di vivi, fo solenne giuramento di non mangiare ma insalate e strame ed erbe sole, o possa prima morir di fame. 1725_1394_000104 a ciò la scienza, lo spirito del mondo oggi riduce e come l'oriol, dicono i saggi, l'animal si commuove e va diritto ove lo spinge l'impression del senso. 1725_1394_000105 cestello invan, d'estate le sue foglie ei spiega, e nell'inverno allegra il focherello de miei difetti. mi corregga pure l'uomo, ma non adoperi la scure e non tronchi la vita a cui mi serba natura colla sua mano superba. 1725_1394_000106 tutti animali graziosi e benigni che, con tal nome, son ospiti in terra ed èvvi una seconda anima santa nata a crear l'angelica farfalla, un divino tesor che dio dispensa con parsimonia e che ci porta in cielo, tra le sfere rotanti. 1725_1394_000107 due maligni spiriti. il mortale offre l'incenso e mette in lor balìa la vita e il cor onde ragion, si parte da casa nostra. vuoi saperne il nome? ambizïon, amor, ecco i diavoli che fan del viver nostro aspro governo. 1725_1394_000108 così fu d'impaccio ben si togliea quand'ecco l'eremita, gli venne innanzi a predicar: fratello, fratel, che veggo io. mai sogno o son desto. 1725_1394_000109 allora il mio pastore apre lo scrigno di sua man e, oh vista come, scornati innanzi a lui, rimasero maligni e accusatori. entro la cassa erano i vecchi cenci del buon uomo: un cappello, una giubba, un cesto, un curvo bastone e, credo, un'umile zampogna. 1725_1394_000110 tronco adunque il discorso in cui, se alcuna verità collocai, la deggio a voi, del quale è la grandezza al mondo nota e al qual la più modesta lode fa di pudor tinger la gota. 1725_1394_000111 vivon certi animali. egli mi disse da vecchio tempo, in sanguinose risse, sempre fra lor, che della guerra il foco da padre in figlio insiem col sangue ispirano. sono bestie volpine che della guerra il gioco conoscono sì bene e la faccenda che non ne sanno gli uomini altrettanto. 1725_1394_000112 se curïoso sei, ti lascio l'elefante e vo pei fatti miei. questi partì con animo più forte e men prudente l'altro nell'acqua slanciasi e passa oltre il torrente, combatte, vince, va là dove l'elefante, com'era scritto, sta. 1725_1394_000113 non vidi io mai le donne al dolce suono delle lodi cullate addormentarsi, né le biasmo, perciò ben le somiglio invece ai prenci della terra e ai numi. 1725_1394_000114 ma voi, gentil, fra l'oriolo e il vostro cuore assai ben distinguere sapete, e non vi allaccia dei moderni sofi. la facile dottrina, a noi maestro, è il divino cartesio, a cui gli antichi, siccome a nume avrian, sacrata un'ara. 1725_1394_000115 per supplir colla mano a quel che manca. dentro al bosco, il pastore, un giorno intero e un altro, non si stanca di raccogliere legna e in pagamento ne trasse il necessario per sostentar la vita del momento. senza di lui, nemmeno i suoi compagni avrian potuto vendere ai popoli lontani il lor talento. 1725_1394_000116 o voi, pastori d'uomini e non di pecorelle, che vi credete muovere la mente diversa della gente. colle parole belle. voi consumate il fiato inutilmente. assai meglio farete a usar la forza e a tendere la rete. 1725_1394_000117 avea ragione il lupo. è stravaganza pretendere che, mentre l'uom ghiottone e cena e pranza mangiando gli animali, i poveretti abbiano a lesinare sul boccone. vogliam serbare a loro, soltanto a loro, dell'età dell'oro, i cibi duri e schietti. 1725_1394_000118 era scritto che l'un la vita perdere dovesse e l'altro il pio raggio del sol torna amico, ritorna entro la gabbia. l'un l'altro, confortiamoci nel duol. 1725_1394_000119 che ho fatto, oh ciel, che ho fatto per meritarmi quest'orrendo oltraggio? e come avrò il coraggio di comparir dimani così conciato in faccia agli altri cani? uomo non re terror degli animali. oh, se provassi questi orrendi mali. 1725_1394_000120 un giorno un lupo pien d'umanità, se alcun ve n'ha crudele. sì, ma per necessità fece una riflessione assai severa sul suo brutto carattere di fiera. 1725_1394_000121 annetta intanto in riva al fiumicello gettava l'amo ai pesci, ma costoro sen ivano bel bello, pei fatti. loro. credette a torto il bravo pastorello, col suon che avria commosso anche i leoni, di muovere i carpioni. 1725_1394_000122 entra e si snoda senz'angustie quest'anima nei corpi e, per quanto principio abbia nel tempo, eterna vive e non mi sembra assurdo fin che questa del ciel candida figlia danza nel corpo tenerello è lume che poco spande di sua luce intorno. 1725_1394_000123 se voi verrete, non vi terrà costei dentro una rete, ma in lieto acquaio, assai graziosamente, vi nutrirà costei che se a qualcun la sorte portasse anche la morte, o soave morire in man di lei, o morte, ch'io dimando inutilmente. 1725_1394_000124 i avevano sta bene, è naturale, ma non hanno strillato pei lor morti come voi fate a romperci la testa. tacete, e che il diavolo vi porti, me sciagurata, io no, non tacerò. perduto il leoncello un'assai, mesta vecchiezza trascinare, ora dovrò. 1725_1394_000125 pensate voi che voglia hanno in america, là verso patagonia, di queste vanitose rarità, onde il pastore a dire: ancor riprese: sta ben, ma trenta giorni ha ciascun mese e spesso n'ha trentuno. intanto, chi un boccone mi darà per rompere il digiuno. 1725_1394_000126 altre gioie compensano la vostra ambizïon, e son colloqui e dolci, amicizie ed incontri e cento e cento argomenti graziosi in cui si piace il vostro spirto al profan volgo ignoti. 1725_1394_000127 mentre egli giura, vede dei pastori che stan mangiando un povero agnellino cotto allo spiedo. ah, ah, questi bravi signori che parlan della mia crudelità sanno gustare il ghiotto bocconcino. ben s'impinzan la pancia, essi ed i cani, ed io che sono il lupo, starò digiuno e avrò rispetti umani. 1725_1394_000128 non finse egli, siccome si narra di fra sisto che nominato papa. ahi disse: affare tristo essere papa e re, ma lieto il serto cinse che il popolo gli diè. 1725_1394_000129 sel piglia sulle braccia al monte, ecco si avvia, cammina ove una valle. dal culmine si aprìa un grido alto: gettò la bestia. e una città di subito spuntò. 1725_1394_000130 è la profonda dottrina che a una macchina riduce la vita umana e che d'arbitrio sfronda e di giudizio gli uomini e non lascia che un corpo vuoto, senza affetto e cuore, tal sen vive. e con passo egual, ma cieco e senza scopo, l'oriol cammina di ruota in ruota fin che squilla l'ora, come vuole il congegno. 1725_1394_000131 in paragon di questo anfibio senno di platon, la repubblica famosa è al viver bene un picciol cenno. le case alte e palustri, questi animali industri elevano l'inverno e ponti fanno coll'arte lor. 1725_1394_000132 no, per tutti gli dèi, sarei corbello a farmene un riguardo. ben venga dunque in bocca agnellin, agnelletto, agnella e agnello. e quanti son di questa gente sciocca, sian essi crudi o cotti, non ci guardo. 1725_1394_000133 nutriti insieme, a scuola insieme andavano, e per l'uccel non era un poco onor avere per compagno un tanto principe, figliuolo d'un cotanto imperator. il ragazzin, per natural suo spirito, amava gli uccelletti, ed un gentil passerino formava la delizia del suo divertimento giovanil. 1725_1394_000134 bisogna cangiar luogo. ecco, il rimedio sta ben. ma in qual maniera? se credete, vi porto a una scogliera dove abito di solito, luogo sicuro, che non sa che dio che esista al mondo ed io, 1725_1394_000135 quel nettare che ognor fu dai poeti lodato e che la tazza empie di giove e del quale s'inebriano i potenti dèi della terra. è questa a voi non grata lode o gentil e così grata altrui. 1725_1394_000136 forse uno spirto angelico si sposa a queste immense moli ed è lo spirto stesso onde vive e palpita e si muove il mortale quaggiù, misteriosa forza mal nota anche a cartesio. in questo campo siam tutti ciechi e solamente palese all'uomo. se la cerca in dio. 1725_1394_000137 così, nelle disgrazie, anche gli uomini fanno: appena il porto, toccano ed escono d'affanno ancora si abbandonano al vento, all'uragano, veri conigli ed a fortuna in mano. 1725_1394_000138 un elefante in sasso scolpito, giace al suolo, piglialo in braccio e portalo con un impeto solo in vetta di quel monte che par sfidare il cielo, colla superba fronte. 1725_1394_000139 a me basta, signora, saper che questo spirito in corpo agli animali non dimora: è l'uom, il singolare e sacro altare in tutto l'universo. sta ben, ma di converso ha tanta l'animal vitalità che l'albero non ha. 1725_1394_000140 ti condurrem, dicevano, attraverso all'aria immensa, fin fin in america. regni e gente, vedrai mondo diverso e de costumi tu farai tesoro, come già fece ulisse. 1725_1394_000141 vediamo, amico, un altro, assai più semplice incontro. intendo i cani, che sono per gli umani un buon esempio. se un can per una strada nuova si perde, vedi la masnada degli altri cani, tutti del dintorno, urlar, gridar e morderlo e accompagnarlo fuori del paese con questa bella musica cortese. 1725_1394_000142 quella potente. più d'amor distende ampio il dominio, e dell'amor fin anco, come vo dimostrar, usurpa il trono. narra una storia del buon tempo antico e non di questo in cui viviam men bello. 1725_1394_000143 ciarla, curiosità, vanità pazza e stupida, albagia, stoltezza, eccetera. son figlie tutte d'una stessa razza e 1725_1394_000144 ad un ad un, li pesca allegramente e insegna a loro spese che non bisogna credere a chi mangia la gente. se non era lo smergo si assicura che altri n'avrebber fatta una frittura, e per i pesci il caso è indifferente. v l'avaro e 1725_1394_000145 umana, un'essenza di mònadi, un estratto di luce pura, un non so che più vivo, più rapido del foco, se dal tronco nasce la fiamma, e non potrìa la fiamma chiarificata ancor dare un'idea dell'anima immortal? e non si vede splender l'or tra le viscere del piombo. 1725_1394_000146 andavano due topi per il pranzo. quando trovano un ovo sulla via, un ovo basta ai topi, che non potrebber divorare un manzo, e, pieni d'appetito e d'allegria, stanno per rosicchiar ciascuno l'ovo dalla sua parte. quando arriva un terzo, incomodo la volpe. come salvar e riparar nel covo quell'ovo benedetto? 1725_1394_000147 ma il nostro avar non cede e, in compagnia del suo compare tacito, si avvia ad una vigna un po di là remota, dove il fardel depongono prezioso. passato un mese, il nostro pidocchioso torna e non trova che la tana vuota e, immaginando subito l'artiglio, cerca il compagno suo del buon. 1725_1394_000148 i giorni miei. distruggere tu puoi, perché così conviene solo al tuo bene ed ai capricci tuoi. l'uomo comanda e regge e libito fa, licito in sua legge. ma lascia ch'io dichiari coll'estreme parole mie che il serpente non è, ma ben è l'uomo degli ingrati, il re. 1725_1394_000149 che gli uomini non hanno, non sanno inver quei rozzi samoiedi che traversare a nuoto, dove per l'acqua non si passa a piedi, ma a rimirar l'industria ed il lavoro di queste bestie. ah, non si può no credere che manchi dello spirito al castoro. ma c'è di più, signora, e ciò ch'io conto. 1725_1394_000150 e, trascinando l'ala sul suol, attira i cani e i cacciatori, sviandoli finché dei figlioletti sia salva la famiglia. indi ad un tratto, spiccando il vol. addio ride e saluta l'uom che col guardo inutilmente spia. 1725_1394_000151 ma vedendo che quasi ogni mattina si spennacchiavan anche fra di lor, si consolò dicendo che il peccato non era più di lor che di natura. giove non ha creato tutta la gente sopra una misura. 1725_1394_000152 pensar, ond'io sarei condotto a immaginar. nei bruti, ove non possa supporre una ragion più che un istinto, per me, distillerei qualche sottile sostanza assai difficile, signora, a concepirsi dalla mente umana. 1725_1394_000153 in mezzo a una tribù di turbolenti galli incivili, rozzi e violenti, sempre in lite fra lor. una pernice vivea poco felice. l'essere donna in mezzo a cavalieri pronti all'amor: un po di civiltà le faceva sperar, oltre ai doveri ed ai riguardi d'ospitalità. 1725_1394_000154 l'altro rimase, come l'uom che teme a questo dire e quindi a lei rispose: sono ragioni insipide e noiose che potrei tagliar corto, e tuttavia rinuncio al mio diritto e vo che sia nell'affare. alcun giudice invitato e il rettile accettato. 1725_1394_000155 smergo non v'era stagno in tutto il vicinato in cui lo smergo a lungo non avesse col suo becco pescato pescaie e chiuse. a lui facean la spesa della cucina allegramente bene, ma quando nelle vene per vecchiezza gelò nell'animale il sangue l'andò male. 1725_1394_000156 il buon pastor e l'eremita, seguitando la predica, soggiunse: non credere all'inganno che seduce, ma credi a me. fratello, adulazione già ti guasta il cervello e mi ricordi colui che visto assiderato in terra un serpente credendolo un frustino. 1725_1394_000157 cantava il pastorello, o pesciolini dell'onda, cittadini uscite dalla liquida e profonda grotta ove stan le naiadi a contemplar sull'onda un viso assai più bello, cantava il pastorello. 1725_1394_000158 voi mi offrite una splendida speranza, molto lontana, e brontola frattanto il ventre che non pranza. chi mi procura intanto per dimane, anzi per oggi, il pane. questo importa anzitutto, e in questo affare la vostra scienza è debole, mi pare. 1725_1394_000159 e il talismano alcide. il forte eroe alcide, che rivali non ebbe mai fra gli uomini e men fra gli animali. mostrò co suoi sudori che dell'onor. la strada non è sparsa di fiori, e lo provò quell'arabo che con un talismano iva a cercar fortuna in un paese strano un dì, che in compagnia d'un camerata giunse a capo d'una via. 1725_1394_000160 iride bella. se a cercar vi piace, voi troverete che il pensier discopre spesso, come in rinchiuso magazzino, altri pensieri in mente accumulati, e che un oggetto ove discenda e tocchi un'idea, l'altre tutte, ecco, si svegliano e balzano da sé, senza il bisogno che le guidi il pensier. 1725_1394_000161 per attirarlo con mansuetudine. amico, vieni gli favella. il re dimentichiam che ormai non vale il piangere ed io non sono in collera con te, per quanto fitta in cor senta l'ingiuria. è il figlio mio che il tuo forse assalì. ahimè, forse è il destin inesorabile che il fatto nel suo libro stabilì. 1725_1394_000162 n'aveva il sonno, rotto ogni animale, finché l'orsa gridò: buona comare, scusate, o che vi pare che anch'essi non avessero parenti, quei poveri innocenti che son passati sotto i vostri denti? 1725_1394_000163 per vivere quaggiù non val la pena d'essere dotti. ma per te procura, allegra volontà di man di schiena. il primo aiuto che ti dà natura i il leone, il. 1725_1395_000000 se tutte non le mangiano. non è che i lupi osservino i giorni di digiuno, ma dio commette agli uomini di castigarne alcuno e l'uom del suo potere abusa in guerra e in pace, ché in mezzo agli animali, in ogni suo volere, è l'uomo il più vorace. 1725_1395_000001 in due tende, con grandi cartelloni. alla fiera, faceano affari d'oro la scimmia e il leopardo. eccomi a loro, dicea costui. signori, io son quel celebre artista di cui parla tutto il mondo. 1725_1395_000002 è il caso che ragiona e parla ed opera nei cervelli balzani. e tuttavia un di questi burlati che nei simboli crede- e suppon che un senso anche ci sia nello schiaffo e nel fil di quello stolido- va in cerca di un filosofo men pazzo perché se può lo tragga. 1725_1395_000003 ma un fanciulletto, ancora in quell'età, che non sente pietà. con un colpo di fromba lo sorprese e mezza fracassò l'ala al meschino, imprecando alla sua curiosità e al suo crudel destino. zoppicando del piè l'ala trafitta, col suo compagno amato, mezzo ammazzato, torna alla soffitta il mesto pellegrino. 1725_1395_000004 come avvenga, non so, ma questo io dico che l'ho veduto e con quest'occhi miei i meraviglio che tu possa in dubbio metter le mie parole. e chi ti prova? che non possa rapir l'ugna del gufo, d'un fanciulletto, il tenerello corpo in un paese dove un topolino mangia da solo e non ne crepa un cento pesi di ferro? 1725_1395_000005 distruggendo coi fiori la speranza. allor corre il padrone e irato canta al maestro una buona rimostranza che fa costui, volendo che l'esempio fosse d'avvertimento anche agli altri bricconi: ne raccoglie nell'orto circa un cento e, citando virgilio e cicerone, 1725_1395_000006 in ciò siamo colpevoli, grandi e piccini a un modo. nulla di troppo. è un chiodo che tutti ribadiscono, ma tutti a un modo istesso: siam degni di processo. 1725_1395_000007 il nostro lupo si cavò d'impiccio dicendo: io qui farò meglio, davvero, se alle gambe mi affido e se mi spiccio non avendo cervel. quel lupo nero mostrò che aveva buone gambe, almeno, e poi che non sapeva il suo mestiero. alla larga scappò come un baleno e 1725_1395_000008 un bramino che vide un topolino cader dall'ugne di un grifagno augello, lo raccolse pietoso. io, lo confesso, l'avrei lasciato stare, ma forse il mondo è bello perché non è dappertutto lo stesso. in quei paesi là si prova, per esempio verso i topi, quel sentimento quasi di pietà che si sente da noi per un fratello. 1725_1395_000009 e il resto è tempo perso. anch'io talvolta amai, ma la superba dimora del gran re, l'olimpo, il mare, il dolce bosco non valeano e l'erba che di lei mi faceano innamorare. 1725_1395_000010 vostra mercè della memoria o figlie delle bestie, cantai l'umili imprese. né potean procurarmi una più grande fortuna di più grandi eroi. le gesta colle stesse parole, onde gli dèi parlan nel ciel. il lupo, entro il mio libro, sermoneggia col can che gli risponde. 1725_1395_000011 un ragazzaccio allievo di collegio, vo dir due volte peste, citrullo, per cagione dell'età e per il privilegio ch'hanno i pedanti di guastar le teste. rubava con discreta abilità a un povero vicino i prodotti più belli del giardino. 1725_1395_000012 ricciolin che per il prato mi seguìa come un cagnòlo. ricciolin che colle buone, fin al polo ben mi avrebbe accompagnato. ricciolin che la canzone conoscea del suo padrone e seguiva lieto il suono della piva. ah, terribile destino. dove sei, buon ricciolino? 1725_1395_000013 vola e cerca un ricovero. il tapino a un tronco solitario, che male lo raccoglie tra le battute foglie. quando torna, il seren prende coraggio, asciuga come può l'umide penne e mettesi in viaggio e va finché non giunge a un campicello, ove un piccione messo per zimbello lieto saltella. 1725_1395_000014 non fa minor tormento il troppo delle foglie di cui si adorna l'albero, e ben iddio ne toglie il troppo se permette il guasto dell'armento. le pecore talora fanno soverchio danno, ma dio rimedia al male mandando un animale tre o quattro volte all'anno, che alcuna ne divora. 1725_1395_000015 o tu che d'esser quel che sei, ti vanti che sei tu accanto a me. io d'artifici ne conosco tanti, anzi n'ho la bisaccia tutta piena ed io rispose: il gatto appena appena un ne conosco e non la cedo a te. 1725_1395_000016 si narra che in ispagna fu un patrizio che, per poter la sua donna abbracciare, dié fuoco al suo palazzo e, a precipizio dalle fiamme colei corse a salvare fu tratto di gran cor, se non è fola e degno inver d'un'anima spagnola. 1725_1395_000017 ed ella, pastorella d'amor, giovine e bella. de suoi passi fiorìa, de suoi guardi schiarìa l'erba ed i fiori. io, primo fra i pastori, al figliuol di citera il giuramento prestai contento e sotto la bandiera militai del figliuolo di citera. 1725_1395_000018 poiché ci siamo, ragioniam di questa strana dottrina che metempsicòsi chiamano i dotti. il mio bramin vi pare ch'abbia provato il trasmigrar dell'anima col suo strano incantesimo. 1725_1395_000019 vedi, dicea la bestia, entro le scane. hai preso una sì misera porzione, che a condirlo con me, perdi il tuo pane. lasciami andar. fra poco il mio padrone ha un festino di nozze e tu lo sai che, a suo dispetto, in simile occasione un cane ingrassa o non ingrassa mai. lasciami andar e dopo qualche mese prometto che il tuo conto troverai. 1725_1395_000020 se guardi quel che costano i piati e quanto ben la gente se ne giovi, vedrai che vincon sempre gli avvocati. ai litiganti non riman che l'osso, il danno e l'uscio addosso x. 1725_1395_000021 non se lo fe ripetere. il ladro suo compare e colla, zampa un poco la cenere dal foco rimossa, allunga l'unghie con arte delicata ed una e due ne tira poi tre castagne in fretta, che bernarda rosicchia senz'essergli obbligata. 1725_1395_000022 lascia la corda. il nostro pover'uomo piglia il denaro e se lo porta via senza guardar se fa la somma tonda o se al bisogno suo giusta risponda. appena il galantuomo sen fu partito sul luogo, venìa il padrone che invece del tesoro non vi trovò che il foro. 1725_1395_000023 disse il mercante sul tramonto. io vidi ieri un orrido gufo che, ghermito il figlio tuo, traendolo pel cielo d'un castellaccio fra le vecchie mura, se lo portò. 1725_1395_000024 che mai pensò nel fabbricarla? iddio disse in suo cor poffare. a parer mio avrei la zucca ai rami almen sospesa di questa grossa quercia o di quel faggio. tal albero, tal frutto è più da saggio. 1725_1395_000025 ei, non avendo indosso che uno scudo, per salvarsi promise a ognun di loro cento scudi di un certo suo tesoro e disse: il luogo ove giacea riposto. ma i ladri che nol credono sincero basta. dicono: a casa del demonio, porta i tuoi scudi e impara a dire il vero e sconciamente l'ammazzr. 1725_1395_000026 volto a tal vista il bramino fuor di sé. amor comanda, apri la bocca, chiedi, scegli gioiel grazioso, e forse al mondo c'è chi non ambisca d'essere tuo sposo. poiché tu lo concedi, disse la bella, io scelgo il più potente. 1725_1395_000027 se attendi un poco a te cantar, saprò la storia e il forte amore di tereo. tereo. che roba è ciò? forse un cibreo che piace ai nibbi? il nibbio, dimandò. 1725_1395_000028 questa volubil dea ebbe una pazza idea di vedere qualcun in quel momento pender da un chiodo, e fu colui che meno avea ragioni di dar calci al vento. 1725_1395_000029 da un pezzo insiem vivevano due teneri colombi innamorati quando l'un d'essi, un dì forse già sazio della sua casa o dal desìo trafitto di vedere paesi inesplorati, volle partir. 1725_1395_000030 no, disse il nugolon, su me comanda il vento che mi spinge in ogni banda: o vento, o immenso. borea, poiché potente sei, mentre che passi vola in grembo a lei. 1725_1395_000031 dopo che un nibbio ladro patentato ebbe assai schiamazzato ed eccitato dei ragazzi, lo stuolo mise gli artigli in corpo a un usignolo, questo araldo gentil, di primavera della sua vita, a lui chiedea perdono dicendo: e che ti giova, anima fiera, mangiar un animal, ch'è tutto suono. 1725_1395_000032 o babbo giove disse: eccoti il mio voto adempiuto. è fumo, questo, di bove, e porta il pio profumo che soltanto tu chiedi a un buon divoto. noi siamo in pace e soddisfatto è il voto. 1725_1395_000033 e giove finse un poco di ridere. ma dopo qualche giorno, per rispondere al gioco con un gioco, gli manda un sogno a dirgli che non molto lontan da lui stava un tesor sepolto. 1725_1395_000034 di qui nacque degli idoli, il culto a cui si strinsero, siccome a cose salde, i ciechi popoli, e ciò mi spiega. o pigmalion, siccome tu divenissi adorator di quella che uscì dalla tua man venere bella. 1725_1395_000035 fratel, bisogna che tu faccia un bel colpo quest'oggi. è una vergogna non assaggiar, sì belle castagne, e t'assicuro che se a pigliar castagne io fossi nata, giuro che le farei saltare. 1725_1395_000036 sì, ben trasse l'artefice l'immagine del nume che l'accende, che ognuno che la mira esclama: essa respira. e tanta meraviglia. egli ne prende che, quasi esterrefatto, teme di ciò che ha fatto. 1725_1395_000037 un gran desìo lo piglia d'esser. con lui discende v'era un laccio nascosto e vi s'impiglia fortuna, o il ciel l'aiuta. il vecchio laccio, i colpi e le strappate non sostenne onde, col danno di non molte penne, ei poté facilmente uscir. 1725_1395_000038 lo nasconde ed il padre a un gran banchetto invita. ma costui piange e lo prega di piangere con lui dicendo: amico d'un caro figlio, iva superbo e tutto il mio cor era in lui, mi fu rapito più non è gioia sul mio tetto. oh, piangi, piangi, fratel. l'orribile sciagura. 1725_1395_000039 a mille i bugiardi di cui trabocca il mondo. ogni uom puzza d'ipocrita. un sapiente l'ha detto e ver s'egli parlar intese della feccia del popolo. potrei crederlo un poco e allor saria minore e sopportabil danno, ma che tutti, grandi e piccini, sian bugiardi a stento l'inghiotto. 1725_1395_000040 allor comprese il padre, la velata morale e al mercatante rese il ferro ed al sen strinse il fanciullo, non altrimenti. il lungo alterco avvenne fra due viaggiatori. 1725_1395_000041 e il navigante, se l'uom memoria avesse di tutte le promesse che nei perigli estremi al cielo fa avrian gli dèi regali in quantità. ma superato il male, è corta la memoria del mortale giove, si dice: è un creditor cortese che non manda l'uscier. in fin del mese sarà, ma se talor lampeggia e tuona, vedrai che non canzona. 1725_1395_000042 ebbe un bel predicare il pesciolino. ebbe un bel dir che non valea la spesa dell'olio. predicò nel padellino. già dimostrai quanto sia sciocca impresa lasciare il poco che tu stringi in mano per la speranza di più grossa presa. fe bene il pescator, ma non insano, diremo il predicar del pesciatello che per la vita predicava invano. 1725_1395_000043 sia pur rispose l'altro. se al giudizio credi dell'occhio, ogni diritto è mio che vedo, grazie a dio, come non vede un'aquila lontano, e l'altro ho l'occhio sano, sia lode al cielo, anch'io e pria di te, quest'ostrica ho veduto. se tu l'hai vista prima, prima di te l'ho conosciuta al fiuto. 1725_1395_000044 intanto che contrastan sulla riva, ecco, azzeccagarbugli, in tempo, arriva che nominato giudice prende in esame l'ostrica, la sguscia e te l'inghiotte innanzi ai testimoni e. 1725_1395_000045 possibile interruppe il mesto padre. e come può d'un gufo l'artiglio sollevar d'un corpo umano il grave pondo, in questo caso il bimbo strappato all'uccellaccio? avria le penne. 1725_1395_000046 colui che non si muove non ha mai da contare cose nuove, mentre udendo le mie strane avventure ti sembrerà di viaggiar tu pure. quindi, piangendo, si scambiar l'addio, parte il viaggiator. ma fuori, appena non è che l'uragano si scatena dal ciel sul pellegrino. 1725_1395_000047 gran lite indi scoppiò sul sì, sul no, su ciò che ognuno può e che non può. quando ad un tratto un abbaiar di bracchi fe le ragioni collocar nei sacchi fra gli artifizi, lascio al tuo cervello di scegliere il più bello. 1725_1395_000048 e mentre ei fugge, simile a un forzato che nella fuga si trascina al piede la sua catena, ecco a sinistra scendere un avvoltoio che, a ghermirlo, l'unghie ferocemente rota. 1725_1395_000049 son geroglifi. a lui, dice il filosofo, che nascondono un saggio avvertimento. e questi schiaffi e questo fil dimostrano che in fondo il matto è un matto di talento. 1725_1395_000050 come costui per opra di scalpello. non men provò. sgomento il poeta, quel dì che in suo cervello previde lo spavento e l'odio. e degli dèi, l'amor, lo zelo da lui creati e collocati in cielo. 1725_1395_000051 innamorati, o cari innamorati, se vi piglia desìo di cose ignote, non andate a cercar spiagge remote, ma in voi cercate ciò che vi consoli. potete, tra voi soli, essere l'un per l'altro il più giocondo e il più vario spettacolo del mondo. il vostro amore vale. 1725_1395_000052 partir, fratello all'infedele, disse l'altro il dolor delle sue pene premendo in cor, fratello, a chi vuol bene, l'assenza è un mal crudele. a te forse non pare così crudel. oh almen, potesse il danno. e d'un lungo viaggio, il lungo affanno, il tuo grande coraggio sgomentare. 1725_1395_000053 temer per un nonnulla è dei poeti e non è men dei semplici fanciulli, sempre in ansia ed in affanno. che s'infranga il gioiel che li trastulla, è fantasia che il cor tragge all'inganno, onde le tante favole che per il mondo vanno. 1725_1395_000054 quindi a quei due rivolto che lo stanno a guardar stupidi in volto, il tribunal, senz'altra spesa e senza appello, dice: ha scritta la sentenza. prenda un guscio ciascun e lieto vada ciascun per la sua strada. 1725_1395_000055 un navigante in mezzo alla bufera. al vincitor promise dei giganti: pur non avendo nella stalla un bove, un'ecatombe intera egualmente potea cento elefanti. prometter quel burlone al padre giove, quand'ebbe posto il piede sulla riva, bruciò quattr'ossa al naso del gran dio e il fumo dedicò che ne saliva. 1725_1395_000056 e tesor trovarono un padrone avar non vive mai senza corrucci, e guai la terra. i ladri godon la fortuna e gli eredi di ciò ch'egli raduna, che poi direm della fortuna strana che gioca e si diverte a far certe scoperte, e più gode se più si mostra vana. 1725_1395_000057 i sogni suoi di colorir procura per la menzogna, si diventa eroi e il vero fa paura e e. 1725_1395_000058 un di costoro, fabbricator d'iperboli, ogni cosa vedea per microscopio, il qual giganti fa comparir la pulce e il moscerino a sentirlo. l'europa era percorsa da centomila spaventosi mostri, come vanno di libia e senegallo per i deserti. 1725_1395_000059 di qua, di là, di su, di giù. li mena sempre in sospetto e in pena, dai spiedi e dagli alani, inseguita e dal foco infin che due velocissimi cani strozzandola finr il lungo gioco. 1725_1395_000060 dall'olimpo soggiorno almo e giocondo venner le pecchie ad abitar nel mondo. e prima ritrovr dolce ricetto sui gioghi dell'imetto, ove stillr quanti, nel sen dei fiori, van spargendo gli zefiri tesori. 1725_1395_000061 se alcun mostrava stizza e meraviglia, gli regalava il resto del carlino. altri, più saggi, invece, preferivano rider di sé del filo e del meschino, e mogi e cresimati se ne andavano, ché a cercar la ragion nell'opinione dei matti, perdi il tempo e la ragione. 1725_1395_000062 convinto in quest'idea, volle il bramino che un mago gli trovasse un incantesimo, che sapesse mandar l'anima sciolta del topolino in quel corpo medesimo che aveva posseduto un'altra volta. 1725_1395_000063 su questo passo, vinto è il topo dal gatto e vinto il gatto dal cane e il can dal lupo e via di corsa. avria potuto il favolista antico, per questo immenso circolo, salire ancora al sole e renderlo marito? 1725_1395_000064 l'acqua sente del monte onde deriva, vuol dimostrar la favola, ma forse co sofismi arzigogola sul tema. certo, uno sposo assai miglior del sole è facile trovar, ma similmente da una pulce dirai: vinto un gigante perché morso da lei. 1725_1395_000065 oh, il mio denar. come potrò senz'esso vivere? io mai che attendo, perché? perché qui tosto, non mi appendo. se avessi solo un braccio di corda, io ben vorrei farmene un laccio. 1725_1395_000066 aspetta almeno che il tornar di zefiro april rinnovi. ascolta, ascolta il torvo grido che manda il corvo dal dì che tu sarai lunge e sul mare falchi soltanto ed orridi sparvieri. io sognerò. 1725_1395_000067 l'interroga, ella nel cerchio, entra e si snoda e balla e parla e ascolta e ride e canta, non per quaranta né per cinquanta soldi o per cento, ma per la misera moneta di un baiocco. e a chi par caro alla porta si rende il suo denaro. 1725_1395_000068 e intanto che cocevano pensavano un colpetto. se mai possibil fosse di rosicchiarle, il caso davver era attraente di unire al lor vantaggio il danno della gente. a topolon bernarda disse: 1725_1395_000069 chi dispone di troppi espedienti perde il suo tempo in vani esperimenti. in tutte le occasioni ne basta un solo, pur che sia de buoni l. 1725_1395_000070 non c'è nulla che più mi faccia nausea d'una sapienza insipida ed oziosa che blatera e non sa nemmen, perché non conosco una bestia più noiosa d'uno scolaro, e ne conosco tante, se pur non è il pedante. i tenga iddio sempre lontan da me. 1725_1395_000071 ahimè, passr quei tempi e non vedrò tornar l'aprile della vita mia. come resister può l'alma inquieta a tanti e così dolci incanti? oh, se il mio vecchio cuore bruciasse ancora dell'antico ardore, non sentirò più mai d'una magìa il filo che mi arresta. passò d'amor. passò d'amor la festa. 1725_1395_000072 il mago. flicche e flocche. ecco tosto cavarmi una donzella di quindici anni, sì graziosa e bella, che certo ancor avria per lei commesso più d'una pazzia, quel figliuolo di priamo che molto fece parlar la gente per causa d'un bel volto. 1725_1395_000073 il lupo, bestia per farina, prese le sue parole e lo lasciò scappare. passato il tempo al palazzo, si rese per prendere il suo can. ma fu un affare difficil, ché il suo can, dietro al cancello, gli cominciò da lungi ad abbaiare. 1725_1395_000074 due pellegrini un dì videro un'ostrica sulla sabbia del mar e ognun, coll'indice segnandola e coll'occhio trangugiandola, nacque fra lor la zuffa. a chi prima l'acciuffa? perché volea ciascun dei contendenti mangiarla anche coi denti. 1725_1395_000075 l'uno si abbassa e tenta di raccoglierla, ma l'altro amico grida sospingendolo a chi tocca: vediam prima, di grazia. io sono del parere che chi prima l'ha vista in riva al mare la debba anche godere, e si contenti l'altro di guardare. 1725_1395_000076 sfodera tutto il vecchio zibaldone della sua scienza logica, morale. e tanto predicò quel don fagiuolo ch'ebbero i cento la comodità di saccheggiare in cento luoghi il brolo. 1725_1395_000077 tra i savi e i matti. ei vuole che lo spazio corra di questo fil, o avranno i savi certe carezze, ahimè poco soavi e 1725_1395_000078 i nostri santi pellegrini onesti, per far la strada meno lunga e uggiosa, disputavan fra lor di qualche cosa. la disputa è un tabacco che tien desti, mormoravan del prossimo e in fin la volpe venne fuori a un tratto a dir rivolta al gatto. 1725_1395_000079 se alcun del vicinato vedevasi rubato. era bernarda, od era quel topolon maliardo che più che ai topi l'occhio fisso tenea sul lardo un giorno innanzi al foco stavano i due che ho detto intanto che cocevano certe castagne grosse. 1725_1395_000080 o forse è un bugiardone, esopo è omero un bugiardon nel dolce inganno de sogni. loro non risponde il bello stile dell'arte onde s'infiora il vero e l'uno e l'altro. su tal libro, il falso. non hanno scritto che dovrebbe eterno durare. e ancor di più, se non assurdo è il dirlo. 1725_1395_000081 ma si dié proprio il caso che una ghianda cadessegli sul naso. che tosto lo svegliò. alza la testa e, vista ancor la ghianda fra i peli della barba, ei la ritiene come un segno che dio dal ciel gli manda e grattandosi dice: mammalucca, sarei conciato bene se fosse stata zucca. 1725_1395_000082 la volpe e il gatto andavano come i frati minor vanno per via a un certo santuario: raccolti il collo torto e col rosario in man, si rifacevan del viaggio rubacchiando per via polli e formaggio con una insuperabil maestrìa. 1725_1395_000083 domineddio fa ben quel ch'egli fa. e se tu vuoi le prove di questa verità, senza andare a cercarle per il mondo, potrai trovarle d'una zucca, in fondo, un contadin che vede la zucca tonda e gonfia con piccioletto il piede. 1725_1395_000084 a questo gran miracolo, il mercante resta di sasso. tuttavia procura di credere e sen va. tre giorni dopo ei fa rapire al suo vicino il figlio. 1725_1395_000085 ma sul più bello zitto arriva una servetta, si scappa e topolone, pare che non trovasse troppa consolazione più grande non la provano quei piccoli signori che per smania d'onori vanno a mangiarsi il fegato nelle province. e il re tien tutto il buon per sé. 1725_1395_000086 gran peccato, taddeo, grande peccato che tu non ci sia stato a dar qualche misura a colui di cui predica il curato. e non è forse strano, per dirne un'altra, che sull'alta quercia, invece, nasca una piccola ghianda, non più grossa dell'unghia della mano? 1725_1395_000087 te in pena, in pianto, sempre vedrò, senza pan, senza tetto, e non potrò diletto esserti accanto a queste voci che nel cor gli scendono. stette il colombo in forse, ma poi sì, forte è il desiderio e tanta ribellion nell'anima. gli corse che disse: 1725_1395_000088 un matto iva, gridando per i vicoli ch'ei vendeva per poco la sapienza e ciascuno correa per farne compera. ei, dopo aver provato la pazienza d'ognun di lor con infinite smorfie, dava loro uno schiaffo, e per il prezzo, un filo lungo più d'un braccio e mezzo. 1725_1395_000089 avea ragion la scimmia. e che m'importa se alcun è ricco e stupido nell'abito che porta di belle idee. tu fa che sia lo spirito adorno e fra le genti avrai fortuna. 1725_1395_000090 tereo così l'usignol cantarella. fu un re del qual ebbi a sentir gli ardori, ed io ne canto una canzon, sì bella, che ovunque ha fatto palpitare i cuori. è cosa disse il nibbio: che consola sentir a pancia vuota. 1725_1395_000091 a discrezion. non metterti dei matti. un consiglio più bello non si dà e, per quanto tu veda, i mentecatti, gli stolidi, gli scempi goder presso le corti autorità non sono buoni esempi. 1725_1395_000092 lapide o vaso o statua. uno scultor diceva allo scalpello: traggi da questo bello blocco di marmo candido, lapide o vaso, all'opera immortale, sia tema il dio che stringe in man la folgore agli uomini fatale. ecco che il ciglio ei muove. temete o vivi l'apparir di giove. 1725_1395_000093 una di queste intese dire un giorno che diventa il matton cotto nel forno, così duro e tenace che può vincer del tempo. il dente edace e come il pazzo empédocle provò nella fornace, anch'essa si gettò. 1725_1395_000094 dio non passa dì che la mascella del lupo fra le mille non mi rapisca qualche pecorella. erano mille, ahimè non son più mille. e ancora m'ha rapito quel rabbioso il ricciolin, un pecorin grazioso. 1725_1395_000095 pel suo bisogno. rispondeva a modo il muro d'un cadente ballatoio, dove porta la corda, e con un chiodo cerca attaccarla e farne uno scorsoio. ma al primo colpo dato all'apparecchio si ruppe il muro vecchio e scaturì dal foro un bel tesoro. 1725_1395_000096 credon che, morto un re, sen vada l'anima in qualche scarafaggio o in altra bestia che più piaccia alla sorte. donde trasse pitagora, la pia leggenda della sua filosofia. 1725_1395_000097 non basta aver un abito bizzarro, come molti signori che somigliano al leopardo e ch'hanno tutto il talento appiccicato al panno e agli orli del tabarro e 1725_1395_000098 già in questo libro ho scritto il fatterello, al quale aggiungo ancor qualche colore per farlo, s'è possibile, più bello un lupo. non mostrò del pescatore il giudizio quel dì che prese un cane e si lasciò da lui toccare il cuore. 1725_1395_000099 onde il marito si credea da quella mal tollerato e a stento compatito- ed io lo compatisco, era marito, non la prendeva ei già col matrimonio, anzi, ne ringraziava ognor gli dèi, ma coll'amor l'avea, tristo demonio che turba anche la pace agli imenei. 1725_1395_000100 il ghiotto mancator di fede. come corre alla fonte l'assetato. ma invece di un tesor dei ladri vede che lo pigliano in mezzo e dispogliato lo lascian mezzo ignudo. 1725_1395_000101 l'uomo. imparò dalle costrutte celle a spremere l'ambrosia onde le belle figlie del ciel riempiono i soavi elaborati favi e poi che da mangiar più nulla c'era, fece candele, colla bianca, cera. 1725_1395_000102 a tutti non è dato il dono di, sì, belle bugie, ma posson tutti frodar coll'arte di quel tal sapete la bella istoria. orben, statemi attenti. pria di partir pe suoi lunghi viaggi un mercante di persia. a un suo vicino, un cento confidò libbre di ferro. 1725_1395_000103 amico, vengo, teco il chiavistello sta per aprir adesso il guardiano aspetta un poco che veniam. bel bello, il guardïan era un cagnaccio strano, noto ai lupi per cane molto spiccio. bello forse a veder, ma da lontano. 1725_1395_000104 non credo e in lui ritorco l'argomento istesso. questa dottrina vuol che l'uomo e il topo, e il can e il gatto attingano la vita a una fonte comune. or, dunque, eguale è l'onda di codesta umana, vita sol che, operando in varie membra: in alto, l'uno si eleva col valor dell'ali e l'altro, sibilando, in terra striscia. 1725_1395_000105 orsù. non piangere che presto tornerò. bastan tre giorni al desiderio di veder le belle contrade dei dintorni di mie venture. poi, minutamente, ti conterò, fratello, le novelle e romperan la noia del soggiornar. 1725_1395_000106 amor che non invecchia, anzi, è peggiore nel matrimonio che non sia di fuore. la donna era sì fatta, e di tal gelo che non avea mai stretto in caldo, amplesso colui che a fianco aveale posto il cielo, e di ciò ei ne piangea fra se stesso una notte, quand'ecco fu interrotto da un ladro che tentava aprir di sotto. 1725_1395_000107 il bramino si prostra riverente e o sol esclama: o re della natura, fa ch'io t'abbracci o genero lucente. no, disse il sol è più potente ancora. codesto nugolone che mi toglie colei che m'innamora. o nugolone, o prediletto amante, grida il bramino al nugolo vagante. 1725_1395_000108 recitando quindi un laus deo a quei che il sol creò: il buon taddeo a mangiar la polenta ritornò v. 1725_1395_000109 per me soggiunse messer gatto svelto- è un pezzo che l'ho scelto- e mentre l'altra il suo talento vanta, si arrampica sui rami d'una pianta. fuggì la volpe in cento giri e in cento or dentro, i campi, or fuori, scompigliando le tracce ogni momento e stancando coi cani i cacciatori. 1725_1395_000110 ai re non spiacque la mia storia. aspetta di contarla a tuoi re, questa tua fola. io me ne rido e sto al proverbio vecchio che dice: pancia vuota non ha orecchio. 1725_1395_000111 a sentir chiamare il topo, si riscosse la donzella e la bella, poco dopo, per suo sposo, lo pigliò. voi gridate: un topo oibò fa l'amore. sissignori, questi scherzi traditori. 1725_1395_000112 un marito era pazzo innamorato- innamorato intendo di sua moglie- ma si credeva un uomo disperato e sfortunato in tutte le sue voglie, ché sempre, ad ogni dolce tenerezza la moglie rispondea colla freddezza. mai d'uno sguardo e mai d'una parola, mai d'un sorriso rispondea la bella e mai con ciò che gli uomini consola. 1725_1395_000113 fa, bertuccina, nipote di bertuccia, rival di scaramuccia, scimmia cesarea, in barca, arriva in carrozzino a piè, per far piacere e per rispondere a chi. 1725_1395_000114 non c'è chi sappia al mondo con misura viver, per quanto io vedo. provvidenza, un cert'ordine procura in ogni cosa, ma nel mal, nel bene pochi sanno operar come conviene. le spiche troppo in fiore, prezioso don di cerere. i gambi steriliscono, succhiandone l'umore e germogliando il verde inutile: si perde del frutto il bell'onore non. 1725_1395_000115 udite, un dì narrava: ho fin veduto ne viaggi miei, un cavolo maggior di questa casa ed io soggiunse l'altro una caldaia più grande anche del duomo. 1725_1395_000116 una scimmia ed un gatto. bernarda e topolone vivean d'accordo in casa d'un unico padrone, amici, intorno a un piatto. la scimmia era pel gatto e questo per lei fatto, entrambi sprezzatori degli uomini e che fanno consistere l'ingegno nel macchinar del danno. 1725_1395_000117 traggo da questa istoria la morale che la paura d'ogni sentimento è il più potente ed ha una forza tale che sull'amor la vince e sul talento, ma vinta dall'amor, mi si assicura, fu qualche volta anch'essa la paura. 1725_1395_000118 se fu grande spavento, entro le braccia la fredda sposa, ahimè troppo pudica, del marito tremando, ecco si caccia, lieto costui lasciò che il suo buon ladro la sua casa mettesse anche a soqquadro. 1725_1395_000119 le pecore promisero in parola di popolo di star dentro il confine, strette serrate per non far la fine che fece quella onesta bestiola e diceano: il tuo destino ricciolino. noi sapremo vendicar e l'ingorda faccia lorda castigar. 1725_1395_000120 in primavera, risplendea dei doni di flora più superbi: il campicello e pomona serbavagli i più buoni frutti d'autunno dando agli altri il resto. ebbene, il ladroncello rovina e ruba i primaticci e schianta i rami della pianta. 1725_1395_000121 accorre il vento e presto se ne lagna, ché incontra sulla strada una montagna e il monte. alla proposta questa rimbalza subita risposta. se questa bella, io sposo d'offender. temo il topolin geloso, un animal potente che mi potrebbe traforar col dente. 1725_1395_000122 o ladro, e che tu sia sempre lodato, dicea piangendo, ché se tu non eri davver, io non avrei giammai provato questo grande piacere dei piaceri. il ladro gente spiccia e di man schietta fece la casa del più bello netta. 1725_1395_000123 il creator, io credo, era distratto e prese un qui pro quo quando le zucche ha fatto e alle querce le ghiande regalò. non potendo risolvere il quesito taddeo, che sa che col rifletter troppo si può perdere il sonno e l'appetito, sotto una quercia a riposar andò e qui si addormentò. 1725_1395_000124 così taddeo, con funebre lamento piangeva, celebrando la memoria di ricciolin, la gioia dell'armento di poema degnissimo e di storia. quindi, il gregge adunò capri e montoni e tutti fino agli ultimi agnelletti, e disse lor di camminar più stretti se volevan salvarsi dagli unghioni. 1725_1395_000125 era pronta la corda, a cui non manca che l'uomo, e il nostro avar, senza processo, vi si appiccò, contento, in conclusione, che della corda già nel muro appesa non tocchi a lui la spesa. 1725_1395_000126 nell'altra tenda, intanto anche la scimmia annuncia i suoi miracoli. entrin, signori, e vedano che smorfie. il mio vicin non ha la grande varietà che nel pel ricamato a geroglifi, ma la scimmia, signori, ha nello spirito l'arte. che ridere la gente fa. 1725_1395_000127 nascon diversi eroi. l'uno è solenne e l'altro è pazzo. ma tra saggi e pazzi è follia che trionfa. ancor io metto sulla scena e ne traggo un denso coro fior di bricconi, ingannatori astuti e prepotenti e ingrati, bighelloni sciocchi e striscioni. e se volessi, 1725_1395_000128 e sarebbe per lui certo finita la storia della vita se dall'alto del ciel non fosse un'aquila coll'ali aperte uscita mentre i due ladri vengono alle prese. il piccion l'ali sue rapido stese in altra parte e si appiattò sicuro dietro un antico muro. 1725_1395_000129 e la mia pelle, gaietta, maculata, sopra e sotto, a nodi ed a rotelle, sì, piacque al re che alla mia morte ha detto: vuol farne uno stupendo manicotto. la gente accorre, ammira, fa la bestia sul volgo un certo effetto, ma guardata una volta, ognuno si ritira. 1725_1395_000130 partì. tornò poi del suo ferro. chiese al compare: che ferro? egli rispose: ahimè, fratello, per un forellino del granaio e ne ho fatta aspra rampogna. a miei servi sen venne un picciol topo che rosicchiò tutto il tuo ferro, tutto. 1725_1395_000131 un povero diavolo che credito e speranza non avea e che a voltarlo, come sant'andrea, non gli traevi dalle tasche. un pavolo fu preso dall'idea d'impiccarsi e finir la vita infame. se non era la corda, era la fame, e questa è una tal morte. poco acconcia a chi non è ghiottone d'inghiottire la morte ad oncia ad oncia. 1725_1424_000000 a questi elogi l'asino fratello, signor, risponde: voi non siete meno di me valente e bello. e questi due, grattandosi a vicenda, più valenti credendosi e più scaltri, passeggiando su e giù per la città, disprezzavano il merito degli altri. 1725_1424_000001 e sui monti fuggiamo. e nelle dense selve, tra men feroci belve, stanchi di procrear, figli che roma uccide, vende doma, presto di vita, privi anche i nostri, vedrem figli mal vivi. ché spinge, noi, la vostra mano impronta a far seguire anche il delitto all'onta. 1725_1424_000002 pel vecchio esopo. sola la volpe è mariola e d'ogni furberia grande maestra. per conto mio non vale men ogni altro animale, compreso il lupo in furberia, per poco che sia la vita in gioco. ma questa volta, ancor, tra l'uno e l'altra, la volpe fu più scaltra. 1725_1424_000003 io parlo a te. buon padre di famiglia, onor, che non t'invidio, guarda cogli occhi tuoi ciò che salvar tu vuoi. non credere che mentre dormi in letto, altri chiuda per te. 1725_1424_000004 coraggio, forza astuta, vigilanza: ecco gli aiuti suoi. a lui. gettate subito un boccone e se non basta, un quarto di montone, datene due. date del grasso bue, scegliendo il più pasciuto dell'armento. così con uno ne salvate cento. 1725_1424_000005 a voi tanto conviene come conviene a me, rispose il vecchio. e regola sicura: ancor non c'è di noi chi vedrà l'ultimo la volta ampia del cielo. le vecchie parche ridono di me come di quanti son giovani e prestanti. 1725_1424_000006 non chiedo io già che vostra maestà rinunci al suo valore- cosa assurda o che almeno non si fa in pochi giorni e in ore- ma ben è forza moderar se stessi e non offrire in sé nulla d'ingiusto, nulla di ridicolo, e che non sia da. 1725_1424_000007 la volpe gira, tanto che alla fine trova la breccia aperta, entra e ti fa tal strage di galline che tutta a sangue va la povera città. 1725_1424_000008 non c'è rimedio invano, da cento parti e cento corrono a voi. qual più gente possiede, colui è più da suoi nemici avvolto che tutti voglion essere pagati e si pagan di pecore e castrati. fate la pace col leon, che tutti vince in valor gl'inutili alleati che vivono di noi. 1725_1424_000009 se i popoli germani, come da voi s'insegna a depredar, stendessero le mani avrian sul mondo stesa la potenza della tedesca insegna, e l'armi anch'essi come voi, ma senza ferocia e avidità. 1725_1424_000010 costui sì, bene dell'amor. la scienza trattò che avresti detto ch'era in lui questïon d'esperienza, tanto pareva nell'amor perfetto. ma giove a cui sta a core dare al fanciullo un po d'educazione, fa raccoglier gli dèi e 1725_1424_000011 gli parvero due casi un poco insoliti e strani, a men che il giudice minosse non avesse stavolta preso un gambero. tanta fu la sorpresa che si scosse e, pensando sul sogno ad un astrologo chiese se aveva un senso e quale fosse. 1725_1424_000012 ecco dell'uom la nobile figura, questo superbo arnese, mandaron deputato alcune cittadelle del paese che l'istro bagna per alzar la voce contro, l'ingorda, atroce avarizia fiscale dei romani, che in ogni parte ormai mettean le mani. viene e comincia l'orso a fare il suo discorso. 1725_1424_000013 salito in cima a un albero incespicando il terzo il capo, fracassò i pianse il vecchio e scrivere fece, per pia memoria, sul desolato tumulo, questa morale istoria. 1725_1424_000014 conosco molti ancora, e non fra gli asini, ma fra le più distinte intelligenze che, non contenti d'essere eccellenze, vorrebber diventare maestà. e ne direi di più, sire leone, ma spero nella vostra discrezione. 1725_1424_000015 che l'arti di regno e la morale. onde meglio dei popoli si regge, la sorte vuol conoscere. il leone fa chiamare al cospetto suo regale un bertuccion maestro in diplomatica, che tosto prende a dire. 1725_1424_000016 di fili d'or. le parche non tesseran la trama della mia vita e all'ombra non dormirò di fino e ricco baldacchino. ma non minor è il prezzo di queste alme delizie per chi tesor non brama. 1725_1424_000017 se non parlano i numi, in fondo al core ingiustizia vi parla odio, furore. e noi sappiamo, ahi miseri, che senza le sante leggi ogni virtù non vale, ché sui delitti nostri è la potenza degl'inimici fabbricata. 1725_1424_000018 beata solitudine, sola beatitudine. qui voglio alla mia parca far sacrifici e quando comanderà la sorte ch'io scenda di caronte nella sdruscita barca, me d'ogni affanno sciolto, nudo accorrà, ma libero il regno della morte. 1725_1424_000019 roma invan giustizia con argento ed oro e con preziose porpore. invocammo più volte da costoro che in mille avvolgimenti delle leggi si perde anche il decoro. 1725_1424_000020 romani e voi, padri coscritti, udite, invoco ai detti miei propizi prima gl'immortali dèi, perché non esca dal mio cor un segno che sia di me, che sia di voi men degno. 1725_1424_000021 sotto un ciglio più nero del carbone. losco lo sguardo, il naso sgangherato, le labbra enfiate e addosso un zimarrone di pel di capra e giunchi alla cintura. 1725_1424_000022 ho lasciata una secchia orvia. discendi e il lupo che credette al suo buon cuore discese e col suo peso tu comprendi che la volpe dal pozzo trasse fuore. 1725_1424_000023 così il visir, ma fu fiato sprecato. il sultano dormì sul suo pericolo e dormirono i suoi bestie e non bestie, finché il leon fu grosso diventato. 1725_1424_000024 un buon consiglio ch'ha la barba grigia è di non giudicar sull'apparenza del pipistrello. già contai la favola per meglio dimostrar questa sentenza, ma posso anche citare esopo e socrate. 1725_1424_000025 venìa la volpe, ma con suo dispetto ai polli non potea fare il colpetto. tra il pericolo posta e la gran fame, di dentro si rodeva il padrone, diceva il vecchio infame dell'arti che ogni notte invento ed uso, e delle mie fatiche, seguita sempre a ridermi sul muso. 1725_1424_000026 ché in mezzo ai tanti imbrogli dell'impero non che nuocere agli altri, avrà di grazia se a tempo ai fatti suoi provvederà. visir volpone un po scosse la testa, poi disse: 1725_1424_000027 o luoghi, ov'io, trovai, dolci e segreti amori. potessi, ancor lontano dal mondo e dai rumori, goder l'ombre ed i freschi soggiorni e i chiusi asili dei boschi, senza guai. quando verranno ancora le muse mie gentili, lontano da cittadi, lontano dalle corti? 1725_1424_000028 abbattevano un pin vecchio palazzo, asil oscuro e tristo a quell'uccel che d'atropo è messaggier sinistro e dal suo vecchio tronco rosicchiato dal tempo insiem a molti altri inquilini. grassi rotondi uscirono, ma coi piè mozzi, alcuni topolini. 1725_1424_000029 dico ancor che giova il farlo presto perché, se il mio pronostico non sbaglia, questo leon, terribile in battaglia, sarà il più forte eroe de pari suoi. l'amicizia tu comprane, se vuoi, o se non vuoi. provvedi a toglierlo dai piedi. 1725_1424_000030 provvede il saggio, nell'altrui il suo piacer. così quello che provo è un vero piacer, che da quest'albero io già raccolgo e spero di cogliere dimani ancor colle mie mani. nessuna meraviglia se poi vedessi ancora tornar sul vostro tumulo più d'una bella aurora. 1725_1424_000031 mio padrone, confesso il ver. non ho la compassione per simili orfanelli che tu senti, ma dico che bisogna o comprar questa razza nemica o meglio, ancor, se credi, prima che forti metta l'unghie e i denti levarsela dai piedi. 1725_1424_000032 la vita è un vaso fragile che dura fin che dura. ed alla vostra età, chi, amici, vi assicura dell'ora che verrà? il fabbricar richiede tempo e poi dura poco. io pianto e a lieto gioco di questo tiglio al piede, verranno i figli. un dì de figli miei. 1725_1424_000033 di due asini, scempi e babbuassi, seguendo l'altro giorno, dietro i passi udii che s'incensavano fra loro, diceva l'un signore: non vi pare ingiusto, sciocco e indegno del decoro che ad asini si deve questo rider di noi, questo sparlare che fa l'uomo di noi? 1725_1424_000034 oh, avessi le parole di colui che d'apol l'ira descrisse quando tutto l'esercito trafisse dei greci e fe volare le saette di fatal morbo infette onde uccise le schiere a cento a cento. in una notte, il divo arco. 1725_1424_000035 che ha l'ali preste e porta ogni stagione fin troppo presto. a me flora la bella dea dagli occhi belli e dalle grazie care. a lui l'arte d'amare, ecco gl'insegna e non tralascia nulla. 1725_1424_000036 non ridiam, ché sovente a noi succede di mangiar del formaggio anche peggiore che facilmente l'uom di buona fede, da ciò che lo lusinga o lo spaventa si lascia affascinar e spesso crede nel dïavolo stesso che lo tenta. e 1725_1424_000037 dié, segno dunque d'una previdenza che non si dà l'eguale, sto per dire, neppure in mezzo agli uomini. pei topi fu una mezza provvidenza, ché li serviva a tavola con tanta carità che a un cartesiano, per cui tutto non è che un meccanismo, dovea parer quel gufo un poco strano. 1725_1424_000038 gente conosciutissima mi pare, e insieme raccontare ciò che da marco aurelio si descrive d'un rustico villan che del danubio viveva sulle rive, ispida e folta. la gran barba scende e il pel che tutto prende il collo e il torso, lo rassomiglia a un orso mal leccato. 1725_1424_000039 allo spuntar del sol, oscene salme, gli accorrenti videro ed ossa e carni palpitanti al suol. a tanto orror, poco mancò che il sole non tuffasse i cavalli in fondo al mare. 1725_1424_000040 mentre il padron dormia, e dormivano in casa i servi, il cane, polli, galli, capponi in compagnia, nessun s'accorse. e fu non poco errore che aperta era la porta per di fuore. 1725_1424_000041 e fuggo e di fame mi struggo. egli cangia i capponi e le pollastre in soldi buoni e in piastre. mentr'ei ne tiene una fila impiccata. io, vecchia giubilata, salto di gioia e ballo se acciuffo un vecchio gallo. 1725_1424_000042 vita dei vecchi patriarchi, d'un avvenir t'incarchi lontano e che giammai pur troppo non vedrai sgombra dal cor gl'inutili pensieri. aggiunser poi: questo conviene a noi. 1725_1424_000043 si narra che una volpe delle fini solesse venir spesso per rubare dentro il cortile d'una fattoria. lupi e volpi non son cari vicini e accanto a casa loro, in fede mia, andrei malvolentieri a fabbricare. 1725_1424_000044 questi sono gli esempi più ridicoli che voi mi avete chiesto. in quanto a quel che degl'ingiusti tocca, si andrebbe per le lunghe ed acqua in bocca. il nostro bertuccione molto istrutto capì, tosto, che questo era a toccar un tasto delicato. 1725_1424_000045 ad indicarmi, in cielo, i nomi delle belle e vagolanti stelle da cui sul capo agli uomini si ordiscono le sorti che se nato a risolvere non son gli alti quesiti. oh, almeno qui m'inviti lo specchio dei torrenti e sui fioriti margini alzi i soavi accenti. 1725_1424_000046 quando venne il padron, secondo il solito prese a gridar coi servi e poi col cane, o bestia maledetta o bestia stupida buona a mangiar del pane. perché non abbaiar, non dare un segno? 1725_1424_000047 se non era ragion che consigliavalo ad ingrassar quei topi nella stia e a romperne le gambe, non so più la ragion che cosa sia. ei pensava così. poiché mangiarli non posso in una volta ed essi scappano pel pranzo di dimani, bisogna ben ch'io pensi a conservarli. 1725_1424_000048 la volpe, o camerata a lui gridò: vedi tu questa cosa un po lucente, è un formaggio che fauno fabbricò, un formaggio divino ed eccellente, fatto col latte d'io vacca famosa e giove quando fosse un po soffrente. 1725_1424_000049 due giorni stette dentro al buco nero senza che un nero cane la vedesse. il tempo che fa sempre il suo mestiero, andava intanto trasformando il volto di quell'astro d'argento lusinghiero. 1725_1424_000050 che tanta forza ed eloquenza mostra. sola vendetta e di romani degna, fu di patrizio. a lui data l'insegna: poi scelti nuovi magistrati. esempio agli oratori nostri dal senato. fu il bel discorso scritto e celebrato. 1725_1424_000051 tu temi, amico, il lioncel qui accanto, ma morto il padre suo. confesso il vero ch'io non lo temo tanto, anzi dirò che il povero orfanello mi fa quasi pietà. 1725_1424_000052 il sultano leopardo. in illo tempore, a furia di confische aveva molti cervi e molti buoi ed infinite pecore radunati nei boschi e parchi suoi. un dì sente che nato era un leone nella vicina selva. 1725_1424_000053 non c'è persona, per quanto bestia, stolida, scioccona, a cui l'uomo dell'asino non dia il nome. con pochissimo rispetto, quest'animal si stima il più perfetto di tutto il mondo e con superbia chiama: ragliar il nostro ridere e ragliare il nostro bel parlare. 1725_1424_000054 che, se la voce mia, chiara ed aperta a molti, fia savor di forte agrume, a me togliete il lume del giorno e fine alla pietosa sorte ponete colla morte. ciò detto, egli si prostra in terra e stanno attoniti i romani pensando il cor magnanimo ed il fiero parlar dell'uom selvatico e sincero. 1725_1424_000055 per meritar la stima de suoi pari, bisogna ch'egli impari o finga in tutto d'essere bene instrutto. appena giove ebbe finito un grande schiamazzare per l'etere si spande. 1725_1424_000056 però togliendo ai topolini i piedi o saggio gufo, al caso tuo provvedi. dite voi se aristotele ed i sui ragionavano meglio di costui. 1725_1424_000057 a me l'onor subito grida: marte d'insegnargli dell'armi il gioco e l'arte per cui tanti mortali e invitti eroi seggono ancor fra noi. a lui sarò maestro di chitàra. soggiunse il biondo ed erudito apollo. 1725_1424_000058 non bisogna creder mai di contar cose sublimi alla gente. come vuoi che ognuno estimi egualmente tutto ciò che tu dirai. una prova assai sincera, noi l'abbiamo in questa istoria che sembrar può inverosimile, ed è vera. 1725_1424_000059 un tale. nel mogòl narra la storia. fe un sogno e vide in cielo un gran bascià beato in braccio dell'eterno gaudio. poi si cangiò la scena e un po più in là vide in mezzo alle fiamme un vecchio monaco dannato, che facea proprio pietà. 1725_1424_000060 trovò il rimedio man man che ne pigliava sulla via di romperne le gambe e poi con comodo mangiarli, e così via. non si voleva prendere l'affanno di mangiarli in un giorno, ed anzi il caso oltr'essere impossibile poteva alla salute esser di danno. 1725_1424_000061 ed eccoti, amico, la ragione per cui giace dannato in perdizione. se osassi un motto aggiungere a questa favoletta, vorrei, di solitudine, spiegare i dolci incanti. 1725_1424_000062 una volpe. una sera vide in fondo d'un pozzo il bianco cerchio della luna e la pigliò per un formaggio tondo. eran sospese al pozzo, per fortuna, due secchie che scendevano a vicenda. 1725_1424_000063 ma questa natural arte nel colto popol di roma non rimase molto e i 1725_1424_000064 il maledetto gufo avea col becco mutilate le bestie e le nutria di gran di pan di briciole in casa, con squisita cortesia. la brutta bestia, in altre circostanze avea veduto i topi prigionieri. se appena lo potevano dalla prigion, scappare volentieri. 1725_1424_000065 e la volpe, sedendo in fondo ad una, vi si lasciò calar. ma la faccenda divenne brutta quando, giunta in fondo dell'illusione, le cascò la benda, perché come salir nel chiaro mondo se non venìa qualche altro che credesse per appetito quel formaggio tondo e che nell'altra secchia discendesse? 1725_1424_000066 perché siam fatti servi. qual forza o qual destino vi fa tanto protervi? perché sull'universo solo a voi dato è un poter che non è dato a noi. i nostri campi in pace, noi sempre coltivammo, e l'arte e i cari affetti, pria che un popolo rapace ci togliesse ai tranquilli focolari. 1725_1424_000067 richiamate i carnefici, o romani, che sol dei vizi e di mollezza il culto diffondono tra i popoli germani, o voi vedrete scotere la soma questa gente mal doma e dar spettacolo sol di rapine, onde famosa è roma. 1725_1424_000068 e avidità dei proconsoli vostri. al cielo grida ormai la crudeltà che i sacri altari e gl'immortali sfida. mercé vostra, gli dèi non altro mirano che stragi ed ignominie e feroci rapine e sprezzo e scempio di lor, dei templi loro. 1725_1424_000069 nulla basta a placar questa dell'oro romana fame, non la terra e l'aspro degli uomini. lavoro, oh, cessi alfin questo flagel. togliete questi avidi ladroni che già troppo sfruttar dei nostri buoni popoli: i campi, o noi lasciam le mura delle città, lasciamo i campi tutti. 1725_1424_000070 se voi, signori miei, dice la bestia padrone e servitori a cui conviene, invece di dormir come di solito, vi foste tolta un poco la molestia di chiuder l'uscio, bene, avreste fatto meglio. a me che importa che senza guadagnar ci perdo il sonno se chiusa oppure aperta sia la porta. 1725_1424_000071 amici, è vero dice che il mondo intero ho guidato fin qui solo padrone. ma per questo figliol, ch'è sangue mio, io voglio ch'ogni dio, poiché il bambin è del mio sangue nato, m'aiuti a farlo dotto e scozzonato. 1725_1424_000072 al re che dimandò di queste cose qualche parlante esempio, il bertuccion rispose: ridicola si mostra quella gente che tutti gli altri sprezza e sé soltanto apprezza, e pecca spesso in ciò la razza nostra. 1725_1424_000073 e filomela al paragon che, tanto famosa, va nel canto, è una mezza corista da strapazzo. ma voi, ma voi, per questi orecchi fini vincete niccolini. 1725_1424_000074 bella superbia e forse non sorpassa il ragghiamento, il cicalar che fanno tanti avvocati e rètori. non ti curar di lor, ma guarda e passa, andiam d'accordo, amico. oh, s'io vi ascolto della vostra armonia, divento pazzo. 1725_1424_000075 l'astrologo rispose: la mia pratica mi dice che c'è un senso anche qui sotto i sogni. son del ciel, spesso gli oracoli in vita. questo gran bascià corrotto cercava spesso la pia solitudine e allora questo monaco bigotto andava a fargli una gran corte. 1725_1424_000076 tutto. per regnar o sire con onestà, conviene sempre posporre il proprio all'altrui bene ed ascoltar del popol l'opinione, frenando il gioco e il foco di quell'amor di sé che d'ogni male è il padre naturale. 1725_1424_000077 offese il sentimento nazionale un tal consiglio, e intanto soffriron poco o tanto tutti gli stati e guadagnò nessuno. tutti fr vinti e comandò quell'uno ch'essi temean: terribile animale. se voi lasciate crescere il potente, fatelo amico, e questa è la morale. 1725_1424_000078 all'opra altri potran con abil mano e delle muse, col favor gentile, con nuovi modi ch'ho tentato invano aggiungere splendor ed alto stile. 1725_1424_000079 alla riva. così d'un'onda pura la musa. nel linguaggio degli dèi tradusse ciò che gli animali miei innanzi al cielo esprimono: colla rozza, favella di natura, interprete di popoli diversi. io li feci parlar come si vedono sulla scena gli attori, entro i miei versi. 1725_1424_000080 se mangiasse un pochin di questa cosa sarebbe in un momento risanato, tanto è squisita e tanto è appetitosa. io stessa n'ho uno spicchio rosicchiato, lo vedi, ma ne resta, se lo prendi, ancora un bel boccone prelibato. 1725_1424_000081 e scende istrumento del ciel. roma fatale, che coll'avida man tutto ci prende, ma vi pigli o romani. alto sgomento che non venga per roma anche il momento in cui rovesci il ciel sul vincitore di tanti vinti, il pianto ed il dolore. 1725_1424_000082 perché dunque chiamasti, o sommo giove, la figlia tua di volpe alla missione? ah, giuro per plutone e per il ciel che ci vedremo altrove. questo premendo in cor odio, tremendo mentre va di papaveri spargendo morfeo l'umida notte. 1725_1424_000083 non temete che il ciel ritorca. queste che voi stringete per punir, funeste armi sui petti vostri e per la man di schiavi vi dimostri la sua vendetta e l'ira. 1725_1424_000084 essa, a suoi cari amanti, offre una guida amabile, pronta, sincera e schietta. e beni che fioriscono a piedi, lor davanti, o dolce solitudine. 1725_1424_000085 per fare i complimenti d'occasione un suo visir chiamò, navigato nell'arti diplomatiche, e a lui, vecchio volpone, così dicon parlò: tu temi amico il lioncel qui accanto, ma morto il padre suo. confesso il vero ch'io non lo temo tanto, anzi dirò che il povero orfanello mi fa quasi pietà. 1725_1424_000086 ma ben altri argomenti intanto a voi costringono la mente che, mentre questa mia musa innocente traversa l'acque in piccioletta barca, luigi il gran monarca pon fine all'ardue imprese che già stancaro i più famosi eroi. 1725_1424_000087 pensate or voi se l'animal sepolto dovea soffrir di fame e di dispetto in bocca a un pozzo e in una secchia colto quando venne a passar, forse costretto dalla gran fame, il lupo, e si fermò a contemplar quel luccicante oggetto. 1725_1424_000088 questo discorso, tutto a fil di logica, avrebbe fatto onore non solo a un can, ma a un dotto professore. ma siccome non era infin che un cane in mezzo, lo pigliarono e finiva il meschin di mangiar pane. 1725_1424_000089 il vecchierel sapiente, ahimè, non s'ingannò dei tre valenti giovani. tornando dall'america, il primo si annegò, l'altro, non meno ardente d'onor per la sua patria, pugnando entro la mischia d'un colpo al suol restò. 1725_1424_000090 non c'è cosa nel mondo e in ogni sfera che non ragioni nella sua maniera. e se vi par che parlino le cose più ch'io non sappia interpretar, col canto almen dato, mi sia questo modesto vanto d'aver sgombrata la novella via. 1725_1424_000091 quel dio che tiene d'un leone al collo la pelle aggiunse alla tua prole, cara. io forte insegnerò come domar si può le sue passioni e vincere le più feroci ambasce. e l'idra che rinasce sempre nel cor vedrà che per sentier insolito, per infinite asprezze e non fra le carezze, alla virtù si va. 1725_1424_000092 pianti, sospiri e tenerezze, e dolce soavità che il cor agita e molce. tutto insegnò l'amabile fanciulla e tutto apprese il giovincel divino a cui diede il destino e mente e cor, e nobili costumi che i figliuoli non han degli altri numi. 1725_1424_000093 se proprio la tua casa ti sta a petto, chiudi gli occhi per l'ultimo e procura di non fare mai nulla, per procura e. 1725_1424_000094 pazienza, se una fabbrica buon vecchio avessi fatto. ma qual vantaggio o frutto speri ritrar da questo lavor senza costrutto? così dicean tre giovani a un vecchierello onesto. 1725_1424_000095 un giorno, a un tratto, romba nell'aria un suon di tocsin e rimbomba un grido di spavento: si consulta il visir, ecco il momento. risponde, che vi avea pronosticato. 1725_1424_000096 duca del maine. di nulla sente amor la fanciullezza, ma dié sublimi prove dell'alma sua divina. nell'amor, nel piacer, nella dolcezza. un figliolin di giove. in lui l'amor e insieme la ragione precorrevano il tempo. il tempo, ahimè. 1725_1424_000097 l'amor di sé, mentre solleva al settimo ciel la nostra persona, agli altri non perdona. ond'io traggo che al mondo, certi talenti, in fondo all'arte, si riducono di saper darla a bere. il tuo sapere per quest'arte difficile, a poco giova, ma son gli sciocchi e gli asini che fan la miglior prova. 1725_1424_000098 tal intorno alla tenda fe di pecore e buoi, la strage orrenda. il furibondo aiace, credendo vendicar sugli animali l'ingiurie dei rivali che negate gli avean l'armi di achille, questa volpe di lui, non meno audace, abbatte, uccide, piglia e i miseri scompiglia. 1725_1425_000000 per far la vita sua men lunga e trista. un rigido filosofo di scizia correa la grecia quando venne un giorno d'un vecchierello all'umile soggiorno degno di grande riverenza. in vista pareva il vecchierel di cui virgilio narra, felice come i re, beato come gli dèi nel suo povero stato. 1725_1425_000001 così pregava il povero animale. ma l'altro, caro addio, ti pare naturale un tal discorso fatto a un pari mio? saresti men balordo se la contassi a un sordo. 1725_1425_000002 cicalona, ella ch'è buona spia tosto, s'incarica di riferir le grandi novità ascoltando, girando, e quindi all'aquila ridirà tutto ciò ch'ella saprà. ma l'aquila che già freme di collera: addio, grida: ciarlona, resta qui. non voglio alla mia corte una pettegola e con piacer dell'altra sen partì. 1725_1425_000003 disse al lupo una volpe o buon amico. per il mio desinar non ho di solito che qualche gallinetta o qualche antico gallaccio miserabile che a guardarlo ti toglie l'appetito. in questo affar tu sei meglio servito, e mentre intorno alle cascine io ronzo più libero, tu vai pei boschi a zonzo. 1725_1425_000004 che sono due nazioni di prim'ordine in terra sarà, disse la scimmia. ma di codeste cure gli dèi lassù nel cielo non si occupan neppure. sorpreso e vergognoso l'altro riprese. e allora, perché tu sei discesa oggi fra noi, signora? 1725_1425_000005 onde pensa morir un giorno. il passo ferma alla porta dell'amato bene e al vento, confidando l'aspre pene, chiede e sospira invano ch'apra la porta la pietosa mano. 1725_1425_000006 ed ecco, non molto tempo dopo, a qual spuntan le corna, a quale il becco, chi diventa elefante, orso o leone e chi, ridotto in picciola misura, ti piglia la figura d'una talpa, d'un rettile, d'un topo. 1725_1425_000007 sulle piaghe e sul sangue. una ferita volpe dei boschi, vecchia abitatrice, fuggendo si traea quel parassita che in linguaggio volgar mosca si dice: 1725_1425_000008 un falconier che, preso, aveva in caccia un nibbio uccel difficile a pigliare, al re ne fece dono, come si fa colle cose che sono più peregrine e rare. prender un nibbio vivo è il non plus ultra per un falconiere e capita di rado di vedere. 1725_1425_000009 avrei voluto, o principe, un felice argomento inventar nel qual commisto fosse l'utile al dolce. ma vi è noto, signore, come forma non si accorda molte fiate all'intenzion dell'arte. ben venga ulisse co compagni suoi. io dissi alfin, di cui l'esempio è vivo ancor nel mondo. 1725_1425_000010 è piacente in lei fin quello sdegno ond'è superba. or che saria se alcuno di lei trovasse degno dafni giovin, pastor nobile e baldo che il cor si sente caldo. invan sospira un guardo, invan impetra una parola da quel cor di pietra. 1725_1425_000011 il topo, la testuggine, il corvo, la gazzella vivean insiem d'accordo, in bella compagnia. un certo angolo oscuro, asilo a lor offria, lontano dagli sguardi dell'uomo esploratore, ma fruga l'uomo in fondo del ciel del mar del mondo e nulla sfugge all'occhio. 1725_1425_000012 uomo posso tornar, ma non umano. per la mia fe s'io miro come in fraterne stragi l'uom deliro, insanguina la mano e lupo di se stesso anche diviene. 1725_1425_000013 davanti a questa porta, ma invano. questo estremo bene imploro da chi ricusa ogni altro ben gentile. e me riguarda come cosa vile, me morto. il padre mio, com'ha promesso al moribondo amante, ti porterà del mio picciol possesso i frutti ch'io sacrava ai santi dèi. 1725_1425_000014 perché disse: mi paghi con usura. sembrava al pellegrin poco da saggio questo tagliar, quest'oltraggiar. la vergine natura colla falce. basta il danno che il tempo fa colla gran falce ogni anno. 1725_1425_000015 si radunano i cani e si lamentano i gatti perché dicon che si fanno violazioni tutte a loro danno. ribeccan gli avvocati e infin si vuole vedere del decreto le parole. 1725_1425_000016 chiude l'orecchio alcimaduri vaga pastorella crudel non men che bella. amor disprezza ed i potenti strali. e fiera e forte e per le balze snella, per boschi e prati, come avesse l'ali dietro il capriccio. va diversa in ogni cosa dall'altre e più sdegnosa, tranne in quella beltà che più crudel la fa. 1725_1425_000017 di questo tempio, al basso al passeggier, dirà l'umil mio sasso, dafni, morto d'amor, ti ferma e piagni. la sciagurata sorte alcimaduri me condusse a morte. 1725_1425_000018 la casa tutta ripulirono. chi guadagnò stavolta fu il padrone. tornando al tema, io dico che natura ha stabilito ch'ogni creatura abbia il suo contrapposto e inutil è di queste leggi il chiedere un perché. 1725_1425_000019 nessun n'era contento e la sentenza irritavali tutti, anzi, accusavanlo di tenere due pesi e due misure e una falsa bilancia. un giorno il nostro sant'avvocato corre in cerca e trova all'ospital il santo degli infermi. 1725_1425_000020 questa bella morale: al lungo tema ponga termine alfin e possan quelli che questo tempo chiameranno antico trarne succo vital. ai prenci, ai dotti, la raccomando una miglior sentenza dove trovar da porre in fondo al libro. 1725_1425_000021 voi procurate di salvar, sì, belle rose dai troppi spini. il dì che amore a voi dirà con voce più gentile queste ch'io canto: flebili parole. amor, che acerbo sa punir chi sordo alle parole sue chiude. 1725_1425_000022 ove altre volpi e gufi e tassi e cento animali di tristo sentimento in aria grave. esempio al passeggier pendean da un trave. la volpe, stanca e rotta, si distese in mezzo ai morti. 1725_1425_000023 io vedo spesso i saggi che fanno come i gàmberi: quando toccar, desiderano i più sicuri il porto, camminano a ritroso, così verso un contrario punto coi remi tendono talvolta i marinari mirando a un altro, e intanto ingannan gli avversari. 1725_1425_000024 con questi precedenti, anzi che cedere nell'acqua, tutte e due precipitarono. avvien che spesso accada questo accidente a chi, della fortuna, cammina sulla strada. 1725_1425_000025 altri dèi favorevoli governano le cose vostre. io dico: la ragione ed il buonsenso con sicuro impero. se voi li consultate, a voi diranno qual senso ascoso si rimpiatti in fondo di quel racconto. 1725_1425_000026 ma voglio colla solita mia ciarla narrar soltanto come il cieco iddio perdesse gli occhi e il mal che ne seguì. un mal che a parer mio potrebbe essere un ben, ma in questo affare agli amanti rimetto il giudicare. 1725_1425_000027 fratelli miei, lasciate che riposi l'anima vostra nel silenzio verde del deserto. l'immagine perduta troverete di voi. tacque e seguito. fu il suo consiglio salutare e pio. 1725_1425_000028 benefattore. imprudenza, superbia, ingratitudine, e quanti mali aduna dentro i cuori leggieri. la fortuna fecer tanto gridar questa insolente razza che il sonno ne perdé. la gente sollevar. esse credevano ogni buona creatura col gracchiar, col rauco, stridere contro l'occhio di natura. 1725_1425_000029 gridiam contro un'iniqua schiera che ci porta la notte innanzi sera e 1725_1425_000030 di smania e di zelo. il cacciatore, come non fu giammai, si mette in mezzo ai cortigiani e spera trovar la maniera di far la sua fortuna. collo, strano uccello sulla mano. 1725_1425_000031 che il mucchio a poco a poco se ne va, quando a un tratto il padron fe risonare la chiave nella toppa e pose fine al gioco singolare. madonna bertuccina, molto destra. 1725_1425_000032 nessun rispose. il vecchio reco oltraggio, rimovendo il superfluo ma gli sterili rami, togliendo fo che i sani arbusti fioriscano più fertili e robusti. lo scita torna a suoi luoghi infelici. piglia la falce e taglia, ma corbezzoli in lungo e in largo. taglia e pare ossesso. poi vuol che il suo vicin faccia lo stesso. 1725_1425_000033 la corte mise fuori questa grida: sempre follia, faccia all'amor di guida e. 1725_1425_000034 ma il beneficio suo pagò ben caro, perché colui la sfronda e la dispoglia, non dando ai rami teneri perdono, geme la selva del suo stesso dono. 1725_1425_000035 così luigi il grande. immaginatevi che con filippo, quarto re di spagna, s'incontrò un dì nell'isola che della conferenza il nome. prese le nostre avventuriere già si toccano naso a naso, già vengono alle prese per non ceder nessuna in mezzo al ponte, entrambe fiere, insofferenti impronte. 1725_1425_000036 avrei fatto nel mezzo, tra raggi luminosi e tra gli dèi d'olimpo, la vostra apoteosi, dipinti andrìan dei fasti di vostra vita, i muri, segni non già d'oscuri e cupi avvenimenti ai popoli presenti. 1725_1425_000037 il lodo preferì gli ospitali. il dar soccorso ai mali è carità ch'io molto apprezzo sopra l'altre virtù. fu sempre il mondo pien di dolori e piaghe e il nostro pio ebbe molto da far senza la molta pazienza. 1725_1425_000038 le mie due care bestie facean spesse baruffe col becco l'una e l'altra colla morbida zampa. non eran zuffe tremende, no che il tenero gattino non armava d'artigli lo zampino spesso con colpo secco. il passero col becco dai ferri gli rispose, ma il gatto compativalo tra. 1725_1425_000039 dio borbottano i malati, impazienti, crucciosi, noiosi, come se all'uno sì, all'altro no, facesse preferenze e questo e quello. ma codeste tristezze erano un nulla in paragon de guai degli imbarazzi in cui si dibattea l'uom della legge. 1725_1425_000040 rispondeva il buon orso in suo linguaggio: per orso son ben fatto. né devi giudicar che il bello sia soltanto in una forma e in armonia col tuo giudizio ovver, col tuo ritratto. 1725_1425_000041 quando il caso le fece, viso a viso, incontrarsi sul ponte d'un torrente fatto d'un'asse, sì meschina e stretta, che a stento vi passava, io son d'avviso non che due grosse capre, una capretta. 1725_1425_000042 come fece annibale, allor che inutil rese la caccia dell'esercito romano e vecchia volpe, uscì loro di mano i cani della muta, giunti al campo dove la volpe finge l'impiccata. 1725_1425_000043 meglio i tuoi conti. invece tu farai se i sassi tirerai a quell'uomo laggiù guarda che passa, che ha molti scudi in cassa- il pazzo del denar tratto alla gola, prova a fare con lui la sassaiola, ma questa volta altre monete. suonano servi e staffieri accorrono, lo piglian, lo bastonano. 1725_1425_000044 potrei questo mio tema, con gran volo di penna, a qualche riferirlo? nostro conquistatore che scioglie d'una lega a cento capi il bandolo coll'arte, sua segreta ancora non accenna e già fulmineo scende luigi vincitore. 1725_1425_000045 principe di conti, poiché son buoni, buoni desiderano gli dèi che siano in terra. i re non perdonare, ma sol di fulmini andar. superbi. santo non è. 1725_1425_000046 e fu bella al minacciar dei mali. ma basta, signor mio riso ed amore, che in casa vostra sono i tutelari geni e vi seguon sempre ombre fedeli. non aman le noiose litanie. 1725_1425_000047 questa è legge per voi, principe, in cui non nasce quasi che già vinto. muore ogni corruccio, in ciò più che il pelide, voi siete grande, il qual fu meno eroe quel dì che schiava rese. 1725_1425_000048 costui presentasi al sovrano e pensa fargli un don degno di lui. ma l'uccellaccio giunto innanzi al re, se pure il fatto apocrifo non è sul naso, gli saltò coll'unghie e lo graffiò. 1725_1425_000049 e ad essi aggiungo gli agnelletti miei e lo stesso mio can del tuo sembiante. vorran gli amici un bel tempio, adornare ove di freschi fiori. 1725_1425_000050 lusingato, il buon lupo a udir cotali elogi al piede, il muso avvicinò. ahi trista vanità. pronto il cavallo un tal calcio gli sferra, che sanguinoso. in terra. coi denti rotti, voltolar lo fa. 1725_1425_000051 ma il tener l'occhio fisso e sempre teso in un oggetto fa che del nemico si confonda la vista entro una nebbia quasi di sonno e tratto dal suo peso. qualcun già casca addormentato e stanco. 1725_1425_000052 il cacciator partì, lieto che in gioco finisca la faccenda, ed impararono uccello e pastricciano. ch'è bene gl'illustrissimi padroni riverirli da lontano. del resto io riconosco ch'eran felici se, cresciuti liberi, non conoscean che gli uomini del bosco. 1725_1425_000053 che non si duoli vedendo i dolci rami in terra sparsi e se non piangi di che pianger suoli invano. io grido e chiamo alcun che m'oda, abuso, ingratitudine, saran sempre di moda. 1725_1425_000054 a queste voci tenere. si spense dalla parca, sospinto e dal dolore, il giovine pastore. ella invece, danzante ilare e in festa, esce e nemmen si arresta a sparger d'una lagrima la terra che tanto amor rinserra. 1725_1425_000055 e vanno e dice: il lupo a te, mia cara, a far la nuova parte. adesso impara, se vuoi sfuggire al fino accorgimento dei cani dell'armento. la volpe tolta, la sua pelle nuova. ripete del maestro: la lezione stenta in principio, ma prova e riprova. impara il suo mestier a perfezione. 1725_1425_000056 e coll'alma trafitta e titubante per dover disertar contro gli assalti il campo, in fondo a un solitario bosco vanno il pianto a versar delle lor pene. entro un'orrida grotta, ivi ed accanto a un limpido ruscello, ove non scende raggio di sole e dove il 1725_1425_000057 è in ciel e scritto. è il vero che del principe cortese le famose e grandi imprese desteran più d'un omero. il tuo core non c'incolpi se, lasciando i grandi eroi nel frattempo, cantiam noi lupi e volpi. 1725_1425_000058 ti pare o non ti pare, il sorcio fa una grande riverenza: salta quell'altro tosto in diligenza e corre dove sa che si radunano molti topi in consiglio. entro un armadio a mangiar, schiamazzando d'un cortese lor ospite alle spese. 1725_1425_000059 da te, mio giovin principe, ho preso l'argomento, ho preso il sentimento e tal e quale dialogo e morale x la. 1725_1425_000060 ma in tenue rima. lasciate che l'onor la gloria esprima. di quella terra che nel cor vi sta, dico albïon, ove la gente è grave ne pensamenti e forte d'onestà, che delle cose suol guardare in fondo e tiene in man la chiave d'ogni saper nel mondo. 1725_1425_000061 ciascuna avea la gloria di contare nel quadro di famiglia: l'una, la capra celebre di cui narra l'istoria, fece un don polifemo a galatea. l'altra, quella che a giove fe di balia non men nota amaltea. 1725_1425_000062 nella fortuna lieta e nella misera, sempre leale amica, per quanto io canti e dica, il panegirico sempre è minor di voi, cui meglio piace breve la lode o il labbro che si tace. 1725_1425_000063 o dei numi immortali, unico oggetto e cura e amor a me. date ch'io possa i vostri altari o principe quest'oggi di qualche profumar nobile incenso. 1725_1425_000064 e come il suo bambin non possa ahi moversi senza bastone. non c'è pena, sì grande che corrisponda ad opre sì nefande, ma poi che riparata esser dovea l'ingiuria, visto il caso, il danno, il male e visto l'interesse generale. 1725_1425_000065 un dì che si sentiva bertuccina di far qualche dispetto, prese un ducato nuovo dal sacchetto e quindi una sterlina, e quindi ancora delle piastre belle e con queste rotelle che fanno tanto correre i mortali, giocava alle piastrelle: è tanto il gusto e tanta la sua rapidità. 1725_1425_000066 pastor, semplice qual sono, sulle canne io canto e suono, e sebben non sia profeta, il dover però m'incombe, in tua gloria, un dì poeta, di dar fiato anche alle trombe. 1725_1425_000067 noi siam soltanto tre, o corvo, avessi l'ali, soggiunse la testuggine e subito vorrei volar cercar di lei, se mai cattiva stella. il cor è un triste astrologo. nuoce alla bestia dalla gamba snella. 1725_1425_000068 di tutto iddio la cura nel cielo si riserba. e venni oggi a dividere un fuscellino d'erba fra due formiche, intanto non sanno gli immortali, ovvero non si curano dei fatti vostri ancora. 1725_1425_000069 arriva il petto ansante e col polmone in bocca. ebben che c'è? dice un collega, e il topo, in due parole, a loro spiega la grande questione. ond'ei si mosse. e che lo fa parlare. 1725_1425_000070 a lui la volpe, il fianco addenta e il porta nella sua dispensa. poi casca un altro, un terzo e mezzo. infine, l'esercito nell'ugne sue volpine. la paura del mal è l'occasione che tira, qualche volta in perdizione. 1725_1425_000071 salta di qua di là, balla sui piè, fa il morto, fa il risorto, con tanta abilità che nessun arlecchin meglio non sa. spiega la coda al bel lume d'argento ed i tacchini in guardia sulla pianta con cento lazzi incanta. 1725_1425_000072 la volpe esclama. ora bisogna credere, fratello, a ciò che m'hanno predicato e che sul muso questo t'ha stampato. il saggio, la sentenza così grida: di ciò che non conosce non si fida. 1725_1425_000073 ulisse allora si rivolge all'orso e amico esclama: o amico poveretto, quanto mutato d'animo e d'aspetto. qual male all'uomo saggio. 1725_1425_000074 il nostro buon cugino disse che in cielo regna e gli altri numi avranno presto il divertimento di contemplar dall'alto un gran combattimento. quale combattimento? disse la scimmia attenta e l'altro non udiste. lassù della gran guerra che elefantide al regno rinoceresco intenta. 1725_1425_000075 torno a voi, signora, e non mi chiama desio di nuove e graziose fole adulazion. la cetra mia non ama, né cerco io, già con lusinghieri accenti, andar famoso tra straniere genti. un re del vostro amore non indegno dicea che un piccol segno d'amor vale un volume di parole. 1725_1425_000076 poveretta, così libero te da queste bestie che non han pietà. no, no, se tu lo fai, povera me gridò la volpe. lascia in carità, lascia che mangin queste che son piene. se le cacci dal corpo mio piagato, un altro sciame subito ne viene più feroce, che ancor non ha mangiato. 1725_1425_000077 e ciò che importa a me. padrone ulisse, il tristo lupo disse: e tu chi sei che a me parli d'amore e sensi di pietà senza di me? non vedo forse gli uomini mangiar montoni e pecore e nei villaggi, spargere il dolore? 1725_1425_000078 avrei scritto sull'arco palazzo dedicato ad iride celeste. iride non già quella ch'è di giunone ancella giove e giunone a questa saranno, sto per dire, superbi di servire. 1725_1425_000079 promise pure che sarebbe partito a cercar pane in terre più lontane, lasciando intatte l'alte querce e cheti i venerandi abeti, l'innocente foresta. all'uomo indegno guarnì di nuovo legno, il luccicante acciaro, ma 1725_1425_000080 non voglio che un estraneo venga a strozzar il mio vecchio vicino. no, pei gatti immortali e frammischiatosi, fece del tristo uccello un bocconcino, ma intanto ch'ei rosicchia il forestiero, uccello perbacco, dice in cor un fegatello. 1725_1425_000081 ma il mio terzetto non strillò. sapienza è invece d'ogni straccio di mercante, quando perde di far sempre sembiante che guadagna e salvare. 1725_1425_000082 ho sempre e in tutti gli ordini veduto la gente a questa dea pagar tributo con decreti solenni e indiscutibili tra i molti cani d'una casa e i gatti. fu messa un po di pace a questi patti, che chi mancasse agli ordini e alle regole dei pasti e delle varie occupazioni provasse della frusta le ragioni. 1725_1425_000083 cent'ali, il grand'eroe dal qual traeste qualità. sì belle, non arde men quando lo chiama il suono della bellica tromba, e a lunghi passi. andrebbe solo a stringer la vittoria entro la man. 1725_1425_000084 gatto e vecchio giammai non la perdonano. muori dunque e discendi a raccontarla, questa tua bella ciarla, alle tre filatrici del diavolo. i figli miei ci penseran da sé, intanto io penso a me. 1725_1425_000085 il corvo apre le penne e vola come il vento. e giunge in quel momento che proprio la gazzella poveretta, invano dibattevasi in una rete stretta ai suoi compagni, subito rivola. 1725_1425_000086 parea che a danza e non a morte andasse ciascun di loro. e lieto suona il canto il bravo gatto, intanto che già teneva il sorcio per la testa a fargli preparavasi la festa. 1725_1425_000087 perfezione. quand'ecco arriva un gregge, entra il novello lupo e vi sparge subito il terrore, come patròclo il dì. quando lo vide entro l'armi, vestito del pelide, il popolo troiano, e vecchie e nuore e madri, tutte corsero a gridare ai piedi. 1725_1425_000088 le rauche degli stagni, abitatrici al sol d'ogni soccorso e protezione andavan debitrici né povertà, né guerra, né disastri. mercé questo gran re di tutti gli astri turbavan degli stagni: la nazione. 1725_1425_000089 vanno queste signore ad una, ad una, senza paura, a spasso, per capriccio: due capre dal piedin sottile e candido, ciascuna per suo conto in luoghi andavano tranquilli ed isolati dalla gente. 1725_1425_000090 conoscere se stessi: è il gran precetto che a noi comanda il padre onnipotente, qui nella pace, e non fra il mondo insano. se stessi è dato di trovar. se l'onda agitate, l'immagine si turba di chi si specchia e la poltiglia è densa, nube che appanna del cristallo i raggi. 1725_1425_000091 ridendosi di lui dell'altra gente, avresti quasi detto che s'era persuaso il nibbio maledetto di passar la sua notte dolcemente su quella sacra maestà di naso. 1725_1425_000092 e mentre danza e ride alla statua d'amor, ilare intorno, questa si rompe in mezzo e col suo peso la fanciulla uccide. voce dal cielo intanto si diffonde, a cui l'eco risponde: amate, amate, la crudele è morta. 1725_1425_000093 e destino fatal sembra, degli uomini che mezza vita, o per tre quarti o tutta, passin fra loro in velenosa lite, onde il nostro buon uomo e conciliante volle quasi guarir la razza umana da questa smania. 1725_1425_000094 mai non manca un buffone nella casa dei principi che faccia alle tue spalle ridere il padrone, se tu sputare in faccia, non osi. aizza il can contro un potente che sappia bastonare il maldicente a e e e. 1725_1425_000095 tu pagherai per tutti, gridò quell'uomo a modo e della magra zuppa farai squisito il brodo. ciò detto, in un suo sacco la ripone, ma il corvo che sull'albero faceva da spione vola nel bosco in fretta e chiama la capretta che uscì per un istante e, fingendosi un poco zoppicante, attrasse l'uomo a sé. 1725_1425_000096 avea ragion. mi pare che l'esempio di casa tanto vale nel ben come nel male e fa gli stolti e fa gli uomini onesti, ma più forse di quelli che di questi, del voltare le spalle or torno al tema e in certi casi dico: è un buon sistema che giova nel mestier anche di marte. 1725_1425_000097 gazza dall'aria. la regina, io dico l'aquila, in compagnia di monna berta un giorno sì, diverse fra lor di vesti e d'anima, volavan d'un bel prato verde intorno. 1725_1425_000098 lunga a camminar, che ha tempo di morire la poverina innanzi ch'ella giunga. e vanno il corvo e il topo là dove la compagna capretta di montagna sen giace prigioniera. 1725_1425_000099 questi stolti, e sono molti i seguaci, avran nell'alto e santo sdegno del vostro cor, giusto castigo e. 1725_1425_000100 tutto sommato adunque il male e il bene. visto considerato che scellerato vale scellerato e che d'essere lupo ancor conviene, non voglio cangiar stato. 1725_1425_000101 dir tutto, è troppo quel che canta in core e già per gli anni, affievolita e stanca, è forza ch'io riduca oggi la voce a pochi temi e su modesta lira. 1725_1425_000102 se vuoi che una moral adesso stringa, è questa giovinezza: si lusinga e spera d'ottener sempre pietà, ma la vecchiezza viscere non ha. 1725_1425_000103 ma niente affatto quella processione. non si partì dal letto se non ebbe compiuta la missione di togliere il respiro al poveretto. e quand'ebbe compiuto il suo dovere, andò, ma volle bere prima alla fonte e pascolar nel prato del povero malato. 1725_1425_000104 se il buon dio dentro le nuvole s'annoia a contemplar le stelle e il sole, anch'io posso annoiarmi che son l'aquila, sua serva orsù scambiam quattro parole. 1725_1425_000105 a sentirle. in conclusione, iva il mondo in gran sconquasso per tre rane cicalone. non sperar mai di vedere che le rane un giorno imparino l'arte bella di tacere. ma se il sole un dì si mette sui puntigli poverette. 1725_1425_000106 che, se non credi ancora, dimandalo a quest'orsa che mi adora. se ti dispiace, va, lascia ch'io goda in pace il mio far nulla e la mia libertà. è bello quel che piace. 1725_1425_000107 non dico io già che debbansi le cure fuggir del mondo, poi che il mondo è pieno di liti, di malanni e vi si muore. occorrono i dottori e gli avvocati, di cui penuria non avrà. giammai, la terra è bello, è buon dietro gli onori e sui guadagni correre, ma quanto in queste cure, ahimè, l'uomo si oblìa. 1725_1425_000108 aveva l'elefante contro il rinoceronte, gran lite a chi toccasse gli onori del comando. e già stavano in campo, armati, fronte a fronte, per definir l'ingrata grande querela quando si disse che una scimmia dal ciel era arrivata col caduceo di giove, ministra in ambasciata. 1725_1425_000109 aggiungete che l'onda rapidissima e assai profonda alle cornute amazzoni dovette un poco far tremare il petto. e tuttavia comincia una di qua e poi l'altra di là a fare un passo su quel tronco stretto, nessuna indietro torna fin che quasi si toccan con le corna. 1725_1425_000110 solo chiuso dagli uomini, diviso ei tutto il tempo suo solea passare a contare, a contare, a ricontare. ma per quanto pigliasse immenso gusto, non sapea dir perché il conto non venivagli mai giusto. 1725_1425_000111 ma questa volta il tonfo è così grande che la voce in un subito si spande senza denari. credito e soccorso eran ridotti a far ballare l'orso con sbirri e carte e citazioni, intorno con creditori indocili indiscreti. un momento non erano quieti dallo spuntare al tramontar del giorno. 1725_1425_000112 quando alfin si risolse e prese il volo: lasciatelo partir, disse il sovrano, e parta anche costui, ma senza duolo. ognun fa come può da nibbio in nibbio e da villan villano. non resta dunque a me che d'operar da re. 1725_1425_000113 io dunque loderò solo del vostro core la tenerezza e le soavi grazie e gli affetti e i nobili pensieri di cui non vi saria nel mondo esempio, tranne che in voi, se non vivesse quella che di grazia vi fu madre e maestra. 1725_1425_000114 l'un. visto i triboli e l'angherie vedute che trascinano seco i processi e quel che vi guadagnano i legulei, pensò di farsi giudice gratis. amore dei senza specifiche. 1725_1425_000115 topi, d'un certo gatto, un sorcio. avea paura che sempre lo spiava sulla via. che fare? volle andar per la sicura e consultò un vicin molto potente che aveva una topesca signoria. 1725_1425_000116 vanno dunque a cercar la cartapecora che stava in un cantuccio, sotterrata, ma i topi se l'avevano mangiata. onde nuovo fracasso e nuove smanie dei gatti contro il popolo sorcino che vide decretato il suo destino, i vecchi gatti astuti dalle buone gambe. 1725_1425_000117 oggi, scorpioni od uomini diman, pesci o volatili che solcan l'aria. e creda chi vuol credere del nibbio. o falsa, o vera che sia, la bella favola la contan pure in quest'altra maniera. 1725_1425_000118 aristotele aggiunse un po di frangia a questa fiaba e disse per morale che il mondo è pien di gente che ci mangia: cortigiani, avvocati e gente tale che nel paese nostro mangian meno solo quando ciascuno ha il ventre pieno. 1725_1425_000119 ma fu un incontro tiepido, anzi, capì che punto rumor della gran lite nel ciel era ancor giunto. si tratti d'una mosca ovver, d'un elefante, poco ai celesti importa onde la bestia degna per avviar la storia fattasi un poco avante. 1725_1425_000120 nessuna dea, si dice, può nascondere la fiamma ch'ha nel core. ulisse, prese la parola al volo e comperò il riscatto facilmente di tutta la sua gente. vorran essi tornar, dicea la diva, alla sembianza loro primitiva. 1725_1425_000121 queste rane, chiamandole alla fine col nome lor, non reca disonore. quest'umide regine osaron contro il sol levar le ciglia e maledire al lor benefattore. 1725_1425_000122 ma l'animal selvaggio che non è abituato agli usi del paese, cogli artigli di ferro, il naso prese del suo padron e il viso gli graffiò. ahi, ahi, questi gridò. ridono i cortigiani e ride il re. il riso fa buon sangue e dico il vero, che non avria ceduta la mia parte. 1725_1425_000123 stavolta la ragion era una scimmia più saggia, a senso mio, del suo padrone che, mentre egli era fuori, divertivasi a gettare nel mar delle doppione che il vecchio, chiuso l'uscio a doppia toppa, lasciava sulla tavola, e ciò facea la somma, sempre zoppa. 1725_1425_000124 è tempo di finirla e castigare messer moina che da un pezzo in qua il suo peggior non ha questo gatto, il diavolo dei gatti. se non avrà più sorci, è naturale che senza pepe metterci né sale mangia dei topi. 1725_1425_000125 conosco debitori che non sono pipistrelli, non anitre e cespugli, ma nobiloni, i quali han questo dono d'uscir per la scaletta dei garbugli. 1725_1425_000126 che per meglio inseguirla in terra, getta il sacco e quel che c'è, rode la cordicella ancora e disviluppa il topo, il sacco e libera la sua minor sorella. e lungo restò il brodo della zuppa, le e. 1725_1425_000127 quando approdr ove sua corte tiene con lusinghieri inganni, circe figlia del sol. in un momento per opra di velen dolce e sottile, a lor guastò le vene e tolse il lume di ragion. 1725_1425_000128 a questo altar verrebbero al solo cenno mio mortali, grandi eroi ed anche, forse, un dio. sì, ciò che il mondo adora s'inchinerebbe a voi. 1725_1425_000129 ma tien tosto consiglio, e in esso vien trattato: che i due che son più lesti, si rechino sul luogo che fu da lui segnato e l'altra, a casa, resti a custodir la porta. 1725_1425_000130 è ver su, su, corriamo, andiamo, combattiamo invan le spose piangono, la terra risuona d'un fragor alto di guerra. ciascun provvede ai casi del viaggio e mette dentro al sacco per foraggio un pezzo di formaggio. 1725_1425_000131 un scimmiotto di parigi prese moglie, ma il carattere bestial del bestïone fe morir la buona scimmia sotto i colpi del bastone. mentre i figli, al triste fato della madre, versan lagrime, il marito innalza, grida: che diresti ch'egli rida e già cotto innamorato d'altre scimmie. un'eguale cortesia lor prepara di bastone. 1725_1425_000132 destra avria fatto volar dalla finestra tutto l'argento, fino e tutto l'oro, gettandolo nel mar che tutto inghiotte e che di barche rotte fa tesoro. io nutro la speranza e prego il ciel che meglio me li spendano certi nostri ministri di finanza e 1725_1425_000133 meno non vuole l'alta bellezza di colei ch'è vostra, né meno il valor vostro. onde, nei primi anni, senza rival, vi colma il cielo. nel suo spirto regale, essa congiunge e perfeziona ogni celeste incanto, quel ch'è degno d'amor e in un di stima. 1725_1425_000134 ed accusava col destin gli dèi che a quella fin volesser condannarla. è dura che una volpe come lei dovessero le mosche anche mangiarla a sciami. ecco, si gettano, dicea, su me che son dei boschi la padrona. e dio la coda inutilmente crea, se di cacciarle adesso non son buona. 1725_1425_000135 e dove il vento tace, trovano il terzo santo e a lui consiglio richieggon per la vita. egli bisogna risponde, l'eremita in sé soltanto attingere consiglio. e chi conosce i nostri mali meglio che noi stessi? 1725_1425_000136 ai suoi compagni, subito rivola il corvo e in vane chiacchiere non perde il tempo. in come, in quando, in quamquam, come farebbe un professor di scuola. 1725_1425_000137 d'un chicco io vivo al moderato prezzo e d'una noce m'arrotondo tanto che quasi crepo in mezzo. son magro. aspetta almeno a darmi a figli tuoi quando sarò più pieno. 1725_1425_000138 fanciulletto. questa cosa hai narrato in bella prosa, o gentil principe mio. oggi indarno provo anch'io, vecchio bianco all'argomento, far coi versi un ornamento. ardua impresa, a quei che esprime coll'impaccio delle rime dare il garbo e dar quel sale che tu versi naturale. 1725_1425_000139 dei numi è il ridere e in mezzo al grave affanno che gli affari del mondo in ciel gli dànno, ride il buon giove e ridono con lui tutti gli dèi che. 1725_1425_000140 di diritto i lacci a rosicchiare della gabbia. addio gazzella. quando il cacciator rediva, il topo scompariva in una macchia, il corvo sopra un albero fuggiva, gazzella iva in un bosco ov'è più fitto e il cacciator disfoga la sua rabbia sulla lenta testuggine che arriva. 1725_1425_000141 o voi nelle faccende affaccendati, o magistrati, o principi o ministri, voi, tra mille accidenti avvolti e stretti, voi cui sferza il dolor. guasta fortuna quando di voi, quando d'altrui, coscienza v'è concessa. se un poco si raccoglie, è dall'adulazion rotto il pensiero. 1725_1425_000142 iddio fa ben ciò. ch'egli fa ciò. basti umane genti a vostra salvazione. il perder tempo sulle parolone e a decifrar difficili contrasti è cosa che vi stanca e fa la barba bianca e 1725_1425_000143 così fa il mondo e i suoi seguaci fanno che volgon, spesso in danno di quelli che lo fanno. il benefizio stanco son di parlarne e vado via, ma tuttavia, qual uomo al mondo c'è? 1725_1425_000144 tu fosti valentuomo, un'altra volta pronto a salvar gli armenti, ed ora, lupo, cieco ed arrabbiato, le pecore spaventi. e di tue stragi fai pianger la bella, gentile pastorella. 1725_1425_000145 forse lo spirto? egli è di qualche principe che, seme ad ilio, fu di grandi eroi. ciò ch'egli fu non può diventar poi, secondo quel che predica pitagora, in un cogli animali cangiam noi. 1725_1425_000146 ma la volpe si scusa, ahimè, di poveri parenti. son la povera figliuola e l'uscio non toccai mai d'una scuola. io leggere non so, ma c'è qui messer lupo che di nobile famiglia, scende e legge senz'occhiali, e questo pregherò. 1725_1425_000147 chi credeva alle parole. sgocciolar dovea del sole la candela e in un momento spuntar schiere a cento a cento. e se un cenno, un piccol passo ei faceva a quei rumori, era un correre di gracchianti ambasciatori spaventati degli stagni per gli stati. 1725_1425_000148 ulisse, il greco principe, si volta al lupo e, prevenendo la risposta, fratello dice: ah, quanto al cor, mi costa che tu sia così tristo, doventato. 1725_1425_000149 di questo nome è sol degno colui che, come già nell'aurea età di mille benefici beata empie la terra. pochi nascono grandi in questa nostra umile etade, ed è sol grato il mondo del mal che i grandi agli uomini non fanno. 1725_1425_000150 re, vi par forse decente? sopra quel naso, lo sfacciato uccello, come nel proprio nido, si accovaccia. invan grida il padron e col zimbello cerca attirarlo, e invano lo minaccia. 1725_1425_000151 ma per non dispiegar oggi ai profani l'intime gioie, qui m'arresto e passo a rimar quel che fece un uccellaccio da vecchio tempo, possessore un nibbio del suo bel nido in mano. un giorno cadde a un cacciator. 1725_1425_000152 tre santi tutti e tre caldi e zelanti di lor salute eterna per diverse vie, camminando ad una mèta stessa. poi, che tutte le vie menano a roma in tre diversi modi, al ben dell'alma provvedeva ciascun. 1725_1425_000153 de la sablière. bello, io volevo un tempio. a voi, signora, in queste mie carte dedicare un tempio su quell'arte divina fabbricare che vince il tempo, al vostro bel nome assicurato. 1725_1425_000154 borgogna fin dalla prima infanzia. un gatto e un passerino all'ombra degli stessi dèi penati vivean l'un nella gabbia e in un canestro, l'altro a lui vicino. 1725_1425_000155 stesso, ma colle foglie tolse, le radici e i rami, schietti e fa il suo campo squallido, abbattendo così senza ragione, senza osservar né luna né stagione. vedi in costui l'immagine di tanti. 1725_1425_000156 udite, adunque di una stanca musa, l'estreme voci ch'ella innalza a voi di sua pochezza timida e confusa. pago sarò se de favori suoi l'onorerà con voi diva d'amor, l'amabile mancini che muta d'albïon le fredde nebbie di cipro nei giardini. 1725_1425_000157 seder presso gli dèi non è sì facile come si crede e costa immenso affanno. ciarloni, spie, persone a fondo, doppio a stento il posto lor vi troveranno a. 1725_1425_000158 dal soldato. spesso sento invidiato chi vorrebbe esser soldato. che una volpe cerchi e voglia far da lupo, è naturale. ma chi sa che non esista qualche lupo originale che in suo cor non trovi bello il mestiere? 1725_1425_000159 è un poco tardi e a me scendono gli anni, ahimè già troppi, onde il mio spirto giace languido e stanco, mentre in voi ribolle e cresce e grida giovinezza e vola come avesse. 1725_1425_000160 gazzella in bocca a un cane, strumento maledetto che serve al gran diletto dell'uomo cacciatore. un dì quasi cadea, ma così ben fuggì che la sua traccia perdette il can da caccia. all'ora della cena disse agli amici: il topo gazzella ci dimentica dov'è. 1725_1425_000161 a quanti ulisse fece la proposta, non ebbe altra risposta. grandi e piccini, tutti preferivano la libertà, l'aperta aria dei boschi e il far quel che più pare alla gloria difficile ed incerta delle belle virtù. e mentre si credean dai ceppi liberi, cadevan di se stessi in servitù. 1725_1425_000162 in luogo ben difeso e si vantava che di gatto il dente né zampa, mai di gatta. a lui l'avesse fatta. caro fratel, per quanto io voglia o faccia, rispose il fanfarone da sol, non posso cacciar via la bestia che sempre ti minaccia. aduniamoci invece, ed al birbone un tiro potrem fare. 1725_1425_000163 parla il leon credendo di ruggire. per me non son sì matto e rinunciar non voglio ad ogni patto ai beni che acquistai nel divenire leon con ugne e denti che fan tanta paura ai prepotenti. oggi son re, ma se si cangia il fato e torno ancora cittadino d'itaca, il re ritorna un umile soldato. 1725_1425_000164 tra vecchi amici è sempre buono ed utile non inasprir le cose. eran cresciuti insieme in lunga consuetudine e più che in lotte estreme, finian le lotte in giochi ed in facezie. 1725_1425_000165 zoppa. s'io confronto il piacer che questa bestia provava nel gettare il suo denaro con quello dell'avaro. non so qual sia più bello e più di spirito. la gente anzi dimostra simpatia. lasciamo star, se è cosa ragionevole, a chi più butta via. 1725_1425_000166 tu mi dovresti a buon conto dipingerne il ritratto. sol ch'io fossi pittor, te l'avrei fatto per non tardare. a te questo piacere, ma vieni e lo potrai. tosto vedere chi sa che anche non sia un buon boccon. che il cielo ne riserba. 1725_1425_000167 che l'anima, per volerla sfrondar dal sentimento, fanno morir d'aridità di stento. chi la passione al cor toglie e gl'incanti col male tronca il ben e i dolci stimoli. 1725_1425_000168 qualcuno parla di parzialità verso una cagna incinta. e chi lo sa? comunque avvenne, questa babilonia mise sossopra a chiasso ed a rovina il granaio, la sala e la cucina. 1725_1425_000169 ma in fondo al tempio immagino nei dolci tratti il viso, il guardo, il bel sorriso e quella che innamora. bell'arte di piacere che pur se stessa ignora. 1725_1425_000170 qual morale si può da questo fatto tirar lettori miei? senza morale, la favola è un boccone senza sale. non è difficil spremerne l'estratto, ma non vorrei sbagliare. 1725_1425_000171 amor giuocava un giorno in compagnia della follia. aveva il fanciullino, in quell'età, aperti gli occhi ch'ora più non ha nata una fiera disputa. voleva, amor, portarla innanzi ai numi, ma la follia perduta, la pazienza gli die tal colpo che gli spense i lumi. 1725_1425_000172 di tale abbaiamento. empion le nuvole, che il padrone rispose alla chiamata e fattili tacer. guarda e non vede la bestia e non sospetta il tradimento della forca. si arresta intanto al piede perché dei cani il grande abbaiamento non accenna più in là. dove stan questi buoni impiccati onesti? 1725_1425_000173 venere, donna e madre. a quella vista alza le strida e stordisce gli dèi, giove dal cielo e nemesi, e tutti insieme accorrono con lei i giudici d'inferno. la madre piange e narra della trista, l'orrenda azione. 1725_1425_000174 bosco nacque pilpay, che questa istoria scrisse sul gange e sempre in quel paese visse ove dell'animal sacra è la vita. nessun mortal, nessun osa dei re spargerne il sangue e dicono il perché. 1725_1425_000175 pietosa mano alcimaduri fra le sue compagne, celebrava il bel dì della sua festa al fior di sua bellezza sulla testa, cingendo i freschi fior delle campagne. oh potessi morir, dolce tesoro, grida il meschin. 1725_1425_000176 nel paese dei cervi. un ricco cervo cadde malato. accorrono gli amici al mesto capezzale a visitarlo e voglion sollevarlo o almeno consolarlo. ma, cari amici, esclama l'animale che già si secca della cortesia, cessi il pianto e lasciate ch'io men vada, come van tutti, anch'io per la mia strada. 1725_1425_000177 harvey, col buon senso s'accorda in voi. buon cuore, signora, ed altre belle qualità, come sarebbe, a dir, la nobiltà del sentire e l'ingegno e il lieto umore, non che l'arte ingegnosa d'intendere ogni cosa e dolcemente commovere la gente. 1725_1425_000178 e congiuravan per trovar appigli di non pagar, ma inutilmente, credi. il cespuglio cacciavasi fra i piedi della gente per chiedere consigli, tormentato dai birri, iva anche lui il pipistrel negli angoli più bui e l'anitra tuffavasi nel mare, la mercanzia perduta a ricercare. 1725_1425_000179 per liberarlo. i topi, ecco, si avanzano senza lasciar di stringerlo nei denti. il gatto rugge, fa un piccol passo e l'esercito fugge nei buchi. si rimpiattano per timore di peggio e stanno in guardia quando alcuno esce fuori sulla via, che il gatto non ci sia. 1725_1425_000180 ammirano ministri e cortigiani quella bontà che imitan, così poco quanti sono anche i re di questi tempi ch'aman seguire i generosi esempi. 1725_1425_000181 così credette il popolo belante. veder cinquanta lupi. in quell'istante, cani, pastori e pecore fuggon, lasciando un agnellino in pegno. che il falso lupo non pigliava a sdegno, se non che sul più buono udito un gallo a far chicchiricchì la volpe. pianta lì la lezione. 1725_1425_000182 il riso fa buon sangue e dico il vero, che non avria ceduta la mia parte nemmen per un impero. che un papa sappia ridere in fede mia, non giuro, ma un re col viso oscuro, che storcere la bocca mai non sa, mi fa proprio pietà. 1725_1425_000183 contro i frequenti assalti d'una volpe ai tacchini. era una pianta fortezza, inespugnabile. la perfida sprecava i suoi bei salti che sempre in sentinella, eran le bestie contro le insidie. 1725_1425_000184 e bevi e mangia, ed erba mangia e strame. non lasciarono al cervo che la via o digiunar oppur morir di fame. così fanno a questi lumi anche i medici e coloro che ti curan la coscienza e ti costano un tesoro, o che tempi, o che costumi, ma che far? ci vuol pazienza. 1725_1425_000185 coi sassi. un pazzerello un dì seguia un saggio per la via che, a lui rivolto, disse: è bello il gioco, ma tu lavori troppo e pigli poco. prendi uno scudo, to, per quanto io. 1725_1425_000186 ove non fosse un dio, il gran luigi, io dico avolo vostro, che il trattenesse vincitor del reno in un breve girar di soli. il mondo lo vide. quando fulmine di guerra scese con arte che sarebbe ardita oggi, 1725_1425_000187 l'avrà. qualche villan ricoverata, dice, ma tornerà. non sempre è bene quello che ben per una volta avviene. un altro giorno, ancor perseguitata, torna la volpe all'artifizio vecchio di salir su quell'orrido apparecchio e di far come prima. 1725_1425_000188 una maligna volpe d'inghilterra, per trarsi da un pericolo imprevisto, ricorse a un stratagemma non mai visto. ridotta quasi agli ultimi, inseguita da cani di buon naso ai piedi di un patibolo, un dì giungea per caso. 1725_1425_000189 ma sul più buon scoppiò subito un guaio: tirato in stretti gorghi il capitale e in un mar pien di scogli in un momento precipitò nel baratro infernale che dal volgo si chiama fallimento. 1725_1425_000190 un topolino senza esperienza, caduto nelle zampe a un vecchio gatto, ne implora la clemenza e crede di commuover mangiaratto pietà. lasciami vivere un topolin sì piccolo. non può recar offesa alla casa e al padron esser di spesa. 1725_1425_000191 la gambaressa un giorno alla figliola dicea: come cammini, tu vai storta. e tu rispose: la figliola accorta: come cammini, io sono alla tua scola. andar dritta non oso, dove tutti camminano a ritroso. 1725_1425_000192 entro il palagio andrete ove vi attendono gli dèi imene. intanto, co suoi dolci affetti compone a voi corona ed alla sposa qual meritate e qual possono i tempi concedere quaggiù. 1725_1425_000193 prigioniera. invece d'obbedire, sen volle anche la stupida testuggine partire e muove alla sua povera maniera colla sua gamba corta e con quel guscio che sul gobbo porta. 1725_1425_000194 per me poco lo credo, ma di farlo se credi, lo concedo subito. ulisse vola dove sen stanno come porci in brago i suoi compagni e dice: ogni veleno ha il suo rimedio e questo io tengo in mano di voi. se alcuno è vago di ripigliar l'antico volto umano, parli ché ridonata è la parola. 1725_1425_000195 è un gran mistero, mistero i dardi la faretra il foco e dell'infanzia sua, mal noto, è il vero. non io pretendo adesso, in pochi versi, movergli il processo e spiegar questa scienza che, confesso, vuol tempo per chi sa ben decifrarla. 1725_1425_000196 una giovine volpe, ma di quelle che son maestre in ogni furberia. la prima volta che incontrò per via, il cavallo esclamò verso un novizio lupo. vedessi, oh, grande meraviglia, un grazioso animale ben formato. vieni a veder che pascola nel prato. e il lupo, scusa amica, è più forte di noi. 1725_1425_000197 ond'ella si rodea, costor dicea: si vogliono burlare, ma per gli dèi scommetto che una volta o un'altra saprò ben farla pagare e mantenne il suo. dir splendea la luna lucida a favorir l'accampamento del tacchinesco esercito e la volpe maestra in argomento d'assediar città ricorse al vecchio sacco delle astuzie. 1725_1425_000198 egli sen stava colla ronca in mano nel suo giardin e agli alberi gl'inutili rami toglieva e la crescente chioma felice, più che adesso il papa a roma toglieva, recideva il troppo e il vano di qua, di là, sicuro, onde il filosofo gli chiese perché strazi la natura. 1725_1425_000199 e vanno e in mezzo all'erba trovan la bestia un poco stette in dubbio, quando il avalli vide se rimaner od infilar la via, ché di tal gente non avea diletto. ma vien la volpe e dice: in cortesia, il tuo nome, qual è con tuo rispetto? noi siamo servi tuoi. 1725_1425_000200 un giorno arriva a un tratto un passero a trovar il passerino e ruppe l'armonia che il giusto gatto avea col suo vicino. a spiego: tra i due passeri seguia ben presto una discordia e mangiatopi disse: in fede mia, ad insultar costui vien l'amicizia. 1725_1425_000201 piacer dei numi è il ridere, e in mezzo al grave affanno che gli affari del mondo in ciel gli dànno, ride il buon giove e ridono con lui tutti gli dèi che intorno stanno. 1725_1425_000202 né questo io dico già per far la corte. non son gli inglesi, acuti d'ogni argomento, a penetrar le porte. perfino i cani in quel paese là sono più fini e astuti, perfin le volpi, come sto per dire, dimostrano una rara abilità. 1725_1425_000203 il mio nome risponde lor con arte. il mio cavallo furbo la sua parte, il calzolaio l'ha voluto scrivere sulla mia suola. e se sapete leggere, 1725_1425_000204 avendo un boscaiol rotto o perduto il legno che fa manico alla scure, non così presto v'ebbe provveduto che la foresta non facesse frattanto un po di festa. a lei. quindi, volgendosi umilmente, la prega di voler lasciarsi un unico ramo strappare molto dolcemente, per poter fare un manico alla scure. 1725_1425_000205 che che graffiar. sua maestà. che caso non aveva ei corona e scettro in mano. che fa lo scettro e la corona? il naso d'un re val quello d'ogni cristïano. corre, grida la gente e si agita la corte, ma, impassibile, il re si mostra e forte. 1725_1425_000206 ahimè, scoperta e còlta, ci lasciò le calzette. questa volta quel bravo cacciatore certamente non avrebbe trovato un così fino e pronto espedïente. agli inglesi non manca già lo spirito, tutt'altro, ma non fanno quel conto del destino che salva spesso da un estremo danno. 1725_1425_000207 è dunque questa coda inutil peso. oh, maledica il ciel, questo importuno animal che ti succhia il corpo offeso- e dovrebbe succhiare un po per uno. rispose al malinconico lamento un nuovo personaggio, il riccio, il quale d'infilzare si offriva a cento a cento le mosche, colla punta dello strale. 1725_1425_000208 a voi lascio, signor l'indovinare. son giochi adatti al vostro genio. è stanca la musa e quello spirito le manca che brilla in voi, signore. con lei son stanche tutte l'altre suore. 1725_1425_000209 insegnami il mestier, lupo mio bello, e fa ch'io sia la prima di mia gente ad assaggiar la carne d'un agnello. vedrai che ti sarò riconoscente. va ben rispose. il lupo è giusto morto. un lupo, mio fratello, andiamo e vestirai del vecchio morto il ruvido mantello. 1725_1425_000210 ne suoi ducati, nelle sue doppione, che del mare deserto, su una riva, in un sicuro luogo custodiva, ben difeso dai ladri. ivi, il vecchietto s'inebriava d'un piacer che a me può mettere dispetto e a lui pareva invece un paradiso. 1725_1425_000211 la pecora e il maestro e corre dietro di natura all'estro che vale contraffare, di natura l'ingegno ed il formarsi un'illusione. la vita all'artificio poco dura e scatta sulla prima tentazione. 1725_1425_000212 giunte in un luogo alquanto solitario, la gazza ebbe timor, ma la signora che si sentiva per quel giorno sazia, con parole amorose la rincora poi dice: 1725_1425_000213 in un momento le bestie ribelli divennero cugini, anzi fratelli. quest'amicizia così dolce e armonica valea per gli altri più che le parole. ma non durò più che la neve al sole. per cagione d'un piatto, od anche dicono, per un osso concesso a un prediletto, scoppiò di nuovo la tempesta in ghetto. 1725_1425_000214 così, quel dì che zoppetto zoppino venne col fiasco in mano, il dio vulcano si sfasciò dalle risa. a quel che narrano papà, giove divino. 1725_1425_000215 scommetto che non è di questi passeri più molle ed eccellente, e questa riflession naturalmente indusse il gatto scaltro a rosicchiar in pace anche. 1725_1425_000216 mentre affoga la passione dentro i fiaschi all'osteria. o sia scimmia o sia scrittore, e quest'ultimo è peggiore. dio ti salvi dalla greggia della gente. che scimmie gia. 1725_1425_000217 e il pipistrello: un'anitra, un cespuglio e un pipistrello. non trovando fortuna nel paese, fanno una lega ed a comuni spese vanno in cerca d'un sito un po più bello con agenti e commessi. una gran banca aprirono e un'azienda in cui non manca un registro, una penna, un calamaio. 1725_1425_000218 soltanto ulisse, al qual diede natura astuto accorgimento, sfuggì della malvagia al tradimento. e poi, che unisce a saggio accorgimento, alto valore e nobile figura a veleno, opponendo altro veleno, trasse la maga in quel soave ardore che sforza a favellar voci. 1725_1425_000219 in cui detto è dei greci che, pazzi ed imprudenti entro condotti alle vane lusinghe in sozze e cieche bestie, cangiaron l'immortal natura. dopo dieci anni di sofferti affanni, i compagni d'ulisse in preda al vento ivan perduti e di lor sorte incerti. 1725_1425_000220 de la mésangère, o figliuola gentil d'una gentile madre, per cui son teneri e devoti oggi ancor mille cori, e qui non conto i rispettosi amici e quei che in petto celan la fiamma d'un segreto amore. 1725_1425_000221 smorfietta era il suo nome- e l'elefante, il quale credea che quella visita non fosse che un onore da giove tributato all'alto suo regale poter mosse a ricevere tosto. 1725_1425_000222 sempre nell'universo. la discordia regnò sovrana in tutti quanti i tempi, come a mille dimostrano gli esempi. l'aria, l'acqua, la terra, il foco stridono sempre fra lor. ed oltre agli elementi non si fanno la guerra anche i viventi. 1725_1425_000223 lasciamo questa storia e se gli dèi fecero bene o male, e invece della favola tiriamo una morale, ed è che fra i viventi il numero maggior fu sempre ed è dei falconieri sciocchi che dei re pietosi ed indulgenti a e. 1725_1425_000224 quel tal ciarlon di cui racconta orazio che il bene e il mal dicea d'ogni persona, non sapeva che cosa fosse chiacchiera di fronte a questa gazza cicalona. 1725_1425_000225 capre quand'han mangiato. tratte da uno spirito di libertà, le capre, ecco, si sbandano qua e là su per le bricche più deserte, in cerca di fortuna in luoghi senza strade, e su per l'erte rocce e su balze aeree che, a vederle, ti metton raccapriccio. 1725_1425_000226 invan cercano i popoli, entro al suo cor di leggere chi legge del destino nel libro: è tempo perso, fatal trabocca il fiume e cento iddii son deboli. incontro a giove, io dico, e poi vengo alla favola che luigi e il destino conducon. 2019_1577_000000 le sublime, fra le altre, che dopo la pubblicazione dell'assommoir fu ristampato e riletto, poichè è un privilegio dei capolavori quello di mettere in onore anche le opere mediocri di cui si sono giovati. 2019_1577_000001 detesto il grosso banchiere che metterà quella grazia davanti ai suoi grossi amici della borsa sulla mensa del giorno di natale. i tesori più preziosi dell'esposizione son quasi tutti là presso. 2019_1577_000002 ma è la profusione delle cose che sgomenta. entrate fra le bretelle, c'è da imbretellare tutti i giubilati d'italia. tra i legacci ce ne sono da provvedere tutti gli innamorati della frisia per i loro regali di nozze. 2019_1577_000003 tutta la popolazione sembra ed è infatti d'accordo per fare ben riescire la festa. v'è un raffinamento universale di cortesia. tutti fanno la loro parte. 2019_1577_000004 respha. che respinge l'avoltoio dal patibolo dei figli di saul e maometto ii, che irrompe in costantinopoli fra le rovine e la morte. 2019_1577_000005 e come i personaggi, ci stampa nella mente i luoghi, poichè contempla tutte le cose collo stesso sguardo che abbraccia tutto e le riproduce colla stessa arte a cui non sfugge nulla. 2019_1577_000006 aveva una giacchetta d'orleans nero e il suo solito panciotto oscuro abbottonato fin sotto il mento. la prima impressione che mi fece fu d'un uomo abitualmente triste. 2019_1577_000007 che scorticano senza far stridere e fanno il giro di parigi. se ne sta in disparte muto e non sarebbe atto, d'altra parte. 2019_1577_000008 le correggie spropositate, le gru, gli stantuffi, i tubi mostruosi che si slanciano in alto come colonne monumentali e si succedono in una fila senza fine, presentando l'aspetto di non so che bizzarra e deforme città di metallo. 2019_1577_000009 la prima volta ci restai quattro mesi dibattendomi disperatamente e benedissi il giorno che ne uscii. ma vedo che la colpa era tutta mia. 2019_1577_000010 botteghe, i zig-zag che faceva gervaise per scansare i creditori, le scappate domenicali di nana, le pellegrinazioni della comitiva dei briaconi di bastringue in bastringue e di bousingot in. 2019_1577_000011 si resta nello stesso tempo meravigliati, stizziti, confusi e esilarati, che so io, incerti fra l'applauso e la scrollata di spalle, fra l'ammirazione e la delusione. 2019_1577_000012 mondo, ai viaggi favolosi che fecero quei lavori e quei prodotti, calati sulle slitte dalle montagne, portati dalle carovane a traverso alle foreste e ai deserti, cavati dal fondo del mare e dalle viscere della terra. 2019_1577_000013 le pipe da oppio, le bacchettine da riso, i bizzarri strumenti di musica e immagini della vita chinese d'ogni tempo e d'ogni ceto. che appagano cento curiosità svegliandone mille, e metton la testa in tumulto. 2019_1577_000014 e in questo discorso si animò più che non avesse fatto fino allora. il suo viso si colorò d'un leggero rossore, la sua voce si rinvigorì, e non dico come lavorasse il. 2019_1577_000015 per tutto è una fuga di carrozze cariche di bagagli e visi sonnolenti e polverosi di nuovi arrivati che s'affacciano agli sportelli a interrogare quel caos. 2019_1577_000016 una collezione di gioielli del plon, del didot, del jouvet, dell'hachette, che annunzia al mondo il connubio desiderato e glorioso del genio dell'ariosto e dell'ispirazione del dorè. 2019_1577_000017 e potete mettervi nei panni d'un popolo che si vede scimmiottato dall'universo, che vede raccolte e portate in giro le briciole della sua mensa, glorificate opere fatte coi ritagli delle sue innalzati dei busti. 2019_1577_000018 faticò, digiunò, pianse, si perdette d'animo, lottò con coraggio, ma infine il suo carattere si fortificò in quella vita e ne uscì armato e preparato alle battaglie che lo aspettavano nella grande arena dell'arte. 2019_1577_000019 i caffè risuonano come officine, all'ombra degli alberi si stringono i dolci colloqui. tutto s'agita e freme in quella mezza oscurità non ancor vinta dall'illuminazione notturna. 2019_1577_000020 che rammentano le glorie dello scalpello antico, a sinistra, le reti dei pescatori del baltico che fanno sentire nella mente echi lontani di canzoni pie e. 2019_1577_000021 quasi tutte le nuove questioni letterarie o hanno radice nelle sue opere o vi girano intorno forzatamente, ed egli presiede, innominato e invisibile, a tutte le contese. 2019_1577_000022 alla tribuna, nel teatro, in tribunale, in patria, in esilio. nella poesia e nella critica, giovane e settuagenario, fu sempre ad un modo audace, ostinato, sfrenato, provocatore, rude, furioso, selvaggio. 2019_1577_000023 sono le otto e mezzo e la grande giornata della grande città- giornata per parigi, mese per chi arriva- è già cominciata, calda e clamorosa come una battaglia. 2019_1577_000024 si sente il fischio delle palle e si vede il disordine e la morte come nessun scrittore li ha mai resi. da ultimo venne a parlare dei suoi romanzi futuri. 2019_1577_000025 io non sapevo bene rendermi conto del sentimento che m'ispirava. alle volte mi pareva che, vedendolo, gli sarei corso incontro coll'espansione di un figlio e mi sarei strette le sue mani sul cuore. 2019_1577_000026 ogni prezzo e a ogni passo. per questa festa del lavoro c'è la febbre. il lavoro, la pace, la grande fratellanza, la grande ospitalità fraterna risuonano da ogni parte e forse, anzi certo, vi si nasconde sotto un altro sentimento. 2019_1577_000027 non vogliamo perderne un'ora. abbiamo mille cose da cercare, da studiare, da godere. ci piglia la furia di far entrar in ogni giornata, come il ladro nel sacco, tutta la ricchezza che vi può capire. 2019_1577_000028 poi si capita in un giardino d'andalusia, nei primi giorni di maggio, in mezzo alle penne e ai fiori e di là, fra i vestimenti dei due sessi, da cacciatore e da amazzone, da ballo, da bagno. 2019_1577_000029 des familiarités particulières. facciamo la mente al bisticcio, il palato alle salse, l'occhio ai visi imbellettati, l'orecchio ai canti in falsetto. 2019_1577_000030 una folla di stranieri che vanno e vengono, tutti col viso rivolto dalla stessa parte, cercando curiosamente l'immagine della patria e riconoscendola con un sorriso, dà a questa strana via un aspetto amabile. 2019_1577_000031 stupore, colla stessa potenza ci fa sentire la dolcezza del bacio di due amanti e l'orrore di un delitto. è ingenuo come un fanciullo, è truce come un uomo di sangue, è affettuoso come una donna, è mistico come un profeta, è violento come un oratore della convenzione. 2019_1577_000032 il pubblico non ha voluto capire il mio lavoro perchè non vi ha trovato quella specie di vis comica che vi cercava, che è un fiore tutto parigino sbocciato sui marciapiedi dei boulevards. 2019_1577_000033 in quei pochi minuti attentissimamente, ma non potei vederlo bene che più tardi, perchè il lume non gli batteva sul viso. è di statura media, leggermente curvo, tarchiato, ha la testa grossa ma ben fatta fronte vasta. 2019_1577_000034 e si pensa con stupore a quelle cittadine solitarie e silenziose da cui s'è partiti, che si chiamano torino o milano o firenze, dove si stava tutti a uscio e bottega e si viveva quasi in famiglia. 2019_1577_000035 e vi trascina renitenti, barcollando ed ansando, calpestando la ragione, il buon gusto, il buon senso, la verità, e a un certo punto vi svincolate gridando: no hugo, non ti seguo. 2019_1577_000036 picchiettato di foco dalle lanterne di diecimila carrozze e fiancheggiato da due boschi sparsi di caffè e di teatri sfolgoranti, quando s'abbraccia con un sguardo le rive illuminate della senna, i giardini, i monumenti. 2019_1577_000037 fin l'ultimo bottegaio, sente la dignità dell'ospite. si legge in viso a ogni parigino la soddisfazione d'essere azionista del teatro in cui si offre al mondo il grande spettacolo e la coscienza di essere un oggetto d'ammirazione. 2019_1577_000038 ci son poi i colossi che fan presso a poco lo stesso ufficio. in ogni esposizione c'è un certo numero di queste grandi fanciullaggini qui. 2019_1577_000039 i paraventi dipinti di giardini misteriosi, i parafuochi ricamati di farfalle argentee e di uccelli dorati, le pagode a sette piani coperte di chimere e di mostri, i chioschi snelli dai tetti arrovesciati. 2019_1577_000040 con una cupola più alta di quella di san pietro, fiancheggiata da due torri che arieggiano il campanile, il minareto ed il faro. con quella pancia odiosa e quelle due grandi ali graziosissime, colle sue cento colonnine greche. 2019_1577_000041 oh, mai nessun alpinista, ne son sicuro, ha fatto un'ascensione più affannosa di quella. avrei voluto tornar indietro, ma non potevo. che so io. 2019_1577_000042 altre volte mi pareva che, incontrandolo improvvisamente, mi sarei scansato con un sentimento di diffidenza e di timore e avrei detto sommessamente ai miei vicini: indietro hugo passa, che so io. 2019_1577_000043 e come si tien fuori come uomo, dalla melma che rimescola colla penna, si tien fuori completamente, come scrittore, dai personaggi che crea. 2019_1577_000044 che somiglia a tutti i sorrisi che vi si fanno a parigi da per tutto dove andate a portar dei denari o per la strada. 2019_1577_000045 si sente una sostanza nuova al tatto che fa rimanere perplessi la sua figura velata s'innalza, s'abbassa, s'avvicina, s'allontana e non presenta mai per tanto tempo i contorni fermi e precisi. 2019_1577_000046 abbiamo un amico al giappone di cui non sappiamo nulla da anni. mettiamoci davanti al grand cafè tra le quattro o le cinque, non è mica improbabile che lo vediamo passare. 2019_1577_000047 altre ambizioni si rizzano e altre forze si provano senza posa. si gode di trovarsi là, come in mezzo a una gigantesca officina vibrante. 2019_1577_000048 mi parve molto strano che a quel portinaio paresse tanto naturale che là ci stesse vittor hugo. poi, tutt'a un tratto mi parve un'assurdissima cosa l'andarmi a presentare a quell'uomo in quella maniera. 2019_1577_000049 accorrono là gli scapestrati da tutte le plaghe dei venti, affamati di vizio, e ci fanno ira di dio, rabbiosi che non ci si possa fare di peggio. e quando si son vuotati la borsa e le ossa, tornano nei loro paesi e gridano. 2019_1577_000050 accade a quasi tutti: alla prima lettura dei romanzi dello zola bisogna vincere il primo senso di ripugnanza. poi, qualunque sia l'ultimo giudizio che si porta sullo scrittore, si è contenti d'averlo letto e si conclude che si doveva leggere. 2019_1577_000051 è impossibile non sentirsi presi da simpatia per quelle sue feste, per quelle tumultuose baraonde in cui 2019_1577_000052 in altre parti si tesse la seta. si dipinge la porcellana, si lavora il rame, si fa la guttaperca, si fabbricano le pipe di schiuma. 2019_1577_000053 la svezia e la norvegia hanno dipinto i loro crepuscoli melanconici: mattinate grigie di autunno, chiarori strani di luna su mari strani e pescatori, e naufragi in cui si mostra maggiore dell'arte l'amore dolce e profondo della patria. 2019_1577_000054 alla porta della camera si potrebbero mettere le due tende di seta ricamate d'oro e d'argento che sono in vendita nell'esposizione austriaca per mille e duecento napoleoni. 2019_1577_000055 il parigino della buona società. sembra un uomo, come suol dirsi, alla mano, ma non lo è affatto. è raro che proviate con lui il piacere d'una conversazione famigliarissima e liberissima. 2019_1577_000056 in un'altra sala si drizza davanti a massimiano ercole il fantasma spaventoso di san sebastiano del boulanger e il moreau affatica e tormenta le fantasie coi suoi sogni biblici e mitologici pieni di terrori. 2019_1577_000057 non si fa innanzi. vive raccolto nel suo cantuccio, con sua moglie, con sua madre e coi suoi bambini. pochi lo conoscono di vista ed è raro il trovare un suo ritratto. 2019_1577_000058 questo è il grande torrente dove annegano tutte le glorie di mezza taglia, celebrità di provincia e illustrazioni nazionali, gran personaggi gallonati e blasonati. 2019_1577_000059 ma per scrivere l'argot non bastava consultare il dizionario, bisognava saperlo, ossia rifarselo. si fece perciò un dizionario diviso a soggetti. 2019_1577_000060 noi speriamo che il grande poeta sorto coll'alba dell'ottocento accompagni il secolo fino al tramonto, che il suo genio risplenda fin che batterà il suo cuore. 2019_1577_000061 ma dopo alcuni mesi che cambiamento. comincia a nascervi in cuore una piccola antipatia per una cosa insignificantissima. poi ve ne salta su ogni giorno una nuova. 2019_1577_000062 in quella luce strana, fra i zampilli e le cascate d'acqua argentata, in mezzo alle statue, ai candelabri giganteschi, alle colonne rostrali, alla verzura. 2019_1577_000063 chi non lo riconosce come poeta drammatico, lo ammette come romanziere. chi lo respinge come romanziere, lo adora come poeta lirico. 2019_1577_000064 e si può dare una città capitale che sputi più audacemente in faccia al popolo della provincia, rappresentato dai suoi scrittori, come un ammasso di cretini e scrittori che incensino la loro città con una impudenza più oltraggiosa? 2019_1577_000065 i suoi più acerrimi nemici letterarii d'un tempo. tacciono i suoi più accaniti avversarii politici. saettano il repubblicano, ma rispettano il poeta come una gloria della francia. 2019_1577_000066 un accompagnamento musicale lo strepito di quella vita precipitosa. e vi sarà l'amore nel vagone. l'accidente nella galleria, il lavoro della locomotiva, l'incontro, l'urto, il disastro, la fuga. 2019_1577_000067 mentre non sono che mancanza di vitalità, certe virtù negative di cui menano vanto in faccia a parigi altri popoli. 2019_1577_000068 che fu battezzato col suo nome, o lo serba ancora. il padre zola possedeva una gran parte delle azioni di questo canale, circa centocinquantamila lire. 2019_1577_000069 figuratevi, da una parte, le pelli degli orsi bianchi uccisi dai navigatori danesi in mezzo ai ghiacci polari, dall'altra, i tappeti fatti a mano dalle belle fanciulle brune nei villaggi irradiati del. 2019_1577_000070 il giappone prepara alla china, ma è in ogni modo un gran salto. alla musica dei colori succede il tumulto. al grazioso, il grottesco. 2019_1577_000071 poi si succedono i ritratti pieni di vita e di forza: il dubufe presenta emilio augier, il gounod, il dumas, il durand presenta il. 2019_1577_000072 e cento altri quadri grigi, foschi, umidi, di cattivo umore, fra i quali cerco inutilmente un raggio della luce miracolosa del rembrandt o un riflesso del grande riso irresistibile dello steen. 2019_1577_000073 e ingigantiscono ancora col paragone della loro umile piccolezza le ruote enormi, le cerniere colossali, le caldaie titaniche. 2019_1577_000074 dalla prima all'ultima pagina è sempre presente despota, orgoglioso e violento, e ci fa della lettura una lotta. ci caccia innanzi a spintoni, ci solleva, ci stramazza, ci rialza. 2019_1577_000075 o profonda, o s'indovina ch'egli deve aver visto da vicino una gran parte delle miserie e delle prostituzioni che descrive. 2019_1577_000076 ravvicinate cosetta e lucrezia, borgia rolando della leggenda dei secoli, e quasimodo dea e maria, tudor gavroche e carlo. 2019_1577_000077 e non avendo la preoccupazione comune degli scrittori di romanzo d'annodare e di districare molte fila e di tirarle da varie parti ad un punto. 2019_1577_000078 avrei dato un anno della mia vita per poter esser solo un'ora con lui e afferrarlo per le mani e dirgli sfrontatamente: guardandolo fisso. ma insomma, hugo, io voglio leggerti dentro che cosa ti senti nel sangue quando scrivi. 2019_1577_000079 ci sono i cavalli matti che scorazzano da tutte le parti senza vedere una maledetta, presi da una specie d'esaltazione febbrile, e i visitatori pazienti che si son fatti un programma, che muovono un passo ogni quarto d'ora. 2019_1577_000080 vi opprime, vi fa maledire l'alfabeto, quel petit journal, per esempio, che copre mezza parigi. ma bisogna o ammazzarsi o comprarlo. 2019_1577_000081 veli e gale da imperatrici che si manderebbero in aria con un soffio, quadri di pizzo pieni di figurine aeree, ombrellini. 2019_1577_000082 ci siamo strofinati contro di loro. abbiamo sentito il loro fiato, l'odore delle loro carni e dei loro panni. abbiamo visto circolare il sangue sotto la loro pelle. 2019_1577_000083 altri vanno a vedere alla prova il telefono bell o l'apparecchio telegrafico che trasmette con un solo filo duecento cinquanta dispacci in un'ora, o il semaforo del nostro pellegrino. 2019_1577_000084 c'è da farsi un concetto di quel che costò la costruzione di quella gran città passeggiera e di quello che costa continuamente il farla vivere. 2019_1577_000085 lo interrogammo intorno ai suoi studi di lingua, ne parlò con molta compiacenza. si crede generalmente che abbia studiato l'argot nel popolo. sì, in parte, ma più nei dizionarii speciali, che son parecchi e buonissimi. 2019_1577_000086 dimmi se gridi quando ti balenano le immagini che sgomentano. dimmi se piangi quando scrivi le parole che strappano i singhiozzi. 2019_1577_000087 tutto ciò che vi si mette in mano, dal biglietto del battello al contrassegno della seggiola su cui riposate le ossa nel giardino pubblico, tutto nasconde l'insidia della réclame. 2019_1577_000088 ah, parigi maledetta e cara parigi, sirena sfrontata. è dunque proprio una verità che bisogna fuggirti come una furia o adorarti come una dea. 2019_1577_000089 e che democratici, oh, questo sì, democratici nel sangue e fierissimi sprezzatori d'ogni vanità, come monsieur poirier il. 2019_1577_000090 in mezzo ai mobili di mille forme sconosciute di legno di rosa o di legno di ferro, intarsiati di avorio o di madreperla, cesellati con una pazienza prodigiosa, si rizzano i baldacchini purpurei. 2019_1577_000091 fra quell'immenso spettacolo e voi si drizza il fantasma di un uomo che non avete mai visto, che non vedrete forse mai, che non sa nemmeno che siate al mondo. 2019_1577_000092 un chiacchierio, un affaccendamento allegro, un lavorio accelerato e sonoro che mette la smania di far qualche cosa. e la vlta altissima ripercuote rumorosamente i sibili acuti che paiono grida di gioia infantile. 2019_1577_000093 nello stesso tempo dolce e tremendo, fantastico e profondo, insensato e sublime. egli mette accanto a una stramberia rettorica che rivolta la rivelazione d'una grande verità che fa dare un grido di stupore. 2019_1577_000094 in che città abitate in italia? diedi la mia risposta in fretta e nello stesso punto mi prese una grande paura se mi domandasse qual è la mia professione. dissi tra me e mi sentii diventar rosso fino alla radice dei capelli. 2019_1577_000095 ai piedi dell'obelisco di sesostri, fra le due fontane monumentali, e si vede a destra, in mezzo ai due grandi edifizii a colonne del gabriel, la splendida via reale chiusa in fondo dalla facciata superba della maddalena. 2019_1577_000096 ci fa assistere a tutti i suoi tentativi inutili, a tutti i crollamenti successivi delle parti mal fabbricate. e vediamo poi l'edifizio compiuto. 2019_1577_000097 e delle sue mura. il cielo era inquieto. le nuvole gettavano qua e là ombre fosche che coprivano spazi grandi come roma, e in altre parti apparivano montagne grandi vallate e vastissimi altipiani di case dorate dal sole. 2019_1577_000098 in una di quelle incertezze in cui per solito, dopo aver lungamente meditato, si prende la risoluzione di accendere il sigaro. figuratevi, da una parte, sopra un'altura, quell'enorme spacconata architettonica del palazzo del trocadero. 2019_1577_000099 inclinato a perdonare le offese. conciliante, sdegnoso dei rancori meschini e di tutte le piccole grettezze della vita, è costantemente per. 2019_1577_000100 all'improvviso, come se fino allora avessi pensato a tutt'altro. mi trovai ai piedi dell'ultima branca di scala in faccia alla porta. allora, non so come bruscamente tutte le paure sparirono. 2019_1577_000101 ora vedo parigi, serenamente, e la vedo a traverso, all'anima d'un caro amico che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta. 2019_1577_000102 arcana, ch'egli abbia vissuta altre volte in un mondo arcano al quale par che alluda vagamente ad ogni pagina e alle cui porte s'affaccia continuamente, impaziente dei confini che gli sono assegnati sulla terra. 2019_1577_000103 il che serve moltissimo a rendersi davvero ammirabili. la grande città fa il bocchino, è premurosa, vuol contentar tutti e infatti a tutti i bisogni, a tutti i desiderii, a tutti i capricci ha provvisto in mille modi. 2019_1577_000104 la governante mi domandò il nome per andare ad annunziarmi il suono del mio nome, pronunziato da me e ripetuto da lei in quella stanza, mi svegliò come se qualcuno m'avesse chiamato. 2019_1577_000105 il boulevard magenta, il boulevard principe eugenio, in cui si sprofonda lo sguardo con un fremito, come in un abisso, afferrando per un braccio il compagno. 2019_1577_000106 rappresaglie, i vaudevillisti vessati e i drammaturghi esasperati si son detti: finalmente lo andremo a giudicare una volta, questo terribile uomo. 2019_1577_000107 una bella mattina comincia per rivoltarvi uno scipitissimo calembourg, cento volte rifatto del giornale che leggete tutti i giorni. la mattina dopo vi urta i nervi il sorriso rassegato della padrona del vostro htel. 2019_1577_000108 come ogni menoma promessa di riuscita nel campo dell'intelligenza desti intorno a sè, in tutte le classi della cittadinanza, un sentimento gentile di curiosità e di rispetto. 2019_1577_000109 avete fatto bene a presentarvi così. vi ringrazio con tutta l'anima. non volete mica lasciarmi subito, non è vero? voi resterete con me tutta la sera. 2019_1577_000110 un allargamento di polmoni così delizioso, una soddisfazione così piena, una così matta voglia di scender le scale a cinque gradini per volta, come quella che m'hai fatto provar tu. 2019_1577_000111 ai caloriferi e alle stufe che allungano in tutte le direzioni le loro gigantesche braccia nere e danno alla sala l'aspetto cupo d'un'officina. ma qui vi sentite già dare al capo un misto di profumi femminei che vi mettono in ribollimento l'immaginazione. 2019_1577_000112 e le cose belle, dunque infinite, ma un po care. non c'è mezzo di mobiliarsi una casa a proprio gusto, fantasticando senza profondere un milioncino in un quarto d'ora. 2019_1577_000113 dalle pareti pendon le tappezzerie istoriate d'ingelmunter le belle armi di lièges. vicino alle sculture in legno di spa. 2019_1577_000114 immensa trasformazione di cose si compie da tutte le parti. il foglio di carta esce in buste da lettera, lo spago in corde, il bronzo in medaglie, il filo di ottone in spille, il filo di lana. 2019_1577_000115 lo scrittore di cui, in spagna, in grecia, sul reno, sul bosforo, sul mare. mi ricorreva ogni momento alla memoria un pensiero o una immagine che rischiarava, formulava e commentava la mia emozione. 2019_1577_000116 potete scegliere fra i pesci celebrati della norvegia e i maiali illustri di chicago. potete fare anche meglio: prendervi un pezzo di carne cruda venuta dall'uraguay. 2019_1577_000117 ieri vogavamo in un laghetto, oggi navighiamo in un oceano. si è fatto un po più d'un miglio. s'entra nel boulevard du. 2019_1577_000118 e un sentimento più grande e più potente dell'amor di patria. si pensano queste cose e si applaude senza dubbio in quei momenti con più vivo entusiasmo, all'esposizione. 2019_1577_000119 che ispirano un senso inesplicabile di ripugnanza, come se fossero esseri viventi, dei quali non sì riuscisse ad afferrare la forma. fra le grandi membra di tutti questi lavoratori smisurati s'agita come una vita segreta. 2019_1577_000120 il suo nome e le sue opere sono sparsi per tutta la terra. d'un nuovo suo libro spariscono centomila esemplari in pochi giorni. i suoi lavori giovanili sono ancora ricercati oggi, come quando annunziarono per la prima volta il suo nome all'europa. 2019_1577_000121 il primo senso, schietto di meraviglia, si prova entrando nel vestibolo del palazzo del campo di marte, par d'entrare in una enorme navata di cattedrale scintillante d'oro e innondata di luce. 2019_1577_000122 pensando all'enormità del vuoto che vi rimarrebbe nella mente se ne uscisse a un tratto tutto ciò che quella città vi ci ha messo dalla vostra infanzia fino a quel giorno. 2019_1577_000123 rappresentarsi l'enorme trincea che serpeggia sotto il palazzo del campo di marte e distribuisce in sedici grandi correnti l'aria addensata dai venditori. 2019_1577_000124 ora, per esempio, sto scrivendo nana una cocotte. non so ancora affatto che cosa seguirà di lei, ma so già tutte le descrizioni che ci saranno nel mio romanzo. 2019_1577_000125 pugnaletto. egli farà un romanzo in cui descriverà la vita militare francese com'è. questo solleverà una tempesta. gli daranno del nemico della francia. sta bene. 2019_1577_000126 me lo raffiguro fiero e impassibile, in mezzo alle tempeste delle assemblee scatenate dalla sua parola temeraria. lo vedo servire umilmente i quaranta bambini poveri seduti alla sua mensa a hauteville house. 2019_1577_000127 e si sentiva parlare tutte le lingue e correre in ogni parte, un fremito di vita che rallegrava. sul vasto palco scenico illuminato v'erano i delegati di tutte le nazioni. 2019_1577_000128 il perrin espone il daudet e il thiers rivive gloriosamente nella tela del bonnat, davanti a cui si accalca la folla. 2019_1577_000129 e oramai per un pezzo. non uscirete dai paesi prediletti dal sole. ecco le graziose decorazioni moresche dell'impero dei sceriffi, accanto al quale la persia mostra i suoi tappeti regali e le sue ricche armi. 2019_1577_000130 fino all'ultimo momento. parigi vi farà mille dispetti e mille carezze, come una bella donna nervosa, e voi proverete tutti gli alti e bassi d'una passione. 2019_1577_000131 alle quali ci fa assistere, spiegandole minutamente, di qualunque natura esse siano, in modo che s'impara dai suoi romanzi come da guide, pratiche d'arti e mestieri. 2019_1577_000132 in cui ogni parola ha colore e sapore e ogni inciso fa punta e in ogni periodo c'è, per così dire, tutto lo scrittore. è raro che ci si provi una emozione fortissima e improvvisa. 2019_1577_000133 è un ozio che pare un lavoro, una festa faticosa come una smania e un timore di tutti di non arrivare in tempo a prender posto al gran convito. 2019_1577_000134 se, udendola vedessi comparire vittor hugo per la seconda volta, siete il benvenuto in casa mia, signore, disse: voi avete cuore, siete un amico. 2019_1577_000135 la lascivia con una tale potenza che, quantunque preceduto su questa via da altri scrittori ammirabili, vi parve entrato per il primo. 2019_1577_000136 guardando intorno oziosamente colla stessa stupida e irritante indifferenza che mostrerebbero nelle loro vecchie baracche di bazar. tratto tratto se ne trovano tre o quattro estatici davanti a una faccia di cartapesta o a una marionetta che allarga le braccia. 2019_1577_000137 bene, disse: il dramma è caduto. riferisco presso a poco le sue parole: io accetto altamente tutte le responsabilità. questo dramma m'è diventato caro per la brutalità odiosa con cui fu trattato. 2019_1577_000138 una pianura e un'altura su cui ogni popolo della terra ha deposto il suo balocco. un presepio internazionale popolato di botteghe e di caffè africani ed asiatici, di villini. 2019_1577_000139 il deputato papista vi domanda se civitavecchia è rimasta al papa. il buon padre di famiglia vede i briganti col fucile a tracolla che fumano tranquillamente un avana davanti al caffè d'europa a napoli. 2019_1577_000140 tutto trasparenza e leggerezza, nel quale brillano i colori di tutti i fiori e di tutte le conchiglie e lampeggia l'oro e l'argento fra un barbaglio diffuso di scintille diamantine e un'incrociamento d'iridi infinite. 2019_1577_000141 a volta a volta: acqua limpida e mare in burrasca su cui errano nuvole rosee che riflettono il sole, o nuvole nere da cui si sprigiona la folgore. 2019_1577_000142 poi continuò la lettura, dando a vedere in mille modi che ci provava un gusto infinito. il libro era l'assommoir. quello che accadde a quel francese leggendo. 2019_1577_000143 in casa vostra, almeno, come vi dice anche qualche francese: elles se conduisent bien. ma dove? sì, vede fuorchè là una doppia fila di lupanari aperti sulla strada. 2019_1577_000144 a folleggiare a mabille, a nuotare nella senna, a cenare alla maison dorée. 2019_1577_000145 e allora la gente esita e s'allontana da un'opera che non una voce difende e che i più tolleranti gettano nel fango. 2019_1577_000146 nel quale bisogna entrare assolutamente per accertarsi che non c'è una nidiata di principessine dell'indostan da rapire. un gruppo di curiosi affascinati circonda la vetrina dei diamanti reali d'inghilterra, fra i quali scintilla sopra un diadema, il. 2019_1577_000147 e pensando a queste cose, collo sguardo rivolto a quella lunga fila di padiglioni, mi sentii compreso improvvisamente d'un sentimento di affetto e di gratitudine così vivo che, se in quel momento mi passava a tiro un pittore, 2019_1577_000148 perciò toccò appena di volo di questo suo padre letterario, come se la cosa dovesse essere sottintesa dei suoi studii. non disse altro: non deve avere coltura classica, poichè confessò egli stesso d'essersi trovato imbarazzato a leggere certi libri in latino volgare. 2019_1577_000149 e finisce coll'invitarvi a comprare un soprabito da monsieur armangan, coupeur émérite, e un momento dopo vi trovate tra le mani un sonetto che vi promette un biglietto per l'esposizione se andate a ordinare un paio di stivali in via. 2019_1577_000150 e così sono stato ammazzato. ora non ho più nè rancore nè tristezza, ma il giorno dopo non riuscii a soffocare un sentimento di giusta indignazione. credevo che la seconda sera la commedia non sarebbe arrivata di là dal secondo atto. 2019_1577_000151 certe descrizioni, infatti, di stanze calde e piene di comodi che si trovano nei suoi romanzi, non possono essere fatte che da un uomo che sta volentieri nel suo nido, in mezzo a tutte le raffinatezze della buona vita casalinga. 2019_1577_000152 tutto fatto arma di offesa e di difesa. sfrondato il pensiero, stretto il linguaggio, precipitata l'azione, arte e vita ugualmente ardite e rapide, e tutto incoraggiato dalla gran voce festiva della grande città che parla ad acutissime note, cristalline, intese da: 2019_1577_000153 in certi tempi e in certi luoghi, a gente che non ha altro merito che di essere abbonata alla revue des deux mondes, rubacchiata la sua lingua e rivomitata cruda in molte lingue straniere, messo a sacco il suo romanzo e il suo teatro. 2019_1577_000154 di giocattoli, di opere d'arte, di bagattelle rovinose, di tentazioni di ogni specie da cui non si libera che per ricadervi dall'altra parte della strada o per ricrearsi lungo le due file senza fine di chioschi. 2019_1577_000155 potete preferirgli una legione d'altri ingegni viventi, ma siete costretti a riconoscere che alle mille teste di quella legione sovrasta la sua. 2019_1577_000156 ma s'è ancora intronati dallo strepito della grande stazione lugubre, dove s'è discesi, rotti e sonnolenti. e quel vasto spazio pieno di luce, quei mille colori, la grande colonna di luglio. 2019_1577_000157 e ai prodotti metallurgici della vecchia montagna, dopo i quali si può prendere un po di respiro in un gabinetto di re leopoldo, scolpito in legno di quercia, che fa sinceramente desiderare, per un'oretta al giorno, la corona del belgio. 2019_1577_000158 e che l'europa raccolga insieme l'ultimo soffio della sua vita secolare e l'ultimo canto della sua epopea immortale. 2019_1577_000159 letta l'ultima pagina, vien fatto di dire: hein, quelle poigne, come quei tre beoni dell'assommoir a proposito del marchese che aveva steso in terra tre facchini a colpi di testa nel ventre. 2019_1577_000160 il ritratto ch'egli traccia dello shakespeare, è il ritratto suo. quella deificazione che egli fa del genio, la quale, per un uomo che creda in dio, è quasi sacrilega, è insomma la sua apoteosi. 2019_1577_000161 e qui si sente l'aria delle grandi officine di manchester. là si vive un istante in un castello delle rive del tamigi. più in là spira la poesia intima e quieta dell'home. 2019_1577_000162 per me. penso ai suoi cinquanta volumi pieni d'ispirazioni e di fatiche, in cui si rivela, col genio prepotente, una volontà indomabile o una tempra fisica d'acciaio. 2019_1577_000163 passa un tamburo, s'affolla mezzo mondo e mille persone in una stazione di strada ferrata fanno un fracasso interminabile di battimani d'urli e di risa perchè è caduto il cappello a un guardatreni. 2019_1577_000164 a me pareva di sognare o di essere briaco. mi sfuggiva il sentimento della realtà. mi domandavo se il vittor hugo ch'era nella stanza accanto fosse proprio quel vittor hugo che io cercavo, e non mi pareva possibile. 2019_1577_000165 editore che gli proponeva di pubblicare una scelta delle sue poesie, rispose: voi mi avete l'aria d'un uomo che, mostrando in una mano dei sassi raccolti sul monte bianco, creda di poter dire alla gente: ecco, il monte bianco. 2019_1577_000166 che cosa vedi intorno a te per aria, che voce senti che ti parla nell'orecchio quando crei? che cosa fai nella tua stanza quando ti splende alla mente una di quelle grandi idee che fanno il giro della terra? 2019_1577_000167 ho notato molti soggetti di quella innumerevole famiglia dei grandi uomini falliti che tutti riconoscono a primo aspetto: figure strane col viso smunto e gli occhiali, coi capelli cadenti sulle spalle, vestiti di nero. 2019_1577_000168 va, vittor hugo è grande e buono, non rifiuterà di riceverti. e allora vi scrissi. vi ringrazio, mi sarei contentato di vedervi passare per la strada. io vi debbo uno dei più bei giorni della mia vita, signore. 2019_1577_000169 tutte le sue creazioni sono, com'egli dice, delle onde di un oceano in tempesta, mélanges de montagne et de songe. solo nel primo momento della concezione è osservatore tranquillo e fedele. poi, 2019_1577_000170 e si capisce anche come si stizzisca quando qualcuno dei suoi più pedanti scolari gli tira il calcio dell'asino. come stupirsi che non si occupi che di sè un paese così sfegatatamente adulato a fatti se non a parole. 2019_1577_000171 di piaceri comprati. e allora l'odiate, quella città svergognata, e vi pare che per purificarvi da tre mesi di quella vita dovreste vivere un anno sulla sommità d'una montagna. 2019_1577_000172 rimane però dell'altro. io mi permetterei di suggerire alle signore facili a contentarsi un graziosissimo velo di trina dell'esposizione belga, fatto con un filo che costa cinquemila scudi il chilogramma. 2019_1577_000173 qui una risata, là un brivido di ribrezzo, un po d'impazienza. una meraviglia grande per una descrizione prodigiosamente viva, una stretta al cuore per una piaga umana spietatamente denudata. 2019_1577_000174 un amico vi dice: ecco la casa del sardou, ecco il palazzo del gambetta, ecco le finestre del dumas, ecco l'ufficio del figaro. e a voi vien naturale di rispondere: eh, lo sapevo. 2019_1577_000175 ridotto a forma tascabile per la gente minuta e vi sentite disposti a perdonar molto all'orgoglio quando osservate da vicino le cose. 2019_1577_000176 e nessuna impressione neanche dei luoghi. è veramente nuova. parigi non si vede mai per la prima volta, si rivede. non ricorda nessuna città italiana, eppure non par straniera, tanto vi si ritrovano fitte le reminiscenze della nostra vita intellettuale. 2019_1577_000177 tutta la terra e più ci s'addentra nello studio di quella vita, più si rimane meravigliati vedendo l'immenso lavoro che si fa sotto quell'apparenza di dissipazione universale. 2019_1577_000178 lo sguardo fisso di vittor hugo mi turbò, tutte le mie belle idee scapparono e non dissi altro che questo. insomma, bisogna ch'io lo dica. io gli domandai se era stato a vedere l'esposizione. 2019_1577_000179 poi fra gli scialli dorati della compagnia delle indie, poi nelle sale degli oggetti da viaggio e da accampamento, che fanno ribollire il sangue dei vagabondi. 2019_1577_000180 sperate di bere la vostra birra in pace davanti a un caffè quasi vuoto. illusione: la réclame vi perseguita. il primo che passa vi mette in mano una lirica che comincia con un'invettiva contro l'internazionale. 2019_1577_000181 quell'altro smisurato edificio di vetro e di ferro dipinto, stemmato, dorato, imbandierato, scintillante, coi suoi tre grandi padiglioni trasparenti. 2019_1577_000182 con paesaggi deliziosi delle alpi e del reno, poi in un bazar di calzature che rivende quelle di stambul, dove potete passare un'ora piacevole a calzare piedini immaginarii di principesse circasse e di marchesine spagnuole. 2019_1577_000183 e ventagli che paion, fatti di ragnateli e ricami di fata, vere pitture dell'ago che farebbero domandare su due piedi come un re delle mille e una notte. la mano della ricamatrice incognita a rischio di legarsi a un rosticcio. 2019_1577_000184 tutti i suoi cinquanta volumi sono pieni di gioventù e di vita, come se fossero venuti alla luce tutti insieme pochi anni sono. la vita di quest'uomo è stata una guerra continua, una guerra letteraria prima. 2019_1577_000185 lo vidi nel teatro del chtelet. quando pronunziò il suo discorso di presidente per l'inaugurazione del congresso letterario, un'ora prima che comparisse, quel vasto teatro era già affollato. la platea era piena di scrittori e d'artisti d'ogni paese. 2019_1577_000186 la governante faceva l'imbasciata. i minuti secondi mi sembravano quarti d'ora, quel silenzio mi pareva tremendo. finalmente la donna ricomparve. mi accennò di seguirla, guardandomi curiosamente come se il mio viso avesse qualche cosa di strano. 2019_1577_000187 son meno rare di quello che si pensi queste maniere di lavorare, anche in cose d'immaginazione col compasso. lo zola è un grande meccanico. si vede come le sue descrizioni procedono simmetricamente a riprese. 2019_1577_000188 tutto il resto non è che un mezzo per arrivarci da un capo all'altro di quegli splendidi boulevards. suona una enorme risata di scherno per tutti gli scrupoli e per tutti i pudori dell'anima umana. e viene un giorno, infine, in cui quella vita v'indigna. 2019_1577_000189 i suoi romanzi non son quasi romanzi. non hanno scheletro o appena la colonna vertebrale. provate a raccontarne uno, è impossibile. sono composti d'una quantità enorme di particolari che vi sfuggono in gran parte dopo la lettura. 2019_1577_000190 passate per le sale delle tappezzerie e dei tappeti decorate di nero, a un tratto un'aria infocata vi soffia nel viso. 2019_1577_000191 che questa discussione era durata sei ore, ardentissima, e che due dei commensali avevano difeso l'autore del genio del cristianesimo contro gli altri due, i quali negavano che fosse un grande scrittore. 2019_1577_000192 che vasta epopea d'amori, di dolori, di trionfi e di miserie. e quanti eran già calati nel sepolcro, consunti dalla febbre tremenda dell'arte, e quanti altri vi sarebbero discesi ancor giovani. 2019_1577_000193 a mille piccoli capolavori da grandi borse che metterebbero il furore del lusso casalingo in un arabo del deserto. arrivati là, s'è chiamati in un'altra parte da una musica strana. 2019_1577_000194 frutti dell'ingegno e della pazienza che riuniscono la bellezza e l'utile e accusano il lusso severo d'un'aristocrazia straricca e fedele alle sue tradizioni e l'osservazione variatissima di un popolo sparso per tutta la terra. 2019_1577_000195 fra la folla dei caffè suonano le risa argentine e forzate di quelle che siedono a crocchio. le coppie fendono audacemente la calca. la gente comincia a serrarsi in doppia fila alle porte dei teatri. la circolazione è interrotta ogni momento. 2019_1577_000196 son tre quarti d'ora che si va a passo a passo, serpeggiando, rasentando file interminabili di carrozze che danno l'immagine di favolosi cortei nuziali che si estendano da un capo all'altro di parigi. 2019_1577_000197 e colorano gli alberi, gli alti edifizi, la moltitudine dei riflessi bizzarri e misteriosi della scena finale d'un ballo fantastico. 2019_1577_000198 cento passi più in là è un altro mondo. vi trovate improvvisamente davanti a uno spettacolo nuovissimo. è da ogni parte un sollevarsi e un abbassarsi di letti chirurgici. 2019_1577_000199 flagellando a sangue la grettezza maligna delle piccole città di provincia, la furfanteria dei faccendieri d'alto bordo, 2019_1577_000200 ed ha parecchi anni dopo, un figliuolo che somiglia al primo gli suggerì l'idea di scrivere quella serie di romanzi fisiologici che intitolò histoire naturelle et sociale d'une famille sous. 2019_1577_000201 io credo che sia ben fatto che certe situazioni siano comiche e originali e che il tempo gli darà ragione. un tale, la prima sera, nei corridoi del teatro, diceva ad alta voce: 2019_1577_000202 cominciò tardi le sue scuole perchè aveva poca salute. studiai poco, disse. prendevo dei premi, ma ero un cattivo scolaro. 2019_1577_000203 bronzi i quadri, tutti i capolavori delle industrie, tutte le seduzioni delle arti, tutte le gale della ricchezza, tutti i capricci della moda si affollano o si ostentano con una profusione che sgomenta e una grazia d'esposizione che innamora. 2019_1577_000204 improvvisamente tutti i delegati s'alzarono. fra tutte quelle teste grigie e bianche si vide apparire una testa più bianca di tutte e uno scoppio formidabile dapplausi. uno di quegli applausi. 2019_1577_000205 uno scricchiolio e uno scintillamento che mette freddo nelle ossa. non c'è bisogno di chiedere in che parte del mondo ci si trovi l'oreficeria solida, i vasi enormi d'argento. 2019_1577_000206 quel che di caldo, di colorito, di originale, di vitale che mette in tutte le manifestazioni di sè stesso, ha un minor campo da percorrere, come diceva di sè lo schiller al. 2019_1577_000207 o per una di quelle sue avenues enormi e solitarie in cui il cuore e il pensiero s'allargano, e l'immagine trista della babilonia dei 2019_1577_000208 e dopo vien l'ultima scena della meravigliosa rappresentazione cominciata alle otto della mattina in piazza della bastiglia. la notte di parigi. 2019_1577_000209 ma questo grande spettacolo bisogna vederlo la sera dalle alte gallerie del trocadero lassù, abbracciando con uno sguardo solo, come dalla cima d'un monte, quella vastissima spianata piena di memorie che vide le feste simboliche della rivoluzione. 2019_1577_000210 mille ingegni, eletti in varii tempi, non brillarono d'altra luce che del riflesso del suo genio. altri, attratti nella sua orbita, sparirono nel suo seno. 2019_1577_000211 riesce insuperabile nell'arte delle gradazioni, nell'esporre, per una serie di transizioni finissime, la trasformazione lenta e completa d'un carattere o d'uno stato di cose, in modo che il lettore va innanzi con lui senz'accorgersene, a piccolissimi passi. 2019_1577_000212 nella sensualità e nella putredine e più parrà alta e nobile la sua figura lontana. e la giornata del grande lavoratore non è per anco finita. 2019_1577_000213 le botteghe di formaggi, il lavoro delle stiratrici, le discussioni del parlamento, le ribotte degli operai, necessariamente rispose. 2019_1577_000214 ritti sulle impalcature vertiginose, a gruppi, a catene, a sciami, di giorno, di notte, al lume delle fiaccole, al bagliore della luce elettrica, in mezzo a nuvoli di polvere e di vapori. 2019_1577_000215 io feci osservare al giacosa che noi due eravamo fatti apposta per provocare e giustificare un rifiuto sdegnoso dal più cortese dei fiaccherai egli. 2019_1577_000216 poi si pensa a quanti scrittorelli, miserabili di mente e di cuore, a quanti pedanti, fradici e impotenti, a quanti imbrattacarte sconosciuti di villaggio non si sentono da meno di vittor hugo. 2019_1577_000217 e con che rabbiosa ostinazione si rodano i cervelli per trovare la parola ed il grido che faccia voltare le centomila teste di questa folla meravigliosa. 2019_1577_000218 ma non si ricordava naturalmente del nome di nessuno. fingeva però di ricordarsene. mi ricordo benissimo diceva: senza dubbio. 2019_1577_000219 una brutta faccia come il suo père bezougue il becchino. ma intanto le edizioni succedevano alle edizioni. i buongustai spassionati dicevano a bassa voce che il romanzo era un capolavoro. 2019_1577_000220 non l'ora, ma il quarto d'ora è pieno di promesse misteriose e d'indovinelli che tengono l'animo sospeso nella speranza di qualche cosa d'impreveduto, supremo alimento della vita. 2019_1577_000221 ma lo percorre perciò in minor tempo in tutte le sue parti. quindi, un inseguirsi e un congiungersi continuo d'idee e di sforzi diretti al medesimo segno, una frequenza grande di attriti da cui esce luce e calore. 2019_1577_000222 ora minia, liscia accarezza l'opera propria. lento, quasi sonnolento, minuto scrupoloso si diverte a stendere elenchi accurati di nomi e di cose. 2019_1577_000223 delle bottiglie e delle tazze elegantissime color di cielo, di sangue e di neve, delle imitazioni di murano, del baccarat o dei famosi vetri smaltati del. 2019_1577_000224 come a traverso un velo, i poveri e gli infermi dell'israels. il pittore della sventura, le belle marine del mesdag, i polders del gabriel, i gatti di enrichetta. 2019_1577_000225 esprimere tutto. sensazioni vaghe dell'infanzia su cui s'era mille volte tormentato, invano, il nostro pensiero. i primi inesplicabili turbamenti amorosi della pubertà. 2019_1577_000226 di un disegno vasto ed antico, con cui gli autori cercano d'ingrandire nel pubblico il concetto delle proprie opere. ma i manoscritti ch'ebbi l'onore di vedere mi 2019_1577_000227 pallida diafana di colori limpidi, piena di pensieri delicati e di belle minuzie. ricordo soltanto quella splendida glorificazione della vecchiezza guerriera. 2019_1577_000228 da cui argomentai che fossero dei così detti parnassiens poeti dell'arte per l'arte, o meglio del verso pel verso, che hanno per capo il. 2019_1577_000229 ma il parigino vi umilia delicatamente, a colpi di spilla, con quel perpetuo sorriso aguzzo di chi assaggia una salsa piccante, facendovi delle interrogazioni sbadate. 2019_1577_000230 dimmi qualche cosa del marchese di lantenac, spiegami come t'è apparso lo spettro che t'ispirò quella spietata pioggia di sangue sulla testa del parricida kanut. 2019_1577_000231 lo spiraglio però s'allarga improvvisamente. all'uscire dalle sale della scandinavia e alle brume boreali succede in un batter d'occhio l'ampio, sereno immacolato di un cielo primaverile. 2019_1577_000232 volumi. cominciò coll'esporre il soggetto della commedia ricavata in parte dai contes drólatiques del balzac e come si svolse nella sua mente, e le ragioni d'ogni personaggio e d'ogni scena. e poi, sta bene, disse il dramma. 2019_1577_000233 del boulevardier, per cui il mondo comincia alla porta saint martin e termina alla madeleine, ma già il piccolo carico di cure e di rammarichi che avevamo portato da casa. 2019_1577_000234 i tocchi di sentimento a colpi furiosi di pollice che sfondan la tela. il suo stile è tutto: rilievi acuti, rialti di granito, punte di ferro e vene d'oro. 2019_1577_000235 qui l'arte pare che riposi un poco per rialzarsi più vigorosa e più ardita. e si rialza infatti nel belgio, ricca, ispirata, improntata d'un carattere proprio, nudrita di forti studi e di tradizioni gloriose. 2019_1577_000236 interpolate di brevi ragionamenti. come nato, così educato, così si porterà in questo modo. in un luogo c'era scritto, e che può far altro una canaglia di questa specie. 2019_1577_000237 produce la prima volta un'impressione di cui non si può dare l'idea. par di vedere un solo immenso fuoco d'artifizio che debba spegnersi improvvisamente e lasciar tutta la città sepolta nel fumo. 2019_1577_000238 dall'altra i canestrini e le scatolette di paglia. un gruppo d'indiani col capo coperto di enormi turbanti variopinti lavorano agli scialli. 2019_1577_000239 potete bere a quindici centesimi un bicchiere delle quattordici sorgenti d'acqua minerale della francia o un bicchiere d'acqua delle termopili. 2019_1577_000240 in là un professore spiega i modelli anatomici. nella sezione russa si fanno gli esperimenti del passaggio dell'aria a traverso i muri. un medico americano fa funzionare i mobili chirurgici. 2019_1577_000241 rivederci e uscii di là commosso, felice, con un po di melanconia e molto confuso, dando una fiancata in un seggiolone. 2019_1577_000242 di non so che simpatia intima, come di natura, è il giappone, la francia dell'asia che espone i suoi vasi colossali. 2019_1577_000243 l'odor di pescheria delle sottane della bella normanna, il puzzo dell'alito di boit sans soif, il tanfo del baule di lantier. 2019_1577_000244 e potete gustare un tokai squisito nella trattoria rustica dell'ungheria al suono d'una banda di zingari. per mangiare, poi non c'è che da chiedere. 2019_1577_000245 bisogno. misi sottosopra delle botteghe di librai cattolici. mi digerii dei grossi volumi di cerimoniali religiosi e di manuali da curati di campagna, ma non mi pareva ancora di possedere abbastanza la materia. 2019_1577_000246 il wauters o il cluysenaar, superano trionfalmente gli alti pericoli del quadro storico e le difficoltà delicate del ritratto. 2019_1577_000247 e si prova un piacere a esser là, su quel lastrico sparso d'ambizioni stritolate e di glorie morte, su cui 2019_1577_000248 l'ho da dire tal quale. sentivo un leggierissimo tremito nelle ginocchia, come se mi fosse già passata da un pezzo l'ora della colezione. 2019_1577_000249 pieno di rarità bizzarre e di lavori meravigliosamente delicati, da far desiderare a un osservatore onesto d'aver le mani legate, e nelle sale dell'oreficeria, in mezzo ai vasi e alle statuette da salotti reali, alle posate d'oro, agli altari sfolgoranti. 2019_1577_000250 il più ostinato avversario suo, sente in fondo a sè stesso chè la qualificazione di ingegno, da qualunque attributo accompagnata, non basta per lui. 2019_1577_000251 si pensa ai milioni di creature umane che lavorarono per riempire quello sterminato museo, dagli artisti gloriosi nel mondo ai lavoratori solitarii e sconosciuti dei tugurii. 2019_1577_000252 affrettato sul quale echeggiano i colpi sonori delle bottiglie stappate dentro un polverìo finissimo che vien su da quel terribile asfalto che brucia i talloni alle ragazze. 2019_1577_000253 a ogni passo trovate un mobile che vi incapriccia e sareste quasi tentati di fare uno sproposito. ma avvicinandovi al cartellino del prezzo, vedete dietro a un uno. 2019_1577_000254 poi un piccolo gruppo di paesi semifavolosi e un visibilio di cose indescrivibili, che mi par di aver viste sognando: annam, coi suoi mobili grotteschi e coi suoi ventagli incredibili. bankok. 2019_1577_000255 e si va a vedere l'esposizione dei prodotti alimentari. meno pericolosa per la fantasia, una passeggiata d'un miglio o poco meno. chiudete gli occhi, pigliatevi la testa fra le mani. 2019_1577_000256 infatti, arrivando sul ponte di jena si sente il bisogno di chiuder gli occhi per qualche momento, come arrivando su quella piazza, si sentirebbe il bisogno di tapparsi le orecchie. 2019_1577_000257 fra i minerali di queensland, fra i gioielli bizzarri dell'australia del sud, tra un'esposizione interminabile di flore, di faune, di industrie e di costumi di tutte le colonie dell'immenso regno. 2019_1577_000258 qui è il luogo di convegno dello stato maggiore dell'esposizione. qui fanno crocchio gli artisti e i commissarii di tutti i paesi. gli operai si radunano e si sciolgono. i critici tagliano l'aria coi gesti cattedratici. 2019_1577_000259 e poi la blague. ma se già si è appiccicata a noi stranieri nel soggiorno d'un mese e ne portan via tutti un pochino per il proprio consumo quando tornano nelle loro patrie modeste. 2019_1577_000260 e poi si ritorna per vedere la sezione francese. fatto il conto, è una passeggiata di ottomila passi. son circa duecento sale, varie di colore e di gradazione di luce, ma quasi tutte rischiarate da una luce soave in cui l'occhio si riposa. 2019_1577_000261 e fanno una impressione strana, tutti quei belli edifizi muti e senza vita. pure che dentro vi si prepari qualche cosa e che al sonare di mezzogiorno, come da tante cassette di orologi, 2019_1577_000262 c'era già lo zola uomo, ma solamente dalla cintola in su. le sue grandi facoltà artistiche, già spiegate ma non ancora sicure, sentivano il bisogno di reggersi sopra argomenti mostruosi che attirassero per sè soli l'attenzione. 2019_1577_000263 per una porta aperta si vedeva in un'altra stanza una tavola mezzo sparecchiata con un giornale nel mezzo. cose insignificanti e indimenticabili. 2019_1577_000264 c'è un gran numero di banchi circolari e quadrati che servono insieme d'officina e di bottega, dove lavorano continuamente uomini, donne e ragazzi in mezzo a una folla di curiosi. 2019_1577_000265 e si spandevano intorno alla sua persona le più stravaganti e più odiose dicerie: che era un sacco di vizi, un mezzo bruto, un uomo senza cuore come lantier, un beone come coupeau, un sudicione come bec salé. 2019_1577_000266 su questa via nessuno è mai andato più in là e non si sa proprio se si debba ammirare di più il suo ingegno o il suo coraggio. 2019_1577_000267 egli travia, erra a tentoni nelle tenebre e delira. non sentiamo più la parola dell'uomo, ma l'urlo o il balbettio del forsennato. 2019_1577_000268 i chinesi, invece, hanno sempre intorno un cerchio di curiosi ai quali rivolgono di tratto in tratto uno sguardo sprezzante che rivela come un lampo la superbia cocciuta della loro razza. 2019_1577_000269 è un gran numero di uccelli meccanici che fischiano, pigolano e trillano, aprendo il becco e dimenando graziosamente la testa e la coda per annunziare l'esposizione dell'orologeria. 2019_1577_000270 la popolarità grande del suo nome, tenuta viva continuamente dalla sua parola e dalla sua presenza, lo hanno messo quasi al di fuori e al di sopra della critica. 2019_1577_000271 sentii un impulso potente che mi diedero insieme mille ricordi dell'adolescenza e della giovinezza. il sangue mi diede un tuffo violento. 2019_1577_000272 il poeta dei fanciulli, il consolatore delle madri sventurate, il cantore delle morti gloriose, il grande pittore dei cieli e degli oceani, oggetto di vent'anni di studio, di curiosità e di discussioni. 2019_1577_000273 la mia mente si rischiarò e un torrente di vita mi affluì al cuore. la donna aperse una porta e disparve. 2019_1577_000274 di scherzi arguti, di fantasie gentili che sollevano la mente ed allargano il cuore. poi il portogallo e la grecia: grandi nomi, piccole cose, eppure ci son dei quadretti trascurati e spregiati. 2019_1577_000275 che formano essi soli una seconda esposizione universale. sono due miglia di giardini d'orti, di tettoie, di padiglioni, di case rustiche, in cui ricomincia la serie dei musei e delle officine. e c'è da girar per un mese. 2019_1577_000276 che non gli fece nascere dove egli è nato. perciò adora tutte le fanciullaggini e tutti i vizii della sua città e ne va superbo solo perchè sono fanciullaggini e vizii di parigi, che per lui sta sopra alla critica umana. 2019_1577_000277 una fantasmagoria immensa di cose ignote all'umanità par che lo tormenti di continuo come una visione febbrile. 2019_1577_000278 seguì un breve silenzio durante il quale sentii il suono del mio respiro, come se avessi fatto una corsa. poi sentii la sua voce, una voce grave ma dolce, in cui mi parve di sentire mille voci e che mi stupì, come se. 2019_1577_000279 e in quel riso i suoi occhi e la sua bocca pigliano un'espressione così giovanile e così ingenua che non si riconosce più l'uomo di prima. e si riman là stupiti, come se gli fosse caduta dal viso una maschera e si vedesse per la prima volta il vero hugo. 2019_1577_000280 tra riga e riga, del quale penseremo già alla gita che faremo a saint cloud la mattina seguente. in nessun'altra città si danno delle ore così piene, zeppe di sensazioni e di aspettazioni piacevoli. 2019_1577_000281 per la porta semiaperta uscì un suono confuso di voci allegre e forti, da cui capii che si stava terminando di cenare. in mezzo a quel vocio afferrai due parole: la philosophie indienne. 2019_1577_000282 alle ricchezze dei re, ai quaderni dei bimbi, alle sculture informi degli schiavi, confusi tutti sotto quelle vlte, in una specie di santa eguaglianza al cospetto del mondo. 2019_1577_000283 fra i quali apparisce qua e là rara avis, qualche faccia di galantuomo. e lì fanno fra tutti un po di tutto dal furto. 2019_1577_000284 e altre che fanno i fiori di stoffa di smalto, di penne d'uccelli del tropico, con una sveltezza ed un garbo che par di vederli sbocciare fra le loro dita. 2019_1577_000285 per lungo tempo tutta parigi non parlò d'altro che dell'assommoir. lo si sentiva discutere ad alta voce nei caffè, nei teatri, nei club, nei gabinetti di lettura, persino nelle botteghe. 2019_1577_000286 che sale dai primi piani, ai secondi, ai terzi, ai cornicioni, ai tetti. le vetrine diventan sale. 2019_1577_000287 per ultimo si fece innanzi il giovane belga, timidamente tormentando con tutt'e due le mani l'ala del suo cappello cilindrico, e disse con voce commossa, fissando in viso a vittor hugo due occhi azzurri e umidi: 2019_1577_000288 i suoi capolavori son là, caldi, luminosi, pieni di riso e di vita, divorati cogli occhi da una folla commossa, ed egli è sotterra. 2019_1577_000289 viene a parigi con lantier, suo amante. che cosa seguirà? lantier è un pessimo soggetto. la pianta e poi. 2019_1577_000290 dicendo che era costretto a farselo tradurre perchè, essendosi provato a leggerlo, la metà del senso gli era sfuggita. si rassegnino dunque i nostri coraggiosi traduttori dell'assommoir. 2019_1577_000291 salivo lentamente sopra uno scalino, mi sentivo un coraggio da leone. sopra un altro scalino, mi pigliava la tentazione di voltar le spalle e di scappar come un ladro. mi fermai due o tre volte per asciugarmi la fronte che stillava. 2019_1577_000292 ed egli aveva risposto gentilmente: son bell'e preparato. si cominciò dunque l'interrogatorio. ma non lo feci io, non l'avrei mai osato. lo fece il mio amico, con un garbo squisito, e lo zola cominciò a parlare di sè. 2019_1577_000293 poi ci sono le trattorie olandesi, americane, inglesi e spagnuole. avete al vostro servizio cento bei pezzi di ragazze vestite di nero e di bianco in un monumentale. 2019_1577_000294 abbia assunto in mente di coloro stessi a cui spetta un significato più aristocraticamente sprezzante e dove basti un nome, solo perchè ha il suggello plebeo, a far scoppiare dalle risa una platea. 2019_1577_000295 e questa è la città che riassume atene, roma, tiro, ninive e babilonia, gomorra e sodoma. sì, davvero. 2019_1577_000296 dicono italia prima che gli occhi ne abbiano letto l'annunzio. è un vero colpo di scena, al quale segue immediatamente un altro, non meno meraviglioso. 2019_1577_000297 la sua natura invincibilmente lirica, irrompe ed egli afferra colla mano poderosa la sua creatura e la trasporta al di sopra della terra. 2019_1577_000298 son due gallerie lunghe come il campo di marte, larghe novanta uomini di fronte e piene di luce, nelle quali mille macchine enormi, un esercito di ciclopi di metallo minacciosi e splendidi. 2019_1577_000299 e avevan chiesto per lettera quel giorno stesso. da quanto m'accorsi d'essere ricevuti: uno veniva per domandare il permesso d'una ristampa di non so che poesia, un altro a chiedere una spiegazione intorno alla variante della scena di un dramma. 2019_1577_000300 ma la governante doveva esser abituata a veder dei giovani presentarsi così col viso un po alterato alla porta del suo padrone e a indovinare dal viso il sentimento che li moveva, perchè mi diede un'occhiata tra sorridente e pietosa. 2019_1577_000301 di là si esce affaticati e confusi, come dalla rappresentazione d'una tragedia dello shakespeare, e s'entra fra i vasti quadri storici dellaustria ungheria, splendidi d'armi d'oro e di sete. 2019_1577_000302 se anche foste l'uomo più austero della terra. è il lenocinio gallico del gioberti. 2019_1577_000303 quanta è la potenza del genio. voi arrivate in una città enorme, trascorrete di divertimento in divertimento, d'emozione. 2019_1577_000304 che pare un tempio delle indie. se avete un debole per la russia, potete andare alla trattoria russa, dove da manine polacche, moscovite, armene, caucasee v'è servito il vero. 2019_1577_000305 gli altri quadri danesi son paesaggi che rendono effetti pallidi di sole sopra campagne nevose, su parchi e su castelli feudali e su grandi boschi e scene intime di costumi. 2019_1577_000306 e le resero popolari per la seconda volta in tutti i paesi civili una ricchezza enorme d'immagini di sentenze. 2019_1577_000307 un mucchio di tartarughe vive, un quadro a olio, una coppia di signorine automatiche che nuotano in una vaschetta di latta, un vestimento completo da contentare l'uomo più scrupolosamente elegante, per otto lire e cinquanta centesimi. 2019_1577_000308 il gran vaso di malachite ornato d'oro della sezione russa, alto tre metri, ve l'ha portato via il principe demidoff. il più bel paio di stivaletti trinati di tutta l'esposizione. sono della principessa di metternich i due più bei manicotti di volpe nera. 2019_1577_000309 c'è posto per tutti, come diceva silvio pellico, e nessuno se ne vuol persuadere. non capisco come ci sia della gente d'ingegno che picchia sulla testa a una parte dell'umanità unicamente. 2019_1577_000310 che piace per la novità e che non saprà più di nulla fra cinque anni. 2019_1577_000311 non badando, anzi meravigliandosi altamente della vostra meraviglia, e così è in fatti, nell'ordine morale, egli svela dei suoi personaggi fin quei profondissimi sentimenti che sogliono essere per tutti segreti eterni. 2019_1577_000312 potete sorseggiare un bitter di nuova invenzione che vi porge una svizzera in costume di berna all'ombra d'un chioschetto. signorile, 2019_1577_000313 ci avete però un quarto d'ora di cammino fra i lavori ciclopici dell'industria metallurgica, fra migliaia di tubi enormi che presentan l'aspetto delle pareti d'una grotta di basalto. 2019_1577_000314 tutto quello che v'è di più strano e di più oscuro, sul limite che separa il mondo reale dal mondo dei sogni. egli lo cerca, lo studia e lo fa suo. 2019_1577_000315 allora tutta la vita gaia di parigi si riversa là. da tutte le strade vicine, dalle gallerie, dalle piazze arrivano e si scaricano i cento omnibus del trocadero, le carrozze e la folla a piedi che viene dagli scali della senna. 2019_1577_000316 nessun altro scrittore del suo tempo fu più di lui combattuto e nessun altro sedette, vecchio, sopra un più alto piedestallo di spoglie nemiche. falangi d'avversarii furiosi gli attraversarono la strada. egli passò e quelli disparvero. 2019_1577_000317 mi ristringo a considerare il fatto. si vittor hugo dev'essere sovranamente orgoglioso. si riconosce da mille segni. egli, per esempio- è cosa notissima- non ammette la critica. 2019_1577_000318 uno di quei romanzi, madeleine férat, che s'aggira sopra un fatto osservato dall'autore d'una ragazza la quale, abbandonata dall'uomo che ama, ne sposa un altro. 2019_1577_000319 l'autore di cui, parlando, m'era sgorgata mille volte dal cuore commosso la parola facile e calda che m'aveva cattivato delle simpatie. 2019_1577_000320 modesto che aspetta la fortuna dal navigatore lontano. si passa fra le grandi alghe marine del capo di buona speranza, fra i canguri e gli eucalipti di victoria e della nuova galles. 2019_1577_000321 in fondo, chi non vede chiaramente che è una guerra che certe facoltà dello spirito fanno ad altre facoltà? emilio zola, non men degli altri. 2019_1577_000322 fin dal primo principio. egli stese l'elenco dei personaggi principali della famiglia rougon macquart e destinò a ciascuno la sua carriera, proponendosi di dimostrare in tutti gli effetti dell'origine, dell'educazione, della classe sociale, dei luoghi. 2019_1577_000323 specialmente nelle sezioni estere, dove i venditori formano da sè soli una specie d'esposizione antropologica dilettevolissima. c'è un gran numero di belle ragazze inglesi che lavorano ai loro registri, intente e impassibili. 2019_1577_000324 dapplausi, uno di quegli applausi che debbono destare, nell'anima di chi li riceve, un senso quasi di sgomento e che, ripercuotendosi nell'anima di chi applaudisce, v'ingigantiscono il sentimento che li ha fatti prorompere. 2019_1577_000325 abbracciare col pensiero l'azione poderosa dei grandi generatori che provvedono il vapore alle macchine motrici, il lavoro titanico delle trenta macchine motrici che trasmettono la vita a tutte le macchine dell'esposizione. 2019_1577_000326 di qui i legni della foresta di dodona, di là gli zoccoli delle grosse contadine di fionia, a destra i marmi delle miniere del 2019_1577_000327 le tendine della finestra erano calate e dell'azione che esercitava quella apparenza sull'animo d'un personaggio ch'era seduto in un angolo di quella stanza. 2019_1577_000328 a vedere le esperienze della luce elettrica nel padiglione russo o quelle del riscaldamento e dell'illuminazione nel parco del campo di marte. 2019_1577_000329 tutto quel mondo nero, fumoso e rumoroso nel quale egli vive col pensiero da lungo tempo e saran tutti. romanzi del ciclo rougon. 2019_1577_000330 ho impiegato sei mesi a scrivere une page d'amour, un anno a scriver l'assommoir. l'assommoir soggiunse poi dando un colpo della mano aperta sul manico del pugnale. è stato la mia tortura. 2019_1577_000331 si ascoltò il primo atto, si fischiò il secondo e non si volle sentire il terzo. il fracasso era tale che i critici non potevano neppur sentire il nome dei personaggi. 2019_1577_000332 mille volte abbandonato, mille volte ripreso, mille volte difeso, galeotto d'amori gentili, auspice d'amicizie ardenti, compagno di veglie febbrili e provocatore di scoppi di pianto disperati. 2019_1577_000333 e alla vita stomacati dei paesi dove non c'è d'originale nemmeno il vizio e il suo linguaggio. là troviamo almeno la assenza della forma più schifosa e più vile della corruzione. 2019_1577_000334 disse le ultime parole con un accento pieno di nobiltà e con un gesto largo e vigoroso che scosse tutto il teatro quando disse: hommes du. 2019_1577_000335 il tale fa questo. che cosa nasce solitamente da un fatto di questa natura? quest'altro fatto, quest'altro fatto è tale che possa interessare quell'altra persona? certamente è dunque logico che quest'altra persona reagisca in quest'altra maniera. 2019_1577_000336 ma oltre a queste, ci sono mille altre manifestazioni della coscienza ch'egli ha della sua grandezza: l'ardimento superbo con cui mette le mani nella scienza e con cui affronta, passando, i più alti problemi della filosofia. 2019_1577_000337 è una mala bestia che risponde alle carezze coi morsi. tanto vale mostrargli i denti e fargli vedere che non sono meno forti dei suoi latri. a sua posta, purchè ci segua. 2019_1577_000338 la lotta del grande commercio col piccolo, dei milioni coi cento mila franchi. un soggetto vasto e originale, pieno di nuovi colori, di nuovi tipi e di nuove scene. 2019_1577_000339 così, riconoscendo mille cose e mille aspetti, continuiamo a girare rapidamente in mezzo a incrociamenti di legni da cui non vedo come usciremo. 2019_1577_000340 si lascia sfuggire la più alta e più allegra esclamazione di meraviglia che strappi parigi dalle labbra d'uno straniero. non c'è sicuramente un'altra piazza di città europea dove la grazia, la luce, l'arte, la natura s'aiutino così mirabilmente fra loro. 2019_1577_000341 li appesta tutti. non c'è in tutta la letteratura contemporanea uno di quei caratteri, grandi, modesti, benevoli logici, che uniscono allo splendore della mente la dignità della vita. 2019_1577_000342 le scarpettine. calamitate, i ventagli che parlano, i bustini che fanno scattare le braccia, le stoffe pittoresche della catalogna e dell'andalusia. 2019_1577_000343 ma cos'è dunque questo bizzarro impasto di contraddizioni? il parigino, chi lo sa? afferratelo, vi sguiscia di mano. presentategli il bandolo d'una di quelle quistioni in cui si rivela un uomo ed egli astutamente. 2019_1577_000344 levati in alto dal bollore delle ire nemiche. il parigino non compra quasi mai il libro spontaneamente per un sentimento proprio di curiosità. non lo compra che quando glie ne hanno intronate le orecchie, quando è diventato come un avvenimento da cronaca. 2019_1577_000345 a formarsi una giusta idea della figura che facevano, là in mezzo, le nostre miserabili valigie di letterati. 2019_1577_000346 per me non c'era più che un solo: hugo, il grande poeta amoroso e sdegnoso, pieno di consigli fortissimi e di sante consolazioni, l'uomo che m'aveva fatto delirare d'amore da giovanetto. 2019_1577_000347 si compie in noi, a poco a poco, una profonda e deliziosa depravazione di gusti, fin che un bel giorno ci accorgiamo d'essere parigini fin nel midollo delle ossa. 2019_1577_000348 una volta in un vagone vidi un francese che leggeva un libro con grande attenzione, facendo di tanto in tanto un segno di stupore. tutt'a un tratto, mentre cercavo di leggere il titolo sulla copertina, esclamò: ah. 2019_1577_000349 è una mano invisibile che v'accarezza, una voce dolce che vi parla nell'orecchio, una scintilla che vi corre nelle vene, una voglia impetuosa di tuffarvi in quel vortice e d'annegarvi, passata la quale si va a desinare, benissimo, a due lire. 2019_1577_000350 diano una spiegazione i critici sinceri. il bouton de rose ebbe quattro rappresentazioni. l'incasso maggiore fu quello della seconda. 2019_1577_000351 appartengono alla principessa di galles e l'imperatore d'austria ha già messo il suo augusto suggello sopra un impareggiabile cofano d'argento cesellato, che sarebbe stato la vostra delizia. 2019_1577_000352 che meditano sui cataloghi, che guardano, fiutano e discutono ogni menoma cosa, che impiegheranno probabilmente sei mesi a fare il giro di tutto il campo di marte. 2019_1577_000353 la sua prima vita letteraria non è meno singolare, ed egli la espose colla medesima franchezza, continuando a giocare col. 2019_1577_000354 fra tutte queste cose, in tutti questi luoghi di cui si respira l'aria e in cui si vede e si tocca tutto, si muove una folla svariatissima di signore corrotte fino alla midolla, d'operai incarogniti di bottegaie sboccate. 2019_1577_000355 andò in germania, dove lavorò alla costruzione d'una delle prime strade ferrate, poi in inghilterra, poi a marsiglia, donde fece varie escursioni in algeria, sempre lavorando. 2019_1577_000356 mais c'est immense savez vous? mon matre gli osservò un tale, ed egli rispose sorridendo: 2019_1577_000357 la prima impressione è gradevole: è la grande piazza irregolare della bastiglia, spettacolosa e tumultuosa, nella quale sboccano quattro boulevards e dieci vie e da cui si sente rumoreggiar sordamente il vasto sobborgo di sant'antonio. 2019_1577_000358 e di qui riesco, quasi senza avvedermene nelle sale dell'olanda- dinanzi a una pittura che par velata dai vapori delle grandi pianure allagate, e vedo infatti vagamente 2019_1577_000359 fonctionnaire e quei dieci mascalzoni pagati che in tutti i teatri, tutte le sere, vogliono farvi ammirare a suono d'applausi, quel dato verso e quelle eterne romanze cantate da voci di gallina. 2019_1577_000360 e si prova un sentimento inaspettato: arrivandoci s'era partiti per l'esposizione. era lo scopo, la prima cosa, appena arrivati diventa l'ultima. 2019_1577_000361 non c'è dunque altro che tener gli occhi inchiodati sul tavolino. no, nemmeno il tavolino è diviso in tanti quadretti colorati e stampati che vi offrono delle tinture e delle pomate. 2019_1577_000362 ma a me manca quasi il coraggio d'entrarvi. mi conforta soltanto il pensiero di non aver da rendere che l'impressione confusa. 2019_1577_000363 imbrogliati, assentendo di tratto in tratto col capo. non lo vidi mai sorridere. pareva stanco ma sicuro. diceva infine con voce dolce: avrete quello che desiderate. posso esservi utile in. 2019_1577_000364 che ragione, se è lecito, perchè la stampa non aveva ancora parlato e il pubblico veniva e rideva con confidenza. 2019_1577_000365 questa fu l'introduzione, dopo la quale lo zola fu costretto a parlare esclusivamente dello zola. il mio buon amico gli aveva detto il giorno avanti, annunziandogli la mia visita: preparatevi a subire un interrogatorio in tutto le regole. 2019_1577_000366 grande. rappresentatevi questo spettacolo e la popolazione stranissima di venditori e di guardiani che lo anima, tutti quei neri ambigui, quegli arabi. 2019_1577_000367 e in questo è alla pari con molti dei più illustri scrittori francesi di questi tempi. ma fece la sua educazione da sè stesso. studiò combattendo come i generali della rivoluzione. 2019_1577_000368 l'uomo che, entrando, s'era sentito schiacciato, riacquista la coscienza di sè e contempla quell'immensa forza. 2019_1577_000369 e un'espressione indimenticabile di grazia giovanile e di maestà serena che ci fa aggiungere un applauso al clamore del suo trionfo. ed ecco don chisciotte. 2019_1577_000370 il picchiettio cadenzato di cento martelli, lo stridore delle lime e delle seghe e mille tintinni cristallini e metallici e il ronzìo sordo della moltitudine. 2019_1577_000371 che formano una catena non interrotta di grandi anelli neri, mobilissimi da una estremità all'altra dell'immensa sala. qui si lavora l'oro, la tartaruga, l'avorio, la madreperla, si fabbricano gli oggetti di filigrana. 2019_1577_000372 la baldanza con cui ostenta le sue licenze letterarie, come se fosse certo che coniate da lui saranno moneta corrente e ricchezza comune. l'intonazione solenne delle sue prefazioni, che annunziano l'opera come un avvenimento sociale. 2019_1577_000373 espressione, manchevole forse, ma d'un sentimento sublime che mette nel petto il tremito d'un singhiozzo: dopo la grecia vien la pittura facile. 2019_1577_000374 dov'è la ricchezza di genova, la bellezza di firenze, la grazia di venezia, la maestà di roma? vi piace davvero quella vanagloriosa parodia di s pietro che è il panteon? 2019_1577_000375 mi son domandato prima di ogni cosa, dove va una cocotte? va ai teatri, alle prime rappresentazioni, sta bene, ecco cominciato il romanzo. il primo capitolo sarà la descrizione d'una prima rappresentazione in uno dei nostri teatri eleganti. 2019_1577_000376 i vestiti da viaggio, le famiglie di provincia affaticate e stupite, i visi bruni del mezzogiorno e le barbe e le capigliature biondissime. 2019_1577_000377 come un'antica torre d'assedio e una doppia processione, sale e scende per le scale di quel bizzarro palazzo indiano, sostenuto da cento colonnine e coronato da dieci cupole. 2019_1577_000378 che si fanno il caffè da sè e la barba da sè e vanno a cogliere dei fiori pel proprio giorno onomastico nel giardino di brandeburgo. 2019_1577_000379 questo apparisce lucidamente dalle sue apostrofi ai popoli, dalle sue intimazioni ai monarchi, dal tono di profezia che dà ai suoi presentimenti, dalla forma di responso che dà alle sue sentenze, dal carattere di minaccia che dà ai suoi rimproveri. 2019_1577_000380 a un tratto il soffio della grande ispirazione lo investe e allora butta via il pennello delicato e, come il goya faceva, dipinge a furia con quello che gli casca fra le mani: spande i colori, colle, spugne, getta le grandi macchie cogli strofinacci e le scope. 2019_1577_000381 che paiono fatti apposta per essere scappellati con una pedata da una ballerina del valentino e che ragazzaglia tutti quanti, giovani e vecchi di tutte le classi. trecento cittadini si affacciano alle spallette d'un ponte per veder lavare un cane. 2019_1577_000382 e pensai quanta vita avevano versato fra tutti, in quelle cento sale ch'io avevo attraversate di corsa. quanta parte dell'anima loro c'era in quelle tele e in quei marmi innumerevoli, quante ispirazioni d'amanti e di spose. 2019_1577_000383 e ai tagliacantoni inferraiolati e alle belle ragazze brune del bairro alto e finalmente lo spettacolo cambia per l'ultima volta. 2019_1577_000384 per non aver l'aria di parlare in cattedra, discorreva guardando in viso uno solo e a bassa voce. ecco quello che io direi. diceva quello: 2019_1577_000385 qui, per le signore, comincia il regno della tentazione. le più riserbate non riescono a padroneggiarsi. è una cosa amenissima vedere gli sguardi languidi. 2019_1577_000386 e che tutti si studino di aggiungere colla propria persona una pennellata ben intonata al gran quadro dei boulevards. gran quadro, davvero, e si possono accumulare col pensiero fin che si vuole. 2019_1577_000387 le rive ridenti di sorrento, le architetture arabescate del cairo, le solitudini ardenti della siria, la campagna desolata di roma. 2019_1577_000388 e qui parigi notturna vi fa uno dei suoi più bei colpi di scena. avete dinanzi la facciata del teatro, enorme e spudorata, risplendente di lampade colossali negli intercolonni elegantissimi, dinanzi alla quale sboccano le vie auber e halévy a. 2019_1577_000389 cui paragona i grandi poeti, si vede riflessa prima d'ogni altra la sua grandezza. quella montagna che ha tutti i climi e tutte le vegetazioni è vittor hugo. 2019_1577_000390 non c'è altro scrittore moderno che abbia esercitato con una maggior quantità d'opere e con una più intrepida ostinazione questo glorioso 2019_1577_000391 e s'è già percorsa una lunghezza di quattromila metri, provando di più in più un vivo sentimento nuovo che non è sola meraviglia, ma una scontentezza confusa, un rammarico pieno di desiderii. 2019_1577_000392 e i poveri diavoli trascurati seduti nei loro cantucci solitarii, colla testa bassa e la faccia malinconica che meditano sulle speranze perdute. 2019_1577_000393 padroneggiato sempre dallo scrittore, stupendamente imitativo dei movimenti e dei suoni, risoluto ed armonico, che par accompagnato dal picchio cadenzato d'un pugno di ferro sul tavolino e in cui si sente il respiro largo e tranquillo d'un giovane poderoso. 2019_1577_000394 un'altra volta una piccola umiliazione: uno stupido gioco di parole ripetuto da un milione di bocche, uno spettacolo d'un'oscenità stomachevole, un cielo chiuso e 2019_1577_000395 terminata la lettura, si lascia il libro senz'avvedersene e si cerca colle mani la catinella e via via il buon odore delle spalle di nana. 2019_1577_000396 altri, che detestano il suo gusto letterario, accettano le sue idee. altri, che combattono le sue idee, sono entusiasmati della sua forma. 2019_1577_000397 e fin dal primo giorno gli balenò alla mente tutto il lavoro e tracciò l'albero genealogico che pubblicò poi nella page d'amour. credevo che fosse anche questa una delle tante ostentazioni. 2019_1577_000398 ora un palazzo incendiato dalla comune, ora la cupola dorata degli invalidi e dicendoci l'un l'altro mille cose e le stesse cose, e con la più viva espansione, senza pronunziare una parola e senza ricambiarci uno sguardo. 2019_1577_000399 e superbo. non s'inflette e non ride il suo riso. non è che una maschera dietro la quale s'intravvede sempre il suo volto pallido e accigliato. una specie di tristezza fatale pesa su tutte le opere sue. 2019_1577_000400 o a teatrini trasparenti di marionette. danno alla strada l'aspetto fantastico e puerile d'una festa orientale, i riflessi infiniti dei cristalli, i mille punti luminosi che traspaiono fra i rami degli alberi. 2019_1577_000401 e convien dirlo l'amico, trovato là il buono e schietto francese vale veramente per due. in nessun altro europeo trovate un'armonia più amabile della mente, del cuore e delle maniere. 2019_1577_000402 in cui si sentiva un souffle de crevaison, quei muri che risonavano come pancie vuote, quelle porte da cui usciva una perpetua musica di legnate e di strilli di. 2019_1577_000403 prendo amore alle mie note e ai miei scartafacci, mi cullo nel mio lavoro e mi ci trovo bene come un pigro nella sua poltrona. 2019_1577_000404 e ne recitò speditamente una decina per rammentarsene uno che nel primo momento non gli era venuto alla mente. la sua memoria prodigiosa, del resto, si rivela nella immensa ricchezza della sua lingua e nelle citazioni infinite delle sue opere. 2019_1577_000405 pieno d'asprezze e d'affondamenti oscuri, rotto qua e là in grandi squarci da cui si vedono prospetti confusi e lontani. ora semplice fino all'ingenuità scolaresca, ora architettato coll'arte sapiente d'un pensatore. 2019_1577_000406 ad ogni svolto di viale ci trovavamo in faccia a una nuova baldoria e d'altra parte il mio buon giacosa mi domandava grazia da un pezzo con voce lamentevole, dicendomi che gli occhi gli si chiudevano e che la testa non gli si reggeva più sulle spalle. 2019_1577_000407 con colori nuovi e tocchi di pennello in confronto ai quali tutti gli altri gli parevano sbiaditi e i critici più arrabbiati erano costretti a riconoscere. 2019_1577_000408 all'italia domande che, invece di togliermi d'imbarazzo, mi ci avrebbero messo fino agli occhi se non mi fossi accorto che, da osservatore fine degli uomini, egli badava assai più alla viva commozione che trapelava dalla mia voce incerta. 2019_1577_000409 queste polemiche diedero un impulso potente al successo del romanzo. fu un successo strepitoso, enorme, incredibile. erano anni che non s'era più sentito, a proposito d'un libro, un fracasso di quella fatta. 2019_1577_000410 e palpitare per mezzo secolo milioni di creature umane. quando non rimanesse altro di lui, rimarrebbe come un fatto storico la sua popolarità immensa fra tutte le genti, come un esempio consolante dell'eco che può trovare nell'umanità la parola d'un uomo che non ha altra forza che la parola. 2019_1577_000411 non vi accade mai un urto forte di affetti, d'interessi, di persone che tenga l'animo sospeso e da cui tutto il romanzo dipenda. 2019_1577_000412 una curiosità smaniosa di mille cose s'impadronisce di noi e ci fa correre dalla mattina alla sera coll'interrogazione sulle labbra. 2019_1577_000413 che parve un giorno caduta in fondo sotto il peso di tutte le maledizioni di dio. dopo sette anni, così splendida, così superba, così piena di sangue, d'oro e di gloria. 2019_1577_000414 e purchè abbiate una faccia un po straordinaria e due amici ai fianchi che vi parlino in atto rispettoso, potete passare facilissimamente per un principe. 2019_1577_000415 dopo il desinare ricevete il caffè gratis dalla repubblica del guatemala, se pure non preferite quello scelto e tritato dalle negre di venezuela. e poi per 2019_1577_000416 parlò con amore di suo padre. era ingegnere militare nell'esercito austriaco, era assai colto. sapeva lo spagnuolo, l'inglese, il francese, il tedesco. pubblicò vari scritti scientifici che lo zola conserva. 2019_1577_000417 così il suo napoleone iii, rappresentato come un volgare malfattore tutto d'un pezzo. 2019_1577_000418 tutt'a un tratto tacqui, come se una mano mi avesse afferrato alla gola e restai col respiro sospeso. allora la mia affettuosa ammirazione di venti anni, la costanza del mio ardente desiderio. 2019_1577_000419 qui la prima idea che passa per il capo è di voltar le spalle e di tornarsene a casa. il primo giorno si passa fra tutte quelle meraviglie inglesi, con una indifferenza di cretini. 2019_1577_000420 ci fece tremare le vene e i polsi come un colpo di cannone e ritornammo sui boulevards. era l'ora del desinare. 2019_1577_000421 così, nella galleria lunghissima delle arti liberali, decorata con una semplicità severa, dalla sala delle missioni giù, giù fra le biblioteche e le mappe, fra gli strumenti chirurgici e i modelli anatomici, dove s'arrestano pochi visitatori silenziosi. 2019_1577_000422 in cui dice le più dure cose senza giri di frase e senza epiteti lenitivi e paccia le pillole amare senza dorarle, cosa che ripugna all'indole della critica parigina. 2019_1577_000423 per veder circolare la vita nelle arterie minori di parigi. rivedo con vivo piacere quel verdeggiante e splendido boulevard di sebastopoli e di strasburgo, che par fatto per il passaggio trionfale d'un esercito e quella infinita via lafayette in cui le due striscie nere della folla. 2019_1577_000424 ecco quello che morirà a sant'anna. ma qui rimasi in asso da capo per mettere a posto i personaggi e le scene che avevo in mente. per dare un'ossatura qualunque al romanzo mi occorreva ancora un fatto, uno solo, che facesse nodo coi due precedenti. 2019_1577_000425 intanto, la catena degli amici si allunga rapidamente. pigliarne delle nuove abitudini, tutte le nostre debolezze trovano la fossetta morbida in cui adagiarsi. 2019_1577_000426 di là dal clamore della strada, si sente confusamente la voce profonda degli enormi quartieri, nascosti come il muggito d'un mare mascherato. 2019_1577_000427 sarà un romanziere- giudice, chirurgo, casista, fisiologo, perito fiscale- che solleverà tutti i veli e metterà le mani in tutte le vergogne e darà il nome proprio a tutte le cose, freddamente. 2019_1577_000428 da fargli negare la grandezza che presentano insieme le creazioni, le lotte, i trionfi, gli errori e gli ardimenti di questo vecchio formidabile. 2019_1577_000429 e allora prendete una risoluzione eroica e rivolgete una domanda da lungo tempo meditata a un amico e non si può dire l'effetto che vi fanno queste cinque semplicissime parole. via di clichy, numero venti. 2019_1577_000430 le merci preziose s'ammucchiano, i cartelloni multicolori si moltiplicano, i muri delle case spariscono sotto una decorazione smagliante, puerile e magnifica, che seduce e stanca lo sguardo. 2019_1577_000431 non vi è nessuna bellezza monumentale, è una specie di magnificenza teatrale e femminea, una maestà d'apparato. 2019_1577_000432 a stevens e il villems espongono i loro quadri di costumi mirabili di grazia e di colorito, e i stevens, i suoi cani inimitabili. 2019_1577_000433 facendo risaltar le mascelle, il che gli dava un'espressione più vigorosa di risoluzione e di fierezza. parlò del successo. 2019_1577_000434 in giubba e cravatta bianca, che sfogliava un album, e gli domando scusa, ma voglio dir la verità ed è che al primo vederlo pensai. 2019_1577_000435 alle scaglie di coccodrillo, agl'idoli informi alle memorie dei primi conquistatori, fin che il quadro selvaggio e grandioso che vi riempie di pensieri solenni. 2019_1577_000436 tutto il romanzo di questo secolo. conosce profondamente parigi, padroneggia insuperabilmente la lingua e pensa. si venne poi al più importante degli argomenti. 2019_1577_000437 ragionamento. esse si rialzano da sè, a poco a poco, nella vostra mente più maestose e più salde. disponetevi invece ad adorarle ciecamente e sarete ogni momento costretti a soffocare mille voci di protesta che usciranno dal vostro cuore e dalla vostra ragione. 2019_1577_000438 di sette palazzi fatati vi accendono nel cervello o nelle ossa il furore dei piaceri. vorreste veder tutto ed esser da per tutto ad un tempo, a sentire dalla bocca del grande got l'efface sublime dei fourchambault a. 2019_1577_000439 per parer di statura: monaco che offre una tavola, lussemburgo che mostra dei banchi di scuola, andorre che presenta le sue leggi, san marino che fa vedere una macchinetta. qui l'esposizione volge un poco all'ameno, ma 2019_1577_000440 la testa d'un pensatore e il corpo d'un atleta e mani ben fatte e salde, di quelle che si stringono e si ritengono strette. con piacere mi rammentò, a primo aspetto il suo gueule dor e mi parve che sarebbe stato in grado di fare le stesse prodezze sopra l'incudine. 2019_1577_000441 ma più che all'esposizione, si benedice a questa augusta legge, a questo immortale e santo affanno il lavoro e si vorrebbe vederlo come un nume simboleggiato in una statua smisurata e splendida. 2019_1577_000442 quella immensa magnificenza posticcia finisce per sedurci, come la poesia maestrevolmente inorpellata d'un seicentista d'ingegno. il nostro passo comincia a sonare sul marciapiede dei boulevards, come dice lo zola. 2019_1577_000443 a un uomo. così, quando gli avete espresso con tutta l'anima quello che sentite per lui, lì, su due piedi, nel primo impeto dell'entusiasmo, gli avete detto tutto. non rimane che rivolgergli delle domande. 2019_1577_000444 passate la soglia d'una porta, avete fatto un viaggio di mare di due mesi, siete in un altro emisfero, vi trovate dinanzi a un ideale artistico nuovo che urta e scompiglia violentemente tutte le immagini che sono affollate nel capo fino a quel punto. 2019_1577_000445 e il primo bicchiere di champagne ci tinge di color d'oro. tutti i ricordi della giornata. allora, con che slancio d'entusiasmo salutiamo la grande parigi, l'ospite amorosa e magnifica. 2019_1577_000446 compreso fra il palazzo indiano e la statua del principe, accatastandoli bene dal pavimento alla volta, pigiandoli non lasciandoci nemmeno un piccolissimo vano. ci starebbe la metà degli scheletri dei morti di fame nelle indie al tempo dell'ultima carestia. 2019_1577_000447 mi pareva d'essere a parigi da una settimana. la folla però ha un aspetto alquanto diverso dai tempi ordinarii. abbondano le faccie esotiche. 2019_1577_000448 immensità gloriosa. parigi empie l'orizzonte e par che voglia coprire tutta la terra, colle smisurate onde immobili e grigie dei suoi tetti. 2019_1577_000449 direi. diceva quello che credo di poter dire. ditemi voi se vi pare che sia a proposito: non gestiva affatto. teneva tutt'e due le mani sulle ginocchia. 2019_1577_000450 il quale, dopo poche parole, mi disse ch'era amico di vittor hugo e che qualche volta scriveva delle lettere in nome suo. fra le altre cose, gli parlai dell'emozione che avevo provata la mattina salendo le scale. perchè mai? mi domandò gentilmente. 2019_1577_000451 penso al suo oriente splendido, al suo medio evo tremendo, alla preghiera per tutti, all'infanta che perde la rosa mentre filippo ii perde l'armada, alla carica dei corazzieri della guardia contro i quadrati del. 2019_1577_000452 qui c'è una bottiglia spropositata di vino di champagne che basterebbe a ubbriacare un battaglione di bersaglieri, là un cavaturaccioli mostruoso che par fatto per tirar su i tetti. 2019_1577_000453 e pieni di speranze. e che immenso tesoro d'immagini, di sentimenti e di idee portavan via da quel luogo milioni di visitatori di tutta 2019_1577_000454 allo sgomento che ci dava la grandezza di parigi succede l'allegrezza della libertà, che deriva appunto da quella grandezza. lo strepito che ci frastornava da principio finisce per accarezzarci l'orecchio come il rumore di un'enorme cascata d'acqua. 2019_1577_000455 eppure, nel punto che cominciò a parlare, fui colto da una distrazione che mi fece patir la tortura. non so come mi balenò alla mente quella comicissima scena della. 2019_1577_000456 di vedere e di toccare la verità per la prima volta. certo che, per quanto si abbia lo stomaco forte e le nez solide come gervaise all'ospedale, qualche volta bisogna fare un salto indietro, come a una fiatata improvvisa d'aria pestifera. 2019_1577_000457 fra le miriadi di personaggi di romanzo che abbiamo nella memoria, i suoi rimangono come affollati in disparte e sono i più grossi e i più palpabili di tutti. non li abbiamo solamente visti passare e sentiti discorrere. 2019_1577_000458 dice che gli chiuderà sempre tutte le porte, ma a lui non importa d'essere amato. egli considera il pubblico come il suo nemico naturale, che serve accarezzarlo. 2019_1577_000459 e questo fantasma occupa tutta la vostra mente e tutto il vostro cuore. in quell'oceano di teste, voi non cercate che la sua. a ogni vecchio che passi, il quale vi rammenti alla lontana la sua immagine, una voce intima vi dice: è lui. 2019_1577_000460 il cotone è disposto in forma di tabernacoli e di cappelle commemorative, le spille a milioni in trofei, l'allume di potassa a muraglie, la cera di spagna in torri alte come case. 2019_1577_000461 ora staremo un po insieme, mi disse dopo avermi fatto qualche altra domanda, e poi verrete di là con me nel salotto, dove conoscerete alcuni degli uomini più notevoli della francia. 2019_1577_000462 gli sguardi languidi e interrogativi s'incrociano e gareggiano. davanti a ogni caffè c'è la platea d'un teatro di cui il boulevard è il palcoscenico. 2019_1577_000463 e allora, vittor hugo è grande, buono, venerabile augusto, e non c'è anima umana che, in quelle pagine, non l'abbia benedetto ed amato. 2019_1577_000464 e siamo costretti a difendere faticosamente la nostra libertà di spirito. se vogliamo attendere a un qualsiasi lavoro, tutto precipita. 2019_1577_000465 che cosa sono questi ammutolimenti improvvisi del cuore? forse che il cuore s'addormenta, stanco della commozione, per ripigliar nuove forze? io non so. 2019_1577_000466 il lantier, per esempio, lo conobbe in carne ed ossa ed è infatti uno dei caratteri più stupendamente veri dell'assommoir l'idea del frate archangias della faute de. 2019_1577_000467 descrivimi le tue torture, le tue ebbrezze e le tue furie. dimmi che cosa pensi e che cosa sei: vecchio, misterioso e tremendo. 2019_1577_000468 e abbiamo visto faccia a faccia la morte, quando ce la presenta orrenda, come in claudio frollo appeso al cornicione della cattedrale, o furiosa, come sulla barricata di via saint denis, o epica, come sul campo di. 2019_1577_000469 davanti ai quadri del de nittis, il pittore ardito e fine di parigi e di londra, c'è un gruppo di curiosi che si disputano lo spazio. 2019_1577_000470 egli la farà a modo suo. l'uomo avrà l'abitudine di passare la sera accanto al camino, colla pipa in bocca e piglierà fuoco accendendo la pipa. 2019_1577_000471 un paio di stivaletti di squame di pesce, un letto di ceralacca, una poltrona di cristallo, un violino di maiolica, un velocipede a vapore. qui c'è tutto: gli orologi magici. 2019_1577_000472 il vecchio tronco rimase saldo ed immobile. egli passò per tutte le prove, fu povero, fu perseguitato, fu proscritto. 2019_1577_000473 il parodi aveva inteso dire d'una discussione sopra il chateaubriand seguita a tavola fra il turghenieff, lo zola, il flaubert e uno dei fratelli. 2019_1577_000474 ancora otto romanzi da scrivere, quando la storia dei rougon macquart sarà finita. egli spera che, giudicando l'opera intera, la critica gli renderà giustizia. intanto lavora tranquillamente e va diritto alla sua meta. 2019_1577_000475 le trottole miracolose, le bambole che parlan francese, le spagnuole di legno che v'insegnano a maneggiare il ventaglio. non ci manca proprio altro che l'ago di emilio praga. 2019_1577_000476 gli specchi di ventisette metri quadrati di superficie, rotaie d'un sol pezzo di cinquanta metri e fili metallici lunghi venticinque chilometri. aggiungete ancora il martello smisurato del creusot, che pesa ottantamila chilogrammi. 2019_1577_000477 flutti di gente che attraversa la strada di corsa, arrischiando le ossa, s'accalca sui marciapiedi, assalta i chioschi da cui si spandono miriadi di giornali, si disputa le sedie davanti ai caffè e rigurgita all'imboccatura delle strade. 2019_1577_000478 perciò rimasi lì senza parola. e d'altra parte, che cosa poteva dire a me lui? nondimeno, per levarmi d'imbarazzo, mi fece parecchie domande intorno alle mie impressioni di parigi all'esposizione. 2019_1577_000479 quest'idea d'esser nato a parigi, d'aver avuto questo segno di predilezione da dio, sta in cima a tutti i pensieri del parigino, come una stella che irradia tutta la sua vita d'una consolazione celeste. 2019_1577_000480 un lavoro quasi sempre lungo, ma io mi ci metto flemmaticamente e invece d'adoperarci l'immaginazione, ci adopero la logica. 2019_1577_000481 stizza mi divorava, mi sarei morso le mani e dato dei pugni nella testa, e mi ricordo ch'ero ancora in questo stato quando la porta s'aperse e mi trovai nell'anticamera, illuminata da una lampada appesa al soffitto. ma fu quello, grazie al cielo, l'ultimo momento. 2019_1577_000482 kanut e quell'orribile occhio di fuoco che insegue caino. dimmi in che parte dell'inferno hai scovato l'amore del prete claudio e in che parte del cielo hai visto il viso bianco? 2019_1577_000483 vino. egli è naturalmente franco, anche se i suoi modi non lo paiono non diffidente. più facile a essere ingannato che a ingannare. 2019_1577_000484 l'ultima sala delle belle arti mette nella galleria del lavoro. non si può immaginare un più strano cambiamento di scena. qui tutto è agitazione e strepito. si vedono le piccole industrie all'opera. 2019_1577_000485 e le macchine innumerevoli che aiutarono le braccia dell'uomo al collocamento delle cose enormi. poi richiamare alla mente il lavoro immenso e febbrile dell'ultimo mese. 2019_1577_000486 di respirare una boccata d'aria su quella torre di babele, assistendo da un gradino della scala sterminata al lavoro immenso, confortati dal dolce pensiero che si scapperà fra quindici giorni. 2019_1577_000487 o quel tempiaccio greco romano della borsa, o quell'enorme e splendida caserma di cavalleria delle 2019_1577_000488 una cocotte. frequenta i gran restaurants. mi metto a studiare i gran restaurants, frequento quei luoghi per qualche tempo. osservo interrogo noto indovino. 2019_1577_000489 era in piedi, solo immobile. che cosa gli dissi a diciott'anni? in quelle occasioni si versano delle lagrime. il pianto è la grande e dolce eloquenza della prima giovinezza. 2019_1577_000490 pensando che ci aspetta, dopo la corsa, una bella mensa coronata di spalle bianche e tempestata di frizzi, e dopo la mensa, una nuova commedia dell'augier. 2019_1577_000491 e suscitò degli eserciti di nemici. ma si trascinò dietro degli eserciti una legione di scrittori fanatici e devoti. gli si strinse e gli si stringe intorno e combatte in sua difesa e nel suo nome. 2019_1577_000492 la sua risposta mi diede una grande soddisfazione. le ventre de paris rispose: e infatti, la storia di quel grasso e iniquo pettegolezzo plebeo che finisce per perdere un povero galantuomo. 2019_1577_000493 e prevalere le sue forti facoltà di romanziere e, propugnando queste teorie, difende ostinatamente i suoi lavori drammatici. un amico andò a visitarlo dopo la caduta del suo. 2019_1577_000494 alzano le teste, le braccia, le mazze, le lame fitte e intricate fino alle vlte altissime, producendo il fragore d'una battaglia. 2019_1577_000495 come egli direbbe, tutto il cte noir delle opere sue, ma a un tratto, come m'accadde di vedere quella sera, 2019_1577_000496 la sua apparizione improvvisa in mezzo a una folla di romanzieri in abito nero, ben educati e sorridenti, che dicono mille oscenità in forma decente, in romanzetti color di rosa fatti per le alcove e per le scene. 2019_1577_000497 e vi sembra di passare di salone in salone in un immenso palazzo scoperto o per un seguito di vastissimi patios spagnuoli, fra le pompe d'una veglia, in mezzo a un milione di invitati, senza sapere quando arriverete all'uscita. 2019_1577_000498 che importa, lo strangolamento è riuscito. il pubblico della prima sera ha stretto la corda e la critica ha dato l'ultimo strappo. 2019_1577_000499 dove, grazie alla solitudine, potete prendere l'andatura libera del viandante dalle ossa rotte, improvvisamente vi fermate davanti alla magnificenza delle sete. 2019_1577_000500 cronaca del quale bisogna saper dir qualche cosa in conversazione. pur che se ne parli, comunque se ne parli è una fortuna. la critica vivifica tutto. non c'è che il silenzio che uccida. 2019_1577_000501 il mestiere di lavandaia e pensai subito a quella descrizione del lavatoio che misi nel romanzo, che è la descrizione d'un lavatoio vero, in cui passai molte ore. 2019_1577_000502 c'erano cinquecento de amicis di tutte le stature, che ingombravano la scala dietro di me, affollati e stretti come acciughe tra il muro e la ringhiera, che mi dicevano tutt'insieme, a bassa voce, avanti. 2019_1577_000503 farvi pesare, portare, fotografare, profumare, curare. ci sono stazioni di pompieri, corpi di guardia, farmacie, infermerie: non manca che il camposanto. 2019_1577_000504 può tutto ed è grande nella tragedia e insuperabile nell'idillio. noi tutti abbiamo sentito scricchiolare le ossa d'esmeralda nel letto della tortura. 2019_1577_000505 i suoi difetti sono grandi come il suo genio. non nèi, ma gobbe colossali che ci fan torcere il viso. l'architettura della più parte dei suoi romanzi è deforme. sono episodi spropositati. 2019_1577_000506 ma tutto è oscurato dai tesori favolosi delle indie, da quel monte di armature, di coppe, di vassoi, di selle, di tappeti, di narghilè sfolgoranti d'oro, d'argento e di. 2019_1577_000507 confusamente, dietro agli alberi che stendono i loro rami, frondosi sui chioschetti, sui sedili dei marciapiedi, sulle piccole stazioni degli omnibus, sulle fontane. 2019_1577_000508 seguono gli stati uniti. il colosso dalle cento teste ha ancora la sua grossa mano di lavoratore un po restìa al pennello. io non ricordo che la risata della bella donna dell'hamilton e le faccie buffe dei ridacchioni del brown. 2019_1577_000509 la via massima dei trionfi mondani, il grande teatro delle ambizioni e delle dissolutezze famose, dove affluisce l'oro, il vizio e la follia dai quattro angoli della terra. 2019_1577_000510 ma una vasta e confusa lingua d'un tempo avvenire per la quale non ci sia nulla d'inesprimibile e di straniero. di questa potenza espressiva, come del coraggio del suo genio, egli abusa. 2019_1577_000511 il raggio della fiammella e come luccicano, in un angolo oscuro, le gambe d'una seggiola e i cardini d'una porta. dalla descrizione d'una bottega ci fa capire: 2019_1577_000512 quando non si bisbiglino tremando nel finestrino d'un confessionale, nell'ordine materiale, ci fa sentire tutti gli odori, tutti i sapori e tutti i contatti. 2019_1577_000513 via, levatene un po la voglia, povero giovane, perchè te la leggo proprio sul viso e m'hai l'aria d'un buon diavolo sincero e l'osservai infatti. 2019_1577_000514 questi contrasti son frequentissimi. girate, per esempio, nello scompartimento del così detto article de paris, pieno di cofanetti, di pettini, di canestrini, di scrignetti, d'infiniti ninnoli graziosi e preziosi. 2019_1577_000515 le stoffe da cinquecento lire il metro, fatte a cinque centimetri il giorno. il servizio da tavola degli stati uniti a cui lavorarono per diciotto mesi duecento operai. la fontana scolpita a cui lavorò un contadino scozzese per sette anni. 2019_1577_000516 gli omnibus di tutte le forme che paion, case ambulanti s'incalzano, la gente s'incrocia, correndo in tutte le direzioni come se giocasse a bomba da una parte all'altra della strada. 2019_1577_000517 nulla di tutto questo. è difficile immaginare un linguaggio più semplice, un tuono più modesto, un modo di porgere più naturale di quello ch'egli usava in quella conversazione. 2019_1577_000518 e allora si ripiglia coraggio. ma pure è una cosa che spaventa, quel presentarsi là, sconosciuti, senz'altra scusa che l'impulso del cuore. 2019_1577_000519 ho però bisogno di veder tutto. un aspetto mi basta, gli altri li indovino. qui sta l'ingegno. quando scriveva la page d'amour diceva: farò piangere tutta parigi. 2019_1577_000520 che passa a processioni, a turbe, a gruppi, come un esercito sbandato per riversarsi nei giardini esterni o nelle gallerie delle macchine. 2019_1577_000521 quando ci libereranno dai loro eterni visconti e dalle loro eterne marchese? questi ostinati frustasalotti non ce n'hanno ancora imbanditi abbastanza di quei loro protagonisti nobili, giovani, belli, spiritosi. 2019_1577_000522 io esprimo le mie impressioni del primo giorno semplicemente: ebbene, ciò che mi fece più meraviglia non sono le cose esposte, è l'arte dell'esposizione. 2019_1577_000523 poi mi domandò di che paese siete? inteso ch'ero italiano. mi guardò fisso, poi mi prese di nuovo la mano, mi fece sedere e sedette. che cosa dirgli? dio buono. 2019_1577_000524 una di quelle figure alte e candide davanti a cui si scopre la fronte senza esitazione e senza reticenze e il cui nome è un titolo di nobiltà e un conforto per il genere umano. 2019_1577_000525 io lascio ad altri il risolvere questa quistione, se in qualche caso uno smisurato sentimento di sè non sia un elemento del genio. 2019_1577_000526 e come un'aria di pace e di cortesia che mette il desiderio di distribuire strette di mano da tutte le parti e di fondare un giornaletto settimanale per intimare il disarmo dell'europa. 2019_1577_000527 mezzo mondo. veduto di scorcio la via d'una grande città di là da venire, in un tempo di fratellanza universale, quando saranno sparite le patrie. a primo aspetto non sembra che una splendida bizzarria e si pensa che il mondo ha avuto un quarto d'ora di buon umore. 2019_1577_000528 per veder scintillare e inumidirsi mille occhi davanti al suo glorioso montenegrino ferito. quanti cari e nobili artisti mancano alla festa? 2019_1577_000529 e avrei voluto infatti che non fosse possibile. mi pareva d'aver commesso un atto insensato. ma cosa ho fatto? mi dicevo, bisogna che mi abbia dato volta il cervello. 2019_1577_000530 un esercito d'operai d'ogni paese, formicolanti sull'orlo dei tetti, sulla sommità delle cupole, nelle profondità della terra, sospesi alle corde. 2019_1577_000531 ci sono molti parigini, certo che sono spiritosissimi, ma questi lavorano per tutti. la superiorità loro è che il grosso della popolazione è un eccellente conduttore di questa specie d'elettricità dell'ingegno. 2019_1577_000532 di tesori di vegetazione e di vita e che ventiquattro mesi prima non c'era là che un deserto. allora non si frena più quel sentimento d'ammirazione che al primo entrare era stato turbato da un effetto spiacevole d'apparenza. 2019_1577_000533 ammirate, ringraziate e tacete. il genio non ha difetti. i suoi difetti sono il rovescio delle sue qualità. ecco tutto. 2019_1577_000534 e così, sotto la forzata pacatezza con cui risponde alle osservazioni di lamartine sui miserabili, si sente il ruggito soffocato del leone ferito. 2019_1577_000535 e poi, oramai, si ritiene quasi al di sopra della letteratura, si riguarda quasi come un sacerdote di tutte le genti, sopravvissuto per decreto della provvidenza a mille prove e a mille sventure per vegliare sull'umanità. 2019_1577_000536 in cui il meno turpe degli amori è l'amor d'un figliastro. per la matrigna e la donna più onesta è una mezzana. il romanzo infatti fece chiasso. 2019_1577_000537 ha trovato il mio spirito grossolano. diavolo, come si fa a sopportare la franchezza d'un uomo che viene avanti con un stile diretto e che chiama le cose col loro nome? 2019_1577_000538 una che m'è sfuggita affatto alla memoria e un'altra che m'è rimasta impressa profondamente: una signora di forti membra, di capelli bianchissimi, di viso grande e aperto, illuminato da due occhi profondi, taciturna. 2019_1577_000539 l'artista che mi aveva aiutato a esprimere mille sentimenti e a render l'immagine di mille cose che, senza di lui, mi sarebbero forse rimaste sepolte per sempre nell'anima. 2019_1577_000540 lo zola non è in grado di compensare i loro sudori con una lode sincera. poi diede al parodi due risposte monosillabiche in cui si rivelò tutta la franchezza della sua natura. 2019_1577_000541 e lasciate in un canto l'hugo per mesi e qualche volta per anni, e vi pare d'esservene staccati per sempre. ma che egli v'aspetta. 2019_1577_000542 e poi, un contrasto curiosissimo: le esposizioni di due paesi profondamente diversi, che par che si guardino l'un l'altro stupiti di trovarsi di fronte. 2019_1577_000543 i delicati si ritirino, è un affar convenuto. egli non tacerà nulla, non abbellirà nulla, non velerà nulla, nè sentimenti, nè pensieri, nè discorsi, nè atti, nè luoghi. 2019_1577_000544 porta colla sua amabile e virile franchezza, coi suoi gesti risoluti, col suo bel viso pallido e fiero, e veduto così sul fondo del suo studio elegante. 2019_1577_000545 non lo capì e non lo fece suo che lungo tempo dopo. fin qui nessuna lettura gli aveva lasciata una profonda impressione. 2019_1577_000546 trasparenti, colle sue statue colossali, colle sue sessanta porte, maestoso come un tempio e leggiero, come una sola immensa tenda d'un popolo vagabondo. 2019_1577_000547 che lasciava vedere un largo torace sporgente, atto a rompere l'onda degli odii e delle ire letterarie. in tutto il tempo che rimasi con lui, non lo vidi mai ridere. 2019_1577_000548 lo scherzo s'affila, confricato come è sempre, come lama a lama con uno scherzo rivale. il senso comico continuamente esercitato s'affina e a poco a poco ci si attacca col riso parigino. la filosofia allegramente coraggiosa del 2019_1577_000549 quando la materia gli cresce, la recide per farla rientrare in quella forma o quando gli manca, fa un sforzo per tirarla a quel segno. 2019_1577_000550 ai macchinoni che vi suonano a festa. l'ora dei dolci appuntamenti coi rintocchi d'una campana da cattedrale. quasi tutti gli scompartimenti sono preannunziati da qualche cosa. 2019_1577_000551 all'apparire dei suoi primi romanzi, tutti pronunziarono il nome del balzac. il charpentier lo presentava agli amici dicendo: ecco un nuovo balzac. 2019_1577_000552 preoccupato, com'è sempre, dal pensiero di essere un oggetto di curiosità e di studio per lo straniero. sta in guardia, regola il gesto e il sorriso. 2019_1577_000553 sfrontatamente. ha in questo anche lui, come dice dello shakespeare vittor hugo, une sorte de parti pris gigantesque. a questo partito preso adatta conseguentemente l'arte sua, che viene ad essere una riproduzione piuttosto che una creazione. 2019_1577_000554 tra mille cose che vi raccontano storie di fatiche, di dolori e di pericoli da cui uscite pensierosi e ritemperati. di qui ritornate nella civiltà, fra le meraviglie della ceramica, in una sala che presenta l'aspetto di una galleria di quadri. 2019_1577_000555 e finalmente, più vicino all'entrata, dan nell'occhio gli stati uniti sdegnosi che non vollero prender parte alla gara. 2019_1577_000556 le divagazioni della fantasia in mezzo ai mille oggetti che ricordano le lotte e i lavori immani dei coloni nelle solitudini del nuovo mondo. 2019_1577_000557 che nessun altro sentisse. ah, non mi mancavano mica allora le cose da dirgli. il coraggio m'era venuto. mille domande mi s'affollavano. 2019_1577_000558 con mia sorpresa quello che m'era stato detto del suo modo di parlare in privato. io m'aspettavo di sentire le antitesi, i grandi traslati, la forma concettosa e paradossale e l'intonazione imperativa che è nei suoi scritti, specialmente degli ultimi anni. 2019_1577_000559 altri sgranocchiano pane e prosciutto camminando. delle coppie coniugali dormono saporitamente sui sedili in mezzo alla folla. 2019_1577_000560 dopo due o tre mesi di questo studio mi sono impadronito di quella maniera di vita. la vedo, la sento, la vivo nella mia testa, per modo che son sicuro di dare il mio romanzo il colore e il profumo proprio di quel mondo. 2019_1577_000561 e fresca della svizzera, svariata di cento stili, immagine vera d'un paese di cento pezzi e d'una famiglia d'artisti vaganti alla ricerca d'un ideale, d'una scuola, d'un centro di sentimenti e di idee. 2019_1577_000562 il pezzo di legno in frammenti di mobili. la ricamatrice svizzera ricama con trecento aghi. il papirografo inglese riproduce trecento esemplari d'un manoscritto. 2019_1577_000563 non c'è alto sentimento o bella idea che non trovi presa istantaneamente nell'anima sua. la sua intelligenza agilissima rende mirabilmente facili e piacevoli. 2019_1577_000564 non ha, d'altra parte, delle facoltà molto varie e lo sente e quindi aguzza e fortifica mirabilmente quelle che possiede per supplire al difetto delle altre. 2019_1577_000565 vi par di sentir ridere delle macchinette. sembra che abbian fatto tutte un corso di civetteria dalla stessa maestra. 2019_1577_000566 in fondo a tutte le sue scene e dietro tutti i suoi personaggi spunta la sua testa enorme e superba. quasi tutte le sue creature portano l'impronta colossale del suo suggello e parlano il linguaggio del genio. 2019_1577_000567 a folle serrate che ci arrestano all'improvviso nelle ombre deliziose del parco monceaux, intorno alle grandi arcate leggiere delle. 2019_1577_000568 eppure non è questo il più bello spettacolo della notte. si va innanzi fino alla maddalena. si svolta in rue royale, si sbocca in piazza della concordia e là. 2019_1577_000569 in fondo ai caffè, sino agli ultimi specchi delle sale riposte, incisi dai diamanti delle belle peccatrici, nella folla abbonda il bel sesso, che di giorno pareva sopraffatto e disperso. 2019_1577_000570 immagini e colori che presentano tutti insieme un gran quadro malinconico nel quale matte appena un sorriso la bianchezza argentea delle filigrane di cristiania, come uno spiraglio sereno in un cielo rannuvolato. 2019_1577_000571 parlami della tua infanzia, delle prime rivelazioni del tuo genio, di quando il chateaubriand ti chiamò fanciullo sublime. raccontami delle tue veglie tempestose. 2019_1577_000572 arrivati a un certo punto sentite un fracasso indemoniato d'organi, di clarini, di violoncelli, di trombe, che sembra un'orchestra di pazzi. è l'esposizione degli strumenti di musica. 2019_1577_000573 e che si svolge dalla prima all'ultima pagina, in quel singolarissimo teatro delle halles, pieno di colori, di sapori e d'odori, fra quelle pescivendole dalle rotondità enormi e impudenti. 2019_1577_000574 nella quale s'alternano, colle bizzarrie graziose della moda, le forme correttamente eleganti del rinascimento, dopo di che non resta che la galleria dei prodotti. 2019_1577_000575 affermare risolutamente il proprio diritto alla gloria. chi si fa piccino è perduto. guai al modesto. e lo zola non è nè modesto nè orgoglioso, è schietto. 2019_1577_000576 davanti agli immensi magazzini di novità assiepati di carrozze, intravvedendo di lontano ora un fianco del teatro dell'opera, ora il colonnato della borsa, ora la tettoia enorme d'una stazione. 2019_1577_000577 se siano neri o azzurri, non ricordo. sono occhi vivissimi e mobilissimi, che paiono socchiusi e appariscono soltanto come due punti scintillanti che, quando fissano, penetrano in fondo all'anima. 2019_1577_000578 là, dietro un velo di nebbia, faccie mostruose e stupefatte di incas che tendon l'orecchio agli squilli vittoriosi della civiltà che s'avanza. 2019_1577_000579 certo che dopo la prima esitanza si fanno delle riflessioni incoraggianti. si pensa, per esempio, che il sentimento che ci trattiene dal presentarci a un uomo orgoglioso che ammiriamo, non è in fondo che un sentimento d'orgoglio. 2019_1577_000580 e quando ti sgorga dalla penna uno di quei versi che vanno al cuore come un colpo di pugnale o come il grido d'un angelo: dove l'hai conosciuta, la tua rose della? 2019_1577_000581 i primi mesi sono bellissimi, in specie per i cambiamenti che seguono. in noi si prova subito un raddoppiamento d'attività fisica per effetto del raddoppiamento di valore del tempo e l'orologio, fino allora sprezzato, assume la direzione della vita. 2019_1577_000582 e la posterità li saluta con riverenza. come grandi atleti feriti, egli sarà certo ammirato almeno come uno dei più strani fenomeni letterari del suo tempo. 2019_1577_000583 a destra la gran fornace del boulevard degli italiani, a sinistra il boulevard infocato delle cappuccine che si prolunga fra i due muri ardenti del boulevard della maddalena. 2019_1577_000584 tutti i suoi libri terminano con un grido straziante. tutte le voci che escono dalle sue opere formano, riunite, un lamento solenne, misto di preghiera e di minaccia. 2019_1577_000585 e quando alza il pugno robusto, par che non debba abbassarlo, che per stritolar qualche cosa. in quei momenti sul suo viso si legge la storia di tutte le sue lotte e di tutti i suoi dolori. 2019_1577_000586 intitolata gl'invalidi di chelsea, dinanzi ai quali si chinerebbe la fronte in atto di venerazione: i poveri di londra, di luke fildes, che 2019_1577_000587 là ci spingemmo ancora nei giardini dei campi elisi a girare fra i teatri a cielo aperto, i chioschi, gli alcazar, i circhi, i concerti, le giostre, per interminabili viali affollati. 2019_1577_000588 e un chiodaio parigino rappresenta con nient'altro che coi suoi chiodi dalla testa dorata il palazzo del trocadero, colla sua cupola, colle gallerie e colla cascata. 2019_1577_000589 estatici davanti a una bellissima ragazza inglese che lavora. degnate appena d'uno sguardo la macchinetta ingegnosa che luccica sotto le sue mani. 2019_1577_000590 vedervi v e non ostante. una mattina mi trovai, senza avvedermene, nel cortile della casa di via clichy. 2019_1577_000591 siamo d'accordo, ma è quasi sempre la bandiera non della propria fede, ma del proprio ingegno. e lo stesso zola è sempre realista anche quando dà cuore e mente agli alberi e ai fiori. 2019_1577_000592 un numero del journal des abrutis con un articolo a doppio taglio sull'esposizione delle vacche, un gabinetto per gli esperimenti del fonografo e un bottegaio che dà il volo a un nuvolo di farfalle di penna per adescare i bimbi che passano. 2019_1577_000593 e infine, un romanzo più originale di tutti, che si svolgerà sopra una rete di strade ferrate: una grande stazione in cui s'incrocieranno dieci strade. 2019_1577_000594 colorato d'un sentimento di tristezza virile. centocinquanta quadri, dominati tutti dai soldati svedesi, che portano il cadavere di re carlo giù per la china d'una via solitaria nella neve. 2019_1577_000595 altri fogli c'erano appunti di vario genere. ne notai due principalmente: venti pagine di descrizione della tal cosa, dodici pagine di descrizione della tal scena, da dividersi in tre parti. 2019_1577_000596 e non ci rimane più alcuno di quei piccoli ozii i quali, come in una marcia militare, i riposi irregolari infiacchiscono invece di ristorare le forze. 2019_1577_000597 tre giorni dopo l'arrivo, senza che ce n'accorgiamo, la cadenza abituale del nostro passo è già accelerata e il giro del nostro sguardo ingrandito. 2019_1577_000598 ma che il gamin di parigi sia proprio di tanto più arguto del vallione di napoli e del becerino di firenze. 2019_1577_000599 come si riposa l'occhio e la mente? uscendo dalla porta rossa di pekino, par di tornare nella propria patria, in mezzo ai fratelli e agli amici. siviglia canta, granata sorride, barcellona lavora. 2019_1577_000600 e cercate di rappresentarvi tutto quanto di più strano e di più raro può mettersi in corpo un uomo senza rischiare la vita. c'è tutto. 2019_1577_000601 teatro tesoreggiati tutti i pettegolezzi della sua storia e della sua cronaca conosciuta. la sua città, come la palma della mano tortoni, più famoso di molti monumenti immortali. 2019_1577_000602 che avesse i piedi nelle viscere del globo e la testa più alta delle montagne. e dirgli gloria a te, secondo creatore della terra, signore formidabile e dolce. 2019_1577_000603 dei diseredati dalla natura e degli abbandonati dal mondo, di chi non ha pane, di chi non ha patria, di chi non ha libertà, di chi non ha speranze, di chi non ha luce. questa è la sua grandezza vera e incontestabile. 2019_1577_000604 tutto. egli lo ha detto a chiare note nel suo libro sullo shakespeare, nel quale s'è servito del tragico inglese per dire al mondo quello che pensa di se stesso. 2019_1577_000605 le sue vergini morte a quindici anni, i suoi galeotti, i suoi sultani, le sue guardie imperiali, i suoi pezzenti, i suoi frati, e vi parrà d'aver dinanzi l'opera non d'un solo, ma d'una legione di poeti. 2019_1577_000606 e il gridio dei due piccoli zola che giocavano nella stanza accanto vi aggiungeva una nota di gentilezza che lo rendeva più nobile e più caro. 2019_1577_000607 dotato. invece, come si ritrova? egli concepisce il romanzo in maniera che il suo concetto e il suo scopo non inceppano menomamente la libertà del suo lavoro inteso ad una scena e ad un dialogo. par che dimentichi il romanzo, è tutto lì. 2019_1577_000608 essa non sente che i ruggiti e le cannonate. e guai a chi non ha coraggio. è quello che mi diceva il parodi. qui non si stima chi mostra di non stimare sè stesso. per prima cosa bisogna affermare: 2019_1577_000609 ma fresca e sanguinante che par della mattina e andarvela a far cuocere voi stessi. collo, specchio, ustorio dell'università di tours, nella galleria delle arti liberali di francia. 2019_1577_000610 che una fede ferma in cui la sua anima si riposi. la fede è una sorgente a lui necessaria di torrenti di poesia, e dio è un personaggio dei suoi romanzi e dei suoi canti. 2019_1577_000611 un mondo tutto ideale, in cui egli si sprofonda come un estatico, trasportando con sè il lettore abbarbagliato e stordito. 2019_1577_000612 ci accende il viso col suo fiato, ci costringe a poco a poco a pensare e a vivere a modo suo e ci attacca tutte le sue sensualità. dopo quindici giorni lo straniero più restio fa già la gobba come il gatto sotto la sua mano profumata. 2019_1577_000613 poi non ricordo più bene. so che m'accorsi improvvisamente che salivo le scale, ma colla profonda sicurezza che arrivato alla porta sarei tornato giù senza sonare. 2019_1577_000614 così la duchessa v'ha liberato dalla tentazione di portar a casa una splendida veste colbert e aleon che avrebbe spazzato netto il vostro piccolo patrimonio. 2019_1577_000615 traverso a foreste di ferro e di rame, in mezzo alle opere innumerevoli della galvanoplastica, fra cui torreggia il vaso colossale del dorè e via via il museo statuario del. 2019_1577_000616 i suoi angeli, il suo ciel bleu e tutto il suo mondo luminoso e soave, ma non sono che lampi rari sul suo viso, come nei suoi libri. 2019_1577_000617 schietto. colla stessa schiettezza con cui riconosce i lati deboli del suo ingegno, come si è visto, ne dice i lati forti, parlando dei suoi studi. dal vero dice: 2019_1577_000618 un prete spretato. finalmente completò le mie cognizioni. gli domandai se aveva fatto pure degli studi così accurati e così pratici per descrivere la vita delle halles. 2019_1577_000619 al tumulto lontano di parigi con uno struggimento inesprimibile di desiderio e d'invidia e, dal fondo del vagone, al buio, rivedete la città. 2019_1577_000620 e allora s'impiglia e si ravvolge nel proprio pensiero e vi s'aggira, come in un labirinto, senza trovarne l'uscita. 2019_1577_000621 il sesso mascolino, dunque, quel formicolìo di gommeux, mostre di uomini, con quei vestiti da modellini di sarto da cui spunta la cocca del fazzoletto e la punta della borsina, e il guantino e il mazzettino. 2019_1577_000622 indienne. ebbi appena il tempo di pensare: oh numi, che cosa dirò se mi attaccano sulla filosofia indiana? la porta si richiuse. mi parve che seguisse un silenzio profondo. 2019_1577_000623 è vero che la strada per cui s'è messo è così profondamente incassata e inclinata che non si capisce come ne possa uscire, ma è certo che ci si proverà. 2019_1577_000624 io mi son fatti molti nemici. colle mie critiche teatrali in cui la sincerità è la mia sola forza. chi giudica i lavori degli altri s'espone alle rappresaglie. 2019_1577_000625 che non lasci nell'animo netta, ferma, immutabile, l'avversione o il disprezzo per le basse passioni che vi sono trattate. 2019_1577_000626 è una inesauribile decorazione grafica variopinta ed enorme, aiutata da immagini grottesche di diavoli e di fantocci alti come case che v'assedia vi. 2019_1577_000627 ornate di stemmi, decorate di statue, coronate di bandierine, che s'aprono in colonnati ed in portici e sporgono in terrazze, a balaustri, in balconi vetrati. 2019_1577_000628 a cui fa seguito quello degl'italiani, quello delle capucines e quello della madeleine. ah, ecco il cuore ardente di parigi. 2019_1577_000629 già incominciate, di fatto nel palazzo stesso dell'esposizione. poi vengono le regioni che s'attraversano di corsa, selve di lame sguainate e irte e file di sale in cui non son che fili e tessuti. 2019_1577_000630 in momenti solenni della vita, accanto al letto d'un moribondo, durante una grande battaglia della coscienza, i suoi versi ripassano per la mente come lampi e risuonano all'orecchio consigli d'un amico affettuoso e severo che ci dica: sii uomo. 2019_1577_000631 che abbia maneggiato: un pennello più potente per dipingere le miserie, un coltello anatomico più affilato per aprire i cuori straziati, uno scalpello più magistrale. 2019_1577_000632 questo è il suo più alto merito. egli ha buttato in aria con un calcio tutti i vasetti della toeletta letteraria. 2019_1577_000633 innamora. le lastre gigantesche di cristallo o gli specchi innumerevoli, le rivestiture di legno nitidissimo che salgono fino a mezzo degli edifizi riflettono ogni cosa. 2019_1577_000634 come se s'accorgesse soltanto in quel momento che noi eravamo là. e per toglierci questo sospetto, ci salutava con un sorriso benevolo e rapido che voleva dire: non vi scordo. 2019_1577_000635 nello stato d'animo in cui si trovano tutti dopo un banchetto festoso in cui il vino sia colato a profusione, disposto e pronto in egual modo a commettere un grosso sproposito e una grande azione, ad abbracciare un nemico accanito e a provocare il vicino per una parola. 2019_1577_000636 le voyez bien? e tutti risposero a una voce, è vero? poi un po l'uno e un po l'altro ricominciarono. 2019_1577_000637 che ricorre ad ogni pagina, i firmamenti mille volte percorsi, gli astri continuamente invocati, gli angeli, le aurore, gli oceani di luce, mille sogni e mille visioni della vita futura. 2019_1577_000638 perchè bevono l'assenzio e cantano in falsetto e hanno la donnina che li aspetta alla porta. che pedanteria. ma non è neppur questa l'ultima impressione che si riceve da parigi. 2019_1577_000639 improvvisamente la governante ricomparve e disse gentilmente: il signor vittor hugo la riceverà con piacere questa sera alle nove e mezzo. 2019_1577_000640 l'amore di ruy blas, la disperazione di fantina e chi può scordare i brividi di terrore ch'egli ci ha fatto correre per le vene e le lacrime che ci ha fatto sgorgare dagli occhi? 2019_1577_000641 un violento fremito di consenso, cento volte più eloquente dell'applauso e infine, dicendo quella frase: v'è una cosa più grande di qualunque trionfo, ed è lo spettacolo della patria che apre le braccia e del proscritto che appare all'orizzonte. 2019_1577_000642 le armature colossali dei palombari, le torri di merci e i fari giranti, tra i nuvoli di fumo, i getti d'acqua e le pioggie vaporose delle macchine a vapore. questo maestoso e terribile spettacolo, salutato dalle detonazioni delle macchine da gaz. 2019_1577_000643 da poterseli fissare immutabilmente nel pensiero. e così v'affaticate per anni intorno alle sue opere, senza riuscir mai a formarvene un giudizio che non abbiate di tratto in tratto a mutare. 2019_1577_000644 e si rientrò a mezzanotte sonata nei boulevards ancora risplendenti, affollati, rumorosi, allegri come sul far della sera, come se la giornata ardente di parigi cominciasse allora, come se la grande città avesse ucciso il sonno. 2019_1577_000645 e formano un drappello di paggi nella corte di vittor hugo. mi fu poi indicato, infatti, in mezzo a loro, un poeta di quella famiglia, catullus mendes, del quale avevo già osservato il viso espressivo e simpatico e i lunghi capelli alla nazzarena. 2019_1577_000646 i suoi grandi rivali discesero l'un dopo l'altro nel sepolcro sotto i suoi occhi. una serie di sventure tragiche disperse la sua famiglia. tutti i rami della quercia caddero l'un sull'altro, fulminati. 2019_1577_000647 non ci sono punti alti da cui si domini con uno sguardo. un grande spazio, è una continua pianura in cui si cammina a capo chino, deviando ogni momento e arrestandosi ad ogni passo ad osservare la pietra, l'insetto, l'orma. 2019_1577_000648 domani. tutta l'enorme galleria è piena dell'immenso affanno del lavoro e sulle prime, quell'agitazione affatica e rattrista, ma a poco a poco, facendovi l'udito e fermandovi il pensiero in quel fragore pauroso di fischi di sbuffi. 2019_1577_000649 non potei dire una parola, ma egli mi guardò e mi comprese e disse, stringendomi la mano e fissandomi con uno sguardo sorridente e un po triste: addio, caro signore. 2019_1577_000650 per ora l'ultimo giudizio. non ha che trentasette anni, è ancora nel fiore della sua gioventù di scrittore ed è possibile che si trasformi crescendo di statura. 2019_1577_000651 è libero di rivolgere tutte le sue facoltà al proprio fine, che è di ritrarre dal vero, e può così raggiungere in quest'arte un grado altissimo di potenza. 2019_1577_000652 quel mondo, oltrecchè vivendo per qualche tempo, come ho fatto in quella cerchia sociale, ho conosciute delle persone che vi appartengono. ho inteso raccontare dei fatti veri. so quello che vi suole accadere. 2019_1577_000653 che molte cose son già comprate. avete messo gli occhi sopra un meraviglioso servizio da tavola della casa cristophle che vale quattrocento mila lire, ma ve l'ha buffato il duca di santoa. 2019_1577_000654 tutta quella linea così mattamente spezzettata di tetti acutissimi, di torricciuole gotiche, di chioschetti e di campanili, di guglie e di piramidi, quella fuga di facciate di colori vivissimi, lucenti, di mosaici e di dorature. 2019_1577_000655 nelle sue critiche, infatti, dà addosso a tutti. ne raccolse parecchie in un volume e le intitolò i miei odii. si capisce. 2019_1577_000656 da soddisfare tutti i bisogni e da riparare a tutti gli accidenti. potete telegrafare a casa, scrivere le vostre lettere, fare il bagno, prendere di tanto in tanto una scossetta elettrica. 2019_1577_000657 quanti lavoratori sudano nella solitudine, quanti si preparano alla lotta pubblica nell'oscurità, con incredibili fatiche, come ogni maniera, d'ingegno, non solo, ma qualsiasi parzialissima facoltà appena più che mediocre. 2019_1577_000658 un giovane ben piantato, solidement bti, un po somigliante nella travatura delle membra a vittor hugo, più grasso. 2019_1577_000659 e dellopéra comique, dall'altra le bande di dieci reggimenti e nel mezzo tutti gli strumenti musicali della terra, dal nuovo pianoforte a doppia tastiera rovesciata fino al corno e al tamburino dei selvaggi, accompagnati dai trilli in falsetto di mille soprani da cafè chantant. 2019_1577_000660 ritorniamo nel cuore della città. qui par che faccia giorno, daccapo non è un'illuminazione, è un incendio. i boulevards ardono, tutto il pian terreno degli edifizi sembra in fuoco. socchiudendo gli occhi, par di vedere a destra e a sinistra. 2019_1577_000661 formata d'una sala unica, cinta d'una larghissima galleria dove si sfamano insieme cinquecento persone, rumoreggiando come una grande assemblea di. 2019_1577_000662 è una cosa che sgomenta davvero. bisogna considerare prima il grande lavoro del livellamento, per il quale si smossero o si trasportarono cinquecentomila metri cubi di terra. 2019_1577_000663 provincia d'un certo frate, maestro di scuola, stato condannato dai tribunali per abuso di forza. certe rispostaccie date dall'accusato ai giudici gli avevano presentato il carattere. 2019_1577_000664 assisto alla toeletta d'un'attrice e, tornato a casa, abbozzo la mia descrizione: una cocotte va alle corse a un grand prix. ecco un'altra descrizione che metterò nel romanzo, a una conveniente distanza dalla prima. vado a studiare un. 2019_1577_000665 disse dopo una delle sue più grandi cadute: io sono a terra, ma l'arte è in piedi. forse che la battaglia è perduta perchè il soldato è ferito al lavoro e ricominciamo? 2019_1577_000666 difendendo una sua commedia caduta. dice perchè è caduta? perchè il pubblico s'aspettava dall'autore dei rougon macquart una commedia straordinaria, di primissimo ordine, qualcosa di miracoloso. 2019_1577_000667 nell'esposizione francese delle lame, un coltellaccio damascato davanti al quale le più grandi navajas della spagna non paiono che temperini. 2019_1577_000668 oltre a questo, c'è una moltitudine immobile e muta di gente d'ogni paese che produce una strana illusione. ogni momento rasentate col gomito qualcuno. 2019_1577_000669 colorì il suo pensiero con un atto solenne della mano e con uno sguardo dolcissimo e triste che provocò un uragano d'applausi e di grida. 2019_1577_000670 ed ecco quelle del primo giorno. come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall'albergatore? prima d'esser condotto all'esposizione, bisogna che il lettore entri con noi in parigi. 2019_1577_000671 un giorno in cui vi sentite rabbiosamente stanchi di quell'immenso teatro impregnato d'odor di gaz e di pasciulì, dove ogni spettacolo finisce in una canzonetta. 2019_1577_000672 uscito fuori dal piccolo cerchio della sua vita ordinaria. lo spettacolo della vita immensa di parigi esalta tutte le sue facoltà e tutti i suoi sentimenti, buoni e cattivi. 2019_1577_000673 ai caratteri largamente sviluppati in un'azione semplice e logica, alle analisi libere e profonde e ai dialoghi sciolti da ogni convenzione, a una forma, insomma, in cui possano spiegarsi. 2019_1577_000674 l'impulso di simpatia che non si sentirebbe per ciascuno visto a parte, si sente per tutti vedendoli insieme e il cuore risponde e acconsente a tutti quei palpiti d'amor di patria con un'espansione d'affetto che abbraccia il mondo. 2019_1577_000675 dei cinque cataletti di lucrezia borgia. sentivo per lui un affetto pieno di trepidazione e di sospetto, ma il desiderio di vederlo era ardente e andò crescendo cogli anni. 2019_1577_000676 io mi ristringo ad esprimere una matta ammirazione per la leggerezza miracolosa dei servizi da tavola di clichy, fabbricati proprio per un banchetto di regine di diciott'anni bionde e sottili come creature d'un sogno. ah. 2019_1577_000677 in faccia al finestrino del portinaio e sentii con un certo stupore, come se parlasse un altro, la mia voce che diceva: sta qui, vittor hugo. 2019_1577_000678 e ad ogni ora che passava mi pareva che la sua figura si innalzasse di un palmo e che il mio cuore ringiovanisse d'un anno. 2019_1577_000679 il suo romanzo sarà intitolato le soldat e conterrà una grande descrizione della battaglia di sédan. egli andrà apposta a sédan, ci starà quindici giorni, studierà il terreno con una guida, palmo per palmo, e forse ne uscirà qualche. 2019_1577_000680 gli pareva che lo zola fosse stato uno dei difensori e lo interrogò per accertarsene. e allora segui questo curioso dialogo. 2019_1577_000681 ecco vittor hugo come io lo vidi, nel colmo delle sua gloria. le generazioni avvenire lo vedranno alla stessa altezza? 2019_1577_000682 e fanno ressa agli scali e la voce confusa della moltitudine si mesce ai canti delle mille donne affollate nei lavatoi, al suono dei corni e delle campanelle, allo strepito delle carrozze dei quais, al lamento del fiume e al mormorio degli alberi delle due rive. 2019_1577_000683 c'erano centinaia di stranieri che non l'avevano mai visto. il suo nome suonava su tutte le labbra. quasi tutti gli sguardi eran rivolti dalla parte del palco dove doveva apparire. 2019_1577_000684 ed è italiano anche in questo che ha la nostra causticità genuina, consistente più nella cosa che nella parola e non il vero spirito francese, e lo riconosce e se ne vanta. je n'ai pas. 2019_1577_000685 in mezzo ai mille razzi matti di quelle conversazioni precipitose e sonore, il sorriso canzonatorio della bella signora. 2019_1577_000686 non lo conoscono che nei frammenti delle sue opere o nelle ispirazioni che v'hanno attinte le altre arti. chi strapperà più dalla memoria umana ernani triboulet il. 2019_1577_000687 non son personaggi che recitino la commedia. son gente intesa alle proprie faccende, colta colla fotografia istantanea senza che se n'accorga nel romanzo c'è qualche mese o qualche anno della vita di ciascuno. 2019_1577_000688 le agonie più tragiche, tutte le stregonerie, tutti i delirii, tutte le allucinazioni della mente umana sono passate per la sua penna. 2019_1577_000689 intendere. accennò pure di volo alla gran quistione del realismo e dell'idealismo. su questo argomento rispetto profondamente le opinioni di uno scrittore come lo zola. 2019_1577_000690 il museo enorme s'apre colla esposizione della scultura di francia, a cui seguono le sale dell'inghilterra, qui, a dirla schiettamente, di tutta quella pittura corretta. 2019_1577_000691 una persuasione profonda lo guida e lo fa forte: che si debba dire e descrivere la verità. dirla e descriverla ad ogni proposito, a qualunque costo, qualunque essa sia tutta, sempre senza transazioni. 2019_1577_000692 noi consacriamo a te il vigore della gioventù, la tenacia dell'età virile, la saggezza della vecchiaia, il nostro entusiasmo, le nostre speranze, il nostro sangue. 2019_1577_000693 dalla reggia alla capanna, dai deserti di ghiaccio ai deserti di sabbia, dalle più sublimi altezze alle più arcane profondità della terra. 2019_1577_000694 melanconiche e dirimpetto alle immagini degli oggetti ritrovati negli scavi delle terre famose. di fronte alla poesia delle rovine immortali e delle ceneri glorificate dal mondo. 2019_1577_000695 oltre a ciò, l'aura politica del momento gli è favorevole. egli è un poeta popolare e un tribuno vittorioso e porta sulla corona d'alloro come un'aureola sacra di genio tutelare della patria. 2019_1577_000696 nella quale son raccolti i più bei lavori dei quarantamila operai di besanon, dagli orologi microscopici che si possono spedire alla fidanzata nella busta d'una lettera. 2019_1577_000697 ma la critica è giusta? forse benchè si trovino nei suoi discorsi parlamentari dei mirabili esempi di risposte improvvise a botte inaspettate? 2019_1577_000698 o lo scidam o arrischiarvi a gustare il liquor di fichi nel padiglione del marocco, rallegrato dagli strimpellamenti di tre suonatori, uno dei quali pesa centonovanta chilogrammi a stomaco vuoto. 2019_1577_000699 era l'uomo che m'aveva spinto cento volte col cuore gonfio di tenerezza tra le braccia di mia madre, ma era anche l'uomo che m'aveva fatto balzar sul letto più volte nel cuor della notte, atterrito dall'apparizione improvvisa. 2019_1577_000700 questo secondo salotto era pieno di gente, la maggior parte amici di casa. era un salotto di grandezza media, piuttosto basso, tappezzato di rosso, mobiliato signorilmente, senza pompa. 2019_1577_000701 e allora può intervenire un nuovo personaggio, quel tale, per esempio, che ho conosciuto in quel tal luogo, quella tal sera. cerco di ogni più piccolo avvenimento le conseguenze immediate. 2019_1577_000702 lo strano è che diceva tutte queste cose senza sorridere. ma nemmeno con un barlume di sorriso il suo viso pallidissimo non ebbe mai. 2019_1577_000703 la sfuriata è fatta. sta bene, facciamoci in là perchè passi, come dicono gli spagnuoli: a parigi si può dire quello che si vuole. 2019_1577_000704 se non nominate proprio dante, michelangelo e raffaello, per tutto il rimanente non ne caverete altro che un qu'est ce que? 2019_1577_000705 anche nella sua grande e costante aspirazione alla virtù, alla concordia, alla pace, alla redenzione degli oppressi e degli infelici, v'è qualcosa di malinconico e di tetro, come se le mancasse l'alimento della speranza. 2019_1577_000706 e presenta lo spettacolo ad apparizioni successive. tutta questa luce rotta, rispecchiata, variopinta, mobilissima, piovuta e saettata, raccolta a torrenti e sparpagliata a stelle e a diamanti. 2019_1577_000707 cresciute tutt'a un tratto che vi svelano i più preziosi segreti della bellezza femminile d'ogni età e d'ogni complessione. 2019_1577_000708 e mi venne in mente di paragonare il senso che si prova entrando là dentro a quello che si proverebbe capitando in una gran piazza dove, da una parte, sonassero le orchestre del nouvel opéra. 2019_1577_000709 mi sentivo venir le lagrime agli occhi. pensavo al teatro della sera prima e mi domandavo il perchè di quella inesplicabile brutalità, dal momento che il vero pubblico faceva al mio lavoro una accoglienza tanto diversa. questi sono i fatti. 2019_1577_000710 sorgono l'uno accanto all'altro e l'un sull'altro, formando come un modellino di città cosmopolita fabbricata per esperimento dentro a un gran giardino botanico, per esser poi rifatta più grande. 2019_1577_000711 sappiamo in che atteggiamento dormono, che cosa mangiano, come si vestono e come si spogliano. conosciamo il loro temperamento al pari del nostro. 2019_1577_000712 il movimento continuo delle formidabili trombe aspiranti che assorbono dei torrenti dalla senna e li rispandono per un labirinto di canali e di serbatoi sotterranei, ai condotti del campo di marte, ai bacini, alle fontane, agli acquarii. 2019_1577_000713 fortificata di larghi studi, varia, ardita, virile, piena di sentimento, finissima d'osservazione e d'intenti, che desta un'ammirazione pensierosa e scuote il cuore nelle sue più intime fibre. 2019_1577_000714 usciva finalmente il segretario della commissione a dirmi solennemente promosso. bisogna ch'io risalga a uno di quei giorni per poter dire d'aver sentito altre volte. 2019_1577_000715 e uno degli esempi più meravigliosi della forza e dell'ardimento dell'ingegno umano. il est bon, come disse egli stesso, quel'on trouve sur les sommets ces grands. 2019_1577_000716 c'è la comodità di poter comprare delle sale intere, anzi degl'interi appartamenti d'ogni stile e d'ogni paese, lì su due piedi d'un colpo, con un gran risparmio di tempo e di seccature. 2019_1577_000717 di là i vestiarii briganteschi e splendidi del caucaso, i pugnali e i gioielli barbarici, e un barlume del cielo di tartaria e un riflesso del sole di persia. 2019_1577_000718 i suoi gioielli: choume le sue maioliche, glaris le sue indiane, zurigo le sue sete, interlaken le sue sculture, vevey i suoi sigari. 2019_1577_000719 hugo. poco dopo cambiò di posto. le conversazioni parziali tornarono a confondersi in una sola: l'occasione era perduta. 2019_1577_000720 la macchina dei saponi taglia i cubi gl'involta e li pesa. la macchina del marinoni mette fuori i giornali piegati. le gigantesche filatrici di birmingham e di manchester lavorano accanto alle macchine d'estrazione delle miniere. 2019_1577_000721 alla bolivia. tra i mobili di buenos ayres e gli abbigliamenti delle signore di lima, fra i cappelli di foglie di sen, le stoffe d'alpaga e i tappeti di lama, in mezzo alle canne di zucchero ai bambù. 2019_1577_000722 la nuova direzione del cammino dopo la svolta e subito s'innesta sul nostro amor proprio una specie di vanagloria parigina di cui ci spoglieremo alla stazione partendo. 2019_1577_000723 il suo scherno ha spesso il conio del grande ingegno, ma non provoca il riso salato e pepato della vera arguzia francese. 2019_1577_000724 che esprimono tutte le più raffinate mollezze della vita. signorile, e già vi sentite come viziati da mille desiderii, da bellimbusto e da donnetta. ecco, tutt'a un tratto, una raffica brutale di vento oceanico e un coro di voci rudi e sinistre. 2019_1577_000725 ha bisogno di tracciarsi prima i confini netti del suo lavoro, di sapere esattamente in quali punti potrà riposare e quasi che estensione e che forma presenterà nella stampa il lavoro proprio. 2019_1577_000726 mi ricevette cortesemente, con una certa franchezza soldatesca, senza le solite formule di complimento, appena fummo seduti. 2019_1577_000727 e fu anche minore per i romanzi posteriori. lo spaccio era scarso, la cerchia dei lettori ristretta e lo zola che sentiva in sè l'originalità e la forza d'un romanziere popolare se ne rodeva, ma non si perdeva d'animo. non sono abituato scriveva. 2019_1577_000728 le febbri, le disperazioni e i trionfi del giovane di genio divorato dall'ambizione e dalla fame. una storia in cui riverserà tutto il sangue che uscì dalle ferite del suo cuore. 2019_1577_000729 una buona metà del teatro faceva voti ardenti perchè il mio bouton de rose capitombolasse. erano andati là, come si va nella baracca d'un domatore di fiere, col segreto desiderio di vedermi divorare. 2019_1577_000730 udendo queste parole, non potevo trattenermi dal guardare quel vecchio meraviglioso come una creatura d'un altro mondo, e al pensare ch'egli lavorava ancora a quell'età con un vigore che io non avevo mai avuto. 2019_1577_000731 l'assommoir di père colombe, le botteghe, l'htel boncoeur, ogni cosa. quando tutto il rimanente fu predisposto, cominciai a occuparmi di quello che doveva accadere e feci questo ragionamento scrivendolo. 2019_1577_000732 le stoffe porporine di mosca, mille scene dipinte della vita russa intima e grave, e saggi ingegnosi di nuovi metodi d'insegnamento che rivelano una cultura fiorente. 2019_1577_000733 essendo figliuolo d'un italiano e ci accennò lo studio critico della nostra emma sopra la 2019_1577_000734 ed è questa la grande parigi. se un terremoto fa crollare tutte le vetrine e una pioggia ardente cancella tutte le dorature, che cosa ci resta? 2019_1577_000735 agitati da un'arietta vivace che fa sentire la freschezza della campagna e del mare, anche la senna lavora per la gran festa della pace. 2019_1577_000736 io son un uomo paziente. vedete, disse poi: lavoro colla placidità d'un vecchio compilatore. provo piacere anche nelle occupazioni più materiali. 2019_1577_000737 non solo per ogni altro amor proprio nazionale, ma per la dignità umana. e vi dicono in faccia, dal palco scenico, che i fumi dei suoi camini sono le idee dell'universo. 2019_1577_000738 ragiono tra me e scrivo i miei soliloqui parola per parola, tali e quali mi vengono, in modo che, letti da un altro, parrebbero una stranissima cosa. 2019_1577_000739 i difensori del chateaubriand erano stati il turghenieff e il flaubert. lo zola e il goncourt l'avevano ostinatamente combattuto. 2019_1577_000740 questa è l'impressione che mi fece vittor hugo in casa sua, ma non l'avrei visto intero se non l'avessi visto in pubblico, in una di quelle solennità nelle quali, qualunque siano, la sua presenza è lo spettacolo più curiosamente desiderato. 2019_1577_000741 la decorazione si fa rossa di fiamma. vi ritrovate in mezzo ai forni, ai fornelli, ai cammini, alle cucine a gaz, alle lampade fotoelettriche. 2019_1577_000742 e d'argento incandescente, le centomila finestre illuminate, gli alberi che paiono accesi, tutti questi splendori teatrali frastagliati dalla verzura che lascia vedere, ora sì, ora no, le illuminazioni lontane. 2019_1577_000743 non fa che tirar l'acqua al suo mulino. egli dirà, per esempio, che la tragedia greca è realistica e che non si deve descrivere che quello che si vede o che s'è visto, e che quando si mette un albero sulla scena, dev'essere un albero vero. 2019_1577_000744 che danno a ogni facciata l'aspetto del frontispizio d'un libro gigantesco: i frontoni dei teatri, gli archi delle gallerie di passaggio, gli edifizi rivestiti di legno fino ai primi piani. 2019_1577_000745 tutti i visi fuggitivamente riflettono il viso intento e risoluto di jenner, come se tutti, per un momento, si sentissero nelle mani la lancetta benefica del dottore. 2019_1577_000746 ha scavato dentro a sè stesso, con mano pertinace, la vena più profonda dei suoi tesori. ogni opera sua è un immenso lavoro di scavazione a cui si assiste leggendo e si sente il formidabile affanno del suo respiro. 2019_1577_000747 non scorderò mai più, certo nè le teste vive e parlanti dello knaus, nè l'officina ardente del menzel. 2019_1577_000748 delle circostanze del tempo, i primi romanzi di questo nuovo ciclo non ottennero molto successo. i linguisti, gli stilisti, tutti coloro che sorseggiano i libri con un palato letterario ci sentirono della forza. 2019_1577_000749 e ci trovammo subito imbarazzati. avevamo letto nei giornali che i fiaccherai di parigi spingevano le loro pretese fino al punto di non voler più trasportare persone grasse. 2019_1577_000750 lo sguardo li cerca ancora tra la folla, mentre il pensiero corre ai cimiteri lontani e i loro quadri spandono intorno la tristezza dell'ultimo addio. 2019_1577_000751 messo là alla berlina, sulla cassetta della carrozza, in mezzo a quel lusso insolente, e finalmente s'entra nel boulevard montmartre. 2019_1577_000752 per far questo bisogna che studi. vado a parecchie prime rappresentazioni. domani sera vado alla gaité. studio la platea, i palchi, il palcoscenico. osservo tutti i più minuti particolari della vita delle scene. 2019_1577_000753 parigi. standovi lungo tempo si passa ancora per la trafila di altri entusiasmi e di altri disinganni. molte sere ritornerete a casa, fra quelle file interminabili di lumi malinconici, uggiti a morte di tutto, con un rabbioso amor di patria nel cuore. 2019_1577_000754 che mostra la novità preziosa del suo opale nero. e poi, dove si riesce, siamo nell'estremo settentrione o nell'estremo oriente? si può credere l'uno e l'altro. son due spettacoli. 2019_1577_000755 sentite ingenuamente e rese con fedeltà scrupolosa, che lasciano nella memoria mille immagini di volti, di atteggiamenti, di oggetti, di faccende, come farebbe il soggiorno d'un mese in danimarca. 2019_1577_000756 ma che cosa fargli dire ch'egli non abbia scritto? conoscete da tanti anni tutti i suoi più intimi pensieri. ogni domanda par che sia oziosa e poi, quando si ha appena tanto animo da rispondere, non si può averne abbastanza da interrogare. 2019_1577_000757 e s'indovina dal movimento dei volti, dalla vivacità dei gesti, dalla concitazione dei dialoghi, quel cozzo forte di giudizi contrarii da cui scaturiscono le scintille che vanno a formare le aureole. un tale dice: 2019_1577_000758 ad ogni svolto di strada vi si affaccia una creatura della sua immaginazioni. i frontoni dei teatri vi rammentano i suoi trionfi, gli alberi dei giardini vi bisbigliano i suoi versi e le acque della senna vi mormorano il suo nome. 2019_1577_000759 ebbe dei momenti stupendi quando disse: voi siete gli ambasciatori dello spirito umano in questa grande parigi. siate i benvenuti. la francia vi saluta. 2019_1577_000760 come i mille quadretti senza soggetto d'un museo olandese. perciò si rileggono con piacere. vi si aspetta di pagina in pagina un grosso fatto che ci fugge davanti e non si raggiunge mai. 2019_1577_000761 e largo cambiamento di fortuna che produce là il vero successo. come sia grande e inebbriante in quella città il trionfo dell'ingegno che, appena salutato da lei, riceve saluti di ammiratori, ignoti e offerte e consigli. 2019_1577_000762 essa ci dirà fino all'ultimo momento qualche cosa di grande e di vero. l'abbiamo intesa da fanciulli. vorremmo intenderla ancora quando l'albero comincierà a rendere alla terra le sue foglie. morte, noi gli facciamo. 2019_1577_000763 come l'avete vista una bella mattina di luglio, da una torre di ntre dame, attraversata dall'enorme arco azzurro della senna coi suoi lontani orizzonti, violacei, immensa e fumante nel punto in cui, dalla piazza sottoposta i tamburi d'un reggimento. 2019_1577_000764 dire che tutte queste cosettine ci vengono dalla patria di michelangelo, ma tutti i visi intorno esprimono un sentimento d'ammirazione amorosa e serena. 2019_1577_000765 le critiche più spietate non fanno che irritare il suo coraggio. gli gridarono la croce per le crudità della curée. egli andò del doppio più in là. 2019_1577_000766 in un angolo si vedono le pazienti manine normanne lavorare la trina. nel mezzo della sala si taglia il diamante. qui piovono i biglietti di visita, là le spille, più in là i bottoni. da una parte si fanno le treccie e 2019_1577_000767 dove, come tutti sanno, quel terribile dramma scritto in sei settimane riportò un trionfo meraviglioso. v'erano altri personaggi che mi parvero stranieri e che avevan l'aria un po impacciata di chi si trova in una casa illustre per la prima volta. 2019_1577_000768 poi scriveva, tenendolo sotto gli occhi, e cancellava con un lapis rosso ogni frase, via via che la metteva nel libro per evitar di ripeterla. 2019_1577_000769 quante veglie, quante meditazioni, quanti pennelli spezzati, quanto sangue di cuori trafitti, quante reminiscenze d'avventure e di pellegrinazioni lontane. 2019_1577_000770 in cui formicola una miriade di personaggi, metà creature reali e metà fantasmi, che sconvolgono l'immaginazione. tutte le opere sue son come colorate dal riflesso d'una vita arcana. 2019_1577_000771 si fanno i ventagli, le spazzole, i portamonete, gli orologi. c'è, fra gli altri, un gruppo d'operaie che fabbricano le bambole con una rapidità di. 2019_1577_000772 che si permetteva alle prove dell'hernani di criticare i suoi versi. signorina, voi dimenticate con chi avete da fare. voi avete un grande ingegno, non lo nego, ma ho un grande ingegno anch'io e merito qualche riguardo. 2019_1577_000773 tutti i visi sono rivolti verso la strada ed è curioso, fuor che le carrozze non si sente nessun forte rumore. si guarda molto e si parla poco o a bassa voce. 2019_1577_000774 le predilezioni più segrete dei loro sensi, le escandescenze più turpi del loro linguaggio, il gesto, la smorfia, le macchie della camicia, le scaglie della cute e il sudiciume delle unghie. 2019_1577_000775 con un'arte infinita per metter fuori, in quel dato momento, il gran tesoro d'una corbelleria. e questi spiritosi di seconda mano si somiglian tutti. sentito un commis voyageur, ne avete sentito mille. 2019_1577_000776 esporre fieramente i loro cinquanta stemmi repubblicani sopra una piccola casa bianca e vetrata accanto alla quale s'alzano i cinque edifizi graziosi dell'inghilterra. 2019_1577_000777 eh allora, durante quel primo tempo della luna di miele, si scusa tutto la corruzione fanno ridere. 2019_1577_000778 intanto, dal boulevard bonne nouvelle si entra nel boulevard poissonnière, e lo spettacolo si fa sempre più vario, più ampio e più ricco. 2019_1577_000779 un demone implacabile ci caccia a sferzate, di salotto in salotto, dal teatro all'accademia, dall'uomo illustre al 2019_1577_000780 le sue grandi idee e i suoi grandi sentimenti son grandi tanto che sovrastano ai difetti infiniti dell'arte sua, come le colonne d'un tempio antico ai rottami ammucchiati ai suoi piedi. 2019_1577_000781 salite, di discese, di grotte d'acquarii, di fontane, di scali, di viali fiancheggiati da statue: una miniatura di mondo. 2019_1577_000782 tutta quella esposizione di prezzi a centesimi, quel non so che di gretto e di pedantesco da collegio convitto mascherato d'un lusso di baracca da fiera, quell'eterno sacrifizio d'ogni cosa all'apparenza, quell'eleganza leccata e pretenziosa. 2019_1577_000783 e vi i. v'è una considerazione, però, che rende titubanti molti ammiratori che desiderano di visitare vittor hugo: 2019_1577_000784 ravvivata appena di tempo in tempo dal soffio d'un affetto gentile e agitata, alternatamene da alti cachinni plebei e da grida strazianti di affamati e di. 2019_1577_000785 tutto l'ultimo piano: i pianerottoli, le finestre, lo stambugio del becchino, la buca di père bru, tutti quei corridori lugubri. 2019_1577_000786 la più torpida pigrizia è scossa e vinta. la vita sensuale e la vita intellettuale si intrecciano così sottilmente e ci allacciano la giornata in una rete così fitta di piaceri e di pensieri che non è più possibile stricarsene. 2019_1577_000787 e mi suonano sempre all'orecchio le ultime parole che mi disse sulla soglia, stringendomi la destra con una mano e tenendo su coll'altra la tenda della porta. je suis toujours très sensible aux. 2019_1577_000788 ecco l'uomo di cui intendo di scrivere oggi, dopo l'esposizione universale vittor hugo. un argomento val l'altro, mi pare. 2019_1577_000789 per la sua educazione religiosa. consultai molti preti, nessuno però mi volle o mi seppe dare tutte le spiegazioni di cui avevo bisogno. 2019_1577_000790 a spiegare il proprio concetto con similitudini interminabili, diligentemente condotte. procede colle seste, cerca le simmetrie, dice, corregge, aggiunge, modifica, rettifica, sfuma cesella brunisce. 2019_1577_000791 dice belle pagine di giornale illustrato. ma l'aria dei boulevards si respira, l'umidità del tamigi si sente, l'ora s'indovina, i visi si riconoscono, tutta quella vita si vive. 2019_1577_000792 quella della morte del coupeau nell'assommoir. si direbbe che la sua mente, per lavorar poi tranquilla e libera intorno alle minuzie. 2019_1577_000793 eppure, eppure, il bouton de rose resiste solidamente sulle scene, pur che ci sia chi si degni di sentirlo. 2019_1577_000794 fugge sotto una pioggia di luce rossa e di luce bianchissima diffusa da grandi globi di cristallo spulito che fan l'effetto di ghirlande e di corone di lune piene. 2019_1577_000795 in mezzo a quel via vai come se fossero in casa propria. i giapponesi, vestiti all'europea, chiaccherano rano e giocano seduti intorno ai loro tavolini. 2019_1577_000796 un indescrivibile lavorio di rotine che sembrano immobili, di seghe, che paion fili di congegni delicatissimi e quasi invisibili che vibrano, tremano, trepidano. 2019_1577_000797 alle teste di porco affondate nella gelatina, alle scatole di sardelle che trasudano l'olio, ai prosciutti sanguinanti, al vitello lardato e ai pasticci di fegato di lepre dipinti, o piuttosto dati a fiutare e a toccare in maniera che 2019_1577_000798 e par che escano le une dalle altre come razzi, levando un rumore cupo e monotono come d'un solo enorme treno di strada ferrata che passi senza fine. 2019_1577_000799 le sale fuggono, gli oggetti si confondono. se ci fosse un treno di strada ferrata, pigliereste il treno e quando arrivate in fondo dareste la testa per uno scudo. 2019_1577_000800 che m'hanno fatto sentire il freddo d'una notte di gennaio e l'angoscia della miseria senza tetto e il daniele tra i leoni di. 2019_1577_000801 sollecitati da mille voci in cento lingue, in mezzo al frastuono d'un mare in tempesta e ai fremiti d'impazienza del mondo, e infine ricordarsi che ne uscì, quasi inaspettatamente, quel meraviglioso caravanserai di cento popoli. 2019_1577_000802 sterminata. mille ornamenti, mille gingilli, mille richiami, vistosi, capricciosi ciarlataneschi sporgono, dondolano, si rizzano da tutte le parti, luccicano a tutte le altezze. 2019_1577_000803 c'è un viaggio, però soggiunse che farò sicurissimamente un viaggio in italia. quando gli domandai ansiosamente quando avrò finito, nana rispose: probabilmente la ventura primavera. 2019_1577_000804 che interrogano il volto smorto del bimbo infermo. sgomentati da un presentimento tremendo e con questa tristezza nel cuore esco dall'esposizione delle belle arti. ma mi venne un altro pensiero appena fui fuori. 2019_1577_000805 ritorniamo nel cuore della città. percorriamo la rete inestricabile delle piccole vie, piene di rumori, smaglianti di vetrine e affollate di memorie. 2019_1577_000806 il cui esempio mette il furore del lavoro nelle generazioni seguenti. e infine, che enorme quantità si ritrovi là di lavoro non finito, di prove, di abbozzi di materiale sciupato dagli uni ma non inutile. 2019_1577_000807 il genio dice: è blocco, bisogna accettarlo intero o respingerlo intero. l'opera del genio è un tempio in cui si deve entrare col capo scoperto e in silenzio. on ne. 2019_1577_000808 e le scuole, i ponti e le slitte, tutta l'olanda umida e grigia nella quale termina il mondo e la visione faticosa svanisce. 2019_1577_000809 ma a trent'anni non si piange più. a trent'anni si domina la commozione senza soffocarla, e si parla. l'entusiasmo trabocca, altero di sè stesso in parole ardite e virili. 2019_1577_000810 c'eran tutti. parevano note d'un registro di questura scritte in linguaggio laconico e liberissimo come quello del romanzo. 2019_1577_000811 eppure sì, quando ci esprime cento volte l'idea che abbiamo afferrata alla prima, quando ci mostra lentamente e ostinatamente, una per una, le mille faccette d'una pietra, ch'egli crede un tesoro e ch'è un diamante falso. 2019_1577_000812 tutte le feste son fraterne. una festa non è festa se non perdona a qualcuno. le disse con un accento inesprimibilmente soave di pietà e di preghiera che suscitò nella folla. 2019_1577_000813 e ai blocchi di nikel si alzano i trofei di pelliccie, circondati di teste d'orsi, di lontre e di castori. 2019_1577_000814 nell'altra sala. guardo intorno se c'è il pasini per gridargli salve o fratello del sole. il suo forte e splendido oriente è là, vagheggiato da cento occhi pensierosi. 2019_1577_000815 e scrive delle lettere piene di sentimento. ha un cuore affettuoso sotto una corazza d'acciaio. spiegò poi meglio il concetto che ha del pubblico parlando della vendita dei libri a parigi. 2019_1577_000816 e il girarrosto gigantesco della casa baudon che vi arrostisce venti capretti per volta. poi, le meraviglie della pazienza umana, i coltellini microscopici. 2019_1577_000817 egli è uno di quegli scrittori poderosi che si presentano alla posterità insanguinati, scapigliati ed ansanti, portando sul proprio stemma i titoli delle loro opere come nomi di battaglie vinte o di disastri gloriosi o di sublimi follie. 2019_1577_000818 magnifico colle sue belle colonne di marmo scuro dai capitelli dorati, e fra il belgio aristocratico e la danimarca pensierosa, fa capolino timidamente, come una prigioniera, la piccola grecia, bianca e gentile. 2019_1577_000819 i gran panciotti spettorati e le camicie ricamate, badando sempre ai piedini e alle code, in mezzo a un mormorìo sordo diffuso. 2019_1577_000820 nera di curiosi che girano lentamente, coll'andatura stracca e gli occhi languidi, guardando da tutte le parti senza saper dove battere il capo. ebbene, 2019_1577_000821 alla scarpetta d'esmeralda, all'agonia d'eponina, a tutte le creature del mondo, arcano, sfolgorante, immenso, che uscì dal suo capo, al suo esilio, alle sue sventure, ai suoi settantasette anni. 2019_1577_000822 presse, pieno d'ingegno e molto stimato. in un angolo c'era un gruppo di giovani che discorrevano fitto, ridendo elegantemente: belle fronti, occhi vivi, capigliature poetiche, atteggiamenti d'attori corretti. 2019_1577_000823 i nembi di cavallette, gli armenti innumerevoli, i viali deserti fiancheggiati da monumenti titanici di pietra e le foreste senza fine e le immense valli solitarie su cui sorge appena l'aurora della vita umana. 2019_1577_000824 hugo d'altri, non mi ricordo. ebbene, ebbi la consolazione di vedere che giovani e vecchi, francesi e stranieri, si presentavano presso a poco nel medesimo stato in cui mi trovava io al momento di passare la soglia. 2019_1577_000825 ma di qui s'intravvede già nelle sale vicine l'arte e la splendidezza d'un popolo più fine e più opulento: qui decorazioni d'appartamenti, principeschi pulpiti e seggioloni di cori. 2019_1577_000826 ricacciata giù sdegnosamente a subire le ultime violenze. qui lavorano delle braccia di gigante, là delle dita di fata. 2019_1577_000827 che la francia e il mondo s'affannano a raccogliere e a commentare. fate dunque i censori addosso a questo colosso, strillate contro i suoi operai. 2019_1577_000828 si capisce che aveva la descrizione in capo, formulata prima d'essere fatta, e che se la sentiva sonar dentro, cadenzata e misurata come un'arietta a cui dovesse ancora trovare le parole. 2019_1577_000829 agli ascensori delle torri, alla cascata del trocadero, rappresentarsi la rete infinita di strade ferrate che coprì quello spazio durante i lavori di costruzione. 2019_1577_000830 non dimentica nulla e dà vita ad ogni cosa, e non c'è cosa dinanzi a cui il suo pennello onnipotente s'arresti: nè i mucchi di biancheria sudicia, nè i vomiti dei briachi, nè la carne fradicia, nè i cadaveri disfatti. 2019_1577_000831 qui lo spettacolo è degno d'un'ode di vittor hugo. sul primo momento par di essere sotto una delle immense tettoie arcate delle stazioni di londra. 2019_1577_000832 di cui si vanno illuminando le finestre dei piani superiori, lasciando vedere scorci di sale luccicanti e ombre di donne che guizzano dietro le tende di trina. 2019_1577_000833 ci fa uscire col mal di capo dall'alcova profumata di renée e ci fa stare un'ora in una bottega da salumaio in compagnia della bella lisa, dal seno saldo e immobile che pare un ventre in mezzo. 2019_1577_000834 la svizzera c'è tutta verde, fresca, nevosa, vigorosa, ricca e contenta. ginevra ha mandato i suoi orologi. 2019_1577_000835 flaubert, non occorre dire, è l'arte medesima, spinta più in là, più minuziosa, più cruda, più vistosamente colorita e anche più faticosa del taine ritrae, specialmente nell'analisi. 2019_1577_000836 i gibus s'alzano e s'abbassano da sè. manine di cera suggellano le lettere, i trofei rotano, gli automi vi chiamano, le scatole musicali vi ricreano, gli espositori v'apostrofano o vi spiegano. 2019_1577_000837 un allargarsi e un restringersi di sedie che sembravan vive per le operazioni oculistiche, un girar di tavole anatomiche, un aprirsi di dentiere, un alzarsi di ferri minacciosi e feroci. 2019_1577_000838 in loggie aeree, in scale esterne e in gradinate, fra aiuole di fiori e zampilli di fontane, quella fila di villini di reggie. 2019_1577_000839 nelle ultime sale i divani son tutti occupati dai visitatori spossati. si vedono delle famiglie intere di buoni provinciali, sfiniti, sbalorditi, istupiditi. 2019_1577_000840 per quanto mi soffiassi dentro, non riuscivo a sollevare una scintilla e salii le scale con una indifferenza che mi costernava. sono istupidito, mi domandavo: o son malato? ed ora che cosa dirò? 2019_1577_000841 qualche cosa. in un altro romanzo metterà la descrizione d'una morte per combustione spontanea d'un bevitore. altri l'han fatta. 2019_1577_000842 domandai alla governante, con una voce da tenore sgolato, se stava là vittor hugo, mi rispose di sì, con un'indifferenza anche lei che mi fece gran meraviglia. 2019_1577_000843 e in quei momenti vedete come per uno spiraglio, dietro di lui deruchette guillormand, mademoiselle lise, don cesare di. 2019_1577_000844 al finito. il tormentato alla varietà. la confusione al capriccio. la follia. al primo entrare, la vista rimane offesa. 2019_1577_000845 nessuno l'interrogava senza dire: mon matre, mon cher matre, uno disse: grand matre, non vidi mai uno scrittore celebre circondato da uno stuolo d'ammiratori che somigliasse come quello al corteo d'un monarca. 2019_1577_000846 è un popolo frivolo, ma in cui una parola nobile e risoluta trova sempre un eco. c'è sempre una via aperta e sicura per arrivare al suo cuore. 2019_1577_000847 si gridò allo scandalo, come si grida a parigi per educazione. ma si lesse il libro avidamente e quel nome esotico di zola suonò per qualche tempo da tutte le parti. ma non fu nemmen quello un successo, come egli aspettava o desiderava. 2019_1577_000848 qui non si fa nulla. disse smettendo per la prima volta il pugnale ma riafferrandolo subito: nulla. se non si fa chiasso, bisogna essere discussi maltrattati. 2019_1577_000849 sanguinosi, tristi superbi. bel quadro, semplice e solenne dell'oederstrom, concepito da un'anima di poeta e sentito da un cuor di soldato. 2019_1577_000850 ha tutto per combattere e per vincere. ha l'audacia, la forza e le armi, ha il genio e la pazienza. è nato poeta e s'è fatto. 2019_1577_000851 e ottenne finalmente il suo intento. coll'assommoir cominciarono a pubblicarlo in appendice nel bien public, ma dovettero lasciarlo a mezzo, tante furono lo proteste che lanciarono gli abbonati contro. 2019_1577_000852 fra l'amicizia più espansiva che profonda degli europei meridionali o quella profonda ma chiusa dei nordici, preferite la sua calda e forte ad un tempo e piena di giocondità e di delicatezze. 2019_1577_000853 solo di tratto in tratto si grattava la fronte con un dito movimento che gli è abituale. e dicono che anche discutendo di letteratura in crocchio ristrettissimo e toccando le quistioni più ardenti parla colla medesima semplicità. 2019_1577_000854 provando una immensa dolcezza nel cuore e vedendo davanti a me, in confuso, una testa bianca che mi pareva enorme e due pupille fisse nelle mie che pigliavano a grado a grado, una espressione di curiosità e di benevolenza. 2019_1577_000855 è forse unica nei suoi romanzi la scena desolante e sublime del monsieur, écoutez donc, di gervaise, quando s'offre a chi passa, moribonda di fame e quando si sfama piangendo sotto gli occhi. 2019_1577_000856 cominciano a sfilare i teatri, il circo olimpico, il lyrique, la gatè les folies, i caffè eleganti, i grandi magazzini, le trattorie signorili e la folla va pigliando, un aspetto più schiettamente parigino. 2019_1577_000857 si vedeva però già in quei romanzi uno scrittore imperterrito, ch'era risoluto a farsi largo a colpi di gomito e che aveva il gomito di bronzo. 2019_1577_000858 si prova un disinganno come al vedere la città la mattina per tempo, mentre è ancora scarmigliata e insonnita. com'è brutta parigi in quell'ora. 2019_1577_000859 e della vita varia, piena, appassionata, tumultuosa d'una metropoli enorme. nelle prime sale intravvedo i quadri sentimentali leccati del 2019_1577_000860 delle sale successive non conservo che una reminiscenza vaga di mari in tempesta di steppe illuminate dalla luna, di tramonti solenni sopra immense solitudini di neve e paesaggi tristi di finlandia e d'ukrania. 2019_1577_000861 e senti gli urrà degli eserciti di marengo e di waterloo, quel palazzo enorme e magnifico su cui sventolano tutte le bandiere della terra. 2019_1577_000862 un liquorista d'amsterdam fa colle sue bottigline un altare da cattedrale e un profumiere di rotterdam gli fa zampillare davanti una fontana d'acqua di colonia. questo per attirare gli sguardi e i quattrini. 2019_1577_000863 la grande strada s'abbassa, si rialza, si stringe, riceve dalle grandi arterie dei popolosi quartieri vicini ondate di cavalli e di gente. 2019_1577_000864 desinare benissimo, a due lire e settantacinque, e anche il desinare è uno spettacolo per chi si ritrova impensatamente, come accadde a noi, in una trattoria vasta e rischiarata come un teatro. 2019_1577_000865 un dentista opera l'estrazione della carie con uno strumento a vapore. si può andare ad assistere alla fabbricazione delle sigarette di francia, a veder fare la carta dalla fabbrica darblay. 2019_1577_000866 noi giardino delle feuillantines. lo vedo sedicenne, quando scriveva in quindici giorni per guadagnare una scommessa, le pagine ardenti di bug jargal. penso a quando comprò il primo scialle a sua moglie coi denari. 2019_1577_000867 oggi a suoi piedi umili, domani presi dal furore di morderla e di insultarla, e poi daccapo a chiederle perdono, affascinati, ma sentirete ogni giorno. 2019_1577_000868 e fu per qualche momento una scena muta ma piena di vita e di poesia, di cui serberò il ricordo e sentirò la gentilezza per sempre. 2019_1577_000869 avevo inteso dire che uno straniero a parigi non si accorge quasi che ci sia l'esposizione. baie, tutto conduce il pensiero all'esposizione. 2019_1577_000870 allora si ritornò in piazza della concordia. si restò un momento in contemplazione davanti a quella meraviglia di via di rivoli, rischiarata per la lunghezza di due miglia come una sala da ballo. 2019_1577_000871 a fare i biroldi, a lavorar da ferraio, a stirar le camicie, a trinciare i polli, a saldar le grondaie, a servire la messa a dirigere una. 2019_1577_000872 parigi, che l'ha fatta l'ammazza. si pensa sì che c'è laggiù, in fondo alla grande città, uno smisurato palazzo posticcio che contiene molte bellissime cose. 2019_1577_000873 gli orologi dei minatori della california, i trofei delle ascie di boston, i congegni elettrici, le carte monetate, le vetrine irte di ferro e le mitragliatrici formidabili. 2019_1577_000874 nei padiglioni delle colonie francesi. una creola vi dà l'ananasso, una mulatta vi dà il banano, un negro la vaniglia. 2019_1577_000875 e nella sezione delle colonie inglesi, il misterioso vino di costanza del capo di buona speranza e l'enigmatico vino del romitaggio della nuova galles. 2019_1577_000876 ma anche nei suoi smarrimenti è grande, anche in quelle pagine affaticate, tormentate, astruse, in cui volendo esprimere 2019_1577_000877 in aria di sfida e di minaccia e restò qualche momento immobile in quell'atto, col viso infocato in mezzo a un silenzio profondo. fu veramente bello e terribile, come un canto dei suoi chtiments e un brivido corse per la platea. 2019_1577_000878 aveva davanti un grande tavolino coperto di carte e di libri, disposti con ordine e sparso di molti piccoli oggetti luccicanti, di forma graziosa come il tagliacarte. 2019_1577_000879 vedrete che famoso colpo di scopa ci daremo dentro. in ogni sua parola si sente il suo carattere fortemente temprato, non solo alle resistenze ostinate, ma agli assalti. 2019_1577_000880 e vi andò man mano, registrando le parole e le frasi che trovava nei libri e che raccattava per la strada scrivendo assommoir: prima di trattare un soggetto, scorreva la parte corrispondente del dizionario. 2019_1577_000881 da un'altra parte, altri sobborghi enormi, affollati sulle alture come eserciti pronti a discendere, pieni di tristezze e di minaccie. 2019_1577_000882 da nozze da morte, pei ministri per le commedianti e pei putti, meraviglie d'eleganza e di gusto dinanzi a cui si vedono dei sarti di provincia immobili. 2019_1577_000883 ora par d'essere in una reggia, ora in un museo, ora in una chiesa, ora in un'accademia. la francia si prese in spazio la parte del leone, ma seppe mostrarsene degna. 2019_1577_000884 il luogo aperto e verde. i visi, le voci, i colori danno a quel tramestìo l'aspetto più di un divertimento che di un lavoro. 2019_1577_000885 mi pareva che il pubblico pagante dovesse completare il disastro. andai al teatro a ora tarda e, salendo le scale, interrogai un artista. 2019_1577_000886 a lui stesso pareva che il soggetto non fosse interessante. lasciò indovinare, insomma, che nemmeno dopo il suo grande successo, non era quello il romanzo a cui teneva di più. qual è dunque? gli domandai? 2019_1577_000887 a questa specie di guerra dicono perchè non ha spirito. egli ha risposto acerbamente a questa critica. dire che un uomo di genio non ha spirito è una gran consolazione per i moltissimi uomini di spirito che non hanno genio. 2019_1577_000888 vittorie nuove dell'arte, come lo smalto a fondo d'oro e il rosso ottenuto mirabilmente. busti e statue, paesaggi, figurine, fiori ritratti d'un colorito fresco e possente, che paiono pitture. 2019_1577_000889 e se non riuscirà nel suo intento, noi assisteremo almeno a uno di quegli sforzi potenti e avremo da lui uno di quei capolavori sbagliati che non destano minor meraviglia dei grandi. 2019_1577_000890 il kandevassy famoso del valore di tre milioni di lire, abbagliante e perfido come la pupilla fissa d'una fata che nello stesso punto vi arda il cuore e vi danni l'anima. 2019_1577_000891 il gentiluomo è stato in italia, senza dubbio, ma per poter causer italie, colla bella signora nel vano della finestra dopo desinare. 2019_1577_000892 e tutti questi ricordi lontani, evocati là vicino a lui, mi commovevano e ripetevo tra me: ed ora l'ho conosciuto, lo conosco, sono nella sua casa. 2019_1577_000893 di toro: spalle larghe, mani corte e grosse e una carnagione rossigna da cui traspira la salute e la forza. tutta la sua persona ha qualcosa di poderoso e d'atletico. 2019_1577_000894 ultima è la vasta sala della germania, magnifica e triste, nella quale si avverte, appena entrati, il vuoto enorme lasciato dal kaulbach. ma è una pittura poderosa, ringiovanita a tutte le sorgenti, vive. 2019_1577_000895 una di quelle mille espressioni convenzionali di amabilità o di gaiezza che si usano dalle persone più fredde per dar colore alla conversazione. 2019_1577_000896 e fanno uno strano senso. dopo le due casette semplici e quasi melanconiche della scandinavia, le arcate teatrali d'italia. 2019_1577_000897 un arco d'anfiteatro immenso che corona l'orizzonte e schiaccia intorno a sè tutte le altezze dalla parte opposta, a una grande distanza, rappresentatevi. 2019_1577_000898 memorie, tutte obliquità e svolti maliziosi che preparano le grandi vedute inaspettate dei quadrivi pieni di luce e delle vie monumentali chiuse in fondo da una mole magnifica che sovrasta alla città come una montagna di granito cesellato. 2019_1577_000899 mentre vittor hugo parlava a bassa voce con un suo vicino, io attaccai discorso con un signore accanto a me, un uomo sulla cinquantina d'una bella fisonomia d'artista. 2019_1577_000900 jeu de patience, che egli vorrebbe ricondurre alla forma antica, alla comicità di buona lega, la quale consiste tutta nei tipi e nelle situazioni e non in quello spirito. 2019_1577_000901 sempre amabile e allegra quando sediamo a cena cogli amici stanchi ma contenti di sentirci la nostra preda nella testa e nel cuore e ci cominciano a scoppiettare intorno le arguzie e gli aneddoti. 2019_1577_000902 non frequenta la società se non quando ci deve andare per studiarla, e quando non ci va con questo scopo si secca. non va che dall'editore charpentier, che ha una splendida casa e dà delle feste splendide, a cui interviene anche il gambetta. 2019_1577_000903 l'orgoglio del vecchio esercito d'africa non brilla più nei loro grandi occhi neri. come cambia i volti una guerra perduta. qua e là si vede pure qualche faccia color di rame e qualche vestimento arlecchinesco dei paesi confinanti colla china. 2019_1577_000904 lo vedo assistere nel teatro francese, dopo mezzo secolo dalla prima rappresentazione, al trionfo clamoroso dell'hernani, salutato dai primi scrittori e dai primi artisti della francia come il loro principe rieletto e riconsacrato. 2019_1577_000905 la sua stessa credenza in dio, quella ch'egli chiama la suprema certezza della sua ragione è forse piuttosto un'aspirazione potentissima del suo cuore e un pascolo immenso della sua immaginazione smisurata? 2019_1577_000906 nessuno gli contesta il genio, nessuno, parlandone cogli stranieri, si mostra incurante od ostile all'omaggio che gli vien reso. e anche chi l'odia ne è altero. 2019_1577_000907 in verità, non ricordo d'aver mai visto al mondo un viso più indipendente. faceva un solo movimento, di tratto in tratto dilatava le narici e stringeva i denti. 2019_1577_000908 ed è l'accusa che gli si fa d'avere un immenso orgoglio. certo è che egli sente altissimamente di sè e non lo nasconde. tutti sanno quello che disse ancor giovane all'attrice mars. 2019_1577_000909 son tutte goccie indistinte dell'onda inesauribile a cui non sovrastano che i giganti. e si capisce da che molle formidabili debba prendere impulso l'ambizione della gloria per sollevarsi su questo pandemonio. 2019_1577_000910 il grande fiume, i vasti parchi, i mille tetti, i cento torrenti umani che serpeggiano nel recinto immenso inondato dalla luce dorata e calda del tramonto. la mente si apre a mille nuovi pensieri. 2019_1577_000911 ci s'era poi rimesso di mala voglia. il cuore non gliene diceva bene di più. un amico, di cui egli faceva gran conto, letto il manoscritto, gli aveva presagito un mezzo fiasco. 2019_1577_000912 come per una grandissima sala. scivolando sull'asfalto senza rumore, come sopra un tappeto, i bottegai stanno dietro alle colossali vetrine con una dignità di gran signori, come se non aspettassero che avventori milionari. 2019_1577_000913 per quanto si stia volentieri a parigi, viene un giorno in cui la città diventa antipatica. passata la febbre dei primi giorni, quando si comincia a entrare un po addentro a quella vita tumultuosa. 2019_1577_000914 ne ha già nella mente, come una visione, mille scene, abbozzi confusi, pagine lucidissime, catastrofi tremende e avventure comiche e descrizioni sfolgoranti che gli ribollono dentro senza posa e sono l'alimento vitale dell'anima sua. 2019_1577_000915 separate qualche volta da una specie d'intercalare messo là perchè il lettore ripigli rifiato e divise in parti quasi uguali, come quella dei fiori del parco nella faute de l'abbé mouret, quella del temporale nella 2019_1577_000916 dallo strepito d'una grandine di petardi e dal rimbombo lontano del cannone. non è una similitudine da antologia, ma dà un'idea della cosa. 2019_1577_000917 e in ogni cosa quella nitidezza cristallina, quella perfezione disperata delle minuzie, quella finezza aristocratica di colori, 2019_1577_000918 la cura scrupolosa con cui raccoglie, o fa raccogliere, tutte le sue minime parole e gli atti più insignificanti della sua vita. quando vuol fare il modesto, riesce all'effetto opposto. 2019_1577_000919 debbano affacciarsi improvvisamente a tutte quelle finestre e a tutte quelle porte e correre lungo le balaustrate. castellani inglesi e borgomastri fiamminghi, girolamiti del portogallo e sacerdoti dell'elefante bianco. 2019_1577_000920 ora che ci ritorno composto a nobile quiete, perchè guai a chi viene a parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote. 2019_1577_000921 egli non spende profonde a piene mani, sperpera i tesori inesauribili della sua potenza, espressiva col furore d'un giuocatore forsennato. 2019_1577_000922 le carrozze si fermano, le cocottes dai lunghi strascichi discendono fra due ali di curiosi e spariscono come freccie nelle porte delle trattorie. 2019_1577_000923 lo stiletto sottile dell'ironia sfugge dalle sue mani di colosso. egli non è atto che a dare i grandi colpi di mazza che sfracellano il casco e la testa. 2019_1577_000924 poi vi riconcilierete colla città in una bella giornata d'autunno, assistendo a una di quelle sue espansioni clamorose di gioia che rasserenano le anime più fosche. 2019_1577_000925 da ogni parte del mondo. come all'uomo caduto sopra una via, rimangano aperte cento altre vie. solo che si rassegni ad abbassare d'un piccolissimo grado le sue pretensioni alla gloria. 2019_1577_000926 si accendono i primi lumi, il grande banchetto comincia da tutte le parti. tintinnano e scintillano i cristalli e le posate sulle tovaglie bianchissime distese in vista di tutti. zaffate d'odori ghiotti escono dai grandi restaurants. 2019_1577_000927 e ghiotti di ciondoli. dio buono quel povero paul de kock che a settantaquattro anni scrive venti pagine per provare che non gl'importa nulla di non aver ricevuto la legion d'onore, e ha quasi voglia di piangere. 2019_1577_000928 dalla galleria delle macchine francesi si viene in un lunghissimo viale tutto vermiglio di rose e di là. ma non c'è un lettore ragionevole il quale pretenda da me la descrizione dei così detti annessi del palazzo del campo di marte. 2019_1577_000929 sete di tutti i colori e di tutti i disegni, antiche e nuove, fra cui risplendono quelle ricamate d'oro e d'argento che piglieranno la via dell'oriente per esser tagliate in caffettani e in calzoncini per le belle donne. 2019_1577_000930 improvvisamente un alito d'aria montanina vi porta una vaga fragranza d'italia e vi ritrovate in mezzo a mille cose e a mille colori, famigliari al vostro sguardo. 2019_1577_000931 l'ultima idea a cui è arrivato per una successione, d'idee, ma ci fa seguire tutto il processo intimo del suo pensiero, ci fa contare e toccare prima tutte le pietre con cui innalzerà l'edifizio. 2019_1577_000932 chateaubriand, allora non siete voi che l'avete difeso nella vostra discussione col signor. 2019_1577_000933 stava facendo una difesa del bouton de rose curiosissima, nella quale si rivela il suo carattere meglio che in un epistolario di cinque volumi. 2019_1577_000934 sfumature di sentimenti che credevamo ribelli al linguaggio umano. egli abbraccia colla mente. tutto l'universo ha, se si può dire, due anime che spaziano contemporaneamente in due mondi. 2019_1577_000935 tra gli espositori si vedono i visi radianti dei fortunati che hanno trovato là gloria e fortuna, e troneggiano sui loro banchi in mezzo alla folla dei curiosi e dei compratori. 2019_1577_000936 rigorosi, sempre eguali. respirate, vi ritrovate nel mondo reale, benedite la logica, riacquistate la vostra dignità d'uomini e di lettori. 2019_1577_000937 poi vittor hugo ci guardò tutti l'un dopo l'altro benevolmente. tutti gli tenevan gli occhi addosso, nessuno fiatava. egli parve un po imbarazzato e sorrise. 2019_1577_000938 la gente si aggruppa intorno alla statua equestre di carlo magno, davanti al tempietto classico delle porcellane di sévres, ai piedi dell'altissimo trofeo del canadà che s'innalza all'estremità del vestibolo. 2019_1577_000939 in una stanza già disegnata e dipinta si sposta il lume. egli interrompe il racconto per dirci dove guizza e in che cosa si frange nella nuova direzione. 2019_1577_000940 divagazioni, o piuttosto corse furiose di cui non si vede la meta e che fanno presentire a ogni passo un precipizio, ma egli vuol condurvi là dove vuole. 2019_1577_000941 scaccheggiati di tutti i colori d'arlecchino, coperti d'iscrizioni e di figure grottesche, tappezzati di giornali d'ogni paese e di ogni forma, che danno al vasto boulevard l'apparenza bizzarra e simpatica d'una grande fiera letteraria carnovalesca. 2019_1577_000942 osservate che è intollerabilmente brutta l'uniforme dei gendarmi. poi, via via pigliate in tasca l'impiegatessa cogli occhiali e coi baffi che vi domanda il nome, la patria e la professione per vendervi un biglietto pel. 2019_1577_000943 e così il povero zamoïcis non può più venir a godere del trionfo delle sue belle scene di monaci e di pazzi. come nelle sale austriache non può più affacciarsi il cermak. 2019_1577_000944 la sua mano è rimasta incontaminata fra tutte le sozzure in cui sguazzò la sua penna. egli non ha mai prostituito l'arte sua. 2019_1577_000945 della prima visita, sono diciassette pinacoteche in una successione di padiglioni che si estendono da un'estremità all'altra del campo di marte. il mondo intero qui si può dire propriamente. 2019_1577_000946 lo rimette in mano a voi con un colpo di mano da prestigiatore. hanno spirito, ce lo cantano in tutti i tuoni, ed è vero. 2019_1577_000947 mi fece passare per un corridoio, spinse leggermente il battente d'una porta e mi disse: sottovoce, entrate, signore. il signor vittor hugo è là. 2019_1577_000948 cosa che deve sconcertare alquanto i critici che vogliono ad ogni costo veder gl'indizii dell'indole d'un grande scrittore anche nelle prime manifestazioni dell'ingegno adolescente. 2019_1577_000949 bisogna camminare a zig-zag, a passetti, respingendo dolcemente gomiti e toraci, fra una selva di cilindri e di gibus, fra i soprabiti neri, le. 2019_1577_000950 e altre coppie che hanno portato i loro amori all'esposizione, si servono di due capannine avvicinate per farsi qualche carezza di contrabbando. è un divertimento, poi, nelle sale, studiare i varii tipi dei visitatori. 2019_1577_000951 un giorno in cui siete stufi di bisticci, di blague d'intingoli, di tinture, di réclame, di voci fesse, di sorrisi falsi. 2019_1577_000952 arrivati in fondo alla pagina, v'è un pensiero che ci fa balzare in piedi e gridare: no, per dio, hanno torto. una frase che ci s'inchioda nel cervello e nel cuore per tutta la vita. una parola sublime che ci compensa di tutto. 2019_1577_000953 dai quali, abbassando lo sguardo, si ritrovano le portantine delle dame, i bottoni dei mandarini, le scarpette ricurve. 2019_1577_000954 vi appare infinitamente lontana e per tutto trovate un popolo che più si studia, più rivela dei difetti, ma in cui ogni difetto ha per riscontro una qualità ammirabile. 2019_1577_000955 e così dicendo, scrollò e levò in alto, come un leone, la sua testa possente e fissò gli occhi fulminei in fondo alla sala. 2019_1577_000956 col quale tratterà a ferro rovente una nuova piaga di parigi. poi un altro romanzo: le lotte dell'ingegno per aprirsi una strada nel mondo. 2019_1577_000957 da cui si sentivano i suoni fragorosi delle orchestre, gli applausi e le risate delle vaste platee trincanti e le voci in falsetto delle cantatrici di canzonette. 2019_1577_000958 e cosa seguirà adesso e pensando ch'era possibile ch'egli non mi volesse ricevere, mi sentivo salire delle ondate di sangue alla testa. 2019_1577_000959 di che bisogna concludere proprio? che scrivendo nell'esaltazione della fantasia egli cangi quasi di natura, o che parli di freddo proposito quell'altro linguaggio perchè lo creda più alto e più efficace? 2019_1577_000960 e a poco a poco ci persuadiamo che molte che credevamo malattie colpevoli non sono là che efflorescenze d'un sangue troppo ricco. 2019_1577_000961 forza. ci trovarono del bello e ci presentirono del meglio, ma non sospettarono che ci fosse sotto un romanziere di primo ordine. 2019_1577_000962 vedete, disse in fine, io sono un uomo tutto di casa, non son buono a nulla se non ho la mia penna, il mio calamaio, quel quadro là davanti agli occhi, questo panchettino qui sotto i piedi. 2019_1577_000963 mentre un tale gli raccontava un aneddoto comico d'un fiaccheraio di parigi, egli dà, in una risata così fresca e così allegra, mostrando tutti i suoi denti uniti, piccoli e bianchi. 2019_1577_000964 visse in mezzo alla povera gente. abitò in parecchie di quelle case operaie che descrisse poi maestrevolmente nell'assommoir, in una fra le altre dove stavano trecento operai dei più miserabili. studiò il vizio e la fame, conobbe 2019_1577_000965 ah, governante adorata, bisogna ch'io risalga a vent'anni fa quando, dopo aver aspettato per tre ore immobile davanti a una porta, una parola che doveva darmi tre mesi di libertà e di piaceri o tre mesi di schiavitù. 2019_1577_000966 e il giustiziere formidabile del povero henri regnault, quadro splendido e triste che serve di coperchio a un sepolcro e, in fine, le gigantesche e tragiche tele di. 2019_1577_000967 re favolosi dell'asia, le superstizioni di tutti i secoli, le leggende più bizzarre di tutti i paesi, i paesaggi più tetri della terra, i mostri più orribili del mare, i fenomeni più spaventosi della natura. 2019_1577_000968 e abbraccia a ogni leggerissimo cambiamento di direzione. mille bellezze, mille sorprese, mille minuzie pompose, una varietà infinita di tesori di ghiottonerie. 2019_1577_000969 mandarini e sultane e ateniesi del tempo di pericle e gentildonne italiane del quattordicesimo secolo e fatte le loro riverenze automatiche. rientrare alla battuta dell'ultim'ora. la via è lunghissima. 2019_1577_000970 gli alberghi dei principi e dei cresi, le botteghe di cui si apre la porta, colla mano tremante per tutto un lusso aristocratico. 2019_1577_000971 ad aspettare una ricompensa immediata dai miei lavori. da dieci anni pubblico dei romanzi senza tender l'orecchio al rumore che fanno cadendo nella folla. quando ce ne sarà un mucchio, la gente che passa sarà ben forzata a fermarsi. 2019_1577_000972 come se volesse dire: ho capito, sei uno dei tanti. e soggiunse con un accento benevolo. credo però che sia svegliato. posso domandargli quando la potrà ricevere? e, senza darmi tempo di rispondere, disparve. 2019_1577_000973 in mezzo a un roteggio intricato, vertiginoso, feroce, che sbricciolerebbe un titano come un gingillo di vetro. 2019_1577_000974 i visitatori entrano per venti porte, i viali, i vestiboli, le gallerie, i passaggi traversali e il labirinto infinito delle sale del campo di marte. è tutto un brulicame nero in cui c'è da fare a non perdersi. 2019_1577_000975 questi tre soli fatti mi bastavano. il rimanente era tutto trovato, preparato e, come già scritto, per disteso nella mia mente. ma questo terzo fatto non riuscivo a raccappezzarlo. passai varii giorni, agitato e scontento. una mattina, improvvisamene, mi balena un'idea. 2019_1577_000976 il dorè v'ha messo una delle sue mille visioni d'un mondo arcano in cui si riconosce appena qualche forma vaga di cose e di creature terrene. 2019_1577_000977 mazzettino, environnés, come dice il dumas, d'une légére atmosphère de perruquier, senza spalle, senza petto, senza testa, senza sangue. 2019_1577_000978 un'altra folla silenziosa e immobile annunzia, nella medesima sala, le miniature meravigliose del meissonnier. più in là sorridono le patrizie eleganti del cabanel. 2019_1577_000979 e infine ci si dice che è una pazza presunzione la nostra di credere che a noi, messi in luogo suo, non darebbe punto al capo la gloria di primo poeta d'europa. 2019_1577_000980 certo non bisogna avere in sè cagioni di grandi dolori, perchè è tremendo per chi è in terra sentirsi passare addosso quell'immensa folla che corre ai piaceri. 2019_1577_000981 ma che s'impadronisce anche di coloro che detestano la città sin dal primo giorno, ed è inutile tentar di fuggire a quel turbinìo d'idee e di discorsi. 2019_1577_000982 ai quali succedono le ceramiche in cui brilla un riflesso pallido dei mari boreali e i mille oggetti scolpiti dai contadini norvegi nelle veglie interminabili delle notti d'inverno. 2019_1577_000983 che castra il pensiero, che fa dir tante goffaggini e sacrificare così spesso la ragione, la dignità e l'amicizia a un succés di cinque minuti. 2019_1577_000984 mila esemplari al giorno, tre milioni di lettori, che vi fa l'effetto d'un urlo nell'orecchio. alzate gli occhi al cielo, allora. ma non c'è di libero nemmeno il cielo al di sopra del più alto tetto del quartiere. 2019_1577_000985 dal dolce pensiero che si scapperà fra quindici giorni. poi facciamo una corsa di due ore in carrozza, descrivendo un immenso zig-zag sulla destra della senna. 2019_1577_000986 il quale fa sentire la sua superiorità con una vanteria colossale, sballata tanto dall'alto che vi passa al di sopra della testa. 2019_1577_000987 ogni momento vi vien la voglia di dirgli: ma leviamoci i guanti una volta. la sua natura corrisponde al suo modo di vestire che, anche quando è modesto, ha qualche piccolissima cosa che tradisce la ricercatezza effeminata del. 2019_1577_000988 è da vendere prima che il butti in aria. ogni cosa con un gran colpo di scopa, uno spettacolo unico al mondo, veramente immenso, splendido e bruttino. che innamora. 2019_1577_000989 di scoppii, di scricchiolamenti, di gemiti e d'ululati, si sente la voce profonda delle moltitudini, le grida eccitatrici della lotta e l'urrà formidabile della vittoria umana. 2019_1577_000990 di quanto difetta il suo romanzo in orditura, di tanto abbonda. in verità, non ci si vede la mano del romanziere che sceglie i fatti, che li accomoda per congegnarli. 2019_1577_000991 è perchè le somme linee delle opere sue sono veramente d'un genio. l'abuso ch'egli fa d'un concetto sublime alla lettura v'offende. 2019_1577_000992 il terzo giorno la critica comincia il suo lavoro di strangolamento. una prima scarica di articoli furibondi ferisce la commedia al cuore. 2019_1577_000993 ecco qui, monsieur hardy, per esempio, l'architetto del palazzo del campo di marte, ecco là monsieur duval, direttore dei lavori idraulici, e i signori bourdais e davioud, architetti del palazzo del trocadero. 2019_1577_000994 ma l'anima dell'artista. vi sente l'anelito del titano che lotta con una potenza sovrumana e assiste a quegli sforzi poderosi con un sentimento di stupore e di rispetto, come a uno di quegli spettacoli in cui un uomo rischia la vita, eppure si. 2019_1577_000995 c'erano, oltre a queste, delle note estratte dalla réforme sociale en france del le play, dall'hérédité naturelle del dottor lucas e da altre opere di cui si valse per scrivere il suo romanzo. 2019_1577_000996 scrolla, ci umilia, ci travolge nella sua fuga precipitosa, senza dar segno d'avvedersi che noi esistiamo. balziamo rapidissimamente fra i più opposti sentimenti che può suscitar la lettura. 2019_1577_000997 e frangiati su cui spenzolano dalla vlta le enormi lanterne fantastiche, simili a tempietti aerei d'oro e di corallo, fra le pareti coperte di grandi stendardi di seta gialla ornati di caratteri cabalistici di velluto nero. 2019_1577_000998 mentre parlava, tutti stavano intenti. mi fece senso il tuono più che rispettoso, quasi timido, con cui gli rivolgevano la parola anche coloro che parevano suoi famigliari. 2019_1577_000999 e lo lasciate fuggir. solo dov'è andato, è caduto. ah, eccolo là sull'altura, colla fronte dorata dal sole. ha vinto e ha ragione. 2019_1577_001000 e la magnifica esposizione dei sigari di cuba d'ogni grandezza e di ogni forma: dorati, stemmati, odorosi, veri lavoretti, darte profusi. 2019_1577_001001 al batticuore che avevo provato la prima volta che m'era caduto sotto gli occhi un suo informe ritratto in litografia, all'immensa distanza che sentivo tra lui e il mio desiderio di conoscerlo. 2019_1577_001002 da marsiglia fu chiamato a parigi per le fortificazioni. qui si ammogliò e qui nacque emilio zola, che rimase a parigi fino all'età di tre anni. poi la famiglia andò a stabilirsi a aix, dove francesco zola lavorò alla costruzione d'un gran canale. 2019_1577_001003 le trattorie che s'aprono sulla strada in forma di tempietti e di teatri luccicanti di specchi, si succedono senza interstizii, gli uni congiunti agli altri, come una sola bottega sterminata. 2019_1577_001004 di quella vanità vigliacca che spinge uno scrittore a dichiararsi nella prefazione d'un romanzo infame, capace di tutte le turpitudini e di tutti i delitti di eliogabalo e di nerone. 2019_1577_001005 ma fino a un certo segno. hanno un ricchissimo corredo di proposizioni e di giri di frase, arguti, svelti, elasticissimi, con cui se la cavano dalle strette più difficili e tagliano la parola a uno spirito più profondo ma meno destro. 2019_1577_001006 cori prodigiosamente scolpiti che si riflettono nei palchetti intarsiati e negli specchi colossali in mezzo ai bronzi e ai pianoforti. 2019_1577_001007 la eccessiva frequenza delle aberrazioni e delle cadute vi stanca. i lampi di genio non bastano più a compensarvi dei continui sacrifizii che deve fare il vostro. 2019_1577_001008 altre macchine colossali, come quelle da maglie, fanno movimenti strani e misteriosi, d'apparenza quasi umana, con una certa grazia languida d'ondulazioni femminee. 2019_1577_001009 dove davamo una capatina e cento nei discorsi del nostro crocchio d'amici, e torniamo a casa con una retata di notizie e d'idee, ciascuna già bollata d'un giudizio arguto e, come battuta, in moneta spicciola da potersi spendere immediatamente. 2019_1577_001010 di cui rimane avvilito per tutta la vita. ebbene, mi duole il dirlo e lo dico per castigarmi, io feci la stessissima figura di quel sarto, anzi una figura cento volte più trista. 2019_1577_001011 l'ospedale e il macello fra cui andava e veniva, in quella terribile sera, la povera stiratrice straziata dalla fame. la gran casa del marescot era tracciata. 2019_1577_001012 quando s'è osservato tutto ciò, il soggiorno di parigi riesce caro ed utile solo per veder lavorare quella macchina immensa, per vedere come essa leviga, perfeziona, trasforma spreme. 2019_1577_001013 la tenacia ferrea della sua natura, le simpatie tetre della sua immaginazione, i suoi fornati, i suoi feretri, i suoi spettri, le sue ire, i suoi odii, tutta l'ombre. 2019_1577_001014 la vasta macchia bruna dei giardini imperiali inghirlandati di lumi, in fondo a cui nereggiano le rovine delle tuilerie, e, dalla parte opposta, il viale maestoso dei campi elisi, chiuso dall'arco altissimo della stella. 2019_1577_001015 gli alberi, il viavai rapidissimo delle carrozze e della folla s'intravvedono appena. è il primo soffio impetuoso e sonoro della vita di parigi e si riceve a occhi socchiusi. non si comincia a veder nettamente che nel 2019_1577_001016 mi compensarono di non aver potuto continuare la conversazione. a quattr'occhi, un signore venne innanzi e dopo di lui, a intervalli di pochi minuti, vari altri di età diversa, i quali vedevano tutti vittor hugo per la prima volta. 2019_1577_001017 che cosa volete. sono disgrazie che possono capitare a tutti. vi ricordate del sarto letterato dei promessi sposi che, dopo aver studiate mille belle cose da dire al cardinal federigo per farsi onore, arrivato il momento non sa dir altro che un si figuri. 2019_1577_001018 è una lunghissima fila di piccoli fornelli, di macchinette vibranti, di fiammelle di gaz, di teste chine, di mani in moto, di gente che interroga e di gente che spiega. 2019_1577_001019 d'iscrizioni di fantocci, di piccole gale e di piccoli vezzi. fra le due file degli alberi è un andirivieni di carrozze, di grandi carri, di carrozzoni, tirati da macchine a vapore. 2019_1577_001020 e ci abituiamo a considerarla quasi come una forma utile della vita, come una grande e terribile scuola che chiude un tesoro infinito d'esperienze e d'idee e fa scattare la molla di mille ingegni potenti. 2019_1577_001021 le condizioni della sua vita lo spinsero da quella parte, quando ha fatto per quella via un lungo cammino, quando ha speso in quella forma d'arte un gran tesoro di forze e v'ha riportato dei trionfi e s'è persuaso che non andrà mai innanzi. 2019_1577_001022 la sua immagine è da per tutto. il suo nome suona ad ogni proposito. si parla già di lui come d'una gloria consacrata dai secoli e gli si prodigan già quelle lodi smisurate e solenni che non si concedono che ai morti. 2019_1577_001023 fra cui s'incrociavano gli sguardi curiosi, i cenni e le interrogazioni, conoscendo ciascuno, in quella folla, moltissimi nomi e pochissimi visi, ed essendo desiderio di tutti di completare, in quella bella occasione, le proprie conoscenze. 2019_1577_001024 prese in mano un tagliacarte fatto a pugnale colla guaina e lo ritenne finchè durò la conversazione, sguainandolo e ringuainandolo continuamente con un gesto vivace. 2019_1577_001025 una sola cosa è fuor di dubbio, ed è che non si può rifiutare a quest'uomo il titolo augusto e solenne di genio. 2019_1577_001026 è mio dovere d'aggiungere, però, che non vidi mai sul suo viso nemmeno un lampo che esprimesse compiacenza vanitosa dell'ammirazione che lo circondava. è vero, d'altra parte, che c'è abituato da cinquant'anni. 2019_1577_001027 poi il suo discorso, pieno fino a quel punto di collere sorde, si raddolcì sull'argomento dell'amnistia e allora la sua voce mutò suono e parve quella d'un altro. e quelle nobili parole. 2019_1577_001028 e ce ne mostrò uno con alterezza. non ricordo in che anno, ma ancora assai giovane- lasciò il servizio militare e si mise a far l'ingegnere civile. 2019_1577_001029 queste parole presso a poco mi parve di sentire dal cupo fondo della mia umiliazione e non osai più aprir bocca. 2019_1577_001030 studia man mano che ha da scrivere un romanzo. per quel romanzo tutte le quistioni che v'hanno attinenza. come faceva george sand, legge continuamente, forzato dalle esigenze imperiose della polemica: ha sulla punta delle dita. 2019_1577_001031 carnovale, son questi i boulevards? si dice con un senso di rammarico davanti a quel miserabile spettacolo. e così, dopo qualche mese di vita parigina, si dice: questa è parigi. 2019_1577_001032 la corruzione medesima, enorme e splendida, finisce per sedurci come un vasto e svariatissimo campo di studio, più di quello che ci respinga per la sua. 2019_1577_001033 o mettervi fra le labbra un sigaro di nuovo genere che invece d'un nuvoletto di fumo vi caccia in bocca un bicchierino di cognac. ne avete abbastanza, ma voi volete fumare? ebbene, ci sono i sigari avvelenati della repubblica. 2019_1577_001034 un drappello di giovani che vanno a cercar fortuna a parigi. la vita giornalistica, la vita letteraria, l'arte, la critica, la miseria in abito decente. 2019_1577_001035 casa c'è stato strappato via, appena arrivati dalla prima ondata di quel mare enorme, e non lo vediamo più che come un punto nero molto lontano da noi. 2019_1577_001036 che in quelle pagine tanto bersagliate c'era qualche cosa contro cui si sarebbero rintuzzate eternamente le punte delle loro freccie. 2019_1577_001037 soltanto. benchè non si veda mai, a traverso le pagine del suoi libri, il suo viso intero, si intravvede però la sua fronte segnata da una ruga diritta. 2019_1577_001038 questa voce che sento è la sua. egli è qui, a un passo da me, ma è proprio vero. e aprivo gli occhi e dicevo: eccolo lì, il mio caro e terribile hugo. non è mica un sogno, per dio. 2019_1577_001039 egli non è come il dumas figlio, legato da un'invincibile simpatia ai suoi mostri di donne a cui dice infami ad alta voce o care a 2019_1577_001040 poi soggiunse: no, addio a rivederci, non è vero? non so, mi par d'aver fatto la bestialità di rispondere. 2019_1577_001041 a valle della senna, in una chiarezza un po velata, come in un vasto polverio luminoso, a tre miglia da noi, le architetture colossali e trasparenti del campo di marte. che belli slanci vertiginosi dello sguardo da belleville a. 2019_1577_001042 così, prima d'aver fatto la tela del romanzo, avevo già concepita la descrizione di un pranzo nella bottega di gervaise e quella della visita al museo del louvre. avevo già studiate le mie bettole. 2019_1577_001043 studia l'inflessione della voce, pensa continuamente a giustificare l'ammirazione che presuppone in voi e ha sempre un po della civetteria della donna e della vanità dell'artista. 2019_1577_001044 e di minuto in minuto lo spettacolo si ravviva. il via vai delle carrozze somiglia alla fuga disordinata delle salmerie d'un esercito. 2019_1577_001045 potete voltargli le spalle, ma non potete fare un passo senza mettere il piede sulla sua ombra. ma è difficile credere che la ripugnanza dell'indole o la disparità del gusto e delle idee o l'odio di parte possano tanto in un uomo. 2019_1577_001046 e di qui nasce il fatto strano ch'egli ha più ammiratori ardenti delle sue creazioni che lettori fedeli dei suoi volumi e che moltissimi ammiratori suoi. 2019_1577_001047 alle tuileries, alla concordia, ai campi elisi che vi portano, ciascuna una voce della gran festa di parigi, che vi chiamano e che v'attirano da sette parti, come le entrate maestose. 2019_1577_001048 quasi sempre leggendo, si prova un seguito di sensazioni, acri di piacere, di piccole scosse e di sorprese che lasciano l'animo incerto. 2019_1577_001049 tra i bambù della martinica e i piedi d'elefante della cocincina, tra i vegetali del senegal e i lavori dei deportati della nuova caledonia. 2019_1577_001050 tirate davanti da un servitore, spinte per la spalliera dai mariti, fiancheggiate dai ragazzi matrone poderose le cui rotondità sporgono da tutte le parti fuori del piccolo veicolo. 2019_1577_001051 corrugando le sopracciglia e socchiudendo gli occhi per aguzzare lo sguardo e sorridendo leggerissimamente, come se si compiacesse dell'effetto che mi produceva e mi dicesse: in cuor suo, guardami via. 2019_1577_001052 raffinano, travasano, disegnano, dipingono, scrivono. in ogni parte freme una vita meravigliosa ed orribile di mostri di cento bocche e di cento mani, che irrita i nervi, introna le orecchie e confonde l'immaginazione. 2019_1577_001053 mi sentii improvvisamente vuoto, asciutto e freddo. mi parve che comparendo davanti a vittor hugo, non avrei sentito la menoma scossa nè trovato una parola da dire, e ne rimasi atterrito. 2019_1577_001054 i suoi gouffres: il bagno, la cloaca, la corte dei miracoli, il carnefice, il rospo, la putredine, la deformità, la miseria. 2019_1577_001055 o care. a fior di labbra, egli mette il vizio alla berlina, nudo brutalmente, senza ipocrisia e senza pietà e standone tanto lontano che non lo sfiora neanche coi panni. 2019_1577_001056 o accese della luce d'una glorificazione teatrale che le trasfigura così: javert gymplaine, triboulet simoudain, gilliat giosiana ursus quasimodo. 2019_1577_001057 la sua fama non di meno andava allargandosi, benchè lentamente, in russia, dove si tien dietro con simpatia a tutte le novità più ardite della letteratura francese, era già notissimo. 2019_1577_001058 san gallo e appenzel hanno riempito una vasta sala dei loro ricami insuperabili, davanti a cui s'accalca una folla meravigliata. 2019_1577_001059 nel quale la tranquillità sublime dell'uomo, in cospetto di quel gruppo di belve fameliche ma affascinate, soggiogate, schiacciate da una forza sovrumana e invisibile, è resa con una potenza che mette in cuore lo sgomento misterioso del prodigio. 2019_1577_001060 lontano all'orizzonte, a traverso a brume violacee leggerissime, contorni incerti di vasti sobborghi fumanti, dietro i quali non si vede più ma s'indovina ancora parigi. 2019_1577_001061 il famoso de forcade diceva del manzoni a tavola: il a du talent? quasi vi domanderebbero. ma che proprio si può nascere in italia? 2019_1577_001062 pare una sola smisurata sala d'un museo enorme, dove gli ori, le gemme, le trine, i fiori, i cristalli. 2019_1577_001063 de la critique. com'egli disse, c'était du massacre. gli negavano l'ingegno, l'originalità, lo stile, persino la grammatica. c'era chi non lo voleva nemmeno discutere. poco mancò che non gli si facessero delle provocazioni personali per la strada. 2019_1577_001064 e coprono dei porci salati. una magnificenza di teatrini, d'altari, di troni, di biblioteche, pieni di ghiottumi, così graziosamente disposti e decorati che il gran pittore delle halles di parigi. 2019_1577_001065 il grande successo dell'assommoir fece ricercare gli altri romanzi e si può dire che lo zola diventò celebre allora. la sua celebrità vera non data che da tre anni. 2019_1577_001066 scrivo quasi senza correggere, perchè son mesi che rumino tutto e appena scritto, metto le pagine da parte e non le rivedo più che stampate e posso calcolare infallibilmente il giorno che finirò. 2019_1577_001067 e un passo più là, siete nell'esposizione seducente delle profumerie, splendida di mille colori, dove, chiudendo gli occhi, sognate in un minuto, secondo, tutti i peccati mortali di parigi. 2019_1577_001068 e ci riesce ugualmente difficile rappresentarcelo benevolo e rappresentarcelo truce. io mi ricordo d'aver passato molte ore, giovanotto, all'ombra d'un giardino con un suo libro tra le mani, cercando di dipingermelo coll'immaginazione. 2019_1577_001069 e che lavorava già in quella maniera venticinque anni prima ch'io fossi nato. mi sentii annichilito. intanto, vittor hugo parlava di molte piccole occupazioni che sovente gli portavan via la giornata senza che quasi se n'accorgesse, e diceva con voce stanca ma bonariamente: 2019_1577_001070 e un piccolo trionfo riportato là in quella terribile arena. ci pare il primo trionfo legittimo della nostra vita e ogni giorno sentiamo d'acquistare qualche cosa. 2019_1577_001071 e par che spieghi più benevolmente dell'usato, in mezzo alle due parigi che la guardano. la sua maestà regale e materna, qui il mio compagno non potè resistere alla tentazione di ntre dame e salimmo sulla cima d'una delle due torri. 2019_1577_001072 una delle mostre più belle è quella dei cristallami. in una vastissima sala bianca e azzurrina che attira gli sguardi da tutte le parti, è una foresta di cristallo inondata di luce, un palazzo di ghiaccio traforato. 2019_1577_001073 la lingua sua non gli basta. egli toglie ad imprestito il gergo della plebe, la lingua furfantina delle galere, il balbettio informe ed illogico dei bambini tempesta la sua prosa di parole straniere di cento popoli. 2019_1577_001074 la via quattro settembre lucente di mille fiammelle e sette file continue di carrozze che vengono dai due boulevards e dalle cinque strade, incrociandosi furiosamente sulla piazza. e una folla che accorre e una folla che 2019_1577_001075 qui è un labirinto di sale e di gallerie che vi conducono dal perù all'uraguay, dall'uraguay a venezuela, a nicaragua, al messico, a san salvador. 2019_1577_001076 tutti questi vittor hugo della critica o della calunnia col berretto frigio o colle corna dell'orgoglio satanico, erano spariti dalla mia mente. 2019_1577_001077 vidi sparsi per tutto il mondo nei loro studi pieni di luce aperti sulle campagne solitarie, sui giardini, sul mare e sulle vie rumorose. 2019_1577_001078 fatti pochi passi, si arriva nello scompartimento dei gioielli, che è un solo enorme scrigno che contiene ottanta milioni di lire in perle e in diamanti. 2019_1577_001079 che non è però della sua tarchiutura, ma si trattano coi guanti reciprocamente per non destare sospetti. lo zola però non si vale e par che non si curi della sua celebrità. 2019_1577_001080 plasencia, in cui guizza un lampo degli ardimenti del goya, ma c'è una parete dinanzi alla quale il cuore si stringe, povero e caro fortuny, bel fiore di siviglia sbocciato al sole di roma. 2019_1577_001081 colorite d'una curiosità benevola delle cose vostre. oh, poveri italiani, com'è conciato a parigi il vostro povero amor proprio. 2019_1577_001082 allora fu pubblicato tutto intero in un giornale letterario e prima che fosse finito, cominciarono quelle calde polemiche che divennero ardenti dopo la pubblicazione del volume e che saranno ricordate sempre come una delle più furiose battaglie letterarie dei tempi presenti. 2019_1577_001083 un terzo a chiedere la licenza di dedicare un'opera. un quarto, un bel giovane belga con una lunga cicatrice sul viso, si trovava nei miei stessissimi panni. veniva mosso dalla ammirazione non per altro che per veder vittor hugo. 2019_1577_001084 tutte cose che sulle prime fanno girare un po il capo, ma poi si scrollano le spalle e si tira via senza badarci dicendo: corbellerie, corbellerie, collindifferenza d'un franco. 2019_1577_001085 chi non ammira nessuna delle sue opere partitamente, ammira ed esalta la vastità grandiosa dell'edifizio che formano tutte insieme. 2019_1577_001086 che a tutti apre le braccia e profonde, ridendo baci, oro ed idee, e rinfiamma in tutti i cuori, col suo soffio giovanile, il furore della gloria e l'amore della vita. 2019_1577_001087 e componendo e ricomponendo cento volte il suo viso e la sua persona, senza trovar mai una figura che m'appagasse il suo spettro di forme incerte. mi stava sempre davanti. quest'uomo era un enimma per me. 2019_1577_001088 ma s'ha ben altro da fare che difender parigi mentre ci agitiamo fra le sue braccia. il tempo vola. 2019_1577_001089 un'aria calda e molle, come di teatro si spande, pregna d'odor di sigari d'avana, dell'odore acuto dell'assenzio che verdeggia in diecimila bicchieri. 2019_1577_001090 sui marciapiedi non c'è una riga d'ombra, ci si ritroverebbe una spilla. tutti i visi sono rischiarati. si vede la propria immagine riflessa da tutte le parti. si vede tutto. 2019_1577_001091 delle quali si vedevano, a traverso i cespugli, le nudità opulente e gli abiti zingareschi, in mezzo allo splendore dei palchi scenici inquadrati fra le piante. 2019_1577_001092 dell'assommoir. s'era parlato pure a questo proposito della curée, per la cui protagonista renée, la celebre attrice sarah bernard aveva manifestato una gran simpatia. ma dei suoi romanzi uno solo finora. 2019_1577_001093 è l'amor proprio, ferito in un'altra gloria, che s'afferra tutto alla gloria presente per compensarsi della passata ed esalta con tutte le sue forze il primato che le rimane. 2019_1577_001094 v'è una botte francese che contiene quattrocento ettolitri, una ungherese che ne contiene mille e quella della fabbrica di champagne che è capace di settantacinque mila bottiglie. 2019_1577_001095 gli imitatori cadranno miserabilmente sulle sue orme, sfiancati, ed egli rimarrà solo dov'è giunto: sull'ultimo confine dell'arte, sua ritto a filo sopra un precipizio. 2019_1577_001096 com'è bello, quando s'è stanchi del tumulto della grande città, la sera, andare sull'altra riva della senna, in una strada silenziosa, a ritrovare la piccola famiglia tranquilla che vive come in una isoletta in mezzo a quel mare turbolento. 2019_1577_001097 là, abbiamo tutto di prima mano, siamo all'avanguardia, tra i primi dell'esercito umano, a veder la faccia della nuova idea che s'avanza, le calcagna dell'errore che fugge. 2019_1577_001098 darte profusi a miriadi, davanti ai quali il fumatore italiano, estenuato dai patimenti, passa sospirando e fremendo. tutta questa doppia galleria dei prodotti alimentari è ammirabile per varietà e per ricchezza. 2019_1577_001099 liberarvene. alzate gli occhi, oh dio, passa una carrozza dorata di réclame coi servitori in livrea, che vi propone dei cilindri al ribasso. 2019_1577_001100 e stiracchiando un poco si può anche ottenere a un prezzo ragionevole un curiosissimo diamante, tagliato in forma di una lanterna a gaz e incastonato in un candelabro d'oro microscopico. ch'è una vera bellezza. 2019_1577_001101 come il suo genio: ha i capelli irti e fitti, la barba intera e corta, bianchissima, gli occhi lunghi e stretti, un po obliqui come i fauni, il che dà al suo viso un aspetto un po strano. 2019_1577_001102 parlò prima della sua famiglia. la madre di suo padre era candiota e suo padre, francesco, zola di treviso. dopo la pubblicazione dell'assommoir, egli ricevette dal veneto parecchie lettere di parenti lontani che non conosceva. 2019_1577_001103 tutti e quattro sogliono fare colazione insieme una volta al mese, e ogni volta nasce fra loro una discussione di quel genere che li tiene inchiodati a tavola per mezza giornata. 2019_1577_001104 il teatro però esercita anche sullo zola un'attrazione irresistibile e inebriante, come su tutti gli scrittori moderni, ai quali nessuna gloria letteraria pare bastevole se non è coronata da un trionfo sulle scene. 2019_1577_001105 via a traverso all'esposizione brillante delle armi nelle sale della scultura dei metalli, che è un vasto museo d'orologi monumentali di bronzo, di statue d'argento di grandezza umana. 2019_1577_001106 le loro facce esprimevano tutte una viva emozione e tutti, più o meno, spiccicavano le parole con molta fatica. 2019_1577_001107 ma capii da certi lampi de suoi occhi e da certi suoi stringimenti di labbra che quello dev'esser stato un periodo tremendo della sua vita. 2019_1577_001108 che affetta la superbia minacciosa d'un castello imperiale. fra il lungo porticato austriaco e la faccia nera e fantastica della china, s'alza la spagna arabescata e dorata dei califfi. 2019_1577_001109 e allora tutti gli entusiasmi sopiti si ridestano tumultuosamente. egli v'afferra di nuovo: vi soggioga, siete suoi, rivivete in lui per un altro periodo della vostra vita. 2019_1577_001110 tra due guancie impiastrate un mezzo naso. la bellezza è tutta nelle carrozze chiuse o nei salotti inaccessibili alla luce del sole. non ci sono che le acciughe. 2019_1577_001111 le stufe colossali, le piramidi nere di bottiglie sferiche, i pattini, i cordami e i grandi mucchi di fiammiferi svedesi. 2019_1577_001112 non tentò. assalì tutti i campi dell'arte e v'irruppe, tempestando, rovesciando, sfracellando, lasciando da ogni parte le traccie di una battaglia. 2019_1577_001113 e di gioielli, in fondo alla quale si drizza sul cielo stellato la mole nera della colonna vendme l'avenue dell'opéra inondata di luce elettrica. 2019_1577_001114 voi siete molto amabile con me, signore. faceva seder tutti e stava a sentire l'un dopo l'altro i loro discorsi balbettati e imbrogliati. 2019_1577_001115 poi nell'esposizione dei giocattoli, dove tutto move, strepita salta canta tintinna da far disperare tutti i bebés dell'universo. 2019_1577_001116 ha un grande ingegno, non c'è che fare. bisogna pure rassegnarsi a dirlo e a lasciarlo dire. egli è ancora a parigi, il lion du jour, e non ha che un rivale, il daudet. 2019_1577_001117 l'aria che dovrà respirare, la sua professione, le sue abitudini, fin le più insignificanti occupazioni a cui dedicherà i ritagli della sua giornata. 2019_1577_001118 aggiungete una infinità di medaglie d'onore e di documenti d'ogni sorta esposti dai venditori, molti dei quali mettono persino in mostra le fotografie e le lettere di complimento dei loro clienti. altri s'aiutano con mezzi meccanici. 2019_1577_001119 e malgrado ciò egli è uno scrittore morale. si può affermarlo risolutamente. emilio zola è uno dei romanzieri più morali della francia e fa davvero stupore che ci sia chi lo mette in dubbio. 2019_1577_001120 è triste come un uomo senz'affetti e senza speranze. in cento pagine ci mostra cento faccie. 2019_1577_001121 e come versa dalla parte opposta. grandi nomi, celebrità, sventrate, capolavori, parole immortali, ossa, rotte, armi gemme. 2019_1577_001122 l'esposizione è diventata un enorme ateneo internazionale che ci dà per venti soldi tutto lo scibile umano. quella che attira più gente a tutte le ore è l'esposizione delle belle arti. 2019_1577_001123 e, in fine, le stranezze, i ghiribizzi dell'ingegno umano del genere dell'ago di refe d'emilio praga. questi avrebbe potuto fare alla sua amante, in quella certa poesia, tutte quest'altre domande. 2019_1577_001124 l'azione, poi, che esercitò su di lui il balzac, è immensa e visibilissima in tutte le sue opere. egli l'adora: è suo figlio e se ne gloria. 2019_1577_001125 ci si prova una certa soggezione. non par di passare in un luogo pubblico, tanta è la nitidezza e la pompa. la folla stessa vi passa con una certa grazia, contegnosa, come. 2019_1577_001126 lo spettacolo più bello è quello che presenta la gente. a certe ore il recinto dell'esposizione è più popolato di molte grandi città. 2019_1577_001127 l'uomo, insomma, in cui avevo vissuto una gran parte della parte più bella della mia vita, che m'aveva trasfuso nelle vene il suo sangue e delle cui opere mi ero fatto ossa, nervi e cervello. questo era il vittor hugo che mi vedevo davanti. 2019_1577_001128 tanto inesperto è in quell'arte e tanto è abituato a passar la misura in ogni cosa, come quando comincia una lettera. un oscuro lavoratore. 2019_1577_001129 e allora tuonò un ultimo applauso, più caldo, più fragoroso e più persistente del primo, accompagnato da uno scoppio di grida d'entusiasmo che lo costrinsero a soffermarsi. 2019_1577_001130 mi si affacciarono alla mente i mille artisti di cui avevo visto le opere, sconosciuti e famosi, giovani che mandaron là la loro prima ispirazione e vecchi che ci lasciarono l'ultima. 2019_1577_001131 per gettare l'oscurità su quello in fondo al cuore, forse più caro, che ha perduto. è nondimeno prodigioso il vedere questa città. 2019_1577_001132 un olandese espone un tempio di stearina che può contenere venti persone, colle sue statue e colle sue gradinate, e un francese costruisce un tempio di cristallo sorretto da sei colonne e circondato da una balaustrata. 2019_1577_001133 le sue prime letture furono walter scott e vittor hugo. lessi i due autori insieme. disse, ma senza sentir gran fatto la differenza, perchè non capivo ancora nè lo stile nè la lingua di vittor. 2019_1577_001134 impariginati, quell'orientalume ritinto, quell'africa da comparsa, quell'asia da camera ottica, tutta quella barbarie ripulita, inverniciata e messa in vetrina col nastrino rosso al collo, e quell'inesauribile folla. 2019_1577_001135 una dama del velasquez senza gorgiera: era quella mademoiselle drouet, attrice potente che rappresentò per la prima volta lucrezia borgia nel al teatro della porte saint martin. 2019_1577_001136 riandate rapidamente tutte le sue creazioni, esse lasciano l'impressione d'un'enorme epopea di frammenti, che risale da caino a napoleone il grande. 2019_1577_001137 un certo difetto di sveltezza al suo stile, che è in ispecial modo apparente nei suoi ultimi libri. egli ha un po, come si dice in francia, le 2019_1577_001138 che si serva di noi, nuovi a quel mondo per fare i suoi esperimenti in anima vili e la disinvoltura del giovanotto, artisticamente pettinato, un po maligno e sempre lì coll'arco teso per coglier a volo il ridicolo. 2019_1577_001139 che fan pensare alle ricchezze d'una di quelle regine insensate delle leggende arabe, dai capricci immensi e inesorabili che stancano le bacchette onnipotenti dei genii. 2019_1577_001140 alcune innocentissime parole di argot scoppiarono nel teatro come bombe. i muri minacciavano di crollare, non si capiva più nulla. 2019_1577_001141 signore, io son venuto a parigi per vedervi. sono di bruges. non avevo il coraggio di presentarmi. mio padre mi scrisse: 2019_1577_001142 che vi si parano dinanzi improvvisamente e vi fissano in volto i loro occhi trasognati come fantasime. lo spettacolo è ancora variato e rallegrato da un gran numero di signore che girano su poltrone a ruote o su carrozzine da bimbi. 2019_1577_001143 da tutto il suo linguaggio, spezzato in affermazioni altiere e in giudizii assoluti, come se ogni sua proposizione fosse un decreto da incidersi sul bronzo o nel marmo per le generazioni avvenire. 2019_1577_001144 che mi ha fatto sospirare per un anno, di dove t'è uscito quello spaventoso mazzeppa di cui vedo perpetuamente la fuga? come l'hai sognata la fidanzata del? 2019_1577_001145 nella quale si vedono gli appassionati senza quattrini, cogli occhi fuor della testa. qui c'è la varietà e la ricchezza d'un industria fiorente, piena di speranze e d'ardimenti, a cui sorride la fortuna. imitazioni dell'antico, tradizioni ringiovanite. 2019_1577_001146 prova una feroce voluttà nel provocare il pubblico. gli insuccessi non gli passano nemmeno la prima pelle avanti. 2019_1577_001147 e i vasi moreschi, e i ricami di seta dei chiostri antichi e gli svelti fantaccini di espartero e di prim che drizzano i loro graziosi cappelletti. 2019_1577_001148 là si vede la materia informe sparire nel ventre tenebroso di quei colossi, riapparire in alto dopo qualche momento, già mezzo lavorata e come portata in trionfo, e poi rinascondersi. 2019_1577_001149 pieno di libri e di carte e dorato da un raggio di sole, dava l'immagine d'un bellissimo quadro che rappresentasse l'ingegno, la fortuna e la forza. 2019_1577_001150 ma a queste professioni di fede irremovibile e a queste bandiere sventolate con tanto furore, ci credo poco. uno scrittore si trova a scrivere in una data maniera perchè la sua indole, la sua educazione. 2019_1577_001151 accompagnando il mio pensiero al suono dolce e grave della sua voce e pensavo alle letture di notre dme fatte di nascosto dietro i banchi della scuola, alle tante volte che avevo baciato i volumi delle contemplazioni. 2019_1577_001152 principi ed operai. donne e giovanetti, entusiasti ardenti, vanno a visitarlo. ogni sua apparizione in pubblico è un trionfo. 2019_1577_001153 ed è lo stess'uomo che fa vibrare sovrumanamente le corde più delicate dell'anima. l'autore del revenant su cui milioni di madri singhiozzarono, l'autore di quel celeste idillio di. 2019_1577_001154 di quella santa agonia di jean valjean che strazia l'anima e di quei versi meravigliosi in cui triboulet spande, piangendo, l'immensa ed umile tenerezza del suo amore di padre. no, 2019_1577_001155 e vorrei vedere il michetti, quel caro viso di scapigliato di genio, per stringergli la guancia tra l'indice e il pollice e dirgli che adoro le gambine pazze delle sue bagnanti e l'azzurro favoloso della sua marina. ed ecco, finalmente. 2019_1577_001156 per scolpire gli eroi della sventura. un ferro più rovente per segnare la fronte di chi fa soffrire, una mano più delicata per accarezzare la fronte di chi soffre. egli è il grande assalitore e il grande difensore. 2019_1577_001157 e ne provo un'altra subito nella sala vicina, incontrando il viso onesto e benevolo del monteverde, il quale mi accompagna fino alla frontiera d'italia, e di là vo innanzi nelle sale della pittura straniera, dove il cielo si rannuvola e l'aria si raffredda. 2019_1577_001158 la facoltà descrittiva che è la sua dominante non può arrivare più in là sulla via che egli percorre, nè il culto della verità nuda, avere un sacerdote più intrepido e più fedele. 2019_1577_001159 dalle mie risposte monosillabiche e dal mio sguardo fisso, che io divorava che non al senso di quello che io dicevo e mi guardava con una cert'aria affettuosa. 2019_1577_001160 il vastissimo spazio non basta più alla moltitudine nera, elegante, nervosa, sensuale, profumata piena d'oro e d'appetiti, che cerca con tutti i sensi tutti i piaceri. 2019_1577_001161 ma anche in quei punti, come quasi ad ogni pagina, nell'atto stesso che protestiamo furiosamente. questo è troppo. c'è un diavolo dentro di noi che ride e strepita e se la gode mattamente, a nostro dispetto. 2019_1577_001162 da saltimbanchi, quella pompa da bazar, la fontanella misera, l'albero tisico, il muro nero, l'asfalto fangoso e appena fuori del centro, 2019_1577_001163 meraviglia. domandai se avrebbe potuto ricevermi. mi rispose che era ancora a letto. io rimasi là senza parola, scombussolato. l'idea di aver da fare un'altra volta l'ascensione di quella montagna mi sgomentava. 2019_1577_001164 i più ne dubitano, ma il tempo non potrà far di più che spolparlo. la sua ossatura colossale rimarrà diritta come un enorme albero sfrondato sull'orizzonte della storia letteraria del secolo e legioni d'ingegni voleranno colle penne cadute dalle sue ali. 2019_1577_001165 qui è la pompa suprema, è la metropoli della metropoli, la reggia aperta e perpetua di parigi, a cui tutto aspira e tutto tende. 2019_1577_001166 alte e basse, sbiadite, annerite, sformate sulla sommità da un orribile disordine di camini altissimi che paiono la travatura di edifizi non finiti. 2019_1577_001167 la porta bruscamente aperta e richiusa per la quale intravvediamo il prodigio, un gran coup dans la poitrine, come direbbe lo zola, che ci toglie per un momento il respiro e ci lascia rotti e sgomenti. 2019_1577_001168 grasso non molto alto, ritto come una colonna, pallidissimo, e la sua pallidezza apparisce anche maggiore per effetto della barba e dei cappelli neri che gli stanno ritti sulla fronte come peli di spazzola. 2019_1577_001169 non basta a render nemmeno una pallida idea di quel non so che di immane e di mostruoso che ha nel capo. in quelle pagine. i freddi pedanti trovano con gioia una presa assai facile alla critica che distrugge e deride. 2019_1577_001170 alle mille cose là raccolte su cui è caduta la lacrima dell'operaia e stillato il sudore del forzato, ai tesori conquistati a prezzo di vite innumerevoli, alle vittorie conseguite dal lavoro accumulato di dieci generazioni. 2019_1577_001171 lo scrittore che aveva mille volte schiacciato il mio misero orgoglio d'impiastrafogli facendomi provare non so che voluttà acre e salutare nell'umiliazione che mi acquietava. l'anima. 2019_1577_001172 il parodi. gli domandò, ex abrupto, come faceva a fare il romanzo. era proprio un toccarlo sul vivo. sguainò quasi tutto il suo pugnaletto, lo ricacciò con forza nel fodero e cominciò a parlare speditamente, animandosi a grado a grado. 2019_1577_001173 e dov'è un altro paese democratico in cui gli scrittori coprano d'un ridicolo così sanguinosamente ingiurioso intere classi della cittadinanza, dove l'epiteto di 2019_1577_001174 che lupanare. ah sì, tocca davvero alle altre grandi città d'europa a gridare allo scandalo. le ipocrite. 2019_1577_001175 nella piccola città di provincia dove avevo letto il suo primo libro, a un giorno che, ancora ragazzo, avevo fatto ridere mio padre domandandogli: e se comparisse tutt'a un tratto vittor hugo mentre noi siamo a tavola, che cosa faresti? 2019_1577_001176 a diciott'anni venne a parigi a cercar fortuna e qui cominciò per lui una serie di prove durissime. fu per qualche tempo impiegato nella casa. 2019_1577_001177 disse che mentre scriveva quel romanzo, era le mille miglia lontano dal prevedere il chiasso che fece. era stato costretto a interromperlo per una malattia della sua signora. 2019_1577_001178 un saluto all'antico lottatore, un buon augurio al settuagenario, un addio all'uomo che molti non avrebbero mai più riveduto. egli rispose con un lungo sguardo e 2019_1577_001179 quel puzzo perpetuo di marchand de vin e di cosmetici, quegli spicchi di case, quelle. 2019_1577_001180 conosco soltanto il mio protagonista, il mio rougon o macquart, uomo o donna, che è una conoscenza antica. mi occupo anzi tutto di lui. 2019_1577_001181 tutte le comunicazioni del pensiero, la parola sfuggevole, la sfumatura, la mezza intenzione, il sottinteso, l'accento, il cenno, tutto coglie a volo. mille persone riunite hanno un'anima sola per comprendere e per sentire. 2019_1577_001182 il filo d'erba. i suoi personaggi non agiscono, quasi la maggior parte non sono necessarii a quella qualsiasi azione che si svolge nel romanzo. 2019_1577_001183 campanili v'è una gara di bizzarrie architettoniche, spinta a un segno che fa ridere, un mercante di stoffe fabbrica un castello di materasse. l'orologiaio vicino innalza una piramide di duemila casse d'orologi. 2019_1577_001184 giovanetto che m'aveva fatto pensare e lottare da uomo. il poeta di cui le strofe fulminee m'eran sonate nel cuore sul campo di battaglia come grida eccitatrici d'un generale lontano. 2019_1577_001185 o andare nel chiosco olandese dove tre belle frisone rosee col casco dorato vi fanno sentire il curasò o. 2019_1577_001186 coraggiosi spadaccini irresistibili che hanno tutti i doni di dio. mme une. 2019_1577_001187 venne a parlare delle critiche che si fecero all'assommoir. anche parlando, egli sceglie sempre la frase più dura e più recisa per esprimere il proprio pensiero. accennando a una scuola che non gli va a genio, disse: 2019_1577_001188 e un non so che di voluttuoso spira nell'aria, mentre la notte di parigi, carica di follie e di peccati, prepara le sue insidie famose. quello è davvero il momento in cui la grande città s'impadronisce di voi e 2019_1577_001189 dice questo con una sicurezza e con una semplicità che non vien nemmeno in capo di accusarlo di presunzione, e in ciò si rivela appunto la sua natura italiana, meno inverniciata della francese, come si rivela nelle sue critiche. 2019_1577_001190 dolci. la francia vi offre il palazzo di fontainebleau e delle cattedrali gotiche di zucchero e dei mazzi gustosissimi di rose e di violette che sembran colte un'ora prima. 2019_1577_001191 si disegna nell'azzurro, in sottili e altissimi caratteri di ferro, il nome d'un artista delle nuvole che vuol farvi la fotografia. 2019_1577_001192 per mezzo del mio caro amico parodi, ebbi l'onore di conoscere lo zola e di passar con lui parecchie ore in casa sua. 2019_1577_001193 un re che visita l'esposizione in stretto incognito e sentirvi intorno, qua e là, un mormorio sommesso da vestibolo di corte: c'è da cavarsi tutti i gusti. 2019_1577_001194 rialza la fronte sfolgorante di gloria e di gioia e se ne va beato per una settimana. e poi questa mania universale di fair de. 2019_1577_001195 è serissimo, quasi cupo. pare un viso che non abbia mai riso, non solo, ma che non possa ridere, e i suoi occhi guardano la gente con un'espressione che mette inquietudine. gli si direbbe: hugo, fatemi la grazia di guardare da un'altra parte. 2019_1577_001196 e volevamo andare sino in fondo. ma più s'andava innanzi, più quel baccanale notturno s'allargava e s'allungava. dietro a ogni gruppo d'alberi saltava fuori un nuovo teatro e una nuova luminaria. 2019_1577_001197 è stato lì sul punto d'aggiungervi il suo e che non lo fece non per modestia, ma per salvare, come suol dirsi, le convenienze. 2019_1577_001198 a fare una enorme buffonata ritto sulla tavola e a impietosirsi per il piccolo mendicante che domanda un pezzo di pane alla porta. 2019_1577_001199 nelle sale del bullier, in mezzo al turbinio di trecento ragazze che ballano tutte insieme cantando a una voce perruque blonde. invece d'un grido contro la corruzione ci esce dal cuore un inno ardente alla gioventù e alla vita. 2019_1577_001200 di banchieri bindoli, di preti bricconi, di sgualdrinelle, di bellimbusti, di mascalzoni e di sudicioni d'ogni tinta e d'ogni pelo. 2019_1577_001201 ma ora le contese, per quello che riguarda lui, almeno in francia, sono quasi affatto cessate. la sua età, le sue sventure, la sua immensa fama, la vitalità poderosa delle sue opere, rinvigorita da recenti trionfi, 2019_1577_001202 le torri del trocadero si vedono effigiate da tutte le parti, come se mille migliaia di specchi le riflettessero, e l'immagine del campo di marte vi si presenta per mille vie e sotto mille forme. 2019_1577_001203 su fondo d'oro, i salotti arredati di mobili di porcellana, i quadri di seta ricamati a uccelli e a fiorami, le intarsiature d'avorio, di lacca e di bronzo e mille piccole meraviglie innominabili. 2019_1577_001204 stende davanti a noi a perdita d'occhi, brulicante di carrozze e nera di folla, divisa in tre parti da due enormi ghirlande di verzura che la riempiono d'ombra e di freschezza. 2019_1577_001205 deve tutto a sè stesso, è passato per tutte le prove, è coperto di cicatrici. la battaglia è la sua vita. vuole la gloria, ma strappata a forza e accompagnata dal fragore della tempesta. 2019_1577_001206 poi mi parlò delle sue abitudini. egli ha le abitudini più semplici di questo mondo, disse: non lo avete mai incontrato sull'imperiale dell'omnibus di via. 2019_1577_001207 tenta da tutte le parti il proprio concetto e accumula metafore su metafore, paragoni su paragoni, e ricorre inutilmente al suo misterioso linguaggio di tenebre e di luce, d'ombre e d'abissi, di inconnu e di insondable, e tutta la sua fortissima e ricchissima lingua. 2019_1577_001208 ma circondato e ingombro dei ruderi ch'egli disdegna di spazzare. il suo lavoro è uno strano accoppiamento di pazienza da musicista e di furia da pittore ispirato. egli scrive come il goya dipingeva: 2019_1577_001209 qui la strada larghissima s'allarga ancora, le case s'innalzano, le vie laterali s'allungano, la maestà di parigi comincia ad apparire e così andando, innanzi tutto cresce di proporzioni e 2019_1577_001210 i suoi primi romanzi furono quei quattro arditissimi- fra cui thérèse raquin, ora un po dimenticati, che vennero definiti da un critico letteratura putrida. 2019_1577_001211 l'espressione di un sentimento diverso della vita e come un soffio d'aria d'un altro cielo e d'un altro secolo, che bisbiglia nomi d'imperatori e di poeti e porta il suono di musiche lontane, piene di pensieri e di memorie. 2019_1577_001212 pour se faire la main. la giornata non gli basta per mettere sulla carta tutto quello che gli ribolle nella testa e nel cuore. ma il buon dio gli darà lunga vita ed egli ci darà ancora venti volumi. 2019_1577_001213 portato fuor del mio nido, son finito. ecco perchè non ho passione per viaggiare. quando arrivo in una nuova città, mi segue sempre la medesima cosa: mi chiudo nella mia camera d'albergo. 2019_1577_001214 e un leggiero stupore continuo, dalla prima all'ultima pagina, come allo svolgersi d'una serie di vedute d'un paese nuovo. son romanzi che si fiutano, che si assaporano a centellini come bicchieri di liquore. 2019_1577_001215 la folla immensa e sparsa che viene dal ponte, dai boulevards, dai boschetti, dai quais, dai teatri e brulica confusamente da tutti i lati della piazza. 2019_1577_001216 d'una santa comunione e l'aneddoto della fille aux cheveux carotte si sente in dovere di levare un grido d'indignazione. e dove s'è mai vista una letteratura più spasimante per il blasone? 2019_1577_001217 qui comincia ad apparire parigi: la via larghissima, la doppia fila degli alberi, le case allegre, tutto è nitido e fresco e da tutto spira un'aria giovanile. 2019_1577_001218 consolatore. vittor hugo i v'è uno scrittore in francia salito in questi ultimi anni a un tal grado di gloria e di potenza che nessun'ambizione letteraria può aver mai sognato d'arrivare più alto. 2019_1577_001219 per chi verrà, e di creazioni pregevoli in tutti i campi, ma condannate a morire dove sorgono, perchè schiacciate dall'abbondanza del meglio. 2019_1577_001220 egli vede tutto, per non so che prisma meraviglioso, a traverso il quale, per contro, il lettore vede sempre lui. 2019_1577_001221 ma mi consolai. presto vittor hugo ricominciò a parlare ed io, socchiudendo gli occhi e guardando in alto per essere un po solo con me stesso, cominciai a riandare tutte le belle emozioni di cui ero debitore a quell'uomo. 2019_1577_001222 e ricconi, dieci per una crazia. non si vedono nè faccie superbe, nè sorrisi di vanità soddisfatta. 2019_1577_001223 microscopici colle loro belle guaine che stanno in cento e quattro dentro un nocciolo di ciliegia. i tappeti orientali, fatti di sei mila frammenti, il cassettone spagnuolo composto di tre milioni e mezzo di pezzetti di legno. 2019_1577_001224 che è la manìa di fingerla per vanagloria mentre non s'ha nè la forza nè il modo di goderla nella sua tremenda pienezza. 2019_1577_001225 a quellhomére hogu nègre che fa uno spicco così pittoresco nell'elenco nominativo della banda di patron minette nei miserabili. mi fu detto poi ch'era un collaboratore della. 2019_1577_001226 l'audacia pazza e la pedanteria fradicia- c'è ogni cosa, ma sopra tutto una ricchezza grande d'invenzione e di pensiero, che rivela l'aiuto potente d'una letteratura immaginosa e popolare, d'un sentimento drammatico vivo e diffuso. 2019_1577_001227 strada colle belle, esposte sul marciapiede che alzano lo stivaletto ad altezze vertiginose, e mille restaurants dove si gettano i. 2019_1577_001228 da un'altra parte c'era un crocchio d'uomini maturi, quasi tutti d'alta statura, fra cui alcune belle teste grigie dai profili arditi, nelle quali mi parve di riconoscere quell'impronta particolare d'austerità e di tristezza. 2019_1577_001229 forzato dalla sua mano. è il vizio stesso che dice: sputate e passate i suoi romanzi. come dice egli stesso: sono veramente morale in azione. lo scandalo che n'esce non è che per gli occhi e per gli orecchi. 2019_1577_001230 prima a cento lire il mese, poi a cento cinquanta, poi a duecento. poi fu collaboratore del figaro. dopo poco tempo perdette quel posto e rimase sul lastrico. arrivato a questo punto, lo zola tagliò corto. 2019_1577_001231 un popolo di statue candide, uno sfolgorìo diffuso di cristalli, un luccichio di sete e di musaici, un riso di colori e di forme davanti a cui tutti i visi si rischiarano, tutti i cuori s'allargano e tutte le bocche dicono: 2019_1577_001232 vittor hugo uscì per un momento, poi tornò vicino al camminetto e mi sedette accanto. la conversazione s'era rotta. in molte conversazioni il momento non poteva essere più opportuno. 2019_1577_001233 letti i romanzi suoi, pare che in tutti gli altri, anche nei più veri, ci sia un velo tra il lettore e le cose e che ci corra la stessa differenza che fra visi umani, gli uni ritratti in una tela e gli altri riflessi in uno specchio. 2019_1577_001234 non lo dite per la grandezza della corruzione, ma per la sua insolenza. ognuno ha il suo impiccato all'uscio, ci s'intende, ma est modus in. 2019_1577_001235 e non s'è ancora arrivati in fondo, che s'è già fatto cento volte col pensiero il giro del globo e s'è sazii. ma ogni cambiamento di sezione fa l'effetto di una rinfrescata alla fronte. 2019_1577_001236 ci son molti algerini, arabi, mori, negri. s'incontrano delle brigatelle di spahi ravvolti nei loro grandi mantelli bianchi. ma non son più le faccie baldanzose del 2019_1577_001237 in una parte, il lavoro si presenta sotto l'aspetto d'una distruzione furiosa fra denti enormi di ferro e artigli d'acciaio che stritolano e sbranano con un fracasso d'inferno in cui si sente un suono confuso di lamenti umani. 2019_1577_001238 che care accoglienze vi ricevete, che schietta giovialità trovate a quella mensa signorilmente modesta. e come vi riposa il vostro spirito. 2019_1577_001239 poichè, insomma, non c'è che una commozione profonda e visibile che giustifichi l'audacia di quelle visite. quando la commozione manca, par che si vada là per curiosità, e la pura curiosità, in quei casi, è sfrontatezza. 2019_1577_001240 parte io. io credo, esprimendo quello che penso di vittor hugo, d'esprimere presso a poco quello che ne pensano tutti i giovani del mio tempo. non c'è nessuno di noi, certamente, che non si ricordi dei giorni in cui divorò, giovanetto, i primi volumi. 2019_1577_001241 è un invincibile amore delle proporzioni armoniche, che qualche volta può generare prolissità ma che spesso, costringendo il pensiero ad insistere sul suo soggetto, renda l'opera più profonda e più completa. 2019_1577_001242 fra questi due enormi edifizi teatrali, raffiguratevi quel gran fiume e quel gran ponte e, a destra e a sinistra del fiume, un labirinto indescrivibile d'orti e di giardini, di roccie e di laghi. 2019_1577_001243 tutto, anche il divertimento, richiede previdenza e cura. ogni passo ha il suo scopo. ogni giornata ci si presenta, fin dallo svegliarsi, divisa e ordinata in una serie di occupazioni. 2019_1577_001244 cento interrogazioni mi corsero in un punto alle labbra e cominciai arditamente. signore vittor hugo si voltò cortesemente, mi mise una mano sopra un ginocchio e mi guardò in atto. 2019_1577_001245 la conversazione cadde ancora una volta sui romanzi e lo zola soddisfece parecchie mie vivissime curiosità. i suoi personaggi son quasi tutti ricordi, conoscenze sue d'altri tempi, alcuni già abbozzati nei contes. 2019_1577_001246 perchè non sente e non esprime la vita come essi la sentono e la esprimono. è come se i magri volessero mettere al bando dell'umanità i grassi e i linfatici, i nervosi. 2019_1577_001247 lo zola se ne indispettì e gettò allora un guanto di sfida a parigi, pubblicando quella famosa curée in cui è manifesta la risoluzione di levar rumore a ogni costo, quello splendido e orrendo saturnale di mascalzoni in guanti bianchi. 2019_1577_001248 ora par che attraversi un triste periodo. dio voglia che ne esca e che noi sentiamo ancora per molti anni la sua voce potente, che commosse già la giovinezza dei nostri padri. 2019_1577_001249 girando fra il codice penale e l'ospedale o il monte di pietà e la taverna, a traverso, a tutte le passioni e a tutti gli abbrutimenti fitti nel fango fino al mento, in un'aria densa e grave. 2019_1577_001250 parlò per prima cosa della lingua italiana. mi rincresce. disse di non poter leggere libri italiani. noi altri francesi, in questo siamo proprio da compiangere. non sappiamo nessuna lingua, ma io l'italiano lo dovrei sapere. 2019_1577_001251 ci son certi ingredienti e un certo meccanismo per distillare quello spirito che, una volta scoperti, è finita come delle botte di riserva degli schermitori. 2019_1577_001252 la senna luccicava come una sciarpa d'argento da un capo all'altro di parigi, rigata di nero dai suoi trenta ponti, che parevan fili tesi tra le due rive, e punteggiata appena dai suoi cento battelli, che parevano foglioline natanti. 2019_1577_001253 vive tutto collo, scrittore in quel momento e in quel luogo, e vi prova una illusione piacevolissima che non gli lascia desiderare null'altro. con questa facoltà di dar rilievo a ogni menoma cosa e lavorando come fa, ordinato e paziente, 2019_1577_001254 la maison dorée in cima ai sogni dei dissipati di tutta la terra. contraffatti i suoi modi, ripetute le sue risate, ricalcati i suoi scherzi, adorati i suoi capricci. 2019_1577_001255 tutte le nuove macchinette sono in movimento, gli album colossali si aprono, le carte geografiche si spiegano, i mappamondi girano, mille strumenti suonano. da ogni parte c'è uno spettacolo, una scuola o una conferenza. 2019_1577_001256 in tempi in cui pareva finito, si rialzò tutt'a un tratto trasfigurato con opere piene di nuove forze e di nuove promesse. su tutte le vie della letteratura mise l'impronta dei suoi passi giganteschi. 2019_1577_001257 e la menoma sosta produce una piena. stiamo quarant'otto ore in casa. è come starci un mese in una città italiana. uscendo, troviamo cento nuove cose nei luoghi soliti. 2019_1577_001258 ma un nuovo spettacolo cancella subito questa impressione violenta. la ricchezza dei legni scolpiti delle vetrine annunzia il paese delle grandi foreste. 2019_1577_001259 il tentativo riuscì. il fiaccheraio ci rivolse uno sguardo inquieto, ma ci lasciò salire e si diresse rapidamente verso i boulevards. dovevamo andare fino al boulevard degli italiani, ossia diritti al centro di parigi, passando per la più ammirabile delle sue strade. 2019_1577_001260 vecchie patrizie paralitiche e putti meravigliosamente biondi e rosati dei paesi nordici che formano tutti insieme, in quel labirinto di vie fiancheggiate da case di vetro, una specie di corso in burletta degno della matita del cham. 2019_1577_001261 una montagna di pelliccie, una selva di penne, un palazzo di corallo e i prodotti chimici e le pelli e che so io. verso la fine la stessa stanchezza vi. 2019_1577_001262 in alcuni punti c'era detto servirsi del tale una persona conosciuta dall'autore. tutto scritto in caratteri grossi e chiari e con ordine. 2019_1577_001263 ero ben certo che stava là. eppure restai un po meravigliato nel sentirmi rispondere. si, signore, al secondo piano, collaccento della più fredda indifferenza. 2019_1577_001264 perchè i suoi cento aspetti di scrittore ci fanno domandare ogni momento a quale di essi corrisponda il suo aspetto d'uomo. sarà il viso dell'hugo che ci fa inorridire o quello dell'hugo che ci fa piangere? 2019_1577_001265 non fu uno dei suoi discorsi più felici, ma non è qui il luogo di giudicarlo. lesse lentamente, ad alta voce, spiccando con arte perfetta ogni frase, ogni parola, ogni sillaba. 2019_1577_001266 i giornalisti notano, i disegnatori schizzano. le discussioni fervono. i curiosi cercano i visi illustri. i nuovi arrivati si ritrovano. le celebrità dell'esposizione passano fra le scappellate e gli inchini. 2019_1577_001267 e qui si ritrovano le sue dighe e i suoi canali, le sue stanzine piene di comodi, le sue grosse massaie, le sue tavole apparecchiate, i mercati. 2019_1577_001268 che li nasconde l'un dietro l'altro per sorprenderci e che prepara un grande effetto con mille piccoli sacrifizi della verosimiglianza e della ragione. il racconto va da sè. 2019_1577_001269 sotto la mole delicata e triste della cattedrale, le due isole, piazze nereggianti di formiche, lo scheletro del futuro htel de ville, simile a una grande gabbia d'uccelli, e la réclame, smisurata e insolente. 2019_1577_001270 e così in tutti i campi della vita. trovate là, con un sentimento misto di rammarico per voi e di ammirazione per parigi, l'originale di mille cose di cui in casa vostra non avevate, visto che il 2019_1577_001271 che vi dà una scossa alle fibre. siete entrati in una vasta sala decorata selvaggiamente di reti e di cordami enormi, in mezzo ai prodotti delle colonie francesi, tra le lancie e le freccie, tra gli uccelli strani e. 2019_1577_001272 sono gli occhi d'un giudice glaciale o d'un duellante più forte di voi che voglia affascinarvi. collo sguardo in quei momenti. mettetegli col pensiero un turbante bianco sul capo: è un vecchio sceicco. mettetegli un casco: è un vecchio soldato. 2019_1577_001273 oppure a leggere i vecchi processi per stregoneria esposti nel padiglione del ministero degl'interni di francia. intanto, dei maestri spiegano i nuovi metodi d'insegnamento. tutti gl'inventori di qualche cosa hanno il loro circolo. 2019_1577_001274 sono mille piccole botteghe linde e ridenti che fanno a soverchiarsi le une le altre a furia di colori. 2019_1577_001275 quasi tutti parlavano, quando entrò vittor hugo, tutti tacquero. egli sedette vicino al camminetto sopra un sofà e gli altri gli formarono intorno un grande semicerchio. allora potei vederlo e sentirlo bene. 2019_1577_001276 la gente sparsa per la sala formava un quadro assai curioso. il primo che mi diede nell'occhio, per la macchia stranissima che formava in quel quadro, come certe parole bizzarre in una bella pagina dell'hugo, fu un mulatto di forme colossali. 2019_1577_001277 e poi la popolazione non è nuova, son tutte figure conosciute che fanno sorridere: è gervaise che s'affaccia alla porta della bottega col ferro in mano, è 2019_1577_001278 messe in rilievo dalle tende purpuree, dietro alle quali salta fuori inaspettatamente la facciata rustica del giappone, colle sue grandi carte geografiche piene di pretensione scolaresca. 2019_1577_001279 qui proprio si prova per qualche momento una sensazione che somiglia a quella dell'hasciss, quella rosa di strade sfolgoranti che conducono. 2019_1577_001280 che quel ritornello eterno di tutte le canzonette, la bella donnina, il teatro e la cenetta, ci s'è piantato nella testa tirannicamente e tutti i nostri pensieri gli battono le ali dintorno. 2019_1577_001281 egli è gentile, senza dubbio, ma d'una gentilezza che vi tiene in là, come la mano leggiera d'una ragazza che non vuol essere toccata. vada per lo spagnuolo. 2019_1577_001282 siete sazii, sdegnati, qualche volta nauseati. sentite il bisogno di riposarvi da quella tortura. ritornate con piacere ai vostri scrittori. 2019_1577_001283 qui la strada diventa piazza, il marciapiede diventa strada, la bottega diventa museo, il caffè teatro. l'eleganza fasto, lo splendore sfolgorìo, la vita febbre. 2019_1577_001284 tutto è dominato e guasto dalla mania della pose: pose nella letteratura, pose nella religione, pose nell'amore, pose anche nei più grandi dolori. 2019_1577_001285 in modo che non par possibile altrimenti e sembra una esposizione semplice del vero, non solo per i caratteri, ma anche per la natura dei fatti e per l'ordine in cui si succedono. 2019_1577_001286 lo scatenamento feroce della folla l'ha rialzato e ingrandito ai miei occhi. più tardi ci sarà appello. i processi letterari sono suscettibili di cassazione. 2019_1577_001287 i feretri dei suoi figli. lo vedo in quelle sue veglie febbrili ch'egli descrisse così potentemente, quando, di lontano, nel silenzio della notte, sentiva squillare il corno di silva ed echeggiare il grido di gennaro. 2019_1577_001288 e d'omnibus, altissimi, carichi di gente che sobbalzano sul selciato ineguale con un fracasso assordante. ma è un movimento diverso da quello di londra. 2019_1577_001289 eccessiva e piena di civetteria e di superbia, che sbalordisce ed abbaglia come un immenso tremolìo di punti luminosi ed esprime appunto la natura della grande città, opulenta e lasciva, che lavora per furore di godimento e di gloria. 2019_1577_001290 ah, vittor hugo superbo, vittor hugo comunardo, vittor hugo energumeno, vittor hugo matto, che baie. 2019_1577_001291 del vizio. egli fa sentire il puzzo, non il profumo. le sue nudità son nudità di tavola anatomica che non ispirano il menomo pensiero sensuale. non c'è nessuno dei suoi libri, neanche il più crudo. 2019_1577_001292 di memoria, in memoria di secolo in secolo, accompagnati come da una musica, dall'immenso respiro di parigi, povero e caro nido della mia famigliuola, dove sei. 2019_1577_001293 poi il mio amico mi disse: ridiscendiamo nellinferno. e tornammo a tuffarci nell'oscurità dell'interminabile scala a chiocciola, dove un rintocco inaspettato della grande campana di luigi. 2019_1577_001294 non è più un andirivieni di gente, è un ribollimento, un rimescolìo febbrile, come se sotto la strada divampasse una fornace. 2019_1577_001295 o infinitamente triste, come nelle nevi della russia, o solennemente lugubre, come nel naufragio dei. 2019_1577_001296 si va innanzi fra la mostra splendida dell'orologeria viennese e i ricchi mobili improntati del gusto del cinquecento e del gusto nuovissimo, sposati graziosamente. 2019_1577_001297 e ogni sorta di ricordi della loro vita, varia e avventurosa, somigliante a quella degli avi loro che vestirono la divisa di tutti i principi e versarono sangue per tutte le bandiere. 2019_1577_001298 non c'è sventura al mondo su cui non abbia fatto versare delle lagrime. egli è il patrocinatore amoroso e terribile di tutte le miserie. 2019_1577_001299 spedienti, brutali, inverosimiglianze sfrontatamente accumulate, fili di racconti pazzamente spezzati e riannodati. 2019_1577_001300 che dice quello che pensa, che racconta quello che è, senza nessun riguardo, di nessunissima natura, come se parlasse a sè stesso alla buon'ora. fin dalle prime righe si sa con chi s'ha da fare. 2019_1577_001301 che vi dà un filo di speranza. quattro maledettissimi zeri che paiono quattro bocche spalancate che vi sghignazzino in faccia. è un continuo supplizio di tantalo. non c'è che un solo conforto. 2019_1577_001302 che va all'ufficio fantasticando una gratificazione, è pipelet che legge la gazzetta, è frédéric che passa sotto le finestre di bernerette, la sartina del murger, è la merciaia del kock, è il gamin di vittor hugo o il? 2019_1577_001303 poi, senza saper nulla del goujet che immaginai in seguito, pensai di valermi dei ricordi d'un'officina di fabbro ferraio dove avevo passato delle mezze giornate da ragazzo e che è accennata nei contes. 2019_1577_001304 scrisse poco tempo fa a un suo ammiratore d'italia: on ne m'a pas. 2019_1577_001305 in capo a pochi giorni, ci troviamo nelle condizioni d'ogni buon borghese parigino. scambiamo cioè per dottrina e per spirito nostro tutta la dottrina e tutto lo spirito che ci corre intorno, tanto sentiamo nel serra, serra di quella moltitudine che si rimescola. 2019_1577_001306 e dice il fatto suo alla critica, alla sua maniera. la critica francese manca dintelligenza, nientemeno. non ci sono in tutta la francia che tre o quattro uomini capaci di giudicare un libro. 2019_1577_001307 un peso enorme ch'egli solleva lentamente e rimette lentamente per terra, facendo quanto è in lui per dissimulare lo sforzo. 2019_1577_001308 all'età della leva, però, non era ancora nè francese nè italiano e poteva scegliere fra le due nazionalità. ma ero nato qui, disse. avevo qui molti ricordi e molti legami. 2019_1577_001309 che fa socchiudere gli occhi. lascio ad altri la descrizione dei grandi lampadarii dalle miriadi di prismi, dei candelabri e dei vasi cesellati. 2019_1577_001310 e una memoria confusa di amori divini, di lotte titaniche, di miserie inaudite, di morti orrende viste come a traverso a una bruma paurosa, rotta qua e là da torrenti di luce. 2019_1577_001311 mille immagini rammentano la dolce tristezza dei bei laghi, coronati di montagne irte di pini e bianche di neve, in mezzo ai prodotti delle miniere di falum. 2019_1577_001312 voi non potete immaginare. mi rispose la fatica che mi costò quel benedetto abate mouret per poterlo descrivere all'altare. andai parecchie volte a sentire tre o quattro messe di seguito a. 2019_1577_001313 cacio per cacio e il pranzo di gervaise boccone per boccone. nella stessa maniera procede riguardo alle occupazioni dei suoi personaggi. 2019_1577_001314 più stringersi il legame che v'unisce a lei e si sente più che mai quando si parte la sera che si passa per l'ultima volta rapidamente in mezzo a quell'immenso splendore dei boulevards a cui succede tutt'a un tratto la mezza oscurità lugubre. 2019_1577_001315 sul ponte di costantinopoli si vede sfilare tutto l'oriente, qua, tutto l'occidente. le solite gonnelle sono come smarrite in quel pelago. 2019_1577_001316 sentono come i fumi d'un vino traditore che salgono a grado a grado alla testa, un'irritazione voluttuosa. 2019_1577_001317 efficacia grande di parecchi suoi romanzi consiste quasi intera in quest'arte. i suoi romanzi son fatti a maglia, una maglia fittissima di piccoli episodi formati di dialoghi rotti e di descrizioni a ritornello. 2019_1577_001318 due file di fornaci fiammanti. le botteghe gettano dei fasci di luce vivissima fino a metà della strada e avvolgono la folla come in una polvere d'oro. da tutte le parti piovono raggi e chiarori diffusi. 2019_1577_001319 delle signore vestite in gala, dei soldati italiani, delle contadine di danimarca, delle lavandaie malesi, delle guardie civili di spagna e annamiti e indiani e cafri e ottentotti. 2019_1577_001320 che rivelavano un fino gusto artistico. tutta la sala indicava l'agiatezza elegante dello scrittore parigino in voga. in una parete c'era un suo grande ritratto a olio di quando aveva ventisei anni. 2019_1577_001321 e mi ricordai di quello che avevo inteso dire che, in non so quale occasione, comparendo lui all'accademia, tutti gli accademici- caso rarissimo- si alzarono in piedi e il mio vicino continuò. 2019_1577_001322 è una strana cosa, veramente l'arte sua. egli non ci presenta il lavoro fatto, il risultamento netto ed ultimo dei suoi sforzi. 2019_1577_001323 sotto i vostri piedi, sull'asfalto, c'è un avviso a stampatello che vuol farvi mangiare alla casalinga. in via della chaussée d'antin, camminando un'ora, si legge, senza volerlo, un mezzo volume. 2019_1577_001324 abbracciare tanti. e così gentili e così provocanti sono i bustini da verginelle, da matrone, da belle trentenni, nervose e da maschiette. 2019_1577_001325 sono, come lui, grandi poeti o grandi sognatori, statue a cui ha stampato sulla fronte il suo nome, larve dai contorni più che umani, che si vedono ingigantite come a traverso le nebbie dei mari polari. 2019_1577_001326 davanti e dietro di noi, i ponti lunghissimi confondono i loro archi d'ogni forma e le strisce nere della folla che brulica dietro ai loro parapetti. sotto i battelli stipati di teste, s'inseguono frotte di gente. scendono continuamente dalle gradinate delle rive. 2019_1577_001327 disse queste poche parole con una semplicità e una grazia da farsi baciare sulla fronte. vittor hugo gli rispose non so che cosa: affettuosamente, mettendogli una mano sulla spalla, il suo viso, sfolgorò. tutti gli altri, in disparte, tacevano. 2019_1577_001328 e ci sono pure delle ammirabili cose per le borse modeste: lo zaffiro del rouvenat, circondato di diamanti, si può avere con un milione e mezzo. 2019_1577_001329 la mano sinistra del grande poeta raggiunse la destra e la mia mano, calda e tremante, rimase per qualche momento tra le sue. 2019_1577_001330 perciò ho preso la risoluzione di non occuparmi mai del soggetto. comincio a lavorare al mio romanzo senza sapere nè che avvenimenti vi si svolgeranno, nè che personaggi vi avranno parte, nè quale sarà il principio e la fine. 2019_1577_001331 da una parte all'altra della sala o giocan di scherma coi piedi sotto la tavola. coll'amico del cuore a puntate pericolose, e che genere andate alle? 2019_1577_001332 ma proprio colla sicurezza di fare un buonissimo affare, facciamo un sonnellino sopra uno dei mille divani del campo di marte e poi ritorniamo nel mare magno. 2019_1577_001333 ho imparato il linguaggio che vi si parla. ho in capo una quantità di tipi di scene, di frammenti di dialogo, di episodi, d'avvenimenti che formano come un romanzo confuso di mille pezzi, staccati ed informi. 2019_1577_001334 poichè a parigi, la città più teatrale del mondo, una vittoria drammatica dà d'un solo tratto la fama e la fortuna, che non dà il buon successo di dieci libri. 2019_1577_001335 di là si ritorna fra i ventagli dipinti da artisti celebri, che fanno fresco al viso e al pensiero. 2019_1577_001336 pas de plaisir comparable a celui de te quitter, è davvero un rivolgimento d'idee stranissimo, ma segue, credo, a quasi tutti. 2019_1577_001337 dalla noia irritata all'entusiasmo ardente, come palleggiati dalla sua mano. eterne pagine si succedono in cui l'hugo non è più lui. 2019_1577_001338 ma ci tengono, fa pietà e dispetto davvero vedere il vecchio, acciaccoso, affetto d'incipiente delirium tremens che quando è riuscito nella folla a infilare un giochetto di parole che fa sorridere cinque grulli. 2019_1577_001339 la discussione ci aspetta a cento varchi, ci provoca coll'arguzia, colla canzonatura, col paradosso, collo sproposito, e costringe l'uomo più apatico a farsi soldato in quella battaglia. 2019_1577_001340 non so come la conversazione cadde sul congresso letterario. vittor hugo, interrogato, espose qualcuna delle idee che avrebbe svolte nel suo discorso inaugurale. ebbene, riconobbi ch'era vero. 2019_1577_001341 con che piacere intravvidi lontano una mensa splendida, coronata di realisti e d'idealisti italiani d'ogni età e d'ogni colore. 2019_1577_001342 a un uomo come lui si può ben dire quello che si pensa. parlò pure del teatro. disse che era falsa la notizia data dai giornali che egli avesse incaricato due commediografi, di cui non ricordo il nome, di fare un dramma dell'assommoir. 2019_1577_001343 e finalmente, che, grazie a tutto ciò, mille mani che non si sarebbero mai incontrate si strinsero, che per un tempo molti odii, come in virtù d'una tregua di dio, si quetarono. 2019_1577_001344 si riconoscono al primo sguardo mille piccole raffinatezze di comodità e d'eleganza che rivelano un popolo pieno di bisogni e di capricci, per il quale il superfluo è più indispensabile del necessario e che gode la vita con un'arte ingegnosa. 2019_1577_001345 tutte le facoltà dello spirito, vi fa scattare tutte le molle dell'operosità e del coraggio, vi accende nel cuore la febbre della battaglia e vi fa uscire di là colla mente piena di disegni audaci e di risoluzioni gloriose. 2019_1577_001346 guardate in fondo alla strada che a mezzo miglio di distanza c'è una réclame a caratteri titanici del petit. 2019_1577_001347 davanti a un uomo famoso nel mondo, nella grande città che lo festeggia in casa sua in mezzo a una folla di ammiratori, per dirgli che cosa voglio vedervi. 2019_1577_001348 ire dei classicisti, gli anatemi dei pedanti, gli scherni dei suoi infiniti avversarii. e stiamo per dir: han ragione, ma che? 2019_1577_001349 altrettanto in una direzione diversa. allora alza la sua insegna e dice: in hoc, signo vinces, ma che diverrebbe l'arte se tutti lo seguissero. 2019_1577_001350 abbiamo già dinanzi un altro ideale di vita da quello che avevamo arrivando, più facile allo spirito, più difficile alla borsa, verso il quale la nostra coscienza ha già fatto, prima che ce n'accorgiamo, mille piccole transazioni codarde. 2019_1577_001351 che gli caddero fra le mani è stata senza dubbio per tutti una emozione nuova, profonda, confusa, indimenticabile. tutti ci siamo domandati, tratto tratto, interrompendo la lettura: che uomo è? 2019_1577_001352 i tubi di ferro congiunti in forma di organi titanici o di chiesuole di stile gotico, le marmitte in obelischi egizii, i cilindri di rame in colonnati babilonesi, le funi telegrafiche in campanili. 2019_1577_001353 tutto è aperto, trasparente, messo in vista, come in un grande mercato, signorile all'aria libera. lo sguardo penetra fin nelle ultime sale delle botteghe straricche. 2019_1577_001354 alle mille ambizioni che vi si fondano, alle idee infinite che scaturiranno dai confronti, ai nuovi ardimenti che nasceranno dai trionfi, ai racconti favolosi che si ripeteranno fin sotto le capanne delle più remote colonie. 2019_1577_001355 qui davvero bisogna ammirare l'inesauribile fecondità dell'immaginazione umana. l'esposizione dei mezzi d'esposizione. 2019_1577_001356 egli si considera al di sopra d'ogni confronto possibile con qualunque scrittore contemporaneo. non piglia infatti alcuna parte in quella guerra continua che si movono gli scrittori di francia a motti arguti e maligni. 2019_1577_001357 gli altri. o giudicano con tutti i pregiudizii letterarii degli sciocchi o sono pretti impostori. ha questo gran difetto, come gli diceva un amico, che quando parla con un imbecille gli fa capire immediatamente che è un imbecille. difetto dice: 2019_1577_001358 una barca vera con remi e timone, da portar sotto il braccio al lago di como un portamonete che tiri delle pistolettate. la carta dell'europa in un fazzoletto. 2019_1577_001359 pur c'è un'uscita. e intanto, passo passo arrivate sulla piazza dell'opéra. 2019_1577_001360 c'è ancora lo zola imberbe, con una lagrima negli occhi e un sorriso sulle labbra appena turbato da una leggera espressione di tristezza. non tiene affatto a questi racconti e s'arrabbia coi critici che 2019_1577_001361 che cosa dirne? non ci manca che il teatrino di guignol è un grande broeck, assai più bello, senza dubbio, e più svariato di quello d'olanda. una bella enciclopedia figurata per i ragazzi studiosi, proprio da far domandare se 2019_1577_001362 lunghissime zitelle inglesi che ci stanno tutte raggruppate. colle ginocchia, aguzze all'altezza del mento, signoroni decrepiti che godono là probabilmente l'ultimo piacere della vita. 2019_1577_001363 persino le venditrici di giornali dei chioschi sono atteggiate a una certa altezza letteraria. par che tutti siano compresi della sovranità del luogo. 2019_1577_001364 aggruppano le loro bizzarre architetture variopinte, schiacciate dall'edifizio elegante ed altiero dell'america del sud. più in qua signoreggia il palazzo del belgio, severo e magnifico. 2019_1577_001365 se mi metto a tavolino per cercare un intreccio, una tela qualsiasi di romanzo, sto anche lì tre giorni a stillarmi il cervello, colla testa fra le mani, ci perdo la bussola e non riesco a nulla. 2019_1577_001366 si entra nel boulevard bonne nouvelle e cresce ancora il formicolìo, il ronzìo, lo strepito, la pompa dei grandi magazzini che schierano sulla strada le vetrate enormi, l'ostentazione della. 2019_1577_001367 in mezzo a un popolo immenso e tumultuoso, fra gente di ogni paese, fra i capolavori delle arti e delle industrie di unta la terra, fra mille spettacoli, mille pompe o mille seduzioni. ebbene, tutto questo non è per voi che una cosa secondaria. 2019_1577_001368 la sua voce è ancora gagliarda e sonora, benchè nei lunghi periodi s'affievolisca un poco e gli sfugga qualche volta in note acute e stridenti. 2019_1577_001369 si gira per un pezzo in mezzo ai cristallami purissimi, alle ceramiche, alle orerie, ai mobili, a oggetti d'arte improntati delle ispirazioni di tutti i tempi o di tutti i popoli. 2019_1577_001370 come la natura obbliosa della grande città che, non lasciando addormentar nessuno sopra un solo trionfo, obbliga tutti a ripresentarsi continuamente alla gara, produca quelle vite meravigliosamente operose, quelle vecchiaie ostinatamente battagliere. 2019_1577_001371 quei boulevards famosi, così sfolgoranti poche ore prima, non sono più che uno stradone irregolare fiancheggiato da case misere. 2019_1577_001372 la fronte si alza l'occhio, divampa la voce, vibra l'anima. grandeggia. che cos'abbia detto, non so. qualcuno mi suggeriva nell'orecchio, rapidamente, delle parole ardenti, che io ripetevo colla voce tremante e sonora. 2019_1577_001373 scrittori che si lascino venire così ingenuamente l'acquolina sulle labbra al suono di un titolo gentilizio e che mettano più stemmi e più boria aristocratica nelle loro creazioni. 2019_1577_001374 ma dopo la prima corsa, quando si son riconosciuti gli edifizi, lo spettacolo muta significato. allora, da ognuna di quelle facciate esce un'idea. 2019_1577_001375 di che egli riprende il suo aspetto pensieroso e tetro, come se meditasse la catastrofe d'uno dei suoi drammi sanguinosi. e più si guarda, meno si può credere. 2019_1577_001376 incontro nondimeno assai sovente molte difficoltà. alle volte non ci sono più che due sottilissimi fili da annodare. una conseguenza semplicissima da dedurre. e non ci riesco e mi affatico, e m'inquieto inutilmente. 2019_1577_001377 l'occhio non trova spazio dove riposare. da ogni parte brillano i nomi illustri nel regno dei piaceri e della moda, i titoli dei restaurants celebrati da nuova york a 2019_1577_001378 pochi i personaggi d'ossa e di carne che abbiano la nostra statura e la nostra voce. e così la sua cattedrale di notre dame, convertita da lui in un monumento enorme e formidabile come una montagna delle alpi. 2019_1577_001379 vuoi un pendolo che ti faccia vento, un orologio fatto con un girasole da cui esca un ragno ad acchiappare una mosca, un mobile che ti si trasformi sotto le mani, a tuo piacere, in bigliardo, in scrivania, in scacchiera e in tavola da mangiare? 2019_1577_001380 che frammischiano alla loro patria dal rozzo fianco alle cascate, alle gole, ai ghiacciai, agli uragani delle alpi. 2019_1577_001381 bankok, coi suoi strumenti d'una musica dell'altro mondo e colle maschere mostruose dei suoi attori drammatici, cambodge, ah. 2019_1577_001382 un solo immenso applauso, tempestoso, ostinato, interminabile, fece tremare il teatro. sul viso di vittor hugo passò un lampo: un lampo solo, ma che rivelò tutta l'anima sua. subito dopo riprese il suo aspetto abituale di gravità. 2019_1577_001383 daremo insieme un'occhiata al teatro prima di voltarci verso il palco scenico. siamo discesi alla stazione della strada ferrata di lione alle otto della mattina, con un tempo bellissimo. 2019_1577_001384 in mezzo a uno sterminato giardino ardente che fa pensare all'accampamento illuminato di un esercito di trecento mila uomini. ma quando si è arrivati nel centro della piazza, 2019_1577_001385 eppure s'ingannano quelli che argomentano da questa sua asprezza di carattere ch'egli non abbia cuore. tutti i suoi amici intimi lo affermano in casa, colla sua famiglia. è un altro zola. ha pochi amici, ma li ama fortemente. non è espansivo, ma servizievole. 2019_1577_001386 tratta tutti quei grandi da pari a pari. tutti i genii, d'altra parte, è una sua idea- sono uguali. la regione dei genii è la regione dell'eguaglianza. egli parla di dante come d'un fratello. 2019_1577_001387 il più degli altri quadri tradiscono i pittori scappati di casa che hanno rifatta la pelle a parigi, a dusseldorf, a monaco, a roma e preso il colore ma dilavato della nuova patria. 2019_1577_001388 i chioschi di siam, le terrazze persiane, i bazar di egitto e del marocco e innumerevoli edifizi di pietra, di marmo, di legno, di vetro, di ferro, di tutti i paesi, di tutte le forme e di tutti i colori. 2019_1577_001389 il movimento è notevolmente maggiore che nei tempi ordinarii. la nostra carrozza è costretta a fermarsi ogni momento per aspettare che la lunga fila che la precede si metta in moto. 2019_1577_001390 ma si ripiglia immediatamente ricca e severa. colle arcate del chiosco di belem e colle mura dell'abbazia di bathala, fra i modelli dell'antica architettura portoghese sopravvissuta al terremoto famoso, negli splendidi vasi moreschi. 2019_1577_001391 nella via delle nazioni, all'ombra delle capannette di paglia, molta gente fa colezione sulle ginocchia come per viaggio, e i bimbi vanno a prender acqua alle fontane del giappone e dell'italia. 2019_1577_001392 e, subito dopo, la francia, che ha messo il mondo a soqquadro. la storia, la leggenda, la mitologia, il cristianesimo, l'epopea napoleonica e la vita mondana, il ritratto, la miniatura e il quadro smisurato. 2019_1577_001393 e pare un uomo il quale, essendo stato offeso dal mondo, se ne vendichi, strappandogli la maschera e mostrando per la prima volta com'è in gran parte odioso e schifoso. 2019_1577_001394 un giorno arriva finalmente in cui, tutt'a un tratto, un entusiasmo a cui volete un'eco, un dolore che domanda un conforto, un bisogno istintivo di strano o di terribile vi risospinge verso quei libri. 2019_1577_001395 quei sobborghi immensi e uniformi, quegli spazii interminabili che non sono nè città nè campagna, sparsi di casoni solitarii e tristi, e quei giardinetti da asilo infantile e quei villaggi da. 2019_1577_001396 già il sapore dell'antico racconto francese non si sente più, non si capiscono più quei tipi. io avrei dovuto mettere un avviso a stampa sulla schiena dei miei personaggi e poi: 2019_1577_001397 non è l'aquila che si libra sull'ali, è il masso che erompe dal vulcano, tocca le nubi e ricasca. la sua arte è quasi tutta qui. 2019_1577_001398 e la decorazione da opéra comique della piazza della concordia e le facciate dei teatrini rococò e le torri in forma di clarini giganteschi e le cupole fatte sul modello del berretto dei. 2019_1577_001399 trasportati per i fiumi immensi e fra le tempeste degli oceani, come a un sacro pellegrinaggio alle mille speranze che li accompagnarono. 2019_1577_001400 torcete il volto stizziti, ah, disgraziati, la spalliera della seggiola vi raccomanda un guantaio. non resta altro rifugio che guardarsi i piedi, dunque no, non resta neppure questo rifugio. 2019_1577_001401 formare uno spettacolo che rapisca l'immaginazione. a primo aspetto non si raccapezza nulla: nè i confini della piazza, nè le distanze, nè dove si sia, nè che cosa si veda: è uno sterminato teatro aperto. 2019_1577_001402 il più cocciuto nemico, bisogna che rompa in uno scoppio d'ilarità e che spalanchi il cuore alla benevolenza, perchè sotto quella fanciullaggine del parigino in fondo c'è necessariamente della bontà, come sotto una bella spuma un buon vino. 2019_1577_001403 ai quali si potrebbe dire come la messalina del cossa a silio: siete tanto corrotti che non sopportate la grandezza del vizio. 2019_1577_001404 bell'e fatto. poichè si parlava di quel romanzo, non potei trattenermi dall'esprimergli la mia viva ammirazione. 2019_1577_001405 posto. bisognava impedire e d'altra parte, era giusto che io espiassi le quarantadue edizioni dell'assommoir e le diciasette edizioni della page d'amour. schiacciamolo. si son detti e l'han fatto. 2019_1577_001406 che meditano e notano. qui c'è la splendida esposizione libraria della francia, prima fra tutte, dove gli editori espongono sulle pareti, come titoli di nobiltà, gli elenchi interminabili degli autori illustri a cui prestarono i tipi. 2019_1577_001407 non movono un pelo senza uno scopo. regolano l'arte della seduzione col termometro per non sciuparla e la fan salire d'un grado alla volta, e hanno una tariffa per grado il sangue poi. 2019_1577_001408 e così avanti, fin che non abbia studiato tutti gli aspetti di quella parte di mondo in cui suole agitarsi la vita d'una donna, di quella fatta 2019_1577_001409 i tappeti in piramidi che toccan la vlta. la glicerina modellata in busti d'uomini celebri. il sapone fuso in colonne monumentali d'apparenza marmorea. 2019_1577_001410 alla prima occhiata riconosco le mie belle amiche dei venticinque anni. ecco la chitarra di figaro, ecco i pugnali di toledo, ecco le mantiglie insidiose. 2019_1577_001411 più tardi, quando cominciò a leggere pensando, i suoi tre scrittori prediletti furono il musset, il flaubert e il. 2019_1577_001412 potete mangiare della marmellata del canadà e intingere in un bicchiere del famoso sant'uberto di vittoria dei biscotti che hanno attraversato l'atlantico. 2019_1577_001413 e per ogni binario correrà un episodio e si riannoderanno tutti alla stazione principale e tutto il romanzo avrà il colore dei luoghi e vi si sentirà come. 2019_1577_001414 e ammirai la dolcezza di modi di vittor hugo. a ognuno andava incontro e gli stendeva la mano con un atto cordiale e semplice. 2019_1577_001415 avevo fissato di far morire un beone della morte di cui muore coupeau. non sapevo però chi sarebbe stato la vittima e anche prima di cercarla andai all'ospedale di sant'anna a studiare la malattia e la morte come un medico. poi assegnai a 2019_1577_001416 che mandano riflessi di tutti i metalli e di tutte le perle fra cui brilla da ogni parte il widerkomme verde, stemmato e coronato. annunzia la boemia. 2019_1577_001417 e poi la leggerezza, è vero, ma i gravi pensieri di altri popoli ci rammentano un po i pensieri di quel tal poeta tedesco canzonato dall'heine, quei pensieri celibi. 2019_1577_001418 eravamo nel suo studio, una bella sala piena di luce, decorata di molti quadri a olio da cui s'indovinava l'uomo che ama molto la casa e che vive molto solo. 2019_1577_001419 e tenuto in gran conto. ma questo non gli bastava. egli aveva bisogno d'un successo clamoroso e durevole, che lo sollevasse d'un balzo e per sempre dalla schiera degli scrittori di talento che si salutano confidenzialmente con un atto della mano. 2019_1577_001420 poi gli ridiscendeva sul viso, come una visiera, la sua tristezza, e intanto io spiavo l'occasione di potergli dir qualche cosa in un cantuccio. 2019_1577_001421 tutti sono prostrati col ventre a terra davanti a questa enorme cortigiana, madre e nutrice di tutte le vanità, della vanità, smaniosa di piacerle, prima fra tutte di ottenere da lei, a qualunque costo, almeno uno sguardo. 2019_1577_001422 storia letteraria è una delle più curiose di questi tempi. i suoi primi lavori furono i contes à ninon, scritti a ventidue anni e pubblicati molto tempo dopo. 2019_1577_001423 vertiginosamente il calore e il palpito della vita di tutti, per quanto si viva in disparte, la grande città ci parla nell'orecchio continuamente. 2019_1577_001424 quello che dà l'impulso ai grandi ardimenti e se, ammessa la indole artistica di vittor hugo, sia possibile concepire un vittor hugo modesto. 2019_1577_001425 è più lungo d'un terzo della navata maggiore di san pietro e l'arco della stella potrebbe ripararsi sotto le volte dei suoi padiglioni senza urtarvi la fronte. qui si comincia a sentire il ronzio profondo della folla di dentro, che somiglia a quello d'una città in festa. 2019_1577_001426 e quello smisurato arsenale di armi pacifiche, le bandiere, grandi come vele di nave che spenzolano dalla vlta, gonfiate dall'aria commossa dalle ruote innumerevoli. 2019_1577_001427 si vedeva che lo zola ci s'era divertito per ore e per ore, dimenticando forse anche il romanzo, tutto immerso nella sua finzione, come in un proprio ricordo. 2019_1577_001428 e il laurens strappa un sospiro, presentando insieme nel suo nobilissimo marceau la bellezza, l'eroismo e la morte. andando innanzi, trovo quella meravigliosa curvatura di schiene che ha fatto sorridere il mondo. 2019_1577_001429 dalla svezia all'italia e dalla repubblica di san salvador alla russia. un grande stato maggiore di poeti, di romanzieri, di dotti d'uomini di stato, di pubblicisti e d'editori, fra cui spiccava il viso fine e sorridente del. 2019_1577_001430 viva che vi tocca a ingoiare in tutte le case. poi vi ristucca quel desinare a bocconcini numerati e classificati. 2019_1577_001431 l'affollamento maggiore è sotto le grandi arcate delle belle arti e intorno al padiglione della città di parigi che drizza i suoi sei frontoni imbandierati nel mezzo del campo di marte. 2019_1577_001432 il veder passare tutti questi popoli, ognuno dei quali mostra con amore e con alterezza i suoi soldati, i suoi re, le suo belle donne, i suoi bimbi, le sue cattedrali, le sue montagne. 2019_1577_001433 poteva aver letto un paio di pagine quando diede improvvisamente in una grande risata e, voltandosi verso il suo vicino, disse: ah, caro mio, c'è qui una descrizione d'un pranzo di nozze che è una vera meraviglia. 2019_1577_001434 ma parigi è per la gioventù, per la salute e per la fortuna e dà loro quello che nessun'altra città al mondo può dare. 2019_1577_001435 bisunti con uno scartafaccio sotto il braccio, sognatori di tutti i paesi venuti a parigi in questa grande occasione a tentare il terno della gloria e della ricchezza con una invenzione meccanica o un capolavoro letterario. 2019_1577_001436 dal caffè al museo, dalla sala da ballo all'ufficio del giornale e la sera, quando la grande città ci ha detto e dato tutto quello che le abbiamo domandato. 2019_1577_001437 ad ogni movimento che si facesse tra le scene seguiva un rimescolìo profondo in tutto il teatro. era bello e consolante vedere una curiosità così ardente in quella gran folla così varia di sangue e pensare che chi la provocava era un vecchio poeta. 2019_1577_001438 cui l'allegrezza eguaglia tutte le età e tutte le condizioni, e una folla innumerevole. non è più che una sola immensa radunata di amici spensierati e felici. 2019_1577_001439 e agli sposi di giudizio un letto chinese di legno di rosa intarsiato d'avorio che costa poco più di una villetta passabile sulle rive del lago di como. 2019_1577_001440 e di porco pretto sputato senza giri di frase. le riviste teatrali della fin dell'anno lo rappresentarono nei panni d'uno spazzaturaio che andava raccattando le immondizie. colla fiocina per le vie di parigi. 2019_1577_001441 vita s'ingegnò di campare, scribacchiando qua e là, ma ne cavava appena tanto da reggersi, e non tutti i giorni. fu quello il tempo in cui fece quegli studi tristi e profondi sul popolo parigino, che appariscono particolarmente nell'assommoir e nel ventre de. 2019_1577_001442 con quelle quattordici benedette parole, o governante dell'anima mia vi e dalle nove e mezzo della mattina alle nove e mezzo della sera, fui re di francia. 2019_1577_001443 e provate una smania irresistibile di correre ai campi aperti e all'aria pura, di sentir l'odore della terra, di rinverginarvi l'anima e il sangue nella solitudine, faccia a faccia colla natura. 2019_1577_001444 di quel comicissimo villanaccio incappucciato che predica la religione con un linguaggio da facchino ubbriaco gli venne dall'aver letto in un giornale di provincia. 2019_1577_001445 in atto di profondo scoraggiamento. qui c'è un'alcova misteriosa, tutta bianca, azzurrina e rosea, rischiarata da una luce languidissima in cui vi sloghereste le braccia. 2019_1577_001446 di traslati, di modi, di forme nuove dell'arte profusa. da lui circola, vive e fruttifica in tutte le letterature d'europa. egli è da mezzo secolo argomento continuo di discussioni ardenti e feconde. 2019_1577_001447 è come un velo continuamente sventolato davanti al pensiero che intorbida la vista delle anime. potete mai sapere che cosa rimpiatti un uomo dietro quello scherzo eterno? ma ci son ben altri veli tra il parigino e voi. 2019_1577_001448 e il vostro sangue si rimescola. tutta quell'enorme città non vi parla che di quell'uomo. le torri della cattedrale sono popolate dei fantasmi della sua mente. 2019_1577_001449 i sergents de ville si pigliano impunemente colla folla delle licenze manesche, di cui basterebbe una mezza fra noi a provocare un sottosopra. 2019_1577_001450 solo di tratto in tratto la sua fronte si rischiarava, ma tornava subito a corrugarsi, come se il pensiero ostinato e implacabile che l'aveva lasciato libero un momento si fosse daccapo impadronito di lui. finito l'ultimo discorso, si alzò e s'avviò per uscire. 2019_1577_001451 lo credereste che mi sono intoppato qui e che non andai più avanti per vari giorni. dopo vari giorni feci un altro passo. gervaise è giovane, è naturale che si rimariti. si rimarita, sposa un operaio. 2019_1577_001452 alla ros, in mezzo ai cannoni che fulmineranno il terzo esercito di don carlos. ma è una visione fuggitiva. passano i pirenei, passano le alpi, uno scintillio diffuso di cristallami. 2019_1577_001453 nè i superbi cosacchi del brandt, nè la profonda tristezza del battesimo dell'hoff, nè il comicissimo riso dei soldati e delle nutrici del werner, nè la madre e il padre ammirabili. 2019_1577_001454 un momento immobile. mi sentivo poco bene. se la governante m'avesse guardato in viso, m'avrebbe offerto un bicchiere d'acqua. animo dissi poi a me stesso. sollevai una tenda, feci un passo innanzi e mi trovai in faccia. 2019_1577_001455 a raccontare delle barzellette col proposito espresso. credo di rallegrarlo, ma ci riuscivano di rado. di tratto in tratto egli girava lo sguardo intorno e lo fissava su di me o sul giovane belga. 2019_1577_001456 a sinistra, il ponte della concordia che sbocca in faccia al palazzo del corpo legislativo, imbiancato da un torrente di luce elettrica. dall'altra parte, 2019_1577_001457 fra quegli amori annidati nei legumi e nelle penne di pollo, in mezzo a quello strano intreccio di rivalità bottegaie e di congiure repubblicane. m'è sempre parsa una delle più originali e delle più felici invenzioni dell'ingegno francese. 2019_1577_001458 egli rimarrà saldo e superbo sopra una sommità solitaria, e quanto più la letteratura nel suo paese e in tutta europa s'affonderà nello scetticismo. 2019_1577_001459 è bravo chi si ricorda di cambodge. e dopo la favola vien la barzelletta: gli stati putti, i nani della festa che si rizzano l'uno sulle spalle dell'altro in via delle nazioni. 2019_1577_001460 quell'ingenuità gentile d'immaginazione femminea che è l'impronta propria e indimenticabile dell'arte sua. 2019_1577_001461 l'etoile, a veder fuggire in tutte le direzioni, come una corona di raggi, le grandi vie che dividono in una rosa di quattordici allegri quartieri triangolari la decima parte di parigi. 2019_1577_001462 ogni palmo di spazio disputato da mille contendenti. invece del cammino, la corsa. invece della controversia, la mischia. e in questa mischia perpetua buttato via tutto il bagaglio superfluo. 2019_1577_001463 è arrivato a quel punto culminante della gloria oltre il quale non si può più salire che morendo. la sua casa è come una reggia. scrittori ed artisti di tutti i paesi. 2019_1577_001464 bandita dal teatro. una guerra politica, dopo rotta nelle assemblee e proseguita in esilio, l'una contro il classicismo, l'altra contro un'imperatore: tutt'e due vinte da lui. 2019_1577_001465 e, voltandovi, vedete tre grandi vie divergenti che v'abbagliano come tre abissi luminosi. la via della pace tutta smagliante d'ori. 2019_1577_001466 una certa fierezza, poderosa e rude, di cose utili. annunzia l'esposizione degli stati uniti. non so se rallegrata o rattristata da una musica. 2019_1577_001467 fra i quali si vedono qua e là delle faccie scarne e pallide, ma piene di vita, su cui lampeggia una volontà di ferro e un'ambizione implacabile. chi sa? operai oscuri oggi, forse inventori gloriosi domani? 2019_1577_001468 e ha lavato con uno strofinaccio di tela greggia la faccia imbellettata della verità. ha fatto il primo romanzo popolare che abbia veramente l'odore del popolo. ha aggredito quasi tutte le classi sociali. 2019_1577_001469 altri s'affaticarono inutilmente tutta la vita per levarsi dalla fronte l'impronta ch'egli v'aveva stampata. la pittura, la scultura e la musica s'impadronirono delle creazioni della sua mente. 2019_1577_001470 una sensualità immensa e morbosa. costituisce il fondo di tutta quella vita e si rivela nelle lettere, nella musica, nell'architettura, nelle mode, nel suono delle voci, negli sguardi, persino nelle andature: godere. 2019_1577_001471 tutte queste cose, o sapute prima o intese dire, fanno lungamente esitar lo straniero che vuol andare a battere alla sua porta. 2019_1577_001472 è quello che m'ha fatto penare di più, per mettere insieme i pochissimi fatti su cui si regge. avevo in mente di fare un romanzo sull'alcoolismo, non sapevo altro. avevo preso un monte di note sugli effetti dell'abuso dei liquori. 2019_1577_001473 e tu tempera i dolori, fortifica gli affetti, rasserena le anime, prodiga le sante alterezze, dispensa i riposi fecondi, affratella gli uomini, pacifica il mondo, sublime amico e divino consolatore. 2019_1577_001474 fino ai comptoirs lontani dei lunghi caffè bianchi e dorati e nelle stanze alte dei restaurants principeschi. 2019_1577_001475 e la visione faticosa svanisce. usciti di qui, è bene scappare, se si può, a prender le doccie nella più vicina casa di bagni. 2019_1577_001476 le lotte più intime del cuore della fanciulla e della coscienza dell'assassino, profondità segrete dell'anima che sentivamo in noi, ma in cui l'occhio della nostra mente non era mai penetrato. 2019_1577_001477 dinanzi a cento altri quadri. passo frettolosamente, spinto dall'impazienza di arrivare all'italia, dove trovo una folla sorridente che amoreggia colle statue. sento uno che brontola e dire: 2019_1577_001478 delle case di vetro, degli archi trionfali, delle specie di colossali trionfi da tavola, carichi di oggetti che potrebbero stare in mezzo a una piazza. 2019_1577_001479 la casa. tutto considerato non mi parve una casa da poeta milionario. c'era però nella decorazione una predominanza di rosso cupo e di rosso sanguigno che armonizzava col genio del padrone. 2019_1577_001480 tutte le immagini sparse che se ne ritrovano nelle nostre città più floride. ma non si riuscirà mai chi non l'abbia visto, nè a rappresentarsi lo spettacolo di quella fiumana vivente che scorre senza posa tra quelle due interminabili pareti di cristallo. 2019_1577_001481 che vi pare una persona viva ed è un grosso fantoccio, colorito e vestito di tutto punto, che vi fa restare a bocca aperta. ci sono dei selvaggi del perù, degli indigeni d'australia, colle loro grandi capigliature lanose dei guerrieri medioevali. 2019_1577_001482 provocata dalla furia di quella vita, dallo sfolgorio, dagli odori, dalla cucina afrodisiaca, dagli spettacoli eccitanti, dalla forma acuta in cui ogni nuova idea ci ferisce. e non è passato un mese. 2019_1577_001483 e ne segue la rovina. respirai. il romanzo era fatto. detto questo, aperse un cassetto, prese un fascio di manoscritti e me li mise sotto gli occhi. 2019_1577_001484 gravità. s'avvicinò alla ribalta a passi un po incerti. circondato dal suo illustre corteo, si mise accanto a un tavolino e cominciò a leggere il suo discorso, scritto a caratteri enormi sopra grandissimi fogli. 2019_1577_001485 dal bosco di boulogne a pantin, da courbevoie al bosco di vincennes, saltando di cupola in cupola, di torre in torre, di colosso in colosso. 2019_1577_001486 e i periodi enormi cascano sui periodi enormi, a valanghe oscuri e pesanti, o i piccoli incisi sui piccoli incisi, fitti e rabbiosi come la grandine. 2019_1577_001487 mettetegli una corona. è un vecchio re vendicativo e inesorabile. ha non so che dell'austerità d'un sacerdote e della tetraggine d'un mago. ha una faccia leonina. quando apre la bocca, par che ne debba uscire un ruggito. 2019_1577_001488 per cui il motto arguto detto da uno la mattina, girando con rapidità meravigliosa, diventa proprietà di mille la sera e ciascuno è sempre ricco di tutta la ricchezza circolante. 2019_1577_001489 e ogni opera sua porta l'impronta di questa sua doppia natura. chi non ha fatto mille volte quest'osservazione? in alto v'è quel suo eterno ciel bleu. 2019_1577_001490 sonora di sentirsi aggregato, anche per poco molecola viva, al grande corpo intorno a cui tutto gravita. 2019_1577_001491 intanto egli coglie a volo mille nonnulla: il carro che passa, la nuvola che nasconde il sole, il vento che agita la tenda, il riflesso d'uno specchio, un rumore lontano e il lettore stesso, dimenticando ogni altra cosa. 2019_1577_001492 i chioschi variopinti si fanno più fitti, le botteghe più splendide, i caffè più pomposi. i terrazzini e le righinette delle case si coprono di cubitali caratteri dorati. 2019_1577_001493 il primo giorno a parigi. parigi, giugno, eccomi preso daccapo a quest'immensa rete dorata in cui ogni tanto bisogna cascare volere. 2019_1577_001494 non era un applauso al discorso. era un applauso alle orientali e alla leggenda, era un tributo di gratitudine al poeta dei grandi affetti. 2019_1577_001495 pigliate dunque sul serio le loro prefazioni piene di smorfie, di puerilità, di spacconate, di imposture. la vanità. 2019_1577_001496 si rientra nella nebbia del settentrione, in mezzo a un popolo ben coperto e ben pasciuto che trinca, fuma e lavora col corpo e coll'anima in pace. 2019_1577_001497 la bella testa ardita di edmondo about e la figura simpatica di jules simon, bersagliati da mille sguardi. ma la grande curiosità era di vedere vittor hugo. 2019_1577_001498 la gente di casa entrerà la mattina nella stanza e non troverà più che la pipa e une poignée de quelque chose. poi scriverà un romanzo che avrà per soggetto il commercio, i grandi magazzini come il louvre e il bon marché. 2019_1577_001499 e le legature delicate e magnifiche del rossigneux, dinanzi a cui la mano si slancia prima al portamonete e poi si alza a dare una grattatina rassegnata alla barba. 2019_1577_001500 alla svizzera. tien dietro la danimarca che ricorda al mondo le sue glorie guerriere colla battaglia d'isted del sonne e colla battaglia navale di lemern del mastrand. ma è bello, è commovente. 2019_1577_001501 potete spendere fino all'ultimo centesimo, credendo sempre di fare economia. ma quanta varietà di oggetti e di spettacoli. nello spazio di quindici passi vedete una corona di diamanti, un mazzo spropositato di camelie. 2019_1577_001502 egli s'impensierì, io pure. avevamo indosso per giunta due spolverine che c'ingrossavano spietatamente. come fare? non c'era che da tentare di produrre un po d'illusione avvicinandosi a una carrozza a passo di contraddanza e interpellando l'uomo con una voce in falsetto. 2019_1577_001503 e che lasciano l'alito forte e il palato insensibile ai dolciumi. a ciò contribuisce in gran parte il suo stile solido, sempre stretto al pensiero, pieno d'artifizi ingegnosissimi accortamente nascosti sotto un certo andamento uniforme. 2019_1577_001504 le iscrizioni di fuoco che splendono sui frontoni dei teatri, il movimento rapidissimo delle innumerevoli fiammelle, delle carrozze che sembrano miriadi di lucciole mulinate dal vento. 2019_1577_001505 e colla borsa in mano, come affamati in cerca di alimento. il delitto clamoroso, il re che passa, l'astro che si spegne, la gloria che sorge, la solennità scientifica. il libro nuovo, il nuovo quadro. 2019_1577_001506 e strappi a tutti quel tributo anticipato di gloria che concorre mirabilmente a farla diventare realtà. che impulso strapotente sia alle forze umane la certezza dell'improvviso. 2019_1577_001507 giornata. mettendomi a studiare queste cose, mi balena subito alla mente una serie di descrizioni che possono trovar luogo nel romanzo e che saranno come lo pietre miliari della strada che debbo percorrere. 2019_1577_001508 in un'altra parte, il mostro mansueto accarezza la materia prigioniera, la palleggia, la lambisce la liscia delicatamente, lentamente, in silenzio, come se facesse per gioco. 2019_1577_001509 mi fermai qualche minuto in mezzo al ponte di jena per cercare una similitudine che rendesse ai miei lettori futuri un'immagine fedele di quello spettacolo. 2019_1577_001510 e forse in cuor suo sorriderà di queste affermazioni e quando qualcuno lo coglierà in contraddizione, risponderà ingenuamente: que voulez vous? il faut bien avoir. 2019_1577_001511 il popolo sovrano nelle feste pubbliche è fermato a tutti i varchi a furia di sentinelle e di barricate, scacciato, malmenato con una brutalità che persino l'aristocratico figaro, il giornale che concilia con tanto garbo la descrizione. 2019_1577_001512 nell'aria limpida e odorosa di una bella notte d'estate. allora si sente tutta la bellezza di quel luogo unico al mondo e non si può a meno. 2019_1577_001513 di là dalla danimarca s'apre un nuovo, infinito orizzonte, dinanzi al quale il visitatore si arresta e gli balenano alla mente i pampas sterminati, le tempeste di sabbia. 2019_1577_001514 è però una celebrità singolare, la sua. un immenso pubblico lo ammira, ma d'un'ammirazione in cui c'è un po di broncio e un po di diffidenza, e lo guarda di lontano come un orso male addomesticato. 2019_1577_001515 poi cominciò a leggere il balzac. e anche questa è strana. il balzac, l'annoiò, gli pareva lungo, pesante, poco interessante. 2019_1577_001516 ma aperse all'arte nuovi spiragli, per cui si vedono nuovi orizzonti, e insegnò colori, colpi di scalpello, sfumature, forme, mezzi d'ogni natura da cui potranno trarre un vantaggio immenso altri mille ingegni. 2019_1577_001517 l'amarezza del giovinetto che si sente umiliato al suo primo entrare nel mondo, una specie di delusione d'amor proprio che si esprime in occhiate pietose e stizzose sulla miseria del proprio bagaglio. 2019_1577_001518 in mezzo a visi esotici, a oggetti strani, a combinazioni inaspettate di colori, a prodotti bizzarri d'industrie enigmatiche che mandano profumi sconosciuti e destano a poco a poco, oltre la curiosità, un'ammirazione accresciuta. 2019_1577_001519 un lungo lavorìo paziente che prepara un effetto inatteso. egli non ha riguardi per noi: mentre prepara, ci strapazza e ci provoca. è un lavoratore sprezzante e brutale. non bada nè alle nostre impazienze, nè alle nostre censure. 2019_1577_001520 traverso ai suoi bellissimi boschi per i sobborghi ridenti della senna, dove trovate l'allegria delle feste campagnole e nei suoi vasti giardini, in mezzo a un formicolìo immenso di fanciulli. 2019_1577_001521 il vostro amico intimo per desinare faccia a faccia con voi. in casa propria si mette il nastro all'occhiello. il ricco negoziante di telerie vi annunzia col viso radiante, come un trionfo della casa, che avrà a pranzo un sotto prefetto dègommé i. 2019_1577_001522 esposizione varia e tumultuosa che conduce il pensiero a salti d'oggetto in oggetto, dalle rive della vistola alla muraglia della china e lascia quasi sgomenti dinanzi all'immagine dell'impero smisurato e deforme. 2019_1577_001523 forza, infatti, è la dote preminente dello zola, e chiunque voglia definirlo dice: per prima cosa: è potente. ognuno dei suoi romanzi è un grand tour de force. 2019_1577_001524 ed egli è ancora pieno di vita, di forza d'idee, di disegni ed annunzia ogni momento la pubblicazione d'un'opera nuova. 2019_1577_001525 dato uno sguardo al vestibolo, m'affacciai subito con viva curiosità alla porta interna che dà sulla via delle nazioni. sì, è un po una cosa da teatrino, ma bella. un grazioso scherzo: combinato da venti popoli ingegnosamente mezzo. 2019_1577_001526 c'è poco da obbiettare a chi le lacera senza remissione. non si sa che cosa opporre a chi n'è entusiasta. appassionato, distruggetele col ragionamento. 2019_1577_001527 ma ci si pensa quasi con dispetto come a un importuno che voglia contendervi e turbarvi il godimento di parigi. il primo giorno l'immagine delle torri del trocadero m'era odiosa, così al campo di marte. 2019_1577_001528 di tratto in tratto si vede una faccia giapponese, un negro, un turbante, un cencio orientale, ma è subito travolto dal fiotto nero della folla in 2019_1577_001529 e poi un'ora in un crocchio d'amici colti ed amabili al caffè tortoni e in fine, a letto un capitolo d'un nuovo romanzo del 2019_1577_001530 gli domandai se era mai stato presente a una battaglia, disse di no, e questo mi fece gran meraviglia, perchè nella descrizione del combattimento fra gl'insorti e le truppe imperiali nella 2019_1577_001531 è strana veramente l'apparizione di questo romanziere in maniche di camicia, dal petto irsuto e dalla voce rude che dice tutto a tutti, in piena piazza. 2019_1577_001532 si legge e par di stare alla finestra e di assistere ai mille piccoli accidenti della vita della strada. perciò quasi tutti i romanzieri in confronto suo fanno un po l'effetto di giocatori di bussolotti. 2019_1577_001533 il passato e il presente, le visioni dell'avvenire, le battaglie, le feste, i martirii, le grida d'angoscia e le risate pazze: tutta la grande commedia umana con l'infinita varietà delle scene tra cui si svolge. 2019_1577_001534 un grande lume rischiarava in pieno il suo viso e io non potevo saziarmi di guardarlo, tanto mi pareva singolare. il viso di vittor hugo, infatti, per me è ancora un problema: è un viso che ha due fisonomie. quando è serio. 2019_1577_001535 stando a metà si vede appena in fondo, confusamente, la facciata rossa e bianca dei paesi bassi e la ricchissima porta claustrale del portogallo, accanto alla quale i piccoli stati africani ed asiatici. 2019_1577_001536 alcune facciate par che abbiano un senso politico. la svizzera slancia innanzi bruscamente, con una specie d'insolenza democratica, il suo enorme tetto bernese accanto alla mole giallastra della santa russia. 2019_1577_001537 la mano che scrisse notre dame e la légende des siècles strinse la mia e subito dopo provai un secondo sentimento, forse più dolce del primo. 2019_1577_001538 in cui si dibatta fra le catene una legione di dannati o di pazzi, ma anche l'uomo lavora. un gran numero di donne cuciscono colle macchinette. intorno alle grandi macchine vigilano degli operai. 2019_1577_001539 so che avevo un bell'eccitarmi e richiamare alla mente tutti i pensieri e tutti i sentimenti della mattina. ogni sforzo era inutile. 2019_1577_001540 il primo effetto che produce, in specie dopo la lettura d'altri romanzi, è come quello che si prova all'uscire da un teatro caldo e profumato, ricevendo nel viso il soffio fresco dell'aria aperta, il quale dà una sensazione viva di piacere anche quando porta un cattivo odore. 2019_1577_001541 e una ceramica superba che riproduce i grandi capolavori della pittura nazionale. le trine di malines riempiono della loro grazia aerea ed aristocratica una sala affollata di signore che gettan lampi dagli occhi. 2019_1577_001542 vi mandavano su un eco della battaglia di magenta. oh, bella e tremenda peccatrice, esclamate. allora io t'assolvo e, a rischio della dannazione dell'anima, t'amo. 2019_1577_001543 a ogni tratto vedete schierate tutte le faccie illustri della francia. non c'è città che, in questo genere d'esposizione, eguagli parigi. 2019_1577_001544 che è sonato da poco mezzogiorno o che manca un'ora circa al tramonto. nota tutte le ombre, tutte le macchie di sole, tutte le sfumature di colore che si succedono d'ora in ora sulla parete. 2019_1577_001545 non è una strada per cui si passa, è una successione di piazze, una sola immensa piazza parata a festa dove rigurgita una moltitudine che ha addosso l'argento vivo. 2019_1577_001546 i papà tutti in acqua, le mamme che soffocano, le ragazze ingobbite, i piccini morti di sonno, proprio da farsi domandare: ma chi v'ha consigliato di venire all'esposizione, disgraziati. 2019_1577_001547 per prima cosa entrai nell'immenso palazzo coperto delle sezioni straniere e mi trovai in mezzo al magnifico disordine dell'esposizione d'inghilterra. 2019_1577_001548 egli è, per consenso quasi universale, il primo poeta vivente d'europa. ha quasi ottant'anni, è nato il secondo anno del secolo, le. 2019_1577_001549 in mezzo ai grandi ritratti alla velasquez e alla van dyck, che danno al luogo l'aspetto grave e magnifico d'una reggia. qui vorrei baciare in fronte il munkacsy che dipinse quella divina testa del milton. 2019_1577_001550 che sia quello stesso hugo di mezzo secolo fa, magro, biondo, gentile, al quale gli editori e i direttori di teatro che andavano a cercare a casa l'autore dell'ernani dicevano: fateci il favore di chiamar vostro padre. 2019_1577_001551 ci troncano i nervi e ci sentiamo tornar su gli ultimi resti della timidità e della zoticaggine del collegio. 2019_1577_001552 delle fragranze che escono dalle botteghe di fiori, di muschio, di vesti profumate, di capigliature femminili. un odore proprio dei boulevards di parigi, misto di grand'albergo e d'alcova che dà alla testa. 2019_1577_001553 sotto un capanno di gelsomini nel giardino della mia casa paterna, ai versi suoi che solevo declamare sotto la tenda di notte, in mezzo al silenzio degli accampamenti. 2019_1577_001554 medito sul suo temperamento, sulla famiglia da cui è nato, sulle prime impressioni che può aver ricevute e sulla classe sociale in cui ho stabilito che debba vivere. 2019_1577_001555 e tutto pare invecchiato, logoro e pieno di pentimenti e di tristezze, a cui sembra che vogliano sfuggire le rare carrozze che passano rapidamente come peccatrici sorprese dall'alba e dalla vergogna dopo l'ultima orgia del carnovale. 2019_1577_001556 continuò. egli lavora ogni giorno. lavora sempre dalla mattina, quando si leva, fino alle quattro dopo mezzogiorno. è a tavolino. il suo cervello è sempre in attività. la creazione per lui è un bisogno e anche quando non si sente ispirato lavora. 2019_1577_001557 ha combattuto su tutte le arene, è salito su tutte le sommità ed è sceso in tutte le bassure, e questo è ammirabile in lui che, per quanto sia disceso, non s'è mai abbassato. 2019_1577_001558 che lasciano le traversie della vita politica e che rammenta un po la fierezza pensierosa dei vecchi capitani di bastimento. c'erano due sole signore sedute vicino al camminetto. 2019_1577_001559 coi suoi padiglioni moreschi, coi suoi archi bizantini, colorito e decorato come una reggia indiana da cui precipita un torrente d'acqua in mezzo a una corona di statue dorate. 2019_1577_001560 sentire i sospiri amorosi e le esclamazioni irresistibili di meraviglia che suonano dinanzi a quelle vetrine. s'entra nelle sale delle trine, dove c'è il lavoro di cinquecento mila mani di donna. 2019_1577_001561 sarebbe per sè sola una cosa da sbalordire. figuratevi dei grandi chioschi di legno, scolpiti leggieri che paiono di carta o di paglia, delle vetrine cesellate per la mostra dei fili di scozia che costano mille sterline l'una. 2019_1577_001562 le immagini nuove e potenti pullulano a miriadi sotto la sua penna e le idee gli erompono dal capo: armate, impennacchiate, sfolgoranti e sonanti, qualche volta offuscate dalla ricchezza e schiacciate dal peso dell'armatura. 2019_1577_001563 si prova lo stesso piacere che a sentir parlare un uomo infinitamente schietto, anche quando sia brutale, un uomo che esprime, come dice otello, la sua peggiore idea colla sua peggiore parola, che descrive quello che vede, che ripete, quello che ascolta. 2019_1577_001564 si perdono allo sguardo in una lontananza vaporosa, dove pare che cominci un'altra metropoli. ripasso per quelle smisurate spaccature di parigi che si chiamano il boulevard haussman, il boulevard malesherbes, il. 2019_1577_001565 scalette a chiocciola quelle scatole di botteghe, quelle stie di teatri, quella réclame. 2019_1577_001566 o sinceramente o malignamente, dicono di preferirli ai suoi romanzi. a un tale che gli espresse tempo fa questo giudizio rispose. vi ringrazio, ma se venite a casa mia, vi farò vedere certi miei componimenti di terza grammatica che vi piaceranno anche di più. 2019_1577_001567 e di traslati proprii di tutte le letterature e si fabbrica superbamente un linguaggio suo, tutto colori e scintille, pieno d'enimmi e di licenze, di laconismi potenti e di delicatezze inimitabili. 2019_1577_001568 e c'erano gli ammiratori fanatici, ma erano assai di più gli avversati acerrimi. la brutalità inaudita di quel romanzo parve una provocazione, una ceffata a parigi, una calunnia contro il popolo francese. 2019_1577_001569 exemples d'audace. egli ha mostrato le altezze a cui il genio può salire e ha rischiarato i precipizii in cui il genio rovina. ha fatto pensare. 2019_1577_001570 trovi là il modo d'esercitarsi con vantaggio proprio e comune. come a ogni ingegno si formi subito intorno spontaneamente un cerchio d'intelligenze colte ed amiche che lo aiutano a estrinsecarsi e a salire. 2019_1577_001571 genii e veramente, quando si pensa che son tutti doni spontanei di principi o di popoli, ci si crede senz'alcun dubbio, ma si guarda intorno involontariamente con una vaga idea di trovar là a piedi della statua equestre del principe di galles. 2019_1577_001572 fu convertito da lui stesso in un dramma nel quale è riuscita una fortissima scena la descrizione di quella tremenda notte nuziale di teresa e di laurent, fra cui s'interpone il fantasma schifoso del marito annegato. 2019_1577_001573 leggendo le opere sue, accade qualche volta che, arrivati a un certo punto, lo squilibrio delle facoltà, la continua prevalenza della fantasia sfrenata sulla ragione. 2019_1577_001574 di lussuria, anelanti e semivive, o i donnoni che scoppian nel busto, immobili dietro ai comptoirs come grosse gatte, con quei faccioni antigeometrici che non dicono il bellissimo nulla. 2019_1577_001575 e sui due marciapiedi passano due processioni non interrotte. s'entra nel boulevard saint martin: è un altro passo innanzi sulla via dell'eleganza e della grandezza. 2019_1577_001576 che milioni d'uomini accorsi qui si rispanderanno per tutta la terra portando un tesoro di nomi cari, prima ignorati, di nuove ammirazioni, di nuove simpatie, di nuove sperante. 2019_1577_001577 i pochi curiosi che si arrischiano si divertono sinceramente. l'effetto cresce ad ogni rappresentazione. gli artisti rinfrancati recitano con un accordo maraviglioso: 2019_1577_001578 è un mio antico desiderio e domandò infatti quali erano i mesi propizii per fare un viaggio in italia colla famiglia. è inutile che io dica, se lo scongiurai, di non cambiar proposito. 2019_1577_001579 in mezzo a quel verde e a quell'oro, accanto a quel turbinio fragoroso di cavalli e di ruote, in quella strada ampissima di cui non si vede la fine. 2019_1577_001580 poi alcuni si congedarono e vittor hugo fece entrar gli altri nel salotto accanto, stringendo la mano a tutti mentre gli passavano davanti. 2019_1577_001581 poi mi caddero sotto gli occhi gli schizzi dei luoghi fatti a penna accuratamente come un disegno d'ingegnere- ce n'era un mucchio, tutto l'assommoir disegnato, le strade del quartiere in cui si svolge il romanzo, colle cantonate e coll'indicazione delle botteghe. 2019_1577_001582 non appartiene a nessuna consorteria, non sta a parigi che l'inverno, l'estate, va in campagna per lavorare tranquillo. una volta stava all'estremità dell'avenue clichy, luogo opportunissimo per studiare il popolo dell'assommoir. 2019_1577_001583 senza guardar nè indietro nè ai lati. il suo studio è la sua cittadella, nella quale egli sì sente sicuro e scorda il mondo, tutto assorto nelle graves jouissances de. 2019_1577_001584 è un osservatore profondo, è un pittore strapotente, è uno scrittore meraviglioso, forte, senza rispetti umani, brusco, risoluto, ardito, un po di malumore e poco benevolo, ma non si sa altro. 2019_1577_001585 e non riesce tutto a danno suo od altrui. questo difetto, poichè deriva dal conoscere profondamente le cose proprie, dall'amarle anche d'un amore eccessivo e dal credere che il mondo intero ne faccia la medesima stima. 2019_1577_001586 i visi pacati, i costumi semplici, le feste patriarcali di un popolo grave e paziente, industrioso ed economo che ispira l'amore del lavoro tranquillo e della vita oscura e raccolta. 2019_1577_001587 tiro fuori i miei libri e leggo per tre giorni filati senza mettere il naso fuor dell'uscio. il quarto giorno m'affaccio alla finestra e conto le persone che passano. il quinto giorno riparto. 2019_1577_001588 il nuovo scandalo. le grida di stupore e le alte risate di parigi si succedono così rapidamente che non c'è neppur il tempo di voltarsi a dare uno sguardo a ogni cosa. 2019_1577_001589 e rende ogni cosa con una così meravigliosa evidenza che, cinque anni dopo la lettura, ci ricorderemo dell'apparenza che presentava una tappezzeria verso le cinque di sera, quando 2019_1577_001590 e mi ci metto tranquillamente, metodicamente, coll'orario alla mano, come un muratore. scrivo ogni giorno quel tanto tre pagine di stampa, non una riga di più, e la mattina solamente. 2019_1577_001591 da principio si rimane sopraffatti e per quanto si possegga la lingua, non si trova più la parola. ai pranzi, in special modo verso la fine, quando tutti i visi si colorano, non si ardisce slanciare il proprio. 2019_1577_001592 la corruzione ingioiellata, l'intrigo politico, l'armeggio del prete ambizioso, la freddezza crudele dell'egoismo bottegaio, l'ozio, la ghiottoneria. 2019_1577_001593 tutto quanto v'ha di più orribile e di più immondo sopra la terra. il campo della sua creazione non ha confini. 2019_1577_001594 di musei e d'officine, in mezzo alle quali una piccola città barbaresca alza i suoi minareti bianchi e le sue cupole verdi e i tetti chinesi. 2019_1577_001595 per quelle splendide pagine in cui descrisse i rapimenti religiosi del giovane prete dinanzi all'immagine della vergine pagine degne davvero d'un grande poeta. 2019_1577_001596 un effetto simile lo proviamo noi pure. l'ingrandimento delle proporzioni di tutte le cose ci dà a poco a poco un altro concetto delle cose stesse. 2019_1577_001597 la lingua si snoda ed anche parlando il linguaggio proprio riusciamo a trovare di più in più facilmente in quella conversazione, che è sempre una gara di destrezza, la formola più breve e più lucida del nostro pensiero. 2019_1577_001598 e come ci studiano, si preparano per i pranzi, vanno alla conversazione col repertorio già scelto e ordinato e conducono il discorso a zig zag, a salti, a giravolte, a sgambetti. 2019_1577_001599 il primo impulso a scrivere verso i quattordici anni era in umanità. scrisse, fra le altre cose, un romanzo sulle crociate che conserva ancora, e mise in versi dei lunghi squarci di prosa del. 2019_1577_001600 si scagliarono contro l'autore tutte le litanie delle ingiurie, da quella di nemico della patria a quella d. 2019_1577_001601 ebbene, vanno in collera di sopra. l'artista mi rispose sorridendo: ma no, signore, tutti i frizzi sono gustati. 2019_1577_001602 e poi egli rivela l'animo suo candidamente, in un'occasione in cui non volle lasciar rappresentare un suo dramma perchè un altro aveva trattato lo stesso soggetto, disse: non voglio esser paragonato. 2019_1577_001603 ci son poi le ore fisse per lo studio e per le esperienze scientifiche, e allora i visitatori accorrono e s'affollano in quei dati punti. qui, nella sezione francese, si comunicano al pubblico le opere della biblioteca del corpo insegnante. 2019_1577_001604 egli ha tutto sentito, tutto compreso e tutto detto. ha le disperazioni tremende e le rassegnazioni sublimi. non v'è dolore umano a cui non abbia detto una parola di conforto. 2019_1577_001605 nell'orchestra c'erano dei signori che si mostravano reciprocamente le chiavi. c'era poi un'altra ragione: io sono romanziere. questo basta, riuscendo. nel teatro avrei occupato troppo posto. 2019_1577_001606 e guardatevi bene dal tossire, perchè possono mettersi a tossire tutti e mille insieme per tre quarti d'ora. 2019_1577_001607 mentre m'abbandonavo a questi pensieri, sentii tutt'a un tratto che tutti s'alzavano e salutavano. m'avvicinai anch'io a vittor hugo, gli presi la destra con tutt'e due le mani e 2019_1577_001608 e per descrivere il temporale della page d'amour. per descrivere il temporale, mi asciugai parecchie volte tutta l'acqua che dio ha mandata, osservando parigi dalle torri di ntre dame. 2019_1577_001609 al periodo in cui si vede roseo e a quello in cui si vede nero, ne succede un terzo, che è un ritorno verso il primo, il periodo in cui si comincia a vivere pacatamente in un cerchio d'amicizie scelte e provate. 2019_1577_001610 e stetti là, trepidante, come se quel suono dovesse aver messo sottosopra mezza parigi. finalmente, nello stesso punto, sentii l'impressione d'un pugno nel petto e vidi spalancarsi la porta. 2019_1577_001611 morto lui, la società fallì e, alla stretta dei conti, pagati i creditori, non rimase alla vedova che un piccolissimo capitale. il figliuolo emilio provò perciò la strettezza fin da ragazzo ed ebbe una giovinezza poco lieta. 2019_1577_001612 parigi stessa vi offre mille scampi ai suoi pericoli e mille rimedi alle sue febbri. dopo le notti ardenti, vi slanciate con un piacere inesprimibile. 2019_1577_001613 e poi ripigliano la loro impassibilità, di idoli da cui li smuove soltanto la voce dei compratori. si vedon dei mercanti orientali in turbante che strascicano le loro ciabatte. in mezzo a tutte quelle meraviglie, 2019_1577_001614 e gridare un viva sonoro davanti all'enorme, splendida, tumultuosa, temeraria tela del makart, tutta irradiata dal viso bianco di carlo v, su cui brilla un pensiero vasto come il suo regno. 2019_1577_001615 ed è infatti un'arte tranquilla, paziente, metodica, che non manda grandi lampi ma che rischiara ogni cosa d'una luce eguale da tutte le parti, ardimentosa ma guardinga nei suoi ardimenti. 2019_1577_001616 fatto con uva secca. ci avete il vino di schiraz, nella sezione di persia, il vino di corinto, accanto all'acqua delle. 2019_1577_001617 benchè avviati per un'altra strada ad una meta affatto diversa. e non c'è da temere che derivi da lui una scuola eccessiva e funesta, poichè 2019_1577_001618 mi trovai dinanzi una governante, una bella donna vestita con garbo. in un angolo dell'anticamera, due servitori lucidavano dei candelieri d'argento. 2019_1577_001619 sempre sicura dei fatti propri, che s'alza poco ma non casca mai e procede a passo lento, ma per una via direttissima verso un termine che vede chiarissimamente. 2019_1577_001620 qui si trattengono soltanto gli specialisti. la maggior parte dei visitatori non ci va che per rinfrescarsi, la testa all'aria libera. ma là 2019_1577_001621 ebbene farà ancora il critico teatrale emilio zola. perdio, se lo farò ancora e più ardentemente di prima, potete andarne sicuri. 2019_1577_001622 si vedeva un gran movimento di teste canute e di teste giovanili, di begli occhi pieni di pensiero, di visi che s'avvicinavano e si sorridevano, di chiome nere che si chinavano dinanzi alle chiome bianche, di mani che si cercavano e si stringevano. 2019_1577_001623 me lo rappresento, grave e triste, in mezzo alla folla, dinanzi ai cento sepolcri illustri su cui fece sentire la sua parola piena di maestà e di dolcezza. lo vedo, per le vie di parigi, in mezzo alla moltitudine, riverente, costernato e invecchiato seguire. 2019_1577_001624 e si può mettere in dubbio se questo difetto sia a deplorarsi, che forse una più vasta immaginazione avrebbe dimezzato da un altro lato la sua potenza, distraendo una parte delle sue forze dalla descrizione e dall'analisi. 2019_1577_001625 nella sezione greca, o birra della danimarca che ha fatto il giro del mondo o, se preferite, i vini, vino di champagne che si fa sotto i vostri occhi, tutti i vini della spagna in bottigline graziose da mezza lira che vi vende una bella ragazza di. 2019_1577_001626 le lanterne porporine degli omnibus, le grandi sale ardenti aperte sulla strada, le botteghe che somigliano a cave d'oro. 2019_1577_001627 nel musset non si vede chiaramente che cosa abbia attinto, se non è il sentimento di certe finezze voluttuose della vita, signorile, ch'egli esprime però senza compiacenza, da artista profondo ma freddo del. 2019_1577_001628 allora mi riman da fare quello che per me è più difficile: legare con un solo filo alla meglio tutte quelle reminiscenze e tutte quelle impressioni sparse. 2019_1577_001629 contemplare parigi di volo dall'alto, all'aria fresca della mattina lo ispira. in quel momento colsi a volo una frase di vittor hugo che mi rimase impressa: lacadémie, diceva qui est. 2019_1577_001630 morti di fame. c'era pure la pianta della bottega di gervaise, stanza per stanza, coll'indicazione dei letti e delle tavole, in alcuni punti cancellata e corretta. 2019_1577_001631 no mai. parole più dolci, preghiere più soavi, grida d'amore più appassionate, slanci d'affetto e di generosità più nobili e più potenti sono usciti da un cuore di poeta. 2019_1577_001632 come imparò, in special modo dai dizionari d'arti e mestieri, quella ricchissima terminologia d'officina e di bottega che è nei suoi romanzi popolari. 2019_1577_001633 di chiostri di palazzine dei quali non si riconosce subito nè la nazionalità nè lo stile, non destano da principio che un senso di confusione piacevole come il frastuono allegro d'una festa. 2019_1577_001634 si chiamava il libro. una sudicieria da prendere colle molle, un aborto mostruoso, un azione da galera. 2019_1577_001635 e dissi forte a me stesso: ma tu sei matto. e rimasi profondamente assorto per qualche minuto nella contemplazione d'un gatto che dormiva sopra una finestra del pian terreno. 2019_1577_001636 la salle est superbe e si smascella dalle risa. ed era vero, non si sentiva una disapprovazione, il successo era enorme. io rimasi là per tutto un atto ad ascoltare quelle risa e soffocavo. 2019_1577_001637 e vini di porto e di madera imbottigliati nel a cento lire la bottiglia, compresi i documenti storici debitamente legalizzati. 2019_1577_001638 quei monumenti selvaggi di cordami e di reti, le piramidi delle zappe che servirono a dissodare i deserti del nuovo emisfero, i trofei degli strumenti per la pesca dei grandi cetacei dei mari polari, i tronchi giganteschi delle foreste vergini. 2019_1577_001639 e pensando queste cose, andavo cercando una frase molto significante con cui cominciare il discorso. nel caso che il destro si presentasse, la fortuna m'assistè. 2019_1577_001640 l'homme d'affaire del balzac è l'operaio dello zola. eccoli tutti. come ci accorgiamo che anche lontani le mille miglia, si viveva nella immensa cinta di parigi. 2019_1577_001641 la sua stessa prodigalità nella lode tradisce l'uomo che crede di gettarla tanto dall'alto da non aver da temere l'orgoglio che ne potrà nascere se anche crescesse smisurato. 2019_1577_001642 dopo di lui parlarono molti altri, terminando tutti i loro discorsi con un saluto riverente al grande maestro, ma egli non diede segno alcune di commozione. 2019_1577_001643 e i flagellati si sentirono riaprire le ferite antiche con uno spasimo non mai provato. compiendo quest'ufficio si è forse spinto qualche volta di là dall'arte? 2019_1577_001644 ecco, disse: come faccio il romanzo? non lo faccio affatto, lascio che si faccia da sè. io non so inventare dei fatti. mi manca assolutamente questo genere di immaginazione. 2019_1577_001645 fortunatamente per me, mentre apriva la bocca per interrogare entrò gente. allora assistetti a una scena, o piuttosto a una serie di scene tra amene e commoventi, che mi diedero un'idea di cosa dev'essere la giornata di vittor hugo. 2019_1577_001646 nella stessa sala, dove lo schiavo avvelenato del sylvestre agonizza sotto gli occhi di nerone impassibile e il davide del ferrier solleva la testa mostruosa del gigante e in fondo strepita e ride il grande baccanale del duval. 2019_1577_001647 e altri cento artisti gareggiano con una varietà stupenda di paesaggi pieni di poesia, di marine melanconiche, di teste adorabili di fanciulli. 2019_1577_001648 di qua le pietre preziose della siberia, i grandi blocchi di malachite dell'ural, gli orsi bianchi e la volpe azzurra, le stufe enormi. 2019_1577_001649 e in fatto di lingua ci fa grazia appena di quelle pochissime parole assolutamente impronunziabili che i ragazzi viziosi cercano di soppiatto nei vocabolari. 2019_1577_001650 vien sempre in mente quella sentenza del rénan: il mondo è uno spettacolo che dio dà a sè stesso. per carità, non facciamolo tutto d'un colore, se non vogliamo annoiarci anche noi. 2019_1577_001651 penso ai torrenti di vita che uscirono dal suo petto, all'amore immenso che profuse, alle ire selvaggie e agli odii implacabili che provocò e che gli infuriarono nell'anima. ricorro la sua vita da quando giocava ragazzo sotto gli occhi di sua madre. 2019_1577_001652 e a dispetto di qualche capello grigio arrossiamo. ma poi dalla cassettina dei liquori spiccia anche per noi uno zampillo dell'eloquenza argentina dei conviti. 2019_1577_001653 che fanno brillare i caratteri dorati e i rivestimenti lucidi delle facciate, come se tutto fosse fosforescente. i chioschi che si allungano in due file senza fine, rischiarati di dentro coi loro vetri di mille colori, simili a enormi lanterne chinesi piantate in terra. 2019_1577_001654 io detesto i bons mots e il pubblico li adora. questa è la grande ragione per cui non ci possiamo intendere. 2019_1577_001655 secondo il bisogno triviale, tecnico, accademico, vaporoso, brutale, solenne, così che, lette le sue opere, non par d'aver sentito parlare la lingua di un solo popolo e d'un solo secolo. 2019_1577_001656 e ogni cosa essendo ancora chiusa e velata da un po di nebbia, non si vede che un grande spazio solitario e grigio nel quale non si riconoscono più, a primo aspetto, i luoghi più noti. 2019_1577_001657 le mie trepidazioni di quel giorno, le mie inquietudini dei giorni innanzi, i miei terrori di fanciullo, le mie veglie di giovanetto, le mie febbri di uomo, le mie umiliazioni di scrittore ebbero un grande compenso. 2019_1577_001658 e cacciò il libro nella valigia con un atto di sdegno e di disprezzo. rimase qualche minuto sopra pensiero, poi riaperse la valigia, riprese il libro e ricominciò a leggere. 2019_1577_001659 sui tavolini esterni dei caffè, sulle tende ricamate delle botteghe, sulle gradinate marmoree dei teatri. al boulevard saint martin succede il boulevard. 2019_1577_001660 spreme, stritola l'inesauribile materiale d'ingegno di ricchezza, di gioventù, d'ambizione, di coraggio che la francia e il mondo gettano continuamente fra le sue ruote formidabili. 2019_1577_001661 da una parte c'eran quattro sofà disposti a semicircolo, un po discosti l'un dall'altro, intorno a un camminetto di marmo. sul camminetto un antico specchio, sulle pareti nessun quadro. 2019_1577_001662 nelle sculture in legno, nelle belle stuoie di lisbona e nelle innumerevoli figurine d'argilla dipinte che rivelano tipi, foggie e costumi e vi fanno vivere un'ora nella città di. 2019_1577_001663 vittor hugo è così dolce, così affabile con tutti. egli ha il cuore d'una fanciulla e i modi d'un bambino. tutto quello che v'è di aspro e di terribile nei suoi libri è uscito dalla sua grande immaginazione, non dal suo cuore. 2019_1577_001664 tanto va a far un giro per parigi nell'omnibus che passa per la sua strada, in specie quando ha bisogno di scrivere, ritrovarsi così in mezzo al popolo, rivedere tanti luoghi pieni di memorie per lui. 2019_1577_001665 e meccanici e artefici di tutti i paesi, vestiti trascuratamente, osservano, notano, si caccian per tutto fra gli stantuffi e le ruote, a rischio della vita. 2019_1577_001666 la sua corporatura gagliarda era messa meglio in evidenza dal suo vestimento: era in babbuccie, senza colletto e senza cravatta, con una giacchetta ampia e sbottonata. 2019_1577_001667 il suo metodo è quello seguito dal taine nello studio sopra il balzac procede come lui ordinato: serrato, cadenzato, a passi eguali e pesanti. dal che deriva, a giudizio di alcuni, 2019_1577_001668 coronata di semprevive a un prezzo da convenirsi. trovate il chiosco dei vini di sicilia e il chiosco dei vini di guiro, tutti i vini d'australia, nella capanna da minatore eretta dal governo di. 2019_1577_001669 d'illusioni e d'enimmi che restano conflitti nella memoria, come le formule misteriose e sinistre di uno scongiuro. 2019_1577_001670 o per appendere il ciondolo italia alla catenella delle sue cognizioni e farlo saltellar nella mano nei momenti d'ozio, con quelle solite formule che ogni francese possiede sul paesaggio, sul quadro e sull'albergo. 2019_1577_001671 cominciavo ad aprirmi una strada. amavo il luogo dove avevo sofferto. scelsi per patria la francia. questa è la sua prima vita d'uomo. 2019_1577_001672 le grandi iscrizioni d'oro corrono lungo tutti i rilievi delle facciate, come i versetti del corano sulle pareti. 2019_1577_001673 e il braccio renitente del bambino. e tutti pensano e nessuno parla, e chi s'è già allontanato o si sofferma o ritorna, come tirato indietro a forza dal filo tenace d'un pensiero. che cara soddisfazione. 2019_1577_001674 ne potrebbe cavare un quadro meraviglioso per uno dei suoi romanzi avvenire. 2019_1577_001675 in quegli elenchi ch'egli fa ad ogni pagina, dei genii di tutti i tempi e di tutti i paesi, da giobbe al voltaire, si capisce. si giurerebbe che, arrivato all'ultimo nome, 2019_1577_001676 e prova poi un sentimento di profonda meraviglia quando arriva alla fine e riconosce, voltandosi indietro, che ha fatto un immenso cammino. 2019_1577_001677 persino le pareti dei tempietti, dove non s'entra che per forza parlano, offrono, raccomandano. ci sono in tutti gli angoli mille bocche che vi chiamano e mille mani che v'accennano: è una rete che avvolge tutta parigi e tutto è economico. 2019_1577_001678 era già celebre. cinquant'anni sono quando alessandro dumas diceva ai suoi amici: parlando di lui, nous sommes tous flambés e non aveva inteso che il dramma marion. 2019_1577_001679 arriviamo finalmente sulla senna. che largo e sano respiro. e come è sempre bella questa grande strada azzurra che fugge, riflettendo i colori allegri delle sue mille case galleggianti, fra le due alte rive coronate di colossi di pietra. 2019_1577_001680 tutti i donatori scamiciati e legati e si pensa pure qualche volta se in tutto quel tratto di vestibolo pieno di tesori 2019_1577_001681 e i. eppure, ecco un problema per gli scrutatori del cuore umano. verso sera, un'ora prima d'andare, tutt'a un tratto mi si fece dentro come un silenzio mortale. 2019_1577_001682 allora un torrente di luce scorre su tutto il romanzo, un flot de lumière coule sur tout le roman. vedo tutto e tutto è fatto. riacquisto la mia serenità, son sicuro del fatto mio. non mi resta più a fare che la parte tutta piacevole del mio lavoro. 2019_1577_001683 mutare. esse offrono mille parti scoperte alla critica d'un fanciullo e presentano mille aspetti irresistibili all'ammirazione dell'uomo. 2019_1577_001684 essa non ci bada più di quello che gli elefanti dei suoi giardini zoologici badino ai fanciulli che portano sul dorso nei giorni di festa. e poi, non son queste le ultime impressioni di parigi. 2019_1577_001685 a un museo di pipe splendide in mezzo a mucchi di saponi del danubio, dell'apparenza di formaggi e di frutti, fra i tessuti di vetro e i prodotti delle miniere d'ungheria. 2019_1577_001686 e s'incalzano e s'affollano confusamente le assurdità, le vacuità, le iperboli pazze e le pedanterie. vittor hugo pedante. 2019_1577_001687 questa è la mia occupazione più importante: studiare la gente con cui questo personaggio avrà che fare, i luoghi in cui dovrà trovarsi. 2019_1577_001688 di dove l'hai cavato quasimodo. rivelami dunque uno dei tuoi mille segreti. parlami di fantina, parlami del 2019_1577_001689 rozze in atto di dire non c'è più, mentre i pannilini, ancora freschi, fanno comprendere che l'han portato via poco prima. e su quella desolazione scende per la finestra aperta, il raggio allegro dell'alba che lo svegliava ogni giorno. 2019_1577_001690 è una gara di sfarzo e di appariscenza che tocca la follia. v'è la pulizia olandese, la gaiezza d'un giardino e tutta la varietà di colori d'un bazar orientale. 2019_1577_001691 è curioso che quasi tutti coloro che vedono il ritratto dello zola dicono: questo viso non mi riesce nuovo. ha il viso rotondo, un naso audace, gli occhi scuri e vivi che guardano con una espressione scrutatrice, fieramente. 2019_1577_001692 e poi l'oreficeria e la ceramica dall'impronta bizantina, fra cui brillano i grandi piatti di mosaico a fondo d'oro: nuova gloria di mosca. 2019_1577_001693 e sotto dei mari neri e tempestosi, tenebre su tenebre, la sua eterna ombre, i suoi abmes i. 2019_1577_001694 che lasciano un'impressione indelebile, come la madre megarese del rallis, quella povera moglie di pescatore seduta nella sua povera stanza che tien le mani incrocicchiate e gli occhi fissi sopra una culla vuota fatta di quattro tavole rozze. 2019_1577_001695 qui osservo una cosa singolare: la gente che entra con un sorriso sulle labbra si ferma e corruga la fronte. 2019_1577_001696 e, vicino alle stazioni, file di viaggiatori a piedi che s'inseguono colla valigia in mano, come se uno l'avesse rubata all'altro. non c'è un momento di riposo, nè per l'orecchio, nè per l'occhio, nè per il pensiero. 2019_1577_001697 che costa venticinque mila napoleoni. un profumiere inglese consacra una palazzina ai suoi cosmetici e alle sue boccette. 2019_1577_001698 insolente d'un mercante d'abiti fatti che sfondava gli occhi a mille e duecento metri di distanza, qua e là, le grandi macchie dei cimiteri, dei giardini e dei parchi, isole verdi in quell'oceano. 2019_1577_001699 pipa. egli descriverà tutto e dicendo questo, corrugò le sopracciglia e gli lampeggiarono gli occhi, come se vedesse in quel punto lo spettacolo orrendo. 2019_1577_001700 senza preamboli, naturalissimamente come se parlasse d'un altro. non c'è da dire se stavo inteso con tutta l'anima alle sue parole. 2019_1577_001701 parlando con quello della variante, mi fece strabiliare. si trattava, se non sbaglio, d'una scena del roi s'amuse. egli se la ricordava verso per verso. 2019_1577_001702 quando il vecchio ateo jeanbernat dà un carico di legnate al frataccio archangias al lume della luna, e mi prese tutt'a un tratto così terribile bisogno di ridere che dovetti mordermi le labbra a sangue per non scoppiare. 2019_1577_001703 appena s'ebbe ripreso fiato all'albergo, si tornò sui boulevards davanti al cafè riche, attirati come farfalle al lume, senz'accorgercene. strano. 2019_1577_001704 è un'architettura interminabile di bottiglie che s'alzano in torri, in scale a chiocciola, in gradinate multicolori e scintillanti, una moltitudine di tempietti splendidi, d'oro e di cristalli che potrebbero coprire delle statue di numi. 2019_1577_001705 parigi è un oceano, ma un oceano in cui la calma perde e la burrasca salva. come si può scuotere altrimenti l'indifferenza di questa enorme città, tutta intenta ai suoi affari e ai suoi piaceri, ad ammassar quattrini e? 2019_1577_001706 questa è la parte dell'esposizione dove si ricevono le impressioni più vive. quanti occhi rossi ho veduti, quante espressioni di pietà, di dolore, d'orrore e quanti bei sorrisi, di bei volti che mi rimasero nella memoria come un riflesso dei quadri. 2019_1577_001707 affratellati, almeno una sera, per onorare un grande ingegno e un carattere forte e sincero. e intanto egli continuava a discorrere in piedi vicino alla porta. 2019_1577_001708 in quell'ora il movimento è tale da non poterne dare un'idea. le carrozze passano a sei di fronte a cinquanta di fila, a grandi gruppi, a masse fitte e serrate che si sparpagliano qua e là verso le vie laterali. 2019_1577_001709 dagli squilli delle trombe marine e dalle note solenni degli organi lontani che portano in quell'inferno. la poesia della speranza e della preghiera a poco a poco s'impadronisce di voi, vi fa vibrare. 2019_1577_001710 la benevolenza ch'egli dimostra a tutti gli stranieri è ispirata in gran parte da un sentimento di commiserazione, e i suoi odii contro di essi non sono profondi appunto perchè considera i suoi nemici abbastanza puniti dalla sorte. 2019_1577_001711 allora smetto di pensarci, perchè so che è tempo perduto. passano due, tre, quattro giorni, una bella mattina, finalmente, mentre fo colazione e penso ad altro, tutto a un tratto i due fili si riannodano. la conseguenza è trovata, tutte le difficoltà sono sciolte. 2019_1577_001712 allegri, forse con un po d'ostentazione, per darsi l'aria di gente che si sente benissimo al suo posto nel cuore della civiltà occidentale. e infatti hanno già preso tanto l'aria di casa che quasi nessuno. 2019_1577_001713 vorreste volare di palco scenico in palco scenico, di ballo in ballo, di giardino in giardino, di splendore in splendore, e profondere l'oro, lo champagne e i bons mots e vivere dieci anni in una notte. 2019_1577_001714 a questo scopo egli converge perciò tutti i suoi sforzi. la sua grande ambizione è di fare un assommoir teatrale. finora non lavorò. si può dire che per prepararsi a questa gran prova non ebbe successi notevoli. cadde più d'una volta. 2019_1577_001715 vi si sprofonda e vi lavora con tutta l'anima sua. il dialogo procede senza scopo, la scena si svolge senza vincoli e perciò son sempre l'uno e l'altra verissimi. 2019_1577_001716 da qualunque lato si guardi, apparisce in lui qualcosa di strano e di non chiaramente esplicabile. l'uomo non emerge netto dallo scrittore. si stende la mano a toccarlo e invece della carne umana. 2019_1577_001717 di candelabri, di lampade e di lanterne da vestiboli di reggia a cui tien dietro, in una doppia fila senza fine di saloni aperti come teatri, la mostra meravigliosa del mobilio. 2019_1577_001718 kumysy venuto dalle steppe dell'ural, o l'acqua igienica della neva, o la colebiaka d'erbaggi e di pesce, o qualche altro pasticcio russo turco condito con vin di cipro. 2019_1577_001719 nel quale chi vorrà passargli innanzi a ogni costo cadrà a capofitto. ma non si può pronunciare su di lui. 2019_1577_001720 li vedete vivere ciascuno per conto proprio e ciascuno v'interessa principalmente per sè medesimo, poco o punto per quello che ha che fare cogli altri. di qui nasce la grande efficacia dello zola. 2019_1577_001721 per vedere il mostro, ottima cosa che mette i pensieri in calma. bisogna almeno dominarle, queste mostruose città. 2019_1577_001722 provocante e sfacciato, che dice spendi, spandi e godi e nello stesso tempo suscita e umilia i desiderii. 2019_1577_001723 e l'hugo è di nuovo là, ritto e gigante, sul piedestallo che vacillava. questa è la sua grande potenza. lo scatto improvviso, la parola impreveduta che ci rimescola, il lampo inaspettato che illumina la vasta regione sconosciuta. 2019_1577_001724 il popolo parigino lo leggeva con passione perchè ci trovava il suo boulevard, la sua buvette, la sua bottega, la sua vita dipinta. 2019_1577_001725 le pareti coperte di terre, cotte di porcellane di lave smaltate di cammini altissimi e d'ogni sorta di decorazioni colossali che promettono alla nuova ceramica uno splendido avvenire di conquiste sull'architettura. 2019_1577_001726 quello che deriva logicamente, naturalmente, inevitabilmente, dal carattere e dalla situazione dei miei personaggi. faccio il lavoro d'un commissario di polizia che da qualche indizio voglia riuscire a scoprire gli autori d'un delitto misterioso. 2019_1577_001727 certi stati d'animo, in fatti brevi ma deliziosi, sono specialissimi di quella vita. come è passare in carrozza per una delle strade più splendide e più rumorose verso sera, sotto un bel cielo azzurro lavato di fresco da un temporale di primavera? 2019_1577_001728 suscitata e disciplinata dal suo pensiero, con un fremito d'alterezza in cui tutto l'essere suo si rinvigorisce e s'innalza. 2019_1577_001729 quel solo modo che ci è possibile. collo sguardo salimmo sulla punta del tetto della torre di sinistra, dove quasimodo delirava a cavallo alla campana e ci afferrammo all'asta di ferro. 2019_1577_001730 non c'è forse altro romanziere moderno che si rimpiatti più abilmente di lui nelle opere proprie? letti tutti i suoi romanzi, non si capisce chi sia e che cosa sia. 2019_1577_001731 non vedete che gli trapela la dolcezza dal viso? guardatelo. lo guardai in quel momento appunto. era così accigliato e così fosco che non avrei osato sostenere il suo sguardo. è vero? risposi. 2019_1577_001732 per sempre e fosse condannata da dio al supplizio d'una festa eterna. e di là trasportammo le nostre salme all'albergo. ecco come passò il nostro primo giorno a parigi. 2019_1577_001733 come per rispetto al luogo o perchè la gran luce impone un certo riserbo. v'è una specie di silenzio. signorile, andate innanzi innanzi, sempre in mezzo a un incendio, tra una folla immobile e una folla seduta. 2019_1577_001734 lantier. egli ci fa sentir tutto inesorabilmente, aprendoci le narici a forza coll'asticciuola della penna, e descrive il parco del paradou fiore per fiore, il mercato di sant'eustachio, pesce per pesce, la bottega di. 2019_1577_001735 ma spariti dalla memoria i particolari errati o eccessivi. il concetto vi resta incancellabile e più s'appura col tempo, più vi pare che ingrandisca e ingrandisce davvero. 2019_1577_001736 la grande macchina da ghiaccio getta il suo furioso soffio gelato in mezzo agli aliti di fuoco delle macchine da gaz. altre lavorano i diamanti, altre lacerano e torcono il metallo come una pasta. altre lavano: 2019_1577_001737 rose al palais royal e lo trovò a tavolino con davanti un mucchio di fogli scritti. che cosa fate, gli domandò. vous comprenez? rispose: je ne veux pus lcher ma pièce. 1989_1590_000000 guardava il tutto: un pioppo alto e slanciato, chiassoso a giorni come un biricchino. era il mio nido, dove, immobilmente, io galoppava con guidon selvaggio e con astolfo o mi vedea presente, limperatore. 1989_1590_000001 chi sei, donde vieni presente tuttora mi vedi, mi sai e lacrimi tacitamente. chi sei? trema ancora la porta. 1989_1590_000002 per lassente, la madia che odora, serbò la vivanda più buona e lo accoglie lo sguardo che ignora, col bacio che sa ma perdona. 1989_1590_000003 tutto il cielo è color rosa, rosa e oro. e tutto il cielo sulla testa le riluce. alza gli occhi dal lavoro, una lagrima, un sorriso sotto il cielo rosa e oro. chini gli occhi, chino il viso. ella cuce, cuce, cuce. 1989_1590_000004 un bubbolìo lontano rosseggia lorizzonte, come affocato a mare nero di pece a monte, stracci di nubi chiare. tra il nero, un casolare, unala di gabbiano. 1989_1590_000005 irto, il rosaio dondolerà lento senza una bacca, ma tu di bacche brillerai nel lutto del grigio inverno. 1989_1590_000006 alïavano mute con volo nero, agile di pipistrello e tuttora gemea lassïolo che già spincionava il fringuello tra i pinastri. era lalba che i rivi mirava discendere giù. 1989_1590_000007 lultima cova. tu canti sommesso, mentre sallunga lombra taciturna nel tristo campo, quasi ermo cipresso. ella ricerchi tra que bronchi unurna. 1989_1590_000008 cui, tremolando, cercano coi lenti viticci i tralci a foglie color rame, mentre su loro tremolano ai venti anche le rame. 1989_1590_000009 tu cerchi un vero. il tuo pensier somiglia un mare immenso, nellimmenso mare, una conchiglia dentro la conchiglia, una perla. 1989_1590_000010 un gran silenzio. sono a messa bene gesu trema. maria si accosta al fuoco, ma ecco un suono, un rantolo che viene di su, sempre più fievole e più roco. 1989_1590_000011 sono passate, ma la testa alzava dalla sua pietra, intento il pellegrino a quella voce e, tra la nebbia cava, riprese il suo bordone e il suo destino. tranquillamente seguitò il cammino dietro lo squillo che vanìa laggiù. 1989_1590_000012 salì pensoso la romita altura, ove ha il suo nido laquila e il torrente e centro della lontananza oscura sta sapïente. 1989_1590_000013 ed ora invidii i mandorli che indora lalba negli orti od i cipressi. gracile e selvaggio, dimenticàti col tuo riso allieti, tu trovatello in un eremitaggio danacoreti. 1989_1590_000014 è vero che non sè più soli. sì, si diranno vero. ver che liete grida che voli sul far dellalba, quando tutto ancora sembra dormir dietro le imposte unite. sembra e non è. 1989_1590_000015 prendo un sasso tra mille a quando, a quando lo netto arroto, taglio lustro. affino chi mi sia, non importa. ecco un rubino, vedi un topazio, prendi unametista. 1989_1590_000016 lombra ogni sera prima entra nellombra, nellombra ove le stelle errano sole e il rovo arrossa e con le spine ingombra tutti i sentieri e cadono già roggie le foglie intorno. 1989_1590_000017 porta. uuh, uuuh, uuuh, getta lancora, amor mio, non unonda in questa baia quale assiduo sciacquìo fanno lacque tra la ghiaia. 1989_1590_000018 non ammirare. se in un cuor concesso al male senti a quando a quando un grido buono, un palpito santo, ogni cipresso porta il suo nido. 1989_1590_000019 delle fate, scrive la nonna: ammira ara bel bello, guida laratro con la mano lenta. 1989_1590_000020 voce velata dalla sepoltura, voce nuova eppur nota ad ascoltarla o mio luigi, o anima compagna, come ti vedo abbrividire al vento che ti percuote, allacqua che ti bagna. 1989_1590_000021 quel sul cipresso, questo su lalloro al bosco, lungo il chioccolo dun rivo, nellombra, mossa dun tremolìo doro e covano sul musco e sul lichene, fissando muti il cielo cristallino, con improvvisi palpiti se viene un ronzio dape. 1989_1590_000022 ed or, sospeso il ticchettio dellago, guardano donne verso la marina seguendo un fiocco di bambagia vago che vi sostina. 1989_1590_000023 fa un incanto nella mente: carne è fatto. ecco lun pane. tra il gracchiare delle rane sciala, il mago sapïente sorge e beve alle due fonti chiara. beve acqua nelluna, ma nellaltra un dolce vino. 1989_1590_000024 passa uno squillo, tremulo di tromba, che tra la nebbia, nel passar saluta squillo che viene: doltre lombra, muta, doltre la nebbia. 1989_1590_000025 ampie ali aprono imagini grifagne nellaria. vanno tacite. chimere simili a nubi per il ciel profondo, il sole immenso, dietro le montagne cala altissime. 1989_1590_000026 un canto a tratti nemergea di chiare, lente parole. teli che a notte, biancheggiar sul fieno vidi con occhio credulo dincanti ne prati al plenilunio sereno. 1989_1590_000027 napoleone udia, tra i fieni allor, allor, falciati da grilli, il verso che perpetuo trema. udiva dalle rane dei fossati un lungo, interminabile poema. 1989_1590_000028 bilp, bilp. e per le nebbie rare. quando alla prima languida dolciura lolmo già sogna di rigermogliare, lasciano a branchi la città sonora e vanno, come per la mietitura, alla campagna dove si lavora. 1989_1590_000029 vedeste azzurro scendere il ruscello fuori dei monti, fuor delle foreste e quelle creste, aereo, castello, tagliare in cielo un lembo piu celeste. era colore di viola il colle. 1989_1590_000030 presso la chiesa, mentre la sua voce tintinna canta a onde lunghe: romba, ruzza uno stuolo ed alla grande croce tornano a bomba. 1989_1590_000031 dovevi, o madre pia, dirlo a dio, padre che non potevi e ti lasciasse, e in tanto te la guarisse. dio, quella tua vena che ci si ruppe nel tuo cuore, o madre. 1989_1590_000032 or mapprestate quel che già chiedevo: funebre panno o tenui mani. doro però che i morti chiamano e chio: devo esser con loro. 1989_1590_000033 racconta al sole. i buoi fumidi stanno fissando immoti la sua lenta fola. come far sacca? si dové quellanno delle lenzuola. 1989_1590_000034 mani doro, di cui lopra alterna sommessamente. suona senza posa, mentre vi mira bionde la lucerna silenzïosa. 1989_1590_000035 levano bianche mani a bianchi volti, non altri. udendo il pianto disusato, sollevi il capo attonito ed ascolti. posa ogni morto e nel suo sonno culla qualche figlio de figli ancor non nato nessuno. i morti miei gemono nulla. 1989_1590_000036 fischia un grecale gelido che rade, copre un tendone, i monti solitari. a notte il vento rugge, urla, poi cade e tutto è bianco e tacito al mattino nuovo e dai bianchi e muti casolari il fumo sbalza qua e là turchino. 1989_1590_000037 brolo. egli cantò la cobbola giuliva. parve un picchierellar trito di stelle nel ciel di sera che ne tintinniva le campagne. addolcì quel tintinnio e i neri boschi fumiganti doro. 1989_1590_000038 giace e guarda sopra i monti sparge il lume della luna. getta larti al ciel turchino baldacchino di mirabile lavoro chei trapunta a stelle doro. 1989_1590_000039 dormono i corvi dentro i lecci oscuri, qualche fiaccola va pei cimiteri, dentro i palazzi, dentro gli abituri al buio. accanto ai grandi letti neri dormono nere e piccole le culle. 1989_1590_000040 e qualche cosa già nellaspro cardo chiuso. ascondevi come lavo buono che nellirsuta mano cela un tardo facile dono. 1989_1590_000041 e sembra marzo, come rassomiglia bacca a bocciuolo alba, a tramonto nelle tenui trine luna si stringe al roseo vespro, quando laltro i suoi fiori candide, stelline apre alitando. 1989_1590_000042 vien per la strada un povero che il lento passo tra foglie stridule trascina nei campi, intuona una fanciulla al vento fiore di spina. 1989_1590_000043 da un ermo santuario che sa di morto incenso nelle grandi arche vuote di tra un silenzio immenso, mandi le tue tre note. spirito solitario, 1989_1590_000044 ma quel mio sogno, al raggio dunaurora nuova mapparve e sparve in un baleno che il ciel non era torbo più, né ancora tutto sereno. 1989_1590_000045 e nella notte, nera come il nulla, a un tratto, col fragor darduo, dirupo che frana, il tuono rimbombò di schianto, rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo e tacque e poi rimareggiò, rinfranto e poi vanì. 1989_1590_000046 gli dice il santoancora: un po fa cuore mormorail pane, è tanto che laspetto langelo. diceor, viene il salvatore, sospiraun panno pel mio freddo letto. 1989_1590_000047 ultimo. solo rivedo i luoghi dove un giorno ho pianto un sorriso. mi sembra ora quel pianto. rivedo i luoghi dove ho già sorriso. oh, come lacrimoso quel sorriso. 1989_1590_000048 figlia, ella dolce, ella grave, ella pia, corregge, conforta, consiglia, a lui preme i capelli, labbraccia pensoso. gli dice che hai a lui cela sul petto. la faccia confusa. gli dice: non sai. 1989_1590_000049 tra i loro tronchi, che mai niuno vede. di là dellerto muro e delle porte chhanno obliato i cardini, si crede morta la morte anchessa. 1989_1590_000050 pur via e via per linfinita sponda passar. vedevo i cavalieri erranti, scorgevo le corazze luccicanti. scorgevo lombra galoppar sullonda. 1989_1590_000051 la neve. allora poi che il cibo manca alla città, dai mille campanili scendono alla città fumida e bianca a mendicare. dalla lor grondaia spiano nelle chiostre e nei cortili la granata o il grembiul della massaia. 1989_1590_000052 il bricco versa e sfrigge la campana col vento. or savvicina, or sallontana, la madonna con una mano al cuore geme una mamma, figlio mio, che muore e piano, piano, col suo bimbo fiso nel ceppo, torna alluscio, apre savvia. 1989_1590_000053 è qui, allora, in un tempo assai lunge. felice fui molto, non ora, ma quanta dolcezza mi giunge da tanta dolcezza dallora. 1989_1590_000054 ma nobil vite. alcuna gloria è spesso pur di quel gramo, se per lui loscuro paiol borbotta con suo lieve scrollo e il core allegra al pio villan che desso trova odorato il tiepido abituro, mentre a fumanti buoi libera il collo. 1989_1590_000055 bambini. già maccoglieva, in quelle ore bruciate sotto ombrello di trine, una mimosa che fioria la mia casa ai dì destate, co suoi pennacchi di color di rosa e sabbracciava per lo sgretolato muro un folto rosaio a un gelsomino. 1989_1590_000056 brusìo della cena, il disco grandissimo pende rossastro in un latte dopale e intaglia le case ed accende i lecci nel nero viale che fumano come foreste di polvere gialla e vermiglia. 1989_1590_000057 poi luno appassì, come rosa che in boccio appassisce nellorto, ma laltra, la piccola sposa, rimase del piccolo morto. tu, piccola sposa, crescesti. 1989_1590_000058 ma da quel nido, rondini tardive, tutti, tutti migrammo un giorno nero. io, la mia patria, or è dove si vive gli altri, son poco lungi in cimitero. 1989_1590_000059 era busso ricciuto o biancospino, da cui dorata trasparia la sera. cè un campanile tra una selva nera che canta: bianco linno mattutino. 1989_1590_000060 tu, pio castagno, solo tu lassai doni al villano che non ha che il sole. tu solo il chicco, il buon. di più tu dai alla sua prole. ha da te la sua bruna vaccherella. tiepido il letto e non desìa la stoppia. 1989_1590_000061 altro. il savio potrebbe, altro non vuole pago. se il ciel gli canta e il suol gli odora, suoi nunzi manda alla nativa aurora. a biondi capi intreccia sue corone. 1989_1590_000062 pur lamerei la negra terra infida, sol per la gioia di toccarla appena fendendo al ciel non senza acute strida. ora, quel cielo sembra che mirrida mentre vado così, grondon, grondoni. 1989_1590_000063 se poi col dardo, come fil di sole lucido e retto, bàttesela al piede. oh, il poeta gioiva ora si duole. 1989_1590_000064 una fanciulla cuce ed accompagna, cantarellando dalla nera altana, un canto che salzò dalla campagna quando nel cielo tacque la campana. salzò da un olmo, solo in una piana, da un olmo nero che da sé stornella. 1989_1590_000065 orma sognata dun volar di piume, orma di un soffio molle di velluto che passò lombre e scivolò nel lume pallido e muto, ed i cipressi, sul deserto lido, stavano come un nero colonnato, rigidi. 1989_1590_000066 la povera famiglia può piangere. nessuno al suo lamento può dire: altro è mio figlio, altra è mia figlia aspettano, oh, che notte di tempesta, piena dun tremulo ululo ferino non sode per le vie, suono di pesta. 1989_1590_000067 voglia. oh, risposegli. nulla al rosignolo, nulla tu devi delle sue. cantate ei lha per nulla e dà per nulla. solo si lascoltate e poi non gracidate. 1989_1590_000068 tutti spargesti i cardi irti e le fronde fragili e tutto portò via, festante, la grama turba, nudo, con le monde, rame o gigante, stavi e vedevi, tu la vite e il melo, vestiti doro e porpora, al riflesso già delle nevi. 1989_1590_000069 che hanno le campane che squillano, vicine, che ronzano, lontane, e un inno senza fine: or doro, ora dargento nellombre mattutine. 1989_1590_000070 piange o convitato della vita è lora. brillino rossi i calici di vino. tu, né bramoso più né sazio, ancora lascia il festino. 1989_1590_000071 sorgeva presso il vecchio muro, presso il vecchio busto dun imperatore, col tronco svelto come di cipresso, slanciato avanti sopra il muro. al sole dava la chioma. 1989_1590_000072 pareva spettro da quellarche, uscito bianco, la barba e gli occhi dun turchino, vuoto infinito come il tuo fiore, e io credea vedere occhi di cielo dallo sguardo fiso, più danacoreti, allo svoltar tra nere ombre. improvviso, 1989_1590_000073 lenta, lenta nella soffitta è solo, è nudo, muore. stille su stille gemono dal tetto. 1989_1590_000074 trema uno stelo sotto una farfalla odi. 1989_1590_000075 e dice: la rosa alba. oh, chi mi svelle? son mesta come un colchico dal ciocco, tanto mi germinò di femminelle, erano come punte tenerine di sparagio. poi fecero lo stocco, buttano anchesse e sarmano di spine. 1989_1590_000076 oh, scruta intorno glignorati abissi. più ti va lungi locchio del pensiero, più presso viene quello che tu fissi ombra e mistero. 1989_1590_000077 silenzio infinito a maria. io non so se più madre gli sia, la mesta sorella o più figlia. 1989_1590_000078 fior del poeta: industrïa te dapi schifa e tu schifi lape te sdegna, piccola e regale. 1989_1590_000079 fiore dacanto nel mio giardino, là, nel canto oscuro, dove ora il pettirosso tintinnìa col gelsomino rampicante al muro, cè la gaggìa. e or che ottobre. dentro la vermiglia foresta il marzo rende morto al suolo. 1989_1590_000080 intorno era un odore sottil di vecchio e forse di vïole. io sognava una corsa lungo il puro frigido loro di capelli sparsi, una fanciulla ancora. al vecchio muro tremava il lauro che parea slanciarsi. 1989_1590_000081 e quando fui del corpo tuo vestito, quandebbi nel mio cuor tutto il tuo cuore. allor sei morta e son ventanni un giorno. 1989_1590_000082 una lanosa foglia molle di gomma e la sera, piano, piano, passa il prete pazïente, salutando della mano ciò che vede e ciò che sente. 1989_1590_000083 e mentre aereo mi poneva in via con lippogrifo pel sognato alone o risonava nella stanza mia muta il dettare di napoleone. 1989_1590_000084 passarono sopra la luna che tacita, sembra che chiami. io vedo passare un velo, una breve ombra, ma bianca di sciami si. 1989_1590_000085 ognuno con tra i rami un nido addormentato. e sopra tanta vita addormentata, dentro i cipressi, in mezzo alla brughiera sonare, ecco una stridula risata di fattucchiera. 1989_1590_000086 e così guarda, o saggio tu, nel dolore cupo, fiume errante passa e le mani reca dal passaggio sempre più sante. ha tre giacinto grappoli. 1989_1590_000087 sogno dun dì destate. quanto scampanellare tremulo di cicale stridule pel filare. moveva il maestrale le foglie accartocciate. scendea tra gli olmi il sole in fascie polverose. 1989_1590_000088 ciocche dellacacia, mentre con lieve strepito perenne geme tra il caprifoglio una fontana trema, un trotto tranquillo e sallontana per le fatate rilucenti ardenne. 1989_1590_000089 lungo la strada vedi su la siepe ridere a mazzi le vermiglie bacche nei campi arati tornano al presepe, tarde le vacche. 1989_1590_000090 chi sei che venisti coi lieti tuoi passi da me nella notte, non so, non ricordo. piangevi, piangevi. io sentii per il viso mio piangere, fredde, dirotte le stille dallocchio tuo fiso su me. 1989_1590_000091 racconta: al fuoco sfrigola, bel bello, un ciocco dolmo, in tanto che ragiona come a far erba uscisse con rondello buovo dantona. 1989_1590_000092 in pianto siedono lungo il fosso. al solleone, fuor dello stormeggiante paesello passa un trotto, via, via, tra il polverone, una pesta, un alterco, uno stornello. 1989_1590_000093 la notte cera, non cera il mattino. questo ti resterà. dormi, bambino, lenta. la neve fiocca, fiocca, fiocca. senti una zana dondola pian piano. 1989_1590_000094 veduta e vi rivedo, o gattici dargento brulli, in questa giornata sementina e pigra, ancor la nebbia mattutina sfuma dorata intorno ogni sarmento. 1989_1590_000095 un murmure, un rombo. son solo, ho la testa confusa di tetri pensieri. i desta quel murmure ai vetri. che brontoli o bombo. che nuove mi porti. 1989_1590_000096 sembra un vociare per la calma. fioco di marinai chad, ora ad ora giunga tra l fievole sciacquìo della risacca. quando stagliate dentro loro e il fuoco, le paranzelle in una riga lunga dondolano sul mar liscio di lacca. 1989_1590_000097 non son felici, sappi, ma serene il lor sorriso ha una tristezza pia. io le guardoo, mia sola, erma famiglia, sempre a gli occhi. sento che mi viene quella che ti bagnò nellagonia non terminata, lagrima le ciglia. 1989_1590_000098 e sembra che salga, che salga, poi rompa in un gemito grave e londa sospira tra lalga e passa una larva di nave. 1989_1590_000099 il cielo geme, immobile, lontano, e luomo pensa: non sorgerò più. pensa un occhiata: quale passeggero vana ha gettata a passeggero in via: è la sua vita. 1989_1590_000100 di sfinge, chi questo nuovo pianto in cuor mi pone verso occidente. o dolce madre, aurora, da te lontano, la mia vita è corsa. 1989_1590_000101 sui rami nudi i fiori suoi. ti pone tra verdi e gialli piccoli, comera la tua fiorita, morta illusïone di primavera. 1989_1590_000102 dl vento. allora sentii che non cera, che non ci sarebbe mai più la tenebra. vidi più nera, più lugubre, udii la bufera. 1989_1590_000103 io vedo, vedo, vedo un camposanto, oscura cosa nella notte oscura. odo quel pianto della tomba, pianto docchi lasciati dalla morte attenti, pianto di cuori cui la sepoltura lasciò, ma solo di dolor viventi. 1989_1590_000104 v dava moglie la rana al suo figliolo. or, con la pace vostra, o raganelle, suon lo chiese ad un cantor del brolo. 1989_1590_000105 pupilla aperta, uomo che vegli nella stanza illuminata? chi ti fa vegliare? dolore antico o giovine speranza? 1989_1590_000106 ignora. egli esita: avanti la pura tua fronte. ricinta dun nimbo, piangendo, lantica: sventura, tentenna il suo capo di bimbo. 1989_1590_000107 or tu canto divino, sceso con lombre nel mio cuor cadenti dove sei di tramonti ora, pensosa là, sur un torvo giogo dapennino qualchelce nera. lo ripete ai venti. 1989_1590_000108 prega oggi per me. siede sopra una pietra del cammino, a notte fonda, nel nebbioso piano, e tra la nebbia sente il pellegrino, le foglie secche stridere pian piano. 1989_1590_000109 un vol di maggiolino. dal cielo roseo pullula una stella, una campana parla della cosa col suo grave dan dan dalla badia. 1989_1590_000110 bianche le fratte, bianchi erano i prati. queto fumava. un bianco casolare sfogliava il mandorlo. ali di farfalle. 1989_1590_000111 ma tu, ma tu lami, lo vedi, lo chiami, la senti da lunge la fretta dei taciti piedi. tu lami, egli tama tuttora, ma egli col capo non giunge al seno tuo nuovo che ignora. 1989_1590_000112 sei tu. ogni anno a te grido con palpito nuovo: tu giungi, sorrido, tu parti. mi trovo due lagrime amare di più. 1989_1590_000113 venia come un volo di spetri, gridando ad ogni émpito, più un fragile squillo di vetri seguiva quelli ululi, tetri, uuh, uuuh, uuuh. 1989_1590_000114 giorno intiero erano in fiore i lilla e lulivelle, ella cuciva labito di sposa. né laria ancora aprìa bocci di stelle, né sera chiusa foglia di mimosa. 1989_1590_000115 germoglia la scabra vite che il lichene ingromma. spunta da un nodo, una lanosa foglia molle di gomma. 1989_1590_000116 ho nellorecchio un turbinìo di squilli, forse campani di lontana mandra e tra lazzurro penduli gli strilli della calandra. 1989_1590_000117 serba la madre ai poveri miei figli. non manchi loro il pane mai, né il tetto, né chi li aiuti, né chi li consigli. un padre o dio che muore, ucciso, ascolta. 1989_1590_000118 vïola a francesco pellegrini. quando sfioriva e rinverdiva il melo, quando sapriva il fiore del cotogno, il greppo azzurro somigliava un cielo visto nel sogno brullo. io te vidi. 1989_1590_000119 si parlano i bianchi villaggi, cantando in un lume di rosa, dallombra de monti selvaggi, si sente una romba festosa. 1989_1590_000120 cercavo quelli occhi, un cipresso, co quali chiedeva perdono di vivere. desserci anchesso cercavo. ero giunto. 1989_1590_000121 e si rimira il suo candido petto. e le rincresce avere a dormir sola solo là dalla siepe è il casolare. nel casolare sta la bianca figlia. la bianca figlia, il puro ciel rimira. 1989_1590_000122 e trema ancor de palpiti divini che lhanno scosso nella dolce sera, quando dalla grandabside severa uscia lincenso in fiocchi cilestrini. 1989_1590_000123 lassù la lodola apparita, ecco giulietta e piange al suo balcone. 1989_1590_000124 il vento fa forza nellimpannata nevica su le candide montagne. nevica ancora lieto, è lavo e breve, augura e dice: tante più castagne, quanta più neve. 1989_1590_000125 del paesello non ti rincrebbe dun infermo arbusto che, mosso anchegli da dolcezza estiva con le sue foglie come cuori al fusto lento saliva. non ti 1989_1590_000126 forse già sono su laltar lì presso a chieder acqua. or chè mietuto il grano per il granturco e nel pregar sommesso meridïano guardando i gigli, alcuna ebbe un fugace ricordo. 1989_1590_000127 a quel tumulto aereo risponde dal cuore un fioco scampanìo, sì lieve come stormeggi dietro macchie fonde candida pieve. 1989_1590_000128 otto, nove, anche un tocco e lenta scorre lora ed un altro, un altro uggiola un cane, un chiù singhiozza da non so qual torre: è mezzanotte, un doppio suon di pesta sode che passa. 1989_1590_000129 nel chiuso non cera altra voce. rammento che il cupo stridore dun fuco ronzante a una croce e qualche fruscio di virgulto al passo del vecchio che aveva le chiavi e dun tratto un singulto di lei, di maria che piangeva. 1989_1590_000130 qui, quelleco ed anche quel polverio di ditteri che danza, parlano dallazzurra lontananza, nei giorni afosi, nelle vitree sere. 1989_1590_000131 male. lanello nella mano sua, benedicente lanello brillava lontano. egli alzò quella mano morente. 1989_1590_000132 quando partisti, come son rimasta come laratro in mezzo alla maggese, i due bimbi. 1989_1590_000133 ma tu sognavi chera di natale. udivi i suoni: duna cennamella, cigola il lungo e tremulo cancello, la via sbarra, ritte allo steccato, cianciano le comari in capannello. 1989_1590_000134 qua mura, derme castella e tremula verzura. eccoti giunto al fragoroso mare ed ecco i flutti verso te balzare su dallinterminabile pianura in larghe file. 1989_1590_000135 un mistero. mammina bianca, sopra il letto bianco tu dormi. chi sul volto ti compose? quel dolor pago e quel sorriso stanco. 1989_1590_000136 ed il mio nuovo piccolo vagito taddolorava più del tuo dolore. poi, tra il dolore sempre, ed il timore, o dolce madre mhai, di te nutrito. 1989_1590_000137 una minaccia stridula, seguita forse da brevi pigolii sommessi dal palpitar di tutta quella vita dentro i cipressi. 1989_1590_000138 dopo sementa presso labituro il casereccio passero rimane e dal pagliaio dentro il cielo oscuro saluta le migranti. oche lontane. 1989_1590_000139 i fili di metallo a quando, a quando squillano immensa arpa sonora al vento. 1989_1590_000140 nel suo gracile dito, il tesoro raggiò di benedizïone una macchia. avea preso quelloro di ruggine presso il castone. 1989_1590_000141 io ti coglieva sotto i vecchi tronchi, nella foresta dun convento oscura o presso larche, tra vilucchi e bronchi. lungo la mura, solo tra larche errava un cappuccino. 1989_1590_000142 io sentii che accostavi le labbra al mio labbro a baciarmi, e invano volli io levar. gravi le palpebre, gravi due marmi. 1989_1590_000143 lo so, non era nella valle fonda suon che sudia di palafreni andanti, era lacqua che giù dalle stillanti tegole a furia percotea la gronda. 1989_1590_000144 di tra un silenzio candido di trine, parla il mistero in suono di vagito da. 1989_1590_000145 prendi unametista dal glauco e pingue cavolo si toglie e fugge. allolmo la pampinea vite ed a sé, tra le branche inaridite, tira il puniceo strascico di foglie. 1989_1590_000146 il gatto è fuori, ruzzano i monelli del giardiniere torvo aggrondato, il candido palazzo formicolare a piedi suoi li mira e sì, necheggia un cupo a quel rombazzo battito dira. 1989_1590_000147 ah, ricordano un peso le braccia. ricordano un peso, i ginocchi grave. due sono i bimbi: uno piange ma dorme. il più piccolo ancora, ella versa dal cuor che si frange le lagrime dora e dallora. 1989_1590_000148 ma no, ché sente sospirare il mare gemere, sente le capanne nere, vè dentro un bimbo che non può dormire, piange e le stelle passano pian piano. 1989_1590_000149 anchio ricordo, ma passò stagione. quelle bacche a, gli uccelli della frasca invidiavo, e le purpuree more e lala. i cieli, i boschi, la canzone, i boschi antichi ove una foglia casca muta per ogni battito di cuore. 1989_1590_000150 non trasandata, ti creò per vero la cara madre. tal lungo la via tela albeggia onde godi in tuo pensiero. presso è la festa e ognuno a te domanda: candidi i lini, poi che in tua balìa è il cassone odorato di lavanda. 1989_1590_000151 la neve, videvitt. la neve, il gelo ei di voi, rondini ride bianco in terra, nero in cielo. vè di voi chi vide, vide, videvitt. 1989_1590_000152 torna via dalla maestra la covata e passa lenta. cè del biondo alla finestra tra un basilico e una menta. è maria che cuce, e cuce. per chi cuci e per che cosa? un lenzuolo, un bianco velo. 1989_1590_000153 non puoi così. se fissi mai limmoto astro nei cieli solitari ardente, se guardi il sole occhio che vedi un vòto, vortice, un niente. 1989_1590_000154 che darguti galletti ha piena laia e spessi nella pace del mattino, delle utili galline. ode i richiami, zeppo il granaio, il vin canta nel tino. 1989_1590_000155 in paradiso stavano neri, al lume della luna, gli erti cipressi, guglie di basalto, quando tra lombre svolò rapida una ombra dallalto. 1989_1590_000156 qual sogno antico in anima severa, fuggente sempre e non ancor fuggito e già locchio dal cielo. ora si toglie dal cielo dove un ultimo concento salì, raggiando e dileguò nellaria. 1989_1590_000157 niente vergine bianca sopra il bianco letto. ti prese il sonno a mezzo la preghiera. tu hai le mani in croce sopra il petto. 1989_1590_000158 cilestrini sincurva in una luminosa arcata, il ciel sovresso alle colline estreme, il carro e fermo e spia, lombra che sale. 1989_1590_000159 il suo primo, il suo morto è sparito con lei che nellombra lo reca. piange laltro, ella node il vagito col bianco stupore di cieca. 1989_1590_000160 dolce sentirla dautunno, a tarda notte, se il libeccio soffia con lunghi fremiti sonori. muto è il palazzo sode, un cicaleccio di tra gli allori, un cicaleccio donde acuti appelli salzano come strilli di piviere. 1989_1590_000161 le lenzuola al camino ove scoppia la mortella, tra la stipa, o chio sogno o veglio. teco, mangio, teco, radicchio e pimpinella. 1989_1590_000162 poi seguì la sua corsa e il suo destino, così che intorno, per la valle e il monte, ancor la notte il trotto ne rintrona. 1989_1590_000163 stia bene, san lorenzo, io lo so. perché tanto di stelle? per laria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla. 1989_1590_000164 e nella riva oscura questa si frange e in quella in alto appare tituba e croscia. e là donde tu lieto, di sasso in sasso, al piè, duna, betulla, sgorghi sonoro tra le brevi sponde. 1989_1590_000165 il sole si mostrava a finestrelle. il sol dorò. la nebbia della macchia poi si nascose e piovve a catinelle. poi, tra il cantare delle raganelle, guizzò sui campi un raggio lungo e giallo. 1989_1590_000166 vedeste: lerba, lucido tappeto e sulle pietre, il musco smeraldino tremava. il verde ciuffo del canneto sbocciava, la ninfea nellacquitrino, tra rane verdi e verdi raganelle. 1989_1590_000167 al cuore come tetra la sizza che combatte gli alberi brulli e fa schioccar le rame secche e sottile fischia tra le fratte. 1989_1590_000168 e più triste, si rinnova il pianto, più stridula, più gelida, più scura. scroscia la pioggia dentro il camposanto. no, babbo, vive, vivono chi parla. 1989_1590_000169 al sol che brilla in mezzo a gli umidicci solchi, anche lolmo screpolato muove, medita il vecchio rame pei viticci nuovi, pur nuove. 1989_1590_000170 festino splendano daurea luce: i lampadari fragri, la rosa e il timo dellimetto sorrida. in cerchio, tuttavia, di cari capi. il banchetto. 1989_1590_000171 e dai remoti campanili intorno, unondata di riso empie la villa. 1989_1590_000172 mimosa quandella rise, rise o rondinelle nere improvvisa. ma con chi? di cosa rise? così con gli angioli, con quelle nuvole doro, nuvole di rosa. 1989_1590_000173 sciama, con un ronzio dapi la gente dalla chiesetta in sul colle selvaggio e per la sera limpida di maggio vanno le donne a schiera, lente, lente e passano tra lalta erba stridente e pare una fiorita il lor passaggio. 1989_1590_000174 aspettano laurora, capanne e stolli ed alberi alla luna sono od un tempio dellantico anubi, fosca rovina. 1989_1590_000175 il cielo salza e tutto trascolora. passano stelle e stelle in lenta corsa, emerge dallazzurro la grandorsa e sta nellarme fulgido orïone. 1989_1590_000176 ed ora che, gelata, la tramontana soffia e che traspare già dalle porte chiuse la fiammata del focolare? ora che il verno spoglia le foreste e le tue foglie, per le vie disperde o vecchio ornello te ricopre e veste ledera verde. 1989_1590_000177 cuore, dal selvaggio rosaio scheletrito penzola un nido. come a primavera, ne prorompeva, empiendo la riviera, il cinguettio del garrulo convito. or vè sola una piuma che allinvito del vento esita, palpita leggiera. 1989_1590_000178 prima il sonante nembo: coi velari tutto ascondeva delle nubi nere, poi tutto il sole disvelò del pari. bello a vedere. 1989_1590_000179 cè per vie lontane un rotolìo di carri che sarresta di colpo tutto è chiuso, senza forme, senza colori, senza vita. brilla sola, nel mezzo alla città che dorme, una finestra come una pupilla aperta. 1989_1590_000180 lontana, sì, ma io sentia nel cuore che quel lontano canto era damore, ma sì, lontana che quel dolce canto dentro nel cuore mi moriva. 1989_1590_000181 e quando taci e par che tutto dorma nel cipresseto, trema ancora il nido dogni vivente. ancor nellaria lorma cè del tuo grido. 1989_1590_000182 il rombo delle pie laudi nellaria palpita ancora un lieve odor dincenso. sperdesi tra le mente e le ginestre la. 1989_1590_000183 le attende. a valle, tacito il villaggio con le capanne chiuse. e sonnolente, ma la chiesetta, ancor nellalto svaria tra le betulle e il tetto dun intenso rossor, sfavilla nel silenzio alpestre. 1989_1590_000184 giallo stupìano i rondinotti dellestate di quel sottile scendere di spille. era un brusìo, con languide sorsate e chiazze larghe e picchi a mille, a mille. 1989_1590_000185 spirito solitario. dovè campo il brusìo della maretta? quando rabbrividivi ai libeccioli ti resta qualche fior derba cornetta. i fioralisi, i rosolacci soli. 1989_1590_000186 tu tieni a gli orecchi le mani, tu piangi ed è festa domani. din don dan. din don dan tu pensi: oh, ricordo la pieve, quanti anni ora sono. 1989_1590_000187 io mi rivedo in un branchetto arguto di biondi eguali su per lappennino, opaco, delci o snelle. vi saluto, torri durbino. 1989_1590_000188 pregarono anchessi la notte dei morti per quelli che tacciono sotto i cipressi. passarono o cupo tinnito di squille dagli ermi castelli, o fiume dallinno infinito. 1989_1590_000189 di lassù la lodola perduta nellaurora si spazia e di lassù canta alla villa che un fil di fumo, qua e là vapora di. 1989_1590_000190 al rifiorir dellanno, i fiori nuovi a qualche vizzo frutto sorrideranno. e te, col tempo stupirà, cresciuta quella che allalba svolta già leggiera col suo stornello e risalirà, muta forse una sera. 1989_1590_000191 e se ha figlioli, in nome lor perdona. che sia felice, fagli le vie piane dagli oro e nome dagli anche. loblio tutto, ma i figli miei mangino il pane. 1989_1590_000192 sei morto. non vedi mio piccolo cieco, ma mettile ai piedi. ma portale teco, ma diglielo a dio che mamma ha filato sei notti e sei dì sudato, vegliato per farti. oh così, le scarpe, davvio. 1989_1590_000193 venivano soffi di lampi da un nero di nubi. laggiù veniva una voce dai campi chiù. le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte. sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte. 1989_1590_000194 pei vetri, un lume trascorrea leggiero e nitrivano fervidi i cavalli. a uno squillo che uscia giù dalle valli. apria le imposte il maggiordomo austero e nel fosso stridea la fragorosa saracinesca. 1989_1590_000195 rintrona. sappie, forse lo sai, nel camposanto, la bimba dalle lunghe, anella doro e laltra, che fu lultimo tuo pianto. sappi chio le raccolsi e che le adoro. 1989_1590_000196 una rovina bianca e solitaria là dove azzurra è lacqua, come laria. il mare, nella calma dellestate, ne canta tra le sue larghe sorsate. 1989_1590_000197 te. sovente, al tempo delle more, odono i bimbi un pispillìo secreto, come dun nido che ti sogni in cuore. 1989_1590_000198 secco è il pruno e le stecchite piante di nere trame segnano il sereno e vuoto il cielo e cavo al piè sonante sembra il terreno. 1989_1590_000199 sbarra il ceppo, la pupilla crocchia e brilla e il vegliardo al crocchiar balza nella rotta oscurità, gira lento gli occhi, solo, solo, solo. 1989_1590_000200 non i miei morti. stretti, tutti insieme insieme, tutta la famiglia morta sotto il cipresso fumido che geme. stretti, così come altre sere al foco. urtava come un povero alla porta il tramontano con brontolìo roco, piangono. 1989_1590_000201 in te vivono i fauni ridarelli chhanno le sussurranti aure. in balìa vive la ninfa e i passi lenti, spia bionda tra le interrotte, ombre i capelli. 1989_1590_000202 di più, su più. su dove serene brillano le stelle? sul mar di nebbia, sul fumoso mare in cui, tallunghi in pallide fiammelle, tu lento carro e tu, stella polare, passano squilli come di fanfare, passa un nero triangolo di gru. 1989_1590_000203 al lume della luna. ogni ranocchia gracidò: quanta spocchia, quanta spocchia. 1989_1590_000204 uno, la gente di sua gente, vide laltro non sé, ma luno visse quello che laltro un sogno dombra, un niente. 1989_1590_000205 vermiglia sannuvola in rosa e celeste, quel botro color di conchiglia qua lampi di vetri, qua lente cantate qua grida confuse, là, placido, il muto orïente nellombra dei monti, si chiuse. 1989_1590_000206 ma spesso io vidi lape legnaiola celare il corpo che riluce quale nera viola dentro il tuo duro calice e rapirti. non so che buono che da te pur viene, come le viti di tra i sassi e i mirti di tra larene. 1989_1590_000207 tornano quindi ai campi a seminare veccia e saggina, coi villani scalzi e videvitt venuta doltremare, trovano te che scivoli, che sbalzi, rondine e canti. 1989_1590_000208 e maccennavi, un campo glauco o fiore di cavolo, cappuccio e cavolfiore, e 1989_1590_000209 la madre disse al piccoletto figlio: così fatto è lassù tutto un giardino. il bimbo dorme e sogna i rami doro, gli alberi doro, le foreste doro, mentre il cipresso, nella notte nera, scagliasi al vento, piange alla bufera. 1989_1590_000210 e il tuo cuore, il tuo cuore. orrida trebbia lacqua i miei vetri e là ti vedo, lungo di nebbia nera, tra la grigia nebbia. 1989_1590_000211 forse una sera, so perché, sempre ad un pensier di cielo misterïoso, il tuo pensier savvinca. sì, come stelo tu confondi, a stelo vinca, pervinca. 1989_1590_000212 mosto che cupo brontola e tra nere ombre sospira e canta san martino, allor che singultando nel bicchiere sdrucciola vino. 1989_1590_000213 sue corone, vedeste al tocco suo morte pupille. vedeste in cielo bianchi lastricati con macchie azzurre tra le lastre rare. 1989_1590_000214 morte. qualche bacca. sui nudi ramicelli del biancospino trema. nel viale gelido il suol rintrona andando quale per tardi passi il marmo degli avelli. 1989_1590_000215 ma non sai la gioia scilp della neve il giorno che dimoia a. 1989_1590_000216 sogna un nuvolo di bimbi che cinguetta il ceppo al foco. russa roco dorme anchesso a tutti i nocchi. sogna grappoli e corimbi. 1989_1590_000217 più brevi i giorni e lombra ogni dì meno. sindugia e cerca irrequieta al sole. e il sole è freddo e pallido. il sereno. 1989_1590_000218 i due bimbi si rizzano, uno a stento, indolenzito, grave laltro. il primo alza il corbello con un gesto lento e in quel dellaltro fa cader, bel bello, il suo tesoro daccattato fimo. e quello va più carico e più snello. 1989_1590_000219 tu dormi intorno al languido origliere, tutto biancheggia intorno a te, le cose fanno piccoli cenni di tacere e tutto albeggia e tutto tace. il fine è questo. è questo il cominciar dun rito. 1989_1590_000220 silenzio intorno solo alle ventate odi, lontano da giardini ed orti di foglie, un cader fragile è lestate fredda dei morti. 1989_1590_000221 culla e piange con quelli occhi suoi. piange per gli altri morti e per se nulla. e piange, o dolce madre, anche per noi e dice: forse non verranno, ebbene pietà. 1989_1590_000222 laria brulica di bianco, la terra è bianca. neve sopra neve gemono gli olmi. a un lungo mugghio stanco cade del bianco con un tonfo lieve. 1989_1590_000223 i solchi. ho nel cuore i sussulti dun pianto sognato: parole, sospiri avanzati ai singulti, un solco sul labbro che duole. 1989_1590_000224 fiore di carta rigida, dentato, petali di fini aghi. che snello sorgi dal cespo come un serpe alato da un capitello fiore che ringhi dai diritti scapi con bocche tue di piccoli ippogrifi. 1989_1590_000225 don dan, din don dan a severino. sempre un villaggio, sempre una campagna. mi ride al cuore o piange severino. 1989_1590_000226 a monte larcobaleno cantava al buio daia in aia il gallo e gracidò nel bosco la cornacchia. 1989_1590_000227 unombra di nave che sfuma nel grigio, ove muore quel grido che porta con sé, nella bruma dei cuori che tornano al lido, al lido che fugge, che scese già nella caligine via. 1989_1590_000228 mentre sul capo, al soffio di un sospiro, ronzano i fili tremuli di rame. è sul mio capo uneco di pensiero lunga, né so se gioia o se martoro. 1989_1590_000229 che pallida fugace stupì. tre note chiuse nellorgano, tre sole in un istante effuse. tre come tre parole chella ha sepolte in pace. 1989_1590_000230 e lunghi e interminati erano quelli chio meditai, mirabili a sognare. stormir di frondi, cinguettio duccelli, risa di donne, strepito di mare. 1989_1590_000231 un altro cimitero forse vaccolse? e forse voi chiamate la vostra mamma, nudi abbrividendo sotto le nere sibilanti acquate, e voi le braccia dallasil lontano a me tendete, siccome io le tendo figli a voi, disperatamente invano. 1989_1590_000232 farfalla odi sorella, come note al core, quelle nel vespro tinnule campane empiono laria quasi di sonore grida lontane. 1989_1590_000233 così dissi, in quel lampo senza fine. i chiamai muto esangue, a uno a uno, dalla più grandicella alle piccine, spariva a gli occhi il mondo fatto vano. in tutto il mondo più non era alcuno. udii voi soli singhiozzar lontano. dice: 1989_1590_000234 ché il passero saputo in cor già gode e il tutto spia dai rami irti del moro e il pettirosso nelle siepi sode, il suo sottil tintinno come doro. 1989_1590_000235 monache dl sogliano dal profondo geme lorgano. tra l fumar de cerei lento. cè un brusio cupo di femmine nella chiesa del convento. 1989_1590_000236 con un dondolio lento implori o voce doro. nel cielo sonnolento, tra il cantico sonoro, il tuo tintinno squilla, voce argentina. adoro, adoro dilla dilla. la nota doro londa pende dal ciel tranquilla. 1989_1590_000237 il paese ove, andando, ci accompagna lazzurra vision di san marino. sempre mi torna al cuore il mio paese, cui regnarono guidi e malatesta, cui tenne pure il passator cortese, re della strada, re della foresta. 1989_1590_000238 avessi tu provato di quellora ultima il freddo e or questabbandono gemendo, a noi ti volgeresti ancora. ma se vivete perché morti cuori, solo è la nostra tomba illacrimata, solo la nostra croce è senza fiori. 1989_1590_000239 bufera: è mezzanotte, nevica alla pieve. suonano a doppio suonano, lentrata va la madonna bianca tra la neve, spinge una porta. lapre era accostata. 1989_1590_000240 un bimbo piange, il piccol dito in bocca. canta una vecchia, il mento sulla mano. la vecchia canta intorno al tuo lettino. cè rose e gigli, tutto un bel giardino. nel bel giardino il bimbo saddormenta. la neve fiocca lenta, lenta, lenta. 1989_1590_000241 quindi una stridula bocca e al piccol volgo impera sì che in pace, tra un grande acciottolìo, bruchi la sussurrante famigliola. quella notte i tuoi vecchi, un dolor pio, soffocheranno contro le lenzuola. 1989_1590_000242 ma. ma tu piangi come non ti vidi piangere mai nel dolce viso attento. ma se lo so, con che dolce lamento chiedevi al cielo e con che fiochi gridi che ti lasciasse. 1989_1590_000243 giorno. già gli occhi materni, io penso a vuoto il caro viso già mi si scolora, mamma, e più non ti so. ma nel soggiorno freddo de morti, nel tuo sogno immoto. 1989_1590_000244 dove si vede il grappolo dargento splendere al sole, grappolo verde e pendulo che invaia alle prime acque fumide. dagosto, quando il villano sente sopra laia piovere mosto. 1989_1590_000245 acqua, io prendo un po di silice e di quarzo lo fondo, aspiro e soffio. poi di lena ve la fiala, come un dì di marzo, azzurra e grigia, torbida e serena. 1989_1590_000246 crescono già nere lombre più grandi dun più grande mondo. la domenica dellulivo hanno compiuto in questo dì gli uccelli il nido. oggi è la festa dellulivo, di foglie secche, radiche, fuscelli. 1989_1590_000247 sullonda, cessato il vento, poi non di galoppi il suono udivo, né vedea. tremando fughe remote al dubitoso lume. ma voi solo vedevo, amici pioppi, brusivano, soave tentennando lungo la sponda del mio dolce fiume. 1989_1590_000248 quali note par che tinnino nellinfrangersi del cuore. paion umide di lagrime, paion ebbre di dolore. oh, qual colpa macchiò lanima di codeste prigioniere. qual dolor poté precorrervi la fiorita del piacere? 1989_1590_000249 quante, oh. le nubi passate, le foglie cadute, le lagrime piante. quanto o pia si morì. da che dormi tu, pura di vite create a morire. tu vergine, dormi le mani sul petto incrociate. 1989_1590_000250 uomini e fiere in casolari e tane tacciono. tutto è chiuso. un contadino socchiude luscio del tugurio al cane. piangono. io vedo, vedo, vedo. stanno in cerchio avvolti dallassidua romba. aspetteranno, ancora aspetteranno. 1989_1590_000251 questa. se gli olmi ingiallano, la frasca cerca i palmizi di gerusalemme, quelli, allor che la foglia ultima casca, restano ad aspettar le prime gemme. 1989_1590_000252 vedo nel cuore. vedo un camposanto con un fosco cipresso alto sul muro, e quel cipresso fumido si scaglia allo scirocco. a ora, a ora, in pianto, sciogliesi linfinita nuvolaglia. 1989_1590_000253 o casa di mia gente, unica e mesta, o casa di mio padre, unica e muta, dove linonda e muove la tempesta, o camposanto che, sì, crudi inverni hai per mia madre, gracile e sparuta. oggi ti vedo tutto, sempiterni e crisantemi. 1989_1590_000254 grandi occhi, sotto grandi archi di ciglia, guardano il cielo empiendosi di raggi, là dove laria allumina vermiglia, boschi di faggi. 1989_1590_000255 fa il villano mannelle in suo pensiero, e il canto del cuculo ha nellorecchio al cader delle foglie. alla massaia non piange, il vecchio cor come a noi grami. 1989_1590_000256 andiamoci a mimmi, lontano, lontano. dan don oh, ma dimmi non vedi chho in mano il cercine novo, le scarpe, davvio. 1989_1590_000257 lontane, tumultuanti dun vocìo sonoro di rote ferree e querule campane. là genti vanno irrequïete e stanche, cui falla il tempo, cui lamore avanza per lungi e lodio. 1989_1590_000258 un raggio soffio su gli ulivi. virb, disse una rondine. e fu giorno, un giorno di pace e lavoro, che luomo mieteva il suo grano e per tutto nel cielo sonoro saliva un cantare lontano. 1989_1590_000259 la vergine maria piange un sorriso, tace. il bambino aspetta sino a sera. alluscio guarda coi grandi occhi fiso. la notte cade, lombra, si fa nera. egli va desolato in paradiso. 1989_1590_000260 o madre. il cielo si riversa in pianto oscuramente sopra il camposanto. 1989_1590_000261 piede ode un suono lontano di squilla. son due gli occhi grave apre vede: uno piange, ma laltro sorride dun bianco sorriso di cieco. 1989_1590_000262 un cielo, io faccio con un po di rena e un po di fiato. ammira, io son lartista. io vo per via guardando e riguardando solo soletto muto a capo chino. 1989_1590_000263 sposa, getta quellarma che tincanta spera lultima volta, aspetta ancora, aspetta che il gallo canti per la città nera. 1989_1590_000264 erano in ciel due sole nuvole tenui rose, due bianche, spennellate in tutto il ciel turchino, siepi di melograno, fratte di tamerice, il palpito lontano, duna trebbïatrice, langelus argentino dovero. 1989_1590_000265 sonavano a festa, come ora per langiolo. il nuovo angioletto nel cielo volava a quellora, ma tu lo volevi al tuo petto, con noi nella piccola zana. gridavi e lassù la campana: din don dan, din don dan. 1989_1590_000266 perdona, ella cuce nellombra romita, non sode che lago e lanello. ecco lago. fra le agili dita ripete: stia caldo, sia bello. 1989_1590_000267 è forse io non odo, non sento che il fiume passare portare quel murmure al mare dun lento vegliardo, la tremula voce che intuona il rosario e che pare che venga da sotto una croce, da sotto un gran peso da lunge. 1989_1590_000268 sale, sale con lombra il suon duna cascata che, grave nel silenzio sacro geme con un sospiro eternamente uguale. 1989_1590_000269 la nonna ammira. ecco il campetto bianco, di grano nero, in lunghe righe esso tuttocchi con il suo falsetto. a una, a una, miete quelle spighe. 1989_1590_000270 alle prese col destino. veglia un ragazzo che, con gesti rari, fila un suo lungo penso di latino il capo ad ora ad ora egli solleva dalla catasta dei vocabolari, come un galletto garrulo che beva. 1989_1590_000271 cantano a sera, intorno a lei, stornelli, le fiorenti ragazze, occhi pensosi, mentre il granturco sfogliano e i monelli ruzzano nei cartocci strepitosi. 1989_1590_000272 vino che rosso. avanti il focolare brilla al fischiare della tramontana che giunge come un fragoroso mare e sallontana, simile a sogno. 1989_1590_000273 cieco, ella guarda, ella pensa, lo vide così quando e ha, come leco, dun gran pianto nel cuore, la traccia di lagrime morte negli occhi. 1989_1590_000274 occhi dopo forse è una buona vedova. quandella facea limbastitura e il sopramano, venne il suo bimbo e chiese la novella. 1989_1590_000275 poi singhiozzi e gocciar rado di stille, di stille, doro in coppe di cristallo. sera dottobre. 1989_1590_000276 non piangere. sarebbe così bello questo mondo odorato di mistero. sarebbe la tua via come un sentiero con lerba intatta allombra. 1989_1590_000277 il gallo canta, fuggono le larve fuggirà. fuggirà la maledetta maga che con fatali occhi tapparve. verrà tua madre morta, col suo mesto viso, col mormorìo della sua prece. 1989_1590_000278 la pupilla umida e pia, ricerca gli altri, visi a uno a uno, e forma unaltra lagrima. per via piangono e quando un grido chesce, stretto in un sospiro, mormora, nessuno cupo rompe un singulto lor dal petto. 1989_1590_000279 dopo lacquazzone passò strosciando e sibilando il nero nembo. or la chiesa squilla il tetto rosso, luccica un fresco odor. dal cimitero viene di bosso. 1989_1590_000280 le culle. nel ciel dorato rotano i rondoni. avessi al cor come ali così lena. 1989_1590_000281 e si figge alla terra in cui le foglie putride stanno, mentre a onde il vento piange nella campagna solitaria la 1989_1590_000282 dolce dormire con nel sogno il canto dellusignuolo e sian, sotto la gronda rondini nere. dolce avere accanto chi vi risponda sul far dellalba, quando voi direte: pian piano. 1989_1590_000283 fragile. passa fra cartocci il vento, uno stormo di passeri sinvola nel cielo è un gran pallore di viola, canta una sfogliatrice a piena gola. amor comincia con canti e con suoni e poi finisce con lacrime al cuore. 1989_1590_000284 mormorìo dellonde sospira e piange e bagna le lenzuola la bella figlia quando rifà il letto. 1989_1590_000285 morte. lo squillo acuto del tuo riso unico muove lombra che ci occulta silenzïosa e desta. allimprovviso squillo sussulta. 1989_1590_000286 e per lo scialbo cielo nero, il cipresso. per te, i tuguri sentono il tumulto, or del paiolo che inquïeto oscilla per te. la fiamma, sotto quel singulto, crepita e brilla. 1989_1590_000287 sentivo nel cuore un sussulto comeco dun grido che fu sonava. lontano il singulto chiù su tutte le lucide vette tremava un sospiro di vento. squassavano le cavallette, finissimi sistri dargento. 1989_1590_000288 lo sa la figlia del pastor che vuoto un legno fende e lieta pasce. quanto miele le giova il tuo nettare ignoto, fiore dacanto. 1989_1590_000289 ancora tutto sereno, non ammirare se in un cuor non basso, cui tu rivolga a prova un pungiglione, senti improvviso cè sottogni sasso lo scorpïone. 1989_1590_000290 pace o pampinea vite aureo saccoglie il sol. nel lungo tuo grappolo mite aurea la gioia e dentro le brunite coppe ogni cura. in razzi doro scioglie. 1989_1590_000291 ma ciondolare? già comincia una testina, due sonnecchiano, cammina che cammina, e le son tutte arrivate, sono in collo delle fate. 1989_1590_000292 tremulo, la bella fiamma che scoppia, scoppia con gioia, stridula la scorza de rami tuoi co frutti tuoi, la grata pentola brontola. 1989_1590_000293 madri i nidi lasciano soli pigolare al vento. sera per mamma tavrei qui, lo sento viva, lo so perdonami, sorridi. 1989_1590_000294 bianche. ai dirupi pendono le capre laquila, passa nera e solitaria, sibila, lerba inaridita, sapre sotto il piè laria. 1989_1590_000295 come mutato. sembra che tu sia un bimbo ignudo, pieno di sgomento, che chieda a notte, al canto della via: vivono vive. non udite in questa notte una voce querula argentina, portata sino a noi dalla tempesta. 1989_1590_000296 vivono de miei fiori color dalba, dalba rosata. e tu non giovi o ruta, mettono un boccio, una corolla scialba, subito aperta, subito caduta. 1989_1590_000297 mentre il villano pone dalle spalle gobbe la ronca e afferra la scodella e bue, rumina nelle opache stalle la sua laborïosa lupinella. 1989_1590_000298 ma non sadira il giovinetto alloro, il leccio, il pioppo tremulo ed il lento. salice a prova corrono con loro, cantano al vento rosa di macchia. 1989_1590_000299 partire, o, madre, come sei partita? tu non dovevi, con quelli occhi in pianto, con quella bimba che parlava appena. 1989_1590_000300 mia cena nellorto a massa, o blocchi di turchese, alpi apuane o lunghi intagli azzurri nel celestino, allorlo del paese. 1989_1590_000301 ritornava una rondine al tetto luccisero, cadde tra spini. ella aveva nel becco un insetto: la cena de suoi rondinini. 1989_1590_000302 al soffiar delle raffiche sonanti, laulente fieno sul forcon, marreco e visito i miei dolci ruminanti. poi salgo e teco o vano sogno. 1989_1590_000303 è unalba cerula, destate, non una randa. in tutto quel turchino pur voci reca il soffio del garbino con ozïose e tremule risate. sono i puffini su le mute ondate pende quel chiacchiericcio mattutino. 1989_1590_000304 poi nellorto, vedessi a primavera, come il ciclame e lulivella, odora, i gerani vedrai messi al coperto dal gelo. qualche foglia ha la cedrina. ricordi lerba, che piaceva a te. 1989_1590_000305 che porta via tutto, le chiese che suonano lavemaria, le case che su per la balza nel grigio traspaiono appena e lombra del fumo che salza tra, forse, il brusìo della cena. 1989_1590_000306 egli, immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano. e tu, cielo, dallalto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh, dun pianto di stelle lo inondi questatomo opaco del male. 1989_1590_000307 gira gli occhi dovè la famigliuola e ha sui labbri il suo sorriso blando, ma piange. oh sì, son quello, il tuo, giovanni. 1989_1590_000308 la via fatta, il trascorso dolore. maccenna, col tacito dito, improvvisa, con lieve stridore, discende al silenzio infinito. 1989_1590_000309 la vita che tu mi desti, o madre, tu non lamo, non piangere. è uno sforzo così mesto viverla senza te. questa tua vita, ad ogni gioia, è tanto dolor, questo subito, ricordar te seppellita. 1989_1590_000310 madre seppellita. che gli altri lasci, oggi per me parliamo io. devo dirti cosa da molti anni chiusa dentro e non piangere. 1989_1590_000311 come più lieta la tua vista quando un poco accenni delle rosee dita e la greggia savvia, scampanellando, esce il bifolco e rauco i bovi incìta. 1989_1590_000312 ripete. io ti vedo al rio sottile di tra vaghe brume. guarda il bove coi grandi occhi nel piano che fugge. a un mare sempre più lontano migrano lacque dun ceruleo fiume. 1989_1590_000313 parlan duno chè un altro scrivo. scrivo del vin che costa un occhio e ce nè stato del governo, di questo mal cattivo, del piccino del grande, chè sui venti del maiale che mangia e non ingrassa. 1989_1590_000314 ha tre giacinto grappoli, la vite. bevi del primo il limpido piacere. bevi dellaltro loblio breve e mite, e più non bere. 1989_1590_000315 chè sonno è il terzo e con lo sguardo acuto nel nero sonno vigila da un canto sappi il dolore e alto grida un muto pianto, già pianto. 1989_1590_000316 in tanto essi pregano al lume del fuoco. via via la corteccia schizza arida, mormora il fiume con rotto fragore di breccia. 1989_1590_000317 e da terra una grave salmodia si leva, una preghiera al lor cospetto. il nostro pane gemono via via il nostro, il nostro, tu gesù lhai detto. 1989_1590_000318 e sono mute grida di speranza e di dolore e gemiti e preghiere. qui, quel ronzìo, le cavallette sole stridono in mezzo alla gramigna gialla, i moscerini danzano nel sole. 1989_1590_000319 si vedono opache le vette, è pace e silenzio tra i monti, un breve squittir di civette, un murmure lungo di fonti. 1989_1590_000320 la casa è serrata, ma desta ne fuma alla luna. il camino non filano o torcono. è festa scoppietta il castagno, il paiolo borbotta sul desco cè il vino cui spilla il capoccio da solo. 1989_1590_000321 rose al verziere rondini al verone, dice, e laria alle sue dolci parole. sibila dali e lirta siepe fiora. 1989_1590_000322 fondo, cupo unomega fissa la morte, costellazïone lugubre che in un cielo nero brilla. breve parola, chiara visïone, leggi o pupilla. 1989_1590_000323 oh, fossi io teco e perderci nel verde e di tra gli olmi, nido alle ghiandaie, gettarci lurlo che lungi si perde dentro il meridiano ozio dellaie. 1989_1590_000324 ad ettore toci, quando di maggio tu le dolci sere imbalsamavi co tuoi fiori ornello. 1989_1590_000325 nei cartocci strepitosi. nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi che pare dimenticato tra il vapor leggero. 1989_1590_000326 a un po dauretta, scricchiola il canneto, fruscia il castagno e forse una fanciulla sogna a quellombre, al mormorìo dellonde. 1989_1590_000327 ti prese tra i due ceri e le corone, quel sonno in mezzo agli ave della sera, tu dici ancora quella orazïone: tieni il rosario tra le mani pie. 1989_1590_000328 il ceppo, occhi, di brace apre e tace. ecco pendulo lo sciame dal grande albero improvviso su su il vecchio nel cor teme, guarda e geme ogni bimbo al suo fiore alza la mano e scivola e va. 1989_1590_000329 lontano dallargine, posa il meriggio su la prateria. non ala orma ombra. nellazzurro e verde, un fumo al sole biancica. via via fila e si perde. 1989_1590_000330 bello. ella prega un lungo alito davemarie con un murmure lene. ella prega ed uneco soave ripete: sia buono, stia bene. 1989_1590_000331 le ventate soffiano di schianto e per le vie mulina la bufera. passano bimbi, un balbettio di pianto passa una madre, passa una preghiera. 1989_1590_000332 e le ginestre, la scabra vite che il lichene ingromma, come di gialla ruggine germoglia spuntar. vidi una lucida di gomma, piccola foglia. 1989_1590_000333 i riconosco. o due sottili torri. vi riconosco o memori cesane folte di lazzi, cornïoli, i borri e davellane. vaga lo stuolo delle rosee bocche pe clivi. 1989_1590_000334 o miei fratelli, dice margherita, la pia fanciulla che sotterra al verno, si risvegliò dal sogno della vita. o, miei fratelli, che bevete ancora la luce a cui mi mancano in eterno gli occhi assetati della dolce aurora. 1989_1590_000335 vecchi tuoi, felici ancora i tuoi fratelli. e più, quando a te piaccia chi sua, ti porti nella sua dimora. o reginella dalle bianche braccia. 1989_1590_000336 ma quale? ma dove egli sia, non sa né la terra né il cielo. si sente un galoppo lontano, più forte che viene, che corre nel piano: la morte, la morte, la morte. 1989_1590_000337 nessuno dice e si rinnova il pianto e scroscia lacqua. un impeto di vento squassa il cipresso e corre il camposanto. o figli? geme il padre in mezzo al nero fischiar dellacqua, o figli che non sento più da tanti anni? 1989_1590_000338 lavemaria, dittamo nato. allumile finestra donde pel corpusdomini sorrisi alla soave tra fior di ginestra e fiordalisi. processïone. 1989_1590_000339 miete e le spighe restano pur quelle. miete e lega coi denti le mannelle, e le mannelle di tra i denti suoi parlano come noi, meglio di noi. 1989_1590_000340 voi sì, forse in quellora madri dormite, sognate biondo nelle vostre teste, non un fil bianco. bianche nel giardino sono sì quelle chora vi tendeste fascie di lino. 1989_1590_000341 queste bimbe, queste vergini che offesero. dio santo, che perdòno, ne sospirano con sì lungo inno di pianto. manda lorgano i suoi gemiti. tral fumar de cerei lento. 1989_1590_000342 così singhiozza, giacomo poi geme. quando sola restò la nidïata, iddio lo sa come vi crebbi insieme. se con pia legge lumili, vivande tra voi divisi e destinai de pani il più piccolo, a me chero il più grande. se ribevvi le lagrime ribelli per non far voi pensosi del domani. 1989_1590_000343 di lontane plaghe sembrano cupe e fredde onde di vento dalle plaghe inaccessibili. cupo e freddo, il vento romba già sottentra ai lunghi gemiti il silenzio della tomba. 1989_1590_000344 il terren sollo rade la rondine e vanisce in alto, vitt, videvitt. per gli uni il casolare laia il pagliaio con laereo stollo, ma per l altra il suo cielo ed il suo mare. 1989_1590_000345 ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano. e il suo nido è nellombra, che attende che pigola sempre più piano. 1989_1590_000346 di lino. nel mio villaggio, dietro la madonna dellacqua, presso a molti pii bisbigli, sorgono sopra lesile colonna verde i miei gigli. 1989_1590_000347 guardi la vostra casa sopra un rivo, sopra le stipe, sopra le ginestre, ed entri leco dun gorgheggio estivo dalle finestre. 1989_1590_000348 e in fine, guardandosi attorno, qui, disse quelluomo a sogliano la torre: sonò mezzogiorno. stridevano gli usci, i camini fumavano tutti. lontano sudiva un vocio di bambini. 1989_1590_000349 canzone d aprile fantasma: tu giungi, tu parti, mistero venisti o di lungi. 1989_1590_000350 ora le nevi inerti sopra i monti e le squallide pioggie, e le lunghe ire del rovaio che a notte urta le porte, e i brevi dì che paiono tramonti infiniti, e il vanire e lo sfiorire, e i crisantemi, il fiore della morte. 1989_1590_000351 cantare. il giorno ti sentii felice. cantavi. la tua voce era lontana, lontana come di stornellatrice per la campagna frondeggiante e piana. 1989_1590_000352 grondon, grondoni, al santo monte, non verrai belacqua, io non verrò landare in su, che porta. 1989_1590_000353 e cadono lore giú giù con un lento gocciare. nel cuore lontane risento parole di morti che brontoli o bombo. che avviene nel mondo? silenzio infinito, ma insiste, profondo, solingo, smarrito, quel lugubre rombo. 1989_1590_000354 e le e a on di perenni fiumi, passar londa che tu non preghi, volto alla corrente pura e le mani tuffi nella monda acqua lucente, dice il poeta. 1989_1590_000355 tale. alcuno comincia un suo rispetto. trema nellaurea notte ogni parola e sfiora i bossi quasi arguta, spola laura con un bruire esile e schietto. 1989_1590_000356 ci ha cosa? ci ha vane domande? quello che stringe, niuno saprà mai te lha portato. langelo il suo dono. nel sonno sempre lo stringevi, un dono. 1989_1590_000357 e già le prime pioggie fischiano ed il libeccio ulula e squilla. e il tuo nido, il tuo nido ulula, forte il vento e turta e ti percuote a lungo tu sorgi e resti simile alla morte. 1989_1590_000358 un piccolo infinito, scampando ne ronza e vibra come duna festa assai lontana dietro un vel doblio. là, quando ondando vanno le campane, scoprono i vecchi per la via, la testa bianca e lo sguardo al suoi fisso rimane. 1989_1590_000359 ceppo sbracia e crepita. improvviso il bricco versa e sfrigola via via. quel rantolo è finito. o maria stanca bianca, tu passi tra la neve bianca. 1989_1590_000360 eppure, in un bel dì daprile, sopra quel nero vidi, roseo, fresco, vivo, dal muro sporgere un sottile ramo di pesco. figlio dignoto, nòcciolo dallora sei, tu cresciuto tra gli ignoti morti. 1989_1590_000361 questanno, oh, questanno la gioia vien. teco già lodo o minganno quelleco, delleco già todo cantare cu. 1989_1590_000362 pietoso, tu di lor tessesti lungo i torrenti, allorlo dei burroni, una fredda ombra che gemé di mesti cannareccioni. 1989_1590_000363 ché lega già il pero, fiorisce il cotogno. laggiù, di cincie e fringuelli risuona la ripa. sei tu tra gli ornelli, sei tu tra la stipa ombra, anima sogno. 1989_1590_000364 vi schiudea le gemme. questo vento che queste foglie gialle ora mulina e io che al tempo, allor gridai, cammina ora gocciare, il pianto in cuor, mi sento. 1989_1590_000365 e lui qui mi disse: non vede, io vidi tra il grigio becchino e noi vidi un nero al mio piede di terra. ah, scavata il mattino. 1989_1590_000366 certo eri di quelli che amai, ma forse non so che sei morta, né so come unombra darcano tra lumida nebbia leggiera, io senta in quel lungo, lontano saluto di vaporiera. 1989_1590_000367 tintinni a invisibili porte che forse non saprono più. e cera quel pianto di morte chiù. 1989_1590_000368 tra le serene costellazïoni vanno e la nebbia delle lande strane vanno incessanti a tiepidi valloni, a verdi oasi, ad isole lontane, a dilagate cerule fiumane, vanno al misterïoso timbuctù. 1989_1590_000369 a adolfo cipriani. penso a livorno, a un vecchio cimitero di vecchi morti, ove a dormir con essi niuno più scende, sempre chiuso nero, dalti cipressi. 1989_1590_000370 morte che passi per il ciel profondo, passi con ali molli come fiato, con gli occhi aperti sopra il triste mondo addormentato. 1989_1590_000371 e già per ogni ripa erano colte tutte le vïole e tu lasciavi ai cesti ed alla stipa tutto il tuo sole e pio castagno i rami dalla bruma ancora appena e dal nevischio vivi a mano a mano, duna lieve, spuma verde coprivi. 1989_1590_000372 lascia argentei il cardo al leggiero tuo. alito i pappi suoi come il morente alla morte. un pensiero vago, ultimo lombra dun nome. 1989_1590_000373 sai, ella serba, nel pallido viso, negli occhi che sfuggono intorno. ah, per quando egli parte, il sorriso, le lagrime per il ritorno. 1989_1590_000374 ecco, sospira lacqua, alita il vento, sul mare è apparso un bel ponte dargento, ponte gettato sui laghi sereni. per chi dunque sei fatto e dove meni? 1989_1590_000375 vera quel vecchio odore e quella vecchia pace. il lauro, no, sarchiava lì vicino fiore, un ragazzo pieno di bontà. gli domandai del lauro e fiore chino, sopra il sarchiello, faceva ombra, sa. 1989_1590_000376 vedeste in mezzo a nuvole di cloro rossa, raggiar la fuga de palazzi lungo la ripa ed il tramonto doro dalle vetrate vaporare a sprazzi, a larghi fasci, a tremule scintille. 1989_1590_000377 al campo dove roggio, nel filare, qualche pampano brilla e dalle fratte sembra la nebbia mattinal. fumare arano a lente, grida uno, le lente vacche, spinge altri semina un, ribatte le porche con sua marra pazïente. 1989_1590_000378 che mai? diceva il querulo aquilone che muggia nelle forre e fra le grotte. ma tu dormivi sopra il tuo carbone. a mano a mano, lungo lo stradale, venìa fischiando un soffio di procella. 1989_1590_000379 bianca, bianca, nel tacito tumulto, una casa apparì. sparì dun tratto come un occhio che, largo, esterrefatto saprì, si chiuse nella notte nera. 1989_1590_000380 così più non verrò per la calura tra que tuoi polverosi biancospini. chio non ritrovi nella mia verzura del cuculo ozïoso i piccolini romagna, solatia, dolce paese cui regnarono guidi e malatesta. 1989_1590_000381 dormi, o angelo, o angelo, déstati, destati. mormora il cuore tra la culla e una bara sarresta. la mano sua rigida muore. 1989_1590_000382 lacca o bel clivo fiorito cavallino. chio varcai co leggiadri eguali a schiera al mio bel tempo. chi sa dir se lera dolmo la tua parlante ombra o di pino? 1989_1590_000383 solitaria. la glauca, luna lista lorizzonte scopre i campi nella notte occulti e il fiume errante, in suono di singulti londa si rompe al solitario ponte. 1989_1590_000384 meni come un rombo. darnia suona tra il cricchiar della mortella nonna è detta la corona. nonna, or dì la tua novella. ella dice: ellè pur buona, la più lunga, la più bella sola. 1989_1590_000385 e nuova. tu saresti anche allamello, anche al frullo dun passero ciarliero, ma rasentando il muto cimitero ti fermeresti, pallida al cancello. 1989_1590_000386 quando su le strade volano foglie cui persegue il cuore, simili a sogno, quando tutto cade, stingesi e muore, muore anche un sogno che sognai. 1989_1590_000387 uno stormo di gabbiani nel turchino biancheggiare e, sul poggio più lontani, i cipressi neri stare mare, mare dolce, là dal poggio azzurro, il tuo urlo e il tuo sussurro. 1989_1590_000388 ma non per me. non per me piango. io piango per questa madre che tra lacqua spera, per questo padre che desìa nel fango, per questi santi o fratel mio che vivi, di cui morendo io ti dicea, ma era grossa la lingua e forse non udivi. 1989_1590_000389 o memorie ombre di sogni. per il cielo si sente un galoppo lontano: è la che viene, che corre nel piano con tremula rapidità. 1989_1590_000390 deh, gola doro e occhi di berilli, piccoletta del cielo alto. sirena, ecco, tu più non voli più, non brilli più, non canti e non basti alla mia cena. 1989_1590_000391 di lassù, largamente bruni, farsi i solchi, mira quella sua pupilla lontana e i bianchi bovi a coppie sparsi. qualche zolla nel campo umido e nero. luccica al sole, netta come specchio. 1989_1590_000392 laltro, e come a fior dacqua, un improvviso vanir di bolla, donde un cerchiolino sapre ogni volta e scivola nel viso. vissero quanto le pupille fisse chiedono. 1989_1590_000393 oh, solo nellombra che porta quei gridi. chi passa laggiù? ohl, solo nellombra già morta per sempre. chi batte alla porta? 1989_1590_000394 ad ogni soffio del rovaio che romba, le fascie si disvincolano lente e da un tugurio triste come tomba giunge una nenia lunga, pazïente. 1989_1590_000395 ha fortuna. tra gli argini su cui mucche tranquillamente pascono bruna, si difila la via ferrata che lontano brilla. 1989_1590_000396 là nelle stoppie, dove singhiozzando va la tacchina con laltrui covata presso gli stagni lustreggianti. quando lenta vi guazza, lanatra iridata. 1989_1590_000397 lodo ora scorre libero. nessuno può risvegliarsi, tanto è notte. il vento è così forte, il cielo è così bruno, nessuno udrà. 1989_1590_000398 or, qual nhai grazia tu presso la gente. due fuchi udii ronzare sotto un moro. fanno queste api quel lor miele. il primo diceva: e niente più, beate loro. e laltro 1989_1590_000399 per un attimo fui nel mio villaggio, nella mia casa. nulla era mutato. stanco tornavo come da un vïaggio. stanco al mio padre, ai morti ero tornato. 1989_1590_000400 mani doro che leggiere andando rigasi il lin. miracolo a vederlo. qual seccia arata nellautunno quando chioccola il merlo. 1989_1590_000401 tal quando passa il grave carro avanti del casolare che il rozzon normanno stampa il suolo con zoccoli sonanti. sbuca il can dalla fratta, come il vento lo precorre, rincorre, uggiola abbaia. 1989_1590_000402 io so di te che immensa virtù possiedi: ne chiomanti capi, cespo lanoso ed olezzante, mensa ricca dellapi te, con la freccia tremolante al dosso, cerca nei monti il daino, selvaggio farmaco. certo. 1989_1590_000403 forse una pieve ne cilestri monti? la sagra annunzia ad ogni casolare onde si fece a placidi tramonti lungo parlare. 1989_1590_000404 bubbola e tuona sola va la reginella. ecco un lume, una stellina, ma lontanamente appare via. conviene andare, andare, va e va. 1989_1590_000405 si amavano i bimbi cugini. pareva un incontro di loro, l incontro di due lucherini. volavano nell abbracciarsi, i tòcchi cadevano e loro mescevano i riccioli sparsi. 1989_1590_000406 quei poveri vecchi bisbigli sonora. una romba raggiunge col trillo dei figli de figli, oh i morti. 1989_1590_000407 e passa lombra dello stormo nero e passa lombra dello sciame doro. sono città che parlano tra loro, città nellaria, cerula lontane. 1989_1590_000408 eternamente uguale. già li vedevo gli occhi tuoi, soavi. seguirmi sempre per il mio cammino. chinarsi mesti sul mio capo, chino, volgersi al mio dubbiar. dubbiosi e gravi. 1989_1590_000409 se il pianto piansi in me di sei fratelli, se al sibilar di questi truci venti, al rombar di questacque, io suscitava la buona fiamma, deriche e sarmenti. e io, quando vedea rosso ogni viso e più rossi i più piccoli, tremava sì del mio freddo, ma con un sorriso. 1989_1590_000410 e cadenzato. dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene, il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese. 1989_1590_000411 solo e cielo e terra, si mostrò qual era la terra: ansante, livida, in sussulto, il cielo ingombro, tragico, disfatto. 1989_1590_000412 di rosa, presso il rudere, un pezzente cena. tra le due fontane pane alterna egli col pane volti gli occhi alloccidente. 1989_1590_000413 stelle. doro, maffaccio alla finestra e vedo il mare vanno, le stelle tremolano, londe, vedo stelle passare onde passare. un guizzo chiama, un palpito risponde. 1989_1590_000414 non muove i labbri un tremito leggiero, ma non scorrono più le avemarie e tu contemplerai sempre un mistero. 1989_1590_000415 ingigantisce agli occhi suoi, nel lume pulverulento, il salice e lontano svaria su lerbe un gregge, a mano a mano e par la mandra dellantico nume. 1989_1590_000416 man mano intrecciavi i capelli, man mano allungavi le vesti, crescevi sottocchi che negano ancora ed i petali snelli cadevano. il fiore già lega. 1989_1590_000417 cui tenne pure il passator cortese. re della strada, re della foresta. sono più di trentanni e di queste ore, mamma, tu con dolor mhai partorito. 1989_1590_000418 e sparge nella via maestra messe di fiordalisi e lauree ciocche della ginestra. nella via bianca il novo drappo svaria coi rosolacci e le sottili felci e par che attenda nella solitaria ombra dellelci. 1989_1590_000419 sera lassiuolo dovera la luna, ché il cielo notava in unalba di perla ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. 1989_1590_000420 noi, mentre il mondo va per la sua strada. noi ci rodiamo, e in cuor doppio è laffanno, e perchè vada e perchè lento vada. 1989_1590_000421 aggiungi alla lor vita o benedetto, quella che un uomo, non so chi mha tolta. perdona alluomo che non so. perdona se non ha figli, egli non sa buon dio. 1989_1590_000422 paranzelle in alto mare, bianche, bianche. io vedeva, palpitare, come stanche o speranze, ale di sogni per il mare. volgo gli occhi e credo in cielo: rivedere paranzelle sotto un velo nere, nere. 1989_1590_000423 come col dolor tuo mi consolavi come o cuore vivente, oltre il destino, come al tuo collo, ti tornai bambino, piangendo il pianto che su me versavi. 1989_1590_000424 cu cu odoravano i fior di vitalba per via le ginestre. nel greto alïavano prima dellalba le rondini nelluliveto. 1989_1590_000425 dai sogni, oh, brevi della gioia desto, io mi ritrovo a piangere infinitamente con te morire così presto. 1989_1590_000426 o miei fratelli. nella notte oscura, quando il silenzio vopprimeva e vana lombra formicolava di paura, io veniva, leggiera al vostro letto, dormite, vi dicea, soave e piana. voi dormivate con le braccia al petto. 1989_1590_000427 lugubre rombo lalba per la valle nera sparpagliò. le greggi bianche tornano ora nella sera e sarrampicano stanche. una stella le conduce. 1989_1590_000428 un piano deserto, infinito, tutto ampio, tuttarido, eguale, qualche ombra, duccello smarrito che scivola simile a strale, non altro. essi fuggono via da qualche remoto sfacelo. 1989_1590_000429 ecco la cigolante banderuola, gli embrici roggi del loquace tetto e di saluti sonano le gronde e il chiuso, dove il cielo è vaporato da un rosseggiar di peschi e dalbicocchi. 1989_1590_000430 venne ai suoi piedi, ella contò del topo del mago. alla costura, egli pian piano. lultima volta le sussurrò dopo. 1989_1590_000431 quellanno per anni, che poi fuggirono, che fuggiranno. non puoi mio pensiero, non puoi portare con te che quellanno, un giorno fu quello: chè senza compagno, chè senza ritorno, la vita fu vana parvenza. sì, prima, sì dopo quel giorno. 1989_1590_000432 mario racah. certo, il signore e la chiomata moglie partì pe campi, ché già il tordo zirla muto tra unampia musica di foglie. 1989_1590_000433 povero bimbo di tra i libri via appare il bruno capo tuo. scompare come dun rondinotto quando spia se torna mamma e porta le zanzare. 1989_1590_000434 scarpe, davvio per te. lha serbato soltanto per te, povero angiolo. ed eccolo, o pianto lo vedi, un rosicchiolo secco moriva sul letto di strame. tu, bimbo, dormivi sicuro. 1989_1590_000435 o bianco tempio che credei vedere nel chiaro giorno, dove sei vanito, due barche stanno immobilmente nere, due barche in panna in mezzo allinfinito. 1989_1590_000436 e crisantemi. a ogni croce roggia pende, come abbracciata, una ghirlanda donde gocciano lagrime di pioggia sibila. tra la festa lagrimosa una folata e tutto agita e sbanda, sazio ogni morto di memorie posa. 1989_1590_000437 per chi vaga in mezzo alla tempesta, per chi cammina, cammina, cammina e non ha pietra ove posar la testa. pietà pei figli che tu benedivi, in questa notte che non mai declina. orate requie o figli morti ai vivi. 1989_1590_000438 ma, se lo so, fioccava senza fine. e tu, tra i ceri, con la morte accanto, sentendo gli urli della tramontana, parlavi ancora delle due bambine cui non potevi, non potevi in tanto cucire i piccoli abiti di lana. 1989_1590_000439 è la gloria e piedi e mani vuole. e là non sapre che al pregar la porta e qui star dietro il sasso, a me non duole. ed ascoltare le cicale al sole e le rane che gracidano, acqua, acqua. 1989_1590_000440 sur una fratta, o forse è un biancor dale, un corredino ride in quel marame, fascie, bavagli, un piccolo guanciale. 1989_1590_000441 la morte non è pasqua. dovo per oggi contai di darteli i piedi. è pasqua, non sai, è pasqua, non vedi il cercine novo. 1989_1590_000442 quanti quel roseo campanil bisbigli udì quel giorno, o strilli di rondoni impazïenti a glinquïeti figli, or, nel silenzio del meriggio, urtare. là dentro odo una seggiola, una gonna, frusciar dun tratto. 1989_1590_000443 tu sorgi e triste su la mensa ingombra delle morenti lampade, lo svolo lugubre, lungo, triste errar nellombra ultimo solo. 1989_1590_000444 e io direi del sonno delle larve che sognano ali e delle siepi tetre chhanno nel sonno grappoli di fiori. pianger ti lascierei di ciò che sparve, indi sorrideremmo anche alle pietre bianche là tra cipressi e sicomori. 1989_1590_000445 unaltra voce. tu, fratello, ascolta dolce, triste, lontana il tuo ruggiero in cui babbo moristi. unaltra volta parlano i morti. non è spento il cuore, né chiusi gli occhi a chi morì cercando, a chi non pianse tutto il suo dolore. 1989_1590_000446 le tue due figlie, o sconsolato, dicono ora in ginocchio un po di bene, forse un corredo cuciono che preme per altri. tutto il giorno hanno agucchiato, hanno agucchiato, sospirando insieme e solo a notte i poveri occhi smorti hanno levato a un gemer di campane. 1989_1590_000447 o carrettiere che dai neri monti vieni tranquillo e fosti nella notte sotto ardue rupi, sopra aerei, ponti. 1989_1590_000448 che pianto, che fame, ma cera, un rosicchiolo duro. ma ella guardava lunghe ore. guardava il suo bimbo e morì di pianto di fame, damore, e guarda il rosicchiolo, è qui. 1989_1590_000449 venti, o vecchio bosco pieno dalbatrelli che sai di funghi e spiri, la malìa cui tutto io già scampanellare udia, di cicale invisibili e duccelli. 1989_1590_000450 un vegliardo austero mormora dallaltar suoi brevi appelli. dietro questi sacciabattano delle donne i ritornelli. ma di mezzo a un lungo gemito da invisibile cortina, salza a vol, secura ed agile, una voce di bambina. 1989_1590_000451 o mio padre di sangue, una sera la macchia volevi lavare, o fratello, che pianto fu. tera caduto lanello nel mare. 1989_1590_000452 maria diceè finito il tuo dolore. oh, mamma, io voglio e dormire al suo petto. lagrima a goccia a goccia la bufera nella soffitta. il santo veglia, assiso. langelo guarda, smorto come cera. 1989_1590_000453 tutti e tutto il buon piovano benedice santamente anche il loglio, là nel grano, qua ne fiori anche il serpente, ogni ramo, ogni uccellino, sì del bosco e sì del tetto, nel passare ha benedetto. 1989_1590_000454 ma sì, la vita mia, non piangere, ora non è poi tanto sola e tanto nera. cantò la cingallegra in su laurora, cantava a mezzodì la capinera. i canarini cantano la sera per la mia cena, piccola e canora. 1989_1590_000455 un punto così passeggero che in vero passò, non raggiunto, ma bello così che molto ero felice. felice, quel punto. 1989_1590_000456 lunga, pazïente gemmea laria il sole, così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore e del prunalbo lodorino amaro, senti nel cuore. 1989_1590_000457 sulla soglia, tra il nembo degli odori pingui, un mendico brontola, altri tordi cera una volta e altri cacciatori dice: e il cor sè beato, mezzogiorno dal villaggio a rintocchi lenti squilla. 1989_1590_000458 da borghi sparsi, le campane in tanto si rincorron coi lor gridi argentini chiamano al rezzo, alla quiete, al santo desco fiorito docchi di bambini. 1989_1590_000459 è tacito, è grigio il mattino, la terra ha un odore di funghi, di gocciole, è pieno il giardino immobili tra la leggiera, caligine, gli alberi, lunghi lamenti di vaporïera. 1989_1590_000460 la sera non freme dun grido dun volo. io siedo invisibile e fosco, ma un cantico di capinera si leva dal tacito bosco e il cantico allombre segrete. per dove invisibile io siedo. con voce di flauto. ripete: io ti vedo. 1989_1590_000461 soave. allora un canto sudì di madre e il moto di una culla. 1989_1590_000462 talor si spenge un desiderio e brilla una speranza, come nel cielo, oceano profondo, dove, ascendendo, il pensier nostro annega tramonta unalfa e pullula dal fondo cupo unomega. 1989_1590_000463 e ora io tremo nella bara sola. il dolce sonno ora perdei per sempre, io, senza un bacio, senza una parola, e voi, fratelli o miei minori, nulla, voi che cresceste, mentre qui, per sempre io son rimasta timida fanciulla. 1989_1590_000464 che rivivo alfine. or che trovai, ah, le due parti del tuo cuore infranto, ora quellocchio più che mai materno. no, tu con gli altri, al freddo, allacqua, stai con gli altri, solitari, in camposanto, in questa sera torbida dinverno. 1989_1590_000465 il vinto siede, prova unaltra volta coi nocciuoli di sperpera, li aduna e dice forse al grande olmo che ascolta e poi si dica che non ha fortuna. 1989_1590_000466 ai primi freddi, quando il buon villano rinumerò tutti i suoi bimbi al fuoco e con lui lungamente il tramontano brontolò roco, e tu, quei cardi in mezzo alle procelle spargesti sopra lerica ingiallita e li schiudevi, per pietà di quelle povere dita. 1989_1590_000467 o figli, figli. vi vedessi io mai. io vorrei dirvi che in quel solo istante, per unintera eternità, vamai in quel minuto avanti che morissi, portai la mano al capo sanguinante e tutti o figli miei vi. 1989_1590_000468 e poi fa afa troppo timo. frulla un tratto lidea nellaria immota. canta nel cielo il cacciator la vede lode. la segue il cuor dentro gli nuota. 1989_1590_000469 un odorato e lucido verziere, pieno di frulli, pieno di sussurri, pieno de flauti delle capinere. nellaie acuta la magnolia odora, lustra, larancio popolato. doro, io, quando al belvedere era laurora, venivo al piede duno snello alloro. 1989_1590_000470 suona dintorno il doppio dellentrata voce velata, malata, sognata, manina chiusa che nel sonno grande stringi qualcosa. dimmi cosa ci. 1989_1590_000471 alla finestra appare curïoso un gentil viso di donna. losteria della pergola è in faccende, piena è di grida, di brusio, di sordi tonfi, il camin fumante a tratti splende. 1989_1590_000472 e nel cielo di perla, dritti uguali con loro trama delle aeree fila digradano in fuggente ordine i pali qual di gemiti e dululi, rombando cresce e dilegua femminil lamento. 1989_1590_000473 ma non sia raso stridulo, non sia puro amïanto, sia di que sinceri teli onde grevi a voi lasciò la pia madre, i forzieri teli a cui molte calcole sonare udì san mauro e molte alate spole. 1989_1590_000474 la sera, fra il sussurrìo lento dellacqua che succhia la rena dal mare nebbioso, un lamento si leva: il tuo canto, o sirena? 1989_1590_000475 ticchettio, dellago una fanciulla. la tua mano vola sopra la carta, stridula, simpenna gli occhi cercano intorno una parola. 1989_1590_000476 e nel mare è rimasto. nel fondo del mare che grave, sospira una stella dal cielo profondo. nel mare profondo lo mira quella macchia sadopra a lavarla. il mare infinito, ma 1989_1590_000477 dove il mar che lo chiama e dove il fonte chesita. mormorando tra i virgulti, il fiume va con lucidi sussulti al mare ignoto. dallignoto monte spunta la luna. 1989_1590_000478 era spirato il nembo del mio male in un alito, un muovere di ciglia e vidi la mia madre al capezzale. io la guardava senza meraviglia, libero, inerte. sì, forse quandio le mani al petto sciogliere volessi, ma non volevo. 1989_1590_000479 ed al sospiro dellavemaria. quando nel bosco dalle cime nude il dì sesala, il cuore in una pia ombra si chiude. 1989_1590_000480 entra nella capanna, la cucina e piena dun sentor di medicina. un bricco al fuoco sode, borbottare piccolo, il ceppo brucia al focolare. 1989_1590_000481 io gettai un grido in quel minuto, e poi mi pianse il cuore come pianse e pianse, e quel grido e quel pianto era per voi. oh, le parole mute ed infinite che dissi. con qual mai strappo si franse la vita viva delle vostre vite. 1989_1590_000482 dopo tanto cè sempre qualche occhiello. il topo è morto, sè smarrito il mago. il bimbo dorme sopra lo sgabello, tra le ginocchia, al ticchettio dellago. 1989_1590_000483 quando nella macchia fiorisce il pan porcino, lo scolaro i suoi divi ozi, lasciando spolvera il badïale calepino, chioccola il merlo fischia il beccaccino anchio. torno a cantare in mio latino. 1989_1590_000484 ahi, ma solo al tramonto mappare su lorlo dellombra lontano, e mi sembra, in silenzio, accennare: lontano, lontano, lontano. 1989_1590_000485 silenzio della tomba come unarca daromi oltremarini, il santuario. a mezzo la scogliera esala ancora linno e la preghiera tra i lunghi intercolunnii de pini. 1989_1590_000486 e la stella che vede ne parla al cielo infinito. ah, in vano muore. sfugge alla morta pupilla già il bimbo che geme al suo piede. 1989_1590_000487 unalba si sentia di due fringuelli: chiaro il francesco mio, la capinera già desta squittinìa di tra i piselli, tu più non ceri o vergine fugace netto. il pedale era tagliato. 1989_1590_000488 dolce fiume te sovente o tra boschi, arduo maniero, popolai di baroni e di vassalli, mentre i falchetti udia squittio su gialli merli e radendo il baluardo nero. 1989_1590_000489 per lor ripresi il mio coraggio affranto e mi detersi, lanima per loro. hanno un tetto, hanno un nido. ora mio vanto e lamor mio le nutre e il mio lavoro. 1989_1590_000490 ecco, la falce doro, allorizzonte, due nere guglie. a man a man dipinge, indi non so che candido, una fronte bianca di sfinge. 1989_1590_000491 e nel silenzio del mattino azzurro cercano in vano il solito sussurro, mentre nellaia là del contadino trebbiano nel silenzio del mattino. dovè campo il tuo mare, ampio e tranquillo, col tenue vel di reste ai pleniluni? 1989_1590_000492 di caldo sempì quella mano, o mio padre, di sangue lanello. lo tenne sul cuore, mia madre o mia madre? poi lebbe il fratello, mio grande o mio piccolo padre. 1989_1590_000493 a lei sorgono intenti. gli alti cipressi dalla spiaggia triste, movendo insieme come un pio sussurro sostano, biancheggiando le fluenti nubi. a lei volte. 1989_1590_000494 e impresse nel pensiero lorma che lascia il sogno che soblia unorma lieve che non sa se sia spento. dolore o gioia che non fu. ed ecco, quasi sopra la sua tomba siede tra linvisibile caduta. 1989_1590_000495 rosa di macchia che dallirta rama ridi non vista a quella montanina che stornellando passa e che ti chiama rosa canina. 1989_1590_000496 è la sorella che morì lontano. che in questa notte, povera bambina, chiama, chiama dal poggio di sogliano chiama, oh, poterle carezzare i biondi riccioli qui tra noi, fuori del nero chiostro de sotterranei profondi. 1989_1590_000497 onde. tra i pioppi tinti in color rosa suona un continuo scalpicciar. per via passa una lunga e muta compagnia con fasci di trifoglio e lupinella. 1989_1590_000498 presso i miei morti brulli. i pioppi nellaria di vïola sorgono sopra i lecci sfavillando come oro. 1989_1590_000499 miei, ché a deporne i tuberi in quel canto del suo giardino fu mia madre, mesta daltri. è il giardino di mia madre, è tanto nulla piú resta. 1989_1590_000500 hanno pensato, invidïando, ai morti ora in ginocchio. pregano maria al suon delle campane alte, lontane per chi qui giunse e per chi resta in via là. 1989_1590_000501 pei nudi, solchi trilla, trilla il grillo lucciole vanno per i solchi bruni e nella sera con ansar di lampo cercano il grano nel deserto campo, mentre tuttora là dalla riviera romba il mulino nella dolce sera. 1989_1590_000502 se sottil mano i fiori tuoi, non coglie. non ti dolere della tua fortuna. le invidïate rose centofoglie colgano a una a una al freddo sibilar del vento che larse foglie a una a una stacca. 1989_1590_000503 volevo udivasi, un fruscio sottile, assiduo, quasi di cipressi, quasi dun fiume che cercasse il mare inesistente in un immenso piano. io ne seguiva il vano sussurrare, sempre lo stesso, sempre più lontano. 1989_1590_000504 rosei pendono nellaria solitaria, bianchi i bimbi tra il fogliame su su, a quel roseo sorriso vanno. 1989_1590_000505 di lui segue un rosso rigo. il vïaggio dittamo blando per la mia ferita lavete o balze degli aerei, monti dove nellalto piange la romita culla dei fonti. 1989_1590_000506 sorridi a questo sbatter dusci. è certo ida tua che sfaccenda oggi in cucina, e maria maria prega oggi per me. 1989_1590_000507 cuce, cuce, o mamma, o mammina. hai stirato la nuova camicia di lino. non cera laggiù tra il bucato sul bossolo o sul biancospino su gli occhi. tu tieni le mani perchè non lo sai che domani din don dan, din don dan. 1989_1590_000508 non so ché quando a te sappressa il vano desio per entro il cielo fuggitivo, te vedo incerta visïon fluire. so chor sembri il paese allor lontano, lontano che dal tuo fiorito clivo io rimirai nel limpido avvenire. 1989_1590_000509 le campane, mi dissero dovero piangendo mentre un cane latrava al forestiero che andava a capo chino. 1989_1590_000510 le orecchie scrolla e volgesi a guardare, ché tardi tra finire andar. bel bello intridere, spianare ed infornare sul desco, fumerai pan di cruschello. 1989_1590_000511 sentivo una gran gioia, una gran pena, una dolcezza ed unangoscia muta mamma. è là che ti scalda un po di cena, povera mamma, e lei non lho veduta. 1989_1590_000512 e le due barche sembrano due bare smarrite in mezzo allinfinito mare. e piano il mare scivola alla riva e ne sospira nella calma estiva. 1989_1590_000513 e dintorno a questa ronzano tutte a volo, unite e strette, e la seguono e rincorrono voci daltre giovinette: per noi prega, o santa vergine per noi prega o madre pia per noi prega. esse ripetono: o maria, maria, maria. 1989_1590_000514 ma voce più profonda sotto lamor rimbomba. par che al desìo risponda la voce della tomba. 1989_1590_000515 e il bosco alzava al palpito del vento una confusa e morta salmodia, mentre squillava grave dal convento. 1989_1590_000516 ecco, dietro la traccia dun fievole sibilo dale, io la inseguo, per monti, per piani, nel mare, nel cielo, già in cuore. io la vedo, già tendo le mani, già tengo la gloria e lamore. 1989_1590_000517 anche il falco, anche il falchetto nero in mezzo al ciel turchino, anche il corvo, anche il becchino poverino che lassù nel cimitero raspa, raspa il giorno intiero. 1989_1590_000518 quando la rana chiede quanto deve, se quattro chioccioline o qualche foglia dappio, o voglia un mazzuolo di serpillo o voglia un paio di bachi o ciò che voglia. 1989_1590_000519 più bello il fiore cui la pioggia estiva lascia una stilla dove il sol si frange. più bello il bacio che dun raggio avviva, occhio che piange. 1989_1590_000520 da qual profonda cavità mha scosso il canto dellaereo cuculo, fiorisce a spiga per le prode, il rosso pandicuculo è del fior duva, questa ambra che sento, o una lieve traccia di vïole? 1989_1590_000521 vïola errai per i botri solinghi. la cincia vedeva, dai pini sbuffava i suoi piccoli ringhi argentini. io siedo, invisibile e solo tra monti e foreste. 1989_1590_000522 stampano una bruna orma le nubi su la campagna e più profonda e piena la notte preme le macerie strane, chiuse allo sguardo, dove alla catena uggiola un cane. 1989_1590_000523 e la parola te la dà la muta lampada che sussulta onde la penna. la via riprende scricchiolando, arguta. st un rumore ai labbri, ti si porta la penna un piede dondola. che cosa. 1989_1590_000524 acqua rimbomba, dondola cassetta gira coperchio intorno la bronzina versa tramoggia. il gran dalla bocchetta spolvero, svola nero da una. fratta lasino attende già dalla mattina presso la risonante cateratta. 1989_1590_000525 lo vuole, a stella, a stella essa contare. ma il ciel cammina e la brezza bisbiglia e quegli canta e il cuor piange e sospira. 1989_1590_000526 e lanima. in quellombra di ricordi apre corolle che imbocciar non vide. e lombra di fior dangelo e di fior di spina. sorride. 1989_1590_000527 una sera il bimbo era freddo di neve, il bimbo era bianco di cera. allora sonò la campana. 1989_1590_000528 al sole, al fuoco sue novelle. ha pronte il bianco vecchio dalla faccia austera, che si ricorda solo ormai del ponte, quando non cera. 1989_1590_000529 sospira giorno darrivi il tuo san benedetto. ecco una prima rondine che svola e trova i pioppi nella valle sola la grande pieve, il nido piccoletto razzano i vetri. locchio del coretto nereggia sotto un ciuffo di vïola. 1989_1590_000530 e il tuo sogno. la terra, ecco, scompare. la neve muta a guisa del pensiero, cade tra il bianco e tacito franare. tu stai gigante, immobilmente nero. 1989_1590_000531 un vel di pioggia, vela lorizzonte, ma il cimitero sotto il ciel sereno, placido. olezza, va da monte a monte larcobaleno. 1989_1590_000532 ma laltro non crebbe dal mite suo cuore ora senza, perché fioriscono le margherite e i. non ti scordare di me. 1989_1590_000533 vien dal lido solatìo, vien di là dalla giuncaia, lungo vien come un addio, un cantar di marinaia. tra le vetrici e gli ontani vedi un fiume luccicare. 1989_1590_000534 via, via, con fragore interrotto si serra. la casa tranquilla è chiusa. nel bianco salotto la tacita lampada brilla, o? 1989_1590_000535 pare che attenda nella via tranquilla, sotto questampio palpito sonoro, uno dai neri monti su cui brilla porpora e oro. 1989_1590_000536 calma, estiva pace, grida la campana, ma lontana, fioca, là, un marmoreo cimitero sorge, su cui lombra tace, e ne sfuma al cielo nero un chiarore ampio e fugace. 1989_1590_000537 bianche braccia. quella sera i tuoi vecchi odi ti chiama la cara madre. al fumo della bruna pentola, con irrequieta brama, rissano i bimbi. frena, tu severa, quinci una mano trepida. 1989_1590_000538 anche un uomo. tornava al suo nido, luccisero, disse perdono e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole in dono. ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano. 1989_1590_000539 sasso radicchiella, dallocchio celeste, dianto di porpora. sai, sai, vilucchio di pia, la vedeste libellule tremule. mai ella dorme da quando raccoglie nel cuore il soave oblio. 1989_1590_000540 ma poi, vedendo, sotto il fascio greve, le montanine tergersi la fronte, tu che le sai, da quando per la neve scendono il monte, ecco. 1989_1590_000541 sopra il tetto della scuola si sfrangia un orlo a fiocchi rosei, quando lieve come un sospiro, entra poi sola bianca, le mani al cuore. ristà ansando. 1989_1590_000542 voci soavi. voi tinnite a festa da così strana e cupa lontananza, che là si trova il desiderio e resta qua la speranza. 1989_1590_000543 i biondi capi, i neri occhi stellanti volgono alla finestra ad ora ad ora. attendon esse a cavalieri erranti che varcano la tenebra sonora. parlan damor di cortesie dincanti. così parlando, aspettano laurora. 1989_1590_000544 la vuoi vecchio? un gran bosco nevato ai primi languidi scirocchi per la tua faccia, un gatto nero, un fosco viso di sfinge, tapre i suoi verdi occhi. 1989_1590_000545 le pasce, il piccol, re re degli uccelli ed altra gente piccola e vocale sodono a sera lievi frulli, dale via quando giunge un volo di monelli. 1989_1590_000546 qui pontò i piedi e salzò sulle penne quellippogrifo. qui stallò lalfana brigliadoro dallindia sericana, in questo trebbio, il lungo error sostenne che qui labbeverava il paladino e meditava al mormorio del fonte, senza piegar la ferrea persona. 1989_1590_000547 era quello, per certo, il paese azzurrino suo. monti, una selva, un castello, poi monti più su san marino, il, nel chiuso, una croce, noi soli, tre sera non cera altro fiore che loro di due girasoli. 1989_1590_000548 dormi, vergine, in pace il tuo lene. respiro nellaria lo sento assonare al ronzio delle andrene, coi brividi brevi del vento. 1989_1590_000549 ma tondi gli occhi sgranano i bimbetti cui trema intorno il loro ciel sereno. strillano al crepitar de mortaretti. mamma li stringe, allodorato seno. 1989_1590_000550 sono tanti anni, ma quei gigli ogni anno escono ancora a biancheggiar tra folti cesti dortica ed ora, ora saranno forse già còlti. 1989_1590_000551 lhai detto, cè sopra il mare tutto abbonacciato, il tremolare quasi duna maglia. in fondo, in fondo, un ermo colonnato, nivee colonne dun candor che abbaglia. 1989_1590_000552 ti pregherà che tu lo serbi. questo povero dono chella un dì ti fece è ben altro. 1989_1590_000553 semina col suo piccolo marrello. il campo è bianco, nera la sementa: dinverno egli ara la sementa nera: dinverno spunta, sfronza, a primavera fiorisce. ed ecco il primo tuon di marzo. rotola in aria e il serpe esce dal balzo. 1989_1590_000554 venite intanto che la pioggia tace. se vi fui madre e vergine sorella, ditemi. margherita, dormi in pace. chio loda il suono della vostra voce. ora che più non romba la procella, io dormirò con le mie braccia in croce. 1989_1590_000555 una preghiera. si muove il cielo, tacito e lontano. la terra dorme e non la vuol destare. dormono lacque, i monti, le brughiere. 1989_1590_000556 che salìan non viste le infinite scalèe del tempio azzurro. dorme il vecchio. avanti i ciocchi. 1989_1590_000557 buovo dantona. errai nelloblio della valle, tra ciuffi di stipe fiorite, tra quercie rigonfie di galle. errai nella macchia più sola per dove, tra foglie marcite, spuntava lazzurra vïola. 1989_1590_000558 figli morti stanno avvinti al padre invendicato. siede in una tomba, io vedo, io vedo in mezzo a lor. mia madre solleva ai morti consolando gli occhi e poi, furtiva, esplora, lombra, culla due bimbi morti sopra i suoi ginocchi. 2033_1596_000000 sembrandogli sempre di tornar nella medesima via. e, a furia di domandare, trovò la casa del suo nuovo protettore. tirò il campanello, s'affacciò alla porta un grosso uomo biondo, arcigno, che aveva l'aria d'un fattore e che gli domandò sgarbatamente con pronunzia straniera. 2033_1596_000001 e ci sono due altri pure sempre svegli e attenti, quel cocciuto di stardi che si punge il muso per non addormentarsi, e quanto più è stanco e fa caldo e tanto più stringe i denti e spalanca gli occhi, che par che si voglia mangiare il maestro. 2033_1596_000002 per consolarlo della più grande delle sventure. son presso a poco le sue parole. amico: tu non vedrai mai più tua madre su questa terra. 2033_1596_000003 si rimise a sedere e prese una delle mie mani fra le sue e di me. domandò mio padre sorridendo: non si ricorda nessuna monelleria di. 2033_1596_000004 dopo aver cercato un poco, ne aperse uno. sfogliò molte carte, tirò fuori un foglio ingiallito e lo porse a mio padre. era un suo lavoro di scuola di quarant'anni fa. 2033_1596_000005 nel mezzo c'erano tre guardie municipali, dietro alle guardie due uomini che portavano una barella. i ragazzi accorsero da ogni parte. 2033_1596_000006 anche ripensavo al mio maestro di seconda, così buono che rideva sempre con noi e piccolo che pareva un nostro compagno, e mi rincresceva di non vederlo più là, coi suoi capelli rossi arruffati. 2033_1596_000007 benché la cucina non fosse rischiarata che da una piccola lucerna a olio posta sull'angolo d'un tavolo accanto al seggiolone. pure la povera nonna aveva visto subito in che stato miserando si trovava il nipote. 2033_1596_000008 ma mio padre mi fece quasi un rimprovero di quella parola e mi disse: non considerare l'esercito come un bello spettacolo, tutti questi giovani pieni di forza e di speranze. 2033_1596_000009 patria. ciò detto, se n'andò e il maestro disse sorridendo: dunque, coraci, tu sei il deputato della calabria. e allora tutti batterono le mani, ridendo. e quando fummo nella strada, 2033_1596_000010 con la schiena in fuori curva sotto il fumo e le fiamme che, fuggendo dalla stanza, le lambivan quasi la testa. la folla gettò un grido di raccapriccio. 2033_1596_000011 essa mi rinforzava sempre. gli elle e i ti e le ultime righe son tutte sue. aveva imparato a imitare i miei caratteri e quando io ero stanco e avevo sonno, terminava il lavoro per me. santa madre mia. 2033_1596_000012 domani verranno a casa mia derossi coretti e nelli. lo voglio dire anche a lui che venga, e voglio fargli far merenda con me, regalargli dei libri, metter sossopra la casa per divertirlo. 2033_1596_000013 parliamo di nostra madre, della nostra casa, di quei bei giorni tanto lontani. o, enrico? tu troverai sempre tua sorella con le braccia aperte? sì, caro enrico, e perdonami anche il rimprovero che ti faccio ora. 2033_1596_000014 un altro ruzzolò giù per la scaletta, ridiscendendo in platea. si sentiron delle grida, ma non s'era fatto male. ne passaron d'ogni sorta dei visi di birichini. 2033_1596_000015 in quel momento entrò in fretta il maestro col viso rosso e disse a bassa voce e presto con la voce allegra: bravi, finora, va tutto bene, tirino avanti così. quelli che restano bravi ragazzi, coraggio. sono molto contento. 2033_1596_000016 e che tutte queste buone qualità avrebbero preso doppia forza nel suo cuore per quel santo scopo di trovar sua madre, ch'egli adorava. si aggiunse pure che un comandante di piroscafo, amico d'un suo conoscente, avendo inteso parlar della cosa, 2033_1596_000017 è impossibile non invidiarlo, non sentirsi da meno di lui in ogni cosa. ah, io pure, come votini l'invidio e provo. 2033_1596_000018 mamma derossi sorrise e rispose: no grazie, non voglio nulla. farò sempre quello che posso per crossi, ma non posso accettar nulla. grazie, lo stesso. 2033_1596_000019 e le bandiere abbrunate degli ottanta reggimenti dell'esercito d'italia, portate da ottanta ufficiali schierati sul suo passaggio. poiché l'italia era là in quegli ottanta, segnacoli che 2033_1596_000020 e in quella del lato opposto, che è sopra il portone d'entrata, stavano pigiate un gran numero di ragazze delle scuole pubbliche e molte ragazze militari coi loro bei veli celesti. 2033_1596_000021 rimasi mortificato perché m'aveva fatto quello sgarbo. la rappresentazione terminò, il padrone ringraziò il pubblico e tutta la gente s'alzò, affollandosi verso l'uscita. io ero confuso tra la folla e stavo già per uscire quando mi sentii toccare una mano. 2033_1596_000022 dal maestro, da mio fratello o da altri, e domanda a dio che ti dia la forza di mettere in atto il tuo proposito. signore, io voglio essere buono, nobile, coraggioso, gentile, sincero. 2033_1596_000023 ma derossi ridisse di no, scrollando il capo. e allora, timidamente, essa levò dalla cesta un mazzetto di ravanelli e disse: accetti almeno questi, che son freschi, da portarli alla sua mamma. 2033_1596_000024 il direttore aveva intorno delle donne tutte affannate perché non c'era più posto per i loro figliuoli, e mi parve ch'egli avesse la barba un poco più bianca che l'anno passato. 2033_1596_000025 ci avevo il banco giù nel portone, almeno poteva scrivere sul banco. ora me l'han levato nemmeno un poco di lume da studiare senza rovinarsi gli occhi. 2033_1596_000026 tu devi studiare la tua scuola. è una cosa molto più importante delle mie fasce. avrei rimorsi di rubarti un'ora. ti ringrazio, ma non voglio e non parlarmene più. 2033_1596_000027 egli studia perfin nei brani di giornale e negli avvisi dei teatri e ogni volta che ha dieci soldi si compera un libro. s'è già messo insieme una piccola biblioteca e in un momento di buon umore si lasciò scappar di bocca che mi condurrà a casa a vederla. 2033_1596_000028 tu fai ancora il restìo. ma senti, pensa un po che misera, spregevole. cosa sarebbe la tua giornata se tu non andassi a scuola a mani, giunte a capo a una settimana, domanderesti di ritornarci roso dalla noia e dalla vergogna. 2033_1596_000029 cosa s'impegnò di fargli aver gratis un biglietto di terza classe per l'argentina. e allora, dopo un altro po di esitazione, il padre acconsentì: il viaggio fu deciso. 2033_1596_000030 e si scrive la lezione sulle unghie per leggerla di nascosto. c'è poi un signorino, carlo nobis, che sembra molto superbo. 2033_1596_000031 rifacendo appuntino la scrittura di suo padre e scriveva di buona voglia, contento, con un po di paura, e le fasce s'ammontavano. 2033_1596_000032 tossire. non l'amava più. dunque non c'era più dubbio. ora egli era morto nel cuore di suo padre. ah no, padre mio, disse tra sé il ragazzo col cuore stretto dall'angoscia: ora è finita davvero. io, senza il tuo affetto non posso vivere. 2033_1596_000033 le mani gli tremavano dall'ira e la ruga diritta che ha in mezzo alla fronte era così profonda che pareva una ferita. povero maestro, tutti ne pativano derossi. s'alzò e disse: signor maestro, non si affligga, noi le vogliamo bene. 2033_1596_000034 e allora egli si rasserenò un poco e disse: riprendiamo la lezione, ragazzi. il tamburino sardo. 2033_1596_000035 il capitano ripiegò il foglio e disse bruscamente, fissando negli occhi al ragazzo le sue pupille grigie e fredde, davanti a cui tutti i soldati tremavano tamburino. 2033_1596_000036 si vedevano tra la folla molte donne di servizio mandate dalle padrone con le candele, e anche due servitori in livrea con una torcia accesa, e un signore ricco, padre d'uno scolaro della maestra aveva fatto venire la sua carrozza foderata di seta azzurra. 2033_1596_000037 non sapeva più a che santo votarsi, pregava: ma perché fate in codesto modo? volete farmi rimproverare per forza? poi batteva il pugno sul tavolino e gridava con voce di rabbia e di pianto: silenzio, silenzio, silenzio. 2033_1596_000038 dei buoni ragazzi. son le mie memorie, quelle quando morirò. l'ultima occhiata la darò lì a tutti quei monelli fra cui ho passata la vita. i darai il ritratto tu pure, non è vero- quando avrai finito le elementari. 2033_1596_000039 tutto t'è costato: pensieri, privazioni, dispiaceri, fatiche, e io non fatico. ah no, è troppo ingiusto e mi fa troppa pena. 2033_1596_000040 che s'andarono a sedere sui seggioloni rossi sul davanti del palcoscenico, la banda cessò di suonare. s'avanzò il direttore delle scuole di canto con una bacchetta in mano. 2033_1596_000041 la ragazza sedette sul mucchio di corde accanto al ragazzo. si guardarono dove vai. le domandò il siciliano. la ragazza rispose: a malta per napoli. poi soggiunse: vado a ritrovar mio padre e mia madre che m'aspettano. io mi chiamo giulietta faggiani. 2033_1596_000042 al panno nero. da una parte ci avevano attaccato la medaglia e tre menzioni onorevoli che il ragazzino s'era guadagnate lungo l'anno, portavan la cassa, garrone coretti e due ragazzi del cortile. 2033_1596_000043 è il figliuolo del padrone, lo stesso che vedemmo fare i giochi a cavallo l'anno passato in un circo di piazza. vittorio emanuele è cresciuto, avrà otto anni. 2033_1596_000044 uno le offerse uno spicchio d'arancia morsicchiato, un altro una crostina di pane. una bimba le diede una foglia. un'altra bimba. le mostrò con grande serietà la punta. 2033_1596_000045 non rispose. lo afferrarono, si svincolò, lo chiamaron per nome. era già nell'acqua, il fiume era gonfio, il rischio terribile anche per un uomo, ma egli si slanciò contro la morte con tutta la forza del suo piccolo corpo e del suo grande cuore. 2033_1596_000046 e le maschere dei carri trincavano e cantavano, apostrofando la gente a piedi e la gente alle finestre, che rispondevano a squarciagola e si tiravano a furia arancie e confetti. 2033_1596_000047 non pareva più una creatura umana. aveva i capelli sciolti, la faccia sformata, le vesti lacere. si slanciò avanti mettendo un rantolo che non si capì se fosse di gioia, d'angoscia o di rabbia. 2033_1596_000048 la processione si mise in ordine lentamente e si mosse: andavan prime le figlie del ritiro della concezione vestite di verde, poi le figlie di maria, tutte bianche con un nastro azzurro, poi i preti e, dietro al carro, i maestri e le maestre. 2033_1596_000049 non è questa, disse stentando a metter fuori la voce, la bottega di francesco merelli. francesco merelli è morto, rispose la donna in italiano. il ragazzo ebbe l'impressione d'una percossa nel petto quando morto. 2033_1596_000050 è il più grande della classe. ha quasi quattordici anni, la testa grossa, le spalle larghe. è buono, si vede quando sorride, ma pare che pensi sempre come un uomo. 2033_1596_000051 e macilenta, che subito mi parve d'aver già visto altre volte, con quel medesimo fazzoletto turchino che aveva in capo: siete voi quella del giornale, così e così. 2033_1596_000052 a precossi piace il tuo treno. egli non ha giocattoli, non ti suggerisce nulla. il tuo cuore, subito io afferrai a due mani la macchina e i vagoni e gli misi ogni cosa sulle braccia dicendogli: 2033_1596_000053 deformi, dai tronchi e dai rami scontorti in atteggiamenti non mai veduti, quasi d'ira e d'angoscia. una vegetazione scura, rada e triste, che dava alla pianura l'apparenza d'uno sterminato cimitero, sonnecchiava mezz'ora. 2033_1596_000054 e quante volte, pensando a questo, entra nella tua camera mentre dormi e sta là col lume in mano a guardarti, e poi fa uno sforzo e, stanco e triste com'è, torna al lavoro. e neppure sai che spesso egli ti cerca e sta con te. 2033_1596_000055 ed un uomo alto e baffuto, ravvolto in una specie di mantello a quadretti bianchi e neri, con due grandi stivali, dirigeva il lavoro. il ragazzo s'avvicinò a questo e gli fece timidamente la sua domanda, dicendo che veniva dall'italia e che andava a cercare sua madre, il 2033_1596_000056 nel quadrato del principe umberto e dicono che ha tre medaglie. c'è il piccolo nelli, un povero gobbino gracile e col viso smunto. c'è uno molto ben vestito che si leva sempre i peluzzi dai panni e si chiama votini. 2033_1596_000057 perché, derossi, dopo che ha fatto quella scoperta del calamaio e del prigioniero numero, ha preso a benvolere il suo figliuolo crossi. 2033_1596_000058 quando il maestro dice a uno che non ha disposizione alla musica, quegli ne prova un grande dolore, ma si mette a studiare disperatamente. ah, se udiste la musica là dentro, se li vedeste quando suonano, colla fronte alta, col sorriso sulle labbra, accesi nel viso. 2033_1596_000059 e vispo, che metteva allegrezza a vederlo felice te. egli mi disse: ah no, coretti, no, sei tu il più felice, tu perché studi e lavori di più, perché sei più utile a tuo padre e a tua madre. 2033_1596_000060 io che son stato nel quadrato. se l'ho visto da vicino, allora mi par giusto di vederlo da vicino adesso. e dico generale, è stato mio comandante di battaglione per una buona. 2033_1596_000061 i quali, avvicinandosi a grado a grado, disposti in forma di semicerchio, rispondevano vigorosamente ai sessanta soldati italiani. comandavano due ufficiali subalterni e un capitano, un vecchio alto secco e austero, coi capelli e i baffi bianchi. 2033_1596_000062 sii forte e buono. resisti al dolore disperato e volgare. abbi la tranquillità dei grandi patimenti nelle grandi anime. è ciò che essa vuole. 2033_1596_000063 ah, una caduta soltanto. disse tra sé e respirò il tamburino. infatti riprese a correre di tutta forza, ma zoppicava un torcipiede, pensò il capitano. 2033_1596_000064 come un cannello di pasta ch'egli avesse modellato con le mani. e intanto il suo figliuolo ci guardava con una cert'aria altera, come per dire: vedete come lavora mio padre. 2033_1596_000065 e combinammo d'andarci insieme. garrone derossi ed io stardi pure sarebbe venuto, ma siccome il maestro ci diede per lavoro la descrizione del monumento a cavour, egli ci disse che doveva andar a vedere il monumento per far la descrizione più esatta. 2033_1596_000066 c'era fra gli altri un ragazzo di undici anni mal vestito, solo che se ne stava sempre in disparte come un animale selvatico, guardando tutti con l'occhio torvo. 2033_1596_000067 e poco dopo due battaglioni di fanteria italiana e due cannoni occupavan l'altura. il capitano, coi soldati che gli rimanevano, si ricongiunse al suo reggimento, combatté ancora e fu leggermente ferito alla mano sinistra da una palla rimbalzante. 2033_1596_000068 chiamandola cento volte per nome. oh, mia madre, madre mia, aiutami, vienmi incontro che muoio. oh, povera madre mia, che non ti vedrò mai più, povera madre mia che mi troverai morto per la strada. e giungeva le mani sul. 2033_1596_000069 era la voce del capitano. i marinai si slanciarono alle pompe, ma un colpo di mare subitaneo, percotendo il bastimento per di dietro, sfasciò parapetti e portelli e cacciò dentro un torrente. 2033_1596_000070 lui, il maestro gli disse: ieri hai avuto dei grandi doni da dio, non hai altro da fare che non sciuparli. e per di più è grande bello, con una gran corona di riccioli biondi lesto che salta un banco appoggiandovi una mano su. 2033_1596_000071 superbi. la mia maestra morta ad entre noi. eravamo al teatro vittorio emanuele. la mia povera maestra moriva. è morta alle due, sette giorni dopo ch'era stata a trovar mia madre. 2033_1596_000072 quella povera gente s'ammazza a lavorare e fa così cattivi affari. quel ragazzino gli piaceva tanto. che cosa si poteva fare per loro? 2033_1596_000073 era tanto contento quando andò via che dimenticò di rimettersi in capo il berretto a cencio e, arrivato sul pianerottolo per mostrarmi la sua gratitudine, mi fece ancora una volta il muso di lepre. 2033_1596_000074 andava innanzi un ragazzo che portava la croce, poi un prete, poi la cassa, una cassa piccola, piccola, povero bimbo, coperta d'un panno nero e c'erano strette intorno le ghirlande di fiori delle due signore. 2033_1596_000075 infine vennero gli alunni delle scuole serali, elementari, e allora cominciò a esser bello a vedere: di tutte le età ne passavano, di tutti i mestieri e vestiti in tutti i modi: uomini coi capelli grigi, ragazzi degli opifici, operai con grandi barbe nere. 2033_1596_000076 ed era una meraviglia a vedere come, sotto ai colpi rapidi e precisi del martello, il ferro s'incurvava, s'attorceva, pigliava via via la forma graziosa della foglia arricciata d'un fiore. 2033_1596_000077 non riesce alla prima si riposa un po e poi si ritenta, non riesce, ancora un altro po di riposo e poi daccapo e avanti, ma tranquillamente, senza affannarsi, senza montarsi la testa. 2033_1596_000078 lesti un piccolo morto. udì l bimbo che sta nel cortile dell'erbivendola, quello della prima superiore, compagno di mio fratello, è morto. 2033_1596_000079 e bisogna vedere poveretti come arrossiscono quando commettono uno sbaglio e scrivono pure senza inchiostro. scrivono sur una carta spessa e dura, con un punteruolo di metallo che fa tanti punticini incavati e aggrappati, secondo un alfabeto speciale. 2033_1596_000080 tu gli hai regalato il tuo treno di strada ferrata, mi disse mio padre, per la strada, ma se fosse stato d'oro e pieno di perle sarebbe stato ancora un piccolo regalo per quel santo figliuolo che ha rifatto il cuore a suo padre. 2033_1596_000081 ieri andai a far la passeggiata per il viale di rivoli con votini e suo padre. passando per via dora grossa, vedemmo stardi quello che tira calci ai disturbatori. 2033_1596_000082 in pochi momenti tutta la via fu affollata. davanti alla porta del teatro c'era lo spazzacamino col suo libro di premio legato in rosso, e tutt'intorno dei signori che gli parlavano. 2033_1596_000083 ciò non di meno, quella notte si levò ancora, per forza d'abitudine più che per altro, e quando fu levato volle andare a salutare. 2033_1596_000084 arrivammo appunto che entravano in fila nel refettorio, dove erano due tavole lunghissime con tante buche rotonde e in ogni buca una scodella nera piena di riso e fagioli e un cucchiaio di stagno accanto. 2033_1596_000085 due medici e vari inservienti andavano e venivano affannati e s'udivan delle grida soffocate e dei gemiti. appena entrato, il capitano si fermò e girò lo sguardo all'intorno in cerca del suo ufficiale. 2033_1596_000086 esclamò votini pien di rabbia: che superbia. mentre diceva questo sopraggiunse suo padre che sentì, guardò un momento fisso. quel ragazzo poi disse bruscamente al figliuolo: taci. e chinatosi al suo orecchio, soggiunse: è cieco. 2033_1596_000087 padre, prima d'andare a dormire, vanno tutti a dargli la buona notte e parlano continuamente di musica. sono già a letto la sera tardi, quasi tutti stanchi dallo studio e dal lavoro e mezzo insonniti. 2033_1596_000088 tutt'a un tratto arrivò la portinaia gridando la signora direttrice. le ragazze scapparono da tutte le parti come uno stormo di passeri. 2033_1596_000089 il signore pensò altri cinque minuti, poi si mise a un tavolino, scrisse una lettera, la chiuse e, porgendola al ragazzo, gli disse: senti italianito. 2033_1596_000090 quando hanno posto affetto a uno, è difficile che se ne stacchino. trovano un gran conforto nell'amicizia. si giudicano rettamente fra loro. 2033_1596_000091 dovesse essere l'ultima e che s'entrasse dopo quella nelle terre misteriose e spaurevoli dei selvaggi. una brezza gelata gli mordeva il viso imbarcandolo a genova sul finir d'aprile. i suoi non avevan pensato che in america egli avrebbe trovato l'inverno e l'avevan vestito da. 2033_1596_000092 ma quegli indovinò tutto e, abbassando la voce, disse nell'orecchio a derossi quasi tremando: vuoi bene al figliuolo, ma non vuoi mica male. non disprezzi mica il padre, non è vero? ah no, no, tutto al contrario, esclamò derossi con uno slancio. 2033_1596_000093 lo rividi con piacere, quel grande camerone a terreno con le porte delle sette classi dove passai per tre anni. quasi tutti i giorni c'era folla, le maestre andavano e venivano. 2033_1596_000094 era un piacere questa mattina alla scuola vederla venire contro le vetrate e ammontarsi sui davanzali. anche il maestro guardava e si fregava le mani e tutti eran contenti, pensando a fare alle palle e al ghiaccio che verrà dopo e al focolino di casa. 2033_1596_000095 rivende giornali vecchi al tabaccaio e ha un quadernino dove nota i suoi affari, tutto pieno di somme e di sottrazioni. alla scuola non studia che l'aritmetica e se desidera la medaglia non è che per aver l'entrata gratis al teatro delle marionette. 2033_1596_000096 e il primo premio. tutti i parenti ch'eran lì, che lo conoscevan, tutti dissero: bravo, bravo, derossi. ed egli diede una scrollata ai suoi riccioli biondi col suo sorriso disinvolto e bello. 2033_1596_000097 e disse piangendo che era stato in varie case a spazzare, dove s'era guadagnato trenta soldi e li aveva persi. gli erano scappati per la sdrucitura d'una tasca e faceva veder la. 2033_1596_000098 enormi e nere sul firmamento. la città era oscura e silenziosa, ma dopo aver attraversato quell'immenso deserto, gli pareva allegra. interrogò un prete, trovò presto la chiesa e la casa. tirò il campanello con una mano tremante e si premette. 2033_1596_000099 mio padre non parlava più, pareva tutto assorto nei suoi ricordi e ogni tanto sorrideva e poi scoteva la testa. all'improvviso si fermò e disse: eccolo, scommetto che è lui. 2033_1596_000100 va a metter la fronte sulle sue ginocchia e a dirgli che ti perdoni e ti benedica. 2033_1596_000101 anche il padrone era contento figurarsi. nessun giornale gli aveva mai fatto tanto onore e la cassetta dei soldi era piena i padre. sedette accanto a me tra gli spettatori trovammo delle persone di conoscenza. 2033_1596_000102 il sindaco, nel dargli l'attestato, gli domandò che cos'era un segno rosso che aveva sulla fronte e intanto gli teneva una mano sopra una spalla. 2033_1596_000103 bravi, ripeté il vecchio ufficiale guardandoci. chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande. il protettore di nelli. 2033_1596_000104 la folla mise un grido di mille voci che coprì il fracasso dell'incendio. ma e gli altri? e discendere la scala appoggiata al tetto, davanti a un'altra finestra distava dal davanzale. un buon tratto. come avrebbero potuto attaccarvisi? 2033_1596_000105 voi dovete rispettarvi, amarvi tutti fra voi. ma chi di voi offendesse questo compagno perché non è nato nella nostra provincia si renderebbe indegno di alzare mai più gli occhi da terra quando passa una bandiera tricolore. 2033_1596_000106 benedetto esclamò: coretti, padre, alzando la fiaschetta. così si parla: sagrestia, toccate qua. viva i bravi compagni e viva anche la scuola che vi fa una sola famiglia, quelli che ne hanno e quelli che non ne hanno. 2033_1596_000107 il ventisettesimo giorno, dopo quello della partenza, arrivarono. era una bella aurora rossa di maggio quando il piroscafo gittava l'àncora nell'immenso fiume della plata, sopra una riva del quale si stende la vasta città di buenos aires, capitale della repubblica argentina. 2033_1596_000108 tremante quando gli ispettori c'interrogavano, felice quando facevamo buona figura, buona sempre e amorosa come una madre. mai, mai non mi scorderò di te, maestra mia. 2033_1596_000109 ci son tanti finestrini quadrati chiusi da due sbarre di ferro incrociate, a ciascuno dei quali corrisponde, di dentro, una piccolissima cella. 2033_1596_000110 e se c'è altri sacrifici da fare, o nel vestire o in altro, noi li faremo volentieri. e vendiamo anche i nostri regali. io do tutte le mie cose. ti servo io di cameriera. non daremo più nulla a fare fuor di casa. 2033_1596_000111 così per prova invitammo anche quel gonfionaccio di nobis che ci rispose: no, senz'altro votini. pure si scusò, forse per paura di macchiarsi il vestito di calcina. 2033_1596_000112 tutti ne rimasero meravigliati. chi l'avrebbe mai detto in ottobre, quando suo padre lo condusse a scuola, rinfagottato in quel cappottone verde? 2033_1596_000113 sei pronto? bene, parlo alla mamma e tu: accenna di sì e promettile sul tuo onore che farai tutto quello che dirò io. detto questo, mi prese per mano e mi condusse da nostra madre che stava cucendo, tutta pensierosa. 2033_1596_000114 urlando a una voce a me e cercando di cacciarsi indietro a vicenda come due belve furiose. il più piccolo, gridarono i marinai, la barca è sopraccarica. il più piccolo. 2033_1596_000115 per il mese di giugno. 2033_1596_000116 premi la scuola. ì, ì, caro enrico, lo studio ti è duro, come ti dice tua madre. non ti vedo ancora andare alla scuola con quell'animo risoluto e con quel viso ridente ch'io vorrei. 2033_1596_000117 quando sono coi maestri si vergognano quasi d'essere stati da noi, da una maestra dopo due anni di cure, dopo che s'è amato tanto un bambino, ci fa tristezza separarci da lui, ma si dice: 2033_1596_000118 dove tutto ballava e rovinava in mezzo a un coro spaventevole di lamenti e d'imprecazioni e credette che fosse giunta la sua ultima ora. 2033_1596_000119 ingoiando fiocchi di neve e imbiancandosi i baffi e la barba, ma anch'essi ridevano di quella baldoria di scolari che festeggiavan. 2033_1596_000120 come primo della scuola. gli disse: il maestro dà l'abbraccio del benvenuto in nome di tutta la classe al nuovo compagno, l'abbraccio dei figliuoli del piemonte, al figliuolo della calabria. 2033_1596_000121 è stato buono, tanto a ricordarsi del suo povero maestro. e ne vennero degli altri, sa gli anni addietro, a trovarmi qui, dei miei antichi scolari, un colonnello dei sacerdoti, vari signori. 2033_1596_000122 la vita. e in quel momento appunto, mentre il suo marco la invocava, stavano accanto al suo letto il padrone e la padrona di casa a ragionarla con molta dolcezza perché si lasciasse operare ed essa persisteva nel rifiuto, piangendo. un bravo medico di tucuman. 2033_1596_000123 intanto la banda del reggimento svoltava in fondo al corso, circondata da una turba di ragazzi, e cento grida allegre accompagnavan gli squilli delle trombe come un canto di guerra. 2033_1596_000124 la scuola è una madre, enrico mio. essa ti levò dalle mie braccia, che parlavi appena, e ora mi ti rende grande, forte, buono studioso. sia benedetta e tu non dimenticarla mai più, figliuolo, oh, è impossibile che tu la dimentichi. 2033_1596_000125 c'era il direttore, tutti i maestri e le maestre della nostra scuola e anche d'altre sezioni dove essa aveva insegnato anni addietro. c'erano quasi tutti i bambini della sua classe, condotti per mano dalle madri che portavan le torcie, e moltissimi d'altre classi. 2033_1596_000126 all'improvviso tutti si misero a batter le mani. dal cortile, dalle logge, dalle finestre. io m'alzai in punta di piedi per vedere la folla che stava dietro al tavolo rosso: s'era aperta. 2033_1596_000127 tutti a scavallar per la strada gridando e sbracciando e a pigliar manate di neve e a zampettarci dentro come cagnolini. 2033_1596_000128 quando una sera marco, il più piccolo, uscì a dire risolutamente: ci vado io in america a cercar mia madre, il padre crollò il capo con tristezza e non rispose. 2033_1596_000129 e a pensare che non vedon nulla, che non vedranno mai nulla di tutta quella immensa bellezza, vi si stringe l'anima come se fossero diventati ciechi in quel punto. 2033_1596_000130 tutti e due erano stati raccomandati al marinaio italiano. così concluse la bambina: mio padre e mia madre credevano che ritornassi ricca, e invece ritorno povera. 2033_1596_000131 ora però, grazie alle cure, alla buona alimentazione e alla ginnastica molti migliorano. la maestra fece fare la ginnastica. 2033_1596_000132 la piattaforma che copriva la macchina fu sfondata e l'acqua precipitò dentro con un fracasso terribile. i fuochi si spensero, i macchinisti fuggirono, grossi rigagnoli impetuosi penetrarono da ogni parte. una voce tonante gridò alle pompe. 2033_1596_000133 con la lealtà, con l'ardimento nei pericoli, con la saggezza nei trionfi, con la costanza nelle sventure. giungeva il carro funebre. 2033_1596_000134 votini. gli disse: non vi lasciate entrare in corpo. il serpe dell'invidia è un serpe che rode il cervello e corrompe il cuore. 2033_1596_000135 il teatro era tutto addobbato a festoni di panno rosso, bianco e verde. nella platea avevan fatto due scalette: una a destra, per la quale i premiati dovevan salire sul palcoscenico, l'altra a sinistra, per cui dovevan discendere dopo aver ricevuto il premio. 2033_1596_000136 il mio piccolo fratello fu messo nella classe della maestra delcati, io dal maestro perboni su al primo piano. alle dieci eravamo tutti in classe cinquantaquattro, appena quindici o sedici dei miei compagni della seconda. 2033_1596_000137 e faceva sonare due soldi nella tasca. mettemmo due soldi ciascuno e comperammo tre arancie grosse. salimmo alla soffitta davanti all'uscio derossi, si levò la medaglia e se la mise in tasca. gli domandai: perché? 2033_1596_000138 allora, ricordandoti d'avergli mancato qualche volta di rispetto, ti domanderai tu pure: com'è possibile? allora capirai che egli è sempre stato il tuo migliore amico, che quando era costretto a punirti ne soffriva più di te. 2033_1596_000139 e sulle loro arti, e sulla loro società e sul tuo paese. e bada che se non conserverai queste amicizie, sarà ben difficile che tu ne acquisti altre simili in avvenire. 2033_1596_000140 c'è un signore vecchio che era colonnello e che quando un ragazzo lascia cascare un quaderno o una penna in mezzo alla strada, glie la raccoglie. si vedono anche delle signore ben vestite che discorrono delle cose della scuola con le altre. 2033_1596_000141 che fare? a chi ricorrere? la prima idea del padre era stata di partire, d'andare a cercare sua moglie in america. ma e il lavoro? chi avrebbe mantenuto i suoi figliuoli? 2033_1596_000142 che vuole, disse il ragazzo a cui dava coraggio a parlare, la compiacenza altiera d'esser per la prima volta ferito, senza di che non avrebbe osato d'aprir bocca in faccia a quel capitano. 2033_1596_000143 i parenti che aspettavan fuori avevano gli ombrelli bianchi. la guardia civica aveva l'elmetto bianco. tutti i nostri zaini, in pochi momenti furon bianchi. 2033_1596_000144 e correva intorno furioso, torcendo la sciabola con la mano convulsa, risoluto a morire, quando un sergente, scendendo dalla soffitta, gettò un grido altissimo: arrivano, arrivano, ripeté con un grido di gioia il capitano. 2033_1596_000145 in quel mentre, come ci fu detto poi, all'estremità opposta della piazza, una povera donna mezzo impazzita rompeva la calca a gomitate e a spintoni, urlando: maria, maria, maria. ho perduto la mia figliuola, me l'hanno rubata e l hanno soffocato. la mia bambina. 2033_1596_000146 lui che non l'avevamo mai visto ridere. la cosa parve così strana che, invece di ridere, tutti rimasero stupiti. tutti sorrisero, nessuno rise. ebbene, non so, mi fece pena e tenerezza insieme, quell'atto di allegrezza da fanciullo. 2033_1596_000147 guai a urtargli un piede quando s'esce in fila a due, a due per un nulla butta in viso una parola ingiuriosa o minaccia di far venire alla scuola suo padre. e sì, che suo padre gli ha dato la sua brava polpetta quando trattò da straccione il figliuolo del. 2033_1596_000148 erano una piccola fortuna per lui quei denari. e a questo egli pensava, racconsolato dietro la tenda della sua cabina, mentre i tre viaggiatori discorrevano, seduti alla tavola da pranzo in mezzo alla sala della seconda classe. 2033_1596_000149 già più d'una finestra era senza difensori. il momento fatale era imminente. il capitano gridava con voce smozzicata fra i denti: non vengono, non vengono. 2033_1596_000150 proprio son stato a un punto dal dare un addio a tutti. ah, povera mia madre. son passati almeno tre o quattro giorni di cui non mi ricordo quasi nulla, come se avessi fatto un sogno imbrogliato e oscuro. 2033_1596_000151 che appoggiava il capo sulla sua spalla, col viso bianco e gli occhi chiusi. tutti stettero zitti. si sentivano i singhiozzi della madre. il direttore si arrestò un momento pallido e sollevò un poco il ragazzo con tutt'e due le braccia per mostrarlo alla gente. 2033_1596_000152 il maestro rispose: è vero, imparano a far di conto e a leggere. hanno dei libri fatti apposta coi caratteri rilevati. ci passano le dita sopra, riconoscon le lettere e dicon le parole, leggono. 2033_1596_000153 e gli operai cominciavano ad entrare. arrivando, trovammo il direttore e i maestri in gran collera perché poco prima era stato rotto da una sassata il vetro d'una finestra. 2033_1596_000154 signore, signori, donne del popolo, operai, ufficiali- nonne serve. tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell'altra, empivan la stanza d'entrata e le scale facendo un ronzio che pareva d'entrare in un teatro. 2033_1596_000155 è morto, esclamò l'ufficiale. no, vive. rispose il sergente. ah, povero ragazzo, bravo ragazzo. gridò l'ufficiale: coraggio, coraggio. 2033_1596_000156 dell'ingratitudine. io t'amo figliuol mio. tu sei la speranza più cara della mia vita, ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre. va e per un po di tempo non portarmi più la tua carezza. non te la potrei ricambiare col cuore. 2033_1596_000157 è molto timido e ogni volta che interroga o tocca qualcuno dice scusami e guarda con gli occhi buoni e tristi: ma garrone è il più grande e il più buono. 2033_1596_000158 e le braccia. egli aperse gli occhi e disse: la mia cartella, la madre del piccino salvato. gliela mostrò piangendo e gli disse: te la porto io, caro angiolo, te la porto io. 2033_1596_000159 e pareva che odiasse e disprezzasse tutti, tanto l'avevano inasprito e intristito le privazioni e le busse. tre viaggiatori, non di meno, a forza d'insistere con le domande, riuscirono a fargli snodare la lingua e, in poche parole, rozze. 2033_1596_000160 la vigilia del marzo. oggi è stata una giornata più allegra di ieri. tredici marzo, vigilia della distribuzione dei premi al teatro vittorio emanuele, la festa grande e bella di tutti gli anni. 2033_1596_000161 tirati da trecento coppie di cavalli impetuosi, i bei soldati dai cordoni gialli e i lunghi cannoni di bronzo e d'acciaio scintillanti sugli affusti leggieri che saltavano e risonavano, e ne tremava la terra. 2033_1596_000162 i fece un grande piacere. quella visita mi lasciò qualche cosa come delle scintille nella mente e nel cuore, e anche mi piacque quando se n'andarono. 2033_1596_000163 uscito dalla scuola stavo con mio padre a guardar certi birbaccioni della seconda che si buttavan ginocchioni per terra a strofinare il ghiaccio con le mantelline e con le berrette. 2033_1596_000164 quando seppe che proteggeva il suo figliuolo. ma bisognava pure che glielo dicessi. una volta che dovevo andar via. glielo dissi: garrone, quest'autunno mio padre andrà via da torino per sempre. egli mi domandò se andavo via anch'io. gli risposi di sì. 2033_1596_000165 e non osava più tornare a casa senza i soldi. il padrone mi bastona, disse singhiozzando, e riabbandonò il capo sul braccio come un disperato. le bambine stettero a guardarlo, tutte serie. 2033_1596_000166 quasi correndo senza dire una parola. andarono fino in fondo alla via lunghissima. infilarono l'andito d'entrata d'una piccola casa bianca e si fermarono davanti a un bel cancello di ferro da cui si vedeva un cortiletto pieno di vasi di fiori. 2033_1596_000167 ce n'è uno ben vestito con gli occhiali e due baffetti biondi che chiamavano l'avvocatino, perché facendo il maestro studiò da avvocato e prese la laurea e fece anche un libro per insegnare a scriver le lettere. 2033_1596_000168 un bambino con la testa fasciata che voleva esser sentito a ogni costo. le tartagliò- non so che storia d'un capitombolo che non se ne capì una parola. un altro volle che mia madre si chinasse e le disse: 2033_1596_000169 ebbene, io l'ho conosciuto, ragazzo. ha cominciato come te. pensa che ridurrai tuo padre e tua madre a far la stessa fine dei suoi? 2033_1596_000170 è strano, diceva con dolore dal suo letto di morte: non so più leggere, non posso più leggere, mentre gli cavavan sangue e la febbre aumentava. pensava alla sua patria. diceva. 2033_1596_000171 tu non sei più quel. d'una volta non mi va. questo bada, tutte le speranze della famiglia riposano su di te. io son malcontento, capisci, a questo rimprovero il primo veramente severo ch'ei ricevesse, il ragazzo si turbò. 2033_1596_000172 non l'avrebbe mai detta garrone. sicuramente quella parola che disse ieri mattina: carlo nobis a betti, carlo nobis è superbo perché suo padre è un gran signore. 2033_1596_000173 quando tu sarai all'università o al liceo, li andrai a cercare nelle loro botteghe o nelle loro officine e ti sarà un grande piacere il ritrovare i tuoi compagni d'infanzia, uomini, al lavoro. 2033_1596_000174 pispigliare d'uccelli che dicevano: addio, addio, vieni un'altra volta. madama alla ginnastica. 2033_1596_000175 e intanto suo padre era dietro di lui. egli s'era levato udendo cadere il libro ed era rimasto aspettando il buon punto. lo strepito dei carri aveva coperto il fruscio dei suoi passi e il cigolio leggiero delle imposte dell'uscio. ed era là. 2033_1596_000176 eravamo arrivati alla stazione, c'era una gran folla: carrozze, guardie, carabinieri, società con bandiere, la banda d'un reggimento suonava. 2033_1596_000177 il maestro tacque. non si sentiva un alito nella scuola. derossi domandò se era vero che i ciechi hanno il tatto più fino di noi. il maestro disse: è vero. 2033_1596_000178 la maestra della penna rossa e la delcati erano entrate dietro e le vedevamo da una finestra aperta che piangevano. si sentiva la mamma del bimbo che singhiozzava forte. 2033_1596_000179 e aveva nell'abbottonatura della giacchetta, nelle tasche, nel cappello, tanti mazzetti di fiori e c'erano anche dei fiori per terra ai suoi piedi. 2033_1596_000180 è con la maestra dalla penna rossa, il nipotino del vecchio impiegato che fu colpito all'occhio dalla palla di neve di garoffi. lo abbiamo visto oggi in casa di suo zio, che lo tiene come un figliuolo. 2033_1596_000181 a quella notizia, giulio ricacciò dentro subito la confessione che gli stava per fuggire dall'anima e ripeté risolutamente a sé stesso: no, babbo, io non ti dirò nulla. io custodirò il segreto per poter lavorare per te. 2033_1596_000182 eppure, divorato dalla febbre che lo doveva gettar nella fossa, egli lottava ancora disperatamente con la malattia per far qualche cosa per il suo paese. 2033_1596_000183 che con le tue spiegazioni pronte e gentili m'hai fatto capire tante volte delle cose difficili e superare degli intoppi agli esami. e te pure stardi bravo e forte. che m'hai mostrato come una volontà di ferro riesca a tutto. e te, garrone, buono e generoso. 2033_1596_000184 non c'è altra maniera. il signore prese la bimba in braccio. tutti gli altri cessarono di cantare. la bimba urlava e si dibatteva. il signore si tolse la maschera. il carro continuò a andare lentamente. 2033_1596_000185 e che non mangiava per baloccarti. tu non lo sai. io dicevo sempre: questo sarà la mia consolazione e ora tu mi fai morire. 2033_1596_000186 non so. rispose per non aver l'aria. mi par più delicato entrare senza medaglia. picchiammo, ci aperse il padre, quell'omone che pare un gigante. 2033_1596_000187 o enrico: stanne pur sicuro, quando sarai un uomo, se t'accadrà una disgrazia, se sarai solo, sta pur sicuro che mi cercherai, che verrai da me a dirmi: silvia sorella, lasciami stare con te. parliamo di quando eravamo felici, ti ricordi? 2033_1596_000188 il marinaio aveva predetto giusto. non erano ancora addormentati che si scatenò una tempesta spaventosa. fu come un assalto improvviso di cavalloni furiosi che in pochi momenti spezzarono un albero. 2033_1596_000189 derossi, pigliò la medaglia e la fece in tanti pezzetti. in quel punto il maestro rientrò e riprese la lezione. io tenni d'occhio votini, era diventato rosso di bragia. 2033_1596_000190 carico di corone, dopo aver percorso roma sotto una pioggia di fiori, tra il silenzio di una immensa moltitudine addolorata accorsa da ogni parte. 2033_1596_000191 che suo padre gli fece far la scala a capitomboli perché gli aveva chiesto dei soldi da comperare la grammatica. suo padre beve, non lavora e la famiglia patisce la fame. 2033_1596_000192 un evviva altissimo, lanciato insieme da molte voci, fece echeggiare il palazzo. il sindaco prese sul tavolo la medaglia e l'attaccò al petto del ragazzo, poi lo abbracciò e lo baciò. 2033_1596_000193 il maestro s'alzò e uscì in fretta facendo un atto disperato. allora il baccano ricominciò più forte, ma tutt'a un tratto garrone saltò su col viso stravolto e coi pugni stretti e gridò con la voce strozzata: 2033_1596_000194 grazie, babbo. andava ripetendo il figliuolo: grazie, ma va a letto tu. ora io sono contento, va a letto, babbo. ma suo padre voleva vederlo addormentato. sedette accanto al letto. gli prese la mano e gli disse: 2033_1596_000195 fanno correre il cerchio, giocano ai birilli, saltano con la funicella, fabbricano casette coi sassi, colgono le viole come se le vedessero, fanno stuoie e canestrini. 2033_1596_000196 io non ho paura, rispose il ragazzo. scendi, ripeté l'ufficiale, che altro vedi a sinistra, a sinistra, sì, a sinistra. il ragazzo sporse il capo a sinistra. in quel punto un altro fischio, più acuto e più basso del primo, tagliò l'aria. 2033_1596_000197 fatti pochi passi, udimmo una voce in falsetto che ci fece voltare il capo: era il fabbro ferraio che cantava l ultimo esame. 2033_1596_000198 ed ecco alla rappresentazione di domenica. una gran folla che accorre al circo. era annunziato rappresentazione a beneficio del pagliaccino, del pagliaccino com'era chiamato nella gazzetta. 2033_1596_000199 ne vidi tre che scavavano con un fuscello dentro a un ovo sodo, credendo di scoprirvi dei tesori, e lo spandean mezzo per terra e poi lo raccoglievano briciolo per briciolo. 2033_1596_000200 era una via diritta e sterminata, ma stretta, fiancheggiata da case basse e bianche, che pareva tanti villini, piena di gente, di carrozze, di grandi carri che facevano uno strepito assordante. 2033_1596_000201 ci volle ringraziare e non poté, strinse la mano a tre o quattro, fece una carezza a garrone, si portò via il figliuolo e li vedemmo per un pezzo camminare in fretta, discorrendo e gestendo fra loro. 2033_1596_000202 ma franti fece civetta e il calamaio andò a colpire nel petto il maestro che entrava. tutti scapparono al posto e fecero silenzio impauriti. il maestro pallido salì al tavolino e con voce alterata domandò: chi è stato. 2033_1596_000203 a furia di chiamarlo. si fecero sentire. il ragazzo li guardò e nascose il sorriso dietro il cappello. a un dato punto tutte le guardie si misero sull'attenti. entrò il sindaco, accompagnato da molti signori. 2033_1596_000204 affacciandoci alla porta vedemmo precossi, seduto sur una torricella di mattoni, che studiava la lezione col libro sulle ginocchia. 2033_1596_000205 io, fanciullo, che ancora non ti comprendo e non ti conosco intera, io ti venero e t'amo con tutta l'anima mia e sono altero d'esser nato da te e di chiamarmi figliuol tuo. 2033_1596_000206 empirono una sacca di panni. gli misero in tasca qualche scudo, gli diedero l'indirizzo del cugino e una bella sera del mese di aprile lo imbarcarono. 2033_1596_000207 poi delle guardie daziarie, delle guardie municipali, di quelle che fan la guardia alle nostre scuole. infine, gli allievi della scuola serale cantarono ancora l'inno ai morti in crimea. 2033_1596_000208 e allora, buona notte. camerati, che rispose: derossi. per me garrone sarà sempre garrone, precossi sarà sempre precossi, e gli altri lo stesso. diventassi imperatore delle russie, dove saranno loro? andrò io? 2033_1596_000209 la mano è ancora lesta e gli occhi fanno ancora il loro dovere. e giulio, contento, muto, diceva tra sé: povero babbo, oltre al guadagno io gli dò ancora questa soddisfazione di credersi ringiovanito. ebbene, coraggio. 2033_1596_000210 vedete, si posson quasi riconoscere al viso passano dei siciliani, dei sardi, dei napoletani, dei lombardi. questo poi è un reggimento vecchio di quelli che hanno combattuto nel. 2033_1596_000211 ci siamo molto divertiti a sentirla e così mio fratello trangugiò la medicina che prima non voleva. quanta pazienza debbono avere con quei ragazzi della prima inferiore. 2033_1596_000212 sibilando, rimbalzando, schiantando ogni cosa con un fragore da fendere il cranio. di tratto in tratto, uno dei soldati che tiravan dalle finestre stramazzava indietro sul pavimento ed era trascinato in disparte. 2033_1596_000213 quando fui solo nella strada, vidi ch'egli mi seguitava. i fermai e lo aspettai con la riga in mano. egli s'avvicinò, io alzai la riga. 2033_1596_000214 e poi era una bella mattinata di primavera. dalle finestre della scuola si vedeva il cielo azzurro, gli alberi del giardino tutti coperti di germogli. 2033_1596_000215 e penso che hanno lavorato dallo spuntar dell'alba fino a quell'ora, e con quelli tanti altri, anche più piccoli, che tutto il giorno son stati sulle cime dei tetti, davanti alle fornaci, in mezzo alle macchine e dentro all'acqua e sotto terra, non mangiando che un po di pane. 2033_1596_000216 ci sono anche due fratelli vestiti eguali, che si somigliano a pennello e portano tutti e due un cappello alla calabrese con una penna di fagiano. ma il più bello di tutti, quello che ha più ingegno che sarà il primo, di sicuro anche quest'anno- è derossi. 2033_1596_000217 il ragazzo non disse nulla. dopo alcuni minuti tirò fuori dalla borsa del pane e delle frutte secche. la ragazza aveva dei biscotti. mangiarono. 2033_1596_000218 patriotta che è venuto solo da genova a buenos aires a cercare sua madre. a buenos aires gli dissero: qui non c'è, è a cordova. viene in barca a rosario tre dì e tre notti con due righe di raccomandazione. presenta la carta, gli fanno una figuraccia. 2033_1596_000219 quando ho visto quella medaglia, ah, il piccinetto mio, alto come un soldo di cacio. vieni un po qua che ti guardi bene nel muso. 2033_1596_000220 quella della penna rossa, saltellava dietro i suoi bimbi come una scolaretta. i parenti dei ragazzi discorrevano fra loro ridendo, e la madre di crossi l'erbaiola ci aveva nelle ceste tanti mazzi di violette che empivano di profumo tutto il camerone. 2033_1596_000221 ma non si vergognavano, punto, povere creature. si vedeva ch'eran bambini assuefatti a essere svestiti, esaminati, rivoltati per tutti i versi. 2033_1596_000222 che sarò un cittadino operoso ed onesto, inteso costantemente a nobilitarmi per rendermi degno di te, per giovare con le mie minime forze a far sì che spariscano un giorno dalla tua faccia la miseria, l'ignoranza, l'ingiustizia, il delitto. 2033_1596_000223 aveva la faccia stravolta che pareva spaventato. chi siete, domandò? garrone rispose: siamo compagni di scuola d'antonio che gli portiamo tre arancie. 2033_1596_000224 dopo la fanteria s'avanzarono i soldati del genio, gli operai della guerra coi pennacchi di crini neri e i galloni cremisini e mentre questi sfilavano si vedevano venire innanzi dietro di loro, centinaia di lunghe penne diritte. 2033_1596_000225 la tua parola irriverente m'è entrata nel cuore come una punta d'acciaio. io pensai a tua madre quando anni sono stette chinata tutta una notte sul tuo piccolo letto a misurare il tuo respiro, piangendo sangue dall'angoscia e battendo i denti dal terrore. 2033_1596_000226 e su dalle finestre e dalle logge. seguitavano a sporgersi fuori e ad applaudire. tutt'a un tratto, quando furono per entrar sotto il portico, venne giù dalla loggia delle figlie dei militari una vera pioggia di pensieri, di mazzettini di viole e di margherite. 2033_1596_000227 e appena mi vide mi fece il muso di lepre. un po più in là vidi garoffi che contava gli spettatori calcolando sulle dita quanto potesse aver incassato la compagnia. 2033_1596_000228 lasciaci un poco dell'anima tua in quella grande famiglia nella quale sei entrato bambino e da cui esci giovinetto e che tuo padre e tua madre amano tanto perché tu ci fosti tanto amato. 2033_1596_000229 e qui il suo soliloquio muto s'arrestava. la sua immaginazione si perdeva in un sentimento d'inesprimibile tenerezza che gli faceva tirar fuori di nascosto una piccola medaglia che portava al collo e mormorare, baciandola, le sue orazioni. 2033_1596_000230 banco, egli si dibatteva, digrignava i denti, si fece trascinar fuori di viva forza. il maestro lo portò quasi di peso dal direttore e poi tornò in classe solo e sedette al tavolino. 2033_1596_000231 nessuno dormirà bene, poveri figliuoli. esclamò il marinaio italiano passando di corsa, chiamando il capitano. il ragazzo stava per rispondere alla sua amica buona notte, quando uno spruzzo d'acqua inaspettato lo investì con violenza e lo sbatté contro un sedile. 2033_1596_000232 a veder tutta quella gente e a sentir quello strepito d'applausi. rimasero lì tutti e tre che non osavano più né guardare né muoversi. un usciere municipale li spinse accanto al tavolo a destra. 2033_1596_000233 quelli della sezione di vanchiglia, figliuoli d'operai. quelli della sezione boncompagni, di cui molti son figliuoli di contadini. quelli della scuola raineri, che fu. 2033_1596_000234 io intanto vidi in un angolo della stanza, nuda e scura, un ragazzo inginocchiato davanti a una seggiola, con la schiena volta verso di noi, che parea che scrivesse. e proprio scriveva con la carta sopra la seggiola e aveva il calamaio sul pavimento. 2033_1596_000235 la notizia della morte del ragazzo era già corsa fra quei soldati prima che lasciassero gli accampamenti. il sentiero fiancheggiato da un rigagnolo passava a pochi passi di distanza dalla casa. 2033_1596_000236 ma già stardi fuori di sé. gli aveva afferrato il braccio con due mani e dato al pugno un tal morso che il coltello gli era cascato e la mano gli sanguinava. altri intanto erano accorsi, li divisero, li rialzarono. 2033_1596_000237 e si vedevano delle mogli d'operai coi bambini in braccio, i quali tenevano nelle manine il diploma del padre e lo mostravano alla gente superbi. 2033_1596_000238 arrivati nella strada, incontrammo i ragazzi d'un collegio che passavano in doppia fila e, visto il feretro con la medaglia e le maestre si levaron tutti il berretto, povero piccino, egli se n'andò a dormire per sempre con la sua medaglia. 2033_1596_000239 e sa già tirare di scherma. ha dodici anni, è figliuolo d'un negoziante, va sempre vestito di turchino, con dei bottoni dorati. sempre vivo, allegro, grazioso con tutti. 2033_1596_000240 guarda laggiù, disse il capitano, spingendolo al finestrino, nel piano vicino alle case di villafranca, dove c'è un luccichìo di baionette. 2033_1596_000241 egli solo poteva dirmi dov'era. io sono venuto in america a cercar mia madre. merelli le mandava le lettere. io ho bisogno di trovar mia madre. 2033_1596_000242 essa li lascia fare e li bacia tutti ridendo, e ogni giorno ritorna a casa arruffata e sgolata, tutta ansante e tutta contenta, con le sue belle pozzette e la sua penna rossa. 2033_1596_000243 quante operazioni, cos'è il totale e la sottrazione e la risposta e la virgola dei decimali. tutti i maestri andavano qua e là, chiamati da cento parti. mio padre mi levò di mano subito la brutta copia, guardò e disse: va bene. 2033_1596_000244 mancavano ancora cinque soldi. ora vengono quelle della quarta. che ne hanno? disse una? quelle della quarta vennero e i soldi fioccarono. 2033_1596_000245 diceva delle parole in latino e in fine alzò il bicchiere che gli ballava in mano e disse: serio, serio, alla sua salute. dunque, caro signor ingegnere, ai suoi figliuoli, alla memoria della sua buona madre, 2033_1596_000246 mi contento di campare di pan nero, ma che possa partir presto, che possa trovare una volta mia madre. fatemi questa carità del lavoro, trovatemi voi del lavoro, per amor di dio, che non ne posso più. diamine, diamine, disse il contadino, guardandosi attorno e grattandosi il mento. che storia. 2033_1596_000247 e il pensar per la prima volta che suo padre avrebbe forse provato un'umiliazione in faccia sua. scoprendo ogni cosa, tutto questo lo atterriva quasi. 2033_1596_000248 e quando vedeva qualcuno scoraggiato, per farlo ridere e mettergli animo, spalancava la bocca come per divorarlo, imitando il leone verso le undici. guardando giù a traverso alle persiane, vidi molti parenti che andavano e venivano per la. 2033_1596_000249 e parla con tanta buona maniera e con una voce così dolce che tutti escono con gli occhi rossi, più confusi che se li avesse puniti. 2033_1596_000250 dove mio padre e mia madre nacquero e saranno sepolti, dove io spero di vivere e di morire, dove i miei figli cresceranno e morranno. bella italia, grande e gloriosa da molti secoli, unita e libera da pochi anni. 2033_1596_000251 anche il maestro e il direttore s'avvicinarono. molti ragazzi si fecero intorno. lei è il padre di questo ragazzo, è vero? domandò il sovrintendente al fabbro con fare allegro, come se fossero amici, e senz'aspettar la risposta. 2033_1596_000252 quello che la luce è per i nostri occhi, la musica è per il loro cuore. derossi, domandò se non si poteva andarli a vedere. si può, rispose il maestro, ma voi, ragazzi, non ci dovete andare per ora. 2033_1596_000253 e se, quando sarò un uomo, egli vivrà ancora e c'incontreremo, glielo dirò di quell'atto che mi toccò il cuore e gli darò un bacio sulla testa. 2033_1596_000254 il cuore gli scoppiava ammalò. stette tre giorni nel carro con una coperta addosso, battendo la febbre e non vedendo nessuno fuori che il capataz che veniva a dargli da bere e a toccargli il polso. e allora si credette perduto e invocava disperatamente sua madre. 2033_1596_000255 ma il buon vecchio era contento e ricominciò a parlare con vivacità della nostra famiglia, di altri maestri di quegli anni e dei compagni di scuola di mio padre, il quale di alcuni si ricordava e di altri no. 2033_1596_000256 i cechi, i muti, i rachitici, gli orfani, i fanciulli abbandonati. pensa che è la sventura e la carità umana che passa. fingi sempre di non vedere chi ha una deformità ripugnante o ridicola. spegni sempre ogni fiammifero acceso che tu trovi sui tuoi passi. 2033_1596_000257 i quali punticini riescono in rilievo sul rovescio della carta, per modo che, voltando il foglio e strisciando le dita su quei rilievi, essi possono leggere quello che hanno scritto ed anche la scrittura d'altri. 2033_1596_000258 fioccarono, tutte s'affollavano ed era bello a vedere quel povero spazzacamino in mezzo a tutte quelle vestine di tanti colori, a tutto quel rigirìo di penne, di nastrini, di riccioli. i trenta soldi c'erano già e ne venivano ancora. 2033_1596_000259 passò un ragazzo d'officina a cui si vedeva che suo padre aveva imprestata la giacchetta per quell'occasione e gli spenzolavan le maniche tanto che se le dovette rimboccare lì sul palco per poter prendere il suo premio. e molti risero, ma il riso fu subito soffocato dai battimani. 2033_1596_000260 qualche momento passò: era buio, fitto, il canto dei contadini s'andava allontanando per la campagna. la vecchia rinvenne ferruccio chiamò con voce appena intelligibile, battendo i denti. 2033_1596_000261 la mattina alle quattro, al lume delle stelle, la lunga fila dei carri si mise in movimento con grande strepitio, ciascun carro tirato da sei bovi, seguiti tutti da un gran numero di animali di ricambio. il ragazzo svegliato e messo dentro a un dei carri sui sacchi. 2033_1596_000262 io lo vidi passar proprio vicino. era tutto acceso nel viso, contento. la medaglia aveva il nastro bianco, rosso e verde. sua madre piangeva e rideva. suo padre si torceva un baffo con una mano che gli tremava forte, come se avesse la febbre. 2033_1596_000263 madre. domani egli ritornerà in classe. i prego fin d'ora, ragazzi, rispettate il terribile dolore che gli strazia l'anima. quando entrerà, salutatelo con affetto e seri. nessuno scherzi, nessuno rida con lui. mi raccomando. 2033_1596_000264 tu lo dici in tono di risentimento. pensa un po quante volte fai degli atti d'impazienza tu, e con chi? con tuo padre e con tua madre, coi quali la tua impazienza è un delitto. ha ben ragione il tuo maestro di essere qualche volta impaziente. 2033_1596_000265 giravano tra i gruppi, i quadrati, i cannoni che parevan mulinati da un uragano, sfondando ogni cosa. era una confusione di cavalleggeri d'alessandria, di lancieri di foggia, di fanteria, di ulani, di bersaglieri. un inferno che non se ne capiva più niente. 2033_1596_000266 che è un uomo grande e grosso, con un collo di toro, e ha un'aria seria e onesta come lui. e mentre stava così curvo, con la camicia un poco aperta davanti, io gli vedevo, sul petto nudo e robusto, la crocina d'oro che gli regalò la madre di nelli. 2033_1596_000267 i banchi e le corsie della platea erano stipati di centinaia di ragazzi che dovevan cantare e avevan la musica scritta tra le mani. 2033_1596_000268 vidi la maestrina della penna rossa che sorreggeva la mia maestra di prima superiore quasi svenuta. nello stesso tempo mi sentii urtare nel gomito: era il muratorino pallido che tremava da capo a piedi. egli pensava a suo padre. certo, anch'io ci pensai. 2033_1596_000269 partirono e il viaggio durò tre giorni e quattro notti, e fu uno stupore continuo per il piccolo viaggiatore, tre giorni e quattro notti su per quel meraviglioso fiume paranà, rispetto al quale il nostro grande po non è che un rigagnolo. 2033_1596_000270 votini, che era sempre stato così geloso di derossi, fu il primo a gettarglisi incontro con le braccia aperte. io salutai il muratorino e lo baciai proprio nel momento che mi faceva il suo ultimo muso di lepre. caro ragazzo, 2033_1596_000271 sabato mattina diede un soldo a uno della prima superiore che piangeva in mezzo alla strada perché gli avevan preso il suo e non poteva più comprare il quaderno. 2033_1596_000272 prendilo, è tuo. egli mi guardò, non capiva: è tuo. dissi: te lo regalo. allora egli guardò mio padre e mia madre ancora più stupito e mi domandò: ma perché? 2033_1596_000273 aveva ragione mio padre. il maestro, era di malumore perché non stava bene, e da tre giorni, infatti, viene in sua vece il supplente, quello piccolo e senza barba che pare un giovinetto. 2033_1596_000274 pensa che da tanti anni fatica per i ragazzi e che se n'ebbe molti affettuosi e gentili, ne trovò pure moltissimi ingrati, i quali abusarono della sua bontà e disconobbero le sue fatiche. 2033_1596_000275 ne passavano di quelli di prima superiore che, arrivati là, si confondevano e non sapevano più dove voltarsi e tutto il teatro rideva. 2033_1596_000276 nelli discese e tutti gli fecero festa. era eccitato, roseo, gli splendevan gli occhi. non pareva più quello. poi, all'uscita, quando sua madre gli venne incontro e gli domandò, un po inquieta, abbracciandolo, 2033_1596_000277 e disse questo con tanto calore che, senz'aspettar la preghiera della donna, il ragazzo rispose: andiamo. e uscì pel primo a passi lesti. 2033_1596_000278 di lei, signore? rispose il vecchio sorridendo. pure no, per il momento. ma questo non vuol mica dire che non me n'abbia fatte. lei però aveva giudizio. 2033_1596_000279 otto sono con coatti i maestri, compreso un supplente piccolo e senza barba che pare un giovinetto. c'è un maestro di quarta zoppo imbacuccato in una grande cravatta di lana, sempre tutto pieno di dolori. 2033_1596_000280 quel giacchettone con le maniche rimboccate, da cui uscivano due braccini di malato che s'erano alzati tante volte per difendere il viso dalle percosse. 2033_1596_000281 quando passò davanti ai ragazzi delle scuole, tutti agitarono i berretti per aria. quelli di borgo po fecero un grande schiamazzo, tirandolo per le braccia e per la giacchetta e gridando: pin viva, pin, bravo, pinot. 2033_1596_000282 altre dicevano: è un ragazzo che difende sua sorella. coraggio dagliele sode. e gridavano a franti prepotente vigliaccone. 2033_1596_000283 lavorerò con te tutto il giorno. farò tutto quello che vorrai, sono disposta a tutto, a tutto. esclamò gettando le braccia al collo a mia madre, pur che il babbo e la mamma non abbian più dispiaceri. 2033_1596_000284 io già non vivrò più un pezzo. signor direttore, ho la morte qui, ma vorrei vederlo cambiato prima di morire, perché- e diede in uno scoppio di pianto- è il mio figliuolo. gli voglio bene, morirei disperata. 2033_1596_000285 pensa dunque che dolore dev'esser per lui quando, invece di trovar affetto, in te trova freddezza e irriverenza. non macchiarti mai più di questa orribile ingratitudine. 2033_1596_000286 ama garrone, ama precossi, ama coretti, ama il tuo muratorino che nei loro petti di piccoli operai chiudono dei cuori di principi, e giura a te medesimo che nessun cangiamento di fortuna potrà mai strappare queste sante amicizie infantili dall'anima tua. 2033_1596_000287 questo foglio non l'hai bruciato tu. gli dice il maestro mostrandogli il lavoro mezzo bruciato. sì, risponde lui con la voce tremante. son io che l'ho lasciato cadere sul fuoco. 2033_1596_000288 opprimente, insopportabile, sfinito dalle fatiche e dall'insonnia, ridotto, lacero e sudicio, rimbrottato e malmenato dalla mattina alla sera. il povero ragazzo s'avviliva ogni giorno di più e si sarebbe perduto d'animo affatto se il capataz non gli avesse. 2033_1596_000289 chi gli toccava la medaglia. tutti gli dissero qualche cosa e il padre guardava stupito, tenendosi sempre serrato al petto il capo del figliuolo che 2033_1596_000290 figliuoli s'interruppe, poi ripigliò. se qualche volta m'è scappata la pazienza, se qualche volta, senza volerlo, sono stato ingiusto, troppo severo, scusatemi. 2033_1596_000291 non qui di certo riprese. vieni a vedere. e mi condusse in uno stanzino dietro la bottega che serve da cucina e da stanza da mangiare. 2033_1596_000292 e cascar morto ai suoi piedi, pur che io la riveda una volta. coraggio e con quest'animo arrivò allo spuntar d'un mattino rosato e freddo di fronte alla città di rosario, posta sulla riva alta del paranà, dove si specchiavan nelle acque le antenne. 2033_1596_000293 il ragazzo si voltò a guardarlo coi suoi begli occhi celesti in atto interrogativo. niente disse l'ufficiale. va su il ragazzo. andò su come un gatto. 2033_1596_000294 votini. si mise tra me e il ragazzo e subito si ricordò d'essere vestito bene e volle farsi ammirare e invidiare dal suo vicino. alzò un piede e mi disse: 2033_1596_000295 poco dopo la partenza, uno dei marinai del bastimento, un italiano coi capelli grigi, comparve a prua conducendo per mano una ragazzina e, fermatosi davanti al piccolo siciliano, gli disse: eccoti una compagna di viaggio, mario. poi se n'andò. 2033_1596_000296 ma il più bello fu all'uscita, che c'era a aspettarlo suo padre, un flebotomo grosso e tozzo come lui, con un faccione e un vocione. 2033_1596_000297 ma tanto mi voglion bene lo stesso. e i miei fratelli pure quattro. ne ho tutti piccoli. io son la prima di casa. i vesto faranno molta festa a vedermi. entrerò in punta di piedi. il mare è brutto. 2033_1596_000298 precossi, fece un movimento del collo come per inghiottire qualche cosa e girò sui banchi uno sguardo dolcissimo che esprimeva una gratitudine immensa. va dunque, gli disse il sovrintendente, caro ragazzo, e dio ti protegga. 2033_1596_000299 il maestro lo guardò, guardò gli scolari stupiti, poi disse con voce tranquilla: non sei tu e dopo un momento il colpevole non sarà punito. s'alzi. 2033_1596_000300 in una galleria. vidi per un momento votini con un gran colletto di trina, poi disparve. c'era in un palchetto del proscenio pieno di gente il capitano d'artiglieria, il padre di robetti, quello delle stampelle che salvò un bambino dall'omnibus. 2033_1596_000301 ebbe altre giornate di mare quieto e giallastro, di caldura insopportabile, di noia infinita, ore interminabili e sinistre durante le quali i passeggeri spossati, distesi, immobili sulle tavole, parevan tutti morti. 2033_1596_000302 ed egli, tutto, solo in fondo al banco, smorto, stava a sentire, guardando ora l'uno ora l'altro con gli occhi supplichevoli perché lo lasciassero stare. 2033_1596_000303 io fui uno dei primi chiamati, povero maestro come m'accorsi, che ci vuol bene davvero. questa mattina, mentre c'interrogavano gli altri, egli non aveva occhi, che per noi si turbava quando eravamo incerti a rispondere. 2033_1596_000304 gli voglio bene, m'insegna molte cose. mi sembra un uomo coretti. il figliuolo del rivenditore di legna dice ch'egli non darebbe i suoi francobolli neanche per salvar la vita a sua madre. mio padre non lo crede. 2033_1596_000305 poi lo baciai io e gli sentii il viso bagnato. mio padre mi spinse nel vagone e al momento di salire levò rapidamente il rozzo bastone di mano al maestro e gli mise invece la sua bella canna col pomo d'argento e le sue iniziali. 2033_1596_000306 ma una sera, a desinare, il padre pronunciò una parola che fu decisiva per lui. sua madre lo guardò e, parendole di vederlo più malandato e più smorto del solito, gli disse: giulio, tu sei malato. 2033_1596_000307 no. urlò il capitano da una finestra e il fuoco ricominciò più fitto e più rabbioso dalle due parti. altri soldati caddero. 2033_1596_000308 il ragazzo fece appena in tempo a baciargli un braccio. anche gli altri uomini che lo avevano maltrattato così duramente parve che provassero un po di pietà a vederlo rimaner così solo e gli fecero un cenno d'addio allontanandosi, ed egli restituì il saluto con la mano. 2033_1596_000309 perché la nobiltà sta nel lavoro e non nel guadagno, nel valore e non nel grado. ma se c'è una superiorità di merito, è dalla parte del soldato dell'operaio, i quali ricavan dall'opera propria minor profitto. 2033_1596_000310 è il primo in aritmetica, in grammatica, in composizione, in disegno. capisce ogni cosa al volo. ha una memoria meravigliosa, riesce in tutto senza sforzo. pare che lo studio sia un gioco per lui. 2033_1596_000311 ma vista la distanza a cui si trovava la scialuppa, non si sentì il coraggio di spiccare il salto e ricadde sopra coperta. le altre donne eran quasi tutte già svenute e come moribonde un ragazzo? gridarono i marinai. 2033_1596_000312 lo rivoglio intero, ti dirò tutto, non t'ingannerò più. studierò come prima, nasca quel che nasca, purché tu torni a volermi bene, povero padre mio. oh, questa volta son ben sicuro della mia risoluzione. 2033_1596_000313 e allora, maestri, maestre, parenti, ragazzi, mormorarono tutti insieme: bravo robetti, bravo povero bambino, e gli mandavano dei baci. le maestre e i ragazzi che gli erano intorno gli baciaron le mani e le braccia. 2033_1596_000314 e poi con quanta voce avea in gola, disperatamente, ferruccio, ferruccio, ferruccio. bambino mio, amor mio, angeli del paradiso, aiutatemi. 2033_1596_000315 debbon rendere i denari e lavorar tutta la sera a rimetter su la baracca. ci hanno due ragazzi che lavorano e mio padre riconobbe il più piccolo mentre attraversava la piazza. 2033_1596_000316 quegli guardò, combinava bravo piccino. esclamò tutto contento, e mio padre e lui si guardarono un momento con un buon sorriso come due amici. mio padre gli tese la mano, egli la strinse e si separarono dicendo al verbale, al verbale: 2033_1596_000317 e chi sa che non ce ne sia qualcuno pure che renderà dei grandi servigi al suo paese e farà il suo nome glorioso. separati dunque da loro affettuosamente. 2033_1596_000318 nella strada non c'eran che ragazze. nessuno poteva separarli. franti lo buttò in terra, ma quegli su subito e addosso daccapo. 2033_1596_000319 ama dunque, rispetta sopra tutti, fra i tuoi compagni, i figliuoli dei soldati del lavoro. onora in essi le fatiche e i sacrifici dei loro parenti. 2033_1596_000320 pensa ai medici che morirono di malattie attaccaticcie, sfidate coraggiosamente per curar dei fanciulli. pensa a tutti coloro che nei naufragi, negli incendi, nelle carestie. 2033_1596_000321 la tempesta andò crescendo di furia tutta la notte. allo spuntar del giorno crebbe ancora le onde formidabili, flagellando il piroscafo per traverso, irrompevano sopra coperta e sfracellavano, spazzavano, travolgevano nel mare ogni cosa. 2033_1596_000322 e studiale le strade. studia la città dove vivi. se domani tu ne fossi sbalestrato lontano, saresti lieto d'averla presente, bene alla memoria. 2033_1596_000323 ma non ce ne può, in nessuna maniera, ché l'altro lo rivende dieci volte in tutte le materie e votini si morde le dita. anche carlo nobis lo invidia, ma ha tanta superbia in corpo che appunto per superbia non si fa scorgere. 2033_1596_000324 sempre con quello stesso gesto e tutti i giorni il medesimo umore, sempre coscienzioso, pieno di buon volere e attento, come se ogni giorno facesse scuola per la prima volta. 2033_1596_000325 e voltò il viso verso il muro e io volai giù per le scale perché avevo bisogno d'abbracciar mia madre la strada. 2033_1596_000326 il tempo continuando bellissimo. ci hanno fatto passare dalla ginnastica del camerone a quella degli attrezzi in giardino. garrone era ieri nell'ufficio del direttore quando venne la madre di nelli, quella signora bionda e vestita di nero. 2033_1596_000327 mio padre, fingendo di legger la gazzetta. lo stava a sentire e si divertiva. egli ha sempre le tasche gonfie delle sue piccole mercanzie, che ricopre con un lungo mantello nero e par continuamente sopra pensiero e affaccendato come un negoziante. 2033_1596_000328 mio padre domandò a un maestro cos'è stato? gli è passata la ruota sul piede, rispose: gli ha rotto il piede, disse un altro. era un ragazzo della seconda. 2033_1596_000329 no, no, dissero i parenti e molti scolari. no, signor maestro, mai scusatemi, ripeté il maestro e vogliatemi bene. l'anno venturo non sarete più con me, ma vi rivedrò e rimarrete sempre nel mio cuore. a rivederci, ragazzi. 2033_1596_000330 che mastica veleno e il muratorino gli fa il muso di lepre. stamani, per esempio, l'ha fatta bigia. il maestro entra nella scuola e annunzia il risultato. 2033_1596_000331 di tratto in tratto qualche buona parola. spesso in un cantuccio del carro non veduto, piangeva col viso contro la sua sacca, la quale non conteneva più che dei cenci. ogni mattina si levava più debole e più scoraggiato e guardando la campagna, vedendo sempre quella, 2033_1596_000332 azzurra. tutti s'accalcavano davanti alla porta c'eran parecchie ragazze che s'asciugavan le lacrime. aspettammo un pezzo in silenzio. finalmente portaron giù la cassa. 2033_1596_000333 anni sono. egli era maestro a torino e andò per tutto un inverno a far lezione ai prigionieri nelle carceri giudiziarie. faceva lezione nella chiesa delle carceri, che è un edificio rotondo e tutt'intorno nel muri alti e nudi. 2033_1596_000334 voglia di lavorare, allegrezza, piacere. il maestro gli ha dato da copiare il racconto mensile che leggerà domani, la piccola vedetta lombarda. 2033_1596_000335 addio, buon re prode, re leale re, tu vivrai nel cuore del tuo popolo finché splenderà il sole sopra. 2033_1596_000336 tutti lo guardarono, fuorché derossi votini. volle rispondere, non poté, restò come impietrato col viso bianco. poi, mentre il maestro faceva lezione, si mise a scrivere a grossi caratteri sopra un foglietto: 2033_1596_000337 come stanno attenti, come ricordano tutto, come discutono fra loro, anche i piccoli, di cose di storia e di lingua, seduti quattro o cinque sulla stessa panca senza voltarsi l'un verso. 2033_1596_000338 con la quale il marito, che era galantuomo, andava pagando via via i debiti più urgenti e riguadagnando così la sua buona reputazione. 2033_1596_000339 voi dovete essere contenti. oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a reggio di calabria, a più di cinquecento miglia di qua. vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano. 2033_1596_000340 la tua povera maestra sta molto male. la distribuzione dei premi agli operai. 2033_1596_000341 il supplente rientrò con gli occhi rossi. non si sentiva più un alito. egli rimase stupito, ma poi, vedendo garrone ancora tutto acceso e fremente, capì e gli disse con l'accento d'un grande affetto, come avrebbe detto a un fratello: 2033_1596_000342 col suo visetto bello e bruno, e suo padre, che aveva un vestito rosso e i calzoni bianchi, con gli stivali alti e la frusta in mano, lo guardava, ma era triste. mio padre n'ebbe compassione e ne parlò il dì dopo col pittore delis, che venne a trovarci. 2033_1596_000343 coraggio, enrico, studieremo insieme. e tornai a casa contento, ma non ho più il mio maestro con quel sorriso buono e allegro, e non mi par più bella come prima la scuola. 2033_1596_000344 spadone, piantato in terra accanto a un gran foco agitato dal vento. mangiarono tutti insieme, dormirono e poi ripartirono. e così il viaggio continuò, regolato come una marcia di soldati. ogni mattina si mettevano in cammino alle cinque. 2033_1596_000345 erano appena entrati che si vide una cosa orrenda: una donna s'affacciò urlando a una finestra del terzo piano. s'afferrò alla ringhiera, la scavalcò e rimase afferrata così, quasi sospesa nel vuoto. 2033_1596_000346 i bambini la copersero di fiori e la gente tutt'intorno, con le candele accese, cominciò a cantare le preghiere nella chiesa grande e oscura. 2033_1596_000347 e via come un lampo. il ragazzo porta l'oggetto allo zio. vedono che c'è scritto su: ti regalo questo. guardan dentro e fanno un'esclamazione di stupore. 2033_1596_000348 a riveder per qualche minuto, nella quiete della notte, per l'ultima volta, quello stanzino dove aveva tanto lavorato segretamente, col cuore pieno di soddisfazione e di tenerezza. 2033_1596_000349 ma il maestro disse al padre: no, signore, mi scusi, non è sempre colpa, è sfortuna. molte volte- e questo è il caso- poi lesse nelli promosso sessantadue settantesimi. 2033_1596_000350 il padre, lo pigliò fra le braccia, lo portò nella sua camera, lo mise a letto, sempre ansando e carezzandolo, e gli accomodò i cuscini e le coperte. 2033_1596_000351 io avevo terminato di scrivere il racconto mensile per la settimana ventura, il piccolo scrivano fiorentino che il maestro mi diede a copiare, e mio padre mi ha detto: andiamo su al quarto piano a veder come sta dell'occhio quel signore. 2033_1596_000352 sperava già che fosse riuscito a fuggire inosservato quando cinque o sei piccoli nuvoli di polvere che si sollevarono da terra davanti e dietro al ragazzo, l'avvertirono che era stato visto dagli austriaci, i quali gli tiravano addosso dalla sommità dell'altura. 2033_1596_000353 o enrico bada. questo è il più sacro degli affetti umani. disgraziato chi lo calpesta. l'assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore? 2033_1596_000354 misurava senza posa, con l'occhio ardente, lo spazio interposto fra il ragazzo fuggente e quel luccichìo d'armi che vedeva laggiù nella pianura, in mezzo ai campi di frumento dorati dal sole. 2033_1596_000355 quando i primi ufficiali del battaglione videro il piccolo cadavere disteso ai piedi del frassino e coperto dalla bandiera tricolore, lo salutarono con la sciabola. 2033_1596_000356 provocato. quattro s'alzarono col capo chino. voi disse il maestro, avete insultato un compagno che non vi provocava, schernito un disgraziato, percosso un debole che non si può difendere. 2033_1596_000357 aveva delle vaste visioni dell'avvenire d'italia e d'europa. sognava un'invasione straniera, domandava dove fossero i corpi dell'esercito e i generali. trepidava ancora per noi, per il suo popolo. 2033_1596_000358 la vecchia fece l'atto d'incrociar le braccia sul seno e rispose dondolando il capo. anche tu, dunque l'hai con l'ingegnere mequinez, e mi pare che sarebbe tempo di finirla. son tre mesi oramai che ci seccano. non basta che l'abbiano detto i giornali, bisognerà farlo stampare sulle cantonate. 2033_1596_000359 un momento che mi levi le scarpe. si levò le scarpe, si strinse la cinghia dei calzoni, buttò nell'erba il berretto e abbracciò il tronco del frassino. ma bada, esclamò l'ufficiale facendo l'atto di trattenerlo come preso da un timore improvviso. 2033_1596_000360 e ora come faccio che vuoi che ti dica, povero figliuolo? rispose la donna. io non so, ma subito le balenò un'idea e soggiunse in fretta: senti ora che ci penso, fa una cosa. svolta a destra per la via, troverai, alla terza parte, un. 2033_1596_000361 tutta la classe si preparava a una scenata votini, tremava già tutto. derossi gridò: datela a me. sì, meglio quelli risposero: sei tu che gliela devi portare. 2033_1596_000362 ma questo lavoro lo stancava ed egli se ne lagnava spesso con la famiglia a desinare i miei occhi: se ne vanno, diceva: questo lavoro di notte mi finisce. 2033_1596_000363 m hai da dire che cosa vuoi dire io nulla. ebbene, addio a rivederci, ragazzo, vattene pure col cuore in pace. 2033_1596_000364 questa è la tremenda verità. io non mi reco a vederti perché il tuo è uno di quei dolori solenni e santi che bisogna soffrire e vincere da sé soli. comprendi ciò che voglio dire con queste parole: bisogna vincere il dolore. 2033_1596_000365 la folla li accolse tutti con uno scoppio d'applausi. ma quando comparve l'ultimo, l'avanguardia dei salvatori, quello che aveva affrontato innanzi agli altri, 2033_1596_000366 son tre giorni che è a casa. l'ho tenuto nascosto, ma dio ne guardi. se suo padre scopre la cosa, lo ammazza. abbia pietà, che non so più come fare. mi raccomando con tutta l'anima mia. 2033_1596_000367 artista e s'indovina la sua volontà di ferro a veder com'è fatto così tozzo, col capo quadro e senza collo, con le mani corte e grosse e con quella voce rozza. 2033_1596_000368 ma quando arrivai a casa e raccontai tutto a mio padre, credendo di fargli piacere, egli si rabbruscò e disse: dovevi esser tu il primo a tendergli la mano, poiché avevi torto. 2033_1596_000369 la rappresentazione cominciò, il pagliaccino fece meraviglie sul cavallo, sul trapezio e sulla corda e ogni volta che saltava giù tutti gli battevan le mani e molti gli tiravano i riccioli. 2033_1596_000370 ma questa volta non sono più presi a caso i ragazzi che debbono andar sul palcoscenico a presentar gli attestati dei premi ai signori che li distribuiscono. 2033_1596_000371 si trovava a poppa d'una grossa barca a vela carica di frutte che partiva per la città di rosario, condotta da tre robusti genovesi abbronzati dal sole. la voce dei quali e il dialetto amato che parlavano gli rimise un po di conforto nel cuore. 2033_1596_000372 dettò il problema forte, guardandoci ora l'uno, ora l'altro con certi occhi terribili, ma si capiva che se avesse potuto dettare anche la soluzione per farci promovere tutti, ci avrebbe avuto un grande piacere. 2033_1596_000373 nelli fece ancora uno sforzo violento, mettendo un gemito, e si trovò a due palmi dall'asse. bravo, gridarono gli altri, coraggio, ancora una spinta. 2033_1596_000374 quei piccoli nuvoli eran terra buttata in aria dalle palle, ma il tamburino continuava a correre a rompicollo. a un tratto, stramazzò, ucciso, ruggì il capitano addentandosi il pugno. ma non aveva anche detto la parola che vide il tamburino rialzarsi. 2033_1596_000375 e giulio ricevé il rimprovero in silenzio, ricacciando dentro due lagrime che volevano uscire, ma sentendo ad un tempo nel cuore una grande dolcezza. 2033_1596_000376 dell'anno la maestra di mio fratello idì, l figliuolo del carbonaio. fu scolaro della maestra delcati, che è venuta oggi a trovar mio fratello malaticcio. 2033_1596_000377 il ragazzo, infatti, di cui fino allora egli aveva visto sporgere il capo al disopra d'un campo di frumento, era scomparso, come se fosse caduto. 2033_1596_000378 ci andrete più tardi, quando sarete in grado di capire tutta la grandezza di quella sventura e di sentire tutta la pietà che essa merita. è uno spettacolo triste, figliuoli. 2033_1596_000379 e quando la mamma va a trovarli, le mettono le mani sul viso, la toccano bene dalla fronte al mento e alle orecchie per sentir com'è fatta. 2033_1596_000380 ma il fuoco della difesa infiacchiva. lo scoraggiamento appariva su tutti i visi. non era più possibile protrarre la resistenza a un dato momento. i colpi degli austriaci rallentarono e una voce tonante gridò, prima in tedesco, poi in italiano: arrendetevi. 2033_1596_000381 e allora mia madre mi mandò col figliuolo grande del portinaio a fare una passeggiata sul corso. a metà circa del corso, passando vicino a un carro fermo davanti a una bottega, mi sento chiamare per nome. 2033_1596_000382 e allora si vide il piccolo spazzacamino, solo in mezzo alla via, che s'asciugava gli occhi, tutto contento con le mani piene di denari. 2033_1596_000383 e quando aprì gli occhi, che splendeva già il sole da un pezzo, sentì prima e poi si vide accosto al petto, appoggiata sulla sponda del letticciolo, la testa bianca del padre. 2033_1596_000384 le palle tempestavano. 2033_1596_000385 e questa mattina, un po più tardi degli altri, entrò il povero arrone i sentii un colpo al cuore a vederlo: era smorto in viso, aveva gli occhi rossi e si reggeva male sulle gambe. 2033_1596_000386 il re lo guardò in viso e arrestò un momento lo sguardo sulle tre medaglie. allora coretti perdé la testa e urlò: quarto battaglione del quarantanove. 2033_1596_000387 è commovente vederli quando li conducono al museo industriale, dove li lascian toccare quello che vogliono veder. con che festa si gettano sui corpi geometrici, sui modellini di case, sugli strumenti. 2033_1596_000388 e un giorno si tagliò un dito fino all'osso, ma nessuno in iscuola se n'avvide e a casa non rifiatò per non spaventare i parenti. qualunque cosa si lascia dire per celia, e mai non se n'ha per male. 2033_1596_000389 il maestro chinò il capo e guardò in terra, pensando, e mormorò due o tre volte il nome di mio padre, il quale intanto lo guardava con gli occhi fissi e sorridenti. 2033_1596_000390 io gli diedi la chiavetta perché giocasse. egli s'inginocchiò a giocare e non levò più la testa. non l'avevo mai visto contento così. 2033_1596_000391 mio padre è andato via col garzone per una faccenda, mia madre è malata, tocca a me a scaricare. intanto ripasso la grammatica: è una lezione difficile oggi. 2033_1596_000392 e, benché non avessimo fuoco acceso da nessuna parte, essi cominciarono a girar per le stanze e a metter l'orecchio alle pareti per sentire se rumoreggiasse il foco dentro alle gole che vanno su agli altri piani della casa. 2033_1596_000393 scrissero due volte al cugino, il cugino non rispose. scrissero alla famiglia argentina, dove la donna era a servire, ma non essendo forse arrivata la lettera perché avean storpiato il nome sull'indirizzo, non ebbero risposta. 2033_1596_000394 che, ritenendolo capace, in fondo, dei sentimenti più belli ed anche messo a una prova d'un'azione forte e generosa, gli lasciava la briglia sul collo e aspettava che mettesse giudizio da sé. 2033_1596_000395 lo sentirai più violento e più altero il giorno in cui la minaccia d'un popolo nemico solleverà una tempesta di fuoco sulla tua patria. 2033_1596_000396 ci basterà la minestra e la mattina a colazione mangeremo del pane, così si spenderà meno a tavola, ché già spendiamo troppo. 2033_1596_000397 ricordatene e vogli bene al muratorino, prima perché è tuo compagno, poi perché è figliuolo d'un operaio. 2033_1596_000398 là ci sono i nostri immobili. tu prendi questo biglietto, t'afferri alla corda, scendi dal finestrino, divori la china, pigli pei campi, arrivi fra i nostri e dai il biglietto al primo ufficiale che vedi. butta via il cinturino e lo zaino. 2033_1596_000399 si ricordi di noi. quando uscì, pareva oppresso dalla commozione. uscimmo tutti alla rinfusa, da tutte le altre classi uscivan pure. 2033_1596_000400 e prima di dar la seconda, stette qualche momento a sentire il maestro e il direttore che gli parlavano a voce bassa. tutti domandavano a chi darà la seconda. il sovrintendente disse a voce alta: 2033_1596_000401 fa ch'io senta qualche volta quel buon augurio provocato, meritato da te. togli, tratto, tratto un soldo dalla tua piccola borsa per lasciarlo cadere nella mano d'un vecchio senza sostegno, d'una madre senza pane, d'un bimbo senza madre. 2033_1596_000402 proprio davanti all'aia si drizzava un frassino altissimo e sottile che dondolava la vetta nell'azzurro. l'ufficiale rimase un po sopra pensiero guardando ora l'albero, ora i soldati. poi, tutt'a un tratto, domandò al ragazzo: 2033_1596_000403 i funerali di ittorio manuele ad uest. oggi alle due, appena entrato nella scuola, il maestro chiamò derossi, il quale s'andò a mettere accanto al tavolino in faccia a noi. 2033_1596_000404 andava dinanzi a noi un carro magnifico, tirato da quattro cavalli, coperti di gualdrappe ricamate d'oro e tutto inghirlandato di rose finte, sul quale c'erano quattordici o quindici signori mascherati da gentiluomini della corte di francia. 2033_1596_000405 i perdono la mia maestra di prima superiore. giovedì la mia maestra ha mantenuto la promessa. 2033_1596_000406 arrivato là, non ho che a cercare la bottega del cugino. ci sono tanti italiani. qualcheduno m'insegnerà la strada. trovato il cugino e trovata mia madre. 2033_1596_000407 io compisco. tredici anni a natale, disse la ragazza. dopo cominciarono a discorrere del mare e della gente che avevano intorno per tutta la giornata. stettero vicini, barattando tratto tratto qualche parola. i passeggieri li credevano fratello e sorella. 2033_1596_000408 e il maestro, che l'ha già capito, lo interroga sempre. io però voglio bene a precossi il figliuolo del fabbro ferraio, quello della giacchetta lunga, che pare un malatino. dicono che suo padre lo batte. 2033_1596_000409 la casa era bassa. dal tetto non si vedeva che un piccolo tratto di campagna. bisogna salir sugli alberi, disse l'ufficiale e discese. 2033_1596_000410 dicono che sua madre è malata dagli affanni ch'egli le dà e che suo padre lo cacciò di casa tre volte. sua madre viene ogni tanto a chiedere informazioni e se ne va sempre piangendo. 2033_1596_000411 io gli vorrei bene a votini, benché sia un po vanesio e si rilisci troppo. ma mi fa dispetto, ora che gli son vicino di banco, veder com'è invidioso di derossi e vorrebbe gareggiare con lui. studia. 2033_1596_000412 paesi vedili, con l'immaginazione che vanno. vanno per i vicoli dei villaggi quieti, per le strade delle città rumorose, lungo le rive dei mari e dei laghi, dove sotto un sole ardente, dove tra le nebbie. 2033_1596_000413 tutto vestito di scuro, con una cintura di marocchino nero intorno alla vita. il direttore, dopo aver parlato nell'orecchio al maestro, se ne uscì. 2033_1596_000414 può esser che si vergogni a vederti che fai la carità alla sua mamma non lo chiamare. ma in quel momento crossi si voltò. io rimasi imbarazzato. egli sorrise e allora mia madre mi diede una spinta perché corressi a abbracciarlo. 2033_1596_000415 che dice mai? esclamò mio padre. lei sta bene, è ancora vegeto, non deve dir questo. eh no, rispose il maestro. vede questo tremito e mostrò le mani. questo è un cattivo segno. i prese tre anni fa, quando facevo ancora scuola. 2033_1596_000416 c'era un verde, un'ombra, un fresco. andavamo rivoltoloni nell'erba, mettevamo il viso nei rigagnoli, saltavamo a traverso alle siepi. 2033_1596_000417 tiene in braccio il bimbo piccolo, trasporta cerchi, cavalletti, sbarre corde, pulisce i carrozzoni, accende il fuoco e nei momenti di riposo è sempre appiccicato a sua madre. 2033_1596_000418 il tamburino, si levò il cinturino e lo zaino e si mise il biglietto nella tasca del petto. il sergente gettò la corda e ne tenne afferrato con due mani l'uno dei capi. il capitano aiutò il ragazzo a passare per il finestrino. 2033_1596_000419 col compagno che tentava d'avvinghiarlo e più volte sparì sotto e rivenne fuori con uno sforzo disperato, ostinato. invitto nel suo santo proposito. 2033_1596_000420 stette a guardar il convoglio fin che si perdette nel polverìo rosso della campagna e poi si mise in cammino tristamente. una cosa per altro lo riconfortò un poco fin da principio, dopo tanti giorni di viaggio a traverso a quella pianura sterminata. 2033_1596_000421 alzò il viso a quelle parole e subito balzò in piedi, gettando un'esclamazione: di meraviglia, voi. qui era il vecchio contadino lombardo col quale aveva fatto amicizia nel viaggio. la meraviglia del contadino non fu minore della sua, ma il ragazzo non gli lasciò. 2033_1596_000422 e tu sei responsabile delle tue azioni. a lei più di prima dipende da te, dalle opere tue, d'incontrarla, di rivederla in un'altra esistenza. tu devi dunque, per amore e riverenza a tua madre, diventar migliore e darle gioia di te. 2033_1596_000423 grazie, ha detto il vecchio. va pure a dire a tuo padre e a tua madre che tutto va bene, che non si dian più pensiero. ma garoffi non si moveva. pareva che avesse qualcosa da dire, ma non osava. 2033_1596_000424 il ragazzo non aveva più né padre né madre. il padre operaio gli era morto a liverpool pochi dì prima, lasciandolo solo, e il console italiano aveva rimandato, lui al suo paese, a palermo, dove gli restavan dei parenti lontani. 2033_1596_000425 le vide la macchia di sangue sul petto. si ricordò il lampo di un'idea divina. gli passò sul viso il più piccolo. gridarono in coro i marinai con imperiosa impazienza: noi partiamo. 2033_1596_000426 così va bene, disse il fabbro e lo rimise in terra. così va bene, davvero precossi, esclamò mio padre, contento e detto a rivederci al fabbro e al figliuolo, mi condusse fuori. 2033_1596_000427 il ragazzo rimase ritto sull'orlo del bastimento, con la fronte alta, coi capelli, al vento, immobile, tranquillo, sublime. 2033_1596_000428 e la morte il muratorino. ma l muratorino è venuto oggi in cacciatora tutto vestito di roba smessa di suo padre, ancora bianca, di calcina e di gesso. mio padre lo desiderava anche più di me che venisse, come ci fece piacere. 2033_1596_000429 domanda sempre: che cos'ha al bambino che piange? raccogli il bastone al vecchio che l'ha lasciato cadere. se due fanciulli rissano, dividili. se son due uomini, allontànati non assistere allo spettacolo della violenza brutale che offende e indurisce il cuore. 2033_1596_000430 il quale, dopo avergli insegnato a fare i giochi a furia di pugni, di calci e di digiuni, se l'era portato a traverso alla francia e alla spagna, picchiandolo sempre e non sfamandolo mai. 2033_1596_000431 del dolore di cui ti son cagione ti compenso, altrimenti per la scuola studierò sempre abbastanza da esser promosso. quello che importa è di aiutarti a guadagnar la vita e di alleggerirti la fatica che t'uccide. 2033_1596_000432 altri trentamila ragazzi vanno, come te, a chiudersi per tre ore in una stanza a studiare. ma che pensa agli innumerevoli ragazzi che, presso a poco a quell'ora, vanno a scuola in tutti i paesi? 2033_1596_000433 gli scolaretti della a superiore e tutti gli altri e in fine la folla. la gente s'affacciava alle finestre e sugli usci e a vedere tutti quei ragazzi e la corona, dicevano: è una maestra. 2033_1596_000434 e mio padre rispose: è perché ha carattere. ed io soggiunsi in un'ora che son stato con lui. non ha pronunciato cinquanta parole, non m'ha mostrato un giocattolo, non ha riso una volta. eppure ci son stato volentieri. 2033_1596_000435 ci saranno stati venti intorno a un batuffoletto alto, così che aveva in mano un cartoccino di zucchero. tutti a fargli cerimonie per aver il permesso d'intingere il pane. 2033_1596_000436 seconda, rimasi stupito a non vedergli più il berretto di pel di gatto e la maglia color cioccolata. questa volta era vestito come un signorino. 2033_1596_000437 votini. rimase avvilito, senza parola, con gli occhi a terra. poi balbettò i rincresce. non lo sapevo, ma il cieco che aveva capito tutto, disse con un sorriso buono e malinconico: oh, non fa nulla. 2033_1596_000438 e, presa la penna, si mise a scrivere con la sua bella calligrafia: c'è. nessuno. s'udì gridare in quel momento dalla bottega. 2033_1596_000439 fate vedere che anche i vostri piccoli cuori s'accendono, che anche le vostre anime di dieci anni s'esaltano dinanzi alla santa immagine della patria. 2033_1596_000440 chi c'è? domandò il ragazzo raccogliendo il fiato a fatica. nessuno rispose: chi c'è? ridomandò ferruccio, agghiacciato dalla paura, ma aveva appena pronunciato quelle parole che tutt'e due gettarono un grido di terrore. 2033_1596_000441 in silenzio il ragazzo calabrese ao eri sera, mentre il maestro ci dava notizie del povero robetti, che dovrà camminare con le stampelle. 2033_1596_000442 molti dei premiati avevan la moglie e i figliuoli in platea e c'eran dei bambini che, quando vedevan passare il padre sul palco scenico, lo chiamavan per nome ad alta voce e lo segnavan con la mano, ridendo forte. 2033_1596_000443 e anche nelli lo guardava con meraviglia e con affetto, stropicciando la falda del suo grembialone di tela nero e sorridendo con quegli occhi chiari e melanconici. 2033_1596_000444 allora la ragazza, rimasta fino a quel momento quasi fuori di senso, alzò gli occhi verso il fanciullo e diede in uno scroscio di pianto: addio mario. gli gridò fra i singhiozzi con le braccia tese verso di lui. addio, addio, addio. 2033_1596_000445 anche ero contento perché il muratorino sta meglio e perché ieri sera, passando, il maestro disse a mio padre: va bene, va bene. 2033_1596_000446 aveva i capelli tagliati corti e ricciuti, un fazzoletto rosso intorno al capo e due cerchiolini d'argento alle orecchie. mangiando, si raccontarono i fatti loro. 2033_1596_000447 votini. balzò in piedi con un fremito e guardò il ragazzo nel viso. aveva le pupille vitree, senza espressione, senza sguardo. 2033_1596_000448 vuol che le dia una stretta. io alla fascia, signor capitano, porga un momento. il capitano porse la mano sinistra e allungò la destra per aiutare il ragazzo a sciogliere il nodo e a rifarlo. 2033_1596_000449 rientrando nella stanza da mangiare, m'accorsi che non c'era più il quadro che rappresenta rigoletto il buffone gobbo. l'aveva levato mio padre perché nelli non lo vedesse. 2033_1596_000450 io che ho sciupato tutti i miei per lui ad ogni nuovo libro che compera: è una festa a lisciarlo, a metterlo al posto e a riprenderlo per guardarlo per tutti i versi e a covarselo come un tesoro. 2033_1596_000451 da altre strade diritte e lunghissime, ma c'era poca gente e al chiarore dei rari lampioni incontrava delle facce strane d'un colore sconosciuto, tra nerastro e verdognolo, e alzando il viso a quando, a quando vedeva delle chiese d'architettura bizzarra che si 2033_1596_000452 si lanciaron subito su e un minuto dopo si vide come un fantasma nero saltar sui coppi tra il fumo: era il caporale arrivato il primo. 2033_1596_000453 in iscuola traffica sempre. fa ogni giorno vendite d'oggetti, lotterie, baratti. poi si pente del baratto e rivuole la sua roba. compra per due e smercia per quattro. gioca ai pennini e non perde mai. 2033_1596_000454 tutti stavamo in ammirazione. in un'ora egli aveva imparato a mente quasi tre pagine che deve recitare dopo domani per l'anniversario dei funerali di re vittorio. 2033_1596_000455 sera s'incominciava a impaurire. aveva inteso dire in italia che in quei paesi c'eran dei serpenti. credeva di sentirli strisciare. s'arrestava, pigliava la corsa, gli correvan dei brividi nelle ossa. a volte lo prendeva una grande compassione di sé e piangeva. 2033_1596_000456 anche il calabrese era contento. il maestro gli assegnò il posto e lo accompagnò al banco. poi disse ancora: ricordatevi bene di quello che vi dico. 2033_1596_000457 uscimmo tutti dai banchi, zitti, zitti. il ragazzo che s'era rizzato sul banco s'accostò al maestro e gli disse con voce tremante: signor maestro, mi perdoni. il maestro lo baciò in fronte e gli disse: va, figliuol mio. 2033_1596_000458 voi vedete là, qualche volta, dei ragazzi seduti di contro a una finestra spalancata a godere l'aria fresca, col viso immobile che par che guardino la grande pianura verde e le belle montagne azzurre che vedete voi? 2033_1596_000459 oh, tu non puoi ancora sentirlo. intero quest'affetto, lo sentirai quando sarai un uomo, quando, ritornando da un viaggio lungo, dopo una lunga assenza, e affacciandoti una mattina al parapetto del bastimento, vedrai all'orizzonte le grandi montagne azzurre del tuo paese. 2033_1596_000460 allora tutti dissero: va, ragazzo, va torna a casa. e mio padre mi tirò fuori della folla e mi disse strada facendo: enrico, 2033_1596_000461 caro garrone, basta guardarlo in viso una volta per prendergli affetto. tutti i più piccoli gli vorrebbero essere vicini di banco, sa bene. 2033_1596_000462 gli austriaci s'erano avvicinati ancora. si vedevano giù tra il fumo, i loro visi stravolti. si sentiva tra lo strepito delle fucilate, le loro grida selvagge. 2033_1596_000463 una mattina perché aveva tardato a portar l'acqua in assenza del capataz. uno degli uomini lo percosse e allora cominciarono a farlo per vezzo, quando gli davano un ordine, a misurargli uno scapaccione dicendo: insacca questo vagabondo, porta questo a tua madre. 2033_1596_000464 ma mio padre gli tagliava la carne, gli rompeva il pane, gli metteva il sale nel tondo per bere bisognava che tenesse il bicchiere con due mani e ancora gli batteva nei denti. 2033_1596_000465 gli domandò il capitano, stupito ma brusco: bravo, hai fatto il tuo dovere, ho fatto il mio possibile. rispose: il tamburino sei stato ferito? disse il capitano cercando con gli occhi il suo ufficiale nei letti vicini. 2033_1596_000466 io dicevo tra me: ecco il primo giorno, ancora nove mesi, quanti lavori, quanti esami mensili, quante fatiche. avevo proprio bisogno di trovar mia madre all'uscita e corsi a baciarle la mano. essa mi disse: 2033_1596_000467 sta a un'ora di strada ferrata di qui a condove, nel paese della nostra antica giardiniera della villa di chieri. 2033_1596_000468 coretti, padre ci porgeva le porzioni di salsicciotto su delle foglie di zucca e allora cominciammo a parlare tutti insieme dei maestri, dei compagni che non avevan potuto venire e degli esami. 2033_1596_000469 e quando si ritrovò al tavolino col lume acceso e vide quelle fasce bianche su cui non avrebbe scritto mai più, quei nomi di città e di persone che oramai sapeva a memoria, fu preso da una grande tristezza. 2033_1596_000470 noi tornammo a batter le mani. e allora egli guardò nella strada. io mi voltai da quella parte e, a traverso alle piante che copron la cancellata del giardino, vidi sua madre che passeggiava sul marciapiede. senz'osar di guardare. 2033_1596_000471 con la schiena rivolta verso la campagna. bada. gli disse: la salvezza del distaccamento è nel tuo coraggio e nelle tue gambe. si fidi di me, signor capitano. rispose il tamburino spenzolandosi fuori. 2033_1596_000472 oh, in quel momento io gli avrei gettato ai piedi tutti i miei giocattoli e tutti i miei libri, mi sarei strappato di bocca l'ultimo pezzo di pane per darlo a lui, mi sarei spogliato per vestirlo, mi sarei buttato in ginocchio per baciargli le mani. 2033_1596_000473 era in un piccolo letto di ferro. aveva la barba lunga. si mise una mano alla fronte per vederci meglio ed esclamò con la sua voce affettuosa: oh enrico. 2033_1596_000474 pochi giorni dopo la battaglia di solferino e san martino, vinta dai francesi e dagli italiani contro gli austriaci, in una bella mattinata del mese di giugno un piccolo drappello di cavalleggieri di saluzzo andava di lento passo per un sentiero solitario verso il nemico. 2033_1596_000475 i par davvero che quel buon augurio debba conservarsi in buona salute per molto tempo e ritorno a casa contento e penso: oh, quel povero m'ha reso assai più di quanto gli ho dato. ebbene, 2033_1596_000476 porta sempre un lungo grembiale di tela nera lucida. sua madre è una signora piccola a bionda vestita di nero, e vien sempre a prenderlo al finis perché non esca nella confusione con gli altri e lo accarezza. 2033_1596_000477 poi la maestra comandò le mani in alto, e allora fu bello vedere scattar su tutti quei braccini che mesi fa erano ancor nelle fascie, e agitarsi tutte quelle mani piccole che parevan tante farfalle bianche e rosate. 2033_1596_000478 giulio ebbe una scossa, ma il discorso si fermò lì e il lavoro notturno andò innanzi, senonché a rompersi così il sonno. ogni notte giulio non riposava abbastanza. 2033_1596_000479 sono. quando arrivai, cominciavano a uscire tutte allegre per le vacanze d'ognissanti e dei morti. ed ecco una bella cosa che vidi. 2033_1596_000480 a un tratto il ragazzo cadde in ginocchio, con le mani giunte e cogli occhi al cielo. la ragazza si coperse il viso quando rialzò il capo. girò uno sguardo sul mare: il bastimento non c'era più. 2033_1596_000481 il quale poi, quattro anni dopo, essendo già nel ginnasio, rilesse il manoscritto e v'aggiunse qualcosa di suo, valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose. 2033_1596_000482 non lo vedremo mai più. il suo berrettino rosso stava bene. in quattro giorni morì. l'ultimo si sforzò ancora di levarsi per fare il suo lavorino di nomenclatura e volle tener la sua medaglia sul letto per paura che glie la. 2033_1596_000483 la gente vide e capì subito e parecchi accorsero coi pugni alzati. ma garrone si fece in mezzo gridando: i mettete in dieci uomini contro un ragazzo. 2033_1596_000484 temo dei suoi compagni. voleva dire: temo che lo burlino. ma nelli rispose: non mi fa nulla. e poi c è arrone i basta che ci sia lui che non rida. 2033_1596_000485 milioni lo benedissero e lo benediranno. è morto. il mondo intero lo piange. tu non lo comprendi per ora, ma leggerai le sue gesta. udrai parlar di lui continuamente nella vita e via via che crescerai. 2033_1596_000486 egli lo copiava questa mattina ed era commosso da quel fatto eroico, tutto acceso nel viso, cogli occhi umidi e con la bocca tremante. 2033_1596_000487 non lo dica maestro, non lo pensi, disse mio padre. in ogni modo lei ha fatto tanto bene, ha impiegato la vita così nobilmente. il vecchio maestro inclinò un momento la testa bianca sopra la spalla di mio padre e mi diede una stretta alla mano. 2033_1596_000488 perché in quei momenti lo comandava lui il battaglione, mentre c'era in mezzo e non il maggiore ubrich. sagrestia. intanto si vedeva nel salone dell'arrivo e fuori un gran rimescolio di signori e d'ufficiali. 2033_1596_000489 addio, rispose il ragazzo levando la mano in alto. la barca s'allontanava velocemente sopra il mare agitato, sotto il cielo tetro. nessuno gridava più sul bastimento. l'acqua lambiva già gli orli della coperta. 2033_1596_000490 la nonna mise un respiro. nonna disse: ferruccio, sempre in ginocchio, stringendola alla vita. cara nonna, mi volete bene, non è vero? 2033_1596_000491 era grande, semplice e buono. odiava tutti gli oppressori, amava tutti i popoli, proteggeva tutti i deboli. non aveva altra aspirazione che il bene. rifiutava gli onori disprezzava, la morte adorava. 2033_1596_000492 sabato io t'osservavo dalla finestra. questa sera, quando tornavi da casa del maestro, tu hai urtato una donna. bada meglio a come cammini per la strada. 2033_1596_000493 e si mise a leggere sorridendo, ma a un tratto gli si inumidirono gli occhi. io m'alzai domandandogli che cos'aveva. 2033_1596_000494 io guardavo certe fotografie attaccate alla parete. vedi, egli mi disse: son tutti ragazzi che m'han dato i loro ritratti da più di vent'anni in qua. 2033_1596_000495 egli faceva lezione passeggiando per la chiesa fredda e buia, e i suoi scolari stavano affacciati a quelle buche, coi quaderni contro le inferriate, non mostrando altro che i visi. 2033_1596_000496 un tratto generoso si diede a conoscere appunto questa mattina garrone, quando entrai nella scuola un poco tardi, ché m'avea fermato la maestra di prima superiore per domandarmi a che ora poteva venir a casa a trovarci. 2033_1596_000497 e soggiunse: enrico, noi andremo a vederlo. e per tutta la sera non parlò più che di lui. il nome del suo maestro elementare gli richiamava alla memoria mille cose di quand'era ragazzo, dei suoi primi compagni, della sua mamma morta. 2033_1596_000498 la trovammo coi suoi ragazzi. ci fece molta festa. ci diede notizie di suo marito, che deve tornare dalla grecia, dov'è a lavorare da tre anni, e della sua prima figliuola che è nell'istituto dei sordomuti a torino. 2033_1596_000499 e ora e nvidia dì nche il componimento sulla patria. chi l'ha fatto meglio di tutti è derossi e votini che si teneva sicuro della prima medaglia. 2033_1596_000500 e poche ore dopo il piccolo morto ebbe i suoi onori di guerra. al tramontar del sole, tutta la linea degli avamposti italiani s'avanzava verso il nemico e per lo stesso cammino percorso la mattina dal drappello di cavalleria. 2033_1596_000501 suo padre uscì a dire con molta allegrezza: sapete che in questo mese ho guadagnato trentadue lire di più che nel mese scorso a far fasce. 2033_1596_000502 rispose il padre singhiozzando e coprendogli la fronte di baci. ho capito tutto, so tutto. son io. son io che ti domando: perdono, santa creatura mia. 2033_1596_000503 un giorno andò a chiedere informazioni al maestro e il maestro gli chiese: sì, fa, fa perché ha intelligenza, ma non ha più la voglia di prima, sonnecchia, sbadiglia, è distratto. 2033_1596_000504 ma tu non farai così piccino. ha detto poi, alzandosi con gli occhi umidi e baciando mio fratello: tu non la volterai la testa dall'altra parte, non è vero? non la rinnegherai, la tua povera amica. 2033_1596_000505 c'erano gli uscieri del municipio con la sottoveste azzurra e le calze bianche. a destra del cortile stava schierato un drappello di guardie civiche che avevano molte medaglie e accanto a loro un drappello di guardie. 2033_1596_000506 c'era gran tumulto davanti al portone. la folla gridava: brucian vivi, soccorso i pompieri. arrivò in quel punto una carrozza. ne saltaron fuori quattro pompieri, i primi che s'eran trovati al municipio, e si slanciarono dentro alla casa. 2033_1596_000507 alle dieci in punto mio padre vide dalla finestra coretti, il rivenditore di legna e il figliuolo che m'aspettavano sulla piazza e mi disse: eccoli, enrico, va a vedere il tuo re. 2033_1596_000508 porta i libri a castellina legati con una cigna di cuoio rosso. ha un coltello col manico di madreperla che trovò l'anno passato in piazza. 2033_1596_000509 fra i quali l'italiano. gli altri, a stento, riuscirono a riafferrarsi alle corde e a risalire. dopo questo i marinai medesimi perdettero ogni coraggio. due ore dopo il bastimento era già immerso nell'acqua fino all'altezza dei parasartie. uno 2033_1596_000510 non mi riconoscerà più. certamente non importa, io riconoscerò lui. quarantaquattro anni, son passati quarantaquattro anni, enrico, andremo a vederlo domani. 2033_1596_000511 quello che teneva la vecchia corse alla porta dell'orto a vedere se c'era nessuno e disse dallo stanzino, con una voce che parve un fischio: vieni. 2033_1596_000512 il municipio quest'anno ha voluto che i dieci o dodici ragazzi che porgono i premi siano ragazzi di tutte le parti d'italia, presi nelle varie sezioni delle scuole pubbliche. abbiamo venti sezioni con cinque succursali, settemila alunni. 2033_1596_000513 nessun altro poté metter fuori la voce. il terrore li aveva agghiacciati tutti. molto tempo passò così in un silenzio di sepolcro. tutti si guardavano coi visi bianchi. 2033_1596_000514 qua e là spenzolavano enormi bandiere di vari colori con su scritto a grossi caratteri l'annunzio di partenze di piroscafi per città sconosciute. 2033_1596_000515 ah no, non lo dire, babbo. gridò il figliuolo scoppiando in pianto e aprì la bocca per confessare ogni cosa. ma suo padre l'interruppe dicendo: tu conosci le condizioni della famiglia, sai se c'è bisogno di buon volere e di sacrifici da parte di tutti. 2033_1596_000516 un ufficiale venne a dirgli, ansando, che i nemici, senza interrompere il fuoco, sventolavano un panno bianco per intimare la resa. non si risponda, egli gridò. 2033_1596_000517 hanno un concetto chiaro e profondo del bene e del male. nessuno s'esalta come loro al racconto d'un'azione generosa o d'un fatto grande. 2033_1596_000518 in un caso simile, avresti il coraggio di fare il tuo dovere, di andar a confessare la tua colpa. io gli risposi di sì ed egli: dammi la tua parola, di ragazzo, di cuore e d'onore che lo faresti. 2033_1596_000519 in guerra portava una camicia rossa. era forte, biondo, bello. sui campi di battaglia era un fulmine negli affetti, un fanciullo nei dolori, un santo. 2033_1596_000520 come sempre, un signore del municipio ch'era con noi e li conosceva tutti, li indicava a mia madre. quel piccolo biondo è il rappresentante di venezia, il romano è quello alto e ricciuto. 2033_1596_000521 senti figliuolo. ogni tua azione buona, ogni tuo moto d'affetto per coloro che ti amano, ogni tuo atto cortese per i tuoi compagni, ogni tuo pensiero gentile è come uno slancio in alto verso quel mondo. 2033_1596_000522 poi disse a noi affannosamente: andate, andate, ragazzi, grazie, andate. che volete far qui? grazie, andatevene a casa. il ragazzo aveva richiuso gli occhi e pareva morto. 2033_1596_000523 i ragazzi restarono un momento come sconcertati: ecco l'italia, disse una voce sul palco. riconobbi subito coraci, il calabrese vestito di nero. 2033_1596_000524 e suo padre è fuggito in svizzera per disperazione. pensa a quel tristo soggetto che tuo padre si vergogna di rendergli il saluto, sempre in giro con dei scellerati peggio di lui, fino al giorno che cascherà in galera. 2033_1596_000525 a un tratto il vecchio alzò il viso, con gli occhi spalancati, e disse lentamente: alberto bottini, il figliuolo dell'ingegnere bottini, quello che stava in piazza della consolata, quello rispose mio padre, tendendo le mani. 2033_1596_000526 fai in questo momento. pensi al tuo figliuolo, pensi al tuo marco, che ti è tanto vicino. povero marco, s'egli avesse potuto vedere in quale stato si trovava sua madre in quel punto, avrebbe fatto uno sforzo sovrumano per camminare ancora e arrivar da lei qualche ora prima. 2033_1596_000527 e s'affezionano di più ai loro maestri. riconoscono il maestro al passo e all'odore, s'accorgono se è di buono o cattivo umore, se sta bene o male, nient'altro che dal suono d'una sua parola. 2033_1596_000528 mercoledì ha voluto finire il suo anno di scuola. la mia povera maestra se n'è andata tre soli giorni prima che terminassero le lezioni. 2033_1596_000529 mentre questo si diceva, uno dei pompieri si fece fuori della finestra, mise il piede destro sul davanzale e il sinistro sulla scala e così, ritto per aria, abbracciati ad uno ad uno, gli inquilini che gli altri gli porgevan di dentro. 2033_1596_000530 ricambiare col cuore il mio compagno oretti dì. io padre mi perdonò, ma io rimasi un poco triste. 2033_1596_000531 di palestro di san martino di castelfidardo. ottanta veli neri caddero, cento medaglie urtarono contro la cassa. 2033_1596_000532 ma una mattina saltò su garrone e disse: il primo che tocca nelli gli do uno scapaccione che gli faccio far tre giravolte, franti, non gli badò. lo scapaccione partì, l'amico fece le tre giravolte e dopo d'allora nessuno toccò più nelli. 2033_1596_000533 entrò col direttore poco prima del finis e sedette accanto al maestro, interrogò parecchi, poi diede la prima medaglia a derossi. 2033_1596_000534 tutti gli altri sensi si raffinano in loro appunto perché, dovendo supplire fra tutti, a quello della vista sono più e meglio esercitati di quello che non siano da chi ci vede. 2033_1596_000535 e che le volea far cambiare in bottoni d'argento. ma il ragazzo non guardò neppure le nappine votini. allora si mise a far girare sulla punta dell'indice il suo bellissimo cappello di castoro bianco. 2033_1596_000536 addio, grazie addio, rispose il maestro, prendendo con le sue mani tremanti una mano di mio padre e stringendosela sul cuore. 2033_1596_000537 che serbava in vita un piccolo innocente. sono innumerevoli, enrico, questi morti. ogni cimitero ne racchiude centinaia di queste sante creature. 2033_1596_000538 parole di quand'era partita da genova e l'atto con cui soleva accomodargli le coperte sotto il mento quando era a letto e quando era bambino, che alle volte se lo pigliava fra le braccia dicendogli: sta un po qui con me? e stava così molto tempo col capo appoggiato sul suo. 2033_1596_000539 egli mi ripeté: ci rivedremo fuori. ed io ci rivedremo fuori, ma pensavo a quello che mio padre m'aveva detto una volta: se hai torto difenditi, ma non battere. 2033_1596_000540 quello che sarebbe morto se uno avesse dovuto morire. la folla lo salutò come un trionfatore, gridando e stendendo le braccia con uno slancio affettuoso d'ammirazione e di gratitudine. 2033_1596_000541 un popolo ignorante. ripete il primo sudicio, aggiunse il secondo, la esclamò il terzo e voleva dir ladro, ma non poté finir la parola. 2033_1596_000542 entrammo a gran fatica. il grande camerone era affollato di parenti e di ragazzi che i maestri non riuscivano a tirar nelle classi e tutti eran rivolti verso la stanza del direttore e s'udiva dire: povero ragazzo, povero robetti. 2033_1596_000543 per far dispensare il figliuolo dai nuovi esercizi. ogni parola le costava uno sforzo e parlava tenendo una mano sul capo del suo ragazzo. egli non può, disse al direttore, ma nelli si mostrò così addolorato di essere escluso dagli attrezzi. 2033_1596_000544 ma non uscite di qui senza mandare un saluto a quelli che faticano tanto per voi, che hanno consacrato a voi tutte le forze della loro intelligenza e del loro cuore, che vivono e muoiono per voi. 2033_1596_000545 di sale fin dove arrivava la vista e da ogni parte e sempre: pianura, solitudine, silenzio. rarissimamente incontravano due o tre viaggiatori a cavallo, seguiti da un branco di cavalli sciolti che passavano di galoppo come un turbine. i giorni eran tutti. 2033_1596_000546 oh, mi ricordo bene la sua signora madre era una così buona signora. lei il primo anno è stato per un pezzo nel primo banco a sinistra, vicino alla finestra. guardi un po se mi ricordo, vedo ancora la sua testa ricciuta. 2033_1596_000547 senza staccar lo sguardo dal ragazzo che già era nel piano, ma che più non correva e parea che si trascinasse stentatamente. ma va, ma corri, diceva il capitano stringendo i denti e i pugni. 2033_1596_000548 e la lunghezza dell'italia quadruplicata non raggiunge quella del suo corso. il barcone andava lentamente a ritroso di quella massa d'acqua smisurata. 2033_1596_000549 quando uscimmo dalla classe, vedemmo che anche tutti gli altri erano allegri. tutti camminavano in fila, pestando i piedi forte e canticchiando come alla vigilia d'una vacanza di quattro giorni. le maestre scherzavano: 2033_1596_000550 che penserà a farti proseguire il viaggio fino a cordova, dove troverai la famiglia mequinez e tua madre. intanto, piglia questo e gli mise in mano qualche lira. va e fatti coraggio, qui hai da per tutto dei compaesani, non rimarrai abbandonato, adios. 2033_1596_000551 mattina del mese di dicembre. 2033_1596_000552 era un rimescolamento, un gran chiasso di ragazzi e di parenti che dicevano addio ai maestri e alle maestre e si salutavan fra loro. la maestra della penna rossa aveva quattro o cinque bambini addosso e una ventina attorno che le legavano il fiato. 2033_1596_000553 figliuolo marco mio. gli disse il padre dandogli l'ultimo bacio con le lacrime agli occhi, sopra la scala del piroscafo che stava per partire: fatti coraggio, parti per un santo fine e dio t'aiuterà. 2033_1596_000554 suonarono crossi. non venne perché gli è finalmente arrivato il padre dall'america dopo sei anni. mia madre baciò subito precossi. mio padre le presentò garrone dicendo: 2033_1596_000555 il pagliaccino. dopo aver scambiato qualche parola col suo babbo, fece ancora un esercizio: ritto sul cavallo che galoppava. si travestì quattro volte da pellegrino, da marinaio, da soldato, da acrobata, e ogni volta che mi passava vicino mi guardava. 2033_1596_000556 non ho più che voi al mondo. non ho più altro affetto, altro pensiero che voi. voi dovete essere i miei figliuoli. io vi voglio bene. bisogna che vogliate bene a me. 2033_1596_000557 vogliono che il maestro li tocchi quando gli incoraggia e li loda, e gli palpan le mani e le braccia per esprimergli la loro gratitudine. e si voglion bene anche fra loro. sono buoni compagni. 2033_1596_000558 mi pare impossibile che non siate tutti felici. pensate: ci sono circa ventisei mila ciechi in italia, ventisei mila persone che non vedono luce. capite un esercito che c'impiegherebbe quattro ore a sfilare sotto le nostre finestre. 2033_1596_000559 detto questo, l'accompagnò al banco vicino a me. io non osavo di guardarlo. egli tirò fuori i suoi quaderni e i suoi libri, che non aveva aperti da molti giorni. 2033_1596_000560 sedete, gli disse il maestro, i compiango. siete un ragazzo senza cuore. tutto pareva finito così, ma il muratorino, che è nel primo banco, voltò la sua faccia tonda verso nobis che è. 2033_1596_000561 sempre malaticcio e che pure studia tanto. suo padre rientra in casa ubriaco d'acquavite e lo batte senza un perché al mondo, gli butta in aria i libri e i quaderni con un rovescione. 2033_1596_000562 gettala in mare, gridarono i marinai. mario, afferrò giulietta alla vita e la gettò in mare. la ragazza mise un grido e fece un tonfo. un marinaio l'afferrò per un braccio e la tirò su nella barca. 2033_1596_000563 non lasciarti più, mai quaggiù. nulla si sostituisce a una buona madre. nei dolori, nelle consolazioni che la vita può darti ancora, tu non la dimenticherai mai più. 2033_1596_000564 che cessò tutt'a un tratto. poi, dopo un pezzo, lo strepito d'una fila di carri che passavano lentamente, poi un silenzio profondo, rotto a quando, a quando, dal latrato lontano d'un cane e scriveva, scriveva. 2033_1596_000565 lascio o figliuol mio, quando sentirai la sua voce per l'ultima volta e anche molto tempo dopo, quando piangerai solo nella sua stanza abbandonata, in mezzo a quei libri ch'egli non aprirà mai più. 2033_1596_000566 voltandosi verso il ragazzo, disse allegramente, arriviamo in buon punto. entrarono in uno stanzone dov'eran varie tavole e molti uomini seduti che bevevano. parlando forte, il vecchio lombardo s'avvicinò alla prima tavola e dal modo come salutò i sei avventori, 2033_1596_000567 precossi si vergognava un poco a mangiare e garrone gli ficcava in bocca il meglio della sua parte di viva forza. coretti era seduto accanto a suo padre con le gambe incrociate. 2033_1596_000568 e vidi nello stesso tempo un uomo barbuto che guardava in faccia franti, il quale sorrideva ancora. allora l'uomo gli cacciò in terra il berretto con un ceffone dicendo: scopriti il capo malnato quando passa un ferito del lavoro. 2033_1596_000569 questa mattina ci diedero gli esami verbali. alle otto eravamo tutti in classe e alle otto e un quarto cominciarono a chiamarci, quattro alla volta nel camerone, dove c'era un gran tavolo coperto d'un tappeto verde e intorno il direttore e quattro maestri, fra i quali il nostro. 2033_1596_000570 fuori cùrvati, nella discesa, disse ancora il capitano, afferrando la corda insieme al sergente: non dubiti, dio t'aiuti. in pochi momenti il tamburino fu a terra. 2033_1596_000571 altri invece li rinvoltavano stretti nel grembiulino e ci picchiavan su per far la pasta. ce n'erano anche che non mangiavano per veder volar le mosche e alcuni tossivano e spandevano una pioggia di riso tutto intorno. un pollaio pareva. 2033_1596_000572 e sentivo che gli volevo bene e mi dicevo: coraggio. ma la parola scusami mi restava nella gola. egli mi guardava di traverso, di tanto in tanto, e mi pareva più addolorato che arrabbiato. ma allora anch'io lo guardavo bieco, per mostrargli che non avevo paura. 2033_1596_000573 e quando c'è un malato in una classe, tutte lo sanno. quando un malato sta meglio, tutte si rallegrano e appunto questa mattina c'erano otto o dieci signore e operai che stavano attorno alla madre di crossi. 2033_1596_000574 era serio. per l'età sua. i ricordo la grande affezione che le aveva la sua signora madre, ma è stato ben buono, ben gentile, a venirmi a trovare. come ha potuto lasciare le sue occupazioni per venire da un povero vecchio maestro? 2033_1596_000575 di sapere cos'è accaduto alla mia famiglia e i padroni a dirle di no. che si facesse coraggio. che alle ultime lettere mandate a genova direttamente avrebbe ricevuto risposta. che si lasciasse operare, che lo facesse per i suoi figliuoli, ma quel pensiero dei suoi 2033_1596_000576 che vuoi. il ragazzo disse il nome del padrone. il padrone rispose: il fattore è partito ieri sera per buenos aires con tutta la sua famiglia. il ragazzo restò senza parola, poi balbettò: ma io non ho nessuno qui, sono solo. 2033_1596_000577 ah, il mio povero caffè che scappa via. gridò all'improvviso e corse al fornello a levare la caffettiera dal fuoco. è il caffè per la mamma? disse. 2033_1596_000578 pareva diventato più alto, serio, un po pallido, ritto appiccicato contro il pilastro. la carrozza arrivò davanti a noi, a un passo dal pilastro. evviva, gridarono molte voci. evviva gridò coretti. dopo gli altri. 2033_1596_000579 ma franti pure s'era inferocito, fece gambetta, stardi, cadde ed egli addosso: arrenditi no, arrenditi no. 2033_1596_000580 lo sentirai come una gioia divina se avrai la fortuna di veder rientrare nella tua città i reggimenti diradati, stanchi, cenciosi, terribili. 2033_1596_000581 il calabrese che non aveva mai toccato neve, se ne fece una pallottola e si mise a mangiarla come una pesca crossi il figliuolo dell'erbivendola, se n'empì lo zaino e il muratorino ci fece scoppiar da ridere. 2033_1596_000582 il muratorino guardava, guardava e tremava sempre più forte e mio padre se n'accorse e gli disse: vattene a casa, ragazzo, va subito da tuo padre che lo troverai sano e tranquillo. va. 2033_1596_000583 e pronuncia sempre con riverenza questo nome maestro che, dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo. 2033_1596_000584 egli non sentì il maestro irritato, ripeté: coretti. allora il figliuolo del carbonaio che gli sta accanto di casa s'alzò e disse: ha lavorato dalle cinque alle sette a portar fascine. 2033_1596_000585 è sempre in lite. con qualcheduno si porta a scuola degli spilloni per punzecchiare i vicini, si strappa i bottoni dalla giacchetta e ne strappa agli altri e li gioca. 2033_1596_000586 una palla di neve sempre nevica, nevica. seguì un brutto caso questa mattina, con la neve all'uscir dalla scuola. 2033_1596_000587 è tuo padre che t'ha battuto. gli dicono i compagni ed egli grida subito: non è vero, non è vero per non far disonore a suo padre. 2033_1596_000588 io rimasi male, la rabbia mi sbollì, mi pentii. no, coretti, non poteva averlo fatto apposta, è buono, pensai. i ricordai di quando l'avevo visto in casa sua, come lavorava, come assisteva sua madre malata. 2033_1596_000589 il feretro portato dai corazzieri passò e allora si chinarono tutte insieme in atto di saluto, le bandiere dei nuovi reggimenti, le vecchie bandiere lacere di goito, di pastrengo, di santa lucia, di novara, di crimea. 2033_1596_000590 e una guardia ed altri correvano qua e là minacciando e domandando chi è chi è stato? sei tu dite chi è stato e guardavan le mani ai ragazzi, se le avevan bagnate di neve garoffi. era accanto a me. 2033_1596_000591 sul davanti del palco c'era una fila di seggioloni rossi e dalla spalliera di quel di mezzo pendevano due coroncine d'alloro. in fondo al palco un trofeo di bandiere. da una parte un tavolino verde con su tutti gli attestati di premio legati coi nastrini tricolori. 2033_1596_000592 dopo aver passata quasi tutta la giornata seduto sopra un mucchio di travi e come trasognato in faccia a migliaia di bastimenti di barconi e di vaporini. 2033_1596_000593 addio, passeggiate a rivoli. ecco la bella amica dei ragazzi. ecco la prima neve fin da ieri sera. vien giù a fiocchi fitti e larghi come fiori di gelsomino. 2033_1596_000594 nessuno ha il diritto di avvilirlo. tutti stettero zitti, domanda, perdono, disse il direttore a garoffi. garoffi, scoppiando in pianto, abbracciò le ginocchia del vecchio e questi, cercata con la mano la testa di lui, gli carezzò i capelli. 2033_1596_000595 vide il numero, dovette fermarsi per riprender respiro e disse tra sé: o madre mia, madre mia, è proprio vero che ti vedrò a momenti? 2033_1596_000596 bisognava che li tirassero dentro a forza e alcuni scappavano dai banchi. altri, al veder andar via i parenti, si mettevano a piangere e questi dovevan tornare indietro a consolarli o a ripigliarseli. e le maestre si. 2033_1596_000597 risposi di sì, eccolo qua, disse mio padre. io mi voltai di scatto i due pompieri, terminata la visita, attraversavan la stanza per uscire. 2033_1596_000598 grida sempre con la sua voce argentina, che par che canti picchiando la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per impor silenzio. 2033_1596_000599 la madre restò lì come incantata. la folla proruppe in applausi, il signore si rimise la maschera, i suoi compagni ripresero il canto e il carro ripartì lentamente in mezzo. 2033_1596_000600 perché è sempre vestita di scuro, con un grembiale nero, e ha un viso piccolo e bianco, i capelli sempre lisci, gli occhi chiari, chiari e una voce sottile che par sempre che mormori preghiere. 2033_1596_000601 stringeva le mani che gli porgevano, ma non guardava nessuno. ad ogni saluto rimaneva serio, con la sua ruga diritta sulla fronte, voltato verso la finestra e guardava il tetto della casa di faccia. 2033_1596_000602 lo guardò un pezzo, guardò il ritratto che tien sul tavolino e tornò a guardare il ragazzo, tirandoselo fra le ginocchia e facendogli alzare il viso. quel ragazzo somigliava tutto al suo figliuolo morto. il direttore disse: va bene. 2033_1596_000603 e allora l'uomo fece un atto impetuoso come per mettergli un braccio intorno al collo, ma non osò. e invece gli prese con due dita uno dei riccioli biondi, lo allungò e lo lasciò andare. poi si mise la mano sulla bocca e si baciò la palma, guardando derossi. 2033_1596_000604 il ragazzo chinò il viso verso di lui e, facendosi portavoce della mano, rispose: due uomini a cavallo sulla strada bianca. a che distanza di qui, mezzo miglio, movono. 2033_1596_000605 non l'ho fatto apposta. diceva, singhiozzando garoffi, mezzo morto dalla paura. non l'ho fatto apposta. due o tre persone lo spinsero violentemente nella bottega gridando, la fronte a terra domanda perdono, e lo gettarono a terra. 2033_1596_000606 vedi, gente, no saran, nascosti nel grano. in quel momento un fischio di palla acutissimo passò alto per l'aria e andò a morire. lontano, dietro alla casa, scendi ragazzo, gridò l'ufficiale t'han visto, non voglio altro, vien giù. 2033_1596_000607 in un momento di supremo pericolo, cedettero all'infanzia l'ultimo tozzo di pane, l'ultima tavola di salvamento, l'ultima fune per scampare alle fiamme e spirarono contenti del loro sacrificio. 2033_1596_000608 è ginnastica altro che la spinta delle braccia avanti. voglio che mio padre trovi tutte queste legna segate quando torna a casa. sarà contento. il male è che dopo aver segato faccio dei t. 2033_1596_000609 il sangue, gli diede un tuffo. se suo padre si svegliava, certo non l'avrebbe sorpreso a commettere una cattiva azione. egli. 2033_1596_000610 che essa accarezza e consola. cara ragazza, fra tutte le creature umane che si guadagnan la vita col lavoro, non ce n'è una che se la guadagni più santamente di te, figliuola mia. a io, a madre. 2033_1596_000611 sua madre era andata due anni prima a buenos aires, città capitale della repubblica argentina, per mettersi al servizio di qualche casa ricca e guadagnar così in poco tempo, tanto da rialzare la famiglia, la quale, per effetto di varie disgrazie, era caduta nella povertà e nei debiti. 2033_1596_000612 il maestro mi mandò a portare al direttore il programma della lezione mezz'ora prima del finis, ed io ero nell'ufficio quando entrò una signora bionda e vestita di nero, la. 2033_1596_000613 un grido di gioia e affrettò il passo, come se avesse riacquistato in un punto tutto il vigore perduto. ma fu una breve illusione. le forze lo abbandonarono a un tratto e cadde sull'orlo d'un fosso sfinito. ma il cuore gli batteva dalla contentezza. 2033_1596_000614 qualche volta l'aveva sentito scoccati i dodici colpi al pendolo. aveva sentito immediatamente il rumore della seggiola smossa e il passo lento di suo padre. 2033_1596_000615 ma il più bravo è coretti. povero coretti, che si leva alle cinque per aiutare suo padre a portar legna alle undici nella scuola. non può più tenere gli occhi aperti e gli casca il capo sul petto, e nondimeno si riscuote. 2033_1596_000616 io sedetti da una parte del sofà, silvia sedette dall'altra, e subito disse: senti, mamma, ho da parlarti, abbiamo da parlarti tutti e due. 2033_1596_000617 ma anche precossi. io stimo- ed è troppo poco il dire che lo stimo- precossi, il figliuolo del fabbro ferraio, quello piccolo smorto che ha gli occhi buoni e tristi e un'aria di spaventato, così timido che dice a tutti: scusami. 2033_1596_000618 raggiunse e afferrò in tempo il disgraziato, che già era sott'acqua e lo tirò a galla. lottò furiosamente con l'onda che li volea travolgere. 2033_1596_000619 mi ricordo di quando andavo a scuola da lei parla, sempre parla perché i ragazzi non si distraggano e non sta un momento seduta. n'ero ben sicuro che sarebbe venuta perché non si scorda mai dei suoi scolari. 2033_1596_000620 un buffone gobbo fece il muso di lepre. è impossibile trattenersi dal ridere a vedergli fare il muso di lepre. ci mettemmo a giocare coi legnetti. egli ha un'abilità straordinaria a far torri e ponti, che par che stian su per miracolo. 2033_1596_000621 chiesa. quando tacquero, tutti applaudirono. poi tutti zitti. la distribuzione dei premi stava per cominciare. già s'era fatto innanzi sul palco il mio piccolo maestro di seconda, col suo capo rosso e i suoi occhi vispi, che doveva leggere i nomi dei premiati. 2033_1596_000622 ma tu devi ricordarla, amarla, rattristarti della sua morte in un modo degno di lei o amico. ascoltami: la morte non esiste, non è nulla. non si può nemmeno comprendere. 2033_1596_000623 noi gli passammo tutti davanti. io l'invitai a venir a casa giovedì con garrone e crossi. altri lo salutarono, chi gli faceva una carezza. 2033_1596_000624 allora ogni amarezza, ogni dispetto mi va via dal cuore e mi vergogno d'aver provato quei sentimenti. vorrei essergli sempre vicino. allora vorrei poter fare tutte le scuole con lui. la sua presenza, la sua voce mi mette coraggio. 2033_1596_000625 povero direttore. egli è sempre il primo al suo posto la mattina a aspettare gli scolari e a dar retta ai parenti, e quando i maestri son già avviati verso casa. 2033_1596_000626 guardare, era sempre lo stesso spettacolo. le stazioni della strada ferrata eran solitarie come case di eremiti e quando il treno si fermava, non si sentiva una voce. gli pareva di trovarsi solo in un treno perduto, abbandonato in mezzo a un deserto. gli sembrava che ogni 2033_1596_000627 e tirò avanti. e furono altri due mesi di lavoro di notte e di spossatezza di giorno, di sforzi disperati del figliuolo e di rimproveri amari del padre. 2033_1596_000628 il delirio cresceva, la morte gli era sopra ed egli invocava con parole ardenti il generale garibaldi, col quale aveva avuto dei dissensi, e venezia e roma, che non erano ancor libere. 2033_1596_000629 armi stravaganti, tamburelli, crotali, berrettini rossi e bottiglie. parevan tutti pazzi quando la nostra carrozza entrò nella piazza. 2033_1596_000630 era un bel ragazzo di viso ardito, con gli occhi grandi e celesti, coi capelli biondi e lunghi. era in maniche di camicia e mostrava il petto nudo. 2033_1596_000631 lasciandogli accanto il ragazzo che guardava noi con quegli occhioni neri, come spaurito. allora il maestro gli prese una mano e disse alla classe: 2033_1596_000632 e ritornò al suo lavoro dicendo vediamo un po se mi riesce di finire il periodo, e scrisse le borse da viaggio, gli zaini per i soldati. 2033_1596_000633 c'è stardi nella mia classe che avrebbe la forza di fare quello che fece il piccolo fiorentino. questa mattina ci furono due avvenimenti alla scuola. 2033_1596_000634 senta, signor crosetti, rispose mio padre vivamente. io mi ricordo la prima volta che la mia povera madre m'accompagnò alla sua scuola. 2033_1596_000635 a me piace, mi diverte. abbiamo giocato a fare il mercato coi pesi e le bilancie. egli sa il prezzo giusto di tutte le cose, conosce i pesi e fa dei bei cartocci spedito come i bottegai. 2033_1596_000636 in modo da poterlo strozzare se urlava e, tenendo il coltello fra i denti e la lanterna da una mano, cavò di tasca con l'altra un ferro acuminato, lo ficcò nella serratura, frugò. 2033_1596_000637 quando non combatté, lavorò per vivere o si chiuse in un'isola solitaria a coltivare la terra. egli fu maestro, marinaio, operaio, negoziante, soldato generale, dittatore. 2033_1596_000638 l'assassino menò il colpo, ma con un movimento rapidissimo, gettando un grido disperato. ferruccio s'era lanciato sulla nonna e l'aveva coperta col proprio corpo. l'assassino fuggì, urtando il tavolo e rovesciando il lume che si spense. 2033_1596_000639 va con questa lettera alla boca. è una piccola città mezza genovese, a due ore di strada. di qua tutti ti sapranno indicare il cammino. 2033_1596_000640 corse in punta di piedi dietro di stardi e, per provocarlo, diede una strappata alla treccia di sua sorella, una strappata così forte che quasi la gittò in terra riversa. la ragazzina mise un grido: suo fratello si voltò. 2033_1596_000641 e diceva i nomi giusti per ordine, rapidissimamente, come se leggesse sulla carta. e a vederlo così, con quella testa alta, tutta riccioli biondi, con gli occhi chiusi, tutto vestito di turchino coi bottoni dorati diritto e bello come una statua. 2033_1596_000642 si sentiva dire da tutte le parti: al nuovo anno, ai venti d'ottobre, a rivederci, ai santi, noi pure ci salutammo. ah, come si dimenticavano tutti i dissapori in quel momento. 2033_1596_000643 e franti con la sua faccia tosta, e anche robetti, il figliuolo del capitano d'artiglieria, quello che salvò un bambino dall'omnibus e che ora cammina con le stampelle. 2033_1596_000644 poi lo adagiò col capo sull'erba, s'alzò e stette a guardarlo. anche il sergente e i due soldati immobili lo guardavano. 2033_1596_000645 ritto in mezzo alla scuola col capo basso davanti al piccolo betti. non rispose. allora il padre lo prese per un braccio e lo spinse più avanti in faccia a betti, che quasi si toccavano, e gli disse: domandagli scusa. 2033_1596_000646 da una parte pendevan dei pennelli, un piccone e un crivello da calcina. sui piedi del malato era distesa la giacchetta del muratore bianca di gesso. il povero ragazzo era smagrito, bianco bianco, col naso affilato e respirava corto. 2033_1596_000647 poi ho cominciato a migliorare. ogni giorno è venuto il muratorino che m'ha rifatto ridere per la prima volta, col suo muso lepre e come lo fa bene ora che gli s'è allungato un po il viso per la malattia poveretto. 2033_1596_000648 poi gli diedi a vedere degli album di caricature ed egli, senz'avvedersene, imitava le smorfie di quelle facce, così bene che anche mio padre rideva. 2033_1596_000649 egli non era così quando era uno scolaro studioso e un figliuolo di cuore. ma egli sta male, esclamò la mamma. non me ne importa più, rispose il padre. 2033_1596_000650 che ricordavano le migliaia di morti, i torrenti di sangue, le nostre più sacre glorie, i nostri più santi sacrifici, i nostri più tremendi dolori. 2033_1596_000651 e tra per il dolore e per la fatica, dimagrava e scoloriva e sempre più era costretto a trasandare i suoi studi e capiva bene che avrebbe dovuto finirla un giorno. e ogni sera si diceva: questa notte non mi leverò più. 2033_1596_000652 ah, signor capitano, disse rapidamente accennandogli il tamburino. ecco un caso disgraziato, una gamba che si sarebbe salvata con niente s'egli non l'avesse forzata in quella pazza maniera. un'infiammazione maledetta: bisognò tagliar lì per lì. 2033_1596_000653 gli appennini che s'allungano sino al mar jonio, i fiumi che corrono di qua e di là, le città bianche, i golfi, i seni azzurri, le isole verdi. 2033_1596_000654 fronte la madre di ranti ao a otini è incorreggibile. ieri, alla lezione di religione, in presenza del direttore, il maestro domandò a derossi se sapeva a mente quelle due strofette del libro di lettura. 2033_1596_000655 il signore era commosso. si vedeva che quelle grida gli andavano all'anima. tutti gli altri offrivano alla bimba arancie e confetti, ma quella respingeva tutto, sempre più spaventata e convulsa. cercate la madre, gridava il signore alla folla. cercate la madre. 2033_1596_000656 pensa che a te non manca nulla, ma che a loro manca tutto. che, mentre tu vuoi esser felice, a loro basta di non morire? pensa che è un orrore che in mezzo a tanti palazzi per le vie, dove passan carrozze e bambini vestiti di velluto, ci siano delle donne? 2033_1596_000657 e non ci hanno mica colpa molti di non sapere. poveri ragazzi che non hanno avuto molto tempo da studiare e son stati trascurati dai parenti. ma c'era la provvidenza. 2033_1596_000658 sentite, abbiamo un anno da passare insieme. vediamo di passarlo bene. studiate e siate buoni. io non ho famiglia. la mia famiglia siete voi. avevo ancora mia madre l'anno scorso mi è morta. son rimasto solo. 2033_1596_000659 ma il maestro gli prese il capo fra le mani e gli disse, baciandolo sui capelli: non ti rimprovero, figliuol mio, non è mica il sonno della pigrizia, il tuo è il sonno della fatica. 2033_1596_000660 stavo scrivendo le proposizioni è venuta gente a comprare i. son rimesso a scrivere. eccoti il carro. questa mattina ho già fatto due corse al mercato delle legna in piazza venezia. non mi sento più le gambe e ho le mani gonfie. starei fresco se avessi il lavoro di disegno. 2033_1596_000661 scaccia un monello di scuola, ma si ribeve le lacrime e va in collera coi parenti che fan digiunare i bimbi per castigo. è giovane e grande la maestra delcati e vestita bene, bruna e irrequieta che fa tutto a scatto di molla. 2033_1596_000662 un branco di ragazzi, appena sboccati sul corso, si misero a tirar palle, con quella neve acquosa che fa le palle sode e pesanti come pietre. molta gente passava sul marciapiedi. un signore gridò: smettete monelli. 2033_1596_000663 non parla a nessuno, non gioca con nessuno, è sempre lì al banco coi pugni alle tempie, fermo come un masso a sentire il maestro. 2033_1596_000664 il povero ragazzo trema tutto quando lo vede nella strada, ma tanto gli corre incontro sorridendo e suo padre par che non lo veda e pensi ad altro. povero precossi egli si ricuce, i quaderni stracciati. 2033_1596_000665 infine, dio non permise che una così generosa prodezza fosse inutile. il nuotatore fanciullo strappò la vittima al fiume gigante e la recò a terra, e le diè ancora con altri i primi conforti. 2033_1596_000666 non restai che con due nipoti contadini. ora vivo di qualche centinaio di lire di pensione. non faccio più nulla. le giornate mi par che non finiscano mai. 2033_1596_000667 c'era il padre di precossi col suo camiciotto turchino, scappato allora dall'officina ancora tutto nero nel viso. c'era la madre di crossi l'erbaiola, la madre di nelli, vestita di nero, che non poteva star ferma. 2033_1596_000668 ma subito due braccia vigorose lo rimisero in piedi e una voce risoluta disse: no, signori, era il nostro direttore che avea visto tutto. poiché ha avuto il coraggio di presentarsi, soggiunse. 2033_1596_000669 ti do la mia parola. padre mio le maestre, sabato garoffi stava tutto pauroso quest'oggi ad aspettare una grande risciacquata del maestro. 2033_1596_000670 è lui che mandò l'esercito piemontese in crimea a rialzare, con la vittoria della cernaia, la nostra gloria militare caduta con la sconfitta di novara. è lui che fece calare dalle alpi centocinquantamila francesi a cacciar gli austriaci dalla lombardia. 2033_1596_000671 e avventò le mani come due artigli per afferrar la figliuola. il carro si fermò. eccola qui, disse il signore, porgendo la bimba, dopo averla baciata e la mise tra le braccia di sua madre, che se la strinse al seno come una furia. 2033_1596_000672 e garrone mangiava del pane in silenzio. ma non ci attacca mica più quei morsi allegri d'una volta, povero garrone, dopo che ha perduto sua madre. 2033_1596_000673 e seguitò a lavorare di forza. ma la fatica accumulandosi alla fatica, gli riusciva sempre più difficile di resistervi. la cosa durava da due mesi. il padre continuava a rimbrottare il figliuolo e a guardarlo con occhio sempre più corrucciato. 2033_1596_000674 passarono tutti davanti al sindaco che li baciò in fronte uno per uno, mentre un signore accanto a lui gli diceva, piano e sorridendo, i nomi delle città. 2033_1596_000675 un uomo ritto sul carro, gli porgeva una bracciata di legna. per volta egli le pigliava e le portava nella bottega di suo padre dove in fretta e in furia le accatastava. 2033_1596_000676 mario si riscosse, si rialzò: ti senti meglio? domandò la ragazza: non ho più nulla. rispose: dormi bene, disse: giulietta, buona notte, rispose mario, e discesero per due scalette vicine nei loro dormitori. 2033_1596_000677 a un certo punto della strada sentimmo da una finestra molte voci di ragazzi che leggevano insieme compitando. il vecchio si fermò e parve che si rattristasse. 2033_1596_000678 ma fu un momento. subito lo ritrovammo ansante, con gli occhi umidi che chiamava per nome il figliuolo, tenendo la mano in alto. 2033_1596_000679 li gettarono al morto. in pochi minuti il ragazzo fu coperto di fiori, e ufficiali e soldati gli mandavan tutti un saluto passando: bravo, piccolo lombardo. addio, ragazzo, a te biondino, evviva. 2033_1596_000680 il padre di nobis corrugò la fronte e arrossì leggermente. poi domandò al figliuolo: hai detto quella parola, il figliuolo. 2033_1596_000681 la mattina si levava stanco e la sera, facendo il lavoro di scuola, stentava a tener gli occhi aperti. una sera, per la prima volta in vita sua, s'addormentò sul quaderno. animo, animo, gli gridò suo padre battendo le mani al lavoro. 2033_1596_000682 bisogna vedere con che cura gli apre con quelle sue mani corte e grosse, soffiando tra le pagine. paiono ancora tutti nuovi. 2033_1596_000683 quanti ne son passati, caro signore, io chiudo gli occhi e vedo visi dietro visi, classi dietro classi, centinaia e centinaia di ragazzi. 2033_1596_000684 ora son senza famiglia, non ho più figliuoli. no, maestro, gli disse mio padre ripigliando il cammino, lei ce n'ha ancora molti figliuoli, sparsi per il mondo, che si ricordano di lei come io me ne son sempre ricordato. 2033_1596_000685 coretti corse fuori a parlar con l'uomo, poi tornò: ora non posso più tenerti compagnia, mi disse a rivederci domani. 2033_1596_000686 oh, ferruccio, povero figliuol mio, rispose quella mettendogli le mani sul capo. che spavento devi aver avuto. oh, signore iddio misericordioso, accendi un po di lume. no, restiamo al buio. ho ancora paura. 2033_1596_000687 come sopra una ghirlanda di rose vive e finalmente riuscì in salvo sulla strada, tutta coperta di briciole e di macchie, sgualcita e scarmigliata. 2033_1596_000688 ma era grazioso. facevano una bella figura le due file delle bambine, tutte coi capelli legati sul cocuzzolo, con tanti nastrini rossi, verdi, azzurri. 2033_1596_000689 egli rispose con espansione: la ringrazio, la ringrazio, ma pareva incerto. mio padre gli prese tutt'e due le mani e lo ripregò. 2033_1596_000690 sconfinata e implacabile, come un oceano di terra diceva tra sé: oh, fino a questa sera non arrivo, fino a questa sera non arrivo. quest'oggi muoio per la strada. e le fatiche crescevano, i mali trattamenti raddoppiavano, 2033_1596_000691 in piazza san carlo, tutta decorata di festoni gialli, rossi e bianchi, s'accalcava una grande moltitudine, giravan maschere d'ogni colore, passavano carri dorati e imbandierati della forma di padiglioni di teatrini e di barche. 2033_1596_000692 e per un po di tempo aveva mantenuto coi suoi una corrispondenza regolare, com'era stato convenuto fra loro. il marito dirigeva le lettere al cugino, che le recapitava alla donna e questa rimetteva le risposte a lui. 2033_1596_000693 dicendo scritta da un alunno di terza, non voglio dire che l'abbia scritta propriamente lui tal qual è stampata. egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, sentito, pensato nella scuola e fuori. 2033_1596_000694 ed è in mezzo a due ragazzi che mi son simpatici: il figliuolo d'un fabbro ferraio, insaccato in una giacchetta, che gli arriva al ginocchio pallido, che par malato e ha sempre l'aria spaventata e non ride mai. 2033_1596_000695 traverso a boschi e a torrenti, su per sentier solitari delle montagne, soli, a coppie, a gruppi, a lunghe file, tutti coi libri sotto il braccio. 2033_1596_000696 n'è ancora abbastanza della gramigna del tuo paese a rosario vattene un po a mendicare in italia. e gli chiuse il cancello sulla faccia. il ragazzo restò là come impietrato, poi riprese lentamente la sua sacca ed uscì col cuore angosciato con la mente. 2033_1596_000697 possono, da un giorno all'altro, esser chiamati a difendere il nostro paese e in poche ore cader sfracellati tutti dalle palle e dalla mitraglia. ogni volta che senti gridare in una festa: viva l'esercito, viva. 2033_1596_000698 ma non è mica offeso. domandò la donna ansiosamente, derossi le disse: no, no, sorridendo e se ne andò mentre essa esclamava tutta contenta: oh, che buon ragazzo. non ho mai visto un bravo e bel ragazzo così e pareva finita. 2033_1596_000699 e quello strepito, sonoro e confuso che rimescolò il sangue di tutti. fu come il suono di mille voci umane che dicessero tutte insieme: 2033_1596_000700 calò dal vaporino in una barca che portava il nome di andrea doria. fu sbarcato al molo, salutò il suo vecchio amico lombardo e s'avviò a lunghi passi verso la città. 2033_1596_000701 garrone gli mise un'arancia sul cuscino accanto al viso. l'odore lo svegliò, la pigliò subito, ma poi la lasciò andare e guardò: fisso, garrone, son. io disse: questi garrone mi conosci. 2033_1596_000702 e allora giulio riprese animo e disse in cuor suo: no, povero babbo, io non cesserò d'ingannarti. io farò degli sforzi più grandi per studiar lungo il giorno, ma continuerò a lavorare di notte, per te e per tutti gli altri. 2033_1596_000703 fece l'iscrizione, congedò padre e figlio e restò pensieroso: che peccato che se ne vada. ripeté mio padre, e allora il direttore prese la sua domanda di riposo, la fece in due pezzi e disse: rimango. 2033_1596_000704 e alla monachina. avevan mezzo strappato il cappello e ficcato una dozzina di mazzetti tra i bottoni del vestito nero e nelle tasche. molti facevano festa a robetti, che proprio quel giorno aveva smesso per la prima volta le stampelle. 2033_1596_000705 poi lo accompagnò fino al palchetto del proscenio, dov'era il capitano suo padre, e questi lo sollevò di peso e lo mise dentro in mezzo a un gridìo di bravo e d'evviva. 2033_1596_000706 garoffi matto dalla contentezza perché gli han restituito il suo album con l'aggiunta di tre francobolli della repubblica di guatemala, ch'egli cercava da tre mesi. e stardi che ebbe la seconda medaglia. stardi primo della classe dopo derossi. 2033_1596_000707 ragazzo. poi s'avvicinò alla casa, levò dalla finestra la bandiera tricolore e la distese come un drappo funebre sul piccolo morto, lasciandogli il viso scoperto. 2033_1596_000708 povero marco. egli aveva il cuor forte e preparato alle più dure prove per quel viaggio. ma quando vide sparire all'orizzonte la sua bella genova, 2033_1596_000709 hai visto passare degli austriaci? no, da tre giorni. l'ufficiale stette un poco pensando, poi saltò giù da cavallo e, lasciati i soldati lì, rivolti verso il nemico, entrò nella casa e salì sul tetto. 2033_1596_000710 e lo portaron così fino alla cantonata, dove s'imbatterono in un signore con la barba nera che si mise a ridere. il calabrese disse: è mio padre. e allora i ragazzi gli misero il figliuolo tra le braccia e scapparono da tutte le parti. 2033_1596_000711 mentre lavoravi per me, nascondendomi sempre le tue tristezze e cercando in tutte le maniere di rendermi lo studio facile e la vita bella. 2033_1596_000712 ma egli disse: o schiatto o riesco, e si mise per morto a studiare di giorno, di notte, a casa, in iscuola, a passeggio, coi denti stretti e coi pugni chiusi, paziente come un bove. 2033_1596_000713 vedendolo triste, non gli rivolgevan mai la parola. la notte dormiva sopra coperta e si svegliava ogni tanto bruscamente, stupito della luce limpidissima della luna che imbiancava le acque immense e le rive lontane. e allora il cuore gli si serrava. 2033_1596_000714 e fa ogni specie di facce spaventevoli, ma non castiga mai nessuno, anzi, sorride sempre dentro la barba senza farsi scorgere. 2033_1596_000715 sedemmo tutti e tre. mio padre e il maestro si guardarono per qualche momento in silenzio. bottini, esclamò poi il maestro, fissando gli occhi sul pavimento a mattoni dove il sole faceva uno scacchiere. 2033_1596_000716 tu la guardasti e non le desti nulla, e pure ci avevi dei soldi in tasca. senti, figliuolo, non abituarti a passare indifferente davanti alla miseria che tende la mano e tanto meno davanti a una madre che chiede un soldo per il suo bambino. 2033_1596_000717 e se non fosse morta la mia maestra sarebbe passato bene. io ripenso a quello che sapevo l'ottobre scorso, e mi par di sapere assai di più. 2033_1596_000718 risentir, dopo morte, la voce di mia madre, ritrovare i miei bambini, rivedere il mio enrico, il mio enrico benedetto e immortale, e stringerlo in un abbraccio che non si scioglierà mai più, mai più, in eterno. 2033_1596_000719 andrò a pigliar l'acqua e la biada per le bestie, farò tutti i servizi. un poco di pane mi basta i faccia un po di posto, signore. il capataz tornò a guardarlo e rispose con miglior garbo: non c'è posto, e poi noi non andiamo a. 2033_1596_000720 ma quello che gli sta più a cuore è la sua collezione di francobolli. questa è il suo tesoro e ne parla sempre come se dovesse cavarne una fortuna. i compagni gli danno dell'avaraccio, dell'usuraio, io non so. 2033_1596_000721 fra i quali derossi, quello che ha sempre il primo premio. i parve così piccola e triste la scuola, pensando ai boschi, alle montagne, dove passai. 2033_1596_000722 ogni tratto di cammino, voltandosi a destra e a sinistra, egli vedeva due altre vie che fuggivano diritte a perdita d'occhio, fiancheggiate pure da case basse e bianche e piene di gente e di carri. 2033_1596_000723 e benché paia sempre che brontoli con quel vocione, è una voce che viene da un cor gentile. si sente il carbonaio e il signore. 2033_1596_000724 e ancora discorrono a bassa voce di opere di maestri, di strumenti d'orchestre, ed è un castigo così grande per essi l'esser privati della lettura o della lezione di musica. ne soffrono tanto dolore che non s'ha quasi mai il coraggio di castigarli in quel modo. 2033_1596_000725 poi quando escono, corre come una bambina dietro all'uno e all'altro per rimetterli in fila, e a questo tira su il bavero, a quell'altro abbottona il cappotto perché non infreddino. 2033_1596_000726 eran vari giorni che l'erbivendola guardava derossi e pareva gli volesse lasciar gli occhi addosso, perché è una buona donna che vive tutta per il suo ragazzo. 2033_1596_000727 il ragazzo gli disse grazie, senza trovar altre parole, uscì con la sua sacca e, congedatosi dalla sua piccola guida, si mise lentamente in cammino verso la boca. 2033_1596_000728 e quelli delle fabbriche di vetro che stanno tutto il giorno immobili col viso chinato sopra una fiamma di gas e si levan tutti più presto di noi e non hanno vacanze. coraggio, dunque, e anche in questo è il primo di tutti derossi. 2033_1596_000729 e poi l'aiuta a rimetter la roba nello zaino e a infilarsi il cappotto. per questo nelli gli vuol bene e lo guarda sempre, e quando il maestro lo loda, è contento come se lodasse lui. 2033_1596_000730 facendo echeggiare la piazza di squilli acuti di tromba che sembravan grida d'allegrezza, ma la loro fanfara fu coperta da uno strepito rotto e cupo che annunziò l'artiglieria di campagna. e allora passarono superbamente seduti sugli alti cassoni. 2033_1596_000731 e m'ha detto: guai se tu parli, ma io non ho paura. e il direttore disse che franti sarà scacciato per sempre. intanto badava agli operai che entravano a due, a tre insieme, e n'eran già entrati più di duecento. 2033_1596_000732 ma che gli importava? ora ch'era vicino a sua madre con la sua sacca alla mano, scese insieme a molti altri italiani in un vaporino che li portò fino a poca distanza dalla riva. 2033_1596_000733 quando non ce ne sarà più, darò una scappata dallo speziale. le legna sono scaricate alle quattro. metterò la carne al fuoco, come avete detto, e quando passerà la donna del burro le darò quegli otto soldi. tutto andrà bene, non vi date pensiero. 2033_1596_000734 aveva già portato sulle spalle una mezza carrata di legna la mattina presto, eppure galoppò per tutta la casa, osservando tutto e parlando sempre arzillo e lesto come uno scoiattolo. 2033_1596_000735 e se n'andò di corsa. il capitano corrugò le grandi sopracciglia bianche e guardò fisso il tamburino, ristendendogli addosso la coperta. 2033_1596_000736 robetti. al disopra delle teste, in fondo alla stanza piena di gente si vedeva l'elmetto d'una guardia civica e la testa calva del direttore. poi entrò un signore col cappello alto e tutti dissero: è il medico. 2033_1596_000737 egli gittò sul pavimento un petardo che scoppiò, facendo rintronar la scuola come una fucilata. tutta la classe ebbe un riscossone, il maestro balzò in piedi e gridò franti fuori di scuola. 2033_1596_000738 poi si misero a mangiare. ah, che ameno spettacolo. uno mangiava con due cucchiai, l'altro s'ingozzava con le mani. molti levavano i fagioli un per uno e se li ficcavano in tasca. 2033_1596_000739 ed eran venuti avanti un uomo e una donna. l'uomo teneva per mano un ragazzo, era quello che aveva salvato il compagno. l'uomo era suo padre, un muratore vestito a festa. 2033_1596_000740 vieni qua. garoffi, confuso, che non ci vedeva più. s'è avvicinato al letto forzandosi per non piangere, e il vecchio l'ha carezzato, ma egli non poteva parlare. 2033_1596_000741 in barca nei paesi intersecati da canali, a cavallo per le grandi pianure, in slitta sopra le nevi, per valli e per colline. 2033_1596_000742 bravo il piccolo, dicevano intorno, che ha difeso sua sorella. ma stardi che si dava più pensiero del suo zaino che della sua vittoria. si mise subito a esaminare uno per uno i libri e i quaderni. 2033_1596_000743 nessuno rispose, il maestro gridò un'altra volta, alzando ancora la voce. chi è allora garrone, mosso a pietà del povero crossi? si alzò di scatto e disse risolutamente: son io. 2033_1596_000744 marco diventò pallido come un morto e s'appoggiò con una mano alla cancellata. vediamo, vediamo. disse allora il signore, mosso a compassione aprendo la porta. vieni dentro un momento, vediamo un po se si può far qualche cosa. 2033_1596_000745 e allora si svegliava, soffocando un grido. nondimeno, passato lo stretto di gibilterra, alla prima vista dell'oceano atlantico, riprese un poco d'animo e di speranza. 2033_1596_000746 tese l'orecchio, la pioggia scrosciava, il rumore si ripeté. la nonna lo sentì pure cos'è? domandò la nonna. dopo un momento, turbata la pioggia. mormorò il ragazzo. 2033_1596_000747 il nostro maestro assistente era coatti, quello con la barbaccia nera che fa la voce del leone e non castiga mai nessuno. c'erano dei ragazzi bianchi dalla paura. quando il maestro dissuggellò la lettera del municipio e tirò fuori il problema, non si sentiva un respiro. 2033_1596_000748 ma egli s'alzò, tutto rosso, con la voce che tremava dallo sdegno. non è vero, non è vero, mio padre non mi batte mai. ma poi, durante la lezione. 2033_1596_000749 e così fanno delle composizioni e si scrivono delle lettere fra loro. nella stessa maniera scrivono i numeri e fanno i calcoli. 2033_1596_000750 se questo movimento cessasse, l'umanità ricadrebbe nella barbarie. questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo. 2033_1596_000751 ed egli ha sempre il suo ritratto davanti agli occhi sul tavolino della direzione e se ne voleva andare dopo quella disgrazia, aveva già fatto la sua domanda di riposo al municipio e la teneva sempre sul tavolino, aspettando di giorno in giorno a mandarla. 2033_1596_000752 pensa ai ragazzi muti e ciechi che pure studiano, e fino ai prigionieri che anch'essi imparano a leggere e a scrivere. pensa la mattina, quando esci, che in quello stesso momento, nella tua stessa città. 2033_1596_000753 quel tempo splendido gli parve di buon augurio. era fuor di sé dalla gioia e dall'impazienza. sua madre era a poche miglia di distanza da lui, tra poche ore l'avrebbe veduta ed egli si trovava in america, nel nuovo mondo, e aveva avuto l'ardimento di venirci solo. 2033_1596_000754 suo padre cominciò a osservarlo, poi a impensierirsi e in fine a fargli dei rimproveri. non glie ne aveva mai dovuto fare. giulio gli disse una mattina: tu mi ciurli nel manico. 2033_1596_000755 eh, da un pezzo, rispose la donna. da mesi fece cattivi affari, scappò. dicono che sia andato a bahia blanca, molto lontano di qui. 2033_1596_000756 a quel grido il ragazzo siciliano e la sua compagna ch'eran rimasti fino allora come pietrificati da uno stupore sovrumano, ridestati improvvisamente dal violento istinto della vita, si staccarono a un punto solo dall'albero e si slanciarono all'orlo del bastimento. 2033_1596_000757 ed egli, per lunghe ore stava appoggiato al parapetto a guardar quel mare senza fine, sbalordito, pensando vagamente a sua madre, fin che gli occhi gli si chiudevano e il capo gli cascava dal sonno. 2033_1596_000758 serie. intanto s'erano avvicinate altre ragazze, grandi e piccole, povere e signorine con le loro cartelle sotto il braccio, e una grande, che aveva una penna azzurra sul cappello, cavò di tasca due soldi e disse: 2033_1596_000759 vuole te, vieni subito. ah, santo iddio, se fosse un buon segno. a rivederci, disse garrone, a noi, io rimango e si lanciò in casa col padre. 2033_1596_000760 il vecchio. lo guardò stupito. poi disse: i fa troppo onore. non so quando mio scolaro mi scusi il suo nome, per piacere. 2033_1596_000761 guardie, ragazzi, soldati, donne alla rinfusa. tutti si spingevano avanti e s'alzavano in punta di piedi per vedere il ragazzo. quelli che eran sul passaggio gli toccavan la mano. 2033_1596_000762 appena entrato nella scuola, vedendo un ragazzo con un occhio bendato, s'avvicinò al banco e gli domandò: che cos'aveva bada agli occhi. ragazzo gli disse, e allora, derossi, gli domandò: 2033_1596_000763 un terzo fischio rabbioso passò in alto e quasi ad un punto si vide il ragazzo venir giù, trattenendosi per un tratto al fusto ed ai rami e poi precipitando a capo fitto colle, braccia aperte. 2033_1596_000764 delle amicizie, voglio dire fuori della classe a cui appartieni, e così vivrai in una classe sola. e l'uomo che pratica una sola classe sociale è come lo studioso che non legge altro che un libro. 2033_1596_000765 era l'album famoso con la sua collezione di francobolli che il povero garoffi aveva portato, la collezione di cui parlava sempre, su cui aveva fondato tante speranze e che gli era costata tante fatiche. 2033_1596_000766 faceva pena a sentirlo, ma il rumore cresceva sempre franti. gli tirò una frecciuola di carta. alcuni facevan la voce del gatto, altri si. 2033_1596_000767 mio padre era contento e ogni tanto mi metteva un braccio intorno al collo e mi parlava come a un amico. guardando la campagna, povero crosetti diceva: è lui il primo uomo che mi volle bene e che mi fece del bene dopo mio padre. 2033_1596_000768 perché ha un'amarezza nel cuore dei dispiaceri che a tutti gli uomini toccano nel mondo e cerca te come un amico per confortarsi e dimenticare e ha bisogno di rifugiarsi nel tuo affetto per ritrovare la serenità e il. 2033_1596_000769 no, no, non è morto. le dicevan da tutte la parti, ma essa non ci badava e si strappava i capelli quando sentii una voce sdegnata che disse: tu ridi. 2033_1596_000770 era la madre di robetti, che avevan mandato a chiamare un'altra signora. le corse incontro e le gettò le braccia al collo singhiozzando: era la madre del bambino salvato. 2033_1596_000771 due signore, madri di due compagni di scuola del morto, avevano portato due ghirlande di fiori. alle cinque in punto ci mettemmo in cammino. 2033_1596_000772 in fondo e tutto intorno si vedevano andare e venire maestri e maestre che mettevano in fila i premiati e c'era pieno di parenti che davan loro l'ultima ravviata ai capelli e l'ultimo tocco alle cravattine. 2033_1596_000773 ieri mattina, appena entrato nella scuola, il maestro ci disse: al povero garrone è toccata la più grande disgrazia che possa colpire un fanciullo: gli è morta la madre. 2033_1596_000774 sì, essa ha ben ragione a rammentarmi i ragazzi che lavoran nei campi sotto la sferza del sole o tra le ghiaie bianche dei fiumi che accecano e scottano. 2033_1596_000775 e non dovevano ritornare che la mattina dopo. mancava poco alla mezzanotte, la donna che veniva a far dei servizi di giorno se n'era andata sull'imbrunire in 2033_1596_000776 anche nelli ieri guardava i soldati, povero gobbino, ma con un'aria così come se pensasse: io non potrò esser mai un soldato. egli è buono studia, ma è così magrino e smorto e respira a fatica. 2033_1596_000777 quando mio padre lo invitò a venir domani a casa nostra, egli aveva la bocca piena di neve e non osando né sputarla né mandarla giù. stava lì ingozzato a guardarci e non rispondeva. 2033_1596_000778 tremanti dalla commozione estatici, quasi ad ascoltar quell'armonia che rispandono nell'oscurità infinita che li circonda. come sentireste che è una consolazione divina: la musica. 2033_1596_000779 abbracciarlo. io l'abbracciai, egli s'alzò e mi prese per mano. eccomi qui, diceva in quel mentre sua madre, alla mia sola con questo ragazzo. 2033_1596_000780 il re, che s'era già voltato da un'altra parte, si rivoltò verso di noi e, fissando coretti negli occhi, stese la mano fuor della carrozza. 2033_1596_000781 in rosario, gli parve d'entrare in una città già conosciuta. erano quelle vie interminabili, diritte, fiancheggiate di case basse e bianche, attraversate in tutte le direzioni, al disopra dei tetti, da grandi fasci di fili telegrafici e telefonici che parevano enormi ragnateli. 2033_1596_000782 tutti parevano contenti, persino stardi. a un certo momento il fabbro si mise a picchiar più forte la donna a cantar più alto. 2033_1596_000783 nome v'amo tutte di un solo affetto e con pari gratitudine. torino, valorosa, genova, superba dotta, bologna, venezia, incantevole. 2033_1596_000784 dopo un'ora di lavoro molti cominciavano a affannarsi perché il problema era difficile. uno piangeva, crossi si dava dei pugni nel capo. 2033_1596_000785 badate. compariranno sul palcoscenico tutti e dodici insieme. accoglieteli con un grande applauso. sono ragazzi, ma rappresentano il paese come se fossero uomini. 2033_1596_000786 e io lo guardavo. com'era bello e nobile. con che piacere gli avrei detto sul viso: francamente, derossi, tu vali in tutto più di me. tu sei un uomo a confronto mio. io ti rispetto e ti ammiro. 2033_1596_000787 mia madre, come m'aveva promesso, mi condusse ieri dopo colazione all'asilo infantile di corso valdocco per raccomandare alla direttrice una sorella piccola di precossi. io non avevo mai visto un asilo. 2033_1596_000788 e franti, giù, calci e ceffoni e stardi sotto a capate e a pedate. una donna gridò dalla finestra. bravo il piccolo. 2033_1596_000789 fa, come le gazze dice, derossi tutto quello che trova: penne, logore, francobolli usati, spilli, colaticci di candele, tutto raccatta. 2033_1596_000790 gridò, levandosi in piedi e cacciando giù l'ultimo sorso. e se avrete da far dei quadrati, anche voi badate di tener duro, come noi altri ragazzi. 2033_1596_000791 letto l'ultimo, il maestro si alzò e disse: ragazzi, questa è l'ultima volta che ci troviamo riuniti. siamo stati insieme un anno e ora ci lasciamo. buoni amici, non è vero? i rincresce di separarmi da voi, cari figliuoli. 2033_1596_000792 i piccoli eran disinvolti, gli uomini un po imbarazzati. la gente batteva le mani ai più vecchi e ai più giovani, ma nessuno rideva. tra gli spettatori, come facevano alla nostra festa, si vedevano tutti i visi, attenti e seri. 2033_1596_000793 mio padre e derossi ci divertì molto. egli sa la geografia come un maestro. chiudeva gli occhi e diceva: ecco, io vedo tutta. 2033_1596_000794 ci mettemmo a giocare. io tirai fuori tutte le cose mie. precossi rimase incantato davanti al treno della strada ferrata, con la macchina che va da sé a darle la corda. non n'aveva visto mai. divorava con gli occhi quei vagoncini rossi e gialli. 2033_1596_000795 che ci voleva bene come un padre e non ce ne perdonava una. era venuto su da contadino, a furia di studio e di privazioni, un galantuomo. mia madre gli era affezionata e mio padre lo trattava come un amico. com'è andato a finire? a condove da torino? 2033_1596_000796 ma capite bene il significato di quella parola. pensateci un poco ciechi. non veder nulla, mai, non distinguere il giorno dalla notte, non veder né il cielo, né il sole, né i propri parenti, nulla di tutto quello che s'ha intorno e che si tocca. 2033_1596_000797 e si sentiva da tutte le parti un bisbiglio, un brulichìo che pareva d'essere in una piazza. entrò il maestro. si fece un grande silenzio, aveva in mano l'elenco e cominciò a leggere subito. 2033_1596_000798 non c'era che stardi che non ci badasse, tutto assorto nella lezione, coi pugni stretti alle tempie. che bellezza, che festa fu. 2033_1596_000799 non sono poche le donne coraggiose che fanno un così lungo viaggio per quello scopo e che, grazie alle grandi paghe che trova laggiù la gente di servizio, ritornano in patria a capo di pochi anni, con qualche migliaio di lire. 2033_1596_000800 tutti lo sapevano e li aspettavano, guardando curiosamente dalla parte donde dovevano entrare anche il sindaco e gli altri signori, e il teatro intero taceva. 2033_1596_000801 lo guardò fisso e gli disse con voce triste e affettuosa: lei vuol bene al mio figliuolo. perché gli vuole così bene? 2033_1596_000802 e noi ti promettiamo che ci vedrai sempre contenti ad un modo, non è vero, enrico? io risposi di sì, sempre contenti ad un modo, ripeté silvia, chiudendo la bocca alla mamma con una mano. 2033_1596_000803 suo padre è macchinista della strada ferrata. egli cominciò tardi le scuole perché fu malato: due anni. è il più alto e il più forte della classe. alza un banco con una mano, mangia sempre è buono. 2033_1596_000804 vincere quello che il dolore ha di meno santo, di meno purificatore, quello che, invece di migliorare l'anima, la indebolisce e l'abbassa. ma l'altra parte del dolore, la parte nobile, quella che ingrandisce e innalza l'anima, quella deve rimanere con te. 2033_1596_000805 parevan piuttosto due fratelli che padre e figlio a vederli così vicini, tutti e due rossi e sorridenti con quei denti bianchi. il padre trincava con gusto, vuotava anche le barchette e i bicchieri che noi lasciavamo ammezzati e diceva: 2033_1596_000806 il figliuolo si slanciò verso di lui ed egli gridò: qua, piccino, che ho ancora calda la mano. e gli passò la mano intorno al viso dicendo: questa è una carezza del re. 2033_1596_000807 avrei detto se fossi stata sola: non mi movo più di qui. voglio consacrare la vita a voi, servirvi, farvi da madre, a tutti, fino al mio ultimo giorno. 2033_1596_000808 e lui a certi lo dava ed ad altri, pregato bene, non imprestava che il dito da succhiare. intanto mia madre era venuta nel giardino e accarezzava ora l'uno, ora. 2033_1596_000809 e qui che l'avrei potuto vedere. non s'è mai dato il maledetto caso che mi trovassi in città quando egli veniva. quando si dice le combinazioni, 2033_1596_000810 abitate da un popolo pieno d'ingegno di coraggio. vogliategli bene in maniera che non s'accorga di esser lontano dalla città dove è nato. fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli. 2033_1596_000811 con una mano piena di fiori e gli occhi gonfi di lacrime, contenta come se fosse uscita da una festa e si sentiva ancora il vocìo di dentro come un gran pispigliare. 2033_1596_000812 ancora le generazioni vedranno in alto la sua testa luminosa di rendentore di popoli, coronata dai nomi delle sue vittorie come da un cerchio di stelle, e ad ogni italiano risplenderà la fronte e l'anima pronunziando il suo nome. 2033_1596_000813 e intanto dava un colpo di scopa alle foglie secche e ai fuscelli che coprivano l'ammattonato. ma dove lo fai il lavoro? coretti gli domandai. 2033_1596_000814 mentre quegli badava a dirgli scusami, scusami. e poi ricominciò a correre garoffi. non perdeva il suo tempo per via, coglieva delle erbe da insalata, delle lumache e ogni pietra che luccicasse un po se la metteva in tasca, pensando che ci fosse dentro dell'oro, o? 2033_1596_000815 mia madre le diede tutto quello che aveva nella borsa, baciò il ragazzo e quasi piangeva quando uscimmo. e aveva ben ragione di dirmi: guarda quel povero ragazzo com'è costretto a lavorare tu che hai tutti i tuoi comodi. 2033_1596_000816 anche il piccolo precossi salì svelto, benché impacciato da quel giacchettone che gli dà alle ginocchia. e per farlo ridere mentre saliva, tutti gli ripeteano il suo intercalare: scusami, scusami. 2033_1596_000817 procedeva su due file, un grosso battaglione di bersaglieri, il quale, pochi giorni innanzi, aveva valorosamente rigato di sangue il colle di san martino. 2033_1596_000818 il ragazzo scivolò lentamente di sopra alla nonna e cadde in ginocchio e rimase in quell'atteggiamento, con le braccia intorno alla vita di lei e il capo sul suo seno. 2033_1596_000819 e sempre eguale. egli vedeva davanti a sé una catena di montagne altissime, azzurre, con le cime bianche che gli rammentavano le alpi e gli davan, come un senso di ravvicinamento al suo paese. erano le ande, la spina dorsale del continente americano. 2033_1596_000820 e aveva ben ragione di guardare tutti con l'occhio torvo. due anni prima suo padre e sua madre, contadini nei dintorni di padova, l'avevano venduto al capo d'una compagnia di saltimbanchi, il. 2033_1596_000821 che colavano fra le dita come latte e filavan giù dentro alle maniche. ed esse non se n'accorgevano mica. correvano e s'inseguivano con le mele e i panini attaccati ai denti come i cani. 2033_1596_000822 così dice mia madre. mia madre m'aspettò sotto il portone, io salii solo e incontrai per le scale il maestro della barbaccia nera. 2033_1596_000823 e intanto continuava quella musica leggiera e gentile di violini e i ragazzi seguitavano a passare, quelli della sezione della consolata, quasi tutti figli di mercatini. 2033_1596_000824 tutti lo guardarono ed egli disse semplicemente: il mio sangue l'asilo infantile. 2033_1596_000825 gli s'aggiunse la paura. la fantasia già turbata gli si stravolse. i tre uomini lo fissavano sempre uno di essi mosse verso di lui. allora egli smarrì la ragione e, correndogli incontro con le braccia aperte, gridò: non ho nulla, sono un povero ragazzo. 2033_1596_000826 e si tiravano dei biascicotti di carta con gli elastici delle calze. il supplente afferrava per un braccio, ora l'uno, ora l'altro, e li scrollava e ne mise uno contro il muro. tempo perso. 2033_1596_000827 che non soffre né caldo né sonno. vivo sempre allegro, coi suoi riccioli biondi, com'era d'inverno, e studia senza fatica e tien desti tutti intorno a sé, come se rinfrescasse l'aria con la sua voce. 2033_1596_000828 lepre. egli si chiama antonio rabucco e ha otto anni e otto mesi. lo sai, figliuolo, perché non volli che ripulissi il sofà. 2033_1596_000829 così buono coi ragazzi che quando entrano tutti tremanti in direzione chiamati per un rimprovero, non li sgrida ma li piglia per le mani e dice tante ragioni che non dovevan far così e che bisogna che si pentano e che promettano d'esser buoni. 2033_1596_000830 sai, enrico, a quali morti dovreste tutti dedicare un pensiero in questo giorno, voi altri ragazzi, a quelli che morirono per voi, per i ragazzi, per i bambini. 2033_1596_000831 e non s'era punto rimessa colla buon'aria di cordova. ma poi il non aver più ricevuto risposta alle sue lettere, né dal marito né dal cugino, il presentimento sempre vivo di qualche grande disgrazia, l'ansietà continua in cui era vissuta, incerta tra il 2033_1596_000832 il ragazzo non aveva più che una gamba. la gamba sinistra gli era stata amputata al di sopra del ginocchio, il troncone era fasciato di panni insanguinati. in quel momento passò un medico militare piccolo e grasso in maniche di camicia. 2033_1596_000833 ma sorridevano per dissimulare l'affanno. ah, enrico, voi altri che non pregiate la salute e vi sembra così poca cosa, lo star bene. io pensavo ai bei ragazzi forti e fiorenti. 2033_1596_000834 e allora corsero tutti a mettere il viso tra i ferri della cancellata per vederla passare e a cacciar le braccia fuori per salutarla, offrendo ancora tozzi di pane, bocconcini di nespola e croste di formaggio e gridando tutti insieme addio. 2033_1596_000835 è venuto a vedere un po lavorare, non è vero? eccolo servito sul momento e dicendo questo, sorrideva. non aveva più quella faccia torva, quegli occhi biechi dell'altre volte. 2033_1596_000836 garrone. era la prima volta che veniva, perché è un po orso e poi si vergogna di lasciarsi vedere che è così grande e fa ancora la terza. andammo tutti ad aprir la porta quando suonarono. 2033_1596_000837 il ragazzo lo seguì correndo su per una scala di legno ed entrò con lui in una soffitta nuda, dove vide il capitano che scriveva con una matita sopra un foglio, appoggiandosi al finestrino e ai suoi piedi sul pavimento c'era una corda da pozzo. 2033_1596_000838 che spargesti tanta luce d'intelletti divini sul mondo e per cui tanti valorosi moriron sui campi e tanti eroi sui patiboli. madre augusta di trecento città e di trenta milioni di figli. 2033_1596_000839 vuoi essere di quelli che portano gli attestati dei premi alle autorità domani al teatro? il calabrese rispose di sì. sta bene, disse il direttore. così ci sarà anche un rappresentante della calabria e sarà una bella cosa. 2033_1596_000840 le stampelle. franti fece una risata in faccia a un soldato che zoppicava, ma subito si sentì la mano d'un uomo sulla spalla. si voltò: era il direttore. 2033_1596_000841 mille volte, enrico, quando già sarai uomo forte, provato a tutte le lotte, tu la invocherai, oppresso da un desiderio immenso di risentire un momento la sua voce e di rivedere le sue braccia aperte per gettarviti singhiozzando. 2033_1596_000842 per darne un barlume almeno a tutti quei poveri fanciulli per i quali il sole non ha luce e la madre non ha viso. 2033_1596_000843 invece di rallegrarsi di quei saluti, pareva che ne soffrisse. poi guardava noi l'uno dopo l'altro, attento dettando, discese a passeggiare in mezzo ai banchi. 2033_1596_000844 sguardo e giulio se n'avvedeva e ne soffriva e quando suo padre voltava le spalle, gli mandava un bacio furtivamente, sporgendo il viso con un sentimento di tenerezza pietosa e triste. 2033_1596_000845 a voi altri che studiate: il vino vi fa male, sono i rivenditori di legna che n'han bisogno. poi pigliava e scoteva per il naso il figliuolo dicendoci ragazzi, vogliate bene a questo qui, che è un fior di galantuomo, son io che ve lo dico. e tutti ridevano, fuorché garrone. 2033_1596_000846 basta, ho fatto quello che ho potuto, son contento. ma guardi lei con licenza, signor capitano, che perde sangue. infatti dalla palma mal fasciata del capitano colava giù per le dita qualche goccia di sangue. 2033_1596_000847 un piroscafo francese partì da barcellona, città della spagna, per genova, e c'erano a bordo francesi, italiani, spagnuoli, svizzeri. 2033_1596_000848 e intanto i premiati passavano l'un dopo l'altro davanti a quei signori seduti che porgevano gli attestati e a ciascuno dicevano una parola o facevano una carezza. 2033_1596_000849 quanto più lo conosco, tanto più gli voglio bene. e così segue a tutti gli altri, fuorché ai prepotenti che con lui non se la dicono, perché egli non lascia far prepotenze. 2033_1596_000850 e pregava. poi migliorò grazie alle cure del capataz e guarì. ma con la guarigione sopraggiunse il giorno più terribile del suo viaggio, il giorno in cui doveva rimaner solo da più di due settimane. erano in cammino quando arrivarono al punto dove, dalla strada di 2033_1596_000851 accorse subito un brigadiere di polizia e gli disse: qui non si può stare. son del quarto battaglione del. rispose coretti, toccandosi la medaglia. il brigadiere lo guardò e disse: restate. 2033_1596_000852 che il ricordo di questo giorno, così glorioso per te, così felice per tuo padre e per tua madre, ti mantenga per tutta la vita sulla via della virtù e dell'onore addio. 2033_1596_000853 e piangeva dirottamente singhiozzando. due o tre ragazze della seconda gli s'avvicinarono e gli dissero che hai che piangi a quella maniera. 2033_1596_000854 ci andammo all'uscita delle quattro, pioveva a catinelle per la strada. garrone si fermò e disse: con la bocca piena di pane, cosa si compera? 2033_1596_000855 che fai generosi e buoni tutti quelli che ti conoscono e anche voi, precossi e coretti, che m'avete sempre dato l'esempio del coraggio nei pentimenti e della serenità nel lavoro. dico grazie a voi, dico grazie a tutti gli altri. 2033_1596_000856 il capitano aspettò che tutti tacessero e disse freddamente: rassegniamoci. una sola donna. gettò un grido pietà. 2033_1596_000857 ieri sera, dopo la scuola, andammo tutti insieme alla casa della morta per accompagnarla alla chiesa. c'era già nella strada un carro mortuario con due cavalli e molta gente che aspettava, parlando a bassa voce. 2033_1596_000858 scuola, il numero dì idi. una scena commovente ieri sera. eran vari giorni che l'erbivendola, ogni volta che passava accanto a derossi, lo guardava. lo guardava con una espressione di grande affetto. 2033_1596_000859 dissi addio a tutti gli altri. fu bello vedere il povero nelli come s'avviticchiò a garrone che non lo potevan più staccare. tutti s'affollarono intorno a garrone. 2033_1596_000860 l'ufficiale lo vedeva appena, tanto era piccino lassù, guarda dritto e lontano, gridò l'ufficiale il ragazzo per veder meglio, staccò la mano destra dall'albero e se la mise alla fronte. che cosa vedi? domandò l'ufficiale. 2033_1596_000861 il ragazzo correva rapido un tratto, poi rallentava il passo, zoppicando, poi ripigliava la corsa, ma sempre più affaticato, e ogni tanto incespicava, si soffermava. 2033_1596_000862 preceduto da una legione di generali e da una folla di ministri e di principi, seguito da un corteo di mutilati, da una selva di bandiere, dagli inviati di trecento città, da tutto ciò che rappresenta la potenza e la gloria d'un popolo. 2033_1596_000863 c'è dei giovani di sedici o diciott'anni, robusti e allegri, che portano la cecità con una certa disinvoltura, con una certa baldanza, quasi. 2033_1596_000864 e se lo interrogano, quando il maestro parla la prima e la seconda volta non risponde. la terza volta tira un calcio e ha daccanto una faccia tosta e trista, uno che si chiama franti, che fu già espulso da un'altra sezione. 2033_1596_000865 accanto a un ragazzo vestito modestamente, che pareva stanco e pensava col capo basso. un uomo che doveva essere suo padre andava e veniva sotto gli alberi leggendo la gazzetta. ci sedemmo. 2033_1596_000866 ché non ha tempo di rilisciarsi, ma un poco più scolorita che l'anno passato, con qualche capello bianco e tosse sempre. 2033_1596_000867 dei visi di spaventati, di quelli rossi in viso come ciliegie, dei piccini buffi che ridevano in faccia a tutti quanti e, appena ridiscesi, in platea, erano acchiappati dai babbi e dalle mamme che se li portavano via quando venne la volta della nostra sezione. 2033_1596_000868 miste di veneto, di spagnuolo e di francese. egli raccontò la sua storia. non erano italiani, quei tre viaggiatori, ma capirono e, un poco per compassione, un poco perché eccitati dal vino, gli diedero dei soldi, celiando e stuzzicandolo perché raccontasse altre cose. 2033_1596_000869 e poi che festa gli avevo fatto in casa mia e come era piaciuto a mio padre, quanto avrei dato per non avergli detto quella parola, per non avergli fatto quella villania. e pensavo al consiglio che m'avrebbe dato: mio padre, hai torto sì, e allora domandagli scusa. 2033_1596_000870 delle ruote e delle sale di legno e, per giunta, essendosi levato il vento, una terra fina, rossiccia e grassa che avvolgeva ogni cosa, penetrava nel carro, gli entrava sotto i panni, gli empiva gli occhi e la bocca, gli toglieva la vista e il respiro. 2033_1596_000871 e passando in cucina, domandò alla cuoca quanto ci fanno pagare le legna, il miriagramma, ché suo padre le dà a quarantacinque centesimi. 2033_1596_000872 che cosa sono i nostri dolori, la nostra morte stessa a confronto delle fatiche, degli affanni formidabili, delle agonie tremende di quegli uomini a cui pesa un mondo sul cuore? 2033_1596_000873 allora, tutto rosso dalla rabbia: tu sì che l'hai fatto apposta, mi disse e alzò la mano. il maestro vide: la ritirò, ma soggiunse, t'aspetto fuori. 2033_1596_000874 non m'hanno uccisa, mormorò la vecchia con voce soffocata. no, siete salva, disse ferruccio con voce fioca. siete salva, cara nonna. hanno portato via dei denari, ma il babbo aveva preso quasi tutto con sé. 2033_1596_000875 per quella buona creatura. la mia entrata nella scuola era come l'entrata nel mondo: la prima di una lunga serie di separazioni necessarie e dolorose. 2033_1596_000876 con gli occhi sul problema e coi pugni alle tempie, e poi fece tutto in cinque minuti. il maestro girava tra i banchi dicendo: alma, alma, i raccomando la calma. 2033_1596_000877 e non ci separammo che in piazza dello statuto, dopo aver combinato di trovarci tutti insieme domenica per andare al vittorio emanuele a veder la distribuzione dei premi agli alunni delle scuole serali. 2033_1596_000878 e sì, disse tra sé: è vero, così non si può continuare, bisogna che l'inganno finisca. ma la sera di quello stesso giorno, a desinare, 2033_1596_000879 nell'ultimo assalto alla baionetta. la giornata finì con la vittoria dei nostri, ma il giorno dopo essendosi ricominciato a combattere, 2033_1596_000880 era una donna che veniva a comprar fascinotti. eccomi, rispose coretti e saltò di là. pesò i fascinotti, prese i soldi, corse in un angolo a segnar la vendita in uno. 2033_1596_000881 e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte. io, tuo padre, che t'accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola, io t'accoglierei con un singhiozzo d'angoscia e non potrei amarti mai più e morirei con quel pugnale nel cuore. 2033_1596_000882 e ha cartella: quaderni libro tutto sgualcito, stracciato, sporco, la riga dentellata, la penna mangiata, le unghie rose, i vestiti pieni di frittelle e di strappi che si fa nelle risse. 2033_1596_000883 a quelle parole mi venne da piangere: china la testa. egli mi disse: io chinai la testa sul cappezzale. egli mi baciò sui capelli, poi mi disse: va. 2033_1596_000884 oh, prega, preghiamo, amiamoci, siamo buoni, portiamo quella celeste speranza nell'anima. adorato fanciullo mio, 2033_1596_000885 lei parla troppo forte. ha soggiunto mia madre. si affanna troppo coi suoi ragazzi, è vero, si sente sempre la sua voce. 2033_1596_000886 egli non se l'aspettava quella medaglia e non ci voleva credere. bisognò che il maestro lo assicurasse. e allora si mise a ridere di gusto e diede una manata sulla nuca al figliuolo dicendo: forte ma bravo. ma bene, caro zuccone mio va. 2033_1596_000887 sfilarono pei primi gli alunni delle scuole serali di disegno, orefici, scalpellini, litografi e anche dei falegnami e dei muratori. 2033_1596_000888 grazie, senza lasciar parlare il direttore e s'avviò verso l'uscio, asciugandosi gli occhi e dicendo affollatamente: figliuol mio, mi raccomando. 2033_1596_000889 ed era tutto contento perché suo padre ha scritto dall'america che lo aspettassero di giorno in giorno. oh, le belle due ore che abbiamo passate insieme. 2033_1596_000890 che ci stavano intorno, si capiva ch'era stato in loro compagnia fino a poco innanzi. erano rossi in viso e facevan sonare bicchieri, vociando e ridendo. camerati, disse senz'altro il lombardo, restando in piedi e presentando: marco, c'è qui un povero ragazzo. 2033_1596_000891 ebbene, è vano, ma non ha mica cattivo cuore. votini per tutta la passeggiata. non rise più la prima nevicata. 2033_1596_000892 ma quegli non voltò. la testa è d'argento dorato? gli domandai. no, rispose è d'oro. ma non sarà tutto d'oro, dissi, ci sarà anche. 2033_1596_000893 ma il ragazzo, sollevatosi appena dal cuscino, impallidì e dovette riappoggiare la testa. basta, basta, disse il capitano, guardandolo e ritirando la mano fasciata. 2033_1596_000894 suo padre mi disse: è un pezzo d'uomo, un gigante che stenta a passar per le porte, ma buono, e chiama sempre il figliuolo muso di lepre. il figliuolo invece è piccolino. 2033_1596_000895 e la persona di servizio che avevano, la donna mia madre. la donna di servizio era mia madre. hanno condotto via anche mia madre. la signorina lo guardò e disse: non so, lo saprà forse mio padre, che li ha conosciuti quando partirono. aspettate un momento. 2033_1596_000896 domandò mia madre: sì, signora, son io. ebbene, v'abbiamo portato un poco di biancheria, e quella a ringraziare e a benedire che non finiva. 2033_1596_000897 vedendo che mio padre lo guardava, il maestro gli disse: quel calamaio lì mi è prezioso se sapesse, signore, la storia di quel calamaio e la raccontò. 2033_1596_000898 che singhiozzava buoni propositi, ma ha destato un rimorso, quella medaglia data a precossi, io che non ne ho ancora guadagnata una. io da un po di tempo non studio e sono scontento di me. 2033_1596_000899 e addio garrone, addio a rivederci. e lì a toccarlo, a stringerlo, a fargli festa a quel bravo santo ragazzo, e c'era suo padre, tutto meravigliato, che guardava e sorrideva. 2033_1596_000900 essere immersi in una oscurità perpetua e come sepolti nelle viscere della terra. provate un poco a chiudere gli occhi e a pensare di dover rimanere per sempre. 2033_1596_000901 col suo mantello lungo ritto sulla soglia, col capo chino che non aveva coraggio di entrare. chi è, domanda il malato. 2033_1596_000902 marco diede una strappata al campanello, comparve una signorina: qui sta la famiglia mequinez, non è vero? domandò ansiosamente il ragazzo ci stava, rispose la signorina pronunziando l'italiano alla spagnuola. ora ci stiamo noi. 2033_1596_000903 egli si mise a ridere. tu sei matto, rispose: ci vorrebbe altro. lui, umberto, era uno solo. noi eravamo come le mosche e poi sì che ci stette a guardare uno per uno. sboccammo sul corso vittorio emanuele. c'era molta gente che s'avviava alla stazione. 2033_1596_000904 che forse s'era fatto male attorno a una macchina, eppure s'ingegnava di scrivere adagio, adagio. ma quel che mi piacque di più fu di vedere al posto del muratorino, proprio nello stesso banco e nello stesso cantuccio, suo padre. 2033_1596_000905 ma ferruccio non rispose più. il piccolo eroe, il salvatore della madre, di sua madre, colpito d'una coltellata nel dorso, aveva reso la bella e ardita anima a dio. 2033_1596_000906 gli avrei gridato grazie dieci volte in faccia a tutti. e quando gli altri maestri mi dissero: sta bene, va pure, gli scintillarono gli occhi dalla contentezza. 2033_1596_000907 mano il carbonaio. fece un gesto risoluto, come a dire: non voglio il signore, non gli diè retta. e il suo figliuolo disse lentamente con un fil di voce, senza alzar gli occhi da terra: 2033_1596_000908 con gli occhi umidi, come per dirgli che quel bacio era per lui. poi prese il figliuolo per mano e se n'andò a passi lesti. 2033_1596_000909 sfilavano ancor gli alpini che corse un fremito nella folla, e i bersaglieri, l'antico dodicesimo battaglione. i primi che entrarono in roma per la breccia di porta pia, bruni, lesti, vivi, coi pennacchi sventolanti, passarono come un'ondata d'un torrente nero. 2033_1596_000910 i compagni del suo piccino morto. andò in un canto e ruppe in singhiozzi con tutt'e due le mani sul viso, e il direttore lo pigliò per un braccio e lo condusse nel suo ufficio. 2033_1596_000911 e il sindaco gli parlava tenendolo per una mano. dopo lo spazzacamino venne un cuoco. poi passò a prender la medaglia uno spazzino municipale della scuola raineri. 2033_1596_000912 il maestro lo lasciò dormire e continuò a far lezione per una mezz'ora. poi andò al banco da coretti e piano, piano, soffiandogli nel viso, lo svegliò a vedersi davanti. il maestro si fece indietro, impaurito. 2033_1596_000913 molti le andavano intorno, anzi addosso, a chiederle un bacio col viso in su, come se guardassero a un terzo piano, aprendo e chiudendo la bocca, come per domandare la cioccia. 2033_1596_000914 passarono dei contadini dei facchini. questi erano della scuola buoncompagni, della scuola della cittadella. passò un lustrascarpe che mio padre conosce e il prefetto gli diede un diploma. 2033_1596_000915 e sempre il suo pensiero febbrile rivolava allo stato, alle nuove provincie italiane che s'erano unite a noi, alle tante cose che rimanevan da farsi. 2033_1596_000916 qualche nuvoletto di polvere si levò ancora qua e là intorno al ragazzo, ma sempre più lontano, egli era in salvo. il capitano mise un'esclamazione di trionfo. 2033_1596_000917 il signor mequinez è andato a stare a tucuman. il ragazzo fece un gesto di disperazione, poi diede in uno scoppio di rabbia: è una maledizione, dunque io dovrò morire per la strada senza trovare mia madre. io divento matto. m'ammazzo dio mio. come. 2033_1596_000918 franti, che è molto più alto e più forte di stardi, pensava: o non rifiaterà o gli darò le croste. ma stardi, non stette a pensare. 2033_1596_000919 vedi, gli uomini delle classi superiori sono gli ufficiali e gli operai sono i soldati del lavoro. ma così nella società, come nell'esercito, non solo il soldato non è men nobile. 2033_1596_000920 aiutatemi, fate che ogni sera, quando mia madre mi dà l'ultimo saluto, io possa dirle: tu baci questa sera un fanciullo più onesto e più degno di quello che baciasti ieri. 2033_1596_000921 c'eran dei falegnami, dei fochisti con la faccia nera, dei muratori con le mani bianche di calcina, dei garzoni fornai coi capelli infarinati e si sentiva odor di vernice, di coiami, di pece d'olio, odori di tutti i mestieri. 2033_1596_000922 la catena immensa che si stende dalla terra del fuoco fino al mare glaciale del polo artico, per cento e dieci gradi di latitudine. ed anche lo confortava il sentire che l'aria si veniva facendo sempre più calda, e questo avveniva perché, risalendo verso, 2033_1596_000923 allora il drappello irruppe a baionette basse fuor della porta. i nemici vacillarono, si scompigliarono, diedero di volta. il terreno rimase sgombro, la casa fu libera. 2033_1596_000924 tutti essi portano in tasca dei pezzi di regolizia, dei bottoni, dei turaccioli di boccetta, del mattone tritato. 2033_1596_000925 c'era, vicino all'entrata dei cavalli, in piedi il maestro di ginnastica, quello che è stato con garibaldi, e in faccia a noi, nei secondi posti, il muratorino col suo visetto tondo, seduto accanto a quel gigante di suo padre. 2033_1596_000926 era già pieno di gente. si vedeva in fondo un tavolo col tappeto rosso e delle carte sopra e dietro una fila di seggioloni dorati per il sindaco e per la giunta. 2033_1596_000927 cos'aveva? egli? mi passò un braccio intorno alla vita e, stringendomi al suo fianco, mi disse: guarda questo foglio. vedi, queste sono le correzioni della mia povera madre. 2033_1596_000928 quanti ne dovremmo dare ai loro sepolcri, tanto siete amati o fanciulli. pensa oggi a quei morti con gratitudine e sarai più buono e più affettuoso con tutti quelli che ti voglion bene e che fatican per te. 2033_1596_000929 coretti. pure un giorno, ch'egli sorrideva con disprezzo del suo berretto di pel di gatto, gli disse: va un poco da derossi a imparare a far. il signore ieri si lamentò col maestro perché il calabrese gli toccò una gamba col piede. 2033_1596_000930 ferruccio non era rientrato in casa che alle undici, dopo una scappata di molte ore, e la nonna l'aveva aspettato a occhi aperti, piena d'ansietà, inchiodata sopra un largo seggiolone a bracciuoli sul quale soleva passar tutta la giornata e spesso anche l'intera notte. 2033_1596_000931 e c'era vicino a noi un gruppo di ragazzi del popolo tra i dieci e i diciott'anni, che ridevano e parlavan forte e si capiva ch'erano tutti di borgo po, compagni o conoscenti di quello che doveva aver la medaglia. 2033_1596_000932 figliuolo maggiore d'un impiegato delle strade ferrate il quale, avendo molta famiglia e poco stipendio, viveva nelle strettezze. suo padre lo amava ed era assai buono e indulgente con lui: indulgente in tutto fuorché in quello che toccava la scuola. 2033_1596_000933 uscirono nel giardino e si sparpagliarono, tirando fuori le loro provvigioni: pane, prune, cotte, un pezzettino di formaggio, un ovo sodo, delle mele piccole, una pugnata di ceci lessi, un'ala di pollo. 2033_1596_000934 e poi assicurò silvia, che aveva capito male, che non eravamo mica ridotti come essa credeva, per fortuna, e cento volte ci disse grazie e fu allegra tutta la sera fin che rientrò mio padre, a cui disse tutto. 2033_1596_000935 e non poteva accadere altrimenti. oltre che per altre ragioni, anche per questa che, con l'idea di salvare il decoro dei suoi, ché le pareva di macchiarlo a far la serva, la buona donna non aveva dato alla famiglia argentina il suo vero nome. 2033_1596_000936 tavolino, pigliandosi il capo fra le mani, affannato con un'espressione così stanca e afflitta che faceva male a vederlo. dopo trent'anni che faccio scuola, esclamò tristamente crollando il capo. nessuno fiatava. 2033_1596_000937 e ti vergognerai. proverai tristezza di non avergli voluto bene, d'esserti portato male con lui. ama il tuo maestro perché appartiene a quella grande famiglia di cinquantamila insegnanti elementari sparsi per tutta italia. 2033_1596_000938 e perché precossi aveva paura delle vacche, ché da piccolo è stato cozzato. ogni volta che ne passava una garrone gli si parava davanti. andammo su fino a santa margherita e poi giù per le chine, a salti, a rotoloni, a scortica mele. 2033_1596_000939 è uno del quadrato del, dicevano, è un soldato che conosce il re, è il re che l'ha riconosciuto, è lui che gli ha teso la mano. 2033_1596_000940 io vedo bene che mio padre è di malumore e vorrebbe dirmelo, ma gli rincresce e aspetta ancora, caro padre mio, che lavori tanto. 2033_1596_000941 ma triste, e si capisce che qualche volta, in segreto, debbono piangere ancora. ah, figliuoli miei, pensate che alcuni di essi hanno perduto la vista in pochi giorni, che altri l'han perduta dopo anni di martirio. 2033_1596_000942 non sarò un soldato codardo, no, ma ci andrei molto più volentieri alla scuola se il maestro ci facesse ogni giorno un racconto come quello di questa mattina. 2033_1596_000943 rispetta la strada. l'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch'egli tien per la strada. dove troverai la villania per le strade? troverai la villania nelle case. 2033_1596_000944 ma il maestro non è comparso e poiché mancava anche il supplente, è venuta a far scuola la signora cromi, la più attempata delle maestre, che ha due figliuoli grandi e ha insegnato a leggere e a scrivere a parecchie signore. 2033_1596_000945 ogni volta che uno grande alza la mano su di uno piccolo, il piccolo grida garrone e il grande non picchia più. 2033_1596_000946 e derossi che glie l'aiuta e gli fa far bella figura. derossi, che è un signore e il primo della scuola, le pare un re, un santo a lei. 2033_1596_000947 anche lì ci sono dei doveri. se misuri i tuoi passi e i tuoi gesti in una casa privata, perché non dovresti far lo stesso nella strada che è la casa di tutti? ricordati, enrico. 2033_1596_000948 e disse al maestro in faccia a tutti: ci abbia molta pazienza perché è molto duro, di comprendonio tutti gli davan della testa di legno da principio. 2033_1596_000949 e al riveder davanti a sé la lunghissima via che si perdeva lontano nella pianura sconfinata, si sentì fuggire un'altra volta il coraggio. gettò la sacca sul marciapiede, vi sedette su con le spalle al muro e chinò il viso tra le mani, senza pianto, in un atteggiamento 2033_1596_000950 poi soggiunse con dolcezza. andiamo nobis, cambiate modi, siate buono e cortese coi vostri compagni. vedete, ci sono dei figliuoli d'operai e di signori. 2033_1596_000951 il più glorioso degli uomini, che l'addolori e l'offenda, non è che una vile creatura. che non t'esca mai più dalla bocca una dura parola per colei che ti diede la vita. 2033_1596_000952 io ti condurrò un giorno agli esercizi dei pompieri e ti farò vedere il caporale robbino, perché saresti molto contento di conoscerlo, non è vero? 2033_1596_000953 stava al suo capezzale, egli diceva: con affanno, ho molte cose da dirvi sire, molte cose da farvi vedere, ma son malato, non posso, non posso e si desolava. 2033_1596_000954 sotto senz'esser veduto. intanto garrone, derossi, coretti dicevano: su, su nelli forza, ancora un tratto coraggio. 2033_1596_000955 quello che ha sempre il primo premio derossi. s'alzò, vieni qua. disse il maestro derossi, uscì dal banco e s'andò a mettere accanto al tavolino in faccia al calabrese. 2033_1596_000956 giura che se fra quarant'anni, passando in una stazione di strada ferrata, riconoscerai nei panni d'un macchinista il tuo vecchio garrone col viso nero. ah, non m'occorre che tu lo giuri, son sicuro che salterai sulla macchina e che gli getterai le braccia al collo. 2033_1596_000957 premiati. s'aspettava che entrassero i dodici ragazzi per porgere gli attestati. i giornali l'avevan già detto che sarebbero stati ragazzi di tutte le provincie. 2033_1596_000958 gli operai pigliavano in braccio i bambini, le donne si facevan dare i libri e i quaderni e andavano a casa. così la strada fu per qualche momento piena di gente e di rumore. 2033_1596_000959 ora sboccava in vaste distese d'acque dell'aspetto di grandi laghi tranquilli, poi daccapo fra le isole per i canali intricati d'un arcipelago, in mezzo a mucchi enormi di vegetazione. 2033_1596_000960 il ragazzo intascò ogni cosa ringraziando a mezza voce col suo fare burbero, ma con uno sguardo, per la prima volta, sorridente e affettuoso. poi s'arrampicò nella sua cabina, tirò la tenda e stette queto pensando ai fatti suoi. 2033_1596_000961 voresistu mi disse: agradir sti confeti del pagiazzeto? io accennai di sì e ne presi tre o quattro. alora soggiunse ciapa anca, un baso. 2033_1596_000962 ah, io non vidi mai mia madre così contenta come a sentir quelle parole. non ci baciò mai in fronte a quel modo, piangendo e ridendo, senza poter parlare. 2033_1596_000963 l'uomo si fece largo verso il carro dei signori. uno di questi si chinò e quell'altro disse: forte, prenda questa bimba, ha perduto sua madre nella folla. la tenga in braccio, la madre non può essere lontana, e la vedrà. 2033_1596_000964 tu mi devi giurare che questo non accadrà mai più fin ch'io viva. ogni volta che a un rimprovero di tuo padre ti correrà una cattiva risposta alle labbra, pensa a quel giorno che verrà immancabilmente, quando egli ti chiamerà al suo letto per dirti: enrico, io ti lascio. 2033_1596_000965 dove trovare i denari per pagarsi il viaggio. poteva lavorare, ma come? a chi domandar lavoro? chieder l'elemosina, ah no. essere respinto, insultato, umiliato come poc'anzi? no, mai, mai più, piuttosto morire. 2033_1596_000966 i raccomandò a lei con la voce che le tremava e poi, andandosene, mi salutò ancora per lo spiraglio dell'uscio con gli occhi pieni di lacrime. 2033_1596_000967 infinita. io t'amo di più, lavoro con più ardore, soffro con più forza, perdono con tutta l'anima e penso alla morte serenamente. oh dio, grande e buono. 2033_1596_000968 mamma, babbo, enrico, non ti vedrò mai più. noi ci rivedremo in un'altra vita, dove chi ha molto sofferto in questa sarà compensato. 2033_1596_000969 provò a pigliarlo con le buone ed egli se ne fece beffe. gli disse delle parole terribili ed egli si coprì il viso con le mani, come se piangesse e rideva. 2033_1596_000970 dei visi sparuti e accigliati, delle barbe arruffate e grigie, degli occhi fissi. d'omicidi e di ladri, ce n'era uno, fra gli altri al numero, che stava più attento di tutti e studiava molto. 2033_1596_000971 e io a gradi dì. n cinque giorni che passarono dalla festa nazionale, il caldo è cresciuto di tre gradi. ora siamo in piena estate, tutti cominciano a essere stanchi. 2033_1596_000972 ultimo racconto mensile. parecchi anni or sono, una mattina del mese di dicembre, salpava dal porto di liverpool un grande bastimento a vapore. 2033_1596_000973 combinazioni s'è fatto. il suo catalogo è come un bibliotecario: sempre sta attorno ai suoi libri a spolverarli, a sfogliarli, a esaminare le legature. 2033_1596_000974 e gli debbono voler bene. si capisce perché è vestito così: da povero figliuolo, ma ben riparato dal freddo, coi panni ben rammendati, con la cravatta annodata bene dalla mano di sua madre. 2033_1596_000975 a ventisette, trasse dall'acque di marsiglia, un giovanetto che s'annegava a quarant'uno scampò un bastimento dall'incendio sull'oceano. egli combatté dieci anni in america per la libertà d'un popolo straniero. 2033_1596_000976 poi riafferrò il ragazzo alla strozza e lo risospinse di là dove l'altro teneva ancora agguantata la vecchia convulsa, col capo arrovesciato e la bocca aperta. 2033_1596_000977 marco rispose di sì. ebbene, la donna di servizio genovese è andata con loro. lo so di certo dove sono andati? a cordova, una città. il ragazzo mise un sospiro, poi disse con rassegnazione: allora andrò a cordova. 2033_1596_000978 lui ce n'andremo. il prossimo autunno dovrai entrare in una scuola nuova. questo ti rincresce, non è vero? perché son certa che tu l'ami- la tua vecchia scuola dove per quattro anni, due volte al giorno, hai provato la gioia d'aver lavorato, dove hai visto per tanto tempo. 2033_1596_000979 nonna, rispose il ragazzo. la vecchia fece uno sforzo per parlare, ma il terrore le paralizzava la lingua stette un pezzo in silenzio, tremando violentemente. poi riuscì a domandare: non ci son più. no, 2033_1596_000980 combatté in tre guerre contro gli austriaci per la liberazione della lombardia e del trentino. difese roma dai francesi nel liberò palermo e napoli nel. 2033_1596_000981 oh, il mio povero tonino. il mio povero tonino così bravo e buono, e dio che ce lo vuol prendere, chétati, le gridò il muratore disperato. chetati, per amor di dio, o perdo la testa. 2033_1596_000982 cassa. quando videro infilar la cassa dentro al carro, alcuni bambini si misero a pianger forte e uno cominciò a gridare, come se capisse soltanto allora che la sua maestra era morta, e gli prese un singhiozzo così convulso che dovettero portarlo via. 2033_1596_000983 allora quelli ristettero e una guardia civica pigliò garoffi per mano e lo condusse, aprendo la folla, a una bottega di pastaio dove avevano ricoverato il ferito. 2033_1596_000984 io tornai subito in classe ad aspettare mio padre. c'erano ancora quasi tutti i sedetti accanto a garrone. non ero allegro, punto. pensavo che era l'ultima volta che stavamo un'ora vicini. non glielo avevo ancor detto, a garrone. 2033_1596_000985 verso settentrione. egli si andava avvicinando alle regioni tropicali a grandi distanze. trovava dei piccoli gruppi di case con una botteguccia e comprava qualche cosa da mangiare. incontrava degli uomini a cavallo, vedeva ogni tanto delle donne e dei ragazzi seduti in terra. 2033_1596_000986 dalla voce d'una persona si fanno un'idea della statura. noi giudichiamo l'animo d'un uomo dall'occhio, essi dalla voce. ricordano le intonazioni e gli accenti per anni. 2033_1596_000987 poi domandò al ragazzo: e tu vai a stare coi tuoi parenti? sì, se mi vorranno, rispose: non ti vogliono. bene, non lo so. 2033_1596_000988 lo ha forse colto? una palla di striscio? pensò il capitano, e notava tutti i suoi movimenti, fremendo e lo eccitava. gli parlava come se quegli avesse potuto sentirlo. 2033_1596_000989 votini. invece si tradisce, si lamenta dei punti a casa sua e dice che il maestro fa delle ingiustizie. e quando derossi risponde alle interrogazioni così pronto e bene. 2033_1596_000990 me m'accorsi che piangeva, salii e lo dissi a mia madre. ho incontrato la mia maestra. andava a mettersi a letto, rispose mia madre, che avea gli occhi rossi, e poi soggiunse con grande tristezza. guardandomi fisso, 2033_1596_000991 e per mostrarci la sua contentezza ed esilararci uscendo in fretta, fece mostra d'inciampare e di trattenersi al muro per non cadere. 2033_1596_000992 ma seguitò ad accompagnarlo con gli occhi trepidando, perché era un affar di minuti. se non arrivava laggiù il più presto possibile col biglietto che chiedeva immediato soccorso, o tutti i suoi soldati cadevano uccisi o egli doveva arrendersi e darsi prigioniero con loro. 2033_1596_000993 in quel mentre un ragazzo dietro di lui si rizzò sul banco e si mise a fare la marionetta. egli si voltò tutt'a un tratto. il ragazzo risedette d'un colpo e restò lì col capo basso ad aspettare il castigo. 2033_1596_000994 buono era piuttosto che tristo, ma caparbio e difficile molto, anche quando aveva il cuore stretto dal pentimento a lasciarsi sfuggire dalla bocca quelle buone parole che ci fanno perdonare. 2033_1596_000995 capataz. gli accostò al viso una lanterna e lo guardò, poi disse: sta bene. il ragazzo gli baciò la mano: stanotte dormirai in un carro, soggiunse il capataz, lasciandolo domattina alle quattro ti sveglierò. buenas noches. 2033_1596_000996 ma guai se gli dicono: non è vero? quando afferma una cosa getta fuoco dagli occhi, allora, e martella pugni da spaccare il banco. 2033_1596_000997 e il viaggio non finiva mai. mare e cielo, cielo e mare, oggi come ieri, domani come oggi, ancora sempre, eternamente. 2033_1596_000998 e accanto alla barella camminava una donna con un bimbo in braccio, che pareva pazza e gridava di tratto in tratto: è morto, è morto, è morto. dietro alla donna veniva un ragazzo che aveva la cartella sotto il braccio e singhiozzava. 2033_1596_000999 era appena arrivato che sentirono uno scalpitìo precipitoso accompagnato da un urrà formidabile e videro dalle finestre venir innanzi, tra il fumo, i cappelli a due punte dei carabinieri italiani. 2033_1596_001000 la vita è vita e segue la legge della vita: il progresso. tu avevi ieri una madre in terra, oggi hai un angelo altrove. 2033_1596_001001 pobre nio, esclamò il signore guardandolo in aria di pietà. povero ragazzo, è a centinaia di miglia di qua: cordova. 2033_1596_001002 una tempesta di soldi e di mezze lire si rovesciò sulle loro teste e sulle loro spalle e saltellò sul tavolo e 2033_1596_001003 il figliuolo sapeva che con suo padre in quelle cose era inutile insistere e non insistette. ma ecco che cosa fece. egli sapeva che a mezzanotte in punto suo padre smetteva di scrivere e usciva dal suo stanzino da lavoro per andare nella camera da letto. 2033_1596_001004 il sindaco, tutto bianco, con una gran sciarpa tricolore, si mise al tavolino in piedi, tutti gli altri dietro e dai lati. la banda cessò di suonare. il sindaco fece un cenno, tutti tacquero. 2033_1596_001005 nell'uscir dalla scuola, passando davanti a derossi votini, ch'era un po confuso, lasciò cascar la carta asciugante. derossi, gentile, la raccattò e gliela mise nello zaino e l'aiutò ad agganciare la cinghia votini. non osò alzare la fronte. 2033_1596_001006 quanti ne morirono e quanti ne muoiono di continuo. pensasti mai a quanti padri si logoraron la vita al lavoro? a quante madri discesero nella fossa, innanzi tempo consumate dalle privazioni a cui si condannarono per sostentare i loro figliuoli? 2033_1596_001007 nel banco davanti al mio c'è un ragazzo che chiamano il muratorino perché suo padre è muratore: una faccia tonda come una mela con un naso a pallottola. 2033_1596_001008 ma fu un breve sollievo. quell'immenso mare sempre eguale, il calore crescente, la tristezza di tutta quella povera gente che lo circondava, il sentimento della propria solitudine, tornarono a buttarlo giù. 2033_1596_001009 il figliuolo gli disse un giorno: babbo, fammi lavorare in vece tua. tu sai che scrivo come te tale e quale. ma il padre gli rispose: no, figliuolo. 2033_1596_001010 e quando s'esce, ci pare un'eccezione la nostra, un privilegio quasi non meritato di veder la gente, le case, il cielo. oh, non c'è nessuno di voi. ne son certo che, uscendo di là, non sarebbe disposto a privarsi d'un po della propria vista? 2033_1596_001011 la buca fu aperta. si vide il caporale levarsi la tracolla e calarsi giù. gli altri pompieri sopraggiunti lo seguirono nello stesso momento. un'altissima scala porta. 2033_1596_001012 mia madre glie l'ha detto. e la salute, cara maestra, lei non si riguarda abbastanza. eh, non importa. ha risposto col suo sorriso allegro, insieme e malinconico. 2033_1596_001013 regnava un silenzio profondo per lunghi tratti. le rive e le acque solitarie e vastissime davan l'immagine d'un fiume sconosciuto in cui quella povera vela fosse la prima al mondo ad avventurarsi. 2033_1596_001014 quegli occhi buoni e tristi che sfuggivano i suoi ma che lasciavano indovinare una storia di patimenti. poi gli disse con voce piena di affetto, attaccandogli la medaglia alla spalla: 2033_1596_001015 bada, gli disse il direttore. schernire un soldato quand'è nelle file, che non può né vendicarsi né rispondere, è come insultare un uomo legato, è una viltà. 2033_1596_001016 non è mica ricco, non può comprar molti libri, ma egli conserva con gran cura i suoi libri di scuola e quelli che gli regalano i parenti, e tutti i soldi che gli danno li mette da parte e li spende dal libraio. 2033_1596_001017 in un numero così grande non si stentò a trovare un ragazzo per ciascuna regione italiana. si trovarono nella sezione torquato tasso due rappresentanti delle isole, un sardo e un siciliano. 2033_1596_001018 portando nelle mani sanguinanti dai geloni un pezzo di legno per riscaldare la scuola. ci sono centinaia di scuole quasi sepolte fra la neve. 2033_1596_001019 anche là è stato bravo. ma io l'ho sempre in mente, come l'ho visto allora in mezzo a noi con quella faccia tranquilla, e son sicuro che se ne ricorda anche lui del quarto del. 2033_1596_001020 alle ragazze del popolo che vanno a scuola la domenica dopo aver lavorato tutta la settimana. ai soldati che metton mano ai libri e ai quaderni quando tornano spossati dagli esercizi. 2033_1596_001021 in platea trovai subito quel caro faccione di garrone e il piccolo capo biondo di nelli che stava stretto contro la sua spalla. un po più in là vidi garoffi, col suo naso a becco di civetta, che si dava un gran moto per raccogliere gli elenchi stampati dei. 2033_1596_001022 alla vostra, mio buon maestro, rispose mio padre stringendogli la mano e in fondo alla stanza c'era l'albergatore ed altri che guardavano e sorridevano in una maniera. 2033_1596_001023 e con una voce gaia e il riso quasi d'un giovane, e mio padre lo guardava. lo guardava con la stessa espressione con cui lo sorprendo qualche volta a guardar me in casa quando pensa e sorride da sé. 2033_1596_001024 è stato molto contento di veder mio padre. ci ha fatto sedere e ha detto che stava meglio, che l'occhio non era perduto non solo, ma che a capo di pochi giorni sarebbe guarito. fu una disgrazia ha soggiunto. mi duole dello spavento che deve aver avuto quel povero ragazzo. 2033_1596_001025 firenze, napoli, bologna, palermo, e a ognuno che passava tutto il teatro batteva le mani. poi corsero tutti al tavolino verde a pigliar gli attestati. il maestro cominciò a leggere l'elenco, dicendo le sezioni, le classi e i nomi. 2033_1596_001026 lo guardava sempre e pareva che volesse dirgli qualcosa e si vergognasse. ma ieri mattina finalmente si fece coraggio e lo fermò davanti a un portone e gli disse: 2033_1596_001027 io li conosco già quasi tutti i parenti dei ragazzi, a vederli. sempre lì c'è una nonna curva con la cuffia bianca, che piova o nevichi o tempesti, viene quattro volte al giorno a accompagnare e a prendere un suo nipotino di prima superiore. 2033_1596_001028 e quelle fosforescenze notturne che fanno parer l'oceano tutto acceso come un mare di lava non gli facevan l'effetto di cose reali, ma di prodigi veduti in sogno. ebbe delle giornate di cattivo tempo durante le quali restò chiuso continuamente nel dormitorio. 2033_1596_001029 e di sbarrare precipitosamente le porte, dopo aver lasciato alcuni morti e feriti pei campi. sbarrate le porte, i nostri accorsero a furia alle finestre del pian terreno e del primo piano e cominciarono a fare un fuoco fitto sopra gli assalitori. 2033_1596_001030 io stavo copiando ieri sera una parte del racconto mensile dagli appennini alle ande, che il maestro ci ha dato a copiare un poco a tutti, tanto è lungo. 2033_1596_001031 poi mi destai, come da un sonno lunghissimo, e capii che stavo meglio, vedendo mio padre e mia madre che sorridevano e sentendo silvia che canterellava. oh, che triste sogno è stato. 2033_1596_001032 era già avanzato negli anni, il padre, e il troppo lavoro l'aveva anche invecchiato prima del tempo, non di meno per provvedere ai bisogni della famiglia, oltre al molto lavoro che gl'imponeva il suo impiego. 2033_1596_001033 tutto ciò che è bene sopravvive, cresciuto di potenza alla vita terrena, quindi anche l'amore di tua madre. essa t'ama ora più che mai. 2033_1596_001034 voglio vincere il sonno la sera, saltar giù presto la mattina, martellarmi il cervello senza riposo, sferzare la pigrizia senza pietà. 2033_1596_001035 triste. nessuno l'ha più visto ridere, dice mia madre, dopo che gli è morto il figliuolo ch'era volontario. 2033_1596_001036 è un bell'originale. egli conta sempre i soldi che ha in tasca, conta sulle dita lesto, lesto e fa qualunque moltiplicazione senza tavola pitagorica. 2033_1596_001037 e molte madri che accompagnavano i figliuoli fin nei banchi per guardare se c'era inchiostro nel calamaio e per provare la penna, e si voltavano ancora di sull'uscio a dire oraggio, ttenzione. i raccomando. 2033_1596_001038 la banda musicale stava in platea. sotto il palco, i maestri e le maestre riempivano tutta una metà della prima galleria che era stata riservata a loro. 2033_1596_001039 e disparve al nostro sguardo. così, con la mano in alto, onvalescenza giovedì. 2033_1596_001040 non hai capito perché, enrico, non ti lasciai entrare, per non mettere davanti a quei disgraziati, lì nel mezzo della scuola, quasi come in mostra, un ragazzo sano e robusto. troppe occasioni hanno già di trovarsi a dei paragoni dolorosi. 2033_1596_001041 e gli fece un muso di lepre così bello e così buffo che tutta la classe diede in una sonora risata. il maestro lo sgridò, ma fu costretto a mettersi una mano sulla bocca per nascondere il riso. 2033_1596_001042 quando veniva a aspettare il figliuolo alla porta perché ora è malata. molti si misero a ridere forte. allora crossi perse la testa e afferrato un calamaio glie lo scaraventò al capo di tutta forza. 2033_1596_001043 quando viene un padre nella scuola a fare una partaccia al figliuolo, egli ne gode. quando uno piange, egli ride, trema davanti a garrone e picchia il muratorino perché è piccolo, tormenta crossi perché ha il braccio morto, schernisce precossi che tutti rispettano. 2033_1596_001044 mio padre vuole che ogni giorno di vacanza io mi faccia venire a casa uno de miei compagni o che vada a trovarlo per farmi a poco a poco amico di tutti. domenica andrò a passeggiare con votini, quello ben vestito che si liscia sempre e che ha tanta invidia di derossi. 2033_1596_001045 i faccia il favore di metterli vicini, disse il signore al maestro. il maestro mise betti nel banco di nobis. quando furono al posto, il padre di nobis fece un saluto ed uscì. 2033_1596_001046 per due giorni stette accucciato come un cane a prua, non mangiando, quasi oppresso da un gran bisogno di piangere. ogni sorta di tristi pensieri gli passava per la mente. 2033_1596_001047 nessuno te la piglierà più, povero ragazzo, addio, addio. ci ricorderemo sempre di te alla sezione baretti. dormi in pace, bambino. 2033_1596_001048 tutto è tuo: tutto quello che mi vedo intorno in casa, tutto quello che tocco, tutto quello che mi veste e che mi ciba, tutto quello che mi ammaestra e mi diverte, tutto è frutto del tuo lavoro ed io non lavoro. 2033_1596_001049 e garoffi, quello del naso a uncino e dei francobolli, che era tutto occupato a far l'elenco dei sottoscrittori a due centesimi per la lotteria d'un calamaio da tasca. gli altri cicalavano e ridevano, sonavano con punte di pennini piantate nei banchi. 2033_1596_001050 al lavoro con tutta l'anima e con tutti i nervi. al lavoro che mi renderà il riposo dolce, i giochi piacevoli, il desinare allegro. al lavoro che mi ridarà il buon sorriso del mio maestro e il bacio benedetto di mio padre. 2033_1596_001051 io darei volentieri questo po di vita che mi resta per vederti tornar buono, obbediente, come a quei giorni quando ti conducevo al santuario. ti ricordi, ferruccio, che mi empivi le tasche di sassolini e d'erbe e io ti riportavo a casa in braccio addormentato. 2033_1596_001052 sono i due più allegri della classe, derossi e coretti. mio padre ne rimase innamorato. coretti aveva la sua maglia color cioccolata e il suo berretto di pel di gatto. è un diavolo che sempre vorrebbe fare, rimestare, sfaccendare, aveva. 2033_1596_001053 poco mancò che gli rispondessi: la riverisco come a un uomo. io lo dissi poi a mio padre a casa. non capisco stardi, non ha ingegno, non ha belle maniere, è una figura quasi buffa, eppure. 2033_1596_001054 non m'ha fatto veder altro in un'ora. aveva male agli occhi dal gran leggere. a un certo momento passò nella stanza suo padre, che è grosso e tozzo come lui, con un testone come il suo, e gli diede due o tre manate sulla nuca dicendomi con quel vocione: 2033_1596_001055 è grazia se lo posso mandar a scuola, ché il municipio gli dà i libri e i quaderni. povero luigino che studierebbe tanto volentieri, povera donna che sono. 2033_1596_001056 ma era un fuoco d'inferno, una grandine di palle di piombo che di fuori screpolava i muri e sbriciolava i tegoli e dentro fracassava soffitti mobili, imposte battenti, buttando per aria schegge di legno e nuvoli di calcinacci e frantumi di stoviglie e di vetri. 2033_1596_001057 e intanto lavorava ed era contento dei fatti suoi, anche per la speranza che la moglie sarebbe ritornata fra non molto tempo, perché la casa pareva vuota senza di lei. 2033_1596_001058 e girando liberamente per i corridoi e pei dormitori, non si direbbe mai che son quegli sventurati che sono. bisogna osservarli bene. 2033_1596_001059 come sul mare, uggiosi e interminabili. ma il tempo era bello, senonché i peones, come se il ragazzo fosse stato il loro servitore obbligato, diventavano di giorno in giorno più esigenti. alcuni lo trattavano brutalmente con minacce, tutti si facevan. 2033_1596_001060 pensa a tutti quei morti in questo giorno, enrico, pensa alle tante maestre che son morte, giovani intisichite dalle fatiche della scuola per amore dei bambini da cui non ebbero cuore di separarsi. 2033_1596_001061 e mentre passava tra i banchi, le baciavano le mani e le braccia, perché senton tanta gratitudine per chi li benefica e sono molto affettuosi. 2033_1596_001062 per far gli sdruccioloni più lesti quando vedemmo venir d'in fondo alla strada una folla di gente a passo affrettato, tutti seri e come spaventati che parlavano a voce. 2033_1596_001063 e il piccolo precossi, col suo camiciotto di fabbro ferraio, teneva sotto il braccio una pagnotta di due chilogrammi. s'andò in omnibus fino alla gran madre di dio e poi su alla lesta per i colli. 2033_1596_001064 che, venendo a scuola per via dora grossa e vedendo un bimbo della prima inferiore, sfuggito a sua madre, cadere in mezzo alla strada, a pochi passi da un omnibus che gli veniva addosso, era accorso arditamente, l'aveva afferrato e messo in salvo. 2033_1596_001065 e n'aveva già un grosso fascio per farne qualche suo traffico, che sapremo domani. vicino alla porta c'era il venditor di legna con sua moglie, vestiti a festa, insieme al loro ragazzo che ha un terzo premio di seconda 2033_1596_001066 ma il ragazzo pareva che lo facesse per punto. non degnò d'uno sguardo nemmeno il cappello votini che si cominciava a stizzire. tirò fuori l'orologio, l'aperse mi fece veder le rote. 2033_1596_001067 e votini. pure se ne accorse. il maestro uscì per pochi minuti. subito i vicini di derossi s'alzarono per uscir dal banco e venire a presentar solennemente la medaglia di carta a votini. 2033_1596_001068 son già più di due anni che raccoglie francobolli e n'ha già delle centinaia d'ogni paese in un grande album che venderà poi al libraio quando sarà tutto pieno. intanto il libraio gli dà i quaderni gratis perché egli conduce molti ragazzi alla sua bottega. 2033_1596_001069 era la società che le strappava per la prima volta il figliuolo per non renderglielo mai più. tutto intero era commossa, ed io pure. 2033_1596_001070 anni. s'accorgono se in una stanza c'è più d'una persona, anche se una sola parla e le altre restano immobili al tatto. s'accorgono se un cucchiaio è poco o molto pulito. le bimbe distinguono la lana tinta da quella di color naturale. 2033_1596_001071 e non sapendo più che rispondergli perché aveva torto, gli disse: forte, tuo padre è uno straccione betti. arrossì fino ai capelli e non disse nulla, ma gli vennero le lacrime agli occhi e, tornato a casa, ripeté la parola a suo padre. 2033_1596_001072 era un bravo ragazzino. aveva guadagnato la medaglia la settimana scorsa. voleva bene a mio fratello e gli aveva regalato un salvadanaio rotto. mia madre lo carezzava sempre quando lo incontrava. 2033_1596_001073 coretti padre tentò di entrare sotto il porticato, ma gli fu impedito. allora pensò di cacciarsi in prima fila nella folla che facea ala all'uscita e, aprendosi il passo coi gomiti, riuscì a spingere innanzi anche noi. 2033_1596_001074 noi diamo un genovese e un calabrese. te coraci col piemontese, saranno dodici. è bello, non vi pare? saranno i vostri fratelli di tutte le parti d'italia che vi daranno i premi. 2033_1596_001075 lunedì egli ci avrebbe dettato la descrizione della festa in luogo del racconto mensile. poi, rivoltosi a garrone che stava col capo basso, gli disse: garrone, fa uno sforzo e scrivi anche tu quello che io detto. 2033_1596_001076 le porte delle classi erano aperte. rimasi meravigliato, quando cominciarono le lezioni, a vedere come tutti stavano attenti, con gli occhi fissi. 2033_1596_001077 e non si capisce, dice: mia madre è così mite e timida, con quel filo di voce sempre eguale, che appena si sente e non grida, non s'adira mai. eppure tiene i ragazzi quieti, che non si sentono. i più monelli chinano il capo solo che li ammonisca col dito. 2033_1596_001078 nobis può fare il paio con franti. non si commossero né l'uno né l'altro questa mattina, davanti allo spettacolo terribile che ci passò sotto gli occhi. 2033_1596_001079 veniva giù verso di noi per la viottola un vecchio piccolo con la barba bianca, con un cappello largo, appoggiandosi a un bastone strascicava i piedi e gli tremavan le mani. è lui, ripeté mio padre, affrettando il passo. 2033_1596_001080 appena entrato si levò il cappello a cencio ch'era tutto bagnato di neve e se lo ficcò in un taschino. poi venne innanzi con quella sua andatura trascurata d'operaio stanco. 2033_1596_001081 e gli è un grande dolore il vedere che voi altri non ve n'accorgete o ne abusate. rispetta, ama il tuo maestro figliuolo. amalo perché tuo padre lo ama e lo rispetta perché egli consacra la vita al bene di tanti ragazzi che lo dimenticheranno. 2033_1596_001082 che le madri portano in giro come in trionfo superbe della loro bellezza, e mi sarei prese tutte quelle povere teste, me le sarei strette tutte sul cuore disperatamente. 2033_1596_001083 ma no, egli ribatté e per costringere il ragazzo a guardare, gli mise l'orologio davanti al viso e gli disse: di tu guarda, non è vero che è tutto d'oro? il ragazzo rispose: secco, non lo so. 2033_1596_001084 che stava col viso basso, e fattogli alzare il viso, lo fissò negli occhi e gli disse: tu sei un'anima nobile, garrone, colto il momento, mormorò non so che parole nell'orecchio al maestro. e questi, voltatosi verso i quattro colpevoli, disse bruscamente: 2033_1596_001085 tutto il resto fiammeggiava e quel piccolo tratto era coperto di neve e di ghiaccio e non c'era dove aggrapparsi. è impossibile che passi, gridava la folla di sotto. il caporale s'avanzò sull'orlo del tetto. 2033_1596_001086 la mamma ci guardò meravigliata e silvia cominciò: il babbo è senza denari. è vero che dici? rispose la mamma arrossendo. non è vero che ne sai tu? chi te l'ha detto? 2033_1596_001087 dicendogli la conservi per mia memoria. il vecchio tentò di renderla e di riprender la sua, ma mio padre era già dentro e aveva richiuso lo sportello. 2033_1596_001088 che insultavano, intimavan la resa, minacciavan l'eccidio. qualche soldato impaurito si ritraeva dalle finestre. i sergenti lo ricacciavano avanti. 2033_1596_001089 e che, se verrà giorno in cui dovrò dare per te il mio sangue e la mia vita, darò il mio sangue e morrò gridando al cielo il tuo santo nome e mandando l'ultimo mio bacio alla tua bandiera benedetta. 2033_1596_001090 pur ch'io torni a vedervi tutti e due, tranquilli, di buon umore come prima, in mezzo alla vostra silvia e al vostro enrico, che vi vogliono tanto bene che darebbero la loro vita per voi. 2033_1596_001091 egli non aperse bocca, povero padre mio. ma questa mattina, sedendo a tavola, provai insieme un gran piacere e una gran tristezza. io trovai sotto il tovagliolo la mia scatola e silvia ci trovò il suo ventaglio. 2033_1596_001092 il quale se li è ingessati lavorando. e quello che si fa lavorando non è sudiciume: è polvere, è calce, è vernice, è tutto quello che vuoi, ma non sudiciume. il lavoro non insudicia. 2033_1596_001093 ora tu stai per separarti dai tuoi maestri e dai tuoi compagni e io debbo darti una notizia triste: la separazione non durerà soltanto tre mesi, ma sempre. tuo padre, per ragioni della sua professione, deve andar via da torino e noi tutti con lui. 2033_1596_001094 nude e tetre come spelonche, dove i ragazzi soffocano dal fumo o battono i denti dal freddo, guardando con terrore i fiocchi bianchi che scendono senza fine. 2033_1596_001095 io non so. non osavo scherzare con lui. non mi pareva vero che avesse solamente un anno più di me. e quando mi disse, a rivederci sull'uscio, con quella faccia che par sempre imbronciata. 2033_1596_001096 tutto quello che gli accadde da quel momento fino alla sera del giorno appresso gli rimase poi nella memoria, confuso ed incerto, come una fantasticheria di febbricitante. 2033_1596_001097 e poi sentii come una mano che mi desse uno spintone nelle spalle e mi trovai tra le sue braccia. egli mi baciò e disse: mai più baruffe tra di noi, non è vero? mai più, mai più. risposi e ci separammo contenti. 2033_1596_001098 poi disse- e io che lo credevo morto da vent'anni, sapete che è ancora vivo il mio primo maestro elementare, vincenzo crosetti. 2033_1596_001099 di fronte alla porta della scuola, dall'altra parte della via, stava con un braccio appoggiato al muro e, colla fronte contro il braccio, uno spazzacamino molto piccolo, tutto nero in viso, col suo sacco e il suo raschiatoio. 2033_1596_001100 alzò un grosso martello e cominciò a picchiare, spingendo la parte rovente ora di qua, ora di là, tra una punta dell'incudine e il mezzo e rigirandola in vari modi. 2033_1596_001101 famiglia e si levava pensando che una qualche notte suo padre si sarebbe svegliato e l'avrebbe sorpreso, o che pure si sarebbe accorto dell'inganno per caso, contando le fasce due volte. 2033_1596_001102 le accerto che me ne ricorderò fin che avrò vita. mio padre diede il braccio al maestro. questi prese per mano me e discendemmo per la viottola. 2033_1596_001103 spose di vent'anni, uomini nel fior delle forze, vecchie, ottuagenarie, giovinetti, martiri eroici e oscuri dell'infanzia, così grandi e così gentili che non fa tanti fiori la terra. 2033_1596_001104 è un bel ragazzo, un bel visetto rotondo e bruno di monello, con tanti riccioli neri che gli scappan fuori dal cappello a cono. è vestito da pagliaccio, ficcato dentro a una specie di saccone, con le maniche bianco ricamato di nero, e ha le scarpette di tela. 2033_1596_001105 spezzata in sette stati e oppressa da stranieri e da tiranni, era risorta in uno stato solo, indipendente e libero, dopo un regno di ventinove anni ch'egli aveva fatto illustre e benefico col valore. 2033_1596_001106 maledizione, gridò l'ufficiale, accorrendo il ragazzo, batté la schiena per terra e restò disteso con le braccia larghe, supino. un rigagnolo di sangue gli sgorgava dal petto a sinistra. 2033_1596_001107 eh, non esce mica subito, disse una guardia. ora gli fanno un discorso. coretti, padre, non stava più nella pelle. ah, quando ci penso, disse io, lo vedo sempre là, sta bene tra i colerosi e i terremoti e che so altro. 2033_1596_001108 il carbonaio. rimase qualche momento sopra pensiero guardando i due ragazzi vicini. poi s'avvicinò al banco e fissò nobis con espressione d'affetto e di rammarico, come se volesse dirgli qualcosa. 2033_1596_001109 e nobis pure. e quando fu lassù prese un'impostatura da imperatore, ma votini sdrucciolò due volte, nonostante il suo bel vestito nuovo a righette azzurre, fatto apposta per la ginnastica. 2033_1596_001110 una brutta cosa accadde questa mattina. già il primo e il secondo giorno avevan fatto chiasso nella scuola, perché il supplente ha una gran pazienza e non fa che dire: state zitti, state zitti, vi prego. 2033_1596_001111 mio padre m'accennò il più piccolo, che aveva i galloni, e mi disse: stringi la mano al caporale robbino. il caporale si fermò e mi porse la mano, sorridendo. 2033_1596_001112 con una grande pacatezza, ragionando col buon senso d'un uomo. altri ci sono andati, diceva, e più piccoli di me. una volta che son sul bastimento, arrivo là come un altro. 2033_1596_001113 prendila portala per mia memoria, caro ragazzo, per memoria della mamma di nelli che ti ringrazia e ti benedice. 2033_1596_001114 mio una medaglia ben data. ao uesta mattina venne a dar le medaglie il sovrintendente scolastico, un signore con la barba bianca, vestito di nero. 2033_1596_001115 avevamo anche delle barchette di cuoio e dei bicchieri di latta. garrone portava una zucca con dentro del vino bianco. coretti la fiaschetta da soldato di suo padre piena di vino nero. 2033_1596_001116 io cercai in platea suo padre e sua madre e vidi che ridevano coprendosi la bocca con una mano. poi passò derossi, tutto vestito di turchino, coi bottoni luccicanti, con tutti quei riccioli d'oro, svelto, disinvolto, con la fronte alta. 2033_1596_001117 io ti domando scusa della parola ingiuriosa, insensata, ignobile che dissi contro tuo padre, al quale il mio si tiene onorato di stringere la mano. 2033_1596_001118 che le spediva a genova aggiungendovi qualche riga di suo. guadagnando ottanta lire al mese e non spendendo nulla per sé, mandava a casa ogni tre mesi una bella somma. 2033_1596_001119 entrò il direttore con un nuovo iscritto: un ragazzo di viso molto bruno, coi capelli neri, con gli occhi grandi e neri, con le sopracciglia folte e raggiunte sulla fronte. 2033_1596_001120 mia in una soffitta. ì, eri sera, con mia madre e con mia sorella silvia andammo a portar la biancheria alla donna povera raccomandata dal giornale. io portai il pacco. 2033_1596_001121 e vedeva, a traverso al fumo pei campi, le divise bianche degli austriaci che venivano avanti lentamente. la casa era posta sulla sommità d'una china ripida e non aveva, dalla parte della china, che un solo finestrino alto. 2033_1596_001122 giovedì: questa mattina io avevo finito di copiare la mia parte del racconto dagli appennini alle ande e stavo cercando un tema per la composizione libera che ci diede da fare il maestro. 2033_1596_001123 ma non mi pare la pioggia. esclamò impallidendo. va a vedere, ma soggiunse subito. no, resta qui e afferrò ferruccio per la mano. 2033_1596_001124 egli si riscosse e si rimise al lavoro, ma la sera dopo e i giorni seguenti fu la cosa medesima e peggio: sonnecchiava sui libri, si levava più tardi del solito, studiava la lezione alla stracca. pareva svogliato dello studio. 2033_1596_001125 caro figliuol mio. fortunato che nel giorno dei morti non hai ancora da piangere nessuno. 2033_1596_001126 ecco qui questo non è solamente un buon ragazzo, questo è un galantuomo e un gentiluomo. ed egli abbassò la sua grossa testa rapata, sorridendo di nascosto con me. 2033_1596_001127 quella della penna azzurra. raccoglieva tutto e contava a voce alta otto, dieci, quindici, ma ci voleva altro. allora comparve una più grande di tutte, che pareva quasi una maestrina, e diede mezza lira e tutte a farle festa. 2033_1596_001128 i parve che somigliasse un poco a coretti nel viso, ma più rosso. suo padre e sua madre tenevan gli occhi fissi sul tavolo. 2033_1596_001129 tutti gli sorridono e lo pigliano per una mano o per un braccio quando va attorno a raccogliere i lavori con quella sua maniera graziosa. 2033_1596_001130 ne vide una davanti a sé che gli diede una scossa al sangue. la raggiunse, la guardò, era una negra e andava, andava affrettando il passo. 2033_1596_001131 egli non rispose e, senz'alzar la testa dal banco, mise la sua mano nella mia e ve la tenne un pezzo all'uscita. nessuno gli parlò. 2033_1596_001132 d'interrogarlo e gli raccontò rapidamente i casi suoi. ora son senza soldi. ecco, bisogna che lavori. trovatemi voi del lavoro da poter mettere insieme qualche lira. io faccio qualunque cosa, porto roba, spazzo le strade, posso far commissioni, anche lavorare in campagna. 2033_1596_001133 e i premiandi principiarono a salire e a sfilare. erano appena saliti i primi quando si sentì, di dietro alle scene, una musica leggiera, leggiera di violini, che non cessò più per tutta la durata dello. 2033_1596_001134 la scialuppa a mare, gridò il capitano. una scialuppa. l'ultima che restava fu gettata all'acqua e quattordici marinai con tre passeggieri vi scesero. il capitano rimase a bordo. discenda con noi, gridarono di sotto. 2033_1596_001135 poi, quando scese, cominciò a fare il giro del circo col cappello da pagliaccio tra le mani e tutti ci gettavan dentro soldi e confetti. io tenni pronti due soldi, ma quando fu in faccia a me, invece di porgere il cappello lo tirò indietro, mi guardò e passò avanti. 2033_1596_001136 i pare l'altro giorno che avevo lo zaino sulle spalle e il fucile tra le mani in mezzo a quel tramestio. la mattina del giugno, quando s'era per venire ai ferri, umberto andava e veniva coi suoi ufficiali mentre tonava il cannone lontano. 2033_1596_001137 in un momento tutto il giardino fu coperto di bricioline, come se ci avessero sparso del becchime per uno stormo d'uccelli. mangiavano in tutte le più strane maniere, come i conigli, i topi, i gatti, rosicchiando, leccando, succhiando. 2033_1596_001138 stacca, quella che va a santiago dell'estero. il capataz gli annunciò che dovevano separarsi. gli diede qualche indicazione intorno al cammino, gli legò la sacca sulle spalle in modo che non gli desse noia a camminare e, tagliando corto come se temesse di commuoversi, lo salutò. 2033_1596_001139 quelli che saranno ufficiali del genio e dell'artiglieria. circa trecento vestiti di nero passarono con una eleganza ardita e sciolta di soldati e di studenti. 2033_1596_001140 diplomi e medaglie. in un canto della platea vidi il muratorino seduto accanto a sua madre e da un'altra parte c'era il direttore e dietro di lui la testa rossa del mio maestro di seconda. 2033_1596_001141 eran venuti alle mani secondo il solito e per giunta aveva giocato e perduto tutti i suoi soldi e lasciato il berretto in un fosso. 2033_1596_001142 ha viso il maestro malato. ao eri sera, uscendo dalla scuola, andai a visitare il mio maestro malato. 2033_1596_001143 e ti benedica in campagna. ì, l mio buon padre mi perdonò anche questa volta e mi lasciò andare alla scampagnata che si era combinata mercoledì col padre di coretti, il rivenditor di legna. 2033_1596_001144 crescere d'essere stata per tanti anni la tua più fida compagna. ma tu scrivimi una buona parola sopra questo stesso quaderno e io ripasserò a leggerla prima di sera. 2033_1596_001145 io stesso, vedi, dovrei raddoppiare il mio lavoro. io contavo questo mese sopra una gratificazione di cento lire alle strade ferrate e ho saputo stamani che non avrò nulla. 2033_1596_001146 ieri passava un reggimento di fanteria e cinquanta ragazzi si misero a saltellare intorno alla banda musicale cantando e battendo. il tempo. colle righe sugli zaini e sulle cartelle. 2033_1596_001147 e chi piange perché ha comprato un quaderno numero due invece di numero uno. cinquanta in una classe che non san nulla, con quei manini di burro e dover insegnare a scrivere a tutti. 2033_1596_001148 bottini s'alzò e, avvicinatosi al tavolino, aperse un cassetto lungo che conteneva molti piccoli pacchi, tutti legati con un cordoncino e su ciascuno c'era scritta una data di quattro cifre. 2033_1596_001149 nelli cominciò a arrampicarsi, stentava poverino, faceva il viso pavonazzo, respirava forte, gli colava il sudore dalla fronte. 2033_1596_001150 ma questa mattina si passò la misura, si faceva un ronzìo che non si sentivan più le sue parole ed egli ammoniva, pregava, ma era fiato sprecato. 2033_1596_001151 nella prima giornata della battaglia di custoza, il luglio del, una sessantina di soldati d'un reggimento di fanteria del nostro esercito. 2033_1596_001152 bene, ma derossi non lo guarda neppure quant'è lungo e garrone, quando gli riportarono che nobis sparlava di lui, rispose: ha una superbia così stupida che non merita nemmeno i miei scapaccioni. 2033_1596_001153 quanto deve aver faticato, povero stardi. il maestro glielo disse questa mattina, benché fosse impaziente e di malumore quando diede le medaglie. bravo stardi, chi la dura la vince. 2033_1596_001154 come un povero fanciullo senza protezione e senza conforto. come ti ricorderai allora d'ogni amarezza che le avrai cagionato e con che rimorsi le sconterai tutte infelice. 2033_1596_001155 quei luoghi in cui lo sguardo di sua madre s'era posato la notte. uno dei barcaiuoli cantava quella voce, gli rammentava le canzoni di sua madre quando l'addormentava bambino. l'ultima notte, all'udir quel canto, singhiozzò il barcaiuolo. 2033_1596_001156 una disgrazia: ti potrebbe toglier tuo padre mentre sei ancora ragazzo. fra due anni, fra tre mesi, domani, ah povero enrico mio, come vedresti cambiar tutto intorno a te allora? 2033_1596_001157 scusi. tanto lei, signorino, che è così buono, che vuol tanto bene al mio figlio, mi faccia la grazia d'accettare questo piccolo ricordo d'una povera mamma e tirò fuori dalla cesta degli erbaggi una scatoletta di cartoncino bianco e dorato. 2033_1596_001158 cielo, io m'inginocchio davanti a voi come quando ero bambino e vi ringrazio. vi ringrazio con tutta la tenerezza che mi avete messo nell'anima in dodici anni di sacrificio e d'amore. 2033_1596_001159 coretti era contento questa mattina perché è venuto ad assistere al lavoro d'esame mensile il suo maestro di seconda coatti, un omone con una grande capigliatura crespa. 2033_1596_001160 la distribuzione dei premi, ma erso le due. il teatro, grandissimo, era affollato: platea, galleria, palchetti, palcoscenico tutto pieno, gremito, migliaia di visi. 2033_1596_001161 dove chi ha molto amato sulla terra ritroverà le anime che ha amate, in un mondo senza colpe, senza pianto e senza morte. ma dobbiamo rendercene degni tutti di quell'altra vita. 2033_1596_001162 e allora tutto sarebbe finito, naturalmente senza un atto della sua volontà. ch'egli non si sentiva il coraggio di compiere, e così continuava. 2033_1596_001163 dunque ferruccio, disse la vecchia asciugandosi gli occhi: me lo prometti che sarai buono, che non farai mai più piangere la tua povera nonna. un nuovo rumor. leggiero la interruppe. 2033_1596_001164 quasi. egli tese l'orecchio col respiro sospeso, non sentì rumore. origliò alla serratura dell'uscio che aveva alle spalle: nulla. tutta la casa dormiva. 2033_1596_001165 pulite un poco il frontespizio a questo bestione di babbo. e allora precossi, coprì di baci il viso nero di suo padre fin che fu anche lui tutto nero. 2033_1596_001166 ho avuto un bel correre gobbo. m'han visto subito. arrivavo venti minuti prima se non mi coglievano. per fortuna che ho trovato subito un capitano di stato maggiore da consegnargli il biglietto. ma è stato un brutto discendere dopo quella carezza. 2033_1596_001167 ma il maestro crollò il capo come per dire: non ci rivedremo più. sì, sì, ripeté mio padre a rivederci e quegli rispose alzando la mano tremola al cielo lassù. 2033_1596_001168 mille italiani son morti per la patria, felici morendo di vederlo passar di lontano vittorioso, migliaia si sarebbero fatti uccidere per lui. 2033_1596_001169 di poterla ripercorrere tutta col pensiero: la tua città, la tua piccola patria, quella che è stata per tanti anni il tuo mondo, dove hai fatto i primi passi al fianco di tua madre, provato le prime commozioni, aperto la mente alle prime idee, trovato i primi amici. 2033_1596_001170 c'eran molti parenti questa mattina. c'era, fra gli altri, il rivenditore di legna, il padre di coretti, tutto il ritratto del suo figliuolo svelto, allegro, coi suoi baffetti aguzzi e un nastrino di due colori all'occhiello della giacchetta. 2033_1596_001171 ma se non guarissi più, vedi di fortificarti nell'aritmetica, che è il tuo debole. fa uno sforzo. non si tratta che d'un primo sforzo, perché alle volte non è mancanza di attitudine, è un preconcetto, è come chi dicesse, una fissazione. 2033_1596_001172 e su cui teneva una mano. aveva il viso bruno e i capelli neri e ondulati che gli scendevan quasi sulle spalle. era vestito meschinamente con una coperta lacera sopra le spalle e una vecchia borsa di cuoio a tracolla. 2033_1596_001173 e si vedevan qua e là delle persone immobili come statue istupidite con gli occhi dilatati e senza sguardo, delle facce di cadaveri e di pazzi. 2033_1596_001174 sua madre gli mandò un bacio col ventaglio: stardi promosso con sessantasette settantesimi. ma a sentire quel bel voto egli non sorrise neppure e non staccò i pugni dalle tempie. l'ultimo fu votini, che era venuto, tutto ben vestito e pettinato, promosso. 2033_1596_001175 e intanto sorreggeva la madre del ferito che si copriva il viso con le mani. uscirono, adagiarono il ragazzo nella carrozza, la carrozza partì e allora rientrammo tutti nella scuola in silenzio. 2033_1596_001176 era la prima volta che doveva separarsi da me per due ore e lasciarmi fuori di casa in altre mani che quelle di mio padre, nelle mani d'una persona sconosciuta, insomma, 2033_1596_001177 c'era un bimbo che si teneva appuntato un grissino sul petto e lo andava ungendo con una nespola come se lustrasse una sciabola. delle bambine spiaccicavano nel pugno delle formaggiole molli. 2033_1596_001178 siamo andati in piazza castello a veder la rassegna dei soldati che sfilarono davanti al comandante del corpo d'esercito in mezzo a due grandi ali di popolo. 2033_1596_001179 e visto un ragazzo che aveva il viso tutto rosso di bollicine, smise di dettare, gli prese il viso fra le mani e lo guardò. poi gli domandò che cos'aveva e gli posò una mano sulla fronte per sentir: s'era calda. 2033_1596_001180 eterna. t'amo patria sacra e ti giuro che amerò tutti i figli tuoi come fratelli, che onorerò sempre in cuor mio i tuoi grandi vivi e i tuoi grandi morti. 2033_1596_001181 disprezza le differenze di fortuna e di classe, sulle quali i vili soltanto regolano i sentimenti e la cortesia. pensa che uscì quasi tutto dalle vene dei lavoratori delle officine e dei campi, il sangue benedetto che ci ha redento la patria. 2033_1596_001182 il maestro disse: vieni giù. ma egli no, si sforzava, s'ostinava. io m'aspettavo da un momento all'altro, di vederlo ruzzolar giù, mezzo morto, povero nelli. 2033_1596_001183 passava una compagnia d'alpini con le trombe, passarono due carabinieri a cavallo di galoppo. era un sereno che smagliava. 2033_1596_001184 la madre si mise una mano sugli occhi, il padre teneva il mento sul petto. il sindaco strinse la mano a tutti e due e, preso il decreto della decorazione legato con un nastro, lo porse alla donna. poi si rivolse al ragazzo e disse: 2033_1596_001185 io non sono invidioso di quelli che guadagnano la prima medaglia con le protezioni e le ingiustizie era un biglietto che voleva mandare a derossi. 2033_1596_001186 sarà molto cambiato dopo quarantaquattro anni. appena arrivati a condove, andammo a cercare la nostra antica giardiniera di chieri, che ha una botteguccia in un vicolo. 2033_1596_001187 povero figliuolo, rispose la donna. io non so. posso domandare al ragazzo del cortile. egli conosceva il giovane che faceva commissioni per merelli. può darsi che sappia dir qualche cosa. 2033_1596_001188 i fa tristezza ora a pensare che un giorno ci separeremo con derossi, con qualche altro continueremo a far gli studi insieme, forse, ma tutti gli altri? 2033_1596_001189 e il figliuolo minore in special modo che amava moltissimo sua madre si rattristava, non si poteva rassegnare alla sua lontananza. ma, trascorso un anno dalla partenza, dopo una lettera breve nella quale essa diceva di star poco bene di salute, non ne ricevettero più. 2033_1596_001190 e allora, mario, con una voce che non parea più la sua, gridò: lei è più leggiera a te, giulietta. tu hai padre e madre, io son solo, ti do il mio posto, va giù. 2033_1596_001191 ed egli sa combinar bene i colori. mette i volumi bianchi accanto ai rossi, i gialli accanto ai neri, gli azzurri accanto ai bianchi, in maniera che si vedan di lontano e facciano bella figura. e si diverte poi a variare le combinazioni. 2033_1596_001192 a un suo cenno, tutti i ragazzi della platea s'alzarono in piedi. a un altro cenno cominciarono a cantare. erano settecento che cantavano una canzone bellissima. settecento voci di ragazzi che cantano insieme. 2033_1596_001193 coretti disse forte, l'istituto dei ciechi è in via nizza. voi dite ciechi. ciechi, disse il maestro, così come direste malati e poveri, o che so io. 2033_1596_001194 i quali risposero agitando le mani, i cappelli, i fazzoletti, tutti ritti in piedi e commossi. dopo di che la banda sonò ancora una volta e il pubblico mandò un ultimo saluto fragoroso ai dodici ragazzi di tutte le provincie. 2033_1596_001195 ai ventinove anni più fortunati e più benedetti della sua storia. fu un momento grande e solenne. lo sguardo, l'anima di tutti trepidava tra il feretro e le bandiere. 2033_1596_001196 mio padre disse il suo nome, alberto bottini, e l'anno che era stato a scuola da lui e dove, e soggiunse: lei non si ricorderà di me, è naturale, ma io riconosco lei così bene. 2033_1596_001197 hai visto i miei stivali da ufficiale? lo disse per farli guardar da quell'altro, ma quegli non gli badò. allora abbassò il piede e mi mostrò le sue nappine di seta e mi disse, guardando di sott'occhio il ragazzo, che quelle nappine di seta non gli piacevano e 2033_1596_001198 e provo quasi vergogna, io che in tutto quel tempo non ho fatto che scarabocchiare di mala voglia quattro paginuccie. ah, sono scontento, scontento. 2033_1596_001199 enrico. io m'avvicinai al letto. egli mi pose una mano sulla spalla e disse: bravo, figliuolo, hai fatto bene a venir a trovare il tuo povero maestro. son ridotto a mal partito, come vedi, caro il mio enrico. 2033_1596_001200 mandati sopra un'altura a occupare una casa solitaria, si trovarono improvvisamente assaliti da due compagnie di soldati austriaci che, tempestandoli di fucilate da varie parti, appena diedero loro il tempo di rifugiarsi nella casa. 2033_1596_001201 per salir più facile, s'eran tutti impiastrati le mani di pece greca, colofonia come la chiamano, e si sa che è quel trafficone di garoffi che la provvede a tutti in polvere, vendendola un soldo al cartoccio e guadagnandoci un tanto. 2033_1596_001202 l'aveva imbarcato su quel piroscafo dandogli una lettera per il questore di genova che doveva rimandarlo ai suoi parenti, ai parenti che l'avevan venduto come una bestia. 2033_1596_001203 petto per comprimere i battiti del cuore che gli saltava alla gola. una vecchia venne ad aprire con un lume in mano. il ragazzo non poté parlar subito. chi cerchi? domandò quella in spagnuolo. l'ingegnere mequinez disse: marco. 2033_1596_001204 che si presentarono al proscenio schierati con le mani intrecciate sotto una pioggia di mazzetti di fiori. 2033_1596_001205 dice che, appena finite le scuole, metterà su un negozio, un commercio nuovo che ha inventato. lui. è stato tutto contento ché gli ho dato dei francobolli esteri e m'ha detto: appuntino quando si rivende ciascuno per le collezioni. 2033_1596_001206 i giorni che si succedevano, vuoti e monotoni, gli si confondevano nella memoria, come accade ai malati. gli parve d'esser in mare da un anno e ogni mattina, svegliandosi, provava un nuovo stupore di esser là solo, in mezzo a quell'immensità d'acqua, in viaggio per 2033_1596_001207 ed io dicevo tra me: mi difenderò, ma non batterò. ma ero scontento, triste, non sentivo più il maestro. infine arrivò il momento d'uscire. 2033_1596_001208 la ragazzina era stata condotta a londra l'anno avanti da una zia vedova che l'amava molto e a cui i suoi parenti poveri l'avevan concessa per qualche tempo, fidando nella promessa d'un'eredità. 2033_1596_001209 vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue, dalle ultime scuole della russia, quasi perdute fra i ghiacci, alle ultime scuole dell'arabia, ombreggiate dalle palme. 2033_1596_001210 e d'un guizzo stardi, si rimise in piedi, avvinghiò franti alla vita e con uno sforzo furioso lo stramazzò sul selciato e gli cascò con un ginocchio sul petto. ah, l'infame che ha il coltello, gridò un uomo accorrendo per disarmare franti. 2033_1596_001211 trovai dei ragazzi cresciuti ingrassati al pian terreno dove s'eran già fatte le ripartizioni. c'erano dei bambini delle prime inferiori che non volevano entrare nella classe e s'impuntavano come somarelli. 2033_1596_001212 anche le maestre uscivan dalla scuola di corsa, ridendo. anche la mia maestra di prima superiore, poveretta, correva a traverso al nevischio, riparandosi il viso col suo velo verde e tossiva. 2033_1596_001213 arrivata allora s'appoggiò al cornicione della casa, davanti alle finestre da cui uscivano fiamme e urli da pazzi, ma si credeva che fosse tardi. nessuno si salva più, gridavano i pompieri. bruciano, è finita, son morti. 2033_1596_001214 e così fecero. mio padre scrisse un articolo bello e pieno di scherzi che diceva tutto quello che noi vediamo dalla finestra e metteva voglia di conoscere e di carezzare il piccolo artista. e il pittore schizzò un ritrattino somigliante e grazioso che fu pubblicato sabato sera. 2033_1596_001215 è venuta oggi a casa nel momento che stavo per uscire con mia madre per portar biancheria a una donna povera raccomandata dalla gazzetta. 2033_1596_001216 non avevo mai visto come è bella una scuola serale. c'eran dei ragazzi da dodici anni in su e degli uomini con la barba che tornavano dal lavoro portando libri e quaderni. 2033_1596_001217 ora sono tre giorni che sta lavorando attorno a una lettera di otto pagine con ornati a penna nei margini per l'onomastico di sua madre, che spesso viene a prenderlo ed è alta e grossa come lui e simpatica. 2033_1596_001218 allora disse il vecchio: mi permetta, caro signore, mi permetta. e fattosi innanzi, abbracciò mio padre. la sua testa bianca gli arrivava appena alla spalla. mio padre appoggiò la guancia sulla sua fronte. 2033_1596_001219 ah, questo è certamente il caso più strano di tutto l'anno. mio padre mi condusse ieri mattina nei dintorni di moncalieri a vedere una villa da prendere a pigione per l'estate prossima. 2033_1596_001220 dopo venne un vecchio con la testa calva e la barba bianca. passarono dei soldati d'artiglieria, di quelli che venivano alla scuola serale nella nostra sezione. 2033_1596_001221 io debbo morire al mio posto, rispose il capitano. incontreremo un bastimento, gli gridarono i marinai, ci salveremo. discenda, lei è perduto. 2033_1596_001222 mia sorella silvia, uscendo dalla sua sezione, vide tutto e tornò a casa piena di spavento. ecco quello che accadde, franti, col suo berretto di tela cerata schiacciato sur un orecchio. 2033_1596_001223 ventisette giorni durò il viaggio, ma gli ultimi furono i migliori. il tempo era bello e l'aria fresca. egli aveva fatto conoscenza con un buon vecchio lombardo che andava in america a trovare il figliuolo coltivatore di terra vicino alla città di rosario. 2033_1596_001224 cordova. egli ripeteva quel nome, cordova, come il nome d'una di quelle città misteriose delle quali aveva inteso parlare nelle favole. ma poi pensava: mia madre è passata di qui, ha visto queste isole, quelle rive, e allora non gli parevan più tanto strani. 2033_1596_001225 pioveva, tirava vento ferruccio e la nonna, ancora levati, stavano nella stanza da mangiare, tra la quale e l'orto c'era uno stanzino ingombro di mobili vecchi. 2033_1596_001226 e lui non può patir nessuno e finge di disprezzar sopra tutti, derossi perché è il primo, e garrone perché tutti gli voglion bene. 2033_1596_001227 il sergente tirò su la corda e disparve. il capitano s'affacciò impetuosamente al finestrino e vide il ragazzo che volava giù per la china. 2033_1596_001228 c'era scritto in testa: alberto bottini, dettato tre aprile. io padre riconobbe subito la sua grossa scrittura di ragazzo. 2033_1596_001229 ieri sera andai alla sezione femminile, accanto alla nostra, per dare il racconto del ragazzo padovano alla maestra di silvia che lo voleva leggere. settecento ragazze ci sono. 2033_1596_001230 lo stuzzicavano colle righe, gli buttavano in faccia delle scorze di castagne e gli davan dello storpio e del mostro, contraffacendolo col suo braccio al collo. 2033_1596_001231 quando io vedo te che preghi, mi pare impossibile che non ci sia nessuno che ti guardi e ti ascolti. io credo allora più fermamente che c'è una bontà suprema e una pietà infinita. 2033_1596_001232 io credetti che garoffi cascasse in terra. vieni gli disse risolutamente: garrone, io ti difendo e, afferratolo per un braccio, lo spinse avanti sostenendolo come un malato. 2033_1596_001233 un signore alto, con tutta la barba nera, molto serio, che viene quasi ogni giorno ad accompagnare il figliuolo. ieri mattina nobis si bisticciò con betti uno dei più piccoli figliuolo d'un. 2033_1596_001234 quella immagine dolce e buona avrà sempre per te un'espressione di tristezza e di rimprovero che ti metterà l'anima alla tortura. 2033_1596_001235 diede ancora dei buoni consigli, li baciò tutti e se n'andò singhiozzando. ora nessuno la rivedrà mai più. ricordatevi di lei, figliuoli. il piccolo precossi, che era stato suo scolaro nella prima superiore, chinò la testa sul banco e si mise a piangere. 2033_1596_001236 quando arrivava una maestra e diceva: avanti e quelli avanti tre o quattro passi e giù un'altra cucchiaiata e avanti ancora fin che arrivavano al proprio posto dopo aver beccato a scrocco una mezza minestrina. 2033_1596_001237 la seconda medaglia l'ha meritata questa settimana, l'alunno pietro precossi. meritata per i lavori di casa, per le lezioni, per la calligrafia, per la condotta, per tutto. 2033_1596_001238 vorrei vedere che tu non andassi a cercar coretti e precossi, dovunque fossero. tu ci andrai e passerai delle ore in loro compagnia e vedrai, studiando la vita e il mondo, quante cose potrai imparare da loro che nessun altri ti saprà insegnare. 2033_1596_001239 che scortecciava un piccolo ramo con un coltello per farsene un bastoncino. da una finestra della casa spenzolava una larga bandiera tricolore. dentro non c'era nessuno. 2033_1596_001240 tutti parevan fuor di sé, dall'allegrezza perfino precossi: il figliuolo del fabbro, quello pallidino che non ride mai, e robetti, quello che salvò il bimbo dall'omnibus, poverino che saltellava con le sue stampelle. 2033_1596_001241 ricombatté per roma, nel lottò, nel contro i tedeschi in difesa della francia. egli aveva la fiamma dell'eroismo e il genio della guerra. combatté in quaranta combattimenti e ne vinse trentasette. 2033_1596_001242 l'inverno, voi festeggiate l'inverno, ma ci son dei ragazzi che non hanno né panni, né scarpe, né fuoco. ce ne son migliaia i quali scendono ai villaggi con un lungo cammino. 2033_1596_001243 è morto a settantacinque anni. era nato a nizza, figliuolo d'un capitano di bastimento. a otto anni salvò la vita a una donna. a tredici tirò a salvamento una barca piena di compagni che naufragavano. 2033_1596_001244 strada circondarono coraci, lo presero per le gambe, lo levaron su e cominciarono a portarlo in trionfo gridando: viva il deputato della calabria. 2033_1596_001245 non dovresti aver cuore di farmi soffrire, di far piangere la mamma, della tua mamma così vecchia, vicina al suo ultimo giorno, la tua povera nonna che t'ha sempre voluto tanto bene, che ti cullava per notti e notti intere, quand'eri bimbo di pochi mesi. 2033_1596_001246 allora il maestro andò in collera. vostro padre vi darà torto, come fece altre volte. e poi non c'è che il maestro in iscuola che giudichi e punisca. 2033_1596_001247 va su sempre diritto. leggendo i nomi delle vie a tutte le cantonate, finirai con trovare la tua. il ragazzo lo ringraziò e infilò la via che gli s'apriva davanti. 2033_1596_001248 uno squadrone lanciato ventre a terra e un balenìo fulmineo di lame mulinate per aria calate sui capi, sulle spalle, sui dorsi. 2033_1596_001249 dovunque il guardo, io giro immenso iddio. ti vedo derossi. rispose di no e votini subito. io le so. 2033_1596_001250 in casa non rimaneva che la nonna paralitica delle gambe e ferruccio, un ragazzo di tredici anni. era una casetta col solo piano terreno, posta sullo stradone, a un tiro di fucile da un villaggio poco lontano da forlì, città di romagna. 2033_1596_001251 non riesco a pestarmela nella testa. mio padre ha detto che sarà qui alle sette per darvi i soldi. disse poi all'uomo del carro: il carro partì, vieni un momento in bottega. mi disse coretti. 2033_1596_001252 era da aspettarsela. franti, cacciato dal direttore, volle vendicarsi e aspettò. stardi a una cantonata dopo l'uscita della scuola, quand'egli passa con sua sorella che va a prendere ogni giorno a un istituto di via dora grossa. 2033_1596_001253 gli uomini s'alzarono in piedi, le signore si misero a sventolare i fazzoletti e il povero ragazzo si fermò in mezzo al palcoscenico, sbalordito e tremante. 2033_1596_001254 e quel trafficone di garoffi tutto affaccendato a fabbricare ventagli di carta rossa ornati con figurine di scatole di fiammiferi che vende a due centesimi. 2033_1596_001255 e pensare che ora son nel periodo migliore della loro malattia, ché quasi non soffron più. ma chi può dire quello che soffrirono durante il primo deformarsi del corpo, quando, col crescere della loro infermità, vedevano diminuire l'affetto intorno a sé? poveri bambini. 2033_1596_001256 poi c'è il direttore alto calvo, con gli occhiali d'oro, con la barba grigia che gli vien sul petto, tutto vestito di nero e sempre abbottonato fin sotto il mento. 2033_1596_001257 e quando lo guardo mi fa un sorriso con gli occhi socchiusi, come per dirmi: ebbene, enrico, siamo amici, ma fa ridere, grande e grosso com'è. 2033_1596_001258 tutti rabbrividirono e stettero a guardar, col respiro sospeso. passò un immenso evviva salì al cielo. il caporale riprese la corsa. e arrivato al punto minacciato. 2033_1596_001259 e tratto tratto, egli smetteva la penna per fregarsi le mani e poi ricominciava con più alacrità, tendendo l'orecchio e sorrideva. 2033_1596_001260 e per un nulla si commove e allora parla con grande tenerezza. ma almeno i bimbi le si affezionano. le ha detto mia madre, molti sì. ha risposto, ma poi, finito l'anno, la maggior parte non ci guardan più. 2033_1596_001261 proponiti quindi fin d'ora di conservarti quei buoni amici, anche dopo che sarete divisi, e coltivali fin d'ora di preferenza, appunto perché son figliuoli. 2033_1596_001262 mio padre mi condusse nei primi posti. accanto all'entrata avevano affisso la gazzetta. il circo era stipato, molti spettatori avevano la gazzetta in mano e la mostravano al pagliaccino che rideva e correva. or dall'uno, or dall'altro, tutto felice. 2033_1596_001263 il padre di precossi, il fabbro ferraio pallido come al solito, col viso torvo, coi capelli negli occhi, col berretto per traverso malfermo sulle gambe. 2033_1596_001264 era un sottosopra da non descriversi quando improvvisamente entrò il bidello e disse: signor maestro, il direttore la chiama. 2033_1596_001265 poi, lentamente, quasi non avvedendosene e fissandolo sempre, alzò la mano al capo e si levò il cheppì, signor capitano, esclamò il ragazzo meravigliato. cosa fa, signor capitano, per me? 2033_1596_001266 per un momento non si sentì altro che il respiro affannoso di tutti e quattro e lo scrosciar della pioggia. la vecchia metteva dei rantoli fitti e aveva gli occhi fuor del capo, quello che teneva. il ragazzo gli disse nell'orecchio: dove tiene i danari, tuo padre? 2033_1596_001267 vestito da soldato, con la medaglia al valore che guadagnò nel, nel quadrato del principe umberto, lo stesso viso del figliuolo, con quegli occhi vivi e quel sorriso così allegro. tornammo nella cucina. 2033_1596_001268 e si vedeva che provava piacere a respirar l'aria del giardino che veniva per le finestre aperte, piena d'un buon odor fresco di terra e di foglie che faceva pensare alle passeggiate in campagna. 2033_1596_001269 c'è un capataz, un commerciante che parte domattina per tucuman con le sue carretas e i suoi bovi. va a vedere se ti vuol prendere offrendogli i tuoi servizi. ti darà forse un posto sur un carro. va subito il ragazzo, afferrò la sacca. 2033_1596_001270 era quasi mezzogiorno, non incontrammo nessun altro. in pochi minuti arrivammo all'albergo, ci sedemmo a una gran tavola, mettendo in mezzo il maestro, e cominciammo subito a far colazione. 2033_1596_001271 quasi un certo dispetto contro di lui, qualche volta, quando stento a fare il lavoro a casa e penso che a quell'ora egli l'ha già fatto benissimo e senza fatica. 2033_1596_001272 io voglio cominciare da oggi. voglio mettermi a studiare come stardi, coi pugni serrati e coi denti stretti, mettermici, con tutte le forze della mia volontà e del mio cuore. 2033_1596_001273 almeno il treno glielo voglio dare, pensai, ma bisognava chiedere il permesso a mio padre. in quel momento mi sentii mettere un pezzetto di carta in una mano. guardai, era scritto da mio padre col lapis. diceva: 2033_1596_001274 mi volto era coretti, il mio compagno di scuola, con la sua maglia color cioccolata e il suo berretto di pelo di gatto tutto sudato e allegro, che aveva un gran carico di legna sulle spalle. 2033_1596_001275 intanto coretti accomodava i guanciali dietro alle spalle di sua madre, raggiustava le coperte del letto, riattizzava il fuoco, cacciava il gatto dal cassettone. i occorre altro, mamma. domandò poi ripigliando la tazza: i avete presi i due cucchiaini di siroppo? 2033_1596_001276 che fuma sempre e tra finestrino e finestrino sono stese delle fasce da bambini. c'è una donna che allatta un putto, fa da mangiare e balla sulla corda. povera gente, si dice saltimbanco, come un'ingiuria. 2033_1596_001277 che ci ha gettati l'uno nelle braccia dell'altro non ci separerà per sempre. quando io morirò, quando tuo padre morrà, non ce le diremo quelle tremende e disperate parole. 2033_1596_001278 parecchi non potevano alzarsi dal banco e rimanevan lì col capo ripiegato sul braccio accarezzando le stampelle con la mano. altri, facendo la spinta delle braccia, si sentivan mancare il respiro e ricascavano a sedere pallidi. 2033_1596_001279 spirò. molti s'avvinghiavano freneticamente gli uni agli altri, delle donne si scontorcevano in convulsioni orrende. parecchi stavano inginocchiati intorno al prete. s'udiva un coro di singhiozzi, di lamenti infantili, di voci acute. 2033_1596_001280 e al di sopra delle carrozze e della calca, fin dove arrivava l'occhio, si vedevano sventolar bandierine, scintillar caschi, tremolare pennacchi, agitarsi testoni di cartapesta, gigantesche, cuffie, tube enormi. 2033_1596_001281 questa lavorare è presto detto. vediamo un po che non ci sia mezzo di trovar trenta lire fra tanti patriotti. il ragazzo lo guardava confortato da un raggio di speranza. vieni con me, gli disse il contadino. dove? domandò il ragazzo ripigliando la sacca. 2033_1596_001282 subito, non capii perché, ma poi m'accorsi che garrone solo in disparte guardava me e mi guardava con uno sguardo d'inesprimibile tristezza che voleva dire: tu abbracci tua madre e io non l'abbraccerò più. tu hai ancora tua madre e la mia è morta. 2033_1596_001283 e di quelli che m'han fatto passare dei momenti tristi, perché ci ho avuto anche dei serpenti, si sa, in un così gran numero. ma oramai lei capisce, è come se fossi già nel mondo di là e voglio bene a tutti egualmente. 2033_1596_001284 tutta la serata da lavorare e doveva ancor dare una lezione privata d'aritmetica a una bottegaia prima di notte. ebbene, enrico m'ha detto: andandosene. 2033_1596_001285 fa delle composizioni corte buttate giù in fretta in cattivo carattere. oh, potrebbe far molto, ma molto di più. quella sera il padre prese il ragazzo in disparte e gli disse parole più gravi di quante ei ne avesse mai intese. 2033_1596_001286 e capisco molto di più. capisco quasi tutto quello che leggo. sono contento, ma quanti m'hanno spinto e aiutato a imparare, chi in un modo, chi in un altro, a casa, alla scuola, per la strada, da per tutto dove sono andato e dove ho visto qualche cosa? 2033_1596_001287 graziosa. egli regala dei giornali illustrati, dei disegni, tutto quello che a casa regalano a lui. ha fatto per il calabrese una piccola carta geografica delle calabrie. e dà tutto, ridendo, senza badarci, come un gran signore, senza predilezioni per alcuno. 2033_1596_001288 calcolano a mente con una facilità incredibile, non essendo divagati dalla vista delle cose come siamo noi. e se vedeste come sono appassionati per sentir leggere. 2033_1596_001289 e te, dolce madre mia, angelo, custode amato e benedetto, che hai goduto di tutte le mie gioie e sofferto di tutte le mie amarezze, che hai studiato, faticato. pianto con me carezzandomi con una mano la fronte e coll'altra indicandomi il cielo. 2033_1596_001290 tu comprenderai allora l'amor di patria, sentirai la patria allora. enrico, ella è una così grande e sacra cosa che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa, salvo te che sei la carne e l'anima mia. 2033_1596_001291 mio padre lo guarda sempre dalla finestra e non fa che parlar di lui e dei suoi, che han l'aria di buona gente, e di voler bene ai figliuoli. una sera ci siamo andati al circo. 2033_1596_001292 sopra tutti ringrazio te, padre mio, te mio primo maestro, mio primo amico, che m'hai dato tanti buoni consigli e insegnato tante cose. 2033_1596_001293 anche questa mattina garrone venne alla scuola pallido e con gli occhi gonfi di pianto e diede appena un'occhiata ai piccoli regali che gli avevamo messi sul banco per consolarlo. 2033_1596_001294 è quest'operaio. rispose il maestro che è venuto a lagnarsi perché il suo figliuolo carlo disse al suo ragazzo: tuo padre è uno straccione. 2033_1596_001295 e io gli contristo il cuore, a lui che ci guadagna il pane. la madre se lo strinse e se lo tenne sul petto senza poter raccoglier la voce. poi disse: a dormire. subito, bambino mio, va a dormire, a riposare, portalo a letto. 2033_1596_001296 ne passò uno alto tre palmi, con un gran nodo di nastro rosa sulla schiena, che a mala pena camminava e incespicò nel tappeto. cadde il prefetto, lo rimise in piedi e tutti risero e batteron le mani. 2033_1596_001297 la fronte con alterezza, battendo il pugno sul timone. ebbene, si disse tra sé, dovessi anch'io girare tutto il mondo, viaggiare ancora per anni e anni e fare delle centinaia di miglia a piedi. io andrò avanti fin che troverò mia madre, dovessi arrivare. 2033_1596_001298 dei cadaveri giacevano a traverso alle porte. il luogotenente aveva il braccio destro spezzato da una palla. il fumo e il polverio avvolgevano ogni cosa. coraggio, arrivan soccorsi. ancora un po di coraggio. 2033_1596_001299 abbiano pazienza tutti. grazie, signor direttore, che ha fatto un'opera di carità. buono sai, figliuolo. buon giorno ragazzi. grazie a rivederlo, signor maestro, e scusino tanto una povera mamma. 2033_1596_001300 subito: abatucci, promosso sessanta settantesimi. archini, promosso cinquantacinque settantesimi. il muratorino, promosso, crossi, promosso poi lesse forte derossi, ernesto, promosso settanta settantesimi. 2033_1596_001301 non vi domando una promessa a parole. son certo che nel vostro cuore m'avete già detto di sì e vi ringrazio. in quel punto entrò il bidello a dare il finis. 2033_1596_001302 poiché un'oppressione di respiro non la lasciava star coricata. pioveva e il vento sbatteva la pioggia contro le vetrate. la notte era oscurissima. 2033_1596_001303 dove, a guardar bene, si vedeva un gonfiettino microscopico che s'era fatto il giorno prima. toccando la fiammella della candela. le mettevan sotto gli occhi, come grandi meraviglie, degl'insetti piccolissimi. 2033_1596_001304 là e cerca di questo signore a cui è diretta la lettera e che è conosciuto da tutti. portagli questa lettera, egli ti farà partire domani per la città di rosario e ti raccomanderà a qualcuno lassù. 2033_1596_001305 ecco il caffè. mamma disse coretti, porgendo la tazza: questo è un mio compagno di scuola. ah, bravo. il signorino mi disse: la donna viene a far visita ai malati, non è vero? 2033_1596_001306 il maestro gli pose una mano sul capo e gli disse: non lo far più, nient'altro. tornò al tavolino e finì di dettare. finito di dettare. ci guardò un momento in silenzio, poi disse adagio, adagio, con la sua voce grossa ma buona. 2033_1596_001307 crossi appoggia la sua zucca rossa sul banco, in un certo modo che par distaccata dal busto, e messa lì nobis, si lamenta che ci siamo troppi e che gli guastiamo l'aria. ah, che forza bisogna farsi ora per istudiare. 2033_1596_001308 i lontani, cercando di farsi innanzi tra la calca e tutti gridando addio, addio, addio. infine le riuscì di scappar dal giardino. 2033_1596_001309 non voglio aver da punire nessuno. mostratemi che siete ragazzi di cuore. la nostra scuola sarà una famiglia e voi sarete la mia consolazione e la mia alterezza. 2033_1596_001310 fece il giro dell'osteria, accorsero dalla stanza accanto tre avventori argentini e in meno di dieci minuti il contadino lombardo che porgeva il cappello ci ebbe dentro quarantadue lire. hai visto? disse allora voltandosi verso il ragazzo: come si fa presto in america, bevi. 2033_1596_001311 egli ha un'abilità particolare: sa fare il muso di lepre e tutti gli fanno fare il muso di lepre e ridono. porta un piccolo cappello a cencio che tiene appallottolato in tasca come un fazzoletto. 2033_1596_001312 ferruccio stava a ascoltare ritto, a tre passi di distanza, appoggiato a una dispensa col mento sul petto, con le sopracciglia aggrottate, ancora tutto caldo dell'ira della rissa. 2033_1596_001313 li fisso un momento tutti e due. in quel punto si sentì lontano per lo stradone, un canto di molte voci. il ladro voltò rapidamente il capo verso l'uscio e in quel moto violento gli cadde la pezzuola dal viso. 2033_1596_001314 quella parola fu una coltellata al cuore per il povero ragazzo. ah, non glie ne importava più suo padre che tremava, una volta solamente a sentirlo tossire. 2033_1596_001315 ma mentre gli diceva coraggio e gli premeva il fazzoletto sulla ferita, il ragazzo stralunò gli occhi e abbandonò il capo. era morto. l'ufficiale impallidì e lo guardò fisso per un momento, poi. 2033_1596_001316 presero a dir male d'ogni cosa. uno avrebbe preferito di viaggiare in lapponia. un altro diceva di non aver trovato in italia che truffatori e briganti. il terzo che gl'impiegati italiani non sanno leggere. 2033_1596_001317 e avanti a correre a ruzzolare, a rampicarsi all'ombra e al sole, su e giù per tutti i rialti e le scorciatoie, fin che arrivammo, scalmanati e sfiatati, sulla cima d'una collina dove ci sedemmo a far merenda. 2033_1596_001318 e ancora i ciechi nati che, non avendo mai visto il mondo, non rimpiangono nulla perché hanno l'immagine d'alcuna cosa fanno meno compassione. 2033_1596_001319 egli mi guardò, fisso e serio, con uno sguardo che diceva mille cose e non disse nulla. solo mi porse la mano sinistra, fingendo di continuare a disegnare con, l'altra, ed io la strinsi tra le mie, quella mano forte e leale. 2033_1596_001320 nella nostra riempivano tutto lo spazio fra il muro e i primi banchi. c'era il padre di garrone, la madre di derossi, il fabbro precossi coretti, la signora nelli l'erbaiola, il padre del muratorino, il padre di stardi, molti altri che non avevo mai visti. 2033_1596_001321 che fai coretti gli domandai. non vedi. rispose tendendo le braccia per pigliare il carico. ripasso la lezione, io risi. ma egli parlava sul serio e, presa la bracciata di legna, cominciò a dire correndo: 2033_1596_001322 grazie, nonna. disse il ragazzo con la voce sempre più debole. ora sono contento. i ricorderete di me, nonna, non è vero? vi ricorderete sempre di me, del vostro ferruccio. 2033_1596_001323 altre che si disputavano a unghiate e a strilli due semi di mela. un bimbo che era caduto bocconi sopra un panchettino rovesciato e singhiozzava su quella rovina senza potersi rialzare. 2033_1596_001324 ha dovuto scappar presto per andar a visitare un ragazzo della sua classe, figliuolo d'un sellaio malato di rosolia, e aveva per di più un pacco di pagine da correggere. 2033_1596_001325 entrai era uno stanzone pieno di cataste di legna e di fascine, con una stadera da una parte. oggi è giorno di sgobbo. te lo accerto, io ripigliò. coretti, debbo fare il lavoro a pezzi e a bocconi. 2033_1596_001326 cantavano tutti insieme una canzonetta francese e gettavan dolci alla gente. e la gente batteva le mani e gridava. quando, a un tratto sulla nostra sinistra, 2033_1596_001327 con una voce un po tremola ma piena. ebbene, disse mio padre pigliandogli una mano: permetta a un suo antico scolaro di stringerle la mano e di domandarle come sta. io son venuto da torino per vederla. 2033_1596_001328 se non c'era nulla di mancante o di guasto, li ripulì con la manica, guardò il pennino, rimise a posto ogni cosa e poi, tranquillo e serio, come sempre, disse a sua sorella: andiamo presto che ci ho un problema di quattro operazioni. 2033_1596_001329 qualche volta s'arrabbia coi ragazzi- la maestra di mio fratello- e quando non ne può più si morde un dito per non lasciar andare una pacca. perde la pazienza, ma poi si pente e carezza il bimbo che ha sgridato. 2033_1596_001330 il padre aveva alla giacchetta la medaglia al valore, in mezzo alle due commemorative e i baffetti arricciati e aguzzi come due spilli. ci mettemmo subito in cammino verso la stazione della strada ferrata, dove il re doveva arrivare alle dieci e mezzo. 2033_1596_001331 il direttore cercò di condurla fuori, ma essa resistette sempre pregando e piangendo. oh, se sapesse le pene che m'ha dato questo figliuolo avrebbe compassione. i faccia, la grazia. io spero che cambierà. 2033_1596_001332 ne avevamo tutti bisogno d'una boccata d'aria di collina. fu una festa. ci trovammo ieri alle due in piazza dello statuto. derossi, garrone, garoffi, precossi, padre e figlio coretti ed io con le nostre provviste di frutte, di salsicciotti e d'ova sode. 2033_1596_001333 vergogna, stomacato, dei tuoi trastulli e della tua esistenza. tutti, tutti studiano. ora, enrico mio, pensa agli operai che vanno a scuola la sera dopo aver faticato tutta la giornata, alle donne. 2033_1596_001334 è forte, sa, è lesto, fa tale e quale come gli altri. bisognò vederla. allora, la gioia di quella signora. 2033_1596_001335 e portaron via, come foglie, tre delle barche sospese alle gru e quattro bovi ch'erano a prua nell'interno del bastimento. nacque una confusione e uno spavento, un rovinìo, un frastuono di grida, di pianti e di preghiere da far rizzare i capelli. 2033_1596_001336 e suo padre, in fin d'anno, scrisse queste pagine su quelle note, studiandosi di non alterare il pensiero e di conservare quanto fosse possibile le parole del figliuolo. 2033_1596_001337 ci avrebbe suggerito ogni cosa se avesse potuto parlare. se al posto suo ci fossero stati, l'un dopo l'altro, i padri di tutti gli alunni, non avrebbero fatto di più. 2033_1596_001338 con grande pazienza, come se fossero perle, e a quelli che avevan qualcosa di straordinario. c'erano intorno otto o dieci col capo chino a guardar nel paniere come avrebber guardato la luna nel pozzo. 2033_1596_001339 votini. era vestito bene, anche troppo. aveva gli stivali di marocchino trapunti di rosso, un vestito con ricami e nappine di seta, un cappello di castoro bianco e l'orologio, e si pavoneggiava. 2033_1596_001340 subito osservai molti visi graziosi, degli occhi pieni d'intelligenza e di affetto. c'era un visetto di bimba col naso affilato e il mento aguzzo, che pareva una vecchietta, ma aveva un sorriso d'una soavità celeste. 2033_1596_001341 i primi giorni, perché ha quella disgrazia d'esser gobbo. molti ragazzi lo beffavano e gli picchiavan sulla schiena con gli zaini, ma egli non si rivoltava mai. 2033_1596_001342 la povera madre aveva pianto lacrime di sangue al separarsi dai suoi figliuoli, l'uno di diciott'anni e l'altro di undici, ma era partita con coraggio e piena di speranza. 2033_1596_001343 pane. quand'io do un soldo a un mendico ed egli mi dice: dio conservi la salute a lei e alle sue creature, tu non puoi comprendere la dolcezza che mi danno al cuore quelle parole, la gratitudine che sento per quel povero. 2033_1596_001344 lo ricordo, come lo sentissi adesso, quando mi gridava: bottini, eh, bottini, l'indice e il medio su quella penna. 2033_1596_001345 combinazioni. egli chiamava il re umberto come un camerata. umberto comandava la divisione. umberto aveva ventidue anni e tanti giorni. umberto montava a cavallo così e così. 2033_1596_001346 e degli l che paion serpenti, come dice il maestro che ci ho da fare, gli dirò che ho dovuto menar le braccia. quello che importa è che la mamma guarisca presto, questo sì. 2033_1596_001347 anche delle signore che accompagnavano i più piccoli. ce n'erano alcune che piangevano. arrivati che furono alla chiesa, levaron la cassa dal carro e la portarono in mezzo alla navata davanti all'altar maggiore. le maestre ci misero su le corone. 2033_1596_001348 ieri poi, mentre dormivo, è venuto precossi e ha messo la guancia sopra la mia mano. senza svegliarmi e come veniva dall'officina di suo padre, col viso impolverato di carbone, mi lasciò l'impronta nera sulla manica. 2033_1596_001349 ed è quel ricordo che m'ha fatto partir da torino ed eccomi qui, dopo quarantaquattro anni, a dirle: grazie, caro maestro. 2033_1596_001350 ma intanto vedevo che i vicini di derossi macchinavano fra loro parlandosi all'orecchio, e uno ritagliava col temperino una gran medaglia di carta su cui avevan disegnato un serpe nero. 2033_1596_001351 gli altri stavan rivolti verso il nemico. povero ragazzo, ripeté tristemente l'ufficiale: povero e bravo ragazzo. 2033_1596_001352 luigia annina. un soldo. chi ha dei soldi? qua i soldi. parecchie avevan dei soldi per comprarsi fiori o quaderni e li portarono. alcune più piccole diedero dei centesimi. 2033_1596_001353 la strada era affollata di parenti che avevano invaso anche il camerone, e molti erano entrati nelle classi pigiandosi fino accanto al tavolino del maestro. 2033_1596_001354 con quei danari poteva assaggiare qualche buon boccone a bordo, dopo due anni che stentava il pane. poteva comprarsi una giacchetta appena sbarcato a genova, dopo due anni che andava vestito di cenci. 2033_1596_001355 e quasi non si persuadono di non poterla vedere e la chiamano per nome molte volte, come per pregarla che si lasci, che si faccia vedere una volta quanti escono di là piangendo, anche uomini di cuor duro. 2033_1596_001356 ma un bravo ragazzo, gliel'assicuro io. non ha dato una lacrima, non un grido. ero superbo che fosse un ragazzo italiano, mentre l'operavo in parola d'onore, quello è di buona razza, perdio. 2033_1596_001357 ma pochi mesi dopo la zia era morta, schiacciata da un omnibus senza lasciare un centesimo, e allora anch'essa era ricorsa al console che l'aveva imbarcata per. 2033_1596_001358 ha preso la prima medaglia, sarà sempre il primo, anche quest'anno. nessuno può competer con lui. tutti riconoscono la sua superiorità in tutte le materie. 2033_1596_001359 regalava il piccolo scrivano fiorentino- racconto mensile. faceva la quarta elementare. era un grazioso fiorentino di dodici anni, nero di capelli e bianco. 2033_1596_001360 e allora lo lasciaron venire, il maestro, quello della ferita al collo, che è stato con garibaldi, ci condusse subito alle sbarre verticali. 2033_1596_001361 che non avrei più fatta la quarta con lui, che dovevo andar via da torino con mio padre. egli non sapeva nulla e se ne stava lì, piegato in due, con la sua grossa testa china sul banco, a fare degli ornati intorno a una fotografia di suo padre vestito da macchinista. 2033_1596_001362 in ogni piazza si rizzan baracche di saltimbanchi e giostre e noi abbiamo sotto le finestre un circo di tela dove dà spettacolo una piccola compagnia veneziana con cinque cavalli. 2033_1596_001363 il direttore venne ieri mattina a darcene l'annunzio nella scuola e disse: quelli di voi che furono suoi alunni sanno quanto era buona, come voleva bene ai ragazzi. era una madre per loro. ora non c'è più una malattia terribile, la consumava da molto tempo. 2033_1596_001364 incoraggiato dalla buona riuscita, la notte appresso, battute le dodici su un'altra volta e al lavoro, e così fece per varie notti. 2033_1596_001365 e proprio in quel punto si udì un grido acuto dall'altra parte della strada e si vide un vecchio che aveva perduto il cappello e barcollava, coprendosi il viso con le mani. 2033_1596_001366 cominciò a parlare. le prime parole non le intesi bene, ma capii che raccontava il fatto del ragazzo. poi la sua voce s'alzò e si sparse così chiara e sonora per tutto il cortile che non perdetti più una parola. 2033_1596_001367 è venuto coretti, è venuto garoffi a regalarmi due biglietti della sua nuova lotteria per un temperino a cinque sorprese che comprò da un rigattiere di via bertola. 2033_1596_001368 appena entrato al primo riveder quella scuola dove sua madre era venuta a prenderlo quasi ogni giorno, quel banco sul quale s'era tante volte chinata i giorni d'esame a fargli l'ultima raccomandazione. 2033_1596_001369 come ti parrebbe vuota, desolata la casa, con la tua povera madre vestita di nero. va figliuolo, va da tuo padre. egli è nella sua stanza che lavora. va in punta di piedi, che non ti senta entrare. 2033_1596_001370 morì col grido della battaglia nella gola, e la sua morte fu grande come la sua vita. ora pensa un poco, enrico, che cosa è il nostro lavoro, che pure ci pesa tanto? 2033_1596_001371 io avrei voluto dirgli qualche cosa, ma non sapevo. gli misi una mano sul braccio e gli dissi all'orecchio: non piangere, garrone. 2033_1596_001372 perché la città dove son nato, la lingua che parlo, i libri che m'educano, perché mio fratello, mia sorella, i miei compagni e il grande popolo in mezzo a cui vivo e la bella natura che mi circonda e tutto ciò che vedo, che amo, che studio, che ammiro, è italiano. 2033_1596_001373 cos'è stato? domandò mio padre. un vicino rispose che era un muratore caduto da un quarto piano mentre lavorava. i portatori della barella si soffermarono un momento. molti torsero il viso inorriditi. 2033_1596_001374 la mattina nei dormitori l'uno domanda all'altro: c'è il sole? e chi è più lesto a vestirsi scappa subito nel cortile ad agitar le mani per aria, per sentire se c'è il tepore del sole, e corre a dar la buona notizia: c'è il sole. 2033_1596_001375 ebbene povero figliuolo, com'è andata? com'è andata? tutti i compagni risposero insieme. ha fatto bene, è salito come noi. 2033_1596_001376 i due ragazzi mario e giulietta, avviticchiati a un albero del bastimento, guardavano il mare con gli occhi fissi come insensati. il mare s'era quetato un poco, ma il bastimento continuava a affondare lentamente. non rimanevan più che pochi minuti. 2033_1596_001377 volarono al terzo piano. qui era un rovinio d'inferno: travi di tetto che crollavano, corridoi pieni di fiamme, un fumo che soffocava. per arrivare alle stanze dov'eran gl'inquilini rinchiusi, non restava altra via che passar pel tetto. 2033_1596_001378 senza alzare il mento dal petto, ma gli splendeva tutta negli occhi l'anima nobile e buona uperbia sabato. 2033_1596_001379 mentre egli spiegava si sentiva in una strada vicina un fabbro ferraio che batteva sull'incudine e nella casa di faccia una donna che cantava per addormentare il bambino. lontano, nella caserma della cernaia, suonavano le trombe. 2033_1596_001380 appena finito, i settecento ragazzi della platea cantarono un'altra canzone bellissima. poi parlò il sindaco e dopo di lui l'assessore, che terminò il suo discorso dicendo ai ragazzi: 2033_1596_001381 essa volle stare fra i suoi ragazzi fino all'ultimo giorno. la sera di sabato s accomiatò da loro con la certezza di non rivederli più. 2033_1596_001382 e anche ti solleva verso quel mondo ogni disgrazia, ogni dolore, perché ogni dolore è l'espiazione d'una colpa. ogni lacrima cancella una macchia. 2033_1596_001383 appena entrato coi miei nel palchetto, vidi in un palchetto di fronte la maestrina della penna rossa che rideva con le sue belle pozzette nelle guancie. 2033_1596_001384 raffigurati di là dai reggimenti che passano, una campagna coperta di cadaveri e allagata di sangue. e allora l'evviva all'esercito t'escirà più dal profondo del cuore e l'immagine dell'italia t'apparirà più severa e più grande. 2033_1596_001385 l talia, ma alutala così la patria nei giorni delle sue feste. italia, patria mia, nobile e cara terra. 2033_1596_001386 indiani. il primo giorno camminò fin che gli ressero le forze e dormì sotto un albero. il secondo giorno camminò assai meno e con minor animo. aveva le scarpe rotte, i piedi spellati, lo stomaco indebolito dalla cattiva nutrizione verso. 2033_1596_001387 sono ragazzi, anch'essi hanno pochi anni più di voi e anch'essi vanno a scuola. e ci sono poveri e signori fra loro come fra voi, e vengono da tutte le parti. 2033_1596_001388 con lo splendore della vittoria negli occhi e le bandiere lacerate dalle palle, seguiti da un convoglio sterminato di valorosi che leveranno in alto le teste bendate e i moncherini in mezzo a una folla pazza che li coprirà di fiori di benedizioni e di baci. 2033_1596_001389 si rasserenava quando davamo una bella risposta. sentiva tutto e ci faceva mille cenni con le mani e col capo per dire: bene, no, sta attento più adagio coraggio. 2033_1596_001390 bisognò bene che imparassi a farlo. aspetta un po che glie lo portiamo, così ti vedrà, le farà piacere. son sette giorni che è a letto. accidenti del verbo. i scotto sempre le dita con questa caffettiera. 2033_1596_001391 ma questo io non osavo di farlo. avevo vergogna d'umiliarmi. lo guardavo di sott'occhio. vedevo la sua maglia scucita alla spalla, forse perché aveva portato troppe legna. 2033_1596_001392 su. a tutte le finestre c'erano affacciati degli impiegati del municipio. la loggia della biblioteca pure era piena di gente che si premeva contro la balaustrata. 2033_1596_001393 patriotta, ti manderemo da tua madre, non pensare. e uno gli dava un pizzicotto alla guancia, un altro gli batteva la mano sulla spalla, un terzo lo liberava dalla sacca. altri emigranti s'alzarono dalle tavole vicine e s'avvicinarono la storia del ragazzo. 2033_1596_001394 ostinato come un mulo e così a furia di pestare, non curando le canzonature e tirando calci ai disturbatori, è passato innanzi agli altri. quel testone. 2033_1596_001395 buoni signori. li ringrazio di cuore, ma è meglio che muoia, tanto non guarirei neanche con l'operazione, ne sono sicura. grazie di tante cure, buoni signori. è inutile che dopo domani torni il medico. voglio morire, è destino ch'io muoia qui ho deciso. 2033_1596_001396 la bambina faceva la calza. il ragazzo pensava: il mare andava sempre ingrossando la sera. al momento di separarsi per andar a dormire, la bambina disse a mario: dormi bene. 2033_1596_001397 caro tonino, tanto buono e allegro, piccolo compagno mio. come mi fece pena quanto avrei dato per rivedergli fare il muso di lepre povero. 2033_1596_001398 il marito in america da sei anni ed io per giunta malata che non posso più andare in giro con la verdura a guadagnare quei pochi soldi. non ci è rimasto nemmeno un tavolino per il mio povero luigino da farci il lavoro. 2033_1596_001399 entrò anche una squadra d'operai d'artiglieria vestiti da soldati, condotti da un caporale. s'infilavano tutti lesti nei banchi, levavan l'assicella di sotto, dove noi mettiamo i piedi, e subito chinavan la testa sul lavoro. 2033_1596_001400 venite con me, disse a un tratto e, tirandoci per le mani, attraversò in due salti lo spazio vuoto e s'andò a piantar là con le spalle al muro. 2033_1596_001401 all'improvviso si vide apparire alla finestra della ringhiera la figura nera del caporale, illuminata di sopra in giù dalle fiamme. la donna gli si avvinghiò al collo. egli l'afferrò alla vita con tutt'e due le braccia, la tirò su, la depose dentro alla stanza. 2033_1596_001402 li porse a un compagno ch'era salito su dalla via e che, attaccatili bene ai pioli, li fece scendere l'un dopo l'altro, aiutati da altri pompieri di sotto. 2033_1596_001403 a quel grido, tutti sani, feriti, sergenti, ufficiali si slanciarono alle finestre e la resistenza inferocì un'altra volta. di lì, a pochi momenti si notò come un'incertezza e un principio di disordine fra i nemici. 2033_1596_001404 quando esco dalla scuola per veder se son pallido, e mi dice: a ogni pagina di lavoro ti senti ancora? e ogni mattina alle sei, svegliandomi per la lezione: coraggio, non ci son più che tanti giorni, poi sarai libero e riposerai. andrai all'ombra dei viali. 2033_1596_001405 fu sospeso dalla scuola per tre giorni e tornò più tristo e più insolente di prima. derossi gli disse un giorno: ma finiscila, vedi che il maestro ci soffre troppo. 2033_1596_001406 freddi, mangian due bocconi a scappa e fuggi in piedi tra una rappresentazione e l'altra. e a volte, quando hanno già il circo affollato, si leva un vento che strappa le tele e spegne i lumi e addio spettacolo. 2033_1596_001407 tutti gli girarono intorno con rispetto e in silenzio. io vidi mia madre che m'aspettava e corsi ad abbracciarla, ma essa mi respinse e guardava garrone. 2033_1596_001408 milano possente, v'amo con egual reverenza di figlio firenze gentile e palermo terribile. napoli, immensa e bella, roma, meravigliosa ed eterna. 2033_1596_001409 vedendolo, riconobbi subito il vecchio impiegato che sta al quarto piano di casa nostra col suo nipotino. era adagiato sur una seggiola con un fazzoletto sugli occhi. 2033_1596_001410 sempre diceva: scusami, scusami a ogni proposito, facendoci in là con le mani perché non fermassimo la macchina. e poi pigliava e rimetteva i vagoncini con mille riguardi, come se fossero di vetro. 2033_1596_001411 quando gettava un grido di guerra, legioni di valorosi accorrevano a lui da ogni parte. signori lasciavano i palazzi operai, le officine, giovanetti, le scuole per andar a combattere al sole della sua gloria. 2033_1596_001412 e intanto sentiva i sibili e il fracasso delle palle nelle stanze di sotto, le grida imperiose e rabbiose degli ufficiali e dei sergenti, i lamenti acuti dei feriti, il rovinìo dei mobili e dei calcinacci. 2033_1596_001413 martedì: mia madre è buona e mia sorella silvia è come lei: ha lo stesso cuore grande e gentile. 2033_1596_001414 siamo entrati in una camera quasi buia dov'era il vecchio, a letto seduto, con molti cuscini dietro le spalle, accanto al capezzale sedeva sua moglie e c'era in un canto il nipotino che si baloccava. il vecchio aveva l'occhio bendato. 2033_1596_001415 perché questo fatto potesse accadere, che un ragazzo calabrese fosse come in casa sua a torino e che un ragazzo di torino fosse come a casa propria a reggio di calabria. il nostro paese lottò per cinquant'anni e trentamila italiani morirono. 2033_1596_001416 eppure no, non fu per invidia ch'egli abbia avuto il premio ed io no che mi bisticciai con coretti questa mattina. non fu per invidia, ma ebbi torto: il maestro l'aveva messo accanto a me, io scrivevo sul mio quaderno di calligrafia: 2033_1596_001417 il signore del carro, intanto, si teneva la bimba stretta contro i nastri e le trine del petto, girando lo sguardo per la piazza e cercando di quietare la povera creatura che si copriva il viso con le mani non sapendo dove fosse e singhiozzava da schiantarsi il cuore. 2033_1596_001418 intorno a uno dei quali c'era un po di muro imbiancato. il maestro aperse il secondo e ci fece entrare in una stanza. eran quattro pareti bianche, in un canto un letto a cavalletti con una coperta a quadretti bianchi e turchini. 2033_1596_001419 finalmente, a furia di spingere, di gridare, sbrigatevi, sbrigatevi. li misero in ordine tutti e cominciarono la preghiera. 2033_1596_001420 empirgli le tasche di frutte per vederlo una volta contento, povero precossi che è tanto buono e ha tanto coraggio. 2033_1596_001421 e che un gesto, un passo falso può costar loro la vita. sono come tanti figliuoli di soldati che abbiano i loro padri in battaglia. 2033_1596_001422 il maestro domandò al calabrese: l'hai fatto apposta? no, signore, rispose franco. e il maestro: siete troppo permaloso nobis e nobis con quella sua aria. lo dirò a mio padre. 2033_1596_001423 ed egli seguitava trincando peccato. eh, ora siete tutti insieme da bravi camerati e fra qualche anno, chi sa, enrico e derossi saranno avvocati e professori, o che so io, e voi altri quattro in bottega o a un mestiere, o chi sa diavolo dove. 2033_1596_001424 e intanto gli cadevan delle lacrime grosse e fitte sulle mani, sul quaderno, sul banco valor civile. 2033_1596_001425 aveva certe mani grosse e corte. lo vedo ancora quando entrava nella scuola, che metteva la canna in un canto e appendeva il mantello. 2033_1596_001426 poi fecero gli esercizi, vari altri funamboli, giocolieri e cavallerizzi vestiti di cenci e scintillanti d'argento, ma quando non c'era il ragazzo pareva che la gente si seccasse. 2033_1596_001427 e da un quarto d'ora smaniava. si disperava a quel modo, andando un po di qua e un po di là, oppressa dalla folla che stentava ad aprirle il passo. 2033_1596_001428 ma quasi tutto di famiglie d'operai, e la platea occupata dagli allievi e dalle allieve della scuola di canto corale, i quali cantarono un inno ai soldati morti in crimea. 2033_1596_001429 tua madre non è più qua, ma ti vede, t'ama ancora, vive ancora accanto a te e un giorno tu la rivedrai, perché sei un'anima buona e onesta come lei. fatti coraggio. 2033_1596_001430 nella classe della cromi fu mandata la delcati, maestra di mio fratello, e al posto della delcati, quella che chiamano la 2033_1596_001431 morivo dalla sete, temevo di non arrivare più. piangevo dalla rabbia a pensare che ad ogni minuto di ritardo se n'andava uno all'altro mondo lassù. 2033_1596_001432 precossi, inciampando in un cespuglio. si fece uno strappo al camiciotto e restò lì vergognoso col suo brindello ciondoloni ma garoffi, che ha sempre degli spilli nella giacchetta. glielo appuntò che non si vedeva. 2033_1596_001433 ora ne conosco già molti dei miei compagni. un altro mi piace pure, che ha nome coretti e porta una maglia color cioccolata e un berretto di pelo di gatto sempre allegro, figliuolo d'un rivenditore di legna che è stato soldato nella guerra del. 2033_1596_001434 nel tempo della ricreazione sono quasi sempre insieme quei soliti. nella sezione delle ragazze, per esempio, formano tanti gruppi secondo lo strumento che suonano- le violiniste, le pianiste, le suonatrici di flauto- e non si scompagnano mai. 2033_1596_001435 alla loro maestra le antiche alunne di quarta, e sotto la corona grande ce n'era appesa una piccola che avevan portata i suoi bambini. 2033_1596_001436 è il ragazzo che tirò la palla, dice mio padre e il vecchio. allora, o povero ragazzo, vieni avanti. sei venuto a domandar notizie del ferito, non è vero? ma va meglio, sta tranquillo, va meglio, son quasi guarito. 2033_1596_001437 bevevano e discorrevano dei loro viaggi e dei paesi che avevan veduti e di discorso in discorso vennero a ragionare dell'italia. cominciò uno a lagnarsi degli alberghi, un altro delle strade ferrate e poi tutti insieme infervorandosi. 2033_1596_001438 poi soggiunse: non dovevi alzar la riga sopra un compagno migliore di te, sopra il figliuolo d'un soldato, e strappatami la riga di mano. la fece in due pezzi e la sbatté nel muro. 2033_1596_001439 tutti pigliammo la penna. il maestro dettò giuseppe mazzini, nato a genova nel, morto a pisa nel. 2033_1596_001440 ma il maestro aveva portato una pagina d'un libro da leggergli per fargli animo. prima ci avvertì che andassimo tutti domani al tocco al municipio, a veder dare la medaglia del valor civile a un ragazzo che ha salvato un bambino dal po e che lunedì 2033_1596_001441 tutti sdentati come vecchietti che non pronunziano l'erre e l'esse, e uno tosse, l'altro fila sangue dal naso, chi perde gli zoccoli sotto il banco e chi bela perché s'è punto con la penna. 2033_1596_001442 tutte le volte che incontri un vecchio cadente, un povero, un donna con un bimbo in braccio, uno storpio con le stampelle, un uomo curvo sotto un carico, una famiglia vestita a lutto, cedile il passo con rispetto. 2033_1596_001443 e uno coi capelli rossi che ha un braccio morto e lo porta appeso al collo. suo padre è andato in america e sua madre va attorno a vendere erbaggi. è anche un tipo curioso. il mio vicino di sinistra stardi. 2033_1596_001444 ore, notti di lotta e d'angoscia. passò da uscirne con la ragione stravolta o con la morte nel cuore, e fu questo gigantesco e tempestoso lavoro che gli accorciò di vent'anni la vita. 2033_1596_001445 ma non disse nulla. allungò la mano per fargli una carezza, ma neppure osò, e gli strisciò soltanto la fronte con le sue grosse 2033_1596_001446 l'albergo era silenzioso come un convento. il maestro era molto allegro e la commozione gli accresceva il tremito. non poteva quasi mangiare. 2033_1596_001447 guardate davanti a voi, gridò l'ufficiale ai soldati. in pochi momenti il ragazzo fu sulla cima dell'albero, avviticchiato al fusto, con le gambe fra le foglie, ma col busto scoperto, e il sole gli batteva sul capo, biondo che pareva. 2033_1596_001448 oscura. poi, tutt'a un tratto, quando il prete disse l'ultimo amen, le candele si spensero e tutti uscirono in fretta e la maestra rimase sola, povera maestra, tanto buona con me, che aveva tanta pazienza, che aveva faticato per tanti anni. 2033_1596_001449 coretti, padre fumava la pipa e si fregava le mani. sapete, diceva che non l'ho più visto dalla guerra del sessantasei, la bagatella di quindici anni e sei mesi prima, tre anni in francia, poi a mondovì. 2033_1596_001450 e giubilano. brillano di felicità quando un maestro dice loro: tu diventerai un artista, per essi il primo. nella musica, quello che riesce meglio di tutti al pianoforte o al violino è come un re: lo amano, lo venerano. 2033_1596_001451 che caddero sulla testa del ragazzo, del padre, della madre e si sparsero in terra. molti si misero a raccoglierli in fretta e li porgevano alla madre. 2033_1596_001452 e data ancora di sull'uscio, un'occhiata supplichevole a suo figlio se n'andò raccogliendo lo scialle che strascicava, pallida, incurvata, con la testa tremante, e la sentimmo ancor tossire giù per le scale. 2033_1596_001453 rispondente in una stanza a tetto, perciò gli austriaci non minacciavan la casa da quella parte e la china era sgombra. il fuoco non batteva che la facciata e i due fianchi. 2033_1596_001454 e con un atto impetuoso ripigliò la penna per ricominciare il lavoro consueto. ma nello stender la mano urtò un libro e il libro cadde. 2033_1596_001455 quante volte il povero precossi viene a scuola digiuno e rosicchia di nascosto un panino che gli dà garrone o una mela che gli porta la maestrina della penna rossa, che fu sua maestra di prima inferiore. 2033_1596_001456 dammene due. risposi e gli porsi il viso. egli si pulì con la manica la faccia infarinata, mi pose un braccio intorno al collo e mi stampò due baci sulle guance, dicendomi: tò e portighene uno a. 2033_1596_001457 costui domandò a bassa voce: trovato il compagno. rispose: trovato e soggiunse: guarda all'uscio. 2033_1596_001458 altri, noi l'aiuteremo, maestro, disse mio padre e allora accettò tentennando il capo e sorridendo. una bella giornata, questa, disse chiudendo l'uscio di fuori. una bella giornata, caro signor bottini. 2033_1596_001459 ferruccio stava per lanciarsi verso la nonna, vinto dalla commozione, quando gli parve di sentire un rumor. leggiero uno scricchiolìo nello stanzino accanto quello che dava sull'orto, ma non capì se fossero le imposte scosse dal vento o altro. 2033_1596_001460 esclamava: aveva quarant'anni quando ero con lui i pare ancor di vederlo: un ometto già un po curvo, cogli occhi chiari, col viso sempre sbarbato, severo, ma di buone maniere. 2033_1596_001461 la croce d'un centesimo. è qui solo come un disperato. è un bagai pieno di cuore. vediamo un poco. non ha da trovar tanto da pagare il biglietto per andare a cordova a trovar sua madre. l'abbiamo da lasciar qui come un cane. mai al mondo, perdio mai. 2033_1596_001462 i poveri amano l'elemosina dei ragazzi perché non li umilia e perché i ragazzi che han bisogno di tutti somigliano a loro. vedi che ce n'è sempre intorno alle scuole dei poveri. 2033_1596_001463 la folla s'avanzava verso di noi, sulla barella c'era disteso un uomo bianco come un cadavere, con la testa ripiegata sopra una spalla, coi capelli arruffati e insanguinati, che perdeva sangue dalla bocca e dalle orecchie. 2033_1596_001464 subito. vi prende un affanno, un terrore. vi pare che vi sarebbe impossibile di resistere, che vi mettereste a gridare, che impazzireste o morireste. 2033_1596_001465 dal troppo lavorare s'è ammalato. cinque ore di lezione al giorno, poi un'ora di ginnastica, poi altre due ore di scuola serale, che vuol dire dormir poco, mangiare di scappata e sfiatarsi dalla mattina alla sera: s'è rovinata la salute. 2033_1596_001466 come avevano convenuto, andammo tutti insieme al teatro vittorio emanuele a veder la distribuzione dei premi agli operai. il teatro era addobbato come il marzo e affollato. 2033_1596_001467 era carico che grondava sudore, ma sempre svelto come un capriolo. derossi si fermava ogni momento a dirci i nomi delle piante e degli insetti. io non so come faccia a saper tante cose. 2033_1596_001468 e dopo un po di stento riuscì a mettere i gomiti sull'asse, poi le ginocchia, poi i piedi. infine si levò ritto e ansando e sorridendo ci guardò. 2033_1596_001469 sabato, tornato alla scuola, subito una triste notizia: da vari giorni garrone non veniva più perché sua madre era malata grave. sabato sera è morta. 2033_1596_001470 perché sei più buono, cento volte più buono e più bravo di me, caro compagno mio, il direttore. 2033_1596_001471 padre, il piccolo pagliaccio udì. utta la città è in ribollimento per il carnevale che è sul finire. 2033_1596_001472 e una cinquantina d'alunne della sezione baretti, chi con corone in mano, chi con mazzetti di rose. molti mazzi di fiori li avevan già messi sul carro al quale era appesa una corona grande di gaggìe con su scritto in caratteri neri. 2033_1596_001473 ci fece andar avanti. entrammo in una camera a tetto, dove vedemmo il muratorino che dormiva in un piccolo letto di ferro. sua madre stava abbandonata sul letto col viso nelle mani e si voltò appena a guardarci. 2033_1596_001474 che triste cosa. i venne su il pianto dal cuore. a entrar là dentro erano una sessantina tra bambini e bambine, povere ossa torturate, povere mani, poveri piedini rattrappiti e scontorti, poveri corpicini contraffatti. 2033_1596_001475 il suo sguardo si fermò su di noi. mio padre se ne accorse, capì che il maestro aveva detto ch'era lui l'autor dell'articolo e, per non esser ringraziato, se ne scappò via dicendomi: resta, enrico, io t'aspetto fuori. 2033_1596_001476 poi gli gridò: animo, animo, figioeu. che diavolo un genovese che piange perché è lontano da casa. i genovesi girano il mondo, gloriosi e trionfanti. e a quelle parole egli si riscosse, sentì la voce del sangue genovese. 2033_1596_001477 e infine passò di galoppo, con gli elmi al sole, con le lancie erette, con le bandiere al vento, sfavillando d'argento e d'oro, empiendo l'aria di. 2033_1596_001478 son fermi. che altro vedi? domandò l'ufficiale dopo un momento di silenzio: guarda a destra. il ragazzo guardò a destra, poi disse: vicino al cimitero, tra gli alberi c'è qualche cosa che luccica. paiono baionette. 2033_1596_001479 ah, povero tonino, esclamò il muratore scotendo il capo. ho paura che non le mangerà più le vostre arancie. e si asciugò gli occhi col rovescio della mano. 2033_1596_001480 che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. vicino alla porta mi sentii toccare una spalla. era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: 2033_1596_001481 all'udir quella parola la ragazza, come fulminata, lasciò cascare le braccia e rimase immobile guardando mario con gli occhi morti. mario, guardò lei un momento. 2033_1596_001482 che mi ha fatto un gran piacere a vederla quando mi sono svegliato. come son diventati verdi gli alberi in questi pochi giorni e che invidia mi fanno i ragazzi che vedo correre alla scuola coi loro libri, quando mio padre mi porta alla finestra. ma fra poco ci tornerò io pure. 2033_1596_001483 era un pensiero affettuoso, ma una cosa impossibile: a tredici anni solo fare un viaggio in america che ci voleva un mese per andarci. ma il ragazzi insistette, pazientemente, insistette. quel giorno, il giorno dopo, tutti i giorni. 2033_1596_001484 piedi. il giorno dei morti. dì uesto giorno è consacrato alla commemorazione dei morti. 2033_1596_001485 egli se ne dormiva là nell'erba, ravvolto nella sua bandiera, col viso bianco e quasi sorridente, povero ragazzo, come se sentisse quei saluti e fosse contento d'aver dato la vita per la sua lombardia. 2033_1596_001486 e il più triste, il più terribile, era il più ostinato a tornare il pensiero che sua madre fosse morta. nei suoi sogni, rotti e pensosi, egli vedeva sempre la faccia d'uno sconosciuto che lo guardava in aria di compassione e poi gli diceva all'orecchio: tua madre è morta. 2033_1596_001487 era malata a letto in una camera a terreno d'una casetta signorile dove abitava tutta la famiglia mequinez, la quale le aveva posto molto affetto e le faceva grande assistenza. la povera donna era già malaticcia quando l'ingegnere mequinez aveva dovuto partire improvvisamente da buenos. 2033_1596_001488 andiamo a un'altra città, santiago dell'estero. a un certo punto ti dovremmo lasciare e avresti ancora un gran tratto da far a piedi. ah, io ne farei il doppio. esclamò: marco, io camminerò, non ci pensi, arriverò in ogni maniera. mi faccia un po di posto. 2033_1596_001489 ma l'albero mi ripara, non dubiti. a sinistra, vuole sapere? a sinistra, rispose l'ufficiale, ma scendi a sinistra, gridò il ragazzo sporgendo il busto. da quella parte, dove c'è una cappella, mi par di veder. 2033_1596_001490 quella sera la casa di ferruccio era più quieta del solito: il padre, che teneva una piccola bottega di merciaiolo, era andato a forlì a far delle compere e sua moglie l'aveva accompagnato con luigina una bimba, per portarla da un medico che doveva operarle un occhio malato. 2033_1596_001491 no, no, rispose il maestro con tristezza. non ho più scuola, non ho più figliuoli, e senza figliuoli non vivrò più un pezzo. ha da sonar presto la mia ora. 2033_1596_001492 tutti e due contenti come non li avea mai visti nessuno. 2033_1596_001493 era una bella giornata di primavera, il treno correva fra i prati verdi e le siepi in fiore e si sentiva un'aria odorosa. 2033_1596_001494 con un tavolo, in un canto, dove ci aveva i libri e i quaderni e il lavoro incominciato. giusto appunto disse. ho lasciato la seconda risposta per aria. col cuoio si fanno le calzature, le cinghie, ora ci aggiungo le valigie. 2033_1596_001495 e tutti si voltavano a destra e a sinistra, ma la madre non si trovava. finalmente, a pochi passi dall'imboccatura di via roma, si vide una donna slanciarsi verso il carro. ah, mai più la dimenticherò. 2033_1596_001496 ma tu non trascurare le virtù piccole. figliuolo, questa mattina, camminando davanti a me quando tornavamo dalla scuola, passasti accanto a una povera che teneva fra le ginocchia un bambino stentito e smorto e che ti domandò: 2033_1596_001497 pensa che se anche fossi buono come un santo, non potresti mai compensarlo abbastanza di quello che ha fatto e fa continuamente per te. e pensa anche: sulla vita non si può contare. 2033_1596_001498 con la sua testa bianca sopra la testina nera di giulio e aveva visto correr la penna sulle fasce e in un momento aveva tutto indovinato, tutto ricordato, tutto compreso e un pentimento disperato, una tenerezza immensa gli aveva invaso. 2033_1596_001499 e sempre gaio e lesto. rientrato in bottega, cominciò a mettere dei pezzi di legno sul cavalletto e a segarli per mezzo e diceva: 2033_1596_001500 e aprendo il libro di lettura, dove c'è una vignetta che rappresenta una madre col figliuolo per mano, scoppiò in pianto un'altra volta e chinò la testa sul banco. il maestro ci fece segno di lasciarlo stare così e cominciò la lezione. 2033_1596_001501 i voltai. era il pagliaccino, col suo bel visetto bruno e i suoi riccioli neri, che mi sorrideva. aveva le mani piene di confetti. allora, capii. 2033_1596_001502 il secondo taci e levò un coltello. l'uno e l'altro avevano una pezzuola scura sul viso con due buchi davanti agli occhi. 2033_1596_001503 il capitano, benché ferito, fece il cammino a piedi coi suoi soldati stanchi e silenziosi e, arrivato sul cader del giorno, a goito sul mincio, cercò subito del suo luogotenente che era stato raccolto col braccio spezzato dalla nostra ambulanza. 2033_1596_001504 stanno al pian terreno. nel cortile c'eran già molti ragazzi della prima superiore con le loro madri e con le candele, cinque o sei maestre, alcuni vicini. 2033_1596_001505 vedere il povero nelli in mezzo agli altri due grandi e forti che lo portavano a casa a braccetto, facendolo ridere come non l'ho visto ridere mai. 2033_1596_001506 voi dovete voler bene ai soldati ragazzi. sono i nostri difensori quelli che andrebbero a farsi uccidere per noi se domani un esercito straniero minacciasse il nostro paese. 2033_1596_001507 eppure noi lo sappiamo bene, che è suo padre, briaco, che ha rovesciato tavolo e lume con una pedata. mentr'egli faceva il suo lavoro. 2033_1596_001508 e cominciò a dire col suo accento vibrato, alzando via via la voce limpida e colorandosi in viso: quattro anni sono in questo giorno a. 2033_1596_001509 ti ricorderai poi dei tuoi compagni di terza. sì, gli dissi di tutti, ma di te più che di tutti. chi si può scordare di te? 2033_1596_001510 il nostro maestro ad nche, il mio nuovo maestro mi piace dopo questa mattina, durante l'entrata, mentre egli era già seduto al suo posto, 2033_1596_001511 che sono alte molto e bisognava arrampicarsi fino in cima e mettersi ritti sull'asse trasversale. derossi e coretti andaron su come due. 2033_1596_001512 con che gioia palpano, stropicciano, rivoltano fra le mani tutte le cose per vedere come son fatte. essi dicono: vedere garoffi. interruppe il maestro per domandargli se era vero che i ragazzi ciechi imparano a far di conto meglio degli altri. 2033_1596_001513 allora volevi bene alla tua povera nonna. e ora che sono paralitica e che avrei bisogno della tua affezione come dell'aria per respirare, perché non ho più altro al mondo, povera donna mezza morta che sono, dio mio, 2033_1596_001514 oggi sta meglio, grazie al cielo. la grammatica la studierò domattina al canto del gallo. oh, ecco la carretta coi ceppi al lavoro. una carretta carica di ceppi si fermò davanti alla bottega. 2033_1596_001515 e così, a poco a poco, riuscì quasi a persuadere suo padre. suo padre lo stimava, sapeva che aveva giudizio e coraggio, che era assuefatto alle privazioni e ai sacrifici. 2033_1596_001516 ma la folla ondeggiando ci sbalzava un po di qua e un po di là. il venditor di legna adocchiava il primo pilastro del porticato, dove le guardie non lasciavano stare nessuno. 2033_1596_001517 il maestro non c'era ancora e tre o quattro ragazzi tormentavano il povero crossi, quello coi capelli rossi che ha un braccio morto- e 2033_1596_001518 ma con tanto slancio. questa volta con una forza d'affetto che veniva così schietta dal cuore che la gente non applaudì quasi più e usciron tutti commossi, lentamente e senza far chiasso. 2033_1596_001519 sì. esclamò coretti padre, animandosi. mi fa proprio piacere di rivederlo, il mio generale di divisione. ah, come sono invecchiato presto. 2033_1596_001520 io ripetevo a mio padre quelle parole del maestro. quando vedemmo la strada piena di gente che si serrava davanti alla porta della sezione, mio padre disse subito: una disgrazia, l'anno comincia male. 2033_1596_001521 zufolava. non l'avevo mai sentito zufolare coretti figlio, faceva di tutto, strada facendo. sa far di tutto, quell'ometto lì col suo coltelluccio a cricco lungo un dito, delle rotine da mulino, delle forchette, degli schizzatoi, e voleva portar la roba degli altri. 2033_1596_001522 e lo guardava stupito, sorridendo, e tutti i ragazzi intorno sorridevano, eccettuato stardi. egli ruminava già nella cappadoccia la lezione di domani mattina. 2033_1596_001523 tutt'a un tratto arrivarono di corsa fin sul proscenio e rimasero schierati lì tutti e dodici, sorridenti, tutto il teatro. tremila persone saltaron su d'un colpo, prorompendo in un applauso che parve uno scoppio di tuono. 2033_1596_001524 la sua immagine crescerà pure davanti a te. quando sarai un uomo, lo vedrai gigante. e quando non sarai più al mondo tu, quando non vivranno più i figli dei tuoi figli e quelli che saran nati da loro, 2033_1596_001525 quello e non altro egli domandava a noi in ricambio di tanto affetto e di tante cure. e ora mi pare che lo rivedrò sempre così in quell'atto, quando mi ricorderò di lui per molti anni. 2033_1596_001526 povero padre mio, come ha l'aria stanca, e i miei buoni compagni che son venuti a trovarmi e camminavano in punta di piedi e mi baciavano in fronte. 2033_1596_001527 coraggio, dunque, piccolo soldato dell'immenso esercito, i tuoi libri son le tue armi. la tua classe è la tua squadra. il campo di battaglia è la terra intera e la vittoria è la civiltà umana. 2033_1596_001528 si vedeva una pianura immensa e tutte le alpi azzurre con le cime bianche. morivamo tutti di fame. il pane pareva che fondesse. 2033_1596_001529 siamo nelle strettezze, capisci, non ci sono più denari. il babbo diceva che bisognerà fare dei sacrifici per rimettersi. ora bisogna che ne facciamo anche noi dei sacrifici, non è vero? 2033_1596_001530 sono così certo che rischierebbe la vita per salvare un compagno, che si farebbe anche ammazzare per difenderlo. si vede così chiaro nei suoi occhi. 2033_1596_001531 capataz, che vuol dir capo, il capo conduttore di quel convoglio di carri, gli diede un'occhiata da capo a piedi e rispose seccamente: non ci ho posto. io ho quindici lire, rispose il ragazzo supplichevole. do le mie quindici lire per viaggio. lavorerò. 2033_1596_001532 ma gli altri sempre più lo sbeffavano ed egli cominciò a tremare e a farsi rosso dalla rabbia. a un tratto, franti, quella brutta faccia salì sur un banco e, facendo mostra di portar due cesti sulle braccia, scimmiottò la mamma di crossi. 2033_1596_001533 oh, mai più, enrico, non passare mai più davanti a una madre che méndica senza metterle un soldo nella mano. 2033_1596_001534 corse innanzi. arrivò a una piccola bottega di merciaio- era quella. s'affacciò, vide una donna coi capelli grigi e gli occhiali che volete, ragazzo. gli domandò quella in spagnuolo. 2033_1596_001535 poi stette un po pensando: era un ragazzo vivo? eh molto. il secondo anno è stato malato di crup. i ricordo quando lo riportarono alla scuola, dimagrato, ravvolto in uno scialle. son passati quarant'anni, non è vero? 2033_1596_001536 che, se potessero levarsi un momento dalla fossa, griderebbero il nome d'un fanciullo al quale sacrificarono i piaceri della gioventù, la pace della vecchiaia, gli affetti, l'intelligenza, la vita. 2033_1596_001537 quanto mi divertirono. duecento c'erano tra bimbi e bimbe così piccoli che i nostri della prima inferiore sono uomini. appetto a quelli. 2033_1596_001538 dietro la cassa veniva prima la delcati, che piangeva come se il morticino fosse suo. dietro di lei le altre maestre e dietro alle maestre i ragazzi, alcuni fra i quali molto piccoli, che avevan dei mazzetti di viole in una mano. 2033_1596_001539 votini. domandò se suonano bene, amano la musica? ardentemente rispose: il maestro. è la loro gioia, è la loro vita la musica. 2033_1596_001540 che cosa vuoi per farmi questo servizio? che cosa voglio? disse il ragazzo sorridendo: niente bella cosa. e poi, se fosse per i tedeschi, a nessun patto, ma per i nostri io sono lombardo. bene, va su dunque. 2033_1596_001541 tomba. franti, cacciato dalla scuola ao no solo poteva ridere mentre derossi diceva dei funerali del re e franti rise, io detesto, costui è malvagio. 2033_1596_001542 preparati a veder da un momento all'altro biancheggiare fra gli alberi le divise degli avamposti nemici. arrivarono così a una casetta rustica circondata di frassini, davanti alla quale se ne stava tutto: solo un ragazzo d'una dozzina. 2033_1596_001543 sempre parla di suo padre, di quando fu soldato nel reggimento alla battaglia di custoza, dove si trovò nel quadrato del principe umberto. 2033_1596_001544 poiché il racconto del tamburino t'ha scosso il cuore, ti doveva esser facile questa mattina far bene il componimento d'esame perché amate. 2033_1596_001545 e mio padre mi disse mentre giravan per le stanze: enrico, ecco un tema per la tua composizione: i pompieri. provati un po a scrivere quello che ti racconto. 2033_1596_001546 il garzone, gli porse una lunga spranga di ferro arroventata da un capo e il fabbro l'appoggiò sull'incudine. faceva una di quelle spranghe a voluta per le ringhiere a gabbia dei terrazzini. 2033_1596_001547 era un anno che non l'avevamo più vista in casa nostra. tutti le abbiamo fatto festa. è sempre quella piccola col suo velo verde intorno al cappello, vestita alla buona e pettinata male. 2033_1596_001548 si lanciava incontro al cugino: come sta mia madre dov'è? andiamo subito, andiamo subito. correvano insieme, salivano una scala, s'apriva una porta. 2033_1596_001549 alle volte pure si vedono delle cose tristi: un signore che non veniva più da un mese perché gli era morto un figliuolo e mandava a prender l'altro dalla fantesca. tornando ieri per la prima volta e rivedendo la classe. 2033_1596_001550 una gran barba nera, due grandi occhi scuri e una voce da bombarda, il quale minaccia sempre i ragazzi di farli a pezzi e di portarli per il collo in questura. 2033_1596_001551 votini: quello ben vestito, che si leva sempre i peluzzi dai panni precossi, il figliuolo del fabbro con la giacchetta di suo padre e il calabrese e il muratorino e crossi con la sua testa rossa. 2033_1596_001552 gli gridò un altro, porgendogli un bicchiere di vino alla salute di tua madre. tutti alzarono i bicchieri e marco ripeté: alla salute di mia. ma un singhiozzo di gioia gli chiuse la gola e, rimesso il bicchiere sulla tavola, si gettò al collo del suo vecchio. 2033_1596_001553 e rammucchia. ha già un libretto della cassa scolastica di risparmio. sfido: non spende mai un soldo. e se gli casca un centesimo sotto i banchi, è capace di cercarlo per una settimana. 2033_1596_001554 e proprio in quel punto, lei fece un atto con una mano mettendosi l'altra sul petto, come per dirle: signora, si fidi di me. ebbene, quel suo atto, quel suo sguardo, da cui mi accorsi che lei aveva capito tutti i sentimenti, 2033_1596_001555 curiosamente tutt'a un tratto cavato di sotto al mantello un oggetto. lo mette in mano al ragazzo dicendogli: in fretta, è per te. 2033_1596_001556 e come se ricordasse e capisse allora per la prima volta tutto quello che aveva fatto soffrire a quel povero piccino e tutta la bontà, tutta la costanza eroica con cui egli aveva sofferto. mostrò a un tratto nel viso una certa meraviglia stupida. 2033_1596_001557 ruppe. spalancò i battenti, rimescolò in furia. ogni cosa s'empì, le tasche richiuse, tornò ad aprire, rifrugò. 2033_1596_001558 e allora quel rozzo soldato, che non aveva mai detto una parola mite ad un suo inferiore, rispose con una voce indicibilmente affettuosa e dolce: io non sono che un capitano, tu sei un eroe. 2033_1596_001559 giungeva dinanzi al tempio augusto, dove l'aspettava la tomba. in questo momento dodici corazzieri levavano il feretro dal carro. 2033_1596_001560 e quando passa un uomo legato fra due guardie, non aggiungere la tua alla curiosità crudele della folla. egli può essere un innocente. cessa di parlar col tuo compagno e di sorridere quando incontri una lettiga. 2033_1596_001561 faccia, ripigliatevi i vostri soldi, disse con disprezzo il ragazzo affacciato fuor della tenda della cuccetta. io non accetto l'elemosina da chi insulta il mio paese. 2033_1596_001562 davanti alle lance degli ulani austriaci, ma proprio a quattro passi l'un dall'altro figliuoli. era una bella giornata, il cielo come uno specchio, ma un caldo. vediamo se si può entrare. 2033_1596_001563 dunque, enrico, siamo separati per sempre. io lo sapevo bene, eppure mi fecero pena quelle parole. entrammo a stento. 2033_1596_001564 ma il peggio era che questi s'andava via via raffreddando col ragazzo, non gli parlava più che di rado, come se fosse un figliuolo intristito da cui non restasse più nulla a sperare, e sfuggiva quasi d'incontrare il suo sguardo. 2033_1596_001565 eppure si guadagnano il pane onestamente, divertendo tutti e come faticano. tutto il giorno corrono tra il circo e i carrozzoni in maglia con questi freddi. 2033_1596_001566 scuola. egli rispose: non son io. ma rideva. il maestro. ripeté: va fuori, non mi muovo. rispose allora il maestro perdette i lumi. gli si lanciò addosso: lo afferrò per le braccia. lo strappò dal banco. 2033_1596_001567 dormi, dormi, figliuol mio e giulio, spossato, s'addormentò finalmente e dormì molte ore, godendo, per la prima volta dopo vari mesi, d'un sonno tranquillo, rallegrato da sogni ridenti. 2033_1596_001568 alle volte li sfoglio così e leggo una riga qua e una là e mi tornano in mente mille cose. mi par di rivivere nel tempo andato. 2033_1596_001569 operazioni i parenti dei ragazzi di uesta mattina c'era il grosso stardi padre a aspettare il figliuolo per paura che incontrasse franti un'altra volta, ma franti dicono che non verrà più perché lo metteranno. 2033_1596_001570 e dicendo questo, tirò di sotto alla tavola un cartoccio di dolci che aveva comprati per festeggiare coi suoi figliuoli il guadagno straordinario e che tutti accolsero battendo le mani. 2033_1596_001571 non faceva che aggravare di maggior ansia lo scoraggiamento profondo che la prostrava da lungo tempo. a quelle parole scoppiava in un pianto: oh, i miei figliuoli, i miei figliuoli. esclamava giungendo le mani. forse non ci sono più, è meglio che muoia. anch io i ringrazio. 2033_1596_001572 tumulto, assalito a un tratto da mille pensieri affannosi: che fare? dove andare da rosario a cordova c'era una giornata di strada ferrata. egli non aveva più che poche lire, levato quello che gli occorreva di spendere quel giorno non gli sarebbe rimasto quasi. 2033_1596_001573 immobili e gravi delle faccie nuove, affatto per lui color di terra, con gli occhi obbliqui, con l'ossa delle guance sporgenti, i quali lo guardavano fisso e lo accompagnavano con lo sguardo, girando il capo lentamente, come automi. 2033_1596_001574 precossi padre era vicino all'incudine e un garzone teneva una spranga di ferro nel fuoco. ah, eccolo qui, disse il fabbro appena ci vide levandosi la berretta. il bravo ragazzo che regala i treni delle strade ferrate. 2033_1596_001575 ma allo scoccare delle dodici, nel momento in cui avrebbe dovuto riaffermare vigorosamente il suo proposito, provava un rimorso. gli pareva, rimanendo a letto, di mancare a un dovere, di rubare una lira a suo padre e alla sua famiglia. 2033_1596_001576 addio, addio, ritorna. domani vieni un'altra volta. mia madre, scappando, fece ancora scorrere una mano su quelle cento manine tese. 2033_1596_001577 ho sentito mia madre singhiozzare, ho visto mio padre, pallido pallido che mi guardava fisso, e mia sorella silvia e mio fratello che discorrevano a bassa voce, e il medico con gli occhiali che era ogni momento lì e mi diceva delle cose che non capivo. 2033_1596_001578 com'è bello. tutti ascoltavano immobili. era un canto dolce, limpido, lento, che pareva un canto di chiesa. 2033_1596_001579 e c'era con essi un tamburino sardo, un ragazzo di poco più di quattordici anni che ne dimostrava dodici: scarsi, piccolo, di viso, bruno, olivastro, con due occhietti neri e profondi, che 2033_1596_001580 egli non parve affatto inorgoglito, non sorrise e, appena tornato al banco con la sua medaglia, ripiantò i due pugni alle tempie e stette più immobile e più attento di prima. 2033_1596_001581 anche garrone, che è forte in aritmetica, aiutava chi poteva e aiutò perfin nobis che, trovandosi negli imbrogli, era tutto gentile, stardi stette per più d'un'ora immobile. 2033_1596_001582 che fai qui? gli domandò l'ufficiale, fermando il cavallo: perché non sei fuggito con la tua famiglia? io non ho famiglia, rispose il ragazzo. sono un trovatello, lavoro un po per tutti. son rimasto qui per veder la guerra. 2033_1596_001583 la donna, sua madre, piccola e bionda, aveva una veste nera. il ragazzo, anche biondo e piccolo, aveva una giacchetta grigia. 2033_1596_001584 andò in fondo alla bottega e chiamò il ragazzo che venne subito, dimmi un poco. gli domandò la bottegaia. ti ricordi che il giovane di merelli andasse qualche volta a portar delle lettere a una donna di servizio in casa di figli del paese. 2033_1596_001585 ricco. egli vorrebbe avere un banco per sé. solo ha paura che tutti lo insudicino. guarda tutti dall'alto al basso. ha sempre un sorriso sprezzante sulle labbra. 2033_1596_001586 arrivato all'imboccatura della prima via, fermò un uomo che passava e lo pregò di indicargli da che parte dovesse prendere per andar in via de los artes. 2033_1596_001587 io guardo dalle finestre di casa quei begli alberi che fanno un'ombra così scura, dove andrei a correre tanto volentieri, e mi vien tristezza e rabbia di dovermi andar a chiudere tra i banchi, ma poi mi fo animo a veder la mia buona madre che mi guarda sempre. 2033_1596_001588 faceva freddo, non c'era quasi nessuno, ma tanto il pagliaccino si dava un gran moto per tener allegra quella po di gente. faceva dei salti mortali, s'attaccava alla coda dei cavalli, camminava con le gambe per aria, tutto solo, e cantava sempre sorridente. 2033_1596_001589 incontrammo due ragazzine scalze che conducevan le vacche e un ragazzo che passò correndo con un gran carico di paglia sulle spalle. il maestro ci disse che eran due scolare e uno scolaro di seconda. 2033_1596_001590 e mi faceva specie veder nei nostri banchi tutti quei barboni. salimmo anche al piano di sopra e io corsi alla porta della mia classe e vidi al mio posto un uomo con due grandi baffi e una mano fasciata. 2033_1596_001591 il direttore venne questa mattina al finis e disse: ragazzi, una bella notizia. poi chiamò coraci il calabrese, il calabrese. 2033_1596_001592 mio, una disgrazia. ì anno è cominciato con una disgrazia, andando alla scuola questa mattina. 2033_1596_001593 per carità, non mi lasci qui solo. bada che è un viaggio di venti giorni. non importa, è un viaggio duro, sopporterò tutto. dovrai viaggiar solo. non ho paura di nulla, purché ritrovi mia madre. abbia compassione. 2033_1596_001594 e franti, picchia come sur un uscio. in un momento gli strappò mezz'orecchia, gli ammaccò un occhio, gli fece uscir sangue dal naso, ma stardi duro, ruggiva. m'ammazzerai, ma te la fò pagare. 2033_1596_001595 rivolgendo qua e là il visetto tondo come una mela, col suo naso a pallottola. e quando fu nella sala da desinare, data un'occhiata in giro ai mobili e fissati gli occhi sur un quadretto che rappresenta rigoletto. 2033_1596_001596 passò: prima la donna della ringhiera, poi una bimba, un'altra donna, un vecchio. tutti eran salvi. dopo il vecchio scesero i pompieri rimasti dentro ultimo a scendere. fu il caporale che era stato il primo ad accorrere. 2033_1596_001597 io non mi ricorderò di alcun torto tuo, e se anche tu mi dessi altri dispiaceri, che m'importa. tu sarai sempre mio fratello. lo stesso. io non mi ricorderò mai d'altro che d'averti tenuto in braccio bambino, d'aver amato padre e madre con te, d'averti visto crescere. 2033_1596_001598 ma poi quando torno alla scuola a vederlo così bello, ridente, trionfante, a sentir come risponde alle interrogazioni del maestro, franco e sicuro, e com'è cortese e come tutti gli voglion bene, 2033_1596_001599 l'italia. perché amo l'italia? non ti si son presentate subito cento risposte. io amo l'italia perché mia madre è italiana, perché il sangue che mi scorre nelle vene è italiano, perché è italiana la terra dove son sepolti i morti che mia madre piange e che mio padre venera. 2033_1596_001600 quante fatiche aggiunte alle loro fatiche, quante ore tolte al sonno, di cui hanno tanto bisogno, e anche quanti sforzi dell'intelligenza non abituata allo studio e delle mani grosse intozzite dal lavoro. 2033_1596_001601 fanciulli, ricordatevi il suo nome, stampatevi nella mente il suo viso. ch'egli non si cancelli mai più dalla vostra memoria e dal vostro cuore. avvicinati, ragazzo, in nome del re d'italia, io ti do la medaglia al valor civile. 2033_1596_001602 pensa che forse quel bambino aveva fame. pensa allo strazio di quella povera donna. te lo immagini il singhiozzo disperato di tua madre quando un giorno ti dovesse dire: enrico, oggi non posso darti nemmen del pane. 2033_1596_001603 e molte operazioni chirurgiche terribili e che molti son nati, così nati in una notte che non ebbe mai alba per loro, entrati nel mondo come in una tomba immensa e che non sanno come sia fatto il volto umano. 2033_1596_001604 tosse, impresta il suo manicotto a quelli che han freddo ed è tormentata continuamente dai più piccoli che le fanno carezze e le chiedon dei baci, tirandola pel velo e per la mantiglia. 2033_1596_001605 e anche hanno ingegno quegli angioletti e studiano, mi disse la maestra, una maestra giovane e gentile, che ha sul viso pieno di bontà, una certa espressione di mestizia, come un riflesso delle sventure. 2033_1596_001606 tutti si voltarono a guardar precossi. si vedeva che ci avevan tutti piacere. precossi s'alzò confuso che non sapeva più dove fosse. 2033_1596_001607 amo i tuoi mari splendidi e le tue alpi sublimi. amo i tuoi monumenti solenni e le tue memorie immortali. amo la tua gloria e la tua bellezza. t'amo e ti venero tutta, come quella parte diletta di te dove per la prima volta vidi il sole e intesi il tuo nome. 2033_1596_001608 il sindaco uscì, la banda sonò e tutto parea finito quando il drappello dei pompieri s'aperse e un ragazzo di otto o nove anni, spinto innanzi da una donna che subito si nascose, si slanciò verso il decorato e gli cascò fra le braccia. 2033_1596_001609 noi toccammo tutti la sua fiaschetta con le barchette e i bicchieri e bevemmo l'ultima volta. e lui viva il quadrato del. 2033_1596_001610 di crossi, il figliuolo dell'erbivendolo, quello del braccio morto. io lo dissi piano a mia madre, mentre la donna riponeva la roba zitto. rispose mia madre. 2033_1596_001611 poveri. l'elemosina d'un uomo è un atto di carità, ma quella d'un fanciullo è insieme un atto di carità e una carezza. capisci, è come se dalla sua mano cadessero insieme un soldo e un fiore. 2033_1596_001612 qualcuno anche s'addormentava col capo sul banco e il maestro lo svegliava stuzzicandogli un orecchio con la penna. ma i grandi no, stavano svegli con la bocca aperta a sentir la lezione senza batter palpebra. 2033_1596_001613 una notte aspettò ch'egli fosse a letto, si vestì piano piano, andò a tentoni nello stanzino, riaccese il lume a petrolio, sedette alla scrivania- dov'era un mucchio di fasce bianche- e l'elenco degli indirizzi e cominciò a scrivere. 2033_1596_001614 tu lo vedrai fino all'ultimo giorno della tua vita, come io vedrò la casa in cui sentii la tua voce per la prima volta. 2033_1596_001615 calligrafia. egli mi urtò col gomito e mi fece fare uno sgorbio e macchiare anche il racconto mensile sangue romagnolo che dovevo copiare per il muratorino che è malato. io m'arrabbiai e gli dissi una parolaccia. egli mi rispose sorridendo: non l'ho fatto apposta. 2033_1596_001616 eccolo qui, davanti a voi, il salvatore valoroso e gentile. soldati, salutatelo come un fratello. madri, beneditelo come un figliuolo. 2033_1596_001617 dalla platea e dalle gallerie, i ragazzi applaudivano ogni volta che passava uno molto piccolo o uno che dai vestiti paresse povero, e anche quelli che avevano delle gran capigliature ricciolute o eran vestiti di rosso o di bianco. 2033_1596_001618 i bei pesci volanti che venivano ogni tanto a cascare sul bastimento, quei meravigliosi tramonti dei tropici con quelle enormi nuvole color di bragia e di sangue. 2033_1596_001619 entrando, alcuni piantavano un melo e restavan lì sul pavimento fin che accorrevan le maestre a tirarli su. molti si fermavano davanti a una scodella, credendo che fosse quello il loro posto, e ingollavano subito una cucchiaiata. 2033_1596_001620 e baciò la pagina. ecco, disse il maestro mostrando gli altri: pacchi le mie memorie. ogni anno io ho messo da parte un lavoro di ciascuno dei miei scolari e son tutti qui, ordinati e numerati. 2033_1596_001621 aveva fermato per l'appunto un operaio italiano. questi lo guardò con curiosità e gli domandò se sapeva leggere. il ragazzo accennò di sì. ebbene, gli disse l'operaio, indicandogli la via da cui egli usciva. 2033_1596_001622 alcuni andavan dai maestri a chieder spiegazioni. coi quaderni aperti vidi quel maestro giovane e ben vestito, l'avvocatino, che aveva tre o quattro operai intorno al tavolino. 2033_1596_001623 azione. egli stesso aveva ben deciso di dirgli tutto. eppure, il sentir quel passo avvicinarsi nell'oscurità, l'esser sorpreso a, quell'ora, in quel silenzio, sua madre che si sarebbe svegliata e spaventata, 2033_1596_001624 e se una ancora te ne sfuggisse, non sia il timore di tuo padre, sia l'impulso dell'anima che ti getti ai suoi piedi a supplicarla, che col bacio del perdono ti cancelli dalla fronte il marchio. 2033_1596_001625 delle due manine. restò un minuto secondo tra le mani del signore e questi strappatosi dalla destra un anello d'oro con un grosso diamante e infilatolo con un rapido movimento in un dito della piccina. prendi, le disse, sarà la tua dote di sposa. 2033_1596_001626 ti ringrazio, garrone. la libreria di stardi. sono andato da stardi, che sta di casa in faccia alla scuola, e ho provato, invidia davvero- a veder la sua libreria. 2033_1596_001627 io intesi gridare: altezza, altezza. vidi venir le lancie calate. scaricammo i fucili. un nuvolo di polvere nascose tutto. poi la polvere si diradò. 2033_1596_001628 e poi, voltandosi al padre ansiosamente: giulio è malato. guarda com'è pallido giulio mio. cosa ti senti? il padre gli diede uno sguardo di sfuggita e disse: è la cattiva coscienza che fa la cattiva salute. 2033_1596_001629 il sindaco lo tirò a sé, gli diede il premio e un bacio e, staccata dalla spalliera del seggiolone la coroncina d'alloro che v'era appesa, glie la infilò nella traversina d'una stampella. 2033_1596_001630 è lei, domandò mio padre, levandosi il cappello. il maestro vincenzo crosetti il vecchio pure si levò il cappello e rispose: son. 2033_1596_001631 mio padre mi trattenne là fino alla fine e vedemmo nella strada molte donne coi bambini in collo che aspettavano i mariti e all'uscita facevano il cambio. 2033_1596_001632 immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili. il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre. 2033_1596_001633 era tutto il suo premio. quel momento d'allegrezza era il compenso di nove mesi di bontà, di pazienza ed anche di dispiaceri. per quello aveva faticato tanto tempo ed era venuto tante volte a far lezione. malato, povero maestro. 2033_1596_001634 che portava a bordo più di duecento persone, fra le quali settanta uomini d'equipaggio. il capitano e quasi tutti i marinai erano inglesi. fra i passeggeri si trovavano vari italiani. 2033_1596_001635 poi un dolore accigliato, infine una tenerezza violenta e triste e con un rapido gesto afferrò il ragazzo per il capo e se lo strinse sul petto. 2033_1596_001636 di sentirsi come morire nella memoria le persone più amate. uno di questi ragazzi mi diceva un giorno con una tristezza inesprimibile: vorrei ancora aver la vista d'una volta, appena un momento, per rivedere il viso della mamma che non lo ricordo più. 2033_1596_001637 rialzare. prima d'andar via, mia madre ne prese in braccio tre o quattro e allora accorsero da tutte le parti per farsi pigliare coi visi tinti di torlo d'ovo e di sugo d'arancia, e chi a afferrarle le mani, chi a prenderle un dito per veder. 2033_1596_001638 aveva una ciocca di bei capelli castagni a traverso alla fronte e gli occhi azzurri immobili dal gioco al furto, ripeté la nonna, continuando a piangere. pensaci, ferruccio. 2033_1596_001639 mia madre mise un mazzettino nell'occhiello della giacchetta a garrone perché lo portasse alla mamma. in nome suo, garrone le disse col suo vocione: grazie. 2033_1596_001640 mio padre fa le spazzole e in quel frattempo accadevano qua e là mille disgrazie che facevano accorrere le maestre bambine che piangevano perché non potevano disfare un nodo del fazzoletto. 2033_1596_001641 anche adesso che è re e che gli farebbe piacere di averci una volta a tavola tutti insieme, quelli che s'è visto intorno in quei momenti. adesso ci ha generali e signoroni e galloni. allora non ci aveva che dei poveri soldati. 2033_1596_001642 dove imparai tante cose? dove ti vidi tante volte malata e stanca, ma sempre premurosa, sempre indulgente, disperata quando uno pigliava un mal, vezzo delle dita a scrivere. 2033_1596_001643 il viaggio era stato felice. arrivata appena a buenos aires, aveva trovato subito, per mezzo d'un bottegaio genovese, cugino di suo marito, stabilito là da molto tempo, una buona famiglia argentina che la pagava molto e la trattava bene. 2033_1596_001644 migliaia di cappelli s'alzarono in aria. quattro signori vestiti di nero salirono nella prima carrozza: è lui. gridò coretti e rimase come incantato. poi disse: piano, madonna mia, come s'è fatto grigio. 2033_1596_001645 gli cascavan le lacrime sul banco e quando qualcuno lo guardava, si sforzava di sorridere per non parere povero precossi. 2033_1596_001646 oggi ho fatto vacanza perché non stavo bene e mia madre m'ha condotto con sé all'istituto dei ragazzi rachitici, dov'è andata a raccomandare una bimba del portinaio, ma non mi ha lasciato entrar nella scuola. 2033_1596_001647 se non avesse avuto da lavorare per guadagnarsi il pane, avrebbe potuto curarsi e forse guarire. si sarebbe almeno prolungata la vita di qualche mese se avesse preso un congedo. 2033_1596_001648 il maestro non rispose. mi accarezzava i capelli con la mano e la sua mano tremava, tremava. mi saltava dai capelli sulla fronte, dalla fronte sulla spalla. 2033_1596_001649 se quel signore di via delle arti avesse sbagliato e se fosse morta. in questi pensieri si riaddormentò. sognò d'essere a cordova di notte e di sentirsi gridare da tutte le porte e da tutte le finestre: non c'è, non c'è, non c'è. si risvegliò di. 2033_1596_001650 che ne dici, eh, di questa testaccia di bronzo? e una testaccia che riuscirà a qualcosa, te lo assicuro io. e stardi socchiudeva gli occhi sotto quelle ruvide carezze come un grosso cane da caccia. 2033_1596_001651 gli gettò le mani sulle spalle e gli diede tanti baci sulla testa dicendo: sei tu, garrone, l'amico del mio figliuolo, il protettore del mio povero bambino. sei tu, caro, bravo ragazzo, sei tu. 2033_1596_001652 tanto egli era stanco, sconturbato, avvilito e il giorno appresso all'imbrunire, dopo aver dormito la notte in una stanzuccia d'una casa della boca, accanto a un facchino del porto. 2033_1596_001653 derossi e coretti ridevano ancora ché avevano incontrato per strada crossi, il figliuolo dell'erbivendola, quello del braccio morto e dei capelli rossi, che portava a vendere un grossissimo cavolo e col soldo del cavolo doveva poi andar a comperare una penna. 2033_1596_001654 c'è nella classe del mio figliuolo un ragazzo che si chiama garrone. c'è, rispose. il direttore vuol aver la bontà di farlo venire un momento qui, che gli ho da dire una parola. 2033_1596_001655 è un diavoletto, piace a tutti, fa di tutto. lo vediamo ravvolto in uno scialle la mattina presto, che porta il latte alla sua casetta di legno, poi va a prendere i cavalli alla rimessa di via bertola. 2033_1596_001656 burla, perfino robetti. quello della seconda, che cammina con le stampelle per aver salvato un bambino, provoca tutti i più deboli di lui e quando fa a pugni, s'inferocisce e tira a far male. 2033_1596_001657 se nasce un litigio fra due di loro, vanno da lui. se due amici si guastano, è lui che li riconcilia. i più piccini, a cui egli insegna a sonare, lo tengono come un padre. 2033_1596_001658 donna non voleva riportarsi il carbone a casa e piangeva quasi quando dovette tornarsene col grembiale pieno anche d'un'altra buona donna. ci ha detto che le portò un mazzetto di fiori molto pesante e c'era dentro un gruzzoletto di soldi. 2033_1596_001659 e allora vedi certe espressioni di dolore e di stanchezza del suo buon viso di galantuomo, alle quali ora non badi. te le ricorderai e ti faranno pena anche dopo. 2033_1596_001660 ma come farò a mangiare, disse il maestro, con queste povere mani che ballano in questa maniera? è una penitenza anche per gli altri. 2033_1596_001661 mio padre gli diede di nuovo il braccio ed egli mi riprese per la mano. io gli portai il bastone. la gente si soffermava a guardare perché tutti lo conoscevano, alcuni lo salutavano, 2033_1596_001662 altri mesi passarono nessuna notizia. padre e figliuolo erano costernati, il più piccolo oppresso da una tristezza che non poteva vincere. 2033_1596_001663 aveva paura di appannarli col fiato e li ripuliva, guardandoli di sotto e di sopra e sorridendo da sé. noi tutti in piedi lo guardavamo, guardavamo quel collo sottile, quelle povere orecchine che un giorno io avevo visto sanguinare. 2033_1596_001664 alcuni entravano, gli toccavan la mano e scappavano. si vedeva che gli volevan bene e che avrebbero voluto tornare con lui. egli rispondeva: 2033_1596_001665 poi si gettò con le braccia aperte sul tamburino e lo baciò tre volte sul cuore. l'amor di patria. 2033_1596_001666 la povera donna si gettò quasi in ginocchio davanti al direttore, giungendo le mani e supplicando: oh, signor direttore, mi faccia la grazia, riammetta il ragazzo alla scuola. 2033_1596_001667 la mia sola occupazione, vede, è di sfogliare i miei vecchi libri di scuola, delle raccolte di giornali scolastici, qualche libro che mi hanno regalato- ecco lì, disse accennando la piccola libreria. 2033_1596_001668 il tamburino, scosse il capo, ma tu gli disse: il capitano, guardandolo attentamente, devi aver perso molto sangue, tu per esser debole a quel. 2033_1596_001669 io, la tua migliore amica, la sola con cui potrai parlare dei nostri morti e della tua infanzia e che, se ci fosse bisogno, lavorerei per te, enrico, per guadagnarti il pane e farti studiare. 2033_1596_001670 quella giovane col viso color di rosa, che ha due belle pozzette nelle guancie e porta una gran penna rossa sul cappellino e una crocetta di vetro giallo appesa al collo. è sempre allegra, tien la classe allegra, sorride sempre. 2033_1596_001671 passando a due a due per le strade, riconoscono quasi tutte le botteghe all'odore, anche quelle in cui noi non sentiamo odori. tirano la trottola e, a sentire il ronzìo che fa girando, vanno diritti a pigliarla senza sbagliare. 2033_1596_001672 che aveva passata la notte così e dormiva ancora con la fronte contro il suo cuore, la volontà. 2033_1596_001673 e ho visto passare, come in una nebbia, la testa rossa di crossi, i riccioli biondi di derossi, il calabrese vestito di nero e garrone, che mi portò un mandarino con le foglie e scappò subito perché sua madre stava male. 2033_1596_001674 quando entrò un uomo a fare iscrivere un ragazzo che passava da un'altra sezione alla nostra perché aveva cambiato di casa. a veder quel ragazzo il direttore fece un atto di meraviglia. 2033_1596_001675 me precossi. aveva la sua medaglia ed era contento perché suo padre s'è rimesso a lavorare e son cinque giorni che non beve più. lo vuol sempre nell'officina a tenergli compagnia e pare un altro. 2033_1596_001676 immaginate quanto debbono aver sofferto e quanto debbono soffrire quando pensano così confusamente alla differenza tremenda che passa fra loro e quelli che ci vedono e domandano a sé medesimi: perché questa differenza, se non abbiamo alcuna colpa? 2033_1596_001677 dietro la casetta c'era un piccolo orto circondato da una siepe sul quale dava una porticina rustica. la porta della bottega, che serviva anche da porta di casa, s'apriva sullo stradone. 2033_1596_001678 era già tardi. scendemmo correndo e cantando e camminando per lunghi tratti, tutti a braccetto, e arrivammo sul po che imbruniva e volavano migliaia di lucciole. 2033_1596_001679 mio padre, il vaporino dì recossi, venne a casa ieri con garrone. io credo che se fossero stati due figliuoli di principi, non sarebbero stati accolti con più festa. 2033_1596_001680 e rimase lì, come trasognato, con gli occhi fissi sulla carrozza lontana, sorridendo con la pipa tra le mani, in mezzo a un gruppo di curiosi che lo guardavano. 2033_1596_001681 e ogni volta che passerò vicino a una scuola e sentirò la voce d'una maestra, mi parrà di sentir la tua voce e ripenserò ai due anni che passai nella scuola tua. 2033_1596_001682 s'alzò subito e ci fece entrare. era uno stanzone pien di polvere di carbone, colle pareti tutte irte di martelli, di tanaglie, di spranghe, di ferracci d'ogni forma e in un angolo ardeva il fuoco d'un fornello in cui soffiava un mantice tirato da un ragazzo. 2033_1596_001683 il direttore lo guardò, stette un po pensando, poi disse: franti, va al tuo posto. allora la donna levò le mani dal viso, tutta racconsolata, e cominciò a dir: grazie. 2033_1596_001684 lo sentirai allora nell'onda impetuosa di tenerezza che t'empirà gli occhi di lagrime e ti strapperà un grido dal cuore. lo sentirai in qualche grande città lontana, nell'impulso dell'anima che ti spingerà fra la folla sconosciuta verso un operaio sconosciuto. 2033_1596_001685 e anch'io ho cambiato. son passato da soldato a rivenditor di legna e rideva il figliuolo. gli domandò: se vi vedesse, vi riconoscerebbe? 2033_1596_001686 l'anno è finito, dunque, enrico, ed è bello che ti rimanga come ricordo dell'ultimo giorno l'immagine del fanciullo sublime che diede la vita per la sua amica. 2033_1596_001687 quando silvia entrò in punta di piedi e mi disse: in fretta e piano, vieni con me dalla mamma. i ho sentiti stamani che discorrevano al babbo: è andato male, un affare era addolorato. la mamma gli faceva coraggio. 2033_1596_001688 un altro scoppio d'evviva e d'applausi fece rintronare il cortile. tutti avevan capito alla prima: quello era il ragazzo stato salvato dal po, che veniva a ringraziare il suo salvatore. 2033_1596_001689 chiama quel paese. dov'è, a che distanza è? eh, povero ragazzo, rispose la vecchia: impietosita una bagattella. saranno quattrocento o cinquecento miglia, a metter poco. il ragazzo si coprì il viso con le mani. poi domandò con un singhiozzo: 2033_1596_001690 non li ho mai più dimenticati, certi suoi buoni consigli e anche certi rimproveri secchi che mi facevan tornare a casa con la gola stretta. 2033_1596_001691 perso molto sangue, rispose il ragazzo con un sorriso. altro che sangue. guardi, e tirò via d'un colpo la coperta. il capitano diè un passo indietro, inorridito. 2033_1596_001692 e segnò la galleria dei maestri. e allora, dalle gallerie, dai palchi, dalla platea, tutti i ragazzi s'alzarono e tesero le braccia gridando verso le maestre e i maestri. 2033_1596_001693 e il maestro, mio padre e mia madre sono scontenti. non provo più neppure il piacere di prima a divertirmi quando lavoravo di voglia e poi saltavo su dal tavolino e correvo ai miei giochi pieno. 2033_1596_001694 ha dato una supplica al re? disse uno più forte. no, rispose coretti, voltandosi bruscamente. non gli ho dato nessuna supplica. io un'altra cosa gli darei, se me la domandasse. 2033_1596_001695 tanto coraggio, una bella visita, ì cco, uno dei giovedì più belli dell'anno per me. alle due in punto vennero a casa, derossi e coretti, con nelli, il gobbino precossi. suo padre non lo lasciò venire. 2033_1596_001696 fu un colpo al cuore per me, caro signore. tirai bene ancora avanti per un po di tempo, ma poi non potei più. 2033_1596_001697 poi tutto tacque e non vedemmo più che la figura lunga e stanca del direttore che s'allontanava. la lotta, 2033_1596_001698 ma mai ch'egli dica: ho fame, mio padre non mi dà da mangiare. suo padre vien qualche volta a prenderlo quando passa per caso davanti alla scuola, pallido, malfermo sulle gambe, con la faccia torva, coi capelli sugli occhi e il berretto per traverso. 2033_1596_001699 avrà ben avuto la sciabola in mano. rispose per parare una lanciata che poteva toccare a lui come a un altro. ah, i demoni scatenati ci vennero addosso come l'ira di dio ci vennero. 2033_1596_001700 coretti padre ci seguitava di lontano con la giacchetta sulle spalle, fumando con la sua pipa di gesso e di tanto in tanto ci minacciava con la mano che non ci facessimo delle buche nei calzoni precossi: zufolava. 2033_1596_001701 quello dei capelli rossi e del braccio morto, e l'aiuta a fare il lavoro in iscuola, gli suggerisce le risposte, gli dà carta, pennini, lapis, insomma, gli fa come a un fratello, quasi per compensarlo di quella disgrazia di suo padre che gli è toccata e ch'egli non sa. 2033_1596_001702 piccolo e tozzo senza collo, un grugnone che non parla con nessuno e pare che capisca poco, ma sta attento al maestro senza batter palpebra, con la fronte corrugata e coi denti stretti. 2033_1596_001703 mentre uscivo precossino, mi disse scusami e mi cacciò in tasca un pacchetto di chiodi. io l'invitai a venir a vedere il carnevale da casa mia. 2033_1596_001704 loro scialli e lo fecero risedere perché dormisse. e si riaddormentò, che imbruniva. quando lo svegliarono era a cordova. ah, che buon respiro tirò. e con che impeto si cacciò fuori del vagone. domandò a un impiegato della stazione dove stesse. 2033_1596_001705 quando seppe ogni cosa, si mise a piangere. ah no, disse poi dopo un lungo silenzio: tu non hai cuore per la tua povera nonna, non hai cuore a profittare in codesto modo dell'assenza di tuo padre e di tua madre per darmi dei dolori. 2033_1596_001706 il direttore guardò fisso franti in mezzo al silenzio della classe e gli disse con un accento da far tremare, franti, tu uccidi tua madre. tutti si voltarono a guardar franti e quell'infame sorrise. 2033_1596_001707 e neppure avrebbe potuto partire il figliuol maggiore, che cominciava appunto allora a guadagnar qualche cosa ed era necessario alla famiglia. e in questo affanno vivevano, ripetendo ogni giorno gli stessi discorsi dolorosi o guardandosi l'un l'altro in silenzio. 2033_1596_001708 muratorino. egli guardava sua padre cogli occhi luccicanti e, per nasconder la commozione, faceva il muso di lepre. in quel momento sentii uno scoppio d'applausi. guardai sul palco: c'era un piccolo spazzacamino col viso lavato, ma coi suoi panni da lavoro. 2033_1596_001709 un'aria gentile e sempre eguale, che pareva un mormorìo di molte voci. sommesse le voci di tutte le madri e di tutti i maestri e le maestre che, tutti insieme, dessero dei consigli e pregassero e facessero dei rimproveri amorevoli. 2033_1596_001710 lì ci sono i miei ricordi, tutto il mio passato. non mi resta altro al mondo. poi, in tono improvvisamente allegro, io le voglio fare una sorpresa, caro signor bottini. 2033_1596_001711 tutti i ragazzi si sbandarono, fuggendo. come saette, io stavo davanti alla bottega del libraio, dov'era entrato mio padre, e vidi arrivar di corsa parecchi miei compagni, che si mescolarono fra gli altri vicini a me e finsero di guardar le vetrine. 2033_1596_001712 chi m'avrebbe detto quando tornavo così allegro da quella bella gita con mio padre, che per dieci giorni non avrei più visto né campagna né cielo. son stato molto malato, in pericolo di vita. 2033_1596_001713 sedette a tavola di buonumore e battendo una mano sulla spalla al figliuolo: eh, giulio disse: è ancora un buon lavoratore, tuo padre. che tu credessi, in due ore ho fatto un buon terzo di lavoro più del solito ieri sera. 2033_1596_001714 tutte le strade brulicavano di ragazzi, le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s'accalcava tanta gente. 2033_1596_001715 quando udii un vocìo insolito per le scale e poco dopo entrarono in casa due pompieri, i quali domandarono a mio padre il permesso di visitar le stufe e i camini perché bruciava un fumaiolo sui tetti e non si capiva di chi fosse. mio padre disse: facciano pure. 2033_1596_001716 desolato. la gente l'urtava coi piedi passando, i carri empivan la via di rumore. alcuni ragazzi si fermarono a guardarlo. egli rimase un pezzo così quando fu scosso da una voce che gli disse, tra in italiano e in lombardo: che cos'hai, ragazzetto? 2033_1596_001717 e allora capii perché mia madre m'aveva respinto e uscii senza darle la mano. giuseppe mazzini. 2033_1596_001718 su vatti a presentare. sarebbe una vigliaccheria lasciar agguantare qualcun altro, ma io non l'ho fatto apposta. rispose: garoffi, tremando come una foglia. non importa, fa il tuo dovere, ripeté garrone. 2033_1596_001719 il sergente e due soldati saltaron giù da cavallo. l'ufficiale si chinò e gli aprì la camicia. la palla gli era entrata nel polmone sinistro. 2033_1596_001720 il fabbro che era stato a sentire con la bocca aperta. guardò fisso il sovrintendente e il direttore e poi fissò il suo figliuolo che gli stava davanti con gli occhi bassi, tremando, 2033_1596_001721 mentre faceva le sue lagnanze al maestro e tutti tacevano il padre di nobis, che levava il mantello al figliuolo, come al solito sulla soglia dell'uscio, udendo pronunciare il suo nome, entrò e domandò spiegazione. 2033_1596_001722 finita la quarta, tu andrai al ginnasio ed essi faranno gli operai. ma rimarrete nella stessa città, forse per molti anni, e perché allora non v'avrete più a rivedere. 2033_1596_001723 estate. dopo alcune ore incominciò a soffrire il freddo e col freddo la stanchezza dei giorni passati pieni di commozioni violente e delle notti insonni e travagliate. si addormentò. dormì lungo tempo, si svegliò intirizzito, si sentiva male. 2033_1596_001724 e che tu possa vivere ed espanderti tranquilla nella maestà del tuo diritto e della tua forza. giuro che ti servirò, come mi sarà concesso: con l'ingegno, col braccio, col cuore, umilmente e 2033_1596_001725 la settimana prima, inutilmente. no, cari signori, essa diceva: non mette conto, non ho più forza di resistere, morirei sotto i ferri del chirurgo. è meglio che mi lascino morir. così non ci tengo più alla vita. oramai tutto è finito per me, è meglio che muoia. 2033_1596_001726 nel fanciullo che tanto deve aver più d'ardimento quanto ha meno di forza, nel fanciullo a cui nulla domandiamo, che a nulla è tenuto, che ci pare già tanto nobile e amabile. 2033_1596_001727 quindici anni, diceva forte, allungando il passo. ho proprio desiderio di rivederlo. l'ho lasciato principe, lo rivedo re. 2033_1596_001728 denti, ma discorreva, fitto con calore, dei libri di lettura di quando era giovane, degli orari d'allora, degli elogi che gli avevan fatto i superiori dei regolamenti di quest'ultimi anni, sempre con quel viso sereno, un poco più rosso di prima. 2033_1596_001729 i soldati non son più quelli, ma la bandiera è sempre la stessa. quanti erano già morti per il nostro paese intorno a quella bandiera, venti anni prima che voi nasceste? 2033_1596_001730 dell'esame: derossi, dieci, decimi e la prima medaglia votini. fece un grande starnuto. il maestro lo guardò. ci voleva poco a capire. 2033_1596_001731 peranza mio ello nrico, lo slancio con cui ti sei gettato sul cuore di tua madre. tornando dalla scuola di religione, si t'ha detto delle cose grandi e consolanti, il maestro. 2033_1596_001732 padre derossi aveva gli occhi pieni di lacrime. io gli dissi: piangi per il muratorino. egli ha parlato: guarirà. 2033_1596_001733 gli pulì la fronte che sanguinava e, levatosi il fazzoletto rosso dai capelli, glie lo girò intorno al capo. poi si strinse il capo sul petto per annodare le cocche e così si fece una macchia di sangue sul vestito giallo sopra la cintura. 2033_1596_001734 e tagliate in fondo dalla linea diritta della sconfinata pianura americana. simile all'orizzonte del mare, la città gli pareva infinita. gli pareva che si potesse camminar per giornate e per settimane, vedendo sempre di qua e di là altre vie come quelle. 2033_1596_001735 guardando sua madre che gli fece un saluto con la mano, garoffi garrone il calabrese promossi, poi tre o quattro di seguito rimandati, e uno si mise a piangere perché suo padre, ch'era sull'uscio, gli fece un gesto di minaccia. 2033_1596_001736 date un bacio a mia madre, a mio padre, a luigina. addio, nonna, in nome del cielo, cos'hai? gridò la vecchia, palpando affannosamente il capo del ragazzo che le si era abbandonato sulle ginocchia. 2033_1596_001737 l'ultima volta che feci lezione, mi accompagnarono tutti a casa, mi fecero festa, ma io ero triste. capivo che la mia vita era finita. già l'anno prima avevo perso mia moglie e il mio figliuolo unico. 2033_1596_001738 mamma mia che fa sangue. gridò la ragazza, gettandosi sopra di lui. i passeggieri che scappavano sotto non ci badarono. la bimba s'inginocchiò accanto a mario, ch'era rimasto sbalordito dal colpo. 2033_1596_001739 che ha giacchetta, calzoni, maniche, tutto troppo stretto e troppo corto, un cappello che non gli sta in capo, il capo rapato, le scarpe grosse e una cravatta sempre attorcigliata come una corda. 2033_1596_001740 ebbene, non avete nulla da rispondermi. nobis, ch'era stato a sentire, col suo solito sorriso sprezzante, rispose freddamente: no, signore. 2033_1596_001741 il maestro lo guarda sempre e ogni volta che gli passa accanto gli batte la mano sul collo come a un buon torello tranquillo. io gli voglio bene. son contento quando stringo nella mia la sua grossa mano, che par la mano d'un uomo. 2033_1596_001742 via. via che sfilavano, al suono delle fanfare e delle bande, mio padre mi accennava i corpi e le glorie delle bandiere. primi gli allievi. 2033_1596_001743 e con lei la maestra di mio fratello e la monachina tutta vestita di nero e la mia buona maestra di prima superiore, ma così pallida, poveretta e tossiva, così forte che si sentiva da una parte all'altra del teatro. 2033_1596_001744 che porta forse un moribondo o un convoglio mortuario, ché ne potrebbe uscir uno domani di casa tua. guarda con riverenza tutti quei ragazzi degli istituti che passano a due a due. 2033_1596_001745 e così piccolo e tozzo com'è, si lanciò d'un salto su quel grandiglione e cominciò a mescergli fior di pugni. non ce ne poteva, però, e ne toccava più di quel che ne desse. 2033_1596_001746 ce n'eran due o tre vestiti da signori, gli altri eran figliuoli d'operai, ma tutti messi bene e puliti. il fiorentino, ch'era il più piccolo, aveva una sciarpa azzurra intorno alla vita. 2033_1596_001747 la maestra deve far la mamma con loro: aiutarli a vestirsi, fasciare le dita punte, raccattare i berretti che cascano, badare che non si scambino i cappotti, se no, poi gnaulano e strillano. povere maestre. 2033_1596_001748 oggi, primo giorno di scuola. passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna. mia madre mi condusse questa mattina alla sezione baretti a farmi inscrivere per la terza elementare. io pensavo alla campagna e andavo di. 2033_1596_001749 quel giorno a mezzodì il padre, sedette a tavola di buon umore, non s'era accorto di nulla. faceva quel lavoro meccanicamente, misurandolo a ore e pensando ad altro, e non contava le fasce scritte che il giorno dopo. 2033_1596_001750 non capiva un'acca di aritmetica, empiva di spropositi, la composizione non riesciva a tener a mente un periodo e ora risolve i problemi, scrive corretto e canta la lezione come un artista. 2033_1596_001751 risposta. temendo d'una disgrazia, scrissero al consolato italiano di buenos aires che facesse fare delle ricerche e dopo tre mesi fu risposto loro dal console che, nonostante l'avviso fatto pubblicare dai giornali, nessuno s'era presentato neppure a dare notizie. 2033_1596_001752 la terra era coperta di cavalli e di ulani feriti e morti. io mi voltai indietro e vidi in mezzo a noi umberto a cavallo, che guardava intorno, tranquillo con l'aria di domandare: c'è nessuno graffiato dei miei ragazzi? 2033_1596_001753 così bello, così simpatico che gli avrei mandato un bacio e tutti quei signori gli vollero parlare e stringer le mani. poi il maestro gridò giulio robetti e si vide venire innanzi il figliuolo del capitano d'artiglieria con le stampelle. 2033_1596_001754 tu non lo sai- che qualche volta egli è così affranto dalla fatica che crede di non aver più che pochi giorni da vivere e che in quei momenti non parla, che di te. non ha altro affanno in cuore che quello di lasciarti povero e senza protezione. 2033_1596_001755 dei bimbi che non hanno da mangiare- non aver da mangiare, dio mio. dei ragazzi come te, buoni come te, intelligenti come te, che in mezzo a una grande città non han da mangiare, come belve perdute in un deserto. 2033_1596_001756 come se non avessi più giocato da un mese. neanche a tavola coi miei non mi siedo più con la contentezza d'una volta sempre. ho come un'ombra nell'animo, una voce dentro che mi dice continuamente: non va, non va. 2033_1596_001757 esami punti: tema: media, rimandato, promosso: tutti dicono le stesse parole. ieri mattina ci fu la composizione, questa mattina l'aritmetica. era commovente veder tutti i parenti che conducevano i ragazzi alla scuola, dando gli ultimi consigli per la strada. 2033_1596_001758 poi frugò in furia nelle tasche e nella borsa e, non trovando nulla, si staccò dal collo una catenella con una crocina e la mise al collo di garrone sotto la cravatta e gli disse: 2033_1596_001759 ragazzo. vengo dall'italia. vo a cercar mia madre. son solo, non mi fate del male. quelli capirono subito. n'ebbero pietà, lo carezzarono e lo racquetarono, dicendogli molte parole che non intendeva. e vedendo che batteva i denti dal freddo, gli misero addosso. 2033_1596_001760 la bandiera portata da un ufficiale ci passò davanti tutta lacera e stinta, con le medaglie appese all'asta. noi mettemmo la mano alla fronte tutt'insieme. l'ufficiale ci guardò sorridendo e ci restituì il saluto con la mano. 2033_1596_001761 e mio padre rispose: è perché lo stimi il figliuolo del fabbro ferraio? sì, 2033_1596_001762 e guardavano il feretro stupiti. dando l'altra mano alle madri che portavan le candele per loro, sentii uno che diceva: e adesso non verrà più alla scuola. 2033_1596_001763 vieni con me. il contadino si mosse, marco lo seguì. fecero un lungo tratto di strada insieme, senza parlare. il contadino si fermò alla porta d'un'osteria che aveva per insegna una stella e scritto sotto la estrella de italia. mise il viso dentro. 2033_1596_001764 ma sicuro rispondemmo tutti. era già sull'uscio e non osava ancora andarsene. era felice, domandava scusa con la bocca che tremava e rideva. 2033_1596_001765 io non ho mai visto una muffa compagna. nessuno gli parla, nessuno gli dice: addio, quando s'esce, non c'è un cane che gli suggerisce quando non sa la lezione. 2033_1596_001766 e il padre soggiunse trentadue lire di più. son contento, ma è quello là. e indicò giulio che mi dà dei dispiaceri. 2033_1596_001767 dopo garrone. ecco nelli appena lo videro attaccarsi alla sbarra con quelle mani lunghe e sottili, molti cominciarono a ridere e a canzonare, ma garrone incrociò le sue grosse braccia sul petto e saettò intorno un'occhiata così espressiva. 2033_1596_001768 ancora a consolarla, a ripeterle- no, non dite questo. e a pigliarla per le mani e a pregarla. ma essa allora chiudeva gli occhi, sfinita, e cadeva in un assopimento che pareva morta. e i padroni restavano lì un po di tempo, alla luce fioca d'un lumicino. 2033_1596_001769 e dove egli aveva tante volte pensato a lei, impaziente d'uscire per correrle incontro, diede in uno scoppio di pianto disperato. 2033_1596_001770 io sto con l'animo in pace, almeno quando sono a scuola. io so che mio padre è a casa seduto a tavolino, lontano da ogni pericolo. ma quanti miei compagni pensano che i loro padri lavorano sopra un ponte altissimo o vicino alle ruote d'una macchina? 2033_1596_001771 in silenzio, camminando, poi pensava: oh, quanto soffrirebbe mia madre se sapesse che ho tanta paura. e questo pensiero gli ridava coraggio. poi, per distrarsi dalla paura, pensava a tante cose di lei, si richiamava alla mente le, 2033_1596_001772 sedette, gli diè da sedere. gli fece raccontar la sua storia. lo stette a sentire molto attento. rimase un pezzo pensieroso. poi gli disse: risolutamente: tu non hai denari, non è vero? ho ancora poco, rispose marco. 2033_1596_001773 io ridevo ancora tirando il campanello al quarto piano. ma rimasi male subito quando la serva mi fece entrare in una povera camera mezz'oscura dove era coricato il mio maestro. 2033_1596_001774 eppure, poveri ragazzi quando s'entra per la prima volta nell'istituto dei ciechi, durante la ricreazione, a sentirli suonar violini e flauti da tutte le parti e parlar forte e ridere, salendo e scendendo le scale a passi lesti. 2033_1596_001775 dal signor mequinez, rispose il ragazzo. sì, signora, qualche volta in fondo, a via delle arti. ah, signora, grazie, gridò arco i dica il numero, non lo sa, i faccia accompagnare. accompagnami tu subito, ragazzo, io ho ancora dei soldi. 2033_1596_001776 sera del mese di aprile. 2033_1596_001777 mentre noi ci avvicinavamo all'officina, ne usciva di corsa garoffi con un pacco in mano, facendo svolazzare il suo gran mantello che copre le mercanzie. ah, ora lo so dove va a raspare la limatura di ferro che vende per dei giornali vecchi, quel trafficone di garoffi. 2033_1596_001778 il circo è nel mezzo della piazza e in un angolo ci son tre carrozzoni grandi dove i saltimbanchi dormono e si travestono, tre casette con le ruote coi loro finestrini e un caminetto ciascuna. 2033_1596_001779 è un ragazzo pieno d'intelligenza e di buona volontà che farà molto cammino, un bravo ragazzo che ha l'affezione e la stima di tutti. lei ne può andar superbo, gliel'assicuro. 2033_1596_001780 le scuole serali. idì, io padre mi condusse ieri a vedere le scuole serali della nostra sezione baretti, che eran già tutte illuminate. 2033_1596_001781 l'incarico di scriver sulle fasce il nome e l'indirizzo degli abbonati e guadagnava tre lire per ogni cinquecento di quelle strisciole di. 2033_1596_001782 noi dobbiamo rispettare la vecchiaia, la miseria, l'amor materno, l'infermità, la fatica, la morte. ogni volta che vedi una persona a cui arriva addosso una carrozza, tiralo via se è un fanciullo, avvertilo se è un uomo. 2033_1596_001783 e molti vengono ancora a trovarla dal ginnasio, che han già i calzoni lunghi e l'orologio. quest'oggi tornava tutta affannata dalla pinacoteca dove aveva condotto i suoi ragazzi, come gli anni passati, 2033_1596_001784 rammenta i nomi per anni, i giorni d'esame mensile, corre a domandar al direttore che punti hanno avuto. li aspetta all'uscita e si fa mostrar le composizioni per vedere se hanno fatto progressi. 2033_1596_001785 dopo averlo baciato, gli si attaccò a un braccio per accompagnarlo fuori. essi due primi, e il padre e la madre dietro, s'avviarono verso l'uscita, passando a stento fra la gente che faceva ala al loro passaggio. 2033_1596_001786 tua madre, che darebbe un anno di felicità per risparmiarti un'ora di dolore, che mendicherebbe per te, che si farebbe uccidere per salvarti la vita. senti, enrico, fissati bene in mente questo pensiero. 2033_1596_001787 porse il biglietto, il fattore lo prese, lo lesse e disse burberamente: non so che farci, glielo darò fra un mese quando ritornerà, ma io, io son solo, io ho bisogno. esclamò il ragazzo con voce di preghiera. eh, andiamo, disse l'altro non. 2033_1596_001788 garrone lo aiutò a rinvoltare il treno nel fazzoletto e, chinandosi, fece crocchiare i grissini che gli empivan le tasche. un giorno mi disse: precossi, verrai all'officina a veder mio padre a lavorare, ti darò dei chiodi. 2033_1596_001789 a mio padre qual'era la sua professione. poi disse: i rallegro, mi rallegro di cuore, la ringrazio. ora poi era un pezzo che non vedevo più nessuno e ho ben paura che lei sia l'ultimo, caro signore. 2033_1596_001790 il ragazzo rispose con un fil di voce battendo i denti: di là nell'armadio. vieni con me, disse l'uomo, e lo trascinò nello stanzino tenendolo stretto alla gola. là c'era una lanterna cieca sul pavimento. dov'è l'armadio? domandò. 2033_1596_001791 suo padre non aveva inteso. si tranquillò e ricominciò a scrivere. e le fasce s'ammontavano sulle fasce. egli sentì il passo cadenzato delle guardie civiche giù nella strada deserta, poi un rumore di carrozza. 2033_1596_001792 e che ti amerò sempre quando sarai grande, che ti seguirò col mio pensiero quando andrai lontano, sempre perché siamo cresciuti insieme e abbiamo lo stesso sangue. 2033_1596_001793 entrando in via roma, vidi una luce insolita e un'onda di gente che accorreva. una casa era in fuoco, lingue di fiamma e nuvoli di fumo rompevan dalle finestre e dal tetto. uomini e donne apparivano ai davanzali e sparivano, gettando grida disperate. 2033_1596_001794 due volte. il direttore s'affacciò all'uscio e guardò, ma via lui. il sussurro cresceva come in un mercato. avevano un bel voltarsi garrone e derossi a far dei cenni ai compagni che stessero buoni, che era una vergogna, nessuno ci badava. 2033_1596_001795 tu dovrai d'ora innanzi, ad ogni atto tuo, dire a te stesso: lo approverebbe mia madre? la sua trasformazione ha messo per te nel mondo un angelo custode al quale devi riferire ogni cosa tua. 2033_1596_001796 ma tutti quelli delle file di dentro i quali per pregare dovevan voltar la schiena alla scodella, torcevano il capo indietro per tenerla d'occhio che nessuno ci pescasse, e poi pregavano così con le mani giunte e con gli occhi al cielo, ma col cuore alla pappa. 2033_1596_001797 io ero contento nella scuola perché coretti m'aveva detto d'andar dopo domani a veder arrivare il re insieme con suo padre, che lo conosce, e perché mia madre m'avea promesso di condurmi lo stesso giorno a visitar l'asilo infantile di corso valdocco. 2033_1596_001798 che la mattina menavan le bestie a pasturare e lavoravan nei campi a piedi nudi e la sera si mettevano le scarpe e andavano a scuola. 2033_1596_001799 ogni mese disse: ce ne farà uno, ce lo darà scritto e sarà sempre il racconto d'un atto bello e vero compiuto da un ragazzo. il piccolo patriotta padovano s'intitola questo. ecco il fatto. 2033_1596_001800 tacquero. ah, com'era bello a vedere garrone, con gli occhi che mandavan fiamme, un leoncello furioso pareva. guardò uno per uno i più arditi e tutti chinaron la testa. 2033_1596_001801 spalla precossi. ti dò la medaglia. nessuno è più degno di te di portarla. non la dò soltanto alla tua intelligenza e al tuo buon volere, la dò al tuo cuore. la dò al tuo coraggio, al tuo carattere di bravo e buon figliuolo. 2033_1596_001802 abbi sempre nel tuo pensiero quell'altro enrico, sovrumano e felice che tu potrai essere dopo questa vita e prega, tu non puoi immaginare che dolcezza provi, quanto si senta migliore una madre quando vede il suo fanciullo con le mani giunte. 2033_1596_001803 pare l'ultimo giorno di carnevale. ardì he triste scena vedemmo oggi al corso delle maschere. finì bene, ma poteva seguire una grande disgrazia. 2033_1596_001804 pure ti par duro lo studio. ah, enrico mio, c'è più merito nel suo lavoro d'un giorno che nel tuo lavoro d'un anno. a quelli lì dovrebbero dare i primi premi. 2033_1596_001805 poi ci ha parlato del medico che doveva venir a quell'ora a curarlo. proprio in quel punto suona il campanello: è il medico, dice la signora, la porta s'apre e chi vedo garoffi. 2033_1596_001806 c'era garrone con la sua solita pagnotta in tasca, coretti il muratorino e garoffi quello dei francobolli. intanto s'era fatta folla intorno al vecchio. 2033_1596_001807 e in pochi momenti il suo nome oscuro, giuseppe robbino, suonò su mille bocche. hai capito? quello è coraggio, il coraggio del cuore che non ragiona, che non vacilla, che va diritto, cieco, fulmineo, dove sente il grido di chi muore. 2033_1596_001808 pensa un po. se non ti perdono, levati d'in ginocchio, bambino mio, non ti sgriderò mai più. sei buono, sei tanto buono? accendiamo il lume. facciamoci un po di coraggio, alzati ferruccio. 2033_1596_001809 me lo riprenda ancora una volta, signor direttore, perché non segua una disgrazia in famiglia. lo faccia per pietà d'una povera donna. e si coperse il viso con le mani, singhiozzando franti. teneva il viso basso, impassibile. 2033_1596_001810 ferruccio mio. esclamò la nonna, stupita e inquieta, mettendogli le mani sulle spalle e chinando il capo come per guardarlo nel viso. ricordatevi di me. mormorò ancora il ragazzo con una voce che pareva un soffio. 2033_1596_001811 il maestro lo vide subito e parlò nell'orecchio al sovrintendente. questi cercò precossi in fretta e, presolo per mano, lo condusse da suo padre. il ragazzo tremava. 2033_1596_001812 che non so come facessero a vederli e a raccoglierli, dei mezzi tappi di sughero, dei bottoncini di camicia, dei fiorellini strappati dai vasi. 2033_1596_001813 garrone soggiunse: il maestro, sii forte e tranquillo. è ciò che essa vuole intendi? garrone accennò di sì col capo. 2033_1596_001814 ho trovato la cosa, disse coretti e aggiunse: sul quaderno si fanno anche i finimenti dei cavalli. il resto lo farò. stasera starò levato fino a più tardi. felice te che hai tutto il tempo per studiare e puoi ancora andare a passeggio. 2033_1596_001815 la mia maestra della prima superiore mi salutò di sulla porta della classe e mi disse: enrico, tu vai al piano di sopra. quest'anno non ti vedrò nemmen più passare. e mi guardò con tristezza. 2033_1596_001816 come faceva a scrivere così al buio. mentre dicevo questo tra me, ecco a un tratto che riconosco i capelli rossi e la giacchetta di frustagno. 2033_1596_001817 dall'altra parte, i pompieri in divisa festiva e molti soldati senz'ordine venuti là per vedere soldati di cavalleria, bersaglieri, artiglieri. 2033_1596_001818 quel muratore, grande come un gigante, che se ne stava là, stretto, aggomitolato, col mento sui pugni e gli occhi sul libro. attento che non. 2033_1596_001819 intrecciando paglia di vari colori, speditamente e bene, tanto hanno il tatto esercitato. il tatto è la loro vista, è uno dei più grandi piaceri per loro, quello di toccare, di stringere, d'indovinare la forma delle cose tastandole. 2033_1596_001820 dal quale avrai inteso passandogli accanto una parola della tua lingua. lo sentirai nello sdegno doloroso e superbo che ti getterà il sangue alla fronte quando udrai ingiuriare il tuo paese dalla bocca d'uno straniero. 2033_1596_001821 che ora vengono ad accompagnare i loro ragazzi alla sezione baretti. era triste oggi perché ha un figliuolo malato. appena che la videro, cominciarono a fare il chiasso, ma essa, con voce lenta e tranquilla, disse: 2033_1596_001822 il ragazzo si riscosse tutto, accidenti. esclamò: l'hanno proprio con me. la palla gli era passata poco lontano. scendi. gridò l'ufficiale imperioso e irritato. scendo subito, rispose il ragazzo. 2033_1596_001823 vedo la sera passar per la piazza tanti ragazzi che tornan dal lavoro, in mezzo a gruppi d'operai, tutti stanchi ma allegri che allungano il passo. 2033_1596_001824 una maestra domandò a una fila di otto bambine dove nasce il riso. tutte otto spalancaron la bocca piena di minestra e risposero tutte insieme cantando. 2033_1596_001825 e l'uno dava all'altro delle notizie di questo e di quello, quando mio padre ruppe la conversazione per pregare il maestro di scendere in paese a far colazione con noi. 2033_1596_001826 ed ecco il carbonaio, un piccolo uomo tutto nero che compare alla lezione del dopopranzo col ragazzo per mano, a fare le lagnanze al maestro. 2033_1596_001827 macchia, proponiti oggi giorno di essere più buono e più amoroso che il giorno innanzi di ogni mattina. oggi voglio far qualche cosa di cui la coscienza mi lodi e mio padre sia contento, qualche cosa che mi faccia voler bene da questo o da quel compagno. 2033_1596_001828 alcuni visti davanti son belli e paion senza difetti, ma si voltano e vi danno una stretta all'anima. c'era il medico che li visitava, i metteva ritti sui banchi e alzava i vestitini per toccare i ventri enfiati e le giunture grosse. 2033_1596_001829 il capitano, da una stanza del primo piano, dirigeva la difesa lanciando dei comandi che parean colpi di pistola e non si vedeva sulla sua faccia ferrea nessun segno di commozione. 2033_1596_001830 alle quattro si fece merenda, insieme con pane e zebibbo, seduti sul sofà, e quando ci alzammo, non so perché, mio padre non volle che ripulissi la spalliera che il muratorino aveva macchiata di bianco con la sua giacchetta. 2033_1596_001831 e suo padre non s'accorgeva di nulla. solo una volta, a cena, uscì in quest'esclamazione: è strano, quanto petrolio va in questa casa da un po di tempo. 2033_1596_001832 dissi di sì. se c'è qualcuno a cui tu abbia fatto un torto, vagli a dire che ti perdoni e che lo dimentichi. c'è nessuno. nessuno risposi. 2033_1596_001833 ma i due ragazzi, che non pativano il mal di mare, non ci badavano. la ragazzina sorrideva. aveva presso a poco l'età del suo compagno, ma era assai più alta, bruna, di viso sottile, un po patita e vestita più che modestamente. 2033_1596_001834 lo so, disse silvia risoluta. ebbene senti, mamma, dobbiamo fare dei sacrifici anche noi. tu m'avevi promesso un ventaglio per la fin di maggio e enrico aspettava la sua scatola di colori. non vogliamo più nulla. 2033_1596_001835 con quei calzoni che strascicano e quel giacchettone troppo lungo, con le maniche rimboccate sino ai gomiti. e studia, s'impegna, sarebbe uno dei primi se potesse lavorare a casa tranquillo. 2033_1596_001836 i sembra d'aver visto accanto al mio letto la mia buona maestra di prima superiore che si sforzava di soffocar la tosse col fazzoletto per non disturbarmi. ricordo così in confuso il mio maestro che si chinò a baciarmi e mi punse un poco il viso con la barba. 2033_1596_001837 se ci potessi un po barattare quattro parole a quattr'occhi. il nostro generale di ventidue anni, il nostro principe che era affidato alle nostre baionette, quindici anni che non lo vedo. 2033_1596_001838 mio padre finse di non capire quel bravo ragazzo, disse il fabbro, accennando il figliuolo col dito, quel bravo figliuolo là che studiava e faceva onore a suo padre, mentre suo padre faceva baldoria e lo trattava come una bestia. 2033_1596_001839 e gli leva il cappotto, glie lo infila, gli accomoda la cravatta, lo spolvera, lo riliscia, gli guarda i quaderni. si capisce che non ha altro pensiero, che non vede nulla di più bello al mondo. 2033_1596_001840 va, saluta la mamma e non rifar più le scale. ci rivedremo alla scuola e se non ci rivedremo, ricordati qualche volta del tuo maestro di terza che t'ha voluto bene. 2033_1596_001841 non dir mai d'un operaio che vien dal lavoro è sporco. devi dire: ha sui panni i segni, le tracce del suo lavoro. 2033_1596_001842 e faceva delle correzioni con la penna, e anche quello zoppo il quale rideva con un tintore che gli aveva portato un quaderno tutto conciato di tintura rossa e turchina. c'era pure il mio maestro guarito che domani tornerà alla scuola. 2033_1596_001843 in questo pretendeva molto e si mostrava severo perché il figliuolo doveva mettersi in grado di ottener presto un impiego per aiutar la famiglia. 2033_1596_001844 io non son contento dell'affetto che hai per me, se non ne hai pure per tutti coloro che ti fanno del bene, e fra questi il tuo maestro è il primo dopo i tuoi parenti. 2033_1596_001845 in quel punto si sentì chiamare da una voce fioca vicinissima. signor capitano, si voltò, era il tamburino era disteso sopra un letto a cavalletti. 2033_1596_001846 i rallegro con lei. guardi, egli ha guadagnato la seconda medaglia. sopra cinquantaquattro compagni l'ha meritata nella composizione, nell'aritmetica, in tutto. 2033_1596_001847 egli ci fece vedere la casa e poi ci condusse nella sua camera, dove ci diede da bere. c'era sul tavolino, in mezzo ai bicchieri, un calamaio di legno di forma conica, scolpito in una maniera singolare. 2033_1596_001848 è vero, signor maestro, che è stato maestro dei ciechi? sì, per vari anni. rispose e derossi disse a mezza voce: ci dica qualche cosa. il maestro s'andò a sedere a tavolino. 2033_1596_001849 che chi sa quanti sono già morti. di molti mi ricordo bene. i ricordo bene dei più buoni e dei più cattivi, di quelli che m'han dato molte soddisfazioni. 2033_1596_001850 che quegli volea ritenere: bada ai fatti tuoi invece di pensare agli altri, ché anche le cose leggiere a trascurarle possono farsi gravi. 2033_1596_001851 hai buona vista, tu monello. io rispose il ragazzo. io vedo un passerotto lontano un miglio. saresti buono a salire in cima a? 2033_1596_001852 che se ne tornò a casa, solo e tranquillo, a raccontare ingenuamente l'atto suo. signori, bello, venerabile è l'eroismo nell'uomo, ma nel fanciullo, in cui nessuna mira d'ambizione o d'altro interesse è ancor possibile. 2033_1596_001853 nonna riprese il ragazzo. io v'ho sempre dato dei dispiaceri. no, ferruccio, non dir queste cose. io non ci penso più. ho scordato tutto. ti voglio tanto bene. 2033_1596_001854 conosci, egli fece un sorriso che si vide appena e levò a stento dal letto la sua mano corta e la porse a garrone, che la prese fra le sue e vi appoggiò sopra la guancia, dicendo: 2033_1596_001855 il ragazzo soffocato, accennò l'armadio. allora, per esser sicuro del ragazzo, l'uomo lo gittò in ginocchio davanti all'armadio e serrandogli forte il collo fra le proprie gambe. 2033_1596_001856 senza riguardi, gli facevan portare carichi enormi di foraggi, lo mandavan a pigliar acqua a grandi distanze ed egli, rotto dalla fatica, non poteva neanche dormire la notte, scosso continuamente dai sobbalzi violenti del carro e dallo scricchiolìo. 2033_1596_001857 e vedrai fremere armi d'ogni parte, i giovani accorrere a legioni, i padri baciare i figli dicendo coraggio e le madri dire addio ai giovinetti gridando vincete. 2033_1596_001858 così bello che, quando fu finito, tutti s'alzarono battendo le mani e gridando, e lo dovettero cantare da capo e subito dopo cominciarono a sfilare i premiati davanti al sindaco, al prefetto e a molti altri che davano libri, libretti della cassa di risparmio. 2033_1596_001859 ragazzi, signore, maestri, operai, donne del popolo, bambini. era un agitarsi di teste e di mani, un tremolio di penne, di nastri e di riccioli, un mormorio fitto e festoso che metteva: 2033_1596_001860 si salutavano da una parte all'altra della strada: operai, ragazzi, guardie maestri. il mio maestro di seconda uscì in mezzo a due soldati. 2033_1596_001861 io mi sentivo, non so che cosa nel cuore, come un grande affetto e un grande rispetto a pensare quanto eran costati quei premi a tutti quei lavoratori, padri di famiglia pieni di pensieri. 2033_1596_001862 con grande pietà quella madre ammirabile che, per salvare la sua famiglia, era venuta a morire a sei mila miglia dalla sua patria, a morire dopo aver tanto penato. povera donna così onesta, così buona, così sventurata. 2033_1596_001863 e accanto a lui un ragazzo che gridava: aiuto, aiuto. subito accorse gente da ogni parte. era stato colpito da una palla in un occhio. 2033_1596_001864 perché quest'anno non andiamo più a chieri. e si trovò che chi aveva le chiavi era un maestro, il quale fa da segretario al padrone. 2033_1596_001865 detto questo, venne avanti in mezzo a noi e tutti gli tesero le mani. rizzandosi sui banchi, lo presero per le braccia e per le falde del vestito. molti lo baciarono, cinquanta voci insieme dissero a rivederlo, maestro. grazie, signor maestro, stia bene. 2033_1596_001866 il maestro gli mise garrone vicino nello stesso banco. si sono fatti amici. nelli s'è affezionato molto a garrone. appena entra nella scuola cerca subito se c'è garrone. non va mai via senza dire: addio, garrone. 2033_1596_001867 che tagliavano il cielo sereno coi loro altissimi coni. quattro giorni, cinque, una settimana, passò le forze. gli andavan rapidamente scemando i piedi, gli sanguinavano. finalmente, una sera, al cader del sole, gli dissero: tucuman è a cinque. 2033_1596_001868 grande anima di patriotta, grande ingegno di scrittore, ispiratore ed apostolo primo della rivoluzione italiana, il quale, per amore della patria, visse quarant'anni povero, esule, perseguitato. ramingo. 2033_1596_001869 io non ho che due soldi. facciamo la colletta. anch'io ho due soldi, disse un'altra vestita di rosso. ne troveremo ben trenta fra tutte. e allora cominciarono a chiamarsi amalia. 2033_1596_001870 pareva che fosse stato un mese malato. quasi non si riconosceva più. era vestito tutto di nero, faceva compassione. nessuno fiatò, tutti lo guardarono. 2033_1596_001871 io andai giù lesto come un razzo. padre e figliuolo erano anche più vispi del solito, e non mi parve mai che si somigliassero tanto l'uno all'altro come questa mattina. 2033_1596_001872 ma io non ho coraggio. fatti coraggio, t'accompagno io. e la guardia e gli altri gridavan sempre più forte: chi è? chi è stato un occhiale in un occhio? gli han fatto entrare, l'hanno accecato, briganti. 2033_1596_001873 portava un berretto con due strisce di panno rosso. suo padre è facchino alla strada ferrata. ieri sera, domenica alle quattro e mezzo, siano andati a casa sua per far l'accompagnamento alla chiesa. 2033_1596_001874 il nostro maestro è alto, senza barba, coi capelli grigi e lunghi e ha una ruga diritta sulla fronte. ha la voce grossa e ci guarda tutti fisso, l'un dopo l'altro, come per leggerci dentro, e non ride mai. 2033_1596_001875 e le finestre delle case spalancate, colle cassette e i vasi già verdeggianti. il maestro non rideva, perché non ride mai, ma era di buon umore, tanto che non gli appariva quasi più quella ruga diritta in mezzo alla fronte e spiegava un problema sulla lavagna celiando. 2033_1596_001876 questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i nove e i tredici anni, e si potrebbe intitolare storia d'un anno scolastico scritta da un alunno di terza d'una scuola municipale. 2033_1596_001877 i quali sono come i padri intellettuali dei milioni di ragazzi che crescon con te, i lavoratori mal riconosciuti e mal ricompensati che preparano al nostro paese un popolo migliore del presente. 2033_1596_001878 poi andarono alla ricreazione, ma prima presero tutti i loro panierini con dentro la colazione, che erano appesi ai muri. 2033_1596_001879 fatica mio padre. ao on certo il tuo compagno coretti né garrone risponderebbero mai al loro padre come tu hai risposto al tuo questa sera, enrico. come è possibile? 2033_1596_001880 un moscone che entra per la finestra, mette tutti sottosopra e l'estate portano in iscuola dell'erba e dei maggiolini che volano in giro o cascano nei calamai e poi rigano i quaderni. 2033_1596_001881 poi quelli della scuola di commercio, poi quelli del liceo musicale, fra cui parecchie ragazze delle operaie, tutte vestite in gala, che furono salutate con un grande applauso e ridevano. 2033_1596_001882 franti se la dette a gambe, malconcio e stardi rimase là, graffiato in viso, con l'occhio pesto ma vincitore, accanto alla sorella che piangeva mentre alcune ragazze raccoglievano i libri e i quaderni sparpagliati per la strada. 2033_1596_001883 artiglieri, poi, tutt'intorno, dei signori, dei popolani, alcuni ufficiali e donne e ragazzi che si accalcavano, noi ci stringemmo in un angolo dov'erano già affollati molti alunni d'altre sezioni coi loro maestri. 2033_1596_001884 mio padre gli disse: te lo regala, enrico, perché è tuo amico, perché ti vuol bene, per festeggiare la tua medaglia precossi, domandò timidamente, debbo portarlo via a casa. 2033_1596_001885 ma dopo un momento la sua testa venne fuori daccapo. infine si perdette dietro alle siepi e il capitano non lo vide più. allora discese. 2033_1596_001886 intanto tutti i ragazzi di borgo po che eran vicini a noi si sporgevano avanti, facevano dei gesti verso il loro compagno per farsi vedere, chiamandolo a voce bassa: pin, pin, pinot. 2033_1596_001887 e doveva esser giunto là prima di lui. gli fu indicata una chiesa dov'era stato installato affrettatamente un ospedale da campo. egli v'andò: la chiesa era piena di feriti adagiati su due file di letti e di materassi distesi sul pavimento. 2033_1596_001888 coretti fece un salto avanti e gliela strinse. la carrozza passò la folla, irruppe e ci divise. perdemmo di vista coretti padre. 2033_1596_001889 in questo modo s'è già messo insieme una piccola biblioteca e quando suo padre s'è accorto che aveva quella passione, gli ha comperato un bello scaffale di noce con la tendina verde e gli ha fatto legare quasi tutti i volumi coi colori che piacevano a lui. 2033_1596_001890 ha fatto del bene, ha sofferto, è morta, povera maestra, rimasta sola nella chiesa oscura. addio, addio per sempre. mia buona amica, dolce e triste ricordo della mia infanzia. 2033_1596_001891 mattina e mia madre mi rispose sorridendo che era la bella stagione e la buona coscienza. re umberto. 2033_1596_001892 cominciò a spezzare furiosamente, a colpi d'accetta coppi, travi correntini per aprirsi una buca da scender dentro. intanto la donna era sempre sospesa fuor della finestra, il fuoco le infuriava sul capo. un minuto ancora e sarebbe precipitata nella via. 2033_1596_001893 silvia aveva il giornale con le iniziali del nome e l'indirizzo salimmo fin sotto il tetto d'una casa alta, in un corridoio lungo dov'erano molti usci, i madre picchiò all'ultimo, ci aperse una donna ancora giovane, bionda e 2033_1596_001894 ma eccoti, la sera alle quattro, che invece della mamma di crossi s'avvicina il padre, con quel viso smorto e malinconico. fermò derossi e dal modo come lo guardò capii subito ch'egli sospettava che derossi conoscesse il suo segreto. 2033_1596_001895 è morto da soldato, lo seppelliranno i soldati. detto questo, mandò un bacio al morto con un atto della mano e gridò a cavallo: tutti balzarono in sella. il drappello si riunì e riprese il suo cammino. 2033_1596_001896 amalo perché ti apre e t'illumina l'intelligenza e ti educa l'animo, perché un giorno, quando sarai uomo e non saremo più al mondo né io né lui, la sua immagine ti si presenterà spesso alla mente, accanto alla mia. 2033_1596_001897 giungeva davanti al pantheon a roma il carro funebre che portava il cadavere di ittorio manuele, primo re d'italia, morto dopo ventinove anni di regno durante i quali la grande patria italiana. 2033_1596_001898 subito in furia. il capitano radunò un drappello nella stanza a terreno per far impeto fuori con le baionette inastate, poi rivolò di sopra. 2033_1596_001899 aspetta ancora a giudicarlo. m'ha detto, egli ha quella passione, ma ha cuore vanità. 2033_1596_001900 calabria. derossi abbracciò il calabrese dicendo con la sua voce chiara: benvenuto. e questi baciò lui sulle due guancie con impeto. tutti batterono le mani. silenzio, gridò il maestro. non si batton le mani in iscuola, ma si vedeva che era contento. 2033_1596_001901 fece intender così chiaro che avrebbe allungato subito quattro briscole, anche in presenza del maestro, che tutti smisero di ridere sul momento. 2033_1596_001902 e lo teneva inchiodato, soffocato là, dietro al suo bimbo. all'improvviso, giulio diè un grido acuto, due braccia convulse gli avevan serrata la testa. o babbo, babbo, perdonami, perdonami. gridò riconoscendo suo padre al pianto: tu perdonami. 2033_1596_001903 ma per andare dalla parte del tetto che corrispondeva al quartierino chiuso dal fuoco, gli bisognava passare sopra un ristrettissimo spazio compreso tra un abbaino e la grondaia. 2033_1596_001904 migliaia di nappine rosse, che parevan tante doppie, ghirlande lunghissime di fiori color di sangue, tese e scosse pei due capi e portate a traverso alla folla. 2033_1596_001905 franti scomparve. i soldati passavano a quattro, a quattro sudati e coperti di polvere e i fucili scintillavano al sole. il direttore disse: 2033_1596_001906 e conversando il primo col terzo, il secondo col quarto, ad alta voce e tutti insieme senza perdere una sola parola, da tanto che han l'orecchio acuto e pronto e danno più importanza di voi altri agli esami, ve lo assicuro. 2033_1596_001907 seduto a prua accanto al vecchio contadino che fumava la pipa, sotto un bel cielo stellato, in mezzo a gruppi d'emigranti che cantavano. egli si rappresentava cento volte al pensiero. il suo arrivo a buenos aires si vedeva in quella certa strada. trovava la bottega. 2033_1596_001908 è lui che governò l'italia nel periodo più solenne della nostra rivoluzione, che diede in quegli anni il più potente impulso alla santa impresa dell'unificazione della patria. lui con l'ingegno luminoso, con la costanza invincibile, con l'operosità più che umana. 2033_1596_001909 e disse: rimango i soldati. dì l suo figliuolo era volontario nell'esercito quando morì. per questo il direttore va sempre sul corso a veder passare i soldati quando usciamo dalla scuola. 2033_1596_001910 si comincia a scappar di casa a attaccar lite cogli altri ragazzi, a perdere i soldi. poi a poco a poco dalle sassate si passa alle coltellate, dal gioco agli altri vizi e dai vizi al furto. 2033_1596_001911 dove ogni parola che hai inteso dire aveva per iscopo il tuo bene e non hai provato un dispiacere che non ti sia stato utile. porta dunque quest'affetto con te e dà un addio dal cuore a tutti quei ragazzi. 2033_1596_001912 avete commesso una delle azioni più basse, più vergognose di cui si possa macchiare una creatura umana: vigliacchi. detto questo, scese tra i banchi, mise una mano sotto il mento a garrone. 2033_1596_001913 ed ecco nelli afferrato all'asse. tutti batteron le mani. bravo, disse il maestro, ma ora basta, scendi pure. ma nelli volle salir fino in cima come gli altri. 2033_1596_001914 raddormentò subito profondamente. quando si svegliò, il convoglio era fermo in un luogo solitario, sotto il sole e tutti gli uomini, i peones, stavan seduti in cerchio intorno a un quarto di vitello che arrostiva all'aria aperta, infilato in una specie 2033_1596_001915 tutto il giorno m'hai lasciata sola. non hai avuto un po di compassione? bada, ferruccio, tu ti metti per una cattiva strada che ti condurrà a una triste fine. ne ho visti degli altri cominciar come te e andar a finir male. 2033_1596_001916 vieni, vieni con me. e lo sospinse, o piuttosto se lo portò al letto di sua madre svegliata e glielo gettò tra le braccia e le disse: bacia quest'angiolo di figliuolo che da tre mesi non dorme e lavora per me. 2033_1596_001917 mi trattenne la mano e ripulì. poi lui di nascosto, giocando il muratorino. perdette un bottone della cacciatora e mia madre glie l'attaccò ed egli si fece rosso e stette a vederla cucire, tutto meravigliato e confuso, trattenendo il respiro. 2033_1596_001918 e le più piccine, che non avevan denaro, si facevan largo tra le grandi porgendo i loro mazzetti di fiori tanto per dar qualche. 2033_1596_001919 e uno di essi si chinò sopra la sponda del rigagnolo, ch'era tutta fiorita, strappò due fiori e glieli gettò. allora tutti i bersaglieri, via via che passavano, strapparono dei fiori. 2033_1596_001920 io gliela strinsi, egli mi fece un saluto ed uscì e, ricordatene bene, disse mio padre, perché delle migliaia di mani che stringerai nella vita non ce ne saranno forse dieci che valgono la sua? 2033_1596_001921 che hanno il fazzoletto in capo e la cesta al braccio e dicono: ah, è stato terribile. questa volta il problema c'era una lezione di grammatica che non finiva più questa mattina. 2033_1596_001922 ferruccio era rientrato stanco, infangato, con la giacchetta lacera e col livido d'una sassata sulla fronte. aveva fatto la sassaiola coi compagni. 2033_1596_001923 col viso inclinato da una parte, il maestro si lasciò andar del vino sul petto. mio padre s'alzò e lo ripulì col tovagliolo. ma no, signore, non permetto. egli disse e rideva. 2033_1596_001924 ma intanto respirava forte, si vedeva che soffriva. ho una febbraccia, sospirò, son mezz andato. i raccomando dunque battere sull'aritmetica, sui problemi. 2033_1596_001925 sabato. domani è la festa nazionale, oggi è un lutto nazionale. ieri sera è morto garibaldi. sai chi era? è quello che affrancò dieci milioni d'italiani dalla tirannia dei borboni. 2033_1596_001926 pare una chiesa, la sua scuola, e per questo anche chiamano lei la monachina. ma ce n'è un'altra che mi piace pure: la maestrina della prima inferiore numero. 2033_1596_001927 di cento bastimenti d'ogni paese. poco dopo sbarcato, salì alla città con la sua sacca alla mano a cercare un signore argentino per cui il suo protettore della boca gli aveva rimesso un biglietto di visita con qualche parola di raccomandazione. 2033_1596_001928 a un certo punto vidi il maestro di ginnastica, fermo all'entrata dei cavalli, che parlò nell'orecchio del padrone del circo e questi subito. girò lo sguardo sugli spettatori come se cercasse qualcuno. 2033_1596_001929 allegri, gridò il marinaio italiano passando rapidamente. ora si comincia un balletto. il vento andava crescendo, il bastimento rullava fortemente. 2033_1596_001930 la mattina seguente, allo spuntare del giorno, egli era già partito per cordova, ardito e ridente, pieno di presentimenti felici. ma non c'è allegrezza che regga a lungo davanti a certi aspetti sinistri della natura. il tempo era chiuso e grigio, il treno presso che vuoto. 2033_1596_001931 casa. l'ingegner mequinez quegli disse il nome d'una chiesa: la casa era accanto alla chiesa. il ragazzo scappò via. era notte. entrò in città e gli parve d'entrare in rosario un'altra volta al veder quelle strade diritte fiancheggiate di piccole case bianche. 2033_1596_001932 la folla era già passata tutta e si vedeva in mezzo alla strada una lunga striscia di sangue: il prigioniero. 2033_1596_001933 uno spettacolo tremendo si presentava intanto sopra coperta. le madri si stringevano disperatamente al seno i figliuoli, gli amici si abbracciavano e si dicevano addio. 2033_1596_001934 e tornando verso il carro a prendere un'altra bracciata, secondo il modo in cui l'azione è enunciata, era la nostra lezione di grammatica per il giorno dopo. che vuoi? mi disse, metto il tempo. 2033_1596_001935 a barcellona. non potendo più reggere alle percosse e alla fame, ridotto in uno stato da far pietà, era fuggito dal suo aguzzino e corso a chieder protezione al console d'italia, il quale, impietosito. 2033_1596_001936 noi stavamo in un gruppo sul marciapiede a guardare garrone, strizzato nei suoi vestiti troppo stretti, che addentava un gran pezzo di pane. 2033_1596_001937 una volta finita la quarta addio. non ci vedremo più. non li vedrò più accanto al mio letto quando sarò malato. garrone, precossi, coretti, tanti bravi ragazzi, tanti buoni e cari compagni: mai più. 2033_1596_001938 scusa il carbonaio. volle interporsi dicendo no, no, ma il signore non gli badò e ripeté al figliuolo. domandagli scusa, ripeti le mie parole. 2033_1596_001939 me m'accorsi che tremava tutto e che avea il viso bianco come un morto. chi è, chi è stato? continuava a gridare la gente. allora intesi garrone che disse: piano a. 2033_1596_001940 sì, ho torto, non lo farò più, te lo prometto. perdonami. aveva l'anima piena di tenerezza alle volte, ma l'orgoglio non la lasciava uscire. 2033_1596_001941 non farai più la quarta con noi, mi disse. risposi di no, e allora egli stette un po senza parlare, continuando il suo disegno. poi domandò senz'alzare il capo: 2033_1596_001942 pieno di tristezza e di stupore a traverso alla grande città rumorosa. 2033_1596_001943 tu non immagini la pena che n'ho provata. non sai che, quand'eri bambino, ti stavo per ore e ore accanto alla culla invece di divertirmi con le mie compagne, e che, quand'eri malato, scendevo da letto ogni notte per sentire se ti bruciava la fronte. 2033_1596_001944 barcollavano di stanza in stanza, premendosi le mani sopra le ferite. nella cucina c'era già un morto con la fronte spaccata. il semicerchio dei nemici si stringeva. 2033_1596_001945 non quando compia, ma solo quando comprenda e riconosca il sacrificio altrui. l'eroismo nel fanciullo è divino. non dirò altro, signori. non voglio ornar di lodi superflue una così semplice grandezza. 2033_1596_001946 evviva gloria addio. un ufficiale gli gettò la sua medaglia al valore, un altro andò a baciargli la fronte e i fiori continuavano a piovergli sui piedi nudi, sul petto insanguinato, sul capo biondo. 2033_1596_001947 fermo impalato davanti a una vetrina di librario, cogli occhi fissi sopra una carta geografica, e chi sa da quanto tempo era là, perché egli studia. anche per la strada ci rese a mala pena il saluto, quel rusticone. 2033_1596_001948 sono tanto impaziente di rivedere tutti quei ragazzi, il mio banco, il giardino, quelle strade, di sapere tutto quello che è accaduto in questo tempo, di rimettermi ai miei libri e ai miei quaderni, che mi pare un anno che non li vedo più. povera mia madre, com'è dimagrata. 2033_1596_001949 è sempre lui però, buono come il pane. quando uno di noi pigliava la rincorsa per saltare un fosso, egli correva dall'altra parte e tendergli le mani. 2033_1596_001950 la vecchia gettò un urlo mozzoni maledetta, ruggì: il ladro riconosciuto devi morire e si avventò a coltello alzato contro la vecchia che svenne. 2033_1596_001951 non sperar serenità nella tua vita. se avrai contristato tua madre, tu sarai pentito. le domanderai perdono. venererai la sua memoria inutilmente. la coscienza non ti darà pace. 2033_1596_001952 e morì appena arrivato. la bottega è mia. il ragazzo impallidì, poi disse rapidamente: merelli, conosceva mia madre. mia madre era qua a servire dal signor. 2033_1596_001953 è la descrizione del monumento al conte cavour che tu devi fare. puoi farla, ma chi sia stato il conte cavour non lo puoi capire per ora. per ora sappi questo soltanto: egli fu per molti anni il primo ministro del piemonte. 2033_1596_001954 e si prese quei dolori quando era maestro rurale, in una scuola umida dove i muri gocciolavano. un altro maestro di quarta è vecchio e tutto bianco ed è stato maestro dei ciechi. 2033_1596_001955 e che tutta l'america ne dovesse esser coperta. guardava attentamente i nomi delle vie, dei nomi strani che stentava a leggere a ogni nuova via. si sentiva battere il cuore pensando che fosse la sua. guardava tutte le donne con l'idea di incontrare sua madre. 2033_1596_001956 nelli. pensavo, se fossi stato come lui e m'avesse visto mia madre, come n'avrebbe sofferto, povera mia madre, e pensando a questo gli volevo così bene. a nelli avrei dato, non so che perché riuscisse a salire, per poterlo sospinger io per di sotto. 2033_1596_001957 avrei dovuto credergli perché lo conosco, ma mi spiacque che sorridesse e pensai: oh, adesso che ha avuto il premio sarà montato in superbia. e poco dopo, per vendicarmi, gli diedi un urtone che gli fece sciupare la pagina. 2033_1596_001958 due uomini erano balzati nella stanza. l'uno afferrò il ragazzo e gli cacciò una mano sulla bocca, l'altro strinse la vecchia alla gola. il primo disse: zitto, se non vuoi morire. 2033_1596_001959 non c'è caso che ne scordi uno su tutti si china, e quanto più son poveri e vestiti male e più pare contento e li ringrazia. 2033_1596_001960 dagli appennini alle ande racconto mensile. molti anni fa un ragazzo genovese di tredici anni, figliuolo d'un operaio, andò da genova in america, da solo, per cercare sua madre. 2033_1596_001961 rimasero tutti e due col respiro sospeso. non sentivan che il rumore dell'acqua. poi tutti e due ebbero un brivido. all'uno e all'altra era parso di sentire uno stropiccìo di piedi nello stanzino. 2033_1596_001962 e per valer presto qualche cosa gli bisognava faticar molto in poco tempo e, benché il ragazzo studiasse, il padre lo esortava sempre a studiare. 2033_1596_001963 cera s'addormenta qualche volta profondamente col capo sul quaderno, ma garrone sta sempre attento a mettergli davanti un libro aperto e ritto perché il maestro non lo veda. 2033_1596_001964 su coraggio, gridava seguitando con lo sguardo il tamburino lontano. avanti, corri, si ferma, maledetto. ah, riprende la corsa. 2033_1596_001965 e ci ha fatto ridere, a raccontarci che la mamma di quel ragazzo due anni fa le portò a casa una grande grembialata di carbone per ringraziarla che aveva dato la medaglia al figliuolo e s'ostinava povera donna. 2033_1596_001966 questa mattina è venuto alla scuola col segno d'un'unghiata sopra una gota e tutti a dirgli: è stato tuo padre. non lo puoi negare. sta volta è tuo padre che t'ha fatto quello. dillo al direttore che lo faccia chiamare in questura. 2033_1596_001967 il maestro, lo tirò vicino a sé, se lo strinse al petto e gli disse: piangi. piangi pure, povero ragazzo, ma fatti coraggio. 2033_1596_001968 e nobis pure fece un riso, ma di quello che non si cuoce: i feriti del lavoro. 2033_1596_001969 quello che era rimasto e che teneva ancora ferruccio. mostrò il coltello al ragazzo e alla vecchia che riapriva gli occhi e disse: non una voce o torno indietro e vi sgozzo. 2033_1596_001970 il direttore, chiamò il bidello e lo mandò in iscuola. e dopo un minuto ecco lì garrone sull'uscio con la sua testa grossa e rapata. tutto stupito. appena lo vide la signora gli corse incontro. 2033_1596_001971 e dire che carlo nobis si pulisce la manica con affettazione quando precossi lo tocca passando. costui è la superbia incarnata perché suo padre è un riccone, ma anche il padre di derossi è ricco. 2033_1596_001972 gli aveva detto tutto di casa sua e il vecchio gli ripeteva ogni tanto, battendogli una mano sulla nuca: coraggio, bagai, tu troverai tua madre sana e contenta. quella compagnia lo riconfortava. i suoi presentimenti s'erano fatti di tristi lieti. 2033_1596_001973 perché ripulirlo mentre il tuo compagno vedeva, era quasi un fargli rimprovero d'averlo insudiciato. e questo non stava bene, prima perché non l'aveva fatto apposta e poi perché l'aveva fatto coi panni di suo padre. 2033_1596_001974 domani andremo ancora una volta in classe a sentir leggere l'ultimo racconto mensile naufragio. e poi finito sabato, primo di luglio, gli esami. un altro anno, dunque. il quarto è passato. 2033_1596_001975 bisognava vedere derossi, che moto si dava per aiutarli, come s'ingegnava per far passare una cifra e per suggerire un'operazione, senza farsi scorgere premuroso per tutti, che pareva lui il nostro maestro. 2033_1596_001976 s'affacciava di tanto in tanto alla porta della classe qualcuno dei suoi scolari dell'anno scorso per salutarlo. s'affacciavano passando e lo salutavano. buongiorno, signor maestro, buon giorno signor perboni. 2033_1596_001977 mia sorella, veda erché nrico. dopo che nostro padre t'aveva già rimproverato d'esserti portato male con coretti, hai fatto ancora quello sgarbo a me. 2033_1596_001978 non sarà detto questo, gridarono tutti insieme, battendo il pugno sul tavolo. un patriotta nostro. vieni qua, piccolino, ci siamo noi, gli emigranti. guarda che bel monello fuori dei quattrini camerati. bravo venuto. solo hai del fegato, bevi un. 2033_1596_001979 garrone fu l'ultimo che abbracciai nella strada e soffocai un singhiozzo contro il suo petto. egli mi baciò sulla fronte, poi corsi da mio padre e da mia madre. mio padre mi domandò: hai salutati tutti i tuoi compagni? 2033_1596_001980 e aiuta quanti può all'esame, e nessuno ha mai osato fargli uno sgarbo o dirgli una brutta parola. nobis e franti soltanto lo guardano per traverso e votini schizza invidia dagli occhi, ma egli non se n'accorge neppure. 2033_1596_001981 che s'ammucchiano senza posa sulle loro capanne lontane, minacciate dalle valanghe. voi festeggiate l'inverno, ragazzi, pensate alle migliaia di creature a cui l'inverno porta la miseria e la morte. 2033_1596_001982 sai quanti uomini si piantarono un coltello nel cuore per la disperazione di vedere i propri ragazzi nella miseria? e quante donne s'annegarono o moriron di dolore o impazzirono per aver perduto un bambino. 2033_1596_001983 sobbalzo atterrito e vide in fondo al vagone tre uomini barbuti, ravvolti in scialli di vari colori che lo guardavano parlando basso tra di loro, e gli balenò il sospetto che fossero assassini e lo volessero uccidere per rubargli la sacca. al freddo, al malessere. 2033_1596_001984 non è vero. soggiunse, voltandosi verso la classe, che egli la merita anche per questo. sì, sì, risposero tutti a una voce. 2033_1596_001985 fate una cosa, figliuoli, disse il direttore: fate il vostro saluto di scolari con la mano alla fronte quando passano i tre colori. 2033_1596_001986 non vogliamo che si sprechino i soldi, saremo contenti. lo stesso. hai capito la mamma? tentò di parlare, ma silvia disse: no, sarà così. abbiamo deciso. e fin che il babbo non avrà dei denari, non vogliamo più né frutta né altre cose. 2033_1596_001987 crossi, s'alzò e disse piangendo: i picchiavano e m'insultavano, io ho perso la testa, ho tirato siedi, disse il maestro. s'alzino quelli che lo han provocato. 2033_1596_001988 coatti quello che spaventa tutti e non punisce nessuno. egli mi guardò con gli occhi larghi e fece la voce del leone per celia, ma senza ridere. 2033_1596_001989 e allora addio. disse mio padre con la voce commossa, dando un ultimo sguardo alla scuola, e mia madre ripeté addio. e io non potei dir nulla. 2033_1596_001990 hai fatto bene a venirmi a trovare. buona passeggiata, felice te e strettami la mano. corse a pigliar il primo ceppo e ricominciò a trottare fra il carro e la bottega, col viso fresco come una rosa sotto al suo berretto di pel di gatto. 2033_1596_001991 di nitriti, il bel reggimento genova, cavalleria, che turbinò su dieci campi di battaglia, da santa lucia a villafranca. come è bello, io esclamai: 2033_1596_001992 intanto per mostrarti che non sono in collera con te. vedendo che eri stanco, ho copiato per te il racconto mensile sangue romagnolo, che tu dovevi copiare per il muratorino malato. cercalo nel cassetto di sinistra del tuo tavolino. 2033_1596_001993 che cosa ho da aggiungere dopo gli zaini per i soldati? ci vuole qualche altra cosa e non la trovo. vieni dalla mamma, aperse un uscio. entrammo in un'altra camera piccola. c'era la mamma di coretti in un letto grande con un fazzoletto bianco intorno al capo. 2033_1596_001994 torino. poi c'insegnò la strada per andar dal maestro, che è conosciuto da tutti. uscimmo dal paese e pigliammo per una viottola in salita fiancheggiata di siepi fiorite. 2033_1596_001995 la scuola boncompagni diede un piccolo fiorentino, figliuolo d'uno scultore in legno. c'era un romano nativo di roma. nella sezione tommaseo, veneti, lombardi, romagnoli, se ne trovarono parecchi. un napoletano ce lo dà la sezione monviso, figliuolo d'un ufficiale. 2033_1596_001996 chiamansi accidenti del verbo le sue variazioni secondo il numero, secondo il numero e la persona- e poi buttando giù la legna e accatastandola secondo il tempo, secondo il tempo a cui si riferisce. 2033_1596_001997 in questo momento l'italia dava l'ultimo addio al suo re morto, al suo vecchio re che l'aveva tanto amata. l'ultimo addio al suo soldato, al padre suo. 2033_1596_001998 pensa a questo figliuolo quando passi davanti a quell'immagine di marmo e dille gloria in cuor tuo. 2033_1596_001999 la banda in fondo al cortile sonava piano, piano, un'aria bellissima che pareva il canto di tante voci argentine che s'allontanassero lente giù per le rive d'un fiume. 2033_1596_002000 a mia madre non importava nulla del vestito e continuò a baciarli e quelli sempre più a serrarlesi addosso, i primi con le braccia tese, come se volessero arrampicarsi. 2033_1596_002001 ben fatto davvero. gli disse mio padre e soggiunse: dunque si lavora. eh, la buona voglia è tornata. è tornata, sì, rispose l'operaio, asciugandosi il sudore e arrossendo un poco. e sa chi me l'ha fatta tornare. 2033_1596_002002 la maestra delcati venne sabato sera tutta afflitta a dar la notizia al maestro e subito garrone e coretti si offersero di aiutare a portar la cassa. 2033_1596_002003 ed io ringrazio tutti ora. ringrazio te per il primo mio buon maestro, che sei stato così indulgente e affettuoso con me e per cui fu una fatica ogni cognizione nuova di cui ora mi rallegro e mi vanto. ringrazio te, derossi, mio ammirabile compagno. 2033_1596_002004 quando si frugò nelle tasche e non ci trovò più uno dei due gruzzoli in cui aveva diviso il suo piccolo tesoro per esser più sicuro di non perdere tutto gliel'avevan rubato. non gli restavan più che poche lire. 2033_1596_002005 con un sorriso come per fare una picca a derossi. ma fu piccato lui invece, che non poté recitare la poesia perché entrò tutt'a un tratto nella scuola la madre di franti affannata, coi capelli grigi arruffati. 2033_1596_002006 non come un ragazzo che voglia salvare un altro ragazzo, ma come un uomo, come un padre che lotti per salvare un figliuolo che è la sua speranza e la sua vita. 2033_1596_002007 così per chiasso s'intende, ma non mica per ischerno, tutt'altro, anzi, per fargli festa di cuore, ché è un ragazzo che piace a tutti. ed egli sorrideva. 2033_1596_002008 ma se lo dico io esclamò: coretti trionfante, è una parola magica. quel quarto del quarantanove, non ho diritto di vederlo. un po a mio comodo, il mio generale. 2033_1596_002009 e poteva anche, portandoli a casa, farsi accogliere da suo padre e da sua madre un poco più umanamente, che non l'avrebbero accolto se fosse arrivato con le tasche vuote. 2033_1596_002010 allora sì che mi divertii. passarono molti che conoscevo. passò coretti, vestito di nuovo da capo a piedi, col suo bel sorriso allegro che mostrava tutti i denti bianchi, eppure chi sa quanti miriagrammi di legna aveva già portati la mattina. 2033_1596_002011 si dà delle manate nella nuca, domanda il permesso d'uscire per lavarsi il viso, si fa scrollare e pizzicottare dai vicini. ma tanto questa mattina non poté reggere e s'addormentò d'un sonno di piombo. il maestro lo chiamò forte coretti. 2033_1596_002012 tutta fradicia di neve, spingendo avanti il figliuolo che è stato sospeso dalla scuola per otto giorni. che triste scena ci toccò di vedere. 2033_1596_002013 e allora rivedeva quella faccia sconosciuta che lo guardava in aria di pietà e gli ripeteva all'orecchio: tua madre è morta. e a quella voce si risvegliava in sussulto per ricominciare a sognare a occhi aperti e a guardar l'orizzonte immutato. 2033_1596_002014 salutai precossi, salutai garoffi, che mi annunziò la vincita alla sua ultima lotteria e mi diede un piccolo calcafogli di maiolica rotto da un canto. 2033_1596_002015 accanto al muratorino c'è garoffi, un coso lungo e magro col naso a becco di civetta e gli occhi molto piccoli, che traffica sempre con pennini, immagini e scatole di fiammiferi. 2033_1596_002016 il povero ragazzo era lacero e malaticcio. gli avevan dato una cabina nella seconda classe. tutti lo guardavano, qualcuno lo interrogava, ma egli non rispondeva. 2033_1596_002017 eppure la più parte, diceva il direttore, per non arrivar troppo tardi non eran nemmeno passati a casa a mangiare un boccone di cena. e avevano fame i piccoli però, dopo mezz'ora di scuola cascavan dal sonno. 2033_1596_002018 eravamo entrati nella stazione, il treno stava per partire. addio, maestro, disse mio padre baciandolo sulle due guancie. 2033_1596_002019 abbiate la bontà di venir con me, disse il maestro e senza parlare si voltò e riprese il cammino verso casa sua. in pochi minuti arrivammo a un'aia davanti a una piccola casa con due usci. 2033_1596_002020 l'erbivendola a domandarle notizie d'un povero bimbo della classe di mio fratello che sta di casa nel suo cortile ed è in pericolo di vita. pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola. 2033_1596_002021 come fa sempre, egli si rannuvola, china la testa, finge di non sentire o si sforza di ridere, ma ride verde. e siccome tutti lo sanno, così, quando il maestro loda derossi, tutti si voltano a guardar votini. 2033_1596_002022 ci son dei padri e delle madri che conoscono per nome tutti i compagni dei loro figliuoli. ci son delle ragazze della scuola vicina, degli scolari del ginnasio che vengono a aspettare i fratelli. 2033_1596_002023 garoffi è andato fino alla porta, ma là s'è fermato e s'è volto indietro verso il nipotino che lo seguitava e lo guardava curiosamente. 2033_1596_002024 ed essendo entrate nella sala in quel momento alcune signore- tutti e tre per farsi vedere- gli diedero ancora del denaro, gridando piglia questo, piglia quest'altro e facendo sonar le monete sulla tavola. 2033_1596_002025 ancora vengono le mamme a lagnarsi. come va, signorina, che il mio bambino ha perso la penna? com'è che il mio non impara niente? perché non dà la menzione al mio che sa tanto? perché non fa levar quel chiodo dal banco che ha stracciato i calzoni al mio piero? 2033_1596_002026 e un gran trepestio di gente, di cavalli, di carri. la testa gli si confondeva. credette quasi di rientrare a buenos aires e di dover cercare un'altra volta. il cugino andò attorno per quasi un'ora, svoltando e risvoltando. 2033_1596_002027 alcuni scendevan sotto nelle cabine per morire senza vedere il mare. un viaggiatore si tirò un colpo di pistola al capo e stramazzò bocconi sulla scala del dormitorio dove spirò. 2033_1596_002028 milioni e milioni, tutti a imparare, in cento forme diverse, le medesime cose. immagina questo vastissimo formicolìo di ragazzi di cento popoli, questo movimento immenso di cui fai parte e pensa. 2033_1596_002029 prese il foglietto adagio adagio. come se facesse per distrazione, lo appallottolò di nascosto, se lo mise in bocca, lo masticò per un poco e poi lo sputò sotto il banco. 2033_1596_002030 molti generali passarono ore terribili sul campo di battaglia, ma egli ne passò di più terribili nel suo gabinetto, quando l'enorme opera sua poteva rovinare di momento in momento, come un fragile edifizio a un crollo di terremoto. 2033_1596_002031 bene derossi, si fece color di fuoco nel viso. egli avrebbe voluto rispondere: gli voglio bene perché è stato disgraziato, perché anche voi, suo padre, siete stato più disgraziato che colpevole. 2033_1596_002032 noi gli gridammo: evviva sulla faccia come matti. sacro dio, che momento. ecco il treno che arriva. la banda suonò, gli ufficiali accorsero, la folla s'alzò in punta di piedi. 2033_1596_002033 e avete espiato nobilmente il vostro delitto e siete un uomo di cuore. ma gli mancò l'animo di dirlo perché in fondo egli provava ancora timore e quasi ribrezzo davanti a quell'uomo che aveva sparso il sangue d'un altro ed era stato sei anni in prigione. 2033_1596_002034 finitela. siete bestie, abusate perché è buono. se vi pestasse le ossa stareste mogi come cani. siete un branco di vigliacchi. il primo che gli fa ancora uno scherno. lo aspetto fuori e gli rompo i denti. lo giuro anche sotto gli occhi di suo padre. 2033_1596_002035 eroicamente immobile nei suoi principii e nei suoi propositi. giuseppe mazzini, che adorava sua madre e che aveva attinto da lei quanto nella sua anima fortissima e gentile v'era di più alto e di più puro. così scriveva a un suo fedele amico. 2033_1596_002036 lombardia. i poveri ad are la vita per il proprio paese, come il ragazzo lombardo, è una grande virtù. 2033_1596_002037 intanto mio padre guardava quei muri nudi, quel povero letto, un pezzo di pane e un'ampollina d'olio ch'eran sulla finestra e pareva che volesse dire: povero maestro, dopo sessant'anni di lavoro, è questo tutto il tuo premio. 2033_1596_002038 guaritemi, la mia mente s'oscura. ho bisogno di tutte le mie facoltà per trattare dei gravi affari. quando era già ridotto agli estremi e tutta la città s'agitava. 2033_1596_002039 gira ancora intorno alla scuola a vedere che i ragazzi non si caccino sotto le carrozze o non si trattengan per le strade a far querciola o a empir gli zaini di sabbia o di sassi. 2033_1596_002040 piangendo. egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro. il maestro finge qualche volta di non vedere le sue birbonate ed egli fa peggio. 2033_1596_002041 io non sentii mai tanta contentezza come questa mattina a veder mia madre che mi aspettava nella strada e glielo dissi andandole incontro, sono contento. cos'è mai che mi fa così contento questa mattina? 2033_1596_002042 il tamburino un po pallido ma saldo sulle gambe. salito sopra un tavolino, allungava il collo trattenendosi alla parete per guardar fuori dalle finestre. 2033_1596_002043 ma non essendo stato lesto a ritirare il piede, la ruota dell'omnibus gli era passata su. è figliuolo d'un capitano d'artiglieria. mentre ci raccontavano questo, una signora entrò nel camerone come una pazza, rompendo la folla. 2033_1596_002044 che bella gita feci ieri con mio padre. ecco come ieri l'altro, a desinare leggendo il giornale, mio padre uscì tutt'a un tratto in una esclamazione di meraviglia. 2033_1596_002045 e le diceva tra sé: ti rivedrò un giorno, cara madre, arriverò alla fine del mio viaggio, madre mia, e camminava. camminava in mezzo ad alberi sconosciuti, a vaste piantagioni di canne da zucchero, a praterie senza fine, sempre con quelle grandi montagne azzurre. 2033_1596_002046 faticare, soffrire, anche ammalarmi, ma finire una volta di trascinare questa vitaccia fiacca e svogliata che avvilisce me e rattrista gli altri. animo al lavoro. 2033_1596_002047 i pompieri arrestati per isbaglio al secondo piano, dagli inquilini atterriti, avevan già sfondato un muro e s'eran precipitati in una camera quando cento grida li avvertirono: al terzo piano, al terzo piano. 2033_1596_002048 che ogni giovedì li conduceva tutti a un museo e spiegava ogni cosa. povera maestra, è ancora dimagrita, ma 2033_1596_002049 va. il muratorino se n'andò voltandosi indietro a ogni passo e intanto la folla si rimise in moto e la donna gridava da straziar l'anima: è morto, è morto, è morto. 2033_1596_002050 egli è nato in una terra gloriosa che diede all'italia degli uomini illustri e le dà dei forti lavoratori e dei bravi soldati, in una delle più belle terre della nostra patria, dove son grandi foreste e grandi montagne. 2033_1596_002051 ma è sempre viva. s'accalora sempre quando parla della sua scuola. ha voluto rivedere il letto dove mi vide, molto malato due anni fa e che ora è di mio fratello. lo ha guardato un pezzo e non poteva parlare. 2033_1596_002052 i ragazzi ciechi. giovedì: il maestro è molto malato e mandarono in vece sua quello della quarta, che è stato maestro nell'istituto dei ciechi. 2033_1596_002053 qualunque cosa gli domandino- matita, gomma, carta, temperino, impresta- o dà tutto e non parla e non ride in iscuola. se ne sta sempre immobile nel banco troppo stretto per lui, con la schiena arrotondata e il testone dentro le spalle. 2033_1596_002054 la barca si mosse e fece appena in tempo a scampare dal movimento vorticoso delle acque prodotto dal bastimento che andava sotto e che minacciò di travolgerla. 2033_1596_002055 coperto fino al petto da una rozza tenda da finestra a quadretti rossi e bianchi con le braccia fuori, pallido e smagrito, ma sempre coi suoi occhi scintillanti come due gemme nere, sei qui, tu. 2033_1596_002056 gli italiani furono oppressi, malgrado la valorosa resistenza, dal numero soverchiante degli austriaci e la mattina del ventisei dovettero prender tristamente la via della ritirata verso il mincio. 2033_1596_002057 vuoi ancora bene alla tua maestra, ora che risolvi i problemi difficili e fai le composizioni lunghe. m'ha baciato, m'ha ancora detto d'in fondo alla scala: non mi scordare, sai, enrico. 2033_1596_002058 pensa a quel malanno qui del paese, a quel vito mozzoni che ora è in città a fare il vagabondo, che a ventiquattr'anni è stato due volte in prigione e ha fatto morir di crepacuore quella povera donna di sua madre che io conoscevo. 2033_1596_002059 in cima a quell'albero. io in mezzo minuto ci salgo e sapresti dirmi quello che vedi di lassù. se c'è soldati austriaci da quella parte, nuvoli di polvere, fucili che luccicano, cavalli, sicuro che saprei. 2033_1596_002060 quanto più s'avanzavano e tanto più quel mostruoso fiume lo sgomentava. 2033_1596_002061 ah, ferruccio, continuò la nonna vedendolo così muto, non una parola di pentimento. mi dici: tu vedi in che stato mi trovo, ridotta, che mi potrebbero sotterrare. 2033_1596_002062 fermavano alle nove, ripartivano alle cinque della sera, tornavano a fermarsi alle dieci. i peones andavano a cavallo e stimolavano i buoi con lunghe canne. il ragazzo accendeva il fuoco per l'arrosto, dava da mangiare alle bestie, ripuliva le lanterne, portava l'acqua da bere. 2033_1596_002063 dopo di lui vedo venire un uomo grande come un gigante, che mi pareva d'aver già veduto altre volte: era il padre del muratorino che prendeva il secondo premio. 2033_1596_002064 che potrebbe costar la vita a qualcuno. rispondi sempre con gentilezza al passeggiero che ti domanda la via. non guardar nessuno ridendo, non correre senza bisogno, non gridare. 2033_1596_002065 povera amica, mia madre. godo n presenza della maestra di tuo fratello. tu mancasti di rispetto a tua madre. che questo non avvenga mai più, enrico, mai più. 2033_1596_002066 e intanto cantavano. cantavano con certe vocine esili, dolci, tristi, che andavano all'anima, e la maestra, avendoli lodati, si mostraron contenti. 2033_1596_002067 e dove sono andati i mequinez? domandò marco col batticuore. sono andati a cordova. cordova, esclamò marco. dov'è cordova? 2033_1596_002068 il bidello saltato fuori, aveva acciuffato un ragazzo che passava. ma allora s'era presentato stardi che sta di casa in faccia alla scuola e aveva detto: non è costui, ho visto coi miei occhi, è franti che ha tirato. 2033_1596_002069 ed egli viene a scuola coi lividi sul viso, qualche volta col viso tutto gonfio e gli occhi infiammati dal gran piangere, ma mai, mai che gli si possa far dire che suo padre l'ha battuto. 2033_1596_002070 essa ha lasciato i suoi pochi libri ai suoi scolari, a uno un calamaio, a un altro un quadernetto, tutto quello che possedeva- e due giorni prima di morire disse al direttore che non ci lasciasse andare i più piccoli al suo accompagnamento, perché non voleva che. 2033_1596_002071 ogni specie di cose minuscole e bisogna che la maestra li frughi, ma nascondon gli oggetti fin nelle scarpe e non stanno attenti. 2033_1596_002072 e ogni volta che appare a una cantonata così alto e nero, stormi di ragazzi scappano da tutte le parti, piantando lì il giuoco dei pennini e delle biglie, ed egli li minaccia con l'indice da lontano, con la sua aria amorevole e triste. 2033_1596_002073 era una pietà a certi comandi vederli distender sotto i banchi tutte quelle gambe fasciate, strette fra le stecche nocchierute, sformate, delle gambe che si sarebbero coperte di baci. 2033_1596_002074 no, enrico, disse egli col suo buon sorriso, facendo in là la riga con la mano: torniamo amici come prima. io rimasi stupito un momento. 2033_1596_002075 e che, pur troppo, fra tutti gli date più amarezze che soddisfazioni, pensa che il più santo uomo della terra, messo al suo posto, si lascerebbe vincere qualche volta. 2033_1596_002076 addio, mio buon maestro, addio figliuolo. rispose il maestro mentre il treno si moveva. e dio la benedica per la consolazione che ha portato a un povero vecchio a rivederci, gridò mio padre con voce commossa. 2033_1596_002077 e non fu mica un caso. è lui proprio che la prima sera che venne alla scuola disse al direttore: signor direttore, mi faccia il piacere di mettermi al posto del mio muso di lepre, perché sempre chiama il suo figliuolo a quel modo. 2033_1596_002078 il suo grande dolore, capisci, non era di sentirsi mancare la vita. era di vedersi sfuggire la patria che aveva ancora bisogno di lui e per la quale aveva logorato in pochi anni le forze smisurate del suo miracoloso organismo. 2033_1596_002079 una piccola bandiera tricolore è simbolo dell'italia altrettanto che una grande bandiera, non è vero? applauditeli calorosamente, dunque. 2033_1596_002080 anche viene spesso il capitano d'artiglieria, padre di robetti, quello delle stampelle che salvò un bimbo dall'omnibus, e siccome tutti i compagni del suo figliuolo, passandogli davanti, gli fanno una carezza, egli a tutti rende la carezza o il saluto. 2033_1596_002081 come se fossero contenti di quella festa che si faceva al maestro del loro paese. alle due passate uscimmo e il maestro ci volle accompagnare alla stazione. 2033_1596_002082 al tocco. eravamo col maestro davanti al palazzo di città per veder dare la medaglia del valor civile al ragazzo che salvò il suo compagno dal po. sul terrazzo della facciata sventolava una grande bandiera tricolore. entrammo nel cortile del palazzo. 2033_1596_002083 i contadini, messa fuori la bandiera, erano scappati per paura degli austriaci. appena visti i cavalleggieri, il ragazzo buttò via il bastone e si 2033_1596_002084 egli non rispose e continuava a piangere. ma di che cos'hai? perché piangi? gli ripeterono le ragazze, e allora egli levò il viso dal braccio: un viso di bambino. 2033_1596_002085 grazie, figliuolo, rispose la donna. povero figliuolo, va, egli pensa a tutto. volle che pigliassi un pezzo di zucchero e poi coretti. mi mostrò un quadretto, il ritratto in fotografia di suo padre. 2033_1596_002086 quando gli fummo vicini ci fermammo. il vecchio pure si fermò e guardò mio padre. aveva il viso ancora fresco e gli occhi chiari e vivi. 2033_1596_002087 ora leggete questo libro, ragazzi. io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene. 2033_1596_002088 ora bisogna che nelli, finalmente, abbia detto tutto a sua madre, e degli scherni dei primi giorni e di quello che gli facevan patire, e poi del compagno che lo difese e che gli ha posto affetto, perché ecco quello che accadde questa mattina. 2033_1596_002089 badava, non c'era che stardi, che stesse quieto coi gomiti sul banco e i pugni alle tempie, pensando forse alla sua famosa libreria. 2033_1596_002090 e ci lavora tutto serio, con la pazienza di un uomo fra una torre e l'altra. mi disse, della sua famiglia. stanno in una soffitta, suo padre va alle scuole serali a imparar a leggere, sua madre è biellese. 2033_1596_002091 guardava intorno a sé pensieroso: i passeggieri, il bastimento, i marinai che passavan correndo e il mare inquieto. avea l'aspetto d'un ragazzo uscito di fresco da una grande disgrazia di famiglia. il viso d'un fanciullo, l'espressione d'un uomo. 2033_1596_002092 bravi ragazzi, disse uno dietro di noi. ci voltammo a guardare: era un vecchio che aveva all'occhiello del vestito il nastrino azzurro della campagna di crimea. un ufficiale pensionato. bravi, disse, avete fatto una cosa bella. 2033_1596_002093 madre. se non trovo, lui vado dal console. cercherò la famiglia argentina, qualunque cosa accada, laggiù c'è del lavoro per tutti. troverò del lavoro anch'io, almeno per guadagnar, tanto da ritornare a casa. 2033_1596_002094 stradone, tutt'intorno si stendeva la campagna solitaria, vasti campi lavorati, piantati di gelsi. mancava poco alla mezzanotte. 2033_1596_002095 il cielo fitto di stelle splendidissime non gli era mai parso così bello. egli le contemplava, adagiato sull'erba per dormire, e pensava che forse nello stesso tempo anche sua madre le guardava e diceva: o madre mia, dove sei? 2033_1596_002096 dei ricchi e dei poveri, e tutti si voglion bene, si trattan da fratelli come sono. perché non fate anche voi come gli altri? i costerebbe così poco farvi benvolere da tutti e sareste tanto più contento voi pure. 2033_1596_002097 v'ho sempre dato dei dispiaceri. continuò ferruccio, a stento, con la voce tremola, ma vi ho sempre voluto bene. i perdonate. perdonatemi, nonna. sì, figliuolo, ti perdono, ti perdono con tutto il cuore. 2033_1596_002098 ha visto come si fa il signorino. mi domandò il fabbro quand'ebbe finito, mettendomi davanti la spranga che pareva il pastorale d'un vescovo, poi la mise in disparte e ne ficcò un'altra nel fuoco. 2033_1596_002099 e davanti alla porta si schieravano le carrozze coi servitori vestiti di rosso coretti. domandò a suo padre se il principe umberto aveva la sciabola in mano quand'era nel quadrato. 2033_1596_002100 in un altro un tavolino con una piccola libreria, quattro seggiole e una vecchia carta geografica inchiodata a una parete. si sentiva un buon odore di mele. 2033_1596_002101 io che son stato vari anni fra loro, quando mi ricordo quella classe, tutti quegli occhi suggellati per sempre, tutte quelle pupille senza sguardo e senza vita. e poi guardo voi altri. 2033_1596_002102 e tutti lo guardavano e dicevano: purché non ci sia una palla anche per lui. ero a mille miglia dal pensare che di lì a poco me gli sarei trovato tanto vicino. 2033_1596_002103 accanto a noi c'era il fabbro precossi che guardava pure il lavoro del suo figliuolo, un po inquieto e non si raccapezzava. si rivolse a mio padre: i vorrebbe favorire il totale. mio padre lesse la cifra. 2033_1596_002104 scappò e tornò poco dopo con suo padre, un signore alto con la barba grigia. questi guardò fisso un momento quel tipo simpatico di piccolo marinaio genovese coi capelli biondi e il naso aquilino e gli domandò in cattivo italiano: tua madre è genovese. 2033_1596_002105 prima volta gli esami, ma ccoci finalmente agli esami per le vie. intorno alla scuola non si sente parlar d'altro da ragazzi, da padri, da madri, perfino dalle governanti. 2033_1596_002106 il sergente raccolse a fianco del morto le scarpe, il berretto, il bastoncino e il coltello. stettero ancora un momento silenziosi. poi l'ufficiale si rivolse al sergente e gli disse: lo manderemo a pigliare. 2033_1596_002107 un bel viso ardimentoso e severo di siciliano. se ne stava solo vicino all'albero di trinchetto, seduto sopra un mucchio di corde accanto a una valigia logora che conteneva la sua roba. 2033_1596_002108 dei ciechi bambini appena entrati nell'istituto. son capaci di star tre ore immobili in piedi a sentir sonare. imparano facilmente, suonano con passione. 2033_1596_002109 ha qualcosa che mette ribrezzo su quella fronte bassa, in quegli occhi torbidi che tien quasi nascosti sotto la visiera del suo berrettino di tela cerata. non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata. 2033_1596_002110 quando lo prese il delirio: educate l'infanzia, esclamava fra gli aneliti. educate l'infanzia e la gioventù, governate con la libertà. 2033_1596_002111 ed egli lo minacciò di piantargli un chiodo nel ventre. ma questa mattina, finalmente, si fece scacciare come un cane, mentre il maestro dava a garrone la brutta copia del tamburino sardo. il racconto mensile di gennaio da trascrivere. 2033_1596_002112 poco prima di mezzogiorno arrivò mio padre e alzò gli occhi alla mia finestra. caro padre mio, a mezzo giorno tutti avevamo finito e fu uno spettacolo. all'uscita tutti incontro ai ragazzi a domandare, a sfogliare i quaderni, a confrontare coi lavori dei compagni. 2033_1596_002113 lavoro. egli sta in una soffitta della nostra casa. dall'altra scala, la portinaia racconta tutto a mia madre. mia sorella silvia lo sentì gridare dal terrazzo un giorno. 2033_1596_002114 rispettate i miei capelli bianchi. io non sono soltanto una maestra, sono una madre. e allora nessuno osò più di parlare, neanche quella faccia di bronzo di franti che si contentò di farle le beffe di nascosto. 2033_1596_002115 ma c'è dei ragazzi, ciechi da pochi mesi, che si ricordano ancora di tutto, che comprendono bene tutto quello che han perduto, e questi hanno di più il dolore di sentirsi oscurare nella mente, un poco ogni giorno, le immagini più care. 2033_1596_002116 e poi venne su lenta, grave, bella nella sua apparenza faticosa e rude, coi suoi grandi soldati, coi suoi muli potenti. l'artiglieria di montagna che porta lo sgomento e la morte fin dove sale il piede. 2033_1596_002117 e da cui torceva lo sguardo con ribrezzo. in quel malessere inquieto, in mezzo a quel silenzio tetro della natura, la sua immaginazione s'eccitava e volgeva al nero. era poi ben sicuro di trovarla a cordova, sua madre. e se non ci fosse stata? 2033_1596_002118 oggi intanto è venuto a casa. garoffi, quello lungo e magro, col naso a becco di civetta e gli occhi piccoli e furbi che par che frughino per tutto, è figliuolo d'un droghiere. 2033_1596_002119 passava in mezzo a lunghe isole, già nidi di serpenti e di tigri, coperte d'aranci e di salici simili a boschi galleggianti, e ora infilava stretti canali da cui pareva che non potesse più uscire. 2033_1596_002120 lunedì al tocco ci ritrovammo tutti per l'ultima volta alla scuola a sentire i risultati degli esami e a pigliare i libretti di promozione. 2033_1596_002121 nessuno. il mio amico arrone dì on. furon che due giorni di vacanza e mi parve di star tanto tempo senza rivedere garrone. 2033_1596_002122 pareva un teatro. tutti discorrevano allegri, guardando a ogni tratto dalla parte del tavolo rosso se comparisse nessuno. la banda musicale suonava piano in fondo al portico, sui muri alti, batteva il sole, era bello. 2033_1596_002123 e intanto centinaia di ragazze della sezione vicina passavano strillando e galoppando su quel tappeto candido e i maestri e i bidelli e la guardia gridavano: a casa, a casa. 2033_1596_002124 ti farai uomo, girerai il mondo, vedrai delle città immense e dei monumenti maravigliosi e ti scorderai anche di molti fra questi, ma quel modesto edifizio bianco con quelle persiane chiuse e quel piccolo giardino dove sbocciò il primo fiore della tua intelligenza. 2033_1596_002125 è anche maestra di disegno delle ragazze e mantiene col proprio lavoro sua madre e suo fratello in casa del ferito. 2033_1596_002126 così ora egli tira un cordoncino, la tenda verde scorre via e si vedono tre file di libri d'ogni colore, tutti in ordine lucidi, coi titoli dorati sulle coste: dei libri di racconti di viaggi e di poesie, e anche 2033_1596_002127 e non diceva mai nulla a sua madre per non darle quel dolore di sapere che suo figlio era lo zimbello dei compagni. lo schernivano ed egli piangeva e taceva, appoggiando la fronte sul banco. 2033_1596_002128 ma si capisce dall'espressione risentita e fiera dei visi che debbono aver sofferto tremendamente prima di rassegnarsi a quella sventura. ce n'è altri, dei visi pallidi e dolci in cui si vede una grande rassegnazione. 2033_1596_002129 ecco, caro signor bottini, disse: quello che mi fa pena è sentir la voce dei ragazzi nella scuola e non esserci più, pensare che c'è un altro. l'ho sentita per sessant'anni questa musica e ci avevo fatto il cuore. 2033_1596_002130 il tamburino. si mise la mano alla visiera. il capitano disse: tu hai del fegato. gli occhi del ragazzo lampeggiarono: sì, signor capitano, rispose. 2033_1596_002131 pigliava ancora qua e là dei lavori straordinari di copista e passava una buona parte della notte a tavolino. da ultimo aveva preso da una casa editrice che pubblicava giornali e libri a dispense. 2033_1596_002132 li segue fin nella strada perché non s'accapiglino. supplica i parenti che non li castighino a casa. porta delle pastiglie a quei che han la tosse. 2033_1596_002133 centosessanta, ne scrisse una lira. allora si fermò, rimise la penna dove l'aveva presa, spense il lume e tornò a letto in punta di piedi. 2033_1596_002134 tutti luccicanti di seta, col parruccone bianco, un cappello piumato sotto il braccio e lo spadino e un arruffio di nastri e di trine sul petto: bellissimi. 2033_1596_002135 e poi se sapessi quante volte il maestro va a far lezione, malato solo perché non ha un male grave abbastanza da farsi dispensar dalla scuola ed è impaziente perché soffre. 2033_1596_002136 coraggio, coraggio, muratorino. tu guarirai presto e tornerai alla scuola, e il maestro ti metterà vicino a me. sei contento? ma il muratorino non rispose. la madre scoppiò in singhiozzi. 2033_1596_002137 alcuni avranno delle disgrazie: perderanno presto il padre e la madre. altri moriranno giovani. altri forse verseranno nobilmente il loro sangue nelle battaglie. molti saranno bravi e onesti operai, padri di famiglie operose e oneste come loro. 2033_1596_002138 invece quello che c'insegna la ginnastica è un tipo di soldato, è stato con garibaldi e ha sul collo la cicatrice d'una ferita di sciabola toccata alla battaglia di milazzo. 2033_1596_002139 i ricordai di quando l'avevo visto nella soffitta al letto del figliuolo malato e cercai subito il figliuolo in platea, povero muratorino. 2033_1596_002140 eccola qui, disse garrone, e infatti si vedeva poco lontano la bandiera che veniva innanzi al di sopra delle teste dei soldati. 2033_1596_002141 impazienti di arrivar a casa a mangiare e parlano forte, ridendo e battendosi sulle spalle le mani nere di carbone o bianche di calce. 2033_1596_002142 ché credeva di perderti ed io temevo che smarrisse la ragione. e a quel pensiero provai un senso di ribrezzo per te. tu offender tua madre. 2033_1596_002143 che sorpassavano le teste degli spettatori erano gli alpini, i difensori delle porte d'italia: tutti alti, rosei e forti, coi capelli alla calabrese e le mostre di un bel verde vivo, color dell'erba delle loro montagne. 2033_1596_002144 a quelle date ore, gli stessi ragazzi, gli stessi maestri, gli stessi parenti e tuo padre o tua madre che t'aspettavano sorridendo. la tua vecchia scuola dove ti s'è aperto l'ingegno, dove hai trovato tanti buoni compagni. 2033_1596_002145 e ieri mattina alle nove eravamo alla stazione della strada ferrata di susa. io avrei voluto che venisse anche garrone, ma egli non poté perché ha la mamma malata. 2033_1596_002146 tre signore, un prete, una compagnia di suonatori. il bastimento doveva andare all'isola di malta. il tempo era oscuro. in mezzo ai viaggiatori della terza classe, a prua, c'era un ragazzo italiano d'una dozzina d'anni, piccolo per l'età sua, ma robusto. 2033_1596_002147 lasciati soli per ore ed ore nell'angolo d'una stanza o d'un cortile, mal nutriti e a volte anche scherniti o tormentati per mesi da bendaggi e da apparecchi ortopedici inutili. 2033_1596_002148 salvato tutt'e due si slanciarono nella stanza e s'udì un grido disperato: oh, giulio, mio, bambino, mio. in quel momento si fermò una carrozza davanti alla porta e poco dopo comparve il direttore col ragazzo in braccio. 2033_1596_002149 allo scoccar delle due la banda sonò e salirono nello stesso tempo, per la scaletta di destra, il sindaco, il prefetto, l'assessore, il provveditore e molti altri signori, tutti vestiti di nero. 2033_1596_002150 tutti e tre ci scoprimmo il capo. la carrozza veniva innanzi lentamente, in mezzo alla folla che gridava e agitava i cappelli. io guardai, coretti padre, i parve un altro. 2033_1596_002151 poi prese un'arancia sul tavolino da notte e me la mise in mano. non ho altro da darti, disse: è un regalo da malato. io lo guardavo e avevo il cuor triste, non so perché bada. eh riprese a dire: io spero di cavarmela. 2033_1596_002152 con un fracasso d'inferno. tutti e tre s'alzarono furiosi guardando all'in su e ricevettero ancora una manata di soldi. 2033_1596_002153 quando vide dalla sponda il compagno che si dibatteva nel fiume, già preso dal terrore della morte, egli si strappò i panni di dosso e accorse senza titubare un momento. gli gridarono: t'anneghi. 2033_1596_002154 appena il calabrese fu seduto al posto, i suoi vicini gli regalarono delle penne e una stampa, e un altro ragazzo dall'ultimo banco gli mandò un francobollo di svezia. 2033_1596_002155 allora il signore porse la mano al carbonaio, il quale gliela strinse con forza e poi subito, con una spinta, gettò il suo ragazzo fra le braccia di carlo nobis. 2033_1596_002156 ed è così gentile di maniere, non importa che sia nato e cresciuto fra le legna, egli l'ha nel sangue, nel cuore, la gentilezza, come dice mio padre. 2033_1596_002157 perché gli rincresceva di lasciare i fanciulli. ma l'altro giorno pareva deciso e mio padre, ch'era con lui nella direzione, gli diceva: che peccato che se ne vada, signor direttore. 2033_1596_002158 dopo di loro sfilò la fanteria: la brigata aosta, che combatté a goito e a san martino, e la brigata bergamo, che combatté a castelfidardo. quattro reggimenti, compagnie dietro compagnie. 2033_1596_002159 il mare infuriava sempre orrendo. il bastimento rullava pesantemente. a un dato momento il capitano tentò di lanciare in mare una barca di salvamento. cinque marinai v'entrarono. la barca calò, ma l'onda la travolse e due dei marinai s'annegarono. 2033_1596_002160 tutti stettero zitti un momento e poi un'altra volta scoppiarono gli applausi da tutte le parti. il ragazzo guardò su alle finestre e poi alla loggia delle figlie dei militari. teneva il cappello fra le mani. sembrava che non capisse bene dove fosse. 2033_1596_002161 che le bandiere si rialzarono alteramente verso il cielo e, re vittorio entrò nella gloria immortale della tomba. 2033_1596_002162 ma non eravamo a metà delle scale che lo sentimmo gridare: garrone, garrone. risalimmo in fretta tutti e tre. garrone, gridò: il muratore col viso mutato. t'ha chiamato per nome. due giorni che non parlava. t'ha chiamato due volte. 2033_1596_002163 ma la sua vanità doveva capitar male questa volta. dopo aver corso un bel pezzo su per il viale, lasciandoci molto addietro suo padre che andava adagio, ci fermammo a un sedile di pietra. 2033_1596_002164 e che non t'ha mai fatto piangere che per farti del bene. e allora ti pentirai e bacierai piangendo, quel tavolino su cui ha tanto lavorato, su cui s'è logorata la vita per i suoi figliuoli. ora non capisci, egli ti nasconde tutto di sé, fuorché la sua bontà e il suo amore. 2033_1596_002165 dorato derossi, arrossì tutto e rifiutò dicendo risolutamente: la dia al suo figliuolo, io non accetto nulla. la donna rimase mortificata e domandò scusa. balbettando, non pensavo mica d'offenderlo, non sono che caramelle. 2033_1596_002166 poi toccò a garrone, che salì masticando pane come se niente fosse e credo che sarebbe stato capace di portar su un di noi sulle spalle da tanto ch'è tarchiato e forte, quel toretto. 2033_1596_002167 ha bisogno di qualche servizio? domandò garrone. no, buon figliuolo, grazie. rispose il muratore. andatevene a casa. e, così dicendo, ci spinse sul pianerottolo e richiuse. 2033_1596_002168 o mia buona maestra, mai, mai non ti scorderò. anche quando sarò grande, mi ricorderò ancora di te e andrò a trovarti fra i tuoi ragazzi. 2033_1596_002169 a un certo punto fu visto il capitano, fino allora impassibile, fare un segno d'inquietudine e uscir a grandi passi dalla stanza, seguito da un sergente. dopo tre minuti ritornò di corsa il sergente e chiamò il tamburino facendogli cenno che lo seguisse. 2033_1596_002170 pieni d'arlecchini e di guerrieri, di cuochi, di marinai e di pastorelle. era una confusione da non saper dove guardare. un frastuono di trombette di corni e di piatti turchi che lacerava le orecchie. 2033_1596_002171 che ha ottantaquattro anni. vedo qui che il ministero gli ha dato la medaglia di benemerenza per sessant'anni d'insegnamento. ses san tan ni capite. e non son che due anni che ha smesso di far scuola, povero crosetti. 2033_1596_002172 c'era anche nelle seggiole dei primi posti, poco lontano da noi, il povero robetti, quello che salvò il bimbo dall'omnibus con le sue stampelle fra le ginocchia, stretto al fianco di suo padre, capitano d'artiglieria, che gli teneva una mano sulla spalla. 2033_1596_002173 tutti i pensieri di mia madre, quello sguardo che voleva dire coraggio, quell'atto che era un'onesta promessa di protezione, d'affetto, d'indulgenza, io non l'ho mai scordato. m'è rimasto scolpito nel cuore per sempre. 2033_1596_002174 il maestro s'interruppe e prestò l'orecchio, poi disse lentamente, guardando per la finestra, il cielo che sorride, una madre che canta, un galantuomo che lavora, dei ragazzi che studiano: ecco delle cose. 2033_1596_002175 scusami, stardi, sbuffava, diventava rosso come un tacchino, stringeva i denti che pareva un cane arrabbiato, ma anche a costo di scoppiare sarebbe arrivato in cima e ci arrivò infatti. 2033_1596_002176 vedemmo un uomo sollevare sopra le teste della folla una bambina di cinque o sei anni, una poverella che piangeva disperatamente agitando le braccia, come presa dalle convulsioni. 2033_1596_002177 il più vecchio di tutti, così bianco, che par che abbia in capo una parrucca di cotone e parla in un certo modo come se cantasse una canzone malinconica, ma bene e sa molto. 2033_1596_002178 giulio, tu vedi ch'io lavoro, ch'io mi logoro la vita per la famiglia. tu non mi assecondi, tu non hai cuore per me, né per i tuoi fratelli, né per tua madre. 2033_1596_002179 si fa imprestare i libri per studiare la lezione, si riattacca i brindelli della camicia con degli spilli ed è una pietà a vederlo far la ginnastica con quelli scarponi che ci sguazza dentro. 2033_1596_002180 scappando e dopo due minuti si trovò in un vasto cortile rischiarato da lanterne, dove vari uomini lavoravano a caricar sacchi di frumento sopra certi carri enormi, simili a case mobili di saltimbanchi, col tetto rotondo e le ruote altissime. 2033_1596_002181 era il suo tesoro, povero ragazzo. era metà del suo sangue che in cambio del perdono egli regalava. 2033_1596_002182 oh, di quello lì son sicura, quello lì mi vorrà bene. ma passano le vacanze, si rientra alla scuola, gli corriamo incontro: o bambino, bambino mio. e lui volta il capo da un'altra parte. qui la maestra s'è interrotta. 2033_1596_002183 ferruccio taceva. egli non era mica tristo di cuore, tutt'altro. la sua scapestrataggine derivava piuttosto da sovrabbondanza di vita e d'audacia che da mal animo, e suo padre l'aveva avvezzato male appunto per questo. 2033_1596_002184 che bella giornata. come sarei rientrato in casa, contento, se non avessi incontrato la mia povera maestra. la incontrai che scendeva le scale di casa nostra, quasi al buio, e appena mi riconobbe mi prese per tutt'e due le mani e mi disse all'orecchio: addio, enrico, ricordati di me. 2033_1596_002185 io ti domando scusa della parola ingiuriosa, insensata, ignobile che dissi contro tuo padre, al quale il mio si tiene onorato di stringere la mano. 2033_1596_002186 io rimango, c'è ancora un posto? gridarono allora i marinai rivolgendosi agli altri passeggieri. una donna, una donna s'avanzò, sorretta dal capitano. 2033_1596_002187 vieni qua. disse il sovrintendente precossi saltò giù dal banco e andò accanto al tavolino del maestro. il sovrintendente guardò con attenzione quel visino color di cera, quel piccolo corpo insaccato in quei panni rimboccati e disadatti. 2033_1596_002188 il pittore ebbe un'idea: scrivi un bell'articolo sulla gazzetta. gli disse: tu che sai scrivere, tu racconti i miracoli del piccolo pagliaccio e io faccio il suo ritratto. la gazzetta la leggon tutti e almeno per una volta accorrerà gente. 2033_1596_002189 hanno tutti perduto i bei colori rosati della primavera. i colli e le gambe s'assottigliano, le teste ciondolano e gli occhi si chiudono. il povero nelli, che patisce molto il caldo e ha fatto un viso di cera. 2033_1596_002190 a un'immensa pianura priva d'ogni segno d'abitazione. egli si trovava solo in un vagone lunghissimo che somigliava a quelli dei treni per i feriti. guardava a destra, guardava a sinistra e non vedeva che una solitudine senza fine sparsa di piccoli. 2033_1596_002191 tutto quel lunghissimo viaggio. gli pareva allora che fosse passato in un nulla. gli pareva d'aver volato sognando e di essersi svegliato in quel punto. ed era così felice che quasi non si stupì né si afflisse. 2033_1596_002192 ci ho tante cose nuove nella mente. riesco a dire e a scrivere meglio d'allora quello che penso. potrei anche fare di conto per molti grandi che non sanno e aiutarli nei loro affari. 2033_1596_002193 ma a ratitudine sao. l tuo compagno stardi non si lamenta mai del suo maestro, ne son certo. il maestro era di malumore, era impaziente. 2033_1596_002194 attrezzi d'aver quella umiliazione. di più vedrai, mamma. diceva che farò come gli altri. sua madre lo guardava in silenzio, con un'aria di pietà e di affetto. poi osservò con esitazione. 2033_1596_002195 da principio non ci badai, credevo che sarebbe passato, ma invece restò e andò crescendo. venne un giorno che non potei più scrivere. ah, quel giorno, quella prima volta che feci uno sgorbio sul quaderno d'un mio scolaro. 2033_1596_002196 centinaia di ragazzi sapevano il fatto. la voce si sparse. in un attimo scoppiò una salva d'applausi e di grida che fece tremare il teatro. 2033_1596_002197 il muratorino moribondo. ì, l povero muratorino è malato grave. il maestro ci disse d'andarlo a vedere. 2033_1596_002198 e come va la scuola, come vanno i compagni, tutto bene. eh, anche senza di me ne fate di meno. benissimo, è vero, del vostro vecchio maestro. io volevo dir di no. egli m'interruppe via via- lo so che non mi volete male- e mise un sospiro. 2033_1596_002199 e in parte aveva indovinato, in parte gli aveva fatto confessare le sue scapestrerie. essa amava con tutta l'anima quel ragazzo. 2033_1596_002200 e allora gli prese un vago terrore di cader malato e di morir per viaggio e d'esser buttato là in mezzo a quella pianura desolata, dove il suo cadavere sarebbe stato dilaniato dai cani e dagli uccelli di rapina, come certi corpi di cavalli e di vacche che vedeva tratto tratto accanto alla 2033_1596_002201 l'uno a tirarle la catenella dell'orologio, l'altro a volerla acchiappare per le trecce. badi, dicevano le maestre, che le sciupan tutto il vestito. 2033_1596_002202 quando la cassa uscì dal cortile si sentì un grido disperato dalla finestra. era la mamma del bimbo, ma subito la fecero rientrar nelle stanze. 2033_1596_002203 non lo sai, tu che offendi tua sorella, che se una sventura tremenda ci colpisse, ti farei da madre io, e ti vorrei bene come a un figliuolo. non sai che quando nostro padre e nostra madre non ci saranno più, 2033_1596_002204 tutti i passeggieri più morti che vivi s'erano rifugiati nella sala grande. a un certo punto comparve il capitano, capitano, capitano. gridarono tutti insieme che si fa come stiamo, c'è speranza ci salvi. 2033_1596_002205 un giorno, sul finire della lezione, egli fece cenno al maestro che s'avvicinasse al finestrino, e gli annunziò con tristezza che la mattina dopo sarebbe partito da torino per andare a scontare la sua pena nelle carceri di venezia. 2033_1596_002206 una grandezza superba, un disordine prodigioso di forme colossali, lo spettacolo più maestosamente terribile che gli avesse mai offerto la natura vegetale. 2033_1596_002207 ancora una parola, mi scusi, disse il giardiniere sul pianerottolo, ma mio padre l'interruppe e gli affari. bene, rispose, grazie a dio, qualche soldo l'ho portato, ma volevo domandare come va l'istruzione della mutina? dica un po. 2033_1596_002208 finalmente arrivò al letto vicino. il medico era un vecchio alto e curvo col viso grave. prima ch'egli si staccasse dal letto vicino, il ragazzo si levò in piedi e, quando gli s'avvicinò, si mise a piangere. il medico lo guardò. 2033_1596_002209 bravo piccerello, gridò l'assistente. il padre rimase perplesso guardando il ragazzo. poi guardò il malato: chi è? domandò. 2033_1596_002210 e gli diceva con accento quasi di gioia: coraggio, coraggio, tata, guarirai, ce n'andremo, torneremo a casa con la mamma. ancora un po di coraggio. 2033_1596_002211 ma non solo parla. gli disse la maestra: la vostra figliuola sa scrivere, sa far di conto, conosce il nome di tutti gli oggetti usuali, sa un poco di storia e di geografia. ora è nella classe normale. quando avrà fatte le altre due classi, saprà molto, molto di più. 2033_1596_002212 e accennò alla bimba che aprisse la bocca. nella stessa maniera la bimba obbedì, allora la maestra le fece cenno che mettesse fuori la voce. 2033_1596_002213 cara buona signora disse a gran fatica, singhiozzando: lei manderà quei pochi denari e le mie povere robe alla mia famiglia per mezzo del signor console. io spero che sian tutti vivi. il cuore mi predice bene in questi ultimi momenti. 2033_1596_002214 io rimasi lì senza parola. egli credette che non volessi accettare e mi guardò come per dire: sei anni di patimenti non sono dunque bastati a purgarmi le mani. 2033_1596_002215 il padre l'abbracciò impetuosamente e poi, in fretta e in furia per accertarsi meglio, la affollò di domande. come si chiama la mamma? 2033_1596_002216 e, andando avanti nelle tenebre, le parlava, le diceva le parole che le avrebbe mormorate all'orecchio tra poco. son qui, madre mia, eccomi qui, non ti lascerò mai più. 2033_1596_002217 fuor di sé dalla contentezza, a sentirla, come se fosse una voce che venisse dal cielo. poi domandò alla maestra: il signor direttore sarebbe permesso di ringraziarlo. il direttore non c'è. rispose la maestra, ma c'è un'altra persona che dovreste ringraziare. 2033_1596_002218 poi seguono dei momenti di silenzio in cui si direbbe che l'edifizio è vuoto e non par possibile che ci sian dentro settecento ragazzi. poi si senton degli scoppi rumorosi d'ilarità, provocati dallo scherzo d'un maestro di buon umore. 2033_1596_002219 la bimba. sentito con le mani il movimento della gola e del petto della maestra, riaperse la bocca come prima e pronunziò benissimo e nello stesso modo la maestra le fece dire c e d. 2033_1596_002220 sua moglie, desolata di quella notizia. non potendo moversi di casa perché aveva una bimba inferma e un'altra al seno, aveva mandato a napoli il figliuolo maggiore. 2033_1596_002221 tutte le teste sono rapate. si vedono gambe nude e colli nudi, cappellini di paglia d'ogni forma con dei nastri che scendon fin sulle schiene, camicie e cravattine di tutti i colori. 2033_1596_002222 da altre finestre vengono fuori dei versi, dei nomi d'uomini grandi e buoni, dei frammenti di sentenze che consiglian la virtù, l'amor di patria, il coraggio. 2033_1596_002223 torneremo a casa insieme e io ti starò sempre accanto, sul bastimento stretto a te, e nessuno mi staccherà mai più da te, nessuno, mai più, fin che avrai vita. 2033_1596_002224 il ragazzo si voltò a guardare il suo malato. ma vieni o non vieni? gli domandò il padre, stupito. il ragazzo diede ancora uno sguardo al malato, il quale in quel momento aperse gli occhi e lo guardò. 2033_1596_002225 questa, disse la maestra, è una di quelle a cui insegniamo i primi elementi. ecco come si fa. voglio farle dire, e state attento, la maestra aperse la bocca come si apre per pronunciare la vocale. 2033_1596_002226 parecchi sono vestiti da marinai, ma il più bello è il muratorino che ha messo su un cappellone di paglia che gli dà l'aria d'una mezza candela col paralume. 2033_1596_002227 pochi momenti dopo ricomparve, col medico assistente e con un infermiere che portava una lanterna. è all'ultimo momento, disse il medico, il ragazzo: afferrò la mano del malato. questi aprì gli occhi, lo fissò e li richiuse. 2033_1596_002228 il giorno dopo, di buon mattino, con la sua sacca sulle spalle, curvo e zoppicante, ma pieno d'animo, marco entrava nella città di tucuman, una delle più giovani e delle più floride città della repubblica argentina. gli parve di rivedere cordova, rosario, buenos aires. 2033_1596_002229 le ore, i giorni passavano ed egli era sempre là col suo tata, attento, premuroso, palpitante ad ogni suo sospiro e ad ogni suo sguardo. 2033_1596_002230 coraggio, ragazzo. rispose la suora, ora verrà il medico e s'allontanò senza dir altro. dopo mezz'ora sentì il tocco d'una campanella e vide entrare in fondo al camerone il medico, accompagnato da un assistente. 2033_1596_002231 che mai non ha detto né inteso una parola al mondo e grazia che s'è trovato un signore caritatevole che ha fatto le spese dell'istituto, ma tanto prima degli otto anni non c'è potuta andare. son tre anni che non è in casa, va per gli undici adesso. 2033_1596_002232 a momenti lo prendeva un grande stupore, ma subito l'anima sua si rilanciava verso sua madre ed era sfinito, coi piedi che facevan sangue, solo in mezzo a quella formidabile foresta dove non vedeva che a lunghi intervalli delle piccole abitazioni umane. 2033_1596_002233 ma si riprese subito e gridò pazza di gioia, tempestandogli il capo: di baci come sei qui, perché sei tu, come sei cresciuto chi t'ha condotto, sei solo, non sei malato, sei tu, marco. non è un sogno, dio mio, parlami. 2033_1596_002234 triste poesia dì u cominci a comprendere la poesia della scuola, enrico. ma la scuola per ora non la vedi che di dentro. 2033_1596_002235 tutti e tre la guardarono con un'espressione singolare e si scambiarono alcune parole a bassa voce. le parve che il medico dicesse alla signora: meglio subito. la malata non capiva. 2033_1596_002236 la ragazza che gli aveva guardato attenta le labbra, cercando anche di vedergli dentro alla bocca, rispose francamente: sì, so no, contenta che sei tor na to che non vai via mai più. 2033_1596_002237 quando una mano leggiera, gli toccò una spalla ed ei si riscosse: era una monaca. che cos'ha mio padre? le domandò subito. è tuo padre? disse la suora dolcemente: sì, è mio padre, son venuto, che cos'ha? 2033_1596_002238 e non lo perdette più d'occhio un minuto e il malato lo guardava. lo guardava e muoveva ancora le labbra, tratto, tratto, con un grande sforzo, come se volesse dir qualche cosa. 2033_1596_002239 chiariva. egli rivedeva il suo viso intero e netto, come da lungo tempo non l'aveva visto più. lo rivedeva vicino, illuminato parlante. 2033_1596_002240 vestita anch'essa di rigatino rossiccio, col grembiale grigio, la quale si arrestò sull'uscio e arrossì, poi chinò la testa ridendo: aveva il corpo d'una donna e pareva una bambina. 2033_1596_002241 un contadino come voi, rispose l'assistente venuto di fuori, entrato all'ospedale lo stesso giorno che c'entraste voi, lo portaron qui, ch'era fuor di senso e non poté dir nulla. forse ha una famiglia lontana dei figliuoli. 2033_1596_002242 ci son stato io un mese fa, disse un giovane che era accorso al grido marco. lo guardò con gli occhi grandi e gli domandò precipitosamente, impallidendo: avete visto la donna di servizio del signor? 2033_1596_002243 mequinez. dell'ingeniero mequinez domandò il bottegaio alla sua volta. dell'ingegnere mequinez, rispose il ragazzo con un fil di voce. la famiglia mequinez disse: il bottegaio non è a tucuman. un grido di disperato dolore, come d'una persona pugnalata, fece eco a quelle parole. 2033_1596_002244 perché faccia figura anche i più poveri e molti vengono alla scuola senza cappello, come scappati di casa. alcuni portano il vestito bianco della ginnastica. c'è un ragazzo della maestra delcati che è tutto rosso da capo a piedi, come un gambero cotto. 2033_1596_002245 salirono due branche di scale, andarono in fondo, a un largo corridoio, e si trovarono in faccia alla porta aperta d'un camerone, dove s'allungavano due file di letti. vieni, ripeté l'infermiere entrando. 2033_1596_002246 avete faticato troppo per guadagnarveli. pover uomo, i saremo tutti grati, lo stesso. no, io lo lascio, rispose il giardiniere. intestato e poi si vedrà. ma la maestra gli rimise la moneta in tasca senza lasciargli il tempo di respingerla. 2033_1596_002247 egli guardava il ragazzo sempre più fissamente e, con un'espressione crescente di dolcezza, non voleva più prender bevanda o medicina che da lui. 2033_1596_002248 e, rialzato il viso, stette a aspettar la risposta. la ragazza lo guardò pensierosa e non disse nulla. il padre rimase turbato. 2033_1596_002249 da due anni va a aiutarla a vestirsi. ogni mattina, la pettina le insegna a cucire, le accomoda la roba. le tien buona compagnia, luigia, come si chiama la tua mamma? 2033_1596_002250 e che sforzo deve far col petto e con la gola per metter fuori la voce. il giardiniere non capì e stette a bocca aperta. non ci credeva ancora. dimmi gigia. domandò alla figliuola parlandole all'orecchio: sei contenta che tuo padre sia ritornato? 2033_1596_002251 uscirà di qui che sarà in grado di prendere una professione. ci abbiamo già dei sordomuti che stanno nelle botteghe a servir gli avventori e fanno i loro affari come gli altri. 2033_1596_002252 tutto inzuppato d'acqua e infangato, con un involto di panni sotto il braccio, si presentava al portinaio dell'ospedale maggiore di napoli e domandava di suo padre, presentando una lettera. 2033_1596_002253 in tre mesi egli aveva imparato a leggere e a scrivere, e leggeva continuamente, e quanto più imparava, tanto più pareva che diventasse buono e che fosse pentito del suo delitto. 2033_1596_002254 e allora essa ricadeva in un abbattimento mortale, piangeva con le mani nei capelli grigi, gemeva come una bambina, mettendo un lamento prolungato e mormorando di tratto in tratto: oh, la mia genova, la mia casa, tutto quel mare. 2033_1596_002255 grazie, signor dottore, è destinato così. i lasci morir tranquilla. il medico, scoraggiato, desistette. nessuno parlò più. allora la donna voltò il viso verso la padrona e le fece, con voce di moribonda, le sue ultime preghiere. 2033_1596_002256 aveva un grosso fagotto fra le braccia, è un po invecchiato, ma sempre rosso in viso e gioviale. mio padre voleva che entrasse, ma egli disse di no e domandò subito, facendo il viso serio: come va la mia famiglia, come sta gigia? 2033_1596_002257 ma tutto era inutile. la donna, sentendosi esausta di forze, non aveva più fede nell'operazione. essa era certissima o di morire. 2033_1596_002258 nulla di nuovo. rimase un po pensieroso. poi disse: continuate come prima. allora il ragazzo si fece coraggio e domandò con voce di pianto: 2033_1596_002259 detta lentamente, comperò cinquanta metri di stoffa a lire quattro e cinquanta il metro li rivendette. più in là è la maestrina della penna rossa che legge ad alta voce: allora pietro micca con la miccia accesa. 2033_1596_002260 il signor mequinez tentò di tirar marco in una stanza lontana, ma fu impossibile. egli parea inchiodato al pavimento. cosa c'è? domandò. cos'ha mia madre? cosa le fanno? 2033_1596_002261 verso sera. avvicinandogli il bicchiere alle labbra, il ragazzo credette di veder guizzare sulle sue labbra gonfie un leggerissimo sorriso. 2033_1596_002262 il ragazzo lo guardò un momento e poi si gettò ai suoi piedi singhiozzando: grazie dottore. ma il dottore lo rialzò d'un gesto dicendo: levati, sei tu, eroico fanciullo che hai salvato tua madre. 2033_1596_002263 bene, fino a pochi giorni fa, rispose mia madre giorgio. tirò un gran sospiro: oh sia lodato iddio. non avevo il coraggio di presentarmi ai sordomuti senz'aver notizie da lei. 2033_1596_002264 in capo a pochi minuti il ragazzo scomparve, zoppicando con la sua sacca sulle spalle dietro agli alberi folti che fiancheggiavan la strada. 2033_1596_002265 e il padre di crossi ci guardò attentamente con uno sguardo benevolo, ma in cui traluceva un'espressione d'inquietudine e di sospetto che ci mise freddo nel cuore. 2033_1596_002266 e pensò alla morte. vide suo padre morto, sua madre vestita di nero, la famiglia nella miseria e stette molto tempo così. 2033_1596_002267 nascere con quella disgrazia, dire che non mi son mai sentito chiamar padre da lei, che lei non s'è mai sentita chiamar figliuola da me. 2033_1596_002268 poi si ode un improvviso strepito sordo, un batter di libri e di cartelle, uno stropiccio di piedi, un ronzìo che si propaga di classe in classe e dal basso. 2033_1596_002269 voi qui giorgio, era giorgio, il nostro giardiniere di chieri che ora ha la famiglia a condove. arrivato allora, allora, da genova, dov'era sbarcato il giorno avanti, di ritorno dalla grecia dopo tre anni che lavorava alle strade ferrate. 2033_1596_002270 eravamo appunto arrivati. entrammo subito nel parlatorio. ci venne incontro un custode: sono il padre di gigia voggi, disse il giardiniere, la mia figliuola. subito, subito. sono in ricreazione, rispose il custode. vado a avvertir la maestra e scappò. 2033_1596_002271 ed è un ridere a vedergli fare il muso di lepre là sotto. coretti. anche ha smesso il suo berretto di pel di gatto e porta un vecchio berretto di seta grigia da viaggiatore. 2033_1596_002272 ma non mi riconosce. esclamò il ragazzo in tuono desolato. ti riconoscerà domani, forse speriamo bene. fatti coraggio. 2033_1596_002273 è malato molto come sta? domandò affannosamente il ragazzo l'infermiere. lo guardò senza rispondere, poi disse: vieni con me. 2033_1596_002274 e in quella maniera passò il secondo giorno e il terzo e il quarto, in una vicenda di miglioramenti leggieri e di peggioramenti improvvisi. 2033_1596_002275 il suo viso diventava color violaceo, il suo respiro ingrossava, gli cresceva l'agitazione. gli sfuggivan dalla bocca delle grida inarticolate. 2033_1596_002276 il quale, in un impeto di collera, aveva scagliato una pialla contro il suo padrone, che da un pezzo lo perseguitava, e l'aveva ferito mortalmente al capo, e per questo era stato condannato a vari anni di reclusione. 2033_1596_002277 il mio marco, che è ancora così piccolo, alto, così tanto buono e affettuoso. voi non sapete che ragazzo era, signora, se sapesse, non me lo potevo staccare dal collo quando son partita. singhiozzava da far compassione. singhiozzava. 2033_1596_002278 e allora da tutti i parenti comincia la pioggia delle domande: hai saputo la lezione? quanto t'ha dato del lavoro? che cos'avete per domani? quand'è l'esame mensile? 2033_1596_002279 rimase un momento sopra pensiero, poi si staccò bruscamente dalla ragazza, tornò indietro, frugandosi con una mano nella sottoveste, e gridò come un furioso: ebbene, sono un povero diavolo, ma ecco qui lascio venti lire per l'istituto. un marengo d'oro bell'e nuovo. 2033_1596_002280 camminava allora attraverso a una foresta vastissima di alberi giganteschi, mostri della vegetazione, dai fusti smisurati, simili a pilastri di cattedrali, che intrecciavano a un'altezza meravigliosa le loro enormi chiome inargentate dalla luna. 2033_1596_002281 c'era su scolpita una penna a traverso a un quaderno e scritto intorno al mio maestro ricordo del numero ei anni. 2033_1596_002282 o di non sopravvivere che poche ore dopo d'aver sofferto invano dei dolori più atroci di quelli che la dovevano uccidere. naturalmente, il medico badava a ridirle. 2033_1596_002283 io l'ho lasciata, che era come un povero animaletto. povera creatura, io ci credo poco. già a questi collegi ha imparato a fare i segni. mia moglie mi scriveva: bene, impara a parlare, fa progressi. 2033_1596_002284 che ai piedi di quegli alberi parevan nidi di formiche e qualche bufalo addormentato lungo la via. era sfinito, ma non sentiva la stanchezza, era solo e non aveva paura. 2033_1596_002285 la suora, che s'era allontanata un momento, tornò con un mazzettino di viole tolte da un bicchiere sulla finestra e lo porse al ragazzo dicendo: non ho altro da darti, tieni questo per memoria. 2033_1596_002286 e d'esami. com'è bello tutto questo, com'è grande e che immensa promessa è pel mondo: la sordomuta. 2033_1596_002287 io rimasi senza parola, con gli occhi fissi su crossi. e allora derossi risolvette il problema e lo passò sotto il banco a crossi. gli diede un foglio di carta. 2033_1596_002288 vagamente, in quella mezza oscurità egli vedeva miriadi di tronchi di tutte le forme, ritti inclinati, scontorti, incrociati in atteggiamenti strani di minaccia e di lotta, alcuni rovesciati a terra come torri cadute tutte d'un pezzo. 2033_1596_002289 cuore l'infermiere di tata. racconto mensile. la mattina d'un giorno piovoso di marzo, un ragazzo vestito da campagnuolo. 2033_1596_002290 eran parole buttate via. no, essa rispondeva con la voce fioca. ho ancora coraggio per morire, ma non ne ho più per soffrire inutilmente. 2033_1596_002291 il ragazzo si fece animo e lo seguitò, gettando sguardi paurosi a destra e a sinistra sui visi bianchi e smunti dei malati, alcuni dei quali avevan gli occhi chiusi e parevano morti. 2033_1596_002292 dove, ammalatosi improvvisamente, aveva appena fatto in tempo a scrivere un rigo alla famiglia per annunziarle il suo arrivo e dirle che entrava. 2033_1596_002293 senza madre, povero bambino, lui che m'amava tanto, che aveva tanto bisogno di me. senza madre, nella miseria dovrà andare accattando, lui marco, marco mio, che tenderà la mano affamato. 2033_1596_002294 moribondi, l'accorrere improvviso delle suore di notte, i pianti e gli atti di desolazione dei visitatori che uscivano senza speranza, tutte quelle scene dolorose e lugubri della vita d'un ospedale che, in qualunque altra occasione, l'avrebbero sbalordito e atterrito. 2033_1596_002295 e la maestrina della penna rossa. ha sempre la sua penna rossa e un nodo di nastri rosa al collo, tutti sgualciti dalle zampette dei suoi scolari, che la fanno sempre ridere e correre. 2033_1596_002296 il ragazzo avrebbe voluto domandar altro, ma non osò. il medico passò oltre e allora egli cominciò la sua vita d'infermiere. 2033_1596_002297 ma con espressione così viva di dolore. mi guardò che tesi subito la mano e presi l'oggetto. eccolo qui. guardammo attentamente il calamaio: pareva stato lavorato con la punta d'un chiodo, con lunghissima pazienza. 2033_1596_002298 marco, lacero e polveroso, era là, ritto sulla soglia, trattenuto per un braccio dal dottore. la donna urlò tre volte: dio, dio, dio mio. 2033_1596_002299 in quel punto parve al ragazzo di sentirsi stringere la mano. m'ha stretta la mano, esclamò il medico. rimase un momento chino sul malato, poi s'alzò la suora, staccò un crocifisso dalla parte. 2033_1596_002300 coi lucciconi agli occhi, ansando come se avesse fatto una gran corsa e sclamò: ah, com'è cresciuta, come s'è fatta bella. oh, la mia cara, la mia povera gigia. 2033_1596_002301 e allora egli si rassegnò crollando il capo, e poi rapidamente mandato un bacio con la mano alla maestra e alla ragazza grande e, ripreso il braccio della sua figliuola, si slanciò con lei fuor della porta dicendo: vieni, vieni, figliuola mia. 2033_1596_002302 il mese di maggio. 2033_1596_002303 è quello sei anni. egli diceva che suo padre era in america. era invece in prigione crossi. era piccolo al tempo del delitto. non si ricorda sua madre, lo ingannò. egli non sa nulla. non ci sfugga una sillaba di questo. 2033_1596_002304 una buona ragazza così povera. la mia gigia è un onesto operaio, un povero padre di famiglia che glielo augura di tutto cuore. la ragazza grande accarezzava la piccola, sempre tenendo il viso basso e sorridendo, e il giardiniere continuava a guardarla come una madonna. 2033_1596_002305 l'uomo si voltò, lo guardò un momento, gittò un grido, anch'egli cicillo, e si slanciò verso di lui. il ragazzo cadde fra le braccia di suo padre soffocato. le suore, gl'infermieri, l'assistente, accorsero e rimasero lì pieni di stupore. 2033_1596_002306 la suora e un infermiere li seguivano. cominciaron la visita, fermandosi a ogni letto. quell'aspettazione pareva eterna al ragazzo e ad ogni passo del medico gli cresceva. 2033_1596_002307 gli scolari son già vestiti da estate. è bello ora veder l'uscita delle classi. com'è tutto diverso dai mesi scorsi. le capigliature che toccavan le spalle sono andate giù. 2033_1596_002308 poi disse a suo padre: mol to mol, to buona. il custode, uscito a un cenno della maestra, ritornò quasi subito con una sordomuta bionda, robusta, di viso allegro. 2033_1596_002309 poi, cambiando tono, improvvisamente no, taci, aspetta. e voltandosi verso il medico, a precipizio: presto, subito, dottore, voglio guarire, son pronta, non perda un momento. conducete via marco che non senta. 2033_1596_002310 pensieroso, derossi strinse la mano a crossi in modo da farsi vedere e gli disse: forte a riverderci crossi e gli passò la mano sotto mento. io feci lo stesso, ma facendo quello derossi diventò color di porpora, io pure. 2033_1596_002311 è il figliuolo del malato, disse la suora. è arrivato questa mattina dal suo paese. il medico gli posò una mano sulla spalla. 2033_1596_002312 essa capisce dai movimenti della vostra bocca quali sono le parole che voi dite. ecco la cosa. ma non sente le vostre parole e neppure quello che essa dice a voi le pronuncia, perché le abbiamo insegnato, lettera per lettera, come deve atteggiar le labbra e muover la lingua. 2033_1596_002313 io lascio qui il fagotto e scappo a pigliarla. tre anni che non la vedo, la mia povera figliuola. tre anni che non vedo nessuno dei miei. mio padre mi disse: accompagnalo. 2033_1596_002314 eppure una cosa lo consolava: malgrado che peggiorasse, a lui sembrava che il malato andasse riacquistando lentamente un poco d'intelligenza. 2033_1596_002315 mentre credevamo che ridesse di gioia, tutt'a un tratto si mise a piangere. ma era gioia anche quella animo, gli disse la maestra: avete motivo di rallegrarvi, non di piangere. vedete che fate piangere anche la vostra figliuola. siete contento, dunque? 2033_1596_002316 cercò, il padrone era sparito. non restavan più che le due infermiere e l'assistente si sentiva nella stanza vicina, un rumore affrettato di passi, un mormorio di voci rapide e sommesse e d'esclamazioni rattenute. 2033_1596_002317 e il ragazzo era così tutto assorto nelle sue cure che appena sbocconcellava due volte al giorno un po di pane e un po di formaggio, che gli portava la suora e non vedeva quasi quel che seguiva intorno a lui: i malati moribondi. 2033_1596_002318 e cicillo ricominciò a far l'infermiere, non piangendo più, ma con la stessa premura, con la stessa pazienza di prima. ricominciò a dargli da bere, ad accomodargli le coperte, a carezzargli la mano, a parlargli dolcemente per fargli coraggio. 2033_1596_002319 via, vistolo irremovibile. non s'opposero più: dio t'accompagni. gli dissero: bada alla via per la foresta. buon viaggio italianito. un uomo l'accompagnò fuori di città, gli indicò il cammino, gli diede qualche consiglio e stette a vederlo partire. 2033_1596_002320 e le donne le afferavan le mani, la palpavano pregando, la facevano tornare in sé a poco a poco e le parlavan di dio e di speranza. 2033_1596_002321 la maestra sorrise e disse a bassa voce alla ragazza: chi è quest'uomo che t'è venuto a trovare? e la ragazza con una voce grossa, strana, stuonata. 2033_1596_002322 quella mise fuori la voce, ma invece di e pronunziò o no, disse la maestra: non è questo. e pigliate le due mani della bimba. se ne mise una aperta sulla gola e l'altra sul petto e ripeté: e. 2033_1596_002323 sempre tenendosi le due piccole mani sul petto e sulla gola. avete capito ora? domandò il padre. aveva capito, ma pareva più meravigliato di quando non capiva. 2033_1596_002324 crederà che sia un dei suoi, il vostro, il malato guardava sempre il ragazzo. il padre disse a cicillo: resta. 2033_1596_002325 delle fatiche durate, della ferrea costanza spiegata, gli facea alzare la fronte. tutto il suo forte e nobile sangue genovese gli rifluiva al cuore in un'onda ardente d'alterezza e 2033_1596_002326 e guardava il maestro con gli occhi pieni di rispetto e di gratitudine. era un giovane con la barba nera più disgraziato che malvagio, un ebanista. 2033_1596_002327 non potendo far altro, accomodava le coperte al malato, gli toccava ogni tanto la mano, gli cacciava i moscerini, si chinava su di lui ad ogni gemito e quando la suora portava da bere, le levava di mano il bicchiere o il cucchiaio e lo porgeva in sua vece. 2033_1596_002328 ditemi una parola, ma il malato, dopo averlo guardato attentamente, chiuse gli occhi. tata, tata, che avete? sono il vostro figliuolo cicillo vostro. il malato non si mosse più e continuò a respirare. 2033_1596_002329 la figliuola di giorgio. le corse subito incontro, la prese per un braccio come una bimba e la tirò davanti a suo padre dicendo con la sua grossa voce: ca te rina giordano. 2033_1596_002330 ed esaltandosi. tutt'a un tratto gridò, giungendo le mani, il mio marco, il mio bambino, la vita mia. ma girando gli occhi pieni di pianto, vide che la padrona non c'era più. eran venuti a chiamarla furtivamente. 2033_1596_002331 dove, dove? gridò marco, saltando su come un resuscitato. a una quindicina di miglia di qua continuò l'uomo in riva al saladillo. 2033_1596_002332 ora tutti lascian vedere quello che portano: dei ventagli fatti con mezza gazzetta, dei bocciuoli di canna, delle freccie da tirare agli uccelli, dell'erba, dei maggiolini che sbucano fuor delle tasche e vanno su pian piano per le giacchette. 2033_1596_002333 con qualche soldo ad assistere suo padre, il suo tata, come là si dice. il ragazzo aveva fatto dieci miglia di cammino. 2033_1596_002334 alle otto di quella mattina il medico di tucuman, un giovane argentino, era già al letto della malata in compagnia d'un assistente, a tentare per l'ultima volta di persuaderla a lasciarsi operare. e con lui ripetevano le più calde istanze l'ingegnere mequinez e la sua signora. 2033_1596_002335 parte e morto, gridò il ragazzo. va, figliuolo, disse il medico, la tua santa opera è compiuta, va e abbi fortuna che la meriti. dio ti proteggerà, addio. 2033_1596_002336 allora la maestra si voltò al custode e gli disse: chiamatemi una bimba della classe preparatoria. il custode tornò poco dopo con una sordomuta di otto o nove anni, entrata da pochi giorni. 2033_1596_002337 la malata fissò sull'uscio gli occhi velati, aspettando. dopo alcuni minuti vide comparire il medico con un viso insolito, poi la padrona e il padrone, anch'essi col viso alterato. 2033_1596_002338 ma c'è una giornata di marcia. gli dissero tutti insieme: sei stanco, devi riposare, partirai domattina. impossibile, impossibile, rispose il ragazzo. ditemi dove si passa. non aspetto più un momento, parto subito dovessi morire per via. 2033_1596_002339 grazie, rispose il ragazzo, pigliando il mazzetto con una mano e asciugandosi gli occhi con l'altra. ma ho tanta strada da fare a piedi, lo sciuperei. 2033_1596_002340 la malata dilatò gli occhi, preparatevi. proseguì la padrona a vedere una persona a cui volete molto bene. la donna alzò il capo con un scatto vigoroso e cominciò a guardare rapidamente. ora la signora, ora l'uscio con gli occhi sfolgoranti. 2033_1596_002341 e tiratala a sedere in disparte, cominciò a interrogarla e quella a rispondere, ed egli rideva con gli occhi lustri, battendosi i pugni sulle ginocchia e pigliava la figliuola con le mani, guardandola. 2033_1596_002342 agitato, senza riposo, tra una speranza che gli allargava l'anima e uno sconforto che gli agghiacciava il cuore. il quinto giorno, improvvisamente, il malato peggiorò. 2033_1596_002343 ripetete la domanda tenendo bene il vostro viso davanti al suo. il padre, guardandola bene in faccia, ripeté: sei contenta che tuo padre sia ritornato, che non se ne vada più via. 2033_1596_002344 lo abbracciò, lo guardò fisso, lo ribaciò in fronte e partì. il ragazzo tornò accanto al letto e l'infermo parve racconsolato. 2033_1596_002345 la notte il ragazzo dormì sopra due seggiole in un angolo del camerone e la mattina riprese il suo ufficio pietoso. quel giorno parve che gli occhi del malato rivelassero un principio di coscienza. 2033_1596_002346 anni derossi. scattò a quelle parole e cominciò a guardare ora me, ora crossi, il figliuolo dell'erbivendola, che era nel banco davanti con la schiena rivolta a noi, tutto assorto nel suo problema. 2033_1596_002347 il giardiniere diede un passo indietro e gridò come un matto: parla, ma è possibile, ma è possibile, parla, ma tu parli, bambina mia parli, dimmi un poco, parli. e di nuovo l'abbracciò e la baciò sulla fronte tre volte. 2033_1596_002348 ma non è coi gesti che parlano, signora maestra, non è con le dita, così. ma cosa è questo? no, signor voggi, rispose la maestra, non è coi gesti. quello era il metodo antico. qui s'insegna col metodo nuovo, col metodo orale. 2033_1596_002349 nello stesso momento entrò nel camerone un uomo con un grosso involto alla mano, seguito da una suora. il ragazzo gettò un grido acuto e rimase inchiodato al suo posto. 2033_1596_002350 detto questo, si mise sotto il braccio il suo involtino di panni e, a lenti passi, rotto dalla stanchezza, se n'andò. l'alba spuntava. 2033_1596_002351 dalla classe vicina esce come un cinguettio di cento uccelli, che vuol dir che il maestro è andato fuori un momento vo innanzi e alla svoltata del canto, sento uno scolaro che piange e la voce della maestra che lo rimprovera o lo consola. 2033_1596_002352 e allora il mequinez piano, tentando sempre di condurlo via. ecco senti, ora ti dirò: tua madre è malata, bisogna farle una piccola operazione. 2033_1596_002353 e scritto il problema d'aritmetica dell'esame mensile. raccontai al mio compagno tutta la storia del prigioniero e del calamaio e come il calamaio era fatto con la penna a traverso al quaderno e quell'iscrizione intorno sei anni. 2033_1596_002354 veniva da un villaggio dei dintorni di napoli. suo padre, partito di casa l'anno addietro per andare a cercar lavoro in francia, era tornato in italia e sbarcato pochi dì prima a napoli. 2033_1596_002355 poi, rivolgendosi al morto addio, e mentre cercava un nome da dargli, gli rivenne dal cuore alle labbra il dolce nome che gli aveva dato per cinque giorni: addio, povero tata. 2033_1596_002356 e sempre più spesso faceva quel movimento forzato delle labbra, come se volesse pronunciare una parola, e lo faceva così spiccato, qualche volta, che il figliuolo gli afferrava il braccio con violenza, sollevato da una speranza improvvisa. 2033_1596_002357 ma le sue labbra non si muovevano. povero tata, quanto era mutato. il figliuolo non l'avrebbe mai riconosciuto. gli s'erano imbiancati i capelli, gli era cresciuta la barba. aveva il viso gonfio d'un color rosso carico. 2033_1596_002358 ti parrà molto più bella e più poetica fra trent'anni, quando ci verrai a accompagnare i tuoi figliuoli e la vedrai di fuori come io la vedo. aspettando l'uscita, io giro per le strade silenziose intorno all'edifizio e porgo l'orecchio alle finestre del pian terreno chiuse dalle persiane. 2033_1596_002359 insegnano a parlare in quella maniera? domandò dopo un minuto di riflessione guardando la maestra: hanno la pazienza d'insegnare a parlare a quella maniera a poco a poco a tutti quanti, a uno a uno per anni e anni? ma loro sono santi, sono. 2033_1596_002360 pianto. che cos'ha mio padre fatti, animo figliuolo, rispose il medico rimettendogli una mano sulla spalla. ha una risipola facciale. è grave, ma c'è ancora speranza. assistilo. la tua presenza gli può far del bene. 2033_1596_002361 e ci pensavo ancora questa mattina. quanto lontano dall'immaginare la sorpresa che m'aspettava alla scuola, entrato appena nel mio nuovo banco accanto a derossi. 2033_1596_002362 dio eterno. no, non voglio morire. il medico, chiamatelo subito, venga, mi tagli, mi squarci il seno, mi faccia impazzire, ma mi salvi la vita. voglio guarire, voglio vivere, partire, fuggire. domani, subito il medico, aiuto, aiuto. 2033_1596_002363 molti di quei piccoli portano dei mazzetti di fiori alle maestre. anche le maestre son tutte vestite da estate di colori allegri, fuorché la monachina che è sempre nera. 2033_1596_002364 ma dicevo io, che cosa vale che impari a parlare lei, se io i segni non li so fare, come faremo a intenderci? povera piccina, quello è buono per capirsi fra loro, un disgraziato con l'altro. come va, dunque? come va. 2033_1596_002365 il portinaio. data un'occhiata alla lettera, chiamò un infermiere e gli disse che conducesse il ragazzo dal padre. che padre? domandò l'infermiere. il ragazzo, tremante per il timore d'una trista notizia, disse il nome. l'infermiere non si rammentava quel nome. 2033_1596_002366 ma loro sono angeli del paradiso, ma non c'è al mondo una ricompensa per loro. che cosa ho da dire? ah, mi lascino un poco con la mia figliuola. ora me la lascino cinque minuti per me solo. 2033_1596_002367 e non s'accorgeva intanto che sulle cime degli alberi giganteschi andava morendo la luce argentina della luna nella bianchezza delicata. 2033_1596_002368 allora gli sgorgò dall'anima un torrente di parole: no, tata, aspetta, ecco, non posso. c'è quel vecchio. da cinque giorni son qui, i guarda sempre. credevo che fossi tu, gli volevo bene. 2033_1596_002369 e una cosa nuova seguiva in lui che, mentre fino allora aveva portata nella mente un'immagine della madre oscurata e sbiadita, un poco, da quei due anni di lontananza, in quei momenti quell'immagine gli si chiariva. 2033_1596_002370 come non lo sapevate, ma io non sapevo niente. rispose: il giardiniere trasecolato tre anni che son fuori, o me l'avranno scritto e non l'ho capito. 2033_1596_002371 con un grembiale grigio, è più alta di me, piangeva e teneva suo padre stretto al collo con tutt'e due le braccia. suo padre si svincolò e si mise a guardarla da capo a piedi. 2033_1596_002372 come al diffondersi improvviso d'una buona notizia. è il bidello che gira ad annunziare il finis e a quel rumore una folla di donne, d'uomini, di ragazze e di giovanetti si stringono di qua e di là dalla porta a aspettare i figliuoli, i fratelli, i nipotino. 2033_1596_002373 alla voce carezzevole del ragazzo. pareva che un'espressione vaga di gratitudine gli brillasse un momento nelle pupille e una volta mosse un poco le labbra come se volesse dir qualche cosa. 2033_1596_002374 e figliuola si guardarono un momento e poi si slanciarono l'uno nelle braccia dell'altro mettendo un grido. la ragazza era vestita di rigatino bianco e rossiccio. 2033_1596_002375 i farà la grazia di scrivere che ho sempre pensato a loro, che ho sempre lavorato per loro, per i miei figliuoli, e che il mio solo dolore fu di non rivederli più. 2033_1596_002376 qua il braccio a tuo padre, gigia mia. la ragazza ch'era tornata con una mantellina e una cuffietta gli diede il braccio e grazie a tutti, disse il padre di sull'uscio. grazie a tutti. con tutta l'anima mia tornerò ancora una volta a ringraziar tutti. 2033_1596_002377 e un'espressione di dolcezza straordinaria passava a quando a quando nei suoi occhi che sempre più si rimpiccolivano e s'andavano velando. 2033_1596_002378 cadere l'involto. abbandonò la testa sulla spalla del malato, afferrandogli con una mano il braccio che teneva disteso immobile sopra la coperta. 2033_1596_002379 e benché dubitasse sovente di non esser capito, pure parlava perché gli pareva che, anche non comprendendo il malato, ascoltasse con un certo piacere la sua voce, quell'intonazione insolita di affetto e di tristezza. 2033_1596_002380 marco si slanciò avanti. essa protese le braccia scarne e, serrandolo al seno, con la forza d'una tigre, scoppiò in un riso violento, rotto da profondi singhiozzi senza lagrime che la fecero ricader soffocata sul cuscino. 2033_1596_002381 mercoledì: marco il genovese è il penultimo piccolo eroe di cui facciamo conoscenza quest'anno. non ne resta che uno per il mese di giugno. 2033_1596_002382 anni e sotto, in piccoli caratteri, studio e speranza. il maestro non disse altro, ce n'andammo. 2033_1596_002383 non ci son più che due esami mensili. ventisei giorni di lezione, sei giovedì e cinque domeniche: si sente già l'aria della fine dell'anno. gli alberi del giardino, fronzuti e fioriti, fanno una bell'ombra sugli attrezzi della ginnastica. 2033_1596_002384 oggi vi potete pigliar con voi la vostra figliuola, disse la maestra. se me la piglio, rispose il giardiniere, me la conduco a condove e la riporto domani mattina. si figuri un po, se non me la piglio. 2033_1596_002385 nei momenti che non delirava, però, si capiva che il suo più terribile strazio non erano i dolori del corpo, ma il pensiero della famiglia, lontana, smorta, disfatta, col viso mutato. si cacciava le mani nei capelli con un atto di disperazione che passava l'anima e gridava: 2033_1596_002386 una persona. soggiunse la signora impallidendo, arrivata or ora inaspettatamente- chi è? gridò la donna con una voce strozzata e strana, come di persona spaventata. 2033_1596_002387 il maestro ritirò, la mano era bagnata di lacrime. dopo d'allora non lo vide più. passarono sei anni. 2033_1596_002388 gli levò di mano l'infermiere di tata, il racconto mensile che il maestro gli aveva dato a ricopiare, per ricopiarlo lui in sua vece. 2033_1596_002389 da una finestra sento la voce d'una maestra che dice: ah, quel taglio di t non va, figliuol mio. che ne direbbe tuo padre? alla finestra vicina è la grossa voce d'un maestro che detta lentamente: 2033_1596_002390 il medico interrogato, scrollò il capo come per dire che era finita e il ragazzo s'abbandonò sulla seggiola rompendo in singhiozzi. 2033_1596_002391 mentre dagli usci delle classi schizzan fuori, come zampillando nel camerone, i ragazzi piccoli a pigliar cappottini e cappelli, facendone un arruffìo sul pavimento. 2033_1596_002392 e anche le povere madri che non sanno leggere, aprono i quaderni, guardano i problemi, domandano i punti- solamente otto, dieci con lode, nove di lezione- e s'inquietano e si rallegrano e interrogano i maestri e parlan di programmi e d'esami. 2033_1596_002393 poi si chinò sul malato, gli tastò il polso, gli toccò la fronte e fece qualche domanda alla suora, la quale rispose: 2033_1596_002394 il giorno della partenza, quando gli aveva dato l'ultimo addio sul bastimento le speranze che aveva fondato la famiglia su quel suo viaggio. la desolazione di sua madre all'arrivo della lettera. 2033_1596_002395 lo assistette tutto quel giorno. lo assistette tutta la notte. gli restò ancora accanto il giorno seguente, ma il malato s'andava sempre aggravando. 2033_1596_002396 jenovesa. l'ho vista marco ruppe, in un singhiozzo convulso, tra di riso e di pianto, poi con un impeto di risoluzione violenta. dove si passa presto la strada, parto subito. insegnatemi la strada. 2033_1596_002397 e la gente che passa si sofferma a ascoltare e tutti rivolgono uno sguardo di simpatia a quell'edificio gentile che racchiude tanta giovinezza e tante speranze. 2033_1596_002398 soltanto mi fa pena di veder garrone col lutto e la mia povera maestra di prima, che è sempre più smunta e più bianca e tosse sempre più forte, cammina curva ora e mi fa un saluto così triste. 2033_1596_002399 a tremare. a un tratto un grido acutissimo, come il grido d'un ferito a morte, risonò in tutta la casa. il ragazzo rispose con un altro grido disperato: mia madre è morta. il medico comparve sull'uscio e disse: tua madre è salva. 2033_1596_002400 ma l'operazione è sicura, ma la vostra salvezza è certa, purché ci mettiate un po di coraggio. ed è egualmente certa la vostra morte, se vi rifiutate. 2033_1596_002401 io pensavo a tutt'altro che a quel disgraziato, disse il maestro, quando ieri, l'altro mattina, mi vedo capitare a casa uno sconosciuto con una gran barba nera, già un po brizzolata, vestito malamente, il quale mi dice: 2033_1596_002402 qui, ogni ragazza piccola è data in cura a una compagna più grande che le fa da sorella, da madre. la vostra è affidata a una sordomuta di diciassette anni, figliuola d'un fornaio, che è buona e le vuol bene. 2033_1596_002403 non potevo finirlo meglio che con la visita di questa mattina. il mese di maggio udiamo una scampanellata, corriamo tutti. sento mio padre che dice in tuono di meraviglia: 2033_1596_002404 pareva che lo sapesse, che non avrebbe mai più rivisto sua madre. povero marco, povero bambino mio. credevo che mi scoppiasse il cuore. ah, se fossi morta, allora morta, mentre mi diceva: addio, morta, fulminata fossi. 2033_1596_002405 il giardiniere non poteva più né parlare né star fermo. guardava i quadri alle pareti senza veder nulla. la porta s'aperse. entrò una maestra vestita di nero con una ragazza per mano. 2033_1596_002406 tornerò a casa domani. lasciami star qui un altro po. non va mica bene che lo lasci. vedi in che maniera mi guarda. io non so chi sia, ma mi vuole, morirebbe solo. lasciami star qui, caro tata. 2033_1596_002407 guardava tutte le donne che passavano con una speranza affannosa di incontrar sua madre. avrebbe voluto interrogar tutti e non osava fermar nessuno. 2033_1596_002408 la grandezza della foresta ingrandiva l'anima sua. la vicinanza di sua madre gli dava la forza e la baldanza d'un uomo. la ricordanza dell'oceano degli sgomenti, dei dolori sofferti e vinti. 2033_1596_002409 e allora cominciò a riconfortarsi, a sperare e con la speranza d'essere inteso, almeno confusamente. gli parlava, gli parlava a lungo, della mamma, delle sorelle piccole, del ritorno a casa e lo esortava a farsi animo con parole calde e amorose. 2033_1596_002410 e poi una voce forte, due sole parole- arrivederci suora. che lo fecero balzare in piedi con un grido strozzato nella gola. 2033_1596_002411 quando gli caddero gli occhi sopra un insegna di bottega su cui era scritto un nome italiano. c'era dentro un uomo con gli occhiali e due donne. egli s'avvicinò lentamente alla porta e, fatto un animo risoluto, domandò: i saprebbe dire, signore, dove sta la famiglia? 2033_1596_002412 entrato all'ospedale, quando domandò l'infermiere, il ragazzo diede uno sguardo alla lettera- cinque giorni fa, credo. l'infermiere stette un po pensando poi, come ricordandosi a un tratto: ah, disse il quarto camerone, il letto in fondo. 2033_1596_002413 con la pelle tesa e luccicante, gli occhi rimpiccioliti, le labbra ingrossate. la fisionomia tutta alterata. non aveva più di suo che la fronte e l'arco delle sopracciglia. 2033_1596_002414 il malato non si scosse. il ragazzo si rialzò e guardò il padre e ruppe in pianto un'altra volta. allora il malato gli rivolse uno sguardo lungo e parve che lo riconoscesse. 2033_1596_002415 respirava con affanno: tata, tata, mio, disse il ragazzo: son io, non mi riconoscete. sono cicillo, il vostro cicillo, venuto dal paese che m'ha mandato la mamma. guardatemi bene, non mi riconoscete. 2033_1596_002416 un istante dopo gittò un grido altissimo, balzando a sedere sul letto e rimase immobile con gli occhi spalancati e con le mani alle tempie, come davanti a un'apparizione sovrumana. 2033_1596_002417 arrivato in fondo al camerone, l'infermiere si fermò al capezzale d'un letto, aperse le tendine e disse: ecco tuo padre. il ragazzo diede in uno scoppio di pianto. 2033_1596_002418 sono una testa di legno, io o figliuola mia. tu mi capisci dunque che ti dico. ma no, buon uomo, disse la maestra, la voce non la sente perché è sorda. 2033_1596_002419 ma che son morta con coraggio, rassegnata, benedicendoli, e che raccomando a mio marito e al mio figliuolo maggiore, il più piccolo, il mio povero marco, che l'ho avuto in cuore fino all'ultimo momento. 2033_1596_002420 il malato lo guardava qualche volta, ma non dava segno di riconoscerlo, senonché il suo sguardo si arrestava sempre più a lungo sopra di lui, specialmente quando si metteva agli occhi il fazzoletto. e così passò il primo giorno. 2033_1596_002421 uscimmo nella strada, il padre di crossi era là un po in disparte, un uomo con la barba nera già un po brizzolata, vestito malamente, con un viso scolorito e pensieroso. 2033_1596_002422 la figliuola scappò a vestirsi, dopo tre anni che non la vedo, riprese il giardiniere ora che parla: a condove subito me la porto, ma prima voglio far un giro per torino. 2033_1596_002423 tutti di sugli usci si voltavano a guardar quel povero ragazzo stracciato e polveroso che mostrava di venir di tanto lontano. ed egli cercava fra la gente un viso che gl'ispirasse fiducia per rivolgergli quella tremenda domanda. 2033_1596_002424 inarticolate. l'enfiagione si faceva mostruosa. alla visita della sera il medico disse che non avrebbe passata la notte e allora cicillo raddoppiò le sue cure. 2033_1596_002425 erano le quattro della sera e allora, appunto, il ragazzo s'era abbandonato a uno di quegli impeti di tenerezza e di speranza quando, di là, dalla porta più vicina del camerone, udì un rumore di passi. 2033_1596_002426 il bottegaio e le donne s'alzarono. alcuni vicini accorsero che c'è, che hai ragazzo? disse il bottegaio, tirandolo nella bottega e facendolo sedere. non c'è da disperarsi, che diavolo. i mequinez non sono qui, ma poco lontano, a poche ore da tucuman, dove. 2033_1596_002427 marco mio, non è nulla, i racconterai ancora un bacio. va, eccomi qui, dottore marco fu portato via. i padroni e le donne uscirono in fretta. rimasero il chirurgo e l'assistente che chiusero la porta. 2033_1596_002428 t'hanno condotto al letto d'un altro e io che mi disperavo di non vederti, dopo che mamma scrisse: l'ho mandato, povero cicillo, da quanti giorni sei qui? com'è andato questo imbroglio? 2033_1596_002429 un vecchio operaio venuto di fuori domandò: operaio sì, rispose il ragazzo sempre più ansioso, non tanto vecchio, venuto di fuori. sì, 2033_1596_002430 votini. ha una specie di vestimento alla scozzese, tutto attillato, crossi, mostra il petto nudo precossi sguazza dentro a un camiciotto turchino da fabbro ferraio. 2033_1596_002431 dopo ogni breve assopimento, riaprendo gli occhi sembrava che cercasse il suo piccolo infermiere. il medico ripassato due volte, notò un poco di miglioramento. 2033_1596_002432 e sciolto il mazzolino, sparpagliò le viole sul letto dicendo: le lascio per ricordo al mio povero morto. grazie, sorella, grazie, signor dottore. 2033_1596_002433 è la stagione delle ciliegie, delle farfalle, delle musiche sui viali e delle passeggiate in campagna. molti di quarta scappano già a bagnarsi nel po. tutti hanno già il cuore alle vacanze. ogni giorno si esce dalla scuola più impazienti e contenti del giorno innanzi. 2033_1596_002434 dio mio, dio mio, morire tanto lontana, morire senza rivederli. i miei poveri figliuoli che rimangono senza madre, le mie creature, il povero sangue mio. 2033_1596_002435 e quella notte il ragazzo lo vegliò fin che vide biancheggiare alle finestre il primo barlume di giorno e comparire la suora. la suora s'avvicinò al letto, diede un'occhiata al malato e andò via a rapidi passi. 2033_1596_002436 la mia povera mutina è lei, signora la maestra. le dica un po che mi faccia pure i suoi segni, che qualche cosa capirò e poi imparerò a poco a poco. le dica che mi faccia capire qualche cosa coi gesti. 2033_1596_002437 josefa, le disse la padrona con la voce tremante: ho una buona notizia da darvi. preparate il cuore a una buona notizia. la donna la guardò attentamente. una notizia, continuò la signora sempre più agitata, che vi darà una grande gioia. 2033_1596_002438 le donne che l'assistevano perdevan la testa. la padrona accorreva di tratto in tratto sgomentata. tutti cominciarono a temere che, se anche si fosse decisa a lasciarsi operare, il medico che doveva venire la mattina dopo sarebbe arrivato troppo tardi. 2033_1596_002439 il giardiniere, afferrò la mano alla maestra e gliela baciò due o tre volte dicendo grazie, grazie cento volte, grazie mille volte. grazie, cara signora maestra, e mi perdoni che non le so dir altro. 2033_1596_002440 non ha più da restar, che per poco, mormorò l'assistente. resta, ripeté il padre, tu hai cuore, io vado subito a casa a levar di pena la mamma. ecco uno scudo pei tuoi bisogni. addio, bravo figliuolo mio, a rivederci. 2033_1596_002441 e ballettando tutt'in giro, fin che il bidello li ricaccia dentro a uno a uno e finalmente escono in lunghe file battendo i piedi. 2033_1596_002442 tutti i più piccoli con qualche cosa addosso di rosso o d'azzurro: una mostra, un orlo, una nappina, un cencino di color vivo appiccicato, pur che sia dalla mamma. 2033_1596_002443 gli regalò dei pennini, gli accarezzò la spalla, mi fece promettere, sul mio onore, che non avrei detto nulla a nessuno e quando uscimmo dalla scuola mi disse in fretta: ieri suo padre è venuto a prenderlo, ci sarà anche questa mattina. fa come faccio io. 2033_1596_002444 un medico passerà bene a far la visita, pensava egli mi dirà qualche cosa e s'immerse ne suoi pensieri tristi, ricordando tante cose del suo buon padre. 2033_1596_002445 oh, marco mio, il mio povero marco. dove sarà ora la povera creatura? mia era mezzanotte- e il suo povero marco, dopo aver passato molte ore sulla sponda d'un fosso stremato di forze. 2033_1596_002446 e un nuovo affetto, una tenerezza indicibile gli cresceva, gli cresceva nel cuore, facendogli correre giù pel viso delle lacrime dolci e quiete. 2033_1596_002447 andando innanzi per le vie. riprovò l'agitazione febbrile che lo aveva preso a buenos aires. guardava le finestre e le porte di tutte le case. 2033_1596_002448 i guarda, io gli do da bere, mi vuol sempre accanto. ora sta molto male. abbi pazienza, non ho coraggio, non so, mi fa troppo pena. 2033_1596_002449 ah la brava ragazza. esclamò il padre e allungò la mano per carezzarla, ma la tirò indietro e ripeté: ah la buona ragazza. che dio la benedica, che le dia tutte le fortune, tutte le consolazioni, che la faccia sempre felice, lei e tutti i suoi. 2033_1596_002450 mio padre sorrise e rispose: non vi dico nulla, vedrete, voi andate, andate, non le rubate. un minuto di più uscimmo l'istituto è vicino, strada facendo a grandi passi, il giardiniere mi parlava rattristandosi: ah, la mia povera gigia. 2033_1596_002451 il ragazzo non poteva raccogliere la voce. oh, cicillo mio. esclamò il padre dopo aver fissato uno sguardo attento sul malato, baciando e ribaciando il ragazzo. cicillo figliuol mio, come va questo? 2033_1596_002452 aveva un bel viso ovale, d'un bruno pallido, gli occhi pensierosi e due grosse labbra semiaperte che lasciavan vedere i denti bianchissimi. 2033_1596_002453 la maestra rise poi disse: buon uomo, non vi risponde perché non ha visto i movimenti delle vostre labbra. le avete parlato. 2033_1596_002454 allora, piangendo, il ragazzo prese una seggiola, sedette e stette aspettando senza levar gli occhi dal viso di suo padre. 2033_1596_002455 quella notte fu tremenda per la povera inferma. essa aveva dei dolori atroci che le strappavan degli urli da rompersi le vene e le davan, dei momenti di delirio. 2033_1596_002456 rivedeva i movimenti più sfuggevoli dei suoi occhi e delle sue labbra, tutti i suoi atteggiamenti, tutti i suoi gesti, tutte le ombre dei suoi pensieri e, sospinto da quei ricordi incalzanti, affrettava il passo. 2033_1596_002457 ti spiegherò tutto, vieni con me. no, rispose il ragazzo impuntandosi: voglio star qui, i spieghi qui. l'ingegnere ammontava parole su parole, tirandolo, il ragazzo cominciava a spaventarsi e a tremare. 2033_1596_002458 il giardiniere rimase stupito. daccapo pareva che gli si confondessero le idee. un'altra volta guardò la figliuola e si grattò la fronte. il suo viso domandava ancora una spiegazione. 2033_1596_002459 ma per tutto il tragitto da moncalieri a torino, io non potei più levarmi dal capo quel prigionero affacciato al finestrino, quell'addio al maestro, quel povero calamaio lavorato in carcere che diceva tante cose. e lo sognai la notte. 2033_1596_002460 e, dando un gran colpo sul tavolino, vi lasciò il marengo. no, no, brav'uomo, disse la maestra commossa: ripigliatevi il vostro denaro, io non lo posso accettare. ripigliatevelo, non tocca a me. verrete quando ci sarà il direttore, ma non accetterà nemmeno lui, statene sicuro. 2033_1596_002461 il ragazzo stentò a spiccicar quattro parole per dar notizie della famiglia. oh, come sono contento, balbettò, come sono contento che brutti giorni ho passati e non rifiniva di baciar suo padre. 2033_1596_002462 ma non si muoveva. vieni dunque, gli disse il padre: arriveremo ancora a casa stasera, andiamo, e lo tirò a sé. 2033_1596_002463 come si chiama la tua sorella piccola, a de laide? come si chiama questo collegio dei sor do muti, quanto fa due volte dieci, venti. 2033_1596_002464 e garoffi. ora che ha dovuto lasciare il mantellone che nascondeva il suo commercio, gli rimangono scoperte bene tutte le tasche gonfie d'ogni sorta di carabattole da rigattiere e gli spuntan fuori le liste delle lotterie. 2033_1596_002465 come quella d'un selvaggio che parlasse per la prima volta la nostra lingua ma, pronunciando chiaro e sorridendo, rispose: è mi o. 2033_1596_002466 erano quelle stesse vie diritte e lunghissime e quelle case basse e bianche, ma da ogni parte una vegetazione nuova e magnifica, un'aria profumata, una luce meravigliosa, un cielo limpido e profondo come egli non l'aveva mai visto, neppure in italia. 2033_1596_002467 zitto. disse poi a bassa voce, pigliandomi per un braccio: non sai crossi. mi disse avant'ieri d'aver visto di sfuggita un calamaio di legno tra le mani di suo padre, ritornato dall'america: un calamaio conico, lavorato a mano con un quaderno e una penna. 2033_1596_002468 con la mia mutina a braccetto, che tutti la vedano, e condurla dalle mie quattro conoscenze che la sentano. ah, la bella giornata. questa si chiama una consolazione. 2033_1596_002469 in un luogo dove stanno costruendo una grande fabbrica da zucchero, un gruppo di case. c'è la casa del signor mequinez. tutti lo sanno, ci arriverai in poche ore. 2033_1596_002470 è lei, signore, il maestro tale dei tali. chi siete? gli domando. io sono il carcerato del numero. mi riponde. m'ha insegnato lei a leggere e a scrivere sei anni fa, se si rammenta, all'ultima lezione m'ha dato la mano. 2033_1596_002471 ora ho scontato la mia pena e son qui a pregarla che mi faccia la grazia d'accettare un mio ricordo, una cosuccia che ho lavorato in prigione. la vuol accettare per mia memoria, signor maestro? 2033_1596_002472 e coperti d'una vegetazione fitta e confusa che pareva una folla furente che se li disputasse a palmo a palmo, altri raccolti in grandi gruppi verticali e serrati come fasci di lancie titaniche di cui la punta toccasse le nubi. 2033_1596_002473 è cresciuta? mi dica un po, è cresciuta, è di buon umore, ora vedrete. ora vedrete. gli risposi affrettando il passo. ma dov'è quest'istituto? domandò mia moglie. ce l'accompagnò ch'ero già partito. i pare che debba essere da queste parti. 2033_1596_002474 altri guardavan per aria con gli occhi grandi e fissi come spaventati. parecchi gemevano come bambini. il camerone era oscuro, l'aria impregnata d'un odore acuto di medicinali. due suore di carità andavano attorno con delle boccette in mano. 1595_2012_000000 ma per non pregiudicare la situazione, ha detto in fretta: eh già, già, vedremo sicuro. intanto, ecco, signora marchesa, prenda questa boccetta e faccia delle inalazioni, mattina e sera, versando poche gocce del contenuto in una catinella d'acqua bollente. 1595_2012_000001 capii allora perfettamente che il signor stanislao doveva avere, nel suoi interrogatori, intimiditi i ragazzi in un modo addirittura feroce, con chi sa quali minacce se avessero rivelato una parola. 1595_2012_000002 da una parte, a piè di una scala, c'eran due pentoli pieni di tinta a olio, in uno la tinta rossa e nellaltro la tinta verde, e c'era anche un bel pennellone, grosso come il mio pugno. 1595_2012_000003 che momento i pareva d'essere in un sogno. e quando ritornai in me, io ero solo appoggiato al portone dell'istituto chiuso. tito barozzo non c'era più. 1595_2012_000004 queste sono cose che fanno piacere a un ragazzo e io voglio dimostrare a mio cognato quanto gli sono riconoscente per tutto quello che fa per me. perciò ho deciso di fargli un regalo e, non avendo neppure un soldo, ho pensato di ricorrere al signor venanzio, che è tanto ricco, e di chiedergli in prestito un paio di lire. 1595_2012_000005 pensaci, hai detto proprio la verità. l'ho detta e la sostengo. allora vieni a far rapporto dal signor direttore. difatti, mi condusse nell'ufficio di direzione dove, dietro a una scrivania piena di libri, stava il signor stanislao. 1595_2012_000006 pare impossibile che sia così difficile a un ragazzo che si presenta in una bottega coi suoi bravi quattrini di comperare quel che più gli pare e piace. eppure, al primo negozio, ove mi sono presentato a chiedere una cassaforte, si son messi a ridere e siccome io insistevo, mi hanno detto: 1595_2012_000007 da un lato, accanto al lume acceso appoggiato alla parete, il cuoco col faccione verde pieno di bitorzoli, vòlto verso di noi, guardava con gli occhi languidi e lacrimosi il ritratto. 1595_2012_000008 stamani era anche più nero di iersera e me ne ha dette di tutti i colori perché gli buttai nel caminetto la sua vecchia cartella, tutta strappata e scarabocchiata, mettendogli invece sulla scrivania una cartella nuova, tutta dorata. che è una bellezza. e questa è la gratitudine per avere avuto il gentile pensiero di fargli un regalo. 1595_2012_000009 e uscì impettito con passo militare. quando ritornò poco dopo mi disse sorridendo: tu hai fatto bene a riferirmi quel che avevi visto, ma fortunatamente la cosa sta come aveva raccontato il nostro cuoco e puoi mangiar tranquillo la tua brava scodella di minestra alla casalinga. 1595_2012_000010 così, accompagnato dall'impiegato, mi avviai verso la villa elisabetta e non vi so dire come rimase la zia bettina quando si vide capitar dinanzi uno straccione così sudicio com'ero io e, peggio ancora, un conto da pagare di sedici lire e venti e più la mancia all'impiegato che glielo portava. 1595_2012_000011 sebbene nessuna delle disposizioni testamentarie qui contenute lo interessino. ma io desidero la sua presenza perché, avendolo conosciuto di persona, amo che in queste mie disposizioni il giovinetto stoppani trovi un efficace ammaestramento sulla vanità delle umane ricchezze e un nobile esempio verso il prossimo. 1595_2012_000012 quante cose e quali ho da scrivere stamani. ma tutto ora consiglia la massima prudenza e non posso perdermi in descrizioni e in considerazioni oziose, ma bisogna che mi sbrighi a registrare i fatti nudi e crudi. che notte e che botte. 1595_2012_000013 o e il ono e e febbraio. ieri sera nulla di nuovo. 1595_2012_000014 poco dopo, il direttore, la direttrice e il cuoco erano seduti attorno al solito tavolino con le mani unite e stavano aspettando silenziosamente, tutti riconcentrati, che il fluido si sviluppasse. 1595_2012_000015 pensando che l'incaricato di distribuire ai poveri l'eredità del signor venanzio era stato proprio il sindaco, cioè uno dei capi del partito conservatore e che era stato presente alla lettura del testamento quando l'avvocato maralli aveva fatto quella famosa scenata che ho detto prima. 1595_2012_000016 allora sono intervenuto io e ho detto: siccome nell'unità nazionale è stato stampato che l'avvocato maralli non è cristiano, io che sono il suo cognato posso giurare che non è vero, perché l'ho visto io con questi occhi quando ha sposato mia sorella che stava inginocchiato nella chiesa di san sebastiano a. 1595_2012_000017 perciò ho deciso di scappare e nulla potrà rimuovermi da questa mia risoluzione. e dove anderai il barozzo s'è stretto nelle spalle allargando le braccia. 1595_2012_000018 questo almeno ho raccapezzato dai discorsi che sento fare, e anzi ho anche saputo che il maralli, appena ebbe la notizia del mio ritorno dal collegio, disse: 1595_2012_000019 è un'anguilla innocente. ho ripetuto mettendomi a ridere. le donne sono proprio sciocche di buttare all'aria la casa per un'anguilla che poi mangiano con tanto gusto quando viene portata a tavola cucinata e condita. 1595_2012_000020 i figuro già di vedermelo venire incontro con le braccia aperte a rifar la pace, e allora si metterà una pietra sul passato e l'innocenza trionferà contro tutte le calunnie. 1595_2012_000021 ieri, mentre ero fuori, ho sentito urlare il giornale dei moderati: legghino, signori, l'unione nazionale. con la vera storia dell'eredità del candidato socialista, io l'ho comperato subito. 1595_2012_000022 ho un'idea, ma mi ci vogliono tre o quattro lire per metterla in esecuzione. edremo ottobre. 1595_2012_000023 sono altri venticinque granellini, e cioè quaranta in tutti, tanti quanti bastano per colorire di rosso il brodo della minestra di venerdì, ammesso che l'inchiesta del signor stanislao sia stata, come séguito a credere, una burletta. 1595_2012_000024 ma siccome io ho la disgrazia d'avere tutti parenti che non voglion capire che i ragazzi hanno diritto di divertirsi anche loro, così mi tocca ora a star qui chiuso e sentirmi dire che finirò male, ecc. ecc. mentre invece io volevo che la zia bettina finisse col pigliarci. gusto anche lei al serraglio di bestie feroci che m'era riuscito così bene. 1595_2012_000025 veramente ho detto a quei ragazzi perché avessero un'idea precisa dell'animale che volevo loro rappresentare: il leone è colore arancione, ma siccome manca il giallo, noi lo faremo rosso, che in fondo viene a esser quasi lo stesso. 1595_2012_000026 piuttosto che far la spia, mi ero fatto condannare in prigione, poi un altro voto di plauso per avere scoperto l'affare della minestra di magro. insomma, sono stato trattato come un eroe e tutti mi hanno dimostrato una grande ammirazione. 1595_2012_000027 mi son sentito chiamare a un tratto giannino. giannino, vieni qua subito. era l'ada che urlava a quel modo e io, certo, occupato com'ero, non mi sarei mosso neanche d'un passo se nell'accento di mia sorella non avessi sentito veramente qualche cosa di insolito. 1595_2012_000028 non ho mai potuto capire il perché i pasticcini, che sono tanto buoni, debbano far male e i purganti, che son tanto cattivi, debbano far bene. il fatto è che dei pasticcini ieri ne mangiai una ventina, tutti con le mandorle, e pare che per l'appunto le mandorle sieno molto indigeste. 1595_2012_000029 tutti i soci avevano già scritto il nome scelto in pezzetti di carta che, ripiegati, sono stati messi in un berretto. gigino balestra, che è il socio più piccino, ha due mesi e mezzo meno di me, ha fatto lo squittinio ed è risultato eletto presidente mario michelozzi. 1595_2012_000030 e mi ha accompagnato in diverse botteghe dove vendevano tutta roba usata e di tutte le specie. da principio pareva difficile trovare una cassaforte. nessuno ce l'aveva. abbiamo girato parecchio prima di trovare finalmente quel che si cercava. 1595_2012_000031 io non mi potevo muovere e dovettero accompagnarmi a casa in lettiga. certo è stato un brutto azzardo e i miei poveri genitori e ada hanno provato un gran dispiacere. 1595_2012_000032 ma appena s'è messo le lenti, ha incominciato a dire: uh, mi si appannano le pupille, uh, mi si confonde la vista, i gira la testa. ah, ci siamo. per carità, mandate subito a chiamare il medico e un notaro. mi raccomando un notaro. 1595_2012_000033 anzi, mi ha detto: gigino, più che si urla e più ci hanno piacere. se vuoi venire domenica, si va a collinella, dove c'è una gran fabbrica con di molti operai, e lì il babbo vuole che si gridi: evviva la lega. ci anderei volentieri, ma non so se il babbo mi ci manderà, vedremo. 1595_2012_000034 a un certo punto dètte un tale scossone che non lo potei più reggere e mascherino, gnaolando in modo che pareva ruggisse, si slanciò nel salottino facendo salti terribili attorno alla stanza e rompendo un vaso di vetro di venezia che era lì sulla consolle. 1595_2012_000035 in ogni modo non c'era più ragione di rimanere appollaiato sulla finestrina e discesi. appena ebbi toccato terra, la signora geltrude ordinò al bidello di riportar via la scala e poi, presomi per un braccio, mi disse con tono imperioso: di su che volevi dire della minestra di magro che si fa in collegio. 1595_2012_000036 così io le ho piantate, lasciando che se la sbrigassero fra loro. quanta superbia hanno i grandi. ma questa volta si accorgeranno che anche essendo ragazzi si può giudicare le cose molto meglio di loro, che voglion sempre saper tutto. 1595_2012_000037 difatti, dopo scuola l'ho raggiunto alla porta d'uscita dicendogli: ora facciamo i conti fra noi. ma lui ha affrettato il passo e appena fuori è montato sull'automobile di suo zio che lo aspettava, e s'è messo a suonar la tromba tra l'ammirazione di tutti i nostri compagni, mentre lo scioffèr girava il manubrio e via di gran corsa. 1595_2012_000038 quanto sono disgraziato. sono tanto disgraziato che piangerei, chi sa. come se non mi venisse da ridere nel ripensare alla faccia del maralli quando è scoppiata la gola del camminetto. com'era buffo, con quel barbone che gli tremava tutto dalla paura. 1595_2012_000039 disgraziato, a casa anderai domani, collalto, ha spedito al babbo in questo momento, la lettera, alla quale non ha aggiunto che queste parole: stamani gian burrasca, in meno di un quarto d'ora, ha fatto tante birbanterie che ci vorrebbe un volume a descriverle. venga a prenderlo domattina e gliele dirò a voce. 1595_2012_000040 e e l'ha fatto murare, dopo essersi assicurato, questo s'intende, dove rispondeva questo finestrino e avere scoperto così che esso corrispondeva proprio nell'armadietto di giannino stoppani, detto dai suoi nemici, gian burrasca. 1595_2012_000041 e facendo conoscere col fatto che i grandi hanno torto di perseguitare i ragazzi per ogni nonnulla. ma sono stato zitto perché ero commosso anch io. novembre. 1595_2012_000042 ma siccome non era ancora finito, pensai che fosse poco male, ché la sora matilde avrebbe potuto rifarlo facilmente. ma il gatto, forse dando alla cosa una maggiore importanza, volle punire crudelmente l'infelice canarino. 1595_2012_000043 passando dalla stanza degli armadi, vidi dalla finestra una bambina bionda che stava facendo i balocchi sulla terrazza del piano di sotto e siccome la finestra era molto bassa, mi venne il pensiero gentile di fare una visita a quella bella bambina e mi calai di sotto. 1595_2012_000044 osservino, signori, questa bestia a quattro zampe, con la groppa tutta rigata a strisce bige e nere, è la zebra, un curioso animale fatto come un cavallo, ma che non è un cavallo, che morde e tira i calci come i ciuchi, ma che non è un ciuco, e che vive nelle pianure dell'affrica, cibandosi dei sedani enormi che nascono in quelle regioni. 1595_2012_000045 si dice che questa volta, come al solito, gli elettori cattolici si asterranno dal dare il voto. ora, noi non sapremmo concepire, nella lotta attuale, questa astensione. 1595_2012_000046 e in fondo, che avevo fatto di male? avevo sradicato dal vaso una pianticella di dìttamo che costerà due centesimi, ma siccome io son nato disgraziato, per l'appunto s'è data la combinazione che quella pianta. 1595_2012_000047 geltrude, cerca di moderarti e di ascoltarmi. il barozzo, vedrai, non abuserà della scoperta fatta con la sua anilina. tu sai che egli ignorava di esser tenuto qui a patti speciali. 1595_2012_000048 volevo dire che io non intendo di mangiarla più, mai uardi. i assoggetto piuttosto a mangiar quella di riso, anche il venerdì, a meno che non mi dia la minestra speciale che fanno per lei e per il signor direttore. ma che dici: io non t'intendo. dimmi tutta la verità, tutta capisci. 1595_2012_000049 oggi a desinare il maralli, ha parlato ancora del mio giornalino. tu non l'hai mai visto. ha domandato a virginia: no, faglielo vedere, giannino, vedrai, ci siamo tutti e come somiglianti. giannino è un artista. 1595_2012_000050 risposi: c'è sempre, disse il medium. se non risponde, vuol dire che a certe domande non vuol rispondere e bisogna fargliene delle altre. zio, zio, esclamò la signora geltrude. abbiate pietà di noi, poveri peccatori. 1595_2012_000051 il fumo caldo mi avvolgeva tutto. avevo gli occhi che mi bruciavano per la polvere di carbone che entrava col fumo nella garetta e che mi accecava. e per quanto mi facessi coraggio, sentivo che ormai le forze erano per abbandonarmi. 1595_2012_000052 dentro c'era un uomo tutto vestito di nero che mi ha detto: è lei, giovannino stoppani? sì, e ho qui la lettera. benissimo, quando poco dopo sono entrato nello studio del notaro ciapi, c'era il sindaco e poco dopo è arrivato il mio cognato maralli che appena mi ha visto ha alzato tanto di muso. 1595_2012_000053 dissi queste parole con voce un po più alta e con accento adirato, e parve che esse cadessero sulla testa dei tre spiritisti come tante tegole. si abbandonarono col capo e con le braccia stese sul piano del tavolino, affranti dalla terribile rivelazione, e rimasero così sopraffatti dai loro rimorsi per parecchio tempo. 1595_2012_000054 ah sì, ha gridato allora la zia, con la sua voce stridula e tremando dalla rabbia. questo sfacciato ha incominciato di prima mattinata a farmi disperare. 1595_2012_000055 la direttrice si chiama la signora geltrude ed è la moglie del signor stanislao, ma è un tipo tutto diverso da lui. è bassa, bassa e grassa. grassa, con un naso rosso, rosso, e declama sempre e fa dei grandi discorsi per delle cose da nulla. 1595_2012_000056 e com'è che ambrogio non ci vede più con le sue e ci vede con quelle dello zio venanzio? uhm, bisognerebbe sentire un oculista. in quel momento, però, è venuto ambrogio esclamando: tutto è spiegato, guardi. 1595_2012_000057 giunto dunque alla stazione, presi il biglietto d'ingresso ed entrai. il treno arrivò poco dopo ed io, per evitare il caso di esser visto da qualche persona di conoscenza, mi diressi verso gli ultimi vagoni per attraversare la linea e andare dalla parte opposta alla stazione. 1595_2012_000058 e io, profittando di questo e toccando la corda sensibile della sua dignità, gli ho fatto considerare, con un discorso molto efficace, che egli era tenuto qui quasi per compassione e che perciò aveva, lui, più degli altri, il dovere di mostrarsi grato e affezionato a noi e al nostro istituto. 1595_2012_000059 pulita, lo sguattero portò tutti i piatti sudici nel cortiletto e a due a due li fece scivolare dentro il caldaione dell'acqua calda. poi si mise a tirarli su a uno per volta, sciaguattandoli e strisciandovi sopra l'indice della destra steso per levarvi bene. 1595_2012_000060 però mia sorella virginia, che era venuta in quel momento, ha creduto bene di farmi subito scomparire, dicendo che ero troppo spensierato, ed è entrata a parlare del fatto dellaltra sera, che ha raccontato, naturalmente a modo suo. 1595_2012_000061 ma ci vuol pazienza. ada mi ha detto che il babbo è molto arrabbiato, che non mi vuol più vedere e che perciò bisogna aspettare che gli passi l'inquietudine e allora, con l'intromissione della mamma, tutto sarà appianato. intanto io vo a letto perché ho molto sonno. 1595_2012_000062 e non tardai ad addormentarmi, perché era già tardi e io ero stanco da tante emozioni. la mattina dopo, cioè iermattina, mi svegliai di lietissimo umore. 1595_2012_000063 ho qui uno scalpello che ho preso oggi nell'ora di ricreazione, giù nel cortile, mentre il muratore, che viene da qualche giorno a far dei lavori, era uscito. e con questo scalpello voglio incominciare piano piano a fare un buco nella parete, in fondo all'armadino, per vedere di dove vengono le voci che sentii l'altra sera. 1595_2012_000064 come sono contento lersera. il dottor collalto mi ha portato una splendida scatola di tinte e mi ha detto: tieni, tu che hai tanta disposizione per il disegno, ti potrai esercitare all'acquarello. e mia sorella, accarezzandomi i capelli, ha soggiunto. e così, quando dipingerai, penserai un poco anche alla tua sorella lontana, non è vero? 1595_2012_000065 non so quanto tempo stetti così sveglio, riflettendo sui casi della giornata, architettando deduzioni su deduzioni, ma la tentazione di salire sull'armadietto mi si riaffacciava sempre, ostinata a traverso a tutte le mie riflessioni, finché da ultimo mi vinse e mi fece abbandonare ogni saggio consiglio di prudenza. 1595_2012_000066 l'avvocato maralli, nel sentir leggere questo paragrafo, sbuffava e ripeteva a bassa voce, rivolgendosi al sindaco: eh, uhm già, mio zio è stato sempre un originale. 1595_2012_000067 ma però sbagliavo. ce n'era uno, invece, che ci s'era ritrovato, come me, e quest'uno uscì faticosamente dal suo posto, puntellandosi con le mani sul banco, e mi venne incontro reggendosi su una stampella. 1595_2012_000068 giannino, anche oggi è venuto il maestro a fare il rapporto della tua assenza. se seguiti così, lo dirò certamente al babbo quando torna. domani andrò a scuola. meno male, e hai portato a casa un altro serpente. 1595_2012_000069 fra gli spettatori, oltre mario marri, che fa le poesie e porta la caramella, la signorina sturli, che le mie sorelle dicono che si stringe troppo, e l'avvocato. c'era anche carlo nelli, quello che va vestito tutto per l'appunto e che ha rifatto la pace dopo che s'era avuto tanto a male che virginia. 1595_2012_000070 che umiliazione, che avvilimento. vorrei scrivere ancora raccontando la causa di questa nuova bufera che mi s'è scaricata sulle spalle, anzi, per essere più esatti, sotto le spalle. ma non posso, soffro troppo nel morale per l'amore proprio che è stato colpito a sangue. 1595_2012_000071 infatti ho saputo che ci sono le elezioni politiche perché quello che era deputato è diventato pazzo a un tratto. per il motivo dicono tutti quelli che s'intendono di politica che aveva preso le cose troppo sul serio. 1595_2012_000072 bada, gli ha detto il babbo, ti prendi una bella responsabilità, perché giannino è un ragazzaccio capace di tutto. eh, ha risposto il signor clodoveo, ma non sarà capace di scuotere la mia flemma inglese, garantita come i miei inchiostri. se non è buono, gli tingo la faccia e lo mando in una colonia indiana. 1595_2012_000073 basta. la zia mi fece compagnia finché, alla fine, la stanchezza non mi fece prender sonno. e da allora mi sono svegliato in questo momento, e il primo mio pensiero è stato per te, giornalino mio, che mi hai seguìto sempre, mio fido compagno, a traverso a tanti dispiaceri, a tante avventure e a tanti pericoli. 1595_2012_000074 e che il direttore, per correre qua e là a dare ordini, aveva battuto un occhio in uno spigolo e poi aveva preso una gran flussione, sicché aveva la testa tutta rinfagottata in una gran ciarpa di seta nera e aveva un occhio anche più nero. 1595_2012_000075 ieri sono stato a girare col cavalier metello, che è un signore amico dì collalto, molto istruito e che sa la storia d'ogni monumento dall'a alla zeta. i ha portato a vedere il colosseo che anticamente era un anfiteatro dove facevano i combattimenti degli schiavi con le bestie feroci. 1595_2012_000076 purtroppo, però, le buone intenzioni dei ragazzi non sono mai riconosciute. ed eccomi qui in prigione, vittima innocente delle esagerazioni delle persone grandi, condannato a pane e acqua, mentre giù tutti gozzovigliano e si finiscono i dolci. 1595_2012_000077 moglie d'un usciere del tribunale mentre ella lo leggeva a suoi figliuoli. dovetti durar molta fatica e spender molti quattrini in carta bollata per ottenere, col consenso di giannino stoppani, la restituzione del manoscritto, non potendo il tribunale, per regolarità, consegnare un documento processuale. 1595_2012_000078 e servendomi d'uno straccio strettamente legato, gli ho anche fabbricato una splendida coda che ho assicurata alla cintola del marmocchio sotto la sottanina. poi, per rendere la cosa anche più naturale, ho pensato che il vedere la scimmia sopra un albero avrebbe fatto un bellissimo effetto. 1595_2012_000079 camera che anche questo di cambiar le lenti a due paia d'occhiali sia stato uno scherzo di cattivo genere. ma chi avrebbe potuto prevedere che per questo scherzo il signor venanzio e ambrogio si sarebbero ìmpauriti a quel modo? 1595_2012_000080 e io a io e o e i novembre. ieri, mentre studiavo la grammatica latina stando attento a quel che dicevano tra loro la mamma e ada, ne ho sentita una carina. 1595_2012_000081 ora vedrai se so mandarla anche da me. mi disse: tieni intanto la tromba e suona. sì. chinò dicendo: vedi, per andare basta girar questo e girò il manubrio. l'automobile fece. 1595_2012_000082 e riducendosi scambievolmente in uno stato compassionevole e anche appetitoso, col volto ammaccato, pieno di bitorzoli e di bioccoli di crema, annerito da ecchimosi e da ditate di cioccolata gocciolante di sangue e dì alkermes ne. 1595_2012_000083 è appena giorno e io sono ancora qui a contare i miei duecento biglietti da cinque lire che mi si parano davanti come duecento punti interrogativi. che ne farò? 1595_2012_000084 ora che le uova sono sbattute, io pregherei un signore di buona volontà a reggere il cappello mentre vado ad accendere il fuoco e, rivolgendomi all'avvocato maralli, che era il più vicino a me, ripresi: lei, signore, vuol avere la gentilezza di reggere il cappello per un minuto? 1595_2012_000085 basta dire: sono stato mandato via due volte perché, appunto, con tutta la mia buona volontà non ero arrivato a far tutto il compito che ci avevan dato. ma oggi non posso proprio fare a meno di registrare qui. 1595_2012_000086 a io e esidero e domando che, alla lettura di questo mio testamento, oltre agli interessati, e cioè mio nipote, avvocato carlo maralli, cesira degli innocenti, sua donna di servizio e il commendatore giovan maria salviati, sindaco della città, intervenga anche il giovinetto giovannino stoppani, cognato del predetto carlo maralli. 1595_2012_000087 ma ne ho sentita subito unaltra e questa volta era di gioia vedendo che la fiamma, appena lambito quel pezzo di carta accartocciata, s'è spenta, rispettando la palla che era stata molto compressa ed era perciò assai resistente. 1595_2012_000088 pare, a quanto ho potuto capire, che nella cartella vecchia vi fossero delle carte e dei documenti importantissimi che riguardavano un processo e che ora, per la loro mancanza, il maralli non sappia più dove battere la testa. 1595_2012_000089 il peggio è che si fa sera e io non ho né candela né fiammiferi. l'idea di dovere star qui solo al buio mi mette i brividi e ora capisco tutto quello che doveva soffrire il povero silvio pellico e tanti altri gloriosi superstiti dalle patrie battaglie ingiustamente perseguitati. 1595_2012_000090 se devo rimanere in prigione, voglio starmene quassù, perché c'è più aria e poi si impara come si cucinano i ragazzi in collegio. scendi via, non capisci che ero venuta appunto per farti uscire dalla prigione, purché, s'intende, tu prometta di essere buono e ubbidiente, ché se no, figliuolo mio è un affar serio. 1595_2012_000091 però è stato molto gentile e quando ha letto la mia rettifica, dopo aver riflettuto un poco, ha detto benissimo. la verità innanzi tutto, ma ci vorrebbero delle prove, dei documenti. 1595_2012_000092 io risposi che vi ero salito in quel momento, ma loro mi portarono nell'ufficio del capostazione, il quale mi messe dinanzi uno specchietto dicendomi: ah, ci sei salito ora. eh, e codesto muso da spazzacamino quando te lo sei fatto. 1595_2012_000093 io l'ho sempre detto- che le mamme sono più ragionevoli dei babbi. infatti la mamma, quando le ho raccontato dell'affare della minestra di magro che ci davano in collegio il venerdì e dell'eterno riso che si mangiava in tutti gli altri giorni della settimana, 1595_2012_000094 del resto ha detto: tu anderai molto fuori a veder roma e ti accompagnerà il cavalier metello, che la conosce sasso per sasso dicembre. 1595_2012_000095 paura. in quella posizione pareva proprio una scimmia vera, quando sta attaccata agli alberi con la coda. e io ho approfittato subito della circostanza per richiamar l'attenzione del pubblico su questa nuova bestia del mio. 1595_2012_000096 ebbene, posso giurare che ero il più dispiacente di tutti, ma in quel momento io non potei trattenermi dal ridere perché il maralli con quello spennacchietto rosso ficcato accanto all'occhio era proprio buffo. 1595_2012_000097 ne vennero querele da ambe le parti e in tribunale. uno dei documenti più importanti per stabilire l'origine dei fatti dei quali si discuteva fu appunto il giornalino di gian burrasca, che il direttore dell'unione nazionale. 1595_2012_000098 naturalmente io ho acconsentito a questa giusta critica. e allora questo bravo giovanotto mi ha domandato: ma lei che voleva comprar qualcosa? sì, una cassaforte, ho risposto, ma una cassaforte piccola. quanto vorrebbe spendere? ma non saprei. voglio una cassaforte che sia forte, davvero capisce? 1595_2012_000099 la mamma e l'ada son rimaste molto confuse perché si aspettavano invece chi sa che scena. ma quando siamo venuti via non ho potuto far a meno di dir loro: imparate dalla signora olga come si devono trattare i ragazzi. e mi son grattato dove mi duole tanto a camminare. 1595_2012_000100 io allora non capii niente, ma ora ho compreso benissimo il significato dì quelle parole. sono sette giorni che sono qui e meno l'altro ieri, che era venerdì. si è sempre mangiato la minestra di riso due volte al giorno. 1595_2012_000101 uno per tutti, tutti per uno. ho risposto. vai nello stanzino del petrolio che è aperto. dietro la porta troverai un bottiglione pieno di petrolio coperto con un asciugamano. prendilo, portalo nel tuo dormitorio e nascondilo sotto il tuo letto. 1595_2012_000102 capirai, mi ha detto il barozzo, anche se di qui a giovedì ne mettiamo un altro solo al giorno, perché bisogna mettere il granellino soltanto nei piatti dove si è mangiato una pietanza in umido. 1595_2012_000103 a questo punto la signora geltrude ebbe un tale accesso di bile che credetti le pigliasse li per lì un accidente alzò le braccia al cielo e si mise a declamare. 1595_2012_000104 io intanto cercavo di richiudere la cannella dell'acqua, ma per quanti sforzi facessi non vi riuscivo. la tinozza era già piena e l'acqua incominciava a traboccare. 1595_2012_000105 che del resto furono motto esagerate da mio cognato, perché in una bocca avere un dente solo e bacato e non averne punti è tutt'uno e non credo per questo di avere abbreviato la vita d'un minuto a quel povero disgraziato. 1595_2012_000106 essendomi dunque alzato prima di lei, stamattina sono uscito di casa e, guardando la pianta di dìttamo, m'è venuta l'idea di farla crescere artificialmente per far piacere alla zia bettina, che ci ha tanta passione. 1595_2012_000107 di lì a poco il treno partì e io sentii arrivarmi fin dentro il cervello il fischio della macchina la cui groppa nera io vedevo di lassù distendersi alla testa di tutti i vagoni che si trascinava dietro, tanto più che il vetro del finestrino della garetta da quella parte era stato rotto e non ve n'era rimasto che un pezzetto in un angolo a punta. 1595_2012_000108 oggi finalmente ho rivisto gigino balestra. per l'appunto, mia sorella ha un'amica, una certa signorina cesira beni, che sta di casa in un quartiere accanto a quello dove abita gigino e siccome oggi ada è andata a far visita a questa sua amica, io ho colto l'occasione di farne una al mio amico. 1595_2012_000109 e qui mi ci vorrebbe la penna del salgari oppure di alessandro manzoni per descrivere l'ansietà di tutti i compagni della nostra società segreta mentre si aspettava che portassero la minestra. 1595_2012_000110 di questo si è preso l'incarico carlo pezzi, che ha uno zio ingegnere e che sa come si fa a sviluppare le piante delle case. febbraio. 1595_2012_000111 faccia, sebbene molti si ostinino nella denominazione milvius, facendola derivare da aemilius, ossia da emilio scauro, che si crede sia stato il costruttore del ponte, mentre d'altra parte è provato che lo stesso ponte esisteva un secolo prima che nascesse emilio scauro. 1595_2012_000112 in questo momento. ho saputo che cecchino bellucci sta male. pare che sia proprio un affare serio e che sia difficile che la gamba gli ritorni come prima. povero cecchino. ecco a che cosa si può andare incontro quando ci si vanta di saper fare una cosa, mentre invece non se ne sa niente. 1595_2012_000113 allora carlo nelli, che in tutta quella confusione aveva sempre seguitato a ripulire il cappello col fazzoletto, esclamò al colmo dello sdegno: ma quello lì è un delinquente nato. 1595_2012_000114 io ho fatto un paragone e non ho voluto dir niente affatto. che tu ti tinga se mai lo dice qui il tuo signor fratello che mi ha raccontato che quando eri ragazza avevi il rossetto sulla toelette. 1595_2012_000115 non dico poi quel che successe a casa. a pensarci solamente mi vien da piangere. la mamma, povera donna, singhiozzava. le mie sorelle non si saziavano di baciarmi e la caterina si asciugava gli occhi col grembiule e non faceva che ripetere: ah sor giovannino, ah sor giovannino. 1595_2012_000116 in ordine, dunque, al desiderio espresso nel paragrafo qui sopra riportato, la prevengo che alle ore quindici di oggi, manderò alla sua abitazione un mio incaricato di fiducia, il quale la accompagnerà in vettura fino al mio studio in via vittorio emanuele, numero piano, dove sarà data lettura dei testamento del defunto signor venanzio maralli. 1595_2012_000117 aveva tentato di distruggerle. eh, sicuro, ma vede la combinazione? eh, se io non le avessi riprese a tempo ora sarebbe peggio per lui perché non potrei dimostrare la verità di quel che io dico. eh già sicuro. 1595_2012_000118 i tre spiritisti erano così commossi che ci volle un bel pezzetto prima che ripigliassero un po di fiato. dove sei? disse finalmente il cuoco. 1595_2012_000119 intanto registrerò qui due notizie importanti. prima: oggi carlino pezzi, mentre il direttore e la direttrice erano a pranzo, ha trovato modo, per mezzo di quel suo amico manuale, di entrare nel salone di pierpaolo, dove l'imbianchino aveva lasciato una lunga scala che gli era servita per ritoccare la riquadratura del soffitto. 1595_2012_000120 i è venuta così a noia che l'idea di una minestra di capellini, che prima mi era così antipatica, ora mi manda tutto in solluchero. oh, mamma mia, cara mammina, che mi facevi fare spesso da caterina, gli spaghetti con l'acciugata che mi piacciono tanto. 1595_2012_000121 questa bella frase, detta con quell'accento meridionale così sonoro, ha finito di sconvolgere la povera direttrice che non sapeva far altro che ripetere: tu, tu, proprio tu. e infine, scostando la sua sedia, ha concluso in un sibilo: va giù in direzione. bisogna che tutto sia spiegato. 1595_2012_000122 i. sono affacciato alla finestra e ho visto giù in giardino caterina in gran conciliabolo con gigi, quello che mi salvò la vita quando ero per affogare. caterina si sbracciava, si accalorava e gigi ogni tanto si tirava il cappello sugli occhi, allungava il collo e spalancava la bocca, come fa lui quando un discorso gli interessa di molto. 1595_2012_000123 e la signorina sturli, che si era avvicinata al maralli per vedere che cosa gli era successo. accorgendosi d'aver macchiata la camicetta di seta bianca col sangue che usciva dall'occhio del ferito, si mise anche lei a smacchiarsi col fazzoletto, borbottando tutta stizzita. quel ragazzo finirà in galera. 1595_2012_000124 cara zia, vuole un buon consiglio: riporti via quella copertaccia di lana che ha regalato a luisa e le regali, invece i diamanti ai quali mia sorella aveva fatto la bocca. così si farà più onore e mia sorella non avrà più ragione di trattarla di vecchia dispettosa. 1595_2012_000125 e si volse lentamente alla sua destra. poi girò lo sguardo da ogni parte, sgomenta: o dio stanislao non c'è più. infatti il direttore mancava e io sentii una stretta al cuore. 1595_2012_000126 verso. dev'essere molto pentito d'avermi trattato con tanta severità e difatti mi ha promesso di condurmi stasera al teatro a vedere il celebre prestigiatore morgan, che è qui di passaggio. 1595_2012_000127 prima di tutto vuol far sempre il forestiero e s'è cambiato gli i del suo cognome, che sarebbe tirinnanzi in tanti ipsilonni, facendone un tyrynnanzy, perché dice che nel suo commercio, rappresentando le principali fabbriche d'inchiostri dell'inghilterra, gli giova presentarsi ai clienti con tre ipsilonni e poi 1595_2012_000128 e ora che è morto e di lassù può vedere le cose come stanno, deve capire che se gli pescai con l'amo l'ultimo dente, non lo feci a fin di male, ma con lo scopo di divertirlo, e che certo non avrei fatto quello che feci se ne avessi potuto prevedere le conseguenze. 1595_2012_000129 e lei mette al suo figliuolo quella golettona, proprio nel giorno che mi viene il capriccio di portare a scuola una bottiglia d'inchiostro rosso. basta, non so come mi è venuta l'idea di utilizzare la goletta del betti, la quale era così grande, così bianca, così luccicante. 1595_2012_000130 il personale di cucina- questo te l'ho già spiegato- non deve mai far parola con nessuno al mondo di quel che si fa intorno ai fornelli, hai capito? e uno da una parte, uno dall'altra, afferrarono la caldaia e l'alzarono di peso, ma allo sguattero, nel chinarsi, cadde nella caldaia il berrettaccio tutt'unto che aveva in testa. 1595_2012_000131 ma non abbia paura che io in casa sua non ci vado. oramai ho promesso alla mia buona mamma e all'ada di metter la testa a partito e di fare in modo che il babbo non abbia a mettere in esecuzione la minaccia fatta di cacciarmi in una casa di correzione, ché questo sarebbe davvero un disonore per me e per la mia famiglia. 1595_2012_000132 urlando porci, allora metteteci anche questa. il cuoco e lo sguattero si voltarono in su come due spiritati, e mi par di vedere anche ora quei quattro occhi dilatati, fissi su me, in una comica espressione di maraviglia e di sgomento. 1595_2012_000133 domani siamo sicuri che in bottega non viene non mancare febbraio. 1595_2012_000134 così ha detto la mamma, ed era qui che l'aspettavo. no, che non sarebbe stato lo stesso per carlo nelli. infatti, quando egli si è accorto che io non sapevo più come rimediare, il giuoco. 1595_2012_000135 ma il buffo poi è questo caro giornalino che ora, ripensando a questa cosa del delinquente nato, mi vien da piangere perché più ci rifletto e più mi par proprio d'essere un ragazzo venuto al mondo per soffrire e far soffrire e dico fra me: oh, quant'era meglio che gigi mi avesse lasciato affogare quel giorno. 1595_2012_000136 poco dopo il professor muscolo ha chiamato il betti alla lavagna e tutti, leggendo su quella bella goletta bianca scritti questi tre versi in un bel color rosso, hanno dato in una grande risata. 1595_2012_000137 al cognato di mio nipote, giovannino stoppani, col patto che egli li prenda e li tenga con sé e ne disponga a suo piacere e non dica a nessuno di possedere tale somma. queste parole, che mi hanno empito di meraviglia, il notaro le ha dette con un tono di voce uguale, come se le avesse imparate a mente. poi, cambiando accento, mi ha detto accarezzandomi: 1595_2012_000138 salgari. iermattina, dunque, mentre tutti dormivano, fuggii da casa come avevo stabilito. dirigendomi verso la stazione, io avevo già disegnato nella mente il modo di effettuare il mio progetto, che era quello di recarmi a casa della zia bettina. 1595_2012_000139 come, come lei, è cognato dell'avvocato maralli. ah, aspetti un poco. e quel giovanotto è andato in un'altra stanza, da dove è riuscito poco dopo dicendomi: si accomodino. 1595_2012_000140 i fu una pausa solenne. puoi parlare? domandò il cuoco e tutti e tre sbarrarono gli occhi verso il ritratto. incominciava la mia parte. risposi assentendo con un sì che pareva un soffio. 1595_2012_000141 tu, ma sei pazzo? no, non sono pazzo. ribatte il barozzo e ripeto che questa minestra è rossa in causa dell'anilina che vi ho messo io, mentre avrebbe avuto tutte le ragioni di diventar rossa di vergogna per il modo col quale è fatta. 1595_2012_000142 e si fermò. ma io capii, e lo capì certo anche il signor stanislao, che la parola che mancava al discorso era imbecille. la direttrice fece tre passi e mi si piantò dinanzi in una attitudine minacciosa. 1595_2012_000143 un momento. ora non sono più mille lire, ma settecentotrentuno, perché oggi ho speso la somma non indifferente di lire duecentosessantanove. 1595_2012_000144 ma io balzai indietro e, afferrato un gran vaso giapponese che era sulla consolle, feci l'atto di buttarlo in terra. brigante assassino, urlò la direttrice tendendomi il pugno. lascia andare, gaspero, accorse il bidello. 1595_2012_000145 e dopo averle rigirate tra le dita e ben considerate da tutte le parti e averle appannate più volte col fiato e ben ben ripulite col suo fazzolettone a scacchi turchini ed essersele rimesse sul naso, 1595_2012_000146 girai la mandata e ritirai la chiave dal portone e, rifacendo rapidamente la strada già fatta, l'andai a rimettere al suo posto, richiusi l'uscio dello stanzino dei lumi e ritornai in camerata, dove mi affacciai con la massima precauzione assicurandomi se i miei piccoli colleghi dormivano tutti. 1595_2012_000147 egli obbedì e io salii sul comodino e di lì entrai nel mio piccolo osservatorio. misi l'occhio al solito forellino, tutto era buio nel salone, ma i tre spiritisti non tardarono ad arrivare. 1595_2012_000148 la prima a riaversi fu la signora geltrude, che domandò: ah, zio, adorato zio, degnatevi di dire i nostri torti e noi li ripareremo, i sapete? risposi con voce grave. 1595_2012_000149 siamo stati, come avevamo stabilito con gigino balestra, alla direzione del giornale l'unione nazionale e sono proprio soddisfatto di avere avuto un'idea cosi felice da principio. quando ci siamo presentati in ufficio vedendo due ragazzi, non ci volevano far passare nella direzione e uno ci ha detto: ragazzi, qui non si ha tempo da perdere. 1595_2012_000150 il fatto è che ho resistito tutto il giorno rifiutandomi di mangiare, deciso a morir di fame piuttosto che sottostare a una prepotenza così feroce, ma purtroppo stasera non ne potevo più e 1595_2012_000151 io allora ho detto sempre l'esagerazioni e avrei voluto spiegare la cosa salvando la signora olga da un'accusa ingiusta. ma siccome virginia è saltata su a dire che io sono un ragazzo e che dovevo stare zitto e guai anzi se avessi detto a qualcuno del fatto al quale avevo assistito- 1595_2012_000152 si chiama ponte molle perché è sul tevere che è sempre molle, ossia bagnato a questo modo, e non è come tanti altri fiumi che appena vien l'estate si asciugano subito. quando ho detto questa cosa al cavalier metello, che è venuto poco fa per fissar la passeggiata di domani, si è messo a ridere a crepapelle e poi, ritornato serio, ha detto: 1595_2012_000153 hanno udito, signori e signore, al solo nome della tigre, la scimmia si è messa a stridere, e con ragione, perché essa è spesso vittima degli assalti di questo terribile animale ferino. 1595_2012_000154 ma io le ho raccomandato di non stare in pensiero, promettendole che sarò buono, che anderò tutti i giorni a scuola, che ritornerò a casa appena finite le lezioni e obbedirò a mia sorella. insomma, sarò un ragazzo modello. voglio invocare tutti i santi del paradiso che mi aiutino a cacciare le cattive. 1595_2012_000155 a queste parole, pronunziate con nobile alterezza, l'ho guardato con ammirazione e poi ho esclamato con entusiasmo: scappo anch io con te. egli mi ha guardato con uno sguardo pieno d'affetto che non scorderò mai e nel quale ho letto la gratitudine e il ricambio di tutto il bene ch'io gli voglio. 1595_2012_000156 ma il fatto è che non posso star fermo e sento proprio la voglia di far qualcosa di grande, che faccia impressione a quelli che mi perseguitano, dimostrando che in certi momenti anche un ragazzo può diventare un eroe, purché abbia del sangue nelle vene, come il corsaro nero. ora ci penso e qualcosa alla fine farò. 1595_2012_000157 ma non potei finir la parola, perché in quel punto mi sentii un nodo alla gola e non capii più nulla. devo essermi svenuto, di certo, e credo che se non avessi avuto il ferro del freno tra le gambe che mi reggeva, sarei caduto giù dalla garetta e morto stritolato sotto il treno. 1595_2012_000158 il babbo mi staccò da loro, mi accompagnò in camera mia e lì mi disse, serio, serio, con voce calma queste precise parole: ho già fatto tutte le carte necessarie e domani andrai in collegio. 1595_2012_000159 forse le strisce del lenzuolo si strapparono, forse non eran fermate bene al tavolino, non so. il fatto è che a un tratto vidi tutte le stelle e poi buio pesto. 1595_2012_000160 quando sono entrato in salotto, tutti erano a tavola ad aspettarci. sulla tovaglia c'era un bellissimo vassoio pieno di crema e di savoiardi che mi hanno fatto venir subito l'acquolina in bocca. oh, eccoli, finalmente. ha esclamato la mamma, vedendomi con un respirone di sollievo. dov'è maria dille? che venga a pranzo. 1595_2012_000161 io lo ripresi per il braccio e, accompagnandolo alla porta, risposi: addio, masi e grazie sai. e lo vidi allontanarsi per il corridoio recando dietro la schiena la parola infamante che s'era meritata. 1595_2012_000162 bisognava vedere la gioia d'ambrogio. pareva diventato pazzo e voleva sapere una quantità di come e di perché. ma io ho tagliato corto dicendogli: questi occhiali mi son stati regalati dal signor venanzio e io li regalo a lei. se li tenga e non cerchi altro. 1595_2012_000163 ma aveva parlato col direttore, la signora geltrude. quando diceva imbecille, si rivolgeva proprio al suo marito in persona. oggi è una grande giornata. 1595_2012_000164 vieni con me a casa mia e vedrai. siamo andati infatti a casa sua e lì gigino mi ha fatto vedere l'ultimo numero del sole dell'avvenire, dove è un articolo intitolato il nostro candidato contro il privilegio. 1595_2012_000165 si era sparsa la notizia della fuga di tito barozzo e, mentre tutti i collegiali commentavano il fatto e andavano a caccia di particolari, i bidelli e gli inservienti dell'istituto andavano e venivano con certe facce smunte, come se avessero perso un terno al lotto. 1595_2012_000166 non rispondete più, disse ancora la direttrice con voce insinuante lo stesso silenzio. sei dunque molto sdegnato con noi, aggiunse ella, e io sempre zitto che sia andato via. 1595_2012_000167 difatti la zia bettina fece per metter la mano in tasca, ma non fu capace di aprirla. ma qui c'è la colla. disse che era successo il torrone: col calore del fumo rinserratosi nella garetta si era tutto strutto e aveva appiccicato la tasca dei calzoni per modo che non. 1595_2012_000168 silenzio. ha aggiunto mio padre con voce severa, ma io mi sono accorto che rideva sotto i baffi. poi ha parlato sottovoce con la zia e ho sentito che ricordava spesso mia sorella luisa, e da ultimo mi ha preso per la mano e, salutando la zia bettina, le ha detto: 1595_2012_000169 tutti sono allegri e contenti, tutti hanno mangiato a crepapelle e io son qui solo, condannato a pane e acqua. e tutto questo mi succede per il troppo amor fraterno che mi ha spinto a festeggiare lo sposalizio di mia sorella. 1595_2012_000170 io non capivo precisamente quel che voleva dire, ma sentivo che la sua voce tremava e, per farle più paura che mai, ho spinto in su più che potevo il bastoncino. 1595_2012_000171 a proposito, la zia bettina non è venuta, benché il babbo l'abbia invitata. ha risposto che non si sentiva di affrontare il viaggio e che mandava tanti augurii di felicità dal fondo del cuore. ma virginia ha detto che non sa che se ne fare e che sarebbe stato meglio se quellavaraccia le avesse mandato un regalo. 1595_2012_000172 e ho rimesso il vaso al suo posto sul terrazzino della finestra, il cui fondo è di tante assicelle di legno, facendo passare fra l'una e l'altra di esse il bastoncino che veniva giù dal foro del vaso e che io tenevo in mano aspettando il momento di agire. 1595_2012_000173 e avendo incontrato per la strada un piccolo bambino che si chiamava orlanduccio e che si era perso, lo prese delicatamente per la giacchetta e lo riportò pari pari alla sua mamma che, se non mori di paura e di consolazione, fu un vero miracolo. 1595_2012_000174 tu sarai sempre un imbecille. queste carognette mangiano anche troppo bene. intanto ho fatto un contratto col fattore del marchese rabbi per trenta quintali di patate. con chi parlava la signora geltrude? 1595_2012_000175 basta, scriverò come so e tu, mio caro giornalino, non ti vergognerai, spero, se le tue pagine sono scritte con poca arte, tenendo conto, in compenso, che sono scritte con grande sincerità. 1595_2012_000176 la scena era così supremamente ridicola che, per quanti sforzi facessi, non potei trattenere completamente le risa e mi usci dalla bocca un mugolìo acuto. questo mugolìo fu la salvezza del signor stanislao. 1595_2012_000177 la grande umiliazione che tu sai e che ha annientato nell'anima mia ogni slancio di ribellione contro le ingiustizie e i soprusi che si commettono in questo collegio, dove io son tenuto per compassione. 1595_2012_000178 che se ne potrebbe fare. ho domandato a me stesso e angiolino ha esclamato: perché non ci fa un leofante? io mi son messo a ridere. vorrai dire un elefante. gli ho risposto: ma sai che un elefante è grande come tutta questa casa. e poi con che gli si potrebbe far la proboscide? 1595_2012_000179 stamattina, essendo terminati i sei giorni di sospensione che mi aveva dati il prèside per quei tre versi che mettevano in ridicolo il professor muscolo, la mamma mi ha accompagnato a scuola. 1595_2012_000180 e disse all'impiegato faccia un verbale di contravvenzione, computandogli tre biglietti di terza classe e la trasgressione per aver viaggiato in una garetta riservata al personale. 1595_2012_000181 però, per quanto la notizia della morte del signor venanzio mi avesse fatto dispiacere, stamani non ci pensavo più, quando un fatto stranissimo è venuto a richiamarmelo alla mente. 1595_2012_000182 e una cravatta nera tutta unta, nel cui centro brillava uno schizzo di torlo d'uovo, in modo che pareva proprio che ce lo avesse messo lì apposta per far finta d'averci uno spillo. 1595_2012_000183 e perché no? esclamò il maralli. scommetto che ho la maniera di farlo diventare un omino. sentirai che gioia, disse il babbo. in ogni modo, siccome io non voglio più vederlo, per me lo scopo è ugualmente raggiunto. piglialo pure. 1595_2012_000184 e non sarei ora il più felice degli uomini. a queste parole, tutti si sono commossi e virginia mi ha abbracciato, piangendo. in quel momento, io avrei voluto dire tutto quello che mi passava nell'animo, ricordando le ingiustizie patite. 1595_2012_000185 e gittata via a un tratto la parrucca, afferrò un battipanni di giunco chera su un tavolino e si mise a inseguire il signor stanislao che, avvilito, con la testa completamente nuda, cercava goffamente di sfuggire alle minacce coniugali girando attorno alla tavola. 1595_2012_000186 che è stato? gli domandai piano zitto, ma che hai, se mi sei amico, non parlarmi. il suo fare era imbarazzato, la sua voce mal sicura. che era dunque accaduto? ecco la domanda che mi rivolgevo ieri, senza trovarvi una risposta. 1595_2012_000187 ecco che cosa vuoi dire essere un buon fratello giornalino mio. sono nella massima disperazione e mentre sto qui chiuso nella mia cameretta, non ho altro conforto che di confidare a te tutta la mia angoscia. 1595_2012_000188 e rimasi nella mia camera finché non venne pietro a prendermi per andare a pranzo, durante il quale il collalto e luisa, tra i quali ero a sedere, mi tenevano a turno per la giacchetta, come se io fossi stato un pallone senza frenare e loro avessero avuto paura che volassi via da un momento. 1595_2012_000189 eccoti le due lire e te le darò spesso, ragazzo mio, a patto che tu mi dica sempre quello che dicono di me mio nipote e tua sorella, perché sono cose che mi fanno molto piacere. tu sei un bravo ragazzo e fai bene a dir sempre la verità. 1595_2012_000190 a sentirla, pareva che dovessero succedere tutti i guai del mondo per un po di freddo e un po d'umidità. brutto, cattivo, scellerato, ha esclamato virginia, strappandomi di mano i biscotti che stavo per mangiare. 1595_2012_000191 ieri sera, appena i miei piccoli compagni di dormitorio si furono addormentati, mi ficcai dentro il mio armadietto senza neppur pensare a scrivere in queste pagine i fatti della giornata, per quanto fossero di grande importanza. 1595_2012_000192 tenendo la mia giubba per il bavero ripiegata in due, in modo che il masi non vedesse la parola che vi avevo scritta, non ho potuto trovare l'amico. dissi pazienza, ma poiché non ho potuto lasciar la mia giacchetta a lui per ricordo, 1595_2012_000193 ha detto che il maiale sputa sangue, che pietrino è in uno stato da far pietà, ecc. basti dire che mi si tiene responsabile anche di quel che non è successo, e infatti è la decima volta che quell'uggiosa ripete: ma ci pensa lei, sora padrona, se il mi pierino cascava giù? 1595_2012_000194 cosi ottenni una corda sufficiente a tentare la scalata che mi ero prefisso di dare alla finestra. da un capo di essa attaccai una scarpa e incominciai i miei esercizi di tiro a segno, lanciando con la destra la scarpa contro la barra di ferro e tenendo nella sinistra l'altro capo della corda. 1595_2012_000195 dici, dico: ripiglia il barozzo, che non sono le barbe che tingono di rosso la minestra, ma è l'anilina che ci ho messo io l'affermazione fatta con tanta precisione e tanta fermezza. 1595_2012_000196 bene, l'idea m'è venuta perché una volta il babbo mi portò a vedere quello di numa hava e da allora ci ho sempre ripensato. perché il sentire, nell'ora del pasto, tutti quegli urli dei leoni, delle tigri e di tanti altri animali che girano in qua e in là nelle gabbie, stronfiando e raspando? 1595_2012_000197 il signor stanislao ha sentito ridere te e gigino balestra dietro il quadro di pierpaolo pierpaoli e gli è entrato da quel momento un vago sospetto che è andato via via crescendo. 1595_2012_000198 il fatto è che il babbo non aveva ancora finita la predica per lo spavento avuto da virginia quando è arrivata una lettera di quel caro signor prèside, il quale ha voluto fare il suo bravo rapporto per una sciocchezza accaduta ieri in scuola, una cosa alla quale si è voluto dare una grande importanza, non si sa perché. 1595_2012_000199 poi, sopraffatta dal rimorso e dal dolore, dètte in un pianto dirotto balbettando, sempre rivolta alla venerata effige del defunto pierpaolo ah zio. 1595_2012_000200 ecco qui un mio compagno di sventura. è vero, professore, anche lui, mi ha detto, è ammalato come me e viene da lei a chiederle la guarigione. il collalto mi ha dato un'occhiata che pareva volesse fulminarmi. 1595_2012_000201 io ti strozzo, hai capito. ti strozzo in parola d'onore, ricòrdatelo. come sono interessati gli uomini, e specialmente i dottori specialisti in malattie del naso e della gola, per paura di perder la clientela, strozzerebbero anche le persone di famiglia e perfino i poveri ragazzi innocenti. 1595_2012_000202 che ingegno ha il barozzo. egli prevede tutto e sa rispondere a tutto sempre. ora, giornalino mio, ti rimetto a posto e e poi, lo sai che cosa fo? 1595_2012_000203 e poi, appena assaggiata, dovetti riconoscere che quella minestra era proprio buona e mi pareva impossibile che una cosa tanto prelibata potesse esser preparata in un modo così ripugnante. 1595_2012_000204 perché la scena che è successa a scuola stamani è una di quelle da far piangere la gente come vitelli. appena sono entrato in classe si è sentito un gran brusìo. tutti i compagni avevano gli occhi fissi su me. 1595_2012_000205 va bene, disse il direttore, ma il mio dovere mi impone di procedere immediatamente a un'ispezione in cucina. precedetemi, march, e voi, stoppani, attendetemi qui. 1595_2012_000206 per questo ha messo fuori un giornaletto intitolato il sole dell'avvenire, che è in grande polemica con l'unione nazionale che sostiene lo zio di cecchino. gigino balestra mi ha fatto vedere questi giornali e mi ha detto: il babbo ora non ripara a dar retta a tutte le commissioni ed è sempre occupato a scrivere nel giornale. 1595_2012_000207 va bene, ho detto io, ma anche quella è stata una disgrazia, perché io ho preso un cappello qualunque dal cappellinaio e non sapevo che fosse il suo, ma giannino mio. se fosse stato d'un altro, non sarebbe stato lo stesso. 1595_2012_000208 era rimasta nelle grinfie della direttrice, la quale agitava la parrucca in aria ripetendo furiosa: ah vorresti anche minacciarmi, tu me? e. 1595_2012_000209 io, lì per lì, non ho saputo resistere alla tentazione di rifarle il verso e ho risposto discorrendo col naso: io sto bene e lei, nel sentirmi discorrer col naso, si è turbata. poi mi ha guardato e, vedendo che stavo serio, mi ha detto: 1595_2012_000210 egli mi guardò sospettoso. lo so che sei stato tu che hai detto al signor stanislao che io l'altra notte ero uscito di camerata. non è vero? protestò lui non lo negare. me l'ha detto lui, capisci, e appunto per questo io ti voglio ringraziare. 1595_2012_000211 e poi non ho mai capito che razza di bene sia quello di tenere, per esempio, un povero uccellino rinchiuso in una gabbia, invece di lasciarlo volare libero per l'aria, come è la sua abitudine. 1595_2012_000212 e il tappeto vero di persia è tutto scolorito dall'acqua che ha allagato il salottino. tutte queste cose le disse lentamente, con aria dignitosa e mesta a un tempo, come se raccontasse una storia misteriosa di paesi e di tempi lontani. 1595_2012_000213 zia bettina aveva incominciato a raccontargli le mie prodezze- come le chiamava lei, s'intende, esagerando ogni cosa e mettendo tutto in cattiva luce. ci vuol tanto poco a rappresentare il fatto più innocente come un atroce delitto, quando si tratta di dare addosso a un povero ragazzo che non ha voce in capitolo. 1595_2012_000214 l'articolo era intitolato l'avvocato maralli, libero pensatore in città e bigotto in campagna, e in esso alla dichiarazione di giannino stoppani. 1595_2012_000215 dopo scuola sono andato a comprare una lenza nuova degli ami e mi sono avviato in riva al fiume. da principio non venivano su che delle erbacce. poi ho preso due ghiozzi, che sono sguizzati un'altra volta nell'acqua. ma verso buio ecco un'anguilla vera, grossa come un coccodrillo. 1595_2012_000216 che scena. non potendo fare i fuochi la sera, avevo pensato di accendere almeno una girandola e me n'ero messa in tasca una di quelle più piccole, aspettando il momento opportuno. 1595_2012_000217 comperare un automobile o aprire un negozio di pasticceria come quello del babbo di gigino balestra. vedremo. intanto prendo venti biglietti da cinque lire in tasca e vo a cercare la cassaforte. 1595_2012_000218 basta. a scuola tutto è andato bene e tutto è andato bene anche a casa, perché la mamma ha fatto in modo anche al ritorno di non farmi incontrare col babbo che, come ho detto, vuol farmi camminare senza toccar la terra coi piedi. 1595_2012_000219 abbiamo, tra altre cose, parlato anche della continuità di questa stomachevole minestra di riso, e ci siamo tutti trovati daccordo nel pensare che sarebbe davvero ora di finirla. 1595_2012_000220 anche le calunnie. e che calunnie. si osa calunniare la buon'anima di mio zio prospero, che era un galantuomo incapace di regalarmi un tappeto persiano falso. ah, quale profanazione, mio dio. 1595_2012_000221 io rimasi zitto. volevo dimostrare ora che lo spirito del fondatore del collegio non era più presente. e vi riuscii, perché il cuoco, dopo averlo più volte chiamato, disse- e nel dir questo la sua voce aveva ripreso il suo tono calmo e naturale: non c'è più. 1595_2012_000222 tanto è vero che tito livio dichiara che, quando il popolo di roma andò incontro ai messi che portavano la notizia della vittoria contro asdrubale, traversarono proprio quel ponte. 1595_2012_000223 però, in mancanza di topi, c'era qualche ragno e io mi misi in testa di ammaestrarne uno, come silvio pellico, e mi misi all'opera con tutto l'impegno, ma dovetti smettere. non so se dipenda perché i ragni d'allora fossero più intelligenti di quelli d'ora o perché i ragni di collegio siano più zucconi degli altri. 1595_2012_000224 è impossibile descrivere come son rimaste la mamma, l'ada e virginia. l'ada è corsa subito in camera sua ed è tornata dicendo: ma io ve ne dirò un'altra, un'altra che è anche più straordinaria, tanto che prima di dirla ho voluto sincerarmi. 1595_2012_000225 sento del rumore, che sia l'ora del combattimento. ho le provvigioni in camera. l'uscio è chiuso a chiave. ci ho messo davanti il letto. sopra il letto c'è il tavolino da scrivere. sul tavolino lo specchio grande. 1595_2012_000226 pensavo che in quel treno nel quale viaggiava tanta gente ero isolato e ignorato da tutti. nessuno, né parenti né estranei, sapeva che io era lì, sospeso in aria in mezzo a così tremenda tempesta, sfidando così gravi pericoli. 1595_2012_000227 io sono uscito dalla sala e son corso da mia sorella, dove poco dopo mi ha raggiunto il collalto, che mi ha detto con la voce che gli tremava dalla rabbia: bada bene, giannino, se tu ardisci un'altra volta di entrare nella sala d'aspetto e di parlare con i clienti. 1595_2012_000228 il maralli da iersera è di un umore terribile. prima di tutto se la prese con me perché non lo avevo avvertito, come mi era stato detto, quando il notaro era uscito dalla camera del signor venanzio. 1595_2012_000229 e pensavo anche che aveva molta ragione il babbo quando diceva roba da chiodi del servizio ferroviario e delle condizioni scandalose nelle quali si trova il materiale. io ne avevo lì una prova evidente, nel finestrino della garetta dal quale essendo rotto il vetro, come ho detto prima, 1595_2012_000230 poi, vedendo bianchino tutto tinto di rosso, ha dato un balzo indietro, impaurita, come se fosse stato un leone, davvero. ma l'ha riconosciuto subito e allora gli si è buttata addosso, tremando come una foglia. 1595_2012_000231 bisognava vedere come si divertiva la sora matilde a sentirmi descrivere queste cose. e basti dire che da ultimo mi ha regalato cinque gianduiotti e due caramelle di limone. e bisogna proprio dire che mi vuol bene, perché a quel che dice la luisa è più golosa lei di dolci che dieci ragazzi, e se li mangia tutti per sé. 1595_2012_000232 stando appollaiato sulla finestra, avevo visto più volte andare e venire lo sguattero, un ragazzettaccio che, da quel che capii, era stato preso da poco perché sentivo il cuoco che gli diceva continuamente: fa così, fa cosà, piglia qui, piglia là, e gli insegnava tutto quel che aveva a fare e dove stavano gli utensili e come dovevano essere adoperati. 1595_2012_000233 i sentivo così avvilito che balbettai. che devo fare io? soggiunse pietro. se avessi la disgrazia di essere ne suoi piedi, li adoprerei per ritornare a firenze di corsa. 1595_2012_000234 quella mattina, dunque, appena cecchino bellucci venne a sedermi accanto in scuola, lo trattai di vigliacco perché era scappato in automobile per paura della lezione che gli avevo promesso. 1595_2012_000235 entrava vento e pioggia, facendomi gelare la parte destra della faccia, che vi si trovava di contro, mentre mi sentivo la parte sinistra infocata, in modo che mi pareva d'esser mezzo ponce e mezzo sorbetto, e ripensavo malinconicamente alla festa da ballo della sera precedente, che era stata la causa di tanti guai. 1595_2012_000236 per esempio, dinanzi all'arco di settimio severo s'è messo a dire: questo splendido arco trionfale, eretto dal enato, l anno dell ra cristiana in onore di settimio severo e dei suoi figli, caracalla e geta, ha sulle due facce una iscrizione nella quale è dette come: in seguito alle vittorie riportate sui parti, sugli arabi, sugli adiabeni, 1595_2012_000237 se per combinazione la minestra mi piacesse, si può esser sicuri che mi avrebbero tenuto sei giorni senza minestra? e poi dicono che son dispettosi i ragazzi. 1595_2012_000238 poi fece l'atto di andarsene dicendomi: stia qui che tra poco arriverà il suo babbo e, se dio vuole, si avrà dopo un po di pace. imbecille più del signor stanislao, che è tutto dire. gli risposi al colmo. 1595_2012_000239 sono molto contento di essere entrato in questa società, ma ero incerto, caro giornalino mio, di scriverne nelle tue pagine, avendo giurato di non confidare il segreto a nessuno. però ho pensato che a te potevo confidar tutto, perché mi sei fedele e poi io ti custodisco bene, chiuso a chiave nella mia valigetta. 1595_2012_000240 ho risposto di no, che uno bastava. i preme la bicicletta e non voglio comprometterla per simili sciocchezze. dicembre. 1595_2012_000241 e la minestra di magro, infatti, questa volta è piena di piccole fette di barbe rosse, testimoni muti e terribili per la nostra società segreta, della ingegnosa nequizia del cuoco. e ora che si fa? dico piano al barozzo. 1595_2012_000242 il sindaco sorrideva con una certa aria canzonatoria e stava zitto. intanto il notaro seguitava a leggere ed era arrivato a un altro paragrafo che diceva così: 1595_2012_000243 che vuole. quel ragazzo fu lì lì per accecarmi e dopo il giorno in cui sposai virginia andai anche a rischio di esser seppellito. vivo sotto le rovine del caminetto, nel salotto da ricevere. 1595_2012_000244 allora in casa è successo una rivoluzione. il maralli è accorso al fianco dello zio e, ficcatogli il corno acustico nell'orecchio, ha cominciato a dirgli: coraggio, zio, ci son qui, io non tema di niente, penso a tutto. io non si spaventi, è un deliquio passeggero. 1595_2012_000245 poi mi fece passare in una stanzetta vicino alla terrazza, dove aveva le sue bambole, e me le fece vedere tutte, spiegandomi in quali circostanze le aveva avute, chi gliele aveva date e via dicendo. 1595_2012_000246 e chi mi scrive ti scrive, il cavaliere ciapi notaro e che vuole da me. allora ho letto pieno di meraviglia, la lettera che ricopio qui, tale e quale. 1595_2012_000247 eppure, a sentire il povero signor venanzio che spiegava tutte le ragioni per le quali lasciava tutti quei quattrini a quella ragazza, pareva che l'avesse fatto proprio per far piacere al suo nipote. io lascio questa somma alla nominata cesira degli innocenti. 1595_2012_000248 eppure bisogna, giornalino mio, che ti confessi una cosa: nel vedere quei due far tutti quei gesti, non ne potevo più dal ridere. che io sia davvero un delinquente nato, come ha detto iersera carlo nelli. 1595_2012_000249 è un tipo militare che parla sempre a forza di comandi e facendo gli occhi terribili. stoppani mi ha detto un paio di giorni fa: stasera starete a pane e acqua per fianco destro march. 1595_2012_000250 ha visto, sor giovannino, com'è rimasto il sor padrone. eh, il bello è che se la pigliava con me già. chi sa che scena farà a casa? io non so come fare a andarci, che t'ímporta. ormai, tu sei una signora, vedi che cosa vuol dire a trovar bene un soprannome a un vecchio paralitico. 1595_2012_000251 intanto pietro mi ha detto che luisa e la sora matilde non si parlano più da ieri, e anche di questo si dirà che la colpa è mia, come se dipendesse da me il fatto di avere una sorella con la faccia troppo rossa e una cognata con la faccia troppo gialla. 1595_2012_000252 le ha detto: è bene che lo zio sia avaro, così mi lascerà più quattrini. il signor venanzio è diventato rosso come un tacchino e s'è messo a balbettare, in modo che credevo gli venisse un colpo. 1595_2012_000253 il paniere per poter partire. ha risposto lui: che paniere? io ho ripetuto la domanda con quanta voce avevo e allora ha risposto: i ragazzi non devono aver mai quattrini. questa volta aveva capito. allora io gli ho detto: ha ragione la virginia a dire che lei è un grande avaraccio. 1595_2012_000254 e poi, regalandomi i suoi occhiali d'oro, che gli avevo chiesto e che gli erano oramai inutili, ha esclamato: ah, questa poi è la più carina di tutte. e ora non mi dispiace che di una cosa. 1595_2012_000255 quella è la chiave del portone d'ingresso del collegio con la quale esso è chiuso ogni sera per di dentro. vieni con questa chiave nel corridoio a pian terreno. lì ci sarò. io, in così dire, tito barozzo, mi afferrò. la destra me la strinse e si allontanò in fretta. 1595_2012_000256 la zia bettina mi fece alcuni rimproveri a mezza bocca, ma in fondo mi disse che stessi pur tranquillo che da lei non correvo nessun pericolo. e io fui così commosso dalla sua bontà che volli farle assaggiare un pezzetto di torrone che avevo in tasca dei calzoni e la pregai di prenderlo, ché così ne avrei mangiato un po anch'io. 1595_2012_000257 lasciando del mio capitale erede, lui che fu sempre avversario accanito del capitale e dei suoi privilegi, primo dei quali è quello della eredità, lascio tutto il mio patrimonio, già descritto, ai poveri di questa città. 1595_2012_000258 e capivo anelare che il far, quei gesti che facevano, era segno che l'affare era molto serio e che probabilmente il povero avvocato stava molto male. a un certo punto, anzi, quando caterina ha alzato le braccia al cielo, m'è venuto anche il dubbio terribile che il povero maralli fosse morto. 1595_2012_000259 zitto, zitto. calpurnio lo aveva fatto murare mentre noi eravamo alle lezioni. che poi, con una intuizione molto facile, calpurnio aveva capito che le bòtte distribuite nella fatale nottata. 1595_2012_000260 voi e io. allora che dovrei dire? ho risposto: tutti mi chiamano gian burrasca. ti chiamano così perché sei peggio della grandine, ha esclamato mia madre. e poi tu sei un ragazzo, ha aggiunto il prèside. 1595_2012_000261 mentre il maralli se ci vuole andare, bisogna che ci vada a piedi. nel paesi di campagna il mio cognato, per una certa regola tua, è il capo di tutti gli operai e di tutti i contadini e se il tuo zio va in campagna anche con l'automobile, ci troverà delle brave bastonale. 1595_2012_000262 subito mi vennero d'intorno due facchini e un impiegato, che mi raccolsero e, guardandomi con tanto d'occhi, mi domandarono come mai mi trovavo lassù sulla garetta. 1595_2012_000263 e la mia buona condotta sarà portata per esempio agli altri ragazzi. i sembra di sognare novembre. 1595_2012_000264 perché sei venuto qui, disse il pezzi con aria minacciosa. oh bella, son venuto a fumare anch'io. no, no, saltò a dire il barozzo. egli non è avvezzo, gli farebbe male. e così tutto sarebbe scoperto. 1595_2012_000265 e seguitò a declamare per un bel pezzo, per finire poi, con voce patetica, a scongiurarmi di dire a lei la verità, assicurandomi che non era per dare delle punizioni ai colpevoli, ma per prendere delle precauzioni nell'interesse di tutti. 1595_2012_000266 udì inciampare, poi lo sfregamento scoppiettante di un fiammifero di legno contro il muro. si vide una piccola scialba fiammella giallognola vagar qua e là nel buio come un fuoco fatuo nel cimitero e finalmente un lume si accese. 1595_2012_000267 e dei nostri risposi sono stati chiamati tuttì meno io e gigino balestra. è evidente che tutto è stato scoperto. ho saputo che la signora geltrude dirige il processo dal letto, facendo agire calpurnio, che certo non sarebbe stato capace d'andare in fondo alla faccenda. 1595_2012_000268 e io a io e gennaio, il mio cognato, è proprio una brava persona. egli mi tratta come se io fossi un uomo, non mi dà mai mortificazioni e ripete sempre: 1595_2012_000269 non avendo quattrini per prendere il treno e non conoscendo la strada provinciale per andarvi, mi proponevo di entrare nella stazione aspettare il treno col quale ero andato l'altra volta dalla zia bettina. 1595_2012_000270 va bene, allora starò a veder fumare, bada bene. però, disse un certo maurizio del ponte, guai se io, per tua regola, lo interruppi con alterezza, avendo capito quel che voleva dire. la spia non l'ho mai fatta, e spero bene. 1595_2012_000271 dovendosi certo escludere dal conto gli stomachi direttoriali e del personale di cucina, per i quali è fatto un trattamento diverso. oggi, durante l'ora di ricreazione, si è riunita la società segreta. 1595_2012_000272 poi ho preso la mia scatola di colori e le ho tinto la faccia da mulatto. ho preso un paio di forbici e siamo scesi giù nel giardino dove ho ordinato allo schiavo che mi venisse dietro. 1595_2012_000273 spingendo lo scalpello fuori del buco, sentii che l'ostacolo era cedevole e, dopo averne studiata per un pezzo la natura, mi convinsi che doveva essere un quadro attaccato nella parete che avevo forata. 1595_2012_000274 essi che tenevano sempre lo sguardo intento al ritratto, poco dopo si accorsero che esso moveva gli occhi e, presi da un gran tremito, si scostarono dal tavolino e caddero in ginocchio. ah zio, mormorò la signora geltrude, ah zio, pietà, pietà di noi. 1595_2012_000275 questo poi no come. ma se mi hai detto di si, ma scusa, perché mi vuoi strappar quelle pagine per bruciarle, ma perché bruciarle perché? perché il perché lo so io e non è una cosa che possa capire un ragazzo. 1595_2012_000276 siamo rimasti dunque d'accordo che alle ore quindici caterina si sarebbe trovata fuori della porta di casa per dire al vetturino di attendere senza fargli suonare il campanello e che io sarei salito zitto zitto nella carrozza annunziata dalla lettera del notaro. 1595_2012_000277 caterina dice che tutto sta a cominciare, che non è poi una cosa tanto difficile esser buoni per una settimana sola, basta volere. non so come fa a sapere queste cose lei che non è stata mai un ragazzo. 1595_2012_000278 la sera guarda sotto il letto, dietro gli usci dietro la tenda della finestra per vedere se c'è qualcuno in camera e non spengerebbe mai il lume. non capisco perché le ragazze debbano essere così sciocche. 1595_2012_000279 chi è dunque che ha fatto scappare l'altra notte quell'altro mascalzone, come te, il tuo degno amico barozzo? fortunatamente c'è stato chi ti ha visto e chi ha parlato. 1595_2012_000280 però, a mia volta, volli punire esemplarmente la crudeltà dì mascherino, perché in avvenire, in simile occasione, non avesse a ricadere nello stesso difetto. 1595_2012_000281 si faceva seguire la descrizione del matrimonio religioso di sua sorella col maralli, fedelmente ricopiata dal giornalino, e si concludeva col dipingere il candidato socialista. 1595_2012_000282 voleva parlare, ma io gli accennai di stare zitto. salii sul comodino, mi tirai su a sedere nell'armadietto e feci cenno a gigino di venir su anche lui. con molti sforzi si riuscì a ficcarci tutti e due nel mio osservatorio, tra le cui anguste pareti stavamo distesi. 1595_2012_000283 infatti, il direttore dell'unione nazionale ha detto che gli era necessario di vedere questo mio giornalino con la mia firma, e ho fissato di portarglielo stasera stessa, mentre egli, da parte sua, si è impegnato di pubblicare nel prossimo numero non solo la mia rettifica. 1595_2012_000284 e io a ora a e a novembre. sono diversi giorni che non scrivo nulla nel mio giornalino e questo dipende dall'avere avuto in questo tempo troppo da lavorare per la scuola. 1595_2012_000285 è stato lui ed è tinta a olio che non va più via. povero bianchino mio, che male c'è, ho borbottato io con voce piagnucolosa. lo chiami rossino da qui avanti. 1595_2012_000286 il maralli, dunque, ha strappato le pagine del suo sposalizio a san francesco al monte, ne ha fatto una palla e lha buttata nel caminetto. quand'ho visto che il fuoco s'è attaccato a un angolo di una pagina, che era rimasto arricciato sulla palla di carta fatta da mio cognato, mi son sentito una stretta dolorosa al cuore. 1595_2012_000287 la caccia al coccodrillo, signori e signore, è molto difficile, appunto perché su quel groppone così duro le armi a punta, come la sciabola e il coltello, si spuntano e le armi a fuoco sono inutili, perché le palle rimbalzano e se ne vanno via. 1595_2012_000288 e il notaro levò infatti da un astuccio un enorme spillone in cima al quale era proprio il dente con le barbe che avevo pescato io nella bocca sgangherata del povero signor venanzio. 1595_2012_000289 infatti è bastato che gli dipingessi sul corpo, sul muso e sulle gambe tante strisce, dopo aver mescolato daccapo il rosso col verde per ottenere una zebra sorprendente che ho legata con gli altri animali alla solita stanga. 1595_2012_000290 il signor stanislao pareva diventato più secco e più allampanato di prima, ma il pezzo della sua persona cui era impossibile volger lo sguardo senza ridere era la testa tutta monda e bianca come una palla di biliardo. 1595_2012_000291 non è possibile ridire quel che è successo ed è meglio che cerchi di riprodurlo con le tinte che mi regalò il collalto stesso, con quelle tinte per le quali io sentivo tanta gratitudine verso di lui da spendere tutto lo scudo che mi aveva dato sua moglie, che è mia sorella in tanti fuochi. 1595_2012_000292 il fatto è che mi saltò via a un tratto dalle ginocchia, balzò su una sedia che era tra mezzo rovesciandola, e di lì sul tavolino abbrancò il povero uccellino e lo divorò in un boccone, prima ancora che io potessi pensare a impedire una simile tragedia. 1595_2012_000293 lo aiutai a levarsi la sua e poi a rimettergli la mia, facendo in modo, naturalmente, che non vedesse la parola che v'era scritta sulla schiena. quando l'ebbe indossata. gliela abbottonai e gli dissi, toccandolo con la mano sulla spalla: caro masi, la ti va come un guanto. 1595_2012_000294 e messegli sul naso le lenti che avevo con me. gli ho presentato davanti agli occhi il corriere della sera, il signor venanzio. allora, nel vedere che ci vedeva, s'è calmato subito. poi ha fatto il confronto fra le due paia di lenti e abbracciandomi mi ha detto: ma tu, ragazzo mio, sei un portento. 1595_2012_000295 dei quali il giorno della mia morte risulterà negli atti del comune la fede di miserabilità. mentre al mio amatissimo nipote, in ricordo del suo affetto verso di me e degli auguri e voti fatti continuamente a mio riguardo. 1595_2012_000296 e, afferratomi per un braccio, mi portò via. chiamò un bidello e gli disse: in prigione fino a nuov'ordine. la prigione è una stanzetta su per giù come quella dei lumi a petrolio, ma più alta della metà e c'è una finestra lassù per aria con una barra di ferro che le dà proprio l'aspetto triste di una prigione. 1595_2012_000297 e gli ho raccontato tutte le peripezie del mio viaggio e del finestrino rotto che mi fecero ripagare per nuovo. il babbo mi ha un po sgridato, ma ho capito che in fondo mi dava ragione e questo è naturale, perché io davo ragione a lui. 1595_2012_000298 il babbo mi ha chiuso qui dentro dicendomi una filza di parolacce in mezzo alle quali, invece di virgole, ci ha messo tanti calci così forti che bisogna che stia a sedere su una parte sola, e cambiando parte ogni cinque minuti. 1595_2012_000299 e poi io ho sempre sentito dire che i tappeti veri di persia non sbiadiscono. se è sbiadito, vuol dire elle non era persiano, come non era persiano. urlò in quel momento la sora matilde, entrando in camera di mia sorella come una bomba. 1595_2012_000300 e mentre il cameriere se n'andava, ha aggiunto: questa vecchia civetta che parla col naso come un òboe. si è messa in testa che io possa farla guarire. però è buona cliente e va trattata bene. 1595_2012_000301 fortunatamente era l'ora della scuola e me sono andato via lasciando che si sfogasse con ambrogio. quando son tornato di scuola ho trovato mio cognato, anche più nero di stamani. 1595_2012_000302 oggi voglio esercitarmi ben bene in camera mia e poi, quando son sicuro della riuscita, voglio dare una rappresentazione in salotto vendendo i biglietti a due soldi alle mie sorelle e a quelli che vengono in conversazione, e tutti resteranno a bocca aperta e impareranno così a rispettarmi di più. 1595_2012_000303 io smessi di ridere perché incominciavo a capire che la cosa era molto seria. mario marri, aiutato dagli altri invitati, avevano preso l'avvocato maralli a braccia e l'avevan trasportato su nella camera dei forestieri. e intanto carlo nelli s'era incaricato d'andar a chiamare il dottore. 1595_2012_000304 e hai fatto bene a mandarci gli spiriti a punirci, a gastigarci delle nostre colpe. grazie, zio, grazie, e se ci vuoi dare altri gastighi, fa pure, fa pure. 1595_2012_000305 disgraziato. disgraziati son quelli che devono tenerti in casa, ma per me questa volta puoi star sicuro, è una disgrazia che finisce domani. 1595_2012_000306 a questo punto ho sentito un urlo e un tonfo. uh, il mio dìttamo e la zia per la sorpresa e lo spavento di veder crescere la sua cara pianta a quel modo, proprio a vista d'occhio, s'era lasciata cascar di mano la brocca dell'acqua che era andata in mille bricioli. 1595_2012_000307 che giornata di grandi emozioni. è vicina la mezzanotte, tutti son già andati a letto e io sono solo qui nella mia cameretta, solo col mio segreto, col mio grande segreto. 1595_2012_000308 ma si vede che nelle lotte elettorali le bugie sono all'ordine del giorno in tutti i partiti, perché anche lunione nazionale ne dice parecchie, e una poi è così sfacciata che non la posso mandar giù. in seconda pagina infatti c'è un articoletto intitolato i nemici della religione, che ricopio qui tal quale. 1595_2012_000309 tutti hanno applaudito, rimanendo molto contenti dello spettacolo, e marinella ha preso l'orologio della mamma mia credendolo quello della sua mamma, e così mi son fatto molto onore. stasera darò una grande rappresentazione in casa mia e credo che andrà splendidamente. ora preparo i biglietti. 1595_2012_000310 caterina è cascata lunga, distesa senza più dar segno di vita. virginia, che stava lì a vederle accendere il caminetto, ha cacciato un urlo come quando trovò il fantoccio sotto il letto e il maralli bianco come un cencio lavato. scoteva il barbone e ballettava per la stanza ripetendo: mamma mia il terremoto, mamma mia il terremoto. 1595_2012_000311 i ritirai precipitosamente e, uscito di camerata, accesi uno stoppino del quale mi ero provvisto. andai nella stanzetta dei lumi a petrolio, aprii con la chiave che mi aveva dato il barozzo, staccai la grossa chiave che trovai attaccata dietro la porta, secondo le istruzioni che mi aveva dato, e corsi al portone d'ingresso del collegio. 1595_2012_000312 nell'ultima ora della sua vita si fosse preso il supremo divertimento di pigliare in giro tutti quanti. la prima disposizione era di dare dal suo patrimonio la somma di diecimila lire alla cesira, e non saprei ridire la scena che nacque quando il notaro ebbe letto questo paragrafo del testamento. 1595_2012_000313 ed egli, fermatosi, dette in una grande risata e ritiratolo su. strizzandovelo dentro esclamò: gua, ora gli è anche più saporito di prima. a questo punto non ne potetti più dallo schifo e dall'ira e cavatomi la scarpa. rimastomi in piedi, la tirai giù con forza nella caldaia, urlando: 1595_2012_000314 capirai, qui ci son tutti i sapori. sfido: io ci ho rigovernato i piatti di due giorni di seguito e prima che tu venissi, tu c'erano stati rigovernati i piatti d'altri due giorni. 1595_2012_000315 iersera mi son divertito immensamente al teatro. quel morgan è molto bravo e ha fatto dei bei giuochi. io in tutto il tempo che è durata la rappresentazione, non gli ho levato gli occhi di dosso per scoprire il segreto dei suoi giuochi. ma molti son troppo difficili. 1595_2012_000316 io, nel vedermi nello specchio, rimasi senza fiato. non mi riconoscevo più la polvere di carbone col fumo durante il mio disastroso viaggio mi era penetrata nella pelle della faccia, alterando i miei connotati per modo che parevo un vero e proprio abissino. 1595_2012_000317 e poco dopo mi disse: addio, stoppani, vo a studiare. e se n'andò dalla parte dove era andato il pezzi. io che avevo capito che quella d'andare a studiare era una scusa bella e buona e che invece il barozzo era andato nello stanzino accennato prima dal pezzi. 1595_2012_000318 io non ho paura dei tuoni, tutt'altro. ma mi mettono addosso il nervoso e perciò, appena incominciò a tuonare, mi si presentò alla mente la mia condizione in un quadro molto diverso da quello col quale mi era apparso da principio. 1595_2012_000319 tra un'ora gli sposi torneranno dal municipio con i testimoni e tutti gli invitati e allora avrà principio il rinfresco. in casa c'è soltanto ada che piange, poveretta, perché vede che tutte le sorelle piglian marito e lei ha paura di far come la zia bettina. 1595_2012_000320 come avevo stabilito, ieri sera volli dare la rappresentazione di giuochi di prestigio nel salotto. e in questo non c'era niente di male, tant'è vero che tutti dissero: vediamo, vediamo questo rivale di morgan. 1595_2012_000321 ma io ho fatto finta di nulla e invece ho salutato la sua donna di servizio, cesira, che è arrivata subito dopo di lui e che è venuta a mettersi a sedere accanto a me e mi ha domandato come stavo. 1595_2012_000322 e ora bisogna che ripigli la narrazione al punto dove l'ho lasciata ieri: che giornata piena di avvenimenti. avevo appena smesso di scrivere che arrivò alla villa il mio babbo. 1595_2012_000323 e io a loro e o e avete dicembre. niente di nuovo, né a scuola né in casa. non ho ancora rivisto il babbo e ormai spero che quando lo rivedrò gli sarà già passato ogni cosa. 1595_2012_000324 e all'ultima bottega dove ci siamo fermati, è ritornato fuori col padrone mostrandomi una cassaforte che, per la misura, era proprio quel che ci voleva, sebbene fosse un poco arrugginita. 1595_2012_000325 e pero e le o ei ottobre. eccomi a casa mia, nella mia cameretta, che ho rivisto tanto volentieri. è proprio vero quel che dice il proverbio: casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia. 1595_2012_000326 siccome, quando è entrata in camera io ero molto spaventato perché credevo che fossero i carabinieri, ella mi ha detto: ah, meno male che se non altro hai rimorso di quel che hai fatto. io sono stato zitto e allora lei mi ha preso tra le braccia e, guardandomi in viso, mi ha detto, ma senza sgridarmi, anzi con voce piangente: 1595_2012_000327 uhm, risposi io. ci fu l'affare del dente. è curiosa, esclamò l'ada. non si è mai sentito un altro esempio di invitare un ragazzo ad assistere alla lettura di un testamento? 1595_2012_000328 in quanto ai fazzoletti, li ho dati a marinella dicendole di portarli in camera della sua mamma, ciò che ha fatto subito, e di lei son sicuro, perché marinella è una bambina piuttosto silenziosa e sa tenere il segreto. e ora aspettiamo quest'altro atto della commedia. 1595_2012_000329 che è accaduto, mio dio, ha gridato appena ha potuto capire dalla voce che ero io. senti, zia, bettina, le ho detto a te, lo sai, dico sempre la verità, bravo, dimmi dunque. ecco, sono scappato di casa. scappato di casa come hai abbandonato il tuo babbo, la tua mamma, le tue 1595_2012_000330 la stessa scena si è ripetuta stamani per la colazione, dopo la quale pietro mi ha riaccompagnato qui in camera, dove sto aspettando l'arrivo del babbo, il quale certamente considererà la cose dal lato peggiore, come fanno tutti. 1595_2012_000331 a queste parole mi sentii arrivare uno scapaccione, che veniva certo da mia sorella, e corsi a chiudermi in camera mia, dalla quale sentii una gran lite che si accendeva tra le due donne che facevano a chi urlava di più, mentre ogni tanto la voce del collalto cercava invano di calmarle esclamando: ma no, ma sì, ma senti, ma pensa. 1595_2012_000332 poco dopo andammo tutti a pranzo e il barozzo, che, come dissi, già è di posto accanto a me, mi strinse forte la mano sotto la tovaglia e mi disse sottovoce: bravo, stoppani, sei stato forte, grazie. 1595_2012_000333 e anche un po meticolosa. e poi perché il dottor collalto è specialista per le malattie del naso, della gola e degli orecchi, come è scritto nel cartellino sull'uscio di casa, e dà le consultazioni tutti i giorni, motivo per cui non bisogna far rumore a causa dei clienti che vengono a farsi visitare. 1595_2012_000334 quando sono sceso per là colazione ho trovato il babbo di un umore insopportabile, perché dice che io non studio, che io non penso che a divertirmi e altre simili ripetizioni che non so capire come non gli venga a noia a ritirarle fuori cosi spesso, senza neanche cambiarci una sillaba, senza trovarci neppure un'intonazione di voce diversa. 1595_2012_000335 l'ho trovata in salotto che discorreva con un facchino della stazione e appena mi ha visto, mi ha detto con aria molto sostenuta, mostrandomi due telegrammi: 1595_2012_000336 il bello è che lui stava lì a sedere dinanzi a un tavolino senza far nulla. ma noi veniamo per una rettifica, ha detto subito gigino balestra, dandosi una certa aria. una rettifica che rettifica. 1595_2012_000337 il professore di francese arriva perfino a baciare la mano alla signora geltrude, tutte le mattine quando le dà il buon giorno e tutte le sere quando le dà la buona sera. e il professore di matematiche dice sempre al signor stanislao, quando va via: servo suo, signor direttore. 1595_2012_000338 non ci stetti a ragionar sopra. lo presi per un braccio e lo spinsi così in camerata mormorando: senti, masi, t'ho da dire una cosa. sentivo che egli tremava e intanto andavo architettando nella mia mente l'interrogatorio da rivolgergli e una vendetta, nel caso ch'io lo avessi scoperto veramente colpevole. 1595_2012_000339 è un ingegnoso strattagemma, non c'è che dire. ma sarebbe stato molto meglio che l'avessi conosciuto prima, perché allora, chiamando calpurnio il signor direttore del collegio pierpaoli, ci avrei provato più gusto. 1595_2012_000340 il carli, nel vedermi sbattere le uova dentro il cappello, dètte in una gran risata e gridò: oh, questa è bella davvero. io, sempre più incoraggiato nel vedere che tutti quanti si divertivano ai miei giuochi. per finire l'esperimento proprio alla perfezione, come avevo visto fare al celebre morgan, dissi: 1595_2012_000341 meglio stare zitti e rassegnarsi al proprio destino. infatti, quando mio padre venne a prendermi, non disse nulla. avrei ben voluto saltargli al collo e abbracciarlo, dopo tanto tempo che non lo rivedevo, ma egli mi dètte un'occhiataccia severa che mi agghiacciò e non mi disse altra parola che questa. 1595_2012_000342 fortuna che la chiave della valigia nella quale lo tengo rinchiuso è assai complicata. e poi i sospetti sono contro i convittori grandi e e poi, in fin dei conti, se fossi messo alle strette, potrei dir delle cose che farebbero smascellar dalle risa tutti quanti, come rido io in questo momento, soffocando a stento. 1595_2012_000343 oggi, durante la ricreazione, carlo pezzi ha studiato molto per scoprire quale stanza è quella al di là del mio armadino. ma più che con la sua scienza d'ingegnere si è aiutato chiacchierando con i muratori che seguitano a lavorare a certe riparazioni del collegio. 1595_2012_000344 e io che mi sono svegliato presto, ne profitto per continuare a registrare le mie memorie nel mio caro giornalino, mentre i miei cinque compagni dormono della grossa. in questi due giorni passati ho due tatti notevoli da narrare: una condanna alla prigione e la scoperta della ricetta per fare un'eccellente minestra di magro. 1595_2012_000345 era stata data alla zia bettina da un certo ferdinando e pare anzi, a quanto dice lei, che ci sia dentro, in quella pianta, lo spirito di questo signore. a questo punto la mamma mi ha interrotto, piena di curiosità, dicendomi: 1595_2012_000346 io, per non fare ingiustizie, ne ho dato uno anche a lui e siccome in quel momento uno zoppo che chiedeva l'elemosina sulla porta della chiesa è corso precipitosamente a me per godere dello stesso trattamento dei suoi due colleghi, ho dato cinque lire anche a lui. 1595_2012_000347 apri il finestrino, disse il pezzi al michelozzi e questi si era mosso per eseguire il saggio consiglio quando il del ponte esclamò calpurnio e si precipitò fuori della stanza, seguito dagli altri tre. 1595_2012_000348 se il mio babbo non facesse il pasticciere, sarebbe un giornalista di prim'ordine. lo dicono tutti. ma lui dice: gli rendono più i pasticci con la crema che quelli scritti. e come anderà a finire l'elezione? eh, il maralli ha tutte le probabilità di riuscire perché c'è l'unione dei partiti popolari. 1595_2012_000349 ma io non le ho dato retta. le ho tagliato tutti i riccioli perché altrimenti non era possibile fare quel gioco. poi l'ho messa a sedere su una pietra vicino alla siepe, dicendole che doveva far finta d'essere smarrita, e mi sono avviato tranquillamente verso casa. 1595_2012_000350 ma a cena mi parve che il mio contegno avesse finalmente persuaso la direttrice che mi ero dimenticato di quel che avevo visto la mattina, così potei narrar tutto per filo e per segno al barozzo, il quale prese la cosa molto sul serio e, dopo aver pensato un po, disse: 1595_2012_000351 vo direte bene, disse lo sguattero sputando, ma io i baffi non me li voglio leccare. un accidente grullaccio ribatté il cuoco. ti paregli che noi si mangi di questa roba. il personale di cucina mangia la minestra speciale che si fa per il direttore e per la direttrice. 1595_2012_000352 la signora geltrude declamando: ah, disgraziato, uh che vedo a rischio di cader giù e sfracellarsi. in nome di dio, stoppani, che cosa fate, costassù? eh, risposi: sto a veder preparare la minestra di magro alla casalinga. ma che dici: sei impazzato. 1595_2012_000353 e io a leonora e a ena dicembre. oggi, mentre eravamo a colazione, pietro il cameriere è venuto a dire a collalto: 1595_2012_000354 e se volesse aprir per forza? sento un gran fracasso, spingono la porta. andrà a finire che lo specchio cadrà e andrà in bricioli, e dopo la colpa sarà mia. tanto per mutare sempre. così è il ragazzaccio cattivo. è il famoso gian burrasca che fa sempre tutti i malanni, roba vecchia. 1595_2012_000355 il cavalier metello è molto istruito e certo pochi posson vantarsi di sapere la storia romana come la sa lui. ma in quanto a me, dico la verità: mi persuadeva più la spiegazione che mi ha dato stamani quell'uomo che tutti i milvius, i molvius e i mulvius del cavalier metello. 1595_2012_000356 e questo perché? perché mi aveva sorpreso nel corridoio che conduce alla sala di ginnastica mentre scrivevo col carbone sul muro: abbasso i tiranni. 1595_2012_000357 tanti danni, risposi singhiozzando. io non ho fatto niente. è il mio destino infame che mi perseguita sempre perché son nato disgraziato. in quel momento entrò il collalto che, avendo udite le mie ultime parole, esclamò a denti stretti: 1595_2012_000358 e cosi siamo entrati, proprio dal direttore, che è un uomo con una testa pulita, pulita e anzi è la sola cosa pulita che abbia, perché ha un vestito che pare tessuto col sudiciume. 1595_2012_000359 con me, per esempio. è pieno di gentilezze e dice sempre che sono un ragazzo originale e che si diverte un mondo a sentirmi discorrere. è di una curiosità straordinaria. vuol saper tutto quello che si fa in casa e tutto quello che si dice di lui, e per questo mi dà quattro soldi al giorno. 1595_2012_000360 senti, vorrei andare un momento di là a salutare un mio amico e a dargli la mia giacchetta da collegiale che ho promesso di lasciargli per ricordo. puoi aspettarmi qui e dire al bidello, nel caso che venisse a cercarmi, che ritorno subito. 1595_2012_000361 è quasi una settimana che non scrivo in questo mio caro giornalino. sfido come avrei potuto farlo con la clavicola spostata e il braccio sinistro ingessato. ma oggi finalmente il dottore mi ha tolto l'apparecchio e alla meglio posso descrivere qui, dove confido, tutti i miei pensieri e tutti i casi della mia vita. 1595_2012_000362 pare che l'avvocato maralli stia molto male e io? io finirò in galera, come dicono tutti. sono disperato, mi gira la testa, mi sento tutto pesto, come se mi avessero bastonato. non ne posso più. non ne posso più. 1595_2012_000363 intanto ella urlava. urlava proprio come se fosse stato uno schiavo vero, e io mi tappavo gli orecchi per non sentire, perché volevo seguitare il gioco fino in fondo. il cielo era stato tutto il giorno coperto di nuvole e in quel momento cominciarono a venir giù certi goccioloni grossi, grossi. 1595_2012_000364 fece lo sguattero tirando un gran respiro di sollievo: ora via, portiamo la caldaia sul fuoco che c'è già, il pane bell'e affettato e il soffritto è pronto. e tu impara il mestiere. e mosca. 1595_2012_000365 ma sai, ha detto che tu hai una grande disposizione per il disegno. e poi si vede che osservi e ti vai migliorando. vedi un po dalle prime figure che hai fatto a queste ultime, che progresso. bravo, giannino, faremo di te un artista. 1595_2012_000366 non importa, gliele darò domani dicembre. 1595_2012_000367 e ho in idea che se il maralli riuscisse mi perdonerebbe, e allora mi piacerebbe molto d'andar con lui nei comizi elettorali, dove tutti urlano, anche i ragazzi, senza che nessuno li sgridi. 1595_2012_000368 scrivo in casa del maralli, ho un nodo alla gola e duro fatica a riordinare le idee per raccontare qui la scena di ieri, che è stata come la scena d'una tragedia. 1595_2012_000369 intanto però i miei genitori e le mie sorelle non mi hanno lasciato un minuto in tutta la giornata e ogni pochino erano a domandarmi come va la testa. nessuno s'è azzardato di farmi un rimprovero. sfido devono aver capito che in fondo un po di ragione l'ho anche io. 1595_2012_000370 e poi s'è messa a ridere e poi mi ha detto: cerca di star qui zitto e tranquillo, poi ritornerò e se sei stato buono, ti porterò per merenda un po di conserva di pesche. e se n'è andata giù e ho sentito che chiamava l'ada e la virginia dicendo: ah, ve ne voglio raccontare una carina. 1595_2012_000371 fortunatamente nulla di nuovo è accaduto e io posso stamani confidare al mio giornalino le ultime vicende del collegio ierpaoli, febbraio. 1595_2012_000372 e da quel punto, quanti palpiti a ogni minaccia del fuoco contro le pagine del mio giornalino. ma fortunatamente ormai la fiamma aveva esulato dalla parte ove il maralli l'aveva gettato. 1595_2012_000373 mentre lo scioffèr, si tratterrà dentro, tu monterai sull'automobile e io ti farò fare un giretto intorno alla piazza e così vedrai se son capace o no. va bene, e si scommise: dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino. 1595_2012_000374 essi dunque hanno detto al cuoco e allo sguattero: quando sarete chiamati, dite che è stata una burletta. ed ecco che la direttrice viene ad aprirti la prigione, finge di scandalizzarsi al tuo racconto e ti conduce dal direttore, il quale finge di fare un tremendo processo al cuoco e allo sguattero. 1595_2012_000375 me che ho impresa la pubblicazione di queste memorie, corre almeno l'obbligo immediato di completar la narrazione dell'avventura elettorale rimasta interrotta, sul più bello o sul più brutto secondo il punto di vista politicosociale dei miei piccoli lettori. 1595_2012_000376 perché, appena tornato a casa, mi sentii un gran peso allo stomaco e dei giramenti di testa tali che dovettero mettermi a letto. naturalmente, dell'affare dei pasticcini non dissi niente, anche per non compromettere il mio amico gigino balestra. 1595_2012_000377 dopo aver legata anche questa belva alla stanga del carro da buoi, ho pensato di farne un'altra servendomi dell'asino che ho preso nella stalla e che, essendo di color grigio, si è prestato benissimo a far da zebra. 1595_2012_000378 ma lei crede che sia per una malattia di debolezza che il medico le ha riscontrato e ha detto anzi che se l'è levata di testa lui perché lei sta benissimo e che fa la cura unicamente per contentar suo marito. naturalmente io mi son divertito molto a questa scena e spero di divertirmi anche di più in seguito. 1595_2012_000379 e i nuovi candidati sono il commendatore gaspero bellucci, zio di cecchino, e l'avvocato maralli, mio cognato. pensare che nel dicembre scorso, proprio il giorno prima che ci si rovinasse in quella disastrosa corsa in automobile. 1595_2012_000380 anche io ho votato per lui perché se lo merita e perché se da qualche giorno nel collegio non si mangia più la solita minestra di riso, si deve a lui. abbiamo discusso su quello che si deve preparare per la seduta spiritica di domani sera. 1595_2012_000381 questa, ho detto, è la macchina per fare il solletico. ci vorrebbe per il signor tyrynnanzy che dopo l'affare del segnale d'allarme è diventato così serio: vergognati. ha detto il collalto, ma l'ha detto ridendo. 1595_2012_000382 in ogni modo bisogna che le assicuri meglio, perché ci potrebbe essere in casa un'altra chiave che apra il cassetto del mio tavolino. e nulla di più facile che la mamma e ada vengano a frugarci dentro. 1595_2012_000383 ed ecco, per filo e per segno, come andò la faccenda. ieri mattina, mentre la sora matilde era fuori di casa, andai nel suo salottino da lavoro, dove avevo visto entrare mascherino il grosso gatto bianco e nero prediletto di mia cognata. 1595_2012_000384 il disastro è stato grande ed è inutile dire che la causa sono stato io, perché io sono la disperazione dei miei genitori e la rovina della casa, per quanto, alla fin dei conti, la rovina si riduca a una sola stanza, e precisamente al salotto di ricevimento. 1595_2012_000385 tutti son pronti e fra pochi minuti si andrà al municipio, ma la zia bettina non verrà perché ha deciso invece di ritornare a casa sua col treno che parte tra: 1595_2012_000386 a questo punto l'usciolino a sinistra della scrivania si aprì e comparve la signora geltrude, tutta rinfagottata in una veste da camera verdognola, con un viso pure verdognolo e con gli occhi tutti pesti, che si volsero subito su di me pieni di odio. 1595_2012_000387 ma senza burro e sempre con poco zucchero. il primo giorno a desinare vedendo venir la minestra di riso, esclamai: meno male, il riso mi piace moltissimo. 1595_2012_000388 a un tratto, quando tutto pareva finito, si è sentito dentro il camino un fischio e tutti son rimasti senza fiato per la sorpresa. il maralli ha detto: h? i dentro c'è un incendiario. bisogna chiamar le guardie, bisogna farlo arrestare. 1595_2012_000389 il maralli, lo chiama lo zio tirchio, lo zio rùdero e spesso gli dice anche vecchio, immortale, perché non muore mai. perfino la donna di servizio gli ha messo il soprannome: lo chiama gelatina, perché trema sempre. 1595_2012_000390 giannino qua, giannino là, giannino su, giannino giù. non riparavo a contentar tutti: chi voleva il rocchetto di cotone, chi la matassina di seta, chi i campioni di stoffe, chi mi mandava alla posta a ritirar. 1595_2012_000391 è corso ad avvertire il direttore o la direttrice qual era il consiglio che dovevano seguire nel loro interesse: quello di rabbonirti e di cancellare dalla tua mente lo spettacolo che avevi visto. 1595_2012_000392 hai avuto ragione di punirci. sì, noi siamo indegni di questa tua grande istituzione, alla quale dedicasti tutta la tua vita intemerata. 1595_2012_000393 ecco qui due dispacci di vostro padre: uno di iersera che non ha avuto corso perché la stazione era chiusa, e uno di stamani. vostro padre è disperato non sapendo dove vi siete cacciato. gli ho risposto che venga a prendervi col prossimo treno. 1595_2012_000394 a quella eccellente minestra di magro, così saporita e che pareva riunire in sé le fragranze più care dell'umano palato. i sentivo venir l'acquolina in bocca e una grande malinconia mi scendeva giù nella desolata solitudine delle mie povere budella. 1595_2012_000395 perché c'è il natale e caterina fa sempre due bei budini, uno di riso e uno di semolino, perché alla mamma piace quello di semolino e quello di riso. non lo può soffrire e il babbo va matto per quello di riso, mentre quello di semolino l'ha a noia come il fumo agli occhi. 1595_2012_000396 il dottore mentre, la girandola, gli girava dietro le falde, tremava e urlava senza sapere che cosa fosse accaduto. luisa era quasi svenuta, gli invitati, anch'essi, erano tutti impauriti e io mi divertivo un mondo. 1595_2012_000397 immediatamente un altro povero cieco che era dall'altra parte della scalinata, è venuto a esaminare il biglietto e ha detto: ma non vedi che è buonissimo? e a me, signorino, non me ne dà uno, anche a me. 1595_2012_000398 e lui è al caso di saperlo, perché il suo babbo non solamente è un pasticciere, ma è il grande elettore del suo partito- e dice che, di riffe o di raffe, questa volta il collegio deve essere conquistato dai socialisti e che è già sicuro della vittoria. 1595_2012_000399 ecco dunque com'è andato il fatto: quando il maralli, mia sorella, il babbo, la mamma e tutti gli altri son tornati dal municipio, faceva un gran freddo, ragione per cui uno degli invitati, entrando nella sala da pranzo, ha detto: siamo tutti intirizziti. se ci date anche il rinfresco, moriremo qui assiderati. 1595_2012_000400 ma io che avevo capito tutto, non ho potuto fare a meno di esternare il mio dispiacere. ah, i miei razzi col fischio. i ero ricordato in quel momento che, quando avevo comperato i fuochi per festeggiare il matrimonio di luisa, non avendoli potuti più adoperare li avevo ficcati appunto su, per la gola del camino, nel salone di ricevimento. 1595_2012_000401 ma io le spiegai la cosa ed ella, che doveva essere una signora molto ragionevole, sorrise dicendo: ah, si è calato nella terrazza. ecco un ragazzo che incomincia presto ad avere delle avventure galanti. 1595_2012_000402 è verissimo, ne convengo, ma è colpa mia se è venuta la lettera del prèside proprio nel momento in cui il babbo mi rimproverava per l'affare del fantoccio. dicembre. 1595_2012_000403 la direttrice se ne andò tutta invelenita, dicendomi con voce drammatica: vuoi essere trattato con tutto il rigore, tal sia di te rimasto solo daccapo. mi sdraiai sul lettuccio che era in un canto della prigione. 1595_2012_000404 io guardai la direttrice sorpreso: perché questa improvvisa liberazione, pensavo fra me. eppure non ho rivelato i nomi dei ragazzi che fumavano nello stanzino del petrolio. dunque, 1595_2012_000405 era stato stabilito che, appena tornato da scuola, dovessi andare con la mamma e l'ada dalla signora olga a confessare quella che chiamano la mia colpa e a chieder perdono. infatti siamo andati da lei e io, tutto confuso, ho incominciato subito a raccontarle il fatto del gioco dì prestigio, che la signora olga ha ascoltato con molta curiosità. 1595_2012_000406 poco dopo eccoli tutti e due e io daccapo a ripetere il racconto per la terza volta. ma la mia maraviglia giunse al colmo quando, invece di rimanere confusi, com'io mi aspettavo, sotto il peso delle mie rivelazioni. 1595_2012_000407 lì nella casa del contadino non c'eran che questi tre ragazzi, perché i loro genitori e i fratelli maggiori eran tutti nel campo a lavorare. va bene, ho detto, ma bisognerebbe poter pigliare i pentolini delle tinte alla fattoria. 1595_2012_000408 ahimé, l'ipotesi, giornalino mio caro, mi pare proprio che colga nel segno e mi aspetto qualche cosa di grosso. chi sa, dopo queste righe che butto giù alla meglio, in questa terribile nottata insonne, quando potrò ancora confidare i miei pensieri e i casi della mia vita alle tue pagine? 1595_2012_000409 un solo pensiero, uno solo capisci mi ha dato la forza finora di resistere. ed è questo la fuga. io ho fatto un atto di sorpresa e di dolore all'idea di perdere un amico così simpatico e così amato da tutti, ma egli ha soggiunto subito. 1595_2012_000410 ma il peggio è che, avendo il vestito buono, ho fatto un bello strappo ai calzoni e una macchia di sugna alla giacchettina. tornando a casa verso le cinque, son salito su dall'usciolino di cucina per cambiarmi il vestito. a pranzo mia sorella mi ha detto: 1595_2012_000411 quando la signora olga si è soffiata il naso, ho osservato che aveva un fazzoletto di tela batista col ricamo, come quello che mi regalasti tu, mamma, per la mia festa. 1595_2012_000412 sempre per rispetto alle nobili teorie di altruismo sulle quali sono fondate le teorie politico sociali di mio nipote, poiché mi parrebbe di recare ad esso una profonda offesa. 1595_2012_000413 come anche i ragazzi sappiano nutrire l'affetto per i parenti e la gratitudine per le scatole di tinte che ricevono in regalo. è arrivata anche la zia bettina per assistere allo sposalizio e così ha rifatto la pace con tutti. però, mentre la luisa si aspettava da lei in regalo quel paio di diamanti che ebbe in eredità dalla povera nonna, 1595_2012_000414 che brutta cosa è l'ignoranza. quei villanacci di ragazzi non mi hanno voluto credere e si son messi a ridere. più che mai, io intanto riflettevo per trovare il modo di utilizzare il maialino color di rosa, che seguitava a grugnire come un disperato. 1595_2012_000415 ma è certo che, per aver finalmente una bicicletta, credo che potrò fare a meno di gettare i sassi dietro i cani per la strada e salar la scuola, non c'è che dire. quest'altra settimana potrò girare su e giù per il paese, tutto trionfante su una bella 1595_2012_000416 confesso che quello fu un brutto momento per me. i sentii un gran rimescolìo nel sangue, ma fu proprio un momento e quando mi presentai in direzione ero relativamente calmo e mi sentivo sicuro di me. 1595_2012_000417 stamani, per esempio, si è molto interessato ai soprannomi coi quali lo chiamano in casa e io glie ne ho detti parecchi. mia sorella virginia lo chiama vecchio spilorcio sordo, rimbambito, spedale ambulante. 1595_2012_000418 guarda, è quasi buio e c'è un'ora prima di andare a desinare. vogliamo fare quel bel giuoco, come ti feci vedere ieri in quel bel libro di figure: io sarò il signore e tu lo schiavo che io abbandono nel bosco. sì, sì, ha risposto subito. 1595_2012_000419 cattivo, mi ha detto. tu non puoi figurarti quanto ci hai fatto soffrire tutti quanti. è un infame. ha aggiunto la zia bettina. vedete un po come ha ridotto quel mio povero bianchino toh. ha esclamato il babbo guardando il cane tinto di rosso e mettendosi a ridere: come è buffo. 1595_2012_000420 la cesira, alla notizia di quella fortuna, si svenne e tutti corsero attorno fuori che il maralli, che diventò pallido come un morto e guardava la sua donna di servizio con due occhi come se la volesse mangiare. 1595_2012_000421 zitto? no, non voglio stare zitto. e siccome quel fatto ti fece dimolto comodo, così tu non mandasti la lettera a casa mia per non dare un dispiacere ai miei genitori. succede sempre così quando il male che può fare un ragazzo vi torna utile. voialtri grandi, siete pieni di indulgenza. 1595_2012_000422 allora il gatto l'ha voluto castigare e gli è saltato addosso- è colpa mia se mascherino è troppo severo e si è mangiato il canarino. per questo fatto si meritava una lavata di testa e io l'ho messo sotto la cannella del bagno. 1595_2012_000423 e che è prova novella della coerenza che egli segue sempre, in tutti gli atti della vita, verso i suoi principii. il nostro candidato, dunque, con la generosità che è una delle prime virtù dell'animo suo. 1595_2012_000424 rimasi in ascolto pieno di curiosità. non mi ero sbagliato: le voci erano al di là del muro, in fondo all'armadietto, e mi parve perfino di riconoscere la voce della signora geltrude. dev'essere una parete sottilissima. 1595_2012_000425 e e tutto sarebbe andato bene per loro se tu non avessi raccontato la cosa al tuo amico barozzo, che ha più esperienza di te e che riferirà la cosa alla società. 1595_2012_000426 nel tragitto che feci, trascinandolo dalla porta della camerata al mio letto. feci tutto un piano strategico per l'assalto e, uniformandomi a quello, rallentai la mano colla quale lo stringevo e lo invitai a sedere accanto a me col più bel sorriso del mondo. 1595_2012_000427 a tale scopo dò espresso incarico al notaro cavaliere temistocle ciapi di mandare a prendere il detto giovanni stoppani, dove si trova a tutte spese da pesare sulla somma dell'intero capitale di cui al paragrafo. 1595_2012_000428 pareva che non fossi lì presente. dicevano che ero un disubbidiente, uno sbarazzino, uno scellerato, un ragazzo senza cuore, come se le avessi tagliato la testa invece dei capelli. 1595_2012_000429 io sono felice e benedico il momento in cui mi son rovinato il braccio. andare a roma è un mio antico sogno e non mi par vero di vedere il re, il papa, gli svizzeri e tutti i monumenti antichi che ci sono. 1595_2012_000430 a questo scopo avevo portato con me dalla villa bianchino il vecchio can barbone della zia bettina, al quale ella è così affezionata. gli ho attaccato al collare una fune e l'ho legato alla stanga del carro da buoi che era sull'aia e, dato di piglio al pennellone, ho incominciato a tingerlo tutto di rosso. 1595_2012_000431 ma che cosa succede? succede che, chiudendo la bocca, viene a infilarsi da sé stesso le due punte del dardo, nelle due mascelle. come possono osservare lor, signori, infatti il maialino, richiudendo la bocca, s'era bucato e mandava certi urli che arrivavano al cielo. 1595_2012_000432 ho dormito e mi sento meglio. che ore sono? dev'esser tardi perché sento venir su dalla cucina un odorino di stracotto che mi rallegra un po lo spirito in mezzo a questo silenzio sepolcrale. 1595_2012_000433 io e i miei compagni della società segreta sapevamo il motivo di queste eruzioni e di queste flussioni, ma stavamo naturalmente zitti e cheti, limitandoci a scambiare degli sguardi che valevano cento discorsi. 1595_2012_000434 al babbo, la mamma e l'ada avrebbero detto di avermi mandato a divertirmi dalla signora olga. è inutile dire con quanto desiderio abbia aspettato l'ora fissata. finalmente caterina è venuta a chiamarmi e io sono sgusciato via di casa e son montato nella carrozza che mi aspettava con lo sportello aperto. 1595_2012_000435 ma ci rimasi poco perché vidi sulla consolle mascherino accovacciato che mi guardava fisso con certi occhi gialli spaventosi, come se da un momento all'altro mi avesse voluto mangiare, come aveva fatto col povero canarino. ebbi paura e uscii chiudendo la porta. 1595_2012_000436 stavano quattro collegiali grandi che nel vedermi si rimescolarono tutti e vidi che uno, un certo mario michelozzi, cercava di nascondere qualcosa, ma c'era poco da nascondere, perché le nuvole dicevano tutto. la stanza era piena di fumo e il fumo si sentiva subito che era di sigaro toscano. 1595_2012_000437 e io, e il io e io, e erano gennaio. ho già pensato al regalo che debbo fare a mio cognato. 1595_2012_000438 chi è malato, mamma, nessuno ha risposto subito ada, con quella sua solita aria di superiorità, come per dire che io, essendo un ragazzo, non devo saper niente e pensare che invece ne so tanto più di loro. 1595_2012_000439 il cuoco che portava un lume a petrolio. lo posò su una consolle e tutti e tre si rivolsero a me, cioè al compianto pierpaolo pierpaoli. il direttore disse a bassa voce: 1595_2012_000440 esso si chiama coccodrillo perché ha il corpo ricoperto di grosse squame, dure come le noci di cocco fresco che si vendono nei bar e con le quali si difende dai morsi delle altre bestie feroci che si aggirano in quei paraggi. 1595_2012_000441 era quel mascalzone del cuoco, inventore della minestra di rigovernatura. non mi pareva vero di vedere come lo avevano conciato i compagni della società segreta e mi affrettai a rispondere col solito sibilo. 1595_2012_000442 io avrei voluto chiedergli perdono di essermi rotto la testa, ma non potevo parlare. poi è venuto il dottore, mi ha fasciato ben bene e alla mamma che piangeva ha detto: non si spaventi, suo figlio ha la pelle dura. 1595_2012_000443 poi, risollevando tutta la parte di coperta che avanzava, strascicando di dietro, l'ho legata stretta, stretta a uso salame, in modo che rappresentasse la lunga coda del coccodrillo. fatto questo, ho tinto di verde tanto il maialino che la coperta, in modo che, a lavoro compiuto, l'illusione era perfetta. 1595_2012_000444 bum. a parole c'è poco da far. bum bum, smetti di fare bum. t'ho detto bum bum. quando poi s'esce di scuola, te lo dò io il bum, lui s'è chetato perché sa, come sanno tutti, che giannino stoppani riffe, non se ne lascia far da nessuno. 1595_2012_000445 e ha fatto un cenno al bidello che lo accompagnasse. questa scena si è svolta così fulmineamente che i convittori, anche dopo l'uscita del barozzo dal refettorio, rimanevano lì ringrulliti, sempre con gli occhi fissi sulla sedia rimasta vuota. 1595_2012_000446 in quel momento il sindaco aveva finito di firmar fogli e fissare col notaro e questi ha chiamato la cesira, alla quale ha detto di ritornar da lui l'indomani. così, rimasto solo nella stanza, il notaro ha aperto un cassetto della sua scrivania. 1595_2012_000447 e anche nel materiale che è stato purtroppo anch esso colpito a sangue senza nessuna pietà. dicembre. 1595_2012_000448 ma io l'ho tolto da ogni imbarazzo e, presentandogli gli occhiali d'oro del signor venanzio, gli ho detto: si provi un po queste lenti e vedrà che gli passerà la. 1595_2012_000449 ed egli, io credo, accoglierà benissimo questo mezzo ch'io porgo a cesira degli innocenti di non esser più serva in casa di lui e a lui di non esser più suo padrone. 1595_2012_000450 maurizio del ponte fa la guardia. se senti gridare calpurnio, lascia andare il bottiglione e scappa. io ho eseguito l'ordine e tutto è andato benissimo. 1595_2012_000451 a questa parola i figliuoli del contadino si son messi a ridere tutt'e tre e finalmente angiolino ha domandato: o che è ella, codesta cosa così buffa che ha detto lei, sor giannino? 1595_2012_000452 io, naturalmente, me la son data a gambe per il podere e poi son salito sopra un fico dove ho fatto una grande spanciata di fichi verdini che credevo di scoppiare. quando son ritornato alla villa, ho visto, sulla solita finestra, un vaso nuovo con la pianta di dìttamo e ho pensato che la zia, avendo rimediato al mal fatto, si fosse calmata. 1595_2012_000453 gli afferrò i capelli esclamando: ah, che vorresti fare? e mentre ella ringhiava queste parole, io vidi con profondo stupore che la chioma corvina del direttore. 1595_2012_000454 basta dire che ci discorre perfino insieme e gli dice: eccomi, bello mio, ora ti dò da bere. bravo, mio caro, come sei cresciuto. è una sua mania e si sa che tutti i vecchi ne hanno qualcuna. 1595_2012_000455 quando, a un tratto, mio padre, in mezzo alla confusione generale, mi ha preso per un orecchio e mi ha accompagnato fin qui a forza di parolacce e di pedate in quel pandemonio, mi pareva d'essere un rivoluzionario russo dopo un attentato allo zar. 1595_2012_000456 non mi aveva mai levato gli occhi da dosso durante l'ora della ricreazione continuò la vigile sorveglianza della direttrice e non potei parlare che di sfuggita. col michelozzi che si fa prudenza, bisogna prima sentire il barozzo. 1595_2012_000457 i sentivo accasciato sotto il peso delle mie sventure e non replicai. mia sorella mi spinse in camera sua e, vedendomi in quello stato, cedette. e un sentimento di pietà e, passandomi una mano sul capo, esclamò: ma giannino, giannino mio, come hai fatto a far tanti danni in pochi minuti che sei rimasto solo? 1595_2012_000458 i entrai, stesi la mia giacchetta da collegiale su un banco e preso un pezzo di gesso. scrissi nella schiena della giacca a grandi lettere la parola spia. fatto questo in un lampo, ritornai in camerata, dove entrai con passo misurato. 1595_2012_000459 e, nel dir così, il povero barozzo ha avuto un sorriso così triste e così amaro che m'ha fatto venir le lacrime agli occhi e, in un impeto di affetto e di pietà, l'ho abbracciato, stretto, stretto, esclamando: povero tito. e l'ho baciato, bagnandolo del mio pianto. 1595_2012_000460 io sono rimasto di stucco. ma gigino balestra, che è più infarinato di me di cose elettorali, mi ha detto: ti fa meraviglia, non è nulla. ancora ora, vedi, incomincia la polemica con lunione nazionale. e sentissi che cosa. non si dicono, ma il babbo mentre gliene scrive, di quelle da levare il pelo. ci ride e ci si diverte. 1595_2012_000461 due o tre volte e via di gran carriera. io lì per lì mi divertii molto e mi misi a sonar la tromba a tutt'andare ed era un ridere a veder tutta la gente sgambettar di qua e di là per scansarsi guardandoci spaventata. 1595_2012_000462 e io a era e e dicembre. com'è paurosa mia sorella. ha tanta paura dei ladri che non può dormire la notte ora che il babbo e la mamma non sono a casa. 1595_2012_000463 e ha ricominciato a lei e a e e gennaio. il signor venanzio è uggioso, ne convengo, ma ha delle buone qualità. 1595_2012_000464 l'orizzonte si rannuvola. oggi il babbo mi ha fatto una predica d'un'ora dicendomene di tutti i colori e terminando colla solita conclusione: che io son destinato a esser la rovina della famiglia. 1595_2012_000465 oggi a scuola ho avuto che dire con cecchino bellucci per causa di virginia, è vero? mi ha detto il bellucci che tua sorella ha sposato quell'arruffapopoli dell'avvocato maralli. 1595_2012_000466 la bambola di maria si chiama flora ed è grande quasi quanto la sua padroncina, ma l'unica cosa di divertente che abbia questa bambola è il movimento degli occhi che quando è ritta stanno aperti e quando la si mette a diacere si chiudono. 1595_2012_000467 era più riconoscibile e mentre esso si andava asciugando al sole, ho pensato a preparare un'altra belva. poco distante da noi c'era una pecorella che pascolava. l'ho legata alla stanga del carro accanto al cane e ho detto: questa, la trasformeremo in una bellissima tigre. 1595_2012_000468 sicuro io volevo far godere un poca di libertà a quel povero canarino che s'era annoiato a star sempre rinchiuso in quella gabbia. è forse colpa mia se il canarino appena fuori ha sporcato il ricamo di seta della sera matilde? 1595_2012_000469 naturalmente, io che avevo fatto tutto il mio progetto per fare i fuochi stasera in giardino, son rimasto male. ma nessuno si piglia mai pensiero di indagare i dolori che si nascondono nellanima dei ragazzi come se fossimo dei pezzi di legno. 1595_2012_000470 ricopio qui il principio dell'articolo dal giornale che mi ha regalato gigino, perché è bene che in queste pagine di un giornale scritto da un bambino si veda con quale sincerità sieno scritti i giornali dei grandi. 1595_2012_000471 questo è il fatto, nella sua semplicità. la signora merope parte oggi per bologna perché non mi può più vedere e perché ha piovuto mentre che la sua bambina era smarrita nel viale. 1595_2012_000472 lui è amico di tutte le persone più altolocate e il maralli no, lui ha l'automobile e il maralli no, che c'entra l'automobile? gli ho detto: c'entra, perché con l'automobile mio zio gaspero può andare in tutti i paesi di campagna e anche in cima ai monti a fare i discorsi. 1595_2012_000473 ah, ho capito. ora cercan di pigliarmi con le buone maniere perché non racconti ai miei compagni la scoperta della ricetta per la zuppa di magro alla casalinga. 1595_2012_000474 gigino balestra, che dal suo lettuccio non mi perdeva di vista, fece lo stesso e pianino, pianino, in punta di piedi mi venne accanto, sdràiati sul mio letto. gli dissi all'orecchio: io vo nell'armadietto a suo tempo di lassù. ti darò il segnale. 1595_2012_000475 infatti siamo rimasti d'accordo che domattina alle undici anderemo alla direzione dell'unione nazionale e porteremo una rettifica, dice gigino, che si chiama così, all'articolo intitolato i nemici della religione. 1595_2012_000476 professore, c'è la marchesa sterzi che desidera parlar con lei per quella cura che le disse ieri l'altro il collalto, che aveva molto appetito. ha incominciato a sbuffare dicendo proprio in questo momento: dille che aspetti, e intanto tu va dal farmacista e fatti spedir questa ricetta subito. 1595_2012_000477 pare che tutto si ridurrà alla perdita dell'occhio, perché è rimasto offeso non so che nervo e il dottore ha assicurato che il maralli tra una diecina di giorni potrà andar fuori. la mamma quand'è venuta era molto seria, ma poi quando è andata via era allegra, come me certamente, perché anche lei deve aver capito la ragione. 1595_2012_000478 detto fatto, una mezz'oretta prima dell'uscita cominciai a dimenarmi sulla panca, finché il professor muscolo mi disse: tutti fermi, che cos'ha lo stoppani che si divincola come un serpente, tutti zitti, i dòle, il corpo. risposi: non ne posso più. allora vada a casa, tanto c'è poco. 1595_2012_000479 io, rimasto solo in salotto, mi misi in un cantuccio a singhiozzare e a riflettere ai casi miei e ci rimasi così triste, dimenticato da tutti, quasi tutta la notte, finché non mi ha scoperto la mamma che mi ha accompagnato, come ho scritto prima, qui in camera mia. 1595_2012_000480 i è venuta una lettera della mamma, la quale mi dice tante belle cose e mi ha consolato un poco nella vita di collegio, che è una vitaccia impossibile, sia per la mancanza di libertà, sia perché si mangia molto male e più di tutto perché siamo lontani dalle nostre famiglie. 1595_2012_000481 e io a io, e era marzo, oggi sono stato da gigino balestra, al quale ho confidato il mio progetto. egli ci ha pensato un po sopra e poi mi ha detto: è una buona idea, ci andremo insieme. 1595_2012_000482 mentre posso garantire che questo è assolutamente falso, avendo assistito io in persona al suo matrimonio, che fu celebrato nella chiesa di san sebastiano a montaguzzo, dove si comportò molto divotamente, dando prova di essere un buon cristiano, al pari di chiunque. 1595_2012_000483 il ricamo di seta al quale lavorava da sei anni e che voleva regalare all'altar maggiore della chiesa dei cappuccini, e il tappeto del suo salottino da lavoro, un tappeto vero, persiano, che le aveva portato un suo zio da un viaggio che fece. 1595_2012_000484 in un attimo il pezzi ha drizzato la scala al ritratto di pierpaolo e, arrampicatosi fin lassù, con un temperino gli ha fatto due buchi negli occhi. cosi tutto è stato felicemente preparato per il grande spettacolo di stanotte. 1595_2012_000485 giannino, giannino, c'è un ladro sotto il letto. esclama con la voce affannosa, poi spalanca la finestra e si mette a gridare aiuto, aiuto al ladro, al ladro. 1595_2012_000486 e con una scusa, fece visitare sua moglie da un celebre dottore, il quale sentenziò che la cosa era possibilissima, trattandosi di un temperamento molto nervoso, e prescrisse una cura ricostituente. il fatto che le hanno ordinato questa cura l'ha raccontato lei ieri sera alla mamma. 1595_2012_000487 ci vorrà una diecina di giorni e anche più meglio. ho detto io, o che hai piacer a star male? ha esclamato il professore sorpreso. no, ma mi piace tanto di stare a roma e poi a far la cura elettrica con tutte quelle macchine. deve essere molto divertente. 1595_2012_000488 oh, esclamò la bambina. chi sei? non sapevo che la signora collalto avesse un bambino. io allora le dissi chi ero e le raccontai la mia storia, che pare la divertisse immensamente. 1595_2012_000489 e tutto questo perché per aver fatto il chiasso coi figliuoli del contadino, come fanno tutti i ragazzi di questo mondo, senza che nessuno ci trovi nulla da ridire. 1595_2012_000490 fortunatamente la strada era larga e diritta e io vedevo, come in sogno, sfuggirmi dinanzi agli occhi la campagna intorno. di questa visione mi è rimasta un'impressione così viva che posso qui riprodurla, come in: 1595_2012_000491 io invece, per quanto avessi non meno appetito degli altri, spelluzzicai la mia porzione di baccalà con fare impacciato. i sentivo nell'anima lo sguardo fisso, acuto, della signora geltrude che fin dal primo momento in cui s'era alzato da sedere il barozzo, gettando l'allarme contro la minestra di magro. 1595_2012_000492 uno è federigo barbarossa, risposi pronto. un altro è galeazzo visconti, un altro è il generale radeschi e un altro è: siete anche un impertinente. ecco tutto, andate in classe subito. 1595_2012_000493 ma tu sei da rinchiudere in un manicomio. tu sei un idiota come non ve ne sono mai stati nel mondo. il direttore, sotto questa valanga di ingiurie, reagì e, abbassata la testa al livello della sua violenta consorte, la guardò negli occhi esclamando: ora poi basta. 1595_2012_000494 e chi sa quanti dolci e e a novembre. stamani ada ha pianto e strepitato con la mamma perché dice che non è giusta che anche virginia si sposi. 1595_2012_000495 stasera a cena. poi, essendoci una pietanza di stracotto, abbiamo messo nei piatti sudici un altro granellino, sicché nella giornata sono quindici granellini che sono andati in cucina nel famoso 1595_2012_000496 andiamo dunque per ordine. la mattina del avevo un triste presentimento, come appare dalle righe, che scrissi in fretta e furia qui nel giornalino, e il presentimento non mi ingannava. uscendo dalla camerata mi accorsi subito che qualche cosa di grosso era per succedere. 1595_2012_000497 ha levato fuori un involto e, alzandosi gli occhiali e guardandomi fisso in faccia, mi ha detto: il defunto signor venanzio maralli era veramente un originale, ma a me non sta il giudicarlo e il mio dovere di notaro è di seguire fino all'ultimo le sue volontà testamentarie, sieno esse state espresse per iscritto che a voce. 1595_2012_000498 e un martire dell'altruismo, ebbe tutt'altro che piacere e anzi provò tanto dolore e tanta rabbia che licenziò su due piedi la propria domestica cesira degli innocenti, magari dopo averla coperta d'improperi, perché tra i legati del defunto venanzio maralli ve n'era uno di diecimila lire in favore di lei. 1595_2012_000499 lo vedi, giannino mio, quanti dispiaceri, quante disgrazie per colpa tua. io allora, per consolarla, le ho risposto: sì, lo vedo, ma se son disgrazie, scusa, che colpa. 1595_2012_000500 ma io non avevo per niente l'intenzione di attentare alla vita di collalto e volevo fare semplicemente uno scherzo per esprimere la mia gioia, tant'è vero che non è accaduto nulla di male e se la gente che s'è trovata al fatto fosse stata più coraggiosa, tutto sarebbe finito in una risata. 1595_2012_000501 però, in questa ridda di tetri pensieri, di deduzioni e di induzioni che mi frullava nel cervello, un'idea buffa mi si riaffacciava continuamente. chi sa perché i compagni della società segreta hanno messo al signor stanislao il soprannome di calpurnio e mi 1595_2012_000502 ah, rammento che quando riaprii gli occhi mi trovai qui in letto e vidi il babbo che girava in su e in giù e si dava i pugni in testa dicendo: è impossibile, è impossibile. questo ragazzo è la mia disperazione, sarà la mia rovina. 1595_2012_000503 sapevo che egli era uno dei collegiali più ben visti dalla signora geltrude e tutto questo condusse nella mia mente a formular subito un'accusa: è stato lui che ha fatto la spia. 1595_2012_000504 a questa rivelazione, il barozzo è rimasto talmente turbato che non ha avuto più parola ed è diventato un pulcino. dopo la mia reprimenda ha balbettato: signor stanislao, mi perdoni. 1595_2012_000505 perché col suo bel manto e la sua forza impone soggezione a tutti quanti. essendo capace di mangiarsi anche una mandra di bovi in un boccone, esso è il carnivoro più carnivoro di tutti i carnivori. 1595_2012_000506 prima di tutto mi son messo d'accordo con angiolino, il figliuolo del contadino della zia, un ragazzo che ha quasi la mia età ma che non ha mai visto nulla nella sua vita, sicché mi sta sempre a sentire a bocca aperta e m'ubbidisce: in tutto e per tutto. ti voglio far vedere qui sull'aia, il serraglio di numa hava. gli ho detto: vedrai, 1595_2012_000507 la scena alla quale avevo assistito dal palchetto era stata brevissima, ma abbastanza interessante. se non altro, essa mi aveva dimostrato che l'altra notte la direttrice, parlando delle patate, non si era rivolta al cuoco, come mi aveva fatto supporre la grande libertà di linguaggio adoperato. 1595_2012_000508 e tutto questo perché, a quanto pare, l'avvocato maralli gli ha detto che era stato diseredato dal suo zio per colpa mia. ma anche se questo fosso vero, dico io: è giusta mi si debbano dare ora le sgridate per una colpa passata della quale ho già scontata la pena in collegio. sempre così, sempre ingiustizie e prepotenze. 1595_2012_000509 capisco ora di non avere qui dentro nessun diritto e può esser sicuro che non avrò mai né una parola né un atto contro il suo collegio. glielo giuro e tu, imbecille, ti fidi dei suoi giuramenti. 1595_2012_000510 questa parola io la conosco per averla letta più di una volta nel giornale del babbo e so che è una specie di malattia curiosissima che spinge la gente a rubare la roba degli altri senza neanche accorgersene. 1595_2012_000511 ha avuto invece una coperta da letto di lana gialla e celeste, che la zia bettina aveva fatto con le sue mani. luisa è rimasta mortificata e io ho sentito che diceva: a virginia, quella vecchia dispettosa si è voluta vendicare dell'altra volta che venne da noi. 1595_2012_000512 eccato. i dispiaceva molto per l'impiantito della stanza da bagno, tutto lucido, che era una bellezza, ma fortunatamente l'acqua che già vi scorreva come un fiume trovò uno sfogo nel salottino da lavoro, dove anche io mi ritirai per non bagnarmi troppo le scarpe. 1595_2012_000513 e la stessa decisione, nello stesso tempo era presa dal babbo di gigino balestra che, come avete visto, era stato complice necessario nella rettifica recata all'unione nazionale. 1595_2012_000514 ma il barozzo non fu visto da nessuno in tutto il giorno. la sera ricomparve a cena e pareva un altro. aveva gli occhi rossi e infossati e sfuggiva gli sguardi curiosi dei suoi compagni. special cute di noi della società segreta. 1595_2012_000515 voglio lasciarla a te, mentre io mi prenderò la tua in memoria del gran servizio che mi hai reso. vogliamo fare a baratto. vediamo se ti sta bene e appoggiata lievemente la mia giacchetta sul letto. 1595_2012_000516 io, quando il facchino è andato via, ho tentato di rabbonirla e le ho detto con la mia voce piagnucolosa- che di solito fa un grande effetto, perché ci si sente il ragazzo che è pentito. 1595_2012_000517 e quale quello di aver lasciato questo mio istituto a persone indegne di dirigerlo. 1595_2012_000518 mi credo in dovere di fare osservare alla s v che non è esatto quel che si afferma nel detto articolo, dove è scritto che l'avvocato maralli, mio cognato, è miscredente. 1595_2012_000519 vorrei sbagliare, ma per me l'interrogatorio del cuoco e dello sguattero è tutta una commedia, come sicuro prendiamo a considerare la faccenda dal momento in cui il cuoco accortosi che tu avevi assistito alla preparazione della minestra di magro alla casalinga. 1595_2012_000520 qui la signora merope si è fatta pallida, pallida ed ha chinato la testa. la mamma ha cominciato a spruzzarle il viso con l'aceto e piangeva e singhiozzava. il babbo si è alzato per andare a prendere una lanterna. che furia d'andare a cercare quella bambina, nemmeno se fosse stata un oggetto di valore. 1595_2012_000521 in così dire, ho dato una buona dose di bacchettate sul groppone del maialino, che ha incominciato a grugnire come un disperato mentre il pubblico rideva. a più non posso. 1595_2012_000522 giannino, anche questa è opera tua. già appunto risposi: virginia crede sempre che ci sia un ladro sotto il letto e ho pensato che non le sarebbe parso strano di trovarcene uno, almeno per una volta. 1595_2012_000523 ma fu un attimo. capii subito che cecchino non sapeva regolar l'automobile in nessuna maniera, né frenarla, né fermarla. suona, suona, mi diceva, come se il sonare la tromba potesse influire sul meccanismo. 1595_2012_000524 i pare che stasera abbia gli occhi più neri. la signora geltrude lo guardò e schiuse le labbra in modo ch'io capii benissimo che era per dargli dell'imbecille, ma si ritenne per paura dello spirito di suo zio. 1595_2012_000525 fortunatamente, di lì a poco il treno si fermò e sentii gridare il nome del paese al quale ero diretto. io volli scendere alla svelta giù per la scaletta di ferro, ma mi tremavano le gambe e all'ultimo scalino inciampai e caddi in ginocchio. 1595_2012_000526 mi son guardato bene dal chiedere al povero cecchino bellucci i dieci pennini nuovi e il lapis rosso e turchino che avevamo scommesso e che gli avevo vinto gennaio. 1595_2012_000527 il signor venanzio gli aveva detto che ero stato io che lavevo guarito dandogli le lenti d'ambrogio e ambrogio. poi gli aveva raccontato d'essere stato guarito pure da me per avergli dato le lenti del signor venanzio. 1595_2012_000528 virginia dà ragione al babbo e ha detto che il maralli è quel che si può desiderare di meglio e che lei, giacché s'è presentata l'occasione d'accasarsi, non se la vuol lasciare scappare. anche io avrei piacere che questo sposalizio si facesse, perché così ci sarà un altro pranzo dì nozze e chi sa quanti dolci e quanto rosolio. 1595_2012_000529 questa rettifica l'abbiamo combinata insieme e ora, prima di andare a letto, l'ho ricopiata, perbene, in certi fogli di carta che mi ha dato gigino e nei quali mi ha raccomandato di scrivere da una parte sola, perché dice che quando si scrive per la stampa, sì, deve far cosi. 1595_2012_000530 ma non basta. la polemica fra l'unione nazionale e il sole dell'avvenire sì, inacerbì al punto che, non bastando più tutte le male parole del vocabolario elettorale italiano. 1595_2012_000531 tanto per passare il tempo, con un bastoncino, una gugliata di refe e uno spillo ritorto, mi son fabbricato una lenza e mi son divertito a pescare nella mia catinella certi pesciolini ritagliati nella carta. 1595_2012_000532 è un fatto che a esser buoni e a non dir bugie ci si guadagna sempre. ora penserò a fare il regalo a mio cognato, perché se lo merita. gennaio. 1595_2012_000533 ed è colpa mia se i loro medici, per questo fatto, hanno riscontrato nel primo un caso disperato e nel secondo una nevrastenìa acuta. è un'ora che son chiuso in camera mia. 1595_2012_000534 ma l'orologio era molto duro e non s'è tritato bene meno il cristallo che si è stritolato subito in mille bricioli. osservino, signori, ho detto come loro. vedono, l'orologio della signora marinella non è più riconoscibile. 1595_2012_000535 a queste parole, la zia bettina si è cambiata. a un tratto è diventata rossa come il tacchino della contadina e ha detto, balbettando zitto i prometti, di non dir niente a nessuno di quel che è successo. 1595_2012_000536 in queste pagine, dove confido tutti i miei pensieri. una grande notizia, una notizia strepitosa che dimostra come i ragazzi, anche quando fanno del male, in fondo lo fanno sempre a fin di bene. 1595_2012_000537 intanto io guardavo, bianchino, il vecchio barboncino che è così caro alla zia bettina, e alla finestra della villa, il vaso di dìttamo al quale ella è così pure affezionata. 1595_2012_000538 il maralli era piuttosto allegro e ho sentito che diceva: ha detto al notaro che sarebbe stata una cosa lesta e questo, capirai, è un buon segno, perché vuol dire che ci saranno pochi legati. 1595_2012_000539 uscendo ho incontrato gigino balestra, al quale ho raccontato della sgridata avuta ed egli mi ha detto: tutto meravigliato. ma se l'avvocato maralli, anzi, dice che è stato lui che ha consigliato suo zio a lasciar tutto ai poveri, come? 1595_2012_000540 e io ho raccontato l'affare del buco nell'armadietto e tutti hanno applaudito dicendo che quel posto d'osservazione era importantissimo e poteva essere di molta utilità per tutti, ma che bisognava prima accertarsi che stanza fosse quella dalla quale venivano le voci del direttore e della direttrice. 1595_2012_000541 e cominciò a voce bassa, nella quale si sentiva concentrata una rabbia tanto più terribile in quanto doveva essere repressa. ah, non rispondi eh, pezzo di mascalzone. tu non vuoi convenire eh delle tue prodezze. 1595_2012_000542 febbraio iersera, appena i miei piccoli compagni si furono addormentati, saltai su nel mio armadietto richiudendo lo sportello per di dentro e, levato il mattone, aprii il mio finestrino. vi ficcai la testa e appiccicai l'occhio al buchino fatto ieri notte nella tela in cui è effigiato il compianto professor pierpaolo pierpaoli. 1595_2012_000543 incominciò a mugolare. o dio, o dio, o dio. che diamine, mai m'è accaduto. non ci veggo più. ah, ho capito. questa è una conseguenza dello spavento di ieri. vuol dire che sono ammalato grave? 1595_2012_000544 e anche questa è una novità che mi ha fatto piacere, perché spero di trovarmi spesso insieme col mio buon amico e magari di mangiar qualche volta insieme qualche pasticcino nel suo bel negozio. però quando non vede il suo babbo che è socialista, ma che in quanto a pasticcini li vorrebbe tutti per sé, 1595_2012_000545 carlo nelli che sentì, dètte in un'altra risata più clamorosa della prima, ripetendo: ah, questa è bella, questa è proprio graziosa. io, tutto contento, presi nell'ingresso il candelliere con la candela accesa, che avevo già preparato, e ritornato accanto all'avvocato maralli, glielo misi nella sinistra dicendo: 1595_2012_000546 mi consideravano un amico grande come loro e mi avrebbero ammesso nella loro società segreta che si chiama uno per tutti e tutti per uno. la sorveglianza speciale è durata fino a ieri sera. 1595_2012_000547 e la o e di dicembre. gran bella cosa per un ragazzo avere delle sorelle grandi che piglian marito. 1595_2012_000548 io, tutto contento, ho preso il giornalino e ho mostrato a mia sorella le figure, ma ho proibito a tutti di leggerlo perché voglio che i miei pensieri rimangano segreti. però, nonostante la mia proibizione, a un certo punto virginia ha esclamato: ah, guarda, qui c'è il nostro sposalizio di san francesco, al monte. 1595_2012_000549 e mi ha dato un panino gravido col prosciutto e un involtino di confetti. l'ho sempre detto: io ada è la migliore di tutte e io le voglio molto bene perché lei compatisce i ragazzi e non li infastidisce con tante prediche inutili. 1595_2012_000550 queste parole mi spaventarono, ma la paura mi passò subito perché di lì a poco ero nelle braccia della mamma e di ada, piangente e felice. non dimenticherò mai quel momento e se i babbi sapessero quanto bene fa all'anima dei figlioli il trattarli così affettuosamente, piangerebbero anche loro con essi quando c'è l'occasione di farlo. 1595_2012_000551 ho parlato con gigino balestra anche di un altro importante argomento dei pasticcini. vedi se puoi passare domattina dal negozio verso le dieci. il babbo a quell'ora ha una adunanza per le elezioni. ti aspetto sulla bottega. 1595_2012_000552 e noi ci frenammo ancora, resistendo finché ci fu possibile. ma la risata ad un tratto ci scappò via dal naso in un sordo grugnito e ci ritirammo più in fretta che ci fu possibile in quella ristrettezza nell'armadietto, scendendo poi giù nella camerata. 1595_2012_000553 proprio così. sono stato mandato via dal collegio pierpaoli, e questa è certamente una gran disgrazia, ma sono finalmente in casa mia e questa è una grandissima fortuna. 1595_2012_000554 e si vedeva dovunque un grande affaccendarsi a pulirsi la bocca col tovagliolo per nascondere alla meglio l'ilarità che aveva invaso tutti. com'era ridicolo, povero signor stanislao, con quella ciarpona nera avvoltolata intorno alla zucca, completamente pulita. 1595_2012_000555 in quel momento l'animo mio fu vinto da quella cupa disperazione che in certe avventure provano anche gli eroi più valorosi, come robinson, crosuè, i cacciatori di capigliature e tanti altri. 1595_2012_000556 scattò e, tendendo una mano verso di me, esclamò: canaglia, ridi anche eh al frutto delle tue canagliate. e c'era in queste parole tale accento di odio che tutti si son voltati a guardarlo e il notaro gli ha detto: sì, calmi, signor avvocato. 1595_2012_000557 egli parve offendersi e mi venne sulla faccia esclamando: lo ridica imbecille. ripetei io. egli si morse un dito e si allontanò tutto stizzito, mentre io gli dicevo: 1595_2012_000558 e poi le ho detto anche di quando le trovai nel cassetto della toeletta un vasetto di pomata rossa con la quale mi tinsi le gote, e lei s'arrabbiò tanto e mi dette perfino uno schiaffo perché c'era presente la sua amica bice rossi, che era una ragazza pettegola e non le sarebbe parso il vero d'andare a dire che mia sorella si tingeva. 1595_2012_000559 molte altre cose avrei potuto dire intorno al leone, ma siccome pietrino seguitava a berciare sull'albero che pareva lo scannassero, mi sono affrettato a passare al coccodrillo. 1595_2012_000560 e io, come s'era stabilito, con cecchino uscii e andai difilato alla banca d'italia, dove aspettai fuori del portone. poco dopo eccoti l'automobile del bellucci: lo scioffèr, discese e quando fu entrato nella banca, a un cenno di cecchino, montai su e mi misi a sedere accanto a lui. 1595_2012_000561 e del resto, cara maria, bisogna consolarsi nel pensare che tutte le disgrazie non vengono per nuocere. guarda quella toccata a me, per esempio. se giannino non mi tirava una pistolettata in un occhio, io non sarei stato così pietosamente ospitato e assistito in questa casa, non avrei avuto modo, forse, di apprezzare tutta la bontà della mia virginia. 1595_2012_000562 sicché stamani, dopo il fatto della pianta di dìttamo, appena mi è venuto l'idea del serraglio, mi son subito ricordato dei pentolini di tinta degli operai che avevo visto ieri alla fattoria e ho detto fra me che avrebbero potuto far comodo, come difatti mi sono stati molto utili. 1595_2012_000563 lei ha proprio ragione. sì, è cattivo. dovrebbe esser grato invece ai professori che son così buoni. ma ora ha promesso di correggersi. dio voglia che la lezione gli frutti. staremo a vedere, speriamo bene. 1595_2012_000564 perché anche la burla più innocente può causare a volte delle complicazioni straordinarie che neppure a esser grandi si saprebbero immaginare. iersera dunque, appena ambrogio ritornò al suo solito tavolino e si mise le lenti sul naso, fece un atto di meraviglia. 1595_2012_000565 non solo l'ha visto, ma prima hanno discusso a lungo, lui e il babbo, se conveniva di farlo e da ultimo hanno deciso di sì perché, come ha detto il maralli, il suo zio nel testamento stesso dichiara che lascia eredi i poveri, in ossequio alle idee del nipote. 1595_2012_000566 a colazione apparve in refettorio il signor stanislao e non so come si facesse tutti quanti a non scoppiare in una clamorosa e sonora risata. si sentiva, bensì qua e là qualcuno che, malgrado tutti gli sforzi, sghignazzava. 1595_2012_000567 fortuna che quando ci sono dei rinfreschi in casa, io ho la precauzione di farmi sempre la parte prima che incomincino dicembre. 1595_2012_000568 ora, caro giornalino, ti lascio perché domani è il primo dell'anno e devo scrivere una lettera ai miei genitori per chieder perdono delle mie mancanze di quest'anno e promettere per l'anno novo d'esser bono, studioso e ubbidiente. 1595_2012_000569 servendosi di questa sua amicizia, egli spera di poter penetrare nel salone del ritratto di pierpaolo e fare una cosa che, se riesce, avrà un effetto straordinario sui tre spiritisti. e poi, e poi. 1595_2012_000570 ebbene, bisogna che riconosca che questa volta la zia bettina si è condotta molto bene. ella deve aver capito di avere sbagliato, perché ha accettato il mio consiglio e se ne va di corsa a casa sua a prendere i diamanti per luisa, che sarà felicissima, e tutto per merito mio. 1595_2012_000571 portate via questo demonio e fategli preparare la sua roba che, se dio vuole, tra poco ce lo leveremo di torno. portatemi qui il balestra. il bidello mi accompagnò in camerata, mi fece rivestire degli abiti da borghese che avevo quando entrai in collegio. 1595_2012_000572 detto: ah, forse anche tu hai la mia malattia e io parlando col naso più che mai. sissignora, forse ha seguitato la marchesa. fai anche tu la cura del professor collalto e io daccapo, sissignora. 1595_2012_000573 da principio muscolo non capiva. e non capiva nulla, neppure il betti, proprio come l'altra volta quando gli messi la pece sotto i calzoni che gli rimasero attaccati sulla panca. ma poi il professore lesse i versi e diventò una tigre. andò subito dal prèside, il quale al solito venne a fare. 1595_2012_000574 giornalino mio rieccoci daccapo, chiusi in camera e forse dio non voglia, condannati alle minestre di capellini. 1595_2012_000575 i hanno detto che sono cattivo per aver fatto spaventare virginia. si sa, è sempre la medesima storia, anche se ho la disgrazia di avere una sorella che non riconosce un'anguilla da una vipera. la colpa dev'essere sempre mia. 1595_2012_000576 e quale signor giovanni stoppani. nella mia qualità di pubblico notaro incaricato di dare esecuzione alle disposizioni testamentarie del defunto signor venanzio maralli, mi pregio ricopiare qui il paragrafo due di dette disposizioni, che la riguardano personalmente. 1595_2012_000577 starai lì in prigione finché non viene a ripigliarti tuo padre, ha detto la zia bettina, e ha chiuso la porta di fuori a chiave. dopo poco ho sentito la contadina che è venuta a far rapporto di tutto quel che ho fatto sull'aia, s'intende esagerando ogni cosa. 1595_2012_000578 il dottore aveva ragione a dire che ho la pelle dura. son completamente guarito e per di più tutti hanno verso di me mille attenzioni e mille riguardi. ieri ho sentito il babbo che diceva alla mamma: proviamo a trattarlo con dolcezza, a pigliarlo per il suo verso. 1595_2012_000579 la voce con la quale mia sorella ha detto queste parole era così affettuosa che mi sarei messo a piangere per la commozione, ma il piacere di possedere finalmente una bella scatola di tinte, di quelle complete, come la desideravo da tanto tempo. 1595_2012_000580 più tardi la direttrice mi disse: sei un sudicione e un malvagio: sudicione perché hai sporcato il muro e malvagio perché offendi le persone che cercano di farti del bene correggendoti chi hai voluto indicare come tiranni. sentiamo. 1595_2012_000581 ricordo perfettamente che tagliai con un temperino i lenzuoli del letto in tante strisce, che le annodai insieme, che le fermai da un lato a una gamba del tavolino e che, afferrandomi ad esse, mi calai arditamente fuor della finestra. 1595_2012_000582 allora mi ha abbracciato e baciato e poi ha detto: il professor collalto è molto bravo, è uno specialista e vedrai, ci guarirà tutti e due. 1595_2012_000583 di non potere, quando sarò morto, risuscitare per assistere all'apertura del testamento. rimorirei. dal ridere è tornato ambrogio. 1595_2012_000584 ma tutte spese giustificate e tutte regolarmente registrate qui nel libro d'entrata e uscita che costa una lira e dal quale risulta il seguente stato di cassa: 1595_2012_000585 e davano in giro certe occhiate torve che parevan proprio poliziotti alla ricerca di qualche bandito. intanto si diceva che la direzione aveva diramato telegrammi a destra e a sinistra avvisando le autorità di tutti i paesi vicini, dando i connotati del fuggiasco, mentre era aperta una severissima inchiesta. 1595_2012_000586 e per questa cosa mi ha fatto rapporto. lo vedi, ha gridato il babbo mettendomi la lettera del prèside sotto il naso. lo vedi, non si finisce di rimproverarti di una birbonata che ne vien fuori un'altra peggio. 1595_2012_000587 sicché avremo la minestra col brodo rosso. eh no, molto probabilmente in settimana lo sguattero non si accorgerà affatto del colore che aumenterà gradatamente, giorno per giorno, e se n'avvedrà solo il cuoco il venerdì mattina, quando si disporrà a manipolare la sua famosa minestra alla casalinga. 1595_2012_000588 lui dimmi. gli dissi rapidamente perché il signor stanislao si chiama calpurnio. il michelozzi mi guardò trasecolato come disse: ma non sai quel che è successo, non sei stato chiamato. 1595_2012_000589 tito barozzo, al quale ho raccontato la cosa, mi ha risposto chi sa. in ogni modo, questa è una faccenda secondaria. la questione principale è che si presentano dinanzi al nostro immediato avvenire di infelici collegiali. 1595_2012_000590 per stabilire se nella fuga il barozzo aveva avuto dei complici tra i suoi compagni o nel personale addetto al collegio. c'era in giro anche la notizia che la direttrice, appena scoperto il fatto, si era ammalata d'un'eruzione nella pelle ed era dovuta tornare a letto. 1595_2012_000591 ci vorrebbe dell'anilina, ha detto il del ponte. ci penso io a procurarla, ha aggiunto carlo. pezzi ne ho vista nel gabinetto di chimica. benissimo, domani allora principieremo la prova. e ci siamo separati. dandoci la mano, quello che la stendeva diceva tutti per uno e l'altro, stringendo la mano, rispondeva uno per tutti. 1595_2012_000592 compresi quelli della famosa minestra di magro fatta con la rigovernatura, dei nostri piatti e, quel che è peggio, di quelli del signor stanislao e della signora eltrude. febbraio. 1595_2012_000593 se montassi lassù. fu un lampo. assicuratomi con un'occhiata che nessuno badava a me. saltai sulla scaletta di ferro, mi arrampicai su e mi misi seduto nella garetta col ferro del freno, tra le gambe e le braccia appoggiate sul manubrio del freno. 1595_2012_000594 ora ci arrivava, ma occorreva una lunghezza maggiore per farne ritornar giù una parte. dopo averla fatta passare sulla sbarra che era nel mezzo, alla finestra, i cavai anche le mutande, delle quali feci altre strisce che aggiunsi alle altre. 1595_2012_000595 dunque, a mezzogiorno in punto, tutti i ventisei convittori del collegio pierpaoli erano, come al solito, seduti intorno alla tavola del refettorio in attesa del pranzo. 1595_2012_000596 qualcuno però scommetto che lo saprei fare anche io, come per esempio quello delle uova- di ingoiare una spada e di prendere in prestito dalle signore un orologio e poi pestarlo in un mortaio e farlo sparire. 1595_2012_000597 può essere sicuro. ho risposto io, ma tu devi stare zitto, perché mentre si dà la spiegazione delle bestie feroci è proibito al pubblico di interrompere, perché è pericoloso. quest'altra belva che è qui accanto è la tigre del bengala, che abita in asia, in affrica e in altri luoghi dove fa strage degli uomini e anche delle scimmie. 1595_2012_000598 andiamo via, esclamò mia sorella. non bisogna poi esagerare, giannino. non voleva certo mancar di rispetto a tuo zio. non è forse mancar di rispetto a mio zio il dire che mi ingannava regalandomi dei tappeti coi colori falsi? sarebbe come se dicessi a te che hai le gote tinte col rossetto. 1595_2012_000599 questi curiosi e intelligenti animali hanno il brutto vizio di scimmiottare tutto quel che vedono fare agli altri, e questo è appunto il motivo per cui i naturalisti hanno messo loro il nome di scimmie bertuccia. fate una riverenza a questi signori. 1595_2012_000600 il defunto mi disse che tu eri la disperazione de tuoi parenti. ora però sono diversi giorni che sono buono, ho detto io: meno male. guarda dunque di non usar male del denaro che ti consegno. forse il defunto, signor maralli, lasciandotelo senza alcun vincolo e nessuna vigilanza, ha voluto darti una prova di grande stima e di grande fiducia. 1595_2012_000601 pare che il babbo, visto che mi son corretto dal miei difetti, abbia intenzione di mettermi un maestro in casa per farmi poi pigliar l'esame regolare a fìn danno, speriamo bene. 1595_2012_000602 il suo canarino che aveva allevato lei, il suo bel gatto bianco e nero che aveva trovato e raccolto per la strada, lei stessa, quando era piccino. il vaso di vetro di venezia che era il ricordo di una sua amica d'infanzia che è morta l'anno passato. 1595_2012_000603 invece di darsi sempre laria di tiranni, ché tanto non giova a niente. il giorno dopo, cioè il giorno seppi dell'arrivo di gigino balestra, anche lui mandato via dal collegio per l'affare della grande congiura del febbraio, data memorabile nella storia dei collegi d'italia e forse, 1595_2012_000604 che ne avevano fatto i compagni della società segreta? stanislao chiamò con voce più alta la direttrice. nessuno rispose. allora il cuoco alzò la voce verso il ritratto: pierpaolo pierpaoli, gli spiriti punitori hanno forse portato il nostro povero direttore? 1595_2012_000605 però la signora olga, che è una persona molto istruita e che scrive i libri, ha detto che la vittima era da compiangersi, ma che era stata una disgrazia. e io ho aggiunto subito: sicuro, e una disgrazia voluta, perché se l'avvocato fosse stato fermo, come dicevo io, non avrei sbagliato la mira. 1595_2012_000606 ma non voglio scrivere di quel che abbiamo progettato e complottato. dirò solo che, se quel che abbiamo pensato di fare riuscirà, noi saremo finalmente vendicati di tanti bocconi amari che abbiam dovuto ingozzare. 1595_2012_000607 e certamente le spie erano almeno due: una dei ragazzi grandi che aveva compromesso, mario michelozzi, carlo pezzi e maurizio del ponte, e una dei piccoli che aveva compromesso, me e gigino balestra. 1595_2012_000608 è appena giorno. ho letto quasi tutta la notte che scrittore questo salgari, che romanzi altro che i promessi sposi, con quelle descrizioni noiose che non finiscono mai. 1595_2012_000609 rivelazioni. essi dèttero in una grande risata e il cuoco, presa la parola, disse, indirizzandosi al signor stanislao: la mi scusi, signor direttore, ma le par possibile che si faccia tutto questo? 1595_2012_000610 perché quei due poveri ignoranti capissero qualcosa. ho preso un pezzo di legno, poi col temperino vi ho fatto le punte da tutt'e due le parti e vi ho legato uno spago nel mezzo. fatto questo, mi sono avvicinato al maialino, gli ho fatto aprir bocca e vi ho introdotto dentro arditamente il pezzo di legno, seguitando la mia spiegazione. 1595_2012_000611 giornalino mio caro. sai che cos'era, che aveva fatto tanta paura a mia sorella e aveva messo sottosopra il vicinato? un semplice vestito vecchio del babbo, ripieno di innocentissima paglia. 1595_2012_000612 non lo so. anderò per il mondo, che è così grande e dove io sarò libero e non soffrirò mai. che nessun mio simile ardisca umiliarmi come hanno ardito il mio tutore e il direttore del collegio. 1595_2012_000613 le signorine mannelli si svennero, le altre si dettero a urlare, le mie sorelle si messero a piangere come fontane. carlo nelli si precipitò sul suo cappello ringhiando: assassino. 1595_2012_000614 mentre il babbo sostiene che in fondo è un buon diavolo, che bisogna andar coi tempi e che il maralli si va facendo una buona posizione e che finirà certamente. deputato ottobre. 1595_2012_000615 ah, giornalino mio, che peso. mi son levato dalla coscienza. salto e ballo per la stanza come un pazzo dall'allegria: l'avvocato non è morto e non c'è neanche pericolo di morte. 1595_2012_000616 che giornata eterna. ho sentito il rumore della carrozza che portava via gli sposi, poi la voce di caterina che cantava la solita canzonetta della gran via mentre metteva a posto i piatti là sulla spiaggia che si vede remota. 1595_2012_000617 dove non andava mai nessuno, perché il babbo non me li trovasse, ché altrimenti me li avrebbe sequestrati. naturalmente la mia esclamazione è stata un lampo di luce per tutti. ah, ha gridato l'avvocato maralli, imbestialito. 1595_2012_000618 il michelozzi mi ha detto: stasera: tieni pronto, mentre tutti dormiranno, noi ci occuperemo del riso e rideremo febbraio. 1595_2012_000619 mentre la mia famiglia era andata ad accompagnare alla stazione la signora erope. novembre. 1595_2012_000620 insolito. son corso nella stanza d'ingresso dove l'ho trovata insieme alla mamma e tutte e due stavano commentando una lettera che tenevano in mano. guarda giannino, mi ha detto subito la mamma, questa lettera è per te. e allora ho osservato subito: perché l'avete aperta? oh bella, io sono la tua mamma e ho diritto, credo, di vedere chi ti scrive. 1595_2012_000621 ma però è stata anche una bella soddisfazione per me il raccontare a tutti quelli che son venuti a farmi visita questa mia avventura, descrivendo la nostra corsa vertiginosa che faceva ripetere a ciascuno: è stata una vera e propria corsa alla morte, come quella di parigi. 1595_2012_000622 il fatto è che da quando ho tutti questi quattrini, non sono più io. ho la testa piena di pensieri, di preoccupazioni, di paure. stanotte non m'è riuscito di chiuder occhio. 1595_2012_000623 il capostazione. mandò subito un facchino a verificare la garetta dove avevo viaggiato e, saputo che non c'era il vetro, mi fece aumentare la contravvenzione di ottanta centesimi, come se l'avessi rotto io. 1595_2012_000624 ieri, dopo scuola, ho fatto i balocchi con maria e l'ho trattata molto bene, adattandomi a giuocare tutto il giorno con la sua bambola, che è molto bella, ma è anche parecchio noiosa. 1595_2012_000625 ed io, prudentemente, mi ritirai, lasciando i due coniugi pacificati ad un tratto da un comune sentimento di timore, a fantasticare intorno al mugolìo del compianto fondatore di questo malaugurato collegio. 1595_2012_000626 aveva ospitato un suo zio molto malato e molto ricco, straordinariamente ricco, del quale egli sarebbe stato il naturale erede se il nostro valoroso compagno non fosse fedele seguace dei nostri princip contro ogni privilegio capitalistico. 1595_2012_000627 in questo punto molto importante per la riuscita dell'esperimento. dovendo io spengere con un colpo della mia pistola la candela, fui distratto improvvisamente da due grida: carlo nelli, avendo a un tratto riconosciuto nelle mani dell'avvocato maralli il proprio cappello. 1595_2012_000628 ogni tantino mi svegliavo di soprassalto, perché mi pareva sempre che venissero i ladri a rubarmi le mie mille lire o il babbo, a domandarmi di dove provenivano ciò che per me, in fondo, rappresentava lo stesso pericolo di perderle. 1595_2012_000629 ietà erdono i pento di tutto. non lo farò più, misericordia dell'anima mia. a un tratto, nel silenzio tragico di quel momento, s'alzò una voce tremula che diceva: pierpaolo, pierpaoli, possiamo riaccendere il lume. 1595_2012_000630 dopo che giugurta ebbe fatto torturare e uccidere il cugino, profuse oro a destra e a sinistra perché il misfatto fosse taciuto, ma il tribuno caio memmio manifestò dinanzi al fòro. 1595_2012_000631 fortunatamente questo atroce supplizio durò poco, perché ogni desiderio mi sparì come per incanto dallo stomaco appena scoprii la ricetta con la quale il cuoco del collegio faceva la sua ottima minestra di magro. 1595_2012_000632 e quando son tornate ho sentito che dicevano fra loro: hai visto, aveva un altro fazzoletto mio e l'ampolliera d'argento. ma io mi domando come avrà fatto a portar via l'ampolliera, dove se la sarà nascosta. 1595_2012_000633 pareva che gli avessi ammazzato tutti i figliuoli e tutte le bestie. invece di cercare, come facevo io, di istruire que villani tentando di far entrare in que cervellacci duri delle spiegazioni sulle cose che non avevano mai visto, 1595_2012_000634 e quando ha fame non porta rispetto a nessuno. ma non è tanto feroce come altre belve che ammazzano la gente per puro divertimento. esso invece è un animale di cuore e si racconta anche nei libri che una volta, trovandosi egli a firenze di passaggio. 1595_2012_000635 e ora, caro giornalino mio, ti chiudo e mi accingo a separarmi da te per qualche giorno, ma son contento perché tu mi aiuti a compiere una buona azione e a far rifulgere la verità contro tutte queste invenzioni tendenziose, come le chiama il mio amico gigino balestra. 1595_2012_000636 noi collegiali siamo ventisei in tutti: otto grandi, dodici mezzani e sei piccoli. io sono il più piccino di tutti. si dorme in tre camerate, una accanto all'altra. si mangia tutti in un gran salone due pasti al giorno e la mattina il caffè e latte col pane inzuppato. 1595_2012_000637 ecco qua il cacciatore aspetta che il coccodrillo faccia uno sbadiglio- ciò che gli succede spesso, dovendo vivere sempre sulle sponde del nilo, dove anche una bestia finisce per annoiarsi- e allora ficca il suo dardo nell'enorme bocca dell'animale anfibio che naturalmente si affretta a richiuderla. 1595_2012_000638 ma mamma, non hai visto che oltre all'orologio aveva anche un ciondolo preciso al tuo? è una cosa strana. e son salite tutte in camera della mamma per pigliar l'orologio, ma l'orologio non c'era perché l'avevo preso io l'altro giorno per fare i giuochi di prestigio nel giardino. 1595_2012_000639 e io a ora a era dicembre. sono due giorni e due notti che i miei genitori sono partiti e non ho fatto altro che pensare alla bicicletta. questa volta sono proprio sicuro d'acchiapparla. 1595_2012_000640 sì, abbiamo fatto quel giuoco del signore e dello schiavo. per questo ho dovuto travestirla da mulatto e io, che facevo il padrone che l'abbandonava, l'ho lasciata sola laggiù. poi viene la fata che la conduce in un palazzo incantato e lei diventa, non si sa come, la più potente regina della terra. 1595_2012_000641 e suo marito fin dal loro ritorno dal viaggio di nozze- che fecero quando prese fuoco il caminetto nel salotto da ricevere- vennero ad abitare questo quartiere, che è molto comodo e centrale. 1595_2012_000642 dopo neanche cinque minuti, eccoti la zia bettina che apre la finestra di camera e incomincia la sua scena patetica col dìttamo. oh, mio caro, come stai? oh, poveretto, guarda un po, hai una fogliolina rotta. sarà stato qualche gatto, qualche bestiaccia. 1595_2012_000643 dopo aver letto quello che avevo scritto, il maralli mi ha fatto una carezza e poi mi ha detto: senti, giannino, mi devi fare un gran piacere, me lo prometti. io gli ho risposto di sì. bene, ha ripreso il mio cognato. tu devi permettermi di strappare dal tuo giornalino queste pagine. 1595_2012_000644 esagerando, come fa sempre lei, e portando alle stelle la rassegnazione della povera vittima- così chiama lavvocato- che rimarrà privo di un occhio per tutta la vita. 1595_2012_000645 e intinta la penna dalla parte del manico nell'inchiostro rosso, piano, piano, perché il betti non sentisse, gli ho scritto sulla goletta questi versi: tutti fermi, tutti zitti, che se vi vede muscolo, siete tutti fritti. 1595_2012_000646 ecco dunque quel che è successo in queste ventiquattr'ore. ieri, fin dalla prima mattina, in tutto il collegio ci fu un gran movimento e un gran chiacchierare sottovoce, ed anche un estraneo avrebbe capito subito che qualcosa di straordinario doveva essere avvenuto. 1595_2012_000647 gigino balestra, mentre scrivo, è là nel suo lettuccio che mi guarda e sorride. oggi, durante l'ora di ricreazione, c'è stata l'elezione del presidente della nostra società segreta. 1595_2012_000648 io mi sentii tutto un rimescolìo dentro l'anima e il corpo e in un baleno mi andò via tutta la vanità d'essere stato un eroe. mentre mi saliva un nodo alla gola e pallido come un morto, ripetevo dentro di me: oh povero cecchino, oh povero cecchino. 1595_2012_000649 guardino, signori, questo terribile anfibio che può vivere tanto nell'acqua che nella terra e che abita sulle sponde del nilo, dove dà la caccia ai negri e ad altri animali facendoli sparire nell'enorme bocca come se fossero piccole pasticche di menta. 1595_2012_000650 questo ponte si chiamava anticamente molvius e anche mulvius, e v'è pure chi lo chiamava milvius. ma il nome che ha ora è forse una corruzione dell'antica denominazione molvius, nome che deriva probabilmente dal colle che gli sovrasta di faccia. 1595_2012_000651 e che, tra parentesi, mi eran diventati corti ma larghi, prova manifesta che il regime del collegio pierpaoli fa allungare i ragazzi, ma non li ingrassa. e preparare la mia valigia. 1595_2012_000652 come fo a mettermi in riposo se ho bisogno di lavorare per vivere? e come farò io, disgraziato, a smettere di fumare se non ho mai fumato in vita mia neppure una sigaretta? 1595_2012_000653 in una piccola stanzetta che serviva per pulire e assettare i lumi a petrolio. ve n'erano due file da una parte e in un angolo una gran cassetta di zinco piena di petrolio e cenci e spazzolini su una panca. 1595_2012_000654 che felicità. su quella doppia corda mi arrampicai su fino alla finestra, dove mi riescì di accoccolarmi alla meglio e salutai il cielo, che mai mi era parso così limpido e così bello come in quel momento. ma oltre alla bellezza del cielo che scorgevo al disopra di me mi commosse l'animo un grato odorino di soffritto che veniva dal di sotto. 1595_2012_000655 cosa insopportabile, perché l'andare a frugare nella roba degli altri è proprio un modo di procedere degno della russia, e nella mia trovò la penna col cannello tinto di rosso. 1595_2012_000656 mentre la zia, vedendo che il dìttamo seguitava a crescere, continuava a urlare: ah, oh, oh uh. il bastoncino ha trovato un intoppo nella terra del vaso e, siccome io lo spingevo con forza per vincere il contrasto, è successo che il vaso si è rovesciato fuor della finestra ed è caduto, rompendosi a miei piedi. 1595_2012_000657 ah sì, ha risposto la signora olga e se l'è riposto in seno, mentre virginia, che le stava di dietro, faceva dei cenni con le mani alla mamma, che non capiva niente. quando poi la signora olga se n'è andata, virginia, che ha sempre il vizio di chiacchierare e di ficcare il naso nelle cose che non le appartengono, ha esclamato: 1595_2012_000658 per me è un piacere di sentirmi così stimato dai ragazzi più grandi e di godere tutta la loro fiducia, mentre gli altri ragazzetti della mia classe non son considerati nulla e non li guardano neppure. 1595_2012_000659 il babbo invece sostiene che il maralli è un ottimo partito per virginia sotto tutti gli aspetti, perché è un giovane molto avveduto e che farà carriera e che bisogna adattarsi ai tempi, molto più che oggi l'essere socialista non è una cosa brutta come venti anni sono. 1595_2012_000660 infatti l'ho smontato e ho spiegato a maria come stavano le cose, ed ella si è interessata alla spiegazione, ma dopo, quando ha visto che gli occhi della bambola erano rimasti storti e non si chiudevano più, si è messa a piangere come se le fosse accaduta una disgrazia. sul serio, come sono sciocche le bambine. 1595_2012_000661 tutti splendidamente rilegati con certe dorature bellissime e che lui non leggeva mai. finalmente il direttore mi domandò a bruciapelo, con accento severo: voi, giovanni, stoppani la notte dal al, siete uscito verso mezzanotte dalla vostra camerata e non vi avete fatto ritorno che dopo un'ora circa. 1595_2012_000662 a casa. risposi: a casa. a quale casa? a casa mia, dal babbo, dalla mamma e dall'ada. e come fai a prendere il treno? non prendo treno, vo a piedi. 1595_2012_000663 c'è l'angolo di una pagina un po abbruciacchiato, ma lo scritto e l'illustrazione sono rimasti intatti e io, caro giornalino mio, sono felice di riaverti intero così, con tutti i miei sfoghi, buoni o cattivi, belli o brutti, spiritosi o stupidi ch'essi sieno, secondo il momento. 1595_2012_000664 ma io invece, quando il notaro è uscito, sono entrato in camera e, presa la trombetta, ho gridato al signor venanzio: non dia retta al dottore. lei si è impaurito perché non ci vedeva più coi suoi occhiali, ma si tratta probabilmente di un indebolimento di vista. provi questi d'ambrogio, che sono più forti dei suoi. 1595_2012_000665 marameo, ho detto fra me, e son salito a prepararmi la valigia con caterina, perché da me solo col braccio malato non posso. ho messo tutto quel che mi può occorrere a roma. 1595_2012_000666 vorrete aiutarmi. è l'ultimo atto di solidarietà fraterna che chiedo ai miei compagni della società segreta figurati. allora sta bene attento. 1595_2012_000667 ebbene, ora sono andata a vedere nel mio cassetto e me ne manca proprio uno. sfido, è il fazzoletto che presi l'altro giorno per fare il gioco di prestigio in giardino e che consegnai a marinella, con dentro l'orologio della mamma. 1595_2012_000668 infine, siccome per rallegrare la scena mancava la scimmia, con lo stesso colore ho tinto la faccia di pietrino, che, appunto, stava berciando e sgambettando come una bertuccia. 1595_2012_000669 torno ora da ponte molle, dove sono stato in tranvai con luisa. le ho domandato perché si chiama ponte molle, ma lei non lo sapeva, e allora ci siamo rivolti a un uomo di lì, il quale ha detto: 1595_2012_000670 ma l'esperienza purtroppo mi avvertiva che i piccini, di fronte ai più grandi, hanno sempre torto, specialmente quando hanno ragione a che pro difendersi. il direttore avrebbe detto che quelle che io narravo eran fandonie, malignità e calunnie di ragazzi, e mio padre avrebbe creduto certo più a lui che a me. 1595_2012_000671 e poi sarebbe anche una buona occasione per rendere un servizio al mio cognato dopo che, sia pure senza volerlo, gli ho fatto perdere l'eredità di suo zio, sulla quale egli faceva tanto assegnamento. voglio andar subito a trovare il mio amico gigino balestra, che s'intende molto di questioni elettorali, per sentire il suo parere. 1595_2012_000672 mario michelozzi ha detto: io ho un'idea. se mi riesce di procurarmi i mezzi per metterla in esecuzione, ve la comunicherò e domanderò l'aiuto del nostro bravo stoppani. 1595_2012_000673 ora voglio andare a chiedere due lire al signor venanzio, me le darà. ho preso il momento buono. mia sorella è fuori il maralli, è nel suo studio e io ho afferrato la trombetta, l'ho ficcata in un orecchio al signor venanzio e gli ho gridato: per piacere mi prestereste due lire? 1595_2012_000674 il mio pensiero, considerando i miei casi corse ai tempi delle cospirazioni, quando i patriotti italiani marcivano nelle prigioni piuttosto che dire i nomi dei congiurati ai tedeschi, e mi sentivo pieno d'allegria e avrei voluto magari che la prigione fosse stata più stretta e magari anche umida e con qualche topo. 1595_2012_000675 ora si fa così. mormora egli con gli occhi sfavillanti di sdegno e, alzatosi in piedi, girando lo sguardo intorno ai compagni, esclama con la sua voce energica: ragazzi, nessuno mangi questa minestra rossa, essa è avvelenata. 1595_2012_000676 cerca di divertire maria mentre siamo fuori. e, abbi giudizio, io dunque, dopo aver fatto con lei da cucina e qualche altro giuoco tanto per contentarla, essendomi seccato a queste stupidaggini da bambini, le ho detto: 1595_2012_000677 dal coraggioso presidente della società uno per tutti e tutti per uno. sconvolge addirittura la signora geltrude, che resta li per qualche minuto, confusa, senza poter nulla rispondere, ma infine l'ira sua terribile esplode in questa frase piena di recondite minacce: tu, tu. 1595_2012_000678 e piango, e rido e tremo, non so perché né di che, e stento quasi a scrivere qui questo importante avvenimento della mia vita, nella paura che sia risaputo. ma no, oramai, in queste pagine ho confidato ogni mio atto e ogni mio pensiero. 1595_2012_000679 accanto al salottino da lavoro della sora matilde c'è la sua stanzetta da bagno. io dunque vi entrai e, salito su una sedia, aprii la cannella dell'acqua fredda, poi afferrai il gatto per il collo e lo tenni un pezzo con la testa sotto la doccia, mentre esso si divincolava come se avesse le convulsioni. 1595_2012_000680 dopo pranzo caterina ha acceso i lumi in quella stanza e mia sorella è scesa giù e si è messa a sonare e cantare la solita romanza che canta sempre e che comincia: nessuno ci vede, nessuno ci sente. a un tratto ha dato un grand'urlo: ah, una vipera, uh. 1595_2012_000681 difatti, ho avuto la cassaforte e ho dato il resto, cioè centosessantotto lire oltre le ottantadue che avevo già date. ma ora son contento perché il mio capitale è al sicuro e non c'è più paura. febbraio. 1595_2012_000682 si decise a diseredarlo, lasciando il vistoso patrimonio ai poveri della città. e di questo seguitava a dire l'unione, il nostro avversario, che vorrebbe ora apparire un eroe del disinteresse. 1595_2012_000683 tutti i piatti sudici di ieri. gli domandò a un certo punto il cuoco: dove gli hai messi? lassù su quell'asse, come mi diceste voi: benone, ora rigovernali nella solita caldaia dove hai rigovernato ieri e ier l'altro, ché l'acqua calda dev'essere al punto giusto, e poi risciacquali come le altre volte nell'acqua pulita. 1595_2012_000684 trenta quintali di patate, cioè trenta volte cento chilogrammi, ovverosia tremila chilogrammi, che è quanto dire centoquindici chilogrammi per ogni stomaco. 1595_2012_000685 i faceva stizza di veder la casa in iscompiglio per una cosa da nulla. il fatto è che mi è toccato di smetter di mangiare per andare a far vedere in che posto avevo lasciato maria. era una vergogna sentire quello che dicevano di me. 1595_2012_000686 ooooh di meraviglia. e un mormorio generale si leva, nel quale son ripetute queste parole: l'è rossa. la signora geltrude che gira qua e là dietro le nostre sedie, si ferma ed esclama sorridendo. si capisce, ci sono le barbabietole rosse, non vedete? 1595_2012_000687 l'unto. quand'ebbe tirato su l'ultimo piatto, lo sguattero esclamò immergendo la mano nella caldaia: che brodo si taglia col coltello? benone, disse il cuoco comparendo sull'uscio della cucina. gli è come deve essere per la minestra. 1595_2012_000688 bel modo di correggere i ragazzi che son perseguitati dalla disgrazia e dalle circostanze impreviste. è colpa mia, domando io, se stamani il collalto ha ricevuto un telegramma ed è dovuto partire insieme alla luisa col treno delle sei invece di trattenersi la sera, come era stato stabilito prima? 1595_2012_000689 a queste parole, i baffi del signor stanislao incominciarono a ballare. una ridda infernale: ah, sangue di un drago, tu ardisci rispondere così al direttore in prigione. in prigione, march. 1595_2012_000690 per non svegliare i miei compagni. ah, giornalino mio, quante cose ho da scrivere e che cose. ma andiamo per ordine e cominciamo dal fatto meraviglioso, strabiliante della minestra di magro di ieri. 1595_2012_000691 ieri sera erano appena due ore che dormivo saporitamente quando fui svegliato da urla tremende, come se la casa fosse addirittura in preda alle fiamme. balzo dal letto e mi affaccio al corridoio. in questo mentre virginia entra precipitosamente in camera mia in camicia da notte, mi prende per un braccio e chiude l'uscio. 1595_2012_000692 a questa rivelazione, il maralli ha cacciato un grido e ha fatto un passo verso di me stendendo un braccio per afferrarmi, ma io ho fatto più presto di lui e son corso a chiudermi in camera. 1595_2012_000693 io allora gli ho raccontato che tutto il fatto, com'era andato, era descritto qui nel mio giornalino, in quelle pagine che fortunatamente avevo potuto salvare dal caminetto quando il mio cognato aveva tentato di distruggerle. 1595_2012_000694 in casa, oltre mia sorella e il maralli, c'è il signor venanzio, zio del maralli, che è venuto da qualche giorno a passare un po di tempo presso il nipote perché dice che questo clima gli giova di più alla salute. 1595_2012_000695 son riuscito finalmente a fare un buco nella parete in fondo all'armadietto che è nel vano del muro, a capo del mio lettino. subito è apparso un chiarore, una luce opaca che veniva dall'altra parte, ma riparata da qualche cosa che era frapposta al di là della parete. 1595_2012_000696 infatti, stamani appena sono uscito di casa, ho trovato sugli scalini della chiesa di san gaetano un povero cieco che chiedeva l'elemosina e io, messa subito mano a tasca, ho tirato fuori un biglietto da cinque lire e gliel'ho lasciato cadere dentro il cappello che egli teneva sulle ginocchia. 1595_2012_000697 forse ne ho mangiati troppi e senza dubbio ho abusato di canditi, che mi piacciono di molto e, per l'appunto, fra i dolci sono i più indigesti di tutti. ma insomma, questa è stata una spesa fatta bene e non me ne pento. un'altra spesa molto complicata è stata quella della cassaforte. 1595_2012_000698 tu hai un acume molto superiore alla tua età e diventerai certamente qualcosa di grosso. e mio nipote dov'è? era lì fuori, ma ora è nel suo studio. e che diceva? 1595_2012_000699 e finalmente sono andato in giardino. ho chiamata marinella e, con la scusa di fare a nascondersi, sono andato in casa sua e ho lasciato l'ampolliera nella sua stanza da pranzo. 1595_2012_000700 allora il commesso del negozio ha cambiato subito maniere e mi ha dato del. lei però non mi ha voluto dar la cassaforte, scusandosi che lui non poteva vendere ai minorenni e che perciò bisognava che ci andassi col mio babbo. già non ci mancherebbe altro. 1595_2012_000701 io naturalmente ho tirato nel prezzo e dài, picchia e mena, me l'ha rilasciata per duecentocinquanta lire. gli ho dati tutti i quattrini che avevo in tasca e me la son fatta portare a casa per le cinque, perché sapevo che a quell'ora il babbo non c'era e la mamma e l'ada erano a fare una visita. 1595_2012_000702 zitti. sento rumore all'uscio. qualcuno apre di fuori. quand'ho sentito armeggiare nella serratura dell'uscio, mi son nascosto sotto il letto perché avevo paura che fosse il babbo e che venisse per picchiarmi. 1595_2012_000703 questa direttrice non capisce nulla. invece d'aver piacere chi io mi appassioni contro i peggiori personaggi della storia patria s'è messa in testa da quella volta che io la canzoni e non mi leva mai gli occhi di dosso. 1595_2012_000704 e ha fatto per porgergli l'astuccio col dente del povero signor venanzio. ma il maralli l'ha respinto con un gesto energico esclamando: lo dia a quel ragazzo. fu lui che lo levò al defunto e io glielo regalo. e s'è messo a ridere, ma si capiva che era un riso sforzato per rimediare alla scena fatta prima. 1595_2012_000705 il direttore si chiama il signor stanislao ed è un uomo secco, secco e lungo, lungo, con due gran baffoni brizzolati che quando s'arrabbia gli treman tutti, e con una zazzera di capelli nerissimi che gli vengono in avanti appiccicati sulle tempie e che gli dànno l'aria di un grand'uomo, ma dei tempi passati. 1595_2012_000706 e poi era molto preoccupato perché non riusciva a spiegarsi il miglioramento avvenuto nelle condizioni di salute di suo zio, così a un tratto, senza una causa, mentre il medico aveva detto prima che si trattava di una cosa grave. 1595_2012_000707 nelle quali in questi giorni avrei avuto pur tante cose tristi e comiche da confidare e anche tante lacrime da versare. ma qui, in questo stabilimento carcerario che chiamano collegio, non siamo mai soli, neppure quando si dorme, e la libertà non penetra mai per nessuno, neppure per un minuto. secondo: 1595_2012_000708 ci ho ripensato dopo. allora ho capito che la carità è una gran bella cosa, ma bisogna saperla fare. e lì per lì ho provato tanta stizza di essere stato ingannato così sfacciatamente che, per un legittimo sentimento di reazione, sono andato al negozio balestra e mi son mangiato tre lire di pasticcini. 1595_2012_000709 è inutile. i contadini sono ignoranti e perciò in tutte le cose si lasciano sempre trasportare all'esagerazione. a vederli correre affannati e fuor della grazia di dio. 1595_2012_000710 ed eccomi di nuovo solo in camera mia, mentre tutti dormono, solo col mio tesoro che è qui, finalmente sicuro, nel mio armadio. che bella soddisfazione avere una cassaforte con mille lire dentro. 1595_2012_000711 gigino raggiunse il suo lettuccio e tutti e due spogliatici in un baleno ci ficcammo sotto le rispettive lenzuola palpitanti. non ho chiuso occhio in tutta la notte, temendo sempre che tutto fosse stato scoperto e che un'improvvisa ispezione venisse a sorprenderci. 1595_2012_000712 questa esclusione mi dava molto da pensare e andai a letto deciso di non avventurarmi nel mio osservatorio, temendo di una vigilanza speciale notturna. 1595_2012_000713 non risposi ed ella, scuotendomi forte, rispondi: lo sai. e siccome io seguitavo a tacere, ella, esasperata, allargò un braccio come per lasciarmi andare uno schiaffo. 1595_2012_000714 lo scioffèr. oggi deve fermarsi alla banca d'italia per sbrigare una commissione che gli ha dato lo zio gaspero, e io rimarrò solo sull'automobile. tu cerca il modo di uscir prima dalla scuola e fatti trovare sul portone della banca. 1595_2012_000715 meglio. da quel finestrino aperto, proprio all'altezza della mia testa, io dominavo tutto il treno che si slanciava a traverso la campagna che era ancora avvolta nella nebbia. ero felice e, per festeggiare in qualche modo la mia fortuna, cavai di tasca un pezzetto di torrone e mi misi a rosicchiarlo. 1595_2012_000716 oh, sorpresa: la parete in fondo era murata. murata come era prima ch'io levassi con tanto paziente lavoro il mattone, aprendomi così vasto e interessante campo di osservazione sulla vita privata dei signori direttori del collegio pierpaoli. 1595_2012_000717 poi ha detto: ma vedete un po che testa ho. io ho tenuto per tanto tempo un orologio che non è mio senza neppure accorgermene ed è corsa a pigliarlo per restituirlo alla mamma che diceva: ma le pare, ma le pare. 1595_2012_000718 e dirigermi per la stessa strada, lungo la ferrovia, seguendo le rotaie, fino al paese presso il quale è la villa elisabetta, dove sta appunto la zia. così non c'era pericolo di sbagliare e io, ricordandomi che ad andarci col treno ci si mette tre ore o poco più, mi proponevo di arrivarci prima di sera. 1595_2012_000719 ci accompagno io, ha detto perché se ti ci accompagnasse, il babbo ha giurato che ti farebbe trovar davanti all'uscio di scuola senza neppure toccar terra, come ho detto in pallone. 1595_2012_000720 hanno fumato: i grandi, quelli che sono scappati di qui quando io imboccavo il corridoio, e chi erano svelto march, io non lo so, non lo sai come, ma se erano qui con te, sì, erano con me, ma io non li ho visti. sa, con questo fumo. 1595_2012_000721 chiese al cuoco pierpaolo. pierpaoli, disse l'odiato manipolatore delle minestre di magro, con le rigovernature ci sei sempre. 1595_2012_000722 male, ha detto il signor venanzio. bisogna convenire che fra tutti la più gentile verso di me è la serva. la ricompenserò. e sè messo a ridere come un matto gennaio. 1595_2012_000723 né a gian burrasca, che era proprietario ma era minorenne, né a me, che ero purtroppo maggiorenne ma non ero il proprietario. e neanche questo farà maraviglia a chi sappia come tutto nella giustizia italiana sia regolarmente faticoso e costoso. 1595_2012_000724 la tremenda avventura che mi successe il dicembre, data memorabile per me perché fu un vero miracolo che non segnasse l'ultimo giorno della mia vita. 1595_2012_000725 tutti eran venuti lì apposta per salutarmi e non si sentiva dir altro che giannino qua e giannino là. i pareva d'essere un soldato reduce dalla guerra dopo aver vinto una battaglia. 1595_2012_000726 ecco come sta il fatto. ieri avevo portato a scuola una boccettina d'inchiostro rosso che avevo trovato sulla scrivania del babbo, e in questo mi pare non ci sia nulla di male. 1595_2012_000727 se il babbo, che si vanta, come tutte le persone grandi, d'essere stato sempre buono quand'era piccino, fosse stato rinchiuso per un'intera giornata in una camera a pane e acqua, scommetto avrebbe fatto anche lui quel che ho fatto io per riavere la libertà. 1595_2012_000728 il quale guadagna ora dei bei quattrini con la cura della cipolla, che ho inventata io. ma chi te l'ha detto? lo so e basta. e come quell'altro fatto della marchesa sterzi, alla quale ho fatto credere che tu mi abbia guarito dalla voce nasale. 1595_2012_000729 in quel momento entrò un bidello con una scala. appoggiatela lì e fate scendere. quello sciagurato impose con aria drammatica la signora geltrude. no non scendo, risposi aggrappandomi alla sbarra dì ferro. 1595_2012_000730 ecco le solite ragionacce. ma ormai avevo giurato a me stesso di esser buono e ho voluto accondiscendere anche a questo sacrifizio, ma molto a malincuore, perché l'idea di sottrarre al mio caro giornalino una parte delle mie confidenze mi pareva una cosa fatta male e mi faceva un gran dispiacere. 1595_2012_000731 che dopo le tre boccate di regola lo rese al michelozzi. e così si ripeté il passaggio parecchie volte, finché il sigaro fu ridotto a una misera cicca e la stanza era così piena di fumo che ci si 1595_2012_000732 quando gli sposi sono scesi dal municipio, io mi son messo dietro a loro. erano così commossi che non mi hanno neanche visto. allora non so come m'è venuto l'idea di attaccar la girandola al bottone di dietro del frak di collalto e acceso un fiammifero, le ho dato fuoco. 1595_2012_000733 ma basta, sai, e anche senza interrogarti, vi sono tante prove e testimonianze delle tue canagliate che abbiamo avvertito fino da ieri tuo padre di venirti a riprendere e a quest'ora dev'essere per la strada. 1595_2012_000734 che il cappello ormai era rovinato. il signor carlo nelli rideva a crepapelle credendo che il cappello fosse d'un altro e diceva: ah, questa è bella, questa è graziosa. 1595_2012_000735 in quel momento lasciai andare il colpo e si udì un urlo: ah, mi ha ammazzato. e l'avvocato maralli, lasciandosi cadere dalle mani il candelliere e il cappello con le uova dentro, che si sparsero sul tappeto sporcandolo tutto, si gettò su una sedia, premendosi il viso con 1595_2012_000736 questo è il momento buono, ha detto angiolino, perché è l'ora che i verniciatori vanno al paese a far colazione. e siamo andati tutt'e due alla fattoria: non c'era nessuno. 1595_2012_000737 il notaro ciapi stava seduto su una poltrona davanti a un tavolino. questo notaro è un tipo buffo, piccolo, piccolo e grasso. grasso, con una faccia tonda, mezza affogata dentro una papalina ricamata. 1595_2012_000738 che mio cognato, quando sposò mia sorella, andò in chiesa perché altrimenti il babbo e la mamma non avrebbero mai acconsentito al matrimonio. come si fa, domando io, a inventare tante calunnie? 1595_2012_000739 io, e mi ha acchiappato per la testa e mi ha coperto di baci. come è buona la signora olga, come si capisce subito che è una donna piena di cuore e piena d'ingegno, senza tutte le esagerazioni che hanno le altre donne. 1595_2012_000740 ho visto giù nella sala i due coniugi direttori l'uno di fronte all'altra: la direttrice con le mani sul fianchi, col naso addirittura paonazzo e gli occhi sfavillanti, e il direttore dritto, rigido in tutta la sua lunghezza, nell'attitudine di un generale che si prepari a sostenere un assalto. 1595_2012_000741 questo è il nome che egli dà alle disgrazie che possono capitare a un povero ragazzo perseguitato dal proprio destino, che pare si diverta a ricacciarlo nell'abisso proprio nel momento in cui tenta di sollevarsi alla stima dei propri genitori e parenti. 1595_2012_000742 vero è che il direttore dell'unione nazionale accolse, come aveva promesso, la rettifica rimessagli da gian burrasca, ma il titolo dell'articolo in cui essa comparve basta a rivelare il secondo fine cui si faceva servire: il riconoscimento della verità. 1595_2012_000743 e sapendo che il giornale era fatto dal babbo di gigino, gli ho detto: ma come? ma qui il tuo babbo ha sbagliato. quando lo vedrà il maralli quest'articolo, starete freschi che dici. ma il maralli l'ha visto e come l'ha visto. 1595_2012_000744 come mi chiamano tutti i miei persecutori, apposta perché sanno di farmi dispetto. e le disgrazie mi capitano a due a due, come le ciliege, con la differenza che le ciliege si ha piacere che capitino così, mentre le disgrazie sarebbe bene che venissero a una per volta, altrimenti non ci si resiste. 1595_2012_000745 si faccia coraggio. gli ho detto- forse questo è il colpo apoplettico che il maralli dice sempre, che un giorno o l'altro le deve venire. egli ha alzato le braccia al cielo, ha borbottato dell'altre parole e poi alla fine s'è levato di tasca il suo borsellino, ha preso una moneta di due lire e me l'ha data dicendomi: 1595_2012_000746 queste menzogne del giornale conservatore mi hanno talmente indignato che da ieri sto pensando se non sia il caso di andare alla direzione per far rimettere le cose a posto. i pare questo sarebbe prima di tutto il mio dovere, perché si deve sempre far risaltare la verità. 1595_2012_000747 ieri, l'altro dunque, cioè il ennaio, dopo colazione, mentre stavo chiacchierando con tito barozzo, un altro collegiale grande, un certo carlo pezzi, gli si accostò e gli disse: sottovoce, nello stanzino ci son le nuvole. ho capito? rispose il barozzo strizzando un occhio. 1595_2012_000748 e dove mio cognato ha messo pure il suo studio d'avvocato, che ha un ingresso a sé ma che comunica con la casa per mezzo d'un usciolino che mette nella stanza degli armadi. io ho una cameretta piccola ma elegante che dà sul cortile e dove sto benissimo. 1595_2012_000749 e poco dopo, mentre nessuno badava a me svelto, svelto, ho raccattato dal caminetto la palla di carta, me la son nascosta nella blouse e ora ho steso per bene le pagine e con la gomma le ho riappiccicate al loro posto. 1595_2012_000750 bisogna convenire che questa era la verità, e io non potevo comprendere come mai il mio cognato, che pure era cosi furbo, avesse potuto dare appiglio ai suoi avversari di dirgli delle cose cosi scottanti, mentre era facile prevedere che essi sarebbero stati informati esattamente di tutta la faccenda. 1595_2012_000751 la mia, invece, è una tragedia vera, che si potrebbe intitolare il piccolo bandito, ossia la vittima della libertà, perché, in fin dei conti, tutto quello che mi succede è stato per dare la libertà a un povero canarino che la sora matilde voleva tenere chiuso in gabbia. 1595_2012_000752 l'altra voce che io sentivo era certamente quella di suo marito, ma è impossibile che il signor stanislao, con quella sua aria rigida di vecchio militare, permettesse alla signora geltrude di trattarlo a quel modo. l'argomento delle patate mi ha fatto pensare che vi fosse presente anche il cuoco e che il dialogo corresse con lui. 1595_2012_000753 abbiamo messo un granellino nel piatto che aveva servito per il pesce e un altro nel piatto dei muscoletti in umido. anche questa dei muscoletti in umido è una pietanza che ritorna spesso in tavola, come la minestra di riso- e così abbiamo rimandato in cucina due granellini d'anilina a testa, cioè dieci in tutto. 1595_2012_000754 e poi è un tombolotto grosso e grasso, con un faccione largo contornato da due cespugli rossi di fedine e con un nasino più rosso che mai e tondo, tondo nel mezzo, che pare proprio un di que pomodorini piccoli, ma tutto sugo. 1595_2012_000755 procuriamo di rimetterci in calma, dunque, e ripigliamo il discorso tranquillamente dal punto in cui è stato interrotto. il povero signor venanzio, dunque, è morto e questo l'ho scritto fino da ieri. 1595_2012_000756 e intanto, anche questa volta, addio bicicletta. mentre scrivo, sono qui, barricato in camera mia e deciso a non cedere finché non avrò la sicurezza di non essere picchiato dal babbo. 1595_2012_000757 mentre invece, quando poi s'è accorto che il cappello era suo, ha detto che io ero un delinquente nato sempre così, tutti così e anche il maralli rideva e si divertiva perché aveva visto che il cappello non era il suo. e se lo avessi poi anche sfondato con un colpo di pistola, si sarebbe divertito più che mai. 1595_2012_000758 a questa notizia, il maralli è diventato di tutti i colori. non poteva più star fermo e non faceva che ripetere: zio coraggio, sono qui io per metter fine a questa scena tragica. son corso nella stanza d'aspetto e ho preso le lenti d'ambrogio. 1595_2012_000759 si passò alle bastonate e un giorno la pasticceria del babbo di gigino balestra fu teatro di una zuffa terribile tra moderati e socialisti che si picchiarono di santa ragione dicendosi le cose più amare su un terreno cosparso delle cose più dolci che si possano immaginare. 1595_2012_000760 ma il babbo, la mamma, la signora merope e l'avvocato maralli sono scattati in piedi come se la casa fosse stata colpita da un fulmine, mentre invece tonava appena appena. dici sul serio, mi ha domandato il babbo, stringendomi forte il braccio e imponendo agli altri di mettersi a sedere. 1595_2012_000761 non so come riuscii a trattenere un grido. sgusciai giù dall'armadietto sul comodino e di lì sotto ì lenzuoli e in mezzo alle ipotesi più strane e fantastiche che mi ballavano vertiginosamente nel cervello, una dominava sulle altre e ritornava alla mia mente tenace, implacabile. 1595_2012_000762 questa e partimmo in diligenza. si mantenne sempre il medesimo silenzio. esso non fu rotto da mio padre che nell'entrare in casa. 1595_2012_000763 lei allora mi ha rimproverato perché io mi ero messo a fare i giochi di prestigio. e io le ho detto: ma se quando mi son messo a farli, tutti quelli che erano in salotto si divenivano ed erano felici e contenti. 1595_2012_000764 povero canarino. i pareva che mi guardasse e, cinguettando dolcemente, mi dicesse come nel libro di lettura che avevo in seconda elementare: fammi gustare anche per poco la libertà che da tanto tempo m'è negata. 1595_2012_000765 ma con la predicazione sincera delle proprie idee, lo convinse a nominare eredi i poveri della città, i quali oggi, appunto, in cui avverrà la distribuzione del làscito al nostro municipio, avranno un aiuto alla loro grama esistenza. 1595_2012_000766 coraggiosi cacciatori, però, hanno pensato un modo molto ingegnoso per pigliare i coccodrilli: servendosi di uno stile a due punte in mezzo al quale è legata una corda. che adoperano così? 1595_2012_000767 quanti vani tentativi. non avevo orologio per calcolare quanto tempo occupassi in questo lavoro, ma potevo giudicarne la durata dal sudore che mi bagnava. tutto per la fatica. 1595_2012_000768 egli ci ha guardato tutti e poi ha suonato il campanello e ha detto i testimoni. e son venuti due così neri, neri che si son messi tra me e il notaro, il quale ha preso uno scartafaccio e ha cominciato a leggere con voce nasale, come se avesse avuto da dire un'orazione in: 1595_2012_000769 giù la sala da pranzo pare diventata una bottega di pasticcere. i sono preparate paste di tutte le qualità. le migliori però sono quelle con la conserva di frutta, ma son buoni anche i diti con la crema dentro, sebbene abbiano il difetto che, quando si mettono in bocca da una parte per mangiarli, la crema scappa via da. 1595_2012_000770 ora sono in pace con tutti e mi sento proprio felice. iersera alla stazione c'era una vera folla ad aspettarmi: parenti, amici, conoscenti. 1595_2012_000771 finalmente mi riuscì di fare in modo che la scarpa lanciata al disopra della sbarra girasse al di sotto ritornando dentro la stanza e dopo, piano piano, a forza di piccole e prudenti scosse date con la parte di corda che avevo in mano, mi riuscì di far calare giù l'altro capo, tanto da arrivare ad acchiapparlo. 1595_2012_000772 poi, facendo finta di niente, ho cavato fuori del petto un altro fagottino che m'ero preparato prima, e cioè l'orologio della mamma, che avevo già involtato in un fazzoletto simile al primo e mostrandolo agli invitati ho detto: elà, signori, osservino l'orologio ritornato intatto. 1595_2012_000773 ma siccome mi sentivo male, mi contentai di dire: almeno, giacché il viaggiare nelle garette costa così caro, procurino che ci sieno i finestrini col vetro. non l'avessi mai detto. 1595_2012_000774 io li guardavo tutt'e due e capivo benissimo che caterina raccontava a gigi il fatto di iersera dell'avvocato maralli e che gigi era molto impressionato del racconto. 1595_2012_000775 il biglietto d'ingresso era di un soldo a testa. i farebbe la gentilezza qualche signora? ho detto di prestarmi un orologio d'oro. lei, io non ce l'ho ha risposto marinella, ma posso vedere se mi riesce di pigliar quello della mamma. 1595_2012_000776 mia sorella luisa mi ha fatto grandi raccomandazioni di star buono e quieto in questi giorni che rimarrò presso di lei perché, prima di tutto, la sora matilde, che è sua cognata, ossia la sorella di collalto, è una ragazza invecchiata ed è molto ordinata nelle sue cose. 1595_2012_000777 invece la disgrazia ha voluto che cogliessi lui vicino a un occhio. ed ecco che allora tutti danno addosso al povero giannino e tutti si mettono a gridare che giannino finirà in galera. sempre così, tutti così. anche la zia bettina mi ha detto a questo modo e ce l'ha a morte con me. 1595_2012_000778 lo stoppani, è meglio lasciarlo stare per lui è un altro paio di maniche. egli è addirittura un bambino e le sue chiacchiere non possono nuocere alla buona fama. 1595_2012_000779 bisogna che dica la verità. io avrei piacere che il mio cognato fosse eletto deputato, perché non lo so neppur io precisamente, ma mi pare che avere un deputato in famiglia sia una cosa utile e da averci delle soddisfazioni. 1595_2012_000780 ah, gridai smascellandomi dalle risa. ora ho capito, finalmente. lo chiamavano calpurnio perché? perché, anche se sentiva concluse, gigino non avrebbe capito che gli si dava della bestia. 1595_2012_000781 alla fine ho risoluto il problema e ho gridato: sapete che cosa farò? io cambierò questo maialino in un coccodrillo. sul carro c'era una copertaccia da cavallo. l'ho presa e l'ho fermata da un lato, legandola con una fune intorno alla pancia del maialino. 1595_2012_000782 allora il michelozzi, che era rimasto sempre prudentemente con le mani didietro, tirò fuori un sigaro toscano ancora acceso, se lo cacciò avidamente tra le labbra, tirò due o tre boccate e lo passò al pezzi che fece lo stesso, passandolo poi al barozzo che ripeté la medesima funzione, passandolo al del ponte. 1595_2012_000783 il fatto, come sempre si riduce a una inezia e la causa di esso dovrebbe procurarmi un premio invece che un gastigo, avendo io fatto di tutto per obbedire la mamma che ieri, prima di andar via di casa con le mie sorelle e con la signora merope per far delle visite, mi aveva detto: 1595_2012_000784 ah, eterni dèi. e tu fai il direttore di un collegio, tu così cretino da credere a quel che ti dice un ragazzaccio come il barozzo, pretendi di stare alla testa di questo istituto. 1595_2012_000785 io son rimasto così avvilito da questo plebiscito che la mamma s'è mossa a compassione e ci ha messo subito una buona parola: se almeno, dopo tanti guai, promettesse proprio sul serio desser buono, desser gentile col dottor collalto. 1595_2012_000786 i domanda sempre come era luisa da ragazza e che cosa faceva e diceva. e io le ho raccontato la storia delle fotografie che trovai in camera sua prima che pigliasse marito e della burletta che feci, distribuendole ai rispettivi originali. 1595_2012_000787 è inutile, credi, ogni argomento che mi si potesse portare in contrario della mia miserabile condizione qui dentro. non posso esser giudice che io e io ti so dire che essa è intollerabile e che se si dovesse prolungare finirebbe con l'uccidermi. 1595_2012_000788 eccoci al gran giorno. è dal che non scrivo più una riga qui nel giornalino, ma ho avuto tanto da fare in questi giorni. mi sono accorto che i ragazzi possono essere molto utili nelle case, quando vi sono circostanze solenni e quando le persone grandi chiedono loro un piacere con educazione e con garbo. 1595_2012_000789 e dopo aver mescolate in una catinella un po di tinta rossa e un po di tinta verde, le ho dipinto sul dorso tante ciambelline, in modo che pareva proprio una tigre del bengala, come quella che avevo visto da numa hava, meno che per quanto le avessi tinto anche il muso. 1595_2012_000790 non aveva quell'espressione feroce che faceva una così bella impressione in quella vera. a questo punto ho sentito un grugnito e ho domandato ad angiolino che ci avete anche un maiale. 1595_2012_000791 allora mi cavai la camicia, la strappai a strisce, che attorcigliai a uso fune e che aggiunsi alla corda che avevo già. ne venne una corda assai lunga che lanciai mirando alla finestra. 1595_2012_000792 io sono sceso molto volentieri per cambiare aria e dopo poco è venuta la signora olga a far visita alla mamma e mi ha fatto molte feste dicendo che ero cresciuto, che avevo gli occhi intelligenti e molte altre cose che dicono le donne di noi ragazzi quando discorrono con le nostre mamme. 1595_2012_000793 è una cosa che fa grande impressione e non si dimentica tanto facilmente. e poi io ho sempre avuta molta passione per la storia naturale e a casa ho i mammiferi illustrati del figuier, che li leggo sempre guardando le figure, che mi son divertito tante volte a ricopiare. 1595_2012_000794 zitto, zitto in punta di piedi. salii nella mia cameretta, mi misi il cappello, presi la mia borsa e ritornai giù, pronto a lasciar la casa di mia sorella per sempre. ma non feci a tempo. proprio nel momento in cui ero per varcare la soglia di casa, luisa mi agguantò per le spalle esclamando: dove vai? 1595_2012_000795 giornale e non mi par vero di arrivare a domani. stamani mi sono alzato, ho fatto il riscontro di cassa e vi ho trovato la somma di lire italiane settecentododici e centesimi trentacinque. 1595_2012_000796 e certo il nostro giannino non poteva capire i misteri della politica, per i quali a volte la difesa fatta da un'anima semplice e ingenua può recar più danno di un'offesa lanciata dall'anima più nera e perversa. 1595_2012_000797 io mi rivoltai nel mio sgabuzzino e accostai l'orecchio alla tela del ritratto per godermi un po la scena. sentii aprire l'uscio della sala, richiuderlo col segreto e poi, ad un tratto, le grida dei tre spiritisti sotto i primi colpi. ah gli spiriti, pietà, aiuto, soccorso. 1595_2012_000798 uh, bianchino mio, bianchino caro, come ti hanno ridotto, povero amor mio. ah, è stato di certo questo manigoldo e si è rialzata tutta inviperita. ma io ho fatto più presto di lei e, buttatomi giù dal ciuco, son corso in questa stanza e mi ci son chiuso. 1595_2012_000799 io veramente ci credevo poco, perché mi pareva impossibile che lasciassero l'automobile nelle mani a un ragazzetto come cecchino bellucci. e siccome glielo dissi, lui per punto d'impegno mi propose una scommessa. senti? mi disse: 1595_2012_000800 ma si è interrotta all'improvviso, come se le fosse venuto male. certo, si ricordava in quel momento che le mie sorelle non l'avevano voluta alla festa, è naturale. ha soggiunto: quelle ragazze farebbero perder la pazienza a un santo. vieni in casa, figliolo mio, a lavarti, che mi sembri un bracino, poi mi racconterai tutto. 1595_2012_000801 fui invece cacciato in camera come un cane e il babbo disse che sarebbe venuto su per conciarmi per il dì delle feste. so purtroppo quel che vogliono dire queste minacce, ma io feci le barricate, come nelle città in tempo di guerra, e non mi prenderanno che sulle rovine del lavamano e del tavolino da scrivere che ho messo contro. 1595_2012_000802 il collalto, essendosi stancato di aspettare che il dottor baldi lo prendesse per suo aiuto. aveva concorso per andare assistente in un grande laboratorio di medicina a roma, che non mi ricordo più come si chiama, e ora, avendo vinto il posto e dovendo partir subito, ha deciso di sposare mia sorella e andar via con lei. 1595_2012_000803 mia madre, intanto aiutata da mario marri, aveva afferrato l'avvocato maralli, sorreggendolo e scostandogli le mani dal viso, dove vidi con terrore, proprio accanto all'occhio destro, lo spennacchietto rosso del proiettile a punta che gli s'era conficcato nella carne. 1595_2012_000804 dunque, perché dovrei avercela con te che m'hai fatto raggiungere il mio scopo? egli mi guardò non ancora rassicurato. ora, giacché mi hai fatto questo piacere, me ne devi fare un altro. 1595_2012_000805 poco dopo venne il bidello che mi disse: stia pronto, suo padre è arrivato ed è in direzione a parlare col signor tanislao i venne. 1595_2012_000806 li tiene tutti chiusi nell'armadio, e ce n'ha di tutte le qualità, ma se mi riesce un di questi giorni di metterci le mani, può dire addio alle sue provviste. 1595_2012_000807 per fortuna in quel momento sulla bottega ci era un giovanotto che mi guardava mentre tiravo fuori i quattrini e che appena sono uscito mi ha detto: ma come son buffi, per comprar la roba da ora in avanti ci vorrà la fede di nascita. 1595_2012_000808 andai anch'io in camera di mia sorella. quei valorosi guardarono, adagino, adagino, sotto il letto. era proprio vero, cera un uomo. lo presero per una gamba e lo trascinarono fuori. egli lasciava fare, non pensando nemmeno a sparare la pistola che aveva in mano. 1595_2012_000809 perché mi hai fatto proprio un piacere. ma io non capisci che io non ci volevo più stare qui dentro, non capisci che ne facevo di tutte apposta per farmi mandar via, che non mi par vero d'essere arrivato a questo momento in cui sto aspettando mio padre che sarà qui fra poco a prendermi. 1595_2012_000810 ma discorre poco perché è burbero e pare che ce l'abbia con tutti, benché invece sia il più buon uomo di questo mondo, pieno di cuore e che vuol bene ai ragazzi e li sa compatire. 1595_2012_000811 ma non di quelle che fa d'annunzio, che sentii recitare una volta e che anche la mamma diceva che non poteva stare, benché le mie sorelle le dessero sulla voce dicendo che dipendeva, che lei non era intellettuale. 1595_2012_000812 minuto l'avvocato accondiscese e, preso il cappello nella destra, vi gettò uno sguardo dentro e si mise a ridere esclamando toh, ma io credevo che ci fosse un doppio fondo, invece ha sbattuto le uova proprio dentro il cappello. 1595_2012_000813 egli era pallido come un morto, non aver paura. masi gli dissi con accento mellifluo: perché anzi, ti ho portato qui per ringraziarti. 1595_2012_000814 naturalmente non posso ricordarmi le frasi precise, ma ricordo le cifre dei diversi làsciti e ricordo anche che tutte quelle disposizioni testamentarie erano dettate in un modo curioso, con uno stile pieno di ironia, come se il povero signor venanzio 1595_2012_000815 questo veramente mi fa dispiacere, perché io voglio molto bene alla luisa e anche al dottor collalto, che è un giovane allegro che spesso fa il chiasso con me e che sa stare alla burletta. ma come si fa ottobre? 1595_2012_000816 a costo di parere, indiscreti al nostro egregio amico avvocato maralli, e sicurissimi delle proteste che gli inspirerà la sua naturale modestia, noi non possiamo assolutamente tacere di un nobilissimo fatto che torna a suo onore. 1595_2012_000817 gli avesse scritto sul ritratto vecchio gommeux. cominceremo dal giuoco della frittata, dissi io, presi dal cappellinaio il primo cappello che mi capitò fra mano e lo posi su una sedia a una certa distanza dal pubblico. poi presi due uova, le ruppi e versai le chiare e i torli nel cappello, mettendo i gusci in un piatto. 1595_2012_000818 perché la mia vita è un vero romanzo e io, quando ci penso, non posso fare a meno di ripetere sempre fra me il solito ritornello: ah, se avessi la penna di salgari, che volume vorrei scrivere da far rimanere a bocca spalancata tutti i ragazzi di questo mondo. peggio che con tutti i corsari rossi e neri. 1595_2012_000819 io l'ho saputo, e questo indica che giannino è un ragazzo di sentimento. non è vero giannino? perciò io gli voglio bene, perché bisogna guardare al fondo delle cose, per esempio anche per quei danni commessi a roma. dopo tutto, il movente è stato generoso, egli voleva dar la libertà a un uccellino. 1595_2012_000820 pover a me son rovinato e andò a rammaricarsi col maralli, al quale chiese il permesso di assentarsi subito dallo studio per recarsi in una farmacia, perché sentiva dì non reggere e certo gli era per venire qualche cosa di molto serio. 1595_2012_000821 scrissi anche che la notizia mi aveva fatto dispiacere. ed è proprio vero, perché, in fondo, quel vecchio, sordo e paralitico, al quale tutti auguravano la morte, mi faceva compassione. 1595_2012_000822 se andassi anche io in direzione a raccontare a mio padre, in faccia al signor stanislao, tutti i fatti ai quali egli si sarebbe certo guardato bene accennare, da quello della minestra di rigovernatura a quello della seduta spiritistica. 1595_2012_000823 sì, e sono stato mandato via e voialtri, anche noi sta bene, ma io voglio andar via sapendo il perché. il signor stanislao si chiama calpurnio, il michelozzi rise. guarda nella storia romana e capirai. rispose e fuggì via. 1595_2012_000824 e per quanto dicano di tener le veci dei nostri genitori, il signor stanislao e la signora geltrude, non arriveranno mai a farei dimenticare il babbo e la mamma febbraio. 1595_2012_000825 un ragazzo di quelli grandi, che sta di posto accanto a me perché a tavola ci mettono sempre alternati uno piccino e uno più grande e che si chiama tito barozzo ed è napoletano, dètte in una gran risata e disse: tra una settimana non dirai più così. 1595_2012_000826 poi sentii che borbottava queste parole. ma questo è un miracolo, ferdinando, mio ferdinando adorato, che forse il tuo spirito è in questa cara pianta che mi regalasti o desti per la mia festa. 1595_2012_000827 i due coniugi si voltarono in su, stupiti verso il ritratto e la signora geltrude, passando dalla irritazione a una vaga paura, mormorò: ah, la buonanima dello zio pierpaolo. 1595_2012_000828 e prega dio che abbia pietà di te e di me che per causa tua sono la donna più disgraziata di questa terra. povera mamma, a pensare al suo viso pieno di malinconia mi viene da piangere. ma d'altra parte, che ho a fare se tutte le cose, anche le più semplici, mi vanno a rovescio? 1595_2012_000829 e il padre mentre la gragnuola rinforzava stupido rompicollo. i ragazzi non devono impicciarsi nelle cose che non possono capire. cretino birbante, sei la rovina di tutta la famiglia. 1595_2012_000830 lesto, lesto, ho preso il vaso e l'ho vuotato. poi, al fusto della pianta di dìttamo ho aggiunto, legandovelo bene bene, con un pezzo di spago, un bastoncino dritto, sottile ma resistente, che ho ficcato nel vaso vuoto, facendolo passare a traverso quel foro che è nel fondo di tutti i vasi da fiori. 1595_2012_000831 l'orologio della chiesa suonò dodici, tocchi il cuoco. esclamò: pierpaolo, pierpaoli, il tavolino dette un balzo c'è? mormorò la signora geltrude. 1595_2012_000832 il masi ora non dubitava più e manifestò una grande contentezza di essersela cavata così a buon mercato. ma figurati, mi disse: fa pure, sto qui io, io corsi via. la scuola di disegno ch'era lì vicina era aperta e non c'era nessuno. 1595_2012_000833 e io che mi infradiciai tutto per andare a cercare maria, non ebbi in ricompensa né baci né abbracci. non ebbi una tazza di brodo bollente con l'uovo dentro come lei. non ebbi un bicchierino di marsala con i biscottini, la crema e le frutte, né mi stesero sul sofà per farmi tante carezze, neppur per sogno. 1595_2012_000834 cerca di esser buono, va e mi dètte un colpetto di mano, su una guancia. io me ne andai, tutto contento e persuaso, in mezzo ai miei compagni che, giusto in quel momento, uscivano di classe. 1595_2012_000835 dietro queste spiegazioni mi calmai e ci mettemmo a discorrere dell'automobile, che è una cosa che mi interessa assai- e il bellucci mi spiegò tutto il meccanismo, dicendomi che lui lo conosce benissimo e ci sa andare anche solo, e ci è andato più d'una volta, perché basta saper girare il manubrio e stare attenti alle voltate. anche un ragazzo lo sa manovrare. 1595_2012_000836 ma il signor venanzio aveva chiuso gli occhi ed era stato preso da un tremito che andava aumentando sempre più. arrivato, il medico l'ha visitato e ha detto che il malato era in condizioni disperate. 1595_2012_000837 in quel momento passava un ragazzo della mia camerata, un certo ezio masi, che mi guardò con un lieve risolino maligno. quel risolino, in quel momento, fu per me come una rivelazione. i ricordai d'una volta in cui avevo avuto che dire col masi, il quale, infine, aveva ceduto alle mie minacce di picchiarlo. 1595_2012_000838 ma pietrino non ha voluto saperne di far la riverenza e ha seguitato a piagnucolare. faresti meglio, gli ho detto, a soffiarti il naso. ma intanto noi passeremo al leone, a questo nobile e generoso animale che ben a ragione è chiamato il re di tutte le bestie. 1595_2012_000839 la tempesta scoppiò tremenda sul capo del povero gian burrasca e anche più in giù. ma io ho detto la verità, gridava egli sotto la gragnuola inaspettata. io credevo di far bene difendendolo da un'accusa ingiusta. 1595_2012_000840 ma che ho fatto? dopo tutto? ho spiantato la pianta di dìttamo, ma io non sapevo che gliel'avesse regalata il signor ferdinando per la sua festa e che ora ci fosse dentro lo spirito. basta così. ha gridato la zia bettina interrompendomi: vattene e non ritornare mai più in casa mia, hai capito? 1595_2012_000841 le tinte, la palla di gomma coi tamburelli, la pistola col bersaglio, e ora metterò anche te, mio caro giornalino, che mi accompagni in tutte le vicende della mia vita. a rivederci, dunque, a oma dicembre. 1595_2012_000842 e io a, io, e e a novembre. con oggi incomincia la nuova prova, e questa volta voglio proprio vedere se mi riesce d'acchiappare questa famosa bicicletta che da tanto tempo mi vedo scappare davanti agli occhi. 1595_2012_000843 è vero. io seguitai a guardare i libri degli scaffali. dico a voi: ripeté il signor stanislao alzando la voce, è vero o no? e non ricevendo risposta, urlò anche più forte ehi dico: rispondete e ditemi dove siete stato e che avete fatto in. 1595_2012_000844 in ogni modo, concluse la mamma. non diremo niente al babbo, hai capito? ché se c'è qualche strascico d'allora, non vorrei che compromettesse quel che hai acquistato dacché sei tornato di colleggio e ti mettessero in una casa di correzione. 1595_2012_000845 a queste parole i collegiali lasciano cadere il cucchiaio sulla tavola e rissano gli occhi in faccia a barozzo esprimendo il massimo stupore. la direttrice, il cui volto è diventato anche più rosso della minestra, accorre e, afferrato il barozzo per un braccio, gli grida con la sua voce stridula che dici: 1595_2012_000846 ah, giornalino mio, come son nato disgraziato, e quel che mi è successo finora non è niente, perché c'è il caso che io finisca in galera, come mi è stato predetto da più d'uno e, tra gli altri, dalla zia bettina. 1595_2012_000847 ho detto in principio che non terminato col giornalino le avventure di gian burrasca. infatti, dopo che egli ebbe rovinata la posizione politica di suo cognato, il suo babbo si decise a rinchiuderlo in una casa di correzione. 1595_2012_000848 la frase non è nuova, ma però, detta da una mamma buona come la mia, fa sempre un effetto nuovo nel cuore di un figliolo per bene, e io le ho giurato di mantenermi sempre così. 1595_2012_000849 l'accento ironico di mio cognato. mi fece tanto rabbia in quel momento, che le lacrime mi si seccarono a un tratto negli occhi e scattai: sì, disgraziato, qualche volta, è vero, m'è successo di far del male che poi è riuscito in bene per gli altri, come il fatto di quel marchese che faceva i bagni di luce dal professor perussi. 1595_2012_000850 e che, nella disgrazia, avevamo avuto la fortuna di cascare dentro una macchia che ci servì come di una molla, attutendo il colpo della caduta in modo che non fu come poteva essere mortale. 1595_2012_000851 si tratta della signora olga e della sua pretesa cleptomania. pare dunque che la mamma abbia avvertito della cosa, con tutta la delicatezza possibile, il marito della signora olga, che è il signor luigi, un bolognese che discorre in napoletano quando discorre. 1595_2012_000852 la scelleraggine di giugurta e il senato bandì contro lo sleale principe numida la guerra che affidò a uno dei consoli eletti per l'anno successivo e che chiamavasi lucio calpurnio bestia. 1595_2012_000853 mentre invece tutti si scagliano addosso a noi quando, per sfogare il nostro dolore, si è fatto qualcosa che ha urtato i nervi alle persone grandi. e poi, alla fine, che ho fatto mai uno scherzo, un semplice scherzo? che se il collalto fosse stato meno pauroso, tutti avrebbero preso per il suo verso senza far tanto baccano. 1595_2012_000854 eccomi, bello mio. ha detto la zia bettina tornando alla finestra: eccomi caro. ma ha cambiato a un tratto il tono alla voce ed ha esclamato: non sai che t'ho da dire che tu mi sembri cresciuto. 1595_2012_000855 lo vede, questo sgraffietto in questa lente. ebbene, da questo sgraffietto ora riconosco che la lente è mia. queste sono le mie lenti che ho sempre avute. soltanto sono state messe nei cerchietti d'oro di suo zio, capisce? 1595_2012_000856 veramente il morgan adopera una carabina, ma io, avendo una di quelle pistole da ragazzi che si caricano, con quei proiettili di piombo a punta da una parte e con uno spennacchietto rosso dall'altra coi quali si tira nel bersaglio, avevo creduto che fosse la stessa cosa e, impugnata la mia arma, mi impostai dinanzi. 1595_2012_000857 dopo aver discusso ben bene, ci siamo trovati d'accordo su questo punto che per accertarsi se la minestra del venerdì è fatta con la rigovernatura dei piatti serviti ai pasti degli altri giorni, bisogna, incominciando da domani, dopo mangiato, mettere nel piatto qualche cosa che dia un colore all'acqua nella quale i piatti saranno rigovernati. 1595_2012_000858 mi pareva d'essere in un bagno a vapore, dal quale poi, quando il treno usciva dal tunnel, passavo a un tratto al bagno freddo della pioggia, in un tunnel più lungo degli altri. credetti di morire asfissiato. 1595_2012_000859 a un tratto, dall'uscio che dalla sala mette nella camera dei due coniugi, venne fuori una lunga figura così comicamente fantastica che, pur essendo recente la drammatica solennità di quel terribile convegno spiritistico, il cuoco e la direttrice non poterono frenar le. 1595_2012_000860 il professor perussi ha incominciato subito a farmi il massaggio elettrico, applicandomi la corrente con una macchina motto complicata che mi faceva come un gran formicolìo in tutto il braccio mentre io ridevo: a più non posso. 1595_2012_000861 via, via che procedeva il racconto, la signora olga si interessava, divertendosi come se si fosse trattato di un'altra persona invece che di lei, e da ultimo dette, in una solenne risata, agitandosi sul canapè esclamando: ah bella, ah, bellissima, come. 1595_2012_000862 sento rumore nell'andito. ah, forse il maralli è morto davvero. forse i carabinieri vengono ad arrestarmi per omicidio. ma che carabinieri? era la mamma, la mia buona mamma, che è venuta a portarmi da mangiare e a darmi notizie dell'avvocato maralli. 1595_2012_000863 ma invece mi fermai dinanzi all'ultimo vagone, che era un carro per bestiame vuoto e che aveva la garetta dove sta il frenatore vuota. 1595_2012_000864 ma un'idea terribile mi perseguita sempre, quella del processo della prigione, dei lavori forzati a vita. povero me, povera la mia famiglia. 1595_2012_000865 e perciò, aiutato da angiolino, ho messo pietrino su un ramo dell'albero che è accanto all'aia, assicurandolo con una fune perché non cascasse. così ho completato il mio serraglio e ho incominciato la spiegazione. 1595_2012_000866 il giovanotto ha pensato un poco e poi ha detto, guardandomi fisso, trecento lire, eh è un po cara, cara. no, davvero non sa che le casseforti costano delle migliaia di lire. ma lei deve prendere una cassaforte d'occasione, se ne trovano facilmente, le costa meno e le fa lo stesso servizio. 1595_2012_000867 lo stoppani. gli disse: la signora geltrude ha un rapporto molto grave da fare contro il personale di cucina. via racconta. e io raccontai da capo la scena alla quale avevo assistito. 1595_2012_000868 sì, glielo prometto. ebbene, allora non ne parliamo più, e io cercherò di farti perdonare anche dal tuo babbo. il babbo arriverà certamente col treno delle tre, non essendovene altri né prima né dopo, e io sento una certa tremarella. 1595_2012_000869 abbiamo fatto il gioco dello schiavo. ho risposto: maria deve fingere di essersi smarrita. e dove si è smarrita? ha domandato la mamma ridendo: oh, qui vicino, nel viale dei platani. ho continuato mettendomi a tavola a sedere. 1595_2012_000870 ah, stasera purtroppo giornalino mio, l'ho visto e l'ho sentito. scrivo col lapis stando disteso sul letto, perché mi sarebbe impossibile stare a sedere dopo avercene prese tante. 1595_2012_000871 ma anche se ci sarà bisogno, la descrizione del matrimonio religioso di mio cognato. chi sa che piacere avrà il maralli quando leggerà l'articolo nel giornale avverso, dove gli renderanno giustizia e quando saprà che io sono stato la causa di tutto. 1595_2012_000872 perché non potevano prevedere quello che hai fatto dopo. e io lo potevo forse prevedere? sono forse indovino io? allora lei ha tirato fuori l'affare del cappello di carlo nelli che dice: è andato via impermalito perché gliel'ho tutto insudiciato con le uova. 1595_2012_000873 a questo punto la signora geltrude si fermò, si rivoltò verso il marito e con voce stridula gli disse: voi non scoprirete niente perché voi siete un imbecille. ed entrò nella camera, lasciando la sala del defunto pierpaolo pierpaoli nella più completa oscurità. 1595_2012_000874 con tito barozzo che presiedeva alla mia sinistra, e accanto i lui mario michelozzi, alla mia destra carlo pezzi e tra questi e il michelozzi maurizio del ponte. prima di tutto c'è stato un voto di plauso per me perché quel giorno in cui i soci si erano riuniti a fumare nello stanzino del petrolio, 1595_2012_000875 sotto questa terribile minaccia i due ragazzi concertarono una fuga e- e da questo punto si apre un altro periodo della storia di gian burrasca, che vi racconterò un'altra volta. 1595_2012_000876 gigino balestra, all'ora che avevamo fissato, cioè alle dieci, era sulla porta del negozio e mi fece l'occhiolino come per dire che aspettassi un poco prima di entrare. infatti, fece una giratina in su e in giù e finalmente mi fece cenno di passare. 1595_2012_000877 ragione per cui, se a cesira ora capitava questa bella eredità, doveva ringraziar me. ma il signor venanzio aggiungeva altre ragioni. inoltre, diceva press'a poco nel suo testamento: 1595_2012_000878 verso le nove e mezzo, mentre inzuppavo il terzo panino imburrato nel mio caffè e latte con molto zucchero. non è per ghiottoneria, ma io metto sempre dimolto zucchero perché la mattina prendo sempre dimolto latte con dimolto caffè per poterci inzuppare dimolti panini con dimolto burro. 1595_2012_000879 io nel frattempo avevo fatto sparire la boccettina dell'inchiostro rosso, nascondendola sotto la base di legno del banco, ma il prèside volle far la rivista delle cartelle di tutti noi che stavamo di posto dietro al betti. 1595_2012_000880 ricordo benissimo che un contadino che badava ai buoi, vedendoci passare come una saetta, urlò con una voce formidabile che arrivò a coprire il rumore dell'automobile: l'osso del collo. 1595_2012_000881 era troppo grande e mi son messo a saltare dalla contentezza. e poi mi son rinchiuso qui in camera mia e ho voluto subito comunicare per il primo la mia gioia al giornalino, dipingendo il disegno del serraglio che avevo fatto alla villa della zia bettina mentre ero in prigione aspettando il babbo. 1595_2012_000882 un uomo sotto il mio letto. l'ho veduto io con i miei occhi. presto andate a vedere, ma per carità non andate su senza un revolver. due di quelli che avevano più coraggio salirono su, gli altri due rimasero con virginia. 1595_2012_000883 prima di tutto per gratitudine mia verso di lei che nella casa di mio nipote, ove passai gli ultimi anni della mia vita, mi trattò con ogni riguardo, superando in gentilezze perfino i miei parenti. 1595_2012_000884 se non ti vuol tenere in casa, ti metterà in galera che è il solo posto degno d'un briccone. come te. i afferrò per un braccio e, scuotendomi riprese, sappiamo tutto. una cosa sola ci potresti dire: lo sai tu dov'è andato il barozzo? 1595_2012_000885 basta dire che ella abitualmente si limitò sempre a trattarmi col soprannome di gelatina, alludendo al tremore continuo che mi dava la paralisi. ora, io mi ricordavo benissimo che questo fatto al povero signor venanzio l'avevo detto proprio io. 1595_2012_000886 e in questi cinque giorni ho dimostrato che questa volta non si tratta di promesse da marinaro e che, se voglio, so anche essere un ragazzo di giudizio, tant'è vero che la mamma stamani mi ha abbracciato e mi ha dato un bacio dicendo: bravo, giannino, seguita così e sarai la consolazione dei tuoi genitori. 1595_2012_000887 ora il canarino è morto, il gatto è in agonia e dà di stomaco tutta roba gialla. il vaso di vetro di venezia è in mille bricioli, il ricamo di seta è rovinato. 1595_2012_000888 i accorsi, una volta di più, che il mio babbo aveva ragione a dir corna del servizio ferroviario e non dissi altro per paura che mi avessero a mettere nel conto anche il ritardo del treno e magari qualche guasto della locomotiva. 1595_2012_000889 quando il direttore, la direttrice e il cuoco saranno sopraffatti dagli spiriti, tu andrai nella stanzina dei lumi a petrolio che tu conosci, l'aprirai con questa chiave e, attaccata alla porta, dalla parte interna troverai una chiave molto grossa che prenderai teco. 1595_2012_000890 è come un naso lungo- lungo quasi quanto la stanga di questo carro e che serve all'elefante per pigliar la roba, per alzare i pesi e per annaffiare i ragazzi quando gli fanno i dispetti. 1595_2012_000891 scommetto che c'è qualcosa sul piano. ho detto a caterina: caterina si è avvicinata al pianoforte per vedere e poi via con un balzo, è corsa alla porta di casa urlando aiuto. 1595_2012_000892 e io a, io e autore, ho deciso che quando sarò grande farò il prestigiatore. 1595_2012_000893 anche dopo, durante l'ora di ricreazione, la signora geltrude continuò la sua sorveglianza speciale, la quale non impedì che il pezzi, il del ponte e il michelozzi mi facessero una gran festa dichiarandomi che, benché io sia piccino dopo quel fatto d'aver sostenuto la prigione piuttosto che far la spia. 1595_2012_000894 e pensare che il povero sor stanislao aveva pienamente ragione, perché i due buchi fatti da carlino pezzi negli occhi del ritratto sul fondo nero dello sgabuzzino dove stavo io, dovevano fare appunto l'effetto che gli occhi del compianto fondatore del collegio si fossero molto ingranditi. 1595_2012_000895 per questa faccenda. in tempo di ricreazione faremo un'adunanza e decideremo. non mi par vero che arrivi quell'ora, ma è già sonata la sveglia e bisogna che mi affretti a nasconderti giornalino mio. 1595_2012_000896 basta. io sono stato a sentirlo con rassegnazione fino alla fine, pensando alla rettifica che devo portare all'unione nazionale. come mi accoglieranno? uhm, in ogni modo, bisogna ristabilire la verità, come ha detto gigino balestra, e io lo farò ad ogni costo. 1595_2012_000897 dice che dopo mezz'ora del disastro arrivò lo scioffèr del bellucci con un'altra automobile che era corso a prendere a nolo. appena si era accorto della nostra fuga e ci trasportò tutti e due all'ospedale, dove a cecchino ingessarono la gamba destra e a me il braccio sinistro. 1595_2012_000898 allora le raccontai semplicemente tutto quello che avevo visto e sentito dalla finestrino della mia prigione e, con mia grande sorpresa, la signora geltrude, molto impressionata dal mio racconto, esclamò. la cosa che dici: ragazzo mio, è molto seria. bada bene, si tratta di far perdere il pane a due persone, al cuoco e allo sguattero. 1595_2012_000899 a un tratto, però, incominciò a venir giù dell'acqua dal soffitto e la bambina chiamò la sua mamma dicendo: mamma, mamma, piove in casa. la mamma accorse e rimase molto sorpresa di trovarmi con la sua bambina. 1595_2012_000900 con cecchino bellucci, ci pigliammo a parole, appunto, sulla maggiore o minore probabilità che avrebbero avuto di diventar deputati i due che oggi si trovavano in lotta. davvero, a sentir gigino balestra, parrebbe che l'elezione del maralli fosse sicura. 1595_2012_000901 avrei voluto raccontare al barozzo tutta la scena che si era svolta nel cortiletto della cucina e poi nell'ufficio di direzione, ma la signora geltrude, che quando si mangia gira sempre intorno alla tavola- 1595_2012_000902 poi, con accento grave, nel quale ho sentito tutta la sua superiorità su me, ha soggiunto: no, caro amico mio, tu non puoi né devi scappare di qui, perché tu sei in condizioni molto diverse dalle mie. 1595_2012_000903 è un fatto positivo che un ragazzo che scappa di casa quando ritorna poi ha di gran belle soddisfazioni. ma poi c'è un'altra cosa che mi rende felice, ed è questa: mia sorella sposa il dottor collalto e lo sposalizio si farà tra cinque giorni e ci sarà un gran pranzo di nozze con un'infinità di dolci di tutte le specie. 1595_2012_000904 infatti, proprio in una questione politico, sociale andò a incappare il nostro povero giannino stoppani. e non è da far le meraviglie se la sua buona fede fu tradita da tutte le parti e ogni suo calcolo da cima a fondo sbagliato. 1595_2012_000905 che ebbe l'infelicissima idea di fondare questo odioso collegio. da principio tutto era buio, ma poco dopo la scena si rischiarò a un tratto e vidi comparire giù dalla porta, a sinistra, la signora geltrude impugnando un doppiere, con le candele accese, seguìta dal signor stanislao che diceva con accento di preghiera: 1595_2012_000906 noi siamo tutti d'accordo, se saremo interrogati, a non rispondere neanche una sillaba per non compromettere di più la situazione. io e il balestra faremo lo stesso. risposi alzando la destra in segno di giuramento. proprio in quell'istante venne un bidello che mi disse: il signor direttore la desidera? 1595_2012_000907 non erano state date dallo spirito dello zio di sua moglie, ma dai collegiali che aveva perciò incominciato a interrogare qualche beniamino, cercando di scuoprire quali collegiali, in quella notte, erano usciti di camerata. 1595_2012_000908 grave. ella parve riflettere, poi riprese: ma ditemeli, ditemeli, io non risposi. i ero già imposto di non rispondere che alle domande che favorivano il nostro progetto, e oramai non ve n'era che una, che aspettavo e che non poteva indugiare a essermi rivolta. 1595_2012_000909 stiano attenti, signori. ora prepareremo la frittata e poi la metteremo a cuocere, e con un cucchiaio mi misi a sbattere le uova dentro il cappello, avendo nell'idea, dopo, di levarci la fodera e farlo ritornar pulito come prima. 1595_2012_000910 niente di nuovo. ieri, com'era stato stabilito, è partita la signora merope con quella leziosa di maria, e bisognava sentire quanti complimenti. pare sia andato anche l'avvocato maralli ad accompagnarle fino a bologna. 1595_2012_000911 ho detto così, ma avevo capito benissimo che l'idea era di accompagnarmi a furia di pedate nel medesimo posto. appena arrivato, mi è toccato naturalmente di sentire una gran predica del prèside in presenza alla mamma, che sospirava e ripeteva le solite frasi che dicono i genitori in queste circostanze. 1595_2012_000912 però c'è un mio compagno che ha l'età mia e si chiama gigino balestra, il quale è un bravo figliolo, e siamo diventati amici. questo meriterebbe di entrare nella società segreta perché mi pare fedele e sicuro. ma prima voglio accertarmi meglio, perché mi dispiacerebbe troppo di farmi canzonare presentando un traditore. 1595_2012_000913 e io a loro e enerina. erano gennaio, è una settimana, giornalino mio, che non ho scritto più un rigo in queste tue pagine. 1595_2012_000914 molti invitati sono scappati via. il babbo invece è corso subito sul luogo del disastro, ma nessuno capiva il perché: si era schiantata la gola del caminetto, facendo rovinare giù mezza parete della stanza. 1595_2012_000915 tu stai qui con tutti i tuoi diritti e puoi insorgere ogni volta che qualcuno te li contesti con l'inganno o con la violenza. e poi tu hai una mamma e un babbo che soffrirebbero molto della tua scomparsa, mentre io non ho che un tutore, il quale non piangerà certo ignorando le mie notizie. 1595_2012_000916 e si chinò giù mettendomi il viso contro il viso, in modo che i suoi baffoni grigi mi facevano il pizzicorino nelle gote. io eseguii l'ordine facendogli un gran sospiro sul naso ed egli si rialzò dicendo tu no, difatti, sei troppo piccolo. 1595_2012_000917 a favorire in modo speciale questa buona ragazza. son mosso dalle giuste e sane teorie politiche e sociali di mio nipote, il quale ha sempre predicato che nel mondo non vi devono essere più né servi né padroni. 1595_2012_000918 il babbo per l'affare del fantoccio mi ha fatto una predica d'un'ora dicendo che è stata un'azione degna di uno sciagurato senza cervello e senza cuore come sono io. anche questo è un complimento vecchio oramai, e mi piacerebbe che si rimettesse un po a nuovo. 1595_2012_000919 il signor luigi, a quanto ho sentito, rimase molto sorpreso della notizia che gli dètte la mamma e stentava a crederci. ma quando toccò con mano che l'orologio della signora olga era quello della mamma, si convinse. 1595_2012_000920 io, sorpreso da quella parola ignorata, indugiai un po nella istintiva ricerca del suo misterioso significato, pur comprendendo ch'era un segnale di pericolo. e quando, a brevissima distanza dagli altri, feci per uscir dalla porticina, mi trovai a faccia a faccia col signor stanislao in persona. 1595_2012_000921 questa giustizia all'avvocato maralli. è un uomo di cuore che difende i deboli contro la persecuzione e contro le ingiustizie e che, a tempo e luogo, sa mostrarsi grato dei benefici ricevuti e per questo, ricordando la pistolettata che gli tirai nell'occhio, ha detto al babbo: 1595_2012_000922 passavo di sorpresa in sorpresa. anche il direttore mi apparve indignato del racconto fatto. chiamò il bidello e ordinò: fate venir qui il cuoco e lo sguattero march. 1595_2012_000923 è vero, gli ho risposto. ma il maralli non è quello che dici tu. invece è un uomo d'ingegno e presto sarà deputato, deputato bum. e il bellucci si è coperto la bocca soffocando una risata. 1595_2012_000924 è colpa mia se l'acqua gli ha fatto male allo stomaco? è colpa mia se ha rotto il vaso di vetro di venezia? è colpa mia se, non riuscendomi di chiudere la cannella del bagno, l'acqua ha allagato il salotto e ha fatto scolorire il tappeto di persia della sora matilde? 1595_2012_000925 non la finisci mai con le birbonate. che coraggio hai avuto di venire in casa e di lasciare quell'angiolo caro laggiù sola al freddo e al buio. ma che cosa ti viene fuori dalla tasca? oh, nulla, sono i capelli di maria. glieli ho dovuti tagliare perché non fosse riconosciuta. non ho detto che l'ho travestita da mulatto con i capelli corti e la faccia nera. 1595_2012_000926 ma io ho incominciato a tempestare l'uscio di pugni e di calci, urlando a squarciagola: apritemi, voglio rivedere il mio babbo. io, la zia bettina mi ha aperto subito e io mi son buttato addosso al babbo, coprendomi il viso. colle mani, perché in quel momento mi sentivo proprio commosso. 1595_2012_000927 seconda notizia: ho visto tito barozzo, che era già stato messo a parte del nostro progetto e che mi ha detto: senti stoppani. devi sapere che dal giorno in cui ebbi a patire nella stanza del direttore, 1595_2012_000928 dunque, certe scappate per un ragazzo che si sente nato per far l'artista son necessarie. e allora, perché i parenti son sempre lì pronti a sgridarlo e a punirlo? basta, quel che è certo è che il collalto mi ha fatto un bel regalo e che io bisognerà che in qualche modo gli manifesti la mia gratitudine. 1595_2012_000929 voglio vedere anch io. ha esclamato subito la geppina che è la sua sorella minore. anch'io ha detto: pietrino, un bambino di due anni e mezzo che non sa ancora camminare e che si trascina per terra con le mani e con le ginocchia. 1595_2012_000930 non mi levava gli occhi di dosso e mi accorsi che mi vigilava in modo speciale proprio per vedere se mangiavo la minestra e se raccontavo l'avventura della mattinata ai miei compagni di tavola. 1595_2012_000931 ed ecco la rettifica che ricopio tal quale onorevole direzione leggendo l'articolo del numero scorso del suo pregiato giornale, il quale è intitolato i nemici della religione. 1595_2012_000932 mentre poi se facciamo magari qualcosa a fin di bene e che ci riesce male, come è successo a me stamani, allora ci date tutti addosso senza remissione. come ardiresti di sostenere che quel che hai fatto stamani era a fin di bene? 1595_2012_000933 i hanno fatto prendere anche delle medicine per guarire della cleptomania. ah, ma questo è un episodio graziosissimo, degno di un romanzo, e tu, birichino, ti ci divertivi. eh, chi sa quanto hai riso, sfido, mi ci sarei divertita anche io. 1595_2012_000934 il signor stanislao, sempre col suo turbante nero in testa e il suo occhio maculato che era diventato violetto. mi squadrò ben bene da dietro la sua scrivania senza parlare, credendo di incutermi chi sa che paura, mentre invece io, che conoscevo quest'arte, girai in qua e in là lo sguardo distrattamente sugli scaffali pieni di libri. 1595_2012_000935 a pensarci mi va via la testa e mi pare d'essere il protagonista d'uno di quei romanzi russi dove tutto, anche le cose più semplici come sarebbe quella di mettersi le dita del naso, acquista una grande aria di tenebroso mistero. 1595_2012_000936 stretti l'uno all'altro come due sardine di nantes, con la differenza che non eravamo senza testa come loro, ma anzi avevamo i nostri visi, anch'essi appiccicati insieme dentro la finestrina da me aperta sulla gran sala di pierpaolo, che era nella più completa oscurità. 1595_2012_000937 e non si cheta mai un minuto. corre per tutto e discorre con tutti, e su tutto e su tutti trova a ridire. gli insegnanti che fanno lezione alle diverse classi sono tutti dipendenti dal direttore e dalla direttrice e paion loro servitori. 1595_2012_000938 è vero, hanno detto tutti. ma noi- ho soggiunto io- lo faremo riapparire come era prima. infatti ho rovesciato il mortaio in un fazzoletto, dove ho legato strettamente i pezzi dell'orologio che mi aveva dato marinella e con molta sveltezza mi son cacciato il fagottino in tasca. 1595_2012_000939 in un momento, io e il bellucci ci si ritrovò avvinghiati insieme, tutti bagnati di pianto, singhiozzando senza poter dire una parola. 1595_2012_000940 stamani luisa mi ha portato in camera una bella calza piena di dolci con un bel pulcinella in cima e, collalto, mi ha regalato un bel portamonete di pelle di coccodrillo. da casa mia, poi mi hanno scritto di avermi preparato altre liete sorprese per quando ritornerò. 1595_2012_000941 nessuno sa spiegarsi il perché di questa improvvisa decisione, essendo stata accolta con tutti i dovuti riguardi. e alla mamma che la pregava di dire francamente se qualcuno le aveva mancato di rispetto senza accorgersene, ella ha risposto a denti stretti: vo via, anzi, perché mi si rispetta troppo. 1595_2012_000942 la scimmia che loro osservano lassù sull'albero è una di quelle che si chiamano volgarmente bertucce e che vivono abitualmente in cima agli alberi delle foreste vergini, dove si nutrono di bucce di cocomero, di torsoli di cavolo e di tutto quel che si trova a portata delle loro mani. 1595_2012_000943 anche la signora geltrude fece un sospiro di sollievo e parve liberata da una gran preoccupazione. ma stanislao disse: stanislao, stanislao, dove sei? 1595_2012_000944 e le matrone si divertivano a veder mangiare i cristiani vivi. com'è bella roma per uno che abbia passione per la storia. e che grande varietà di paste al caffè aragno, dove sono stato iersera con mia sorella. stamani andiamo con lei a fare una passeggiata a ponte molle. 1595_2012_000945 dormivano. infatti, il solo desto era gigino balestra, a sedere sul mio letto che mi aspettava, inquieto, non sapendo il motivo per il quale ero uscito. siamo tutti ritornati in dormitorio. mormorò: ah, che scena. 1595_2012_000946 ma se la tela mi vietava la vista, non mi impediva ludito e io sentivo, sebbene non riuscendo ad afferrar le parole, la voce del signor stanislao e della signora geltrude che parlavano tra di loro. i giunse solo distintamente questa frase, pronunziata con vivacità dalla direttrice. 1595_2012_000947 fortunatamente in quel momento ridevano anche il cuoco e la signora geltrude, sicché non si accorsero di noi. ma il direttore, che non rideva, dovette udire qualcosa perché volse l'atterrito occhio, cerchiato di nero, verso di noi. 1595_2012_000948 io ho sempre detto che sono un gran disgraziato, e lo ripeto. infatti, guardate, io porto a scuola una bottiglietta d'inchiostro rosso proprio nel giorno in cui alla mamma del betti viene in mente di mettergli una golettona inamidata di due metri. 1595_2012_000949 tito barozzo era lì. prese la chiave, aprì il portone, poi si rivolse a me e mi avvinghiò con le braccia e mi tenne stretto, stretto al suo petto, mi baciò e le nostre lacrime si confusero insieme sui nostri visi. 1595_2012_000950 ci verrà anche l'avvocato maralli, quello con gli occhiali e con quel barbone che è stato causa di una gran discussione in casa perché è socialista e la mamma non lo può soffrire, specialmente quando dice male dei preti e di tutto, e perciò, come dice l'ada, è una nota volgare nella nostra conversazione. 1595_2012_000951 male. io l'ho sempre detto: fra tutti la mamma è quella che capisce di più la ragione e che sa distinguere se una cosa succede per disgrazia o per cattiveria. c'è stata l'ada a portarmi la cena e ha voluto anche lei che le raccontassi il fatto del dìttamo della zia bettina. 1595_2012_000952 a far telegrammi. insomma, arrivavo alla sera stanco, morto, ma con la coscienza tranquilla d'aver fatto il mio dovere per l'avvenire di mia sorella. finalmente il gran giorno è venuto, oggi ci sarà lo sposalizio e stasera farò i fuochi, e così dimostrerò a collalto che ride sempre quando dice che io son suo cognato. 1595_2012_000953 sì, ma è un maialino piccolo, è qui nella stalla, guardi sor giannino. e ha tirato fuori, infatti, un porcellino grasso, grasso, con la pelle color di rosa, che era una bellezza. 1595_2012_000954 tante altre preoccupazioni che pure avevano diritto d'essere accolte in prima fila. a un certo punto vidi passare pel corridoio il michelozzi e mi slanciai verso di lui. 1595_2012_000955 e qui l'articolo era tutto un attacco contro il candidato avversario, che era chiamato egoista, sfruttatore, ecc. mentre si esaltava il disinteresse del mio cognato. io, quando ho letto quest'articolo, son cascato dalle nuvole, poiché ben sapevo com'erano andate le cose riguardo all'eredità del povero signor venanzio. 1595_2012_000956 e mi meravigliavo di non averne mai domandato una spiegazione finora, che mi sarebbe stato così facile averla, mentre ora che mancava poco tempo ad abbandonare per sempre il collegio, mi sentivo a un tratto una grande curiosità che mi pungeva sempre più, che a poco a poco mi invadeva tutto, cacciando via in seconda linea. 1595_2012_000957 debba consistere nel darmi da mangiare per sei giorni consecutivi sempre minestra, niente altro che minestra. e questo si capisce, perché sanno che io le minestre non le posso soffrire. 1595_2012_000958 notaro. guarda un po di ricordarti bene. caro giannino, mi disse la mamma dopo che ebbi letto la lettera del notaro, pensa a quello che facesti in quei giorni che rimanesti in casa del maralli. non c'è il caso che ci sia sotto qualche altro dispiacere. 1595_2012_000959 poi ho fatto vedere il mio lavoro al collalto che ha detto: ma bravo, pare proprio un quadro dell'epoca giottesca. ora dico io, se non avessi avuto l'idea di fare il serraglio delle belve feroci, non avrei avuto quella di disegnarlo, e allora questo lavoro non ci sarebbe stato. 1595_2012_000960 non accennando neanche lontanamente al nostro complotto, dirò così spiritistico, che era in realtà molto più grave ma che avrebbe, se ammesso e risaputo, fatto perdere il prestigio del direttore e della direttrice e anche del cuoco. 1595_2012_000961 ah, credi, pure giornalino mio. il vederlo ridotto a quel modo con la stampella mi ha fatto una grande impressione, e io che mi ero ormai quasi dimenticato il fatto dell'automobile dinanzi allo spettacolo di sì terribili conseguenze. 1595_2012_000962 è proprio una malattia seria, bisogna avvertire suo marito. stasera stessa io ridevo dentro di me, ma ho fatto finta di nulla e anzi ho detto a un tratto: 1595_2012_000963 sì, lo prometto. ho gridato con quello slancio e quell'entusiasmo che metto sempre nelle mie promesse e così, dopo un po dì discussione, è stato stabilito che per santo stefano, il babbo mi accompagnerà a roma. 1595_2012_000964 però la salute. non si sa dove l'abbia, è un vecchio cadente, sordo al punto che bisogna parlargli col corno acustico e ha una tosse che pare un tamburo. dicono però che è ricco, sfondato e che bisogna trattarlo con tutti i riguardi. domani ritorno a scuola. 1595_2012_000965 e sebbene abbia scritto questo per canzonarlo da chi non conosce come stanno le cose, può essere preso benissimo sul serio. almeno ha detto il tuo cognato, avrò avuto un utile morale. sicché ha approvato tutto. ha approvato altro che anzi: il principio dell'articolo lo ha scritto il maralli stesso. 1595_2012_000966 ebbene, per queste due cose così semplici, la mamma e le mie due signore sorelle sono state lì a chiacchierare più d'un'ora con mille. 1595_2012_000967 e veniamo dunque alle grandi novità, la prima delle quali è questa che io, in questo momento, sto scrivendo sul mio tavolino in camera mia, di fronte alla finestra che dà sul mio giardino. 1595_2012_000968 che urli il fischio della locomotiva non c'è per niente. a paragone, io sono subito corso in salotto per vedere quello che era successo. caterina pure è accorsa e abbiamo visto virginia che si contorceva sul canapè come un cane arrabbiato. 1595_2012_000969 io avrei voluto rispondere che questa era una ladronería bella e buona, come, mentre le ferrovie avrebbero dovuto per giustizia rifare un tanto, a me, che mi ero adattato a viaggiare peggio delle bestie, che almeno viaggiano al coperto, mi si faceva invece pagare per tre. 1595_2012_000970 io naturalmente ho incominciato a riscaldarmi: c'è poco da ridere. gli ho detto, scotendolo per un braccio. ma non sai, ha ripreso lui che per fare il deputato ci vogliono dimolti, ma dimolti quattrini. sai chi sarà deputato? mio zio gaspero, ma lui è commendatore e il maralli no, lui è stato sindaco e il. 1595_2012_000971 sul tavolino da lavoro stava la gabbia col canarino, un'altra creatura che gode la protezione della sora matilde, la quale, come dicono tutti, vuol molto bene alle bestie, mentre non può soffrire i ragazzi, cosa, questa, assai ingiusta e che non si spiega. 1595_2012_000972 gli comprerò una bella cartella da tenere sulla sua scrivania, invece di quella che ha ora, che è tutta strappucchiata e sudicia d'inchiostro. e poi comprerò anche un paio di razzi che manderò dalla terrazza in segno di gioia per esser finalmente diventato un buon ragazzo, come desiderano i miei genitori. 1595_2012_000973 il cuoco si alzò e, pallido, camminando a zig-zag come un ubriaco, andò a togliere il segreto alla porta. spengete il lume e aspettatemi tutti in ginocchio. 1595_2012_000974 il mio braccio è molto peggiorato a causa dello sforzo fatto ieri per salire nella rete del compartimento. il collalto mi ha portato stamani da quel suo amico che fa le cure elettriche e che si chiama il professor perussi, il quale, dopo avermi visitato, mi ha detto: 1595_2012_000975 allora ho alzato gli occhi e ho visto la zia affacciata con un viso che faceva paura. ah, sei tu. ha detto con voce stridula, ed è sparita dalla finestra per riapparire subito sulla porta armata di un bastone. 1595_2012_000976 certamente il barozzo ha un fondo di carattere serio ed è rimasto molto impressionato dal quadro che gli ho fatto delle sue condizioni di famiglia. sono assolutamente sicuro che da parte sua non avremo nulla da temere. 1595_2012_000977 a un tratto eccola: i nostri colli si allungano, i nostri occhi seguono con grande curiosità le zuppiere e appena la minestra incomincia a riempire le scodelle. tutte le bocche si arrotondano in un lungo 1595_2012_000978 pare un becchino turco, disse piano maurizio del ponte, alludendo a quel turbante nero che gli copriva la testa. più tardi si seppe che a uno a uno i collegiali erano chiamati in direzione per subire un interrogatorio. 1595_2012_000979 eravamo giunti in un viale solitario quando, rivolgendomi a maria, ho raggiunto: senti ora ti taglio i riccioli come nel racconto. se no ti riconoscono. la mamma non vuole che tu mi tagli i capelli, ha risposto lei mettendosi a piangere. 1595_2012_000980 e a questo punto io vidi, giornalino mio, la cosa più straordinaria, più lontana da ogni previsione e insieme più comica che si possa immaginare: la signora geltrude allungando la destra sul capo del signor stanislao come un artiglio. 1595_2012_000981 io sono stato a sentire sempre zitto e dopo la predica sono uscito con una scusa e sono andato al negozio balestra dove ho mangiato dodici paste, tutte svariate, per rifarmi la bocca. 1595_2012_000982 io, per consolarlo, ho creduto bene di dirgli che per questo il maralli l'aveva sgridata, come infatti era vero. e lui, tutto contento, mi ha domandato: ah, mio nipote lha sgridata, meno male. volevo ben dire: io, mio nipote è un buon giovane e mi è stato sempre molto affezionato. e che le ha detto: 1595_2012_000983 nel registro che ho comperato c'è anche una colonna per le osservazioni, ma lì non ho scritto niente, perché l'unica osservazione che potevo metterci era questa che i quattrini peggio spesi sono stati quelli delle elemosine. 1595_2012_000984 ma fu inutile avvertire perché proprio in quel momento era tornata in casa la sora matilde e s'era accorta di tutto. il servitore del collalto si chiama pietro e ha un fare così serio e una voce così grave che fin dalle prime volte mi ha dato sempre una grande soggezione. 1595_2012_000985 e questa è una conseguenza. l'altra è anche più strana e complicata. stamani il signor venanzio s'è messo nella poltrona per leggere, come fa sempre il corriere della sera che invece gli arriva la mattina. 1595_2012_000986 e che diceva? diceva che se lei si sbrigava presto col notaro era buon segno, perché significava che c'erano pochi legati a queste parole. il vecchio ha dato in una tal risata che credo non ne abbia mai fatte di simili in tutta la sua vita. 1595_2012_000987 ecco dunque com'è andata. naturalmente, ieri sera non mi sono addormentato. l'orologio della chiesa vicina suonava le undici e mezza, i miei compagni dormivano, mi alzai e mi vestii. 1595_2012_000988 la sora matilde, cioè la sorella di collalto. è molto brutta e molto uggiosa e non fa che sospirare e discorrere col gatto e col canarino. però con me va molto d'accordo e anche oggi mi ha detto che in fondo sono un buon figliolo. 1595_2012_000989 come non lo vuoi, neppur punire. ma no, cara, il punirlo lo irriterebbe maggiormente. e poi, chi ha messo l'anilina nei piatti è il barozzo. mi ha confessato egli stesso di essere stato lui, lui solo. 1595_2012_000990 sono sopraffatto dagli avvenimenti che si preparano per stanotte. come anderà febbraio? 1595_2012_000991 e siccome gli ci voleva poco a sincerarsi, stamattina ha preso una scala, l'ha appoggiata alla parete, è salito fino al quadro, l'ha alzato, ha guardato sotto di esso, ha scoperto il finestrino che avevi fatto e 1595_2012_000992 ieri mattina, dunque, il babbo venne a prendermi a roma e naturalmente ebbe dal collalto la descrizione dì tutte le mio birbanterie, meno s'intende quella della marchesa sterzi e del marchese che fa la cura della cipolla. 1595_2012_000993 a quella vista, naturalmente non seppi resistere e mi scappò da ridere- non l'avessi mai fatto- l'avvocato maralli, che pareva invecchiato di dieci anni e tremava tutto per la rabbia e per lo sforzo che faceva per contenersi. 1595_2012_000994 povero cecchino, davvero, malgrado tutte le cure che gli hanno fatto fare, gli è rimasto la gamba destra più corta e dovrà andare zoppo per tutta la vita. 1595_2012_000995 primo dei quali il diritto di eredità. egli dunque, in ossequio al programma del nostro partito, non solo nulla fece di quel che avrebbe fatto qualunque borghese per persuadere il ricco zio di farlo erede del lauto patrimonio. 1595_2012_000996 mio padre si mise a ridere e poi disse: asciutto, va bene, ma poiché il socialismo vuole che ciascuno abbia la sua parte di gioia nel mondo, perché l'avvocato non ti prende con sé per qualche tempo? 1595_2012_000997 sono qui chiuso nel salotto da desinare e sento di là nell'ingresso quella vociaccia stridula della zia bettina che si sfoga contro di me con la moglie del contadino e ripete: è un demonio, finirà male. 1595_2012_000998 e io ono e a erano dicembre. io preferisco a tutti gli altri mesi dell'anno quello di. 1595_2012_000999 e le disgrazie, si sa, non vengono mai sole, motivo per cui ieri me ne son successe diverse collegate insieme, in modo che, se i grandi non fossero sempre propensi a esagerare l'importanza dei nostri errori, si dovrebbero considerare logicamente come una disgrazia sola. 1595_2012_001000 come? come raccontami tutto? per bene, come ti disse la zia bettina, e ha voluto che le dicessi tutto il fatto del dìttamo e le ripetessi quel che mi disse la zia bettina parola per parola. 1595_2012_001001 la porta e la finestra del salottino erano chiuse. non c'era pericolo, perciò, che il canarino potesse scappare. io gli aprii la gabbietta ed esso si affacciò girando il capino qua e là, tutto sorpreso di trovar l'usciolino aperto. poi, finalmente, si decise e uscì dalla prigione. 1595_2012_001002 io a questo punto fissai lo sguardo sulla carta dell'america appesa alla parete a destra della scrivania e seguitai a far l'indiano. il signor stanislao allora si alzò dalla sedia, puntando le mani sulla scrivania e protendendo la faccia stralunata verso di me. 1595_2012_001003 ormai per me la era finita e volendo che almeno rimanessero come esempio le ultime parole di un ragazzo infelice condannato a morire di soffocazione in un treno nel fiore degli anni. 1595_2012_001004 a queste parole, il signor venanzio ha dato un balzo sulla poltrona e ha cominciato a brontolare. ah, dice così, brutta pettegola. eh, si sa, se avesse molti denari lei li spenderebbe tutti in vestiti e cappellini. ah, ha detto che sono un avaraccio. 1595_2012_001005 ho letto il primo articolo, nel quale si rispondeva punto per punto all'articolo del sole dellavvenire che mi aveva fatto vedere l'altro giorno gigino balestra. si vorrebbe, dal nostro avversario, trarre vantaggio da una meritata punizione. 1595_2012_001006 giannino. in fondo è un bravo ragazzo e diventerà qualche cosa. or ora mi ha sorpreso, mentre avevo dinanzi a me il giornalino e lo ha sfogliato, guardando le figure che vi ho disegnato. 1595_2012_001007 scrissi nel giornalino, con uno zolfino spento, che avevo trovato nel sedile della garetta. le parole della pagina oio per la libertà: 1595_2012_001008 quel giovanotto era proprio servizievole e non è stato contento finché finalmente non è riuscito a procurarmi quel che mi occorreva. egli entrava via via nelle botteghe di questi negozianti suoi amici, coi quali si tratteneva a parlare, mentre io aspettavo sulla porta. 1595_2012_001009 quando rientrai in me stesso, la pioggia gelata mi sferzava di nuovo la faccia e mi prese un freddo così acuto nelle ossa che incominciai a battere i denti. 1595_2012_001010 i quali fingono di avere scherzato. e tu, persuaso di tutto questo, mangi e gusti come al solito la tua brava minestra di magro alla casalinga. 1595_2012_001011 e rinnega la religione dello stato, in ogni modo con le parole e con le opere. e qui il giornale seguitava per una colonna a trattare il maralli di miscredente, mentre io mi ricordo benissimo. 1595_2012_001012 uno dei coraggiosi accorsi aveva afferrato intanto una seggiola per lanciargliela addosso e l'altro stava col braccio steso, armato di revolver, nel caso che avesse opposto resistenza. ad un tratto, tutti si rivolsero a guardarmi con gli occhi spalancati. 1595_2012_001013 ma ti giuro che da qui in avanti noi non ricadremo più nel peccato tremendo dell'egoismo, dell'avarizia, della prepotenza. te lo giuriamo, non è vero? stanislao. 1595_2012_001014 io invece li preferisco tutti e due. e siccome anche il dottore dice che tra i dolci i budini sono i più igienici, così ne mangio quanto mi pare e nessuno mi dice nulla. dicembre. 1595_2012_001015 oggi è tornato il babbo, la mamma e l'ada, tutti di cattivissimo umore. è inutile dire che si sono sfogati tutti contro di me, ripetendo che sono un pessimo soggetto, un ragazzaccio incorreggibile e tutte le solite cose che oramai so a mente da un pezzo. 1595_2012_001016 appena dentro, nel mio osservatorio, sentii la voce della signora geltrude che diceva: sei un perfetto imbecille. capii subito che parlava con suo marito e, difatti, accostato l'occhio al forellino fatto nel ritratto del compianto fondatore di questo collegio, 1595_2012_001017 ah, ma allora bisogna avvertire di sopra. presto, rosa, accompagnate questo signorino dalle signore collalto e avvertitele che hanno la stanza da bagno allagata. rosa, che era la cameriera, mi accompagnò infatti di sopra e venne ad aprire il servitore di mio cognato. 1595_2012_001018 cara zia, le chiedo scusa di quel che ho fatto, ma lei ha risposto: arrabbiata, vergognatevi. però ho seguitato a dire con voce sempre più piagnucolosa: io non sapevo che nel dìttamo ci fosse lo spirito di quel signor ferdinando che diceva lei: 1595_2012_001019 e disse questa freddura con una voce funebre che mi fece rabbrividire. eppure, in fin dei conti, il suo consiglio mi parve il solo che mi offrisse una via di salvezza nella critica situazione in cui mi trovavo. 1595_2012_001020 minestra calmati, geltrude, rispondeva il signor stanislao, e cerca di considerare seriamente la cosa. prima di tutto, il barozzo fu accettato di comune accordo a condizioni eccezionali per riguardo al suo tutore, che ci procurò altri tre convittori a retta intera. d'accordo e sfido: non la finivi più con le tue ragionacce stupide. 1595_2012_001021 fui preso da una grande curiosità e, senza parere, lo seguii pensando: voglio vedere le nuvole anch'io. e arrivato a una porticina dove avevo visto sparire il mio compagno di tavola, la spinsi e capii ogni cosa. 1595_2012_001022 vostro figlio, che mi aveva già rovinato come uomo, facendomi perdere l'eredità di mio zio, e come professionista, facendomi perdere una causa importante, è tornato in tempo dal collegio per rovinarmi nella mia carriera politica e c'è riuscito perfettamente. 1595_2012_001023 non aveva più restituito al suo legittimo proprietario e che rimase poi lungamente dimenticato fra gli incarti della cancelleria giudiziaria. ciò che non farà certo maraviglia a chi sa come tutto della giustizia italiana sia lungo e oblioso. 1595_2012_001024 dopo questo discorso mi è venuto naturalmente una voglia pazza di vedere questa signora e poco dopo, con una scusa, mi sono alzato da tavola e sono andato nella sala d'aspetto, dove infatti ho trovato una signora buffa con una bella mantella di pelliccia e che, appena mi ha visto, mi ha detto: ah, bel ragazzino che fai. 1595_2012_001025 mi ha dato pienamente ragione e ha detto a mia sorella, poverini, chi sa come si stomacavano a mangiar quelle porcherie? febbraio. 1595_2012_001026 io ho incominciato a urlare dalla contentezza e avrei anche battuto le mani se mi riuscisse d'alzare il braccio. però ha detto il babbo: con che coraggio ti si può mandar fuori di casa? 1595_2012_001027 nessuno ha più messo un boccone in bocca dopo che ebbi detto questo, meno io. la signora merope si torceva le mani dalla disperazione e diceva che la bambina sarebbe morta dallo spavento, che aveva paura dei tuoni, che le sarebbe venuta certamente una malattia e altre esagerazioni simili. 1595_2012_001028 non mi si potrebbe chiamare qualche volta, tanto per cambiare, uno sciagurato senza fegato e senza milza, o uno sciagurato senza ventricolo e senza coratella? ma oggi era destino che fosse la mia beneficiata, la beneficiata di questo infelice gian burrasca. 1595_2012_001029 e io a, io e e e dicembre. virginia ha brontolato anche oggi, perché sono stato tutto il giorno a pescare. 1595_2012_001030 il bello è che io solo so il vero motivo della partenza della zia, ma non lo dico per non guastare la bella sorpresa che avrà mia sorella. un'ora fa io ho detto alla zia: bettina. 1595_2012_001031 ho dovuto piegarmi alla necessità, piangendo amaramente sul mio infelice destino e sulla minestra di capellini che ho terminata in questo momento, dicembre. 1595_2012_001032 che dovevo farne. naturalmente l'ho portata a casa per mangiarla domani mattina a colazione e per divertirmici. stasera ho pensato di metterla per benino sul pianoforte in salotto da ricevere. 1595_2012_001033 se vuoi che te lo ridica anche un'altra volta. non far complimenti, hai capito? e dètti in una risata. ma era un riso sforzato perché nell'anima ero più arrabbiato io di lui. arrabbiato per non poter trovare il bandolo dell'arruffata matassa e per ignorare la sorte dei miei compagni della società segreta. 1595_2012_001034 io intanto seguitavo a lanciar loro tutti i titoli che si meritavano, finché essi, riavutisi finalmente dallo sbalordimento, si precipitarono dentro la cucina. pochi minuti dopo, la piccola porta della mia prigione si apriva e vi entrava di profilo, ché altrimenti non ci sarebbe potuta passare. 1595_2012_001035 oggi, tanto per provare, ho dato una piccola rappresentazione in giardino ai miei amici renzo e carluccio e a fofo e marinella, che stanno di casa accanto a noi e sono figli della signora olga, che scrive i libri stampati ed è sempre distratta e sempre affaccendata. 1595_2012_001036 che bella cosa essere un corsaro, e un corsaro nero per giunta. non so che cosa mi sia entrato nel cervello leggendo tante avventure, una più straordinaria. 1595_2012_001037 dopo aver girato un pezzo, finalmente sono arrivato alla villa. la zia bettina è corsa sulla porta e, vedendomi sul ciuco, ha esclamato: ah, che hai fatto. 1595_2012_001038 io me ne stavo lì sotto fermo e non ne potevo più dal ridere. aspetta, aspetta. seguitò a dire la zia bettina, ora piglio le forbicine e ti levo la fogliolina troncata. se no secca e ti fa male alla salute. sai, carino? ed è andata a prendere le forbicine. io allora ho spinto un po in su il bastoncino. 1595_2012_001039 sei stato in direzione, sussurrai a gigino balestra mentre mi passava dinanzi. no, rispose: come mai erano stati interrogati tutti i collegiali più piccoli e noi due no? 1595_2012_001040 ed è andata a pigliar l'acqua, io intanto ho spinto in su il bastoncino, e questa volta l'ho spinto parecchio, in modo che la pianticella doveva parere un alberello addirittura. 1595_2012_001041 io scoppiavo dal ridere, ma mi trattenevo, mentre la zia seguitava a nettare il suo dittamo con le forbicine e a discorrere. ma sì che sei cresciuto e sai che cos'è che ti fa crescere. è l'acqua fresca e limpida che ti dò tutte le mattine. ora, ora, bello mio, te ne dò dell'altra, così crescerai di più. 1595_2012_001042 angiolino ha preso un pentolo, io ho preso l'altro e il pennello e via. siamo ritornati sull'aia di casa sua, dove pietrino e la geppina ci aspettavano ansiosi. cominceremo dal fare il leone, ho detto. 1595_2012_001043 e l'avvocato maralli hanno chiamato subito caterina e le han fatto accendere il caminetto nella sala da ricevere. la caterina, poveretta ha obbedito: e dio, che bomba. è parsa, proprio una bomba. e poi, lì per lì, tra la polvere, sotto la pioggia dei calcinacci che schizzavano qua e là, si è creduto che rovinasse tutta la casa. 1595_2012_001044 mentre lei deve marcire in casa, condannata a restare zittellona come la zia bettina, e che se il babbo dà il permesso a virginia di sposare un socialista, non c'è ragione di proibire a lei di sposare il de renzis, che è povero ma è un giovane distinto e che in seguito potrà farsi una bella posizione. 1595_2012_001045 ecco, il babbo picchia alla porta perché gli apra, ma non gli rispondo. voglio star qui zitto, zitto, come il gatto quando è in cantina. oh, se per un miracolo un ragno filasse la tela a un tratto a traverso l'uscio, il nemico crederebbe la camera vuota e se n'andrebbe. 1595_2012_001046 si vedeva nelle facce delle persone, si sentiva nell'aria un non so che di grave e di solenne, che annunziava qualche avvenimento straordinario. incontrai carlo pezzi, che mi disse in fretta: i grandi sono stati interrogati, tutti meno io, il michelozzi e il del ponte. 1595_2012_001047 nulla è cambiato dall'ultima volta che ci venni e mi pare di non essermi mai mosso di qui. quando mi fui lavato, la zia bettina si accòrse che avevo un po di febbre e mi mise a letto, benché io tentassi di persuaderla che era tutta questione d'appetito. 1595_2012_001048 la finestrina, infatti, dava sul cortiletto della cucina, in un angolo del quale era una enorme caldaia piena d'acqua bollente. allora mi ricordai che era venerdì, il giorno sacro alla famosa minestra di magro che, in mezzo a tutte le minestre di riso della settimana, veniva ad allietare i nostri stomachi. 1595_2012_001049 a voce. dunque il signor venanzio mi disse: io ho qui un involto contenente mille lire in tanti, biglietti di banca da cinque che desidero, dopo la mia morte, sieno consegnati a brevimano e senza che nessuno veda e che nessuno venga a saperlo. 1595_2012_001050 come potremo riparare ai nostri torti? era qui che l'aspettavo. togliete il segreto alla porta. dissi perché io possa venire a voi. 1595_2012_001051 in questa idea mi confermò più tardi mario michelozzi, il quale, passandomi accanto, mi disse rapidamente: all'erta, calpurnio ha mangiato la foglia, ma in camerata mi aspettava la terribile rivelazione della nostra completa rovina. 1595_2012_001052 con una nappa che gli vien sempre sull'orecchio e che egli cerca di cacciar via con certe scrollatine di testa, come farebbe uno che avesse i capelli troppo lunghi sulla fronte per mandarseli indietro. 1595_2012_001053 la sinfonia è sempre questa: i ragazzi devono portar rispetto a tutti, ma nessuno è obbligato a portar rispetto ai ragazzi. e questo si chiama ragionare. e con questo credono di persuaderci e di correggerci. 1595_2012_001054 sono qui in camera mia e sto aspettando il babbo che deve venire a prendermi perché purtroppo ieri il collalto gli ha spedito la famosa lettera e, quel che è peggio, con l'aggiunta delle ultime mie birbanterie. 1595_2012_001055 all'uscio di camera mia non ci sono stati più assalti. in ogni modo, io son deciso a resistere. ho rinforzato la barricata e ho messo insieme anche una discreta quantità di provvigioni, procuratemi da caterina per mezzo d'un panierino che ho calato dalla finestra del giardino. 1595_2012_001056 il cuoco spense il lume e io sentii poi tornare a inginocchiarsi accanto agli altri due. il gran momento era giunto. lasciai il mio posto dosservazione e, affacciatomi all'ingresso dell'armadietto, feci con la gola un suono, come si fa quando si russa. 1595_2012_001057 ah, credevi di farla liscia? eh, sei tu che ci hai messo il collegio in rivoluzione fin dal primo momento che ci sei capitato tra i piedi con le tue perfide invenzioni, con le tue vili calunnie. 1595_2012_001058 io starei sempre in pensiero di qualche disgrazia, ha aggiunto la mamma. l'ada ha messo la nota finale: bisogna proprio dire che il collalto sia un buon uomo a invitarti a casa sua dopo il bel regalo di nozze che gli facesti. 1595_2012_001059 ma il bello della scena è stato questo: che io, infatuato come ero in quel momento della mia munificenza, mentre mi davo una grande aria di importanza nel levar di tasca i miei biglietti di banca, non ho neanche menomamente pensato al fatto stranissimo di quei due ciechi che vedevano e di quello zoppo che correva. 1595_2012_001060 per farci scolar l'acqua quando si annaffiano. fatto questo, ho riempito il vaso con la terra che vi avevo levata, in modo che la pianta non pareva fosse stata menomamente toccata. 1595_2012_001061 e il peggio fu quando incominciarono le gallerie. il fumo lanciato dalla macchina si addensava sotto la volta del tunnel e, dal finestrino rotto, invadeva la mia angusta garetta, impedendomi il respiro. 1595_2012_001062 e io, sempre discorrendo col naso, sissignora, sissignora. in quel momento è entrato il collalto che, sentendomi discorrere a quel modo, è diventato pallido come questa carta e voleva certo dirmi qualcosa, ma la signora non glie ne ha dato il tempo perché ha detto subito. 1595_2012_001063 e così fu conchiuso il patto. io sarei stato bandito da casa mia e tenuto in prova per un mese dal maralli, dove potrò riabilitarmi e dimostrare che non sono in fondo quell'essere insopportabile che dicono tutti. 1595_2012_001064 ma sapendo quanto sia difficile di far entrar la ragione in quelle zucche, per non compromettermi ho sciolto alla svelta tutte le bestie feroci e montato sul ciuco, gli ho dato un par di legnate e via a precipizio su per la strada maestra, con bianchino dietro che abbaiava: a più non posso. 1595_2012_001065 mostrandomi tutte le probabilità delle quali era armata. è andata, così diceva, con una terribile sicurezza. l'ipotesi trionfatrice di tutte le altre. 1595_2012_001066 ma allora farà un'altra minestra, sicuro, e, dovendo rimediare alla svelta, farà una minestra di riso. ebbene, se venerdì non ci sarà la tradizionale minestra di magro alla casalinga, vorrà dire che questa era proprio fatta col brodo della rigovernatura. e allora noi insorgeremo che 1595_2012_001067 guardi, mi disse con un tono solenne che mi fece fremere dal capo al piedi, cinque cose aveva la signorina matilde, alle quali teneva molto e che erano, si può dire, le cose che avesse più care al mondo. 1595_2012_001068 tutti i ragazzi avevano le lacrime agli occhi e persino il professor muscolo, che aveva incominciato a dire tutti fermi. rimase sull'effe che gli uscì di bocca come un lungo soffio, il quale finì da ultimo in un dirotto pianto. 1595_2012_001069 in quel momento, voltandomi, ho visto il babbo e la mamma d'angiolino che venivano giù dal campo trafelati. il contadino gridava: oh il mi maialino. e la contadina sporgeva le braccia verso quel moccione di pietrino che seguitava anche lui a piangere e diceva: uh, povera la mi creatura. 1595_2012_001070 certo, è una bella soddisfazione l'essere stato il protagonista di un'avventura come quella dell'automobile, e io non stavo in me dalla gioia e guardavo tutta quella massa di ragazzi dall'alto al basso, perché nessuno di loro s'era mai trovato a un pericolo come quello che avevo passato io. 1595_2012_001071 quanti avvenimenti in questa settimana. me ne sono accadute tante che non ho avuto mai il tempo di scriverle, anche perché non volevo sciupare le mie avventure descrivendo in queste pagine troppo alla svelta mentre meriterebbero di essere narrate in un romanzo. 1595_2012_001072 era per il momento assai più importante il vedere quel che accadeva nella sala del defunto professor pierpaolo pierpaoli, cercando di scoprire le batterie nemiche, e per la verità, la mia aspettazione non fu punto delusa. 1595_2012_001073 la maria ha fatto la spia al suo zio dell'affare della bambola e stasera l'avvocato maralli mi ha detto: ma dunque tu, giannino mio, ce l'hai proprio con gli occhi degli altri. però dopo un poco ha ripreso sorridendo. via via faremo accomodare gli occhi della bambola come si sono accomodati i miei. 1595_2012_001074 la prima spesa che bisogna che faccia è quella di una buona cassaforte piccola, in modo che possa nasconderla in fondo all'armadio dove tengo miei balocchi di quando ero più piccino. in quanto all'impiego che farò dell'eredità, fra i tanti sogni che ho fatto, due specialmente mi stanno fissi alla mente. 1595_2012_001075 ma il fatto è che quel maledetto ragno faceva tutto il contrario di quel che gli dicevo dì fare e mi fece tanto arabbiare che da ultimo lo schiacciai con un piede. allora mi venne in mente che se avessi potuto chiamare dalla finestra qualche passerotto, sarebbe stato molto più facile di ammaestrarlo. 1595_2012_001076 mi accorgo di tutta la leggerezza che mettiamo spesso noi ragazzi nell'affrontare certi rischi, senza dar loro l'importanza che devono avere naturalmente. 1595_2012_001077 lascio, per mio ricordo personale, che egli certo terrà carissimo l'ultimo mio dente strappatomi dal suo piccolo cognato giovannino stoppani, e che ho fatto espressamente rilegare in oro per uso di spillo da cravatta. 1595_2012_001078 ieri sera avrei voluto scrivere in queste pagine l'ultima parte della cronaca della giornata, ma mi premeva di vigilare il campo nemico dal mio osservatorio. e poi bisogna, da ora in avanti, adoperare una grande prudenza, perché siamo spiati da tutte le parti e tremo al solo pensiero che mi possano trovare questo mio giornalino. 1595_2012_001079 che avvocato d'ingegno è il maralli. io che stavo fuori dell'uscio a sentire questo suo discorso così poderoso, non potei più star fermo ed entrai nella stanza gridando viva il socialismo e caddi nelle braccia di virginia, singhiozzando. 1595_2012_001080 a queste parole, mio cognato s'è slanciato sul giornalino e ha voluto vedere quelle pagine dove è descritto il mio viaggio sulla traversa dietro la carrozza, e la scena che successe quando li sorpresi tutti in chiesa e li rimproverai perché non mi avevano detto nulla. 1595_2012_001081 proprio così, perché ho finito in questo momento di mangiare una scodella di minestra piangendovi dentro per la rabbia di doverla mangiare. il babbo ieri ha decretato che la mia punizione per l'affare del fantoccio di virginia e per l'altra sciocchezza dei versi contro il professor muscolo. 1595_2012_001082 e anche le maddalene, nella loro semplicità, sono squisite. ma in quanto alla delicatezza, le marenghe bisogna lasciarle stare. io però non le ho lasciate stare e di quelle ne ho mangiate nove. sono così fragili che si struggono in bocca e non durano nulla. 1595_2012_001083 oggi è stata una giornata veramente di paradiso: tirava un bel venticello fresco che mi ha fatto venire la voglia di andare a pescare, badando bene però di non affogare come mi successe l'altra volta. se no, addio bicicletta. 1595_2012_001084 e io a. io e ottobre sono ancora nella mia camera, ma purtroppo sono in letto malato e ho appena la forza di scrivere poche righe su quel che mi è accaduto iermattina. 1595_2012_001085 io ho voluto capacitarmi di questa cosa e le ho fatto un buco nella testa dal quale ho potuto scoprire che il movimento era regolato da un meccanismo interno molto facile a capirsi. 1595_2012_001086 ed ecco la grande notizia: l'avvocato maralli iersera, in una lunga conversazione che ha avuto col babbo, gli ha chiesto la mano di virginia. questo fatto ha messo la rivoluzione in casa. 1595_2012_001087 com'è uggioso quel cavalier metello. anche oggi mi ha portato a veder roma, e questo mi fa piacere. ma lui ci mette tante spiegazioni, che è una cosa insopportabile. 1595_2012_001088 però mia sorella ha avuto dei bei regali da tutte le parti. non dico nulla dei dolci che ci son preparati in sala da pranzo, una cosa da sbalordire, però. il migliore è la panna montata coi cialdoni. 1595_2012_001089 noi della società. si sapeva che ormai non poteva più coprirsela con la parrucca ch'era stata buttata in un luogo tale che, anche se l'avesse ritrovata, non se la sarebbe rimessa di certo, e con quell'occhio grosso, languido e lacrimoso come un uovo al tegamino poco cotto. 1595_2012_001090 che mi afferrò per il petto con la destra e mi ricacciò indietro esclamando: che cosa succede qua? ma non ebbe bisogno di nessuna risposta. appena dentro la stanza, comprese perfettamente quel che era successo e, con due occhi da spiritato, mentre gli tremavano i baffi scompigliati dall'ira, tonò. 1595_2012_001091 se ti avesse lasciato qualcosa, si capirebbe, aggiunse la mamma. ma di questo non c'è pericolo, dopo tutto quel che gli facesti. e poi osservò mia sorella. la lettera parla chiaro, sebbene dice: nessuna delle disposizioni testamentarie qui contenute lo interessino dunque. 1595_2012_001092 guanto. egli si dètte un'occhiata alla bottoniera e si adattò facilmente a questa mia stravaganza. si alzò, mi porse la mano, ma io feci finta di non accorgermene perché mi ripugnava di stringer la destra di un traditore- e mi disse dunque: addio, stoppani. 1595_2012_001093 tutte le persone del vicinato si destano a quelle grida e in men che non si dice. sono all'uscio di casa nostra. caterina e virginia, che ha avuto appena il tempo di infilarsi una veste da camera, si precipitano giù nelle braccia dei vicini che domandano ansiosamente: ma che cosa c'è? che cosa c'è? 1595_2012_001094 immediatamente gigino balestra si alzò dal mio letto, ov'era ancora disteso, e, senza far rumore, uscì dalla camerata. egli andava a dar l'avviso ai compagni della società segreta che eran tutti pronti per irrompere nel salone di pierpaolo pierpaoli e, armati di cinghie e di battipanni, farne le giuste vendette. 1595_2012_001095 e io a io e gennaio. stamani virginia s'è intromessa nella questione tra me e il maralli e pare che egli non mi riporti a casa mia, come aveva minacciato di fare. 1595_2012_001096 stamani la zia bettina s'è molto inquietata con me per uno scherzo innocente che, in fin dei conti, era stato ideato con l'intenzione di farle piacere. ho già detto che la zia è molto affezionata a una pianta di dìttamo che tiene sulla finestra di camera sua a pianterreno e che annaffia tutte le mattine appena si alza. 1595_2012_001097 in casa stoppani. la notizia di questa tragedia elettorale giunse di prima mattina. il babbo di giannino ricevé il numero dell'unione nazionale con quel terribile articolo, segnato con lapis bleu e con queste parole scritte nel margine dall'avvocato maralli: 1595_2012_001098 i ha dato ottime notizie. un'ora fa c'è stato il dottore daccapo e ha detto che l'avvocato maralli va molto meglio, ma che deve stare in camera al buio almeno per una settimana. capisco che dev'essere una cosa seccante, ma è anche più seccante il dovere stare relegati in una camera senza esser malati come son costretto a star io. 1595_2012_001099 farei dimenticare il babbo e o e febbraio: grande novità stanotte, dopo un lungo e paziente lavoro, dovendo fare in modo di non far rumore per non svegliare i compagni del dormitorio. 1595_2012_001100 ma tu sei addirittura il mio flagello. ero scapolo e tentasti di accecarmi. ora piglio moglie e tenti di incenerirmi. la mamma intanto mi aveva preso per un braccio e per salvarmi dal babbo mi ha portato qui in camera mia, tanto per mutare. 1595_2012_001101 la mamma, appena l'ha saputo, s'è messa a urlare che sarebbe stato un delitto il sacrificare una povera figliuola nelle mani di quell'uomo senza principi e senza religione e che lei non avrebbe mai e poi mai dato il suo consenso. 1595_2012_001102 ah, si fuma, si fuma. e dove si fuma? nella stanza del petrolio, a rischio di far saltar l'istituto? sangue d'un drago. e chi ha fumato? hai fumato, tu fa sentire il fiato march. 1595_2012_001103 ma la mia felicità durò poco. il cielo s'era fatto scuro e non tardò a venir giù una pioggia fitta, fitta e ad alzarsi un vento impetuoso, mentre una scarica terribile di tuoni si inseguiva fra l'ombre delle montagne. 1595_2012_001104 poi, al colmo dell'ira, gridò: hai capito che devi rispondere? eh, pezzo di canaglia. ma io non mi scossi e pensai: fra me si arrabbia perché sto zitto. dunque, io sono il primo dei collegiali compromessi che egli ha chiamato in direzione. 1595_2012_001105 dunque ci conto via. non sarebbe né giusto né serio per un pettegolezzo riportato da un ragazzo il mancare a una festa di famiglia così importante. quando siamo stati in treno ho detto al babbo: hai proprio ragione, sai, babbo, a dir male del servizio ferroviario. 1595_2012_001106 e scorrazzando qua e là a causa delle terribili mosche cavalline che in quei paesi caldi hanno le proporzioni dei nostri pipistrelli accidempoli, ha detto angiolino, o che può essere. 1595_2012_001107 e con un occhio tutto cerchiato di nero intorno e con espressione di così comica desolazione che tanto io che gigino balestra, malgrado i nostri più eroici sforzi, non potemmo frenare una risata. 1595_2012_001108 cuoco in purgatorio. risposi con un fil di voce. ah zio, esclamò la signora geltrude, voi che eravate così buono, così virtuoso. e per quali peccati? per uno solo, risposi io. 1595_2012_001109 i hanno detto che è levato dalla storia romana, e a questo ci arrivavo anche io. ma che significa? perché l'hanno adattato al direttore. lo sai tu, gigino balestra si è messo a ridere. 1595_2012_001110 ecco acceso il fuoco. ora lei, signore, favorisca di tenerlo sotto al cappello, non tanto vicino, per non bruciarlo. ecco, così, bravo. ora poi la frittata è bell'e cotta e spengeremo il fuoco. ma come? ah? ecco qui noi lo spengeremo con la mia pistola. 1595_2012_001111 ciascuno aveva la sua idea, ma è stata approvata quella di carlino pezzi. carlo pezzi, che è quel ragazzo che ha la specialità della topografia. mentre cercava di stabilire su quale stanza dava il mio osservatorio, fece conoscenza con un ragazzo che serve da manovale ai muratori addetti ai lavori di riparazione nel collegio. 1595_2012_001112 fui serrato lì dentro a catenaccio e vi rimasi solo con ì miei pensieri finché non venne a farmi visita la signora geltrude, la quale mi fece una lunga predica sul pericolo dell'incendio che avrebbe potuto succedere se il fuoco del sigaro si fosse appiccato al petrolio. 1595_2012_001113 e che infine avevano trovato il beniamino che in quella notte, essendosi svegliato, aveva visto uscire dalla camerata i congiurati e aveva fatto bravamente la spia. 1595_2012_001114 tutto impensierito perché il medico gli ha detto che ha una nevrastenìa acuta e gli ha ordinato di smettere di fumare e di mettersi in assoluto riposo. pensare, diceva quel pover'uomo, che non posso fare né una cosa. 1595_2012_001115 per carità, badate che non mi venga in casa, perché se no mi fa perdere quel che ho acquistato in questo tempo nell'animo dì mio zio e va a finire che mi disereda davvero. 1595_2012_001116 quanto abbiamo parlato delle nostre avventure passate, a un certo punto dei nostri discorsi mi s'è riaffacciata alla mente la curiosità di sapere come mai nel collegio pierpaoli era venuto l'uso di chiamare il signor stanislao col nome di. 1595_2012_001117 e sento come un bisogno di sfogare qui, in questo mio caro giornalino, la piena dei sentimenti che mi invade l'animo e mi commuove tutto. però, prima di tutto voglio dare un'occhiata se il mio prezioso segreto e al suo posto. sì, sì, sono lì, tutti e duegento, non ne manca uno. 1595_2012_001118 fare che badi. bene, però ha detto a mia sorella che badi di rigar diritto. io mi son già pentito di quel che ho fatto per lui e ormai basta una goccia per far traboccare il vaso. 1595_2012_001119 lo sguattero sgranò tanto d'occhi, proprio come feci io lassù sul mio osservatorio, come la minestra d'oggi sicuro, spiegò il cuoco accostandosi al caldaione: questo è il brodo per la minestra di magro alla casalinga del venerdì, che piace tanto a tutte queste carogne di ragazzi. 1595_2012_001120 e se n'andò richiudendo l'uscio. più tardi venne l'avvocato maralli con mia sorella virginia e l'uno e l'altra fecero di tutto per rimuovere il babbo dalla sua risoluzione, ma io sentivo che il babbo ripeteva sempre questo ritornello: non lo voglio più vedere, non lo voglio più vedere. 1595_2012_001121 e dove si trovano. lei deve venir con me. ho diversi negozianti amici, tutte brave persone che vendono roba garantita e senza far tante storie come fanno nei negozi di lusso. 1595_2012_001122 io ho tenuto sempre la testa bassa e ho detto sempre di sì. ma da ultimo mi son seccato di far quella figura da mammalucco. e quando il prèside ha detto, sgranando gli occhi dietro le lenti e sbuffando come un mantice: vergogna mettere il soprannome ai professori che si sacrificano per voi. 1595_2012_001123 avrei voluto andarmene subito, sicuro com'ero di non incontrar nessuno de miei parenti. ma potevo partire lasciando in mani nemiche queste pagine alle quali confido tutta l'anima mia? potevo abbandonarti, giornalino mio caro, unico conforto in tante vicissitudini della mia vita? no, mille volte no. 1595_2012_001124 però mi dispiace molto di questa cosa, perché il bellucci, con tutti i suoi difetti, è un buon ragazzo. dicembre. 1595_2012_001125 a proposito, la mia valigia è riposta, con la mia biancheria, in un piccolo armadietto scavato nel vano della parete, a capo del letto, al disopra del comodino. tutti i collegiali hanno un armadietto simile, chiuso da uno sportello bigio. 1595_2012_001126 infatti è corsa in casa ed è tornata in giardino con un bell'orologino d'oro. io che avevo portato con me un piccolo mortaio dove caterina pesta le mandorle e lo zucchero quando fa i dolci, vi ho buttato dentro l'orologio della signora olga e col pestello ho incominciato a pestarlo ben bene, come fa il morgan. 1595_2012_001127 mal augurio: si avverò anche troppo presto. e se non ci si ruppe proprio l'osso del collo, andaron rotte altre ossa non meno utili. io ricordo appena che a un certo punto vidi dinanzi a me sorgere a un tratto dalla terra come un grande fantasma bianco che si riversasse. 1595_2012_001128 deve sapere che io ho per abitudine di far sempre la burletta e ora, specialmente che ho per le mani questo sguattero che è nuovo del mestiere, mi diverto un mondo a dargliene ad intendere delle cotte e delle crude. quello che ha raccontato il signorino è sacrosantamente vero. soltanto, come le ho detto, si trattava di parole dette per ischerzo. 1595_2012_001129 poi ha preso una storia romana che era nel suo scaffaletto. ha cercato un po e mi ha messo il libro dinanzi agli occhi, aperto nelle pagine dove sono raccontate le guerre di giugurta. e lì ho letto questo pezzetto che mi son ricopiato perché volevo metterlo qui nel mio giornalino, proprio tale e quale. 1595_2012_001130 cominciai dal trascinare il lettuccio sotto la finestra per diminuirne la distanza. poi presi un pezzo di corda che avevo in tasca, levai la cinghia dei calzoni e laggiunsi a quella, ma con tutt'e due si arrivava appena alla metà dell'altezza cui era posta la finestra. 1595_2012_001131 ma a questo punto i ricordi mi si confondono. battei la testa, questo è certo, ma dove i pare? nel canale della doccia. poi battei un fianco in terra. 1595_2012_001132 luisa, alla quale il babbo aveva scritto di questa mia malattia, ha risposto proponendo di mandarmi da lei a roma, dove il dottor collalto dice che c'è un suo amico specialista che mi farebbe la cura elettrica e il massaggio, sicché potrei trattenermi da loro durante le vacanze di natale e poi ritornare a casa guarito. 1595_2012_001133 ada è venuta a darmi le notizie dellavvocato maralli, che va sempre migliorando, e a dirmi se volevo scendere in salotto, col patto che dopo una mezzoretta ritornassi in camera mia. 1595_2012_001134 frattanto, la direttrice aveva dato ordine di portar via la minestra rossa e di portare in tavola l'altra pietanza, che era baccalà lesso, sul quale i convittori si scagliarono così affamati che esso oppose invano ai loro denti la più dura e stopposa resistenza. 1595_2012_001135 e poi più nulla. dopo ho saputo che a una svoltata della strada eravamo andati contro una casa, che la violenza dell'urto era stata tale che io e cecchino avevamo fatto un volo per aria di una trentina di metri. 1595_2012_001136 come un opportunista della peggiore specie, non spinto da altre molle in ogni sua attitudine nell'agone politico che da quelle di un volgare interesse e di una smodata ambizione. 1595_2012_001137 e oltre a questo ho la soddisfazione di aver vinto, a quello sballone di cecchino bellucci dieci pennini nuovi e un lapis rosso e turchino che appena saremo guariti mi dovrà dare se non vuole che gli dia quella famosa lezione che deve avere per i suoi bum contro mio cognato. 1595_2012_001138 suo intimo amico che viene appunto nella capitale per affari e che mi consegnerà al dottor collalto nelle sue proprie mani medesime. come ha detto lui: che tipo buffo è il signor clodoveo. 1595_2012_001139 l'adunanza della società segreta tutti per uno e uno per tutti è andata benissimo. ci siamo riuniti tutti in un angolo del cortile. questo disegno, che ho fatto qui stasera prima di addormentarmi, rappresenta il momento più solenne della discussione. 1595_2012_001140 non capisci nulla e lo stoppani. lo stoppani, che è la causa prima dello scandalo. lo stoppani, che è proprio quello che ha messo il campo a rumore per la minestra di magro. 1595_2012_001141 i ha portato anche una candela e una scatola di fiammiferi e il corsaro nero del salgari. meno male, almeno potrò leggere e dimenticare le ingiustizie. ottobre. 1595_2012_001142 quando venne in tavola la minestra di magro alla casalinga, il mio primo movimento fu di repulsione, ma le parole del cuoco mi avevano persuaso e poi avevo molta fame. 1595_2012_001143 il babbo è stato a sentir tutto e da ultimo ha detto: ora il vaso è colmo. e non mi ha detto più una parola finché non siamo arrivati a casa. lì ho trovato la mamma e l'ada che mi hanno abbracciato, tutte piangenti, ripetendo come un lamento: ah giannino, oh giannino. 1595_2012_001144 io le risposi molto gentilmente e poi, siccome ella si mostrava assai impensierita per l'acqua che veniva giù sempre più abbondante dal soffitto, le dissi: non tema, niente, signora, non piove in casa. io credo che quest'acqua venga invece dalla stanza da bagno di mia cognata, dove ho lasciato il rubinetto aperto. 1595_2012_001145 infatti, dopo aver messo la firma sotto ai fogli che gli porgeva, il notaro, ha salutato e se n'è andato via, mentre il sindaco prendeva degli accordi col notaro per distribuire ai poveri i denari lasciati loro dal povero signor venanzio. la cesira mi ha detto: 1595_2012_001146 ah, che spettacolo, non lo dimenticherò mai. le sedie, i tavolini erano rovesciati per terra, sulla consolle, il grande orologio, i candelabri erano in bricioli, dovunque regnava uno spaventevole disordine. 1595_2012_001147 in nome di sua maestà il re ittorio manuele, felicemente regnante, e giù una filastrocca di cose nelle quali non capivo niente, finché poi, a un certo punto, incominciò a leggere proprio le parole dettate dal signor venanzio prima di morire, e quelle le capii benissimo. 1595_2012_001148 dopo molti discorsi la signora olga ha tirato fuori l'orologio e ha detto: mio dio, già le quattro. la mamma allora ha osservato: curiosa, lei ha un orologio che somiglia perfettamente al mio. 1595_2012_001149 si usci dalla città come una palla di schioppo e via per la campagna con una velocità vertiginosa, tanto che non si respirava cecchino. a un tratto lasciò il manubrio e si abbandonò sul sedile bianco come un cencio lavato. dio mio, che momento. solamente a ripensarci mi sento rizzare i capelli sulla testa. 1595_2012_001150 e la sora matilde appoggiò un gomito sul cassettone, alzando gli occhi al cielo e prendendo una posa malinconica che mi è rimasta così impressa da poterla riprodurre come un ritratto con la fotografia e che, lì per lì, mi fece proprio ridere. 1595_2012_001151 venerdì e noi della società segreta aspettiamo con ansia l'esito del nostro strattagemma per scoprire se la minestra di magro è fatta o no con la rigovernatura dei piatti. 1595_2012_001152 prima di mezzogiorno, carlo pezzi aveva già distribuito a ciascuno di noi un involtino nel quale sono dei granellini minutissimi, come quelli della rena. per l'appunto, oggi, essendo domenica, abbiamo avuto una pietanza di più, e cioè il pesce con la maionese. e così noi altri, soci della società segreta, 1595_2012_001153 e dirai a luisa che se vuoi rispettarmi anche meglio, mi rimandi la coperta di lana che io ho avuto la stupidaggine di farle con le mie mani. e così se n'è andata via senza voler dire altro. 1595_2012_001154 lasciamola dire: bisogna compatire le persone ignoranti perché loro non ci hanno colpa. tra pochi minuti arriverà il babbo e speriamo che egli saprà distinguere quel che è la verità. 1595_2012_001155 ha avuto un singhiozzo, mi ha stretto forte, forte sul petto e poi, scostandomi e passandomi una mano sugli occhi, ha ripreso. dunque senti stoppani. quello che avete combinato per stanotte può favorire splendidamente il mio progetto. 1595_2012_001156 a questo punto io mi scostai dal forellino fatto da me nella tela e piantai gli occhi nei buchi fatti da carlino pezzi e incominciai a roteare le pupille a destra e a sinistra e ogni tanto a fissarle sui tre spiritisti. 1595_2012_001157 e non possiamo negare che egli dimostri, in questo suo strattagemma elettorale, un cervello assai sottile e una faccia molto tosta- e seguitava a raccontar la storia del povero signor venanzio, che non divideva affatto le idee dell'avvocato maralli e che, anzi, per queste idee del nipote in perfetta opposizione con le sue. 1595_2012_001158 ascolta, dissi in un soffio di voce. a gigino si udiva già un singulto cadenzato. geltrude, sibilò il mio compagno. doveva essere intatti la direttrice che piangeva e ogni tanto borbottava con accento fioco. 1595_2012_001159 a casa non ci siamo che io, virginia e caterina. i miei genitori con ada sono andati a passare una settimana da luisa. la mamma è partita dicendo che questo viaggio non le farà pro, che si struggerà tutto il tempo che starà fuori per la paura che io ne faccia delle solite. 1595_2012_001160 eccoti di ritorno. disse: ma è un cattivo ritorno e ormai per te non c'è che la casa dì correzione. te lo avverto fin 1595_2012_001161 in quel momento non c'era nessuno perché il ministro di bottega era andato a dare un'occhiata nel laboratorio. bisogna far presto, disse gigino, perché ritorna subito. io feci in un lampo quattro pasticcini, ogni boccone, e si vede che il mangiar così in fretta e furia mi fece male. 1595_2012_001162 sei un perfetto imbecille, ripeteva la signora geltrude. e si deve a te, naturalmente, se abbiamo tra i piedi quel pezzente napoletano che finirà col rovinare l'istituto propalando l'affare della minestra. 1595_2012_001163 voglio assolutamente sapere come sta questa faccenda. ha detto il maralli sgranandomi tanto d'occhi in faccia, ma io che c'entro, c'entri benissimo, com'è che mio zio non ci vede più con le sue lenti, mentre ci vede con quelle d'ambrogio, e 1595_2012_001164 come alla fine il giornalino di gian burrasca capitasse tra le mie mani, io non dirò. basti sapere che io che ebbi la fortuna di scoprirlo da una portinaia, 1595_2012_001165 e a me che avevo steso la mano per aprir la maniglia della bussola, ha soggiunto: lascia andare, non si può entrare, c'è il notaro fa il testamento. di lì a poco mio cognato se n'è andato nello studio perché gli è venuto un cliente, e anche virginia è andata via, raccomandandomi di star lì e di avvertirla appena fosse uscito il notaro. 1595_2012_001166 riaprendo il giornalino e rileggendo le ultime parole scritte ieri l'altro, mi si riempie l'anima dì malinconia e dico: fra me, tutto è inutile e i grandi non si correggeranno mai. 1595_2012_001167 un'altra cosa era chiara che calpurnio, certamente guidato dall'astuta sua moglie, aveva basato tutto il suo processo sulla nostra complicità nella fuga del barozzo. 1595_2012_001168 prigione. io m'ero messo a sedere su una sedia col gatto sulle ginocchia e stavo osservando con grande attenzione tutte le mosse del canarino, fosse l'emozione o altro. per prima cosa la povera bestiola sporcò un bel ricamo di seta che era sul tavolino. 1595_2012_001169 ma la finestra era così alta, non so che cosa avrei dato per potere arrampicarmi su quella finestrino. e a furia di pensarci, mi era venuto come una frenesia e non potevo più star fermo, né mi riusciva di levarmi dal cervello. 1595_2012_001170 e sono andate a ricercare l'ultimo giorno che la signora olga era stata da noi, che fu l'altro lunedì, e si son ricordate che la mamma l'aveva fatta passare in camera sua. e finalmente ada ha concluso tutte le discussioni. così questo è un caso di. 1595_2012_001171 mentre i grandi, per quel gran viziaccio di esagerare che hanno, ci perseguitano ingiustamente perché qualche volta son costretti a riconoscere il loro torto, come sarebbe appunto nel caso nostro. 1595_2012_001172 che c'è? disse che sono questi urli c'è? rispose il direttore che questo pessimo soggetto non risponde alle mie domande. lascia fare a me, rispose lei, ché tanto te sarai sempre il medesimo. 1595_2012_001173 la quale verrebbe direttamente a favorire, contro un candidato ossequiente a tutti gli articoli del nostro statuto e, prima che agli altri, al primo, il trionfo di un candidato socialista che si vanta nemico di tutte le istituzioni che sono i cardini d'ogni civile società. 1595_2012_001174 lo sapevo che era stato lei, mi disse il prèside come fu lei a metter la pece sotto i calzoni dello stesso betti. va bene, tanto va la gatta al lardo. 1595_2012_001175 ginocchia. egli ha fatto un gesto di meraviglia e agguantato con moto fulmineo il biglietto. lo ha messo contro la luce guardandolo attentamente. poi mi ha chiesto: ma non è mica falso, eh, signorino? 1595_2012_001176 suo tavolino con l'intenzione di portarle al signor venanzio e che avrebbero fatto il miracolo di guarirlo immediatamente. ma quando son ritornato la porta era chiusa e di fuori stava mio cognato e virginia. 1595_2012_001177 dall'altra parte, accovacciata in un angolo, era la direttrice col viso sgraffiato, i capelli disciolti e le vesti in brandelli. anche lei aveva gli occhi gonfi, stralunati e fissava sul ritratto le inquiete pupille. 1595_2012_001178 il fatto è che la rivelazione ch'egli fece all'unione nazionale e che questa fece al pubblico determinò la ribellione contro il maralli di una frazione del suo stesso partito e i partiti che a quello si erano alleati, e il giorno dell'elezione fu ignominiosamente sconfitto. 1595_2012_001179 ma non posso dimenticare che io e virginia dobbiamo a lui se siamo uniti. e poi, prese anche le mie difese a scuola contro il nipote di gaspero bellucci che diceva male di me. 1595_2012_001180 insomma, per tu regola in questa caldaia si comincia a rigovernar la domenica e si dura fino al giovedì, sempre nella medesima acqua, e capirai bene che quando si arriva al venerdì, l'acqua non è più acqua, ma è un brodo da leccarsi i baffi. 1595_2012_001181 dal mio osservatorio vidi il direttore e la direttrice traversare la sala del venerato pierpaolo lentamente, silenziosamente, e andarsene nella loro camera, dopo aver rivolto verso il ritratto una timida occhiata, come per dire: a domani sera e che dio ce la mandi buona. 1595_2012_001182 a questo punto della mia spiegazione, pietrino ha incominciato a piagnucolare di sull'albero e, voltandomi in su, ho visto che la fune con la quale l'avevamo legato al ramo s'era allentata ed egli stava sospeso, con gli occhi fuor della testa per la paura. 1595_2012_001183 allora ha incominciato a entrare in casa la gente del vicinato e tutti appena data un'occhiata al pianoforte a urlare come disperati: ma se è un'anguilla? ho detto: io stanco finalmente di tutte queste esagerazioni. che cosa? che cosa hanno domandato tutti in coro. 1595_2012_001184 ho appena il tempo di segnare qui in stile telegrafico gli avvenimenti di ieri. nel critico momento che attraversiamo, se questo mio giornalino cadesse nelle grinfie della direttrice sarebbe una rovina per tutti. perciò l'ho levato dalla mia valigia e lo tengo legato sul petto con uno spago e vorrei vedere chi avesse l'ardire di venirmelo a cercare. 1595_2012_001185 ecco, questo si chiama ragionare. infatti, se la signora olga si fosse accorta subito dell'orologio, tutto si sarebbe spiegato a suo tempo. è colpa mia, dunque, se la signora olga è tanto distratta, ma il più bello è stato quando la mamma e l'ada hanno dovuto raccontare la faccenda della cleptomania via. 1595_2012_001186 invece era la mia cara sorella ada. sono uscito di sotto il letto e l'ho abbracciata, gridando, ma lei mi ha detto subito: silenzio, per carità. il babbo è uscito un momento. guai se sapesse che son venuta qui da te, prendi. 1595_2012_001187 sono così avvilito che in casa non hanno avuto neanche il coraggio di picchiarmi. la mamma mi ha accompagnato qui in camera mia e mi ha detto semplicemente: procura di non farti vedere da nessuno. 1595_2012_001188 i miei compagni dormono. ora spengo il lume e mi ficco dentro l'armadietto a lavorare. febbraio: 1595_2012_001189 l'altra sera, dunque, mentre gli altri dormivano per riporre nella valigia il giornalino, mi ficcai addirittura dentro il mio armadino e sentii delle voci. 1595_2012_001190 e ieri poi ne ho saputa un'altra: il signor venanzio, quel vecchio paralitico al quale pescai a canna l'ultimo dente che gli era rimasto. pare che stia di molto male, poveretto, e il mio cognato è in grande aspettativa per. 1595_2012_001191 lui allora mi spiegò che in questi giorni, essendo i suoi genitori a napoli per la malattia di suo nonno, che sarebbe il babbo della sua mamma, era stato accolto in casa del suo zio gaspero, il quale lo mandava a prendere a scuola tutti i giorni con l'automobile per lo scioffèr e che perciò non poteva trovarsi a solo, a solo con me, almeno per un certo tempo. 1595_2012_001192 ah, alla fine del discorso quest'arco di settimio severo mi pareva d'averlo tutto sullo stomaco e la mia bocca era diventata fin arco trionfale più grande di tutti gli archi trionfali di roma messi insieme. 1595_2012_001193 passando dal pianerottolo ho visto un gran viavai di muratori stanno accomodando la gola del camino del salotto da ricevere dicembre. 1595_2012_001194 ieri, dunque, nel venire qui alla villa, avevo visto nella fattoria che confina col podere della zia due operai che tingevano le persiane della casa del fattore di verde e le porte della stalla accanto di rosso. 1595_2012_001195 i assicurai. prima, se tutti i miei compagni dormivano, ficcai lo sguardo in tutti gli angoli della camerata per vedere se c'era qualche spia messa a vigilare e alzatomi pian piano, salii sul comodino ed entrai. 1595_2012_001196 bambino, levati di qui che abbiamo altro da fare che badare alle tue burlette. in un altro negozio, siccome si disponevano a farmi la stessa accoglienza, mi son risentito e ho detto che credono, perché sono un ragazzo, che io non abbia i quattrini e ho levato di tasca una manciata di biglietti. 1595_2012_001197 la mamma con le mie sorelle e la signora merope non erano ancora tornate. caterina era a preparare da mangiare in cucina e io ho condotto maria in camera mia, le ho levato il vestitino bianco e le ho messo il mio di panno turchino, perché sembrasse proprio un ragazzo. 1595_2012_001198 non dico niente poi degli abiti ridotti addirittura a brandelli e sporchi anch'essi come la faccia. fui costretto a dire da dove venivo e dove andavo. ah, disse il capostazione: vai dalla signora bettina stoppani, allora pagherà lei per te. 1595_2012_001199 quello poi che mi solletica più di tutto è l'idea di far la cura elettrica. solamente a pensarci, mi par di sentirmi dentro il corpo una batteria di pile e non posso star fermo. viva roma capitale. 1595_2012_001200 eh no, rispose piccata mia sorella, non è lo stesso caso, perché il tappeto alla fin fine è scolorito, mentre io ho in faccia una tinta che non sbiadisce e grazie a dio, non divento mai gialla. dio, come prendi le cose sul serio? esclamò la sora matilde, sempre più indispettita. 1595_2012_001201 i appariva chiara una cosa: che la risata mia e di gigino balestra, mentre eravamo nellarmadietto ad assistere alla famosa scena notturna, aveva fatto scoprire a calpurnio il nostro osservatorio. 1595_2012_001202 ma, cara geltrude, è certo che quest'affare del petrolio nelle balle del riso è inesplicabile. la direttrice non rispose e seguitò lentamente a camminare verso la porta di destra. possibile che si annidi tra i collegiali un tipo così audace da compiere un fatto simile? in ogni modo, farò di tutto per scoprirlo. 1595_2012_001203 aveva smesso subito di ridere, gridando con angoscia: uh, ma quel cappello è il mio. nello stesso tempo l'avvocato maralli, vedendomi con la pistola stesa, aveva esclamato sgranando tanto d'occhi dietro gli occhiali: ma è forse carica? 1595_2012_001204 che fa se il popolo ignora chi è stato che ha fatto cambiar minestra? a noi ci basta la coscienza d'aver fatto quel che abbiamo fatto. per la felicità di tutti, però, gli altri soci della nostra società segreta ci han fatto molta festa, a me e al michelozzi, per la riuscita. 1595_2012_001205 in modo che passi nella camera appena un filo di luce. novembre. 1595_2012_001206 io vedi, ho conosciuto molta canaglia, ma tu hai, nelle tue intraprese di delinquente, delle risorse misteriose ignorate a tutti gli altri. 1595_2012_001207 evviva, evviva. oggi a desinare si è finalmente cambiato minestra. abbiamo avuto una eccellente pappa col pomodoro, alla quale le ventisei bocche dei convittori dei collegio pierpaoli han rivolto, con ventisei sorrisi, il più caldo e unanime saluto. 1595_2012_001208 e lì vorrei fare certi bei discorsi, urlando con tutto il fiato che ho in corpo per fare stare zitti gli avversari e far trionfare la giustizia contro la prepotenza delle classi sfruttatrici, come dice sempre il maralli. 1595_2012_001209 ma invece ella mi ha guardato un poco con ammirazione e poi si è chinata su me, mi ha rialzato, mi ha abbracciato, mi ha accarezzato e ha incominciato a dire con voce tremante per la commozione: oh caro. 1595_2012_001210 egli mi ha abbracciato con uno slancio d'affetto che mi ha commosso e ha detto che si sentiva orgoglioso della fiducia che rimettevo in lui. oggi, infatti, durante l'ora di ricreazione, l'ho presentato ai miei amici che l'hanno accolto benissimo. 1595_2012_001211 mi ha detto che in vita sua non era stato mai bene né si era sentito così in forze come quel giorno, e che certo doveva dipendere dalle fregagioni di cipolla fattegli sul viso durante il bagno. 1595_2012_001212 ti avverto che, nel caso hai tempo, fino a domattina alle otto, perché ora è troppo tardi per riaccompagnarti a casa tua. io non capivo più nulla, non avevo la forza né di parlare né di muovermi. il maralli mi lasciò lì come inebetito. mia sorella mi disse: disgraziato. 1595_2012_001213 che deve andare fra due giorni e dove son testimonio come qualmente il giudice istruttore mi ha mandato a chiamare per farmi l'interrogatorio, ma io, prima di andar da lui, son venuto qui per sentire come mi devo regolare. 1595_2012_001214 così l'onore è stato salvo e anche la mobilia e lo specchio grande, perché ho levato la barricata e sono uscito di camera. viva la libertà novembre. 1595_2012_001215 e si sa ormai che in ultimo chi ci va di mezzo son sempre io, anche se si tratta di antiche sciocchezze che a quest'ora dovrebbero essere dimenticate. lersera caterina, cercando non so che in un armadio pescò un paio di calzoni miei da mezza stagione che non mi ero più messo da quest'autunno. 1595_2012_001216 chi sono io? io son gosto contadino del pian dell'olmo, dove mi conoscono tutti e anzi mi chiamano gosto grullo, per distinguermi da un altro gosto che sta nel podere accanto, e sono, come lei saprà, ascritto alla lega, dove pago due soldi tutte le settimane, che dio mette in terra. 1595_2012_001217 gigino balestra è un ragazzo serio che mi è molto affezionato e ormai ho potuto riscontrare in più circostanze che posso contare su lui senza pericolo d'esser compromesso. 1595_2012_001218 in quanto al quadro che impedisce al nostro stoppani di spingere lo sguardo su questa importante piazza nemica, è il grande ritratto a olio del professor pierpaolo pierpaoli, benemerito fondatore di questo collegio, zio della signora geltrude alla quale passò in eredità. 1595_2012_001219 le quali non facevano che confermar sempre più il professore nella sua opinione che si trattasse di una terribile sovraeccitazione nervosa. inutile dire che il professor perussi si è affrettato a informare dell'accaduto il suo amico e mio cognato collalto. 1595_2012_001220 allora cambiai idea. dietro alla poltrona c'era una tavola e io, montatovi sopra, stando seduto su un panchettino, mi misi per ridere a pescare nella bocca del signor venanzio, tenendo la lenza al disopra della sua testa, e l'amo sospeso all'altezza della bocca spalancata. 1595_2012_001221 la marchesa, sentendo che non discorrevo più col naso come la prima volta che mi aveva incontrato, mi credeva guarito e non finiva di domandarmi: e quanto tempo è durata la cura e quando hai cominciato a sentire il miglioramento? e quante inalazioni facevi al giorno e quanti sciacqui. 1595_2012_001222 e perché ti hanno messo in collegio per aver pescato un dente bacato, come ha esclamato gigino al colmo dello stupore per uno starnuto d'un vecchio paralitico, ho aggiunto io, divertendomi a vederlo a sgranar tanto. 1595_2012_001223 e perché hai fatto questo. chi lo sa? ma quello che devi sapere è che mio zio vuole assolutamente andar via da casa mia, dove dice di non sentirsi sicuro e che così per causa tua. 1595_2012_001224 dunque, oggi che è la festa del socialismo, dovrebbe distribuire almeno una pasta a testa a tutti i ragazzi, specialmente a quelli che non ne hanno mai assaggiate. se non comincia lui a dare il buon esempio, non si può pretendere certo che lo facciano i pasticcieri retrogradi. 1595_2012_001225 si vedeva che le mie spiegazioni non lo avevano consolato dalla terribile delusione provata quando aveva saputo di trovarsi nel collegio a condizioni diverse dagli altri. 1595_2012_001226 lì ho rotto una delle due punte di un pennino facendone un piccolo cacciavite e con questo svitando i perni delle lenti. ho messo quelle d'ambrogio nei cerchietti d'oro del signor venanzio e le lenti del signor venanzio nei cerchietti d'acciaio di ambrogio, riserrando poi i pernetti con le viti, com'eran prima. 1595_2012_001227 un'ora fa sono entrato in cucina nel momento in cui caterina non c'era e ho messo una manciata di sale nella cazzeruola dove era a cuocere lo stufato. il bello è che oggi c'è a pranzo anche. 1595_2012_001228 che risate abbiamo fatto insieme. e così, mentre si rideva a crepapelle, ci ha sorpresi il collalto, che ha riso anche lui e non ha spedito più la lettera al babbo. 1595_2012_001229 e in quanto a gian burrasca, è meglio farsi chiamar così che farsi chiamare con tre ipsilonni come fa lei, che è proprio una ridicolaggine. il dottor collalto mi ha fatto cenno di stare zitto e, mentre mia sorella mi faceva passare in un'altra stanza, ho sentito che egli diceva sospirando: 1595_2012_001230 picchiarlo. se mi ci mettessi, dovrei ammazzarlo, rispondeva il maralli. no, no, ma voglio che sappia almeno quel che mi costa l'averlo tenuto una settimana in casa mia. 1595_2012_001231 ieri venne in casa una commissione del partito socialista per rallegrarsi con lui della guarigione e c'è stato un po di battibecco tra la mamma e il babbo, perché la mamma non voleva lasciar passare questi eresiarchi, come li chiama lei. 1595_2012_001232 allora pensammo di andare a giocare in giardino, ma ecco che dopo pochi minuti comincia a pioviscolare. fummo costretti a rifugiarci in soffitta e rovistare tutte quelle antichità. 1595_2012_001233 basta. dopo per questo fatto è venuto il prèside e per l'affare della pece siamo stati interrogati in sette o otto di noialtri, che stiamo nel banco dietro a quello del mi lordo, ma non ci sono state spiate, fortunatamente, e la cosa è rimasta lì. 1595_2012_001234 ho chinato la testa, come si fa quando si diventa rossi, e ho guardato di sotto in su il babbo che mi fissava con tanto di cipiglio. intanto la mamma ci ha chiamati perché la carrozza che aveva mandato a prendere per caterina era pronta. 1595_2012_001235 sicuro proprio così, urlava ada. e noi che abbiam creduto a un caso di cleptomania e, quel che è peggio, lo abbiam fatto credere anche a suo marito. che figura. ma tu ripigliava a gridare la mamma, tu sciagurato perché non dicesti niente. e qui le aspettavo. 1595_2012_001236 è stata una rivelazione per me. ah, ho detto: c'è uno sposalizio in casa e non mi si dice nulla. ah, c'è una festa in famiglia e il povero giannino si tiene alloscuro di tutto, condannato a mangiar minestre di capellini dalla mattina alla sera. 1595_2012_001237 i hanno messo la divisa del collegio, che è bigia, col berrettino da soldato, la tunica con una doppia fila di bei bottoni d'argento e i calzoni lunghi con le bande rosso scure. 1595_2012_001238 io non gli avrei strappato quell'unico dente bacato che gli rimaneva e non sarei qui nel collegio pierpaoli. vedi un po a volte da che può dipendere la sorte e la reputazione di un povero ragazzo. 1595_2012_001239 che bella giornata ha detto l'ada. e quanta gente. infatti, quando siamo entrati nel camposanto, pareva d'essere al passeggio ed era un bel colpo d'occhio il vedere tutte quelle famiglie che formicolavano nei viali cariche di fiori variopinti per i loro poveri defunti. 1595_2012_001240 speriamo che il pensiero dei poveri nostri nonni vi ispirino a diventar migliore di quel che siete. io naturalmente non ho fiatato, ben sapendo che in queste circostanze ai ragazzi è proibito di dir liberamente le loro ragioni. 1595_2012_001241 quanto sono noiose a leggerle per i poveri scolari, perché devono poi impararle a mente con tutte le date. e alla fin dei conti, non si tratta forse, sia pure in un campo più ristretto, delle medesime cause e dei medesimi fatti, nei quali chi ha più core e più coraggio si sacrifica per il bene comune? 1595_2012_001242 naturalmente i ragazzi in quella circostanza si schierarono tutti dalla parte dei socialisti, anche quelli che avevano i babbi di un altro partito, perché quando si tratta di far vacanza, io credo che tutti gli scolari di tutto il mondo sieno pronti a dichiararsi solidali nello stesso sacrosanto principio. 1595_2012_001243 sai, ora son convinto anche io che tu anderai a finire in galera e t'avverto che io non sarò certo il tuo avvocato difensore. 1595_2012_001244 stamattina, dunque, come mi ero ripromesso, io stavo all'erta e quando ho sentito un po di rumore in casa, zitto zitto, mi sono alzato, mi son vestito e sono stato ad aspettare gli eventi. 1595_2012_001245 ma più specialmente i componenti la società s'interessarono al racconto della bastonatura e della perdita della parrucca, perché nessuno si sarebbe immaginato che il direttore, con quella sua aria militare, si lasciasse maltrattare in quel modo dalla moglie. 1595_2012_001246 e il più gradito augurio ch'io possa mai desiderare. io, senza farmi pregare, ho ripetuto marameo, e la marchesa a raddoppiare le carezze e gli abbracci, mentre io, per farle piacere, seguitavo a ripetere marameo, marameo. finalmente ho capito il motivo di tanta allegrezza: la 1595_2012_001247 presi la chiave, la introdussi pian piano e la girai nella serratura. adagino, adagino. la porticina si aprì ed entrammo. il magazzino era fiocamente illuminato dal chiarore che veniva da un finestrino aperto sulla parete difaccia alla porta in alto. 1595_2012_001248 i tre si voltarono di botto verso il ritratto pallidi, tremanti di paura. i fu una lunga pausa. il primo a ritornare padrone di sé, fu il cuoco il quale, fissando verso di me i suoi occhi di fuoco, esclamò: sei tu ancora lo spirito di pierpaolo? pierpaoli rispondi. 1595_2012_001249 ma il barozzo, tentennando la testa, ha proseguito. io non ho fatto nulla per diventare indegno. la coscienza non mi rimprovera nessuna azione contraria alle leggi della nostra società o a quelle dell'onore in generale. 1595_2012_001250 il motivo, dunque, delle busse avute ieri è da ricercarsi nella manìa che ha la caterina di occuparsi sempre delle cose che non la riguardano invece di pensare alle sue faccende. 1595_2012_001251 a roma. vedi, ragazzo mio, questa è la mia cassetta coi miei campionari. guarda qui quante boccette e boccettine e che varietà d'inchiostri ne avresti da scrivere per tutta la vita. questo è inchiostro per penne stilografiche, questo qui è inchiostro per i ministeri dei quali ho la fornitura e su questi ci guadagniamo bene, sai. 1595_2012_001252 e qui il babbo, la mamma e l'ada si son messi a chiacchierar tra di loro e siccome io mi seccavo, avendo visto di lontano renzo e carluccio, li ho raggiunti e ci siamo messi a fare ai cavalli lungo i viali, che si prestano molto bene essendo tutti coperti di ghiaia e avendo ai lati le barriere da saltare nei recinti pieni. 1595_2012_001253 oggi, dunque, prima d'uscir di casa, il babbo mi ha consegnato una corona di fiori e mi ha detto, dandomi del voi, con quella voce grave che fa sempre quando è stato adirato con me e che dopo un pezzo si decide a ridiscorrere. 1595_2012_001254 da principio avevano una grande espressione di stupore e poi, subito di rabbia, spenzolarsi fuori in mezzo alle braccia che mi tendevano i pugni chiusi, mentre il treno si allontanava. 1595_2012_001255 quando mi svegliai, ero a casa, nel mio letto e accanto a me c'era la mia mamma che piangeva. i sentivo un gran peso nella testa e sullo stomaco. il giorno dopo maggio il babbo mi dette due once d'olio di ricino. 1595_2012_001256 si alzarono. misero il tavolino da una parte, rivolsero uno sguardo supplichevole verso di me e poi il cuoco uscì ripetendo con voce grave: a domani. 1595_2012_001257 sicuro, e infatti l'ha detta. egli ha raccontato che gli imputati avevan tirato dei sassi ai soldati e gli imputati sono stati condannati. hai capito? 1595_2012_001258 cari miei, deve festeggiare gli sposi anche giannino, perché giannino è proprio quello che ha fatto nascere lo sposalizio e sarebbe una vera ingratitudine il non fargli prender parte alla festa dicembre. 1595_2012_001259 è vero che ieri ruppi lo specchio in camera della mamma, ma quella fu proprio una disgrazia. ero con carluccio a giocare a palla in quella stanza con l'uscio chiuso perché virginia non sentisse. 1595_2012_001260 pensare che, se stessi qui sempre, potrei preparare i processi, dare il parere ai clienti ed essergli utile e nello stesso tempo divertirmi. chi sa quanto sento proprio d'esser nato per far? 1595_2012_001261 ma non ha avuto il coraggio di finire il suo solito ritornello. eh sì, altro che muscolo. tutta la scolaresca era a bocca spalancata ed era impossibile, anche volendo, che qualcuno si potesse frenare. 1595_2012_001262 perché sono ignoranti e grulli come voi. fate come vi dico io: non dite nulla a nessuno di quel che avete fatto e vedrete che tutto anderà a finir bene. gua, lei non è il cognato del sor avvocato maralli sicuro, e a discorrer con lei non è lo stesso che discorrer con lui precisamente. 1595_2012_001263 e pregandolo di venirmi subito a riprendere. ma poi la lettera non è stata più impostata e anzi mio cognato ha smesso il broncio e mi ha detto, sorridendo: 1595_2012_001264 anzi, gli ho detto, in grande segretezza di queste mie memorie che vo scrivendo: l'ho messo a parte dei miei progetti e gli ho proposto d'entrare nella nostra società segreta. 1595_2012_001265 ma che le ho a dire queste cose al giudice istruttore? s'intende esser bestie, ma a questo punto non credevo mai che un contadino ci potesse arrivare. hanno proprio ragione a chiamarlo gosto grullo. come si fa, dico io, a non sapere che in tribunale i testimoni devono dire la verità, tutta la verità e niente altro che la verità. 1595_2012_001266 poi, dopo averlo tenuto per un bel pezzo di curiosità, gli ho raccontato l'ultima mia avventura in casa del mio cognato maralli, per la quale fu interrotto il mese di esperimento concesso da mio padre ed io fui accompagnato in questa galera. 1595_2012_001267 eh, ha detto il babbo. sotto un certo punto di vista, infatti, è una vanità come tante altre. sicuro è saltata su a dire ada, come quella di avere il palco di suo al teatro, e non so come bice non si vergogni a farcisi vedere sapendo che suo padre ha dovuto pigliare altri quattrini in prestito dalla banca. 1595_2012_001268 è riuscito fuori e, dopo aver dato un'occhiata nella sua cassetta dei campionari, s'è accorto delle boccette che mancavano. che hai fatto dei miei campioni d'inchiostro assassino? ha gridato. ho scritto una lettera ai miei propri genitori. ho risposto tremando come una lettera: qui mancano tre bottigliette. 1595_2012_001269 andò subito dall'ada, la quale andò dalla mamma, e tanto chiacchierarono tutt'e due su questa faccenda che arrivò il babbo e volle sapere anche lui di che cosa si trattava. 1595_2012_001270 questo, signor marchese, è un vecchio ganimede, tutto ritinto che viene dal professor perussi, dove anche lui fa una cura elettrica, ma tutta diversa dalla mia, perché lui fa i bagni di luce mentre io fo il massaggio, o per dir meglio, lo facevo perché dopo questo fatto non lo fo più. 1595_2012_001271 l'umore dell'assemblea si mutò come per incanto e un solo grido echeggiò alto, entusiastico, ripetuto da tutte quelle bocche, in ciascuna delle quali serpeggiava la medesima acquolina tentatrice: evviva gigino balestra, evviva il suo babbo. 1595_2012_001272 ah, è giannino il ragazzo. dov'è il ragazzo? esclamò a un tratto, come fuori di sé il signor clodoveo. ah, forse qualche disgrazia, dio mio, il figlio di un mio amico che mi era stato affidato. 1595_2012_001273 in terra era un piaccichiccio di pasta sfoglia pesticciata. dovunque sulle sedie, nelle cornici degli scaffali e del banco eran bioccoli di crema e di panna sbuzzata fuori dalle meringhe e ditate di cioccolata. 1595_2012_001274 quel ragazzo è guarito in pochi giorni. qui ci è stata una pausa e poi ho sentito il collalto che diceva: già già. infatti è guarito presto, sa un ragazzo, ma spero, col tempo di guarire anche lei. 1595_2012_001275 domandagli se era lui anche ieri sera. mormorò: la signora geltrude fosti qui anche ieri sera. rispondi, disse il cuoco in tuono di comando. 1595_2012_001276 udì un grido acutissimo e io vidi con mia grande meraviglia, attaccato all'amo un dente con due barbe. nello stesso tempo il signor venanzio sputava una boccata di sangue. 1595_2012_001277 mentre ero dal signor venanzio- che, tra parentesi, si è divertito un mondo al racconto del fatto d'ieri- ho colto il momento in cui aveva posato le lenti sul tavolino e gliele ho prese. 1595_2012_001278 e infatti, nonostante la nostra insistenza, non volle recedere dalla grave deliberazione presa e concluse dicendo: lasciatemi libero, amici miei, perché io prima o dopo farò qualcosa di grosso, qualcosa che voi non credereste in questo momento. 1595_2012_001279 nel quale si agitavano come fantasmi, tutti quei ragazzi che ogni tanto urlavano a bocca piena. evviva il socialismo, evviva il primo maggio. 1595_2012_001280 i. basti sapere che io non potrei d'ora innanzi aiutare e tanto meno promuovere la vostra resistenza contro le autorità del nostro collegio. dunque, vedete bene che la mia posizione è insostenibile e la mia decisione immutabile. 1595_2012_001281 e se io non avevo tutte le ragioni d'averlo preso in uggia e di accarezzare l'idea di fargli qualche tiro che gli servisse di lezione. e il tiro gliel'ho fatto ieri ed è riuscito anche peggio di come l'avevo architettato io. 1595_2012_001282 ha detto di no, rispose il cuoco. la signora geltrude rimase male, mentre il signor stanislao, non sapendo padroneggiarsi, diè libero sfogo alla gioia che provava per la meritata sconfitta della sua prepotente consorte, esclamando con accento di giubilo infantile degno più di me che di lui: hai visto? 1595_2012_001283 i calzoni lunghi mi stanno benissimo, ma però la divisa del collegio pierpaoli non ha sciabola, e anche questo per me è stato un bel dispiacere gennaio. 1595_2012_001284 ma ad un tratto uno della comitiva, un ragazzaccio tutto strappucchiato, gli rivolse a bruciapelo questa inopportuna domanda: tutti bei discorsi, ma che è giusta. ecco che tu abbia una bottega piena di paste e di pasticcini a tua disposizione, mentre noi, poveri, non si sa neppure di che sapore. 1595_2012_001285 riuscii a indebolirlo talmente che finì con lo staccarsi. ora avevo dinanzi a me un vero e proprio finestrino che potevo, a mio talento, richiudere e riaprire, rimettendo o rilevando il mattone, a seconda del bisogno. 1595_2012_001286 s'era provvisto in casa di una scatola di cerini e con essi accese una candela che il babbo teneva sempre vicino alla porta. così trovò il contatore del gas, l'aprì e accese poi le lampade della pasticceria e, fatto questo, andò ad aprir l'usciolino dietro il negozio che dava in un vicolo poco frequentato. 1595_2012_001287 qui il barozzo si mise una mano sul cuore in modo straordinariamente drammatico. non posso dirvi nulla, prosegui l'ex presidente. se avete ancora un po d'affetto per me, non dovete domandarmi né ora né mai quale motivo mi costringe ad abbandonare la presidenza. 1595_2012_001288 sicuro. esclamai io, tutto contento guardando l'impiegato che dava prova di tanto senso comune. la colpa è del signor clodoveo. ha dormito per tutto il viaggio. il signor tyrynnanzy fece l'atto come di strozzarmi, ma non disse niente. 1595_2012_001289 ma in quanto a proseguirlo, caro mio, lo proseguirai a casa tua, perché io ne ho abbastanza gennaio. 1595_2012_001290 e poi ci sentiamo anche legati di amicizia per la rassomiglianza delle vicende della nostra vita. anche lui è disgraziato come me e mi ha raccontato tutta la storia delle sue sventure. 1595_2012_001291 l'ha lasciato subito perché ha sentito un gran crac e s'è accorto che un pezzo dei calzoni di quel povero ragazzo era rimasto attaccato sul sedile muscolo. è rimasto male. 1595_2012_001292 ma pazienza. tutte le grandi idee hanno sempre avuto i loro martiri. al povero gigino balestra però successo qualche cosa di peggio. egli dunque, a differenza di me, aveva fatto sciopero dalla scuola col consenso di suo padre. 1595_2012_001293 ed era buffo il sentirlo agitar gambe e braccia dentro il cassone dov'era chiuso, senza poter difendersi in nessuna maniera, e vederlo fare con la faccia le più ridicole smorfie cercando di gridare, ma inutilmente, perché l'odore acutissimo della cipolla quasi lo soffocava. 1595_2012_001294 e risposi con accento trionfale. gli dissi che in tribunale doveva dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, come ho visto scritto nel cartello che è sulla testa del presidente. 1595_2012_001295 che, se fosse campato, m'avrebbe regalato una bella bicicletta che m'aveva promesso tante volte. la mamma mi ha detto di vestirmi alla svelta e che in questa circostanza solenne, se mi porterò bene, il babbo forse rifarà la pace con me. 1595_2012_001296 è seguìto un momento di silenzio che nessuno ha osato interrompere. poi il barozzo, con la voce sempre più cupa, ha continuato. sì, amici miei, fino da questo momento io debbo declinare l'alto onore di presiedere la nostra associazione. 1595_2012_001297 la timida protesta di quel pover'uomo in quel momento mi commosse e volli vendicarlo contro la violenza di sua moglie. perciò, con voce rauca e con accento di rimprovero, esclamai: ah. 1595_2012_001298 dal dispiacere, strapparmi i capelli dalla disperazione. ma le disgrazie che mi son capitate ieri tra capo e collo sono tante e si sono scatenate così improvvisamente tutte insieme che io son rimasto rimbecillito e mi par di sognare. 1595_2012_001299 ma è rimasto peggio, il mi lordo, e bisognava vederli tutti e due impappinati a guardarsi in faccia, senza che nessun de due si potesse spiegare l'accaduto. una risata clamorosa è rimbombata nella classe e il professore, rovesciando su tutti la sua rabbia, ha urlato: tutti fermi, tutti zitti. guai se. 1595_2012_001300 quando più tardi andai a pranzo, mi misi addosso una vecchia zimarra del nonno che avevo trovato appunto in soffitta, e non so dire le risate che fecero virginia e caterina nel vedermi così travestito. avrò la bicicletta. i pare di essere stato abbastanza buono. 1595_2012_001301 io anzi lo volevo dire, risposi: i ricordo benissimo che incominciai a dirvi che non era per niente un caso di cleptomania, e allora saltaste su tutte a gridare che io in queste cose non dovevo metter bocca. 1595_2012_001302 e, vedendolo col viso rosso e tutto in lacrime, chiamarono d'urgenza il professor perussi, che esclamò subito: questa è una crisi nervosa, presto fategli una doccia. e il signor marchese fu inaffiato ben bene, malgrado le sue proteste e le sue grida. 1595_2012_001303 e tito barozzo, stringendoci la mano, ci ha detto: ravi, i nomineremo i nostri petrolieri d'onore. intanto, maurizio del ponte ci ha fatto una comunicazione molto importante. 1595_2012_001304 ma guai se uno dei loro ottimi insegnamenti, nel momento di metterlo in pratica, urta i loro nervi o i loro calcoli, o i loro interessi. io mi ricorderò sempre d'un fatto di quando ero piccino. 1595_2012_001305 gli ho fatto cenno di stare zitto e del resto, anche se non glielo avessi raccomandato, sarebbe stato zitto lo stesso, perché si trattava di un amico fidato di gigino balestra, del quale ho già parlato in questo mio giornalino. 1595_2012_001306 io però, sapendo che la chiave della camera di ada apre benissimo anche la credenza, ho colto il momento opportuno e ho voluto vedere che cosa ci fosse in quella scatola e in quel sacchetto. 1595_2012_001307 ora ne verrà una in casa nostra a passare una settimana e mi ci vorrà una bella pazienza, ma la mamma, se sarò buono, mi ha promesso di regalarmi una bicicletta e io farò il possibile per dimostrarmi gentile con questa bambina che, a quanto ho sentito, deve arrivare domani. 1595_2012_001308 il signor tyrynnanzy si svegliò di soprassalto esclamando che vi pigli. e allora vennero le spiegazioni: lei ha dato il segnale d'allarme, io niente affatto. eppure è stato dato da questo scompartimento. 1595_2012_001309 ma che voce della coscienza? risposi io. ma che strada da battere? la voce che ti ha turbato così è stata quella della signora geltrude. e quanto al battere, ti assicuro che non c'è bisogno d'altre battiture dopo quelle che ha ricevuto ieri sera il signor stanislao. 1595_2012_001310 io vado a rischio di perder una vistosa eredità della quale, senza di te, potevo dirmi sicuro. il maralli s'è asciugato il sudore mordendosi al tempo stesso le labbra. poi ha ripreso lentamente. 1595_2012_001311 in casa tutti son contenti di me e il babbo ieri mi ha detto: forse ti si presenta l'occasione di riguadagnare la bicicletta che hai perduta per la tua cattiveria con maria. vedremo. 1595_2012_001312 poi è entrato nella sala di consultazione e io, ritornando indietro per il corridoio con l'intenzione di andare in camera mia e chiudermici dentro, a scanso di altre pedate. 1595_2012_001313 ma a questo punto è meglio che lasci la parola allo stesso gigino balestra che, essendo stato il protagonista di quella avventura, comica e tragica a un tempo, la racconta certamente meglio di quel che potrei fare io. 1595_2012_001314 ma anche senza dirvelo, credete a me, rimarrete sempre quel perfetto imbecille che siete. a questo punto lasciai il mio osservatorio perché non ne potevo più dal ridere. 1595_2012_001315 e io a io, e erano dicembre. evviva gli sposi, evviva giannino, e abbasso le minestre di capellini. finalmente la pace è tornata in famiglia, e tutto per merito mio. 1595_2012_001316 a questo punto s'è avanzato verso di me il babbo, spalancando gli occhi ed esclamando con voce minacciosa: ah, tu ti diverti così. ora ti farò vedere come mi diverto io. 1595_2012_001317 il ritratto del professore di latino, che è così buffo specialmente quando vuol fare il terribile e grida: tutti zitti, tutti fermi e guai se vedo muovere un muscolo del viso. per questo noialtri. fino dai primi giorni gli abbiamo messo il soprannome di muscolo e ora non glielo leva più. nessuno campasse millanni. 1595_2012_001318 spiritisti sicuro. quand'ho messo l'occhio al solito forellino, essi eran già riuniti tutti e tre attorno a un tavolino tondo e il cuoco diceva: eccolo, ora viene. 1595_2012_001319 il segnale col quale il michelozzi mi aveva prima annunziato la sua presenza. mi aveva suggerito il modo di forare senza pericolo la tela che rendeva inutile il mio osservatorio. ma prima di accingermi a tal lavoro ho voluto allargare la buca e, adoperando con tutta la prudenza possibile, lo scalpello nelle connessiture dei quattro lati di un mattone. 1595_2012_001320 il professore se n'è accorto e allora, tra muscolo e il mi lordo è avvenuta una scena da crepar dal ridere. che c'è lì che ha il betti. ecco, io zitto, ma fermo. ma io non posso zitto e fermo. guai se lo vedo muovere un muscolo. 1595_2012_001321 e frugando nelle tasche, trovò, involtato in un fazzoletto, un orologio d'oro da donna ridotto in bricioli. invece di lasciar la roba dove l'aveva trovata, come le avrebbe dovuto suggerire la più elementare delicatezza, che cosa fece la caterina? 1595_2012_001322 appena ebbi finito il mio racconto, fa un diluvio di esclamazioni, di rimproveri, di minacce. come gridava la mamma: ah, ora capisco, ora si spiega tutto. la signora olga, che è tanto distratta, non si è mai accorta della sostituzione. 1595_2012_001323 difatti, ho seguitato a grattare finché non ho sentito, tastando col dito sulla tela, un forellino. ma nella stanza che era oggetto di tante faticose ricerche da parte di maurizio del ponte v'era buio, perfetto. 1595_2012_001324 tutti siamo rimasti male e ci siamo guardati in viso con espressione di grande meraviglia, perché il barozzo era stimato da tutti un giovine, pieno di coraggio, d'ingegno e di un carattere molto cavalleresco: insomma, proprio il presidente ideale per una società segreta. 1595_2012_001325 fatto questo, ho sgonfiato la palla e immersala nella catinella. l'ho riempita. quando son tornato nello scompartimento, il treno di faccia si moveva e i viaggiatori eran tutti affacciati. 1595_2012_001326 tutti si guardarono di nuovo in faccia e qualcuno si scambiò anche le proprie impressioni a bassa voce. io capii subito che le parole del barozzo sembravano a tutti molto significanti e che, passata la prima impressione di stupore, le sue dimissioni sarebbero state accettate. 1595_2012_001327 che i ragazzi non devono impicciarsi di quel che dicono i grandi, che non posson capire l'importanza delle cose e via dicendo. io stetti zitto per obbedienza, e la nostra ampolliera d'argento, che ritrovammo poi in casa della signora olga, e i miei fazzoletti ricamati, anche questa roba la portai io in casa della signora olga per divertirmi. 1595_2012_001328 e io a lei e io. avete dicembre. sono cinque giorni che i miei genitori son partiti, ma virginia ha mandato oggi un telegramma pregandoli di anticipare il ritorno. 1595_2012_001329 arrivati sul posto, tutti insieme si misero a fare il chiasso e via via il numero della comitiva era andato aumentando, tanto che da ultimo erano non meno di una ventina di ragazzi di tutte le età e di tutte le condizioni sociali, tutti affratellati in una grande baldoria d'urli e di canti. 1595_2012_001330 poi sono andato nella stanza d'aspetto e quando ambrogio è andato nello studio a parlare col maralli, lasciando le sue lenti sul tavolino, ho preso anche le sue e son corso in camera mia. 1595_2012_001331 ora vo a casa a pigliar le chiavi di bottega. fo in un lampo voialtri. intanto, venite dall'usciolino di dietro, ma alla spicciolata per non dar nell'occhio. bene, gridarono tutti, ma granchio osservò: ohé, non ci farai mica la burletta. eh, se no capisci. 1595_2012_001332 che sarebbe quello d'andare a fare piuttosto una bella passeggiata in campagna col garofano rosso all'occhiello della giacchetta. difatti, successe che molti ragazzi in quel giorno fecero sciopero, e mi ricordo benissimo che lo feci anche io e che per questo fatto il babbo mi fece stare tre giorni a pane e acqua. 1595_2012_001333 e chi doveva venire. era proprio lo spirito del compianto professor pierpaolo pierpaoli, benemerito fondatore del nostro collegio e dietro alle cui venerate sembianze io stavo in quel momento, vigilando i suoi indegni evocatori. 1595_2012_001334 io non ne potevo più e mi son messo a ridere come un matto. che c'è da ridere? c'è che questa cosa di farsi fare quando uno è vivo la casa per quando sarà morto mi pare dimolto, buffa, ecco. 1595_2012_001335 gigino ebbe un gesto di grande dignità. sono gigino balestra, disse, e quando ho dato una parola, si può esser sicuri. andò lesto, lesto a casa, dove c'era la sua mamma e una sua sorellina. 1595_2012_001336 povero barozzo. io in adunanza ho raccontato tutta la scena della seduta spiritistica di iersera e si è stabilito di riflettere tutti seriamente per trarre partito da questa nuova situazione e per preparar qualche tiro per mercoledì notte. 1595_2012_001337 mercoledì a mezzanotte i tre tacquero, commossi dal solenne appuntamento. poi il cuoco disse a bassa voce: si vede che stasera e domani gli è vietato di parlare. a domani: 1595_2012_001338 intanto stamani sono andato in cucina e ho messo un bel pizzicotto di pepe nel caffè. ed era un divertimento dopo il vedere come sputavano tutti quanti. 1595_2012_001339 e io bevvi e bevvero, tutti facendomi dei brindisi e invitandomi, e ribere, sicché si dovette stappare un'altra bottiglia. intanto anche le paste sparivano e i più vicini a me ne offrivano dicendomi: prendi, senti com'è buona questa, senti com'è squisita. 1595_2012_001340 è stato fatto il verbale di contravvenzione e il signor clodoveo ha dovuto pagar la multa. rimasti soli, ha durato un pezzo a dirmi delle impertinenze e il peggio è stato quando, essendosi egli ritirato nella ritirata. 1595_2012_001341 io ebbi un momento di lucido intervallo nel quale con un volger d'occhi abbracciai quel quadro bizzarro e sentii in un lampo tutta la terribile responsabilità che mi pesava. 1595_2012_001342 e ci fermammo dinanzi a una porticina nascosta nel muro, il magazzino. mormorò il michelozzi, prendi questa chiave, è quella del gabinetto di fisica e apre. benissimo, anche questa porta, fa piano. 1595_2012_001343 caro. ah, che gioia, che grande gioia mi hai recata, ragazzo mio. oh, che grata sorpresa. parla, parla ancora, ripeti ancora quella magica parola che mi ridà la pace dell'anima e suona al mio orecchio come una dolce promessa. 1595_2012_001344 giornalino mio. non ho coraggio di descrivere qui la scena della separazione dalla mamma, dall'ada, dalla caterina. si piangeva tutti come tante fontane e anche ora, nel ripensarci, mi vengon giù su queste pagine i goccioloni a quattro, a quattro. 1595_2012_001345 male. finalmente la giustizia trionfa e l'innocente non è più perseguitato da chi dovrebbe invece capir la ragione senza dar sempre addosso al più piccino, perché non si può difendere. 1595_2012_001346 dunque, appena ci siamo raccolti in circolo, il barozzo, che era pallido in modo da fare impressione, ha detto sospirando con aria cupa: assumo la presidenza dell'assemblea per l'ultima volta. 1595_2012_001347 niente affatto. se qualcuno ha il diritto di parlare con lo spirito del professor pierpaolo pierpaoli, sono io, io sua nipote, e non voi, che egli non conosceva neanche per prossimo. avete capito? e, rivolta al cuoco, soggiunse domandagli se vuol parlare con me. 1595_2012_001348 non l'avessi mai detto. mio cognato è diventato rosso dalla rabbia e ha incominciato a gridare: che paura e non paura. brutto imbecille che non sei altro. io non ho paura di nulla per tua regola, ma ho paura a tenerti in casa mia perché sei un flagello e vedo che prima o poi finiresti col farmi la pelle. 1595_2012_001349 abbiamo visitato le tombe dei poveri nonni e del povero zio e pregato per loro, come si fa tutti gli anni, e poi si è fatto il giro del camposanto per vedere le nuove tombe. 1595_2012_001350 ma fu solo, come ho detto, in un lampo ch'io intravidi tutto questo, perché un maledetto scapaccione mi fece rotolar sotto il banco e non vidi né sentii più nulla. 1595_2012_001351 mi son messo con l'orecchio al buco della serratura per ascoltare. dico la verità: se, invece di aver sentito quel che ho sentito proprio con quest'orecchio, me l'avesse raccontato qualcuno, non ci crederei per tutto l'oro del mondo. 1595_2012_001352 padre aveva pensato che in quel momento il suo babbo era alla camera del lavoro a fare un discorso e che le chiavi di bottega erano in casa, nella sua camera, dentro il cassetto del comodino. 1595_2012_001353 ma subito la mamma si è messa a singhiozzare e mi ha preso tra le braccia e mi ha baciato, domandandomi con voce tremante: giannino mio, giannino mio, ma come hai fatto a venir fin qui? il babbo ha borbottato, una delle solite. 1595_2012_001354 e a quella luce incerta vedemmo da un lato una fila di balle aperte con della roba bianca, i misi, le mani. era il riso, quell'odiato riso che nel collegio pierpaoli ci era servito a tutti i pasti, tutti i giorni, meno il venerdi e la domenica. aiutami, mormorò il michelozzi. 1595_2012_001355 questa volta non seppi resistere. montai sul divano, infilai la mano nel manubrio e tirai giù con quanta forza avevo. il treno si fermò quasi istantaneamente. 1595_2012_001356 e tutto sarebbe andato a finir bene ed egli non avrebbe avuto di che lamentarsi di me se più tardi non mi fosse venuta un'altra idea, peggiore della prima, perché questa ha avuto delle serie conseguenze. 1595_2012_001357 la bambina che si aspetta è una nipotina dell'avvocato maralli, il quale ha scritto a una certa signora merope castelli, che è una sua sorella maritata a bologna, di venire qui con la figlia per conoscere la sua futura cognata, che sarebbe la mia. 1595_2012_001358 sta allegro e abbi giudizio. gigino non aveva inteso a sordo e con alcuni suoi amici era andato a fare una visita a certi compagni che stavano in campagna. 1595_2012_001359 i ricordo perfettamente di uno che ebbe uno schizzo d'inchiostro in un occhio e che pareva diventato pazzo e ruggiva come una tigre. se lo incontrassi, lo riconoscerei, ma forse è meglio che non lo incontri più. 1595_2012_001360 e disse queste parole in un modo così deliberato che nessuno osò aprir bocca. si decise di riunirsi al più presto possibile per eleggere un altro presidente, perché ormai s'era fatto tardi e cera il caso che qualcuno venisse a cercarci. 1595_2012_001361 nel rileggere il resoconto che ne ho fatto nella mia qualità di segretario, mi par d'avere davanti agli occhi una scena della vita dei cristiani nelle catacombe o un episodio della carboneria come si trovano descritti nei romanzi storici. 1595_2012_001362 tutto è andato bene, disse a bassa voce il michelozzi, e abbiamo reso un grande servigio a tutti i nostri compagni. ora vo a riportare la chiave del gabinetto di fisica al suo posto e poi a letto. uno per tutti, tutti per uno, e ci stringemmo la mano. 1595_2012_001363 tanto più che caterina ha preparato due bei dolci, uno con la crema e uno con la conserva di frutta, perché ciascuno scelga secondo il proprio gusto, come farò io che, non avendo preferenze, li sceglierò tutt'e due. 1595_2012_001364 l'ho raggiunta poco distante da casa. ho agguantato la traversa di legno che è in fondo dietro il mantice e mi son ficcato lì a sedere, come fanno i ragazzi di strada, pensando fra me. ecco che ora non potrete più nascondermi dove andate. 1595_2012_001365 i cercarono nella ritirata, guardarono sotto i divani. finalmente un impiegato mi scoprì accucciato tra due valige sulla rete ed esclamò: eccolo lassù disgraziato. gridò il signor clodoveo, tu hai dato il segnale d'allarme che hai fatto. 1595_2012_001366 io non so come fa a non incretinire, ma forse dipende perché è cretino di suo. eppure mio cognato ha molta fiducia di lui e ho sentito spesso che l'ha incaricato d'incombenze anche difficili, che non so come faccia a disimpegnarle con quella faccia da piacciaddìo che si rimpasta. 1595_2012_001367 a un certo punto ci siamo fermati a una tomba in costruzione e l'ada ha detto: ecco la cappella della famiglia rossi, della quale discorre tanto la bice. che lusso, ha osservato la mamma, quanto costerà. 1595_2012_001368 nel ritornare a casa, dopo aver comprato la cartella per il maralli e i due razzi, passai dallo studio e, vedendo nella stanza d'aspetto che ambrogio non c'era e che aveva lasciato sotto il tavolino lo scaldino spento, mi venne l'idea di fargli una sorpresa e gli ci misi dentro i due razzi, nascosti ben bene sotto la cenere. 1595_2012_001369 dentro questa cassa vi sono moltissime lampade rosse di luce elettrica che rimane accesa e nella quale dicono che il malato fa il bagno, mentre invece non si bagna per niente e resta asciutto come quando ci è entrato, se non di più. 1595_2012_001370 evocavano lo spirito dell'illustre defunto per domandargli perdono, consiglio ed aiuto. ora viene. eccolo, ripeteva il cuoco. a un tratto, la signora geltrude esclamò: eccolo davvero. infatti il tavolino s'era mosso. 1595_2012_001371 meglio così. io in camera mia mangerò la mia nona minestra di capellini, ma loro non potranno mangiare il loro stufato. oggi, dopo aver trangugiato la minestra, non ho saputo resistere alla curiosità di vedere che effetto faceva lo stufato con tutto quel sale. 1595_2012_001372 prima di tutto una lieta notizia: i convittori del collegio pierpaoli non mangeranno più minestra di riso per un pezzo. iersera, quando tutti dormivano, io che stavo sull'attenti sentii nella porta del dormitorio un lieve sgretolo a più riprese come quello di un tarlo. 1595_2012_001373 rado se comandassi. io vorrei fare una legge perché il primo dell'anno capitasse almeno un paio di volte al mese, e ci starebbe anche la sora matilde, la quale ieri mangiò tanti biscottini che stamani ha dovuto pigliare l'acqua di janos. 1595_2012_001374 la mia buona mamma, che pure è la più buona donna di questo mondo, mi predicava sempre di non dir bugie, perché a dirne solamente una si va per sette anni in purgatorio. 1595_2012_001375 lo dico subito. la scatola era piena di altre piccole scatole tonde sulle quali era scritto con lettere dorate: nozze stoppani maralli. 1595_2012_001376 pare che a questo tale il professor perussi avesse raccontato il fatto dell'automobile che fu causa che io mi ruppi il braccio, perché ogni volta che ci incontravamo su nel gabinetto di consultazione mi diceva: 1595_2012_001377 hai capito, sei contento ora sei soddisfatto dell'opera tua. vuoi far qualche cos'altro? hai in mente altre rovine, altri cataclismi da compiere? 1595_2012_001378 e aperto il sacchetto portato dal pasticciere e il cui contenuto, dopo aver scoperto quello della scatola, non era più un mistero per me, mi son fatto una bella scorpacciata di confetti, esclamando 1595_2012_001379 è la sala particolare della direzione, quella dove il signor stanislao e la signora geltrude ricevono le persone più intime e di riguardo. questa stanza, a destra, comunica con l'ufficio di direzione e a sinistra con la camera da letto dei coniugi direttori. 1595_2012_001380 geltrude, rispose egli imbarazzato, con un fil di voce: ti prego di moderarti, almeno in presenza al cuoco, almeno in presenza allo spirito del compianto professore pierpaolo pierpaoli. 1595_2012_001381 intanto due impiegati mi avevano preso di peso e mi avevano tirato giù, mentre gli altri eran corsi via a far ripartire il treno. lei sa che c'è la multa, dissero gl'impiegati rimasti. lo so, ma la pagherà il padre di questo signorino, rispose il signor clodoveo. 1595_2012_001382 io, io e il cono e e ono, erano novembre. le bambine in generale sono dei veri tormenti e non somigliano punto a noi, ragazzi. 1595_2012_001383 cammina, cammina. dopo molto tempo la carrozza s'è fermata e tutti sono scesi. ho aspettato un poco e poi sono sceso anch io. oh, maraviglia, si era davanti a una chiesetta di campagna nella quale erano entrati i miei genitori, le mie sorelle e il maralli. 1595_2012_001384 e questo non sarà mai. di me tutto si potrà dire, ma nessuno deve potermi accusare mai di aver conservato per un giorno solo una carica di cui mi considero indegno. 1595_2012_001385 l'amo, andò a posarglisi sulla lingua e, avendo poi richiusa la bocca, gli restò dentro mentre io, senza accorgermene, per un semplice istinto di pescatore, detti una stratta alla lenza tirando in su. 1595_2012_001386 basta. dopo che furono andati via, il maralli, parlando col babbo, gli disse che proprio era felice di avere avuto in questa circostanza tante manifestazioni di stima e di simpatia dalla cittadinanza. e pensare che sul principio, a sentir quelli di casa mia, pareva che l'avessi ammazzato. 1595_2012_001387 giannino ha detto: mia sorella ha promesso dì esser buono, non è vero? sì, ho risposto e non dirò più bugie nemmeno alla marchesa sterzi. ah, ha esclamato mio cognato, badiamo bene che tu non abbia a incontrarti più con lei, altrimenti c'è il caso che il bene vada a finire in male. 1595_2012_001388 ma che gli apparve poi di possibile esecuzione e l'unica che avesse la virtù, in quel frangente, di salvare la reputazione politica e sociale sua e 1595_2012_001389 purché però non veggano i guardiani, perché è proibito. a un tratto mi son sentito pigliar per il goletto: era il babbo, tutto infuriato perché a quanto pare mi cercava da un pezzo con la mamma e 1595_2012_001390 finalmente, quando sono stato solo qui nella mia cameretta, ho dato libero sfogo alla mia emozione e ho contemplato il mio tesoro e ho contati e ricontati i duecento biglietti da cinque lire dei quali sono possessore e li ripongo nel cassetto del tavolino e lo chiudo e poi lo riapro e poi li ritiro fuori e li. 1595_2012_001391 assaggiatelo, ha risposto l'avvocato. l'hanno assaggiato e allora è stato un coro generale di tosse e starnuti e tutti hanno incominciato a urlare: caterina, caterina. 1595_2012_001392 per fortuna non sospetta neppure lontanamente che la voce del signor pierpaolo, che le ha fatto tanta paura, fosse invece la mia voce. se no mi ammazzerebbero, per lo meno perché quella donna io la credo capace di tutto. 1595_2012_001393 il gatto mammone. ho risposto inarcando la schiena, puntandomi sulle mani e sul piedi e sbuffando come fanno i gatti. i aspettavo che la marchesa sterzi si risentisse per questo mio scherzo. 1595_2012_001394 ma però ci sono stato spinto e se si andasse in tribunale credo che i giudici mi darebbero le circostanze attenuanti, perché era un pezzo che il signor marchese mi provocava senza nessuna ragione. 1595_2012_001395 che a vederla è una bambina qualunque, ma che discorre in bolognese in modo che fa proprio ridere perché non ci si capisce niente. tutti in casa sono felici e contenti che sieno venute queste nostre future parenti, e anche io ne godo moltissimo. 1595_2012_001396 il più bello poi è questo: che stando lì udivo tutti i discorsi che facevano dentro la carrozza e, tra l'altro, ho sentito il maralli che diceva: per carità, badate che quel tremoto di gian burrasca non sappia niente di questa nostra gita, altrimenti lo ridice a mezzo mondo. 1595_2012_001397 questo tendenzioso ragionamento ebbe la virtù di convincere l'assemblea e tutta la comitiva si mise a urlare: ha ragione, granchio, era questo il soprannome del ragazzaccio. tutto strappato, evviva granchio. 1595_2012_001398 naturalmente, quando è ritornato al suo posto non si è accorto di niente, ma dopo un po di tempo la pece sulla quale stava a sedere gli s'era riscaldata sotto e ha fatto presa sui calzoni, in modo che egli, nel moversi e nel sentirsi tirare per di dietro, ha cominciato a borbottare e a smaniare. 1595_2012_001399 e il babbo invece li fece entrare in camera dell'avvocato che mi fece proprio ridere perché disse: sono molto contento di vedervi, mentre invece eran tutti al buio. 1595_2012_001400 per il resto della giornata ho fatto finta di nulla, ma era tanto il nervoso che avevo addosso che il babbo a cena se n'è accorto e ha detto: si può sapere che cos'hai stasera? che mi sembri. 1595_2012_001401 io non ne potevo più dal ridere e sono scappato in camera mia. vorrei sapere dove anderanno tutti domani, l'altro alle sei di mattina in carrozza credono di farla a me, ma io starò. 1595_2012_001402 ebbene, gridò a nome mio e di mio padre. vi invito tutti nel nostro negozio ad assaggiare le nostre specialità. ma intendiamoci, eh, ragazzi, una pasta a testa. 1595_2012_001403 ho visto la stanza sulla quale il nostro bravo stoppani ha aperto il suo finestrino, che ci sarà di una utilità incalcolabile. ho potuto penetrarvi perché in questi giorni i muratori stanno rifacendovi un pezzo d'impiantito. 1595_2012_001404 ho appena due minuti di tempo per scrivere due righe. sono a montaguzzo, nel collegio pierpaoli, e profitto di questo momento in cui mi trovo solo in camerata con la scusa di prendere dal mio baule la biancheria che mi è necessaria per la mia toilette. 1595_2012_001405 ella va dicendo a tutti che, se seguita a rimaner sola con me, si ammalerà certamente e io intanto perderò anche questa volta la bicicletta. e perché? perché ho la disgrazia di avere una sorella nervosa che di nulla, nulla si spaventa. è giusta. 1595_2012_001406 quando la palla che avevo legata alle calosce di mia sorella per vedere se rimbalzava di più andava a colpire lo specchio sul cassettone che, com'è naturale, si ruppe in mille pezzi, rovesciando sul tappeto nuovo una bottiglia d'acqua di colonia. 1595_2012_001407 altra strepitosa notizia iersera dal mio osservatorio. ho scoperto che il direttore, la direttrice e il cuoco sono spiritisti. 1595_2012_001408 e ormai anche io seguitavo, come tutti gli altri, a mangiar paste a quattro ganasce e a vuotar bottiglie e boccette di tutti i colori e di tutti i sapori, volgendo delle occhiate di beatitudine in quel campo aperto alla baldoria. 1595_2012_001409 veramente. se avessi potuto immaginare le conseguenze, questo scherzo non lo avrei fatto. ma come si fa, santo dio, a immaginarsi le conseguenze che hanno il torto di venir sempre dopo, quando nelle cose non c'è più rimedio? 1595_2012_001410 tanto che, spenzolandomi fuori, forse avrei potuto toccare la faccia dei viaggiatori che vi stavano affacciati. è stato allora che m'è venuta un'idea terribile: se avessi uno schizzetto, ho pensato. 1595_2012_001411 i piacerebbe tanto dì diventar come lui e d'andar nei tribunali a difendere i birbanti. ma quelli buoni però, cioè che son diventati cattivi per disgrazia e per forza delle circostanze nelle quali si son trovati, come è successo a me. 1595_2012_001412 non mi ci volle dimolto tempo né dimolto ingegno per comprendere la causa e lo scopo di quella seduta spiritistica. evidentemente il signor stanislao e la signora geltrude erano rimasti molto impressionati dal mugolìo che avevan sentito la sera avanti discendere dal ritratto del loro predecessore. 1595_2012_001413 ora sta attento a tutte le principali stazioni, dove si ferma il treno e guarda dal finestrino. io ti spiegherò l'importanza dì tutte le città e te le farò conoscere meglio che la geografia, perché io ho la pratica commerciale e questa fa più dì tutti i libri. 1595_2012_001414 gigino naturalmente era mortificato perché gli pareva di fronte a tutti quei ragazzi di farei una cattiva figura, e non solo lui, ma anche il suo babbo. sicché si struggeva dentro di trovar qualche ragione colla quale ribattere il suo avversario, quando gli venne una idea che da principio lo spaventò quasi per la sua. 1595_2012_001415 anzi, suo padre lo avrebbe obbligato a far vacanza se, per una ipotesi impossibile ad avverarsi, gigino avesse voluto andare a scuola. oggi è la festa del lavoro, gli aveva detto il signor balestra, e io ti dò il permesso di andare fuor di porta con i tuoi compagni. 1595_2012_001416 però mi ha sentito il maralli che, dopo essere scappato via con gli altri, ora ritornava piano piano e faceva capolino alla porta. ah, ha gridato mostrandomi il pugno, sei stato tu ancora coi tuoi fuochi d'artifizio, ma dunque hai giurato proprio di farmi rovinar la casa in capo. 1595_2012_001417 precisamente, e quand'è così vo via tranquillo e dico: come stanno le cose, per filo e per segno: arrivedella e grazie. e se n'è andato. io son rimasto molto soddisfatto d'aver sbrigato quest'affare a mio cognato. 1595_2012_001418 io allora mi son messo a piangere e sono scappato in camera mia, dove poco dopo è venuta mia sorella che mi ha fatto una predica d'un'ora, ma poi ha finito col perdonarmi e col persuadere il maralli a non riportarmi a casa mia per esser mandato in collegio. 1595_2012_001419 il curioso è che questo cambiamento di scena è avvenuto in seguito a un'altra mia birbanteria, per dir come dice collalto, ma che pare abbia fatto molto piacere a mio cognato. ed ecco come sta il fatto. 1595_2012_001420 sono una ventina fra tutti, pensava intanto gigino. e per una ventina di paste mettiamo pure una venticinquina dall'esserci al non esserci in bottega, dove ce ne sono a centinaia, nessuno se ne può accorgere. 1595_2012_001421 io da principio le rispondevo quel che mi veniva alla bocca, ma poi, siccome cominciavo a seccarmi, l'ho piantata li e soltanto quando sono stato sulla porta le ho ripetuto sempre per farle piacere: marameo. 1595_2012_001422 allora sono uscito a un tratto fuori dell'ombra e ho detto: sono contento anch'io. e allora perché non mi avete detto niente brutti, cattivi? non so perché, ma in quel momento m'è venuto da piangere, perché quell'azione mi era dispiaciuta davvero. e tutti sono rimasti così meravigliati della mia apparizione che nessuno ha fiatato. 1595_2012_001423 mentre pensavo a questo, lo sguardo si è fermato sulla palla di gomma che era nella mia valigia rimasta aperta. e allora ho detto fra me: e perché non potrei fabbricarmelo? 1595_2012_001424 io avevo visto ambrogio andare in cucina ad assettare lo scaldino, come fa tutte le mattine, e naturalmente stavo in vedetta. a un certo punto si è sentito un gran tonfo ed un urlo e allora mio cognato e due clienti che erano nello studio si son precipitati nella stanza d'aspetto e son corse pure virginia e la donna di servizio per vedere quel che era successo. 1595_2012_001425 ma io ho avuto prudenza e non gli ho risposto mai, niente meno che quando mi ha consegnato al mio cognato collalto, al quale ha detto: tenga glielo consegno intatto, ma in parola d'onore darei dieci anni di vita piuttosto che essere nei piedi di lei che è costretto, povero signore, a tenerlo per diversi giorni. 1595_2012_001426 io, strisciando lungo la parete della chiesa, mi sono avvicinato all'altare senza che nessuno si accorgesse di me e così ho potuto assistere a tutto lo sposalizio e quando il prete ha domandato a virginia e al maralli se erano contenti di sposarsi, e che loro hanno risposto di sì. 1595_2012_001427 a questo punto hanno dato tutt'e due in una grande risata, e questa è stata una fortuna, perché così non hanno sentito la mia. poi il collalto ha raccontato il fatto della marchesa sterzi e qui daccapo a ridere come due matti. 1595_2012_001428 povera mamma. in quel momento ho capito quanto bene mi vuole e ora che sono così lontano da lei, capisco quanto bene le voglio io. basta. il fatto è che dopo due ore di treno e quattro dì diligenza sono arrivato qui, dove il babbo uni ha consegnato al signor direttore e mi ha detto: lasciandomi. 1595_2012_001429 rivederci, dunque, a io e avete dicembre, giornalino mio. ti riprendo subito, appena arrivato a roma, perché ho da narrare nelle tue pagine tutte le mie avventure di viaggio, che non sono piccole né poche. 1595_2012_001430 allora io mi son ribellato e le ho detto: ho fatto il chiasso con carluccio e renzo perché son piccino e voglio bene ai miei amici anche nel camposanto, mentre invece ci sono le ragazze grandi che vengono qui a dir male delle loro amiche. 1595_2012_001431 e ora spinti un po dal rimorso per la scenata fatta in presenza alla rispettabile effige del compianto fondatore dell'istituto e forse anche da un vago timore che incutevan nel loro animo i recenti avvenimenti. 1595_2012_001432 anche nelle storie delle nazioni ci sono i popoli che ogni tanto si stancano d'aver sempre minestra di riso. e allora avvengono le congiure, i complotti e saltan fuori i michelozzi e gli stoppani che affrontano i pericoli finché, per la loro abnegazione non si passa alla pappa, al pomodoro. 1595_2012_001433 il babbo non c'era e la mamma e l'ada mi son venute subito d'intorno a farmi mille domande quando hanno saputo che il signor venanzio aveva lasciato tutto il suo patrimonio ai poveri del comune e che al maralli non era toccato che uno spillo d'oro col dente che aveva ceduto a me. 1595_2012_001434 parlo con lo spirito del professor pierpaoli. domandò il cuoco, fissando sul piano del tavolino due occhi spalancati che luccicavano come due lumini da notte. sì, udirono alcuni colpi battuti sul tavolino e il cuoco esclamò: convinto: è proprio lui. 1595_2012_001435 io non ne potevo più dal ridere, ma mi son trattenuto e anzi ho preso un'aria molto seria e gli ho detto come andò il fatto gua. il fatto andò che quando noi ci si trovò di fronte ai soldati si cominciò a vociare e poco dopo gigi il matto e cecco di merenda cominciarono a tirar sassate e allora i soldati spararono. 1595_2012_001436 senza farsi vedere, sgusciò in camera del babbo, prese dal cassetto del comodino le chiavi di bottega e ritornò via di corsa lanciando alla mamma queste parole: vo con i miei compagni, ma tra poco ritorno a casa. 1595_2012_001437 la signora geltrude girava attorno alla tavola con gli occhi iniettati di sangue, che pareva una belva, volgendo lo sguardo qua e là sospettosamente. per me e per mario michelozzi è stata una grande soddisfazione quella di aver fatto cambiar regime ai nostri pasti. 1595_2012_001438 io non ti so dire quanto durasse quella grande scena d'ogni dolcezza e d'ogni letizia. so che a un certo punto la musica cambiò a un tratto e una voce terribile, quella di mio padre, rimbombò nel negozio gridando: ah, razza di cani. ora ve lo dò io, il socialismo. 1595_2012_001439 si può essere più disgraziati di me. eppure non mi riesce di piangere. anzi, con tutta la tremenda prospettiva del mio triste avvenire, non so levarmi dalla mente l'immagine di quel dente con quelle due barbe, che ho pescato ieri nella bocca spalancata del signor venanzio. e ogni tanto mi scappa da ridere. 1595_2012_001440 quando mi sono destato ho visto nel divano difaccia il signor clodoveo che dormiva russando come un contrabbasso. i sono affacciato al finestrino e mi son messo a guardar la campagna. 1595_2012_001441 e mi ha consegnato l'involto. poi ha aggiunto, porgendomi anche l'astuccio col dente del defunto: e questo, tuo cognato te lo ha ceduto, prendi, e ora ti farò riaccompagnare a casa. 1595_2012_001442 andiamo per ordine. la prima causa della mia rovina è stata la passione per la pesca. ieri, appena ritornato da scuola, presi in camera mia quella lenza che mi ero fabbricato ieri l'altro e andai nella stanza del signor venanzio con l'intenzione di pescare nella sua catinella per farlo divertire. 1595_2012_001443 e pensare che spesso si sgridano i ragazzi per certe cose, che se i grandi aspettassero il tempo necessario per vedere come vanno a finire, dovrebbero invece lodarle e ringraziarci di averle fatte gennaio. 1595_2012_001444 io non risposi. avevo adocchiato un sacco di fichi secchi e me ne ero empite già le tasche e la bocca. dopo aver richiusa la porticina, tornammo cautamente per la strada già fatta e ci separammo dinanzi al mio dormitorio. 1595_2012_001445 e il sor ernesto lo può dire, che è il nostro segretario e sa far di conto, perché lui non è un contadino come noialtri disgraziati. sicché i ero venuto a sentire per quel processo dello sciopero con la ribellione. 1595_2012_001446 lo aiutai ad alzare il bottiglione e giù innaffiammo ben bene le balle col petrolio. ecco fatto, aggiunse il mio compagno, posando il bottiglione in terra e incamminandosi verso l'uscita. e ora, quella bella provvista di riso posson farsela fritta. 1595_2012_001447 lo proseguirai a casa tua, perché io ono e io e io. gennaio, stamani collalto aveva scritto al mio babbo una lettera col pepe e col sale, come ha detto lui, informandolo di tutte le mie birbanterie. son sempre sue parole. 1595_2012_001448 che venite a far qui? perché non andate a fare una passeggiata in automobile oggi, che è una bella giornata? io non ne potevo più dalla rabbia tirai fuori la cipolla e gliela stropicciai forte, forte sotto il naso e tutt intorno alla bocca. 1595_2012_001449 i pareva d'essere in un paese fantastico, tutto popolato di ragazzi di marzapane col cervello di crema e il cuore di marmellata, uniti da un dolce patto di fratellanza condita con molto zucchero e rosolio di tutte le qualità. 1595_2012_001450 io alle sei precise sarò qui, ha detto il maralli, e voleva dir di più. ma in quel momento ha messo in bocca un pezzo di stufato e s'è messo a tossire e a sbuffare come se avesse ingoiato un mulino a vento. tutti si son messi a dire: che è, che cos'è stato? 1595_2012_001451 benissimo, stasera mi godrò dunque lo spettacolo nella sala riservata di pierpaolo pierpaoli buonanima, dal mio palchetto su all'ultimo ordine, stando comodamente sdraiato nel mio armadietto. come vorremmo essere al tuo posto? mi hanno detto i compagni della società. uno per tutti e tutti per uno. 1595_2012_001452 io allora ho cercato di rinfrancare anche lui dicendogli: ma no, via, t'assicuro che non è rovinato altro che uno scaldino, non è niente. vedi, è stata più la paura che il danno. 1595_2012_001453 e io, per dimostrargli la mia gratitudine, stamani, prima che egli andasse nello studio, gli ho messo sulla scrivania la cartella nuova che gli comprai e ho buttato quella vecchia nel caminetto. speriamo che anche lui mi sia grato della mia gratitudine. 1595_2012_001454 e io e l ono e avete novembre. stamani a scuola, alla lezione di latino n'è successa una che merita davvero d'esser raccontata. 1595_2012_001455 io feci un sibilo: sssssss. il cuoco continuò. ti è concesso di parlare direttamente con noi. i venne un'idea contraffacendo la voce come prima, risposi. 1595_2012_001456 come vedi conclusi, anche io sono stato una vittima del mio destino disgraziato, perché se quel signor venanzio, zio di mio cognato, non avesse fatto uno starnuto proprio nel momento in cui lo avevo avvicinato la lenza con l'amo alla sua bocca sgangherata. 1595_2012_001457 io ho colto l'occasione per riparlare col babbo e gli ho domandato: e a che serve questo fabbricato? serve per seppellirvi via via tutta la famiglia rossi, come sicché anche la signorina bice sarà sotterrata qui dentro? certamente, 1595_2012_001458 anche virginia, dopo lo sposalizio piangeva e mi ha abbracciato e baciato. ma il maralli m'è parso molto malcontento e presomi per un braccio mi ha detto: bada bene, giannino, che non ti scappi, detto a nessuno in città quello che hai visto, hai inteso. 1595_2012_001459 di lì a poco è entrato un contadino, un tipo buffo con un ombrellone verde sotto il braccio e che, rigirandosi il cappello tra le mani, ha detto che è qui che ho. 1595_2012_001460 oggi poi c'è stato in casa un viavai di gente e da ultimo è venuto il garzone del pasticciere con una grande scatola di cartone e un sacchetto pieno, che caterina ha riposto subito nella credenza chiudendola a chiave. 1595_2012_001461 per esempio, come avrai fatto a fare un taglio alla lingua di mio zio venanzio e a portargli via un dente che è stato trovato attaccato a uno spillo ricurvo legato a un filo di refe? 1595_2012_001462 che sono cose che le sanno anche i bambini d'un anno. io gli ho detto di dire le cose come stavano, che in quanto al resto poi ci avrebbe pensato il mio cognato. ma i compagni di pian dell'olmo però mi hanno raccomandato di negare il fatto delle sassate. 1595_2012_001463 ma poi mi son seccato e non sapevo che cosa fare. ho aperto la valigia, ho riguardato tutti i miei balocchi, ma ormai li conoscevo da un pezzo e non bastavano a farmi passar la noia da dosso. 1595_2012_001464 ma un giorno che venne a cercarla la sarta col conto e che lei aveva fatto dire dalla caterina che era uscita io per non andare in purgatorio, corsi alla porta di casa a gridare che non era vero nulla e che la mamma era in casa. e in premio d'aver detto la verità ci presi un bello schiaffo. 1595_2012_001465 che mi potrei fidar di lei, sor giannino, per un piacere. gli ho risposto di sì, e lui allora mi ha detto che aveva da andare un momento a casa sua, dove aveva dimenticato certe carte importantissime che avrebbe fatto presto. 1595_2012_001466 il babbo ha fatto una mossa come per picchiarmi, ma l'ada l'ha fermato e ho sentito che ha borbottato. lascialo stare, per carità. sarebbe capace d'andare a ridirlo a bice? ecco come sono le sorelle maggiori. 1595_2012_001467 e infatti, via via che si arrivava a una stazione, il signor clodoveo si affannava a far la sua brava lezione, peggio del professor muscolo, finché, a forza di sentire spiegazioni, mi sono addormentato profondamente. 1595_2012_001468 egli era là, infatti, ed era così buffa, quella sua testa tutta ritinta, sporgente fuori da quel cassone, che non potei fare a meno di ridere. egli mi guardò meravigliato e poi, col suo solito risolino canzonatorio, mi disse: 1595_2012_001469 eccoci nell'anno novo. che pranzo ieri. quanti dolci e liquori e rosolii e pasticcini di tutti i colori e di tutti i sapori. che bella cosa è il capodanno e che peccato che venga così di rado. 1595_2012_001470 ragioni gravi, gravissime, per quanto indipendenti dalla mia volontà, mi costringono a dimettermi. se non mi dimettessi, sarei una specie di traditore. 1595_2012_001471 ci siamo riuniti nel solito angolo del cortile, con molta precauzione per non dare nell'occhio alla direttrice, la quale pare che diventi più sospettosa un giorno dell'altro, e me specialmente, non mi abbandona mai con lo sguardo, come se da un momento all'altro temesse qualche 1595_2012_001472 e io mi addormentai placidamente, pregustando già in sogno le grandi sorprese che mi riserba questo mio osservatorio, che mi costa tanti sudori e per il quale ho perduto tanti sonni. non mi par vero d'arrivare a stasera. 1595_2012_001473 i sono avvicinato piano piano alla poltrona e quando le sono stato proprio dietro mi son chinato perché non mi vedesse e ho gridato: maramèo. la marchesa ha fatto un salto sulla poltrona e quando mi ha visto accoccolato sul tappeto, ha esclamato: chi è là? 1595_2012_001474 stamani fra i componenti la società- uno per tutti, tutti per uno- è passata la solita parola d'ordine che significa: nell'ora di ricreazione c'è adunanza. e infatti l'adunanza c'è stata e io non mi ricordo d'aver mai assistito a una seduta di società segreta più emozionante di questa. 1595_2012_001475 anche il barozzo lo capì, ma rimase fermo nel suo atteggiamento come marcantonio bragadino quando aspettava d'essere scorticato dai turchi. allora io non ne potei più e, pensando a quello che avevo visto e sentito la sera prima dal buco fatto attraverso il fondatore del collegio, gridai: con quanto fiato avevo. 1595_2012_001476 e, sceso al pianterreno, sono andato a far capolino all'uscio della stanza da desinare. è stato bene, perché così ho potuto ascoltare una parte di conversazione che m'interessava da vicino. 1595_2012_001477 il signor clodoveo intanto seguitava a dormire come un ghiro, sicché io ebbi il tempo di rimettere a posto la sua cassetta dei campionari, in modo che non potesse accorgersi di niente. 1595_2012_001478 ora, quando si sveglia, pensavo chi sa come rimarrà sorpreso. disgraziatamente, gli venne a un tratto da starnutire e nello starnuto, avendo egli chinata la testa. 1595_2012_001479 vedi, e bisogna che io sappia fino a un puntino, i prezzi di tutti e la qualità chimica ci vuol la testa a posto. sai, per il commercio. io da principio mi son divertito molto a veder tutte quelle boccette. ma poi il signor clodoveo ha avuto un'ispirazione infernale e mi ha detto: 1595_2012_001480 però da qui in avanti voglio pensarci ben bene prima di fare una burla, in modo che non mi succeda più di sentirmi dire come per questo fatto che io fo gli scherzi di cattivo genere, è stata proprio una faccenda seria, ma per me, che sapevo che non c'era pericolo, è stata una cosa da morire dal ridere. 1595_2012_001481 era il segnale convenuto. il michelozzi raschiava la porta con l'unghia per avvertirmi di portar fuori il bottiglione pieno di petrolio. ciò che io feci in un batter d'occhio egli lo prese e, porgendomi la mano, mi sussurrò in un orecchio: vieni dietro a me rasentando il muro. 1595_2012_001482 tu mi hai dunque rovinato come uomo, ma aspetta, ché c'è dellaltro. e quest'altro, purtroppo, l'ho scoperto in tribunale, al processo che è andato tutto a rotoli e che ha segnato la mia rovina nella mia professione e nella mia carriera politica. 1595_2012_001483 ella, combattuta tra la paura e il suo carattere arcigno, rispose a denti stretti. non ve la dirò più per rispettare il desiderio di quell'anima santa di mio zio. 1595_2012_001484 hanno cominciato a scaricarmi un diluvio di esclamazioni: come possibile, ma perché, ma come mai? io però ho risposto sempre che non ne sapevo nulla e quando alla fine ho potuto liberarmi dalle loro domande, me ne son venuto qui in camera e ho riposto il mio tesoro nel cassetto del tavolino, che ho chiuso a chiave. 1595_2012_001485 ridere. vedi, gli ho detto: anche tu sei vittima, com'è accaduto a me in più circostanze della vita, della tua buona fede e della tua sincerità. tu, avendo il babbo socialista, hai creduto nel tuo entusiasmo di dover mettere in pratica le sue teorie distribuendo i pasticcini a que poveri ragazzi che non ne avevan mai assaggiati. e il tuo babbo ti ha punito. 1595_2012_001486 stamani, verso le dieci, è venuto da mio cognato, il professore perussi, quello che fa le cure elettriche, e siccome si son chiusi tutti e due nello studio, io, dubitando che ci fosse qualche nuova complicazione nell'affare di quel signor marchese ritinto, al quale sfregai una cipolla nel muso mentre era chiuso nel bagno di luce elettrica, 1595_2012_001487 oggi ho pensato tutto il giorno a correggermi del difetto di fare gli scherzi di cattivo genere e perciò mi è venuto in mente di farne uno, che non può aver nessuna seria conseguenza né recar danno a nessuno. 1595_2012_001488 ho sentito che diceva alla marchesa: sterzi, perdonerà, signora marchesa, se quel ragazzaccio maleducato. ma la marchesa lo ha interrotto subito. che dice: mai, caro professore, anzi, non può immaginare quanto confortante sia stato per me il poter constatare i miracolosi effetti della sua cura. 1595_2012_001489 restava a bucar la tela che vi era dinanzi, un po con l'unghie e un po con lo scalpello, mi misi a grattarla a riprese cadenzate, pensando: anche se di dentro sentono questo rumore crederanno che sia un tarlo e io potrò seguitare il mio lavoro fino a che non abbia raggiunto lo scopo. 1595_2012_001490 allora, non essendovi per il momento altro da fare, me ne ritornai a letto, soddisfatto del mio lavoro. in verità, la mia coscienza non poteva rimproverarmi di essermi abbandonato all'ozio, che è il padre dei vizii. 1595_2012_001491 e fu un diluvio di scapaccioni che piovve da tutte le parti, fra le grida e i pianti di tutta quella folla di ragazzi ubriachi che si accalcava confusamente verso la porticina cercando di fuggire. 1595_2012_001492 avevo invece tu non ti dimetterai. e chi me lo può impedire? disse il barozzo con molta dignità. chi può vietarmi di battere la strada che mi suggerisce la voce della coscienza? 1595_2012_001493 però il prèside, guardandomi fisso, ha detto: stia attento chi è stato, ché può essere che la paghi, quando meno se l'aspetta. oggi il dottore ha sfasciato l'occhio all'avvocato maralli e ha detto che domani potrà incominciare a tenere limposta della finestra un po aperta. 1595_2012_001494 io non posso più essere della vostra società perché uno scrupolo me lo vieta e ho bisogno di riabilitarmi, e non di fronte a voi, di fronte a me stesso. 1595_2012_001495 è impossibile ripetere la contentezza prodotta in noi da una sì grata e inaspettata notizia. io ho avuto molto piacere anche perché tutto questo dimostra che, in fondo, quelle che chiamano le mie birbonate sono vere inezie e che sarebbe ora di finirla con le esagerazioni e le persecuzioni. 1595_2012_001496 loro non sanno immaginare che cosa possa diventare di cattivo un povero ragazzo obbligato a mangiare fin cinque e sei minestre al giorno, tutte di capellini, ma se n'accorgeranno. 1595_2012_001497 il giovane di studio del maralli è invece un vecchio tentennone che sta sempre nella stanza d'ingresso seduto a un tavolino con lo scaldino tra le gambe e scrive sempre, dalla mattina alla sera, sempre copiando e ricopiando le medesime cose. 1595_2012_001498 ehi giovanotto, quando andiamo a fare una corsa in automobile, e questo me lo diceva con un risolino così maligno che non so come abbia fatto a non rispondergli male, io domando: chi gli dava il diritto, a questo corvo spelacchiato che non so nemmeno come si chiama, di mettere in ridicolo la mia disgrazia. 1595_2012_001499 è questa la sesta volta, a far poco, che mi promettono un velocipede e pare impossibile. tutte le volte è successo qualche cosa che mi ha impedito di averlo. speriamo che questa sia la buona. 1595_2012_001500 ma però non è per avarizia che contemplo tutti questi quattrini, ma per i sogni che ci fo sopra, che sono tanti e così diversi. ho sognato più in queste poche ore che sto sveglio che in tutte le nottate dormite da che son nato. basta, mi par che sia ora d'andare a letto, chiudo la mia cassaforte e buonanotte. 1595_2012_001501 il barozzo non c'era. da quando ha dato le dimissioni egli vive solitario e pensieroso e quando ci incontra si limita a salutarci con un'aria triste, triste. 1595_2012_001502 ma proprio in quel momento stava per entrare il dottor collalto, il quale, avendo sentito quella parola, mi ha allungato una pedata nel corridoio che son riuscito a scansare per miracolo, e ha borbottato fremendo canaglia. ti avevo proibito di venir qui. 1595_2012_001503 meno discorsi, disse il babbo a un tratto, e sentiamo subito di che si tratta. i è toccato, naturalmente, a raccontare tutta la storia del gioco di prestigio che feci tanto tempo fa con fofo e con marinella, facendomi dare l'orologio della signora olga, che pestai nel mortaio e che sostituii poi con quello della mamma. 1595_2012_001504 e li riconto daccapo, per poi richiuderli e rilevarli senza decidermi a separarmi da loro. i pare d'essere diventato quel vecchio d'una operetta che ho sentita due anni fa, che era intitolata le campane di corneville. 1595_2012_001505 lì per lì, dice gigino, mi parve che il numero dei miei compagni fosse molto cresciuto. il negozio era addirittura invaso da una vera folla che bisbigliava, girando intorno sulle paste e sulle bottiglie de'rosolii, certi occhi che parevan di fuoco. 1595_2012_001506 e in quel giorno, evocato da gigino- io stesso me ne ricordo benissimo- c'era una grande agitazione in città perché i socialisti avrebbero voluto che tutti i negozi fossero stati chiusi, mentre molti bottegai volevano tenere aperto. 1595_2012_001507 che chiesa è questa? ho domandato a un contadino che era lì fuori: è la chiesa di san francesco al monte. sono entrato anch'io e ho visto dinanzi all'altar maggiore, inginocchiati davanti al prete l'avvocato maralli e virginia e più indietro ada il babbo e la mamma. 1595_2012_001508 gravi avvenimenti si preparano, mi disse maurizio del ponte mentre ci stringevamo la mano, scambiandoci le fatidiche parole uno per tutti, tutti per uno. vedremo se il del ponte avrà indovinato, ma anche a me l'animo presagisce qualche grossa avventura per un'epoca forse molto prossima. 1595_2012_001509 proprio non e è nulla di sacro per te. mi ha detto con voce severa: anche qui, dove si viene per piangere, trovi il modo di far delle birichinate. vergogna. ha soggiunto ada, dandosi una grande aria di superiorità: mettersi a fare il chiasso in. 1595_2012_001510 e ripensando alla nostra audace spedizione di stanotte, ai pericoli affrontati con tanto sangue freddo, mi par d'essere uno degli eroi di quelle imprese gloriose che si trovano in tutto le storie di tutti i popoli e che, a farle, devono essere state molto divertenti per chi le ha fatte. 1595_2012_001511 ieri, poco dopo che si fu partiti, il signor clodoveo si mise a porre in ordine la sua roba esclamando: meno male, siamo noi due soli e speriamo che si rimanga così fino a roma. 1595_2012_001512 e lì, in quella stanza, ieri, si è svolta la mia feroce ma giusta vendetta. avevo portato con me una cipolla che avevo trovato in cucina a casa di mia sorella e dopo fatto il massaggio, invece d'andar via sgattaiolai nella stanza del bagno di luce dove si era recato poco prima il signor marchese. 1595_2012_001513 ricominciavo a seccarmi di veder sempre il signor tyrynnanzy sdraiato sul divano e di sentirlo stronfiare, quando, disgraziatamente, mi dètte nell'occhio il manubrio del segnale d'allarme che pendeva da una cassettina sospesa nel soffitto dello scompartimento. 1595_2012_001514 quando mi fu dinanzi, mi guardò ben bene in faccia e poi disse lentamente, con una calma che mi faceva più paura che se avesse urlato come tante altre volte: 1595_2012_001515 ma io ho incominciato a girare intorno alla tavola mentre dicevo le mie ragioni. ma è colpa mia se loro s'eran messe in testa l'affare della cleptomania. brutto birbante, ora l'hai da pagar tutte. 1595_2012_001516 anche nelle scuole c'era un certo fermento, perché alcuni babbi di scolari, essendo socialisti, volevano che il preside desse vacanza, mentre molti altri babbi non ne volevan sapere. 1595_2012_001517 qui il michelozzi, che ha un'indole piuttosto tenera, per quanto di fronte al pericolo si comporti da eroe, ha interrotto con una voce strozzata dalla commozione: indegno, ma è impossibile che tu ti sia reso indegno di restare fra noi, di conservare la presidenza della nostra società. è impossibile. abbiamo ripetuto tutti in coro. 1595_2012_001518 oggi alla solita ora, cioè quando si era a colazione, è venuta la marchesa sterzi, quella che fa la cura per non parlar più col naso. io allora ho pensato che, giacché il collalto aveva scritto al 1595_2012_001519 ma pensa, babbo? seguitavo io a dire piagnucolando: pensa che son cose passate. i fuochi li misi nella gola del camino quando prese, marito, la luisa, l'affare dell'orologio è dell'ottobre. capirei che tu mi avessi picchiato allora, ma ora no. ecco, ora son cose passate, babbo, non me ne ricordo più. 1595_2012_001520 è inutile. il vero torto di noi ragazzi è uno solo: quello di pigliar sul serio le teorie degli uomini e anche quelle delle donne. in generale accade questo: che i grandi insegnano ai piccini una quantità di cose belle e buone. 1595_2012_001521 in verità, non varrebbe la pena che per una simile miseria compromettessi il mio prestigio, quello di mio padre e perfin quello del partito al quale apparteniamo. arrivati in città, gigino disse ai suoi fedeli seguaci: sentite? 1595_2012_001522 bisogna sapere prima di tutto che il bagno di luce che fa il signor marchese consiste in una specie di cassa piuttosto grande dentro la quale il malato si mette a sedere su un apposito sedile e ci riman chiuso dentro con tutta la persona, meno la testa che sporge fuori da un'apertura rotonda nella parete superiore. 1595_2012_001523 campassi mill'anni, mi diceva gigino. non mi scorderò mai del primo maggio dell'anno passato, che è e rimarrà sempre il più bello e il più brutto giorno della mia vita. 1595_2012_001524 ho voluto raccontar qui le confidenze che son corse tra me e gigino balestra, per dimostrare che siamo legati ormai in intima amicizia e che, se stamani egli era sveglio e mi guardava mentre io scrivevo nel giornalino, non avevo nessuna ragione, come ho già detto in principio- di diffidare di lui. 1595_2012_001525 oggi intanto, ho incominciato a impratichirmi un poco di processi e di tribunali. mio cognato era fuori e ambrogio a un certo punto ha posato lo scaldino, è uscito di dietro il suo tavolino e mi ha detto: 1595_2012_001526 domani, martedì, ci riuniremo per eleggere il nuovo presidente e per decidere sull'intervento dello spirito del compianto professore pierpaoli all'appuntamento dato al signor stanislao, alla signora geltrude e al loro degno cuoco, inventore della minestra della. 1595_2012_001527 non ho voluto sentir altro e invece dì andarmi a chiudere in camera, sono andato da mia sorella, che ho trovato nel suo salottino da lavoro e alla quale ho raccontato tutta la scena. 1595_2012_001528 la mattina di poi, tre maggio, mi fece vestire e mi portò qui nel collegio pierpaoli. cosi gigino balestra ha concluso il suo racconto con un accento comicamente solenne che mi ha fatto proprio ridere. 1595_2012_001529 stamani, dopo aver scritto in queste pagine il fatto della seduta spiritistica di ierisera, mi sono accorto che uno dei miei compagni di dormitorio era sveglio. 1595_2012_001530 in quel terribile istante, preso da un grande sgomento, gettai la lenza e, sceso con un salto dalla tavola, scappai come un pazzo. in camera mia dopo un'oretta è venuto mio cognato, seguito da mia sorella, che gli raccomandava riportalo a casa, magari subito, ma non lo picchiare. 1595_2012_001531 ma ecco che, quando tutti erano lì riuniti, scoppia nello scaldino un tonfo più grosso di prima. e allora via tutti come pazzi, a scappar di qua e di là, lasciando quel povero ambrogio, solo incastrato fra il tavolino e la seggiola e che non aveva la forza di moversi e balbettava che sarà mai, che sarà mai. 1595_2012_001532 figurati dunque, giornalino mio, che all'adunanza non mancava nessuno della nostra società, perché il contegno del barozzo aveva dato nell'occhio a tutti e s'era tutti ansiosi di sapere come mai tutto, ad un tratto, egli aveva cambiato così, dopo essere stato chiamato in direzione a proposito dell'affare. 1595_2012_001533 frequentato da quell'usciolino. incominciarono a entrare i compagni di gigino. a uno, a due, a tre. i raccomando, badava a ripetere il figlio del pasticcere. uno per uno, al più due, ma non mi rovinate. 1595_2012_001534 io, zitto zitto, andai a letto, ma ero così commosso per questa avventurosa spedizione notturna che non potevo prender sonno. alla fine mi decisi a ripigliare il mio lavoro dentro. 1595_2012_001535 proprio così: si sono riaperte le scuole e io ho messo giudizio e voglio proprio studiare sul serio e farmi onore, come dice la mamma. con tutto questo non posso esimermi di mettere qui nel giornalino delle mie memorie. 1595_2012_001536 l'operazione è stata fatta così alla lesta che ho potuto rimettere le due paia di lenti al loro posto senza che né ambrogio né il signor venanzio si fossero accorti della loro mancanza. non mi par vero dì vedere come anderà a finire questo scherzo, che non potrà essere certo giudicato uno scherzo di cattivo genere. 1595_2012_001537 a un certo punto gigino, che si dava una cert'aria per essere il figlio di uno dei capi del partito socialista, entrò a parlare del primo maggio, della giustizia sociale e di altre cose delle quali aveva sentito parlare spesso in casa e che aveva imparato a ripetere. 1595_2012_001538 dopo la tempesta viene la calma. tre giorni fa il cielo era cupo, ora invece è sereno. la pace è conclusa, l'assedio è levato stamani dal buco della serratura. mi è stato promesso di non darmi più bastonate e io ho promesso solennemente di ritornare a scuola, di studiare e di esser buono. 1595_2012_001539 in questi giorni in casa nulla dì nuovo. l'avvocato maralli va sempre migliorando e tra un paio di giorni il dottore gli sfascerà l'occhio e gli permetterà di riveder la luce. 1595_2012_001540 e io- a lei e io erano gennaio- altro che goccia su quel vaso di mio cognato che era lì, lì per traboccare, c'è cascato addirittura un diluvio e non so proprio di dove cominciare. 1595_2012_001541 qui il babbo riuscì ad acciuffarmi e disse con accento feroce: ora invece io te ne farò ricordare per un pezzo, e infatti mi ha lasciato molti segni nel taccuino: è giusta? se è giusta, mi aspetto un giorno o l'altro d'esser picchiato per le bizze che facevo quando ero piccino di due anni. 1595_2012_001542 o io e il cono e ono e gennaio. ieri mattina me nè successa una bella. 1595_2012_001543 e non l'avesse mai detto, la signora geltrude si rivoltò tutta inviperita, scagliando in volto al povero direttore l'ingiuria abituale: siete un perfetto imbecille. 1595_2012_001544 granchio mi domandò se potevano prendere una bottiglia di rosolio tanto per non murare a secco e, avendo acconsentito, me ne versò gentilmente un bicchiere pieno, dicendo che il primo a bere doveva essere il padrone di casa. 1595_2012_001545 dunque, ha detto la mamma, domani l'altro bisognerà alzarsi alle cinque. sicuro, ha risposto il babbo, perché la carrozza sarà qui alle sei precise e per andar lassù ci vogliono almeno un paio d'ore. la funzione durerà una mezz'oretta e così prima dell'undici saremo di ritorno. 1595_2012_001546 il professor perussi, appena entrato nello studio, dando in una gran risata ha detto al collalto queste precise parole: non sai che mi càpita quel marchese. sai bene che veniva da me a fare i bagni di luce dopo la canagliata che gli fece l'altro giorno quel pezzo da galera di tuo cognato. 1595_2012_001547 a queste parole i componenti la società, uno per tutti e tutti per uno, sono rimasti così meravigliati che m'hanno fatto compassione e ho subito sentito il bisogno di raccontar loro tutta la scena avvenuta in direzione. 1595_2012_001548 ed ora gli dissi: se permette, vado a far una giratina in automobile e me ne venni via richiudendo la porta della stanza. stamani ho saputo che, passata l'ora del bagno, gli inservienti andarono per levarlo dal cassone. 1595_2012_001549 cinque o sei impiegati vi entrarono dentro, fermandosi dinanzi al signor clodoveo che seguitava a dormire, e uno, scotendolo, disse: ah, forse gli è venuto un accidente. 1595_2012_001550 io ho cercato di fargli coraggio dicendogli: non è niente di pericoloso. anzi, io credo che sieno certi razzi che avevo messo lì per fare un po di festa. ma il povero ambrogio non capiva più niente e non mi sentiva neppure. 1595_2012_001551 quando è tornato ambrogio e mi ha domandato se c'era stato nessuno, gli ho risposto: c'è stato un grullo, ma me lo son levato di tra i piedi. ambrogio ha sorriso, è tornato al suo posto, s'è messo lo scaldino tra le gambe e la penna tra le dita e ha ricominciato a scrivere sulla carta bollata. 1595_2012_001552 l'ultima delle quali, che fu la più grossa e che fece prendere al suo babbo la risoluzione di cacciarlo in collegio, è così interessante che voglio raccontarla qui nel mio giornalino. 1595_2012_001553 proprio così. ieri mattina il maralli mi riaccompagnò dal babbo, al quale raccontò tutto quello che gli era successo per causa mia. e allora il babbo, a racconto finito, non disse altro che queste parole: 1595_2012_001554 maggiori, esse difendono qualche volta i loro fratelli minori, ma sempre per interesse e contro il trionfo della verità e della giustizia. credevo che la bufera scoppiasse poi a casa, ma una grande novità che abbiamo trovato al nostro arrivo ha dissipato ogni malumore. 1595_2012_001555 non ho fatto altro che sporgere un po le braccia fuori del mio finestrino e stringere gradatamente la palla tra le mani col foro rivolto in avanti. ah, che emozione, che effetto, che divertimento campassi. mill'anni non riderò mai quanto ho riso in quel momento nel vedere tutti quei visi affacciati. 1595_2012_001556 parole me l'aspettavo, tant'è vero che il suo baule con tutto il corredo richiesto dal collegio pierpaoli è su bell'e pronto. partiremo subito con la corsa delle nove e quarantacinque. 1595_2012_001557 potevo pigliarmi qualche altro divertimento senza pregiudicare di più la mia situazione e còlto il momento propizio, sono andato di corsa nella sala delle consultazioni. la marchesa stava seduta in una poltrona voltando le spalle verso la porta per la quale ero entrato io. 1595_2012_001558 io ero così confuso da tante inaspettate sorprese che non gli dissi neppure grazie. sull'uscio dello studio era quell'uomo tutto nero che mi aveva accompagnato fin lì e che è sceso giù con me alla porta ed è entrato con me nella carrozza che mi ha portato fino a casa. 1595_2012_001559 allora ho tirato giù la cassetta dei campionari del signor clodoveo e mi son divertito a riguardar tutte quelle boccette coi cartellini di tutti i colori. in quel momento il treno si era fermato e dal finestrino ho visto che un altro treno era fermo di faccia a noi per lo scambio, a pochissima distanza. 1595_2012_001560 sono stato a scuola e rinunzio a dire quel che ho provato nell'andare, nello stare e nel tornare. scrivo in piedi perché mi stanco meno. 1595_2012_001561 e se n'andò difilato al negozio guardando a destra e a sinistra per paura che qualche persona di conoscenza della sua famiglia avesse a sorprenderlo durante quella manovra. aprì la porta scorrevole di ghisa e la tirò su tanto da potere entrare in bottega e una volta dentro, la richiuse. 1595_2012_001562 e così ho fatto anche perché a cassetta mi diverto molto di più, specialmente quando si piglia la carrozza a ore, perché allora si va piano e il fiaccheraio mi lascia anche tener le guide. 1595_2012_001563 via. per questa volta ci passeremo sopra anche per non dare un dispiacere ai tuoi genitori. ma bada bene, la lettera rimane qui nel cassetto del mio scrittoio e alla prima che mi fai ancora io l'aggiungo alle altre e le spedisco tutte insieme a tuo padre règolati. 1595_2012_001564 bisogna sapere che qualche altra volta mi aveva dato nell'occhio quel gingillo e che sempre avevo provato una grande tentazione di vedere che cosa succede in un treno quando si dà. 1595_2012_001565 e tutti quanti mossero dietro di lui, compatti con l'ardore e la velocità di un eroico drappello, alla conquista di una posizione lungamente vagheggiata o il cui possesso si presenti a un tratto privo dì ogni ostacolo. 1595_2012_001566 e, sia per questo o sia che per la sua bizzarra natura, si sia divertito a pensare a quel che tu avresti potuto fare trovandoti in possesso di questi quattrini, ho creduto mio dovere di darti un consiglio che la mia qualità di notaro e di esecutore testamentario non mi vietava. 1595_2012_001567 e perché non ti impicciare del? perché non son cose che possono capire i ragazzi. queste sta zitto e basta. ecco dunque un'altra delle tante solite cose che i ragazzi non possono capire. ed è possibile, domando io, che delle persone grandi credano sul serio che una ragione simile possa soddisfare un ragazzo? 1595_2012_001568 divertire. disgraziatamente, il signor venanzio dormiva, e dormiva in un modo curioso, con la testa arrovesciata sulla spalliera della poltrona e con la bocca spalancata, dalla quale gli usciva un rantolino che andava a finire in un piccolo fischio. 1595_2012_001569 gigino a questa inaspettata osservazione rimase male. ci pensò un poco e rispose: ma la bottega non è mica mia, è del mio babbo. e che vuol dire? ribatté, il ragazzaccio non è socialista, anche il tuo babbo. 1595_2012_001570 allora io che stavo pronto, lesto come una saetta, sono sbucato dalla mia camera, sono uscito di casa e via a corsa precipitosa dietro la carrozza che si era appena mossa. 1595_2012_001571 ne avrò scritte tre. ora non mi ricordo, ma tu sei peggio di tiburzi. come fa la tua povera famiglia a sopportare una canaglia come te? e così ha seguitato a dirmi parolacce finché non siamo arrivati a roma. bel modo questo di accompagnare un ragazzo affidato da un amico. 1595_2012_001572 lei stia qui finché torno io e chiunque venga lo faccia aspettare. i raccomando però non si muova di qui. posso star sicuro, sor giannino. l'ho rassicurato e mi son messo a sedere dove sta lui, con lo scaldino tra le gambe e la penna in mano. 1595_2012_001573 speriamo che, quando ritornerò a prenderti, possa trovare un ragazzo diverso da quello che lascio. i riescirà di diventare diverso da quel che sono. sento la voce della direttrice. 1595_2012_001574 ci è venuta incontro ridendo e piangendo nello stesso tempo e ci ha raccontato che il dottore aveva trovato l'avvocato maralli molto migliorato e che ormai poteva garantire non soltanto la prossima guarigione, ma anche che non avrebbe altrimenti perduto l'occhio che fino ad ora aveva creduto in pericolo. 1595_2012_001575 allora, aiutandomi alla meglio col braccio malato, mi riuscì d'arrampicarmi sulla rete dove si metton le valige e mi ci accovacciai stando a vedere che cosa sarebbe accaduto. immediatamente si aprirono tutti e due gli sportelli dello scompartimento. 1595_2012_001576 cavato di tasca il temperino, ho fatto un buco nella palla, poi ho preso tre bottigliette d'inchiostro dalla cassetta del signor clodoveo e sono andato nella ritirata dove, stappate le boccette, ho versato il contenuto nella catinella allungandolo con. 1595_2012_001577 e gli hai fatti condannar te, e io, che ero avvocato difensore, ho perso la causa. per te e per te i giornali avversari mi attaccheranno ora con violenza e per te il nostro partito avrà in paese meno credito di quel che aveva. 1595_2012_001578 conclusione: ora nel mio gabinetto gli fo una cura novissima, mai sentita rammentare nelle cronache scientifiche di tutto il mondo, che ho battezzato bagno di luce con massaggio faciale di allium cepa. 1595_2012_001579 e non ti so dire, giornalino mio, se tutti son stati soddisfatti di sentire che nessun motivo serio costringeva il barozzo a dimettersi, perché non era vero nulla, che lo tenessero in collegio per compassione, mentre anzi ci avevano trovato il loro tornaconto per via dei molti convittori procurati dal tutore del nostro presidente. 1595_2012_001580 dio gliela mandi buona. hanno ragione a chiamarlo gian burrasca. allora non ne ho potuto più e gli ho risposto con codesti piedoni che ha. lei invece dovrebbe ringraziare iddio se potesse essere nei piedi di chiunque altro. 1595_2012_001581 ormai pare che per lo sposalizio tutto sia concluso, e tanto la mamma che l'ada iersera, dopo una gran predica fatta dal babbo, hanno finito con l acconsentire novembre. 1595_2012_001582 proprio come se loro fossero stati i padroni della pasticceria e io il loro invitato. che vuoi che ti dica, caro stoppani. si arrivò a un punto che io non capivo più nulla. ero esaltato, mi sentivo addosso un ardore e un entusiasmo che non avevo provato mai. 1595_2012_001583 renzo, che sta di posto accanto a me, aveva portato un po di pece presa nel negozio di suo zio che fa il calzolaio, e io colto il momento che un compagno che davanti a noi si era alzato per andare a dir la lezione, 1595_2012_001584 che palpiti, nell'avventurarsi così nel buio dei corridoi, fermandosi in ascolto a ogni più lieve rumore, trattenendo il respiro. a un certo punto, sboccando da un corridoio stretto, stretto, la scena fu rischiarata da una finestra le cui imposte erano aperte. 1595_2012_001585 il signor stanislao e la signora geltrude si scambiarono un'occhiata, come per dire: eh, ci abbiamo fatto una bella figura. poi il signor stanislao disse al cuoco, domandagli se posso rivolgergli la parola, ma la signora geltrude lo interruppe bruscamente fulminandolo con una occhiata. 1595_2012_001586 invece, se il maralli avesse giudizio, quando ha qualche commissione da sbrigare alla svelta e per la quale c'è bisogno d'un po d'istruzione e d'intelligenza, dovrebbe affidarla a me e così, piano piano, farmi impratichire nella professione e tirarmi su per avvocato. 1595_2012_001587 io qualche volta mi trattengo a discorrere con ambrogio, che è appunto il giovane di studio e che è dello stesso mio parere. l'avvocato maralli si farà strada, mi dice spesso: se lei diventasse avvocato troverebbe qui nel suo studio la nicchia bell'e fatta. 1595_2012_001588 prima di andare a letto, voglio registrare qui, nel mio caro giornalino, il fatto d'oggi che è stato quello di essere stato perdonato dal babbo. però c'è mancato poco che tutto andasse all'aria, e anche questa volta proprio per una sciocchezza. 1595_2012_001589 e se ne andò anche lei. ah sì, disgraziato, disgraziato io e più disgraziati tutti quelli che hanno a che far con me. sono già le otto, caro giornalino. il maralli mi aspetta nello studio per ricondurmi a mio padre che mi metterà subito in collegio. 1595_2012_001590 e tanto meno si poteva supporre che i suoi capelli fossero presi a prestito, appunto come l'aria militare. il barozzo però era rimasto sempre distratto e come concentrato in sé stesso. 1595_2012_001591 il tavolino a ballare e a picchiare, mentre i tre spiritisti si alzavano dalla sedia e si dondolavano qua e là e si rimettevano a sedere seguendone tutti i movimenti. sì, disse il cuoco, era lui anche ieri sera. 1595_2012_001592 io dunque avevo visto un paio di volte il signor marchese entrare in codesto cassettone, che è in una stanza molto distante da quella dove io mi facevo il massaggio, e rimanervi un'ora trascorsa la quale l'inserviente andava ad aprir la cassa e a levarlo di dentro. 1595_2012_001593 pregandolo di non mandarmi più a far la cura elettrica. ed è anche inutile aggiungere che il collalto me ne ha dette di tutti i colori, terminando con queste parole: bravo davvero, gian burrasca. non poteva incominciar l'anno meglio di così. 1595_2012_001594 chi cercate? gli ho domandato del sor avvocato maralli. l'avvocato è fuori, ma io sono il suo cognato e potete parlare liberamente. è come se ci fosse lui in persona. e voi chi siete? 1595_2012_001595 il banco, prima cosparso di centinaia di paste tutte messe per ordine, era vuoto. gli scaffali attorno erano tutti in disordine e vi si affacciavano qua e là i colli di bottiglie rovesciate dalle quali colavano giù rosoli e sciroppi. 1595_2012_001596 basta. l'interessante per me è che ora tutti mi vogliono. bene, siamo tornati a casa e nel ritorno sono stato a cassetta col vetturino e ho guidato quasi sempre io. e, quel che più conta, ora non mangerò più minestre di capellini per un pezzo. 1595_2012_001597 ma scusi, io non posso, non può. non può star zitto né fermo. allora esca dal suo posto, ma io non posso. vada fuori di scuola. non posso. e con un ruggito muscolo si è scagliato sul povero mi lordo e, afferratolo per un braccio, lo ha tirato fuori del banco con l'intenzione di buttarlo fuori di scuola. 1595_2012_001598 noi della società segreta. ci si guardava ogni tanto con un sorriso diverso da tutti gli altri, perché sapevamo il mistero di questo improvviso cambiamento. chi sa che tragedia era successa in cucina? 1595_2012_001599 ho steso ben bene questa pallottolina di pece nel posto dove sta a sedere questo ragazzo che è mario betti, ma noi si chiama il mi lordo, perché va vestito tutto per l'appunto e all'inglese, mentre invece ha sempre il collo e gli orecchi così sudici che pare proprio uno spazzaturaio travestito da signore. 1595_2012_001600 e ci siamo montati tutti, meno la virginia che è rimasta in casa perché doveva venire il dottore dall'avvocato maralli, che va sempre migliorando. io ho detto alla mamma: se permetti, vado a cassetta, così ci state più comodi. 1595_2012_001601 il cuoco si concentrò in sé stesso e poi, sempre figgendo gli occhi sul piano del tavolino, ripeté la domanda. poco dopo, il tavolino ricominciò a ballare e a scricchiolare. 1595_2012_001602 io domando se anche ai tempi dell'inquisizione s'è mai pensato a infliggere un si terribile supplizio a un povero innocente. ma tutto ha un limite e io comincio a ribellarmi a questa indegna persecuzione. 1595_2012_001603 e allora vennero tutti da me per le spiegazioni. non è niente, dissi io, è una cosa proprio da nulla, conto neanche di parlarne, ma come un orologio d'oro. sì, ma è inservibile. sfido, è ridotto in mille bricioli. appunto, serviva per fare certi giochi tra noi ragazzi, ma è passato tanto tempo. 1595_2012_001604 nessuno pensava a me. ho sentito il babbo, la mamma ada e virginia che sono scesi giù dalle loro camere. poi è venuto l'avvocato maralli e in ultimo ha suonato il campanello, il vetturino e tutti sono usciti. 1595_2012_001605 tu parlasti quattro o cinque giorni fa con un contadino chiamato gosto grullo- sì, confessai io. e che gli dicesti: a questo punto mi parve che la constatazione di una buona azione compiuta dovesse compensare il fallo rimproveratomi precedentemente. 1595_2012_001606 prima di tutto siamo concittadini: egli è figlio del famoso pasticciere balestra, dal quale si serve sempre mio padre, rinomato per le meringhe che ha sempre fresche, molto amico del mio cognato maralli perché è anche lui un pezzo grosso del partito socialista. 1595_2012_001607 il signor stanislao e la signora geltrude restarono un po in mezzo della stanza impacciati. poi il direttore dolcemente disse alla moglie geltrude: geltrude, cercherai di moderarti. sì, è vero, non mi dirai più quella brutta parola. 659_2012_000000 infatti sono andato subito in farmacia da pietrino. masi, come è brutto, povero pietrino, con quei capellacci rossi e con quella faccia gialla tutta butterata. ma lui non se lo figura nemmeno. 659_2012_000001 qualche volta non dico, ne avrò perduta qualcuna, ma ella non l'ha mai saputo e non ha nessuna ragione di avercela con me. oggi mi sentivo così bene che mi è venuta la voglia di levarmi. 659_2012_000002 ho domandato al barcaiuolo che mi teneva in collo se aveva pensato di mettere in salvo anche la mia povera lenza. non so perché la mia mamma abbia pianto tanto quando gigi mi ha riportato a casa. fradicio mézzo. 659_2012_000003 la zia bettina è ricca, straricca, ma è così antica, poveretta, così antica che pare uscita dall'arca di noè, con la differenza che gli animali dell'arca di noè vennero fuori tutti a coppie e la zia bettina, invece, era venuta sola perché non ha mai trovato un cane di marito. 659_2012_000004 chi sarà a quest'ora e che scampanellata non può esser che un contadino, certo, una persona senza educazione. in quel momento comparisce la caterina sulla porta esclamando: ah, signorine, che sorpresa. 659_2012_000005 basta, dio ce la mandi buona. giornalino mio e senza vento, ottobre. 659_2012_000006 io ho creduto bene che quello fosse il momento buono per tirar fuori la fotografia. sotto c'era scritto a penna: vecchio gommeux, ma non so che cosa volesse dire. 659_2012_000007 ho trovato un busto vecchio di ada, una sottana bianca inamidata con lo strascico. ho preso dall'armadio il vestito di batista color di rosa di luisa, a tramezzi di trina, e ho cominciato a vestirmi. 659_2012_000008 le mie sorelle erano in salotto con un'amica, la signorina rossi. caterina, appena tornata, col bicchiere e lo zucchero mi cerca dappertutto inutilmente, fido i, ero nascosto dentro. 659_2012_000009 stamani sentivo ada e virginia che parlavano insieme nel corridoio. com'è naturale, mi sono messo ad ascoltare quello che dicevano. pare che ci sarà nientemeno che una festa da ballo in casa nostra. 659_2012_000010 le mie sorelle son diventate di mille colori. e passata la prima impressione, son cominciate fra loro le interrogazioni: ma come mai? ma come può essere? ma com'è stato? i lì a poco, ecco. 659_2012_000011 luisa mi ha messo subito a letto, ada mi ha portato una tazza di brodo caldo bollente e tutti, anche le persone di servizio, sono stati intorno a me fino all'ora di andare a desinare. 659_2012_000012 aspettando il segnale per eseguire il primo ballabile. l'orologio segnava le nove e il sonatore ha incominciato a sonare una polca, ma le signorine seguitavano a girar per la sala chiacchierando tra di loro. 659_2012_000013 come sei stato tutto questo tempo dietro la tenda? mi ha domandato luisa, facendosi di mille colori. certo, mi predicate sempre di dire la verità. e allora perché non dite alle vostre amiche che siete promessi sposi? ho risposto rivolgendomi a lei e al dottore. 659_2012_000014 che credi che abbia fatto quella stupida. dalla paura ha lasciato cascare in terra il vassoio che reggeva con tutt'e due le mani. che peccato. il bricco di porcellana celeste è andato in mille pezzi. il caffè e latte si è rovesciato sul tappetino che la mamma mi aveva comprato ieri. 659_2012_000015 finalmente stamani ho avuto il permesso di alzarmi, ma era possibile che un ragazzo come me potesse star fermo su una poltrona con una coperta di lana sulle gambe? 659_2012_000016 io vorrei sapere che gran male ho fatto, alla fin fine, per copiare un pensiero dallo scartafaccio di mia sorella. oh, ma da ora in avanti, o bene o male, giuro che il giornalino lo scriverò tutto da me, perché queste scempiaggini delle mie sorelle mi dànno ai nervi. 659_2012_000017 e la zia bettina, infatti, è andata via ieri mattina facendo il solenne giuramento dì non metter mai più piede in casa nostra. ma questo non è tutto. 659_2012_000018 ieri, l'altro dopo colazione, si eran riunite in salotto a far la nota degli invitati e parevan tutte al colmo della contentezza. a un tratto eccoti una grande scampanellata e le mie sorelle, sospendendo la nota degli invitati, si mettono a. 659_2012_000019 ah, brutta vecchiaccia. disse ada con gli occhi pieni di lacrime. e figuriamoci se non si tratterrà, esclamò la virginia con aria ironica. 659_2012_000020 le mie povere sorelle erano diventate di mille colori. ero così mortificato nel pensare che io ero l'unica causa di questi loro dispiaceri che mi misi a mangiar panini gravidi per distrarmi. 659_2012_000021 e quella sciocca ha cominciato a urlare così forte che il babbo, la mamma, le mie sorelle, la cuoca e giovanni sono corsi su tutti spaventati per vedere quello che era successo. 659_2012_000022 e mi c'è entrato anche di pigliare un'altra manciata di pasticche di menta che erano rimaste sparse sul banco e sono andato da ugo bellini. ugo bellini è un avvocato giovanissimo, avrà ventitré anni. 659_2012_000023 cosa molto riuscita, invece, sono stati i rinfreschi, ma, come ho detto prima, io ero molto angustiato, sicché non ho potuto assaggiare che tre o quattro bibite, delle quali la migliore era quella di marena, benché anche quella di ribes fosse eccellente. 659_2012_000024 le mie sorelle sono bellissime, tutte vestite di bianco, scollate con le gote rosse e gli occhi raggianti di felicità. esse girano per tutto per vedere se ogni cosa è in ordine e accorrono a ricevere gli invitati. 659_2012_000025 non so capire perché le sorelle maggiori non vogliano bene ai fratelli più piccoli ed io invece sono così buono con virginia. quando sto bene, vado anche due volte al giorno alla posta a prenderle e ad impostarle le lettere. 659_2012_000026 io mi sono impossessato di circa una dozzina di fotografie delle persone che conosco per fare qualche burletta innocente appena uscirò di casa. poi ho richiuso per benino la cassetta, in modo che luisa non si accorgerà di nulla. 659_2012_000027 tutte le signorine hanno dato un gran respirone di sollievo voltandosi verso la porta d'ingresso in attesa dei ballerini da tanto tempo aspettati. le mie sorelle si son precipitate per far gli onori di casa ed ecco che, invece degli invitati, entra caterina con una gran lettera e 659_2012_000028 ah, signorina, ho detto fra me e me. se sapesse che le ho preso i ritratti. le sorelle credono che le gote dei ragazzi sieno fatte apposta per essere schiaffeggiate. se sapessero invece i pensieri tetri e disperati che ci vengono in mente quando fanno così. 659_2012_000029 finalmente son venuti ugo fabiani ed eugenio tinti, che sono stati festeggiati più d'orazio coclite dopo la sua vittoria contro i curiazi. 659_2012_000030 già l'altra settimana gli detti due o tre fotografie perché si divertisse a masticarle, e può essere che lui le abbia portate fuori e le abbia lasciate per la strada. ah, dunque le hai prese tu. ha esclamato luisa rossa come la brace e coli gli occhi che le uscivano dalla testa. 659_2012_000031 pare impossibile, ma è proprio vero che i ragazzi non vengono al mondo che per fare dei malanni e sarebbe bene che non ne nascesse più nessuno, così i loro genitori sarebbero contenti. 659_2012_000032 e doveva, dopo che l'avevo pregata dì non dir nulla a nessuno, andare a spifferare ogni cosa a tutti, giurando e spergiurando che la mattina dopo, appena alzata, sarebbe ripartita. 659_2012_000033 ma mi sentivo il viso infocato e poi mi tremava la voce come di che o chi ha preso dunque i ritratti dalla camera di luisa? 659_2012_000034 tutti non facevano che domandare con grande interesse come stava il povero giannino quando la mamma si precipita in salotto con un viso bianco da far paura, urlando che ero scappato dal letto, che mi aveva cercato dappertutto ma che non mi aveva potuto trovare. 659_2012_000035 verso le tre ho sentito venir su per le scale caterina che mi portava la merenda. sono sgusciato dal letto, mi sono nascosto dietro l'uscio di camera, tutto imbacuccato in uno sciallone nero della mamma, e mentre la cameriera stava per entrare, le sono saltato addosso abbaiando come un cane. 659_2012_000036 ho cominciato da carlo nelli, il padrone di quel bel negozio di mode che è nel corso e che va vestito sempre tutto per l'appunto e che cammina sempre in punta di piedi perché ha le scarpe troppo strette, il quale, appena mi ha visto entrare, mi ha detto: oh, giannino, sei guarito bene. 659_2012_000037 pare incredibile, ma in quel momento non ho potuto fare a meno di pensare fra me e me: ecco, i miei genitori e le mie sorelle saranno contenti, ora, di non avermi più tra i piedi. ora non diranno più che son la rovina della casa, non mi chiameranno più gian burrasca di soprannome che mi fa tanta rabbia. 659_2012_000038 poi, lasciandomi così infagottato nelle coperte da farmi davvero morire di soffocazione, sono andati giù raccomandandomi di star buono e di non muovermi. 659_2012_000039 e non ti so dire come erano tutte eccitate da questo pensiero. andavano e venivano per le stanze, bisbigliavan tra loro, sempre tutte affaccendate, non si pensava né si parlava. 659_2012_000040 ah, ho risposto io, non sapendo più che cosa dire. forse sarà stato morino, come ha detto mia sorella fulminandomi con gli occhi: il gatto. 659_2012_000041 pare che il babbo le avesse chiesto in prestito una certa somma di danaro, perché essa gli ha rinfacciato il favore che gli aveva fatto dicendo che era una vera vergogna il dare le feste da ballo con i quattrini degli altri. che colpa ne avevo io di questo? ma al solito la stizza dì tutti si è riversata su un povero ragazzo di nove anni. 659_2012_000042 benché io avessi capito benissimo. lui, per spiegarmelo meglio, ha alzato una gamba per appiccicarmi un calcio, ma io ho fatto una cilecca e ho infilato svelto, svelto la porta. 659_2012_000043 mentre ogni sorta di fiori, sparsi per tutto, fan bella mostra dei lor vivaci colori ed espandono per le sale i loro grati e delicati profumi. ma il più grato profumo è quello della crema alla cioccolata e alla vainiglia nelle grandi scodelle. 659_2012_000044 pareva mi volesse mangiare. ho avuto una paura terribile e perciò, dopo essermi empite le tasche di torrone, sono scappato su in camera. assolutamente non voglio essere alzato quando gl'invitati se ne anderanno via. ora mi spoglio e 659_2012_000045 stavo per ritornare in camera alla svelta allorché mi sono fermato davanti a luisa e, guardandola fissa, le ho strappato una gala in fondo al vestito. non l'avessi mai fatto. è diventata una furia e mi ha dato uno schiaffo. 659_2012_000046 ma io non avevo voglia di ritornare nella mia stanzaccia tutta sporca e in disordine, non avevo voglia di annoiarmi se mi mascherassi da donna. ho pensato a un tratto. 659_2012_000047 le mie povere sorelle non levavano gli occhi dalle lancette che per rivolgerli all'uscio d'ingresso e avevano un'aria così desolata che facevano proprio compassione. anche la mamma era molto preoccupata, tant'è vero che mi son potuto ingoiare quattro gelati uno dietro l'altro senza che neppur se n'accorgesse. 659_2012_000048 e come. sarà contenta, anzi, di aver l'occasione della festa da ballo per mettersi il suo vestito di seta verde e i suoi guanti gialli di cotone e la cuffietta lilla in capo. 659_2012_000049 poi il sonatore ha sonato una mazurca e due o tre ragazze si son decise a ballar tra loro, ma non si divertivano e intanto l'orologio segnava già le nove e mezzo. 659_2012_000050 la signorina bice mi ha preso per un braccio rivolgendomi alla luce: e come mai ti sono venute quelle belle gote rosse? eh, giannino? mi ha detto in aria di. 659_2012_000051 luisa mi ha fatto cenno che non parlassi, ma io, facendo finta di non vederla, ho risposto. ho trovato una pomata in una cassetta e quella signorina ha cominciato a ridere in un modo così malizioso che non so quello che le avrei fatto. 659_2012_000052 io sono venuto su a pigliare questi appunti sulla festa, ora che ho la mente serena perché dopo giornalino mio, non posso garantire se sarò in grado di confidarti ancora le mie impressioni. 659_2012_000053 allora perché non si affannasse di più. che cosa fo io? esco dal nascondiglio cacciando un grande urlo. che paura hanno avuto tutti. giannino, giannino, si lamentava la mamma piangendo: mi farai ammalare. 659_2012_000054 che risate matte ho fatto con quei ritratti. su uno c'era scritto un vero imbecille. su un altro, oh carino davvero. su un altro i ha chiesto ma fossi minchiona. 659_2012_000055 che facce spaurite facevano tutti quei giovanotti appena avevan sottocchio la loro fotografia, mentre io invece mi sentivo scoppiar dal ridere vedendo tutte le smorfie che facevano. 659_2012_000056 va via tutto impettito col naso per aria e quando discorre ha una voce da basso, profondo, che pare se la faccia venir su dalle suola delle scarpe. è proprio buffo. 659_2012_000057 ma una ragazza ha dovuto far da uomo. e così è finito che hanno imbrogliato ogni cosa senza che l'imbroglio facesse rider nessuno, le più maliziose, bensì, come la bice, ridevano tra loro nel vedere che la festa non era riuscita e che le mie povere sorelle avevano quasi le lacrime agli occhi. 659_2012_000058 però lui me l'ha preso per forza e così ha potuto leggere quel che c'era scritto di dietro col lapis blù. ha chiesto la mia mano, ma fossi minchiona. 659_2012_000059 virginia strimpellava il piano in un angolo della stanza. ada non c'era. era andata certo a letto perché sapeva che il capitani non veniva. ci vorrà almeno un anno, diceva lui. il dottor baldi, sai, comincia a diventar vecchio e mi ha promesso di prendermi come suo aiuto. 659_2012_000060 e dietro di lei eccoti la zia bettina, proprio la zia bettina, in pelle e in ossa, la zia bettina che sta in campagna e che viene a trovarci due volte l'anno. le ragazze dissero con un filo di voce: 659_2012_000061 affondavo giù giù nell'acqua e non capivo più nulla. quando mi son sentito tirar su da due braccia d'acciaio, ho respirato a pieni polmoni l'aria fresca di settembre e subito sentendomi meglio. 659_2012_000062 ah, giornalino mio, quanto soffro, quanto soffro, e sempre per la verità e per la giustizia. ti dissi già l'altro giorno che le mie sorelle avevano avuto dalla mamma il permesso di dare una festa da ballo in casa nostra. 659_2012_000063 ti dispiace di aspettare, amor mio? oh no, e a te ha risposto luisa, e tutt'e due si son messi a ridere. ma non lo dire ancora a nessuno, ha continuato lui. prima di dichiararci fidanzati in pubblico, voglio avere una posizione sicura. 659_2012_000064 e ottobre. siamo al famoso martedì, causa di tutte le agitazioni di questi giorni. 659_2012_000065 non so come sia andata, che mi sono addormentato quasi subito. forse avevo sonno o ero stanco. il fatto è che dopo una buona dormita ho aperto gli occhi e da una fessura della tenda ho veduto luisa seduta sul sofà accanto al dottor collalto, che chiacchieravano a voce bassa. 659_2012_000066 e le mie sorelle hanno ragione, ma io nel presentarmi a lui avevo un po di tremarella, perché è un tipo che non vuole scherzi. i sono affacciato all'uscio e gli ho detto: scusi, sta qui il vecchio silva stendere, ma che hai? ha risposto. ecco, ho qui una fotografia per lui. 659_2012_000067 che invidia, che invidia avranno di me le mie sorelle. ho esclamato al colmo della contentezza e così dicendo, ero arrivato in fondo alle scale proprio quando la signorina rossi stava per andarsene. che chiasso il mio vestito di batista rosa. ha urlato luisa, facendosi smorta in viso dalla stizza. 659_2012_000068 non posso più stare a sedere. oltre al dolore c'è anche la preoccupazione per la festa da ballo. i preparativi son quasi finiti e io non son punto tranquillo per quellaffare delle fotografie. 659_2012_000069 e sta nello studio insieme al suo babbo, che è avvocato anche lui, ma di quelli bravi. in via vittorio emanuele, al numero go a vederlo camminare, par che sia chi. 659_2012_000070 virginia diceva che era contentissima che io sia a letto, così si sentiva più tranquilla ed era sicura della riuscita della festa. essa spera che io debba rimanere in camera un mese intero. 659_2012_000071 ma quello che mi ha fatto ridere più di tutti è stato gino viani. quando gli ho dato la sua fotografia, dove in fondo era scritto ritratto dun ciuco poveretto, gli son venute le lacrime agli occhi e ha detto con un filo di voce: la mia vita è spezzata. 659_2012_000072 che bellezza. tutto è pronto per la festa che comincerà fra poco. la casa è tutta illuminata e mille fiammelle di luce elettrica risplendono qua e là, riflettendosi negli specchi. 659_2012_000073 ho giurato oggi di descrivere il fatto come è andato e, benché soffra tanto a stare a sedere, voglio confidare qui tutte le mie sventure. 659_2012_000074 la gonnella era un po stretta alla vita e ho dovuto appuntarla con gli spilli. i sono bene unto le gote con una pomata color di rosa di un vasettino e mi sono guardato allo specchio: misericordia, non ero più io. che bella signorina ero diventato. 659_2012_000075 c'era da morire di noia. così, mentre caterina era andata giù un momento a prendermi un bicchiere di acqua inzuccherata, lesto, lesto, butto via ogni cosa e me ne vo in camera di luisa a guardare tutte quelle fotografie che tiene dentro la cassetta della sua scrivania. 659_2012_000076 di più, gli erano stati allungati i baffi e allargata la bocca fino alle orecchie. lui, nel vedere il suo ritratto ridotto a quel modo, è diventato rosso come un peperone e ha detto subito: ah, sei stato tu. eh, brutto birbante. 659_2012_000077 ma anche essendo in tre ballerini, compreso il collalto che balla come un orso, come potevano fare a contentare una ventina di signorine? a un certo punto hanno fatto un carré di lancieri. 659_2012_000078 io gli ho detto di sì e poi ho risposto per bene a tutte le domande che mi faceva, ed egli mi ha regalato una bella cravatta tutta rossa. io l'ho ringraziato, come era mio dovere, e siccome lui ha cominciato a rivolgermi delle interrogazioni sulle mie sorelle, 659_2012_000079 bisognava salvare la situazione, bisognava che qualcuno si sacrificasse per la loro felicità. ah, non è forse una nobile azione per un ragazzo di cuore, il sacrificio per la felicità delle sue proprie sorelle? 659_2012_000080 sono stato zitto, ma a domani ottobre. 659_2012_000081 e ora, e poi io ero ottobre. mio caro giornalino, ho tanto bisogno di sfogarmi con te. 659_2012_000082 ma io ho capito perché il fabiani e il tinti non avevano fatto come gli altri invitati. i son ricordato che sul ritratto del fabiani era scritto che caro giovane, e su quello del tinti: bello, bellissimo, troppo bello per questa terra. 659_2012_000083 ma non era vero niente, perché se gli si fosse spezzata la vita, non avrebbe potuto camminare in su e in giù per la stanza come faceva, borbottando una quantità di parole senza senso comune. 659_2012_000084 mia sorella mi ha preso per un braccio trascinandomi fuori della stanza. lasciami, lasciami. gridavo. vado da me solo perché ti sei rizzata in piedi quando hai sentito toccare il campanello. collalto, ma non ho potuto finire la frase perché luisa mi ha tappato la bocca sbatacchiando luscio. 659_2012_000085 ci farà fare il viso rosso. soggiunse la luisa disperata. ah, è impossibile. ecco, io mi vergogno di presentare una zia così ridicola. 659_2012_000086 come mi rimordeva la coscienza. finalmente, quando mancavano pochi minuti alle dieci, si è sentito una scampanellata. questa sonata di campanello ha rallegrato le invitate più di tutte le sonate fatte fino allora sul pianoforte. 659_2012_000087 avrei una gran voglia di bastonarti. e cominciava a piangere: collalto, non te la perdonerà più e singhiozzava, singhiozzava, poverina, come se avesse perduto il più gran tesoro del mondo. 659_2012_000088 pietrino è diventato bianco come questo foglio e lì per lì credevo perfino che gli venisse uno svenimento, ma invece ha detto digrignando i denti: è una vergogna che le tue sorelle piglino così in giro le persone. per bene, hai capito. 659_2012_000089 e, senza aspettare che gli rispondessi, me ne ha date una manciata di tutti i colori. è proprio vero che i ragazzi che hanno la fortuna d'avere delle sorelle simpatiche ricevono sempre mille attenzioni dai giovanotti. 659_2012_000090 io ho preso tutte le pasticche, poi ho tirato fuori la fotografia e facendogli l'occhio pio, gli ho detto: guarda, qui l'ho trovata in casa stamani, fammi vedere. e pietrino masi ha steso la mano, ma io non gli volevo dare il ritratto, a nessun costo. 659_2012_000091 dunque le mie sorelle non volevano che la zia rimanesse alla festa da ballo. e siamo giusti. non avevano forse ragione, povere ragazze, dopo essersi tanto affaccendate perché la festa riuscisse bene, non era un vero peccato che questa vecchia ridicola venisse a compromettere l'esito della serata? 659_2012_000092 ottobre. ah, come mi son divertito oggi a andare a trovare tutti gli originali delle fotografie che presi alle mie sorelle. 659_2012_000093 quante cose mi son successe ieri. e ne avrei tante da confidarti giornalino mio. ma appunto perché ne ho avute tante non mi è stato possibile scriverle. 659_2012_000094 ho fretta d'andare a letto, ma prima voglio raccontar qui come sono andate le cose. quando son ritornato al pian terreno erano già venute le signorine di nostra conoscenza, come sarebbero le mannelli, le fabiani bice rossi, le carlini e tante altre. 659_2012_000095 l'ho sentito urlare col suo vocione: terribile: maleducate, pettegole, sguaiate. ah, se seguitassi a scrivere tutte le scene di stamani, stasera non anderei più a letto. 659_2012_000096 che un marito come il signor capitani, con ventimila lire di rendita, non si trova tutti i giorni, che ada sarà condannata a restare zittella tutta la vita, come la zia bettina, e via e dàlli: una quantità di storie che non finiscono mai. 659_2012_000097 le dico questo: se lei vuol proprio contente le sue nipoti, faccia il piacere di andarsene prima della festa da ballo. capirà: lei è troppo vecchia e poi si veste in modo troppo ridicolo per queste feste. è naturale che non ce la vogliono. 659_2012_000098 le invitate si voltano daccapo verso l'ingresso, aspettando sempre un ballerino. e come prima si presenta invece caterina con un'altra lettera che le mie sorelle aprono trepidanti. 659_2012_000099 perciò, ieri, l'altro sera, dopo pranzo, presi da parte la zia bettina e, col tono serio che meritava la circostanza, le dissi pigliandola: alla larga, cara zia, vuol fare una cosa gradita alle sue nipoti, che dici: 659_2012_000100 ci può essere una ragazza più oca di quella al solito? io sono stato gridato, ma appena sono guarito voglio scappare da questa casa e andare lontano, lontano, così impareranno a trattare i ragazzi come si deve. 659_2012_000101 uh, che bella sorpresa. ma diventarono livide dalla bile e, con la scusa di andare a farle preparare la camera, piantarono la zia con la mamma e andarono a riunirsi nella stanza da lavoro. io le seguii per godermi la scena. 659_2012_000102 io gli ho risposto di no, che avevo trovato le fotografie a quel modo in camera delle mie sorelle e sono scappato via perché aveva un viso da far paura e poi non volevo più perder tempo con lui a dargli altre spiegazioni, avendo da distribuire le altre fotografie che avevo preso. 659_2012_000103 e della gelatina gialla e rossa che trema nei vassoi e di quei monti di pasticcini e di biscotti d'ogni qualità che si inalzano in salotto da pranzo sulla tavola ricoperta da una bella tovaglia tutta ricamata. dovunque è un allegro scintillio di cristalli e d'argento. 659_2012_000104 io non ne potevo più dalla fame. zitto, zitto sono andato in salotto da pranzo. ho preso dalla credenza tre panini, un bel grappolo d'uva, un'infinità di fichi dottati e, con la lenza sotto il braccio, mi sono avviato verso il fiume per mangiare in pace. 659_2012_000105 non voglio avvilire queste pagine col raccontare quel che ho sofferto. basti dire che iermattina, appena partita la zia bettina, le persone che più dovrebbero volermi bene in questo mondo, mi hanno calato i calzoncini e giù frustate senza pietà. 659_2012_000106 sudavo. collalto è venuto su a vedermi due volte al giorno ed è stato così buono con me che quasi quasi sento rimorso di averlo fatto spaventare quella sera. quanto tempo mi ci vorrà per guarire? 659_2012_000107 non dica che glie l'ho detto io, ma dia retta a me. tornì a casa sua lunedì e le sue nipoti gliene saranno infinitamente grate. ora domando io: doveva la zia inquietarsi dopo che avevo parlato con tanta franchezza? 659_2012_000108 ah, se potessi avere almeno la soddisfazione di sapere chi è stato in quel momento. il collalto si è fermato dinanzi a me e, guardandomi fisso, ha detto a mia sorella: forse giannino te lo potrebbe dire, non è vero, giannino? di che ho risposto io facendo finta di nulla? 659_2012_000109 ma come avrei potuto dormire, giornalino, mio caro, senza prima confidarti tutte le peripezie della giornata? caterina non ne può più dal sonno e ogni volta che sbadiglia pare che la testa le debba cascare giù dal collo. addio, giornalino, addio per stasera. 659_2012_000110 in casa non mi possono più soffrire e tutti non fanno altro che dire che per colpa mia è andato all'aria un matrimonio che, per i tempi che corrono, era una gran fortuna. 659_2012_000111 è un'altra delle fotografie da me recapitate l'altro giorno ai rispettivi originali e dopo cinque minuti, un'altra scampanellata e un'altra fotografia. 659_2012_000112 mentre stavo passeggiando per la sala, ho sentito luisa che ha detto piano al dottor collalto. dio mio, se potessi saper chi è stato. come mi vorrei vendicare. è stato uno scherzo indegno. domani, certo, saremo sulle bocche di tutti e non ci potrà più soffrire nessuno. 659_2012_000113 giorno pietro. gli ho detto: o giannino? mi ha risposto: e a casa stanno tutti bene. sì, e tanti saluti da tutti. lui allora ha tirato giù dallo scaffale un bel barattolo di vetro bianco e mi ha detto che ti piacciono le pasticche di menta. 659_2012_000114 ma non mi fu possibile perché il rimorso era troppo grande e avrei pagato chi sa che per trovarmi non so dove, pur di non vedere le mie povere sorelle in quello stato. 659_2012_000115 oh, ti pare? sarebbe una sciocchezza. mia sorella aveva appena finito di dire così che si alzò. a un tratto attraversò il salotto e si mise a sedere lontana dal dottor collalto. in quel momento, appunto, entravano nella stanza le mannelli. 659_2012_000116 ah sì, quante ne ho avute ieri e anche ora duro, fatica a muovermi e non posso star neppure a sedere a causa di tutte quelle cose che ho detto e che mi ci hanno lasciato, con rispetto, parlando certi vesciconi alti un dito. 659_2012_000117 io stavo benissimo e glielo dicevo, ma le mie parole erano dette al vento perché le lacrime della mamma pareva che non finissero mai. come ero contento di essere cascato nel fiume e di avere corso rischio di affogare, se no non avrei avuto tanti complimenti né tutte quelle moine. 659_2012_000118 luisa e virginia le si fanno attorno esclamando qualcuno che si scusa di non poter venire. altro che scusa. quella non era una lettera né un biglietto. era una fotografia che esse conoscevano benissimo e che era stata per tanto tempo chiusa nella scrivania di luisa. 659_2012_000119 smetti di piangere, sorellina mia, io le dicevo: ti pare che sarei venuto fuori dalla tenda senza dir nulla, se sapevo che il dottore è tanto pauroso. in quella è venuta la mamma che mi ha riportato a letto, raccomandando a caterina di non lasciarmi finché non fossi bene addormentato. 659_2012_000120 dopo il fatto di ieri sera, pareva che stamani fosse successa a casa una gran disgrazia: era già sonato da un bel pezzo mezzogiorno e non c'era nemmeno l'idea di mettersi a tavola a far colazione come gli altri giorni. 659_2012_000121 e gli ho consegnato il suo ritratto, sotto il quale era scritto, pare, il vecchio silva stendere: come è buffo. ugo bellini l'ha preso e io via di corsa. gli deve aver fatto un grande effetto, perché mentre scendevo le scale, 659_2012_000122 e che si stanno a sentire proprio per dar prova della nostra condiscendenza verso i nostri maggiori, pensando invece a tutt'altre cose. naturalmente, io ho risposto sempre di sì, e allora ho avuto il permesso d'uscir di camera e girare per tutte le stanze del pian terreno. 659_2012_000123 ma era possibile questo per un ragazzo della mia età? che cosa ho fatto appena? son rimasto solo, i sono levato, ho tirato fuori dall'armadio il mio vestitino buono a quadrettini. 659_2012_000124 mia sorella dopo ha detto che bice rossi è una pettegola, che non le parrà vero di andare a raccontare a tutti che mia sorella si tinge la faccia. e questo poi non è vero, e io lo potrei giurare, perché quella pasta serve a colorire i fiori di seta, che luisa sa fare tanto bene per guarnire i cappelli. 659_2012_000125 mi son vestito e, scendendo pian piano le scale, per non farmi sentire, sono andato a nascondermi sotto la tenda della finestra in salotto. se mi avessero scoperto quante gridate avrei avuto. 659_2012_000126 io avevo il rimorso della vendetta che m'ero già presa di loro con la brutta celia delle fotografie e decisi subito di compensare le vittime con una buona azione. 659_2012_000127 dopo mi son messo a pescare- e non pensavo che ad acchiappare i pesciolini- quando ad un tratto ho sentito dare uno strappone alla canna che reggevo in mano. forse mi sarò proteso un po troppo in avanti, perché giù pùnfete, sono cascato. 659_2012_000128 ha messo il vestito nuovo e quella bella cravatta rossa tutta di seta che mi ha regalato l'altro giorno carlo nelli, quello della fotografia dov'era scritto vecchio gommeux, che non so cosa voglia dire. 659_2012_000129 e in altri simpaticone, oppure che bocca. in uno poi c'era scritto ritratto di un ciuco. in tutti c'era una frase di questo genere. 659_2012_000130 sessantunesima, con illustrazioni a nero, edizione e a ei, e, e e e era cco fatto. ho voluto ricopiare qui, in questo mio giornalino, il foglietto del calendario d'oggi che segna l'entrata delle truppe italiane in roma. 659_2012_000131 ho preso una grande risoluzione e, prima di metterla in effetto, voglio confidarla qui, nelle pagine di questo mio giornalino di memorie, dove registro le mie gioie e i miei dispiaceri, che sono tanti benché io sia un bambino di nove anni. 659_2012_000132 perciò mi è venuto l'idea di scappare in campagna dalla zia bettina, dove sono stato un'altra volta. il treno parte alle sei e di qui alla stazione in mezz'ora ci si va benissimo. 659_2012_000133 dove scriverci le mie memorie, come quello che hanno le mie sorelle ada, luisa e virginia, che tutte le sere, prima d'andare a letto, coi capelli sulle spalle e mezze spogliate, stanno a scrivere delle ore intere. non so davvero dove trovino tante cose da scrivere, quelle ragazze. 659_2012_000134 ecco qui. sono andato su in camera di ada, ho aperto la cassetta della sua scrivania, le ho preso il suo giornale di memorie e ora posso copiare in pace. 659_2012_000135 con questo pensiero non ho potuto chiudere un occhio in tutta la notte. non c'è altro scampo per me che quello di scappar di casa prima che i miei genitori e le mie sorelle si sveglino. 659_2012_000136 così impareranno che i ragazzi si devono correggere, ma senza adoprare il bastone, perché, come ci insegna la storia, dove racconta le crudeltà degli austriaci contro i nostri più grandi patriotti quando cospiravano per la libertà, il bastone può straziare la carne, ma non può cancellare. 659_2012_000137 un vestito a quadrettini che mi ha dato mia sorella ada, ma di questo non me ne importa nulla, perché non è un balocco, na stupenda canna da pescare con la lenza e tutto l'occorrente e che si smonta e diventa un bastone che mi ha dato mia sorella virginia. 659_2012_000138 stanotte, finita la festa, ho sentito un gran bisbigliare all'uscio di camera mia, ma io ho fatto finta di dormire e non hanno avuto il coraggio di svegliarmi. 659_2012_000139 i fa continuamente delle scenate e io non ne posso più. che delusione, che delusione è la vita. i sento proprio infelice. e ora basta, perché ho empito due pagine. 659_2012_000140 ma stamani, quando si alzeranno, mi toccheranno certamente delle altre frustate, mentre non mi è ancora cessato il dolore di quell'altre che ebbi l'altro giorno dal babbo. 659_2012_000141 da principio la mamma e le mie sorelle ridevano come matte. ma appena ha incominciato a leggere il pezzo che ho copiato dal giornalino di ada, questa si è messa a urlare e faceva di tutto per strapparglielo di mano. ma lui duro ha voluto. arrivai fino in fondo e poi serio, serio, mi ha detto: 659_2012_000142 figuriamoci se, dopo quei complimenti scritti dalle mie sorelle in fondo ai loro ritratti, avranno voglia di venire a ballar con loro ottobre. 659_2012_000143 ma io fui pronta a scappare e rimase con un palmo di naso. ah no, io amo il mio caro alberto de renzis. che peccato che alberto non sia altro che un misero. 659_2012_000144 e che, se mi chiedesse in moglie, dovrei sposarlo. non è una crudeltà questa? povero cuore mio, perché ti mettono a tali torture? egli ha certe mani grandi e rosse e col babbo non sa parlare d'altro che di vino e di olio di campi di contadini e di bestie. 659_2012_000145 e questo è il regalo che mi ci voleva, perché io vado matto per la pesca. n astuccio con tutto l'occorrente per scrivere e con un magnifico lapis rosso e blù regalatomi da mia sorella, luisa. 659_2012_000146 io invece non so più che cosa dire. e allora, come farò a riempire tutte le tue pagine bianche, mio caro giornalino? i aiuterò con la mia facilità di disegnare e farò qui il mio ritratto. come sono ora, all'età di nove anni finiti. 659_2012_000147 e se lo avessi veduto almeno una volta vestito a modo. oh, se questa storia finisse, se non tornasse più, i metterei l'anima in pace. iersera, mentre l'accompagnavo all'uscio ed eravamo soli nella stanza d'ingresso, voleva baciarmi la mano. 659_2012_000148 questo giornalino che mi ha regalato la mamma e che è il migliore di tutti. ah sì, la mia buona mamma me ne ha fatto uno proprio bello, dandomi questo giornalino perché ci scriva i miei pensieri e quello che mi succede. 659_2012_000149 andate a far del bene alle sorelle maggiori, basta. sarà meglio andare a letto, ma intanto son contento perché ho potuto empire tre pagine zeppe del mio caro giornalino settembre. 659_2012_000150 però in un giornalino bello come questo bisognerebbe metterci dei pensieri, delle riflessioni. i viene un'idea se ricopiassi qui un po del giornalino di ada, che giusto è fuori insieme alla mamma a far delle visite. 659_2012_000151 a questo punto il giornalino di gian burrasca ha una pagina sgualcita e quasi interamente occupata dall'impronta di una mano sudicia di carbone, sopra alla quale è, a caratteri grossi e incerti, come se fosse stata scritta con un pezzo di brace. 659_2012_000152 che bel libro con la rilegatura di tela verde e tutte le pagine bianche che non so davvero come farò a riempire. ed era tanto che mi struggevo di avere un giornalino mio. 659_2012_000153 ti riapro prima d'andare a letto, giornalino mio, perché stasera m'è successo un affare serio. verso le otto, come al solito, è venuto il signor adolfo capitani. è un coso vecchio, brutto, grosso, grosso e rosso. le mie sorelle hanno proprio ragione di. 659_2012_000154 perché hai scritto tutte queste sciocchezze? io gli ho risposto che non potevano essere sciocchezze, perché le aveva scritte nel suo libro di memorie, ada, che è la mia sorella maggiore e perciò ha più giudizio di me e sa quello che dice. 659_2012_000155 ottobre. oggi, ada, luisa e virginia hanno tormentato tutto il giorno la mamma perché acconsentisse a dare quella famosa festa da ballo della quale esse chiacchieran tra loro da tanto tempo. 659_2012_000156 oh, se quel vecchiaccio del capitani non tornasse più. ed invece è venuto anche stasera. è impossibile, non mi piace, non mi piace e non mi piacerà mai, mai. la mamma ha detto che è molto ricco. 659_2012_000157 dunque, io ero in salotto col mio giornalino in mano quando, ad un tratto, lui mi dice, con quella sua vociaccia di gatto scorticato, cosa legge di bello il nostro giannino. io, naturalmente gli ho dato subito il mio libro di memorie ed egli si è messo a leggerlo forte, davanti a tutti. 659_2012_000158 benissimo, sono bell'e pronto per la fuga. ho fatto un involto mettendovi due paia di calze e una camicia per cambiarmi. in casa tutto è silenzio. ora scenderò piano piano le scale e via in campagna all'aria aperta. viva la libertà. 659_2012_000159 una frase interrotta da un fregaccio. riproduciamo fedelmente anche questo documento, che è di non lieve importanza nelle memorie del nostro iannino toppani, ottobre. 659_2012_000160 appena detto questo, il signor capitani si è alzato, serio, serio, ha preso il cappello e se n'è andato via senza salutare nessuno. bella educazione. e allora la mamma, invece di pigliarsela con lui, se l'è presa con me, gridando e minacciando, e quella stupida di ada si è messa a piangere come una fontana. 659_2012_000161 e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo. ecco intanto la nota dei regali avuti finora. l una bella pistola da tirare al bersaglio che mi ha dato il babbo. 659_2012_000162 prega e riprega la mamma, che è tanto buona, ha finito per contentarle e la festa è stata fissata per martedì di quest'altra settimana. il bello è che, discorrendo degli inviti da fare, hanno rammentato naturalmente anche tutti quelli ai quali ho portato ieri le fotografie. 4158_2012_000000 l'ho sempre detto io che luisa è la migliore di tutte. ho preso lo scudo e via a mettere in esecuzione la mia idea. ho comprato dodici razzi col fischio, sei candele romane, otto tippi tappi, quattro belle girandole e altri fuochi artificiali, tutti svariati, coi quali festeggerò gli sposi la sera del matrimonio in giardino. 4158_2012_000001 non mi par vero d'arrivare a quel momento. intanto ho nascosto tutti i fuochi sull'armadio della mamma, perché questa deve essere una sorpresa per tutti. ottobre. 4158_2012_000002 stamani luisa mi ha condotto in camera sua, mi ha baciato e, con le lacrime agli occhi, mi ha regalato un bello scudo d'argento, dicendomi al solito di esser buono, di non fare sciocchezze, perché in casa, col da fare che c'è per i preparativi dello sposalizio, nessuno può badare a me. 644_2532_000000 il matrimonio fece chiasso, talchè venne anche don tinu a vender roba pel corredo. la sera mangiava allosteria come al solito. non si sa come, a motivo di un conto sbagliato, attaccarono lite collo zio antonio e don tinu gli disse becco. 644_2532_000001 don tinu, chera stato il suo maestro, e gli vide la faccia pallida, mutò subito registro: ah, così, rispondi al tuo padrone. ora ti lascio morir di fame, pigliati la tua roba e via di qua. 644_2532_000002 poi nanni. udiva il suo padrone che parlava con qualcuno sottovoce nellaltra stanza e pestare nel mortaio, oppure erano strilli e pianti soffocati. una notte che non poteva chiudere occhio, vide dal buco della serratura il zanno che intascava dei soldi e una che gli parve grazia. 644_2532_000003 poi seppi che si maritava e mutava vita, andò a stare a san placido col suo banchetto, nè visto nè salutato. io mi misi con malannata cherano i giorni del colèra. 644_2532_000004 lui rimminchionito in fondo a un letto, pensando sempre ai denari che volavano via e ai suoi interessi, cherano in mano di questo e di quello, gli uomini che mangiavano e bevevano alle sue spalle e se ne stavano intanto nellaia, senza far nulla. 644_2532_000005 un buon diavolaccio, quel don tinu, sempre allegro anche quando gli lasciava andare una pedata o uno scapaccione in viaggio, gli raccontava delle barzellette per smaliziarlo e ingannare la noia della strada a piedi, oppure gli insegnava a tirar di coltello in qualche prato fuori mano. 644_2532_000006 per la santa giornata, chè oggi sbuffava carmine col fiato grosso, stavolta non vi lascio. no, raffaela, tutta scomposta, torva, col seno ansante che le rompeva la camiciuola, andava brancicando per trovare la lucerna caduta a terra e balbettava colle labbra ancora umide. 644_2532_000007 rosario testa faceva il fruttaiuolo. lì alla pescheria era un libertino buonanima. le lavandaie dei canali le serve che venivano a far la spesa, con quella sua galanteria di far regali se le pigliava tutte, ma per me specialmente ci aveva il debole, chè una volta alla festa dellognina gli ruppero la testa per via di un marinaio ubriaco che mi voleva. 644_2532_000008 dicendo: acqua cheta rovina mulino, oppure questa è volpe che se la mangia il lupo. stavolta a pasqua, finalmente giunse il momento della spiegazione. i seminati erano alti, così gli ulivi carichi, nanni volpe. aveva terminato allora di pagare lultima rata del mulino? ogni cosa proprio opportuna. 644_2532_000009 raffaela, che sapeva dove metter le mani, tanto gliene aveva parlato sua madre, chiuse gli ori nel cassetto, la veste di lana e seta nellarmadio legò le chiavi in mazzo, così in sottanina comera, e le ficcò sotto il guanciale. suo marito approvò con un cenno del capo e conchiuse: brava, così, mi piaci. 644_2532_000010 lei intanto rimaneva sulluscio della bottega sorridendo timidamente, col viso nella mantellina rattoppata. nanni, che da un pezzo non la vedeva, le disse: o tu, come sei qui? son venuta a piedi. rispose: grazia, tutta contenta che le avesse parlato. son venuta a piedi da scordia e carlentini perchè laggiù morivo di fame. 644_2532_000011 ohè, gridò carmine affrontando la zia che voleva slanciarsi: colle unghie fuori. ohè, non toccate mio zio o vi tiro il collo come una gallina. 644_2532_000012 mavete presa nuda e cruda come unorfanella, e anchio vi ho rispettato sempre come un padre. sì, sì, lo so. accennò il marito e la nappina del berretto che accennava di sì, anchessa. 644_2532_000013 carmine voleva romperle sul muso la scodella e il candeliere, ma il vecchio, agitando due o tre volte, adagio, adagio, il fiocco del berretto, disse: sì, sì, lo so. 644_2532_000014 quanto alla dote pazienza, vuol dire che aveva lavorato egli per due. la nana era contenta, la ragazza non diceva nè si nè no, ma doveva esser contenta anche lei. soltanto qualche mala lingua dietro le sue spalle andava dicendo. 644_2532_000015 e tanto disse e tanto fece, per mezzo anche dello zio antonio loste di primosole, lì accanto al simeto che il capoccia della chiatta chinò il capo e disse: di sì, anche lui dallora in poi compare cosimo. rimase a tirar la fune su e giù pel fiume. 644_2532_000016 lo menarono appunto a vedere il morto. ei gli toccò il ventre, il polso, la lingua e conchiuse- se cero, io lo zio- carmine non moriva. raccontava pure molte cose dei miracoli che aveva fatto, tale e quale, come la gagliana. 644_2532_000017 ah, carogna, e rispondi, anche ti farò vedere io come finisce. lasciate stare la cinghia don tinu, o finisce male. vi ho detto e mise la mano in tasca. 644_2532_000018 questa donna che per ogni trivio fece infame mercato della propria abbiezione e della cecità. voglio anche concedere alla difesa della acquiescenza del suo amante. questa donna, o signori, osò arrogarsi il diritto delle affezioni pure e delle anime più oneste. 644_2532_000019 se ti metto le mani addosso, voglio romperti le ossa. andava gridando e nanni, perciò se ne stava alla larga dallaltra parte del fiume col ventre vuoto come una bestia inselvatichita. 644_2532_000020 poveri diavoli. costoro vanno ancora pel mondo a buscarsi il pane. 644_2532_000021 tutti gli occhi si volsero alla gabbia dovera rinchiuso, limputato, un vecchio alto e magro, dal viso color di cenere, coi capelli irti e bianchi sulla fronte rugosa. egli ascoltava, laccusa senza dir verbo col dorso curvo e seguiva cogli occhi lusciere il quale passava dinanzi al banco dei giurati col coltello in mano. 644_2532_000022 poscia rassicurato. a poco a poco, vedendo che dietro il muro non spuntava lo zio cosimo, col bastone si mise a sgretolare la sponda dellabbeveratoio, tutta fessa e scalcinata, un sasso dopo laltro, e dopo li tirava lontano, mentre la ragazzetta stava a guardare. 644_2532_000023 nanni. girò ancora un po di qua e di là finchè, spinto dalla fame, tornò a primosole, dove almeno ci aveva qualcuno. trovò che suo padre era sotto terra e lorbo guidava lui la chiatta, asciutto come un osso. 644_2532_000024 infine raffaela tornò a casa, sottomessa come una pecora, laccompagnò la mamma sènzia e gli altri parenti. nulla, nulla. son cose che succedono fra marito e moglie, ma ora la pace è fatta e vedrete come vostra moglie si ripiglia il cuore che gli avete dato compare nanni. 644_2532_000025 senti, disse alla moglie appena giorno ho pensato di far testamento. che malaugurio vi viene in mente adesso? no, no, figliuola mia, ho i piedi nella fossa, mi son logorata la pelle per far la roba e voglio aggiustare i conti prima di lasciar la fattoria. 644_2532_000026 gli fece dar da colazione, pane, vino e companatico in un angolo della tavola che egli subito disse grazie perchè le due donne sembrava che gli contassero i bocconi: sua sorella ritta sulluscio, colle mani sul ventre e lorecchio teso per sentire se capitava il marito, guardando di sottocchio donna stefana come fosse sulle spine. 644_2532_000027 dotandola coi suoi denari e facevano tutti una famiglia in una bella casa nuova col terrazzino e il letto, col cortinaggio che quasi non volevano lasciarvi entrare. quel vagabondo, pure donna stefana per politica, come seppe chi era e donde veniva. 644_2532_000028 oneste, osò esser gelosa il giorno in cui il suo complice apriva gli occhi sulla propria vergogna e si sottraeva al turpe vincolo per rientrare nel consorzio dei buoni, ritemprandosi colla santità del matrimonio. 644_2532_000029 allora diventava come un pazzo, si strappava i capelli e si rosicava le mani perchè non era più giovane. quando mi vedeva insieme al doganiere del molo, che era un belluomo colla montura lucida, mi diceva: 644_2532_000030 poscia. il magistrato si assise tranquillamente, ringraziando con un impercettibile sorriso allapplauso discreto di quei ventagli che sinchinavano, ponendosi sul viso il fazzoletto di batista. 644_2532_000031 e tiravano fuori dalla bisaccia la scarsa merenda, accoccolati su di un basto, masticando adagio, adagio. lo zio carmine non brontolava più, non si moveva più dalla sua cuccia, zitto e cheto. soltanto quando udiva fermarsi alla porta una vettura, rizzava il capo come poteva per amor del guadagno, e chiamava: o misciu. 644_2532_000032 alle volte, quando alla voce riconosceva un conoscente, lo zio carmine, rispondeva con un grugnito: son qua, sono ancora qua. erano quasi sempre le stesse facce stanche che si vedevano passare dinanzi al lumicino moribondo appeso al travicello. 644_2532_000033 a malgrado della nota mondana dellalto goletto inglese che gli usciva dal nero della toga e fulminò il reo colla sua implacabile requisitoria, facendo inorridire i giurati col quadro del vizio abbietto che vive nel fango dei bassi strati sociali. 644_2532_000034 quelli che avevano gridato allassassino il coraggioso che aveva afferrato pel petto lomicida prima che giungessero le guardie. nella brusca e feroce lotta per lo scampo, giustizia, giustizia, gridava nella folla la vedova, colla voce del sangue che chiedeva sangue, accompagnata dal piagnisteo degli orfani inteneriti dalla solennità. 644_2532_000035 ma don tinu la calmava con belle maniere. non lo strapazzate, quel ragazzo comare mena chè gli fate pensare al male. però, nanni, non poteva levarsi dagli occhi il viso rosso di filomena e le manacce di don tinu che? 644_2532_000036 gli altri. pazienza. oggi, questo, domani quellaltro le buttavano dei soldi e delle male parole ed essa non ci pensava più. ma testa, nossignore, essa, quando era stata con lui, mi ritornava a casa tutta sossopra, cogli occhi, che pareva ci avesse la luminaria dentro. 644_2532_000037 soprastante sinterruppe facendosi rossa e guardò nanni timorosa, ma a costui non gliene importava nulla. le disse solo: vattene ora chè sta per tornare il mio padrone. la poveretta si lasciava spingere verso luscio col capo chino sotto la mantellina rattoppata, balbettando. 644_2532_000038 così comè, non ve la lasciavano, neppure se eravate in mano del cerusico, gli disse la gagliana per consolarlo: i muli stessi se li mangiò, metà lei e metà la stalla. quando il povero zoppo alla porta dellosteria vide nunzio della rossa che si portava via la sua lettiga, si mise a sospirare queste campanelle: non le udrò più. 644_2532_000039 signor presidente, ho ucciso rosario testa. devo andare a morte anchio, comè scritto nella legge, e va bene. la malerba poveretta è quella che è e anche ciò va bene. 644_2532_000040 lorbo, che faceva da mezzano per un bicchier di vino, aiutava lho, vista io con questi occhi. per me rispose alfine nanni, se voi siete contenta, sono contento io pure. 644_2532_000041 buon uomo, anche lui. buono come il pane e se lo levava di bocca quel poco che guadagnava per darlo a me, ma geloso come il gran turco. dove sei stata? cosa hai fatto? 644_2532_000042 le braccia abbandonate sulle ginocchia, ma gli occhi lucenti di contentezza adesso, e una gran gioia che le si spandeva infine sul viso sbattuto e scarno. sai tanto tempo che ti volevo. bene, ti rammenti quando andavamo insieme per lerbe della minestra a primosole e lisolotto che lasciava il fiume quando era magro. 644_2532_000043 destò un senso di ripugnanza al solo vederla il pubblico accusatore laveva fatta venire. appunto per ciò ella si piantò tranquillamente in faccia al cristo, alla legge, a tutti quei visi arcigni. 644_2532_000044 avevo conosciuto quel poveretto ch'è morto prima di questaltro cristiano, molto tempo prima, prima ancora che si maritasse. allora mi chiamavano la mora dei canali. 644_2532_000045 un giorno, dopo anni e anni, in mezzo a una torma di mietitori vide passare anche una vecchia che neppure il diavolo lavrebbe più riconosciuta, mangiata comera dalla fame e dagli strapazzi, la quale gli disse: 644_2532_000046 dopo che per lui era arrivata a vendere sin la lana delle materasse, il bellarmando laveva piantata per correre dietro a una stracciona che gli spillava quei pochi soldi strappati a lei. 644_2532_000047 carmine come un baccellone, non sapeva che rispondere dondolandosi or su una gamba e ora sullaltra col berretto in mano. rimetti il tuo berretto, conchiuse lo zio nanni. 644_2532_000048 no, ti dico non voglio più, ah, non vuoi più, no. e il crippa, colpito lì dove la mora, diceva che non ci aveva nè cuore nè nulla. andò annaspando dietro a lei come un ubriaco e gridando: chiappatela, chiappatela. poi cadde come un masso davanti alla bottega del farmacista. 644_2532_000049 nanni volpe, nei suoi begli anni aveva pensato soltanto a far la roba: testa fine di villano e spalle grosse, grosse per portarci trentanni la zappa e le bisacce, e il sole e la pioggia. 644_2532_000050 e appena si fermavano ad ascoltare cadeva un gran silenzio, quasi il buio si stringesse loro ai panni. di tanto in tanto correva una folata di ponente caldo, come unombra sullonda del seminato. allora, grazia, si mise a piangere. passava un vetturale coi suoi muli e la piccina a piagnucolare. 644_2532_000051 così grazia, andò in galera, ma loro se la cavarono. colla sola paura della forca. il zanno e laiutante però, il primo fece voto a dio e al cristo di spaccaforno, che giovani non ne voleva più. alla cintola, comè vero, gesù sacramentato. 644_2532_000052 grazia. lo vide da lontano coi capelli rossi dietro labbeveratoio a secco e corse a raggiungerlo. ora me ne vado col zanno, diceva lui, e alla chiatta non ci torno più. 644_2532_000053 dicevo di no, perchè malannata, era lì vicino a scaricar zolfo nel magazzino dietro la villa e tante volte mi aveva detto: lui pure bada che se torni con rosario vi faccio la festa a tutti e due. ma lamore antico non si scorda più, vossignoria, basta, dite come avvenne lomicidio. 644_2532_000054 lorbo a canzonare la gagliana che non sapeva trovare il rimedio, le domandava: cosa ci vuole per farmi tornare la vista. lo zio carmine morì la notte istessa. peccato perchè la domenica poi si trovò a passare il zanno, il quale ci aveva il tocca e sana per ogni male nelle sue scarabattole. 644_2532_000055 la notte non sognava altro che ladri e ruberie e si svegliava di soprassalto col sudore della morte addosso. una volta gli parve anche di udir rumore nella stanza accanto e saltò dal letto in camicia, collo, schioppo in mano. 644_2532_000056 donna stefana, invece, gli ficcava addosso i suoi, quasi volesse frugarlo sotto i panni, con certe occhiate sospettose che covavano le posate. appena fuori delluscio si sentì dar tanto di catenaccio dietro le spalle. 644_2532_000057 ventura, partito per cercar fortuna altrove, mangialerba più che mai sotto i piedi della sua donnaccia, becco e bastonato, e lorbo, sempre lo stesso, attaccato alla fune come unostrica e allegro come un uccello che cantava nel silenzio della malaria, guardando il cielo cogli occhi bianchi. 644_2532_000058 più di fichidindia e cercavo di condurlo via, quandecco quel cristiano lì correre dallarco della ferrovia, tutto bianco di zolfo e cogli occhi come uno che ha bevuto, e in due salti ci fu addosso. afferrò il coltello dal banco dei fichidindia prima di dire gesù e maria. 644_2532_000059 io glielo aveva detto a testa. guarda che a te non te ne importa. tu ci hai moglie e figliuoli, ma io non ho che questa qui testa. poi tornò a sedersi, accennando ancora del capo, mentre la corte si ritirava per deliberare. 644_2532_000060 mhai fatto spandere dellolio. accadrà qualche disgrazia: nanni volpe, nel rompere il maggese alle prime acque aveva acchiappata una perniciosa la terra che se lo mangiava finalmente. e il medico e lo speziale pure. 644_2532_000061 solo limputato, non aveva caldo. seduto sulla sua panchetta col dorso curvo, il viso color di terra rivolto verso tutte quelle infamie che gli rinfacciavano. a sua volta prese a parlare lavvocato. era un giovane di belle speranze, delegato dufficio dal presidente a quella difesa, senza compenso. 644_2532_000062 volle pure confessarsi e comunicarsi per essere in pace con dio e cogli uomini. quando il signore lo chiamava, mandò a cercare persino suo nipote e gli disse: bestia, perchè sei scappato? avevi paura di me, che sono il sangue tuo. 644_2532_000063 vi rammentate, vossignoria, quando mi diceste se volevo venire con voi a fare il zanno? quella volta che morì lo zio carmine, allo stallatico del biviere, il zanno fingeva di non capire perchè non voleva aver questioni con don tinu, ma infine, messo alle strette, si lasciò scappare. be, se il tuo padrone ti manda via, io non ci ho difficoltà a pigliarti con me. 644_2532_000064 nanni, rammollito dal letto e dalla malattia, lasciava dire e lasciava fare, però testa fina di villano, col naso sotto il lenzuolo, pensava ai casi suoi e al modo di levare i piedi da quel pantano senza lasciarci le scarpe. 644_2532_000065 così ti farai uomo, gli diceva. giravano pei villaggi, dappertutto, dovera la fiera. schieravano in piazza la mercanzia su di una panchetta e vociavano: nella folla: cerano, trecconi, bestiame. 644_2532_000066 non ci ho colpa, ti giuro per la madonna addolorata. cosa potevo fare? egli era il padrone. tu non ceri più. non sapevo doveri nemmeno. sì, sì, va bene, adesso vattene, chè sta per venire don tinu, ripeteva lui allungando il collo fuori. delluscio di qua e di là della straduccia come un ladro. infine la ragazza se ne andò. adagio, adagio, rasente al muro. 644_2532_000067 nanni era rimasto nella stalla a scopare quel po dorzo rimasto in fondo alla mangiatoia. al vedere il babbo lungo, disteso nellaia, che si teneva il ginocchio colle due mani e aveva la faccia bianca come un morto, volle mettersi a strillare. 644_2532_000068 che ci avete un sasso lì nel cuore per lasciar morire di fame il sangue vostro con tanto ben di dio che ci avete in casa. se voi volete, lo zio nanni non dice di no, io che posso farci, lo sai che è lui il padrone. 644_2532_000069 così lo zio mommu portò la brutta notizia alla moglie di compare cosimo, masticando le parole e dondolandosi ora su di una gamba e ora sullaltra, che alla prima non si capiva nulla, nella casa piena di vicine mentre si aspettava il marito pel battesimo. 644_2532_000070 e nanni strillava, che pareva lammazzassero. sembrate un ragazzo, compare cosimo. gli diceva loste, non vi hanno detto di star tranquillo, foste in mano di qualche cerusico, pazienza, stava fresco, dio liberi. saltò su la vecchia come se lavessero punta. 644_2532_000071 limputato. egli non capiva nulla delle frasi che borbottavano in mezzo a quella folla nellombra. intese solo il presidente che pronunziava la condanna a vita e si alzò unultima volta barcollando sulle gambe, accennando sempre collindice quel gesto vago chera tutta la sua eloquenza e balbettò. 644_2532_000072 egli non era in casa. laspettò sulla porta, seduta sul marciapiede col fagottino accanto. dopo la mezzanotte lo vide che rientrava insieme a unaltra. allora si alzò, colle gambe rotte dal viaggio e si allontanò rasente al muro, zitta zitta. il giovane non ne seppe mai nulla. 644_2532_000073 suo padre compare cosimo che tirava la fune della chiatta sul simeto, con mangialerba, ventura e lorbo e lui a stendere la mano per riscuotere il pedaggio. passavano carri, passavano vetturali, passava gente a piedi e a cavallo dogni paese e se ne andavano pel mondo, di qua e di là del fiume. 644_2532_000074 la domenica, quando scendeva in piazza col vestito di panno blu, tutti gli facevano largo, persino le donne vedove o zittelle, sapendo che ora, fatta la casa, ci voleva la padrona. 644_2532_000075 e gli finì male davvero per un altro motivo. un giorno per la festa dellimmacolata, appena rizzarono il trespolo sulla piazza di spaccaforno, vennero gli sbirri e li acciuffarono tutti e due cogli unguenti e gli elisiri e li portarono al criminale, accusati dinfanticidio. 644_2532_000076 me lo date dunque? cotesto fiasco di vino. sì, per levarmiti dai piedi, non dir nulla. a compare nanni però carmine, finalmente trovato ora il tasto che bisognava toccare quando aveva bisogno di qualcosa. tornava a dire alla zia: 644_2532_000077 sinterruppe con un orribile sorriso di trionfo, guardando sfrontatamente in giro: il presidente, i giurati, i carabinieri cinghiati di bianco, incrociando sul petto il vecchio scialle con un gesto vago. 644_2532_000078 fu una sera tardi che ella tornava a casa tutta sola. per combinazione, egli la chiamò per nome, guardandola negli occhi con un certo fare, con un risolino che la rimescolava tutta. lei voleva scusarsi, balbettando, tentando di giustificarsi umilmente, mentre sentiva che il cuore le balzava verso quelluomo. 644_2532_000079 in alto, nel campanile, già tutto pieno di sole. la campana sonava a messa. essi andarono a sedere tristamente sul marciapiede accanto al vecchietto con cui erano venuti e che sera, messo a vender anatre e gallinelle che nessuno comprava, aspettando il zanno che non veniva neppur lui. 644_2532_000080 vedete, se avevo ragione, esclamò padron mariano, cosa andavate a fare se non cera più aiuto? la bambina se lera tolta in casa, comare stefana, per carità. 644_2532_000081 la sera trovarono compar antonio lungo, disteso dietro una macchia di fichidindia, col suo cane accanto che gli leccava la ferita. che è stato, compare antonio? chi vi ha dato la coltellata? compare antonio, non volle dirlo. portatemi sul mio letto per ora. se poi campo, ci penso io, se muoio, ci pensa dio. 644_2532_000082 capitarono anche una volta al paese di nanni, il quale non ci si raccapezzava più dopo tanto tempo e, passando davanti alla sua casa, vide un ballatoio che non ci era prima e della gente che non conosceva e vi stava pei fatti suoi. 644_2532_000083 poveri diavoli che sempivano di roba e si sarebbero mangiata cogli occhi. anche la sposa, questa, impalata nel vestito di lana e seta cogli ori al collo, badava già ai suoi interessi. locchio al trattamento, il sorrisetto della festa e una buona parola per tutti, amici e nemici. 644_2532_000084 stai tranquilla che ci penso io. la notte stessa vennero le guardie ad arrestare il bulo e misero sottosopra tutta la casa, rimovendo perfino i mattoni del pavimento per vedere quel che cera sotto il bulo, mentre lo menavano via ammanettato. le lasciò detto per ultimo: addio. 644_2532_000085 forse soltanto il sentimento più delicato e immaginoso di quelle dame eleganti avrebbe potuto sorprendere il tenue filo per cui si legano i fatti più mostruosi al sentimento più nobile in quegli animi rozzi. 644_2532_000086 il bellarmando fingeva di non capire. allora, lena, lo afferrò, pei capelli profumati, colle labbra bianche e gli disse: guarda, mando, guardami bene negli occhi e dimmi sè possibile finirla così del tutto dopo quel che abbiamo fatto tutti e due? dimmi se potresti dormire senza rimorsi nel letto di quella donna. 644_2532_000087 un giorno o laltro. diceva sempre: se il signore mi dà tempo, voglio rifare il testamento. ho lavorato tutta la vita, ho fatto suola di scarpe della mia pelle, ma ora ho il benservito. tutto sta ad avere il giudizio per procurarsi il benservito. 644_2532_000088 ma prove non ce nerano. il crippa dimostrò chera innocente come dio e, per ribattere laccusa, spiattellò innanzi ai giudici la storia della comare: un tiro che cercava di giocargli il marito per gelosia. 644_2532_000089 guardando inquieto i movimenti, dindignazione dei giurati, non avvezzi alla severa impassibilità della toga, con unaria di bestia sospettosa incominciò la sfilata dei testimoni, tutti a carico. 644_2532_000090 comè possibile che rosario, testa, giovane marito di una bella donna, gli desse ragione? dessere geloso per voi. comè vero, dio? questa è la verità. rispose la malerba. va bene, continuate. 644_2532_000091 pallida come la cera vergine, la quale se ne andava barcollando. ma il zanno, appena gli chiese se era davvero grazia, montò in furia come una bestia. tu sei troppo curioso, figliuol mio, e un giorno o laltro ti finisce male. 644_2532_000092 fin da pasqua di rose, i viandanti che venivano a passar la notte allo stallatico e non lo vedevano, come al solito, a portar la paglia dal fienile o a riscuotere lo stallaggio, dicevano: e compare carmine. 644_2532_000093 il capoccia della chiatta, bestemmiava contro lo scirocco e levante che gli toglieva il pan di bocca. e la sua gente si riposava, mangialerba bocconi, dormendo sulle braccia in croce, ventura allosteria e lorbo cantava tutto il giorno. ritto sulluscio della capanna a veder piovere, guardando il cielo cogli occhi bianchi. 644_2532_000094 poi una mandra di pecore in mezzo a un nuvolo di polvere. un frate cappuccino che tornava dalla cerca saltò a terra da una bella mula baia schiacciata sotto il carico e si chinò a bere alla cannella tutto rosso, sguazzando nellacqua la barbona polverosa. 644_2532_000095 indicò fieramente uno sfregio che le segnava la guancia dallorecchio sinistro al labbro superiore e non ve ne querelaste. no, era segno che mi voleva bene. 644_2532_000096 lo zio cosimo. aveva la terzana e stava lì al sole, appoggiato alla fune col fazzoletto in testa, aspettando la febbre che il signore taccompagni, figliuol mio e ti aiuti sempre. adesso chera stremo di forza, gli venivano i lucciconi agli occhi vedendo che bel pezzo di ragazzo sera fatto. 644_2532_000097 quando compare cosimo, tornava a lamentarsi. il ragazzo trasaliva quasi lo svegliassero, e poi tornava a borbottare come in sogno. nanni, stanco di singhiozzare, sbarrava gli occhi nel buio. 644_2532_000098 cadeva la sera smorta in un gran silenzio. poi si udirono lontano le chiese di francofonte che scampanavano la bella vigilia di natale che mi mandò. domeneddio balbettò: compare cosimo colla lingua grossa dallo spasimo. 644_2532_000099 nanni se la legò al dito e la prima volta che il merciaio si sciolse la cinghia per menargli la solfa addosso, gli disse brusco don tinu: lasciatela stare la cinghia, vossignoria, chè se no stavolta finisce male. 644_2532_000100 e quando, pazza di dolore e di gelosia, cercava di trattenerlo cogli occhi arsi di lagrime dicendogli: guarda, mando, guarda che ti rendo la pariglia, egli si stringeva nelle spalle per tutta risposta. 644_2532_000101 o tu che ci stai a fare? allora se non mi guardi la pelle e i tuoi interessi, sempre quellaffare del testamento. che carmine nera. contento, così come gli aveva detto lo zio, e la moglie no. 644_2532_000102 dopo, al cospetto dei giudici. quando le mostrarono i panni insanguinati della sua vittima, non seppe che cosa rispondere. questa donna chè stata di tutti, tonava il pubblico accusatore collindice, appuntato verso di lei come la spada della giustizia. 644_2532_000103 cera anche loste di primosole, il quale maritava filomena con lanzise, uomo, dabbene che non sapeva nulla, e tornavano tutti da lentini pel contratto gli sposi, compare antonio ed altra gente, lanzise era uno che ci aveva il fatto suo, terra buoi e un pezzo di vigna lì vicino alla savona, dicevano. 644_2532_000104 non mi uccidete chè sono sangue vostro, balbettò carmine rizzandosi in piedi, pallido come la camicia e raffaela, facendosi il segno della croce brontolava lavevo. ben detto che lolio per terra porta disgrazia. 644_2532_000105 ma allorchè il zanno vide grazia sullo scanno, accusata, insieme a loro, si mise a giurare e spergiurare: colle mani in croce, che non laveva mai vista nè conosciuta, comè vero, iddio? 644_2532_000106 passavano conoscenti, passavano viandanti che nessuno sapeva donde venissero, a piedi, a cavallo, dogni nazione. se ne andavano pel mondo di qua e di là del fiume, come lacqua del fiume stesso che se ne andava al mare, ma lì pareva sempre la medesima, fra le due ripe sgretolate. 644_2532_000107 quando dio volle, spuntò lalba e un gallo si mise a cantare dallegria sul mucchio di concime. da un sentierolo, fra due siepi, sbucò un vecchietto con una bisaccia piena in spalla. aveva la faccia buona e grazia. gli domandò. 644_2532_000108 è meglio di un cerusico, la gagliana, vedrete che vi guarirà, in meno di dire unavemaria: state allegro, compare cosimo, e se non avete bisogno daltro, vado a far la vigilia di natale, anchio con quei quattro maccheroni. 644_2532_000109 strascinò sino al burrone là nella cava delle pietre e lavvolse nel grembiule prima povere carni, tenere dinnocente. ma nanni non sapeva nulla, non serano più visti. potevano andare loro stessi a vedere, lì nella cava delle pietre, vicino al casolare, giù dal ponticello. 644_2532_000110 camminarono un bel pezzo e infine si trovarono soli nella campagna buia, col cuore che batteva forte, lontano, lontano dalla capanna delle chiatte dove si udiva ancora cantare lorbo. era una bella notte, piena di stelle e dappertutto i grilli facevano cri, cri nelle stoppie. 644_2532_000111 foste presente alluccisione di rosario testa sissignore. fu alla marina il giorno di tutti i santi e ne sapete il motivo. il motivo fu che malannata era geloso. geloso di testa sissignore, e a ragione sissignore. allora la vedova si celò, il viso fra le mani. 644_2532_000112 talchè anche dei poveri diavoli. ci si arrischiavano a guado, qualche miglio più in su, tanti baiocchi levati di bocca a quegli altri poveri diavoli che stavano colla fune in mano tutto il giorno sotto il solleone e litigavano fra di loro a digiuno. nanni allora, per un nulla si buscava delle pedate anche da suo padre, sciancato comera. 644_2532_000113 e vedendo compare cosimo sul pagliericcio dello stallatico, volevano sapere il come ed il perchè. poi davano unocchiata ai muli in fondo alla stalla. loste li faceva vedere fiutando la. 644_2532_000114 gli piaceva ridere e divertirsi e aveva amici e conoscenti in ogni luogo. spesso lasciava nanni al negozio, diceva lui, e correva a godersi la festa. di qua e di là colle comari aveva comari. 644_2532_000115 le portava dei vasetti di pomata, delle boccette di profumeria, ella ribatteva che suo marito non se lo meritava. era stato tanto buono con lei, il crippa, che certe storie non le capiva, badava a ripetere. or bene, giacchè vostro marito ha chiuso gli occhi una prima volta, 644_2532_000116 poi unaltra volta almeno aveste dei figliuoli. pazienza, ma cosa volete farne di tutta quella roba quando sarete morti, marito e moglie? se non abbiamo figliuoli, vuol dire che non cè la volontà di dio. 644_2532_000117 già non aveva più nulla da perdere. colei e gli disse, cogli occhi fuori della testa di mando, è vero che non vuoi saperne più di me? no, no, quante volte te lho a dire? 644_2532_000118 e si rammentava anche di questo, che un giorno dopo che gli si era data tutta anima e corpo, dopo che per amor suo aveva sofferto ogni cosa: la fame, gli strapazzi, la vergogna del suo stato. 644_2532_000119 essa voleva almeno gli alimenti dal marito. ma nanni volpe sapeva il codice meglio di un avvocato: lho forse cacciata via di casa? rispose al giudice: la porta è aperta se vuol tornare lei. 644_2532_000120 con me, vostro figlio girerà il mondo e si farà uomo. ripeteva don tinu. anche lo zio antonio poveretto non era più quello di prima e stava lì sulluscio dellosteria, inchiodato dalla paralisi sulla scranna, a salutar la gente che passava colla faccia da minchione per tirare gli avventori. 644_2532_000121 però non potevano lasciarlo morire a quel modo, come un cane ventura, mangialerba e spesso anche compare cosimo, tirandosi dietro la gamba storpia. venivano apposta da primosole e stavano a guardare compare, carmine, lungo, disteso, con la faccia color di terra, come un morto addirittura. 644_2532_000122 poi venne la serva della locanda a prendere una grembialata di pomodori. sulla piazza facevano passeggiare innanzi e indietro il mulo salassato. infine lo speziale chiuse la bottega mentre sonava mezzogiorno. 644_2532_000123 tutto andava pel suo verso. nanni volpe badava alla campagna duro come la terra, e sua moglie poi gli faceva trovare la camicia di bucato bella e pronta sul letto quando tornava il sabato sera. la minestra sul tagliere il pane a lievitare per laltra settimana. 644_2532_000124 ora che mancava locchio del padrone, il curatolo che gli rubava certo una pezza di formaggio ogni due giorni. la porta del magazzino che ci voleva, la serratura nuova, tanto che il camparo doveva averci pratica colla vecchia. 644_2532_000125 ed ora gli toccava anche mostrarsi amabile con lei che gli rubava il fatto suo. diceva alla zia ogni manciata di confetti che abbrancava: avessi saputo la bella zia che mi toccava, vorrei pigliarmi gli anni e i malanni di mio zio, stanotte. 644_2532_000126 o a caccia di lucertole nanni, sapeva coglierle con un nodo scorsoio, fatto in cima a un filo di giunco sottile. dentro al cerchietto che formava il nodo sputava una bella campanella lucente e le povere bestioline assetate in quellarsura si lasciavano adescare. 644_2532_000127 ma dove vuoi che li pigli, questi denari? per tutta risposta, mando. le voltò le spalle, senti? esclamò la lena con un impeto di tenerezza selvaggia, buttandoglisi al collo. se li vuoi, se li vuoi proprio, questi denari, ma dimmi almeno che mi vorrai bene lo stesso. 644_2532_000128 purgatorio. accorrevano dai dintorni a piedi, a cavallo e losteria. si riempiva di gente. alle volte arrivava anche il zanno, che guariva di ogni male colle sue scarabattole, o don tinu, il merciaiuolo, con un grande ombrellone rosso e schierava la sua mercanzia sugli scalini della chiesa. forbici, temperini, nastri e refe dogni colore. 644_2532_000129 compare carmine non diceva nè sì nè no, pensando al denaro che si sarebbe mangiato la gagliana però, nel forte della febbre tornava a piagnucolare. chiamatemi pure la gagliana senza badare a spesa. non mi lasciate morire senza aiuto, signori miei. 644_2532_000130 intanto vi manderò un fascio di fieno e anche la coperta della mula, se volete il fresco della sera. è traditore, qui nel lago, amico mio, tredici anni che compro medicine. 644_2532_000131 tanto tempo che ti volevo bene. e ricominciò a narrar la storia del suo misero vagabondaggio: la fame, il freddo, le notti senza ricovero, gli stenti e le brutalità che aveva sofferto, seduta sulla balla della mercanzia colla schiena curva. 644_2532_000132 dellaltro, cogli occhi sbarrati nelle tenebre, contando le ore che sfilavano lente sui tetti. poi lo vide partire, collombrello sotto lascella e la cappelliera in mano, senza dirle una parola davanti ai suoi. 644_2532_000133 il vecchietto acconsentì con un cenno del capo e, mentre si preparava a partire, legandosi in testa il fazzoletto e assettandosi la bisaccia in spalla, loste continuava. 644_2532_000134 infine, fu introdotto un testimonio sinistro, lamante di quei due uomini che se lerano disputata a colpi di coltello una creatura senza nome, senza età, quasi senza sesso, alta, nera, magra, mangiata dagli stenti e dal vizio che solo le era rimasto vivo negli occhi arditi. 644_2532_000135 quando fu allospedale e che lui soltanto venne a trovarla, colle mani piene darance, vinta da una gran debolezza, chinò il capo piangendo e gli confessò il suo fallo. il bulo protestava che non gliene importava nulla, acqua passata, purchè non si ricominciasse da capo. e così si accordarono. 644_2532_000136 il tempo passava e passava anche della gente che veniva a comprare la verdura dalla donnicciuola, colla mantellina, pesandola colle mani. da una stradicciuola spuntarono due signori col cappello alto, passeggiando adagio adagio, e si fermarono a contrattare lungamente, toccando la roba, colla punta del bastone, senza comprar nulla. 644_2532_000137 e nanni volpe fra i due. non trovava modo di rifarlo, diceva ogni volta che si sentiva peggio. sicchè, raffaela, al veder che se ne andava di giorno in giorno, ormai tutto una cosa gialla, col berretto di cotone si mangiava il fegato dalla bile e si sentiva male anche lei. 644_2532_000138 ora rimanevano soli e sconsolati. si presero per mano e arrivarono sino alla fontana chera, in fondo al paesetto, per la strada che scendeva a zig zag nella pianura arrivava gente a ogni momento. 644_2532_000139 il bulo però lo seppe o lo indovinò al vedere laria smarrita della lena, che ancora non aveva fatto il callo a certe cose, il bellarmando, più sfacciato, gli faceva le solite accoglienze da fratello, buttandogli le braccia al collo, dandogli conto dei loro negozi per filo e per segno. 644_2532_000140 lo zio, carmine chera, un buon diavolaccio, ne parlava con questo e con quello e come seppe che uno della chiatta lì vicino era morto di malaria, disse subito a compare: cosimo, questo è quello che fa per voi. 644_2532_000141 e il ragazzo, mentre ciaramellava, sandava, appisolando anche lui col mento sulle mani, raggomitolato nei suoi cenci. viene di notte, viene di giorno. secondo: va la caccia: quando si mette alla posta delle anatre, lo zio carmine gli lascia la chiave sotto luscio. 644_2532_000142 dopo. dallora in poi tornò spesso a domandargliene, senza farsi più pregare. e infine, quando la poveretta colla nausea alla gola come una costretta a mandar giù delle porcherie, si arrischiò a dirgli: 644_2532_000143 che mi lasciate così. in mezzo alla strada si mise a lamentarsi: compare cosimo, no, no, siamo cristiani. compare cosimo bisogna aspettare lo zio mommu per darci una mano. 644_2532_000144 nanni voleva far lo stesso. colla grazia la servetta dellosteria quando andavano insieme a raccoglier lerbe per la minestra lungo il fiume. ma la fanciulla rispondeva: no, tu non mi dai mai niente. 644_2532_000145 matrimonio. ella udì pronunziare la sua condanna disfatta, cogli occhi sbarrati e fissi, senza dir verbo, si alzò, traballando come ubriaca e, nelluscire dalla gabbia di ferro, battè il viso contro la grata. 644_2532_000146 e quella notte che abbiamo dormito insieme dietro un muro sulla strada di francofonte. poi, quando tu te ne sei andato con don tinu e non sapevo che fare nè dove andare, quella donna che vendeva i fichidindia, vedendomi ogni giorno a frugare nel mondezzaio fra le bucce e i torsi di lattuga, mi dava ora una crosta di pane ed ora qualche cucchiaio di minestra. 644_2532_000147 cercò anche dei parenti: il fratello pierantonio era lontano camparo, alle madonie, laggiù verso la marina e la sorella, benedetta sera maritata un buon partito che le aveva procurato comare stefana. 644_2532_000148 infilò il vestito blu e andò a parlare a comare sènzia. la ragazza era dietro luscio della cucina ad ascoltare. quando poi sua madre la chiamò, comparve tutta rossa, lisciata di fresco, colla, calzetta in mano e il mento inchiodato al petto. 644_2532_000149 carmine badava a dirgli che faceva uno sbaglio grosso a mettersi di nuovo la moglie in casa con quellodio che doveva covar lei, che un giorno o laltro lavrebbe avvelenato per levarselo dinanzi. 644_2532_000150 il vecchio le diceva: fai bene. fai bene perchè se mi accade una disgrazia prima che io abbia avuto il tempo di rifare il testamento, è peggio per te. e si lasciava cullare e lisciare e mettere nel cotone e ci stava come un papa. 644_2532_000151 era sopravvenuto un altro guaio, il suo fallo, che era visibile a tutti. cercò inutilmente di collocarsi, spese quei pochi quattrini che le avanzavano e infine, per vivere, fu costretta a prendere alloggio in un albergaccio, dove la questura veniva di tanto in tanto a far le sue retate. 644_2532_000152 costui narrava pure di benedetta e del fratello chera stato a cercarli e il padre, tutto contento, scrollava, tentennava il capo. colla faccia sciocca. una miseria in quella chiatta. 644_2532_000153 date retta al medico. aggiunse: la cilona compare, cosimo, è in mano di cristiani. lo vedete qui, questo poveretto che è venuto apposta? e lo zio mommu accennava di sì, con il capo ritto dinanzi al letto, battendo gli occhi, non sapendo come fare per voltare le spalle ed andarsene per le sue faccende. 644_2532_000154 quando lo mandavano a comperare il vino allosteria, si piantava dinanzi al banco della ragazza che glielo mesceva, colla faccia tosta e lo sgridava: guardate qua, cristiani, non gli spuntano ancora peli al mento, quel moccioso, e ha già negli occhi la malizia. 644_2532_000155 trovò la padrona, seria e accigliata, che le aggiustò il conto su due piedi, le ordinò di far fagotto e la mise alla porta con una brutta parola. la povera lena, non sapendo che fare, schiacciata sotto la vergogna, prese la diligenza per la città e andò a trovare il suo amante. 644_2532_000156 sì, glielo dico in faccia, ora che lavete a condannare, perchè questa è la verità dinanzi a dio. mi diceva poveretto: no, non me ne importa, è che penso al come lo guadagni questo pane e non posso mandarlo giù. 644_2532_000157 li svegliò lo scampanío del paese in festa, che il sole era già alto. mentre andavano per via guardando la gente che usciva vestita in gala, scorsero in piazza don tinu, il merciaiuolo colle sue scarabattole, digià in mostra sotto lombrellone rosso. signore don tinu gli disse grazia tutta contenta: benvenuto a vossignoria. 644_2532_000158 compare antonio era un omettino cieco dun occhio che al vederlo non lavreste pagato un soldo, però si diceva che avesse più di un omicidio sulla sua coscienza e a venti miglia in giro gli portavano rispetto. 644_2532_000159 il bulo non era affatto geloso. la lasciava sola per mesi e settimane e continuava ad andare sempre in giro pel suo mestiere, che non si sapeva quale fosse il crippa suo compagno. 644_2532_000160 abbiamo fatto unopera di carità. osservò don tinu nel pagare il vino bevuto. statevi bene, compare antonio. così era fatto don tinu: colle mani sempre aperte quando ne aveva e il cuore più aperto ancora. 644_2532_000161 bianchi. comare menica, avrebbe voluto andarvi lei a primosole, almeno per vedere suo marito e portargli la bambina, chè il padre non la conosceva neppure, quasi non lavesse fatta lui. andrò appena avrò presi i denari del filato, diceva essa. pure andrò dopo la raccolta delle ulive, se mi avanza qualche soldo. 644_2532_000162 era stato per la disperazione, dacchè tutti la scacciavano come un cane malato, e per la vergogna, anche sì, perchè no? dopo che nanni laveva, mandata via e cominciava a capire il male che aveva fatto. fu una notte nel casolare abbandonato dietro il ponticello che prima serviva pei lavoranti della strada. 644_2532_000163 e compare cosimo. era rimasto a primosole col sul ragazzo tanto lorbo. gli diceva che collaiuto di dio poteva vivere e morire alla chiatta, al pari di lui che vi mangiava pane da cinquantanni e ne aveva vista passare tanta della gente. 644_2532_000164 e il resto del tempo poi tutta per la casa, sino a far la predica al marito. se carmine, il nipote povero veniva a ronzargli intorno. non gli date nulla a quel disutilaccio, o, se no, non ve lo levate più di dosso a lasciarli fare. i vostri parenti vi mangerebbero vivo. 644_2532_000165 argomentò sottilmente intorno alle circostanze di fatto per farne risultare tutto ciò che occorreva a dimostrare la provocazione grave e lingiuria. qui veniva a taglio una pittura commoventissima di quella morbosa gelosia senile che doveva avere tutti gli strazi e le collere furibonde dellumiliazione e dellabbandono. 644_2532_000166 io non glielho tolto. rispose nanni volpe e non voglio toglierle nulla. se lo merita, raffaela, per meritarselo. si fece buona ed amorevole, che non pareva vero- sempre intorno al marito a curarlo, a prevenirgli ogni suo desiderio e ogni malanno. 644_2532_000167 zio mommu lo mostrava con un cenno del capo lungo, disteso nel pagliericcio sotto un mucchio di bisacce, e misciu col cappuccio in capo, mangiato dalle febbri. anche lui soggiungeva: ha la terzana. 644_2532_000168 e andò a posare lo schioppo senza aggiunger altro. più tardi, nanni, andava allosteria per il vino quando vide venirsi incontro don tinu, tutto stralunato, che si guardava attorno, sospettoso: te due soldi. gli disse e va a dire a compare antonio che laspetto qui per quella faccenda, che sa lui, ma che nessuno ti veda, veh. 644_2532_000169 la domenica cambiava lo zio antonio, che teneva losteria di primosole, faceva venire il prete per la messa e mandava filomena, la sua figliuola, a scopare la chiesetta e a raccattare i soldi che i devoti vi buttavano dentro dal finestrino per le anime del purgatorio. 644_2532_000170 ora voleva godersi tranquillamente la sua pace e la provvidenza che il cielo mandava, insieme alla moglie che gli aveva dato dio. e se si trovavano a passare il zanno, oppure don tinu, che ora gli portavano rispetto e lasciavano anche loro bei soldi, allosteria, soleva dire, con la moglie o con chi cera. 644_2532_000171 soltanto batteva le palpebre, quasi la poca luce che lasciavano entrare le stuoie calate fosse ancora troppo viva per lui. alla domanda del presidente si rizzò in piedi diritto, col berretto ciondoloni fra le mani, e rispose: sissignore, con quello corse un mormorio. 644_2532_000172 e indicò, limputato nel banco di chi siete? figlia di nessuno, quanti anni avete? non lo so, che professione fate. essa parve cercare la parola donna di mondo, disse. infine scoppiò unaltra risata nelluditorio. il presidente impose silenzio. 644_2532_000173 qui sei in casa tua e puoi venirci quando vuoi. anzi, sarà meglio per guardarti i tuoi interessi. e, come laltro, spalancava gli occhi di bue. sì, sì, va a chiederlo al notaro. il testamento che ho fatto, ingrataccio. lanima a dio e la roba a chi tocca. 644_2532_000174 accusato. avete nulla da dire a vostra discolpa. conchiuse. il presidente laccusato si alzò di nuovo colle braccia penzoloni lungo la sua stecchita persona. e un gesto vago dellindice come duomo persuaso di quel che dice. 644_2532_000175 lo zio carmine. andava in bestia ogni volta che lo chiamavano. che cè? cosè successo? non mi lasciano stare un momento, santo diavolone. finalmente comparve sulla porta sbadigliando, col cappuccio sino agli occhi. cosè stato ora che volete lasciate fare? a me compare cosimo. 644_2532_000176 signore don battista, come posso fare a lasciare quel poveretto fuorivia in mano altrui, ora chè in quello stato- e voi non vi movete- appoggiava comare stefana, vostro marito. andrete a trovarlo, poi temete che scappi. 644_2532_000177 e sempre cuor contento, lui raccontava agli uomini stesi bocconi le meraviglie che aveva visto laggiù, lontano, lontano. e nanni ascoltava, intento, come aveva fatto la grazia ai racconti che faceva lui. 644_2532_000178 ma la tua compagna lasciala stare pei fatti suoi, chè non ho pane per tutti e due. grazia scorata. si allontanò passo passo, colle mani sotto il grembiule, e poi si mise a guardare tristamente dallaltra cantonata, mentre nanni se ne andava dietro al merciaiuolo curvo sotto il carico. 644_2532_000179 un giorno nanni, li vide tutti e due dietro il pollaio, che si tenevano abbracciati. filomena, che stava allerta per timore del babbo, si accorse subito di quegli occhietti che si ficcavano nella siepe e gli saltò addosso colla ciabatta in mano. cosa vieni a fare qui, spione, se stai a raccontare quel che hai visto? 644_2532_000180 allora raffaela saltò su come una furia lanima: la darete al diavolo come un ladro, che siete sì un ladro, perchè vi ho sposato. dunque, questo è un altro affare, rispose nanni, spogliandosi per tornare a letto. un altro affare che non può aggiustarsi al caso come un testamento. 644_2532_000181 aspettate prima se vi portano un buona notizia. alle volte, intanto che voi siete per via, vostra moglie guarisce e voi ci perdete la spesa del viaggio. lorbo invece consigliava di far dire una messa alla madonna di primosole chè miracolosa, finchè giunse la notizia che da comare menica cera il prete. 644_2532_000182 rizzatasi a sedere in camicia, strillava aiuto che sammazzano santi cristiani e filomena per dividerli. buttava piatti e bicchieri addosso a don tinu gridando: birbante ladro scomunicato. 644_2532_000183 uno di quegli avventori detto, il bulo uomo sulla cinquantina colla faccia dura, il quale arrivava ogni quindici o venti giorni senza bagaglio ed era sempre in moto di qua e di là. sinnamorò di lei. 644_2532_000184 indi la convalescenza, il baliatico, il bisogno dei figliuoli, e il tempo era passato. compare cosimo quando infine la gagliana gli aveva detto di alzarsi. era rimasto su di una sedia alla porta dello stallatico, con una gamba più corta dellaltra. 644_2532_000185 essa invece gli portava nascoste in seno delle croste di formaggio che gli avventori avevano lasciato cadere sotto la tavola, o un pezzetto di pane duro rubato alle galline. accendevano un focherello fra due sassi e giocavano a far la merenda. 644_2532_000186 poi tornava il bel tempo e spuntava del verde, qua e là fra le rocce di valsavoia, sul ciglio delle viottole, nella pianura, fin dove arrivava locchio. infine, veniva lestate e si mangiava ogni cosa: il verde dei seminati, i fiori dei campi, lacque del fiume, gli oleandri che intristivano sulle rive coperti di polvere. 644_2532_000187 giusto cera filomena che cominciava a farsi vecchia e nessuno la voleva per quella storia di don tinu e le altre che si erano scoperte, dopo la quale gli diceva: ogni volta io ci ho la mia roba, grazie a dio, e il marito che volessi prendere starebbe come un principe. 644_2532_000188 natale. pocaroba dice: badate che malannata è in sospetto, lho, visto che si affaccia ogni momento alla porta del magazzino e tien docchio, compare rosario testa. dice: lasciatelo guardare. compare pocaroba che me ne rido di malannata e del suo santo. 644_2532_000189 ella disse di no. allora egli le offerse di sposarla. lena disse ancor di no, sbigottita da quella faccia e vergognosa di dover confessare il suo passato poscia. 644_2532_000190 il bulo lo guardò colla faccia dura e gli rispose: secco, secco. vi ringrazio, compare, di tutto quello che avete fatto per me e un giorno o laltro ve lo renderò. la lena sentì gelarsi il sangue a quelle parole, ma il crippa, che aveva mangiato la foglia, anche lui le disse nellorecchio, mentre il compare era andato di sopra un momento a mutarsi i panni. 644_2532_000191 fate, fate, disse carmine, chè dalle vostre mani ogni cosa mi è dolce. non venirci più qui, non mi far peccare a causa tua. ogni volta poi mi tocca dirlo al confessore. 644_2532_000192 la mora non vuole lasciarmi tranquillo, ora che ho preso moglie, signor maresciallo, e il maresciallo aveva risposto: va bene al solito, senza pensare a ciò che potesse covare dentro di sè una donna come quella. ora, le guardie arrivavano dopo che la frittata era fatta, sbracciandosi a gridare largo, largo. 644_2532_000193 donne che venivano ad attinger acqua, vetturali che abbeveravano i muli e coppie di contadini che tornavano dai campi chiacchierando a voce alta colle bisacce vuote avvolte al manico della zappa. 644_2532_000194 a destra le collinette nude di valsavoia, a sinistra il tetto rosso di primosole e allorchè pioveva, per giorni e settimane non si vedeva altro che quel tetto tristo nella nebbia. 644_2532_000195 il zanno, nel medicare il merciaiuolo, andava predicando coi villani. ci vuole prudenza, don tinu caro, chè son peggio delle bestie vetturali. poi, dio liberi. ogni volta quando gli capitava male, don tinu si sfogava, dopo col ragazzo a calci e scapaccioni. 644_2532_000196 il giorno in cui il giovanetto dovette far ritorno alluniversità pioveva a dirotto. essa si rammentava pure dello scrosciare malinconico e continuo di quella grondaia. lavevano sentito tutta la notte colle braccia al collo, luna dellaltro. 644_2532_000197 no e sì, sì e no. le parole cascavano di bocca e il pane e il companatico pure. toccarono appena del babbo e del fratello, che erano lontani uno di qua e laltro di là, e tacquero subito perchè poco avevano da dire, dopo tanto che non si erano visti. 644_2532_000198 tanto che infine glielo disse chiaro e tondo, in faccia a carmine stesso, il quale stava imboccando lo zio col cucchiaio in una mano e reggendogli il capo collaltra. fate bene a tenervi così caro il sangue vostro, perchè non sapete il bel servizio che vha reso vostro nipote. 644_2532_000199 poi si mise a tirare la gamba come un boia da principio compare cosimo, non diceva nulla, sudando a grosse gocce e ansimando quasi facesse una gran fatica. ma poi, tutta un tratto, gli scappò un grande urlo che fece drizzare a tutti i capelli in testa. 644_2532_000200 benedetta disse di sì con unocchiata riconoscente. poi guardò il fratello e chinò gli occhi. infine gli chiese se contava di fermarsi molto in paese, dandogli del voi sempre cogli occhi bassi. 644_2532_000201 no, no, balbettava. essa tutta, tremante, bianca come cera, ma il sangue le avvampò allimprovviso in faccia. arrovesciò il capo cogli occhi chiusi, le labbra convulse che scoprivano i denti. 644_2532_000202 sembra un diavolo. quella strega ammiccava loste allo zio mommu, il quale stava a guardare col naso malinconico, seduto sullo strapunto, le gambe penzoloni e sgretolando a poco a poco il suo pane nero. 644_2532_000203 poi, nellafa della strada diritta diritta, si vedeva venire da lontano il polverone che accompagnava qualche carro, o spuntava dallaltra parte la sonagliera mezza addormentata di un mulattiere lorbo che non aveva nessuno al mondo e se lera girato tutto diceva: quello lì viene da catania, questaltro da siracusa. 644_2532_000204 però egli si scolpò subito giurando: colle braccia in croce. due giorni dopo arrestarono anche lui come complice del bulo, mettendoli a confronto, luno, con laltro. 644_2532_000205 ella sputava sul ginocchio enfiato, lempiastro, che andava masticando, metteva le stecche e stringeva forte le bende senza badare agli ohi, ciarlando sempre come una gazza e quandebbe terminato, si nettò le mani nella criniera ispida e grigia che le faceva come una cuffia sporca sulla testa. 644_2532_000206 mentre era lì seduto a giudicare, pensando al ricolto del podere o al fresco del terrazzino dove lo stava aspettando la famigliuola. per poco non si udirono degli applausi alla perorazione dellavvocato. lo stesso presidente gli fece velatamente i mirallegro. 644_2532_000207 poi sollevarono il lettighiere al modo che diceva: lo zio carmine, uno sotto le ascelle e laltro pei piedi, cristo, come vi pesano le ossa. compare cosimo sbuffava, loste per fargli animo con una barzelletta. e lo zio mommu mingherlino barellava davvero come un ubbriaco sotto quel peso. 644_2532_000208 come nanni si fermò. vide grazia che gli veniva dietro. e tu dove vai? le disse essa non rispose e tornarono a udirsi i grilli. tuttintorno non si udiva altro solo il fruscío del grano in spiga al loro passaggio. 644_2532_000209 ma io che potevo farci? poi lui lo sapeva, che cosa io ero, non importa. tornava a dire: almeno non ci voglio pensare, ma aveva i suoi capricci anche lui, come una donna, e certuni non me li voleva attorno. 644_2532_000210 quando non passava alcuno, venivano delle cutrettole a saltellare sui sassi in mezzo alla fanghiglia, battendo la coda. lontano si udiva la cantilena dei trebbiatori, nellaia perduta in mezzo alla pianura che non finiva mai e cominciava a velarsi nelle caligini della sera. 644_2532_000211 un giorno, durante la raccolta, mentre carmine aiutava a scaricare lorzo nel granaio, raffaela che faceva lume, tutta rossa e in camiciuola. anche lei, lo scellerato, lafferrò a un tratto pei capelli, come una vera bestia che era e non volle lasciarla più, per quanto essa gli martellasse gli stinchi cogli zoccoli e gli piantasse le unghie in faccia. 644_2532_000212 raffaela uscì di casa inferocita giurando che andava a citare suo marito dinanzi al giudice per avere il fatto suo e voleva farlo morir solo e arrabbiato come un cane. 644_2532_000213 la vedova stralunata, si teneva sul viso il fazzoletto orlato di nero e faceva frequentemente un gesto macchinale, come per ravviare le folte trecce allentate, colle mani bianche, levando in aria le braccia rotonde, con un moto che sollevava il seno materno, orgoglio della sua bella giovinezza vedovata. 644_2532_000214 egli non diceva di no, anzi, ci stava pensando. però faceva le cose, adagio da uomo, uso ad allungare il passo secondo la gamba vedova non la voleva chè vi buttano ogni momento in faccia il primo marito, giovinetta di primo pelo, neppure per non entrare subito nella confraternita, diceva lui. 644_2532_000215 la ragazza esitava, intimidita da quegli occhi nanni. ripetè: entra, ti dico sciocca e la tirò pel braccio, chiudendo luscio. ella obbediva, tutta tremante, poi gli buttò le braccia al collo. 644_2532_000216 però si udiva già il fruscío dei giunchi secchi e il tonfo degli scarponi dello zio mommu che sfangava nel greto. 644_2532_000217 ma compare cosimo balbettava. va a pigliare dellacqua fresca, piuttosto va a chiamare lo zio carmine che mi aiuti. accorse il ragazzo dellosteria col fiato ai denti, o chè stato compare cosimo? niente misciu, ho paura di aver la gamba rotta. va a chiamare il tuo padrone, piuttosto che mi aiuti. 644_2532_000218 e fissava sitibonda sulluccisore gli occhi arsi di lagrime. costui non sapeva risponder altro che sissignore a tutte le domande del presidente che gli stringevano il capestro alla gola. 644_2532_000219 no, rispose nanni. no, non ho più fame. povero figlio mio, che vigilia di natale è venuta anche per te. la gagliana venne a giorno, fatto che lo zio cosimo aveva il viso acceso e la gamba gonfia come un otre. 644_2532_000220 poi, allorchè sincontrarono di nuovo, era passato tanto tempo, tanto tempo e tante vicende. anchessa era mutata, tanto mutata, ma quelluomo non se lera potuto levare mai dal cuore. e adesso la sciagurata chinava il capo e si sentiva venir rossa, come una volta. 644_2532_000221 il poveraccio lasciava fare colla gamba ciondoloni come se non fosse stata più roba sua. questa è roba della gagliana. conchiuse lo zio carmine posandolo di nuovo in terra. adagio, adagio. 644_2532_000222 benedetta, anzi, non aveva neppure conosciuto il babbo, come fosse figlia del peccato. questa povera orfanella disse: forte donna stefana, non ha avuto nessuno al mondo, nè amici, nè parenti. dillo tu stessa, figliuola mia. se non ero io, come restavi al mondo? 644_2532_000223 le signore che dovevano alla sua galanteria i posti riservati dellaula rianimavano la loro indignazione col profumo della boccetta di sale inglese soffocate dallafa e i larghi ventagli. si agitavano vivamente a scacciare il lezzo immondo della colpa come farfalle gigantesche. 644_2532_000224 sentite, amico mio, disse infine lo zio carmine che sentiva lumidità del biviere penetrargli nelle ossa. qui non possiamo farvi nulla. per farvi muovere come siete adesso ci vorrebbe un paio di buoi. 644_2532_000225 pure non si dimenticarono i parenti più stretti ed i vicini. ci furono dolci del monastero e vino bianco. fra gli invitati cerano anche quelli che sarebbero stati gli eredi di nanni volpe. 644_2532_000226 nanni se la diede a gambe senza rispondere e lei saffannava a corrergli dietro colla vesticciuola tutta sbrindellata che svolazzava sulle gambette nude. 644_2532_000227 no, no, ancora non sono in questo stato. lagnavasi, compare cosimo dal fondo del suo giaciglio, diciamo così per dire: compare cosimo, state tranquillo, nessuno vi vuol toccare la roba vostra se non volete voi, qui cè paglia e fieno per i vostri muli e potete tenerceli centanni. 644_2532_000228 chiusa la porta. quando tutti se ne furono andati, compare nanni. condusse la sposa a visitare le stanze, il granaio sin la stalla e tutto il ben di dio. dopo posò il lume sul canterano accanto al letto e le disse: ora tu sei la padrona. 644_2532_000229 vedi questo quattrino arrotato che lo tengo in tasca apposta. con questo ti taglierò la faccia. e dopo, mammazzo, io- e lo fece davvero- io gli dissi che serve. ora che mavete sfregiata, nessuno mi vorrà e non sarete più geloso. 644_2532_000230 queste son cose che succedono. disse poi don tinu quando seppe comera andata la visita alla sorella. il mondo è grande e ciascuno va pei fatti suoi. andavano pel mondo di qua e di là. 644_2532_000231 per fiere e per villaggi sempre colla roba in collo, sicchè infine una volta capitarono a primosole dopo tanto tempo. ora ti faccio vedere. tuo padre, sè ancora al mondo, disse: don tinu nanni, non voleva fra la vergogna e la paura, ma il merciaio soggiunse: lascia fare a me che le cose le so fare. 644_2532_000232 nanni volpe, tutto contento, si fregava le mani e diceva fra sè e sè: se non riesce bene, una moglie come questa vuol dire che non cè più nè santi, nè paradiso. e carmine suo cugino alla lontana che lo chiamava zio per amor della roba. 644_2532_000233 ha la malaria nella testa. il padrone disse poi: misciu, il ragazzo della stalla, tornando col fieno e la coperta, non fa altro che dormire tutto il giorno. intanto sopra i monti spuntava la prima stella, poi unaltra, poi unaltra. 644_2532_000234 nanni. per risparmiarsi la fatica, le arraffava anche la sua parte di cicoria o di finocchi selvatici. poi il giorno dopo giurava, colle mani in croce, che non lavrebbe fatto più. e la poverina ci tornava sempre appena lo vedeva da lontano, coi capelli rossi in mezzo alle stoppie gialle. 644_2532_000235 menavano una vita allegra, ma sempre collorecchio teso e un piede in aria di notte, se picchiavano alluscio. era un lungo tramestío, un ciangottare dietro luscio, un andare e venire prima di tirare il. 644_2532_000236 nanni, raccolse i quattro cenci nel fazzoletto e conchiuse: benedicite a vossignoria. e se ne andò a trovare il zanno. bada che qui si guarda e non si vede, si ode e non si sente, si ha bocca e non si parla. gli disse il zanno per prima cosa. se hai giudizio, starai bene. 644_2532_000237 il crippa, abbandonato su di una seggiola, tutto rosso di sangue, col viso bianco e stravolto, la guardava senza vederla come stesse per lasciarla dopo soli due mesi di matrimonio, poveretta. 644_2532_000238 in mezzo alla gran pianura riarsa. il fiume sinsaccava come un burrone enorme. fra le rive slabbrate mostrava le ossa: brontolavano, quelli della chiatta. 644_2532_000239 sì, donna di mondo, ribattè lei per spiegarsi meglio, ora con questo e ora con quellaltro. basta, abbiamo capito. interruppe il presidente. conoscete da molto tempo, limputato sissignore, questo qui me lha fatto lui, tre anni sono. 644_2532_000240 la gagliana la battezzò febbre pericolosa, di quelle che è meglio mandare pel prete. addirittura giusto era sabato e passava gente che tornava al paese. 644_2532_000241 il giovinastro allora si grattava il capo guardando la zia cogli occhi di gatto. un giorno, per toccarle il cuore, arrivò a dirle: così bella e giovane come siete, è un vero peccato che non ci sia la volontà di dio. 644_2532_000242 raffaela. qui cè massaro nanni che ti vuole per sposa, disse la madre. la giovane rimase a capo chino, seguitando a infilare i punti della calza col seno che le si gonfiava. 644_2532_000243 ora fo i servizi a chi mi chiama. sera fatta grande, tanto che la vesticciuola sbrindellata non arrivava a coprirle del tutto le gambe magre, colla faccia seria e pallida di donna fatta che ha provato la fame, e due pesche fonde e nere sotto gli occhi. nanni che stava leccando col pane il piatto di don tinu, le disse: te ne vuoi. 644_2532_000244 talchè bisognò tagliargli le brache per cavargliele, mentre la gagliana, per modestia, si voltava dallaltra parte cogli occhi bassi, preparando intanto ogni cosa lesta, lesta, bende stecche empiastri, con certe erbe miracolose che sapeva lei. 644_2532_000245 egli sfoderò gratuitamente tutte le sue brillanti qualità oratorie pel solo onore. esaminò lo stato psicologico e morale degli attori del lugubre dramma. sciorinò le teorie più nove sul grado di responsabilità umana. 644_2532_000246 no, no, rispose lo zio col suo risolino duomo, dabbene il testamento è in favor tuo e se mi avvelena, non ci guadagna nulla. anzi, si grattò il capo a pensare se dovesse dirla e infine se la tenne per sè, ridendo cheto, cheto. 644_2532_000247 al sentirsi dire quella mala parola sul mostaccio da don tinu, il quale aveva una faccia di minchione, andò a staccare lo schioppo dal capezzale per spifferar le sue ragioni anche lui, mentre la moglie che la malaria inchiodava in fondo a un letto da anni ed anni. 644_2532_000248 don tinu si accigliò e rispose: o tu chi sei? io non ti conosco. la fanciulletta si allontanò, mogia, mogia. ma don tinu vide il ragazzetto che guardava da lontano, timoroso, e gli disse: tu sei quello dellosteria del pantano. ti conosco, sissignore. don tinu rispose: nanni, col sorriso incerto. 644_2532_000249 lui le tappò la confessione in bocca con un bel bacio, un bacio che la fece impallidire e le passò il cuore come un ferro. avrebbe preferito una coltellata addirittura, ma egli non era geloso, no, ormai. 644_2532_000250 a te che te ne importa, carmine. ci pensò su un momento e poi rispose fregandosi le mani. vorrei essere nella camicia dello zio nanni e vi farei vedere se me ne importa, zitto, scomunicato, o lo dico a tuo zio, i discorsi che vieni a farmi sai. 644_2532_000251 poscia spinto fuori delluscio carmine, più morto che vivo e ancora mezzo svestito, raffaela si mise attorno al suo marito coi beveroni, col vino medicato per farlo rimettere dallo spavento, scaldandogli i piedi col fiasco dacqua calda. 644_2532_000252 dalla collera di quel ragazzo, abituato a fare il suo volere in casa sera abbandonata, timorosa e felice. era stato un bel sogno chera durato un mese. egli saliva furtivo nella cameretta di lei colle, scarpe in mano e si abbracciavano tremanti, al buio. 644_2532_000253 lo zio cosimo sera lasciato andare di nuovo supino, col viso stralunato e lucente di sudore, accarezzando colla mano il suo ragazzo e balbettando che non era nulla. ora chi mi paga? domandò infine la gagliana. 644_2532_000254 allorchè il nido fu pronto, finalmente nanni volpe. aveva cinquantanni, la schiena rotta, la faccia lavorata come un campo. ma ci aveva pure belle tenute al piano: una vigna in collina, la casa col solaio e ogni ben di dio. 644_2532_000255 aveva messo gli occhi sulla figliuola di comare sènzia la nana, una ragazza quieta del vicinato, cucita sempre al telaio, che non si vedeva alla finestra neppure la domenica e sino ai ventottanni non aveva avuto un cane che le abbaiasse dietro. 644_2532_000256 la vedova adesso. la guardava cogli occhi ardenti e feroci, le labbra pallide come le guance. vho detto: chera un discolo buonanima e, anchio al rivederlo, mi sentivo tutta fiacca, come mavesse fatto bere. 644_2532_000257 cera già una donnicciuola imbacuccata in una mantellina bianca, la quale vendeva verdura e fichidindia. delle altre donne entravano in chiesa, davanti lo stallatico salassavano un mulo e dei contadini freddolosi stavano a guardare col fazzoletto in testa e le mani in tasca. 644_2532_000258 poi dorme di giorno o va a vendere la selvaggina di qua e di là, ma la sua roba lha sempre qui nella stalla appesa al capezzale. il cavicchio pel fucile, il cavicchio per la carniera, per un cavicchio, ogni cosa. tanti anni che sta qui, lo zio carmine dice chera ancora giovane. 644_2532_000259 il baio birbante che lo guardava di malocchio per certe perticate che se lera legate al dito. come lo vide, spensierato, che si chinava ad affibbiargli il sottopancia, canterellando, affilò le orecchie a tradimento jjj. e gli assestò un calcio secco. 644_2532_000260 un processo allassise discutevasi una causa capitale. si trattava di un facchino che, per gelosia, aveva ucciso il suo rivale, giovane dabbene e padre di famiglia. la folla inferocita voleva far giustizia sommaria dellassassino, pallido e lacero dalla lotta che i carabinieri menavano in prigione. 644_2532_000261 belle e buone bestie, quiete come il pane, un affare doro per chi le compra. se compare cosimo dio liberi, rimane storpio. il baio voltava indietro il capo come se capisse colla sua boccata di fieno in aria. 644_2532_000262 come vi chiamate la malerba. e siccome luditorio, nellattesa tragica sera messo a ridere quasi per ripigliar fiato, ella soggiunse anche lui. gli dicevano: malannata. 644_2532_000263 ma laltro scosse il capo accennando di no, che non poteva. don tinu, per cortesia. gli chiese infine di sua moglie e di comare filomena, che non si vedevano nellosteria deserta, e il vecchio colle, mani tremanti, accennò di qua e di là, lontano, verso il camposanto e verso la città. 644_2532_000264 pensaci, mando, pensa che è impossibile finirla del tutto a questo modo? lasciami in pace. ora sono ammogliato, non voglio aver storie con mia moglie. intendi, ah, tua moglie. essa però lo sapeva quello che siamo stati prima di sposarti. 644_2532_000265 e in fondo come un pezzetto di specchio appannato. il biviere guarda comè lontano. disse nanni col cuore stretto. il sole era già tramontato, ma non sapevano dove andare e rimanevano aspettando luno accanto allaltra, seduti sul muricciolo nel buio. 644_2532_000266 deposizione del testimonio: nulla, signor presidente, questa è la verità. allora sorse il pubblico accusatore, togato e solenne. 644_2532_000267 ah, che vigilia di natale mi ha mandato domeneddio. tornava a dire: compare cosimo, steso alfine nello strapunto come un morto. non ci pensate. compare cosimo che ora la gagliana vi guarisce in un batter docchio. bisogna andare a chiamarla. compare, mommu, nel tempo stesso che andate a lentini per vendere la vostra roba. 644_2532_000268 salutami il compare e digli che ci rivedremo al mio ritorno il giorno dopo arrivò il crippa, fresco come una rosa. la lena che aveva qualche sospetto non seppe nascondergli la brutta impressione. 644_2532_000269 allora lo zio, mommu, tirò dalla bisaccia un pane nero e si mise a mangiarlo, adagio adagio, con un pezzo di cipolla. vedendo i due ragazzi che guardavano affamati, gliene tagliò una gran fetta per ciascuno, senza dir nulla. infine, raccolse la sua mercanzia e se ne andò a capo chino, comera venuto. 644_2532_000270 ma essa pure dovette andarsene. quando finì il tempo dei fichidindia ed io partii con quello che faceva gente per la raccolta delle ulive laggiù al leone, presi le febbri e mi mandarono allospedale. 644_2532_000271 lo sventurato. pensava a quello che si sarebbero mangiati i muli di fieno e di stallaggio e lamentavasi. stavolta non gliela faccio più la dote per la mia bambina che mi è nata adesso. ora gli si manda la notizia a vostra moglie: la prima volta che lo zio mommu andrà a licodia per vendere la sua roba. 644_2532_000272 per partorire comare menica stavolta vi fa una bella bambina. gli dicevano tutti allosteria e lui, contento come una pasqua, si affrettava ad attaccare i muli per arrivare a casa prima di sera. 644_2532_000273 e nanni. ogni volta guardava il babbo negli occhi per vedere se dicesse davvero. ma succedeva che a pasqua e a natale saveva sempre una gran folla da tragittare, talchè, quando il fiume era grosso, cerano più di cinquanta vetture che aspettavano allosteria di primosole. 644_2532_000274 gli amici del morto, un buon diavolaccio incapace di far male ad una mosca, la vedova piangeva, i vicini che lavevano visto barcollare come preso dal vino e cadere balbettando. mamma mia, 644_2532_000275 la folla voleva far giustizia sommaria della mora chera, rimasta accasciata sul marciapiedi in mezzo agli urli e alle minacce della folla. come una lupa. arrivarono sino a darle delle pedate nel ventre, tanto che le guardie dovettero sguainare le daghe per menarla in prigione in mezzo ai fischi che sembrava una frotta di maschere. 644_2532_000276 la fanciulletta scoraggiata, buttò le braccia al collo di nanni. no, no, piagnucolava lui, lasciami stare. trovarono una tettoia addossata a un casolare e vi passarono la notte tenendosi abbracciati per scaldarsi. 644_2532_000277 che male cè son vostro nipote, sangue vostro. no, no, non voglio, la gente parlerebbe vedendoti sempre qui. poi no, non voglio, io ci vengo soltanto per vedervi, non vi domando più nulla. ecco, mi avete affatturato, è colpa mia. 644_2532_000278 per bere un sorso, dovettero sgolarsi a chiamare un ragazzaccio che compare antonio, sera tirato in casa onde fare andare losteria e arrivò dallorticello abbandonato, tutto sonnacchioso, fregandosi gli occhi, insaccato in un giubbone vecchio dello zio antonio che gli arrivava alle calcagna. 644_2532_000279 le guardie e la folla a inseguirla, strillando anche loro piglia, piglia, finchè un giovane di caffè la fece stramazzare con un colpo di sedia sul capo e tutti quanti laccerchiarono stralunata e grondante di sangue col seno che gli faceva scoppiare il gilè, dallansimare balbettando: lasciatemi, lasciatemi. 644_2532_000280 qua zio mommu cè compare. cosimo che gli è successo un accidente. lo zio mommu stava a guardare al barlume che faceva la lanterna di compare carmine, tutto intirizzito e battendo le palpebre con quel naso a becco di jettatore. 644_2532_000281 stava a guardare tutta un tratto saccorsero che il sole era tramontato e la nebbia sorgeva tuttintorno dal fiume e dalla pianura. senti disse grazia lo zio cosimo che chiama. 644_2532_000282 venivano a dirgli: lo zio cheli compare lanzara tutti quelli che arrivavano da licodia. e compare cosimo stavolta voleva correre davvero a piedi. come poteva? prestatemi due lire per la spesa del viaggio padron mariano. 644_2532_000283 infine si presero per mano e tornarono verso labitato. nelle case luccicava ancora qualche finestra, ma i cani si mettevano a latrare appena i due ragazzi si fermavano presso a un uscio e il padrone minaccioso gridava: chi è là? 644_2532_000284 la vedova dellucciso era venuta, come maria maddalena, per chiedere giustizia a dio e agli uomini in lutto, scarmigliata coi suoi orfani attaccati alla gonnella, mentre lusciere andava mostrando ai signori giurati larme con cui era stato commesso lomicidio. 644_2532_000285 tutta un tratto scappò una gallinella, schiamazzando o zio mommu, si mise a chiamare nanni ad alta voce. dopo si spandeva un gran silenzio nella notte. so io disse. infine: misciu non risponde per non spaventar le anatre. poi ci ha fatta labitudine a quella vita e non parla mai. 644_2532_000286 di tanto in tanto passava una frotta di mietitori che tornavano al mare bianchi di polvere e si calavano nel greto. uomini e donne colle gambe nude, raccomandandosi ai loro santi nel dialetto forestiero. 644_2532_000287 almeno si può sapere che intenzioni avete. quanto a questo, sta tranquilla, sai, come dice il proverbio: lanima a chi va e la roba a chi tocca. dio vi terrà conto del bene che mi avete fatto e che mi fate. rispose: raffaela, intenerita. 644_2532_000288 allora compare, cosimo sbigottì e si abbandonò sul ciglione stralunato. sta zitto, malannaggia che gli fai la jettatura. a tuo padre, esclamò lo zio carmine, seccato dal piagnucolare che faceva nanni seduto sulle calcagna. 644_2532_000289 e lo zio carmine, anche lui disse: che diavolo rimpiangete quel baio birbante che vi azzoppò a quel modo. intanto bisognava pensare a buscarsi da vivere, lui e il suo ragazzo. e adesso chera conciato a quel modo per le feste. voleva essere un mestiere facile, di quelli poco pane e poca fatica. se hai un guaio, dillo a tutti. 644_2532_000290 poco dopo portarono a casa il merciaiuolo colle ossa rotte, chè lo zio cheli, per combinazione, tornando prima del solito, aveva trovato don tinu che gli faceva il pulcinella in casa. 644_2532_000291 in quel momento si udì un urlo straziante e si vide correre verso la bottega del farmacista dove stavano medicando il ferito. una donna colle mani nei capelli. era laltra la moglie vera, che piangeva e si disperava gridando: giustizia, giustizia, signori miei, me lha ucciso quellinfame. vedete. 644_2532_000292 ma nanni, finiva sempre il giuoco col buttar le mani sulla roba e darsela a gambe. la ragazzetta allora rimaneva a bocca aperta grattandosi il capo, e alla sera si buscava pure gli scapaccioni di filomena che la vedeva tornare spesso colle mani vuote. 644_2532_000293 e tu perchè non scappi e te ne vai a casa tua. egli raccontava che aveva la sua casa anche lui laggiù al paese, e i parenti e ogni cosa di là di quelle montagne turchine. ci voleva una giornata buona di cammino e un giorno o laltro ci sarebbe andato. pianta i tuoi padroni e losteria e te ne scappi a casa tua. 644_2532_000294 che vi pare? azione duomo. cotesta, compare antonio. rispose don tinu più giallo del solito. io non ho altro addosso che questo po di temperino. avete ragione, disse lo zio antonio. vi risponderò colla stessa lingua che avete in bocca voi. 644_2532_000295 che non mi riconoscete più. compare nanni. sono grazia vi rammentate, ma egli la mandò subito via per paura di filomena che ascoltava dal letto, come aveva fatto laltra volta, per paura del padrone che stava per venire. 644_2532_000296 poi veniva il santo, colla banda e lo portavano in processione. dopo tutta la giornata le donne stavano sugli usci cariche dori, sbadigliando. la sera accendevano la luminaria e facevano il passeggio. don tinu ripeteva: se restavi alla chiatta con tuo padre, le vedevi tutte queste cose di? 644_2532_000297 con delle allucinazioni di vagabondaggio negli occhi stanchi di vedere eternamente losteria dello zio antonio che fumava tutta sola nella tristezza del tramonto. ma chi gli mise davvero la pulce nellorecchio fu il zanno, una volta che lo chiamarono per lo zio carmine al biviere. 644_2532_000298 e tu che non vuoi mangiare un boccone? chiese il lettighiere voltandosi al suo ragazzo che non si moveva di lì smorto, colle mani in tasca e il viso sudicio dal piangere che aveva fatto. 644_2532_000299 così passava il tempo. intanto, comare menica fece una malattia mortale, di quelle che don battista il medico se ne lavava le mani come pilato. vostra moglie è malata, malatissima. 644_2532_000300 una notte che pioveva e le pareva di morire lì, sola e abbandonata, e non sapeva come fare con quella creaturina abbandonata al par di lei. poi, quando non ludì più vagire e la vide tutta bianca, si, 644_2532_000301 tanto che agli strilli accorrevano loste e i viandanti e il zanno gli diceva: non gli dar retta, figliuol mio, perchè il tuo padrone devessere ubriaco. il zanno invece, se voleva ubriacarsi si chiudeva nella sua stanzetta, faccia a faccia colla bottiglia. non gridava, non picchiava nessuno, sempre con quel risolino di prete sulla faccia magra. 644_2532_000302 appena arrivava in un paese, lo mandavano a chiamare di nascosto e gli facevano trovare il desco apparecchiato dietro luscio, mentre i loro uomini erano alla processione colla testa nel sacco, finchè une volta, per la festa del cristo a spaccaforno, lo portarono a casa su di una scala come un ecceomo davvero. 644_2532_000303 io glielo avevo detto a colui. signor presidente, questo testo è stato riletto e controllato. la 644_2532_000304 perchè non lo cacciate via a pedate, quel fannullone? eh eh, bisogna averci un uomo in casa. ora che sono inchiodato al letto, vedrete, vedrete, un giorno o laltro vi fa fare la morte del topo. per non lasciarvi il tempo di rifare, il testamento vi dà il tossico, comè vero dio. 644_2532_000305 compare cosimo, sudando freddo, col naso in aria. le contava ad una ad una e tornava a lamentarsi che non giunge mai. compare mommu, che mi lasciate qui stanotte come un cane. 644_2532_000306 nel medesimo tempo, faceva lasino alla comare sirritava alla resistenza di lei, abituato a fare il gallo della checca, sempre vestito come un figurino, coi capelli arricciati e lucenti. 644_2532_000307 raffaela poveretta si sarebbe meritata una statua in quella circostanza. tutto il giorno in faccende col nipote a far cuocere decotti e preparar le medicine pel malato. 644_2532_000308 si accostava quatta, quatta e gli si metteva alle calcagna come un cane quandessa arrivava piagnucolando ancora per le busse che sera, buscate allosteria. nanni, per consolarla, le diceva. 644_2532_000309 siete bella come il sole, siete grassa come una quaglia. il signore non fa le cose bene a dare il biscotto a chi non ha più denti. la zia raffaela si faceva rossa dalla bile, lo sgridava come un ragazzaccio che era e perchè gli si levasse dinanzi gli metteva in mano qualche cosuccia. una volta gli lasciò andare anche un ceffone. 644_2532_000310 alle volte raffaela compariva tutta arruffata, sputando fiele col sangue che le colava giù dal naso, mostrando gli sgraffi e le lividure. guardate cosa mha fatto quellassassino. ehi, ehi, carmine, cosa le hai fatto a tua zia birbante? 644_2532_000311 e tutto il giorno gli ronzò intorno, affamato, sul marciapiede. quando vide che don tinu raccoglieva la sua mercanzia e stava per andarsene, si fece animo e gli disse: se mi volete con voi, vossignoria, io vi porterò la roba. va bene, rispose don tinu. 644_2532_000312 e compare nanni. si fregava le mani e rispondeva: brava, così mi piaci, carmine. alla fine aveva odorato da che parte soffiasse il vento e sera attaccato alla gonnella della zia per strapparle di mano qualche misura di fave o qualche fascio di sarmenti nellinverno rigido che spaccava le pietre. 644_2532_000313 non importa, disse carmine il nipote. se mi volete, ci resto io a curarvi, che sono sangue vostro. bravo, rispose nanni, e ti guarderai i tuoi interessi pure. 644_2532_000314 e si fece il nido come un gufo di correre il mondo. ne aveva abbastanza ora e badava a mangiare e bere colla moglie e gli avventori che tenevano allegra la casa e lasciavano dei soldi nel cassetto, ogni tanto gli portavano la notizia. 644_2532_000315 infine risolvettero di chiamargli la gagliana, quella vecchietta che faceva miracoli a venti miglia in giro. vedrete che la gagliana vi guarirà in un batter docchio. andavano dicendo: a lui: pure è meglio di un dottore, quel diavolo di donna. cosa ne dite? compare carmine. 644_2532_000316 ma una volta, la vigilia di natale, giorno segnalato, tornato a licodia colla lettiga vuota compare cosimo trovò al biviere la notizia che sua moglie stava per partorire. 644_2532_000317 la signora però, collistinto della gelosia materna, indovinò le lacrime che doveva soffocare la ragazza in quel momento e si diede a sorvegliarla. un giorno dopo, averla mandata fuori con un pretesto, salì nella cameretta di lei, si chiuse dentro e quando la lena fu di ritorno colla spesa. 644_2532_000318 non dubitate che sarete pagata, rispose il poveraccio più morto che vivo. venderò il mulo, se così vorrà dio, e vi pagherò, sorella mia. 644_2532_000319 nanni si affollava insieme agli altri ragazzi per vedere, ma suo padre gli diceva sempre: no, figliuolo mio, questa roba è per chi ha denari da spendere. gli altri invece comperavano bottoni, tabacchiere di legno, pettini di osso. 644_2532_000320 se hai la lingua lunga andrai a darla ai cani, come quel re che aveva le orecchie lunghe e non poteva tenere una cosa sullo stomaco. io non faccio chiacchiere, nè chiassi, come don tinu. bada, marcia, torna e sparisci, e bravo chi ti trova. 644_2532_000321 gli avventori. benedicite, vossignoria che non mi riconoscete più, zio antonio, gli disse il merciaiuolo fermandosi a salutarlo, lo zio antonio accennava di sì, col capo come pulcinella. allora don tinu trasse fuori un bel sigaro e glielo mise nelle mani, che tremavano continuamente, posate sulle ginocchia. 644_2532_000322 sapete, zio giovanni, vostro fratello, gli è successo un accidente? oppure, gnà benedetta, vostra sorella, ha avuto un altro maschio, tale e quale come suo padre, che aveva messo radici a primosole dopo che era rimasto zoppo, e venivano a dirgli sin lì quel che succedeva al mondo, di qua e di là. 644_2532_000323 però raffaela, in casa della mamma fu accolta come un cane che viene a mangiare nella scodella altrui. non hai la tua casa adesso, non sei già maritata? che vuoi qui? 644_2532_000324 ma non fu così, signor presidente, mi volevano ancora per sua bontà. già gli uomini sono come i gatti. e anche rosario testa, ella chinò il capo assentendo due o tre volte con quel sorriso: sissignore, anche lui. 644_2532_000325 portateci al paese, vossignoria, per carità. il mulattiere ciondoloni sul basto, borbottò qualche parola mezzo addormentato e tirò di lungo, e i due fanciulli dietro arrivarono a uno stallatico e si accoccolarono dietro il muro ad aspettare il giorno. 644_2532_000326 nessuno. egli intanto si divertiva a tirar sassi nellacqua o cercava di far scivolare grazia giù dalla sponda facendole il solletico. poi si mettevano a correre, ed egli la inseguiva a zollate. andavano pure a scovare i grilli dalle tane con uno sterpolino. 644_2532_000327 questo fu don tinu che me lammazzò: strillava la moglie, lha mandato a chiamare con nanni dello zoppo e filomena badava a ripetere birbante, ladro scomunicato. compare. cosimo che aveva una gran paura della giustizia, se la prese anche lui col suo ragazzo, il quale si ficcava in quegli imbrogli. 644_2532_000328 dopo rimase tutta sottosopra, tenendosi la testa fra le mani, quasi fuori di sè. cosa ho fatto, dio mio? cosa mavete fatto fare? il crippa, contento come una pasqua, cercava di chetarla. ormai suo marito non ne avrebbe saputo mai nulla, parola di galantuomo, se avesse avuto giudizio anche lei. 644_2532_000329 lì ebbe a fare la prima volta con quella gente. padrona e avventori ridevano delle paure sciocche di lei quando le guardie entravano allimprovviso di notte e frugavano sotto i letti. 644_2532_000330 e filomena frugava dappertutto colle mani sudice, senza che nessuno le dicesse nulla perchè era la figliuola delloste. anzi, un giorno don tinu le regalò un bel fazzoletto giallo e rosso, che passò di mano in mano sfacciata, dicevano le comari: fa locchio a questo e a quello, per amor dei regali. 644_2532_000331 comera un bel giorno di natale, col sole che veniva fin dentro la stalla e le galline pure a beccare qualche briciola di pane. la gente che era stata a sentir messa a primosole si fermava a bere un sorso a metà strada. 644_2532_000332 e le donne venivano a cercarlo a casa sua di soppiatto verso sera, imbacuccate sino al naso, e chiudeva a catenaccio tutto il giorno, sempre allegro a strappar denti senza dolore, vendere empiastri e intascar soldi nanni. quando lo incontrava per le piazze, nelle bettole, andando di qua e di là per fiere e per paesi, gli ripeteva. 644_2532_000333 ma quando me la lasciavano sulla panchina del molo come una scarpa vecchia, chi andava a dirle una buona parola ero io, e a chi ella diceva una buona parola quando aveva il cuore grosso, ero io pure. 644_2532_000334 bazzicava solo in casa, aiutandolo nei negozi ai quali ei solo aveva mano, aspettandolo quando non cera, avendo sempre qualche cosa da dirgli sottovoce prima che il bulo si mettesse in viaggio. 644_2532_000335 era stata grazia che era venuta a chiamarlo, signore don tinu, vi aspettano dove sapete, vossignoria don tinu? esitava grattandosi la barba, non che avesse paura, no, ma quella ragazza allampanata gli portava la jettatura cera da scommettere. 644_2532_000336 egli si lasciò abbracciare, ancora accigliato, brontolando fra i denti. lena glielo diceva spesso: vedi, lo so che tu non mi vuoi bene, ma non me ne importa, perchè te ne voglio tanto. io, tutto il male che ho fatto, lho fatto per te, intendi. 644_2532_000337 così se ne andò allaltro mondo, pian pianino e servito come un principe. quando carmine volle cacciar via a pedate raffaela dalla casa che oramai doveva esser di lui solo, fece aprire il testamento. e si vide allora quantera stato furbo, nanni volpe che aveva canzonato lui, la moglie e anche cristo in paradiso. 644_2532_000338 tornerà. tornerà, non dubitate, rispondeva misciu, accoccolato su di un sasso, col mento nelle mani, è andato a caccia nel biviere. alle volte passano mesi e settimane senza che lo veda anima viva, ma ora, chè natale deve venire per prendere la sua roba. 644_2532_000339 massaro nanni aggiunse: ora si aspetta che diciate anche voi la vostra. la mamma allora venne in aiuto della sua creatura. io per me sono contenta. e raffaela levò gli occhi dolci di pecora e rispose: se siete contenta voi, mamma. 644_2532_000340 per dar lorrido fiore del delitto, senza neppure la febbre della giovinezza, della passione o dellonore, senza nemmeno la scusa della tentazione o della gelosia, il vizio che vive del disonore ed osa ribellarvisi col delitto. e stendeva verso quel grigio capo, avvilito, lindice, minaccioso, dallunghia rosea e lucente. 644_2532_000341 teneva conto della roba che il marito mandava a casa: tanti tumoli di grano, tanti quintali di sommacco, tutto segnato nelle taglie appese in mazzo a piè del crocifisso. buona massaia e col timor di dio a messa col marito la domenica e le feste, confessarsi due volte al mese. 644_2532_000342 colla sicurezza di chi ha visto in maniche di camicia gli sbirri e i doganieri, e giurò levando la mano sudicia e nera verso il crocifisso davorio, come avrebbe fatto una vergine dinanzi allaltare baciando lo scapolare bisunto che trasse dal seno cascante. 644_2532_000343 pelle per pelle cara mia. disse poi alla lena, da mio compare: non me laspettavo questo servizio. quante ne ho passate, vedi, per causa tua, ormai non cera più rimedio. tutto il paese lo sapeva. perciò ella si mise col crippa apertamente. 644_2532_000344 dopo non mi vollero più perchè dicevano che mi mangiavo il pane a tradimento. sono stata anche a dissodare dovhanno fatto quella gran piantagione di vigne al boschitello e ho lavorato allo stradone. e ci sarei tuttora a mangiar pane se non fosse stato pel soprastante. 644_2532_000345 così come ve lo dico adesso. signor presidente, col coltello dei fichidindia, quello lì testa era armato. lui povero ragazzo ne aveva invitato a fichidindia una galanteria delle sue, lì al banco di pocaroba che ce li ha di quelli di paternò, sino a natale. 644_2532_000346 e poi si picchiava la testa con un sasso pentito delle botte che mi dava, quellannata del colèra che tutti scappavano via e si moriva di fame. davvero, egli voleva anche mettersi a beccamorto per non farmi fare la mala vita col castigo di dio che ci avevamo addosso. si lasciava morire di fame piuttosto che mangiare del mio guadagno. 644_2532_000347 appena la riconobbero così rabbuffata, a quel po di luce del lampione, scoppiarono improperi e parolacce: è la mora, quella donnaccia lamante del crippa, come se gli avesse parlato il cuore al disgraziato giusto. in quei giorni era stato dal maresciallo a denunziargli la sua amante che voleva giocargli qualche brutto tiro. 644_2532_000348 dei paesi che aveva visti e come nanni ascoltava a bocca aperta. gli piacque quel ragazzetto e gli disse accarezzandogli: i capelli rossi, vuoi venire con me, mi porterai la balla e ti farai uomo. 644_2532_000349 grazia più morta che viva balbettava. signor giudice, fatemi tagliare la testa, chè sono una scellerata. prima feci il peccato e poi non seppi far la penitenza. 644_2532_000350 era una giornata calda di luglio e i signori giurati si facevano vento col giornale, accasciati dallafa e dal brontolio sonnolento delle formule criminali. nellaula cera poca gente: amici e parenti dellucciso, venuti per curiosità. 644_2532_000351 per andare al paese. vossignoria, da che parte si va? lo zio mommu accennò di sì col capo e seguitò per la sua via. col naso a terra, si misero dietro a lui, che andava a vendere la sua roba al paese, e arrivarono sulla piazza che era giorno chiaro. 644_2532_000352 il crippa campò, per sua fortuna, mise giudizio ed ebbe figliuoli e sonni tranquilli in quel buon letto morbido e caldo, mentre la mora scontava la pena sul. 644_2532_000353 le nozze si fecero senza tanto chiasso perchè compare nanni volpe non aveva fumi pel capo e sapeva che a fare un tarì ci vogliono venti grani. 644_2532_000354 prima compare. cosimo aveva fatto il lettighiere e nanni? aveva accompagnato il babbo nei suoi viaggi per strade e sentieri, sempre collallegro scampanellío delle mule negli orecchi. 644_2532_000355 tutto ciò gli rimase fitto in mente a nanni, chera andato a vedere anche lui i curiosi che dalluscio allungavano il collo verso il moribondo, la gagliana che cercava nelle tasche il rimedio fatto apposta brontolando e il malato che guardava tutti ad uno ad uno cogli occhi spaventati. 644_2532_000356 ecco quel che gli toccò: passare al crippa parrucchiere, detto anche il bellarmando. dio ce ne scampi e liberi. fu un giovedì grasso, nel bel mezzo della mascherata, che la mora gli venne incontro sulla piazza, vestita da uomo. 644_2532_000357 la ragazzetta ascoltava a bocca aperta, colle gambe, penzoloni sul greto asciutto, guardando attonita là dove nanni le faceva vedere tante belle cose oltre i monti turchini. infine si grattava il capo e rispondeva: non so, io non ci ho nessuno. 644_2532_000358 ma cerano testimoni che avevano visto quella ragazza con nanni tempo fa, quando egli era passato unaltra volta da spaccaforno con don tinu, il merciaio. nella settimana santa, anzi, egli aveva chiuso luscio. 644_2532_000359 gente vestita da festa e il zanno che faceva veder lecceomo e si sbracciava a vendere empiastri e medaglie benedette, a strappare denti e a dire la buona ventura, ritto su di un trespolo in un mare di sudore. i curiosi facevano ressa intorno a bocca aperta, sotto il sole cocente. 644_2532_000360 e oggi, quando tho incontrato a braccetto con lei, mi ha riso in faccia, là in mezzo alla gente. e tu che lhai lasciata fare, vuol dire che non ci hai nè cuore, nè nulla lì. be, lasciamo andare, buona sera dì mando, è proprio così. 644_2532_000361 lasciatelo gridare che gli fa bene. compare cosimo faceva, proprio come una bestia quando le si dà il fuoco, talchè lo zio carmine sera alzato per vedere anche lui coi suoi occhioni assonnati. 644_2532_000362 uomo. egli ha tuttaltra balla da portare. sospirò compare cosimo e pensava nel tempo stesso che, se gli succedeva una disgrazia come quella di compare carmine, il suo ragazzo restava in mezzo a una strada. 644_2532_000363 un giorno le capitò dinanzi tutto rabbuffato. aveva bisogno di denari, ma si fece pregare un bel pezzo prima di confidarglielo. lena glieli diede il giorno dopo. 644_2532_000364 lo meno gli avrebbero tagliata la gamba, a questo poveretto. io non ho mai tagliato neppure un pelo in vita mia. grazie a dio, tutta grazia che mi dà il signore. ora state tranquillo, compare cosimo che non avete più bisogno di nulla. 644_2532_000365 e il giorno in cui venne a sapere che egli prendeva moglie, lultima volta che ebbe ancora il coraggio di comparirle dinanzi col sorrisetto ironico e la giacchetta nuova gli disse: lo so che la sposi pei quattrini, ma ora tu devi fare quel che io ho fatto per te. 644_2532_000366 e con ogni conoscente che passava mandava sempre a dire a sua moglie che sarebbe andato a vederla un giorno o laltro. e la bambina pure verrò a pasqua, verrò a natale? mandava sempre a dire la stessa cosa, tanto che comare menica ormai non ci credeva più. 644_2532_000367 fu un giorno che il marito tardava a venire e il crippa la colse nella stanza di sopra col pretesto di cercare un pacchettino che il compare gli aveva scritto di mandargli. la lena china sul cassetto del mobile, cercava insieme a lui col seno gonfio, quando il bellarmando tutta un tratto lafferrò per fianchi e le accoccò un bacio alla nuca. 644_2532_000368 egli seguì cotesta fatale concatenazione che cè fra tutti i sentimenti e le azioni umane con una analisi così acuta che più di un onesto padre di famiglia sentì turbata la sua digestione dallo smarrimento della colpa. 644_2532_000369 battesimo comare. menica, poveretta nella prima furia, voleva balzare dal letto in camicia comera e correre al biviere, se non era il medico che si mise a sgridarla come le bestie. voialtri villani. non sapete cosa vuol dire una febbre. 644_2532_000370 rincalzandogli nella schiena la coperta. lei non sapeva, in coscienza, come si fosse ficcato là quel ragazzaccio. gli aveva detto, è vero, in prima sera, di aiutarla a cavar fuori il bucato, ma credeva che a quellora se ne fosse già andato da un pezzo. 644_2532_000371 quando gli altri giovani della sua età correvano dietro le gonnelle oppure allosteria, egli portava paglia al nido come diceva lui: oggi un pezzetto di chiusa, domani quattro tegole al sole, tutto pane che si levava di bocca, sangue del suo sangue che si mutava in terra e sassi. 644_2532_000372 e rimase immobile nellombra aspettando il suo destino. era venuta la sera, la folla sera diradata e nella sala accendevano il gas. infine squillò di nuovo un campanello e comparvero di nuovo le stesse toghe nere, le stesse facce pallide e stanche che guardavano limputato. 2858_2532_000000 in fondo alla bottega, con quei bei capelli lunghi che facevano londa ed essa vi metteva apposta unora a distrigarli innanzi a lui, senza levar gli occhi dallo specchietto, o cosè, donna concettina, non vogliono lasciarsi fare oggi, quei bei capelli? cominciò infine il resca. 2858_2532_000001 lontano si udiva venire una canzonaccia dubbriaco con unombra che andava a zig-zag lungo la fila dei lampioni. quello lì canta senza permesso. osservò uno della comitiva per ischerzo. 2858_2532_000002 allospedale volevano sapere dal biondo un mondo di cose: chi era stato, come e quando. il mendola, appunto per evitare tutte quelle noie, si faceva curare di nascosto dagli amici in un bugigattolo. ma anche il biondo aveva dello stomaco e se ne stava apposta col naso contro il muro per non essere seccato. 2858_2532_000003 il molto che valete, voi, brutto nano pezzente che siete, e mi fate stomaco, lasciatela dire. don giuseppe rispose calmo il mendola, fermando pel braccio il resca che non si moveva neppure. 2858_2532_000004 volevo mostrare soltanto come vi chiamate giuseppe resca. per servirvi, rispose laltro, ma mi dicono anche il biondo. volevo mostrare a donna concettina che è ora la vostra innamorata e sta dietro luscio ad ascoltare. 2858_2532_000005 te. lo farò dire dai vicini. se non mi credi, vado a chiamarli. no, lascia stare i vicini. dimmi cosa cè stato fra voialtri e se dicesti di sì a lui quandera vivo il grosso tuo marito? perchè mhai detto sempre di no a me. ora che sei vedova? 2858_2532_000006 è stato un accidente. lavorando da sellaio avevo il punteruolo in mano, così va bene, fatemi mettere in prigione, ma non posso dir altro. 2858_2532_000007 sentite, amico, riprese quindi il resca. qui non mi piace far del chiasso perchè ci sta la mia innamorata, ma se volete venire sotto il voltone laggiù, vi servo subito. 2858_2532_000008 sì, per la madonna immacolata. guarda che hai gli occhi falsi. concettina con don giovanni mendola cosa ci hai avuto? ci ho avuto, niente ci ho avuto. veniva a comprar noci e mele. viene tanta gente. la bottega è un porto di mare. in coscienza mia, peppino, non mi guardare a quel modo. 2858_2532_000009 pel signore delle quarantore chè alla parrocchia. va bene, disse il resca alzandosi dallo sgabello. va bene, vi saluto, mendola. laspettava nel cortile del sole, discorrendo sottovoce col pizzolato un omaccione senza un pelo di barba e che parlava come un ventriloquo. si. 2858_2532_000010 tutti e due rispose alla domanda chera negli occhi del pizzolato. badate ai fatti vostri voialtri, minacciò costui, rivolto ai ragazzacci che levavano il capo curiosi. primo uscì, mendola, piegato in due, colla faccia più incartapecorita ancora, e dopo venne il biondo smorto in viso, sorretto per le ascelle da due amici. 2858_2532_000011 ah, capisco, anchio, ai miei tempi mi sarei fatto ammazzare per colei sella mi avesse detto che adesso cè il sole fuori. ma le chiacchiere non servono, sono ai vostri comandi, don giuseppe. quando volete voi, domani va bene. domani ditemi a che ora e dove vi farebbe comodo. 2858_2532_000012 gli avete fatto quello che occorreva. domandò loro il pizzolato. sissignore a tutti e due. pericolo, non ce nè, voialtri, tornate dentro a lavorare. ordinò il pizzolato colla voce di cappone ai giovani del magazzino. e se mai non avete visto niente. 2858_2532_000013 vuol dire che la vecchia non è ancora addormentata. buona notte, signori miei. allora dal voltone, sotto il convento del carmine, si staccò unombra, piano piano, e si accostò per attaccar discorso con una gentilezza bravi, signori miei, bella la voce e belli gli strumenti. il resca, 2858_2532_000014 squadrò lo sconosciuto, un ometto sparuto e colla barba di otto giorni, il quale portava un cappelluccio a cencio sullorecchio. si passò il nastro della chitarra sulla spalla e rispose: secco, secco. grazie tante. 2858_2532_000015 io sto bene, rispose lui, e son venuto apposta ora che non cè nessuno per parlarti, da solo a sola, o gesù mio. tornate unaltra volta con quei discorsi vecchi. che cosa vi hanno detto contro di me? parlate chiaro. e se parlo chiaro, tu chiaro mi rispondi. 2858_2532_000016 sangue di la questura. lì accanto, cera, limpalcatura di una casa in costruzione e in un batter docchio i coltelli sparirono dietro lassito. la pattuglia, accostandosi col passo cadenzato, addocchiò il crocchio. 2858_2532_000017 conoscete il pizzolato, quello che fa negozio di cenci al vico stretto. chi non lo conosce? il magazzino grande dentro il cortile del sole: bravo, il magazzino grande dentro il cortile del sole. trovatevi lì a mezzogiorno che ci sarò anchio don giovanni. 2858_2532_000018 il fron, fron dellaccompagnamento, scoppiò una lunga smanacciata sul canto del piano dellorbo gli amici si passarono le chitarre ad armacollo e si raccolsero intorno al resca chiacchierando sottovoce, dietro luscio di donna concettina la fruttivendola, come lo sportellino delluscio non sapriva, il resca disse: 2858_2532_000019 a te, bugiardo infame, sì a me. e il tuo innamorato qui presente, adesso lo vedi, crede più alle mie parole anzichè ai tuoi giuramenti. finiamola. interruppe il resca sangue di finiamola. 2858_2532_000020 volevo mostrarle, don giuseppe, che gli uomini non si misurano a palmo e che se sono piccolo di statura, ho il cuore grande quanto questa piazza qui. ma vedo che siete un galantuomo e non voglio che a casa vostra o a casa mia abbiano a piangere per quella donnaccia lì che guardate, non val niente più di questo qui. 2858_2532_000021 laltro, però senza darsi vinto, una canzonetta breve qui a due passi. il resca si calcò il berretto sugli occhi e chiese sottovoce una voce singolare: cosè, per soperchieria, siete in cinque bella? 2858_2532_000022 giudice e carabinieri rimasero a denti asciutti. quando, donna concettina, mandò la vecchia per vedere come stava il biondo, tornò a dire le stesse cose senza nemmeno voltare il capo. bene, bene, sto benone, è stato un accidente, roba da nulla. salutatemi, vostra figlia. 2858_2532_000023 questi se ne andò per la sua strada, dondolandosi, e il biondo ripassò dinanzi alla bottega della vedova, buio da per tutto e luscio chiuso che gli teneva il broncio. ritornò il giorno dopo, prima di mezzogiorno, e trovò donna concettina la quale stava pettinandosi. 2858_2532_000024 mavete a fare un piacere, signori miei, rispose laltro: dovete venire a cantare unaltra canzone alla mia innamorata che sta qui vicino. gli amici, al vedere la piega che pigliava il discorso, tornarono ad accostarsi. seri, seri. 2858_2532_000025 e, abbrancatosi il cappelluccio, lo buttò a terra con disprezzo e vi sputò sopra. allora si spalancò di botto il finestrino della fruttivendola e ne schizzò fuori un getto dimproperi. 2858_2532_000026 il pizzolato, saffacciò di nuovo alluscio e disse che era pronto. sentite questaltra cosa, don giuseppe: se volete chiuderle la bocca una volta per tutte e levarvela di torno, ditele che sapete di una certa voglia che ci ha sotto lascella. e ho finito. 2858_2532_000027 zitto interruppe il pizzolato. non bisogna scaldarsi il sangue. adesso. i giovani del magazzino, occupati a spartire i cenci, sgattaiolarono uno dopo laltro dinanzi a un randello che aveva ghermito il padrone. 2858_2532_000028 il resca, che non aveva proprio voglia di attaccar briga lì a quellora. guardò lo sconosciuto nel bianco degli occhi, sotto il lampione, e disse, masticando, adagio le parole: scusate, amico, è tardi e dobbiamo andarcene. pei fatti nostri. 2858_2532_000029 questo è il grande amore che mi portate, che andate a bazzicare con tutti quelli che mi vogliono male, rispose essa senza voltarsi, neppure quel tale lho incontrato iersera per caso, e non fui io che lo feci parlare. ma so quel che debbo fare e non ho bisogno che nessuno minsegni. 2858_2532_000030 il biondo pallido come un cencio, in mezzo alla folla dei vicini che lo scrollavano tenendolo pel petto, balbettava. ora vado in galera, contento. 2858_2532_000031 tanto più che non val la pena di ammazzarsi per colei. lo so, son venuto soltanto per fare il mio dovere. donne conchiuse, il mendola pazzo chi ci si mette. 2858_2532_000032 intanto che mendola il biondo e due altri amici entravano nel magazzino. il pizzolato affacciò il capo fra i battenti e disse: lì ci avete tutto e chiuse, luscio. 2858_2532_000033 si strinsero la mano e il pizzolato li lasciò a discorrere insieme per correre a dare unocchiata nel magazzino e disporre loccorrente vanni. mendola sera fatto radere e aveva messo il vestito nuovo della domenica di giorno, così camuffato, sembrava più piccolo e sparuto ancora. 2858_2532_000034 successero alcuni minuti di silenzio, poi uno scalpiccío dentro il magazzino dei salti sul battuto delle esclamazioni brevi e secche. infine, uno degli amici fece capolino. 2858_2532_000035 tu gli hai fatto vedere il segno che ci hai sotto lascella a quellaltro perchè lamavi. io voglio lasciartene uno sulla faccia, perchè tutti lo vedano che ti ho voluto bene anchio. aveva nel taschino del panciotto una moneta sottile come una lama e arrotata da una parte. 2858_2532_000036 dunque lasciateci andare in pace. allora vi dico che non avete educazione. il resca fece un passo indietro e afferrò vivamente la chitarra pel manico, ma si frenò e tornò a ripetere: vi dico di lasciarmi andare, pei fatti miei. 2858_2532_000037 lasciate parlare donna concettina, che è in collera e non si rammenta più che allora non mi diceva tutte queste parolacce, quando mi faceva venire qui di notte, al tempo di suo marito, il grosso buonanima qui dove posiamo i piedi adesso. 2858_2532_000038 ora son venuto per sentire se avevi qualche cosa da dirmi, anche tu, mentre sei sola nella bottega. cosa volete che vi dica quel cristiano? io non lo conosco e gli faccio lo scongiuro, a lui e a tutte le bugie che ha avuto il coraggio di inventare. 2858_2532_000039 allora vi dico che non avete educazione. ribattè laltro: freddo, freddo e colle mani in tasca, sangue di. il gruppo si scompose bruscamente con un luccicare improvviso di coltelli. lometto chera saltato indietro, mettendosi colle spalle al muro, esclamò: 2858_2532_000040 finiamola, intimò il brigadiere, o se no, vi faccio visitare lometto, che voleva la canzone per linnamorata. lo stette a guardar zitto mentre si allontanava colla pattuglia. poi dietro gli sputò: sbirro. 2858_2532_000041 no, ho visto or ora che siete un uomo e mi basta, cotesto di me se conosco il mio dovere. potete domandarne a chi vi piace. vanni mendola ed io, don giovanni, quandè così, voglio cantarvi la canzone, dovessimo venire allognina oppure a cifali. 2858_2532_000042 comè vero, dio me ne dispiace. alle volte, lo sapete, una parola tira laltra e non si sa dove si va a finire. avrei fatto meglio a tacere, giacchè ve la pigliate calda per donna concettina. 2858_2532_000043 non te ne andare. dimmi perchè mi hai detto sempre di no, a me che ti volevo tanto bene, mentre a quellaltro gli hai detto di sì: aiuto, aiuto. no, non gridare. 2858_2532_000044 ah, siete venuto ad insultarmi. per questo siete venuto. ebbene, giacchè credete piuttosto a quel galantuomo e sospettate ancora di me, ebbene, non voglio più saperne di voi, nè per marito, nè per nulla. lasciatemi andare. 2858_2532_000045 con una faccia da pulcino e un certo ammiccar dellocchio che sembrava dicesse delle barzellette a ogni parola e quando parlava colle donne doveva far loro come il solletico. sentite? disse al biondo. 2858_2532_000046 siamo amici, disse lometto che si faceva una serenata alle nostre innamorate. qui vicino, il permesso ce lavete il permesso, eccolo qua. rispose il resca. in quel momento batteva il tocco. 2858_2532_000047 però, appena ebbe lasciato lospedale, un po debole ancora e bianco in viso, andò a trovar la fruttivendola, o santo cristiano che mi avete fatto morire di spavento. gli disse lei ora come state? 2858_2532_000048 grazie tante, disse il mendola, ma la canzone adesso non la voglio più, mi basta daver. visto il vostro buon cuore e come ciascuno se ne andava per la sua strada, dopo molte strette di mano e buona sera, scusate se mai qualche parola mendola, tirò in disparte il resca e gli disse: 2858_2532_000049 una monetina da due centesimi che teneva fra lindice e il pollice come un confetto e lasciava il segno dove toccava per tutta la vita. aiuto allassassino. urlò la donna, avventandoglisi contro colle, unghie accecata dal sangue che gli rigava la guancia. 2858_2532_000050 avete ragione, è tempo di finirla, disse il mendola e, senza dar retta a donna concettina che lo colmava di villanie soggiunse. buona sera e arrivederci, don giuseppe. tanto piacere della vostra conoscenza e scusate. qualche parola, se mai aspettate, vengo con voi. 1595_2532_000000 e come lo canticchiava poi a mezzavoce, cogli occhi gonfi di lagrime deliziose, cucendo nel cortiletto oscuro. sul pilastrino del pozzo, i garofani che allungavano dal vaso slabbrato gli steli tisici, sagitavano lieve, lieve al sole e parevano rinascere. 1595_2532_000001 si fa tardi, signor maestro, è unora che son qui. no, non è tardi a casa vostra, lo sanno che siete qui. piuttosto dite che vi aspettano le compagne lì sulluscio. no, no, o linnamorato, eh, sarà lora in cui suole passare col sigaro in bocca. oh, che dite mai, vossignoria. 1595_2532_000002 darmenti cè unora di festa quando lautunno muore sulle aiuole infiorate e i funebri rintocchi che commemorano i defunti dileguano verso il sole che tramonta. 1595_2532_000003 il maestro si scusò, ah ah. il carabiniere però promise di trovarsi alla stazione. sì, sì, benone, le farai un po di compagnia, poi mi affido a te per trovarle. la scrittura è un pulcino bagnato, questa poverina. se non cè chi laiuti, 1595_2532_000004 gli disse: sul mostaccio orsù. signor maestro, facciamo a parlarci chiaro, chè il vicinato comincia a mormorare dei fatti nostri. il poveraccio, colto alla sprovvista, si confuse, ma infine prese il suo coraggio a due mani. 1595_2532_000005 le danze giravano, giravano vorticose in un gran polverío, sotto la lumiera a petrolio, ed essi sembravano cento miglia lontani, proprio come nei romanzi, mezzo nascosti dietro la tenda. alluncinetto, lui, col cappello sullanca e larco della mente teso per ogni parola che gli usciva di bocca. 1595_2532_000006 nenie belate al chiaro di luna, dolori di anime in lutto prima di nascere che piangevano delusioni future. tutta la sua giovinezza, squallida sera, consunta in quelle fantasie ardenti che le popolavano, le notti insonni di cavalieri piumati. 1595_2532_000007 mummie irrigidite nei guardinfanti rigonfi e toghe corrose che scoprivano tibie nerastre. dallo spiraglio aperto nellazzurro entravano egualmente il soffio caldo dello scirocco e i gelati aquiloni che facevano svolazzare come farfalle di bruchi. 1595_2532_000008 lazzurro profondo del cielo tempestato di stelle, nè il tenebrore vivente del mare che batte allo scoglio londa, che singolfa gorgogliando nella caverna sotterranea e scorre lenta e livida sulla tavola del prete. 1595_2532_000009 un prete sepolto da centanni nella chiesuola abbandonata, si levasse dal cataletto. colla stola indosso insieme a tutti gli altri che dormivano insieme a lui nella medesima sepoltura. colle mani pallide in croce. 1595_2532_000010 e la scuola? ribattè lei con un sorriso malinconico, se tu pigliassi una buona dote, invece con dei poderi. benedette donne quando si ficcano un chiodo in testa, rispose lui con un sorrisetto malizioso e pareva esitare a decidersi. 1595_2532_000011 il maestro che pensava al poi, le spingeva il piatto sotto il naso, ma la poveretta non aveva più fame. si sentiva la gola come stretta dai singhiozzi. andava riponendo adagio adagio nella borsetta, i guanti lavati, i fiori di carta e le scarpette di raso, senza però potersi risolvere ad andarsene. 1595_2532_000012 glielo presentava con un atto gentile e gli diceva, al vederlo timido e imbarazzato, lho tenuto lì per lei, signor maestro. no, la prego, mi risparmi come non lo vuole. seguitiamo la lezione di grazia. queste non son cose, ma perchè? che cè di male tradire la fiducia dei suoi parenti sotto la veste di istitutore? 1595_2532_000013 che avete chiese gennaroni, eh la birra, non ci sarete avvezza. essa invece pensava a quella disgraziata che lavevano. mandata via coi questurini, non temete, no, che il pane non gli manca a quella lì, e il letto neppure conchiuse il baritono. 1595_2532_000014 edvige. aveva una voce stridente che faceva voltare arrabbiati anche i tranquilli lettori di giornali e la poveretta, pallida come una morta, aveva un bellannaspare colle mani e dimenare i fianchi, rizzandosi sulla punta delle scarpette di raso troppo larghe per acchiappare le note. 1595_2532_000015 marangoni, allombra del suo enorme cappellaccio, facendole il solletico. colla barbona, nel parlarle all orecchio, le chiedeva colla sua bella voce, che sembrava venire di sotto il tavolino: quando verrà il mio quarto? dora e lupi. diceva che voleva farle il ritratto, se era tuttoro quello che riluceva. 1595_2532_000016 essa non voleva vestita a quel modo. infine si lasciò condurre a un tavolinetto fuori delluscio, allombra del tendone. dapprincipio stettero un po in silenzio, guardandosi in viso. 1595_2532_000017 mulinando avventure. da don giovanni nella sua vita da anacoreta era, come la conseguenza della sua professione, lincarnazione degli estri poetici che gli occupavano le ore. dozio la sera dinanzi al lume a petrolio, coi piedi indolenziti nelle ciabatte di cimosa. 1595_2532_000018 però un buon diavolaccio, anche lui, un po timido, un po bagnato, come diciam noi, ma il mestiere lo conosce, ve lo dico io. quando vi siete mangiate quelle note della cabaletta la sera del vostro debutto, vi rammentate: do sol, do nessuno se nè accorto. peccato che non riempiano lo stomaco le note che si mangiano. 1595_2532_000019 picchiò alluscio di un albergaccio dinfima classe e gli strinse la mano. colle lagrime agli occhi. aveva la faccia tanto buona, colla barba lunga e il misero paletò che il vento gli incollava addosso come fosse di lustrino. 1595_2532_000020 che bella serata in così buona compagnia. eh, un freddo secco che fa bene allo stomaco. è quello il vostro albergo. hum, hum, quasi, quasi voffrivo ospitalità in casa mia e comessa si stringeva alluscio. eh, non abbiate paura che non voglio mica mangiarvi per forza, non volete? 1595_2532_000021 alle volte, in uneffusione improvvisa di tenerezza riconoscente, le posava la destra sul capo con quello stesso sorrisetto discreto che pareva dicesse: stai tranquilla, scioccherella. 1595_2532_000022 delle facce nuove, che si vedevano soltanto nelle grandi occasioni. pastrani senza pelo e stivaloni infangati, scialli messi a guisa di pled, cappelloni di donna e sottane che sgocciolavano sul marciapiedi. 1595_2532_000023 e scendessero a convito nella caverna sottostante, che chiamavasi per ciò la camera del prete. dal largo verso agnone, i naviganti sadditavano lilluminazione paurosa del festino, come una luna rossa sorgente dalla tetra riviera. 1595_2532_000024 mefistofele salutò lo scarso pubblico che non gli badava e scese, adagio adagio, la scaletta col mantelletto ad ali di pipistrello che gli sventolava dietro. stasera avremo il gran debutto. osservò un avventore che centellava da tre quarti dora una chicchera di levante. 1595_2532_000025 lui solo tanto tempo addietro, adesso era impiegato alla pretura urbana. quanti palpiti, quanta dolcezza, quanti sogni, ed ora più nulla, allorchè lo incontrava per caso, carico di moglie e di figliuoli. 1595_2532_000026 di lui le rimase un bel ritratto in fotografia: formato gabinetto in posa di tre quarti, colla bocca sorridente, la pelliccia sbottonata, un mazzetto di ciondoli sul ventre e la sua brava dedica sotto ricordo imperituro. 1595_2532_000027 e facevano tintinnare le gocciole delle lumiere. la debuttante scese dal palco più morta che viva, incespicando colle sottane in mano fra gli spintoni dei tavoleggianti che correvano di qua e di là portando i vassoi in aria. il dilettante di prima osservò pure che piedi. 1595_2532_000028 e questi sognano lunghe file di fantasmi bianchi, carichi di regali lucenti, e le ragazze provano, sorridendo dinanzi allo specchio, gli orecchini o lo spillone che il fidanzato ha mandato in dono per i morti. 1595_2532_000029 là, nel lettuccio magro e cencioso della cameraccia nuda che prendeva lume da un cortiletto puzzolente, ella gli narrò il povero romanzo della sua vita, per quel bisogno dabbandono con cui gli si era data, mentre egli sbadigliava cogli occhi gonfi e lalba insudiciava le pareti untuose. 1595_2532_000030 una sera capitò anche il maestro, il quale aveva fatto san michele, lui pure. ora che al caffè nazionale cera, un giocatore di bussolotti gennaroni si fregava le mani sbraitando, vedrete che chiuderanno fra due mesi, ve lo dico io. 1595_2532_000031 negli intermezzi, quando poteva, egli andava a salutarla da lontano. prima di parlare, gli si vedeva in viso la stessa notizia scoraggiante: nulla ancora, poi, al vederla così triste e rassegnata, colla chicchera di caffè vuota sul tavolino, voleva pagar lui, ma essa non permetteva, arrossendo fino ai capelli. 1595_2532_000032 sorella. ella scoppiò a piangere. dio mio, vi ho forse offesa? non intendevo offendervi. vi giuro, se mi volete un po di bene, anche voi io ve ne voglio tanto, basta. basta, perdonatemi, sia per non detto, ma promettetemi almeno che, se mai, il giorno in cui 1595_2532_000033 gli altri pigionali erano un professore, un impiegato al dazio e due studenti. sua sorella lavorava in un magazzino di guanti. il babbo era guardia municipale. 1595_2532_000034 una volta i loro occhi sincontrarono e si fecero rossi tutti e due, ma spesso egli giungeva accompagnato da un donnone coi baffi, come un uomo darme. 1595_2532_000035 londa che singolfava gorgogliando nella caverna, scorreva lenta e livida nellombra e non tornava mai indietro, come non tornò più quel poveretto che sera strascinato via. 1595_2532_000036 il maestro giocherellava col fagottino che, assunta, teneva sulle ginocchia, o piuttosto se avessi fatto il calzolaio. no, dico così, son delle giornate nere, passeranno. 1595_2532_000037 qua e là, dietro i ventagli e nei crocchi delle ragazze, balenavano infatti dei sorrisi mal dissimulati. ma carolina fiera lo presentò al fratello, il signor angelo monaco, distinto poeta, lautore di amore e morte. 1595_2532_000038 è che dovrei parlarne prima a unaltra persona. non potrei risolvermi da sola, così su due piedi. il maestro le afferrò le mani, quasi per forza. bisogna accettare? dica di sì, è pel suo meglio. 1595_2532_000039 guarda mamma, ritagliando il bordo della carta tutto in giro se ne può cavare un bel portamazzi. se oggi mi vengono dei fiori, la scuola era un grande stanzone imbiancato a calce. 1595_2532_000040 un giorno che la sua voce gli era piaciuta, tanto tanto che a lei stessa le sembrava fosse unaltra che cantasse. egli si alzò allimprovviso dal pianoforte e la strinse fra le braccia, tutta tremante anche lei, senza sapere quel che si facessero. 1595_2532_000041 nello squallore della loro miseria decente, le lettere avevano messo un conforto, una lusinga, come un lusso delicato che li compensava della commiserazione mal dissimulata dei vicini. 1595_2532_000042 poi, stanca, aveva riversato sul fratello le sue illusioni giovanili, rifacendo per lui i castelli in aria in cui serano passati i sogni ardenti della sua vita. 1595_2532_000043 soltanto ogni volta che lei tossiva, il fratello rizzava il capo a fissarla in aria inquieta e tornava a chinare gli occhi sul piatto. alfine egli se ne andava colla mazzettina sotto lascella, il cappelluccio sullorecchio. 1595_2532_000044 e neppure i morsi acuti della mia gelosia, il delirio sanguinoso che mise in mano, larma omicida in quellandito buio, nè le lagrime che si piangevano attorno al mio letto e cercavo di stamparmi negli occhi dilatati dallagonia. 1595_2532_000045 più, nulla, più nulla, nè la tua treccia bionda che ti cade dal cranio nudo, nè i tuoi occhi bramosi, pei quali sfidavo il disonore e la morte onde portarti il bacio delle labbra che non ho più. ti rammenti i baci insaziati dietro quelluscio e 1595_2532_000046 la mamma era morta giusto mentre era allospedale. il babbo sera rimaritato, la sorella era andata via di casa per non stare colla matrigna, un bel porco, quel tuo allievo del conservatorio. te lo dico io, conchiuse gennaroni, stirandosi le braccia. 1595_2532_000047 dopo che il maestro ebbe voltate le spalle, incominciarono le osservazioni sul conto di lui. quello lì se ne rideva, era ben appoggiato, appoggiato a un vero pilastro. baracconi disse una parolaccia. 1595_2532_000048 finchè giungevano le vacanze- nove mesi dellanno- si stava piuttosto bene. poi, quando gli studenti se ne partivano, il professore andava a fare i bagni e, limpiegato, desinava in unosteria fuori porta per risparmiare i soldi dellomnibus. 1595_2532_000049 stato riletto e controllato. artisti da strapazzo. su tutte le cantonate immensi cartelloni a tre colori annunziavano. 1595_2532_000050 allora correva a buttarsi ai piedi del confessore nel nuovo fervore religioso in cui si era rifugiata, quando aveva provato il più gran dolore della sua giovinezza, lo sconforto e labbandono dogni lusinga terrena. 1595_2532_000051 aveva visto il chiarore chera lì dentro, azzurro e ondeggiante al pari di quei fuochi che saccendono da sè nei cimiteri. il pietrone liscio e piatto come una gigantesca tavola da pranzo e i sedili di sasso tuttintorno rosi dallacqua e bianchi quali ossa al sole. 1595_2532_000052 finchè le era caduto unaltra volta sotto gli occhi, fra le cartacce inutili da buttare via nel cortiletto, la stessa corona dorata in cima al foglio profumato. 1595_2532_000053 almeno le ha scritto, balbettò. infine ella rispose di no, chinando il capo rassegnato. gennaroni ricomparve al caffè verso il principio dellinverno, masticando delle pastiglie. 1595_2532_000054 che pace ora con se stessa quando si guardava nello specchio, che dolcezza in certi toni della sua voce, che soavità nel raggio della luna che baciava in alto il muro dirimpetto. 1595_2532_000055 e in fondo al cuore poi, come un punto luminoso, come una fibra delicata che trasaliva al menomo tocco, come una gran gioia che aveva bisogno di nascondersi e le balzava alla gola ogni momento, come una fede, come una tenerezza nuova per ogni cosa e ogni persona nota. 1595_2532_000056 in quanto alla scrittura, non se ne fece nulla. limpresario anzitutto voleva belle ragazze e non dei cerotti come quella lì. le pare, caro maestro? 1595_2532_000057 un vecchiotto, seduto in prima fila col mento sul pomo dellombrello, si crogiolava dal piacere, ammiccando ai vicini, ridendo nella bazza, applaudendo anche col cranio calvo sino alle orecchie. 1595_2532_000058 parlo per me che ho già una figliuola. da marito giusto avevo portato qui una cosuccia per donna lucietta, oggi è la sua festa, mi pare. cosè limmagine di santa lucia? no, una poesia. lucia lucia, vien qui, guarda cosa tha portato il signor maestro. 1595_2532_000059 infine egli le prese in silenzio una di quelle mani in un modo eloquente. per tutta risposta, ella aprì le braccia che si teneva sulle ginocchia con un gesto desolato e scotendo il capo: no, no, non posso. 1595_2532_000060 la voce ce lavevo. fui ammalata tanto tempo e dallora in poi, in principio dellinverno, ci ho sempre come una spina qui, ah, ah, peccato. alle volte vedete, succedono di queste cose, che si farebbe scendere dio. 1595_2532_000061 in fondo del cuore. ce ne aveva anche lui sotto la pelliccia e, sapendo che era a spasso, cercava di consolarla come poteva. bisogna farsi animo, mia cara amica: centanni di malinconia non ci procurerebbero una sola giornata buona. 1595_2532_000062 insieem, ella ricusava, andava molto lontano, non voleva abusare, ma che? ma che bagattelle. daltronde son ben coperto con questa pelliccia. qui potrei andare sino al polo. senta, senta. 1595_2532_000063 alle otto in punto di sera, accesi i lumi del pianoforte, il maestro, un giovanotto allampanato sotto una gran barba e uno zazzerone che se lo mangiavano, dopo un grande inchino alla sala quasi vuota. 1595_2532_000064 andò a salutare la padrona del caffè, colla scappellata, alta, tutto gentilezze. mentre essa cambiava i gettoni e teneva docchio i garzoni che uscivano dalla cucina, in quella entrò il donnone del maestro, più accesa in viso che mai. aveva udito il baccano dalla strada mentre veniva a prendere bebè. 1595_2532_000065 la lettura dei propri versi che si sentiva rifiorire in petto. gelosi a quellavvenimento, la sorella digià, commossa dalla solennità dei preparativi: la porta chiusa, le seggiole dei ragazzi schierate in fila come per una folla di ascoltatori invisibili. 1595_2532_000066 carolina aspettava felice, tutta piena di una vita nuova, in mezzo alle solite modeste occupazioni, sorpresa da batticuori improvvisi, da dolcezze inesplicabili per un nulla, per taluni avvenimenti consueti che prima non le avevano detto cosa alcuna, beandosi di uno sguardo, di un sorriso, di una parola, di una stretta di mano di lui. 1595_2532_000067 infine, come entrò un forestiero stracco a bere un moka da venti centesimi, col naso sul giornale del giorno innanzi, la ragazza si rassegnò ad intascare i pochi soldi che la padrona le contava ad uno ad uno sul marmo, con un fare delemosina. 1595_2532_000068 libertà. ella insisteva a dire che queste cose si fanno finchè uno è giovane, che se no si finisce in mano della serva o di qualche intrigante. poi, siccome il fratello non voleva arrendersi, la zitellona si lasciò scappare in un impeto di gelosia, alludendo alle vicine. 1595_2532_000069 questi passava rattrappito nel suo paletò, dando il braccio alla sua compagna, di cui la veste grigia luccicava come unarmatura. sotto il lampione è la fiamma del maestro. aggiunse il baritono: una pira, come vede. 1595_2532_000070 il baritono che lincontrò per la strada tutta sottosopra le propose di accompagnarla. permettereste voi, mia bella damigella, doffrirvi il braccio mio per far la strada insieem? 1595_2532_000071 con certi occhi terribili e certe boccacce sardoniche che volevano incutere terrore al dio delloro, mescolavasi lacciottolío dei piattini, lo sbattere dellusciale e la voce dei tavoleggianti, i quali gridavano: panna e cioccolata oppure tazza vienna. 1595_2532_000072 chiamò uno che andava vendendo dellacqua fresca in un barilotto attorniato di bicchieri e offrì da bere anche a lei. luomo andò a mettersi in fondo al viale col barilotto posato a terra come una macchietta nera nel verde. sembrava di essere a cento miglia dalla città, nellombra e nel silenzio. 1595_2532_000073 vedi che già ti si ficcano in casa e cominciano a fare dei disegni su di te. e la poveretta morì col crepacuore di lasciare il fratello esposto alle insidie di quelle intriganti. 1595_2532_000074 nel raccogliere le ossa del sepolcreto per portarle al cimitero, fu una lunga processione di curiosi perchè, frugando fra quegli avanzi, avevano trovato una carta che parlava di denari e molti pretendevano di essere gli eredi. 1595_2532_000075 assunta allungando il collo dentro lusciale. lo vide seduto in mezzo a un crocchio di sfaccendati, dinanzi ad un vassoio di bicchieri vuoti e una bottiglia dacqua di seltz, con un vestito nuovo del bocconi e la barba tagliata a punta come un damerino. 1595_2532_000076 il tempo che avanzava, poi sera rimessa al suo mestiere dorlatrice con lei, non mi vergogno, guardi, anche lui fece delle vaghe confidenze. le cose non gli erano andate sempre bene. la stagione morta si portava via quelle poche lezioni. accennò pure di aver cambiato alloggio. del resto i suoi abiti parlavano per lui. 1595_2532_000077 il maestro laiutava gennaroni. tornando a casa li trovò in quelle faccende bravi, bravi, glielhai detto. in fondo era davvero un buon diavolaccio, penetrato sino al cuore dalla dolcezza con cui assunta sera rassegnata. 1595_2532_000078 altro di stanco che il vestito mangiato dal sole e dalla spazzola sulle spalle un po curve. sapevano pure che era un gran cacciatore di donne da circa quarantanni, dacchè andava su e giù per le strade mattina e sera, al pari di una chioccia coi suoi pulcini. 1595_2532_000079 vai, vai. disse la poveretta, respingendolo, colle mani tremanti. i ragazzi aspettano e fu tutto. ella non aggiunse una parola, non gli mosse un lamento. lultima volta che la vide, angelo la trovò così afflitta, così chiusa nel suo dolore, che ne indovinò il motivo. 1595_2532_000080 egli, da lontano, inchiodava uno sguardo fatale su quella ragazza sola e dimenticata in un cantuccio al par di lui. una domenica, infine, le si fece presentare. 1595_2532_000081 vedrete che verrà la vostra festa. bisogna tentare unaltra volta in unaltra piazza, ben inteso. peccato che non abbiate voce. avete provato se vi vanno le canzonette allegre, per quelle si fa anche a meno della voce. 1595_2532_000082 capisco, capisco, lemozione, la paura, ma bisogna aver la faccia tosta, mia cara, e sputar fuori le vostre note pensando che quanti stanno ad ascoltarvi sono tutti una manica di cretini. se no, non si fa nulla. però vorrei sapere chi è quel boia che vi ha messo in questo mestiere, senza voce come siete. 1595_2532_000083 intanto il sole sormontava il tetto di faccia alla finestra come una polvere doro in mezzo a cui balenava il volo dei passeri schiamazzanti. dietro luscio passava lo scampanellare delle capre. vado pel latte, diceva don peppino. sì, rispondeva lei, collo stesso moto stracco del capo. 1595_2532_000084 chiuso in fondo da un tramezzo che arrivava a metà dellaltezza e al di sopra lasciava un gran vano, semicircolare e misterioso, il quale dava lume a un bugigattolo che vi era dietro. 1595_2532_000085 ci dorma su. si faccia animo chè quanto potrò lo farò ben volentieri per lei. oh, signore, comè buono. niente, niente, una mano lava laltra se non ci aiutiamo fra di noi. il male è che non posso far molto. infine, ella disse: è qui. 1595_2532_000086 così terminò anche quel romanzo. ella ne sentì prima un gran sollievo, ma nello stesso tempo un dubbio, uno sconforto amaro, vedendo dileguarsi anche le ultime illusioni che aveva collocate sul fratello. 1595_2532_000087 assunta, balbettava cercando di nascondere un fagottino che portava, fattasi di brace in viso. il maestro cercava le parole anche lui. almeno un vermuttino qui, a due passi al solito caffè. 1595_2532_000088 così buona, così giudiziosa, povera ragazza, tutto lopposto del tuo carabiniere. eh, egli voleva anche abbracciarla dinanzi al maestro. strizzava locchio a costui perchè li lasciasse soli. 1595_2532_000089 sì, un pezzo che ci conosciamo di vista, almeno quando lei stava in via del carmine. il terrazzino col basilico si rammenta: si diventa vecchi, don peppino, ora abbiamo i capelli bianchi. 1595_2532_000090 ripiegavano un lembo del tappetino per non insudiciarlo e sedevano a far colazione in silenzio, luno, di qua e laltra di là del tavolino, tagliando ad una, ad una, delle fette di pane sottili, masticando adagio e come. 1595_2532_000091 unaltra volta un bigliettino profumato, visto alla sfuggita sul tappetino della scrivania, scomparso subito misteriosamente che laveva fatta almanaccare un mese, turbandola anche mentre stava chiuso nel cassetto, col suo odore sottile. 1595_2532_000092 alcuni dei vecchi mancavano il tenore: un basso rimorchiatovi da poco dal silvani e due o tre altri, di cui i rimasti dicevano corna attraverso lusciale. si udiva come un brontolío sordo di rivoluzione nello stanzone vuoto. 1595_2532_000093 giusto voleva presentarle, lamico che era con lui temistocle marangoni, il primo basso del mondo, un uomo di mezza età, tutto capelli e barba, con un cappellone a cono drappeggiato in un mantello grigio e che sembrava che parlasse di. 1595_2532_000094 comella aveva fatto un gran vuoto in quel bugigattolo, per quanto poco spazio vi avesse occupato in vita, e il fratello vi si sentiva come perduto, in una gran solitudine, in una gran desolazione, nelle ore che i ragazzi gli lasciavano libere. 1595_2532_000095 no, signore, unaltra volta egli non osava insistere, ma avrebbe voluto che lei lo considerasse come un vero amico, come un fratello. le confidava i suoi piccoli guai anche lui per incoraggiarla. 1595_2532_000096 me lo indicarono laggiù perchè spendessi meno. mi rincresce per lei, no, no, è che maspettano a casa. sanno lora pressa poco. mi toccherà inventare qualche storiella, ma lei non pensi a questo, deve aver altro in testa, lei poveretta. 1595_2532_000097 subendo sotto altra forma le stesse calde allucinazioni che le erano rimaste di tante bizzarre letture nelle quali si era consunta la sua giovinezza. dietro il tramezzo della scuola, comera morto il geranio che aveva agonizzato dieci anni nel cortiletto senza sole. 1595_2532_000098 e lattesa di quella domenica, di quel ballonzolo periodico in mezzo alla polvere e al puzzo di petrolio, dove sapeva di rivedere colui che da otto giorni aveva preso tanta parte nel suo cuore e nella sua vita. 1595_2532_000099 poi erano corsi in folla allagenzia come pazzi in paese straniero, in mezzo a gente di cui non conoscevano la lingua e che si fermava, sorridendo, al passaggio di quella turba affamata. 1595_2532_000100 la stessa linea sottile delle labbra smunte gli stessi occhi appannati, quasi stanchi di guardare perennemente, dal fondo dellorbita incavata, lo sbaraglio delle seggiole scompagnate per la scuola. 1595_2532_000101 e sotto linfluenza di tutto quel medio evo, la preoccupazione dolorosa della sua disavvenenza e della sua povertà manifestavasi in modo grottesco con ricciolini artificiosi sulla fronte. 1595_2532_000102 la mattina, prima delle sette, si vedeva passare il maestro dei ragazzi mentre andava raccogliendo la scolaresca di casa in casa, con la mazzettina in una mano, un bimbo restío appeso allaltra e dietro una nidiata di marmocchi che ad ogni fermata si buttava sul marciapiede come pecore stracche. 1595_2532_000103 seduta in un cantuccio della cucina fra i lazzi degli sguatteri e il fumo delle casseruole. la debuttante aspettava scorata la sua sentenza ed anche la cena chera compresa nellonorario alla tavola comune, insieme al cuoco, il baritono, i camerieri ed il maestro, ancora in cravatta bianca. 1595_2532_000104 assunta, non volle altro che un caffè di quattro soldi. egli invece ordinò un giornale, un giornale qualunque, tanto seguitavano a discorrere con un senso invincibile di malinconia che pure aveva la sua dolcezza. 1595_2532_000105 una sera che ne usciva barcollante, incontrò il baritono arturo gennaroni, sempre impellicciato, che le fece un gran saluto cerimonioso levando in alto il cappello come se volesse dire: evviva. 1595_2532_000106 sì, sì, una bella ragazza come siete, è naturale, chi non si innamorerebbe al vedere quegli occhi e quel sorriso, e quel visetto furbo? ma cosa gli salta in mente adesso? e un giorno sarrischiò anche a dirle nel vano delluscio, tutto illuminato dalla luna. 1595_2532_000107 incominciò timidamente una ouverture di propria fabbrica, mentre il caffè-concerto nazionale andavasi popolando a poco a poco dopo montò sul tavolone un pezzo duomo vestito tutto di rosso, come un gambero cotto. 1595_2532_000108 la faccia rimminchionita di uno chè invecchiato, insegnando il b-a-ba e cercando sempre linnamorata col naso in aria. 1595_2532_000109 alle quali aveva visto invecchiare dei visi amati o scomparirne, per andare a maritarsi egli solo, sempre lo stesso, portando una instancabile giovinezza dentro di sè, dedicando alle figliuole il sentimento che aveva provato per le madri. 1595_2532_000110 a poco a poco assunta, gli narrò che, sera acconciata, colla padrona stessa della casa pensava alle spese, riguardava la biancheria, teneva docchio la pensione e ci aveva in compenso vitto e alloggio. 1595_2532_000111 è vero che non posso far molto. son forestiero come lei e non sono stato sempre fortunato, ma vedrà che il buon tempo giungerà anche per lei. diavolo, diavolo, dovè andata a scovarlo, questalbergo così lontano? 1595_2532_000112 già lambito da ombre funebri e come se la dolcezza di quellistante di tregua gli si fosse comunicata affranto dallangoscia che aveva trascinato insieme ai suoi ragazzi da un capo allaltro della città. 1595_2532_000113 lei non balla, domandò infine: io stia tranquilla, non ballo neppur io sa il detto di quel tale. non capisco perchè cotesto lavoro non lo facciano fare dai domestici. ed è vero, infatti, provi a tapparsi le orecchie per vedere limpressione grottesca, è vero, è vero. 1595_2532_000114 ben coperto dal pastrano, mentre sua sorella carolina rattoppava le calze dallaltro lato del tavolinetto, anchessa con un libro aperto dinanzi agli occhi. 1595_2532_000115 delle sciocchezze, ma non sapeva da che parte incominciare. egli sembrava sulle spine. ogni volta cherano insieme, guardava intorno con aria inquieta, evitando dincontrarla nelle vie frequentate, scappando subito con un pretesto: se cera gente. 1595_2532_000116 perdonatemi, mormorò poscia. ella scosse il capo dolcemente e rispose con un filo di voce: no, sono tanto felice. la luna dal finestrino baciava la parete. dirimpetto tacita al silenzio. improvviso il maestro si destò. 1595_2532_000117 seconda, colla borsetta ad armacollo e le mamme dietro cariche di fagotti e di scatole di cartone. gennaroni disse alla sua amica: tienti un po in disparte, come tu fossi col maestro. 1595_2532_000118 era sempre col naso in aria, agitando la mazzettina a guisa di uno zimbello, come un vero uccellatore in cerca di uninnamorata senza ombra di male, una che lo guardasse ogni volta che passava e tirasse fuori il fazzoletto quando egli si soffiava il naso. niente di più. 1595_2532_000119 carolina andava a rifare il lettuccio piatto del fratello dallaltra parte della cortina, rialzandola tutta sulla funicella per dare aria alla stanza, come era solita dire, e si dava a strascicare la scopa per la scuola, adagio, adagio, movendo le seggiole una dopo laltra. 1595_2532_000120 la sera era venuta prima che se ne fossero accorti, una sera tepida e dolce. assunta stava col capo chino, col seno gonfio, le mani pallide e venate dazzurro sulle ginocchia, come ascoltando le parole che lui non osava pronunziare. 1595_2532_000121 angelo monaco, prese a frequentare la casa del maestro, attratto dalla simpatia che vi trovava, lusingato da quellammirazione fervida, da quellamore timido e profondo di cui la sua vanità era riconoscente, in modo da simulare alle volte un ricambio dello stesso sentimento. 1595_2532_000122 meglio. meglio ha riposato il poveraccio al trovare quella buona notizia sulla soglia. le afferrò la mano tremante e la baciò: oh, donna mena, che consolazione. essa gli fece segno di tacere e lo condusse in punta di piedi a veder linferma che riposava con una gran dolcezza sul viso. 1595_2532_000123 le narrò a poco a poco tutta la sua vita, proprio come a una sorella: oggi una cosa, domani laltra. il fallimento dello zio che sera preso cura di lui orfano, la vocazione strozzata dal bisogno, il pane trovato con mille stenti, qua e là, tutta la sua giovinezza scolorita, scoraggiata, senza gioie, senza fede, senza amore. 1595_2532_000124 le disse, con una lunga frase ingarbugliata, che aveva ambito lonore di far la sua conoscenza perchè nella festa era lunica persona con cui si potesse scambiare due parole. lo sentiva, glielavevano detto. sapeva anche che era una distinta cultrice delle lettere. 1595_2532_000125 le trine polverose e i riccioloni cadenti dai crani gialli. i fiori già secchi di lagrime si agitavano pel sotterraneo come vivi e andavano a posarsi su altre labbra rose dal tempo. 1595_2532_000126 dove il lupi beveva a piccoli sorsi un caffè caldo, schizzando la testata di un giornale davanti al garzone in maniche di camicia che gli si buttava addosso per vedere col ventre sul tavolino. 1595_2532_000127 se lo chiamava vicino. quando poteva farlo da solo, a solo, lo accarezzava, lo interrogava, gli faceva qualche regaluccio insignificante, attratta e ripugnante nello stesso tempo della sua grazia infantile. 1595_2532_000128 ella provava un senso strano di simpatia, di commiserazione e di rancore per quel fanciulletto esile e pallido che la dama bionda era venuta a cercare e che supponeva fosse il complice innocente della loro tresca. 1595_2532_000129 colla chiave che sera levata di tasca. aveva aperto un usciolino sgangherato nellandrone buio. prima daccendere un fiammifero se la strinse sul costato, come nel melodramma di tre quarti: un braccio sulla spalla e laltro sotto lascella. 1595_2532_000130 donna mena la vedova del merciaio con tutti gli ori addosso come se andasse a nozze, e lagatina del falegname, lesta di mano e sempre allegra che riempiva della sua gaia giovinezza la povera casa triste. 1595_2532_000131 allora era un giovinetto smunto con grandi occhi pensosi, che stavano a guardare i vortici delle danze dal vano di un uscio come dallalto, da cento miglia lontano. le ragazze lo canzonavano anche un po perchè non ballava mai. lo chiamavano il poeta. 1595_2532_000132 allo svoltare di unaltra via, essa alzava gli occhi e si guardava intorno balbettando: dove andiamo? dove andiamo, come fuori di sè. gennaroni le diceva adesso delle parole dolci e sonore che la stordivano: vieni, meco sol di rose intrecciar ti vo la vita. 1595_2532_000133 pareva che avesse a dirgli una cosa importante, dai silenzi improvvisi che le soffocavano la parola in gola, dalle occhiate lunghe che posava su lui, dai rossori fugaci che passavano sul pallore del viso disfatto. 1595_2532_000134 egli per la prima volta la baciò con unocchiata, dineffabile tenerezza: carolina, carolina, chiamava il fratello e sottovoce le disse: allorecchio, bada che tutti ti guardano, sei sempre con colui chi è. 1595_2532_000135 le lasciava cadere sul capo chino, dallalto del suo colletto inamidato, la confidenza che il trionfo più ambito per uno scrittore è quello di una parola, una parola sola. dencomio dincoraggiamento che venga da una persona, pardon, sinterruppe- a un tratto, tirandosi bruscamente indietro, 1595_2532_000136 fiasco completo. amici miei, peccato che siate venuti tardi. essi, per cortesia, tornavano a pregarlo che narrasse. ma baracconi, fratello, stava col naso nel bicchiere, tutto intento a godersi il trattamento. 1595_2532_000137 da lì a un po se ne uscì fuori, seguito dagli amici che gli facevano codazzo. silvani persino lo tirò in disparte sul marciapiedi opposto, supplicandolo sottovoce con tutta la persona umile. 1595_2532_000138 facevano coro per sdebitarsi collamico, battendo in terra coi tacchi e coi bastoni, vociando basta, basta, mettendosi a sghignazzare il baritono. infine, vedendo che il maestro non osava prendere le sue parti, quasi fosse inchiodato al pianoforte, 1595_2532_000139 prese ad andare dal falegname tutte le sere, attratto da una gratitudine dolce e malinconica verso la ragazzona che aveva avuta tanta carità per la sua povera morta. 1595_2532_000140 assunta. si sentì come un tuffo nel sangue appena vide entrare il maestro e avrebbe desiderato che egli non si accorgesse di lei nel suo cantuccio presso la stufa. il poveraccio era così disfatto e scombussolato che non sapeva nemmeno come rispondere a tutti coloro che gli facevano ressa intorno. 1595_2532_000141 la macchina a vapore vi fuma tutto il giorno nel cielo azzurro e limpido e largano vi geme in mezzo al baccano degli operai. quando rimossero lenorme pietrone posato a piatto sul piedistallo di roccia come una tavola da pranzo, un gran numero di granchi ne scappò via. 1595_2532_000142 e poi son cose che abbiamo passate tutti quanti la va così. per noi altri artisti, oggi fame, domani fama. non parlo per me, chè non posso lagnarmi. grazie a dio, mhanno sempre voluto bene da per tutto. guardate questo anello di brillanti e queste catenelle doro, oro di ventiquattro carati garantito. 1595_2532_000143 la quale scorgevasi anche dallabbandono di tutta la persona, dalla treccia allentata che le si allungava sul collo. allora, perchè? perchè ci siamo taciuti? 1595_2532_000144 soffiandosi, il naso gemendo sempre colle, trecce arruffate, il viso consunto, gli occhi già stanchi, salutando il fratello con un sorriso triste, dincurabile. come ti senti oggi, carolina? le chiedeva il fratello meglio, rispondeva lei invariabilmente. 1595_2532_000145 la ragazza lo guardava, quasi impaurita, con grandocchi spalancati e tutta bianca nel raggio della luna. non dimenticherò mai questora che mi avete concesso, agata, nè questo nome. mai divisi lontani, ma ricorderemo entrambi. 1595_2532_000146 lo covava cogli occhi da lontano, nascosta dietro la tenda, quasi egli portasse alla scuola, nei sereni lineamenti infantili, un riflesso delle seduzioni tentatrici della mamma inquieta se lo scolaretto mancava qualche volta, almanaccando tutto un romanzo domestico dai menomi atti del ragazzo inconsapevole. 1595_2532_000147 una volta era stata una rosa che essa aveva sorpreso nel portapenne della scrivania e sera sfogliata senza che lei osasse toccarla, lasciandole un grande sconforto a misura che le foglioline si sperdevano nella polvere. 1595_2532_000148 annunziavano caffè-concerto nazionale questa sera debutto di madamigella edvige. gran successo del giorno senza aumento sul prezzo delle consumazioni. 1595_2532_000149 bisogna vedere se possedete qualcosaltro di bello, figliuola mia, perchè la voce se nè andata. be be, se avete di questi scrupoli, non ne parliamo più. ella tornava indietro, così avvilita che il maestro si fece animo per dirle: 1595_2532_000150 e dove corre. signora edvige, voleva sfuggirmi. non è mica in collera con me. spero ella si scusava di non aver udito perchè credeva che non dicesse a lei: io mi chiamo assunta, ma sul cartellone la padrona del caffè pretendeva che quel nome non facesse. è vero, è vero, anche il mio è un nome di guerra per riguardi di famiglia, sa bene. 1595_2532_000151 i pochi avventori mattutini del caffè-concerto nazionale, già avvezzi ai grandi successi, non degnavano neppure di unocchiata il lenzuolo bianco, verde e rosso sciorinato dietro il banco sul capo della padrona. 1595_2532_000152 lo stesso carattere elegante con cui un ragazzo si faceva scusare dalla mamma. non so quale mancanza. un giorno, infine, il romanzo sembrò disegnarsi. 1595_2532_000153 gli sarebbe bastato di sapere che in qualche luogo, vicina o lontana, aveva unanima sorella, talchè lungo la perenne via crucis di tutti i giorni. egli aveva delle immaginarie stazioni consolatrici, delle invetriate che soleva sbirciare dacchè svoltava la cantonata e che avevano senso e parole soltanto per lui. 1595_2532_000154 col fez come un turco e le tasche piene di bottigline di marsala, per le quali ebbe a dire agli amici che volevano fargli festa. adagio, adagio, miei cari, questi qui sono campioni voialtri. non mi darete certo delle commissioni, eh. 1595_2532_000155 municipale. ella ne fece una malattia mortale, durante la quale la mamma sola veniva a trovarla di nascosto. un giorno le disse piangendo, che lui se nera andato via lontano, in grecia, in turchia, molto lontano. insomma, era svanita lultima speranza. 1595_2532_000156 sai, carolina, sta per ammogliarsi. no, senti coraggio, coraggio, guarda che io ho lì i ragazzi. perdonami se ti ho fatto dispiacere, toccava a me a dirtelo. sono tuo fratello, il tuo peppino. 1595_2532_000157 e traboccarono frasi sconnesse. lamore che eguaglia la poesia. chè profumo dellanima i tesori daffetto che si cristallizzano nelle anime timide, la divina voluttà di cercare il pensiero e il volto dellamata nel raggio della luna, a unora data. 1595_2532_000158 andiamo, andiamo, pago io temistocle dei soldi. grazie a dio ce nè sempre qui. veniteci anche voi. bella assuntina, chissà che non troverete il fatto vostro sul tavolato in mezzo al gran fumo della sala. 1595_2532_000159 il male che la rodeva da anni e anni la inchiodò infine nel letto. il povero maestro non ebbe più unora di pace, sempre in faccende, anche nei brevi istanti che la scuola gli lasciava liberi, scopando, accendendo il fuoco, rifacendo i letti, correndo dal medico e dallo speziale. 1595_2532_000160 il basso, gongolava come se si fosse trattato di lui e picchiava sul tavolino per ordinare altra birra. ogni conoscente che entrava nel caffè lo invitava a prendere qualche cosa, facendo segno collombrello, chiamando ad alta voce: tienti sulla tua, sai, gennaroni, fatti tirar le orecchie prima di. 1595_2532_000161 essa teneva gelosamente custoditi in belle copie, tutte a svolazzi e maiuscole ornate, i versi del fratello e quando egli si era lasciato vincere alfine dallindifferenza generale, dalla stanchezza dellumile e faticoso impiego che doveva fare delle lettere per guadagnarsi il pane. 1595_2532_000162 erano reticenze discrete, silenzi pudichi, imbarazzi, scambievoli per un cenno, per una parola, per unallusione lontana che cadesse nel discorso, mentre sedevano a tavola, luno di qua e laltra, di là di un lembo del tappetino ripiegato. 1595_2532_000163 tutto lanno. i pescatori che stavano di giorno al sole sugli scogli circostanti, colla lenza in mano, non vedevano altro che lo spumeggiare della marea, quando sinternava muggendo nella camera del prete, e il chiarore verdognolo che ne usciva. colla risacca, ma non osavano gettarvi lamo. 1595_2532_000164 da cui pendevano appesi ai chiodi i costumi stinti da teatro. aveva amato un giovane che usciva dal conservatorio con due o tre spartiti pronti e intanto sera messo a dozzina in casa loro per sessanta lire al mese, tutto compreso. 1595_2532_000165 allospedale. appena fu guarita non vollero lasciarla. il babbo aveva giurato che non lavrebbe più ricevuta in casa sua. un avventore della guantaia, dove lavorava sua sorella, le aveva procurato una scrittura di corista al politeama. 1595_2532_000166 e tuttin giro la tristezza delle pareti bianche macchiate in un canto dalla luce scialba della finestra polverosa che dava nel cortiletto di buon mattino, appena il falegname accanto principiava a martellare. 1595_2532_000167 il fratello, sentendosi vincere dalle lagrime conchiuse. per tagliar corto, non è tempo di parlarne adesso. però essa ritornava spesso sullo stesso argomento: se trovassi una bella giovinetta ricca, istruita, di buona famiglia, che facesse per te. 1595_2532_000168 la giovinetta però, chinava il capo per la commozione, col cuore tutto aperto a quelle confidenze che cercavano avidamente la simpatia di lei. egli pure, trascinato dalla sua foga, eccitato dalle sue frasi medesime, si abbandonava, cominciava a sbottonarsi, a scendere fino ai suoi piccoli guai. 1595_2532_000169 il giorno dopo le scrisse una lettera, tutta fremente, da un rigo allaltro damore e di disperazione, la prima in cui le parlasse damore per dirle che il suo era fatale e doveva immolarlo sullaltare dellobbedienza filiale. 1595_2532_000170 ed ora che la povera morta non ne aveva più bisogno, risparmiava anche quei due soldi di latte. 1595_2532_000171 i baffetti incerati, tirando in su il colletto della camicia, infilandosi con precauzione i guanti neri che puzzavano dinchiostro. seguíto passo passo dalla sorella che si ostinava a passargli straccamente la spazzola addosso. 1595_2532_000172 ma assunta, gli faceva segno di non andarsene. cogli occhi gonfi di lagrime non lavrebbe dimenticata. no, finchera al mondo. del resto, le montagne sole non sincontrano. 1595_2532_000173 oro di coppella. comè vero, iddio sghignazzava gennaroni. il tenore, invece, non parlava daltro che di scritture e di telegrammi che aspettava, di cabale che gli montavano contro tutti i giorni, di gente a cui voleva rompere il muso. 1595_2532_000174 e la chiesuola era ancora bianca nellazzurro, appollaiata come un gabbiano in cima allo scoglio altissimo che scendeva a picco sino al mare. 1595_2532_000175 che cagnara. eh, ma la colpa non è tua, poveretto. ci ho gusto per quella carogna della padrona, la quale pretendeva di averne le tasche piene di musica seria, lei e il suo pubblico, come se non glielo avessimo fatto noi, questo pubblico, e non le avessi fatto guadagnare più quattrini. che non abbia capelli nella parrucca, quella strega. 1595_2532_000176 agli amici che le facevano locchietto. gennaroni, fra burbero e scherzoso soleva dire: da cedere con ribasso per liquidazione. avevano preso a frequentare un caffeuzzo oscuro annesso al teatro, una specie di succursale dellagenzia dove bazzicavano soltanto gli artisti a spasso. 1595_2532_000177 essa non laveva mai visto a quel mondo. allora, colla gola stretta, da unangoscia vaga, si fece animo per interrogarlo. voleva sapere: egli partirà stasera col diretto, deve imbarcarsi a genova domani? disse infine il maestro. chi glielha detto lui stesso, lo sanno tutti. 1595_2532_000178 della sua ambizione che toccava il cielo di tratto in tratto. quando gli pareva che la ragazza chinasse il capo, stanco sotto tutto, quellio implacabile, le accoccava un complimento, come un cocchiere fa schioccare la frusta nelle salite. 1595_2532_000179 uno dopo laltro. aveva prima impegnato i pochi oggetti che avessero qualche valore: gli orecchini, il braccialetto dargento dorato. la poca roba destate fino il baule dove la teneva, tanto non poteva più andarsene. 1595_2532_000180 infine, chinando il capo, gli disse perchè non ci pensi ad accasarti. no, no, rispose lui scrollando il capo. sì, ora che sei in tempo, devi pensarci finchè sei giovane. poi, quando sarai vecchio, e solo come farai. 1595_2532_000181 era stata una crisi terribile, la prima lotta colla morte che già abbrancava. la preda linferma, tornata in sè, guardava il lume, le pareti. 1595_2532_000182 bene, ella si intenerì piuttosto per lei. aveva fatto anche troppo per tanto tempo al caffè. poi non le riescì di mandar giù un solo boccone, mentre egli mangiava per due e cercava di tenerla allegra. 1595_2532_000183 la sera si metteva a sonare al buio, pratico, comera della tastiera, ed essa stava ad ascoltare, più che poteva, dietro luscio, quella bella musica che le penetrava al cuore come una dolcezza. 1595_2532_000184 e le lunghe ore dei giorni interminabili, ingannate al caffè, il solo rifugio con una tazza di birra dinanzi. le notti terribili dinverno, le camicie portate tre settimane, il mozzicone di sigaro raccattato di nascosto. 1595_2532_000185 lei irradiata da quella prima lusinga che le veniva da un uomo con una nuova dolcezza negli occhi, attraverso i ricciolini. è un poema, no, un romanzo storico. oibò, signorina, per chi mi piglia, sa il detto di quel tale: chi ci libererà dai greci e dai romani? 1595_2532_000186 erravano laggiù pel mare tempestoso, coi capelli irti, dorrore al sibilo del vento nel sartiame, nè un senso di pietà per le povere donne che aspettavano sulla riva, sferzate dal vento e dalla pioggia. 1595_2532_000187 il maestro che aveva seguito il vaneggiare della sorella verso il verde ed il sole, collallucinazione perenne che era in lui- le chiese affettuosamente: ora che viene lautunno, saresti contenta dandare in campagna? 1595_2532_000188 una voce dal fondo della sala, gridò presto un bicchier dacqua e tutto luditorio scoppiò a ridere. carlo v, invece, se la cavava magnificamente, avendo le signore dalla sua pei, suoi effetti di polpa sotto le maglie di colore incerto e le sue note alte che assordavano perfino i camerieri. 1595_2532_000189 un regalo dei miei ammiratori di odessa tutta volpe di siberia, una bestia che vende cara la sua pelle. questa qui vale cinquecento lire. eh eh, comincia presto linverno. questanno non cè male nè, vero? buona notte maestro. 1595_2532_000190 le pagine volavano. volavano con un fruscío quasi di foglie secche dautunno, nel gran silenzio della notte. tutti i rumori della via erano cessati, uno dopo laltro. la luna alta si affacciava al finestrino. 1595_2532_000191 domandava perdono per la dolce colpa che lei non aveva commesso, faceva la penitenza del peccato immaginario che era nella sua casa. 1595_2532_000192 ah, fossio quel tale, lei, signor maestro, che dice mai lemozione. lo prendeva alla gola, mentre la ragazza, per rispetto, non osava ritirare la mano che le aveva afferrata. 1595_2532_000193 amico le domandava, ridendo, se le capitava di dargli le sculacciate qualche volta. laltra continuava a ridere, scrollando le piume del cappello. no, no, era così buono, il poveretto, proprio come un fanciullo, a lasciarlo fare se lo sarebbero mangiato vivo certe sgualdrinelle che sapeva lei. 1595_2532_000194 anchessa aveva avuto la sua primavera scolorita di ragazza senza dote e senza bellezza, quando rimodernava ogni festa principale- lo stesso vestitino di lana e seta- e architettava pettinature fantastiche dinanzi allo specchietto incrinato. 1595_2532_000195 i ritratti del maestro e di sua sorella, somiglianti come due gocce dacqua, malgrado i baffetti incerati delluno e la pettinatura grottesca dellaltra, gli stessi pomelli scarni che sembravano sporgere fuori della cornice. 1595_2532_000196 ivi non giungevano gli strilli provocanti delle ragazze sorprese nel bagno, nè il canto bramoso dei giovani, nè le querele delle lavandaie, nè il pianto dei fanciulli abbandonati. 1595_2532_000197 intanto dava una mano anche lui per aiutarla, correndole dietro dal cassettone al letto su cui era il baule colle braccia piene di roba. voleva che andassero tutti e tre insieme a desinare al caffè lultima volta e finir la giornata bene. 1595_2532_000198 portava, sotto il palettò spelato da un capo allaltro della città, strascinandosi dietro la scolaresca, la sacra fiamma dei versi, quella che fa cantare le giovinette al chiaro di luna sul veroncello, e doveva farle pensare a lui. 1595_2532_000199 venivo a portarle una buona notizia: un mio amico che è incaricato di formare una compagnia pel cairo. mha promesso di scritturarla, ma non saprei così lontano. no, no, bisogna risolversi, piuttosto bisogna accettare. 1595_2532_000200 una modesta famigliuola- padre, madre e figliuoli in abbondanza- era venuta a solennizzare la festa al caffè, ridendo saporitamente solo la maggiore. una ragazzina magra e nera come un tizzone dimenticava persino il sorbetto per ascoltare la cantatrice, sgranando degli occhi enormi, seria, seria. 1595_2532_000201 il basso, scrollava le spalle e il capo colla barba dura come una spazzola. infine volse unocchiata sprezzante verso il maestro, il quale sera fatto pallido al vederlo e non laveva. salutato e cavò fuori il borsellino scantonando, seguito dal ballerino piegato in due. 1595_2532_000202 nè la bestemmia del marinaio che stringe ancora le alighe secche nelle falangi disperate, nè la preghiera del prete che implora il perdono dei falli umani. 1595_2532_000203 il giovanotto alzò le spalle con un sorriso sdegnoso. peccato. egli. ebbe un lampo negli occhi per la risposta che gli balenava in mente, pronta e azzeccata. un lampo che illuse la poveretta. mi basta questa parola sua: guardi. 1595_2532_000204 e le occhiaie vuote farsi più nere e profonde, quasi il dito della morte vi avesse scavato fino alla sorgente delle lagrime. là non giungeva nemmeno il mormorio delle preci recitate allaltare in suffragio dei defunti che dormivano sotto il pavimento della chiesuola. 1595_2532_000205 questultimo un gran buon diavolo, malgrado la sua barbona. cercava di confortarla come poteva. la sala era tanto sorda. chissà una seconda volta quando fosse stata più sicura dei suoi mezzi. 1595_2532_000206 infine se lo prese sotto il braccio e se lo portò via. gli altri se nerano andati pure ad uno ad uno. il basso protestò che correva a vedere se era giunto il telegramma e piantò lì, il bicchierone vuoto, su di una pila di piattelli. 1595_2532_000207 ella non se ne dava per intesa. aveva fatto lì il nido come una rondine, una che non era neanche buona a stirargli i solini o a fargli uno stufatino con patate. 1595_2532_000208 le camicie di flanella, la scatola dei polsini, le pantofole slabbrate, la pipa nella quale egli soleva fumare, il berretto di pelo che teneva in casa, i costumi da teatro appesi ai chiodi, ogni oggetto che toglieva dal solito posto. si sentiva staccare pure dal seno qualche cosa. dinanzi a quelle pareti nude, 1595_2532_000209 egli che se nera accorto. infine, le diceva: di tanto in tanto le piace, dice davvero, voleva pure che assunta gli cantasse la sua musica. 1595_2532_000210 piccolezze, donna lucietta, scuserà lardire. bello, bello, grazie tante. guarda che bel foglio, mamma, sembra un merletto. son cose leggiere, proprio un ricamino in versi, come ci vogliono per una bella ragazza qual è lei. piccolezze, sa, grazie, grazie. ecco, bartolino, è mezzora che il signor maestro taspetta. 1595_2532_000211 la luna vi entrava tacita dallo spiraglio aperto nella roccia e andava a posarsi uno dopo laltro su tutti quei cadaveri stesi in fila nei cataletti, sino in fondo al sotterraneo tenebroso, dove faceva apparire per un istante delle figure strane. 1595_2532_000212 dalla finestra. una vociaccia assonnata rispose brontolando: vengo, vengo, bellora di tornare a casa. anche lui in quel momento la guardò negli occhi. 1595_2532_000213 solo un istante. i vetri della sua finestra saccendevano al tramonto, quasi un faro pei naviganti, mentre la notte sorgeva dal precipizio. 1595_2532_000214 e scendono in silenzio nella camera del prete, recando nelle falangi scricchiolanti le ghirlande avvizzite col ghigno beffardo di tutte le cose umane nelle bocche sdentate. 1595_2532_000215 banco. egli aprì la bocca due o tre volte per farle una domanda che non osava. poi strappò un ramoscello che pendeva e si mise a sminuzzarlo in silenzio. assunta più di una volta, sera mossa per andarsene senza averne la forza. 1595_2532_000216 ha qualcuno che laspetti? nossignore, nessuno. almeno ci avrà qualche conoscente qui. neppure, signore. sono arrivata la settimana scorsa da alessandria con una lettera pel. 1595_2532_000217 dirvelo se avete bisogno di denaro forestiera. come siete senza amici, senza aver altri conoscenti? non son ricco, è vero, ma quel poco che ho, no, no, non vi offendete, è un imprestito. vedete come tra fratello e sorella 1595_2532_000218 allora, dietro la finestra appannata vedevasi salire la fiamma del focolare, annidato sotto quattro tegole sporgenti dal muro, e il fumo denso che stagnava nel cortiletto cieco in fondo allo stanzino. la sorella del maestro, intanto, cominciava a tossire dallalba. 1595_2532_000219 levante, il successo del giorno. grugnì il vicino chera sempre lì a quellora, colla coppa di vienna vuota dinanzi, un mucchio di giornali sotto la mano e la moglie addormentata accanto. 1595_2532_000220 carlo v offrì cavallerescamente la mano ad elvira per montare sul palco malfermo e lì, nella gran sala piena di fumo, il duetto incominciò. ahimè, una vera delusione pel pubblico e pel caffettiere. 1595_2532_000221 assunta, rimaneva sbalordita, colla tazza a metà piena, il cappellino di paglia e la eterna cappa grigia che la facevano sembrare più misera. nelluscire barcollava perchè non aveva preso altro tutto il giorno, quasi il chiasso le avesse dato alla testa. 1595_2532_000222 la poveretta. cercò una seggiola brancolando. no, no, non può essere. non mi ha detto nulla stamattina ancora. glielo dirà poi quandè il momento di partire. a che scopo tormentarla avanti tempo? 1595_2532_000223 e non bisogna far tante smorfie, cara mia, colle smorfie non si mangia e non aver neppure dei grilli in capo. io, come mi vedete, ho fatto i primi teatri del mondo. potete dimandare a chi volete di arturo gennaroni. 1595_2532_000224 una domenica, verso la fine di luglio, il maestro incontrò assunta che usciva dalla bottega di un calzolaio. essa avrebbe voluto evitarlo, ma laltro già le si accostava, col cappelluccio di paglia ritinto in mano. come va tanto tempo che non ci siamo più visti? 1595_2532_000225 a tossire. dallalba egli andava a prendere le scarpe, appoggiate allo stipite delluscio luna accanto allaltra, coi talloni in alto, e si metteva a lustrarle amorosamente. mentre faceva bollire il caffè, ritto innanzi al fuoco col bavero del pastrano sino alle orecchie. 1595_2532_000226 la mattina, prima di giorno, accendeva il fuoco, si lustrava le scarpe, spazzolava il vestito- sempre quello- e andava a bere il caffè nel cortiletto seduto sulla sponda del pozzo, tutto solo e malinconico, col bavero del pastrano sino alle orecchie. 1595_2532_000227 covandolo con uno sguardo quasi materno, accompagnandolo dall'uscio con un sorriso rassegnato di zitellona che credeva tutte le donne innamorate di suo fratello. 1595_2532_000228 laltro seguitava a stordirla chiacchierando, soffiandole sul viso le sue parole calde e il fumo del sigaro, stringendole forte il braccio sotto la pelliccia. 1595_2532_000229 dei visi sconosciuti in mezzo ai quali andava e veniva tutto il giorno, della donna enorme che si era portato il maestro sotto il braccio, intirizzita dalla tramontana, coi ginocchi che le si piegavano sotto. 1595_2532_000230 di poeti tisici e biondi, di avvenimenti bizzarri e romanzeschi in mezzo ai quali sognava di vivere, anche mentre scopava la scuola o faceva cuocere il magro desinare nel cortiletto cieco che serviva da cucina. 1595_2532_000231 ma ogni santo ha la sua festa. vedrete che verrà la vostra festa anche per voi. chiacchierava. chiacchierava con una certa bonomia che gli proveniva in quel momento dallo stomaco pieno, dalla pelliccia calda, dal bicchierino di cognac e anche dalla vicinanza di quella giovane simpatica che sentiva tremare di freddo sotto il suo braccio nella via deserta. 1595_2532_000232 poi, come la scorse, cogli occhi addosso a lui, andò a salutarla domandandole come stava, se aveva trovato qualche cosa nel tempo che non serano più visti. pur troppo, anche lui non aveva trovato nulla, se no glielo avrebbe fatto subito sapere. 1595_2532_000233 tutta di bianco come un fantasma sotto la polvere. damido e la veste di raso del rigattiere che braccia magre. osservò un dilettante malgrado i guanti lunghi e duri di benzina. 1595_2532_000234 e nelloro del tramonto che scappava dal comignolo del tetto e scintillava sui vetri di quella finestra, dove si vedeva alle volte un fanciulletto biondo in una scranna a bracciuoli, immobile per delle ore. 1595_2532_000235 donna mena la merciaia, gli faceva trovare il suo aloardo, già belle ripulito a furia di scapaccioni, e il maestro, amorevole e paziente, si trascinava via il monello che strillava e tirava calci. 1595_2532_000236 sapeva già, come se gliela avessero confidata, tutta la curiosità che doveva suscitare la sua persona, i palpiti che destava una sua occhiata, le fantasie che si lasciava dietro il suo passaggio, troppo scrupoloso però per abusarne. 1595_2532_000237 quellatto per la prima volta. il maestro la fissò, in un certo modo, che diceva daver capito ogni cosa, e glielo disse nellocchiata, ingenua e desolata, che le posò in grembo. 1595_2532_000238 tirava vento e cominciavano a cadere i primi goccioloni della pioggia. sentite, cara assunta, adesso dovreste fare una bella cosa: venirvene a casa mia a scacciare insieme la malinconia. avete visto come fanno gli altri. ciascuno colla sua, ciascuna ci avete il vostro, ciascuno voi. 1595_2532_000239 ad un tratto la sorella, svegliandosi, lo chiamò, quasi lo sentisse là e per la prima volta egli, accendendo il lume, si trovò imbarazzato dinanzi a lei insieme a unaltra donna. 1595_2532_000240 poscia vendette le polizze dei pegni alla posta, lultima speranza degli sventurati in paese straniero, le rispondevano invariabilmente due volte al giorno una. 1595_2532_000241 altri nella sala vociavano, picchiavano colle mazze ed i pugni sui tavolini, facevano un chiasso indiavolato accompagnando il ritornello, interrompendolo con esclamazioni da trivio. gennaroni ripeteva: ditemi poi se questa è arte, ditemi se non è vera porcheria. 1595_2532_000242 parola gennaroni vi conduceva la sua amante di prima sera, per risparmiare il lume la faceva sedere nel suo cantuccio, lì vicino alla stufa, dove nessuno andava a disturbarla, giacchè il garzone del caffè era avvezzo a non seccar la gente se prima non lo chiamavano e si metteva a giocare a scopone oppure se ne andava pei suoi affari. 1595_2532_000243 temistocle. lì poteva dirlo il basso agitava il barbone per attestarlo anche a lui. gli avevano rubato la scrittura, quel porco di gigi lotti, una scrittura di seimila franchi, viaggio intero pagato, col pretesto che la conferma al telegramma non era venuta. ma gli voleva rompere il muso la prima volta che lincontrava alla birreria. 1595_2532_000244 poi tornò al suo posto, trionfante, facendosi largo nella folla. ah ah, ve lo dicevo io. ora tornano a pregarmi. mi hanno offerto carta bianca. hanno bisogno di me per fare andare la baracca. 1595_2532_000245 le offerse anche di farle una sigaretta per scioglierle quel gruppo alla gola. storia: disterismo alla stazione cera tutta la compagnia che partiva con lui, dei poveri diavoli che litigavano coi facchini, due o tre, prime parti, che pigliavano i posti di seconda. 1595_2532_000246 essa allora sorrideva, scotendo il capo con una grazia giovanile che la faceva tornar bella. no, no, ve lo giuro mai. allora chinavano il viso, malinconici. 1595_2532_000247 e appena il vento sollevava, i funebri lenzuoli stesi da mani smarrite dangoscia su caste membra amate. occhi inquieti di rettili immondi guardavano furtivi nelle ossa nude. 1595_2532_000248 lalba vi cresceva in un chiarore smorto che, al fuggire delle ombre, sembrava far correre un ghigno sinistro sulle mascelle sdentate. il giorno, lungo della canicola, indugiava sotto le arcate verdognole con un brulichío furtivo di esseri immondi, in mezzo allimmobilità di quei cadaveri. 1595_2532_000249 bene, donna, mena anche quella poveretta laveva previsto. non ho voluto decidermi mai a fare questo passo perchè amavo troppo la mia libertà, ma ora che vi ho conosciuta meglio, se volete 1595_2532_000250 un palombaro che sera arrischiato a penetrarvi nuotando sottacqua, uno che non badava a dio nè al diavolo pel bisogno che lo stringeva alla gola e i figliuoli che aspettavano il pane. 1595_2532_000251 soltanto tornando a casa serrava a chiave luscio per scopare la scuola, rifare il letto e tutte le altre piccole faccenduole per le quali non aveva più nessuno che laiutasse. 1595_2532_000252 mentre rifacevano tutti i giorni la stessa conversazione vuota e insignificante del giorno innanzi, ripetendo le stesse frasi monotone che compendiavano la loro esistenza scolorita ed uniforme, a voce bassa, con una certa timidezza vergognosa. 1595_2532_000253 vorrei che fosse verso il giardino della strada. non so che farmene oramai. ho sempre desiderato di vedere il cielo stando in letto e del verde degli alberi, come per esempio averci una finestra là dove cè ora la cortina, una finestra che guardasse nei campi. 1595_2532_000254 birreria gennaroni. intanto che il suo amico si sfogava, chiedeva ad assunta cosa avrebbe fatto della sua serata. si voleva andare al concerto del caffè nazionale. sentirebbero che porcherie lui se le sarebbe godute mezzo mondo e si sarebbe fregate le mani, magari se quella carogna della padrona fosse venuta ginocchioni a supplicarlo e ad offrirgli doppia paga. 1595_2532_000255 mi lasci andare, mi lasci andare, buona sera. linferma, appoggiata a un mucchio di guanciali, chiacchierava adagio, adagio, col fratello seduto accanto al letto, ancora col cappello in testa e la mazzettina fra le gambe. 1595_2532_000256 un giorno lo rammentava sempre con una dolce confusione interna- una giovinetta alla quale andava a dare lezioni di bello scrivere a domicilio volle regalargli per la sua festa un bel fiore chera in un vasetto sulla scrivania, rosa o garofano. non si rammentava pel turbamento che gli aveva fatto velo alla vista. 1595_2532_000257 sino a quella del convito. a quellora tutti gli scheletri si levano ad uno ad uno dalle bare tarlate coi legacci cascanti sulle tibie spolpate colla polvere del sepolcro nelle orbite vuote. 1595_2532_000258 come un raggio di sole che avesse abbarbagliato maestro e discepoli. la povera zitellona, per molti giorni ancora, alla stessa ora, aveva aspettata la bella seduttrice nascosta dietro la tenda del tramezzo, col cuore che le batteva forte. 1595_2532_000259 il domani di san stefano. erano tutti lì dalle sette, davanti la porta del caffè, sotto la pioggia, collombrello aperto, ansiosi, guardandosi in cagnesco fra di loro. 1595_2532_000260 il garzone stesso, così prudente di solito, veniva ogni momento a strofinare il marmo del tavolino con un cencio vedendo che non ordinava nulla. fino il maestro, a poco a poco scoraggiato di portarle sempre la stessa cattiva nuova, non si era fatto più vedere. 1595_2532_000261 la poveretta rispondeva di tanto in tanto con unocchiata umile e riconoscente a quelle buone parole. il baritono intanto, con un pastrano peloso gettato sul giustacuore di carlo v e un tovagliuolo al collo, divorava in silenzio: artisti bisogna nascere, osservò infine a bocca piena. 1595_2532_000262 egli chinava il capo, arrossendo come sorpreso sul fatto, e giurava di no facendo una scrollatina di spalle, gongolando dentro di sè con un sorrisetto di vanagloria che gli tremolava sulle labbra. 1595_2532_000263 due ragazzacci, che parlavano forse di tuttaltro, si misero a sghignazzare. allora essa salutò umilmente tutti e savviò sulla porta un cameriere in giubba. stava spengendo i lumi e staccava il cartellone del concerto canticchiando: gran successo del giorno. 1595_2532_000264 trecce spioventi sulle spalle, sgonfi medioevali ai gomiti del vestito e gorgiere inamidate che è lultimo figurino. quello le aveva chiesto un giorno la più elegante e la più crudele delle sue compagne. 1595_2532_000265 più tardi, prima del desinare, tornava rimorchiando aloardino tutto inzaccherato, lo lasciava sulluscio del negozio e ripigliava per mano il bimbo con cui era venuto la mattina. 1595_2532_000266 le ore scorrevano e non sapevano risolversi a lasciarsi. ah, se ci fossimo conosciuti prima. esclamò infine il maestro. ella alzò gli occhi su di lui, si fece rossa e li chinò di nuovo. 1595_2532_000267 egli stesso pareva così turbato che non si accorse del suo imbarazzo. lei, lei, qui, come ha saputo gennaroni stesso, siamo stati insieme. ella avvampò in viso, cercando macchinalmente i bottoni della camiciuola. 1595_2532_000268 narrava la leggenda che la caverna sotterranea, per un passaggio misterioso, fosse in comunicazione colla sepoltura della chiesetta soprastante e che ogni anno il dì dei morti, nellora in cui le mamme vanno in punta di piedi a mettere dolci e giocattoli nelle piccole scarpe dei loro bimbi, 1595_2532_000269 però tenendosi accosto invariabilmente lo scolare che stava più vicino di casa, sicchè ogni mamma poteva credere che il suo figliuolo fosse il preferito. 1595_2532_000270 poco per volta. il maestro le disse che laveva amata. sì, proprio tante volte quel segreto gli era spirato sulle labbra. essa lo sapeva accennando col capo che teneva chino in aria di rassegnazione dolorosa. 1595_2532_000271 ma dopo averci pensato su, finì col dire: non mi vendo, no, e abbottonò il soprabito con dignità. se ho da fare una scelta, se mai è inutile, conchiuse: finalmente: amo troppo la mia libertà. 1595_2532_000272 to il maestro, ben trovato. so, so, briccone, so che me lhai portata via, traditore. dico per scherzo: sai, non sono in collera con te. 1595_2532_000273 gli è arrivata, chiese scusandosi il padrone di casa che girava collannaffiatoio. mi dispiace, sa, facevo perchè si soffoca dalla polvere, non le pare? il poeta continuava dicendo che era proprio una fortuna dincontrarsi in mezzo a tanta volgarità invadente. 1595_2532_000274 il poveraccio non si diede vinto ancora. continuò ad arrabattarsi come un disperato per lei, correndo di qua e di là raccomandandola a quanti conosceva. ma ciascuno pensava ai propri casi in quel momento. 1595_2532_000275 ogni giorno, mattina e sera, tornava a passare il maestro dei ragazzi con un fanciulletto restío per mano, gli altri sbandati dietro il cappelluccio stinto sullorecchio, le scarpe sempre lucide, i baffetti color caffè. 1595_2532_000276 un giorno il fanciulletto, tutto contento, le disse: dopo le vacanze non vengo più a scuola. ella gli chiese il perchè: balbettando, la mamma dice che ora son grande, andrò in collegio. 1595_2532_000277 come ho dovuto sembrarle spregevole, dica no. no, era destino anchio, però sentivano entrambi una gran dolcezza nel dirsi tutto ciò seduti accanto sullo stesso banco. 1595_2532_000278 anchegli le sembrava cambiato. da qualche tempo la trattava con una dolcezza affettuosa e quasi triste, con un riserbo discreto e pietoso. un giorno, finalmente, al momento di uscire insieme ai ragazzi col cappelluccio in testa e la mazzettina in mano, la chiamò in disparte dietro la cortina rossa. 1595_2532_000279 ornato di corone dalloro di carta che pendevano malinconiche. la padrona scrollava il capo ostinatamente, stringendosi nelle spalle. laltra insisteva sempre a mani giunte, facendosi rossa quasi piangendo. 1595_2532_000280 no, grazie, sto lontano assai diamine, diamine. anchio sono aspettato a casa, ma non posso lasciarla andare sola come un cane. vuol dire che affretteremo il passo? davvero non vorrei abusare, no, no, spicciamoci piuttosto, anche per me è tardi. 1595_2532_000281 tese larco delle sopracciglia e le scoccò lultima frecciata. insomma, labito non fa il monaco, ma il buon gusto, dice la persona. comera bello il valzer che sonavano in quel punto, come lera rimasto in cuore tutta la notte. 1595_2532_000282 che vi facevano un gran consumo di virginia ai ferri e dacqua fresca, sparlando dei colleghi assenti, portandovi le prime notizie dei fiaschi, sempre a caccia di cinque lire e giocando alle carte sulla parola. 1595_2532_000283 il largo viale ombroso era deserto, di tanto in tanto solo qualche coppia dinnamorati che passeggiavano sotto i platani cercando i sedili più remoti anchessi. 1595_2532_000284 laltro scrollava il capo minaccioso come a dire: vedrete, vedrete. poi si alzava in piedi e faceva le presentazioni in regola: romolo silvani, primo ballerino, augusto baracconi, primo tenore assoluto, e suo fratello ernesto lupi, distinto pittore. 1595_2532_000285 e una sera che si sentiva peggio, torno a parlargliene ancora, collinquieto cicaleccio proprio del suo stato. no, lasciami dire ora che ho un po di fiato. non posso permettere che ti sacrifichi per tenermi compagnia tutta la tua giovinezza. 1595_2532_000286 coi baffi stinti, le scarpe infangate, il viso più incartapecorito. ancora le vicine mosse a compassione venivano a dare una mano: ora luna ed ora laltra. 1595_2532_000287 sconvolta sino alle viscere e come violentata da un delizioso segreto, da un turbamento strano in cui si mescevano una tenerezza nuova pel fratello, un senso di vaga gelosia e una contentezza, un orgoglio segreto. 1595_2532_000288 non siamo mica dei piccioni per far sempre lo stesso paio, specie uno come me che ha da girare il mondo. ora che mi son dato al commercio non cè altro per guadagnar. quattrini, te lo dico io, tutto il resto roba da pezzenti. 1595_2532_000289 costava cinquantacinque centesimi al giorno: tre soldi di pane e latte la mattina, trentacinque centesimi il desinare. la sera, poi doveva spendere altri sei soldi per andare al caffè nazionale, dove era quasi certa di vedere il maestro, la sola persona che conoscesse nella città. 1595_2532_000290 letto. colle piccole mani in croce perchè i buoni morti lascino dei buoni regali ai loro piccoli parenti che non conobbero. tanto tempo è passato insieme alle bufere della notte e al soffio daprile. colle ore che scorrono uniformi e impassibili, anchesse sul campanile della chiesuola. 1595_2532_000291 in mezzo al crocchio allegro e civettuolo delle altre ragazze, ella portava sempre come la visione dolorosa della sua figura grottesca e se ne stava in disparte. per vergogna, dicevano le une, per orgoglio, dicevano le altre, giacchè passava anche lei per letterata. 1595_2532_000292 stavolta le venne incontro, appena la vide con una stretta di mano che riannodava a un tratto la loro intimità spirituale, e le si mise al fianco dietro la tenda, alluncinetto, colla destra, nello sparato della sottoveste, parlandole sempre di lui, delle sue inclinazioni, dei suoi gusti, delle sue ammirazioni, che erano poche e calde. 1595_2532_000293 e neppure le lotte in cui luno si logorato, nè le speranze che hanno accompagnato sin qui, nè i fiori del campo per cui ho tanto sudato, nè i libri sui quali ho vissuto tanta e tanta vita. 1595_2532_000294 lupi disegnava delle caricature sul marmo del tavolino. il tenore diceva: roba da chiodi di un collega sottovoce con marangoni e silvani. dallaltro lato domandava se quella bella giovane appartenesse allamico gennaroni, lisciandosi i baffettini neri come la pece. 1595_2532_000295 anche donna mena qualche tempo dopo, quando vide che le visite del maestro si facevano troppo frequenti col pretesto dellaloardino, e non finiva mai di ringraziarla dell assistenza che aveva fatta alla sua povera sorella per stringerle la mano e farle gli occhi di triglia. 1595_2532_000296 vivere. vivere anche in quel cortiletto triste, fra quelle quattro mura che avevano una melanconia intima e quasi affettuosa, nelle umili occupazioni divenute care, con quellaltro mondo fantastico che le aprivano i libri, sotto la carezza di quella voce fraterna, amorevole e protettrice. 1595_2532_000297 assediando il camerino dellimpresa per essere pagata, impegnando la roba destate per coprirsi linverno. a mantova, sera ammalata dangina mentre provavano il ruy blas e aveva perso la voce. 1595_2532_000298 è la mia padrona di casa, una buona donna, le aveva detto lui. ma quando ci vede insieme faccia finta di niente, per carità. fu come una fitta al cuore. 1595_2532_000299 accanto alluscio vedevasi il tavolinetto del maestro coperto da un tappetino ricamato a mano e sopra tanti altri lavori fatti di ritagli, nettapenne sottolume e un mandarino di lana arancione. colle sue brave foglioline verdi, causa dinfinite distrazioni agli scolari. 1595_2532_000300 sera preso anche in mano la gabbia del pappagallo di una compagna di viaggio. dalla cancellata fuori la stazione lo videro sbracciarsi a collocare tutto il loro arsenale di scatole e cappellini mentre il treno fuggiva. 1595_2532_000301 e portava finalmente il lume nel bugigattolo, diviso in due da una vecchia tenda da finestra appesa a una funicella. la sorella si alzava a sedere sul letto in fondo, stentatamente tossendo. 1595_2532_000302 si udiva la pioggia che scrosciava nel cortiletto, una di quelle piogge che annunziano lautunno, e la pentola di latta lasciata fuori che risonava sotto la grondaia. un gatto nella bufera chiamava ai quattro venti con voce umana. 1595_2532_000303 una buona dote, non può mancarti. e se lasci la scuola, tanto meglio. vivremo tutti insieme. faremo una casa sola. uno stanzino mi basterà, purchè sia molto arioso. 1595_2532_000304 lei. gli avevano consigliato dimparare il canto, che sarebbe stata una fortuna per tutti, e le avevano fatto lasciare anche il mestiere dorlatrice col quale si sciupava le mani per novanta centesimi al giorno. 1595_2532_000305 eppure, quando vennero ad offrirmi la scrittura pel concerto del caffè nazionale, non mi feci tirar le orecchie. si piglia quel che capita oggi, qui, domani là, come ci siamo. di già avrei fatto altri due passi per avere il piacere di stare con voi ancora il tempo passa presto. 1595_2532_000306 la poveretta. lo guardò in tal modo, attraverso le lagrime che le scendevano, chete, chete per le gote chegli abbassò gli occhi. sì, è vero, fu il destino quellaltra. non sa neppur il sacrificio che le ho fatto. 1595_2532_000307 e i singhiozzi dei parenti non passavano il marmo della lapide. le raffiche delle notti di fortuna scorrevano gemendo sulla casa dei morti senza lasciarvi un pensiero per coloro che in quellora 1595_2532_000308 assunta. rimasta a casa, stava facendo cuocere due uova in una caffettiera posata sullo scaldino quando udì picchiare alluscio e le comparve dinanzi il maestro. allimprovviso, così, in camiciuola, comera e ancor spettinata. 1595_2532_000309 dellamore. lui non sapeva che farne era buono da mettere in musica. soltanto più duna volta cogli amici aveva detto chiaro e tondo quel che pensava di gennaroni, lui stupido che si era appiccicato quel cerotto, una che tossiva sempre come se gli fossero mancate altre donne a quel macaco. 1595_2532_000310 e calda ancora di quel fervore, vi attingeva il coraggio per esortare il fratello a rientrare nel retto sentiero. con delle allusioni velate, delle insinuazioni discrete, uneffusione di tenerezza timida e quasi materna. 1595_2532_000311 suo padre, che lo contrariava nelle sue inclinazioni, nelle tendenze più spiccate del suo ingegno. nei due anni duniversità non aveva imparato nulla. aveva scritto soltanto dei versi sulle panche della cattedra di diritto civile. un vero parricidio, osservò carolina sorridendo. 1595_2532_000312 glienera riconoscente. sì, avrebbe voluto anzi dirgli tante cose per provarglielo, che non ci aveva più nessun altro in cuore che quellaltro. a poco a poco se nera andato via, comera andato lontano, e domandargli della donna che spesso veniva con lui al caffè e le dava una stretta al cuore. 1595_2532_000313 così quel prete, un santuomo, aveva perso lanima e la ragione dietro i fantasmi delle terrene. voluttà il giorno in cui lei la tentazione era venuta a confessargli il suo peccato nella chiesetta solitaria ridente del sole di pasqua. 1595_2532_000314 passava della gente in abito da festa, delle famigliuole intere che andavano a sentir la musica al giardino pubblico poscia. di tratto in tratto succedeva il silenzio grave delle ore calde della domenica. 1595_2532_000315 laltro ornamento della scuola, sulla larga parete nuda, dietro il tavolino, era una cornicetta di carta traforata, opera industre della stessa mano, che conteneva due piccole fotografie ingiallite. 1595_2532_000316 e allocchiata, trionfante, che faceva punto. lautore vide con gioia crudele la sua ascoltatrice che piangeva cheta cheta colla mano dinanzi agli occhi ei. le prese quella mano e se la tenne sulle labbra a lungo per godere del suo trionfo. 1595_2532_000317 e le bocche, che pareva non dovessero accostarsi ad altri baci, insegnano ora, sorridendo, a balbettare i loro nomi ai bimbi inginocchiati ai piedi dello stesso letto. 1595_2532_000318 il viso del fratello con certi occhi attoniti in cui cera ancora come la visione di terrori arcani, e lo accarezzava col sorriso, col soffio della voce, colla mano tremante, in un ritorno di tenerezza ineffabile che si attaccava a lui come alla vita. 1595_2532_000319 però essa gli aveva detto: non si affanni tanto, poveretto, chè qualcosa ho già trovato. e quando egli, facendosi rosso, era tornato sullofferta di denaro, essa gli aveva risposto che non occorreva a lui. glielo avrebbe detto davvero di tutto cuore. 1595_2532_000320 le mamme lo conoscevano tutte dacchè erano al mondo lavevano. visto passare mattina e sera, col cappelluccio stinto sullorecchio, le scarpe sempre lucide, i baffetti come le scarpe, il sorriso paziente e inalterabile nel viso disfatto di libro vecchio. 1595_2532_000321 faceva il maestro di scuola per vivere. ma il suo vero stato erano le lettere, sonetti, odi anacreontiche, acrostici, soprattutto con tutte le sante del calendario a capoverso. 1595_2532_000322 egli si ostinava a scrollare il capo, lusingato internamente di poter rifiutare per la prima volta, senza notare lespressione dolorosa che cera nellaccento della povera zitellona: no non mi lascio pescare, stai tranquilla, amo troppo la mia libertà. 1595_2532_000323 per la via buia e deserta da stringere il cuore. correvano le prime raffiche dautunno. il maestro, mosso a compassione, le era corso dietro. vuol essere accompagnata a casa senza complimenti? 1595_2532_000324 per debolezza, per bontà di cuore, e cè chi dice: per un tozzo di pane me lo merito. ora essa mha piantato pel marangoni che la batte e fa lo strozzino coi suoi denari. 1595_2532_000325 una mia compagna che vi era stata questa primavera, mi disse che ci avrei trovato qualche cosa. non molto, è vero, ma nella stagione morta. sa bene, ad alessandria erano rimaste cinquanta persone sulla strada dopo la fuga dellimpresario. dicono che anche lui, poveraccio, ci abbia perso tutto il suo. 1595_2532_000326 infine assunta e il maestro lasciarono il caffè e si avviarono ai boschetti rasente al muro, nella striscia dombra che orlava il marciapiedi. assunta aveva detto: chera libera fino a sera e anchesso non temeva più di farsi vedere insieme a lei. 1595_2532_000327 peppino gli disse infine: dovresti darmi una gran consolazione: dovresti risolverti a prender moglie. egli rizzò il capo, sorpreso prima e poscia lusingato dalla proposta che gli toglieva ventanni daddosso. 1595_2532_000328 voi ella non rispondeva. colla testa sconvolta, il cuore stretto. da unangoscia vaga un senso di sconcerto nello stomaco. davanti agli occhi, una visione confusa dellalbergatrice arcigna che voleva esser pagata dellimpiegato postale che le rispondeva nulla. 1595_2532_000329 il maestro le aveva procurato due o tre indirizzi dagenti teatrali ai quali laveva raccomandata. la presentò ad un impresario che montava unoperetta. tutti rispondevano: pel momento non cè nulla. limpresario soggiunge: 1595_2532_000330 un tale vestito da operaio, coi baffi grossi e la faccia dura, si arrampicò sul tavolato in mezzo ai fischi che assordavano e prese la cantante per le spalle spingendola verso due questurini in uniforme che serano fatti largo a furia di spintoni e agitavano le braccia. 1595_2532_000331 il sole giungeva fino al letto dalluscio del cortile e la sera entravano a far compagnia tutti i rumori del vicinato: il chiacchierío delle comari, lo stridere delle carrucole nei pozzi tutto intorno, la canzone nuova che passava laccordo della chitarra con cui il barbiere dirimpetto ingannava lattesa. 1595_2532_000332 voleva lasciarle anche una ventina di lire, caso mai le abbisognassero. ma essa si ribellò per la prima volta: scusa. scusa, dicevo caso mai non firmassi subito la scrittura. ma non cè bisogno dandare in collera, lho fatto a fin di bene. 1595_2532_000333 erano defunti dogni età e dogni sesso. guance ancora azzurrognole, come se fossero state rase ieri lultima volta, e bianche forme verginali coperte di fiori. 1595_2532_000334 però, nella rettitudine istintiva della sua coscienza, la zitellona sentiva nascere una ripugnanza, uninquietudine dolorosa per tutto ciò che doveva esserci di losco e di pericoloso in quel romanzo clandestino. 1595_2532_000335 dallora aveva girato il mondo da un teatro allaltro, viaggiando in terza classe, dormendo in alberghi dove la notte venivano a bussarle alluscio e a minacciarla, digiunando spesso per mantenersi onesta, passando lunghe ore nellanticamera di unagenzia. 1595_2532_000336 ah, quelle benedette ragazze. chi arrivava a capirle? per quanto gli anni passassero, esse gli ridevano dietro le spalle, poi, dopo molto tempo, quandegli passava a prendere i loro bimbi, tirando in su i baffetti ostinatamente neri. 1595_2532_000337 egli cadde a sedere sulla seggiola dietro la cortina senza lasciare la mano di donna, mena che la svincolò. adagio, adagio. la stanza era già oscura, con un senso di intimità misterioso e triste. 1595_2532_000338 e cominciava a vestirsi lentamente, mentre il maestro, accoccolato col bicchiere in mano, leticava col capraio che gli misurava il latte come fosse oro colato. 1595_2532_000339 al giungere di una superba bionda che era venuta a prendere un ragazzetto pallido in una carrozza. signorile, riempiendo tutta la scuola del fruscío della sua veste, del profumo del suo fazzoletto, del suono armonioso della sua voce fresca e ridente. 1595_2532_000340 così passava e ripassava quattro volte al giorno, prima e dopo il mezzodì, sempre con un ragazzetto svogliato per mano, gli altri sbandati dietro dogni ceto, dogni colore, col vestitino attillato alla moda oppure strascicando delle scarpacce sfondate. 1595_2532_000341 col seno ansante e il capo chino, su cui il riflesso dei vetri scintillanti accendeva delle fiamme impure da centanni. le sue ossa consunte dal peccato posavano nella fossa, stringendosi sul petto la stola maculata. 1595_2532_000342 accarezzando la chioma inanellata, componendo la faccetta incartapecorita a un risolino seduttore. tutti quanti però a ogni pezzo nuovo, quando gennaroni atteggiava il viso a una boccaccia di disgusto. 1595_2532_000343 appoggiandosi al bastone della scopa per tossire in mezzo al polverío. il fratello tornava coi due soldi di latte in fondo al bicchiere e due panetti nelle tasche del pastrano. 1595_2532_000344 carolina, pallidissima e al fratello di lei, impenetrabile, dietro il palmo delle mani, si animava alle sue frasi, istesse come un barbero, allo scrosciare delle vesciche che porta attaccate alla coda, senza un minuto di stanchezza, quasi senza bisogno di voltar pagina. 1595_2532_000345 così lo vide per lultima volta, col biglietto nel nastro del cappello allegro e chiassone come al solito, salutando questo e quello. addio, ciao, buona fortuna. 1595_2532_000346 mio padre è il primo negoziante di napoli. laggiù hanno ancora dei pregiudizi. sa bene, veniamo con lei, se non le dispiace. strada facendo aggiunse che era libero quella sera perchè la padrona del caffè nazionale laveva licenziato una cabala che gli avevano inventato contro per gelosia di donne. 1595_2532_000347 è vero, è vero. allora si mise a piangere, cheta cheta nel grembiule poscia. quando fu un po più calma si asciugò gli occhi senza dir nulla e si mise a preparargli la valigia: un bauletto di cuoio nero, tutto strappi e scontrini di ferrovia. 1595_2532_000348 essa sola era rimasta una gran leggitrice di romanzi e di versi, avventure epiche di cappa e di spada, casi complicati e straordinari, amori eroici, delitti misteriosi. epistolari di quattrocento pagine, tutte piene di una sola parola. 1595_2532_000349 di tratto in tratto si guardavano negli occhi e ripetevano con un sorriso triste: guarda, che piacere si udiva parlare a voce alta nel caffè e degli scoppi di risa, delle discussioni tempestose accompagnate dalla stessa nota bassa del marangoni che trinciava da caporione. 1595_2532_000350 ora che gennaroni aveva piantata la ragazza senza voce e senza quattrini, doveva essere un affar serio levarsi da quella pece, uno che vi si lasciasse prendere per buon cuore o per altro. 1595_2532_000351 sentisse poi che discorsi il caldo, la folla, i lumi, quando si arriva a parlar delle acconciature, è già un gran progresso. a proposito, lei è messa divinamente. no, no, mi lasci dire, è diversa dalle altre. un buon gusto, unoriginalità. 1595_2532_000352 il maestro pensava intanto a quei giorni terribili in cui una notizia simile era arrivata come un fulmine al caffè sulla faccia stravolta di un artista e serano trovati tutti, raccolti dallo stesso terrore, davanti alla porta chiusa del teatro. 1595_2532_000353 era così buono. aveva negli occhi un non so che come vedesse lontano tante cose e diceva che larte gli pingeva delle nuvole doro sconfinate nel pezzettino di cielo che si vedeva al di sopra del vicoletto, allungando il collo, 1595_2532_000354 il gruppo scomparve nella folla verso la cucina fra un uragano di fischi durli e di risate. il baritono si dimenava come un ossesso, smanacciando, gridando: bravo bis. poi corse a stringere la mano al maestro, ancora sbalordito dinanzi al pianoforte. 1595_2532_000355 una donna cogli occhi neri, come avesse il colèra e i pomelli color cinabro, nuda fino allo stomaco, strillava con voce rauca delle canzonette che facevano andare in visibilio luditorio, schioccando le dita e con una mossa dei fianchi che faceva svolazzare la sua gonnella corta sino ai. 1595_2532_000356 ella uscì nello stanzone barcollante come si sentisse soffocare e balbettò dopo un momento. come lo sai, chi te lha detto? masino quel ragazzo, il figlio del caffettiere. oggi, come lincontrammo per caso e vide che lo salutavo, mi ha detto che sposa sua sorella. 1595_2532_000357 so che anche il signore è un chiaro cultore delle lettere, disse il monaco tendendogli la mano regalmente. il romanziere aveva sollecitato lonore di leggere il manoscritto del suo romanzo in casa del maestro per averne un giudizio illuminato e sincero. 1595_2532_000358 genere manzoni. allora no, più moderno, stavo per dire più fine, certo più nervoso, tutta la nervosità del secolo in cui viviamo. e il titolo si può sapere, almeno lei sì: amore e morte. bello, bello, bello. ci ha lavorato molto saran quattranni circa. perchè non lo fa stampare? 1595_2532_000359 spesso le diceva: sai, mia cara, io non sono geloso, ma il primo ballerino si limitava a strizzarle locchio da lontano, col gomito appoggiato al banco e il busto inarcato sotto la giacchetta bisunta. 1595_2532_000360 gli amici. quando essa capitava al caffè per aspettare il maestro che doveva portare la risposta, se la battevano uno dopo laltro. primo di tutti il silvani, colla giacchetta più stretta che mai. 1595_2532_000361 pensate che vi voglio bene come un fratello e vorrei che anche voi ella gli stringeva le mani, colle lagrime agli occhi per dirgli di sì, che anche lei che gli prometteva, ma piuttosto sarebbe morta da tutti, da tutti prima che da lui. 1595_2532_000362 la quale aveva il colorito acceso ed era serrata in una veste di seta grigia che pareva dovesse scoppiare a ogni momento, con un cappellone di felpa in capo, ornato di piume rosse. quelle volte il maestro non osava muoversi neppure e la sua compagna da lontano non lo perdeva di vista un momento sotto le piume rosse del cappellone. 1595_2532_000363 talchè il vecchio scapolo era tutto scombussolato da quelle gonnelle che gli si aggiravano per casa, tentato anche, in mezzo alle sue angustie, quasi da un ritorno di giovinezza, da sottili punture nel sangue e al cuore che gli cocevano come un rimorso nelle ore nere. 1595_2532_000364 verso la fine di dicembre, gli avventori del caffè del teatro sembravano ammattiti, formando dei crocchi animati, disputandosi fra di loro, cavando ogni momento dal portafogli lettere e telegrammi sudici, correndo sulluscio ogni volta che sapriva per vedere se giungeva un fattorino del telegrafo. 1595_2532_000365 così le lagrime si asciugarono. dietro il loro funebre convoglio e le mani convulse che composero nella bara le loro spoglie si stesero ad altre carezze. 1595_2532_000366 entrate, don peppino, il ragazzo sta vestendosi. no, grazie, non importa. volete aspettare al sole? vossignoria, ho qui i ragazzi, non posso lasciarli. quanti ne avete, santa pazienza. ce ne vorrà da mattina a sera. tanto tempo che fate quel mestiere. 1595_2532_000367 ai suoi piedi, nellabisso già nero, sprofondavasi una caverna sotterranea battuta dalle onde, piena di rumori e di bagliori sinistri, di cui il riflusso spalancava la bocca orlata di spuma nelle tenebre. 1595_2532_000368 la quale stava discutendo con una ragazza alta e magra che la supplicava a voce bassa in atteggiamento umile. infagottata nella cappa lisa, in un canto, il lavapiatti sbracciato, scopava un tavolone che la sera faceva da palco, parato a drappelloni bianchi, verdi e rossi. 1595_2532_000369 viso ella sembrava più grassa, disfatta, bianca come cera, con due enormi pesche sotto gli occhi e le mani pallide, colle vene gonfie. il giovanotto aveva la barba lunga, la biancheria sudicia, i calzoni sfrangiati che cercava di nascondere sotto il tavolino. 1595_2532_000370 egli la bollava con parole di fuoco: voleva offrirle dea implacabile lolocausto del suo sangue, dei suoi sensi, del suo amore immensurabile, lì ai piedi dellaltare, istesso su quel tappeto di persia, dinanzi a quel letto immacolato. 1595_2532_000371 eh, non li avevate fatti male i vostri conti, caro mio, poichè siete stanco dandare attorno coi ragazzi. ma il fatto mio ce lo siamo lavorato io e la buonanima di mio marito, e non per farcelo mangiare a tradimento. 1595_2532_000372 sulluscio del cortiletto, cogli occhi rivolti a quello spicchio di cielo e una lagrima vera negli occhi, egli le disse: addio, commosso dallaccento suo istesso. 1595_2532_000373 siate felice, siate felice lontana o vicina, in vita e in morte. fu la sola missiva damore che ella ricevesse e la custodì gelosamente fra i fiori secchi chei le aveva donati e i nastri scoloriti che portava il giorno in cui si erano incontrati per la prima volta. 1595_2532_000374 poscia. nellore in cui il sole moriva sullorlo frastagliato dello spiraglio, il ghigno schernitore di tutte le cose umane sembrava allargarsi sui teschi camusi. 1595_2532_000375 udivasi pispigliare due voci sonnolente nel bugigattolo oscuro e poi silluminava il vano al di sopra del tramezzo. il maestro andava a prendere una manata di trucioli strascicando le ciabatte, tutto raggomitolato in un pastrano spelato, e accendeva il fuoco per fare il caffè. 1595_2532_000376 giusto in quel momento poi, che si trovava a spasso e i soldi volavano come avessero le ali. vero che la poveretta non si lagnava mai, fossero carezze o schiaffi. mangiava poco e non chiedeva neppure un paio di scarpe, ma tanto era un altro peso. 1595_2532_000377 si porta via per sempre le briciole del convito e la memoria di ogni cosa. ora, nel costruire la diga del molo nuovo, hanno demolito la chiesuola e scoperchiato la sepoltura. 1595_2532_000378 trepidante, allora in cui egli soleva venire commossa da una tenerezza ineffabile quando vedeva il raggio della luna sul finestrino. ogni quintadecima, al sentire la campana dellavemaria, lorganetto che passava la voce del fratello che pronunziava il suo nome, turbata solo da un imbarazzo insolito e da una nuova tenerezza per lui. 1595_2532_000379 con due enormi sopracciglia alla chinese per darsi unaria satanica, e dei cornetti inargentati, egli si mise ad urlare la canzone delloro come un ossesso, allargando le gambe sul tavolato, stendendo gli artigli minacciosi verso luditorio. 1595_2532_000380 dovresti farle intendere ragione. a quella stupida dovresti metterti in mezzo. sè quistione di soldi si può aggiustarsi. non ho mai fatto questione di quattrini per larte, ma bisogna concludere subito, sì o no? ho delle offerte magnifiche per lestero. domattina devo dare una risposta. 1595_2532_000381 la mamma, povera e santa donna, non ne seppe nulla. allorchè fu impossibile nascondere quello che era avvenuto, il giovane scappò al paese per paura del babbo municipale. 1595_2532_000382 infatti, dopo il pezzo con variazioni per pianoforte, sulla stella confidente venne il duetto dellernani e comparve unaltra volta dalla cucina il baritono vestito alla spagnuola, con un medaglione dottone che gli ballava sul ventre e un cappello piumato in testa, facendo largo a madamigella edvige. 1595_2532_000383 cara mia. me ne dispiace, ma non ne facciamo nulla. avete visto che fiasco. laltra rimaneva a capo chino coi fiori di carta nei capelli e le spalle infarinate. mangiate, mangiate pure, ripigliava la padrona, una buona donna che diamine. non voglio che la gente vada via a pancia vuota da casa mia. 1595_2532_000384 allora la ragazza era scoppiata in una risata così matta, così impertinente, che gli squillava ancora nelle orecchie al ripensarci. e ancora dopo tanto tempo, gli metteva in capo un dubbio: uno di quei lampi di luce che fanno cacciare il capo sotto il guanciale per non vederli la notte. 1595_2532_000385 il manoscritto era voluminoso: circa mezza risma di carta a mano, raccolta in una custodia di marrocchino col titolo in oro sul dorso e legata con nastri tricolori. lautore leggeva con convinzione, sottolineando ogni parola, col gesto, colla voce, con certe occhiate che andavano a ricercare lammirazione in volto alla carolina. 1595_2532_000386 oh, le rosee visioni che passarono su quella vesticciuola mentre essa agucchiava le intere notti, e gli sconforti amari che la tormentarono dinanzi a quello specchio al quale si affacciavano, ogni volta, inesorabilmente, i pomelli ossuti ed il naso troppo lungo. 1595_2532_000387 allora la folla si riversa chiassosa nei viali ombreggiati di cipressi e gli amanti si cercano dietro le tombe. ma laggiù, nella riviera nera, dove termina la città, cera una chiesuola abbandonata che racchiudeva altre tombe sulle quali nessuno andava a deporre dei fiori. 1595_2532_000388 intanto si sbracciava per farsi scorgere gesticolando, gridando forte, calcandosi ogni momento la tuba sullorecchio, posando di tre quarti, col bavero della pelliccia rialzato sino alle orecchie, malgrado il gran caldo e un fazzoletto di seta al collo, come avesse avuto un tesoro da custodirvi. 1595_2532_000389 le strinse forte la mano, due o tre volte mosse le labbra per dire qualche cosa, infine proruppe: me ne vado. sono aspettato buona notte, buona notte, e partì, correndo la stanzuccia che pigliava lume da un finestruolo sulla scala. 1595_2532_000390 obbiettando col medesimo ingenuo entusiasmo della sua prima giovinezza che il matrimonio è la tomba dellamore. per farsi pregare ancora, dammi retta peppino. poi, quando non sarai più in tempo, te ne pentirai. 1595_2532_000391 sentiva perciò una grande simpatia per quellaltra derelitta e le andava dicendo: coraggio, coraggio, bisogna farsi animo. laiuterò anchio come posso. 1595_2532_000392 si restringevano un po nelle spese e il giovane del conservatorio sadattava con loro, proprio come uno della famiglia. le domeniche andavano a spasso insieme. qualche volta egli portava un bel cocomero e si faceva festa nel terrazzino. soleva dire scherzando: ce ne ricorderemo poi quando saremo ricchi, sora assunta. 1595_2532_000393 no, no, lui non ci ha colpa, le dicevano gli amici gennaroni che tornava dal banco. fuori di sè aggiunse: chera proprio un bebè, un pulcino bagnato, uno che non era capace di dire due parole per un amico. 1595_2532_000394 ma occorrono altri requisiti del tupè: locchio ardito, i fianchi sciolti e un po più di polpa. che diavolo è vero che questa può venire? siete giovane? così dicendo, lesaminava dalla testa ai piedi ogni volta che passavano sotto un lampione. col fare allegro e senza cerimonie di buon camerata. 1595_2532_000395 allorchè furono soli, gli disse pure con quellaccento e quello sguardo singolari: no, quella, quella, no, peppino. verso lagosto sembrò che cominciasse a stare alquanto meglio. 1595_2532_000396 una sera, dopo la scuola, lo istallarono dinanzi al tavolinetto dal tappetino ricamato, con due candele accese dinanzi, come un giocatore di bussolotti, don peppino col capo fra le mani, tutto raccolto nel disegno di appioppargli alla sua volta. 1595_2532_000397 la padrona, chiuso il libro e spenti i lumi del caffè, era scesa in cucina a dare unocchiata alla povera ragazza che aspettava col viso ansioso. disse bruscamente: 1595_2532_000398 cera un punto in cui il protagonista del romanzo, disperato, forzava la consegna di uno stuolo di domestici in gran livrea schierati in anticamera e andava a bere la morte nellalcova della sua bella, appena tornata dal ballo, ancora in una nuvola di merletti e di pizzi. 1595_2532_000399 la carolina avvampò di gioia e chinò il capo col petto che le scoppiava. che dice io? che dice mai laltro? gonfiandosi nel soprabito anche lui a quella prima lusinga che gli veniva da una donna. 1595_2532_000400 lestate. nellora in cui ogni piccola insenatura della riva risonava della gazzarra dei bagnanti, londa calma scintillava, rotta dalle braccia di qualche ragazzo che nuotava verso le sottane bianche, formicolanti come fantasmi sulla spiaggia. 1595_2532_000401 e quanti conoscevano la leggenda andarono narrando che avevano visto lo spirito del palombaro ivi trattenuto dallincantesimo. il mare, spumeggiante sotto la catena della gru, tornò a distendersi calmo e color del cielo, e scancellò per sempre la leggenda della camera del prete. 1595_2532_000402 nè un ricordo delle lagrime che videro forse nellora torbida dellagonia e che bagnarono quegli stessi fiori che adesso vanno da una bara allaltra come li porta il vento. 1595_2532_000403 si sentivano intenerire da una certa commozione ripensando al passato, alle rosee fantasie della prima giovinezza che evocava la figura melanconica di quelleterno cercatore di amore. 1595_2532_000404 tutta un tratto si vide la gente affollarsi davanti al palco, intorno a un omettino in tuba il quale gesticolava colle mani in aria. la donna invece si ostinava, col viso sfacciato, cercando cogli occhi nella folla, i suoi. 1595_2532_000405 in seguito toglieva dal fuoco la caffettiera- sempre colla mano sinistra per pigliare colla destra. la chicchera senza manico, dallasse inchiodata accanto al fornello, la risciacquava nel catino fesso incastrato fra due sassi accanto al pozzo. 1595_2532_000406 ora, purtroppo gli era cascata addosso quella tegola sul capo per un momento di debolezza, per aver troppo cuore e non trovare il verso di dirle: cara mia, ogni bel giuoco vuol durar poco. 1447_2532_000000 la domenica mattina, spuntava appena lalba, si vide una cosa nuova nel prato della fiera appena fuori del villaggio. era come una casa di legno su quattro ruote, con certe figuracce brutte dipinte sopra e lì vicino. 1447_2532_000001 inoltre i comici avevano altri richiami per il pubblico: un cardellino che dava i numeri del lotto, il ronzino che contava le ore e indovinava gli anni degli spettatori, colla zampa. 1447_2532_000002 la giovane dinanzi al carretto che voleva difendere la sua creatura, come succede anche alle bestie con certi occhi che facevano paura- e cercava di afferrare le scuri per aria colle mani insanguinate. 1447_2532_000003 le braccia e le spalle nere fuori dal corpetto di seta stinta, soffiava nella tromba col poco fiato del suo petto scarno pure era una novità pel paese e i giovinastri correvano a vedere spingendosi col gomito. 1447_2532_000004 cerano pure delle anime buone in quella ressa, ma gli altri non volevano intender. ragioni neli di comare barbara che gli sanguinava il cuore. 1447_2532_000005 don ramondo prese il suo cappello e la donna gli corse dietro in sottana comera colle mani nei capelli gridando aiuto per tutto il vicinato. spuntava lalba serena nel cielo color di madreperla. alla chiesa lassù si udiva sonare la prima messa. 1447_2532_000006 letto colla disciplina, irta di chiodi e insanguinata al capezzale, accanto allo schioppo carico che ne aveva fatte tante. misteri della grazia, come diceva il predicatore. 1447_2532_000007 e adesso come farete a scoprire se portavano il colèra? gridarono alcuni, ma il povero capocomico non sentiva e non badava più a nulla, nè le grida di morte, nè le falci, nè le scuri. 1447_2532_000008 giorno, tutta un tratto, coloro che stavano a guardia, nascosti dietro il muro, videro lo zingaro che sera avventurato carponi sino alle prime case, razzolando in un mondezzaio. 1447_2532_000009 come si fa ai lupi, loro, a ripeter la commedia: che venivano da lontano, che li avevano scacciati da ogni dove, che erano affamati e preferivano gli uccidessero lì a schioppettate. allora, per non saper che fare, temendo di accostarsi per paura del colèra, e lasciarono lì. 1447_2532_000010 e ancora dopo cinquantanni, vito sgarra che aveva menato il primo colpo. vede in sogno quelle mani nere e sanguinose che brancicano nel buio? 1447_2532_000011 pallido e stravolto col sangue, giù per la faccia, i capelli irti, gli occhi fuori della testa. voleva buttarsi sul fuoco per spegnerlo colle sue mani, urlando che lo rovinavano. 1447_2532_000012 e il vecchio carponi era corso a rintanarsi, sul finestrino del carrozzone era passata una figura bianca di donna coi capelli scarmigliati. 1447_2532_000013 mondezzaio colà luccisero di una schioppettata come un cane arrabbiato. dopo gli trovarono un torsolo di cavolo che ci aveva ancora in pugno e il petto della camicia, tutto gonfio di bucce e frutta marcia. 1447_2532_000014 quelli del baraccone. stavano facendo cuocere quattro fave a ridosso del muricciuolo, seduti sulle calcagna per covar la pentola cogli occhi. tutta la famiglia a un tratto udirono gridare: 1447_2532_000015 dove avevano saputo far le cose. bene, era stato a miraglia, un paesetto mangiato dal colèra e dalla fame. il giorno in cui serano viste certe facce nuove per la via dove da un mese non passava un cane. 1447_2532_000016 un parente corse, lesto, lesto, a chiudere gli scaffali per tutta quella gente che saffollava nella bottega e nessuno poteva tenerla docchio. allora la folla, quasi fosse corsa una parola dordine, si mosse tutta come una fiumana. 1447_2532_000017 dei suoi diciotto anni non le erano rimasti che due grandi occhi neri, degli occhi scomunicati che vi mangiavano vivo anchessi. si portavano dietro tutta la loro casa in un carretto sconquassato, coperto da una tenda a brandelli, che veniva avanti traballando, tirato da un somarello sfinito. 1447_2532_000018 eccolo lì, povera bestia, gli manca solo la parola. il maniscalco raccontava a tutti la stessa cosa, via via che andavasi facendo gente dinanzi alla bottega, la gente guardava il cane, guardava la baracca e scrollava il capo. 1447_2532_000019 dal muro del cimitero spuntava lo schioppo di scaricalasino malarnese, che accennava a tre o quattro altri suoi compagni della stessa risma, lontan lontano, verso la broma e poi verso catenanuova, con gran gesti. neri al sole. 1447_2532_000020 la donna col tamburone al collo, gridando sempre dalla piattaforma: avanti, signori, avanti che comincia. si pigliava alla porta quel che si poteva: un baiocco delle fave. 1447_2532_000021 siccome la popolazione si era commossa al loro apparire e minacciava il capo urbano, accorse anche qui colle guardie armate sino ai denti, gridando da lontano: via, via. 1447_2532_000022 così sempre la stessa. poi si vide uscire dalla parte del vicoletto la ragazzina che andava correndo dal sagrestano per le candele benedette. 1447_2532_000023 senza badare a guardie e a fucilate. oggi scoppiava a catenavecchia, il giorno dopo si sentiva dire che era alla broma, cinque miglia soltanto da san martino. 1447_2532_000024 il quale è diventato un uomo di giudizio, dice a chi vuol dargli retta che il colèra ci doveva essere nel baraccone. peccato che lo bruciarono. quelli erano ricconi che andavano attorno così travestiti per non dar nellocchio e buscavano centinaia donze a quel mestiere. 1447_2532_000025 ma il poveraccio da un bel pezzo, fiutando come si mettevano le cose, aveva infilato lusciuolo dellorto carponi fra le viti e preso il volo pei campi. 1447_2532_000026 quelli di san martino serano anche armati. uomini e donne volevano morir piuttosto di una schioppettata o daltra morte che manda dio. ma il colèra, no, non lo volevano. 1447_2532_000027 altri portavano altre brutte notizie: il capo urbano che stava imballando le materasse, il farmacista che tardava ad aprire la bottega. la folla cominciava ad ammutinarsi a misura che cresceva. cristiani del mondo che ci vogliono far morire davvero come bestie nella tana. 1447_2532_000028 bestie e cristiani. vi restavano là, a rosegabella, venti case. un bel giorno era capitato il merciaiuolo di quelli che vanno in giro colle scarabattole in spalla e quanti misero il naso fuori per vedere tanti. ne morirono fin le galline. 1447_2532_000029 fuori del paese, guardati a vista come bestie pericolose. nessuno chiuse occhio quella notte, la vigilia di san giovanni, che cera un chiaro di luna come di giorno. 1447_2532_000030 i fuochi e i razzi che sembravano quelli della festa del santo patrono, tutti col capitombolo verso san martino e il domani poi si trovavano le macchie, dunto per terra e lungo i muri. 1447_2532_000031 qualche manciata di ceci. anche i ragazzi gratis fino alla sera tardi ci fu ressa dinanzi alla baracca sotto il gran lampione rosso che chiamava gente da lontano. 1447_2532_000032 sangue dinnocente che grida vendetta dinanzi a dio. la sera, da quelle parti, chi aveva il coraggio di arrischiarsi sino in cima alla salita vedeva dietro la china che nasconde il paesetto. 1447_2532_000033 uno colla faccia stralunata, raccontava come zanghi avesse acchiappato il male nella baracca dei commedianti laveva, visto lui coi suoi occhi il vecchio che lo tirava per la falda del vestito perchè gli pareva che volesse passare a scappellotto. 1447_2532_000034 ma la notte ci volevano più di due ore. alla messa dellalba, tac, tac vennero a chiamare in fretta lo speziale. presto, alzatevi, don ramondo, chè dai zanghi hanno bisogno di voi. 1447_2532_000035 si videro delle cose, allora, da far piangere di tenerezza gli stessi sassi vito sgarra che si divise dalla sorda colla quale viveva in peccato mortale da dieci anni. 1447_2532_000036 dal ballatoio della gnà giovanna. suo marito chiamava gente anche lui in fondo alla piazza agitando le braccia in aria. quello, quello, gridavasi da un crocchio. 1447_2532_000037 a don pepè, il mercante di bestiame. glielavevano dato invece in una presa di tabacco, alla fiera di muglia, un sensale forestiero per conchiudere il negozio. diceva lui, cose da far rizzare i capelli in testa, avvelenata persino la fontana delle quattro vie. 1447_2532_000038 don ramondo. don ramondo, che non ci sia più aiuto per me, fatelo per questi innocenti, chè son padre di famiglia. poi, come sirrigidì, colla barba in aria e i figliuoli si misero ad urlare più forte, aggrappandosi alle coperte di lui che non udiva. 1447_2532_000039 gente che aveva udito bussare alluscio dopo la mezzanotte, comè vero dio, e dei carri che passavano per le stradicciuole più remote, come delle macchine asmatiche che andavano strascinandosi di porta in porta. 1447_2532_000040 il colèra mieteva la povera gente colla falce, a regalbuto, a leonforte, a san filippo, a centuripe, per tutto il contado e anche dei ricchi. 1447_2532_000041 una fucilata che non finiva più pazza, di terrore e si propagava per le fattorie pei casolari, per le ville, per tutta la campagna circostante dove i cani uggiolavano sino allalba. la. 1447_2532_000042 quelli che erano rimasti i più poveri da principio. avevano fatto il diavolo, minacciando di sfondar le porte chiuse e bruciare le case dei fuggiaschi poscia erano corsi a tirar fuori dal magazzino tutti i santi del paese, come quando si aspetta la pioggia o il bel tempo. laddolorata. 1447_2532_000043 un ragazzo che camminava sulle mani portando in giro, stretto fra i denti, il piattello, per raccogliere la buona grazia. quando si era fatta un po di gente, calavano il tendone unaltra volta e rientravano tutti a rappresentare la commedia coi burattini. 1447_2532_000044 i bicchieri ancora capovolti nel vassoio e dinanzi alluscio cera un crocchio di gente che discuteva colla faccia accesa. neli, il maggiore dei figliuoli, sporgeva il capo di tanto in tanto fra le tendine dello scaffale. 1447_2532_000045 cavavano fuori il fazzoletto, finta di soffiarsi il naso, e lasciavano cadere certe pallottoline invisibili che chi ci metteva il piede sopra poi, per sua disgrazia, era fatta. 1447_2532_000046 padre giuseppe maria, a far la croce sul debito degli inquilini che proprio non potevano pagarlo. angelo il ciaramidaro: andare alla messa e alla benedizione come un santo, senza che gli sbirri gli dessero noia, e la notte dormire tranquillo nel suo letto. 1447_2532_000047 meglio. meglio che ci avessero uccisi tutti. neppure il colèra gli aveva voluti, da per tutto, dove lavevano, incontrato stanchi ed affamati, ancora dopo cinquantanni scaricalasino. 1447_2532_000048 nonostante lo scomunicato male andavasi avvicinando di giorno in giorno, tale e quale, come una creatura col giudizio che faccia le sue tappe di viaggio. 1447_2532_000049 soffiando e sbuffando. il signore ce ne scampi e liberi il venerdì, verso mezzogiorno agostino, quello delle lettere. 1447_2532_000050 amici e conoscenti si vociavano da un capo allaltro del prato della fiera, si scambiavano i frizzi salati e le parolacce, come dentro avevano fatto pulcinella e colombina. nessuno pensava più al castigo di dio che avevano addosso. 1447_2532_000051 che gli toglievano il suo pane, strappandosi i capelli dalla disperazione in mezzo alla famigliuola, tutta pesta e malconcia, scampata per miracolo alla strage. 1447_2532_000052 il poveraccio non riusciva a trovare i calzoni al buio in quella confusione. zanghi, steso sul letto freddo, colla barba arruffata andava acchiappando mosche colle mani fuori del lenzuolo, le mani nere. 1447_2532_000053 egli non sapeva dirlo. laggiù, arrivato al ponte, sera sentito stanco tutta un tratto e sera seduto un momento sul parapetto. prima di lui cera seduto un viandante il quale si asciugava il sudore con un fazzoletto turchino. 1447_2532_000054 infine, il farmacista e il capo urbano ricomparvero, vociando tutti e due che non era nulla. il capo urbano sventolando un foglio di carta in aria, don ramondo sgolandosi a ripetere. 1447_2532_000055 la folla dietro come un torrente, mormorando: uomini torvi, donne col lattante al petto, da lontano, verso san rocco. la campana sonava sempre a distesa. 1447_2532_000056 avanti, il somarello con quel po di grano o di fave, il cesto delle galline, il maiale dietro e poi tutta la famiglia carica di roba. 1447_2532_000057 dallangoscia scaricalasino, che aveva visto coi suoi occhi zanghi stecchito sotto il lenzuolo massaro lio, che si sentiva già i dolori di ventre addosso. 1447_2532_000058 la notte, in fondo alla piazzetta si vedeva la finestra della chiesa illuminata che vegliava sul villaggio e di tratto in tratto udivasi martellare la campana, alla quale rispondeva da lontano una schioppettata, poi unaltra, poi. 1447_2532_000059 il parroco di canzirrò, chera scappato ai primi casi e veniva soltanto in paese per dir messa a sole. alto laveva pigliato nellostia consacrata. 1447_2532_000060 però se erano davvero innocenti, perchè la vecchia che diceva la buona ventura non aveva previsto come andava a finire? 1447_2532_000061 pare don ramondo non diceva nulla, guardava, tastava, versava la medicina nel cucchiaio colle mani tremanti, la boccetta che urtava ogni momento nel cucchiaio e faceva trasalire, e il malato pure, colla voce cavernosa che sembrava venire dal mondo di là balbettando. 1447_2532_000062 i ragazzi camuffati da pagliacci facevano mille buffonerie e la giovinetta colle. gambe magre nelle maglie, color di carne fresca, un fiore di carta nei capelli, il gonnellino più gonfio di una bolla di sapone. 1447_2532_000063 via, via, state tranquilli, sono o non sono il capo urbano. poi infilò luscio della farmacia con don ramondo. la folla cominciò a diradarsi, alcuni andarono a casa a contar la notizia. 1447_2532_000064 era tornato dal rilievo della posta, colla borsa vuota e tutto stravolto. sua moglie, poveretta, al vederlo con quel viso, si cacciò le mani nei capelli. che avete fatto scellerato dove lavete preso tutto quel male in un momento. 1447_2532_000065 don domenico, il fattore laveva predicato tante e tante volte di badare sopra tutto a certe facce nuove che andavano intorno per le vie e nelle chiese, perfino- potevate sospettarlo- nella casa di dio. 1447_2532_000066 più pallido del suo berretto da notte, cogli occhi gonfi per vedere se qualcuno venisse a prendere il rum o lacquavite, e a tutti coloro che linterrogavano dalluscio senza osare di entrare, rispondeva quasi sempre scrollando il capo. 1447_2532_000067 dàlli, dàlli e videro la folla inferocita che correva per sbranarli. signori miei, siamo poveri diavoli, poveri commedianti che andiamo intorno per buscarci il pane. 1447_2532_000068 anche comare barbara che pur non si era mossa di casa, e quellinfame capo urbano che andava dicendo: non è nulla, non è nulla. e mostrava la carta bianca. quella era la carta del sotto intendente che ordinava di lasciar spargere il colèra. 1447_2532_000069 qua e là si sussurrava dei rumori strani che si udivano la notte: gatti che miagolavano, come in gennaio, tegole smosse, quasi tirasse il maestrale. 1447_2532_000070 il giorno stesso, a precipizio, chi aveva qualche cosa da portar via e un buco dove andare a rintanarsi in una grotta, fra le macchie dei fichidindia, nelle capannucce delle vigne, era fuggito dal villaggio. 1447_2532_000071 altri, siccome il sagrestano si slogava sempre a sonare a messa, entrarono in chiesa. qualcheduno più ostinato ritornò verso il prato della fiera, quei poveri diavoli di comici che si tiravano dietro la loro casa al par della lumaca. passato il temporale, 1447_2532_000072 il vecchio annaspava colle mani per fare intendere le sue ragioni. la donna copriva i figlioletti colle ali come una chioccia, la giovinetta colle braccia in aria. 1447_2532_000073 arrivò una prima sassata che fece colare il sangue, poi un parapiglia, la gente in mucchio accapigliandosi gli strilli delle vittime che si udivano più forte. no, no, non li ammazzate ancora. vediamo prima se sono innocenti, vediamo prima se portano il colèra. 1447_2532_000074 per le stradicciuole ancora buie. si udiva uno sbatter dusci, un insolito va e vieni, un mormorio crescente sullangolo della piazza. nel caffè di agostino, il portalettere buonanima, avevano dimenticato il lume acceso nella bottega vuota. 1447_2532_000075 ciascuno badava quindi ai casi propri, collo schioppo in mano, appiattato dietro luscio, accanto la siepe bocconi nel fossatello per le fattorie, nei casolari. 1447_2532_000076 niente, niente. son poveri commedianti che vanno intorno per buscarsi il pane. poveri diavoli morti di fame. la folla nonostante li seguiva mormorando e accavallandosi come un mare sulla piazza. il capo urbano fece anche lui il suo discorsetto. 1447_2532_000077 in un attimo la baracca fu tutta sottosopra: i burattini, gli scenari, i cenci, la poca paglia fradicia dei sacconi. poi, dopo che non ebbero più dove frugare, fecero un mucchio, dogni cosa e vi appiccarono il fuoco. 1447_2532_000078 dopo, frugando fra i cenci della carretta, trovarono le pillole del colèra e ogni cosa, ma quegli occhi più duno, non potè dimenticarli. 1447_2532_000079 e la povera gente senza pane e senza lavoro aspettava il colèra colle mani in mano. anche costoro mostravano di essere dei viandanti rifiniti dal lungo viaggio come una famigliuola di zingari. luomo che si dava per calderaio. 1447_2532_000080 don ramondo, colle mani e colla voce andava dicendo alla folla: largo, largo, signori miei, lasciatemi vedere di che si tratta. poi sgusciarono dentro il baraccone, tutti e due. 1447_2532_000081 ah, volevano proprio farli morire come bestie nella tana. cristiani di dio. tutta un tratto si udirono dietro lo scaffale delle grida mamma, mamma e delle grida di dolore disperate. neli irruppe nella bottega urlando come una bestia feroce coi pugni sugli occhi. 1447_2532_000082 dirimpetto sugli scalini della croce, in campo, alla strada cerano, altri in crocchio che guardavano e parlavano sottovoce fra di loro, col viso scuro. 1447_2532_000083 gridando e minacciando, unanima buona si mise le gambe in spalla e corse per le scorciatoie dal capo urbano a dirgli che scappasse. 1447_2532_000084 una povera donna gravida di sei mesi per aver aiutato certa vecchia che lera caduto l'asino dinanzi alla sua porta e fingeva di piangere e disperarsi. era stata presa da dolori quasi subito ed era morta, lei e il bambino. 1447_2532_000085 tornarono a metter fuori le corna ad uno, ad uno, appunto come fa la lumaca. il vecchio aveva sciorinato, alluscio un gran cartellone dipinto, la moglie con un tamburo al collo chiamava gente. 1447_2532_000086 ogni momento giungeva qualcheduno che veniva dalla casa di zanghi e aveva visto dalluscio spalancato il letto in fondo alla camera, col lenzuolo disteso, le candele accese al capezzale e i figliuoli che piangevano. 1447_2532_000087 gli occhi in fondo a due buchi della testa, sua moglie seminuda, coi capelli sulle spalle, tutta gonfia e arruffata, anche lei come una gallina ammalata, correva per la stanza cercando di aiutarlo, senza saper come, coi figliuoli che le strillavano dietro: dottore, dottore, che cè, che ve ne pare? 1447_2532_000088 lui e il capo urbano. le guardie sbatterono luscio sul naso ai più riottosi. ci fu un po di parapiglia, un po di schiamazzo, qualche pugno sulla faccia. 1447_2532_000089 allora della benedizione nel crepuscolo, quelle statue ritte in cima allaltare buio facevano arricciare i peli ai più induriti peccatori. 1447_2532_000090 un vecchio carponi che andava cogliendo erbe selvatiche. i cani avevano dato lallarme tutta la notte e quello del maniscalco, che stava da quelle parti, non sera dato pace, quasi avesse il giudizio. 1447_2532_000091 al rumore, alle grida che si udivano da lontano. tutto il paese fu in piedi subito e la caccia incominciò. la vecchia fu raggiunta, allargine del fossatello, barcollando sulle gambe stecchite. 1447_2532_000092 poi serano uditi strilli di ragazzi e pianti soffocati. dalla strada principale giungevano il farmacista, il capo urbano, le guardie col giglio sul berretto e grossi randelli in mano. 4261_2532_000000 qualche vecchierella che attaccava unimmagine miracolosa allo stipite della porta o al cancello dellorto: i monelli che ruzzavano per terra festanti e, sulle porte spalancate delle chiesuole, la statua del santo patrono luccicante sotto il baldacchino come un fantasma atterrito, colle, candele spente e i fiori di carta dinanzi. 4261_2532_000001 a torre del grifo scaricavano carrate intere di assi e di tavole sulla piazzetta per le baracche dei fuggiaschi. le pompe dincendio tornavano indietro di gran trotto col fracasso di carri dartiglieria. 4261_2532_000002 il baldacchino del santissimo appoggiato al muro, colle aste in fascio e di faccia la chiesa spalancata senza lumi, solo un luccichío di santi dorati in fondo allaltare in lutto. 4261_2532_000003 e gli strilli soffocati delle signore barcollanti sul basto malfermo delle mule e il vociare di quelli che vendevano gazzosa, birra, uova e limoni sotto le baracche improvvisate. 4261_2532_000004 allingresso del paesetto era un ingombro straordinario di carri, cavalli, gente che gridava e soldati col fucile ad armacollo quasi lavanguardia di un esercito in rotta. 4261_2532_000005 dal paesetto, perduto nelloscurità, giungeva sempre il suono delle campane e un mormorío confuso e lamentevole, un formicolío di lumi che si avvicinavano come delle lucciole in viaggio. 4261_2532_000006 ad ogni passo sincontravano carri che scendevano dal villaggio minacciato, carichi di masserizie, di derrate, di legnami, perfino dimposte, e di ringhiere di balconi. 4261_2532_000007 dal balcone di una casa nuova calavano gridando largo un armadio monumentale. una vecchierella stava a custodia di alcune galline, seduta su di un cesto in un cortile ingombro di doghe e cerchi di botte. 4261_2532_000008 e sul brulicame nero e indistinto di quei penitenti, fra quattro torce a vento fumose, un cristo di legno affumicato, rigido, quasi sinistro, barcollante sulle spalle degli uomini che affondavano nella sabbia. 4261_2532_000009 le donne colle sottane in mano, con un ondeggiare infinito di veli e dombrellini, mentre il crepuscolo moriva nelloccidente e la marina, in fondo, dileguava lontana. nel tempo istesso, che limmensa fiumana di lava sembrava accendersi nellorizzonte tetro. 4261_2532_000010 bollettino delleruzione: il fuoco a nicolosi. la folla accorreva dai dintorni a piedi, a cavallo, in carrozza, come poteva. lungo la salita, fra il verde delle vigne, un denso polverone disegnava il zig-zag della strada. 4261_2532_000011 tutto lo sgombero di un villaggio che sta per scomparire e colla roba sui carri a piedi, uomini e donne taciturni recandosi in collo dei bambini sonnolenti coi volti accesi dalla caldura e dallambascia. pei casolari nelle borgate, lungo la via, gli abitanti affacciati per vedere colle mani sul ventre. 4261_2532_000012 poi, dalle tenebre della via sbucò una processione strana: uomini e donne scalzi, picchiandosi il petto, salmodiando sottovoce con una nota insistente e lamentosa della quale non si sentiva altro che misericordia, misericordia. 4261_2532_000013 sul marciapiede del casino di compagnia erano schierate su due file di sedie alcune signore, venute a vedere lo spettacolo che si facevano vento, degli uomini che fumavano un sorbettiere, portava in giro dellacqua fresca. 4261_2532_000014 via, via che i più lontani giungevano sullerta, udivasi gridare, ecco, ecco, con un grido quasi giulivo, di faccia, a destra e a sinistra, fin dove arrivava locchio. 4261_2532_000015 a due passi, le ginestre in fiore si agitavano ancora alla brezza della sera. delle signore si stringevano al braccio del loro compagno di viaggio con un fremito delizioso. altri si sbandavano per le vigne lungo la linea della corrente minacciosa, scavalcando muricciuoli, saltando fossatelli. 4261_2532_000016 si camminava su di una sabbia nera fra due file di case smantellate, irregolari, cogli usci e le finestre divelte, la gente ancora affaccendata a portare via roba. 4261_2532_000017 e là, sulle porte senza uscio, vedevasi qualche povero diavolo che voltava le spalle alle stanzucce nude aspettando, colle mani in mano e il viso lungo in silenzio, come nellanticamera di un moribondo. 4261_2532_000018 e in alto dirimpetto il vulcano tenebroso. dietro un gran tendone di cenere, lanciava in aria, con un rombo sotterraneo, getti di fiamme alti cinquecento metri. 4261_2532_000019 lassù dal campanile, sul chiacchierìo, sul frastuono, sui boati del vulcano, la campana che sonava a processione senza cessare un istante. al nord, verso letna, lo stradone si allungava in mezzo a due file di ginestre arboree, formicolante di curiosi che andavano a vedere, ridendo, schiamazzando, chiamandosi da lontano. 4261_2532_000020 come il ciglione alto di una ripa scoscesa nera fumante, solcata qua e là da screpolature incandescenti dalle quali la corrente di lava rovinava con un acciottolío secco di mucchi immensi di cocci che franassero. 3863_2532_000000 poi, sulla cima del colle, due carabinieri di scorta immobili a cavallo, dietro un gruppo di ufficiali che accennavano lontano alle vette coronate di fumo e dei soldati sparsi per la china, fra i solchi come punti neri. 3863_2532_000001 non vide altro. tutti quei chepì si somigliavano il suo lajn, però la scorse, alle folte trecce nere, in mezzo alle comari, la mamma di ghita che stava contandole delle frottole. la vide che lo cercava, povera figliuola con gli occhi smarriti e il viso pallido, senza poterlo scorgere. 3863_2532_000002 però attenti al comando. e nientaltro per il capo, nè capelli bianchi, nè capelli neri. abbracci avanti alt caricat, prima il povero renacchi che stava per compir la ferma. 3863_2532_000003 tornavano i soldati, lunghe file di cavalli, battaglioni interi dinanzi al castello, in piazza darmi. erano pure tornati i carretti colle arance e quelli del sorbetto a due soldi e le bambinaie coi ragazzi e le coppie che si allontanavano sotto gli alberi. 3863_2532_000004 e si tenevano per mano, non si risolvevano a staccarsi. luno dallaltro lajn primo. tornò infatti a salutarla unaltra volta prima di partire, come passasse per caso nellandare in quartiere. 3863_2532_000005 lajn non voleva. per via del malaugurio però, laveva presa fra le braccia, intenerito anche lui, tanto non passava nessuno nella stradicciuola fangosa di là dallargine, essa diceva di no. diceva di no col cuore gonfio. 3863_2532_000006 egli sempre zitto guardandola nella poca luce che lasciava vedere soltanto il musetto pallido e gli occhi lucenti. che fatica una giornata intera devessere molto tardi. guardi quante stelle batteva un po la campagna, anche lei poveretta, per sfuggire a quel silenzio, ma lui non rispondeva ancora. 3863_2532_000007 egli non sapeva più dove metterle. le diceva scherzando che lo caricava derba come un asino, così per farla ridere. la ragazza però non rispondeva. stava segnando delle grandi lettere, storte sulla corteccia di un olmo con un sasso, due cuori uniti e una croce sopra. 3863_2532_000008 la gente si affollava per la via a veder passare i soldati che partivano pel campo, tutti gli inquilini della casa, sotto il lampione della porta ghita che teneva abbracciata anna maria, suo padre, il portinaio e i padroni, anche loro alle finestre, coi lumi, così la povera ragazza vide passare la batteria, dovera il suo artigliere. 3863_2532_000009 anna maria ne aveva raccolto un fascio lì sul cassettone e poi due volte al giorno allandare e venire dalla fabbrica. passava dalla posta, nulla, nulla. che gruppo allora nella gola, che peso sul cuore e dinanzi agli occhi la sera, soprattutto quando sonava la ritirata. 3863_2532_000010 a un certo punto anna maria gli sfuggì di mano e corse a inginocchiarsi sul ciglione del fossatello, senza badare al vestito nuovo, per cogliere delle foglioline verdi che spuntavano dal muricciuolo. per te le ho colte, per te. 3863_2532_000011 lajn primo. in quel momento stava chino sul pezzo a puntare, strizzando locchio turchino, come soleva fare per dire ad anna maria quanto gli piacesse il suo musetto, e facendo segno colla destra al numero tre di spostare a sinistra la manovella di mira. quando venne la sua volta, anche per lui. ah, mamma mia. 3863_2532_000012 il servitore accendeva i lumi, dirimpetto e poi rimaneva ancora lì, nellombra delle cortine. si scorgeva dai bottoni che luccicavano. quanto piangere in quel fazzolettino ricamato, tanto che il cuore era stanco e sera vuotato intieramente. 3863_2532_000013 le quattro trombe della batteria tutte insieme sonarono avanti poscia di là del ponte, a trotto, in mezzo a un nugolo di polvere, alberi e casolari che fuggivano, pennacchi di bersaglieri ondeggianti fra i seminati. 3863_2532_000014 la notte che se lo sognava e lo vedeva sotto il pergolato, canticchiando: mi rincresse di lasciarti e le stringeva la mano sulla tovaglia. avesse avuta la mamma almeno per sfogarsi. il babbo poveretto cosa poteva farci, notte e giorno sulla macchina a correre pel mondo. 3863_2532_000015 pensava sempre a quellaltro, però, lavorando alla finestra, chissà, chissà dovera, di là da quelle case, dove andavano quelle nuvole scure. che tristezza quando giungeva la sera, la campana di santangelo, lì vicino, che le picchiava sulla testa e in cuore, la tromba della ritirata che piangeva. 3863_2532_000016 artiglieri che andavano e venivano collincerato sul chepì tale e quale, come lajn primo, solo mancava il numero del suo lajn nella fabbrica. aveva sentito dire che molta truppa era stata mandata in sicilia. laggiù lontano, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. 3863_2532_000017 passerete di qua per andare alla stazione. sì, sì, di qua. ogni momento della gente che andava e veniva ghita nel cortile ad accendere il gas. lajn primo accese anche un sigaro e se ne andò colle spalle grosse. anna maria lo guardava allontanarsi. 3863_2532_000018 diventava a poco a poco ingiusto e cattivo. un vero ragazzo. ecco un ragazzo bizzoso da mangiarserlo coi baci. che dolcezza per anna maria, allora. che dolcezza triste ed amara. tutte le lacrime che egli le faceva versare le restavano in cuore e glielo rendevano più caro. 3863_2532_000019 una gran tavolata allaria, aperta, laltalena e il giuoco delle bocce. cesare, che pensava sempre ad una cosa, le rispose: mimporta assai delle bocce. adesso mi lasci stare vicino a lei piuttosto, chè non la mangio mica. 3863_2532_000020 vollero fare quattro passi sino al fiume. come le altre volte, cera un sentieruolo fangoso, a sinistra, fra i campi, sotto dei grandi olmi, anna maria si lasciava condurre a braccetto, colle sottane in mano. 3863_2532_000021 il giorno di san luca chera, anche la festa del portinaio, andarono tutti al monte tabor- ghita era venuta a prenderla per forza, e anche cesare, il quale sera fatto dare il permesso quel giorno dalla padrona e le aveva detto stringendole le mani: venga, venga con noi così a star sempre chiusa, piglierà qualche malanno. 3863_2532_000022 i mezzi litri che andavano e venivano lajn primo di faccia a lei, col naso nel piatto, dandole delle ginocchiate. di tanto in tanto, però, al vedergli il chepì collincerato e la striscia gialla della giberna che gli fasciava il petto, si sentiva gonfiare il cuore nel seno, grosso, grosso da mozzarle il fiato. 3863_2532_000023 neppure un rigo in tre mesi. quante gite alla posta, quante volte ad aspettare il portalettere dal portinaio. tanto che cesare, il servitore dirimpetto, il quale veniva a pigliare le lettere della contessa, le diceva anche lui ridendo: nulla, eh, ha male alla penna il suo artigliere. 3863_2532_000024 come la batteria partiva. a mezzanotte, lajn primo aveva invitato la sua ragazza a desinare una gentilezza per mostrarle il dispiacere che provava nel lasciarla. 3863_2532_000025 avevano passeggiato insieme per quella stradicciuola fangosa, sotto i pioppi, stringendosi luno allaltro. nella sera che li celava, poi, egli voleva sapere questo e quello, voleva frugare come un furetto nel presente e nel passato. la faceva ritornare passo passo verso quelle memorie che le rifiorivano in cuore come una carezza e una puntura. 3863_2532_000026 maria chiacchierava di questo e di quello per non lasciar cadere il discorso, laltro zitto a capo chino. buona sera, buona sera, aspetti, aspetti. laccompagno sino alluscio di sopra. non voglio che salga le scale così al buio e tutta sola. ora accendo un cerino. 3863_2532_000027 e tutta un tratto la ragazza scoppiò a piangere, col viso nel tovagliuolo. via via i morti soli non si rivedono. stavolta però gli tremavano i baffi rossi anche a lui, e le mani nellaffibbiarsi il cinturone. 3863_2532_000028 alle volte nella folla un musetto pallido che somigliava ad anna maria morettina di la stacioni, alle volte lungo lo stradone polveroso. unosteria di campagna collaltalena e il pergolato verde come quella doverano stati a desinare insieme. 3863_2532_000029 questaltro aveva le mani bianche e pulite di uno che non fa nulla, i capelli lisci, la pelle fine, certe garbatezze danticamera che la accarezzavano. lo vedeva ogni giorno, laspettava alla porta, si lasciava condurre la domenica a desinare in campagna, alla stessa tavola, sotto il pergolato, colle ragazze che schiamazzavano sullaltalena e gli avventori che giocavano alle bocce. 3863_2532_000030 su, su, per lerta, sfondando i solchi, sradicando i tralci, saltando i fossati, i cavalli fumanti e colle schiene ad arco gli uomini a piedi, spingendo le ruote, frustando a tutto andare. 3863_2532_000031 una vera persecuzione. quellantipatico, colla faccia di donna e i capelli lucenti di pomata, aveva un bello sbattergli la finestra sul muso tutto il giorno, lì di faccia, in anticamera, a farle dei segni colle manacce sempre infilate nei guanti bianchi, scappando solo un momento appena sonavano il campanello e tornando subito a montare la sentinella. 3863_2532_000032 egli le aveva passato il braccio attorno alla vita, mormorandole ne capelli tante paroline affettuose che essa udiva confusamente, lorecchio però sempre teso verso la tromba della caserma da buon soldato. 3863_2532_000033 poscia la via bianca e polverosa, rotta sfondata dal passaggio della truppa, formicolante di uniformi e di tanto in tanto uno squillo di tromba che sonava alto nel brusío. 3863_2532_000034 il certificato di morte di lajn, primo soldato della vita, artiglieria cera, il bollo e tutto. non ci mancava nulla. la povera donna glielo portava come un regalo, come un regalo del bene che aveva voluto e delle lacrime che aveva versate, come un regalo di tutta sè stessa, della donna innamorata e sottomessa. 3863_2532_000035 seduto, basso comera, sul sediolo, accanto al pezzo, il guanto sulla coscia, al suono triste della marcia dordinanza che si allontanava. passarono città, passarono villaggi, dovunque sulle porte uomini e donne che saffacciavano a veder passare i soldati. 3863_2532_000036 allora, anna maria, un sabato sera, gli fece segno dalla finestra con tutte e due le braccia, col viso illuminato. domani, domani, e allora solita, si vestì in fretta colle mani tremanti, tutta radiosa, le calze rosse, le scarpe lucide, la giacchetta attillata tale quale, come quel giorno chera andata lultima volta collartigliere. 3863_2532_000037 e là dei lampi che partivano dalla terra bruna e il rombo continuo nelle colline, dirimpetto delle nuvolette dense che spuntavano in fila sulla cresta. detto fatto, i pezzi in batteria e musica anche da questa parte. 3863_2532_000038 passavano dei carri per la strada, cigolando delle nuvole grigie destate che lasciavano piovere una gran tristezza. lajn primo chiacchierava sempre, lui, col sigaro in bocca, la testa già lontana nei paesi dove andava la batteria. 3863_2532_000039 la sera. poi, al ritorno, le diede il braccio: tutta la brigata a piedi pel bastione, sotto i platani che lasciavano cadere le foglie. una bella sera, tutta stellata delle ombre. a due, a due che si parlavano, allorecchio sui sedili, voltando le spalle alla strada. 3863_2532_000040 tratto giù in un gomitolo, anche lui fra un nugolo di polvere, gemendo sottovoce e mordendo il cuoio del sottogola. solo il comandante rimaneva in piedi, ritto sul ciglione in mezzo al vento furioso che spazzava via tutto, guardando col cannocchiale come un gran diavolo nero. 3863_2532_000041 sempre, sempre, quasi si cocesse anchesso a poco a poco, al vedersela ogni giorno lì di faccia, sicchè una volta la fermò per le scale e le disse: cosa le ho fatto. infine, almeno me lo dica, e come si vedeva che le parole gli venivan dal cuore, essa non ebbe animo di mandarlo a quel paese. 3863_2532_000042 poi gli buttò le braccia al collo, a lui che stava a guardare con tanto di muso, e se la strinse al petto furiosamente. mi credi ora, mi credi ora egli. le credette allora, con quelle braccia annodate al collo e quel seno che si gonfiava contro il suo petto? 3863_2532_000043 ma dopo fu la stessa storia. ogni cosa gli dava ombra, se era allegra, se era malinconica, se cantava, se taceva, se si pettinava in un certo modo e se non voleva confessare che quegli orecchini fossero un ricordo di quellaltro, se la vedeva dal portinaio o se la incontrava vicino alla posta. 3863_2532_000044 maria sera messa il vestitino nuovo, colla giacchetta attillata, le scarpette di pelle lucida e le calze rosse, sentiva una gran contentezza, stando insieme al suo bel militare coi gomiti sulla tovaglia. 3863_2532_000045 sapevano giusto. unosteria di campagna, appena fuori la porta, bel sito e vino buono, quattro ciuffetti di verde al sole, laltalena e il giuoco delle bocce. i tavolinetti sotto il pergolato da starci bene in due soli, senza soggezione. 3863_2532_000046 di tanto in tanto, in mezzo al frastuono, si udiva un rombo sordo, dietro le colline e fra gli scossoni dellaffusto la canzone della partenza che ribatteva: ecco il trenno che già parti a galoppo: marche, addio, morettina, addio. 3863_2532_000047 no, no, ci son le stelle, delle stelle lucenti che scintillavano sui tetti attraverso i finestroni ad arco. ogni ramo di scala, sei rami. anna maria digià, stanca sera, appoggiata al muro, proprio accanto al finestrone, col fiato ai denti. ah, le mie povere gambe. 3863_2532_000048 era geloso della stradicciuola, dove era stata a passeggiare con quellaltro geloso della campagna che avevano vista insieme, della tavola alla quale serano seduti e del vino che avevano bevuto nello stesso bicchiere. 3863_2532_000049 e subito dopo, la campagna larga e quieta, grandi fabbriche in costruzione, tutte irte di antenne, un folto dalberi a diritta e, in fondo, la linea dei monti che digradavano. 3863_2532_000050 guardava piuttosto un gran muraglione nerastro, chera dirimpetto, quasi volesse stamparselo negli occhi. gli diceva: guarda anche tu, anche tu aveva il viso triste, poveretta. calava la sera, desolata, con una squilla mesta e lontana dellavemaria che picchiava sul cuore. 3863_2532_000051 allora, dopo cinque minuti, attorno alla batteria cominciò a tirare un vento del diavolo: la terra che volava in aria, gli alberi dimezzati, solchi che si aprivano allimprovviso, dei sibili acuti che passavano sui. 3863_2532_000052 e volle condurlo proprio là nel sentieruolo sotto i pioppi. perchè cosa vuoi fare? domandava cesare, vedrai, vedrai. erano cresciute delle altre fronde, allolmo nel maggio, che fioriva del verde, che celava i due cuori. 3863_2532_000053 bella sera, non è vero? allora egli le prese la mano e balbettò con voce mutata. se crede che abbia capito quel che mha detto sa. e anche lei fu vinta da una gran dolcezza, da un grande abbandono. gli lasciò la mano nella mano e chinò il capo sul petto. 3863_2532_000054 o allora, rispose il servitore, e infine, un giorno, essa gli mostrò una carta, una carta che gli aveva portata nel petto come una reliquia: guarda, guarda, era il certificato di morte del suo artigliere. come glielo buttava in faccia a ogni momento: cesare. 3863_2532_000055 color di ruggine, legati insieme dalla croce. essa però li rinvenne subito e con un sasso, gli occhi lucenti, il seno che le scoppiava, le mani febbrili, si mise a raschiare da per tutto sulla corteccia dellolmo: le iniziali, i due cuori, la croce, tutto. 3863_2532_000056 maria teneva per mano la figlioletta del portinaio, un pretesto per star lì sulla porta- e gli fece segno che cera gente dietro luscio. allora scambiarono ancora quattro parole per dirsi addio, senza guardarsi, parlando del più e del meno, lui che gli tremavano i baffi rossi unaltra volta. 3863_2532_000057 alle volte un fossatello con due filari dolmi, o un muraglione nerastro che rompeva il verde, oppure una cascina coi panni stesi al sole, una vecchierella che filava un sentieruolo come quello per cui era disceso dai suoi monti col fagottino sulle spalle, larghe e robuste, che lo avevano fatto prendere artigliere. 3863_2532_000058 di qua del fiume, una gran folla, soldati di tutte le armi, un luccichío tende di cantiniere che sventolavano e cavalli che nitrivano. delle canzoni dolci e malinconiche in tutti i dialetti, come uneco lontana del paese, in mezzo alle risate e al rullo dei tamburi. morettina di la stacioni mi rincresse di lasciarti. 3863_2532_000059 gli occhi socchiusi che non vedevano un gran sbalordimento dentro una dolcezza infinita e malinconica, al tintinnío di quella sciabola e di quegli sproni e al contatto di quelluniforme contro cui tutta la sua persona le sembrava che volesse fondersi. 3863_2532_000060 quanto piangere fece anna maria cheta cheta, nel fazzolettino ricamato, prima di lasciarla sullangolo della via. egli le aveva detto: verrò a salutarti unaltra volta prima di partire, fatti portare sulla porta. 3863_2532_000061 le bruciava le labbra, ma infine, infine, glielo disse: non ci penso più, ti giuro, non ci penso più a quellaltro. cesare non voleva crederle, anzi, a ogni cosa che ella facesse per provarglielo, ogni bacio, ogni carezza, ogni parola, era come se quellaltro si mettesse fra loro due. 3863_2532_000062 la sua amica ghita, che non aveva fastidi, lei e non se la prendeva di nulla. faceva spallucce ripetendole: gli uomini, mia cara, son tutti così lontano dagli occhi, lontano dal cuore, quanto piangere fece in quel fazzolettino. 3863_2532_000063 ogni carezza, ogni parola, delle parolacce amare, dei musi lunghi, delle risate ironiche, degli impeti di collera, dei voltafaccia bruschi di servitore che sputi villanie dietro le spalle dei padroni. con lui non dicevi così. con quellaltro era un altro par di maniche. no, no, te lo giuro, non ci penso più. tu solo adesso, tu solo poi. gli arrivò a dire: non gli ho mai voluto bene. 3863_2532_000064 in mezzo alla calca e ai battimani, i cavalli neri che sfilavano a due a due, scotendo la testa dei cassoni enormi che facevano tremare le case, e sopra, sui cappelli e i fazzoletti che sventolavano, i chepì degli artiglieri, collincerato, dondolando. 3863_2532_000065 cercando di tanto in tanto la mano di anna maria attraverso la tavola, quando in bocca gli venivano le parole buone. poi, siccome aveva il vino allegro, si mise a canticchiare: morettina di la stacioni. ecco il trenno che già parti. mi rincresse di lasciarti, il soldato mi toccaffar. 3863_2532_000066 mi scriverai di mi scriverai? egli accennava di sì a bocca piena, guardandola negli occhi lucenti che laccarezzavano tutto il panno grosso delluniforme e la faccia lentigginosa di biondo. 3863_2532_000067 mia colle mani tentò di aggrapparsi ancora allaffusto delle mani che vi stampavano il sangue. cinque dita rosse, numero quattro manca. attenti. il telegrafo portava le notizie, una dopo laltra. tanti morti, tanti feriti. ciascun bollettino, cinque centesimi. 3863_2532_000068 cerano nel piatto dei mandarini colle foglioline verdi. essa ne strappò una e volle mettergliela alla bottoniera. lì accanto si udiva lurtarsi delle bocce fra di loro. alcune ragazze schiamazzavano attorno laltalena colle gonnelle in aria. 3863_2532_000069 sullaltra sponda, la campagna calma e silenziosa, coi casolari tranquilli affacciati nel verde delle colline e sulla linea scura che traversava il fiume, luccicante. qua e là l ondeggiare delle banderuole turchine, una lunga fila di lancieri polverosi che sfilavano sul ponte. 3863_2532_000070 mamma mia, mamma mia numero due, manca attenti. si udiva il comando secco e risoluto del biondo ufficialetto che stava impettito fra i due pezzi, ammiccando nel fumo cogli occhi azzurri di ragazza, i quali vedevano forse ancora il piccolo coupé nero che aspettava in piazza darmi. e la mano bianca allo sportello, abbracci avanti, alt caricat. 4158_2532_000000 quando giunse la primavera e lusignuolo tornò a cantare fra il verde del terrazzino e le ragazze al lume di luna, i due innamorati presero il volo come due farfalle e non si videro più. al settembre la casa mutò daspetto e nella camera azzurra venne a stare un gran letto matrimoniale che tutte le mattine prendeva aria onestamente dalla finestra spalancata. 4158_2532_000001 non vi si vedeva nessuno, soltanto a notte alta, una testa che faceva capolino timidamente e guardava nella via, socchiudendo adagio adagio le persiane e la luce che passava fra le stecche. ne indorava i capelli biondi, poi si stampava sul muro della casa, dirimpetto in strisce lucenti, come un faro. 4158_2532_000002 si videro delle ombre correre dietro le tende allimpazzata e le stanze illuminarsi rapidamente una dopo laltra. indi un silenzio dattesa profondo, nel quale risonarono a un tratto delle strida di terrore e degli urli di collera. 4158_2532_000003 poi vi tornarono dei mobili eleganti e delle stoffe ricche appese alle finestre. non vi si udirono più nè strilli nè schiamazzi, ma un silenzio beato dappertutto. i lumi sembrava saccendessero da sè, fin nella camera azzurra, che aveva una luce velata dalcova. 4158_2532_000004 alla finestra, dirimpetto, si vedeva sempre il lume che vegliava la notte, le lunghe notti piovose dinverno, e quando la luna di marzo, ancor fredda, imbiancava la facciata della casa silenziosa. 4158_2532_000005 di giorno, tutte quelle finestre chiuse sembravano quasi misteriose. al balcone della camera gialla cera un vaso di garofani che morivano di incuria, spioventi sul muro umidiccio e che il vento agitava perennemente. 4158_2532_000006 nella sala attigua, sotto un grande specchio dorato che rifletteva la luce di una lumiera velata da un paralume color di rosa, si udivano alle volte le note allegre di un pianoforte nello scrosciare della pioggia notturna. 4158_2532_000007 verso il tramonto. si fermava dinanzi alla porta un legnetto che dei visi pallidi stavano ad attendere ansiosamente dietro i vetri. sintravedeva un affaccendarsi per le stanze e il lume che si accendeva anche di giorno nella camera solitaria. 4158_2532_000008 lalba imbiancava, pallida e piovigginosa. allora si vide per la prima volta dopo tanto tempo la finestra della camera gialla spalancata e le due candele che ardevano, immobili al capezzale del letto bianco. 4158_2532_000009 un giorno, verso mezzodì, venne un vecchietto col cappello bisunto e un fascio di cartacce in mano, seguíto da due uomini malvestiti, i quali si misero a frugare dappertutto scrivendo dei fogliacci in fretta. 4158_2532_000010 nel silenzio alto dellora tarda. dietro quei vetri lucenti, sulla facciata bianca di luna, sembravano indovinarsi delle invocazioni deliranti, dei singhiozzi soffocati, delle braccia supplichevoli stese verso il cielo sereno. un usignuolo si mise a cantare allimprovviso da un terrazzino tutto verde di pianticelle odorose. 4158_2532_000011 chiodi, sul camino a cui era appeso il grande specchio dorato, il campanello ciondoloni, sulluscio della scala spalancato, il vento vi faceva turbinare la polvere, la pioggia le inondava, il sole vi rideva ancora sulle pitture gialle, verdi, azzurre. 4158_2532_000012 una mattina di settembre si videro tutte le finestre spalancate e le stanze vuote, anche quella gialla che si era spogliata delle meschine tende bianche e mostrava una gran macchia di un giallo più carico al posto del letto che non cera più. 4158_2532_000013 e la moglie dietro coi bambini in coda e il poppante al collo, senza neppure voltarsi a guardare quelle finestre che rimasero spalancate notte e giorno per mesi e mesi, come se il padrone avesse voluto farne svaporare il tanfo di miseria che vi si era rinchiuso. 4158_2532_000014 era una sera di primavera tepida e dolce. dalla strada saliva la canzone nuova e il chicchierío delle ragazze innamorate nel plenilunio daprile. al primo piano della casa, dietro una ricca tenda di broccato, si udiva sonare il valzer di madama angot poscia. per la via deserta si udì una squilla. 4158_2532_000015 il bimbo tornava dopo un lungo ciangottare, a parlar colla mamma, la quale riaffacciava la testa allo sbattere violento della porta che faceva tintinnare il campanello, e luomo che se ne era andato così in collera si fermava in mezzo alla strada a spiare la finestra chiusa. 4158_2532_000016 giorno e notte. dal muro sventrato si vedevano le stanze nude e abbandonate, colle pitture del soffitto che pendevano, le gole dei camini squarciate e nere. la carta gialla ricompariva sotto la tappezzeria lacera il segno del letto e le macchie scure. 4158_2532_000017 quelle povere masserizie erano sgomberate silenziosamente nella notte, colla triste famigliuola timida. una vecchia serva venne a pigliare il vaso di garofani, mentre il padron di casa andava guardando per ogni dove coi muratori, gridando e bestemmiando. 4158_2532_000018 la famigliuola li seguiva di stanza in stanza. tristamente la roba fu portata via alcuni giorni dopo e delle poche masserizie rimaste caricarono un carro e se ne andarono. dietro a quello il padre prima, collombrello sotto il braccio. 4158_2532_000019 verso mezzanotte si era udito bussare alla porta e per le stanze si era notato un via vai. poi tutto si era raccolto in quellattesa sconfortata. la luna ora lambiva il pavimento, mentre i lumi si spegnevano, la brina sgocciolava, ghiacciata sui vetri. 4158_2532_000020 più tardi vennero degli estranei che andavano e venivano per la stanza indifferenti, col cappello in capo. uno che fumava un sigaro alla finestra si chinò a fiutare il garofano rugginoso che penzolava. aveva una faccia pallida, da malato o da prigioniero, colle gote azzurrognole di una folta barba accuratamente rasa. 4158_2532_000021 e bestemmiando, egli additava le macchie della vecchia tappezzeria gialla e i mattoni rotti del pavimento, sputando pel disgusto su quei guasti, tanto che la vecchierella se ne andò a capo chino portandosi sotto lo scialle il vaso di garofani come una reliquia. 4158_2532_000022 il lume vegliava sempre tristamente nella camera silenziosa, solo le ombre desolate si agitavano, più frettolose e più smarrite, e nellangolo, dove ogni sera si ravvivavano i lumi, luccicavano adesso due fiammelle funebri. 4158_2532_000023 di poi quella finestra rimase chiusa e buia la notte e le altre accanto si aprirono ogni mattina a lasciare entrare, lestate che veniva, e la sera perfino vi si affacciavano timidamente delle giovanette vestite di nero che ascoltavano in silenzio la canzone nuova, il suono del pianoforte di sotto e il chiacchiericcio dei vicini. 4158_2532_000024 anchessa diceva di sì, col capo macchinalmente, cogli occhi sbarrati e quasi pazzi in quelli del vecchio. poi, quando egli fu partito, si celò il viso nel fazzoletto e rientrò nellandito. 4158_2532_000025 lo scalpiccío e il borbottare dei fedeli che accompagnavano il viatico saffacciarono i vicini, alcuni ginocchioni col lume in mano e la folla singolfò sotto la porta spalancata a due battenti, fra due file di lanterne che andavano balzelloni. 4158_2532_000026 la mattina usciva a buonora col passo frettoloso. di tanto in tanto si udiva una scampanellata furiosa in anticamera e la madre correva a chiudersi in camera facendo segno al suo ragazzo di dire che non cera collindice sulle labbra. 4158_2532_000027 la luna e la luce dei lampioni vi entravano ogni notte. si posavano sulla macchia unta del letto, sui fiorami dorati del salottino misterioso, scendendo sempre di mano in mano. che il piccone dei muratori si mangiava le rovine. 4158_2532_000028 nel silenzio della luna alta, dimenticando forse in quellora la sua prigione, pei cespugli del bosco nativo. di quarto dora in quarto dora, lorologio squillava lentamente dallalto della torre. la quiete greve della notte cadeva lenta anche su quella casa desolata. 4158_2532_000029 i vicini corsero alle finestre col lume in mano, ma il quartiere era tornato silenzioso, soffocando i dolori o le collere che racchiudeva fra le sue tappezzerie sontuose. le finestre rimasero chiuse per un gran pezzo e, allorchè si riaprirono, entrarono nelle stanze i muratori che demolivano la casa per far luogo alla strada nuova, la quale passava di là. 4158_2532_000030 alle volte la povera donna era costretta a mostrarsi per calmare il visitatore che non voleva sentir ragione, giungendo le mani in croce con gran gesti che volevano esser creduti. tutte le finestre spalancate lasciavano diffondersi pel vicinato, indifferentemente, pianti di bimbi e liti di genitori. 4158_2532_000031 a un tratto, in quella semioscurità, successe un correre affannato, un affaccendarsi di gente smarrita, colle mani nei capelli, uno sbattere dusci. poi la camera gialla si illuminò vivamente sulla facciata di tutta la casa nera. 4158_2532_000032 tutte le finestre del quartierino desolato si illuminarono per la prima volta dopo tanto tempo, per lultima solennità, mentre la folla degli estranei ingombrava la casa con un luccichío tremolante di ceri nella camera gialla, 4158_2532_000033 la stanza era gialla, con una meschina tenda di velo appesa alla finestra. a volte vi apparivano dietro delle ombre nere che si dileguavano rapidamente. ogni sera alla stessa ora si vedeva passare un lume di stanza in stanza, sino alla camera gialla dove la luce si avvivava intorno a un letto bianco circondato dalle stesse ombre premurose. 4158_2532_000034 lultima visita che fece il legnetto nella stradicciuola solitaria fu più breve delle altre. un vecchio dai capelli bianchi, col piede sul montatoio, scrollava pietosamente il capo rispondendo a una giovinetta che le era scesa dietro, supplichevole sino alla porta colle, mani giunte e il viso disfatto. 4158_2532_000035 indi la casa tornava scura e sembrava deserta nel gran silenzio della via. solamente allorchè vi saliva, lo schiamazzo notturno di un ubriaco o il passaggio di una carrozza faceva tremare i vetri nelle finestre. una di quelle ombre, tacite e dolorose si affacciava a spiare nella via e poi si dileguava. 4158_2532_000036 dopo alcuni minuti, un passo frettoloso e guardingo si udiva nella via lombra della testa bionda appariva rapidamente dietro le persiane e la finestra si chiudeva. una sera, nellalto silenzio, squillò allimprovviso una scampanellata minacciosa. 4158_2532_000037 la casa risonò da mattina a sera del gridío dei bimbi e degli strilli del neonato che la mamma allattava a piè del letto. il marito tornava la sera stanco, colla faccia disfatta e litigava tutto il tempo colla moglie e coi figliuoli. poi rimaneva a scartabellare dei conti sulla tavola sparecchiata sino ad ora tarda, colla fronte fra le mani sotto il lume che agonizzava. 4158_2532_000038 e dopo che tutti quanti furono partiti, la casa rimase sempre illuminata e deserta, quasi per una lugubre festa. vi si vedeva solo di tanto in tanto il passaggio delle solite ombre che correvano allimpazzata in un affaccendarsi disperato. 1989_3305_000000 e la bianca notte mediterranea scherzava colle enormi forme delle femmine tra i tentativi bizzarri della fiamma di svellersi dal cavo dei lampioni. 1989_3305_000001 campana. io vidi, dal ponte della nave, i colli di spagna svanire nel verde, dentro il crepuscolo d'oro, la bruna terra celando come una melodia d'ignota scena fanciulla sola, come una melodia blu. su la riva dei colli ancora tremare una viola. 1989_3305_000002 regolo. ci incontrammo nella circonvallazione a mare. la strada era deserta. nel calore pomeridiano guardava con occhio abbarbagliato il mare. quella faccia, l'occhio strabico si volse. ci riconoscemmo immediatamente, ci abbracciammo. 1989_3305_000003 parole che non udivo, dolci come il vento, senza parole della pampa che sommerge la matrona selvaggia. mi aveva preso. il mio sangue tiepido era certo bevuto dalla terra. ora la luce era più scarsa sul terreno nudo, nell'alito metallizzato delle chitarre. 1989_3305_000004 selvaggia nera corsa dai venti, la pampa che mi correva incontro per prendermi nel suo mistero che la corsa penetrava. penetrava con la velocità di un cataclisma, dove un atomo lottava nel turbine, assordante nel lugubre fracasso della corrente irresistibile. 1989_3305_000005 tutta verde la campagna intorno. le grandi masse fumose degli alberi gravavano sui piccoli colli. la loro linea nel cielo aggiungeva un carattere di fantasia. la luce, un organetto che tentava la modesta poesia del popolo sotto una ciminiera altissima, sui terreni vaghi. 1989_3305_000006 ora io lo vedevo chiudersi gli orecchi per non udire il rombo, come di torrente sassoso, del continuo strisciare dei passi. erano i primi giorni che la primavera si svegliava in fiandra. 1989_3305_000007 mentre, più dolce già presso a spegnersi, ancora regnava nella lontananza il ricordo di lei, la matrona suadente, la regina, ancora ne la sua linea classica tra le sue grandi sorelle del ricordo. 1989_3305_000008 delle ragazze, tutte piccole, tutte scure, artifiziosamente avvolte nella sciarpa, traversano saltellando le vie, rendendole più vuote ancora. e nell'incubo della nebbia, in quel cimitero, esse mi sembrano a un tratto tanti piccoli animali, tutte uguali, saltellanti, tutte nere. 1989_3305_000009 antri a metà. davanti alle semplici figure d'amore, il suo cuore si era aperto ad un grido, ad una lacrima di passione. 1989_3305_000010 e il mare e il cielo è d'oro. e sul molo corrono i fanciulli e gridano con gridi di felicità. già a frotte s'avventurano i viaggiatori alla città tonante che stende le sue piazze e le sue vie. la grande luce mediterranea s'è fusa in pietra di cenere. 1989_3305_000011 tra il barbaglio lontano di un canneto, lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio e, a un tratto dal mezzo dell'acqua morta, le zingare e un canto da la palude afona, una nenia primordiale, monotona e irritante. 1989_3305_000012 un brevissimo istante e la rigetta in alto, leggera. nel mentre il battello è una casa scossa dal terremoto che pencola terribilmente e fa un secondo sforzo contro il mare tenace e riattacca a concertare con i suoi alberi una certa melodia beffarda nell'aria, una melodia che non si ode. 1989_3305_000013 canta ride svaria ferrea la sinfonia feconda urgente al mare. genova canta il tuo canto. entro una grotta di porcellana sorbendo caffè, guardavo dall'invetriata la folla salire veloce tra le venditrici, uguali a statue. 1989_3305_000014 dino campana che il cielo e il paesaggio erano così dolci dopo la pioggia. pensavo alle signorine di maupassant e di jammes chine, l'ovale pallido sulla tappezzeria memore e sulle stampe. il fiume riprende la sua cantilena: vado via. 1989_3305_000015 guardo le bianche rocce, le mute fonti dei venti e l'immobilità dei firmamenti e i gonfi rivi che vanno piangenti e l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti e ancora, per teneri cieli lontane, chiare ombre correnti. 1989_3305_000016 le tende si allungavano a pochi passi da dove noi, seduti in circolo, in silenzio, guardavamo a tratti furtivamente le strane costellazioni che doravano l'ignoto della prateria notturna. un mistero grandioso e veemente ci faceva fluire con refrigerio di fresca vena profonda. 1989_3305_000017 entravo, ricordo allora, nella biblioteca, io che non potevo manuelita, io che non sapevo pensare a voi, le lampade elettriche oscillavano lentamente. 1989_3305_000018 ora il mio paese. tra le montagne, io al parapetto del cimitero, davanti alla stazione, che guardo il cammino nero delle macchine sù giù. non è ancor notte: silenzio, occhiuto di fuoco. le macchine mangiano, rimangiano il nero silenzio nel cammino della notte. 1989_3305_000019 una stella fluente in corsa magnifica segnava in linea gloriosa la fine di un corso di storia sgravata. la bilancia del tempo sembrava risollevarsi lentamente, oscillando. 1989_3305_000020 ecco la notte, ed ecco vigilarmi e luci e luci ed io lontano e solo. quieta è la messe verso l'infinito quieto, è lo spirto. vanno muti carmi a la notte. a la notte intendo solo ombra che torna. ch'era dipartito. 1989_3305_000021 si levava la fortezza dello spirito, le enormi rocce gettate in cataste da una legge violenta verso il cielo, pacificate dalla natura prima che le aveva coperte di verdi selve, purificate poi da uno spirito d'amore infinito. 1989_3305_000022 i baci, i baci vani della fanciulla che lavava, lavava e cantava nella neve delle bianche alpi. le lagrime salirono ai miei occhi al ricordo. 1989_3305_000023 del braccio, onusti di giovinezza muta le serve ingenue. affaccendate colle sporte, colme di vettovaglie, vagavano, pettinate artifiziosamente, la loro fresca grazia fuori della porta. 1989_3305_000024 il duomo prezioso, traversato dalla trave colossale che chiude nella sua nudità un così vasto soffio marino, a signa nel ronzìo musicale e assonnante, ricordo quel profondo silenzio. 1989_3305_000025 l'eco dei secchi accordi, chiaramente rifluente nell'ombra che è sorda. ragazzine alla marinara, le lisce gambe lattee che passano a scatti strisciando, spinte da un vago prurito bianco, un delicato busto di adolescente, luce gioconda dello spirito italiano, sorride. 1989_3305_000026 archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee, sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva. 1989_3305_000027 castagno, casette di macigno disperse a mezza costa, finestre che ho visto accese così a, le creature del paesaggio cubistico in luce appena dorata di occhi interni. tra i fini capelli vegetali, il rettangolo della testa in linea occultamente fine. 1989_3305_000028 solitario e fumigante vapore sui barbari recessi e non guardai più la tua strana faccia. ma volli andare ancora a lungo pel viale, se udissi la tua rossa aurora nel sospiro della vita notturna delle selve. 1989_3305_000029 crepuscolo mediterraneo. crepuscolo mediterraneo perpetuato di voci che nella sera si esaltano, di lampade che si accendono. chi t'inscenò nel cielo più vasta, più ardente del sole? notturna estate mediterranea? chi può dirsi felice che non vide le tue piazze felici? 1989_3305_000030 la lunghissima valle che sale in scale, la casetta di sasso sul faticoso verde, la bianca immagine dell'elemento, la tellurica melodia della falterona, le onde telluriche. 1989_3305_000031 il silenzio era scandito dal trotto monotono di una pattuglia e allora il mio anelito infrenabile andava lontano da voi, verso le calme oasi della sensibilità della vecchia europa, e mi si stringeva con violenza il cuore. 1989_3305_000032 la luce deliziosa e bianca, quando i nostri orecchi riposavano appena nel silenzio e i nostri occhi erano stanchi de le girandole di fuoco, de le stelle multicolori che avevano lasciato un odore pirico. 1989_3305_000033 un pulviscolo d'oro riempiva il prato e poi, lontana, la canti orfici dino campana, linea muta della città, rotta di torri gotiche. e così ogni sera, coricandomi nella mia prigionia, salutavo la primavera. e una di quelle sere, seppi, il russo era stato ucciso. 1989_3305_000034 via dal tanfo, via dal tanfo e per le strade, e cammina e via cammina. già le case son più rade, trovo l'erba, mi ci stendo a conciarmi come un cane da lontano. un ubriaco canta amore alle persiane. 1989_3305_000035 era facile incontrarle la sera per le vie cupe. la luna illuminava allora le strade e faust alzava gli occhi ai comignoli delle case che, nella luce della luna, sembravano punti interrogativi, e restava pensieroso allo strisciare dei loro passi che si attenuavano. 1989_3305_000036 quando, in una baia profonda di un'isola equatoriale, in una baia tranquilla e profonda assai più del cielo notturno, noi vedemmo sorgere nella luce incantata una bianca città addormentata ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti nel soffio torbido. 1989_3305_000037 un usignolo canta tra i rami del noce. il poggio è troppo bello sul cielo troppo azzurro. il fiume canta bene la sua cantilena. è un'ora che guardo lo spazio laggiù e la strada a mezza costa del poggio che vi conduce. 1989_3305_000038 salivo alle alpi sullo sfondo bianco, delicato mistero, laghi, lassù tra gli scogli, chiare gore vegliate dal sorriso del sogno. le chiare gore, i laghi estatici dell'oblio che tu, leonardo, fingevi. 1989_3305_000039 tender potessi in una pace uguale e il ricordo specchiar di una divina serenità perduta. o tu, immortale anima, o tu. 1989_3305_000040 lungo la linea di circonvallazione passavano pomposamente sfumate figure femminili avvolte in pellicce, i cappelli copiosamente romantici, avvicinandosi a piccole scosse automatiche, rialzando la gorgiera carnosa come volatili di bassa corte. 1989_3305_000041 quella mattina i suoi nervi saturi l'avevano tradito ed era restato per un quarto d'ora paralizzato dalla parte destra, l'occhio strabico fisso sul fenomeno, toccando con mano irritata la parte immota. si era riavuto, era venuto da me e voleva partire. 1989_3305_000042 ascolto i discorsi. la vita ha qui un forte senso naturalistico, come in spagna. felicità di vivere in un paese senza filosofia. il museo ribera e baccarini. 1989_3305_000043 lontana, con il suo leone e i campanili si affollano e nel nereggiare inquieto dei tetti al sole, una lunga veranda che ha messo un commento variopinto di archi presso marradi. 1989_3305_000044 ella aveva la pura linea imperiale del profilo e del collo, vestita di splendore opalino. con rapido gesto di giovinezza imperiale, traeva la veste leggera sulle sue spalle alle mosse. 1989_3305_000045 piazze si componeva in un sogno cadenzato, come per una melodia invisibile scaturita da quel vagare. non era dunque il mondo abitato da dolci spettri e nella notte non era il sogno ridesto nelle potenze sue tutte trionfale. 1989_3305_000046 io vi rivedo, manuelita, il piccolo viso armato dell'ala battagliera del vostro cappello, la piuma di struzzo avvolta e ondulante eroicamente i vostri piccoli passi pieni di slancio contenuto sopra il terreno delle promesse eroiche. 1989_3305_000047 poco, trascinando uno ad uno le loro ombre lungo i muri rossastri e scalcinati, tutti simili ad ombra, una donna dal passo dondolante e dal riso incosciente si univa e chiudeva il corteo. 1989_3305_000048 dal fondo il vento del mar senza posa. canti orfici dino campana per i vichi marini. nell'ambigua sera cacciava il vento tra i fanali preludii dal groviglio delle navi. 1989_3305_000049 l'acacia sa profilarsi come un chimerico fumo. le stelle danzavano sul poggio deserto. nessuno viene per la strada. i piace, dai balconi, guardare la campagna deserta abitata da alberi sparsi, anima della solitudine forgiata di vento. 1989_3305_000050 negli occhi dolci e cupi, sotto lo scorcio dei portici, seguivo le vaghe creature rasenti dai pennacchi melodiosi. sentivo il passo melodioso, smorzato nella cadenza lieve ed uguale. 1989_3305_000051 dei frati grigi dal volto sereno, troppo sereno, assisi. vigilavano in un angolo una testa spasmodica, una barba rossastra, un viso emaciato, disfatto, coi segni di una lotta terribile e vana. era il russo, violinista e pittore. 1989_3305_000052 e che l'eco, faticosamente e bianca e lieve e attonita, salì di già. tutto d'intorno lucea la sera ambigua. battevano i fanali, il palpito nell'ombra, rumori lontano franavano dentro silenzii solenni chiedendo se dal mare il riso non saliva. 1989_3305_000053 le grandi figure che anelano a lui come a un più antico ricordo di gloria e di gioia. un bizzarro palazzo settecentesco sporge all'angolo di una via, signorile e fatuo. 1989_3305_000054 o siciliana, proterva opulenta matrona a le finestre ventose del vico marinaro, nel seno della città percossa di suoni di navi e di carri. 1989_3305_000055 questo dava allegria e il mare se la rideva con noi del suo riso così buffo e sornione. non so se fosse la bestialità irritante del mare, il disgusto che quel grosso bestione col suo riso mi dava. 1989_3305_000056 un suo ritratto di delinquente: un insensato severo, nei suoi abiti eleganti, la testa portata alta con dignità animale. un altro, un sorriso. l'immagine di un sorriso ritratta a memoria la testa della fanciulla. 1989_3305_000057 il treno mi passa sotto rombando come un demonio. canti orfici dino, campana la giornata di un nevrastenico. bologna, la vecchia città, dotta e sacerdotale, era avvolta di nebbie nel pomeriggio di dicembre. 1989_3305_000058 dalla vecchia taverna, a volte che raccoglieva gli scolari. gli piaceva udire, tra i calmi conversari dell'inverno bolognese, frigido e nebuloso come il suo, e lo schioccare dei ciocchi e i guizzi della fiamma sull'ocra, delle volte i passi frettolosi sotto gli archi prossimi. 1989_3305_000059 silenzio, il viola della notte in rabeschi dalle sbarre bianche, il blu del sonno. penso ad anika: stelle deserte sui monti nevosi, strade bianche deserte, poi chiese di marmo bianche. nelle strade anika canta un buffo dall'occhio infernale, la guida che grida: 1989_3305_000060 il debole cuore batteva un più alto palpito. tu la finestra avevi spenta, nuda, mistica, in alto cava, infinitamente occhiuta devastazione. era la notte tirrena. 1989_3305_000061 curvo sull'orlo della stufa, la testa barbuta. il russo scriveva, scriveva, scriveva. non essendovi in belgio l'estradizione legale per i delinquenti politici, avevano compito l'ufficio, i frati della carità cristiana. 1989_3305_000062 poi teste di contadini russi, teste barbute, tutte teste, teste, ancora teste. la penna scorreva, strideva spasmodica perché era uscito per salvare altri uomini. 1989_3305_000063 tu, le tue membra posasti sulle mie nobili membra, alitarono felici, respirarono la loro bellezza. alitarono a una più chiara luce le mie membra nella tua docile nuvola dai divini riflessi o non accenderle. non accenderle. 1989_3305_000064 e povero, ignudo, felice di essere povero, ignudo, di riflettere un istante. il paesaggio quale un ricordo incantevole ed orrido in fondo al mio cuore salivo. e giunsi, giunsi là fino dove le nevi delle alpi mi sbarravano il cammino, 1989_3305_000065 ascolto. le fontane hanno taciuto nella voce del vento. dalla roccia cola un filo d'acqua in un incavo. il vento allenta e raffrena il morso del lontano dolore. ecco, son volto. 1989_3305_000066 la donatrice d'amore dei porti, la cariatide dei cieli di ventura sui suoi divini ginocchi, sulla sua forma pallida, come un sogno uscito dagli innumerevoli sogni dell'ombra, tra le innumerevoli luci fallaci. 1989_3305_000067 mentre accanto una fonte, sotto una cupoletta, getta acqua, acqua ed acqua senza fretta nella vetta con il busto di un savio imperatore: acqua, acqua, acqua. getta senza fretta con in vetta il busto cieco di un savio imperatore romano. 1989_3305_000068 accanto il busto dagli occhi bianchi, rosi e vuoti e l'orologio verde, come un bottone in alto, aggancia il tempo all'eternità della piazza. 1989_3305_000069 classica mediterranea femmina dei porti pei grigi rosei della città di ardesia, sonavano i clamori vespertini e poi più quieti i rumori, dentro la notte serena. 1989_3305_000070 sulla parte immota, che sembrava attrarlo irresistibilmente. vedevo la mano irritata che toccava la parte immota. ogni fenomeno è per sé sereno. 1989_3305_000071 gli alti cubi della città si sparpagliano tutti pel golfo in dadi infiniti di luce striati d'azzurro, nel mentre il mare, tra le tanaglie del molo, come un fiume che fugge, tacito, pieno di singhiozzi taciuti. 1989_3305_000072 un alito tardato e nel crepuscolo, la mia pristina lampada instella il mio cuor vago di ricordi ancora volti, volti cui risero gli occhi a fior del sogno, voi giovani aurighe per le vie leggere del sogno che inghirlandai di fervore. 1989_3305_000073 uno di loro, dalla faccia di cristo, è rivestito da una tunica da prete che tiene raccolta sulle ginocchia: fumo acre delle pastasciutte, tinnire di piatti e di bicchieri, risa dei maschi dalle dita piene di anelli che si lasciano accarezzare dalle femmine ora che hanno mangiato. 1989_3305_000074 sorgenti, sorgenti. abbiam da ascoltare. sorgenti, sorgenti che sanno, sorgenti che sanno che spiriti stanno, che spiriti stanno a ascoltare. 1989_3305_000075 un vecchio si voltò a guardarlo con uno sguardo assurdo, lucente e vuoto, e la donna sorrideva sempre di un sorriso molle, nell'aridità meridiana, ebete e sola nella luce catastrofica. 1989_3305_000076 il tuo corpo, un aereo dono sulle mie ginocchia e le stelle assenti, e non un dio nella sera d'amore di viola, ma tu nella sera d'amore di viola. 1989_3305_000077 una dolcezza acuta, una dolcezza di martirio. del suo martirio mi si torceva pei nervi, febbrile, curva sull'orlo della stufa, la testa barbuta scriveva, la penna scorreva, strideva spasmodica perché era uscito per salvare altri uomini. 1989_3305_000078 pura negli occhi e nel viso perduto. il barbaglio della collana dal collo ignudo camminava ora a tratti inesperta, stringendo il ventaglio. 1989_3305_000079 voleva partire mai. ci eravamo piegati a sacrificare alla mostruosa, assurda ragione e ci lasciammo, stringendoci semplicemente la mano, in quel breve gesto. noi ci lasciammo senza accorgercene, ci lasciammo. 1989_3305_000080 limpido, fresco ed elettrico. era il lume della sera e là le alte case parevan deserte. laggiù, sul mar del pirata de la città abbandonata, canti, orfici, dino, campana, tra il mare giallo e le dune. 1989_3305_000081 una ragazza in ciabatte passa che dice rimessamente: un giorno la piena ci porterà tutti. il torrente gonfio, nel suo rumore cupo, commenta tutta questa miseria. guardo oppresso le roccie ripide della falterona. 1989_3305_000082 o se, come il torrente che rovina e si riposa nell'azzurro eguale. se tale a le tue mura la proclina anima al nulla nel suo andar fatale. se alle tue mura in pace cristallina. 1989_3305_000083 già è l'ora. vado a infangarmi in mezzo alla via l'ora che l'illustre somiero rampa con il suo carico di nera scienza catalogale. 1989_3305_000084 vuole l'acqua, l'elemento stesso, la melodia docile dell'acqua che si stende tra le forre, all'ampia rovina del suo letto, che, dolce come l'antica voce dei venti, incalza verso le valli in curve regali, poi, ché essa è qui, veramente la regina del paesaggio. 1989_3305_000085 il battito forte nei fianchi del bastimento confondeva il battito del mio cuore e ne svegliava un vago dolore intorno, come se stesse per aprirsi un bubbone. ascoltavo il gorgoglio dell'acqua. l'acqua a volte mi pareva musicale. 1989_3305_000086 nel paesaggio mitico di navi, nel seno dell'infinito, ne la sera calida di felicità, lucente in un grande, in un grande velario di diamanti disteso sul crepuscolo. 1989_3305_000087 l'agile forma di donna dalla pelle ambrata, stesa sul letto, ascoltava curiosamente poggiata sui gomiti come una sfinge. fuori gli orti verdissimi, tra i muri rosseggianti, noi soli tre, vivi nel silenzio meridiano. 1989_3305_000088 una fontana del cinquecento taceva inaridita la lapide spezzata nel mezzo del suo commento latino. si svolgeva una strada acciottolata e deserta verso la città. 1989_3305_000089 in faccia, nel vico breve e stretto, c'è una finestra unica, ad inferriata nella parete rossa corrosa di un vecchio palazzo dove, dietro le sbarre, si vedono affacciati dei visi ebeti di prostitute disfatte, a cui il belletto dà un aspetto tragico di pagliacci. 1989_3305_000090 avanti a lei, incerte. si snodano le valli verso le solitudini alte de gli orizzonti. la gentile canuta, il cuculo sente a cantare e il semplice cuore, provato negli anni a le melodie della terra, ascolta quieto. le note giungon continue, ambigue, come in un velo di seta. 1989_3305_000091 eppure, manuelita, sappiatelo se lo potete, io non pensavo, non pensavo a voi, io mai non ho pensato a voi. di notte, nella piazza deserta, quando nuvole vaghe correvano verso strane costellazioni alla triste luce elettrica, io sentivo la mia infinita solitudine. 1989_3305_000092 ascolta la luce del crepuscolo attenua, ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra. ascolta, ti ha vinto la sorte. 1989_3305_000093 misteriosa dentro l'infinita maestà della natura. lentamente, gradatamente, io assurgevo all'illusione universale. dalle profondità del mio essere e della terra io ribattevo per le vie del cielo il cammino avventuroso degli uomini verso la felicità. a traverso i secoli 1989_3305_000094 dell'amore e l'ancella, l'ingenua maddalena dai capelli ispidi e dagli occhi brillanti chiedeva in sussulti dal suo corpo sterile e dorato, crudo e selvaggio, dolcemente chiuso nell'umiltà del suo mistero, la lunga notte piena degli inganni delle varie immagini. 1989_3305_000095 così come l'acqua scorre immobile per quel fanciullo, lasciando dietro a sé il silenzio, la gora profonda e uguale, conservando il silenzio, come ogni giorno, l'ombra. 1989_3305_000096 poi lo occupa un silenzio dei più profondi, nel canale delle colline basse e monotone, toccando le piccole città etrusche, uguale oramai sino alle foci, lasciando i bianchi trofei di pisa. 1989_3305_000097 lampioni, esse guardavano la fiamma e cantavano canzoni di cuori in catene. tutti i preludii erano taciuti, oramai la notte, la gioia più quieta della notte era calata. 1989_3305_000098 poi tutto ricadeva in un rombo e la terra e la luce mi erano strappate inconsciamente. come amavo, ricordo il tonfo sordo della prora che si sprofonda nell'onda che la raccoglie e la culla. 1989_3305_000099 la messe intesa al misterioso coro del vento in vie di lunghe onde tranquille, muta e gloriosa per le mie pupille discioglie il grembo delle luci d'oro. 1989_3305_000100 ma di una lagrima sola, involontaria, caduta dall'occhio restato fisso. voleva partire, camminavo, camminavo nell'amorfismo della gente. ogni tanto rivedevo il suo sguardo strabico, fisso sul fenomeno. 1989_3305_000101 e mentre il tempo fuggiva invano, per me un canto: le lunghe onde di un triplice coro salienti a lanci la roccia, trattenute ai confini dorati della notte, dall'eco che nel seno petroso le rifondeva, allungate, perdute. 1989_3305_000102 era intanto calato il tramonto ed avvolgeva del suo oro il luogo commosso dai ricordi e pareva consacrarlo. la voce della ruffiana si era fatta man mano più dolce e la sua testa, di sacerdotessa orientale, compiaceva a pose languenti. 1989_3305_000103 finché, dopo molte grida e molte tenebre di un paese ignoto, dopo molto cigolìo di catene e molto acceso fervore, noi lasciammo la città equatoriale verso l'inquieto mare notturno. 1989_3305_000104 un gaglioffo, una grossa puttana, fuggono sotto le nubi in corsa e le tue rive, bianche come le nubi, triangolari, curve come gonfie vele, paese barbarico, fuggente, paese notturno, mistico, incubo del caos. 1989_3305_000105 e del tempo fu sospeso il corso. inconsciamente, io levai gli occhi alla torre barbara che dominava il viale lunghissimo dei platani. 1989_3305_000106 la piaga delle sue labbra ardeva nel suo viso pallido. è venuta ed è passata, portando il fiore e la piaga delle sue labbra con un passo elegante, troppo semplice, troppo conscio. è passata, la neve, seguita a cadere e si scioglie indifferente nel fango della via. 1989_3305_000107 tra il fumo delle pastasciutte acide, le risa dei mantenuti dalle femmine e i silenzii improvvisi che provoca la squadra mobile, tre minorenni dondolano monotonamente le loro grazie precoci. tre tedeschi irsuti, sparuti e scalcagnati seggono compostamente attorno ad un litro. 1989_3305_000108 faenza una grossa torre barocca. dietro la ringhiera, una lampada accesa appare sulla piazza, al capo di una lunga contrada dove tutti i palazzi sono rossi e tutti hanno una ringhiera corrosa. 1989_3305_000109 la notte più lontano per le rotte de la notte, il mio passo batte botte, canti, orfici, dino, campana, firenze, fiorenza, giglio di potenza. virgulto primaverile. 1989_3305_000110 come va? come va a braccetto. lui voleva condurmi in campagna, poi io lo decisi invece a calare sulla riva del mare, stesi sui ciottoli della spiaggia. 1989_3305_000111 sulle spalle della bella selvaggia si illanguidì la grazia all'ombra dei capelli fluidi e la chioma augusta dell'albero della vita si tramò nella sosta sul terreno nudo, invitando le chitarre, il lontano sonno. 1989_3305_000112 l'acqua del mulino corre piana e invisibile. nella gora rivedo un fanciullo. lo stesso fanciullo laggiù steso sull'erba, sembra dormire. ripenso alla mia fanciullezza. quanto tempo è trascorso. 1989_3305_000113 così puri come due iddii. noi, liberi, liberamente, ci abbandonammo all'irreparabile canti, orfici, dino, campana, scirocco, bologna. era una melodia, era un alito. 1989_3305_000114 il tuo corpo, il tuo profumo mi velava gli occhi. io non vedevo il tuo corpo, un dolce e acuto profumo, là, nel grande specchio ignudo, nel grande specchio ignudo velato dai fumi di viola. 1989_3305_000115 in alto, baciato di una stella di luce. era il bello, il bello e dolce dono di un dio, e le timide mammelle erano gonfie di luce. 1989_3305_000116 come una nuvola bianca presso al mio cuore. o resta o resta o resta, non attristarti o sole. aprimmo la finestra al cielo notturno, gli uomini come spettri vaganti, vagavano come gli spettri e la città. 1989_3305_000117 le grandi case rosee tra i meandri verdi continuano a illudere il crepuscolo. sulla piazza acciottolata rimbalza un ritmico strido, un fanciullo a sbalzi che fugge melodiosamente. un chiarore, in fondo al deserto della piazza, sale, tortuoso, dal mare. 1989_3305_000118 sopra il silenzio, fatto intenso, essa riviveva il suo mito lontano e selvaggio, mentre per visioni lontane, per sensazioni oscure e violente, un altro mito, anch'esso mistico e selvaggio, mi ricorreva a tratti alla mente. 1989_3305_000119 azzurro, l'arco dell'intercolonno trema, rigato tra i palazzi, eccelsi candide righe nell'azzurro, persi voli su bianca gioventù in colonne. 1989_3305_000120 entrammo dei visi bruni di autocrati rasserenati dalla fanciullezza e dalla festa. si volsero verso di noi, profondamente limpidi nella luce, e guardammo le vedute. 1989_3305_000121 accanto una rete nera a triangolo, a berretta. ricade su una spalla che si schiude un viso bruno, aquilino di indovina, uguale a la notte di michelangiolo. 1989_3305_000122 le aiole, s'intende una fanfara che, straziante, sale il fiume, spare ne le arene dorate. nel silenzio stanno le bianche statue a capo i ponti volte. 1989_3305_000123 dai fini tratti traspare il sorriso di cerere bionda, limpidi sotto la linea del sopra ciglio nero, i chiari occhi grigi, la dolcezza della linea delle labbra. 1989_3305_000124 arco solitario e magnifico, teso in forza di catastrofe, sotto gli ammucchiamenti inquieti di rocce all'agguato dell'infinito. io non ero, non ero rapito di scoprire nel cielo luci, ancora luci. 1989_3305_000125 fanciulle dalle acconciature agili, dai profili di medaglia, sparivano a tratti sui carrettini dietro gli svolti verdi. un tocco di campana argentino e dolce di lontananza la sera. 1989_3305_000126 dal viale dei tigli, io guardavo accendersi una stella solitaria sullo sprone alpino e la selva antichissima addensare l'ombra e i profondi fruscìi del silenzio. 1989_3305_000127 una vaga gravezza rossa nell'aria e il camminare accanto ci aveva illanguiditi, esaltandoci di una nostra troppo diversa bellezza: lei fine e bruna. 1989_3305_000128 che cosa fuggiva sulla mia testa? fuggivano le nuvole e le stelle fuggivano, mentre che dalla pampa nera scossa, che sfuggiva a tratti nella selvaggia nera corsa del vento, ora più forte, ora più fievole, ora come un lontano fragore ferreo. 1989_3305_000129 il paese natale. quattro giorni di sguattero pasto di rifiuti, tra i miasmi della lavatura grassa andiamo impestato a più riprese, sifilitico, alla fine bevitore, scialacquatore, con in cuore il demone della novità che lo gettava a colpi di fortuna che gli riuscivano sempre. 1989_3305_000130 sulla poppa balzante, io già ero portato lontano. nel turbinare delle acque, il molo, gli uomini erano scomparsi, fusi come in una nebbia. cresceva l'odore mostruoso del mare. la lanterna spenta s'alzava, il gorgoglio dell'acqua, tutto annegava irremissibilmente il 1989_3305_000131 l'alba non ombre nei puri silenzii. de l'alba nei puri pensieri. non ombre. de l'alba non ombre. piangendo, giurando, noi, fede. all'azzurro pare la donna che siede, pallida giovine, ancora sopra dell'erta ultima, presso la casa antica. 1989_3305_000132 le idee brillavano della più pura luce stellare. drammi meravigliosi, i più meravigliosi dell'anima umana palpitavano e si rispondevano a traverso le costellazioni. 1989_3305_000133 così come santa marta spezzati a terra gli strumenti, cessato già sui sempre verdi paesaggi il canto che il cuore di santa cecilia accorda col cielo latino. 1989_3305_000134 in linee dolci e potenti, testa nobile e mitica, dorata dell'enigma delle sfingi, occhi crepuscolari in paesaggio di torri, là sognati, sulle rive della guerreggiata pianura, sulle rive dei fiumi bevuti dalla terra avida, là dove si perde il grido di francesca. 1989_3305_000135 mentre la mole bianca della città torreggia come un sogno moltiplicato, miraggio di enormi palazzi regali e barbari, i diademi elettrici spenti, corro col preludio che tremola, si assorda, riprende, si afforza e libero sgorga davanti al molo, alla piazza densa di navi e di carri. 1989_3305_000136 e noi ancora stanchi del sogno, vagabondare a caso per quartieri ignoti, fino a stenderci stanchi sul letto di una taverna lontana, tra il soffio caldo del vizio, noi là nell'incertezza e nel rimpianto, colorando la nostra voluttà di riflessi irreali. 1989_3305_000137 ero sul treno in corsa, disteso sul vagone, sulla mia testa ruggivano le stelle e i soffi del deserto. in un fragore ferreo incontro le ondulazioni come di dorsi di belve in agguato. 1989_3305_000138 ero bello di tormento inquieto, pallido assetato errante dietro le larve del mistero. poi fuggii i persi per il tumulto delle città colossali, vidi le bianche cattedrali levarsi, congerie enorme di fede e di sogno. colle mille punte nel cielo. 1989_3305_000139 l'ultimo asterisco della melodia della falterona s'inselva nelle nuvole. su la costa lontana traluce la linea vittoriosa dei giovani abeti. 1989_3305_000140 e pare fuggano cacciate verso qualche inferno, in quell'esplosione di gioia barocca, mentre tutto tutto si annega nel dolce rumore dell'ali sbattute degli angioli che riempie la via. 1989_3305_000141 valdervé è una costa interamente alpina che scende a tratti a dirupi e getta sull'acqua il suo piedistallo. come la zanna del leone, l'acqua volge con tonfi chiari e profondi, lasciando l'alto scenario pastorale di grandi alberi e colline. 1989_3305_000142 che rinascevano colla speranza traendo essa da un mazzo di carte lunghe e untuose strane teorie di regine languenti, re fanti armi e cavalieri. 1989_3305_000143 la portiera guarda la porta d'argento. fuori è la notte chiomata di muti canti. pallido amor degli erranti. 1989_3305_000144 faust era giovane e bello in un giorno come quello dalla saletta tappezzata, tra i ritornelli degli organi automatici e una decorazione floreale. dalla saletta udivo la folla scorrere e i rumori cupi. 1989_3305_000145 immobile presso a me. io la sentivo divenire lontana e straniera, mentre il suo fascino si approfondiva. sotto la frangia notturna dei suoi capelli si mosse ed io sentii, con una punta d'amarezza tosto consolata, che mai più le sarei stato vicino. 1989_3305_000146 la semplicità bizzarra del disegno bianco risalta quando l'oro del tramonto tenta versarsi dall'invetriata prossima nella penombra della cappella. acquistano allora quei sommarii disegni un fascino bizzarro e nostalgico. 1989_3305_000147 così vasta, così ambigua per la notte, così pura l'acqua, il mare che n'esala a le rotte ne la notte batte cieco per le rotte, dentro l'occhio disumano de la notte di un destino. 1989_3305_000148 e tintinnare d'angeliche campanelle e gridi e voci di prostitute e pantomime d'ofelia stillate dall'umile pianto delle lampade elettriche. 1989_3305_000149 mentre dalle volte un altro mito si cova che illumina, solitaria, limpida, cubica, la lampada colossale a spigoli verdi. ed ecco che sul tuo porto, fumoso di antenne, 1989_3305_000150 la piazzetta di s giovanni era deserta, la porta della prigione senza le belle fanciulle del popolo che altre volte vi avevo viste attraverso. a una piazza dorata da piccoli sepolcreti, nella scia bianca del suo pennacchio, una figura giovine. 1989_3305_000151 satiro cinto di pampini danzante sulla sacra oscenità di sileno, nude scheletriche, stampe sulla rozza parete in un meriggio torrido. fantasmi della pietra. 1989_3305_000152 desolato andar per valli, in fin che in azzurrina, canti orfici dino campana. serenità dall'aspre rocce, dato un borgo in grigio e vario, torreggiare all'alterno pensier pare e dispare sovra l'arido sogno serenato. 1989_3305_000153 cupa, incantevolmente cristiana fu l'ospitalità dei contadini. là, presso sudato, mi offersero acqua. in un'ora arriverete alla verna, se dio vole. 1989_3305_000154 ma lei non voleva essere consolata, ma lei, gettata a terra, voleva piangere, tutto il suo pianto. figura del ghirlandaio, ultima figlia della poesia toscana che fu: 1989_3305_000155 illanguidiva la sera celeste. sul mare pure i dorati silenzii, ad ora ad ora dell'ale, varcaron lentamente in un azzurreggiare lontani tinti dei varii colori. dai più lontani silenzii, ne la celeste sera varcaron gli uccelli. 1989_3305_000156 una ragazzina mi guardava cogli occhi neri, un po tristi, attonita sotto l'ampio cappello di paglia. in tutti un raccoglimento inconscio, una serenità conventuale addolciva a tutti i tratti del volto. 1989_3305_000157 e in fine lei dimentica lontana l'amore, il suo viso di zingara nell'onda dei suoni e delle luci che si colora di un incanto irreale, e noi in silenzio attorno allo stagno pieno di chiarori rossastri. 1989_3305_000158 fumano i vapori agli scali desolati. domenica per il porto pieno di carcasse delle lente, file umane formiche dell'enorme ossario, nel mentre tra le tanaglie del molo rabbrividisce un fiume che fugge. 1989_3305_000159 al mattino, quando ritorna solo trova sulla sua porta una donna morta, assiderata, e si uccide. parlava quando, mentre mi fissava cogli occhi spaventati e vuoti. 1989_3305_000160 sorgeva un torreggiare bianco nell'aria, innumeri dal mare parvero i bianchi sogni dei mattini. lontano, dileguando incatenare come un ignoto turbine di suono tra le vele di spuma. udivo il suono. 1989_3305_000161 i colli trasparivano più lontani, sulla pianura percossa di strepiti, sulla linea ferroviaria si scorgeva vicino, in uno scorcio falso di luce plumbea, lo scalo delle merci. 1989_3305_000162 e la sacerdotessa dei piaceri sterili, l'ancella ingenua ed avida e il poeta si guardavano anime infeconde, inconsciamente cercanti il problema della loro vita. ma la sera scendeva, messaggio d'oro, dei brividi freschi della notte. 1989_3305_000163 tessevano attorno a me la storia della città giovine e feroce, conquistatrice, implacabile, ardente, di un'acre febbre di denaro e di gioie immediate. 1989_3305_000164 e ancora tutto quello che era arido e dolce. sfiorite le rose della giovinezza tornava a rivivere sul panorama scheletrico del mondo. 1989_3305_000165 i pollini del desiderio, gravi da tutte le forme scultoree della bellezza, l'alto cielo spirituale, le linee delle colline che vagano insieme a la nostalgia acuta di dissolvimento alitata. 1989_3305_000166 già era tardi, fummo soli e tra noi nacque una intimità libera. e la matrona dagli occhi giovani, poggiata per sfondo la mobile tenda di trina, parlò. 1989_3305_000167 stanchezze d'amore, stanchezze improvvise sul letto di una taverna lontana, altra culla avventurosa di incertezza e di rimpianto. così quello che ancora era arido e dolce. 1989_3305_000168 chiedendo se l'udiva infaticabilmente, la sera, a la vicenda di nuvole là in alto, dentro del cielo stellare. al porto il battello si posa: canti orfici, dino campana nel crepuscolo che brilla negli alberi quieti di frutti di luce. 1989_3305_000169 vasto dentro un odor tenue, vanito di catrame. vegliato da le lune elettriche sul mare appena vivo, il vasto porto si addorme. s'alza la nube delle ciminiere mentre il porto, in un dolce scricchiolìo dei cordami, s'addorme. 1989_3305_000170 come mistico il paesaggio, come bella la povertà delle sue casupole, come incantate erano sorte per me le stelle nel cielo, dallo sfondo lontano dei dolci avvallamenti dove sfumava la valle barbarica, donde veniva il torrente inquieto e cupo di profondità. 1989_3305_000171 e così lontane da voi passavano quelle ore di sogno. ore di profondità, mistiche e sensuali che scioglievano in tenerezze i grumi più acri del dolore, ore di felicità completa che aboliva il tempo e il mondo intero lungo sorso alle sorgenti. 1989_3305_000172 ho sostato nelle case di campigna. son sceso per interminabili valli selvose e deserte, con improvvisi sfondi di un paesaggio promesso: un castello isolato e lontano. 1989_3305_000173 per un meraviglioso attimo, immutabilmente nel tempo e nello spazio, alternandosi i destini eterni. un disco livido, spettrale, spuntò all'orizzonte, lontano, profumato, irraggiando riflessi gelidi d'acciaio. 1989_3305_000174 ora di già nel rosso del fanale era già l'ombra faticosamente bianca, bianca. quando nel rosso del fanale, bianca, lontana faticosamente, l'eco attonita rise un irreale riso. 1989_3305_000175 notte, davanti al fuoco, lo specchio. nella fantasmagoria profonda dello specchio, i corpi ignudi avvicendano muti e i corpi lassi e vinti nelle fiamme inestinte e mute. 1989_3305_000176 io vi perdevo. allora, manuelita, perdonate tra la turba delle signorine elastiche dal viso molle, inconsciamente feroce, violentemente eccitante, tra le due bande di capelli lisci, nell'immobilità delle dee della razza. 1989_3305_000177 a tratti alla malinconia più profonda dell'errante un richiamo dalle criniere dell'erbe scosse, come alla malinconia più profonda dell'eterno errante per la pampa riscossa, come un richiamo che fuggiva lugubre. 1989_3305_000178 sogno di prigione, nel viola della notte odo canzoni bronzee. la cella è bianca, il giaciglio è bianco. la cella è bianca, piena di un torrente di voci che muoiono nelle angeliche cune delle voci angeliche. bronzee è piena la cella bianca. 1989_3305_000179 rividi un'antica immagine, una forma scheletrica vivente per la forza misteriosa di un mito barbaro: gli occhi gorghi, cangianti, vividi di linfe oscure. 1989_3305_000180 e che la forza dorme. dorme che culla la tristezza inconscia de le cose che saranno. e il vasto porto oscilla dentro un ritmo affaticato e si sente la nube che si forma dal vomito silente. 1989_3305_000181 le porte moresche si caricavano e si attorcevano di mostruosi portenti neri, nel mentre, sullo sfondo, il cupo azzurro si insenava di stelle solitaria. troneggiava ora la notte accesa in tutto il suo brulicame di stelle e di fiamme. 1989_3305_000182 cigolava, cigolava, cigolava di catene, la grù sul porto, nel cavo de la notte serena e dentro il cavo de la notte serena e nelle braccia di ferro. 1989_3305_000183 a tia ettembre ell albergo un vecchio milanese cavaliere. parla dei suoi amori lontani a una signora dai capelli bianchi e dal viso di bambina. 1989_3305_000184 in mille e mille diamanti, in un grande velario vivente. il battello si scarica ininterrottamente, cigolante, instancabilmente introna e la bandiera è calata. 1989_3305_000185 profumi varii gravavano l'aria. l'accordo delle chitarre si addolciva da un vico ambiguo nell'armonioso clamore della via che, ripida, calava al mare. le insegne rosse delle botteghe promettevano vini d'oriente dal profondo splendore opalino. 1989_3305_000186 volava senza fine sull'ali distese, leggera come una barca sul mare. addio, colomba, addio. le altissime colonne di roccia della verna si levavano a picco, grigie nel crepuscolo, tutt'intorno rinchiuse dalla foresta cupa. 1989_3305_000187 o divino santo francesco, pregate per me, peccatrice gosto, e ne sono andato per la foresta con un ricordo risentendo la prima ansia. 1989_3305_000188 lei calma, gli spiega le stranezze del cuore. lui ancora stupisce e si affanna qua, nell'antico paese chiuso dai boschi, ho lasciato castagno, ho salito la falterona lentamente seguendo il corso del torrente rubesto. 1989_3305_000189 dalla avete a. io avevo mai oltre i vetri spessi, oltre le sbarre di ferro. io guardavo il cornicione profilarsi al tramonto. 1989_3305_000190 i vichi dove ancora in alto battaglia glorioso il lungo giorno in fantasmi d'oro, nel mentre a l'ombra dei lampioni verdi, nell'arabesco di marmo, un mito si cova che torce le braccia di marmo verso i tuoi dorati fantasmi. notturna estate mediterranea. 1989_3305_000191 sull'uscio di casa mi volgo e vedo il classico baffuto colossale, emissario canti, orfici, dino campana. ah, i diritti della vecchiezza, ah, quanti. 1989_3305_000192 ma tu chinati gli occhi di viola, tu ad un ignoto cielo notturno che avevi rapito, una melodia di carezze ricordo, cara, lievi come l'ali di una colomba. 1989_3305_000193 il canto fu breve. una pausa, un commento improvviso e misterioso e la montagna riprese il suo sogno catastrofico. il canto breve. 1989_3305_000194 tra le rocce crepuscolari, una forma nera, cornuta, immobile, mi guarda immobile con occhi d'oro. laggiù nel crepuscolo, la pianura di romagna, o donna sognata, donna adorata, donna forte, profilo nobilitato di un ricordo di immobilità bizantina. 1989_3305_000195 poi che, nella sorda lotta notturna, la più potente anima seconda ebbe frante le nostre catene. noi ci svegliammo piangendo ed era l'azzurro mattino, come ombre d'eroi veleggiavano. 1989_3305_000196 consacrate dalla mia ansia del supremo amore, dall'ansia della mia fanciullezza tormentosa, assetata. tutto era mistero. per la mia fede, la mia vita era tutta un'ansia del segreto, delle stelle, tutta un chinarsi sull'abisso. 1989_3305_000197 e allora fu che nel canti orfici dino campana, mio intorpidimento finale, io sentii con delizia l'uomo nuovo nascere, l'uomo nascere riconciliato colla natura ineffabilmente dolce e terribile, deliziosamente e orgogliosamente succhi vitali nascere. 1989_3305_000198 chi può dirsi felice che non vide le tue piazze felici e le tue vie tortuose di palazzi e palazzi marini? e dove il mito si cova? 1989_3305_000199 si indovina solo alle scosse di danza bizzarre che la scuotono. c'erano due povere ragazze sulla poppa leggera. siamo della leggera. te non la rivedi più. la lanterna di genova, eh, che importava in fondo, ballasse il bastimento, ballasse fino a. 1989_3305_000200 ero sotto l'ombra dei portici, stillata di goccie e goccie di luce sanguigna, ne la nebbia di una notte di dicembre. a un tratto, una porta si era aperta in uno sfarzo di luce. 1989_3305_000201 ora assopito. io seguivo degli echi di un'emozione meravigliosa, echi di vibrazioni sempre più lontane, fin che, pure cogli echi, l'emozione meravigliosa si spense. 1989_3305_000202 giorno scampanava la pasqua per la via anti ana ampa, ero sted ate. uno spagnolo mi profferse a bassa voce, quasi a non turbare il profondo silenzio della pampa. 1989_3305_000203 disparati. un'osteria sempre deserta di giorno mostra la sera, dietro la vetrata, un affaccendarsi di figure losche. grida e richiami beffardi e brutali si spandono pel vico quando qualche avventore entra. 1989_3305_000204 la sua rinuncia è semplice e dolce. dalla sua solitudine intona il canto alla natura con fede: frate sole, suor, acqua, frate lupo, un caro santo italiano. 1989_3305_000205 dovrò salire, salire. nel presbiterio trovo una lapide ad andrea del astagno. i colpisce il tipo delle ragazze: viso legnoso, occhi cupi, incavati, toni bruni su toni giallognoli. 1989_3305_000206 la chimera. non so se, tra roccie, il tuo pallido viso m'apparve, o sorriso di lontananze ignote, fosti la china eburnea, fronte fulgente o giovine, suora de la gioconda o delle primavere spente per i tuoi mitici pallori. 1989_3305_000207 e sopra di lei, sulla matrona, pensierosa negli occhi giovani, una tenda, una tenda bianca di trina, una tenda che sembrava agitare delle immagini, delle immagini sopra di lei, delle immagini candide, sopra di lei, pensierosa negli occhi giovani. 1989_3305_000208 il russo era condannato da diciannove mesi rinchiuso, affamato, spiato, implacabilmente. doveva confessare. aveva confessato. 1989_3305_000209 risveglia la mia speranza sull'infinito della pianura o del mare, sentendo aleggiare un soffio di grazia, nobiltà carnale e dorata, profondità dorata degli occhi, guerriera amante, mistica, benigna di nobiltà umana. antica romagna. 1989_3305_000210 un calore dorato. nell'ombra della stanza presente una chioma profusa, un corpo rantolante procubo. nella notte mistica dell'antico animale umano dormiva l'ancella dimentica nei suoi sogni oscuri come un'icona bizantina. 1989_3305_000211 entro dei ponti tuoi multicolori, l'arno presago quietamente arena e in riflessi tranquilli, frange appena archi severi tra sfiorir di fiori. 1989_3305_000212 e ne el tepore della luce rossa, dentro le chiuse aule, dove la luce affonda uguale, dentro gli specchi all'infinito, fioriscono, sfioriscono bianchezze di trine. 1989_3305_000213 catrina bizzarra, figlia della montagna barbarica, della conca rocciosa dei venti, come è dolce il tuo pianto. come è dolce quando tu assistevi alla scena di dolore della madre, della madre che aveva morto l'ultimo figlio. una delle pie donne, a lei dintorno inginocchiata, cercava di consolarla. 1989_3305_000214 e dagli occhi lucenti e bruni, colei che, di grazia imperiale, incantava la rosea freschezza dei mattini. e tu seguivi nell'aria la fresca incarnazione di un mattutino sogno e soleva vagare quando il sogno e il profumo velavano le stelle. 1989_3305_000215 o speranza, o speranza. a mille, a mille splendono nell'estate i frutti. un coro ch'è incantato è al suo murmure, canoro, che vive per miriadi di faville. 1989_3305_000216 pure triste. forse fissavo le nubi che sembravano attardarsi, curiose, un istante, su quel paesaggio profondo e spiarlo e svanire dietro le lance immobili degli abeti. 1989_3305_000217 porgenti frutti di mare, con rauche grida cadenti su la bilancia immota. così ti ricordo ancora e ti rivedo: imperiale su per l'erta tumultuante. 1989_3305_000218 ma come partire? la mia pazzia tranquilla? quel giorno lo irritava, la paralisi lo aveva esacerbato. lo osservavo: aveva ancora la faccia a destra, atona e contratta, e sulla guancia destra il solco di una lacrima. 1989_3305_000219 la luce delle stelle, ora impassibili, era più misteriosa. sulla terra infinitamente deserta, una più vasta patria. il destino ci aveva dato un più dolce calor naturale. era nel mistero della terra, selvaggia e buona. 1989_3305_000220 ma più raro, un sorriso e più severo intento e masticato di prognosi riservata le scienziate. caffè: è passata la russa. 1989_3305_000221 voi, figlia generosa della prateria nutrita di aria vergine, voi tornate ad apparirmi col ricordo lontano, anima dell'oasi dove la mia vita ritrovò un istante il contatto. colle, forze del cosmo. 1989_3305_000222 tutta mi siete presente, esile e nervosa. la cipria sparsa come neve sul vostro viso consunto da un fuoco interno, le vostre vesti di rosa che proclamavano la vostra verginità come un'aurora piena di promesse. 1989_3305_000223 che tu amavi guardar: dietro i cancelli, le stelle, le pallide notturne che soleva passare silenziosa e bianca come un volo di colombe. 1989_3305_000224 la superficie del mare era tutta abbagliante. bisognava mangiare. andiamo. avevo accettato di partire. andiamo, senza entusiasmo e senza esitazione. andiamo. 1989_3305_000225 dolce essa era, per cui io dimenticavo il vostro piccolo corpo convulso nella stretta del guanciale, il vostro piccolo corpo pericoloso, tutto adorabile di snellezza e di forza. e pure vi giuro, manuelita, io vi amavo, vi amo e vi amerò sempre più di qualunque altra donna dei due mondi. 1989_3305_000226 dalla pampa si udì chiaramente un balzare, uno scalpitare di cavalli selvaggi. il vento si udì chiaramente levarsi, lo scalpitare parve perdersi sordo. 1989_3305_000227 accanto una fanciulla inginocchiata, ambrata e fine, i capelli recisi sulla fronte, con grazia giovanile, le gambe lisce e ignude dalla vestaglia smagliante. 1989_3305_000228 dal ponte sopra la città odo le ritmiche cadenze mediterranee. i colli mi appaiono spogli, colle loro torri, a traverso le sbarre verdi, ma laggiù le farfalle innumerevoli della luce riempiono il paesaggio di un'immobilità di gioia inesauribile. 1989_3305_000229 intorno è un grande silenzio, un grande vuoto nella luce falsa dai freddi bagliori che ancora guizza sotto le strette della penombra. e corre la memoria ancora alle signore gentili dalle bianche braccia ai balconi, laggiù, come in un sogno, come in un sogno cavalleresco. 1989_3305_000230 o regina, o regina adolescente, ma per il tuo ignoto poema di voluttà e di dolore. musica fanciulla esangue segnato di linea di sangue nel cerchio delle labbra sinuose. regina de la melodia, ma per il vergine capo reclino. 1989_3305_000231 l'antica amica. l'eterna chimera teneva fra le mani rosse il mio antico cuore. ritorno nella stanza ove le schiuse sue forme dai velarii della luce. io cinsi. 1989_3305_000232 e risalutai l'amica senza stupore, come se le profondità selvaggie dello sprone l'attendessero levarsi dal paesaggio ignoto. io, per il viale dei tigli, andavo intanto difeso dagli incanti, mentre tu sorgevi e sparivi, dolce amica luna. 1989_3305_000233 campana, fini della campagna. una porta incisa di colpi guardata da una giovine femmina in veste rosa, pallida e grassa, la attrasse entrai. 1989_3305_000234 corteo, strisciavano le loro ombre lungo i muri rossastri e scalcinati. egli seguiva autòma. diresse alla donna una parola che cadde nel silenzio del meriggio. 1989_3305_000235 il viaggio e il ritorno. salivano voci e voci e canti di fanciulli e di lussuria per i ritorti vichi dentro dell'ombra ardente, al colle, al colle. 1989_3305_000236 e la città comprende e s'accende e la fiamma titilla ed assorbe i resti magnificenti del sole e intesse, un sudario d'oblio divino per gli uomini stanchi. perdute nel crepuscolo, tonante, ombre di viaggiatori vanno per la superba, terribili e grotteschi come i ciechi. 1989_3305_000237 e ancora ti chiamo, ti chiamo chimera canti, orfici dino. campana. giardino autunnale- firenze. al giardino spettrale al lauro muto de le verdi ghirlande, a la terra autunnale. 1989_3305_000238 il sogno è al termine e l'anima, improvvisamente sola, cerca un appoggio, una fede nella triste ora. lontano, si vedono lentamente sommergersi le vedette mistiche e guerriere dei castelli del casentino. 1989_3305_000239 nel quadro della porta aperta, le stelle brillarono rosse e calde. nella lontananza, l'ombra delle selvaggie nell'ombra. 1989_3305_000240 poi guardavo le torri rosse dalle travi nere, dalle balaustrate aperte che vegliavano deserte sull'infinito. era la vigilia di natale. ero uscito un grande portico rosso dalle lucerne moresche. 1989_3305_000241 tutto attorno. la città mostrava le sue travature colossali nei palchi aperti dei suoi torrioni, umida ancora della pioggia recente che aveva imbrunito il suo mattone. 1989_3305_000242 e le cose già non sono più. e dal fondo silenzio, come un coro tenero e grandioso sorge ed anela in alto al mio balcone e in aroma d'alloro, in aroma d'alloro acre languente tra le statue immortali nel tramonto. 1989_3305_000243 e vi rivedevo, manuelita, poi che vigilavate, pallida e lontana, voi, anima semplice, chiusa nelle vostre semplici armi. so, manuelita, voi cercavate la grande rivale. so la cercavate nei miei occhi, stanchi che mai non vi appresero nulla. 1989_3305_000244 le ciane commentando: la stradina è solitaria, non c'è un cane, qualche stella nella notte sopra i tetti e la notte mi par bella. e cammino poveretto nella notte fantasiosa, pur mi sento nella bocca la saliva disgustosa. 1989_3305_000245 dalla breccia dei bastioni rossi corrosi nella nebbia si aprono silenziosamente le lunghe vie. il malvagio vapore della nebbia intristisce tra i palazzi, velando la cima delle torri, le lunghe vie silenziose, deserte come dopo il saccheggio. 1989_3305_000246 i palazzi marini avevan bianchi arabeschi nell'ombra illanguidita, ed andavamo, io e la sera ambigua, ed io gli occhi alzavo su ai mille e mille e mille occhi, benevoli delle chimere nei cieli, quando melodiosamente d'alto sale. 1989_3305_000247 davanti alla faccia barbuta di un frate che sporgeva dal vano di una porta. sostavano in un inchino trepidante servile. strisciavano via mormorando, rialzandosi poco a poco. 1989_3305_000248 l'uomo o il viaggio, il resto o l'incidente. ci sentiamo puri. mai ci eravamo piegati a sacrificare alla mostruosa, assurda ragione. 1989_3305_000249 la padrona zitta mi rifà il letto, aiutata dalla fanticella, monotona dolcezza della vita patriarcale. fine del pellegrinaggio. canti, orfici, dino, campana. immagini del viaggio e della montagna. 1989_3305_000250 qualche cosa di nuovo di infantile, di profondo era nell'aria commossa. il mattone rosso ringiovanito dalla pioggia sembrava esalare dei fantasmi torbidi condensati in ombre di dolore virgineo, che passavano nel suo torbido sogno. 1989_3305_000251 le case quadrangolari in pietra viva costruite dai lorena restano vuote e il viale dei tigli dà un tono romantico alla solitudine dove i potenti della terra si sono fabbricate le loro dimore. la sera scende dalla cresta alpina e si accoglie nel seno verde degli abeti. 1989_3305_000252 come un mito arabesco imbiancava in fondo il pallore incerto della tenda. canti, orfici, dino, campana, e allora figurazioni di un'antichissima libera vita, di enormi miti solari di stragi di orge si crearono avanti al mio spirito. 1989_3305_000253 era una vigilia di festa, la vigilia di natale. sentivo che tutto posava ricordi, speranze. anch'io li abbandonavo all'orizzonte, curvo laggiù. 1989_3305_000254 io, poeta notturno, vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo. io per il tuo dolce mistero, io per il tuo divenir taciturno. 1989_3305_000255 io, dopo due mesi di cella, ansioso di rivedere degli esseri umani, ero rigettato come da onde ostili. camminavano velocemente come pazzi, ciascuno assorto in ciò che formava l'unico senso della sua vita: la sua colpa. 1989_3305_000256 nel corpo dell'antico palazzo rosso. affocato nel meriggio sordo, l'ombra cova sulla rozza parete delle nude stampe scheletriche. durer, ribera, ribera, il passo di danza del satiro aguzzo su sileno, osceno, briaco. 1989_3305_000257 e come fuori del tempo, i corpi bianchi stupiti, inerti nella fornace opaca, bianca dal mio spirito, esausto, silenziosa. si sciolse, eva si sciolse e mi risvegliò. 1989_3305_000258 andar de l'acque ai gorghi per la china valle, nel sordo mormorar sfiorato, seguire un'ala stanca per la china valle che batte e volge. 1989_3305_000259 ecco che sul tuo porto fumoso di molli cordami dorati per le tue vie, mi appaiono, in grave incesso, giovani forme di già presaghe, al cuore di una bellezza immortale appaiono. 1989_3305_000260 la prateria si alzava come un mare argentato. agli sfondi e rigetti di quel mare, miseri uomini, feroci, uomini ignoti, chiusi nel loro cupo volere storie sanguinose, subito dimenticate, che rivivevano improvvisamente nella notte. 1989_3305_000261 sbattuto a la luce dall'ombra dei portici, stillata di gocce e gocce di luce sanguigna, io fissavo, astretto, attonito, la grazia simbolica e avventurosa di quella scena. 1989_3305_000262 e il supplizio del fango, colla loro placida gioia, i frati col loro ghigno muto. i delinquenti gli avevano detto quando con una parola, con un gesto, con un pianto irrefrenabile nella notte, aveva volta a volta scoperto un po del suo segreto. 1989_3305_000263 nella tortura del sogno, scoprire il corpo vulcanizzato, due chiazze, due fori di palle di moschetto sulle sue mammelle estinte. credetti di udire fremere le chitarre là nella capanna d'assi e di zingo, sui terreni vaghi della citta, mentre una candela schiariva il terreno nudo. 1989_3305_000264 lassù. tra gli abeti fumosi, nella nebbia, tra i mille e mille ticchiettìi, le mille voci del silenzio, svelata una giovine luce tra i tronchi per sentieri di chiarìe salivo. 1989_3305_000265 ricordavo gli occhi vittoriosi, la linea delle ciglia. forse mai non aveva saputo ed ora la ritrovavo, al termine del mio pellegrinaggio che rompeva in una confessione così dolce, lassù lontano da tutto. era scritta a metà del corridoio dove si svolge la via crucis della vita di s francesco. 1989_3305_000266 è così. parigi, ecco londra, la battaglia di muckden. noi guardavamo intorno, doveva essere tardi. tutte quelle cose viste per gli occhi magnetici delle lenti, in quella luce di sogno. 1989_3305_000267 le bambine dei bohemiens, i capelli sciolti, gli occhi arditi e profondi, congelati in un languore ambiguo amaro attorno dello stagno liscio e deserto. 1989_3305_000268 i riflessi d'oro delle bandiere e delle navi che varcavano la curva dell'orizzonte. si sentiva l'attesa in un brusìo di voci tranquille. le voci argentine dei fanciulli dominavano liberamente nell'aria. la città riposava del suo faticoso fervore. 1989_3305_000269 contrasta con una così semplice, antica grazia toscana del profilo e del collo che riesce a renderle piacevoli, forse come differente la sera di campigno. 1989_3305_000270 sono deserte, qualche matrona piena di fascino. nell'aria si accumula qualche cosa di danzante ascolto. la grossa torre barocca, ora accesa, mette nell'aria un senso di liberazione. 1989_3305_000271 ch'era la notte fonda, mentre tu, siciliana, dai cavi vetri in un torto giuoco, l'ombra cava e la luce vacillante, o siciliana, ai capezzoli, l'ombra rinchiusa. tu eri la piovra de le notti mediterranee. 1989_3305_000272 vidi le alpi levarsi ancora come più grandi cattedrali e piene delle grandi ombre verdi degli abeti e piene della melodia dei torrenti di cui udivo il canto nascente dall'infinito del sogno. 1989_3305_000273 basta. i giorni passavano tra i sacchi di patate. avevo scoperto un rifugio, gli ultimi raggi rossi del tramonto che illuminavano la costa deserta. costeggiavamo da un giorno. bellezza semplice di tristezza maschia. 1989_3305_000274 mentre a me trepidante, la vita passava avanti nelle immortali forme serene e l'amaro, l'acuto balbettìo del mare, subito spento. all'angolo di una via, spento apparso e subito spento, il dio d'oro del crepuscolo bacia le grandi figure sbiadite sui muri degli alti palazzi. 1989_3305_000275 volte di tre quarti, udendo dal sobborgo il clangore che si accentua, annunciando le lingue di fuoco delle lampade inquiete a trivellare, l'atmosfera carica di luci orgiastiche ora addolcite nel già morto cielo: dolci e rosate alleggerite di un velo. 1989_3305_000276 vegliata dal castello antico. le signore ai balconi poggiate il puro profilo, languidamente, nella sera, l'ora di grazia della giornata di riposo e di oblio. al di fuori si è fatta la quiete. 1989_3305_000277 l'antica piazza dei tornei salgono strade e strade e nell'aria pura si prevede, sotto il cielo, il mare. l'aria pura è appena segnata di nubi leggere, l'aria è rosa. un antico crepuscolo ha tinto la piazza e le sue mura. 1989_3305_000278 laggiù avevano tratto le lunghe vesti, mollemente verso lo splendore vago della porta. le passeggiatrici, le antiche. la campagna intorpidiva allora nella rete dei canali. 1989_3305_000279 io cercando, in fondo degli occhi, grigio, opachi, uno sguardo. uno sguardo mi parve di distinguere, che li riempiva non di terrore quasi infantile, inconscio, come di meraviglia. 1989_3305_000280 in fondo avanti, posava nello sfarzo di un'ottomana rossa, il gomito reggendo la testa. poggiava il gomito reggendo la testa una matrona, gli occhi bruni vivaci, le mammelle enormi. 1989_3305_000281 dalla mia fanciullezza, una voce liturgica risuonava in preghiera lenta e commossa. e tu, da quel ritmo sacro a me commosso, sorgevi già inquieto di vaste pianure, di lontani, miracolosi destini. 1989_3305_000282 il fiume si snoda per la valle, rotto e muggente, a tratti canta e riposa in larghi specchi d'azzurro e più veloce trascorre le mura nere. 1989_3305_000283 gettato sull'erba vergine in faccia alle strane costellazioni, io mi andavo abbandonando tutto ai misteriosi giuochi dei loro arabeschi, cullato deliziosamente. 1989_3305_000284 ed ecco si leva e scompare il vento, ecco torna dal mare, ed ecco sentiamo ansimare il cuore che ci amò di più. guardiamo di già il paesaggio degli alberi e l'acque è notturno. il fiume va via, taciturno, pùm mamma, quell'omo lassù. 1989_3305_000285 il preludio scordato delle rozze corde. sotto l'arco di violino del tram domenicale, i piccoli dadi bianchi sorridono sulla costa, tutti in cerchio come una dentiera enorme tra il fetido odore di catrame e di carbone, misto al nauseante odor d'infinito. 1989_3305_000286 passano le serve nell'aria acre di fumo, gettando un richiamo musicale. pastee in un quadro a bianco e nero una ragazza bruna con una chitarra mostra i denti e il bianco degli occhi, appesa in alto, serenata sui lungarni. m'investe un soffio stanco dalle colline fiorentine. 1989_3305_000287 dopo gli sfondi spirituali senza spirito, dopo l'oro crepuscolare, dolce come il canto dell'onnipresente tenebra, è il canto dell'acqua sotto le rocce, così come è dolce l'elemento nello splendore nero degli occhi delle vergini spagnole e come le corde delle chitarre di spagna. 1989_3305_000288 e dalle altezze agli infiniti albori vigili, calan, trepidi, pei monti tremuli e vaghi nelle vive fonti gli echi dei nostri due sommessi cuori. 1989_3305_000289 una campana dalla chiesetta francescana tintinna nella tristezza del chiostro e pare il giorno dall'ombra, il giorno piagner che si muore. 1989_3305_000290 la piazza ha un carattere di scenario. nelle logge ad archi bianchi, leggieri e potenti passa la pescatrice povera nello scenario di caffè concerto, rete sul capo e le spalle di velo nero tenue, fitto di neri. punti per la piazza viva di archi leggieri e potenti. 1989_3305_000291 l'oblio così caro alla statua del pagano imperatore sopra la cupoletta dove l'acqua zampilla senza fretta sotto lo sguardo cieco del savio imperatore romano. 1989_3305_000292 ribera, dove vidi le tue danze arieggiate di secchi accordi, il tuo satiro aguzzo alla danza dei vittoriosi accordi e in contro, l'altra tua faccia, il cavaliere della morte. l'altra tua faccia, cuore profondo, cuore danzante. 1989_3305_000293 una canzonetta volgaruccia era morta e mi aveva lasciato il cuore nel dolore e me ne andavo errando senz'amore, lasciando il cuore mio di porta in porta. 1989_3305_000294 in alto, nei trofei di gesso di una chiesa, gli angioli paffuti e bianchi sciolgono la loro pompa convenzionale, mentre che sulla via le perfide fanciulle brune mediterranee, brunite d'ombra e di luce, si bisbigliano all'orecchio al riparo delle ali teatrali. 1989_3305_000295 e a udire il sussurrare dell'acqua sotto le nude rocce fresca ancora delle profondità della terra. così conosco una musica dolce nel mio ricordo, senza ricordarmene neppure una nota. so che si chiama la partenza o il ritorno. 1989_3305_000296 che mi tornava alla mente. in flutti amari e veementi, la luna illuminava ora tutta la pampa, deserta e uguale, in un silenzio profondo, solo a tratti, nuvole scherzanti un po colla luna, ombre, improvvise correnti per la prateria e ancora una chiarità immensa e strana nel gran silenzio. 1989_3305_000297 rivedo ancora parigi, place d'italie: le baracche, i carrozzoni, i magri cavalieri dell'irreale dal viso essiccato, dagli occhi perforanti di nostalgie feroci, tutta la grande piazza ardente di un concerto infernale, stridente e irritante. 1989_3305_000298 dei colpi sordi dei fischi dallo scalo accentuavano la monotonia diffusa nell'aria. il vapore delle macchine si confondeva colla nebbia, i fili si appendevano e si riappendevano ai grappoli di campanelle dei pali telegrafici che si susseguivano automaticamente. 1989_3305_000299 l'ombra dei lampioni verdi, le bianche, colossali prostitute sognavano, sogni vaghi nella luce bizzarra, al vento, il mare, nel vento mesceva il suo sale, che il vento mesceva e levava nell'odor lussurioso dei vichi. 1989_3305_000300 a un tratto, la fanciulla liberata esalò la sua giovinezza languida nella sua grazia selvaggia: gli occhi dolci e acuti come un gorgo. 1989_3305_000301 il silenzio di un'epoca sepolta, di una civiltà sepolta, e come una fanciulla etrusca possa rattristare il paesaggio nel vico centrale: osterie malfamate, botteghe di rigattieri, bislacchi, ottoni disparati. 1989_3305_000302 ecco le rocce, strati su strati, monumenti di tenacia solitaria che consolano il cuore degli uomini. e dolce mi è sembrato il mio destino, fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri. 1989_3305_000303 fu attratta verso la baracca, la sua vestaglia bianca a fini strappi azzurri ondeggiò nella luce diffusa ed io seguii il suo pallore, segnato sulla sua fronte dalla frangia notturna dei suoi capelli. 1989_3305_000304 la luce uniforme da le navi a la città, solo il passo che a la notte solitario si percuote per la notte, dalle navi solitario ripercuote. 1989_3305_000305 le pagine risuscitava un mondo defunto, sorgevano immagini antiche che oscillavano lentamente coll'ombra del paralume e sovra il mio capo gravava un cielo misterioso, gravido di forme vaghe, rotto a tratti da gemiti di melodramma. 1989_3305_000306 non so se la fiamma pallida fu dei capelli, il vivente segno del suo pallore. non so se fu un dolce vapore. dolce sul mio dolore, sorriso di un volto notturno. 1989_3305_000307 e allora potremo riposare in sogni bianchi. ancora c'è uno specchio avanti a me e l'orologio batte. la luce mi giunge dai portici a traverso le cortine della vetrata. prendo la penna, scrivo cosa non so. ho il sangue alle dita, scrivo. 1989_3305_000308 poi, che michelangiolo aveva ripiegato sulle sue ginocchia, stanche di cammino. colei che piega. che piega e non posa regina barbara sotto il peso di tutto il sogno umano e lo sbattere delle pose arcane e violente. 1989_3305_000309 la nave, già cieca, varcando, battendo la tenebra, coi nostri naufraghi cuori, battendo la tenebra, l'ale celeste sul mare. ma un giorno salirono sopra la nave le gravi matrone di spagna, da gli occhi torbidi e angelici, dai seni gravidi di vertigine. 1989_3305_000310 campana, genova. poi che la nube si fermò nei cieli lontano, sulla tacita infinita, marina chiusa nei lontani veli, e ritornava l'anima partita che tutto a lei d'intorno era già arcanamente illustrato. del giardino, il verde sogno nell'apparenza sovrumana. 1989_3305_000311 curvo, sull'orlo della stufa scriveva febbrilmente un uomo. in una notte di dicembre, solo nella sua casa, sente il terrore della sua solitudine, pensa che fuori degli uomini forse muoiono di freddo ed esce per salvarli. 1989_3305_000312 andavamo, andavamo per giorni e per giorni. le navi gravi di vele, molli, di caldi, soffi incontro passavano lente. sì, presso di sul cassero, a noi ne appariva bronzina, una fanciulla della razza nuova. 1989_3305_000313 ancora il diavolo ci aveva riuniti. per quale? perché, cuori leggeri, noi non pensammo a chiedercelo, parlammo. parlammo finché sentimmo chiaramente il rumore delle onde che si frangevano sui ciottoli della spiaggia, alzammo la faccia alla luce cruda del sole. 1989_3305_000314 il torrente mi raccontava oscuramente la storia, io fisso tra le lance immobili degli abeti, credendo a tratti vagare una nuova melodia selvaggia: 1989_3305_000315 veramente toscano. tra i cipressi scorgo altri portici. su una costa una croce apre le braccia ai vastissimi fianchi della falterona spoglia di macchie che scopre la sua costruttura sassosa. con una fiamma pallida e fulva bruciano le erbe del camposanto. 1989_3305_000316 campana, nell'odore pirico di sera, di fiera, nell'aria gli ultimi clangori. vedevo le antichissime fanciulle della prima illusione profilarsi a mezzo i ponti gettati da la città al sobborgo ne le sere dell'estate torrida. 1989_3305_000317 si aprivano le chiuse aule dove la luce affonda uguale dentro gli specchi, all'infinito, apparendo le immagini avventurose delle cortigiane nella luce degli specchi, impallidite nella loro attitudine di sfingi. 1989_3305_000318 il corridoio alitato dal gelo degli antri, si veste tutto della leggenda francescana. il santo appare come l'ombra di cristo, rassegnata, nata in terra d'umanesimo, che accetta il suo destino nella solitudine. 1989_3305_000319 certo è morta. non sai, era la notte di fiera della perfida babele, salente in fasci verso un cielo affastellato, un paradiso di fiamma in lubrici fischi grotteschi. 1989_3305_000320 ho riposato nella limpidezza angelica dell'alta montagna, addolcita di toni cupi per la pioggia recente, ingemmata nel cielo coi contorni nitidi e luminosi che mi facevano sognare davanti alle colline dei quadri antichi. 1989_3305_000321 frammento. firenze ed i piedini andavano armoniosi, portando i cappelloni battaglieri che armavano di un'ala gli occhi fieri del lor languore solo nel bel giorno. 1989_3305_000322 dalla cresta acuta nel cielo, sopra il mistero assopito della selva. io scorsi, andando pel viale dei tigli, la vecchia amica luna che sorgeva in nuova veste rossa di fumi di rame. 1989_3305_000323 venne la notte e fu compiuta la conquista dell'ancella. il suo corpo ambrato, la sua bocca vorace, i suoi ispidi neri capelli, a tratti la rivelazione dei suoi occhi atterriti di voluttà, intricarono una fantastica vicenda. 1989_3305_000324 la sartina e l'avvocato ridono e chiacchierano. i cocchieri imbacuccati tirano fuori la testa dal bavero come bestie stupite. tutto mi è indifferente. oggi risalta tutto il grigio, monotono e sporco della città. 1989_3305_000325 aveva i capelli ricciuti. le bolognesi somigliavano allora a medaglie siracusane e il taglio dei loro occhi era tanto perfetto che amavano sembrare immobili, a contrastare armoniosamente coi lunghi riccioli bruni. 1989_3305_000326 e l'orizzonte mi sembrava volerli cullare coi riflessi frangiati delle sue nuvole mobili. all'infinito ero libero, ero solo. 1989_3305_000327 rilevando al passo un lato della persona gloriosa, del puro viso, ove l'occhio rideva nel tenero, agile ovale, suonavano le chitarre all'incesso della dea. 1989_3305_000328 contigui uguali, gli archi perdendosi gradatamente nella campagna, tra le colline. fuori della porta, poi una grande linea che apparve passò. 1989_3305_000329 dell'amore si sente il fascino indefinito. governa una donna matura, addolcita da una vita d'amore, con un sorriso, con un vago bagliore che è negli occhi, il ricordo delle lacrime, della voluttà. 1989_3305_000330 campana, passeggiata in tram in america e ritorno. aspro preludio di sinfonia sorda, tremante violino a corda elettrizzata, tram che corre in una linea nel cielo ferreo di fili curvi. 1989_3305_000331 sulla falterona giogo. la falterona verde, nero e argento. la tristezza solenne della falterona che si gonfia come un enorme cavallone pietrificato. 1989_3305_000332 verna e varco e varco. campigno, paese barbarico, fuggente, paese notturno, mistico, incubo del caos. il tuo abitante porge la notte dell'antico animale umano nei suoi gesti. nelle tue mosse montagne, l'elemento grottesco profila. 1989_3305_000333 la voce era taciuta intorno. la ruffiana era sparita. la voce era taciuta. certo, l'avevo sentita passare, con uno sfioramento silenzioso, struggente. 1989_3305_000334 fu scosso da una porta che si spalancò. dei vecchi, delle forme oblique, ossute e mute si accalcavano, spingendosi coi gomiti perforanti terribili nella gran luce. 1989_3305_000335 la via si torce e sprofonda come nubi sui colli. le case veleggiano ancora tra lo svariare del verde e si scorge in fondo il trofeo della v? m tutto bianco, che vibra d'ali nell'aria. 1989_3305_000336 il vento che scherza nella valle. ed ombra del vento, la nuvola. il lontano ammonimento del fiume nella valle e la rovina del contrafforte. la frana, la vittoria dell'elemento. il vento che scherza nella valle. 1989_3305_000337 che tesson e tesson, lamento volubil, che l'onda che ammorza ne l'onda volubile smorza ne l'ultimo schianto crudele, le vele, le vele, le vele. 1989_3305_000338 la sera di fiera. il cuore stasera mi disse: non sai la rosabruna incantevole, dorata da una chioma bionda. 1989_3305_000339 guardo ancora la finestra. la costa è un quadretto d'oro nello squittire dei falchi, resso ampigno ettembre. per rendere il paesaggio, il paese, vergine, che il fiume docile, a valle, solo riempie del suo rumore di tremiti freschi, non basta la pittura. 1989_3305_000340 quel fanciullo o quella immagine proiettata dalla mia nostalgia, così immobile laggiù come il mio cadavere marradi. 1989_3305_000341 passeggio, sotto l'incubo dei portici, una goccia di luce sanguigna, poi l'ombra, poi una goccia di luce sanguigna, la dolcezza dei seppelliti. scompaio in un vicolo, ma dall'ombra, sotto un lampione, s'imbianca un'ombra che ha le labbra tinte. 1989_3305_000342 che vadano a covare in un lungo letargo un loro malefico sogno. numerose le studentesse sotto i portici: si vede subito che siamo in un centro di cultura. guardano a volte coll'ingenuità di ofelia, tre a tre, parlando a fior di labbra. 1989_3305_000343 in faccia a me, una matrona selvaggia mi fissava senza batter ciglio. la luce era scarsa, sul terreno nudo nel fremere delle chitarre, a lato sul tesoro fiorente di una fanciulla in sogno, la vecchia stava ora aggrappata come un ragno, mentre pareva sussurrare. 1989_3305_000344 bianchi. sul tono ricco del noce sembrano rilevarsi i profili ieratici, dal breve paesaggio claustrale da cui sorgono, decollati, figure di una santità fatta spirito, linee rigide, enigmatiche di grandi anime ignote. 1989_3305_000345 sfiorite le rose de la giovinezza sorgeva sul panorama scheletrico del mondo ne la sera dei fuochi de la festa. 1989_3305_000346 una fanciulla nel torrente lavava, lavava e cantava. nelle nevi delle bianche alpi si volse, mi accolse nella notte, mi amò e ancora sullo sfondo, le alpi, il bianco, delicato mistero. 1989_3305_000347 un treno si sgonfia, arriva in silenzio, è fermo. la porpora del treno morde la notte, dal parapetto del cimitero, le occhiaie rosse che si gonfiano nella notte. poi tutto, mi pare, si muta in rombo. da un finestrino in fuga, io, io ch'alzo le broccia nella luce. 1989_3305_000348 l'occhio dell'orologio trasparente in alto appare che illumina la sera le frecce dorate. una piccola madonna bianca si distingue già dietro la ringhiera, colla piccola lucerna corrosa accesa e già la grossa torre barocca è vuota e si vede che porta illuminati i simboli del tempo e della fede. 1989_3305_000349 e ancora il magnetismo di quando voi chinaste il capo, voi fiore meraviglioso di una razza eroica, mi attira, non ostante il tempo ancora, verso di voi. 1989_3305_000350 le mattine di primavera sull'arno. la grazia degli adolescenti, che non è grazia al mondo che vinca. tua grazia d'aprile, vivo, vergine, continuo, alito fresco che vivifica i marmi e fa nascere venere botticelliana. 1989_3305_000351 salutai e una voce conventuale profonda e melodrammatica mi rispose, insieme ad un grazioso sorriso aggrinzito. distinsi nell'ombra l'ancella che dormiva, colla bocca semiaperta. 1989_3305_000352 un frate decrepito, nella tarda ora si trascina nella penombra dell'altare silenzioso, nel saio villoso, e prega le preghiere d'ottanta anni d'amore. fuori il tramonto s'intorbida, strie minacciose di ferro si gravano sui monti prospicenti lontane. 1989_3305_000353 e vidi come cavalle vertiginose che si scioglievano le dune verso la prateria senza fine, deserta, senza le case umane, e noi volgemmo, fuggendo le dune, che apparve su un mare giallo della portentosa dovizia del fiume del continente nuovo, la capitale marina. 1989_3305_000354 e nella nuvola bianca della sua bellezza che posa un istante il ginocchio a terra. lassù così, presso al cielo, stradine solitarie tra gli alti colonnarii d'alberi, contente di una lieve stria di sole, finché io là giunsi indove avanti a una vastità velata di paesaggio. 1989_3305_000355 da selve oscure il torrente sorte ed in torpidi gorghi, la chiostra di rocce lambe ed involge. aereo cilestrino e il cuculo cola più lento: due note velate nel silenzio azzurrino. 1989_3305_000356 riposo ora per l'ultima volta nella solitudine della foresta. dante, la sua poesia di movimento, mi torna tutta in memoria. o pellegrino, o pellegrini che pensosi andate. 1989_3305_000357 il nostro sangue nelle vene, che noi assaporavamo con voluttà misteriosa, come nella coppa del silenzio purissimo e stellato. quiere usted, mate? ricevetti il vaso e succhiai la calda bevanda. 1989_3305_000358 l'azzurro si apre tra questi due alberi. il noce è davanti alla finestra della mia stanza. di notte sembra raccogliere tutta l'ombra e curvare le cupe foglie canore come una messe di canti sul tronco rotondo, lattiginoso, quasi umano. 1989_3305_000359 vidi che intorno si era fatto scuro. nella camerata non c'era che il tanfo e il respiro sordo dei pazzi addormentati dietro le loro chimere. col capo affondato sul guanciale, seguivo in aria delle farfalline che scherzavano attorno alla lampada elettrica, nella luce scialba e gelida. 1989_3305_000360 o fragili rime o ghirlande d'amori notturni. dal giardino una canzone si rompe in catena fievole di singhiozzi. la vena è aperta. arido, rosso e dolce è il panorama scheletrico del mondo. 1989_3305_000361 il vento come bianca finse, una visione di grazia, come dalla vicenda infaticabile de le nuvole e de le stelle dentro del cielo serale, dentro il vico marino in alto sale, dentro il vico chè rosse, in alto sale marino, l'ali rosse dei fanali rabescavano l'ombra illanguidita che 1989_3305_000362 che nel vico marino, in alto sale. che bianca e lieve e querula salì, come nell'ali rosse dei fanali bianca e rossa nell'ombra del fanale. che bianca e lieve e tremula salì. 1989_3305_000363 dall'altra parte della piazza, la torre quadrangolare s'alza, accesa sul corroso mattone. sù a capo dei vicoli gonfi, cupi, tortuosi, palpitanti di fiamme, la quadricuspide vetta a quadretta ride, svariata di smalto, mentre nel fondo, bianca e torbida, a lato dei lampioni verdi, la lussuria siede imperiale. 1989_3305_000364 un ultimo saluto a l'aride pendici aspre, arrossate nell'estremo sole, confusa di rumori rauchi, grida la lontana vita, grida al morente sole che insanguina le aiole. 1989_3305_000365 verso la porta disserrata contro l'azzurro serale, fantastica di trofei mitici, tra torri nude al sereno. a te aggrappata, d'intorno la febbre de la vita pristina e per i vichi lubrici di fanali, il canto instornellato de le prostitute. 1989_3305_000366 le tre fanciulle avevano espresso disperatamente, nella cadenza millenaria, la loro pena breve ed oscura e si erano taciute nella notte. tutte le finestre nella valle erano accese. ero solo. 1989_3305_000367 michelangiolo ofelia, la mia ostessa è pallida e le lunghe ciglia le frangiano appena gli occhi. il suo viso è classico e insieme avventuroso. osservo che ha le labbra morse dello spagnolo, della dolcezza italiana e insieme il ricordo, il riflesso dell'antica gioventù latina. 1989_3305_000368 non accenderle. tutto è vano, vano è il sogno. tutto è vano, tutto è sogno. amore, primavera del sogno, sei sola. sei sola che appari nel velo dei fumi di viola come una nuvola bianca. 1989_3305_000369 io correvo tra le tribù indiane. od era la morte od era la vita e mai mi parve che mai quel treno non avrebbe dovuto arrestarsi, nel mentre che il rumore lugubre delle ferramenta ne commentava incomprensibilmente il destino. 1989_3305_000370 le nebbie sono scomparse. esco i rallegra il buon odore casalingo di spigo e di lavanda dei paesetti toscani. la chiesa ha un portico a colonnette quadrate di sasso intero, nudo ed elegante, semplice e austero. 1989_3305_000371 da quando i bagliori magnetici delle stelle mi dissero per la prima volta dell'infinità delle morti? il tempo è scorso, si è addensato, è scorso. 1989_3305_000372 qual ponte muti, chiedemmo: qual ponte abbiamo noi gettato sull'infinito che tutto ci appare ombra di eternità? a quale sogno levammo la nostalgia della nostra bellezza. la luna sorgeva nella sua vecchia vestaglia dietro la chiesa bizantina. 1989_3305_000373 io vidi dalle solitudini mistiche staccarsi una tortora e volare distesa verso le valli immensamente aperte. il paesaggio cristiano, segnato di croci inclinate dal vento, ne fu vivificato misteriosamente. 1989_3305_000374 dov'ero? io ero in piedi. io ero in piedi sulla pampa, nella corsa dei venti, in piedi sulla pampa che mi volava incontro per prendermi nel suo mistero. un nuovo sole mi avrebbe salutato al mattino. 1989_3305_000375 riudivo il torrente, ancora lontano crosciava, bagnando antiche città desolate, lunghe vie silenziose, deserte, come dopo un saccheggio. 1989_3305_000376 dove vicoli verdi di muffa calano in tranelli d'ombra in mezzo alla piazza mozza. la testa guarda senz'occhi sopra la cupoletta. una donna bianca appare a una finestra aperta: è la notte mediterranea. 1989_3305_000377 occhi lucenti e le vesti al vento. ed ecco, selvaggia, a la fine di un giorno, che apparve la riva, selvaggia là giù sopra la sconfinata marina. 1989_3305_000378 l'avanguardia dei giganti giovinetti serrati in battaglia, felici nel sole, lungo la lunga costa torrenziale. in fondo, nel frusciar delle nere selve sempre più avanti accampanti lo scoglio enorme che si ripiega grottesco su sé stesso, pachiderma a quattro zampe sotto la massa oscura. 1989_3305_000379 du poète. me ne vado per le strade strette, oscure e misteriose. vedo dietro le vetrate affacciarsi gemme e rose dalle scale misteriose. c'è chi scende brancolando dietro i vetri rilucenti. 1989_3305_000380 rantolante di un sonno pesante seminudo il bel corpo agile e ambrato sedetti piano. la lunga teoria dei suoi amori sfilava monotona ai miei orecchi. antichi ritratti di famiglia erano sparsi sul tavolo untuoso. 1989_3305_000381 nella giocondità dello scirocco, mi beavo dei suoi soffii tenui, vedevo la nebulosità invernale che fuggiva davanti a lui, le nuvole che si riflettevano laggiù sul lastrico chiazzato in riflessi argentei, su la fugace chiarità perlacea dei visi femminili trionfanti. 1989_3305_000382 passano nella veglia opime di messi d'amore, leggere spole tessenti, fantasie multicolori errano, polvere luminosa che posa nell'enigma degli specchi. 1989_3305_000383 tutto era di un'irrealtà spettrale. c'erano dei panorami scheletrici di città dei morti bizzarri guardavano il cielo in pose legnose. 1989_3305_000384 spiaggia. seguitavamo le nostre confidenze calmi. era tornato d'america. tutto pareva naturale ed atteso. ricordavamo l'incontro di quattro anni fa, laggiù in america, e il primo per la strada di pavia, lui scalcagnato col collettone alle orecchie. 1989_3305_000385 che lascia dietro a sé una cavalleria di screpolature, screpolature e screpolature nella roccia, fino ai ribollimenti arenosi di colline, laggiù sul piano di toscana. 1989_3305_000386 dava l'immagine di un grande porto deserto e velato, aperto nei suoi granai dopo la partenza avventurosa nel mattino, mentre che nello scirocco sembravano ancora giungere in soffii caldi e lontani di laggiù. 1989_3305_000387 ricordo una vecchia città rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell'agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. 1989_3305_000388 la magia della sera languida, amica del criminale, era galeotta delle nostre anime oscure e i suoi fastigi sembravano promettere un regno misterioso. 1989_3305_000389 fatuo della sua antica nobiltà mediterranea. ai piccoli balconi i sostegni di marmo si attorcono in sé stessi con bizzarria. la grande finestra verde chiude nel segreto delle imposte la capricciosa speculatrice. la tiranna agile bruno rosata e la via barocca vive di una duplice vita. 1989_3305_000390 il mattino arride sulle cime dei monti. in alto, sulle cuspidi di un triangolo desolato, si illumina il castello più alto e più lontano. venere passa in barroccio, accoccolata per la strada conventuale. 1989_3305_000391 oh ricordo, ero giovine, la mano non mai quieta poggiata a sostenere il viso indeciso, gentile, di ansia e di stanchezza. prestavo allora il mio enigma alle sartine levigate. 1989_3305_000392 porta un profumo di corolle smorte misto a un odor di lacche e di vernici di pitture antiche, percettibile appena. 1989_3305_000393 una grandiosa virginea, testa reclina d'ancella, mossa di un passo giovine, non domo alla cadenza, offrendo il contorno della mascella rosea e forte e, a tratti, la luce obliqua dell'occhio nero al disopra dell'omero servile. 1989_3305_000394 pei, vichi antichi e profondi, fragore di vita, gioia intensa e fugace. velario d'oro di felicità è il cielo, ove il sole ricchissimo lasciò le sue spoglie preziose. 1989_3305_000395 le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto e tremola la sera fatua è fatua la sera e tremola, ma c'è nel cuore della sera, c'è sempre una piaga rossa languente. 1989_3305_000396 hanno varcato in lunga teoria nell'aria. non so qual bacchico canto salgono e dietro a loro il monte introna e si distingue il loro verde canto. 1989_3305_000397 si affacciavano ai cancelli d'argento delle prime avventure, le antiche immagini addolcite da una vita d'amore a proteggermi ancora col loro sorriso di una misteriosa, incantevole tenerezza. 1989_3305_000398 lungo le mura di chiese e di conventi, non si udiva il rumore dei suoi passi. una piazzetta deserta, casupole schiacciate, finestre mute. a lato, in un balenìo enorme, la torre otticuspide rossa, impenetrabile, arida. 1989_3305_000399 avanti alla tenda gualcita di trina, la fanciulla posava ancora sulle ginocchia ambrate piegate, piegate con grazia di cinedo faust. era giovane e bello. 1989_3305_000400 una bianca purità virginea conservata nei delicati incavi del marmo. grandi figure della tradizione classica chiudono la loro forza tra le ciglia. 1989_3305_000401 tra le donne variopinte sulle porte, le contrade cupe della città, tutte vive di tentacoli rossi, verande di torri dalle travature enormi, sotto il cielo curvo. 1989_3305_000402 la seguii dunque, come si segue un sogno che si ama vano. così eravamo divenuti a un tratto lontani e stranieri, dopo lo strepito della festa davanti al panorama scheletrico del mondo. 1989_3305_000403 l'amante nella penombra, si aggraffia al viso dell'amante per scarnificare il suo sogno, ecc. ancora per la via, tristezza acuta. 1989_3305_000404 e le stelle erano assenti, e non un dio: era nella sera d'amore di viola, ma tu leggera, tu, sulle mie ginocchia sedevi cariatide notturna di un incantevole cielo. 1989_3305_000405 dalle bianche forme della bellezza, mentre pure nostra è la divinità del sentirsi oltre la musica, nel sogno abitato di immagini plastiche. l'arno, qui ancora, ha tremiti freschi. 1989_3305_000406 e nella chiesa l'angiolo purità dolce, che il giglio divide e la vergine eletta, e un cirro azzurreggia nel cielo e un'anfora classica rinchiude la terra ed i gigli, che appare nello scorcio giusto in cui appare il sogno. 1989_3305_000407 esco il piazzale è deserto. seggo sul muricciolo figure vagano, facelle vagano e si spengono i frati si congedano dai pellegrini. un alito continuo e leggero soffia dalla selva in alto, ma non si ode né il frusciare della massa oscura, né il suo fluire per gli antri. 1989_3305_000408 i ferma il mio antico compagno di scuola, già allora bravissimo, ed ora di già in belle lettere. guercio, professor purulento, mi tenta, mi confessa con un sorriso sempre più lercio. conclude: potresti provare a mandare qualcosa all'amore illustrato via. 1989_3305_000409 nella chiesetta solitaria, all'ombra delle modeste navate, io stringevo lei dalle carni rosee e dagli accesi occhi fuggitivi. anni ed anni ed anni fondevano nella dolcezza trionfale del ricordo. 1989_3305_000410 il pulviscolo d'oro che avvolgeva la città parve ad un tratto sublimarsi in un sacrifizio sanguigno. quando i riflessi sanguigni del tramonto- credei- mi portassero il suo saluto- chiusi le palpebre. restai lungamente senza pensiero. quella sera non chiesi altro. 1989_3305_000411 dei libri che avevo letti nella mia adolescenza erano esposti a una vetrina tra le stampe, in fondo la luminosità marmorea di un grande palazzo moderno, i fusti d'acciaio curvi di globi bianchi ai quattro lati. 1989_3305_000412 così il destino era consumato: antri profondi, fessure rocciose dove una scaletta di pietra si sprofonda in un'ombra senza memoria, ripidi colossali, bassorilievi di colonne nel vivo sasso. 1989_3305_000413 nel mio ricordo. s'accese la purità della lampada stellare. brillò la luce della sera d'amore. ma quale incubo gravava ancora su tutta la mia giovinezza. 1989_3305_000414 e dura sotto il cielo, che dura. estate rosea di più rosea estate. intorno, nell'aria del crepuscolo, si intendono delle risa, serenamente, e dalle mura sporge una torricella rosa, tra l'edera che cela una campana. 1989_3305_000415 dolce e rosata, presso il crepuscolo antico, ne la linea eroica de, la grande figura femminile romana, sosta. ricordi di zingare, ricordi d'amori lontani, ricordi di suoni e di luci. 1989_3305_000416 la pioggia à reso cupo il grigio delle montagne. davanti alla fonte hanno stazionato a lungo i castagnini attendendo il sole, aduggiati da una notte di pioggia, nelle loro stamberghe allagate. 1989_3305_000417 vedevo alle finestre lucenti come le stelle passare le ombre de le famiglie marine e canti udivo, lenti ed ambigui, ne le vene de la città mediterranea. 1989_3305_000418 ma ora, se lo potete sappiate, io dovevo restare fedele al mio destino. era un'anima inquieta quella di cui mi ricordavo sempre quando uscivo a sedermi sulle panchine della piazza deserta, sotto le nubi in corsa. essa era, per cui solo il sogno mi era dolce. 1989_3305_000419 avanti come una mostruosa ferita profondava una via ai lati dell'angolo delle porte bianche, cariatidi di un cielo artificiale. sognavano, il viso poggiato alla palma. 1989_3305_000420 ma per i cuori leggeri un'altra vita è alle porte. non c'è di dolcezza che possa uguagliare la morte. più più più. intendi chi ancora ti culla, intendi la dolce fanciulla che dice all'orecchio: più più. 1989_3305_000421 dino campana, salgo nello spazio fuori del tempo. l'acqua, il vento, la sanità delle prime cose, il lavoro umano sull'elemento liquido, la natura che conduce strati di rocce su strati. 1989_3305_000422 fantasia su un quadro d'ardengo soffici faccia, zig zag anatomico che oscura la passione torva di una vecchia luna che guarda, sospesa al soffitto in una taverna, café chantant d'america. la rossa velocità di luci funambola. che tanga spagnola, cinerina, isterica in tango di luci si disfà. 1989_3305_000423 conduce quassù abitano i falchi. la pioggia leggera d'estate batteva come un ricco accordo sulle foglie del noce, ma le foglie dell'acacia, albero caro, alla notte si piegavano senza rumore come un'ombra verde. 1989_3305_000424 poi il piccione maschio restava sopra immobile dieci minuti perché le domande restavano ancora senza risposta. allora lei, spinta dalla nostalgia, ricordava, ricordava a lungo il passato. 1989_3305_000425 conosco un quadro perduto tra lo splendore dell'arte fiorentina, colla sua parola di dolce nostalgia: è il fìgliuol prodigo all'ombra degli alberi della casa paterna. letteratura: non so il mio ricordo. l'acqua è così. 1989_3305_000426 non seppi mai come, costeggiando torpidi canali, rividi la mia ombra, che mi derideva nel fondo. i accompagnò per strade male odoranti, dove le femmine cantavano nella caldura. 1989_3305_000427 una divina dolcezza notturna mi si discoprì nel mattino, tutto velato di chiarìe: il verde sfumato e digradante, all'infinito e pieno delle potenze delle sue profilate catene notturne. 1989_3305_000428 una antica e opulenta matrona dal profilo di montone, coi neri capelli agilmente attorti sulla testa sculturale, barbaramente decorata dall'occhio liquido come da una gemma nera dagli sfaccettamenti bizzarri, sedeva agitata da grazie infantili. 1989_3305_000429 gli indiani, morti e vivi, si lanciavano alla riconquista del loro dominio di libertà in lancio fulmineo. le erbe piegavano in gemito leggero al vento del loro passaggio. la commozione del silenzio intenso era prodigiosa. 1989_3305_000430 le corrusche, sue statue superbe e udìi canto, udìi voce di poeti, ne le fonti e le sfingi sui frontoni benigne. un primo oblio, parvero ai proni umani, ancor largire. dai segreti dedali uscìi. 1989_3305_000431 oppure a volte, quando l'acqua saliva ai finestrini, io seguivo il tramonto equatoriale. sul mare volavano uccelli lontano dal nido, ed io pure, ma senza gioia. poi, sdraiato in coperta, restavo a guardare gli alberi dondolare nella notte tiepida, in mezzo al rumore. 1989_3305_000432 o satana, tu che le troie notturne metti in fondo ai quadrivii, o tu che dall'ombra mostri l'infame cadavere di ofelia. o satana, abbi pietà della mia lunga miseria. 1989_3305_000433 caprese, michelangiolo, colei che tu piegasti sulle sue ginocchia, stanche di cammino. che piega, che piega e non posa nella sua posa arcana, come le antiche sorelle, le barbare regine antiche sbattute nel turbine del canto di dante, regina barbara sotto il peso di tutto il sogno umano. 1989_3305_000434 ricorderò per molto tempo ancora la ragazzina e i suoi occhi conscii e tranquilli. sotto il cappellone monacale, sulle stoppie interminabili sempre più alte si alzavano le torri naturali di roccia che reggevano la casetta conventuale, rilucente di dardi di luce nei vetri occidui. 1989_3305_000435 e al fine stia bianca, elegante, tra il verde, melodiosa di castelli sereni. il primo saluto della vita felice del paese nuovo, la poesia toscana ancor viva nella piazza sonante di voci tranquille. 1989_3305_000436 formano sotto i portici il corteo pallido e interessante delle grazie moderne. le mie colleghe che vanno a lezione non hanno l'arduo sorriso d'annunziano palpitante nella gola come le letterate. 1989_3305_000437 alle profondità dell'essere, fluire dalle profondità della terra, il cielo come la terra, in alto, misterioso, puro deserto dall'ombra infinito. 1989_3305_000438 son capitato in mezzo a bona gente: la finestra della mia stanza che affronta i venti e la e il figlio povero uccellino dai tratti dolci e dall'anima indecisa. 1989_3305_000439 dualismo. lettera aperta a manuelita etchegarray. voi, adorabile creola dagli occhi neri e scintillanti come metallo in fusione. 1989_3305_000440 delle barbare travolte regine antiche. aveva udito dante spegnersi nel grido di francesca: là, sulle rive dei fiumi che, stanchi di guerra, mettono foce nel mentre sulle loro rive si ricrea la pena eterna dell'amore. 1989_3305_000441 quel passaggio deserto, fetido di un orinatoio, della muffa, dei muri corrosi, ha per sola prospettiva, in fondo, l'osteria. i pagliacci ritinti sembrano seguire curiosamente la vita che si svolge dietro. 1989_3305_000442 e la sua finestra scintillava in attesa finché dolcemente gli scuri si chiudessero su di una duplice ombra ed il mio cuore era affamato di sogno per lei, per, l'evanescente, come l'amore evanescente. 1989_3305_000443 la portiera nello sfarzo smesso di un giustacuore verde, le rughe del volto più dolci, gli occhi che nel chiarore velano il nero, guarda la porta. 1989_3305_000444 i complimenti vivaci degli stradini che riparano la via, il ciuco che si voltola in terra, le risa, le imprecazioni montanine, le roccie e il fiume. 1989_3305_000445 che la conversazione si era illanguidita, la voce era taciucanti. orfici dino campana ta intorno. il mistero della voluttà aveva rivestito colei che lo rievocava, sconvolto, le lagrime agli occhi. io, in faccia alla tenda bianca di trina, seguivo, seguivo ancora delle fantasie bianche. 1989_3305_000446 tacito, pieno di singhiozzi taciuti, fugge veloce verso l'eternità del mare che si balocca e complotta laggiù per rompere la linea. 1989_3305_000447 la serenità del sopra ciglio. memoria della poesia toscana che fu, tu già avevi compreso, o leonardo, o divino, primitivo, canti orfici dino, campana, campigna, foresta della falterona. 1989_3305_000448 tu scesa allora dal tuo cavallo, tu allora guardavi, tu che nella profluvie ondosa dei tuoi capelli salivi, salivi con la tua compagnia, come nelle favole d'antica poesia. e già dimentica dell'amor del poeta onte iletto ettembre. 1989_3305_000449 l'invetriata. la sera fumosa d'estate dall'alta invetriata mesce chiarori nell'ombra e mi lascia nel cuore un suggello ardente. 1989_3305_000450 inconsciamente, colui che io ero stato si trovava avviato verso la torre barbara. la mitica custode dei sogni dell'adolescenza saliva al silenzio delle straducole antichissime. 1989_3305_000451 la sua vita era un lungo peccato. la lussuria, la lussuria, ma tutta piena ancora per lei di curiosità irraggiungibili. la femmina lo picchiettava tanto di baci, da destra, da destra, perché? 1989_3305_000452 il canto della tenebra. la luce del crepuscolo si attenua. inquieti spiriti. sia dolce la tenebra al cuore che non ama più. 1989_3305_000453 tutto fonde come la neve in questo pantano e in fondo sento che è dolce questo dileguarsi di tutto quello che ci ha fatto soffrire, tanto più dolce che presto la neve si stenderà ineluttabilmente in un lenzuolo bianco. 1989_3305_000454 una odalisca di gomma respirava sommessamente e volgeva attorno gli occhi d'idolo e l'odore acuto della segatura che felpava i passi e il sussurrio delle signorine del paese attonite di quel mistero. 1989_3305_000455 larve che si scioglievano mute per rinascere a vita inestinguibile nel silenzio pieno delle profondità meravigliose del destino, dei ricordi perduti, delle immagini. si componevano già morte, mentre era più profondo il silenzio. 1989_3305_000456 gli occhi grigi, la bocca dalle linee rosee tenui, passò nella vastità luminosa del cielo. sbiancava nel cielo fumoso la melodia dei suoi passi. 1989_3305_000457 amava allora raccogliersi in un canto, mentre la giovine ostessa rosso, il guarnello e le belle gote sotto la pettinatura fumosa, passava e ripassava davanti a lui. 1989_3305_000458 sopra la prateria, il teschio che si levava lentamente era l'insegna formidabile di un esercito che lanciava torme di cavalieri. colle lance in resta acutissime lucenti. 1989_3305_000459 povero uccellino che trascina una gamba rotta e il vento che batte alla finestra dall'orizzonte annuvolato. i monti lontani ed alti, il rombo monotono del vento lontano. è caduta la neve. 1989_3305_000460 ora hanno rivestito la sua cappella scavata nella viva roccia. corre tutt'intorno un tavolato di noce dove, con malinconia potente, un frate da bibbiena intarsiò mezze figure di santi monaci. 1989_3305_000461 qualche cosa era fuori dei vetri. aprii la finestra, era lo scirocco e delle nuvole in corsa al fondo del cielo curvo- non c'era là il mare- si ammucchiavano nella chiarità argentea dove l'aurora aveva lasciato un ricordo dorato. 1989_3305_000462 un vertice colorito. dall'altra parte della piazza mette quadretta da quattro cuspidi una torre quadrata, mette quadretta svariate di smalto, un riso acuto nel cielo, oltre il tortueggiare sopra dei vicoli, il velo rosso del roso mattone. ed a quel riso odo risponde. 1989_3305_000463 ecco inevitabile, sotto i portici, lo sciame aereoplanante delle signorine intellettuali che ride e fa glu glu, mostrando i denti in caccia, sembra, di tutti i nemici della scienza e della cultura, che va a frangere ai piedi della cattedra. 1989_3305_000464 l'aria ride la tromba a valle, i monti squilla, la massa degli scorridori si scioglie. ha vivi lanci. i nostri cuori balzano e grida ed oltrevarca i ponti. 1989_3305_000465 poi la stanchezza nel gelo della notte. la calma, lo stendersi sul piatto di ferro, il concentrarsi nelle strane costellazioni, fuggenti tra lievi veli argentei, e tutta la mia vita tanto simile a quella corsa cieca, fantastica, infrenabile, che. 1989_3305_000466 dai rumori attutiti del bivacco. i miei pensieri fluttuavano, si susseguivano i miei ricordi che deliziosamente sembravano sommergersi per riapparire a tratti lucidamente trasumanati in distanza, come per un'eco profonda e misteriosa. 1595_3311_000000 egli si persuade di piacervi e piacete tanto più a lui quanto più state a sentirlo. ma non bisogna distrarsi quando egli ha sciolto giordano. povero a voi se egli si ferma per domandarvi approvazione e voi siete col capo ad altro. 1595_3311_000001 gli arnesi del giuoco sono raccolti nella cesta, raccolta e caricata la batteria degli impicci, delle provvigioni avanzate, delle stoviglie e via discorrendo, si dà un'occhiata stracca alla gran scena del mare, che ci aveva tanto commossi all'arrivo, e si riprende il sentiero della valle. 1595_3311_000002 ma c'erano i ripieghini utili e maneschi sederini di tela, coi due staggi mastiettati a iccase che venivano a fare l'ufficio loro. in buon punto. il saggio terenzio spazzòli aveva proprio pensato a tutto, perfino agli ottantanove chilogrammi della signora berti. 1595_3311_000003 sì, andiamo da quella parte, ma non prendendo la strada bassa del mulino, che poi, se non la trovassi laggiù, dovrei fare una pettata per risalire a santa giustina. come mi è venuta in mente santa giustina? 1595_3311_000004 si dovrebbe per intanto vedere questa famosa abbazia di dusiana, della quale in corsenna si son raccontate tante maraviglie di marmi, di capitelli, di colonnini, di lapidi, d'iscrizioni antiche e via discorrendo. 1595_3311_000005 son venuto qua senza libri, non contando l'orazio del murray- un gingillo, non un libro di studio- e non contando il mio dante, il babbo di tutti. e non se l'abbia a male nessuno: c'è tutto in lui, come nella bibbia, ed è sempre nuovo dio di misericordia. non si potrà dunque far meglio. 1595_3311_000006 come li ha tutti condensati il venosino, esprimendoli tutti con quel sentimento della misura ch'è la vera dote del genio. come li ha tutti rivissuti in sè stesso, non già intarsiator diligente ed accorto, ma fonditore balioso e geniale, rendendoli come guizzi dell'anima sua. 1595_3311_000007 ah, vede, ne aveva avuto noia ed è grasso. sì, almeno non può prender posto tra i magri, ma corre, si arrampica, resiste ad ogni fatica e questo non è da grassi. 1595_3311_000008 le berti amabili, innocenti, accennarono soltanto di essere andate il mattino a passeggio di là dal mulino, avendo sentito che adriana era andata a passeggio anche lei, traversando il paese e girando da quella parte. ma certamente s'erano ingannati gl'informatori, poichè non l'avevano trovata. 1595_3311_000009 ma che inchiostro, che inchiostro, paura io. dell'inchiostro vi siete persuasa. ora è fuggita, si capisce, dopo avermi accoccato quello che lì per lì le è venuto alla mano: un gomitolo di refe. sempre lei, sempre lei. viva galatea, galathea. 1595_3311_000010 ma la mia non potrebbe esser quella di teocrito, amata pazzamente da polifemo. è invaghita del giovane aci, sventuratissimo polifemo. quanti caldi sospiri, quante ardenti proteste, quante vane querele che ovidio ha raccolte. 1595_3311_000011 il signor buci non istette alle mosse, volle esser lui il secondo e si cacciò avanti senza badare a me, suo legittimo padrone e degno del massimo rispetto, non foss'altro per le venti lire che avevo buttate via a riscattarlo dalla schiavitù di corsenna. 1595_3311_000012 il signor terenzio spazzòli, che di queste cose se ne intende benissimo. l'ha proclamato uno spadaccino di prima forza, ahimè, non di primissima. ebbene, che vuol dire? c'è sempre qualcuno che in una cosa sola ci può superare. ma è già bello esser forti in molte, non le pare? 1595_3311_000013 forse come il don giovanni del campoamor, sono passato accanto alla felicità senza avvedermene ed ho lasciato intatto il suggello al dolce bigliettino in cui mi era promessa. 1595_3311_000014 certo, considerando il primo principio della mia conoscenza colla signorina wilson, o per dire più esattamente del mio pensare a lei, un carattere dell'amore si potrebbe rinvenire. 1595_3311_000015 non mai più viste, non mai più fabbricate. la signorina wilson vuol sapere perchè quei massi rotondi, rugosi, di color rossastro si trovino là, pietre cadute dai monti, risponde il commendator matteini. 1595_3311_000016 non so forse allo stesso modo che m'è venuto in mente di andare dalle wilson anzichè dalle berti o dalla quarneri, mi avvio tagliando il monte a mezza costiera e via via risalendo fino ad afferrarne la vetta donde mi faccio a guardare d'ogni banda e a porger l'orecchio. 1595_3311_000017 mi par di ricordare che n'avesse toccato una in testa. anche lui dica pure due con lacerazione cutanea, e non contiamo le ammaccature, ma non c'è niente di grave. il suo amico si duole assai più d'un colpo al ginocchio. dice anzi che non è stato di buona guerra. 1595_3311_000018 due o tre volte, passandomi egli a tiro, m'è tornata la voglia di assestargli una pedata, ingratissimo cane. la festa è finita, almeno per quanto riguarda gli artisti. 1595_3311_000019 e buona notte. ci siam visti cinque minuti dopo, lavora rumorosamente e saporitamente di mantice, beato lui. solamente i felici sanno russare così. 1595_3311_000020 è l'inferno scatenato, è il finimondo, è l'ira di dio. poi poi buio pesto e silenzio di tomba. non ho più visto, non ho sentito più nulla. 1595_3311_000021 vuol leticare ad ogni costo con me, mi passi accanto, mi pesti un piede, sperando che io ci abbia un callo. se lo facessi ora, ora o poi vedrebbe, anzi no, sentirebbe, che pedata. 1595_3311_000022 per conoscere il nuovo venuto fare i conti sulle sue valigie e dio sa quali supposizioni sul cassone ond'era accompagnato gran gioia la loro al veder sempre tante facce nuove che si scomodano dal piano per salire ai loro quattrocento sessanta metri sul livello del mare. 1595_3311_000023 tutti domandano: prendono lingua dove possono? io ho inventato qualche cosa che bastasse ad appagare la curiosità dei più discreti. quanto agli indiscreti, vadano a farsi impiccare. 1595_3311_000024 la gloria, risponderai. ma che cos'è la gloria? ne ho domandato ad un uomo di grande ingegno e mi ha detto sorridendo: la gloria è il diritto, acquistato un po caramente, di sentirsi legger la vita tutti i giorni. che fa dio? 1595_3311_000025 città. dov'è strada piana, gli uomini portano la bicicletta. dov'è lago, il sandolino da per tutto il lawn tennis. in fin de conti, meglio così. la campagna è tutta per me. 1595_3311_000026 l'orso di corsenna mi chiamano: è questa la notizia che mi ha dato un diavolo di ragazzino nella sua terribile ingenuità, che ha fatta arrossire la sua mamma dalla radice del collo fino a quella dei capelli. ebbene, sia l'orso di corsenna. e d'ogni luogo dove mi piaccia di andare. 1595_3311_000027 oh, c'è da un pezzo. signor padrone, non si rammenta di sei giorni fa? sei giorni, ah sì, sono dunque passati sei giorni, dove avevo la testa nel ghiaccio, signor padrone, nel ghiaccio pesto, e grazie a dio ce ne siam fatti fuori. 1595_3311_000028 che cosa penserebbe la vecchia contadina di me che faccio di queste burle, e di lei che può tollerarle? ammette dunque che siano intollerabili, ribattè ella severa. 1595_3311_000029 ed anche colle sue belle labbra vermiglie, mi ha fatto boccuccia, che ardire. e non pensava che potevano vederla. il prete, a buon conto, ha notato il suo atto e, levando gli occhi, si è volto a guardar me, pensando, intravvedendo in un baleno dio sa quante cose. 1595_3311_000030 il bello, ho detto, ma a me non piace, essendomi sempre parso un rompere il turibolo sul naso ai così detti benefattori e un profanare la onesta dignità dei così detti beneficati, il far cantare una filza di complimenti smaccati da quelle care bocche innocenti. 1595_3311_000031 ho scritto tutto, rileggo, e mi pare che ce ne sia d'avanzo. non si direbbe infatti che sono innamorato. eh, via, questo, poi no. galatea è una graziosa ninfa, piacevole a quel dio, e sarebbe un'ottima compagna per un lungo viaggio. ma non a te, vecchio barbone che sei. 1595_3311_000032 il migliore, è ancora il più semplice d'imbandirle a lesso per contorno alla carne. donne che sanno distillare il rosolio di gooseberry, come la moglie del vicario di wakefield, e galoppare pel mondo come lady. 1595_3311_000033 là dietro si passa sopra un ponticello di legno che corre tra la ruota e la gola del bottaccio, mettendoci dall'altra banda su d'un robustissimo terrapieno a scarpa, levato ad argine tra l'acqua alta e la prateria che va giù a conca, scendendo sempre e dilungandosi verso il gran viale dei pioppi. 1595_3311_000034 facendo venir me a frastornarti. dell'altro, non è vero. soggiunse filippo che dici: posso ben lavorar di mattina e far molto, specie se tu hai sempre l'uso di covare il letto. 1595_3311_000035 lascio correre l'annaspìo del signor pilade, mio padron riverito, che è dopo tutto un buon ragazzo e che in questi giorni ha dato prove di aver più giudizio di me. mi cheto come egli raccomanda ed anche mi addormento dopo aver bevuto un sorso della pozione che mi offre senza sapermi dire che cosa ci sia. 1595_3311_000036 ah, me ne dispiace, creda, me ne dispiace, e a me più di lei. sono una ragazza e non ho la borsa troppo gaia. la mamma del resto non mi lascerebbe fare la bella follia che ha fatta lei l'altra sera. 1595_3311_000037 preso il sorbetto, si chiacchiera, le signore vanno a gara per intrattenersi col mio amico e, in breve, la conversazione diventa generale. filippo ferri è sempre cortese, non sa, non può esser diverso, ma quando vuole riesce amenissimo. e questa volta fa proprio uno sforzo immane di volontà. 1595_3311_000038 per le nostre dissonanze, direbbe un osservatore superficiale. e non è vero. se all'aspetto non ci rassomigliamo, punto, punto. credo che abbiamo comune qualche intrinseca qualità e che questa ci unisca. 1595_3311_000039 intermedii. ebbene, gli dissi: come ci fummo ridotti a casa, che te ne pare della nostra colonia? niente finora. ho appena veduto, cercando di orizzontarmi, la tua contessa è bellissima. 1595_3311_000040 fa lui tutte le carte. parla di cento cose, suscitando il desiderio di domandargliene mille. ha viaggiato, conosce due terzi d'europa, l'asia minore e l'egitto. è stato a massaua, all'asmara, a keren. 1595_3311_000041 galatea rimase un istante perplessa ma tosto, vedendo il brutto senso che il suo silenzio faceva su di me, gridò intenerita: sì, sì. a nostra madre non è dunque più lecito di fare una piccola pausa per meditare, per gustare- un bel modo di direi- e 1595_3311_000042 senza sforzo, se mai, ed è il vezzeggiativo più signorile di caterina. ci sono poi le forme esotiche, le inglesi prima di tutto, poichè lei ha già inglese, il casato kathleen, che è così dolce, kate, che è così fine, kitty, che è così birichino. 1595_3311_000043 la pistola andava a quel dio, si venne alla spada. ma qui filippo è troppo più forte di me. non riesco a dargli che due bottonate contro dieci, che ne tocco da lui. 1595_3311_000044 il popolo incominciava a venerarlo come un santo. gli uomini s'inchinavano per baciare i lembi della sua tonaca, le donne dicevano che era l'arcangelo gabriele, tanto somigliava al benedetto messaggero celeste. 1595_3311_000045 lo guardo a squarciasacco e faccio ridere la signorina kathleen, che però si ricompone subito e mi fa grinta dura quando io alzo gli occhi verso di lei. 1595_3311_000046 mi caccio sotto al mio avversario. ho la fortuna di guadagnar mezzo tempo e di assestargliene una di sotto in su, che gli fa sgusciar di mano il bastone. ma non c'è da cantar vittoria. il mio avversario si china rapidamente, abbranca il bastone, sguizza via prima che io passi dal montante al fendente, torna all'assalto più infellonito che mai. 1595_3311_000047 soltanto al decimo giorno, quando ho cominciato a muovermi per casa. gli ho chiesto: ebbene, che cosa si dice in corsenna? capirai? mi ha risposto: sono rimasti tutti un po male, specie per il fatto di non saperne abbastanza. 1595_3311_000048 egli non aveva avuto da lei nessuna di quelle lusinghe che mi voleva far credere. infatti, a chi ha dato ieri il premio di un fiore, la signora contessa, 1595_3311_000049 e riescono tanto evidenti. così non c'è modo di scambiar gli uni per gli altri, nè da crederli diversi da noi. la nostra sciocchezza e la nostra viltà, le nostre astuzie e le nostre piccinerie, tutto ciò che siamo e tutto ciò che sentiamo hanno la loro espressione chiara, sicura, efficace in quelle facce di legno. 1595_3311_000050 avevo pensato di far sosta ad una di quelle casupole, fingendo di esser capitati là dalla strada alta. ma il non esser visti da nessuno e il trovar lì sotto la mano, anzi meglio sotto il piede, un sentiero che mette nel bosco dei castagni, mi fa cambiare. 1595_3311_000051 di galatea per tutti i settemila. di tutte le disgrazie che mi potevano capitare, questa è la più grossa. è andato proprio a cercarla nel mazzo. 1595_3311_000052 figurarsi, non avevo ricevuto ancora dal mio sarto un tutto vestito di stoffa inglese che mi è necessario e che io ho dimenticato di portare per le mezze parate, non prevedendo tutti questi perditempi quotidiani. 1595_3311_000053 e si sale ancora. si sale sempre su per la valle lunga, traversando paeselli e casolari, prendendo alcuni un po per chiasso, un po per comodità, l'aiuto dei carri di contadini che si combinano per via, riunendosi qualche volta i manipoli sparsi e separandosi da capo. 1595_3311_000054 così ragionando, si era giunti a quello che si potrebbe chiamare il passo della contessa. di qui, signorina diss'io, bisogna saltare il rivolo per salire da quell'orto ai casali di santa giustina. ho ben capito? mi rispose galatea. di qui era saltato anche il cane buci, soggiunse ella. voi conoscete la strada. animo su. 1595_3311_000055 non gli è parso che fosse la medesima cosa e se n'è andato borbottando. oggi è tornato, ha borbottato dell'altro e il signor filippo lo ha condotto fuori facendo gli occhiacci. se quell'altro ha delle idee, se le levi di testa, perchè non mi par uomo da stargli a petto. no, davvero. 1595_3311_000056 la contessa ha dovuto riprenderlo e so che l'ha fatto con una grazia tutta sua che non escludeva la forza. la contessa ha buon gusto e se non sa certe cose, che importa? è tanto bella che avrebbe perfino il diritto di non saper nulla al mondo. 1595_3311_000057 sa dove veda egli la propria felicità. rispondo alla signora wilson, alla sua età, che non è più giovanissima e non è per contro matura abbastanza idee. ne vengono molte e si dileguano ancora. 1595_3311_000058 della wilson. poi ho scritto: io che sciocco, imprudente potevo dire: una giovane villeggiante, e ce n'era d'avanzo. non bisogna mai scriver nomi di donne, neanche agli amici più intimi. quello ora s'immagina che io ne sia innamorato. 1595_3311_000059 giustizia. ella certamente si vergognò perchè ritrasse il piede, dissimulando tuttavia l'atto sollecito con una carezza a buci, che si era posto a sedere molto gravemente lì presso, quasi in mezzo a noi due. 1595_3311_000060 ti faranno rilegare in pelle, con bei fregi d'oro ed intonso. mi capisci intonso. un libro intonso ha più pregio d'un libro colle carte smarginate. anche i pizzicagnoli, sai, li preferiscono intatti. 1595_3311_000061 ballano anche, mi si dice dove- col pianoforte, dove coll'organino di barberia e dove coll'herofon: un nuovo strumento macinatore di musica, necessario in verità perchè di simili arnesi non ce n'era abbastanza. 1595_3311_000062 per poco che fossero rimasti a cercare di noi laggiù e ad invocare i nostri nomi invano, saremmo arrivati a salvamento e sempre benissimo nascosti tra i castagni fino al punto della strada battuta, dove ci eravamo due ore prima incontrati. 1595_3311_000063 susine asprigne ma di gusto piacevole, non ne abusi per altro, si attacchi piuttosto alle fragole montanine, ai lamponi. così ragionando, assaggiando di qua e di là il pasto degli uccelli, si sale. si sale ancora fino al borro, dove ha le sue sorgenti il fiume diventato una cosa da nulla. 1595_3311_000064 pareva il patriarca noè quando mise il capo fuori dal finestrino dell'arca per vedere se il corvo fosse ancora tornato. ma il corvo non c'era. 1595_3311_000065 più volentieri mi fermo ai passi dov'è fatta menzione dell'acqua. quell'amico del vino sentì la poesia delle fonti. la sentirono del resto tutti i romani. l'acqua è diamante liquido: abbraccia bene, penetra e scioglie, purifica e rallegra, canta bene e non istuona mai, salvo a maritarla col vino. 1595_3311_000066 tra questi passatempi, arriva l'ora del desinare. e dopo desinare, tanto per affrettare la digestione, quattro assalti di sciabola con rispettive ammaccature. qui sono più fortunato: lo tocco cinque volte contro sei che ne consegna a me. ed ho anche la fortuna d'essere stato il primo a toccare- cosa che non m'era avvenuta alla spada. 1595_3311_000067 avrei detto un corvo, piuttosto, o una gazza, sua parente nossignore, gli è proprio il rosignuolo. da mezzo giugno in poi canta così: è nel nido, in famiglia, non è vero? eh sì, come vuole, vossignoria, la casa del rosignuolo è il suo nido e la rosignuola è sua moglie. 1595_3311_000068 era nato per vivere a coppie ed ha voluto vivere a branchi, far tribù, città, popoli, reami ed imperi. che cosa ci ha guadagnato? l'ira in casa e la guerra permanente ai confini o uno stato d'animi che non aiuta certamente a far buone digestioni nè in casa nè fuori di casa? 1595_3311_000069 le cose buone e piacevoli che ci son registrate. le ho tutte scolpite nel cuore. non è necessario che rimangano scritte sulla carta. e finalmente io voglio inaugurare l'altra buona consuetudine di far tutto ciò che a lei piacerà. l'umano consorzio va male, dacchè il codice costringe le mogli ad obbedire ai mariti. 1595_3311_000070 furono pochi segni di matita, ma sicuri ed efficaci. gran diavola, l'ho già detto e lo ripeterò ancora, dio sa quante volte- gran diavola di ragazza osservavo intanto e com'ella ebbe finito, lodai, non solamente per obbligo di cortesia, ma ancora per sentimento di verità ch'ella doveva pur riconoscere. 1595_3311_000071 dunque, ricapitoliamo: la contessa è sola fino alle undici. se ci vado tra le nove e le dieci, sono sicuro di trovarla, di aver tempo a discorrere a sentire da lei tutto quello che sarà utile di sapere. 1595_3311_000072 troppo buona, signora mia troppo buona. erano versi tirati un po giù per l'urgenza e certamente avevano bisogno di lima. ah, perchè la signorina kitty non ha voluto recitarli. 1595_3311_000073 io per l'appunto risposi e se non temessi di dispiacerle con la mia tracotanza, le riferirei quel che ho finito di dire a sua madre. e se non volessi lasciare a sua madre l'incarico di persuaderla, 1595_3311_000074 t'avverto ancora che non s'è parlato di bastoni, chè tutt'e due ci saremmo diventati ridicoli, e questo poi senza rimedio. ci siamo invece picchiati ed ammaccati colle sciabole da sala, nella furia dell'alterco ed anche un po per ismargiassata, non mettendo la maschera. 1595_3311_000075 oh, non ci sarebbe da ridere, soggiunse ella sforzandosi di far cipiglio. che cos'è questa vostra maniera di fare, morelli? perchè non avete voluto venire a prendere il tè l'altra sera e in compagnia di tutti i nostri buoni amici? 1595_3311_000076 ma no, poi, perchè questi ragionamenti volgari? ma no, come no? non sarà dunque di giorno, domani. al diavolo le incertezze. non vorrei mica essere stregato, non vorrei mica impazzire. 1595_3311_000077 per questo dubbio e per questo timore. quante volte si va dove non si vorrebbe andare, quante cose si fanno che non si vorrebbero fare. da bravo, dunque, vai tu. 1595_3311_000078 sì, è il verbo adatto. e lei dica pure ch'è un'iperbole. mia delizia della mia infanzia, sorriso della mia giovinezza memore, dilettazione della mia maturità. 1595_3311_000079 e appena son ritornato in misura, mi sferra in pieno petto la sua botta diritta. è allora un furore d'applausi. evidentemente io sono simpatico ai corsennati, ma la passione del maggior numero è in questo momento per lui. 1595_3311_000080 io ho scritto per niente. vedi, non avrei presa la penna se ci fosse stata l'illusione del premio, ma già io sono un cavaliere indegno di te, fors'anche indegno di cantar le tue gesta a quei carissimi posteri che danno tanto sui nervi a filippo. 1595_3311_000081 ed è una gentilezza che mi usa questa poetica valle, replicò filippo ridendo: io non amo il polverio ed è questa una delle cagioni che mi fanno odiar la campagna. le altre sono le mosche, i mosconi, le zanzare ed altri animali noiosi che ci s'incontrano. non è anche la tua opinione? 1595_3311_000082 ma la musica qui ti voglio. non c'è neanche un concertino di trombe in corsenna. per avere un pianoforte e un maestro al cembalo bisognerebbe mandare a dusiana. basta, vedremo. 1595_3311_000083 quarneri, quanto l'amo, quel caro leopardi e dica è sempre laggiù confinato nella sua recanati. 1595_3311_000084 non faccia caso, risponde. pilade, è il suo fare e credo che non possa parlare altrimenti. par sempre di sentire un rumor di tuono in lontananza, quando sembra che voglia far burrasca, e la burrasca non si decide. 1595_3311_000085 com'è folto. qua sotto esclama la contessa. chi sa trovarci è bravo. non dubitate. ancora pochi passi e si riesce al chiaro. oh, non mi dolgo già di quest'ombra, c'è così fresco. 1595_3311_000086 questo ristora. osserva terenzio spazzòli facendosi attorno col cucchiaione per servir le signore. i fabbricatori di conserve alimentari hanno fatto il miracolo. il fuoco l'ha compiuto dando una scaldata alle latte. nondimeno si dà merito di tutto a terenzio spazzòli. 1595_3311_000087 medico. egli se n'è cavato colla scusa dei ringraziamenti da presentare alle signore, come se fosse lui che ha fatto tutto, ed ora è andato sicuramente dalle berti o dalla quarneri per passarle in rassegna, sperando di trovare in un luogo o nell'altro la signorina wilson. 1595_3311_000088 egli abbaia al rumore di qualche sasso in cui ho inciampato io, facendolo ruzzolare dall'alto. abbaia come un cane che sa l'obbligo suo e conosce il prezzo del tesoro affidato alla sua vigilanza. 1595_3311_000089 all'infinito. dunque, commentò filippo, a te non verrà mai il giudizio. gli risposi con una spallata e gli feci cenno di passare in giardino. per che fare, mi domandò. 1595_3311_000090 ma che cosa ne sa lei dell'accademia? mi chiese ella poco dopo con la sua aria scontrosa: so tutto. io, signorina, il mio angelo mi dice tutto. risposi: la contessa l'ha informato. prima di tutto, la contessa non è il mio angelo. in secondo luogo, non so niente da lei. 1595_3311_000091 non sì, è parlato di niente, come se niente fosse avvenuto tra noi. perchè tornare sul passato non è storia da dover tramandare ai posteri? ed è già troppo che l'abbiano a ricordare i presenti. 1595_3311_000092 qui, come ti puoi immaginare, un'occhiata fosforescente, oh, molto fosforescente. che cosa vorrà dire? lo domanderò questa sera alle lucciole, che di queste cose se ne dovrebbero intendere. che bel tipo la tua contessa. 1595_3311_000093 lontano. m'imbatto nella gente quando vado alla posta per ritirare i miei giornali, le poche lettere che mi vengon da casa o dai pochissimi amici che vogliono ricordarsi di me. conosco appena tre o quattro famiglie di questi ospiti estivi. saluto, baratto alcune frasi di convenienza e non mi accompagno mai. 1595_3311_000094 per fortuna non amo galatea. quattro chiacchiere più garbate e più amene che mi vengano fatte ora e sempre, ma niente di più. vediamo intanto quest'aci non potrebb'essere terenzio spazzòli. 1595_3311_000095 ha poi delle scappate che mi rallegrano, come raggi di sole che splendano d'improvviso sull'erba, passando tra il fogliame d'un bosco. dice qualche volta: confessiamolo pure delle cose che non rallegrano affatto e a cui bisogna far bocca da ridere per non aver aria di gente permalosa. 1595_3311_000096 quarto assassina. vorrei chiederle conto della sua frase ritenendola oscura, ma lei è già lontana e chiama buci ad alta voce. buci arriva, ma a piccole giornate non salta più, trova appena il tempo di ridere avendo fatta una scorpacciata da vicario foraneo. 1595_3311_000097 me lo ha detto ella stessa, la luminosa contessa, e in quella occasione, con bel garbo di confidenza, signorile, ha preso a darmi del voi, cosa che mi piace e non mi piace ad un tempo. 1595_3311_000098 tra corone di quercia e festoncini di fiori e di mazzi di fiori disposti a losanghe, si abbellivano le pareti della sala, che erano tutte inverdite con frasche di castagno. dio, quanti chiodi ci son voluti per fissare tutta quella roba, che aveva poi da durare una mezza giornata. 1595_3311_000099 la contessa mi mozzò le parole in bocca con una matta risata. ah sì, proprio credereste che bisognasse ricorrere a questa estremità. non so, siete giudice? voi risposi un tantino mortificato. 1595_3311_000100 già aveva tremato un pochino al passaggio d'un secondo ponticello che cavalca la chiusa donde il bottaccio si scarica quando non lavora il mulino, ma qui è un tremar continuo, dovendo andar noi sulla ripa alta e stretta, coll'acqua profonda a manca e la prateria molto bassa a diritta. 1595_3311_000101 a lui da princìpio pareva una gran cosa, avendo appunto bisogno d'aria di montagna. a me invece non piaceva affatto. ora a lui non va più perchè gli hanno ordinate le acque di san pellegrino, e piace a me poichè ho dovuto adattarmici per una stagione. 1595_3311_000102 cara inglesina del sogno ricorrente, tu raffiguravi il divino ideale che passa sempre a galoppo, che se ne va inesorabilmente dileguandosi nel polverìo della strada battuta. 1595_3311_000103 incominciamo. ad ogni modo, articolo di fondo, ho trovato una bella passeggiata, veramente degna di noi. seguimi facendoti coraggio. tuttavia, perchè bisogna passare sopra un pancone, anzi su due, accostati pei lor capi a tocca e non tocca, sull'asse d'una piedica che vorrebbe parere una pila di ponte. 1595_3311_000104 ma di là aveva potuto assistere ad una scena che lo fece sudar freddo e scappare più contento di cascare in mano ai ladri che di rimanere al sicuro tra i frati. 1595_3311_000105 mi fece il muso lungo lungo, poi scoppiò in una risata che fece ridere anche me. gran diavola e buona compagnona, si ripigliò la strada costeggiando il bosco dei faggi, così nero sotto il denso fogliame. 1595_3311_000106 quando non si vede più niente di loro nello spazio, si sente che mancano e si vuol sapere ad ogni costo dove siano andati a parare. gli astronomi del marciapiede ne studiano il corso, ne determinano l'orbita, come si fa delle comete? 1595_3311_000107 il concerto per la parte istrumentale avrà il sostegno della banda, che ho scritturata io con tanta prontezza levata a cielo dalle signore, ma ci saranno anche i tre mandolini delle berti. 1595_3311_000108 si va a passi lenti e corti, inframmezzati da lei di piccole strida e di larghe risate da me per farle coraggio, mentre ella, così serrata sulla mia spalla, m'involge tutto in un profumo di pelle di spagna soave, delicato, inebbriante davvero. 1595_3311_000109 dove l'aveva incontrata, là, a cinquanta passi da noi, dove ella vede appunto quel rigagnolo che attraversa la strada a caso non l'aspettava come aspettava oggi sull'onor mio e per il conto che io faccio della sua stima. non. 1595_3311_000110 e ancora non abbiamo finito. ecco il bello che viene con una fila di bambini, tutti vestiti ad un modo, che si schierano sul tavolato e cantano una strofetta di ringraziamento. 1595_3311_000111 natura. brav'uomo del resto, e niente noioso neanche quando parla del tempo ch'egli era di posto a bologna, la città dell'anima, com'egli la chiama, accompagnando la frase con una certa allargata di mantici e con certi stravolgimenti d'occhi da lasciar balenare dio sa quali ipoteche radiate, speriamo radiate oramai. 1595_3311_000112 vedrai che in caserma non si è mai fatto meglio di qui e vorrai, spero, esserci largo della tua alta approvazione, volendo dimostrargli che la scherma del bastone non è poi l'arca santa per noi. 1595_3311_000113 per consenso dei dottori, il regno di dio non può scendere in terra che agli ultimi giorni. del resto, il regno di dio non è di questo mondo, non essendo questo mondo che il luogo di prova, nè si potrebbe mai confondere la gerusalemme celeste con la gerusalemme terrestre. 1595_3311_000114 questi assedii ostinati piacciono alle donne belle, come se si leggono bene le storie, dovevano piacere alle antiche città quando avevano buone mura e viveri dentro per durare anche a dieci e vent'anni d'investimento. 1595_3311_000115 la signora non vorrebbe andare a dusiana? le occorrerebbe un'ora almeno per vestirsi. inoltre è un brutto giorno, un tredici. lo dice ridendo, ma lo dice. 1595_3311_000116 così feci, risalendo con lei questo po di sentiero di fianco alla ruota del mulino e di là poi conducendola sul ponticello che cavalca la caduta dell'acqua. ed ecco ci sono anch'io, disse ridendo la signorina wilson. 1595_3311_000117 terenzio spazzòli è interrogato da una quindicina di sguardi più o meno supplichevoli. terenzio spazzòli si arrende al desiderio dei popoli, ma con la dignità di un re che sembra dire: coll'atto, era questo il parer mio per. 1595_3311_000118 poveri noi, se il signor ferri s'incanta laggiù fino al lunch. vorrei vedere anche questa, che non sarebbe poi di buon genere. sediamo, ma per che fare? non posso leggere, non vedo neanche le parole. ah, gelosia, brutto, male. che cosa le dirà ora il signor filippo degnissimo? 1595_3311_000119 coetanei, credo, dell'introduzione dell'arte della seta in europa. mentre si fanno queste ed altre considerazioni archeologiche, la contessa adriana si è avvicinata a me per dirmi con quella tal vocina insidiosa: vi abbiamo un po trascurato morelli, ma non è colpa mia. 1595_3311_000120 la compagnia è per l'ora del lawn tennis, se mai. ma potrebb'essere andata con le ragazze berti a passeggio, come altre volte ha già fatto? sia, ma in questo caso bisogna andarla a cercare all'aperto, laggiù all'acqua ascosa, per esempio. 1595_3311_000121 ma già capisco che quella gran diavola fa per chiasso, sempre bisognosa di moto, di varietà, d'aria, di luce, sempre aperta l'anima e il cuore sempre fuori del guscio, come l'argonauta toute en dehors, direbbero i francesi. 1595_3311_000122 la fatica è stata molta quest'oggi per condurre a buon fine l'impresa, come in questi ultimi giorni per prepararla. diceva bene iersera il commendator matteini, mettendo gli ultimi numeri arrotolati nella gran ruota della fortuna che il fare della beneficenza non è come sorbire un uovo fresco. 1595_3311_000123 ci penserò. ah bene, ma ci verrete, non è vero? per carità, non mi condannate a questa condizione spiacevolissima di vedere in casa mia solamente i noiosi. scusate, signora, ma se io avessi proprio temuto di far numero con questi. 1595_3311_000124 per fortuna, ripeto, non amo galatea e non soffro niente a pensare che ci ha avuto un segreto in comune con terenzio spazzòli, anzi, due segreti: il canestro del caffè e la cesta del lawn tennis. 1595_3311_000125 lire. dond'era poi da detrarre il prezzo di locazione delle panche e il costo del petrolio, non restando forse una lira alla fabbrica dell'appetito. preso dalla compassione, alla seconda tornata della burattinaia avevo fatto scivolare un biglietto da cinque lire nel suo piattellino. 1595_3311_000126 tra quelle io vo dire che stanno sulle mode e sugli spassi, che son vaghe di conversazioni, di teatri e di feste da ballo. giuro, anzi scommetto, che a far così non troveranno marito uno che abbia la vocazione di prender moglie, o cerca una dote vistosa o si appiglia a qualità più modeste. 1595_3311_000127 cesare, aveva ragione. arrivato l'ultimo nel salotto della contessa quarneri, ci son pure rimasto un'ora buona per non parerle desideroso di fuggirla o seccato dalla compagnia importuna, e nondimeno ho dovuto partirmene per il primo, tanto quei tre anabattisti tenevano duro. 1595_3311_000128 il che significa diss'egli che non hai sicurezza dell'amore di lei. non l'ho, e tu me ne darai soddisfazione. filippo si alzò da sedere. 1595_3311_000129 a quella e a queste, poco alla volta tutta corsenna si scalda e mentre qualche bel capo, qualche utile arnese è portato via, i ragazzi del paese fanno bottino di trombette, di zufoli, di tutte le piccole carabattole che i grandi hanno guadagnate ma regalano loro non sapendo che farsene. 1595_3311_000130 perchè rinunzieremmo alle grazie? può mai dimenticarle chi le ha conosciute e praticate. una volta amo orazio e mi godo qualche sua ode. 1595_3311_000131 del resto sappi che la signorina non è il mio genere. sono un uomo tranquillo, io, amico della pace, e quella è un argento vivo. mi pare una giovane baccante ed io vorrei diana, se mai la tacita dea delle selve. 1595_3311_000132 ecco dei fiorellini nuovi, autunnali, che dovrebbero piacerle. ma ci viene ella più da queste parti. vorrei domandarne a quei cardellini che saltellano, svolazzano e si rincorrono sull'orlo di quella ripa. ma essi non intendono il mio linguaggio ed io non intendo il loro. 1595_3311_000133 si fermi e levi l'epiteto. così per l'appunto mi chiamano in famiglia. del resto ci ho parecchi altri nomi a registro: frances evelyn dorothea. il mio pensiero volò a galatea e all'ode d'orazio che il giorno innanzi le era caduta sott'occhio. 1595_3311_000134 ma se non accettano, oh dio. se non accettano, tanto peggio per loro, risposi. del resto, io faccio un dilemma: o sono giovani di cuore e di spirito, o solamente di spirito. 1595_3311_000135 la virgiliana, dico, della quale cantò darneta nella terza delle bucoliche. malo me galateo, petti lasciva puèlla et fugit ad salices et se cupit ante videri. 1595_3311_000136 il baco non ha voluto attecchire in corsenna e il villaggio, che s'incamminava a diventare un borgo, è rimasto villaggio. vedo delle casine, per altro, dei villini sparsi qua e là, certo, e sono l'unica bellezza del paese: un po di bianco nel verde, un po d'acqua corrente da fianco e da piedi. 1595_3311_000137 la signora wilson madre è una fiorentina, m'hai detto. se è tale, diciamo pure che è una fiorentina di genere nuovo, perchè parla sempre coi denti stretti e poco. per conseguenza, poichè deve durarci fatica, ha sposato un inglese rammentalo ed ha dovuto parlare quasi sempre inglese in famiglia. 1595_3311_000138 so far bocca da ridere anche ai nemici, ma non sopporto i noiosi in larga compagnia all'aperto. son gocce d'inchiostro che s'affogano in un secchio d'acqua e non la tingono troppo. in un salotto loro, tre su cinque, presenti e sedenti- dovrebbero essere una morte sola e continua. 1595_3311_000139 rotto a larghi intervalli o infoscato sui lembi da cesti di sermollino, da ciuffi di règamo, da cespugli di mentastro. in capo alla prateria che sale via via come il labbro d'una coppa di malachite, sorge e si spande una siepe di carpinelle. 1595_3311_000140 e poi vecchi e giovani, per piacere. bisogna sapersi mettere a pari con quei che piacciono. io mi lascio andar troppo giù. la mia semplicità potrebbe passare, ma a patto che non paresse negligenza. 1595_3311_000141 capisco, o mi par di capire, che la luminosa contessa mi faccia questi sfoghi per chiasso e che nel fondo sia molto contenta d'esser seccata. 1595_3311_000142 un pomo in su la testa matta, fanciulla galatea m'assesta e se ne fugge via fra i salci. ed ama esser veduta in pria, gran birichina, quella galatea di dameta ma anche piena d'ingegno e di grazia. nel suo discorso, infatti, il daino continua. 1595_3311_000143 gliel'ho un po sviato il suo buci, mi disse la signorina kathleen, dopo i convenevoli d'obbligo che riuscirono, del resto un po magri e naturalmente impacciati. ah, signorina, io glielo rinunzio. se vuole, anche per iscritto e su carta bollata risposi. 1595_3311_000144 colto e rispettabile pubblico. inclita guarnigione, cari ed amati ragazzi, speranze di corsenna a v'salut. sì, dico, vi saluto. ora si darà l'ultimo atto della griselda di saluzzo che, come avete ben capito, è opera di un astore eminente dello schiacciaspie, niente di meno. 1595_3311_000145 le prendo ventaglio e ombrellino e getto i due arnesi sull'altra sponda, ma un po lontani che non m'impaccino il passo. poi prendo lei nelle braccia, mi assicuro di averla bene in equilibrio sul petto e spicco il salto. 1595_3311_000146 in casa mia del resto non entrerà pelle di spagna, ne faccio promessa formale. ma io non sarò prepotente e qualche freno accetterò ancor io. per esempio non giuocherò più al lawn tennis. 1595_3311_000147 gli artisti lasciano il teatro delle loro glorie alla vigilanza del segretario comunale e vanno a desinare all'osteria. piuttosto male, ma non senza buon condimento d'allegrezza. poi, tant'è, vogliono dare un'ultima occhiata alla fiera, contendersi gli ultimi doni, sentire le ultime suonate della banda di dusiana. 1595_3311_000148 la contessa adriana nota le pause e le inflessioni di voce. aggrotta le ciglia per mostrare a qualcheduno che ha capito e che non è contenta per nulla. 1595_3311_000149 senza contare che la tavola meglio imbandita dov'esse manchino. è triste per passare la musoneria, lo so bene, ci si beve di più, ma allora peggio che andar di notte. corrono i discorsacci, volano i motti pungenti e si risica di finire come alle nozze di pulcinella che le furon legnate. 1595_3311_000150 un servito di caciuole delicatissime con aggiunta di frutte chiuse. il nostro pasto mattutino: se non fosse stata una colazione, si sarebbe potuta chiamare senz'altro una cena. 1595_3311_000151 e, preso il sentiero del bosco, scendo verso il mulino, andando a fermarmi più in là sulla strada che mette al paese. è il luogo dove ho incontrata, per mia disdetta, la signora adriana. non mi piace. 1595_3311_000152 libri, raccomandandogli di flagellarsi a sangue per cacciar via quell'orgoglio, certamente soffiato dal maligno nel suo intelletto, per non lasciargli vedere il serpe appiattato tra i fiori della sua eloquenza. 1595_3311_000153 tutto è venduto, portato via alla fortuna del polizzino. restano i banchi vuoti e la cassa piena. si son fatte seicento novanta lire paion poche e si arrotonda la cifra quotandoci in parecchi per aggiungerne dieci. 1595_3311_000154 godi, da saggio epicureo, il tuo sorriso di gioventù, il tuo granellino di dolce follìa, ma guai a fartene un albero. 1595_3311_000155 altro. il giardinetto non è una caserma, è una palazzina di due piani. una persona di più dell'ordinario si fa sentire, non può passare inavvertita ed io odo una voce d'uomo, voce nuova ed insolita che si alterna con quella di filippo. 1595_3311_000156 la mattina alle cinque, prima che ci portino il caffè. l'amico filippo è già in piedi. quando entro nella sua camera per dargli il buon dì, vedo che si è già fatta la barba. alle sei siamo in piazza dove sono arrivate le due giardiniere che dovevano portarci a dusiana. 1595_3311_000157 te ne parlo per sentita dire, non andando io in nessun luogo. vedo le brigate passando, cappellini e cappelloni, gonne e casacche, guarnelli e vestaglie, roste, sciarpe, ombrellini, tutto un rigoglio di colori sgargianti, tutto un miscuglio di cose, ma per lo più da lontano. 1595_3311_000158 sarebbe stato un miracolo, ma no, non ci stetti niente più del tempo necessario alla caduta dei gravi e precipitai nel bottaccio facendo un tonfo rumoroso nell'acqua, che era alta almeno un uomo e mezzo in quel punto. 1595_3311_000159 ecco, signora, la mia fantasia è una povera cosa e di consigli non può offrirvene che due. il primo che v'ha dato era il consiglio classico, ma non vi è parso buono. 1595_3311_000160 consoliamoci. per altro, l'insuperabile è nostro italiano e quelli che di tanto in tanto gli voglion mettere a paro possono farlo colla voglia. non hanno descritto nè contenuto un mondo come il suo, così pieno, così vario, così mirabilmente fuso del reale e dell'ideale. 1595_3311_000161 buci lo ha meritato. ha veramente corso il rischio di guastar sulla fine quello che aveva cominciato, ma quello che aveva cominciato era buono, vedi il memoriale di rinaldo al capitolo quarto. e ne sia lode a buci, sapientissimo cane che ride senza far rumore e pensa ottime cose dei suoi amici senza tingersi le dita. 1595_3311_000162 ma nessuno dei due si lascia cogliere alla lustra. vogliamo persuader pilade che non siamo al bastone, quei novellini che egli s'immaginava, e procediamo per via di finte, tastandoci, attaccando, guardinghi e parando, scaldandoci a grado a grado nel giuoco, accennando alla testa, alla faccia, sui fianchi. 1595_3311_000163 mi hai messo l'inferno nell'anima. non ne posso più. ho bisogno di sfogarmi e mi sfogo. tu sei venuto, per mia disgrazia, in corsenna sotto veste d'amico. eri un traditore e non saprei che altro dirti di peggio. così si viene a turbar la pace della gente, a profanar. 1595_3311_000164 non sia cattiva. la supplico, quando avrà letto sì, sì, ma vada a casa, poverino, che è tutto immollato, vada a casa e si cambi alla svelta. andrò, ma ad un patto dei patti, a me, sì a lei, e favorisca di ripetere le mie parole. che mi lasci, che la lasci parlare quest'oggi, parlare quest'oggi a nostra madre. 1595_3311_000165 capisco, sì, capisco, che hanno la gioventù nel sangue ed anche, aiutando il caldo della stagione, sono montati in furore. ma non lo facciano più, è insalubre. ci son voluti dieci giorni a rimettermi in gambe. quanto bastava per scender da letto. 1595_3311_000166 uscito dalle berti, passai dalla signora sindachessa per una visita da medico più lunga. volevo farla dalle signore wilson, dove andai a finire. mi batteva il cuore arrivando davanti alla palazzina e più mi batteva entrando nel salottino dove la signora wilson madre era seduta, secondo l'uso, al suo telaio da ricamo. 1595_3311_000167 si fanno ancora quattro minuti di chiacchiere e finisco di persuadermi che la signorina non è in casa. si può egli credere che ci sia e non voglia farsi vedere da me? 1595_3311_000168 intorno alle otto, grande stamburata per l'unica via di corsenna. non tengo conto dei vicoli e delle traverse. si capisce il cartellone appeso alla facciata del palazzo comunale. annunzia. 1595_3311_000169 altro non ci corro. m'indugio di qua e di là per i campi aspettando a passare, quando sono ben certo che nessuno mi veda. se, dio guardi, avessero a scoprire il mio regno, mi potrei tappare in casa. 1595_3311_000170 la signorina kathleen mi pare un po sostenuta, cara fanciulla, ma che cosa ne posso io se sapesse che non ci ho colpa e che mi trovo impegnato in questo negozio per l'onor della firma? 1595_3311_000171 ma sì, fa questo effetto su quanti lo avvicinano, replicò la contessa. sono una moglie fortunata e sfortunata ad un tempo. sapete che le belle signore se lo contendono. 1595_3311_000172 e in queste parole la signorina wilson si voltò risoluta per ritornare ai casali di santa giustina. bel frutto della mia alzata d'ingegno, bel premio alla sincerità della mia confessione. ah no, gridai attraversandole il passo. non sarebbe degna di lei questa fuga. 1595_3311_000173 eccoti l'alma corsenna che s'affaccia alla svolta. vedi quel torrione là in fondo è una colombaia di casa colonica. quell'edifizio lungo e nero che pare un castello o un convento è una filanda che non lavora più da molti anni. 1595_3311_000174 va là, rinaldo, va là. tu hai ancora da studiare un pochino il cuore umano prima di rimetterti al tuo don giovanni. per intanto ti consiglierei di far colazione e di meditare un po meglio su questa faccenda, che non va trattata con leggerezza. pensaci, me ne riparlerai dopo mezzogiorno. 1595_3311_000175 ne occupa due. ci dispone tutti i suoi arnesi e mutati abiti, scende in giardino con me aspettando l'ora del desinare. qui, naturalmente, incomincio a raccontargli tutto ciò che mi è occorso. 1595_3311_000176 ma lei si era già voltata dalla parte buona e proferiva il suo sì, un sì tanto acuto che ne tremò tutta la chiesa ed io mi sono svegliato coi sudori freddi alle tempia. 1595_3311_000177 finalmente si ha l'età che si dimostra. io non mi vergogno dei miei trentacinque. se ne avessi colla faccia d'oggi quaranta e cinquanta, che male ci sarebbe. per oggi, levarsi gli anni è una debolezza che non ammetto neanche nelle donne, anzi, nelle donne meno che negli uomini. 1595_3311_000178 da lontano l'edifizio si presenta bene, con una fronte severa, un po brulla, per verità poco ravvivata da certe feritoie che non riescono a parer finestre. ma infine, quello è lo stile longobardico: bisogna striderci, vedremo poi dentro. 1595_3311_000179 ma quello ha l'aria d'esser tutto indispensabile in società. gran velocipedista nel cospetto delle tribune, gran guidatore di cotillons nelle feste, gran mastro di campo in tutte le giostre, socio nato di tutti i clubs, che dio misericordioso permette di tutte le brigate sportive che sanno architettare e favorire le donne. 1595_3311_000180 l'assalto è, per consenso universale, assai bello, non già perchè i corsennati siano intendenti in materia, ma perchè assistono per la prima volta ad uno spettacolo di quella fatta. il povero dal ciotto ha più audacia che perizia di schermitore. 1595_3311_000181 la signorina kathleen era corsa indietro a furia e m'incitava colla voce a piegare quanto potessi verso di lei, ma ella non istette molto a capire che il filo della corrente era più forte di me, nuotatore mal pratico. e appena ebbe capito, non pose tempo in mezzo, com'era là, vestita di tutto punto: sì, buttò in acqua e mi afferrò per una mano, tirandomi forte a sè fuori della corrente. 1595_3311_000182 non so, non ho badato. le ho già detto ch'ero molto seccato dell'incontro e, per conseguenza, confuso. ed ecco proprio qui, imbattendosi in me, mi chiese dove fosse l'acqua. ascosa, che cosa avrebbe fatto lei ne miei panni? l'avrei accompagnata, ci s'intende. 1595_3311_000183 consoliamoci perchè le cose sono andate a quel dio. la sala era parata benissimo e il divo terenzio ha meritati davvero gli elogi di tutta la colonia villeggiante. 1595_3311_000184 e la graziosa wilsoncina, cinque minuti dopo trovò il modo di dire- non so più bene a chi, ma in guisa che io potessi sentirla: ho osservato che il lawn tennis non piace ai grassi e che la caccia non piace ai miopi. 1595_3311_000185 ecco il compagno di solitudine diss'ella ridendo ancora alla vista del libro che stavo allora per rimettermi in tasca, un romanzo che veda piuttosto. 1595_3311_000186 proprio di questi giorni, legato in apparenza al vostro carro, ho capito me stesso e l'altro dì quando filippo, ritornato dal roccolo, mi ha raccontato che gli avevate fatte tante moine di quelle che sapete far voi. neanche una fibra si è scossa in tutto il mio essere, non un capello si è mosso. 1595_3311_000187 e tanto per cominciare, esploriamo il terreno. ieri mattina la contessa adriana era uscita di casa alle otto, ora insolita per lei, bruciata per i suoi assedianti che dovevano immaginarla non uscita ancora dalle sue camere. 1595_3311_000188 non disdegnano la vecchia invenzione degli omnibus, rinfrescata col nuovo nome di tranvai, che permette di andare qua e là per pochi soldi in dodici o quattordici persone. fanno concerti la sera, con gran giubilo e maraviglia di questi naturali. 1595_3311_000189 ed è il modo strano del nostro avvicinamento, la prontezza quasi fulminea, certo senza passaggi, senza gradazioni, di quella certa intimità che ci ha condotti, ridendo, a dirci ogni cosa più amena. 1595_3311_000190 siete forte come un turco, mi diss'ella ridendo. ecco un ratto in piena forma, zitta con quella voce: per carità e via, senza posarci un minuto. si passa davanti ad un casale e per fortuna, non si vede anima viva, nè alle finestre nè agli usci. 1595_3311_000191 ho bene inteso? risposi dopo essermi inchinato profondamente alla cortesia dell'invito. c'è un astro nuovo sull'orizzonte di corsenna e dicono che ci abbia già rubato il nostro commendator matteini. 1595_3311_000192 del resto, ritornando sui generali, voglio ammettere anch'io che un po di tempo si perda in queste occupazioni di società, ma questo avviene a tutti e in ogni genere di vita. lo guadagna forse lei il suo tempo leggendo libri latini? chi sa, il vivere è un disporsi a morire. ah bene, altre idee, come quelle di poco fa. 1595_3311_000193 che bellezza. gridai dando un'occhiata in giro a tutta quella gloria di vette digradanti, di prospettiva e di colore, bravo. e lei che non voleva venirci. ma no, signorina, ho accettato- appena me lo ha detto lei- con qualche restrizione, i suoi posteri, per esempio, che non lo avrebbero creduto. 1595_3311_000194 concerto vocale e istrumentale, fiera di beneficenza, gara di pistola, perchè non anche un'accademia di scherma? la giunta veniva da sè, ma parve che la cavasse dalle profondità inesplorate della sua mente. il divo terenzio spazzòli che, dopo averla proposta, si offerse per mandare a prendere gli arnesi occorrenti. 1595_3311_000195 magari quattro, se ad ognuna delle prime ci sarà la richiesta del bis. abbiamo dunque già imbastito e messo in carta ogni cosa. ci potranno essere delle varianti, delle aggiunte, delle sostituzioni, ma nel complesso ci troviamo ormeggiati. 1595_3311_000196 che mi faccia l'onore di esser geloso di me, ma in che modo gli è venuto il baco? ah, se fosse com'io incomincio a sospettare. no, no, è impossibile. una viltà come questa non s'impresta neanche al peggior dei nemici. 1595_3311_000197 aveva segnate le doppie linee parallele del campo di giuoco, poi, piantati i piuoli, aveva rizzata nel mezzo la rete che fa nel lawn tenis l'uffizio del cordino nel giuoco del pallone e che bisogna sempre trapassare con la palla perchè il giuoco sia buono. 1595_3311_000198 respiro. questa analisi mi ha fatto bene. posso andarmene a letto tranquillo e 1595_3311_000199 ma non è un lupo, quello sarà un suo parente, voglio dire un cane già, e lo pensavo ancor io, ma volevo vedere che atteggiamento mi prendeva lei, colla sua mazza babilonese. proprio un cane, e come corre. 1595_3311_000200 il che deve essere stato immaginato per far dire alla gente e perchè non ne hanno voluto mettere nel quarto, forse a compenso di questa mancanza di simmetria. ci sono sulla gran piazza di dusiana due gelsi smisurati, giganti bistorti, pieni di nocchi, di gobbe di cicatrici. 1595_3311_000201 che due giornatacce sono stato di pessimo umore e n'ho avuto le mie buone ragioni. io già son fatto così. non amo i mezzi termini nè le mezze misure. 1595_3311_000202 come mai un nuovo villeggiante in corsenna ed ospite del signor morelli, di quel signor morelli che abbiamo veduto ancora iersera e che non ha creduto necessario, nè utile, nè opportuno di dircene nulla. 1595_3311_000203 non credo, ma che ti salta di parlare inglese, non ne far caso. non so che questo vocabolo, ma capisco che bisognerà impararne degli altri. che idee se ti ho detto che non c'è niente di vero nelle tue supposizioni? 1595_3311_000204 a mezzogiorno, dunque ci si rivede. così dicendo, fece una girata sui tacchi e se ne andò, lasciandomi solo con la mia letteraccia, che aveva gittata sul letto. la levai di là e la deposi sulla scrivania per restituirgliela più tardi. 1595_3311_000205 giungevano in quel punto le wilson, madre e figliuola. si faceva aspettare mezz'ora buona la contessa quarneri, luminosa bellezza che non era mai pronta ed aveva bisogno di comparire ultima sull'orizzonte da quell'astro che era e accompagnata dai suoi satelliti, come è costume degli astri. 1595_3311_000206 terenzia e tulliola, moglie e figliuola di cicerone, dovevano esser curiose nelle loro estati di pozzuoli e nei loro autunni di tuscolo, assai più che non fossero nei loro inverni e nelle loro primavere del clivo capitolino. 1595_3311_000207 faccia meglio. per ora si rizzi in piedi perchè qui si tocca e via presto, presto verso la stretta del bottaccio, ma si tenga ancora all'argine che oramai, come vede, si può afferrarne già l'orlo qua. qua è fuori di pericolo. sia lodato il signore. 1595_3311_000208 era di buon augurio. la data roma è nostra e galatea è mia. posso soggiunger qui senza aspettar complimenti ed evviva. giorno fortunato, davvero, quantunque non senza pericolo. ma il pericolo fa preziosa la vittoria e più caro il trionfo. 1595_3311_000209 e ciò lo rende piacevole a vedere. ride arricciando con atto strano il labbro superiore e mostrandomi tutti i suoi denti, corti, serrati, sani e bianchissimi. s'intende che ride con me e con altri pochi a cui vuol bene? 1595_3311_000210 trascurò, si capisce molte sfumature, perdè molti effetti, ma non dimenticò il suo tuono predicatorio, la sua cantilena, le sue inflessioni nasali. 1595_3311_000211 diciamo pure adriana. quanto a me vorrei proprio dire armida e rinaldo. infatti mi passa per la mente che, non essendoci di mezzo nessuna inglesina, quest'altra ti dirò: ti dirò: interruppi, io appena saremo a casa. 1595_3311_000212 lo scherzo è rancido. oramai, allora abbi del nuovo e non sia più uno scherzo, ma un rimprovero. non posso nè voglio tener io, e forse smarrire una lettera come quella dove si nomina una persona la quale non ci ha dato il diritto di servirci del suo cognome con tanta libertà. 1595_3311_000213 luculliana, m'incaricai io del conto. quella brava coppia di sposi furono più che discreti. non ci fecero pagare che due lire a testa. abbondai per compenso nella mancia, ma pare che non sia costume di darne a dusiana, o che fosse troppo forte la mia. 1595_3311_000214 che lelia galla piaceva ad orazio e che, per piacere in quel modo ad un uomo di buon naso come lui, bisognava essere un fior di donna, possedere il quid arcanum, una cosa che a noi sfugge, poichè egli non ha stimato prudente di dircela. 1595_3311_000215 no, mai ho letto il nome sulla carta. senta il desiderio di portargli la sua, voglio dire la sua carta di visita. ci venga anche lei domattina, io le pare? 1595_3311_000216 ci saranno anche i fioretti. anzi, se mi gradisce, mi offro fin d'ora a lei per il primo assalto. enrico dal ciotto fece un gesto cerimonioso. 1595_3311_000217 sì, tutto bene, ma io ero andato colla speranza di rimanere un paio d'ore e dopo mezz'ora, per la freddezza cerimoniosa del ricevimento, vidi la necessità di prender congedo. per fortuna, quando mi alzai, la mamma gentile mi disse: ci rivedremo, signor morelli, qui se non le spiace, perchè in piazza oramai si va poco. la società è quasi sciolta. 1595_3311_000218 saltellano, intanto le some si sentono tintinnire le latte delle conserve, acciottolar le stoviglie, sgrigiolare gl'involti del pane, delle carni arrostite, lesse salate. 1595_3311_000219 si cacciò avanti. ho detto: il sentiero bastava appena per me. ed egli strisciò contro le gambe mie proprio al momento che io levavo il passo per correr dietro alla mia fuggitiva. così avvenne che io perdessi l'equilibrio e mi ritrovassi in acqua prima di aver visto il pericolo. 1595_3311_000220 scappino. filippo, ride, ma non rido. io, invelenito come sono, benissimo ripiglio, e veramente poco in tuono, colla risposta di pilade. tu ora ci vedi qui, il signor ferri e me, desiderosi di sbudellarci. sì, e non c'è che ridire, ci siamo offesi. nessuno di noi vuol cedere d'un punto. decidano dunque le armi. 1595_3311_000221 oh, non sarebbe per buci, se mai nè per tante altre persone che mi ha nominate. volevo ben dire: gridò ella battendo le palme, non sarebbe stato cavaliere. parlando sul serio, signor morelli, veda un po d'esser buono. tutte queste signore villeggianti di corsenna dicono che lei vive così appartato perchè non ha trovata una compagnia abbastanza piacevole. 1595_3311_000222 ma eccoci da capo impegnati. filippo è un gran cavaliere. mi lascia l'onore della prima bottonata e ne accusa ricevuta colla solita cortesia. ma non vuol neanche parer troppo generoso e finge di essere in collera con sè medesimo ripiglia, attacca vigoroso, mi obbliga a fare un salto indietro, m'invita fieramente col piede. 1595_3311_000223 del resto canzonami pure, mentre io, per non disimparare del tutto la vecchia arte di cadmo, bene o male, continuo a scrivere, facendo per te una specie di giornale, il giornale di corsenna, niente di meno. questo villaggio non ha mai sognato, nella più felice delle sue notti, un onor così grande. 1595_3311_000224 ricorderò sempre quella volta che andò per conto mio con un altro degno collega a chiedere una spiegazione, trovò l'avversario brav'uomo e d'ingegno che aveva avuta la colpa o il merito di darmi una solenne stroncatura per certi miei versi, e gli parlò in questa forma. 1595_3311_000225 la signorina kitty abbassò il capo alzando le pupille a guardarmi di traverso. come comanda bene, mormorava. frattanto, ho piacere che l'osservi risposi e lei obbedisca bene. 1595_3311_000226 ricapitoliamo. ho detto a filippo quando finalmente ci siamo trovati soli al giardinetto: ricapitoliamo. m'ha egli risposto. quanto a me, ti confesserò che ho passato una buona giornata lasciandomi vezzeggiare e osservando la mia gente. mi sono trovato bene, come un pesce. 1595_3311_000227 ma che dico? mi piace, è una vera trovata. non sono quei bambini i re dell'avvenire? godete, bambini, il vostro primo giorno di regno e non vi manchi corte bandita a tutti gli altri che seguiranno. 1595_3311_000228 di là ancora oltre una riva non vista l'ampia, infinita distesa del mare: calma superficie tra turchiniccia e verdognola, solcata per lungo da liste di bianco, sfumata qua e là da chiazze irregolari di grigio. 1595_3311_000229 la dottrina e l'asseveranza compensano nel divo terenzio il difetto di pratica, ed egli rimane agli occhi di tutti un gran cavaliere. la mia gloria, nondimeno, è al colmo. la contessa adriana, nel farmi le sue vivissime congratulazioni, mi offre perfino dei fiori. 1595_3311_000230 sorrido al complimento, e tanto più volentieri poichè vedo la cera brusca di enrico dal ciotto, che si era avvicinato allora, allora, precedendo di due passi i colleghi satelliti. 1595_3311_000231 siamo ritornati al giardinetto assai tardi, ma la conversazione era stata così viva che l'ora uscì di mente a tutti. neanche si pensò che il nuovo venuto doveva essere stanco del viaggio. 1595_3311_000232 un combattimento senza avvisaglie è come un desinare senza i principii. ahimè, li avremo, dissi io. la cuoca è spartana, ti avverto, quantunque si chiami argia. 1595_3311_000233 conta. c'erano le berti mamma, tre figliuole e due ragazzi, come a dire la chioccia e i pulcini. c'era la segretaria comunale, ma senza la sindachessa che non aveva potuto muoversi da casa essendo indisposto il primo magistrato di corsenna. 1595_3311_000234 sono una rovina, e brutta, che per le rovine è il peggio. c'è qui, sulla fine di un campo, lungo la strada maestra, una casupola ad uscio e tetto, ma coll'uscio sfondato e il tetto crollato. 1595_3311_000235 ma non dispiace egualmente essere ammirate, citate sui giornali, vedere il giorno appresso descritte in tutti i loro particolari. le graziose abbigliature- oh sì, mi parli di quelle con tanti errori, dovendo farsi aiutare dalle modiste e, se dio vuole, riuscendo ad imprestare ad una signora il vestito di un'altra. 1595_3311_000236 chi sarà mai? mi affaccio alla finestra e la voce mi vien più distinta all'orecchio: si degni di venir fuori. discorreremo più comodamente, ha detto filippo, ed esce infatti, e un signore lo segue borbottando. 1595_3311_000237 si andava così bene d'accordo nelle ragazzate. mi sentivo ritornar così giovane accanto a voi. la vita con voi sarebbe stata così bella, tanto bella che per un momento ne ho avuto il capogiro e mi sono sforzato di scacciarne l'idea. ah sì, gran sapiente che sono stato. 1595_3311_000238 che uomo siete voi? mormorò la luminosa contessa. un altro al vostro posto. un altro interruppi sarebbe uno sciocco o un mascalzone. io non sono nè l'uno nè l'altro. venite ancora pochi passi e saremo fuori del tiro. 1595_3311_000239 perchè non volete mai rifar la salita del roccolo. è tanto breve, lo sapete, essendoci stato una volta. vi spiace il nome, spiace anche a me. lo cambieremo, anzi, studiateci e datelo voi, non ho fantasia io, e ne sarò felicissima. 1595_3311_000240 una selvetta che par pettinata mezz'ora prima, dalla madre natura, tutta a masse, ben distribuite, tutta viali, sentieri, redole, andirivieni, che paion tracciati a disegno. 1595_3311_000241 avevo due ore libere prima di desinare e le ho subito messe a profitto correndo al fiume, al pancone, al viale dei pioppi, alla gran prateria, alle carpinelle e al mio sacro rivolo dell'acqua ascosa. 1595_3311_000242 a vederlo allora, il più conservato dei conservatori, come fa la ruota? credo che non parli più nemmeno di bologna, città dell'anima. che gusto ci trova la signorina kathleen? 1595_3311_000243 capitò il dal ciotto, anche lui con tanto di muso. a mala pena mi vide, ma era più padrone di sè, forse essendo stato avvertito della mia presenza colà. 1595_3311_000244 ed oggi, finalmente, alla stanchezza intellettuale si è aggiunta la stanchezza fisica, che m'ha fatto rimanere due ore a tavola, quantunque senza voglia di mangiare o di bere. 1595_3311_000245 ah, forse bisognerebbe che una buona e veramente efficace alleanza anglo italiana stabilisse in due articoli il suo patto fondamentale. articolo primo: 1595_3311_000246 non dubiti che il cielo la benedica. la griselda ha molto divertito il buon popolo di corsenna ed anche in certi punti lo ha commosso. non così la colonia dei villeggianti, a cui pare, e giustamente, che il patetico non faccia buona prova con le teste di legno. 1595_3311_000247 ho detto quelli non avendo altro alla mano. diss'ella ridendo. cerchi lei il contorno più sciocco e sarà quello che ci servirà per definire tutti quei personaggi che dispiacciono a me come a lei. 1595_3311_000248 bene, bene, così mi piacete. sincero, ancor io son tutta impastata di sincerità e vi seccano dunque come seccano me. un momento. mi è parso di avervi capito, quell'unica volta che siete venuto a vedermi. 1595_3311_000249 il dolce piano leggermente incavato, è tutto un tappeto di verde tenero che si ravviva di toni gialli, al sorriso del sole screziato a capriccio, dalle candide rappe delle piantaggini tremolanti alla brezza sui loro elegantissimi steli o dai rossi calici spampanati dei rosolacci in ritardo. 1595_3311_000250 teocrito, esclamo dentro di me: qui volevo venire per leggerti. pazienza, non è vero. pazienza per me. quanto a te, vecchio siracusano, andato ad ammorbidirti fra le graziette alessandrine. 1595_3311_000251 scherzi, nemmen, io sa, e non mi rompa la testa per una lettera cieca che ha ricevuta. se avesse senno, prenderebbe per un orecchio, l'un dopo l'altro, tutti coloro che le vengono per casa e li metterebbe inesorabilmente fuori dell'uscio. inoltre, poichè le ha dato noia, l'acqua tiepida. 1595_3311_000252 sciocco io, sciocco io a farlo capitare in corsenna. doveva essere un pericolo quell'uomo, un pericolo da per tutto e per tutti, con quella sua grand'aria di cavaliere antico. le donne amano i forti. 1595_3311_000253 io non iscrivo più una riga. il mio don giovanni dorme, buon poema che voleva esprimer la vita veduta collegandola coll'invisibile sentito. non lo intendo più. 1595_3311_000254 erano le otto ed io stavo misurando per la centesima volta i nove palmi di spazio libero della mia camera da letto quando mi venne davanti filippo, grave nell'aspetto ma tranquillo. il mio corazziere, certamente più padrone di sè che io non fossi di me- aveva in mano la mia lettera, me la fece vedere e mi chiese: 1595_3311_000255 non ho preferenze, ma sei l'offeso, io sì. tu non ti ho scritta la lettera che ti è dispiaciuta. ebbene, che importa. tu hai voluto offendermi ed io non mi sento offeso al punto di volerne vendetta. io rido per tua norma. rido verde, giallo, pavonazzo, turchino, ma rido. 1595_3311_000256 son curioso di saperlo, essere al fianco di galatea ed alzarsi per prender congedo. ecco due termini contradditorii, strani, insociabili. 1595_3311_000257 facendo insomma tutto quello che è necessario tra schermitori provetti, intanto a quel nuovo bisogno di associar le due mani in un solo lavoro. si sciolgono i polsi, brillano i muscoli guizzano, si stendono e si contraggono i tendini, fulminando imperiosi ogni moto che gli occhi vigilanti avvertano necessario alle membra in orgasmo. 1595_3311_000258 non sapevo ancora di questa dote musicale delle signorine, ma già qual è oramai la casa signorile dove non trionfi il mandolino accanto al pianoforte e con accompagnamento di due mandolini, la maggiore delle berti deposto per un istante il suo canterà due canzoncine spagnuole. 1595_3311_000259 ed è sua. la stecchettina minuscola è sua. vedo il nome di kitty inciso sulla costola in bei caratterini italici di colore azzurro carico. ah, galatea, siete tradita ed io vi potrei convincere d'esser venuta all'acqua ascosa stamane o, alla più lunga, ieri mattina. 1595_3311_000260 da cuma, poi, o da altro dei suoi luoghi di villeggiatura non scriveva più lettere, ma biglietti pagillares, come dicevano allora, da stare nel pugno e guai a stringere, non se ne spremeva una goccia di sugo. 1595_3311_000261 ma ne sono quasi sempre puniti, perchè se il bicchiere è uno, son due, i discorsi tre, cinque, sette e qualche volta, data la gravità del fallo, s'aggiunge il castigo di dio d'un sonetto improvvisato per l'occasione la sera innanzi, o quell'altro del personaggio cupo che si leva ultimo, incominciando. 1595_3311_000262 fatti un cento di passi. ecco una bella radura con una fontana nel fondo, certamente più alta di tutte quelle che danno origine al fiume. sgorga l'acqua da un fiorellino, tra ciuffi di felci e 1595_3311_000263 si è stati così bene per la colazione all'albergo di roma che in verità si potrebbe rimanere a pranzo, e in corsenna non si ritornerebbe che per l'ora dell'arlecchino. piace l'idea e si comunica all'albergatore che la trova degna di noi. 1595_3311_000264 non occorre spazzòli dal ciotto. cerinelli, martorana, li ho tutti in testa. fa conto che io li abbia anche in tasca. su queste notizie di pilade incomincio ad almanaccare, ma senza riuscire a nulla. che mi contenti perchè il marito della contessa in corsenna, perchè in casa mia. 1595_3311_000265 non è meno sbercia di me la contessa quarneri, che con una sequela di falli conduce in perdizione il suo compagno di giuoco e sè stessa pure. aveva contrario uno dei fidi satelliti che lavorava con ogni suo potere a farla guadagnare, non azzeccandone mai una. 1595_3311_000266 non è un letterato, che dio lo benedica, è un uom di fatti, tagliato alla brava in un buon tronco di querce, diritto come una spada e netto come il filo d'un rasoio. in che modo siamo andati d'accordo, noi due? 1595_3311_000267 padre anacleto non s'invaniva già di quel culto ingenuo che ben sapeva non rivolto a sè ma al dio che egli serviva, di cui dispensava la dolce parola alle turbe. la potenza dell'ingegno si rinvigoriva nella semplicità del suo cuore, traendo tutte le logiche conseguenze dalla formola intravveduta nell'anima sua. 1595_3311_000268 orbene, che male ci sarà. son io infeudato alla signorina kitty. le ho mai detto una parola più calda di tutte le altre e mie e di coloro che vede ogni giorno. 1595_3311_000269 son largo con lui, come filippo è stato largo con me, e mi lascio far volontieri il solito manichino di controtaglio e di primo appetito. poi, serrandolo al mio giuoco, gli dò una puntata, guizzando subito fuori e rimettendomi in guardia. 1595_3311_000270 en tout cas com'ella lo chiama e che prendo io in governo. la impaccia, il suo gran ventaglio, che le ballonzola sulle ginocchia e che io metto accanto all'ombrellino facendone tutta una manciata. la impaccia, la gonna troppo lunga, di cui non posso io egualmente raccogliere i lembi e che bisogna lasciar strascicare. 1595_3311_000271 posso esserle parsa un po sventata e leggera, ma ciò non giustifica punto il suo ardimento o la puerilità della sua trovata, che le par così bella e così vittoriosa. via, signor morelli, sia cavaliere e non domandi ad una ragazza ciò ch'ella non può fare, nè dire. 1595_3311_000272 l'elba più vasta in forma d'un lungo scudo sannitico e laggiù a destra, sull'orizzonte, bianca scogliera rilucente al sole, la punta settentrionale della corsica. bellissimo, bellissimo e non si sapeva dir altro. 1595_3311_000273 e i miei tre satelliti. quelli non li ho studiati ancora. mi ha tanto distratto quel terenzio spazzòli. sì, ho ben veduto che non lo hai molto gradito. di pure che m'è venuto a traverso come una lisca di pesce in gola. il diavolo se lo porti. ci voleva proprio lui qui per dire di avermi incontrato a montecarlo e veduto in una gara di pistola. 1595_3311_000274 e a poco a poco mi mutan colore le cose. incomincio a veder rosso, sempre più rosso nell'aria e in mezzo a quel balenio di randellate che paiono tante linee intrecciate nell'aria, gli occhi spalancati di filippo ferri, che mi sembrano quelli di un grosso ragno appiattato tra le fila concentriche della sua tela insidiosa. 1595_3311_000275 così, dopo avere imitati nella mazza lunga i babilonesi, ho imitati nella sottile accortezza i fenicii, quando ebbero scoperta, oltre le colonne d'ercole, la via delle isole esperidi. 1595_3311_000276 sarebbe stato un timore indegno di voi, replicò la contessa. confessate piuttosto, tanto mi ripugna di ammettere che potesse spiacervi la padrona di casa. confessate piuttosto che i suoi eterni visitatori vi seccano. 1595_3311_000277 ho preso orazio in compagnia, orazio per far la corte a te che me lo hai citato nella edizione civettuola del murray, per far piacere a me che amo tanto veder belli i libri buoni. 1595_3311_000278 del resto non a tutti dispiace, non a tutti porta sfortuna. io posso assicurare per mia esperienza che è un numero eccellente, un numero aureo. tutte le cose che ho fatte in un giorno tredici mi sono andate benissimo. 1595_3311_000279 mentre alla chiesuola di santa giustina, che è meta di scampagnate, si va più comodamente da un'altra via, per un ponte vero e sicuro, gittato all'estremità del paese. 1595_3311_000280 voglio dire piuttosto che son cose piccine, mentre tutte le cose alte e grandi che per via della rappresentazione hanno raggiunta l'intelligenza della vita avevano già da duemil'anni, forse da tremila, la loro estrinsecazione miracolosa, il loro svolgimento felice, il loro ufficio rinnovatore nel mondo. 1595_3311_000281 perchè io non li temo, i miei tre fastidiosi personaggi, e temo piuttosto che mi vogliano stancare ridersi di me per trovar poi qualche gretola e scapparmi via dopo avermi ben molestato. 1595_3311_000282 è più intima, più raccolta, più seria quando è con terenzio spazzòli, col quale ieri ha confabulato a lungo. hanno un altro segreto insieme ed io ho potuto scoprirlo da certi discorsi che hanno tenuto colla sindachessa e colla segretaria comunale. 1595_3311_000283 la sera, si capisce, non esco di casa, lo lascio andar solo dove gli pare, ma non vado io a riposarmi, tutt'altro, ho un diavolo per occhio e non so quale dei due mi faccia nascere. 1595_3311_000284 a mezza strada sento rumoreggiare la cascata del mulino. tra poco saremo in luogo meno solitario, dove potremo imbatterci in qualche persona di conoscenza, ed io non avrò più modo di spiegarle l'arcano, lo stupido arcano. 1595_3311_000285 per la coppia ultima venuta. bisognava allungare la stazione e la signorina kitty volle approfittare dell'indugio correndo più in là a visitare una grande e folta piantata di faggi. 1595_3311_000286 sa ringhiare, per contro, e ringhia volentieri a molti, specie agli altri cani, volendo battaglia con tutti buci. che cosa sono queste scenate? gli ho detto io. qualche volta non è da cani addentare il proprio simile, ricordatelo bene, è da uomini. 1595_3311_000287 qui poi bisogna veder pilade con la sua aria di papa sisto, dopo che ebbe gittata la gruccia. bisogna vederlo raggiante misurare i bastoni, trovarne due di pari lunghezza, che non ci sia la differenza d'un millimetro. 1595_3311_000288 nondimeno, e paganti e non paganti si son mostrati soddisfatti ad un modo, e non ci hanno lesinati gli applausi. la banda di dusiana aperse il fuoco assordandoci con la più rumorosa delle sue marce guerriere. 1595_3311_000289 del resto, anche senza chiamarlo e volendo pure liberarsi dai satelliti seccatori, si potrebbe annunciarlo come prossimo ad arrivare e si vedrebbe l'effetto che fa. resterebbero male, lo capisco, replicò la contessa, ma intanto resterebbero fino all'arrivo e non arrivando lui seguiterebbero a non muoversi. 1595_3311_000290 scusi, ripigliai, inginocchiandomi quasi. io perdo la testa. non lo vede? ho bisogno ch'ella non trovi un'offesa in ciò ch'io le ho detto, in ciò che sono ancora per dirle. vorrei cader qui. le giuro sull'onor mio cader qui, fulminato in questo momento, e sarebbe fortuna per me, tanto soffro. risponda alla mia domanda come se gliela facesse un fratello maggiore. 1595_3311_000291 questa sera, finita la rappresentazione e mentre si ride ancora delle legnate con cui fasolino ha accoppato i ladri assissini, la vecchia manutengola, l'usciere che va a citarlo, i gendarmi che vanno ad arrestarlo, i giudici che vorrebbero condannarlo, la signorina wilson mi ha detto: 1595_3311_000292 i miei antenati erano padroni di ravenna. avevano un palazzo in città ed un castello fuori chiamato, per l'abbondanza della grazia di dio, il castello di polenta. 1595_3311_000293 son proprio fuori d'esercizio. conchiude rivolgendosi alle signore, ma sono felice, ad ogni modo, di aver fatto brillare il giuoco del signor ferri, un giuoco veramente magistrale. 1595_3311_000294 se nel romanzo è russo, nel teatro è scandinavo per moda. deve averglielo suggerito quel po di testo che accompagna il suo figurino nel giornale dei sarti. 1595_3311_000295 correre, divertirsi, giuocare, far chiasso è il suo gusto. ti par fatta per piacere ad un letterato, sia pure un letterato dilettante come il tuo divotissimo servo? senti questa, dopo tutto, e finisci di persuaderti. 1595_3311_000296 a questo modo vengon su le belle schiatte, sane, forti, robuste, pari a quelle che hanno lasciato tanto buon nome nel mondo. e tuttavia, se kathleen fosse mia moglie, non vorrei tante cose da lei: nè racchetta, nè tuffi in acqua, nè remo, nè vela. 1595_3311_000297 offrirceli con un gesto largo, prenderne un terzo per sè, levarlo in alto e piantarsi davanti a noi come maestro di combattimento. così come in caserma, dice egli. 1595_3311_000298 lo scandalo era grave, bisognava punirlo, e punirlo soffocandolo. si fece un processo nella clausura del chiostro, il reo più infervorato che mai non volle disdir le sue massime fondamentali, che troppo somigliavano a quelle ond'erano venuti tanti scismi pericolosi alla chiesa militante. 1595_3311_000299 hanno poi promesso di accompagnarci la signora sindachessa e la signora segretaria comunale che sono, vorrà convenirne, le due prime dame di corsenna. per diritto d'uffizio condurremo anche buci. qui presente ed accettante non si decide. 1595_3311_000300 diedi una sbirciata ancor io e vidi, poco più su dai cavalli in atto di tirarsi da banda, i miei tre famosi satelliti. li vidi in tempo per rizzar muso quanto ce ne voleva al loro bisogno. 1595_3311_000301 si era bene avveduta della mia generosità. si era fermata a guardare il biglietto. poi me che dovetti parerle. un principe travestito. 1595_3311_000302 passar io per un vostro adoratore, ma fossi matto con tutta la vostra bellezza. consacro il vostro capo agli dei infernali. il punto d'onore mi trattenne accanto a voi, il maledetto punto. 1595_3311_000303 scusino, riprese pilade ammiccando. ma allora l'ho a dire: parla, hai libertà di parola. allora perchè non vanno al manicomio? 1595_3311_000304 laggiù dove il sentiero si allarga e pianeggia in forma d'aia da batterci il grano. seduta davanti all'uscio d'una casupola, è lei, galatea, che leva gli occhi curiosi a guardare. ah, non era dunque vano il mio presentimento. dovevo trovarla un po più in alto, un po più in basso, ma sempre in quei luoghi all'ombra di santa giustina. 1595_3311_000305 l'hanno anche i bottoni e, volere o no, si riverbera sempre all'esterno. che bisogno c'era di darsi ventisei anni? ne ha trentadue per lo meno. e di che si lagna. si può esser belle a trentasei, a quaranta e piacere anche più in là. 1595_3311_000306 che odore? questa mattina all'acqua ascosa un odore acuto, come di pelle di spagna. ah sì, risposi, colpito in pieno petto ma non volendo parere. è poi l'odore delle rose canine e dei fiori di rovo: ce n'è tanti laggiù. 1595_3311_000307 troppo. vorrebbero saper ora da me le graziose signore, specie in materia di botanica, e più che io non mi ricordi d'averne imparato. a pezzi e bocconi, seguendo i capricci del sentiero, si passa l'acqua almeno una dozzina di volte, si beve a tutti gli zampilli delle balze circostanti, si assaggiano tutti i frutti che offre la macchia. 1595_3311_000308 no, rispose la contessa con la sua bella tranquillità di signora accorta. non s'erano ingannati: ero uscita fuor d'ora avendo l'emicrania e non potendo star ferma in casa. 1595_3311_000309 guardavano essi alla terra ed egli aveva gli occhi fissati nel cielo. mi sentivo la gola asciutta. non ne potevo più e avrei bevuto volentieri un bicchier d'acqua, ma il mio uditorio era troppo attento, aspettando la mie. 1595_3311_000310 il degno uomo confessava candidamente di non aver lavorato mai tanto nella bellezza dei trentacinque anni della sua vita ipotecaria. anch'io colla cura del concerto musicale, con quell'altra del prologo e poi con cento piccole cose dell'alta direzione sono stato occupato la parte mia. 1595_3311_000311 non so come sia che un miliardo e mezzo di creature, tra ragionanti e sragionanti, sparse sulla faccia della terra, non l'abbiano ancora sentito. capisco che per molti è questione di vivere e i bisogni urgenti non danno agio a pensare. 1595_3311_000312 siete rimasto un'ora e nessuno di quei signori che c'erano già da due ore si è mosso tanto che voi ve ne siete andato prima di loro. già fanno sempre così sospettosi con tutti, ed anche peggio tra loro. 1595_3311_000313 ero diventato matto. che ci vuoi fare? alla passione non sempre si può comandare. ma ora ho pensato meglio, ho avuto un lucido intervallo ed ho capito che non è in noi di voltar sempre le cose a nostro beneplacito quando da noi non dipendono, quando ci sono delle sacre volontà da rispettare. 1595_3311_000314 i corsennati son gente savia, tanto che si potrebbero dire più esattamente assennati, e pensano che se i signori vogliono fare del bene, farebbero anche meglio a farlo intiero. 1595_3311_000315 più di striscio in verità che di punta, ma s'è affrettato ad accusar ricevuta. pare ad enrico dal ciotto di potersi rifare. ne busca una settima e si dà allora per vinto. 1595_3311_000316 fu cortese e garbata, non poteva esser di più, rivedendomi per la prima volta, dopo una certa conversazione, che il mio cattivo umore aveva resa fin troppo penosa per lei. quest'oggi, poi, nè essa nè la sua mamma gentile fecero allusioni alla mia testa rotta, neanche mi vennero sul tema della contessa quarneri e della sua fuga da corsenna. 1595_3311_000317 ma con un po di cantilena non è parso anche a lei ripiglio. non volendo adattarmi, non me ne sono avveduta, e mia figlia nemmeno, che anzi ne è rimasta incantata al pari di me. 1595_3311_000318 lo butterei dalla finestra il poema solo per un sorriso della signorina wilson che come balbettai. ma tu, fradicio di letteratura, non capisci più niente di niente, continuò filippo, infervorato nel suo ragionamento. 1595_3311_000319 e faceva da capo per andarsene, ond'io fui costretto a trattenerla. ma non è vero, gridai singhiozzando. non è vero ciò ch'ella dice. le giuro: eh, faccia un piacere a me per compenso dell'essere stata a sentirla. rispose ella mozzandomi le parole in bocca: non giuri e non dica bugie. 1595_3311_000320 si rientra indi a poco nell'abitato di dusiana e si delibera sull'ora del ritorno, ma qui il commendator matteini ha un'idea luminosa e la sottopone ai lumi della luminosa contessa. 1595_3311_000321 ah, capisco finalmente perchè il fiume abbia sete. gli han fatto una pescaia molto più in su e l'acqua se ne viene da un lato per il suo canaletto, mormorando il suo saluto alle felci e ai capelveneri. cheta, cheta, immollando il terreno senza corroderlo. 1595_3311_000322 questi casi si sente un fruscio tra i rami bassi delle carpinelle e un cane mi sbuca di là, buci, l'eterno buci, il mio satellite che ride e mi fa impallidire e tremare. 1595_3311_000323 a zecchinetto e corrono un po troppo i quattrini. bisogna averci fortuna, come il nostro commendatore, per trovarci gusto. dopo tutto una signora gentilissima e se vorrà esserle presentato? no, dio guardi. interruppi. ora vorrei rifarmi dell'ozio. l'aria è più fresca e ne approfitterò per lavorare un pochino. 1595_3311_000324 io ero raggiante di gioia. non avevo più niente da desiderare, se non forse di giunger presto a casa per poter raccontare minutamente a filippo tutto ciò ch'era necessario di fargli sapere. 1595_3311_000325 allorquando la mia compagna diede un grido di maraviglia: il lupo, signor morelli, il lupo, oh, che bella cosa. non tanto, signorina, risposi, ma dove laggiù, veda, guardando diritto a quella sporgenza della montagna più sotto di qua, dal grande albero: ci sono, ci sono. 1595_3311_000326 il concerto è finito. si dispongono le mense pei bambini ai quali è dedicata la festa. la banda di dusiana intuona la marcia reale, e questo mi piace. 1595_3311_000327 frattanto otteneva silenzio la contessa quarneri: apparendo, sul palco era diventata bianca bianca, non potendo impallidire del tutto. la rianimarono gli applausi della colonia e quelli, anche più rumorosi, che seguirono, del buon popolo. 1595_3311_000328 ne ho fatta una delle mie. ho proposto al contadino di comperargli il suo cane. a quello non parve neppur vero di buscarsi venti lire per un povero cane da pastori, non più di primo pelo e sviato oramai, che non gli avrebbe più fatto niente di buono. 1595_3311_000329 ma che stanco. dopo tutto, aveva ad essere stanco di cinquantasei miglia di strada ferrata, un uomo che in tre ore di chiacchiere era corso da londra a vienna, da vienna a costantinopoli, da costantinopoli a smirne, al cairo, a massaua, al pian delle scimmie, passando ancora per venti o trenta punti intermedii. 1595_3311_000330 la contessa avrebbe voluto fermarsi al mulino. secondo lei si doveva restarci fino a tanto ritornasse indietro la comitiva e aver l'aria di essere entrati là dentro a vedere le macchine. donde la possibilità del non esserci incontrati prima coi nostri cercatori importuni. 1595_3311_000331 s'è intenerito, ha preso a ragionare più pacatamente, si è persuaso della tua e perfino della mia innocenza. ha capito donde venisse il colpo della lettera cieca. non ti chiederà più nulla. non chiederà nulla a nessuno. metterà perfino i satelliti alla porta. 1595_3311_000332 ma è buci quello. oh, caro buci, vien qua, bucino dell'anima mia. il cane non sente la forza della mia giaculatoria, forse per non essere al vento, mentre io sento benissimo i suoi latrati lontani. 1595_3311_000333 non per ritrovarci, galatea, che non era quello il momento, se pure avesse l'usanza di andarci ancora, ma per pensare a lei liberamente. sia pure don giovanni il consigliere, ma sia un don giovanni che abbia affogata la sua malizia in un mar di latte. così dicevo a me stesso arrivando al mio dolce rifugio. 1595_3311_000334 ma prevale l'idea di far colazione, poichè i frati agostiniani dell'abbazia son tutti morti da un pezzo, e saremmo trattati là dentro come all'osteria della luna, che chi n'ha ne mangia e chi non n'ha digiuna. 1595_3311_000335 egli non era solo e la mia frase fu rotta appena incominciata. di mezzo alla frappa delle carpinelle appariva una bianca figura: la signorina wilson. 1595_3311_000336 rinunzia a lei. no, proruppe egli dandomi un'occhiata che pareva volesse passarmi fuor fuori. perchè no, finalmente che speranze hai? e tu capisco. ripigliai che potremmo leticare così fino al giorno del giudizio. 1595_3311_000337 sei diventato fortissimo e te ne faccio i miei complimenti. già quando si è avuta una buona scuola non si dimentica più. sono contento di te. quanto ne saranno scontenti i satelliti della contessa adriana? scommetto che se ne vanno entro i sette giorni. felice mortale a te. 1595_3311_000338 credo, tra parentesi, che ci abbia l'innamorato un giovane muratore di qui. vorrà diventarci bianca, di bruna che è, ma passiamo che questo non è affar mio. clarina adunque, li ha sentiti. parlavano di una gita che avevano fatta quella mattina, di due persone che andavano cercando e che non avevano trovate. 1595_3311_000339 voglio dire che troveremo più rado il fogliame, e d'ombra ce ne sarà ancora abbastanza. queste carpinelle girano tutto intorno, fino al punto dove la montagna fa uno sprone sull'acqua. laggiù saremo più al largo e vi parrà di respirare un po meglio. 1595_3311_000340 se non sapessi che è sotto chiave, soggiunsi direi: lo dica, abbia fede, signor morelli, lo dica, è lui il nostro buci, il nostro buci. 1595_3311_000341 edizioni del teubner. mi raccomando che hanno le varianti di tutti i codici. il teocrito mi pare sia quello che porta le note del fritzche dell'orazio. son sicuro che ha le note del mueller e del virgilio. son parimente sicuro che ha quelle del kappes. 1595_3311_000342 aggiungiamo che, per me, quella donna ha la bellezza troppo vistosa del genere a cui tutti s'inchinano, essendo ella formata di quegli elementi che piacciono al maggior numero. 1595_3311_000343 è molto impacciata negli atti, venendo con me, frettolosa, a cercar l'uscita del sentieruolo sulla strada di santa giustina. ella non sa che dire ed io meno di lei, perciò si va silenziosi, seguendo i passi di buci, zitti e buci, si potrebbe ripetere col proverbio. 1595_3311_000344 enrico dal ciotto si rifà un pochettino alla ruota di fortuna, guadagnando al primo numero un servizio da tavola per venticinque persone. è la solita canzonatura di tutte le lotterie: un mazzo di venticinque stecchini. 1595_3311_000345 queste graziose emulatrici della onnipotenza divina. severo nel vestire, inappuntabile, inimitabile, impareggiabile, come lo ha battezzato la signorina wilson. 1595_3311_000346 ma che matto son io, io che non amo il tè. starei fresco. kathleen, già non la chiamerò più kitty. ciò la rende troppo minuscola. kathleen, ha molto di galatea, ma di quale? della oraziana, della virgiliana o della teocritèa? 1595_3311_000347 infatti è giusto l'idea di ristorare gli stomachi prima di nutrirli con le vivande fredde. l'ha avuta lui e gliene va data la lode. notate: ancora arrivato il brodo. a parecchi viene l'idea di far la zuppa del cane, rompendoci dentro una mezza pagnottina. 1595_3311_000348 qui fa una pausa e poi parla d'altro, finalmente disponendosi a lasciarmi per andar colla berti. mi scaglia la frecciata del parto fuggente. ho osservato che lei diventerà un discreto giuocatore di lawn tennis. io e perchè? perchè si adatta così bene a fare il quarto assassina. 1595_3311_000349 quanto a me, ti confesso che ci discorro volentieri. ha una cultura scarsa, il che dopo tutto non guasta, ma è intelligente. ha una parlantina graziosa e la sua conversazione mi va senza bisogno d'altri sentimenti più intimi e più matti. 1595_3311_000350 e potrà piovere, allora ripigliò la contessa anch'io con quest'emicrania che non mi vuole dar tregua qui. la luminosa contessa fece un gesto di persona seccata e non aggiunse parola. 1595_3311_000351 compariva di fatto nell'atrio quando io mettevo il piede sulla soglia del tempio. ah bene, gridò stendendomi tutt'e due le mani. questo è un bel tratto, veramente degno di voi e di me. soggiunse dopo un istante di pausa perchè io. 1595_3311_000352 fiorellini, fiorellini, oserò dir io i vostri nomi nella barbara lingua dotta che voi non sapete nella lingua del paese. non li so io e non ho tempo da perdere volendo piuttosto ammirarvi. il vostro nome è bellezza, e questo in tutte le lingue del mondo. 1595_3311_000353 oh, lei, esclamò la signorina. credevo che buci avesse visto un serpe povero, serpe intirizzito. se mai e dove se ne va, signorina, quassù dalla mia buona nunziata. ah bene, ci sono andato ancor io ieri mattina a bere un bicchier di latte della sua mucca e volevo ritornarci anche oggi, ma poi. 1595_3311_000354 sì per quello. e non ne avevo forse ragione? le assicuro, ero fuori di me dalla rabbia che uomini esclamò. vuol dire che se avesse potuto battersi con me quel giorno, sì, l'avrei fatto? risposi: mi piace la sincerità, ma è sempre così sincero, lei, sempre? 1595_3311_000355 e tu non vai in nessun luogo. rammento la tua massima: quando tutti se ne vanno in campagna, l'uomo sapiente villeggia al largo in città. è un'idea. voglio provare un altr'anno ancor io. 1595_3311_000356 non indaghiamo, non facciamo almanacchi, vegetiamo. sia la parola d'ordine per me, come a pertinace, il suo militemus, come il suo laboremus a settimio severo. 1595_3311_000357 pilade da quell'uomo di giudizio che è, aveva incominciato a creare la leggenda d'un nostro alterco nato da una questione di scherma ed io, felicissimo della trovata, ho abbondato in quel senso. 1595_3311_000358 ne son felicissimo e con la furia che metto sempre in tutte le cose mie, decido di non fare più altro, mattina e sera. che scherma ed esercizio di pistola. filippo non desidera altro, è nel suo elemento. 1595_3311_000359 è bello vederle all'opera, sgranocchiare allegramente d'ogni cosa, rinunziando volentieri alle forchette e ai coltelli dove possono bastare le mani, non badando ad ungersi un pochino le dita e magari gli angoli della bocca. 1595_3311_000360 li manderò via. non dubitate, farò quel tal discorso. sarà sempre bene conchiusi. ho visto degli sciocchi diventar mariti eccellenti e la signora berti sarà la più felice delle madri. 1595_3311_000361 perciò da otto giorni non mi faccio più vedere da quella parte. ma se non ci sono io a sviargli il suo cane, c'è altri. ah, questi benedetti villeggianti che frucano. 1595_3311_000362 vivo non avevi scritto altro che birbonate. morto te erano tutte maravigile, ti gabellavano per un asino. eccoti diventato un cigno. l'ultima tua ode era degna di pindaro. 1595_3311_000363 oh, ci studierete dando agli amici appena appena quel po di tempo che potrete, scegliendo bene, si possono risparmiare molte ore e voi, con tanto ingegno che avete, non potete sottrarvi al lavoro. sarebbe un delitto. che cosa avete pubblicato fin qui? 1595_3311_000364 non capisco veramente come sia venuta quest'anno a corsenna, dove non ha modo di brillare a suo modo, che il marito l'abbia mandata qui in punizione o per cautela. 1595_3311_000365 i cani lo sanno e ne arrabbiano. un giorno o l'altro vedrai diventare idrofobi i conigli e i porcellini d'india. questi anzi, sotto il lor nome scientifico di cavie, saranno i primi a mordere i polpacci dei dotti. 1595_3311_000366 egli dunque stette un poco sopra di sè a bocca aperta, come un vero baggeo. poi disse: che discorsi son questi discorsi da matti? risposi io. e noi siamo due matti. rincalzò filippo, che ci vuoi fare? 1595_3311_000367 egli non domandò nulla per quanto fu lungo il tragitto. di solito non domanda mai nulla. la sua massima è questa: si ha da partire, si parte dal piè sinistro. uno, due: è la cosa più facile di questo mondo e non so come i coscritti ci sudino tanto. 1595_3311_000368 e donde chiuso il cammino dalla gran parete del monte, bisogna inerpicarsi, da un lato, sulla ripida costiera per un sentiero a sghembi che, a vederlo di lì, si direbbe un passo da capre. ma ardito. ci si arrampica il ciuco e lo seguono i muli, ci arrampichiamo allegramente anche noi. 1595_3311_000369 ora, come vedete, non conservo più che il mestone col quale a v'salut macchinista su il sipario e risplenda la reggia di saluzzo agli occhi dell'attonito riguardante. ci abbiamo speso un capitale. 1595_3311_000370 piante che volano come il vento le porta davvero? le metteremo alla prova? mi accompagni sulla cima di quel monte, signorina, perchè no, tal quale mi vede, io vado da per tutto, anche da sola. 1595_3311_000371 amore di libertà, intendo. benissimo, conchiuse la signora e forse hanno ragione, è così difficile indovinarla. oh sì, molto difficile, vorrei rispondere, ma parli al singolare e per lui. quanto a me l'avrei indovinata benissimo. 1595_3311_000372 gli eventi politici son grigi come il mio spirito e mi fanno dormire. ma che follia. nel dormire sogno ancora qualche volta, vedendo la bella inglesina, te ne rammenti dell'inglesina dei miei sogni d'adolescente, che soleva ritornare a punti di luna nei miei sogni di giovinetto. 1595_3311_000373 è italiana, la mamma, fiorentina per la pelle. aggiungi che la signorina non è bionda, anzi ha neri, ma proprio neri d'inchiostro i capelli, che non è vaporosa di forme nè altrimenti preraffaellesca come pare si costumi laggiù. 1595_3311_000374 si è per contro occupata assai della fiera in compagnia del commendator matteini e di terenzio spazzòli buci. ha partecipato largamente a tutto il trattenimento, sempre in moto, per la sala del concerto, in quella dello spuntino, alla fiera, all'osteria, poi da capo alla fiera. 1595_3311_000375 quello è il signor conte quarneri. ma per carità, sor padrone, non mi tradisca, se no il suo amico mi accarezza la schiena col bastone, specie ora che gli ho insegnato a maneggiare. 1595_3311_000376 là, poi, tutti si voltarono ad ammirare la valle e si diè tempo di arrivare anche agli ottantanove chilogrammi della signora berti, guardati, conservati e ipotecati per allora dal giubilato e giubilante commendator matteini. 1595_3311_000377 quando siamo troppo sotto misura balziamo indietro, o io o lui, per saltarci addosso da capo. nessuno vuol cedere, nessuno si guarda più tanto o quanto si fa a cozzare per cozzare, a colpire per la voluttà di colpire. vanno dove le vanno e chi le tocca son sue. 1595_3311_000378 perciò seduta plenaria l'altra sera al bottegone di corsenna, tanto che si dovettero metter fuori due tavolini di più. e quando sono comparso in piazza un po più tardi del solito, per fare più effetto, tutti gli occhi si volsero a guardare il personaggio che mi veniva da lato. 1595_3311_000379 la religione di cristo era per lui la religione del verbo, e il verbo era l'amore. ciò era nuovo e a tutta prima pareva anche bello. la gente accorreva a sentire, mai si era veduta così piena di popolo la chiesa dell'abbazia, e ciò pareva anche buono. ma presto incominciò a non parer tanto vero. 1595_3311_000380 quanto alla scherma, pare che il suo amico ferri sia il non plus ultra. ma che persona? a modo che perfetto cavaliere e niente superbo, niente millantatore. ecco gli uomini, come li intendo io, che in verità ne avevo trovato, non meritandolo, uno stupendo esemplare. 1595_3311_000381 tutte le buone qualità dell'uomo sono in mostra e le cattive abilmente dissimulate, sicchè par proprio di ritrovarsi fra gente civile. così pensano i classicisti che oramai tengono il campo. ma ecco, mentre clan volta i romantici, venir fuori un'altra razza di. 1595_3311_000382 qui poi avevo finito e mi fermai per sentirne l'effetto. le ascoltatrici erano commosse, ma più di loro il vecchio contadino. 1595_3311_000383 saranno belle in due, tre, quattro maniere. la bellezza è cosa di cielo. ammiriamola, perchè narra anch'essa la gloria di dio. come siete stato gentile, ripiglia la contessa adriana dopo aver concesso qualche minuto, secondo alle mie ammirazioni. 1595_3311_000384 quest'oggi, passando davanti al giardinetto, ho sentito spari su spari, tanto che a tutta prima ho pensato ad una infrazione dei regolamenti. non essendo ancora aperta la caccia, io avrei il patentino se mai, rispose filippo, ma nel fatto non si cacciava. ero io che, non avendo un poema da scrivere, facevo i miei quattro colpi quotidiani al bersaglio. 1595_3311_000385 ma nessuna maraviglia di ciò è pure antica l'iliade. c'è stato un tempo, molto lontano da noi, che l'uomo ha veduto, inteso e potuto esprimere artisticamente sè stesso. 1595_3311_000386 corsi dietro alla signorina kitty per trattenerla, non vada laggiù. ci son buche e tradimenti, come tra i faggi, per l'appunto tra i faggi vecchi cascano i più vecchi e marciscono sotto le nevi. 1595_3311_000387 ho potuto sapere che la contessa quarneri non è andata a dusiana. i tre satelliti devono esser furenti, imbronciati. li vedo, ma quieti, in atto di rodere il freno. 1595_3311_000388 senza volerlo, io sono rimasto degli ultimi, colla berti madre, che è la mia conoscenza più vecchia e rappresenta del resto il maggior volume della brigata. la buona signora mi parla con arguta sincerità dei suoi ottantanove chilogrammi di peso. 1595_3311_000389 c'è ora quest'altro ponticello che cavalca lo sportello della cateratta. a questo punto fu un altro guaio. la signora non si peritava più di venire avanti da sola, nè si poteva andar tutti e due sulla medesima fronte. 1595_3311_000390 no, no, si cheti potrà sentir tutto, glielo giuro. e si fermi, la supplico, fermiamoci. diss'ella crollando il capo come persona rassegnata. vede, mi siedo per giunta e parliamo, ma se permette, incomincio io, che sono più tranquilla di lei. dica su come si trova contento di corsenna. 1595_3311_000391 ma veniamo al fatto. iersera, quando ci siamo lasciati sul ponte, mi hanno accompagnato tutti e tre, secondo l'uso, che a quell'ora tarda non mi dispiace nemmeno saliti al roccolo, sono entrati, si sono seduti qui, muti, accigliati, come un terzetto di giudici. 1595_3311_000392 galatea, ch'era già salita con lei, non ha più modo di andarsene. quanto a me, non accetterei, ma ci ho qui i miei tre noiosi. voglio averli sotto mano e patullarmeli anch'io, se mi riesce. filippo, per non destar gelosie, va nell'altra giardiniera, colle berti. 1595_3311_000393 poesia voleva essere, e qui non c'è poesia, tanto meglio per me. questa vita vegetativa mi conviene benissimo. leggo poco, a mala pena, giornali, e nei giornali solamente i telegrammi, per tenermi in comunione di noie con. 1595_3311_000394 ho il vostro. en tout cas, se aggiungeste, per grazia, somma il vostro ventaglio, così facendomi vento, parlerei in questa forma ai miei satelliti. signori miei dilettissimi, sapete voi che stanotte non ho potuto dormire. ho passato il mio tempo pensando a voi altri. 1595_3311_000395 vuol dunque essere una lettera insolente se tu vuoi sposare la signorina wilson. sì, vuol essere insolentissima. filippo ferri si buttò a sedere sulla mia poltrona e ci rimase un tratto in silenzio, ruotando gli occhi, tormentandosi i baffi. 1595_3311_000396 e voi tacete di lassù. perfido cane, gridai raffidato da quella buona andatura e cercando di volgere il nostro caso in burletta. siete voi che m'avete fatto incespicare obbligando galatea, la più candida delle ninfe, a seguirmi nell'acqua. 1595_3311_000397 ai miei tempi sono stato romantico anch'io e poco mi piacevano le donne in atto di mangiare. cresciuto negli anni nella esperienza e nel sentimento della vita, amo vederle a tavola, occupate graziosamente a morsicchiar petti di pollo e pasticcini di strasburgo. 1595_3311_000398 ci son dunque molte serpi in montagna, no, su per giù quante ce ne sono in pianura- e inoffensive, se mai, cioè non velenose. ma bisogna potersi guardare, e in questi casi un bastone lungo, pieghevole e rustico val sempre meglio d'una corta e pulita mazza cittadinesca. 1595_3311_000399 ma che bella festa, non è vero, signor morelli? e come è bene riuscito in ogni parte il programma: una giornata indimenticabile e indimenticabili. prima d'ogni altra cosa, i suoi versi. 1595_3311_000400 han preso lingua, han saputo che la contessa adriana aveva preso il sentiero del mulino, hanno sospettato che fossi ancor io da quelle parti e tutti sull'orma che hanno perduta, fortunatamente per noi. 1595_3311_000401 per tua norma, tu sei partigiano della scuola lombarda ed io della napoletana. ci sono queste due scuole, infatti, per la sciabola come per il mandolino, e tutt'e due la pretendono ad insegnarci il miglior modo di romper la testa al prossimo. 1595_3311_000402 ma poichè egli aveva le labbra chiuse, dovetti pure contentarmi. rideva in sua vece il cerinelli: oh, come rideva di gusto. approfittai della ilarità generale e, avendo l'aria di sottrarmi alla gloria del trionfo, andai diritto sul cerinelli per dirgli, a mezza voce, ma con piglio risoluto: 1595_3311_000403 ah, quelli poi, se mi date licenza, mi sfogo. quelli poi mi fanno perder le staffe. non ho mai visto più molesti. come chiamarli? lasciamo il sostantivo. certo, l'alighieri non li avrebbe chiamati mai graziosi nè benigni. 1595_3311_000404 sempre, quelli sempre maneggiati da un burattinaio invisibile dietro la tenda per dire e per fare mai, sempre le medesime cose, con quelle loro smorfie intagliate, fissate, irrigidite nella sorda materia. 1595_3311_000405 sono molti i perchè, richiederebbero molto tempo, ed è forse ora per lei di ritornare a casa. ecco, ci muoveremo e lei li potrà dir tutti passeggiando. non tutti, non tutti sarebbero troppi, ma uno basterà. 1595_3311_000406 il signor buci non vuol riconoscermi più, neanche per prossimo. non ce l'offra, la prego. gridò la signora wilson, madre, con un gesto di comico terrore. mia figlia sarebbe capace di accettarlo? 1595_3311_000407 oraziana, a ben guardare, non consiste che in due versi quelli che son caduti per istrana combinazione sotto gli occhi della signorina wilson: sii pur felice ovunque andar ti piaccia, e di noi galatea memore vivi. 1595_3311_000408 traballerai nel tuo carro, sotto una montagna di corone che più non ebbe scudi addosso la vergine tarpeia in premio del campidoglio aperto ai sabini. 1595_3311_000409 avviato al roccolo si capisce dond'è ritornato sul mezzodì, mentre io finivo di buttar giù il racconto della gran giornata di ieri. tre ore di conferenza, mi congratulo. gli dissi: no sai, mezz'ora per andare con tutto il comodo mio e mezz'ora per ritornare. son dunque state a mala pena due ore. 1595_3311_000410 vuole oggi psicologia nei libri, come qualche anno fa avrà voluto fisiologia e patologia, psicopatia, patopsichia od altra consimile tautologia, senza sapere da dove si cominci. 1595_3311_000411 mi sono subito tranquillata sul conto delle loro vendette. spero bene che non ne tremerete neppur voi. io no, davvero mi ci diverto mezzo mondo, e non dico un mondo intiero, perchè già un mezzo mondo m'annoiano. 1595_3311_000412 posta un lawn tennis, le ragazze berti saltano dalla gioia. la mamma loro non farà certamente quell'esercizio ginnastico, ma in fondo non le dispiace dopo desinare godersi un po di spettacolo. 1595_3311_000413 dopo tante belle cose che abbiamo fatte insieme sui monti, dopo tante graziose birichinate per pigliarvi spasso di me, dovevate mutarvi di punto in bianco a quel modo? 1595_3311_000414 passi, pei petroni, pei lastroni per le falde e i macigni di calcare che si vedono qua e là lungo il cammino, ancor male arrotondati dalle acque e dagli attriti del viaggio. 1595_3311_000415 scendevo dal bottaccio, mi avviavo da questa parte quando improvvisamente l'ho veduta. giuro inoltre che se fossi stato in tempo di cansarmi, l'avrei fatto. e con che gusto? se lo può figurare? io veramente non mi posso figurar nulla. e poi dove sono andati? 1595_3311_000416 oggi stesso ho fatto piantare in fondo al giardino un'asse di quercia sulla quale filippo ha disegnato a grossi contorni di carbone un uomo di giusta statura, veduto in tre quarti. nel torace del nostro uomo abbiamo segnato tre cerchi concentrici ed uno, tanto per variare il bersaglio, nel mezzo della testa. 1595_3311_000417 poi ogni giorno continua. pilade hanno mandato a cercar notizie il ragazzo della villa che viene in paese per la spesa. naturalmente io e l'argia le abbiamo date sempre buonissime. 1595_3311_000418 la contessa muoveva frettolosa al mio braccio. si giunse ad un punto del sentiero donde, o pel fogliame degli alberi o per la piega del monte, non si vedeva più il posto dove eravamo stati a sedere laggiù. incominciai a riprendere il fiato. 1595_3311_000419 e vanno proprio notati nel memoriale. questo, davvero meglio delle mie lettere a filippo ferri vuol riuscire. il giornale di corsenna. ieri mattina, alle sei, puntuale, come un creditore, mi sono presentato in armi sulla piazza. 1595_3311_000420 andai subito a cercare le spade che avevamo lasciate con le altre armi nel salottino e postele in croce. ne offersi le due impugnature al mio avversario. egli ne prese una ed io l'altra, muovendo tosto verso il giardino. 1595_3311_000421 e mi ha mostrata la lettera in cui gli si dava l'avvertimento salutare di guardar bene casa sua, di mettere al dovere certi cacciatori troppo invaghiti del roccolo, eccetera, eccetera. 1595_3311_000422 corsi ad aprirgli lo sportello, si calò giù e mi si avventò al collo come un padre. ma dopo avermi baciato e ribaciato, si tirò indietro con aria di rimprovero, aria paterna anche questa, per dirmi: ah cane, così mi hai ingannato. io esclamai: in che modo. 1595_3311_000423 e vengono i principii tanto cari a filippo ferri, che ammira la bellezza dei sedani strappati freschi, freschi nell'orto, le olive, i peperoni, i cetriolini e i capperi sotto l'aceto, ma più un pan di burro che arriva per far buona compagnia a quattro scatole di lamiera. 1595_3311_000424 meno geloso dell'arte sua. si prova il cerinelli e qualcuna ne indovina. quanto al martorana, è una sbercia senz'altro ed ha il buon gusto di convenirne tastato anche quello e risponde picche. insomma, sconfitti tutti e tre. i miei fieri satelliti faranno molto a potersi ritirare in disordine. 1595_3311_000425 siamo usciti di là tutti inzuppati e battendo un po i denti. all'aperto non si poteva andare col rischio di abbatterci in qualcheduno che vedesse il nostro stato compassionevole. si rideva come due ragazzacci che venissero via da qualche impresa un po matta e si andava frattanto lungo la siepe delle carpinelle, avviati al rivolo dell'acqua ascosa. 1595_3311_000426 di carnagione. per altro, doveva esser bianca, ma oramai dal gran vivere che fa sempre all'aperto, è cotta, bruciata dal sole. mani e braccia sono egualmente abbronzite, non calzando mai guanti. l'ombrellino lo porta solamente, io credo, per darsi alle mosche. 1595_3311_000427 tutto, ricami, trafori e passamani, colla giunta d'una guarnizione di merletti, del resto abbia il nome che si vuole. sian parecchi i déshabillés delle signore, come gli abiti di mattina, da passeggio, da ricevimento, accollati, scollati a mezzo scollo, e ne mutino due, tre, quattro volte in un giorno. 1595_3311_000428 non fu così facile, del resto, dissimulare la bruttezza del pavimento, ma su quello erano tante file di sedie che, quando la gente ebbe preso posto, l'ammattonato scomparve per due terzi della sua superficie. un terzo, nel mezzo della sala, era coperto dal tavolato messo là per le prove di scherma. 1595_3311_000429 le signore sono piacevolmente commosse da questa delicata attenzione. vogliono far entrare i musicanti per offrir loro il bicchiere della riconoscenza e dànno l'incarico a me di fare il complimento. me la cavo alla meno peggio conchiudendo in questa forma. 1595_3311_000430 d'una ninfa, la carne tra vermiglia e dorata, l'indocile capigliatura corvina, l'occhio curioso nella sua bella semplicità, di nuova venuta ai misteri della vita, la bocca fiorente, umida e viva, che il piacere non ha ancora dischiusa nè ancor suggellata il dolore. 1595_3311_000431 avremo dunque tiro di pistola assalti di sciabola, assalti di spada e, senza lasciar credere che la proposta venisse da noi, vedrò dunque la spada di questo. 1595_3311_000432 vedo che la pelle di spagna è stata lì, lì per dare al cervello del mio fidanzato, e non saprei consolarmene se non rendessi giustizia alla sua sincerità che sovra ogni altra cosa mi è cara. 1595_3311_000433 non gridar dunque all'armi: niente inglesina. e la strada polverosa ha portato via tutti gl'ideali. a quest'età poi, caro filippo, vorrei vederlo io l'ideale che avesse il coraggio di farsi avanti. 1595_3311_000434 sono, io credo, i suoi piatti favoriti, ed hai ragione. o cane, e sei certamente più saggio di me. ho posto da alloggiare una intiera famiglia e son solo con due persone di servizio. posso dare a filippo non una camera, ma due, tre, quante ne vuole. 1595_3311_000435 ed io, dottore, che cosa dovrei dir, io che non posso muover le gambe tanto le ho peste? oh, gliel'ho detto, non dubiti, ed ha dovuto convenire di aver torto. son colpi alla testa, ha osservato lui molto giudiziosamente, colpi alla testa. ma che non hanno trovato il bersaglio e son calati giù a battere dove hanno potuto. 1595_3311_000436 perciò non reggono alla prova, cadono irreparabilmente con quella moda medesima che li aveva fatti sorgere alla gloria degli altari. mi raccomando adunque teocrito, virgilio, orazio e del teubner per veder tutte le varianti in quei passi che mi preme di confrontare e fors'anche mi verrà voglia di tradurre. 1595_3311_000437 non è necessario di andar lontano. risposi: qui nel giardino è più presto fatto. non è possibile perchè se ci si tira al bersaglio- mi pare sicuro, disse filippo- ci si tira al bersaglio perchè c'è spazio sufficiente dalla casa al muro di cinta. 1595_3311_000438 non posso. ah, vedi, e se potessi ripigliò filippo, ti direi ancora: non voglio tanto. m'offende il modo di domandarmi un sacrifizio. ti offende, esclamai: ti offende e stai qui a disputare, ma io, da nemico, ti dirò: voglio il tuo sangue e non patisco rivali. 1595_3311_000439 si adatterà volentieri a veder giuocare alla palla condizione di spettatore tranquillo che può pensare intanto a tutt'altro, magari alla città dell'anima. quanto a me, dovevo immaginarmelo, questo tiro mancino, abomino il lawn tennis, più ch'io non faccia i miei peccati di gioventù, pensieri, opere ed ommissioni. 1595_3311_000440 buci, veramente, mormorai. ma sia, diciamo pur buci, tanto egli non avrà da saperne nulla. e zitti e buci birichina, come ha saputo accoccarmi anche questa. ma è una mela fragrante, dopo tutto, non una palla di guttaperca. 1595_3311_000441 che bella cosa, dopo tutto, non sentir nulla, esser libero e netto d'ogni cura del mondo circostante, udendo senza commuoversi, vedendo senza partecipare, vivendo la vita dello specchio che riflette tranquillamente ogni cosa e sorride. 1595_3311_000442 se vogliono vedere i sotterranei, dice il capo della famiglia. le signore rabbrividiscono di piacevol terrore. son pazze di sotterranei, tanto la fantasia lavora. si entra in una stanzetta buia, si scende per una scaletta anche più buia. 1595_3311_000443 angoloso, bislungo e magro, ma adatto come un attaccapanni a tutte le mode. parco di parole e di gesti, un po can barbone: all'aspetto: ha intera la barba di fatti, ma rada corta intorno alle guance, solamente più lunga e appuntata alla spagnuola sul mento. 1595_3311_000444 ah, grida filippo. son forse quelli che abbiamo veduti sulla piazza di dusiana? li avran trasportati là per ripararsi dalla pioggia nell'autunno e dalla neve nell'inverno? ci vuol pazienza, del resto le rovine son tutte così. per goderle bene, bisogna osservarle di notte e senza luna. 1595_3311_000445 di punto in bianco, dunque smascherando le batterie, facendo pompa di. se non è vanaglorioso e non saprà millantare, son curioso di sapere a che partito. 1595_3311_000446 soffrono essi poi tanto, animali da esperienze, son forse meno sensibili al dolore, non si adattano già a portar la croce in tre? comunque sia, devo essere un bruscolo nell'occhio per tutti e tre. me ne persuado al muso che fanno. 1595_3311_000447 nel mezzo del cammin di nostra vita. non ci sono ancor io, dante da strapazzo, ancor io. galatea è invaghita di aci. non può essere altrimenti. se un aci non è ancora capitato, mettiamo pure che non sia molto lontano. 1595_3311_000448 non offre all'occhio che belle linee flessuose, elegantissime nella loro mobilità. ogni atto in lei, ogni gesto, ogni movenza è un prodigio di grazia. ci ha parte sicuramente il lawn tennis, con tanta varietà di movimenti che richiede- ed è forse per questo che le signorine giuocano volentieri al lawn tennis. 1595_3311_000449 sì, era la verità. ma per parlare di dio ad anime assetate di rugiade celesti, ma per ricondurre le povere anime al culto della virtù, come aveva fatto santamente il figlio? 1595_3311_000450 così, tutte disposte le cose, in mezzo a due file di spettatori si distribuirono le coppie dei giuocatori e le mute rispettive. primi a giuocare furono, da una parte, la contessa quarneri con terenzio spazzòli, dall'altra la signorina wilson. col primo è poi veramente il primo dei famosi satelliti. 1595_3311_000451 ho osservato ier l'altro che il suo fasolino è un po sboccato, per piacere ai volghi, s'intende, ma non sapendo distinguere tra chi lo paga in applausi e chi gli da la mancia più larga. 1595_3311_000452 volete forse tornare indietro? le dico no, mi risponde con un brivido che parrebbe far contro alle parole. il pericolo ha le sue attrattive. avanti dunque con le attrattive, ma la impaccia il suo ombrellino da sole e da pioggia, il suo, en tout cas. 1595_3311_000453 spara a sua volta filippo e non fa che centri puntando a mala pena. spara anche il divo terenzio, discretamente bene, cogliendo sempre il bersaglio in vicinanza del centro enrico dal ciotto invitato a sparare. si scusa col braccio stanco. del resto è un po fuori d'esercizio. 1595_3311_000454 molti che c'è, domandano le signore, poichè la contessa ha parlato a voce alta e non vuol far mistero di nulla. un'altra improvvisata e come un lawn tennis su quella prateria che par fatta a bella posta. 1595_3311_000455 direi, e mi stese la mano che io afferrai prontamente e lungamente e divotamente baciai: oh, sire, iddio, questa è felicità grande e piena e senza mistura, buci, gran cane, io vi farò fare certamente un simulacro di bronzo. 1595_3311_000456 triste cosa in una società: essere antichi. i nuovi venuti han tutte le preferenze, tutte le graziette, tutte le moine delle signore. è giusto? infine, e poi, se fan festa al mio ferri, non debbo esserne felice io che l'ho presentato. 1595_3311_000457 quella sera ci fu un pochettino di musoneria nella colonia villeggiante di corsenna. i satelliti avevano le facce scure, terenzio spazzòli. non si degnò di mostrare i denti più d'una volta. 1595_3311_000458 segue un gran piatto, una catasta, un monte di costolette cutlets. signor buci, queste dovrebbero piacere a voi più che la pelle degli otto o nove cani di dusiana dai quali vi siete fatto conoscere e rispettare. 1595_3311_000459 specola eccellente donde io posso dominare l'incontro di tutti i sentieri dai quali ella potrebbe passare, andando o ritornando. ma non mi serve, perchè stamane ella non si lascia vedere. 1595_3311_000460 discordia civium, concordia lapidum, voglio dire la sua residenza autunnale e non c'era altro. lapidi, iscrizioni antiche, un pozzo col suo bel puteale baccellato di marmo bianco, che si attribuisce all'epoca romana e di cui si dicono maraviglie, quello. 1595_3311_000461 si buttano i due avanzi miserevoli, si afferrano le due vette nuove. che pilade ci porge con nobilissimo gesto e giù da capo la gragnuola. pare che i bastoni nuovi ci abbiano rinnovate le forze. sicuramente hanno migliore la presa e i colpi ci vengono più aggiustati. 1595_3311_000462 potrei dirle di sì, se avessi l'uso di guardarmi allo specchio, ma io sono anche un orso mal pettinato. infine, vivo da solo, com'ella dice. 1595_3311_000463 la ringraziai con un inchino della bellissima idea che poteva lusingare benissimo la mia vanità mascolina, ma che non conferiva punto alla mia quiete. la voce di galatea, udita laggiù dall'acqua ascosa, mi aveva dato un gran rimescolo al sangue. 1595_3311_000464 thalatta, thalatta, avrei gridato io se fossi stato certo che i miei compagni gradissero il greco. il mare, il mare, gridarono essi tutti, accorrendo perfino la signora berti che prese un'ipoteca temporanea sul braccio del commendator matteini. 1595_3311_000465 quanto a te, caro ti tengo, ah sì, e strascica pure i tuoi monosillabi. alla seconda di cambio ti voglio, e vedrai che bel giuoco. 1595_3311_000466 la riverisco e me ne vado senza saper bene se andrà o non andrà a vedere il convento di dasiana. quanto ai tre satelliti, li saluto appena quanto basta per la decenza e me ne torno a casa, dove butto giù le mie note. ora poi scriviamo a filippo. 1595_3311_000467 ma si è in campagna e non si guarda nel sottile, tanto più che la gente venuta per goder l'aria sta in casa, il meno che può. la vita villereccia è gaia. fanno scarrozzate ai paesi vicini. 1595_3311_000468 dal in giù per la durata di cinquantanni. gl'inglesi non isposeranno che donne italiane e gl'italiani non isposeranno che donne inglesi. articolo secondo: in capo ai cinquantanni si vedrà se sia o non sia il caso di continuare. 1595_3311_000469 e per la wilsoncina non m'era venuto in mente il più modesto superlativo, neanche un gentilissima che si prodiga a tutte. osservo che il suo genere di bellezza non è tale da colpire. 1595_3311_000470 se si risolverà di uscire a passeggio settembre. stamane infatti mi sono rimesso in caccia un po prima dell'ora in cui ella suole andar fuori. 1595_3311_000471 per un tratto dove è più profondo il serbatoio. l'argine ha così larga la cima che ci si passa comodamente in due. ma più in là, dove il bottaccio incomincia a restringersi, la ripa si restringe anch'essa via via. non si può andare tutt'e due di fronte ed ella è costretta ad appoggiarsi sulla mia spalla. 1595_3311_000472 da tanti spiragli di sincerità, con tanti lumi di vero. senza vantarmi, credo d'essere un po come lui, non nell'arte, intendiamoci, ma nel modo di pensare e d'intender la vita. 1595_3311_000473 questo appunto mi premeva di sapere. avete già fatto il famoso discorso? no, non ancora, non mi pareva il momento. erano anche così poco trattabili. se dio guardi, mi fanno oggi la seconda di cambio. vi assicuro che non ricorro neanche al consiglio di ammogliarli. 1595_3311_000474 e perchè finalmente una mano lava l'altra. mi farai la grazia di aiutarmi un po, tu, con qualche buon discorsetto preliminare alla mamma, xvi mattina e. 1595_3311_000475 stese la mano, così dicendo, e strinse forte la mia. era contenta di me ed io incominciavo ad esser contento di lei, tanto che dimenticavo perfino la storia del povero leopardi a recanati. 1595_3311_000476 un momento di riposo sarà necessario. la mano trema, le povere dita intormentite portano la penna fuori di riga e poi si avvicina l'ora di andar laggiù. anzi, no, lassù, bisogna proprio dire lassù, dove gli angeli stanno di casa. 1595_3311_000477 così disingannatevi, uccellini del bosco. soggiunse la contessa con accento tra comico e patetico. il signor morelli è un solitario che si ritrova qui accompagnato per caso e rideva: e risi ancor io. 1595_3311_000478 con uguale facilità pedestre di raziocinio. vedendo smontare il forestiero al giardinetto e sapendo che al giardinetto comando io, nè soffrirei, casigliani hanno concluso che il forestiero fosse mio ospite. 1595_3311_000479 ora leggerà? legge? sicuramente ha letto. verrà a bussare al mio uscio. no, niente di ciò. sento in quella vece lo scroscio della poltrona su cui si adagia per ispogliarsi. sento il tonfo dei suoi borzacchini che saltano sul pavimento. 1595_3311_000480 che dite contessa? era il mio dovere. volevo informarmi di ieri. tutto è andato bene, non è vero? sì, quantunque sarebbe stato meglio rimanere al nostro posto. eravamo a discorrere, al fresco, ci avrebbero trovati e ci avrebbero fatto compagnia se fosse loro piaciuto. 1595_3311_000481 benissimo, sta a vedere che uno di questi giorni mi conferiscono la cittadinanza. son io, veramente io che ho fatto tutto e non ho male che non mi sia meritato. al diavolo, non ne posso più. sento che schiatto se sto ancora cinque minuti qua dentro. 1595_3311_000482 cara fors'anche lo scrittore s'è lasciato un po vincer la mano dal suo ippogrifo e l'amor della frase lo ha condotto oltre i termini del vero. teniamo conto anche di questo e conchiudiamo col nostro shakespeare che all's well. 1595_3311_000483 i tre satelliti naturalmente son pronti a ficcarsi nello scompartimento davanti donde, voltandosi e mettendo i gomiti sulla spalliera, potranno tenerla d'occhio quant'è lunga la strada. 1595_3311_000484 e proprio a me doveva toccare questa delizia. a mille metri, anzi a mille e diciannove, sul livello del mare, ho fatto di necessità virtù accompagnando la brigata sulla prateria destinata. avrei fatta anche la fatica di andare attorno in cerca di petroni per far sedili alle signore. 1595_3311_000485 ed è quello che non vorrebbero lasciar passare a te, non è vero? se stèsse a loro, certamente, ma non han barba da impedirmelo. vorrà essere, ad ogni modo, un bel passo d'armi conchiuse, filippo. intanto, è di buon augurio per me averli veduti alla prima. 1595_3311_000486 ma voi siete un mago. mi grida la contessa adriana. chi vi potrebbe resistere? oh, povero me, per un po di fortuna. rispondo umilmente: certo, mi sono sempre esercitato per avere un colpo abbastanza sicuro contro chi mi vuol male. 1595_3311_000487 se giove in cielo ne ha quattro, perchè non ne avrebbe tre? l'astro luminoso di venere. non badate, signora, m'è venuto così spontaneo che avreste torto a non lasciarlo passare. il vostro caso, del resto, non è nuovo nella storia. 1595_3311_000488 e ora come dirle che ho usato d'uno stratagemma per levarla di là, che la mamma non c'entra per niente, ma solo un mio capriccio, una mia follia temeraria. 1595_3311_000489 risero le mie ascoltatrici, risero i miei ascoltatori, fu una risata generale che mi guastò tutto l'effetto della patetica storia. io non guardai le signore che avevano il diritto di ridere, non guardai quelli tra gli uomini a cui lo concedevo di buon grado. 1595_3311_000490 il resto è tutto un ripieno. il poeta ha messi quei due versi con quel noi tutto suo, tra tanta enumerazione d'animali di buono e di cattivo augurio e una diffusa descrizione del ratto d'europa, il qual noi è come una tenerezza nascosta da lasciarci pensare due cose. 1595_3311_000491 ma che a nessuna, mio caro, sai pure che il mio poema mi assorbe. e dalli col tuo poema, gridò filippo, con accento di comica stizza. io vedi, se avessi un poema da finire e sperassi con fondamento di trovare un. 1595_3311_000492 risposi non so che cosa, ma balbettando assai più che parlando. ella intanto, preso il mio braccio, mi conduceva in un salottino accanto al vestibolo, indicandomi una poltroncina sulla quale mi posi a sedere. 1595_3311_000493 ma che pazzie, signori miei belli, che pazzie. ha ragione, dottore, ma almeno ci siamo sfogati. s'era fatta una scommessa, ci eravamo dette delle male parole, capirà? 1595_3311_000494 le soggiungerei che la buona signora, per conto suo, risponderebbe volentieri di sì ad una mia calda e rispettosa domanda. eh, mormorò la signora wilson. mi pare che il nostro signor rinaldo non mi lasci più niente da fare. 1595_3311_000495 letto un paio d'odi. m'ero anche addormentato, non per colpa d'orazio, ma dell'argine erboso che faceva gradevole invito. dormivo nondimeno d'un sonno molto leggero, perchè uno stormir di frasche bastò a risvegliarmi. 1595_3311_000496 sì, risposi. ma se anch'essi, venendo, fossero entrati al mulino o solo avessero attaccato discorso con qualcheduno della casa, ebbene, replicò lei, tanto peggio per loro, poichè tra quei curiosi ci ho i miei tre satelliti. sarebbe il terzo modo, non classico nè romantico, ma egualmente sbrigativo, per liberarmi di loro. 1595_3311_000497 e trovo anche il modo di farle un regaluccio in compenso del bicchier di latte che ella mi offre, ancor caldo e spumoso, trepidante. girando largo conduco il discorso sulla signorina wilson. che buona e bella figliuola. niente superba tutta amorosa colla povera gente, non è vero? 1595_3311_000498 vestita alla pamela o giù di lì, colla sua gonna di mussolina bianca a fiorellini, un gran fisciù incrociato intorno alla vita- di mussolina, di tulle o di garza, non so più bene, certo della medesima stoffa- del cappellino assai largo, di giro chiuso, serrato sotto il mento per modo da farle una candida aureola intorno alla faccia colorita. 1595_3311_000499 ma tutti questi giorni passati, povero a me, non mi pareva di meritarmi tanta sua crudeltà, crudeltà che sarebbe ella vuol farmi ancora dei discorsi che io non posso sentire. 1595_3311_000500 la vedo questa sera a passeggio con la mamma e con le berti: è cortese ma fredda, e più che fredda occupata a discorrere con l'una o con l'altra delle sue giovani amiche. poi c'è terenzio spazzòli, a cui si fanno complimenti della sua poca passione per lo zecchinetto. 1595_3311_000501 che abbiano avuto una correzione salutare. mi dispiacerebbe per me, che li vedrei volentieri andare in collera, specie se mi danno due giorni di tempo, tanto che arrivi il ferri con tutti gli omonimi suoi. 1595_3311_000502 per amar così forte la signorina wilson, bisogna che speri di esserne riamato. per nutrire una speranza simile è necessario che abbia avuto qualche occasione, qualche appiglio favorevole. ma quale? in che modo l'ha trovato? 1595_3311_000503 le stonature non mancano. laggiù, dagli olmi del gran viale, si sente un gracchio che non mi va niente a sangue. è il rosignuolo, mi dice un contadino che passa e che mi ha dato il buon giorno. il rosignuolo, quello. esclamo io. 1595_3311_000504 senza dubbio le ero parso brutale, signor morelli, gridò ella con voce alterata. capii allora di aver domandato troppo, ma era tardi per mutar. domanda ad anche per attenuarla. 1595_3311_000505 quei tre vanno al roccolo, dissi a filippo, perciò li vedi in istrada a quest'ora. son pronipoti dei proci dell'odissea. ulisse è alle acque di san pellegrino ed essi non lasciano un'ora di pace a penelope. 1595_3311_000506 non ho più niente da dire e saluto la buona vecchia promettendo di ritornar qualche volta a bere il latte della sua mucca. l'ho pur detto, don giovanni affogherà la sua malizia in un mar di latte. 1595_3311_000507 abbondano le bagole, piccoli chicchi d'uva nera che nascono dai ramicelli d'una specie di mirto tanto graditi nell'autunno. agli uccelli di passo si trovano perfino le nespole selvatiche, piccine ma più fresche al palato e più gustose delle domestiche. 1595_3311_000508 una facendone ruzzolare fino a miei piedi e l'altra poi accoccandomela senza misericordia sul mio cappello di sparto- senza averne l'aria, si capisce- mentre io stavo discorrendo colla contessa quarneri che si era stancata alle prime partite. 1595_3311_000509 perchè vanno attorno cercando i malanni col lumicino? perchè ficcano la mano nel vaso di pandora rovistando nel fondo, se per caso ci fosse rimasto ancora un fastidio. 1595_3311_000510 lei sa come è poco sicura di sè quella cara figliuola. per giuocare, per camminare, per ridere, non la passa nessuno. ma recitare dei versi, salire sul palco scenico, fosse pure in corsenna, non è il fatto suo. del resto, di che cosa si lagna? i suoi versi sono stati recitati benissimo, le pare? 1595_3311_000511 così immollai un piede fino alla caviglia, ma la contessa era in salvo. la deposi sul sodo terreno, raccolsi l'ombrellino e il ventaglio, feci un altro gesto rabbioso a buci, che si era fermato davanti a me non intendendo una saetta di tutte quelle novità, e su per la salita a gran passi. 1595_3311_000512 perciò lasciate un momento le signore. ho rincorso l'uomo del tamburo, l'ho tratto in un vicolo e gli ho raccomandato di dir meno parolacce e di somministrar più legnate. 1595_3311_000513 prima di rispondere, il fatale monosillabo si è voltata a mezzo dalla parte mia, mi ha gittato un'occhiata birichina attraverso il lembo del suo velo, più tenue, più diafano che mai. 1595_3311_000514 questa poi me l'avrei per male, sempre che i martelliani dovesse recitarli. lei, se si tratterà delle berti, sia pur chi si vuole il poeta. 1595_3311_000515 incominciò essa allora il suo prologo tremandole un pochino la voce. ai primi versi io tremavo più di lei, temevo che intaccasse e in quella vece tirò via, forse un po troppo veloce, ma tanto più sicura del fatto suo quanto più correva verso la fine. 1595_3311_000516 tu resterai qui testimone, per poter dire al bisogno che tutto è passato d'amore e d'accordo tra noi. pilade balena un istante ed ammicca il mio discorso. non finisce di piacergli. 1595_3311_000517 ma sicuramente erano là. diceva uno, il signor dal ciotto, che era il più arrabbiato dei tre. il cane li ha messi in sospetto e li ha fatti fuggire. bisognava guardare dal fiume, se è vero. diceva un altro, il signor cerinelli. se è vero, abbiam fatta una bella figura e c'è qualcuno che riderà di noi. 1595_3311_000518 dove l'aveva incontrata? perchè c'era. non è così. sì, c'era, risposi. anzi, c'eravamo e avevamo presa la fuga. essa non voleva. rendiamole giustizia. son io che ho voluto ad ogni costo e posso dirgliene il perchè. lasci che la interroghi. io replicò la mia giudichessa. ella deve rispondere ancora alla mia prima domanda. 1595_3311_000519 ci fu un momento di sosta nel dialogo ed io reputai conveniente di dare un'altra occhiata dintorno. come siete bene qui, opera vostra, povero addobbo diss'ella. mi mancavano tante cose quando ci sono arrivata. 1595_3311_000520 pozze e pozzanghere non gliene mancano, ma già tirano al verde. ci ha, da una sponda o dall'altra, qualche fosserello addormentato sotto la frasca sporgente dei frassini e qualche tonfano rannicchiato al riparo d'un gran masso rugoso. 1595_3311_000521 ma che debbo temere che mi trovino qui diss'ella avviandosi. ebbene, non sarebbe già bello? risposi trascinandola, ma io non ho paura ad esser trovata con voi, con un gentiluomo, con un cavaliere, grazie, ma venite più svelta, vi supplico. comandate, obbedisco e prese il mio braccio per correre più spedita. 1595_3311_000522 ma è qui l'originale che filippo ferri non ha voluto conservare e che mi ha restituito in malo modo, mostrando per giunta di non essere un appassionato raccoglitore. 1595_3311_000523 ah, signora, se sapeste come mi avete dato noia con quell'incontro casuale al mulino, dove io passavo col mio teocrito in tasca e pensando a voi come al gran cane dei tartari. 1595_3311_000524 è a buon conto uno di quegli uomini che fanno di tutto non eccessivamente bene, capisco, ma ogni eccesso non è forse difetto? gran gente, i mediocri, quando sono operosi, attenti e pacati. 1595_3311_000525 ero anche andata di là dal ponte coll'idea di salire a santa giustina, ma ad un certo punto, vedendo due strade, ho temuto di smarrirmi e son ritornata. 1595_3311_000526 quelli sono stati levati da un pezzo- chi sa, da cinquant'anni o da cento, e trasportati e messi in opera nella chiesa parrocchiale di dusiana. non tutti, per altro. una buona parte ch'erano avanzati sul posto li ha avuti per niente o quasi niente un famoso avvocato che n'ha decorata la sua. 1595_3311_000527 ultimi fanno ancora qualche cosa, i filarmonici di dusiana, rumoreggiando per quanto è lungo il paese e accettando ancora un bicchiere ad ogni frasca, ad ogni bottega, fino a tanto che non giungono davanti alla giardiniera che deve trasportarli a casa loro, madidi di sudore e di vino, ma più d'amore fraterno per i loro buoni vicini di corsenna. 1595_3311_000528 non voglio che nessuno s'immagini di potermi metter paura, capite, per ciò che riguarda voi e la vostra bellezza. quanto più ci penso, tanto più mi avvedo di amar galatea. sicuro galatea. non sapete chi è galatea? 1595_3311_000529 non me ne dolgo. mi basta di aver sostenuto quel primo assalto così lungo, tenendogli testa senza esser colpito, scherzando, giuocherellando col ferro quanto lui. m'è più che bastante l'onore della prima bottonata che egli mi ha tanto cortesemente lasciato. 1595_3311_000530 ah, scellerata, non vorrei confessarlo e l'adoro. guai a me, contessa, se queste cose io le dicessi a voi. ma le scrivo nel mio memoriale: un libro che apro io solo, che dovrò leggere io solo. 1595_3311_000531 che cosa ne importa a me? dopo tutto s'è scherzato un poco, e male. non tutti gli scherzi son belli e il suo non merita certo d'essere portato ad esempio. ma ci vorrà pazienza, non è vero, e un'altra volta farà meglio. 1595_3311_000532 tutto ciò aveva dato tempo alla signorina wilson, che mi sedeva daccanto, di vedere a sua volta nel piattellino. quanto a me, non avevo creduto di far niente di strano. tra l'altre cose, avrei giurato che terenzio spazzòli dèsse almeno una ventina di lire. 1595_3311_000533 guardatevi per altro dalle interruzioni che escano dai generali. a me accadde un giorno di collocare un e lui che fece rimaner male l'amico, ma che lui mi gridò: egli stizzito. ti parlavo di lei. ah sì, è vero, rimediai alla meglio, è stato un lapsus linguae. 1595_3311_000534 qui, dove son liberi, ma dove pare che ricevano i viveri in contanti. i cani mi vogliono tutti un gran bene e vengono volentieri con me: cani da caccia e da pagliaio, da guardia e da tartufi. 1595_3311_000535 bisogna proprio andar superbi di noi medesimi e conchiudere che il mondo non è brutto quanto si dipinge? sono le undici e suonano al cancello. è l'amico filippo, il buon fratello che arriva, che torna da godersi il resto della serata nella graziosa compagnia della contessa adriana. 1595_3311_000536 i posteri non lo sapranno neanche, rispose ella, entrando con gioconda padronanza nella mia celia. e poi chi vuole occuparsi di loro in questi discorsi? eravamo giunti al viale dei pioppi. la signorina wilson, venuta su da un'altra parte, non lo aveva ancora veduto. 1595_3311_000537 io agosto e neanche la wilsoncina. no, niente, nientissimo. che uomo sei tu che non ti basta neanche la parola. fai anche le tue supposizioni sul fatto che io non la nomino. 1595_3311_000538 ed ha con sè le tre guardie del corpo che sembrano aver passata la notte davanti al cancello del roccolo per non perderla d'occhio. colle, signore wilson, è venuto anche buci, che ardisce venirmi a scodinzolare davanti e a ridermi, se dio vuole, sul muso. 1595_3311_000539 finalmente la banda di dusiana suona una musica che mi piace per tante ragioni, non ultima quella del gran bene che ha fatto ai suoi tempi, ancor caldo delle mie sciabolate. canticchio in cadenza coi suonatori il cara patria, già madre e reina, e l empia lama or l'indovina. 1595_3311_000540 sulle bionde testine speranze di corsenna, gran terra le cui lodi si lascian nella penna, notando solamente, per non parervi senza la virtù così rara della riconoscenza, che non abbiam ricordo d'un angolo di mondo così verde e tranquillo, così caro e giocondo. 1595_3311_000541 e noti, signorina, quelle smorfie sono le loro qualità e le loro virtù, i loro difetti e i loro vizi, un po contraffatti, ma per eccesso di significazione che è pur necessario, a darci da lontano l'apparenza del vero. 1595_3311_000542 gli uomini come lui interessano sempre. son creature nobili. si vorrebbe saperle egualmente felici. to sarebbe questo il momento buono per dirle: ah sì, che idea buffa ci ha avuta il signor filippo ferri. io, io fossi matto. 1595_3311_000543 mi hai mortalmente seccato e non vedo l'ora di farla finita. c'è pilade in casa. venga lui ad assisterci. gli diremo in pochi, salti e brutti il nostro bisogno e sotto i suoi occhi c'infilzeremo come due ranocchi: ti va, mi va. 1595_3311_000544 ma che dico appoggiarsi? vi s'aggrappa per disperata, come una bella spericolona al braccio del robusto bagnaiuolo che l'ha in custodia sulla spiaggia di livorno o di rimini. 1595_3311_000545 mentre un fil d'acqua viva corre, brillando e sussurrando tra i ciottoli per collegare e nutrire tutti quei nianza e tanganica dei quali il più grosso non è largo due metri. 1595_3311_000546 ero uscito un tratto fuori dalla soglia del mio paradiso e m'han chiuso l'uscio. dietro le spalle che c'è una lettera e larga tanto col bollo comunale di corsenna. 1595_3311_000547 sì, e ne porterò quella pena che a lei piacerà d'infliggermi. ma ho bisogno di parlarle, ho bisogno ch'ella mi ascolti e non mi tratti più da nemico, come ha preso a fare da tanti giorni, senza che negli atti miei ci sia stato mai niente da meritarmelo. 1595_3311_000548 con questo ho giustificata la mia graffiatura, quella che si vede naturalmente. l'altra, che interessa il cuoio capelluto, come dice il dottore, è fortunatamente nascosta e il mio cuoio capelluto non ha nessun interesse a metterla in piazza. 1595_3311_000549 benissimo, esclamò la contessa adriana. tutti dunque a lavoro. e voi morelli, un povero poeta. signora, che cosa potrebbe far egli il prologo del concerto? non vi pare un prologo in versi? è cosa da poeti, per l'appunto, vi sentite, ubbidirò, ma chi vorrà recitarlo? 1595_3311_000550 ma infine io non andrò indagando tutte le ragioni che vi hanno persuaso a volere, altrimenti forse ci perdevate un tanto a farvi vedere con una donna brutta. e allora, signora? 1595_3311_000551 se fosse arrivato cinque minuti prima, soggiunge la signora, avrebbe trovato qui il suo amico. oh, davvero, che peccato. è stato così gentile, ripiglia la signora, da venir da noi per ringraziarci di ieri. non c'è veramente di che noi non abbiam fatto nulla, o al più quello che han tatto le altre signore che non prendevano parte. 1595_3311_000552 e ride di quel suo riso muto ma tanto espressivo, arricciando le froge sulla chiostra dei denti. povero bucino, ho dovuto rinunciare alla sua educazione compiuta. il suo padrone, un contadino del colle qui presso, dice che glielo svio. 1595_3311_000553 la contessa avrebbe voluto trattenermi a colazione, ma io mi sono scusato. essendo in balìa del mio ospite ed amico per una prima visita, ho voluto esser breve. mi rifarò un'altra volta, sempre che soggiunse maliziosamente: filippo, non ti dispiaccia la cosa. 1595_3311_000554 chiederle la mano di sua figlia, per te, io che la voglio per me ed ho per volerla il diritto di precedenza. lèvati di testa il pensiero che io possa dare un passo per utile tuo. lèvati di testa quell'altro che ella possa mai esser tua. 1595_3311_000555 uomini. esse, in fin dei conti, hanno l'invidiabile privilegio di non sentirsi domandare in società la fede di nascita. perchè darla falsa a chi non ha domandata la vera? 1595_3311_000556 basterà che diamine, ma ci sarà il dazio. vorranno visitare e così si scopriranno gli altarini. no, non dubitare, è comune, aperto qui. per conseguenza, il tuo cassone arriverà chiuso nell'alma corsenna. 1595_3311_000557 che lo spazzòli. se mai le ha fatto ben capire che sono un ammazza sette e uno stroppia quattordici, avrà creduto piuttosto di farmi piacere, mostrando di trovar gusto nelle mie occupazioni favorite. 1595_3311_000558 la lettera è fatta. mi par utile di ricopiarla qui, my dear a friend in need. 1595_3311_000559 il degno conservatore a riposo. l'ha oggi con me, dio sa quando mi lascia. certo ha provato i giorni scorsi con terenzio spazzòli e lo ha trovato indegno di accogliere i tesori della sua molta esperienza. 1595_3311_000560 ma gli autori sono incontentabili, se lo lascia dire, ed hanno ragione, vagheggiando essi un ideale che forse non è possibile raggiungere in terra. ma lei, signor morelli, si lasci anche far complimenti per la sua valentia di schermitore. 1595_3311_000561 si provi. lei mi dice, la signorina wilson che è seduta ai primi posti e che non dubita di rivolgermi il discorso quando c'è gente. volentieri le rispondo per farmi battere e m'avanzo sul tavolato per calzare il guanto o metter la maschera. 1595_3311_000562 mi aiuti a dire stravaganti, eh quasi, infatti vediamo. crede proprio che le donne vadano ai balli e ai teatri per darsi pensiero degli sciocchi? gli sciocchi son sciocchi e nella società si accettano per contorno, come in certi piatti. mi passi il paragone: gli zucchettini e i cavoli di brusselles. poveri zucchettini, mormorai. poveri cavoli di brusselles. 1595_3311_000563 ci ha pure la voce nasale, che iddio ci perdoni a tutti. se almeno si contentasse di cantare. è il difetto naturale dei martelliani, il metro a cui ho dovuto attenermi, essendo il martelliano il verso dei prologhi. 1595_3311_000564 non sono stata io. disse la signorina con accento più grave che voleva acquistar fede alla sua asserzione, ma certamente mi pare che le convenga. è proprio un orso, signor morelli. si fa la vita di campagna, vita allegra, di buona compagnia, e lei se ne sta sempre da parte come un frate certosino. 1595_3311_000565 ma non lo farò. non mi preme di convincervi, non mi piace di restituirvi il fatto vostro. questa cara stecchettina è mia roba trovata, è più che comprata. 1595_3311_000566 a io o scritto: rimasto a casa luglio. strano incontro e bizzarra conversazione con questa signorina wilson. 1595_3311_000567 ero a mezzo il viale quando ella si mostrò nel vano di una finestra al primo piano della sua palazzina. mi vide, mi riconobbe, mi gettò con la sua vocina insidiosa: un buon giorno di sirena. e sparì. ma per avvicinarsi, 1595_3311_000568 e così faremo, conchiuse ella che aveva rotto il ghiaccio, oramai e appariva risolutissima. prima di tutto, saltiamo questo rigagnolo, come avrà fatto quell'altra, immagino, che non avrà voluto immollarsi la punta degli scarpini. 1595_3311_000569 ma basti di ciò. il tuo caso non mi par molto chiaro per quanto riguarda le conseguenze possibili. non sei innamorato e vuoi leticare con tre rivali? capisco sì, non perchè siano rivali e ti voghino sul remo, non perchè tu sia rivale a loro e non li voglia sull'orma. 1595_3311_000570 seguono gli assalti e non mi lascio toccar più. un altro suo tentativo di manichino è rotto da un guadagno di lama, seguito a volo da un colpo alla faccia. ho il mio conto, dice terenzio, levandosi la maschera ed asciugando il sudore. e questa poi me la son meritata. col mio ritorno al controtaglio, piuttosto, mi par duro essermi lasciato colpire di punta. 1595_3311_000571 povero cane. non voleva spiccarsi da noi, temendo forse di buscarle. ho ottenuto dal suo padrone che non lo bastonasse. quanto a lui, l'ho fatto andar più contento, promettendogli tutti gli avanzi della grande giornata. 1595_3311_000572 certo, ed anche naturalmente non son io, per decreto delle signore, lo scienziato della spedizione. propongo di chiamarlo colazione desinatoria, corroborando la mia proposta con la coulassion disnoira dei piemontesi e col. 1595_3311_000573 la fiera si potrà mettere, per maggior comodità dei corsennati, sotto gli archi del porticato. il tiro di pistola in fondo al cortile. tutto bene, adunque, anzi all right. come ho detto stasera chiudendo i lavori della seduta preliminare, la signorina wilson non potrà dire che sto disimparando l'inglese. 1595_3311_000574 ho da parlare con lui. mi ha risposto e allora aspetterà per un pezzo. gli ho ribattuto: l'amico mio è appena convalescente e non può dare udienza a nessuno. se n'è andato. credevo che si fosse persuaso, ma no, rieccolo quest'oggi. e quest'oggi si contenta di parlare con me per guadagnar tempo, come s'è degnato di dirmi. 1595_3311_000575 scena stupenda, per verità incantevole, divina, come una di quelle che immaginiamo qualche volta essere arrise nei luoghi eccelsi, alle albe del genere umano. 1595_3311_000576 non avrò i loro fiori. signorine, le tre fanciulle son ben liete di appagare il mio desiderio. mi danno tre bei garofani dei loro mazzolini. anche le mamme mi fioriscono alla lor volta, e così posso chiedere il suo fiore alla signorina wilson. 1595_3311_000577 questo dei premi umoristici è il caval di battaglia del divo terenzio che fa stupendamente da segretario alle signore venditrici. la ruota gira, rigira senza fermarsi mai, ma non fruttando che premi di pochissimo. conto delle cose migliori. si fanno lotterie particolari a mezza lira, a una lira al numero. 1595_3311_000578 e l'orso contro l'uso non fa neppur questo, interruppi io, che orso male addestrato, non è vero? quanto alle passeggiate, vede bene, signorina, che ne faccio, ma da solo l'ha mai veduto uno che si diverta da solo? 1595_3311_000579 questi discorsi fanno sempre un certo effetto su lui. penso che quel cane sia capace d'una vera educazione. il nome della virtù, sopra tutto, gli fa drizzare quei suoi mozziconi d'orecchi. gli occhietti rossi ammiccano maliziosamente all'idea del premio serbato alla virtù sulla terra. 1595_3311_000580 non dico che non siate bella anche al sole. parlo così per necessità di compiere il paragone. intendo di dire che alla vostra bellezza è necessario l'accompagnamento delle abbigliature, delle acconciature, degli artifizi della moda. 1595_3311_000581 passio anch'io per ricordo, come ricordo può andare e restare. che perditempi dopo tutto v. 1595_3311_000582 sono andato tre giorni fa a visitarla, non tremare, facevo il quarto per una visita sola può andare, ma non ci cascherei la seconda volta. nè quarto, nè terzo, nè secondo. 1595_3311_000583 l'altra sera, passando per istrada, incontrai tutta la comitiva delle signore e dei cavalieri che tornavano dal loro eterno lavorar di racchette. costretto a rimanere qualche minuto con loro, non mi lasciai fuggir l'occasione di dire del lawn tennis, garbatamente per altro, tutto ciò che ne penso. 1595_3311_000584 e di là si sentivano venire le voci, mentre noi, avviati nel sentiero alto a mezza costa, eravamo celati a tutti dallo sprone del monte che già avevamo oltrepassato per muovere verso il mulino. 1595_3311_000585 forma. perdoni l'incomodo, che sarà breve. siamo i tali. dei tali veniamo in nome del signor rinaldo morelli, nostro amico, a chiederle in cortesia tre cose: il luogo, l'arma e l'ora. 1595_3311_000586 se permette, ci penso. io disse: filippo, tanto non ho niente da fare. sciabole guantoni maschere, ci sarà tutto. così negli intermezzi del concerto si potrà fare qualche assalto. che cosa ne dice, signor dal ciotto le garba? 1595_3311_000587 quella prima messa in guardia è senza bottonate. la folla degli spettatori va tutta in visibilio. come fanno a non toccarsi mai? gridano di qua e di là come fanno e si applaude furiosamente al prodigio. 1595_3311_000588 ma certo è luminosa, e l'afferro con giubilo, se non è piuttosto da dire ch'ella s'impadronisce di me. scrivo, scrivo una letteraccia per lui. 1595_3311_000589 abbandonato da filippo, dalla signorina wilson e perfino da quello scellerato di buci che è saltato in carrozza per accovacciarsi sotto il sedile di lei. vado a smaltire la mia stizza nella seconda giardiniera, dov'è la berti madre colle figliuole. 1595_3311_000590 tanto meglio per loro se facendo così li avrò liberati d'una noia. certo, mi son liberato io d'un'altra maggiore. ma se credono che io voglia fermarmi qui, la sbagliano di grosso. 1595_3311_000591 dimmi pilade. son venute, signore, al giardinetto dacchè ci siamo picchiati. sì, sor padrone, la prima è stata la chioccia con tutta la sua covata, voglio dire la signora berti con le tre pollastrine e i due galletti, poi le signore inglesi, come dicono, quantunque la mamma sia fiorentina e la figliuola di non so dove, ma certamente italiana. 1595_3311_000592 ho fatto un sogno che tu iersera avessi parlato per celia- brutta celia, in verità- e che mi ha fatto perdere quel po di cervello che ancora mi rimaneva. ma se è così, vieni a dirmelo e mi parrà di rinascere. 1595_3311_000593 dove per altro così bagnati fino all'osso, non avremmo potuto rimanere. che peccato, le dissi. si doveva star qui un'ora, almeno a finire la storia incominciata. un'ora, esclamò, doveva durar tanto quella brutta storia. 1595_3311_000594 ma dove mi sono imbarcato? non vedo neanche il mio buci. buon amico personale e diciamo pure politico, gliel'avevo fatto sperare, trovò modo di dirmi la signorina wilson, che pareva indovinare la causa della mia tristezza. ma il suo padrone è venuto iersera a ridomandarlo. 1595_3311_000595 lui, con gli occhi al cielo. lui non aveva ragionato più a lungo del bisogno sulla pubblica via con le maddalene del vicinato. non lo avevano veduto al pozzo intrattenersi con le donne di samaria. 1595_3311_000596 e lui, peggio che mai, non voleva neanche sentir parlare di coperti, attacchi al priore. a nessuno dei suoi superiori o compagni parlava la parola di dio. si rallegrassero i sani, rimediassero alle lor piaghe. gì'infermi. 1595_3311_000597 i corsennati che stavano per istrada a guardare verso l'uscio della filanda, gradirono assai quest'atto di generosità. forse lo avrebbero gradito, mezz'ora prima, anche quelli che erano dentro e che avevano dovuto pagare il biglietto- la più parte, per onor della firma. 1595_3311_000598 ah, che burlette, e bisogna aver l'aria di prenderle per buona moneta. mi ha domandato poi se mi sono mai battuto per una donna, ed io penso di averla un po mortificata dicendole troppo presto di no. chi sa, forse l'avrò consolata soggiungendo che non mi si era ancor presentata. 1595_3311_000599 è necessario poichè devo imbeccare il prologo alla mia recitante novellina, curiosa declamatrice e come mi fa disperare quando parla, è naturale. quando recita mi piglia un tuono e una cantilena da disgradarne un canonico in coro. 1595_3311_000600 la signorina kitty voleva darmi la baia con quel vano discorso, ma io lo girai destramente ai miei fini. moltissimo risposi perchè finalmente c'è quiete. la campagna dovrebb'esser sempre così. 1595_3311_000601 presaga anima mia, come è vero che la gelosia dà sempre nel segno. ed ora ch'egli è entrato, andrò io bella figura ci vorrei fare. 1595_3311_000602 da tanti giorni non venivo al rifugio dell'acqua ascosa. ed ecco proprio la prima volta che ci torno. buci mi viene a scovare e sicuramente porta qualcheduno con sè. 1595_3311_000603 prendo commiato ancor io, ma non per imitare filippo. son sicuro che galatea non è dalla contessa, nè dalle berti, nè da alcun'altra delle signore di corsenna. 1595_3311_000604 ha condotto molta gente con sè, ma non mi pare che n'abbia abbastanza, poichè ci ha quasi rubato il nostro commendator matteini. ed è un guaio, perchè i cavalieri della nostra piccola società sono rimasti pochi, assai pochi. 1595_3311_000605 appena giunta lei, ci mettemmo in cammino. ricorderò, per amor d'esattezza, il commendator matteini, un gentiluomo che ha conservato per trentacinque anni le patrie ipoteche ed ora, con eguale pertinacia, conserva le sue fedine bionde, facendo il bello con la modesta gravità dell'uomo che non vuol dare importanza soverchia a questo dono di natura. 1595_3311_000606 i posteri, mi dirai: ma io ti dirò che cosa faranno i posteri del tuo poema. parlo dei posteri di buon gusto, s'intende, e ricchi abbastanza per farti onore. 1595_3311_000607 casa, casa, casa e tè, magari, quantunque non mi piaccia, e latte e burro a tutto spiano. similmente non vorrei che la luminosa contessa, dato e non concesso che portasse il mio nome, avesse tre satelliti per accompagnarla tutte le sere a casa. 1595_3311_000608 l'importanza del bagaglio li ha pure condotti a pensare che l'ospite si fermerà qui per tutta la stagione, e questa notizia, corsa per tutti i villini, ha destata la curiosità universale. 1595_3311_000609 non ci sono dirupi minacciosi, non classiche aperture d'orizzonti lontani, così niente fa pensare, tutto fa vegetare. ottima cosa per me che non ho più fantasia. 1595_3311_000610 d'accordo sia. non dico di no, ma d'amore, signor padrone. eh, intendi, per discrezione voglio dire che siamo rimasti così tra noi due e che il duello si fa in piena regola. 1595_3311_000611 e uscita di giuoco e surrogata dalla maggiore delle berti, era venuta a sedersi presso di me, rimasto a caso in disparte non più. ebe, no, davvero galatea da capo, e non già quella di orazio che si metteva in viaggio, non già quella di teocrito che tradiva polifemo per aci. 1595_3311_000612 sono periodi d'inerzia, quando non riesco ad azzeccare un'idea ed ho nondimeno il prurito nelle mani. scrivo lettere. è giusto allora che io scriva al miglior degli amici? ma poi le idee mi ritornano, o mi pare, e allora son tutto al lavoro. guai se non fosse così. 1595_3311_000613 porteremo, o signori, un'eco fedele delle vostre glorie a corsenna, così potessimo sperare che voleste voi portarci il concorso della vostra valentia nella occasione di una accademia di beneficenza che stiamo preparando colà. 1595_3311_000614 l'occhio discerne più il manfanile dalla vetta, non vedendo più neanche la gòmbina. quello che non si vede qualche volta si sente e come in quella cieca tempesta di bastonate, me n'è calata una sulle nocche delle dita che mi fa vedere se non altro le stelle. 1595_3311_000615 mi ha invitato da capo al suo villino, ma non mi sono lasciato prendere. galatea direbbe, e con ragione, che mi adatto a fare il quarto. poi quei tre compagni mi annoierebbero. 1595_3311_000616 capisco, è argia che ha sentito il frastuono ed è accorsa sbigottita sull'uscio, ma si è subito ritirata obbedendo alla voce di pilade che è per un momento il vero padrone di casa, e là, in un angolo della cucina, pregherà il signore e la vergine benedetta per una coppia di matti furiosi. 1595_3311_000617 ma egli non pensava a seguirmi. teneva la spada in mano come una croce, ne guardava l'impugnatura e metteva un sospiro che gridai: stupefatto, ti dispiace. eh sì, pensando che le ho portate io, è dura sai. 1595_3311_000618 ti è duro il latino. hai adempito l'ufficio e non c'è più bisogno dell'opera tua. il discorso non ti parrà da ospite, e non è certamente. 1595_3311_000619 annunzia griselda di saluzzo, ovvero sia la moglie obbediente e il marito stravagante, con fasolino armigero bolognese. la favola è patetica. nel decamerone sa iddio come l'avrà conciata il burattinaio. 1595_3311_000620 ed è piena giustizia, che mi rende felice, mentre egli, tra uno scroscio di applausi, è dichiarato il campione della spada. signori, dice modestamente il mio avversario agli astanti di prima fila, dopo avermi dato, a maschere levate, un abbraccio fraterno. 1595_3311_000621 mi avrebbe lasciato giungere fin qua la signora contessa? credo di no. se mi avesse lasciato parlare, così, le avrei detto ancora perchè vedete, signora, voi siete stata la pietra di paragone. 1595_3311_000622 la mia mazza babilonese tagliata in un ramo diritto di nocciuolo ha destata la maraviglia delle signore. ho dovuto spiegare perchè sia così lunga e la signora berti se n'è sbigottita. 1595_3311_000623 o buci o cane impagabile, io troverò bene uno scultore che voglia farti il ritratto e gittarmelo in bronzo, affinchè io possa mettere il tuo simulacro a decorazione della piazza grande ed unica della nobil corsenna. 1595_3311_000624 già non potrei far nulla. anche volendo non sento più e se, come dice il filosofo, niente può essere nell'intelletto che non sia stato prima, nel senso io posso stimarmi finito e metter magari l'appigionasi in fronte, come sulla facciata d'una casa vuota. 1595_3311_000625 figurarsi nel fondo dell'orto. con gran solennità di processione e di preghiere latine, avevano seppellito vivo un povero fraticello, legato di funi e piangente come una vite tagliata. 1595_3311_000626 bene, mi raccomando, legnate a tutti, tante legnate da far piangere gli occhi dal ridere. e badate, voglio veder molti morti accatastati sulla ribalta. non dubiti, illustrissimo, ci passerà tutta la compagnia. quanto guadagnate? gli ho chiesto prima di congedarlo. 1595_3311_000627 la berti madre mi pare una donna di buon senso, che porti con dignità il doppio carico della sua mole matronale e delle sue tre figliuole, che sono molto graziose. la sindachessa è un'oca, la segretaria comunale una cingallegra. non ho infatti potuto giudicarlo che ai gesti, perchè non hanno parlato quasi mai. 1595_3311_000628 italiana. ah, c'era anche la figliuola, e com'era, com'erano dolenti, eh, si può figurare dolentissime. non ardisco domandare di più intorno a questo argomento. chi sa, forse sarà stata dolentissima per filippo. 1595_3311_000629 non mi par difficile intenderlo per riparare alla mancanza sua d'ieri sera. no, s'inganna, posso aver mancato verso le signore rimanendo a casa, quantunque, a dire la verità, poteva trattenermi benissimo il pensiero di essere importuno, ma al burattinaio non ero debitore di nulla. 1595_3311_000630 eh, a tavola, per esempio, dopo aver ben lavorato di forchetta, perchè no? ma io volevo dire, volevo proporre: oh, infine, sentano, poichè m'hanno data libertà di parola, 1595_3311_000631 stasera ho ricusato di muovermi da casa ed ho lasciato andar solo il mio ospite. che uomo d'acciaio quello. pare a vederlo, che sia stato a veder gli altri mentre ha lavorato, anche lui come un negro. 1595_3311_000632 capisco ella ha una gran voglia ch'io legga il suo memoriale. sicuramente c'è tutta la mia giustificazione e niente la sua glorificazione. gli autori di memoriali son tutti così, non io, signorina. vedrà se si degna di leggerlo che spesso mi tratto secondo i meriti miei. 1595_3311_000633 e tutto ciò per il maledetto gusto di sorbirsi alle frutta. un bicchiere di vinello che la pretende a sciampagna e una tantafera sconclusionata che la pretende a discorso. 1595_3311_000634 pace, m'hanno detto, incominciò essa allora con la sua vocina insidiosa di sirena, che di là dal mulino c'è un luogo ombroso, stupendo, e che voi lo conoscete. volete farne parte anche a me? 1595_3311_000635 la contessa quarneri è bellissima. la vedrai e l'ammirerai, come faccio io, ma intendendo anche tu che si possa ammirar la bellezza senza scaldarcisi più che tanto. non per niente siamo stagionati e navigati, ne convieni. 1595_3311_000636 voi inventate a buon fine. signor rinaldo mi dice, e il numero tredici vi dovrebbe esser grato di questo servizio che gli rendete, ma io sono ancora molto dubbiosa. aggiungete che debbo scrivere parecchie lettere, a mio marito, per esempio, che oggi avrà aspettato inutilmente i miei uncinetti. 1595_3311_000637 caro mio, gli rispondo in quella vece: io temo d'essere un po stravagante e disadatto agli amori. ricordi quello che disse la bella veneziana a gian giacomo rousseau: zaneto, lassa star le done e studia le matematiche. 1595_3311_000638 mi sento male questa mattina e non parlo di alzarmi. filippo è venuto in camera mia ed approva la mia risoluzione di stare in riposo. è la grande stanchezza di ieri, dice egli. avrai anche la testa pesante. vedo che hai gli occhi un po rossi. 1595_3311_000639 ah, signore, una miseria iersera che lei non c'era, appena una lira e venti. poveraccio iersera. i miei cavalieri hanno dunque lesinato perfino i due soldi. una lira e venti, rispondo: c'è da morire. 1595_3311_000640 e quanta cavalleria per domandarmi, per voler sapere ad ogni costo se fossi invaghito della contessa. era perfino diventato noioso col suo non volersi persuadere. 1595_3311_000641 che talento. esclamò la sindachessa, stimando necessario di dar lei, l'intonazione ai giudizi dei suoi amministrati o di suo marito, che poi è tutt'uno. per il possesso di scena par proprio un'attrice. 1595_3311_000642 ma questo, come poteva sperarlo un uomo come lui, anche a non conoscerlo di prima, si annunzia subito per quello che è, con quel suo piglio marziale e con quelle sue spalle da ercole, e in che consisterà il suo cambiamento di giuoco. 1595_3311_000643 viva la faccia delle berti. quelle non sentono, non vedono quasi e non han niente da riferire a nessuno. passano nel mondo sorridendo e sperando. beate loro e madre bofficiona e figliuole snelle che cresceranno in bellezza e in rotondità come lei. 1595_3311_000644 dio è il verbo e il verbo è l'amore. dunque, diceva egli, siate fratelli in dio e portate lietamente la sua croce. ognuno di voi voglia la sua parte del peso, e questo vi parrà soavissimo. 1595_3311_000645 filippo è venuto al settimo giorno in camera mia. evidentemente io ho avuta la peggio, se egli ha potuto alzarsi tre giorni prima di me, ma io con una lacerazione al cuoio capelluto, non ho segni in faccia. 1595_3311_000646 signori, io non sono oratore e cava dalla tasca del soprabito uno scartafaccio enorme. sono di cattivo umore io, e non erano così, l'altro ieri, i miei compagni di san donato. 1595_3311_000647 ah sì, giocondo davvero. e caro poi caro, come i miei martelliani. quest'oggi salito al roccolo per la penultima prova. gran novità: ci ho trovata: la signorina wilson. ha aperte le labbra e socchiusi gli occhi ad un risolino malizioso. poi mi è diventata di sasso. 1595_3311_000648 ho impostata la lettera in tempo e, più tranquillo, me ne sono andato a desinare. questa sera, passeggiando in paese, ho incontrata mezza la colonia che ritornava dal suo eterno lawn tennis. 1595_3311_000649 la seconda è che io mi fidavo di veder volgere ad altra parte il tuo cuore infiammato e i tuoi omaggi cavallereschi. è stato un errore di giudizio il mio, un altro errore il tuo. ma gli errori si voglion correggere e non è bello che li lasciamo durare. 1595_3311_000650 ma anche lor, signori, con questa assenza prolungata hanno perduto molto. corsenna, come lei saprà, è rimasta deserta, deserta e ci son loro. questa, signor morelli, è una galanteria, ma il fatto sta che abbiamo perduta. la contessa. ha promesso di ritornare, ma colla stagione inoltrata ci sarà poco da sperarlo. 1595_3311_000651 incominciamo guardinghi, studiandoci l'un l'altro, facendo di passata un po di fioriture accademiche. filippo ferri ama i principii a tavola. li ama ancora sul tavolato. 1595_3311_000652 ed ora anche il prologo che bisogna imbeccarvi con tanta fatica, avendo le orecchie intronate dalle vostre cantilene corali, dalle vostre inflessioni nasali. maledettissimo prologo che la signorina galatea non ha voluto recitare. 1595_3311_000653 e si scusano con una buona ragione. quei signori dicono che il burattinaio manda la moglie in giro tre volte e che tre volte due soldi fan sei e sei per ognuno dei tre satelliti della contessa fanno diciotto soldi in una sera. che scialo i satelliti. ripetè la signorina wilson, ridendo senza averne voglia. 1595_3311_000654 questa campagna è bella, quantunque senza carattere. salvator rosa ci perderebbe l'ispirazione tormentata e robusta. claudio lorenese la sua placida e larga vena poetica. 1595_3311_000655 tutti i miei bastoni babilonesi che a detta di pilade fanno rider la gente e rida la gente, quando avrà ben riso schiatterà. mi assaggino un po questi, dice il servitore, ammiccando da capo: sodi, robusti, maneggevoli, cedono quanto basta, rimbalzano bene e dove toccano lasciano il segno. 1595_3311_000656 lo ha notato il poeta nella indimenticabile strofa: il gentile terremoto, con l'amabile suo moto, diroccava le città ed il fulmine giulivo, che non lascia uomo vivo, saltellava qua e là. 1595_3311_000657 del resto, veda un po, lei non è mica rinaldo morelli, l'uomo che accompagna al roccolo la contessa adriana quando ella si risolve di lasciare il caffè di corsenna. e infine lei stessa, la signorina kathleen, carissima, non è forse tutta fiori e baccelli, colla luminosa, contessa. 1595_3311_000658 e viene sempre a trovarvi. sì, sempre, ma non tutti i giorni, perchè ci ha qualche cosa da fare in casa, specie nell'ultimo mese del suo soggiorno in corsenna. come vola il tempo, e par ieri che la signorina è venuta in campagna. 1595_3311_000659 descrissi, io credo, un mezzo cerchio nell'acqua e mi ritrovai vicino allo sportello della cateratta, al cui anello di ferro fui pronto ad aggrapparmi colla furia disperata del naufrago. 1595_3311_000660 perchè poi? forse perchè il martelliano dal goldoni e dal chiari in giù pare che si accompagni meglio colla cipria. ed è carità incipriata quella che fanno le nostre signore nei loro concerti, accademie, fiere e lotterie di beneficenza. 1595_3311_000661 a buon conto, io non mi prenderò quello di salire. a santa giustina si sta qui tanto bene, mezzo appoggiati e mezzo seduti. sulla spalla dell'argine, passano a coppie le farfalle, pieridi e vanesse dorate, rincorrendosi tra le piante, apparendo e disparendo senza posa, contente di agitarsi e di vivere. 1595_3311_000662 sa forse colle lapidi e con tanti altri rottami dall'avvocato. essi per altro, i contadini, non potrebbero giurarlo, non sanno niente, di certo. son qui da due anni ed han trovato tutto. così. dunque, buona notte alle lapidi e buona notte al puteale. 1595_3311_000663 ne rigiro per ogni verso la tela e non ci trovo il vivagno. vedo il contorno e mi sfugge la linea, l'idea madre che mi pareva già tanto chiara, originale e profonda. 1595_3311_000664 ho letto e scrivo io galatea. prima di tutto mi piace il nome e lo assumo per mio. direi una bugia se soggiungessi che mi piace egualmente tutto ciò che è scritto in questo memoriale del signor rinaldo morelli. 1595_3311_000665 pare la madonna. diceva più in là una ragazza modestamente vestita: ce ne saran voluti dei biglietti da cento per coprirla di merletti, a quel modo che fior di farina. gridava anche più in là, nella calca il mugnaio del paese, di quella roba lì non se ne trova mica a sacchi. che cosa ne dite voi, giacomino? 1595_3311_000666 sapevamo, o signori, che dusiana era una nobilissima terra abitata da un popolo civile intelligente, al sommo, forte per industrie fiorente, per arti gentili, ma in verità ignoravamo che il suo concerto musicale fosse di tal forza come noi l'abbiamo potuto sentire. 1595_3311_000667 queste sono oramai per te. divo terenzio spazzòli buono quello, buono quello e portalo a casa. 1595_3311_000668 i ragazzi sapientissimi, non volendo mangiar polvere, sono andati nella prima occupando la panca dietro il vetturino per godersi la strada. con noi è la signora wilson, madre con noi la segretaria comunale, che ha lasciato honoris causa il posto nell'altra vettura alla sua superiora diretta. 1595_3311_000669 quel gran viale bontà sua ti conduce ad una vasta prateria, ad una conca, ad un anfiteatro di verdura più nobile di qualsivoglia edifizio. che bellezza e che pace, compimento di bellezza. 1595_3311_000670 tutto vi sta bene egualmente, lo so, ma nel fatto non siete che un magnifico figurino, anzi diciamo uno splendido modello di vimini fatto a pennello nei suoi contorni per uso delle modiste. 1595_3311_000671 gli uomini politici e i politicanti coi loro banchetti mascolini a un tanto a testa colla minestra cotta, stracotta e raffreddata per via colle salse andate a male col pesce passato, col servizio fatto a casaccio. 1595_3311_000672 mi dirai che questo è poi faust, quello della seconda e più ancora della terza parte, vero, ma quello è veduto un po tardi ed espresso anche timidamente, sarei per dire fiaccamente, con ingegno sempre sveglio. 1595_3311_000673 il rivo non era largo più di sei palmi e non facevo poi un miracolo di destrezza, ma il peso che avevo sulle braccia e la cura che richiedeva non mi lasciarono veder bene davanti a me. nò pensare che la sponda di là era in un certo punto assai molle per l'avanzarsi dell'acqua sotto l'erba traditrice. 1595_3311_000674 cosicchè, caro mio, se tu anteponi la napoletana alla lombarda, abbi oramai la compiacenza di tenerti in corpo la tua opinione, perchè sarebbe tardi e mi faresti bugiardo senza alcun sugo. 1595_3311_000675 ma dante è l'esempio. occorre l'esercizio. allora si traduce dal latino o dal greco. si combatte a corpo a corpo coll'idea e colla espressione che le è propria. si acquista precisione, si consegue agilità, si ottiene fermezza. vedi bene che non ho il capo alle donne. che idee ti passano per la testa? 1595_3311_000676 tutto v all'altra bellissima ottava luglio. sì, diciamolo pure, che perditempi. 1595_3311_000677 faccia di tutti, un monte di fieno per dar nervi e polpe ad un'altra generazione d'animali. sì, tutto come vorrai. risposi un po offeso, ma non sapendo lì per lì che cosa ribattergli. ed hai poi saputo niente di ciò che importava. li ha catechizzati lei, i suoi tre cari satelliti. 1595_3311_000678 sorrido dentro di me, parendomi d'essere il quarto satellite, e mi siedo accanto a lei col suo ombrellino tra mani. è veramente un bel luogo e molto poetico. diss'ella dopo aver guardato in giro con aria di somma compiacenza: ma non da venirci da soli, io ci avrei paura da sola. 1595_3311_000679 quarti, beviamo quest'amarissimo calice, soggiunse volgendosi a me con un mesto sorriso. entrarono due satelliti, maurizio cerinelli e giovanni martorana. entrarono e, vedendo l'intruso, fecero il muso lungo un palmo. 1595_3311_000680 occhi. che cos'hai? mi ha detto filippo quando è rientrato per l'ora di desinare, sempre stanco, stanchissimo. ho voluto escire a prender aria e non m'ha fatto bene. ripòsati che diamine conchiude il signor ferri col suo piglio autorevole. 1595_3311_000681 e vorremmo proseguire, ma pilade ha posto in mezzo il suo bastone di comando. si fermino dunque un minuto secondo, dice egli a mo di conclusione, e prendano due bastoni nuovi. questi li hanno finiti. 1595_3311_000682 io voglio che si facciano le cose con calma. tu sei di primo impeto. non mi hai confessato tu stesso che se ci avevi in pronto i tuoi ferri, incominciavi subito dal ceffone? io no. prima di saltare addosso al mio uomo, me lo voglio patullare un'oretta che diamine. 1595_3311_000683 non me lo ha confessato, ma l'ho potuto intendere egualmente, parlando di te, dicendo che sei molto gentile. non ha taciuto il tuo difetto, nobilissimo difetto di pigliar fuoco per nulla, come lei del resto. come lei. 1595_3311_000684 è una cattiva strada quella che prende la signora berti, degnissima e ci ha dopo tutto un cuor d'eroina per il suo nobile errore- si adatta ad ogni fatica più improba, corre di qua e di là senza posa, naviga e pesca in ogni acqua, povero vascello a tre ponti, e si scusa dicendo che fa tutto ciò per ragion di salute. 1595_3311_000685 ma non è vero. non è vero ciò ch'ella dice, esclamò la signorina wilson mentre passava davanti a me attraverso il fogliame delle carpinelle, per un uomo che sa il latino. soggiunse, prendendo coraggio dall'andar che faceva senza guardarmi. sono idee molto, molto. 1595_3311_000686 in verità, gli egoisti che sanno spendere solamente per sè stessi e tutto si mettono sulla persona, non sanno quel che si facciano. ripeto: io non sapevo che ci fosse ieri una seconda rappresentazione. 1595_3311_000687 quando si è capito ciò, non occorre più altro e si capisce in capo a tre giorni, dopo il qual termine la vostra bellezza non dice più nulla ad uno che abbia conosciuto galatea, cioè la donna vera e la. 1595_3311_000688 ti rammenti ch'io abbia mai dato indietro d'un passo e davanti a chicchessia. sei stato tre volte padrino mio in questioni d'onore. sai che in simili giostre ho toccata la dozzina. 1595_3311_000689 a casa m'aspettava filippo con una notizia, come dirò sì, certamente spiacevole: ha deciso di partire, e di partir domattina. s'intende che l'ho pregato, ed anche sinceramente, di rimanere almeno due o tre giorni ancora, ma egli è risoluto e non si lascia smuovere. senti, mi ha detto. 1595_3311_000690 allora, allora le fu necessario aggrapparsi alla mia spalla. che sciocca, che sciocca, gridò galatea. ma a questo modo si vuol egli andare in campagna. non c'è posto per camminare in due qui. ebbene, si va da soli e se occorre, si passa avanti al compagno, così, senza tante paure, e mandava gli atti compagni alle parole. 1595_3311_000691 del resto non l'ho usata ancora con lei che chiama al soccorso prima del tempo. ma badi, qualunque cosa ella tenti di fare contro me o contro amici miei, la stronco, com'è vero. dio la stronco con queste due mani. le ha viste? ora mi si levi da piedi. 1595_3311_000692 lei esclamò, ravvisandomi. io, signorina, risposi: venivo a cercarla per commissione della mamma, commissione per me. 1595_3311_000693 o scendere dall'altra parte della pescaia e arrivare al greto del fiume, dove ci avrebbero veduti, indovinando anche come e perchè ci trovassimo là. no, niente al fiume, piuttosto ai casali di santa giustina. 1595_3311_000694 sarebbero stati versi diligentemente torniti, non è vero? versi sonanti, galoppanti, a coppie, versi d'arte. mayor colla speranza di averne il premio, di dare il millesimo e quarto nome alla lista spagnuola del tuo servitore leporello. 1595_3311_000695 ma corsenna non sarà poi senza burro, rispose filippo ferri imperturbato: dammi del burro, aggiungi qualche altra cosa al resto. ci penso io. 1595_3311_000696 a cui, dopo la loro partenza, non rimangono che le fisarmoniche locali per continuar la gazzarra e ballar sulla piazza. a memoria d'uomini non si è mai visto tanto tripudio in corsenna. 1595_3311_000697 si è fatto sosta all'unico ma infame caffè di corsenna. in grazia del suo, qui si gela, che promette alle signore la dolce voluttà del sorbetto. poi diranno che corsenna è un villaggio. conosco delle città dove si gela, sì, ma solamente e naturalmente. 1595_3311_000698 non ti puoi immaginare come giovi il tradurre, come rifaccia la mano. ci andiamo sbrandellando, sfilacciando, sbriciolando nella facilità della nostra lingua corrente che porta a dir tutto anche l'inutile, e dante ci richiama alla sobrietà efficace. 1595_3311_000699 certo per ballare, per andare nell'inverno a teatro, due cose che hanno la loro bellezza. non è anche lei di questa opinione? no, signorina, perchè 1595_3311_000700 quella è scritta in prosa e la contessa non si rovina gli occhi nella prosa, ecco tutto. le donne di solito non sanno niente di storia letteraria. dio buono e chi ne sa intorno a loro? 1595_3311_000701 ecco qua diciassette giorni che il memoriale non riceve nessuna delle mie confidenze. pure la materia c'era. e come ne sono ancora tutto intronato, me ne dolgono tutte le giunture. la penna mi sta male tra le dita, ma voglio comunque sia ripigliare. 1595_3311_000702 una cinquantina erano già necessarii per noi villeggianti e per la gente di casa. un centinaio furono presi dai naturali di corsenna, il resto fu distribuito da noi all'ultim'ora e gratis per fare una piena spettacolosa. 1595_3311_000703 questo è senza fallo uno dei caratteri dell'amore, ma non basta e d'un solo fiore non si può tesser ghirlanda. sento, o piuttosto riconosco, che la signorina wilson sarebbe una buona compagna di passeggiate. 1595_3311_000704 il nostro condottiero accolse con tacita compiacenza le lodi e attese egli stesso al servizio, presentando la chicchera fumante alle dame. lo aiutava la signorina wilson presentando la chicchera ai cavalieri. gran degnazione in lei, nuovo pregio che si aggiungeva alla cosa e per cui galatea si tramutava in ebe. 1595_3311_000705 per gli altri animali sicuramente, ma ora che c'è l'arsenale, li metteremo a dovere. quando penso, disse filippo, mutando registro e mettendo un sospiro tanto fatto, quando penso a tutte le scioccherie che l'uomo ha commesse per volersi credere un animale socievole, mi viene la stizza. 1595_3311_000706 parlavano dell'asilo infantile e dei suoi bisogni pecuniarii. domandavano se ci fosse una sala abbastanza vasta in paese, quella dell'asilo, non parendo abbastanza capace di una numerosa assemblea. 1595_3311_000707 ieri, per esempio, ne avete trovato uno bellissimo, io quando? come sì? quando avete parlato dei quattro satelliti di giove donde, così, naturalmente, senza pensarci, vi è venuto di accennare ai tre che si potrebbero concedere. 1595_3311_000708 ne ha già troppi, mi risponde, ed io del resto non ne ho. devo averli smarriti o lasciati cadere birichina, lasciati cadere a bella posta dietro la sedia. a mala pena mi hai veduto in giro col manifesto proposito di finire da te. 1595_3311_000709 a un certo punto cresce, l'effetto è sbalorditoio. senz'altro si presenta fasolino alla ribalta, a sipario calato fra il quarto e il quint'atto del dramma, e così prende a parlare, agitando in aria un matterello più grosso della sua testa e lungo quattro volte la sua smilza persona. 1595_3311_000710 se potrò aggiustarla del tutto a modo mio, mi ci troverò meglio un altr'anno. e voi, morelli, venite tutti gli anni in corsenna. è il prim'anno questo, anzi, non sapevo che fosse un luogo tanto frequentato. ero venuto per istudiarci, figuratevi. 1595_3311_000711 vado con lei di qua e di là. tutte le volte che c'incontriamo si riesce a fare insieme un'ora di cammino per forre o per balze, con buci in avanguardia. ride volentieri ed ha il riso piacevole, comunicativo in sommo grado. 1595_3311_000712 le giacche di panno bigio tagliate a camiciotto e la cintura cucita addosso per accoglierle in artistiche piegoline attorno alla vita. il commendator matteini- è un poema. ha perfino la penna di pavone e il fiore stellato dell'edelweiss sulla testiera del suo cappello verde. 1595_3311_000713 ci sono tre berti in corsenna, una per uno e tutte e tre molto carine, tanto carine che io veramente non so qual sia la più carina delle tre. volete faccio io la domanda per voi. 1595_3311_000714 e il più prossimo, tra il quale e la cima del monte si stendeva una lunghissima prateria tutta liscia e verde di smeraldo. dall'orlo di questa, affacciandosi verso mezzodì, si offriva ai nostri occhi una scena stupenda. 1595_3311_000715 la contessa adriana, in verità ci ha perduto molto nel cambio. son nervoso, irrequieto, fastidioso, pronto all'attacco, più pronto alla risposta. non lascio passar niente a nessuno e mi sopportano tutti, perfino il dal ciotto che, due volte minacciato, ricusa il ferro e dà indietro. 1595_3311_000716 come sai, pilade, ti ha detto: no, niente, pilade. l'ho veduto io il conte dalla finestra quando usciva con te brontolando come l'hai conosciuto. se viene per la prima volta in corsenna, oh, lo conosco benissimo, figurati che la contessa adriana me lo ha fatto ammirare in effigie. 1595_3311_000717 animo dunque all'opera. qui si parrà la tua nobilitate, il tuo don giovanni, così pratico dei cuori femminili come m'immagino che debba essere, vorrà avere qualche idea in proposito. fattela suggerire da lui. filippo è un amico eccellente. se ne va togliendomi d'impiccio e mi lascia un buon consiglio che io seguirò certamente. 1595_3311_000718 non la sposerà altri. fino a tanto che io viva, fino a tanto che io possa far riconoscere l'autenticità de miei atti. pel tuo meglio va e non se ne parli più. 1595_3311_000719 galatea leggerà questa sera il mio memoriale. l'ha chiesto ed io glielo porterò. condotto diligentemente fin qui, lo giudicherà e, se vorrà, condannarlo alle fiamme. non sarò per lagnarmene. 1595_3311_000720 quanto al giornale di corsenna, checchè tu ne pensi, non si poteva tirare avanti. era vuoto di cose ed io non potevo tesserlo tutto di ciance, altro che articoli di fondo, come li vuoi chiamar tu, sognando ad occhi aperti. 1595_3311_000721 oggi sono andato fuori la prima volta dopo tanti giorni per far qualche visita, lento, a piccoli passi col mio bastoncino di città, rinunziando alle mie mazze babilonesi di ridicola e dolorosa memoria, facendomi più debole di quello che veramente io non sia e fermandomi volentieri ad ogni svolta della strada campestre. 1595_3311_000722 labbra. ella mi propone una cosa, signor morelli, una cosa di cui non vede la sconvenienza suprema, e forse in questa ignoranza è la sua scusa, ma io non ne avrei nessuna se m'arrendessi al suo desiderio. 1595_3311_000723 tu. xiv, il prologo e epilogo agosto. questa mattina il mio dolce filippo è uscito di casa alle nove. 1595_3311_000724 per mezzo alle quali, guardando, s'intravvede nel fondo un giro di grumoletti d'oro sospesi su tenui stami d'argento, come perle o gemme sulle punte d'una corona. 1595_3311_000725 enrico dal ciotto riesce finalmente a vendicarsi della mala fortuna guadagnando una sveglia. niente di meno beato. lui gli servirà per destarsi di buon mattino il giorno che dovrà far le valigie. che iddio. 1595_3311_000726 tra le originalità di filippo ferri c'è questa di non volersi dedicare a nessuno studio di prossima e diretta utilità. per capriccio ha imparato l'ebraico. per prolungamento di capriccio ha imparato l'arabo e il copto. 1595_3311_000727 dunque la signorina kitty ci ha l'uso delle partecipazioni. infatti può dire a me il nostro buci a terenzio, spazzòli il nostro caffè. 1595_3311_000728 ah, bello, bello, magnifico, stupendo ed anche romantico, sì, molto romantico. gridò la contessa arrovesciando le spalle sull'argine e ridendo. a più non posso. 1595_3311_000729 questo, poi diciamo pure che può esserle venuto dalla moglie di lot. per fortuna non ci resta di sale, quantunque ad un certo punto della nostra salita e in una delle nostre più belle fermate, la gran diavola fu per rimanermi di stucco. 1595_3311_000730 a chi è destinato il tesoro? qual genio minuscolo della figliuolanza di oberone e titania cingerà il grazioso diadema custodito in quell'urna di zaffiro? 1595_3311_000731 la signorina wilson è venuta al mio fianco a caso e per non rimanerci a lungo. di che cosa le parlava con tanto ardore? la signora quarneri mi chiede di poeti. in genere rispondo: ma più del leopardi ne va matta, sì, esclama lei torcendo le labbra. oh cara. 1595_3311_000732 veva settembre, tiriamo le somme. io ho trentacinque anni e galatea ne ha ventuno. 1595_3311_000733 i corsennati non brillano per inventiva. hanno veduto nascere tanti anni fa, intorno a questa casa campestre, un po di fiori e d'arbusti e subito gli hanno trovato il nome, senza stillarsi il cervello, come si vede. 1595_3311_000734 molte, se sei ricco, sentono il bisogno di entrare nella tua casa, nessuna il desiderio di penetrare nell'anima tua. ed è strano contrasto, perchè noi uomini, chi più chi meno, avremmo tutti la curiosità di penetrare nell'anima loro, anche a costo di non trovarci niente. 1595_3311_000735 o la pace stabilita o la guerra dichiarata. mi seccano le tregue e più mi turbano le vigilie con le loro aspettazioni, coi loro sospetti colle loro incertezze tra il sì ed il no. 1595_3311_000736 la contessa, con ammirabile pazienza, condita di grazia, mette pace da per tutto. ah, che giornata. che giornata d'alti e bassi, come tutte le giornate della misera vita, ma per tutti gli dei infernali. io non sono mai stato così poco contento di me come. 1595_3311_000737 il brodo caldo ha ristorati gli stomachi, ora vengono i freddi: prosciutto, mortadelle, polli arrosto, galantine, gelatine, burro, sardelle di nantes, bottarghe e via discorrendo: tutta roba che dà buon bere agli uomini. ed anche le signore non canzonano. 1595_3311_000738 faccio quanto posso per tener celata la mia direzione e, a buon conto, non metto nessun sull'orma. così il gran viale dei pioppi è mio, mio il grande tappeto verde, mia l'acqua ascosa che dietro la fila delle carpinelle va cercando il mulino per ritrovarlo un mezzo chilometro più in giù. 1595_3311_000739 o per dire più esattamente, alle due tavole accostate vengono i bicchieri, le bocce dell'acqua, le saliere, le pepaiuole e molte bottiglie di vino che alle signore paiono troppe davvero. 1595_3311_000740 e dove lascio gli uccellini. ce ne sono di tutte le specie che attendono ai fatti loro senza curarsi di me: cincie, pettirossi, cardellini, scriccioli, pigolanti, strillanti, zirlanti nella macchia. ch'è un piacere a sentirli. 1595_3311_000741 dove ho letto io l'altro giorno, che si pensa ad usare come forza motrice la cascata delle marmore cantata dal byron e che in francia si pensa a fare il somigliante delle chiare, fresche e dolci acque di valchiusa. 1595_3311_000742 sono miei i folti castagni del bosco, miei gli olmi e i salici, i fràssini e gli ontàni del fiumo. mia la borraccina delle balze donde si levano gli argentei pennacchi dei cardi rilucenti ad una spera di sole. 1595_3311_000743 ha preso una bottonata: due, tre, senza collocarne una delle sue quattro, cinque e sei con eguale risultato. ma qui filippo ferri si è mosso a compassione, ha un po rallentato il suo giuoco e si è fatto toccare ad un braccio. 1595_3311_000744 da capo finito, il terzetto delle mandoliniste volle rumoreggiare la banda con un centone di pezzi della norma, dove non mancò la casta diva nè il suo contrapposto del guerra guerra. 1595_3311_000745 che mi parvero fratelli germani di quelli ch'io avevo impresso tre ore prima sulla cara sua mano a. 1595_3311_000746 ma la contessa non è ancor sazia di ciance e vuol proprio che io pensi al caso suo. non avete altro consiglio da darmi: soggiunge con tutta la vostra fantasìa. 1595_3311_000747 del resto quel poco che dice è sempre assennato. riprese: filippo mi pare un'ottima donna e molto e giustamente superba della sua graziosa figliuola. veniamo agli uomini. il tuo commendator matteini, è un rudero ma ben conservato. intonacato vuoi dire: aspettiamolo di giorno chiaro per vederci le crepe. 1595_3311_000748 io, frattanto, raccattavo il mio povero orazio, che era scivolato sull'erba e correva il rischio di prendere una bagnatura tanto molesta quanto era piacevole alla signorina wilson quella delle sue braccia indorate dal sole. 1595_3311_000749 non afferro che questa frase con cui ella finisce ci sta lei? ma sì, risponde. la luminosa contessa è un'idea stupenda. a mille metri sopra il livello del mare, non potranno vantarsene molti. 1595_3311_000750 acqua limpida e fredda, dove la signorina wilson è già corsa a tuffar le mani con gioia infantile, io l'amo e la venero come tutte le fonti, in ciò, sentendomi veramente pagano. 1595_3311_000751 nella prima ora del nostro viaggio eravamo tutti uniti in un solo drappello. a poco a poco, salendo la strada a ritroso del fiume, ci troviamo divisi in manipoli secondo che hanno portato i capricci della conversazione, gli umori diversi e la maggiore o minore sveltezza delle gambe. 1595_3311_000752 scherzo. sapete so bene di non essere il diavolo e non mi fate complimenti, vi supplico. non ho parlato così colla intenzione di averne uno da voi. li gradisco, ma quando non li ho provocati e sopra tutto, quando vengono spontanei nella sincerità del momento, come accade a voi che siete poeta. 1595_3311_000753 sul finir della festa è diventato quasi un personaggio importante. non ha voluto riconoscere il suo antico padrone, che voleva fargli una carezza vedendolo così lustro di pelo. per compenso, non ha nemmeno guardato il suo padrone odierno e legittimo per virtù di regolare contratto. 1595_3311_000754 basta come dio vuole, eccola in salvo. la ripa su cui si procede è sempre angusta per due, ma siamo giunti dove la prateria sottostante risale, risale sempre più, per venir quasi a filo dell'argine e non c'è più pericolo di capogiri. 1595_3311_000755 sentite, signora, le dissi gravemente. il meglio è di non dover dare spiegazioni, siano esse trovate buone o cattive. son venuti a cercare di noi e non ci hanno trovato, segno che non c'eravamo o che essi non hanno saputo scovarci a buon conto. non eravamo là dove sono andati a far capo. 1595_3311_000756 questo si è fatto più presto. e meglio che non ci fosse dato sperare. anche tu: in una settimana d'esercizio hai fatto prodigi e la giornata d'oggi è stata un trionfo per te. 1595_3311_000757 ma neanche più tardi l'ha voluta riprendere, quando ci siamo riveduti dopo mezzogiorno e dopo esserci ritrovati dello stesso umore di prima. se è per l'insolenza, non dubitare: l'ho avuta e me la tengo diss'egli, ma il documento non mi è necessario. in mano mia potrebbe smarrirsi e nuocere alla tua riputazione letteraria. 1595_3311_000758 notate che vedo e riconosco i difetti di galatea. ne ha, oh, se ne ha quella sua passione per tutti i giuochi, per tutti i divertimenti, bisogno irrefrenabile di moto. lo capisco, ma io, se fossi padrone di quel cuore, non vorrei tanto moto, non vorrei tutto quel vivere fuori del guscio come fa l'argonauta. 1595_3311_000759 credo bene che si ricaverebbe più denaro che non dai biglietti d'ingresso. al concerto, rispose la contessa adriana. per me ci sto volentieri. l'idea, così naturalmente nata da una indiscrezione del commendator matteini, ottenne tutti i voti, parendo quella di tutti. 1595_3311_000760 non è accaduto anche a te di trovare delle signore con le quali si discorre bene e non si vuol rinunziare alla loro conversazione? non me ne parlare, la preferisco a quella degli uomini più dotti. rispose con grave accento il mio amico filippo. 1595_3311_000761 manca il luogo adatto per il triplice trattenimento e a me sovviene la filanda, chiusa da parecchi anni, che si potrebbe ottenere assai facilmente in grazia del santissimo fine. 1595_3311_000762 avanzandoci ancora del tempo. si gira dusiana per tutti i versi. i tre porticati della piazza ci trattengono un'ora buona, mentre le signore entrano qua e là nelle botteghe spogliando le vetrine di cento cose inutili rimaste invendute dall'ultima fiera. 1595_3311_000763 si prevedeva, del resto, non già che fosse indisposto il sindaco, ma che la sindachessa, dopo aver detto di sì, facesse di no. era quello il suo modo di affermare la propria importanza. 1595_3311_000764 ho detto che le imbroccava tutte e non mi disdico, sebbene due le uscissero dalle righe, ma quelle due le aveva gettate a bella posta fuori del giuoco. scambio di rimandarle alla parte avversaria. con un abile giro di racchetta le scagliava verso di me. 1595_3311_000765 il giornale rimarrà inedito. pur troppo, ma i corsennati avranno pazienza. l'avranno tanto più volentieri in quanto che, se il giornale fosse stampato, essi non si prenderebbero certamente la briga di leggerlo. sono un popolo saggio, i corsennati, di ceppo italico, antico e sincero. 1595_3311_000766 la donna che amerò è certamente nata. guai a lei se aspettasse ancora a nascere, perchè vorrebbe ritrovarmi già troppo stagionato. ma il fatto sta ed è che io non ho avuto occasione di far niente in onor suo qui. 1595_3311_000767 immagino che le dia noia la luminosa bionda che ha tre serventi, mentre le sue figliuole non ne hanno nessuno. eppure son tanto carine. ma che mania scusi è la sua di condurle da per tutto in mostra a far numero tra le donne di sboccio. 1595_3311_000768 ma per andare lassù a santa giustina, giudicando così ad occhio e croce, penso che tra il salire, il restare, il discendere ci vorranno almeno due ore, e sono adesso le undici. 1595_3311_000769 ah sì, esclama enrico dal ciotto, strascicando anche la frase, come se la tirasse con l'argano. certamente gli rispondo io senza scompormi e sul medesimo tono. 1595_3311_000770 nessun rumore. il luogo è deserto, deserte le valli all'intorno. fo il giro del santuario, non aspirando a guadagnare nessuna indulgenza, e non vedo anima nata. 1595_3311_000771 io mi sono contentato di un angolo dove ho ricopiato per la ottantesima volta il mio famoso sonetto del cigno. dicono che è classico. lei lo ha trovato stupendo. 1595_3311_000772 chi vedo, lui proprio lui, buci che mi scova, buci che mi salta addosso, mi vuol baciare, mi fiuta il premio della virtù nella tasca. no, non calunniamo quel povero buci. è stato uno dei tanti suoi atti incomposti e a quello non si è fermato, non ha insistito su quello. 1595_3311_000773 se almeno uno dei tre satelliti lasciasse un po la quarneri. ma no, niente, son fermi al posto e si direbbe quasi che si facciano la guardia l'un l'altro. dove uno va si cacciano gli altri, due garbati silenziosi, sospettosi. non sanno neanche marciare in fila, vanno sempre di fronte. 1595_3311_000774 senta, gli ho detto: i cacciatori son parecchi, sono del bel numero, anch'io. il signor morelli, contro cui le hanno scritto, ci andava per insegnare certi versi da recitare in un concerto di beneficenza. 1595_3311_000775 ti ho date, così e non brevemente, tutte le mie notizie. in ricambio, dovresti farmi un piacere: mandarmi tre libri che ti sarà facile ritrovare da ogni libraio: un teocrito, un virgilio, un orazio per far certi confronti che mi son necessarii. 1595_3311_000776 i tre satelliti della contessa amano tutto ciò che ama il loro astro dominatore. il commendator matteini non ha opinioni in proposito. rammenta d'essere stato ai suoi tempi un dilettante di pallone. 1595_3311_000777 così l'amore, rinunziando al piacere dell'indagine psicologica, si riduce necessariamente ad uno scherzo, ad un grazioso errore commesso qualche volta per ardore di temperamento, più spesso per follia d'imitazione. 1595_3311_000778 anche la mia idea piace, è accettata dal maestro capobanda e acclamata da tutti. da tutti. mi spiego: anche qui mi è mancata l'approvazione di galatea, o se pure l'approvazione c'era, non mi è stata manifestata nelle forme convenienti. 1595_3311_000779 quando non c'è adriana non mi sfugge, ma non mi cerca neanche, e se è lontana ci resta volentieri amando. meglio di prendere ipoteca sul commendator matteini. 1595_3311_000780 è vero, ma quando lei mi ha soggiunto che non lo avrebbero saputo. a proposito, signor morelli, i posteri, voglio sperare, sapranno il suo nome di battesimo, mentre io, sua contemporanea, non ho ancora questa fortuna. 1595_3311_000781 i burattini hanno sempre avuto un fascino strano su me, cari fantocci di cenci con la testa di legno che da ragazzo mi parevano uomini. e più mi paiono uomini quanto più m'inoltro nell'esperienza del mondo. 1595_3311_000782 innamorato io, io legno stagionato, navigato, provato ad ogni vento, passato per tutte le acque. quanti pericoli non ho affrontati. quante cicladi, quante sirti e sirene cantanti e scille, latranti e cariddi voraci. 1595_3311_000783 ma ella stessa si affretta a spiegarle. ho detto per celia che uomo è lei che va in collera. io, signorina, no, davvero non sono andato in collera affatto, quantunque esser chiamato grasso e miope, tutto d'un colpo. 1595_3311_000784 quando c'incontriamo senza che ci siano signore di mezzo non ci salutiamo neanche. ho incominciato io questa voglia. me la sono levata rizzando la testa e facendo sporgere un pochettino il labbro inferiore come un arciduca di casa. 1595_3311_000785 è la signora wilson, madre, che mi accoglie con tanta cortesia levando gli occhi e la mano dal suo telaio da ricamo. stringo quella mano che ella mi offre e prendo la sedia che mi addita vicino a lei, una sedia ancor calda delle fiamme di filippo ferri. egli stesso vien subito in ballo. 1595_3311_000786 così, se l'abbian per detto le persone che ci hanno lasciati a goderne, non è vero? sì, se l'abbian per detto quantunque della partenza di una mi duole un pochino. ah, e quale filippo ferri. 1595_3311_000787 quello è un corazziere all'aspetto, con occhi d'aquila e una bocca di fanciulla, e sono i temibili questi. non si sfugge all'immagine della forza quando è accoppiata, alla bellezza, alla bontà, alla grazia: è in natura. 1595_3311_000788 ed io non voglio esser più corbellato. errori ne ho commessi molti, fin troppi, cercando l'introvabile povere donne, del resto ossequiate, lusingate, insidiate: ti amano per vanità. 1595_3311_000789 facciamoci avanti tra la siepe delle carpinelle e le falde del monte serrata ai fianchi. dal margine naturale del terreno e da quello di un rialto artificiale tutto vestito di zolle verdeggianti, corre un'acqua profonda, limpida e cristallina. 1595_3311_000790 donne che ornano singolarmente la casa e corrono così volentieri le strade, maestre, donne che fanno il tè, che hanno inventata la celeste mistura delle acciughe e del burro. che hanno accolta a festa l'invenzione delle patate e ritrovato che tra i cento modi di servirle in tavola, 1595_3311_000791 terenzio spazzòli fu proclamato ad unanimi voti un grand'uomo. lo avremmo levato sugli scudi se non ci fossero mancati gli arnesi da ciò e se non fosse stato necessario levarci noi da sedere. 1595_3311_000792 ha dolce il sorriso e fiero lo sguardo. solo a vederlo per istrada bisogna dire: ecco un uomo al tocco. ero alla stazione della strada ferrata, distante un'ora da questo dolce paese. 1595_3311_000793 bellissimo, infatti, com'è sempre il bello quando si vede da lontano e lascia modo a pensarci, a fantasticarlo secondo i nostri desiderii. ho sonno, finirò domani. 1595_3311_000794 rinunziamoci dunque. il vivere è un vegetare. qui la viragine diede addirittura in uno scoppio di risa. povera vita a che la riduce. ma almeno per vegetare bisognerebbe farsi piantare. preferisce in vaso o in piena terra. 1595_3311_000795 qui è utilissima per tener distanti i buoi e per mettere in fuga le serpi. non sono un figurino da far bella mostra in società. lascio agli altri la strada maestra, l'abitato e i dintorni dell'abitato. passo il ponte di legno e mi ritrovo sul mio. 1595_3311_000796 sì, qualche cosa, stuzzicando, aiutando, grattando il corpo alla cicala, si ottiene. il vecchio ha inteso a dire d'un tempo che c'erano gli spiriti. 1595_3311_000797 ah, non ci reggo più. filippo è già in fondo al viale, gira il canto, sparisce. avanti, dunque. usciamo dalla macchia, andiamo noi a vedere come ci accoglie. galatea è permesso avanti. oh, signor morelli, che buon vento. 1595_3311_000798 ma in fondo, in fondo non è italiana, lei essendo inglese dal babbo e tenendo assai di quelle donne inglesi che erano già di doppia indole fin dai principii della stirpe, vaporose e pensose come sassoni, forti e imperterrite come angliche e danesi. 1595_3311_000799 forse sono un po troppo vecchio per lei, ma c'è chi sostiene che l'uomo debba avere dieci o dodici anni più della moglie, essendo ragionevole ch'egli abbia giudizio per due. 1595_3311_000800 me ne compiaccio e farò peggio ancora. non dico di no, ma bisognerà agguerrirsi, prepararsi di tutte armi all'impresa. hai sempre sicuro il tuo colpo. a venticinque passi, lo credo. mettiti in esercizio rinaldo ed anche d'armi bianche, per non far torto a nessuna. 1595_3311_000801 muore. complimenti all'atavismo. ma io, per tua norma non dò il passo agl'istinti e per ragion di donne non mi sono battuto mai. bene, se ti sentisse quella. 1595_3311_000802 sei troppo sospettoso. a buon conto, non son io che te ne ho scritto. se non t'accennavo io il suo nome un mese fa, non ne sapresti forse l'esistenza. certo ne ignoreresti la presenza in corsenna. 1595_3311_000803 sì, dopo la trovata del caffè, le confesso che m'è entrato in grazia. chi la sentisse, signor morelli, e chi sentisse lei, signorina, quando mi dice che gli son tanto amico. questo il dialogo occorso oggi tra me e la signorina kathleen. 1595_3311_000804 quante erbe ci vivono in quella grazia di dio, succhiandola con mille e mille radici. quanti fiori ci pendon sopra, come se volessero covarla con gli occhi innamorati. 1595_3311_000805 e quello d'una bellezza innegabile che destava istinti d'antropofago perfino nel più interessato apostolo della nutrizione vegetale. il prologo andò a vele gonfie. 1595_3311_000806 se sto due giorni senza scrivergli, è capace d'inquietarsi e di piantare san pellegrino per venire in corsenna? ne avrei piacere per un lato, per l'altro mi rincrescerebbe, temendo che la sua cura ne soffrisse. 1595_3311_000807 era una bottata diritta. la ricevevo in pieno petto e, avendola meritata, però, chinai la testa senza rispondere: che arma vuoi scegliere? gli dissi. 1595_3311_000808 capisco ora perchè si fosse addormentato il lettore. oh gridai, non faccia questo torto ad orazio nè a galatea, il cui bel nome le è capitato sott'occhio. mi ero addormentato qui perchè avevo dormito poco. stanotte ha ballato, mi chiese ammiccando io le pare? 1595_3311_000809 entrato nella vita monastica con pura e fervida fede. non ne aveva trovata altrettanta ne suoi compagni di clausura. si biascicavano intorno a lui molte preghiere, a tutte le ore del giorno, ma senza pensarci, senza fermarsi ad intenderne il significato profondo. 1595_3311_000810 il nostro poeta è di prima forza. non lo sapevano, bisognerebbe ancora vederlo alla sciabola. sì, sì, un assalto di sciabola si grida, non già con me. risponde filippo ferri. io sono ora un po stanco. 1595_3311_000811 intanto io ho celiato con lei, come lei aveva celiato con me botta e risposta, come ieri facevano loro sul tavolato, e tutti pari. buon giorno. ancora una parola: di grazia, s'è celiato. lei dice: non vada in collera allora e non mi congedi così bruscamente. non la congedo, mi congedo. 1595_3311_000812 ho fatto quel che ho potuto, adattando al mio gusto una casa d'altri. sapete bene com'è venuta a noi per pagamento d'un credito che aveva mio marito e che non si sarebbe potuto ricuperare altrimenti. 1595_3311_000813 altra differenza: io faccio spropositi da cavallo, sempre nell'idea di andar per le spicce, mentre egli è sempre ponderato e di buon consiglio, eppure non ne dà mai di debolezza nè di pace. 1595_3311_000814 facciamo le cose a modo. i tuoi moscardini non ci diventeranno mica troppo duri per aver aspettato un giorno di più ad esser pescati e fritti. li vedrò più da vicino questa sera o domani e me ne prenderò magari un paio per me. 1595_3311_000815 povera poesia del frate sepolto vivo. la storiella, incominciata così bene da accapponar la pelle a tutte le nostre signore, finiva male, troppo male, in una question di gabella. 1595_3311_000816 ma come c'è cascato? bene, come ci son cascati tutti, e bisogna darne merito al commendator matteini, con quella sua scoperta degli spari, che a te, m'immagino, sarà parsa a tutta prima un'indiscrezione pericolosa. 1595_3311_000817 tradurrò certamente tutta l'ode e resterà una memoria dell'acqua ascosa, come tante e tante altre che dormono nel cassetto dei ricordi, poveri ricordi che qualche volta- inorridisco a dirlo- non mi ricordan più nulla. 1595_3311_000818 quei vostri satelliti io non li posso patire, e non già perché vi fanno la corte, badate, ma perché mi dan noia. non verrei da voi, signora mia gentilissima, se non fosse la speranza di farne uscire qualcheduno dai gangheri. 1595_3311_000819 mi dice queste cose con un tono che mi leva la voglia di proseguire la conversazione. ho un diavolo per occhio e sto per assestare una pedata a buci che viene a strisciarmi contro una gamba. debbo calmarmi, tuttavia, perchè le berti son vicine e mi chiamano. 1595_3311_000820 un po radi gli ontàni e non alti, perchè i proprietarii di qui non lasciano invecchiare le piante da taglio smaniosi di far quattrini. che il diavolo se li porti. 1595_3311_000821 tavolato s'impegna un giuoco serrato di finte di parate, di attacchi e di contrattacchi, d'intrecci e di sparizioni, che diverte un mondo come al giuoco del pallone: una lunga sequela di colpi senza lasciar ruzzolare il pallone per terra. 1595_3311_000822 ed egli si flagellava. ma più si flagellava, più sentiva che il verbo è l'amore. è anche l'intelligenza il verbo, poichè il verbo è dio, ma l'intelligenza se mai non abitava più nel convento di dusiana. 1595_3311_000823 l'abitato di corsenna fu presto traversato dalla nostra vettura e senza altri incontri di persone della colonia villeggiante. bene, si affacciavano alle finestre, ai terrazzini, agli sporti delle botteghe, i corsennati dei due sessi. 1595_3311_000824 quando riebbi coscienza di me, ero nella mia camera, lungo disteso nel mio letto. mi guardai dattorno istupidito non sapendo darmi ragione di niente. 1595_3311_000825 e se tu avessi tenuto con me un altro modo? scambio di scrivermi quella tua letteraccia, scambio di ostinarti come hai fatto a volermi morto. se non m'inchinavo ai tuoi olimpici voleri, non ci saremmo rotte da veri bamboccioni, le nostre. 1595_3311_000826 buci a farla grossa. non val dieci lire come cane, come amico vale un perù è felicissimo del trapasso. non mi lascia un minuto. dorme accanto al mio letto sopra una sedia che fa ballar tutta la notte, dandosi poco riguardosamente alle pulci. 1595_3311_000827 quella mattina non avevo badato a lui che non era in casa, ed io non mi ero dato il pensiero di cercarlo. buci aveva saltata la siepe dell'orto, secondo l'uso suo e dei suoi pari. 1595_3311_000828 nelle conversazioni, nei ricevimenti, nei balli, nei teatri, in tutti i luoghi, insomma, dove le donne portano la loro grazia e la loro gioventù, c'è sempre una caterva di sciocchi. sono essi il maggior numero vorrà convenirne. per costoro si avrà da perdere il tempo e l'arte, per costoro da sciupar la grazia. 1595_3311_000829 la signorina kitty conosce anche il segreto della cesta, ma sì, figuriamoci se non ne ha la sua parte. non ho ancora digerito il caffè e già mi danno. 1595_3311_000830 sei tu che hai scritto ciò. io risposi. non conosci più il mio carattere, lo conosco. ancora replicò, ma non ci ho veduto il tuo senno. questa lettera mi pare d'un matto. 1595_3311_000831 in altri termini, temo senza sgomenti però di avere ai fianchi una piccola tribù di scioperati. dipenderà forse da me di causarne gli attacchi? ma se proprio dipendesse da me, non vorrei causarli davvero e mi metterei volentieri in guerra come. 1595_3311_000832 non piace a me. ripeto, piace nondimeno agli altri e perfino ai parenti di quelle tenere vite. passi dunque il ringraziamento cantato. 1595_3311_000833 quella passeggiata fu l'origine di tutte le mie disgrazie. faccio l'uomo, m'irrigidisco sotto la maschera, sto sulla mia, ma non sono contento di me. com'è vero, dio, non sono contento di me. 1595_3311_000834 il signor. qualcuno la pagherà salata, replicò enrico dal ciotto. tutte queste cose è venuta a riferirmi clarina, e vi confesso che sulle prime mi avevano un po turbata. 1595_3311_000835 ti ridico per la ventesima volta che non ne sono innamorato. sciolta la mia questione d'amor. proprio con quei là penso a lei come al gran cane dei tartari. e allora, tanto meglio o tanto peggio, avrai tempo e libertà per ardere i classici incensi ad. 1595_3311_000836 luglio. questa mattina ero stato un po in forse dell'andare o del non andare in visita al roccolo. è debito, dicevo, tra me, debito di galantuomo dopo l'impresa del mulino. sì, mi rispondevo, ma che cosa ne penserà galatea? 1595_3311_000837 e se ne possono cavare anche parecchi vezzeggiativi, cominciando da càtera, non è vero? no, lasciamo càtera a mercato. vecchio, c'è rina non le garba? ah, esclamò essa ridendo. lei vuole accostarmi a rinaldo? 1595_3311_000838 ci ho pensato a lungo nella notte prima di prender sonno ed anche ieri mattina appena svegliato. forse voleva farsi sotto con astuzia quatto, quatto, senza parere, alla maniera delle tigri. 1595_3311_000839 qualcheduno. c'è qui pilade, il mio servitore. hai bagaglio, sì, e che bagaglio. un cassone consegna il polizzino a pilade sarà ritirato e caricato nella vettura, se pure una vettura basterà, altrimenti prenderemo un carro. 1595_3311_000840 anche il duello ci voleva e facciamo altrimenti. veda di attaccarsi ad un lembo della mia veste così leggero- leggero per non tirarmi sott'acqua- che s'affogherebbe in due nuoterò io, ma lei si tenga, quanto più le vien fatto rasento all'argine e spinga coi piedi, non avrà mica intormentite le gambe. bravo, così va bene, avanti sempre. 1595_3311_000841 quanto è bello, fresco, ridente, quest'angolo di mondo ignorato. e quanto sarebbe più bello, più fresco, più ridente, se fosse qui galatea, lieta, fiduciosa, serena, come una volta, prima di quella tal passeggiata che le sarà parsa una profanazione ma in cui non ebbi colpa veruna. 1595_3311_000842 riconosco il sentiero dei casali, quello stesso sentiero che ho già fatto una volta, ma risalendo in compagnia della contessa adriana, maledetta passeggiata donde son nati tutti i miei guai. 1595_3311_000843 sa che non voglia andare un po meglio se i mariti prenderanno il verso d'obbedire alle mogli. settembre: 1595_3311_000844 per farti poi del male bambina. oh, non c'è pericolo, signora, e la sua figliuola può esercitarsi benissimo. la carica del flobert è così minuscola che non c'è nessun timore di veder scoppiare la canna. 1595_3311_000845 ed egli rideva delle mie collere, rideva saporitamente, come fate voi, signori uomini, che poi, se dio vuole, sarete peggio di noi. fatte poche altre ciance. su questo tono più allegro mi alzo. 1595_3311_000846 egli ci si gonfia un pochino ed io mi annoio altrettanto. ah, c'è uno strappo nelle mie relazioni con galatea, uno strappo che bisogna rammendare ad ogni costo. ma tu ci passerai, bambina, laggiù dalla parte del mulino. ci passerai una mattina o l'altra e dovrai pagare il pedaggio. 1595_3311_000847 in una città sono istituzioni, monumenti, musei. si va a visitarle e si segna nel taccuino. l'ho veduta. compiango per altro il custode di quel museo, povero custode che ha perdute le chiavi e deve lasciare aperto a tutti i curiosi. 1595_3311_000848 forte, rizzarmi muso, sfuggir tutte le occasioni di ritrovarvi presso di me, di barattar due parole con me, non vi pare una crudeltà senza esempio? da che tigre arcana siete voi nata? sia detto col massimo ossequio per la vostra signora madre. 1595_3311_000849 se sai perchè ti lagni che non ti scrivo io. ma infine, è vero, non ti ho più scritto da dieci giorni, magari da quindici. ho la malattia degli scrittori, mio caro, quella specie d'intermittenza ch'essi hanno comune con certe fontane. 1595_3311_000850 io veramente non avevo dimenticato il burattinaio venuto la sera del a dar saggio della sua abilità in corsenna. ma lo avevo creduto, uccel di passo, che dovesse contentarsi di una sola rappresentazione e portare la sua baracca altrove. perciò, volendo scrivere, ordinar le mie note, ero rimasto a casa. 1595_3311_000851 ad un certo punto, approfittando della distrazione di uno dei ragazzi, viene a raccogliere una palla a poca distanza da me. avrei dovuto alzarmi io a raccoglierla, ma mi tratteneva nel dialogo una battuta un po lunga della contessa quarneri. 1595_3311_000852 ognuno l'ha con te. più sei forte, o più ti credono tale, più si affannano a soverchiarti, a tirarti giù, a darti il gambetto. 1595_3311_000853 che già abbastanza mi conosceva e mi voleva bene, contro i meriti miei, da non sapermi dire di no e da non pigliar tempo a rispondermi. come esclamò la signorina, stupita vedendomi lei qui, 1595_3311_000854 così dicendo, le squadernai, sotto gli occhi il volume, avendo essa le mani impacciate- e non amando io che quelle mani, per quanto gentili battezzassero il mio poeta, pagano nella vita e nell'arte, e già anglicano. 1595_3311_000855 caro, non ti ho detto tutto. riprese, filippo, io posso avere esagerato, è il mio costume in un cert'ordine di cose. ma comunque sia, il mio bravo conte è diventato un agnellino. 1595_3311_000856 quando si può. non si deve pretermettere questo piacevole e saluberrimo uffizio: alzarsi a bruzzico per lavorare quando non ce n'è bisogno, che idea. peggio ancora, quando nessuno ce lo comanda, quando nessuno aspetta i frutti del nostro lavoro. 1595_3311_000857 le ho resa la botta dell'inglese ed ella ne è rimasta un po sconcertata, ma non più si parte. finalmente la contessa mi vuole nella sua giardiniera, forse in premio della storia del frate e dell'invito al concerto musicale di dusiana. 1595_3311_000858 pilade era rimasto sbalordito o fingeva? sì, credo proprio che fingesse. quello è un ragazzo che non si sbigottisce di nulla e fa qualche volta il minchione per non pagar gabella, ma è un furbo trincato. 1595_3311_000859 perchè cinque minuti dopo venne il padrone a pregarmi di accettare per la staffa quattro bottiglie di vin buono. buono, soggiungeva egli, perchè dolce e gentile, che di quello ne potevano ber le signore, e le signore che avevano bevuto acqua pazza fecero onore alla cortesia dell'albergatore garbato. 1595_3311_000860 intendi già che io voglio parlare delle tue idee stravaganti, intollerabili, a proposito della signorina wilson. non ti ho detto iersera quello che ti meritavi, tanto mi avevi fatto trasecolare colla tua alzata d'ingegno, io parlare in tuo favore alla mamma di lei. 1595_3311_000861 non è bello e ci corre, oh dio, e che significa? ciò è la mia opinione, dopo tutto, e si è sempre visto piacere alle donne quello che a noi pareva un becco di cutrettola, un muso di pecora, un ceffo di cane. 1595_3311_000862 capisco ancora che la felicità suprema dell'estasi inerte richiede un alto grado di perfezione intellettuale. ma tutti quelli che l'hanno raggiunto quel grado? perchè si vengono moltiplicando senza ragione i bisogni? 1595_3311_000863 oltre la quale si leva la costa del poggio, tutta densa di castagni, fino al suo colmo, donde sbuca un campanile aguzzo e trapela il tetto della chiesuola di santa giustina. 1595_3311_000864 ringhia a tutti per via, mangia quando gli fa comodo e mi obbedisce quando gli piace. a fartela breve, aveva un padrone, lo ha lasciato e si è procacciato un servitore. 1595_3311_000865 dotto di patristica, forte di sacra eloquenza, aveva anche veduto che tutta la dottrina era già concentrata nei quattro evangelii, negli atti e nelle epistole di san paolo. nè più altro aveva voluto sapere, nè più d'altro fuoco scaldava le sue prediche. 1595_3311_000866 ah, briccone, gliene dirai tante che qualcheduna le toccherà il cuore, ma tu non potrai dirle la meglio, non la potrai chiamar galatea, non lo sai tu. il nome arcano della signorina kathleen. 1595_3311_000867 di pure il tuo, perchè io l'ho portato per te. mi rispose filippo mentre uscivamo dalla stazione. c'è un vero arsenale: dieci fioretti coi bottoni e una coppia di spade, dieci sciabole non affilate e quattro col filo. ti bastano? 1595_3311_000868 ma quegli occhi lunghi, sotto quelle palpebre tagliate a mandorla, son proprio naturali. apparirebbero tanto luminosi, fosforescenti, senza il sapiente contrapposto del bistro. 1595_3311_000869 mi fanno tutti di gran cortesie, non c'è che dire. la signora berti e la signora wilson, due mamme, mi prendono in mezzo dopo che tutti gli altri mi hanno salutato, il commendator matteini, con benevolenza tranquilla di capo d'ufficio in vacanza terenzio, spazzòli con gravità contegnosa. che potrebb'essere timidezza. ed è forse degnazione? 1595_3311_000870 che idea per altro non amare un giuoco tanto bello? ma sui gusti non si discute. ciò che non piace a lui non piacerà a me di sicuro. in un'altra cosa ci troviamo pienamente d'accordo: il simulacro di bronzo a duci buci. 1595_3311_000871 ti va lo spazzòli. son sicuro che non vorrà ricusarci il favore, almeno per la stranezza del caso. non voglio nessuno. risposi, ma tu sei più matto che io non credessi. gridò: filippo spazientito, va a fartela mettere da altri la camicia di forza. 1595_3311_000872 di là dal greto che si vede qua e là screziato e rallegrato da larghi cesti di romice, da candelabri fogliosi, di tasso barbasso, di labbra d'asino, di denti di leone, d'orecchi di topo e di scarpette di venere, si stende una fila nereggiante di ontàni. 1595_3311_000873 più padrone di sè, ripeto, ma mi fece anche un saluto che non mi piacque. se non fossimo stati in casa d'altri e in presenza di signore, a quel saluto breve e sarcastico avrei risposto con un ceffone, tanto per cominciare. 1595_3311_000874 mi fanno le capriole, mi saltano alla cintola, mugolando, scodinzolando, fiutando, girandomi attorno, seguendomi, precedendomi, ringhiando per onor mio a tutti coloro che passano. 1595_3311_000875 e farà bene. dal canto suo, noi, dal nostro, ci leveremo il gusto di mandarle qualche saggio del nostro valore, ma non in carta stampata, in carne ed ossa, piuttosto in buona salute e di ottimo umore che sappia ridere di lei vedendola fare le medesime sciocchezze. ond'è rallegrato il secolo nostro, non dissimile in ciò dai passati. 1595_3311_000876 il padrone e la padrona, giovani ancora, hanno aria di gente per bene, non avvezze per altro a ricevere tanta gente in un tratto. il nome della eterna città vuole che diamo la preferenza al suo albergo, padrona. 1595_3311_000877 è la voce della signorina virginia berti che, arpeggiando sulla sua mandòla, canta due belle canzoncine spagnuole. anche a lei molti applausi. i corsennati, sicuramente dal continuo picchiare, hanno già le bollicine alle mani. 1595_3311_000878 piazza. sei dunque uscito. gli ho chiesto: sì, ho fatto le mie visite e per me e per te- non mi crederai mica un egoista- sorrido e ringrazio, ma non ardisco chiedergli altro. frattanto si affaccia pilade sull'uscio e gli fa cenno: che vuoi, dice filippo? ah sì, ho capito, vengo subito. 1595_3311_000879 ha proferite le ultime parole a voce bassa, quasi bisbigliandole all'orecchio della contadina, ma io le ho udite egualmente. ah, dunque, è di qua a mezza costa che venite a rimpiattarvi, mentre i poveri cristiani vi vanno cercando per monti e per valli. è bene saperlo, signorina. 1595_3311_000880 tra rami, foglie, licheni e borraccina si forma su quell'intreccio di tronchi uno strato che inganna, par di andare sul sodo e ad un tratto cricche ci si può lasciare una gamba. ha capito? le proibisco di andare. 1595_3311_000881 e sarà lei, m'immagino, che ha inventato il soprannome. mi crede dunque molto cattiva? no, ma poichè voleva dirmelo, ripigliai. gli autori recitano così volentieri le cose loro. 1595_3311_000882 questa è stata la storia della prima settimana, ma poi s'è dovuto smettere via via, non passando più dai casolari dove incontravo quei cari amici che, a certe ore, mi usavano la cortesia d'aspettarmi sugli usci. 1595_3311_000883 per me te la rinunzio. mi ha chiesto dei versi per il suo albo dove non scrivono che amici, che piena. affrèttati anche tu, perchè ci sono a mala pena due pagine bianche. 1595_3311_000884 sia pure la nera, ma in questo caso bisognerà andar lontano, sui monti o tra i monti, ed essendo ben sicuri di non aver gente sulla linea del tiro. 1595_3311_000885 io poi, vestito ordinariamente di tela, con un cappellaccio di sparto che ha la falda rialzata sulla nuca e tirata giù sul naso, con una mazza di nocciuolo tagliata da me e più lunga di quelle che usavano i babilonesi. 1595_3311_000886 oh bella, come si trovano gli appigli, come si trovano le occasioni. non avrebbe trovato niente se fosse rimasto a casa sua. meglio ancora, non si sarebbe neanche avveduto della esistenza di una signorina wilson sotto la cappa del cielo. 1595_3311_000887 ma poi che cosa? ho deciso di aspettarla qui, signorina, perchè volevo, desideravo parlarle. era dunque in agguato male, ma noi non abbiamo paura. e possiamo dire al malandrino: ci accompagni pure e beva il suo latte. 1595_3311_000888 alla prima voltata c'è un fil di luce che viene da un finestrino di fianco e lascia vedere là in fondo, tra due corte e tozze colorine d'arenaria, un gran torchio colla sua madrevite inoperosa sulla gabbia vuota e tutto intorno il bottame della fattoria che manda un forte odor di vinacce. 1595_3311_000889 anche a me fecero cortesia invitandomi a giuocare. mi sono scusato, confessando d'essere ad ogni giuoco una sbercia. non è meno sbercia, sia detto con tutto l'ossequio dovuto a tanti pregi fisici e intellettuali. 1595_3311_000890 e a me ne duole moltissimo. rispondo: è un vizio di metodo. anche colla sciabola faccio, senza volerlo, il giuoco della spada, rischiando poi, se non mi vien bene il colpo, di farmi affettare una spalla. 1595_3311_000891 e la fanciulla, invasata di tanta passione per lui da seguitarlo per via, da far giornate intiere di cammino a piedi per andarlo a sentire quando predicava. nei paesi vicini era impazzita la poveretta e avevano dovuto esorcizzarla. 1595_3311_000892 le signorine berti mi paiono già destinate ad ordinare la fiera. la signorina wilson, che non ha ancora aperto bocca, potrebbe incaricarsene lei. bene, sì, kitty, gridano le berti. lo recita kitty. no, risponde la signorina wilson. non mi sento da tanto. perchè non puoi recitarlo tu, adriana? 1595_3311_000893 ah, come l'avrei dato volentieri io quello scudo. signorina, le ha fatto piacere. ne sono contento più ancora che degli occhi sbarrati della burattinaia quando vide il mio biglietto da cinque nel suo piattellino di stagno. 1595_3311_000894 e frattanto galatea non si vede. la signorina kitty studia. sempre domando: oh no, siamo in campagna e la mia figliuola in campagna fa sempre il meno che può, sempre in giro come una libellula a far provvista d'aria e di sole. 1595_3311_000895 è carità fiorita. non se ne dubita nemmeno che rallegrando il cuore santifica la vita. e i bambini cari, oh, ci ho messi anche quelli. mi ci sono dilungato. 1595_3311_000896 sì, con una grazia adorabile, ho capito. la consegna è di trovar tutto bene e frattanto galatea non si vede spuntare. 1595_3311_000897 contento della mia piccola fortuna. non amo guastarla andando la sera a cercare la nostra antica colonia villeggiante, o quel tanto che n'è rimasto in corsenna e che la marchesa valtorta non ne ha tirato al suo zecchinetto. 1595_3311_000898 come sempre avviene, l'asino è il più carico del che non si duole. con quei suoi passi corti e veloci, mossi a contrattempo, va sempre avanti a tutti, povero ciuco, e le sue grandi orecchie tese danno il buon esempio ai membruti compagni. 1595_3311_000899 diamo un'occhiata in giro e vediamo un'insegna: il titolo albergo della posta. prometterebbe la prima locanda del paese, ma le piccole finestre e la povera apparenza dello stabile non ci lasciano sperar bene. 1595_3311_000900 non volevano il tè, ma lo volevo prender io e l'ho preparato. si son rassegnati a sorbirlo, ma trovandolo amaro. nessuna allusione alle indagini del mattino. solo uno, il martorana, mi chiese di punto in bianco: vi è passata. 1595_3311_000901 sarebbe tempo oramai di andare a visitar l'abbazia. per questo eravamo venuti a dusiana e non per dimenticarci. a tavola si prende lingua e si va, ma guai a lei se non è stupenda. non siamo disposti a tollerar cose mediocri. 1595_3311_000902 ed io come un pesce nell'olio friggendo, non è vero? ti ho ben visto qualche volta e non hai avuto occasioni di rompere con nessuno. le ho cercate, ma ho fatto fiasco. 1595_3311_000903 allora sarà per domani, cioè non per domani. domani si va a visitare un altro santo, come si chiama più: è il monte più alto di questi dintorni, a mille metri sul livello del mare. san donato le dissi: sì, per l'appunto. san donato rispose ella: c'è forse già stato? 1595_3311_000904 ho detto a enrico dal ciotto che si chiamano decadenti in arte solamente quelli che non sanno star ritti, ed egli non è andato in collera. gli ho detto che le cravatte larghe le portano i petti stretti e mal formati, e lui: 1595_3311_000905 giovinetto. c'era obbligata in chiave: la strada polverosa, bianca abbagliante sotto la sferza del sol di giugno, la grossa berlina a tre cavalli coi bauli dietro e il postiglione alto a cassetta. 1595_3311_000906 ma già molti giorni prima avevo conosciuta la signorina wilson. l'avevo riverita insieme colle altre villeggianti di qui e non m'aveva fatto un senso particolare, tanto che trovavo carine le berti e di lei non avevo pensato nulla, tanto che trovavo bellissima la quarneri, anzi pericolosissima. 1595_3311_000907 il sentieruolo, lasciando lo scoperto, si ficca dentro alla piantata delle carpinelle ed eccoci inselvati coll'acqua susurrona che ci corre daccanto. e di là dall'acqua, le falde del monte che salgono vestite di borraccina e d'eriche nane, sotto la guardia e l'ombra dei vecchi castagni. 1595_3311_000908 farei senza dubbio la figura del can bastonato: bastonato da lei e pauroso di loro. ah no, perdincibacco, non sarà mai. l'idea di ciò che potevano dire i satelliti mi ha messo di cattivo umore. il cattivo umore mi ha fatto mettere in armi. siamo in guerra, combattiamo. 1595_3311_000909 hanno perfino improvvisato un focolare di cui sentiamo crepitare la stipa. che cosa vorrà essere la nostra refezione all'aperto? terenzio viene modestamente a consigliarsi con le signore, propone un pasto che sia colazione e desinare ad un tempo, osservando che due pasti separati da troppo breve intervallo si guasterebbero. 1595_3311_000910 ne uscirono fuori chicchere, piattini, cucchiaini, caffettiera, zuccheriera, tutto un servizio da caffè, dio degli dei. e già dalla cucina, nascosta tra i faggi, si spandeva, giungendo fino a noi, l'aroma della bevanda celestiale che staccava il bollore nel bricco. 1595_3311_000911 mi atterrò all'altra peggiore, più brutta, ma almeno solitaria e non vista di starmene in sentinella. per quante ore le wilson fanno la prima colazione, il breakfast alle otto, e oramai sono le nove suonate. la seconda, il lunch al tocco, e ce ne avremo ancora per quattr'ore. 1595_3311_000912 dinatoire dei francesi. la necessità di copiare è evidente. se c'è la cosa, perchè dovrà mancar la parola, e se degli italiani l'han trovata in dialetto, perchè non si dovrebbe farla passare nella lingua? 1595_3311_000913 la grandinata ripiglia e spesseggia. ne busco la parte mia, ma niente paura, son quasi tutte sulle braccia e i muscoli enfiati le rifiutano. mi fischiano gli orecchi dal sangue che mi corre veloce alle tempia. sento confusamente una voce di donna che strilla e pilade, che grida più alto di lei: tornate alle vostre cazzaruole, qui non è luogo per voi. 1595_3311_000914 sai che l'inglese è la mia passione? gli dissi: e le inglesine no? no, ti giuro. e quando ti avrò raccontato ogni cosa, vedrai che si tratta di ben altro. ora non è il momento nè il luogo. soggiunse, filippo, lasciami dar la valigia a qualcheduno. 1595_3311_000915 a che altro, di grazia, dovrebbero servire le fonti, se non a tenere in fresco il vino, specie quando le bottiglie, mal difese dal tessuto delle ceste, si sono scaldate al sole in tre ore di marcia? 1595_3311_000916 le rispondo che è bellissimo, ma ella è già trascorsa veloce, sorridente, graziosa, si curva sulla vita, raccoglie la palla e fugge al suo posto di combattimento. gran diavola di ninfa. 1595_3311_000917 ma è certo che, oggi come prima, lo strapazzo nuoce ad ogni organismo e certissimo poi che il tuo vecchio amico aveva bisogno di questo riposo, tanto gli pare d'esser tuttavia sfiaccolato. 1595_3311_000918 è necessario, farò come potrò. quando la mano ricuserà l'uffizio, mi fermerò per ricominciare più tardi. ecco intanto la letteraccia. non ne avevo tenuto copia, scrivendo confusamente tutto quello che mi veniva alla mente, e dalla mente alla penna. 1595_3311_000919 il quale, a tutti i complimenti che gli si fanno sull'arte sua e qualche volta un po ironici, guarda i suoi due bigonciuoli pieni di ghiaccio e coperti di frasche di castagno, dicendo modestamente: si fa quel che si può per contentare i signori. 1595_3311_000920 soli. esclamò la contessa e il signor dal ciotto è andato per la carrozza. sarà qui fra due minuti la carrozza, per che farne? 1595_3311_000921 trentacinque, esclamò la contessa. in verità vi credevo a mala pena sui trenta. ma che cosa son poi? trentacinque anni soggiunse la virilità della gioventù per un uomo. io ne ho ventisei e come donna posso dirmi vicina alla maturità. che differenza tra noi. 1595_3311_000922 ma non è così, gridai io: la gabella ducale non c'entra per niente, oppure è molto più tarda. il fraticello aveva fatto ben altro da meritare quell'orribile sentenza. se le signore permettono, la racconterò io questa patetica istoria che ricordo benissimo. 1595_3311_000923 ah, sia lodato il cielo. si capisce qui che il padrone di quei pioppi è un signore per davvero, o che almeno non ha l'acqua alla gola, e in ogni caso è un poeta che ama le belle cose e vuol dare la sua parte anche agli occhi. 1595_3311_000924 vorremmo concedere qualche minuto di riposo a buci, ma egli non mostra di averne voglia. perciò ripigliamo la salita, restando d'un bel tratto i primi della comitiva sull'ultimo scaglione del monte. ci fermiamo ad aspettarla. 1595_3311_000925 idee nere dirai, ma io, se rammenti, le ho sempre avute. a certe cose bisogna pensarci in tempo, per non esser poi colti alla sprovveduta. quella gran diavola della falce è così capricciosa, già donna anche lei. 1595_3311_000926 benedetti cani. prima era sempre con me e per venire con me, per essermi alle calcagna. dovunque andassi, risicava le busse del suo padrone ogni sera. adesso che sta con me, va sempre con gli altri e quando è con gli altri non ha pace finchè non li guida sulle mie tracce. 1595_3311_000927 io per questa sera ve ne dò dieci, sì, dieci, ed eccole qua, ma ad un patto: comandi, illustrissimo comandi, che questa sera non mandiate attorno il piattellino della buona grazia. regalo io la rappresentazione stasera e resto incognito. c'intendiamo? 1595_3311_000928 i ritratti del re e della regina tolti per l'occasione dalla sala dell'asilo sono stati appesi nel fondo del palco improvvisato, sotto un baldacchino di drappelloni rossi. 1595_3311_000929 sei tanto curioso di lei, perchè non mi domandi ancora del cane. quello, per esempio, è interessante davvero e vive oramai con me. il padrone, dopo un'assenza un po lunga, l'ha castigato chiudendolo in casa. quell'altro è scappato dalla finestra. ha fatto un'assenza anche più lunga, tanto lunga che non ha più voluto ritornare. 1595_3311_000930 io ero testimonio, naturalmente nella mia condizione d'amico, e di sciocco, bizzarro episodio di quella cerimonia. 1595_3311_000931 aveva posata la mano sinistra sulla mia spalla destra, assai leggermele che appena l'avevo sentita, e di lancio mi era passata di fianco per correr via davanti a me sul colmo dell'argine, toccando a mala pena il terreno con la punta dei piedi. 1595_3311_000932 si scende ancora un poco, dove l'acqua ritorna a mostrarsi arginata, eccolo lì, il mio rifugio. passo davanti al mio arginello, erboso e fiorito, ma senza guardarlo per timore che gli occhi tradiscano le mie tenerezze. 1595_3311_000933 con questi alla mano, si sfoghino, se ne diano quante vogliono, fino a tanto che potranno star ritti. io assisterò e vedrò di contar. giusto, è un'idea? grida filippo inuzzolito. 1595_3311_000934 e fece come diceva, affondando le mani una dopo l'altra e le braccia fino al gomito, nell'onda cristallina che fece intorno ad esse un lucido braccialetto. 1595_3311_000935 tu intanto non potevi esser più felice di così. filippo, mio caro, sei giunto appena, non hai ancora veduta la prima casa di corsenna e ti vien sotto la tribù dei seccatori, per cui ti ho pregato di venirmi a dare man forte. vedili là che passano il ponte. 1595_3311_000936 si fa invito coi gesti, ma nessuno dei sedenti risponde. terenzio spazzòli, è un fior di cortesia? si offre lui, cede la smarra a filippo, mette la maschera e il guantone, impugna la sciabola. e in guardia. 1595_3311_000937 e chi sa quanti altri smarriti della greca antichità i quali ci si faranno ritrovare un giorno- voglio sperarlo almeno- nelle fasce di qualche mummia egiziana del periodo alessandrino. 1595_3311_000938 ma noi c'inganniamo volentieri l'un l'altro: esso prodigandomi una stima che è tutta fondata sulla certezza della mia pigrizia invincibile. io godendone senza risparmio e pensando che quella stima io la perderei senza fallo se mai mi decidessi ad uscir dalla nuvola. 1595_3311_000939 a a tu per tu settembre scrivo giorno per giorno tutto quello che mi accade nel mio memoriale. ah sì, davvero me ne sono vantato a tempo colla signorina wilson. 1595_3311_000940 si fanno corse di qua e di là, pranzi nei paesi e merende nei boschi, in dieci, in quindici, in venti persone, e lei non si lascia vedere. si balla qualche volta. 1595_3311_000941 ne fu tutta ammirata, innamorata, rapita al settimo cielo, sincera, vivace, tutta di primo impeto, aveva facili le espansioni come, pronta la lingua di quella maravigliosa piantata di pioppi, volle fare uno schizzo nel piccolo albo che portava sempre con sè. 1595_3311_000942 rinaldo. inutile raccontar qui la mia notte, nè volendo potrei. facevo e disfacevo continuamente peripezie e catastrofi, intrecci e scioglimenti di una sola tragedia. 1595_3311_000943 due o tre ore dopo arriva il dottore che riconosco benissimo e che è lieto di sentirmi parlare. animo via, le cose vanno benissimo, se lo dice lei, ma ci ho dolori da per tutto. si contenti, si contenti, quelli passeranno in due o tre giorni. era la testa, la testa, quella che mi teneva in pensiero. 1595_3311_000944 non aveva egli gettato un fascino su lei, un fascino? povero, padre anacleto ci divenne furioso e parve ossesso egli medesimo, in quel punto fatale. 1595_3311_000945 grazie dei libri che ho ricevuti ieri. ho già incominciato a servirmene, traducendo una saffica di orazio. te ne manderò un assaggio a suo tempo. se pure sarò contento dei fatti miei. 1595_3311_000946 era lui, povero cane, era lui veramente che aveva delusa la vigilanza del padrone ed era corso sull'orma dei suoi protettori. quanta strada aveva dovuto fare per raggiungerci. 1595_3311_000947 e ce n'è voluto, sapete, a persuaderli, tanto erano pieni di stizza. così avrebbe potuto rispondermi la signora del prologo, ma ecco che cosa avrei potuto replicarle io, e con un gusto matto. 1595_3311_000948 amico, nemico qual più mi vorrai. non ti maravigliare di questo cominciamento nè di quello che verrà dopo. è del savio non maravigliarsi di nulla. batti ma ascolta, disse temistocle ad euribiade. se crediamo a plutarco, leggi e poi fa quel che ti pare. dirò io a te. 1595_3311_000949 obbediscono ai cenni di terenzio spazzòli, sempre severo in ogni cosa, che faccia sempre sicuro di sè. i ragazzi trottano come puledri, ficcandosi tra i piedi dei grandi, inciampando, ruzzolando, saltellando e facendo il diavolo a quattro. 1595_3311_000950 ma n'era finalmente venuto a capo ed arrivando a noi, ansante trafelato con un palmo di lingua, fuori faceva ancora una mezza dozzina di salti buffi, mugolando ed alzando le froge per mostrarci tutti i suoi denti in un riso terenzio spazzòli. non sarebbe più stato solo a rider così. 1595_3311_000951 amandovi tra voi, non vivendo che d'amore. il regno di dio scenderà sulla terra. parlava bene, povero frate. esclamò: la contessa sì, ma sapeva un pochettino di eretico. ripigliai: 1595_3311_000952 le signore hanno protestato di non voler salire più oltre. l'ultima punta del san donato è alta ancora un centinaio di metri, ma che cosa si potrà vedere di lassù che non si veda dall'orlo del prato? la sardegna, forse, o la costa d'africa? dunque, fermi lì dove si sta così bene. 1595_3311_000953 se casca, diciamo pure con lui che voleva scendere. i due tranvai si muovono e traversano fragorosamente mezzo il paese, oggetto d'invidia ai corsennati, tutta gente mattiniera che deve accudire alle sue faccende quotidiane. 1595_3311_000954 ma non è stata colpa mia se quello era il più vicino ad enrico dal ciotto e se per il secondo mi è venuto sott'occhio per lui. frattanto ho perduta l'occasione di guardar la faccia del martorana. 1595_3311_000955 pure non faccio nulla, assolutamente nulla. questa lettera, che viene un po tardi, in risposta al tuo cortese biglietto, è la prima fatica dopo un mese di quiete. 1595_3311_000956 capisco finalmente che certe ubbriacature passano presto. son come lo sciampagna queste care figliuole. un po di spuma e buona notte. domani sarà di giorno. 1595_3311_000957 questo prologo è stato il lavoro di una mattinata e temo che sarà una birbonata senz'altro, ma non potevo neanche tenermi troppo alto. lavorar di fine che avrei dato nel difficile, e il difficile alla contessa adriana non piace. 1595_3311_000958 hanno già sotto la mano il poeta. forse non è vivo e sano enrico dal ciotto, ma vorrei proprio vedere che la signorina kathleen si rivolgesse a lui. 1595_3311_000959 che dite, signora, ma era giusto che il nuovo venuto fosse il più festeggiato. quanto a me, sono riconoscentissimo di tutte le cortesie che si fanno al mio amico filippo. 1595_3311_000960 e vado ad appostarmi cinquanta passi più oltre, seduto sul lembo estremo del bosco sopra un tappeto di eriche nane e mezzo nascosto tra il fogliame di alcune ceppaie di castagno che han rimessi i polloni. 1595_3311_000961 ah sì, io che amo tanto le legnate dei burattini, ho qui il fatto mio e ancora io addosso a lui e lui a me, come due cani rabbiosi che non ismettono per morsi che tocchino, per brandelli di carne che perdano. 1595_3311_000962 oh, quello, entrò a dire la signorina kathleen ridendo per la prima volta del suo bel riso protervo di galatea. quello poi ci sentiremmo di riafferrarlo alla prima occasione, ma ce ne manca il desiderio. e del resto chi non ci vuole non ci merita, kitty, esclamò la signora wilson con accento di dolce rimprovero. 1595_3311_000963 e tremava. dunque può immaginarselo, colla paura che aveva, strano diss'ella. ora mi pare che tremi lei. signor morelli, capisco, forse è pel ricordo, le pare. a me pare invece che lei voglia ridersi un pochino di me, ma basta. 1595_3311_000964 fratello. gli dicevano i più semplici e i più amorevoli del convento: fratello, temperate il vostro zelo. tanto ardore vi condurrà in perdizione. ma il padre anacleto non voleva sentir ragioni di quella fatta, infervorato com'era dal fuoco divino. 1595_3311_000965 la signora wilson, madre non può sgradire un divertimento della sua patria d'adozione. la signora segretaria comunale non lo conosce ancora da vicino. sarà felice di essere ai primi posti per assistere ad una delle tante inezie della moda. 1595_3311_000966 signori miei, perchè non pensate ad accasarvi? è un ottimo stato il matrimoniale. io l'ho scelto e me ne trovo felicissima. imitate l'esempio mio e sarà una prova di bella amicizia. anzi, vedete, avevo stanotte pensato anche a trovarvi la sposa. 1595_3311_000967 stamane ho già fatta una scorribanda assai lunga e per luoghi abbastanza selvatici, senz'altra compagnia. che quella di buci è un eroe, non lo sa, lo so benissimo. qualche volta è fin troppo ardito, temerario, a. 1595_3311_000968 piuttosto una mezza legione di carabinieri. per compenso, le permetterei crepi l'avarizia di confessare ai suoi visitatori. quattro anni di più, sono ancor primavere che diamine e. 1595_3311_000969 smentisca la calunnia e venga, signorina, non per la calunnia, che si chiarirebbe tale da sè, ma per non rispondere con un mal garbo alla sua gentilezza. verrò, i posteri non lo crederanno, ma infine. 1595_3311_000970 dio sa, ripigliò la contessa seguendo il suo filo e non il mio. quante coppie felici saran venute qui a dirsi tante belle cose. peccato che non ce ne rimanga. 1595_3311_000971 ma sono uomini, dunque, i rosignuoli uomini anch'essi. ahi triste cosa i. 1595_3311_000972 non rammentate, signora, disse il martorana. avevate manifestato il desiderio di visitare il convento di dusiana, soggiunse il cerinelli, è vero, è vero, rispose la contessa, con aria di cader dalle nuvole, ma si era detto, per oggi questo m'era passato di mente. a quest'ora poi il cielo è coperto, disse il martorana. 1595_3311_000973 ed anche oggi si barattarono quattro parole, mentre io, da buon cavaliere forzato, l'accompagnavo fino al principio del paese, tanto il mio sonno era rotto, e rotto l'incantesimo della mia pace nel verde. 1595_3311_000974 la vedo brutta, quella povera pila ai primi rovesci d'autunno, e vedo brutti egualmente i due panconi sconnessi con quel tronco di pino che fa da ringhiera, mal rimondato e peggio, assicurato su quattro pali malissimo inchiodati per uso dei passeggeri che soffrono di vertigini. 1595_3311_000975 è stato dunque un vano presentimento. il mio scendo un po avvilito, giù dalla ripa alta in mezzo al bosco dei castagni e di là, fatti un cento di passi, sento un cane che abbaia. 1595_3311_000976 ma ella ha promesso di ritornare un altr'anno. si è trovata così bene la sua mamma tra queste montagne ed anche lei, quantunque non ci sia venuta per salute come la sua mamma cara, è stata ieri a santa giustina, non è vero? sì, ieri, una mezz'ora appena, ma oggi chi? 1595_3311_000977 e tutto fremente, tutto sfavillante. d'una luce vaporosa, come sotto un mobile polviscolo d'argento e d'oro, immobili a fior d'acqua, come ninfe marine, apparivano le prime isole del tirreno: la gorgona e la capraia minuscole, quasi burchielli arrovesciati sui flutti. 1595_3311_000978 che idee ti passano per la testa, che opinione ti sei formata di me: che io sia diventato un mulino a vento da muover le pale ad ogni soffio, un arcolaio che quanto è più vecchio e più gira ai capricci delle donne gentili che si trastullano a dipanare. 1595_3311_000979 anche il mio divo terenzio spazzòli due soldi, buono quello. e nel sarcastico epifonema della signorina wilson, l'amico inarrivabile ci ha avuto il suo conto saldato. 1595_3311_000980 filippo. filippo, tu sei un eroe, ma ci hai pur troppo il difetto di tutti gli eroi, quale di non veder che te stesso e non hai pensato che c'ero io in ballo e che non sono un vecchio, nè un fanciullo, nè altrimenti. una povera creatura che debba esser protetta da nessun cavaliere errante. 1595_3311_000981 oh, dolci parolette che tante volte galatea mi ha dette. vorrei che un saggio il vento ne portasse agii dei del firmamento. sì, questa è la galatea che mi piace. 1595_3311_000982 non c'è la possibilità di un lawn tennis, ma ci vorrà pazienza, non bisognerà chieder troppo alla bontà divina. i principii tirano in lungo e non lasciano pensare all'indugio della minestra che finalmente arriva ed è trovata eccellente. 1595_3311_000983 quando uno ha l'ombrellino della signora da tenere, l'altro porta il ventaglio e il terzo i guanti, la contessa li tratta tutti egualmente, con languida benevolenza imperatoria. 1595_3311_000984 sono contento che gli faccia buon effetto la valle di corsenna. quando incomodiamo un amico, siamo sempre felici ch'egli non si trovi male nel luogo dove l'abbiamo tirato, contro sua voglia o contro le sue consuetudini. 1595_3311_000985 pure vedendo lei. avevo detto subito alla padrona di casa: ah bene, sono felice che sia qui la signorina kathleen. ella non ignora che preferisco il nome di kathleen a quello di kitty, ma neanche questo è bastato a rabbonirla. 1595_3311_000986 si direbbe anzi che da iersera le è diventata più amica che mai. animo dunque: la preghi un pochino e si faccia dir tutto. ma forse m'inganno e do troppa importanza al mio signor me stesso. 1595_3311_000987 al tonfo che io feci, si volse galatea e mise un grido di spavento. ma il grido non poteva far niente al caso mio. piuttosto, poteva giovare il consiglio che ella mi gittò in mezzo ai latrati di buci: nuoti verso l'argine, non si lasci trascinare dal filo della corrente. 1595_3311_000988 e vorrei che mi sentisse. darebbe ragione a me e torto a te. alle donne rispetto ed ossequio in ogni occasione. non è ossequio nè rispetto tirarle in questi balli sanguinosi, dove non c'è altro guadagno per loro che di scivolare. 1595_3311_000989 poi me ne dà una a sua volta, un'altra se ne lascia dare, e così via. un po per uno giungiamo al punto che io ne ho date sei quante, lui, nè più nè meno. facciamo la bella, facciamola, e la dà lui. dopo un maraviglioso sfoggio di finte e di attacchi, la dà lui, imperiosa, gloriosa, solenne. 1595_3311_000990 proprio allora, col mio teocrito in tasca, andavo a cercare il mio covo. e qui, complimenti, si capisce. maraviglie ed ossequii da parte mia, che non potevo far altro. qualche bottata da parte sua. finalmente la pace. 1595_3311_000991 va bene, va bene. ad ogni modo, mi dice egli, soddisfatto abbastanza dei fatti miei, hai bisogno di scioglierti il pugno. perciò, caro mio meno lavoro di penna e lascia dormire il poema. 1595_3311_000992 dopo essersi battuto con lui. veramente, che vuole, signorina, dopo ciò che mi aveva detto lei lassù alla discesa di santa giustina? ah, ed è per quel discorso che lei ha messo mano alle armi. 1595_3311_000993 sono figlio di gran signori caduti in miseria per causa della loro generosità, che loro a chi davano e a chi imprestavano. e quando imprestavano, mi capite, non riavevano più la testa d'un baiocco. 1595_3311_000994 ma già vedi bene che non ho avuto neanche il tempo di scrivere una riga nel mio memoriale. pure dei versi ne ho fatti, ma quelli come dispensarmi dal farli. avrei voluto veder te, cavaliere, garbato, quantunque briccone, se donna elvira o donna sol ti avesse ipotecato per iscriverle il prologo d'una accademia di beneficenza. 1595_3311_000995 se non vuoi tu, se altre non vogliono, dovrò bene adattarmi a recitarlo io. conchiuse la contessa, purchè il signor morelli non mi faccia dei versi troppo difficili, come usano ora. 1595_3311_000996 se resto la sera a casa. suonano le dieci, suonano le undici e nessuno si vuol muovere per il primo, cosicchè io sono costretta a congedarli in massa. è una persecuzione. qualche volta casco dal sonno e non se ne vogliono accorgere. 1595_3311_000997 pilade vorrebbe almeno accompagnarmi. ma è inutile. ecco filippo che ritorna finalmente, franco, ardito e salvo, il suo frinzello sulla guancia, fresco come una rosa. 1595_3311_000998 parleranno della gran giornata di ieri, della sua valentia, delle sue botte diritte, segnatamente dell'ultima che m'avrebbe passato fuor fuori come un ranocchio se il fioretto non avesse avuto il bottone. 1595_3311_000999 se vuoi, ad ogni costo una lezione son uomo da dartela, hai capito. ma non scelgo io l'arma, non la scelgo, non la scelgo chetati, la scelgo io la nera, ti va. 1595_3311_001000 la signorina wilson fruga per tutte le siepi e ad ogni frutto che vede, domanda a me se può metterci il dente, mangi pure, signorina. queste bacche dal colore dell'indaco son le prune selvatiche, le madri delle nostre susine. 1595_3311_001001 non si viene egli al verde per goder libertà. soddisfatto l'obbligo della leva, pagate le tasse quante sono o vorranno essere in processo di tempo. faccia ognuno quel che gli pare. 1595_3311_001002 non mi conviene questa tua aria di padronanza. in corsenna ti avevo pregato di venirci per darmi una mano come mio futuro padrino possibile. l'occasione si è dileguata ed io dovevo prevedere che non fosse neanche per nascere, avendo da fare con una triade di sciocchi. 1595_3311_001003 le merita, sapete, ed anche merita la vostra amicizia così generosa. egli ha detto, lungo il viaggio, un gran bene di voi. ah sì, filippo ferri ha il difetto di volermi bene come è un difetto. con questo modo di ragionare leverete il coraggio a tutti coloro che fossero per imitarlo. 1595_3311_001004 frattanto passa un'ora, ne passano due e filippo non ritorna. che diamine sarà avvenuto. l'impazienza mi prende e scendo per uscire. 1595_3311_001005 sì, bravo, respiri, mi disse: galatea ridiventata, ninfa marina per me, quantunque in acqua dolce, e adesso, se può nuotare, adagino. nè, adagino, nè, altrimenti risposi. ho le mani intormentite da certi colpi dell'altra settimana e m'è tornato il dolore. 1595_3311_001006 vedo io doppio come un toro infuriato. o filippo è gravemente ferito. certo, è toccato alla guancia tra l'occhio e l'orecchio destro, e il sangue gli spiccia da uno strappo che mi pare assai lungo. 1595_3311_001007 ebbene, una signora di meno, risposi, ma da quanto ho sentito dire ne sono arrivate di nuove, la marchesa valtorta per esempio. ah sì, ne è giunta la notizia anche al giardinetto. la marchesa valtorta è una gran signora che il caldo eccessivo della campagna pisana ha fatta fuggire in corsenna. 1595_3311_001008 faccia. egli porta uno sfregio alla guancia destra, fra l'orecchio e lo zigomo, con una sfumatura di livido. deve essere stata una brutta legnata e ne porterà per un po di tempo. 1595_3311_001009 qui non mi giuoco nulla, perchè è la mia passione in causa. fino all'ultimo soffio di vita difenderò quello che mi appartiene. pensaci se ami quella donna come l'amo io. son sicuro di quello che avverrà se non l'ami come l'amo io. non far questione d'amor, proprio vattene. 1595_3311_001010 ed ora che si fa, ho passato una notte d'inferno dormendo male e sognando che il corazziere la conduceva all'altare tutta bianca, nella sua nube di merletti e di veli, colla corona di fior d'arancio sul capo, 1595_3311_001011 il colto pubblico, sghignazza, l'inclita guarnigione. assente com'è, non può partecipare a tanta allegrezza. io, sentendo l'accenno all'inlustre personaggio, son rimasto un po male, ma un gomito sinistro sfiora gentilmente il mio gomito destro. 1595_3311_001012 mentre lei, dolce creatura bionda, si vedeva tutta quanta allo sportello, intesa a ricambiare d'uno sguardo pietoso il mio gesto e il mio grido di supplicante. 1595_3311_001013 un po tardi, però troppo più tardi del solito, e la cosa è notata dalle signore con accento di cortese rimprovero: il mio ospite fa versi, risponde filippo, ed io gli faccio la corte leggendoli. ma non tutto il santo giorno, osserva il commendator malteini. 1595_3311_001014 eccoci al punto buono. si colpisce strisciando qua e là, si para un po meno e si risponde di più. si picchia e si ripicchia, ora alternamente ed ora all'unisono, come due battitori indefessi. quando menano il correggiato sull'aia e volano, i colpi rombano in alto, calano impetuosi. 1595_3311_001015 è, in questo recesso ombroso, una quiete, una calma tiepida, attraversata a quando a quando da soavissimi aliti di frescura, onde hai tutte le sensazioni del supremo benessere. 1595_3311_001016 you like it, dice ella di rimando. che significa ciò? come vi piace? è il titolo di una commedia di shakespeare. ha già disimparato? 1595_3311_001017 ammirando un pochino l'addobbo della stanza e più quello della padrona di casa che indossava un grazioso abito da camera. dovrei chiamarlo déshabillé alla francese, ma in verità non mi pare che il nome vada a capello. come chiamare déshabillé un abito sia pur sciolto intorno alla vita e largo di maniche? 1595_3311_001018 non ti dirò queste cose stanne. certo sarà un error di giudizio e un difetto di cavalleria, ma io voglio ad ogni modo queste poche ore di tregua per non aver rimorsi da parte mia voglio, ma sai che è una bella pretesa in casa mia. 1595_3311_001019 immaginarsi adunque la curiosità della colonia. ciò che è nulla e meno di nulla in roma o a firenze, stavo per dire ad atene, è un gran fatto in corsenna. 1595_3311_001020 smettiamo. voglio andarlo a ringraziare di tutto quello che ha fatto per me ps. ma bene, benissimo, filippo ha lavorato anche lui per la gloria. ecco le sue parole. 1595_3311_001021 in che modo? lasciami pensare e prima di tutto, lasciami andare a dormire. sai che domattina dobbiamo alzarci alle cinque. che diamine ha inteso di dire filippo, colla necessità di cambiare il giuoco? 1595_3311_001022 obbligo. che cos'è un falso obbligo? il dubbio sciocco di credersi necessario? il timore vanitoso che la tua mancanza sia notata e faccia dispiacere alla gente? 1595_3311_001023 la natura è qui d'una bellezza orrida, che piace assai come tutti i contrasti. il fiume più ristretto d'alveo si fa anche più capriccioso. spesso il suo letto è quasi interamente attraversato da grossi petroni, impedito da balze e scogliere, ingombrato da massi tondeggianti come palle di bombarde spettacolose. 1595_3311_001024 è bella a quel dio, la birichina con quel suo vestito alla marinara, bianco, a risvolte turchine, semplice ed elegante. elegantissima è la contessa che sfoggia per questa occasione un abito azzurro sormontato d'una cotta bianca a trafori e porta con bell'audacia sul capo tutto un verziere, anzi tutto un frutteto. 1595_3311_001025 mi volsi in quella vece a squadrare i miei tre satelliti, e primo, il signor enrico dal ciotto. quello era serio e composto. si capiva che non aveva riso perchè non aveva potuto ridere, tanto era rimasto seccato dalla mia parlantina. 1595_3311_001026 ed era graziosa quell'ebe, ma forse un po troppo gloriosa, avendo l'aria d'essere stata a parte del segreto. anzi, diciamo tutto, ad un certo punto se lo lasciò sfuggire di bocca. ma sì, volevamo fare una improvvisata. ahi, questo non è bene. 1595_3311_001027 luglio troppo breve, ti lagni ancora troppo breve. ma che cosa dovevo io dirti di più per allungare l'epistola? leggi quelle di cicerone e vedrai che il grand'uomo ne ha scritte d'ogni misura, anche da roma, capo del mondo e conoscendone tutti i segreti. 1595_3311_001028 la testa è bellissima per la eleganza dei lineamenti, ma non è forse troppo piccina, tanto ella va con tutte le fogge di pettinatura? non è nel complesso un po bambola, quella bocca? le rendo giustizia e faccio il saluto militare. 1595_3311_001029 il dado è tratto e non si torna più indietro. sarei libero di dormire a mia posta, ma non mi riesce. ho gli occhi spalancati, che paiono due lanterne. suonano le undici e il mio ospite ritorna a casa. lo sento salire la scala interna, entrare nella sua camera e chiudersi dentro. 1595_3311_001030 quando l'ho scritta, la rileggo e mi pare che vada, la chiudo nella sua busta e vado a deporla nella camera del signor ferri, sul marmo del comodino accanto al suo candeliere. 1595_3311_001031 per contro, è da uomo che non gradisce di sentirsi vogare sul remo. quella fanciulla è mia, capisci mia. l'ho sposata io, con un atto della mia volontà davanti all'altare del mio cuore, dov'io son parroco e scaccino, in un municipio dove son io, il sindaco, il segretario e 1595_3311_001032 è sicurissimo? risposi: corsenna, non è un nido d'aquile, ma non ci sono neanche avvoltoi nò sparvieri. poi qui, dietro a cento passi, c'è un casale con quattro o cinque famiglie di contadini, tutta bravissima gente. 1595_3311_001033 sei diventato filosofo. mi congratulo, ma sì che vuoi, come tutti i guerrieri, per romper la noia d'un'ora di marcia. non dubitare, siamo quasi alla fine del nostro viaggio. 1595_3311_001034 la signora berti è rimasta più ultima che mai. la regge e governa un fiero alpinista, il commendator matteini. la contessa quarneri ci ha i suoi tre satelliti: la segretaria comunale, la signora wilson, e le tre berti, carine adolescenti. 1595_3311_001035 che ne pensi tu, kitty, o piuttosto kathleen, come bisognerà dire. oramai, per far piacere a lui, mamma gridò galatea e non potè proferire una parola di più, ma intanto si gittava nelle braccia della madre, scoccandole sulle guance due baci. 1595_3311_001036 che cosa dovrò raccontarti io da corsenna. la contessa quarneri mi dici- e vedo che ti sta molto a cuore, caro mio, prega il marito di morire alle sue acque di san pellegrino, passa da quel terribile spadaccino che sei sopra i cadaveri fumanti della sua guardia del corpo e sposala. 1595_3311_001037 i vecchi son giovani. viva la faccia loro. ma chi sarà vecchio se non ci si mettono i giovani? ecco appunto terenzio spazzòli, che tiene nobilmente il suo posto di vecchio senza averne l'età. terenzio spazzòli senz'altri titoli, nè personali, nè ereditarii. 1595_3311_001038 bastano, ce n'è d'avanzo. ma son tutte armi bianche, non mancano le nere: quattro flobert, quattro lepage, con le rispettive munizioni nella valigia. va bene. 1595_3311_001039 gran diavola. con lei così pronta alla ribattuta, non si poteva vincere nè impattare. ci sono provai a rispondere delle piante che non vivono per le radici, non avendone affatto. piante che vanno come una arcana inquietudine interna le sospinge. 1595_3311_001040 con altrettanta benevolenza ha chiesto dei versi a me pel suo albo. gli amici miei ci son tutti, mi ha detto, e non altri: che amici, dio, quanti ce ne debbono essere. 1595_3311_001041 l'anno scorso a roncegno faceva lui tutte le carte ed io, che non avevo patito mai del brutto male, mi capite, mi son ritrovata ad esser gelosa. 1595_3311_001042 orazio in una tasca della mia giacca e due panini nell'altra. me ne vado ogni giorno al mio rifugio nel verde. perchè i panini, dirai? e per chi? pei cani che ho sempre amati e più sento di amare dopo che gli uomini hanno lavorato più alacremente a renderli uggiosi, vedendo da per tutto la rabbia. 1595_3311_001043 ma con mano senile del tempo, triste in cui ride ancora al poeta l'immagine. ma incomincia a mancare la fantasia ordinatrice. nè io voglio dirti che farò meglio del goethe, mi basta assicurarti che farò diversamente da lui. 1595_3311_001044 si attacca allegramente tutto ciò che è in tavola. ogni aggiunta è salutata da un nuovo grido di gioia. le signore si divertono qui come facevano nella faggeta del san donato, e più ancora perchè si trovano meglio sedute e meno sparpagliate. 1595_3311_001045 non siamo amici. forse mi ha detto specie dopo che come amico mi avete dato dei versi. ah sì, mi ricordo benissimo che come tale sono stato ammesso nell'albo e come tale anche difeso da lei. 1595_3311_001046 signore, lo so, guardano più volentieri in aria quando giuocano al lawn tennis, per esempio. un bel giuoco. non le piace? avrò il coraggio di confessarlo. niente affatto, pure è ginnastica. per che farne? per rinvigorirsi alle battaglie della vita bisogna esser forti, respirar bene, muoversi bene. 1595_3311_001047 la signorina wilson, l'amo io e da un pezzo. chiederai perchè non te l'ho detto prima. per due ragioni ti rispondo: la prima è che non ho l'uso di confidare i miei segreti a nessuno. 1595_3311_001048 si fece un po rossa, ma voleva padroneggiarsi e ne venne a capo. del resto, si capiva ch'ella aveva accettato battaglia e che, avendola accettata, voleva anche attaccarla a suo modo. ottimamente, diss'ella or dunque alla prova, e in una cosa: da nulla, badi proprio da nulla, salvo la difficoltà dell'indovinare di chi parlo, perchè io non l'aiuterò, punto punto. 1595_3311_001049 ma il guaio più grosso, e che mi metteva le ali alle calcagna, era quello di aver riconosciuta, fra l'altre, la voce della signorina wilson. fortunatamente la comitiva si era fermata al punto dove noi eravamo stati a sedere. 1595_3311_001050 e basta a sè stesso. non è così. capisco infatti che tutto assorto nei suoi alti pensieri. no, non dica questo, la prego. io non mi basto. e i miei pensieri, se mai, radono piuttosto la terra. 1595_3311_001051 ma siccome i miei tre satelliti non sapevano niente, tanto che, iersera, immaginavano ancora una mia fuga dalla parte del fiume, e siccome ne sapranno anche meno domani o doman l'altro, e siccome finalmente sono tre sciocchi, 1595_3311_001052 dunque le dico: scriverò i versi sul. frate si volta, mi guarda, abbassa gli occhi e risponde: faranno piacere ad adriana li scriva pure. non scriverò niente. allora ribatto, io punto sul vivo. 1595_3311_001053 piccolo e tozzo di pelo rossigno con una macchia bianca dall'occhio destro al naso. gli occhi rossi, mozzate le orecchie e la coda. non è davvero l'adone dei cani, ma ride. 1595_3311_001054 non ancora del tutto risposi. quindici minuti dopo si congedarono, ma se erano stati muti nel mio salotto, diventarono loquaci all'aperto, specie in fondo alla villa dove clarina li ha uditi. clarina è la mia cameriera ed è fuori spesso e volentieri quando io non ho bisogno di lei. 1595_3311_001055 non ti dispiaccia troppo di passare al brutto numero diss'io di rimando e non mi fare il saccente volendo dimostrarmi il non si può e il non si deve di certe cose, dove ognuno vede e si governa a suo modo. del resto, senti, con poca letteratura, anzi con nessuna. ti ripeto da amico: lasciala stare. 1595_3311_001056 io non sono stato mai un gran nuotatore nel cospetto di dio, ma se anche fossi stato meno sbercia di quel che sono, credo che non mi sarei cavato con le mani mie dal pericolo di stamane, perchè non ero più in tempo di seguire il consiglio di galatea, nella confusione del momento e pestando l'acqua alla guisa dei can barboni. 1595_3311_001057 perchè, mi domandava frattanto la contessa adriana? perchè recitando il prologo avrete oggi per la prima volta l'idea di trovarvi davanti al gentile uditorio. finora non avete avuto da recitare che davanti al maestro, chiamiamolo pure così. 1595_3311_001058 vita. egli amò la campagna per le sue intime bellezze naturali dopo aver goduta la città nei suoi eleganti artifizi. non odiava gli uomini, conoscendoli e sapendone ridere. aveva in pregio gli amici e amava qualche delicatezza nel vivere. 1595_3311_001059 come sono stata felice e come è delicato. lei, signor morelli, scommetto che per esser tale del tutto, ha dato questa sera due scudi, non uno, è vero, signorina, ma sa lei perchè? 1595_3311_001060 eccoti dunque, mio caro rinaldo, eccoti dunque il segreto dell'anima mia. per una volta tanto sono innamorato morto. e poichè tu vuoi avere tanta gratitudine per me che non ho fatto niente o ben poco in tuo favore, 1595_3311_001061 c'è del nuovo per aria e si sente quando ritorna, con la sua aria birichina e col suo risolino malizioso. va a discorrere sottovoce, colla contessa quarneri. 1595_3311_001062 animo. mi bisbiglia, filippo, mentre mi aiuta fraternamente nell'opera. qui si parrà la tua nobilitate, lo spero bene. è chiaro come il sole che ne buscherò parecchie, anzi molte, ma non farò la figura di enrico dal ciotto e ne restituirò più. 1595_3311_001063 possiamo immaginarcele contessa. del resto, si può domandarne a quelle farfalle che passano o a quegli uccellini che si rincorrono tra gli alberi pensando che noi siamo una di quelle coppie felici. non è così? 1595_3311_001064 vengono folgorando nell'aria, quasi radendo il pelo dell'acqua, le damigelle e i cavalocchi dalle diafane ali iridate, dai corpicini sottili, tutti a colori metallici, per andare a librarsi un tratto sulle rappe fiorite, donde guizzano e scintillano senza posa come pennini di gioie tremolanti sul capo di una bella donna a teatro. 1595_3311_001065 sia detto a sua lode, non diventerà mai una grande attrice, resterà sempre una cortese signora. tutti han lavorato quest'oggi, ma un po meno la signorina wilson, che non ha voluto assumersi nessuna parte. 1595_3311_001066 vedo, qualche volta saluto e da lontano, se posso, quando non posso, da lontano adempio gli obblighi di società tirandomi fuori alla svelta e mi rifaccio al poema sicuro, al poema mio tormento e mia gloria. rivedo più chiara l'idea madre, anzi, ti dirò che mi è cresciuta fra mani. 1595_3311_001067 dietro la scarsa fila degli ontàni corre un sentiero campestre, costeggiando la riva. di là dal sentiero davanti a me ed al mio ponte di legno si dilunga verso la montagna una doppia fila di pioppi, spettacolosi per l'altezza delle vette ed anche per la grossezza dei tronchi. 1595_3311_001068 volentieri lo farò, signorina, ma sarei tanto felice se ella mi concedesse un quarticello d'ora, qui, proprio qui. la signorina kathleen rimase un po sconcertata guardandomi in questo punto. ripigliai incalzando: soffra che io le faccia una rispettosa domanda. che cosa le ho fatto io perchè ella sia tanto severa con me? 1595_3311_001069 agosto ed anche per sessantaquattro. tanto si è battagliato, dalla mattina alla sera. mio povero e caro don juan, non ti ho più aggiunto un verso, non ti ho più consacrato un pensiero. 1595_3311_001070 ma che cosa faceva là? seduta davanti a quella casupola cuciva, rammendava una camicia di tela grossolana per far risparmiare la fatica ad una povera vecchia che stava seduta accanto a lei e la guardava cogli occhi istupiditi. 1595_3311_001071 bene, mormorai bene, e il signor ferri anche lui, anche lui vadano là. se ne son date di buone. mamma mia pareva la gragnuola che avesse dato in un campo di zucche. 1595_3311_001072 filippo ha messo fuori le pistole con una diecina di cariche ed io l'ho tutto consolato facendogli quattro centri nella testa e cinque nel costato dell'avversario di legno. un colpo solo dei dieci aveva sgarrato di due linee, rompendo sempre il mostaccio poco raffaellesco che mi aveva disegnato filippo. 1595_3311_001073 eccoci infatti allo sprone: la balza vien giù tagliata a picco e sarebbe troppo brulla come una cava di pietre se due o tre semi di fràssino non fossero volati ad allogarsi tra i crepacci per venir fuori in giovani piante che sporgono ad ombrello e rompono pittorescamente la nudità della roccia. 1595_3311_001074 sì, la mamma ha bisogno di lei, non si turbi, la prego. dev'essere per un consiglio, dovendo scrivere una lettera da impostare quest'oggi. c'era tempo, allora, e forse sarà per un'altra ragione, che ne so? io vengo diss'ella rassegnandosi: addio, buona nunziata, ritornerò presto. 1595_3311_001075 sarebbe dunque scaturito un nuovo ario, un altro eutiche, un altro donato, un altro socino e dall'abbazia di dusiana- ah no, per sant'agostino- disdicesse il reo le sue massime facesse ammenda di tutto. 1595_3311_001076 così abbiamo passato l'ultimo ceppo di case, un mulino e una ferriera, dove la valle si fa più stretta e più fosca e la via diventa un sentiero. tra macchie di ontàni, di querci e di fràssini, tra ciuffi d'eriche, di felci, di rovi, tra rumori continui di acque zampillanti, sussurranti, gorgoglianti d'ogni parte. 1595_3311_001077 gli abiti che ho con me in corsenna vanno mattamente da un estremo all'altro o di gran parata, e non è il luogo, nè l'uso di questi giovanotti o di tela d'alpaca e che so io fatti a giacca e non possono andare che all'aperta campagna. 1595_3311_001078 ti ringrazio, scusi, dicevo così per dire: è il primo paragone che m'è venuto in mente. ma basta, non si stanchi a parlare. per la prima volta che le è tornato il giudizio, credi, volevo dire il raziocinio, il sentimento, il che so io. 1595_3311_001079 prova a morire e vedrai. ti faranno un funerale di prima classe e tutta una cittadinanza dipinta di cordoglio farà spalliera al cortèo mentre tu, felice grand'uomo. 1595_3311_001080 come ha fatto con me, parlandomi sempre di versi. sicuramente quella donna, caro mio, è come gli specchi, non sa che riflettere le immagini a cui si trova di. 1595_3311_001081 barba nera, aggiungo che dà risalto ai denti bianchissimi, spesso e volentieri in mostra, come quelli di buci. anch'egli ha questo modo di ridere, a denti stretti, senza sonorità, senza spruzzi. manco male e di ciò gli va data gran lode. 1595_3311_001082 non conosco la santa e non ho ancora veduto il santuario. è la prima volta che mi decido a passare il fiume e che quel campanile m'invita. dicono che il fulmine l'abbia già visitato due volte. certo, il fulmine è più volenteroso alpinista di me ed anche più allegro. 1595_3311_001083 ma l'inflessibile condottiero non si lascia smuovere da domande nè da supplicazioni. mostra i denti con una autorità inesorabile. non vuole nemmeno che si parli di un altro carico misterioso, che dovrebb'essere la sua improvvisata più grande è il più voluminoso, di fatti. 1595_3311_001084 si costeggiava la sponda del canale, sempre in mezzo alle piante. ad un certo punto incontrammo l'ostacolo che io già conoscevo: una casa di contadini che cavalcava il ruscello, e qui una delle due. 1595_3311_001085 segreti, domando io: no, si tratta di una commissione. vado e ritorno, così dicendo: filippo esce e si richiude l'uscio dietro potrei andare ancor io, ma non sono curioso e rimango. 1595_3311_001086 vuole che rifacciamo la strada, signorina, a passo a passo, le racconterò ogni cosa come l'ho scritta nel mio memoriale, ch'ella non ha voluto leggere. lasciamo stare il suo memoriale, ne parleremo poi. e andiamo rifacendo la strada che tanto è la mia. per salire a santa giustina- non tutta risposi- bisognerebbe salirci dall'altra parte. se mai, passato l'argine dell'acqua, ascosa. 1595_3311_001087 tutte queste cose pensai, o piuttosto vidi in un attimo, e il pensarle e il vederle mi alterarono in faccia. che c'è, disse lei, nulla. vi prego, alzatevi e venite via, perchè ve lo dirò poi. venite via dove lo saprete, ma venite senza perdere un minuto. secondo: 1595_3311_001088 l'allusione va al mio aristarco, che non batte palpebra, ma è verde dalla rabbia. oh, povero dal ciotto. e perchè non gliel han detto, a lui di scrivere il prologo? ne avremmo sentite delle belline. 1595_3311_001089 io, per esempio, quando mi fanno un discorso troppo lungo, penso volentieri ai fatti miei, ma uso l'avvertenza di collocare ad ogni tanto un già, un sicuro un. è proprio così che mi vengono naturalissimi, facilissimi, senza bisogno di studiarci. 1595_3311_001090 di che cosa ride lei del contadino che è così buffo? la sua storia mi è piaciuta moltissimo, signor morelli. non si poteva con più garbo. lo lasciai solo a finir la sua frase. ero cascato male proprio sul più debole dei tre. 1595_3311_001091 con lei, con sua madre, colle berti, colla quarneri, perfino colla signora segretaria comunale e colla signora sindachessa di corsenna. ci ho i miei doveri di galateo. così è, una volta imbarcati per questa vita da negri che è la vita di società, bisogna bene curvar le spalle e adattarsi a coltivar canne da zucchero. 1595_3311_001092 non gli ho detto niente, mi sono disanimato. tasta ancora. quell'altro è forse l'incaricato, il sorteggiato della combriccola, quantunque noi, forse, facciamo loro un onore che non meritano, immaginando che abbiano delle idee di battaglia. 1595_3311_001093 farsa tutta da ridere, tanto che ve ne piangeranno gli occhi. come si è degnato di dire un grande astore di mia conoscenza auricolare, fasolino che sono poi me, sarà in guerra coi ladri assissini e poi colla giustizia, con trionfo finale dell'innocente che sono poi sempre me. 1595_3311_001094 senti ora, io non so che effetto ti farà questa lettera pazza: ti farà ridere di compassione amara, ti farà torcer la bocca, amara o pazza che sia, non posso ritenermi di scriverla. andiamo diritti al fine. 1595_3311_001095 li voglio al punto buono per andar subito a fondo. hanno certe arie davanti a me da cavare i ceffoni dalle mani di un santo. la pazienza non è il mio forte e mi duole che non ne siano persuasi a buon conto. una ne ho fatta che li ha costretti a meditare. 1595_3311_001096 vorrei fermarmi e faccio intanto un gesto d'angoscia. niente, niente, grida egli che ha capito a volo: è una graffiatura. questi bastoni son troppo sottili, cedono troppo e la parata non serve sempre a sviare la botta. 1595_3311_001097 la sua osservazione è giudiziosa, quasi profonda, come tutto ciò che gli esce di bocca: terenzio, bocca d'oro e niente insuperbito dell'approvazione universale. si volge a me domandando come si potrebbe chiamare il pasto consigliato da lui a me. 1595_3311_001098 ma lei ora mi precede e soffrirà che io passi avanti per rifarle questo importante episodio. la signora aveva paura, molta paura, ed io dovetti prenderla per mano. così, per l'appunto, diss'io fremendo al contatto della mano di galatea. 1595_3311_001099 mi hai fatto fremere poc'anzi con quell ah sì del tuo signor dal ciotto e fors'anche un po nasale come il naïn ebraico, non è vero? ma tu hai fatto bene a contenerti per la prima volta rispondendogli un certamente altrettanto strascicato e più naïn di lui. 1595_3311_001100 terenzio spazzòli è l'uomo sapiente che nessuna cosa vale a turbare o solamente a commuovere. potrà essere uno sciocco, ma è certamente un personaggio destinato al comando. solo che altri lo tenga da ciò riconoscendo la mediocrità di lui, quanto bisogna per non sentirne invidia. 1595_3311_001101 sento e non sento il suo bastone toccar me, sento e non sento il mio toccar lui, che importa oramai contare i colpi ai lividi si riscontreranno i conti e si aggiusteran le partite. non è più un combattimento, è un battibuglio, come alle nozze di pulcinella. 1595_3311_001102 vorrei meno racchette, meno remi, meno tuffi in acqua, meno balli e un po più di languore femmineo. ma è così giovane, più giovane del vero. infatti potrà avere vent'anni d'età e frattanto il suo pensiero ne ha quindici, con tutte le mariuolerie, le impertinenze, i dispettucci di una bambina. 1595_3311_001103 è stato un altro errore, ma tu vuoi farmelo pagar troppo caro. non mi conviene. ti ripeto: non mi conviene. ora, io non ho che una cosa a fare: ringraziarti delle tue cure fraterne e pregarti di andartene. sei sunctus munere. 1595_3311_001104 quel diavolo del ferri non ne passa una, ma già per la quarneri si sa da tutti che è venuta in corsenna. è uno di quei corpi luminosi che hanno tanto di strascico e lasciano il solco dovunque trascorrano. 1595_3311_001105 mi scaldo al giuoco, rompo uno di quegli elegantissimi otto ed entro io con una seconda bottonata. egli accenna del capo e sembra volermi dire sotto la maschera: finalmente è mezz'ora che. 1595_3311_001106 la banda di dusiana rumoreggia da capo con un centone di motivi dell'attila. sarà mediocre, la banda di dusiana, ma non è certamente peggiore di tante e tante altre. poi viva la faccia dei popoli campestri che amano la musica e preferiscono questo passatempo a quello della morra e della politica. 1595_3311_001107 a due, a tre, a quattro per volta arrivano tutti i nostri compagni di scarrozzata. la contessa quarneri viene ultima, essendo la più lontana di alloggiamento, ma non s'è fatta aspettare più di cinque minuti. rendiamole questa giustizia. 1595_3311_001108 ci siamo accordati così, voltando la cosa in burletta e passando, ma io m'avvedo di esser capitato a tempo, perchè la contessa non riescirà mica a trattenerli sempre i suoi cani, specie se tu sarai sempre aggressivo come ieri. 1595_3311_001109 sì, ma come mi hai validamente aiutato, risposi, e come mi hai cacciato avanti contro il merito mio, no sai o ben poco. ammettiamo pure che non mi avresti dato la prima. quanto al resto, hai fatto il tuo potere come io facevo il mio. 1595_3311_001110 ma gli anni con le rughe che portano a noi donne non mi toglieranno di seguirvi nei vostri trionfi. mi leggerete quello che fate. non è vero? non so che cosa fossi per risponderle. 1595_3311_001111 ci ho gusto, contessa, e spero che questa volta sarete anche persuasa. incominciate dal figurarvi che io sia voi. ciò sarà molto stravagante e, per conseguenza, molto romantico. 1595_3311_001112 divina fanciulla, se tu l'hai fatto apposta, sii benedetta e concedimi il bis. chi sarà mai questo personaggio che paga per tutti? domanda la contessa quarneri. eh, s'indovina. risponde la signora berti terenzio: spazzòli. 1595_3311_001113 fu dunque, e la prego di crederlo- per un'altra ragione: quale indovini non ci arrivo, me la voglia dir, lei non posso. è una ragione che se uno non la indovina, l'altro non la può dire. 1595_3311_001114 che pessimismo. ma voi dite per celia, non è vero, e non avete una così brutta opinione di tante persone gentili che aspettano luce e conforto da voi un po tardi, se mai non sapete che ho già trentacinque anni. 1595_3311_001115 vecchio schermidore da terreno suol dire che la migliore di tutte le parate è l'andare a fondo. curioso cavaliere che, per gloria sua, avrebbe dovuto nascere otto secoli fa. 1595_3311_001116 ciò mi solleva di qualche cubito nell'estimazione dei miei uditori. ci divento il geologo, lo scienziato della spedizione. a buon patto, non è vero? ma io non ne abuso e mi chiudo tosto in un prudente riserbo. 1595_3311_001117 che alle nove del mattino si distinguevano appena le prime cinque o sei file di tronchi e tutto l'altro era sepolto nell'ombra. mezz'ora dopo si afferrava la vetta, non la più alta, del san donato, ma uno dei suoi sproni. 1595_3311_001118 ma non senza una giunta. intendiamoci. galatea morelli s'ha a dire: sarete meno mitologica, mia dolce bambina, ma tanto più vera e sommamente piacevole a me, rinaldo. 1595_3311_001119 terenzio spazzòli ha incominciato un discorso di rowing club e di swimming club e lei è tutta intenta alle belle imprese del mare, da quella gran vogatrice, da quella gran nuotatrice che è galatea, ninfa, marina. 1595_3311_001120 stucco. contemplavamo la valle così larga e così pittoresca davanti a noi, con tanti casolari sospesi come nidi sui fianchi verdi dei monti, con quella linea della strada che biancheggiava a tratti, nel fondo, da qualche radura della frappa. 1595_3311_001121 e perchè lo seppellivano vivo? perchè aveva fatto la spia rivelando al governo del duca che i monaci dell'abbazia frodavano la gabella, donde poi ne era venuto un processo e i frati erano stati cacciati di là. 1595_3311_001122 lasciamo dunque che la signorina abbia la sua volontà e ne usi liberamente. sceglierà lei e chi sarà il disgraziato chinerà da galantuomo la testa. 1595_3311_001123 gli avanzi promettono d'esser vistosi perchè gli apparecchi son molti. c'è tutta una batteria di ceste, di canestri, di sporte a cui bastano appena due muli e un somarello fissati da terenzio. spazzòli, nostro duca e signore. 1595_3311_001124 perchè son io il personaggio più importante della colonia, l'amico più vecchio di corsenna, il primo capitato tra questi monti e finalmente, vegnendo a dir el merito, son io che ho fatto tutto. 1595_3311_001125 molle di sudore. mi rasciugo come carlomagno dopo le sue cacce d'aquisgrana. depongo l'umida maglia, ne indosso un'altra e tutto il rimanente per andare con filippo al sorbetto serale. 1595_3311_001126 dio e galatea, che vede che cosa penserà del fatto, che cosa dei ringraziamenti che son pur costretto a fare. cerco di rimediare rivolgendomi alle altre signore alle berti da principio. 1595_3311_001127 e riescono il più delle volte. se non riescono, sarà ancora un bel merito aver provato di fare. sono utili, così diventano necessarii. chi ne rideva da principio si avvezza a loro. non vede che loro non sa passarsi più dell'opera loro e della loro persona? 1595_3311_001128 io avevo fatto un gesto a buci, come per dirgli che andasse all'inferno, ma egli non lo capì. gliene feci un altro per accennargli, che mi precedesse, ed egli capì quello finalmente. 1595_3311_001129 le signore si divertivano tanto a quello spettacolo inaspettato. non bisognava forse pagarle quelle buone scappate di risa argentine? ma niente, due soldi, tre soldi, fors'anche più argentini delle risa. sullodate i due soldi e da non poterli spendere, niente di più. 1595_3311_001130 e sia. rispose filippo, può esser bene come tu dici. non vedo infatti la via polverosa. oh, per questo non ci ho merito, è piovuto stanotte. 1595_3311_001131 una proroga di poche ore? e che cosa ne speri? che tu verrai dopo mezzogiorno a dirmi: filippo, amico mio, avevo fatta ieri una cattiva digestione. ho dimenticata l'amicizia, l'ospitalità, ogni cosa. 1595_3311_001132 mi ha risposto ch'era in tutto e per tutto della mia opinione. ah, quello è il più duro dei tre. e gli altri? ho domandato al cerinelli perchè ridesse e mi ha risposto: per la semplicità del contadino. ma lei come ha parlato bene, lei, di bene in meglio. e il terzo? 1595_3311_001133 mi ripugna di aggiungere un corno all'argomentazione e di crederli sciocchi. se hanno spirito e cuore, accetteranno il vostro consiglio perchè in verità le tre berti sono molto carine e possono far la felicità di altrettanti figli d'adamo in questa valle di lacrime. 1595_3311_001134 il signor morelli diss'ella inoltrandosi. capisco ora perchè buci voleva venire quassù ad ogni costo. ma che cosa faceva lei qui? dormiva accanto all'acqua, narciso ci si sarebbe voluto specchiare. segno, risposi io che non sono un narciso. 1595_3311_001135 come lord byron aveva bisogno di un eroe. lascia dunque i tuoi affari inutili e vieni a confortare l'amico tuo, il quale non ti ha scritto da tanti giorni, per la semplicissima ragione che ha speso il suo tempo a commettere un certo numero di sciocchezze e ti vorrebbe qui per dargli una mano. 1595_3311_001136 ti ringrazio della generosa intenzione, ma non posso approfittare della tua cortesia e poichè il conte quarneri cercava me, avendola con me, andrò io a mettermi a sua disposizione. 1595_3311_001137 essi di certo non usano andare che verso le undici alle loro batterie. infatti, a quell'ora, non avendola trovata al roccolo, si son dati alla campagna, raccogliendo per via tutta la colonia villeggiante, come a dire tutto l'esercito di corsenna. 1595_3311_001138 la conduco da quella banda ed ho il conforto di vedere che il sentiero pianeggia abbastanza, così ella non si affaticherà troppo a salire. sentite, dice ella ad un certo punto, tendendo l'orecchio: ci chiamano. 1595_3311_001139 voi, a casa vostra, quest'oggi non avete da dar ragione dei vostri passi e nessuno sarà tanto ineducato da farvi domande in proposito. con me nessuno ha tanta confidenza da entrare in simili inchieste. 1595_3311_001140 ma il chiostro almeno, oh, quello c'è. vedano, signori, i pilastri e gli archi del porticato trasparire dall'intonaco renoso per tutta la fronte della casa colonica. e sia, ma è un lato solo. e gli altri tre porticati? 1595_3311_001141 se non puoi darmi questa notizia consolante, se metti il tuo amor proprio in luogo dell'antica amicizia, sai quello che ti resta a fare. io sarò a tua disposizione e bada, non per giuocare il possesso di una bella mano su d'un colpo di spada o di pistola. 1595_3311_001142 la contessa quarneri non è rimasta ingannata dalla supposizione che alla signora berti era piaciuto di fare e non crede affatto che il divo terenzio sia stato il protettore del povero burattinaio, il mecenate delle arti, il dator di spettacoli in piazza. 1595_3311_001143 che cosa penserebbe dei fatti miei, la contessa, se io non andassi a riverirla a sentire da lei com'è finita, se ha avuto code o no. piccole noie per lei, la matta impresa di ieri. e che cosa direbbero i signori satelliti se non mi vedessero comparire al roccolo? 1595_3311_001144 che cosa ha veduto di alimentare nel mio cigno per dirne tanto male nel salotto della contessa? se fosse stata un'oca, pazienza, capirei, ma un povero cigno tiglioso e stoppone via non meritava tanta durezza di giudizio. 1595_3311_001145 non intendo galatea, che è sempre e più che mai pane e cacio colla contessa. quando è presente adriana, la signorina wilson non rifugge neanche dal ritrovarsi con me. pare anzi che ci prenda gusto a farmi parlare rimanendo in nostra compagnia. 1595_3311_001146 accettata la parola o le parole. si aspetta con desiderio la cosa. la camminata lunga e l'aria montanina hanno recati i loro effetti maravigliosi: gli stomachi vuoti rimordono come altrettante coscienze aggravate. 1595_3311_001147 io tentavo di fare qualche scorreria nel campo letterario, che non è veramente il mio forte, ma lei non dubitare, mi levò sempre l'incomodo ritornando alle armi, avrà voluto tastarti. 1595_3311_001148 che novità è mai questa? si domanda nei posti distinti. è forse ammalata la povera donna? ed io che avevo i miei soldi qui pronti, ed io? ed io vuol rinunziare ad una bella somma, il brav'uomo. 1595_3311_001149 ero rimasto atterrato. la signorina wilson colse il buon momento per andarsene via, non più trattenuta da me, non più leggera e snella come una ninfa birichina, ma diritta e solenne come una regina sdegnata. 1595_3311_001150 qui non ho persona amica, seria ed armigera, quanto bisogna, a cui commetter tutto me stesso. hai capito. vieni dunque, tu vola e porta per ogni buon fine una coppia di tutte le armi cavallerescamente possibili. 1595_3311_001151 aveva anche sentito dire d'un viaggiatore che era capitato di sera al convento e gli avevano dato alloggio per la notte, non essendo a quei tempi sicure le strade, cosa naturalissima in paese di confine. 1595_3311_001152 ma non vorrà mica essere eterno. il cuoco siamo quindici. c'è chi porta appetito e chi fame. c'è modo d'intenderci. questo breve discorso strappa ai due coniugi un risolino di buon augurio. se si contentano, attacca il padrone. 1595_3311_001153 scendo ancora un centinaio di passi e lo vedo finalmente, ritto e fermo sulle quattro zampe, col muso in alto e la gola spalancata. mi vede ancor egli mi riconosce, tralascia d'abbaiare e prende il galoppo per venire alla volta del suo legittimo e negletto padrone. 1595_3311_001154 egli del resto si è quasi scelta da sè la sua parte tra gli uomini d'arme, e non bisognerebbe incomodarlo per altri uffizi. i suoi due compagni di satellizio hanno accettato di aiutare le signorine berti nella invenzione dei premii umoristici per la inevitabile lotteria che accompagna le fiere di beneficenza. 1595_3311_001155 e già in quella sua breve assenza dalla fontana aveva fatto prodigi, aiutato dai serventi che gli tenevano le cordicelle tese e dai due piccoli berti che gli portavano il gesso. 1595_3311_001156 sono, gli ho risposto- un gentiluomo che rende giustizia ai meriti della contessa e le confesserò candidamente di esser rimasto preso all'incanto delle sue grazie. lei scherza ed io non son uomo da scherzi. 1595_3311_001157 così è stata contenta. contenta lei. dovrebbero dichiararsi contenti anche gli altri. e poi subito ai ferri tutti i giorni. dopo aver battagliato quattr'ore del mattino, prima di battagliare altre quattr'ore del pomeriggio, alternando la sciabola colla spada e tutt'e due colla pistola, me ne vado pedinando fino al roccolo. 1595_3311_001158 ma poi l'ala del fabbricato donde si sentivano i lamenti era stata atterrata e gli spiriti, trovandosi all'aperto, col terreno dissodato e posto a vigna, erano scomparsi. 1595_3311_001159 o passar l'acqua inerpicandoci tosto per un orto a scaglioni, risalire di là ai casali di santa giustina e sparire di là per riapparire al bisogno donde ci paresse meglio, con aria di persone a diporto su d'una strada scoperta. 1595_3311_001160 che sarà mai questa piantata di pioppi? sono un centinaio per parte e il largo viale che si stende nel mezzo dovrebbe condurre ad un castello, ad un palazzo, ad un nobile edifizio. insomma, cerca, cerca l'edifizio, non c'è neanche le rovine. 1595_3311_001161 ma ora sia, lode al cielo, sono tranquillo, se lo lasci dire, signor morelli, lei ha un cranio a tutta botta e il signor ferri come sta discretamente dal canto suo. 1595_3311_001162 vedo queste cose e ci sto, senza far molto, solo per dar noia a quei tre, ma ci sto. non mi prendo l'incarico di accompagnarla a casa, come fanno loro, ma dove mi trovo con lei, cerco d'invadere, aiutandomi lei, con una grazia che dev'essere crudele per chi ne soffre. 1595_3311_001163 le sue care figliuole. hanno tutte le mode ultimissime, scorrazzano su tutti i marciapiedi, si fanno vedere a tutte le prime rappresentazioni, a tutte le feste, a tutti i ricevimenti solenni. 1595_3311_001164 che cosa mi racconta. e il dal ciotto partito. ah, ed allora anche il martorana sicuro. e poteva aggiungere il signor cerinelli, conchiuse la signora berti, ridendo maliziosamente: si capisce, erano tre inseparabili amici. gran perdita, ne convengo, ripigliai. 1595_3311_001165 legnate colle donne a tavola. c'è sempre in ogni piatto il condimento della grazia che vi farebbe parer buona anche una frittata senz'ova. c'è l'allegria contenuta, la celia garbata, il desiderio di piacere, la cura di non esser noiosi. 1595_3311_001166 buci, non la intende così, ma ride per cortese abitudine. frattanto gliene importa di me come dell'ultimo collarino che ha smesso e, come no, ne ha uno nuovissimo, di fettuccia rossa col nome, ricamato d'oro dalle mani della sua bella padroncina pro tempore. 1595_3311_001167 ti consiglierei di metterti in corpo un'oncia e mezzo di magnesia effervescente: è la mia cura quando non mi sento bene. vedrai che ti passa ogni cosa. non mi passerà niente colla tua magnesia. 1595_3311_001168 a viareggio, dov'ella ha passata l'estate scorsa, ne sanno qualche cosa. nessuna di quelle nereidi era più intrepida e più valente di lei. confessiamolo: è una bella cosa, e buona sopra tutto, viver la vita così pienamente come ella fa. 1595_3311_001169 era necessario, non si arrogava egli perfino la personalità divina non lo avevano sentito dire una volta nel fervore delle sue improvvisazioni? ecco, io sono la verità e la via. 1595_3311_001170 solamente perchè ti hanno in uggia come un visitatore pericoloso e te lo lasciano intender troppo. e tu non vuoi mosche sul naso. è giustissimo e te ne lodo. ma c'è una signora di mezzo. ci vuol giudizio nel condurre questa faccenda, quantunque alle volte la pazienza si perde. soggiunse l'amico tentennando la testa. 1595_3311_001171 con tutti gli emblemi della passione e che prendono il nome dal povero vagabondo, fattosi un cinquanta o sessanta anni fa, impresario di simili devozioni per le terre. 1595_3311_001172 avevo sentito ancor io, anzi prima di lei, di laggiù commettevano a tutti gli echi, a tutti i punti cardinali, i nomi di adriana e di rinaldo. riconoscevo la voce delle giovani berti di terenzio, spazzòli, di enrico dal ciotto, uno dei satelliti, il che mi lasciava supporre che ci fossero anche gli altri due. 1595_3311_001173 fantasia. dov'è andata a finire? sicuramente l'ho fatta correr troppo. l'uomo ha le sue quaranta libbre di sangue e le sue quattr'once d'ideale. se egli sa farne un uso discreto, bene. se no, addio roba. 1595_3311_001174 solo v'ho aggiunto un bel fiocco di cravatta a capi svolazzanti che facesse un pochino di spicco dando tono e grazia a tutto il restante: sciocchezze. ma chi non ne fa non ne conta. 1595_3311_001175 la contessa quarneri volle rimetterci tutti in carreggiata facendomi le sue congratulazioni. sapete, ora soggiunse dopo avermi lodato. che cosa vogliamo da voi, morelli? comandate, signora. 1595_3311_001176 è un ninnolo, un amore di stecchettina d'avorio, di quelle che adoperano le signore per tagliar le carte dei libri in viaggio, colla piccola presa a taglio vivo da un lato, per usarne come segno quando hanno smesso di leggere. 1595_3311_001177 non indugiò a comparirci davanti. sei stato soldato, non è vero? gli dissi tre anni nei bersaglieri, rispose mettendosi involontariamente sull'attenti. bene, e non hai paura? no, signor padrone, neanche di tre. che scappino, filippo. 1595_3311_001178 e da farla tornare in fretta a san pellegrino. son uomo da dargliela, sa ed anche da stiacciarla con un pugno. non mi tenti, non mi stuzzichi, perchè son latino. ella abusa della forza fisica, ma sì, caro signore, e ringrazio il cielo di avermela data per levarmi di torno i noiosi. 1595_3311_001179 e non paion troppe al bisogno. in quella stemperata fuga d'esametri delle sue metamorfosi, che farci? egli è la scarmigliata vecchiaia ed aci è la florida gioventù. inoltre, il disgraziato polifemo ha un occhio solo, quasi a significare la sua vita dimezzata. 1595_3311_001180 se non fosse per questo risposi, sarei lietissimo di avere la parte mia nel fargli mancare una lettera, tanto ho desiderio di essergli presentato. è, a detta di tutti, un gran gentiluomo. 1595_3311_001181 ma io non voglio che si scomodi, tanto per me. corro verso di lui come posso, ci avviciniamo e per poco non caschiamo l'uno nelle braccia o nelle zampe. 1595_3311_001182 ecco, filippo, eccolo là che sale dalla strada maestra, avviato per l'appunto alla casina di color rosa, per la quale io diventerò verde pur troppo. eccolo là. o my prophetic. 1595_3311_001183 ma che idea è stata la loro di far della scherma senza le maschere? mi ha detto la buona signora giungendo le palme. non sono per caso un po matti? l'abbiamo già detto al signor ferri, che è stato tanto sincero da convenirne così. abbiamo avuto il dispiacere di perderli tutt'e due per una quindicina di giorni. 1595_3311_001184 mi faccio un coraggio, da leone, mi fermo in mezzo alla strada, costringendola a voltarsi per lo stupore dell'atto improvviso e le dico: signorina kathleen, perdoni il mio ardimento, io l'ho ingannata poc'anzi. che cosa dice che l'ho ingannata, che non le ho detta la verità? la mamma non aveva punto bisogno di lei. ah, volevo ben dire. 1595_3311_001185 star sempre in armi è una condizione sciocca alla quale non mi saprei adattare, perchè temerei sempre di far troppo o troppo poco e, sopra tutto, di perdere la pazienza prima del tempo, come sarebbe il caso qui per. 1595_3311_001186 per sentita dire, rispose filippo. di persona non l'ho conosciuta mai. il roccolo soggiunse egli che nome. e la signora è forse diana cacciatrice? scherzo, sai, non posso ignorare che si chiama armida, ma che armida vorrai dire adriana? 1595_3311_001187 del resto soggiunse filippo. non si potrebbe far meglio. ci abbiamo l'accademia per l'asilo da allestire. che cosa direbbero questi signori d'una gara di pistola? si potrebbe anche improvvisare una fiera di beneficenza. sì, sì, una fiera. che bellezza. gridarono le signorine berti e tutte le signore ai banchi. che ne dice contessa? 1595_3311_001188 uno di essi è bianco di latte e la sua corolla piccina, fatta di quattro petali spanti, pesa ancor molto sulla lunga asticciuola filiforme. dev'esser zuccherino il suo calice, perchè troppo volentieri gl'insetti vanno ad immergere il muso là dentro. 1595_3311_001189 la lasci dire, signora gridai, è una gran massima e può consolare tutti coloro che non è destinata a colpire. mi congedai presto, ho detto perchè già ero in piedi, ma me ne andai molto più lieto, osando stringere coll'antica effusione fraterna la cara mano che galatea non potè ricusarmi in quel punto. 1595_3311_001190 oh, per questo, non ne dubitare, le avrebbero, ma io incomincio a temere che la contessa adriana li abbia catechizzati, minacciandoli di ritirar loro la sua grazia se mai si arrischiassero a leticare con me. 1595_3311_001191 quello è stato il gran punto in quel giorno. tutto è stato creato nella filosofia, nella morale e nell'arte. tutto capisce tutto, tranne la polvere da cannone, la stampa, la strada ferrata e il telegrafo. quattro arnesi di utilità, ne convengo, e non sarò venuto al mondo io per dirne male. 1595_3311_001192 cappellini semplici, senza sfoggio di nastri e di pennacchi, giacche alla marinara e gonne corte che lasciano vedere i borzacchini di pelle chiara allacciati sopra la noce del piede. anche gli uomini tiroleggiano. concediamoci il gaudio d'un verbo nuovo. col fondo dei calzoni chiuso dentro le ghette o dentro il collo delle scarpe da caccia. 1595_3311_001193 vespe, ella mi renderà conto della sua impertinenza. nossignore, nessun conto sappia che per ragion di donne non mi batto. alle donne rispetto ed ossequio, non mai colpi di spada o di pistola per esse, col rischio certo di offendere la loro riputazione. se queste cose non le capisce un marito, le capisco io che morrò scapolo. 1595_3311_001194 perchè? risposi io, sconcertato, perchè i matti non ci vanno mai colle lor gambe e tu assisti frattanto al nostro duello, duello, esclamò pilade, facendo bocca da ridere da quello scimunito che voleva parere con quelle spade e con che con un par di stecchini. 1595_3311_001195 quei cari giovani, dicevo tra me e me, perchè veramente siete cari, tanto cari che io non so quale sia il più caro tra voi. oh, questo, poi gridò la contessa. 1595_3311_001196 non dispiacendo neanche al trombone a cui è affidata la frase melodica in discorso, ma una voce più graziosa, sopra tutto più intonata della mia rallegra l'uditorio. 1595_3311_001197 ma con una leggera variante al primitivo disegno che avevo osato sottoporgli, cioè chiudendo il roccolo e portando la signora con sè. sicuramente conchiuse, filippo voleva partire col treno delle quattro e venti. sono ora le cinque, sicchè tira le somme. 1595_3311_001198 che ha tanto buon cuore per i poveri diavoli traditi dall'infame destino. io non ero nato, credetelo, per viver così, mendicando la vita a frutto a frutto nelle campagne e restando senza frutti quando è la cattiva stagione. 1595_3311_001199 un assassinio, perchè un duello senza testimoni è un assassinio. mi capisci, se io fossi sicuro che tu assassinassi me non protesterei, ma perchè tra due rischi c'è quello ch'io ammazzi te. non intendo di andare in corte d'assise e alla reclusione per te e per le tue follie. 1595_3311_001200 ha scoperto anche lei il mio dolce rifugio dell'acqua ascosa, senza averne la topografia esatta. ci s'è accostata di molto e ad un'ora insolita, andando a diporto tutta sola, ha presa la via del mulino dove mi ha combinato. 1595_3311_001201 questo suonava più grato dell'accenno alla mia mazza babilonese e all'atteggiamento che la signorina wilson si riprometteva da me per far fronte al pericolo. ed anche, diciamo pur tutto, poteva far piacere l'idea di posseder qualche cosa in società con una bella ragazza, fosse pure un cane di villa. 1595_3311_001202 ah, tu sei un gran prepotente, esclamai, ma che volevi che per una scioccheria simile lasciassi andar te sul terreno. e ci saresti andato tu certamente, se non si fosse potuto farne di meno. 1595_3311_001203 ci mettiamo in posizione, gli facciamo sotto il naso un mulinello in piena regola. poi caschiamo in guardia, io di terza e filippo di quarta, invitandoci l'un l'altro coi soliti inganni all'attacco di primo appetito. 1595_3311_001204 perchè? perchè in verità non è una bestia presentabile. in campagna passi, ma in città non ne faccia così poca stima. mi ribatte galatea, altrimenti non le vorrà più. bene, affatto, è tutto ciò che ho ottenuto dalla buona grazia di galatea. ma che cosa doveva poi fare? saltarmi davanti come il re david nel cospetto. 1595_3311_001205 i tre satelliti della contessa quarneri con pronta ed eguale affabilità, dopo che l'astro luminoso m'ha involto benignamente in un effluvio di pelle di spagna, in una musica di paroline soavi, in un barbaglio di raggi e di sorrisi. bravi ragazzi, così va bene, senza dissonanze tra voi e senza sospetti per me. 1595_3311_001206 no, quella poteva esser finita in due minuti, tanto era vuota. ma ce ne sarebbero rimasti cinquantotto per ragionar di cose più liete. ah, volevo ben dire: ma ciò che non mi può raccontare quest'oggi mi potrà raccontare un altro giorno, domani. anche domani, veda di rammentarsela bene. oh, non dubiti, l'ho scritta tutta nel mio memoriale ed ella potrà confrontare. 1595_3311_001207 la fiera di beneficenza ci porta via tre ore buone oramai. non ne possiamo più. siamo in moto dalle nove del mattino. sentiamo il bisogno di sedere, e non per pochi minuti. inoltre, lo spuntino del mezzodì non ha fatto altro che aguzzar. 1595_3311_001208 mi ero ritrovato per l'appunto nel bel mezzo del bottaccio, non riuscendo a far cammino contro corrente nè a tirarmi destramente da un lato. il caso mio poteva dirsi disperato perchè di laggiù dal mulino nessuno mi poteva sentire se avessi gridato al soccorso, essendo la gran ruota in movimento e la cascata facendo un rumore. 1595_3311_001209 uno ha provato e s'è ritrovato bene. lo ha detto e lo hanno seguito due altri. quei due a lor volta. ma no, non voglio rifarti l'enumerazione degli atti. mi basta di dirti che quest'anno tutti i villini dei dintorni sono occupati ed anche molti quartierini in paese, dove per altro bisogna adattarsi. 1595_3311_001210 pensino quel che vorranno. dal canto nostro, come saremo laggiù al crocicchio, in vicinanza della nobil corsenna, ci divideremo da buoni amici per rivederci più tardi. avete ragione, rispose la contessa. poichè siamo fuggiti, tanto vale approfittar della fuga. 1595_3311_001211 sappiatelo bene, avevo bisogno di voi per intendere come sia maravigliosa la semplice bellezza di galatea. voi ci avete la fosforescenza, bellezza di lucciola a cui è necessario il contorno dell'ombra. 1595_3311_001212 ma ogni bel giuoco dura poco, anche quando pare una gran novità. a mille diciannove metri sul livello del mare, la signora wilson e la signora berti, madri ed arbitro del campo, hanno guardato l'orologio e fatto un gesto a terenzio: spazzòli. la signora berti è anche un po di cattivo umore perchè 1595_3311_001213 miserie, lo so, ma di queste si vive, e il tutto vestito grigio. non m'è arrivato che ieri, quando l'occasione era passata alla signora. per altro non era passata la collera per la mia diserzione, per il mio tradimento, come ha voluto chiamare una semplice assenza. 1595_3311_001214 terenzio spazzòli si affretta a profanarla, ficcandoci dentro non meno di trentasei bottiglie, fra segni non dubbi di approvazione e di ammirazione da parte dei saggi. 1595_3311_001215 rammenterai quel che ti ho detto due giorni dopo il mio arrivo: bisogna mutar. registro. scoperto l'uomo d'armi e forse indovinato il violino di spalla, era necessario non aspettare i nostri satelliti, ma andar loro incontro con qualche dimostrazione di forze. 1595_3311_001216 il tragitto non si racconta. per aver qualche cosa che mettesse conto d'esser qui registrata nel mio memoriale, bisognerebbe essere stati là, nell'altro carrozzone, a sentire le belle cose che avrà raccontate il mio dolce amico filippo il beniamino, il cucco delle signore. 1595_3311_001217 già posso ammettere ed anche gradire che uno non mi saluti, ma che mi saluti male mi annoia. ho già pensato del resto a ciò che mi conviene di fare. le lettere qui s'impostano alle sei di sera. scriverò prima delle sei a filippo. 1595_3311_001218 state zitto, la mangerei, rispondeva giacomino il panattiere. insomma, tutto è bene quel che finisce bene tra il talento di attrice scoperto dalla sindachessa, l'effetto di una ricca abbigliatura che faceva morir d'invidia le ragazze del paese. 1595_3311_001219 e subito comanda ai serventi di portare le provvigioni di bocca in un vicino boschetto di faggi che già aveva adocchiato. arrivando non là, disse la signorina kitty, gittando verso di me un'occhiata maliziosa: ci saranno delle buche tra i faggi. 1595_3311_001220 la prima stazione del mio viaggio di gratitudine, un po per riguardo alle conoscenze più antiche, un po per avvezzarmi all'ufficio e procedere per gradi dal minore al maggiore, è stata dalle berti. la voluminosa giunone e le sue tre graziose figliuole m'hanno fatto una festa da non dirsi. 1595_3311_001221 centellinando, assaporando le strofe, in mezzo a quei fregi ornati bozzetti di scene romane e pompeiane, onde il murray ha accompagnato il testo come di cose che gli appartengono. 1595_3311_001222 come son felici i signori, diranno essi in cuor loro, vedendoci passare. e voi, niente o corsennati a buon conto, voi non avete da discorrere di economia politica e di scienza di governo col commendator matteini. 1595_3311_001223 innamorato, io, ma che mi sento libero il cuore, calmo, tranquillo, sereno lo spirito, senza alcuno di quei turbamenti che accompagnano il nascere d'una passione. studiamoci su, analizziamo, che è sempre il miglior modo d'intendere la sintesi. è troppo spesso una confusione. 1595_3311_001224 quel caro orazio è il più vario di tutti i poeti del mondo. ha tutte le corde della lira. c'è pindaro in lui ed anacreonte, saffo, simonide, alceo. 1595_3311_001225 ed io medito il buon consiglio senza che nessuna me l'abbia dato. sai a che penso io a scrivere il mio buon poema, che le sciocche gelosie dei tre satelliti mi hanno in mal punto interrotto. 1595_3311_001226 è infine una gentile signora. possiede una cultura molto superficiale, tanto da non sapere, due settimane fa, che il leopardi è morto, ma che per gustar le bellezze d'un poeta è forse necessario di conoscerne la vita. 1595_3311_001227 e questo sia per saluto di ringraziamento a questa nobilissima città di corsenna, alla quale si leva l'incomodo questa notte per viaggiare da gran signori col fresco. rappresentazione tutta a gratis. ma non si grattino quei ragazzi laggiù, perchè a n'sta mia bein. 1595_3311_001228 ogni bel giuoco dura poco e il mio è durato fin troppo. tu non hai più bisogno di me e puoi lasciarmi andare pei fatti miei. piuttosto hai bisogno di far la tua strada. non ti perdere in ragazzate che n'hai fatte già molte e possono bastare. vai all'arma bianca e conquista una mano che è degna di te. 1595_3311_001229 vi sentite? dissi alla contessa di saltare quest'acqua. ella guardò un poco il ruscello, misurandone a occhio l'ampiezza. no, vi confesso, rispose coll'impiccio della gonna. permettete allora qui non c'è tempo da perdere, vi rapisco? 1595_3311_001230 ebbene, tanto meglio, sei uno di meno in giostra. amo quella ragazza e, se mi riesce, la sposo. ah sì, certamente. ma ecco, soggiunge filippo, rìdendo senza volerlo, si casca a ripetere il tuo dialoghetto col signor enrico dal ciotto. 1595_3311_001231 si passa dalla prateria e dal viale dei pioppi, io la precedo, a volo fino al giardinetto, prendo un libro, un taccuino e glielo porto da leggere. da un pezzo. ci scrivo tutto quel che mi accade giorno per giorno, tutto quello che dico. 1595_3311_001232 avrei voluto fare più nobili apparecchi di vestiario, ma poi ho pensato che si andava in montagna, che ero io l'invitato e non il mio abito, che finalmente il mio tutto vestito di tela era decentissimo e il far novità sarebbe parso un atto di debolezza. così non ho mutato niente del mio fornimento. 1595_3311_001233 ma non parliamo di ciò. soggiunse la signora wilson, mandando un sospiro alla buona memoria del padre di kitty. è solo di casa sua il signor ferri. che idea si fa della vita? che disegni vagheggia per il suo avvenire. 1595_3311_001234 e la contessa è venuta, sì, due volte: la prima volta da sola e pareva la statua dell'addolorata, la seconda volta con quattro signori. a proposito, quei lì hanno lasciati i loro biglietti di visita. vuole che vada a prenderli? 1595_3311_001235 vile schiavo, dopo che io t'ho sottratto alle bastonate del tuo primo padrone comprandoti per venti lire da lui. così mi tratti, così mi ricompensi della mia dabbenaggine. 1595_3311_001236 le quali poi, dispiccate dalle fibre del legno, nel dolce silenzio d'una notte di primavera, frementi di gioventù, fosforescenti di bellezza, corrono per l'ombra dei boschi, escono nelle radure danzando lietamente al queto lume della luna. timidi sussurri, intime fragranze. 1595_3311_001237 non hanno scatti di pensieri, di affetti, di risoluzioni. fanno quel che possono e sanno magari quel che non sanno, ma con tanta buona volontà, chi crede di far meglio si faccia avanti. essi hanno data la loro misura, non facendosi pregar troppo, non ispaventandosi di nessuna malleveria. 1595_3311_001238 le racchette erano a posto sulle due estremità del campo, a posto sulla battuta le palle di guttaperca, in numero di sei, per averne sempre una in pronto se un'altra si crepasse e un'altra, o parecchie, volassero di qua o di là fuor del confine. per quelle poi vigilavano i ragazzi sempre vogliosi di correre. 1595_3311_001239 non c'era niente di male. e se non ci ho trovato niente di male io, che cosa vorrebbe trovarci lei da ridire? lei che non c'era e lui che ti ha risposto: ah, se tu lo avessi veduto, che muso come mi ha gridato fermandosi sui due piedi. e chi è lei per darmi di queste lezioni? 1595_3311_001240 gli ho offerta la mano ed egli l'ha stretta, ma subito, pentendosi d'aver fatto troppo forte. infatti, mi ha veduto torcer le labbra per trattenere un grido di dolore. queste povere dita ancor oggi mi dolgono e fanno molto a tenere la penna. il mio scritto è raspatura di gallina. 1595_3311_001241 qui freno al corso, come dice david nella prima scena del saul. qui siedo e me ne sto un paio d'ore al rezzo, contemplando i moscerini che volano nell'aria cupa, non trattenendo i pensieri che passano liberamente per l'anima senza lasciarci una traccia. 1595_3311_001242 notizie mie, eccole. son venuto qua, come sai, per dar pace a questi poveri nervi e ci lavoro alacremente, chiudendomi nell'inerzia più fitta. bada, io non so quanto sia vero che ai giorni nostri i nervi si sciupino più di prima nella gran varietà e nella troppa intensità delle sensazioni. 1595_3311_001243 pensando che non siamo in una città, sottentra a cànone la padrona. in breve, siamo d'accordo. e ci apparecchiano la gran tavola della seconda stanza, le cui finestre non guardano sulla strada nè bevono il suo polverìo, ma ci aprono la veduta ampia dei monti, d'una valle pittoresca e di un fiume. 1595_3311_001244 loro terenzio spazzòli. conosce la letteratura francese modernissima per aver letto dei titoli e qualche pagina dei libri parigini. conosce la russa per sentita dire e solo perchè i romanzi russi son passati dallo staccio di parigi. 1595_3311_001245 se sono solamente o niente affatto di spirito. tutti e tre prendono ventiquattr'ore di tempo a rispondervi, ma in quelle ventiquattr'ore fanno le valigie, prendono un biglietto alla prima stazione di strada ferrata e vanno a farsi impiccare altrove. 1595_3311_001246 lascio la signorina kitty al suo buci ed ella non sa che potrei farla ridere con più gusto e più rumorosamente di buci, basterebbe che io le riferissi un brano di discorso della signora quarneri. 1595_3311_001247 ah sì, dentro si è più fuori che mai. il tetto è crollato, gli archi in pezzi, i fianchi sfondati, tutto un mucchio di pietre e di calcinacci. 1595_3311_001248 che hai vinta e ciò ti ha messo in buona vista, colle signore, ma in troppa vista coi tuoi tre satelliti. non ci pensi a questo. ora prevedo che bisognerà cambiare di punto in bianco il nostro giuoco. 1595_3311_001249 ho capito e ne sono tutto confuso. dunque, la storia è questa: appaiato e contento, il rosignuolo non canta più così bene come quando faceva all'amore, anzi non canta più affatto. dà fuori un grido rauco d'animale, accidioso e brontolone. 1595_3311_001250 dal canto mio, ero pentito già del mio atto, e tanto più facilmente in quanto che era stato involontario. radono piuttosto la terra, ripigliai, volendo mostrare che non facevo nessuna allusione di cattivo gusto, perchè appunto, la terra mi piace così verde, così sana, così confortante allo spirito. per amor della terra vengo in campagna. 1595_3311_001251 come dire di no. m'inchino e l'accompagno. si risale la strada a fianco del mulino e della sua ruota immane, mostro che dorme in quest'ora mezzo al sole e mezzo all'ombra della sua buca, tutto vestito d'erba viscida lungo le pale nerastre. 1595_3311_001252 donde ha origine un bel moto dell'anima e la voglia matta di spingerlo in alto. egli, frattanto, può raccomandarsi benissimo all'attenzione de suoi simili, rendendosi utile e tenendosi abbastanza prezioso. 1595_3311_001253 non credevo che queste montagne fossero così belle, diceva egli guardandosi intorno. sta a vedere che m'innamoro dei boschi e faccio un idilio ancor io. non dipenderà che da te c'è tutto l'occorrente per iscriverlo, ed anche per iscriverlo. ma io non credevo che tu intendessi di dir questo. 1595_3311_001254 non so se vi saranno piaciuti egualmente certi funghi rossi sulla gratella, che alle signore parvero una squisitissima cosa. certo ne avete avuto un assaggio, perchè di tutte le pietanze che vennero in tavola una bella mano vi passava sempre mezza la parte sua. 1595_3311_001255 lasci star galatea, rispose la mia nuotatrice. quella poverina ha rimorso d'essersi messa a correre come una bambina matta. perchè rimorso? se tutti i miei mali hanno da essere come questo, io ne invocherò uno al giorno dalla misericordia divina. sì, bravo, si preghi anche un reuma diss'ella ridendo, e lo preghi a me pure. 1595_3311_001256 buona usanza, esclamo, inglese od americana che sia, è una buona usanza, davvero. le nostre italiane. eccole qui, disse ridendo la signora wilson, che è nata per l'appunto italiana, e di firenze le italiane al telaio, nell'angolo più riposto del salottino. 1595_3311_001257 seguita a descrivere, a distanza di otto centimetri dal mio costato, i suoi elegantissimi otto, in piedi o coricati come gli pare, senza toccarmi mai. va bene che molte io ne paro, e potrà anche sembrare agli astanti che io le pari tutte, ma dentro di me sento che egli potrebbe entrare più d'una volta. perchè non lo fa? 1595_3311_001258 credevo di averla persuasa, almeno scossa, e di farla scendere verso il viale dei pioppi. ma ella non si distolse affatto dalla sua via e rise d'un riso sardonico che non avevo mai veduto sulle sue labbra. 1595_3311_001259 ci sono molti villeggianti a corsenna. li chiama la bontà dell'aria, a quattrocentosessanta metri soltanto sul livello del mare, li chiama il fresco di queste convalli e, finalmente, lo spirito d'imitazione che l'uomo ha comune con tanti altri animali. 1595_3311_001260 finito lo spuntino degli artisti e il desinare dei fanciulli, si va nel cortile ad aprire il tiro al bersaglio, tiro di pistola, s'intende. lo inauguro io con un centro tanto fatto. 1595_3311_001261 lato tacquero le voci e i bisbigli. si voleva vedere, si voleva giudicare? nessuna bella donna arrivò tardi nel suo palchetto a teatro che fosse più guardata e più studiata di filippo ferri, sulla piazza maggiore ed anche unica della nobil corsenna. 1595_3311_001262 alle frutta non si fecero discorsi, quantunque fossero molto bene snodate le lingue. venne e fu aperto sotto i nostri occhi il vaso di pandora, voglio dire il canestro misterioso per cui si erano fatte tante ciarle e tante supposizioni durante il viaggio. 1595_3311_001263 filippo ferri trasse un profondo sospiro dall'ampio torace. eh, caro mio, mi rispose: l'ho detto dianzi a quel conte che io morrò scapolo. credo bene che la gentile fanciulla pensi a me come alla prima bambola a cui avrà rotta la testa. 1595_3311_001264 la colonia dei villeggianti si era commossa di desiderio. in campagna par sempre di annoiarsi e si corre volentieri a tutti gli svaghi. mi avevano incontrato, preso in mezzo e condotto a teatro, cioè a dire in piazza dove si stava pigiati su certe panche d'osteria davanti ad un castello di burattini. 1595_3311_001265 hai ragione a non esserti invaghito di lei, come hai torto- lasciatelo dire- a non invaghirti dell'inglesina. perchè? perchè quella è una fanciulla d'oro con la sua parte di lega. vorrei rispondere, ma tengo prudentemente la restrizione per me. 1595_3311_001266 non bisogna neanche star troppo ai fianchi della gente. pensavo: e voi, signor buci, per questa sera rimarrete in camera a far ballare eternamente la sedia. lo spettacolo dell'altra sera, gran novità annunziata a suon di tamburo per l'unica via del villaggio, aveva tirato in piazza tutto il popolo dei. 1595_3311_001267 bersaglio. un bell'esercizio, disse la signorina wilson. mi piacerebbe tanto anche lei, signorina. se crede, potrà contentare il suo desiderio. molto facilmente. le porterò uno dei miei flobert. grazie, se la mamma lo permette. 1595_3311_001268 che non sono sempre piacevoli a portare, ma si consola pensando che erano già stati novantaquattro. ond'ella si è già liberata di cinque e più. spera di lasciarne in istrada facendo continuamente del moto. iddio l'esaudisca, ma per intanto ella viene ultima. 1595_3311_001269 terenzio spazzòli mi ha dato ragione osservando giudiziosamente che male servirebbe in questi luoghi l'alpenstock, tanto di moda oggidì ed anche fatto di bambù, vero arnese di parata, che nei passi difficili serve poco a sostenere e nei brutti incontri, dovendo assestare due o tre colpi, si spezza. 1595_3311_001270 tutto il teatro e per conseguenza tutta la vita, è là dentro e non c'è più nulla da aggiungere. com'è giunto l'uomo, per qual arte divinatoria, per qual lampo d'ingegno, a immaginare il burattino? ed è così antico oramai. 1595_3311_001271 il taciturno condottiero ha lasciata la compagnia, sottraendosi al coro dei suoi lodatori, ed anche lei si muove, andando tra i faggi verso il deposito delle provvigioni. 1595_3311_001272 o questo od altro, ripresi il proemio, sia pure a vostra scelta, purchè ci sia l'essenziale. secondo il parer mio, e l'essenziale è di dire ai satelliti: 1595_3311_001273 corsi a precipizio verso il viale dei pioppi, valicai il fiume di sotto al pancone e cinque minuti dopo ero al giardinetto per mutar abiti. un'ora prima che galatea ritornasse a casa sua c'ero già io e facevo un breve ma solenne discorso alla signora wilson. 1595_3311_001274 guardavo a terra accompagnando col gesto la frase e lì, a due passi da me, sporgeva il piedino della fanciulla- non un piede da viragine, in verità- e bisognava rendergli giustizia. 1595_3311_001275 biancheggia qualche cosa. un tesoro, niente di meno. un tesoro a tutta. prima l'ho creduto un temperino, ma no, è più minuscolo ancora d'un temperino. vediamo. 1595_3311_001276 ed anche più tardi. bada, io non ho bisogno di saper nulla. parlavo così per chiasso e per non mostrarci troppo accigliati, quasi imbronciati ai naturali del paese. ma eccone tre che non dovrebbero essere indigeni, tre bei moscardini in fede mia. 1595_3311_001277 gli faccio vedere nel mio ritiro campestre ogni cosa tranne buci, che non c'è, ma già so dove bazzica quel ghiottone famoso. non va mica al roccolo, lui, dove si vive a petti di pollo e a zabaioni. outsides beefsteaks, cutlets, pigeon pies, plum puddings. 1595_3311_001278 e sia pure zuppa del cane anche questa, ma solo quando ne avrà assaggiato il povero buci che va trottolando, scodinzolando, mugolando, fiutando dalla fontana alla cucina. dalla cucina alla fontana: certo, all'apparenza il più affaccendato di tutti. 1595_3311_001279 quanto all'esser miope, l'ho creduto, sa, ma ora non ne sono più tanto persuasa e dubito che lo faccia a posta per ingannare la gente. eccone un'altra. che cosa intenderebbe di dire con questa: niente, niente ho fatto per celia e ride, ride e non c'è verso di cavarne più altro? 1595_3311_001280 si fece porta alle dieci del mattino, avevamo preparato cinquecento biglietti d'ingresso a cinquanta centesimi l'uno e s'intende che, salvo i venduti a chi ne faceva richiesta, ce ne spartivamo il grosso tra noi. 1595_3311_001281 cucinare a tutte le salse, negare la fantasia, l'arte, l'intelligenza, il criterio, il senso comune, oggi a benefizio d'uno, domani a benefizio di un altro, e così via, fino a tanto che non venga un gran postero armato d'una falce lunga, lunga e ziffe. 1595_3311_001282 corse un giorno la voce che là dentro si fosse veduta la madonna, e non mancava la ragazzina innocente per dar fede al miracolo. ma che vuoi, il miracolo non ha potuto attecchire come attecchivano le ortiche in quel cumulo di macerie così poco romantiche. 1595_3311_001283 ah, ecco l'inglesina, dirai tu, giungendo a questo punto del mio letterone. no, niente inglesina, il nome straniero è qui per trarti in inganno. si chiamava wilson, il babbo di lei, ora morto, ma nato in italia, dove i suoi erano venuti a stabilirsi per ragione di commercio. 1595_3311_001284 pazienza, cercherò dell'altro e se non troverò dell'altro, me ne andrò. il diavolo si porti le fanciulle girandolone e i cani. riconoscente a. 1595_3311_001285 dunque, il padre anacleto era caduto nell'eresia per eccesso di ardore. lo tolleravano ancora, ma esortandolo a temperarsi, pregandolo di meditar meglio la vera dottrina dei libri. 1595_3311_001286 lo saprò, disse filippo. tu, io sì, sono invitato per domattina al roccolo. ah bene, e ci andrai sulle dieci, m'immagino. sì, se pure vorrai darmene licenza, io figurati sai bene quel che ti ho detto e a parlarti sinceramente, andando, tu mi liberi da un falso obbligo. 1595_3311_001287 qui poi siamo all'argine del bottaccio. riprese la signorina al largo adunque e non c'è più bisogno di tenersi per mano. infatti, è vero, diss'io lei intende le cose, signorina, e le rifà come se fosse stata presente. ma badi che l'argine non continua sempre così forte e così largo. 1595_3311_001288 ah sì, è vero, non son cose per lei che è, se lo lascia dire l'orso di corsenna, dica pure liberamente come lo sa, l'innocenza ha parlato per bocca del figliuoletto dei rossi. 1595_3311_001289 credevo che il burattinaio fosse di passaggio in corsenna, avviato a qualche borgo più importante e più capace d'intenderlo. vuol far la stagione qui e sia. ho promesso stamane alla signorina wilson di non mancar questa sera ed ho mantenuta la parola. 1595_3311_001290 ma vegliava accanto a lui la signorina kitty che le imbroccava tutte e che, com'ebbe visto far cilecca il compagno, prese a levargli la mano muovendosi, lei leggera, come una ninfa, e sopramano e sottomano, come le veniva fatto, rimandando la palla, ma da furba, non mai dalla parte di terenzio, spazzòli. 1595_3311_001291 è molto bella. e d'una bellezza che attrae carnagione di madreperla, con toni rosei, capelli biondi, ma d'un biondo strano, che tira all'amaranto, con vene e riflessi d'oro di zecchino, occhi un po grigi ma fosforescenti. bellezza luminosa. ho già detto e non c'è altro da aggiungere. 1595_3311_001292 per cominciare, io butterò la mia giacca, tu butterai la tua e saremo subito in arnese di combattimento. capisco, ma i padrini, che padrini d'egitto, uno almeno, e si può averlo in. 1595_3311_001293 seguì ancora una suonata della banda con assòlo di tromba a pistoni, chetato il quale si ebbe una mandolinata delle tre berti, tanto carine e meritamente applaudite, colla domanda del bis, domanda che fu tosto esaudita, ma variando il pezzo secondo l'uso dei concertisti che si rispettano. 1595_3311_001294 rimarrò quanto ella vorrà e se dovrò rimaner tanto che arrivino i satelliti, niente di male. potrò andarmene in loro presenza, insegnando a chi non lo sapesse ancora che non è di buon genere star nei salotti in sentinella, come all'ingresso d'una caserma, d'un parco d'artiglieria, d'una polveriera. 1595_3311_001295 ma chi si contenta gode, e il campanaro di corsenna è un uomo che si contenta. mai peggio di così è il suo intercalare. son felicissimo di vedere che il mio villino piace a filippo anche più della valle dei castagni, degli abeti e della strada maestra. 1595_3311_001296 è una bugia, ma m'è venuta bene e filippo si persuade poichè lo sai, dice egli stringendosi nelle spalle. eccoti il resto dell'avventura. il signor conte è capitato in corsenna, chiamato da una lettera cieca, la solita lettera cieca che vuol ridar la vista degli occhi a chi l'avesse perduta. 1595_3311_001297 passando leggera davanti a noi, la signorina wilson mi gitta poche parole che rompono a mezzo il discorsetto della mia interlocutrice. non è vero, signor rinaldo, che è bello il lawn tennis? 1595_3311_001298 il conte quarneri, il marito della contessa. che cosa vuole egli da noi? che ne so io dev'essere un altro che ha i nervi? è venuto altre volte, sì, a cercare di lei, e gli ha risposto il signor filippo che lei era ammalato perciò volesse parlare con lui, che faceva lo stesso, tanto erano amici. 1595_3311_001299 per dar colore alla spedizione, potresti portare un arsenale di sciabole, fioretti e pistole da esercitarci tra noi. saresti nella tua beva, non ti pare? non ti ho mai chiesto nulla. non mi ricusare. la prima. 1595_3311_001300 tanto la riva destra del fiume è invasa e corsa e ricorsa da questo gaio sciame d'infanti, di femmine e di viri. alla riva sinistra, almeno in questo tratto, per circa due miglia, non ci s'arrischia nessuno perchè non mette a nessun luogo. 1595_3311_001301 a lui si rivolgono tutti con cenni di complimento. terenzio spazzòli sorride come buci senza schiudere i denti. ah, briccone, ma sia come ti pare, io non ho bisogno delle mie penne. vèstitene pure cornacchia. 1595_3311_001302 scovo più in là un albergo roma e chiamo da quella parte le signore. la casa è più bassa e più nuova di fabbrica. dovrebb'essere più pulito l'interno. mi arrisico dentro e vedo due sale abbastanza capaci, mobili, pochi e lucenti. è il fatto nostro. 1595_3311_001303 frattanto siamo giunti a quest'oggi. filippo mi ha telegrafato ieri che si metteva in viaggio. arriverà oggi al tocco, eccellente amico, capiterà con la sua bell'aria marziale di paladino antico. 1595_3311_001304 ella stette un po dura sopra di sè, muovendo convulsamente le labbra. voleva dire di sì, voleva dire di no? certo, riuscì a non dire nè una cosa nè l'altra, poichè mi guizzò via con questa bottata come lei, la contessa adriana, le son serva. 1595_3311_001305 ed anzi ne è la chiave di volta, dove scarseggiano le venditrici lusinghiere onnipotenti e le borse disposte a lasciarsi taglieggiare. il commendator matteini s'incarica di scrivere i numeri nei polizzini da estrarre. 1595_3311_001306 e il mondo è una calca, una moltitudine, una ressa di forze invisibili che d'ogni parte lavorano su te per prenderti il posto che occupi, per non lasciarti occupare il posto che desideri. fosse pure un posto d'usciere. 1595_3311_001307 filippo si è mostrato veramente savio in questa occasione ed io lo aggiungerò volentieri, ottavo ai famosissimi sette dell'antica grecia ed anche, come mi ha rimesso il fiato in corpo con una sua modesta confessione, 1595_3311_001308 voglio andare al mio ripostiglio di nottetempo con due amici, se tanti me ne saranno rimasti, i quali si prenderanno cura di vigilare che le mie ossa vadano proprio al luogo assegnato e un altro morto non mi rubi la fossa con questo prossimo benedetto. non si sa mai quel che possa succedere. 1595_3311_001309 dieci, s'intende che sono settecento lire nette da consegnare alla direzione dell'asilo. le spese le abbiamo fatte noi villeggianti, così per la banda di dusiana, come per l'arredamento dello stabile e per l'ordinamento della fiera dei doni. per la lotteria i due terzi sono stati regalati dalla contessa quarneri. 1595_3311_001310 ora capisco il suo giuoco: mi ci voleva inchiodare al roccolo, magari facendomi ingelosire un pochino di sè, per aver poi il merito di ritirarsi davanti a me, di lasciarmi il passo franco. sì, è così, non altrimenti. 1595_3311_001311 lei, l'inglesina, accanto al suo babbo, vecchio muso di cartapecora miniato liberalmente di rosso tra due fedinoni grigi, ma sempre mezzo nascosto nell'ombra dall altra parte della carrozza per comodo della mia prospettiva amorosa. 1595_3311_001312 o alla men trista si sciupa, mentre un buon bastone, egualmente lungo, di nocciuolo o di fràssino sarebbe in ogni caso il più adatto. abiti convenienti per una gita in montagna sono stati messi fuori dalla contessa quarneri, dalle signorine berti e dalle due wilson, madre e figliuola. 1595_3311_001313 è il sindaco che scrive per ringraziarmi. non han voluto perder tempo. settecento lire di sussidio all'asilo meritavano questa sollecitudine, ma perchè a me? 1595_3311_001314 ne sanno più addentro, o pretendono a saperne, i tre satelliti della contessa, uno dei quali è decadente e fa delle rime impossibili. ha perfino stampato un volumino ino, ino, ma di gran margine, che nessuno ha letto. anzi, no, dico male, lo han letto moltissimi. 1595_3311_001315 il treno è arrivato ansimando, come per farmi capire che non era colpa sua se giungeva con quaranta minuti di ritardo. la testa di filippo appariva da un finestrino e gli occhi suoi mi balenarono un sorriso che ancora non trapelava dal doppio festoncino dei baffi. 1595_3311_001316 ottimamente, ci sono così tutti i ferri necessarii, senza contar me. ah, tu sei il re dei ferri, gridai montando in carrozza. il bagaglio fu caricato a cassetta sotto ai piedi del cocchiere e del servitore, che si aggiustarono come poterono, e i cavalli presero il trotto. 1595_3311_001317 dalle wilson. dunque potrebbe darsi a buon conto. andiamo a vedere, evitando le strade, per altro girando dai campi, strisciando tra i boschi. 1595_3311_001318 è, a dirti tutto, in due parole, una mezza viragine e lei e sua madre ho conosciute due settimane fa con la berti e con altre signore, tutte donne di sboccio per istrada. si capisce- in un momento che non potevo più cansare l'incontro ed ho barattate quattro parole di complimento, come s'usa in tutte le presentazioni. 1595_3311_001319 in questo caso avrebbe dovuto dir troppe cose a sua madre. del resto, se ci fosse, sarebbe comparsa prima all'amico filippo e filippo non avrebbe fatto quella sua visita da medico. 1595_3311_001320 settembre. corsenna è deserta, dicono, ma che deserta è libera. io sono stato oggi un po triste accompagnando filippo alla stazione. 1595_3311_001321 certo, non sarebbe stato bello che, mentre egli era a curar gli acciacchi a san pellegrino, la signora fosse a rimini, a livorno, a viareggio. si dev'essere per questo? 1595_3311_001322 per oggi. sicuramente egli pensa coll'antico filosofo che la virtù sia premio a sè stessa. voi qui, buci, gli grido destandomi in soprassalto. dormivo così bene. 1595_3311_001323 al rivolo dell'acqua. ascosa non c'era. ed io lesto ai casali di santa giustina: ecco la nunziata, la buona vecchierella che attende alle sue occupazioni domestiche. mi fermo a chiacchierare con lei, assisto al pasto delle sue galline, accarezzo il collo della sua mucca. le parlo di cento cose. 1595_3311_001324 carte, signor morelli, carte a tutto spiano. e a che giuoco poi lo indovini a tressetti, a briscola, a naso e primiera, oh, peggio assai. 1595_3311_001325 la gloria è a buon mercato in corsenna per quindici lire buttate via. son salito in grande estimazione presso le signore. che buona occasione ha perduta. terenzio spazzòli di apparire un uomo perfetto. ora egli ha una macchia nel suo blasone, un'ombra nella sua luce. 1595_3311_001326 credi pure che questa volta ho somma necessità d'essere raffidato dalla tua presenza. ti aspetto, e preceduto da un telegramma per venirti a prendere alla stazione ch'è un po lontanetta da qui. grazie anticipate e un amplesso spirituale per giunta, rinaldo. 1595_3311_001327 scommetto che, se tu potessi uscir vivo e sano dalle pagine del tuo signor teubner, vorresti essere al mio posto e filar qui un graziosissimo idilio. frattanto, la contessa ha trovato da sedere e lì, proprio lì, si ferma sui due piedi gridando: ecco un buon posto. 1595_3311_001328 ah sì, per me non vorrei di meglio. ma è così fredda, mio dio, così ferma nel suo puntiglio, ma che avrebbe da far le pazzie per dimostrarti quel che pensa di te. è una ragazza, non lo dimenticare. quanto al puntiglio, è ancora e sempre una ragazza che non ti può chiedere la spiegazione a cui ha diritto e non può neanche aver l'aria di desiderarla. 1595_3311_001329 ma sì, un po d'ironia nel fondo ce la dovrebbe avere anche lui, per virtù non foss'altro degl'ingredienti che lo rendono opaco. quel po d'ironia non è finalmente la meno feroce delle nostre vendette? e il genere umano salva sempre la immagine del suo creatore. non meriterebbe di peggio. 1595_3311_001330 profondo, sonnecchiandoci su a mattutino, a vespro, a compieta, e non vegliando bene che, in refettorio, padre anacleto si era rifugiato nello studio, nascondendo il suo intimo pensiero, dissimulando la sua nausea. 1595_3311_001331 l'osservazione è crudele, rispose filippo. io sarei già alloggiato alla prima ed unica osteria di corsenna se non fosse stato il timore di uno scandalo prima del tempo. anche questa ti perdono, mettendola sul conto della tua follìa. 1595_3311_001332 se la signorina kitty non ride, se ella non ritorna galatea, la scherzosa galatea, capace di fare una burla e di soffrirla, io sono perduto. 1595_3311_001333 ma anche tu, bello mio, da domattina devi lavorar bene a rifarti la mano. ci hai otto giorni per esercitarti e tanto faremo, che conteranno per sedici, magari per trentadue. 1595_3311_001334 ma no, non c'è bisogno di questo terenzio spazzòli. ha pensato egualmente ai piccoli dadi di pane tostato nel burro. sarà la zuppa del viaggiatore, se mai zuppa da persone di garbo che vogliono dare la sua parte anche. 1595_3311_001335 occhi amorosi della natura che si rivolgono al cielo. e d'una ninfa ha la persona, snella ad un tempo e robusta, d'una ninfa il portamento altero e i movimenti, non senza eleganza, impetuosi. 1595_3311_001336 sopra di te, mio dolce e fiero filippo, tu non hai niente che ti trattenga in città, salvo l'abitudine o la pigrizia, mentre io ho bisogno qui d'un amico. 1595_3311_001337 questo è stato un punto nero per lei. resta bella, ma non mi è più simpatica come prima. del resto, più mi osservo e mi studio, più riconosco di non essere stato un solo momento ingannato dalle sue belle moine. 1595_3311_001338 la signorina wilson mi lasciava dire: ero in vena ed ella non voleva trattenermi. forse ha imparato a conoscermi ed ha presa l'abitudine di lasciarmi sfogare, il che dopo tutto mi fa piacere e vuol essere una delle ragioni che me la rendono simpatica. l'uomo che ciancia, bisogna lasciarlo cianciare. 1595_3311_001339 è forse la galatea virgiliana? appare anch'essa in due versi di dameta che fa agli strambotti con menalca come due capri farebbero a cozzi in un prato, ricordando la scena del san donato. si potrebbe tradurre così: 1595_3311_001340 vecchi faggi secolari, come se ne vedono più pochi sulle nostre montagne, poichè il bisogno e l'ingordigia hanno appiccicata all'umanità sprecona la malattia del far assi a tutto spiano. e si contentasse ancora di ciò. 1595_3311_001341 e volli correre anch'io per raggiungerla. ma proprio in quel punto che alzavo il piede a mia volta, inciampai in qualche cosa che non avevo avvertito e mi ritrovai di punto in bianco per aria. ci fossi almeno rimasto. 1595_3311_001342 ma quei massi tondeggianti appariscono più compatti e più antichi. son di granito o di quarzo? centinaia di secoli li han visti così, e non sempre a quel posto. io qui metto fuori la teorica dei massi erratici lavorati e trasportati dagli immensi ghiacciai dell'epoca terziaria. 1595_3311_001343 già le donne badano molto al figurino, anche quelle che non lo vogliono ammettere e quelle che non lo confessano neppure a sè stesse. terenzio è sempre all'ultima moda in ogni cosa, dal capo alle piante, sia fuori o in casa, in piedi o a letto. un prodigio. 1595_3311_001344 o le colonnine a fascio, i capitelli lavorati, gli archetti, i peducci, le mensole, i costoloni, i rosoni, di cui si fa sempre un gran parlare per tutto il circondario? ah, quelli, a detta di certi contadini che hanno la loro abitazione lì accanto. 1595_3311_001345 laggiù, a due terzi di strada, dove si era notato un luogo assai pittoresco in vicinanza del mulino, si farà una lunga fermata ed anche una merenda, così decreta, terenzio spazzòli. le signore protestano che non toccheranno più cibo. 1595_3311_001346 e vorrei, dopo la prima sua, lasciarmene dare una seconda e una terza, che mi parrebbe sempre di aver fatto una buona figura. ma egli non è del mio parere. mi batte la campagna, non approfitta del suo vantaggio. 1595_3311_001347 me. ecco l'uomo che mi consiglia di far le cose con giudizio. osservai: bella chiusa, signor ferri, ma sì, una bella chiusa a bastonate, degna del poema villereccio che tu sei riuscito ad imbastire. il giudizio, poi, non esclude l'andare a fondo quando questo sia opportuno. 1595_3311_001348 solo un tantino. un tantino, come dire, aspretti, suggerii parendomi che non dovesse spiacere. infatti, un sapore aspretto non esclude bontà di frutto nè di bevanda, e c'è l'amaro delle cento erbe che fa bene allo stomaco. 1595_3311_001349 la signorina wilson ricorda la ingenuità rusticana che tiene ancora un pochino della corteccia dei tronchi donde gli antichi hanno fatto sbocciar le amadriadi. 1595_3311_001350 perciò mi ha detto di non aver simpatia che per gli uomini animosi, per gli uomini valorosi, pieni d'onore e di cavalleria. mi capisci, tutte queste belle cose erano là rappresentate, incarnate nel tuo umilissimo servo. 1595_3311_001351 torniamo alla signorina wilson, che mi aveva lasciato dire a mia posta e poi soggiunse con accento malinconico: il burattinaio ha fatto capolino tre volte dalla sua tenda, cercando con gli occhi in giro nel suo uditorio. 1595_3311_001352 dicendomi che non c'era l'inglesina perbacco. e non c'è, difatti, non c'è come non c'è. non mi hai tu incominciata la tua lettera in inglese. ancora un paragrafo di quegli starnuti e mi toccava di pigliare un interpetre. sai bene che d'inglese io non ne mastico e di tedesco nemmeno lo so benissimo. 1595_3311_001353 ama il prossimo tuo come te stesso. è, alla fin fine, il comando del principale, ed egli sa bene che io non amo me stesso. frattanto, come è vero che quello è il mio prossimo. 1595_3311_001354 il viaggiatore, non potendo chiuder occhio, era uscito dalla foresteria. passeggiando poi corridoi, a lume di luna, trovato aperto un uscio che metteva su d'un terrazzo. era andato da quella parte a prendere il fresco. 1595_3311_001355 no, non mi lodi, rispose ella. tuttavia, come disegno non val niente, è un ricordo, e come ricordo può andare. vede intanto, signor morelli, che io non perdo sempre il mio tempo. se una cosa è bella, se franca la spesa, ne godo, se è sciocca la lascio stare. 1595_3311_001356 a me, tra le risate universali, tocca un bavaglino e dopo una diecina di polizzini bianchi, un altro arnese da bimbi, una cuffina son destinato me. lo dicono tutti ridendo alle mie spalle, ma io non mi spavento per così poco e inalbero arditamente i miei piccoli trofei. 1595_3311_001357 faggi non c'è pericolo, rispose l'esperienza paesana per bocca di uno dei mulattieri: è una faggeta di pochi anni e c'è sodo come sulla strada battuta. si va a vedere seguendo le nostre salmerie. il luogo è adatto e grazioso. 1595_3311_001358 si tratta d'imbastire un concerto a pagamento, un concerto vocale e strumentale, il gran da fare di tutte le stazioni, di tutte le colonie e di tutte le stazioni estive. mi è giunto perfino all'orecchio l'accenno d'un prologo in versi, che qualche signorina potrebbe recitare: 1595_3311_001359 intanto, con quel bagno che ha preso si è levato di dosso un certo odore di pelle di spagna che non era niente piacevole, e noti che io lo gradivo in altri tempi, ma da parecchie settimane non so come mi era venuto a noia. 1595_3311_001360 passiamo al consiglio romantico. ma vi avverto che dopo questo io non saprei più che cosa trovare per il vostro bisogno. sentiamo, sentiamo il consiglio romantico. gridò ella battendo le palme con gioia infantile. son veramente curiosa. 1595_3311_001361 chi sarà mai. torno a dire chi sarà mai? e che necessità di condurlo fuori. chiamo il servitore e lo interrogo. voglio sapere chi sia quel signore che è venuto a cercare il mio ospite ed è uscito da casa mia brontolando. 1595_3311_001362 veste troppo bene, tanto che vi rifà il figurino a capello. che cosa significa ciò, se non questo che il suo personale si adatta a tutte le mode, non istonando con nessuno dei loro artifizi? 1595_3311_001363 da bravo raccontatela. gridò la contessa adriana giubilando e battendo le palme. padre anacleto era giovane, cominciai troppo giovane. aveva troppo ingegno, troppe fantasie per la testa e troppo buon sangue nelle vene. 1595_3311_001364 donne soprattutto, da mandar sempre uniti i pregi più disparati del loro doppio carattere, da portare in ogni luogo più inospite le confortevoli usanze della casa, da prepararvi un tè sulla piramide di cheope o in riva al lago tanganika, sulle sponde dell'eufrate o sulle rovine. 1595_3311_001365 quello era il momento buono per metter mano all'armi. discese filippo ferri sul tavolato e lo seguì enrico dal ciotto, terenzio spazzòli, uomo tagliato a tutti i grandi uffici con molta dignità, prese a tenere la smarra. 1595_3311_001366 bravo, mi grida, fai la passeggiata di prova. sì, come vedi, e volevo venirti incontro nel viale. anzi, poichè ci sei e pilade dovrà andare ad apparecchiare la tavola, puoi vigilarmi un po, tu? ed ora dimmi? ripigliai dopo che il servitore si fu allontanato. che cosa vuole il conte quarneri? 1595_3311_001367 molesti animali. avete detto bene, morelli, veramente non avevo osato di proferirlo il sostantivo che li definisce di solito e senza cercare molto addentro nel sentimento che destano, io li chiamo tra me e me, i vostri satelliti. 1595_3311_001368 me, io diss'ella sforzandosi di ridere. lei vede sempre, signor morelli, tutto quel che non è. non le ho detto or ora di accompagnarmi fino a santa giustina. or ora, sì, risposi. 1595_3311_001369 quanto alle carabattole da mettere in vendita, ne promettono tutti la parte loro e certamente vuol essere una ricca mèsse di novità di archilèi, di gingilli, di cianciafruscole, di balocchi di piccole utilità ed anche di inutilità, per le quali si spoglieranno tutte le botteghe dei paesi vicini, incominciando da dusiana. 1595_3311_001370 sarà contento, dice il burattinaio a cui brillano gli occhi, poichè mi ha riconosciuto per quel dello scudo. ci ho fasolino in una parte tutta da ridere, fasolino che scampa dai ladri e poi dalla giustizia. 1595_3311_001371 sì, tutto questo andrà bene, se pure non è un tantino arbitrario, come tutte le osservazioni personali. ma una cosa è fuori di dubbio: che la strana forma del nostro primo incontro è quella che mi ha colpito, e non altra ragione, non altra. 1595_3311_001372 ben a ragione l'ho chiamata viragine- s'è fatta avanti arrossendo un poco, anzi diciamo pur molto, se molto ce ne voleva, per trasparire dal bruno della carnagione e ridendo in pari tempo, ridendo alto, più gradevolmente di buci che ha il riso muto. 1595_3311_001373 a dusiana, dove siamo arrivati alle otto e mezzo, abbiamo veduto un paese come tutti gli altri e degli abitanti su per giù, come quei di corsenna. il paese nondimeno è più vasto: tre corsenne, a dir poco, una gran piazza con dei portici su tre dei suoi lati. 1595_3311_001374 buci scodinzola, alza le froge per mostrarmi i suoi denti più candidi della sua coscienza di cane e subito, quasi sapesse di aver qualche cosa da farsi perdonare, si avvia per insegnarmi la strada. ti comprendo, o buci? a buon intenditor, poche parole e pochissimi gesti. 1595_3311_001375 la strada è piacevole, alberata e fresca lungo la riva del fiume e il tragitto si fa senza molestia. per me il paese è senza carattere, ma a filippo non dispiace, forse perchè egli non ha l'uso di andar mai in campagna e lo spettacolo gli riesce nuovo con tutto quello sfoggio di verde. 1595_3311_001376 le piace a me? sì, è semplice e pratica, ma chiedine piuttosto al tuo padrone, io non comando. piace anche a me? rispondo allora incominciando a levarmi di dosso la giacca. filippo si affretta ad imitarmi. levata la sottoveste, deposti gli orologi, sopra un sedile ci troviamo tutt'e due in maniche di camicia, l'uno di fronte. 1595_3311_001377 io prendo le mie vendette d'un troppo lungo restare in serrafila. sono in testa di colonna e la signorina wilson mi segue, gran montanara, gran camminatrice, nel cospetto di dio e non suda o non pare, mentre io grondo come una fonte. 1595_3311_001378 oh, mamma, mi credi dunque così egoista. il signor morelli si riprenderà il suo buci quando noi ce ne andremo da corsenna e sarà sempre stata una gran gentilezza da parte sua avercelo lasciato per questo po di tempo. non è vero, buci? che ritornerete dal vostro padrone. 1595_3311_001379 niente, signora, o quasi niente. già per far numero tra i mediocri è inutile stampare. che cosa dite voi? mai parlano tutti di voi con tanta ammirazione? già perchè non fo nulla. se facessi, mi giudicherebbero diversamente. così va il mondo, signora. 1595_3311_001380 unica. la signorina kathleen sta zitta. galatea è classica, non c'è che dire, e non ama queste romanticherie. ci siamo messi in moto per ritornare al paese. io trovo il modo d'avvicinarmi a lei che non mi vede chinata com'è a coglier ramoscelli di menta lungo la proda di un campo. 1595_3311_001381 la contessa adriana non badò più che tanto alla mia sottile trovata. badandoci un poco, avrebbe potuto rispondermi. vi è venuta ora l'idea. non siete voi, signor morelli, degnissimo? voi, per l'appunto, che non avete voluto nessuno alle prove, neanche i miei poveri satelliti che per il vostro capriccio hanno dovuto cangiar l'orario della prima visita. 1595_3311_001382 in quel momento si udiva un fruscio sulla ghiaia del giardino e clarina appariva sull'uscio del salotto per annunziare una visita, anzi due. in un punto già mormorò la contessa adriana, volgendo un'occhiata all'orologio del caminetto, che segnava allora le dieci e tre quarti. 1595_3311_001383 insegna di passaggio, senza averne l'aria a dir dogàli e non dògali. racconta aneddoti arabi, copti, abissini. mette in ballo le povere donne di tutti i paesi che ha visitati, alterna storie allegre e patetiche. 1595_3311_001384 la seconda immagine non è mia, è del commendator matteini, giubilato come conservator d'ipoteche, ma non ancora come conservatore delle buone tradizioni letterarie. 1595_3311_001385 meglio, così le rovine non avrebbero carattere. un edifizio in piedi, abitato e custodito, mi costringerebbe a girar largo per non dar noia o non riceverne dai suoi possessori. 1595_3311_001386 un altro ha il gambo più grosso almeno quanto un cordoncino di tre fili di refe e porta in capo un tubetto rigonfio alla base, più stretto al collo, donde salgono arrovesciandosi quattro eleganti lacinie. 1595_3311_001387 o piuttosto ribattè la signorina wilson: questa non è acqua da affogarci. lo crede? replicai provando a tenerci dentro la testa. allora capisco bene. anche un catino, basterebbe che bell'acqua viva. del resto soggiunse ella affacciandosi all'argine: vien voglia di ficcarci le mani. 1595_3311_001388 io l'ho sempre sentito dal premere che mi faceva d'attorno, pari ai gomiti di quattro o cinque vicini nella calca dove ci ha ficcati il nostro mal genio in un quarto d'ora di sciocca curiosità. 1595_3311_001389 che dici: esclama, filippo continua, ma l'altro non approfitta della licenza. si è mosso dal posto, andando via come un lampo e sparendo dall'uscio vicino come un lampo. è ritornato all'aperto con una bracciatella di bastoni di nocciuolo ruvidi, rugosi, alti un metro e sessanta. 1595_3311_001390 ma tu che sai la storia di queste repliche, qual prova più convincente vorresti della mia innocenza e della mia indifferenza? è bella, sì, dio mio, fin troppo bella. è una di quelle donne che dicono alla gente: guardatemi, contemplatemi, adoratemi. 1595_3311_001391 bravo satellite, così mi piaci, senza rancore, con un granellino di spirito che non avrei immaginato mai e che son lieto di riconoscere. si domanda il bis, ma enrico dal ciotto è stando e non lo concede. 1595_3311_001392 questo io l'ho fatto una volta sola in vita mia, ma non per la donna che, poveraccia, poteva forse valere di più come di meno, ma per la mia dignità, che doveva e voleva avere il di sopra. 1595_3311_001393 ah, figlio d'un rosignuolo anche tu. dopo le dolci pene del desiderio, la fiaccona del possesso e, addio, le ventiquattro arie diverse, non tenendo conto delle variazioni dei passaggi delle rifiorite che nel tuo canto ha notate con diligenza tedesca il bechstein. 1595_3311_001394 ci vengono per l'aria buona, dice il campanaro di corsenna, e non son mica ignoranti i medici che ce li mandano. vedete noi, di fatti, che arie di salute a farlo a posta. il campanaro di corsenna è nero, magro, stecchito come un'aringa affumicata. 1595_3311_001395 c'è poi una bella tombolina che si presenta sul palco e recita un paio d'ottave: non si capisce niente di ciò ch'ella balbetta. ma la tombolina balbetta con tanta grazia che ne son tutti inteneriti e la levano di lassù a braccia tese, le fanno carezze, la divorano coi baci. 1595_3311_001396 non sarà così, ma pare che sia e sa di commedia proprio come una regina di commedia. la contessa ha bisogno, dovunque ella sia, di aver tutti a suoi piedi. non è contenta fin che ce n'è uno che non accetti il suo giogo. 1595_3311_001397 ma è questo il mio solito, e non mi sento men forte per ciò meno voglioso di muovermi. in questo essa è come me. sente il piacere di andare in alto, sente come me il piacere di guardarsi indietro. 1595_3311_001398 e settembre. roma è nostra, mi ha detto stamane il signor sindaco incontrandomi sul ponte avviato verso la strada del mulino. viva roma in eterno. ho risposto con pari ardore al patrio ricordo del primo magistrato di corsenna. 1595_3311_001399 temo che le signore wilson o le berti credano necessario di parlarmi di filippo ferri, cosa che sarebbe pure naturalissima nel giorno istesso ch'egli è partito. voglio bene a filippo, ma non amo sentirmelo ricordare davanti a galatea domattina. domattina la vedrò, quella cara, puntigliosa. 1595_3311_001400 vi torna. sì, sì, ottima idea, quantunque io non voglia fare l'esperienza precisamente nella forma che voi proponete e per cui ci vorreste voi, signor rinaldo, col vostro modo curioso di farvi vento, ma vi son grata, sapete, vi sono gratissima, e qualche cosa di simile a ciò che voi avete immaginato certamente farò. 1595_3311_001401 il quale, a differenza del suo collega di corsenna, è presente, disteso nel suo letto ed occupandone una parte notevole, in capo a dieci minuti che noi abbiamo spesi a guardarci dattorno. tutte le sedie dell'albergo di roma son collocate intorno alla tavola. 1595_3311_001402 l'altra sera la signora contessa ha invitata tutta la comitiva di san donato a prendere il tè in casa sua. anche qui mi sono scusato, ma qui ci avevo almeno un'altra ragione, abbastanza ridicola e imperiosa, nondimeno ineluttabile, perentoria. 1595_3311_001403 e se non pernunzio bene il suvo riverito nome, pensate che sono un povero diavolo senza ostruzione. e l'inglese lo parlo, ma non lo intendo. dopo questa produzione dell'immortale scappavia si farà la farsa e ve lo dico perchè non scappiate, voi altri. 1595_3311_001404 al lieve rumore che io feci alzandomi dal mio nascondiglio sul ciglione del bosco, il buon cane si fermò di botto sulle quattro zampe, abbaiando. allora mi lasciai vedere e saltai sulla strada. 1595_3311_001405 lamiera, saviamente munite della loro chiavetta che, girando, trarrà via la lista metallica stagnata. torno, torno permettendo di scoperchiare quattro ipogèi di sardelle sott'olio si. 1595_3311_001406 sperando che la cosa non fosse osservata da nessuno in quella mezza oscurità della piazza. ma la burattinaia, avvezza a vederci di notte come i gatti, e costretta a tener d'occhio quei pochi per timore che i monelli, scambio di darne lavorassero a ghermirne. 1595_3311_001407 lei, sì, lei. saremo una ventina di persone: le berti ch'ella conosce, la contessa quarneri col sèguito, il commendator matteini, terenzio, spazzòli, detto l'impareggiabile, ed altri che non ricordo, ma tra i quali non vanno dimenticati i ragazzi della signora berti. 1595_3311_001408 se tu provassi a morire, oh allora, lodato il cielo, una buona rifiatata di mille petti che si diffonderebbe dalla tua città come un soffio di primavera a tutti i punti del bello italo regno. 1595_3311_001409 gran verde ai nostri piedi, poi subito un gran vano, come un abisso spalancato, profondo, buio alla prima vista ma pieno di cose e di colori indistinti. di là dall'abisso, un lungo disordine, ma severo e solenne di dorsi montuosi di picchi e di guglie rocciose. 1595_3311_001410 ah, mio caro rinaldo dai retta, vivi e gusta tutto il prezzo inestimabile della vita. le tue vigilie, le tue clausure, non profittando a nessuno, tolgono molta parte di gioia, anche a te. 1595_3311_001411 sicuro la marchesa è ancora una bella donna che forse vede ancora i quaranta e può lasciar credere che siano trentacinque o trentasei, e già si butta per disperata in braccio al peggiore dei diavoli, che è quello del giuoco. 1595_3311_001412 del resto, non potendo far dire delle cosacce al suo fasolino, il povero burattinaio ha perso la metà dei suoi effetti di chiaroscuro. che importa, ha fatto un maggior effetto non mandando in giro la moglie col piattellino di stagno. 1595_3311_001413 mi addormentai seguitando ad almanaccare. nel sogno mi destai la mattina, scontento di me, ma niente pentito di aver scritta la mia letteraccia. su quel punto ero fermo e più inviperito che mai. 1595_3311_001414 adagino, adagino, quasi volessi vedere se ero io e non un altro in quella postura. provai a muover la testa e mi venne fatto le braccia e mi sentii dolere dalle spalle, alle mani, le gambe e non mi parve che rispondessero affatto. 1595_3311_001415 mi risponda. schietto com'io le parlerò, signorina, con durezza, quanto le piacerà, dovessi pure morirne, ma con altrettanta sincerità, che cosa pensa lei di filippo ferri? 1595_3311_001416 quanto a loro, se han presa la ramanzina, non hanno male che non si sian meritato, avendo smascherate le loro batterie in presenza della contessa. mi paiono tre ragazzi con quel loro cospirare all'aperto in un sentiero di villa dove tutti gli alberi hanno orecchi per udire e bocche per riferire. 1595_3311_001417 è venuto a cercarti perchè poi te- e non me lo saprà chi ha scritto la lettera- è venuto a cercarti tre giorni fa e gli han detto che eri a letto ammalato. è ripassato ieri e l'ho ricevuto io dicendogli la medesima cosa, soggiungendogli per altro che poteva parlare con me, che ero un altro, te stesso. 1595_3311_001418 d agosto ier. l'altro a sera ho presentato il mio ferri. si era già sparsa la voce dell'arrivo di un nuovo villeggiante smontato con un grosso bagaglio al cancello del giardinetto. si chiama così il villino che occupo io. 1595_3311_001419 poveraccio. egli meritava questo tacito omaggio del cuore alle sue nobilissime doti ed ai suoi utilissimi servigi. ma io, ritornando al giardinetto, mi sentivo più padrone di me che non fossi stato mai. 1595_3311_001420 per rompersi la testa serviranno meglio i bastoni. dico a lei, sor, padrone, che na fa uso così spesso e volentieri, di quei così lunghi, lunghi che fanno stupire ed anche diciamo tutto, anche rider. la gente ne taglia lei, ne taglio io, per farle piacere ce n'è una collezione in saletta. 1595_3311_001421 una gran birichina che m'ha scagliato un pomo e poi è fuggita et fugit ad salices. e mi fugge insieme con lei anche quel malandrino di buci. 1595_3311_001422 se credi di offendermi. no, dico quello che ne penso secondo il mio costume, e dirò ancora che per la forma non sarà da mettere tra gli esempi di bello scrivere. certo non credo che sia da annoverarsi tra le mie cose migliori, ma è così e non si muta. 1595_3311_001423 l'amico mi ha soggiunto che voi gli diceste: assai bene di me, ma con certe restrizioni intorno al mio carattere, e l'unica pena che io ne ho sentita è stata quella che di restrizioni non ne aveste fatte di più. 1595_3311_001424 terribili come anna radcliffe, appassionate come carolina lamb, calze azzurre come lady wortley montaigue e come la contessa di blessington, qualche volta con un granellino di pazzia, sempre con due o tre di piacente originalità. 1595_3311_001425 e mentre egli si metterà in quattro per servirci, desideroso di farci anche assaggiare le trote del fiume, noi andiamo a visitar la chiesa parrocchiale, l'oratorio e tutte le antichità del luogo, non perdonando nemmeno ad una di quelle croci di baldassarre che si vedono piantate lungo la via maestra in tanti paesi campestri. 1595_3311_001426 ama ella forse il signor ferri, la signorina wilson fece un gesto di noia suprema, quasi volesse dire: si va di male in peggio con costui. ma il gesto non mutava la condizione delle cose. 1595_3311_001427 e così come niente la trattiene, niente la spaventa, niente le pare impossibile o inammissibile neanche l'andare attorno con un uomo che non è suo fratello, nè suo zio e neppure suo cugino, quel buon cugino che fa tanto comodo alle altre italiane. 1595_3311_001428 al triste cavaliere di orazio che si trascinava in groppa la più fastidiosa tra le dame. ma io non posso farmi diverso da quello che sono. faccio già molto a scriverti e tu dovresti essermi grato d'un sacrifizio che nessun altri ottiene da me. 1595_3311_001429 oggi, per l'appunto, era andato sulle nove del mattino a fare la mia solita passeggiata, con la solita fermatina oraziana al mio rivolo, o fonte di bandusia più lucente del vetro. 1595_3311_001430 io sarò un asino, ma ho sempre sentito dire che un asino vivo val più d'un dottore morto, ed anche se lor, signori, s'infilzano di due. io dunque domando e dico: se hanno delle bizze da sfogare, c'è egli bisogno di spiedi? se hanno da cavarsi il ruzzo dal capo, a che servono? 1595_3311_001431 che ne inviluppano il calice, mentre il bocciuolo della rosa s'invermiglia, delicato e piacente alla prima vista, tra i sèpali verdi che lo proteggono senza volerlo nascondere. cerchiamo un altro paragone, e non tra i fiori. 1595_3311_001432 io rido con lei e la conforto ad andare. il tredici secondo me non è altro che un numero, il quale ha il torto di venire dopo il dodici e prima del quattordici. 1595_3311_001433 erano le nove e sette minuti quando la signorina wilson mi apparì tra gli alberi della strada campestre. come mi batteva il cuore. come mi batteva intravvedendo nel verde la sua marinara bianca dalle risvolte turchine. ella veniva innanzi a passi lenti, leggendo buci, la precedeva da buon battistrada. 1595_3311_001434 il luogo è bello e le piace. disgraziatamente non c'è da sedere. eh, lo so ben io dove c'è da sedere, ma mi secca un pochino di doverla guidare fin là. nondimeno, poichè io non son più padrone di tornare indietro, si prosegue lungo la sponda del rivo. 1595_3311_001435 egli sicuro del fatto suo. sentenzia che, giunte laggiù, sentiranno ancora gli stimoli dell'appetito e non vorranno poi lasciar soli a macinare i compagni del sesso forte che sentiranno gli strazii della fame. si ride, si salta, si canta e si scende. 1595_3311_001436 applica filosofo. ella sa benissimo che non amo la caccia, così m'ha dato ad un punto del grasso e del miope, m'ha fatto due offese che sarebbero mortali se io non fossi corazzato da un pezzo contro i motteggi delle fanciulle audaci, come contro i vezzi delle signore cascanti. 1595_3311_001437 finalmente è l'ora del pranzo e si va a fargli onore. onorati anche noi alle frutta da un concerto musicale venuto a rallegrarci delle sue scelte. armonie davanti all'ingresso. 1595_3311_001438 mi son sentito rinascere ancor oggi. mi par d'essere quel tale che, uscito fuori convalescente dagli ardori e dai delirii d'una febbre da cavalli, ricomincia a sentir l'allegrezza del vivere poichè dalla finestra riaperta penetra una buona corrente d'aria fresca nell'afa e nel viscidume della sua stanza d'infermo. 1595_3311_001439 illuminato da due lampade fumose a petrolio. la povertà del burattinaio mi aveva fatto pena, contando così a occhio e croce i soldi che la sua donna veniva raccogliendo negli intermezzi. dalla bontà di lor, signori, pensai che quei poveri diavoli non avrebbero intascate due lire. 1595_3311_001440 e la gente assetata di fresco ci corre ogni estate a rifugio. vedi quella palazzina: lassù pare a mezza costa di qui, ma per effetto di prospettiva è veramente sul colmo d'un poggio. si chiama il roccolo ed è il rifugio di una bella signora che tu sai perchè me l'hai nominata in una tua lettera. 1595_3311_001441 ho poca ritenitiva e in quello che non capisco mi ci confondo troppo ancora. vorrei che i versi fossero rimati a due a due, per aiutar meglio la memoria. sarà fatto come volete e come avete il diritto di volere, poichè vi piace, di recitare una mia composizione, che sarà al solito una. 1595_3311_001442 l agosto era, volevo levarmi una spina dal cuore. dove sarà andato il ferri che m'è uscito di casa attillato, spalmato, ripicchiato come uno sposo? dalla contessa non credo dalle berti, meno che mai. 1595_3311_001443 si tira a tutto e con la stessa arte da tutti, qualunque sia il grado o l'educazione. è sempre guerra sorda di agguati, d'insidie, di tradimenti. 1595_3311_001444 poi, con sembiante mutato, rivolgendosi a me, vuol farmi sentire che la padrona di casa non rileva le piccole impertinenze e che io posso far come lei. 1595_3311_001445 non sola per altro, come l'ultima volta ch'ero andato a visitarla, galatea era con lei, reduce allora dalla solita passeggiata. inutile il dire che combinai in casa anche buci. 1595_3311_001446 beneficenza, son questi i tuoi miracoli. e quando poi ti si è fatto onore senza secondi fini, come nel caso presente, per solo amore del nostro simile, con un accordo perfetto tra i promotori, che non ne fu mai tanto tra i suonatori di dusiana, 1595_3311_001447 i padroni non vedevano volentieri queste amicizie dei guardiani di casa col signor forestiero ed io, che ho capita la solfa, ho diradate le visite. l'ultimo dei miei amici di qui è stato buci, il cane più stravagante di corsenna. 1595_3311_001448 briccone mi dice, dopo essermi stato tranquillamente a sentire: vuoi venire ai ferri e farmi credere che non sei innamorato di armida. te lo giuro. che ragione avrei per mentire con te? 1595_3311_001449 la bellissima signora ammirata dagli uomini, acclamata dalle amiche, sequestra per sè la signorina kathleen e il mio amico filippo, prendendo posto con essi nella prima giardiniera. 1595_3311_001450 fu applaudita a furore e si gridò viva dusiana, il che non è mai male tra popoli contermini che hanno di tanto in tanto i loro piccoli screzi e dissapori. già si voleva il bis, ma il capobanda fece un gesto che voleva dire: abbiate fede, ci sentirete anche più del bisogno. 1595_3311_001451 dire: ebbene, proviamo, diss'ella dopo un istante di pausa. lei ha dato due scudi per associar qualcheduno via, diciamo pure il nome, per associar buci alla sua opera buona. 1595_3311_001452 stesso. quell'aria della signorina non è di sostenutezza con me, è di stanchezza per la fatica del lawn tennis. infatti, ecco che si rianima, dopo partita, la contessa coi suoi tre satelliti. 1595_3311_001453 rideva, gli lampeggiavano gli occhi ed io mi avvidi d'aver commesso un errore. ah, gridò egli. e proprio dopo questa tua confessione dovrei far le valigie. sarei un bel cavaliere se mi appigliassi al partito della viltà. e per i tuoi belli occhi ancora. 1595_3311_001454 affatto pilade. era là seduto in un angolo ed io non lo avevo veduto. si alzò al primo gesto ch'io feci e venne a raccomandarmi di star cheto. ma che cos'è? gli dissi, maravigliandomi un poco di sentir la mia voce, perchè sono in letto. 1595_3311_001455 il frutto primaticcio che ha sapore in se stesso e non dallo zucchero in cui bisogna giulebbarne tanti altri. il flore che ha una fragranza sua senza bisogno di opoponax e di pelle di spagna. che orrore, direste. ma io, arrivato a questo punto, vorrei proseguire. 1595_3311_001456 ma scusino la libertà grande con tutta la loro arte di scherma, penso che non faranno prodigi. il bastone è l'arma per eccellenza, lo diceva il nostro professore al battaglione, ma è pure un'arma molto difficile. mastro raffae, non te ne incaricare. gli rispondo io. 1595_3311_001457 è il mio memoriale. sono effigiato là dentro e non le parrà bello, ne sono sicuro, ma le parrà tanto più vero, ne ho la certezza. leggerà tutto, vedrà tutto e mi renderà la sua stima. 1595_3311_001458 baffi. oh, perdio. esclamò finalmente. non la vuoi capire che questo è uno sciocco litigio e mi secca? e tu replicai: non la vuoi capire che c'è una donna di mezzo e che su questo capitolo non si scherza e non si transige? toccami qui e sarò una bestia feroce. l'antico uomo non muore. 1595_3311_001459 a io viste rotte settembre. ripiglio il racconto lasciato ieri in tronco per cagione di queste povere dita. 1595_3311_001460 quel che è peggio e non potrò mai consolarmene. è violato il mio dolce segreto, povera acqua ascosa, com'io volevo battezzarla. ne verranno delle brigate, ne verranno a far chiasso da queste parti, specie per il gran viale dei pioppi, che la signorina wilson ha dichiarato un prodigio. 1595_3311_001461 ma non lo ha comprato nessuno onde un'ira feroce dissimulata sotto un olimpico disprezzo contro la letteratura alimentare. 1595_3311_001462 del resto, se il mondo durerà ancora nel secolo ventesimo et ultra, sarà sempre in forza di una buona consuetudine che noi abbiamo ereditata dai nostri maggiori: quella di prender moglie e di far famiglia. buona consuetudine che io non raccomanderò mai abbastanza ai miei cari ed amati contemporanei. 1595_3311_001463 gambetto gl'interessi che non hai. offesi fischiano da tutti i pruneti, si avventano da tutte le macchie. nessun briccone è più appostato di te dagli onest'uomini in caccia. 1595_3311_001464 il contadino l'ha cercato da per tutto in paese. finalmente l'ha ritrovato da me, ma la povera bestia che ride così volentieri s'è messa a guaire anche prima di ricevere il più piccolo colpo. 1595_3311_001465 il tuo giardinetto è una tabacchiera, mio caro. ma qui, nel caso nostro, non sarebbe più un bersaglio. sarebbero due bersagli, uno dalla casa al muro, l'altro dal muro alla casa, col rischio per colui che fosse dalla parte del muro, di uccidere. argia la tua cuoca o pilade il tuo servitore. 1595_3311_001466 buci saltò l'acqua ed ella dietro a buci volevo saltare ancor io, ma ella mi trattenne col gesto alto. là disse: poi vado dalla buona nunziata a rasciugare i miei abiti. non potrei mica ritornare in paese così. e lei, signor morelli, deve fare altrettanto a casa sua, che per andarci non ha da passare per. 1595_3311_001467 e forse bisogna vederla a lungo per esserne presi. è sana, forte e fresca. ha la grazia della donna nascente sotto la scorza della fanciullona matta, così avviene della camelia. si annunzia male sotto quella embriciata di ruvide brattee giallognole. 1595_3311_001468 ad un altro corpo celeste a venere. infatti, scusate, non volevo proferirne io il nome, vi sarei parsa vanitosa, ma era tanto carino il vostro complimento a proposito dei miei satelliti. che noiosi quelli. e se sapeste che musi lunghi iersera. 1595_3311_001469 certamente il demonio era penetrato in lui per la via dell'orgoglio ed oramai spadroneggiava in quella povera testa che si era creduta così forte e poichè perfidiava nel non voler riconoscere la impossibilità di vedere in terra la gerusalemme celeste. 1595_3311_001470 don giovanni è l'uomo, nella sua bramosia insaziata d'ideale, dell'ideale che cerca da per tutto, che crede ad ogni istante di afferrare e che da ogni parte gli sfugge. 1595_3311_001471 quella di star tutti insieme il giorno seguente facendo una scampagnata a dusiana. ah, finalmente a dusiana, quella gita che i tre satelliti non erano riusciti a fare con la contessa quarneri e che lei, proprio, lei propone ora di fare per atto di onoranza festosa al nuovo venuto. 1595_3311_001472 distinzioni troppo sottili le paiono degne di noi. mi senta, signorina, voglio convincerla, voglio persuaderla, son sicuro di riuscirvi, solo che si degni d'ascoltarmi. vuole che scendiamo da questa parte verso il fiume? è tutta strada per ritornare a casa? ed altre volte l'ha fatta nella medesima compagnia, che oggi le spiace tanto. 1595_3311_001473 una grossa bega evitata. che fortuna. per quanto gridassi di voler provvedere da me alle faccende mie. m'avrebbe seccato mortalmente un duello con questo conte quarneri, degnissimo gentiluomo, che non ho mai più visto nè conosciuto dal giorno che l'ho dato a balia. 1595_3311_001474 ah, il mondo non è più dei sensitivi. si fanno tante cose per consuetudine, per vezzo, per moda, non ritrovandoci più il senso arcano dei loro principii. esempio: l'andare in campagna, un piacere estivo che si compra senza gustarlo, senza intenderlo, trasformandolo secondo l'uso della città. 1595_3311_001475 son venuto io solo, soletto, per il viale dei pioppi, son venuto a rinchiudermi nella mia stanza ed ho scritto questa dolorosissima istoria. molto male, perchè la testa mi arde ed ho perso il lume degli occhi. 1595_3311_001476 per una passeggiata innocente, per un incontro non potuto prevedere, non potuto evitare e del quale non avete nemmeno certezza. trattarmi così male via è un po forte. 1595_3311_001477 sono io innamorato della contessa? no, davvero incapriccito neanche, anzi, diciamo tutto. se alle prime poteva darmi negli occhi, perchè la bellezza è sempre la bellezza, ora non me ne faccio più, nè di qua nè di là, perchè quella bellezza mi si è mostrata falsa nell'anima, s'intende. 1595_3311_001478 lasciando supporre dio sa quali ragioni ripigliai e che ne avrebbe detto galatea. che galatea, perdonami, ho ancora il cervello intronato da una delle tue bastonate ed io niente assassino. ma tu volevi dire? volevo dire la signorina wilson. 1595_3311_001479 la signorina wilson molto probabilmente s'aspettava tutt'altra domanda. appariva seccata dalla mia insistenza, ma quasi rassegnata a starmi a sentire com'ebbi proferito quel nome e la domanda a cui s'accompagnava quel nome andò in collera. 1595_3311_001480 ma dica, non c'erano dunque cavalieri alla rappresentazione di iersera, tutti, non mancava che lei. ma non vogliono andare in rovina quei là. due soldi, appena mi capisce, due miseri soldi. 1595_3311_001481 filippo ferri è fatto così, tutto d'un pezzo, sta sulla sua come un artabano, ma nessuna sua parola offende. pochi uomini sono cortesi quanto lui, nessuno più di lui, ma suol parare andando a fondo. 1595_3311_001482 si è dato il simile tremila e più anni fa nell'isola d'itaca, ed è toccato alla regina penelope. ce ne aveva un bel numero, anche lei, che non le davano tregua, ma un giorno capitò ulisse a casa e li conciò per le feste. se uno di questi giorni, imitando ulisse, il savio conte quarneri 1595_3311_001483 andiamo per intanto a visitarla. nella morente luce del crepuscolo vediamo quanto basta per collocare coll'immaginazione trecento persone entro la gran sala squallida che si potrà rinfrescare d'una man di bianco e ornare alla meglio con frasche di castagno e coi quadri. 1595_3311_001484 poichè si ostinava a sostenere che la religione non fosse altro che un misterio d'amore tra dio e la sua creatura e, peggio, delle creature tra loro. il padre anacleto fu condannato alla massima pena, all'unica che togliesse per sempre lo scandalo, soffocandolo nell'in pace. 1595_3311_001485 ma bisogna aver pazienza un momentino, quel tal momentino che diventa un quarto d'ora per via. non è molto, poi, ed anche è bene speso quel po di tempo, perchè sono arrivate le scodelle e distribuite sui tovagliuoli davanti ai commensali adagiati sull'erba, e dietro le scodelle arrivano parecchie latte, di brodo fumante. 1595_3311_001486 niente paura, dopo tutto si era in corsenna e corsenna applaudì tutta come un uomo solo. credo che sia volata anche qualche spalliera di seggiola. i miei corsennati questa volta si tramutarono in. 1595_3311_001487 già i più non ci si fidano e passan di sotto. per tua norma, il fiume è magro, anzi che no, tanto magro che fa pena a vederlo disteso in quel suo grandissimo letto. 1595_3311_001488 non dovrebbe aspettare la calda e dovunque le piacesse di andare a curar la salute, dovrebbe condurre la sua signora con sè in coscienza. quando si ha nel giardino una vite moscadella come la sua, non si lasciano andare e venire comodamente le vespe. 1595_3311_001489 la signorina di cui mi parli. fu un'apparizione momentanea ed, anche se ti degnerai di rileggermi, capitata in mal punto a romper la quiete del mio rifugio nel verde. 1595_3311_001490 volevo ripigliare, ma in quel punto si affacciavano dalla salita le signorine berti e la nostra conversazione s'interruppe di schianto. ed altri seguivano per l'erta, tutti affrettando il passo. a mala pena ebbero veduto noi, con quella furia montanina che è così naturale alla vista del luogo dove si farà la fermata. 1595_3311_001491 castagni, disse filippo, girando largo. castagni da per tutto, e lassù quel nero sui monti. abeti, mio caro abeti, e pini. corsenna è famosa per il suo pinus pinsapo. ah, i miei complimenti e niente. 1595_3311_001492 quest'erba tenera, che forse ella ha calpestata, è muta e conserva gelosamente il segreto. ah, non tanto gelosamente. ecco qua tra un ciuffo di sermolino e un cesto di terracrepolo. 1595_3311_001493 amen, fui per rispondere, ma mi contentai di dirlo col gesto. mezz'ora dopo eravamo al principio del paese dov'io presi commiato, ed ora per il giorno seguente, giunto a casa, ho finita la lettera per filippo ferri ed ho tirato giù questo passio. 1595_3311_001494 ma infine la marchesa valtorta non vorrà essere così egoista e alla vecchia società di corsenna farà parte della nuova che ha portata con sè. non c'è caso, signor morelli, per fonderci dovremmo adattarci ad un altro genere di vita. noi si ama prender aria e passeggiare. in casa valtorta si sta chiusi e si giuoca. 1595_3311_001495 allora mi dica un'altra cosa. diss'ella, dopo aver balenato un'istante: domandi, domandi pure, ma lei giuri di esser sincero, non ne dubiti nè ora nè mai. voglio ad ogni costo meritar la sua stima, almeno quella soggiunsi, lasciandole intendere il resto. 1595_3311_001496 voi siate buono, affabile, cortese, morigerato e virtuoso. virtuoso sopra tutto, mi capite. la virtù per vostra norma ha sempre il suo premio qui, nella mia tasca di destra. 1595_3311_001497 perchè non è venuto ai burattini? iersera, ah, perbacco. esclamai battendomi la fronte. se n'era dimenticato, belle cose, dimenticato io dei burattini. come si vede che non mi conosce, ma non sa che li. 1595_3311_001498 non temo che ciò le succeda, se ha tanto sicuro l'atto di portare il taglio in su e così veloce l'attacco. quanto al vizio di metodo, glielo invidio. l'ho sempre detto io che il giuoco di sciabola va fatto più serrato. sì, più serrato, come quel della spada in certi casi e in tutti gli altri. non troppo distante di lì. 1595_3311_001499 che novità è mai questa? sono passati appena venti minuti e filippo ricomparisce nel viale. se ne va certo e non di gamba malata. visita breve perchè? 1595_3311_001500 ma no, ma no. quante volte l'ho a dire che non mi dispiace, che anzi mi fa un piacer matto? del resto rispose: filippo, la tua dama è sciocca, quasi tanto sciocca quanto è bella. mi ha parlato d'armi a tutto pasto. non sapeva, non voleva parlarmi che d'armi. 1595_3311_001501 o un testimonio o niente duello, ma io di quei di laggiù non ne voglio, ed io ti potrei dire che ci sono soltanto quei di laggiù capaci di renderci il servizio in corsenna, ma non voglio parerti desideroso di salvarmi con un sotterfugio dai lampi della tua terribile spada. 1595_3311_001502 giusto cielo. si scappa senza aver posto il piede sull'ultimo gradino e si porta il nostro disinganno all'aperto. e nessuna leggenda, nessun racconto di paure da rimettere in corpo, qualcheduno di quei dolci brividi che la vista di una tinaia aveva fatti cessare. 1595_3311_001503 due persone che non ti han fatto niente ch'io sappia. ebbene, alla spada, conchiusi io, adattandomi ad un ragionamento che non faceva una grinza. alla spada rispose filippo. 1595_3311_001504 ero io quel tale in corsenna. si è rivolta a me come si sarebbe rivolta ad un altro, al commendator matteini, per esempio, prendendo ipoteca anche su lui. 1595_3311_001505 oh, quel fiore, quel fiore. ci voleva proprio, quel fiore del malanno, per meritarmi un altro sgarbo di galatea, galatea, galatea. penso che voi abbiate fisso il chiodo di farmi impazzire. 1595_3311_001506 egli a me ed io a lui. si picchia così sodo e così lungo che i poveri bastoni non ne possono più. gemono, si sfibrano, si sfasciano a guisa di canne peste. ne hanno abbastanza, chiede il maestro di combattimento. no, brontolo, io no, rugghia filippo. 1595_3311_001507 un guancialino da aghi e da spilli per uso delle ragazze che si addestrano a pungere. e peggio, poi, un tappeto, una pedana, un posapiedi da contesse. tu vuoi aver l'aria di saper molto addentro dei fatti di corsenna e non sai niente. lasciatelo dire niente di niente. 1595_3311_001508 gli uomini son vandali su tutta la faccia della terra e un giorno, ne ho fede, verrà un altro diluvio per castigarli. spoglino per intanto le montagne e vedranno. 1595_3311_001509 sì molto, rispose quell'altro, lasciando cader le parole dall'alto come un uomo annoiato. quantunque preferirei, la spada è arma più elegante. ha ragione, ma non bisogna rinunziare alla varietà, nè all'idea di contentare tutti i gusti. 1595_3311_001510 è strano che le siano venuti in mente quelli. oh, non faccia caso, volevo evitare terenzio, spazzòli il mio divo terenzio che fa bene ogni cosa. buono quello, e lei gli è molto amico, non è vero? 1595_3311_001511 ho abbracciato filippo ferri- era il meno che potessi fare- e pianto come una vite tagliata e 1595_3311_001512 erano sentine di vizi, pozzi d'iniquità, armamentarii, di frode. si cominciò a sussurrare di un attacco che padre anacleto avesse voluto muovere al priore. 1595_3311_001513 pilade si è chetato e bada a noi colla sua solita flemma. io non odo più altro che il respiro affannoso dei miei polmoni e di quelli del mio avversario in cadenza, colla rovina dei colpi. 1595_3311_001514 quanto a me senti, ho già fatto testamento e scritto in chiarissima forma: non voglio discorsi, nè marce funebri, nè bugie, nè stuonature. 1595_3311_001515 mediocri, io vi saluto. se stèsse in me vi adoprerei tutti al governo. si fanno grandi apparecchi intorno alla fontana ed anche poco distante, tra i faggi, dove sono state condotte e scaricate le bestie da soma. i serventi son tutti in faccende obbedendo agli ordini di terenzio spazzòli. 1595_3311_001516 ridendo tutti, chiacchierando, vociando, ammirando qua e là, facendo le maraviglie d'ogni più piccola cosa e giurando che mai e poi mai si è fatta una più bella scampagnata. 1595_3311_001517 lei la sa meglio di me. la storia del fraticello diss'egli nella sua grande semplicità, sotto cui forse s'appiattava un po d'ironia. peccato che io non saprò raccontarla così agli altri signori che verranno. 1595_3311_001518 hai sentito? mi bisbiglia filippo mentre siamo in cammino per ritornarcene al giardinetto. la spada è arma più elegante, caro te la darò io l'eleganza. 1595_3311_001519 fortuna che le bottiglie sono diligentemente impagliate e i fiaschi bene affondati. in grandi ceste di fieno c'è un canestro che terenzio spazzòli ha fatto caricare con maggior cura e non si sa che cosa ci sia dentro e tutti muoiono dal desiderio di saperlo. 1595_3311_001520 e non pensò egli forse ad alta voce qualche cosa di simile quando gli scappò, detto dal pergamo ai fedeli, che diffidassero dei lupi rapaci in veste di pastori quando soggiunse, non bastandogli quel poco che taluni, i quali ostentavano umiltà, dottrina e santità? 1595_3311_001521 non volli guastarmi l'effetto e pigliai la rincorsa. ma allora, vedendo tanta pervicacia nell'errore e il reo farsi accusatore sotto quella ipocrita forma, scattarono le rivolte del consesso giudicante e vennero le rappresaglie feroci. 1595_3311_001522 ah, sciocco, sciocco, tre volte sciocco. non potevo condurla da me, quella stupida impresa, senza contare che la mia matta fantasia aveva lavorato sopra una falsa supposizione: erano tre ragazzacci e niente più. con una certa voglia di parere impertinenti, ma senza il coraggio di giungere agli estremi. 1595_3311_001523 mi mossi alla volta del roccolo, evitando l'abitato di corsenna per altro, tanto che ci arrivai alle nove e quaranta minuti. troppo presto forse, eh, dopo tutto avrei lasciato un biglietto di visita, ma non ci fu bisogno di questo mezzo termine. 1595_3311_001524 e lui tutto umile, in tanta gloria. non è così che va fatto un colpo di fortuna. debolezze parliamo d'altro. lei, signorina, era bellissima ieri con quella sua marinara semplicissima e brillava più di tutte. 1595_3311_001525 se i cani diventano idrofobi, non hanno poi tutti i torti. li vogliamo amici ad ogni costo e neghiamo loro ogni onesta libertà. non li lasciamo ben avere in nessun modo e li facciamo servire alle nostre esperienze fisiologiche. 1595_3311_001526 mi piace perchè suona bene. non mi piace perchè farà credere dio sa che cosa, quando gli altri osserveranno la novità del trattamento, che sembrerà un abbandono delle antiche cerimonie. ma così voglion le belle e non c'è da resistere. diamoci pure del voi. 1595_3311_001527 poco male. del resto, ero appena al settimo canto e il mio disegno avrebbe portato il poema ai quaranta. ha ragione filippo ferri: perchè darsi pensiero della posterità, la quale non si darà pensiero di noi? 1595_3311_001528 dico: non sta bene in società alla presenza di un inlustre personaggio al quale faccio tanti rispetti e viva sempre la sua bella fazza. sì, dico la suva degna persona. 1595_3311_001529 a me non si disse nulla che avrei saputo rispondere, a buci nemmeno che avrebbe potuto cavarsela ridendo. per me soltanto ci fu a quattr'occhi una bottata di galatea. 1595_3311_001530 noi vi lasciamo alla vostra dolce occupazione, per prendere una boccata d'aria ed anche uno spuntino che la cortesia di terenzio spazzòli ha fatto servire a noi in un'altra sala della filanda. 1595_3311_001531 con noi il commendator matteini e terenzio spazzòli, felicissimo uomo, e pare a vederlo, che quel posto nel secondo carrozzone l'abbia scelto lui. il divo terenzio non si scompone mai, non si turba, non si sconcerta di nulla. 1595_3311_001532 per tenere un po viva la conversazione colla signorina kathleen. bisogna parlarle di buci, ed io non mi lascio sfuggire l'appiglio buci. avrà un pregio per me quando se ne saranno andate. rispondo quello di essere stato con loro per tutta la stagione. se mi permetteranno di venirle a riverire a firenze, lo condurrò a farsi vedere, ma ad un'ora bruciata. 1595_3311_001533 zampilla gorgoglia sussurra per un po di cammino fra i sassi, andando a far lago in una buca di forse due metri che s'è scavata nella zolla del prato, donde poi straripa e scivola a valle, immollando per un buon tratto il terreno. 1595_3311_001534 passando ai tre satelliti, ne ha detto anche bene: poveracci tanto gentili, attenti, divoti e pronti ad ogni cenno, ad ogni desiderio, ma ancora un po gelosi come tutti i vecchi servitori e poco benevoli ad ogni nuovo venuto. ma non sgarbati finalmente che questo ella non sarebbe donna da tollerarlo. 1595_3311_001535 il guaio intanto è accaduto a me. con che coraggio stenderò io la mano a rinaldo, specie sapendo per esperienza recente che egli basta, sarà quel che sarà. intanto non gli neghiamo il visto. si approva galatea. 1595_3311_001536 si vedrà. si vedrà, vivaddio. non si vedrà niente. me vivo. ma che cosa c'è di vero, che cosa c'è di serio nell'idea del signor ferri? com'è nata, come ha potuto formarsi? in una testa cavalieresca, sì, ma così poco romantica come la sua. 1595_3311_001537 il conte quarneri. che cosa viene a borbottare da noi? che cosa voleva da me e sopra tutto, perchè è capitato in corsenna? richiamo il servitore che era già tornato alle sue faccende. 1595_3311_001538 fa ridere e fremere come gli piace, sopra tutto dilettando le signore, che son tutte felici di averlo conosciuto nell'entusiasmo che il nuovo villeggiante ha destato. sorge, cresce, giganteggia e trionfa. 1595_3311_001539 l'ho presentato a tutte le signore, incominciando dalla sindachessa. per non destar gelosie si è preso l'arlecchino di fravola e di limone, che è il caval di battaglia ed anche il ronzino del nostro caffettiere. 1595_3311_001540 ho il territorio di corsenna sulla punta delle dita e giungo in vista della casina dove stanno le wilson e do un'occhiata intorno prima di uscire dalla macchia. ho fatto bene a non fidarmi troppo. 1595_3311_001541 fortuna. fortuna vogliamo dire. mi chiamo rinaldo. rinaldo, ripetè ella un nome di paladino che non sarà mai esistito, se dio vuole e lei, sentiamo il suo ora. un brutto nome, sicuro, ne giudichi caterina, bellissimo anzi. 2019_3594_000000 poi gli passò, accosto un'altra cosa viva, un ratto che pareva un micino, tanto era grosso, era uscito da una feritoia. 2019_3594_000001 ucidere il mese entrante. parti da napoli e vado a trani. mi accompagnano i mie parenti e vado in casa della madre della zia e là o la dota di mia madre che mi possa maritare. 2019_3594_000002 e sopra le soglie, dei bassi, nelle botteghe, nella via. gli uomini ridevano contentissimi, e ridevano pur le femmine incitanti, e negli sguardi accesi degli uni e dell'altre il desiderio luceva. 2019_3594_000003 poi finii per recarmi a trovarlo. quasi tutti i giorni si cominciava a parlare della gamba disgraziata e si cascava subito dopo a chiacchierare di suor carmelina. 2019_3594_000004 antonietta canserano, orfana di madre, ha il padre in america, era stata affidata a una zia che le voleva un bene del cuore e con la zia se ne stava al quarto piano del palazzo numero in via tribunali. 2019_3594_000005 le rose d'una capera fanno capolino qua e là e l'edera selvaggia s'attorciglia al legno antico. un merlo impertinente ripete senza mai stancarsi il suo ritornello chiaro e vivace da una gabbia che rimane anche la notte, attaccata ad un chiodo fuori al 2019_3594_000006 e l'altro, mentre badava stupidamente a regolare il piede in modo che si trovasse sempre nel mezzo del lastrone, pregava tutti i santi perchè mandassero via questo giovinotto pittimoso, del quale la muta e pesante compagnia gli cadeva addosso come un. 2019_3594_000007 l'adozione era stata larga di cure e dapprima, dolce fu la prigione. e lì, come se fosse stato a san pietro, a maiella, il canarino diventò un cantore elegantissimo, una specie di tenorino di grazia. bene, bene, esclamò il marito della signora. ecco il canarino che comincia a dirci qualcosa. 2019_3594_000008 la piccola calza bucherellata era caduta sulla coverta del lettuccio e da presso due piccole mani vi si abbandonavano esangui. tra tanta infantile minutezza, le cose più grandi eran due lacrime che scendevano per le gote di. 2019_3594_000009 salute. la vedova imbacuccò alla meglio il piccino e lei si buttò addosso. lo sciallo nero che a quello era servito di coverta nella cuna cercava ora la chiave della porta. la trovò nella cenere fredda del braciere che con quella aveva scavata il giorno prima. 2019_3594_000010 poi non vi fu più una parola. il signor roberto camminava tutto astratto, a capo basso, studiandosi di mettere il piede sempre nel mezzo delle lastre del selciato, provando una piccola contrarietà quando per inavvertenza gli capitasse tra le. 2019_3594_000011 nannina, fece la vedova. come ti trovi qui che fai la bambina, le corse incontro allegramente. non si lavora, oggi la maestra fa festa. ce ne ha mandate via tutte perchè lo sposo la conduce in campagna. andiamo da peppino, disse la vedova, pigliandosela per mano. 2019_3594_000012 mentre la melodia saliva con più sonoro ritmo, le mani si staccavano dal panciotto e una, l'indice teso, misurava il tempo, si afferrava l'altra nervosamente al margine del. 2019_3594_000013 zitta. ora dormi domani. domani la camera taceva. chiarinella era sempre l'ultima ad addormentarsi. sentiva per un pezzo ancora il respiro forte ed eguale della sorella che alla baracca avea ripetuta una piroetta e s'era affaticata. 2019_3594_000014 suoi, dei quali aveva fatta uno festo in giro alla balaustra del balconcello e che l'ometto ora contemplava attentamente, per metterli sulla carta insieme alla grondaia, ai vasi di maggiorana e ad una gabbia ove una quaglia sonnecchiava. 2019_3594_000015 colore agucchiava i romori della via, erano confusi e arrivavano morendo al cortile del chiostro, silenzioso a volte. d'un subito risonava, in fondo su per la scala grande, il passo pesante del brigadiere e costui spuntava nel cortile attraversandolo. 2019_3594_000016 al quarto piano d'uno di quegli sporchi palazzetti vecchi c'è stata una ricevitoria brutta e scura nella quale ogni due mesi io mi recavo a pagare la tassa della fondiaria. immaginate con quanta soddisfazione dell'anima. 2019_3594_000017 documenti umani. settembre, tre giorni fa, in una scura e fetida vanella d'un palazzo in via tribunali, d'un subito qualcosa cadde con un tonfo sordo. 2019_3594_000018 quando il segretario gli fu presso mazzia, lasciò ricadere la portiera e questa li nascose. ora viene peppino, disse la vedova a nanninella. ora viene ripetette la piccina sottovoce. 2019_3594_000019 il figlio della signora, un ragazzo che odorava di poesia. appena fu alla nuova casa e per la finestra del tinello vide le monache, fu preso da un impeto sentimentale e stampò una sessantina. 2019_3594_000020 nella semioscurità. i mucchi dei ritagli pei fiori, le palle bianche dei lumi a petrolio, le ceste piene di fiori azzurri e rossi mettevano una gran confusione nella bottega. 2019_3594_000021 s'accorse che sotto a quel muro una persona che lui conosceva molto da vicino stava tranquillamente accendendo un sigaro. si adocchiarono nello stesso momento manlio s'accostò con la mano stesa. 2019_3594_000022 tre giorni dopo, arrivato col mio bravo cassettino ad armacollo e col mazzo di pennelli tra mani, infilavo, entrandovi da borgo loreto, il lungo vicolo giganti. 2019_3594_000023 è malato, disse: fortunata. ha una gran febbre da cinque giorni. è mio figlio ndreuccio ndreù bell e mamma te vuo fa disignà il signore, lo zio ti farà il ritratto e mamma te lo metterà qui, appeso di faccia a te. 2019_3594_000024 e quando tata verrà e vedrà il ritratto di nndreuccio, dirà: questo è ndreuccio bello tale e quale. il piccino ascoltava con gli occhi lucenti di febbre senza mostrare di decidersi. 2019_3594_000025 e mentre uno compie codesta, bisogna un altro. si vale d'un mantice per gonfiare l'animale e un altro d'un lungo ferro tondo per frugar. 2019_3594_000026 sua madre. impossibile, bella mia borbottò. come si fa. dovreste tornare, tornate, tornate lunedì che c'è udienza, non è vero, mazzia mazzia? guardava difuori, non udì e non rispose. 2019_3594_000027 la regina di mezzocannone aprile. finora mezzocannone ha avuto solo un re, quel buffo re di creta bronzata. 2019_3594_000028 cesta, me ne comprate, bella figlia, le fece la venditrice. guardate, ve ne do tre di quelle grosse per due soldi. guardate, dite, fece la vedova, le posso portare su a mio figlio. lo permettono, sapete niente? 2019_3594_000029 non si sapeva perchè, non aveva voluto mangiare, non bere. s'era spogliato nudo e voleva precipitarsi dal balcone, un balcone al quinto piano, al vico fico. 2019_3594_000030 dopo poco la figlia di nunziata, una bambina di cinque anni, entrò allegramente. si recava in braccio una bambola di legno alla quale avea messo il suo grembiale ed una cuffietta ricamata. guarda com'è bella. esclamò sedendo sul lettuccio. falle un bacio. 2019_3594_000031 disegnarla. rimasi sorpreso. avevano dunque capito, questi del vicolo giganti, che mestieraccio facevo io. vi disegnerò bella bionda, le risposi. ma com'è che sapete ch'io disegno, 2019_3594_000032 veneto. pur lui aveva ben presto stretto amicizia con suor carmelina. la trovava semplicemente una buona putela, una fia de la madona. io lo andavo a vedere tre volte alla settimana. 2019_3594_000033 nannina aveva riguadagnato coraggio e s'accostava alla scrivania, guardandovi curiosamente il gran calamaio dorato sul quale due pupazzetti reggevano a fatica una colonnina per metterci entro le penne. 2019_3594_000034 torno lunedì, sì, sì, lunedì più tardi non venite da me, chiedete del direttore, lui saprà dirvi. la vedova gli prese la mano ch'egli stendeva a carezzar la bambina, e fece per. 2019_3594_000035 quando il vetro fu rimesso, la vecchietta ebbe compagnia in casa. ci venne un piccino malaticcio, debole, tutto pallido. da quel tempo ella si fece vedere più di frequente. il piccino aveva bisogno del latte alla mattina, di pane fresco, di frutta mature. 2019_3594_000036 vulite o vasillo. gli aveva promesso di recarmi a vederlo due, tre volte nella settimana. lo aveva promesso anche a fortunata. cominciato novembre dovetti abbandonare i miei studi di mare e il vicolo giganti. 2019_3594_000037 la gente accorreva da ogni parte, arrivarono pur due allievi carabinieri, uno dei quali per via s'andava sfilando i guanti di cotone bianco. è proprio morta, annunziò. 2019_3594_000038 i dio mi aiuterà perchè ia sono orfane di madre. mio padre sta in america e non ni sà niente di questo misfatto. che si lo sapesse, quello mi viene ad ucidere il. 2019_3594_000039 ier sera se ne moriva una cosa deliziosa, inebriante. suor carmelina passeggiava in lungo e in largo. spuntava la luna laggiù, dietro il comignolo della fabbrica. 2019_3594_000040 mazzia si ricollocò di faccia a lui e gli mise innanzi le carte piano. disse il vecchietto, non c'è fretta. vi fu un silenzio. il segretario scoteva malinconicamente la testa. 2019_3594_000041 carezzando il suo marmocchio, come per dire a carmela questo: qui vedete, me lo tengo, io che sono la mamma e non uscirà mai di casa sua la vedova, rientrò in casa e corse a baciare così forte il suo piccino che dormiva nella culla da farlo svegliare in un sovrassalto. il piccino piangeva. 2019_3594_000042 infatti lo spedale era sossopra. la segreteria attigua allo stanzone in cui noi ci trovavamo s'empiva di gente. i malati si rizzavano a sedere sui letti. andiamo a vedere, disse il commesso viaggiatore. 2019_3594_000043 breve convulsione le agita le gambe ed è tutto, è morta. la sua compagna si agita, cerca di liberarsi, leva il capo, sbarra gli occhi spaventata, ma cade anch'essa sotto l'orribile forca, accanto alla prima. 2019_3594_000044 e delle pietre e dei torsoli onde lo regalano i monelli impertinenti e democratici. ma questo budello mezzocannone, questo schifoso intestino napoletano, ha pur una regina. 2019_3594_000045 i due coniugi facevano cane e gatta in tutta la settimana, specie al venerdì, quando giuseppe cappiello chiedeva quattrini alla moglie per giocarseli al lotto e lei glie li negava, vista la bottega chiusa sino a mezzogiorno e argomentando che più non si fosse aperta in tutta la giornata. 2019_3594_000046 dietro la ragazzina, curva sotto lo scatolo delle vesti per vedere mentre lei, dinanzi al lettuccio, contemplava la morta coi grandi occhi pietosi. il piccino. le prese fra mano la frangia di. 2019_3594_000047 era un po di tutto, sopratutto un musicomane. la mia ammirazione cresceva di domenica in domenica, come i concerti del quartetto si seguivano e ci teneva insieme la comodità del vicoletto. 2019_3594_000048 un grande silenzio s'era fatto per la via, la dolcezza del tramonto penetrando nell'anima la piccola rossa socchiuse, le labbra esangui, lo sguardo perduto continuava a sognare come una santarella in un'aureola di pulviscolo d'oro. 2019_3594_000049 la malia andava al concerto per tempo e toccava alla madre accompagnarla. la ragazza tornava di notte tutta freddolosa, nello scialletto rosso, con le mani nel manicotto spelacchiato che lei stessa s'aveva fatto dalla pelle di un gatto bianco e nero. 2019_3594_000050 pochi giorni prima, a santa lucia, ella aveva adocchiata fortunata con un bambinello. la fiorista vestiva di nero. comperò al bambinello un soldo di tarallucci e gli fece bere un po d'acqua solfurea. poi se ne andarono su pel marciapiedi, passo, passo. 2019_3594_000051 professore morto. una cosa molto semplice per questo, signore meditabondo. oh, povero richter. ma come il mio vicino pensò ancora: ecco: 2019_3594_000052 lasciando cader giù nel cortile le boccate sfuggite del miglio, i rifiuti del prigioniero, e canticchiando, e come quel canarino, per la soddisfazione del miglio fresco e dell'acqua pulita, metteva di tanto piccoli gridi acuti. 2019_3594_000053 paolo, mio caro, vuoi raccontare una storiella a questa tua silenziosa famiglia? te la mando da napoli, da questo strano cuore d'italia che patisce, se lo si considera bene, di tutti i mali cardiaci. 2019_3594_000054 dunque, una sera- che sera- io non ho vergogna di dirvelo le verità- m'era messo in giro per chiedere elemosina. all'angolo del vico, sergente maggiore, vedo una signora che comprava fiori. m'accostai, signò qualche cosa a un povero galantuomo. non c'è niente. 2019_3594_000055 sta in fondo sant'elmo, vestito appiè delle mura di un cupo verde alimentato dalle piogge e dall'umidità, sforacchiato da tanti buchi neri in fila e una fila d'uomini ritti immobili. 2019_3594_000056 la voluttà del sonno a quell'ora. così, tra l'appisolarsi e il rimaner cogli occhi aperti per un pezzetto a guardar nel soffitto le ragnatele lasciate in pace, stette un'ora buona in forse se dovesse uscire o rimanersene a casa ora che il tempo minacciava. 2019_3594_000057 io pensavo al mio vecchio amico richter, al mio povero vecchietto musicomane, e quando è morto, psst fece weber. chieggo scusa, signor. dopo cominciava la musica. si levò in piedi, si scappellò e si mise ad ascoltare con religiosa attenzione. 2019_3594_000058 egli posava su quel piedestallo e sorrideva contentissimo. aveva parlando un certo ammiccar d'occhi malizioso, pel quale gli si arricciavano le gote. 2019_3594_000059 e spaventò i sorci che frugavano tra i cocci sparsi e le immondizie, e i rifiuti di quelle ruine borghesi ond'escono continuamente a turbare i pranzi delle immonde bestie, le improperie delle serve e i pianti dei piccini impertinenti. 2019_3594_000060 che svegliava goffe risate per tutto il pozzo. questa la vita del cortile. una volta solamente il canarino uscì dalla sua malinconia. una delle fantesche ripuliva la gabbia d'un altro canarino. 2019_3594_000061 alla vita della mattina, piena di movimento, di voci, di strepiti che il tempo uggioso avea resi come sordi e sfiniti, succedeva adesso, dopo un paio d'ore d'ozio snervante, l'impaziente rivoluzione della sera. 2019_3594_000062 chi? ella volse lo sguardo al lettuccio, confusa. allora m'accorsi che nel lettuccio c'era qualche cosa, un piccino. due grandi occhi azzurri mi guardavano spaventati. una testina bionda come quella di fortunata, si levava dal capezzale, intenta. 2019_3594_000063 si fermò presso alla scrivania, aggiustò un quaderno sotto un libro e tossì due o tre volte. sentite, bella mia. la vedova s'era levata traendo indietro la seggiola. sentite, non si può parlare a quest'ora coi ragazzi. io ve lo avevo detto. 2019_3594_000064 qualcuno, de quali perfino veniva a sbatter l'ali intorno alla gabbiuzza, dove il povero canarino tremava di terrore. la bestiola di sotto l'arco della finestra non vedeva che i muri grigi del cortile, dagli angoli ch'erano scale di polverose ragnatele. 2019_3594_000065 a nnincurabile. venite llà, nun è niente, nun avite paura. il vecchietto si mise a galoppare dietro alla carrozzella con gli occhi pieni di lacrime ansimando, chiamando sarrafì, sarrafì, sarrafì. 2019_3594_000066 alla regola. la regola, rispose il mio amico celiando, impone il silenzio alle suore, specie coi giovanotti malati, specie alle suore giovani. senti, caro mio, 2019_3594_000067 ma quei vicoli, le stradicciuole, la piazzetta del mercato, ancora dormivano. intanto saliva lentamente dall'estremo lembo del mare un chiarore infocato di sole e il riverbero ne colorava. dirimpetto le case su per la marina. 2019_3594_000068 quando tornate domani? certamente, certamente. addio piccino, e mi chinai su di lui per fargli un bacio. egli mi mise la mano sulla faccia, respingendola che hai? gli disse: fortunata su fagli un bacetto e soggiunse: sottovoce, dategli un soldo. 2019_3594_000069 un malato, il numero. un vecchio colono da melito si levò a sedere sul letto e si sberrettò con una grande reverenza mormorando qualcosa. la suora gli rispose con un piccolo moto del capo. 2019_3594_000070 il calzolaio s'era chinato sul corpo inerte della vecchia che quasi sbarrava la strada, sicchè una vettura da nolo poco lontano s'era dovuta fermare. il cocchiere, le redini in mano, s'era levato in piedi sulla serpe e guardava ancora senza capir nulla. 2019_3594_000071 al giorno dopo arrivarono gli stessi sconosciuti e vuotarono la bottega tutta quanta. i monelli del vicinato s'impadronirono dei ritagli delle carte colorate e li sparsero per tutta la via. dopo un altro mese, un pittore di stanze prese il posto della. 2019_3594_000072 ma nello spiazzato innanzi alla gran massa del palazzo reale, tutti i lumi s'eran data la posta, come ogni sera e assieme ai fanali grandi a cinque rami di sotto, alle colonne del peristilio. 2019_3594_000073 i tappeti sono cadaveri ancor palpitanti di vitelli, di vacche, di bovi smisurati, i carnefici appena caduto l'animale sotto il coltello pugnale di questi. 2019_3594_000074 la luce si allargò. lucevano disotto le vetrate alle finestre, luceva lo zinco delle serre, alle terrazze, delle palazzine, al rione. amedeo, finalmente, tutta una stesa di cielo diventò azzurra. 2019_3594_000075 a quel nido. altri nidi si destavano all'alba e un pigolio continuo succedeva sino a quando l'appetito dei piccoli colombi non era soddisfatto. i colombi grandi tubavano all'ombra, empiendo il cortile della dolcezza dei loro amori. 2019_3594_000076 mai sola, protestava bettina. voi sapete il mondo com'è cattivo, ma in fondo era per questo che alle cenette dopo il teatro ci andava anche lei. 2019_3594_000077 mentre le vetrate s'accendevano, tra quella gran pennellata rosea che di tutte le case confondeva le linee bizzarre, in cima, altissima, una cupoletta s'arrotondava sul cielo indeciso, tutta infiammata di verde come uno scarabeo di maiolica. 2019_3594_000078 nessun altro si ni e approfittato di mè, non fa niente. deve arrivare una lacrima avanti a dio che ti deve pagare perchè ia non sone una cattiva giovane. 2019_3594_000079 cosa che gli accapponò la pelle. s'alzò guardando all'orologio sul pancone del principale: erano le nove, gli amici non sarebbero più venuti e lentamente, con le labbra strette, infilò la porta che riusciva sulla piazzetta innanzi al. 2019_3594_000080 ma via, io non mi voglio fare delle lodi. ero contento, ecco, ero contento della mia settimana. in tutti quei giorni il mio piccolo amico s'era più stretto a me, con tutte le ingenue espansioni infantili con le quali la fanciullezza trattiene una mano carezzante e un dolce amore pietoso. 2019_3594_000081 a un momento, mentre uno spilungone di maestro di musica batteva sconciamente sui tasti del pianoforte, egli sentì il colpo secco e la vibrazione per un secondo d'una corda che si spezzava, facendo zin. 2019_3594_000082 e da quanto tempo ella aveva abbandonato il mondo. e venezia bella, tutte queste monacelle benedete hanno il loro piccolo dramma chiuso in core e un mistero nascoso nell'anima. 2019_3594_000083 nei foderi di un canterano che gemevano come se nascondessero l'anima della vecchia in un baule, nello stipetto o muro. le vicine dimenticarono il bambino soltanto com'entrò lì dentro, anche graziella la sarta. 2019_3594_000084 che luceva da tutte e due le facce, pallido come la luna e faceva venir la malinconia, malgrado vi fossero sopra due grandi ali dorate come quelle degli angioli a lato dell'altare maggiore. 2019_3594_000085 un ometto sbucò a un tratto nella crocevia della dogana. fumava certo suo mozzicone in punta alle labbra. passando la palma di una mano sul cocuzzolo e con il pollice e l'indice dell'altra acconciando delicatamente sotto i mustacchi il mozzicone, 2019_3594_000086 quando rimisi la tela appoggiata al muro e stavo per licenziarmi, lui mi fece con la sottile vocina vulite o vasillo. io gli detti un altro soldino. questa volta ebbi due piccoli baci su tutte e due le guance mi volsi uscendo. 2019_3594_000087 dentro alla gabbietta c'era un canarino giallo. le suppellettili mutavan posto alla casa nuova. la gabbiuzza fu appesa nel tinello che dava in un giardino di rimpetto. dietro certe grate fitte si vedevano confusamente soggoli biancheggianti. c'era un antico monastero. 2019_3594_000088 e come la rivendugliola. le sorrideva. le gridò passando: noi andiamo da peppino, torniamo più tardi. chi è? fece la vedova voltandosi. marianna disse: la bambina è. 2019_3594_000089 il vecchietto dopo una rumorosa soffiata di naso. pigliatevi lì una sedia, quella nell'angolo brava, sedete pure. 2019_3594_000090 il mistico matto era dimenticato. le femmine gridavano con la rossa, le braccia tese: nzurateve, nzurateve e. 2019_3594_000091 quest'altra stanzetta ove tu seguiti in un paese lontano dal mio a innamorarti delle farfalle e degli scarabei verdi riscintillanti, a raccogliere pazientemente e ad ordinare famiglie di crittogame o di fanerogame tra fascicoli di carta. 2019_3594_000092 ricamata d'un moccichino che scappa fuori dalla saccoccia, in petto, la mantiglia sul braccio e l'ombrellino in mano. son quelle che ieri han bevuto fortemente il sangue vivo. vivo ora guardatele. 2019_3594_000093 vivo solo e tranquillo in questa mia stanza, dalla quale esco a prima ora di mattina per trovarmi all'istituto e un po a sera, col tempo buono, per avvelenarmi con una chicchera di caffè. 2019_3594_000094 ora che è guarito, me ne vado a venezia. le ho risposto: vado a rivedere mio papà e la mamma. beato lei che ci ha tutti e due e lei. 2019_3594_000095 che volete vi dica. fece il colombo con gli occhi bassi. sono cose che accadono. io son qui di rimpetto, se mai, e se ne andò, ammalinconito pur lui. 2019_3594_000096 lui, di faccia a un borghese che batteva il tempo col cucchiaino nel vassoietto. si sentiva un formicolio nelle mani. gli avrebbe voluto buttar la chicchera in faccia. 2019_3594_000097 pioveva sempre allo stesso modo, lui si mise a camminar dritto avanti a sè, non sapendo che via pigliare per tornare a casa più presto. ora a piccoli passi, ora affrettandoli per trovarsi subito fra le sue quattro mura. 2019_3594_000098 s'udiva dal lettuccio il respiro uguale della bimba che dormiva con una manina sul petto, che sere lui raccontava i suoi progetti, si animava facendo mille castelli in aria. 2019_3594_000099 l'acqua cade e si spande e allaga per buon tratto la via commista a nuovi rivoletti di un'altra fontanella che, più in su, è posta sul pendio, accanto alla bottega di un torniere: una fontanella municipale. 2019_3594_000100 tutto questo faceva, andare e venire dal cortile alle botteghe della via, la vecchietta frettolosa che, per mostrarsi così tenera del bimbo, almeno gli doveva molto voler. bene, carmela la serva. pochi giorni dopo la comparsa del bambino, 2019_3594_000101 un'altra volta la serva chiamò fuori nella via gaetanella, la quale era occupata a riasciacquare i piatti. clelia, la capite dev'esser morta. 2019_3594_000102 appena se ne vedeva la croce scura sovrastante. dal mare in calma arrivavano rumori indeterminati, voci a stesa indefinibili, poi daccapo si rifaceva il silenzio. 2019_3594_000103 se scrivo a vincenzino, volete che gli dica che v'ho incontrata? ella rispose: no, per carità. il marinaio la guardò, fece spallucce e continuarono a camminare in silenzio. 2019_3594_000104 buttando sul marciapiedi bucce di castagne e di mele dal canestro dei rifiuti. me ne vado, disse la serva. buongiorno, se ripassate e voi chiamatemi, andremo a vedere insieme. 2019_3594_000105 subitamente nella bottega della fiorista scoppiò un alterco. la voce stridula della vecchia si levava alta e le rispondevano le bestemmie di don peppe cappiello. distintamente, una frase di donna: maria arrivò alla strada, nun è overo. nun è overo. 2019_3594_000106 bettina, guai grossi. il marito se n'era andato a palermo sopra un legno di florio e chissà quando tornava denari niente. a natale soltanto avea mandato trenta lire sparite via come il fumo. 2019_3594_000107 cadere del sole. mentre la gente si sveglia dal torpore della giornata, il vico si rianima di moto e di voci. la capera s'affaccia sbadigliando al suo balconcello e incorona per poco la balaustra delle bianche braccia. 2019_3594_000108 e si contemplò, abbozzato appena, senza meraviglia di non riconoscersi come consciente dello sviluppo che poi avrebbe avuto il dipinto. lo lascio qui, dissi a fortunata: mettetelo in un cantuccio con la faccia al muro e badate di non toccarlo. 2019_3594_000109 pende da un balconcello un fanaletto verde sul quale è scritto qualcosa in bianche lettere: albergo del pavone. un letto vi costa quattro soldi dal balconcello. certo non si può aver sott'occhio un felice orizzonte. 2019_3594_000110 vi dirò pure, non senza una certa mortificazione, che, avendo, per una radicata superstizione napoletana, ripassati i numeri nel mio taccuino, quando scesi dalla casa abbandonata, me gli andai a giocare al lotto. 2019_3594_000111 e come io la interrogavo con gli occhi, non sapendo che cosa mi stesse per capitare addosso, ella soggiunse prestamente. ebbene, ecco, io non volevo esser disegnata, proprio io, perdonatemi. e chi? 2019_3594_000112 intenta il piccino, mormorò lei. ma come m'accostavo al lettuccio, il piccino fu preso da gran terrore, ricacciò il capo sotto le coltri e si mise a urlare. 2019_3594_000113 la bottega della fiorista rimase chiusa per un mese. un bel giorno arrivò don procolo fumando, fece aprire, rimase un pezzetto a rovistare e a parlare con due uomini sconosciuti a tutto il vicinato. cacciò in una cesta alcune masserizie e le coprì con un mucchio di fiori. 2019_3594_000114 improvvisamente nel vicolo una finestretta si schiuse senza rumore, poi si schiuse una porta, una donna sporse la testa, venne fuori coi piedi nudi, nelle pantoffole usate. 2019_3594_000115 a volte, chinando la testa, passava il gomito sulla fronte per trarne indietro una banda di capelli che le veniva sugli occhi. non voleva metter fuori la mano dallo scialletto. 2019_3594_000116 la piccola rossa, le labbra strette, gli occhi intenti, le bianchissime mani ravvicinate, trapassa con l'ago la trama e non ne stacca l'attenzione per ore ed ore. è la prima dalla parte dell'uscio. 2019_3594_000117 costui era un uomo in su i quaranta, scriveva per i giornali, era tenuto in molta stima nel suo paese e godeva d'una certa fama di serietà che 2019_3594_000118 peppino, mio figlio, che ho messo a scuola all'albergo dei poveri. quando selletta è morto, buon'anima sua, è stato lui che me l'ha raccomandato. diceva: mettilo lì perchè impara l'arte e non toglie pane alla casa. 2019_3594_000119 disegno. ella mi disse che passavano sempre per quella via de giovanotti, i quali andavano a disegnare le barchette e il mare e i pescatori. ognuno di loro portava sotto il braccio un cassettino, come il mio, nelle mani i pennelli e in testa un cappelluccio a cencio come il mio. ora, i disegnatori li conoscevano subito. 2019_3594_000120 al lunedì di buon'ora mi trovai al vicolo giganti, fortunata ritta sulla soglia di casa sua. lavorava all'uncinetto, sorridendo, mi aveva visto da lontano. 2019_3594_000121 nella controra afosa, tre o quattro di loro, non avendo a far altro, si mettevano in contemplazione dei dipinti della banca, inginocchiati come innanti ad una immagine di santa lucia benedetta. 2019_3594_000122 questi toreadores del macello cominciano a menar di gran colpi di mazze sulle reni e sul ventre delle bestie. perchè la pelle se? 2019_3594_000123 la vedova col capo fece cenno di sì. i due parlottavano ancora dietro la portiera, ma non si capiva nulla di quel che dicessero. a un tratto riapparve il vecchietto. pareva molto turbato e veniva innanzi lentamente con lo sguardo sulla vedova. 2019_3594_000124 donna bettina, le portava nell'involtuccio la vestina di veli, il corpetto rosso a frangia dorata e le scarpine piccole, piccole come quelle di cenerentola. 2019_3594_000125 letto. ella stessa ci aveva lasciato cader dentro, sorridendo, un piccolo anello d'oro, un paio di profumate giarrettiere di seta. era stata befana a sè stessa, prevedendo che la befana avrebbe lasciata vuota la calza nelle case de poveri. quella non. 2019_3594_000126 e voi l'andate a trovare. sono tre settimane che non lo vedo e questo gli farà piacere. lasciatemi andare, bella mia buongiorno, e tirò via col bambino in collo, trascinando per la mota della viuzza un lembo della gonna lacera. 2019_3594_000127 lui rise fortemente. ella in quel momento passava e si volse. le donne hanno questo di particolare che anche da lontano, con la coda dell'occhio appurano quello che dite e se parlate di loro. 2019_3594_000128 il piccino. lo avevano dimenticato sotto la porta del cortile. egli sedeva al sommo della scala diruta nel suo seggiolino, con le manine sui bracciuoli, sulle ginocchia aveva la ciambelletta di gaetanella mangiucchiata mezza. 2019_3594_000129 ella sorrideva sempre, parlava sempre sottovoce, pronunciava s la z e tratto tratto, diceva a malati: benedeto, benedeto da dio. 2019_3594_000130 tutta la giornata rimaneva sola. la chiudevano in casa e portavano via la chiave, abbandonandola a tutti quei pensieri, a tutte quelle paure che hanno i bambini quando non si vedono accosto nessuno. 2019_3594_000131 inzuppava, cadde sul lastrico come uno straccio e non si mosse più. il calzolaio, mormorò: l'ha ammazzata. apparve sulla soglia della bottega, don peppe. aveva gli occhi pieni di sangue, il labbro inferiore pendeva immobile. guardò la vecchia stesa lì presso. 2019_3594_000132 par la cresta merlettata del castello dietro il quale impallidisce freddamente il cielo, come negli antichi acquarelli de trittici olandesi. ebbene paolo mio, dopo questo io non ho che o troppo poco ancora o tante, tante cose a dirti. 2019_3594_000133 intorno, seguita la strage, tra un continuo romore di battiture, di tonfi sordi, di catene che si sciolgono, d'argani che rizzano i cadaveri ancor palpitanti delle povere bestie. 2019_3594_000134 e se non chiacchierassero, migrando a non lontane nidiate gli uccellini freddolosi. la bottega dell'incisore parrebbe antica quando intorno le capitassero muri grigi e stemmi, onorati da vanti di toghe o di corazze. 2019_3594_000135 vi fu un silenzio. la serva aveva portata via la gabbia. il povero canarino, disilluso, ricadde in malinconia e, non avendo a far altro, si rimise a contemplare i muri del cortile. in una giornata di novembre fu tale lo scrosciar della pioggia furiosa e così spaventevoli furono i lampi. 2019_3594_000136 la vedova arrossiva, cacciò lentamente la mano nel grembiale di nannina. perdonatemi, balbettò, io gli avevo portato. gli volevo lasciare queste mele. perdonatemi, date qua, disse il vecchio. 2019_3594_000137 le vetrate erano spalancate e la musica passava, ma la facevano misteriosa certe bianche tendine occupanti di dentro tutto il vano e pur di dentro fermate sulle assi d'un telaio. accostandomi alle finestre m'avvicinavo pur al vecchietto. 2019_3594_000138 m'hanno detto che beppe va soldato e che vi han vista pianger. di nascosto spuntò subitamente un giovanotto con le mani in saccoccia e uno scartafaccio sotto l'ascella. 2019_3594_000139 a un tratto- girò sui tacchi- spinse l'uscio che donna maria aveva socchiuso ed entrò l'uscio. si richiuse il calzolaio di faccia che passava lo spago per una suola, si lasciò cascare le mani e lo spago sulle ginocchia e si mise a guardare. 2019_3594_000140 perchè la poverina era ancor viva. respirava lentamente, a fatica, gli occhi socchiusi, pieni di lacrime. la storia di questa fanciulla è breve ed è la solita storia. 2019_3594_000141 lei dapprima avea pianto, con la testa sotto alle lenzuola, tutta raggranchita. non osando gridare a non spaventarsi. peggio, provava timori strani. 2019_3594_000142 stropicciando una cocca del grembiale sull'anello lucente, bello bello, faceva donna bettina di sulle spalle della figliuola. 2019_3594_000143 il re è orribile, la regina è incantevole. il re si chiamava al tempo suo alfonso ii d'aragona, ma la regina, ella vive e regna in fin della stradicciuola. come si chiama la regina? 2019_3594_000144 le vicine erano diventate pallide. a un tratto risuonò un grido femminile terribile. l'uscio si spalancò. venne fuori donna maria, che voleva parlare e non poteva. agitava le braccia barellando un flotto di sangue. le spicciava dalla gola, ferita, tutto lo scialle se ne. 2019_3594_000145 par nata muta, diceva bettina quando ne parlavano. no, no, è la malattia. stateci attenta. sapete, non si scherza. s'è fatta magra come uno spillo. che v'ha detto il medico, quale medico? 2019_3594_000146 quella ragazza s'era buttata da un terrazzo al quarto piano, ove era salita per sciorinare i panni. si chiamava antonietta canserano, aveva diciotto anni, era molto bellina. quel corpo inerte rimase lì tre ore. 2019_3594_000147 muta, spalancato l'uscio, sparse le camere di trucioli e di pezzetti di carta lacerata, i miei passi svegliavano un'eco breve e vibrante. ancora, sull'usciolino d'una delle stanzucce si vedeva un'addizione. 2019_3594_000148 il vecchietto sospirava, si guardava le mani scarne, dondolava il capo. a un tratto guardò in su, al balconcello della sala di medicatura: un inserviente preparava filacce presso alla balaustra, parlando col cuoco che, disotto, gesticolava e rideva. 2019_3594_000149 allungandosi, lo sguardo arrivava sino al principio della scesa del gigante. laggiù il verde cupo degli alberi si fondeva col cielo, tutto d'un pezzo nero come il carbone. 2019_3594_000150 stette un momento in forse se dovesse risalire o tirar via facendone a meno, tanto era un'acqueruggiola minuta che non faceva male, e poi rifar daccapo settanta gradini era una cosa che lo seccava abbastanza. 2019_3594_000151 napoli, marzo. carissimo paolo, io non ho qui a napoli con chi sfogare certe mie piccole pene, che mi pare abbiano tutta la buona intenzione di rimanersene meco alloggiate in questa cameretta mia solitaria. 2019_3594_000152 tentate di impadronirvi di quella bianca mano fremente, cercate di interrogare quella lacrima. fuggono, si chiudono nelle piccole stanzucce a vetri, evitano di ricomparirvi innanti. vergognose. 2019_3594_000153 e si tenne in casa soltanto il marmocchio che le succhiava la vita. appeso tutta la santa giornata al petto vizzo delle vicine, parecchie, e furono le più attempate, dissero. 2019_3594_000154 zin passò un mese, un felice mese. di pruove e di concerti non mancammo mai. 2019_3594_000155 e una scia d'argento solca, sul cammino lentissimo della lumaca, un muretto nell'orto, mentre tutto questo, ch'è poesia dolcissima nell'aria buona o dolce, succede lontano dalla città romorosa. 2019_3594_000156 che luceva attorno alla veste, graziella si volse. questo è il piccino di donna. nena spiegò gaetanella rocco, il figlio della figlia e la madre dov'è? chiese graziella. l'altra benedì l'aria con la mano l'indice e il medio ritti. 2019_3594_000157 così, in quella triste serata, umida e tetra, in quello scompiglio nervoso che infuriava nel suo morale, tormentandogli il fisico a scosse dolorose, egli solo, solo nella sua amarezza, in quella oscurità fitta della cameretta, si mise. 2019_3594_000158 così lui pareva che si fosse messo a pensare a cose molto serie. nessuna curiosità. lo sguardo di lui scendeva lentamente da lunghe contemplazioni del soffitto al volto della madre e vi si posava. 2019_3594_000159 chiamando i passanti, invitandoli alla platea solitaria di questo teatro improvvisato e pei gradini diruti scendevano subitamente figurine femminili, allegri, cavalierini, in galanterie. era un romore di stivalini saltellanti che faceva voltare il mio amico. 2019_3594_000160 la guardia di pubblica sicurezza gli avea fatto certo segno disperato. poi la gente fu cacciata e il portone chiuso. e chisto è nato, disse il guardaporta, tornando al vecchietto. 2019_3594_000161 qua o là, dei chiarori scialbi si facevano nel lontano, ove il sole, all'estremo lembo, in fine della collina di posillipo, rompeva a fatica le nuvole, vi fu un momento in cui la luce si allargò. 2019_3594_000162 oramai trenta giorni di spedale mi hanno abituato a tutta questa roba. ne ho sentiti d'urli un inferno caro mio, ciò che succede ora, qualche cosa di strano succedeva. 2019_3594_000163 quando no, andava rovistando per la casa se trovasse qualche cosa da rosicchiare e strepitava dicendo che se no sarebbe andata via un bel giorno col primo venuto, che era una vita infame e così non poteva durare. donna bettina diceva: 2019_3594_000164 il medico ha detto che è pazzo, ma guarirà. la vecchia piangeva. tutte le comari si sono intenerite e anche la capera del suo balconcello pieno di rose. intorno alla vecchia s'era radunata gran gente. quando la madre di peppino se n'è andata, i commenti duravano ancora. 2019_3594_000165 ma dio mio, non dovete venire qui. fece il vecchio la penna levata. questo non è parlatorio, dio mio, ah, santa pazienza. 2019_3594_000166 innanzi a questa piccola contrarietà ebbe un momento di immensa disperazione. si gettò bocconi sul lettuccio, mordendo nella furia il cuscino, torcendo le lenzuola nel. 2019_3594_000167 che certo gli diventava una grande voluttà. in agonia, il cappello dalle tese spianate gli veniva sugli occhi e lui lasciava stare. 2019_3594_000168 diceva alla vedova nunziata fusco, una bionda grassetta con in collo un bambino biondo, grassotto, come lei dite voi, piagnucolava carmela. come avrei potuto fare con tre angioletti attorno, sono tre bocche sono. e poi nanninella, voi sapete, torna a sera dalla sarta e la notte m'è compagnia. impara l'arte. 2019_3594_000169 a un tratto di sopra, la nenia del siciliano, interrompendosi, faceva tornare la vecchia distratta al suo lavoro. il cortile si rifaceva silenzioso al secondo anno da quando donna nena era venuta a stare lassù. in una mattina di febbraio ella uscì come 2019_3594_000170 così per venti minuti di cammino, tornando a poco a poco ciascuno alle sue idee nere, quasi non accorgendosi più della loro vicinanza. non aprirono bocca. 2019_3594_000171 attaccate per le corna ai pali dei cavalletti enormi, alle forche bruttate di sangue rappreso, continuano a dondolare la testa inquieta, lasciando mescolare al sangue per terra i fili argentei della bava ond'hanno tutto umido il muso. subitamente un carnefice s'accosta. 2019_3594_000172 così m'hanno detto. eccellenza, mormorò la vedova mortificata. ho incontrato per le scale un giovane e m'ha insegnata la porta. ma non è qui, non è qui, insisteva il vecchietto. e poi, bella mia, non è ora questa di parlatorio. la vedova rimase muta. 2019_3594_000173 ora tutte le fruste schioccavano, qualche signore dal marciapiedi di faccia voltava gli occhi a destra e a manca aspettando che spuntasse una carrozzella di passaggio per risparmiare un paio di soldi che tanto si sa. 2019_3594_000174 poi, quando lui fu sotto alla porticella e le afferrò le mani, l'idillio in quell'alba fresca di agosto fu provocante. si parlavano così accosto e sotto voce che appena il sibilo di una consonante passava nel. 2019_3594_000175 nel giorno della epifania nunziata, entrò a vederla e le spuntarono le lacrime agli occhi. lei, poverina, le sorrise. le mostrò senza parlare l'arancia che aveva nascosta sotto alla coperta sul. 2019_3594_000176 appena dall'ultimo gradino mettevo piede nel vicoletto, dissi: tra me e me, ecco uno che certamente crogiuola i guai suoi. il vicolo era pieno di buon sole e di silenzio. improvvisamente fu pieno di musica. come mai? pensavo? tornando indietro, colpito deliziosamente. 2019_3594_000177 crede di essere il guardaporta di palazzo reale. ha conservato un accento calabrese e la insolenza dei soldati borbonici. certo, ha dovuto servire nell'esercito di. 2019_3594_000178 spalle. serafina fu scesa a braccia e collocata in vettura con le guardie. fu levato il soffietto e nessuno più vide niente. ma ella aveva visto il vecchietto. una mano venne fuori tra serpa e soffietto e chiamò il vecchio. accorreva dalla vettura uscì una voce femminile commossa. 2019_3594_000179 commessure manlio non vedeva l'ora di toglierselo d'accosto. ora una collera sorda lo irritava contro quest'uomo che perdeva duecento lire come se niente fosse e se ne andava passeggiando. in una serata come quella, 2019_3594_000180 poi, quando la malattia la ridusse che non poteva più muoversi, rimase lì nel suo cantuccio, istupidita e indifferente, come se niente più la. 2019_3594_000181 allora suor carmelina s'avanzò, pallidissima ma senza il più piccolo tremito, accostò alla ferita le labbra e succhiò, rigettando il sangue e il veleno, forbendosi le labbra bianche col gran moccichino scuro a quadroni. 2019_3594_000182 impossibile commovere quest'acquaiolo malinconico nella stanzetta che già andava accogliendo dolci penombre. lo specchio luceva in un cantuccio. la capera ha dovuto spesso mirarvisi. 2019_3594_000183 di quello che il figlio di lei, peppino, facesse stando a vender acqua. rispose: ognuno che volete che faccia vende l'acqua, diciteme a verità, insisteva la vecchia. ma ch'è stato allora? quella raccontò che il figlio aveva dato di volta. 2019_3594_000184 tutte l'altre vie del quartiere: gli operai dal lavoro, le femmine dalla fabbrica dei tabacchi, le rivettatrici dalle botteghe dei calzolai, i cenciaiuoli ambulanti con la gerla piena di stracci e di cappelli vecchi. 2019_3594_000185 e in cima la lanterna ingrandiva smisuratamente, spandendosi. c'era poi, sopra l'insegna di un magazzino, il grande orologio di riccio. 2019_3594_000186 dopo un mese uscì dallo spedale e il dottore venne a trovarmi al caffè per annunziarmelo. un vero miracolo. ma di suor carmelina io non ho mai osato dimandare. non so perchè, se ella 2019_3594_000187 il cortile deserto era triste. sotto l'arcata tutta bianca di calce girava intorno il sedile di peperino, qua e là fiorente d'una selvaggia vegetazione, la quale pigliava radici tra le screpolature e le commessure della pietra. 2019_3594_000188 buonasera, signor roberto, buonasera manlio, come va? eh, disse lui, facendo spallucce son seccato. l'altro, passando il sigaro nell'angolo delle labbra, fece per. 2019_3594_000189 vi fu un altro momento di silenzio, poi, lentamente, quello del sigaro. mormorò con un risolino forzato: come mi vedete, ho perduto poco fa duecento franchi. ah, fece manlio senza commuoversi, come se non avesse capito bene. 2019_3594_000190 cominciava a dolergli la testa, gli occhi, in quella nebbia che il fumo dei sigari spandeva nel locale chiassoso. gli s'intorbidivano e gli diventavan piccoli. 2019_3594_000191 e continuavo, soto el ponte de rialto, fermaremo la barcheta, o venezia benedeta, no, te voglio più lassar. avessi veduto com'ella rallentava il passo per sentire. 2019_3594_000192 sparso di polvere d'iris e odoroso di buon cioccolatte. cari amici, in questo vicoletto al rione si sogna. e che buon sole, che buona musica, amici miei. e vi tornai ancora. il professore otto richter non mi aveva tutto narrato di sè, la sua piccola figura da racconto. 2019_3594_000193 una si posò sul davanzale della finestra e un colombo se la venne a pigliare. oh dite, amico gli chiese il canarino dalla sua gabbia. siete di questi paraggi, voi vi pare? rispose il colombo gli. 2019_3594_000194 dentro vi si abbandonava un giovanotto che aveva buttato un braccio al collo della guardia, la quale lo sorreggeva guardandolo: un sottil filo di sangue gli scendeva sulla camicia bianca dal. 2019_3594_000195 cera. esse accostano alle pallide labbra il bicchiere colmo di quello spumante vin delle vene e bevono d'un fiato, socchiusi gli occhi, la mano che leggermente trema. 2019_3594_000196 diventò un'altra. cappello tolto, anella pegnorate, vesti vendute. che mestiere frate mio, che mestiere gesù ora. piangeva pianamente con lo sguardo a terra, con le mani strette sul. 2019_3594_000197 stese la mano, staccò la piccola calza dalla spalliera del letto e vi guardò entro il suo cuoricino batteva forte, ma nella calza non c'era niente. malia si lavava canticchiando, le belle spalle bianche, nude, assalite dai 2019_3594_000198 come l'altra, non diceva nulla. cristinella si seccò, aperse la bocca rosea con un lungo sbadiglio e si allungò sul lettuccio nel sole. 2019_3594_000199 lui dondolava quel piede. a poco a poco la scarpetta ne cadde. allora il piccino sorrise: tutto solo, molto contento, contemplò per un pezzetto il piede libero, poi, non avendo altro a fare, si rimise a mangiar la ciambella. 2019_3594_000200 dov'è, chiese timidamente la vedova, su al secondo piano, prima porta a destra, ultima camera. parlando, saliva a un tratto. la vedova. non lo vide più, ma sentì la sua voce dall'alto mentre saliva anche lei. 2019_3594_000201 manlio. leggendole si commoveva. ora la solitudine che, fra tutte le sue vaghe aspirazioni di fanciullo nervoso, era stato sempre il desiderio più intenso, lo spaventava, rimettendogli innanzi agli occhi il ricordo di certe sere calme d'inverno, quando la pioggia batteva. 2019_3594_000202 non le hai mai domandato perchè s'è fatta suora, mai e perchè non me lo avrebbe detto. parla poco, ma con te, che sei compaesano, suo potrebbe far. 2019_3594_000203 a quadroni scuri. sulla spalliera d'una seggiola, due guardie di pubblica sicurezza leggevano insieme un libretto di nuove canzoni napolitane. comentando, il brigadiere era salito in sala di medicatura per raccogliere la deposizione di serafina, diceva il vecchietto al 2019_3594_000204 quest'altra s'interruppe. strinse le labbra, battè col palmo della mano sul manico del paniere con un'aria desolata: capite, eh, sospirò la rivendugliola che ha fatto, chiese gaetanella, come tant'altre via disgraziata, disse la serva. 2019_3594_000205 manlio un bel nome di cui doveva la romanità severa alla madre buona e intelligente che s'era ridotta in provincia a seguire il marito e c'era rimasta perchè lui contava di raggranellare il suo po di sostanza. 2019_3594_000206 dopo una settimana avevo finito. ero contento: il ritratto m'era venuto somigliante, non pure quanto assai giusto di colore e d'intonazione, il bianco dei cuscini col sole. ma via io. 2019_3594_000207 pure andava guardando con boccacce che certo, nella smorfia erano meraviglia e ammirazione. quando lasciava il cocuzzolo, la mano gesticolava, segnando in aria. 2019_3594_000208 la viuzza taceva, presa da quella malinconica pace delle stradicciuole napoletane, ove ogni casa nasconde e cova un dolore. peppino battimelli continuava a meditare. tempo fa capitò nel vico la mamma, una vecchia chiese conto a tutto il vicinato. 2019_3594_000209 pensai a lei, al piccino per tutta la via. pensai che sarebbe stato molto meglio se non avessi conosciuto nessuno di tutti e due tornato alla dimane con una bella giornata di sole. ricominciai il mio lavoro. il modello mi si dimostrava più amico, arrivava perfino a sorridermi. 2019_3594_000210 ni approfittasti di mè. così si deve approfittare i dio di tè. se tu sei negato infaccio ai miei parenti non può negarlo. innazi al tribunale di dio, perchè io, come tu mi sei lasciato, così io sto. 2019_3594_000211 fatemi la finezza. gli chiese una volta il canarino. sapreste voi perchè così spesso mi cadono le penne. io ne sono assai preoccupato. il colombo lo guardò malinconicamente. che volete vi dica? 2019_3594_000212 la guardia arrivò correndo con una mano sull'elsa della daga per la via, gridava: ferma, ferma. don peppe ebbe allora un istintivo impeto di salvazione. fece un passo, guardando innanzi a sè, nella via lunga e libera. 2019_3594_000213 ove addirittura il vicolo delle fate terminava all'angolo. sulla cantina maranese un ramo fronzuto s'affacciava tutto verde di sotto all'insegna. 2019_3594_000214 donna nena, laggiù nel cortile, infilava l'ago, sceglieva tra i ritagli, rimaneva un pezzetto con lo sguardo perduto nella fuga degli archi. le labbra mormoravano dal pugno chiuso. le dita si spiegavano una dopo l'altra, cantava. 2019_3594_000215 come no vi pare? son mele, non sono cannoni. pigliatele dove le volete mettere qui? disse la bambina aprendo il grembiale: mettetele qui, le porto io. 2019_3594_000216 si mise a sedere sul primo gradino d'uno di quei palazzetti e cominciò a sgorbiare sulla carta il balconcello di gennaro auriemma armiere che in quel punto schiacciava un bel sonno, senza mai poter supporre che ventura toccasse ai poponi suoi. 2019_3594_000217 che la guardava dal suo seggiolino appiè del letto. per un momento l'avevano lasciata sola mentre dava gli ultimi tratti. rientrate le vicine, col ramoscello dell'olivo e l'acqua benedetta trovarono la vecchia basita. il piccino la guardava ridendo, balbettando. 2019_3594_000218 viaggio. le vicine ridevano. rideva nannina fiocca, la innamorata del calzolaio. quando gli passò accosto, gli dette: uno spintone, bel core, che hai senti, le fece dietro il calzolaio: presto lo farai anche tu il viaggetto. nannina si volse grattandosi la coscia per allontanare il malagurio. 2019_3594_000219 amico. al dopopranzo suor carmelina m'ha fatto presente d'una manata di confetti. abbiamo chiacchierato a lungo. lo spedale s'era messo a dormire. dove se ne va? 2019_3594_000220 siccome in questa vita i pensosi sono per lo più i disgraziati, io che lo aveva visto dall'alto della scala, piantato lì a quel modo e me lo ritrovavo nella stessa posizione. 2019_3594_000221 core mio, fece lei zitto via, zitto. oggi andiamo a trovare peppino. era venuto l'inverno a un tratto, con giornate buie e rigide. la casa di selletta stringeva il cuore. 2019_3594_000222 che il canarino, tutto solo nella gabbia, credette che l'ultimo giorno della sua vita fosse arrivato. dal lampeggiare continuo era tutto illuminato: il cortile, i ferri della gabbia, pareva. 2019_3594_000223 come se volesse tirar giù il panno stinto. finita la musica, il vecchietto levò il capo, sorrideva me gli trovai faccia o faccia. egli seguitava a sorridere, seguitava ad armeggiar con la mano mormorando l'ultima frase musicale solenne. mi feci animo e gli chiesi scusi. 2019_3594_000224 con innanzi ed ai lati alcune lampade accese. il gigantesco cristo è vivo e terribile. la via è sempre affollata, vi sale e scende il commercio di porto della marina. 2019_3594_000225 con le mani nelle saccocce dei calzoni e la lunga pipa in bocca, qualche passero ch'era venuto saltellando sui ferri della balaustra ad affacciarsi nel pozzo. 2019_3594_000226 per riattizzare il fuoco andiamo da peppino, ripeteva al marmocchio, chiudendo l'uscio. la viuzza, trafficata dai piccoli venditori e dal vicinato in movimento, pareva allegra. 2019_3594_000227 chiacchierare dove andate chiese. alla vedova, una vicina, avete vista la buona giornata e andate a spasso. andiamo da peppino, disse carmela mettendo in tasca la chiave. peppino, chi? 2019_3594_000228 per questa si scende in un solitario vicolo e si esce così, passando sotto un potente arco a chiaia nel quartiere elegante, dalla pace al romore, dalla tranquillità delle cose e delle persone a un movimento che vi rimette dal sogno nella realtà. 2019_3594_000229 sagome indeterminate e linee verticali subito cancellate dal fumo di quel mozzicone che sempre più si raccorciava. di certo era qualche pittore mattiniero che a un momento cavati di saccoccia un albo e la matita. 2019_3594_000230 in una di queste fermate che una donna sui trent'anni, piccola, bionda, come tutte le figlie del mare. mi chiamò sulla soglia di casa sua, nella via, e mi chiese, sorridendo, se volessi disegnarla. 2019_3594_000231 vien qua, ho qualcosa da narrarti su quella tale persona. ci mettemmo a sedere sotto un finestrone onde una gran luce pioveva nella sala. erano le nove della mattina e lo spedale faceva la sua. 2019_3594_000232 che prometteva: schumman, wagner, boccherini, beethoven. la sala era certamente affollata, ma qui, nel vicoletto, al fresco, come si stava meglio e senza pagare il biglietto per le aperte finestre, uscivano il susurro degli intervenuti, lo strepito delle seggiole smosse. 2019_3594_000233 stropicciava lo spazzolino sui denti che aveva bianchi e piccoli. si nettava le unghie con molta pazienza alla mattina, sotto l'uscio, prima di mettersi a lavorare. 2019_3594_000234 richter. egli pareva un vecchio passero solitario, turbato da una folla accorrente di uccellini chiassoni, si ricantucciava e non si moveva più. qualche piccola signorina lo indicava sorridendo. certo, il mio amico richter impressionava, era una figura originale. 2019_3594_000235 che si dice, chiese gaetanella rocco a carmela la serva, la quale passava sul marciapiedi e parlava sola. come al solito, carmela si volse e tornò indietro. il vento le penetrava di sotto lo sciallo di cui svolazzava un lembo, l'altro ella teneva fra mano, accostandolo di tanto in tanto alla faccia. 2019_3594_000236 ma la gente si stringeva più intorno a suor carmelina che da presso il ragazzetto. l'interno di guardia, un rosso dai piccoli occhi neri scintillanti ci venne incontro, stropicciandosi le mani, gridandoci: avete visto, avete visto. 2019_3594_000237 e campeggiava serenamente in cielo. noi altri si chiacchierava aspettando. accosto a me era seduto un uomo occhialuto, dalla piccola e incolta barba nera, un forestiero. 2019_3594_000238 era successo questo: il figliuolo del giardiniere, un bel ragazzetto biondo, era stato morso dal cane del guardiano. il cane era idrofobo, palesava tutti i segni del male e lì per lì fu ammazzato. 2019_3594_000239 contribuenti sloggiarono i gravi registri che chiudono tanti segreti di ristrettezze e di privazioni. sloggiò un cassiere malinconico insieme ad un piccolo gatto grigiastro, il quale annusava specie le gambe dei salumai che venivano a pagare la ricevitoria. se n'andò e la casa rimase vuota. 2019_3594_000240 non so come io gli abbia rivolta la parola, ne so più, perchè certo è che il mio vicino, tra una domanda e una risposta brevi, sempre mi disse che egli era tedesco, ch'era professore di lingua tedesca e che avrebbe desiderato di esser conosciuto. 2019_3594_000241 in un giornaletto letterario, il povero canarino, poeta, pur lui era stato tolto piccoletto al nido e più non ricordava dove e come. ricordava, senza precisione, certo aggrovigliamento di rami e di fronde, una fiorita stesa di piano, un gran pezzo di cielo azzurro, niente più. 2019_3594_000242 laggiù in piazza s ferdinando, i cocchieri del posto bestemmiavan sottovoce, la testa insaccata fra le spalle, il tappetino della vettura sulle ginocchia strette: che divertimento, ah. 2019_3594_000243 il giovanotto se c'era fissato domenica scorsa bestemmiando gesù, lui che non ha mai bestemmiato in un impeto frenetico ha afferrato un coltello e si voleva ammazzare, poi ha strappato la gran chiave all'uscio di casa e si è dato in capo e s'è ferito. 2019_3594_000244 di quelle che i giornali illustrati tedeschi mettono in una novella semplice e buona, vivificata dalla matita di un artista di spirito. parecchie volte lo incontravo in quei paraggi, con una valigetta appesa a una mano, l'eterna ombrella nell'altra. 2019_3594_000245 il giardino si svegliava all'alba con questi discorsi di uccelli, con le loro querele peripatetiche, con ronzii d'insetti invisibili e voli di bianche farfalle. il canarino ebbe da tutta questa vita che gli ricordava indefinitamente il bosco. 2019_3594_000246 in luglio il colombo grigio si ricordò della conoscenza, ma in quella mattina avea avuto tanto da fare e s'era così impensierito di certi muratori che erano venuti a mettere scale pei muri presso i nidi che la visita dovette farla a sera, quando i muratori se ne andarono. 2019_3594_000247 quando c'era di sotto peppino battimelli, la capera lo salutava picchiando col secchio di latta sulla balaustra: peppì, bonasera. lui rispondeva con gli occhi levati, bonasera. 2019_3594_000248 forse gli sorrise, ma le tese larghe della cornetta c'impedirono di vedere. a un posto della sala si chinò, raccolse la buccia d'un'arancia e per l'aperto finestrone la buttò giù nel cortile. poi sparve. 2019_3594_000249 lo staio sulle orecchie e vanno a chiaia, senza sporcare i cuscini, con lo palme delle mani sulle cosce, ma intanto, con quel tempo e con quella scarsezza, il posto s'arrendeva lasciandosi fare. 2019_3594_000250 pieno d'un gran chiacchierio che s'intrecciava fra i letti, arrivava con gl'inservienti, usciva dalla stanza delle suore per l'uscio socchiuso. 2019_3594_000251 che vi credete che ia mi ho dato a cattive strade. nè questo non lo farò mai. mio caro, non fa niente che mi sei levato l'onor mio o fatto ridere ai miei parenti. 2019_3594_000252 come non gliela spedi. era scritta col lapis. niente di più umano, di più anima, di più cuore di questa lettera scorretta e inelegante è una cosa splendida. 2019_3594_000253 corrado weber, professore di lingua tedesca. chieggo scusa, balbettava il poveruomo. io solo a napoli, solo solo così si vive, signor lavorando. 2019_3594_000254 sei contento, mi disse lamico. or, l'hai vista, sei contento, e tu non ti commovi io. 2019_3594_000255 allora un marmista ch'era arrivato l'ultimo, un grosso uomo barbuto con tra le mani il martello e uno scalpello, chiese subitamente a don peppe che s'incamminava perchè l'avete ammazzata. neh, don pe, lui rispose. 2019_3594_000256 leggermente china. da un lato, la testa angelica, gli occhi nel vuoto, sognava, le altre sommessamente chiacchieravano. la principale preparava i lumi. 2019_3594_000257 ancora più su. non so, aspettiamo qualcuno che ce lo dica. sentivano zufolare su per la scala una voce d'uomo s'avvicinava canticchiando. 2019_3594_000258 serva. sospirò anche gaetanella chinandosi a riattizzare il fuoco. infine, il piccino è rimasto a donna nena, alla nonna clelia. le avrà dato un po di danaro per mantenerlo. non si vede mai, lei non comparisce mai. glie l'ha messo nelle mani e buonanotte, donna nena, lo chiama er ragazzo. 2019_3594_000259 era morta donna nena la romana, una vecchia che non faceva male a nessuno e che leggeva le lettere alle vicine della via, senza occhiali. era venuta da roma. 2019_3594_000260 era veneziana, tutta piena di quella dolcezza de modi e dell'anima, onde quei del veneto son pieni come era divenuta monaca. nessuno me lo seppe dire. 2019_3594_000261 si trova lì dentro, è risuscitato. lui rispose lentamente: tutto serio, beethoven morto assai tempo qui. società quartetto, concerto, forestiere lei allemand di germania. 2019_3594_000262 il mio sguardo scese subito alle scarpe del buon uomo. due scarpe punto eleganti, dal tomaio, piatto basso enorme, dalla punta quadrata, dalle suola doppie tre dita, vere scarpe nordiche. 2019_3594_000263 lentamente entrò nel palazzo ove abitava e si mise a salir le scale. quando fu in casa, senza togliersi il soprabito umido, buttò sulla tavola il cappello a cencio, provando uno strano batticuore, un'emozione nuova. 2019_3594_000264 otto soldi al museo, diceva il signore: datemi mezza lira e l'altro duro otto soldi. il cocchiere ci pensava un pezzo prima di decidersi a pigliarlo per quella miseria, ma intanto 2019_3594_000265 le vicine, sempre maliziose e maldicenti. ne trassero molte congetture, tra le quali questa che nella notte i cappiello avessero subitamente sloggiato e portato via il pò di mobilia. per non pagare il padrone di casa. 2019_3594_000266 selciato si macchiava di tante chiazze nere, onde saliva un tanfo di polvere cacciata via dall'acqua. la viuzza faceva toletta, ma dopo aspettando che vi arrivassero da. 2019_3594_000267 quasi tutti i racconti dolci di tenerezze meteorologiche è la verità. la conoscenza accadde in aprile. a ogni modo, otto richter lo conobbi, così io scendevo lentamente per quella tale scaletta. 2019_3594_000268 spedale. ciò brava la ragazza. e cantavo roba del suo paese. cantavo, eccola. ma appena la suora appariva, in fondo alla sala un grido infantile risuonò, un grido che ci fece trasalire. 2019_3594_000269 sulla faccia, a destra il mare, un pescatore accoccolato sopra uno scoglio ha preso all'amo un pesce più grande di lui e lo tira su con la lenza. in fondo il vesuvio in eruzione è giorno, ma il pittore se n'è scordato. 2019_3594_000270 se il signor segretario disse: mazzia, vuol favorire un momento che c'è. si levò poggiando le mani sui bracciuoli della sua seggiola, cercando in saccoccia il moccichino di seta rossa. ripeteva, camminando, che c'è mazzia. 2019_3594_000271 pertutto penombre ed oscurità, fitte facce smunte e scolorite in cui solamente palpitano i neri e vivi occhi napoletani, pieni di desiderii e di curiosità. 2019_3594_000272 quest'altro credette di aver trovato finalmente qualcuno col quale potesse chiacchierare nelle ore di noia. lo chiamò allora due volte: zizì zì, zì, zì. quello rispose allegramente: zì zì. 2019_3594_000273 alcune volte gli occhi luccicano, si velano d'una lacrima, le mani bianche fremono, la bocca freme il respiro ansioso gonfia, il petto coverto dalla tonacella. ma andate a chiedere loro perchè. 2019_3594_000274 addio, ciao grazie. la notte della befana era fredda, ma chiara e stellata. un grande silenzio s'era fatto nella viuzza solitaria. 2019_3594_000275 il canterano da foderi cigolanti, in fondo ai quali ammucchiò tutto un tranquillo epistolario amoroso, la fiamma d'un impiegato alla ferrovia. 2019_3594_000276 poi quella di don peppe. come un urlo me l'ha ditto, a me succedette un gran romore, come di seggiole rovesciate. il calzolaio s'alzò impensierito. 2019_3594_000277 poco dopo accorse la serva che avea lasciate aperte le vetrate della finestra. meno male. esclamò: i vetri non si sono rotti. e chi l'avrebbe sentito? il padrone, guardate. 2019_3594_000278 quadrettino rifece la punta della matita, cercò una pagina bianca e lì per lì cominciarono a passare all'albo le bombole. le stradicciuole rimanevano deserte e silenziose, l'ometto, tutto, solo e intento in quella sua posizione di scimmietta. era strano. 2019_3594_000279 che parve fossi io che le portassi la mala notizia. il ritratto del piccino era accapo al letto tra un ramo di olivo e la palma benedetta. accompagnandomi fin alla porta fortunata, mormorò tra i singhiozzi. mi disse che voleva vedervi. dimandava sempre del pittore. i singhiozzi la soffocavano. 2019_3594_000280 troppo. abbronzò una camicia, dimenticandovi su il ferro rovente. l'impiegatuccio guardò nella bottega della fiorista e ci vide il pittore di stanze. 2019_3594_000281 oramai è grandicella per peppino. voi dite che lì all'albergo è brutto, non è vero. l'altra diceva: sentite, me ne sarebbe mancato il coraggio. voi non lo vedete più, peppino. 2019_3594_000282 bambina è andata a comprare qualcosa, cammina, disse la vedova. arrivarono stanche, la bambina non ne poteva più. cercarono il sole presso alla grande scala dell'albergo, ove quello batteva tutto sulla facciata. 2019_3594_000283 e gli gridò con la voce argentina: prima tu, prima tu. ribatteva il calzolaio minacciandola con lo stivale. il tempo s'era fatto grigio. 2019_3594_000284 colombo. gli è qui che son nato. guardate, laggiù, accosto alla grondaia, vedete voi quel buco tutto nero. lì ho fatto il nido e questa penna che vi è caduta, se permettete, la metto al lettuccio dei miei piccini. dite: vi dispiace? 2019_3594_000285 era la via così silenziosa, a quell'ora, che si sentiva bene un fruscìo di una foglia secca su pei lastroni asciutti, mossa da una folata di venticello: era l'alba. 2019_3594_000286 avete saputo? chiose la stiratrice dopo un silenzio. ah, fece lui, picchiando sul manico del ferro col pometto del bastoncello. sì, so tutto doveva finire così con quella madre e don peppe. 2019_3594_000287 quella sera aveva l'aria d'uno cui è capitato un guaio e, piccolo, piccolo com'era, col gran cappello su gli occhi, il bavero del soprabito alzato faceva quasi. 2019_3594_000288 che questi erano il riso della casa e che proprio ci voleva un core assai duro per allontanarli. e un coraggio via, un coraggio come fate a rimaner tutta sola. 2019_3594_000289 ancora parlarti di me, delle mie incoerenze, dei contrasti che s'agitano e s'accapigliano in quest'anima mia inquieta, delle aspirazioni de sogni a quali tengo dietro col cuore tremante. non voglio. 2019_3594_000290 nel caffè c'era una piccola orchestra che di colpo si mise a sonare un walzer fritto e rifritto, un'antipatia di musica frettolosa e saltellante che mise una gaiezza stupida fra i consumatori. 2019_3594_000291 francamente, io vorrei trovarmi qui, in questo tuo letto, con gli stessi dolori, con gli stessi dolori, con la stessa gamba impacchettata, con la stessa mania di volere e di non poter uscir. a vedere il sole, a veder camminar la gente per via, a vedere le carrozze a camminare. 2019_3594_000292 non c'è dirimpetto. eh una scala e in capo alla scala un immane cristo in croce, rifatto dagli ultimi furori religiosi. dopo il colera nella notte. 2019_3594_000293 le prime visite che feci alla via, mosse da ragioni affatto lontane dall'interesse artistico, me la resero sempre più antipatica sino a pochi anni fa. 2019_3594_000294 a momenti credeva di sentir battere alla porta quello scemo orribile a cui venivan le convulsioni nella strada e che una volta le era corso appresso, urlando. 2019_3594_000295 fortunata poverina. era magruccia pallida, con molto nero sotto gli occhi, la frangetta, i grossi cerchi dorati alle orecchie, un neo presso al mento. 2019_3594_000296 prima vede la giovane donna, poi vede la monaca. imagina sempre un sacrifizio, si appassiona e s'intenerisce l'amico, un commesso viaggiatore al quale una caduta avea quasi spezzata la gamba sinistra. stando in bolletta s'era salvato. 2019_3594_000297 cadde dunque qualcosa, i sorci fuggirono con gran terrore e si rintanarono. era caduto il corpo d'una giovinetta, una bionda. esso rimase lì. 2019_3594_000298 una vecchia suora, inforcati gli occhiali, scriveva in un gran libro, squadernatole innanti sulla tavola. ieri cominciò il mio amico al. 2019_3594_000299 il cielo è grigio come la veste d'una monacella di questua. si leva da una terrazza di faccia a me e vi si disegna a carbonella il palo del telegrafo, irto di capovolti interrogativi che irraggiano a destra e a manca, fili neri i quali si vanno lontanamente a perdere. 2019_3594_000300 una volta levò la manina, s'atteggiò, pronunziò quei brevi vocaboli, incomprensibili, che sono della incoscienza infantile e delle bocche che non sanno parlare. la ciambella fu mangiata tutta, il piccino aveva fame. raccolse perfino le miche, cadutegli nel. 2019_3594_000301 maggio, v'ho detto, i signori della casa sloggiarono. la primavera sospirava più forte, con gli spasimi dei fiori, col susurro delle piante in amore, e nell'aria salivano odori soavissimi e freschi soffi di zeffiri. 2019_3594_000302 vendendo dei fondi che da assai tempo lacerava a furia di liti, l'ostinato accanimento di tre eredi, fra i quali egli era primo. 2019_3594_000303 dietro, sulla predella, i due becchini si bisticciavano le gambe. penzoloni, donna nena se ne va a roma, esclamò ridendo un calzolaio ch'era uscito a vedere dalla sua bottega con uno stivale fra mani. la facezia ebbe successo fra quanti guardavano: donna nena se ne andava a roma, buon viaggio. 2019_3594_000304 prono la faccia nel fango. un braccio steso, le gambe stese. una fine caviglia spuntava di sotto alla gonnella: un piccolo piede arcuato, la calza bianca. 2019_3594_000305 è morta or ora gemette. ah, gesù, io sono così fatta che ci penserò tutta la giornata. e voi andate a vederla. gaetanella, impassibile, guardava la serva mettendo fuori il capo di su il paravento di legno. 2019_3594_000306 via. fatevi cuore, è bambino e guarirà, ha il suo babbo. è vero, è andato via, è marinaro, è partito per pescare il corallo con tutta la paranza e torna di qui a un mese. signorino, mio pel piccino va pazzo. se sapeste. 2019_3594_000307 quanto durò quella vita n'anno. poi fu come una caduta, come uno che cade da una terrazza all'ultimo piano e si trova a terra. povera figlia stette malata due mesi e perdette tutto. 2019_3594_000308 io aveva fame. e la fame, capite, non conosce educazione. insistetti allora lei si voltò per dirmi seccata che me ne andassi. non mi guardò neppure: era lei, sarrafina. 2019_3594_000309 glielo aveva promesso da un anno. quando giurava, si metteva la mano nera sul petto. gli occhi lucevano. ell'era così felice, così felice di quel piccolo uomo arso dal sole delle parole sue tanto calde, tanto franche, e aspettava. 2019_3594_000310 in certe ore, in certi momenti, il vicoletto vi parla di tante strane e misteriose cose. fu in questo vicoletto che conobbi il professore otto richter. era una lieta mattina primaverile. vi giuro, amici miei, così, non dico pel convenzionalismo che infiora. 2019_3594_000311 il rione è elegante. il corso è tutto polveroso per la via larga e assolata. il rione è severamente pulito. qui un palazzo grifeo che ha un'aria d'antico e una salda costruzione di pietra grigia e nuda. 2019_3594_000312 ha esclamato la capera, ridendo. la rossa, che ha intorno una nidiata di marmocchi, ha levate le braccia gridando a tutti i maschi del vico: 2019_3594_000313 e questo, questo trattato, veleni, veleni, che faccia feci. ma il vecchietto si affrettò a soggiungere battendo in petto la mano aperta. io anche un poco medico, un po medico, un poco poeta, un poco pittore, egli. 2019_3594_000314 e procuravo di non far romore. era così assorto, poverino. l'ombrella era passata sotto l'ascella, le mani strette premevano l'ultimo bottone del panciotto ch'era in cima, carezzato dalla barba rossiccia del solitario uditore. a volte, 2019_3594_000315 i coniugi cappiello tornarono alla bottega che potevano essere le sette e mezza donna. maria, senza nessuno salutare della via, ficcò la gran chiave nella toppa, aperse la porta e sgusciò dentro. 2019_3594_000316 di colpo si guardarono, si tesero le mani contemporaneamente stringendosele. si erano fermati per un secondo. addio, disse il signor roberto. addio, rispose manlio. 2019_3594_000317 una sera era qui la regina, si dava in onore di lei un concerto al quartetto. il vicoletto era pieno. eravamo in parecchi amici nella più grande aspettazione per un programma. 2019_3594_000318 non ho saputo nulla rispondere, nulla dire a confortarla. tutto ieri ella è rimasta in sala. a sera per le finestre entra un gran profumo di zagare dal giardino. 2019_3594_000319 in maggio, il sole che lo allagava tutto invogliava donna nena a uscire dalla sua celletta. la piccola vecchia andava a sedere sotto le colonne sulla pietra grigia del parapetto e poggiava i piedi sui piuoli d'una seggiola sconquassata ch'era deposito di straccetti d'ogni colore. 2019_3594_000320 era morto così e si batteva in fronte, male di cervello tre giorni non più, poi morto. dopo un momento cavò da un enorme portafogli la sua carta e me la porse. c'era su scritto a mano. 2019_3594_000321 al sessantacinque la si poteva tenere per napolitana. le vicine conoscevano un po la sua storia, ma nessuna aveva potuto entrar troppo addentro in certi particolari che la vecchia sapeva a tempo scartare. lassù a s pasquale al corso, donna nena. 2019_3594_000322 sta bene, vuol dire che un bel giorno ripasso e vi disegno quando, al più presto possibile, bella bionda, io non mi chiamo bella bionda, mi chiamo fortunata. volete passare lunedì passerò. 2019_3594_000323 dunque, mio caro, ricordati di mè che mi sei levato l'onor mio, così che io quella sera ero una stupita. non capiva che cosa era il mondo, e tu, 2019_3594_000324 dolcissimo. chi siete che volete? fece il vecchio, levando gli occhi dalle sue carte ed esaminando la vedova e la bambinella. la vedova non sapeva che dire. 2019_3594_000325 a volte la coglieva la sete. scendeva a tentoni cercando il bicchiere sulla scanzia a cui le sue piccole braccia magre appena arrivavano. certe mattine la veniva a vedere la nunziata, una vicina che le avea dato latte quando bettina non ne aveva. 2019_3594_000326 mormorò la bambina. allo sbocco di via del duomo, sul marciapiedi, incontrarono la rivendugliuola che teneva bottega accosto alla loro. la vedova non la vide. in quel momento rincappucciava il bambino. la vide nanninella? 2019_3594_000327 a guardare sospettosamente. infine, quand'ebbe finito, il ratto se ne andò ripassando innanzi all'ometto. lui non lo vide e seguitò a schizzar bombole in santa pace. 2019_3594_000328 tutti luminosi d'anima, una pietà grande. queste povere donne pallide, questi lavoratori di metalli dallo sguardo lento, dalla pelle sudata, traspirante il veleno delle ebollizioni di piombo o di rame. 2019_3594_000329 appena entrati nel macello, come il visitatore si va accostando allo scannatoio, ode un rapido succedersi di colpi sordi, i quali danno la precisa idea di una gran quantità di tappeti sciorinati e battuti da servitori invisibili a un invisibile terrazzo. 2019_3594_000330 e soggiunse entusiasmato: bellissimo, stupendo suor carmelina ha succiato il veleno. la piccola suora era diventata grande. era accorsa al grido del piccino. lo aveva trovato piangente. gli aveva chiesto che fosse successo il piccino. 2019_3594_000331 e quando c'era don procolo accosto a fortunata, seduto in mezzo ai fiori di organsino, in mezzo ai fasci d'erba artificiale, la mamma di fortunata, dalla parte loro, chiudeva metà dell'uscio. le vicine dicevano che chiudeva anche un occhio. 2019_3594_000332 qui finestre archiacute che riflettono a sera, nelle terse vetrate, il gran chiarore della luna, la quale di rimpetto s'affaccia sul mare e vi bagna la sua pallida immagine in uno studio d'incisione sotto il palazzo grigio, si fonde e si cesella in silenzio. 2019_3594_000333 nel lontano, per un vicoletto che vi sbucava una larga striscia di sole, tratteneva i passanti, i quali si fermavano apposta in quel po di caldo a chiacchierare. 2019_3594_000334 tanto debolmente che, appena lui potette seguirne i rintocchi, manlio si decise ad uscire. dopo aver leggiucchiate le prime pagine di un romanzo nuovo di cui si era annoiato a morte, fra le cinque e le sei di sera s'era buttato sul letto volendo gustare per la prima volta dopo un mese. 2019_3594_000335 la bettina in tutta la giornata. tornò a casa due volte e poi riescì per accompagnare malia che faceva venere in orfeo. a notte, la piccina che sonnecchiava, udì una voce maschile su per le scale e la voce di malia diceva: malia. 2019_3594_000336 don procolo badava alle balle di tela giù in dogana nelle ore di pomeriggio l'innamorato della fiorista passava per via del duomo, la sigaretta tra le labbra e un bastoncino di bambù. 2019_3594_000337 o il loro copioso sudore di bestie affaticate. si compie di questi giorni la frettolosa bisogna dello sgombero ed è un transito incessante di cose che parlano, un viaggio di segreti trabalzanti su pel rotto selciato napoletano. 2019_3594_000338 le vacche entrano malinconicamente nell'ammazzatoio, piegano fino a terra la testa, annusano il sangue e si volgono intorno un primo leggero fremito inconsciente. increspa loro la pelle, gli occhi grandi e dolci s'inumidiscono. 2019_3594_000339 valeva la pena d'interessarmi a questo fanciullo nella luce fredda. era una testa d'un sol tono di colore, senza rossi, senza rilievo accentuato, pallida caratteristica. 2019_3594_000340 l'odore acre delle piante, quella malinconia dei ricordi che, si dice, tornano nel tempo della disgrazia. n'ebbe singhiozzi di rimpianti e di desideri che gli rompevano il canto nella gola e gli cominciarono a cadere le penne. 2019_3594_000341 gli trasse il seggiolino a bracciuoli fin presso alla porta del cortile che metteva per le scale rose dal tempo sul corso. poco dopo il carrozzone si portò via la vecchia. per tutto il corso il cocchiere zufolava con le redini sulle ginocchia, col vento secco di faccia. 2019_3594_000342 tutto questo è fatto con grandissima rapidità, l'ammazzamento durando tutta la giornata e dovendo i beccai sbarazzarsi in un giorno fin di ottocento animali. 2019_3594_000343 e prima ancora avea governato un negoziuccio di commestibili. la vedova carmela chiuse un suo maschietto all'albergo dei poveri, la bambinella mandò a imparar di cucire da una sartina. 2019_3594_000344 c'era una luna bianca che faceva capolino di su il belvedere delle monache. buona sera, disse il colombo. come state sentite? che bell'aria fresca. ahimè, disse il canarino. se sapeste, amico mio. 2019_3594_000345 una strana inquietitudine lo prese, quasi gli venne paura che da un momento all'altro, così solo com'era, in quel silenzio, in quella oscurità, avesse a mancargli la vita. quando si levò, cercando tentoni i fiammiferi, le mani gli tremavano e durava fatica a tirar su. 2019_3594_000346 a diciassett'anni aveva conosciuto un piccolo marinaio bruno e atticciato. si chiamava vincenzino, un cuor d'oro. il marinaio, a momenti avrebbe terminata la sua ferma, sarebbe tornato a napoli, l'avrebbe sposata. 2019_3594_000347 vi levate presto voi, la mattina. questa non è ora di parlatorio, ma via può accadere che vi facciano vedere il bambino. andate su dal segretario. 2019_3594_000348 mazzia sparì dietro una portiera. il vecchietto raggiustò sul naso gli occhiali, soffiò nelle mani e mise sulla scrivania una tabacchiera. 2019_3594_000349 poi, un bel giorno, la ricevitoria sloggiò. sloggiarono, rimossi in fretta e furia i cancelletti di legno dai bastoni, unti dalle mani dei poveri contribuenti. 2019_3594_000350 saliva un gran vocio dal cortile e gl'inservienti s'urtavano accorrendo. suor carmelina, scomparve. che sarà? qualche resezione di ginocchio, qualche incisione alla spalla, una disarticolazione, un bottone di fuoco che arrostisce la carne. ecco, 2019_3594_000351 or io mi sono solo solo rincantucciato presso alla mia finestra e guardo per le vetrate nella via deserta ove son tutte chiuse le botteghe e taciti e frettolosi i rari passanti. 2019_3594_000352 con le buone parole, co sacrificii e la pazienza. lui si era fitto in capo di spuntar la faccenda e le cose andavano bene. 2019_3594_000353 era in quest'ora ancor tutto caldo di sole, il vicoletto, il diavolo del terzo peccato, alitava sulle facce sudate, passando improvvisamente tra quello scoppio di. 2019_3594_000354 oh, fece. a un tratto adocchiava una tettoia sotto la quale si ammonticchiavano bombole d'acqua solfurea. accosto a una fontanella un quadrettino. 2019_3594_000355 caspita figlie ne tengo tre: peppenella. peppenè e chiamava una ragazzetta ch'era fuori nella via a giocare: trase, viene ccà siente, quella è una. 2019_3594_000356 benchè per levare il capo, come faceva a guardar in su, alle finestre, al cielo, ai muri dei palazzetti, si trovasse l'impiccio della tesa larga davanti agli occhi. 2019_3594_000357 lasciandosi trasportare, gesticolando, sottovoce, e la brava donna sorrideva contemplandolo tutta pensosa, e le maglie della calza scappavano. 2019_3594_000358 nella luce che sopravveniva, apparivano chiari e scuri nuovi, mettendo lui in certe indecisioni che lo tenevano lungamente a guardare e a mormorare, mentre l'albo rimaneva aperto sopra un ginocchio e la punta della matita gli solleticava la cute fra i capelli. 2019_3594_000359 scappava spaventato con un piccolo grido. donna nena levava il capo dai suoi ritagli, teneva dietro, con gli occhi socchiusi al volo dell'uccellino, le mani abbandonate sulle ginocchia. 2019_3594_000360 mangiato dal tempo e dalle intemperie, nel naso e nelle mani e negli occhi. nero, storto e contraffatto, come un esopo bersaglio continuo delle invettive delle serve le quali vanno ad attingere. 2019_3594_000361 egli certamente è presente ancora all'esecuzione della sua musica. il suo spirito aleggia intorno e la musica trema con divino ed infinito sospiro di sentimento. la melodia culla. 2019_3594_000362 pioveva sempre, ma la pioggia non batteva ai vetri con lo stesso ritmo dolce delle lunghe serate in famiglia, nè alcun lume nella stanzuccia poteva mostrargli la faccia pallida e sorridente della madre e, in fondo, nella penombra, il lettuccio della piccola sorella. 2019_3594_000363 e ne discutevano a gran voce. cercai fortunata. era lì in casa a lavorare. all'uncinetto, accosto alla tavola sulla quale si raffreddava la minestra in un piatto. quando mi vide, si levò, pallidissima, levò le braccia in atto disperato e si mise a piangere: signo, è muorto, è muorto. 2019_3594_000364 della quale si faceva il conto che il tempo cattivo dovesse romper le abitudini. difatti, entrando nel caffè, ove gli amici erano soliti a raccogliersi accanto alla gran tavola di marmo, trovò ch'essa era deserta e andò a sedervi, aspettandoli. 2019_3594_000365 era fortunata che, pativa di curiosità, a ogni cinque minuti si levava per venire a guardare di sopra, alle mie spalle, per esclamare quando si vedrà qualche cosa. ci vuole ancora molto tempo. lo fate ridendo, verrà bene. dopo la prima seduta il piccino volle vedere un po anche lui. 2019_3594_000366 dei tristi giorni e il padrone di casa che mi spediva messaggi e tutte le mie pratiche e le mie speranze quasi rovinate nei primi di dicembre, in un sabato, il tempo era bello. uscii, tornai al vicolo giganti, tutto pieno di centinaia di femmine che aspettavano l'estrazione dei numeri del lotto. 2019_3594_000367 ci vado più tardi, disse gaetanella: ancora ho la casa sossopra. iersera è arrivato il fratello di mio marito, il caporale di cavalleria. 2019_3594_000368 da qualche giorno, però, il mio umore è ridiventato nero, pel tempo perverso che mette ovunque un silenzio di malinconia e nelle povere anime sofferenti uno sgomento indefinibile, una lunga e nervosa tristezza che a momenti si vorrebbe mutare in tante calde lacrime. piante tacitamente. 2019_3594_000369 sai guardare il sole? no, io sì guarda e si mise a fissarlo, ma gli occhi le si empirono di lagrime. allora, dopo averseli asciugati, riprese la bambola o scese dal. 2019_3594_000370 piace a voi, signor dio mio, una così deliziosa cosa? a chi non piace la musica di beethoven, amici miei, gli è che non sapevo persuadermi come lì dentro ci fosse proprio lui. 2019_3594_000371 finalmente si seppe il fatto. la vanella si empì di gridi femminili. l'orrore era grande. e il sangue? quanto sangue? laggiù tra i cocci e i rifiuti, nel fango, su per la nera poltiglia luccicante. 2019_3594_000372 chi l'ha visto più e fortunata chi ne sa più nulla. l'impiegatuccio, dopo aver accesa la sigaretta con un fiammifero della scatola di graziella, se ne andò lentamente. tutto pensoso, ma la stiratrice gli aveva mentito, per compassione. 2019_3594_000373 e non gli volle dire che gli anni e i dispiaceri sogliono far di questi scherzi. passò un mese, i piccini del colombo s'eran fatti grandi e strillavano, sporgendo dalla buca le testine ancora spelate. 2019_3594_000374 don procolo non ci badava gran che, ma la ragazza serbava, per così dire, le manine nette pel suo innamorato vero, che nessuno conosceva. 2019_3594_000375 negli ultimi giorni dell'anno chiarinella non la si riconosceva più. si lamentava tutta la notte, piangendo sola con la testa abbandonata che aveva fatto il fosso nel cuscino. 2019_3594_000376 si guardò intorno come smarrito: nessuno parlava. il ragazzo di stella farina era corso a chiamare la guardia di pubblica sicurezza di piantone, all'angolo del vicolo. 2019_3594_000377 le lampade a bomba rischiaravano la piazza, deserta e silenziosa, ove pareva che andasse a morire, nell'immensità del vuoto, tutto il romorio di toledo, in questa brutta serata di marzo, come sonarono le sette all'orologio di piazza dante. 2019_3594_000378 mi ha morso il cane. subito dopo si sentì gridare: badate, badate, il cane è idrofobo. il giardiniere gli aveva spaccato il cranio con un colpo di bastone, ma il povero ragazzo mostrava il braccio nudo sanguinante e nessuno sapeva trovar modo di soccorrerlo. 2019_3594_000379 naturalmente non vinsi nulla, la sfortuna mia essendo grande come la provvidenza del buon gesù. in verità, quando mi trovo, per cose mie, per gusto mio particolare, a scendere per una 2019_3594_000380 era un impiegatuccio a mille e duecento con lineamenti di un'antipatica regolarità, biondino, magro, malaticcio, molto pulito. fortunata lo adorava nella sera del due sere fa. 2019_3594_000381 dopo un momento di silenzio. camminando sempre disse: dove andate a casa? che brutto tempo fece l'altro senza guardarlo in faccia. tempo canaglia, rispose manlio coi denti stretti. 2019_3594_000382 esclamò lui come spaventato: lasciate stare bella mia. addio, addio, buona giornata. erano uscite. il vecchietto rimase impiedi presso la porta. ascoltava il rumore delle ciabatte della vedova su per la scala, la vocetta della bambina che interrogava. 2019_3594_000383 lo dirà il direttore. lunedì mormorò io: no, di certo non voglio ricominciare la giornata a questo modo. asciugati gli occhiali, se li piantò sul naso, tossì, soffiò nelle mani e riprese la penna. ah, 2019_3594_000384 sui muricciuoli del vicoletto spuntavano fiorellini gialli e tutte lo creste n'erano vestite una striscia d'ombra. sotto quei muriccioli e in mezzo al vicolo, un accampamento di sole, saliva la musica fino al rione. 2019_3594_000385 il bacile di latta si empiva di spuma candida. fiocchi di neve ne cadevano intorno. ancora il sole non era arrivato alla stanzuccia, ma per le vetrate appariva il cielo azzurro limpidissimo, sul quale la befana aveva nella notte ripassata la sua scopa. 2019_3594_000386 nascoso il pugnaletto nella destra. guardingo, leva la mano, il pugnale s'abbassa, colpisce tra le corna, penetra rapidissimo fin nel cervello e riappare fumante. il carnefice dà un balzo e si scosta. la vacca cade fulminata una sola. 2019_3594_000387 un fruscio d'abiti serici, di tanto in tanto un accordo di violino, un suono rauco di tromba, una voce che chiamava il vicoletto. fu a un momento tutto illuminato dalla luna che si liberava dall'impiccio di certe nuvole impromettenti. 2019_3594_000388 un piccino, fece il vecchio, sorridendo. carino, proprio figlio vostro, sissignore nanninella, s'era avvicinata a guardare il fratellino. togliendosi alle contemplazioni del calamaio, stese la mano per. 2019_3594_000389 le pareva che non dovesse stendere le gambe perchè qualcuno, un mago, un essere spaventoso, le avrebbe afferrato i piedini tirandola. non metteva fuori la testa. chissà, si sarebbe trovato di faccia un volto mostruoso con gli occhi spalancati che la guardavano di sopra alla spalliera del. 2019_3594_000390 io, dunque, per andare a dipingere alla riva, passavo pel vicolo giganti, guardando qua e là curiosamente e persino fermandomi a contemplare, con meraviglia di forestiero e curiosità d'artista, qualche interno pittorico pieno d'ombre e di mistero. 2019_3594_000391 tentò di mettersi a scrivere, pensando che questo dovesse distrarlo, compilando in mente, rannicchiato sulla seggiola innanzi al tavolino, una lettera alla mamma, piena di tenerezze e di sfoghi. ma quando cercò intorno, 2019_3594_000392 a che simmo arrivate come fosse veleno a casa seguitò la vecchia peppino nominava sempre l'acqua di serino, un'ingiunzione municipale che ordina agli acquafrescai di non vendere acqua che non sia di serino. aveva colpito per lui giorni addietro. 2019_3594_000393 flato impossibile. mormorò com'ebbe acceso il lume e gli tornò: lanimo impossibile. questa è vita che non può durare. si vestì e scese, mettendo il piede nella strada, si ricordò di non aver preso il paracqua. 2019_3594_000394 le ombre scendevano rapidamente dalle basi rotonde de fanali, di cui la fiamma a gasse si dondolava leggermente fra i vetri appannati. la striscia nera della colonnina si proiettava ad angolo su i marciapiedi. 2019_3594_000395 egli se ne stava laggiù nel vicolo all'ombra, piantata la punta di un ombrello nel terriccio, le mani sul manico di madreperla a gruccia, con le spalle al muro, gli occhi a terra. il vecchietto m'aveva l'aria di star meditando ora. 2019_3594_000396 è molto lontano, chiese a un tratto quando furono nella via larga di foria. lì in fondo disse la vedova, vedi quegli alberi lì, guarda, dirimpetto a noi, è lì, com'è lontano. 2019_3594_000397 ieri un acquafrescaio del vico marconiglio è stato spedito all'ospedale dei matti. era un giovane pallido, un po grasso, muto e pensoso. 2019_3594_000398 la valigetta s'empiva di frutta, di erbaggi, di latticinii, d'un po di tutto. il mio amico richter entrava frettolosamente nella bottega d'un pastaio, faceva di cappello con quella cortesia ch'è tutta tedesca. 2019_3594_000399 alle quattro era venuta giù un po d'acquerugiola fina e diaccia che filtrava i brividi nell'ossa e a guardarla si sarebbe detto che fosse bigia come il cielo e piagnucolosa come un'ostinazione di bimbo. 2019_3594_000400 io avevo ben riconosciuta la pastorale, ricordate voi amici? ah, perchè la musica non si può scrivere e leggere come la parola. lei dice che la musica è di beethoven. feci ridendo e sta bene, ma com'è. 2019_3594_000401 la vedete così ora perchè lei è nata con la mala sorte come me. due anni fa avreste dovuto vederla, era un fiore, tutti si voltavano per la via. 2019_3594_000402 grembialetto pareva soddisfatto. poi si mise a guardare innanzi a sè: i fili del telegrafo che dal parapetto della via di faccia declinavano e scomparivano fra le case. 2019_3594_000403 e mentre nel pigliar l'aire dava una strappannata al panciere, lui ritto in serpa mangiandosi la lingua, scoteva la mano all'aria due volte e spiegava le dita a mostrare ai compagni quanti soldi pigliasse. 2019_3594_000404 la gran parte di queste bevitrici si compone di un elemento assai borghese: sono modistine, sartine, fioriste e simili. escono dall'ammazzatoio con le punte delle scarpette coi tomai alti macchiati. 2019_3594_000405 la bambina già ne avea posate due sulla scrivania accanto al bel calamaio. lui prese la terza e la mise presso alle altre. perdonatemi lardire, mormorava la vedova, via fece lui dolcemente. 2019_3594_000406 avrebbe voluto che i compagni avessero indovinata la sua solitudine in quella sera. avrebbe voluto che fra essi uno solo almeno avesse pensato a farsi trovare per tenergli compagnia. 2019_3594_000407 i grandi occhi azzurro scuro lucevano tra i riccioli della piccola bocca. puerilmente il labbro inferiore saliva sull'altro in una smorfietta sdegnosa. hai tu mai visto qualche pallido bambino malaticcio dipinto da rubens? 2019_3594_000408 manlio gli tenne dietro, stringendoglisi accosto. gli pareva che quegli non gli avesse detto addio per stare un po assieme e intanto già s'annoiava della compagnia. 2019_3594_000409 qui la prosa cittadina va trascinando per le vie cenci e magre, suppellettili borghesi sciorinati al sole di maggio, tra il polverio, le bestemmie dei facchini. 2019_3594_000410 delle solite e però di state e di verno la via è sempre lubrica, i pochi fanali che vengono fuori uscendo come dalle finestre. 2019_3594_000411 abitava da tre anni nel cortile del monastero, in una stanzuccia rimpetto al pozzo. pareva, in quella immensa quiete, una badessa sopravissuta alle sue monache, bandite per sempre a far posto ai carabinieri in caserma. 2019_3594_000412 questo pensava manlio in quella sera di marzo, smaniando sul letto che scricchiolava, voltandosi da tutte le parti come se fosse sulle spine all'ultimo, mentre l'oscurità empiva la stanzuccia e lui non vedeva altro se non di faccia, il vano della porta, anche più nero dell'ombra. 2019_3594_000413 ella tornò sola a casa della zia per la strada del chiatamone. un marinaio, amico del suo marinaio, l'aveva incontrata come sola. se lo sapesse, vincenzino, lasciate che v'accompagni. ella tremava come una foglia. non rispose una sola parola. 2019_3594_000414 la lasciai così che piangeva silenziosamente sul limitare della casuccia, con le braccia penzoloni, gli occhi a terra. veramente quel dolore di giovane madre mi faceva male. 2019_3594_000415 ora ho chiesto alla vecchia se clelia abbia più rivisto il piccino. s'è messa a piangere la vecchia. ho capito tutto. passarono sette mesi. morì pure donna nena, spegnendosi a poco a poco nella sua celletta col ragazzo. 2019_3594_000416 infine si fece coraggio, venne fuori e cercò rapidamente. in un monticello di sudiciume, la testina, che aveva movimenti veloci, frugava in furia, levandosi dai rifiuti, dai torsoli, dalle bucce. 2019_3594_000417 e ti prego, fatelo una lettera. ecco, mio care. queste semplice parole mi à detto e mi sono svegliato ed ia ti sono scritta. non aveva inchiostro, e ti sono scritto con un lapiso. 2019_3594_000418 aprì la tabacchiera, tirò su una gran presa e allungò le braccia sulla scrivania. ah, buon dio, di pace e d'amore. sospirò. 2019_3594_000419 pensate alle privazioni, alla mancanza dell'aria, del sole, alla mancanza del cibo sano, della carne che costa troppo, e vi spiegherete la mancanza dei globuli rossi. 2019_3594_000420 e all'ultimo è arrivata a piazza francese e l'hanno fatto. chesto me pare nu suonno, ma chi glie l'ha fatto doie cumpagne pe gelusia. arrivò in quel momento una vettura. 2019_3594_000421 l'eterna ombrella sotto il braccio. lo vedevo poi qua a là per le vie, per le stradicciuole di napoli. frettoloso, parlante a se stesso, forse si recava alle sue lezioni di tedesco. poi non lo vidi più. scompaiono tante persone ogni giorno in questa napoli e tante ne compaiono di nuove. 2019_3594_000422 ta antonietta. questa lettera fu sequestrata presso una signora amica dell'antonietta. essa doveva spedirla a quel tale. 2019_3594_000423 banconcello, disotto c'era la banca battimelli. niente di più primitivo della pittorica decorazione di questa banca. sulla faccia di mezzo, una larga via, una signora ed un signore a braccetto con alle calcagne, un cagnolino. 2019_3594_000424 la mattinata, umida e malinconosa, senza raggio di sole, moriva tristamente nelle ultime luci fredde e annebbiate dell'imbrunire, a rumori che nel giorno l'aria spessa e pesante aveva. 2019_3594_000425 ecco, noialtre ci affezioniamo ai nostri malati così da volerceli tenere assai tempo con noi. ogni malato guarito si porta un po del nostro dispiacere. immagina, le volevo tirare un cuscino. 2019_3594_000426 molto per bene, con occhiali d'oro, con un bell'anello al dito indice, sedeva presso la sua scrivania firmando certe carte che un impiegato gli metteva innanzi, una dopo l'altra, asciugando le firme sopra un gran foglio di carta rossa. nella camera c'era la stufa che vi spandeva un tepore dolcissimo. 2019_3594_000427 lei, lei al solito s'è fatta rossa. mi ha detto: davvero è proprio guarito. dico io: sicuro cosa c'è, le dispiace? ha fatto un muso, dice: 2019_3594_000428 come avete detto, che si chiama vostro figlio. soggiunse dopo un momento il vecchietto, del quale ora la voce si raddolciva: peppino giuseppe selletta. 2019_3594_000429 parve meravigliato. allora, graziella, che un tempo gli aveva stirate pur le camice, lo salutò con un sorriso: come state, non vi siete fatto più vivo. sono stato ad arona finora, disse per l'impiego. 2019_3594_000430 ma il ragazzetto era perduto. tutto questo lo sapemmo e lo vedemmo in un momento. un brivido ci corse per l'ossa e il coraggio di avvicinarci all'infelice ci mancò. 2019_3594_000431 ah, signorino, mi disse fortunata presso la porta. il piccino è molto malato, dice il medico che l'ha visto ch'egli ha male ai polmoni il primo figlio, signorino mio, e le lagrime lo lucevano agli occhi. è una sventura grande. avete visto com'è serio. 2019_3594_000432 questi tintori che si movono nell'oscurità, sotto un lumicino che pende dal soffitto- un lumicino rosso quasi infernale- e i bambini che trascinano i piedi nudi per la mota, i piccoli piedi indolenziti. 2019_3594_000433 mio buon linneo, calmo e tranquillo. quest'altra stanzetta è ancora troppo piena di me. or, le tue piante e i tuoi scarabei non mi sentono più, non più. la vecchia spinetta canta loro le semplici arie della nostra montagna nelle beate, dolcissime sere lunari. 2019_3594_000434 eh, fece il colombo: sento, io sento quando avrete figli anche voi, arrivederci, arrivederci. e quasi ogni giorno lo stesso colombo veniva a pigliarsi una penna caduta. 2019_3594_000435 la faccia diventava una ruga sola, parlava a bassa voce. e poi seppi pure da lui ch'egli era a napoli da tempo, che abitava nel torrione di s martino, che in tutta la santa giornata girava nella città dando lezioni di lingua tedesca. voi non conoscete. 2019_3594_000436 bisogna premettere che fortunata cappiello ha bottega di fiorista in via del duomo e, oltre a questo, ha un padre ed una mamma i quali non sono mai stati in tenerezze, anzi, per dirla, con le vicine di fortunata. 2019_3594_000437 ho anni diciotto, ho ancora. se tu tieni coscienza, se tu hai cuore, vieni dal mia zia a napoli e venitemi ad onorare. se poi non credete, fate come ti piace, e ti prego di non dir niente ai miei parenti di questa lettera. vi saluto e sono tua. 2019_3594_000438 la penombra si diradava in fondo ai vicolucci. nel lontano appariva chiaramente la tortuosità delle stradicciuole. si dileguavano panche e carrettini abbandonati, e laggiù 2019_3594_000439 la vettura entrò nel cortile con dietro una folla di gente curiosa, il vecchietto. anche lui si accostò inorridendo il guardaporta. afferrò la fune della campanella. 2019_3594_000440 dispiace, anzi, disse il canarino, fortunato d'esser materasso. ma sentite, verrete voi a tenermi compagnia qualche volta? perchè no, disse il colombo, ma di questi giorni non posso. ho i piccini. udite voi come chiamano il canarino? non udiva nulla? 2019_3594_000441 subito, arrischiando timidamente con una dolcezza di parole che nascondevano la severità dei piccoli ammonimenti nei quali tremava, inconsapevole, il suo grande amore di madre lontana. 2019_3594_000442 chiano. chiano veniva da piazza francese, da una delle due suburre napolitane. aveva denti e capelli splendidi, una mano piccolissima, gli occhi grandi, azzurri, pieni di lacrime, lucevano. si chiamava serafina. laggiù 2019_3594_000443 una tavola, un lettuccio, due o tre seggiole zoppicanti. sentite, disse lei appoggiandosi col dosso alla tavola e giuocando col gomitolo. io vi volevo chiedere un favore. 2019_3594_000444 come il signore s'impazientiva e faceva per voltargli le spalle e allora, con un santa pazienza, lo chiamava: sentite, andiamo salite dal posto. i compagni stavano a guardare, seguendo con gli occhi il battibecco, indovinandone le offerte e le transazioni. 2019_3594_000445 una cometa s'era impigliata tra i fili. la carta lacerata svolazzava un brandello. fu strappato ai fili e portato via dal vento lungamente. il piccino ne seguì la sorte con gli occhi sbadigliando. poi chinò a poco a poco la testa da un lato e s'addormentò. 2019_3594_000446 ragazzo è alla lezione. disse: mazzia, secco, secco. e si rimise a guardare di fuori, per la vetrata. ecco, disse: il vecchietto risollevato è alla lezione. qui si è molto severi. 2019_3594_000447 o dal buio al sole, chi sa dove, chi sa? dopo che amari rimpianti e scompare. or sopra uno di questi carretti scricchianti, tra molte scatole da cappelli e un mucchio di cuscini, viaggiava una gabbietta. 2019_3594_000448 quando fu sul pianerottolo, dette una occhiata alla donna e alla bambina e tirò innanzi, continuando far pianger. sì, begli occhi è gran peccato, signore, signore. 2019_3594_000449 a poco a poco le bestie immonde riapparivano: de piccoli musetti, dei piccoli occhietti spaurati. spuntarono pei buchi. la ragazza rimaneva immobile. 2019_3594_000450 sono carmela selletta, eccellenza. volevo vedere se è possibile. io ho qui mio figlio: ha sette anni, giuseppe selletta. 2019_3594_000451 finalmente accettò, nascondendo il soldo e la manina nella quale lo aveva lasciato cadere, sotto la coltre fortunata, gli acconciò due cuscini dietro la testa, si mise a sedere appiedi sul letto e ricominciò il suo lavoro di uncinetto, seguendo curiosamente i miei preparativi. 2019_3594_000452 guarda, io mi son messo a canticchiare de venezia lontan do mila mia. no passa dì che no me vegna a mente el dolce nome de la patria mia, el linguagio e i costumi de la zente. 2019_3594_000453 fra tutto, lo impensieriva ora, come un intuito delle disillusioni che gli toccherebbe a sopportare. indovinava le aspettative insoddisfatte cui, da un momento all'altro, si troverebbe di contro nella sua piccola vita serale. 2019_3594_000454 ma lo disse poverino, con una cert'aria, pareva mortificato, tedesco professore. certo, conosceva il mio amico otto richter. otto richter, borbottò cercando nella memoria, poi fece: ah, richter, dunque morto. 2019_3594_000455 e chiedeva due chilogrammi di vermicelli, e in un'ora egli si era provvisto di tutto il mangiabile e il cucinabile. così tornava a s martino e di lì scendeva per andare a udir la musica in villa nazionale. 2019_3594_000456 i fiori artificiali, quelli pei borghesi di foria e pei negozianti di quartiere pendino, sono strillanti e il colore vivo s'attacca alle mani. fortunata pareva la. 2019_3594_000457 per un momento la sua veste passò lungo la fila dei letti senza romore, senza toccarli, lambendo i larghi quadroni di marmo del pavimento. 2019_3594_000458 la signora maria scriveva al figliuolo ogni settimana lettere piene di cuore e di rimpianti promettendo a rassicurarlo che sarebbe tornata subito. 2019_3594_000459 siccome in questo mondo chi pensa ai casi suoi e mette le cose a posto è chiamato accorto, così quando, dopo la morte di selletta, spazzino il quale prima aveva fatto il 2019_3594_000460 la conoscete, voi, questa siciliana del gentile minuettista, come sorrideva il vecchietto, in tutta la durata dei sospiri del settecento, agli scherzi dei violini rievocanti tutto un passato dolce. 2019_3594_000461 rispose beethoven col braccio levato. misurò ancora quattro o cinque battute e canticchiò un'altra volta le note molto grande. soggiunse con le labbra allungate in una smorfia: dammirazione molto grande, questa sinfonia monumento, oh. 2019_3594_000462 a un posto di mezzocannone, presso un caffettuccio ove si giuoca a carte, una bottega di ricamatrici, intorno al telaio come attorno al una tavola, seggono quattro o cinque povere ragazze curve sui ghirigori d'argento o d'oro. 2019_3594_000463 tra l'altro poco ci vede per una congiuntivite che gli arrossa tutto intorno le palpebre. sarà stato per aver continuamente avuto sott'occhi gente insanguinata. ieri questo cerbero digeriva il pranzo trattenendosi a parlottare. 2019_3594_000464 il suo amico, divenne un pezzo del muro di faccia ove un ragno intesseva comodamente la sua tela. nell'estate, quando un po di sole fece la spia nel cortile, la tela ne fu tutta illuminata e il ragno vi passeggiò di lungo e di largo con una grande boria di padron di casa. 2019_3594_000465 dimani mamma ti compra un soldo di latte. hai sentito, ti farò compagnia. non ci vado al teatro. sì, sì, pregava lei, non ci andare, fammi compagnia. senti mamma, quella balbettava lasciandosi vincere dal sonno. 2019_3594_000466 un braccio di donna, nena, fuori della coperta, era steso rigidamente verso di lui. la mano pareva indicasse: fatto sta che occupate a rovistare per la celletta, curiosando dappertutto. 2019_3594_000467 ma certo il signor potito, se l'avesse ricevuta, ne avrebbe riso coi compagni per gli orrori di grammatica. un furiere è istruito, ier l'altro, la canserano, si precipitò dal terrazzo. oggi doveva arrivare. 2019_3594_000468 si mise in cammino, scendendo per toledo con le mani in tasca e la testa china. tutto pensoso che si sentisse dentro. lui stesso non lo sapeva: era un malessere, un'oppressione, un'insofferenza che lo rendevano odioso a se stesso. 2019_3594_000469 così, figlia mia antonietta, non piangete più che il mio figlio vi deve venire a sposare. pregherò ia a dio che gli dà buoni pensieri. 2019_3594_000470 il fetore del baccalà fritto nell'olio soffoca il respiro, provocando le piccole tossi dei piccini che una famiglia di straccioni porta a mangiare nell'orrida caverna dirimpetto. l'antica fontanella mormora sempre. 2019_3594_000471 tra la casa e la strada carmela, sul marciapiedi rabbridiva pel vento secco che le veniva di faccia e le appiccicava le gonnelle alla carne. 2019_3594_000472 ma pur i vicini intorno gridavano: ferma, ferma la guardia. gli fu addosso e lo afferrò per il bavero della giacchetta, io non mi movo. balbettò cappiello canaglia. gli fece la guardia cercando le manotte in saccoccia. 2019_3594_000473 di settembre. giorni fa le vicine di fortunata cappiello. con molta meraviglia videro chiusa la bottega di lei. 2019_3594_000474 lassù, in quella stanzuccia al quarto piano ci dormivano la malia, ch'era ballerina a una baracca donna, bettina e il marito. 2019_3594_000475 la musica metteva in allegria il canarino, che a volte si mescolava certe note acute e un trillo, per cui le serve meravigliate. tacevano una di loro, mentre lui si sfogava. esclamò: dio, che bella vocetta. neh la lode, dio buono, se la pigliano tutti. 2019_3594_000476 alberelli in fila a destra ed a manca cielo di verderame carico sulla faccia. a sinistra una fontana pubblica tra cespi di fiori strani, un ragazzetto che si manda innanzi il cerchio e in fondo un palazzo rosso con le finestre verdi. 2019_3594_000477 e ha fatto scendere per le falde del monte la lava rossa. alcune bianche vele s'allontanano pel mare. tutto ciò, pei monellucci del vico marconiglio, era stupendo. 2019_3594_000478 in quel pezzo della via soleggiato, lì dove un gruppetto di femmine s'era raccolto a ciarlare, trovò nanninella che guardava curiosamente, con le manine sotto il grembiale, il panchetto d'un venditore di caramelle, il quale si godeva il sole fumando la pipa. gli occhi socchiusi. 2019_3594_000479 siete venuta troppo presto. gli è che a quest'ora il ragazzo s'interruppe. la vedova lo guardava mazzia. si volse lui bruscamente allo impiegato: aiutami a dire. 2019_3594_000480 portinaio fumava la pipetta, il gran cortile dei pellegrini era tutto preso dal sole, così che il cuoco, un uomo grasso, ne profittava per sciorinare il suo gran 2019_3594_000481 in tutto il giorno si risentivano le voci delle fantesche, lo strepito delle cazzeruole, risate lunghe e sguaiate, scoppiett di carboni dalle fornacette. 2019_3594_000482 ultima camera. avete capito, sissignore? gridò la vedova. grazie, signore, dio ve lo renda. il segretario era un uomo assai maturo. 2019_3594_000483 mio buon amico poveretto. improvvisamente un fragore di battimani giunse a noi dalla sala. subito dopo l'orchestra intuonò la marcia reale. la regina entrava. passarono quattro minuti, nessuno fiatava nel vicolo. 2019_3594_000484 avendo appurato come e donde venisse, si contentò di perdere tempo e di far aspettare la padrona per andare a confidarsi con fortunata la rivendugliola vicina di. 2019_3594_000485 arrivò un medico, arrivarono le guardie, il pretore, un delegato, curiosi d'ogni parte. il corpo dell'antonietta fu tolto di lì, adagiato in una vettura e trasportato allo. 2019_3594_000486 altri dà di volta per mancanza di denaro, per fede politica, per ambizione. costui è impazzito per l'acqua di serino, così dicono quelli della sua famiglia in cui la professione di venditori d'acqua è atavistica. ma il vicinato? dico che no. 2019_3594_000487 in una bella giornata profumata si svegliò il canarino a un pispiglio sommesso. una passera aveva fatto il nido di rimpetto. poi furono piccoli gridi di compagni liberi che passavano. furono a volte cicalecci impertinenti di rondoni in chiacchiere sui tetti. 2019_3594_000488 che gli davano per un momento l'irritazione d'una bestia inquieta. ora si trovava di faccia al teatro. s carlo entrò lentamente sotto il porticato, si fermò a leggere un cartellone mezzo lacerato che pendeva a uno de muri. 2019_3594_000489 malia se ne avea prese otto per una cinturella dorata che le serviva nell'orfeo. all'inferno, al terzo quadro, la casa si sfasciava, abbandonata alla miseria. senza sistema, senz'amore, non c'era più niente. malia avea saccheggiato tutto il monte di pietà: era pieno dei panni loro. 2019_3594_000490 con una leggera sottana bianca, con aperta la camicia sul petto, libero dal busto. un giovanotto apparve tutto cauto, sbucando all'angolo, accosto alla cantina senza parlare. quei due, avvicinandosi, si guardavano negli occhi ansiosi. 2019_3594_000491 lì per lì comincia la battitura, cominciano ad agire il soffietto, il ferro tondo, il gran coltello sventratoio. ma prima, appena l'animale piega le gambe e si rovescia sul dosso, il fornisore di sangue scalzo, sguazzanti i piedi nel sangue. 2019_3594_000492 il sangue scorre d'ogni parte e inonda il pavimento. i garzoni s'accovacciano, radunano con le mani il sangue a pezzi già quasi coagulato, riempiscono scodelle di ferro e queste rovesciano nelle botti preparate in un angolo. 2019_3594_000493 ha avuto il permesso sino a mezzanotte e sono stati qui tutti con gli amici a cantare e a bere. immaginate: voi lasciate fare. sono giovanotti, che ne vediamo della vita. si muore così da un momento all'altro, non c'è che dire: sospirò. 2019_3594_000494 chiese il caffè e gli parve addirittura acqua calda. lo sorbì tutto d'un sorso dopo averlo fatto raffreddare, non volendo avere la pazienza di centellinarlo col gusto che ci pigliava ogni sera. 2019_3594_000495 dunque, mio caro potito, dopo due mesi e tredici giorni, mi ho azzardato di scriverti innascosta dei mie parenti perchè, dopo tanti mie pianti, mi ho sognato una donna e mi ha detto così: figlia, 2019_3594_000496 un grande silenzio si fece nella stanzuccia quando bettina e malia chiusero al sonno. gli occhi stanchi, una delle rosee calze della ballerina pendeva accapo al suo. 2019_3594_000497 poi subitamente la posò sulla coverta. tu che hai, sei malata. sì, è cosa da niente. cosa da niente, sentenziò, come aveva sentito dire qualche volta alla mamma: una buona sudata e passa. 2019_3594_000498 finalmente, dopo due anni, graziella la stiratrice. in una mattina di maggio vide passare l'impiegatuccio a mille e duecento e per volerlo guardare e sorvegliare, troppo. 2019_3594_000499 la faccia nelle mani mentre, come ora che ti scrivo, seguita la pioggia a borbottar nelle grondaie e lontano, lontano, muore un tintinnio di campanelle vaganti. 2019_3594_000500 in questo momento il piccolo pittore aveva finito e si levava. vide tutto. mentr'egli rimaneva ancora a guardare, incantato, la bocca aperta. un bacio scoccò sotto la porticella. 2019_3594_000501 napoli, luglio, mio caro potito, ti scrivo queste poche riche. ti fo conosciere che ia sto bene di salute, e così spero di sentire di te. 2019_3594_000502 donna maria, accese un fiammifero, cercava qualche cosa di fuori. il marito s'era addossato allo stipite e, con le mani nelle saccocce de calzoni, le labbra strette, non levava gli occhi da un monticello di spazzatura ammucchiatogli a piedi sotto al marciapiedi. 2019_3594_000503 m'ha fatto stomacare. è, come tutte l'altre, sempre le stesse. senti, io le ho annunziato che me ne andavo presto, fra una settimana, ch'ero bell'e guarito, e lei? 2019_3594_000504 sei un grande cretino. va come tutti i commessi viaggiatori, aspetta che guarisca vecio mio. dopo una settimana egli era impiedi, ma ancora zoppicava un poco. per tre o quattro altri giorni era necessario che rimanesse allo spedale. piglio aria, mi fece piglio daccapo l'abito del camminare. 2019_3594_000505 sulla fila riverberante delle giarre di vetro sottile, capacissime. un alito di fuoco passava nel vicoletto. al tramonto le pietre sconnesse del selciato ardevano, ma la luce in questo vico marconiglio, stretto e scuro, anche nell'estate è mite. 2019_3594_000506 le si accostò un furiere di linea, si mise a chiacchierare con lei, la tentò e seppe abusare della poverina. questo succede assai spesso: una rovina in un attimo dopo il furiere, come tutti gli uomini senz'anima e senza onore, abbandonò antonietta. 2019_3594_000507 ti giuro, cominciai a piangere anche io, come un fanciullo. ella, ricaduta a sedere, aveva poggiate le braccia sulla tavola e tra le braccia nascondeva il volto, singhiozzando. io era rimasto in piedi dinanzi a lei, muto, non sapevo che dirle. fortunata, levò la testa, mi guardò con occhi così spauriti. 2019_3594_000508 non ho stretto amicizia con nessuno apposta per non dare a nessuno il modo di subitamente allontanarsi da me per qualche improvvisa scappatella che mi facesse il morboso carattere mio. 2019_3594_000509 dunque siamo pronti. entrate. la seguii in una piccola stanza dal pavimento tutto sconnesso e sporco. attorno appesi ai muri immagini di santi olivo, benedetto, nasse di pescatori, corbelli di paglia, piccole bombole pe polipi. 2019_3594_000510 un punto, sul marciapiedi, poco discosto dalla casa di manlio, una donna, una signora bellissima, sola, stretta in un lungo sciallo nero, alta, pallida, fiera, passò loro accosto. 2019_3594_000511 ma chi passa in quei momenti di raccoglimento non vede di lei altro se non la banda dei capelli fulvi, un impreciso profilo, un pò della guancia d'avorio fine, la reginella ricama. 2019_3594_000512 ed essi chiacchieravano sottovoce nel tepore della stanza, mentre il padre leggeva la gazzetta e fumava nei brevi momenti di silenzio. quando la signora maria s'era lasciata scappare una maglia della calza che lavorava. 2019_3594_000513 accosta alla viva fontanella il bicchiere e correndo lo porta alla fanciulla anemica e costei. beve d'un subito fino all'ultimo gocciolo e le labbra e il mento le si dipingono d'un rosso fortissimo e le dita si sporcano e gli anellini luccicano tra il sangue gocciante. 2019_3594_000514 pel quale si spunta alla marinella. tu non sei stato mai a napoli e non puoi sapere che sieno questi vicoli di borgo loreto topaie di marinari miserabili, vestiti di lana doppia, puzzolenti, neri come il carbone. 2019_3594_000515 poi tornò dopo una settimana. la gabbiuzza era vuota, ma c'era ancora sulla finestra una ultima piuma gialla. il colombo non ebbe coraggio di portarsela via e c'era un chiaro di luna quella sera, un chiaro di luna così grande, così grande. 2019_3594_000516 e abbadatele. ve lo dico come a un fratello. il portiere sorrise, fece scivolar la mano tra lo stipite del casotto e il muro e tirò fuori un bastone. vedete questo, questo ci pensa senza eccezione. pure per mògliema, dicevate. 2019_3594_000517 guarda, gli dissi mostrandogli un soldo in punta di dita: se sarai buono, io ti darò questo soldo. sorrise. guardò la madre che sorrideva pur lei incitandolo. 2019_3594_000518 uscì, come disse a gaetanella rocco, per andare a pregare l'amministratore di quel locale perchè le facesse rimettere a un finestrino della celletta un vetro frantumato da un orto vicino. i monelli glie lo avevano rotto, il vento le entrava in camera proprio accapo al letto. 2019_3594_000519 un interno pieno di penombre, l'artista che passa e guarda risale con la fantasia al vecchio tempo fiorentino. se qui l'ambiente non fosse in gran parte lieto dell'orizzonte glauco e d'un profumo d'erbe selvatiche, e se non parlassero dell'amore della campagna, i sanguigni rosolacci erti. 2019_3594_000520 ma guardatele quando, nelle prime ore della mattina, queste fanciulle del popolo attraversano toledo in cappellino lucente di conterie, vestite come tante marchesine, le calze nere di seta, lo stivalino verniciato, la punta ricamata. 2019_3594_000521 e lui non vede più voi e chi chiama, se ammala, come allora non sapete niente? lì si trova come a casa sua e niente gli manca. 2019_3594_000522 in napoli l'anemia serpeggia un po da per tutto. ora pensate a queste povere ragazze che fanno una vita sedentaria in un laboratorio coi lumi a gas d'inverno. pensate a queste giovanette elegantemente vestite che a casa loro dormono in un miserabile sottoscala, senza luce. 2019_3594_000523 la gente s'era scordata d'andare in carrozza. ognuno casa sua, la teneva a quattro passi e poi, col sole che c'era, veniva la voglia di farsela una passeggiata co piedi nelle pozzanghere, e così la giornata se ne scivolava. ohè, vengo, vengo. 2019_3594_000524 da una melodia che si spandeva. il vecchio s'era mosso. passava al sole dall'ombra avvicinandosi a una delle tre finestre basse che si aprivano sul vicolo. dal muro di faccia a noi, alle finestre ci si arrivava quasi con la testa. 2019_3594_000525 chi c'è qui dentro. lui fece un passo innanti, rimise in movimento l'ombrella e venne a me con una chiara felicità negli occhietti azzurri rispose. 2019_3594_000526 da tempo in qua sono colto da tale tristezza che a momenti mi pare di morire. mi spoglio ogni giorno più e mi pigliano brividi di freddo ed anche provo una grande debolezza. come mai questo, caro amico? 2019_3594_000527 vecchietto, il quale gli faceva delle confidenze presso al casotto. poco prima la campanella di avviso era sonata due volte. un tocco solo vuol dire ferito semplice. due vogliono dire ferito in grave stato, tre ferito moribondo. 2019_3594_000528 e sbadigliano, alta la testa viperina, le lucertole verdi, mentre il bosco è tutto in chiacchiere di uccelli gelosi e si spande, per la fresca campagna l'indefinibile susurro degli insetti. 2019_3594_000529 e tre sedettero attorno al braciere carmela, a mezza seggiola col paniere della spesa sulle ginocchia, per far presto. donna nena, questo me l'aveva già detto un anno fa- ha una figliuola, si chiama clelia. due figlie le son morte di mal sottile, e quest'altra 2019_3594_000530 oh gesù, diceva nunziata rabbrividendo. come potete stare così? mettetevi a fare la serva. i posti ci sono e malia la lascio sola. e. 2019_3594_000531 e ogni volta che si trovava nel tinello a lavarsi la faccia, gli faceva lo zufolo col tovagliolo fra mani. la casa dalla quale era sloggiato era scura e silenziosa. le finestre non davano sulla strada. riuscivano in un cortile abbandonato, dominio di terribili pipistrelli. 2019_3594_000532 e allora tutta la sala numero quattro proruppe in un applauso. il colono di melito agitava il berrettino. dove sei ora, piccola monaca bianca carmela, mistica anemica, figlia della laguna? ove sei allo spedale degl'incurabili, una volta? 2019_3594_000533 a un tratto eccotela che mi s'accosta al letto con le lacrime agli occhi, con la faccia bianca, bianca, stravolta, la bocca tremante. lei non canti, mha, detto con malo modo. qui non si canta. la prego di smettere. questo è uno spedale. 2019_3594_000534 fece lui? no, risposi mortificato, ma amerei imparare la vostra lingua. desiderate lezione? disse lui sorridendo. parleremo di questo. poi non ne parlammo più. 2019_3594_000535 che avea fatto bene a provvedere a quel modo alle cose sue, sconsolata e impoverita come selletta l'avea lasciata, dissero le altre poche, e furono le mammine fresche del vicinato le quali cominciavano, con la prima maternità, a raccr tutto l'amor loro sui figliuoli. 2019_3594_000536 per la bambina. se la provvidenza ve la fa guarire, me la tengo dentro da me. colle figlie mie disse: nunziata, intanto, malia, potete lasciarla fare. lei non è stupida, baderà oh. 2019_3594_000537 casa, sentite, disse: giovannina zoccola, merciaia di rimpetto, questo non ha potuto succedere, vero è che la fame se gli mangiava i cappiello, la fame e i debiti che a me, se veramente non tornano più, mi dovranno dare sempre quindici soldi da pasqua passata. 2019_3594_000538 proprio morta, annunziò il calzolaio rizzandosi: il sangue, l'ha affogata, gesù. fece graziella la stiratrice, coprendosi gli occhi con le mani avanti, impose a don peppe la guardia. lui contemplava ancora la morta, movendo le labbra come se parlasse a sè stesso. 2019_3594_000539 guaglione tradusse gaetanella. ieri la vecchia m'ha fatta una confidenza: non è vero che il vetro al finestrino glie lo han rotto dall'orto, lo ruppe lei tempo fa sbattendo la vetrata. 2019_3594_000540 i suoi nervi, in quel momento, avevano acquistata una tensione straordinaria. gli scoppi rumorosi delle fruste quando gli passavano accosto le vetture. 2019_3594_000541 tetesco e vive qui a napoli. disse con gli occhi di sì, e poi accennò pure che tacessi e si riavvicinò alle finestre. ricominciava la musica. chi ora psst? fece lui bocherino, mise l'indice sulle labbra e socchiuse gli occhi come rapito. che finezza, che languore, amici miei. 2019_3594_000542 che pareva volesse reagire a quel torpore durato così a lungo, tra l'aspettare invano i soliti piccoli avvenimenti e il raggomitolarsi con lo spirito e il corpo in un malessere d'insofferenza che la giornata metteva ne muscoli e nel sangue. 2019_3594_000543 della vicina strada, dei mercanti, di tutte le stradicciuole circostanti. gli operai, intenti alla loro bisogna nelle botteghe, non levano mai lo sguardo ai passanti e continuano a lavorare fino a notte tra il gridio del difuori e l'interno affaccendarsi per l'opera. 2019_3594_000544 s'erano stretti l'uno all'altra, il berretto del giovanotto cadde chinandosi, egli a raccattarlo, non abbandonò la mano che teneva stretta e parve che, stringendosi meglio lui pure alla ragazza, le chiedesse qualcosa. 2019_3594_000545 va là, tu scherzi, siamo troppo amici. nemmeno ai cani lo auguro. e io vorrei essere qui nel tuo letto per vedere suor carmelina, per parlare con suor carmelina, per sentire la voce di suor carmelina, per questo 2019_3594_000546 chiarinella dormiva sognando la pupattola della sua piccola amica alla dimane, malia. si svegliò un poco più per tempo del solito. in tutta la notte l'anellino e le giarrettiere le aveano parlato all'orecchio. s'accostò alla finestra e si mise ad ammirare. 2019_3594_000547 gli amici nel maggio, mentre al più piccolo alito di vento le rose tenerissime concedono le foglie loro disseminandole appiè d'un amoroso mandorlo ancora in fiore, mentre da per tutto ov'è collina o giardino o praticello, passeggiano gravemente al sole gli scarabei. 2019_3594_000548 dormiva cloroformizzata per parecchio tempo. ho chiesto al chirurgo mio amico notizie di lei. era stata una terribile operazione, ma la contadinella guarì. 2019_3594_000549 io me ne vado, disse. debbo preparare il letto a questa qua. uh, esclamava baciando la pupattola. quanto sei bella, vieni con mamma tua. 2019_3594_000550 l'amico richter. ecco, amici miei, in che modo conobbi il professore otto richter. il rione principe amedeo, voi sapete, così vicino per limiti al corso vittorio emmanuele, si trova ad esserne per aspetto assai lontano. il corso è ancora campagnuolo sotto la collina verde. 2019_3594_000551 e a volte avea messo in saccoccia qualche pollo freddo, mentre la figlia teneva a bada quelli caldi che le facevano la corte per gli occhi belli che aveva: tira, tira, la corda si spezza. 2019_3594_000552 guardando nella via con gli occhietti lucenti e come l'ometto si chinava a strofinare sul selciato la matita. per agguzzarla, la bestiola ricacciò dentro il corpo nella feritoia. si vedevano solo i mustacchi e il musetto. 2019_3594_000553 senti, vecio mio? mi disse in un altro giorno: fra poco me ne vado. ieri il dottore mi ha detto che ne avevo per un'altra settimana. m'ha rifatta la gamba a nuovo. che uomo benedeto. che grande instituzione la chirurgia. e dici addio alla suora. 2019_3594_000554 la vedova ebbe un moto di dispiacere, strinse meglio sul petto il bambino e rimase lì impiedi, aspettando ancora, sperando ancora. è proprio impossibile, mormorò timidamente. eh fece il vecchio, sicuro impossibile. voi siete sua madre, non è vero? 2019_3594_000555 mi si stringe l'animo. dov'è l'azzurro? dove il sole? dove il buon sangue e la buona salute nelle persone? dove l'aria e la luce nelle case e nelle botteghe? 2019_3594_000556 accidenti. sei un bel seccatore, tu con la tua suor carmelina. guarda, ieri ella m'ha, mi ha, come si dice, intenerito. 2019_3594_000557 era un vecchietto pieno di delicatezze. continuavano le prove della società del quartetto. una mattina il professore otto richter se ne venne nel vicoletto con tra mani un libriccino di elegante edizione tedesca. 2019_3594_000558 sui gradini erano seduti tre vecchietti pezzenti di san gennaro in chiacchiere con una venditrice di melo. la vedova s'accostò guardando nella cesta. 2019_3594_000559 vattene, vattene, che è meglio una bocca di meno. nella notte, mentre la lampada ardeva, innanzi a una madonna sul canterano, lei chiamava sotto voce chiarinella. la bambina non avea chiuso occhio, rispondeva sommessamente: ah. 2019_3594_000560 pel sacrificio che aveva fatto, si sfogava con la povera bestia la quale, scotendosi tutta con un balzo alla prima frustata incollerita che le toglieva il pelo, rabbrividiva di sorpresa e di dolore. 2019_3594_000561 quello, mormorò puveriello. dopo un momento chiese: serafina, resta qua, non si può. dopo medicata andrà agl'incurabili donne, qui non se ne ammettono. rispose il cerbero, tornando feroce e voltando al vecchio le spalle. 2019_3594_000562 hanno due soldi in tasca per la merenda, ma le labbra carezzano il gambo d'un fiore o sorridono deliziosamente a un giovanotto cocchiere padronato che sorride e minaccia con la frusta elegante. 2019_3594_000563 e camminando si rodeva dentro con gli amici che non eran venuti. con la umana leggerezza che dimentica tutto con sè stesso, che era tanto ingenuo da contare su tutti. 2019_3594_000564 me ne andai per via, camminavo come intontito il piccino. benedetto piccino, il piccolo amico mi seguiva. mi seguiva la sua vocetta tenera, come ora mi parla. mentr'io scrivo di lui a te, perchè in questa malinconica mattina di marzo egli è qui, accosto a me. 2019_3594_000565 quattro mesi fa antonietta chiese in grazia alla zia che le facesse pigliare un po d'aria. l'usignuolo s'annoiava in gabbia e come la zia non poteva accompagnarla, ella uscì sola a passeggiare, se ne andò in villa. lì non si sa come. 2019_3594_000566 cuori di seta cremisina sui fiori dai pistilli di conterie luccicanti. tra costoro è una rossa pallidissima, un po lentigginata sulla faccia di madonnina bisantina. 2019_3594_000567 fece il vecchio sottovoce: lascialo stare, tu si sveglierà. ricopritelo con lo sciallo, poverino, appariva mazzia sotto la portiera impassibile. dunque fece il vecchietto. 2019_3594_000568 tutta la vita grama di questi lavoratori del mare s'agita, ripullulando in case buie, profonde, umide, un tristo e schifoso spettacolo, poco lontano dall'azzurro divino spettacolo del mare innanzi al quale la mia mano freme sulla tavolozza. 2019_3594_000569 malia, quando qualcuno dei giovanotti che frequentavano la baracca le avea regalato dei pasticcetti nell'intermezzo, entrando in casa si buttava sul letto tutta stracca, senza nemmanco spogliarsi. 2019_3594_000570 rispose: dimandatelo a lei. e se ne andò tra la guardia di pubblica sicurezza e uno degli allievi carabinieri. l'altro si fece aiutare dai più coraggiosi e adagiò il cadavere in quella vettura che si trovava nel vicolo. era diventato pallido, il povero giovanotto. per la prima volta si trovava accosto a un morto. 2019_3594_000571 sottovoce, sbuffando come inciampava nell'oscurità, col piede in una rotaia di tranvai che lo sbalzava da un lato, sorprendendolo dolorosamente. la luce dei magazzini gli abbagliava gli occhi. a volte sentiva fra le spalle come delle punture di aghi. 2019_3594_000572 ha chiusi gli occhi, ha scosso tristemente il capo. non ho nessuno e come nessuno: fratelli, sorelle, nessuno. ti dico, caro mio soggiunse, il mio amico. sono stato preso da una grande pietà. 2019_3594_000573 era una striscia tutta nera, indecisa intorno. la città spariva in quel fumo che pareva covasse un incendio, ma nel cielo affollato di nuvoloni. 2019_3594_000574 ho conosciuto tempo fa suor carmelina, una giovane donna sottile e bianca: bianca come una vergine, di cera pallida come un'ostia nell'ombra. i malati la chiamavano la santarella. 2019_3594_000575 aveva un piccolo grembiale bianco, le scarpette molto vecchie, una vesticciuola scura stinta, troppo grande per lui. in una scarpa il piede non era entrato tutto, ne scappava fuori il tallone ove faceva sacco la calza. 2019_3594_000576 alle prime confidenze ch'egli era venuto di germania in italia a piedi, amici, capite a piedi. ne rimasi inorridito, io che adoro le vetture, la ferrovia, le tramvie, tutto che è mezzo di trasporto. 2019_3594_000577 nemmeno una parola per quella povera bestia, tremante di freddo e di paura. bella carità cristiana. e così il canarino, a poco a poco, s'abituò ad ogni sorta d'ingenerosità. nessuno si pigliava pena di lui, ma nessuno però lo veniva a seccare meglio così. 2019_3594_000578 vedite a fantasia. e l'ommo addò va a sbattere. ha esclamato una rossa in camicetta bianca e ho visto la capera che rispondeva dal balconcello col secchietto in mano. 2019_3594_000579 tutta occupata dall'oscurità. appena di sotto l'uscio ci si vedeva il lettuccio. di contro le parete, ove gli strappi al parato meschino scoprivano la grigia nudità del muro. l'umido penetrava nelle ossa selletta. lì dentro ci aveva persa la salute. 2019_3594_000580 dalle sette e mezzo della mattina fino alle dieci, la carneficina delle vacche al macello di poggioreale si compie tra uno strano affollamento di bevitrici di sangue dura, tra i desideri sanguinosi delle anemiche delle clorotiche, delle povere fanciulle sbiancate in faccia come la cera. 2019_3594_000581 signore fece la vedova che c'è, chiese lui, mettendo il piede sul primo gradino dell'altra tesa e voltandosi dove si va per vedere, per parlare con un bambino. io ho qui mio figlio. 2019_3594_000582 faceva un gran freddo, ma il tempo era sereno e la via asciutta. la bambina batteva ogni tanto i piedi a terra per riscaldarsi, afferrata con una mano alla veste della madre che le covriva il pugno. l'altra mano aveva ficcata nella piega dello scialletto alla vita. 2019_3594_000583 lasciano piovere una scialba luce sul selciato sconnesso che somiglia una disgregata sutura di un cranio in cui s'infiltrino fantastiche lacrime, e qua e là per terra si fanno bianche lucentezze sulle gobbe dei più gibbosi lastroni nel lontano, ove la strada è per finire. 2019_3594_000584 in un tramonto estivo nel quale si spegnevano l'ultime luci. perfino nella bottega delle ricamatrici, la rossa è chiarissimo il ricordo nell'anima mia: aveva poggiato il gomito sull'asse del telaio e nella bianca mano raccolto il mento. 2019_3594_000585 un vecchio che cerca invano un pezzetto di sole per la sua panchetta di franfellicche e la buia, misteriosa cantina che raccoglie tutta la gente affamata e puzzolente del quartiere, la cantina della miseria in cui al venerdì 2019_3594_000586 questo tempo nostro, il rione è semplicemente felice della sua nettezza e del posto. a un certo punto il parapetto della via è rotto dai primi gradini d'una scaletta malconcia. 2019_3594_000587 era stata trasportata su alla sala delle medicature una donna, una giovane, cinque coltellate, nè più nè meno. la donna si lamentava, si guardava intorno smarrita, mormorando: sant'anna mia, ve faccio nu voto, scanzateme uh. 2019_3594_000588 lo sguardo della piccina incantata passava dal calamaio a un fermacarte di cristallo sotto il quale si vedeva la chiesa di san pietro col cupolone, la piazza e la gente in cammino tutto colorato. 2019_3594_000589 ne ho viste tante in mia vita. io mi secco assai di dovermene stare qui inchiodato in questo letto tra lamenti, spasimi, morti subitanee e morti lentissime che non arrivano mai. sono impregnato di acido fenico. 2019_3594_000590 e voi glie le portate. a donna nena poveretta, direte che le avete avuto dalla signora vostra. date qua fece la serva, levandosi che tutto è buono quand'è carità. oggi glie le porto. 2019_3594_000591 questa napoli ha un clima variabilissimo: una bella giornata calda, soleggiata, e poi al giorno appresso acqua, vento e tempesta. a novembre pigliai una mezza bronchite che mi confinò nel letto per dodici giorni: pioveva, pioveva. sempre una grande malinconia, caro paolo. 2019_3594_000592 i rondoni al solito dicevano male del vicinato: quello era bello, quell'altro era brutto. la tal signorina non sapeva cantare. il violinista del quinto piano pigliava acuti stonati. il portinaio non badava troppo alla figliuola. 2019_3594_000593 da buchi neri che a notte diventavano case di nottole. le carrucole nei pozzi stridevano le secchie, si urtavano le serve a prima ora. trovandosi tutte ad attingere, dicevano male della gente, appiccicando a ognuno un aggettivo. 2019_3594_000594 allora, come v'ho detto, io lavorava da quel sarto alla giudecca, io dormiva nella bottega sopra un divano sconquassato e pensavo sempre a lei che se n'era fuggita tre mesi senza vederla. considerate voi che siete padre, avete figlie. 2019_3594_000595 un mio amico chirurgo operò sopra una contadinella nel candido seno. entrò la lama tagliente del bisturi. la contadinella dormiva. 2019_3594_000596 peppino battimelli, in camicia azzurra, rimboccate le maniche fino ai gomiti, sognava in una gran seggiola alta che lo faceva troneggiare sulla banca sui limoni. 2019_3594_000597 ah, è vero. soggiungeva con le lagrime agli occhi. io non aveva pensato a questo, ma già avranno medici e medicine e se accade che lui s'ammali lontano sia, me l'hanno da far sapere. vi dico che non lo fanno sapere. sentenziava la fusco. 2019_3594_000598 vonno anche i modesti. il canarino si guardò i pieducci, ripulì il becco a un ballatoio della gabbia, si piantò, saldo sulle gambette e si mise a cantare. se il mio nome saper, voi bramate. 2019_3594_000599 l'oro del ricamo non ha più luce di quello dei capelli di lei che, a volte, rischiarati da un filo di sole, si accendono. questa è la reginella di. 2019_3594_000600 l'ometto era tutto affaccendato a copiare e a poco a poco l'albo s'andava coprendo di poponi e mazzi di pomidoro, mercanzia d'ogni finestrella. 2019_3594_000601 che importava la sua vedovanza. a volte meglio una vedova che una zitella, ma peppino non ne voleva sapere che peccato. verso le cinque o le sei della sera le comari del vico scopavano le case. qualcuna si pigliava briga di rinfrescare il selciato arso buttando acqua qua. 2019_3594_000602 chiarinella rimase sola. dopo un momento scese, rovistò in un angolo, trovò quello che cercava e, trascinandosi sino al letto, con uno sforzo che dopo la fece piangere, attaccò al bastone della spalliera una piccola calza bucherellata. 2019_3594_000603 sotto un balconcello, dalla balaustra di colonnine di legno, una balaustra a petto di colombo, come se ne vedono spesso nei quartieri bassi di napoli, tra le colonnine barocche. in maggio, 2019_3594_000604 il misero lume a petrolio onde furono rischiarate, presso agli esami, le veglie laboriose d'uno studente di medicina, la gran seggiola a ruote d'un paralitico. 2019_3594_000605 povera piccina faceva povera chiarinella mia, le portava un'arancia fresca, sedeva accosto al letto e si metteva a toglierne la buccia e la pellicola, dividendola a spicchi, che la bambina succhiava avidamente in silenzio. 2019_3594_000606 ma un po di danaro lo mettevano da parte via. e c'è stato sempre don procolo, il signore che ha riparato spesso e volentieri. don procolo, un attempato arzillo, negoziante e proprietario, veniva a sera a trattenersi nella bottega. 2019_3594_000607 ancora. i capelli neri erano copiosi e belli ancora tra la frangia diffusa. gli occhi neri splendevano ancora. la bella bocca era rosea. 2019_3594_000608 non avrebbe detto nulla all'amministratore se non fosse capitato il piccino, ch'è malaticcio e debole e col vento in casa, sentite interruppe la rivendugliola. io vi do questo paio di calze pel piccino. 2019_3594_000609 tornite e lisce, rimane un poco a guardare nella viuzza, chiacchiera con una sua comare e torna in camera per riuscirne. dopo un pezzetto, con un secchio in mano, inaffia le rose e si china ad aspirarne il profumo. 2019_3594_000610 il caffè, per acquaccia nera che sia, mi permette di studiare e di leggere fino a notte avanzata, e ciò mi fa bene, lasciandomi dimenticare, sviando il pensiero e interessandomi a qualche cosa fuori di me stesso. 2019_3594_000611 se la bambina è buona, la befana viene a mettervi un regalo bello. se è cattiva, vi mette i carboni. senti soggiunse? ora me ne vado, ti mando cristinella. 2019_3594_000612 eccoti un soldo. ora mi fai un bacio. le sue piccole labbra febbricitanti toccarono lievemente le mie. il secondo soldo scomparve con la manina in cui era stretto sotto le coltri. 2019_3594_000613 come avrei potuto chiamarlo? ah, nunziata mia, voi non sapete i guai miei. e si metteva a raccontarglieli sotto alla porta, mentre la nunziata, a ogni momento, correva dentro a invigilare il ragù di cui l'odore piccante entrava nella camera di. 2019_3594_000614 che a poco a poco ha fatto di lui un personaggio da burla. vuote le occhiaie, come colui della bibbia che in castigo ebbe mangiate le pupille dai vermi. l'infelice coronato pur vive ancora e concede la limpida vena dell'acqua a un popolo. 2019_3594_000615 dice che peppino battimelli è ammattito. per amore, peppino battimelli. aveva la sua banca in un cantuccio in penombra nel vico. 2019_3594_000616 ogni giorno, all'uscire dalla stanzetta piena di sole, fingevo di scordarmi della sua offerta per sentire subitamente la vocina di lui balbettante, vulite. 2019_3594_000617 e par che il borbottio si parta dalla sconquassata bocca del re sovrastante di questo ammantellato padrone della strada e lamenti la miseria del tempo, tutto roso dall'umido e dallo stesso tempo ingrato. 2019_3594_000618 serafina, martedì maggio. il guardaporta dello spedale dei pellegrini è un burbero rossiccio il quale, quando in certi giorni ha infilato un soprabito che gli batte alle calcagna, tutto stinto e sparso di macchie d'olio, quando ha caricata la testa d'una tuba mostruosa. 2019_3594_000619 fu come una visione. che bella donna. mormorò manlio come parlando a se stesso: bellissima. sospirò l'altro senza 2019_3594_000620 dopo bevuto il caldo sangue spicciato dalle carotidi incise, si passa in una stanzaccia nuda e sporca e lì si sciacquano le coraggiose bocche femminili e le mani insanguinate. a parte il bene che può fare questo rimedio novello, lo spettacolo è orribile. 2019_3594_000621 la vedova pagò i due soldi e si mise a salire la scala dell'albergo con dietro la bambina tutta felice delle mele sul largo pianerottolo. non sapeva dove più andare. le porte erano molte, la scala continuava: è qui? chiese la bambina. 2019_3594_000622 il lettuccio, la spinetta antica, la poltrona favorita, il boccaletto a fiori ove così spesso l'amata ha bevuto i pensieri dell'amante. 2019_3594_000623 che cosa avete in braccio? dimandò aguzzando lo sguardo di sotto gli occhiali. la vedova alzò un lembo dello sciallo, scovrendo il piccino che dormiva tranquillamente con una mano sul petto. 2019_3594_000624 ma eran sogni d'oro quelli che lo cullavano allora. dormiva sino a giorno, tutto d'un fiato sotto la coltre doppia che a volte, quando non aveva ancor chiusi gli occhi, sentiva a rimboccarglisi sotto al mento dalle mani leggere della madre. 2019_3594_000625 certamente pensava ad altro. una tossicina stizzosa la coglieva di tanto in tanto e i colpi della tosse, tre, quattro volte, rompevano senza eco il silenzio intorno. spesso di sopra un carabiniere si metteva a cantare presso una finestra. 2019_3594_000626 pure lei morta. fece la sarta intenerita e carezzò la testa bionda del piccino, il quale levò gli occhi a guardarla. subitamente irruppe la folla di tutti i monellucci del vicinato. arrivava il carrozzone. allora gaetanella rocco portò fuori il piccino mettendogli in mano una ciambella. 2019_3594_000627 o in qualche altro posto dove musica si facesse. era la sua grande passione. una mattina lo vidi che seguiva le esequie di un capitano suicida. era accanto alla banda musicale, tutto pensoso. 2019_3594_000628 i numeri erano segnati con la matita. non avendo a fare altro, collaudai l'addizione con le mani in saccoccia e l'anima tutta dietro i miei tisici ricordi aritmetici. il cassiere avea ragione, la somma era giusta. 2019_3594_000629 quelle del posto non si muovono se non le trattate a dovere e voglion la corsa intera per quattro passi. come le hanno avvezzate i signori ricchi che portano il collo stretto nel solino? 2019_3594_000630 soltanto la piccola stanzuccia a vetri sa il mistero della piccola suora. nessuno ha potuto mai sentire i singhiozzi di una piccola suora. io chiedevo sempre a un mio povero amico malato a quello spedale che ne pensasse di suor carmelina. si capisce ogni giovanotto in presenza d'una di queste figlie della carità. 2019_3594_000631 lui mi salutava con la mano, levando il braccio nudo, sorridendomi: ah, questo piccino malato, questo piccolo piccino pallido, pallido, questa mia novella amicizia puerile. tutto il giorno son rimasto a pensarvi. 2019_3594_000632 notte della befana il letto di chiarinella. l'avevano collocato in un angolo ove arrivava tutto il sole nel verno. quando il sole era dolce, la poverina s'addormentava in un'onda luminosa che le scaldava le manine esangui sulla coverta. 2019_3594_000633 di faccia al corso. dal mare saliva una nebbia densa come fumo di officina. lambiva le falde del vesuvio, lo nascondeva fin quasi alla cima. vagamente s'indovinava nel porto una gran nave. 2019_3594_000634 lo spiumaccino invernale. ricordo della povera mamma morta che usava di tenerlo sui piedi. tutto ciò passa innanzi agli occhi nel sole e cammina e muta posto e va altrove e passa da una luce d'un quinto piano all'oscurità di un pianterreno. 2019_3594_000635 selletta mazzia. fatemi il piacere, guardate un po dentro in archivio, se c'è larissa, e parlatene a lui di questo ragazzo. anzi, fatelo venire qui che sarà meglio. come si chiama chiese l'impiegato alla vedova giuseppe selletta? 1595_3627_000000 ah, madonna fiordalisa, siete voi che l'avete voluto. se non vi prendeva quella sciocca mania per l'amico spinello, mastro jacopo vi avrebbe concessa a me suo primo discepolo ed io, chi sa, avrei potuto anche diventare un maestro. dicono che l'amore faccia miracoli. 1595_3627_000001 fiordalisa non esciva di casa che i dì di festa per andare nel duomo vecchio agli uffizi divini. ma tanto bastava perchè la vedessero tutti e perchè ci fossero di gran capannelli sul sagrato del duomo quando ella doveva passare. 1595_3627_000002 il fiorire della bellezza era stato precoce e il ronzio dei calabroni del pari. lodata, ammirata, corteggiata alla larga, ma con visibile assiduità. 1595_3627_000003 questa è una bella memoria, ma non gli è da questa qualità che si conosce il pittore. val meglio, assai meglio, saper copiare con diligenza quel che si vede, anzi che rammentare a un dipresso quello che si è veduto una volta. 1595_3627_000004 del resto, i pittori non erano che una frazione degli scudai, rotellai, palvesai ed altri artefici di quella fatta, nè si credevano diversi da questi, poichè tutti dipingevano le pezze onorevoli e le imprese negli scudi degli uomini di guerra. 1595_3627_000005 infatti disse a sua volta: parri della quercia, è proprio lei, o una che le somiglia di molto. ma perchè, dicevi, tu dianzi che il maestro non ha veduto questo disegno? è impossibile che non abbia riconosciuta la sua figliuola. 1595_3627_000006 spinello le vedeva solamente verso sera, quando egli si riduceva nel suo osservatorio. le donne che stavano allora levando i pannilini dal sole salutavano lui molto garbatamente ed egli rendeva il saluto, né più altro aveva che fare con esse. 1595_3627_000007 io messere rispose tuccio, con aria discreta. penso che il povero spinello sia stato tradito da qualche compagno d'arte invidioso della sua fama, perchè, in verità, supporlo ignaro dell'effetto dei colori non si può. tanto varrebbe il dire che egli non conosce i primi elementi della pittura. 1595_3627_000008 ma se jacopo di casentino gli ha dato a dipingere una delle medaglie che erano stale allogate a lui, bisogna dire che ha stima del suo discepolo e come quanto al dipinger lui per lo scolaro o come si potrebbe intendere per danari, no, certo che gli spinelli fanno già molto ad accozzare il pranzo con la cena. 1595_3627_000009 non gli restava altro lume che quello dell'arte, ma era un lume a sprazzi momentanei quando l'uomo si trovava sulla sua impalcatura con la tavolozza e i pennelli tra mani. 1595_3627_000010 si vede che ci avete fitto il capo, notarono facetamente i massari. sì, messeri, ci ho fitto il capo, ma credo anche di poter dire che non fo ad ingannare nessuno. 1595_3627_000011 ecco qua aveva detto, mettendo il rotolo dei fogli sotto il naso dei suoi fattori lasagnoni: imparate quando vi dico che bisogna copiare dal vero. voi altri invece perdete il vostro tempo a grattarvi le ginocchia, si intende quando non giuocate a zara. 1595_3627_000012 tirato dalla fama di spinello e veduta la bontà delle figure che egli dipingeva, un altro ragguardevole cittadino di firenze, messer barone capelli, volle che il giovane protetto dell'acciaiuoli dipingesse nella cappella principale di santa maria maggiore molte storie della madonna a fresco ed alcune di sant'antonio abate. 1595_3627_000013 dio santo, che occhio di sole. esclamò egli dopo aver guardato verso il balcone della casa vicina. ecco un bel modello per la santa lucia. per intendere la frase di tuccio vi bisognerà sapere che spinello aveva avuto, alcuni giorni prima, la commissione d'una tavola a tempera per l'altar maggiore di santa lucia de bardi. 1595_3627_000014 oh, ecco, gridò egli ghignando. ecco una riprova di ciò che ha detto parri poc'anzi sulla varietà delle espressioni. guardate, tuccio di credi se non sembra tutt'altri. o tuccio, chi ti facesse il ritratto in questo momento, in fede mia, non ti renderebbe un servizio. 1595_3627_000015 orbene, proseguiamo a parlarci schiettamente. vostro padre vuole da voi questa consolazione, l'ultima che potrete dargli, da quel buon figlio che siete. morrà triste se non saprà che il vostro spirito ha ritrovata la pace. 1595_3627_000016 parri della quercia e tuccio di credi, volonterosi aiutanti, si fecero in quattro per servire il maestro in quelle ricerche e in tutto l'altro che gli fosse bisognevole. nella necessità si conoscono gli amici e quello era il meno che potessero fare per dimostrargli la loro gratitudine. 1595_3627_000017 passarono così altri due giorni senza che si tornasse su quel triste argomento. spinello era a lavorare in santa croce quando gli fu annunziata la visita di messer dardano acciaiuoli. 1595_3627_000018 il vecchio pittore tornava a casa con un cuore tanto fatto. egli era il più felice tra tutti i babbi d'arezzo spinello, dal canto suo, era oppresso dalla gioia. quel vincitore aveva l'aria d'un corbello. 1595_3627_000019 si faceva capannello intorno ad un pezzo grosso che era: fategli di berretta messer lapo. buontalenti, i quattrini non gli mancavano, a quel giudice di cose d'arte n'aveva tanti che potevano tenergli luogo di giudizio. 1595_3627_000020 venne la ghita, una bella ragazza a non guardare che la testa capegli, neri come l'ebano, occhi neri e pieni d'espressione, nobili e delicati, i lineamenti, bianca, la carnagione e soave, il sorriso che prendeva lume, in giusta misura, dalla bontà dell'animo e dalla bellezza della bocca. 1595_3627_000021 mastro zanobi, intenerito, strinse fra le sue braccia il futuro suo genero. l'avete detto? rispose: l'avevo detto fin dal primo momento che vi ho veduto: ecco un giovine dabbene. 1595_3627_000022 è bello il vivere quando si spera. è bello il rispondere per opere egregie in mezzo a suoi simili, quando si può riferire ad una persona cara i proprii trionfi, deporre a suoi piedi le palme raccolte e gli allori mietuti. 1595_3627_000023 oh, quell'uomo, quell'uomo, come dovrà pagar caro il suo tradimento, perchè io lo ucciderò. sai, lo ucciderò come si uccide un rettile: schifoso e malefico. 1595_3627_000024 pistoia non aveva avuto un'arte propria nell'architettura. aveva sentita da principio l'influenza dei pisani. nella pittura sentiva quella dei fiorentini, ma fosse di firenze o di pisa, quella era sempre arte paesana. la cattedrale sant'andrea, il battistero san giovanni fuoricivitas, il palazzo del podestà. 1595_3627_000025 quel giorno spinello si arrischiò a tornare sulla terrazza, ove da una settimana non aveva più posto piede. monna ghita non si vedeva al balcone ed egli si trovò meno impacciato. la corrente del fiume scendeva gorgogliando di sotto gli archi del ponte vecchio ed egli stette ad osservar la corrente. 1595_3627_000026 quel giorno, spinello, deliberò di piantar lì il suo ritratto per cominciarne un altro. v'ho a dire che gli riescì meglio del primo, sarebbe una bugia. v'ho a raccontare come non gli riescisse, sarebbe una ripetizione. 1595_3627_000027 in quei tempi di fede viva, la cosa poteva benissimo intendersi per quel verso e il ragionamento non faceva neppure una grinza. spinello si portò tanto bene in quell'opera, così nel colorirla come nel disegnarla. 1595_3627_000028 indi, alzando la voce, gridò a me la mia gente, a me vivaddio rispose allora spinello, voi siete un giudice ed io sono la giustizia divina in quest'ora. 1595_3627_000029 ma uno solo meritava il nome di discepolo e si domandava: spinello, figlio ad un certo luca spinelli, fiorentino, che era andato forse vent'anni addietro ad abitare in arezzo quando una volta, fra l'altre, erano stati discacciati da firenze i ghibellini. 1595_3627_000030 donato. frattanto spinello spinelli, andando dalla bottega al duomo, ci aveva da rispondere a tutti coloro che lo fermavano per via e da mandar giù le condoglianze più o meno sincere, che tornano così moleste ad un galantuomo quando ci ha l'anima oppressa. 1595_3627_000031 comunque sia, andate in val di chiana e smontate ad arezzo. la città non è vasta, ma che importa? il guadagnoli che era d'arezzo pensava forse alla sua terra quando diceva ad una graziosa dama: signora, se l'essere piccina d'aspetto vi sembra difetto, difetto non è. 1595_3627_000032 messer dardano capì facilmente che il cervello del suo amico andava in processione e ripigliò tranquillamente il discorso. voi ricorderete: spinello mio, che tuccio di credi. qualche tempo fa si era risoluto di andarsene dal vostro servizio. temeva di esservi inutile, il poveretto. 1595_3627_000033 quei due nobili cuori, separati dalla tristizia degli uomini, erano dunque resi a sè stessi e si confondevano allora, tanto più infiammati l'uno dell'altro quanto più lunghi erano stati il desiderio e la pena. 1595_3627_000034 che la figliuola di un artista non doveva sposare che un artista. la cosa tornava bene all'umore bizzarro di mastro jacopo, ed egli aveva fatta sua l'ideina germogliata nel cervello della sua fiordalisa. 1595_3627_000035 tuccio di credi, venuta la sua volta, gli aveva soggiunto: godete gli applausi, essi vi aiuteranno a sopportare le fischiate. perchè, badate, la vita è tutta così. oggi in alto sul candeliere, domani giù e costretti a correre come cani bastonati. 1595_3627_000036 chi erano quei taciturni e quale era la cagione della tristezza profonda che si leggeva sul volto del più giovane dei due. il vecchio gentiluomo volle saperlo e perciò, lasciato che spinello andasse per la terza volta a sedersi in piazza di santa maria, corse dietro al compagno. 1595_3627_000037 chi dice che non sia suo, chiese timidamente: parri della quercia. non hai inteso? lo dice tuccio di credi, adagio cristofano. io non ho detto nulla, si affrettò a rispondere. tuccio di credi. almeno non ho fatto che accennare un sospetto, anzi la possibilità d'un sospetto. 1595_3627_000038 l'unica novità che io possa raccomandarvi è questa: fate, fate. non vi stancate di fare e per intanto smettete le ciance che il fistolo vi colga. 1595_3627_000039 la sorte della giornata, almeno per ciò che si rappresentava all'occhio, poteva rimaner dubbia ed esserne scemato per conseguenza l'effetto. ma lucifero, in quella vece era vinto, lucifero piombava giù nell'abisso. 1595_3627_000040 e andate, tuonò il maestro dando un'alzata di spalle: andate con lui, e col malanno che il ciel vi dia. fu questo il commiato di mastro jacopo di casentino ai suoi degni scolari: angiolino lorenzetti, detto il chiacchiera, lippo del calzaiolo e cristofano granacci. 1595_3627_000041 quella povera donna non sapeva quel che si dicesse, parlava a caso, seguendo l'ispirazione della paura. aveva sospettato poche ore innanzi, ma in quel punto indovinava il triste dramma a cui il destino aveva data una così dolorosa catastrofe? 1595_3627_000042 e allora chi avrebbe avuto cura del babbo? un uomo solo ha bisogno di tante cose nel governo della casa che una donna gli è più che utile, necessaria, nè basta a lui di essere in tal condizione. 1595_3627_000043 se ti riesce sul muro quell'aria di testa come t'è riescita sulla carta, hai vinto per mia fede un gran punto. spinello fuori di sè dalla gioia, buttò le braccia al collo del maestro, via via ripigliò il vecchio pittore, schermendosi male da quella dimostrazione d'affetto. non son mica. 1595_3627_000044 disgraziato spinello compatitelo. non accade a tutti di avere perduta una donna fieramente amata e di vederla di punto in bianco ritornare dai regni della morte. 1595_3627_000045 non è grave, esclamò egli, restando fermo nel suo atteggiamento per non avere a perdere il contatto di quella mano adorata. non è grave, voi dite, ma è il vostro ritratto che non mi riesce di fare. è il vostro ritratto, capite fiordalisa. 1595_3627_000046 la sua bontà gli aveva parlato al cuore. lo aveva innamorato senz'altro. e il vecchio cavaliere, poi, che spinello si fu allontanato da firenze, prese a seguire i suoi trionfi artistici nelle varie città di toscana che facevano a gara per averlo. come un padre seguirebbe da lunge, con gli occhi dell'anima i trionfi d'un figlio diletto. 1595_3627_000047 questo aveva osservato spinello, senza badarci più che tanto, del resto una savia e costumata fanciulla che non alzava mai gli occhi a guardarsi d'attorno. quando egli, disoccupato com'era, alzava a caso la testa, intravvedeva la sua vicina con lo sguardo basso, sempre intento al lavoro. 1595_3627_000048 riderà bene chi riderà l'ultimo. soggiunse spinello, passando attraverso il crocchio e dando un'occhiata severa al beffardo suo giudice. il buontalenti non poteva lasciar passar nè l'occhiata, nè la risposta. egli rideva, appunto, e scherzava sulla disgrazia del pittore. la bottata era dunque per lui. 1595_3627_000049 messere. statevi con dio e non vi provate a tenermi dietro soggiunse vedendo l'atto di spinello che voleva scagliarsi contro di lui. voi andate qualche volta senz'armi, io non ho mai dimenticato questo spuntone che so maneggiare al bisogno e che punge assai meglio della vostra lingua. 1595_3627_000050 spinello trovò nel suo memore affetto il coraggio di andare fin là ad inginocchiarsi sulla pietra che copriva le spoglie mortali della sua fidanzata e vi rimase lungamente, piangendo e chiedendo perdono a quell'ombra adorata di aver data la mano ad un'altra donna. 1595_3627_000051 perchè no? vediamo anzi tutto che cosa sai fare. un o come giotto, una linea come apelle. ohimè, maestro, assai meno disegno, alla meglio o alla peggio, come vi parrà meglio, senza ombra di studio. bene, 1595_3627_000052 mi sembra d'averne udito parlare. notò il vecchio gentiluomo e voi mi dite che adesso non fa nulla, nulla affatto, messere. la sua afflizione è tale che gli toglie perfino il pensiero delle necessità della vita. suo padre l'ha affidato alle mie cure e se non ci fossi io, egli certamente si lascerebbe morir di fame. 1595_3627_000053 ma una zia si trovò ed anche una copia di cugini o di cugine, a cui si aggiunse una mezza serqua di amici vecchi che potevano considerarsi come parenti o giù di lì. 1595_3627_000054 fanciulla. notò da principio il volto che ora bianco come il marmo indi, toccò il polso e pose la mano al petto interrogando le fonti della vita. da ultimo accostò la guancia alle labbra per sentire se ci fosse ombra di respiro. 1595_3627_000055 del resto, il miracolo di san donato richiedeva tutto il suo tempo. spinello era pieno d'ardore e passava sul trespolo le intiere giornate lavorando alla brava. i pennelli nelle sue mani andavano e venivano come la spola in mano alla tessitrice. 1595_3627_000056 spinello era rimasto avvilito, quasi istupidito, come il povero villano che veda il suo campo devastato dal turbine e perdute in un'ora tutte le speranze d'un anno. la similitudine, se non m'inganno, è classica, ma a questo che ci posso far io? è la sola che mi si. 1595_3627_000057 di salire sull'impalcatura se non fosse stato presente spinello. non si sa mai, diceva egli ridendo, potrei essere sonnambulo, venire in duomo senza avvedermene e tentare di salire quassù per fare qualche tiro mancino sotto la guida del diavolo. 1595_3627_000058 ti amo, ti amo un fiotto di sangue. interruppe lo sfogo di quell'anima addolorata. mia buona signora, chetatevi disse amorevolmente la contadina, voi vi affaticate troppo. no, no, lasciami parlare. ottima cia, ho pochi istanti di vita. 1595_3627_000059 quanto a tuccio di credi, avete veduto come egli, dopo aver data la notizia e lasciato cadere il sospetto, si fosse affrettato a dire che la cosa non poteva esser vera e che spinello spinelli era un ingegno nato di schianto. una nuova speranza dell'arte. 1595_3627_000060 spinello spinelli era alloggiato, a grande onor suo, nelle case dei cancellieri, antica e potente famiglia ed una tra le due che avevano data la stura alle ire cittadine di pistoia, dilagate poscia a firenze e via via per tutte le città e per tutte le borgate d'italia. 1595_3627_000061 povero tuccio, mormorò spinello. io debbo esservi grato di tante cure amorevoli, cure inutili. del resto, soggiunse egli sospirando. a che serve la vita? 1595_3627_000062 spinello per altro non poteva lagnarsene troppo. il suo compagno d'arte non aveva peccato che per eccesso di zelo, così grande era il tesoro dell'amicizia sotto quella ruvida scorza d'uomo. 1595_3627_000063 la sventura toccata a mastro jacopo di casentino fu profondamente sentita in arezzo. il vecchio pittore aveva molti amici ed era ben voluto anche da coloro che lo conoscevano appena. 1595_3627_000064 mentre egli così sfogliava i quaderni del giovine. seguitando la sua strada verso casa, gli venne veduta, tra l'altre cose, una figura di donna. era a mala pena accennata, ma il pittore non durò fatica a riconoscere d'onde spinello avesse tratto il suo tipo. 1595_3627_000065 ma io non ne cercherei altra che valesse altrettanto, quand'anche sapessi di trovarla al mondo. nè vorrei cercarne una che agli occhi altrui potesse parere. scelta da me per le grazie della persona. su ciò mi troverete saldo messere nè essere nè parere. anco lontanamente infedele a quell'immagine di celestiale bellezza. 1595_3627_000066 bisogna correggere, perchè questo incarnato nel viso olivastro vuol essere anzi terreo come il colore della morte. e questi occhi, perchè così belli, ispide sopracciglia, rughe precoci in cui vorrebbe appiattarsi la malvagità del pensiero. 1595_3627_000067 fiordalisa fremette pensando a ciò che era accaduto di lei, ma indovinò in pari tempo che la sua morte apparente era stata procurata dalle arti d'un tristo che lavorava a benefizio d'un altro. e il senso che questa scoperta doveva produrre nell'animo suo le si dipinse nel viso. 1595_3627_000068 ma il povero parri della quercia morì giovane, non lasciando raccomandato il suo nome che ad una tavola di santa margherita nella chiesa cattedrale di cortona e tuccio di credi. 1595_3627_000069 una di loro, più giovane all'aspetto, restava più lungamente in vista lavorando di cucito. così almeno si doveva argomentare dall'atteggiamento del viso chinato su qualche cosa che il parapetto non consentiva di scorgere e dal moto uniforme e continuo, come di persona che tragga il refe. 1595_3627_000070 di che vi dato pensiero. gli disse: son tre fattori che se ne vanno, ma restiamo ancora in tre per fare il lavoro di tutti. non ci sarà mica bisogno di chiudere bottega. io, come vedete, ho già incominciato a far la parte del chiacchiera. anzi, fo meglio di lui perchè macino di più e chiacchiero meno. 1595_3627_000071 erano quelli i bei tempi della pittura giotto. con nuova maniera, sciogliendo la figura umana dalle rigidezze dell'arte bisantina, aveva additata una strada su cui tutti i giovani si gittavano animosi sperando di avanzare in eccellenza. il maestro. 1595_3627_000072 gli sguardi abbattuti della brigata dissero a mastro jacopo che la speranza con cui era tornato in casa era vana. allora il povero padre si cacciò avanti con impeto disperato gridando: mia figlia, mia figlia. povero padre, faceva compassione a vederlo. 1595_3627_000073 rammento benissimo il discorso, rispose spinello, ma io allora non ci ho pensato più che tanto. lo capisco, ripigliò tuccio di credi, ma bisogna dire che la cosa vi sia rimasta impressa nell'animo, come accada qualche volta, senza badarci. 1595_3627_000074 ad un certo punto, riconoscendo che il secondo ritratto era peggiore del primo, gittò la tavolozza e i pennelli, cedendo ad un impeto di sdegno improvviso. o fiordalisa, gridò la natura si ride di noi, poveri sciocchi, i quali ci siamo fitti in capo di agguagliarla o almeno almeno di seguirla da presso coi nostri miseri spedienti. 1595_3627_000075 non era necessario che spinello la guardasse a quel modo. si sa, un ritratto non è un'impresa da nulla, complesso di linee, impasto di colori, luci ed ombre collocate al loro posto. non sono cose che si possano improvvisare. 1595_3627_000076 pure con tanta diligenza, con tanto desiderio di far bene, non riescire che ad un'opera mediocre. era doloroso e il povero spinello ne aveva un profondo rammarico. 1595_3627_000077 la cosa non era senza un grave pericolo, perchè allora la peste entrava di sovente nelle mura indifese delle città italiane e quell'ufficio di misericordia era una vera e propria milizia per gli animosi spregiatori della morte. 1595_3627_000078 che c'è, che c'è. entrò a dire: monna crezia. perchè domandate il nome dei vicini zanobi? perchè? perchè uno di costoro ha chiesta la ghita in moglie. vi pare che io non abbia il diritto di domandarvi qualche ragguaglio? 1595_3627_000079 l'occhio profondo e pieno d'espressione, la bocca tenue aperta ad un languido sorriso, che non era sempre di gioia, e il mento. sì, anche il mento, quel mento arguto e tondeggiante di paggio che era stato una volta l'argomento delle sue ammirazioni. 1595_3627_000080 il vecchio pittore era andato e tornato come un fulmine, trascinando con sè mastro giovanni da cortona, uno dei più valenti discepoli d'esculapio che fossero allora in arezzo. orbene, gridò il vecchio affacciandosi al loggiato, è rinvenuta. 1595_3627_000081 per giudizio universale. la città poteva rallegrarsi: il suo pittore era nato. mastro jacopo accoglieva con la sua aria burbera le congratulazioni dei cittadini. 1595_3627_000082 il che significa in buon volgare che ammirava a mezzo e che il silenzio nascondeva qualche altra cosa, come a dire un pochettino di tristezza. ma egli è di certe donne, il soffrire con misura. 1595_3627_000083 tagliarono il muro intorno all'affresco e, allacciatolo ingegnosamente, lo portarono in città per collocarlo in via delle derelitte sotto il nome poco appropriato di madonna del duomo. 1595_3627_000084 tratto fuor di sè dall'angoscia, fece disegno di rapire all'estinta il bacio che mai non aveva avuto da lei viva, andato di notte tempo a bologna con un suo famigliare, aperse la sepoltura. 1595_3627_000085 crezia messer, spinello, spinelli. bene, voi sapete già il nome. ripigliò ironicamente, ma senza sdegno, il marito. e tu, ghita, lo sapevi anche tu, non è vero? 1595_3627_000086 sì, troppo bello. balbettò tuccio di credi, facendosi livido dalla paura che è. disse allora messer dardano, a cui non era sfuggito il tremito della voce di tuccio, che cosa avete voi? soggiunse tosto, vedendo il suo compagno con la cera stravolta. 1595_3627_000087 lo sono stato un pazzo. lo sono stato quando t'ho creduto un onest'uomo o tuccio di credi rettile, velenoso ed immondo spirito malvagio venuto daccanto a me per la mia dannazione. 1595_3627_000088 ma intanto che figuraccia. che cosa non si dirà dei fatti nostri in arezzo. che disse allora spinello, credendo di aver capito da quelle rotte parole l'argomento delle ire di mastro jacopo? avrebbero per avventura biasimato un vostro dipinto, entrerebbero a disputar d'arte con voi. 1595_3627_000089 e da ultimo, come abbiamo veduto dai disegni suoi, che erano andati sotto gli occhi di mastro jacopo, faceva ogni cosa a tratti di penna, lasciando che i lumi delle figure fossero resi dal bianco della carta. 1595_3627_000090 ah bene, ripigliò il buontalenti. sarete dunque voi che farete il miracolo. non lo farò io, messere lo farà il mio discepolo spinello, a cui è toccato questo tiro mancino. 1595_3627_000091 so bene che si mette in campo la fotografia. la camera lucida e la camera oscura aiuti potentissimi a trovare ciò che l'occhio non può dar sempre all'artista, ma forse che il sole non inganna anche lui: la differenza di piano tra due parti anco vicinissime della cosa veduta. 1595_3627_000092 domenica mattina per, l'appunto, il nostro tuccio di credi è venuto a prendermi a casa mia per accompagnarmi agli uffizi divini in santa lucia dei bardi. monna ghita ha un'aria modesta e buona che innamora, e certamente se tutta la persona fosse così bella come il viso. ma già non si nasce perfetti a questo mondo. 1595_3627_000093 la fanciulla sorrise e spinello, vedendo schiudersi quelle umide labbra coralline, perdette la testa. senz'altro angiola. le bisbigliò avvicinandosi in atteggiamento d'umiltà. perdonatemi in anticipazione, si fa per contentare il babbo. 1595_3627_000094 spinello spinelli non dipingeva con due pennelli ad un tempo. la storia non lo dice ed io non posso usurpare i diritti della storia, ma posso dirvi che egli era pronto di mano oltre il costume di tutti gli artisti del suo tempo. 1595_3627_000095 il contorno della figura, lo avete veduto. immaginate ora la fronte, breve ma pura ne suoi timidi rilievi, ombreggiata dai riccioli dei capegli castagni traenti al bruno e fatti parer quasi neri. dal contrasto della carnagione bianca di latte d'onde trasparivano gentili velature di rosa e di azzurro. 1595_3627_000096 mentre erano a tavola, messer dardano entrò a ricordare il nome di tuccio di credi e spinello ne parlò come di un amico da cui si fosse separato pur dianzi con una fraterna stretta di mano. ottimo, tuccio, diss'egli, come va che non si trova con noi? 1595_3627_000097 dappocaggine. ecco qua, parea dirgli, un matrimonio di quella fatta madonna fiordalisa. quest'angelo di bellezza doveva toccare in premio ad uno che avesse in petto il sacro fuoco dell'arte, e tu non eri quell'uno. 1595_3627_000098 come si chiama quel luogo? chiese allora spinello colle gigliato. messere è un bel sito, ma non quanto il poggiuolo sa. anche qui ci fosse un castello, ci farebbe il doppio di figura. 1595_3627_000099 la povera creatura non resse più oltre all'angoscia. un grido straziante le ruppe dal petto all'udire quel sì che le rapiva per sempre il suo fidanzato. e in quel grido le vennero meno le forze. 1595_3627_000100 spinello spinelli aveva dovuto farsi una famiglia. non ne sentiva il bisogno, eppure l'aveva fatta, non per sè, ma per gli altri, cioè a dire per suo padre, che non avea pace, e per gli amici che non gli davano tregua. 1595_3627_000101 mentre faceva quei progressi, nel cuore di lei e forse per la stessa ragione che li faceva, il nostro spinello avanzava rapidamente nella disciplina che aveva con tanto ardore abbracciata. imparava facilmente quel che oggi si chiama il meccanismo dell'arte. 1595_3627_000102 che campo m'andate voi sfringuellando? il campo dell'arte. ecco un'altra invenzione dei pittori parolai. dovevate vederlo. che cos'era il campo dell'arte quando vivevano i grandi maestri? non le si conoscevano mica, queste cianciafruscole ai bei tempi di taddeo, gaddi e di giotto. 1595_3627_000103 ci dev'essere una malìa, diceva egli a mastro jacopo che si sforzava di consolarlo: o sulla tavola, o nei pennelli, o nella mia mano o in qualche altra parte di me ci dev'esser una malia. 1595_3627_000104 spinello pensò che l'ottenere un contorno perfetto fosse quistione di luci e d'ombre, che s'avessero a mettere col pennello più tardi, e si rassegnò ad accettare una linea che pure non finiva di contentarlo. 1595_3627_000105 sì, madonna, vo subito. oh, disgraziato giovane, così buono, così gentile, non si direbbe l'arcangelo gabriele. l'ho conosciuto ieri. chi m'avrebbe mai detto che oggi va corri. gridò madonna fiordalisa, ma bada, non una parola al castello. non dubitate, madonna, prenderò ogni cosa nelle mie stanze. 1595_3627_000106 quando gli accadeva di muover la testa e di volgersi a lei, diventava del color della fiamma. ora una donna, quando vede di simili cose, non ha mestieri di lunghi discorsi nè di lunghe contemplazioni. 1595_3627_000107 i quali, in fede mia, non sanno nulla di nulla e parlano a vanvera da quei gaglioffi che sono. perchè vedi, ragazzo mio, l'arte si guasterà quando verranno fuori i chiappanuvoli con le loro dottrine. 1595_3627_000108 sarebbe diventato di schianto un artista insigne, un maestro da lasciarsi addietro i migliori del suo tempo, e per lui, per quell'aquilotto che metteva appena i bordoni. 1595_3627_000109 vuoi un confortino, un cordiale, un lattovaro gli disse: il chiacchera, prendi, questo è montepulciano. e il greco giura di non averlo annacquato, tuccio di credi. ricusò brevemente col gesto il bicchiere che gli offriva. il chiacchiera. 1595_3627_000110 monna crezia, che tale era il nome della moglie dell'orafo, fece le meraviglie vedendo ritornare in casa, a quell'ora insolita, il marito. domine, gridò ella inarcando le ciglia: che cos'è stato? perchè avete lasciata la bottega? 1595_3627_000111 non vi descrivo il pranzo. vi dirò solamente che fu degno della circostanza e lieto per una bella confusione di bicchieri e di lingue. il vin toscano, specie quello di val di chiana, è generoso, non traditore. vi dà una dolce allegria senza turbar la ragione. 1595_3627_000112 ma non lo lasciò cadere, il vecchio pasquino che aveva trovato un argomento di chiacchiera e pensava che spinello, nella sua qualità d'aretino, dovesse udire le sue notizie con una certa curiosità. 1595_3627_000113 oh, non vi date pensiero per me, io vado dove mi pare il primo che capita. mi servirà. che cosa si fa qui, alla fine? si macina, si mestica, s'incollano i cartoni, si fanno le imbasciate, si apre e si chiude la bottega. insomma, un servizio da fanti, non una scuola da pittori. 1595_3627_000114 del dipingere a tempera, cioè col rosso dell'uovo e col latte del fico mescolati nei colori, del dipingere a chiaroscuro contraffacendo le cose di bronzo e, finalmente, del fare gli sgraffiti sulle mura per modo che reggessero all'acqua piovana. 1595_3627_000115 quindi, volgendosi a spinello, gli disse: amico mio, vorrei esser sorretta da te. spinello si affrettò a prenderla tra le sue braccia. mia buona cia, allontana quegli uomini e allontanati anche tu, te ne prego. vorrei dire qualche cosa a spinello. mi perdoni, tu non è vero. 1595_3627_000116 fiordalisa ebbe una scossa al cuore, ma una scossa piacevole oltre ogni dire. arrossì da capo e con un fil di voce così rispose a suo padre: quello che voi farete sarà bene fatto. conosco già il ritornello. rispose mastro jacopo, dando un buffetto sulla guancia di sua figlia. 1595_3627_000117 a mano a mano i loro diritti, gli antichi dialetti italici, surrogando agli strascichi della magniloquenza romana le loro forme grammaticali più snelle e più efficaci. nella loro medesima spontaneità, era avvenuto per l'arte. 1595_3627_000118 pareva guardarvi, ma non vedeva nulla davanti a sè. pareva ascoltarvi a bocca aperta, ma non intendeva nulla di ciò che si diceva all'intorno. parri gli si accostò e, postogli un braccio intorno alla vita, cercò di trascinarlo in casa. 1595_3627_000119 dico bottega per andare coi tempi, ma oggi si dovrebbe dire studio, perchè mastro jacopo da casentino era un pittore e meritamente annoverato tra i migliori del suo tempo. 1595_3627_000120 intanto, eccolo, pittore. e che lavoro è quello che fa il sornione, un san donato che ammazza il serpente con una benedizione rispose: tuccio di credi, tu l'hai veduto. 1595_3627_000121 e il soverchio della paura fa quello che mi diede le forze per muovere incontro a voi. tremavo come una foglia, ve ne ricordate. e quando poi, nella furia, commisi l'errore di portarvi tutti i miei disegni senza pensare, li per li che ce n'era uno. 1595_3627_000122 in nome di dio, parlate. gridò spinello lasciando di lavorare. che v'è egli intervenuto di grave, di grave, sì, proprio di grave, esclamò il vecchio pittore guardando la sua berretta che era andata ruzzoloni per terra. 1595_3627_000123 l'amante s'è tramutato in cessate messere, interruppe, l'acciaiuoli preso da un sentimento di profondo disgusto. ma siete voi ben sicuro che una simile infamia, oh, giudicatene voi. 1595_3627_000124 poverina, pensa egli mentre si affacciava al parapetto della terrazza. ella non fa che lavorare, da mattina a sera. già lavoriamo tutti a questo mondo, e perchè poi? per morire? 1595_3627_000125 orbene, che importa? io non vi dico già d'esser lieto. i grandi dolori non vogliono consolazione ed io rispetto il vostro. ma badate, il lavoro è il più possente dei farmachi. piangete una persona cara. il vostro lavoro sarà come una preghiera per lei. 1595_3627_000126 l'aveva attaccata alla brava e la tirò via alla lesta, per non aversi a pentire e perchè il pennello non avesse a tremargli fra le dita. mastro jacopo stette zitto sulle prime a vederlo lavorare. poi, come gli balzò davanti agli occhi la figura abbozzata, borbottò un cenno d'approvazione. 1595_3627_000127 tuccio di credi avvilito, rodendosi dentro di sè alla vista di quell'ingegno singolare che resisteva ai colpi più gravi. ma che cosa avveniva in quel punto? 1595_3627_000128 chi vuol la figlia accarezzi la mamma, dice il proverbio. ora, la figlia di mastro jacopo da lungo tempo aveva perduta la mamma. non restava a spinello che di accarezzare il babbo. 1595_3627_000129 ah, disse mastro jacopo, a cui si spianavano in fronte le rughe accumulate pur dianzi nella arcigna severità del suo atteggiamento di giudice, tu studi l'arte nuova, giovinotto, maisì maestro, ed è la buona, mi pare. eh, sì e no. bisognerebbe ad esempio saper scegliere un po meglio tra nuovi e nuovi. 1595_3627_000130 che cosa gli ha dato da dipingere? un'intera medaglia, nel duomo vecchio, mi capite un'intera medaglia. e spinello ha ideata lui la composizione, ha fatto lui il cartone, tutto lui. ma non potrebbe anche darsi che il maestro avesse ritoccato il disegno, data l'intonazione del bozzetto, e via via. 1595_3627_000131 i vostri, padre mio, non ne avevo altri, siete voi che me li avete forniti. erano quelli che si macinavano in bottega dal chiacchiera. ah, dovevo ricordarmene, gridò mastro jacopo, battendosi la fronte il chiacchiera che se n'è andato così d'improvviso. 1595_3627_000132 il giorno delle nozze doveva essere un giorno di raccoglimento. bisognava dunque solennizzarlo in anticipazione, facendo alla vigilia il pranzo nuziale. la casa di mastro jacopo era di persona agiata, ma non ricca. del resto, a quei tempi anche i popolani grassi vivevano semplicemente. 1595_3627_000133 e vi siete consigliato. certamente messer dardano è un uomo di gran giudizio e pieno di benevolenza per voi. ora, anch'egli vedrebbe assai volentieri le vostre nozze. 1595_3627_000134 ma il suo movimento di terrore non era servito che a mutare di breve distanza il punto a cui mirava il carnefice: il ferro che doveva colpirla a mezzo il petto l'aveva colta nel fianco. 1595_3627_000135 del resto continuò: tuccio di credi. son casi che si danno e noi possiamo prender questo come un augurio, un augurio di che di matrimonio perbacco osò rispondere. tuccio di credi, via, non mi fate quella brutta cera. non ho mica parlato del diavolo. 1595_3627_000136 non già per abbandonare la bottega di spinello- spinelli- che miglior principale di lui non avrebbe trovato in tutta firenze- ma per liberarsi, diceva lui a messer dardano, da quel faticoso mestiere di angelo custode- che messer luca gli aveva. 1595_3627_000137 li faceva rassomigliare a due figure di marmo che, aggruppate dal sentimento d'un gentile artefice, eternassero il loro amplesso nella radura d'un bosco: delizioso spettacolo d'amore e veramente degno di essere contemplato dalle stelle. 1595_3627_000138 una settimana dopo il dialogo che io v'ho riferito brevemente, si rizzavano i ponti e spinello si metteva al lavoro, aiutato da tuccio di credi, il quale macinò e mesticò i colori del suo compagno d'arte, diventato suo principale. assai meglio che non avesse fatto in arezzo. 1595_3627_000139 o non bisogna render ragione di tutto, chiedeva spinello. non debbo io far risaltare quell'impasto di rosa e di azzurro che si vede nella carnagione, attraverso il bianco ed il giallo sicuro ed anche l'arancione e il violetto, il gridellino e il pavonazzo? rispondeva mastro jacopo, ghignando. 1595_3627_000140 rammentate che tuccio di credi era il compagno inseparabile di spinello nella sua gita a firenze e che proprio a lui si era rivolto messer dardano per avere notizie intorno alla tristezza di quel giovinotto che andava ogni giorno a sedersi sulla piazza di santa maria novella. 1595_3627_000141 non parlo per celia. il matrimonio di un artista è sempre un fatto luttuoso, un evento lagrimevole, come a dire un suicidio nella mente dei più. 1595_3627_000142 che è così naturale tra i giovani, ma che essi avevano ricambiata con assai poca sollecitudine. la bottega di mastro jacopo era triste quando spinello rimise il piede là dentro ritornando dal duomo. 1595_3627_000143 mastro jacopo guardava sempre così. la sua attenzione era concentrata nel soggetto, non si perdeva mai in esclamazioni o inarcamenti di ciglia quando aveva considerato per ogni verso ciò che doveva giudicare, meditato, vagliato, pesato tutto sulle bilance dell'orafo. 1595_3627_000144 e tutte le parti più minute debbono essere fedelmente rese. ora, vedete, padre mio, quando io mi metto all'opera, risoluto di non contentarmi ad una vaga somiglianza, mi trovo subito impacciato. e mi accade che, con tutte le migliori intenzioni del mondo, con tutti i più saldi propositi, 1595_3627_000145 spinello seguiva alla muta il suo compagno, accettandone i servigi ed ascoltandone i conforti, ma senza avere un'idea chiara di ciò che quell'altro facesse o dicesse. per fortuna, tuccio di credi, non era uomo di lunghi discorsi nè di molte delicatezze, e non c'era pericolo che per quel verso potesse mai diventare importuno. 1595_3627_000146 sia come tu vuoi, disse mastro jacopo, andiamo a tavola. io non mi nutro con gli occhi come te ed ho una fame assaettata. la mattina seguente spinello ritornò sull'opera sua. gli pareva manchevole e certamente era come tutte le cose tirate giù in fretta. 1595_3627_000147 così dicendo, si avviava verso la scala a piuoli, il cui capo usciva due o tre palmi fuori del tavolato. ma l'amore della frase: perdette tuccio di credi. 1595_3627_000148 son io, proprio io, che la sposo. non è un sogno che faccio in fede mia, non lo so. vedrò di persuadermene domani. la giornata era bellissima, forse un po troppo calda per il mezzo d'ottobre. guardando fiordalisa ad ogni tratto, spinello s'immaginò ch'ella dovesse soffrire. 1595_3627_000149 e queste anime elette che adempiono ai loro uffizi senza ombra di ostentazione, non domandano lodi smaccate. si dorrebbero troppo di ottenerle, perchè vi magnificherei io il carattere di ghita bastianelli, oltre i confini che gli erano assegnati dalla sua propria coscienza. 1595_3627_000150 rende men gravi i patimenti, innalza all'eroismo, fa parer bello all'occorrenza il martirio. e se vi parrà che con questo ragionamento io tolga merito al sacrificio di ghita bastianelli. 1595_3627_000151 il tuo povero santo è più lebbroso di giobbe e quei massari, degnissimi a sentirli come ti conciavano e come, senza parere, davano la baia anche a me. 1595_3627_000152 dove pare che ci sia il finimondo. e stamane uno di questi gaglioffi- anzi, una di queste sventate, poichè si tratta d'una donna- nel riporre certe robe nel forziere di mia figlia, ha lasciato cadere un piccolo specchio che è andato, come potete immaginarvi, in tanti minuzzoli. 1595_3627_000153 voi lo avrete saputo da tuccio o da altri messer dardano. mio veneratissimo fiordalisa era un miracolo di bellezza. iddio non ha voluto che tanto splendore privilegiasse la terra e l'ha ripreso con sè per ornamento del suo trono. 1595_3627_000154 mastro jacopo, a dirvela schietta, non ripeteva di buona voglia l'invito. gli sapeva male che non ne avessero parlato essi per i primi, poichè, tuccio di credi, li aveva avvertiti d'ogni cosa, parendogli giustamente che un maestro, un principale, avesse diritto a quella piccola attenzione da parte loro. 1595_3627_000155 l'uomo che si ama ha da essere perfetto, e costa così poco esser tale. ma non è egli possibile. dio santo, che un forte amore vi occupi l'anima e vi renda insensibile ad ogni lusinga della vita. 1595_3627_000156 chiamato dai suoi contemporanei luca fa presto, poichè a colorire in breve spazio di tempo le sue leggiadre invenzioni, usava dipingere a furia con ambedue le mani, quasi temesse di non aver tempo a fare, tutto quello che gli passava per la mente. 1595_3627_000157 forse ribatterà: il dilettante di cui sopra guido non ha inventato il si perchè questo era già nella lingua madre? o il brav'uomo non voleva farsi bello del sol di luglio? 1595_3627_000158 lesta non copiar che dal vero sai oppure da giotto, poichè non vide meglio di lui chi vide il vero? del resto, portami i tuoi occhi in penna, li vedrò volentieri. 1595_3627_000159 animo via, siate forte. gli disse e pensate a consolare quel povero padre che sta per uscire di senno spinello guardò il suo compagno d'arte con aria melensa perchè gli chiese, ma in quel punto parve risovvenirsi e diede in uno scoppio di pianto. 1595_3627_000160 già a che cosa gli sarebbero serviti quei lasagnoni a mesticargli i colori. mastro jacopo, per quei due giorni mesticò i suoi colori da sè, come avrebbe fatto ogni artista novellino. tanto è vero che ognuno, purchè voglia più passarsi dell'opera d'un altro, sia egli servitore od aiuto. 1595_3627_000161 meglio. così sentenziò mastro zanobi, senza contare che è un artista di grido e che la domanda di matrimonio mi è stata fatta da suo padre, venuto a bella posta d'arezzo e accompagnato alla mia bottega da uno dei più ragguardevoli cavalieri di firenze. 1595_3627_000162 mosse ancora le labbra come per dire qualche cosa. indi si abbandonò come persona stanca e lasciò ricader la testa sull'omero. 1595_3627_000163 vedete la modestia che è andata a stare ad uscio e bottega coi giovani, gridò mastro jacopo, ridendo: ma sia pur giusto il paragone che tu fai delle tue ali con quelle d'icaro. 1595_3627_000164 non lo so, ma se bado all'esito, mi pare di poter dire che non avete guardato mai, come non avete mai chiesto. e allora di che vi lagnate? 1595_3627_000165 che gli davano un'aria di gradasso o da quelle fedine bionde che lo facevano parere un inglese annoiato. quando tacciano intorno a voi le voci del mondo, ascoltate la voce arcana che è dentro di voi e che vi dice: così devi essere, non come ti sei dato a vedere. 1595_3627_000166 quale avviso ha creduto egli necessario di recargli e qual relazione può correre tra loro. immaginate in che condizione d'animo giungesse egli in quel giorno in città e doveva rispondere alle cortesie de suoi ospiti come se non avesse nulla, nè tristezze nè sopraccapi, come se fosse l'uomo più tranquillo del mondo. 1595_3627_000167 mastro jacopo vegliava come uno degli otto. nessuno oltre lui e spinello aveva potuto metter piede sul ponte. anzi, il vecchio pittore aveva spinto il rigore a tal segno che lo scaccino del duomo dovesse vietare a lui stesso. a lui, mastro jacopo. 1595_3627_000168 madonna fiordalisa, poi, era celebrata da tutti come un miracolo di bellezza e di grazia. l'annunzio della sua morte fece l'effetto d'uno schianto di fulmine. 1595_3627_000169 ora il buontalenti aveva amata e chiesta in moglie la figliuola di mastro jacopo di casentino, prima che questi accogliesse come discepolo il giovine spinello. il buontalenti era stato un rivale, ma che importava ciò in quel punto? so il buontalenti lo ravvicinava al passato. 1595_3627_000170 lavorò spinello nella chiesa del carmine, dipingendo nella cappella dei santi apostoli giacomo e giovanni alcune storie del vangelo, tra l'altre quella della moglie di zebedeo, madre all'apostolo giacomo, quando ella domanda a cristo che faccia sedere uno dei suoi figliuoli alla destra del padre nei regno dei cieli e l'altro a sinistra. 1595_3627_000171 la più parte deboli di tempra, perchè la forza è il privilegio di poche anime, e non sempre buone. noi siamo troppe volte i servitori umilissimi dell'altrui volontà, più spesso dell'ambiente in cui la necessità ci fa vivere. 1595_3627_000172 spinello, per contro, era contegnoso, impacciato, quasi triste, ma quell'aria che s'accordava così poco con la felicità del momento poteva essere attribuita ad un pochettino di confusione. 1595_3627_000173 e gl'invidiosi a perfidiare, andranno a raccontare a siena e a firenze- al diavolo che li porti- che io gli ho dato il disegno, anzi, peggio, che io gli ho fatto da capo a fondo il lavoro, e ci sarà della gente che lo crederà. che cosa non crede la gente? 1595_3627_000174 i massari degnissimi videro il nuovo dipinto e si congratularono col giovine artista per la sua diligenza come per la sua valentia. il popolo fu chiamato e ammirò. 1595_3627_000175 e qui, mastro spinello, ma via non precipitiamo nulla. raccontiamo le cose per filo e per segno, non mettiamo il carro avanti ai buoi. madonna fiordalisa, ve l'ho già detto, si dimostrava umana col nuovo discepolo dì suo padre. 1595_3627_000176 ma dopo i massari del duomo vennero quelli di san francesco. la chiesa mancava affatto di affreschi ed era quella una eccellente occasione per dar campo all'ingegno di spinello spinelli. 1595_3627_000177 spinello non seppe resistere a tante preghiere e fece promessa di trattenersi qualche tempo in arezzo per dipingere nel duomo vecchio, secondo la richiesta dei massari, una storia dei magi. 1595_3627_000178 erano saggi mirabili di quello stile che una critica poco degna del suo nome s'affanna ancora a chiamar gotico laddove esso apparisce ed è prettamente italiano e non ammette mistura di forme straniere se non in alcuni luoghi dove 1595_3627_000179 forse egli sentiva dentro di sè che sarebbe stato l'ultimo. vedete messere, diceva egli dopo avere esposto il suo concetto al vecchio gentiluomo. sono ormai presso a finire. quel vano che scorgete nel centro è il posto di lucifero. ho incominciato con san michele, finirò col suo grande inimico. 1595_3627_000180 ragazzo mio, te l'ho già detto, ti tormenti per trovar l'ottimo e il buono, ti sfugge, daresti tu ragione a parri della quercia, a parri che c'entra, parri nel mio ritratto. 1595_3627_000181 e non si aspetta più quando non si spera più nulla. e fiordalisa era morta per il suo fidanzato spinello. poteva, dunque doveva, cedere anch'egli alla legge comune. triste cosa, ma vera. restava solamente di vedere quanto sarebbe durato il lutto in quell'anima solitaria. 1595_3627_000182 il dolore opprime lo spirito, ma la fibra si ribella al dolore. la schiava non obbedisce al padrone. e non è forse così in tutti gli ordini di natura? non è legge comune che tutto si rinnovi e che ogni forza depressa si prepari a risorgere? 1595_3627_000183 la rammentate la favola di quella bella principessa a cui una fata benigna aveva concesso di poter leggere nel cuore di tutti fino a tanto che ella potesse veder chiaro nel suo. 1595_3627_000184 a mastro zanobi il paragone ed egli ci risponderà come fece a monna crezia, sua moglie: abbreviate, abbreviate. il paragone non serve a nulla, e sia, facciamone dunque di meno. xi non. 1595_3627_000185 messer lapo buontalenti. m'ha l'aria d'esser superbo più di lucifero e qui, non dubitate, lo vedono volentieri come il fumo negli occhi. già non è entrato in dimestichezza con nessuno e vi fa grazia quando vi rende il saluto. anzi, scusate messere, ma qui si fa per dire qualche cosa. soggiunse pasquino. 1595_3627_000186 abbi l'originale sott'occhio, e se non ti verrà fatto di esprimerlo con verità, allora soltanto dovrai disperarti. dunque, siamo intesi, comincierai da domani. 1595_3627_000187 un vago terrore s'impadronì della mente di spinello spinelli e gli balenò tosto il sospetto delle cose ignote. vide chiarori che, a dir vero, non gli illuminarono nulla, ma che sembrarono dirgli: c'è qui sotto un mistero e tu devi scoprirlo. 1595_3627_000188 anche in ciò l'ingegno di spinello aveva dato nel segno. la sua composizione sarebbe stata manchevole, non avrebbe espresso pienamente il concetto di quella storia grandiosa, se michele fosse stato ancora alle prese col maggiore dei ribelli. 1595_3627_000189 per cogliere la somiglianza d'un volto. ho il più delle volte un aiuto nelle fattezze risentite nelle prominenze più forti nella barba, secondo che è piantata nelle basette che nascondono il labbro, e via discorrendo. 1595_3627_000190 comunque vediate la cosa. datevi pace, madonna. ripigliò messer lapo che notava ogni moto più lieve. vi ho detto che siete morta pel mondo. 1595_3627_000191 nessuno la sposerà. avete inteso il buontalenti? meno d'ogni altro, già esclamò il vecchio con ironico accento. pretendeva di averla, lui perchè è ricco. nè ricchi nè poveri. voglio fiordalisa. ha da restare con me sempre accanto a suo padre, per conforto alla sua vecchiaia. 1595_3627_000192 ora. i giovinotti d'arezzo non s'erano mica indugiati per istrada. avevano scoperto subito la bella fiorentina. l'avevano scovata, levata, come i suoi concittadini avrebbero levato il grillo dal buco la mattina dell'ascensione. 1595_3627_000193 la scuoteva, tornava a baciarla, a carezzarla e la chiamava per nome, ma invano. quella povera carne non rispondeva più. le braccia ricadevano penzoloni sui fianchi. 1595_3627_000194 non avevano mestieri del suo aiuto per dar di fuori. erano giunti a tal segno che le sue esortazioni pacifiche- se pure egli avesse creduto di farne- avrebbero sortito un effetto contrario. 1595_3627_000195 spinello spinelli ripigliò il lavoro interrotto, ma più per necessità di colorire il suo pezzo d'intonaco, finchè gli era fresco che per voglia che n'avesse era mortificato il povero giovane, vedendo che, per cagion sua, il vecchio maestro perdeva tre scolari in un colpo. 1595_3627_000196 la famosa risposta di giotto a quel villan rifatto che voleva farsi dipinger l'arme da lui, è la riprova di questa comunanza di lavoro. il rinnovatore dell'arte italiana non si doleva tanto di dover dipingere uno stemma. 1595_3627_000197 e non erano i soli, poichè quel giorno ci fu gran concorso in chiesa e le tribune erano tutte piene di ragguardevoli cittadini e di donne gentili che la fama del giovine pittore chiamava allo spettacolo della sua fine. 1595_3627_000198 oggi tu hai visto l'innamorato in una figurina di donna, e questo è anche peggio della trovata di parri della quercia o che non si può egli vedere una bella ragazza per via e sentire il desiderio di segnarne il profilo sulla carta, come si segna il profilo d'un frate che va alla cerca o d'un cane che s'accosta al muro. 1595_3627_000199 madonna fiordalisa fu venduta al buontalenti banditosi dalla sua città per godersi il frutto del tradimento. ma l'opera non è compiuta. 1595_3627_000200 tremava, il povero spinello. tremava vedendo il vecchio pittore atteggiato a giudice davanti al suo disegno e raccolto in un silenzio che non gli prometteva niente di buono. 1595_3627_000201 che c'è, ripetè spinello, turbato dal turbamento di lei. c'è. c'è che siamo nati sotto una cattiva stella. brontolò mastro jacopo, abbandonandosi su d'una scranna e gettando la berretta in un angolo. 1595_3627_000202 ci avete ben pensato, parri, chiese allora spinello. ci ho pensato, rispose parri con l'usata placidezza, appunto perchè ci ho pensato, fo conto di affrettare le nozze. son condannato a morire di mal sottile, lo so, ma che volete? con questi mali si campa qualche volta più a lungo di molti sani. 1595_3627_000203 umana. l'esempio costante di ciò che vedete intorno a voi sembra dirvi che la gioventù della carne, mortificata a lungo da un profondo rammarico, si ribella un bel giorno al suo tormentatore e ripiglia i suoi diritti. ammettiamo che sia vero e rifacciamo i nostri poveri eroi su questo grazioso esemplare. 1595_3627_000204 e la donna, dal canto suo, vi rammentate. un giorno, nel tal luogo, alla tal ora, mi avete detto che non vi piacevano i marrons glacés. cara infanzia d'amore. 1595_3627_000205 il guasto intervenuto nell'affresco di spinello. spinelli aveva fatto chiasso in città. ne aveva fatto forse più della notizia, corsa un mese addietro, che ad arezzo fossa toccata la fortuna di possedere tra suoi cittadini un pittore. 1595_3627_000206 che diresti tu del giorno di san luca. sai pure, san luca è il patrono dei pittori. dico, rispose il giovane chinando la testa, che san luca verrà fra trentadue giorni. ti paion troppi contentati. anche fiordalisa ci ha i suoi apparecchi. 1595_3627_000207 e poi, che bisogno avrebbero avuto di manifestarsi i loro pensieri a vicenda un linguaggio più tenero e più efficace. parlavano quelle labbra ardenti, quegli occhi confusi di voluttà, e tacevano intanto, ed ogni cosa taceva intorno a loro. 1595_3627_000208 allora gridò mastro jacopo, appoggiando la frase con una delle sue solite spallate: va pur là, ragazzo mio, hai fatto bene, ti dico. e crepino gli invidiosi. 1595_3627_000209 noi dunque dicevamo no, non dicevamo nulla, o piuttosto dicevamo che non è proprio così. il senso morale si ribella. anche lui respinge queste superficialità dell'osservazione quotidiana ed anche in un atto di debolezza vuol vedere le ragioni di un grande sacrifizio. 1595_3627_000210 mentre questo pensiero si affacciava alla sua mente, mastro jacopo le disse: ecco un nuovo scolaro, sarà il primo di tutti se continua come ha cominciato e, sopra tutto, se non mette il capo alle frascheria della gioventù. 1595_3627_000211 prendevano luce d'allegrezza dal pensiero che un'amata creatura vedeva con noi la medesima scena e vi respirava le medesime aure vitali. ad un tratto più nulla. 1595_3627_000212 agli occhi del mondo che non conosce il suo cuore. la mia ghita è una povera ragazza senza garbo come senza sostanze. troppo le manca di ciò che può far piacere una donna, specie ai pittori che s'innamorano di veduta anteponendo, com'è naturale, i pregi della persona a quelli del cuore. 1595_3627_000213 non parlo dell'umore, parlo del tipo. ripigliò parri della quercia. è un tipo assai delicato, con una certa espressione che non è sempre la stessa a tutte le ore del giorno. è vero quel che dice parri: notò lippo del calzaiuolo. ci son de momenti che non sembra più lei. 1595_3627_000214 vi ho detto come quel degno gentiluomo che era messer bardano acciaiuoli amasse spinello spinelli. la mestizia del giovine pittore lo aveva colpito. il suo ingegno messo alla prova lo aveva stupefatto. 1595_3627_000215 il suo giudizio lo portava a vedere di primo acchito il bene ed il male. la sua indole lo faceva alieno da ogni resistenza e desideroso di tirarsi sempre in disparte. 1595_3627_000216 strano a vedersi e più strano a raccontarsi. quel pittore che, ad onta del suo ingegno smisurato e dell'amore che suol raddoppiare, anzi centuplicare l'ingegno, non era mai venuto a capo di cogliere le sembianze di una donna adorata. 1595_3627_000217 ma proprio allora gli si fecero intorno congiunti ed amici per congratularsi con lui e con la sua gentile compagna, e la confusione di quel momento e l'obbligo di rispondere a tante cortesie soverchiarono in lui lo smarrimento dell'animo. poco stante, egli esciva dalla chiesa dando il braccio alla sposa. 1595_3627_000218 esclamò il vecchio con voce soffocata dai singhiozzi che avete detto, giovanni da cortona a dio, rivolgermi a dio, mia figlia voglio, mia figlia medico, medico. hai inteso, tu devi salvarla, lo voglio. 1595_3627_000219 così dicendo, senza aspettare la risposta del compagno tuccio di credi, si avviò verso l'uscio della sagrestia. spinello tenne dietro all'amico. la chiesa era vuota e bianca, tuttavia dell'ultima mano di calce. ma giù nella navata di mezzo stava un vecchio cavaliere in atto di guardare la volta. 1595_3627_000220 e più sonoro e più vivo glielo fece sembrare il rombo che sentiva negli orecchi per effetto della commozione del sangue. era inganno dei sensi o realtà? 1595_3627_000221 a voi lapo, buontalenti, io renderò cento per uno. e si avventò a messer lapo con la spada levata. l'impeto fu tale che il buontalenti non ebbe tempo a causarlo e ricevette il colpo nel bel mezzo del petto. 1595_3627_000222 ami, checchè tu faccia, non cancellerai dal mio cuore l'immagine di spinello. uccidimi pure, poichè questo è il tuo diritto, ma io amo quell'uomo e certo ella avrebbe parlato in tal forma se lapo le avesse domandato quali pensieri passavano per la sua mente nelle ore più segrete. 1595_3627_000223 affinate da un certo che di arguzia montanina, per cui pistoia la bella è rimasta famosa tra le vecchie città lucumoniche. nè solamente la città piaceva a spinello spinelli, ma eziandio e più particolarmente la campagna. 1595_3627_000224 via. mastro zanobi rispose l'acciaiuoli: non fate così poca stima del sangue. vostro spinello conosce la vostra ghita e ne è innamorato morto. e poi l'ho veduta anch'io che me ne intendo per antica esperienza. 1595_3627_000225 così pensava egli, ingannandosi, ma in quella stessa guisa che si ingannano tutti credendo che amore sia una scuola, mentre esso è una rivelazione. 1595_3627_000226 già il caldo lo sentivamo anche noi. entrarono a dire le cugine: ma l'aria libera le farà bene, non è vero, fiordalisa? sì, mormorò la fanciulla socchiudendo le palpebre. 1595_3627_000227 bella forza esclamò: tuccio di credi, è una somiglianza ottenuta nel complesso. buon per lui che non è andato ai particolari. la sua parsimonia gli ha fatto buon giuoco. vedete qua, con due tratti di penna vi ha data un'aria di madonna fiordalisa. se ne avesse aggiunti altri due, gli sarebbe andato a male ogni cosa. 1595_3627_000228 dite per me giovinotto, chiese egli con piglio altezzoso. sappiate che io non rido di voi, solamente compiango chi si crede da più degli altri e non sa far buon viso ad una giusta osservazione. 1595_3627_000229 prendeva moglie e la gioia domestica di cui voleva far parte. a spinello colorava alquanto le sue guance scarne, su cui si leggeva il destino del giovine e modesto pittore. 1595_3627_000230 maritare una figlia, levarsi di casa la zoppina che vi pare? non c'era da far le capriole. il re david, uomo gravissimo pel suo tempo e per la sua dignità in israele, ballò davanti all'arca per molto meno. 1595_3627_000231 mastro zanobi seppe quel che voleva sapere e rimase lì un tratto senza parole, guardando la moglie e la figlia con una cert'aria che voleva parere arcigna e con una gran voglia in corpo di abbandonarsi alle più matte dimostrazioni di gioia. 1595_3627_000232 oh, misericordia divina, quante cose da dire. e la vita mi sfugge. la buona cia le spruzzò acqua sul viso ed ella si riebbe un tratto che è avvenuto. di lui domandò, volgendosi alla contadina. 1595_3627_000233 si fa così bene quel che si fa quando si pensa ad una bella donna sopra tutto, poi quando si capisce che é l'unica via per giungere a lei. mastro jacopo lavorava allora nella chiesa di san domenico, e più propriamente in una parte della chiesa, cioè a dire nella cappella di san cristofano. 1595_3627_000234 e congedati gli amici, andò verso la terrazza, dove lo tirava la vecchia consuetudine. ma come fu giunto sul limitare tornò indietro. avrebbe voluto contentar tutti, ma in verità non se ne sentiva la forza. 1595_3627_000235 sai, ho deliberato di maritarti fiordalisa. si fece rossa, ma non tremò. aveva indovinato e accolse l'annunzio del padre con un eloquente silenzio. 1595_3627_000236 il viso e la radice del collo furono abbondantemente spruzzati, ma invano. fiordalisa non dava segno di vita. erano tutti ancora intenti a quell'opera quando ritornò mastro jacopo. 1595_3627_000237 le ragioni dell'arte son qui nel braccio e nella schiena. il resto non vale più che tanto. fatemi la grazia di lasciare le ragioni dell'arte, i principii, i trattati a coloro che sono invecchiati nell'operare. anche voi, un giorno, quando sarete giunti a compieta, potrete dire ai giovani: così va fatto e così non va fatto. 1595_3627_000238 è giusto. sicuro, è giusto. disse il bastianelli, che non sapeva raccapezzarsi tra il dubbio e l'allegrezza. siamo dunque intesi, ripigliò l'acciaiuoli, chiedete l'avviso della vostra figliuola. noi ripasseremo domani da voi. no, messere, so il debito mio, replicò il bastianelli facendo un inchino: passerò io alle vostre case, messere. 1595_3627_000239 mastro jacopo aveva smosso il suo piglio burbero. per lui trovava le parole amorevoli, la placida assiduità degli insegnamenti, la ineffabile tenerezza dei conforti paterni. 1595_3627_000240 eh, non dirai mica sempre così ripigliò. mastro jacopo, come tu mi vedi, io amo adesso la gloria che è donna per burla. è vero che anch'io non sono più l'uomo di prima. tuttavia, quando aveva i tuoi anni amavo una cosa e l'altra, anzi una cosa per l'altra. 1595_3627_000241 son essi la mia consolazione e la mia forza, diceva monna ghita, quando sento che il mio cuore non regge più a tanti dispiaceri. guardo quelle due testoline bionde. ecco una gioia che iddio mi concede, soggiungeva ella sorridendo malinconicamente. e quello che iddio mi ha concesso non mi toglie nessuno. 1595_3627_000242 aure, luce, allegrezza. tutto è sparito. la città e morta la corona dei monti. non vi dà che lo scheletro ignudo di ciò che amavate. è questa, e non ce n'è altra, la vera sensazione del vuoto. 1595_3627_000243 ciò che cresce in movimento di linee si scema in effetto di tinte. non pensavi a questo mettendoti a dipingere? sì, ci ho pensato. pareva anche a me che dovesse farsi così per ottener la fusione delle parti. 1595_3627_000244 ma già deve trovarla, sempre e per ogni cosa, la ragione sufficiente. i filosofi che hanno voluto metterla come fondamento dei loro sistemi si sono trovati anch'essi, il più delle volte impacciati. 1595_3627_000245 ed anche dipinto. solo che v'indugiate due o tre ore, disse spinello, sarà un lucifero abbastanza nuovo- l'ho ancora sognato stanotte- bello come l'angelo che ha dato agli uomini l'esempio della superbia. 1595_3627_000246 e sia dunque ben fatto. poichè questa è la tua opinione, com'era da un pezzo la mia su il viso bambina e preparati a ricevere il tuo fidanzato, mi par di sentire il suo passo per le scale. 1595_3627_000247 le nozze furono affrettate quanto più si potè, senza danno dei consueti apparecchi. c'era in tutti una gran furia di far presto. furia del bastianellì a cui non parea vero di allogare la figliuola in quel modo, furia di messer luca che non vedeva l'ora di veder suo figlio sottratto ai pericoli dell'umor nero. 1595_3627_000248 ho detto, e ritorno a spinello spinelli, il quale, vedendo operare mastro jacopo di casentino, si accese del desiderio di dipingere a fresco che era, in quei tempi, il sommo dell'arte. 1595_3627_000249 osservando il rapido trapasso di quei due lumi spenti, pensavate involontariamente alla lucciola che, nel fosco della notte, vi brilla, trasvolando da destra, indi vi apparisce a sinistra, dopo esservi passata davanti alla chetichella rattenendo il palpito della sua luce fosforica. 1595_3627_000250 inoltre, ci sono di certe minuzie che vogliono esse sole un tempo assai lungo e perfino un'intiera seduta, specie se il pittore è diligente e se ha la consuetudine di rimanere incantato davanti alla bellezza. 1595_3627_000251 chiedessero pure i maggiorenti della città l'opera sua e gli promettessero mari e monti. spinello non era avido di ricchezze e di onori. spinello sarebbe rimasto a firenze. 1595_3627_000252 anche voi lettori mi chiederete perchè tanta curiosità fosse venuta a spinello da farlo discendere a manca del poggiuolo anzi che a destra per avvicinarsi alla casa del buontalenti. ma questa non dee parervi una cosa fuori del naturale. 1595_3627_000253 disse finalmente mastro zanobi, conchiudendo ad alta voce un suo ragionamento mentale. non sarà neanche il caso di chiedervi se siete contente. 1595_3627_000254 ah, maestro, maestro, che dite voi, mai gridò il giovine turbato. ho io bene inteso, mastro jacopo? sorrise come sanno sorridere i babbi quando non hanno nulla da rifiutarvi, o giovinotti innamorati. 1595_3627_000255 gli altri ne hanno meno o non lo valgono. l'aspettavo all'ingresso, avendo l'aria di guardare tutt'altro. poi me ne venivo laggiù, anzi, ricordo che fu quello un gran dolore per me. sentiamo quest'altra. esclamò mastro jacopo, ridendo. 1595_3627_000256 voi dunque lo fate addirittura un tristo chiese spinello o che altro. volete che sia un uomo che non parla con nessuno, che vi guarda tutti dall'alto al basso e fa passare una grama vita alle persone che vivono con lui. basta vedere come tratta la sua donna. 1595_3627_000257 quando apparve nella navata di mezzo il suo fidanzato, tenuto per mano da un vecchio gentiluomo che ella non conosceva, ma seguito da una donna la cui bianca veste e la ghirlanda di fiori dicevano chiaramente chi ella fosse e perchè si trovasse colà fiordalisa, si sentì venir meno. 1595_3627_000258 quel medesimo giorno, escito di chiesa, un'ora prima del solito, mastro jacopo passò da luca spinelli per fargli un certo discorso che ricolmò di contentezza. il paterno cuore del vecchio fiorentino, indi arrivato a casa, prese la sua fiordalisa in disparte e, senza tanti preamboli, le disse: 1595_3627_000259 mettete dunque che monna ghita ne abbia parlato ad una sua parente, che questa parente conosca me, sapendo per giunta che io vivo insieme con voi, e che essa sia venuta in gran segretezza a darmene un cenno con la speranza che io spenda una parola presso di voi, come faccio per l'appunto ora. 1595_3627_000260 incominciò a riportare su questo i contorni dell'altro. due giorni dopo, il cartone del miracolo di san donato era fatto con grande soddisfazione di mastro jacopo, il quale per tutto quel tempo non aveva voluto nessuno dei suoi giovani in chiesa. 1595_3627_000261 sai, quando la persona amata non è più il mondo, non deve avere più nulla, più nulla che lo faccia amare da chi resta. oh io ne morrò, disse spinello con voce soffocata dalle lagrime. 1595_3627_000262 quando era una cert'ora tuccio di credi, si avvicinava all'amico e gli diceva: andiamo spinello. si alzava e lo seguiva senza far motto, come un fanciullino segue la madre. tornati al loro alloggio, la vecchia padrona di casa dava loro il lume acceso e la 1595_3627_000263 sì, mi pare d'averlo conosciuto, rispondeva frattanto un uomo tarchiato di membra, dal volto bruno e con un certo piglio altezzoso. oh sì, davvero il piglio non è bello, disse pasquino ridendo. 1595_3627_000264 giotto di bondone è un gran maestro e taddeo gaddi gli si stringe ai panni. ti consiglio d'imitare questi due. l'altro, da cui t'è piaciuto di copiare, è un artista da dozzina, il quale non si raccomanda che per un poco di buona volontà. 1595_3627_000265 nel suo disperato dolore, pensò che ella non volesse ascoltarlo, amando. meglio tacere che dirgli una troppo amara parola. infatti, la risposta di fiordalisa egli se la immaginava qualche volta e gliela ripeteva, il suo rimorso. 1595_3627_000266 prendete, moglie. spinello esclamò: siate felice. per altro, avrei creduto che per voi la moglie dell'artista dovesse esser qui e col dito accennava la testa, dove abita madonna fantasia. no, v'ingannate. rispose prontamente spinello: la moglie dell'artista è qui. 1595_3627_000267 dopo una così lunga notte di amaro sconforto, spinello spinelli ebbe i primi sorrisi di gioia vedendo l'allegrezza di quel povero vecchio che, per lui, per suo figlio, tornato alla quiete dell'animo, cresciuto alla gloria dell'arte. 1595_3627_000268 i contorni della figura e i pochi segni con cui era accennato il viso. apparivan di persona viva, colta da una mano maestra sull'atto di recarsi alla chiesa. 1595_3627_000269 l'avesse egli dissotterrata. per sè l'avrei ucciso, ma non lo avrei disprezzato. in quella vece egli ha venduto il segreto ad un altro. 1595_3627_000270 spinello conosceva l'impalcatura del ponte su cui stava a dipingere e il traballar che fece un pancone su cui tuccio di credi aveva posto il piede per ritirarsi verso la scala. gli rammentò in buon punto che le assi non erano inchiodate, ma semplicemente posate sulle traverse l'una di costa all'altra. 1595_3627_000271 spinello. spinelli, senza darsi ragione di quel che faceva e tratto solamente da una forza quasi istintiva, prolungò di qualche istante il suo smarrimento per ascoltare la musica di quelle parole che escivano dalle labbra di fiordalisa. gli pareva, in udirla, di rassicurarsi meglio che era lei. 1595_3627_000272 spinello, tuttavia, esitava. bell'ardire esclamò: mastro jacopo, così ami tu fiordalisa. all'udire quelle parole, spinello si scosse e il cuore gli diede un balzo nel petto. figuratevi: era la prima volta che mastro jacopo gli parlava di sua figlia e per la prima volta ne diceva abbastanza, non vi pare? 1595_3627_000273 infatti, passava con la massima volubilità dal pianto alle risa. incominciava un discorso o finiva in un altro, se pure si poteva dire che ne finisse mai uno. messer dardano aveva cercato di penetrare il segreto di quella mente turbata, ma non ne era venuto a capo. 1595_3627_000274 chi ha dovuto rifare un lavoro, anche lodato nella sua prima forma, intenderà queste cose. ma non mancarono neanche i sofistici per sentenziare che il primo affresco era meglio. 1595_3627_000275 quando il povero giovane ricuperò i sensi smarriti, si trovò accanto la dama escita dal recinto della villa per recargli soccorso. mio dio, messere che avete, diceva ella sbigottita, fatevi animo. 1595_3627_000276 dallo sguardo importuno dei curiosi, ed anche da nascondere, per debito di cortesia, la noia che provano a dover perdere il loro tempo in compagnia di profani. 1595_3627_000277 guardava il maestro, come se volesse leggere nel volto di lui la conferma delle parole udite. poi guardava in aria, come se cercasse un'immagine cara che doveva trovarsi là, pronta alle sue invocazioni amorose. 1595_3627_000278 son più felice di un re mastro. jacopo si era allontanato per non farci la figura del terzo incomodo. le confidenti espansioni di due cuori innamorati non voglion testimoni neanche quando essi siano gli autori della vostra felicità. 1595_3627_000279 rimasti soli davanti ai disegni di quel famoso artista che era piovuto dalle nuvole. i cinque scolari di mastro jacopo avevano sfogliato il quaderno e guardato curiosamente ciò che formava l'argomento delle sue meraviglie. 1595_3627_000280 se non ci siete mai stati, vi prego di andarci alla prima occasione, anche a costo di farla nascere o d'inventare un pretesto. vi assicuro io che mi ringrazierete del consiglio. la val di chiana è una tra le più amene e le più pittoresche del bel paese. là dove il sì suona. 1595_3627_000281 spinello lavorava per quattro e, al paragone suo, anche luca giordano, soprannominato luca fa presto avrebbe potuto andarsi a riporre. finito il suo graticolato, mise un pezzo di carbone in capo ad una canna e là ritto davanti al muro, con un occhio al disegno primitivo e l'altro al cartone. 1595_3627_000282 vedete come il destino aveva disposte le fila. anche lui era un pittore, o almeno poteva diventarlo, poichè l'inclinazione c'era ed anche una certa pratica naturale. fino allora egli aveva disegnato per capriccio. da quel giorno incominciò a disegnare per passione. 1595_3627_000283 sei tu che l'hai voluto disgraziato, sei tu che l'hai voluto di che ti lagni ora nel tuo tardo pentimento. e che cosa domandi ad un cuore che hai contristato con la tua ingratitudine. 1595_3627_000284 conosceva quali colori si dovessero usare nel dipingere a fresco, cioè tutti di terra e non di miniere, con che risolutezza di mano si avesse a condurre il lavoro prima che l'intonaco del muro potesse disseccarsi. 1595_3627_000285 ahi, triste cosa morire. non voglio morire. di grazia, ancora un giorno, un'ora, almeno un'ora di vita. spinello mio fidanzato, amor mio, dove sei? non mi lasciare, non mi lasciare, prega il signore per me, per l'anima della tua fiordalisa. 1595_3627_000286 possiamo desiderare di giungere a lui per la strada più breve. a lui sta d'esaudirci se lo avremo meritato con una vita scevra di viltà. accettate la mia proposta, messer spinello, voi non lavorerete soltanto per me lavorando nella casa di dio. 1595_3627_000287 e prima di tutto il contorno della testa di madonna fiordalisa offriva allo sguardo una linea così soave, un molleggiamento così indistinto tra il fondo e l'ovale, che era già un'impresa sommamente difficile a coglierlo con sicurezza. 1595_3627_000288 non invento nulla. sèguito passo passo il nostro malinconico eroe, la confraternita della misericordia, che io accenno qui per necessità del racconto. 1595_3627_000289 pure si fosse dovuto dire migliore del maestro, la gran pezza. sarebbe stato poi un gran male avere indovinato un ingegno potente, averlo tratto dall'oscurità, avergli, per così dire, adattate le ali agli omeri. 1595_3627_000290 arezzo messer dardano gli era capitato proprio in buon punto. da lui avrebbe potuto sapere che cosa pensasse spinello e che cosa egli avesse a sperare per sè. 1595_3627_000291 ora quale è stato il vostro costume in bottega? mi avete voi mai domandato come si facesse la tal cosa o perchè si facesse la tal altra? avete voi posto mai attenzione a ciò che facevo io? 1595_3627_000292 ma a farlo apposta per isbugiardare la massima fiordalisa. non ci aveva nessuna realtà di quelle che potreste figurarvi. ella non aveva davanti agli occhi la più piccola immagine di genio nascente. 1595_3627_000293 ma egli non cercava più di consolarlo come faceva in principio. lo aveva ammogliato, gli aveva assicurata la pace, il suo ufficio amichevole era adempiuto. 1595_3627_000294 una speranza lo sosteneva nel ritorno: la speranza di appoggiarsi a parri della quercia, modesto ma non ultimo tra gli scolari di mastro jacopo di casentino. e vedete disdetta, parri della quercia era morto. 1595_3627_000295 quel pittore, postosi in mente di dare a lucifero l'impronta di una straordinaria bellezza, andava effigiando nel volto dell'angiolo ribelle la divina immagine di madonna fiordalisa. 1595_3627_000296 si pensava sempre a madonna fiordalisa e si rimpiangeva la sua fine miseranda. si rammentava la sua maravigliosa bellezza, raggio di sole così presto invidiato alla terra, e nessuno sapeva acconciarsi all'idea di averne perduto per sempre il divino sorriso. 1595_3627_000297 che non mi dite ch'egli ha già data la sua mano ad un'altra donna diss'ella. voi mentite messer lapo. la menzogna è chiara nelle vostre parole. spinello si consolerà, voi dite. egli non si è dunque consolato. 1595_3627_000298 ora, la più bell'opera di mastro jacopo che spinello potesse ammirare nel duomo vecchio non era già il ritratto di papa innocenzo, come qualcuno potrebbe credere a tutta prima. la più bell'opera di mastro jacopo era madonna fiordalisa, a lui nata in firenze quando egli stava laggiù ai servigi del gaddi. 1595_3627_000299 la donna lo salutò secondo il costume dei contadini ed egli resole cortesemente il saluto, si fermò a dimandarle sposa. sapreste voi dirmi a chi appartiene questo castello? 1595_3627_000300 spinello rimase alquanto sconcertato dalla novità dell'argomento. un teologo, dugent'anni più tardi, ne avrebbe fatto un caso di coscienza, sicuro di vincere con esso la riluttanza di un credente come spinello spinelli, più che allora non isperasse di vincerla, quel bravo giovine d'un parri. 1595_3627_000301 e i babbi s'accarezzano, stando a sentirli con attenzione. senz'altra noia che di dover dir loro. ad ogni tanto, et cum spiritu tuo, affrettiamoci a dire che spinello non si annoiava. punto in quell'ufficio modesto. 1595_3627_000302 ah sì, bella forza. gridò il chiacchiera, come se quella fosse arte. il pittore s'ha a vederlo sulla tavola o sul muro: soggiunse parri spinello. spinelli può dirsi oramai un frescante mastro. jacopo gli ha dato a fare qualche cosa sulle sue ultime composizioni. 1595_3627_000303 sono le parti mobili del viso che fanno di questi scherzi. il viso ha le sue parti mobili, è l'opinione di tuccio di credi. mastro jacopo andava di meraviglia in meraviglia. 1595_3627_000304 la figlia del bastianelli cammina male, per giunta, ed anzi la dicono un po zoppa. chi potrà dire che voi vi siate invaghito di lei per le grazie della persona? diranno che dovevate farvi una famiglia perchè questo è l'obbligo d'ogni uomo per bene. 1595_3627_000305 escludo dal numero parri della quercia che non partecipava alle loro malinconie per dolcezza di carattere e tuccio di credi che aveva scagliato il sasso e nascondeva la mano. 1595_3627_000306 bottega. escito di là, andò macchinalmente per le vie d'arezzo fino all'osteria del greco, dove c'era la combibbia serale dei garzoni di mastro jacopo. aveva una faccia così scura che i suoi compagni lasciarono tosto di ridere per domandargli se si sentisse male. 1595_3627_000307 voi gli siete nemico. maestro, rispose argutamente il giovine, lo si vede dalle vostre parole. ma io lo difenderò anche contro di voi, per esempio quella sua storia di san martino nella cappella del vescovado. ahimè, ragazzo, ahimè. interruppe mastro jacopo, con un sorriso che faceva contro alla mestizia della. 1595_3627_000308 la punta della spada si ruppe sul corsaletto di cuoio che messer lapo indossava, ma la violenza del colpo lo aveva fatto stramazzare a terra. spinello, lesto come una tigre, gli fu addosso col ginocchio e, afferrata la spada sotto gli elsi, gli piantò il troncone nella gola. 1595_3627_000309 e quei massari, con che aria me l'hanno detto, quasi che la colpa fosse mia e che io li avessi traditi. se ne farà un altro, col malanno che il ciel vi dia. se ne farà un altro, e tutti pari. 1595_3627_000310 non è nulla, diss'ella poco stante forse il vento tra i rami. ah, sospirò egli, povera vita, tremare, nascondersi, e perchè tu verrai, meco, non è vero, amor mio? fiordalisa si strinse al petto di spinello e non rispose parola. dimmi te ne prego, ripigliò spinello, verrai. 1595_3627_000311 di tenere i tuoi tocchi in penna per me. ci serviranno ad entrambi, per ricordo di ciò che eri quando sei entrato a bottega da me. spinello non capiva in sè dalla gioia. un'ora dopo quella conversazione egli tornava dal pittore in compagnia dì suo padre. 1595_3627_000312 messere diss'egli. mi duole di presentarmi a voi in questo povero stato. ah sì, gli è proprio il momento di badare a queste cose, esclamò l'acciaiuoli. come va il nostro caro spinello? son venuto a bella posta per lui. 1595_3627_000313 infatti, il povero spinello non aveva più coscienza di sè. solamente il lavoro poteva rialzarne lo spirito. cessato il lavoro, tornavano le ombre. strana forma di pazzia, non è vero? ma se non fosse strana non sarebbe pazzia. 1595_3627_000314 lasciò di macinar colori per rispondere col suo accento grave che pareva scaturire dagli abissi: siate felice e voi mi sarete compagni alla cerimonia, non è vero? ripigliò spinello che era avvezzo al tono di voce dell'amico tuccio e non doveva farne più caso. 1595_3627_000315 la mia fidanzata è una ragazza povera, non bella nè felice. la tolgo da una casa dove i suoi non l'amano come dovrebbero e dove la vita le è divenuta un inferno. 1595_3627_000316 spinello pensò che il povero prete non era fatto per intendere certe cose e, datagli una di quelle occhiate patetiche- le quali sembrano dire tante cose, forse perchè non ne dicono alcuna- infilò la porta del duomo. affrettava il passo perchè quel giorno era invitato a desinare dal maestro e l'ora, come si è detto, era tarda. 1595_3627_000317 buon dì, mastro jacopo, disse il cavaliere, accompagnando la frase con un risolino sarcastico. che siete forse venuto per vedere il lebbroso maisì messere, rispose il vecchio pittore. un lebbroso che sarà risanato. 1595_3627_000318 fa un ritratto e sia quello della tua fidanzata, sicuro tra due mesi me la rubi. lasciami almeno il suo ritratto in casa. ti va, padre mio? gridò spinello, confuso. se osassi già dovevo rammentarmelo che tu non osi mai. strano ragazzo. ma se son io che ti permetto, se son io che ti prego. 1595_3627_000319 ad aggruppamenti di poche figure. la grazia semplice dei suoi santi e delle sue madonne sentiva qualche cosa della divinità ed era tenuta per l'opera sua più maravigliosa: una vergine che porgeva a cristo fanciullino una rosa, affresco condotto da lui su d'una parete in santo stefano, fuori le mura d'arezzo. 1595_3627_000320 povera donna esclamò fiordalisa: voi dovete amarla. oramai spinello crollò malinconicamente la testa. ahimè, non è possibile, risposa egli. ed ella lo sa. come avete avuto il coraggio di dirglielo? sì, madonna, era il debito mio. 1595_3627_000321 volentieri disse: tuccio di credi, voi siete così buono con me, passerò da voi se vi piace. no, rispose messer dardano. forse rimarrò presso il nostro amico e non sarà bene che io vi dia la posta in casa sua. 1595_3627_000322 sì, gli ha dato da calcare i suoi cartoni sul muro e da mettere il colore sui fondi. ahimè, dell'altro, ancora dell'altro. entrò a dire: tuccio di credi, dell'altro che cosa. 1595_3627_000323 per questa volta ho seguita l'ispirazione da principio. per darne un'idea a questi massari avevo disegnato ogni cosa di rossaccio, così alla grossa, non dipingendo di buono che una piccola parte di questa composizione. l'idea è piaciuta e m'hanno allogato il lavoro. 1595_3627_000324 avevo incominciato a fare un po di guardia e non m'ero avveduta di nulla. il giovanotto non veniva neanche più a sedersi sulla terrazza. oh, per questo, non dubitate, dev'essere un uomo, dabbene. 1595_3627_000325 vuol dire che non abbiamo ancora la tinta vera? ripigliava quell'altro. come giudicarne allora? seccando l'intonaco non potrebbe sbiadire il dipinto già nell'affresco? l'essenziale è di conoscere il valore delle tinte. come volete che lo conosca lui? a vent'anni o giù di lì? 1595_3627_000326 orbene, sia pure così, rispose spinello. io lo aspetterò di piè fermo. no, te ne supplico parti. egli sarà qui tra poco. potrebb'essere già ritornato e cercare in questo punto di me. 1595_3627_000327 verso la sera. la si vede qualche volta laggiù da quella loggia die guarda verso la pianura. rimane là per due o tre ore alla finestra con le braccia appoggiate sul parapetto e gli occhi fissi a guardare il sole che si nasconde dietro i monti pisani. povera dama, dev'essere molto disgraziata. a che pensate messere? 1595_3627_000328 ma la sua anima si era come avvilita in quello sforzo di obbedienza che lo conduceva a bandire perfino la sua tristezza, quella tristezza che gli era tanto cara dopo la morte delle sue speranze giovanili, dopo la distruzione del suo bel sogno d'amore. 1595_3627_000329 avevano chiesto un disegno sul muro e spinello- che era sempre lui quando si trovava sul suo trèspolo, aveva fatto il disegno richiesto, meritando in tal guisa la lode di tutti e la pronta commissione dell'affresco. 1595_3627_000330 del non discuter nulla, dell'accettare la vita e la cosa come ci sono offerte dalla lieta occasione. è il tempo in cui l'uomo osserva la veste portata da una donna per rammentarsene poi, come d'ogni parte più appariscente, della bellezza di lei. 1595_3627_000331 si ostineranno e noi partiremo. lasceremo questa casa, andremo a cercare sua madre. medico, tu la salverai, siamo intesi. bada a te, medico. sua madre mi ucciderebbe se io non le riconducessi l'amor suo. ed io, vedi, prima di morire, ucciderei te con queste mani. 1595_3627_000332 immaginate l'allegrezza di spinello. io rinunzio a descriverla, mastro jacopo, ripigliò per far bene. è dunque mestieri d'essere innamorati. ahimè, ragazzo mio, a questo patto io non farò più nulla di buono, poichè la stagione degli amori è passata. 1595_3627_000333 erano su tutte le furie e non ci vedevano lume. ah, è troppo, gridò lippo del calzaiolo. mastro jacopo ci ha i suoi beniamini. se avesse adoperato egualmente con noi, se ci avesse consigliati, aiutati, messi avanti, saremmo pittori anche noi. 1595_3627_000334 la ricchezza si faceva incontro a spinello, più che egli non andasse a cercarla. e quella ricchezza egli avrebbe data a monna ghita, in compenso di un amore che non era in poter suo di offerirle. e poi, che cosa doveva ella sapere delle cose d'amore, quella vergine creatura vissuta sempre rinchiusa tra le pareti domestiche? 1595_3627_000335 aver macinata per qualche anno la terra di siena, aver fatto cuocere il travertino di cui si faceva il bianco per gli affreschi e portata magari la zuppa al principale, quando lavorava sui ponti e non ismetteva per tutta la giornata temendo giustamente che gli avesse a seccare l'intonaco. 1595_3627_000336 per queste ragioni o per altre consimili che gli balenassero, alla fantasia messer dardano acciaiuoli. lodò grandemente il concetto del suo amico spinello. in fin dei conti, la pittura ha una filosofia tutta sua, che ne vale molte altre, vo dire la filosofia dei contrasti. 1595_3627_000337 e forse anche senza saperlo, dicevano il vero, poichè la freschezza di una prima impressione non si ripete più. anche facendo un più corretto lavoro, lodato, levato a cielo, messo a confronto con sè medesimo spinello, non era tuttavia con l'animo all'altezza della sua riputazione. 1595_3627_000338 fiordalisa, ebbe una stretta violenta al cuore. mio padre ripetè ella turbata. orbene, che volete voi dire? che volete tacermi, madonna, ripigliò allora il. 1595_3627_000339 se sapeste come sono dolente di ciò che è accaduto, gli disse: ma voi almeno penserete che io non ci ho colpa, non è vero, parri? lasciò un tratto il pennello e stese la mano al nuovo venuto. indi brevemente rispose: ci vuol pazienza. 1595_3627_000340 era già sul punto di tornarsene via, anche non sapendo dove sarebbe andato a battere del capo, tanto gli riusciva molesto di averlo ad incontrare per via, ma subito dopo l'annunzio dell'arrivo di spinello aveva avuto quello della sua pazzia. 1595_3627_000341 l'ho capito un po tardi che barca aspettasse. ma come indovinarlo subito, dio buono, se non guardava mai in alto, salvo una volta, in principio, per salutarci come s'usa tra buoni vicini? bisogna proprio dire che ci abbia gli occhi sulla fronte, alla guisa delle chiocciole. 1595_3627_000342 oh, mia dolce signora, di che vi date pensiero. egli rende conto a dio di ciò che vi ha fatto soffrire. dici bene, mi ha fatto soffrire molto, mi ha fatto soffrire tanto che lingua umana non potrebbe ridire: sono colpevole, ma per lui dio perdoni all'anima sua. 1595_3627_000343 sì, questo ho voluto. proprio questo, rispose candidamente spinello, ma forse il contrasto m'è venuto troppo forte e ne deriverà un po di confusione nelle linee di che ti tormenti. va bene così. la figura del santo è nel primo piano, la moltitudine è nel terzo, con una intonazione di colore meno gagliarda. 1595_3627_000344 prima che quell'altro potesse menargli una pugnalata attraverso il costato, i famigli del buontalenti erano accorsi al frastuono. tra i primi era la cia vergine santa, gridò ella, atterrita. che è ciò la mia signora. 1595_3627_000345 ella rizzò la testa e diede al buontalenti un'occhiata sdegnosa. oh, non v'inalberate, riprese egli freddamente. la cosa è così com'io vi racconto. che credete voi, madonna, che l'amore sopravviva alla morte della persona amata? spinello si consolerà. 1595_3627_000346 scusate, gli disse, fermandolo. forse vi faccio una domanda indiscreta, ma il sentimento che mi consiglia è d'uomo che vorrebbe giovare a suoi simili messere. rispose tuccio di credi, inchinandosi: il vostro aspetto e di uomo ragguardevole. vogliate dirmi in che cosa io possa compiacervi. 1595_3627_000347 il degno gentiluomo si era industriato a trattenerlo ancora qualche giorno, ma spinello, promettendogli di tornare a prender commiato da lui, gli era fuggito di mano. ricordando l'accenno a quel voto, messer dardano pensò che spinello dovesse recarsi a qualche famoso santuario. 1595_3627_000348 e questa doppia coincidenza lo colpì. in verità, era strano il fatto che il buontalenti partito d'arezzo, poco prima che la morte di fiordalisa ne cacciasse anche spinello, prendesse moglie nello stesso tempo di lui, e la donna era un'aretina condotta via da messer lapo quando aveva abbandonata la sua terra. 1595_3627_000349 con tanta folla e di un umore così benevolo. come potete immaginarvi, le chiacchiere erano molte davanti all'affresco del pittor novellino. quando giunse in duomo il vecchio jacopo, seguito da spinello spinelli e da tuccio, di credi che aveva voluto andarvi anche lui per confortare l'amico. 1595_3627_000350 chi l'ha detto? eh, l'han detto parecchi, tra gli altri messer bindo del rosso, che è dei massari. anch'io, del resto, che ho avuto pratica con pittori, posso assicurarvi che la cosa non è andata altrimenti. 1595_3627_000351 già le labbra e gli occhi rispose parri della quercia. e ti par poco ora se un moto delle labbra o un diverso grado di forza nello sguardo basta a cangiarti l'espressione del volto. mi pare che la immobilità dei contorni non ci abbia nulla a vedere. 1595_3627_000352 il pensiero che vaga dietro allo immagini del passato, prova una voluttà tutta sua nel trovarsi abbandonato a sè stesso, non obbligato a seguire anche per poco il pensiero degli altri. 1595_3627_000353 di certo quella non era ancora la volta buona e spinello, o sbagliando le proporzioni o non sapendo cogliere certi rapporti insensibili della figura, seguitava a credere che ci fosse una malìa. 1595_3627_000354 o forse son io che getto sull'arte la colpa della mia ignoranza. forse ho presunto troppo delle mie forze ed ho commesso una profanazione, una vera profanazione. ma io non lo volevo, ve lo assicuro. è stato vostro padre che mi ha stimolato, è stato lui che mi ha acceso questa febbre nell'ossa. 1595_3627_000355 acciaiuoli ebbe a pentirsi della commissione data a spinello aretino. egli dovette anzi lodarsi grandemente della buona idea che lo aveva condotto a seguitare per istrada quel giovine taciturno e vederci quasi una ispirazione del cielo. 1595_3627_000356 con tutta la miglior volontà del mondo, non son venuto a capo di nulla. che volete? non si nasce tutti sotto una buona stella e la mia è stata la più trista. 1595_3627_000357 così gli piaccia di perdonare a me se ho ardito di farmi suo ministro di giustizia. ciò detto, andò anch'egli verso il terrazzo ove giaceva madonna fiordalisa, col capo già sollevato sulle ginocchia della fedel contadina, fiordalisa, angiola mia, esclamò egli con voce. 1595_3627_000358 orbene, che c'è di strano, disse spinello: la pena segue il delitto. a colle gigliato, ho ucciso il suo complice, qui uccido lui. se iddio non avesse voluta la sua morte, non me l'avrebbe cacciato tra piedi. 1595_3627_000359 tuccio di credi, torse le labbra e diede un'alzata di spalle. baie, dissegli. i contorni non si mutano mica così facilmente. sarà quistione delle parti mobili le labbra e gli occhi. 1595_3627_000360 si era egli ricreduto parlando o seguiva in ciò il filo d'un riposto disegno? comunque fosse, lippo del calzaiolo, cristofano granacci e angiolino lorenzetti detto il chiacchiera. 1595_3627_000361 non parlate di me che non c'entro, rispondeva egli a coloro che volevano riferire agli insegnamenti suoi il merito di un così valente discepolo. io non gli ho insegnato quasi nulla, è venuto da me come poteva andare da un altro? e da un altro sarebbe riescito lo stesso che è riescito da me. 1595_3627_000362 auguratevi gli estremi conforti di un'umile compagna la quale, se non potrà risanare la nostre piaghe, non aiuterà ad inasprirle. soldati che una palla cieca ha colpiti pensatori che una grande ambizione ha travolti fidenti, giostratori che il mondo ha abbandonati sull'arena. 1595_3627_000363 spinello premette al seno quella fronte adorata e depose un bacio tra i suoi bruni capelli. ma fiordalisa, non bene rassicurata, stava ancora in ascolto. è il vento, dicevi, è il vento che stormisce nella frappa. mormorò allora, spinello, di che temi tu dunque? ma lui a quest'ora dov'è? 1595_3627_000364 luca spinelli e jacopo di casentino s'intesero facilmente e il giovine spinello rimase a servigi del maestro. quella sera madonna fiordalisa fu vista da lui nella luce modesta delle pareti domestiche. 1595_3627_000365 un sentimento di freddezza che poteva benissimo essersi impadronito di lui, perchè gli uomini son fatti così e si cavano volentieri d'impaccio fingendo una gran voglia d'esser utili che li dispensa dal rimanere estatici. 1595_3627_000366 e qual forza dovesse dare al colore, perchè le tinte, mentre che il muro è molle, mostrano una cosa in un modo che poi secco: il muro non è più quella di prima ed altre cose aveva prontamente imparate con potenza di desiderio anzichè per pratica. 1595_3627_000367 madonna non rispose nè sì nè no. si era lasciata prender la mano, si lasciò mettere in dito l'anello. il giovine innamorato cadde in ginocchio e baciò la mano della sua fidanzata. indi, rialzatosi, le si accostò, peritoso o guardandola con occhi ardenti d'amore, le bisbigliò all'orecchio. 1595_3627_000368 oh, non pare che la lo sposasse volentieri. continuò già quando arrivarono a colle gigliato madonna era assai male di salute. pareva di vedere una statua di marmo, come quelle che sono nella cattedrale di pistoia, tanto era bianca nel viso. 1595_3627_000369 per caso. gli disse: mastro jacopo, a un tratto anche tu saresti pittore, mainò messere. rispose spinello chinando umilmente la fronte. ma sarei felice di diventarlo sotto la vostra disciplina. 1595_3627_000370 ma che cosa sarebbe stato di lui se lo avesse potuto? solo a baciar quella mano, parve che una scintilla elettrica lo avesse subitamente investito, perchè tremò tutto, dal capo alle piante. 1595_3627_000371 eh, rispose il chiacchiera stringendosi nelle spalle. in questo caso bisognerà dire che si è innamorato dello scolaro in grazia del ritratto che questi ha fatto della sua fiordalisa, già l'ama tanto. 1595_3627_000372 ghita incominciò gravemente. mastro zanobi, dimmi la verità. conosci tu un giovane qui presso, che ti fa: mi capisci, babbo? io non capisco. rispose la ghita. vo dire che ti fa l'occhiolino. capisci ora? la ghita si fece rossa come una fravola montanina. 1595_3627_000373 figure, atteggiamenti, partiti, di pieghe od altro che gli toccasse l'animo. così lavorando, aveva acquistato una maravigliosa destrezza a fare con la penna i dintorni delle cose vedute, dando le velature e le ombre con una tinta dolce che otteneva dall'inchiostro stemperato nell'acqua. 1595_3627_000374 poi vedete, maestro, qui siamo nel duomo vecchio. laggiù continuò spinello, accennando in basso attraverso le commessure del ponte. laggiù, presso la quarta colonna di destra, ho veduto per la prima volta madonna fiordaliso. 1595_3627_000375 era madonna fiordalisa con gli occhi lampeggianti di sdegno. era madonna fiordalisa che piombava nei regni della morte maledicendo ai suoi uccisori. 1595_3627_000376 e lo aveva amato tanto. nessun uomo al mondo avrebbe potuto vantarsi d'essere amato di più, ma quell'animo fiacco aveva avuto ribrezzo della morte l'ingrato, dopo aver posseduto quel cuore di vergine, pieno per lui di tenerezza ineffabile, non aveva saputo serbar fede alla tomba. 1595_3627_000377 immaginate dunque gli sforzi d'eloquenza che fece coi massari del duomo spinello. aveva fatto un'opera maravigliosa e su questo non ci cascava dubbio, lo avevano riconosciuto tutti. massari e non massari. 1595_3627_000378 mastro jacopo, custodito da parecchi di casa, i quali reputavano utile, per il momento, di non contrariarlo nella sua fissazione, si fece innanzi e rispose. non posso dirvelo, mia figlia dorme, e non vo che si svegli, del resto le nozze non si faranno più. 1595_3627_000379 non capisco come una sorte così grande sia toccata alla nostra casa, ma già dice il proverbio: fortuna e dormi. siete contente voi altre, io sono arcicontento. preparatevi a ricevere il fidanzato, che un giorno o l'altro bisognerà pure aprirgli l'uscio di casa. e a due battenti, se lo accompagna, messer dardano acciaiuoli. 1595_3627_000380 già disse il buontalenti, perchè allogare a lui la medaglia? che ne pensate voi tuccio? la domanda era rivolta a tuccio di. credi che poco prima si era avvicinato al crocchio. 1595_3627_000381 il vecchio pittore diede una rapida occhiata a tutti quei fogli: erano studi dal vero o reminiscenze, motivi buttati là, con un fare tra l'accorto e l'ingenuo che indicava una vera e fortunata indole d'artista. spesso non erano che quattro tocchi, ma in quei quattro tocchi si vedeva la natura colta sul vivo. 1595_3627_000382 vedete, tuccio, com'è bello quest'angiolo, diceva il vecchio gentiluomo. se si potesse muovere un rimprovero all'artista ignorando quello che egli ha voluto fare, si direbbe che è troppo bello per rappresentare lo spirito del male. 1595_3627_000383 osservazione. compiangete dunque voi stesso messere. gli rispose: spinello, che venite ad impancarvi tra i giudici senza sapere da che parte si tenga un pennello. e passò oltre appoggiando la risposta con una alzata di spalle. sentite questo ragazzaccio gridò il buontalenti. se non fossimo nella casa di dio, mi verrebbe voglia di allungargli una pedata. 1595_3627_000384 dieci giorni dopo l'affresco era condotto a termine e lo si poteva scoprire. immaginate voi come si spargesse prontamente la notizia in città e quanta gente accorresse a contemplare il dipinto in arezzo. non si parlava più d'altro. 1595_3627_000385 sapeva come si dovessero unire i colori a fresco e a tempera o come si avessero a dipingere le carni e i panni, per modo che ne venisse rilievo e forza alle figure, mostrando l'opera chiara ed aperta. 1595_3627_000386 arezzo, se nol sapete, era ghibellina nell'anima spinello. spinelli era un bel giovinottino, nato pittore come giotto e inclinato fin da fanciullo ad operare nel disegno. tali miracoli che non si sarebbero creduti possibili senza la disciplina di ottimi maestri. 1595_3627_000387 io non so davvero perchè rimanga ancora quaggiù. signore iddio, liberatemi da questo peso che è davvero troppo grave per me. un rumore di passi e di voci dietro la svolta del sentiero. tolse spinello dalla sua triste meditazione. 1595_3627_000388 sì, ripigliò il vecchio gentiluomo. questo dobbiamo tutti desiderare. forse non si tratterà che delle solite malinconie. sapete pure, tuccio, che il nostro amico ha sempre dato nel triste. sarà la stessa malattia di firenze. 1595_3627_000389 i ritratti gli riescivano sempre mirabilmente quasi ad accrescergli il rammarico di non aver potuto cogliere la somiglianza di madonna fiordalisa. finita la cappella principale di santa maria maggiore. 1595_3627_000390 preghiere. era giunto frattanto ad una svolta del sentiero, dove sorgeva una rozza croce di legno piantata su d'una mora di sassi. colà di certo era stato ucciso qualcheduno. 1595_3627_000391 e bisognava vederlo. con che garbo ci si adoperava. forse un osservatore più diligente e più acuto avrebbe trovato che spinello spinelli mirava a dissimulare con quella mostra di operosità. 1595_3627_000392 l'immagine della bellissima estinta era sempre davanti agli occhi dell'artefice madonna fiordalisa. come sapete, era stata seppellita nel chiostro del duomo vecchio. 1595_3627_000393 e spinello ardeva e l'interno ardore gli traluceva dagli occhi. voi lo sapete, lettori, perchè di lì ci sarete passati un giorno anche voi. l'amore e la tosse si nascondono male. 1595_3627_000394 gli scolari di mastro jacopo s'inchinarono davanti a spinello parri della quercia. gli stese la mano dicendogli: amico e fratello, se vi piace. ma gli altri non si fecero così avanti, non si buttarono via come parri della quercia. 1595_3627_000395 un uomo che andrà doman l'altro all'altare, non è già impegnato oggi? non è già risoluto di fare ciò che vi torna tanto increscevole sapere di lui? non ama già egli la donna a cui darà la sua mano? 1595_3627_000396 ma fiordalisa, come vi sarà facile immaginare, non aveva memoria di ciò. rammentava l'improvviso malore ond'era stata colpita in mezzo alle gioie domestiche e rammentava d'essersi risvegliata alla coscienza di sè in una camera sconosciuta. si sentiva spossata senza volontà, con una gran propensione a riaddormentarsi. 1595_3627_000397 infatti, spesso deponeva i pennelli per piangere. poi, rasciugate in fretta le lagrime, afferrava i pennelli e lavorava a furia, come un uomo che non ha tempo da perdere. ineffabile angoscia quella che non può avere neanche una lontana speranza di pace, poichè la tregua è solo di là dalla tomba. 1595_3627_000398 un anno dopo ripetè spinello. spinelli, dunque due anni fa. sì, messere, per l'appunto, saranno due anni a san michele, due anni fa, mormorò spinello, crollando mestamente il capo. due anni fa mi sono ammogliato anch'io. 1595_3627_000399 e, piegatosi a mezzo sulla seggiola, appoggiò i gomiti alla spalliera, nascondendo il volto tra le palme. piangeva di rabbia, il povero spinello spinelli. madonna fiordalisa si era alzata e si appressava a lui con aria di compassione. 1595_3627_000400 infatti, chi nol sa, la donna destinata a risplendere per la bellezza e ad essere dal più al meno una meraviglia per qualcheduno, scade nella propria estimazione quando le manchi questa piccola speranza in cui è riposta ogni sua contentezza. 1595_3627_000401 che cosa il basilisco disse ridendo il granacci? questo ritratto, rispose il chiacchiera senza badare allo scherzo dei compagni, perchè infatti è un ritratto, vedete qua. e, levato dal quaderno il foglio che aveva destata la sua attenzione, lo pose sotto gli occhi della brigata. 1595_3627_000402 intanto quell'altro perdeva le forze. la fune, scorrendogli tra le dita aggranchite, gli aveva lacerate le carni. i tendini denudati non ressero allo strazio e le mani sanguinolenti si apersero. 1595_3627_000403 è necessario tener conto di tutto e perciò bisogna vedere notare diligentemente ogni cosa, spesso anche tornarci su cinque o sei volte. e quando le sei non bastano- dio buono ci vuol pazienza arrivare anche alle dodici. 1595_3627_000404 nei fondi, l'hai detto tu nei fondi. gridò mastro jacopo con accento di trionfo. eh, ripigliò il chiacchiera che oramai era in ballo e voleva spendere il suo ultimo grosso. 1595_3627_000405 quel che sentite è gaudio consapevole, non illusione del sogno. amore, amore, quanti inni non ha sciolti per te l'anima umana ne suoi impeti di poesia. 1595_3627_000406 ve l'ho detto, messere, ci eravamo lasciati prima che egli andasse a pistoia. spero che non sarà una separazione eterna, disse allora l'acciaiuoli. se spinello ha avuto dei torti con voi, dovete dimenticarli. se la colpa è stata vostra, dovete farvela perdonare, cercando di rinfrescar l'amicizia. 1595_3627_000407 santo, monna ghita dovette muoversi dalla sedia su cui era rimasta, a così dire, inchiodata e andare attorno come avrebbe fatto ebe nell'olimpo o briseide nella tenda di achille. 1595_3627_000408 l'istinto della resistenza lampeggiò negli occhi di fiordalisa. ah, gridò ella. spinello è libero ancora? sì e no, rispose freddamente: messer lapo. 1595_3627_000409 quest'oggi restai di sasso. a me non si tratterà mica di persone che mi appartengano. no, rassicuratevi, nessuna disgrazia di persone. si tratta dell'affresco di spinello del vostro scolaro prediletto. 1595_3627_000410 altro, ahimè triste cosa: le due anime che un primo amore aveva congiunte, il destino le aveva separate per sempre. com'era avvenuto ciò? spinello, tornato finalmente in sè, doveva udirlo dalle labbra di madonna fiordalisa. 1595_3627_000411 fiordalisa non rispose parola. chinò la fronte e rimase pensosa, quasi ascoltando dentro di sè l'eco delle ultime parole di spinello spinelli. il sole si era nascosto allora dietro i monti pisani. 1595_3627_000412 i tre fannulloni insolenti che mi levano l'incomodo sono il chiacchiera, il granacci e lippo del calzaiolo. vadano pure io sarò lieto di non sentirne più nuova, nè canzone. 1595_3627_000413 messer dardano era contentissimo di aver fatta quella pace, non tanto per il piacere di averla fatta, quanto per l'utile che doveva, secondo lui, derivarne. a spinello: 1595_3627_000414 quel susurro le diceva: la vita è bella così. quel bisbiglio le diceva: io t'amo nell'amore ogni più piccola cosa è un mondo, e un mondo nuovo. per giunta, ci si ferma piacevolmente intorno a certi nonnulla che in ogni altro momento della vita a mala pena si avvertono. 1595_3627_000415 la voce di messer lapo si perdette dietro la svolta del sentiero e spinello non potè udirne più altro. che cos'è questa novità? pensò egli, balzando fuori dal suo nascondiglio. tuccio di credi a pistola e con messer lapo. 1595_3627_000416 ma ella non accennò altrimenti di volersi alzare. scosse in quella vece il capo e si recò la mano al petto, come se volesse trattenere qualche cosa che era per fuggirle in quel punto. 1595_3627_000417 alle ultime parole di parri della quercia, si volse in soprassalto e gli chiese: è mio padre che vi ha incaricato di parlarmi in tal guisa? sì, rispose parri volgendosi a lui. 1595_3627_000418 spinello si faceva a cambiare, ma sempre in peggio. il guaio era questo: che i contorni della figura, quantunque rifatti una dozzina di volte, non lo contentavano affatto ed egli, mettendo giù i colori, pensava sempre a quel difetto originale dell'opera. 1595_3627_000419 lo aveva voluto la famosa badia del camaldoli in casentino. lo aveva voluto firenze nella badia degli olivetani in san miniato al monte. lo aveva voluto pisa per il suo camposanto, maraviglia dell'arte e della pietà italiana. lo voleva pistoia per la sua chiesa di sant'andrea. 1595_3627_000420 fu commesso a mastro jacopo di ricondurvela, il che egli fece a sua lode, portandola per nuovi canali fin sotto le mura, ad una fonte detta allora dei guinicelli e poscia corrottamente, dei veneziani. 1595_3627_000421 escludiamo per altro il povero parri della quercia, modesto e buon giovane, il quale non si sentiva nato per la grand'arte dell'affresco e si contentava di lavorare a tempera certi trittici e pale d'altare che erano commesse a mastro jacopo da qualche pieve o da qualche oratorio del contado. 1595_3627_000422 e sotto alle finestre della casa si affollavano i cantori popolari per festeggiare le nozze di madonna fiordalisa, coi loro rispetti frammezzati da certe rifiorite che era una delizia a sentirle. 1595_3627_000423 ma egli lo aveva attribuito a mera curiosità e non si era fermato a vederci. altro di più grave, ve ne avrei toccato prima d'ora. soggiunse tuccio di credi, ma me ne sono astenuto perchè volevo consigliarmi con messer dardano acciaiuoli. 1595_3627_000424 il giovine pittore tornava allora da pistoia senza aver posto mano agli affreschi che quei cittadini s'aspettavano con tanto desiderio da lui, non si sentiva di far niente che avesse garbo. quella bella città non lo aveva ispirato. 1595_3627_000425 o se invece non ne dovesse avere la consolazione dei dannati, la quale, come sapete, consiste nel rendere meno grave il proprio dolore pensando che altri l'ha eguale o maggiore. 1595_3627_000426 jacopo era un buon maestro e spinello sentiva una gran voglia d'imparare. finalmente, se aveva l'aria di badar poco a madonna, questa non doveva apporglielo a negligenza. si dicono tante cose tacendo, egli, a buon conto, non ne diceva che una. 1595_3627_000427 tuccio di credi. del resto soffriva anche lui. la sua parte s'era fatto più cupo e più verde del solito. quella potenza d'ingegno che niente bastava ad uccidere, nè la perdita di fiordalisa, nè un matrimonio fatto a suo mal grado. gli riusciva molesta. 1595_3627_000428 mi avete voi perdonato. ahimè, povero spinello, la pietra sepolcrale era muta. la voce arcana invocata da lui non si faceva sentire. 1595_3627_000429 mi lascino alle mie tristezze. parri, io ci ho i morti nell'anima. come volete che pensi alle creature vive? ecco, il male ripigliò. parri, io non credo che ciò vi consiglino i morti, sibbene di andare per la via retta e di avere un po di pazienza. 1595_3627_000430 ma a proposito di ire cittadine, dov'era in quel tempo l'umor feroce di pistoia a cui alludeva tuccio di credi? la città delle prime discordie posava da molti anni in pace e ci fioriva liberamente la gentilezza naturale delle valli toscane. 1595_3627_000431 infatti, egli rammentava che il buontalenti s'era allontanato da arezzo per recarsi a vivere nel pistoiese, ma non sapeva che avesse condotta un'aretina con sè. par altro, siccome la cosa non gli importava affatto, lasciò cadere il discorso. 1595_3627_000432 a voi, tuccio, sarà grande fortuna di lavorare con un tant'uomo. egli poi sarà lieto di avervi aiutatore, secondo l'antica consuetudine che era così profittevole ad ambedue. 1595_3627_000433 spinello accettò l'invito del maestro con un misto di timore e di desiderio. in fondo, in fondo, non avrebbe fatto niente più di quel che faceva ogni dì. non era egli sempre con gli occhi addosso a madonna fiordalisa? 1595_3627_000434 altro. quella notte fu un grande trambusto in casa sua. spinello aveva una visione e fu agevole intenderla dalle rotte parole che gli uscivano di bocca. lo spirito delle tenebre era apparso al pittore, dolendosi con lui d'essere stato fatto così spaventosamente brutto. 1595_3627_000435 sì, ripigliò, mastro jacopo. rammento una disputa curiosa che è avvenuta tra i miei riveriti scolari: parri della quercia sosteneva che il ritratto della mia figliuola era un'impresa difficile, anzi addirittura impossibile, perchè fiordalisa ci ha un'aria mutevole. 1595_3627_000436 così è l'infanzia del linguaggio, di quest'altro sublime mistero. come ha imparato a parlare il bambino? quando e per che vie ha trovati i nessi della frase e i segreti della coniugazione? cercate e non troverete. bussate e non vi sarà aperto, nè ora nè mai. 1595_3627_000437 al servigi della famiglia di mastro jacopo non c'era che una vecchia fante, la quale bastava a tutto e a governare la casa e ad accompagnare madonna fiordalisa quando esciva per andare agli uffizi divini. 1595_3627_000438 senti? gli disse: una volta non è da te raccattarmi i pennelli e mesticarmi i colori. hai fatto testè un'opera bella e giustamente lodata, ma non devi riposarti sugli allori. ti consiglio di provarti subito in un'altra e di maniera diversa dalla prima. 1595_3627_000439 dio santo, era lei, era la sua fiordalisa, o uno spirito maligno ne aveva assunta la forma per farsi giuoco di lui? confuso, sbalordito e nondimeno anche più attratto da quella cara visione, spinello, tese le braccia verso il terrazzino e con impeto di amore gridò: fiordalisa. 1595_3627_000440 erano quarti di nobiltà per la sua casa, che valevano pure le armi di concessione degli imperatori di lamagna e dei reali di francia. madonna fiordalisa aveva dunque la sua piccola superbia in testa e poichè al matrimonio bisognava pensare, per la ragione naturalissima che una bella ragazza come lei non avrebbe potuto. 1595_3627_000441 madonna, fiordalisa, fiordalisa. esclamò: messer dardano, chi è? costei spinello dalla eminenza su cui stava seduto, udì le parole di messer dardano e si volse di schianto. che avete detto messere, perchè quel nome pronunziato da voi, 1595_3627_000442 del resto, in quei cominciamenti della pittura mancavano i grandi esemplari da proporre ai discepoli e ognuno ritraeva dal vero, portando nell'opera quei medesimi difetti e qualità che erano nell'occhio di ciascheduno e nel suo modo particolare di veder la natura. 1595_3627_000443 monna ghita. dunque egli, per essere andato ad abitare in borgo santo jacopo, doveva acconciarsi a prender moglie. ma già fosse andato a por santa maria a porta pinti, a santa croce in ognissanti, sarebbe stato lo stesso. 1595_3627_000444 una cosa rimane: che il viso di monna ghita ha una grande espressione ed è l'indizio di una bell'anima. pensateci, spinello, e poi mi direte che cosa avrete deliberato di fare. ma badate, maestrino, non dovete rattristarmi. dovete dirmi di sì. 1595_3627_000445 sì, eh, manigoldo troppo alto. stiamo a vedere che dovrei buttartelo tra piedi. ma basti di ciò. soggiunse mastro jacopo, vedendo che il povero innamorato si faceva serio da capo. 1595_3627_000446 in arezzo. di quel fatto non si aveva cognizione, o almeno nessuno ne aveva fatto cenno, a spinello o fors'anche spinello nella tristezza ond'era tutto compreso, non ci aveva fatto attenzione. 1595_3627_000447 anzi, da quel momento incominciò a mostrarsi più franco e poco stante si alzava anche lui chiedendo licenza di aiutar la fanciulla in quell'umile ufficio di servitù familiare. 1595_3627_000448 parri della quercia. come vi ho già detto, era onesto e riconosceva l'ingegno di spinello spinelli, ma egli era d'animo mite e, per conseguenza, un po timido. 1595_3627_000449 godeva di ammirare i fortunati che andavano su fin dove un uomo può andare per cogliere ciò che è più desiderato nel mondo: una corona di alloro o un amplesso, il bacio della gloria o un bacio di donna. 1595_3627_000450 era come il naufrago che ha tutto perduto, fortune e speranze, e che, dalla riva deserta su cui l'hanno sbalestrato i marosi, guarda con occhi smarriti, senza sdegno e senza paura, il torbido elemento che ha portato i suoi danni. 1595_3627_000451 ma infine siamo giusti, non è questo ciò che tu fai. desideri di risplendere, d'innalzarti per raggiungere un fiore, ed un fiore che voi tenete tropp'alto con la mano, disse spinello, ridendo. 1595_3627_000452 rimasto solo sull'impalcatura. spinello spinelli prese il lapis rosso di lamagna e incominciò a segnare alcuni tratti sul cartone, ma subito dopo si fermò. aveva il cervello in volta. pensava a madonna fiordalisa e alla possibilità che, per la prima volta, gli arrideva di far sua quella divina creatura. 1595_3627_000453 pittura indi accostatosi con bel garbo a messer lapo buontalenti, come se domandasse licenza di passar oltre. gli fece un inchino e gli gittò un'occhiata d'intelligenza. 1595_3627_000454 gli occhi del babbo seguirono la fanciulla che camminava più stenta del solito, indi si volsero a indagare il viso di spinello spinelli. lo credereste, il giovinetto non parve darsi per inteso del difetto. 1595_3627_000455 i massari non avevano trovato nulla a ridire in una proposta così ragionevole, e la loro curiosità fu maggiormente stuzzicata dal tono di sicurezza con cui egli parlava. 1595_3627_000456 mano, è vero, diss'ella chinando la fronte. messere, conducetemi pure a firenze. io vi giuro, per la memoria di mio padre, che non tenterò di fuggirvi. 1595_3627_000457 e spinello, dal canto suo, condannato al lutto eterno delle sue morte. speranze non avrebbe assicurato a monna, ghita dei bastianelli, uno stato di gran lunga superiore a ciò che ella poteva ripromettersi. 1595_3627_000458 cerco di consolarmi dell'assenza segnando sulla carta il profilo di madonna, e mi vien sempre male, sempre male che è una morte a pensarci. t'è pur venuto la prima volta, te ne ricordi. 1595_3627_000459 infatti, quando il pittore indugia a dipingere quel tratto di muro che è stato preparato per ricevere i colori, la calce fa subito una certa crosterella: pel caldo o pel freddo, pel vento o pel ghiaccio. 1595_3627_000460 per andare a diporto lungo l'arno, dove la riva era più deserta, di là dalle case de bardi. anche lui non tornò che a notte alta per andarsene a letto e la mattina seguente si recò in santa croce, dova lavorava in quel tempo. 1595_3627_000461 la voce della natura, la cara nota della realtà sarà muta per questo povero cantastorie, mentre io parlo ricordando troppo ed essi tacciono dimenticando ogni cosa e vivendo un'eternità. nello spazio d'un'ora un fruscio della frappa s'è udito tra le piante. 1595_3627_000462 sì, partirò, dio santo, mormorò spinello, comprimendosi il petto che pareva volesse scoppiargli dalla pena. ecco la luce degli occhi miei e debbo ritornar nelle tenebre. quando ti rivedrò, mia dolce signora? 1595_3627_000463 laddove madonna fiordalisa doveva scorgere il suo ad ogni istante appostato in attesa come una fiera all'agguato e tremare ogni giorno pensando che nessuna difesa avrebbe più avuta contro di lui. 1595_3627_000464 proprio quel giorno i massari di sant'andrea si recavano alle case dei cancelleri per avere un colloquio con lui e così messere gli chiedevano: avete voi ideata la composizione che pistoia potrà ammirare nella nostra vecchia cattedrale? 1595_3627_000465 c'erano parecchie figure disegnate su quel foglio, ma il chiacchiera ne indicava una tra tante che si vedeva nel mezzo, tirata giù alla brava, come una impressione momentanea. avete già indovinato che era una figura di donna. 1595_3627_000466 era la prima volta dopo un anno che si accennava così direttamente a madonna fiordalisa in presenza di spinello spinelli, e il modo era ingegnoso, come ispirava l'affetto al mite animo di parri della quercia. 1595_3627_000467 anche il trionfo artistico di spinello nell'affresco del duomo, per grande che fosse, era preveduto. la cosa andava da sè. era, per dir così, la chiave della camera nuziale ed era giusto che spinello facesse miracoli per ottenerla. 1595_3627_000468 ma proprio nel punto che egli stava per togliersi di là, udì un grido di spavento che gli gelò il sangue nelle vene e subito dopo vide riapparire madonna fiordalisa, che correva a furia verso il terrazzo come persona inseguita. ah, salvami, gridò ella. salvami, egli mi ucciderà. 1595_3627_000469 e non si fosse trattato che di collera. ma c'era di peggio. c'era il segno di una gravissima ingiuria o d'una terribile vendetta. il volto di lucifero, sotto le rapide e convulse pennellata di spinello, si era tramutato dal bello all'orrido, dalle sembianze di madonna fiordalisa. 1595_3627_000470 del resto, se madonna fiordalisa era grave all'aspetto, non crediate che fosse per quel piccolo guaio dimenticato pochi istanti dopo che era avvenuto ed ella e il suo fidanzato stavano in contegno, come è costume di tutti gl'innamorati giunti a quel momento in cui hanno da custodire la loro. 1595_3627_000471 dardano acciaiuoli. ammirò quella serenità di mente e, presa la mano di ghita, l'accostò da buon cavaliere alle labbra. dio vi guardi, madonna diss'egli. con tali conforti voi non potrete mai reputarvi infelice. 1595_3627_000472 due mesi passarono tristi, coma gli altri che la povera donna aveva vissuti nella sua solitudine di colle gigliato. ahi, non era una solitudine quella, se ogni giorno ella doveva vedersi davanti agli occhi messer lapo. 1595_3627_000473 che avrebbero reso invidioso un trionfatore tornato pur mo dagli splendori del campidoglio per ricondursi a più semplici dimostrazioni di gioia: a tuscolo, a lanuvio, ad arpino. 1595_3627_000474 dicono che non esce mai dal recinto del castello e che vive là dentro come quella principessa prigioniera d'uno stregone di cui si narra nella storia di lancilotto del lago. 1595_3627_000475 spinello ebbe l'aria di cascar dalle nuvole. che novità è questa? esclamò io. non so che cosa si sia potalo riconoscere, ma sì vi dico: il popolino del borgo ha riconosciuta la figlia dell'orafo. 1595_3627_000476 spinello si morse le labbra e diede una guardataccia all'imprudente compagno. questo non dovevate far voi, esclamò: mettere in piazza una onesta fanciulla. oh, per questo non ci vedo alcun male, rispose, tuccio di credi, appoggiando la frase con un'alzata di spalle. 1595_3627_000477 anima buona. sa iddio se mi duole di voi, ma siamo giusti: forse ci avete avuto dalla vita assai più che non vi riprometteste nei vostri sogni di vergine, ed io penso che voi non abbiate avuto mai una idea molto chiara della vostra infelicità sulla terra. 1595_3627_000478 ma quantunque la fine dell'affresco di spinello spinelli fosse stata precoce, non gli era toccata la sorte delle belle donne che muoiono giovani, poichè s'era da un giorno all'altro imbruttito e ne avevano detto corna quegli stessi che più lo avevano lodato. instabilità degli umani giudizi. 1595_3627_000479 vino. frattanto, lettori gentili, venite in arezzo con me. non ci si va col vapore, ma a cavallo, perchè siamo cinque secoli addietro. si passa una delle quattro porte della città, che è cerchiata di mura per un giro di tre miglia, e si scende alla bottega di mastro jacopo da casentino. 1595_3627_000480 padre mio balbettò, ella più confusa che mai. rispondi: non voglio mica mangiarti. qui presso alla nostra casa abita forse un giovanotto che tu vedi qualche volta. 1595_3627_000481 volevo parlarvi in quella vece dell'amicizia che ho per voi. continuò messer dardano, che vorrei vi fosse nota in tutta la sua profondità. vi amo come un figlio maestrino mio e vorrei vedervi felice, felice, mormorò. spinello, è forse possibile? 1595_3627_000482 il pittore. sì, messere morto anche lui due mesi dopo la sua figliuola. triste cosa mormorò il vecchio gentiluomo e il vostro amico che fa nulla per ora, tanto è rimasto percosso da quella grande sciagura. ma egli è pittore, come voi probabilmente. 1595_3627_000483 anzi, un dilettante di bisticci potrebbe sostenere che il sì è nato proprio in arezzo, poichè fu aretino, quel monaco guido a cui siamo debitori della scala armonica. ma a farlo apposta, guido d'arezzo non inventò che sei note, dimenticando per l'appunto di inventare la settima. 1595_3627_000484 lasciate correre messere, gli disse un savio. questi pittorelli sono otri, pieni di vento e s'hanno a sgonfiare da sè. sapessero almeno il valor delle tinte. soggiunse un altro. e invece mettono negli affreschi i colori di miniere. scambio dei vegetali. 1595_3627_000485 i due viandanti passarono davanti alla mora che nascondeva spinello. parevano in buonissima armonia e infervorati in un colloquio di molta importanza per ambedue. 1595_3627_000486 era quello il suo luogo prediletto. spinello non aveva mai veduto una più larga distesa d'orizzonte, non aveva mai veduto uno spettacolo più bello di quella conca di verde e d'azzurro nel cui primo piano si stendeva la turrita pistoia e nel cui fondo biancheggiava firenze, circonfusa di soavi vapori alla luce del sole. 1595_3627_000487 così tardi escite da lavoro? gli chiese il sagrestano del duomo, vedendolo attraversare la navata di mezzo. ma che c'è? avete l'aria di un uomo che ha ricevuta una lieta novella. lieta, sicuramente, rispose il giovane pittore, quantunque a voi forse non parrebbe tale. se potrò rallegrarmene per voi, perchè non mi parrà lieta, ditela su. 1595_3627_000488 spinello spinelli andò via lesto come un capriolo, anzi come uno scoiattolo. fece una manata delle sue carte e, scendendo gli scalini a quattro a quattro, ritornò sulla via mastro jacopo. quando egli lo raggiunse, non era ancora giunto all'angolo del duomo. 1595_3627_000489 non parlate così, diss'ella con accento severo. quando tutti m'avessero dimenticata, non mi abbandonerebbe il pensiero di mio padre. ahimè. madonna. replicò il buontalenti vostro padre e s'interruppe tosto, chinando la fronte a terra in segno di grande rammarico. 1595_3627_000490 ah, fossi io morto. esclamò spinello abbandonandosi a piedi della mora. fossi io morto come questo poveretto, vi avrei raggiunta madonna, avrei finito di patire. a che mi giova la gloria senza di voi? 1595_3627_000491 quando si dice l'apparenza conchiuse egli tra sè: ecco un giovanotto che a prima vista vi dà sui nervi, e poi egli è buono come il pane v. 1595_3627_000492 aveva fatto fabbricare quel tempio per darvi sepoltura ad un suo fratello vescovo. perciò l'intitolazione a san nicolò, che in suo vivente era stato vescovo di bari. 1595_3627_000493 orbene, che hai? disse mastro jacopo, non sei contento? spinello si abbandonò sui gradini del trespolo che serviva a mastro jacopo per accostarsi alla vòlta e diede in uno scoppio di pianto: animo via. che cos'è questa ragazzata? borbottò mastro jacopo. se ti sentono di laggiù? 1595_3627_000494 e perchè non si potrebbe amare eternamente una persona morta quando ella vivente è stata tutto per voi. ci sono delle donne che hanno questa virtù di raccoglimento e non l'avranno gli uomini. così pensava, e l'amarezza di quel pensiero la vinse. 1595_3627_000495 per l'anima di, gridò egli, dando di fuori senz'altro. che cos'è quest'accusa che voi mi fate? credete voi che l'arte s'insegni come il leggere, scrivere e far di conto bietoloni? anch'io sono stato a scuola e ricordo come insegnava taddeo gaddi, che a sua volta ricordava come insegnasse giotto di bondone. 1595_3627_000496 ma delle cose fatte in fretta aveva anche i pregi, cioè a dire, insieme con qualche ridondanza facilmente correggibile, unità di concetto e franchezza di esecuzione. 1595_3627_000497 quel degno gentiluomo non istette in forse e il giorno dopo che ebbe ricevuto il messaggio della povera donna si avviò con gran diligenza ad arezzo per vedere in che modo potesse tornar utile alla dolente famiglia. 1595_3627_000498 ma il guaio era questo che egli ci sarebbe stato quind'innanzi non più per far tesoro di sensazioni dolcissime, bensì per esprimere su d'una tavola ingrata ciò che i suoi occhi vedevano così bene e che le dita avrebbero reso così male. 1595_3627_000499 spinello si alzò dal suo posto col cuore tremante e andò verso il recinto della villa. che cosa intendeva di fare? in verità, non lo sapeva neppur egli, a mano a mano che si accostava al muraglione e la figura s'innalzava davanti a lui, uscendo in risalto sul fondo azzurro chiaro del cielo. 1595_3627_000500 quando madonna fiordalisa si accorse di amar tanto il nuovo discepolo di suo padre, mastro jacopo, era già più infatuato dei meriti di spinello che ella non fosse invaghita del giovane. 1595_3627_000501 parri della quercia non è di questa opinione. ah, parri, sentiamo qual è l'opinione di messer parri della quercia. parri, così, tirato in ballo dalla imprudenza del chiacchiera, si fece modestamente a rispondere. 1595_3627_000502 la fama di spinello aretino ha confermata, se non per avventura accresciuta, la fama del suo vecchio maestro. l'altro sentimento era d'indole affatto domestica. 1595_3627_000503 la mattina vegnente mastro jacopo di casentino, nell'escir di bottega per recarsi al duomo vecchio, disse ai giovani che stavano lavorando: avete sentito, ci ho allegrezze in famiglia e voi siete invitati per domenica a mangiare il. 1595_3627_000504 e spinello fu più calmo a pistoia che non fosse a pisa o a firenze. la valle dell'ombrone gli recò un senso di pace che doveva tornargli nuovo, poichè della pace come della allegrezza egli aveva quasi perduto il ricordo. 1595_3627_000505 dopo ciò, messer dardano escì per andare in cerca di spinello, che dipingeva allora nella chiesa di sant'agnolo. vi accenno, senza descriverla, che oramai s'andrebbe troppo per le lunghe, la scena commovente di quell'incontro tra il vecchio gentiluomo fiorentino e il suo protetto di via della scala. 1595_3627_000506 ad onta di questa critica, che già voleva tirare in ballo il futuro, l'opera di spinello, spinelli fece un chiasso da non dirsi a parole e per tutto quel giorno, e per altri alla fila, ci fu grande concorso di popolo nel duomo vecchio d'arezzo. 1595_3627_000507 da bottega al duomo, dal duomo a bottega: era questo il suo itinerario quotidiano, compiuto con una rapidità da meritargli il soprannome di saetta. la nuova impalcatura era stata rizzata dai manovali e spinello, come potè avvicinarsi al suo povero affresco? 1595_3627_000508 poco stante, egli vide inoltrarsi due viandanti dalla parte della città. non erano contadini, ma gentiluomini, come appariva dalle cappe che indossavano e dalle berrette piumate che portavano in capo. in uno d'essi, spinello non tardò a riconoscere messer lapo. 1595_3627_000509 labbro messer giovanni era grave da principio, ma seguitando l'esplorazione, divenne triste senz'altro, e una lagrima gli apparve sul ciglio. 1595_3627_000510 e, rimescolando i colori sulla tavolozza, andava mutando, insieme con le tinte, i lineamenti del suo lucifero tuccio di credi. ha ragione, esclamava, parlando ad intervalli tra una pennellata e l'altra. 1595_3627_000511 incominciamo a dire che nel suo volto, si notavano due parti distinte: la superiore, virilmente modellata, a contorni risentiti e gagliardi, l'inferiore, timidamente condotta, quasi appena accennata. 1595_3627_000512 è il lampo in cui la donna medita sulle frasi più insignificanti e finisce a trovarci un senso riposto. e più tardi l'uomo può dire: sapete, la prima volta che ho sentito di amarvi, eravate vestita così e così. 1595_3627_000513 e dovevo io discacciarti appena ritrovato. non eri mio, non mi eri reso e non dovevo accettare il dono che mi era fatto dal destino. oh, lo sapevo, sai, lo sapevo che m'avrebbe uccisa, ma in questa certezza è stata anche la mia scusa. 1595_3627_000514 spinello dal nascondiglio in cui era e da cui non gli parve prudente muoversi, non udì che queste parole: voi farete quel che vi parrà meglio. messer lapo degnissimo. io, da fedel servitore, ho reputato necessario di darvene avviso. 1595_3627_000515 che importa a me di quella tavola? può importarvi, perchè la faccia della santa è il ritratto puro e pretto della vostra figliuola che volete zanobi. la curiosità ci ha prese e siamo andate a vedere anche noi questa santa lucia. 1595_3627_000516 rimutò qualche parte rifece il disegno. accrebbe con alcuni tocchi l'espressione dei volti e finalmente, come gli parve di aver migliorato il suo lavoro, si arrischiò a metterlo sotto gli occhi del maestro. 1595_3627_000517 piacervi, s'intende? aggiunse prontamente mastro jacopo, da quell'uomo prudente che egli era. s'intende che in tal caso faremo rastiare il muro e voi pagherete a me il prezzo pattuito quando ci avrò dipinto io un'altra medaglia. vi avverto per altro che la mia non sarà punto migliore della sua. 1595_3627_000518 per contro, se i pittori della scuola di giotto davano ancora troppo nello smilzo, avevano già la cura lodevole del finito laonde. se i corpi delle loro figure, asciutti come sono, accusano la povertà degli studi anatomici, 1595_3627_000519 due sentimenti diversi lo persuadevano a ciò. il primo era quello dell'ambizione esser maestro ad un discepolo che non aveva punto mestieri di rimproveri e così poco di incitamenti a far meglio, poter raccomandare il suo nome ad un nuovo argomento di gloria. eccovi l'ambizione di mastro jacopo. 1595_3627_000520 altro avrebbe voluto che gliela rubasse un altro, il buontalenti, per esempio, o il primo venuto tra i cavalieri d'arezzo. egli certamente avrebbe odiato il rivale. 1595_3627_000521 amavo una donna messere e l'amava anche lui. il rettile aveva osato levar gli occhi alla colomba la vigilia delle mie nozze. la bella creatura moriva, avvelenata da lui. almeno così parve. 1595_3627_000522 bersagliata da sguardi languidi, salutata da esclamazioni subitanee, da voltate e da fermate che dicevano esse sole: un mondo di cose. madonna fiordalisa ci aveva tutte le tentazioni per diventare una vanerella e 1595_3627_000523 ma era insensibile quell'uomo. ma niente gli diceva che la sua fiordalisa era vicina e lo vedeva, e lo udiva. ahimè, dio poteva essere sordo se non aveva cuore spinello. 1595_3627_000524 e non poteva resistere. le mancava perfino la forza di gridare al soccorso. poco stante non aveva più veduto uno dei due traditori, l'altro, messer lapo buontalenti, restava padrone del campo. 1595_3627_000525 mi congratulo con voi, maestro, disse egli, e mi congratulo con gli sposi. quando si faranno le nozze? tra due mesi, rispose mastro jacopo, quando il vostro compagno avrà condotto a termine un'opera testè incominciata nel duomo vecchio? 1595_3627_000526 la belva così minacciosa, nell'orridezza delle forme e nel lampo degli occhi da far rizzare i bordoni ai riguardanti, si contorceva nello spasimo dell'agonia. voleva ancora uccidere e si sentiva morire. 1595_3627_000527 e si poteva dimenticarlo quando essa non si muoveva, condonarlo e trovarci anzi una certa grazia quando ella si faceva innanzi con quella sua andatura di persona stanca e svogliata. 1595_3627_000528 mi avete chiesto che c'è. che cosa è avvenuto? gridò egli vedendo spinello che si volgeva a lui con la cera sconvolta: c'è, oh, padre mio, non vi turbate oltre il necessario. fiordalisa non si sente troppo bene, il caldo la soffocava là dentro. 1595_3627_000529 anima mia, proseguì spinello, avvicinandosi. voi non vi sentite bene quest'oggi, è vero? dissella, non so proprio che cosa sia. mi parea di morire là dentro. dio mio, esclamò il giovane commosso, bisognerà prendere qualche cosa. se io sapessi. 1595_3627_000530 colto alla sprovveduta tuccio di credi, annaspò con le braccia, lasciando cadere lo spuntone, e tentò di aggrapparsi alla traversa, nel punto in cui essa era assicurata all'abetella, con parecchi giri di fune. 1595_3627_000531 questo proverbio, che ella aveva udito le cento volte senza avvertirne la dolorosa filosofia, accennato sbadatamente da quell'umile contadina che sapete e che era l'unica donna con cui madonna fiordalisa scambiasse qualche parola nel castello buontalenti, la ferì profondamente. 1595_3627_000532 in qual modo era avvenuto quel ravvicinamento improvviso. spinello aveva dunque ritrovato il suo nascondiglio dopo tre anni di ricerche, quando mai gli era balenato il sospetto che ella non fosse morta? e quando e come il sospetto si era tramutato. 1595_3627_000533 una somiglianza fatale. proseguì con accento cupo che fece fremere il vecchio acciaiuoli tuccio di credi. ha ragione e a lui va fatto omaggio di un cambiamento necessario. 1595_3627_000534 non ha molta levatura d'ingegno, ma per contro ci ha un discreto amor proprio. malattia dei poveri soggiunse il vecchio gentiluomo e va curata con garbo. volete voi ripigliarlo a bottega? non rammento di averlo mai congedato. rispose spinello. se tornerà l'avrò caro. 1595_3627_000535 il pittore che la ritraesse in uno di quei punti crederebbe di non averla resa con verità se la vedesse in un altro. pure notò il chiacchiera. questo spinello, che non è un pittore e neanche un principiante con due tratti di penna, ce l'ha fatta ravvisare alla prima. 1595_3627_000536 volentieri, ma dove laggiù in via della scala, nella chiesa di san nicolò? è chiusa finora, ma potrete passare dall'uscio della sagrestia domani stesso all'ora in cui usate andare a diporto. io sarò ad aspettarvi, ci verremo messere, rispose tuccio di credi. ma di chi dobbiamo noi domandare? 1595_3627_000537 non si spiccò più dal capezzale del vecchio. frattanto i rettori della città erano tutti intorno a messer spinello, al valente pittore, e lo richiedevano con gran desiderio dell'opera sua. 1595_3627_000538 e per giunta, vedete che sciocca non s'è messa a gridare che era una grande disgrazia. lo è certamente. notò, messer luca spinelli costa caro uno specchio. oh, per questo avete ragione, ma non era il caso di vederci altro guaio. 1595_3627_000539 è il più difficile e l'ho lasciato per l'ultimo. ci penserò stanotte e domani. senz'altro mi sbrigherò anche di lui che esclamò: messer cardano, avete lavorato senza cartoni. sì, messere. 1595_3627_000540 più volte nel corso della settimana, o con un pretesto o con l'altro, spinello spinelli era invitato a desinare dal maestro, onore che toccava di rado agli altri compagni suoi di bottega. 1595_3627_000541 ma una bella figura è un tal complesso di curve, di prominenze, di sottosquadri, di delicatezze che non si possono copiare con esattezza, ma si debbono indovinare, esprimere di primo achito, nella stessa fusione e con quella medesima felicità di trapassi in cui si è incarnato il disegno della natura. 1595_3627_000542 diciamo ad onore di spinello che se l'avesse veduta mai in atto di guardarlo, anche alla sfuggita, egli n'avrebbe preso sospetto e non sarebbe più tornato sul terrazzo. 1595_3627_000543 tuccio di credi, per contro, era diventato livido come un cadavere. ma già voi lo sapete. tuccio di credi aveva la faccia di colore olivastro, e queste tinte illividiscono facilmente ad ogni commozione dell'animo. 1595_3627_000544 e le soggiungeva, quasi a finire di persuaderla. vedete, la donna che io ho, non già trascelta fra mille, ma accettata dalle mani del caso, è una povera creatura a cui mancano le grazie della persona e nessuno potrà credere che il mio cuore ancor pieno di voi. 1595_3627_000545 perdonate, messere, ripigliò egli, è impossibile. vi sarete ingannato. dovete esservi ingannato, io richiamare quel giuda. ma se ciò fosse, ci sarebbe stato un perchè ed io sarei venuto con qualche cosa al fianco. soggiunse spinello, tastandosi con moto convulso alla cintola. 1595_3627_000546 fiordalisa era muta ed egli sentì più vivo il rimorso di ciò che aveva fatto per appagare il desiderio di suo padre. era poi necessario di appagarlo, e non sarebbe stalo meglio persuadere messer luca spinello che quel matrimonio era impossibile? 1595_3627_000547 tralascio i dipinti in santa lucia de bardi e in santa croce per non venirvi a noia e perchè il racconto non si tramuti in catalogo. i. 1595_3627_000548 sarà poi calandrino e nulla più. conchiuse cristofano, granacci, tuccio di credi. non disse nulla, ma dentro di sè pensava: amico tuo sei sciocco, affè mia se lo speri. 1595_3627_000549 madonna fiordalisa, con un fitto zendado sugli occhi. entrò in quella chiesa e andò a sedersi sulla tribuna dell'altar maggiore. stette immobile lassù, senza volger neppure uno sguardo ai dipinti che tutti ammiravano. 1595_3627_000550 jacopo, andato a firenze con taddeo gaddi, non fece torto alle speranze che questi aveva concepite di lui dipingendo, tra l'altre cose, il tabernacolo della madonna di mercato vecchio e le vòlte d'orsanmichele che aveva ad essere il granaio del comune. 1595_3627_000551 non verrà neanche alla dodicesima. pazienza, sarà per la ventiquattresima. ritieni in mente questo che manda a rotoli tutte le dottrine dei fuggifatica: è sempre un errore di veduta quello che guasta il lavoro e ti fa perdere il tempo nelle 1595_3627_000552 immaginate le difficoltà che gli si paravano davanti agli occhi pensando che la bellezza nella figura umana non è un composto di linee geometriche. con la geometria fate una donna brutta o mediocre. 1595_3627_000553 non era molto, come vedete, e si poteva pensare che parri della quercia mirasse a non guastarsi con nessuno, ma quella stretta di mano rimediava alla brevità del discorso. 1595_3627_000554 pensando a quei riscontri così naturali tra il soggetto celeste e la rimembranza umana che prendeva vita da esso, tuccio di credi, si sentì correre un brivido di paura per le ossa. 1595_3627_000555 ma dopo il desinare tuccio di credi, lo tirò in disparte e gli disse: lasciamo solo il maestro. questa è l'ora in cui egli si raccoglie un tantino per meditare le sue composizioni. 1595_3627_000556 ma non portò in pace, non mandò giù, non lasciò correre senza proteste gl'inviti di pistoia? o perchè aspettate, lettori umanesimi, e vedremo di sapere anche questo. 1595_3627_000557 i pittori le avevano chiesto di noi chi fossimo, che cosa facessimo se la ghita avesse già un fidanzato ed altre scioccherie di questa fatta, e non mi avevate avvertito di nulla. brava la mia crezia. 1595_3627_000558 rammentate la leggenda che narra di donne rapite dagli abitatori delle selve. anche certi animali a noi vicini nell'ordine della creazione sentono come noi la bellezza, sommessi al suo potere e terribili nelle ire gelose. 1595_3627_000559 non stiate a credere che noi si sia fatto un passo per andargli incontro, rispose prontamente monna crezia. si vedevano qualche volta i due giovani sulla terrazza degli ammannati, nella casa qui presso dove sono venuti da qualche mese ad abitare. uno di essi ci restava a lungo seduto guardando in arno, come se aspettasse una barca che non veniva mai. 1595_3627_000560 la commozione del giovane si andava tramutando in stupore dei immortali. quel viso bianco che gli appariva da lunge non rammentava il tipo di madonna fiordalisa, ma dell'antica, della figliuola di mastro jacopo, della sua fidanzata. 1595_3627_000561 era alcun che di terribile, a contrasto col tranquillo atteggiamento dell'uomo miracoloso dalla cui mano levata intendevate essersi allora. allora sprigionata la virtù fulminatrice. 1595_3627_000562 il petto di spinello parve rompersi dai singhiozzi. amico mio, perchè ti lagni, ripigliò fiordalisa. non mi seguirai tu ho bisogno d'esser seguita da te, ma bada, non sia per opera delle tue mani e solo quando a dio piacerà. 1595_3627_000563 tolto nella notte il tavolato, nella mattina si erano levati i ponti, indi la chiesa era stata aperta ai visitatori. primi avevano potuto vedere il dipinto, i massari del duomo vecchio, i canonici, il clero e gli anziani del comune. 1595_3627_000564 c'erano poi gli scolari di mastro jacopo, ed anche qualche bell'umore di quei tali che si invitano a tutte le feste perchè rallegrino le brigate coi loro motti arguti o con le loro canzoni. 1595_3627_000565 chi piange qui? domandò, mastro jacopo, con voce tuonante: non voglio che pianga nessuno. finiamola con gli strepiti. volete farla morire? non voglio che muoia. è la mia figliuola, è il sangue mio. la custodirò, la rinchiuderò che non abbia più a vederla, anima nata. 1595_3627_000566 questi. frattanto, veduto che l'amico si richiudeva nel suo guscio, non pensò più che a mangiare e, finito il pasto, infilò l'uscio. senz'altro quella sera spinello, già arrivato sul limitare della terrazza, mutò prontamente opinione e uscì di casa a sua volta. 1595_3627_000567 perchè, infine, egli era giunto in breve ora all'eccellenza dell'arte e ne raccoglieva i frutti ogni giorno. la sua medesima tristezza, appartandolo dal mondo, gli recava il benefizio inestimabile di una febbrile operosità. 1595_3627_000568 messere, balbettò l'altro turbato. io non lo vedo da un pezzo, come non siete con lui. no, messere, ci siamo lasciati dopo che egli ebbe dipinto nel camposanto di pisa. non lo sapevate io no. spinello non mi ha detto niente di ciò, ma spera che non sarete diventati nemici. 1595_3627_000569 morte. bella parea nel suo bel viso. le donne stavano intorno al letto piangendo e pregando. spinello, rannicchiato in un angolo, non dava altro segno di vita che il singhiozzo ond'era preso alla gola. 1595_3627_000570 il cangiamento non era piacevole. la sua triste e cara consuetudine era interrotta. spinello non poteva più esser solo, poichè un uomo che passeggia è sempre esposto ad imbattersi in qualcheduno. 1595_3627_000571 il giorno dopo, per obbedire al comando di mastro jacopo, egli era seduto davanti al cavalletto con la sua tavola preparata a ricevere i contorni di quella stupenda figura. confuso, trepidante, incominciò a descrivere i primi segni col lapis rosso di lamagna. 1595_3627_000572 che ti serve ritornare col pennello su questa parte e su quella. se il disegno è squilibrato, da bel principio rifai di sana pianta e sarà molto meglio. 1595_3627_000573 sì, riprese spinello, perchè tutti i giovani d'arezzo la conoscevano come la bellissima tra le belle. ahimè, pensai quanti non si augureranno di piacerle, al pari di me, e quanti non avranno ragione a sperare di essere più fortunati. 1595_3627_000574 bondone, macinavo, mesticavo, aprivo la bottega e la chiudevo, come voi. facevo le imbasciate del maestro, maneggiavo la granata secondo il bisogno e molto più che non maneggiassi i pennelli. insomma, facevo ogni più umile ufficio, come voi. 1595_3627_000575 i tre arrabbiati avevano fatto consiglio: non volevano saperne di restare a bottega di mastro jacopo. sentivano la voglia matta di abbandonare una scuola in cui non s'imparava nulla e si era costretti a vedere la fortuna degli altri. il chiacchiera ebbe il mandato di parlare per tutti. 1595_3627_000576 tutto se duri tra voi e intorno a voi un grande silenzio che vi dà l'illusione d'esser cullati sul flutto in un mare senza sponde e senza tempeste. ogni piena allegrezza è naturalmente muta. 1595_3627_000577 quel povero padre urlava come un forsennato, avvinghiatosi al corpo della sua figliuola, baciava il suo volto freddo, accarezzava, cercando di ravviarli, i suoi lucidi capelli castagni che l'acqua aveva impiastricciati alle tempie. 1595_3627_000578 povero giovane. speriamo che il tempo, questo gran medico delle anime afflitte, rechi un po di sollievo ai suoi mali e ch'egli non abbia a perderci l'ingegno, che sarebbe veramente peccato. 1595_3627_000579 oggi stesso il tempo di prendere le mie bazzicature e vi servo sull'atto. ottimamente, brontolò il vecchio pittore e voi altri. la domanda era rivolta a cristoforo granacci e a lippo del calzaiolo. ambedue furono pronti a rispondere con lui, maestro, alla medesima ora. 1595_3627_000580 e infatti, infatti, interruppe spinello, io non ho mai pensato di fare il ritratto alla nostra vicina sarà, disse tuccio, chinando la testa, è, vi dico è. 1595_3627_000581 tuccio di credi. bestemmia la tua ultima preghiera. l'abisso è spalancato per accoglierti. spinello gridò messer dardano è un uomo che sta per morire. 1595_3627_000582 che male ci sarebbe, maestro, disse egli, e che ci vedreste di strano. niente in verità. niente strano in voi altri, e non ci sarebbe neanche ombra di male se almeno voleste prendervi il fastidio di lavorare. 1595_3627_000583 era la dama del castello buontalenti. lo dimostrava assai chiaramente la nobiltà delle vesti e l'eleganza delle forme. giunta al terrazzino, la dama si fermò. quella doveva essere la meta delle sua passeggiate quotidiane. 1595_3627_000584 qualche volta anche lei discendeva al pian terreno, e certamente più spesso che non le accadesse da prima: ora per avvertire il babbo che si dava in tavola, ora per chiedergli il suo parere su questo o su quel particolare d'economia domestica ed anche perchè bisogna dir tutto, anche senza una ragione sufficiente per scendere. 1595_3627_000585 erano più vicini gli esempi o più strette le relazioni con l'arte tedesca, normanna, araba, bisantina e via discorrendo. quello che era avvenuto da noi per la lingua che scaduto l'idioma latino. 1595_3627_000586 donato bell'opera. in verità, ci si vedeva un'aggiustatezza di parti, una vigoria di colore, una sicurezza di fare che teneva del maraviglioso. che bricconi pensò, mastro jacopo, giunto sulla impalcatura del ponte, ecco qua un bravo giovane che è nato pittore, com'io son nato maschio. si può egli far meglio di così? 1595_3627_000587 e dentro di sè, mastro jacopo, come rispondendo ad una osservazione del suo spirito famigliare, diceva: dopo tutto, che male c'è se un artista simile diventasse mio genero? dovrei averne dicatti. sarebbe il miglior modo per legarlo alla mia scuola e farmene un aiuto. 1595_3627_000588 brutto, brutto, brutto, gridava il povero pazzo. non eri forse tuccio di credi, ed io non ti ho forse dato il tuo aspetto vero? il vecchio acciaiuoli prodigò al suo sventurato amico le più amorevoli cure. 1595_3627_000589 di credi. non rispondeva, era allibito, era rimasto di sasso. ma non era rimasto di sasso il vecchio gentiluomo che lo aveva condotto lassù e che non poteva intendere le ragioni di quella gran collera di spinello spinelli. 1595_3627_000590 la testa incoronata di capegli castagni e il profilo del volto rosato mostravano una delicatezza di contorni e una soavità di espressione che a lui veramente parve di non aver vedute prima d'allora. 1595_3627_000591 oh, diamine, che cos'è questa novità nell'uso dei colori? l'ho istruito io, come in tutto il rimanente. che cosa ci avete coi colori di spinello spinelli? eh, veniteci, voi, a vederli. il maraviglioso affresco non si riconosce più da quello di prima. andiamo gridai, turbato da quella notizia. 1595_3627_000592 il popolo, nel fondo del quadro, cede al sentimento della paura, ed è naturale, poichè esso non ha la fede così profonda come il santo. ma qui, appunto, è la bellezza del contrasto. non è forse il contrasto che tu hai voluto nell'ideare il tuo quadro? 1595_3627_000593 non lo avrebbe voluto lei, sentendo istintivamente che i grandi, i potenti della terra non erano fatti per la figliuola d'un pittore, madonna fiordalisa non amava discendere, ma non voleva neanche salire ad una altezza dove poi le si potesse rinfacciare l'umiltà relativa dei suoi natali. 1595_3627_000594 in verità, quando siffatte sciagure vengono a rapirvi la vostra felicità e vi levano ogni pregio alla vita, non è meglio impazzire che avere dì e notte davanti agli occhi l'immagine spaventosa della vostra miseria. 1595_3627_000595 bella forza fare il lavoro d'uno scolaro e poi gabellarlo per pittore. e non si fa celia pittore frescante, purchè i massari del duomo gli lascino passar la burletta. 1595_3627_000596 spalle ella stessa, rimanendo ogni giorno in vista presso al balcone, o perchè dovrebbe allontanarsene se è in casa sua, disse spinello, e non credete che possa starci per consuetudine e senza badare a me, come ci sto io sulla terrazza e senza occuparmi di lei? 1595_3627_000597 alcuni, obbedendo ai comandi della vecchia zia che prendeva ad esercitare l'autorità inerente all'età sua ed al suo grado di parentela, andarono a cercare l'aceto, le acque nanfe e tutto quell'altro che poteva parere più acconcio al bisogno. 1595_3627_000598 commissione. maisì messere, rispose spinello, facendosi un coraggio pari alla gravità del caso. il mercante vi pagherà l'opera vostra una volta sola. io l'ammirerò quante volte vi piacerà di lasciarmela vedere prima d'ogni altro. 1595_3627_000599 gli parve, da un lieve motto della testa, che ella avesse finito allora di guardarlo. ma non badò più che tanto a quel segno di curiosità femminile. ormai ci aveva presa la piega e non doveva insospettirsi per una guardata innocente. 1595_3627_000600 fiordalisa era una di quelle donne che non amano gli audaci, ma ella non istette molto ad accorgersi che spinello non aveva mentito e incominciò a vedere in lui l'incarnazione di quell'ideale che ella vagheggiava nella sua mente. 1595_3627_000601 ma se mi domandate che cosa ne penso, vi dirò che io non sospetto nulla e credo che spinelli darà tutta farina del suo sacco. è un gran pittore che nasce di schianto. nasca a sua posta e facciamola finita. 1595_3627_000602 perciò mettete pure che io, vedendoli più attenti di voi, li abbia consigliati qualche volta perchè non avete fatto come loro. vi avrei consigliati ugualmente. il chiacchiera rispose all'argomento con una crollatina di testa. 1595_3627_000603 sacrifichiamo agli dei falsi e bugiardi dell'uso comune, delle convenienze sociali e via discorrendo. comperiamo la quiete del momento a prezzo della felicità di tutta la vita. 1595_3627_000604 e ad onta della sua grande bellezza esteriore, averci il baco nell'anima come tanti e tante che conosciamo noi bene, esclamò dunque messer dardano acciaiuoli, poichè ebbe udito il ragionamento di spinello spinelli: seguite il vostro pensiero, maestro, noi verremo ad ammirare gli effetti. 1595_3627_000605 sicuro proseguì mastro jacopo ai tre manigoldi. gli dava noia che tu dipingessi a fresco nel duomo. in che modo l'abbiano risaputo, lo ignoro, ma già a tenerle nascoste certe notizie. 1595_3627_000606 il gentile uomo vi ama assai, anche ieri me lo diceva. bisognerebbe che spinello togliesse moglie. ah, gridò spinello e voi io. scusate maestro, io gli ho raccontato di questo ritratto, che tale è parso a tutti, come a me. 1595_3627_000607 ella incominciò a fare il suo ragionamento dentro di sè. un artefice di umili lavori non lo voleva, e ad ogni modo non lo avrebbe voluto mastro jacopo, ma un gentiluomo, ancorchè fosse piaciuto a suo padre. 1595_3627_000608 spinello fece una mezza riverenza per obbligo di cortesia. intanto il compagno rispondeva per ambedue alla domanda del gentiluomo. io mi chiamo tuccio di credi, il mio compagno è spinello spinelli, tutt'e due, della scuola di mastro jacopo di casentino. 1595_3627_000609 per intanto sappiate che tuccio di credi si dichiarò contrario al viaggio di pistoia, la città delle fazioni, anzi la culla, perchè lassù erano nate e di là s'erano propagate per tutta la toscana. 1595_3627_000610 e tutti si offersero di andare in cerca d'un medico. ma primo tra tutti balzò fuori mastro jacopo e nessuno ebbe il coraggio di contendergli quell'ufficio. il vecchio padre andò via come un disperato. chi lo vide in volto mentre usciva a furia dal crocchio senti corrersi un brivido di terrore per l'ossa. 1595_3627_000611 spinello non rispose- e in verità non aveva da risponder nulla- perchè messer dardano gli dava tempo a pensare, risparmiandogli il rimorso di un no troppo reciso e pronto, che sarebbe parso un atto di scortesia verso quell'uomo onorando. 1595_3627_000612 con migliaia di sguardi rivolti su voi e di cuori compassionevoli che s'inteneriscono per voi, imprecando ai vostri oppressori. ma il dramma intimo, il dramma rinchiuso nelle quattro pareti d'una casa senz'altro testimonio che la vostra coscienza abbattuta. quello è il più orribile dei drammi. 1595_3627_000613 gli antichi, odii partigiani che lo avevano cacciato dall'ombra del suo bel san giovanni erano da gran tempo sopiti. riabbracciò il suo figliuolo e gli parve di vederlo tornato da morte a vita. 1595_3627_000614 come scolaro. non nego, ribattè tuccio di credi. mastro jacopo ha le sue debolezze, come le ha avute sant'antonio. ma neanche sant'antonio ha portato il suo protetto in paradiso e non era da immaginare che mastro jacopo dovesse dare sua figlia a spinello spinelli. 1595_3627_000615 se gli fosse riuscito di far bene alla prima. che fortuna basta. il giovinotto pensò a madonna fiordalisa. afferrò il pennello, lo intinse nel vaso e si mise all'opera tratteggiando sulla parete una mezza figura di san giovanni. 1595_3627_000616 pregalo con tutta l'anima. digli che la tua fiordalisa si sentirà troppo sola senza di te. ma no, son crudele. vivi, mio povero amico. vivi per i tuoi figli. 1595_3627_000617 come vedete, le commissioni fioccavano, e non erano solamente queste che io v'ho accennate. in una cappella di santa trinita, spinello fece una nunziata in fresco molto bella, secondo l'opinione di tutti. indi nella chiesa di sant'apostolo una tavola a tempera ov'era raffigurato lo spirito santo quando discende sopra gli apostoli in lingue di fuoco. 1595_3627_000618 no, messere, il nuovo padrone del castello è un cittadino d'arezzo, dev'essere un ragguardevole uomo. ripigliò spinello. questo suo castello ha un aspetto assai nobile e penso che ci si abbia a stare da principi. eh, potete giurarlo, messere? rispose la contadina. 1595_3627_000619 vorrei morire. la vita mi pesa, mormorò spinello. oh, non parlate così, messere. alla vostra età si hanno ancora degli obblighi col mondo. ad ogni età se n'hanno sempre con dio. 1595_3627_000620 perchè noi proseguì il chiacchiera riscaldandosi. noi non gliel'abbiamo mica veduto fare uno studio dal naturale, dal vivo. se pure non vi piaccia di contare come uno studio dal vivo il profilo di madonna fiordalisa. 1595_3627_000621 ma quella scena muta e il rossore di madonna gliene dissero abbastanza per farlo rimanere sconcertato davanti a lei, com'ella era turbata davanti a lui. e così non vi dite nulla, gridò, mastro jacopo. 1595_3627_000622 egli era uno di quegli uomini che conoscono il mondo o l'indovinano e non vogliono prender gatte a pelare. amava l'arte sua e l'esercitava con diligenza che è, come a dire, senza ardore soverchio. 1595_3627_000623 essa, per altro, non sarebbe bastata ai bisogni di quella circostanza solenne, e fu mestieri provvedersi di quattro o cinque mezzi, servizi per quel giorno di grandi faccende domestiche. 1595_3627_000624 che fare quello che tu non farai, tuccio, se pure tu campassi mill'anni. ribattè il granacci via, non ci guastiamo il sangue. entrò a dire: lippo del calzaiolo cristofano, ha ragione, ed io seguirò il suo esempio. me ne andrò a bottega da agnolo caddi in firenze, tanto qui non s'impara nulla. 1595_3627_000625 abbiamo un altro aretino nel vicinato e accennava col dito a manca verso una collina poco distante dal poggiuolo, dove si scorgeva un edifizio di forme robuste tra il palazzo di campagna e il castello. 1595_3627_000626 non era fatta per spinello spinelli. il suo ingegno avrebbe trovato ammiratori, ma anche detrattori in buon dato. voleva egli che la sua eccellenza nell'arte fosse contrastata. voleva proprio comperarsi co suoi danari. un amarissimo pentimento: andasse allora a pistoia. 1595_3627_000627 grazie al cielo e con licenza dei filosofi, sullodatì ci sono ancora delle anime intimamente buone la cui virtù è frutto di generazione spontanea, non già conseguenza d'innesto sapiente o d'arte giudiziosamente educatrice. 1595_3627_000628 vedete del resto che io non la tiro in lungo e non ne cavo il costrutto che si potrebbe. orbene, che c'è? disse fiordalisa: vedendo il suo fidanzato così sbalordito, già vi perdete d'animo. 1595_3627_000629 la cosa non parve strana a spinello, poichè messer dardano era stato il suo primo protettore in firenze e rimaneva il suo migliore amico. spesse volte il vecchio gentiluomo andava a cercarlo e stava qualche ora a vederlo dipingere in questa o in quella delle chiese che spinello decorava de suoi mirabili affreschi. 1595_3627_000630 la mia figliuola veramente non li aveva certi pregiudizi per il capo. ma voi mi capirete bene: sentirsi dire che il rompere uno specchio porta sventura non è certamente una cosa piacevole, specie alla vigilia d'un matrimonio. 1595_3627_000631 in cui preparare i disegni e i cartoni che dovevano servire agli affreschi. con queste ragioni si era persuaso spinello, ed anche meno sarebbe bastato, per esempio, la volontà di tuccio, a cui spinello si acconciava mai sempre. 1595_3627_000632 ma scusate, come sarebbe possibile che io nel giro di pochi mesi gli avessi insegnato tanto volete che vi dica io com'è andata. spinello aveva la testa fatta in quel modo che l'hanno i grandi pittori, piena di verità e di magnificenza. aveva il sentimento del colore negli occhi, l'argento vivo sulle dita, la febbre dell'arte nel sangue. 1595_3627_000633 se in uno di quei momenti le fosse capitato davanti il povero spinello, essa gli avrebbe detto: sai, io amo quell'uomo che un giorno o l'altro mi ucciderà. lo amo perchè egli mi ucciderà. 1595_3627_000634 voi crezia mi direte poi che cosa gli bisogna alla nostra figliuola. non siamo ricchi, ma grazie a dio, tanto da non farla sfigurare, lo avrà. così ebbe fine il primo dialogo dei coniugi bastianelli intorno al matrimonio di monna ghita. 1595_3627_000635 nè si dolse nel suo cuore di padre, aperto a tutte le ammirazioni come a tutte le tenerezze, di dover mandare il rispetto di costa all'amore, trovando spinello così grande per le sue opere nella estimazione di tutti. 1595_3627_000636 sera, tuccio, diss'egli stendendogli la mano: buona sera, maestro. rispose tuccio, sporgendo timidamente la sua e chinando gli occhi a terra, come se volesse ringraziare messer dardano della sua benevola intercessione. 1595_3627_000637 se l'aveste veduta in quel punto messere, pareva una madonna di quelle che disegnate voi in quei vostri cartoni: una carnagione bianca come il latte, i capegli neri, le labbra smorte, ma due occhi, due occhi che parevano stelle. 1595_3627_000638 andate dunque, maestro, io penso al soggetto e spero che prima di escire dal duomo mi sarà venuta un'idea. mastro jacopo sorrise una seconda volta, fece a spinello un cenno amorevole con la mano e se ne andò giù per la scala a piuoli. 1595_3627_000639 e qual breve distanza altresì dalle nozze alla tomba. lì, nella cameretta verginale, posava sul letto la bianca salma di fiordalisa. si sarebbe detto che dormisse, tanto era riposato l'atteggiamento e tranquillo l'aspetto, e si poteva ripetere col poeta. 1595_3627_000640 indi preso, commiato con un grazioso arrivederci, scese verso la città non senza aver dato più d'una occhiata alle mura nerastre del castello del buontalenti e pensando involontariamente a quel poetico capriccio che aveva fatto trovare, a messer lapo, una sposa col nome di fiordalisa. 1595_3627_000641 ma il giorno dopo, mentre stava per mettersi a tavola, tuccio di credi gli disse: sapete, maestro, l'hanno riconosciuta chi? la vicina? nella figura di santa lucia. 1595_3627_000642 la bottega è la bottega e la casa è la casa. sentenziò, mastro zanobi, dov'è la ghita. è di là che lavora, ma si può sapere che cosa abbiate. zanobi crezia, voi saprete ogni cosa a suo tempo. venga la ghita, ho bisogno di parlarle. 1595_3627_000643 e in quella guisa che noi tutti raccogliamo con superstiziosa paura ogni frase udita a caso la quale si riferisca ad un pensiero dominante dell'anima nostra. avvenne a lei che altre parole, e non da messer lapo, ridestassero i dubbi suscitati da lui: chi muore giace e chi vive si dà pace. 1595_3627_000644 ha tradita la memoria della prima, diceva egli tra sè. ma che cosa ho fatto io di diverso, e con assai maggior torto di lui, perchè in fine egli era un pretendente rifiutato, mentre io, ah, padre mio, se voi non eravate con le vostre preghiere. 1595_3627_000645 un mese dopo la scena coi massari del duomo che v'ho raccontata più su, il nuovo affresco era condotto a termine, tutto era stato osservato con diligenza e direi quasi passato allo staccio: la calce, la rena, i colori. 1595_3627_000646 eh che volete, maestro? a furia di sentirle dire s'imparano. replicò il chiacchiera con ironico accento. ma vedete un po che combinazione c'è al mondo qualcheduno che non la pensa come voi, agnolo gaddi, per esempio, che sta a firenze e sarebbe disposto a prendere con sè lippo del calzaiolo, il. 1595_3627_000647 messer lapo aveva dunque portato il suo rammarico molto lontano da casa e non c'era modo di sapere se, udendo della morte di madonna fiordalisa, egli ce ne avesse aggiunto un altro, più grande. 1595_3627_000648 lavorare in fresco, che si canzona. non è mica come sorbire un uovo, continuò l'oratore vedendo di avere tirato a sè l'uditorio. certo, è il modo più maestrevole e bello di dipingere, perchè consiste nel fare in un giorno solo ciò che con gli altri modi si può in molti giorni ritoccare sopra il lavorato. 1595_3627_000649 e i contrasti, appunto per quella impressione che fanno immediamente sull'animo del riguardante, offrono argomento a profonde meditazioni. un lucifero bello che vi pare una cosa da nulla. 1595_3627_000650 un'altra cagione di meraviglia tra i cinque scolari di mastro jacopo era questa che il nuovo venuto si presentava con un quaderno di tocchi in penna che diceva di aver fatti lui senza preparazione di studi. 1595_3627_000651 le anime, avvezze fin dai primi anni alle freddezze, ai mali trattamenti, alla mancanza d'ogni affetto, alle aperte ingiustizie degli uomini e della sorte, si raccolgono in sè medesime, imparano a non chieder nulla al di fuori e acquistano a lungo andare una padronanza di sè che sfida ogni traversia. 1595_3627_000652 vedete, maestro, gli dicevano additandogli il san donato da lui dipinto nel duomo vecchio. quello è il vostro primo lavoro, donde incominciò la vostra fama. non farete voi altro per la città che ha salutato il vostro ingegno nascente. 1595_3627_000653 caduta, per effetto di tristi circostanze, nelle condizioni miserande di una povera donna che deve cedere senza fallo al più forte e al più temerario. per essi nessun dubbio, nessuna perplessità, nessuna esitanza nell'animo, vanno diritti alla meta: godere e comandare. comandare e godere. 1595_3627_000654 spinello era ridisceso in quel punto dal trèspolo senza cagione, gridò egli amico mio. quest'uomo amico sì, replicò messer dardano. voi stesso non lo avete richiamato ieri al vostro fianco. 1595_3627_000655 che gli consenta il lusso di due o tre donne di governo. fossero anche dieci, esse non valgono l'occhio ed il cenno di una buona massaia. perciò immaginate con quanti graziosi artifizi madonna fiordalisa s'industriasse a insinuare bel bello nella mente di suo padre. 1595_3627_000656 in quella faccia fluita di mala voglia c'era alcun che di stonato che i pochi peli vani delle labbra e del mento non bastavano a dissimulare e che la barba più folta non avrebbe potuto correggere. 1595_3627_000657 sembravano raffigurare l'alto concetto della retta coscienza che sta salda innanzi ai maggiori pericoli, o della fede in dio che vince, animosa, ogni ostacolo. 1595_3627_000658 spinello, rifacendo, aveva mutato alcune cose, pensando che potesse vantaggiarsene. il quadro e certamente la composizione, restando suppergiù quella di prima, ci aveva guadagnato di scioltezza, il disegno appariva più corretto e tutte le parti assai meglio dipinte. 1595_3627_000659 sarebbe stato meglio andar subito a casa, pensò egli, e poi mettermi a lavorare. mi sarei ispirato. ma fatto appena quel ragionamento, trovò che era sbagliato di pianta. no, soggiunse egli, bisogna anzitutto aver meritato di vederla. se mi vien fatto un bel partito, sarà segno che l'avrò meritato. 1595_3627_000660 ah disse, spinello tuccio di credi ha trovato questo. la cosa merita di esser chiarita e scese dal trèspolo su cui depose tavolozza e pennelli per andarsi a piantare in uno dei punti estremi del tavolato. 1595_3627_000661 e che al terzo giorno di lavoro fosse ancora lì, impacciato con le tinte che non gli rendevano mai il tono giusto. il degno mastro jacopo, togliendosi un'ora prima dell'usato dai suoi lavori in duomo. 1595_3627_000662 si pensava, vedendo lei ad eva, appena nata, a venere, uscente dalle spume del mare e insieme a quei frutti saporiti giunti a maturità sul ramo natio sui quali ama fermarsi la rugiada in impercettibili gocce. e che di io. 1595_3627_000663 gli scolari di suo padre erano rozzi o gaglioffi, veri fattori, garzoni di bottega, non artisti da innamorare le fanciulle. madonna fiordalisa non aveva condotto l'animo di suo padre su quella via che per un senso d'orgoglio. ecco in che modo. 1595_3627_000664 una cosa io posso dirvi di certa scienza, ed è questa che spinello, non sapendo nulla di tante chiacchiere fatte sopra la sua tavola, passava sempre le sue serate sotto gli archi della terrazza donde intravvedeva la fanciulla, sempre seduta accanto al balcone e intenta a lavorare di cucito. 1595_3627_000665 infatti il vecchio pittore, trattando la causa di spinello, parlava anche un pochettino per sè. non era lui che aveva allogato il lavoro al discepolo e quel discepolo non doveva sposare la sua bella figliuola. 1595_3627_000666 bene, venite stasera da me, saremo soli. disse il buontalenti tuccio di credi si allontanò per andare a raggiungere spinello e messer jacopo, che stavano in sagrestia a leticare coi massari del duomo. 1595_3627_000667 l'arte della pittura incominciava allora ad essere tenuta in qualche pregio, più per la fama di giotto e de suoi valenti discepoli che non per sè medesima come arte liberale. solo da pochi anni i pittori avevano istituita in firenze la loro confraternita speciale e mastro jacopo di casentino, che v'era ascritto, dei primi. 1595_3627_000668 il poveretto, sfioriva, avvizziva, intristiva, ad occhi veggenti. ragazzo mio, gli disse un giorno: mastro jacopo, tu non sei contento dei fatti tuoi, tu aspetti qualche cosa, come a dire la manna del cielo. che dite, maestro? esclamò il giovinetto confuso. 1595_3627_000669 ma che importa quando si ama? dirà il lettore. che importa che la persona amata vi sia rapita da caio, anzi che da sempronio? importa moltissimo se all'amore aggiungete l'invidia. 1595_3627_000670 se pure una vaga malinconia s'impadronì un giorno del suo cuore, ben presto venne a mutar l'indirizzo de suoi pensieri e darle una vera e profonda consolazione: la nascita di un angioletto che ebbe il nome di parri, il nome del primo e prediletto amico di spinello spinelli. 1595_3627_000671 baciò la mano della sua padrona e si tirò in disparte dall'altro lato del terrazzo. dopo aver congedato i famigli, spinello rimase solo accanto alla morente sostenendola nelle sue braccia. 1595_3627_000672 vene presentiva una beatitudine, un'estasi come il corpo mollemente adagiato in un morbido letto attende e pregusta un bel sogno. in quella soave dormiveglia dei sensi, la bella fidanzata porgeva orecchio al susurro dell'aura e al bisbiglio d'una voce sommessa. 1595_3627_000673 di sicuro egli non poteva argomentarsi di competere mai con spinello spinelli. egli era uno di quegli artisti che restano sempre sull'uscio, che hanno preso un pennello a caso. come altri prenderebbe una scopa? 1595_3627_000674 spinello chiese licenza al maestro di poter cominciare quel medesimo giorno a far la macchia per ottenere una giusta intonazione di tinte. la mattina seguente mise mano al cartone. aveva misurato lo spazio su cui doveva essere dipinta la storia del santo e fatto il conto dei fogli di carta che gli bisognavano per quel tratto di muro. 1595_3627_000675 era nato a prato vecchio nella famiglia di messer cristoforo landino, e il nome patronimico lo aveva avuto da un frate di casentino, guardiano al sasso della vernia, che l'aveva preso a ben volere. 1595_3627_000676 maestro, dissero i garzoni tirandosi indietro, mogi e confusi. il maestro si avanzò in mezzo al crocchio e vide il quaderno dei disegni di spinello spinelli. 1595_3627_000677 quanto alle tinte e alla buona preparazione della calce, non c'era stato niente di diverso pel miracolo di san, donato da ciò che aveva fatto lui, mastro jacopo, per gli altri affreschi del duomo. il tradimento era certo e veniva da qualcheduno dell'arte. anzi, mastro jacopo e spinello spinelli sapevano già dove metter le mani. 1595_3627_000678 ore soavi, ore di cielo. chi potrebbe descrivere la vostra dolcezza infinita? parole sussurrate da labbro a labbro, quasi paurose di essere udite dall'aria. chi potrebbe ridirvi quei? 1595_3627_000679 serve ai fini di domineddio e vi par poco. fino a tanto che egli ci tiene quaggiù. bisogna starci. non ricordate quel che dice messer dardano quando gli fate dei discorsi come questo. 1595_3627_000680 parri della quercia e tuccio di credi che stanno cheti come l'olio. vi hanno pur detto come e perchè un ritratto di madonna fiordalisa non sia dei più facili. 1595_3627_000681 respirare le dolci fragranze d'una guancia adorata. farsi collana di due candide braccia è come affogare nell'infinito, anticiparsi il maraviglioso nirvana dei filosofi indiani. 1595_3627_000682 spinello spinelli noci, ascoltava già più la sua interlocutrice fiordalisa. pensava egli fiordalisa perchè quel nome venuto al suo orecchio in quell'ora e in quel modo, come una voce dalla tomba. 1595_3627_000683 fatte queste parole, che vi daranno misura della sua bontà di cuore, messer dardano acciaiuoli, si avviò alla casa di spinello. spinelli, tuccio di credi, se ne andò per i fatti suoi, contento di quell'incontro donde gli appariva che il suo compagno d'arte non sapesse niente delle sue marachelle. 1595_3627_000684 ed accennò il cuore. dove sta di casa la passione. avrete ragione, disse il sagrestano inchinandosi, purchè non si soffra lì dentro. nel qual caso, addio arte. 1595_3627_000685 spinello aveva ascoltata la confessione di madonna fiordalisa e le aveva fatta sinceramente la sua. la bella creatura udì per quali vie l'amor paterno di luca spinelli e l'odio astuto di tuccio di credi avessero vinto l'animo del suo fidanzato e fossero giunti a strappargli un sì che doveva renderlo felice per tutto il rimanente de suoi giorni. 1595_3627_000686 figuratevi che davanti all'uscio di casa erano stati piantati degli alberi inghirlandati di fiori. era la confusione del calendario: il maggio in ottobre. 1595_3627_000687 così avvenne che quando messer lapo le annunziò le nozze di spinello spinelli, fiordalisa tremò tutta, ma non osò più negare la possibilità del fatto. l'anima sua era preparata a quel tristissimo evento. 1595_3627_000688 così dicendo, monna cia, ottima donna, andò speditamente lungo la redola che metteva al castello. madonna fiordalisa rimase sola accanto a spinello che povero lui, durava fatica a riaversi. 1595_3627_000689 vi ho già detto che era figlio d'un fuoruscito fiorentino. luca spinelli esercitava un'arte a firenze e ci aveva anche quattro sassi al sole. ma l'arte era nulla senza clientela e di quei quattro sassi gliene avevano fatto vento i guelfi dopo averlo sbandito dalla città. 1595_3627_000690 parlate in nome di dio, gridò mastro jacopo in preda ad un'ansia mortale: c'è speranza, non è vero? messer giovanni gli rivolse un'occhiata malinconica. 1595_3627_000691 madonna, voi siete morta per tutti, così per vostro padre, come per ogni altro cittadino d'arezzo. vi hanno sepolta l'altro dì con pompa solenne entro il chiostro del duomo vecchio gli sciocchi. pareva che avessero fretta di liberarsi di voi. 1595_3627_000692 siete lasagnoni buoni a nulla, cioè, mi correggo, siete buoni a far chiacchiere, tanto che uno di voi ci ha buscato il soprannome. ragionare di principii, far trattati, inventar dottrine, ecco il fatto vostro lavoro vuol essere lavoro e poi sempre lavoro. 1595_3627_000693 che debbo io pensare d'aver fatto un bel sogno e d'essermi svegliato nella più grande miseria? la bella figliuola di mastro jacopo scosse la testa in atto d'incredulità. alla fin fine diss'ella non è un sogno esser qui? 1595_3627_000694 nel seno della vostra cara famiglia io troverò la pace che non ho potuto avere nella mia da troppi anni disfatta. mia madre è morta quando io ero ancora bambino. mio padre, esule dalla sua firenze e triste come tutti gli esuli, non ha potuto circondare di gioie domestiche la mia fanciullezza. 1595_3627_000695 ma disse il suo sì con un ardore che parve impeto d'affetto tanto più forte quanto più repentino cose che avvengono, questi inganni del cuore son più comuni che la gente non creda. 1595_3627_000696 gli occhi di tuccio sfavillarono d'allegrezza. quel bravo tuccio di credi amava tanto spinello. 1595_3627_000697 lo so da mastro jacopo, che c'invita per domenica alla festa degli sponsali e ci raccomanda di preparare le nostre più belle canzoni. oh, le avrà, disse il chiacchiera. ti assicuro io che le avrà un così bel matrimonio. ci vorranno anche i giullari. 1595_3627_000698 da qualche tempo il nostro pittore aveva cambiato d'alloggio o, per dire più esattamente, aveva cambiato tuccio di credi, quello tra i due che pensava alle cose materiali della vita e che aveva riconosciuta la necessità di un alloggio in cui si potessero muover le braccia. 1595_3627_000699 per quanto è da me? no, certamente, rispose tuccio di credi. del resto abbiamo avuto da dire su cose da nulla e il torto è stato il mio. ho parlato di andarmene ed egli mi ha lasciato andare. già non gli servivo gran fatto e da quel giorno sono andato qua e là per tutta toscana in cerca di lavoro, e non ne avete trovato. 1595_3627_000700 la darebbe ad un suo fattore se questi non avesse ingegno e pratica da stargli a paro. no, no, le son chiacchiere d'invidiosi. tenete per fermo che questo spinelluccio è uno sparviero nidiace, il quale ha già messe le penne maestre e può far caccia da sè. 1595_3627_000701 l'unica differenza che io posso ammettere è questa: che un altro si sarebbe ingelosito di lui. lo avrebbe tenuto giù, molto giù, e non gli avrebbe certamente dato da dipingere una tra le medaglie a lui allogate. 1595_3627_000702 così era pur troppo. messer lapo buontalenti, appostato dietro un cespuglio, si era scagliato su lei e l'aveva ferita, senza che ella se ne accorgesse. era fuggita la misera donna credendo di cansare il colpo che aveva veduto balenare nell'ombra. 1595_3627_000703 ma non gli venne fatto ed egli ebbe per gran ventura di trovare un capo della fune che penzolava dalla traversa e ad esso s'avvinghiò disperatamente in quella che il suo corpo dava un tracollo nel vuoto. aiuto, aiuto, gridò messer dardano, sbigottito dall'atto improvviso. 1595_3627_000704 che aveva sempre dipinto a fresco, senza lasciar pennelleggiata una tavola. infatti, la memoria di mastro jacopo doveva essere ricordata da questo epitaffio in versi latini, della cui prosodia non posso starvi mallevadore: 1595_3627_000705 immaginate quel che seguì da questo mutamento improvviso: il dispetto contro spinello fu più forte dell'odio contro lapo buontalenti. madonna fiordalisa aveva consentita la sua mano a quell'uomo a cui parve grande fortuna ottenere dall'ira ciò che non avrebbe potuto dargli l'amore. 1595_3627_000706 meglio così. io, tanto e tanto avrei risposto di si anche senza il vostro consenso. vi ho interrogate perchè la cosa mi pareva strana e ancora adesso non so capacitarmi in che modo sia nato questo innamoramento del pittore. 1595_3627_000707 espressione. vedete che sciocco son. io gridò, mastro jacopo, interrompendo la cicalata del suo discepolo. non credo alle alchimie di tuccio e di parri e le tiro in ballo io per appiccicare a spinello la malattia de suoi compagni. 1595_3627_000708 uno di quei giorni, entrando sulla terrazza spinello, non vide lassù le altre donne. forse era giunto più tardi del solito e quelle avevano già levati i pannilini dal sole. 1595_3627_000709 e subito, chinatosi ad abbrancare un capo del pancone, lo spinse verso l'apertura della scala. riponi il tuo spiedo. gridò con accento di trionfo mentre tuccio scivolava sull'asse inclinata. meglio ti sarebbe aver penne alle mani. 1595_3627_000710 indi fece incrostare di nuovo tanta superficie di muro quanta spinello credeva di poterne colorire in un giorno spianato, per benino l'intonaco, il giovine artista vi stese il cartone e calcò su quello il disegno della sua composizione, per avere i contorni precisamente tracciati. 1595_3627_000711 anche lucifero, spirito eletto e prediletto del padre, doveva esser guasto nella propria ambizione. bello tra tutti gli immortali, doveva precedere nella sua caduta la istessa caduta dell'uomo. 1595_3627_000712 spinello obbediente, ripigliò tavolozza e pennelli. oh, quando sarete mia? mormorò rimettendosi al cavalletto. non lo sono io già per la fede che v'ho data? chiese ella con un placido riso. 1595_3627_000713 e tutto ciò senza rifarsi pure una volta ai principii. tirato dalla sua inclinazione a schizzare dal vivo, od altrimenti dal naturale, spinello spinelli era già andato molto innanzi nel disegno, esprimendo col lapis rosso di lamagna o col nero di francia. 1595_3627_000714 fermo qua, disse il buontalenti, prendendolo famigliarmente per un braccio, ma accompagnandolo un tratto più oltre anzi che trattenerlo. voi dunque pensate, voi sospettate che 1595_3627_000715 anche madonna fiordalisa nascondeva male il senso che faceva su lei l'amore di spinello spinelli. anzi, non lo nascondeva affatto. perchè avrebbe dovuto nasconderlo? non era nato quell'affetto e non cresceva forse liberamente sotto lo sguardo benevolo di suo padre? 1595_3627_000716 la cosa parve strana a messer dardano, ma egli, stando qualche ora col suo protetto, non aveva durato fatica ad intendere che un grande infortunio e una profonda afflizione lo avevano oppresso, offuscando in lui la coscienza del proprio ingegno e del proprio dolore. 1595_3627_000717 madonna fiordalisa non l'odiava ancora e già lo aveva discacciato dal sacrario delle sue ricordanze. lo sposo di ghita bastianelli era diventato uno straniero per lei. 1595_3627_000718 il guasto dell'affresco era venuto in mal punto per indugiare la felicità dei nostri innamorati, ma non doveva altrimenti distruggerla, poichè la mano che aveva condotto a termine il primo lavoro poteva incominciarne un secondo. 1595_3627_000719 in questo giorno così lieto per voi. i due babbi debbono essere uniti. non vi pare peccato? soggiunse mentalmente, reprimendo un sospiro, che non ci siano le mamme. 1595_3627_000720 maestro, siete voi che cosa dicevate? nulla, nulla, borbottavo da me, rispose: mastro jacopo, sai pure, è il vizio dei vecchi. credevo che trovaste a ridire nel mio pasticcio e ne ero già tutto contento. contento, o perchè se? 1595_3627_000721 che hai già fatto un trittico a tempera e n'hai avuto lode dagli intendenti parri della quercia, sorrise e ringraziò con un cenno del capo, ma infine diss'egli di rimando: se non ha anche dipinto a tempera, non si può tuttavia bollarlo col titolo di mastro imbratta. rammentate i suoi tocchi in penna. 1595_3627_000722 scala. a mala pena lo vide comparire sul ponte spinello, depose la tavolozza, si calò a furia dal trespolo su cui stava seduto e andò a piangero lagrime di tenerezza tra le braccia di messer dardano. 1595_3627_000723 ed io v'ho risposto fin da principio che se spinello vorrà fare un ritratto, lo farà, in barba a tutti voi scimuniti, non quello di madonna fiordalisa. per altro, ribattè il chiacchiera che trovava un gusto matto a contraddire il maestro. 1595_3627_000724 malefico fiordalisa, fremette a quelle parole di minaccia. no, spinello, amico mio, non giurate la morte di nessuno. è la vostra fiordalisa che ve ne prega. chi siamo noi per farci giudici? dov'è la mano di dio? 1595_3627_000725 qualche volta le avvenne di sentire la forza di quell'amore violento e debbo dirvi ogni cosa: per l'ossequio che merita la verità, si compiacque di essere amata in tal guisa. 1595_3627_000726 andate subito al castello, portate acqua, una lettiga, una scranna, quel che vi capita, per adagiarvi la vostra signora, che questo infame ha ferita la mia signora gridò la contadina, la mia signora ferita. ah, dio di misericordia, andate, correte, obbedite a questo buon cavaliere, è un congiunto di sangue della nostra padrona. 1595_3627_000727 a quel giovinetto, io gli concedo la mia figliuola con duemila fiorini del sole e tutto il resto che ella potrà avere quando io passerò a miglior vita, che sarà il più tardi possibile. volete voi, messeri onorandissimi, reputarvi in ciò più avveduti di me? 1595_3627_000728 salvatemi, per amor del cielo. urlava il caduto. salvatemi, ve ne supplico. messere spinello per la memoria di fiordaliso infame. tuonò spinello affacciato all'apertura del ponte e ardisci profferire quel nome. trovò ella misericordia presso di te. 1595_3627_000729 e mastro jacopo aveva per l'appunto rappresentato il santo nell'atto di fare quel miracolo che oggi si farebbe con uno sbruffo ai guardiani o con un buco nel muro spinello, come potete argomentare. andò in san domenico, incominciò a piantarsi davanti alla cappella di san cristofano. 1595_3627_000730 povero mastro jacopo. le anime caritatevoli, compiangendo il suo caso, giustamente osservarono che iddio gli aveva mandato il conforto accanto alla disgrazia, togliendogli la coscienza del suo dolore. 1595_3627_000731 è andato a male, che come balbettò spinello andato a male. sì, ragazzo mio, bisogna vederlo. che cos'è diventato, un vero guazzabuglio. ma procediamo con ordine, altrimenti non capirai nulla. 1595_3627_000732 nelle sue gite quotidiane al poggiuolo, che così si chiamava il suo colle prediletto, spinello spinelli, aveva stretta amicizia con un vecchio contadino di lassù, sentenzioso come tutti i vecchi montanini e garbato come tutti i contadini della montagna pistoiese. 1595_3627_000733 ma chi era l'aretina che aveva così presto consolato il buontalenti della patita ripulsa? una strana curiosità s'era infiltrata nell'animo di spinello spinelli. dico strana perchè in fondo non doveva importargli molto di conoscere un nome, e tuttavia il suo pensiero tornava con una certa insistenza a quella pallida castellana. 1595_3627_000734 no, rispose tuccio di credi, ammiccandogli. eravamo entrati per osservar le pitture, ma non ne vediamo traccia da pochi giorni s'è finito di fabbricare, rispose cortesemente il vecchio. 1595_3627_000735 non venite voi messere, diss'egli all'acciaiuoli. no, verrò più tardi, rispose messer dardano. verrò con tuccio di credi. frattanto ci guadagnerò di vedere il vostro lucifero abbozzato. 1595_3627_000736 già il ritratto della mia figliuola. disse: mastro jacopo, oh, l'ho veduto e riconosciuto alla bella prima non dubitare come avrei capito il resto se non avessi indovinato il principio. per altro, bada, ragazzo mio, lasciando passare la faccenda del ritratto, io mi ero proposto una certa cosa. 1595_3627_000737 veduto a lume di luna in mezzo alla radura delle piante. pareva un fantasma. chi siete voi messere? gridò egli con accento impresso di sdegno. perchè vi trovo, io, con la mia donna, in quest'ora notturna e senza avervi dato licenza di entrare? 1595_3627_000738 figuratevi poi come dovesse parergli quando la vide compiuta, ma in suo luogo era mastro jacopo, fiero in arme, come un paladino al passaggio d'un ponte. l'impressione fu buona, anzi ottima. 1595_3627_000739 dite un genero messeri, un genero che mi farà contento. ah sì, quello è il premio che gli date se è buono d'indole come è valente di mano. fortunata la vostra figliuola e fortunato voi, mastro jacopo. 1595_3627_000740 innocenti ambedue, come potete immaginarvi. ma che farci? si era così lontani dall'indovinare la vera cagione che ogni congettura otteneva fede presso gli astanti. 1595_3627_000741 ora io dico: questo giovinotto che s'è buttato a dipingere in fresco, non le sapeva queste cose. e se non le sapeva, come pare da quest'opera sua andata a male, perchè allogare a lui una medaglia di tanta importanza? 1595_3627_000742 a cui, tra l'altre cose, una bella invenzione artistica di spinello, destando gli spiriti caritatevoli dei facoltosi aretini, aveva grandemente accresciute le entrate e, per conseguenza, le forze necessaria ad operare il bene. 1595_3627_000743 ma altre volte ella sentiva un odio profondo e, insieme con l'odio, il desiderio di mormorare all'orecchio: messer lapo, sai, uomo feroce, io ti disprezzo quanto tu mi ami. 1595_3627_000744 pareva a lui che l'amante di una persona morta dovesse pensare più che ad altro agli estinti epperò, si ascrisse alla confraternita di santa maria della misericordia. 1595_3627_000745 con la tasca al collo e il martello in mano, simile a quelli che s'usavano per andar ad accattar le limosine. madonna ghita, poverina, ammirava e taceva. 1595_3627_000746 siete voi certo, spinello, di fare il debito vostro, chiudendovi in questa cupa tristezza? e siete voi certo di piacere a quell'anima santa che avete perduta? credete voi che lassù non si dolgano di vedervi cagionare tanto rammarico al vostro vecchio padre? 1595_3627_000747 un'occhiata a ciò ch'io facevo. ecco tutto perchè, infine, la parte manuale, la praticaccia dell'arte, bisogna apprenderla da qualcheduno. ma qui si ferma il merito mio. la verità è una e va detta senza risparmio. 1595_3627_000748 jacopo di casentino, veduti i suoi tocchi in penna, lo aveva voluto a bottega e spinello non si era fatto pregare, che anzi moriva dalla voglia di andarci, specie dopo che aveva veduta e ammirata nel duomo vecchio, la più bell'opera di mastro jacopo. 1595_3627_000749 era la veste che ella indossava per recarsi al duomo, la veste con cui l'aveva veduta per la prima volta spinello, e voi intenderete. io m'immagino il delicato pensiero che l'aveva consigliata di vestirsi a quel modo, lasciando al giorno seguente le più sfarzose abbigliature. ma 1595_3627_000750 contro tutte le consuetudini, anzi meglio contro l'indole del suo ingegno spinello. spinelli dava allora nel fantastico e nel truce e si compiaceva mentre, dardano acciaiuoli, contemplava il dipinto. si compiaceva in quella rovina d'angioli, quasi dovesse riescire il suo capolavoro. 1595_3627_000751 messer dardano acciaiuoli. non accettò lì su due piedi perchè voleva interrogare sua figlia, ma in fondo, in fondo, perchè non credeva a suoi medesimi orecchi. non poteva darsi che quei due visitatori avessero preso un granchio e fossero andati da lui. scambio dì andare da un altro. 1595_3627_000752 già non ero io il colpevole per averti allogato il lavoro. ecco un gran danno, mi dicevano con le beffe. per giunta, e queste non solamente per voi maledetti. non ho voluto saperne più altro e li ho piantati là con tutto il loro veleno. 1595_3627_000753 unico degli scolari di mastro jacopo, rimase nella nota bottega il mite e timido ingegno di parri della quercia. vedete, stranezza di casi, un dipintore di tavole a tempera che non si era mai arrischiato a lavorare in muro ereditava il luogo e la tradizione d'un artista come jacopo di casentino. 1595_3627_000754 inoltre, la compagnia di san luca non era nata con intendimenti molto orgogliosi, ma solo perchè i maestri che allora vivevano così della vecchia maniera greca come della nuova di giotto, ritrovandosi in gran numero e considerando che l'arti del disegno avevano in toscana, 1595_3627_000755 argomentate il pianto e la disperazione della infelice creatura. suo padre era morto da sei mesi ed ella soltanto allora ne aveva notizia, povero padre ed ora morto di crepacuore sperando di ricongiungersi all'anima della sua diletta figliuola. 1595_3627_000756 nacque in tutti una gran voglia, una voglia spasimata, una voglia matta di vedere il dipinto. aspettando che fosse levata l'impalcatura e scoperto l'affresco, s'incominciava a salutare, spinello per via, anche senza essere in dimestichezza con lui. 1595_3627_000757 madonna fiordalisa vedeva senza guardare, udiva senza ascoltare, ma quando ella sentì di amare spinello, non vide, non udì più nulla del mondo. il sesto senso che hanno le donne per cogliere ciò che sfugge all'attenzione dell'universale fu spento d'improvviso in lei. 1595_3627_000758 io veramente, maestro, non intendevo di togliere i meriti al vostro nuovo scolaro. non lo conosco ancora di persona, ma lo stimo già assai per questi tocchi di penna che voi ci avete proposti, ad esempio. dicevo solamente che madonna. 1595_3627_000759 pensate che le ragioni della verità son superiori a tutti gli artifizi della rettorica, come a tutte le illusioni del sentimento, e che un elogio modesto è l'omaggio più conveniente alle modeste virtù? 1595_3627_000760 soggiunse egli con accento mutato dalla baldanza al terrore, poichè aveva veduto luccicare nella mano di messer lapo la lama d'un pugnale. ah, l'avete ferita, vigliacco. ferire un donna è il mio dritto, rispose il buontalenti. in mia casa son giudice e punisco senza il vostro beneplacito. 1595_3627_000761 l'umor nero di spinello non potè sfuggire all'occhio vigile di tuccio di credi. l'astuto malveggente seguiva con attenta cura le fasi morali del suo compagno d'arte o poichè bisognerà distinguer meglio del suo principale. 1595_3627_000762 e, vedendo la sua inclinazione all'arte del dipingere, lo aveva acconciato con taddeo gaddi. nel tempo che questo valoroso scolaro di giotto era a lavorare nel suo convento, sotto la scuola di mastro taddeo, il giovinetto jacopo aveva profittato grandemente. sì, nel disegno, sì, nell'arte del colorire. 1595_3627_000763 come resistere ad un invito così amorevole? la stessa miscèa che l'acciaiuoli faceva del lavoro e della preghiera doveva piacere ad un'anima afflitta come quella di spinello spinelli, e il giovane pittore non uscì quel giorno dalla chiesa senza avere accettata la proposta. 1595_3627_000764 rimasto alcuni anni col gaddi come a provar le sue forze e persuaso oramai di poter volare da sè, jacopo era tornato nel suo casentino e in pratovecchio, in poppi e in altri luoghi della valle medesima aveva dato mano a molte opere di cui s'era vantaggiata la sua fama, non così la sua borsa. 1595_3627_000765 egli, per allora, non doveva ammirare con occhi d'artista o d'innamorato, come prima faceva. era attonito, abbacinato da quella stessa rassomiglianza che gli cresceva allo sguardo, come fu, a cinquanta passi dal muro, si fermò, levando gli occhi per guardare più attentamente la dama. 1595_3627_000766 vi ho già detto che spinello spinelli era chiamato a pistoia per dipingere nella chiesa di sant'andrea la vecchia basilica del xii secolo, pregevole per la severa nobiltà delle sue forme e per le sculture onde l'aveva arricchita giovanni pisano. 1595_3627_000767 tuccio di credi, era tornato in arezzo perchè in nessuna città di toscana aveva trovato modo di occuparsi e sentiva più dura la sua condizione, rientrando così male in arnese, nella sua terra natale, donde era escito con tanti disegni ambiziosi nell'anima. 1595_3627_000768 quel giorno, tuccio di credi era rimasto l'ultimo in bottega e a lui era toccato di ricevere luca spinelli, venuto a quell'ora insolita e con aria misteriosa a cercare mastro jacopo. 1595_3627_000769 dico fiordalisa per non ingenerar confusione, ma i toscani d'allora non sentivano nessuna ripugnanza a dire madonna fiordaliso, in quella stessa guisa che non ne sentivano a dire madonna fiore, madonna belcolore e via di questo. passo concordando un nome mascolino con un nome femminile. 1595_3627_000770 ti consiglio di metterceli tutti. se non sarà il ritratto di fiordalisa, sarà il ritratto dell'arcobaleno, persuaso dalla celia del maestro assai più che da ogni ragionato parere. 1595_3627_000771 a quella parole di suo padre, fiordalisa, che si era posta da principio in sul grave, divenne tosto più umana e salutò cortesemente il nuovo venuto. egli del resto si contenne da uomo di garbo, non aveva occhi che per mastro jacopo e pendeva dalle sue labbra. 1595_3627_000772 l'oblio è fatale come il sonno e il tempo è rimedio per tutti gli affanni dell'esistenza. del resto, se per una creatura viva si può soffrire aspettando, come si potrebbe soffrire eternamente per una creatura morta? aspettare è sperare. 1595_3627_000773 e come tutto il resto della vita. vanità appagate, ambizioni soddisfatte, altezze superate: è nulla al paragone di queste ineffabili possessioni dello spirito. lo si sente quando la vita sta per fuggire o quando incomincia a prendervi l'enorme fastidio di tutto ciò che vi parve desiderabile in essa. 1595_3627_000774 ma come va che tre mesi dopo la sua venuta a bottega egli passa avanti a tuccio e a parri che sono con voi da tre anni? come va che egli è già così addentro nel maneggio dei colori da mettere il pennello nei fondi delle vostre composizioni? 1595_3627_000775 nessuno di costoro salì in eccellenza nell'arte del dipingere quantunque due, come vi ho detto, lo avrebbero potuto, cioè parri della quercia e tuccio di credi. 1595_3627_000776 a qual sentimento obbediva in quel punto la mano di spinello spinelli? operava egli con piena coscienza di sè o non faceva che seguire un impulso arcano e fatale? certo, se egli vedeva nelle sembianze di madonna fiordalisa il colmo della bellezza umana. 1595_3627_000777 ciò che avvenisse a firenze vi è noto? ah, pazzo che io fui. mi credono pazzo. ora a mi guardano sott'occhi e si tirano da un lato quando m'incontrano per via. 1595_3627_000778 così dicendo, si allontanò. spinello la seguì un tratto fino al limitare del terrazzo per stringervi la sua mano e deporvi un ultimo bacio. ella si volse con moto rapidissimo, lo baciò in fronte e fuggì. il giovane innamorato rimase in sull'ali, pronto a muoversi appena fosse sparita e a discendere da quella parte che essa gli aveva accennata. 1595_3627_000779 ma tacque il suo pensiero, che gli pareva troppo audace, anzi temerario senz'altro, e si restrinse ad osservare il modo con cui mastro jacopo preparava i cartoni, ringrandendo a vaste proporzioni i suoi disegni. 1595_3627_000780 comunque fosse, la cosa era strana e colpiva di stupore la mente di spinello spinelli. come mai pensava egli, come mai messer lapo buontalenti che la voce pubblica diceva invaghito della figliuola di mastro jacopo, aveva potuto amarne un'altra così presto? 1595_3627_000781 quella rovina d'angioli era veramente un miracolo di fantasia e di esecuzione. l'arcangelo michele si vedeva in alto, atteggiato a battaglia, come un paladino antico e così fiero all'aspetto, così forte all'assalto da rovesciare ad ogni colpo un nemico. 1595_3627_000782 terribile all'aspetto. campeggiava in alto l'arcangiolo michele che combatteva da par suo con l'antico serpente di sette teste e di dieci corna, un serpente assai brutto, come potete immaginarvi, e diventato anche più brutto per la disgraziatissima circostanza in cui era. 1595_3627_000783 voi siete troppo buono con me, ma io, vedete, non son mica molto contento de fatti miei, disse modestamente spinello, ho una gran paura che mi riesca un imbratto. quando ho incominciato a mettere i colori mi pareva d'aver fatto una bella cosa, ma ora, ora mi sembra una miseria quest'azione così povera. 1595_3627_000784 quando, tuccio di credi, parlava con voi, quegli occhi guardavano sempre in basso e da un lato, poi tutto ad un tratto vi passavano dall'altro, senza che li aveste veduti fermarsi sui legacci del vostro. 1595_3627_000785 disgraziato affresco. egli sparì dopo aver brillato una settimana agli occhi della moltitudine stupefatta. sparì, come sparisce una donna leggiadra dopo avere innamorato mezzo mondo della sua fiorente bellezza. 1595_3627_000786 che biasimato. che disputare con me c'è ben altro, gridò il vecchio pittore: si tratta del miracolo di san donato. mi capisci, del miracolo di san donato? ah, meno male, esclamò spinello. e che cosa gli ha fatto, ai massari del duomo, il mio povero dipinto? nulla. 1595_3627_000787 in primo luogo perchè nessuno sapeva che quel giovinottino elegante fosse un pittore. per esser riconosciuti pittori, a quel tempo bisognava essere entrati fanciulli ai servizi di un vecchio artista. 1595_3627_000788 la mattina seguente, parri della quercia faceva ritorno ad arezzo. che dirò a vostro padre, chiese egli all'amico. a mio padre, balbettò, spinello, ditegli, e trasse, così dicendo, un sospiro. poi, facendo uno sforzo, riprese: ditegli che. 1595_3627_000789 verrò. sì, non dubitare, verrò. rispose ella turbata. ma per amor del cielo, per me non cedere alla tua impazienza. una cosa ti sia certa, soggiunse, parlandogli all'orecchio, come se vergognasse di udire il suono delle proprie parole, che io non vivrò con quell'uomo. non profanerò l'impronta dei tuoi baci. 1595_3627_000790 non è forse una gloria, un titolo di merito al cospetto dei posteri, specie quando un simil titolo si può metter di costa ad altri parecchi? ora, che mastro jacopo di casentino non s'ingannasse in questi suoi sogni ambiziosi. la storia dell'arte italiana lo ha dimostrato. 1595_3627_000791 che uomo impaziente siete voi. ci avete sempre vent'anni, basta. sappiate che dopo la faccenda del ritratto, monna tessa, che conosce i due pittori, è venuta a dirmi dell'altro. 1595_3627_000792 dio, soccorretemi, gridò madonna fiordalisa, questo poveretto mi muore nelle braccia. permettete che io mi discolpi a suoi occhi e poi datemi la morte che da tanto tempo vi chiedo. 1595_3627_000793 gli affreschi di spinello spinelli rappresentavano per l'appunto la più nobile impresa del santo, vo dire la rovina degli angioli ribelli, e il pittore li aveva colti quasi tutti nel punto critico in cui, piovendo sulla terra, si tramutarono in diavoli. 1595_3627_000794 e che perciò, disegnando la santa lucia, vi siano venuti inavvertitamente i contorni della nostra bella vicina, sarà, così disse spinello, che non amava disputare. 1595_3627_000795 ottimo parri, esclamò spinello, intenerito. speriamo che la nuova vita vi giovi e le miti gioie domestiche vi restituiscano a sanità. eh, tutto può darsi. quantunque io non lo speri, voi potete immaginarvi che lo desidero. 1595_3627_000796 no, rispose asciuttamente spinello. osservatela, maestro. osservatela, proprio adesso che guarda in aria. l'occhio ha una grande espressione, mi pare. sì, disse spinello per farla finita con le esortazioni di tuccio. 1595_3627_000797 mani messer giovanni da cortona guardava con occhio triste il povero pittore impazzito e pensava dentro di sè che nella compagine umana troppo breve spazio intercede dalla sanità di mente alla follia. 1595_3627_000798 mastro jacopo, quando lasciava di brontolare e si disponeva a chiacchierare, avrebbe potuto dar dieci punti dei sedici a marco tullio cicerone. s'intende a marco tullio quando parlava pro domo sua. 1595_3627_000799 naturalmente spiegata a suoi occhi da ciò che, per altra via, gli era giunto all'orecchio intorno alla tragedia di colle gigliato. e allora, tuccio di credi, aveva mutato proposito, era rimasto in arezzo. 1595_3627_000800 uno di que giorni capitò una visita inaspettata nel quartierino di spinello. spinelli era parri della quercia. giunto allora da arezzo, fu accolto, come potete immaginarvi, a braccia aperte. alla vista dell'amico che gli ricordava i suoi giorni più lieti. spinello pianse come un bambino. 1595_3627_000801 ma spinello non contava di ripigliare il lavoro, nè più tardi nè mai. sapete già che, nella impossibilità di ritrarre i lineamenti di fiordalisa, egli ci vedeva l'effetto di una malia, perchè avrebbe richiamato lo spirito maligno che si beffava così crudelmente di lui. meglio era non pensarci affatto. 1595_3627_000802 oh, non dubitate. padre mio rispose prontamente spinello, nessuno metterà mano nelle tinte. macinerò io, mesticherò, io farò ogni cosa da per me. così dicendo, spinello si alzò per seguire il maestro. 1595_3627_000803 madonna fiordalisa sentiva il gentile orgoglio dell'arte paterna- e in ciò spero che nessuno le vorrà dar torto- quegli angioli e quelle vergini che dipingeva suo padre e che facevano rimanere a bocca aperta tanti gentiluomi di firenze e di arezzo. 1595_3627_000804 ah sì, giotto, ridivivo, ben detto, esclamò lippo del calzaiuolo. se ti sente, mastro jacopo, ti abbraccia e ti bacia sulle gote. chi parla di mastro jacopo- gridò una voce che mise lo scompiglio nella brigata- e chi ho da baciar sulle gote, se è lecito? 1595_3627_000805 e spinello spinelli aveva lasciato firenze dicendo al suo protettore che gravi cose lo chiamavano altrove, tra l'altre, e prima di tutte un voto da sciogliere. 1595_3627_000806 invidiosi. invidiosi perchè, mi dite voi, ciò posso io avere degli invidiosi se ne hai, oh, se ne hai tre, per esempio, che schiattano di rabbia e se ne vanno dalla nostra bottega oggi stesso. 1595_3627_000807 solo ti prego che tu non abbia a scordarti di me. verrò a visitarti ogni giorno, se iddio lo permetterà. il mio pensiero ti sarà sempre vicino. 1595_3627_000808 quando finalmente la tavola fu esposta all'adorazione dei fedeli, si trovò nel quartiere che santa lucia. somigliava tutta a monna ghita dei bastianelli, la figliuola dell'orafo che abitava per l'appunto nel sobborgo santo jacopo. 1595_3627_000809 questi ed altri erano i discorsi delle borghinelle di borgo santo jacopo, poste in sull'orma da tuccio di credi, e voi già immaginate, o lettori, che la cosa giunse all'orecchio di monna ghita. 1595_3627_000810 che presto non si parlò più d'altro. in firenze e tutti gli amici e conoscenti di messer dardano vollero vedere gli affreschi del giovine aretino anche prima che fosse levata l'impalcatura. 1595_3627_000811 anche gli occhi neri ma senza luce, dipinti di nerofumo, lasciavano qualche cosa a desiderare. per solito li vedevate poco, sfuggivano ad ogni esame. 1595_3627_000812 la espressione dei volti e diligenza nel disegnare le estremità, ci appalesano quel sentimento profondo della verità che doveva rifare di sana pianta le arti figurative e non far rimpiangere al mondo la perdita dei capolavori di apelle e di zeusi. 1595_3627_000813 spinello, spinelli a sentirle. era un pittoruccio da pochi soldi che scroccava la nomèa di grande artista facendosi fare il suo quadro da mastro jacopo di casentino. il vanitoso si vestiva delle penne del pavone laonde. era giusto che fosse solennemente scorbacchiato. 1595_3627_000814 infatti parecchie dame accennavano di aver sofferto, durante la cerimonia, un pochettino di mal di capo e tutti gli astanti si dolsero che non si fosse pensato da nessuno ad aprire qualche spiraglio nelle invetriate dei balconi. la colpa era tutta di messer dardano acciaiuoli e dello scaccino di san nicola. 1595_3627_000815 guardando ciò che il maestro faceva, io- bene o male, e mettete pure che fosse male- ho imparato a fare anch'io qualche cosa. indovinavo dov'era facile indovinare e quello che non intendevo alle prime chiedevo al maestro. 1595_3627_000816 l'essenziale è che conosca il valore delle tinte. ma questo, come non conoscerlo quando si ha per babbo un pittore ii? 1595_3627_000817 oh, questo poi esclamò: spinello, toccato sul vivo e, posta la mano al borsellino che gli pendeva dalla cintola, ne trasse un cerchietto d'oro. indi si accostò alla fanciulla e prese la sua mano tremante e le disse: madonna, non so se sarà abbastanza piccolo per il vostro ditino d'angiola, ma se voi non lo sgradite, 1595_3627_000818 buon dì maestrino. gli dicevano: come va l'opera vostra? bene, grazie al cielo, rispondeva il giovane facendosi tutto rosso: ancora otto o dieci giorni di lavoro e si leverà il ponte. 1595_3627_000819 ma perchè egli non poteva guardar sempre spinello senza aver l'aria di far confronti tra il presente e il passato. messer dardano si volse intorno a guardare i dipinti. 1595_3627_000820 non so, rispose. fiordalisa, forse ancora in città dov'è andato a salutare un amico. è un fedel servitore. notò amaramente, spinello, il suo tuccio di credi, venuto a pistoia per lui, ah, forse per avvertirlo della tua presenza, diss'ella guidata da quel senso indovino che hanno in simili casi le donne. 1595_3627_000821 quell'altro si fermò lì che forse aveva parlato per una prima volta. già troppo e poco. stante detto al compagno quel che aveva da dirgli, se ne andò a fare la sua solita passeggiata. spinello rimase sulla terrazza, ma senza rivolgere più oltre lo sguardo alla sua bella vicina. 1595_3627_000822 l'impressione del freddo parve ristorare la sofferente, ma non ristorò altrimenti le speranze de suoi assistenti amorevoli. poco stante, la bella creatura incominciò a rammaricarsi e qualche goccia di sangue le apparve sugli angoli. 1595_3627_000823 dimenticava perfino le ebbrezze del fuoruscito che dopo tanti anni d'esilio rivede finalmente la patria. messer dardano acciaiuoli accolse anche lui amorevolmente il padre del suo giovine amico e gli fece gran festa. 1595_3627_000824 il vecchio gentiluomo ascoltò con grande rammarico la storia dolente del suo povero amico e confortò come potè quella ottima donna che gli additava i suoi figli, parri e forzore in cui si raccoglievano tutte le sue tenerezze. 1595_3627_000825 della sua fama gl'importava poco dei detrattori, anche almeno checchè ne pensasse e dicesse il suo compagno d'arte. egli aveva promesso e sarebbe andato a pistoia. 1595_3627_000826 lo abbiamo tutti, non dubitate, lo abbiamo tutti un alto ideale nell'anima. lo si nega da molti a cui pesa di nutrire un ospite così ragguardevole e di apparire poco padroni in casa propria. ma la coscienza lo svela a tutti e col testimonio della coscienza non c'è negazione che tenga. 1595_3627_000827 resta una vaga tristezza di cui non si conosce la causa. e il non conoscer la causa basta più delle volte a toglier ogni importanza agli effetti. così, in di grosso e senza pensarci su monna ghita, intendeva che un antico dolore pesava sull'anima di quell'uomo parco di parole, avaro di tenerezze. 1595_3627_000828 io richiamare quel tristo maisì maestro e dando a me l'incarico di parlargliene, egli era così felice di ritornare con voi. spinello levò la fronte come in atto d'interrogare la sua memoria, ma essa non gli disse nulla di ciò che l'acciaiuoli asseriva. 1595_3627_000829 è la coscienza che me lo dice. replicò tuccio di credi e perciò vi domando: licenza di andarmene, quando è così? se ad ogni modo lo vuoi? disse allora: spinello, sia fatto secondo il tuo desiderio. 1595_3627_000830 così la vita, pensò tornando al monologo. poi si finisce nel gran mare dell'essere bella cosa il finire, non sentir più nulla delle usate molestie e ricongiungersi a ciò che s'è avuto di più caro nel mondo. 1595_3627_000831 e madonna fiordalisa non aveva durato fatica a riconoscere che quel gentile e modesto innamorato non era altrimenti un ingannatore. si sentì raffidata e gli diede, senza contrasto, il suo cuore, dolce abbandono che non è turbato da nessun sospetto, da nessuna paura. 1595_3627_000832 lascia almeno che io la disponga a domani. tu rimarrai qui fino a tanto che io non sia presso di lei. avviata al castello, indi scenderai verso il portone, andrai a sinistra e troverai a scala di pietra. 1595_3627_000833 e poi s'accordavano bene con quella tinta scura, i capegli e le sopracciglia nerissime, di guisa che, sotto quella vigoria di toni fuligginosi, l'olivastro delle carni poteva acquistare l'apparenza di un amabile pallore, ma anche, tuccio di credi, aveva un tipo mobilissimo che giustificava pienamente l'osservazione beffarda del chiacchiera. 1595_3627_000834 chiocciole, abbreviate crezia, disse mastro zanobi, quando incominciate a parlar voi, benedetta donna. oh, vi contento subito. un giorno sarà forse due settimane fa. 1595_3627_000835 un altro che perde la testa. esclamò: mastro jacopo, forse non li abbiamo tutti quanti siamo gli occhi e le labbra, e in che dovrebbe esser difficile di indovinare le parti mobili di un volto e facile di indovinar quelle di un altro. scusate, maestro, ma mi pare d'intenderlo. replicò spinello. 1595_3627_000836 fiordaliso, anima dell'anima mia, senti. è il destino che ci ha divisi, è il destino che ci ricongiunge. non è desso che m'ha chiamato a pistola e contro il desiderio dell'infame tuccio di credi. 1595_3627_000837 è venuta da noi monna tessa, la cognata di vostro fratello povero meo- che iddio abbia in gloria l'anima sua- e m'ha detto che nel borgo si faceva un gran parlare d'una tavola esposta in santa lucia de bardi. 1595_3627_000838 si fosse accompagnato un tratto con quest'ultimo, se non che per ammettere questa spiegazione bisognava dimenticare che tuccio di credi andava dicendo a messer lapo. ho reputato necessario di darvene avviso. 1595_3627_000839 mi chiederete come avesse accolto il triste annunzio. messer lapo buontalenti, il ricco e potente uomo, qualche giorno prima che madonna fiordalisa morisse si era allontanato da arezzo. 1595_3627_000840 a mano, a mano che i contorni del viso di lucifero prendevano forma sotto le pennellate dell'artefice, cresceva la bellezza del tipo e insieme con la bellezza balzava fuori una rassomiglianza che faceva sudar freddo lo sciagurato taccio di credi. 1595_3627_000841 e ivi, con molte lagrime, baciò il viso di madonna catalina, la quale non era altrimenti morta. siccome tutti avevano creduto, laonde messer gentile che aveva sentiti i battiti del suo cuore, soavemente, quanto più gli venne fatto. 1595_3627_000842 della quale invenzione io vi dirò solamente questo- che egli dipinse sulla facciata della chiesa dei santi laurentino e pergentino una madonna che, avendo aperti davanti i lembi del mantello, vi raccoglieva sotto il popolo di arezzo, nel quale si scorgevano molti uomini tra i primi della confraternita. 1595_3627_000843 colga. ciò detto, maestro jacopo si allontanò dal crocchio dando una poderosa alzata di spalle. al quale, atto il chiacchiera, rispose per tutti facendo le boccacce. 1595_3627_000844 d'allora fiordalisa riconobbe in quel giovine uno dei suoi cento curiosi ammiratori del duomo. egli per altro era il più riguardoso di tutti. come mai aveva egli potuto essere il più ardito tanto da penetrare per il primo in sua casa? 1595_3627_000845 si capisce alla bella. prima che avevano trovato tutto mediocre. non c'era franchezza di tocco, i contorni erano duri, gli atteggiamenti goffi, le pieghe così trite. che peggio non avrebbe fatto cimabue nei suoi primi tentativi. 1595_3627_000846 dovete conoscerlo messere, perchè lo dicono- d'una potente famiglia, è un buontalenti a quel nome, spinello. spinelli aggrottò le ciglia. ricordava infatti quel superbo cavaliere e le parole scambiate con lui nel duomo vecchio di arezzo. 1595_3627_000847 lo aveva conosciuto religiosissimo, aveva saputo delle sue pratiche di pietà in arezzo, condotte, a dir vero, oltre le medesime costumanze del tempo, e aveva detto tra sè, rassegnandosi a quella sparizione: 1595_3627_000848 spinello spinelli, l'ultimo venuto a bottega, sposa la figlia di mastro jacopo. un grido di meraviglia. accolse le parole di tuccio. come lo sai, domandò il chiacchiera. 1595_3627_000849 un volto di donna è più difficile a ritrarre, e tanto più difficile quanto più s'ingentiliscono i lineamenti, quanto più son delicati i trapassi da una parte ad un'altra. e allora, se voi aggiungete che gli occhi e le labbra, che sono tanta parte del viso, mutano spesso di espressione, 1595_3627_000850 ad ognuno di voi sarà certamente capitato di fare quotidianamente una via e di avvezzarvi così a certi sembianti di persone ignote da farvi parere. quasi una trista giornata, quella in cui non vi è dato di abbattervi nelle persone medesime e in quegli aspetti ai quali, come suol dirsi, avevate fatto l'occhio. 1595_3627_000851 ma se amava la sua quiete, se voleva provvedere degnamente alla sua fama, si contentasse di firenze e di pisa, di arezzo, di rasentino e di siena. spinello non diede retta a tuccio di credi. 1595_3627_000852 maledetta furia. o non avrebbe potuto egli aspettare una mezz'ora e portare egli i disegni a casa del maestro? per la smania di far presto, come se temesse di perdere l'occasione, aveva preso tutto alla rinfusa e quei quattro segni in cui egli aveva fissato il ricordo di madonna fiordalisa cadevano, contro sua voglia, sotto gli occhi del babbo. 1595_3627_000853 buono e cauto, giudizioso e misurato in ogni cosa sua, dissimulava con la dolcezza dei modi il vizio organico che doveva condurlo, pochi anni dopo, alla tomba. 1595_3627_000854 spinello non la seguì prima di aver dato uno sguardo al suo rivale, disteso supino per terra a boccheggiante nel proprio sangue lapo. buontalenti, diss'egli domineddio non paga il sabbato, ma paga. 1595_3627_000855 son vecchio, oltre i settanta, che sono il colmo della vita, se dobbiam credere agli antichi e tutto il resto è un di più sul quale non bisogna far conto. con queste chiacchiere allegre, messer dardano acciaiuoli cercava di sviare le idee malinconiche, naturalissime in quell'incontro. 1595_3627_000856 povero messer luca, come sarebbe contento se voi poteste mandargli una buona volta l'annunzio che suo figlio ha cacciate dal capo le sue malinconie. spinello udiva il dialogo dei due compagni d'arte. 1595_3627_000857 dillo che non è vero. dillo a quest'uomo, onorando, che questo non era il tuo fine, quando portavi a me i lagni del mio povero padre ed egli sentirà ora come sappiano fischiare i serpenti e qual suono abbia la voce d'un demone. 1595_3627_000858 bisogna essere stati a firenze e aver visto il convito di erode che giotto ha dipinto nella cappella dei peruzzi di santa croce. bisogna essere stati nella cappella del palagio del podestà e aver visto quel dante alighieri, improntato di tanta dolcezza che pare una cosa di cielo. ma già tu non vuoi intender nulla, ragazzo mio, come ti chiami. 1595_3627_000859 vivi, le l'ho detto, vivi triste, ma vivi col desiderio di me. ricordati col desiderio di me. sentirei freddo nella tomba se il tuo amore non venisse a ricingere le mie povere ossa là dentro. 1595_3627_000860 non era solamente impegnato in quell'opera, l'amor proprio di spinello, ma altresì l'onore del maestro e di tutta la sua scuola, a cui non era mai accaduta una cosa simile. del resto soggiungeva, mastro jacopo, questa volta ci sarò io a vegliare, e non entreranno in duomo altri colori che quelli macinati e mesticati da noi. 1595_3627_000861 con questa differenza. per altro che voi vi lagnate ed io non mi lagnavo, che voi non intendete nulla di nulla, ed io cercavo di profittare degli esempi che avevo sott'occhio. 1595_3627_000862 invitano il riguardante ai morsi mentre gli fanno correre l'acquolina alla bocca. e spinello doveva dipingere. povero spinello, incomincio anch'io a capire come andasse, che non indovinava i contorni. 1595_3627_000863 no, maestro, lasciatemi qui. voglio pensare al mio soggetto, qui, a cinquanta palmi da terra, che importa? la mia testa è più alta di mille miglia. non sono io al settimo cielo. 1595_3627_000864 oh, padre mio, rispose spinello indovinando finalmente dove volesse andare a battere mastro jacopo, la gloria è una bella cosa soltanto perchè è donna. ma una donna vera, sia detto con vostra licenza, vale assai più della gloria che è donna solamente per grammatica. 1595_3627_000865 le avete mai viste, le pecore matte che dante allighieri, esule vagabondo ha osservate tante volte e descritte nel poema sacro? escono dal chiuso ad una, a due, a tre, si seguono alla cieca e ciò che fa la prima, fanno tutte le altre. 1595_3627_000866 il nome di sposina è un augurio gentile per le giovani. il nome di sposa è una continuazione di giovinezza cortesemente accordata alle vecchie. spinello spinelli rimase ancora un tratto chiacchierando con la donna o, se vi piace, meglio facendola chiacchierare. 1595_3627_000867 andate coll'indagine minuta e paziente, andate in fondo a queste apparenti infedeltà che sono portate dai casi e consigliate dagli obblighi della vita, e troverete ancora il dolore, più profondo e più grave che mai, poichè i contrasti degli affetti lo avranno mutato in rimorso. 1595_3627_000868 per fidanzato. gli parve un po grave, ma forse era da attribuirlo alla timidità del carattere e alla confusione di un primo incontro. infatti, come il ghiaccio fu rotto, spinello spinelli parve rasserenarsi a grado a grado e mezz'ora dopo non c'era in lui più traccia di musoneria. 1595_3627_000869 del resto, la grazia e l'eleganza femminile c'erano tutte nel viso di madonna, spiravano da ogni parte della sua bella persona e le desinenze non ci avevano nulla a vedere. 1595_3627_000870 non si parla di tuccio, nè di parri, diss'egli poscia, si parla di spinello, spinelli, del nuovo venuto, del vostro futuro genero. quello è il vostro beniamino, mastro jacopo, o ch'io non so più che cosa sia un beniamino. 1595_3627_000871 non me ne congratulo con loro. ripigliò, mastro jacopo, poi ch'ebbe veduta la mimica. sentiamo ora, poichè non mi hai detto tutto, soggiunse volgendosi al chiacchiera. sentiamo ora chi sia disposto a prender te. 1595_3627_000872 tira via sciocco. i massari non mi faranno il torto di credere che io possa accettare una sostituzione di questa fatta. poi metteremo i ponti e si vedrà. basti a loro che io m'assuma la malleveria d'ogni cosa. 1595_3627_000873 ginevra degli amieri, gentildonna fiorentina d'alto lignaggio, sotterrata per morta da per sè stessa, uscì fuori dall'avello e andò a picchiare a casa di francesco degli agogolanti suo marito, che la credette un'ombra e non la volle ricevere. 1595_3627_000874 e voi potete intendere da questo come avvenisse che parri della quercia lasciasse correre le bizze dei compagni senza riscaldarsi il sangue a metterli in pace. 1595_3627_000875 c'è nell'amore un grazioso dormiveglia di cui, come di tante altre cose piacevoli, si sente la delizia quando la sensazione è cessata o s'è trasformata in un'altra. 1595_3627_000876 i massari chinarono la testa in atto di assentimento e diedero licenza a mastro jacopo di fare in tutto come gli piacesse meglio, ma a sue spese e sotto la sua malleveria. non temete, messeri onorandissimi, rispose il vecchio pittore, abbastanza contento di averla aggiustata in quel modo. 1595_3627_000877 sì, sì, m'ha detto ogni cosa ed io ho capito benissimo come sia andata questa faccenda. infine, un pittore ha da prenderli in qualche luogo i suoi tipi. non ci mancherebbe altro che l'artista dovesse reputarsi innamorato di tutte le figure che ha da ritrarre per dar varietà alle sue opere. 1595_3627_000878 e come se ciò non bastasse ancora, il povero spinello doveva contentare suo padre in un'altra cosa e restituirsi ad arezzo. messer luca pregava, i maggiorenti della città mandavano inviti su inviti in arezzo, lui mai e poi mai. 1595_3627_000879 quante volte fu assalito dalla disperazione, quante volte s'augurò di aver da fare non uno, ma dieci miracoli di san donato, e con l'obbligo, per giunta, di farsi dir bravo da tutti gl'invidiosi dell'arte. 1595_3627_000880 era un pezzo che non piangeva e quelle lagrime lo sollevarono un poco. parri della quercia era venuto a bella posta da arezzo per dare al suo compagno d'arte una lieta notizia. 1595_3627_000881 labbra di corallo, tenero, facili al sorriso che, increspandole un tratto, lasciava scorgere due file di perle rilucenti, divina bocca, nido d'amore e veramente spiraglio di paradiso, come sembrava a spinello. 1595_3627_000882 tutta arezzo lo sa. aveva detto il chiacchiera, ma tutta arezzo non lo sapeva ancora, bensì lo seppe quando i tre fannulloni furono usciti dalla bottega di mastro jacopo ed ebbero divulgata la nuova ai quattro punti cardinali. 1595_3627_000883 per fortuna non mi ero ancor messo a dipingere. scendo dal ponte vo in sagrestia e là, con aria di mistero, mi mettono in mezzo per dirmi: messer jacopo, mala nuova abbiamo a darvi quest'oggi. 1595_3627_000884 ecco qua, maestro diss'egli. si tratta d'un disegno che abbiamo fatto in tre, cioè io persona prima, cristofano granacci e lippo del calzaiolo ce. 1595_3627_000885 io veramente non saprei dirvi quale del due avesse maggior bisogno di essere sorretto dall'altro. tuccio di credi presentò alla sposa un mazzolino di fiori. li ha colti l'amicizia diss'egli, inchinandosi rammentando questo bel giorno, madonna, non dimenticate il fedel servitore della vostra casa. 1595_3627_000886 messer giovanni chinò la testa come un uomo che sente il dolore altrui, ma che non può consolarlo altrimenti. ma è impossibile, impossibile ripigliò. mastro jacopo, mia figlia, mia figlia morire se non aveva nulla stamane. 1595_3627_000887 spinello ebbe l'aria di cascar dalle nuvole, come gli disse: anche tu hai risoluto di lasciarmi. sì, maestro, tanto non sono buono a nulla e l'opera mia non potrebbe esservi utile più di quella d'ogni altro fattore. andiamo via, buono a nulla, esclamò spinello con accento di dolce rimprovero. 1595_3627_000888 mentre i famigli del castello ritornavano sui loro passi per obbedire ai comandi dello sconosciuto, altrettanto storditi dall'accento di sicurezza della donna quanto dallo spettacolo atroce che si era parato davanti ai loro occhi, la buona cia accorreva presso la sua diletta signora. 1595_3627_000889 in quel corpicino leggiadro batteva un cuor di regina. nessuno, io spero, vorrà dirmi che io la rendo brutta dipingendola un tantino orgogliosa. l'ipocrisia non deve guastar l'arte, come qualche volta pur troppo le avviene di guastar la natura. 1595_3627_000890 perciò, immaginate voi se monna ghita avesse tempo o modo di studiar l'animo o il contegno di spinello. spinelli. era bello, famoso e aveva chiesto la sua mano. che cosa avrebbe ella potuto cercare di più? quel fidanzato era agli occhi di lei un essere soprannaturale. 1595_3627_000891 così, di chiacchiera in chiacchiera, il vecchio pasquino era venuto a sapere chi fosse spinello e di qual parte di toscana. to aveva egli esclamato, udendo che il pittore era nato ad arezzo. 1595_3627_000892 per avvicinarsi meglio alla morte, a questo pensiero dominante di chi non trova più consolazioni nella vita. spinello spinelli incominciò allora a metter l'animo in quelle pratiche di coraggiosa pietà che i tempi consigliavano ai cuori angustiati. 1595_3627_000893 dopo i marsupini venne la volta dei bacci. messer giuliano bacci aveva il patronato di una cappella in san francesco e volle che il valente artista vi dipingesse una nunziata. a questo nuovo desiderio rispose prontamente l'opera di spinello spinelli. 1595_3627_000894 fiordaliso indovinò la presenza del nemico e sospettò anzi un geloso. ma suo padre non ci aveva veduto che il tiro mancino di un compagno d'arte invidioso, e mostrava anche di sapere dove metter le mani. 1595_3627_000895 spinello. spinelli vedeva la propria condizione e pensava con raccapriccio che avrebbe dovuto mentire davanti ad una povera fanciulla. un affetto che non sentiva nel cuore. 1595_3627_000896 siamo già presso al gran giorno e ancora non si è fatta un'intima conoscenza con madonna fiordalisa, che dovrebb'essere l'eroina della festa. abbiamo ammirata la sua bellezza esteriore, ma l'anima sua non ci è nota. abbiamo veduto il fiore, non abbiamo sentito il profumo. 1595_3627_000897 credi messer luca, disse jacopo di casentino: quello d'oggi non è un invito in pompa magna. si faranno quattro chiacchiere tra noi, mentre i nostri ragazzi ne faranno mille tra loro, senza dar retta alle nostre. ma questi sponsali vogliono essere celebrati con una festa di famiglia, che faremo domenica, se vi piace. 1595_3627_000898 monna cia, chiamata da lei, giunse prontamente in aiuto. era la contadina che il giorno innanzi spinello aveva veduta intenta a lavare i suoi pannilini nel letto della brana. le braccia di monna cia erano robuste. il giovine fu trasportato entro il recinto e adagiato su d'un sedile di pietra. 1595_3627_000899 lo svenimento di madonna fiordalisa era stato attribuito al caldo soffocante che aveva prodotto nella chiesa quella calca straordinaria di persone. altri pensava che le avesse dato sui nervi l'odore della calce. trattandosi d'una chiesa nuova, che da poco tempo era uffiziata, 1595_3627_000900 l'anno era trascorso dacchè madonna fiordalisa era morta per lo sventurato spinello ed egli, il fedele, l'inconsolabile amante, circuito, spronato, incalzato, oppresso dalle esortazioni di tutti. 1595_3627_000901 che, adescato da più ragguardevoli offerte, si era ridotto a stabile dimora in arezzo, che allora si governava da sè medesima, col consiglio di sessanta cittadini dei più ricchi e più onorati, alla cura dei quali era commesso tutto il reggimento. 1595_3627_000902 non mai potuta cogliere appieno, per quanto egli si arrovellasse nel suo proposito. e questa opinione non era forse avvalorata dalla medesima bizzarria che riconduceva al suo pennello i lineamenti di fiordalisa, mentre egli doveva esprimere la bellezza di uno spirito malvagio? 1595_3627_000903 sì, ma erano appena quattro segni. davano l'aria di madonna fiordalisa, ma non erano il suo ritratto. a fare una cosa che meriti questo nome si vogliono giusti contorni. non basta accennare, bisogna dipingere. 1595_3627_000904 quantunque, a dir le cose, come stanno tre lasagnoni, come siamo noi tra fannulloni, è vero, perdiana interruppe. mastro jacopo, per la prima volta in tua vita hai detto una verità. 1595_3627_000905 davvero è ammogliato, sì, con una donna che ha portata da arezzo. a quanto dicono, spinello fece il gesto dell'uomo a cui riesce nuova una notizia e che non ha altro da aggiungervi. 1595_3627_000906 messer luca credette necessario di raccontargli ciò che sapeva intorno alla rottura dello specchio e alla dolorosa impressione che il tristo presagio aveva fatto sull'animo di fiordalisa. messer giovanni allora volle sapere minutamente ogni particolare dalle donne di servizio. 1595_3627_000907 era da principio un po timida, poi, nel ravvisare la stato del proprio cuore, si era fatta contegnosa. ma queste deboli difese, pari alle fortificazioni improvvisate lì per lì da un esercito in aperta campagna, durano appena quel tanto che basti ad una semplice ricognizione. 1595_3627_000908 era appena giunto in arezzo che gli si parò davanti agli occhi la torbida figura di tuccio di credi. quel disgraziato era assai male in arnese, ma messer dardano lo riconobbe subito. 1595_3627_000909 il povero tuccio aveva per solito una faccia rabbuiata, ma quel giorno aveva senz'altro una cera da funerale. maestro diss'egli è qui messer luca spinelli. 1595_3627_000910 e ci sono altresì degli uomini che non soffrono il male dell'invidia neanche- e questo è meritorio da parte loro- quando vedono che tizio o caio ha ingegno o attitudine da superarli di gran lunga in questa o in quella disciplina. 1595_3627_000911 e perchè la bella catalina, per quello stesso amore che egli le aveva portato, lo pregava di rimandarla a casa sua, messer gentile da quel prode cavallero che egli era e veramente degno del suo nome. 1595_3627_000912 e vanno avanti senza sapere il perchè, imparando il meccanismo dell'arte per ridurla ad un mestiere che più oltre non saprebbero intenderne, ma anche condannato a restare sull'uscio. e consapevole di quella condanna, tuccio di credi, sentiva la gelosia, questa brutta sorella. 1595_3627_000913 tuccio di credi mise un grido di alto spavento, che parve ruggito di fiera, e precipitò nello spazio. il vecchio acciaiuoli udì il tonfo del corpo sui gradini dell'altar maggiore e si ritrasse indietro, atterrito. 1595_3627_000914 pasquino dava il buon giorno o la buona sera al giovine forestiero, gli offriva una tazza di latte, che spinello ricusava quasi sempre non accettando che un bicchier d'acqua della brana picciolo ruscello che correva al piano tra la costa del poggiuolo e quella di colle gigliato. 1595_3627_000915 perchè dovremmo avercelo a male? chiese tuccio di credi, stringendosi nelle spalle con aria di profonda noncuranza. chi è da più degli altri ha ragione di stimarsi fortunato. a noi basterà che voi non ci togliate la vostra benevolenza. 1595_3627_000916 lucifero era già abbozzato sull'intonaco e non si trattava più che di colorirlo. spinello ci lavorava a furia. il corpo era già fatto e il pittore stava per attaccare la figura poco prima dell'ora di vespero. 1595_3627_000917 doveva essere abbattuto. il povero messer francesco doveva essere come sbalordito, col pensiero della grandezza di roma nell'anima e l'immagine di madonna laura negli occhi. l'amore e la gloria, il fuoco vivo e la luce. 1595_3627_000918 messer dardano lo seguiva degli occhi, non pronosticando niente di buono da quella scena inaspettata. è vero, ripigliò spinello dopo essere stato alquanto a guardare l'affresco. ecco una somiglianza che io non aveva cercata. 1595_3627_000919 quell'altra piegolina impercettibile tra il naso e la guancia, non l'ho mica saputa indovinare. e l'espressione dell'occhio, dio buono. e la bocca, vedete come mi riesce stentata. già vorresti che parlasse. notò, mastro jacopo, almeno che ci avesse un po di moto. rispose: spinello, qui m'è venuta dura, che è una pena a vederla. 1595_3627_000920 bardano incominciò: sapete se vi amo spinello? oh, messere me. ne avete dato tante prove, rispose il giovine pittore. senza il vostro aiuto, che sarei? mi conoscerebbero forse a firenze. 1595_3627_000921 il vecchio pittore si rallegrava di vedere raccolta in casa sua tanta gente. i congiunti non erano molti, poichè egli non era nato in arezzo e messer luca spinelli neppure. 1595_3627_000922 a sviare un tratto i dolorosi pensieri. spinello ebbe le onoranze de suoi concittadini. i sessanta che governavano arezzo, saputo del suo arrivo, deputarono quattro dei maggiori a muovergli incontro sulla via di firenze e gli fecero accoglienze così schiettamente amorevoli. 1595_3627_000923 giunta a pistoia e rinchiusa nel castello che messer lapo aveva ereditato da rosellino sismondi, la povera fanciulla visse là dentro, come in una prigione, senza aver più contezza di ciò che era avvenuto de suoi. 1595_3627_000924 nobiltà, grandezza, culto della virtù. non sono vuote parole perchè vuoi mostrarti spregiatore delle cose invisibili solo perchè non si riflettono nello specchio che ti rappresenta la tua immagine arcigna. 1595_3627_000925 supplicò iddio che dettasse nella sua misericordia onnipotente, un'altra parola a spinello. se avesse udito un no, come sarebbe morta volentieri. ma spinello appartenere ad un'altra, e là, davanti agli occhi suoi. 1595_3627_000926 tutto ciò era reso stupendamente e composizione e disegno facevano onore all'artista. nessuno degli intendenti poteva dire che fosse opera di mastro jacopo. si notava un fare che non era il suo, per solito più leccato e più languido. e il colore? bisognava vedere il colore com'era pieno di vaghezza e di sugo. 1595_3627_000927 e siete senza lavoro, come voi dite messere. ma lavora spinello, m'immagino. sì. rispose tuccio di credi. quantunque io non riesca ad intendere come gli venga fatto, voi saprete che egli è impazzito. 1595_3627_000928 sia pure come voi dite, maestro, ma a me, ve lo confesso, pareva davvero un ritratto e mi figuravo anche come fosse andata la cosa. sentiamo quest'altra. sicuro rammentate quel che v'ho detto, forse un mese fa, vedendo dalla terrazza la fanciulla dei bastianelli: sarebbe un modello eccellente per la santa lucia. 1595_3627_000929 ma ho una gran paura di non rispondere alla vostra aspettazione. se per avventura mi fosse riescita una ciambella senza buco e si rideva alle scherzose parole e gli si augurava che anche quella riescisse, come tutte le ciambelle, per bene. 1595_3627_000930 la partenza improvvisa del chiacchiera del granacci e di lippo del calzaiuolo dalla bottega di mastro jacopo confermava i sospetti del vecchio pittore e fiordalisa lasciò in disparte i suoi dubbi. non cercò altro, non si volse attorno per interrogare i sembianti che avrebbero potuto impallidire. 1595_3627_000931 ma altresì i due pesi più grandi che possa portare un uomo nel sentiero della vita che è così pieno di ciottoli insidiosi e di buche traditore. il maestro lo aveva abbracciato con le lagrime agli occhi, parri della quercia, gli aveva stretta la mano dicendogli: bene, con tutte le forze dell'anima. 1595_3627_000932 ma tu sei così vario e profondo che nessuna forma dell'arte basterebbe a comprenderti. tu non sei intiero in nessuno dei nostri cantici, perchè ogni cantico è in te. scioglierò anch'io, gramo poeta, il mio inno alla tua potenza infinita. 1595_3627_000933 il cuore incomincia a farsi vivo nel confuso bisbiglio d'una voce arcana la ragione, acquietata da onesti argomenti o persuasa dalla lontananza del pericolo. 1595_3627_000934 spinello. non la vide giungere, ma sentì una mano gentile posarsi sulla sua testa e un morbido braccio sfiorargli le tempie. chetatevi messere, diceva frattanto la divina creatura. abbiate un po di pazienza. non è poi un male così grave non poter fare un ritratto. 1595_3627_000935 orbene, messeri onorandissimi, che vi pare? dobbiamo noi rastiare l'intonaco e dipingere un altro miracolo di san donato? ah, mastro jacopo, avevate ragione. voi risposero quei valentuomini. ecco uno scolaro che vi farà onore. 1595_3627_000936 angelo, ed io l'ho meritato. sapete, ogni giorno della mia triste vita è stato un assiduo pensiero per voi, un ricordo continuo, doloroso e caro delle mie speranze perdute. oh, fiordalisa, come t'ho amata e come t'amo tuttavia. 1595_3627_000937 con questa celia mastro jacopo si liberava dai piaggiatori ostinati. forse caricava un po troppo la dose, ma era necessario far così per levar di mezzo la diceria del chiacchiera e de suoi degni colleghi, secondo i quali mastro jacopo doveva aver messo mano nel dipinto di spinello. 1595_3627_000938 quando giunse sul ponte, messer dardano acciaiuoli, insieme con tuccio di credi pecorella smarrita che tornava all'ovile spinello. non li vide neanche invasato come era la febbre dell'arte: gli ardeva nel sangue e sarei quasi per dire che gli faceva bruciare il pennello tra le dita. 1595_3627_000939 quanto di dover accettare la commissione d'un uomo di picciolo affare che ragionava d'armi come se fosse il duca namo di baviera. accadeva dunque all'arte della pittura ciò che è dei piccoli aquilotti nel nido che sentono nascer le penne e già batton l'ali, quantunque abbiano ancora i bordoni. 1595_3627_000940 quella volta, salendo sul ponte, messer dardano gli disse incominciando: maestrino, ho a farvi un lungo discorso, non vi spaventerete mica. spinello, indovinò subito dove messar dardano volesse andare a battere. ma ci voleva pazienza, bisognava ascoltarlo. 1595_3627_000941 se fosse stato davvero un gran pittore o gabellato per tale, e qualcheduno fosse saltato fuori a dire che un altro dipingeva ed egli ci metteva il suo nome. 1595_3627_000942 si raccolse allora in sè medesima, assaporando la nuova sensazione che il caso portava nella sua esistenza. il cuore di fiordalisa si era svegliato. 1595_3627_000943 all'improvviso rumore. fiordalisa tremò. spinello balzò prontamente in piedi, tendendo l'occhio sospettoso e l'orecchio. ambedue rimasero lungamente in ascolto, rattenendo il respiro, ella più innanzi e pronta ad allontanarsi dal terrazzo, egli più indietro, ma con la mano agli elsi della spada. 1595_3627_000944 andate là, rispose, mastro jacopo, col suo piglio tra il burbero e il faceto, sebbene qualche volta mi facciate disperare da quei ragazzacci che siete. a domenica, dunque, e preparate le vostre più belle canzoni. si starà allegri, tuccio di credi. salutò gli astanti e se ne andò verso l'uscio. 1595_3627_000945 parlavano a bassa voce, guancia a guancia, tenendosi per mano come persone che vorrebbero separarsi e non sanno risolversi, tanto è forte l'affetto. in quel mentre, un nuovo rumore si udì dalla rèdola. 1595_3627_000946 e preparato da lunga mano, con sapienti rigiri. per esempio, la fanciulla aveva inteso assai presto che un giorno le sarebbe toccato di andare a marito e che forse avrebbe dovuto escire di casa. 1595_3627_000947 beati gli umili e beati coloro che sanno contentarsi del poco. la mammola ascosa nel fogliame a piedi delle ripe. non ha lieti splendori per gli occhi del riguardante, ma lo trattiene con la cara soavità delle miti fragranze. 1595_3627_000948 maraviglioso artista e più maraviglioso a gran pezza per chi conosceva la storia delle sue grandi mestizie. tuccio di credi, guardò il dipinto e si sentì correre un brivido per tutte le vene. 1595_3627_000949 certe acque non appaiono pulite se non quando, e fino a tanto son chete, provatevi a rimestarle nella bottega di mastro jacopo. erano cinque garzoni. di quei cinque, soli due potevano passare ed essere considerati come speranze per l'arte. 1595_3627_000950 un sorriso, poi, un sorriso pieno di tristezza e di bontà, un sorriso che faceva tenerezza e sgomento. da quel giorno non m'è mai più avvenuto di vederla da vicino. 1595_3627_000951 in quei momenti si riconosceva ancora spinello. mancavano le audacie, mancavano quei lampi in cui si mostra la battaglia interna tra il magistero dell'arte e l'idea che vuol condurre a nuove altezze. l'ingegno, ma l'ingegno tuttavia si vedeva e l'ingegno è sempre una luce. 1595_3627_000952 era andata anche lei zoppicando un tantino in santa lucia de bardi per vedere quell'immagine in cui tutti dicevano di riconoscere il suo grazioso visino. 1595_3627_000953 infelice. fiordalisa anche lei che il caso metteva di punto in bianco, senza preparazione, a faccia a faccia con spinello spinelli. anche lei era degna di compassione. lo stato dell'animo suo non si descrive, come non si descrivono le commozioni violente. 1595_3627_000954 mentre egli cerca di cogliere una somiglianza che gli sfugge, vediamo di dipingere anche noi il volto di madonna fiordalisa. ne verrà un pasticcio suppergiù, come quello del povero pittore innamorato. ma non importa, nelle cose difficili l'aver. 1595_3627_000955 tuccio è un uomo serio, pensava. egli. conosce da lunga mano l'umore del suo compagno e potrà tenerlo in riga più facilmente di un altro. ora più che mai il nostro povero amico ha bisogno di qualcheduno che abbia pratica con lui e lo sostenga nei momenti difficili. 1595_3627_000956 e quell'uomo era diventato il suo signore e padrone. abbominevole cosa e la bellezza di lei, che aveva infiammato il più nobile dei cuori, si sarebbe data a lui. avrebbe patite le sue ardenti carezze. 1595_3627_000957 un terrazzino di pietra sporgeva dal ciglio del muro. se la donna del castello usava uscire ogni sera all'aperto, come diceva pasquino, certamente doveva andar là ed egli, dal suo osservatorio, l'avrebbe veduta senz'altro. 1595_3627_000958 vi ho detto che, tuccio di credi, sudava freddo vedendo l'opera strana che prendeva forma sotto le pennellate del pittore: era bene madonna fiordaliso che si presentava in tal guisa davanti a lui. 1595_3627_000959 mastro jacopo aveva udito la voce del nuovo visitatore ed era subito escito sul limitare della sua camera. oh, bravo, ragazzo mio, fatti avanti, gridò egli. ti aspettavo, eccoti in casa tua. questi sono i tuoi compagni di lavoro. tuccio di credi parri della quercia, cristofano granacci. 1595_3627_000960 ragazza domandane a tuccio di credi. egli ti risponderà che sei uno scimunito. interruppe, tuccio di credi, dando al chiacchiera una guardataccia che pareva volesse mangiarselo. ma il chiacchiera non si spaventava per così poco. 1595_3627_000961 l'amore è una superba rinunzia di sè ad una creatura che si crede superiore a tutte le altre o solamente uguale a noi medesimi. che cos'era invece messer lapo buontalenti? un codardo che non aveva saputo vincere in guerra leale e si faceva forte d'un sotterfugio? un astuto che giungeva dopo e faceva suo pro d'un movimento di sdegno? 1595_3627_000962 spinello spinelli l'aveva vista a quel modo, come tutti gli altri: era un giovinotto allegro che portava il cervello sopra la berretta. ma da quel giorno che vide madonna fiordalisa, incominciò a pensare con qualche rammarico alla sua condizione, che non gli permetteva di passare avanti a tutti i suoi giovani rivali. 1595_3627_000963 spinello non diceva tutto, poichè non lo sapeva. appuntino le sue distrazioni, la sua aria melensa e certi segni che dava d'esser tocco nel cervello avevano fatti rimanere dubbiosi i massari di sant'agnolo. perciò, ad assicurarsi che l'artista era sempre quel desso e che non ne sarebbe venuta un'opera da doversi cancellare. 1595_3627_000964 o su quanti vorresti piantarlo. domandò il chiacchiera che non rinunciava mai all'occasione di metter fuori una celia, dico che me ne vado. urlò il granacci. posso allogarmi a firenze dal giottino o a siena dal berna, che tutt'e due mi vogliono. 1595_3627_000965 l'accoramento di spinello spinelli desse nell'occhio ad un cavaliere che, per sue ragioni, doveva trovarsi spesso colà tra i due taciturni viandanti. e il cavaliere sconosciuto s'era stabilita quella mezza dimestichezza di veduta che occorre in simili casi. 1595_3627_000966 per un suo capriccio, la grazia di quel capriccio che vi fa rinunziare alla fama e ai quattrini. e poi, che capriccio d'egitto, mastro jacopo dà a spinello spinelli, la sua bella figliuola, un bottoncino di rosa, un occhio di sole che non ha voluto dare neanche al buontalenti, ad un ricco sfondato. sapete che lui s'era messo in capo di darla ad un pittore. 1595_3627_000967 del resto, che importava cercare il nemico se spinello doveva ad ogni modo riportare la palma fiordalisa? rianimò il coraggio del suo fidanzato e gli persuase che da quel male ne sarebbe derivato un bene maggiore, poichè nella seconda prova egli avrebbe dimostrato, se era possibile, una più grande franchezza di mano. 1595_3627_000968 e facesse onore alla scuola di questi scolari, o garzoni o fattori, come si dicevano in quel tempo, che lo studio d'un pittore si chiamava bottega, mastro jacopo ne aveva parecchi. 1595_3627_000969 abbiano la mala pasqua i pessimisti, gli scettici ed altri filosofi di tal fatta, i quali sostengono che l'uomo sia un animale invidioso per natura. 1595_3627_000970 intanto, seminava dei suoi affreschi tutte le chiese di arezzo, facendo prova di una maniera e dì una pratica maravigliosa. un'altra fortuna era toccata a mastro jacopo: quella, io vo dire, di mostrare ad un altro, e con frutto, i principii di quell'arte che a lui aveva insegnata il gaddi. 1595_3627_000971 sicuramente rispose, parri della quercia. la vostra allegrezza è la nostra ed è grande, sapete, così grande che io non la posso contenere, così grande che ho sempre paura di. ma non diciamo sciocchezze. volevo soltanto farvi intendere che gioia profonda sia quella di possedere chi s'ama quando si ama. 1595_3627_000972 a persuadere la povera donna occorreva che spinello apparisse dimentico di lei, sposo felice ad un'altra e, tuccio di credi, si pose al fianco di spinello. fu con lui a firenze. 1595_3627_000973 i giovani stettero a sentirlo e si guardarono alla muta. tra loro. era venuto per angiolino lorenzetti il momento di far onore al suo soprannome di chiacchiera. egli perciò smise di macinar colori, la sola occupazione in cui valesse qualche cosa, e così rispose al maestro. 1595_3627_000974 di questo ella non aveva mai dubitato, poichè la ragione dell'impresa, il segreto della vittoria di spinello, era in lei, consapevole virtù. 1595_3627_000975 orbene, che ci avete ancora con quell'affresco. non lo avete accettato. non v'è egli piaciuto, come oso dire, è piaciuto a tutti in arezzo. sì, moltissimo, in verità. ma che volete messer jacopo egli? pare che il vostro discepolo, come è forte in disegno, non sia altrettanto pratico dei colori. 1595_3627_000976 quanto a tuccio di credi, egli avrebbe fatto opera più degna, morendo lui in luogo di parri della quercia. l'apparizione di spinello spinelli nella bottega di mastro jacopo aveva destato un vero baccano in mezzo a quei cinque fattori. 1595_3627_000977 oh madonna. esclamò allora spinello. come resistere ad un colpo simile? credevo poc'anzi ad una malìa, ma ora mi avvedo che l'arte non è fatta per me. vedete, qui, con la vostra immagine, non vengo a capo di nulla e laggiù mi va male, d'un tratto, ciò che da principio era bene e poteva assicurar la mia fama. 1595_3627_000978 spinello si farà onore. questo è l'essenziale. col vostro aiuto, maestro, non si dubita punto dell'esito. ribattè gravemente il chiacchiera che intenderesti di dire. manigoldo quello che. 1595_3627_000979 spinello aveva preso ad amare il vecchio pasquino e pasquino che aveva veduto il forestiero con una cartella rilegata in pelle, entro a cui erano parecchi fogli di carta che il giovinetto andava spesso coprendo di disegni a matita, aveva preso a stimar grandemente il pittore. 1595_3627_000980 se lo vorrete. sì, certamente risuscitate i morti messere. ahimè troppo mi domandate. un solo al mondo ha potuto far ciò? e quell'uno non era un uomo. replicò: messer dardano. 1595_3627_000981 così avvenne. com'ella aveva pronosticato, spinello ebbe vendetta allegra dello sconosciuto nemico nel plauso di tutti i suoi concittadini che avevano ammirato il primo dipinto e che levarono a cielo il secondo. 1595_3627_000982 indovinate la linea? ecco il gran punto. vedete quanti pittori ci si son beccati il cervello e non ci sono riesciti, checchè ne dicano i moderni, è a gran pezza più facile diventar coloristi che afferrare la linea. 1595_3627_000983 ma accade di certi vituperi che facciano effetto contrario alle intenzioni dei calunniatori. rammentate che spinello spinelli era vissuto ignoto fino a quel dì. 1595_3627_000984 orgogliosi, lo siam tutti, la parte nostra, e meglio sarebbe confessarlo sinceramente, ognuno per sè medesimo, anzi che fermarsi a biasimare la cosa negli altri. fiordalisa, a buon conto, era superba, come doveva essere, di quella superbia che non reca offesa ad alcuno, ma che basta a farci sentire non indegnamente di noi. 1595_3627_000985 e diventò un grande ammiratore dei miracoli del beato masuolo, o almeno di quel tanto che se ne poteva scorgere attraverso le commessure del tavolato. mastro jacopo non tardò ad avvedersi di quella curiosità e chiese al giovanotto se per caso volesse vedere l'affresco prima del mercante che gli aveva data la commissione. 1595_3627_000986 io no, rispose spinello. da tre anni ho lasciato arezzo e anche da tre anni messer lapo buontalenti è venuto ad abitare nei nostro contado. quel castello e il podere che ha intorno gli sono toccati in eredità dopo la morte di un suo zio materno, che fu messer roselino sismondi. 1595_3627_000987 indi la cerimonia stessa della consecrazione della chiesa, che era stata fatta da papa pelagio. in questo quadro, che ebbe molte lodi dagl'indipendenti spinello, ritrasse lo stesso messer barone, capelli al naturale, in abito di quei tempi, molto ben fatto e somigliante che nulla più. 1595_3627_000988 si seccano di questa chiacchiera oramai troppo ripetuta. ah, volete del vero? eccone. voi pretendete, osservatori giudiziosi della natura, che il dolore non duri eterno nell'anima umana. 1595_3627_000989 per contro, il vecchio pittore aveva anche dato una mano al suo prediletto scolaro facendogli costrurre il ponte nella cappella in cui doveva dipingere e come il cartone fu condotto a termine, chiamò i muratori perchè dessero un'arricciatura grossa sul muro debitamente scrostato. 1595_3627_000990 madonna fiordalisa ha un'aria così mutevole, aria mutevole, aria mutevole. borbottò, mastro jacopo, non so che cosa intendiate di dire con quest'aria mutevole. i vecchi pittori non le conoscevano, queste novità del vostro gergo, maestro. entrò a dire il chiacchiera vedendo che parri della quercia era rimasto mutolo. 1595_3627_000991 a mano a mano che egli procedeva nelle sue indagini, gli astanti si stringevano intorno a lui fissandolo negli occhi, come per indovinare il suo responso prima che gli escusse dal labbro. 1595_3627_000992 ella era chiusa in una lettiga che viaggiava di notte, scortata da un drappello d'uomini armati, secondo l'uso del tempo, per le vie maestre, così poco sicure al paragone d'adesso. evidentemente quelli erano i servi, i masnadieri di messer lapo buontalenti a che le sarebbe giovato il gridare. 1595_3627_000993 che diamine gli è saltato di fare il ritratto alla figlia del maestro chiese cristofano granacci. oh bella, esclamò il chiacchiera, e stenti tanto a capirla, ne sarà innamorato. è così naturale che un giovanotto s'innamori d'una bella ragazza. 1595_3627_000994 non si tratta di sapere quando apparisca più bella, poichè lo è sempre moltissimo. replicò: parri della quercia. io ho detto soltanto che ella vi muta espressione e sembra avere un'altr'aria da quella di prima. è sempre lei, per chi la conosce, e tuttavia è un'altra bellezza. 1595_3627_000995 fra pochi istanti avrebbe veduta madonna fiordalisa. ma come avrebbe osato posar gli occhi su lei dopo quel doloroso discorso di mastro jacopo? fortunatamente dalla tranquilla accoglienza che fiordalisa fece al futuro apelle. 1595_3627_000996 mastro jacopo, intanto scendeva dal ponte per ritornarsene a casa, spinello spinelli domandò in grazia di poterlo compagnare un tratto tanto era tutta strada per lui, essendo la sua abitazione da quella medesima parte della città. 1595_3627_000997 quando giunsero a casa per desinare, monna ghita fece all'acciaiuoli un gesto malinconico che voleva dire: orbene, messere. lo vedete anche voi come è ridotto. 1595_3627_000998 era nata da un sentimento di gentile pietà cresciuto nel cuore di parecchi buoni ed onorati cittadini d'arezzo, i quali andavano attorno accattando limosine per i poveri vergognosi e per gl'infermi, vegliavano al capezzale dei moribondi e portavano a seppellire i trapassati. 1595_3627_000999 mastro jacopo aveva ragione d'essere così allegro. la sua figliuola andava a marito. era la sorte di tutte le ragazze, ma per quella volta la frase non era precisa, poichè fiordalisa non andava, restava ed era il marito che faceva la strada. 1595_3627_001000 ed essi erano là, immobili, ebbri di amore, gli occhi cupidamente fisi negli occhi, le braccia intrecciate alle braccia, il mite chiarore dell'astro notturno che pioveva sui due felici e pareva involgerli d'una velatura bianca. 1595_3627_001001 tralascio molti altri particolari e vi dico alla svelta che madonna fiordalisa era una piccola perfezione, un non so che di virgineo d'infantile, di fresco traluceva, traspariva da quei soavissimi contorni. 1595_3627_001002 che volevi fare la battaglia di montaperti, esclamò mastro jacopo, ridendo: è un miracolo della fede quello che tu dipingi. san donato ha un atteggiamento mosso, ma non da spiritato, che non ce ne sarebbe bisogno. egli non ha fede in sè stesso, ma nell'aiuto di dio, e questo lo rassicura, lo fa stare tranquillo. 1595_3627_001003 infatti le era avvenuto di assopirsi e di quelle ore non ricordava che brevi intervalli, come pallidi chiarori in un buio fitto, nei quali si sentiva trasportata verso una meta ignota da uomini prezzolati tra cui non spiccavano che due figure: quella del buontalenti che l'aveva turbata. 1595_3627_001004 vi ammuffa e macchia tutto il lavoro e per questo vuol essere continuamente bagnato il muro che si dipinge, i colori, che vi si adoperano tutti, di terre, non di miniere, e il bianco poi di travertino cotto. 1595_3627_001005 mastro jacopo non si dolse di ciò. egli, che pure aveva spese tante parole a consigliare quell'opera, fu il primo a dire che era meglio lasciarla da banda. un po di intervallo ci voleva perchè l'animo si mettesse in pace e l'occhio del pittore si liberasse da certi dirizzoni. più tardi si sarebbe veduto. 1595_3627_001006 giuratemi soltanto che se io vi farò vedere spinello al fianco d'un'altra donna, voi non tenterete cosa alcuna per fuggirmi, che mi chiedete voi, gridò ella turbata. 1595_3627_001007 non vi è egli mai occorso di pensare o lettori a tutte le cose che si fanno nel corso della vita, sapendo che non andrebbero fatte ed anche provandone un certo dispiacere. 1595_3627_001008 il terrore, l'ansietà, la speranza erano efficacemente espressi in quei volti e in quelle mosse d'uomini e donne che si accalcavano nel fondo del quadro. solo alle prese col serpente, san donato mostrava una serenità maravigliosa, giustificata dai primi effetti della sua benedizione. 1595_3627_001009 si è appartata dalle gioie del mondo per ereditarne solamente i dolori. ma non v'intenderebbe o riderebbe d'un riso tutto suo se, in quella bontà che è la sua consuetudine, voi voleste trovare l'argomento di un inno. 1595_3627_001010 accettando necessariamente qualche cosa dal gusto dei dominatori o dai bisogni del tempo e rimutando in nuova leggiadria una certa rozzezza d'ornati che qua i bisantini, là i longobardi avevano appiccicata agli artefici italiani. 1595_3627_001011 temendo di esser colto in quel luogo con le lagrime agli occhi e fors'anche mal soffrendo di imbattersi in qualcheduno, balzò in piedi e corse a nascondersi dietro la mora, in mezzo ad alcuni cespugli d'eriche e d'imbrèntini. ond'era folto il ciglione. 1595_3627_001012 il richiamo alle ingiustizie che v'aspettano fa l'effetto d'una dissonanza armonica che produce una bella varietà nel pezzo e vi fa solletico non ingrato all'orecchio. del resto, le noie erano un retaggio del futuro e spinello viveva affondato nel presente. si beava negli occhi di fiordalisa, anche lei oppressa dalla gioia. 1595_3627_001013 non dee venire di conseguenza il pensiero che la malvagità dello spirito ribelle s'intenda aggravata dalla sua medesima bellezza? e non deve risaltare agli occhi di tutti una certa rispondenza tra i figli di dio e i figli degli uomini? per cui negli uni e negli altri 1595_3627_001014 maestro, al fianco vostro ho un cuor da leone, ma da solo ci pensate voi. non mi avverrà egli dì fare come quell'icaro di creta che perse le penne e andò a sommergersi in mare. 1595_3627_001015 e chi credi tu d'ingannare con questa tua scettica asseveranza? chi ti dice che tutto ciò che fu sia morto davvero e per sempre? chi ti assicura che gli occhi vigili di là dalla tomba non guardino ancora con tristezza o pietà ciò che tu fai di malvagio o di sciocco? 1595_3627_001016 così rispondeva spinello, ma in cuor suo cominciava a pensare che iddio non l'avrebbe aiutato e che pistoia non avrebbe ammirato nulla di suo. 1595_3627_001017 la terra per l'artista è la sua famiglia. fatevi una famiglia, spinello, e poichè ho udito d'una buona fanciulla che vi ama, suvvia perchè non la sposereste? 1595_3627_001018 spinello mise mano alla spada, zitto diss'ella sicuramente è tornato e questa è cia che viene a cercarmi. vado a vedere bisbigliò spinello facendo atto di muoversi. no, fèrmati, essa non deve trovarti ancora qui così tardi. mio dio, chi sa che cosa ella avrà già pensato di noi. 1595_3627_001019 veramente come discepoli contavano poco, ma jacopo dì casentino li adoperava utilmente come fattori e la mancanza loro doveva farsi sentire in bottega. il beniamino di mastro jacopo non si consolò di quel danno che a mezzo, dopo aver fatto un esame di coscienza e riconosciuto che egli non ci aveva ombra di colpa. 1595_3627_001020 sì, messere, ma io valgo assai meno, rispose tuccio di credi, con aria modesta. egli s'è già mostrato un valoroso frescante, e un suo dipinto si ammira nel duomo vecchio d'arezzo, ove gl'intendenti dicono che non isfiguri al confronto di quelli del suo vecchio maestro. 1595_3627_001021 spinello, il figlio di luca spinelli. quel giovinotto senz'arte era un gran pittore. cioè, intendiamoci, le tre lingue tabane andavano dicendo tutt'altro. 1595_3627_001022 monna ghita. come spinello fosse ritornato in patria grandemente mutato da quello di prima, e come il suo animo, di triste che era ed inchinevole ad una dolce malinconia, si fosse ottenebrato di schianto. 1595_3627_001023 ha un bel nome, la vostra signora, un bel nome e un bel viso, messere. che iddio la prosperi com'ella si merita, perchè in verità non c'è dama in tutto il contado, e direi quasi in tutta pistoia, che possa entrare in paragone con lei. 1595_3627_001024 stante, si affacciava un giovinotto sull'uscio della bottega: è qui, mastro jacopo di casentino, chiese egli con aria peritosa. è qui, rispose il chiacchiera. che cosa volete da lui? 1595_3627_001025 già osservò tranquillamente parri della quercia. dovevamo immaginarcelo? immaginarcelo? e perchè disse tuccio di credi? perchè era facile di scorgere che mastro jacopo vedeva assai di buon occhio spinello, spinelli. 1595_3627_001026 bene perdiana gli disse, vedendo già dipinta tutta la figura del santo e con un'aria di festa che meglio non si sarebbe potuto desiderare, per questa volta son io che abbraccio te. 1595_3627_001027 desidero che impariate da ciò, ragazzi. desidero che impariate a lavorare di buona voglia. spinello. spinelli è l'ultimo venuto, ed eccolo già molto innanzi a tutti voi. non ve l'abbiate per male. 1595_3627_001028 in mezzo a tante fatiche e trionfi dell'arte, non era dimenticata fiordalisa. la bella immagine aleggiava sempre davanti agli occhi di spinello, l'idea insinuata nella sua mente da messer dardano acciaiuoli, che il lavoro fosse preghiera e che la preghiera lo avrebbe avvicinato alla sua povera morta. 1595_3627_001029 quel giorno spinello spinelli lasciò il lavoro assai prima del solito, volendo dedicare tutto il suo tempo al nobilissimo ospite. s'intende che messer dardano per isviare l'animo del suo, protetto dai dolorosi pensieri che avevano purtroppo il triste effetto di offuscargli la ragione. si adoperò come potè meglio a tenere il discorso nel campo dell'arte. 1595_3627_001030 messer lapo si morse le labbra. il colpo gli era andato fallito, ma egli promise a sè stesso che quella donna non si sarebbe più oltre. beffata di lui. 1595_3627_001031 ed anche a quello dei massari di san francesco che vollero un arcangelo, san michele. nella cappella intitolata al gran giustiziere del cielo lavorava il povero e glorioso spinello. lavorava assiduamente, ogni giorno, ma senza che il lavoro lo aiutasse a dimenticare per un'ora il suo profondo rammarico. 1595_3627_001032 marito, ridottosi in patria dopo lunghe e vane peregrinazioni, spinello spinelli era comparso davanti alla madre de suoi figli, pallido sparuto, coi capegli quasi bianchi e col cervello in volta. 1595_3627_001033 se ho bene inteso io, fin dal primo giorno che sei entrato a bottega, rispose allora il vecchio pittore. sì, certamente tu mi hai bene inteso. quest'oggi spinello spinelli rimase lì, pallido dalla commozione ansante, con gli occhi imbambolati. non poteva credere alla propria felicità. 1595_3627_001034 e quando venne, aveva giù con sè quella bella creatura. dovrebb'essere una sua parente orfana. soggiunse discretamente il vecchio pasquino perchè è venuta a dimorare con lui senza essere ancora sua moglie. anzi, sulle prime noi s'immaginò che lo fosse già. ma le nozze celebrate un anno dopo ci hanno fatto ricredere. 1595_3627_001035 io spero che tra costoro non ci sarà parri della quercia, balbettò spinello, egli almeno che ha un'aria così buona. no, non c'è lui, e neanche tuccio di credi. quello là non ha un aspetto molto piacevole, ma gli è come le pere spine: brutte di fuori e buone di dentro. 1595_3627_001036 con due tratti di penna era segnata la veste lunga, a larghe pieghe, accennate, anzichè delineate, da qualche zaffardata d'inchiostro, le braccia che escivano di sotto ai lembi frastagliati del manto. 1595_3627_001037 tuccio di credi. era un filosofo pessimista, ma il suo ragionamento non dispiacque a spinello. si ascoltano bene anche i pessimisti quando si è nella pienezza della felicità. 1595_3627_001038 la vedete, così aveva detto in fine tuccio di credi, accomodatevi. io poveretto non ho come voi la fortuna di essere cercato altrove e debbo contentarmi di questo pane. quando si ha bisogno conviene baciar basso. 1595_3627_001039 io non riesco a capire come mai non ci pensino le persone cerimoniose all'effetto di certi loro discorsi. basterebbe il dire: v'e andata male, abbiate pazienza, rifate e prendete la vostra rivincita. 1595_3627_001040 il quale, un giorno, stanco della ripulsa di lei se fece a parlarle in tal guisa, voi piangete, madonna, e turbate il riso divino della vostra bellezza. a qual pro, se tutti vi hanno dimenticata? 1595_3627_001041 ma vedete quel dannato di spinello è fortunato anche nella disgrazia: ha perduta due volte la sua innamorata. è impazzito e conserva l'ingegno per dipingere. 1595_3627_001042 perchè s'era messa in testa di consigliarlo a quel modo. son certo che voi, lettor sottile, non mi menate. buona la ragione domestica, rammentando la massima, confermata da una osservazione costante, che noi accogliamo le idee savie solamente quando esse s'accordano con una realtà che ci piace. 1595_3627_001043 come la vostra amante che s'è data ad un altro non basta a fare men doloroso il vostro ultimo giorno. pure quella donna adempie senza sforzo un ufficio di altissima carità. 1595_3627_001044 ce ne andiamo, ve ne andate. esclamò mastro jacopo, sgranando gli occhi. e perchè, se è lecito saperlo, anzi, è obbligo nostro il dirvelo? rispose il chiacchiera con aria di umiltà meravigliosa. 1595_3627_001045 come dio volle, anche il pranzo finì ed egli, accostandosi alla sua fidanzata, le chiese sotto voce: madonna, che avete, vi sentite qualche cosa? oh, nulla, rispose ella. un po di caldo, dovevo figurarmelo. riprese: spinello, si sta male, chiusi qui dentro, ed in tanti venite con me, madonna, a respirare un po di aria libera. 1595_3627_001046 padre mio. perdonate, gridò, spinello, sono tanto felice. la vostra lode è per me il più grande, il più ambito dei premi. sì, dopo la mano di fiordalisa borbottò, mastro jacopo. ma già si capisce, ed io non mi lagno. del resto, la lode del babbo e la mano della figlia non son tutta roba di casa mia. 1595_3627_001047 sicuramente la cosa sarebbe stata creduta per intiero da molti e per metà da tutti i restanti. ma nessuno sapeva ancora che spinello spinelli avesse mai posto il pennello su d'un muro, e il richiamare così di schianto su lui l'attenzione dell'universale non poteva fargli che bene. 1595_3627_001048 non dissimilmente, una credenza popolare ravvicina i fuochi fatui ai tesori nascosti nella campagna di guisa. che le pallide fiammelle erranti nella notte sembrino invitare il passeggiero alla ricerca del più ingannevole tra i beni terrestri. 1595_3627_001049 più che non avrebbe fatto ogni altro discorso del suo carceriere. chi vive si dà pace. era proprio vero così? e perchè infine sarebbe stato diverso? è in noi potentissimo l'istinto della conservazione. la fibra umana ha qualche cosa in sè che la persuade a resistere, a desiderare la vita. 1595_3627_001050 soggiunse usando dei diritti che concede l'età. non vi date dunque pensiero di certi nonnulla. piuttosto chiedete a lei che cosa pensi di questa proposta. si sa, poichè col marito ci ha da vivere lei, è anche giusto che sia interrogata la sua volontà. 1595_3627_001051 credete a me, spinello? in questo mondo non c'è nessuno di necessario. avete ragione, rispose spinello. anch'io, se permettete, vi aiuterò anch'io adopero troppi colori e non è giusto che voi lavoriate per me. 1595_3627_001052 nè già perchè ella si fosse fermata a contarli. vi prego di crederlo. ma perchè non poteva non vederli, non sentirsi fischiare all'orecchio le loro giaculatorie, anche quelle che non escivano fuori in parole formate? 1595_3627_001053 ma gli soccorreva in quel punto l'esempio di parri della quercia, già condannato ad una fine immatura. non impalmava egli una ragazza col nobile proposito di liberarla dalle strette della miseria e dai mali trattamenti della famiglia? 1595_3627_001054 no, non era possibile. fiordalisa era una fanciulla inesperta e non aveva anche potuto giudicare la vita nei disinganni che questa può offrire a mano a mano, in compenso d'ogni nostra speranza. ma ella si era sentita così fortemente amata che veramente l'affetto di spinello spinelli doveva parerle una cosa eterna. 1595_3627_001055 certo ad un uomo come spinello spinelli, carico di gloria e pieno di angoscie così grandi come la gloria, si conveniva una donna simile. illustri, sventurati anime ferite a morto nelle battaglie dell'esistenza. 1595_3627_001056 e morta appariva per tutti e la compagnia della misericordia era andata a prendere con gran pompa la bella salma per chiuderla in un modesto avello nel chiostro del duomo vecchio. 1595_3627_001057 messa la sua spada al fianco e il pugnale alla cintola, gittato un mantello sulle spalle e calata la berretta sugli occhi, andò di buon passo verso la collina, ma come fu alle falde del poggiuolo, non ascese altrimenti per l'erta e proseguì il suo cammino verso il letto della brana. 1595_3627_001058 il buon arcadore, quando va alla battaglia, porta sempre con sè due corde di rispetto. non ti basti di essere un frescante. il fresco è un bel modo di dipingere e forse il migliore tra tutti, poichè esso sfida i secoli e si raccomanda alla memoria delle più tarde generazioni. 1595_3627_001059 sei tu, spinello, mormorò fiordalisa, volgendo languidamente la faccia verso di lui. sia ringraziato il cielo. disperavo già di vederti, amor mio, sempre daccanto a te, rispose egli chinandosi al fianco di lei. sempre ripetè la bella creatura: ahimè, sarà per poco. 1595_3627_001060 e a tuccio non disse parola che alludesse al discorso del giorno innanzi, nè tuccio a lui. venne l'ora del pranzo e si parlò poco di cose, da nulla. indi tuccio se ne andò, pei fatti suoi e spinello, rimasto solo, uscì da capo per recarsi a diporto lung'arno. 1595_3627_001061 disse: messer dardano, il vostro amico è l'autore d'un san donato nel duomo vecchio d'arezzo. a quel ricordo, spinello spinelli trasse un profondo sospiro dal profondo del petto e frattanto s'inchinò leggermente per ringraziare messer dardano, acciaiuoli del suo accenno cortese. 1595_3627_001062 versi fiordalisa, chinò la fronte un po più che non avesse fatto prima e si pose a tormentare con le dita i lembi del suo grembiule. veniamo alle corte. poichè tu stai zitta e non rispondi, continuò. mastro jacopo, che penseresti tu di spinello spinelli. 1595_3627_001063 spinello non se lo fece dire due volte. salì sul ponte, osservò la composizione e rimase a bocca aperta, com'era naturale che facesse, e per la bontà intrinseca del dipinto e per il desiderio che aveva di entrare nella grazia. 1595_3627_001064 ma dove era, dove si nascondeva il difetto? impossibile rintracciarlo. le proporzioni delle parti c'erano tutte, ma la linea mancava, la linea misteriosa che le collega e le fonde nel complesso armonico della verità. 1595_3627_001065 ma fu invece la paura che lo vinse. quel momento di esitazione gli era parso un secolo ed egli si affrettò a rispondere un sì più vivo e più sonoro che forse non avrebbe fatto in una diversa condizione di spirito. 1595_3627_001066 così visse jacopo di casentino, ignorando di vivere. ma due mesi dopo la perdita della sua fiordalisa, anch'egli trovò la via dell'eterno riposo. non aveva potuto serbare in vita. la figlia morì credendo di ricondurla egli stesso a sua madre. 1595_3627_001067 fantasia aveva tanto più lavorato quanto più era stata rinchiusa. la vita reale l'opprimeva con tutte le sue convenienze, i suoi riguardi, le sue necessità, ma lo spirito si ricattava di quella tortura affinando, abbellendo, innalzando il proprio ideale. 1595_3627_001068 messer lapo era grave all'aspetto, severo ed arcigno come la vendetta che gli covava nel cuore, ma quando gli occorreva di rivolgersi a lei, in atto di chiederle se avesse mestieri di nulla, assumeva un'aria tra impacciata e cortese. non c'ora per altro da ingannarsi a quelle apparenze. 1595_3627_001069 in quel risorgimento dell'arte italiana, arezzo non aveva ancora un pittore di vaglia che fosse nato fra le sue mura. quind'innanzi si avrebbe avuto lui e si sarebbe detto: spinello aretino, che vi par poco. 1595_3627_001070 dal suo ritorno da pistoia a firenze, rispose l'acciaiuoli. il nostro amico doveva essere già in balia de suoi tristi pensieri, poichè non è riescito a far nulla in quella città, deludendo così l'aspettazione di tutti. come diamine è andata. io non ho potuto cavarne un costrutto. non ne sapete nulla voi, ma già dimenticavo che eravate separati. 1595_3627_001071 ma per fare un'opera che valga bisogna lavorare sulla calce che sia fresca, nè lasciata mai, sino a che sia finito quel tanto che per quel giorno si vuole lavorare. mi spiego. 1595_3627_001072 orbene, disse mastro jacopo rabbruscandosi, e se avesse proprio voluto fare un ritratto, che ci vedreste di male voi altri. niente, dio guardi. niente nell'intenzione, ma quanto all'esito del tentativo, 1595_3627_001073 gli perdonò fiordalisa. ahimè, il povero spinello non ebbe neanche quel triste conforto. al dolore, nessuna voce arcana giunse dal regno della morte alla sua anima afflitta. 1595_3627_001074 spinello non mangiava e non beveva che a fior di labbra. guardava fiordalisa. stava a sentire i motti, sorrideva ai complimenti, accettava gli augurii, ma senza meditarci su, guardava fiordalisa. di tanto in tanto, facendo uno sforzo di volontà, si concentrava in sè medesimo e chiedeva: 1595_3627_001075 lasciatemi piangere, maestro, padre mio. lasciatemi piangere. avere amato tanto tempo senza speranza, essere entrato da voi temendo che non mi accettaste come vostro scolaro. 1595_3627_001076 pensando che suo padre era morto e che spinello, il suo fidanzato, non avrebbe potuto far altro per lei che piangere su d'una tomba. e il buontalenti osava dire che il suo rivale si sarebbe consolato. 1595_3627_001077 se non si trattasse che dei fondi. ma voi avete fatto assai più, mastro jacopo, a questo pittor novellino. gli avete commesso un'opera di molta importanza, che era stata allogata a voi dai massari del duomo. 1595_3627_001078 io per altro l'ho consolata dicendole che la rottura d'uno specchio porta sventura, bensì, ma solamente a chi lo ha lasciato cascare. non ho detto bene, ma lasciamo queste ragazzate conchiuse, mastro jacopo, e andiamo a tavola con la benedizione di dio. 1595_3627_001079 era già l'ora di cena, ma jacopo di casentino non parlava ancora di mettersi a tavola. il vecchio pittore aspettava qualcheduno. poco stante, si udì un rumore di passi nella camera attigua e, tuccio di credi, apparve sulla soglia. 1595_3627_001080 lei potrebb'essere così come voi dite. se non fosse altrimenti, rispose: tuccio di credi. il fatto è questo che la fanciulla vi ha osservato e pensa a voi di continuo. 1595_3627_001081 un giorno, essendo spinello a lavorare sulle impalcature del duomo in compagnia di mastro jacopo, questi gli disse di punto in bianco: ragazzo mio, è tempo che tu voli da te, volare da me. esclamò il giovine, levando gli occhi dal muro per guardare il maestro. che intendete di dire? 1595_3627_001082 se non c'è bisogno d'altro per entrar nelle grazie di mastro jacopo, esclamò cristofano granacci, glielo facciamo tutti il ritratto a madonna fiordalisa. credete che sia così facile? entrò a dire: parri della quercia? perchè no? che cosa c'è egli di tanto difficile? ribattè. 1595_3627_001083 la mattina seguente spinello spinelli andò per tempo alla chiesa di sant'agnolo. gli premeva di metter mano a dipingere il suo lucifero, che aveva già tratteggiato sull'intonaco. 1595_3627_001084 mastro jacopo credeva di comandar lui alla sua bella figliuola, perchè quando le diceva: facciamo la tal cosa, ella si affrettava ad obbedirgli. e non sapeva il babbo che egli non comandava mai e che non consigliava mai nulla che non fosse ispirato da lei. 1595_3627_001085 quel caro tuccio di credi. a tempo e luogo sapeva anche mostrarsi galante, ma già quando si ha un cuore ben fatto, le son cose che vengono spontanee come come. 1595_3627_001086 spinello rimase un po sconcertato da quelle notizie dell'amico che tanto s'accordavano con le sue medesime osservazioni. v'ho narrato poc'anzi com'egli si fosse avveduto di qualche sguardo furtivo della sua bella vicina. 1595_3627_001087 addestra a discernere l'amore vero dal falso, l'accento della passione da quello della tenerezza e della pietà. ma infine, ve l'ho detto, spinello s'ingannava, come tanti e tanti altri, e poteva credere che quella innocente fanciulla 1595_3627_001088 in nome di che in nome della vostra esperienza. senza di questa non ci son dottrine che tengano. maestro, osò dire il chiacchiera- voi restringete il campo dell'arte. 1595_3627_001089 per fortuna mastro zanobi non era un osservatore di quei tali e a lui la spigliata sollecitudine del fidanzato poteva e doveva parere tutt'altro. non siete scontento di noi? gli chiese in un momento che potè averlo in disparte. siamo povera gente, messere e ancora tutti confusi dal grande onore che ci fate. 1595_3627_001090 ho un po di stanchezza e un po di sonno. anche in quel mentre capitavano sul loggiato parecchi dei convitati. che cos'è avvenuto? chiese luca spinelli. abbiamo veduto tuccio di credi così stralunato. ah, fiordalisa si sentirebbe male. 1595_3627_001091 nato nel secolo decimoquarto e fatto discepolo dei novatori, andava sulla falsariga dei giotteschi senza vedere più in là. e quale era l'artista? tale era l'uomo. 1595_3627_001092 pure negli occhi. doveva essergliene rimasto abbastanza. e quando ebbe a fare il bozzetto della santa lucia per la chiesa de bardi, senza volerlo, gittò sulla carta qualche cosa che somigliava abbastanza al tipo della fanciulla. 1595_3627_001093 e immaginate come dovesse esser grato a tuccio di credi, che si profferiva custode e guidatore del suo disgraziato figliuolo spinello. non aveva più ombra di volontà. lasciava che tuccio di credi provvedesse lui ad ogni cosa. 1595_3627_001094 ah, ho capito, esclamò mastro jacopo, perchè non dirlo prima- che eravate gelosi. ma io vedete, mia figlia la dò a chi mi pare, e se anche avessi voluto romperle il collo con uno di voi, non mi sarebbe mica riescito di contentarvi tutti. 1595_3627_001095 trasformate, voi questa fronte di dannato. tuccio di credi, ha ragione e sarà contento. tuccio di credi, va bene così. tuccio, non vi par egli che così, e non altrimenti, s'abbia ad esprimere lo spirito del male? 1595_3627_001096 intorno alla povera fiordalisa. era una confusione, un tramestio da non dirsi a parole. tutti volevano esser utili, tutti si confidavano di farle ricuperare i sensi prime le donne che si erano affrettate a slacciarle la veste spinello e gli altri uomini, mossi da un sentimento di rispetto, si ritrassero in disparte. 1595_3627_001097 e quella d'uno scolaro di suo padre, che l'aveva atterrita poichè le lasciava indovinare il tradimento ond'era stata vittima e tutto il peggio che doveva toccarlo in futuro, senza alcuna speranza di salvezza. infine, che più 1595_3627_001098 spinello. spinelli non aveva più proferito parola, era caduto in uno stato di prostrazione che meglio si sarebbe potuto dire stupidità. lo sguardo languido che fiordalisa gli aveva rivolto morendo, gli stava sempre negli occhi. 1595_3627_001099 perchè mi state lì grulli e confusi, vedi un po fiordalisa. eccolo lì, l'uomo che non ardisce mai. ci scommetto che, con la sua paura di non venire a capo di nulla, non ha neanche creduto di ricordarsi che ci voleva un anello. 1595_3627_001100 fatto dentro di sè questo ragionamento: spinello, spinelli. stette ad ascoltare la vecchia contadina e non vi faccia senso che egli l'avesse salutata col nome di sposa. nel pistoiese le donne del popolo sono tutte spose, o sposine per l'uomo che le combina in istrada. 1595_3627_001101 monna ghita. entrò in chiesa vestita di bianco, secondo il costume delle spose. il suo bel volto, per verità, rosseggiava un po troppo, a cagione dello sforzo che ella faceva per camminare ritta e nascondere la lieve imperfezione del piede. ma quelle fiamme si potevano credere accese dalla verecondia e la cosa appariva naturalissima. 1595_3627_001102 io nulla messere. rispose tuccio confuso. notavo una rassomiglianza: non è quello il volto di madonna fiordalisa. 1595_3627_001103 non dissimilmente la vita umana e le sue molte vicende. chi le guardi? nulla, nulla. dall'alto la terrazza di spinello spinelli prendeva luce da tre arcate sorrette da colonnini di marmo nello stesso piano della facciata. 1595_3627_001104 ah sì, anche tuccio di credi ha un'opinione, chiese egli con accento sarcastico. tuccio di credi fu toccato sul vivo da quelle parole, ma più dal tono canzonatorio con cui erano profferite. 1595_3627_001105 rammentava la bella e infelice pia de tolomei, di cui si narrava la storia lagrimevole, resa popolare dai versi di dante, popolarissimo. allora, quel giorno, scendendo dal poggiuolo per ritornarsene in città, si mise per una via che non aveva ancor fatta. 1595_3627_001106 è vero che cammina un po stenta e che credete che sia per le scarpe. è zoppina, vi dico. ma in fondo è un difettuccio da nulla e quando è ferma non ci si vede neanche. 1595_3627_001107 giotto, giotto, fu un rinnovatore dell'arte. ribattè il chiacchiera e noi dobbiam mirar tutti a fare del nuovo. ah sì, e credete che sia possibile far sempre del nuovo? badate, lasagnoni, che le vostre novità non siano ritorni alle mosse. 1595_3627_001108 e c'è voluto che la fortuna venisse a cercarti lei, che il babbo fosse il primo a parlare. oh, padre mio, non dite ciò, ve ne prego. sapete pure che non ardivo già, tu non ardisci mai. 1595_3627_001109 che idea diss'ella poscia con aria di confusione, ma non senza un po di malizietta femminile: dovendo guardarmi tanto finirete col trovarmi brutta. volete dire che non mi riescirà di farvi bellissima come siete? disse di rimando spinello? pur troppo sarà così. la natura gelosa dell'opera sua non vorrà mica lasciarsi agguagliare da me. 1595_3627_001110 ma pur sempre buono con lei. anch'ella ebbe le sue tristezze, ma non si fermò più che tanto a farne argomento di meditazione. l'animo di monna ghita non era fatto per uno studio così fine. 1595_3627_001111 si sia infiammato per una donna così poco paragonabile a voi. in questo modo e con questi ragionamenti, spinello spinelli si acconciò al nuovo proposito. messer luca, a mala pena, ne ebbe il felicissimo annunzio: si partì da arezzo per venire a firenze. 1595_3627_001112 mai. ma bada, ragazzo mio, la tua fortuna è a questo patto tu farai il miracolo di san donato, e sarà davvero un miracolo. interruppe spinello, ve lo prometto. ci fo assegnamento ed ora andiamo a casa, che qui s'è fatto abbastanza per oggi. 1595_3627_001113 che diavolo ci avrà messo dentro? colori di miniere, certamente, e per mandarti a male ogni cosa. ma dite: parlate, ripigliò spinello. finora non mi avete spiegato che cosa sia avvenuto dell'affresco. 1595_3627_001114 ai massari della chiesa. parve, questo, un meraviglioso lavoro e tosto ne vollero un altro, commettendo a spinello di dipingere un'altra cappella accanto alla maggiore. quivi spinello fece prova d'ingegno singolare poichè volendo esprimere l'assunzione di maria e la storia, dovendo riescire più grande della vòlta, 1595_3627_001115 il matrimonio, per espresso desiderio di messer dardano acciaiuoli, si celebrò nella chiesa di san niccolò, fatta edificare da lui e dipinta da spinello spinelli. quelle madonne, quei santi e quelle glorie d'angioli che coprivano le volte dovevano assistere alla cerimonia che consacrava la felicità del loro celebre autore. 1595_3627_001116 dare. egli ha sempre detto che la sua fiordalisa avrebbe sposato uno dell'arte sua. spinello spinelli è un pittore. dunque, adagio biagio, entrò a dire il chiacchiera. spinello spinelli è un mastro, imbratta finora un fattore come noi altri e non può neanche misurarsi con te, parri della quercia. 1595_3627_001117 la restituì al marito in quella commovente maniera che sanno tutti coloro i quali hanno letto la bellissima storia nel decamerone di messer giovanni boccaccio. quant'era distante il buontalenti da messer gentile dei carisendi madonna fiordalisa. udito il beffardo racconto, conobbe di essere irremissibilmente perduta. 1595_3627_001118 ma era tardi e la poveretta ebbe paura. ah, non era così l'amore che ella aveva sognato. l'amore è l'abbandono consapevole e volenteroso del nostro essere, l'amore e una profonda allegrezza, anche in mezzo ai tormenti. 1595_3627_001119 su su ragazzo mio, disse il vecchio gentiluomo: non vi commovete più del bisogno. che cosa c'è egli di strano? ho voluto vedervi ed abbracciarvi ancora una volta prima di andarmene ad patres. 1595_3627_001120 ritraendovi al naturale il beato masuolo, profeta minimo, il quale ne suoi tempi predisse molte disavventure agli aretini. l'opera gli era commessa da un mercante de fei che aveva molto a lodarsi del santo per esserne stato liberato dal carcere. 1595_3627_001121 tu non sai, bambina, tu non sai quel che so io. sarai mia bella creatura, sarai mia. il pegno della vittoria è là, in quel rotolo di carta che io ho riposto su quel canterano di noce. 1595_3627_001122 ma lo ha fatto con una frase più calda: morrei contento, mi disse, morrei proprio contento, se spinello mi desse prova d'aver risanato lo spirito. povero padre, esclamò spinello, sospirando poterlo. 1595_3627_001123 tuccio di credi, anima caritatevole, si fece compagno volenteroso ed assiduo al povero spinello e questi si lasciò condurre da lui a firenze. messer luca aveva consigliato egli stesso il viaggio, sperando che ne potesse ritrarre qualche giovamento lo spirito conturbato di suo figlio. 1595_3627_001124 meno infelice di lei. una povera eroina della favola era stata abbandonata su d'uno scoglio, dannata ad esser la preda d'un mostro. per andromeda, infatti, vedere il suo nemico ed esserne divorata era quasi tutt'uno. 1595_3627_001125 era l'uomo che aveva creduto opportuno di separarsi da lui per non accompagnarlo a pistoia. era tuccio di credi. che cosa veniva a fare costui nella città che gli era parsa così uggiosa? e se aveva pur risoluto di venirci, perchè non era andato a cercare l'amico, il suo compagno d'arte? 1595_3627_001126 pure così doveva essere. la vita ha più drammi che non si pensi. drammi tanto più dolorosi, quanto più inavvertiti, perchè egli c'è qualche cosa di grande nei dolori patiti alla luce del sole. 1595_3627_001127 a lui, proprio a lui, era toccato di aver le primizie di quell'annunzio matrimoniale, altrettanto doloroso quanto inaspettato tuccio di credi. non sapeva che pensare, non sapeva che dire, aveva perduta la testa. poco mancò che dimenticasse perfino di chiudere la bottega. 1595_3627_001128 il cuore d'un padre non avrebbe intese le ragioni del cuore di un figlio abbandonato da quella speranza, l'animo di spinello spinelli cadde in balla dello scoramento. 1595_3627_001129 messer luca spinelli quel giorno baciò sulle gote la gentil fiordalisa e la chiamò col dolce nome di figlia. com'era bella nella sua veste di ferrandina a larghe pieghe e la radice del collo coperta da un baveretto bianco. 1595_3627_001130 fatta, ella rise della forma bizzarra che suo padre avea dato alla notizia, ma non ebbe a maravigliarsene. punto. come l'amore di spinello spinelli, così le intenzioni benevole di mastro jacopo non erano una novità per lei. le sapeva già, le sentiva nell'aria. 1595_3627_001131 i bastianelli son brava gente, stimati per tutto il borgo, e di monna ghita si parla assai bene, perfino dalle donne, che è tutto dire. voi siete solo maestro, io non potrò mica esser qui sempre a tenervi compagnia. 1595_3627_001132 fiordalisa, nata a firenze, era in arezzo da pochi mesi, ma fin dai primi giorni del suo arrivo colà era stata veduta, notata e riconosciuta come un miracolo di bellezza. 1595_3627_001133 messer luca era meno ammalato di quello che a tutta prima paresse, ma fosse stato anche più grave. l'arrivo del figliuol suo tanto invocato lo avrebbe certamente rimesso in salute. madonna ghita, angiolo di bontà. 1595_3627_001134 bene d'ogni artista che voglia lavorare da senno. e poi ella vi ama, mio bel maestrino, ed anche questo va considerato. la sua figura che fu ritratta da voi nella santa lucia. un caso, interruppe spinello, un mero caso di cui non so neanch'io rendermi ragione, tuccio di credi ve lo avrà detto che io. 1595_3627_001135 una brezza soave incominciava a spirare dal piano, recando alla giovine coppia le acute fragranze degli orti pistoiesi. e voi, fiordalisa, mormorò spinello, dopo un lungo silenzio, pensavate al vostro povero amico sempre, rispose ella con un filo di voce. 1595_3627_001136 qual cosa non mi farebbe punto, specie poichè le aretine son belle di molto, tanto da far dimenticare perfino i grandi uomini che son nati in arezzo: da mecenate, amico d'augusto, a francesco redi, amico del vino. 1595_3627_001137 non parliamo di ciò, disse il vecchio gentiluomo dandovi sulla voce. è debito d'un cavaliere che ami la patria promuovere con ogni sforzo tutto ciò che le torni ad onore, e in questo io sono ancora il vostro debitore. spinello s'inchinò arrossendo. 1595_3627_001138 monna tessa aveva ragione, la santa somigliava alla ghita, come come? aiutatemi a dire: abbreviate crezia, abbreviate. il paragone non serve a nulla. 1595_3627_001139 amano e digrignano i denti, proteggono, nutrono e sono disposti a percuotere, ad uccidere per un nonnulla che svegli i loro sospetti. ma di tali belve non sono popolate solamente le boscaglie africane. 1595_3627_001140 sia necessario fare una distinzione tra la bellezza esterna e la bellezza interiore. ahimè, dice il filosofo. vedete il triste uso che noi facciamo dei doni celesti. 1595_3627_001141 spinello non era presente, che non aveva ardito restar là, fatto segno alle occhiaie curiose dei suoi cittadini e fors'anche ai loro appunti poco benevoli. sapete già che egli non aveva più fede nella bontà dell'opera sua quando gli era toccato di spolverizzarla dai cartoni sul muro. 1595_3627_001142 la città, sebbene scaduta alquanto dell'antica grandezza per le ire cittadine ond'era stata così lungamente travagliata, era bella a vedersi per la quieta grandiosità delle sue vie come per la elegante nobiltà de suoi monumenti. 1595_3627_001143 ed è stimolo potente ad opere egregie o almeno almeno a non volgari pensieri. la realtà piacevole che, come ho detto, mancava ancora alla bella fiordalisa quando ella incominciò ad insinuare nella mente di suo padre l'idea di non volere che un artista per genero, si presentò finalmente nella persona di spinello spinelli. 1595_3627_001144 spinello, turbato dall'annunzio inatteso, lasciò di lavorare per volgersi tutto sul trèspolo e chiedere, con la muta eloquenza del gesto, i particolari di quella novità. 1595_3627_001145 avete parlato con tuccio gli chiese, fissandolo in volto mio dio sì, rispose parri che non sapeva mentire. che noia, gridò spinello sbuffando: tuccio vi ama, osservò placidamente quell'altro. lo so e m'è uggioso, questo amore che vuole ad ogni costo impicciarsi nei fatti miei. 1595_3627_001146 ah, bene, fallo entrare. gridò, mastro, jacopo, ragazzi miei, prima di tornare a casa ero passato da luca spinelli, mio ottimo amico, e lo avevo pregato di volere essere dei nostri. 1595_3627_001147 il povero spinello aveva riconosciuta la voce di madonna fiordalisa, della sua fidanzata. era dunque lei, lei tornata dalla tomba per farlo morire d'angoscia. agitò le braccia come se tentasse di aggrapparsi a qualche cosa, balbettò alcune parole- die non avevano senso- e cadde tramortito al suolo. 1595_3627_001148 che cosa aveva inteso il maestro proponendo loro, ad esempio, gli sgorbi di quel principiante? di canzonarli forse in quella che stavano guardando e criticando alla libera? uno di essi scappò fuori con un grido di stupore. 1595_3627_001149 è dei maestri il rispondere, non già il sapere da bel principio quel che si debba insegnare ai giovani. avete capito lasagnoni? si può egli instillare per via di precetti quello che la natura dà all'uomo di cogliere dall'esempio quotidiano? per precetti s'insegna la grammatica, non l'arte del dipingere. 1595_3627_001150 sedete messere. gli rispose additandogli uno sgabello. il luogo è forse incomodo per una lunga conversazione, ma tal sia come voi vi siete degnato di sceglierlo. 1595_3627_001151 maestro scappò fuori il chiacchiera. io non so se mi bacerete sulle gote o se piuttosto non mi allungherete una pedata, ma dico, con vostra licenza, che questo spinello ha voluto fare un ritratto in questo piccolo schizzo. 1595_3627_001152 a buon conto. non intendevano di passargli la gherminella e gliene muovevano rimprovero, ma jacopo di casentino aveva risposto da par suo alle osservazioni dei massari. 1595_3627_001153 e voi, spinello, non risanerete delle vostre malinconie. non prendete moglie. anche voi a quelle parole, buttate là a caso. spinello rizzò prontamente la testa. 1595_3627_001154 i pennelli e la sinopia. gli disse: mastro jacopo, vai là al muro dove non è ancora stata messa la calce fresca e segna un contorno spinello. non domandava altro, ma per sicuro che fosse di non far troppo male. non poteva difendersi da un certo rimescolamento, dovendo operare così sotto gli occhi del maestro. 1595_3627_001155 e spinello. da principio segui benissimo il filo della conversazione, ragionando dei lavori che aveva in mente di fare, ma a poco a poco si smarrì e un'ora dopo, messer dardano vide di non aver più accanto a sè che un povero scemo. 1595_3627_001156 infine, che diamine m'è saltato in mente di far così bello lo spirito delle tenebre e perchè sarebbe profanata così la più bella immagine che apparisse mai sulla terra. così dicendo, spinello correva al trèspolo, ripigliava i pennelli. 1595_3627_001157 la trasse dal sepolcro e, postosi il dolce peso in arcione, cavalcò speditamente io città dove commessa l'amatissima donna alle cure di sua madre. potè vederla presto rifiorita in salute. 1595_3627_001158 che cos'è la morale per essi? non sentono che il loro egoismo. e il mondo crede a queste povere teste. il mondo s'innamora di questi giuocatori audacissimi, da qualunque parte essi vengano, a qualunque fazione si ascrivano. 1595_3627_001159 il santo si vedeva ritto in aria di persona commossa ma non vinta da timore, e la fralezza delle membra e la soavità dell'aspetto in quella che facevano contrapposto all'orrida fierezza del mostro. 1595_3627_001160 e per opera vostra, non è vero? chiese ella fissandolo negli occhi. mettete pure che sia così. disse di rimando il buontalenti. credete che un amatore par mio sia disposto a perdervi dopo avervi ottenuta con un delitto? 1595_3627_001161 nulla. che allegrezza fu quella per i miei occhi. e ogni festa, sapete, ogni festa io la vedevo così. eravamo nel giugno dell'anno scorso, benedetto mese che ne ha tante di feste. 1595_3627_001162 ma se spinello non era ricco, aveva tuttavia una gran forza per sè: era giovine e innamorato morto. madonna fiordalisa era la figlia d'un pittore. 1595_3627_001163 tuccio di credi non si era fatto vivo con lui. forse quella stessa mattina egli aveva lasciato pistoia spinello. rimase sconcertato, con una fiera curiosità in corpo e con tutta l'impazienza che no doveva conseguire. 1595_3627_001164 e come era giustamente collocato nel mezzo del quadro. michele trionfava, ma il protagonista era lucifero, poichè la catastrofe era appunto la sua. i due nuovi venuti restarono immobili in un angolo. guardando quella scena terribile, messer dardano estatico, beato di assistere ad un miracolo dell'arte. 1595_3627_001165 pensate com'egli sarebbe consolato se vi sapesse più lieto. me lo ha confessato ieri un vostro amico, parri della quercia, che fu condotto a casa mia da tuccio di credi. un altro che vi ama, spinello, e voi vedete che io non vi faccio misteri. vengo subito a mezza spada con voi. 1595_3627_001166 animo via soggiunse. mastro jacopo, vieni in duomo a vedere come te l'hanno conciato il tuo povero affresco. sarà un altro dolore, lo capisco, ma ti farà andare in collera. in certi casi la collera val meglio dell'abbattimento e se ti sentirai andare il sangue alla testa tanto meglio. ti verrà la voglia di cancellare il dipinto per rifarlo di pianta. 1595_3627_001167 la fanciulla riconobbe in lui l'ultimo venuto e il più modesto de suoi adoratori di strada, si turbò a tutta prima, immaginando che fosse un temerario introdottosi destramente in casa di mastro jacopo sotto colore di una vocazione artistica che non sentisse davvero nell'anima. 1595_3627_001168 la vittima era immolata. il sacrificio piaceva agli uomini, com'era accolto da dio. era naturale che così fosse. spinello ignorava, come sanno ignorare i felici. non aveva egli dimenticata l'estinta, eppure sarebbe stato così bello in lui serbarsi fedele alla tomba. 1595_3627_001169 ma quando ella appartenne a quell'uomo, quando conobbe di avergli data la sua libertà, la sua vita e tutto ciò che vale assai più della vita e della libertà fiordalisa, vide che la sua promessa d'amore e di fede le era stata carpita da un sentimento bugiardo. 1595_3627_001170 al curato. che venga per le preghiere dei defunti. gli bisbigliò con voce soffocata dalle lagrime. fiordalisa è morta. 1595_3627_001171 per caso mastro jacopo si faceva beffe di loro o si doveva argomentare da quel fatto che egli, per ingordigia di mestierante, usasse accettar commissioni a furia che poi, non riuscendo a sbrigarle, doveva spartire tra i suoi pittorelli di bottega? 1595_3627_001172 e quando ci si trova innamorati a buono, non si sa mica come la sia andata, nè quando sia entrato, nè da che uscio l'amore. si vorrebbe saperlo per appagare una gentile curiosità e rinnovarne la grata sensazione. ma invano: l'indagine nostra non può risalire all'origine o, se vi giunge, non trova nulla di chiaro. 1595_3627_001173 lippo del calzaiolo, il chiacchiera, cioè diciamo prima il nome che ha avuto, a battesimo angiolino lorenzetti, e poi diremo quello che gli hanno appioppato le persone intendenti. 1595_3627_001174 ma ciò che egli diceva per celia temevano di buono i massari del duomo vecchio. che diamine era saltato in mente a mastro jacopo di commettere ad un suo fattore novellino nell'arte un'opera di quella importanza che era stata allogata a lui? 1595_3627_001175 egli non aveva fatto che addormentarla con uno de suoi filtri scaturiti d'inferno, e madonna fiordalisa fu seppellita per morta. 1595_3627_001176 il giovane a cui erano presentati in quella forma gli scolari di mastro jacopo, li salutò con un cenno grazioso del capo. indi soggiunse: saremo amici, io spero. 1595_3627_001177 vedeva spinello salire sempre più nella estimazione delle genti: triste ma operoso, anzi più operoso quanto più era triste. nè solo arezzo chiedeva miracoli d'arte a spinello spinelli, ma anche molte altre città di toscana. 1595_3627_001178 povero padre rispose: avete nominato iddio. rivolgetevi a lui e pregate egli. solo con un atto della sua misericordia potrebbe restituirvi quest'angiola vostra. 1595_3627_001179 e tu ed io- soggiunse ella abbassando la voce- siamo forse così puri nel profondo dell'anima per non aver mestieri di perdono davanti alla giustizia degli uomini ed alla misericordia di dio? 1595_3627_001180 chi mi chiama? domandò la gentildonna, chinando gli occhi a piedi del muro dond'era venuta la voce. vide allora l'atto supplichevole e riconobbe spinello, ma in quella che metteva gli occhi su lui lo vedeva cadere a terra come fulminato. 1595_3627_001181 ah, finalmente gridò spinello, appena gittati sulla carta i contorni della sua composizione. non lo cancelleremo, questo quadro, non lo cancelleremo poco stante. data l'ultima mano al disegno, ne fece un rotolo e discese dal ponte. 1595_3627_001182 se iddio lo consente, domani, ma non venire di giorno. attendi il colmo della notte. cia verrà ad aprirti. io troverò un pretesto per escire in giardino. pronta a seguirmi? sì, pronta a tutto. iddio, mi usi misericordia, perchè io ti amo e farò ogni cosa per te. 1595_3627_001183 ambizione legittima e, quel che più monta, di effetto sicuro. si sarebbe detto un giorno, spinello. spinelli, il famoso pittore d'arezzo, era scolaro di jacopo da casentino, degno del maestro, il discepolo. 1595_3627_001184 dico che stavano, ma potrei restringermi al singolare, poichè spinello taceva e mastro jacopo sosteneva tutto il carico della conversazione con quei bisbetici messeri. 1595_3627_001185 gli dò. mia figlia diceva tra sè: mastro jacopo, bello, lui come essa è bella, ha ingegno, salirà presto in eccellenza d'arte. avrò in lui un aiuto maraviglioso. prospererà la mia scuola. arezzo contenderà la palma a firenze. 1595_3627_001186 ecco un patto conchiuso, disse allora l'acciaiuoli: domani tornerete a lavoro col nostro ottimo spinello. eravate amici e non avete mai cessato di esserlo. 1595_3627_001187 malinconico ritorno nel paese in cui si è sofferto. ma egli bisogna adattarsi anche a queste dolorose impressioni e saper rivedere con animo forte i luoghi delle tristi memorie. con animo forte quando e fin dove si può. 1595_3627_001188 non lo diranno più per bacco baccone, borbottava egli tra i denti. non lo diranno più che il san donato è farina del mio sacco. ai massari del duomo vecchio, poichè ebbero veduto il dipinto e udita quella gara di lodi, mastro jacopo parlò in questa guisa: 1595_3627_001189 sapete che già gliel'avevano domandata parecchi, tra gli altri il buontalenti, che è un ricco sfondato, è vero, disse parri della quercia, ma tu ricorderai per qual ragione mastro jacopo non gliel'ha voluta dare. 1595_3627_001190 altro. gli rispondevano: spinello. spinelli si loda molto di voi e ripete a tutti che vi è debitore d'ogni cosa. spinello ha buon cuore e parla come il cuore gli detta. 1595_3627_001191 intravvide, quasi in nube, l'immagine di fiordalisa e chiuse gli occhi, come se da quel moto di riluttanza infantile dovesse venirgli la forza di compiere il suo sacrifizio. 1595_3627_001192 ma nè le cura dell'amicizia, nè quelle dell'arte, nè i pianti della famiglia, nè le preghiere di tutta arezzo, che amava il suo grande artefice, valsero a rattenerlo in vita. l'amore di spinello spinelli era morto. le sue vendette erano compiute, non gli restava che di finire anche lui. 1595_3627_001193 spinello, amico mio, amante mio, diss'ella qua, la tua mano sul mio cuore. oh, come sarebbe stato dolce vivere sempre così. ma iddio non l'ha voluto. egli non consente che si ami troppo la vita. 1595_3627_001194 ed ho parlato, le ho aperto schiettamente il mio cuore e lei, povera ghita, mi ha inteso e mi ha perdonato. vedete, fiordalisa, il suo perdono mi pesa. oh, se m'avesse odiato, se mi avesse tradito, credetelo pure, io l'avrei benedetta anche prima che voi foste viva, mia bella e dolce fidanzata. 1595_3627_001195 tuccio di credi. guardò bieco il suo avversario, ben vedendo di non poter più ingannare nessuno, e crollò sdegnosamente le spalle. quante parole inutili esclamò egli. bastava dire che mi sono vendicato. 1595_3627_001196 certi dolori, quando si sono impadroniti di noi, amano ritornare e non c'è verso di liberarsene del tutto. non sa nulla. pensò, tuccio di credi udendo le parole di messer dardano e ad alta voce proseguì: messere da quando non avete più visto spinello? 1595_3627_001197 tre mesi erano scorsi dacchè spinello viveva al fianco di mastro jacopo e il giovinotto, a mala pena ventenne, aiutava già il principale negli affreschi del duomo vecchio, di quel duomo in cui per la prima volta aveva veduto madonna fiordalisa. 1595_3627_001198 alla tacita obbedienza di spinello. non poteva convenire che l'amichevole ruvidezza di tuccio questi badava alle noie della vita comune, l'altro seguiva il corso vagabondo de suoi tristi pensieri, che lo riconducevano ad ogni istante nel chiostro del duomo vecchio di arezzo. 1595_3627_001199 dopo questi maggiorenti era entrato il popolo e tutti, via via, si erano inoltrati fin sotto l'arco della cappella per guardare la vòlta dove quel valentuomo di san donato faceva il suo bravo miracolo con un crocione trinciato per aria. 1595_3627_001200 guardando un viso amato, poi, quante meraviglie si scoprono. che tesori, che rapimenti, che ebbrezze. quand'anche un occhio esercitato e memore delle sue esercitazioni scoprisse un lieve difetto, verrebbe subito a piacere. il difetto, quasi bellezza, nuova quintessenza di perfezione, suggello di verità come il marchio nell'oro. 1595_3627_001201 e siete andato, interruppe spinello tremante e avete veduto, ragazzo mio. sono andato ed ho veduto, sicuramente per la croce di dio, non so come ciò sia avvenuto. che colori hai tu adoperati per dipingere il miracolo di san donato. 1595_3627_001202 lo stile romano si era imbastardito, per le ragioni che tutti sanno e che ad ogni modo non mette conto, dir qui doveva ritornare, per conseguenza, in onore, l'antica forma toscana, più leggiera e più aggraziata. 1595_3627_001203 spinello si era dimostrato valente ed accorto. valente perchè il suo disegno era buonino. accorto perchè quella mezza figura era una copia fatta a memoria d'un san giovanni che mastro jacopo aveva dipinto qualche mese innanzi in san bartolomeo, nella cappella di santa maria della neve. 1595_3627_001204 mettendo qualche necessario intervallo nelle sue contemplazioni. spinello andava ogni mattino al duomo vecchio, dove erano ancora da finire nuove opere di mastro jacopo. ma il vecchio pittore si vergognava di occupare in troppo umili uffici il suo famoso scolaro. 1595_3627_001205 un doloroso racconto che lo fece fremere di raccapriccio e di sdegno. fiordalisa era morta per i suoi cari messer. giovanni da cortona, chiamato al letto della vergine, aveva dato il triste responso. 1595_3627_001206 mastro jacopo non era solamente pittore, ma pizzicava eziandio d'architetto. e perchè in arezzo scarseggiavano le acque fin dal tempo dei goti che avevano guasti i condotti, onde l'acqua scendeva dal poggio di pori in città. 1595_3627_001207 il dramma finisce e finisce la vita per lei, nella persuasione di avere amato il suo furibondo carnefice. così la bella fiordalisa apparteneva a messer lapo. 1595_3627_001208 la povera anima tentò a quando a quando di ribellarsi, ma finalmente si spense nella sommissione a quella volontà volgare ma forte. il suo signore e padrone la soggiogava con la sua stessa ferocia. 1595_3627_001209 ma io, costretto continuamente a mentire, costretto a fingere un sorriso agli uomini che mi lodano, mentre delle lodi loro e della stessa coscienza di ciò che sono non m'importa più nulla, costretto a fingere con una povera creatura che mi ama e che dovrebbe maledirmi. 1595_3627_001210 ho capito, ho capito. ritornate in campo coi vecchi dirizzoni, ma appunto per dar noia a voi altri, spinello farà il ritratto della sua fidanzata e voi resterete con un palmo di naso. 1595_3627_001211 fiordalisa bevve con desiderio quell'alito consolatore. bella sera, esclamò spinello, e miglior giorno sarà domani. fiordalisa si volse a lui e sorrise, ma d'un sorriso stanco che morì appena nato su quelle pallide labbra. 1595_3627_001212 ringraziamolo, poichè almeno egli ci ha dato quest'ora. non basta, forse ci siamo amati. ho dimenticato ogni cosa nelle tue braccia. vedi che notte serena, che splendore di stelle e che bel giorno sarà domani. 1595_3627_001213 il naso era fine e diritto breve lo spazio tra le nari elegantemente modellate e le labbra sottili, che non erano già fatte a festoncini come le ha dipinte o scolpite un'arte altrettanto falsa quanto leziosa, ma semplicemente rigirate in una delicatissima curva. 1595_3627_001214 tuccio di credi chinò la testa e non argomentò più nulla in contrario. ma prima che il principale avesse fatta una risoluzione intorno a quel viaggio, tuccio di credi si presentò a spinello spinelli per prendere commiato da lui. 1595_3627_001215 così dicendo, si avanzò verso l'orlo dell'impalcatura e volse un'occhiata a quel punto della navata in cui per la prima volta aveva veduto madonna fiordalisa. gittò un bacio, laggiù sulla punta delle dita, e col bacio una ardente preghiera, una giaculatoria mentale. 1595_3627_001216 un po di stanchezza, non è nulla? rispose mastro jacopo, ma con un tono di voce che contrastava con le parole il caldo della sala da pranzo, le nostre chiacchiere. 1595_3627_001217 perchè, infine, quella sua lega con messer lapo buontalenti? e che voleva dire quel ravvicinameto di personaggi aretini in un angolo della campagna pistoiese? il caso, il semplice caso, poteva egli recare una serie di coincidenze così fatte? 1595_3627_001218 spinello immaginò il santo nell'atto in cui, muovendo incontro al serpente, lo fulmina col gesto della mano destra levata in alto, mentre con l'altra sembra infonder coraggio ad una turba di cittadini spaventati, quali già volti in fuga, quali inginocchiati per invocare il soccorso del cielo. 1595_3627_001219 aveva portata, per ogni buon fine, la sua cartella da disegno. appena ebbe passato il torrente e fu in vista del castello dei buontalenti, andò a sedersi sulla proda d'un campo, fingendo di copiare qualche cosa dal vero, ma volgendo gli occhi curiosi qua e là e più spesso al muro nerastro che girava. torno, torno alla villa. 1595_3627_001220 essa fiordalisa si era lentamente disciolta dai lacci dell'innamorato spinello: lavorate, lo voglio diss'ella non tanto per desiderio di comandare a lui, quanto per rimettersi in contegno e riavere la padronanza di sè medesima. 1595_3627_001221 ma un giorno gli giunse la nuova che suo padre era infermo. gli onori e le ricchezze non c'entravano più per nulla il suo debito di figlio. lo chiamava in arezzo e ci andò conducendo seco la moglie. 1595_3627_001222 la bella creatura balbettò ancora poche parole, il cui suono si spense nel sangue che le gorgogliò sulle labbra e la testa, ricadde inerte tra le braccia dell'amato. nè le lagrime ardenti di lui valsero a trattenere quella vita che fuggiva. 1595_3627_001223 ma io ve l'ho detto, fiordalisa era sola, non aveva tempo nè modo di raccapezzarsi, doveva guardarsi da tutti, non osservando nessuno, e si era concentrata in sè, chiudendo nel profondo dell'anima tutte le sue belle fantasie giovanili. 1595_3627_001224 e i due compagni d'arte, abbandonando la via della scala, erano andati ad alloggiare in un quartierino di là dal ponte vecchio, anzi, nel borgo santo jacopo, tra il ponte vecchio e il ponte di santa trinita. 1595_3627_001225 molta gente accorreva nel duomo vecchio per vedere il povero san donato, il patrono della città diventato di tutti i colori, e gli amici di spinello si dolevano a quella vista e i nemici si rallegravano. 1595_3627_001226 monna ghita accettava la sua sorte con una allegrezza raccolta, e vorrei quasi dire concentrata, di cui ella stessa non misurava la profondità. era sbalordita, oppressa e la felicità si mostrava per la prima volta a lei sotto l'aspetto di una cosa inaudita. 1595_3627_001227 piena. ella guardando lui ed egli vedendo il creato negli occhi di lei. avevano dimenticato ogni cosa. ma che cos'altro è un vero e forte amore se non un profondo oblio? 1595_3627_001228 la vostra donna ruggì spinello, spinelli. voi parlate: messer lapo buontalenti, da quel ladro sfacciato che siete, tenetevi indietro o, per la croce di dio, è questa la vostra ultima ora. 1595_3627_001229 segnò lo stesso numero di linee sul cartone a distanze proporzionatamente eguali, affinchè gli fosse facile di condurre il suo primo disegno alla misura dell'affresco che aveva immaginato di fare. 1595_3627_001230 caldo del suo concetto, il pittore si era messo all'opera. mi pare di avervi già detto- e se non ve l'avessi detto prima, ve lo dico adesso- che il nostro gentile artefice precedeva di oltre dugent'anni quel famoso luca giordano, pittore immaginoso e delicato se altri fu mai. 1595_3627_001231 andrò, disse spinello sospirando. ma non intendi, tu, fiordalisa. ieri ho colto a volo una sua frase in risposta all'infame tuccio di credi, partiremo, diceva egli, partiremo. e se egli domani ti conducesse via da colle gigliato, dove ti troverei io, adorata? 1595_3627_001232 vuoi, c'è da dipingere nella cappella, qui presso un miracolo di san donato. l'opera è di grande rilievo perchè il santo è qui in casa sua, ma ho fede che te la caverai con onore. 1595_3627_001233 che gli fanno tanto onore, esclamò parri con accento di profonda convinzione. in arezzo si parla sempre de suoi trionfi e tutti se ne rallegrano di cuore. suo padre, poi, ne è veramente orgoglioso. 1595_3627_001234 insomma, ti accusano di non esser buono a nulla, di esserti fatto fare il bozzetto, i cartoni e tutto l'altro da me, da me- capisci da me che non ho avuto neanche da darti un consiglio, bricconi, ma gliel'ho detto io. il fatto loro e se ne sono andati col malanno e mi hanno levato un gran peso dallo stomaco. 1595_3627_001235 che messer lapo gli aveva risposto come uomo che riconosceva il pregio dell'avviso ricevuto: partirò, non dubitate, partirò. donde appariva evidente che tuccio di credi non fosse venuto a pistoia per vedere il suo compagno d'arte, ma per abboccarsi con messer lapo, buontalenti a cui si professava fedel servitore. 1595_3627_001236 la buona creatura apparteneva a quella classe di donne per cui è natura il soffrire in silenzio, rinchiudersi nell'esercizio dei proprii doveri e trovarci anche un compenso bastevole a tutti i disinganni della vita. 1595_3627_001237 ah bene, gridò l'acciaiuoli. così va fatto. voi siete sempre un nobile cuore. quella sera, passeggiando col suo ospite in piazza del duomo, messer dardano vide tuccio di credi e gli accennò di accostarsi. quell'altro obbedì prontamente. 1595_3627_001238 la voce ne è corsa, ma speriamo che sia esagerata, disse messer dardano. lo volesse il cielo, esclamò tuccio di credi, ma, facendo la sua brava restrizione mentale, di cui messer dardano acciaiuoli, non doveva avvedersi. 1595_3627_001239 io in verità non potrei starvene, mallevadore, ma credo tuttavia lo si possa ammettere come molto probabile e non mi stupirebbe se venisse in chiaro che la fanciulla del bastianelli 1595_3627_001240 la quale poverina ci perdette l'appetito tanto era sconvolta dall'idea di quelle nozze che certamente l'avrebbero fatta invidiare da tutte le ragazze del vicinato. mastro zanobi temeva un pochino, quantunque non lo lasciasse trapelare a nessuno. 1595_3627_001241 anzi, per dirvi tutto, il povero spinello si sarebbe adattato perfino ad essere nei panni del santo e a doverlo uccidere, lui il serpente, con una benedizione, anche a risico di esser divorato dal mostro, se la benedizione non gli fosse riescita efficace. 1595_3627_001242 l'impalcatura su cui era salito si stendeva dall'arco del presbiterio fino all'emiciclo del coro e gli affreschi di spinello spinelli si vedevano stesi lungo la facciata dell'altar maggiore. 1595_3627_001243 in quel soave dormiveglia si è compiuto il grande mistero della compenetrazione, stavo per dire della transustanziazione di due cuori, di due anime, di due esistenze. 1595_3627_001244 se fiordalisa era bella, non era altrimenti lieta. messer luca osservò che la sua nuora futura, anzi la sua cara figliuola, poichè oramai poteva anch'egli chiamarla così, portava sul volto le traccie d'un interno rammarico. 1595_3627_001245 già si capisce invidiosi, diceva la gente crollando il capo in aria di compassione. il figliuolo di messer luca è giovane e ai suoi compagni: gli sa male che il pulcino rompa il guscio prima di loro. 1595_3627_001246 non lo trovate voi, quel mite conforto nella corsia d'un ospedale dove le ebbrezze, gli splendori, le speranze, i sogni andarono miseramente a far capo il sorriso tranquillo e benevolo d'una suora di carità, donna come vostra madre che è morta, come vostra sorella che è lontana. 1595_3627_001247 e, così dicendo, spinello volgeva gli occhi a fiordalisa, il cui elegante profilo si disegnava sul fondo luminoso della mensa apparecchiata. ho una gran paura di aver fatto un pasticcio. aspettate, domani intanto ci dormirò su e poi vedrò di ritoccarlo. 1595_3627_001248 vedete, ad esempio, il nostro bravo messer jacopo di casentino, il vecchio scolaro di taddeo gaddi, il degno continuatore della tradizione di giotto, indovinava facilmente che quel giovinottino, da lui preso a bottega quando avesse fatto un tantino di pratica nel maneggio dei pennelli, 1595_3627_001249 la quale faceva angolo con un'altra casa che usciva alquanto più fuori sulla riva del fiume ed era terminata da un balcone o terrazza scoperta. in cima all'edifizio colassù si vedevano di tanto in tanto parecchie donne intente a rasciugare il bucato. 1595_3627_001250 oh, si sta benissimo qui, disse l'acciaiuoli, sedete anche voi. spinello, voltò dalla parte di messer, dardano il suo trèspolo e si assise sul gradino più basso, nell'atteggiamento del minore che ascolta il maggiore. 1595_3627_001251 tutti figliuol mio, gli dicea, non sapendo saziarsi mai di guardarlo e di baciarlo sul viso: sei tu, proprio tu, il dipintore famoso che contende la palma ai migliori della scuola di giotto, e sono io, tuo padre. 1595_3627_001252 le ossa del vecchio pittore ebbero tomba onorata in sant'agnolo badia dell'ordine dei camaldoli, fuori di prato vecchio nelle cui vicinanze i parenti avevano condotto il povero pazzo, sperando che le aure natali del casentino potessero ridare un po di calma al suo spirito. 1595_3627_001253 fin dai primi giorni della sua dimora in pistoia. tratto dall'amor solitario che in lui era diventato come una seconda natura, spinello usava andare a diporto nel borgo, e di là fino al colmo di una collina piantata di querci, donde l'occhio dominava la gran valle dell'ombrone e quella dell'arno che le vien presso. 1595_3627_001254 ora, voi sapete che cosa avviene dei liquori generosi: quando sono chiusi, appuntino, fermentano da sè, si rinforzano in una specie di meditazione solitaria. 1595_3627_001255 jacopo di casentino, diede un balzo e guardò il migliore de suoi discepoli con aria tra maravigliata e scontrosa. che c'entra madonna fiordalisa? diss'egli interrompendolo, eh. 1595_3627_001256 ah, notò, spinello, incominciando a respirare, ci avete trovato qualche difetto. una cosa da nulla, in verità, e quasi non metterebbe conto parlarne, rispose messer dardano. ma infine, se questo può essere un ostacolo per voi, ve lo torno a dire: cerchiamone un'altra che vi piaccia di più. 1595_3627_001257 perchè, oltre che il muro non fa il suo corso di mostrar la chiarezza, vengono i colori appannati da quel ritoccar di sopra e in poco spazio di tempo anneriscono. ora. 1595_3627_001258 benissimo. avete indovinato alla prima eh, che sia una cosa allegra. lo si vede dalla vostra cera. che cosa sia poi, aspettiamo di udirlo dalle vostre labbra, poichè non basterebbero a noi nè le cento, nè le mille. san luca, san luca, gridò spinello, saltando e abbracciando l'amico parri. mi capite, il giorno di san luca. 1595_3627_001259 che vi pare monna tessa? non si direbbe die. il pittore ha preso a modello la figlia dell'orafo che sta qui nel borgo nelle case dei nucci, o madonna delle poerine, ma sicuro è tutta. lei vuol essere superba la ghita. quando saprà che l'han messa sull'altare a far la figura di santa lucia? 1595_3627_001260 ah. madonna esclamò finalmente. non sogno io, non sono io. il ludibrio di una visione, iddio misericordioso, vi restituisce al vostro povero spinello. 1595_3627_001261 levato dal suo trèspolo, il povero spinello diventava un altro uomo. si addensavano le ombre intorno al suo spirito. non si vedeva un mentecatto, ma si compiangeva uno scemo. 1595_3627_001262 che cosa ha da importarne? ai massari, disse tuccio di credi, se l'opera piacerà, non andranno a cercare cinque piedi al montone. e noi lasagnoni, noi buoni a nulla, gridò cristofano granacci. ah, caro e riverito mio mastro jacopo di casentino, dite che non son più io se non vi pianto lì su due piedi. 1595_3627_001263 no, maestro, non resteremo. rispose beffardo il chiacchiera. vi ho già detto che non si conta di rimanere in arezzo. quanto a me, se avete comandi per firenze, vai dove ti pare che il fistolo ti colga. interruppe, mastro jacopo, e quando fai conto di levarci l'incomodo? 1595_3627_001264 ma si trattenne dal manifestare ciò che gli bolliva nel cuore per non dir cosa, la quale potesse far contro alla gratitudine che egli sentiva per dardano acciaiuoli e all'amicizia che, ad onta di quella seccatura, egli sentiva di dover professare a 1595_3627_001265 madonna delle poerine, o che volevate che io venissi subito a confidarmene con voi? monna tessa me ne aveva parlato così in aria, senza assicurarmi nulla. erano chiacchiere fatte tra noi donne ed io credevo che non ci avessero neanche ombra di fondamento. perchè dopo quel discorso, 1595_3627_001266 fiordalisa era vissuta molti anni da sola in casa di mastro jacopo, padre amoroso ma burbero, e tutto sprofondato nell'arte sua. esciva appena d'infanzia quando le era morta la madre e ciò le aveva portato l'obbligo di molte cure domestiche non intese subito. 1595_3627_001267 ma anche quell'ultima speranza fu vana. la morte del vecchio scolaro di taddeo gaddi, risaputa in arezzo, non fece altro che rinfrescare il dolore di un'altra morte a cui essa era collegata come l'effetto alla causa. 1595_3627_001268 c'è anzi da maravigliare che i bugiardi non siano più ricchi d'invenzioni con tanta facilità che c'è nel mondo di credere ogni cosa peggiore. spinello udì il brontolio e si volse a guardare. 1595_3627_001269 era una vita monotona, ma ai grandi dolori queste vite convengono. ora avvenne che, passando ogni giorno per la via della scala e davanti alla chiesa di san nicolò, nuova fabbrica edificata allora, allora, per voto di messer, dardano acciaiuoli. 1595_3627_001270 ghita. egli la trovò malinconica ma rassegnata. la povera donna non aveva saputo nulla da nessuno, ma aveva indovinato ogni cosa. un uomo si nasconde male con la compagna della sua vita e spinello, che non mirava a nascondersi, aveva lasciato scorgere a ghita assai più che ella non fosse curiosa di sapere. 1595_3627_001271 peccato che il collo non fosse lungo abbastanza, ma in fine era un collo bianco e tondeggiante, indizio di forte e serena maternità. la vita era un po tozza, ma seguitava anch'essa il carattere e l'espressione del collo, quasi preparando l'occhio. 1595_3627_001272 madonna fiordalisa volle ritornare quello stesso giorno a pistoia e messer lapo non indugiò a farla contenta nel suo desiderio che tanto s'accordava co suoi fini. i cavalli erano pronti e la partenza seguì di poche ore l'arrivo. 1595_3627_001273 quel giorno mastro zanobi chiuse bottega alle undici del mattino, quantunque non fosse giorno di festa, ma era festa per lui a bastava. gli sapeva mill'anni di essere a casa, di avere interrogata sua figlia e di saperne. 1595_3627_001274 negalo. se ti basta l'animo, non sarà la manna, lo capisco, ma qualche cosa di simile. per esempio, soggiunse maliziosamente il vecchio pittore una parolina di quel certo babbo ed io, scimunito, m'ero messo in testa che ti bastasse la gloria. 1595_3627_001275 spinello di luca spinelli messere. ah, conosco tuo padre, di nome ed anche di veduta. è un uomo per bene e tu dunque vuoi diventar pittore. vediamo che cos'hai fatto finora. 1595_3627_001276 ma questo sono notizie che importano poco al soggetto. passiamo dunque senza fermarci troppo sull'architettura di mastro jacopo e raccontiamo ai lettori che da molti anni il degno artefice aveva messo su famiglia e viveva felice. come può esserlo un uomo in questa valle di lagrime che non è tutta una val di chiana? 1595_3627_001277 e gli divenne cara quella povera figliuola già condannata nell'animo suo a rimanersene in casa. gli divenne cara per quel tanto di ambizioncelle e di vanità a cui ella avrebbe dovuto rinunziare. 1595_3627_001278 gli aveva, come suol dirsi, raddoppiate le forze, indi ne accadde quel che doveva accadere, cioè che la stessa assiduità del lavoro gli recasse un po di quiete allo spirito. 1595_3627_001279 comunque egli l'aveva voluta, doveva pensarci lui, mastro zanobi, andò bravamente all'ultimo esperimento. bisognava far onore agli ospiti ed egli mandò le sue donne a prendere nell'armadio una bottiglia di. 1595_3627_001280 spinello spinelli si commosse a tanta semplicità di parole che dite mai padre mio esclamò: son io che debbo esser confuso di gratitudine, e che io lo sia davvero ve lo dimostra il non avere ancora saputo trovar l'occasione di dirvelo. 1595_3627_001281 oh, non vi date pensiero. anche oggi, prima di venire a tavola, ho preso un cordiale. mi sentivo già un poco abbattuta. spinello si sarebbe turbato per molto meno. volgendo la testa come chi cerchi qualche cosa che non sa. gli venne veduta nel vano dell'uscio che metteva al loggiato la faccia scura di tuccio di credi. 1595_3627_001282 la sollecitudine s'inventa lì per lì. l'estasi non si comanda. essa è come quel tal segreto degli artisti che, a cui natura non lo volle dire, nol dirian, mille ateni e mille rome. 1595_3627_001283 dardano intendeva poco questa distinzione. infatti, ammettendo che domineddio non potesse aver preferenze, si doveva anche credere che non avesse fatto lucifero helel, come lo chiamarono gli ebrei, più bello degli altri spiriti creati insieme con lui. 1595_3627_001284 aspettando ciò che tutti aspettavano e pregando iddio nell'amarezza del suo cuore che fosse delusa la sua aspettazione. ma iddio fu sordo alle preghiere della povera fanciulla. 1595_3627_001285 mastro jacopo una volta aveva detto di lui, tuccio di credi, non sarà mai un valente disegnatore. un uomo che non guarda mai davanti a sè può egli vedere quel che si faccia. 1595_3627_001286 per il solo desiderio di possedere colei che tutti celebravano. bellissima tra le fanciulle d'arezzo, e che il rifiuto di mastro jacopo non avesse ferito il suo cuore, ma piuttosto il suo orgoglio smisurato. 1595_3627_001287 mastro jacopo era in collera per la mancanza di rispetto di cui gli avevano dato prova quei tre sciagurati, non già per la loro andata che lo liberava da tre fannulloni veri impicci, non aiuti in bottega. perciò vi sarà lecito di argomentare che egli dovesse consolarsi ben presto. 1595_3627_001288 tra i pensieri del giovine pittore c'era anche quello che tuccio di credi dovesse andare quella sera o la mattina seguente a cercarlo. infatti, era naturale supporre che tuccio fosse venuto a pistoia per lui e, non avendolo trovato subito ed essendosi imbattuto a caso nel buontalenti, vecchia conoscenza di arezzo. 1595_3627_001289 spinello pensò che tuccio di credi era un buon diavolo ad onta della sua faccia scura, e ricordò il discorso di mastro jacopo che lo aveva paragonato alle pere spine: brutte di fuori e buone di dentro. 1595_3627_001290 questo va detto, s'intende pel caso di spinello. spinelli che in verità non sarebbe più giusto nel caso di un altro, il quale si struggesse d'amore per una persona viva. amare ed esser privi della vista di chi s'ama è un male senza rimedio, o il lavoro non ci può far nulla, se pure è vero che si possa lavorare di buona voglia. 1595_3627_001291 l'impero del mondo è una posta, essi la giuocano. non hanno guadagnato ciò che giuocano, l'hanno trovato sul tappeto verde e se ne sono impadroniti approfittando della disattenzione di tutti. 1595_3627_001292 perchè io dico: d'onde gli può esser nata la superbia a lucifero? non già da una speciale predilezione di domineddio, poichè questi non può non avere amato in ugual modo tutte le sue creature. io penso adunque che debba essere montato in superbia a cagione della sua grande bellezza. 1595_3627_001293 maestro. e se mi fallisse la prova, vorranno poi i massari della chiesa commettere a me un'opera di tanta importanza? non lo sapranno. che poi rispose, mastro jacopo, dando un'alzata di spalle: e noi cancelleremo il dipinto se non riescirà secondo le speranze che io ho concepite di te. 1595_3627_001294 inoltre, bisognava pensare che la tavola era una superficie piana e il contorno della figura desumeva le sue apparenze dal digradare delle estremità, dallo sfuggir delle curve, dal lumeggiarsi delle parti in rilievo. 1595_3627_001295 immagina il peggio che potesse accadere: la figura del santo non si riconosce più. c'è il verde, l'azzurro, il nero, tutto quello che vuoi, meno il color naturale delle carni. 1595_3627_001296 aveva dipinto, per l'oratorio di quella, un san luca che ritrae la nostra donna in un quadro. ma ciò non bastava ancora a nobilitare i pittori, poichè, lo sapete, tutte le distinzioni hanno mestieri di pigliar lustro dal tempo. 1595_3627_001297 vedete che caso dobbiamo rinunziare a questo piacere. come gridò, mastro jacopo, che cos'è questa novità? e guardava gli altri frattanto, come se aspettasse da loro la spiegazione di quelle parole del chiacchiera. ma gli altri stavano zitti. il chiacchiera riprese il discorso per tutti. 1595_3627_001298 alle beffe dal chiacchiera tuccio di credi, aveva aggrottate le ciglia e si era morso le labbra, indi, facendo spallucce, aveva risposto: che grullerie. basta che il primo venuto dica una cosa per chiasso, perchè tu ci fabbrichi subito un ragionamento. già non l'hanno battezzato il chiacchiera per nulla. 1595_3627_001299 credi tuccio diss'egli. allora, vi prego, chiamate mastro jacopo. tuccio si era inoltrato fin là con aria tra curiosa e indifferente. gli dava noia d'esser colto sull'atto di spiare i due giovani ed era già per tirarsi indietro sperando di passare inosservato, quando gli giunse la voce di spinello. 1595_3627_001300 meno v'ingannate, parri. le congratulazioni degli amici ci esprimono il loro animo e portano fortuna, come gli augurii, e il vostro e quello di tuccio mi saranno carissimi, tuccio di credi, così chiamato a parte della gioia di spinello spinelli. 1595_3627_001301 gli affreschi verranno quando avremo trovati i dipintori. siete dell'arte, voi, maisì messere, io di poco valore, il mio compagno di molto. e il vostro nome, se è lecito saperlo, io mi chiamo dardano acciaiuoli. 1595_3627_001302 il primo che l'ha vista, poniamo anche di sbieco- ne passa parola ad un altro e questi ad un terzo, anche prima di averla intravveduta lui. donde avviene che fin dal primo giorno che è stata annunziata la selvaggina, un centinaio di bracchi da punta sieno sguinzagliati alla macchia? 1595_3627_001303 infine, che importava l'umor triste del marito, se di lui e dell'affetto che la legava a lui era nato il suo parri, monna ghita si consolò raccogliendo su quella bionda testolina l'amore che non poteva espandere nel seno del suo triste o glorioso compagno. 1595_3627_001304 subito, rispose egli, confondendo nella scossa del comando ricevuto quella del vedersi scoperto e andò prontamente a far l'imbasciata. poco dopo, mastro jacopo, giungeva sul loggiato. 1595_3627_001305 che vuol dir ciò? chiese il vecchio gentiluomo con accento severo. spinello mio, non recate voi forse offesa a tuccio di credi che ha avuto il torto di fare una semplice osservazione al vostro dipinto. e perchè una ingiuria così grave, senza cagione ad un compagno d'arte, all'amico della vostra giovinezza? 1595_3627_001306 la mala bestia guardava tuttavia il suo poco temibile avversario e con le fauci aperte pareva volesse ingoiarlo. ma già il corpo si piegava, gli anelli del ventre si contorcevano, le zampe spaventosamente unghiate si stendevano nello spasimo e graffiavano l'aria. 1595_3627_001307 che volete messere. bisogna proprio dire che nessuno è contento del proprio stato. del resto, messer lapo non farebbe differenza tra questo luogo ed un altro. è piuttosto madonna fiordalisa che non ci gode l'aria fiordalisa, esclamò spinello, dando un sobbalzo improvviso, ma subito facendo uno sforzo violento per dominare la sua commozione. riprese. 1595_3627_001308 si maravigliavano che un giovane avesse saputo far tanto, e più cresceva lo stupore quando si veniva ad osservare in ogni sua parte il dipinto. la composizione era saviamente ideata e distribuita con raro giudizio. 1595_3627_001309 le disse la fata di leggere: nel cuore di tutti, le più grandi soddisfazioni della vanità non valgono il più piccolo conforto d'amore. 1595_3627_001310 io ho potuto vederla da vicino nell'andare in giù per le mie faccende, mentre essa tornava con messer lapo dalla cerimonia nuziale che tu fatta in san giovanni. la via era stretta ed io ho dovuto tirarmi contro il muro per lasciarla passare. 1595_3627_001311 sorriso della mia giovinezza. ti ho dunque ritrovato e non sei più mia. l'ira dei tristi ci ha separati, ma è forse vero l'amore che mi legava a te dal giorno che ti ho veduta per la prima volta e ti ho votato. il mio cuore non dura eterno qui dentro. 1595_3627_001312 del resto troveranno da allogarsi a senno loro. una cosa: dovete far voi ridere, come essi fanno di sicuro in questo momento all'osteria del greco, bevendo il bicchiere della staffa. 1595_3627_001313 è là sul terrazzo. andate, buona donna, ella aspetta i vostri soccorsi, rispose spinello balzando in piedi col suo troncone di spada nel pugno. e voi soggiunse, rivolgendosi agli uomini che erano rimasti sbigottiti davanti a quella scena di scompiglio nei buio, senza sapere con chi e con quanti avesse. 1595_3627_001314 che egli aveva pur dovuto dipingere, e col naturale desiderio di accostarsi alla perfezione. non era invece da credere che una virtù misteriosa guidasse il suo pennello, se a lui, per la prima volta, occorreva così facilmente di ritrarre una cara sembianza. 1595_3627_001315 mi congratulo con voi, proseguì messer dardano, volgendosi allora a spinello, così giovane e già tanto valoroso dipintore. ma perdonate, se io penso a me intrattenendomi con voi, è l'occasione che passa ed io l'afferro: pei capegli messer spinello, volete dipingere per me queste mura, vi aspettano. 1595_3627_001316 allora soltanto si lasciava sfuggire un bene o un male, secondo che gli pareva, ma niente di più. quella volta, per altro, si mostrò più corrivo. bene, diss'egli dopo una lunga disamina: sono contento di te. la composizione è saviamente immaginata. l'atteggiamento del santo è sobrio e dice molto. 1595_3627_001317 dove egli aveva pregato sulla tomba di fiordalisa, l'immagine della donna adorata rompeva qualche volta il suggello del sepolcro e veniva a intrattenersi con lui. ah, se egli avesse mai potuto ritrarla quale essa gli stava sempre negli occhi. 1595_3627_001318 scale fiordalisa, che non aveva ancor avuto tempo a riprendere il suo color naturale, aggiunse vermiglio a vermiglio. quando si vide dinanzi spinello questi non sapeva ancor nulla dei discorsi fatti tra mastro jacopo e suo padre, né dell'annunzio che il vecchio pittore aveva dato alla figlia. 1595_3627_001319 era già più tranquillo nell'entrare in duomo, dove lo aspettava il suo pezzo d'intonaco preparato di fresco, ma egli non volle andare al suo trespolo senza aver veduto spinello che lavorava già da due ore intorno al suo miracolo di san donato. 1595_3627_001320 se avesse potuto tirarsi indietro, come lo avrebbe fatto volentieri e istintivamente. voltando la testa, egli dava un'occhiata alla buca donde era salito lassù. ma proprio in quel punto messer dardano acciaiuoli lo prendeva amorevolmente per un braccio. 1595_3627_001321 e che le nostre buone qualità sieno solamente effetto di paziente educazione, come a dire di strofinamento e di verniciatura. 1595_3627_001322 un sentimento di pietosa curiosità lo persuase a seguire i due taciturni e per tre volte alla fila vide spinello andarsi a posare su d'un muricciuolo in piazza di santa maria novella, dove restava lungamente assorto nelle sue meditazioni, mentre l'amico andava alle sue faccende, per ritornarne più tardi a riprenderlo. 1595_3627_001323 come sapete voi, ciò eh dio buono, nel modo più naturale del mondo. sapete pure le ragazze: quando ci hanno un segreto di questa fatta, provano subito il desiderio di confidarlo a qualcheduno. 1595_3627_001324 no, maestro, disingannatevi, non siamo gelosi, niente affatto. rispose il chiacchiera: siamo pieni di rispetto per madonna fiordalisa. e fermi lì, del profilo fatto dal vostro spinello se ne parla ora per dirvi, anzi per tornarvi a dire: 1595_3627_001325 già gli pareva di riconoscere l'atteggiamento consueto di quella graziosa testa il cui contorno era così armoniosamente rigirato. accostatosi vieppiù, riconobbe il profilo soave del volto, la fronte prominente incoronata dalle ciocche ricciolute dei capegli neri e lucenti. 1595_3627_001326 mastro jacopo aveva voluto tirarsi il genero in casa e luca spinelli- che non era ricco, già lo sapete- si acconciava al desiderio del vecchio pittore, il quale poteva dire giustamente di aver concessa con una mano sua figlia, ma di averla ritenuta con l'altra. 1595_3627_001327 dardano sorrise, come sa sorridere un uomo accorto quando altri s'avvede di qualche sua bella trovata. sicuramente diss'egli. avevo udito di questa ragazza vostra vicina di casa ed ho voluto vederla. 1595_3627_001328 infatti, egli si era sempre studiato di piacere a quei tre, come agli altri compagni di lavoro. li aveva sempre trattati con urbanità e più volte era giunto perfino ad implorare la loro amicizia, con quella spontaneità di gentilezza. 1595_3627_001329 la beatitudine non si dice, è la cosa sublime, ineffabile, che si tiene gelosamente in serbo nel segreto dell'anima, per rammentarla nei giorni malinconici, d'ogni luce muti. 1595_3627_001330 non durò fatica a riconoscere che scambio di terre gli avevano macinato colori minerali con qualche altra diavoleria per giunta alla derrata. ma che cosa fosse veramente questa diavoleria? nè egli nè mastro jacopo riuscivano ad intendere, mancando a quei tempi il benefico trovato delle analisi chimiche. 1595_3627_001331 povero ragazzo, esclamò il vecchio gentiluomo crollando malinconicamente il capo. vorrei essergli utile. egli stesso potrebbe esserlo a me. vi piacerebbe dirglielo, anzi, meglio di condurlo da me. 1595_3627_001332 anzi, proprio in firenze, avuto il loro rinascimento, s'erano consigliati di creare la detta compagnia sotto il nome e la protezione di san luca evangelista. sì, per render lode e grazie a dio nell'oratorio di quella. 1595_3627_001333 parlava: tuccio di credi, come avrete capito, e messer lapo rispondeva: partirò, non dubitate, partirò, quantunque io non credo che egli possa giungere fin qua. forse egli ignora perfino che io. 1595_3627_001334 o per coloro che amassero dissimulare con un debito di carità cristiana il tedio dell'esistenza di queste nobili cure. il valoroso artefice aveva più lode in arezzo che non delle stupende tavole dipinto senza compenso per l'oratorio della confraternita. 1595_3627_001335 spinello spinelli si buttò nelle braccia di mastro jacopo animo via, brontolò il vecchio pittore. non piangere, io credo di aver disimparata quest'arte e potrei esser geloso di te. così dicendo, mastro jacopo asciugava due luccioloni che erano venuti proprio allora a farlo bugiardo. 1595_3627_001336 tuccio di credi. veduto così sottosopra, cioè computando l'una cosa per l'altra, poteva anche passare per un bel giovinotto. la carnagione, è vero, traeva all'olivastro, ma non è detto che l'olivastro sia un brutto colore, e ci son molti a cui simili impasti di giallo e di verde non dispiacciono. punto. 1595_3627_001337 non ha osato presentarsi, rispose: messer dardano. egli è tornato assai male in arnese. figuratevi che in nessuna scuola delle tante città di toscana ha trovato da vivere. da vivere, esclamò spinello. o che bisogno aveva di trovar da vivere? la mia scuola non gli basta. 1595_3627_001338 infatti, che cosa doveva significare per lui il nome di fiordalisa, se non questo che il buontalenti serbava fede in qualche modo alla sua fiamma antica? non potendo avere la bella figliuola di mastro jacopo di casentino, messer lapo aveva voluto sposare una donna che portasse il medesimo nome. 1595_3627_001339 di guisa che scambio di rientrare in pistoia da porta al borgo, rientrò da porta san marco. avrete già indovinato da questo cenno che spinello spinelli si calò verso il letto della brana per costeggiar le falde di colle gigliato. 1595_3627_001340 si grida tanto alla debolezza dei romanzieri che si son fitti in capo di presentare al pubblico dei tipi perfetti, soprannaturali, impossibili. e i romanzieri che sono uomini veri, cioè a dire imperfetti, la parte loro. 1595_3627_001341 andava a vedere come procedesse il ritratto e stava là dietro a spinello guardando la sua bella figliuola e le pennellate che il suo prediletto discepolo veniva gettando nel quadro. 1595_3627_001342 pensò, difatti, quando fu solo, pensò lungamente a tutte le cose che gli aveva detto il vecchio gentiluomo, ed anche ai discorsi di parri, come a quelli di tuccio benedetto chiacchierone. quel tuccio era lui, proprio lui, che aveva destato quel vespaio, tirandogli addosso tante esortazioni ad un tempo. 1595_3627_001343 era la prima, di sicuro, che facesse, nella casa di dio, il giuoco di scendere anzi che di salire. quindi, invasato dall'estro, si pose a lavoro con ansia quasi febbrile. l'idea e la forma gli escivano insieme, nello stesso tocco, dal disegnatoio che scorreva veloce sulla carta. 1595_3627_001344 ci mancavano le lingue meglio snodate, le lingue dei tre fannulloni che qualche volta facevano perdere la pazienza al principale spinello. andò incontro a parri della quercia, che stava seduto davanti al cavalletto copiando una madonnina del maestro. 1595_3627_001345 perchè dovete sapere che quella ragazza del balcone qui presso è la figlia d'un orafo che lavora in una bottega del ponte vecchio. ho udito, io con questi orecchi, ho udito le donnicciuole che, dopo aver guardata la vostra bella tavola, dicevano: to è monna ghita dei bastianelli. 1595_3627_001346 spinello pensò che egli fosse l'architetto oppure uno dei massari della nuova chiesa. il vecchio cavaliere si avvicinò bel bello ai due giovani e, rivolgendo il discorso a tuccio di credi, gli disse: forse vi occorre qualche cosa, messeri. 1595_3627_001347 dalle ciglia lunghe e fitte, aveva spicco il bianco delle pupille, un bianco perlato e vivido che faceva parer nero. un occhio castagno dai riflessi dorati. le guancie tondeggiavano senza troppo rigoglio. 1595_3627_001348 però immaginate voi con che cuore messer dardano leggesse un giorno certa lettera di madonna ghita spinelli che gli annunziava tristi cose del suo povero marito. 1595_3627_001349 la donna, si sa, è debole e paurosa. quanto meno è saldo in lei il vincolo che lega la vita alla carne, tanto più grande è il timore di perderla. desdemona trema. peggio ancora, ella non osa dire a sè stessa di amar cassio, così dolce e così buono. 1595_3627_001350 ma la prova non parve contentarlo, poichè subito cancellò quello che aveva fatto e tornò a segnare per cancellare da capo nove o dieci volte. rifece la stessa fatica, sudando freddo come un povero principiante a cui si domandi alcun che di superiore alle sue forze. 1595_3627_001351 oh, non dicevo. per questo, rispose il giovane, non oso perchè temo di non venirne a capo. l'idea di ritrarre il volto di madonna fiordalisa m'è già passata più volte per la testa. anzi, ve l'ho a dire quando sono a casa mia, quando mi trovo solo nella mia cameretta. 1595_3627_001352 non c'è dubbio, esclamò il chiacchiera e fors'anche avrà ideata la composizione: è possibile. ripigliò tuccio di credi. tutto si può credere, perchè il lavoro si fa in duomo, sulle impalcature, dove il maestro non ha più voluto vedere nessuno di noi. gatta ci cova, sentenziò cristofano granacci. 1595_3627_001353 dardano. meravigliò in cuor suo che spinello avesse fatto prova di tanta fantasia. forse ce n'era più che il pittore non avesse mostrato mai. perchè, se non sapete, lo scolaro di mastro jacopo di casentino, ora salito in gran fama per la sua eccellenza nel trattare soggetti più quieti e nel dare espressione di gravità e di tenerezza. 1595_3627_001354 i marsupini, ricca famiglia di arezzo, ottennero primi che egli dipingesse nella loro cappella un papa onorio in atto di confermar la regola dei santo fraticello di assisi. 1595_3627_001355 quando ritornò in sè, la chiesa era vuota. restavano soltanto presso a lei alcune pietose gentildonne che le avevano spruzzato il viso d'acque nanfe e lo prodigavano le più sollecite cure. 1595_3627_001356 si sarebbe detto che la natura, facendo quella testa, si fosse annoiata a metà dell'opera sua. il naso, ad esempio, non era in proporzione con l'ampiezza della fronte. le labbra sottili e smorte mancavano di fermezza, il mento sfuggiva senz'altro. 1595_3627_001357 no, non guastate il poggiuolo con una fabbrica così tozza. pasquino replicò: spinello spinelli, amo meglio questa piantata di querci che campeggia così bene sul fondo e divide in due la prospettiva della valle, lasciando incerti se l'una sia più bella dell'altra. 1595_3627_001358 il cielo era splendido, scintillante d'oro, con riflessi di porpora. l'aria sul loggiato era tiepida ancora della lunga refrazione dei raggi solari sulle pareti e sui colonnini di marmo, ma dalla strada incominciava a spirare il timido soffio dell'aria vespertina. 1595_3627_001359 animato da un po di rabbia, ma più dai conforti della bella fiordalisa, spinello si pose all'opera e lavorò per quattro. già si capisce che il ritratto di madonna fu per allora rimesso a dormire. infelice ritratto, non era venuto bene da principio e meritava la sua sorte. 1595_3627_001360 la fama di quel dipinto doveva sopravvivere all'autore e alla chiesa, poichè, quando questa cadde in rovina, nel gli aretini senza guardare a nessuna difficoltà o spesa. 1595_3627_001361 piena d'un senso nuovo, che non aveva tempo a studiare, perchè poi ci avrebbe studiato su il mondo. le pareva una gran bella cosa e questo era l'essenziale. l'aria aveva tesori ineffabili, fragranze arcane che le assopivano il sangue nelle vene. 1595_3627_001362 a quell'uomo bastava di possedere poco gl'importava del modo. ed anche madonna fiordalisa aveva avuta la sua cerimonia nuziale, ma gli echi di san giovanni di pistoia non la avevano recato nessun grido d'angoscia quando ella aveva profferito il sì che doveva legarla per sempre. 1595_3627_001363 ambedue andarono dal bastianelli, che lavorava, come vi ho detto, in una botteguccia d'orafo sul ponte vecchio. il bravo e modesto artefice cascò dalle nuvole udendo quella domanda di matrimonio fatta a sua figlia da un pittore famoso e recata a lui da un uomo così ragguardevole, da uno dei maggiorenti di firenze. 1595_3627_001364 è vero, questo notò il chiacchiera. mastro jacopo ha l'aria di tenerci per misericordia. come si tengono gl'infermi all'ospedale? non c'è che spinello in arezzo, e a lui concede anche la mano di sua figlia. questa poi è grossa, di che diamine s'è innamorato. 1595_3627_001365 che avete entrò a dire: messer luca, ella si è addormentata. ah, diceste il vero padre mio. gridò spinello spinelli, un medico, un medico, chi trova un medico? il sospetto di una disgrazia era penetrato nel cuore di tutti. 1595_3627_001366 quante cose sapeva la bella fiordalisa, ma badate, non più tante come prima. per esempio, una volta ella sapeva quanti uomini in arezzo fossero innamorati di lei. 1595_3627_001367 nobilissimo l'atteggiamento del santo e, bene inteso, naturalmente, collegata la doppia azione della figura, con quella destra levata a benedire e quella sinistra distesa indietro per accennare al suo popolo che volesse star cheto e tranquillo. 1595_3627_001368 ma in fondo in fondo soggiunse. tornando al primo argomento, mi sa male che quei poveri giovani abbiano lasciata la bottega. che non li compiangete troppo. son certi arnesacci capaci di stare più allegri senza di noi che con noi. 1595_3627_001369 è facile che si nasconda un grand'uomo in mezzo alla moltitudine e che rimanga ignoto in una città nuova per lui. ma non c'è caso che si nasconda egualmente una bella ragazza? 1595_3627_001370 ed è forse perciò che tanti pensatori modesti, i quali hanno lungamente vagliato dentro di sè il pro ed il contro delle cose umane, non credono agli entusiasmi del mondo e vivono a giornata in questa cara babele, senza pigliarla sul serio. 1595_3627_001371 ma non così fieramente come un compagno d'arte la cui felicità dovesse stargli sempre davanti agli occhi, quasi un rimprovero alla sua dappocaggine, ecco. 1595_3627_001372 spinello ci guadagnava di non dover più escire di casa alla sera, poichè l'edifizio dava dalla parte posteriore sull'arno ed egli aveva presa l'usanza di sedersi su d'una terrazza coperta e di star là fino a ora tarda contemplando le acque del fiume che sbucavano gorgogliando di sotto gli archi del ponte. 1595_3627_001373 di certo, anche se fosse vissuto cent'anni prima, non sarebbe stato lui che avrebbe liberata la pittura dalle pastoie bisantine. ma si può ammettere che, vivendo a lungo, sarebbe giunto a dipingere le più aggraziate madonne e i cristi meno arcigni dello stampo antico. 1595_3627_001374 tuccio di credi. dopo il pranzo andava sempre fuori da solo e non tornava che a notte alta per andare a dormire. ma una sera egli venne, con un pretesto, a fare un po di compagnia al suo principale. 1595_3627_001375 dite bene, maestro: oh, voi non dubitate ancora di me, come ne dubito io. ma lo consentiranno i massari che vuoi che facciano di diverso, ma potrebbero volere che l'opera fosse fatta da voi e forse, anzi, senza il forse sarà meglio così. 1595_3627_001376 pieno, fin troppo, aveva notato uno di quei critici che cercano il pel nell'uovo e non disperano di trovarcelo. il dipinto è ancora un po fresco, rispondeva un vicino. aspettate. 1595_3627_001377 sicuro il povero spinello. spinelli era impazzito di questa catastrofe. messer dardano aveva avuto come un presentimento alcuni mesi prima, quando spinello gli era capitato d'improvviso a firenze. 1595_3627_001378 non temete, sarà fatto. lasciatemi qui nel duomo a prendere inspirazioni dal luogo. mi sento una forza da leone. ma ditemi, maestro, il miracolo di san donato non è di aver fatto morire un serpente che infestava il paese. già è una semplice. 1595_3627_001379 spinello si avvicinò al prete, accostò le labbra alla guancia di lui e gli bisbigliò all'orecchio: prendo moglie. il sagrestano si trasse indietro per guardare in volto spinello. indi battè le labbra come un uomo che s'aspettasse tutt'altro e che, ad ogni modo, non vedesse una grande felicità nel settimo sacramento. 1595_3627_001380 scusate, mastro jacopo, io sarò un succiaminestre, un mangiapane, tutto quel che vorrete, ma ho l'uso di chiamare ogni cosa per il suo nome. che cosa ci stiamo a far qui? in che modo ci avete voi insegnati i principii dell'arte? 1595_3627_001381 gli occhi non erano grandi, ma conferiva loro un aspetto di nobile ampiezza sotto l'arco sottile e spiccato delle sopracciglia, sotto cui si disegnavano leggermente infossate le palpebre. 1595_3627_001382 produce un errore da nulla, il quale s'ingrandisce a mano a mano nel giungere fino a voi. e vi guasta l'euritmia del modello di guisa che la linea, la misteriosa linea del vero non vi è data neanche dai fedeli riflessi delle camere oscure, lucide, ottiche nere e via discorrendo. 1595_3627_001383 no, no, disse spinello. se io volessi pure risolvermi al gran passo, credetelo, io non andrei a cercare la perfezione, tutt'altro, mi parrebbe un'offesa alla memoria di quella poveretta. soggiunse egli, rabbrividendo istintivamente. 1595_3627_001384 vi fo grazia del soliloquio che, avviato su quel tono, andò molto lungo. quando ebbe finito di filosofare, alzò gli occhi- sempre a caso come soleva tanto per muovere il capo- e intravvide la fanciulla del balcone. 1595_3627_001385 il giorno seguente scambio di accompagnare l'amico fino in piazza di santa maria. novella, tuccio di credi si fermò davanti alla chiesa di san nicolò: entriamo diss'egli. per che fare? domandò spinello per vedere: è una chiesa nuova e forse ci saranno degli affreschi da osservare. 1595_3627_001386 a quella andatura impacciata che in parte lasciava indovinare e in parte nascondere il difetto già noto ai lettori: un difetto da nulla, in verità, quello che aveva meritato a monna ghita il soprannome di zoppina. 1595_3627_001387 datevi pace. vi ripeto: datevi pace. madonna lapo buontalenti. vostro fedel servitore non imiterà messer gentile dei carisendi che, dopo aver disseppellita la donna sua, la restituì scioccamente al marito. 1595_3627_001388 per contro, la sua fantasia, vigile da prima e avvezza a vagar dietro alle chimere, si addormentava in un bel sogno che aveva argomento nel vero. 1595_3627_001389 jacopo. s'intende che le donnicciuole non erano giunte di per sè a quella conclusione e che la loro perspicacia era stata aiutata da qualcheduno tuccio di credi. per esempio, passava le mezze giornate davanti all'altar maggiore di santa lucia de bardi. 1595_3627_001390 in quella vece gli serviva benissimo l'esempio di catalina caccianimico, gentildonna bolognese, amata da messer gentile dei carisendi, essendo il cavaliere andato podestà a modena e avendo colà ricevuto il doloroso annunzio della morte di lei. 1595_3627_001391 perchè, infatti, che cosa si cerca più avidamente nel bello se non la sua incarnazione? e, la nota del vero, non è essa che distingue la donna dalla statua, la realtà dal sogno. 1595_3627_001392 si poteva credere che, dovendo egli esprimere alcun che di perfetto, fosse tratto naturalmente ad effigiare l'immagine della sua povera estinta. ma allora perchè il tipo di fiordalisa non era mai stato espresso in tanti volti di madonne e di sante? 1595_3627_001393 nella camera vicina, tuccio di credi e parri della quercia si guardavano in viso, crollavano la testa e sospiravano come uomini percossi da una medesima sventura. 1595_3627_001394 la gioventù e la forza si vedevano solamente in quegli occhi, ma l'una e l'altra parevano fittizie, come se la vita che traspariva da essi non fosse altro che un effetto di ebbrezza momentanea od anche di pazzia. 1595_3627_001395 ecco, tuccio di credi, incominciò l'acciaiuoli volgendosi al suo ospite spinello. si scosse a quelle parole, alzò gli occhi e salutò il suo compagno d'arte. 1595_3627_001396 la mia figliuola. non fo per dire: è un'angiola, rispose il bastianelli, com'ebbe udita la domanda di messer dardano, ma forse messer spinello, di cui mi parlate, non l'ha vista bene. 1595_3627_001397 si sarebbe dello che le anime dei trapassati sdegnassero di vigilare qualche volta sulle ossa abbandonate, o che la salma di madonna fiordalisa non fosse là dentro spinello. 1595_3627_001398 alle gioie domestiche di mastro jacopo avevano preso parte moltissimi in arezzo, e si potrebbe aggiungere tutti gli abitanti della contrada. mastro jacopo era universalmente stimato. la sua figliuola era universalmente amata, anzi, per dirla con una iperbole, tutta nostrana adorata. 1595_3627_001399 lo studio di mastro jacopo era chiuso per sempre, ma se parri mancava, era tornato spinello e la notizia di quel ritorno aveva dato maledettamente sui nervi, a tuccio di credi. 1595_3627_001400 il vecchio padrone lo amava su tutti i suoi poderi, che n'aveva parecchi e ci s'era fatto un luogo di delizie. eppure i padroni d'adesso non ci si vedono tanto volentieri, davvero, e come va? se ci fossi, io vi assicuro che mi parrebbe di stare in paradiso. 1595_3627_001401 spinello spinelli. come potete argomentare da questo discorso che io vi ho fatto? secondo la sua intenzione, cansava molto volentieri ogni incontro nello stato d'animo in cui egli si trovava. ogni conoscente era un seccatore. 1595_3627_001402 morire, sì, sarebbe il meglio, ma non è sempre dato questo conforto agli infelici. la vita, che in tante occasioni è sospesa ad un filo, in altre è molto più salda e sembra quasi che lo stesso dolore aiuti a serbarvi questo inutile dono. 1595_3627_001403 intanto, nel cuore della povera bella si era fatto uno strano mutamento. l'immagine di spinello spinelli, che vi era così profondamente scolpita, si cancellò a grado a grado, così presente a suoi occhi quando era lontano. egli rimpiccioliva improvvisamente dopo esserle stato vicino. 1595_3627_001404 le vene che s'innestano al cuore son troppo deboli qualche volta, e uno spavento improvviso può romperle. ah, povera macchina umana. chiuso. con questo malinconico epifonema il discorso messer giovanni da cortona ritornò verso mastro jacopo, che veramente aveva bisogno di cure amorevoli. 1595_3627_001405 che se a voi lettori discreti paresse strano il caso di tanti pittori, i quali vedevano la figura umana più smilza del naturale, di guisa che nei dipinti di quel secolo non si scorge ombra di quella pienezza di forme che è tanto comune in natura. 1595_3627_001406 a voi lasagnoni ripigliò: maestro jacopo, salutate spinello. spinelli, l'autore dei tocchi in penna che avete veduti poco fa, è un ragazzo che, se non si svia per cammino, farà parlare di sè. 1595_3627_001407 meglio, esclamavano i massari. eh via, sì, meglio. vi ripeto: non fo per chiasso spinello. spinelli è giovane, come sapete, ma un uomo ha forse mestieri d'invecchiare per farvi il suo capo d'opera. quello è un ragazzo che vale assai e passerà non solo avanti a me, ma anche a molti altri. 1595_3627_001408 piuttosto è da chiarire quale delle due parti mobili ha maggiore virtù nel cangiamento del tipo dev'esser la bocca. osservò lippo del calzaiuolo, infatti disse il chiacchiera. quando madonna fiordalisa sorride, vi apparisce due tanti più bella. 1595_3627_001409 come furono in via dell'orto, poco lunge dal duomo, il giovane disse a mastro jacopo: ecco l'uscio di casa mia. se permettete, maestro, dò un salto fin lassù, prendo i miei disegni, che avete mostrato desiderio di vedere, e vi raggiungo subito fa, come ti piace? rispose mastro jacopo. 1595_3627_001410 ho, ma per uccidervi lentamente. e questo è un grave peccato innanzi a dio. così amate i morti, spinello, e vorrete, voi, mettere sull'anima di quella poveretta la rovina del vostro ingegno, la morte vostra, la disperazione del vostro povero padre. 1595_3627_001411 gran giornata, quella festa di san luca. ma ogni santo ha la sua vigilia e mastro jacopo pensò giustamente che dovesse averla anche. il terzo degli evangelisti e il primo dei pittori cristiani. 1595_3627_001412 ah, briccone, esclamò il vecchio pittore, tu sei contento e non vuoi confessarlo? fammi vedere il disegno. no, maestro, non ora. se permettete, sarà per domani. non sono ancora ben sicuro del mio concetto. nell'ebbrezza del comporre, mi è parso bello, ma ora, pensando alla grandezza del premio, 1595_3627_001413 la natura, mio vecchio pasquino. la natura dispone i suoi quadri assai meglio di noi. dove volete trovare uno spettacolo più vago? una costruzione superba su questo colmo non guasterebbe ogni cosa. e ditemi ora come si chiama l'aretino di laggiù. 1595_3627_001414 eh, che vi pare? continuò il chiacchiera. non la riconoscete, la figlia del maestro? gridò lippo del calzaiuolo. to è vero, soggiunse cristofano granacci è madonna fiordalisa. 1595_3627_001415 e qualche volta ad ottenere i giusti effetti di luce e d'ombra facendo modelli di creta i quali, disposti in una data azione tra loro, lasciavano vedere gli sbattimenti, i rilievi e tutte l'altre particolarità di cui si vantaggia la prospettiva d'un quadro. 1595_3627_001416 io ho pensato un giorno che se tutti gli aretini fossero come quello lì, non sarebbe davvero un bel vivere nella vostra città. grazie a voi, messere, ho cangiato opinione e penso oggi che ce ne sia di buoni e di tristi in ogni luogo. 1595_3627_001417 ai tristi non sarebbe rimasto altro guadagno che di far lavorare doppiamente quel povero e valoroso giovinotto. ma questo non importava e nello spazio d'un mese si sarebbe veduto un miracolo di san donato, bello come il primo e condotto secondo ogni regola d'arte. 1595_3627_001418 ma no, bisogna proprio che vi s'accostino con aria malinconica, che vi stringano la mano con tutt'e due le loro, che levino gli occhi al cielo, in atto di fare a dio l'offerta dei vostri dolori, e che vi facciano una stampita da non finirla più. 1595_3627_001419 che la morte ha potuto rapirmi, ma che non potrà farmi dimenticare più mai. orbene, eccovi nel caso, replicò l'acciaiuoli monna ghita, non ha di veramente gentile che il viso. alla sua persona mancano affatto quei contorni delicati che hanno per esempio le vostre madonne e che certamente ebbe la vostra povera morta. 1595_3627_001420 comunque fosse, era da credere. che tuccio di credi venuto a pistoia. non avrebbe potuto altrimenti, nè voluto cansare l'amico e spinello spinelli lo attese per tutta la sera, lo attese per tutta la mattina seguente, ma invano. 1595_3627_001421 fiordalisa accettò l'invito di spinello ed escì con lui sul loggiato. era l'ora di vespro e il sole incominciava a nascondersi dietro i tetti delle case vicine. 1595_3627_001422 spinello alzò gli occhi a guardarla. non era un sogno, davvero. la bella creatura stava davanti a lui, lo consolava con le sue dolci parole e col suo divino sorriso. era infine la sua fidanzata, e di questo non poteva egli dubitare, come della sua vocazione per l'arte. 1595_3627_001423 era malinconico e si buttò al disperato. desiderava la morte e si compiaceva soltanto nella solitudine che gli consentiva di pensare al più bel giorno della sua vita, il giorno in cui sarebbe cessata ogni sua pena. 1595_3627_001424 è strano, pensava egli, è strano che egli non sia venuto in chiaro di nulla. ma già chi può averglielo detto? il buontalenti? no, certamente che dev'essergli capitato addosso alla sprovveduta e per farsi ammazzare come un cane. che sciocco. è vero che egli, prima di morire, ha freddata la moglie, e in questo io ho riconosciuto il mio uomo. 1595_3627_001425 vi ho promesso, diceva, di fare il meglio. che sapessi ora che cosa direste, miei degni messeri, se io vi dessi per il vostro danaro anche meglio di quello che so far io. 1595_3627_001426 passarono giorni, passarono settimane e le lagrime di madonna fiordalisa si rasciugarono, ma non cessava altrimenti il dolore, di che vi accorate, le disse un giorno il suo carceriere, spinello, a cui pensate in silenzio, di cui vagheggiate l'immagine, spinello non pensa più a voi. 1595_3627_001427 tuccio di credi avvertirà intanto i suoi compagni di bottega, i quali saranno padroni di spargere la notizia ai quattro punti cardinali. tuccio di credi rispose con un cenno d'assentimento a quell'ultima parte del discorso di mastro jacopo. 1595_3627_001428 gli è morta una donna a cui era fidanzato. ah, dovevo immaginarmelo, esclamò il cavaliere e il suo nome spinello, spinelli, aretino, ma i suoi maggiori erano di firenze. la sua fidanzata, poi, era figliuola a mastro jacopo di casentino. 1595_3627_001429 se l'opera non riesce bella e salda come è nostro desiderio che sia- lo giuro a san luca, che è il patrono dei pittori- saremo in due a smetter l'arte. per altro, soggiunse mastro jacopo ridendo: non ci sarà questo pericolo. ricordati che non c'è più il chiacchiera a macinare i colori. 1595_3627_001430 non compiangete, mastro jacopo. assai più di chi muore è da compiangere chi vive condannato ad una esistenza in cui gli sia venuta meno ogni gioia. 1595_3627_001431 a firenze. i due amici erano andati ad alloggiare in una povera casa nella via della scala. escivano insieme ogni giorno, passeggiando lentamente fino alla piazza di santa maria novella, dove spinello andava a sedersi su d'un muricciuolo e vi restava a lungo senza parola guardando il sole che tramontava. 1595_3627_001432 ah, tu sai anche questo, borbottò il vecchio pittore, un tal po sconcertato. sicuro che lo so, lo sa tutta, arezzo, lo sa, mastro jacopo si strinse nelle spalle. ci ho gusto diss'egli, così non avrò più mestieri di dar la notizia a nessuno. 1595_3627_001433 il giottino di firenze e il berna di siena che farebbero a spartirsi il nostro cristofano granacci, ah. esclamò il vecchio pittore inarcando le ciglia. quei tre valentuomini hanno posto gli occhi su voi. cristofano, granacci e lippo del calzaiuolo risposero asciuttamente con un cenno del capo. 1595_3627_001434 indi prese a mettere il colore come gli era dato dal bozzetto che aveva preparato in anticipazione. il giorno in cui spinello aveva incominciato a dipingere mastro jacopo, sceso dal suo ponte verso l'ora di vespro, andò sul ponte dello scolaro a vedere come se la fosse cavata. 1595_3627_001435 che egli amasse la figlia del pittore e l'avesse chiesta in moglie si sapeva da molti, e si sapeva altresì che mastro jacopo gli aveva dato un rifiuto. era naturale che messer lapo se ne fosse adontato, non essendo piacevole a nessuno di sentirsi dire un no anche colorito da oneste ragioni. 1595_3627_001436 fu lieto di essersi nascosto in tempo più lieto quando riconobbe l'altro viandante- ma ho detto più lieto, avrei dovuto dire stupefatto- perchè quell'altro era il suo compagno d'arte. 1595_3627_001437 era venuta con passo lento. come persona stanca, poscia rimasta un tratto in piedi davanti alla balaustrata, si era adagiata sopra un sedile, sporgendo per mezzo il busto dal davanzale di pietra. 1595_3627_001438 la buona cia si era fatta da principio a sollevarle il busto per aiutarla a respirare, ma, veduto il sangue che grondava dal costato, si era affrettata a slacciarle la veste e appena giunsero i famigli con l'acqua, v'inzuppò un pannilino che pose con ogni diligenza e raffermò sulla ferita. 1595_3627_001439 e certamente non poteva sperarlo, poichè spinello non gli aveva risposto più nulla. era la sua consuetudine, quando un discorso non gli andava a versi, di chiudersi in sè medesimo, alla maniera dei grandi, e di lasciarvi lì, a mezzo della vostra perorazione. 1595_3627_001440 eloquente per noi che sappiamo tutto, non per jacopo di casentino, che non sapeva nulla dell'animo di sua figlia. orbene, disse egli dopo un istante di pausa. così ricevi la mia notizia. 1595_3627_001441 sembra a tutta, prima che debba essere l'opposto. ma voi sapete, lettori umanissimi, che c'è riso e riso. quello di una bella bocca, per esempio, fa l'effetto di un raggio di sole agli occhi, combinato con un effluvio odoroso alle nari e con un suono piacevole all'orecchio. 1595_3627_001442 e forse sarebbe finita così se la presenza di una mamma, tenendo lontani gli adoratori importuni, avesse lasciato libera quella bella creatura di scegliere nella turba i più modesti e, ad ogni modo, di inebbriarsi in tutte le generazioni d'incenso che vaporavano intorno a lei. 1595_3627_001443 da ultimo, quando si è dipinto, bisogna guardarsi di non avere a ritoccare il quadro con colori che abbiano colla di carnicci o rosso d'uovo, o gomma o draganti, come fanno certi. 1595_3627_001444 non dissimilmente avrebbero adoperato i ghibellini se a loro fosse toccato di poter bandire i guelfi. non c'era dunque da gridare all'ingiustizia. a quei tempi si usava così. oggi, la dio grazia, abbiamo un pochettino di progresso e certe cose non si fanno più, ci si restringe a desiderarle. 1595_3627_001445 chiunque ha perduto una persona caramente diletta ama il suo dolore e prova come un'amara voluttà a rinfrancarlo nel culto delle memorie, in una sollecitudine quasi infantile per tutto ciò che abbia avuto relazione con l'argomento dei suoi poveri amori, come se nei superstiti od anche nelle cose inanimate sia rimasto alcun che del tesoro perduto. 1595_3627_001446 spinello fu pronto come la folgore, con la spada nel pugno, si cacciò tra lei e il suo persecutore invisibile. ma appunto allora un uomo comparve dalla rèdola e venne a piantarsi sull'entrata del terrazzo. 1595_3627_001447 soggiunse ricordandosi lo specchio. lo specchio, il medico si volse ai vicini chiedendo col gesto una spiegazione di quelle oscure parole. 1595_3627_001448 aiuto. indi ad alta voce mastro jacopo. proseguì: vieni a bottega quando ti piace, anche oggi. se tuo padre si contenta, io mi contento e godo. non metto che una condizione ad averti con me quale io l'accetto fin d'ora, disse spinello, a cui brillavano gli occhi dalla contentezza. 1595_3627_001449 e perchè soffrano veramente meno di certe altre e perchè manchino loro le forme in cui si esprime agli altri e si rappresenta a noi stessi il dolore. questa vi parrà una sottigliezza, ma è tuttavia una verità. chiedetene a tutti i filosofi e vi diranno che l'uomo non sente i bisogni di cui gli manchi un'esatta cognizione. 1595_3627_001450 saremo amici, io spero, ripeteva, sommesso il chiacchiera, rifacendo il verso del nuovo venuto. vedete che degnazione, o che si crederebbe per caso d'essere il duca namo di baviera o il saladino soggiunse lippo del. 1595_3627_001451 ho giurato di smettere i pennelli se la cosa non va come è giusto che vada. la mattina seguente, chiuso il duomo ai curiosi importuni, i manovali si fecero tosto a rizzare una nuova impalcatura nella cappella di san donato. 1595_3627_001452 ho caro di averti conosciuto. cimabue si tenne fortunato di essersi imbattuto in un pastorello che disegnava le pecore del suo armento sui lastroni di vespignano. io avrò in quella vece, posta la mano su d'un artista formato. 1595_3627_001453 non sa nulla, non sa nulla, ripetè in cuor suo tuccio di credi. ah, se non sapesse nulla neanche quell'altro? siamo dunque intesi, proseguiva, messer dardano. gli parlerò di voi, aggiusterò io questa faccenda. 1595_3627_001454 scusate il paragone, ma io mi son sempre figurato così- i trionfatori romani, e più particolarmente il petrarca, quando lo portarono a prendere la corona d'alloro sulla vetta del campidoglio. 1595_3627_001455 non ancora, messeri, onorandissimi, non ancora. ho la mente confusa. non m'è venuto ancor nulla che sia degno della chiesa e di voi. perdonate, sarà per un altro giorno, se iddio mi aiuta. 1595_3627_001456 la lettera di monna ghita ricordò a messer dardano acciaiuoli le sue prime apprensioni: era stato il protettore di spinello e il pronubo della giovine coppia e intendeva benissimo come, in un giorno di tristezza domestica, la moglie di spinello dovesse ricorrere a lui col pensiero e invocare il suo patrocinio. 1595_3627_001457 quale. se questo ragazzo mi si svia, continuò: mastro jacopo, se non mi diventa un gran pittore, lo mando diritto a quel paese. fortuna per te che ti sei conservato un buon figliuolo ed hai risposto alla mia fede. dunque siamo intesi, il miracolo sarà fatto. 1595_3627_001458 ma infine, in quella vecchia storia religiosa, molte generazioni avevano lavorato di fantasia e si poteva ammettere senza sforzo che gli uomini, dopo avere foggiato a loro immagine il creatore, si pigliassero uguale libertà con le sue creature più nobili. 1595_3627_001459 e voi escite dalle loro consolazioni più disanimati che mai. peggio poi quando le condoglianze vi sanno di bugiardo, perchè allora ci avete anche la nausea, dovendo dar fuori il dolce e tenervi in corpo l'amaro. 1595_3627_001460 vuoi dire che ti casca l'asino? ho capito, disse mastro jacopo, ma questo è naturale, è di pochi il ricordare appuntino tutte le fattezze d'una persona assente per modo da poterle rendere con precisione sulla carta. 1595_3627_001461 questo, a dir vero, non significava nulla. ognuno a cui piaccia può imbrattare un foglio di carta e credere d'aver fatto un disegno. ma il guaio era che mastro jacopo aveva lodati i disegni del nuovo venuto proponendoli come esempio ai vecchi della scuola. 1595_3627_001462 lasciò che tuccio di credi andasse con dio e il giorno seguente partì per alla volta di pistoia. era solo, ma la solitudine non tornava uggiosa al suo spirito malinconico. 1595_3627_001463 spinello alzò gli occhi per guardare lassù, dove guardava tuccio di credi, ma non rispose nulla. al compagno che forse vi pare ch'io non abbia ragione, ripigliò tuccio di credi. a me sembra bellissima, una vera trovata per un pittore come voi che fa, a detta universale, i bei visi di madonne e di sante. o forse non l'avevate ancora osservata. 1595_3627_001464 spinello spinelli, andato a vederla appena giunto in pistola, fu contento di averci a lavorare e, tosto, si diede a meditare qualche cosa che potesse rispondere alla magnificenza del luogo e alla buona opinione che i pistoiesi s'avean fatta di lui. 1595_3627_001465 non sapevo chi fosse, ma ne rimasi colpito. andai quel giorno a nascondermi là, dietro quel pilastro della navata di destra, per poterla vedere di profilo, senza che ella si accorgesse di nulla. 1595_3627_001466 eh, capisco, rispose mastro jacopo, riavutosi dal primo spavento, non è avvezza a queste confusioni. per fortuna non vengono che una volta sola. fiordalisa, figliuola mia, ora ti senti meglio, non è vero? sì, babbo, rispose la fanciulla con un filo di voce. quest'aria mi fa bene, ma vorrei berne tanta. 1595_3627_001467 quando la commedia del giorno è finita e l'attore si trova solo nel suo camerino, dove non ha più da ingannare nessuno, spoglia le vesti e gitta gli arnesi della sua parte, incominciando da quei mustacchi neri. 1595_3627_001468 la battaglia poteva dirsi già vinta, come non avrebbe avuto vittoria d'un serpente anche con sette teste e dieci corna. chi aveva battuto e piombato negli abissi il più forte de suoi avversari, che tale era certamente lucifero. 1595_3627_001469 quello che voi avete già indovinato, replicò l'impertinente scolaro alle corte: qui c'è un salto troppo grande per gli stinchi del vostro beniamino, dai tocchi di penna all'affresco e senza aver fatto nel frattempo nulla che meriti di essere osservato, neanche una testa. 1595_3627_001470 spinello era, come tutti gli uomini, i quali vivono raccolti in sè stessi, che non credono conveniente di far violenza amichevole con nessuno, poichè a lor volta non amano di essere oppressi dalla benevolenza altrui. 1595_3627_001471 quei cinque lasagnoni, com'egli spesso usava chiamarli con dimestichezza, punto piacevole a loro. si domandavano: tuccio di credi, lippo del calzaiuolo, parri della quercia, cristoforo granacci e angiolino lorenzetti, soprannominato il chiacchiera. 1595_3627_001472 quete notti della bella toscana, in mezzo al cupo smeraldo dei poggi digradanti, al biancheggiare dei nitidi borghi in lontananza, al luccicare dei fiumi serpeggianti in fascia d'argento lunghesso le valli? avevate mai accolta e accarezzata dal vostro raggio amoroso? una felicità così piena? 1595_3627_001473 una donna anche più facilmente e meglio dell'uomo. si inizia all'amore da sè. non ne ha imparati i segreti, eppure ella sente subito appena il suo cuore abbia incominciato a dare i battiti più frequenti dell'usato. 1595_3627_001474 ma in quei tempi di vita rigogliosa per l'arte era una festa aver gente dattorno e un pittore non si teneva per maestro se non aveva una mezza dozzina di scolari, uno dei quali uno almeno di più facile ingegno e di più pronta volontà, seguitasse la maniera, serbasse le tradizioni del principale. 1595_3627_001475 è possibile che la natura umana ci condanni a morte e che la gioventù non trovi in sè medesima quella forza di risurrezione che trova la più umile pianta nella vicenda delle stagioni? 1595_3627_001476 chi immagina e crea deve trovare in casa la pace allegra che ritempra le forze e il viso sorridente di qualcheduno che l'ama. si narra d'un gigante che combattè con ercole e che rinfrescava il vigore delle membra quante volte toccava coi piedi la terra. 1595_3627_001477 lunge. si udiva solamente lo stridio dei grilli, monotono ma lene, che non urtava l'orecchio ma conciliava il raccoglimento. e pareva la voce della natura, la nota della realtà che dicesse loro: voi siete persone vive, non ombre vane. 1595_3627_001478 tutto rispose parri. non avete osservato come ella si muta ad ogni momento? già disse il chiacchiera donna e luna: oggi serena e doman bruna. 1595_3627_001479 non gli avrebbe saputo chiedere più di quello che egli poteva darle in ricambio. e all'ombra di fiordalisa, che gli stava sempre negli occhi, mostrava gli amici, i protettori messer, dardano suo padre, tutti collegati nell'opera di volerlo ammogliato. 1595_3627_001480 veramente soggiunse, spinello, vi parrà che il debito mio fosse anche di non condurla all'altare, ma questo voi sapete oramai come andasse. lo stato dell'animo mio non poteva sfuggire all'occhio attento della povera ghita. mi chiese che cagioni di turbamento fossero in me e come avvenisse che nulla poteva rimuoverle dal mio spirito. 1595_3627_001481 dava tregua al lutto del suo cuore per impalmare un'altra donna. così finiscono, direte così finiscono gli eroi da romanzo. ma di grazia, umani lettori- e vorrei soggiungere umane lettrici, sentite un pochino le ragioni del narratore. 1595_3627_001482 è stata vostra, così pienamente vostra, che nessun potere geloso, neppur l'ombra d'un pensiero profano, ha potuto mettersi tra il vostro cuore ed il suo. che altro si può desiderare o sperare che non sia da meno di quel momento sublime? 1595_3627_001483 cade. se non m'inganno, ai di ottobre, rispose parri della quercia, che importa a me quando casca? volevo dirvi che quel giorno io sposerò madonna fiordalisa. ah, disse parri, abbiate le mie congratulazioni, quantunque potete anche farne di meno. 1595_3627_001484 son venuto su triste come lui e lo sono rimasto. come vedete, egli e messer dardano potranno dirvi che questa è la mia indole, ma io vi prego di credere una cosa: mastro zanobi: la vostra figliuola non avrà mai a dolersi di me. questo posso promettere sulla mia fede d'onest'uomo. 1595_3627_001485 spinello. aveva le guancie scarne, gli occhi infossati, i capegli largamente brizzolati di bianco. era, a dirvela in due parole, una rovina d'uomo. 1595_3627_001486 padre mio balbettò fiordalisa, chinando la fronte: quello che voi farete sarà ben fatto. sì, questo va bene. ripigliò mastro jacopo che aveva voglia di ridere. ma se per avventura si trattasse di uno che non ti andasse ai versi. 1595_3627_001487 da principio arrossiva vedendosi guardare con tanta attenzione e via- diciamo le cose come stanno- anche con tanto desiderio. ma la consuetudine aveva portati i suoi frutti. 1595_3627_001488 ecco una ragione che mi capacita, disse mastro jacopo, facendo bocca da ridere: ma ti piacerà poi da senno il mio beato masuolo. vieni sul ponte e sia come ti pare. 1595_3627_001489 madonna diss'egli a fiordalisa quella medesima sera. vostro padre desidera che io mi provi a ritrarre le vostre sembianze lo consentite voi? la fanciulla arrossì e chinò gli occhi a terra. 1595_3627_001490 vedete, maestro, non mi vien fatto di cogliere certi piccoli rapporti tra l'ovale del mento e il tondo della guancia. infatti, qui è sbagliato il contorno, non c'è che dire: è sbagliato. l'ho già rifatto una ventina di volte. 1595_3627_001491 quel giorno spinello spinelli entrò raggiante in bottega e parri della quercia e tuccio di credi opachi e taciturni lavoratori levarono gli occhi stupiti a contemplare quel giovine cherubino che non capiva più nella pelle. 1595_3627_001492 a buon conto. la città è piccola, ma ci ha le vie larghe, pulite e ben selciate, il che non si trova mica da per tutto. possiede molte ed insigni opere d'arte, un prefetto, un vescovo, due buoni alberghi e un caffè dei costanti che vi dà subito l'idea di una popolazione d'innamorati. 1595_3627_001493 la scena era troppo straziante. si scongiurò mastro jacopo a togliersi di là, ma le preghiere non facevano che accrescerne il furore e fu necessario di trascinarlo a forza. intanto, le donne preso sulle braccia il cadavere della fanciulla, lo recarono in casa e andarono a deporlo nel suo letticciuolo verginale. 1595_3627_001494 ella si era veduta in balla di due feroci che l'avevano amata, e uno di costoro la dava in preda all'altro, il più povero la vendeva al più ricco. 1595_3627_001495 volontà siffatti uomini, quando l'occasione li fa innalzare a più grandi propositi. appaiono anche uomini insigni e si chiamano cesare o napoleone, perchè scambio di vincere una donna hanno soggiogata la patria. 1595_3627_001496 luca mio. gli disse mastro jacopo, traendolo in disparte, che volete, son donne e ci hanno le loro piccole superstizioni. s'è dovuto prendere quattro o cinque persone a mezzo servizio per dar mano a tutto il bisognevole in questa casa. 1595_3627_001497 ero sul ponte a lavorare e si trovava con me parri della quercia per mesticarmi i colori. ad un tratto i massari mi vogliono giù. che bisogno hanno di me da chiamarmi così in fretta? 1595_3627_001498 anch'egli aveva profanata la santità d'una tomba per giungere alla scoperta del vero. e come era vissuto fino a quel giorno? e come e perchè quella cerimonia nuziale per cui spinello si era allontanato da lei ma anche ella non si era allontanata da lui? non apparteneva ella ad un altro? 1595_3627_001499 ah, gridò egli, colpito da quelle parole e più dall'accento con cui erano stato profferite. tu m'ami dunque, o fiordalisa mi ami come t'amo. la bella creatura gli volse uno sguardo in cui si dipingeva tutta la confusione dell'animo suo e cadde perduta nello braccia dell'innamorato spinello. 1595_3627_001500 quando gli amici hanno stabilito di darvi moglie. le donne non mancano e se ne trova una ad ogni uscio. manco male la figliuola dell'orafo, poichè messer dardano ci aveva trovato un grosso difetto: era zoppa e tozzotta, per giunta poverina. non lo avrebbe trovato facilmente un marito. 1595_3627_001501 io vi pregherò di ricordare che quei bravi rinnovatori dell'arte escivano allora dagli stecchi della pittura bisantina e per vedere tutto il vero nel vero, dovette mancar loro il coraggio. natura non facit saltum, si è detto. anche l'arte ha dovuto andare per gradi. 1595_3627_001502 animo via, disse messer giovanni da cortona, non vi disperate, così sarà uno svenimento. e si avanzò in mezzo al crocchio il degno seguace di galeno per vedere da vicino la fanciulla. 1595_3627_001503 perciò s'intendeva facilmente come il buontalenti non avesse voluto rimanere in arezzo testimone delle nozze di fiordalisa con spinello spinelli. e non parve strano che egli si fosse ritirato a vivere per qualche tempo in una sua terra sulla montagna pistoiese. 1595_3627_001504 come voi amate, ho capito, disse: parri della quercia, col suo placido viso era contento. quel buon diavolaccio di parri non si sentiva nato per nessuna altezza e dalla sua mediocrità consapevole ma non gelosa. 1595_3627_001505 che cos'ha veduto il chiacchiera? domandò tuccio di credi. forse il basilisco, in fede mia, ripigliò il chiacchiera. questo non lo ha veduto, di certo il maestro. 1595_3627_001506 perdonate, maestro, rispose messer dardano, turbato da quella escita improvvisa, ma più assai dalla strana animazione del viso di spinello. si ragionava con tuccio di credi, il quale trova una certa rassomiglianza nel volto di lucifero. 1595_3627_001507 poca cosa. maestro degli schizzi, dei tocchi in penna, dal vero, maisì, maestro dal vero ed anche ricordando le cose vedute già, come questo san giovanni ripigliò, mastro jacopo, crollando la. 1595_3627_001508 gli parve che a quel sì rispondesse un grido dall'alto, un grido acuto e breve, come di persona colpita da un improvviso stupore. ah, pensò egli sbigottito, non è questa la mia dolce fiordalisa che mi rimprovera di averla dimenticata. 1595_3627_001509 lasciato parri al suo lavoro. spinello andò oltre per avvicinarsi a tuccio di credi che macinava colori in un angolo tuccio. non gli diede neanche il tempo di aprir bocca. 1595_3627_001510 madonna fiordalisa non vedeva, non udiva che un uomo. in apparenza era sempre contegnosa e tranquilla, come quando sentiva il susurro degli inni che volavano a lei d'ogni parte e, direi quasi, il crepitio dei cuori che ardevano sul suo passaggio trionfale. 1595_3627_001511 io no, l'ho risaputo dallo scaccino della chiesa, ma su questo non ho a dirvi di più. soggiunse tuccio già quasi pentito di aver toccato quel tasto, ma gli altri non avevano bisogno di più estesi particolari e non ci badarono neanco. 1595_3627_001512 mi sembra di parlar chiaro. ripigliò: mastro jacopo, il tuo ingegno ha messe le penne. maestre, puoi volare senza aiuto di chicchessia? spinello si fece rosso, chinò la fronte e rispose. 1595_3627_001513 era una debole creatura, ma ai deboli soccorre spesso il coraggio della resistenza. inerte e fiordalisa, anche fuor di speranza com'era, si chiuse nel suo triste silenzio, aspettando la morte che la liberasse dalle istanze del feroce amatore. 1595_3627_001514 a quelle di tuccio di credi. non c'era da dubitarne. tuccio era lì e gli occhi di messer dardano potevano spiccarsi da lui per volgersi al lucifero o dal lucifero per volgersi a lui e vedere tra l'uno e l'altro una rispondenza perfetta. 1595_3627_001515 pensateci e vedrete che ho ragione io, cioè no che aveva ragione madonna fiordalisa a sorridere. la fanciulla del resto non si annoiava, punto di stare in quel modo per cinque o sei ore al giorno, seduta davanti a spinello. 1595_3627_001516 giorno la principessa si svegliò più triste dell'usato. guardò nel suo cuore e ci vide torbido. la poverina era innamorata. la favola dice che da principio ella non sapeva darsene pace, ma che poi ne fu consolata dalla sua protettrice. 1595_3627_001517 no, niente di male, rispose il medico, ma forse nessuna bevanda confortativa poteva giovarle più dopo quella commozione violenta. son cose che avvengono, soggiunse come parlando a sè stesso. 1595_3627_001518 eterna. argomentiamo così facilmente dai nostri i sentimenti degli altri. eppure le beffarde parole di messer lapo, anche respinte da un'intima convinzione, non potevano essere dimenticate e l'eco doveva restarne in quel povero cuore. 1595_3627_001519 le dolci promesse di un'estasi invocata passarono davanti agli occhi di spinello, che ne fu come abbagliato, e gli fu necessario un grande sforzo di volontà per rimettersi in pace, poichè il brivido di quella stretta gli correva ancora per le vene. 1595_3627_001520 lo vedrete nel san donato, disse parri della quercia. ma se non è suo, rispose il granacci, lo vogliamo giudicare da un'opera fatta da lui sotto i nostri occhi, non già in un affresco di mastro jacopo gabellato per suo. 1595_3627_001521 e che cosa dicevi? tu, dunque dicevo che madonna può riconoscersi in questi contorni, ma che questo non può dirsi un vero ritratto. un ritratto della vostra figliuola io l'ho per la cosa più difficile del mondo, se non per avventura impossibile. 1595_3627_001522 giovinotto. queste freddezza non istanno bene tra compagni d'arte che sono sempre andati d'accordo. la vita è già troppo piena di noie. non la turbiamo ancora con le nostre contese. vi vedrò questa sera. 1595_3627_001523 ti dico che la è quistione di lavorare e non d'altro, di lavorar sempre e di lasciare che i fannulloni cantino. copiare e immaginare, immaginare e copiare. ecco il punto. una cosa non ti vien fatta alla bella: prima si prova da capo, verrà alla seconda volta o alla terza? 1595_3627_001524 ah padre mio, diceva spinello sospirando: non va, pur troppo, non va. tira via, ragazzo incontentabile. brontolava allora il maestro. lo so anch'io che non va. se tu vuoi ad ogni costo la perfezione, che non è di questo mondo, vedi, ti riesce. tormentato per la smania di notare ogni nonnulla, o 1595_3627_001525 ora il lividore di tuccio poteva essere un segno di allegrezza profonda, come era di profondo rancore. anch'egli aveva amato fiordalisa, ma senza speranza, prima che spinello spinelli entrasse in bottega di mastro jacopo e innamorasse la bella figliuola del pittore. 1595_3627_001526 anco per trovarsi alcuna volta insieme e sovvenire nelle cose dell'anima e del corpo a chi, secondo i tempi, n'avesse bisogno. il periodo è lungo, ma non è che l'abbreviatura d'un altro, anche più lungo di messer, giorgio vasari. 1595_3627_001527 madonna le disse: il buontalenti che io vi ami e quanto lo sapete da un pezzo, voi farete quel che vi parrà meglio. chi può aspettare non vi domanderà nulla anzi tempo. 1595_3627_001528 vestita così semplicemente d'una veste di ferrandina a larghe pieghe, le quali scendevano in bei partiti dal fianco, senza fronzoli che dissimulassero le curve gentili del busto, con le maniche lisce e la radice del collo a mala pena coperta da un baveretto bianco, madonna fiordalisa era un miracolo di eleganza e di grazia. 1595_3627_001529 egli la rigirò per modo tra la parete e la vòlta medesima che ai riguardanti parve tutta una cosa condotta in soavissima curva senza interruzione d'angoli o di. 1595_3627_001530 che doveva svegliare tanti dolorosi ricordi nell'animo di spinello. frattanto, il nobile fiorentino sbirciava il suo protetto. che male avrebbe riconosciuto se, scambio di trovarlo al suo posto d'onore, lo avesse incontrato per via. 1595_3627_001531 gli fu agevole intendere che mastro jacopo non aveva creduto opportuno di dir nulla alla sua bella figliuola, e spinello gliene fu grato perchè, libero da ogni soggezione, avrebbe potuto guardare in volto fiordalisa, contemplarla a sua posta e pensare tra sè con gioia infantile. 1595_3627_001532 tuccio di credi, che precedeva di pochi passi il nuovo venuto, si tirò da un lato per lasciarlo passare. il vecchio fiorentino entrò, strinse la mano che gli offriva il pittore e andò a baciare in fronte la sua futura nuora. se aveste veduto in quel punto il povero tuccio di credi. 1595_3627_001533 del resto non temessero i massari. a quel guaio si sarebbe rimediato prontamente. se a loro premeva il decoro della chiesa, a spinello spinelli premeva altrettanto, se non più, la sua fama. 1595_3627_001534 dio santo, com'era bella- due cotanti più bella delle altre volte- quando egli la vedeva in duomo agli uffizi divini, con gli occhi bassi e la testa e il collo gelosamente custoditi da un velo di seta bianca assai largo che le scendeva giù per le spalle. 1595_3627_001535 non gli restava che di congiungerli ad uno, ad uno, per gli orli con la colla di farina cotta al fuoco. ciò fatto, e come il cartone fu rasciugato sulle giunture, lo stese al muro, incollandolo sui lembi indi tirate sul suo primo disegno tante righe orizzontali e perpendicolari che lo riducessero ad una fitta rete. 1595_3627_001536 intravveduta nel racconto del vecchio pasquino. forse era da ascrivere la cosa a un senso di gentile pietà, naturalissimo in un cuore ben fatto come il suo, egli invero, pensando alla signora di colle gigliato, 1595_3627_001537 tuccio di credi. aveva veduto messer dardano anche prima che messer dardano vedesse lui, e avrebbe voluto cansarlo. ma come accade in simili circostanze, che il timore d'essere osservati vi trattiene e vi fa cadere più presto nelle unghie di chi volevate sfuggire. andò a lui come la biscia all'incanto. 1595_3627_001538 del resto, la quiete dell'animo di spinello va intesa con discrezione. era una quiete come oggi si direbbe relativa. gli restava un gran vuoto nel cuore e sul volto, l'impronta di una rassegnata tristezza. 1595_3627_001539 in quella che faceva dare indietro il suo nemico. udì un gemito e vide fiordalisa abbandonarsi sul fianco. fatevi animo, madonna, diss'egli il tristo non potrà nulla contro voi, ma che? 1595_3627_001540 messere balbettò, spinello confuso. vorrei. lo sa il cielo se vorrei vogliate, dunque dipende da voi. ripigliò messer dardano. voi dovete ammogliarvi. una compagna vi è necessaria. non credete a ciò che sentenziano taluni, che l'artista ha da viver solo perchè l'arte non vuole rivali. 1595_3627_001541 inoltre vedeva il suo fiume, i cui fiotti lievemente increspati si seguivano lentamente, ma non era più lo spettacolo della terrazza donde egli vedova lo acque limacciose illuminarsi di qualche riflesso cristallino, mentre gorgogliavano intorno alle pile del suo ponte vecchio. 1595_3627_001542 vedo ogni giorno con voi un giovinotto dall'aspetto assai triste. ripigliò il vecchio gentiluomo. egli ha certamente avuto a patire una grave disgrazia, maisì messere una disgrazia irreparabile, replicò, tuccio di credi. 1595_3627_001543 intendeva dire che il suo viso muta aspetto ed espressione ad ogni tratto, e tuccio di credi. quell'altro sapientone soggiungeva che il guaio era tutto nelle parti mobili del viso. secondo lui, le parti mobili del viso sono gli occhi e le labbra. eh, disse spinello. potrebbe aver ragione, tuccio di credi. 1595_3627_001544 e spinello. essendo entrato a far parte della compagnia, andava anche lui con la tasca al collo e il martello di legno in mano, picchiando all'uscio dei ricchi ed entrava nelle case visitate dalla morte per recarsi sulle spalle i cadaveri. 1595_3627_001545 mastro jacopo, voi sapete il proverbio: ognun può far della sua pasta gnocchi, ma noi non ispendiamo del nostro, noi amministriamo il denaro della comunità. è giusto. ed io non vi chiederò nulla per l'opera di spinello, se essa non sarà tale da piacervi. 1595_3627_001546 ad aiutare la sua volontà. giunse un rumore di passi che veniva dalle scale poco stante. mastro jacopo appariva sulla soglia spinello. non poteva vederlo, poichè volgeva le spalle all'uscio, ma lo vide, fiordalisa, e notò che aveva la cera stravolta. che c'è, chiese la fanciulla turbata. 1595_3627_001547 io invece ho fatto per spinello spinelli quel che si fa o che si dovrebbe fare per un amico, ma per carità non mi parlate d'insegnamenti. quel benedetto ragazzo aveva già la scintilla in testa, l'ha portata nel mio focolare e s'è acceso il suo fuoco da sè. 1595_3627_001548 in quel medesimo terrazzino, donde pur dianzi gli era apparsa la figura di madonna fiordalisa. va te ne prego, va mia buona cia, prendi un po d'acqua, dell'aceto quello che troverai- per ridar la vita a questo poveretto. 1595_3627_001549 si raccoglievano sul taglio della vita e la mano destra, sovrapposta all'avambraccio sinistro, sosteneva un piccolo uffiziuolo. sulla testa era gittato un velo che scendeva fino agli òmeri e si confondeva col manto. 1595_3627_001550 ma nell'anima sua, era un pensiero che non pativa rivali nel suo cuore, un'immagine che non lasciava posto a nessuna impressione esteriore. 1595_3627_001551 e rasentare la villa del buontalenti, cinta da un muro nerastro che si vedeva tutto rivestito d'edera e sormontato dalla frappa scura dei nocciuoli e degli elci. lì presso, nel greto della brana, il nostro pittore s'abbattè in una povera donna che stava lavando alcuni pannilini all'acqua corrente. 1595_3627_001552 vedete qua tuccio di credi, il quale sostiene che la somiglianza è tutta dovuta alla parsimonia dei tratti. il vostro protetto ha trovata l'aria della figura e nient'altro. se dovesse fare un ritratto, si troverebbe molto impicciato. 1595_3627_001553 furia di messer dardano, che adempiva con coscienza a tutti i suoi uffici di protettore. finalmente- e forse era da metter questa innanzi alle altre- furia di tuccio di credi, il quale voleva riconquistare la sua libertà. 1595_3627_001554 quella sera il curato del duomo mandò il sagrestano alla casa di messer jacopo per chiedere a che ora del mattino gli facesse comodo di andare in chiesa per la cerimonia nuziale. 1595_3627_001555 sposereste messere, disse allora spinello: per far ciò che voi dite bisogna amare, ed io non amo pazienza. cerchiamone un'altra che vi piaccia di più. quantunque, monna ghita, che io ho veduta l'altro dì come gridò spinello, anche questo avete fatto. 1595_3627_001556 vi capita in bottega con quattro scarabocchi e voi v'innamorate subito di lui, come cimabue s'è innamorato di giotto. benissimo, detto come cimabue, ripigliò mastro jacopo. infatti spinello spinelli meritava tutto quello che ho fatto per lui. che ci trovate a ridire, voi altri. 1595_3627_001557 il sole calava in una gloria di fiamme dietro la collina di serravalle che chiude la valle dell'ombrone da quella della nievole. tutto ad un tratto spinello vide comparire sul ciglio del muro nerastro una figura di donna. 1595_3627_001558 ed anche dopo essere stato colpito dalla folgore che l'ha incenerito a mezzo il tronco della quercia rimane qualche volta in piedi, nutrendo per un rimasuglio di corteccia i pochi rami superstiti. 1595_3627_001559 speriamo che il vostro male non sia così grave come dite, replicò spinello. ma se lo fossa parri, vorreste voi condannare una povera donna a vivere con voi per restar vedova anzi tempo? quando vi dico che ci ho pensato, disse di rimando quell'altro, sentite qua. 1595_3627_001560 così, contro l'intenzione dei tre sparlatori, il giovinetto andò in breve, ora per le bocche di tutti come un speranza dell'arte. era inoltre aretino di nascita, e questo argomento della patria, per una volta tanto, faceva servizio. 1595_3627_001561 fortunatamente, se i due innamorati apparivano un po malinconici, mastro jacopo era gaio per essi. e per altre undici coppie di sposi è sempre andata così: i caratteri più burberi, quando girano per caso al buon umore, diventano così pienamente e così rumorosamente allegri da mettere in sacco una dozzina di giullari. 1595_3627_001562 forse del ritratto che spinello ha inteso di fare a madonna fiordalisa? osservò: lippo del calzaiolo. almeno sapesse farli i ritratti, esclamò il granacci. i quattro segni d'un tocco in penna, a me mi servono poco in un'opera grande, voglio vederlo. 1595_3627_001563 eh, bisogna pur dire che la ci ha un visino di santa, è un bel tocco di ragazza. e se non fosse zoppina, a quel modo zoppa, voi dite: non mi par mica. 1595_3627_001564 poco stante si raccoglievano le membra sfracellate. in chiesa e fuori si credette ad una disgrazia. nè messer dardano volle dire il contrario, nè spinello sapeva più che cosa fosse avvenuto. sceso dal ponte, il povero pazzo non ricordava più nulla. 1595_3627_001565 in cui il signore d'una donna s'atteggia più superbamente a padrone. ma lapo buontalenti non chiedeva nulla. egli era uno di quegli spiriti volgari destinati a vincere nelle battaglie della vita perchè hanno un'idea sola e in quella appuntano tutti i loro desiderii, tutte le forze della loro volontà. 1595_3627_001566 ed ecco perchè spinello era disceso verso la brona, scambio di far la strada degli altri giorni. quel nome, poi, il nome di fiordalisa, buttato là dalla vecchia contadina, gli disse tutto, non già tutto quello che potreste immaginarvi voi fatti accorti in buon punto, ma tutto quello che egli poteva supporre nello stato in cui era. 1595_3627_001567 spinello si cacciò le mani nei capegli. oh, per colpa mia, per colpa mia, gridava egli con accento disperato. no, amico mio, mormorò fiordalisa, non ti accusare, è stato il destino perchè ti ho trattenuto io questa sera. dio santo, ero così avida di questa felicità. 1595_3627_001568 gli altri non promettevano nulla e mastro jacopo li adoperava a mesticare i colori, a macinare le terrene sulla pietra, a far le imbasciate della bottega, a portargli la cartella dei disegni e la scatola dei pennelli quando andava a lavorare fuori via. 1595_3627_001569 indi, fatto, ardito dalla sua stessa condiscendenza, di rigirarle un braccio intorno alla cintura e di stringere al seno l'adorata fanciulla. istanti di dolcezza inenarrabile, di beatitudine celeste. voi rimanete impressi nell'anima e vi si ricorda per tutta la vita. 1595_3627_001570 che c'è? disse: parri della quercia. vi fiammeggiano gli occhi? lo credo. io rispose: spinello, c'è. c'è, amici miei, una grande novità. ve la dò a indovinare. alle cento, dio buono esclamò: parri della quercia. si tratta di una cosa che vi fa molto piacere. 1595_3627_001571 pena lodato a gara da tutti, non dava retta alle lodi o mostrava solamente di udirle per mostrarne impazienza. voleva esser lasciato solo per darsi tutto alle sue smanie, alle sue alternative di fatica e di lagrime. 1595_3627_001572 no, chiuderò gli occhi e contemplerò i tuoi miracoli. nella penombra delle mie ricordanze evocherò il caro fantasma che meglio risponde alla tua immagine, non mai ritratta da umano pennello. e a me pur troppo non risponderà, da lontano, il monotono e lene stridìo dei grilli canterini. 1595_3627_001573 il serpente nella forma delle zampe, delle fauci e dello scaglie ond'era protetto il suo dorso arieggiava i coccodrilli egiziani nelle ali, i favolosi dragoni che erano tanto in voga a quei tempi per la leggenda popolare di san giorgio di cappadocia. 1595_3627_001574 trova nel fatto il suo tornaconto e sonnecchia, lasciando che l'anima si abbandoni intieramente al soave sentimento che la invade. tutti gli amori lo hanno, questo dolce periodo d'infanzia del non desiderare. 1595_3627_001575 se almeno ce ne fossero due qua dentro di donne. ribattè il chiacchiera che non voleva darsi per vinto, ma a farlo a posta. non c'è, che questa non c'è. non prova nulla, prova moltissimo che non ci sian più belle donne in arezzo o che abbiano presa l'abitudine di tapparsi in casa quando passa il. 1595_3627_001576 certo, il vivere in questa guisa è un sacrificio, ma per il desiderio di rendergli giustizia non è mestieri esagerarne la grandezza. spesso è quistione di nervi, più spesso di educazione. 1595_3627_001577 donde si spiega come egli abbia potuto compiere tante opere mirabili in una vita di cui i biografi si contendono a gara i confini e che lascerebbe ai tardi nipoti il diritto di accorciarla assai più che io non mi sia attentato di fare. 1595_3627_001578 nè egli sarebbe più qui. ritto e sano davanti a me. guardatelo, messer dardano, quello è il più malvagio degli uomini. ah, voi non sapete ciò che m'ha fatto. 1595_3627_001579 in verità diss'egli allora tanto per isviar l'attenzione del pittore. son povere cose e certamente indegne di voi, ma che volete? non so far altro che che rispose, mastro jacopo? la modestia è una bella cosa, ragazzo mio, ma tu ora fai torto alla natura, che ha voluto indicarti molto chiaramente la tua vocazione. 1595_3627_001580 anco se si tratti di andar sullo scrimolo d'un precipizio, a risico di fiaccarsi il collo. tutte quante i garzoni di mastro jacopo non potevano mandar giù la fortuna del nuovo venuto e meditavano una grande risoluzione. 1595_3627_001581 penso disse spinello, che anche voi siete pittore alla vostra maniera. mi par quasi di vederla, e non vi dico nemmeno la metà della sua bellezza. ripigliò il vecchio contadino: anche così malandata è un portento. doveva essere un occhio di sole prima che le toccasse quella brutta sorte. ma già voi siete aretino come lei e la conoscerete. 1595_3627_001582 la chiesa avea nome da sant'agnolo. aggiungo ora che si diceva sant'agnolo per mo d'antonomasia, dovendo intendersi l'arcangiolo san michele, che è il primo e il più ragguardevole tra gli spiriti celesti. 1595_3627_001583 tuccio di credi. aveva portati in pace o giù di li gli inviti del casentino. aveva mandati giù senza troppo dolersi gl'inviti di firenze. aveva rizzato muso agl'inviti di pisa, ma non si era arrischiato a dir nulla. 1595_3627_001584 come vedete, fo anche un'opera buona. ella ha poi un cuor d'oro. mi terrà compagnia, assisterà i miei ultimi giorni e li renderà meno dolorosi. infine, erediterà quei pochi ch'io vo guadagnando dalle opere mie. non sarà una gran cosa, perchè la mia arte è meschina, ma per lei sarà sempre la ricchezza. 1595_3627_001585 spinello fremeva dentro di sè dalla stizza, gli cuoceva che si occupassero tutti della sua felicità- come la chiamavano- mentre egli non consigliava niente a nessuno e ai casi suoi intendeva di provvedere da sè. 1595_3627_001586 ma anche una bella tavola dipinta a tempera può avere i suoi pregi agli occhi dei posteri. ed ora che, mi rammento, i tuoi nemici ti accusavano di non aver mai copiato dal vero. 1595_3627_001587 parliamo d'altro, anzi, non parliamo di nulla. poc'anzi volevate darmi un confortino, un lattovaro, un cordiale. ho più fame che sete e prenderei qualche cosa di sodo. 1595_3627_001588 l'affresco voleva ardimento d'ingegno, franchezza di mano, sicurezza di giudizio e tante altre belle qualità che non erano nell'indole di parri, ma gli altri discepoli di mastro jacopo, assai meno valenti di parri della quercia. 1595_3627_001589 e che necessità di bandirsi da arezzo se con un'altra doveva partire. dopo avere a lungo almanaccato su quel fatto, spinello si accostò all'idea che messer lapo avesse amato madonna fiordalisa come poteva amare un pari suo. 1595_3627_001590 mastro jacopo, prima di mettersi e tavola, tirò in disparte il prediletto discepolo e gli disse: orbene, t'è venuta l'idea? sì, maestro, è venuta e ne sei contento. spinello fece un cenno del capo che voleva dire così, così, ma le sue labbra si atteggiavano ad un malizioso sorriso. 1595_3627_001591 rinchiudermi nel mio lutto, senza esser cagione di rammarico a lei. vivere con le immagini del passato, lasciando altrui di trovare le sue gioie nel presente. era questo il mio voto, era questo il mio sogno. 1595_3627_001592 madonna fiordalisa pianse dirottamente quel giorno. stemperò il suo povero cuore. indi segui messer lapo. a firenze, una mattina, la chiesa di san nicolò, in via della scala, era parata a festa. 1595_3627_001593 a bassa voce. mutato argomento, proseguì che ci avete di nuovo. ho da parlarvi. messere rispose tuccio di credi. il padre è più incocciato che mai a volergli dare la ragazza. bisognerà pensarne un'altra. 1595_3627_001594 messer lapo non poteva citare il caso di ginevra degli amieri, che era ancora di là da venire. e poi, foss'anche avvenuto prima d'allora, esso non poteva servirgli come argomento di persuasione con madonna fiordalisa. 1595_3627_001595 le sue grida disperate si perdettero nel gran silenzio della notte. xiii vi: 1595_3627_001596 già si sa, un uomo con tutta la sua pratica del mondo non può mica andar franco in una congiuntura così difficile, che gli capita per la prima volta in sua vita. quando giunse il momento di profferire il monosillabo che lo avrebbe legato per sempre, spinello ebbe una stretta al cuore e rimase un istante perplesso. 1595_3627_001597 spinello spinelli non si aspettava una simile conclusione e ne rimase sconcertato, messere diss'egli. in verità, io debbo esservi grato della stima che fate di me, ma come volete che io riprenda il lavoro? la mia anima è triste. 1595_3627_001598 e mastro jacopo, contento come poteva esserlo un padre, diede a spinello il maggior premio che per lui si potesse, annunziandogli che il matrimonio si sarebbe fatto fra un mese. un mese appena quanto occorreva per gli apparecchi nuziali 1595_3627_001599 fiordalisa, s'intende che spinello tratteggiava sull'intonaco i disegni del maestro e, sotto gli occhi di lui, ci metteva il colore. immaginate voi come si struggessero di rabbia i compagni di spinello. 1595_3627_001600 quella che avete stretta al seno in un impeto d'amore che avete sentita palpitare ed ardere sul vostro cuore, era la più bella tra le creature di dio, e per un momento anche rapido, come la folgore. 1595_3627_001601 erano anche assai meno modesti di lui, e si rodevano di vedere quel nuovo venuto che si spingeva in brev'ora tanto innanzi nel magistero dell'arte e, quel ch'era peggio, nelle grazie del maestro. 1595_3627_001602 ma vigilava per la vostra salvezza: un amore antico e gagliardo. il mondo vi ha composta sotterra per dimenticarsi di voi. io vi ho restituita alla luce del giorno. siete mia, finalmente. 1595_3627_001603 di tutti gli spettacoli monotoni i quali possono accordarsi con la malinconia d'un pensiero dominante, è questo certamente il più acconcio. passano le acque, si seguono i fiotti, ma questo che seguite con gli occhi non è più quello di prima, eppure vi sembra la medesima cosa. 1595_3627_001604 parri, come potete immaginarvi, fu trattenuto a desinare. la casa di spinello spinelli doveva essere la sua per tutto il tempo che egli contava di rimanere a firenze. 1595_3627_001605 l'uomo che vuole avanzare nell'eccellenza dell'arte studia tutto quello che vede e se gli capita di vedere qualche bella figura di donna, vuoi tu che chiuda gli occhi e dica: domine salvum, fac come un santo eremita esposto alle tentazioni del diavolo. 1595_3627_001606 madonna fiordalisa, commossa da quel grido in cui parlava un amore infinito, chinò la testa su lui e il povero spinello, insieme con la certezza di avere ritrovata la sua fiordalisa, ebbe il secondo deliquio. 1595_3627_001607 ambedue maledissero un'altra volta il chiacchiera e lo votarono agli spiriti maligni, come usavano fare gli antichi ebrei col capro. emissario della tribù, indi spinello si diede a rifare i suoi cartoni in quella che i manovali scalcinavano la vòlta. 1595_3627_001608 tale era giotto di bondone. e tale sarebbe stato anche se scambio di cimabue lo avesse veduto e preso con sè un pittoruccio da dozzina. per intender giotto non occorreva, in fede mia, esser neanche una cima, bastava non essere a dirittura un bue. 1595_3627_001609 era un triste viaggio quello che stava per fare, ma lo avevano confortato le soavi parole di fiordalisa e l'arte per gli occhi di madonna. tornava ancora a sorridergli. 1595_3627_001610 ah, grido tuccio di credi davvero. sì, mormorò spinello. se la vicina mi vorrà, io sono disposto. vi contenterò tutti, non dubitate. 1595_3627_001611 il chiacchiera lasciò passare quella folata di parole, indi rispose: oh, non a tutti i vostri scolari avete lasciato la cura d'imparare da sè. non a tutti, lo credo. io replicò: mastro jacopo, tuccio di credi, per esempio, e parri della quercia hanno saputo cavar profitto dei loro occhi. 1595_3627_001612 spinello si voltò tutto d'un pezzo. ah, questo sì, potete giurarlo. esclamò con accento di convinzione profonda. e la vide così bella, così splendida nel suo divino sorriso che non seppe resistere al desiderio di afferrar la sua mano. 1595_3627_001613 ma quell'uno sopportò molte miserie e bevve il calice delle amarezze per noi, insegnandoci in questa guisa a patire, a vivere fortemente in mezzo alle prove più dolorose. 1595_3627_001614 ah, ma tu non lo vedrai. tale, non è vero, amor mio? se questa valle sorriderà del suo più amabile sorriso alla luce del sole, tu non vedrai che tenebre. giuralo perchè io muoia contenta. 1595_3627_001615 mastro jacopo cascava dalle nuvole. a tanta audacia di discorso, già era sul punto di mandarli tutti e tre al diavolo per la più spiccia, ma le ultime parole, che racchiudevano un'accusa formale, lo toccarono sul vivo. 1595_3627_001616 due grida strazianti proruppero ad un tempo: il grido di mastro jacopo e il grido di spinello spinelli. ma la bella fiordalisa non udì più i disperati richiami di que due amori che si concentravano in lei. 1595_3627_001617 l'immagine di spinello fu cancellata dal suo cuore, nello stordimento che l'ira contro di lui e la vergogna di sè medesima avevano recato nell'animo suo. madonna fiordalisa non solamente: si diede animosa, in balia del. 1595_3627_001618 eravamo avvezzi a vedere quel tratto di paese popolato dalla immagini della speranza. quella corona di monti chiudeva tutto ciò che avevamo di più caro nel mondo: quelle mura, quegli archi, quelle vie. 1595_3627_001619 che il pittore, entrato una volta in casa, non gli girasse nel manico trovando, come suol dirsi, il vino troppo diverso da quello che prometteva l'insegna spinello venne e fu proprio il caso di aprir l'uscio a due battenti, poichè messer dardano acciaiuoli, si era degnato di accompagnare il suo giovane amico. 1595_3627_001620 in ogni consorzio umano è dato di trovare l'uomo feroce dei boschi. gran mercé sentirsi amate in tal guisa. e come fuggire a quella forma d'affetto. 1595_3627_001621 l'entrata di spinello spinelli ai servigi di mastro jacopo da casentino, fece chiasso nella scuola. egli era caduto là come un sasso in una pozzanghera, facendo schizzare acqua e fango d'ogni parte. sicuro anche fango. 1595_3627_001622 è vero, rispose ella perplessa. ma tu conosci cia la buona contadina. ella mi ama. a lei posso confidarmi. ove sia necessario, ella ti avvertirà d'ogni cosa. ma parti ora, che egli non abbia a ritrovarti qui. saremmo perduti ambedue. 1595_3627_001623 intanto, la religione dei sepolcri si era impossessata dell'animo di spinello spinelli. quante volte gli era dato di escir solo dal suo lavoro quotidiano, egli andava nel chiostro del duomo vecchio per inginocchiarsi sulla pietra di madonna fiordalisa e ripetere con pienezza d'affetto la sua triste domanda. 1595_3627_001624 povera madonna fiordalisa. ma già così doveva finire. ed ella di sicuro non ha neanche avuto il tempo di raccontare al suo antico fidanzato che parte ci avessi avuto io nella sua risurrezione. 1595_3627_001625 che non era un ritratto. spinello ha indovinata l'aria della figura e nient'altro. se dovesse fare un ritratto, si troverebbe molto impacciato. sì, sì, vecchia storia, borbottò mastro jacopo. 1595_3627_001626 le opere commesse a spinello avevano recato una certa agiatezza e non era più convenevole che si vivesse stretti e pigiati nella povera cameretta in via della scala. inoltre, bisognava possedere un quartierino con una camera abbastanza spaziosa per uso di studio. 1595_3627_001627 ghita chinò la testa arrossendo di bel nuovo. voi capirete, lettori discreti, che alla sua età e nella sua condizione di figlia al cospetto del babbo, la fanciulla non poteva far altro. 1595_3627_001628 una simile stonatura, certamente voluta dall'autore, non è forse tale da far pensare che quel diavolo non meritava poi la sua trista sorte? e perchè subito viene in mente che iddio non può aver fatto una cosa ingiusta, o almeno egli non può averla lasciata fare a spiriti perfetti, come sono senza dubbio i suoi angeli? 1595_3627_001629 verrò dopo il vespro in piazza del duomo vi torna. ci sarò messere e siate ringraziato per l'onesta intenzione che che non mi ringraziate di nulla. sarò proprio felice di aver posto fine a questa mala intesa, che altro non può essere davvero. 1595_3627_001630 nel vostro capriccio. nulla della sua pasta può far gnocchi ciascuno, ma il modo, vedete, è il modo che ci offende. spinello spinelli viene da voi con un fascio di tocchi in penna. bellissime cose degne di giotto. lo ammetteremo anche noi, se può farvi piacere. 1595_3627_001631 inoltre, tuccio di credi, era l'aiuto di spinello spinelli quando questi dipingeva nella chiesa di san nicolò, in via della scala, e messer dardano non poteva averlo dimenticato così facilmente, tuccio di credi, esclamò egli andandogli incontro. che fortuna d'imbattermi in voi appena entrato in arezzo. 1595_3627_001632 anche spinello, dopo quella grande rovina della sua felicità, si era allontanato da arezzo. se ci fosse vissuto più a lungo, sicuramente sarebbe morto di crepacuore, non essendo maggior esca al dolore che il vivere nei luoghi in cui si è patito il danno e in cui ne è sempre vivo il ricordo. 1595_3627_001633 eh, non dubitare, ci sono stato anch'io. in diebus illis, rispose mastro jacopo. ci si passa tutti o presto o tardi per queste benedette ansietà. ma come vedi, non era il caso di tremare: si pensava a te, mentre tu ti guastavi il sangue coi sospetti e con le paure. 1595_3627_001634 in verità disse spinello che aveva notato quell'atto. sarebbe meglio un po di moto, non vi pare? fiordalisa? e avvicinatosi a lei, le bisbigliò all'orecchio. una dolce parola: andiamo balbettò. ella mi farà bene con voi. 1595_3627_001635 quando fiordalisa potè finalmente parlare gli chiese: risoluta: dove mi conducete voi, dov'è mio padre? il buontalenti increspò le labbra ad un mezzo sorriso e pacatamente rispose. 1595_3627_001636 o forse non era giorno di bucato. insomma, tutto ciò importa poco al racconto ed io l'ho accennato solamente per dirvi che lassù egli non vide quella volta che la fanciulla e non ebbe altro saluto che il suo. 1595_3627_001637 mastro jacopo crollò sdegnosamente le spalle. eh via lasagnoni. quello è un giovane che se vorrà fare un ritratto, anche da pittore, novellino qual è? lo farà in barba a tutti voi. quando avrete messo su barba. 1595_3627_001638 ah, riprese egli con accento mutato. studiavate, ammiravate anche voi quel che sa fare questo bravo giovinetto. avanti su. si faccia avanti quello che ho da baciar sulle gote e mi dica cosa pensa di spinello spinelli. 1595_3627_001639 aveva già dei nemici, spinello oltre i suoi compagni di bottega, sicuro, e perchè no, tra i nemici di un uomo che lavora ci potete mettere tutti i fannulloni d'ogni risma, il maggior numero. insomma, gente leggiera che vi loda quando non può farne di meno ma che, venuto il momento buono, è sempre felice di potervi assestare uno scappellotto. 1595_3627_001640 una bella mattina mastro jacopo le disse così di schianto: sai, spinello ti ama, io amo lui. resta che lo ami anche tu, perchè la catena sia fatta. 1595_3627_001641 perchè voi non mi riprendete mai, mentre io sarei tanto felice di avere i vostri consigli, le vostre ammonizioni, consigli, ammonizioni. tu non hai mestieri, nè di quelli, nè di queste. 1595_3627_001642 si erano amati, si amavano, il doloroso intervallo spariva. quei due cuori non avevano mai cessato di amarsi. la luna apparsa, pur dianzi dal colmo del poggio, s'innalzò lentamente su per la volta azzurra. 1595_3627_001643 di dardano acciaiuoli- è questo il mio nome, tuccio- fece un atto di meraviglia, seguito da un inchino profondo. la casa degli acciaiuoli era una tra le più chiare di firenze. 1595_3627_001644 sapete la novella, disse egli. quale novella chiese cristofano granacci: se non la spifferi, come possiamo saperla? soggiunse il chiacchiera tuccio di credi. rimase un momento sopra di sè, come se volesse raccogliere le proprie forze. indi con voce sepolcrale, diede il triste annunzio ai compagni. 1595_3627_001645 ma vedute ed accettate a mano a mano che in lei cresceva con gli anni il giudizio: era una bambina grave prima di essere una donnina forte. inoltre ella aveva veduto assai presto la necessità di custodirsi da sè. 1595_3627_001646 e che cosa le avete dato? diss'egli un cordiale messere. la poverina si sentiva languire e abbiamo pensato di confortarle. lo stomaco s'è ammannito un brodo con tuorli d'uova sbattute e un poco d'agro di limone. abbiamo forse fatto male? 1595_3627_001647 eh c'entra. in questo modo rispose parri della quercia che nei quattro tocchi di cui parlavamo dianzi, quando voi siete capitato, eccoli qua. del resto non ci vedete il ritratto di madonna fiordalisa, almeno, almeno si può dire che arieggiano la sua figura. sia pure disse, mastro jacopo, col piglio di chi non vuol negare nè ammettere una cosa. 1595_3627_001648 ormai è finita per me. il crudele, sai, mi ha ferita qui, aveva recata in quel mentre la mano al petto e la mostrava a spinello intrisa di sangue. 1595_3627_001649 la dedicazione della chiesa. come potete immaginarvi, dava il tema obbligato al pittore, che ideò per l'appunto, e compose parecchie storie ricavate dalla vita del santo. 1595_3627_001650 nessuna cosa che non possiate fare rimanendo per me quella che siete stata finora. vi chiedo una promessa semplicissima per condurvi fino a firenze, dove spinello impalmerà fra due giorni un'altra donna. 1595_3627_001651 ora, se io non vedessi, se io non sentissi la vostra bellezza, intenderei il mal esito. ma in questo caso soltanto, e poichè questo non è, poichè questo non è riprese madonna fiordalisa con accento scherzevole, bisogna studiarne un altro, se fosse vero che la sentiste troppo. 1595_3627_001652 ho pianto, sai. ho durato tre anni tra il dolore dell'anima e la menzogna del volto, disperando di vederti, amandoti e odiandoti. perdonami, non si odia così che quando si ama così. 1595_3627_001653 ai giorni nostri i pittori non fanno più scuola o non si rodono di avere dei buoni discepoli. come una volta, ogni artista lavora per sè, gelosamente tappato nel suo studio, quasi temendo che altri gli rubi il tocco o l'impasto dei colori. 1595_3627_001654 che cosa significava quel misterioso viaggio e non era possibile che risguardasse anche quella povera vittima che portava il nome gentile della sua fiordalisa? agitato da questi sospetti, uscì verso l'ora di vespro dalla porta del borgo. 1595_3627_001655 non so, io non conosco nessuno, rispose la fanciulla. ce ne stanno due qui presso, nella casa degli ammannati. si vedono qualche volta sulla terrazza, senza volerlo, stando quassù presso al balcone il loro nome. non lo so. si dice che siano due pittori, ma la mamma potrà saperlo meglio di me. io non parlo con nessuno, lo sai. 1595_3627_001656 spinello non era in casa quando messer dardano acciaiuoli. vi giunse, ma il vecchio gentiluomo ne fu contento, poichè l'assenza del suo protetto gli dava agio d'intrattenersi con monna ghita. 1595_3627_001657 e così di sbieco, mentre guardava la figura, gittò un'occhiata al suo giovine compagno spinello. non vide lo sguardo del pittore, ma lo sentì e si fece rosso in volto. 1595_3627_001658 o come esclamò quell'altro, volgendo intorno gli occhi attoniti e non intendendo i segni che gli facevano le persone di casa. che cos'è accaduto? la vecchia zia si fece innanzi e condusse il sagrestano sull'uscio. 1595_3627_001659 nessuno ti dice che tu abbia a discostarti dal tuo maestro, dal tuo secondo padre. lavorerai sotto i miei occhi, se dio vuole, e baderai sempre ai miei consigli. hai risolutezza di mano e buon giudizio per fare da te. 1595_3627_001660 poi essere vissuto così accanto a voi, disperando di potervi dire un giorno, di potervi confessare, e sempre con la paura di sentirmi annunziare da voi o da altri di bottega che madonna fiordalisa era sposa. oh, maestro, maestro, vorrei che ci foste stato voi nel mio caso. 1595_3627_001661 spinello si buttò ginocchioni davanti a lei e l'afferrò per le braccia. che è ciò, dio santo, gridò egli sbigottito. fiordalisa, amor mio. scossa da quell'accento supplichevole, la fanciulla aperse a stento le ciglia e rivolse a spinello una languida occhiata, ma le palpebre si richiusero tosto. 4974_3829_000000 e vendeva sottomano le calze che faceva delle calze da serva grosse, un dito. essa gliele aveva fatte anche vedere sulla forma, per stuzzicarlo, per strappargli ciò che faceva comodo a lei. 4974_3829_000001 sembrava a ogni lettera che le capitasse, lì dinanzi, coi suoi occhioni superbi, colle belle, labbra, carnose, a dirle, in un orecchio, delle cose che le facevano avvampare il viso, che le facevano battere il cuore. 4974_3829_000002 e chi gliela aveva messa fra i piedi, turbato se si appisolava un momento da tanti brutti sogni, mastro don gesualdo, il debito della gente che gli si accalcava addosso e gli empiva la casa. una gran folla. 4974_3829_000003 bianca, quasi indovinasse d'aver poco da vivere. non avrebbe voluto separarsi dalla sua figliuoletta, ma il padrone era lui, don gesualdo. 4974_3829_000004 testa. scongiurava il babbo e la mamma che non volessero sacrificarla. andava a piangere dai parenti e a supplicare che l'aiutassero. 4974_3829_000005 questo potete andare a dirglielo a donna giuseppina. se non ho potuto comandare da padrone, non voglio servire nemmeno da comodino. capite fare il gallo di razza. capite su di ciò, donna giuseppina, potrà mettersi il cuore in pace. 4974_3829_000006 ma adesso è un altro par di maniche. adesso si tratta di non lasciarsi rubare come in un bosco. 4974_3829_000007 curiosi, fissandoli in viso a lui per scovar quel che c'era sotto un caso di colèra. eh, ce l'han portato sin qui qualche briccone. l'han colto sul fatto. 4974_3829_000008 nessuno ha il mio cuore. no, una povera donna senza aiuto e che non sa dove andare. se mi date la chiave delle due camerette che avete laggiù a mangalavite, vicino alla vostra casina. 4974_3829_000009 il padrone gli rivolse un'occhiata brusca e tagliò: corto zitto, bestia anche tu. potevano essere due ore di notte quando arrivarono alla fontana di don cosimo. 4974_3829_000010 nel paese fu l'argomento di tutti i discorsi: quel che aveva detto, quel che era venuto a fare, quanto tempo si sarebbe fermato lì, quanti anni aveva? le signore asserivano che non dimostrava più di. 4974_3829_000011 c'erano infatti nunzio e gesualdo di diodata vestiti da festa, colle mani in tasca e un fazzolettino nero al collo. 4974_3829_000012 per far la letterata anche lei, una ragazza che avrebbe dovuto pensare a ridere e a divertirsi. piuttosto finora erano ragazzate. 4974_3829_000013 allora perché sei sua moglie? ribatté il cugino. bella ragione, uno che non era degno di alzarti gli occhi in viso deve ringraziare iddio e l'ostinazione di mia madre se gli è toccata questa fortuna. 4974_3829_000014 come restiamo intesi. perché? di che cosa? per discorrere dei nostri interessi? eh, per dividerci l'eredità che ha lasciato quella buon'anima tanto paradiso. 4974_3829_000015 non fate scandali, non strillate, tanto ch'è peggio, i panni sporchi si lavano in casa. vediamo piuttosto d'accomodare questo pasticcio. il pasticcio è fatto, caro mio, e bisogna digerirselo in santa pace. 4974_3829_000016 al veder giungere alessi, che veniva a chiamarlo parlando di notaro e di donazione, si fece pallido a un tratto. 4974_3829_000017 la vinceva una specie di dormiveglia, una serenità che le veniva da ogni cosa e si impadroniva di lei e l'attaccava lì col libro sulle ginocchia, cogli occhi spalancati e fissi. 4974_3829_000018 vedete vostra moglie che pare stia per rendere l'anima a dio poveretta. lei è madre. non possiamo sapere quello che ci ha nel cuore in questo momento. sono venuta apposta per accomodar la frittata. 4974_3829_000019 io non so s'era innocente o no. so che ha acchiappato il colèra anche lui perché teneva in casa quelle bottiglie che mandano da napoli per far morire i cristiani. 4974_3829_000020 vostro padre l'ha voluto lui stesso. il colèra sissignore. tutti gli dicevano: non aprite se prima il sole non è alto. ma sapete che testa dura. 4974_3829_000021 ninì non si riconosceva più da un giorno all'altro: colla barba lunga, i capelli arruffati, fisso al capezzale della madre oppure arrabattandosi nelle faccende di casa. 4974_3829_000022 non è più un bambino, bisogna che s'aiuti. non può vivere sempre alle spalle dei parenti. e superbo come lucifero, per giunta ricalcitrando e inalberandosi se alcuno cercava di aiutarlo, di fargli fare buona figura. 4974_3829_000023 e la baronessa minacciava di andare lei in persona dal notaro per disporre della sua roba così com'era in sottana a quell'ora stessa, se non volevano mandarlo a chiamare. 4974_3829_000024 tutti si affacciavano per vederla passare. la zia sganci, divenuta sorda e cieca, le tastò il viso per riconoscerla. una trao, non c'è che dire. 4974_3829_000025 ci furono dei tira e molla, delle difficoltà che sorgevano a ogni passo, delle vecchie carte in cui ci si smarriva. intanto la figliuola, dall'altra parte, aveva sempre quell'altro in testa. 4974_3829_000026 allorché la condussero dallo zio don ferdinando isabella, che soleva spesso rammentare colle compagne la casa materna negli sfoghi ingenui d'ambizione. 4974_3829_000027 tale e quale sua madre, così il pesco non s'innesta all'ulivo. tante punture di spillo, la stessa cattiva sorte che gli aveva attossicato sempre. ogni cosa, giorno per giorno. 4974_3829_000028 continuò a sfogarsi all'orecchio di bianca accesa, sbirciando di sottecchi don gesualdo per vedere quel che ne dicesse. don gesualdo non diceva nulla. 4974_3829_000029 una mandra di figliuoli, la lite per la casa che mastro don gesualdo voleva acchiapparsi col pretesto del debito. dopo tanto tempo la moglie, al vederlo così stralunato, cogli occhi fissi addosso a sua cugina, gli piantò una gomitata aguzza nelle costole. 4974_3829_000030 capirete quel che devo averci in cuore. che spina, che tormento guardava ora la nipote ed ora suo marito, cogli occhi acuti. 4974_3829_000031 incerettata, dipinta, carica di piume di gallo e di pezzi di vetro, tirandosi dietro la prova innocente della birbonata di don ninì, una bambinella ch'era un amore. 4974_3829_000032 ci si struggeva l'anima, la disgraziata, e lui doveva rodersi il fegato e mandar giù la bile, per non far di peggio. 4974_3829_000033 dei pettegolezzi e delle critiche che non finivano più intorno a quel matrimonio fatto come di nascosto della gente. era andata a far visita ai margarone e in casa alòsi per vedere se la sposa era rossa o pallida. 4974_3829_000034 adesso sciorinava in piazza tutte le porcherie dell'alòsi che, se vi mandava a regalare per miracolo un paniere d'uva, voleva restituito il paniere. 4974_3829_000035 non ci vedremo più. tutti se ne vanno, non avremo per chi sonare messa e mattutino anche mastro nunzio s'era rifiutato ad andare col figliuolo. 4974_3829_000036 fareste anche un'opera di carità, fareste? don gesualdo non diceva né sì né no. 4974_3829_000037 a riscuotere ciò che le spettava, se il seduttore non voleva vedersela comparire dinanzi all'altare. essa giungeva apposta da modica sputando fiele. 4974_3829_000038 i due merciai non si videro più. prima di sera cominciarono a sfilare le vetture cariche che scappavano dal paese. dopo l'avemaria non andava anima viva per le strade. 4974_3829_000039 l'intermittenza dolorosa della ragione annebbiata ch'era negli occhi di don ferdinando. ah, hai capito finalmente. 4974_3829_000040 il cuore mi dice che se voi, don gesualdo, trovaste di collocarlo in alcuno dei vostri negozi, fareste un affare. 4974_3829_000041 ciolla non si apriva ancora. parlava del tempo dell'annata, del fermento che aveva lasciato in paese la compagnia d'arme, dei guai che erano toccati a lui. 4974_3829_000042 poi andò a confidare, di porta in porta al caffè, nella spezieria di bomma è partita anche una lettera per don corradino. 4974_3829_000043 sciocchezze da riderci sopra o prenderli a scappellotti. tutt'e due: la signorina che mettevasi alla finestra per veder volare le mosche e il ragazzo che stava a strologare da lontano, di cui vedevasi il cappello di paglia al disopra del muricciuolo o della siepe. 4974_3829_000044 zacco soggiunse ch'era un innesto, le due famiglie che diventavano una sola. però don gesualdo, tenendo la bambina sulle braccia, rimaneva alquanto imbroncito. 4974_3829_000045 il canonico lupi, che andò in nome del baronello a chiedere dilazione al pagamento, trovò don gesualdo peggio di un muro. 4974_3829_000046 appena manca un momento. il padrone assassini, nemici, salariati. martino il lume accendi. martino per mungere le pecore. 4974_3829_000047 solo di tanto in tanto si cacciava la mano nei capelli, quasi sentisse lì un gran smarrimento, un gran dolore. 4974_3829_000048 non poteva muoversi né parlare per togliergli la roba, siccome aveva minacciato: no, no, non lo farà. son cose che si dicono in un momento di collera. vorrei vederla. 4974_3829_000049 me l'hai fatta grossa, questa non me la meritavo. ci siamo tolto il pan di bocca, io e tua madre, per farti ricca. 4974_3829_000050 no, no, lasciatela dire. infine, volle che si abbracciassero lì, nella stanza dove erano rimasti poveri orfanelli. 4974_3829_000051 la quale si dibatteva e strillava che volevano farla morire di colpo per scialacquare la sua roba. mastro don gesualdo, sì, lui se lo mangia il fatto mio. 4974_3829_000052 la baronessa era tornata sul balcone a prendere aria senza dargli retta per cavargli di bocca il rimanente. egli nicchiò ancora un poco, disponendosi ad andarsene. 4974_3829_000053 almeno dovevate tacere per riguardo a vostra moglie villano. mastro, don gesualdo, siete la vergogna di tutto il parentado. 4974_3829_000054 ninì narrava a tutti la stessa cosa, asciugandosi gli occhi e soffiandosi il naso gonfio quasi suonasse la tromba. appena vide giungere anche il notaro neri, non si mosse più dal capezzale della mamma, domandando al medico ogni momento. 4974_3829_000055 casa limòli. senza accorgersi di nulla, domandava sottovoce a donna: bellonia, quando la maritiamo, quella bella figliuola? 4974_3829_000056 i nipoti erano già partiti, colla roba insieme agli altri inquilini e un gatto abbandonato s'aggirava miagolando per la fattoria come un'anima di purgatorio. 4974_3829_000057 quelli che non potevano proprio o si seccavano a spendere l'osso del collo. pel buon piacere di mastro don gesualdo, si lasciavano scappare contro di lui certe allusioni e certi motteggi. 4974_3829_000058 dove va a ficcarsi il diavolo che la bambina di mastro, don gesualdo, va proprio a nascere in casa trao, ci saranno tutti i parenti. una pace generale. siete parente anche voi. 4974_3829_000059 in fondo era la cameretta dello zio sordida, affumicata, col soffitto sconnesso e cadente. 4974_3829_000060 non posso, non posso. ai piedi del confessore aprì il suo cuore, tutto il peccato mortale in cui era. 4974_3829_000061 ma lui no. insomma, andava raccontandone di cotte e di crude, corsero anche delle sante legnate al caffè dei nobili. ciolla gli stava alle calcagna per raccogliere i pettegolezzi e portarli in giro alla sua volta. 4974_3829_000062 ladri, no, eh, ho paura di quelli del colèra. piuttosto no di giorno. che diavolo bestia che sei. non temere, qui stiamo cogli occhi aperti. 4974_3829_000063 la baronessa allora spiattellò la domanda che le bolliva dentro: è vero che tuo marito gli presta dei denari sottomano? l'hai visto venire qui da lui? di che ne sai? 4974_3829_000064 ecco come siam, noi lo sapete, quello che ci vuole a mantenere una famiglia intera col marito confinato in letto. 4974_3829_000065 rosaria tirò la funicella e si mise a borbottare. che vuole adesso quel cristiano? a momenti è ora d'accendere il fuoco, ma intanto si udiva lo schiamazzo degli animali nel cortile e i passi di ciolla che saliva adagio. 4974_3829_000066 ma lasciatemi la mia figliuola fino a quando avrò chiuso gli occhi. no, rispose il marito non ha neppure compassione di te, quell'ingrata. ci siamo ammazzati tutti per farne un'ingrata. 4974_3829_000067 sì, tenetemi qui, in luogo di razia i servirò colle mie mani, non mi mandate via. vogliono maritarmi per forza in peccato mortale. 4974_3829_000068 i due giovani sgattaiolarono mogi mogi a quella sfuriata, mentre nanni si cacciava fra le macchie per godersi la scena da lontano. 4974_3829_000069 vuol dire che voialtri non vi vogliono per parenti? l'isabellina che rispondeva già come una grande ribatté: mio padre me li comprerà, lui i confetti. ci siamo guastati coi rubiera. perché ci devono tanti denari? 4974_3829_000070 tu sei nata bene per parte di madre, lo so anch'io, ma vedi tua madre cos'ha dovuto fare. e tuo zio, don ferdinando, e io stesso siamo tutti nati dalla costola di adamo, figliuola mia. 4974_3829_000071 la corte era angusta, ingombra di sassi e di macerie. si arrivava per un sentieruolo fra le ortiche allo scalone sdentato, barcollante, soffocato anch'esso dalle erbacce. 4974_3829_000072 un gran signore. capisci, per ora non dirne nulla. colle tue compagne qui nel monastero, sai, creperebbero d'invidia. 4974_3829_000073 la verità era che don ninì aveva dovuto pigliarsi l'alòsi per salvare quel po di casa che don gesualdo voleva espropriargli è. 4974_3829_000074 per non morir di fame. dove andavano appena avrebbe chiusi gli occhi il vecchio. nel cortile c'erano anche le mule cariche di roba. don gesualdo, afferrò pel vestito bomma, il quale stava per andarsene anche lui. 4974_3829_000075 forchetta. cogli anni la capitana aveva preso anche i vizii del paese. occupavasi dei fatti altrui ora che non aveva da nasconderne dei propri. 4974_3829_000076 avanti, avanti, bella figliuola, vogliamo vedere quella bella faccia. siamo qui, noi soli, in famiglia. 4974_3829_000077 hai visto, cercano di te solo quando ne hanno bisogno, ma del resto non gli importa di sapere se sei morta o viva. lascia fare a me che la risposta gliela mando coll'usciere a tuo cugino. 4974_3829_000078 cosa? vuoi che ti dia l'alìa o donninga? vuoi che mi spogli io per empire il gozzo a voialtri che non avete fatto nulla? ho figli, la roba non posso toccarla. 4974_3829_000079 dopo un pezzetto mastro nardo, che ci aveva pensato su, fece l'orazione del morto poveretto. ha lavorato tanto per tirare su i figliuoli, per lasciarli ricchi. 4974_3829_000080 sicuro una lettera per fuori regno. me l'ha fatta vedere il postino in segretezza. non so che dicesse, ma non mi parve scrittura della cirmena. avrei pagato qualche cosa per vedere che c'era scritto. 4974_3829_000081 piuttosto così ciolla, si persuase ad andarsene finalmente sfogandosi a brontolare colla serva. com'è allegra la tua padrona. ho piacere. sì, l'allegria fa buon sangue e fa vivere lungamente. 4974_3829_000082 diavolo, ho altro pel capo adesso. non vedi che ha già i capelli bianchi? ch'è una mummia sei pazza. egli pure era invecchiato, floscio. 4974_3829_000083 anche tuo padre t'aspetta a braccia aperte. è un buon uomo, poveraccio, un cuor d'oro, uno che s'è ammazzato a lavorare per farti ricca. 4974_3829_000084 sua madre stessa glielo avrebbe detto se avesse potuto parlare. si vedeva dal modo in cui gli guardava, le mani col sangue agli occhi, ogni volta che veniva a prendere le chiavi appese allo stipite dell'uscio. 4974_3829_000085 ci avete a pensar voialtri che vi tocca pagar le spese. io fo quello che ho fatto sempre. se no, crepo egualmente. 4974_3829_000086 la baronessa. per rispondere al saluto, gli domandò, facendo un sorrisetto agrodolce: che fate lì? i stimate la casa, volete comprarla? io no, io no, signora mia. 4974_3829_000087 quanti ricordi per la povera madre, la quale pregava inginocchiata dinanzi a quell'altare coi gomiti sulla seggiola e il viso fra le mani. 4974_3829_000088 si udì una voce sconosciuta in mezzo al chiacchierìo della sua gente. dal cancello s'affacciò il camparo stralunato, facendogli dei segni: vengo, vengo, aspettate un momento. 4974_3829_000089 allora ripensava a quel giovinetto che non si vedeva quasi mai, che stava chiuso nella sua stanzetta a fantasticare. 4974_3829_000090 ma non disse nulla. si mise a passeggiare per la stanza, asciugandosi tratto tratto, col fazzoletto, il fiele che ci aveva in bocca. 4974_3829_000091 lì egli era al sicuro dal colèra, come un re nel suo regno, guardato di notte e di giorno a ogni contadino. aveva procurato il suo bravo schioppo. 4974_3829_000092 aveva il cuore grosso, anche lui poveraccio, e se sfogavasi a quattr'occhi colla moglie, alle volte per discorrere, non si rifiutava però a fare ciò ch'era debito suo. 4974_3829_000093 mio figlio ha la sua roba ed io ho la mia. se ha fatto delle sciocchezze, mio figlio pagherà, se può pagare io no, però pagherà lui col fatto suo, con quelle cinque stanze che avete visto. 4974_3829_000094 ma lui zitto, poi tornava a discorrere sottovoce col marito che aspettava tranquillamente accoccolato sullo scalino dormicchiando. 4974_3829_000095 nei caffè e nelle spezierie non si parlava d'altro. tutti addosso a lui, perch'era ricco e pigliando le difese dei suoi parenti che non avevano nulla. 4974_3829_000096 infine, delle sciocchezze, sciocchezze di gioventù. no, no, perdonate, ribatté canali. vorrei veder voi stessa. 4974_3829_000097 invece potresti sposare un gran signore, e s'è vero che quel giovane ti vuol tanto bene, dovrebbe esser contento, lui pel primo. quello si chiama amore. 4974_3829_000098 anche santo. stava zitto come un ragazzo che ne ha fatta una grossa fortuna che c'era lei a dire il fatto suo. 4974_3829_000099 poi rifletteva che ciascuno al mondo cerca il suo interesse e va per la sua via. così aveva fatto lui con suo padre, così faceva sua figlia, così dev'essere. 4974_3829_000100 un padre deve aprire gli occhi per sapere a chi dà la sua creatura. non dico per vostro figlio, un buon giovane, un cuor d'oro. il male è che s'è lasciato abbindolare, circondato da falsi amici. 4974_3829_000101 bene, bene, intanto, fammi questo piacere, parlane a tuo marito. in questo momento proprio non posso. 4974_3829_000102 mèndola di seconda mano, le quali dovevano contentarsi delle cipolle e delle olive nere che passava il convento a merenda. si rifacevano parlando delle ricchezze che possedevano a casa e nei loro poderi. 4974_3829_000103 addio, se ti ricordi di me, se pensi ancora a me, dovunque sarai. eccoti l'ultima parola di isabella, che amasti tanto. 4974_3829_000104 io non so niente. il fatto è che i morti fioccano come le mosche. donna marianna sganci peperito. 4974_3829_000105 accanto alla mamma margarone come uno sposo, facendo scivolare di tanto in tanto un'occhiata languida e sentimentale verso la ragazza, lisciandosi i baffoni novelli che non volevano piegarsi. 4974_3829_000106 don gesualdo era un galantuomo, un buon cuore non l'avrebbe fatta una porcheria, non scappate. sentite qua, non è vero. non siete un galantuomo? 4974_3829_000107 signori miei, a me sembra morto di cent'anni. scoppiò allora la tragedia. 4974_3829_000108 don gesualdo capì subito e non se lo fece dire due volte. andavano in silenzio lungo il muro, quasi ci vedessero al buio. a un certo punto l'orbo accennò delle pietre sparse per terra, una specie di breccia fra le spine che coronavano il muro. 4974_3829_000109 ehi don gesualdo, ehi nanni che c'è compare? nanni non rispose mettendosi a camminare accanto alla mula. 4974_3829_000110 poi, quando fu sola, a un tratto, con un gesto disperato, si strappò la gorgierina che la soffocava. 4974_3829_000111 il nome stesso che le aveva dato maritandosi a una trao. bel guadagno che ci aveva fatto la piccina. diceva sempre: io son figlia della trao, io mi chiamo isabella trao, la. 4974_3829_000112 indi, accorgendosi che teneva ancora l'ago in mano, se lo mise in tasca, vergognoso sempre, con quel gesto che sembrava meccanico: ecco vostra nipote. balbettò la sorella con un tremito nella voce. 4974_3829_000113 donna, lavinia la maggiore, volse indietro un'occhiata brutta. ah, siete qui, disse il barone. siete sempre presente come il diavolo nelle litanie, voi. 4974_3829_000114 la signora capitana fece osservare a don mommino neri, il quale era diventato un rompicollo dopo la storia della prima donna. 4974_3829_000115 vedrai che quando avrai messo in collegio la tua bambina, sarai contenta tu pure. è come strapparsi un dente. 4974_3829_000116 non posso lasciar la casa, rispose: ho tanto da fare. vedi quanti buchi. se viene il colèra, bisogna tapparli tutti. 4974_3829_000117 no, non ci andate. avete ragione, guardatevi da quell'uomo. non vi dico altro. vostro figlio è una bestia. non vi dico altro. 4974_3829_000118 pei dirupi ogni grotta. le capannuccie nascoste nel folto dei fichidindia erano popolate di povera gente scappata dal paese per timore del colèra. 4974_3829_000119 nere guardava gesualdo che si affannava intorno al farmacista speranza, la quale strillava e singhiozzava, aiutando il marito ne preparativi della partenza. 4974_3829_000120 che si può fare. don arcangelo, comandate tutto quello che si può fare per mio padre, tutto quello che ho, non guardate a spesa. 4974_3829_000121 tutte che cicalavano e si davano un gran da fare per dar nell'occhio ai signori forestieri. il duca s'era tirato dietro lo zio balì onde sembrar più giovane. 4974_3829_000122 la cirmena. allora si mise a dimostrare che un ragazzo di talento poteva arrivare dove voleva: segretario, fattore amministratore di una gran casa. 4974_3829_000123 da palermo giunsero dei regali magnifici, dei gioielli e dei vestiti che asciugarono a poco a poco le lagrime della sposa. uno sfoggio di grandezze che la pigliava come una vertigine che chiamava un pallido sorriso fin sulle labbra della mamma. 4974_3829_000124 nunzio, stava male, davvero la morte. gli aveva pizzicato il naso e gli aveva lasciato il segno delle dita sotto gli occhi. 4974_3829_000125 tutta la notte, poi era un calpestìo irrequieto, un destarsi improvviso di muggiti e di belati, uno scrollare di campanacci, un sito di stalla e di salvatico che non faceva chiudere occhio ad isabella. 4974_3829_000126 quando avrai il cuoco in cucina, la carrozza che t'aspetta e le tue buone rendite garantite nell'atto dotale, potrai darti il lusso di pensare alle altre cose. 4974_3829_000127 piuttosto la lascio ai poveri, ai conventi. voglio far testamento, voglio far donazione. chiamatemi il notaro subito. 4974_3829_000128 moriva pallido sulla rupe brulla di cui le forre sembravano più tristi. ed ella aspettava ancora. aspettava sempre. 4974_3829_000129 isabella cadde ginocchioni dinanzi al letto della mamma che trovava così mutata, singhiozzando e domandandole perdono. 4974_3829_000130 appena tornò dalla santa messa, quel giorno segnalato, trovò la casa sottosopra sua moglie, colle mani nei capelli, le serve che correvano di qua e di là. infine, gli narrarono l'accaduto. 4974_3829_000131 nardo, sotto la tettoia, insellava in fretta e in furia la mula baia di don gesualdo, dinanzi al rastrello del giardino, nanni, l'orbo e parecchi altri ascoltavano a bocca aperta. 4974_3829_000132 oh, disse il marchese, salutando don bastiano, ch'era rimasto un po grullo. siete ancora qui, bene, bene. 4974_3829_000133 ah, questa è bella. questa l'avete detta giusta. don roberto ciolla le andava dietro fingendo di ridere, anche lui spiandola di sottecchi, indispettito che se la prendesse così allegramente. 4974_3829_000134 e anche lui, adesso che la roba passava per le sue mani, comprendeva finalmente i dispiaceri che aveva dato alla povera donna. 4974_3829_000135 terre tua zia speranza fila. stoppa per conto di chi la paga e i suoi figliuoli vanno scalzi. a casa tua c'è stato l'usciere per fare il pignoramento. 4974_3829_000136 e che lo zio marchese andava spampanando da per tutto. solo don gesualdo borbottava di nascosto. si aspettavano gran cose per quello sposalizio. la capitana mandò un espresso a catania dal primo sarto. 4974_3829_000137 morirai qui in questa specie d'ergastolo. ci consumerai i tuoi begli anni, corrado, rimarrà in esilio ad arbitrio della polizia finché vorrà tuo padre. egli ha le braccia lunghe adesso. 4974_3829_000138 nipote. sul lettuccio disfatto c'era ancora la vecchia palandrana di don diego che stava rattoppando. l'avvolse in fretta insieme a un fagotto d'altri cenci e la cacciò nel cassettone. ah, sei tu, bianca che vuoi. 4974_3829_000139 quando si entra in una sala di ballo scollacciata, coperta di brillanti, tutti che domandano chi è quella bella signora e si sente rispondere: la duchessa tale o la principessa tal'altra. 4974_3829_000140 che giuoco giochiamo? canonico mio. sono più di nove anni che non vedo né frutti né capitale. ora mi serve il mio denaro e voglio esser pagato. 4974_3829_000141 un presepio del bongiovanni che pigliava un'intera tavola, tutto ciò che avevano le figlie dei primi signori, la sua figliuola. 4974_3829_000142 ma proprio non poteva pagare in quel momento. son galantuomo, ho di che pagare. infine, tuo marito sarà pagato sino all'ultimo baiocco, ma in questo momento proprio non posso. 4974_3829_000143 nemmeno a chi vuoi. bene gioveresti se ti ostini. tuo cugino ha bisogno d'aver la testa quieta, di lavorare in pace per guadagnarsi da vivere onestamente. 4974_3829_000144 le ragazze devono stare allegre. hai inteso? tua madre dice che hai tempo di crescere su, dunque allegra. 4974_3829_000145 un uccelletto spaventato fuggì con uno strido acuto. la spianata era deserta. in un'ombra cupa c'era un muricciuolo coperto d'edera triste, una piccola vasca abbandonata nella quale imputridivano delle piante acquatiche. 4974_3829_000146 anche la zia cirmena. quando aveva visto che non era bastata nemmeno la fuga a cavare i denari della dote dalle mani di don gesualdo, s'era stretta nelle spalle. 4974_3829_000147 faceva del bene a tutti, tutti che si sarebbero fatti ammazzare per guardargli la pelle. in quella circostanza, grano fave una botte di vino guastatosi da poco. 4974_3829_000148 e attaccata alla sua roba come un'ostrica, ostinandosi a vivere per non pagare il debito. intanto ingrossava d'anno in anno. 4974_3829_000149 dandogli le informazioni che voleva, accompagnandolo di stanza in stanza, spiegandogli dove erano stati aperti gli usci che mettevano in comunicazione il nuovo col vecchio. 4974_3829_000150 mentre bianca parlava col cuore stretto, egli seguitava a volgere intorno gli occhi sospettosi, pensando a 4974_3829_000151 no, interruppe burgio. no, parole che scappano nel brucio cognato. intanto bisognava pensare a seppellire il morto senza un cane che aiutasse a pagarlo, tant'oro un. 4974_3829_000152 che ve ne sembra, dottore, riacquisterà la parola col tempo. col tempo, rispose infine il medico. seccato diamine. credete che sia stato come fare uno starnuto? 4974_3829_000153 non un uccello, non un ronzìo, non un alito di vento, solo un fruscìo. fuggì spaventato fra le stoppie. all'affacciarsi che fece burgio, sbadigliando e stirandosi le braccia. 4974_3829_000154 e se domeneddio l'aveva gastigato giusto nei figliuoli che voleva mettere al mondo secondo la sua legge, dandogli una bambina invece dell'erede legittimo che aspettava? 4974_3829_000155 ma essa l'aveva sempre lì nella ruga, sempre fissa fra le ciglia, nella faccia pallida, nelle labbra strette che non dicevano una parola, negli occhi grigi e ostinati dei. 4974_3829_000156 lassù, lassù, nella luce d'argento le pareva di sollevarsi in quei pensieri, quasi avesse le ali e le tornavano sulle labbra delle parole soavi. 4974_3829_000157 questa è bella, io non sono il confessore di vostro figlio. mèndola irruppe nella camera narrando fra le risate la scena che aveva avuta con quell'orso di don ferdinando, il quale non voleva venire a far la pace col cognato. 4974_3829_000158 un mondo di chiacchiere, come una lanterna magica nella quale passavano delle gran dame, del lusso e delle feste. nell'andarsene baciò la mano a donna bianca. 4974_3829_000159 limòli. egli aveva sulla punta delle dita tutto l'almanacco delle famiglie nobili dell'isola. arrivò anche a confidare che la sua era originaria del paese. 4974_3829_000160 con quel pezzente, dargli la mia figliuola. piuttosto la faccio morire, tisica come sua madre. 4974_3829_000161 commediante e forestiera. capisci, lui non ci vede più dagli occhi, spende l'osso del collo. 4974_3829_000162 rimasero ancora un pezzetto lì fuori a tenersi il broncio. poi don gesualdo propose di condurseli tutti a mangalavite. 4974_3829_000163 c'erano lì, fra le foglie secche, accanto al muricciuolo dove lui s'era messo a sedere tante volte, dei brani di carta abbruciacchiati, umidicci, che s'agitavano ancora quasi fossero cose vive. 4974_3829_000164 voltandosi di tanto in tanto a guardare giù nella stradicciuola deserta. e tre si lasciò scappare rosaria, vedendo ciolla che ripassava con quella faccia da usciere. 4974_3829_000165 vociando così forte che sembrava in collera fra le risate. be, pigliateli, se vi piacciono potrete camparci su. 4974_3829_000166 lo zio marchese ne lodò gli occhi, degli occhi blù che erano due stelle, degli occhi che vedevano il peccato, disse il marchese, il quale aveva sempre pronta la barzelletta. 4974_3829_000167 via, via, isabella. è una sciocchezza, capisci? è una sciocchezza guastarsi il sangue. non voglio guastarmi il sangue, ho tanti altri guai. ci ho il cuore grosso. 4974_3829_000168 la zia baronessa che aveva il cacciatore colle penne, i cugini del babbo che possedevano cinque feudi, l'uno attaccato all'altro nello stato di caltagirone. 4974_3829_000169 la baronessa continuava a ridere e ciolla le teneva dietro tutti e due guardandosi in viso cogli occhi soli, rimasti serii. 4974_3829_000170 che volete. ciascuno fa il suo interesse. vuol dire che il barone rubiera ci ha trovato il suo vantaggio a sposare la signora alòsi. 4974_3829_000171 ci è più rimedio, del resto, sul giovane. non avete che dire di buona famiglia, don gesualdo. stavolta le perse il rispetto, addirittura con tanto di bocca aperta, quasi volesse mangiarsela. 4974_3829_000172 prima tocca alla maggiore, è naturale. ma poi ricordatevi che ci son qua io per fare il sensale gratis et amore, ben inteso, siamo amici vecchi. 4974_3829_000173 impenetrabile, ricambiava anche gli abbracci e i saluti affettuosi della zia, sforzandosi di sorridere con una ruga sottile fra le ciglia. 4974_3829_000174 la sua anima errava vagamente dietro i rumori della campagna, il pianto del chiù, l'uggiolare lontano, le forme confuse che viaggiavano nella notte, tutte quelle cose che le facevano una paura deliziosa. 4974_3829_000175 i cenci vanno all'aria, signora mia, e chi ha fatto il danno, invece se la passa liscia benedetta, voi che ve ne state in casa a badare ai vostri interessi. 4974_3829_000176 al parlatorio lo chiamavano il signor trao. quando volle saperne il perché, isabella si fece rossa. la stessa storia del collegio di maria: anche lì. 4974_3829_000177 stava zitto, non lagnavasi perché non era un minchione e non voleva far ridere i nemici, ma intanto gli tornavano in mente le parole di suo padre: gli stessi rancori, le stesse gelosie. 4974_3829_000178 quella donna è capace di tutto. don ninì, ripreso interamente dall'amor della roba, non si lasciò commuovere neppure dalla scena dello svenimento. 4974_3829_000179 burgio, più calmo, metteva buone parole, diceva che non era quello il momento. col morto ancora caldo, tappava la bocca alla moglie, cacciava indietro il cognato santo il quale aveva aperto tanto. 4974_3829_000180 timida, con quegli occhi tristi e quel sorriso pallido che voleva dire tante cose nelle più umili parole: figlia, figlia mia. 4974_3829_000181 e la figliuola con un vestito nuovo fatto venire apposta da palermo. la folla si apriva per lasciarli passare senza bisogno di spintoni. dei curiosi guardavano a bocca aperta lo stesso duca domandò chi fossero. 4974_3829_000182 scossa da sussulti nervosi: ah, me la volete uccidere. dunque, non vi basta, non vi basta, me la volete uccidere. 4974_3829_000183 i galantuomini, rammentandosi il bel soggetto ch'era il ciolla, quello ch'era stato in castello colle manette sedici anni prima. 4974_3829_000184 spesso costringeva corrado a venire anche lui la sera per tenere allegra la brigata. tu che sai fare tante cose coi tuoi libri, colle tue chiacchiere, porterai un po di svago. 4974_3829_000185 ma so che c'è per aria il progetto di farti sposare un gran signore. saresti principessa o duchessa, altro che donna tal di tali. 4974_3829_000186 dopo un po di tempo tornò a bussare all'uscio delle donne e, siccome non aprivano subito, lo sfondò con un calcio bianca. allora si rivoltò inferocita, simile a una chioccia che difende i pulcini, con un viso che nessuno le aveva mai visto. 4974_3829_000187 fu come un urto al petto per la povera madre, dopo tanto tempo, quando udì fermarsi la lettiga dinanzi al portone: figlia, mia figlia, mia colle, braccia stese, le gambe malferme, precipitandosi per la scala. 4974_3829_000188 io non ci ho il pelo nello stomaco come tanti altri. non so tener rancore. sapete che mi sono sbracciata sempre pei parenti. i avete messo sulla strada col colèra, con un orfanello sulle spalle. 4974_3829_000189 aveva lo stesso sorriso e le medesime maniere cortesi per tutti i seccatori dai quali fu tosto assediato fin dal primo giorno. 4974_3829_000190 così voleva che marciasse la sua figliuola: imparare le belle maniere, leggere e scrivere, ricamare il latino dell'uffizio anche e ogni cosa come la figlia di un barone. 4974_3829_000191 il cognato burgio serrava l'uscio a chiave e caricava sul basto i pochi panni che aveva raccolti in un fagottino speranza. non rispose subito all'invito del fratello. 4974_3829_000192 se ho fatto tanto per lei, voglio almeno sapere a chi lo dò. il sangue mio, adesso che ti parlo, è già nato. chi deve godersi il frutto delle mie fatiche senza dirmi neppure grazie? 4974_3829_000193 palmento, sissignore dov'è alloggiata donna sarina col nipote. se i cani sono stati zitti, dicevo fra di me, va bene, adesso taci di lassù, potrebbero udirti. 4974_3829_000194 ninì aveva sperato di tenere segreto il negozio, ma sua madre da un po di tempo non si dava pace vedendolo così mutato, dispettoso sopra pensieri, col viso acceso e la barba rasa ogni mattina. 4974_3829_000195 il lusso meschino della zia sganci la sua casa medesima, fredda e malinconica: il palazzo cadente dei trao, che aveva spesso rammentato laggiù con infantile orgoglio. 4974_3829_000196 il messo, ch'era venuto a chiamarlo dalla salonia, l'aspettava in cima al sentiero insieme a mastro nardo che tirava la mula zoppicando. 4974_3829_000197 raccattando in furia i ferri da calza e gli occhiali, infilando il paniere al braccio senza salutar nessuno. guardate, s'è questa la maniera. così si ringraziano i parenti della premura. io me ne lavo le mani come pilato. 4974_3829_000198 la roba tua. sentite quest'altra? allora vuol dire che nostro padre buon'anima non ha lasciato nulla. 4974_3829_000199 lo fa pel tuo meglio. cerca il tuo vantaggio tutte quante si maritano come vogliono i genitori. il confessore stesso tirava fuori la volontà di dio. 4974_3829_000200 portata a fatica da quattr'uomini, colla testa pendente, da un lato, il faccione livido, la lingua pavonazza che usciva a metà dalle labbra bavose, gli occhi soltanto vivi e inquieti, le mani da morta agitate da un tremito continuo. 4974_3829_000201 carrozze, cavalli, palco a teatro tutte le sere, gioielli e vestiti quanti ne vuoi. con quel bel visetto so io quante teste farai girare in una gran città. 4974_3829_000202 una volta che vi servono quelle due stanzuccie, se avete i vostri motivi, anche subito su due piedi colèra o no. 4974_3829_000203 se ne pentiva, cercava di farseli perdonare colla pazienza, colle cure amorevoli, standole sempre intorno, sorvegliando l'inferma e la gente che veniva a farle visita. 4974_3829_000204 si guardava le mani esili e delicate, candide anch'esse come la luna, con una gran tenerezza, con un vago senso di gratitudine e quasi di orgoglio. 4974_3829_000205 andava a trovare la sua ragazza a palermo quando poteva, quando i suoi affari lo permettevano, anche una volta all'anno. isabella s'era fatta una bella fanciulla, un po gracile, ancora pallidina. 4974_3829_000206 ogni festa, ogni capo d'anno, come la piccola isabella, riceveva altri regali più costosi: un crocifisso d'argento, un rosario coi gloriapatri d'oro, un libro da messa rilegato in tartaruga per imparare a leggere. 4974_3829_000207 il signor duca, colla parlantina sciolta, discorreva un po di tutto di agricoltura: col padrone di casa di mode, con le signore di famiglie antiche, col marchese limòli. 4974_3829_000208 non m'hai visto ancora uscir dai gangheri, gliel'insegno io a passeggiar di sera sotto le mie finestre. a certi cavalieri un fracco di legnate se. 4974_3829_000209 don ferdinando raso di fresco con un vestito nero del cugino zacco che gli si arrampicava alla schiena. 4974_3829_000210 figliuoli miei. so che ce l'avete con me a causa del colèra, ma io sono innocente, ve lo giuro su quest'ostia consacrata. 4974_3829_000211 doveva tenere gli occhi aperti su ciascuno che andava e veniva, sulle serve, sui fogli di carta che mancavano, sulla figliuola, la quale aveva l'aria di chi ne cova una grossa pallida. 4974_3829_000212 soltanto fra le erbacce del sentiero pel quale lui doveva venire, dei fiori umili di cardo che luccicavano al sole, delle bacche verdi che si piegavano ondeggiando mollemente, e dicevano: 4974_3829_000213 un giorno, poi, fu una vera festa per lui, quando si vide arrivare in paese la signora aglae, che veniva insieme al signor pallante a fare uno scandalo contro il barone rubiera. 4974_3829_000214 la vergogna. andate là che avete ragione a parlare di vergogna. voi, mezzana, ci avete tenuto mano. anche voi siete la complice di quel ladro. 4974_3829_000215 poi tutta la notte non chiuse occhio, alzandosi ogni momento per correre ad origliare se sua madre strillava ancora, spaventato all'idea che udissero i vicini e gli venissero in casa colla giustizia e il notaro maledicendo in cuor suo la prima donna. 4974_3829_000216 razze di serpi sono cime di birbanti se lo mangiano in un boccone, quello scomunicato di mio figlio. ma prima l'ha da fare con me. 4974_3829_000217 no, no, non voglio nulla, non ho bisogno di nulla. vattene, ora, vattene, vedi, ho tanto da fare. 4974_3829_000218 ma visto che non era il momento, cacciò indietro la bile e voltò la cosa in scherzo. anche a lei le piacciono le canzonette? come passatempo colla chitarra adesso che siamo in villeggiatura, non dico di no. 4974_3829_000219 e la cavalcata dei suoi che si allontanavano in fila, uno dopo l'altro, di già come punti neri nella campagna brulla che s'andava oscurando. 4974_3829_000220 ah, una trao si vede subito, quantunque abbia l'aria un po sofferente, povera signora, il marchese limòli ringraziava lui con un cenno del capo e lo presentò alla nipote. 4974_3829_000221 la rubiera. allora volle accomiatarsi, masticando un sorriso, coi fiori gialli che le fremevano sul cappellino, intanto che le signore barattavano baci ed abbracci. il marchese si rivolse al capitano. 4974_3829_000222 una volta, dietro al medico, il quale veniva per la ragazza, egli vide capitare una faccia che non gli piacque: una vecchia del vicinato che portava la medicina del farmacista. 4974_3829_000223 questa è la ricompensa borbottò alessi. un'altra volta ci vò davvero dal notaio. finalmente, per amore o per forza, riescirono a mettere in letto la baronessa. 4974_3829_000224 bel mestiere alla vostra età. i farò arrestare insieme a lui. donna sarina dei miei stivali, donna, cosa dovrebbero chiamarvi? 4974_3829_000225 speranza. se ne andò, da una parte ancora sbraitando, e don gesualdo dall'altra, colla bocca amara, tormentato anche da quell'altra pulce che la sorella gli aveva messo. 4974_3829_000226 poi dei giorni sempre uguali in quella tebaide, un sospetto continuo, una diffidenza d'ogni cosa, dell'acqua che bevevasi, della gente che passava. 4974_3829_000227 col tempo confidò alla moglie: lasciali tranquilli. loro non pagano né frutti né capitali. e col tempo quelle terre serviranno per la dote d'isabella. 4974_3829_000228 a me basterebbe un pezzo di pane e formaggio. vuol dire che ho lavorato per buttare ogni cosa in bocca al lupo: il mio sangue e la mia roba. avete ragione. 4974_3829_000229 si lasciò scappare. be be se si parla soltanto del pezzo di terra ch'è sotto la fontana. se non fate come il riccio che poi allarga le spine, 4974_3829_000230 una commediante, la conosci. dicono che ha i denti e i capelli finti. deve avergli fatta qualche malìa. 4974_3829_000231 la rubiera, che seguiva da un pezzetto quel va e vieni di sotto gli occhiali, si chinò infine a fissare il ciolla, in certo modo che diceva chiaro che fate e che volete. 4974_3829_000232 sua moglie ebbe un bel piangere e disperarsi. il padrone era lui. sentite. gli disse: bianca, colle mani giunte, io ho poco da penare. 4974_3829_000233 e se si lasciava adesso portar via l'amante, era segno che ci dovevano essere state le sue buone ragioni prima o poi. no, ribatteva: peperito fuori della grazia di dio. né prima né poi. 4974_3829_000234 dell'altra gente beneficata da lui: la sorella di gerbido che faceva la portinaia giacalone, che veniva a portare i regali della zia cirmena e faceva passare i bigliettini dalla ruota. 4974_3829_000235 per le scale dal pollaio sull'uscio della legnaia. tutta la gente di casa s'affollava per vederlo passare. 4974_3829_000236 lo facevano per pochi baiocchi, per piacere, per niente, per inimicizia. congiuravano tutti quanti contro di lui per rubargli la figliuola e la roba, come se lui l'avesse rubata agli altri. 4974_3829_000237 la notte non chiudeva occhio, almanaccando dove il suo ragazzo potesse trovare i denari per tutti quei fazzoletti di seta e quelle boccettine. 4974_3829_000238 sono infine il sangue suo. morirebbe d'accidente lei per la prima, se dovesse lasciare la sua roba a questo e a quello? 4974_3829_000239 dio liberi una donna incinta che s'era lasciata aiutare da uno sconosciuto mentre portava un carico di legna al 4974_3829_000240 di lontano sembrava che l'aria libera, lo stormire delle frondi, il sole caldo le accendessero il sangue, penetrassero nelle sottili vene azzurrognole. 4974_3829_000241 lo fanno apposta per farci stare in angustie, per lasciarci la spina dentro. non parlo di tuo fratello poveraccio, quello non capisce, ma mio padre. 4974_3829_000242 spesso, la sera, scendeva adagio adagio dal lettuccio, perché la mamma non udisse, senza accendere la candela, e si metteva alla finestra fantasticando, guardando il cielo che formicolava di stelle. 4974_3829_000243 donna agrippina macrì e le cugine zacco saettavano occhiate di fuoco sul cappellino elegante d'isabella e sui salamelecchi che le faceva il duca di leyra. 4974_3829_000244 no, rispose lei, i viene di tanto in tanto. l'aveva anche don diego, ti rammenti, non è nulla. 4974_3829_000245 bianca, bianca. non far così che ti rovini la salute non giova a nulla. don gesualdo partì subito a rompicollo per caltagirone. voleva l'ordine d'arresto, voleva la compagnia. 4974_3829_000246 eh, i figliuoli bisogna pigliarseli come dio li manda, maschi o femmine. se si potesse andare a sceglierli al mercato, a don gesualdo non gli mancherebbero i denari per comprare il maschio. 4974_3829_000247 una moglie che vi squagliava fra le mani, che vi faceva gelare le carezze, con quel viso, con quegli occhi, con quel fare spaventato, come se volessero farla cascare in peccato mortale, ogni volta. 4974_3829_000248 lo sai, l'appalto della strada, la gabella, mastro, nunzio, voleva snocciolare la litania dei rimproveri intanto che ci si trovava. 4974_3829_000249 nanni lo fece notare al padrone. il sangue è sangue, avete da ridirci. tutti e due hanno voluto portare il lutto alla buon'anima di vostro padre, per rispetto, senza secondi fini. 4974_3829_000250 da quel giorno ci fu un casa del diavolo. mattina e sera don gesualdo prese isabella, colle buone, colle cattive, per levarle dalla testa quella follìa. 4974_3829_000251 si sbracciava ad aiutare in cucina, col vestito rimboccato alla cintola, a far cuocere un buon brodo di ossa per sua nipote bianca, a preparare qualche intingolo per isabella che non mangiava nulla. 4974_3829_000252 voleri di dio, quella bambina stessa che aveva voluto nascere nella casa materna il canonico lupi. 4974_3829_000253 dei vecchi fucili a pietra nascosti sotto terra fin dal o dal, e teneva dei mastini capaci di divorare un uomo. 4974_3829_000254 apposta nossignore, appunto, vi ho chiamato qui fuori. dobbiamo parlare da solo a solo. per quel che ho da dirvi, qui nel giardino siamo aspettati. 4974_3829_000255 bisogna chinare il capo per amore o per forza. del resto non avete altri figliuoli. almeno sapete di farla una signorona. 4974_3829_000256 come della bava di lumaca. sissignore, quella bestia dello speziale continua a predicare di scopar le case, di pigliarsela coi maiali e colle galline per tener lontano il colèra. 4974_3829_000257 fingeva anche lui di guardarsi intorno sospettoso, quasi vedesse da per tutto le mani lunghe di mastro don gesualdo. 4974_3829_000258 la capitana aveva un bel fare, un bel cercare di non darsi vinta dicendo che quella era la moda di sposarsi adesso. 4974_3829_000259 soltanto, vossignoria, potete aiutarli senza mettere mano alla tasca. ecco, loro vorrebbero a mezzadria quel pezzo di terra ch'è sotto la fontana. 4974_3829_000260 come don luca il sagrestano e sua moglie grazia portavano in casa trao le sue imbasciate amorose, era ridotto a passare in rivista le ricette del medico e la carta delle pillole che mandava bomma. 4974_3829_000261 era un bell'uomo magro, elegante, un po calvo, gentilissimo, si cavava il cappello anche per rispondere al saluto dei contadini. 4974_3829_000262 lì, da quella parte pel sentiero, non c'è bisogno di far sapere a tutto il vicinato se vo o se rimango, e voialtri badate alle vostre faccende. 4974_3829_000263 don gesualdo si mostrava arrendevole, non che ci fosse obbligato, no, la legge lui la conosceva, ma per buon cuore. 4974_3829_000264 luna bianca, luna bella, che fai, luna dove vai, che pensi anche tu. 4974_3829_000265 e dei quadrati d'ortaggi polverosi al di là del muro, tagliati dai viali abbandonati che affogavano nel bosco irto di seccumi gialli. 4974_3829_000266 un vero usuraio. quel notaro sottile, avido, insaziabile, don gesualdo, avrebbe preferito mille volte trattare il negozio faccia a faccia col genero. 4974_3829_000267 vestendosi in tutta fretta per andare al battesimo del cugino motta. sì, ci andrò, sentiremo cos'è. è meglio sapere la verità. 4974_3829_000268 dei casolari nerastri qua e là, l'estremità del paese sulla collina. in fondo sembravano sorgere lentamente dalla caligine, deserti e silenziosi. 4974_3829_000269 dei cani che abbaiavano, delle lettere che giungevano, un mucchio di paglia umida in permanenza dinanzi al cancello per affumicare tutto ciò che veniva di fuori. 4974_3829_000270 quando volete finirla. è uno scandalo, i vostri figliuoli stessi che vi osservano. vergogna. ma sei pazza, rispose lui. 4974_3829_000271 vedete, osservò la zia rubiera. a quest'ora c'è già pel mondo chi deve portarvi via la figliuola e la roba. 4974_3829_000272 don gesualdo, rimasto solo colla moglie, tracannò di un fiato un gran bicchiere di acqua fresca senza dir nulla. 4974_3829_000273 quello che dicono tutti. mastro don gesualdo crede d'essere furbo, ma stavolta, se mai ha trovato uno più furbo di lui. 4974_3829_000274 la zia cirmena infatuata rispondeva a coloro che auguravano la nascita di un bel maschiotto. più tardi che già le femmine sono come la gramigna e vi scopano poi la casa del bello e del buono per andare a maritarsi. 4974_3829_000275 essa, udendo che tornava gente. gli domandò infine apertamente: ditemi la verità: v'ha fatto chiedere del denaro in prestito? eh, gliene avete dato. 4974_3829_000276 allorchè incontrava il cavalier peperito, gli faceva un certo visetto malizioso che la ringiovaniva di vent'anni. dei sorrisi che volevano indovinare molte cose. 4974_3829_000277 piantò lì dov'era la povera aglae, lunga, distesa sul pavimento come all'ultimo atto di una tragedia, e pallante che le tirava giù il vestito sulle calze per correre a casa senza cappello. 4974_3829_000278 isabella, almeno doveva possedere tutto ciò che mancava a lui: essere signora di nome e di fatto. 4974_3829_000279 se la zia s'ingegnava, lei, di aprir gli occhi alla gente sul valore del suo nipote corrado e gli rubava gli scartafacci e andava a sciorinarli lei stessa in mezzo al crocchio dei cugini motta. 4974_3829_000280 degli estranei, don gesualdo, tentennava, insospettito da una parte d'esser preso così alla sprovvista e cedendo nel tempo, istesso suo malgrado. 4974_3829_000281 quel piagnisteo durò la giornata intera, inutilmente. il marito, per consolarla, le diceva che don gesualdo non li avrebbe abbandonati. erano tutti figli suoi, orfanelli bisognosi. 4974_3829_000282 suo nipote l'accompagnava raramente. preferiva rimanersene in casa a far l'orso e a pensare ai casi suoi o ai suoi morti, chissà. 4974_3829_000283 don gesualdo, fuori dei gangheri, tagliò corto a quei discorsi sciocchi. scusate, donna sarina, mia moglie non capisce più niente. diventano tutti così nella sua famiglia. doveva toccare a me. 4974_3829_000284 di tanto in tanto correva una fucilata pazza per le tenebre. lontano giungevano sin laggiù delle grida selvagge. 4974_3829_000285 neanche quel giovane poveretto ne ha. e allora, se ti tocca scopar la casa, se lui deve tirare il diavolo per la coda, sarà un affar serio. intendi, vengono le quistioni, i pentimenti, i musi lunghi. 4974_3829_000286 egli però non le disse nulla. temeva che i sorci ballassero. mentre non c'era il gatto, mentre la moglie l'aiutava a infilarsi gli stivali, andava facendole certe raccomandazioni. 4974_3829_000287 lui paonazzo dalla collera colla schiuma alla bocca. non ci vedeva dagli occhi, non vedeva lo stato in cui era la poveretta. 4974_3829_000288 nascevano altre guerricciuole, altri dispettucci delle alleanze fatte e disfatte a seconda di un dolce e di un'immagine data o rifiutata. 4974_3829_000289 vede quello che farebbe al caso suo, e allora mette in opera tutti i mezzi per arrivarci, ciascuno come può. 4974_3829_000290 lontano, tanto tempo che non s'erano visti. lui non aveva faccia di comparirle dinanzi in parola d'onore, non cercava di scolparsi. 4974_3829_000291 sentite, se avete pure qualche vestito smesso di vostra figlia, di quelli proprio che non possono più servirle. già lei è una signora, ma saranno sempre buoni per noi poveretti. 4974_3829_000292 quasi ci avesse nascosto il suo segreto da confidarle anche lei. s'erano regalato a vicenda un libriccino di memorie colla promessa di scrivervi sopra tutti i loro pensieri più intimi. 4974_3829_000293 vennero le visite ai parenti. bianca era tornata in forze per portare in trionfo la sua figliuola in casa sganci, in casa limòli. 4974_3829_000294 non me la doveva lasciare questa spina. lui non sapeva di quell'altro dispiacere che doveva procuragli la figliuola, il pover'uomo. 4974_3829_000295 l'avrebbe aiutata sottomano anche a fare uno sproposito, anche a rompersi il collo. avrebbe tradito il marito per la sua creatura. 4974_3829_000296 ninì pel bisogno, scese anche all'umiliazione d'andare a pregare la cugina bianca. dopo tanto tempo la prese appunto da lontano. 4974_3829_000297 si vedeva però ch'era turbato: balbettava grossi goccioloni, gli colavano dalla fronte. donna sarina s'ostinava ad aver paura, piantandosi su due piedi, frugando di qua e di là cogli occhi curiosi. 4974_3829_000298 il letto in disordine, i vestiti sudici, i capelli spettinati, le carezze stesse di lei, i manicaretti cucinati dall'amico pallante gli si erano mutati in veleno dacché gli costavano cari. 4974_3829_000299 la cirmena diventò verde, s'aggiustò il vestito, sorridendo, pigliandola con disinvoltura. bene, bene, ho capito. 4974_3829_000300 oramai per amore o per forza, mastro don gesualdo s'era ficcato nel parentado e bisognava fare i conti con lui. 4974_3829_000301 don gesualdo, meno la paura dei razzi che si vedevano la notte e il sospetto di ogni viso nuovo che passasse pei sentieri arrampicati lassù sui greppi. 4974_3829_000302 a quella certa voce interna che gli andava ripicchiando dentro tutti gli argomenti messi fuori da compare nanni per persuaderlo. 4974_3829_000303 per amor dei denari, tutto ciò che narravasi nella bottega di sua madre, in ogni caffè, in ogni spezieria, di, porta in porta. 4974_3829_000304 bianca non arrivava a capacitarsi. come andarsene via nel fitto del colèra, perché cos'era stato? 4974_3829_000305 peperito. allorché giunsero alla salonia, trovarono che tutti gli altri inquilini della fattoria caricavano muli ed asinelli per fuggirsene. 4974_3829_000306 crocchio. ella attaccò il discorso serio e ora, come restiamo intesi, tutti quanti si guardarono in faccia a quell'esordio. 4974_3829_000307 tutti si guardarono negli occhi. isabella si alzò senza dire una parola ed uscì dalla stanza. ah borbottò don gesualdo, ah. 4974_3829_000308 con una bella sera stellata, il cielo tutto che sembrava formicolare attorno a budarturo, sulla distesa dei piani e dei monti che s'accennava confusamente. 4974_3829_000309 scusatemi, nipote mia, se vi ricevo in questo tugurio, ci son nato che volete. spero di morirci. 4974_3829_000310 ma egli non si lasciava illudere. no, era villano, ma aveva il naso fino di villano pure, e aveva il suo orgoglio, anche lui. 4974_3829_000311 musi lunghi imbruttiscono te e lui, mia cara, perché poi con qual costrutto. se tuo padre ha detto di no, sarà di no che non lo sposerai. 4974_3829_000312 giunta, il pover'uomo era ridotto a farsi da sè l'esame di coscienza dei genitori. quella ragazza aveva preso i soli difetti. 4974_3829_000313 massaro fortunato tormentava la nappa della berretta e santo sgranò gli occhi. don gesualdo però non aveva capito l'antifona. col viso in aria cercava il verbo. 4974_3829_000314 i denari che aveva speso per farla educare come una signora, le compagne in mezzo alle quali aveva voluto farla crescere, le larghezze e il lusso che seminavano la superbia nel cuore della ragazzina. 4974_3829_000315 ma io non sarò sciocco. no, io lo so quello che vuol dire e se ne andò infuriato. 4974_3829_000316 a sognare come lei, laggiù, dietro quel monticello, la stessa luna doveva scintillare sui vetri della sua finestra, la stessa dolcezza insinuarsi in lui. 4974_3829_000317 come due basilischi: se volete dirmi qualche cosa, salite pure nulla. nulla rispose ciolla e intanto s'avviava verso il portone. 4974_3829_000318 gesualdo stava seduto dall'altra parte col mento fra le mani. in fondo allo stanzone si udiva il russare di santo. 4974_3829_000319 che avrebbero fatto piangere i sassi. don gesualdo ci s'addormentava sopra a quei discorsi. la mamma parlava poco, anche lei, sempre senza fiato, sempre fra letto e lettuccio. 4974_3829_000320 imbastendo alcuni sacchi di canovaccio che rosaria poi le cuciva alla meglio, accoccolata sullo scalino, aguzzando gli occhi e le labbra perché l'ago non le sfuggisse dalle manacce ruvide. 4974_3829_000321 dalle sale buie che s'intravedevano in lunga fila, abbandonate e nude per le strisce di luce che trapelavano dalle finestre sgangherate. 4974_3829_000322 gesualdo, che l'aveva lasciata sfogare un pezzo tentennando il capo cogli occhi gonfi, le disse infine: hai ragione, non ho fatto mai nulla per voialtri. hai ragione di lagnarti della buona misura. 4974_3829_000323 ma gesualdo, il quale aveva già la casa piena di gente e sapeva che non gli avrebbe mai fatto chinare il capo se aveva detto di no, se ne andò colle spalle e il cuore grossi. 4974_3829_000324 le nimicizie di fuori, le discordie, le lotte d'interessi e di vanità passavano la clausura, occupavano le ore d'ozio, si sfogavano fin là dentro in pettegolezzi, in rappresaglie, in parole grosse. 4974_3829_000325 del refe sudicio un fazzoletto di cotone posto ad asciugare al sole, correva subito a nasconderli. poi si mise a sedere sulla sponda del lettuccio, fissando 4974_3829_000326 cortile coll'aria misteriosa, finchè il padrone andò a sentire quel che diavolo volesse, dandogli una buona strapazzata per cominciare. t'ho detto tante volte di non lasciarti vedere da queste parti. che diavolo se lo fai apposta. 4974_3829_000327 lì, a due passi si imbatterono in canali. che andava dai margarone e aveva visto da lontano i baciamani fra la strada e il terrazzo. 4974_3829_000328 i guadagni sono stati di voi solo per comprare delle belle tenute, quelle che volete appropriarvi perché avete dei figliuoli. 4974_3829_000329 non gli piaceva di lasciarsi aprir le vene per uno che doveva venire da palermo a bersi il sangue suo. di dove volete che venga? dunque dalla luna, caro mio, queste son parole al vento. sapete com'è. 4974_3829_000330 infine, don gesualdo le mise le mani sulle spalle guardandola fissamente nel bianco degli occhi. 4974_3829_000331 ci stava, come un papa, fra i suoi armenti, i suoi campi, i suoi contadini, le sue faccende, sempre in moto dalla mattina alla sera, sempre gridando e facendo vedere la sua faccia da padrone. 4974_3829_000332 spiantato la margarone, non aveva più voluto saperne. sposava donna giuseppina alòsi più vecchia di lui, perché non aveva trovato altro. 4974_3829_000333 stirando macchinalmente le due cocche del grembiule, a un tratto ebbe uno sbocco di sangue. cos'è? cos'è qualcosa alle gengive? ti sei morsicata la lingua. 4974_3829_000334 talchè don gesualdo, stretto da tutte le parti, tirato pei capelli, si lasciò aprir le vene e mise il suo nome in lettere di scatola al contratto nuziale. 4974_3829_000335 quei volumetti tenuti nascosti sotto la biancheria, in collegio, all'ombra dei noci, vicino alla sorgente, in fondo al viale che saliva dalla casina, c'era almeno una gran pace, un gran silenzio. 4974_3829_000336 un momento di svago, un'ora di buonumore, come il bicchiere di vino a un pover'uomo che ha lavorato tutto il giorno là, neppur quello. 4974_3829_000337 la rubiera che stimò il momento propizio e non voleva perdere l'occasione. lo tirò a quattr'occhi vicino al letto, mentre si udivano in fondo al corridoio mèndola e don ferdinando, i quali litigavano ad alta voce e tutti corsero a vedere. 4974_3829_000338 la desolazione delle forre dove non poteva giungere il raggio della luna, la festa delle rocce che s'orlavano d'argento lassù a budarturo, disegnandosi nettamente nel gran chiarore come castelli incantati. 4974_3829_000339 quel servo di dio non capiva nulla. badava solo a raccomandarle di non cascarci più e le metteva il cuore in pace. coll'assoluzione la poveretta arrivò a scappare in casa dello zio trao onde buttarsi nelle sue braccia. 4974_3829_000340 l'altro sensale, il marchese limòli non aveva saputo badare nemmeno ai suoi interessi. voleva intromettercisi il canonico lupi protestando l'amicizia antica. ma lui rispose. 4974_3829_000341 perché loro, ogni cristiano che mandano al mondo della verità, si pigliano dodici tarì dal re, e l'arciprete bugno ha avuto il coraggio di predicarlo dall'altare. 4974_3829_000342 sebbene non dicesse nulla, guardando il morto che guardava lui colla coda dell'occhio appannato. poi gli baciò la mano e gli coprì la faccia col lenzuolo. 4974_3829_000343 ne avete fatta tanta della carità e fate anche questa che così vuol dio. guarda cosa diavolo t'è venuto in mente. qui c'è mia moglie e mia figlia. adesso. 4974_3829_000344 quelle che non avevano né casa né poderi. tiravano in ballo il parentado nobile. il capitano giustiziere ch'era fratello della mamma. 4974_3829_000345 anzi, è per vostro amore che vogliamo farvi confessare e comunicare prima di chiudere gli occhi. 4974_3829_000346 nella furberia di lui che fingeva di non guardarla, come chi passa e ripassa in una fiera dinanzi alla giovenca che vuol comprare senza darle neppure. 4974_3829_000347 e gli fecero sapere, anzi, che destava dei sospetti con quelle gite e volevano fargli la festa al primo caso di colèra. eh, disse lui: la festa. 4974_3829_000348 motta compitando, accalorandosi come un sensale che fa valere la merce, mentre don gesualdo andava appisolandosi a poco a poco e diceva di sì, col capo sbadigliando. 4974_3829_000349 abbiamo il colèra sulle spalle, il sangue non è acqua. infine, non possiamo lasciare quel povero vecchio solo in mezzo al colèra. i pare che la gente avrebbe motivo di sparlare dei fatti nostri, eh. 4974_3829_000350 e alla nipote che lo scongiurava di andar con lei a mangalavite. hai paura di non trovarmi più. no, no, non temere. il colèra non sa che farsene di me. 4974_3829_000351 isabella invece s'era fatta pallida come un cadavere, ma non si mosse, non disse nulla, una vera trao col viso fermo e impenetrabile. 4974_3829_000352 rosaria venne a bussargli all'uscio di buon mattino don ninì. signor barone, venite a vedere, la padrona ha perso la parola. io ho paura, se vedeste. 4974_3829_000353 certo, certo, rispose in quel punto don gesualdo. i figliuoli bisogna pigliarseli. come vengono zacco? a conferma, mostrò le sue ragazze schierate in fila, come tante canne d'organo modeste e prosperose. 4974_3829_000354 di giorno in giorno. era un senso nuovo che sorgeva in lei dai versi che leggeva, dai tramonti che la facevano sospirare. 4974_3829_000355 avranno fatto il contratto da qualche notaio forestiere, il notaro sghembri di militello, dicono: ma via. non c'è motivo poi di mettersi in quello stato per una cosa simile. avete una faccia che non mi piace. 4974_3829_000356 tanto più che, grazie a dio, la dote non le sarebbe mancata perché bianca non prometteva di dargli altri eredi. 4974_3829_000357 dopo la sera non si fece altro che parlare di lui in cucina, fin le serve, e mastro nardo, il quale sgranava gli occhi. 4974_3829_000358 canali, fece un certo viso e fermò la baronessa per salutarla, menando il discorso per le lunghe, sgranandole in faccia due occhi curiosi. 4974_3829_000359 io e mio marito. appena chiude gli occhi, nostro padre non sono ancora morto. no, si lamentò il vecchio dal suo cantuccio. 4974_3829_000360 speranza cominciò a urlare e a graffiarsi la faccia. santo, svegliato di soprassalto, si dava dei pugni in testa, fregandosi gli occhi, piangendo come un ragazzo. il più turbato di tutti, però, era don gesualdo. 4974_3829_000361 prudente, da uomo avvezzo a muovere sette volte la lingua in bocca prima di lasciarsi scappare una minchioneria. 4974_3829_000362 andrò lontano nelle feste in mezzo alle pompe della capitale. dovunque sarò, nessuno vedrà il pallore sotto la mia corona di duchessa. 4974_3829_000363 io mangio colle mani, figliuol mio, arrossiresti di tuo padre a tavola. sono uno zotico, non sono da mettermi insieme ai signori. no, no, è meglio pensarci prima. meglio crepar di colèra che di bile. 4974_3829_000364 non voleva che la ragazza, così giovane, così inesperta, senza sapere ancora cosa volesse dire esser povero o ricco, s'avesse a scaldare il capo per tutte quelle frascherie. lui. 4974_3829_000365 il fare del nipote che le teneva il sacco, con quell'aria ritrosa di chi si fa pregare per mettersi a tavola, di chi vuol vender cara la sua mercanzia. 4974_3829_000366 a un miglio di distanza, ma sapeva leggere nelle pedate fresche, nelle rose canine che trovava sfogliate sul sentiero, nell'aria ingenua di isabella che scendeva a cercare le forbici o il ditale quando, per combinazione, c'era in sala il cugino. 4974_3829_000367 scrisse ai suoi amici, ne parlò alle persone che potevano aiutarlo in simili faccende: il canonico lupi, il notaro neri. 4974_3829_000368 don bastiano. infatti, era lì nel salotto, vestito in borghese, con abiti nuovi, fiammanti, che gli rilucevano addosso, raso di fresco, seduto sul canapè. 4974_3829_000369 però, se ci avete il testamento, non dico: allora tiratelo fuori e si vedrà. 4974_3829_000370 visita, impallidendo ogni volta che la mamma tentava di snodare lo scilinguagnolo dinanzi agli estranei. sentiva una gran tenerezza al pensare che la povera paralitica. 4974_3829_000371 che il portone era chiuso a chiave. da lì a un po, medico, barbiere, parenti curiosi, la casa si riempì di gente. proprio il sogno di quella notte. 4974_3829_000372 a donna sarina ridendo ad alta voce, spingendola per le spalle, quasi volesse mandarla via, come fa il sensale nel conchiudere il negozio. 4974_3829_000373 gemeva, sputava e lamentavasi. ch'era amara come il veleno, ch'era morto, che non vedevano l'ora di levarselo dinanzi. infine, perché non lo seccassero, voltò il naso contro il muro e non si mosse più. 4974_3829_000374 un vero gastigo di dio, un affare sbagliato, sebbene il galantuomo avesse la prudenza di non lagnarsene neppure col canonico lupi che glielo aveva proposto. 4974_3829_000375 una cosa che tutti alzavano il capo trasalendo e si facevano la croce al vedere quegli occhi che luccicavano nel buio, fra le travi del tetto e i buchi del muro. 4974_3829_000376 e donna bianca che aveva fatto quel gran matrimonione la sua figliuola sarebbe arrivata chissà dove. 4974_3829_000377 però le trattative tiravano in lungo. mastro don gesualdo cercava difendere la sua roba. vederci chiaro in quella faccenda. 4974_3829_000378 don gesualdo, che era don gesualdo, rimase a bocca aperta a quel discorso stupefatto. cercava le parole, balbettava, 4974_3829_000379 burgio si decise ad aprire l'uscio. era una giornata fosca, il cielo coperto, un gran silenzio per la pianura smorta e sassosa. 4974_3829_000380 bomma, che teneva conversazione aperta nella spezieria per far comodo a don corrado la gurna, il quale mettevasi subito a telegrafare appena la ragazza saliva, apposta sul campanile. 4974_3829_000381 bene, interruppe la zia, questo è un altro discorso. ah, vi sembra un altro discorso? ecco, saltò su donna sarina, pigliandosela a un tratto col nipote. 4974_3829_000382 e si metteva a sbraitare contro quella bambina che le rubava l'eredità del fratello. sarà un battesimo strepitoso. c'è la casa piena, tutta la nobiltà. 4974_3829_000383 ninì allora scese a dar tanto di chiavistello al portone e si mise la chiave in tasca minacciando di rompere le ossa al garzone se fiatava. 4974_3829_000384 gli stessi parenti di lei glielo dicevano. tu non hai parole per ringraziare dio e tuo marito. lascia fare a lui ch'è il padrone e cerca il meglio della tua figliuola. 4974_3829_000385 quando era contento della sua giornata prima di coricarsi, mettendosi il berretto da notte in maniche di camicia a quattr'occhi. con lei mostravasi proprio quel che era bonaccione. 4974_3829_000386 a marineo avevano assassinato un viandante che andava ronzando attorno all'abbeveratoio nell'ora calda. lacero scalzo. 4974_3829_000387 di bricconi ce ne son sempre. gli hanno carpito qualche firma. la baronessa lo piantò lì. 4974_3829_000388 in quella testolina che portava ancora le trecce sulle spalle, nasceva un brulichìo, quasi uno sciame di api vi recasse tutte le voci e tutti i profumi della campagna, di là dalle roccie, di là da budarturo. 4974_3829_000389 nei piccoli paesi c'è della gente che farebbe delle miglia per venire a portarvi la cattiva nuova. una mattina la baronessa stava seduta all'ombra della stoia sul balcone. 4974_3829_000390 soffiando e sbuffando, cogli occhi a terra quasi cercasse le parole, cercando le maniere che ci volevano per far capire la ragione a quelle teste dure. 4974_3829_000391 poi sai, io sono avvezzo ad esser padrone in casa mia. sono un villano. non so starci sotto le scarpe della moglie. no speranza. mostrò burgio, allettato anche lui dalla malaria. 4974_3829_000392 tu sai com'è fatta tua zia, che testa dura. ne abbiamo avuti dei dispiaceri per quella testa dura, ma infine, non può campare eternamente, poveretta com'è ridotta. 4974_3829_000393 tornò poco dopo, che sembrava un altro stravolto, col cappello di paglia buttato all'indietro, asciugandosi il sudore. donna sarina voleva sapere a ogni costo cosa fosse avvenuto, fingendo d'aver paura. 4974_3829_000394 don gesualdo aprì la finestra per dirgli un sacco di male parole: bestia, ne fai sempre delle tue bestia. gli amici lo calmarono: poveraccio, lasciatelo fare, è un modo d'esprimere la sua allegria. 4974_3829_000395 che vuoi farci è la mia croce. se sapevo, tanto piuttosto don gesualdo badava a chiacchierare col cugino zacco, tutti e due col cuore in mano, amiconi. 4974_3829_000396 sentite, don gesualdo, io non ho peli sulla lingua. volevo parlarvi di quello scapestrato di mio figlio. aiutami, tu bianca. 4974_3829_000397 don bastiano si teneva sulle generali, lodando il paesaggio, il clima, gli abitanti, sottolineando le parole, con certi sguardi espressivi rivolti a donna: fifì. 4974_3829_000398 colà ci fu una scena terribile fra madre e figlio. lui da prima cercava di negare, poi montò su tutte le furie, si lagnò di esser tenuto come uno schiavo, peggio di un ragazzo senza due tarì da spendere. 4974_3829_000399 la sola che dovesse dar retta alla zia era lei, isabella. soffocando gli sbadigli dopo quelle giornate vuote alle sue amiche di collegio, disseminate anch'esse di qua e di là, non sapeva proprio cosa scrivere. 4974_3829_000400 capitava. udivasi ovunque la sua voce che faceva tremare la casa. nardo, dove sei stato sino ad ora, t'avevo detto di portarmi quelle forbici alla vigna. 4974_3829_000401 dio ve la faccia godere cent'anni una casa come questa, una vera reggia vasta quanto un convento. sarebbe un peccato mortale se riuscissero a smembrarvela i vostri nemici. 4974_3829_000402 monastero bianca s'era confessata e comunicata, ascoltò la messa ginocchioni sentendosi mancare, sentendosi strappare un'altra volta dalle viscere la sua creatura che le si aggrappava al collo e non voleva lasciarla. 4974_3829_000403 balì di leyra e il marchese limòli poi avevano intavolato un altro discorso, così a fior di labbra, tenendosi sulle generali. 4974_3829_000404 era occupatissimo ad incollare delle striscie di carta a tutte le fessure delle imposte con un pentolino appeso al collo, arrampicato su di una scala a piuoli. 4974_3829_000405 andarono. intanto incalzavano le voci di colèra. a catania c'era stata una sommossa. giunse da lentini don bastiano stangafame, insieme a donna fifì, la quale pareva avesse già il male addosso. verde. 4974_3829_000406 una vampa nel cuore che la mordeva, che le saliva alla testa, che l'accecava, che la faceva delirare vederlo a qualunque costo. domani non lo vedrò più, più, più. 4974_3829_000407 e come volesse aiutarsi ancora in quello stato, come cercasse di annaspare colle mani gonfie e grevi, come cercasse di chiamare aiuto coi suoni inarticolati che s'impastavano nella bava vischiosa. 4974_3829_000408 la signora capitana, stecchita nel suo eterno lutto che la ringiovaniva e la faceva chiamare ancora la bella vedovella da dieci anni, dacché era morto suo marito. 4974_3829_000409 voleva correre dal giudice, dal sindaco, mettere sottosopra tutto il paese, far venire la compagnia d'arme da caltagirone, farli arrestare tutti e due, figliuola e complice. 4974_3829_000410 il notaro neri, gli faceva anche l'avvocato contrario gratis et amore per le questioni vecchie e nuove che erano state fra di loro. 4974_3829_000411 il panico poi non ebbe limiti allorché si vide scappare la baronessa rubiera, paralitica su di una sedia a bracciuoli. poiché nella portantina non entrava neppure, tanto era enorme. 4974_3829_000412 quasi dovesse nascondere le carezze che faceva alla sua creatura, le mani tremanti che le cercavano il viso, gli occhi turbati che l'osservavano attentamente. che hai, sei pallida, non ti senti bene? 4974_3829_000413 ciascuno a casa sua. ecco la parola giusta, donna sarina: ciascuno a casa sua. aspettate che vi accompagno? eh, eh, che c'è. 4974_3829_000414 anche corrado è della costola d'adamo, ma i baiocchi li tiene tuo padre se non vuol darvene. andrete a scopar le strade tutti e due e dopo un mese vi piglierete pei capelli. 4974_3829_000415 farlo impiccare nella pubblica piazza quel birbante, farlo squartare dal boia, fargli lasciare le ossa in fondo a un carcere. quell'assassino, quel briccone in galera, voglio farlo morire tutti e due. 4974_3829_000416 il viso smorto e istupidito un istante, mentre bianca gli parlava all'orecchio, supplichevole, quasi le spuntassero le lagrime. egli, di curvo che era, si raddrizzò così che parve. 4974_3829_000417 lo zio marchese, uomo di mondo che ne sapeva più di tutti sulle chiacchiere raccolte a casaccio, prese a quattr'occhi don gesualdo. 4974_3829_000418 vuole voialtri. siete giovani tutti e due e avete gli occhi chiusi. non vedete altro che una cosa sola. bisogna vedere anche quello che verrà poi: la pentola da mettere al fuoco, le camice da rattoppare: sarà un bel divertimento. 4974_3829_000419 infine, cosa domandavano del lavoro? lui che poteva tanto un affare di coscienza, avrebbe fatto un buon negozio anche. 4974_3829_000420 verso la pasqua giunse in paese il duca di leyra, col pretesto di dar sesto ai suoi affari da quelle parti chè ne avevano tanto di bisogno. 4974_3829_000421 la piccola alimena arrivò a nascondersi nella scala del campanile una domenica per vedere se era vero che il padre d'isabella portasse la berretta. 4974_3829_000422 tante piccole cose che l'attraevano a poco a poco e la facevano guardare attenta per delle ore intere, una fila di formiche che si seguivano. 4974_3829_000423 da tutti. cercava aiuto, fin dal suo confessore, come una pazza desolata, lavando dal piangere le pietre del confessionario. 4974_3829_000424 e che volete benedicite. cominciò ad attaccar discorso lui, e si fermò su due piedi appoggiandosi al muro di rimpetto, col cappello sull'occipite e in mano il bastone che sembrava la canna dell'agrimensore. aspettando, 4974_3829_000425 bianca dalla tenerezza, piangeva cheta cheta. suo marito, ch'era rimasto ginocchioni, come gli aveva detto la macrì col naso contro il muro, si alzò per calmarla. 4974_3829_000426 quando si è giovani pare che al mondo non ci debba essere altro che quello. tuo padre ha preso la via storta, ma se lui si ostina a non darti nulla, 4974_3829_000427 ma non lo dite agli altri. glielo dirò, anzi, voglio rinfacciarlo a tutti quanti se campo. 4974_3829_000428 talché le compagne lasciarono passare il trao. ma don gesualdo dovette lasciarlo passare anche lui e farsi chiamare così per amore della figliuola quando andava a trovarla. 4974_3829_000429 meglio, meglio rosaria. tornando di sopra, vide la padrona in uno stato spaventevole, frugando nei cassetti e negli armadi, colle mani che non trovavano nulla, gli occhi che non ci vedevano, la schiuma alla bocca. 4974_3829_000430 don ferdinando apparve sulla soglia in maniche di camicia giallo ed allampanato, guardando stupefatto attraverso gli occhiali la sorella e la nipote. 4974_3829_000431 non sentiva le spine, non sentiva i sassi del sentiero fuori mano che aveva preso per arrivare di nascosto sino a lui, ansante, premendosi il petto, colle mani, trasalendo a ogni passo, spiando il cammino con l'occhio ansioso. 4974_3829_000432 bianca cercava di scusarsi. suo marito era il padrone, faceva tutto di testa propria. lui non voleva che gli mettessero il naso nelle sue cose. 4974_3829_000433 speranza che vedeva sfumare la sua parte dell'eredità. se si parlava di buon cuore, se la pigliava col marito e coi figliuoli, i quali non sapevano difendersi. 4974_3829_000434 don gesualdo, che c'è stato, vossignoria lassù alle volte per far quattro passi. l'erba sulla spianata è tutta pesta, come ci si fosse sdraiato un asino. 4974_3829_000435 le rare lettere ricevute in cima a una canna, attraverso il fumo e per solo svago, il chiacchierìo della zia cirmena, la quale arrivava ogni sera colla lanterna in mano e il panierino della calza infilato al braccio. 4974_3829_000436 don gesualdo guardò dove diceva l'orbo e si sbiancò subito in viso a un tratto. 4974_3829_000437 lui era ignorante, uno che non sapeva nulla, ma capiva che quelle belle cose erano trappole per acchiappare i gonzi. 4974_3829_000438 marina di leyra le mandava ogni settimana delle paginette stemmate piene zeppe di avventure, di confidenze interessanti. la stuzzicava, la interrogava, chiedeva in ricambio le sue confidenze. 4974_3829_000439 la stessa guerra implacabile ch'era stato obbligato a combattere, sempre contro tutto e contro tutti, e lo feriva sin lì, nell'amore della sua creatura. 4974_3829_000440 siete stata da donna, bellonia. eh, avete fatto bene un'amicizia antica come la vostra. peccato che 4974_3829_000441 si vedeva in fondo l'uscio del salotto buono, spalancato, tolte le fodere ai mobili. un'aria di cerimonia, insomma. 4974_3829_000442 col sorriso semplice e buono che le avevano insegnato i genitori. pei negozi spinosi, don gesualdo stava a sentire tranquillamente. 4974_3829_000443 don ninì stava bisticciandosi colla sua aglae in quella stanzaccia di locanda che per lui era diventata un inferno dal momento in cui s'era messo sulle spalle il debito e mastro don gesualdo. 4974_3829_000444 guanciale, pregava iddio di darle forza e si consolava alla meglio pensando che soffriva in penitenza dei suoi peccati. don gesualdo, che aveva tante altre cose per la testa, tanti interessi grossi sulle spalle. 4974_3829_000445 dunque, niente visite finché torno e gli occhi aperti sulla tua figliuola. sai come sono le ragazze quando si mettono in testa qualcosa. sei stata giovane anche tu. 4974_3829_000446 sarebbe bella che gli mantenesse l'amante. a don ninì gli parrebbe di fare le sue follie di gioventù anche lui. la baronessa dal gran ridere andava tenendosi ai mobili per non cadere. 4974_3829_000447 sei stata una buona moglie, docile e obbediente, tutta per la casa. non me ne pento. dico solo acciò ti serva d'ammaestramento adesso. 4974_3829_000448 le margarone che spendevano allegramente per azzimarsi, quasi fossero ancora di primo pelo, fecero molte compere. anzi, non trovandosi denari spiccioli, quei galantuomini dissero che sarebbero ripassati a prenderli il giorno dopo. 4974_3829_000449 io no, tornò a dire più forte, vedendo che lei s'era rimessa a cucire. allora la rubiera si chinò di nuovo verso la stradicciuola cogli occhiali lucenti ed entrambi rimasero a guardarsi un momento così. 4974_3829_000450 invano. la prima donna gli si avvinghiò al collo, discinta, senza badare al pallante che accorreva dalla cucina, né ad alessi, il quale spalancava gli occhi e si fregava le mani. 4974_3829_000451 ecco vostro cognato, gli disse la zia sganci entrando nella sala insieme a don gesualdo motta. ora dovete abbracciarvi fra di voi e non tenere in corpo il malumore con quella creaturina che c'è di mezzo. 4974_3829_000452 donna sarina, a che giuoco giochiamo? lasciatemi badare agli affari di casa mia. santo e santissimo, e la mise bel bello sulla sua strada, di là dal ponticello. 4974_3829_000453 la sganci che aveva combinato il negozio. stava zitta colle amiche, le quali andavano apposta a farle visita. don gesualdo ne sapeva forse più degli altri, ma stringevasi nelle spalle e se la cavava con simili risposte: 4974_3829_000454 e finirla pulitamente con donna sarina e tutti i suoi, senza dar campo di parlare alle male lingue, rimbeccando la zia cirmena che s'era messa a far la sapiente, anche lei a parlare col squinci e linci. 4974_3829_000455 il viatico che non glielo date. razza di porci che lo fate morire peggio di un cane. non sono ancora morto. piagnucolò di nuovo il moribondo. lasciatemi morire in pace prima. 4974_3829_000456 si parlò del battesimo e della gente che c'era stata, ma ciascuno pensava intanto ai fatti suoi, chiacchierando del più e del meno, cercando le parole, col sorriso distratto in bocca. 4974_3829_000457 l'altra rispose con un'occhiataccia: che donna agrippina colse al volo. m'è giovata assai serpi sono, non vi dico altro. ci siam messa la vipera nella manica, vedrete poi. 4974_3829_000458 se ne sfogava spesso con bianca la sera, quando chiudeva usci e finestre e si vedeva al sicuro. salviamo tanta gente dal colèra. 4974_3829_000459 chiuso da tant'anni nell'armadio a muro della sala grande che serviva di cappella. la sala stessa era ancora parata a lutto, qual'era rimasta dopo la morte di don diego. 4974_3829_000460 non t'ho sempre detto che sarai la padrona? tutto quello che vuoi, esclamò infine gesualdo. no, non vi ho chiesto l'elemosina. non accetteremmo nulla se non fosse pel bisogno. grazie a dio. 4974_3829_000461 e dei canarini di lana. le contava delle storielle, le portava da leggere le poesie che scriveva suo nipote corrado, di nascosto nel panierino della calza: son fresche, fresche di ieri. 4974_3829_000462 hai ragione. piangi pure che hai ragione. sfogati con me che capisco queste cose. un brucio, una cosa che sembra di morire. 4974_3829_000463 che te ne pare. non è da ridere lo zio rubiera che pensa a mettere insieme la dote della tua figliuola. egli aveva di queste uscite buffe, alle volte da solo, a solo con sua moglie. 4974_3829_000464 fu il due febbraio, giorno di maria vergine. c'era un gran concorso di devoti quell'anno alla festa perché non pioveva. 4974_3829_000465 adesso il veleno ce lo portano le bestie del signore che non hanno malizia. avete inteso, vossignoria, roba da accopparli, tutti quanti sono medici, preti e speziali. 4974_3829_000466 finì in parapiglia. il barone dovette mettersi a gridare e a fare il diavolo perché non si accapigliassero. seduta stante invece di. 4974_3829_000467 noi soli. no, non ci andremo, per non fare arrossire i parenti nobili. non ci abbiamo che vedere, noi. nessuno ci ha invitati al battesimo di mia nipote. si vede che non è sangue nostro. 4974_3829_000468 e bianca guardava isabella, la quale teneva i grand'occhi sbarrati nell'ombra assorta e le si mutava a ogni momento l'espressione del viso delicato, quasi delle ondate di sangue la illuminassero tratto tratto. 4974_3829_000469 il giorno dopo, ricevendo le visite di condoglianza, vestito di nero, colla barba lunga, appena donna sarina ebbe fatto l'elogio del morto e del vivo, asciugandosi gli occhi, rimboccandosi le maniche per correre in cucina ad aiutare in quello scompiglio. 4974_3829_000470 ricca. vedi com'è ridotta poveraccia se chiude gli occhi, è un cadavere addirittura. ma sei il sangue nostro, la nostra creatura, e ti abbiamo perdonato. ora non se ne parli più. 4974_3829_000471 quando uno ha fatto la minchioneria, è meglio starsi zitto e non parlarne più, per non darla vinta ai nemici. 4974_3829_000472 una sera, finalmente, la sorprese alla finestra con un tempo da lupi. ah, continua la musica che fai qui a quest'ora a prendere il fresco per l'estate, t'insegno io a contar le stelle. 4974_3829_000473 c'è un dio, lassù, sentite ciò che volete togliere di bocca a questi innocenti. c'è già chi se lo mangia alla vostra barba. andate a vedere la sera sotto le vostre finestre. che passeggio. 4974_3829_000474 il marchese che doveva essere il padrino, si era messa la croce di malta. don luca venne a dire che il canonico era pronto e le signore passarono in sala con un gran fruscìo di seta. 4974_3829_000475 lui non voleva lasciarsi mangiar vivo neanche un baiocco. il suo denaro se l'era guadagnato col sudore della fronte la vita intera. 4974_3829_000476 nulla, non so i son sentita male. bene, hai fatto. bene, sta tranquilla che agli affari ci penso io. serpi nella manica, sono i parenti. 4974_3829_000477 gli sposi vestiti da viaggio, i genitori, i testimoni, quattro candele e nessun altro nella meschina chiesetta di sant'agata dove s'era maritata bianca. 4974_3829_000478 per l'appunto quelle cinque stanze lì. tutto il resto è roba vostra. nessuno può metterci le unghie nella roba vostra finché campate. 4974_3829_000479 la povera gente che era costretta a rimanere in paese stava a guardare, atterrita nelle chiese. avevano esposto il sacramento. tacquero allora vecchi rancori e si videro fattori restituire il mal tolto ai loro padroni. 4974_3829_000480 dei viali tenuti come tante sale da ballo. aveva provata qui un'altra delusione: aveva trovato dei sentieri alpestri, dei sassi che facevano vacillare le sue scarpette. 4974_3829_000481 la rubiera, senza dir altro. asciugavasi le labbra col fazzoletto ancora appiccicoso di dolciume, mentre i parenti toglievano commiato nell'andarsene. ciascuno aveva una parola d'elogio sul modo in cui erano andate le cose. 4974_3829_000482 gesualdo, motta sotto la firma del genero che pigliava due righe: alvaro filippo maria ferdinando gargantas di leyra. 4974_3829_000483 tuo zio parla pel tuo bene, non lo trovi un parente affezionato come lui. senti certo, certo, voi siete una donna di giudizio, donna sarina, e cogliete le parole al volo. 4974_3829_000484 rammenti che figliuol d'oro docile, amoroso, ubbidiente, adesso si rivolterebbe anche a sua madre per quella donnaccia forestiera. 4974_3829_000485 tagliando corto a quelle chiacchiere sconclusionate che vi tiravano gli sbadigli dalle calcagna. un giorno, presenti tutti quanti, sputò fuori il fatto suo. 4974_3829_000486 e cucitevi la bocca. ehi senza suonar la tromba e andar narrando quel che mi succede di qua e di là. poi salì di sopra, colle, gambe rotte, bianca. appena lo vide, con quella faccia si impaurì. 4974_3829_000487 donna sarina, cirmena, impaurita, tenne la lingua a casa anche lei. intanto il marchese lavorava sottomano a cercare un marito per isabella. 4974_3829_000488 lì, suo fratello stesso desiderava di giorno il pane e di notte le coperte. sarebbe morto di stenti se i suoi parenti non l'avessero aiutato con bella maniera senza farglielo capire. 4974_3829_000489 ma l'amore alla roba? no. il giudizio di capire chi le voleva bene e chi le voleva male. il giudizio di badare ai suoi interessi: no. 4974_3829_000490 don gesualdo era andato in chiesa anche lui a pregare iddio che gli togliesse quella croce d'addosso. invece il signore doveva aver voltati gli occhi dall'altra parte quella mattina. 4974_3829_000491 che vuoi, mia cara, io ho fatto il possibile, ma senza denari non si canta. messa corrado non ha nulla, tu non hai nulla neppure se tuo padre si ostina a dir di no. 4974_3829_000492 alberi verso l'avemaria tornavano gli armenti negli ovili addossati al casamento, branchi, interi di puledri e di buoi, che si raccoglievano nei cortili immensi. 4974_3829_000493 don gesualdo non guardò a spesa per far stare contenta isabellina. in collegio dolci, libri, colle, figure, immagini di santi noci col bambino gesù di cera dentro. 4974_3829_000494 la sera, poi, si riposava seduto in mezzo alla sua gente sullo scalino della gradinata che saliva al viale, dinanzi al cancello, in maniche di camicia. 4974_3829_000495 ma non disse nulla. guardò la figliuola che si era appoggiata, tutta tremante, alla sponda del lettuccio, col viso gonfio, le trecce allentate. 4974_3829_000496 quella che chiamavano la casina a mangalavite. era un gran casamento, annidato in fondo alla valletta. 4974_3829_000497 non sono rientrati ancora i puledri, me li farà storpiare, quell'animale di brasi. gli darò ora il fatto suo. appena torna di santoro, avete terminato di mietere i sommacchi. lassù. cosa diavolo avete fatto dunque tutta la giornata? 4974_3829_000498 ed era abituato a vederla sempre così, con quel viso. non ci badava neppure. qualche volta che la vedeva alzarsi più smorta, più disfatta del solito, le diceva per farle animo. 4974_3829_000499 una cosa che stringeva il cuore, una rovina ed un'angustia che umiliavano le memorie ambiziose, le fantasie romantiche nate nelle confidenze immaginarie. colle amiche del collegio. 4974_3829_000500 quello, se si è messo in testa di ficcarvisi in casa a poco a poco da qui a cent'anni, come fa il riccio. 4974_3829_000501 don ferdinando fuggì via spaventato. gli altri che assistevano al battesimo corsero al balcone coi ceri in mano, persino il canonico in cotta e stola. 4974_3829_000502 invece spuntò il giorno del giudizio universale. ciolla era andato a ricorrere dal giudice che gli avevano avvelenate le galline. 4974_3829_000503 bianca da ginocchioni com'era, alzò il viso attonito. svegliati come diavolo, sei diventata tale e quale tuo fratello, don ferdinando sei. 4974_3829_000504 avete ragione, io sono il tiranno, ho il cuore e la pelle dura. io sono il bue da lavoro. se m'ammazzo a lavorare è per voialtri, capite? 4974_3829_000505 i porto un paragone a modo vostro, per farvi intendere ragione: la grandine che vi casca a mandare alla fiera la giovenca che si è rotte le corna e chiudere gli occhi sul prezzo. 4974_3829_000506 solo il marchese sembrava che pigliasse un grande interesse ai discorsi del capitano, quasi non fosse fatto suo. poi, sbirciando il viso rosso di donna giovannina che stava a spiare dall'uscio socchiuso, la chiamò a voce alta. 4974_3829_000507 le illusioni di cui era piena la bizzarra testolina della fanciulla tornata in paese coll'idea di rappresentarvi la prima parte. 4974_3829_000508 bada alla casa, bada alla ragazza. io vo e torno il tempo d'arrivare alla salonia per mio padre, che sta poco bene gli occhi aperti, finché non ci son, io intendi. 4974_3829_000509 santo, col viso sudicio, guardava or questo e or quello come aprivano bocca. no, s'ostinava speranza. è morto ora mio padre. non c'è nessuno che pensi a noi. 4974_3829_000510 la mente che correva lontano. le cadeva addosso una malinconia dolce, come una carezza lieve che le stringeva il cuore, a volte un desiderio vago di cose ignote. 4974_3829_000511 una cosa che il povero don ninì ci perdeva delle nottate intere senza poter chiudere occhio alle volte e alla scadenza. capitale e usura rappresentavano una bella somma. 4974_3829_000512 la gente di casa. un po colle minacce, un po col denaro, furono messi a tacere. poco dopo giunse, come un fulmine da caltagirone, l'ordine d'arresto per corrado. 4974_3829_000513 bianca. era rimasta senza fiato al primo vederlo senza parole, facendosi ora pallida e ora rossa. non sapeva che dire, balbettava, sudava freddo, aveva una convulsione nelle mani che cercava di dissimulare. 4974_3829_000514 e dietro, il baronello invecchiato di vent'anni, curvo, grigio, carico di figliuoli, colla moglie incinta ancora e gli altri figli del primo letto, empivano la strada dove passavano uno sgomento. 4974_3829_000515 bianca non aveva parole per ringraziare iddio quando paragonava la casa in cui il signore l'aveva fatta entrare con quella in cui era nata. 4974_3829_000516 se ha una febbre da cavallo. non si muore di colèra con la febbre, non me ne importa s'è una perniciosa borbottò. infine giacalone. i medici già son pagati per questo. 4974_3829_000517 le zacco. invece, poiché la maggiore contegnosa non aveva preso nulla, dissero tutte di no, una dopo l'altra, mangiandosi il vassoio cogli occhi. 4974_3829_000518 i ringrazio. grazie tante, canonico. i è bastato una volta sola. non voglio abusare. tutti miravano alla sua roba. 4974_3829_000519 fra tutte quelle piccine, in tutte le famiglie succedeva lo stesso diavoleto che mastro don gesualdo aveva fatto nascere nei grandi e nel paese. 4974_3829_000520 era figlia unica. don gesualdo, per amore o per forza, avrebbe dovuto darle una bella dote e colle sue numerose relazioni era certo di procurarle un bel partito. 4974_3829_000521 poi tutta la notte rumori sul tetto e dietro gli usci e le macchie d'unto che si son trovate qua e là a giorno fatto. 4974_3829_000522 gravi, chi spiegava la cosa in un modo e chi in un altro. il baronello, quelli che s'affrettarono a fargli i mirallegro onde tirargli di bocca la verità vera, se li levò dai piedi. in poche parole, 4974_3829_000523 si vedevano degli occhietti già lucenti d'alterigia e di gelosia, dei visetti accesi, dei piagnistei che andavano poi a sfogarsi nell'orecchio delle mamme in parlatorio. 4974_3829_000524 nessuno saprà quel che mi porto nel cuore, sempre, sempre ricordati, ricordati. 4974_3829_000525 è vero che adesso era diventato giudizioso. tutto dedito agli affari, ma sua madre, sepolta viva nel seggiolone, non lo lasciava padrone di un baiocco, si faceva dar conto di tutto. 4974_3829_000526 non si riconosceva più, tanto che lo stesso don gesualdo rimase sconcertato. ora cercava di pigliarla colle buone, vinto da uno sconforto immenso. 4974_3829_000527 spine sissignore, che vuol dire: saltò su compare nanni, pigliandolo subito in parola, quello solo mezza salma di terra in tutto. 4974_3829_000528 la baronessa era ancora lì dove aveva cominciato a spogliarsi, appoggiata al cassettone, piegata in due quasi avesse la colica, gemendo e lamentandosi mentre le usciva bava dalla bocca. 4974_3829_000529 alla finestra dei margarone. laggiù in fondo, al di sopra dei tetti, c'era pure dell'altra gente che faceva capolino ogni momento. 4974_3829_000530 la madonna l'avrebbe aiutata la madonna. la madonna non diceva altro, con una confusione dolorosa nelle idee: la testa in fiamme, il sole che le ardeva sul capo, gli occhi che le abbruciavano. 4974_3829_000531 allora lasciò cadere le braccia e si mise a passeggiare innanzi e indietro per la camera picchiando le mani. una. 4974_3829_000532 don ferdinando era malato coll'asma, non poteva parlare, non capiva nulla. del resto, faceva dei gesti vaghi, colla mano scarna, e chiamava in aiuto, grazia, come un bambino sbigottito da ogni viso nuovo che vedesse. 4974_3829_000533 ognuno che avesse bisogno correva da lui per domandargli in prestito quel che gli occorreva. lui colle mani aperte, come la provvidenza. 4974_3829_000534 m'hai visto finora colla bocca dolce, ma adesso ti fo vedere anche l'amaro. ti faccio arar diritto come tiro l'aratro io. 4974_3829_000535 i saluto, vi saluto. borbottò don ferdinando e gli voltò le spalle, ma gli altri parenti che avevano più giudizio facevano buon viso a don gesualdo. 4974_3829_000536 donna agrippina, rispose che a quel modo non le pareva nemmeno un sagramento. povera isabella, la cirmena masticava altre cose fra i denti come sua madre. vedrete che sarà fortunata perché è figlia di sua madre. 4974_3829_000537 ma intanto osservava di sottecchi le arie languide di donna fifì, la quale sembrava struggersi sotto le occhiate incendiarie di don bastiano stangafame. 4974_3829_000538 signor don gesualdo, venite qua, se permettete, ho da parlarvi. nanni l'orbo, continuando a chiamarlo dall'aia affettava di non poter mettere il piede nel cortile. 4974_3829_000539 isabella, vi rammentate, è stata in collegio a palermo. egli fissò sulla ragazza quegli occhi azzurri e stralunati che fuggivano di qua e di là e mormorò: 4974_3829_000540 non è per la roba. no, gli rispose il genero burgio, accostandosi al letto e chinandosi sul malato come parlasse a un bambino. 4974_3829_000541 la quale fingeva di guardare fuori dal balcone cogli occhi pieni di poesia e chinava il capo arrossendo a ciascuno di quei complimenti quasi fossero a lei dedicati. 4974_3829_000542 ma son galantuomo, mi pare. mia madre da qui a cent'anni non ha a chi lasciare tutto il suo. 4974_3829_000543 che vuoi farci pazienza: chi primo nasce, primo pasce. ci sarà donna fifì colla mamma a ricevere le visite. eh don bastiano, eh il capitan. 4974_3829_000544 in mezzo a quelle furie capitò la zia cirmena col libro da messa in mano, il sorriso placido, vestita di seta. 4974_3829_000545 egli, infine, prese la parola, un po turbato anche lui, cogli occhi gonfi, ché il sangue, infine, non è acqua e il cuore non l'aveva di sasso. 4974_3829_000546 sciorinando lo scialle per accingersi alla partenza, guardando di qua e di là cogli occhi torvi, infine spiattellò quel che aveva sullo stomaco. 4974_3829_000547 era diventata come una gatta. che gli si vogliano rubare i figliuoli col pelo irto tale e quale, la schiena incurvata dalla malattia e gli occhi luccicanti di febbre. 4974_3829_000548 provò un senso di sorpresa, di tristezza, di delusione. al rivederla, entrava chi voleva dal portone sconquassato. 4974_3829_000549 soltanto, se permettete, vado prima a salutare mia nipote. non so cosa potrebbero pensare se me ne andassi zitta. zitta, le male lingue, sapete. 4974_3829_000550 no, non ho peli sullo stomaco, non mi pareva vero. dopo d'averti allevata come una figliuola, sono una bestia. son rimasta una contadina tale e quale mia madre buon'anima col cuore in mano. 4974_3829_000551 più sfacciato che gli rompeva le tasche chiedendogli i confetti a piè della scala, si sfogò. sì, va a vedere, va a vedere come s'è storta fin la trave del tetto ora ch'è nata una bambina in questa casa. 4974_3829_000552 massaro fortunato toccò pure degli altri tasti il gastigo di dio che avevano sulle spalle. l'ora che si faceva tarda, intanto, mastro nardo tirò fuori la mula dalla stalla. 4974_3829_000553 isabella saliva correndo colle braccia aperte anche lei, mamma, mamma. e poi avvinghiate l'una al collo dell'altra la madre, sballottando ancora a destra e a sinistra la sua creatura, come quand'era piccina. 4974_3829_000554 era morta la stessa notte all'improvviso, senza neanche dire: cristo, aiutami colla pancia piena di fichi. 4974_3829_000555 che pagava i debiti del fratello santo all'osteria di pecupecu. anche santo lo citava per avere la sua quota. aveva fatto parte della società anche lui, quel fannullone. 4974_3829_000556 tutte delle prime famiglie, ciascuna che portava nell'educandato l'alterigia baronale da ogni angolo della sicilia. 4974_3829_000557 l'orgoglio di quello che aveva saputo guadagnarsi colle sue mani tutto, opera sua, quei lenzuoli di tela fine in cui dormivano voltandosi le spalle. 4974_3829_000558 i margarone partirono subito per pietraperzia, tutti ancora in lutto per don filippo, morto dai crepacuori che gli dava il genero don bastiano stangafame, ogni volta che gli bastonava fifì se non mandava denari. 4974_3829_000559 egli non le disse nulla, se la prese per mano come una bambina e se la portò a casa. lei si lasciava condurre come una morta, col cuore morto, senza vedere, inciampando nei sassi. 4974_3829_000560 le faceva male al cuore. sì, dopo asciugatisi gli occhi, rifatto il letto, rassettata la casa, nel tempo che mastro nardo preparava le cavalcature e aspettavano seduti in crocchio. 4974_3829_000561 un giorno era arrivato persino nanni l'orbo con tutta la sua masnada, strizzando l'occhio, tirandolo in disparte, per dirgli il fatto suo. 4974_3829_000562 ci pensava su, badava alle conseguenze, badava alla sua figliuola, anche russando con un occhio aperto. 4974_3829_000563 saremmo stati freschi, mio figlio ed io quasi quasi se lo meritava, scomunicato nemico di sua madre stessa. 4974_3829_000564 tu, col nome di tua madre e coi quattrini di lui puoi rappresentare la prima parte anche in una grande città, quando vorrai, non qui, in questo buco. qui mi sembra di soffocare anche a me. 4974_3829_000565 soltanto da lei. don ferdinando non voleva accettare checchessia, mentre don gesualdo non gli avrebbe fatto mancar nulla col cuore largo quanto un mare. 4974_3829_000566 coi ritratti velati e gli alveari coperti di drappo nero, torno, torno per i parenti venuti al funerale, com'era l'uso nelle famiglie antiche. 4974_3829_000567 gli diceva: me ne vo a stare da mio fratello, io e la mia figliuola, che vi pare cogli occhi di brace, non l'aveva mai vista a quella maniera. 4974_3829_000568 mamma, mamma mia, don ninì, atterrito, ancora gonfio dal sonno, andava strillando per le stanze, dandosi dei pugni sulla testa, correndo al balcone e disperandosi mentre i vicini bussavano e tempestavano. 4974_3829_000569 un fiore di un'altra pianta. in poche parole, roba fine di signori che suo padre stesso, quando andava a trovarla, provava una certa suggezione dinanzi alla ragazza, la quale aveva preso l'aria delle compagne in mezzo a cui era stata educata. 4974_3829_000570 ma l'altro gli aveva già voltato le spalle. salutava le signore con una parola gentile per ciascuna. accarezzava paternamente donna giovannina, che teneva ancora il broncio che c'è, che c'è. cosa vuol dire? 4974_3829_000571 e cadente e l'ombra di don ferdinando che andava e veniva silenzioso, simile a un fantasma. chi è grazia entra? 4974_3829_000572 che faceva, che pensava, un brivido di freddo la sorprendeva di tratto in tratto come gli alberi stormivano e le portavano tante voci da lontano. 4974_3829_000573 donna bellonia andava facendogli li occhiacci, sebbene il marchese fingesse di non badarci. poi gli disse: sottovoce, cosa dite? 4974_3829_000574 bene, di ciò non mi darei pensiero. non è la prima e l'ultima. suo padre, buon'anima, era fatto anch'esso così, ma sinora gli ho impedito di commettere qualche sciocchezza. 4974_3829_000575 indietro, se la prese con tutta quella gente che sembrava ammutinata, comare lia che aveva lasciato d'impastare il pane. sua figlia accorsa, anche lei colle mani intrise di farina. che c'è, che c'è. voi, mastro nardo, andate avanti colla mula, i raggiungerò per via. 4974_3829_000576 tutti le dicevano che possiamo farci se tuo padre non vuole. lui è il padrone, lui deve mettere fuori i denari della dote. 4974_3829_000577 sospettosi. a callari s'era trovato un cadavere dietro una siepe, gonfio come un otre. l'aveva scoperto il puzzo la sera. dovunque si vedevano dei fuochi d'artifizio, una pioggia di razzi, tale e quale la notte di san lorenzo. 4974_3829_000578 lascialo stare in pace, almeno perché adesso alle lettere che scrive ai parenti ogni giorno, tutte che piangono guai e vorrebbero denari. in conclusione, è un affare serio. 4974_3829_000579 le fiorissero nei colori del viso, le gonfiassero di sospiri il seno nascente sotto il pettino del grembiule. vedi quanto ti giova la campagna, diceva il babbo. vedi come ti fai bella. 4974_3829_000580 tutti perciò volevano vedere la bambina. un fiore, una rosa di maggio. la zia rubiera abbracciava bianca, come una mamma che abbia ritrovata la sua creatura asciugandosi gli occhi col fazzoletto diventato una spugna. 4974_3829_000581 siepe ronzando intorno alla casina, nascondendosi fra le piante. don gesualdo aveva dei buoni occhi. 4974_3829_000582 immenso, dall'amarezza di tanta ingratitudine che gli saliva alla gola. colle ossa rotte, il cuore nero come la pece. 4974_3829_000583 sai come si chiama tuo padre, mastro don gesualdo? sai cosa succede a casa tua? che hanno dovuto vendere una coppia di buoi per seminare le terre? 4974_3829_000584 era già inteso, v'avevo detto di sì. allora, quando ho detto una parola e andò a deporre la figliuola fra le braccia della moglie, che le zie si rubavano a vicenda. 4974_3829_000585 fu come un colpo d'accidente. dovettero mandare in fretta e in furia pel barbiere e cavargli sangue. la gnà lia si buscò uno schiaffo tale da fracassarle i denti, bianca più morta che viva. scendeva le scale ruzzoloni, quasi per fuggirsene anche lei dalla paura. 4974_3829_000586 bianca, imbarazzata da quell'esordio, colla figliuoletta in grembo sembrava una statua di cera. saprete le chiacchiere che corrono di ninì con quella comica. 4974_3829_000587 delle vigne polverose, delle stoppie riarse che l'accecavano, delle rocce a picco sparse di sommacchi che sembravano della ruggine a quell'altezza e dove il tramonto intristiva rapidamente la sera. 4974_3829_000588 ora è sotto terra. i rammentate, vossignoria, quando è rovinato il ponte a fiumegrande e voleva annegarsi. ecco cos'è il mondo, oggi a te, domani a me. 4974_3829_000589 la vedete, è quella lì che ve ne sembra. eh, di vostra nuora siete contenta, proprio come le avesse lasciata la jettatura. don diego trao morendo. 4974_3829_000590 e sulla parete sudicia vedevasi sempre l'ombra del berretto del vecchio gigantesca che non dava segno di vita. 4974_3829_000591 adagio. egli entrò col cappello in testa, ossequioso, ripetendo: deo gratias, deo gratias, lodando l'ordine che regnava da per tutto in quella casa. 4974_3829_000592 il marchese, nel tempo istesso andava a far visita alla nipotina. la pigliava colle buone col giudizio che ci vuole per toccare certi tasti. 4974_3829_000593 di tutto ciò che egli possedeva, una bricconata, adducendo che quei beni erano stati acquistati coi guadagni della società di cui era a capo. 4974_3829_000594 motta. allorché il babbo ve la condusse, trovarono la zia speranza che filava: canuta colle grinze arcigne. c'erano dei mattoni smossi dove inciampavasi un ragazzaccio scamiciato, il quale levò il capo da un basto che stava accomodando. 4974_3829_000595 si armarono sino ai denti e si misero a perlustrare il paese. se mai gli tornava il ghiribizzo di voler pescare nel torbido, la parola d'ordine era sparargli addosso senza misericordia al primo allarme. 4974_3829_000596 don gesualdo rideva più forte. poi, vedendo che la baronessa diveniva rossa come un peperone, rispose: scusate, scusate, se mai, perché non lo domandate a lui? 4974_3829_000597 a un certo punto l'orbo propose di mandare a chiamare diodata perché dicesse la sua, don gesualdo, allora per levarsi quella noia. 4974_3829_000598 massaro fortunato, venite qua, venite. chiamò in quel punto la moglie colla voce alterata. gesualdo chino, sul lettuccio del genitore, lo chiamava, scuotendolo. 4974_3829_000599 godendosi il fresco e la libertà della campagna, ascoltando i lamenti interminabili e i discorsi sconclusionati dei suoi mezzaiuoli alla 4974_3829_000600 le camere del palmento. siete il solo parente a cui ricorrere. voi, don gesualdo. sì, sì, rispose lui. 4974_3829_000601 eh, avrete poco da spendere. non c'è nulla da fare. sono venuto tardi. la china non giova più una perniciosa coi fiocchi, caro voi. 4974_3829_000602 e il capo della casa. chi era stato sinora aveva avuto le mani in pasta, don gesualdo: vendere, comprare. ora, ciascuno doveva avere la sua parte. 4974_3829_000603 è inutile. basta guardarlo un momento per saper con chi avete da fare. dirà magari delle sciocchezze adesso, ma è il modo in cui le dice ogni parola, come se ve la mettesse in un vassoio. 4974_3829_000604 raccontò qualche fatterello della società. narrò aneddoti del tempo in cui era a palermo la corte, la regina carolina, gli inglesi. 4974_3829_000605 lo zio marchese, dal canto suo, provvide a quello che c'era di meglio da fare, con prudenza ed accorgimento. prima di tutto, andò a prendere subito la nipote e l'accompagnò al monastero di santa teresa, raccomandandola a una sua parente. 4974_3829_000606 gesualdo. egli era buono, amorevole, a modo suo non le faceva mancare nulla: medici, speziali tale e quale, come se gli avesse portato una grossa dote. 4974_3829_000607 scavalcò il chiuso, nanni l'orbo coll'acciarino, accese un zolfanello e andarono seguendo le pedate, passo passo, sino alla casina. 4974_3829_000608 e le occhiate lunghe della cuginetta, i silenzi ostinati, quel mento inchiodato sul petto, quella smania di cacciarsi coi suoi libri in certi posti solitari. 4974_3829_000609 un bel giorno. infine, mentre le monache erano salite in coro che c'erano le quarant'ore, la ragazza si fece aprir la porta dai suoi complici e spiccò il volo. 4974_3829_000610 vedeva anche nella faccia ladra di nanni l'orbo nel fare sospettoso di lui, nell'aria sciocca che pigliava quando rizzavasi fra i sommacchi mettendosi la mano sugli occhi per guardar laggiù. 4974_3829_000611 e infine, donna giuseppina alòsi, la quale aveva delle belle terre al sole. aveva dato l'ipoteca don gesualdo, ottenuta la sua brava iscrizione sulle terre, non parlò più di aver bisogno del denaro. 4974_3829_000612 i figliuoli, bisogna avvezzarli al giogo da piccoli, ciascuno secondo il suo stato. lo so io e non ho avuto chi mi aiutasse io. quella piccina è nata vestita. 4974_3829_000613 con un'onda di sangue al volto, un abbarbagliamento improvviso dinanzi agli occhi, una fitta, uno spasimo acuto che la fece vacillare, annaspando fuori di sé. 4974_3829_000614 mèndola, i cugini zacco, tutti quanti. già i tempi erano mutati. il paese intero era stato sottosopra ventiquattr'ore e non si sapeva quel che poteva capitare un giorno o. 4974_3829_000615 andava ficcando il naso da per tutto, col viso, lungo le braccia, ciondoloni dalle maniche troppo corte. 4974_3829_000616 e s'udirono delle voci, un calpestìo precipitoso come di gente che corresse lungo il sentiero che saliva dalla valle. si udì un fruscìo di foglie secche, dei sassi che precipitarono rimbalzando. 4974_3829_000617 le portava a prova in mano ancora calde. tornò in casa don nicolino scalmanato ordinando alle sorelle di sprangare usci e finestre e non aprire ad anima viva. il dottor tavuso fece chiudere anche lo sportello della cisterna. 4974_3829_000618 nulla, nulla gli aveva fruttato quel matrimonio, né la dote, né il figlio maschio, né l'aiuto del parentado, e neppure ciò che gli dava prima diodata. 4974_3829_000619 cessata la paura del colèra, appena ritornato in paese don gesualdo s'era vista arrivare la citazione della sorella, autorizzata dal marito burgio, che voleva la sua parte dell'eredità paterna. 4974_3829_000620 desiderava fare il suo dovere con don ferdinando trao e visitare il palazzo, che doveva essere interessantissimo, con la ragazza di sfuggita. lasciò cadere il discorso sulle opere allora in voga. 4974_3829_000621 adesso torna a casa, poi si vedrà. quando finalmente lo zio marchese, condusse dai genitori la pecorella smarrita, fu una scena da far piangere i sassi. 4974_3829_000622 marito le margarone in gran gala: verdi, rosse, gialle, svolazzanti di piume, di nastri, di ricciolini diventati neri col tempo, grasse da scoppiare, color di mattone in viso. 4974_3829_000623 ma rosaria, mentre veniva a pigliar la tela, vide la sua padrona così pallida che stava per chiamare: aiuto bestia, cosa fai perché rimani lì impalata? accompagna don roberto piuttosto. 4974_3829_000624 sbirciando la casa della baronessa da cima a fondo, fermandosi ogni due passi, tornando a voltarsi, quasi ad aspettare che lo chiamassero. 4974_3829_000625 altissimo, con un'ombra negli occhi chiari, un rimasuglio del sangue dei trao che gli colorava il viso scialbo. 4974_3829_000626 e il prete non ci avesse messo su tanto di croce prima, quand'ella aveva detto di sì, bianca, non ci aveva colpa, era il sangue della razza che si rifiutava. le pesche non si innestano. 4974_3829_000627 e don luca, il sagrestano, che andava e veniva coi candelieri e gli arnesi sacri sotto il braccio speranza. ogni momento si affacciava sul ballatoio, scuotendo le sottane, piantandosi i pugni sui fianchi. 4974_3829_000628 soltanto la stretta delle braccia esili e l'espressione degli sguardi che correvano inquieti, all'uscio, dicevano il resto. 4974_3829_000629 ancora sei giovane, certe cose non le capisci. il mondo, vedi, è una manica di ladri. 4974_3829_000630 egli trovava la sua figliuoletta ancora rossa, col petto gonfio di singhiozzi, volgendo il capo, timorosa di veder luccicare, dietro ogni grata, gli occhietti maliziosi delle altre piccine. 4974_3829_000631 isabella, fatta più grandicella, passò dal collegio di maria al primo educatorio di palermo. un altro strappo per la povera mamma che temeva di non doverla più rivedere. 4974_3829_000632 leyra, inguantato con un cravattone di raso che gli reggeva il bel capo, signorile giocherellando con un bastoncino sottile che aveva il 4974_3829_000633 don gesualdo rideva anche lui, faceva buon viso a tutti. alla fine arrischiò anche una barzelletta e quando si marita vi lascia anche il nome dei trao. la dote, no, non ve la lascia. 4974_3829_000634 donna fifì. al vedere giungere la rubiera, si ringalluzzì superbiosa, tubando sottomano col forestiero per farle dispetto. 4974_3829_000635 lasciate fare a me. so quel che ci vuole per lei. voialtri trao, siete tanti pulcini. colla luna, un braccio di mare, quella zia cirmena, una donna che, se le si faceva del bene, non ci si perdeva interamente. 4974_3829_000636 siete tutti quanti dei capponi, tale e quale, mio marito. io sola dovrei portare i calzoni qui non mi tengo se non lo mando in galera, quel ladro. 4974_3829_000637 ah, isabella, mia nipote guardava inquieto per la stanza e di tanto in tanto come vedeva un oggetto dimenticato sul tavolino o sulla seggiola zoppa. 4974_3829_000638 te ne sei accorta anche tu e non mi dicevi nulla. tutte così, voialtre donne, a tenervi il sacco l'una coll'altra, congiurate contro chi s'arrovella pel vostro meglio. 4974_3829_000639 anche la moglie non sapeva dir altro. lasciatela stare. non vedete com'è? come una sciocca è. gridò, mastro don gesualdo, uscendo finalmente fuori dai gangheri come una che non sa e non vuol sapere. 4974_3829_000640 cosa diavolo fate che casa appena volto le spalle io. che succederà se io chiudo gli occhi? 4974_3829_000641 era stata uccisa a furor di popolo. la gente insospettita stava a vedere facendo le provviste per svignarsela dal paese al primo allarme e spiando ogni viso nuovo che passasse. 4974_3829_000642 dei fiammiferi spenti, delle foglie d'edera strappate, dei virgulti fatti in pezzettini, minuti dalle mani febbrili di lui, nelle lunghe ore d'attesa nel lavorìo macchinale delle fantasticherie. 4974_3829_000643 sommacchi budarturo brullo e sassoso nel cielo che sembrava di smalto. la sola pennellata gaia era una siepe di rose canine sempre in fiore all'ingresso del viale, dimenticate per incuria. 4974_3829_000644 la bile, i dispiaceri, tutti quegli umori cattivi che doveva averci accumulati sullo stomaco. le gorgogliavano dentro, le uscivano dalla bocca e dal naso, le colavano sul guanciale. 4974_3829_000645 un'esaltazione vaga, un'ebbrezza sottile, un turbamento misterioso e pudibondo che provava il bisogno di nascondere a tutti. 4974_3829_000646 eredi. essa, dopo il parto non s'era più rifatta in salute, anzi deperiva sempre più di giorno in giorno. rosa, dal baco che s'era mangiati tutti i trao e figliuoli, era certo che non ne faceva più. 4974_3829_000647 e m'è cascato addosso anche quel povero orfanello di corrado. la gurna una tragedia a casa sua, padre e madre, in una notte, fulminati dal colèra. 4974_3829_000648 adesso, in mezzo a tanti guai e grattacapi, gli toccava pure dover sorvegliare la figliuola e quell'assassino di corrado, la gurna, che la cirmena per dispetto gli metteva fra i piedi, lì in paese, a spese. 4974_3829_000649 lettera urgentissima gli rincresce anche a lui, poveretto. gli è arrivata fra capo e collo. s'era tanto affezionato a questi luoghi. anche poco fa mi diceva zia, oggi è l'ultima passeggiata che andrò a fare alla sorgente. 4974_3829_000650 ciolla seguitava a guardare intorno cogli occhi da usciere, accennando del capo, disegnando colla canna. 4974_3829_000651 il signor duca andò poi a presentare i suoi omaggi in casa motta. don gesualdo si fece trovare nel salotto buono. avevano lavorato tutto il giorno a dar aria e spolverare. le serve lui. 4974_3829_000652 e disse: piano, vedete, vossignoria? l'altro affermò col capo e scavalcò il chiuso. 4974_3829_000653 col viso aperto e giulivo, le spalle grosse e bonarie, l'orecchio teso a raccogliere i discorsi che si tenevano intorno a lui e dietro le sue spalle. 4974_3829_000654 è questa la tua ragazza. me l'hai portata qui per farmela vedere. è una signorina, non c'è che dire. gli hai messo anche un bel nome, tua madre però si chiamava rosaria, lo sai. 4974_3829_000655 tua figlia ha la testa sopra il cappello, te ne sei accorta? abbiamo fatto un bel negozio a metterle in capo tanti grilli- chissà cosa s'immagina- e gli altri pure, donna sarina e tutti gli altri serpi nella manica. 4974_3829_000656 il giorno della processione del cristo risuscitato ci fu il caffè dei nobili, pieno zeppo di signore le zacco, con certi cappellini che facevano male agli occhi. 4974_3829_000657 essa non era contenta. sentiva un'inquietezza, un'uggia che la facevano rimanere colle mani inerti sul ricamo, che la facevano cercare certi posti per leggere i pochi libri. 4974_3829_000658 tutto dove era stata bambinetta prima d'entrare in collegio, ora già fatta grande col cappellino di paglia. le belle treccie bionde, un fiore. 4974_3829_000659 stomaco a mangalavite. no grazie, tante cosa ci verrei a fare se dite che è roba vostra. 4974_3829_000660 bianca, tutta adornata sotto il baldacchino del lettone pallida, che sembrava di cera sbalordita da tutta quella ressa. non sapeva che rispondere. 4974_3829_000661 calvo, panciuto acceso, in viso colle gote ed il naso ricamati di filamenti sanguigni che lo minacciavano della stessa malattia di sua madre. 4974_3829_000662 il marchese limòli poi gliela cantava su un altro tono, figliuola mia, quando uno non è ricco, non può darsi il gusto di innamorarsi come vuole. 4974_3829_000663 no, vi giuro, non so nulla. non ci ho colpa, che volete da me. vedete come son ridotta. 4974_3829_000664 signori miei, guardate un po tutto. si compra coi denari al giorno d'oggi, ma ricorrerò sino a palermo, sino al re, se c'è giustizia a questo mondo. 4974_3829_000665 speranza inconsolabile. minacciava di correre al paese per buttarsi nella cisterna, di lasciarsi morir di fame. cosa ci fo più al mondo? adesso? ho perso il mio sostegno. la colonna della casa. 4974_3829_000666 e quei bocconi buoni che doveva mangiare in punta di forchetta, sotto gli occhi della trao. almeno in casa sua voleva comandar le feste. 4974_3829_000667 dire: vorrei vedervici. egli allora, col suo fare canzonatorio, raccolse in mucchio libri e giornali ch'erano sul tavolino e glieli cacciò in grembo. 4974_3829_000668 era un cane alla catena, anche lui, pover'uomo. infine, per togliersi da quell'inferno, si decise a mettere isabella in convento lì, al collegio di maria, come quando era bambina carcerata. 4974_3829_000669 la gente che la vedeva passare per le strade trafelata e col cappellino di traverso non sapeva che pensare. nella piazzetta di sant'agata c'era una gran curiosità: come giungevano gli invitati al battesimo in casa trao? 4974_3829_000670 santo che non si muoveva, istupidito i nipoti qua e là per la casa e nel cortile, e bomma che gli voltava le spalle, scrollando il capo, facendo gesti d'impazienza. 4974_3829_000671 ieri gliele ho prese dal tavolino. ora che è uscito a passeggiare è ritroso, quel benedetto figliuolo così timido. 4974_3829_000672 sentite, accompagnatemi un momento dai margarone, è un pezzo che non ci vediamo. infine, non è un motivo per romperla con dei vecchi amici. una ragazzata. 4974_3829_000673 sopraggiunse, lo zio limòli, nonostante i suoi acciacchi pel decoro della famiglia, per cercare di metter pace anche lui, colle buone e colle cattive. 4974_3829_000674 la zia cirmena adduceva diversi pretesti strambi forza maggiore. ciascuno ha i suoi motivi, interessi gravi di casa corrado aveva ricevuto una lettera urgentissima. 4974_3829_000675 lì dirimpetto, era la terrazza dei margarone che tante volte aveva rammentato, vasta inondata di sole, tutta fiorita, piena di ragazze allegre che la sbalordivano. allora, bambina, collo, sfoggio dei loro abiti vistosi. 4974_3829_000676 donna marianna, diceva alla rubiera sottovoce che aveva fatto bene a venire anche lei per non dar nell'occhio, per far tacere le. 4974_3829_000677 la gente cattiva, i birboni anche l'aiutano, ma io non pago. no, oh, questo poi no. zia balbettò bianca con tutto il sangue al viso. 4974_3829_000678 e dichiarò, sorridendo, che quanto al resto d'affari, voleva dire non se n'era occupato mai, per sua disgrazia. non era il suo forte e aveva pregato il notaro neri di far lui. 4974_3829_000679 e i verserai per terra tutto il latte. così al buio bestia ancora non hanno acceso il lume. lassù che fanno, recitano il rosario: concetta, concetta, siamo ancora al buio. 4974_3829_000680 come le parlasse il cuore, poveretta. il cugino limòli era arrivato a indicarle la signora aglae che scutrettolava tutta in fronzoli. 4974_3829_000681 la sorella arruffata, discinta, che sembrava più gialla in quella luce scialba, preparavasi a strillare. infine, burgio, dopo un momento azzardò la sua opinione. 4974_3829_000682 da un pezzo mentre discorreva, tendeva l'orecchio all'abbaiare dei cani al diavolìo che facevano oche e tacchini nella corte a un correre a precipizio. 4974_3829_000683 per sgravio di coscienza, come diceva quell'altro, fissando i due ragazzoni che seguivano: passo, passo, colle mani in tasca senza aprir bocca. 4974_3829_000684 poscia ricadeva, stanca da quell'altezza, con la mente inerte, scossa dal russare del babbo che riempiva la casa. 4974_3829_000685 no, no, lasciatemi sentire quello che pretendono. è meglio spiegarsi chiaro. ma la sorella non gli dava più retta, seduta su di un sasso fuori dell'uscio, borbottando fra di sè. 4974_3829_000686 non importa, non importa, aggiunse il marito. adesso nessuno ci vede e si mise ad asciugare il lenzuolo col fazzoletto. 4974_3829_000687 però isabella ne parlava sempre collo zio marchese, colla zia mèndola, colla zia macrì con tutti i parenti. 4974_3829_000688 anzi, devi metterti in testa che tua figlia non puoi averla sempre vicina. quando si marita, anderà via dal paese. qui non ce n'è uno che possa sposarla. colla dote che le darò. 4974_3829_000689 gli stessi arnesi di cui si servono coloro che sanno di lettere per legarvi le mani o tirarvi fuori dei cavilli in un negozio. 4974_3829_000690 aveva voluto che la sua figliuola imparasse tutto ciò che insegnavano a scuola perché era ricca e un giorno o l'altro avrebbe fatto un matrimonio vantaggioso. 4974_3829_000691 un falegname lì al camemi, mise insieme alla meglio quattro asserelle a mo di bara e mastro nardo scavò la buca dietro la casa. poi santo e don gesualdo dovettero fare il resto colle loro mani. 4974_3829_000692 ninì, ninì mio non mi abbandonare in questo stato. malannaggia, lasciatemi andare tutti quanti siete. i pare che si scherzi. 4974_3829_000693 fantasticherie. s'udiva il martellare di una scure in lontananza, poi una canzone malinconica che si perdeva lassù nella viottola che agonìa lunga. il sole abbandonava lentamente il sentiero. 4974_3829_000694 vieni, vieni. attraversò guardinga il viale che scendeva alla casina, col cuore che le balzava alla gola, le batteva nelle tempie, le toglieva il respiro. 4974_3829_000695 che avrebbe dato un bel nome alla discendenza di mastro don gesualdo. quando si venne poi a discorrere della dote con quest'ultimo, fu un altro par di maniche. 4974_3829_000696 quella sì, colà almeno saremo a casa nostra. non direte d'averla comperata coi vostri guadagni. la fornace del gesso. 4974_3829_000697 ora biondo ora bruno, alle volte colle occhiaie appassite e la piega malinconica che avevano le labbra del cugino. 4974_3829_000698 tutto adesso impicciolivasi, diventava nero, povero, triste. 4974_3829_000699 zitta, non ti far scorgere. dinanzi a coloro bisogna far buon viso. tutt'a un tratto scoppiò giù in piazza un crepitìo indiavolato di mortaletti. 4974_3829_000700 così la gente diceva che don ninì era sempre stato un donnaiuolo e se sposava l'alòsi che avrebbe potuto essergli madre, ci dovevano essere interessi gravi. 4974_3829_000701 denari annebbiavano una strada, il barone mèndola, che faceva la corte alla zia sganci, se la condusse a passaneto e ci prese le febbri, povera vecchia. 4974_3829_000702 l'isabellina, prima ancora di compire i cinque anni, fu messa nel collegio di maria don gesualdo, adesso che aveva delle pietre al sole e marciava da pari a pari coi meglio del paese. 4974_3829_000703 voi siete un uomo ammodo e alle volte una parola a proposito. venne ad aprire donna giovannina con tanto di muso. 4974_3829_000704 e non poteva star ferma sulla seggiola col seno piatto ansante come un mantice e i piedini irrequieti che dicevano tante cose, affacciandosi ogni momento dal lembo del vestito. la conversazione languiva. 4974_3829_000705 e subito spedivano gente ad informarsi se c'erano stati casi di colèra. il barone zacco, ch'era da quelle parti, rispondeva invece che i fuochi si vedevano verso mangalavite don. 4974_3829_000706 somiglia a te tale e quale. quand'eri qui, sembrava che cercasse le parole cogli occhi erranti, evitando quelli della sorella e della nipote con un tremito leggiero nelle mani. 4974_3829_000707 la baronessa cercava di scavar terreno, anch'essa in aria disinvolta, facendosi vento e menando il can. 4974_3829_000708 tutti che fanno levati di lì e dammi il fatto tuo. ognuno cerca il suo guadagno. vedi, vedi te lo dico: se tu non avessi nulla, nessuno ti seccherebbe. è un negozio, capisci? 4974_3829_000709 dicevano le male lingue, un vecchietto grasso e rubicondo che doveva lasciargli l'eredità. e intanto faceva la corte alle signore come non sanno farla più al giorno d'oggi, osservò la capitana. 4974_3829_000710 bene bene. la rubiera si morsicava le labbra aspettando che il cugino limòli avviasse il discorso sul tema che sapeva. 4974_3829_000711 sono due bravi ragazzi laboriosi, i somigliano don gesualdo. se date loro qualche agevolazione, pensate infine che non lo fate per degli estranei. 4974_3829_000712 valletta isabella. dalla sua finestra vedeva il largo viale alpestre fiancheggiato d'ulivi, la folta macchia verde che segnava la grotta dove scorreva l'acqua, le balze in cui serpeggiava il sentiero e, più in su, l'erta chiazzata di. 4974_3829_000713 nel paese non si parlava d'altro che del matrimonio di don ninì rubiera. un matrimonio di convenienza, diceva la signora capitana che parlava sempre in punta di forchetta. 4974_3829_000714 era santo il fratello di don gesualdo, il quale festeggiava a quel modo il battesimo della nipotina. scamiciato carponi per terra colla miccia accesa. 4974_3829_000715 ci si accaloravano fin la portinaia, fin le converse che si sentivano umiliate di dover servire. senz'altro guadagno anche la figliuola di mastro don gesualdo, uno venuto su dal nulla come loro, arricchito di ieri. 4974_3829_000716 scoppiarono delle risate. donna agrippina torse la bocca e chinò a terra gli occhioni che dicevano tante cose, quasi avesse udito. 4974_3829_000717 ma io non mi lascio menare pel naso come i tuoi fratelli, sai, no, no, chetati, non è per rimproverarti. l'hai fatto per me, allora. 4974_3829_000718 don ninì rubiera da lontano, col cappello in cima al bastone appoggiato alla spalla, si morsicava le labbra dal dispetto pensando a quel che era toccato a lui. invece, donna giuseppina, alòsi in moglie. 4974_3829_000719 il figliuolo, colle buone e colle cattive, tentava di calmarla. non vedete che state poco bene? volete ammalarvi per farmi dar l'anima al diavolo? 4974_3829_000720 siamo tre figliuoli, ciascuno la sua parte. secondo, vi dice la coscienza: voi siete il maggiore, voi fate le parti e ciascuno di noi piglia la sua. 4974_3829_000721 senza salutarli. mastro nunzio gemeva in letto coi reumatismi sotto una coperta sudicia. ah, sei venuto a vedermi. credevi che fossi morto? no, no, non son morto. 4974_3829_000722 sentiva quasi piovere dalla luna sul suo viso, sulle sue mani. una gran dolcezza, una gran prostrazione, una gran voglia di piangere. 4974_3829_000723 nulla. le stoppie lassù avran preso fuoco. v'accompagno, è cosa da nulla. nell'aia erano tutti in subbuglio. 4974_3829_000724 con la giamberga dai bottoni d'oro e il solitario al petto della camicia. la moglie in gala, anche lei poveretta che la veste nuova le piangeva addosso, allampanata, ridotta, uno scheletro. 4974_3829_000725 fareste un bel matrimonio. vedi com'è andata a finire, che quel povero giovane ci ha rimesso anche la libertà pel capriccio di tuo padre. 4974_3829_000726 non ho voluto cambiarlo col palazzo dove pretendeva chiudermi vostro padre. io sono avvezzo ad uscir subito in istrada appena alzato. no, no, è meglio pensarci prima. 4974_3829_000727 la baronessa mèndola voleva sapere cosa dicessero. zacco premuroso venne a chiedere dei confetti per don ferdinando, a cui nessuno aveva pensato. sicuro, sicuro è il padrone di casa. 4974_3829_000728 ora lo svillaneggiavano per mezzo d'usciere. gli davano del ladro volevano mettere i sigilli, sequestrargli la roba. 4974_3829_000729 don gesualdo aprì le braccia e i magazzini ai poveri e ai parenti, tutte le sue case di campagna alla canziria e alla salonia, a mangalavite, dove aveva pure dei casamenti vastissimi. parlò di riunire tutta la famiglia. 4974_3829_000730 nell'acqua della sorgente, la quale sembrava gemere, stillando dai grappoli di capelvenere che tappezzavano la grotta come tante lagrime. 4974_3829_000731 te vuoi bere? disse lui. devi aver sete anche tu? ella accennò di sì, ma il bicchiere le tremava talmente nelle mani che si versò tutta l'acqua addosso. 4974_3829_000732 non ne nascono più delle padrone di casa come voi, signora baronessa. ecco, ecco, siete sempre lì a sciuparvi la vista sul lavoro. ne hanno fatta della roba, quelle mani. 4974_3829_000733 delle voci armoniose, dei versi che facevano piangere, come quelli che fiorivano in cuore al cugino, la gurna. 4974_3829_000734 e i meglio bocconi, le primizie che offriva il paese, le ciriegie e le albicocche venute apposta da lontano. le altre ragazzette guardavano con tanto d'occhi e soffocavano dei sospiri grossi. così la minore delle zacco e. 4974_3829_000735 ma però non muore di colèra e non c'è motivo di spaventare tutto il vicinato come fanno costoro. il vecchio stava a sentire, cogli occhi inquieti e sospettosi, in fondo alle orbite nere. 4974_3829_000736 invece puoi fare un gran matrimonio: sfoggiarla da gran signora in una gran città dopo. 4974_3829_000737 don gesualdo montò a cavallo lui pure, e se ne andò dall'altra parte col cuore grosso dell'ingratitudine che raccoglieva sempre. 4974_3829_000738 diamine non ci voleva molto. anche per la giovannina bisogna mettersi il cuore in pace. ma sì, ma sì, con tanto piacere me lo metto il cuore in pace. una civetta, avete visto il giuochetto del garofano. 4974_3829_000739 poteva essere mezzanotte, sebbene nessuno s'arrischiasse ad aprire la finestra per guardar le stelle. speranza ogni tanto s'accostava al malato in punta di piedi, lo toccava, lo chiamava adagio, adagio. 4974_3829_000740 santo dio, se stai sempre rintanato coi tuoi libri, come vuoi far conoscere i tuoi meriti? poi, quando lui non era presente, cantava anche più chiaro alla sua età. 4974_3829_000741 possiamo andare a vedere, è qui vicino. i metteremo i segnali sotto i vostri occhi, giacché siete qui perché non temiate che vi si rubi. 4974_3829_000742 i cani, poi, come fossero alloppiati, osservò compare nanni con quel fare misterioso. se non ero io che ho l'orecchio fino 4974_3829_000743 ora corro da mio padre per cercare d'indurlo a venire con noi. tu intanto va da tuo fratello. disse a bianca: fagli capire che adesso son tempi da mettere una pietra sul passato. gli avessi fatto anche un tradimento. 4974_3829_000744 era stato un ragazzaccio. ora. aveva aperto gli occhi troppo tardi, quando non c'era più rimedio, quando si trovava sulle spalle il peso dei suoi errori. 4974_3829_000745 non si sapeva più chi poteva spendere e chi no, una gara fra i parenti a buttare il denaro in frascherie e una confusione generale fra chi era stato sempre in prima fila e chi veniva dopo. 4974_3829_000746 non ne hanno scialacquata. no, la baronessa che aspettava coll'orecchio teso cominciò ad essere inquieta. intanto rosaria aveva sbarazzato una seggiola del canovaccio che vi era ammucchiato sopra. 4974_3829_000747 ma per lei c'è chi ha lavorato al sole e al vento, capite, e se ha la testa dura dei trao, anche i motta non scherzano quanto a ciò. 4974_3829_000748 dietro donna marianna, la quale portava la bambina. dall'uscio aperto vedevasi un brulichìo di fiammelle. don ferdinando, in fondo al corridoio, fece capolino curioso. 4974_3829_000749 il vecchio allora ebbe come un ricordo: negli occhi appannati, nel viso smorto e rugoso, tutti i peli grigi della barba ispida parvero trasalire. 4974_3829_000750 ma con una grazia naturale in tutta: la personcina gentile, la carnagione delicata e il profilo aquilino dei. 4974_3829_000751 il colèra. ce l'ha portato alla salonia un viandante che andava intorno colla bisaccia in spalla di questi tempi, figuratevi c'è chi l'ha visto a sedere, stanco, morto sul muricciuolo vicino alla fattoria. 4974_3829_000752 non era allegro, neppur lui poveraccio, sebbene dovesse far la bocca ridente ai mirallegro e ai salamelecchi, però infine con nanni l'orbo più. 4974_3829_000753 intanto don luca, aiutato da barabba e dal cacciatore, serviva le granite e i dolci. la zia cirmena, che aveva portato seco apposta il nipotino, la gurna, gli riempiva le tasche e il fazzoletto. 4974_3829_000754 guardandogli le mani per vedere se davvero erano sporche di calcina, tirandosi indietro istintivamente quando, nel baciarla, la pungeva colla barba ispida. 4974_3829_000755 don gesualdo, qui c'è anche roba vostra. guardate, nunzio e gesualdo, come vi somigliano. quattro tumoli di pane al mese si mangiano. prosit a loro. non potete chiudere loro la porta in faccia. 4974_3829_000756 come la luce di certe stelle, le sue amiche marina di leyra, un altro viso sconosciuto che marina le faceva sempre vedere nelle sue lettere, un viso che ondeggiava e mutava forma. 4974_3829_000757 venderò la camicia che ho indosso. voglio il fatto mio, il sangue di mio padre. fu peggio ancora la prima volta che il giudice le diede causa persa. 4974_3829_000758 arrivò anche a congratularsi col marchese limòli, il quale aveva pensato al mezzo di non lasciare estinguere il casato alla morte di don ferdinando. sicuro, sicuro, borbottò don gesualdo. 4974_3829_000759 vorrei che tu vedessi un po quanti guai ci ho in testa. ti metteresti a ridere, com'è vero dio? vedresti che sciocchezza è tutto il resto. 4974_3829_000760 tu non puoi badare alla tua figliuola colla poca salute che hai e bisogna che, quando sarà grande, ella sappia tutto ciò che sanno tante altre che sono meno ricche di lei. 4974_3829_000761 ma dicevasi pure che ci fossero dei gran pasticci, delle liti, delle ipoteche, del notaro neri. non poteva fidarsi. 4974_3829_000762 la mamma e la sorella maggiore fulminarono due occhiataccie addosso alla ragazza, la quale rimaneva sull'uscio nascondendo le mani di serva sotto il grembiule, vergognosa di esser stata scoperta a quel modo vestita di casa. 4974_3829_000763 bianca. al vederli arrivare a quel modo, si mise a tremare come una foglia. il marito le consegnò la figliuola con un'occhiata terribile, tentennando il capo. 4974_3829_000764 bianca, invece, cogli occhi chini, si faceva di mille colori. non lo riconosco più. no, nemmeno io che l'ho fatto. 4974_3829_000765 ma che talento eh, come amministratore che so io, per soprintendere ai lavori di campagna, dirigere una fattoria. quel ragazzo varrebbe tant'oro il. 4974_3829_000766 ma tuo marito non se lo mettono in tasca, no, fuori nella piazza tutti i vicini erano affacciati per vedere uscire gli invitati. 4974_3829_000767 in un mese mutarono cinque donne di servizio. era un tanghero, lui, ma non era un minchione come i fratelli trao. teneva ogni cosa sotto chiave, non lasciava passare un baiocco che potesse aiutare a fargli il tradimento. 4974_3829_000768 ma non chinava il capo testarda, una vera trao colla testa dura dei motta per giunta. 4974_3829_000769 burgio però stava a vedere da lontano, timoroso del contagio, e sua moglie piagnucolava che non le bastava l'animo di toccare il morto. 4974_3829_000770 cosa ho detto? una minchioneria. nemici ne abbiamo tutti, mastro don gesualdo, esempigrazia. quello non vorrei trovarmelo mischiato nei miei interessi. 4974_3829_000771 che dicevano invece sì, sì, a costo di morirne. non osava ribellarsi apertamente, non si lagnava, ci perdeva la giovinezza e la salute, non mangiava più. 4974_3829_000772 fate bene. avete ragione. tutto ciò che si vede qui è opera vostra. non lo dico per lodarvi. benedette le vostre mani, vostro marito. 4974_3829_000773 il barone zacco attaccò discorso col cocchiere per scavare cosa c'era sotto mèndola fingeva d'accarezzare i cavalli. 4974_3829_000774 io zia, scusatemi, io so parlare col cuore in mano tale e quale, come m'ha fatta mia madre. ora che siete padre, anche voi, don gesualdo. 4974_3829_000775 successe un parapiglia. donna sarina, sfoderò anche lei la sua lingua tagliente rossa. al pari di un gallo, parlate da quello che siete. 4974_3829_000776 non vi par l'ora? lasciatemi in pace, lasciatemi. giunse la sera e passò la notte a quel modo. 4974_3829_000777 le ragazze per maritarsi non guardano a nulla. tu almeno non facevi una pazzia, non te ne sei pentita, neppur tu, è vero. 4974_3829_000778 a tutt'altro. a un tratto andò a chiudere a chiave il cassetto della scrivania- ah, mia nipote, dici. fissò di nuovo sulla giovinetta lo stesso sguardo esitante e chinò gli occhi a terra. 4974_3829_000779 insomma, volete capirla vostra figlia, dovete maritarla subito. datela a chi vi piace, ma non c'è tempo da perdere. avete capito? eh? come balbettò il povero padre, sbiancandosi in viso. 4974_3829_000780 sarebbe anche un disturbo per vostra moglie e la figliuola, due signore avvezze a stare coi loro comodi. 4974_3829_000781 barabba e il cacciatore della baronessa mèndola, avevano dato una mano a scopare, a spolverare, a rimettere in gambe l'altare sconquassato. 4974_3829_000782 tutto quel ben di dio, quelle belle terre, la canziria, la salonia stessa, dove avevano i piedi. erano forse piovuti dal cielo? 4974_3829_000783 bianca sbigottita, muoveva le labbra smorte senza arrivare a trovar parole. don gesualdo, invece, aveva fatto la bocca a riso, come la baronessa scappò in quell'osservazione. 4974_3829_000784 adesso però ci sono di mezzo i birboni, i cattivi compagni. senti bianca, io la mia figliuola non l'avrei data da battezzare a quel canonico lì. 4974_3829_000785 pover'uomo isabella, ch'era venuta dal collegio con tante belle cose in testa, che s'era immaginata di trovare a mangalavite tante belle cose come alla favorita di palermo: sedili di marmo, statue, fiori, da per tutto dei grandi alberi. 4974_3829_000786 gli aveva messi alle calcagna rosaria ed alessi interrogava il fattore e la gente di campagna teneva sotto il guanciale le chiavi del magazzino e della dispensa. 4974_3829_000787 verde impresciuttita, narrando cose che dovevano averle fatto incanutire i capelli in ventiquattr'ore, a siracusa, una giovinetta bella come la madonna, la quale ballava sui cavalli ammaestrati in teatro e andava spargendo il colèra con quel pretesto. 4974_3829_000788 e il negozio del gesso che avevate in comune e quando avete preso insieme l'appalto del ponte, nulla è rimasto alla 4974_3829_000789 almeno andatevene nel palmento e non vi fate vedere da queste parti. ma tutto quel bene e quella carità gli tornavano in veleno per l'ostinazione dei parenti che non avevano voluto mettersi sotto le sue ali. 4974_3829_000790 quasi alcuno s'inerpicasse. cautamente, poi, silenzio. a un tratto dal buio, sul limite del boschetto, partì una voce. 4974_3829_000791 ora si guardavano come due estranei, lui e bianca, indifferenti, ciascuno coi suoi guai e i suoi interessi pel capo. 4974_3829_000792 patti chiari e amici cari. non è vero? ho bisogno di quelle due stanze pei miei motivi. sinora non vi ho detto nulla, ma voi avrete ammirato la mia prudenza, eh. 4974_3829_000793 anche le male lingue. dopo tanto tempo avevano dimenticato le chiacchiere corse sui due cugini, però invidiavano mastro don gesualdo, il quale era arrivato a quel posto. 4974_3829_000794 sentite? vedete, andava brontolando col cugino limòli poscia. piantò anche lui che non poteva più tenerle dietro i saluto, vi saluto. e corse dal notaro neri, pallida e trafelata per vedere. 4974_3829_000795 e stava ad ascoltare grattandosi il capo. va a vedere se la gallina ha fatto l'uovo, disse la padrona e tornò a discorrere col ciolla più affabile del consueto per cavargli di bocca quel che aveva da dire. 4974_3829_000796 colla risata larga che mostrava i denti grossi e bianchi, passandosi anche la lingua sulle labbra, quasi gustasse già il dolce del boccone, buono da uomo ghiotto della roba. 4974_3829_000797 facendo la calza vestita di nero enorme, in fondo al vicoletto rannicchiavasi la casuccia del nonno motta. 4974_3829_000798 la baronessa stava lunga distesa sul letto, simile a un bue colpito dal macellaio, con tutto il sangue al viso e la lingua ciondoloni. 4974_3829_000799 povera bambina. povera bambina. il marchese indugiava in anticamera accarezzando la ragazza. le aveva preso con due dita il ganascino da canonico, ammiccando con malizia, guardandosi intorno per dirle sottovoce: 4974_3829_000800 non era neppure docile e ubbidiente come sua madre. gli aveva guastata anche bianca, anche costei al vedere la sua creatura che diventava pelle e ossa. 4974_3829_000801 andarsene cavandosi il cappello per darvi una lisciatina, cercando la canna d'india che aveva in mano, scusandosi delle chiacchiere colle quali le aveva empito la testa sino a. 4974_3829_000802 da metterle in testa. ancora è troppo giovane, quasi quasi, ha ancora il vestito corto. vedo, vedo, rispose il marchese sbirciando le calze bianche di donna giovannina. 4974_3829_000803 tutto senza nascondere nulla. i begli occhi azzurri d'isabella, gli occhi che diceva: lo zio limòli senza volerlo, senza guardare neppure, sembrava che cercassero quei pensieri. 4974_3829_000804 donna sarina, tutta intenta alla lettura, non si accorgeva di nulla. badava ad accomodarsi gli occhiali, di tanto in tanto chinavasi verso il lume, oppure se la pigliava col nipote che scriveva così sottile. 4974_3829_000805 e tornava a ribattere: non posso lasciar la casa sola, ho da custodire le carte di famiglia. la moglie del sagrestano che vide uscire, donna bianca, desolata dal portone, le corse dietro piangendo. 4974_3829_000806 santo come un allocco. stava seduto sullo scalino dell'uscio senza dir nulla, coi lucciconi agli occhi. burgio e sua moglie si affrettavano a insaccare un po di grano. 4974_3829_000807 ma appunto, perch'era ricca, tanta gente ci avrebbe fatti su dei disegni. insomma, a lui non piacevano quei discorsi della zia. 4974_3829_000808 in campagna in un convento bel negozio che mi portate da pari vostra. ci vuole una bella faccia tosta. i fate ridere con questa bella nobiltà. so quanto vale tutti quanti siete. 4974_3829_000809 e gli occhi le schizzavano fuori: assassino, figlio snaturato. no, non me la faccio mangiare la mia roba. 4974_3829_000810 anche il vecchio motta s'era rifiutato. la mattina, allorché gesualdo era andato a pregarlo di mettere l'acquasanta alla nipotina- seduto a tavola, stava mangiando un boccone. gli disse di no, levando in su il fiasco che aveva alla bocca. 4974_3829_000811 sicuro avete trovato un galantuomo che se la piglia in buona fede, ma non potete pretendere troppo, infine, da lui. 4974_3829_000812 che vuoi, io non ci ho colpa. i condussero dall'avvocato cosa dovevo fare, perché l'abbiamo chiesto il consiglio dell'avvocato. quello che mi dice l'avvocato, io fo. 4974_3829_000813 sull'olivo. ella poveretta chinava il viso, arrivava ad offrirlo, anzi tutto rosso, per ubbidire al comandamento di dio. come fosse pagata per farlo. 4974_3829_000814 ah, le canzonette, roba che non empie pancia, cari miei. la zia cirmena si risentì alfine. voi pigliate tutto a peso e a misura don gesualdo. non sapete quel che vuol dire. 4974_3829_000815 bianca, ritta accanto all'uscio col viso scialbo, spalancò gli occhi dove era in fondo un terror vago, uno sbalordimento accorato. 4974_3829_000816 non me ne parlate. interruppe alla fine la zia rubiera. non sapete quel che costino i maschi, quanti dispiaceri, lo so io. 4974_3829_000817 i congratulo, i congratulo, tanto davvero don bastiano. perché di che cosa il capitano, sorpreso e imbarazzato, cercava una botta di risposta. 4974_3829_000818 sul più bello, mentre la statua dell'evangelista correva balzelloni da gesù a maria e il popolo gridava: viva dio resuscitato. capitò la carrozza nuova di don gesualdo motta. 4974_3829_000819 tuo padre non ne capisce nulla. poveretto, è stato sempre in mezzo ai suoi negozi, ai suoi villani, un po rozzo anche se vogliamo, ma ha lavorato per te, per farti ricca. 4974_3829_000820 fila nanni l'orbo aggiunse: soltanto di lì a un po si fece la festa. eh e, come il padrone continuava a tacere, conchiuse. l'ho capito alla cera che avete, vossignoria. 4974_3829_000821 chetatevi, don gesualdo. vostra figlia è in luogo sicuro, pura come maria immacolata. chetatevi, non fate scandali, ch'è peggio. 4974_3829_000822 aprì quegli occhi a stento udendo suo figlio gesualdo, che gli stava dinanzi al letto, e disse colla voce cavernosa: ah, sei venuto a vedere la festa finalmente. 4974_3829_000823 poi tre volte si udì cantare la civetta, quando dio volle a giorno fatto, dopo un pezzo che il giorno trapelava dalle fessure delle imposte e faceva impallidire il lume posato sulla botte. 4974_3829_000824 vedi come son sciocchi quelli che piangono e si disperano. il discorso gli morì in bocca dinanzi al viso pallido e agli occhi stralunati coi quali lo guardava la figliuola. 4974_3829_000825 inutilmente bomma, che era venuto dalla vigna, lì vicino si sgolava a gridare: bestie, s'è una perniciosa. 4974_3829_000826 per sentire il notaro. non sapeva nulla, nulla di positivo. almeno sapete, don gesualdo, è volpe fina. son cose, queste, che si fanno sottomano. 4974_3829_000827 il marito, onde confortarla in quello stato, le disse: vedi, noi ci ammazziamo per fare il suo meglio, ciascuno come può, ed essa un giorno non penserà neppure a noi. così va il mondo. 4974_3829_000828 che volete darci la limosina, qualche salma di grano a comodo vostro. di tanto in tanto qualche salma di vino, quello che non potete vendere. 4974_3829_000829 il modo d'assicurarsi il pane per tutta la vita. uno che è povero, uomo o donna, sia detto senza offendere nessuno- s'industria. come può? gira l'occhio intorno? 4974_3829_000830 gli sfoderava contro le unghie e la lingua. volete farla morire di mal? sottile la mia creatura. non vedete com'è ridotta, non vedete che vi manca di giorno in giorno? 4974_3829_000831 una lucertolina che affacciavasi timida a un crepaccio, una rosa canina che dondolava al disopra del muricciuolo, la luce e le ombre che si alternavano e si confondevano sul terreno. 4974_3829_000832 no, no, sto zitta, massaro fortunato. se ne parlerà poi chi campa, chi campa tutto l'anno, vede ogni festa. i saluto, don gesualdo, sarà quel che vuol dio. 4974_3829_000833 tratta. essa conosceva di nome la famiglia dei trao, una delle prime laggiù ove il duca suo fratello possedeva dei feudi. la duchessina aveva il nome e il parlare alto, sebbene stesse in collegio senza pagare. 4974_3829_000834 da galantuomini. no no, caro suocero, non è la mia partita, non me ne intendo. quello che farete, voialtri, sarà ben fatto. quanto a me, il tesoro che vi domando è vostra figlia. 4974_3829_000835 tutto quel senso di abbandono, di desolazione, nella catasta di legna che marciva in un angolo, nelle foglie fradicie ammucchiate sotto i noci. 4974_3829_000836 speranza. infine, andò a consegnare le chiavi a suo fratello, seguitando a brontolare: cco i piace che siete venuto, così non direte che vogliamo fare man bassa sulla roba. 4974_3829_000837 diavolo disse zacco che cercava l'occasione di mostrarsi amabile. diavolo, vorrei vedere anche questa. gli altri facevano coro. ecco che risorgeva casa trao. 4974_3829_000838 inutilmente. la sorella tornava a pregare e scongiurare. non mi lasciate questo rimorso, don ferdinando. come volete che chiuda occhio la notte, sapendovi solo in casa? 4974_3829_000839 e la sua figliuola aveva dovuto soffrire le stesse umiliazioni a motivo del parentado. per fortuna la signorina di leyra, che isabella s'era affezionata coi regalucci, aveva preso a difenderla a spada tratta. 4974_3829_000840 mondo di guai l'uno dopo l'altro. giunti alla fontana, infine disse: smontiamo qui. eh, mastro nardo se ne andrà pel viale colle cavalcature e noi da questa parte per far più presto. 4974_3829_000841 via. non parliamo dei morti. le mani le aveva bucate, come tutti i, rubiera i fondi coperti di ipoteche e la casa. 4974_3829_000842 la zia cirmena per scusarlo, parlava del gran talento che aveva quel ragazzo. tutto il santo giorno chiuso nella sua stanzetta col capo in mano, a riempire degli scartafacci più grossi di un basto di poesie. 4974_3829_000843 ecco, io ho cinque figliuole e voglio bene a tutte egualmente sicuro, rispose limòli. è per questo che non volete maritarle. 4974_3829_000844 l'eredità, il testamento, la parte di che cosa? allora, speranza infuriò, come di questo si parlava. non erano tutti figli dello stesso padre. 4974_3829_000845 uno, poniamo, ci mette il casato e un altro quello che sa fare di meglio: le belle parole, le occhiate tenere. ma chi ha giudizio dall'altra parte deve badare ai suoi interessi. 4974_3829_000846 la guerra si riaccese più viva fra le ragazze quando si maritò don ninì rubiera. s'è vero che siete parenti perché tuo zio non ti ha mandato i confetti. 4974_3829_000847 abbiamo tanta gente sotto le ali e soltanto il sangue nostro è disperso di qua e di là. 4974_3829_000848 la lettera diceva tante belle cose per mandare giù la pillola, lei e il cuginetto che si disperava e penava lontano. 4974_3829_000849 poi, asciugandosi le labbra col dorso della mano, gli piantò addosso un'occhiataccia: vacci tu al battesimo della tua figliuola, è affar tuo. io non son nato per stare fra i signoroni. 4974_3829_000850 toccar con mano che quanto ci metteva il signor genero nell'altro piatto della bilancia fosse tutto oro colato. il duca aveva dei gran possessi, è vero: mezza contea. 4974_3829_000851 com'era stretta e squallida, invece, con quell'alto muro lebbroso che l'aduggiava, e come era divenuta vecchia donna giovannina che rivedeva, seduta in mezzo ai vasi di fiori polverosi. 4974_3829_000852 inquieto, sospettoso, domandando a ciascuno che c'è: cosa volete fare? 4974_3829_000853 via, vieni a veder tua madre ch'è ancora ammalata. poveretta l'ha finita quel colpo, sai ch'è di poca salute. 4974_3829_000854 zio, tenetemi qui, salvatemi voi. non ho altri al mondo. sono sangue vostro. non mi mandate via. 4974_3829_000855 roba lo trascinavano fra le liti, gli avvocati, i procuratori. un sacco di spese, tanti bocconi amari, tanta perdita di tempo, tanti altri affari che ne andavano di mezzo, i suoi nemici che c'ingrassavano nei caffè e. 4974_3829_000856 non usciva una fava dalla dispensa senza passare per le sue mani, tant'è vero che i guai insegnano a metter giudizio. 4974_3829_000857 seminato di cocci e di rottami. pioveva dalla vòlta scalcinata. veniva densa dal corridoio nero al pari di un sotterraneo. 4974_3829_000858 nel viale, o si cacciava carponi fra i fichi d'india, o veniva a portargli dei pezzi di carta che aveva trovato vicino alla fontana dei calcinacci scrostati dal sedile, facendo il nesci. 4974_3829_000859 la figlia della ceraiuola ch'era del suo partito. aggiunse tante altre storie. il baronello era uno spiantato. 4974_3829_000860 ché ne abbiamo tutti nemici. essa che si sentiva impallidire, finse di mettersi a ridere una risata da fargli montar la mosca al naso. a 4974_3829_000861 signoroni voialtri, venite a cercarmi soltanto quando avete bisogno di me per chiudere la bocca alla gente. no, no, quando c'è da guadagnare qualcosa, non vieni a cercarmi tu. 4974_3829_000862 bianca, disfatta in viso, quasi fosse per sentirsi male. seguiva ogni suo movimento con certi occhi che sembravano spaventati, stringendo al seno la bambina. 4974_3829_000863 dei contadini venivano a raccontare il giorno dopo di aver sorpreso delle ombre che s'aggiravano furtive sui precipizi. la zia cirmena giurava di aver visto dei razzi solitarii e luminosi verso donferrante. 4974_3829_000864 mentre sua madre poveretta passava da uno svenimento all'altro. tanta era la consolazione. poi arrivò don gesualdo e stettero zitti tutti quanti. 4974_3829_000865 si metteva il cuore in pace, ma gli restava sempre una spina in cuore: tutto ciò che aveva fatto e faceva per la sua figliuola l'allontanava appunto da lui. 4974_3829_000866 come lo vide da lontano. si mise a gridare: spicciatevi, vossignoria, se arriviamo tardi per disgrazia, la colpa è tutta mia. cammin facendo, raccontava cose da far drizzare i capelli in testa. 4974_3829_000867 aveva dato ricovero a mezzo paese, nei fienili, nelle stalle, nelle capanne dei guardiani, nelle grotte lassù a budarturo. 4974_3829_000868 però, siccome il giovane voltava le spalle senza rispondere con la superbia che avevano tutti quei parenti spiantati, donna sarina non seppe più frenarsi. 4974_3829_000869 giunse tardi una lettiga che portava don corrado la gurna, vestito di nero, col fazzoletto agli occhi. i cani abbaiarono tutta la notte. 4974_3829_000870 poiché ci fate la carità, andremo alla canziria. non temete così la gente non potrà dire che avete abbandonato vostro padre in mezzo al colèra. voi pensate a mandarci le provviste. non possiamo pascerci d'erba come le bestie. 4974_3829_000871 ha altro per disgrazia, ma io la mia roba me la tengo per me. son contenta che mio figlio si diverta- è giovane, bisogna che si diverta. ma io non pago. no. 4974_3829_000872 la mula, sentendo la stalla vicina, si mise a ragliare. allora abbaiarono dei cani. laggiù in fondo comparvero dei lumi in mezzo all'ombra più fitta degli alberi che circondavano la casina. 4974_3829_000873 bianca volle balbettare qualche parola. allora egli si voltò infuriato contro di lei, con le mani in aria, la bocca spalancata. 4974_3829_000874 mentre bianca e la figliuola stavano per montare in lettiga, giunse la zia cirmena disperata. avete visto tutti se ne vanno. i parenti mi voltano le spalle. 4974_3829_000875 beato quel poveretto che adesso è tranquillo. sottoterra brontolava ancora ch'era già in viaggio, sballottata dall'ambio della cavalcatura, colla schiena curva e il vento che le gonfiava lo scialle dietro. 4974_3829_000876 un'ombra di filiggine che gli tingeva le narici assottigliate, gli sprofondava gli occhi e la bocca sdentata, in fondo a dei buchi neri, gli velava la faccia terrea e sporca di peli grigi. 4974_3829_000877 allora si alzò come una furia l'altro figliuolo santo, con la faccia sudicia di lagrime, vociando e pigliandosela con tutti quanti. 4974_3829_000878 don gesualdo saliva già in fretta pel viale, come avesse vent'anni sottosopra isabella se lo vide comparire dinanzi all'improvviso con una faccia che quasi la fece tramortire dallo spavento. 4974_3829_000879 mutò cera e maniera e congedò tutti bruscamente: va bene, ne parleremo, c'è tempo, non si piglia così la gente pel collo. santo e santissimo. ho detto di sì, ora andatevene. 4974_3829_000880 noi poveretti ci accomodiamo alla meglio. andremo alla canziria, andremo piuttosto alla fornace del gesso che ha lasciato mio padre. 4974_3829_000881 il viso stralunato dei trao, in cui gli occhi luccicavano come quelli di una pazza sul pallore, e la magrezza spaventosa coprendo col suo il corpo della figliuola ch'era stesa bocconi sul letto col viso nel guanciale. 4974_3829_000882 la zia cirmena, che vedeva la ragazza così gracile, così pallidina, con quelle pesche sotto gli occhi, cercava di distrarla, le insegnava dei lavori nuovi, delle cornicette intessute di fili di paglia, delle arance. 4974_3829_000883 anche tua madre s'è maritata per forza, diego, non voleva vattene. ora, se no, viene tuo padre a condurti via di qua. vattene, vattene. 4974_3829_000884 le zacco. stettero otto giorni in casa a cucire, però alle nozze non fu invitato nessuno. 4974_3829_000885 dopo un momento masticò sottovoce quasi a malincuore: c'è che son qui per guardarvi le spalle. don gesualdo non chiese altro. scendevano per la viottola in fila. 4974_3829_000886 alla moglie che l'aria della campagna faceva star peggio, soleva dire per consolarla: qui almeno non hai paura d'acchiappare il colèra. finché non si tratta di colèra, il resto è nulla. 4974_3829_000887 infine, cos'era il palazzetto dei rubiera, quelle cinque stanze lì la baronessa fingeva d'abboccare alle lodi. 4974_3829_000888 le sembrava confusamente di vedere, nel gran chiarore bianco, oltre budarturo, lontano viaggiare immagini, note, memorie, care, fantasie che avevano intermittenze luminose. 4974_3829_000889 sono stato giovane, me li son goduti anch'io i begli anni. appunto ti dicevo: capisco quello che devi averci adesso nel tuo cuoricino. 4974_3829_000890 il giorno dopo intervenne anche il duca, il quale confessò prima di tutto ch'era innamorato della ragazza. un vero fiorellino dei campi, una violetta nascosta. 4974_3829_000891 che avete da fare? eh, dovete vestirvi per andare al battesimo della figliuola di don gesualdo. sarà un battesimo coi fiocchi in casa, trao. 4974_3829_000892 non poteva indovinare tutte le stramberie che fermentavano in quelle teste matte, i baci mandati all'aria e il sole e le nuvole che pigliavano parte al duetto. 4974_3829_000893 canali, ammiccava di qua e di là. guardate un po, signori miei, che ruota è il mondo. nessuno badava più alla processione. c'era un bisbiglio in tutto il caffè. 4974_3829_000894 ed incominciò a discorrere col capitano intanto che le signore chiacchieravano tutte in una volta, domandandogli perché la compagnia d'arme fosse partita senza di lui, se aveva intenzione di fermarsi un pezzetto, se era contento del paese e voleva lasciare le spalline. 4974_3829_000895 e sto benone. io ho la pelle dura e se ne andò col dorso curvo sotto il gran sole ruminando tutti i suoi guai. 4974_3829_000896 e che adesso voleva appropriarsi tutto, lui gesualdo, lui che li aveva avuti tutti quanti sulle spalle sino a quel giorno, che aveva dovuto chinare il capo alle speculazioni sbagliate del padre ch'era stato la provvidenza del cognato burgio nelle malannate. 4974_3829_000897 quando in palermo cominciavano già a correre le prime voci di colèra e don gesualdo era corso subito a prenderla. 4974_3829_000898 bianco di polvere, acceso in volto con l'occhio bieco, cercando di farla in barba ai cristiani che stavano a guardia da lontano sospettosi. 4974_3829_000899 così era venuto quel matrimonio, ché il barone rubiera prima aveva messo sottosopra cielo e terra per trovare i denari da pagare don gesualdo. 4974_3829_000900 ma non importa. eccomi qua ad accomodare la faccenda. ho il cuore buono, tanto peggio mio danno, ma non so che farci ora. bisogna pensare al riparo, bisogna maritar quei due ragazzi, ora che il male è fatto. 4974_3829_000901 la rubiera sentivasi scoppiare sotto la mantiglia. dopo che si fu voltata indietro a salutare colla mano dalla strada, tutti i margarone schierati sul terrazzino prese a borbottare. avete capito, eh? 4974_3829_000902 cose, scrollando il capo, offrendosi graziosamente ad ascoltare le confidenze e gli sfoghi gelosi, minacciando il cavaliere col ventaglio, come a dirgli ch'era stato un gran discolaccio, lui. 4974_3829_000903 guardava la gente stralunata, cercava di abbozzare qualche sorriso balbettando. suo marito invece, faceva la sua parte in mezzo a tutti quegli amici e parenti e mirallegro. 4974_3829_000904 e ora che non ci sente per poco salario. anche il giovane ha gli occhi chiusi, come si dice, ancora senza malizia e si contenterebbe di poco. 4974_3829_000905 e non sapeva dire le sue ragioni. santo, costretto a trovarsi faccia a faccia con suo fratello, don gesualdo, cominciò dallo scusarsi. 4974_3829_000906 e il notaro neri partirono per donferrante. era uno squallore pel paese: a ventitré ore non si vedeva altri lungo la via di san sebastiano che il marchese limòli per la sua solita passeggiatina del. 4974_3829_000907 ciolla che vide passare dalla piazza la lettiga si mise a gridare: gli sposi. ecco la lettiga degli sposi che partono. 4974_3829_000908 in quel tempo erano capitati due merciai che portavano nastri e fazzoletti di seta. andavano di casa in casa a vendere la roba e guardavano dentro gli usci e nei cortili. 4974_3829_000909 fuori aspettava la lettiga che doveva portarsi via gli sposi. fu una delusione e un malumore generale fra i parenti e in tutto il paese. 4974_3829_000910 don gesualdo la fermò nell'andito senza tanti complimenti. sapete, donna sarina, il servizio che dovreste farmi sarebbe d'andarvene. 4974_3829_000911 noi non usiamo abbandonare i nostri nel pericolo. mio marito non può muoversi e noi non ci muoviamo. 4974_3829_000912 il barone zacco. siccome allora aveva in testa di combinare certo negozio con don gesualdo, s'intromise a farla da paciere. una domenica riunì in casa sua tutti i motta, compreso il marito di comare, speranza ch'era una bestia. 4974_3829_000913 sotto la finestra di donna isabella l'orbo additò in silenzio l'erba ch'era tutta pesta, quasi ci si fossero davvero sdraiati degli asini. 4974_3829_000914 penetrava in lei il senso delle cose, la tristezza della sorgente che stillava a goccia a goccia attraverso le foglie del capelvenere, lo sgomento delle solitudini perdute, lontano per la campagna. 4974_3829_000915 dunque farai il possibile per indurlo ad accordarmi questa dilazione. e tu cosa gli hai detto? domandò don gesualdo, trovando la moglie ancora agitata dopo quella visita. 4974_3829_000916 don luca incoraggiava a prendere dicendo: è roba fresca. sono stato io stesso ad ordinarla a santa maria e al collegio non s'è guardato a spesa. 4974_3829_000917 che fermentavano nelle piccole teste delle educande. alla guerra intestina pigliavano parte anche le monache. secondo le relazioni, le simpatie il partito che sosteneva oppure voleva rovesciare la superiora. 4974_3829_000918 un contadino di fuorivia che narrava gran cose, accalorato, gesticolando, mostrando il vestito ridotto in brandelli. nulla, nulla, ripetè don gesualdo. v'accompagno a casa vostra, non c'è premura. 4974_3829_000919 nunzio. nell'ombra stava zitto e immobile come un pezzo di legno, soltanto ogni volta che gli facevano inghiottire a forza la medicina. 4974_3829_000920 ciascuno com'è nato. speranza grugniva delle altre parole che non si udivano bene. il ragazzaccio li accompagnò cogli occhi sino all'uscio quando se ne andarono. 4974_3829_000921 la gente non ha da dire: se me ne mandate via in mezzo al colèra, siete il padrone. ciascuno sa i fatti di casa sua. 4974_3829_000922 la mamma, vicino a lui, non osava neppure fare udire il suo respiro, come non osava quasi mostrare tutta la sua tenerezza alla figliuola dinanzi al marito. 4974_3829_000923 giusto. ci abbiamo anche dei testimoni. vedete la signorina lassù sotto il gran noce. 4974_3829_000924 in cima. l'uscio cadente era appena chiuso da un saliscendi arrugginito e subito, nell'entrare, colpiva una zaffata d'aria umida e greve, un tanfo di muffa e di cantina che saliva dal pavimento istoriato col blasone. 4974_3829_000925 voleva che ogni cosa passasse sotto i suoi occhi, senza poter parlare, senza potersi muovere. si faceva ubbidire dalla sua gente meglio di prima. 4974_3829_000926 voleva vederlo l'ultima volta, a qualunque costo, quando tutti sarebbero stati a riposare dopo mezzogiorno e che alla casina non si moveva anima viva. 4974_3829_000927 poi tolse in braccio la bambina che vagiva, ballottandola, per farla chetare, portandola in giro per la camera. hai visto, eh, che gente, che parenti affezionati. 4974_3829_000928 rispose lui con un sorriso: ebete, la notte non me lo soffiano il colèra chiuderò tutte le fessure, guarda. 4974_3829_000929 il marchese domandò a un tratto che n'era di don filippo, e gli risposero che era uscito per condurre a spasso nicolino. 4974_3829_000930 piace rosaria, ch'era a ripulire il pollaio. quando la sua padrona era tornata a casa, udì, a un tratto dal cortile, un urlo spaventoso come stessero sgozzando un animale grosso di sopra, una cosa che le fece perdere le ciabatte correndo a precipizio. 4974_3829_000931 silenzio. s'udiva lo sgocciolare dell'acqua nella grotta, lo stormire delle frondi come un mare, lo squittire improvviso di qualche nibbio che appariva come un punto nell'azzurro immenso. 4974_3829_000932 donna fifì, aveva condotto il capitano ad ammirare i suoi fiori. sul balcone colse un bel garofano. l'odorò a lungo socchiudendo gli occhi e glielo porse. vedo, vedo, ripeté il vecchietto. 4974_3829_000933 uno che ha bisogno d'aiuto col talento che ha peccato, e le suggeriva anche dei rimedi per la salute delicata. lo sciroppo marziale delle teste di chiodi in una bottiglia. 4974_3829_000934 le protezioni già non gli mancavano, certo. certo, continuava a ripetere don gesualdo, ma non si impegnava più oltre. si dava da fare a rimettere le seggiole a posto, a chiudere le finestre, come a dire: adesso andate via. 4974_3829_000935 voi avete il cuore buono. balbettò la moglie sentendosi intenerire. voi avete il cuore buono. ma don ferdinando non si lasciò persuadere. 4974_3829_000936 ha perso l'amore ai parenti lontana di casa sua. il tradimento glielo fecero lì al collegio. 4974_3829_000937 che c'è, chiese il marchese entrando. cosa accade? io non so nulla, esclamò donna giovannina, la quale sembrava sul punto di scoppiare a piangere. ci sarà gente di là, credo, ma io non ne so nulla. 4974_3829_000938 colèra. tutt'intorno udivasi cantare i galli e strillare dei bambini vedevansi, dei cenci sciorinati al sole e delle sottili colonne di fumo che salivano qua e là attraverso gli alberi. 4974_3829_000939 poi considerava ch'era il signore che la puniva, che non voleva quella povera innocente nella casa di suo marito e la notte inzuppava di lagrime il guanciale. 4974_3829_000940 vestita. nondimeno, all'ultimo momento vi furono lagrime e piagnistei quando accompagnarono l'isabellina al parlatorio del monastero. 4974_3829_000941 la zia sganci trionfante, gli mise sulle braccia la figliuola. eccovi isabella trao, motta e trao, isabella motta e trao. corresse il marchese. 4974_3829_000942 il duca e il balì di leyra fecero un gruppo a parte sul marciapiede del caffè dei nobili colla famiglia di don gesualdo e il marchese limòli. tutt'intorno c'era un cerchio di sfaccendati. 4974_3829_000943 il bene che aveva potuto fare ai suoi parenti l'aveva sempre fatto e voleva continuare a farlo. lì, un battibecco di prove e controprove che non finivano più. 4974_3829_000944 non lo sapevi? cosa fai dunque? così, tieni d'occhio tua figlia. è questa una madre di famiglia. tutto sulle mie spalle, ho le spalle grosse, ho lo stomaco pieno di dispiaceri. 4974_3829_000945 e ci stava davvero con prudenza per evitar gli scandali, aspettando che terminasse il colèra per scopare la casa. 4974_3829_000946 quest'ultimo gli scovò finalmente colui che faceva al caso un gran signore di cui il notaro amministrava i possessi, alquanto dissestato, è vero, nei suoi affari, ingarbugliato fra liti e debiti, ma di gran famiglia. 4974_3829_000947 voltandosi indietro di tanto in tanto a guardare la fattoria rimasta chiusa e deserta accanto alla buca ancora fresca. 4974_3829_000948 dicevo a diodata: finché manca il padrone bisogna stare coll'orecchio teso per guardargli le spalle. allora ho mandato nunzio sul ponticello, mentre io con gesualdo arrivavo dalla parte del palmento. 4649_3829_000000 si udì soltanto la voce di lui, una voce d'angoscia disperata che balbettava voi, voi, qui. 4649_3829_000001 il raccolto è andato bene, disse il marchese a voce più alta perché gli altri lo seguissero dove voleva arrivare? io ne parlo per sentita dire: eh eh, massaro fortunato. 4649_3829_000002 non possiamo piantar la sposa quasi fosse una trovatella pel decoro della famiglia almeno ah, ah, sogghignava intanto il marchese. 4649_3829_000003 non c'è, disse con un vocione che sembrava venire di sotterra. te l'avevo detto: accidenti. e se ne andò brontolando. 4649_3829_000004 dei cani che abbaiavano per tutto il paese. don gesualdo si fermò a riflettere: dove andiamo, vossignoria, chiese nardo. 4649_3829_000005 non mi lasciate solo con la signora capitana. alla mia età, donna mita, sa quel che deve fare. è grande e grossa quanto le sue sorelle messe insieme, ma sa che deve fare la bambina per non far torto alle altre due. 4649_3829_000006 don filippo, onde far cessare lo scandalo, si mise in prima fila insieme a nicolino, appoggiandosi al parapetto, salutando le signore col sorriso a fior di labbra, mentre borbottava sottovoce. 4649_3829_000007 gesualdo gli lanciò addosso un'occhiata furibonda. parla bene, lui che non ha nulla da perdere. no, no, vossignoria, non dite così che il signore vi gastiga. 4649_3829_000008 che fa dorme. sì, sì, andate a dormire, voi pure andate, e l'accompagnò lui stesso in camera sua per liberarsi almeno da quella noia. 4649_3829_000009 la lotta coi sorrisi falsi o coi visi arrossati dall'ira spumanti, bava e minacce. la notte sempre inquieta, il domani sempre grave di speranza o di timore. 4649_3829_000010 alla fine proruppe: ma è giustizia, santo dio, è giustizia far tribolare in tal modo un galantuomo che vi vuol tanto bene dare un calcio alla fortuna? scusatemi, donna bianca, io parlo nel vostro interesse. 4649_3829_000011 egli allora si sentì stringere il cuore da una tenerezza insolita, pensando alla casa e ai parenti. povera bianca, avete visto, è buona. sì, in fondo non lo credevo davvero. 4649_3829_000012 don filippo tornò a domandare: ma che c'è, si può sapere? ssst. zittirono dalla platea. 4649_3829_000013 un mese che il canonico lupi si arrabatta in questo negozio, un va e vieni fra la sganci e la rubiera, non me lo dite? esclamò peperito. 4649_3829_000014 tanta carne al fuoco, tanti pensieri, tante inquietudini, tante fatiche. la coltura dei fondi, il commercio delle derrate, il rischio delle terre prese in affitto, le speculazioni del cognato burgio che non ne indovinava una. 4649_3829_000015 poiché era quasi mezzogiorno, un sole che scottava da prendere, un malanno chi andava per la campagna a quell'ora. no, no, devo passare dal camemi. ci vogliono due ore. ho tant'altro da fare. 4649_3829_000016 no, no, non badate a me, mi calmerò. voi, don camillo, andate avanti col lume. egli volse le spalle. quante chiacchiere. infine, siamo marito e moglie, sì o no? 4649_3829_000017 donna bianca lo guardò sbigottita col mento aguzzo dei trao che sembrava convulso. indi alzò verso il crocifisso gli occhi umidi di lagrime, colle labbra pallide serrate in una piega dolorosa. 4649_3829_000018 ci ho pensato non far rumore. ah, madonna santissima del pericolo, va a chiamare nanni l'orbo. lo conosci il marito di diodata? 4649_3829_000019 il campiere che gli stava alle costole, armato sino ai denti, gridava come un ossesso: signor barone, questa non è giornata, oggi ci vuol prudenza. 4649_3829_000020 gesualdo curvo, sotto l'acquazzone sfangando sulla riva, aiutava a tirare in salvo i legnami dell'armatura che la corrente furiosa seguitava a scuotere e a sfasciare. a me, santo dio, non vedete che si porta anche quelli? 4649_3829_000021 il notaro ch'era venuto a levar dallo studio certe carte interessanti. dovette far di cappello a fra girolamo per entrare con permesso, signori miei. 4649_3829_000022 soltanto il bavero di velluto troppo alto che gli dava noia. lei che sembrava più giovane e graziosa in quel vestito candido e spumante. colle, braccia nude, un po di petto nudo. 4649_3829_000023 la cirmena riprese subito guardando don gesualdo: che caldo, eh si soffoca, c'è troppa gente. questa volta la cugina sganci ha invitato tutto il paese. 4649_3829_000024 un'altra più lunga a don ninì e soggiunse a mezza voce. lo conoscevo di già. lo vedo ogni sera in platea. 4649_3829_000025 gesualdo, col viso al vento, frustato dalla burrasca, spronava sempre la mula colle calcagna senza aprir bocca. eh, che dite, don gesualdo? non rispondete che non ti casca mai la lingua. 4649_3829_000026 hanno aperto un finestrino sul mio tetto, laggiù, quel ladro di canali. fortuna che me ne sia accorto. lo citerò in giudizio. una citazione nera come la pece, don luca, don luca. si udì gridare. 4649_3829_000027 curiosi che girandolavano a bocca aperta, strappando i brandelli di stoffa che pendevano ancora dalle pareti, toccando gli intagli degli stipiti, vociando per udir l'eco degli stanzoni vuoti, levando il naso in aria ad osservare le dorature degli stucchi e i ritratti di famiglia. 4649_3829_000028 ma voi, lasciatemelo dire, dovevate tenere gli occhi aperti. cugino, trao, non parlo di vostro fratello, don ferdinando, ch'è uno stupido poveretto sebbene sia il primogenito. 4649_3829_000029 no, colle fauci strette la bocca amara, alzando ogni momento gli occhi su di lei e aprendo le labbra senza che ne uscisse alcun suono. 4649_3829_000030 senti, ninì, fammi la carità una parola sola. son venuta apposta. se non ti parlo qui, è finita. per me è finita. 4649_3829_000031 io. tutt'a un tratto la piazza sembrò avvampare in un vasto incendio, sul quale si stampavano le finestre delle case, i cornicioni dei tetti, la lunga balconata del palazzo di città formicolante di gente. 4649_3829_000032 ma lei giurava e spergiurava di non conoscerlo neanche di vista, quel barone, e gliene importava assai di lui. l'udirono, mastro cosimo, il falegname e quanti erano sul palcoscenico. 4649_3829_000033 cavaliere s'imbatté col peperito giusto sull'uscio del corridoio. oh, cavaliere beato chi vi vede s'era inquieti da queste parti. parola. 4649_3829_000034 ninì dalla rabbia avrebbe fatto. non so che cosa giurava: che voleva spuntarla ad ogni costo ed avere la prima donna, non fosse altro per dispetto. ah, gliela farò vedere. a quella strega la polvere spinge la palla. 4649_3829_000035 intanto, per provare, cacciano innanzi, mastro don gesualdo. vedete lì nel balcone dove sono i trao bianca bianca, chiamò il marchese limòli. 4649_3829_000036 mi guastate un affare che stavo combinando. i bei negozi che fate voi, chi volete che la pigli quella chiusa? massaro fortunato, dietro al cognato tornava a ripetere: 4649_3829_000037 diodata, guardava anche lei senza dir nulla, col cuore grosso. passarono le capre belando dal vicoletto, donna bianca, come sentisse alfine quegli occhi fissi su di lei. 4649_3829_000038 si voltò colla sua risata sciocca che si udiva per tutta la sala. donna giovannina si fece rossa, mita sgranò tanto d'occhi e la mamma spinse canali fuori dell'uscio. 4649_3829_000039 che se non avessi il vitalizio della mia commenda di malta, per non crepare di fame sarei costretto a dare uno schiaffo anch'io a tutta la nobile parentela. sarei costretto a scopar le strade e se ne andò borbottando. 4649_3829_000040 compassione, accostò la sua seggiola a quella di lui per fargli animo e soggiunse: parlate, parlate, cugino mio, quel che si può fare, sapete bene, siamo parenti. i tempi non rispondono. 4649_3829_000041 la luna doveva essere già alta. dietro il monte, verso francofonte, tutta la pianura di passanitello, allo sbocco della valle, era illuminata da un chiarore. 4649_3829_000042 no, non posso. non ho tempo. devo passare dal camemi prima d'andare alla canziria. ci ho venti uomini che lavorano alla strada, i covoni sull'aia. non posso. 4649_3829_000043 c'è forse caparra? signora baronessa, non c'è caparra, ma c'è la parola. in tal caso, bacio le mani a vossignoria. 4649_3829_000044 tutti quei trao affumicati che sembravano sgranare gli occhi al vedere tanta marmaglia in casa loro. un va e vieni che faceva ballare il pavimento. 4649_3829_000045 il tenente che le cortesie della signora capitana avevano messo in vena aggiunse: io sono l'autorità. ora corro sul palcoscenico per vedere s'è quel che dico. io voglio toccare con mano, come san tommaso. 4649_3829_000046 e se ne tornò indietro: colle mani in tasca, sentite qua, mastro lio? disse gesualdo tirando in disparte pirtuso. 4649_3829_000047 pigliandosi l'acquazzone sotto la giacca di cotonina, col fazzoletto in testa e le mani nelle tasche, volle dire qualche cosa. accennava laggiù verso il fiume, mentre il vento si portava lontano. la voce? 4649_3829_000048 e sì che non posso fare lo schifiltoso. che diavolo gli è saltato in corpo a tua madre di farti sposare quei denti? ah zio, sei uno sciocco. dovresti lasciarle fare il diavolo a quattro quanto le pare e piace a tua madre, sei figlio. 4649_3829_000049 balbettando: sissignora, infatti sono della commissione. bravo, bravo, bella festa. davvero avete saputo far le cose bene. e vostra madre? 4649_3829_000050 ora fanno il quadro degli innocenti. soggiunse canali ridendo. vado in platea per vederlo di laggiù. 4649_3829_000051 appena il canonico se ne fu andato su per la scala rotta e scalcinata, arrivò il cavaliere dal poderetto, montato su di un asinello macilento con una bisaccia piena di fave dietro. 4649_3829_000052 bianca gli fermò la mano. hai ragione, siamo due disgraziati. mia madre non mi lascia padrone neanche di soffiarmi il naso. capisci, capisci. ti pare che non ci pensi? a te ti pare che non ci pensi. 4649_3829_000053 le maniche rimboccate al disopra dei gomiti, coi piedi indolenziti nelle vecchie ciabatte, ch'erano anch'esse una grazia di dio. la ragazza gli aveva apparecchiata una minestra di fave novelle con una cipolla in mezzo. 4649_3829_000054 sì, credi che non ti voglia più bene uno struggimento, un'amarezza sconfinata. venivano dall'ampia distesa nera dell'alìa, dirimpetto al di là delle case dei barresi. 4649_3829_000055 e narrava com'era arrivata la compagnia d'arme. all'improvviso, a quattr'ore di notte, il capitano e altri compagni d'arme erano in casa di don gesualdo. lassù verso il castello, vedevansi luccicare dei lumi. 4649_3829_000056 la sorella ed il cognato che lo pelavano. dall'altra parte, una bestia, quel cognato burgio, bestia e presuntuoso. e chi pagava era sempre lui, gesualdo. 4649_3829_000057 quanto a mio figlio, ci penserò io, non dubitate. gli farò fare quel che dico io al signor baronello birbante assassino: sarà causa della mia morte. 4649_3829_000058 l'arciprete bugno, ingelosito dei salamelecchi fatti a un altro. dopo tutti quegli spari, quelle grida, quel fracasso che gli parevano dedicati un po anche a lui come capo della chiesa, era riuscito a farsi un po di crocchio attorno, pur esso discorrendo dei meriti del santo patrono. 4649_3829_000059 nunzio dall'alto del pilone, gli gridava qualche cosa delle grida che le raffiche gli strappavano di bocca e sbrindellavano lontano. 4649_3829_000060 nulla, nulla, rispose il marchese, salendo adagio, adagio. son uscito prima per non far vedere ch'ero solo in chiesa di tutti i parenti son venuto a dare. 4649_3829_000061 è che avete una certa faccia, caro mio. io sì, non ve ne accorgete, ma l'avete. se fate quella faccia, tutti vi metteranno i piedi sopra per camminarvi. 4649_3829_000062 un pretesto per rompere il negozio degno di quel mastro don gesualdo che vi manda. ora che s'è pentito, giacalone e vito orlando gli correvano dietro, anch'essi scalmanandosi a fargli sentire la ragione. 4649_3829_000063 ecco, io vo prima dalla signora sganci. no, no, non le dico nulla per adesso. qualche parola così, in aria, in via accademica. i basta che donna marianna scriva due righe al capitano. 4649_3829_000064 burgio, più pacifico, cercava di svignarsela facendo le spalle grosse, chinando il testone di bue. ecco, nessuno si dà pensiero dei guai che ci càpitano. io sola mi mangio il fegato. 4649_3829_000065 pelle per lasciarti vedova. don ninì, rubiera cercando il cappello, s'imbatté nella cugina, la quale gli andava dietro come una fantasima stravolta, incespicando a ogni passo. bada, le disse lui, bada, ci guardano. 4649_3829_000066 sciocco non ne fai una. bene, cos'è questo fracasso? non è questa la maniera, don giuseppe, se ne andò brontolando. 4649_3829_000067 che le si mise dietro quatto, quatto, rasente al muro. la signora capitana fece udire una risatina secca e il baronello rubiera confermò: è lui peperito, com'è vero dio. il marchese prese il braccio di. 4649_3829_000068 neanche un bicchierino di perfetto amore. entrò a dire il canonico con galanteria. la zia cirmena si mise a ridere e, santo, guardò il fratello per vedere cosa dovesse fare. 4649_3829_000069 un momento. cosa devo dire a padre angelino, se volete mettervi in grazia di dio, prima della festa di san giovanni battista, il canonico insisteva anche lui. no, no, restate, donna bianca, fate gli affari vostri. 4649_3829_000070 guardano, c'è lì don gesualdo, bianca bianca, le mantiglie di queste signore. gridò la zia sganci dalla camera da letto dove s'era ficcato tutto lo stormo dei margarone. essa frugava in mezzo al mucchio colle, mani tremanti, il cugino. 4649_3829_000071 bianca, aiuto, aiuto. giunse in quel punto, trafelato, nanni l'orbo, giurando d'averli visti, lui i ladri in casa trao. 4649_3829_000072 denari. tutti costoro sbraitano per invidia. se il barone avesse una figliuola da maritare, gliela darebbe a mastro don gesualdo. te lo dico io che son vecchio e so cos'è la povertà. eh, che cosa volle sapere don ferdinando il? 4649_3829_000073 ciolla era corso dietro al canonico e al notaro neri per la via di san sebastiano e li vide ancora fermi sotto il voltone del condotto, malgrado il gran puzzo quasi al buio che discorrevano sottovoce gesticolando. 4649_3829_000074 stupida. tuo fratello così piccolo ha più giudizio di te. guarda anche nel palco accanto si udiva un tramenìo: la 4649_3829_000075 il canonico lupi attraversò il cortile rialzando la sottana sugli stivaloni grossi in mezzo alle erbacce, si voltò indietro verso la casa smantellata per veder se potessero udirlo, e poi, dinanzi al portone guardando inquieto di qua e di là conchiuse. 4649_3829_000076 se lo lasciano fare, di qui a un po si dirà che mastro don gesualdo è il padrone del paese. il marchese allora levò un istante la sua testolina di scimmia, ma poi fece una spallucciata e rispose con quel medesimo risolino tagliente. 4649_3829_000077 santo e santissimo. contro il mio muro è accatastata. volete sentirla, sì o no? giacalone diceva piuttosto di abbattere la tettoia. don luca il sagrestano assicurò che pel momento non c'era pericolo. 4649_3829_000078 del canonico, non ho paura. e tutto sorridente, poi colle signore: ah, donna chiara, la bella monaca che avete in casa, una vera grazia di dio. 4649_3829_000079 cercò nel borsone il fazzoletto di battista, fra la roba di cui era pieno, e si asciugò gli occhi. poi baciò di nuovo lo sposo, asciugandosi anche la bocca con lo stesso fazzoletto, e chiamò il servitore che aspettava giù col lampione. 4649_3829_000080 i sacchi del gesso. mezzi vuoti, neli, neli. dov'è quel figlio di mala femmina che ha portato il gesso? 4649_3829_000081 eh, eh, pare anche a me. giunse in quel mentre il dottor tavuso in fretta, col cappello in capo, senza salutar nessuno, ed entrò nella camera. 4649_3829_000082 sarà andato in qualche altro posto. quando si va a caccia, sapete bene tutti i vizi di suo padre buon'anima. caccia, giuoco, divertimenti, senza pensare ad altro e senza neppure avvertirmi. 4649_3829_000083 giù nella stalla trovò il manovale seduto sulla panchetta fradicio di pioggia che faceva asciugare i quattro cenci a una fiammata di strame. 4649_3829_000084 lo so, lo so poveretta, per questo t'ho voluto bene. a poco a poco, seduto al fresco dopo cena, con quel bel chiaro di luna, si lasciava andare alla tenerezza dei ricordi. 4649_3829_000085 bella creanza. non vedete che c'è una signora prima di voi al confessionario? quelle non sono le quattro chiacchiere che avete da portarci voi al tribunale della penitenza. discorsi di famiglia, cara voi. 4649_3829_000086 il dottor tavuso gli gridò dietro la zia macrì, una parente povera come loro, ch'era accorsa per la prima qui vicino alla farmacia di bomma. 4649_3829_000087 la padrona di casa gli fece animo: qui, qui c'è posto anche per voi, don gesualdo. c'era appunto il balcone del vicoletto che guardava di sbieco sulla piazza per gli invitati di seconda mano ed i parenti poveri. 4649_3829_000088 vedremo, quanto a me, quel che si può fare. ho parlato nel vostro interesse, caro don gesualdo. don gesualdo, scendendo le scale, brontolava ancora. 4649_3829_000089 e appena cessarono le risate, alla sortita del marchese si udì donna, giuseppina alòsi, che faceva le sue confidenze al cavaliere. 4649_3829_000090 il profilo angoloso dei trao, ingentilito dalla pettinatura allora in moda. i capelli arricciati alle tempie e fermati a sommo del capo dal pettine alto di tartaruga. 4649_3829_000091 don ferdinando sognava che il cane nero dei vicini motta gli si era accovacciato sul petto e non voleva andarsene, per quanto egli cercasse di svincolarsi e di gridare. 4649_3829_000092 l'ombrello. egli rispose: ci vuol altro che l'ombrello, amico mio. non temete che non ho paura d'acqua e di grandine, io. 4649_3829_000093 l'uscio, voi m'aspetterete giù nel portone un momento. vado e torno. tornò fregandosi le mani. ve l'avevo detto. non ci vede dagli occhi, donna marianna. per quella nipote farete un affarone. 4649_3829_000094 e ogni dieci minuti, la vecchia berlina del barone mèndola che scarrozzava la madre di lui, sorda come una talpa dal rosario a santa maria di gesù. 4649_3829_000095 nella casa antica dei, la gurna, presa in affitto da don gesualdo motta, s'aspettavano gli sposi. davanti alla porta c'era un crocchio di monelli che il ragazzo di burgio, in qualità di parente, s'affannava a tener discosti, minacciandoli con una bacchettina. 4649_3829_000096 vedendolo con quella faccia accesa e riarsa bianca di polvere soltanto nel cavo degli occhi e sui capelli degli occhi, come quelli che dà la febbre, e le labbra sottili e pallide, nessuno ardiva rispondergli. 4649_3829_000097 il capitano, in mezzo alla sala, coll'indice teso verso di lui, sbuffò infine: sentitelo, perché non ci andate voi? un altro po facevano la festa a me pure vostro marito ha corso. pericolo della vita, donna carolina, la signora 4649_3829_000098 nell'altra stanza, appena furono usciti gli invitati, si udì un baccano indiavolato i vicini, la gente di casa. 4649_3829_000099 la zia rubiera s'è dimenticata che siamo al mondo. ed anche la zia sganci, così brontolando, andava passo passo dietro alla sorella, chinandosi a raccattar per terra le fave cadute dal grembiule di grazia. 4649_3829_000100 tenendo d'occhio, nel tempo istesso, una banda di monelli che irrompevano di tratto in tratto nella chiesa quasi deserta in quell'ora calda, inseguiti a male parole dal sagrestano. 4649_3829_000101 la luna, ora discesa sino all'aia, stampava delle ombre nere. in un albore freddo disegnava l'ombra vagante dei cani di guardia che avevano fiutato il bestiame, la massa inerte del camparo steso bocconi. 4649_3829_000102 dice che il confessore verrà dopodomani a prendere la risposta. il confessore domenica aspetta la risposta. don ferdinando, che aveva udito aprire il portone, comparve in quel momento come un fantasma. 4649_3829_000103 intanto gli altri facevano festa alle signore margarone, donna bellonia, donna fifì. che piacere stasera. 4649_3829_000104 pazzia, buccinavasi persino che, onde farle dei regali, si fosse fatto prestare dei denari da questo e da quello. la baronessa disperata fece avvertire gli inquilini di non anticipare un baiocco al suo figliuolo, se no l'avevano a far con lei. 4649_3829_000105 e terminò la frase all'orecchio di don filippo, il quale rispose: ehm, ehm, ti dò uno sgrugno. minacciò intanto la mamma sottovoce mangiandosi cogli occhi: giovannina, ti fo venire adesso il raffreddore. 4649_3829_000106 ma voi che siete giovine come rimanete, non si rovina così una sorella. un marito simile non ve lo manda neppure san giuseppe, padre della provvidenza. sono pazzi a dir di no i vostri fratelli, pazzi da legare. 4649_3829_000107 erano dieci o dodici tarì che gli cascavano di tasca ogni asino morto, al poveruomo carico di famiglia, santo che gli faceva mangiare i gomiti, sin d'allora speranza che cominciava a voler marito la mamma con le febbri. tredici mesi. 4649_3829_000108 ci hai lavorato anche tu nella roba del tuo padrone. hai le spalle grosse anche tu, povera diodata. 4649_3829_000109 sono mule troppo giovani, appena tolte dall'armento. non ci sono avvezze, ora usano dei cavalli per la carrozza, disse il canonico. 4649_3829_000110 tutti sulle spalle di gesualdo, giacché lui guadagnava per tutti. ne aveva guadagnati dei denari, ne aveva fatta della roba, ne aveva passate delle giornate dure e delle notti senza chiuder occhio. 4649_3829_000111 ne ho avuto del coraggio, signor canonico, lo so io, quel che mi costa tutto, frutto dei miei sudori, quello che ho e quando lo vedo a buttarmelo via, chi da una parte e chi dall'altra, che volete vossignoria? il sangue si ribella. 4649_3829_000112 infine entrò da pecu, pecu e si posero a tavola con compare santo. avete visto com'è andata a finire: ciolla soleva desinare in fretta e in furia, col cappello in testa e il bastone fra le gambe, per tornar subito in piazza a mangiar l'ultimo boccone. 4649_3829_000113 i vedrete comparire quando meno ve lo aspettate. sono del mestiere anch'io, e conosco poi se si è lavorato o no intanto che se ne andava santo gli corse dietro, lisciando il collo alla mula, tenendogli la staffa. 4649_3829_000114 portatemi un bicchier d'acqua, don anselmo. di tanto in tanto dal rosario o dalla via di san giovanni partiva come un'ondata di gente e un brontolìo più minaccioso che si propagava in un baleno. 4649_3829_000115 i miei figliuoli hanno la roba del loro padre buon'anima donna sarina. tornò verso il balcone grande, chiacchierando sottovoce colla cugina macrì con delle scrollatine di capo e dei sorrisetti che volevano dire: 4649_3829_000116 e rimase un po confuso non vedendo altri che il limòli servo. servo, caro don santo, non baciate più nulla, ora siamo parenti. 4649_3829_000117 gli avventori di mastro titta si affacciavano ogni momento sull'uscio della bottega colla saponata al mento. nella farmacia di bomma disputavasi colle mani negli occhi. 4649_3829_000118 se fossi stato come te, sarei ancora a trasportare del gesso sulle spalle, ti rammenti, e tu non saresti qua a giuocare alle piastrelle. 4649_3829_000119 allora egli, tutto contento, con un risata larga che gli spianò il viso ed il cuore, riprese: lascialo cantare. non me ne importa adesso di ciolla, di lui e di tutti gli altri. 4649_3829_000120 conti. badava a ogni cosa, girando di qua e di là, rovistando nei mucchi di tegole e di mattoni, saggiando i materiali, alzando il capo ad osservare il lavoro fatto colla mano sugli occhi, nel gran sole che s'era messo allora. 4649_3829_000121 ma la mano non l'avevano mai stesa. però alle volte il bisogno fa chinare il capo anche ad altro. la prudenza istintiva che era nel sangue di lei le agghiacciò un momento, il sorriso benevolo. 4649_3829_000122 dovreste tornare a parlargliene coi vostri fratelli, mandargli qualche buona parola, una risposta più da cristiani. verrò io stesso a prenderla dopo mezzogiorno, quando don diego e don ferdinando sono in letto. 4649_3829_000123 donna bianca s'era fermata su due piedi a testa alta, con una fiamma improvvisa che parve buttarle in viso la portiera sollevata in quel momento da qualcuno che entrava in chiesa. 4649_3829_000124 ricca, ribatteva il povero don diego che non si risolveva ad andarsene, mentre la cugina rubiera aveva tanto da fare. essa allora si voltò come un gallo, coi pugni sui fianchi, in cima alla scala. 4649_3829_000125 dalla via san sebastiano. al disopra dei tetti si vedeva crescere verso la piazza un chiarore d'incendio dal quale di tratto in tratto scappavano dei razzi. dinanzi alla statua del santo, con un vocìo di folla che montava a guisa di tempesta. 4649_3829_000126 sì, una gran famiglia, una gran casa. aggiunse la signora capitana. ci andai per far visita a donna bianca. ho visto anche la bambina, un bel visetto. 4649_3829_000127 quell'apparato sin dall'uscio si mise a balbettare. i manda la signora baronessa rubiera dice che non può venire perché le duole il capo. manda a salutare la nipote e don gesualdo anche. 4649_3829_000128 donna giuseppina, dopo che il nipotino si fu riavuto alquanto, offrì per cortesia la sua boccetta d'odore ai margarone. don filippo seguitò a brontolare sottovoce, tale e quale, come il ragazzo la gurna che ha sett'anni: vergogna. 4649_3829_000129 pentita implacabile, egli che l'amava sempre come prima, più di prima alla follia. era geloso. geloso di tutto e di tutti, dell'aria, del sogno, del pensiero. 4649_3829_000130 don gesualdo, era un'impresa grossa, un colpo da mandare ruzzoloni, c'era troppa carne al fuoco in casa vostra. 4649_3829_000131 meglio di vostro fratello don ferdinando, ed anche di don diego. sì, guardò intorno cogli occhi di gatto, avvezzi a vederci al buio, nella chiesa e su per la scala del campanile, e aggiunse sottovoce, cambiando tono in aria di gran mistero. 4649_3829_000132 ci fu poi la storia della schioppettata che tirarono al marchese limòli mentre stava a prendere il fresco dopo cena, e di don nicola margarone che condusse la moglie in campagna e non le fece più vedere anima viva. 4649_3829_000133 giù in piazza, dinanzi al portone di casa sganci, vedevasi un tafferuglio dei vestiti chiari in mezzo alla ressa berretti che volavano in aria e un tale che distribuiva legnate a diritta e a manca per farsi largo. 4649_3829_000134 rimase lì, dietro le spalle di coloro che gli stavano dinanzi, alzando il capo a ogni razzo che saliva dalla piazza per darsi un contegno meno imbarazzato. 4649_3829_000135 l'aia era vasta quanto una piazza. dieci muli trottavano in giro continuamente e dietro i muli correvano nanni, l'orbo e brasi camauro, affondando nella pula sino ai ginocchi ansanti, vociando, cantando, urlando. 4649_3829_000136 io intanto facevo cuocere la minestra per gli uomini. dal monte si udiva gridare la piena cristiani, mentre nardo stava sciogliendo l'ultima fune. 4649_3829_000137 non vorrei che giuocassimo a scarica barile fra di noi. caro don gesualdo, costui voleva allungare la mano di nuovo, ma il canonico aveva già infilato. 4649_3829_000138 successo. s'affacciò don diego, invecchiato di dieci anni, in un minuto allibito, stralunato, con una visione spaventosa, in fondo alle pupille grige, con un sudore freddo sulla fronte, la voce strozzata da un dolore immenso. 4649_3829_000139 fra di loro si danno la mano, son tutti parenti. voi siete l'estraneo, siete il nemico. che diavolo. il canonico si fermò su due piedi in mezzo alla piazzetta di fronte al palazzo dei trao, alto, nero e smantellato. 4649_3829_000140 era tutto il casato dei margarone, stavolta donna fifì, donna giovannina, donna mita, la mamma margarone, donna bellonia, dei bracalanti di pietraperzia, nientemeno. 4649_3829_000141 nessuno l'ha più visto. il notaro dicono ch'è nascosto nel monastero di san sebastiano vestito da donna. sissignore, gli sbirri cercano da per tutto, ma qui non avete da temere, vossignoria. udite, udite. 4649_3829_000142 solo il barone zacco, da vero zotico, per sfogare la bile che aveva in corpo, si diede la briga di rispondere ad alta voce, quasi fossero tutti sordi: è malata, ha mal di testa? e intanto faceva segno di no col capo. 4649_3829_000143 l'albero della famiglia che bagnava le radici nel sangue di un re libertino, come portava il suo stemma di rosso con tre gigli d'oro su sbarra del medesimo e il motto che glorificava il fallo della prima autrice. 4649_3829_000144 una produzione che fu replicata due sere di seguito a caltagirone. ohi, ohi. cos'è adesso? 4649_3829_000145 e un'altra cosa: dovresti andare dalla zia sganci per un po d'olio in prestito. diglielo bene che lo vuoi in prestito, perché noi non siamo nati per chiedere la limosina, giacché la zia non ci ha pensato. 4649_3829_000146 eh, balbettò don filippo, rimasto a bocca aperta e con le mani in aria. che ti piglia adesso, donna bellonia. 4649_3829_000147 buona sera, buona sera, non voglio stare a sentire altro, esclamò la capitana tutta sorridente, tappandosi le orecchie con le manine inguantate. no, me ne vo davvero. 4649_3829_000148 mèndola. nel voltarsi, sorprese pure donna giovannina col fazzoletto al viso. ella abbassò subito gli occhi e si fece rossa come un peperone. 4649_3829_000149 poscia, gli si piantò in faccia disperato, scuotendogli le mani giunte dinanzi al viso: per l'amor di dio, per l'anima di mia madre. 4649_3829_000150 questo si chiama parlare. rispose: pirtuso, vossignoria, sa fare e sa parlare. e adesso ammiccava coll'occhietto ammammolato, un sorrisetto malizioso che gli errava fra le rughe della bazza irta di peli sudici. 4649_3829_000151 peccato che non sieno venuti tutti gli invitati. avrebbero visto che spendete da esare i sorprende per la signora sganci. 4649_3829_000152 guardando sbadatamente qua e là le cose strane che c'erano nel magazzino, vasto quanto una chiesa. una volta, al tempo dello splendore dei rubiera, c'era stato anche il teatro. 4649_3829_000153 si sarebbe udita volare una mosca. la prima donna, tutta bianca, fuorché i capelli sciolti giù per le spalle, come l'aveva pettinata mastro titta, faceva accapponar la pelle a quanti stavano a sentirla. 4649_3829_000154 la roba ce l'avete ora pregheremo il signore di darvi i figliuoli. vogliamo vedervi, come grazia, fra nove mesi. il marchese, per tagliar corto, l'accomiatò: va bene, buona sera, caro don luca. 4649_3829_000155 interruppe il canonico colla malizia che gli rideva negli occhietti di topo, ma stringendo le labbra sottili. sissignore, come volete chiamarla? 4649_3829_000156 a un certo punto, gli andò coi pugni sul viso, cogli occhi che volevano schizzargli dall'orbita quando, santo e santissimo, non la finisci più, peste che ti venga. 4649_3829_000157 non vuol nulla. tornò dicendo il cognato don santo, quasi si fosse tolto un gran peso dallo stomaco. io per me gliel'ho offerto. 4649_3829_000158 due salsicciotti magri appesi a un gran cerchio, una forma di cacio bucata dai topi, delle pere infracidite su di un'asse. un orciolino d'olio appeso dentro un recipiente che ne avrebbe contenuto venti cafisi. un. 4649_3829_000159 la camera dell'archivio e ci son le carte di famiglia, quella della processione, e non ci sarà poi dove affacciarsi quando passa il corpus domini, quella del cucù. 4649_3829_000160 che andavano frugando gli uomini. in prima fila il cugino don ferdinando, curioso più di un ragazzo, che s'era spinto innanzi a gomitate e allungava il collo verso la piazza grande dal cravattone nero, al pari di una tartaruga. 4649_3829_000161 una malattia lunga tutti così quei trao, non c'è che fare. guarda, esclamò il barone che stava da un po attento. 4649_3829_000162 tromba, mastro don gesualdo, saremmo arrivati a questo che una trao sposerebbe, mastro don gesualdo, tu acconsentiresti bianca di, tu diresti di sì. 4649_3829_000163 un momento esclamò il canonico, balzando in piedi: i pare di sentir gente. santo, che stava all'erta cogli occhi fissi sul fratello, gli fece segno per sapere se era ora d'incominciare il trattamento. 4649_3829_000164 dopo tanti stenti, tanti bocconi amari, tante spese fatte, si dovrebbe essere così contenti, qui due che si volessero. bene, nossignore, neanche questo mi tocca, neanche il giorno delle nozze, santo e santissimo, dimmi almeno che hai. 4649_3829_000165 la scala sparsa di foglie d'arancio, un lume a quattro becchi posato sulla ringhiera del pianerottolo e brasi camauro. 4649_3829_000166 don bastiano, stangafame dall'altro lato, col ventaglio in mano, e il marito pacifico che guardava e taceva, mèndola, diede una gomitata a margarone e tutti e due si misero a guardare in aria grattandosi il mento. 4649_3829_000167 questa è più bella di tutte, com'è vero. dio, donna giuseppina, alòsi istintivamente, corse con la mano sulle gioie. 4649_3829_000168 peste. maleducato nicolino, impaurito, sgambettava e cacciavasi verso l'uscio, a testa in giù, strillando che voleva andarsene. un terremoto. giù in platea, tutti in piedi, vociando e strepitando. 4649_3829_000169 e poi nei momenti ch'esso taceva il cicaleccio delle signore come un passeraio, con la risatina squillante della signora capitana che faceva da ottavino. 4649_3829_000170 don diego, don ferdinando, si udiva chiamare in fondo alla piazzetta e uno che bussava al portone con un sasso. 4649_3829_000171 che c'è, cosa dice anche il peso. adesso la solita rinculata per carpirmi. un altro ribasso e la baronessa partì come una furia. 4649_3829_000172 ti credevo già andata via, esclamò donna fifì, col sorriso che mordeva bianca. rispose soltanto con un'occhiata che sembrava attonita, tanto era smarrita e dolente. in quel tempo suo cugino si dava gran moto fra le mantiglie e i cappellini a capo. 4649_3829_000173 vicino a loro. nello schianto di quell'ultimo addio senza parole, nel vano luminoso del balcone passò un'ombra magra e si udì la tosserella del marchese limòli: eh, eh, ragazzi, benedetti voialtri. 4649_3829_000174 con dei cenni del capo che volevano dire: assai, va bene. va bene, non è che questo, perché ora come ora siamo un po angustiati. 4649_3829_000175 vengo, vengo. seguitò a brontolare la cugina rubiera tornando a staccare dal chiodo la chiave del magazzino. vedete quel che ci vuole a guadagnare: un tarì a salma con pirtuso e tutti gli altri. 4649_3829_000176 diodata. al vedersi comparire dinanzi il suo antico padrone ansante e trafelato, si mise a tremare come una foglia. che volete da me a quest'ora? per l'amor di dio, lasciatemi in pace, don gesualdo, se torna mio marito. 4649_3829_000177 il marchese che stava coll'orecchio teso, fingeva d'ammirare ancora i mobili e le stanze e tornò a dire: belli, belli, una casa. signorile, siete stati fortunati di potervi cacciare nel nido dei la gurna. eh, eh. 4649_3829_000178 come dio volle. finalmente, dopo un digiuno di ventiquattr'ore, don gesualdo poté mettersi a tavola, seduto di faccia all'uscio, in maniche di camicia. 4649_3829_000179 un sacco di farina in fondo a una cassapanca grande quanto un granaio, il cestone di vimini che aspettava ancora il grano della rubiera. 4649_3829_000180 se lasciassi fare a voi. quando presi a fabbricare dei mulini, mi toccava sentire che era la rovina. ora che vi siete persuaso, non vorreste far altro. 4649_3829_000181 lo stesso viso della buon'anima ti rammenti quando si mise a letto per non alzarsi più. e il medico non viene neppure perché ha paura di non esser pagato dopo tanti denari che s'è mangiati nell'ultima malattia della buon'anima. 4649_3829_000182 il notaro neri, che non gli piaceva far sapere alla gente i fatti suoi, si rivolse alla signora capitana, scollacciata- ch'era un'indecenza- col pretesto che si faceva mandare i vestiti da palermo, la quale civettava in mezzo a un gruppo di giovanotti. 4649_3829_000183 inghiottimi, tossì, cercò il fazzoletto dentro il cappello, aprì la bocca per parlare, poi si volse dall'altra parte, asciugandosi il sudore. il canonico s'affrettò a rispondere guardando sottecchi, don diego trao sarà. 4649_3829_000184 credevo di trovare almeno gli altri parenti. mastro, nunzio, vostra sorella, nossignore, si vergognano. c'è stato un casa del diavolo. io son venuto per tener d'occhio il trattamento. 4649_3829_000185 e le dispute. allorché cominciò a speculare sulla campagna mastro, nunzio, non voleva saperne, diceva che non era il mestiere in cui erano nati fa l'arte che sai. 4649_3829_000186 nunzio disse che era tempo di togliere l'armatura. era spiovuto dopo il mezzogiorno. no, vossignoria, disse mastro nardo, lasciamo stare ancora sino a domani. disse mastro nunzio, tu parli così per papparti. un'altra giornata di paga. 4649_3829_000187 c'era un'occhiata di sole che spandevasi color d'oro sul cornicione del palazzo dei trao dirimpetto e donna bianca la quale sciorinava un po di biancheria logora sul terrazzo che non poteva vedersi dalla piazza. 4649_3829_000188 si confondeva, balbettava, cercava le parole poscia. vedendo che l'altro stava zitto e non si moveva, allampanato, tacque anch'essa e si mise a guardare in aria a bocca aperta. colle mani sul ventre. 4649_3829_000189 luca, sissignore, il catafalco, le bandiere, tante messe quanti preti ci sono, ma chi paga? andate, andate. interruppe vivamente la cirmena, spingendo per le spalle il sagrestano verso la camera del morto, dove cresceva il trambusto. 4649_3829_000190 davvero. infine, si appollaiò sul baule cercando qualche frase appropriata che facesse effetto, mentre lei bruciava un pezzettino di sughero alla fiamma del lume a olio che fumava. 4649_3829_000191 tacete. esclamò infine il canonico, battendo sulle spalle di mastro lio colla manaccia. io so per chi comprate: è per mastro don gesualdo giacalone. accennò di sì, strizzando. 4649_3829_000192 don gesualdo, il quale aveva messo al passo la mula camminandogli allato curvo sulla sella, un po sbalordito dal gran sole, rispose: che affare, ne ho tanti. di quale affare parlate, vossignoria? 4649_3829_000193 tu dall'uscio spalancato a due battenti. entrarono poco dopo don giuseppe e mastro titta, il barbiere di casa, carichi di due gran vassoi d'argento che sgocciolavano e cominciarono a fare il giro degli invitati, passo, passo, come la processione. 4649_3829_000194 poi andò a raggiungere don filippo margarone nella piazzetta di santa teresa- sentite qua ho da dirvi una parola- e lo prese per un braccio avviandosi verso casa, seguitando a discorrere sottovoce. 4649_3829_000195 ci volle il fuoco a farvi uscir di casa. il cugino zacco voleva anche condurlo al caffè dei nobili. narrateci, dite come fu. 4649_3829_000196 nondimeno lo accolse come una regina nel bugigattolo, dove c'era un gran puzzo di moccolaia, e lo presentò a un omaccione, il quale stava frugando dentro il cassone in maniche di camicia e non si voltò neppure. 4649_3829_000197 il suo povero corpo, delicato e fragile, nelle braccia di un estraneo. le lagrime gli scendevano amare e calde, a lui pure, lungo il viso scarno che nascondeva fra le mani. 4649_3829_000198 poi la campana fessa di san vito, l'altra della chiesa madre più lontano, quella di sant'agata, che parve addirittura cascar sul capo agli abitanti della piazzetta. 4649_3829_000199 alla fine il canonico credette di dover rompere il ghiaccio. don santo, sedetevi qua, avvicinatevi, non abbiate timore. a me rispose santo che si sentiva dar del don lui pure. 4649_3829_000200 tutte quelle nudità che arrossivano di mostrarsi per la prima volta dinanzi a tanti occhi e a tanti lumi. evviva gli sposi. evviva gli sposi. 4649_3829_000201 sei una buona ragazza, buona e fedele, vigilante sugli interessi del padrone. sei stata sempre. il padrone mi ha dato il pane, rispose essa semplicemente: sarei una. 4649_3829_000202 appunto vi dicevo: badate che c'è uno scalino rotto. voglio che mio figlio sposi una bella dote. la padrona son io quella che l'ha fatto, barone. 4649_3829_000203 faranno nascere qualche guaio quei due ragazzi. borbottò infine, anche bianca abbozzò un sorriso a quell'uscita e si scostarono dalla tavola tutti e due per evitare il pericolo. 4649_3829_000204 baronello, l'aggiusterò io, non dubitate. alla fin fine non è più un ragazzo, lo mariterò a modo mio. la catena al collo, là, quella ci vuole. 4649_3829_000205 che guardate, che volete via di qua fannulloni vagabondi, voi, don liccio papa, mettetevi a guardia del portone. 4649_3829_000206 infine sentenziò ch'erano in pochi per spingerla sulla piattaforma. se scappa la leva, dio liberi chi si metterà sotto per dar lo scambio alle biette? io no, com'è vero, dio, se scappa la leva, 4649_3829_000207 per tutta la campagna diffondevasi un uggiolare lugubre di cani e subito dal quartiere basso giunse il suono grave del campanone di san giovanni che dava 4649_3829_000208 a tutto. io ho tanti pensieri pel capo, e questo cogli altri. sai che ti voglio bene. il marito si trova subito. sei giovane, una bella giovane, sì, sì, bella. 4649_3829_000209 peccato che il barone zacco abbia già dei sospetti per l'affare della gabella. lasciatemi pensare. mentre terminava di legarsi il mantello al collo, andava raccogliendo le idee, colle sopracciglia aggrottate, guardando in terra, di qua e di là. 4649_3829_000210 donna agrippina corse in cucina. s'aprì l'uscio un'altra volta su di un luccichìo di processione. il prete, il baldacchino, i lanternoni del viatico passarono come una visione, il marchese inchinandosi sino a terra. 4649_3829_000211 il camparo al rumore, levò il capo sonnacchioso e domandò: che c'è? s'è slegata la mula. devo alzarmi? no, no, dormite, zio carmine. 4649_3829_000212 ma l'altro non si mosse. il malato da prima voleva sapere ogni momento che ora fosse. poi, verso mezzanotte, non domandò più nulla, stava cheto col naso contro il muro e la coperta sino alle orecchie. 4649_3829_000213 signori miei, sbraitava ciolla. guardate un po un galantuomo che se ne sta in piazza pei fatti suoi i compagni d'arme, senza dargli retta, lo cacciavano innanzi a spintoni. 4649_3829_000214 siete uno stupido, un imbecille. la bella educazione che avete saputo dare a vostra figlia. grazie a dio, non ci metterò più i piedi a casa vostra e partì infuriato, sbatacchiando l'uscio. 4649_3829_000215 la zia cirmena. allora non potè frenarsi. ho vista al balcone la cugina sganci, credevo che venisse anzi. 4649_3829_000216 neppure di quel negozio del matrimonio. non me ne avete detto nulla. e sfilò quest'altro rosario. erano pazzi o cos'erano a rifiutare una domanda simile a quella uno sulla strada di farsi riccone come don gesualdo motta? 4649_3829_000217 detto: m'arrabbio colla mia sorte. guai e seccature da per tutto. dove vado anche tu adesso col piagnisteo bestia. credi che se mai ti lascerei in mezzo a una strada senza soccorsi. 4649_3829_000218 quest'ora, mastro don gesualdo andava raccattando i panni tastoni al buio, ancora assonnato con un guazzabuglio nella testa, tutt'a un tratto gridò il ponte. deve essere accaduta qualche disgrazia. 4649_3829_000219 comparve una donna macilenta, colla gonnella in cenci, sollevata dalla gravidanza, sugli stinchi sottili, sudicia e spettinata, come se non avesse fatto altro in vita sua che portare avanti quel ventre. 4649_3829_000220 voi che ci credete? eh, l'altro non disse né sì né no, prudente aspettando il seguito. io no, io non mi fido di tutti questi fratelli che non mi ha partorito mia madre. 4649_3829_000221 don diego da principio, rimase attonito brontolando, mastro don gesualdo, siamo arrivati fin lì, mastro don gesualdo che vuol sposare una trao. 4649_3829_000222 un'altra. adesso saltò su gesualdo. siete ammattito davvero. e la cauzione volete che ci perda anche quella? 4649_3829_000223 per disgrazia, la prima donna che doveva tenere gli occhi rivolti al cielo nel declamare s'è scritto lassù dal fato, si trovò a guardare nel palco dei margarone, donna fifì. allora non seppe più frenarsi già. 4649_3829_000224 s'aveva a fare bagnarci tutti. la burrasca è cessata. or ora siamo cristiani o porci. se mi coglie qualche malanno, mia madre non lo fa più. un altro agostino no. 4649_3829_000225 un'indecenza questa produzione. io me ne vo per non sentir altro. e il vestito della donna avete visto nel chinarsi, eh eh, rispose don filippo accennando alle sue ragazze. 4649_3829_000226 un odore di stalla in quella scaletta buia, cogli scalini unti e rotti da tutti gli scarponi ferrati del contado. lassù in cima, un fil di luce e una figura bianca che gli si offrì intera bruscamente, con le chiome sparse. 4649_3829_000227 egli, un gran signore diseredato dal genitore a causa di quella passione sventurata, aveva amata a lungo, pazzamente, disperatamente, uno di quegli amori che si leggono nei romanzi. 4649_3829_000228 intanto chiamava don giuseppe barabba che gli portasse un bicchier d'acqua. muoio dalla sete, donna marianna, che bei fuochi. eh, circa duemila razzi. ne ho accesi più di duecento con le mie mani sole. guardate che mani, signor marchese. 4649_3829_000229 avanti, avanti. don gesualdo strillò il marchese limòli con quella sua vocetta acre che pizzicava. non abbiate suggezione. 4649_3829_000230 benissimo conchiuse, zacco. così mastrodon gesualdo ci ha guadagnato che neppur la sua figliuola è roba sua. la barzelletta fece ridere canali che tornava colle tasche piene di bruciate. volle che gliela ripetessero. 4649_3829_000231 egli invece stava per scusarsi che in teatro non era venuto a causa del lutto, ma in quella si voltò il signor pallante colle, mani sporche di polvere, il viso impiastricciato anche lui e una vescica in testa dalla quale pendevano dei capelli sudici. 4649_3829_000232 poscia, le accennò colla mano di accostarsi al letto. sto meglio, sto meglio, povera bianca, tu come stai. 4649_3829_000233 bianca poi si alzò convulsa, incespicando qua e là, pigliandosela col canonico che metteva in quell'impiccio un padre di famiglia. se fate così, balbettò il canonico, se mi fate anche la jettatura, allora 4649_3829_000234 più colpi di funicella che pane. poi, quando il mascalise suo zio, lo condusse seco manovale a cercar fortuna. il padre non voleva perché aveva la sua superbia, anche lui, come uno che era stato sempre padrone alla fornace. 4649_3829_000235 sul viso di lei, dolcemente velato dalla semi oscurità, errò un sorriso angelico. vedete, sempre così, sempre la stessa devozione. 4649_3829_000236 il canonico, fra gli altri monelli, scorse nunzio il nipotino di don gesualdo e gli fece segno d'entrare, ammiccandogli, ma il ragazzo scappò via come un selvaggio e il canonico, sempre sorridendo, disse: 4649_3829_000237 eh, cos'è stato, lo sapete. voi adesso si chiamano nervi, malattia di moda. i mandano a chiamare per un nulla, quasi potessero pagare le visite del medico. rispose tavuso burbero. 4649_3829_000238 le mule, tolte allora dall'armento, ricalcitravano e sbuffavano tanto che il canonico lupi propose di smontare lì dov'erano, e burgio s'era già alzato per scavalcare lo sportello. 4649_3829_000239 gli occhi come due stelle, le belle trecce allentate sul collo, la bocca un po larga e tumida, ma giovane e fresca. 4649_3829_000240 don filippo era ancora in casa, occupato a rigar la carta per le aste di nicolino. che buon vento. che buon vento poscia. vedendo entrare anche don gesualdo dietro il canonico, calò di nuovo gli occhiali sul naso. 4649_3829_000241 volgevano poi un'occhiata a destra, un'altra a sinistra, guardavano in aria e ritiravano il capo come la lumaca. dopo qualche minuto, infine, aprivasi il balcone grande. stridendo, tentennando, a spinte e a riprese. 4649_3829_000242 don gesualdo cominciò subito a sfogarsi narrando i suoi guai, il padre che si ostinava a fare di testa sua per mostrare ch'era sempre lui il capo, dopo aver dato fondo al patrimonio. 4649_3829_000243 dalla salita verso la piazza grande e dagli altri vicoletti arrivava sempre gente, un calpestìo continuo di scarponi grossi sull'acciottolato, di tanto in tanto un nome gridato da lontano. 4649_3829_000244 viso grattandosi il capo: eh eh, la chiusa del purgatorio è un affar serio, non la vogliono neanche per pascolo. 4649_3829_000245 nemici, allora tutti nemici. oh bella, perché pei vostri denari, caspita, perché potete mettere anche voi le mani nel piatto. 4649_3829_000246 la bianchetta ora mi fa la svogliata anch'essa. bisognerebbe mutar di pascolo tutto il bestiame. il mal d'occhio sissignore. io dico ch'è passato di qui qualcheduno che portava il malocchio. ho seminato perfino i pani di san giovanni nel pascolo. 4649_3829_000247 ora che il santo aveva imboccato la via di casa sua, sembrava che la festa fosse per lui. donna marianna, parlandogli di questo e di quello, il canonico lupi, battendogli sulla spalla la macrì che gli aveva ceduto persino il posto. 4649_3829_000248 e siccome continuava a interrogare cogli occhi or questo e or quello, donna agrippina, rispose sottovoce, compunta, facendo il segno della croce. or ora, cinque minuti fa. 4649_3829_000249 quasi fosse venuta per lo sgombero. al primo momento don luca rimase imbarazzato vedendo il fratello di speranza che gli aveva mandato a dire mille improperi con suo marito burgio. ma non si perse d'animo per questo e trovò subito il pretesto. 4649_3829_000250 a mezzogiorno appena suonò la messa grande, ciascuno se ne andò pei fatti suoi e rimase solo a vociare. santo motta nella piazza deserta. 4649_3829_000251 se vi seccate borbottò. donna fifì, giacchè state lì come un grullo, volete andarvene io? 4649_3829_000252 il padrone stette un momento a guardarla così, sorridendo anch'esso, e le diede un altro scapaccione affettuoso. questa non è roba per quel briccone di brasi, o per nanni, l'orbo no. 4649_3829_000253 che fate o i offendete un'altra volta più tardi, quando potrete. ho pensato meglio di mandare mia moglie a prendere la risposta, di vossignoria. 4649_3829_000254 eh, caro mio, la nascita, gli antenati, tutte belle cose. non dico di no, ma gli antenati che fecero mio figlio barone, volete sapere quali furono quelli che zapparono la terra col sudore della fronte? capite? 4649_3829_000255 ho da dire una parola a vostra zia. piuttosto andate a pigliare un bicchiere d'acqua per bianca che le farà bene. tornò a scendere, santo motta di lassù, fregandosi le mani coll'aria sorridente. 4649_3829_000256 essa seguitava ad andare verso la porta irresoluta, a capo chino don luca, alle calcagna di lei, accalorandosi, toccando tutti i tasti, mutando tono a ogni registro. 4649_3829_000257 entrare, ella scorse un corpo lungo e stecchito nel lettuccio basso, un mento aguzzo ispido di barba grigiastra rivolto in su e due occhi glauchi spalancati. 4649_3829_000258 stringendosi sul cuore che gli batteva fino in gola, quel corpo delicato che sentiva rabbrividire e quasi ribellarsi. e come le sollevava il capo dolcemente, si sentì cascar le braccia. 4649_3829_000259 la baronessa. allora sgranò gli occhi: le terre del cugino zacco, le gabelle che da cinquant'anni si passano in mano di padre in figlio: è una bricconata. 4649_3829_000260 tossì don filippo gravemente dalla platea. intimarono pure silenzio, giacché s'alzava il sipario. donna bellonia allora cavò fuori gli occhiali per leggere il biglietto dietro le spalle di fifì. 4649_3829_000261 donna giuseppina alòsi, abbozzò un sorrisetto alla gomitata che le piantò nei fianchi. il barone zacco. la signora capitana invece, si rizzò sul busto, come se sbocciassero allora le sue belle spalle, nude dalle maniche, rigonfie. 4649_3829_000262 son come le bestie. diss'egli, rientrando, non dar retta cara bianca un momento. 4649_3829_000263 si chinava a raccattare i seccumi e le foglie vizze, rimescolava la terra con un coccio, passava in rivista i bocciuoli nuovi e li covava cogli occhi. 4649_3829_000264 nulla rispose il marchese, il barone zacco, che abbaia alla luna. poi, mentre scendeva insieme a bianca appoggiandosi al bastoncino, passo passo le disse in un orecchio: senti, il mondo adesso è di. 4649_3829_000265 dalle finestre, dal balcone, come spirava il vento, entravano a ondate vortici di fumo denso che facevano tossire don diego mentre continuava a chiamare. dietro l'uscio, bianca, bianca il fuoco. 4649_3829_000266 volete sempre fare di testa vostra. e non ne indovinate una benedett'uomo, rispose gesualdo in collera. bene, avete ragione, lascerò la chiusa. non la voglio più che pretendete altro da me. 4649_3829_000267 non badate a me, sono troppo agitata. ah, quel ciolla ancora, com'è vero dio. gli tiro addosso un vaso di fiori. adesso voglio far la festa anche a lui la prima notte di matrimonio. 4649_3829_000268 parve migliorare realmente di lì a qualche giorno. del buon brodo, un po di vino vecchio che mandava la zia sganci l'aiutarono ad alzarsi da letto ancora sconquassato col fiato ai denti. 4649_3829_000269 aspetta, aspetta, che piglio un bastone. no, no, gridò nanni dalla strada. ce ne andiamo a casa, nessuno la tocca. 4649_3829_000270 brava, mi piaci perché sei giudiziosa e cerchi di metter pace in famiglia. non sai quel che c'è stato, mia sorella specialmente. m'hanno fatto andare tutto in veleno anche il giorno delle nozze. 4649_3829_000271 non dico di no. non dico di no. oggi non si ha più riguardo a nessuno. dicono che chi ha più denari, quello ha ragione. 4649_3829_000272 ripetere: nossignore, non è vero. come potete dirlo? compare carmine, non ne avete coscienza. donna sarina comparve di nuovo sull'uscio colle, braccia incrociate, senza profferire una parola. 4649_3829_000273 grazie, grazie, cara bianca. non ho più denti né stomaco, sono invalido, sto a vedere soltanto, non posso fare altro. 4649_3829_000274 voi non sapete che gastigo di dio è speranza mia sorella, voglio finirla ciascuno per casa sua. dico bene, canonico mio. 4649_3829_000275 una cum regibus. il mio povero fratello. una cum regibus. va bene, va bene. gli rispose il marchese limòli. non ci pensate. 4649_3829_000276 e fedele, benedicite, benedicite. ora ricomincia, il piagnisteo. sbuffò lui. non ho un momento di pace questa sera. 4649_3829_000277 quello che temeva il canonico, quello che temeva bianca. egli correva al buio senza saper dove, con una gran confusione in testa e il cuore che voleva uscirgli dal petto. 4649_3829_000278 dei cuori che faceva battere. ah sì, le ho data tutta me stessa. me le son data tutta. 4649_3829_000279 ora che avreste il mezzo di far risorgere il nome dei trao. questo si chiama dare un calcio alla fortuna, si chiama essere ingrati colla divina provvidenza. 4649_3829_000280 caro nipote, mi sembrate un bambino, ma subito si calmò col sorriso indulgente di chi vuol far capire la ragione proprio a un ragazzo. va bene, va benone. 4649_3829_000281 i raccomando: donna fifì, non mi tradite, ma che dice? ripeté la mamma. nicolino cacciò il capo fra di loro e si buscò una pedata. 4649_3829_000282 non si poteva metter su la macina, intanto che pioveva su animo la macina i do una mano mentre son qua io. 4649_3829_000283 tanti saluti a don diego e a don ferdinando. donna bianca imbarazzata voleva andarsene anche lei, ma ma il sagrestano la trattenne. 4649_3829_000284 sagrestano, giacché i miei fratelli hanno detto di no. una sciocchezza, hanno detto. avrei voluto condurli per mano alla canziria e fargli vedere se non vale tutti i vostri ritratti affumicati. 4649_3829_000285 per correre subito da gran tempo. ogni giorno alla stessa ora, donna giuseppina alòsi, che stava al balcone facendo la calza per aspettare la passata di peperito. 4649_3829_000286 capo, senti, s'è così, se la pigli su quel verso anche tu. allora ti saluto e vo a dormire su di una sedia, com'è vero dio. 4649_3829_000287 il signore ve lo renda. son cristiano, son galantuomo, poi te lo meriti. dove andresti a finire altrimenti? 4649_3829_000288 non c'è furia. non c'è furia. il santo torna ogni anno. venite qua, donna bellonia. lasciamo il posto ai giovani, noi che ne abbiamo viste tante delle feste. 4649_3829_000289 don diego e don ferdinando, spinti sbalorditi, travolti in mezzo alla folla che rovistava in ogni cantuccio la miseria della loro casa, continuando a strillare bianca mia sorella. 4649_3829_000290 sempre così. borbottò costei ch'era furiosa contro la sorella. i tocca sempre cedere il posto a me. mamma, lascialo andare, s'è in lutto. la commedia potrà vederla dal palcoscenico, sogghignò fifì. 4649_3829_000291 c'era pure una lanterna appesa dinanzi alla porta dello stallatico al poggio e dei soldati che strigliavano più in là, nelle vicinanze della piazza grande. si udivano di tanto in tanto delle voci, un mormorìo confuso dei passi che risuonavano nella notte. 4649_3829_000292 ma il cognato non si sentiva di fare quella parte. infine glielo spinsero dietro a forza. lo zio limòli intanto era passato avanti colla sposa e il canonico borbottò all'orecchio di don gesualdo: 4649_3829_000293 era un parapiglia per tutta la casa. speranza la sorella che scendeva a precipizio intanto che suo marito s'infilava le brache. santo, ancora mezzo ubbriaco, ruzzoloni per la scaletta della botola, urlando quasi l'accoppassero il. 4649_3829_000294 bada che perdi il marito. le gridò dietro lo zio marchese fra le risate generali, ci siamo tutti borbottò sottovoce, donna sarina. 4649_3829_000295 quelle mani piccole che avevano lavorato come le sue e tremavano sotto i suoi occhi, quella nuca china che impallidiva e arrossiva tutti quei segni umili di privazioni che l'avvicinavano a lui. 4649_3829_000296 il baronello non era alla ignazza i aveva lasciato il cane marchese la sera innanzi ed era partito a piedi, sissignora, così mi ha detto il fattore. 4649_3829_000297 virtutem a sanguine traho. s'era messi gli occhiali appoggiando i gomiti sulla sponda del lettuccio bocconi, con gli occhi che si accendevano in fondo alle orbite livide. 4649_3829_000298 il barone zacco rosso come un peperone, rientrò dal balcone senza curarsi del santo, sfogandosi col notaro neri, tutta opera del canonico lupi. ora mi cacciano fra i piedi anche mastro don gesualdo, per concorrere all'asta delle terre comunali. 4649_3829_000299 come vide che seguitava a piangere testarda, scappò a bestemmiare di nuovo, simile a un vitello infuriato. santo e santissimo, sorte maledetta sempre. guai e piagnistei. 4649_3829_000300 lasciandovi l'arsura del solleone, le rughe precoci dei giorni senza pane, il lividore delle notti stanche, gli occhi soli, ancora giovani, in fondo a quelle occhiaie livide. 4649_3829_000301 essa prese dolcemente dalle mani di lui il piattino che aveva fatto posare sul vaso dei garofani, ma tremava così che due o tre volte si udì il tintinnìo del cucchiaino, il quale urtava contro il bicchiere. 4649_3829_000302 dal confessionario rispondeva pacatamente una voce che insinuavasi come una carezza a lenire le angosce, a calmare gli scrupoli, a perdonare gli errori. 4649_3829_000303 santo e santissimo. sorte maledetta sempre. guai e piagnistei. masi il garzone corse a svegliare don gesualdo prima dell'alba con una voce che faceva gelare il sangue nelle vene. 4649_3829_000304 per un po si udì nella profondità del magazzino un gran vocìo. sembrava che si fossero accapigliati. pirtuso strillava peggio di un agnello in mano al beccaio. giacalone e vito orlando vociavano anch'essi per metterli d'accordo. e la baronessa fuori di sé che ne diceva di tutti i colori. 4649_3829_000305 essa, sembrava esitante, seguitava ad avviarsi verso la porta della chiesa, passo passo, tenendo gli occhi bassi, come infastidita dall'insistenza del sagrestano. 4649_3829_000306 facciamo del bene. donna bianca, raccomandiamoci al ignore. i ho vista entrare in chiesa mentre andavo qui vicino da don gesualdo motta e ho detto: 4649_3829_000307 che c'è, che c'è? interruppe il notaro correndo al balcone per sviare il discorso, poiché il barone non sapeva frenarsi e vociava troppo forte. 4649_3829_000308 don luca il sagrestano andava spegnendo ad una ad una le candele dell'altar maggiore con un ciuffetto d'erbe legato in cima alla canna. 4649_3829_000309 aspettano. anche loro, piagnucolò la moglie sempre su quel tono: aspettano che suonate mezzogiorno e se ne andò col ventre avanti. 4649_3829_000310 e capitò nel crocchio dove era la zia cirmena colle altre dame sul balcone grande in mezzo a un gran mormorìo, tutte che si voltavano a guardare verso il balcone del vicoletto in fondo alla sala. 4649_3829_000311 io bianca, come una figliuola. ti voglio bene, mia figlia, sei bianca. 4649_3829_000312 solo come un cane, me lo lasciano sulle spalle. ho mandato grazia pel dottore a quest'ora. sentite laggiù verso la piazza. sentite che giornata spunterà domattina. dio liberi. 4649_3829_000313 infastidito. prima s'affollarono sulla soglia simili a un branco di pecore poscia. dopo nanni l'orbo, sfilarono dietro tutti gli altri col sorriso goffo, il berretto in mano. 4649_3829_000314 lo stesso bomma aveva sfrattato gli amici, prima del solito, per timore dei vetri. di tanto in tanto, nel terrazzo dei margarone, al disopra dei tetti che si accavallavano verso il castello, compariva la papalina e la faccia gialla di don filippo. 4649_3829_000315 quando gli dissero che era la moglie del sagrestano, invece, la quale veniva a cercarlo per don diego moribondo, montò in furia come una bestia. 4649_3829_000316 te, s'affacciò la signora capitana, svelta, irrequieta, guardando sorridente di qua e di là nella strada. mio marito non viene ancora, il santo non è ancora rientrato, rispose don ninì. si ode subito il campanone di. 4649_3829_000317 come, come se era cosa intesa: se dovete esser soci, i miei soci son questi. qua ripeté don gesualdo battendo sul taschino. 4649_3829_000318 i latrati del cane e mentre la baronessa andava alla finestra per vedere chi fosse rosaria, gridò dal cortile. c'è il sensale, quello del grano. 4649_3829_000319 gli occhi soli che parlavano e dicevano tante cose: non guardarmi con quella faccia bianca. no, non guardarmi così mi tradirei anch'io. donna fifì, uscì col cappello e la mantiglia stecchita. 4649_3829_000320 i pare di lasciare il sangue mio nelle vostre mani adesso. non ho avuto figliuole, non ho mai provato una cosa simile. i sento tutta sconvolta. 4649_3829_000321 rispose subito sopra pensieri a capo chino, seguendo passo passo donna bianca che s'avviava a casa per la scalinata di sant'agata insieme allo zio marchese e al fratello don ferdinando. sì, sì, non dico di no, è una cosa da pensarci. 4649_3829_000322 intanto si asciugava il sudore col fazzoletto. ho paura che mi giuochino qualche tiro riguardo a quell'appalto delle strade comunali, signor canonico, vossignoria che vi fate sentire in paese, ci avete pensato. so poi l'obbligo mio. 4649_3829_000323 infatti aveva incontrato spesso mommino sul palcoscenico ed anche dinanzi all'uscio della locanda, su e giù come una sentinella. mommino, adesso era tutto: gentilezze e sorrisi per lui. 4649_3829_000324 tu sei buona e bella. roba fine, roba fine sei. essa rannicchiò il capo nelle spalle, simile a una colomba trepidante che stia per esser ghermita. 4649_3829_000325 bianca a tagliar corto, la condusse nella dispensa per darle una grembiata di fave, don ferdinando, sempre dietro cucito alle loro calcagna, taciturno guardando in ogni cantuccio sospettoso. 4649_3829_000326 salivano a braccetto don gesualdo, con una spilla luccicante nel bel mezzo del cravattone di raso, le scarpe lucide, il vestito coi bottoni dorati, il sorriso delle nozze sulla faccia rasa di fresco. 4649_3829_000327 mia sorella non è ricca cugina rubiera, non ha la dote che ci vorrebbe. le daremo la casa e tutto. ci spoglieremo per lei, ferdinando ed io. 4649_3829_000328 don gesualdo andava su e giù per la stalla pallido, senza dire una parola, senza guardare in viso nessuno, aspettando che gl'insellassero la mula, la quale, spaventata anch'essa, sparava calci e masi dalla confusione, non riusciva a mettergli il basto. 4649_3829_000329 delle grosse calze turchine e si udì una bella voce di giovanetta la quale disse: signora baronessa, eccoli qua è tornato il baronello. sento marchese che abbaia laggiù. 4649_3829_000330 nella stalla di don gesualdo dei trabanti governavano i cavalli e il comandante fumava al balcone in pantofole, come in casa sua. 4649_3829_000331 il fatto è che ciolla, il quale si piccava di letteratura, ci s'era stillata la quintessenza del cervello. chiusi tutti e due a quattr'occhi col baronello nella retrobottega di giacinto. 4649_3829_000332 io l'avevo indovinato. rispose: la cirmena: ho l'orecchio fine. chi aspettate voi? 4649_3829_000333 il bisogno. via via il bisogno fa uscire il lupo ancora su il lupo dal bosco. 4649_3829_000334 ecco, sei tu che fai parlare la gente scappò. detto al cugino ch'era sulle spine che te ne importa, rispose lei che te ne importa oramai. 4649_3829_000335 mastro lio stavolta se ne andava davvero. dunque, signora baronessa, posso venire a caricare il grano? la baronessa, tornata di buon umore, rispose: 4649_3829_000336 ma il canonico gliela tappò con una mano: state zitto, lasciate dire a me: sentite qua don filippo. 4649_3829_000337 mezzo quattr'ova fresche e due pomidori ch'era andata a cogliere tastoni dietro la casa le ova friggevano nel tegame, il fiasco pieno davanti. 4649_3829_000338 diodata. stava zitta in un cantuccio, seduta su di un barile, e le passò negli occhi, a quelle parole, un sorriso di cane accarezzato. devi aver fame, anche tu, mangia, mangia. 4649_3829_000339 lassù. aiuto ladri cristiani. aiuto il fuoco. avete il fuoco in casa. aprite don ferdinando. 4649_3829_000340 delle fenditure che scendevano dal cornicione sino a terra, le finestre sgangherate e senza vetri, lo stemma logoro scantonato appeso ad un uncino arrugginito al di sopra della porta. 4649_3829_000341 cercando bene, troveremo chi la pigli. la terra è già preparata a maggese per quest'altr'anno. mi costa un occhio, vostra sorella. fa un casa del diavolo. non mi dà pace. sapete che castigo di dio, vostra sorella. 4649_3829_000342 si mise a gridare il canonico messo in allegria, sventolando il fazzoletto bianca, prese il bacio della zia cirmena, il bacio dello zio marchese ed entrò sola nelle belle stanze dove non era anima viva. 4649_3829_000343 il poveraccio tossì, si soffiò il naso, ma non trovò neppure allora le parole da rispondere. infine, dopo un laberinto di anditi e di scalette per stanzoni oscuri, ingombri di ogni sorta di roba, 4649_3829_000344 come se tutto il paese dovesse macinarsi le ossa notte e giorno, e le mie prima degli altri. santo e santissimo. 4649_3829_000345 veniva dietro adagio, adagio, contando i sassi, nulla dicevamo. che bella sera, cugino trao. l'altro guardò in aria e ripeté come un pappagallo: bella sera, bella sera, don gesualdo stava. 4649_3829_000346 bianca che se ne andava col cuore stretto ascoltando la parlantina indifferente dello zio accanto al fratello taciturno e allampanato. udì quelle ultime parole: la notte porta consiglio, la notte scura e desolata nella. 4649_3829_000347 sta lì di faccia a casa mia, nella locanda di nanni ninnarò. bisogna vedere ogni sera dopo la recita. 4649_3829_000348 per prudenza, mandò la moglie a fare l'imbasciata sotto un pretesto circa a quel discorso che siete intesi con mio marito, vossignoria. 4649_3829_000349 nulla, mia sorella, lo spavento, non entrate nessuno. pelagatti inferocito contro nanni. l'orbo bel lavoro mi faceva fare un altro po ammazzavo, compare santo. 4649_3829_000350 poscia, un urlo che fece trasalire tutti quanti. l'uscio fu sbatacchiato con impeto e ne uscì all'improvviso il marchese stravolto. un momento dopo si affacciò la zia macrì gridando: un medico, presto, presto. 4649_3829_000351 tardi essi salutarono un'altra volta, inchinandosi goffamente, balbettando confusamente in coro, urtandosi nell'uscire e se ne andarono con un calpestìo pesante di bestiame grosso. 4649_3829_000352 deve mantenerli. il comune a spese sue, coi denari di tutti pago anch'io, so io ogni volta che vo 4649_3829_000353 e mormorò colla voce d'uomo, colle grosse labbra sdegnose sulle quali sembrava veder fremere i peli neri, rivolta al chiarore della processione che s'avvicinava al di sopra dei tetti della via come un incendio. santo patrono, guardatemi voi. 4649_3829_000354 io non ho paura, don alfonso, io fo quel che mi pare e piace. son qui per far da mamma a bianca, giacché non c'è altra parente prossima. 4649_3829_000355 va bene, siete contenti? sissignore, rispose nanni l'orbo, guardando con tenerezza diodata contentoni, può dirlo anche lei? 4649_3829_000356 allegramente, ché adesso, al terz'atto, fanno pace fra di loro. lui è ferito, soltanto lo salva una ragazza che l'ama di nascosto, e viceversa. poi si scopre esser sua sorella di latte. 4649_3829_000357 soltanto la mano, colla quale appoggiavasi alla spalliera della seggiola, era un po tremante e l'altra, distesa lungo il fianco, si apriva e chiudeva macchinalmente delle mani scarne e bianche che 4649_3829_000358 ha le mani in pasta in tutti gli affari del comune. dicono che vuol mettersi anche a speculare sulle terre. l'appetito viene mangiando. ha un bell'appetito e dei buoni denti, ve lo dico io. 4649_3829_000359 da un lato, in una nuvola bianca, una schiera di contadini armati di forche colle, camice svolazzanti sembrava che vangassero nel grano, mentre lo zio carmine in cima alla bica nero di sole continuava a far piovere altri covoni. 4649_3829_000360 lo vedete, che non è uscito di casa neppure per la festa. poi forse si vergogna a farsi vedere dalla gente, tutti così, quei trao, degli stupidi gente che si troveranno un bel giorno morti di fame in casa, piuttosto di aprir bocca per. 4649_3829_000361 gli ha fatto anche la dote. domeneddio l'aiuta per questo don gesualdo andava spegnendo i lumi, poi si voltò tutto di nuovo vestito, che diodata. non osava nemmeno alzare gli occhi su di lui e conchiuse. 4649_3829_000362 diodata, ci aveva pure messi in bell'ordine tutti i tovagliuoli, arrotolati in punta come tanti birilli che portavano ciascuno un fiore in cima. 4649_3829_000363 essa alzò gli occhi, sbigottita faccia a faccia col fratello che sembrava un cadavere. dopo che la zia e don ferdinando furono usciti, 4649_3829_000364 furibondo, rovesciandosi in piazza con un'onda di popolo che sembrava minacciosa. la signora capitana si tirò indietro arricciando il naso. che odore di prossimo viene di laggiù. 4649_3829_000365 ogni momento andava voltandosi temendo di essere spiati. arrivati nella via di san giovanni, videro un'ombra che andava in su, verso la piazza, e il canonico disse: piano, vedete, è uno dei nostri, va dove andiamo noi. 4649_3829_000366 gesualdo da principio si voltò verso di lei inviperito colla schiuma alla bocca. poscia mandò giù la bile e si mise a canterellare mentre affibbiava la testiera della mula, un'allegria che gli mangiava il fegato. 4649_3829_000367 canonico. i pare che sarebbe tempo d'andarcene. un po di prudenza, ah ah, ah ah. chiocciava il canonico. 4649_3829_000368 bravo, sghignazzò il canonico. i piace quello che dite: buona notte, buona notte, non ci pensare. 4649_3829_000369 il borsone infilato al braccio e gli occhi umidi di lagrime, come si conveniva alla parte di madre che l'era toccata quella volta. eccomi qua, don gesualdo. eccomi qua e stese le braccia come un crocifisso per buttargliele al collo. 4649_3829_000370 avete udito il dottore tavuso. possiamo parlare perché siamo tutti amici intimi e parenti. a certa età, le ragazze bisogna maritarle. 4649_3829_000371 il cugino trao si fece rosso e pallido in un momento. signora baronessa, siamo poveri, è vero, ma quanto a nascita, 4649_3829_000372 mucchi di fave e di orzo. riparati dai graticci arnesi di campagna, cassoni di biancheria arrivarono nella camera della baronessa imbiancata a calce. 4649_3829_000373 bisogna confessarle tutto alla zia. don ninì allungò il collo verso il vano del balcone, guardingo poscia. rispose abbassando ancora la voce. 4649_3829_000374 madonna santa. non capite proprio nulla. siete un ragazzo tale e quale. il mio ragazzo avrebbe più giudizio di voi. guardate. 4649_3829_000375 la coda del cane, lunga, lunga che non finiva più, gli si era attorcigliata al collo e alle braccia al pari di un serpente e lo stringeva, soffocandolo. gli strozzava la voce in gola quando udì un'altra voce che lo fece balzare dal letto con una gran palpitazione di cuore. 4649_3829_000376 il signore c'è per tutti. non ti lascerei in mezzo a una strada, ti dico, la coscienza mi dice di no. ti cercherei un marito. oh, quanto a me, don. 4649_3829_000377 eh, c'è poco da scialarla in quella casa. i piace perché è avvezza ad ogni guaio e l'avrei al mio comando. 4649_3829_000378 povera bianca, son sempre tuo fratello. sai il tuo fratello che ti vuol tanto bene, povera bianca. 4649_3829_000379 e vito orlando, in mezzo a mucchi di frumento, alti al pari di montagne, si dimenavano attorno ai vagli immensi come ossessi, tutti sudati e bianchi di pula, cantando in cadenza mentre gerbido il ragazzo ammucchiava continuamente il grano con la scopa. 4649_3829_000380 pallida come una morta, annaspando colle mani convulse senza profferire parola, fissando sul fratello gli occhi pazzi di terrore e d'angoscia. ad un tratto si piegò sulle ginocchia, aggrappandosi allo stipite, balbettando. 4649_3829_000381 vi ha scoperto per la prima, in mezzo alla folla: che folla, eh, mio marito ha dovuto adoperare il bastone per farci largo. proprio una bella festa, fifì, ci ha detto. ecco lì il baronello rubiera, vicino al palco della musica. 4649_3829_000382 i nipoti di don gesualdo riprese il sagrestano ammiccando in modo significativo a donna bianca nel tornare indietro. stanno lì a farci la spia. 4649_3829_000383 un tanfo d'olio e di formaggio che pigliava alla gola, poi un odore di muffa e di cantina. dal rastrello spalancato, come dalla profondità di una caverna, venivano le risate di alessi e della serva, che riempivano i barili. 4649_3829_000384 il barone mèndola, che era stato a confabulare con della gente fuori sul pianerottolo. rientrò gesticolando, signori miei, se sapeste, casco dalle nuvole. 4649_3829_000385 quella è la dote che vi porterebbe, donna bianca, è denaro sonante per voi che avete le mani in tanti affari. mastro don gesualdo tornò a lisciarsi il mento come quando stava a combinare qualche negozio con uno più furbo di lui. 4649_3829_000386 manderò dalla zia. dalla zia sganci s'affrettò ad aggiungere bianca. con una vampa improvvisa sulle guance, sul volto del fratello era passata un'altra fiamma simile. no, no, non ne voglio. 4649_3829_000387 e volse le spalle, soffiandosi il naso come una trombetta nel fazzoletto sudicio, fremendo d'indignazione per tutta la personcina misera, dopo aver saettato un'occhiata eloquente a donna giuseppina. 4649_3829_000388 dolcemente, come una carezza, come una preghiera. tremava tutta colla voce soffocata nella gola, ninì. 4649_3829_000389 signor barone, signor barone, infine corse dalla padrona trionfante, signora, signora, eccolo che viene, ecco. 4649_3829_000390 i corvi ripassarono gracidando nel cielo implacabile. il vecchio allora alzò il viso impolverato a guardarli con gli occhi infuocati, quasi sapesse cosa volevano e li aspettasse. 4649_3829_000391 quel notaro me ne ha fatta una. aveva il consenso di massaro sbrendola un contratto bell'e buono e ora dice che non si rammenta. 4649_3829_000392 sono le mie propine, frutti di stola. la moglie del sagrestano, che non si era accorta della sposa, aggiunse: 4649_3829_000393 un cane si mise a latrare furiosamente. zacco, spaventato, se la diede a gambe, colla pistola in pugno e don gesualdo dietro di lui, ansante. 4649_3829_000394 sciocchezze, scappatelle di gioventù. fu l'occasione, la novità: le prime donne non vengono mica ogni anno. 4649_3829_000395 aggiunse il marchese fermandosi a metà della scala: ha l'amor proprio dei suoi denari. che diavolo la cugina rubiera avrebbe potuto degnarsi. non si sarebbe guastato il sangue per così poco lei. 4649_3829_000396 lo vedete, non ho un minuto di libertà, sono schiava dell'arte. don ninì colse la palla al balzo. l'arte una bella cosa era: il suo regno, il suo altare, tutti l'ammiravano. 4649_3829_000397 tutto quello che dava il paese, perché la signora capitana aveva mandato a dire che ci volevano dei fiori. quanti candelieri si erano potuti avere in prestito a sant'agata e nell'altre chiese? 4649_3829_000398 la baronessa ebbe paura di essersi lasciata andare troppo oltre. nei suoi occhi che fuggivano quelli lagrimosi del cugino, cominciò a balenare la inquietudine del contadino che teme per la sua roba, cioè cioè, 4649_3829_000399 bisogna darle spesso la voce a quella benedetta ragazza, perché quando ci ha degli uomini sottomano è un affar serio. ma del resto è fidata e bisogna aver pazienza che posso farci una casa piena di roba come la mia. 4649_3829_000400 buon vento. buon vento, don diego, andate da vostra cugina rubiera. lui si fece rosso. sembrava che tutti gli leggessero in viso il suo segreto. 4649_3829_000401 è una bestia, rispose vito orlando, dimenandosi sempre attorno al vaglio. conosco mastro lio: è una bestia, non torna. 4649_3829_000402 sì, ma sapete, come dice l'oste, qui si mangia e qui si beve. senza denari non ci venire pronti e contanti. signora baronessa, grazie a dio, vedrete che saremo puntuali. 4649_3829_000403 sul ponte delle fabbriche, quest'amicone mio con cui oggi ci troviamo qui a tu per tu. però la padrona di casa era tutta cortesie per mastrodon gesualdo. 4649_3829_000404 il barone zacco corre ancora. l'hanno visto prima dell'alba più in là di passaneto. figuratevi a casa del diavolo dietro una siepe: più morto che vivo. sua moglie fa come una pazza. 4649_3829_000405 là che non me la dai a bere, mormorò ciolla fra di sè. appena il canonico ebbe voltate le spalle e corse subito alla farmacia. 4649_3829_000406 don ferdinando stava intento a contare quante persone si vedevano passare attraverso quel pezzetto di strada che intravvedevasi laggiù, fra i tetti delle case che scendevano a frotte per la china del poggio. 4649_3829_000407 maritato colla catena al collo. ve lo dico io, la mia croce, la mia rovina. quindi, mossa a compassione dalla disperazione muta del poveraccio il quale non si reggeva sulle gambe, aggiunse scendendo: adagio, adagio. 4649_3829_000408 bomma che teneva cattedra nella farmacia e ciolla che sbraitava di qua e di là degli arruffapopolo. stuzzicavano anche i villani con certi discorsi che facevano spalancare loro gli occhi. 4649_3829_000409 e se ne andò nella stalla mentre speranza gli strillava dietro. scappate anche per andare a trovare iodata. i pare che non l'abbia vista. mezza giornata che vi aspetta, quella sfacciata. 4649_3829_000410 il manovale si mise a correre, affannato, zoppicando, ma il padrone che aveva la testa come un mulino, non se ne avvide. 4649_3829_000411 e gli affidò anche il bastone d'argento del santo da metterlo al capezzale del malato. un tocca e sana, eppure non giovò neanche quello. 4649_3829_000412 capite un affare grosso. son circa cinquecento salme di terra. c'è da guadagnare un bel pezzo di pane su quell'asta. 4649_3829_000413 stanche e avvinazzate sembravano spegnersi lontano nella vasta campagna solitaria. insieme all'acre odore di polvere che dileguava, andava sorgendo un dolce odor di garofani. passava della gente cantando. udivasi un baccano di chiacchiere e di risate nella sala. 4649_3829_000414 compare cosimo e pelagatti, partendo per la campagna due ore prima dell'alba o tornando a notte fatta. vedevano sempre il lume alla finestra di don diego e il cane nero dei motta uggiolava per la piazza come un lamento. 4649_3829_000415 la signora capitana si disponeva ad andarsene prima del tempo. in piedi sul davanti del palchetto aveva tolto con mal garbo il guardaspalle al capitan. 4649_3829_000416 una fila di stanze illuminate che, viste così con tutti gli usci spalancati, pareva di guardare nella lente di un cosmorama. 4649_3829_000417 ora ti voglio bene. davvero sai, ho paura di toccarti colle mani. ho le mani grosse perché ho tanto lavorato. non mi vergogno a dirlo. ho lavorato per arrivare a questo punto. 4649_3829_000418 bianca era stata presa dalle convulsioni, un attacco terribile. non bastavano in quattro a trattenerla sul lettuccio, don diego, sconvolto, anche lui pallido come un cadavere, colle, mani scarne e tremanti, cercava di ricacciare indietro tutta quella gente. 4649_3829_000419 mangia. essa mise la scodella sulle ginocchia e si fece il segno della croce prima di cominciare. poi disse: benedicite a vossignoria. 4649_3829_000420 per fortuna la cognata stava parlando collo zio limòli e non se ne accorse. il marchese, dal canto suo, era distratto, cercando di evitare giacalone e pelagatti che volevano servirlo a ogni costo. 4649_3829_000421 in un canto, sotto quelle quattro tegole rotte, era buttato nardo, il manovale che s'era rotta la gamba. sudando e spasimando, volle mettere anch'egli una buona parola nel malumore fra padre e figlio. 4649_3829_000422 d'accostarsi. insomma l'ha stregato, scriveva il canonico lupi a mastro don gesualdo, proponendogli di fare un grosso mutuo al baronello rubiera. 4649_3829_000423 no, no, è il fuoco. fuoco in casa trao san giovanni battista. gli uomini accorrevano vociando colle brache in mano. 4649_3829_000424 dove andate, vossignoria, a quest'ora? avete tanti denari e vi date l'anima al diavolo. giunse al paese che suonava mezzogiorno mentre tutti scappavano a casa come facesse temporale. 4649_3829_000425 brontolava ancora allontanandosi all'ambio della mula, sotto il sole cocente, un sole che spaccava le pietre adesso e faceva scoppiettare le stoppie, quasi s'accendessero. 4649_3829_000426 sicuro riprese il barone ad alta voce perché non capissero le ragazze padrone del campo. veramente è il padre nobile quello che avete visto col barbone bianco. 4649_3829_000427 baronessa. poi sgattaiolarono entrambi mogi mogi nella scala. si udirono di nuovo le scarpaccie che scendevano a precipizio, inseguendosi don diego, cadaverico, col fazzoletto sulla bocca per frenare la tosse. 4649_3829_000428 lui duro come un sasso, col sorriso amaro sulle labbra sottili e pallide, rispondeva: eh, cose che accadono. chi va all'acqua si bagna e chi va a cavallo cade, ma sinché non v'è uomini morti, a tutto si rimedia. 4649_3829_000429 chi me l'avrebbe detto: non mi vergogno. no, tu sei bella e buona. voglio farti come una regina. tutti sotto i tuoi piedi, questi piedini piccoli. 4649_3829_000430 compare lio. avete udito affare. fatto un buon negozio per don gesualdo. pazienza, ma è detta. quanto a me, è come se fossimo andati dal notaio. 4649_3829_000431 no, no, urlavano i muratori trattenendo pel braccio don gesualdo, che volete annegarvi, vossignoria. 4649_3829_000432 donna chiara macrì, così umile e dimessa che pareva una serva: sua figlia, donna agrippina, monaca di casa. una ragazza con tanto di baffi, un faccione bruno e bitorzoluto da zoccolante e due occhioni neri come il peccato. 4649_3829_000433 donna sarina si dimenava sulla seggiola per tener la lingua in freno. quanto a me, disse poi: grazie a dio. 4649_3829_000434 una cosa seria. temo d'imbarcarmi in un affare troppo grosso. caro canonico, quella è sempre una signora. poi ho tante cose da sistemare prima di risolvere. ciascuno sa i propri impicci. bisogna dormirci sopra la notte. porta consiglio canonico. 4649_3829_000435 stavolta toccò a don ninì di farsi scuro in viso. ella, come lo sapesse, socchiuse di nuovo l'uscio, sporgendo il braccio e l'omero nudi. 4649_3829_000436 vedete come ci si asciuga dalla pioggia: acqua di dentro e acqua di fuori. santo propose di passare il fiasco in giro. 4649_3829_000437 il marchese che cominciava a farsi un po sordo, tendeva l'orecchio, gli faceva dei versacci, lo intimidiva maggiormente strillando. eh, che diavolo vuoi. 4649_3829_000438 state attenti. ora si scopre che la sorella di latte è figlia di un altro. son cose che succedono. osservò canali dall'uscio. 4649_3829_000439 la processione. la processione strillarono i ragazzi pigiati contro la ringhiera. gli altri si spinsero innanzi, ma la processione ancora non spuntava. 4649_3829_000440 ecco, ecco, or ora, rovina il tetto. sghignazzava santo motta sgambettando in mezzo all'acqua delle pozze d'acqua ad ogni passo fra i mattoni smossi o mancanti. 4649_3829_000441 bianca, bianca. supplicavano gli altri, abbracciandola, spingendola, tirandola per le vesti. portatela via, gridò la zia macrì dall'uscio nello stato in cui è la poveretta. succederà qualche altra tragedia. 4649_3829_000442 la zia sganci e gli altri parenti mandarono il servitore a prender notizie della nipote don diego, reggendosi appena sulle gambe, sporgeva il capo dall'uscio e rispondeva a ciascheduno. 4649_3829_000443 poscia, vedendo passare il cugino trao, il quale se ne andava, colla coda fra le gambe, la testa infossata nelle spalle, barcollando, lo fermò sull'uscio, cambiando a un tratto viso e maniere. 4649_3829_000444 il cavaliere peperito che si mangiava con gli occhi le gioie di donna giuseppina. alòsi degli occhi di lupo, affamato sulla faccia magra, folta, di barba turchiniccia sino agli occhi, approfittò della confusione per soffiarle nell'orecchio un'altra volta. 4649_3829_000445 e parenti. a certa età le ragazze bisogna maritarle nella piazza, come videro passare don diego trao col cappello bisunto e la palandrana delle grandi occasioni. fu un avvenimento. 4649_3829_000446 donna sarina gli ribatté sul muso frenando a stento la voce. non mi fate lo gnorri, don alfonso, lo sapete meglio di me. deve premere anche a voi che siete della famiglia. bisogna farlo per la gente, se non per lei. 4649_3829_000447 i pare un bell'avvenire quello d'invecchiare come voialtri, fra tante angustie. scusatemi, ne parlo perché siamo parenti. fo quel che posso anch'io per aiutarvi, ma non è una bella cosa, infine, neanche per voialtri. 4649_3829_000448 fortunato sissignore, grazie a dio, sono i prezzi che non dicono. ci sarà tanto da fare in campagna. nel paese non c'è più nessuno. 4649_3829_000449 canali. son padre di famiglia, ma farei volentieri uno sproposito per la prima donna. anche il nome ha bello. 4649_3829_000450 casa bianca. sussultava ogni volta col cuore che le scoppiava, chinandosi ad ascoltare, o fuggiva come spaventata, tappandosi le orecchie. 4649_3829_000451 le stringeva con due dita il ganascino, le sollevava a forza il capo, che ella si ostinava a tener basso per nascondere le lagrime. 4649_3829_000452 gli piaceva la peluria color d'oro che le fioriva agli ultimi nodi delle vertebre. le cicatrici lasciatele dal vaccinatore inesperto sulle braccia esili e bianche. 4649_3829_000453 cavaliere peperito esitò alquanto cercando la risposta, non sapendo se dovesse mettersi in collera, e poi gli sbatté l'uscio sul muso. 4649_3829_000454 ruminava altro bestiame. un'altra striscia d'argento lunga si posava in cima al tetto del magazzino, che diventava immenso nel buio. 4649_3829_000455 bianca udivasi. un tramestìo dietro quell'uscio, un correre all'impazzata, quasi di gente che ha persa la testa, poi il rumore di una seggiola rovesciata. 4649_3829_000456 eravate piccolo, così colle brache aperte quando si faceva delle scappatelle insieme a vostro padre. allora il voto mi dava noia, come vi dà noia adesso quella stadera che portate appesa al fianco. 4649_3829_000457 tartaruga cogli occhietti grigi e stralunati, il mento aguzzo e color di filiggine, il gran naso dei trao palpitante, il codino ricurvo simile alla coda di un cane, sul bavero bisunto che gli arrivava alle orecchie pelose. 4649_3829_000458 più tardi, come si seppe, in paese della grossa somma che don gesualdo aveva anticipata al barone rubiera, tutti gli davano del matto e dicevano che ci avrebbe persi i denari. egli rispondeva con quel sorriso tutto suo. 4649_3829_000459 tossendo, spurgandosi, fermandosi a soffiarsi il naso, brontolando. neppure in chiesa non si può raccogliersi a far le orazioni. donna bianca si alzò in piedi segnandosi colle labbra ancora piene di avemarie. 4649_3829_000460 un correre all'impazzata donna agrippina che cercava l'aceto dei sette ladri, gli altri che stentavano a trattenere bianca, la quale faceva come una pazza con la schiuma alla bocca, gli occhi che mandavano lampi e non si riconoscevano più. 4649_3829_000461 gli occhi di lui si accendevano sulle trine che le velavano, gli omeri candidi e delicati, sulle maniche brevi e rigonfie che le mettevano quasi delle ali alle spalle. 4649_3829_000462 e insieme quel bussare insistente al portone in fondo alla piazzetta di sant'agata e quella voce che chiamava don diego, don ferdinando, che siete tutti morti. 4649_3829_000463 ma la cugina fuori di sé non gli dava più retta. sembrava un terremoto per tutta la casa: gli schiamazzi dal pollaio, l'uggiolare del cane, le scarpaccie di alessi e di rosaria che accorrevano a rotta di collo, arruffati, scalmanati, con gli occhi bassi. 4649_3829_000464 silenzio. per ora andiamo. adagio: sapete com'è a chi deve prima attaccare il campanello al gatto, e ogni galantuomo non vorrebbe mettere il piede in trappola. ma se siamo in tanti, c'è anche il barone zacco stasera. 4649_3829_000465 che soffocava in un busto di raso verde, pavonazza sorridente e dietro il papà margarone, dignitoso, gonfiando le gote. 4649_3829_000466 brontolando, dandosi da fare per preparare la leva, le biette, i puntelli, si voltava indietro per lanciargli delle occhiatacce. 4649_3829_000467 la minestra per i gatti e arrischiare la roba e la testa. io bado ai miei interessi. come voi non ho i fumi che hanno tanti altri parenti, parentissimi quanto a me, volentieri. allora mettiamoci d'accordo piuttosto fra di noi. 4649_3829_000468 enorme crocifisso nero di faccia all'uscio e sotto la cassa della confraternita, come una bara da morto nella quale erano i pegni dei denari dati a prestito. 4649_3829_000469 bomma cominciò a fargli dei segni da lontano, ma il notaro finse di non accorgersene. accennò al capitano che s'avviava verso il collegio ed entrò in chiesa anche lui dalla porta piccola. 4649_3829_000470 tanto bene che mi avete fatto, vossignoria. be be, sta allegra tu pure. dev'essere un giorno d'allegria questo: hai trovato un buon marito anche tu. 4649_3829_000471 fianco. bei tempi, bell'uomo, vostro padre, il cuore e la borsa sempre aperti. don marcantonio stangafame dei stangafame di ragusa, una delle prime famiglie della contea. 4649_3829_000472 ma in quel momento entrava il canonico lupi sorridente, con quella bella faccia amabile che metteva tutti d'accordo, e dietro a lui il sensale col moggio in mano. 4649_3829_000473 sicuro bisogna far le cose con decoro, senza risparmio. ma ciascuno vogava al largo quando si parlava di anticipare un baiocco. 4649_3829_000474 stasera appena è scuro, mi farai trovare una cavalcatura laggiù alla masera e mi darai qualche cosa da travestirmi, disse don gesualdo, che sembrava più smorto alla luce dell'abbaino. 4649_3829_000475 è permesso, si può? era il vocione del cacciatore che accompagnava la baronessa, mèndola col cappello piumato, le calze imbottite di noci. 4649_3829_000476 sua nanni. l'orbo tornò ridendo a crepapelle. prima di entrare però bussò al modo che aveva detto: tossì, si soffiò il naso. pure si trattenne un po a discorrere ad alta voce con una vicina che si pettinava sul ballatoio. 4649_3829_000477 eh, marchese, eh. chi ve l'avrebbe detto ai vostri tempi che sareste arrivato a vedere la processione del santo patrono spalla a spalla, con mastro don gesualdo in casa sganci. 4649_3829_000478 va bene, adesso vengo dunque pel farro. cosa facciamo? mastro lio pirtuso era rimasto accoccolato sul moggio tranquillamente, come a dire che non gliene importava del farro. 4649_3829_000479 le pecore stanno bene, grazie a dio, e il raccolto pure. nanni l'orbo laggiù a passanitello dietro le gonnelle di quella strega, un giorno o l'altro se ne torna a casa colle gambe rotte, com'è vero dio. 4649_3829_000480 aspetta, aspetta. tornò la moglie del sagrestano ansante, portando dei candelieri sotto il grembiule. suo marito, che si affacciò di nuovo all'uscio, venne a dire: c'è il viatico, l'estrema unzione, ma non sente. 4649_3829_000481 con questo po di tegola che m'è cascata fra capo e collo. capite che non ho voglia di scherzare. adesso il capomastro si intromise per calmarli. 4649_3829_000482 si vede, hai bella cera e un bel vestitino. anche semplice ma grazioso, donna fifì si chinò fingendo d'osservare la stoffa onde far luccicare i topazii che aveva al collo. 4649_3829_000483 la cosa rimarrà fra voi e me. l'accomoderemo fra di noi. i aiuterò anch'io, don diego, sono madre, son cristiana. la mariteremo a un galantuomo. 4649_3829_000484 seccata di aspettare da un gran pezzo in un bagno di sudore e si mise a strillare di lassù. ma che fanno? c'è qualche altra novità? 4649_3829_000485 burgio s'offese a quelle parole che volete dire: spiegatevi, cognato, io già lavoro per conto mio. non sto alle spalle di nessuno, io. 4649_3829_000486 la signora sganci. aveva la casa piena di gente venuta per vedere la processione del santo patrono. c'erano dei lumi persino nella scala, i cinque balconi che mandavano fuoco e fiamma sulla piazza nera di popolo. 4649_3829_000487 tacque sopraffatto da uno scoppio di pianto. ella più morta che viva scosse il capo lentamente e biascicò: no, no, non è per questo. 4649_3829_000488 come la tien, cara mio fratello, santo, santo diavolone, santo diavolone, badate a quest'ora sarei a portar gesso sulle spalle. 4649_3829_000489 i più tiravano di lungo, voltandosi per curiosità dopo ch'erano passati. il canonico comparve infine sul portoncino, abbottonandosi la sottana. 4649_3829_000490 facendo di gran risate, alle quali il canonico rispondeva atteggiando la bocca al riso, anche lui discretamente. la baronessa rubiera faceva vagliare del grano. 4649_3829_000491 lui domeneddio in terra: ponti, mulini, fabbriche, strade carreggiabili. il mondo sottosopra mette quel diavolo. fra poco si andrà in carrozza sino a militello prima dio e don gesualdo motta. 4649_3829_000492 il marchese impenetrabile rispose solo: eh eh, caro barone, eh eh, sapete quanto ha guadagnato nella fabbrica dei mulini, mastro don gesualdo. entrò a dire il notaro a mezza voce, in aria di mistero. 4649_3829_000493 tre poscia, sembrandogli che don diego trao stesse ad ascoltare i loro progetti, perché costui aspettava il momento di parlare alla cugina rubiera, impresciuttito nella sua palandrana, e aveva tutt'altro per la testa. il poveraccio il canonico cambiò subito discorso. 4649_3829_000494 distesa laggiù, la signora capitana rientrò dal balcone tappandosi le orecchie. colle belle mani candide strillando in falsetto mio marito si picchiano e si abbandonò sul canapè cogli occhi chiusi. le signore si misero a vociare tutte in una. 4649_3829_000495 i divertite qui, eh, tu ti diverti bianca. don ferdinando volse il capo infastidito. poi, vedendo la cugina cirmena, borbottò: ah, donna sarina, buona sera, buona sera. 4649_3829_000496 ah, la pigliate su quel verso. scusate, scusate, tanto il canonico mutò subito discorso, quasi non gliene importasse neppure a lui. 4649_3829_000497 aspettando, ella si tirò indietro bruscamente, quasi avesse ricevuto un urto in pieno petto, e s'irrigidì. tutta bianca, cogli occhi cerchiati di nero, parla, parla dimmelo qui all'orecchio, qui che nessuno ci sente. 4649_3829_000498 allora, rassicurata, si rivolse al cugino trao. parlando d'altro, stavo pensando giusto a voi, cugino. un po di quel farro voglio mandarvelo a casa. no, no, senza cerimonie, siamo parenti. la buon'annata deve venire per tutti. 4649_3829_000499 però don gesualdo non fece una gran festa all'imbasciata amorosa che gli capitava in quel momento. vedete, don luca, ci ho tutta la raccolta nell'aia. sono in piedi da stanotte. non ho sempre il vento in tasca per trebbiare a comodo mio. 4649_3829_000500 non la volete? l'affitto vi dura altri due anni. chi volete che la pigli? non son tutti così gonzi. 4649_3829_000501 voglio che tu sii meglio di una regina. se andiamo d'accordo, come dico io, tutto il paese sotto i piedi. voglio metterti tutte quelle bestie che ridono adesso e si divertono alle nostre spalle. 4649_3829_000502 sì, tutti lo dicono. la zia, mia madre stessa, si affacciò un istante, donna giuseppina, alòsi come cercando qualcheduno e vedendo i due giovani in fondo al balcone, rientrò subito nella sala. 4649_3829_000503 vengo, vengo, andiamo per di qua voialtri. passerete pel cortile quando avrete terminato essa chiuse a catenaccio giacalone e vito orlando dentro il magazzino e s'avviò verso il portone. 4649_3829_000504 pure, vossignoria, siete il padrone, lo so, lo so. ne discorro adesso per chiacchierare, perché mi sei affezionata. 4649_3829_000505 cosa? fate la cassa da morto, fategli accidenti a voi. m'avete spaventato. non è questa la maniera, oggi che ogni galantuomo sta coll'anima sulle labbra. 4649_3829_000506 entrate. entrate, don gesualdo. benedicite a vossignoria, ne comandate. volete restar servito. poi, come udì parlare della chiusa che burgio avrebbe voluto appioppare a un altro di allegro che era, si fece scuro in viso. 4649_3829_000507 nel viso pallido e disfatto, nell'atteggiamento umile, nelle braccia inerti che si aprivano, desolate. cosa mi rispondi? ninì. 4649_3829_000508 pazienza, ma la spesa per coglier le olive non posso farla, proprio non posso. se le volete, vossignoria, farete un'opera di carità, vossignoria. 4649_3829_000509 bisogna vedere quel che ha raccolto alla canziria. bisogna vedere: ah, ah, venite di lassù, sissignore. 4649_3829_000510 il padrone. ecco il padrone. dietro di lui comparve mastro don gesualdo bagnato fradicio, tirandosi dietro la mula che scuoteva le orecchie. 4649_3829_000511 aveva le mani tremanti che stese istintivamente verso di lui, quasi a farsene schermo. poi si fregò gli occhi, reprimendo un sospiro, e balbettò come svegliandosi: scusate un momento, devo vestirmi. 4649_3829_000512 ciolla ammiccò coll'unico occhio, torcendo ancora la bocca di paralitico. no canali, è ancora lì, da bomma, che l'aspetta per condurlo dalla cognata, la ceraiuola, sapete bene. 4649_3829_000513 pascolo burgio s'affannava a lodarla. terre di pianura, terre profonde che gli avevano dato trenta salme di fave quell'anno, soltanto preparate a maggese per l'anno nuovo. 4649_3829_000514 che so io, se ne vedono di nuove. adesso brontolò mastro titta, il ragazzo dei margarone ficcava le dita dappertutto. 4649_3829_000515 avete da dirmi qualche cosa, cugino, parlate, dite pure. egli strinse forte le mani l'una nell'altra dentro il cappello e balbettò: colla voce roca, le labbra smorte e tremanti. 4649_3829_000516 sempre aver pazienza a questo mondo. meglio sudare che tossire. tu, nino, bada che le signore margarone stanno per andarsene. vado, zio, va, va. se no, vedrai che denti non vorrei averli addosso, neppur io. 4649_3829_000517 don ferdinando lo seguiva passo passo, attentissimo, accostava anche lui il viso scialbo a ciascuna pianta, aguzzando il muso, aggrottando le sopracciglia. 4649_3829_000518 che aspettiamo ad entrare. signori miei, interruppe don gesualdo a quella notizia, coraggioso come un leone. quando tornarono ad uscire, dopo un gran pezzo, erano tutti più morti che vivi. 4649_3829_000519 graziosissimo, borbottò il capitan d'arme dal corridoio. elegantissimo zacco, che giungeva allora al vedere gli uniformi, stava per tornare indietro, tanta la paura che gli era rimasta da quell'affare della carboneria. 4649_3829_000520 dunque, mastro don gesualdo si slanciò, il primo, urlando su per la scala. gli altri dietro, come tanti leoni per gli stanzoni scuri e vuoti. a ogni passo un esercito di topi che spaventavano la gente. badate, badate. ora sta per rovinare il solaio. 4649_3829_000521 le terre della contea se le piglierà tutte, lui, don gesualdo, e poi le mani in pasta da per tutto. non si mura un sasso che non ci abbia il suo guadagno, lui. 4649_3829_000522 fu una domenica, la festa dell'assunta. la sera innanzi era arrivata una lettera da palermo che mise fuoco alla polvere. quasi tutti l'avessero letta. 4649_3829_000523 e dietro di lui, don ferdinando che portava l'annaffiatoio giallo allampanato. un vero fantasma. don diego annaffiava, nettava, rimondava i fiori di bianca. 4649_3829_000524 don filippo tronfio e pettoruto se ne stava adesso seduto nel caffè dei nobili, insieme al capitano giustiziere e l'avvocato fiscale, facendo tremare chi passava colla sola guardatura. 4649_3829_000525 col pretesto dei fiori per la madonna. sì, cosa mi dite? essa chinò il capo rapidamente nel passare sotto la cortina ed uscì fuori. don luca credette di scorgere che volesse frugarsi in tasca e seguitò correndole dietro. 4649_3829_000526 delle comari stavano alle finestre curiose. in cima alla scala don giuseppe barabba spolverava delle bandiere nere, bucate e rose. dai topi, collo, stemma dei trao, una macchia rossa tutta intignata. 4649_3829_000527 una bella somma, ve lo dico io. si è tirato su dal nulla, me lo ricordo io, manovale coi sassi in spalla, sissignore mastro, nunzio, suo padre non aveva di che pagare le stoppie per far cuocere il gesso nella sua fornace. 4649_3829_000528 non vi disperate, vossignoria. piagnucolò nardo dal suo cantuccio. finché c'è la salute, il resto è niente. 4649_3829_000529 la padrona di casa gridava a barabba di scendere a dare il catenaccio giù al portone, mentre donna bellonia spingeva le sue ragazze in branco nella camera di donna mariannina e il marchese limòli picchiava sulle mani della capitana dei colpettini secchi. il notaro neri propose. 4649_3829_000530 mangiando un pezzo di pane nero e duro dove si trovava? sul basto della mula, all'ombra di un ulivo, lungo il margine di un fosso, nella malaria, in mezzo a un nugolo di zanzare. 4649_3829_000531 vengo dalla cugina trao. è ancora in casa del fratello. poverina, non si può muovere. ha voluto partorire proprio a casa sua. io non ne sapevo nulla, giacché sono stato in campagna per badare ai miei interessi. 4649_3829_000532 io non ho fumi, grazie a dio. io sono rimasta quale mi hanno fatto mio padre e mia madre: gente di campagna, gente che hanno fatto la casa. colle loro mani invece di distruggerla. 4649_3829_000533 dell'altra gente gridava anche dalla riva opposta, sotto gli ombrelloni d'incerata, senza potere farsi intendere, indicando verso il punto dove gli uomini tiravano in salvo delle travi. 4649_3829_000534 figliuolo. a un tratto si sentì la bocca amara come il fiele, anch'essa. non so cugino. gli rispose: secco, secco. non so come ci entri io in questi discorsi. 4649_3829_000535 crepano d'invidia perché i miei affari vanno a gonfie vele. grazie a dio, non te ne pentirai. no, di quello che hai fatto. sei buona. non hai la superbia di tutti i tuoi. 4649_3829_000536 mai un'ora come quelle che suo fratello santo regalavasi in barba sua all'osteria, trovando a casa poi ogni volta il viso arcigno di speranza o le querimonie del cognato o il piagnucolìo dei ragazzi. 4649_3829_000537 voi che siete madre. adesso. la cugina aveva tutt'altra faccia, anche lei le labbra strette per non lasciarsi scappar la pazienza e una ruga nel bel mezzo della fronte, la ruga della gente che è stata all'acqua e al sole per farsi la roba o che deve difenderla. 4649_3829_000538 don diego scosse, il capo amaramente avvilito, barcollando come un ubbriaco nell'andarsene. sì, sì, le troveremo un galantuomo. i aiuterò anch'io come posso. pazienza, farò un sagrificio. 4649_3829_000539 ahi, disse bomma ch'era salito su di una sedia per vedere se non rispettano più l'autorità tavuso. gli fece segno di tacere mettendosi l'indice attraverso la bocca. 4649_3829_000540 almeno si metterà in grazia di dio. osservò piano la zia macrì, la sua figliuola che stava ad ascoltare senza dir nulla, fissando in volto a chi parlava quegli occhioni ardenti. scosse la tonaca, quasi avesse temuto d'insudiciarla fra tante. 4649_3829_000541 roba, ragazzetto. gli sembrava di tornarci ancora quando portava il gesso dalla fornace di suo padre a donferrante. quante volte l'aveva fatta quella strada di licodia, dietro gli asinelli che cascavano per via e morivano, alle volte sotto il carico. 4649_3829_000542 buttate giù le tegole, appoggiate la scala al fumaiuolo. mastro nunzio, in piedi sul tetto della sua casa, si dimenava al pari di un ossesso. 4649_3829_000543 lo speziale, invece si lasciò scappare- lo so, lo so- e si picchiò, la mano aperta sulla bocca, fulminato dall'occhiata severa che gli saettò il dottore. 4649_3829_000544 ve l'ho detto a cinque, onze e venti: no, in coscienza non posso. ci perdo già un tarì a salma. benedicite a vossignoria via, mastro lio. ora che ha parlato la signora baronessa. 4649_3829_000545 il marchese limòli, che discuteva insieme a mèndola e a barabba sui preparativi del funerale conchiuse. io inviterei l'arciconfraternita dei bianchi, trattandosi di una persona di riguardo. 4649_3829_000546 accompagnate i miei nipoti, trao, già siete vicini di casa. don ferdinando non ci vede bene la sera. sentite qua, sentite qua. gli disse il canonico zacco. non si dava pace, fingeva di cercare il lampione nelle cassapanche. 4649_3829_000547 il peggio è toccato a me. si lamentò che ora rimango storpio e non posso più buscarmi il pane. uno dei suoi compagni, vedendo che non poteva muoversi, gli ammucchiò un po di strame sotto il capo. 4649_3829_000548 viva il santo patrono, viva san gregorio magno nella folla, laggiù in piazza, il canonico lupi, il quale urlava come un ossesso in mezzo ai contadini e gesticolava verso i balconi del palazzo sganci col viso in su. 4649_3829_000549 e un sorriso malizioso le balenò negli occhi. quel seccatore di mommino neri era ancor lì appoggiato a una quinta che discorreva col signor pallante, già vestito da re, colla zimarra di pelliccia e la corona di carta in testa. 4649_3829_000550 se mi fa avere la soddisfazione che dico io sotto gli occhi medesimi di donna, fifì, voglio avere la soddisfazione, voglio farla morir tisica. 4649_3829_000551 talché in quell'aria di festa suonò più malinconico il campanello del viatico, correvano anche delle voci sinistre. 4649_3829_000552 si udiva sempre nel buio la voce chioccia di don ferdinando, il quale chiamava bianca bianca e don diego, che bussava e tempestava dietro un uscio, fermando pel vestito ognuno che passava, strillando anche lui. 4649_3829_000553 diego diego. dietro alla faccia stralunata di don ferdinando trao, apparve allora alla finestra il berretto da notte sudicio e i capelli grigi svolazzanti di don diego. 4649_3829_000554 gli occhietti grigi come due tarì d'argento, sotto le sopracciglia aggrottate dal continuo stare al sole e al vento in campagna. bacio le mani, signora baronessa. 4649_3829_000555 il quale sembrava pavonazzo a quella luce, incastrato fra lei e donna giovannina, mentre mita sgranava gli occhi di bambina per non vedere e nicolino andava pizzicando le gambe della gente per ficcarvi il capo framezzo e spingersi avanti. 4649_3829_000556 con quella faccia non si va a chiedere un favore. aspettatemi qui salgo un momento dal cavalier peperito. è una bestia, ma l'hanno fatto giurato. 4649_3829_000557 addolorato, cogli occhi quasi umidi. anch'esso vedi soggiunse. vorrei essere un povero diavolo, come santo motta laggiù nell'osteria di pecu. pecu povero e contento. 4649_3829_000558 vostro figlio è tanto ricco, mia sorella no. invece, a quelle parole la cugina rubiera tese le orecchie, colla faccia a un tratto irrigidita nella maschera dei suoi progenitori. 4649_3829_000559 di lui pure don ninì. ohè, si udì il vocione di: su la scala i vuoi fritti o al pomodoro. 4649_3829_000560 via, via, perché ti tremano così le mani. non sono tuo marito adesso, a dispetto degli invidiosi, che paura hai? senti, quel ciolla mi farà fare uno sproposito. 4649_3829_000561 la chiave serbala, tu la zia sganci a quei discorsi. da prima scattò come una molla. 4649_3829_000562 in quel momento si udì uno scalpiccìo di gente di chiesa. don luca alzò la voce di botto, quasi parlasse a un sordo. 4649_3829_000563 non son padrone di muovere un dito in casa mia, sono padrone da burla. allora è meglio finirla in una volta. e andava tentando l'acqua col piede. 4649_3829_000564 volta d'allora in poi s'erano viste raramente insieme le teste canute dei due fratelli, dietro i vetri rattoppati colla carta, cercando il sole, don diego sputando e guardando in terra ogni momento. 4649_3829_000565 al caso. poi ci son qua, io farò quello che potrò. non ho il cuore di sasso. no, lo sai. vai, vai, vattene via contenta. 4649_3829_000566 alle finestre facevano capolino dei visi inquieti, dietro le invetriate, quasi piovesse. il palazzo sganci, chiuso ermeticamente e don giuseppe barabba appollaiato sull'abbaino. 4649_3829_000567 il capitano, passando dinanzi alla farmacia, fulminò i libertini di un'occhiataccia e borbottò, rivolto al principale: badate che avete moglie e figliuoli. 4649_3829_000568 il canonico finse di non capire perché pel ponte. no, in fede mia, i dispiace anzi. 4649_3829_000569 il marchese si schermì. grazie, figliuol mio. ora mi rovini il vestito, bada di là ci sono anche le tinozze coi sorbetti. aggiunse, don santo. 4649_3829_000570 bravi i piace. la fortuna viene dormendo. son venuto io a portarvela. intanto la giornata se ne va. quante canne ne avete fatto di massicciata? oggi vediamo neppure tre canne. 4649_3829_000571 aggiunse il marchese con la sua tosserella: eh eh, qualcosa zio. 4649_3829_000572 ore sette del e barone antonino rubiera sicuro, aggiunse mastro titta che stava sull'uscio del palchetto mentre donna fifì compitava la letterina. 4649_3829_000573 s'è messo anche a fare il negoziante di grano mastro. don gesualdo non lo fa più. il muratore fa un po di tutto, quel diavolo dicesi pure che vuol concorrere all'asta per la gabella delle terre comunali. 4649_3829_000574 poi, udendo colui che gli arrancava dietro con un certo rumore, quasi picchiasse in terra col bastone, gli disse: e tu chi sei? 4649_3829_000575 cominciava ad albeggiare, ma nelle viottole fuori mano che avevano preso non s'incontrava ancora anima viva. la casuccia di diodata era nascosta fra un mucchio di casupole nerastre e macchie di fichi d'india, dove il fango durava anche. 4649_3829_000576 bianca, bianca. gridava lo zio limòli che non poteva tenerle dietro. dinanzi al portone, spalancato a due battenti, si affollavano i ragazzi di burgio e di don luca. 4649_3829_000577 parla, rispose lui: tutto quello che desideri. voglio che sii contenta tu pure. com'era di luglio e faceva un gran caldo, si tolse anche il vestito aspettando. 4649_3829_000578 quante cose ha visto questo magazzino. i rammento da piccolo il marchese limòli che recitava: adelaide e comingio colla margarone buon'anima, la madre di don filippo, quella ch'è andata a finire poi alla salonia. 4649_3829_000579 le liti fra tutti loro quando gli affari non andavano bene, costretto a difendere la sua roba contro tutti per fare il suo interesse nel paese, non un solo che non gli fosse nemico o alleato pericoloso e temuto. 4649_3829_000580 piazza colle, mani fine e delicate, la persona che sembrava più alta e sottile in quella vesticciuola dimessa mentre alzavasi sulla punta dei piedi per arrivare alle funicelle stese da un muro. 4649_3829_000581 veniva appunto, signora cugina, e don diego, soffocato dalla polvere, si mise a tossire: scostatevi, scostatevi via di qua, cugino, voi non ci siete avvezzo. interruppe la baronessa. 4649_3829_000582 e per loro c'è ancora della grazia di dio. nel magazzino dei rubiera, invece di feste e di teatri, in quella arrivò il vetturale colle mule cariche. 4649_3829_000583 don luca il sagrestano era corso davvero ad attaccarsi alle campane. la gente in piazza, fitta come le mosche dal corridoio riuscì a farsi udire. comare speranza. 4649_3829_000584 se mi son levato il pan di bocca per amore della roba e poi tutto a un tratto ci casca addosso un negozio simile. ma questa è l'ultima che mi farà il signor baronello. 4649_3829_000585 dirimpetto sul marciapiede del caffè dei nobili don anselmo. il cameriere aveva schierate al solito le seggiole al fresco, ma non c'era altri che il marchese limòli col bastone fra le gambe, il quale guardava tranquillamente la folla minacciosa. 4649_3829_000586 oh, vergine santa, cominciò a strillare la padrona, perdendo un po del suo colore acceso. oh, maria santissima, e dove sarà mai? cosa gli sarà accaduto al mio ragazzo? 4649_3829_000587 le donne salutando sino a terra, come in chiesa, imbacuccate nelle mantelline. questa è diodata, disse nanni l'orbo, una povera orfanella che il padrone ha mantenuto per carità. 4649_3829_000588 sono stato anche a cercare del notaro neri, se s'ha a scrivere due parole della chiusa del carmine che date a mia moglie pei servizi prestati, non che non mi fidi, sapete bene per la vita e per la morte. 4649_3829_000589 ma giunti al portone, il canonico si tirò indietro prudentemente. un'altra volta tornerò poi adesso. vostro cugino ha da parlarvi. 4649_3829_000590 ah, siete qui, don gesualdo, bene, bene, don giuseppe. chissà dove si sarà cacciato quel vecchio stolido di don giuseppe. 4649_3829_000591 ma in quella entrava don ninì rubiera, un giovanotto alto e massiccio che quasi non passava dall'uscio, bianco e rosso in viso, coi capelli ricciuti e degli occhi un po addormentati che facevano girare il capo alle ragazze. 4649_3829_000592 la testolina alquanto piegata sull'omero, le palpebre che battevano, colpite dalla luce più viva sugli occhi illanguiditi. come avesse sonno bianca, posò la mano sul braccio del cugino, il quale stava per svignarsela anche lui dal balcone. 4649_3829_000593 vado a celebrare la santa messa, la messa di mezzogiorno. un capriccio di monsignore: sono salito al paese apposta per voi. ho fatto questa pettata: è caldo eh. 4649_3829_000594 nardo il manovale, quello che ci lasciò la gamba sul ponte. non mi riconoscete più. vossignoria donna bianca. mi ha mandato a svegliare di notte. 4649_3829_000595 recando uno scartafaccio che andava mostrando a tutti quanti. ecco il privilegio, il diploma del re martino. bisogna metterlo nell'iscrizione mortuaria. 4649_3829_000596 sarà il caldo, saranno tutti quegli uccelli? balbettò l'altro un po scombussolato. vorrei vedervi nei miei panni, signor canonico. esclamò infine: 4649_3829_000597 corpo di giuda. la roba serve per queste occasioni: carceri, malattie e persecuzioni. voi l'avete fatta, don gesualdo, e serve per salvare la vostra pelle. 4649_3829_000598 nel burrone, fra i due monti, sembrava d'entrare in una fornace e il paese in cima al colle, arrampicato sui precipizi, disseminato fra rupi enormi, minato da caverne che lo lasciavano come sospeso in aria nerastro. 4649_3829_000599 ma allorquando la processione di san giuseppe si fermò dinanzi al portone dei trao per l'omaggio tradizionale alla famiglia, le finestre rimasero chiuse, malgrado il vocìo della folla. 4649_3829_000600 lui venderò fontanarossa, ma le terre del comune non me le toglie, mastro don gesualdo, né solo, né coll'aiuto della baronessa rubiera. 4649_3829_000601 ti pesa, di ti pesa questa vita angustiata. povera bianca, hai paura per l'avvenire? si fregò il mento peloso, colla mano ischeletrita, seguitando ad ammiccare cercando di rendere furbo il sorriso pallido. 4649_3829_000602 gli era toccato ricomprargliela due volte, la fornace del gesso, e continuava a metterlo in quegli impicci. e se lui diceva: ahi, quando era costretto a farsi aprire la vena e a lasciarsi cavar dell'altro sangue per pagare, allora il padre gridava che gli si mancava di rispetto. 4649_3829_000603 massaro carmine. il camparo era steso, bocconi sull'aia collo, schioppo fra le gambe, brasi, camauro e nanni. l'orbo erano spulezzati di qua e di là, come fanno i cani la notte quando sentono la femmina nelle vicinanze. 4649_3829_000604 no, no, non dico pel ponte, ma andiamo di sopra. vossignoria, non son discorsi da farsi qui in istrada. 4649_3829_000605 ciascuno la pensa a modo suo, poi è lei che deve risolvere. se lei dice di sì, io per me non mi tiro indietro, ma oggi non posso venire, e neppure domani, be, dopodomani. 4649_3829_000606 poscia, ficcandosi in mezzo alla gente a voce più bassa, col viso acceso, ha mandato mastro don gesualdo in vece sua, il futuro socio sissignore. 4649_3829_000607 la lite s'accese un'altra volta, mastro nunzio, che strillava e si lagnava di non esser rispettato. vedete se sono un fantoccio. 4649_3829_000608 chi comanda adesso è un prete certo ascenso. ah, rispose il canonico che si sentiva in causa. ah, 4649_3829_000609 sembrava che non avesse più una goccia di sangue nelle vene, tanto era pallida e sbattuta. mosse le labbra tremanti due o tre volte. 4649_3829_000610 gran cose c'è per aria: cani e gatti vanno insieme. gran cose si preparano. tavuso gonfiò le gote e non rispose. 4649_3829_000611 tu non ne vuoi, essa non rispose. dopo un po, quando il servitore non era più lì, si udì di nuovo la voce sorda di lei: è vero che ti mariti io? 4649_3829_000612 infine riprese. ci vuol l'aiuto di dio. siamo tre bocche da sfamare in casa. ti par poco? ci vorrebbe anche un po di brodo per diego. non mi piace da qualche tempo. hai visto la faccia che ha. 4649_3829_000613 poi si guardò intorno abbassando la voce. sembrava che piangessero il morto. quando siamo andati a prendere la sposa, due gufi tale e quale si rintanavano di stanza, in stanza al buio. due gufi tale e quale. 4649_3829_000614 quanti lo incontravano, conoscendo la disgrazia che gli era capitata, dimenticavano di salutarlo e tiravano via. egli guardava bieco e borbottava di tanto in tanto fra di sé. 4649_3829_000615 poscia voltandosi verso mastro don gesualdo con una faccia tutta sorridente: bravo, bravo, don gesualdo, son contentone di vedervi qui. 4649_3829_000616 non mi ci pescate più parola d'onore. ma tacque vedendo entrare mèndola che veniva a far visita, vestito in gala, colla giamberga verde, bottiglia, i calzoni fior di pomo, soltanto il corvattone nero. pel lutto del cugino trao. 4649_3829_000617 hai voluto venirci tu stessa con questi piedini piccoli. nella mia casa, la padrona, la signora bella mia guarda, mi fai dire delle sciocchezze. 4649_3829_000618 vestito di nero con un mazzolino di rose in mano, rimase un po interdetto. trovando tanta gente nel corridoio, donna fifì gli rivolse un'occhiataccia e tirò sgarbatamente per un braccio il fratellino che gli si arrampicava addosso onde frugargli nelle tasche. 4649_3829_000619 la signora sganci, sorpresa, in quel bel modo, dinanzi a tanta gente, non seppe frenarsi. che bestia, sei una bestia, don gesualdo motta si dice bestia. 4649_3829_000620 don diego la vide passando davanti la porta del magazzino in mezzo a una nuvola di pula, con le braccia nude, la gonnella di cotone rialzata sul fianco, i capelli impolverati, malgrado il fazzoletto che s'era tirato giù sul naso a mo di tettino. 4649_3829_000621 iddio santo, ch'era rimasto a bocca aperta, coccoloni dinanzi al pioletto, coi quattrini si rizzò in piedi, tutto confuso, grattandosi il capo. 4649_3829_000622 sua moglie intanto andava sciorinando la tovaglia che pareva quella dell'altare. lui invece, per dimostrare la sua gratitudine, fingeva di guardare in aria, inarcando le ciglia dalla sorpresa. 4649_3829_000623 basta avere la coscienza netta. massaro fortunato, sono stato sempre un povero diavolo. bacio la mano di chi mi dà pane. 4649_3829_000624 sulla strada soleggiata e deserta. a quell'ora stava aspettando un contadino con un fazzoletto legato sotto il mento, le mani in tasca, giallo e tremante di febbre. 4649_3829_000625 la casa della baronessa era vastissima, messa insieme a pezzi e bocconi, a misura che i genitori di lei andavano stanando ad uno ad uno i diversi proprietari, sino a cacciarsi poi colla figliuola nel palazzetto dei rubiera e porre ogni cosa in comune. 4649_3829_000626 di tratto in tratto soffiava pure qualche folata di venticello più fresco dalla parte di ponente e per tutta la lunghezza della valle udivasi lo stormire delle messi ancora in piedi. 4649_3829_000627 donna marianna, guardava intorno per la stanzaccia squallida crollando il capo. gli altri non fiatavano bianca a capo chino, don ferdinando aspettando che parlasse suo fratello, cogli occhi di barbagianni fissi su di lui. 4649_3829_000628 lo zio marchese si affrettò a cavare il fazzoletto per asciugarle tutta l'acqua che si era versata addosso. il barone mèndola e la zia macrì stavano discorrendo nel vano del finestrone. 4649_3829_000629 ti piace, eh, questa bella vita? ti piace a te? domandava egli, masticando a due palmenti ancora imbronciato. 4649_3829_000630 ci abbiamo appunto mia moglie, che par fatta apposta per consegnarle sottomano, a donna bianca, senza destar sospetti, una bella letterina con due o tre parole che fanno colpo sulle ragazze. capite, vossignoria? 4649_3829_000631 tu di che te ne pare diodata. volse le spalle andando verso il fondo della stalla per dare una manciata di biada fresca alla mula e rispose dopo un momento colla voce roca. 4649_3829_000632 prima soperchierie. quelli di san vito poi, che non vogliono tollerare legnate da orbi. ci sono state. la solita storia di ogni anno. ripeté il canonico: lupi, una porcheria. la giustizia non fa nulla per impedire. 4649_3829_000633 chissà, chissà, quella pioggerella ch'è caduta ha ridotto la strada una pozzanghera. io stavo per rompermi il collo, però dicono che fa bene alle vigne. eh eh, massaro fortunato. 4649_3829_000634 tua madre non sarebbe molto contenta di sentirsi lesinare gli anni, ma è colpa sua. ah, zio mio, credetemi ch'è un brutto impiccio. càlmati, càlmati, consòlati, pensando a chi sta peggio di te. 4649_3829_000635 che era rauca dal gridare, strappando i vestiti di dosso alla gente per farsi largo colle unghie sfoderate come una gatta e la schiuma alla bocca dalla scala ch'è laggiù in fondo al corridoio. 4649_3829_000636 stomaco. il baronello gongolante incominciò- se sono d'incomodo anch'io? e cercò il cappello che aveva in mano. oh no, voi no. rispose lei con premura chinando il capo. 4649_3829_000637 poscia. appena egli lasciò ricadere la portiera, uscendo, don luca ammiccò. e così che devo dire a don gesualdo, se mai lo vedo per caso. 4649_3829_000638 nunzio. vedendo smaniare a quel modo il suo figliuolo, voleva buttarsi a capo fitto giù nella corrente, addirittura per non stare a sentir. lui adesso mi dirà ch'è tutta colpa mia. vedrete. 4649_3829_000639 vossignoria. egli uscì fuori a prendere il fresco, si mise a sedere su di un covone accanto all'uscio, colle spalle al muro, le mani penzoloni fra le gambe. 4649_3829_000640 faceva dei gesti in aria dal tetto della sua casa. lì dirimpetto giacalone. aveva attaccata una carrucola alla ringhiera del balcone per attinger acqua dalla cisterna dei motta. mastro cosimo, il legnaiuolo salito sulla gronda dava furiosi colpi di scure sull'abbaino. 4649_3829_000641 marito, m'è toccato pagarle di tasca mia le vostre belle speculazioni, ma son stanco, veh, di portare la soma l'asino. quand'è stanco si corica in mezzo alla via e non va più avanti. 4649_3829_000642 diodata, svegliata all'improvviso, andava cercando il lume, tastoni, ancora assonnata, lo zio carmine, fregandosi gli occhi, colla bocca contratta dai sbadigli, cercava delle scuse. 4649_3829_000643 la signora sganci mi diceva da un pezzo: l'anno venturo voglio che don gesualdo venga in casa mia a vedere la processione. il marchese limòli, il quale aveva salutato gentilmente il santo patrono al suo passaggio, inchinandosi sulla spalliera della seggiola. 4649_3829_000644 zitto, interruppe il canonico. se vi fate conoscere alla voce, è inutile nascondersi e sudare come bestie. 4649_3829_000645 successero alcuni istanti di silenzio, imbarazzante zacco se ne andò canterellando canali, annunziò che stava per cominciare l'ultimo atto. 4649_3829_000646 la rottura fece chiasso dopo cinque minuti. non si parlava d'altro in tutto il teatro. poco mancò che la produzione non terminasse a fischi. il capocomico se la prese colla prima donna che lo guastava con le prime famiglie del paese. 4649_3829_000647 i costa, vi costa, io lo so. a chi costa brontolò gesualdo. senza voltarsi, sulle mie spalle ricadono tutte queste belle imprese. 4649_3829_000648 lo tirò per la falda nell'anticamera. di lì a un po rientrarono a braccetto don filippo, tornato un pezzo di zucchero con mastro don gesualdo, spalancandogli addosso gli occhioni di bue, quasi lo vedesse allora per la prima volta. 4649_3829_000649 potreste esser la regina del paese. invece, pensateci bene, don gesualdo spiccherebbe di lassù il sole e la luna per farvi piacere. non ci vede più dagli occhi. sembra un pazzo addirittura. 4649_3829_000650 è uscito or ora per cogliere quattro fichi d'india qui accanto. bestia disse lui: ho altro pel capo, ci ho la giustizia alle calcagna. 4649_3829_000651 cominciarono ad abbaiare anche i cani del vicinato. vuoi la chiusa del carmine, un pezzo che ti fa gola? infine compare nardo. riuscì a metterli d'accordo sulla chiusa del carmine. 4649_3829_000652 allorché ricomparve anche don diego, parve di vedere lazzaro, risuscitato, tutto naso, colle occhiaie nere, seppellito, vivo in una vecchia palandrana, tossendo l'anima a ogni passo. 4649_3829_000653 rideva tutto contento colla risata grossolana, nell'impeto caldo, che cominciava a fargli girare il capo balbettando e anfanando in maniche di camicia. 4649_3829_000654 ora riposano insieme marito e moglie nella chiesa del rosario. pace alle anime loro. la baronessa affermava coi segni del capo, dando un colpo di scopa di tanto in tanto per dividere il grano dalla mondiglia. 4649_3829_000655 basta, corpo di bacco. gridò il capitan d'arme battendo in terra la sciabola. sembrami che vogliate burlarvi di me, corpo di bacco. 4649_3829_000656 oggi padre angelino ci ha la trebbia al passo di cava. se avete qualche altro peccato da confessarvi, c'è l'arciprete. bugno sfaccendato, buono anche quello: un servo di dio. 4649_3829_000657 don giuseppe barabba si avvicinò in punta di piedi alla padrona e le disse in un orecchio con gran mistero: devo portare i sorbetti ora ch'è passata la processione. 4649_3829_000658 precisamente, una mamma non potrà condurre in teatro le figliuole, è giusto, osservò allora don filippo. dovrebbe interessarsene l'autorità. 4649_3829_000659 guardate e tutt'a un tratto, in mezzo al crocchio dei parenti che discorrevano sottovoce, si vide capitare don ferdinando, strascicando le gambe, coi capelli arruffati, la camicia aperta, il viso di un cadavere. 4649_3829_000660 il primo mulino che avete costruito in appalto? eh, coi denari presi in prestito al venti per cento. sì, signore, rispose tranquillamente don gesualdo, non chiudevo occhio la notte. 4649_3829_000661 gesualdo, intanto che gli altri si davano da fare. mogi mogi misurava il muro nuovo, colla canna si arrampicava sulla scala a piuoli, pesava i sacchi di gesso sollevandoli da terra. 4649_3829_000662 carità sissignora tanta salute e diodata, non seppe più che dire un cuore tanto fatto. don gesualdo seguitò nanni l'orbo, accalorandosi. 4649_3829_000663 vedremo, sentiremo in quella entrò canali, il quale veniva a cercare margarone, sorpreso di non vederlo all'ora solita. 4649_3829_000664 sera, nossignore, senza piagnisteo. tanta salute a vossignoria e alla vostra sposa. anche è che volevo baciarvi la mano per l'ultima volta. i tremano un po le gambe. 4649_3829_000665 una battaglia c'è stata dei condannati a morte. uno di quelli che portavano il lanternone dietro il baldacchino disse che il viatico andava dai. 4649_3829_000666 mai non le sarebbe mancato un pretendente cento volte meglio di lui. andava scorbacchiandolo con tutti, amiche e parenti. 4649_3829_000667 poveretti, poveretti, rispose l'altro, agitando la mano dinanzi alla fronte, come a dire che coloro non ci avevano più la testa a segno. 4649_3829_000668 sacco. sentite, don gesualdo, questo non è discorso che venite a farmi adesso, a questa maniera. allora vuol dire che non conoscete chi vi è amico e chi vi è nemico. benedetto dio. 4649_3829_000669 a quelle occhiaie livide così raggomitolata, sembrava proprio una ragazzetta al busto esile e svelto alla nuca, che mostrava la pelle bianca dove il sole non aveva bruciato. 4649_3829_000670 è strano come mi batte il cuore. no, non è nulla, sedete don ninì. cercò una sedia, colla testa in fiamme, il cuore che gli batteva davvero. 4649_3829_000671 don giuseppe era salito in soffitta per vedere i fuochi dall'abbaino, a rischio di precipitare in piazza. comparve finalmente col bicchier. 4649_3829_000672 perché non vi piace più. lo stare in casa mia, diodata, vi avrebbe fatto qualche mancanza. no, i pare mill'anni d'esser lontano. qui però non avete da temere: gli sbirri non vengono a cercarvi qui a casa vostra, piuttosto guardatevi. 4649_3829_000673 compare nardo, verrà con me al ritorno. per segnale busserò tre colpi all'uscio, ma se no, non aprite neanche al diavolo. era un terrore pel paese. 4649_3829_000674 ma nel salire le scale stava per rompersi l'osso del collo e allora scappò anche a bestemmiare: che bestie han fatto un mondezzaio. 4649_3829_000675 inciampando nei sassi ogni momento come seguitava a sbraitare la baronessa. un negozio già conchiuso. 4649_3829_000676 il canonico lupi per levarselo dai piedi, gli disse infine: va bene, va bene, poi ci si penserà. il barone mèndola appena santo motta, volse le spalle, si sfogò infine. 4649_3829_000677 sì, sì, e brasi camauro anche e giacalone allorché veniva pel carro. tutti d'amore e d'accordo insieme. 4649_3829_000678 riprese il barone zacco, il quale pensava sempre a una cosa e non poteva mandarla giù, guardando di qua e di là cogli occhiacci da spiritato, ammiccando alle donne per farle ridere. 4649_3829_000679 quest'altra adesso, perché sei venuta tutta bagnata. sei guarda come le bestie, dalla canziria fin qui a piedi, apposta per farmi il piagnisteo. come non ne avessi abbastanza dei miei guai. 4649_3829_000680 voltò il viso pallido e sbattuto e si trasse indietro bruscamente. adesso accende il lume, riprese don gesualdo, fa tutto in casa lei. 4649_3829_000681 non si ammazzarono a lavorare perché la loro roba poi andasse in mano di questo e di quello capite. in quel mentre bussarono al portone col pesante martello di ferro che rintronò per tutta la casa e suscitò un'altra volta lo schiamazzo del pollaio. 4649_3829_000682 sapete cosa vi dico? che mi fate fare uno sproposito. tante volte ve l'ho predicato. ora lo fo sul serio. com'è vero, dio l'asino, quando non ne può più si corica. e buona notte a chi resta. 4649_3829_000683 don luca, entrò a precipizio col fiato ai denti, signor don arcangelo. don diego trao è in punto di morte. il dottore non vuol venire. cosa fo? 4649_3829_000684 bella porcheria. me lo lasciano sulle spalle, a me solo. brontolò don luca tornando nella camera del moribondo. 4649_3829_000685 poi i vostri fratelli non vorrebbero. donna bianca rossa, come se avesse avuto sul viso tutto il riflesso della cortina che velava l'altare del crocifisso. finse di non capire, il canonico, ripigliò mutando registro. 4649_3829_000686 il canonico. vedendo che il discorso si metteva per le lunghe, volse le spalle. i saluto don luca il sagrestano mi aspetta digiuno come me sino a quest'ora, e infilò la scaletta pel quartiere alto. 4649_3829_000687 il barone mise mano alla pistola, tutti, con un gran batticuore, si udirono abbaiare: dei cani. fermo. esclamò il canonico sottovoce, afferrando il braccio armato del barone che mirava al buio. 4649_3829_000688 guardò il palazzo, guardò poi il canonico e rispose però caparra in mano: eh, signor canonico, prima voglio vedere come la pigliano i parenti di lei. 4649_3829_000689 cosa mi dici di fare. vedi, sono nelle tue braccia, come l'addolorata. egli allora cominciò a darsi dei pugni nella testa, commosso, col cuore gonfio, anch'esso badando a non far strepito e che non sopraggiungesse nessuno nel balcone. 4649_3829_000690 quando gli parve proprio di farci una figura sciocca, montò in collera: ah, tu lo vuoi? gli diss'ella infine con accento febbrile: ebbene, ebbene. 4649_3829_000691 si bussavano tre colpi in un certo modo alla porticina dove si giungeva scendendo tre scalini. si attraversava un gran cortile oscuro e scosceso e in fondo c'era uno stanzone buio dove si capiva che stava molta gente a confabulare insieme dal sussurrìo. 4649_3829_000692 ehi adagio, signor capitano, sono il marchese limòli e ho ancora degli amici a napoli per farvi scapitanare e tagliare i baffi novelli, sapete. 4649_3829_000693 di che glieli manda lei stessa. la cognata soggiunse gesualdo, tutto contento, con un sorriso di gratitudine per lei. 4649_3829_000694 faremo crepare gli invidiosi. hai visto stasera che non son voluti venire alle nozze. quante spese buttate via. hai visto che mi mangiavo il fegato e ridevo? riderà meglio chi ride. 4649_3829_000695 mastro don gesualdo però, esitava alquanto intimidito, in mezzo alla gran sala tappezzata di damasco giallo, sotto gli occhi di tutti quei sganci che lo guardavano alteramente dai ritratti in giro alle pareti. 4649_3829_000696 dalla strada, rispose ciolla, ripassando col chitarrino: amore, amore che m'hai fatto fare. e degli altri sfaccendati gli andavano dietro facendogli l'accompagnamento coi grugniti. 4649_3829_000697 datemi la stanga, io non ho paura. intanto che stiamo a chiacchierare, il tempo passa, la giornata corre, lo stesso. eh, come se li avessi rubati i miei denari su da quella parte. non badate a me che ho la pelle dura. 4649_3829_000698 i ricordate quel discorso che mi faceste la sera della festa del santo patrono. ma se fate, le viste di non capire perché sono venuto qui da voi quando vi ho detto per prima cosa. i ho detto: eccomi qua come volete voi. 4649_3829_000699 vivi bomma sforzavasi di fare il gradasso tavuso, non diceva una parola e il notaro stava soprapensieri anche lui. zacco corse ad attaccarsi al braccio di don gesualdo, quasi fossero divenuti fratelli davvero. 4649_3829_000700 moggi. tutt'intorno svolazzavano stormi di galline, un nugolo di piccioni per aria, degli asinelli macilenti abboccavano affamati nella paglia, coll'occhio spento. 4649_3829_000701 roba tacque un momento intenerito, poi riprese dopo un pezzetto, cambiando tono. sai, vogliono che prenda moglie. 4649_3829_000702 donna bianca dice la zia prima che si finiscano: grazie, mettetelo lì su quel vaso di fiori. 4649_3829_000703 sapete cosa ho pensato di concorrere pure all'asta vossignoria insieme a qualchedun altro. ci starei anch'io. no, no, ho troppa carne al fuoco. 4649_3829_000704 nulla. fifì ha mal di capo, rispose don filippo. quindi piano alla moglie, si può sapere che cosa c'è? 4649_3829_000705 però era un tintinnìo sommesso di gente. povera santo. corse ad aprire e si trovò faccia a faccia col sagrestano, seguito dalla moglie, la quale portava sotto il braccio un tovagliuolo che pareva un sacco. 4649_3829_000706 era ancora buio. lontano, nell'ampia distesa nera dell'alìa, ammiccava soltanto un lume di carbonai e, più a sinistra, la stella del mattino sopra un nuvolone basso che tagliava l'alba nel lungo altipiano del paradiso. 4649_3829_000707 e corradino la gurna, il ragazzo della zia trao, donna giuseppina, lo conduce dove va per servirle di paravento, quando aspetta certe visite, capite, l'hanno mandato apposta da siracusa per romperci le tasche. 4649_3829_000708 e avere una buona tavola apparecchiata e la carrozza per far quattro passi dopo e la vigna per la villeggiatura e tutto il resto. la buona tavola soprattutto. 4649_3829_000709 vino qua, date da bere a don luca. sì, sì, verrò, ma quando potrò? per ora non posso muovermi. cascasse il mondo, diodata bada che il vento spinge la fiamma verso l'aia santo e santissimo. 4649_3829_000710 bianca. pure regalò con le sue mani stesse una scatola di confetti al cognato santo per vostra sorella e i suoi ragazzi. 4649_3829_000711 annaspando, grattandosi rabbiosamente il capo, con gli occhietti scintillanti che andavano come frugandola tutta da capo a piedi per trovare il punto debole, scuotendole dinanzi le mani, giunte minaccioso e supplichevole alla. 4649_3829_000712 bisogna dare un esempio. ci pigliavano a calci, dove sapete, un altro po manica di birbanti, un paese come il nostro, che prima era un convento di frati al castello, al castello, don liccio, eccovi le chiavi. 4649_3829_000713 tanto più che la signora aglae non gli aveva lasciato neppur salire la scala della locanda. infine, gli aveva detto il perché, una sera al buio, lì sulla soglia, mentre pallante era salito avanti ad accendere il lume. 4649_3829_000714 via. entrate un momento. disse donna bellonia al baronello. i metterete in fondo al palco insieme a fifì, giacché siete in lutto. nessuno vi vedrà levati di lì, giovannina. 4649_3829_000715 don gesualdo cercava di volgerla in ridere. colle labbra smorte. bravo, canonico. adesso si vedrà se siete un uomo. 4649_3829_000716 il canonico soggiunse: state tranquillo che mastro don gesualdo fa tutti i mestieri in cui c'è da guadagnare. pirtuso, il quale s'era accorto della strizzatina d'occhio di giacalone, andò a dirgli: sotto il naso il fatto suo. 4649_3829_000717 questo è tuo cognato, disse il marchese a bianca. il notaro ripigliò di lì a un momento: guardate, guardate, sembra lo sbarco di cristoforo colombo. 4649_3829_000718 davanti dall'uscio entrava un venticello fresco ch'era un piacere, insieme al trillare dei grilli e all'odore dei covoni nell'aia, il suo raccolto lì sotto gli occhi. 4649_3829_000719 una torre di babele erano accorsi anche altri vicini. santo motta colle mani in tasca il faccione gioviale e la barzelletta sempre pronta. 4649_3829_000720 ma in quel momento portavano bianca, svenuta, le braccia, penzoloni, donna agrippina, e il sagrestano rossi, ansanti e col fiato ai denti. quasi fosse morta, sbuffò il sagrestano: gli pesano le ossa. 4649_3829_000721 calmarlo. oggi ch'è festa, lasciatelo stare quel povero ragazzo, don filippo. don filippo lasciò stare, limitandosi a lanciare di tanto in tanto qualche occhiataccia autorevole al ragazzo che non gli badava. 4649_3829_000722 sentite qua don bastiano. e si misero a discorrere sottovoce. tirandosi in disparte dalla maddalena, scendeva lemme lemme il notaro col bastone dietro la schiena. 4649_3829_000723 eccola lì, disse donna sarina all'orecchio della macrì cascasse. il mondo non manca mai. avete visto il subbuglio che c'è per le strade? 4649_3829_000724 poca brigata, vita beata conchiuse. l'altro, don gesualdo, li accompagnò sino all'uscio, solleticato internamente dai complimenti del canonico, il quale non finiva dal dirgli che aveva fatto le cose ammodo. 4649_3829_000725 notte, nipoti miei, i dò pure la benedizione, che non costa nulla. bianca s'era fatta pallida come un cencio lavato. 4649_3829_000726 essa, spalancando quegli occhi neri che illuminavano la stanza, mise un dito sulle labbra e fece segno a rubiera d'accostarsi. 4649_3829_000727 si alzò anche lei, con un lieve tremito nei muscoli del mento, coi begli occhi turchini che sembravano smarriti, incespicando nel vestito nuovo, e balbettò: zio, sentite, zio. 4649_3829_000728 una trao che sposa mastro don gesualdo. non me lo dite: quando vedo una famiglia illustre come quella, scendere tanto basso mi fa male allo stomaco. in parola. 4649_3829_000729 deo gratias, deo gratias. lo combiniamo questo matrimonio, signora baronessa, come s'accorse di don diego trao che aspettava umilmente in disparte. 4649_3829_000730 scusate, scusate. sbuffò allora donna agrippina, macrì arricciando il naso, facendosi strada coi fianchi poderosi, assettandosi sdegnosa, il fazzoletto bianco sul petto enorme. 4649_3829_000731 fate lo gnorri, non ci sentite da quell'orecchio. e poi al bisogno, quando vi casca la casa addosso, mi venite dinanzi con quella faccia. 4649_3829_000732 è sorprendente l'aria di famiglia che c'è fra di loro. avete visto come somiglia a don ninì la bambina di donna bianca? che diavolo le borbottò all'orecchio. canali, che storie andate pescando. 4649_3829_000733 mastro titta fu chiamato solo pel trattamento e domani poi devo tornare a scopare e rimettere le fodere. don giuseppe, seguitando a brontolare, se ne andò coi bicchieri vuoti. 4649_3829_000734 don giuseppe venne recando in fascio le bandiere. ecco, il falegname è avvertito. il barone mèndola s'alzò per andare a sentire cosa volesse. 4649_3829_000735 ma sua sorella è un castigo di dio. la zia sganci, accompagnando le margarone sino all'uscio, disse a mastro don gesualdo, che si sprofondava in inchini sul pianerottolo a rischio di ruzzolare giù per la scala. don gesualdo, fate il favore. 4649_3829_000736 e se la prendeva anche con suo marito burgio, ch'era lì in maniche di camicia. voi non dite nulla, state lì come un allocco. cosa siete venuto a fare, dunque? 4649_3829_000737 come non c'è nessuno ancora, esclamò il marchese. giunti che furono nella camera nuziale, parata come un altare. 4649_3829_000738 e senza cercare il pelo nell'uovo, senza pensare a questo e a quell'altro, il signore c'è per tutti. anche tu sei una povera trovatella e il signore ti ha aiutato. 4649_3829_000739 nei vostri panni, sicuro mi ci metto. voglio farvi vedere e toccar con mano chi vi vuol bene o no. 4649_3829_000740 no, interruppe lei balbettando con un filo di voce no sentite. devo dirvi una cosa: 4649_3829_000741 i ragazzi che strillavano tutti i vicini alle finestre per godersi la scena, tanto che gesualdo, infine, perse la pazienza. 4649_3829_000742 e allora, perché mi trattieni? perché non vuoi che mi butti nel fiume? perché gesualdo cominciò a strapparsi i capelli, a mordersi le braccia, a sputare in cielo. 4649_3829_000743 come fossi libera. capite le due grandi al collegio di maria, il maschio al seminario. in casa ci ho soltanto l'ultimo sarino, ch'è meno alto di questo ventaglio. 4649_3829_000744 quello che stavo dicendo a donna bianca, confermò don luca, ripreso animo cogli occhietti di nuovo petulanti. basta, basta. ciascuno dispone a suo modo in casa sua. ora vi lascio pei fatti vostri. 4649_3829_000745 santo, piuttosto voleva fare una fiammata per asciugargli i panni addosso. non importa, rispose lui. me ne sono asciugata tanta dell'acqua sulle spalle. 4649_3829_000746 la serva, eh, la serva della zia rubiera o di qualchedun altro. don diego si alzò da letto, come si trovava, in camiciuola di flanella, col fazzoletto in testa, le gambe stecchite che gli tremavano a verga dentro le mutande logore. 4649_3829_000747 sua moglie andrà in carrozza dalla mattina alla sera. camminerà sull'oro colato, come è vero dio. anche padre angelino vi avrà consigliato la stessa cosa che vi dico io. 4649_3829_000748 ho fatto un buco apposta nell'impannata del granaio, che guarda appunto in camera sua. però ci sono gli avventiz, i devoti spiccioli, capite? 4649_3829_000749 e ordinava: bisogna far questo e quest'altro per usare del suo diritto e non confessare che suo figlio potesse aver la testa più fine della sua. 4649_3829_000750 la zia sganci, non volle neppure aprire barabba, rispose dietro il portone chiuso con tanto di catenaccio. buona donna, questi non son tempi di correre di notte per le strade. domattina, se dio vuole, chi campa si rivede. 4649_3829_000751 bianca, già inquieta per suo marito. non sapendo che fare, aveva mandato a chiamare lo zio limòli, il quale giunse sbadigliando e di cattivo umore. 4649_3829_000752 per fortuna, in quel momento giunse un altro congiurato, imbacuccato come loro, camminando in punta di piedi sui sassi del cortile e ripeté il segnale istesso. 4649_3829_000753 la zia sganci tornò a dire: venite qui, don gesualdo, v'ho serbato il posto per voi, qui vicino ai miei nipoti. 4649_3829_000754 ma la mamma le metteva sempre innanzi la maggiore donna, fifì, disseccata e gialla, dal lungo celibato, tutta pelosa, con certi denti, che sembrava volessero acchiappare un marito a volo, sopraccarica di nastri, di fronzoli e di gale, come un uccello raro. 4649_3829_000755 ossequioso, abbozzando un sorriso triste, facendo l'atto di cacciarsi indietro il berretto che teneva sotto il fazzoletto. benedicite, signor don gesualdo. 4649_3829_000756 bianca, era cresciuta in mezzo a simili discorsi che aiutavano a passare i giorni tristi. aveva veduto sempre quei libracci sparsi sulle tavole sgangherate e per le sedie zoppe. così essa non rispose. 4649_3829_000757 brasi corse colla scopa. spazzo via tutto, signor marchese. butto via ogni cosa. no, no, adesso son passato. 4649_3829_000758 zitta, balbettò don ferdinando, mettendo il dito tremante sulla bocca. poi poi adesso taci. tanta gente vedi. 4649_3829_000759 mia madre non lo fa più. un altro mastro cola ventura. eh, eh, ci vorrebbero dell'altre braccia, un martinetto, legare poi una carrucola lassù alla travatura del tetto. 4649_3829_000760 chiarore incerto che saliva dal banco del venditore di torrone. il cugino stava appoggiato alla ringhiera, fingendo di osservare attentamente l'uomo che andava spegnendo la luminaria nella piazza deserta e il giovane del paratore il quale correva su e giù per l'impalcato della musica. 4649_3829_000761 allegramente donna fifì disse poi mèndola: non vi sono né morti né feriti se non arriviamo a farvi ridere. in nessun modo vuol dire. 4649_3829_000762 ma nessuno rise. solo la capitana, dandogli un colpetto sul braccio, si chinò sorridendo all'orecchio di donna bellonia per confidarle ciò che affermava il tenente. 4649_3829_000763 poscia appena canali, se ne fu andato. ora arriva anche peperito. non mi piace giuocare a tressetti e ammiccò chiudendo un occhio. 4649_3829_000764 ho capito, lascia fare a me. la zia cirmena si era impadronita della sposa e aveva assunta un'aria matronale che la faceva sembrare in collera. 4649_3829_000765 aspettare. donna mariannina seguitava a perorare la causa di don gesualdo, dicendo ch'era un affare d'oro quel matrimonio, una fortuna per tutti loro, congratulandosi con la nipote, la quale fissava fuori dalla finestra cogli occhi lucenti di lagrime. 4649_3829_000766 vuoi e le volse le spalle curvo, senza aggiunger altro, strascicando le gambe. 4649_3829_000767 si soffoca. aggiunse anali i fate un po di posto. guardate lassù quanta gente. quasi quasi mi metto in maniche di camicia. 4649_3829_000768 con due baiocchi di carta rasata, giacché a me non mi avete dato nulla. veh invano. gli amici e i parenti tentarono d'intromettersi onde rappattumare i fidanzati. 4649_3829_000769 donna, giovannina margarone, un bel pezzo di grazia di dio, anch'essa cinghiata nel busto al pari della mamma, si fece rossa come un papavero al vedere entrare il baronello. 4649_3829_000770 sopraggiunse un'altra visita, mommino neri, il quale, trovando lì rubiera, diventò subito di cattivo umore e non aprì bocca, appoggiato allo stipite succhiando il pomo del bastoncino. la signora aglae teneva sola la conversazione. 4649_3829_000771 lasciatemi crepare. a voi non ve ne importa, dite così perché voi non ci avete il sangue vostro in mezzo a quell'acqua. lasciatemi crepare. 4649_3829_000772 come un gattone nero, schiodando, martellando, buttando giù i festoni e le ghirlande di carta, i razzi che scappavano ancora di tratto in tratto, lontano, dietro la massa nera del palazzo di città. i colpi di martello del paratore, le grida più rare. 4649_3829_000773 fortunato sissignore. se vuol dio, saranno tutti a prepararsi per la vendemmia. noi soli no, donna sarina, noi beviamo il vino senza pregare dio per. 4649_3829_000774 il barone, invece, strinse forte il braccio di don gesualdo senza dir nulla, poi lasciò andare ciascuno per la sua strada bomma in su verso la piazza grande il canonico, a piè della scalinata che saliva a san sebastiano. 4649_3829_000775 l'uscio si spalancò a un tratto e comparve don ferdinando, agitando le braccia in aria. don luca corse a precipizio. successe un momento di confusione, delle strida, delle voci concitate. 4649_3829_000776 vedendo il cugino trao inchiodato sull'uscio, rimpiccinito nel soprabitone, gli porse da sedere: entrate, entrate, cugino trao. 4649_3829_000777 e compariva don diego curvo, macilento, col berretto di cotone calcato sino alle orecchie, tossendo, sputando, tenendosi all'inferriata con una mano. 4649_3829_000778 affari importanti. nell'ombra del confessionario, biancheggiò una mano che faceva il segno della croce e, donna bianca si alzò infine barcollando, chiusa nel manto sino ai piedi. 4649_3829_000779 adesso dal corridoio, dalla scala dell'orto, tutti portavano acqua- compare cosimo. era salito sul tetto e dava con la scure sui travicelli. 4649_3829_000780 andava così, facendo visite da un palco all'altro per non pagare il posto. non vi scomodate un posticino in un cantuccio. voi canali, potete andare da donna giuseppina qui accanto che non c'è nessuno. 4649_3829_000781 tu ci hai l'orologio lì nella pancia. pensi solo a mangiare. ci vuol la grazia di dio. i vicini sono ancora tutti fuori. ecco lì i ragazzi di burgio. 4649_3829_000782 don ferdinando non fiatava neppur lui, atterrito che don diego non riuscisse a persuader bianca. cosa volete che dica? esclamò la zia. 4649_3829_000783 bella figura m'avete fatto fare colle vostre melenzose. la sa a memoria tutto il paese la vostra lettera. ebbene, cosa vuol dire? segno ch'è piaciuta. se la sanno tutti a memoria. 4649_3829_000784 ho conosciuto la mula, tanto che vi cerco, vossignoria. cosa facciamo per quelle quattro olive di giolio? io non ho denari per farle cogliere. vedete come sono ridotto. 4649_3829_000785 essa tornò a balbettare qualche parola indistinta che le spirò di nuovo sulle labbra smorte, e alzò per la prima volta gli occhi su di lui, quegli occhi turchini e dolci che gli promettevano la sposa amorevole e ubbidiente che gli avevano detto. 4649_3829_000786 don santo precedeva facendo la spiegazione, tirando in su ogni momento le maniche che gli arrivavano alla punta delle dita. 4649_3829_000787 vuoi che lasci la roba dopo la sua morte? eh, da qui a trent'anni il tempo di crepare di fame. intanto mia madre sta meglio di voi e di me e può campare ancora trent'anni. è vero? rispose il marchese. 4649_3829_000788 era corsa subito la zia macrì colla figliuola e il barone mèndola che stava lì vicino. una va e vieni per la casa, un odor d'incenso e di moccolaia, una confusione. 4649_3829_000789 continuava a balbettare, soffocato, delle parole senza senso. era lì dietro quell'uscio. meglio m'avesse ucciso addirittura allorché mi puntò le pistole al petto. 4649_3829_000790 e la mia roba me l'hanno data i genitori. forse non mi son fatto da me quello che sono. ciascuno porta il suo destino. io ho il fatto mio, grazie a dio, e mio fratello non ha nulla. 4649_3829_000791 quanto piangere e chiamar santi e cristiani in aiuto, mastro nunzio. allora suonava il deprofundis sulla schiena del figliuolo con la funicella stessa della soma. 4649_3829_000792 non c'era anima viva sul terrazzo del collegio. una mano ignota aveva spento finanche il lampione dinanzi alla statua dell'immacolata. una cosa da fare accapponar la pelle quella sera. 4649_3829_000793 fifì, fifì, disse la signora margarone. donna fifì dovette seguire la mamma coll'andatura cascante che le sembrava molto sentimentale. 4649_3829_000794 bianca, mia sorella. che scherzate. rispose mastro don gesualdo, rosso come un pomodoro, liberandosi con una strappata. ci ho la mia casa accanto, capite, se ne va in fiamme tutto il quartiere. 4649_3829_000795 don gesualdo sembra impazzito. dice che non può mandarla giù, che ne farà una malattia. com'è vero, iddio. 4649_3829_000796 dopo il primo movimento generale, un manovrar di seggiole per schivare la pioggia di sciroppo. erano seguiti alcuni istanti di raccoglimento, un acciottolìo discreto di piattelli, un lavorar guardingo e tacito di cucchiai, come fosse una cerimonia solenne. 4649_3829_000797 precedeva, donna giuseppina alòsi, la quale attraversò la piazza sporca di carta bruciata e di gusci di fave e nocciuole in punta di piedi, colle sottane in mano, avviandosi in su pel rosario e subito dopo dalla farmacia scantonò di nuovo l'ombra di. 4649_3829_000798 brasi. camauro anch'esso, per amor di quattro spighe, diodata. gridò dall'uscio ch'era pronto. se non avete altro da comandarmi, vossignoria, vado a buttarmi giù un momento. 4649_3829_000799 e guardando fisso don gesualdo, cogli occhietti acuti di topo che sembrava volessero ficcarglisi dentro come due spilli, il viso a lama di coltello che sfuggiva da ogni parte. vedete, quando sarete entrato nel campo anche voi? 4649_3829_000800 non temere. no, rispose lui con la voce grossa all'udir gente nella piazzetta. dal portone dei trao, che rimbombò come una cannonata, uscì correndo don luca. 4649_3829_000801 gli occhi umidi e tristi che evitavano gli occhi della cugina sissignora. ho da parlarvi lei. da prima, al vedergli quella faccia, pensò che fosse venuto a chiederle denari in prestito. 4649_3829_000802 dal palazzo dei trao, al di sopra del cornicione sdentato, si vedevano salire, infatti, nell'alba che cominciava a schiarire, globi di fumo denso a ondate sparsi di faville. 4649_3829_000803 il fatto è che bisogna concertarsi pel funerale. adesso vedrete che spuntano fuori i parenti del cognato motta. faremo un bel vedere al fianco di burgio e di mastro nunzio motta. 4649_3829_000804 se ve l'avevo detto, esclamò giacalone, ansando: sul vaglio è mastro don gesualdo. il canonico fece un altro segno d'intelligenza alla baronessa e, dopo che pirtuso se ne fu andato, le disse: 4649_3829_000805 sì, sì, rispose questi sottovoce. il barone zacco sta per vendere a minor prezzo, però mastro don gesualdo ancora non ne sa nulla. 4649_3829_000806 qualcheduno che andava ancora pei fatti suoi a quell'ora, vedendolo così fradicio, piovendo acqua come un ombrello, gli disse: eh, don gesualdo, che disgrazia. 4649_3829_000807 don diego. non stava né peggio né meglio. era lì aspettando quel che dio mandava, come tutti i trao, senza lagnarsi, senza cercare di fuggire il suo destino. 4649_3829_000808 don liccio papa cercava d'arrestare santo motta perché aveva gridato la mattina, e il capitano l'incitava da lontano brandendo la canna d'india. ferma, ferma la giustizia. 4649_3829_000809 tutto impolverato e coperto di ragnateli. dopo che la padrona e il canonico lupi si furono sgolati a chiamarlo per ogni stanza, il canonico lupi ch'era di casa, gli diede anche una lavata di capo. 4649_3829_000810 andrò da loro domattina e fra nove mesi, ricordati bene, voglio essere invitato di nuovo pel battesimo. il canonico lupi ed io, noi due soli. non ci sarà neppure bisogno della cugina cirmena. 4649_3829_000811 ninì è pieno di debiti sino al collo e non sa più dove battere il capo. la baronessa giura che sinchè campa lei non paga un baiocco, ma non ha altri eredi e un giorno o l'altro deve lasciargli tutto il suo. 4649_3829_000812 il canonico si fece pregare un po e quindi trasse di tasca un fazzoletto che sembrava un lenzuolo. intanto la zia cirmena s'empiva il borsone che portava al braccio, dov'era ricamato un cane tutto intero e ce n'entrava della roba. 4649_3829_000813 poi, voltandosi verso la moglie che se ne andava barcollando con quell'altro fardello sulla pancia: salute e figli maschi. 4649_3829_000814 quando torna quello del gesso, ditegli il fatto suo a quel figlio di mala femmina. ditegli a neli, che sono del mestiere anch'io, che ne riparleremo poi sabato al far dei conti. 4649_3829_000815 oggi neppure ci ha la trebbia al passo di cava, padre angelino. giorni di lavoro. cara mia, bel bello riescì a mandarla via borbottando, trascinando le ciabatte. 4649_3829_000816 agostino, mi raccomando l'occhio vivo, la parola dolce. e l'occhio vivo, mastro cola. voi che siete capomastro, chi vi ha insegnato a tenere il regolo in mano? maledetto voi. mariano, dammi quassù il regolo sul ponte. 4649_3829_000817 diodata gli andava dietro, passo passo, con voce umile e sottomessa. perché v'arrabbiate, vossignoria, cosa vi ho detto. 4649_3829_000818 ed ora che vi si offre la fortuna, risponderle con un calcio. scusatemi, io la direi: una porcheria. tutt'a un tratto, don diego si mise a ridere, quasi colpito da un'ispirazione, ammiccando dell'occhio, fregandosi le mani. 4649_3829_000819 di qua di qua, ma nessuno osava avventurarsi su per la scala che traballava. una vera bicocca quella casa. i muri rotti, scalcinati, corrosi. 4649_3829_000820 tutti corsero da quella parte, lasciando don diego che seguitava a chiamare dietro l'uscio della sorella bianca bianca. 4649_3829_000821 scintillavano lesti lesti ragazzi sul ponte andiamo, guadagniamoci tutti la giornata. mettetevi un po nei panni del padrone che vi paga l'osso del collo. ci rimetto in quest'appalto, ci perdo diggià, come è vero iddio. 4649_3829_000822 comune, sissignore, la cauzione. poi gesualdo, gli piantò addosso gli occhi grigi e penetranti e riprese. 4649_3829_000823 ho tanto da fare. ah sì, la cauzione. volete che il comune vi aiuti a ripescarla? volete qualche agevolazione per riprendere i lavori? vedremo, sentiremo. 4649_3829_000824 don filippo, che era rimasto a bocca aperta. appena il baronello se ne fu andato, si cacciò nel palchetto, sbraitando contro la moglie alla sua volta. 4649_3829_000825 entrò nanni, l'orbo torvo colla, canna da cogliere, i fichi d'india in spalla e gli occhi biechi che fulminavano di qua e di là, invano, diodata colle, braccia in croce, giurava e spergiurava. 4649_3829_000826 agli strilli accorse don filippo che stava passeggiando nel corridoio, perché il palco era pieno zeppo che c'è al solito. facciamo ribellare tutto il teatro, soltanto noi. 4649_3829_000827 il capitano d'arme accarezzò il ragazzo e disse, guardando nel palco dei margarone con certi occhi arditi: che bel fanciullo, tanto simpatico, una bella famiglia. 4649_3829_000828 quindi balzò in piedi come avesse vent'anni e spalancò in furia la finestra gridando: rosaria, alessi, venite qua per carità. 4649_3829_000829 si può, chiese la vocetta fessa del tirascene dietro l'uscio. no, no, ripeté la signora aglae con tal vivacità, quasi fosse stata sorpresa in fallo. 4649_3829_000830 si alzò andò ad appendere la chiave allo stipite dell'uscio, frugò alquanto nei cassetti del cassettone. infine, vedendo che don diego non aggiungeva altro- ma spiegatevi, cugino, sapete che ho tanto da fare. 4649_3829_000831 e il canonico viceversa. andava raffreddandosi di mano in mano, aggrottandosi in viso, stringendosi nelle spalle, guardandolo fisso di tanto in tanto e scrollando il capo di sotto in su come a dargli. 4649_3829_000832 nella camera del morto. durava intanto il contrasto fra la moglie del sagrestano, che voleva farne uscire don ferdinando e lui che si ostinava a rimanere come un guaiolare di cagnuolo, e la voce aspra della zia grazia la quale strillava: 4649_3829_000833 cinque miglia di salita. pazienza, per amore di don gesualdo, che se lo meritava. in verità sta per cascare, don gesualdo. 4649_3829_000834 com'essa lo guardava, in un certo modo, cogli occhi dolorosi che sembrava gli leggessero anche a lui il cruccio segreto in cuore, cominciò a gridare per non pensarci, quasi fosse in collera. 4649_3829_000835 nunzio: il ragazzo di burgio, entrato come un gatto, si era arrampicato sulla tavola e s'arrabbattava a calci e pugni, anche lui strillando come un ossesso gli altri, monelli carponi sotto. 4649_3829_000836 uscì don luca dalla camera del morto, turbato in viso. è un affar serio. bisognerà portarla via per amore o per forza. i dico ch'è un affar serio. 4649_3829_000837 lo lasciano sulle spalle a me solo corro dal dottore, almeno per la ricetta del viatico. che diavolo, signori miei, deve andarsene così un cristiano senza medico né speziale. 4649_3829_000838 che non ne avete occhi. corpo del diavolo, l'intonaco che screpola e sbulletta. i toccherà poi sentire l'architetto malannaggia a voialtri. 4649_3829_000839 un sorriso che diceva: bisogna pure, giacché son venuta, valeva proprio la pena di mettersi in gala bianca. sembrava un'estranea in mezzo a tutto quel lusso e suo marito, imbarazzato anche lui fra tanta gente. 4649_3829_000840 grazia di ritorno. aveva accostato l'uscio, messo il lume accanto sul tavolino ed era andata a dare un'occhiata a casa sua. il marito si accomodò alla meglio su due sedie. 4649_3829_000841 la zia cirmena, accasciata sul seggiolone col fazzoletto agli occhi, piagnucolò. io non ci reggo a queste scene. sono tutta sottosopra. 4649_3829_000842 la mula che abboccava anch'essa avidamente nella bica dell'orzo. povera bestia, un manipolo ogni strappata giù per la china. di tanto in tanto si udiva nel chiuso il campanaccio della mandra. 4649_3829_000843 ma non me le toglieranno, dovessi vendere fontanarossa. vedete delle terre che da quarant'anni sono nella mia famiglia. tutt'a un tratto sotto i balconi la banda scoppiò in un passodoppio furibondo. 4649_3829_000844 infine cavò di nuovo il fazzoletto per asciugarsi il sudore, se lo passò sulle labbra aride balbettando. è accaduta una disgrazia, una gran disgrazia. 4649_3829_000845 che non ne vuoi mangiare pane. tu non sai che si tace nei negozi. la baronessa, dal canto suo, mentre il sensale le voltava le spalle, ammiccò anch'essa al canonico lupi, come a dirgli che riguardo al prezzo, non c'era male. 4649_3829_000846 sentite interruppe il figliuolo con voce sorda. lasciatemi in pace anche voi. io v'ho lasciato fare voi. 4649_3829_000847 carrucola, donna mariannina. signori miei, quanta gente, quante bellezze. poi scoperto anche mastro don gesualdo in pompa magna. 4649_3829_000848 il vestito di lanetta le faceva delle pieghe sulle spalle magre. non diceva nulla. stava a guardare i fuochi col viso affilato e pallido, come stirato verso l'angolo della bocca dove erano due pieghe dolorose. gli occhi spalancati e lucenti, quasi umidi. 4649_3829_000849 continuava a biasciarle delle barzellette salate nell'orecchio che sembrava arrossire dalla vergogna, divertendosi alla faccia seria che faceva don filippo sul cravattone di raso. 4649_3829_000850 ma voi fate l'indifferente. scusatemi tanto, allora, anche per dare una risposta alla signora sganci che ci aveva messo tanto impegno. scusatemi, è una porcheria. ah, parlate dell'affare del matrimonio. 4649_3829_000851 una mano lava l'altra, aiutami, che t'aiuto, dice pure lo spirito santo. voi, caro don gesualdo, avete il difetto di credere che tutti gli altri sien più minchioni di voi. 4649_3829_000852 andate a chiamargli il prete. piuttosto, lì al collegio c'è il canonico lupi, che s'arrabatta a dir messe e mattutino, fin dall'alba, per farsi vedere in chiesa, cade sempre in piedi. colui se ne ride degli sbirri. 4649_3829_000853 strillò la zia cirmena, respingendolo colle mani, quasi egli stesse, per farle violenza. non potete entrare adesso, fuori, fuori. 4649_3829_000854 domine salva me, amen, rispose il sagrestano. ho fatto quel che ho potuto, solo come un cane, due volte dal medico, di notte anche dal farmacista. 4649_3829_000855 lo so, lo so così. si son fatti mangiare il fatto suo i rubiera e ora vorreste continuare? lo pigliate il farro, sì o no? 4649_3829_000856 nunzio guardò infuriato il suo figliuolo annaspando, agitando le labbra senza poter proferire altre parole, strabuzzando gli occhi per tornare a cercare il posto migliore da annegarsi e infine brontolò. 4649_3829_000857 il capitan d'arme dal palco dirimpetto credendo di non esser visto. dietro le spalle della capitana faceva segno verso di loro col fazzoletto bianco fingendo di soffiarsi il naso. 4649_3829_000858 don gesualdo, infuriato, voleva correre col bastone a far cessare quella baraonda, ma lo zio marchese lo fermò pel braccio. lasciateli fare tanto. 4649_3829_000859 prima di giungere in piazza di santa maria di gesù, uno che andava correndo lo fermò mettendogli la mano sul petto. signor don gesualdo, dove andate? c'è la giustizia a casa vostra. 4649_3829_000860 compare santo. rannicchiò il capo nel bavero di velluto al pari di una testuggine. per me non manca. io son qui dall'avemaria, tutto è pronto. 4649_3829_000861 proprio quello che aveva detto la zia cirmena: una ragazza che vi basiva per un nulla e v'imbrogliava la lingua e le mani, gli seccava ecco quel giorno di nozze che non gli aveva dato un sol momento buono. 4649_3829_000862 eh, diodata, dormi, marmotta nossignore. no, essa comparve tutta arruffata e spalancando a forza gli occhi assonnati. 4649_3829_000863 povera bianca in quello stato. quanti mesi sono, lo sapete: sette devono esser sette. insomma, un affar serio. 4649_3829_000864 più in là, una vecchierella raggomitolata sotto un carrubbio si mise a gridare: non potete passare, no, il fiume badate. 4649_3829_000865 si grattò il capo un istante e riprese: vedi, ciascuno viene al mondo colla sua stella. tu stessa hai forse avuto il padre o la madre ad aiutarti? 4649_3829_000866 sono ancora lì, tutti e due, dietro i vetri della finestra, al buio, a guardare in piazza dove non c'è nessuno come due mummie, addirittura donna bianca, nel passare, udì quelle parole. 4649_3829_000867 di tanto in tanto si premeva sulla bocca il fazzolettino di falsa batista ricamato da lei stessa e tossiva, adagio, adagio, chinando il capo. 4649_3829_000868 me ne torno a casa. ora ho quelle quattro fave che m'aspettano. burgio non si reggeva in piedi dall'appetito e si mise a brontolare come il cognato volle passare dalla posta. sempre misteri, maneggi sottomano. 4649_3829_000869 la baronessa guardava intorno gridando a voce alta e la rubiera e la cugina: sganci. ora che si fa. bisogna avvertire il parentado per le esequie. 4649_3829_000870 il dottore, quello sì deve avere la tremarella addosso a quest'ora, e anche il canonico lupi dicono: buona sera. i muri hanno orecchie al buio. 4649_3829_000871 calmarli. infine, quel ch'è stato è stato il morto. non torna più. colle chiacchiere, non si rimedia a nulla. piuttosto, venite ad asciugarvi tutti e due, che arrischiate di pigliare un malanno, per giunta così fradici come siete. 4649_3829_000872 al giorno d'oggi l'interesse va prima della parentela. io poi non ci tengo molto alla nostra. si sa da chi è nata la baronessa rubiera? e poi fa il suo interesse, sissignore. lo so da gente che può saperlo. 4649_3829_000873 che c'è chiese diodata. spaventata, egli, colla mano le fece segno di star zitta. in quel momento tornò correndo, compare nardo. la gamba di legno si udiva da lontano sull'acciottolato. eccolo, eccolo che viene. 4649_3829_000874 a vossignoria, mangiava adagio adagio colla persona curva e il capo chino. aveva una massa di capelli morbidi e fini, malgrado le brinate ed il vento aspro della montagna. 4649_3829_000875 ecco, ecco. si udì in quel momento fra quelli ch'erano affacciati. ecco, il santo peperito colse la palla al balzo e si cacciò a capo fitto nella folla dietro la signora alòsi. 4649_3829_000876 bravo, bravo. tuo marito ha fatto le cose bene. non ci manca nulla. in questa casa ci starai da principessa. non hai che a dire una parola, mostrare un desiderio. 4649_3829_000877 con un moggio di fiori finti in testa, il vestito di seta che aveva preso le pieghe come la carta nel cassettone, i pendagli di famiglia che le strappavano le orecchie. 4649_3829_000878 poco dopo, ciolla, che ingannava il tempo sgretolando delle fave abbrustolite, seduto dinanzi alla bottega del sorbettiere, vide una cosa che gli fece drizzar le orecchie. 4649_3829_000879 ho taciuto sinora, per aver la quiete in famiglia, per mangiare in santa pace un boccone di pane quando torno a casa stanco- ma ora non ne posso più- anche l'asino, quando è stanco, si corica in mezzo alla via e non va più avanti. 4649_3829_000880 sfacciata. egli sbatacchiò l'uscio da prima. non voleva neppur mangiare digiuno, com'era da ventiquattr'ore, con tutti quei dispiaceri che gli empivano lo stomaco. 4649_3829_000881 ne avesse anche cento fin che si marita, capite, e anche dopo, signora baronessa, dove s'hanno a scaricare i muli? disse rosaria grattandosi il capo. 4649_3829_000882 avete visto com'è andata a finire. ciolla corse a desinare, lui pure, don liccio papa. adesso che non c'era più nessuno, si fece vedere di nuovo per le vie con la mano sulla sciaboletta, guardando fieramente gli usci chiusi. 4649_3829_000883 signora baronessa dice che il farro non risponde al peso. gridò alessi dalla porta del magazzino. 4649_3829_000884 largo, largo la gente correva verso la masera. al disopra della folla si vide il baronello rubiera, colla frusta in aria e la testa del suo cavallo che sbuffava spaventato. 4649_3829_000885 dici di sì anche tu. essa, accasciata sulla seggiola, chinò il capo in silenzio. e va bene, giacché tu lo vuoi, giacché non hai il coraggio di aspettare. 4649_3829_000886 vado a mettermi vicino al marchese che ha più giudizio di voi. ahimè, ahimè, signora mia, il marchese cogli occhietti svegli adesso andava fiutandole da presso il profumo di bergamotta. 4649_3829_000887 donna bianca invece voleva fare le cose con bella maniera, almeno pei riguardi umani. infine, se si è indotta a questo passo, 4649_3829_000888 dopo che ciascuno ebbe preso posto nella bella sala cogli specchi, si fece silenzio, ciascuno guardando di qua e di là per fare qualche cosa ed ammirando coi cenni del capo. 4649_3829_000889 adelaide, dove sei la scena della certosa. bisognava vedere tutti col fazzoletto agli occhi, tanto che don alessandro spina, per la commozione, si mise a gridare: ma diglielo che sei tu e le buttò anche una parolaccia. 4649_3829_000890 cosa t'eri messa in capo? di niente, niente don gesualdo, santo e santissimo, santo e santissimo. prese a gridare lui sbuffando per. 4649_3829_000891 eh, don gesualdo, eccovi qua, eccovi qua, don gesualdo, s'era fatta una faccia allegra, per quanto poteva colla febbre maligna che ci aveva nello stomaco. 4649_3829_000892 sopracciglia poscia, appoggiavano i gomiti alla ringhiera e rimanevano come due galline appollaiate sul medesimo bastone, voltando il capo ora di qua e ora di là, a seconda che giungeva la mula di massaro. fortunato burgio carica di grano. 4649_3829_000893 bianca. si fece in là timidamente, don ferdinando, temendo d'esser scomodato, volse un momento, il capo accigliato, e mastro don gesualdo si avvicinò al balcone, inciampando, balbettando, sprofondandosi in scuse. 4649_3829_000894 il notaro scrollava le spalle guardando sottecchi di qua e di là. ciolla tentò di unirsi a loro, ma essi lo piantarono lì bomma, da lontano, non li perdeva di vista dimenando il capo. 4649_3829_000895 e aprì le braccia, voltandosi verso di lui con tale abbandono, come offrendosi all'arte lì su due piedi, che don ninì balzò giù dal cassone. badate. esclamò lei a bassa voce rapidamente: badate. 4649_3829_000896 la cugina rubiera era tornata a lamentarsi del figliuolo tale e quale suo padre buon'anima, senza darsi un pensiero al mondo della mamma o dei suoi interessi. 4649_3829_000897 libertino peperito s'era tappate le orecchie. l'arciprete bugno ricominciò daccapo una statua d'autore. il re- dio guardi, voleva venderla al tempo della guerra coi giacobini. un santo miracoloso. 4649_3829_000898 la signora capitana, poi in gala, quasi fosse la sua festa adesso che ci erano tanti militari, colla borsa ricamata al braccio, il cappellino carico di piume. 4649_3829_000899 e magari sei forse figlia di barone e i tuoi fratelli adesso mangiano galline e piccioni. il signore c'è per tutti. hai trovato da vivere anche tu. 4649_3829_000900 sangue di corpo. di esclamò canali che era tornato ad applaudire. son maritato, son padre di famiglia, ma farei uno sproposito. 4649_3829_000901 sentite, cugino, ho da parlarvi. e seguitarono ad andare a braccetto, in silenzio. ssst un fischio verso i cappuccini. 4649_3829_000902 badate a quel che fate, pensate alla vostra pelle. gli disse il capitano, passandogli di nuovo accanto. 4649_3829_000903 il posto don filippo margarone. anche lui gli lasciava cadere dall'alto del cravattone. complimenti simili a questi. il nascer grandi è caso e non virtù. venire su dal nulla: qui sta il vero merito. 4649_3829_000904 poi dei cunei. sotto, vedete, vossignoria, a far girare i cunei si sta dai lati e non c'è pericolo. bravo, ora mi fate il capomastro. 4649_3829_000905 don diego, a quel discorso si faceva rosso e pallido, da un momento all'altro aveva la faccia di uno. che voglia dire apriti terra e inghiottimi. 4649_3829_000906 con tutta la nobiltà, l'avete visto? eh, stasera che festa v'hanno fatto. i vostri affari andrebbero a gonfie vele. anche per quell'affare delle terre comunali è meglio aver l'appoggio di tutti i pezzi grossi, don gesualdo. 4649_3829_000907 e tornò a voltarsi dall'altra parte. bianca alzò gli occhi dolci ed umili sulla zia e non rispose. la macrì abbozzò un sorriso discreto. 4649_3829_000908 basta, basta se t'ho detto di sì per la chiusa parola di galantuomo davanti a questi testimoni. quand'è così, giacchè mi dite che siete venuto soltanto per salvare la pelle, potete rimanere tutto il tempo che vi piace. sono un buon diavolaccio, lo sapete. 4649_3829_000909 e le spuntarono le lagrime. don diego, avvilito, non osava alzare gli occhi. ci aveva fissi dinanzi implacabili ciolla, la farmacia di bomma, le risate ironiche dei vicini, le chiacchiere delle comari. 4649_3829_000910 donna bianca si fece di fuoco. è innamorato che volete farci innamorato come un pazzo. 4649_3829_000911 santo che tornava affamato dal bighellonare in piazza tutta la giornata. al trovare il fuoco spento, diede nelle furie come un vero animale. 4649_3829_000912 era così turbato anch'esso che seguitava a cercare il suo cappello. lui pure, guarda, ce l'ho in testa. non so nemmeno quello che fo. si guardò attorno come un ladro, mentre ciascuno cercava la sua roba in anticamera e la tirò in disparte verso. 4649_3829_000913 il cavaliere peperito, onde non stare a bocca chiusa come un allocco in mezzo al crocchio dove l'aveva piantato. donna giuseppina, per non dar troppo nell'occhio, scappò fuori a dire: 4649_3829_000914 ma essa gli volse le spalle mèndola. s'era ficcato nel palco prima di tutti gli altri per veder la scena che aveva detto lui e faceva la spiegazione a ogni parola. 4649_3829_000915 ma poi si fece animo per non destar sospetti e andò a stringere la mano a tutti quanti sorridendo: giallo come un morto. 4649_3829_000916 venne più tardi un momento il barone mèndola per convenienza e donna sarina cirmena che ficcava il naso da per tutto il canonico lupi da parte della baronessa rubiera. 4649_3829_000917 così andavano in rovina le famiglie. se non ci fossi stata io in casa dei rubiera, lo vedete quel che sarebbe rimasto di tante grandezze. 4649_3829_000918 ancora non ci penso, ma un giorno o l'altro bisogna pure andarci a cascare. per chi ho lavorato. infine, non ho figliuoli. 4649_3829_000919 bada, c'è tanta gente. esclamò sottovoce il cugino, guardando di qua e di là cogli occhi che fuggivano. ella gli teneva fissi addosso i begli occhi supplichevoli, con un grande sconforto, un grande abbandono doloroso in tutta la persona. 4649_3829_000920 si udiva parlare sottovoce delle risa soffocate, anche uno scalpiccìo furtivo. due che tornavano indietro dalla parte di santa maria di gesù si fermarono vedendo aprire il balcone e tutti sgattaiolarono di qua e di là. 4649_3829_000921 il barone zacco i margarone, la moglie di mèndola, anche tutti i primi signori del paese, fa chiasso il vostro matrimonio, don gesualdo. 4649_3829_000922 bisogna far sapere che noi abbiamo diritto di esser seppelliti nelle tombe reali. una cum regibus. ci avete pensato alle bandiere collo stemma. ci avete pensato al funerale. 4649_3829_000923 sentite, sentite. l'aggiusteremo fra di noi questa faccenda. infine, cos'è stato? niente di male, ne son certa. una ragazza col timor di dio. 4649_3829_000924 e rispose: ma la zia l'ha condotto lì, vieni qua, vieni qua, ti troverò un posto. io. 4649_3829_000925 padron mio esclamò: nanni, a che giuoco giuochiamo? questa non è la maniera bestia. gridò infine don gesualdo, scappandogli la pazienza. ho la forca dinanzi agli occhi e tu vieni a parlarmi di gelosia. 4649_3829_000926 il capitano si accigliò, ma l'altro, senza accorgersene, continuò battendogli familiarmente sulla spalla. i conosco don bastiano. 4649_3829_000927 massaro fortunato più calmo, approvava la moglie con un cenno del capo silenzioso, seduto sulla panchetta simile a una macina di mulino. 4649_3829_000928 quest'ultimo allora disse: adesso potete andarvene, donna sarina, non c'è più nessuno laggiù. la zia cirmena scattò su come una molla. 4649_3829_000929 agostino, il soprastante, annaspando, bofonchiando, affacciandosi all'uscio per guardare il cielo ancora nuvolo, coll'occhio orbo, trovò infine la risposta. 4649_3829_000930 ai miei tempi, signora baronessa, io ci ho visto la commedia in questo magazzino. rispose pirtuso per sviare la domanda. 4649_3829_000931 v'accomoda, benedicite, benedicite. ma essa, colla coda dell'occhio, si accorse che il sensale si era fermato a discorrere col canonico lupi, il quale, sbarazzatosi infine del ciolla, se ne veniva su pel vicoletto. 4649_3829_000932 soltanto allorché furono giunti alla chiusa del carmine, volse il capo all'udire lo scalpiccìo di lui nella mota e lo fece montare in groppa. il ragazzo, colla voce rotta dall'andatura della mula, ripeteva sempre la stessa cosa. 4649_3829_000933 era in un magazzino di grancore, giù nelle stradicciuole tortuose verso san francesco, che sembravano fatte apposta una casetta bassa che aveva una finestra illuminata, per segnale. 4649_3829_000934 la cugina rispose con un sorriso pallido, facendo segno che la vecchia non aveva paura di nulla, perché era sorda. il fatto è, cominciò il barone. 4649_3829_000935 se volgevano gli occhi in su, verso il castello al di sopra de tetti, solevano vedere don diego e don ferdinando trao, uno dopo l'altro, che facevano capolino a una finestra guardinghi. 4649_3829_000936 a seconda del vento, giungevano pure di lassù donde veniva la corrente delle voci che sembravano cadere dal cielo, delle grida disperate e un suono di corno rauco. 4649_3829_000937 ammazzatemi, don diego, ammazzatemi pure, ma non lasciate entrare nessuno qui. quello che accadde poi dietro quell'uscio che don diego aveva chiuso di nuovo spingendo nella cameretta la sorella, nessuno lo seppe mai. 4649_3829_000938 non lo avrebbero trattenuto in cento. la solita storia di ogni anno, disse finalmente il signor capitano dopo che si fu rimesso vuotando d'un fiato un bicchier d'acqua. i devoti di san giovanni che danno mano al campanone un quarto d'ora prima. 4649_3829_000939 la zia cirmena scappò a dire: sono pazzi, pazzi da legare tutti e due. don ferdinando già è stato sempre uno stupido. e don diego vi rammentate quando la cugina sganci gli aveva procurato quell'impiego nei mulini? 4649_3829_000940 chi volete che la sposi senza dote. ribatté la cirmena al cavaliere, ch'era già lontano. poi, dopo quello ch'è successo, 4649_3829_000941 o baronessa, la caparra è quella che conta. dico bene vossignoria. 4649_3829_000942 quelli che vanno a portare la loro offerta. il figlio del notaro neri ha saccheggiato la dispensa nel tempo che suo padre era fuggiasco salsicciotti reste di fichi secchi, pezze intere di cacio. portava ogni giorno qualcosa in tasca. 4649_3829_000943 par d'essere appestati, borbottò donna sarina che rientrava col borsone pieno insieme al canonico lupi. neppure i suoi fratelli son venuti, avete visto. 4649_3829_000944 passava il tintinnìo dei campanacci, il calpestìo greve e lento per la distesa del bestiame che scendeva al torrente dei muggiti, gravi e come sonnolenti le voci dei guardiani che lo guidavano e si spandevano lontane nell'aria sonora. 4649_3829_000945 troppe ne hai date, troppe stanno per terminare. la zia non ne manda altre prima di natale. la sorella voleva andarsene, ma lui seguitava a cercare a frugare, a passare in rivista la roba della dispensa. 4649_3829_000946 si chinò anch'esso sul mucchietto di fave, covandolo colla persona, misurandolo ad occhio, palpandolo colle mani e, dopo che la sagrestana se ne fu andata come un'anatra, reggendo il grembiule pieno sul ventre enorme, si mise a brontolare. 4649_3829_000947 finse di chinarsi per vederci meglio, come avesse le traveggole inarcando le ciglia colla mano sugli occhi, si fece il segno della croce e scappò in furia verso il balcone grande, cacciandosi a gomitate nella folla. 4649_3829_000948 spaccandosi come compassi, ridendo a voce alta, guardando fieramente le donne che osavano mostrarsi alle finestre, facendo risuonare da per tutto il rumore delle sciabole e il tintinnìo degli speroni, quasi ci avessero le campanelle alle calcagna. 4649_3829_000949 mulini, nossignore, un trao non poteva vivere di salario di limosina. sì, possono vivere. 4649_3829_000950 e bianca, sua sorella, la sua figliuola, il suo sangue, che gli aveva mentito, che s'era stretta tacita, nell'ombra all'uomo il quale veniva a recare così mortale oltraggio ai. 4649_3829_000951 portandosi in tasca una manciata di lupini o di ceci abbrustoliti, d'inverno anche con lo scaldino sotto il tabarro, bighellonando, dicendo a ciascuno la sua, sputacchiando di qua e di là, seminando il terreno di bucce. avete visto com'è andata a finire. 4649_3829_000952 sì, sì, se mi fa la grazia, dal seggiolone dove era rannicchiato il marchese limòli sorse allora la vocetta fessa di lui: servitevi, servitevi pure. già son sordo, lo sapete. 4649_3829_000953 santo santo, portami qua la mula. fagli almeno questo lavoro a tuo fratello agostino. voleva trattenerlo a mangiare un boccone. 4649_3829_000954 ma santo, si liberò con uno spintone e prese a correre verso sant'agata. la folla fischiava ed urlava dietro allo sbirro che tentava d'inseguirlo. 4649_3829_000955 il barone mèndola narrava che ogni sera si vedevano le nozze di cana dal suo buco, regali sopra regali, tanto che la baronessa dovette nascondere la chiave della dispensa. 4649_3829_000956 appoggiandosi alla canna d'india col pomo d'oro, senza voltar nemmeno il capo, tenendo per mano l'ultimo dei margarone nicolino, il quale strillava e tirava calci perché non gli facevano vedere il santo dalla piazza. 4649_3829_000957 gli è venuto male al piccolo la gurna, disse il barone mèndola dal palco. di donna giuseppina, capisce come uno grande una seccatura come la mia? 4649_3829_000958 fila coll'acqua fino al ginocchio. si chinavano in avanti tutti in una volta e poi tiravano insieme con un oooh che sembrava un lamento. 4649_3829_000959 allora le vide, il viso rivolto a terra, pallido, pallido e tutto bagnato perché piangi: bestia, niente, vossignoria, così non ci badate. 4649_3829_000960 e infilò l'uscio della camera nuziale continuando a sbraitare: va bene, va bene, non andate in collera vuol dire che ce ne andremo noi. 4649_3829_000961 le terre del comune che uscivano di casa zacco dopo quarant'anni, un prezzo che non s'era mai visto. l'eguale quel mastro, don gesualdo, aveva le mani troppo lunghe. se avevano fatto salire le terre a quel prezzo, voleva dire che c'era ancora da guadagnarci su. 4649_3829_000962 che ci fate adesso? lassù state a piangere il morto, lasciate, lasciate andare. gli rispose gesualdo dalla riva. 4649_3829_000963 facendo una croce per ogni barile di vino, contando le tregge che giungevano, sgridando diodata, disputando col sensale, vociando agli uomini da lontano, sudando senza voce. 4649_3829_000964 ha l'impresa del ponte a fiumegrande. suo figlio ha sborsato la cauzione tutta in pezzi da dodici tarì. 4649_3829_000965 sei una margarone, alla fin fine lui non cambia certo. una margarone con una comica, poi se perdono, io che sono offeso maggiormente. 4649_3829_000966 sì, bisogna maritarti. sei giovane, non puoi rimaner così. non ti lascerei senza un appoggio. ti troverei un buon giovane, un galantuomo. nanni l'orbo guarda, ti darei la dote. 4649_3829_000967 la ragazza tutta una fiamma, gli lanciò un'occhiata di bestia selvaggia. non è vero, nossignore don gesualdo? 4649_3829_000968 giovanni appena giunge in chiesa e attacca l'altra festa, però la gente cominciava ad andarsene di casa. sganci prima si vide uscire dal portone il cavalier peperito, che scomparve dietro la cantonata del farmacista bomma. un momento dopo spuntò il lanternone che 4649_3829_000969 il canonico è rimasto di sale. nessuno si sarebbe aspettato quella risposta, non è vero? il canonico, donna marianna, anche la baronessa vostra zia, tutti che ci avevano posto un grande impegno, si sarebbe mosso quel cristo ch'è di legno. vedete, 4649_3829_000970 coi pantaloni a staffe e un panciotto di raso a fiori, si affacciò nel pianerottolo infilandosi la giamberga: eccomi, eccomi, sono qui. ah, signor marchese, bacio le mani. 4649_3829_000971 nulla, nulla m'avete fatto sapere. non son più nulla, un'estranea, fuori dalla casa e dal cuore fuori. 4649_3829_000972 poi, mentre il prete infilava l'uscio della sagrestia, don luca dovette anche dar la caccia a quei monelli, rovesciando banchi e sedie, facendo atto di tirare. 4649_3829_000973 non posso andare a cercar gli eredi di qua e di là per la strada o negli ospizi dei trovatelli. vuol dire che i figliuoli che avrò poi, se dio m'aiuta, saranno nati sotto la buona stella. vossignoria, siete il padrone. 4649_3829_000974 ecco, interruppe mèndola trionfante. ecco, capite, son maritato. tornò a dire: canali. 4649_3829_000975 gesualdo voleva prima buttar fuori sulla piazza tutta quella legna accatastata nel cortile. ci vorrà un mese, rispose pelagatti, il quale stava a guardare sbadigliando col pistolone in mano. 4649_3829_000976 o saliva dal rosario, la ragazza che vendeva ova oppure la moglie del sagrestano attraversava la piazzetta per andare a suonare l'avemaria. 4649_3829_000977 in cima alla scala comparve anche donna: sara cirmena, la sola di tutto il parentado della sposa che si fosse degnata di venire. 4649_3829_000978 sono venuto a veder la festa. ora ch'è passata, bianca nipote, mia, bada che l'aria della sera ti farà male. no, zio, rispose lei con voce sorda, si soffoca lì dentro. pazienza. 4649_3829_000979 temo che mi cambino la baronessa. ho visto il barone a confabulare con quello sciocco di don ninì ieri sera dietro il collegio. finsi d'entrare nella farmacia per non farmi scorgere. 4649_3829_000980 in quel frattempo tornò di corsa il sagrestano, ansante con un'aria di gran mistero: c'è qui tutto il paese, giù in istrada, che stanno a vedere. 4649_3829_000981 allorché, finalmente gesualdo arrivò alla canziria, erano circa due ore di notte. la porta della fattoria era aperta. diodata aspettava dormicchiando sulla soglia. 4649_3829_000982 diodata, andò a comprargli del pane e del salame. bagnata sino alle ossa, al par di lui, colla gola secca, lì sulla panchetta della stalla dinanzi a una fiammata di strame, almeno si inghiottiva in pace. un po di grazia di dio. 4649_3829_000983 sapete che risposta gli hanno dato. a don gesualdo motta aveva mandato a fare la domanda formale di matrimonio. ieri dopo pranzo col canonico lupi. 4649_3829_000984 tutti i parenti si danno la voce per quello che devono mandare a pasqua e a natale: vino, olio, formaggio, anche del grano. la ragazza già è tutta vestita dei regali della zia rubiera. 4649_3829_000985 mita, mita. chiamò infine la mamma margarone. no, no, non mi scappate, donna bellonia. 4649_3829_000986 don luca che suonava a tutto andare le campane, la folla dalla piazza, vociando e gesticolando, tutti i vicini alla finestra. i margarone stavano a vedere dalla terrazza, al di sopra dei tetti dirimpetto. 4649_3829_000987 suo fratello santo che mangiava e beveva alle sue spalle senza far nulla da mattina a sera, col mio denaro, capite, vossignoria? 4649_3829_000988 io zio. sì, vieni qua. che bella figurina. osservò la signora capitana per adulare il marchese. 4649_3829_000989 col gran letto nuziale rimasto ancora tale e quale dopo vent'anni di vedovanza, dal ramoscello d'ulivo benedetto a piè del crocifisso, allo schioppo del marito accanto al capezzale. 4649_3829_000990 il canonico mutò subito tono e maniere, colle, labbra strette, affettando di tenersi in disparte anche lui, per discrezione, tutto intento a combinare il negozio del frumento. 4649_3829_000991 ma le si vedeva una gran voglia di non esser creduta. il marchese limòli, al solito, trovò la parola giusta. finché i parenti non si saranno accordati per la dote, non se ne deve parlare in pubblico. 4649_3829_000992 il canonico cercava di troncare il discorso col viso inquieto, il sorriso sciocco che non voleva dir nulla. eh eh, baronessa, vostro figlio non è più un ragazzo, ha ventisei anni. 4649_3829_000993 tu mi vuoi baiadera odalisca. c'erano dei piatti sudici sulla tavola, un manto di damasco rabescato sul letto. 4649_3829_000994 a poco a poco diradarono anche quelle visite. l'ultima volta il dottor tavuso se n'era andato scrollando le spalle. i ragazzi del vicinato giuocavano tutto il giorno dietro quel portone che non si apriva più. 4649_3829_000995 subito dopo comparve sull'uscio dell'anticamera don giuseppe barabba colle mani in aria, strangolato dal rispetto. signora, signora. 4649_3829_000996 gli affari vostri, don diego. ah, scusate, cugino, entrate, entrate pure. fin dall'androne immenso e buio, fiancheggiato di porticine basse ferrate a uso di prigione, si sentiva di essere in una casa ricca. 4649_3829_000997 essa stava a vederlo mangiare col viso arrossato dalla fiamma e diceva di sì, come voleva lui, con un sorriso contento. adesso il giorno finiva sereno. 4649_3829_000998 tetti alti e bassi, finestre d'ogni grandezza, qua e là, come capitava il portone signorile, incastrato in mezzo a facciate da catapecchie. 4649_3829_000999 vent'anni che non andava a letto una sola volta senza prima guardare il cielo per vedere come si mettesse quante avemarie e di quelle proprio che devono andar lassù per la pioggia e pel bel tempo. 4649_3829_001000 la vecchia, senza bisogno di udir altro, diritta e stecchita come un fuso, andò a prendere il suo posto fra i parenti che, al suo apparire, s'erano taciuti, seduti intorno sui seggioloni antichi, col viso lungo e le mani sul ventre. 4649_3829_001001 ma voi, che avete più giudizio e non siete un bambino neppur voi dovevate pensarci, voi, quando si ha in casa una ragazza. 4649_3829_001002 lo stesso baronello rubiera, che era uscito di buon'ora dalla casa dei margarone, s'era fatto accompagnare col lampione. ninì ninì strillò dal balcone. donna fifì con la vocina sottile, quasi il suo fidanzato corresse a buttarsi in un precipizio. 4649_3829_001003 voleva far ridere anche la sposa, metterla un po di buon umore per star meglio insieme in confidenza, come dev'essere fra marito e moglie. 4649_3829_001004 sempre misteri, sempre ombrosi e selvatici, tutti voialtri trao, rincantucciati come gli orsi in questa tana. un bel mattino vi troveranno, belli e morti all'improvviso, che sarà una vergogna per tutto il parentado. 4649_3829_001005 si capisce la paura avuta: le avevano fatto credere d'avere i ladri in casa. povera donna bianca è così giovine, così delicata. 4649_3829_001006 spronò la mula che borbottava ancora la sorella sbraitandogli dietro dall'uscio della stalla, finché si udirono i ferri della cavalcatura sui ciottoli della stradicciuola nel buio. 4649_3829_001007 alzatevi, don ferdinando. questa non è ora di dormire. don diego, pareva che russasse forte. si udiva dall'altra stanza, supino, cogli occhi aperti e spenti, le narici filigginose, un viso che non si riconosceva più. 4649_3829_001008 come vi tratta la festa don giuseppe? che volete, signor barone? tutto sulle mie spalle, la casa da mettere in ordine, le fodere da togliere, i lumi da preparare. donna bianca, qui può dirlo, che mi ha dato una mano. 4649_3829_001009 bomma, predicando, in mezzo al solito circolo sull'uscio della farmacia uno sciame di contadini un po più in là, alla debita distanza. 4649_3829_001010 sono andato a trovarlo alla canziria. faceva trebbiare il grano don gesualdo. ch'è questa la maniera di prendersela? ci lascerete la pelle, vossignoria. 4649_3829_001011 e lo tirò in disparte per parlargli sottovoce con calore: sono pazzi. interruppe il marchese ad alta voce, accalorandosi anche lui. 4649_3829_001012 nel vano dei balconi, le teste degli invitati che si pigiavano nere, in quel fondo infuocato e in quello di centro, la figura angolosa di donna, fifì margarone, sorpresa da quella luce più verde del solito, colla faccia arcigna che voleva sembrar commossa. 4649_3829_001013 fra girolamo dei mercenari, che era seduto all'ombra insieme ad altri malintenzionati sugli scalini dinanzi allo studio del notaro neri. come vide passare il barone zacco, colla coda fra le gambe, gli mostrò la pistola che portava nel manicone. 4649_3829_001014 rientriamo anche noi, disse il baronello per allontanare i sospetti. ma bianca non si mosse. piangeva, cheta nell'ombra e di tanto in tanto si vedeva il suo fazzoletto bianco salire verso gli occhi. 4649_3829_001015 e rovesciava tutto il danno sulle spalle di lui, mastro nunzio, che si ostinava ad arrischiare cogli appalti il denaro del figliuolo per provare che era il padrone in casa sua. 4649_3829_001016 da ogni parte facevano piovere sul soffitto che fumava, tegole, sassi, cocci di stoviglie, burgio sulla scala a piuoli, sparandovi schioppettate sopra, e dall'altro lato, pelagatti, appostato accanto al fumaiuolo, caricava e scaricava il pistolone senza misericordia. 4649_3829_001017 perché non si fa slacciare dal capitan d'arme, disse canali, che aveva di tali uscite. il barone mèndola, il quale stava facendo visita a donna giuseppina, alòsi nel palco accanto. 4649_3829_001018 è la loro passeggiata dopopranzo a trastullarsi con lei dietro lo scaffale che c'è di nuovo. don gesualdo, andate a benedire il ponte insieme al canonico. 4649_3829_001019 il cognato tagliò corto, come uno che ha molta altra carne al fuoco e non ha tempo da perdere inutilmente. insomma, mastro lio, voglio disfarmene. fate voi una cosa giusta con prudenza. 4649_3829_001020 anche qui, anche qui, rispose don filippo fingendo di volgerla in burletta. ah, donna fifì. 4649_3829_001021 ma lei, ch'era seduta dinanzi allo specchio voltando le spalle all'uscio, si riscosse udendolo entrare e avvampò in viso. indi si fece smorta più di prima e i lineamenti delicati parvero affilarlesi a un tratto maggiormente. 4649_3829_001022 il tempo s'era abbonacciato, entrava un raggio di sole dall'uscio spalancato sulla campagna che ora sembrava allargarsi ridente, col paese sull'altura in fondo di cui le finestre. 4649_3829_001023 la vedete, signor barone, adesso è finito il tempo delle prepotenze. d'ora innanzi siam tutti eguali. correva pure la voce dei disegni che aveva fatto fra girolamo. 4649_3829_001024 non un filo di ombra, non un filo di verde. colline su colline accavallate nude, arsicce sassose, sparse di olivi rari e magri di fichidindia polverosi. 4649_3829_001025 e la signora capitana, che, non avendo da sfoggiarne metteva in mostra altre ricchezze, al sentirsi frugare nelle spalle si volse come una vipera. scusate, scusate, balbettava il notaro. cerco il barone zacco. 4649_3829_001026 la figliuola, finse di accorgersi soltanto allora della sua amica. oh, bianca, sei qui. che piacere. m'avevano detto ch'eri ammalata. sì, un po adesso sto bene. 4649_3829_001027 la palla e mandò a regalare salsicciotti, caciocavallo, un bottiglione di vino, empirono la tavola della locanda. non si parlava d'altro in tutto il paese. 4649_3829_001028 il canonico, invece di rispondergli, si rivolse a donna bianca con un sorriso sciocco sul muso aguzzo di furetto, color di filiggine. 4649_3829_001029 ma non si vide altro che il sagrestano, il quale correva a chiamare tavuso. lì, a due passi, una porticina verde, colla fune del campanello legata alta perché non andassero a seccarlo di notte. picchia e ripicchia, infine la serva di tavuso gli soffiò attraverso il buco della serratura. 4649_3829_001030 esempio un capitaluccio lo ha, lo so di sicuro. vossignoria darebbe l'appoggio del nome. si potrebbe combinare una società fra di noi tre. 4649_3829_001031 rimpetto alla cantonata di san sebastiano c'era un crocchio di gente. si vedevano biancheggiare dei vestiti chiari nel buio della strada. altri passavano lentamente in punta di piedi rasente al muro, col viso rivolto in su. 4649_3829_001032 una perla: una ragazza che non sa altro: casa e chiesa economa non vi costerà nulla in casa non è avvezza a spender, di certo, ma di buona famiglia i porterebbe il lustro in casa. 4649_3829_001033 il martellare riprese in coro nell'ampia vallata silenziosa, nel polverìo che si levava sulle carni abbronzate, sui cenci svolazzanti, insieme a un ansare secco che accompagnava ogni colpo. 4649_3829_001034 neppure il medico voleva. no, no, cosa mi fa il medico? tutte imposture per spillarci dei denari. il vero medico è lassù quel che vorrà dio. del resto mi sento meglio. 4649_3829_001035 fuori, fuori, andate a giuocare. in piazza. nello stesso tempo passava e ripassava vicino a donna bianca che si era inginocchiata a pregare dinanzi alla cappella del sacramento, sfolgorante d'oro e di colori lucenti da accecare tossendo. 4649_3829_001036 esclamò essa facendosi la croce. lo so, lo so, dico per ischerzo bestia. tacque un altro po ancora e poi soggiunse. 4649_3829_001037 don filippo tossì forte. donna bellonia rispose che sino a quel momento erano chiacchiere. la gente parlava perché sapeva don ninì rubiera un po assiduo con la sua ragazza. nulla di serio, nulla di positivo. 4649_3829_001038 rimase solo ciolla, che fingeva d'andare pei fatti suoi canticchiando: amore, amore che m'hai fatto fare, donna sarina, e il marchese limòli si erano avvicinati anch'essi al balcone. 4649_3829_001039 don gesualdo, disse il notaro neri cavando il naso da una gran sciarpa: siete voi. i ho riconosciuto al canonico che sembra un cucco poveraccio. 4649_3829_001040 la baronessa non ha il coraggio di guardarmi in faccia dopo questo bel tiro che vogliono farmi. non voglio dire che sia rimasta a casa per non incontrarsi con me. che diavolo, ciascuno fa il suo interesse. 4649_3829_001041 e sai cos'ho da dirti? che non ne voglio più sapere di questo ponte della disgrazia. piuttosto faremo un mulino coi materiali che riusciremo a mettere in salvo. un affare sicuro, quello. 4649_3829_001042 la madre non ci arrivò a provare quella consolazione. poveretta, morì raccomandando a tutti, santo, che era stato sempre il suo prediletto e speranza, carica di famiglia com'era stata lei: un figliuolo ogni anno. 4649_3829_001043 la stessa mula anelava tutta sudata. nel salire la via erta, un povero vecchio che s'incontrò carico di manipoli sfinito, si mise a. 4649_3829_001044 com'essa gli ispirava confidenza. col viso buono, stava per sfogarsi del rimanente senza avvedersene quando la zia cirmena venne ad interromperlo dicendogli: pensate al sagrestano, è lì che aspetta con sua moglie. 4649_3829_001045 un bel paese, un pubblico colto e intelligente. bella gioventù anche buona sera, disse mommino. 4649_3829_001046 improntata della diffidenza arcigna dei contadini che le avevano dato il sangue delle vene e la casa messa insieme a pezzo a pezzo colle loro mani. 4649_3829_001047 mentre la giovinetta attraversava la sala, timida col suo vestito di lanetta, l'aria umile e imbarazzata delle ragazze povere. sì, rispose, il marchese è di buona razza. 4649_3829_001048 non grattar troppo colla scopa. piuttosto si sente l'odor di stalla, udendo delle voci. santo motta che aspettava di sopra, vestito di nuovo. 4649_3829_001049 viso. donna bellonia prese il piattino dalle mani di bianca inchinandosi goffamente. quante gentilezze, è troppo, è troppo. 4649_3829_001050 don diego lasciò ricadere, adagio adagio, le mani della sorella, quasi un abisso si scavasse fra di loro. allora, fa quello che vuoi. fa quello che vuoi. 4649_3829_001051 dalla sala arrivò il suono di una sghignazzata generale, subito dopo qualcosa che aveva detto il notaro neri e che non si poté intender bene perché il notaro, quando le diceva grosse, abbassava la voce. 4649_3829_001052 io non vorrei. è mia madre che si è messa in testa questa cosa, anche tu. dicono che vogliono farti sposare don gesualdo motta io. 4649_3829_001053 verde dalla bile e se ne andò mentre l'acqua veniva ancora giù dal cielo come dio la mandava, col capo nelle spalle, bagnato sino alle ossa, il cuore dentro più nero del cielo nuvolo che aveva dinanzi agli occhi. 4649_3829_001054 don luca, tenendo ancora la cotta sotto il braccio, litigava colla moglie, stecchito nella sottana bisunta. quant'era enorme il ventre della donna. 4649_3829_001055 fece un altro segno coll'indice e il pollice in croce sulla bocca e sbirciando colla coda dell'occhio che rientravano in sala, anche bianca e suo marito disse forte, come in seguito di un altro discorso, mostrando il fazzoletto pieno. 4649_3829_001056 la serva, rassettandosi di nascosto a capo chino. soggiunse che il baronello, allorché andava a caccia di buon'ora, soleva uscire dalla porticina della stalla per non svegliar nessuno. 4649_3829_001057 alle grida di don luca, levò il capo verso il balcone e domandò cosa c'era. con un cenno del capo, il sagrestano rispose anche lui con un gesto della mano, facendo segno di uno che se ne va. 4649_3829_001058 dio ciascheduno diceva la sua dei vicini venuti per vedere dei viandanti che volevano passare il fiume e aspettavano al riparo, con la schiena alla fiammata. 4649_3829_001059 il fabbricato occupava quasi tutta la lunghezza del vicoletto. la baronessa, discorrendo sottovoce col canonico lupi, s'era quasi dimenticata del cugino, il quale veniva dietro passo passo. 4649_3829_001060 la moglie da mantenere, i figli che nasceranno se mi tornano a casa, anche gli altri, quelli che son venuti prima, bisogna mantenerli come fossero miei, perché sono il marito di diodata. la gente dirà magari che li ho messi al mondo io. 4649_3829_001061 si voltò ancora indietro, esitante, guardingo prima d'entrare nel vicoletto, temendo che ciolla stesse a spiarlo. per fortuna, colui s'era fermato a discorrere col canonico lupi. 4649_3829_001062 diodata sorrise, nossignore, nessuno, ma il padrone ci si divertiva. sì, sì, l'uno o l'altro, o tutti e due insieme. 4649_3829_001063 il canonico intanto governava i suoi uccelli di richiamo. se non mi date retta, vossignoria, è inutile che parli. 4649_3829_001064 però la baronessa rubiera non è venuta. come va che la baronessa non è venuta dalla cugina sganci. ci fu un istante di silenzio. 4649_3829_001065 su. viva maria, la vita, la vita su, che fai bestia da quella parte, su ci siamo. 4649_3829_001066 e se ne andò sotto il gran sole, tirandosi dietro la mula stanca. pareva di soffocare in quella gola del petraio, le rupi brulle sembravano arroventate. 4649_3829_001067 ci si penserà se ci saranno i denari per pensarci. io gliel'ho sempre detto: vendete metà di casa, cugini cari, anche una o due camere, tanto da tirare innanzi, ma nossignore, vendere la casa dei. 4649_3829_001068 allora si rivolse verso don diego con grande enfasi, pigliandosela coi tempi nuovi. adesso non c'è altro dio, un galantuomo alle volte, oppure una ragazza ch'è nata di buona famiglia. 4649_3829_001069 tua vita mea, qui starete da principi. eh eh, son vecchio e la so lunga. ci staremmo bene anche noi. eh, donna sarina, eh, 4649_3829_001070 dice bene il proverbio che la donna è causa di tutti i mali. commediante poi. 4649_3829_001071 con questi occhi uno che voleva scappare dalla finestra di donna bianca e s'è cacciato dentro un'altra volta al vedere accorrer gente. 4649_3829_001072 bocconi nanni l'orbo. eh o, brasi camauro, chi dei due ti sta dietro la gonnella? riprese don gesualdo che era in vena di scherzare. 4649_3829_001073 è tutta rovinata la cucina, non c'è più dove cuocere un uovo. bisognerà fabbricarla di nuovo. come nessuno gli dava retta, fissava in volto or questo ed ora quello col suo sorriso sciocco. 4649_3829_001074 usciti. il pover'uomo esitò ancora prima di aggiungere quel che gli restava a dire, fissando la sorella con un dolore più pungente e profondo. 4649_3829_001075 le risate non finivano più nanni. l'orbo pel primo che si teneva i fianchi. solo diodata, rossa come il fuoco, colle lagrime agli occhi, s'affannava a ripetere. 4649_3829_001076 faceva la prima tappa dal calzolaio, poi dal caffettiere, appena apriva senza prendere mai nulla. girava a seconda dell'ombra d'inverno, in senso inverso, cercando il sole. 4649_3829_001077 la capitana si levò sulla punta dei piedi, il notaro galante proponeva di sollevarla fra le braccia. donna bellonia corse a far la mamma accanto alle sue creature e suo marito si contentò di montare su di una sedia per vedere. 4649_3829_001078 la chiave, io non so. ha minacciato di rompermi le ossa. la colpa non è mia, signora baronessa, come le pigliasse un accidente alla signora baronessa. 4649_3829_001079 se torna la sagrestana, non gli dar nulla un'altra volta. sanguisughe sono le fave. stanno per terminare, hai visto? 4649_3829_001080 il busto piatto che anelava come un mantice, gli occhi smarriti dietro le nuvole di fumo, i denti soli rimasti feroci, quasi abbandonandosi spalla a spalla contro il baronello rubiera. 4649_3829_001081 don gesualdo aveva fatto delle spese mobili nuovi, fatti venire apposta da catania, specchi, con le cornici dorate, sedie, imbottite dei lumi, con le campane di. 4649_3829_001082 cotone. il baronello rubiera, il quale stava discorrendo in un cantuccio del balcone, grande, naso a naso con donna fifì, guardandosi negli occhi, degli occhi che si struggevano come i sorbetti, si scostò bruscamente al veder comparire la cugina, scolorandosi un po in viso. 4649_3829_001083 era un correre a precipizio nel palazzo smantellato: donne che portavano acqua, ragazzi che si rincorrevano schiamazzando in mezzo a quella confusione, come fosse una festa. 4649_3829_001084 giungevano allora altri parenti in processione, compunti coi guanti neri, in mezzo al rumore delle seggiole smosse. la zia macrì tornò a gridare: presto un medico presto. 4649_3829_001085 allora ditegli che vi comperi delle altre mule. aggiunse il canonico ridendo: è vero, sei alquanto pallida. ti sei forse spaventata in carrozza? 4649_3829_001086 io dico di no. invece guardate, donna giovannina, è grassa quasi quanto la prima donna, eppure non si vede un po sì da vicino, forse pel busto che stringe troppo? 4649_3829_001087 no, no, è meglio star seduti in una bella sedia soffice come questa che andare a buscarsi il pane di qua e di là come i la gurna, quando si può buscarselo anche. 4649_3829_001088 il sacrificio, non sapeva ella stessa come, mentre il cuore volava lontano, sognando altri orizzonti, altro ideale. ma dopo, mai più, mai più, s'era ripresa, vergognosa. 4649_3829_001089 e compare santo. col pretesto di difendere la roba, abbrancava quel che poteva e se lo ficcava da per tutto: in bocca, nelle tasche, dentro la camicia. 4649_3829_001090 erano un po in disparte, mentre tutti gli altri si affollavano intorno alla tavola. egli allora le disse piano, con una certa tenerezza: 4649_3829_001091 è un pezzo che compare. nanni teneva d'occhio a quei baiocchi per non lasciarseli sfuggire. aggiunse: brasi, camauro è nato col berretto in testa. 4649_3829_001092 sono contento, vedi bianca, sono contento d'andare magari verso il precipizio per vedere che cominci ad affezionarti a me e alla casa. 4649_3829_001093 in quella si udì nel corridoio un fruscìo di seta e un rumore di sciabole e di speroni. donna giovannina si fece di brace in volto, sentendosi addosso gli occhi della mamma. 4649_3829_001094 la zia cirmena, che si era divertita almeno un po, si piantò nel bel mezzo della stanza guardando in faccia la gente, come a dire ch'era ora d'andarsene. 4649_3829_001095 carico di figliuoli. anche allora saltano fuori le difficoltà. denari non ce ne sono, i denari che si son persi nel ponte della malora. 4649_3829_001096 non vorrei che la signora baronessa rubiera avesse a vergognarsi d'avermi per compagno. diteglielo pure, ha ragione. 4649_3829_001097 piuttosto ogni stanza che rovina, chiudono l'uscio e si riducono in quelle che restano in piedi. così faranno per la cucina. faranno cuocere le uova qui in sala, quando le avranno vendere una o due camere? nossignore, non si può, anche volendo. 4649_3829_001098 stomaco, sissignore, eccomi qua. rispose con un sorriso che cercò di fare allargare per tutta la faccia scura. eccomi qua, come volete voi. ai vostri comandi però dite la verità. voi parlate col diavolo, eh. 4649_3829_001099 la sottana rimboccata, il mantello e il nicchio sotto, l'ascella, le mani sudice di polvere in un mare di sudore. che festa, eh, signora sganci. 4649_3829_001100 don gesualdo tornò tutto contento leggendo una lettera piena di sgorbi e suggellata colla midolla di pane. lo vedete il diavolo che mi parla all'orecchio. eh, m'ha dato anche una buona notizia e bisogna che torni da mastro lio io. 4649_3829_001101 entrando nella camera nuziale, trasse un sospirone: ah, se dio vuole, è finita. ce n'è voluto, ma è finita. se dio vuole, non lo fo più. com'è vero, iddio, se si ha a ricominciare da capo. 4649_3829_001102 sicuro chi volete che la sposi senza dote. non è più una bambina. neppure lei è un tradimento bell'e buono. cosa farà quando chiuderete gli occhi, voi e vostro fratello? 4649_3829_001103 ma di veder ciò che avete visto stavolta non ve l'aspettate più, sogghignava il barone zacco, accennando a mastro don gesualdo. no, no, me lo rammento, coi sassi in spalla e le spalle lacere. 4649_3829_001104 rispose. infine, il padrone cominciava ad albeggiare. prima di giungere alla torretta, un contadino che incontrarono spingendo innanzi. 4649_3829_001105 e i buoi accovacciati attorno all'aia, legati ai cestoni colmi di fieno, sollevavano allora il capo pigro, soffiando, e si vedeva correre nel buio il luccichìo dei loro occhi, sonnolenti come una processione di lucciole che dileguava. 4649_3829_001106 contenta, ella accennò di sì col capo, col sorriso breve, rallentando il passo. per cortesia, un bravo uomo, un uomo di giudizio, quello sì che ve lo può dare un buon consiglio. 4649_3829_001107 dei ragazzi che si spenzolavano quasi fuori della ringhiera, come stessero a rimondar degli ulivi, una folla tale che la signora capitana, nel palco dirimpetto, minacciava di svenirsi ogni momento colla boccetta d'acqua d'odore sotto il naso. 4649_3829_001108 lasciatemi stare, caro don luca, che so io, dacché il canonico mi portò quella bella risposta: sembra davvero malato di cent'anni, la barba lunga, non dorme e non mangia più. 4649_3829_001109 badando solo di non incomodare gli altri e tenersi per sé i suoi guai e le sue miserie. volse il capo vedendo entrare la sorella: quasi un'ombra gli calasse sul viso. 4649_3829_001110 cameretta misera, la notte che si portava via gli ultimi rumori della festa, l'ultima luce, l'ultima speranza, come la visione di lui che se ne andava insieme a un'altra, senza voltarsi, senza dirle nulla, senza rispondere a lei che lo chiamava dal fondo del. 4649_3829_001111 tutto sudato, colle mani un po tremanti si imbacuccò ben bene in uno scapolare per prudenza e scesero in istrada. 4649_3829_001112 donna sarina gli corse dietro nell'anticamera e si udì il canonico rispondere forte: no, qui vicino dal capitano. 4649_3829_001113 credereste. fa la sdegnosa. anche la capitana, lei che non manca mai dove c'è da leccare piatti. fa la sdegnosa, anch'essa, come se non si sapesse donde viene quella gran dama. 4649_3829_001114 no, don luca, non sono in collera pel rifiuto dei suoi fratelli. venite qua, accostatevi, ch'è inutile far sapere alla gente i fatti nostri. 4649_3829_001115 invano il capitan d'arme, accarezzandosi i baffi che aveva lasciato crescere da poco, le diceva colla voce grossa: non temete, calmatevi, bella signora, noi militari siamo galanti col bel sesso. 4649_3829_001116 dal cielo profondo, ricamato di stelle, una più lucente lassù che sembrava guardasse fredda, triste, solitaria. 4649_3829_001117 verso due ore di notte, don gesualdo stava per mettersi a cenare quando venne a cercarlo in gran mistero il canonico travestito da 4649_3829_001118 c'era il fior, fiore della nobiltà, l'arciprete bugno, lucente, di raso nero, donna giuseppina alòsi, carica di gioie, il marchese limòli con la faccia e la parrucca del secolo scorso. 4649_3829_001119 andate a trovare vostra moglie piuttosto, ve la raccomando. non va presa come le altre. siamo fatti di un'altra pasta tutta la famiglia. 4649_3829_001120 rammentandogli un'altra ombra che soleva aspettarlo, altra volta alla finestra del palazzo smantellato don ninì, se ne andò frettoloso a capo chino, portandosi seco negli occhi i ricordi di quella finestra chiusa e senza lume. 4649_3829_001121 ancora. essa non mi ha detto chiaro di sì colla sua bocca, ma si vede che tentenna come la pera quand'è matura. sono pratico di queste cose perché vedo tutti i giorni in chiesa delle donne che ricorrono al tribunale della penitenza prima e poi. 4649_3829_001122 padrone. egli ci pensò un po su perché quel discorso lo punzecchiava ancora peggio di una vespa e tornò a dire: anche tu non hai avuto né padre né madre. eppure cosa t'è mancato? di nulla, grazie a dio. 4649_3829_001123 con una cacciatora di panno blù, la camicia di bucato, gli stivali nuovi, che dava l'ultimo colpo di scopa nel portone imbiancato di fresco. 4649_3829_001124 capitò in quel momento il ragazzetto del sagrestano che veniva a fare un'imbasciata di gran premura, balbettando, imbrogliandosi, tornando sempre a ripetere la stessa cosa. rosso dalla suggezione. 4649_3829_001125 c'è il canonico lupi. mia moglie qui m'ha detto ch'era montato in carrozza cogli sposi la gnà grazia. allora entrò, svolgendo adagio, adagio il tovagliuolo e ne cavò una caraffina d'acqua d'odore tappata con un batuffoletto di cenci. 4649_3829_001126 vedete mio fratello santo che sta a guardare. se non ci fossi io, egli sarebbe sotto sotto la macina, al mio posto, invece di grattarsi a spingere la macina e la casa tutto sulle mie spalle. 4649_3829_001127 dice che il conto è lungo e non ci ha l'erba di lazzaro risuscitato. poi perché? perché non mi lasciate entrare? che ho fatto? 4649_3829_001128 ma le mule, tutt'a un tratto abbassarono il capo insieme e infilarono il portone a precipizio. morte subitanea, esclamò il canonico, ricadendo col naso sui ginocchi della sposa. 4649_3829_001129 il canonico, no, stava dicendo il notaro mentre s'avvicinavano al balcone, discorrendo sottovoce col barone zacco, piuttosto la baronessa offrendole un guadagno: quella non ha puntiglio. 4649_3829_001130 non si può far sempre quel che si desidera. non sono più padrone come quando ero un povero diavolo senza nulla. ora ci ho tanta roba da lasciare. 4649_3829_001131 signor barone, sta per morire vostro cugino don diego, solo come un cane. non c'è nessuno in casa. rimpetto al palazzo nero e triste dei trao splendeva il balcone lucente dei margarone e in quella luce disegnavasi l'ombra di donna fifì. 4649_3829_001132 dalla parte di sant'agata, comparve un momento anche il signor capitano. per intimorire la folla ammutinata colla sua presenza, si piantò in cima alla scalinata, appoggiato alla canna. 4649_3829_001133 nel vicoletto lì accanto, vicino a casa sua, trovò diodata che stava aspettandolo, colla mantellina in testa, rincantucciata sotto l'arco del ballatoio. poiché in casa non la volevano, speranza principalmente. 4649_3829_001134 all'uscio che metteva nell'altra stanza era inchiodato un bellissimo sciallo turco macchiato d'olio e dietro lo sciallo turco udivasi il signor pallante che russava sulla sua gelosia. 4649_3829_001135 poi, verso nona, bussava al portone il ragazzo di don luca portando un bicchiere di latte. di tanto in tanto veniva don giuseppe barabba con un piatto coperto dal tovagliuolo, o il servitore del fiscale che recava un fiasco di vino. 4649_3829_001136 egli, per fuggire quella vespa, andava cercando in cucina qualcosa da mettere sotto il dente. dopo una giornata simile. frugava nel cassone del pane, speranza sempre dietro, come il gastigo di dio. 4649_3829_001137 cuor d'oro, interruppe il canonico, generoso, caritatevole. peccato che e si diede della mano sulla bocca. 4649_3829_001138 dov'è mio figlio? infine, cosa t'hanno detto alla vignazza? parla, stupido alessi, dondolandosi ora su di una gamba e ora sull'altra, balbettando, guardando inquieto di qua e di là. ripeteva sempre la stessa cosa. 4649_3829_001139 sei venuta al mondo da te, come dio manda l'erba e le piante che nessuno ha seminato. sei venuta al mondo come dice il tuo nome: diodata vuol dire di nessuno. 4649_3829_001140 col bocchino stretto, giunse le mani gesummaria maria, santissima del pericolo, stai fresca, borbottò il notaro voltandosi in là. stai fresca davvero? se aspetti che tuo marito voglia arrischiare? 4649_3829_001141 no, non è nulla, lasciatela sola. il capitano si mise infine a far piovere, legnate a diritta e a manca, come veniva sui vicini che s'affollavano all'uscio curiosi. 4649_3829_001142 no, lasciatemi entrare. apparve un momento la faccia stralunata di don ferdinando, come un fantasma. poi l'uscio, si chiuse. delle braccia amiche la sorreggevano affettuosamente e la zia macrì ripeteva: 4649_3829_001143 sembrate una giovinetta, donna giuseppina, parola di cavaliere, zitto, cattivo soggetto, rispose la vedova. raccomandatevi piuttosto al santo patrono che sta per arrivare. 4649_3829_001144 perché l'hai messa a bollire così presto. il sole è ancora qui sul limitare l'arciprete fa un casa del diavolo per questa faccenda di suonare mezzogiorno prima dell'ora, per stavolta, giacché è fatta, eccoti la chiave del campanile. 4649_3829_001145 ma diodata che gli voltava le spalle col petto pigiato contro la ringhiera, quasi si sentisse morire dal crepacuore. non poté frenare i singhiozzi che la scuotevano dalla testa ai piedi. allora il suo padrone scappò a bestemmiare. 4649_3829_001146 la pianura sotto budarturo come una landa bruciata dal sole. i monti foschi nella caligine, in fondo dei corvi, si levarono gracchiando da una carogna che appestava il fossato. 4649_3829_001147 perché dovrei averli tutti contro? non fo male a nessuno. fo gli affari miei, eh, caro don gesualdo. 4649_3829_001148 don gesualdo, allora, infuriato, prese a sfogarsi col cognato e venite apposta per darmi la bella notizia, mentre stavo a discorrere dei fatti miei sul più bello. 4649_3829_001149 lo sappiamo, le agglomerate cerimonie, le melenzose, riga io le melenzose, ma lei scattò inferocita, quasi volesse piantargli i denti in volto. 4649_3829_001150 al rumore insolito. anche don diego aprì un istante gli occhi, burgio che era sul ballatoio di casa sua, coll'orecchio teso verso la piazza grande, dove udivasi quel parapiglia, vedendo gente nel balcone dei trao, domandò inquieto: 4649_3829_001151 che c'è di nuovo don gesualdo. gridò infine il marchese ristucco con la vocetta fessa, voltando le spalle all'arciprete abbiamo. 4649_3829_001152 fé l'amoroso, un mingherlino che lei si sarebbe messo in tasca indietreggiava a passi misurati, con una mano sul giustacuore di velluto e l'altra in atto di orrore, fra i capelli arricciati. 4649_3829_001153 farai correre gli sbirri con quel chiasso che vuoi. ti darò quello che vuoi. voglio l'onor mio, don gesualdo, l'onor mio che non si compra a denari. 4649_3829_001154 per di qua, per di qua si udì una voce dal vicoletto. il fuoco è lassù in cucina, mastro nunzio il padre di gesualdo arrampicatosi su di una scala a piuoli. 4649_3829_001155 la quale vi farebbe imparentare con tutti i pezzi grossi del paese. lo vedete adesso di che aiuto vi sarebbe. avreste dalla vostra i giurati e tutti quanti, anche per l'altra faccenda della gabella. poi, se volete entrarci insieme a noi, 4649_3829_001156 sposa diodata. narrò allora alla moglie don gesualdo, la marito, con lui il camparo- aggiunse altre informazioni, ridendo. 4649_3829_001157 per godermi i miei denari fra me e me senza invitar nessuno. no, tacete, sento il campanello. interruppe. donna sarina, è un pezzo che suonano mentre voi state a predicare. 4649_3829_001158 se ne vanno tutti in broda. è un pezzo che li ha mandati, giacinto, ed eran già quasi strutti. va bene, va bene, bianca zia, fammi il piacere, aiutami un po tu. 4649_3829_001159 vogliono farmi imparentare con loro. per l'appoggio del parentado, capisci, per non averli tutti contro all'occasione. 4649_3829_001160 ne volete sentire una nuova? seguitò il barone, ostinandosi a cacciare il capo. nel vano dell'uscio c'è un casa del diavolo. dalla capitana fa sorvegliare la locanda dov'è alloggiata la prima donna, suo marito stesso poveretto. 4649_3829_001161 essa si arrestò, tutta tremante, atterrita, colle mani nei capelli, guardandosi intorno, trasognata. a un tratto, fissò gli occhi, asciutti ed arsi, su don ferdinando, che annaspava stralunato, quasi volesse allontanarla dal letto. 4649_3829_001162 vuol dire che la colpa è vostra, don ninì, non parlo del vostro fisico. bisognava accompagnarla con qualche regaluccio. caro barone, la polvere spinge la palla. credevate di far colpo per la vostra bella faccia? 4649_3829_001163 sta un po meglio, è più calma, vuol esser lasciata sola? eh eh, mormorò il canonico scuotendo il capo e guardando in giro le pareti squallide della sala. i rammento qui: 4649_3829_001164 becco voleva gridargli dietro il farmacista: badate a voi piuttosto. ma il dottore lo spinse dentro a forza. 4649_3829_001165 vai in cucina da questa parte, gli rispose il marchese di che ti dieno da bere. don gesualdo approfittò di quel momento per raccomandare sottovoce a suo fratello. 4649_3829_001166 poi si rivolse inviperita a suo marito: nera, magra al par di un chiodo, cogli occhi di carbone, tanto di bocca aperta quasi volesse mangiarsi la gente. voi non dite nulla, a voi non bolle il sangue. 4649_3829_001167 un gran santo e una gran bella statua. i forestieri venivano apposta per vederla. degli inglesi s'era risaputo. poi l'avrebbero pagata a peso d'oro onde portarsela laggiù fra i loro idoli. 4649_3829_001168 eccomi con voi, pensiamo a quest'affare del ponte. prima a salvare la cauzione con un sussidio del comune, andremo adesso dal capitano e dai giurati che non ci sarebbero contrari. 4649_3829_001169 papà mio. papà mio proruppe allora donna fifì, scoppiando a piangere addosso al genitore. se mi volete bene, papà mio, fatemi bastonare a dovere quella sgualdrina. 4649_3829_001170 in quel momento tornò il canonico lupi rosso in viso, sbuffando, asciugandosi il sudore e, a prevenire ogni domanda, si rivolse subito al padrone di casa, sorridendo coll'aria indifferente. 4649_3829_001171 fece il giro lungo onde evitare la farmacia di bomma, dove il dottor tavuso sedeva in cattedra tutto il giorno. ma nel salire pel condotto, rasente al muro, inciampò in quella linguaccia di ciolla ch'era sempre in cerca di scandali. 4649_3829_001172 una vecchia aspettava accoccolata sui gradini dell'altare, simile a una mantellina bisunta posata su di un fagotto di lavandaia e quando destavasi borbottando, don luca le dava sulla voce. 4649_3829_001173 sebastiano. da questa parte, don gesualdo venite con me e gli fece fare il giro lungo pei cappuccini, risalendo poi verso santa maria di gesù, per certe stradicciuole buie che non si sapeva dove mettere i piedi. 4649_3829_001174 scappò a dire. infine il canonico: gli affari vostri fanno a pugni con gli affari degli altri. che diavolo apposta. bisogna tirarli dalla vostra. 4649_3829_001175 a schiudere vagamente nell'avvenire, nell'ignoto, come una vita nuova, un nuovo azzurro. il sole di sesta scappava dalle cortine in alto. 4649_3829_001176 gamba. tutt'a un tratto, nel silenzio s'udì un rovinìo, la campanella squillante di sant'agata che chiamava aiuto, usci e finestre che sbattevano la gente che scappava fuori in camicia gridando terremoto. san gregorio magno. 4649_3829_001177 no. esclamò la zia cirmena, piantandosi dinanzi al nipote, quasi ad impedirgli di fare una pazzia. non date retta, sono ubbriachi. canaglia che crepano. 4649_3829_001178 le gote lucenti, la sottana lucente, il grosso anello lucente, tanto che le male lingue dicevano fosse falso, mentre il marchese gli gridava dietro: don calogero. don calogero, dico per dire che diavolo alla mia età. 4649_3829_001179 prima l'arciprete, donna giuseppina. alòsi la capitana, gli invitati di maggior riguardo. il canonico lupi diede una gomitata al barbiere, il quale passava dinanzi a mastro don gesualdo senza fermarsi. 4649_3829_001180 donna, bellonia, in sottana, stava a spiare dalla terrazza verso la piazza grande per incarico del marito, spaventata dal tramestìo che s'era udito tutta la notte nel paese, e burgio strigliava la mula legata al portone dei. 4649_3829_001181 pazzi da legare. se torno a nascere, lo dirò anche a loro. voglio chiamarmi mastro alfonso limòli. 4649_3829_001182 donna sarina, prima d'andarsene, picchiò di nuovo all'uscio della nipote per sapere come stava. fece capolino don diego, sempre con quella faccia di cartapesta, e ripeté: meglio è più calma, vuol esser lasciata sola. 4649_3829_001183 fra poco saremo al buio anche diego, che è malato tutta la notte e spalancava gli occhi, accennando ancora colle mani e col capo, con un terrore vago sul viso, attonito. 4649_3829_001184 certamente. certamente si affrettò a rispondere don gesualdo, appena potrò. i denari servono per spenderli quando ci sono. 4649_3829_001185 finalmente, come vide che montava a cavallo senza darsene per inteso, si piantò in mezzo alla strada grattandosi l'orecchio. così mi lasci, senza domandarmi neppure se ho bisogno di qualche cosa. 4649_3829_001186 guarda quella carogna i lascia fuori la mula. con questo tempo, poltronaccio, nemico del tuo padrone. 4649_3829_001187 ah, il vostro mestiere, perché avevate la fornace del gesso e mi è toccato ricomprarvela due volte. anche vi credete un ingegnere? ecco il bel mestiere che sapete fare. 4649_3829_001188 guardate, guardate adesso io, io stessa, con questa destra, che tu impalmasti giurandomi eterna fé. 4649_3829_001189 ve ne andate di già. sì, non potrete muovervi qui dentro, siamo in troppi. 4649_3829_001190 dallo spuntare del giorno si vide la piazza grande, piena zeppa di villani, un brulichìo di berrette bianche, un brontolìo minaccioso. 4649_3829_001191 fo lo speziale pesto cremor di tartaro, giacché non posso pestar altro non posso, ma vedendo passare ciolla, ammanettato come un ladro, si morse la lingua e chinò il capo sul mortaio. 4649_3829_001192 ma poi, quando il figliuolo lo condusse a veder le terre che aveva comprato lì, proprio alla canziria, non finiva di misurarle in lungo e in largo, povero vecchio, a gran passi, come avesse nelle gambe la canna. 4649_3829_001193 un momento, un momento interruppe il canonico lupi, lasciatemi lavar le mani se non li porto subito. aggiunse il servitore. 4649_3829_001194 a un certo punto barcollò e stava per affondare nella melma spumosa che dilagava. santo diavolone che volete lasciarvi anche la pelle? urlò il capomastro afferrandolo pel bavero. 4649_3829_001195 ai due lati della tavola, come i giudei del santo sepolcro, ci erano pelagatti e giacalone che sembravano di cartapesta, così lavati e pettinati. 4649_3829_001196 prese a tenere a bada il barone, mèndola dandogli chiacchiera e tabacco, sputacchiando di qua e di là onde cercare di sbirciar quello che succedeva dietro l'uscio socchiuso di donna bianca, stringendo le labbra, riarse come inghiottisse ogni momento. 4649_3829_001197 il paese, grigio e triste nella pioggia, anch'esso lassù in cima al monte, col suono del mezzogiorno che passava a ondate, trasportato dal vento, e si sperdeva in lontananza. 4649_3829_001198 la signora alòsi, tutta affaccendata con la boccettina d'acqua d'odore in mano, e il barone mèndola voltando la schiena al teatro, scuotendo per le braccia un ragazzetto bianco al par della camicia, abbandonato sulla seggiola. 4649_3829_001199 se ho lavorato anch'io tutta la vita e mi son tolto il pan di bocca per amore della casa, intendo che mia nuora vi abbia a portare la sua dote. 4649_3829_001200 me potete dirlo, caro mio, riprese il vecchietto malizioso. non avete a temere che vi faccia la concorrenza io. 4649_3829_001201 c'era il letto ancora disfatto nella camera del canonico. tutt'in giro alle pareti un bel numero di gabbioline dove il canonico gran cacciatore al paretaio, teneva i suoi uccelli di richiamo. 4649_3829_001202 diego, diego, fratello mio, non fate a quel modo. donna bianca disse: piano, don luca, se ci sente ancora il poveretto, figuratevi che spavento. 4649_3829_001203 al battibecco si divertivano anche coloro che non gliene importava nulla, il barone zacco. poi figuriamoci, eh eh, marchese, voi non la fate la concorrenza. eh, eh. 4649_3829_001204 donna fifì, non si placava, diceva che non voleva saperne più di colui. uno sciocco, un avaraccio, il barone. 4649_3829_001205 gesualdo: brutto affare, eh i dispiace. sotto si vedeva che gongolava il canonico a tagliar corto rispose lui: cosa da nulla. il diavolo poi non è così brutto. 4649_3829_001206 poi, come vide, don diego si voltò sorridente. i saluto, cugino trao. cosa andate facendo da queste parti? 4649_3829_001207 soccorsi, nossignore, non è per me. pensavo a quei poveri innocenti, anche quest'altra, che ci vuoi fare. così va il mondo, poiché v'è il comune che ci pensa. 4649_3829_001208 dei garofani e un lume da notte acceso sul canterano, dinanzi a un quadrettino della vergine e un profumo d'incenso che svolgevasi da un vasetto di pomata, il quale fumava per terra. 4649_3829_001209 finta che litigano ogni sera sul palcoscenico, ma poi a casa bisogna vedere. non vi dico altro. 4649_3829_001210 il canonico si affrettò a risponder. lui, sissignora, poca brigata, vita beata. dietro di loro saliva alessi colla, berretta in mano, intimidito da quei lumi e da quell'apparato. 4649_3829_001211 infatti il dottor tavuso, ch'era il capo di tutti i giacobini del paese e stava nascosto nella legnaia, tremando come una foglia, vide giunta l'ultima sua ora all'udir bussare all'uscio con tanta furia i sbirri. la compagnia 4649_3829_001212 e un paio di pantaloni che non tenevano più per la decenza, senza scarpe ai piedi. sissignore, la prima cazzuola per incominciare a fare il muratore, dovette prestarmela, mio zio, il mascalise. 4649_3829_001213 don camillo, accendete ch'è ora di andarsene. don camillo, ehi cosa fate? dormite. 4649_3829_001214 fanno le cose sottomano, come se fossero delle sudicerie. capiscono anche loro che manipolano delle cose sporche, ma la gente poi non è così sciocca da non accorgersi. 4649_3829_001215 in quel momento veniva dal magazzino il sensale bianco di pula, duro perfino nella barba, che gli tingeva di nero il viso anche quand'era fatta di fresco. 4649_3829_001216 voce colla faccia accesa. la camicia aperta, un fazzoletto di cotone legato al collo, un cappellaccio di paglia in testa. lo vedete, don luca, se ho tempo da perdere adesso. 4649_3829_001217 con un gemito, con un lamento d'ammalata, affondando il viso nel guanciale bagnato di lagrime calde e silenziose, mentre i 4649_3829_001218 ho piacere che abbiate toccato con mano. se il consiglio che vi ho dato allora era tutt'oro una giovane ch'è una perla avvezza ad ogni, guaio che l'avreste tutta ai vostri comandi e di famiglia primaria anche. 4649_3829_001219 rispose il canonico alzando il capo come un asino che strappi la cavezza. poi lasciò stare il nicchio che andava spolverando attentamente e gli fissò addosso anche lui i suoi occhi da uomo che non si lascia mettere nel sacco. 4649_3829_001220 lì tutti sembravano sulle spine: la zia macrì, fingendo di guardare nella piazza bianca, zitta in un cantuccio, e don ferdinando, solo che badava a godersi la festa voltando il capo di qua e di là senza dire una parola. 4649_3829_001221 non ho bisogno di farvi la predica. siete un uomo di giudizio. povera bianca, sono commossa, guardate. 4649_3829_001222 la signora capitana affettava di guardare con insistenza la collana di donna giuseppina alòsi, nel tempo stesso che rimproverava il marchese libertino, libertino. 4649_3829_001223 chiamando ad alta voce i conoscenti. donna marianna, eh, eh, dev'esserne contento il baronello rubiera, baronello don ninì, siete contento? 4649_3829_001224 canali osservò dal palco accanto. un po per uno, non fa male a nessuno. badate a voi, piuttosto badate sì. sì, l'ho visto venire. adesso scappo prima che giunga il cavaliere. 4649_3829_001225 ci ho tante faccende gravi sulle spalle, mie e d'altrui. andavo appunto da don gesualdo per commissione di vostra zia. sapete il grosso affare che hanno insieme colla baronessa. 4649_3829_001226 canali, cacciò anche lui il capo dentro il palchetto. state attenti, ora c'è la scena in cui s'ammazzano. magari borbottò fra i denti, fifì, eh, che cosa. 4649_3829_001227 che te ne pare? ella tacque ancora un momento, col viso nelle mani. poi rispose con un tono di voce che andò a rimescolargli il sangue, a lui pure. 4649_3829_001228 e pallido donna fifì margarone si tirò indietro dal balcone con una smorfia appena la vide sboccare nella piazzetta dalla salita di sant'agata. ah, finalmente la buona sorella. quanta degnazione. 4649_3829_001229 peperito su e giù pel rosario canali, a braccetto con don filippo, verso la casa della ceraiuola don giuseppe barabba, portando a spasso un'altra volta il cagnolino di donna marianna sganci. 4649_3829_001230 colpa vostra. ve l'avevo detto, non sono imprese per noialtri, sbraitava la sorella in camicia coi capelli arruffati. una furia tale e quale. 4649_3829_001231 ne aveva portate delle pietre sulle spalle prima di fabbricare quel magazzino e ne aveva passati dei giorni senza pane prima di possedere tutta quella roba. 4649_3829_001232 si va in scena. aggiunse il vocione del signor pallante spicciati. allora essa, levando verso don ninì, il viso rassegnato, con un sorriso triste, 4649_3829_001233 il canonico, lo tirò per un braccio: andiamo, andiamo. volete chiudere la bocca a tutti gli sfaccendati nel salire per la stradicciuola dei margarone? 4649_3829_001234 la notte non chiudo occhio. sono un povero disgraziato. la gente mi crede felice e contento. guardava giù nella piazza ora spopolata onde evitare gli occhi disperati della cugina che gli passavano il cuore. 4649_3829_001235 e la tolleravano soltanto in campagna. pei servigi grossi. appena la ragazza vide il suo padrone, ricominciò a piangere e a lamentarsi, quasi fosse caduto addosso a lei il ponte. 4649_3829_001236 voglio vederlo. lasciatemi andare, bianca. in questo momento, bianca, vuoi ammazzarlo? una commozione. se ti sente non far così, via bianca, un bicchier d'acqua presto. 4649_3829_001237 il capitano gli fece lui pure una bella lavata di capo con le armi da fuoco. che scherzate, siete una bestia. 4649_3829_001238 peggio dell'esca. vedete, sbraitava mastro, don gesualdo, roba da fare andare in aria tutto il quartiere, santo e santissimo. e me la mettono poi contro il mio muro perché loro non hanno nulla da perdere. santo e santissimo. 4649_3829_001239 in tal modo seguitava a brontolare, passeggiando per l'aia su e giù dinanzi la porta poscia. vedendo che la ragazza piangeva ancora cheta cheta, per non infastidirlo le tornò a sedere, allato di nuovo rabbonito che vuoi. 4649_3829_001240 santo motta. allora usciva dall'osteria di pecu, pecu e si metteva a vociare, colla mano sulla guancia: le terre del comune, chi vuole le terre del comune? uno, due, tre e terminava con una sghignazzata. 4649_3829_001241 e santissimo, santo e santissimo. in quel momento comparve la zia cirmena in cima alla scala con lo scialle in testa. 4649_3829_001242 dopodomani. dopodomani devo venire anche per l'affare della gabella e ne discorreremo. don luca suggerì pure di far precedere due paroline scritte. 4649_3829_001243 roca, vossignoria, siete il padrone, è vero, ma veh che bestia. devi aver fame anche tu. mangia, mangia, poveretta, non pensar solo alla mula. 4649_3829_001244 dio. essa balbettò qualche parola inintelligibile, un gorgoglìo di suoni timidi e confusi e chinò il capo ubbidiente per cominciare a togliersi il pettine di tartaruga. colle mani gracili e un po. 4649_3829_001245 don diego, sgambettando più lesto che poteva dietro alla cugina rubiera per gli anditi e gli stanzoni pieni di roba. seguitava. 4649_3829_001246 labbra strette, quasi fossero cucite, e siccome sua sorella giovialona si voltava a salutare bianca, la richiamò con la voce stizzosa: giovannina, andiamo, andiamo meno male questa qui. borbottò il baronello. 4649_3829_001247 altre bestie da soma erano sparse qua e là e dei barili di vino passavano di mano in mano quasi a spegnere un incendio. don gesualdo, sempre in moto, con un fascio di taglie in mano, segnando il frumento insaccato. 4649_3829_001248 presto. presto chiamò dal balcone la zia sganci. ecco qui il santo. il marchese limòli, che temeva l'umidità della sera, aveva afferrato la mamma margarone pel suo vestito di raso verde e faceva il libertino. 4649_3829_001249 essa stava litigando con quel ladro del sensale pirtuso che le voleva rubare il suo farro, pagandolo due tarì meno, a salma accesa in volto, gesticolando con le braccia pelose il ventre che le ballava. non ne avete coscienza, giudeo? 4649_3829_001250 raddrizzò la schiena facendo un boccaccia: ahi, ahi, se dio vuole, è passata anche questa. chi campa tutto l'anno vede tutte le feste. 4649_3829_001251 vedete cosa mi tocca a fare, ma che faccia, avete gesummaria lo spavento di questa notte. eh, dalla botola, in cima alla scaletta di legno, si affacciarono due scarpacce. 4649_3829_001252 non lo sapete, piglieranno in affitto le terre del comune, quelle che abbiamo noi da quarant'anni. tutti i zacco di padre in figlio, una bricconata, una combriccola fra loro tre, padre, figliuolo e spirito santo. 4649_3829_001253 e gli cuoceva di vedere il sangue suo al comando altrui. ci vollero sette anni prima che gli perdonasse, e fu quando, finalmente, gesualdo arrivò a pigliare il primo appalto per conto suo. 4649_3829_001254 appena vide giungere il padrone, cominciò a piagnucolare di nuovo il ponte. mastro. nunzio, vostro padre disse ch'era ora di togliere l'armatura. nardo, vi è rimasto sotto. 4649_3829_001255 io non posso. mi dispiace, monsignore, non mi ha data la confessione perché sa che me ne manca il tempo. indi aggiunse con un certo risolino, lisciandosi il mento duro di barba. 4649_3829_001256 povera diodata, ci hai lavorato anche tu. ne abbiamo passati dei brutti giorni, sempre all'erta, come il tuo padrone. 4649_3829_001257 don ferdinando stava seduto a piè del letto senza dir nulla, simile a una mummia. di tanto in tanto andava a guardare in viso suo fratello, guardava poi don luca stralunato e tornava a chinare il capo sul petto. 4649_3829_001258 a me le pistole al petto, cugina rubiera. la baronessa si asciugava le labbra amare come il fiele col fazzoletto di cotone. 4649_3829_001259 e un'altra cosa: anche i dicevo che voglio far casa da me per conto mio, se trovo la moglie che mi conviene. ma se non mi date retta, vossignoria, allora è inutile, o se fingete di non capire. 4649_3829_001260 eh, il denaro è scarso per tutti. padre mio, voi, perché avete messo il carro innanzi ai buoi? quando non potete tutti, così i mettereste sulle spalle un feudo a lasciarvi fare. 4649_3829_001261 che volete con quel parapiglia che c'è stato nel paese, se non era pel viatico che vidi venire da queste parti. il marchese indicò l'uscio dell'altra stanza con un cenno del capo. 4649_3829_001262 e faceva rifiorire le piaghe di sant'agata all'altar maggiore, quasi due grosse rose in mezzo al petto. allora la penitente risollevavasi ansiosa, raggiante di consolazione. 4649_3829_001263 volgendo un'occhiata al barone, il quale finse di non accorgersene. rosso al par di un gallo, la padrona di casa portava le mantiglie e i cappellini delle signore, mentre tutti i margarone in piedi, mettevano sossopra la casa per accomiatarsi to bianca. 4649_3829_001264 sangue di giuda, come se li rubassi i miei denari, tutti quanti d'intesa, per rovinarmi due giorni per tre canne di muro. ci ho un bel guadagno in questo appalto. 4649_3829_001265 eh, il canonico, con un sorrisetto incredulo, andava stuzzicando, ora donna sarina, ed ora il barone, il quale chinava il capo, seguitava a grattarsi il mento discretamente, fingeva di guardare anch'esso di qua e di là, come a dire. 4649_3829_001266 ed anche insistente e dolorosa, la visione netta della sua casa, dove un uomo era entrato di notte, la vecchia casa che gli sembrava sentir trasalire ancora in ogni pietra all'eco di quei passi ladri. 4649_3829_001267 don liccio papa, dietro, che ammiccava al sole con tanto di tracolla bianca attraverso la pancia, ma vedendo quel mare di teste, se la svignarono subito tutti e due. 4649_3829_001268 bestia. mastro don gesualdo fece così il suo ingresso fra i pezzi grossi del paese, raso di fresco, vestito di panno fine, con un cappello nuovo fiammante, fra le mani mangiate di calcina. 4649_3829_001269 il canonico invece, che aveva le tasche sino al ginocchio sotto la zimarra delle vere bisacce, poteva cacciarvi dentro tutto quello che voleva senza dare. 4649_3829_001270 don giuseppe barabba, in gran livrea e coi guanti di cotone, che annunziava le visite. mastro don gesualdo vociò a un tratto, cacciando fra i battenti dorati il testone arruffato: devo lasciarlo entrare, signora padrona. 4649_3829_001271 allora perché siete venuto, vossignoria? per non farci venire voi? caspita, io non fo misteri. giuochiamo a tagliarci l'erba sotto i piedi, fra di noi che abbiamo qualcosa da perdere, ed ecco il bel risultato. 4649_3829_001272 e se ne andò com'era venuto, frettoloso, infatuato. la zia cirmena borbottò che seccatura ci fosse almeno un'altra uscita. il canonico, invece, curioso, volle andare a vedere. 4649_3829_001273 noi sissignore, rispose gesualdo vagamente: tante cose si potrebbero fare, si potrebbe parlarne. si dovrebbe parlarne chiaro, amico mio, i prendete per un ragazzo. 4649_3829_001274 un altro po strascinate me pure alla perdizione. egli, pallido come un morto, cogli occhi stralunati, i capelli irti sul capo, quasi colla schiuma alla bocca, rispondeva. 4649_3829_001275 compare cosimo colla scure da far legna, don luca, il sagrestano, che voleva dar di mano alle campane un'altra volta per chiamare all'armi pelagatti, così com'era corso al primo allarme, col pistolone arrugginito ch'era andato a scavar di sotto allo strame. 4649_3829_001276 ma del resto ogni cosa aveva ripreso l'aspetto solito delle domeniche: l'arciprete bugno, che stava un'ora a leccare il sorbetto col cucchiarino, il marchese e gli altri nobili seduti in fila dinanzi al caffè. 4649_3829_001277 il poveraccio si schermì alla meglio. per altro non era socio. poveri sì, ma i trao non s'erano mai cavato il cappello a nessuno. 4649_3829_001278 la fabbrica del molinazzo, circa duecento salme di gesso che andarono via dalla fornace al prezzo che volle mastro nunzio e la dote di speranza, anche perché la ragazza non poteva più stare in casa. 4649_3829_001279 rispose don gesualdo, che si sentiva ribollire in quel punto: i denari male spesi, c'è tempo. c'è tempo. ne deve passare prima dell'acqua sotto il ponte. che non c'è più, diteglielo pure alla signora baronessa. 4649_3829_001280 essa rispose ch'era contenta chinando il capo più volte, giacché aveva un groppo alla gola e non poteva parlare. va bene, ora vattene via, contenta e senza pensare ad altro. sai, senza pensare ad altro. 4649_3829_001281 però vedendo il canonico lupi che s'avanzava verso di loro inchinandosi a ogni altare, colla destra stillante d'acqua benedetta, il nicchio pendente dall'altra mano. benedicite, signor canonico. come va da queste parti? 4649_3829_001282 cosa vogliono, don anselmo? che diavolo li piglia oggi, lo sapete. vogliono le terre del comune, signor marchese. 4649_3829_001283 avete voluto che prendessi l'appalto del ponte per non stare in ozio. vedete com'è andata a finire e bisogna tornare da capo se non voglio perdere la cauzione. 4649_3829_001284 ne videro qui delle feste in questo stesso luogo. i rammento pel battesimo dell'ultimo, la gurna corradino. adesso sono andati a stare a siracusa tutta la famiglia, dopo aver dato fondo a quel po che rimaneva. 4649_3829_001285 il poveretto si lasciò cadere sulla seggiola, quasi avesse le gambe rotte, sudando come gesù all'orto. si cavò allora il cappellaccio bisunto, passandosi il fazzoletto sulla fronte. 4649_3829_001286 quelle che ci hanno lo stemma più grosso sul portone e che arricciano più il naso. se torno a nascere, voglio chiamarmi mastro alfonso limòli ed esser ricco come voi, nipote mio. 4649_3829_001287 avete ragione. m'ha fatto fare dei bei negozi, tuo marito: la semenza che abbiamo buttato via a donninga, la vigna che m'ha fatto piantare dove non nasce neppure erba da pascolo. testa fine, tuo marito. 4649_3829_001288 le carte di famiglia, le carte della lite, e don ferdinando scappò via correndo colle mani nei capelli, vociando anche lui: 4649_3829_001289 e tirò via ostinato come un mulo. la baronessa furibonda gli strillò dietro. sono azionacce da pari vostro. 4649_3829_001290 suo fratello volse finalmente il capo verso di lei con un sorriso bonario e malinconico. parlo per voialtri, per te e per ferdinando. ne godrete, voialtri, almeno quanto a me, io sono arrivato. 4649_3829_001291 un lettone di legno scolpito e sgangherato in un angolo, dei seggioloni di cuoio sventrati per farne scarpe, una sella di velluto polverosa a cavalcioni sul subbio di un telaio vagli di tutte le grandezze. appesi in giro mucchi di pale e di scope. 4649_3829_001292 si fece il segno della croce, mise il piede alla staffa. infine, di lassù a cavallo, che toccava quasi il tetto col capo, sputò fuori il fatto suo prima d'andarsene. 4649_3829_001293 nunzio sull'uscio. coi pugni rivolti al cielo, lanciava fuoco e fiamme. giuda iscariota, santo diavolone, doveva venire adesso. questa grazia di dio. 4649_3829_001294 il giorno in cui avvenne quel parapiglia nel palazzo di città che le voci si udivano sin nella piazzetta di sant'agata. apparve per un istante alla finestra la cima di un berretto bianco tremolante. 4649_3829_001295 ma appena aprì l'uscio della cucina si videro fuggire delle donne che stavano a guardare dal buco della serratura. ho visto, ho visto, caro parente, lasciateli stare, non li spaventate. 4649_3829_001296 il papà, brandendo la canna d'india, voleva insegnargli l'educazione. adesso, sogghignò il marchese per calmarlo. 4649_3829_001297 don ninì lo accompagnò con un sogghigno, continuando a suonare la gran cassa sul baule colle calcagna. ella se ne avvide e alzò le spalle con un sorriso affascinante, sospirando quasi si fosse levato un peso dallo stomaco. 4649_3829_001298 una cosa che fece schioccare la lingua al canonico, mentre la sposa andava salutando col capo a destra e a sinistra, palliduccia, timida, quasi sbigottita. 4649_3829_001299 c'era un pergolato sul ballatoio e un lume che trapelava dalle imposte. logore bussa, tu se mai, disse don gesualdo. 4649_3829_001300 ci ha la mano, ne parlerei io stesso a ciolla, in segretezza, senza stare a rompervi il capo, vossignoria, e vi fa fare una bella figura con un bottiglione di vino. poi ve lo chetate, il ciolla. 4649_3829_001301 don luca si lasciò scappare di bocca mentre andava spogliandosi degli abiti ecclesiastici, col viso dentro la cotta, le braccia in aria, la voce soffocata. 4649_3829_001302 il marchese e il canonico lupi tenevano viva la conversazione, don gesualdo, approvando coi cenni del capo. gli altri ascoltavano la zia cirmena con le mani sul ventre e un sorrisetto amabile che faceva cascare le parole di bocca. 4649_3829_001303 bianca rispose facendosi rossa: è di lanetta, un regalo della zia. ah ah. il baronello ch'era sulle spine propose di rientrare in sala. comincia ad esser umido, piglieremo qualche malanno. 4649_3829_001304 quanto alla baronessa rubiera, posso dormire fra due guanciali. è come se fosse la vostra stessa persona, se mi promettete, ma badiamo veh. 4649_3829_001305 per questo dicevo: ma voi la pigliate su quel verso. scusate, scusatemi, tanto volevo con quell'affare procurarvi l'appoggio di un parentado che conta in paese la prima nobiltà. 4649_3829_001306 don gesualdo. ci si scaldava lui pure gli occhi accesi dall'afa che gli brillavano in quel discorso. temeva però gli intrighi degli avversari, tutti pezzi grossi di quelli che avevano voce in capitolo. 4649_3829_001307 per questo che riposate adesso. dovete essere stanchi. sangue di giuda, bel guadagno. ci fo i rovino per tenervi tutti quanti a dormire e riposare. corpo di sangue di. 4649_3829_001308 fuoco, mastro don gesualdo, il quale si era slanciato furibondo su per la scaletta della cucina, tornò indietro accecato dal fumo, pallido come un morto, cogli occhi fuori dell'orbita, mezzo soffocato. 4649_3829_001309 atroci colle, braccia l'uno al collo dell'altro come due fratelli messi in allegria dal vino bevuto, una baldoria che fece ridere anche lo stesso don gesualdo. 4649_3829_001310 poco dopo tornò ad uscire, stringendosi nelle spalle, gonfiando le gote, accompagnato da don ferdinando, allampanato, che pareva un cucco. 4649_3829_001311 e mio padre che strepitava perché lasciavo il mestiere in cui ero nato e poi, quando presi il primo lavoro a cottimo, gridava ch'era un precipizio. 4649_3829_001312 dicono che sinora ve le siete godute voialtri signori, e che adesso tocca a noi, perché siamo tutti eguali, padroni, padronissimi. quanto a me, non dico di no: tutti eguali. 4649_3829_001313 lo saprò, ti sorprenderò con loro nel vallone. qualche volta essa sorrideva sempre allo stesso modo, di quel sorriso dolce e contento, allo scherzo del padrone che sembrava le illuminasse il viso affinato dal chiarore molle. 4649_3829_001314 un pulcinella il capo della casa. signori miei, guardate un po gesualdo. per finirla saltò di nuovo sulla mula. 4649_3829_001315 siete una stupida. non avete saputo educare le figliuole. vedete cosa mi tocca sentirmi dire: non dovevate portarmelo in casa, quel facchino. 4649_3829_001316 donna bianca trao, inginocchiata dinanzi al confessionario, chinava il capo umile, abbandonavasi in un accasciamento desolato, biascicando delle parole sommesse che somigliavano a dei sospiri. 4649_3829_001317 alla sfuriata del sagrestano, però, si rizzò all'improvviso, quasi gli avessero dato uno scossone, e domandò: piano, con la voce assonnata di uno che parli in sogno: dorme, sì, dorme. andate a dormire voi pure, se volete. 4649_3829_001318 dei volumi gialli, logori e polverosi che lo facevano tossire a ogni voltar di pagina. sul letto era pure sciorinato un grand'albero genealogico come un lenzuolo. 4649_3829_001319 signora. signora, vociò in quel momento don giuseppe barabba facendo dei segni alla padrona. no, rispose lei, prima deve passare la processione. 4649_3829_001320 accorrevano: il signor capitano, l'avvocato fiscale, tutta la giustizia, don liccio papa il caposbirro, gridando da lontano, brandendo la sciaboletta sguainata. 4649_3829_001321 evviva. voi avete fatto un bel lavoro. tanti denari spesi, i denari del comune. ora ci tocca aspettare chissà quanto prima di vedere un altro ponte o, com'era, fatto di ricotta. 4649_3829_001322 sicuro si lasciò scappare incautamente don ninì per dire qualche cosa: ah, piace anche a voi, certamente. cioè voglio dire: dite, dite pure. già lo sappiamo. 4649_3829_001323 io non so nulla. mio padre non m'ha insegnato a fare queste cose. rispose: burgio, brontolando: io fo come fece mio padre. piuttosto, se volete venire a prendere un boccone a casa, non mi reggo in piedi, com'è vero dio? 4649_3829_001324 allora sorrideva e appuntava il dito scarno e tremante, spingendo col gomito il fratello, il quale accennava di sì col capo e sorrideva lui pure, come un fanciullo. 4649_3829_001325 un ecceomo andava errando per la stanza stralunato facendo gesti e discorsi incoerenti, tossendo, tirando il fiato a stento, soffiandosi il naso quasi suonasse una tromba. 4649_3829_001326 perchè? perché non volete? lasciatemi? lasciatemi, lasciatemi entrare. sì, sì, disse lo zio marchese, è giusto che lo veda, lasciatela entrare. 4649_3829_001327 invece di spiegarsi, don diego scoppiò a piangere come un ragazzo, nascondendo il viso incartapecorito nel fazzoletto di cotone, con la schiena curva e scossa dai singhiozzi, ripetendo 4649_3829_001328 più in là, nel cortile che sembrava quello di una fattoria, popolato di galline, di anatre, di tacchini che si affollavano schiamazzando attorno alla padrona, il tanfo si mutava in un puzzo di concime e di strame abbondante. 4649_3829_001329 egli non rispondeva nel fango sino a mezza gamba, andando su e giù per la riva corrosa coi capelli che gli svolazzavano al vento. 4649_3829_001330 sangue di corpo di voleva mettersi a sbraitare il farmacista. in quel momento suonava la campanella della benedizione e quanti erano in piazza s'inginocchiarono. 4649_3829_001331 chi domandò la margarone che se ne accorse? chi don diego? o don ferdinando? sissignora don diego. 4649_3829_001332 a poco a poco, al dilagar di quel chiarore, anche nella costa cominciarono a spuntare i covoni, raccolti in mucchi come tanti sassi posti in fila. 4649_3829_001333 veniva un ronzìo di mosche sonnolenti, un odor d'incenso e di cera strutta, un torpore greve e come una stanchezza dal luogo, e 4649_3829_001334 ebbene, se non c'è altro mezzo di provarti, quanto io t'amo, giacché bisogna perdermi ad ogni costo stasera dopo la mezzanotte. 4649_3829_001335 tutto sangue della povera gente, roba del comune, voleva dire che ciascuno ci aveva diritto. allora tanto valeva che ciascuno si pigliasse il suo pezzetto. 4649_3829_001336 poi vi siete imparentato con loro uno schiaffo, caro mio, uno schiaffo che avete dato a tutti quanti. sapete cosa ho da dirvi. si mise a strillare allora il marchese, levando il capo in su. 4649_3829_001337 poi volse il capo, fissandola cogli occhi avidi dal fondo delle orbite che sembravano vuote, filigginose. il brodo, dicevi, c'è un po di carne. 4649_3829_001338 supplicava don diego, a mani giunte, correndole dietro, non fate scandali, per carità e tacque. soffocato dalla tosse, premendosi il petto. 4649_3829_001339 alzatevi, vossignoria. ch'è venuto il manovale da fiumegrande e vuole parlarvi subito, da fiumegrande a. 4649_3829_001340 un'altra grande famiglia che si estingue. osservò gravemente l'avvocato fiscale scoprendosi il capo, la signora capitana, saltellando sulla punta delle scarpette per mostrare le calze di seta. 4649_3829_001341 egli, a quelle parole si fermò cogli occhi spalancati. tutto tremante. voi, cugina rubiera, no, no, questo non può essere. 4649_3829_001342 non ci reggo. no, borbottò canali e scappò via, giusto nel momento che risuonavano gli applausi. che comica, eh, che talento. esclamò don filippo, smanacciando lui pure. 4649_3829_001343 appena fuori si imbatterono nel notaro neri che andava ad aprire lo studio e fece il viso di condoglianza a don gesualdo. 4649_3829_001344 rugginoso, sembrava abbandonato senza un'ombra, con tutte le finestre spalancate nell'afa, simili a tanti buchi neri, le croci dei campanili vacillanti nel cielo. 4649_3829_001345 si mise a scopare, colle mani dinanzi all'uscio, buttando via le frasche carponi, fregandosi gli occhi di tanto in tanto per non lasciarsi vincere dal sonno. col mento rilassato, le gambe fiacche. 4649_3829_001346 il vino generoso e caldo le si vedeva scendere quasi a ogni sorso nella gola color d'ambra. il seno, ancora giovane e fermo, sembrava gonfiarsi. 4649_3829_001347 senti, nessuno ti tocca. vattene, che fai adesso? essa, stando due scalini più giù, gli aveva presa la mano di nascosto e andava baciandola come un vero cane, affezionato e fedele. 4649_3829_001348 brutto rimedieremo. abbiamo salvato i materiali dopo, quando furono lontani e il notaio con la chiave nella toppa li guardava ancora ridendo. il canonico gli soffiò nell'orecchio a mastro don gesualdo. 4649_3829_001349 cos'hai? ti senti male? disse il marchese vedendo la nipote così pallida. non è nulla, è il fumo che mi fa male. non dite nulla, zio, non disturbate nessuno. 4649_3829_001350 discorrere sottovoce. don filippo allibbiva ad ogni gesto che il notaro trinciava in aria, ma si ostinava a dir di no. giallo dalla paura, l'altro gli strinse forte il braccio attraversando la viuzza della masera per salire verso. 4649_3829_001351 anche di slacciarla, i pare diss'ella allora, balzando in piedi, infuriata, per chi m'avete presa, don asino. giunse in quel momento il capitano, seguito da don liccio papa che sbraitava in anticamera narrando: 4649_3829_001352 in un lampo le tornarono in mente tante cose alle quali non aveva badato nella furia del continuo da fare. qualche mezza parola della cugina, macrì le chiacchiere che andava spargendo don luca il sagrestano, certi sotterfugi del figliuolo. 4649_3829_001353 no, no, in verità, nessuno sarino il suo figliuoletto, quello alto quanto il ventaglio. sapete la canzone? 4649_3829_001354 non l'ha fatta lui la roba. entrate, entrate, mastro lio, lì dal cancello di legno è aperto. vostro figlio però lo sapeva che mia sorella non è ricca? 4649_3829_001355 signora capitana. signora capitana, così rubate la festa al santo. tutti gli voltano le spalle. come siete stupidi? tutti quanti, rispose la capitana gongolante. 4649_3829_001356 ma bianca, mise un grido straziante, un grido che fece rimanere lo zio a bocca aperta e scappò per la casa cercando il manto, cercando qualcosa da buttarsi in capo per uscire di casa, per correre subito. 4649_3829_001357 le astuzie di ogni giorno, le ambagi per dire soltanto: vi saluto le strette di mano inquiete, coll'orecchio teso. 4649_3829_001358 non ci reggo, no, non ci reggo. infine, dio le diede la forza di ricomparire dinanzi a lui quel giorno in cui don ferdinando le aveva detto che il fratello stava peggio nella cameretta sudicia, sdraiato su quel lettuccio che sembrava un canile. 4649_3829_001359 ma il marito non si può lasciarlo fuori, è una disgrazia. non dico di no, ma bisogna sorbirsi, mastro don gesualdo. eh, sicuro, sicuro, rispose la zia cirmena. 4649_3829_001360 essa tremava così che i denti facevano tintinnare il bicchiere quasi fuori di sè, fissando addosso alla gente gli occhi spaventati. lasciatemi, lasciatemi entrare. 4649_3829_001361 peccato che siate in tanti. l'avete indovinata a farvi nominare capitan d'arme. quattrocent'onze all'anno per rispondere dei furti campestri è una bella somma. 4649_3829_001362 come così ve ne andate, che c'è di nuovo. non vi piace il farro? l'altro disse di no col capo, anch'esso al pari di don diego trao, il quale se ne andava rasente al muro, continuando a scrollare la testa come fosse stato colto da un accidente. 4649_3829_001363 il barone rubiera, distinto cultore. il signor pallante, celebre artista, poi volse un'occhiata alla schiena del celebre artista che continuava a rovistare brontolando. 4649_3829_001364 i dispiace. osservò la zia macrì alzandosi per vedere dov'era arrivato il sole. i dispiace che si fa tardi e a casa mia non c'è nessuno per preparare un boccone. 4649_3829_001365 i saluto don gesualdo. bravo, bravo. siete lì. poi corse di sopra a precipizio scalmanato, rosso in viso, col fiato ai denti. 4649_3829_001366 nient'altro sulle spalle, da persona ch'è di casa in casa del buon dio. essa, dalla soglia, si mise a gemere quasi avesse le doglie. don luca, che non lo suonate mezzogiorno. la pentola sta per bollire. 4649_3829_001367 nipote e rientrò con lei nella sala. in quel momento, mastro don gesualdo, in piedi presso il balcone, discorreva col canonico lupi, questi perorando con calore, sottovoce, in aria di mistero, stringendoglisi addosso quasi volesse entrargli in tasca col muso. 4649_3829_001368 don ferdinando mi ha detto, balbettò essa timidamente: volete un po di brodo? il malato da prima fece segno di no guardando in aria supino. 4649_3829_001369 pare che ne abbia scoperto delle belle. il capitan d'arme seccato fu costretto a rimbeccargli: perché non badate a quel che succede in casa vostra, caro collega. 4649_3829_001370 no, no, gridarono di sotto. se date aria al fuoco, in un momento se ne va tutto il palazzo. don diego allora si picchiò un colpo in fronte, balbettando. 4649_3829_001371 signor capitano, credevo che fosse il ladro, laggiù al buio. l'ho visto con questi occhi: zitto, zitto, ubbriacone, gli diede sulla voce l'avvocato fiscale. piuttosto, andiamo a vedere il fuoco. 4649_3829_001372 cinque mesi di terzana. sissignore, dio ne liberi. vossignoria, son ridotto all'osso, il giorno senza pane e la sera senza lume. 4649_3829_001373 sì, bianca pallidissima. senza levare gli occhi da terra, disse di sì col capo. lentamente egli agitò in aria, le braccia tremanti, e non seppe più trovare una sola parola. 4649_3829_001374 la ragazza ricevette la sfuriata a capo chino e intanto accendeva lesta lesta il fuoco, mentre il suo padrone continuava a sfogarsi lì fuori all'oscuro e passava in rivista i buoi legati ai pioli intorno. 4649_3829_001375 don gesualdo, se avete intenzione di farci fare la bocca dolce, i pare che sia tempo all'alba. ho da dir messa prima d'andare in campagna. 4649_3829_001376 non feste. non domeniche mai una risata allegra. tutti che volevano da lui qualche cosa: il suo tempo, il suo lavoro o il suo denaro. 4649_3829_001377 incontrarono il marchese limòli che andava a fare la sua passeggiatina solita della sera dal rosario a santa maria di gesù, sempre solo e con l'ombrello rosso sotto il braccio. 4649_3829_001378 avete il fuoco in casa, capite, gridò loro nell'orecchio santo motta. sarà una bella luminaria con tutta questa roba vecchia. 4649_3829_001379 saperlo. il canonico le fa da suggeritore, mastro, don gesualdo ci mette i capitali e la baronessa poi, un bel nulla, l'appoggio del nome. vedremo poi quale dei due conta di più fra il suo e il mio. oh, se la vedremo. 4649_3829_001380 le orecchie pelose e stracche delle mule che ciondolavano fra la folla. il cocchiere rannicchiato a cassetta, colla frusta fra le gambe, accanto al cacciatore gallonato colle calze di bucato che sembravano imbottite di noci. 4649_3829_001381 don filippo affermò col capo e donna bellonia, vista l'approvazione del marito, s'arrischiò a dire: è vero, sarà una bella coppia. soggiunse graziosamente la signora capitana. 4649_3829_001382 don gesualdo, con una faccia da funerale, brontolò parla sbraita. hai ragione, adesso hai ragione, tu considerate dunque il vostro prossimo, vossignoria. 4649_3829_001383 erano tutti nel corridoio: donna fifì, masticando un sorriso fra i denti gialli, nicolino dietro a canali il quale distribuiva delle bruciate. anche donna giuseppina alòsi aveva aperto l'uscio del suo palco per non dar campo alle. 4649_3829_001384 non ho udito nulla per non violare il suggello della confessione, ma padre angelino è un uomo di giudizio. vi avrà consigliato di prendere un buon marito, di mettervi in grazia di dio. 4649_3829_001385 ma pirtuso tirava via senza rispondere, neppure dicendo a don diego trao che non gli dava retta. la baronessa ha un bel dire, come se al caso non avrebbe fatto lo stesso lei pure, ora che il barone zacco ha cominciato a vendere con ribasso. 4649_3829_001386 il rumore della festa si dileguava e moriva lassù verso san vito. un silenzio desolato cadeva di tanto in tanto, un silenzio che stringeva il cuore. bianca era ritta contro il muro immobile. le mani e il viso smorti di lei sembravano vacillare. 4649_3829_001387 che si udiva dietro l'uscio. il canonico disse: è qui. e fece il segnale. convenuto, tutti e due col cuore che saltava alla gola. 4649_3829_001388 sembrava che si divertisse a fare agghiacciare il sangue nelle vene al prossimo suo, quel briccone udivasi. infatti, un vocìo di comari, un correre di scarponi, grossi, strilli di ragazzi. 4649_3829_001389 aspettano il rescritto di sua maestà. dio guardi, un'idea del marchese limòli per far passare il nome dei trao ai collaterali, ora che sta per estinguersi la linea mascolina, le carte furono nelle mie mani. 4649_3829_001390 la zia non vuole? no, non vuole. che posso farci, essa è la padrona. si udiva nella sala la voce del barone zacco che disputava alterato. 4649_3829_001391 povera bianca. sentite, fa come una pazza. confermò don luca, si strappa i capelli. il barone mèndola lo interrogò dinanzi a tutti quanti. avete pensato a ogni cosa. eh, don luca. 4649_3829_001392 già non conto più nulla. io non so far più nulla. ti ho fatto quel che sei, come se non fossi il capo di casa, come se non conoscessi il mio mestiere. 4649_3829_001393 la cugina sganci ha fatto bene a ripararvi. non dico di no, ma avrebbe dovuto parlarne a noi pure, che siamo parenti di bianca al par di lei, piuttosto che fare le cose di nascosto. scommetto che neppure don ferdinando ne sa nulla. 4649_3829_001394 se l'avete sbagliato la prima volta. questo ponte benedetto è un affar grave. non so di che si tratti, non sono informato da un pezzo che non me ne occupo. tanto da fare. non ho tempo di soffiarmi il naso. 4649_3829_001395 don gesualdo allora smontò dalla mula premuroso, tirandola dietro per le redini, mentre andava passo, passo insieme al prete, tutto orecchi a capo chino e col mento in mano. 4649_3829_001396 lasciatela stare, cugina rubiera. interruppe don diego con un rimasuglio del vecchio sangue dei trao alle guance. sì, sì, lasciamola stare. 4649_3829_001397 l'avvocato fiscale ordinò di buttare a terra l'uscio. don diego, donna bianca, aprite. cosa vi è successo? 4649_3829_001398 poi si diedero a strologare i numeri del lotto. insieme a donna bellonia, ch'era corsa a prendere il libro di rutilio benincasa, donna giovannina s'affacciò, asciugandosi il viso. 4649_3829_001399 dormendo due ore quando capitava come capitava, in un cantuccio della stalla, dietro una siepe, nell'aia, coi sassi sotto la schiena. 4649_3829_001400 ora, benedetti ragazzi, pigliano tutto sul serio. il fanciullo pallido con grandi occhi, intelligenti e timidi guardava ancora la scena a sipario calato. 4649_3829_001401 don gesualdo si sfogò infine con lui appuntandogli contro le corna con tutt'e due le mani. i stava sulla pancia quel ponte come aveste dovuto spendere di tasca vostra. 4649_3829_001402 e le cose tornarono ad andare pel suo verso. al pari di ciolla, giacinto, mise fuori i tavolini. pei sorbetti don anselmo. schierò le seggiole sul marciapiede del caffè dei nobili. 4649_3829_001403 sì, sì, va bene, sta a vedere ora che devo anche pregarvi, come se non l'avessi sulle spalle, la vostra chiusa, come se il garante non fossi io. 4649_3829_001404 benone, intanto maritatela con lo sposo che vi si offre adesso e poi, se diverrete tanti cresi, sarà anche meglio. don diego rimase interdetto al vedere che la sorella non prendeva la chiave e tornò daccapo. anche tu, bianca. 4649_3829_001405 dover celare sempre la febbre dei guadagni, la botta di una mala notizia, l'impeto di una contentezza e aver sempre la faccia chiusa, l'occhio vigilante, la bocca seria. 4649_3829_001406 con quelle labbra senza sangue. rispose infine sottovoce: i miei fratelli sono padroni, tocca a loro decidere. 4649_3829_001407 abbiamo qualche affare in aria. il barone zacco si mise a ridere forte, cogli occhi che schizzavano fuori dell'orbita, ma l'altro, un po stordito dalla ressa che gli si faceva attorno, non rispose. 4649_3829_001408 ecco donna bianca che fa la sua visita alle quarant'ore e dà il buon esempio a me, indegno sacerdote. giusto qui c'è il signor canonico. se avete qualche altro peccato da dirgli, donna bianca. 4649_3829_001409 vedi chi vogliono farmi sposare, disse lui una trao e buona massaia. anche m'hanno detto la verità e rimase a guardare, pensieroso, masticando adagio, adagio. 4649_3829_001410 buona tavola. soprattutto son vecchio e mi dispiace che il marchesato non possa servirsi in tavola. il fumo è buono soltanto in cucina. la so lunga: c'è più fumo nella cucina che arrosto sulla tavola in molte case. 4649_3829_001411 fanciullo poi raccontava quello che aveva visto lui. oggi, ventisette ne sono passati ventisette. l'arciprete bugno era insieme col cugino limòli. 4649_3829_001412 me l'han messo lì alle costole, capite un'indecenza? ah, è quello, lo sposo. domandò sottovoce donna giuseppina, alòsi, cogli occhietti che sorridevano in mezzo al viso placido di luna piena. 4649_3829_001413 ragazzi. diodata, s'arrampicò sino all'abbaino del granaio per vedere poi nanni. venne a dire: è il viatico, dio liberi, va in su verso sant'agata. ho visto il canonico lupi che portava il signore cogli occhi a terra, una faccia da santo, com'è vero, iddio. 4649_3829_001414 si stette a tirare un altro po, mastro lio, ora strillava e dibattevasi quasi volessero rubargli i denari di tasca. la baronessa invece coll'aria indifferente, voltandogli le spalle, chiamando verso la botola: rosaria, rosaria. 4649_3829_001415 aspettando lì davanti al portone, insieme al canonico lupi che gli parlava sottovoce nella faccia: eh eh, don gesualdo, che ve ne pare l'altro accennava col capo, lisciandosi il mento duro di barba colla grossa mano. 4649_3829_001416 l'acqua benedetta. abbiamo pensato per donna bianca e si misero ad aspettare tranquillamente marito e moglie in mezzo alla sala. 4649_3829_001417 udì la voce rauca del tisico che strillava anch'esso: aiuto, abbiamo i ladri in casa. aiuto, ma che ladri? cosa verrebbero a fare? lassù, sghignazzò uno nella folla. 4649_3829_001418 sentite, cugina? disse donna sarina, tirando in disparte la macrì. don ferdinando sciocco voleva accostarsi per udire, lui, pure un momento, che maniera lo sgridò la zia cirmena. 4649_3829_001419 senti, per l'amor di dio, sii cauta. nessuno ne sa nulla. tuo fratello non sarà andato a raccontarlo ed io neppure. sai che t'ho voluto bene più dell'anima mia. essa non rispose verbo. 4649_3829_001420 rosaria, rosaria. si mise a gridare di nuovo la baronessa verso la scaletta. finalmente comparvero dalla botola le scarpaccie e le calze turchine, poi la figura di scimmia della serva sudicia spettinata. 4649_3829_001421 il posto a chi tocca. caro amico, non bisogna mettersi in testa di dare il gambetto a un paese intero. don gesualdo allora perse la pazienza, si alzò di botto rosso come un gallo e aprì la bocca per sfogarsi. 4649_3829_001422 ridendo, cinguettando, rimorchiandosi dietro don bastiano stangafame, il tenente, tutti i colleghi di suo marito, il quale se ne stava a guardare, da vero babbèo, colla canna d'india dietro la schiena, mentre i suoi colleghi passeggiavano con sua moglie. 4649_3829_001423 anch'esso sapeva del ponte e sembrava che si divertisse mezzo mondo a prolungare le condoglianze, il veleno che gli scorreva sotto il faccione giallo. 4649_3829_001424 soltanto i fiori che le si agitavano sul capo parlavano per lei. ora, basta, conchiuse il padrone, andatevene ch'è tardi. 4649_3829_001425 eh cosa dite? sì, un sacrilegio. il mastro che fece quel santo dev'essere a casa del diavolo. non parlo del santo ch'è in paradiso, lo so, è un'altra cosa. basta la fede. son cristiano anch'io. che diavolo, e me ne vanto. 4649_3829_001426 gesualdo, posando il fiasco, mise un sospirone e appoggiò i gomiti sul deschetto. tu non mangi. 4649_3829_001427 la prima volta che bianca gli s'era abbandonata fra le braccia trepidante, né quando una margarone aveva chinato il capo superbo mostrandosi insieme a lui in mezzo al mormorìo che suscitavano nella folla. fu un vero accesso di pazzia. 4649_3829_001428 il padrone allora si mise a ridere: brava, brava, come suoni bene. la trombetta sorrise anch'essa, pulendosi la bocca un'altra volta col dorso della mano tutta rossa. tanta salute a vossignoria. 4649_3829_001429 dal rosario veniva il canonico lupi, accaldato col nicchio sulla nuca, soffiando forte: ah, ah, don gesualdo, andate a mangiare un boccone, io no, per mia disgrazia, sono a bocca asciutta sino a. 4649_3829_001430 parlò dell'altro affare della gabella, che bisognava venire a una conclusione colla baronessa rubiera. c'è altre novità: il notaro neri ha fatto lega con zacco. ho paura che. 4649_3829_001431 il camparo mogio mogio gli andava dietro per rispondere al caso. gnorsì pelorosso sta un po meglio, gli ho dato la gramigna per rinfrescarlo. 4649_3829_001432 agli porri. che nome sogghignò il barone mèndola? io non saprei come fare. a tu per tu, don filippo, tagliò corto, è un'artistona, una prima donna di cartello. allora si capisce. 4649_3829_001433 così brontolando, tutti e due andarono a cercare pirtuso che stava al fosso. laggiù, verso san giovanni mastro lio stava mangiando quattro fave, coll'uscio socchiuso. 4649_3829_001434 la testa fine. quel mastro, don gesualdo, si farà ricco, ve lo dico io. sarebbe un marito eccellente per una ragazza a modo, come ce ne son tante che non hanno molta dote. 4649_3829_001435 oggi non può il confessore, e domani neppure domenica. piuttosto, se gli fate sapere che siete pronta, la poveraccia, sotto quegli occhi stralunati di don ferdinando che pareva la frugassero tutta sospettosi, inquieti. 4649_3829_001436 perfino don giuseppe barabba, a modo suo, sbracciandosi a portar delle altre seggiole e a smoccolare i lumi. poi, dal balcone, si mise a fare il telegrafo con qualcuno ch'era giù in piazza, gridando per farsi udire in mezzo al gran brusìo della folla. 4649_3829_001437 dalle vigne e gli oliveti di giolio che si indovinavano confusamente oltre la via del rosario, ancora formicolante di lumi dal lungo altipiano del casalgilardo, rotto dall'alta cantonata del collegio. 4649_3829_001438 solaio nanni l'orbo che ce l'aveva sempre con quello della finestra, vociando ogni volta: eccolo, eccolo. e nella biblioteca, la quale cascava a pezzi, fu a un pelo d'ammazzare il sagrestano col pistolone di pelagatti. 4649_3829_001439 a un certo punto egli interruppe la zia balbettando: lasciatemi solo con bianca. devo dirle due parole: lasciateci soli. 4649_3829_001440 e ne tirò fuori mucchi di scartafacci e di pergamene, le carte della lite, quella che doveva essere la gran risorsa della famiglia, quando avessero avuto i denari per far valere le loro ragioni contro il re di spagna. 4649_3829_001441 le mani annerite erano piccole e scarne delle povere mani. pel suo duro mestiere: mangia, mangia. devi essere stanca, tu pure. 4649_3829_001442 ponte, don gesualdo, che disgrazia i sarei contentata d'annegarmi. io, piuttosto, son venuta a vedervi, vossignoria, con questa spina che dovete averci in cuore. 4649_3829_001443 poi disse: a fifì bada, la capitana ti guarda col cannocchiale. no, non guarda me, rispose lei facendo una spallata. 4649_3829_001444 e l'aveva dato al tenente, il quale glielo accomodava sugli omeri nudi, in barba al suo superiore adagio. adagio facendo il comodo suo, senza curarsi di tutti quegli occhi che avevano addosso. 4649_3829_001445 barone, se aspettate alla fine dell'atto quei versi che desiderate leggere, li ho lì in fondo al baule. no, nessuna donna gli aveva data una gioia simile, una vampata così calda al cuore e alla testa. 4649_3829_001446 col sangue mio, so io quel che mi costa. quando ho lasciato mio padre nella fornace del gesso in rovina, che non si sapeva come dar da mangiare a quei quattro asini del carico, colla sola camicia indosso, sono andato via. 4649_3829_001447 anche la baronessa rubiera sarebbe stata contenta di vedere come le rispettate la nipote, che non siete di quelli che hanno il pugno stretto, giacché dovete esser soci fra poco. 4649_3829_001448 metteremo il mondo a soqquadro. anche io non ho paura. nel calore della disputa il barone si era addossato all'uscio di un cortile. 4649_3829_001449 temevano di sporcarsi le mani. qui, loro che fanno tante porcherie, giacalone premuroso, corse tosto, con una bottiglia per ciascuna mano. 4649_3829_001450 sì, sì, vi ascolto. che diavolo. non ci vuole poi un sant'agostino a capire quel che volete. in conclusione, si tratta di salvare la cauzione, non è così di avere qualche aiuto dal comune. 4649_3829_001451 e quando i vostri parenti si dimenticano che siete al mondo certe giornate d'inverno, come vuol dio, basta. 4649_3829_001452 egli era riuscito a fermare donna bianca piantandosele dinanzi cogli occhi lucenti, il viso acceso, abbassando ancora la voce, nel farle una confidenza decisiva. 4649_3829_001453 già per ora son discorsi in aria. il bene che voglio a te, non lo voglio a nessuno. guarda su quel capo adesso, sciocca, sciocca che sei. 4649_3829_001454 è ancora vivo. mandatelo al diavolo. vengono a spaventarmi, a quest'ora, di questi tempi, un padre di famiglia. andate a chiamare i suoi parenti, piuttosto o il viatico, ch'è meglio? 4649_3829_001455 i rimane in tasca tale e quale, poiché il territorio è tranquillo. una bagattella soltanto pei dodici soldati che vi tocca mantenere due tarì al giorno per ciascuno, eh. 4649_3829_001456 braccia ella si asciugò. gli occhi febbrili, col viso tuttora contratto dolorosamente. ah, che gusto. aveva ragione la zia cirmena: bel divertimento. 4649_3829_001457 delle occhiatacce malannaggia. esclamò santo sempre quella storia e se ne andò sull'uscio, accigliato, colle mani sotto le ascelle, guardando di qua e di là, 4649_3829_001458 capite. seguitava a sbraitare il barone zacco delle terre che pago già a tre onze la salma e gli par poco. 4649_3829_001459 i manda sua madre apposta comare speranza, per sapere tutto quello che facciamo. tiene d'occhio la roba colei quasi fosse sua. ci ha fatto i suoi disegni sopra. quando m'incontra ha l'aria di mangiarmi. 4649_3829_001460 lupi bianca. arrossì senza levare il capo, il sagrestano che la guardava negli occhi bassi, seguendola passo passo, riprese più forte. gli hanno detto di no, tale e quale. come ve lo dico adesso. 4649_3829_001461 sposi nanni, l'orbo a cassetta, col cappello sino alle orecchie, faceva scoppiettare la frusta come un carrettiere e vociava: largo a voi, guardatevi. 4649_3829_001462 dice che forse il canonico lupi non avrà saputo fare l'imbasciata, che vorrebbe parlarvi per vedere, per sentire. 4649_3829_001463 sempre in moto, sempre affaticato, sempre in piedi, di qua e di là, al vento, al sole, alla pioggia, colla testa grave di pensieri, il cuore grosso d'inquietudini, le ossa rotte di stanchezza. 4649_3829_001464 se il sole è caldo, tanto meglio, arriverò asciutto al camemi. spicciamoci ragazzi, badate che vi sto sempre addosso come la presenza di dio. 4649_3829_001465 che c'è? cosa succede, don diego? rispose il sagrestano e fece il segno della croce, quasi massaro. fortunato avesse potuto vederlo al buio. 4649_3829_001466 perché non ti sei fatta vedere? perché le accarezzava il capo con quella mano scarna e sudicia di malato povero? gli era rimasto, sulle guance incavate e sparse di peli grigi, un calore di fiamma. 4649_3829_001467 e nel viso colle lagrime amare che gli scendevano fra i peli ispidi e grigi della barba. dio perdona, ferdinando, non sa nulla io. 4649_3829_001468 don ferdinando, il quale tornava in quel momento carico di scartafacci, batté il naso nel corridoio buio contro giacalone che andava correndo. scusate, don ferdinando, vado a chiamare il medico per la sorella di vossignoria. 4649_3829_001469 basta, basta. conchiuse don luca, dicevo per piantare meglio il chiodo. ma voi siete il padrone. don luca se ne tornò, tutto contento, con un agnello e una forma di cacio. 4649_3829_001470 ebbene, che volete fare? ah, che voglio fare? la pigliate su quel verso, i fate lo gnorri. allora sia per non detto. ciascuno il suo interesse. fratelli carbonari, faremo la rivoluzione. 4649_3829_001471 scusatemi, donna bianca, parlo nell'interesse di vossignoria. i vostri fratelli tengono al fumo perché sono vecchi. hanno i piedi nella fossa loro. 4649_3829_001472 lascia dire a me che lo so roba fine sangue di barone sei di certo. ora la pigliava su di un altro tono, col risolino furbo e le mani che gli pizzicavano. 4649_3829_001473 folla don ferdinando scese per comprare l'immagine del santo gonfio d'asma, cogli occhi arsi, di sonno, piegato in due, le mani nerastre, tremanti, così che non trovavano quasi nel taschino i due baiocchi per. 4649_3829_001474 allorché vi giunse, invece, li trovò tutti quanti sdraiati bocconi nel fossato, di qua e di là, col viso coperto di mosche e le braccia stese. 4649_3829_001475 in quel momento si udì un baccano giù in istrada e corsero in tempo al balcone per vedere arrivare la carrozza degli sposi. 4649_3829_001476 tanta salute. interruppe il sagrestano vedendo la signora. sarà una festa per quei ragazzi quando arriveremo a casa. cinque figliuoli, donna bianca. 4649_3829_001477 è fra girolamo, che non vuol esser visto da queste parti. appena si udì richiudere l'uscio, nel vano del quale era balenata una sottana bianca, il farmacista borbottò col fiato ai denti: l'abbiamo scappata, bella parola. 4649_3829_001478 una portantina ficcata sotto la scala che saliva al palco, con lo stemma dei rubiera allo sportello e una lanterna antica posata sul copricielo come una corona. 4649_3829_001479 santo, che s'era già alzato, tornò a sedere mogio. mogio, con permesso. con permesso, disse il canonico, un momento vo e torno. 4649_3829_001480 ci vogliono denari. disse piano, tornando indietro, avete sentito il sagrestano le spese. chi le fa la zia? macrì finse di non udire discorrendo sottovoce colla cirmena. 4649_3829_001481 gli altri intanto, spingendo, facendo leva al portone, riuscirono a penetrare nel cortile ad uno, ad uno, coll'erba sino a mezza gamba, vociando, schiamazzando, armati di secchie di brocche piene. 4649_3829_001482 queste sono le conseguenze. la ragazza si era messa in testa non so che cosa. un disonore per tutto il parentado. 4649_3829_001483 che fa? lo vedete che fa, grazia, grazia. no, fermatevi, non aprite adesso. era giorno chiaro. 4649_3829_001484 il canonico finse di non dar retta lui stavolta. ah, ecco vostro cognato. i saluto massaro fortunato. 4649_3829_001485 la baronessa infine si asciugò gli occhi e sospirò rivolta al crocifisso: sia fatta la volontà di dio, anche voi, cugino trao. 4649_3829_001486 questi altri. adesso arrivate giusto nel buon momento. volete che faccia scendere dio e i santi di lassù? sbraitava. 4649_3829_001487 il procuratore di san giuseppe, che dirigeva la processione, gli disse: vedrete quant'è miracolosa quell'immagine. tanta salute e provvidenza a tutti in casa vostra. 4649_3829_001488 essa aveva l'orecchio altrove. pareva guardasse nello specchio, lontano, lontano, a che pensi ancora al ciolla. vo a finire in prigione la prima notte di matrimonio. 4649_3829_001489 il marchese limòli la colse a volo mentre s'allontanava, fermandola pel vestito. cugina, cugina, levatemi una curiosità: cosa state almanaccando con mastro don gesualdo? 4649_3829_001490 e gliela fregò sotto il naso, scoppiando a piangere di rabbia. don ninì da prima rimase sbalordito. indi scattò su come una furia, cercando il cappello sull'uscio, s'imbatté in don filippo che accorreva al rumore. 4649_3829_001491 sarebbe stata la prima volta, è vero, erano troppo superbi i cugini trao qualche regaluccio di quelli che aiutano a tirare innanzi vino, olio, frumento, solevano accettarlo dai parenti ricchi. lei la cugina, sganci il barone mèndola. 4649_3829_001492 poi aggiunse il marchese, questi qua sono militari, per modo di dire, come io ho fatto il voto di castità perché sono cavaliere di malta. 4649_3829_001493 nei palchi. dirimpetto giù in platea vi fu un ondeggiare di teste delle risate dei curiosi che appuntavano il cannocchiale verso il palchetto dei margarone. 4649_3829_001494 aspetta, aspetta, ferma, ferma. e il signor capitano dietro di lui, trafelato come don liccio, cacciando avanti il bastone largo largo. date passo alla giustizia. 4649_3829_001495 allo strepito, accorsero i vicini. lo vedete, ripigliò nanni, infuriato. che figura fo dinanzi a loro, padron mio in coscienza? quel po che avete dato a costei per maritarla è una miseria in confronto della figura che mi fate fare. 4649_3829_001496 e le piume gialle del cappellone della baronessa che passavano e ripassavano su quell'ondeggiare di berrette bianche. tutt'a un tratto accadde un fuggi fuggi, una specie di rissa dinanzi all'osteria. 4649_3829_001497 e quella calce che se ne va in polvere, eh, quella calce che non ne avete coscienza, di cristiani, dio di paradiso. anche la pioggia, a danno mio, ci ho ancora i covoni. 4649_3829_001498 il manovale a ciascuno che capitava, tornava a dire: il ponte, l'armatura. mastro nunzio dice che fu il cattivo tempo. 4649_3829_001499 ora dove vai a quest'ora. la fece entrare nella stalla. essa, nello staccarsi dal muro, lasciò una pozza d'acqua lì davanti all'uscio, dove era stata ad aspettare. 4649_3829_001500 sono ancora in piedi. i chiamo mastro don gesualdo. finché sono in piedi, so aiutarmi. un solo, un povero diavolo che andava per la stessa strada gli offrì di prenderlo sotto. 4649_3829_001501 guardò donna giovannina che aveva gli occhi lucenti e siccome peperito stava accarezzando corradino la gurna per far la corte a donna giuseppina, dicendo che aveva un'aria distinta, tutta l'aria dei trao. la capitana aggiunse: colla vocina melata. 4649_3829_001502 furetto, l'altro serio, col mento nella mano, senza dire una parola, accennando soltanto col capo, di tratto in tratto tale e quale, come un ministro sogghignava: il barone zacco, il canonico, conchiuse con una stretta di mano. 4649_3829_001503 aggiunse giacalone, sempre facendo ballare il vaglio, ma il sensale riprese il suo moggio e se ne andò senza rispondere. la baronessa gli corse dietro sull'uscio per gridargli: a cinque e vent'uno, v'accomoda. 4649_3829_001504 come vedete, un buon affare se avete coraggio. quanto rispose mastro don gesualdo, quanto gli occorre al baronello rubiera, s'è una cosa che si può fare. son qua io. 4649_3829_001505 don diego, dal canto suo, seguiva cogli occhi gli ultimi raggi di sole che salivano lentamente verso le alture del paradiso e di monte lauro e rallegravasi al vederlo scintillare improvvisamente sulle finestre delle casipole che si perdevano già fra i campi, simili a macchie biancastre. 4649_3829_001506 il notaro neri che usciva di chiesa insieme al canonico lupi e risalivano verso la maddalena, passo passo, discorrendo sottovoce. 4649_3829_001507 mèndola, fiutò la burrasca e si alzò per svignarsela. il resto lo so. buona sera, con permesso, don filippo, sentite canali. 4649_3829_001508 ciolla, che era il confidente di don ninì, gli disse poi: come siete sciocco? quello lì è un pentolaccia. si pappano insieme la roba che mandate voi e il figlio di neri. 4649_3829_001509 guarda, grazia, quanta roba ce ne sono stati spesi dei denari, qui poscia. appena don gesualdo volse le spalle, aiutò ad insaccare anche lui. 4649_3829_001510 i vedete, li sentite. volete che ci piglino la mano i villani e ci facciano la festa. la piazza in fondo alla stradicciuola sembrava un alveare di vespe in collera. 4649_3829_001511 un vecchio soltanto spezzava dei sassi, seduto per terra sotto un ombrellaccio, col petto nudo, color di rame, sparso di peli bianchi, le braccia scarne, gli stinchi bianchi di polvere, come il viso che pareva una maschera, gli occhi soli che ardevano in quel polverìo. 4649_3829_001512 e subito dopo un gran colpo al portone sconquassato e dei passi che si allontanarono frettolosi. fu giusto quella notte che arrivava la compagnia d'arme, una baraonda per tutto il paese. 4649_3829_001513 la zia macrì e il canonico lupi corsero dietro al medico, la zia cirmena, che voleva sapere ogni cosa e vi piantava in faccia quei suoi occhialoni rotondi, peggio dell'avvocato fiscale. 4649_3829_001514 rimanevano le ultime nuvole del temporale dei capannelli. qua e là, dinanzi alla bottega di pecupecu e al palazzo di città, gente che guardava inquieta, curiosi che correvano e si affollavano al più piccolo rumore. 4649_3829_001515 che colpa ci ho? scappellandosi con soverchio ossequio, ma quella poveretta non gli rispose. andava quasi correndo, trafelata, col manto giù per le spalle, il viso ansioso e pallido. 4649_3829_001516 i rammentate la sera dell'immacolata che cadde tanta neve. vidi passare il baronello rubiera dal vicoletto, qui a due passi, intabarrato come un ladro. 4649_3829_001517 lei chissà, chissà perché non è venuta. ci dev'essere qualch'altro motivo. poi gli affari è un'altra cosa. pensateci bene: i mancherà un appoggio, i avrete tutti nemici. allora 4649_3829_001518 dal cortile non si vedeva ancora il fuoco. soltanto di tratto in tratto, come spirava il maestrale, passavano al di sopra delle gronde ondate di fumo che si sperdevano dietro il muro a secco del giardinetto, fra i rami dei mandorli in fiore. 4649_3829_001519 nessuno gli rispose. allora, vedendo quei musi lunghi, ripigliò cambiando tono. che produzione, eh, la donna specialmente m'ha fatto piangere come un bambino. 4649_3829_001520 non è vero, mastro don gesualdo non ci ha che fare. si mise a vociare il sensale. quello non è il mestiere di mastro don gesualdo. ma infine, come s'accordarono sul prezzo pirtuso, si calmò. 4649_3829_001521 ma quel poco che si può, non molto, ma quel poco che posso. fra parenti parlate pure, ma egli non poteva. 4649_3829_001522 ho da parlarvi, dite, dite pure, ma intanto, mentre siete laggiù, guardate se torna pirtuso, così senza farvi scorgere. 4649_3829_001523 zitto, zitto, vado a vedere, disse la cirmena, e attraversò la sala come un mare di luce nel vestito di raso giallo, per andare a fiutare che cosa si macchinasse nel balcone del vicoletto. 4649_3829_001524 vieni qua, non ti dico altro anche voi. zia, venite a vedere, s'arrampicò tutto tremante su di una seggiola per aprire un armadietto ch'era nel muro al di sopra della finestra. 4649_3829_001525 si vedeva tuttora l'arco, dipinto a donne nude e a colonnati come una cappella, il gran palco della famiglia, di contro, con dei brandelli di stoffa che spenzolavano dal parapetto. 4649_3829_001526 bisogna far presto, donna bianca, non ce n'è quasi più. don ninì allora mise il naso nel piattello fingendo di non badare ad altro. 4649_3829_001527 don gesualdo, per ingraziarselo, lo aiutò a scaricar le fave e a legar l'asino alla mangiatoia sotto l'arco della scaletta. ma il cavaliere parve un po seccato d'esser stato sorpreso in quell'arnese, tutto infangato e col vestito lacero da campagna. 4649_3829_001528 vado. saltò a dire subito, santo, mettiamo mano. si alzò in piedi la sposa, si alzarono dopo di lei tutti gli altri e rimasero fermi ai loro posti aspettando a chi toccasse aprire la marcia. 4649_3829_001529 ci vuole una faccia tosta, sissignore. la lettera con le melenzose, eccola qua. 4649_3829_001530 pirtuso burgio s'allontanò colla mula discretamente, sapendo che l'anima dei negozi è il segreto, intanto che suo cognato diceva al sensale di comprargli dei sommacchi quanti ce n'erano al prezzo corrente. 4649_3829_001531 appena fuori cominciarono a ridere e scherzare fra di loro, brasi, camauro e pelagatti, dandosi degli spintoni. nanni l'orbo e compare carmine, barattando parolacce e ingiurie atroci. 4649_3829_001532 no che fate? esclamò a un tratto, slanciandosi verso compare santo. costui persa la pazienza, quatto, quatto, rimboccavasi le maniche del vestito. 4649_3829_001533 per servire il trattamento, sissignore mastro titta e l'altro barbiere, suo compagno, si son rifiutati con un pretesto: vanno soltanto nelle casate nobili, quei pezzenti. 4649_3829_001534 e del resto, sentite don diego, farò anch'io quello che potrò per bianca. sono madre, anch'io sono cristiana. immagino la spina che dovete averci lì dentro. 4649_3829_001535 per un po di giorni, verso i primi d'agosto, era venuto soltanto don ferdinando ad annaffiare i fiori, strascinandosi a stento, coi capelli grigi svolazzanti, sbrodolandosi tutto a ogni passo. 4649_3829_001536 la tonaca nella cella e pigliarsi una tenuta a passaneto e la figliuola di margarone in moglie, la più giovane. 4649_3829_001537 dell'anticamera per darlo da portare a mastro don gesualdo, giacché deve accompagnare donna bianca, una dei trao. non gli sarebbe passato neppure pel capo di ricevere tanto onore a mastro don gesualdo, però costui non poteva udire perché aspettava nella. 4649_3829_001538 zitto, zitto, cattiva lingua. tutti gli occhi, anche quelli delle ragazze, si rivolsero al baronello, il quale finse di non capire. 4649_3829_001539 la signora capitana spinse l'uscio del palchetto e mise dentro la sua testolina riccioluta e sorridente. no, no, non vi scomodate. son passata un momento a salutarvi. 4649_3829_001540 vedrai, ha buon stomaco, mastro don gesualdo, da tenersi in serbo per anni ed anni, tutto quello che vuole. e buone gambe pure per arrivare dove vuole. 4649_3829_001541 tanto che essa doveva schermirsi col ventaglio e il vecchietto ad ostinarsi. no, no, lasciatemi fare le mie devozioni. 4649_3829_001542 donna fifì gli rispose con un sorriso civettuolo, proprio sotto gli occhi del fidanzato. la capitana rise: agro anche lei. 4649_3829_001543 aggrappandosi avidamente alla sponda dell'inginocchiatoio con un accento più fervido, appoggiando la fronte sulle mani in croce, per lasciarsi penetrare da quella dolcezza. 4649_3829_001544 delle tregge, arrivavano ogni momento dai seminati intorno cariche d'altra messe dei garzoni, insaccavano il grano e lo portavano nel magazzino, dove non cessava mai la nenia di pirtuso che cantava. e viva maria, ogni venti moggi. 4649_3829_001545 dovete pensarci. voi non siete più sotto tutela. alla fin fine i scaldo il sangue per voi perché sono buon servo della vostra famiglia, una gran casata. peccato che non sia più quella di prima. 4649_3829_001546 di ragazza povera, avvezza a far di tutto in casa. brava, brava, così mi piaci. se andiamo d'accordo, come dico io, la nostra casa andrà avanti, avanti. assai, te lo dico io. 4649_3829_001547 vedi, disse lui, abbiamo tutti gli occhi addosso. piglia il sorbetto per amor mio, per la gente che ci osserva: abbiamo tutti gli occhi addosso. 4649_3829_001548 per fortuna grazia non aveva di che temere e suo marito l'avrebbe mandata senza sospetto in mezzo a un reggimento di soldati. l'andare attorno così tardi, in quella tal notte, era proprio uno sgomento. 4649_3829_001549 la sposa, gli amici, i servitori, dinanzi a quegli specchi nei quali si vedeva tutto vestito, di nuovo ridotto a guardare come facevano gli altri se voleva soffiarsi il naso. 4649_3829_001550 e sua sorella, donna bianca rincantucciata dietro di lui, colle spalle un po curve, il busto magro e piatto, i capelli lisci, il viso smunto e dilavato, vestita di lanetta, in mezzo a tutto il parentado in gala. 4649_3829_001551 è andata la ricchezza di casa. trao il barone, scosse il capo anche lui lisciandosi il mento ispido di barba dura colla mano pelosa. 4649_3829_001552 e certe giornate, donna bianca, certe giornate che spuntano a casa vostra. basta, scusatemi, io ne parlo perché ci bazzico sempre ad aiutarvi, insieme a mia moglie. 4649_3829_001553 padrone, sempre colle mani attorno a far qualche cosa, sempre l'occhio attento sulla mia roba, fedele come un cane. ce n'è voluto sì, a far questa roba. 4649_3829_001554 ma che aspettano a battezzare cotesta bambina, chiese: margarone, l'arciprete bugno fa un casa del diavolo per quell'anima innocente che corre rischio d'andare al limbo. allora prese la parola il capitano giustiziere. 4649_3829_001555 tu con fifì margarone. non è vero. chi te l'ha detto? tutti lo dicono. 4649_3829_001556 sono stato ad aspettarvi lì al belvedere. sapete la notizia: appena quindici salme fecero le fave, neanche le spese, com'è vero, iddio. son venuto apposta a dirvelo. 4649_3829_001557 suonava la messa dell'alba a san giovanni, ma il paesetto dormiva ancora della grossa perché era piovuto da tre giorni e nei seminati ci si affondava fino a mezza gamba. 4649_3829_001558 sì che sorgenti men fallaci e più stabili le sole preci. ne reputo il favor di un vostro sguardo. è quel che anelo e lo ambisco mercé delle melenzose mie riga. 4649_3829_001559 ma che dite fra di noi ci sto lavorando a proposito che facciamo per quell'altro affare. ci avete pensato? che risposta mi date? 4649_3829_001560 essa, vedendosi rivolta la parola, si accostò tutta contenta e gli si accovacciò ai piedi su di un sasso, col viso bianco di luna, il mento sui ginocchi in un gomitolo. 4649_3829_001561 sapete, s'era fatto tardi. compare nanni completamente rabbonito. propose anche di andare a vedere quel che accadeva fuori. voi fate liberamente come se foste in casa vostra, don gesualdo, 4649_3829_001562 una sera tardi i vicini che stavano cenando udirono la voce chioccia di don ferdinando chiamare il sagrestano. lì dirimpetto una voce da far cascare il pan di bocca. 4649_3829_001563 ci fu uno scambio di baci e di sorrisi pungenti fra le signore e donna. fifì si lasciò andare anche a stringere la mano che il capitano le stendeva alla moda forestiera con un molle abbandono. 4649_3829_001564 e pioveva dall'alto, un riverbero rossastro che accendeva le facce ansiose dei vicini raccolti dinanzi al portone sconquassato, col naso in aria. tutt'a un tratto si udì sbatacchiare una finestra e una vocetta stridula che gridava di lassù. 4649_3829_001565 o chetatevi che il dottore non esce di casa. se casca, il mondo è più malato degli altri. lui, bomma, giallo al par del zafferano, stava pestando cremor di tartaro in fondo alla farmacia, solo come un appestato. 4649_3829_001566 ebbene, non hanno fortuna. invece, uno venuto dal nulla, uno come mastro don gesualdo, per esempio, il canonico riprese a dire, come in aria di mistero, parlando piano con la baronessa e don diego trao, sputacchiando di qua e di là, 4649_3829_001567 le donne mettevano il lume alla finestra. tutto il paese, sulla collina che formicolava di lumi, come fosse il giovedì sera, quando suonano le due ore di notte. una cosa da far rizzare i capelli in testa chi avesse visto da lontano. 4649_3829_001568 no, questa non me l'aspettavo. dite la verità, cugino, don diego, che non me la meritavo. i ho sempre trattati da parenti e quella gatta morta di bianca che me la pigliavo in casa giornate intere, come una figliuola. 4649_3829_001569 ah, vedranno, mio figlio non ha nulla, io non pago. di certo c'erano state scene violente fra madre e figlio, lui ostinato, peggio d'un mulo. 4649_3829_001570 però non capisco il mistero che vuol farne la cugina sganci, siamo parenti di bianca, anche noi, alla fin fine è quello. quello lì tornò a chiedere, donna giuseppina, col sorriso maligno di prima: 4649_3829_001571 zio. grazie, cara bianca. ci ho la tosse. sono invalido come tuo fratello. donna bellonia, lì sul balcone suggerì la zia sganci, la quale si sbracciava anche lei a servire gli invitati. 4649_3829_001572 l'arciprete, prese tabacco, si spurgò, tossì, infine si alzò e si mosse per andarsene, gonfiando le gote. 4649_3829_001573 il canonico si sbracciava a far dei segni a compare santo e, vedendo che non capiva, gli soffiò colla voce di petto, come in chiesa allorché sbagliavasi la funzione. a voi date. braccio alla cognata. 4649_3829_001574 in cuore gli si gonfiava un'insolita tenerezza, mentre l'aiutava a spettinarsi proprio le sue grosse mani che aiutavano una trao, e si sentivano divenir leggere, leggere fra quei capelli fini. 4649_3829_001575 pure ella sorrise tutta contenta, senza alzare gli occhi. il padrone le porse anche il fiasco: te bevi, non aver suggezione. 4649_3829_001576 un momento, un momento, esclamò don filippo, levando il braccio rimastogli libero, mentre coll'altro reggeva nicolino addormentato. si udiva un tafferuglio nella piazza strilli da lontano. la gente correva verso san giovanni e il campanone che. 4649_3829_001577 don ferdinando, di tratto in tratto si alzava di nuovo in punta di piedi, si chinava sul letto simile a un uccello di malaugurio e tornava a domandare piano all'orecchio di don luca. 4649_3829_001578 cosa ci fai lì con mastro don gesualdo borbottò, il marchese rimasto solo colla nipote bianca fissò un momento sullo zio i grandi occhi turchini e dolci- la sola cosa che avesse realmente bella- sul viso dilavato e magro dei. 4649_3829_001579 capitolo. s'aiutano fra di loro, tutti in un gruppo, una buona parola alle volte fra di loro non possono dir di no, lo lascerebbero morir di fame. ma un favore non glielo negano. 4649_3829_001580 bello, bello approvò il marchese. una cosa simile non l'ho mai vista. e questi qui cosa fanno? 4649_3829_001581 ci hanno anche la camera pel cucù capite e il barone con quella sfuriata li piantò, tutti lì che si sganasciavano dalle risa. 4649_3829_001582 e aprì l'uscio per farglielo, vedere una gran tavola carica di dolci e di bottiglie di rosolio ancora nella carta ritagliata, come erano venuti dalla città, sparsa di garofani e gelsomini d'arabia. 4649_3829_001583 in fondo, attraverso un uscio socchiuso, scorgevasi l'estremità di un lettuccio basso e un formicolìo di ceri accesi funebri. nel giorno chiaro, bianca non vide altro, in mezzo a tutti quei parenti che le si affollavano intorno sbarrandole il passo. 4649_3829_001584 la zia macrì consigliò lì, lì, nella sua camera. il fatto è riprese il barone mèndola sottovoce, tirando in disparte il cugino limòli e donna sarina cirmena. 4649_3829_001585 ma l'altro fratello, don diego, cosa ne dice? ah, don diego, sarà a rovistare fra le sue cartacce le carte della lite. non pensa ad altro? crede d'arricchire colla lite? 4649_3829_001586 l'altro, durò un pezzetto a lamentarsi, correndogli dietro, chiamando in testimonio dio e i santi, piagnucolando, bestemmiando, e finì per accettare, racconsolato, tutto a un tratto, cambiando tono e maniera. 4649_3829_001587 don gesualdo non volle sapere di lettera, non per risparmiare il vino. ma che storie mi andate contando? se a lei l'affare gli va, allora che bisogno c'è di tante chiacchiere? 4649_3829_001588 c'era una siepe di teste dei contadini ritti in piedi sulle panche della piccionaia, che si tenevano alle travi del soffitto per guardar giù in platea. 4649_3829_001589 la giustizia. ecco qua gli sbirri, vociò dal cortile santo motta. allora si aprì l'uscio all'improvviso e apparve donna bianca discinta. 4649_3829_001590 porte e finestre ancora chiuse, compagni d'arme per le vie, rumore di sciabole e di speroni. le signorine margarone in fronzoli e colla testa irta di ciambelle come un fuoco d'artificio, correvano ogni momento al balcone. 4649_3829_001591 gesticolando. appena s'accorsero del ciolla, se la svignarono in fretta, l'uno di qua e l'altro di là. il notaro continuò a salire per la stradicciuola sassosa e il canonico scese apposta a rompicollo verso san sebastiano, fermando il ciolla, come a caso. 4649_3829_001592 delle ventate di scirocco bruciavano il viso e mozzavano il respiro. una sete da impazzire il sole che gli picchiava sulla testa come fosse il martellare dei suoi uomini che lavoravano alla strada del camemi. 4649_3829_001593 sia lodato iddio. infine, assicurata la macina sulla piattaforma, si mise a sedere su di un sasso trafelato, ancora tremante dal batticuore, asciugandosi il sudore col fazzoletto di cotone. 4649_3829_001594 lo so, lo so per quell'altro. ti vergogni a stare con noi dopo la disgrazia che t'è capitata. continuava ad accennare del capo con uno struggimento immenso nell'accento e nel viso. 4649_3829_001595 per la fatica che hai fatto per asciugarti il sudore anche tu attaccati all'abbeveratoio qui fuori dell'uscio. 4649_3829_001596 ma sentiamo cosa dice. me ne vo riprese il barbiere. umilmente torno sul palcoscenico perché adesso lei ammazza il primo amoroso e devo pettinarla coi capelli giù per le spalle. 4649_3829_001597 mastro titta venne a dire infine a don ninì: non resiste più. vossignoria, ha perso la testa la prima donna. ogni sera, mentre sto a pettinarla, non mi parla. 4649_3829_001598 le ragazze margarone stipate sul terrazzo si rodevano d'invidia. specie il tenente ci aveva dei baffoni come code di cavallo e due file di bottoni lungo il ventre che luccicavano da lontano. 4649_3829_001599 via su, viva gesù, viva maria. un altro po, badate, badate, ah mariano, santo diavolone m'ammazzi. 4649_3829_001600 me l'ha data lui stesso il baronello per consegnarla di nascosto alla prima donna. ma per carità, son padre di famiglia, non mi fate perdere il pane. 4649_3829_001601 non vorrei che i vostri fratelli, vedendomi bazzicare per casa, sospettassero che mi manda il canonico dopo vespro. spicciò, lesto, lesto il servizio della chiesa e corse alla canziria. 4649_3829_001602 bianca, mia sorella, è capitata una gran disgrazia alla mia povera sorella. ah, cugina rubiera. 4649_3829_001603 alla scala a mio figlio ci penso. io torno a dirvi: voi pensate a vostra sorella, l'uomo è cacciatore, lo manderò lontano, lo chiudo a chiave lo sprofondo. non tornerà in paese, altro che maritato. 4649_3829_001604 la cirmena accennò di sì, stringendo le labbra sottili, cogli occhi rivolti altrove in aria di mistero. anch'essa, infine, non si tenne più. 4649_3829_001605 è geloso. son sua, sono stata sua ed aveva confessato tutto a capo chino con la bella voce sonora soffocata. 4649_3829_001606 solo donna, giovannina, era rimasta al suo posto, inchiodata dal viso arcigno della mamma, don ninì, che veniva di nascosto per non destar i sospetti della fidanzata. 4649_3829_001607 don luca. vedendo arrivare tanta grazia di dio, finse di esser sorpreso. nossignore, non siamo venuti per i dolci, non v'incomodate, vossignoria. 4649_3829_001608 poi il signore ci aiuta. avete avuto il fuoco in casa? eh dio liberi. m'hanno detto che bianca è ancora mezza morta dallo spavento. io non potevo lasciare qui. scusatemi, sì, son venuto appunto. 4649_3829_001609 quindi piantando anche lui gli occhiali in faccia a donna sarina, volete che ve la dica? le ragazze, a certa età bisogna maritarle e 4649_3829_001610 paese, mastro don gesualdo fece per tirarsi da banda. no, no, non vi scomodate, caro, voi sentite piuttosto cugina macrì. 4649_3829_001611 fu lì, lì, per abortire dallo spavento. don gesualdo, siamo pronti. se volete venire, gli amici vi aspettano. ma gli tremava la voce, al poveraccio. 4649_3829_001612 a corto d'argomenti. rimase un istante quasi sbalordito, piantandosi dinanzi a lei per non lasciarla scappare soffocato da tante buone ragioni che aveva in gola balbettando. 4649_3829_001613 fu una delusione il primo incontro. la signora aglae faceva una parte di povera cieca e aveva il viso dipinto al pari di una maschera. 4649_3829_001614 donna bianca fece segno di no. un affare grosso: si tratta di pigliare in affitto le terre di tutti i comuni della contea. don gesualdo ha il cuore più grande di questa chiesa. 4649_3829_001615 il sagrestano le rivolse la parola direttamente, mentr'essa avviavasi per uscire. siete contenta, vossignoria? un sant'uomo, quel padre angelino, confessa bene, eh, v'ha lasciata contenta. 4649_3829_001616 va bene, va bene, disse mèndola. or ora si pensa a tutto, don luca. ehi, don luca, appena il sagrestano affacciò il capo, all'uscio si udirono delle strida che laceravano il cuore. 4649_3829_001617 me l'aspettavo: cattiva lingua. borbottò la sganci e lo piantò lì, senza dargli retta che se la rideva fra le gengive nude, sprofondato nel seggiolone come una mummia maliziosa. 4649_3829_001618 il fratello gesualdo, colla bocca amara le andava cantando: lascia stare speranza, lasciami stare che ne ho abbastanza anche senza la tua predica. 4649_3829_001619 il notaro neri che per la sua professione sapeva i fatti di tutto il paese e non aveva peli sulla lingua. domandò alla signora margarone: dunque ce li mangeremo presto, questi confetti pel matrimonio di donna fifì. 4649_3829_001620 figuratevi stanotte, quando le campane hanno suonato al fuoco, vado a cercarlo in camera sua. e non lo trovo, mi sentirà. 4649_3829_001621 gesualdo motta, don gesualdo, sissignori i pazzi, lasciateli stare. vedete bene in quale stato vi hanno ridotto. un cognato che potrebbe aiutarvi in tutti i modi che vi toglierebbe da tante angustie, ah. 4649_3829_001622 vedremo. non dico di no, tutto sta ad intendersi. e lasciò cadere un'offerta minima seguitando ad andarsene per la sua strada senza voltarsi. 4649_3829_001623 e voltò le spalle soffiando, gravemente, tossendo, spurgandosi. i parenti si guardarono in faccia il canonico, per discrezione. 4649_3829_001624 udì soltanto mastro lio che rispondeva sghignazzando colla bocca sino alle orecchie: ah, ah, siete un diavolo. vuol dire che avete parlato col diavolo. sapete quel che bisogna vendere e comprare otto giorni prima? va bene, restiamo intesi. 4649_3829_001625 dei conigli. allungavano pure le orecchie, inquiete dall'oscurità misteriosa della legnaia. e la baronessa, in mezzo a tutto quel ben di dio, disse al cugino: voglio mandarvi un paio di piccioni per bianca. 4649_3829_001626 e i conquibus anche assai, assai donna bianca, assai più di quel che si crede, uno che si farà ricco come creso con quella testa fine che ha. 4649_3829_001627 a braccia aperte la pigliano. ve lo dico io: fate conto che il fiume torni a rifarvi il ponte meglio di prima e andate a dormirci su. 4649_3829_001628 donna mita margarone ghiotta senza levare il naso dal piatto, barabba e mastro titta in disparte posati i vassoi. si asciugavano il sudore coi fazzoletti di cotone. 4649_3829_001629 in fondo, nella nebbia del fiume e della pioggia, si scorgeva confusamente un enorme ammasso di rovine, come un monte franato in mezzo al fiume e sul pilone rimasto in piedi, perduto nella bruma del cielo basso, qualcosa di nero che si muoveva. 4649_3829_001630 stava rimbeccando don bastiano, con un sorriso da far dannare l'anima. lo so, lo so, giuramenti da marinaio. il capitan d'arme ammiccò a donna bianca, la quale passava in quel momento con un'aria che voleva dire anche costei. 4649_3829_001631 nunzio, il quale perdeva anche la fede in quella disdetta, ci sputò sopra un paio di volte col viso torvo. tutti piangevano e si fregavano gli occhi dal fumo intanto che facevano asciugare i panni umidi. 4649_3829_001632 sentirla. alcuni dall'ansia s'erano anche alzati in piedi, malgrado le proteste di quelli ch'erano seduti dietro e non vedevano niente. lo stesso canali commosso. si soffiava il naso come una tromba. 4649_3829_001633 vostro figlio, ninì la baronessa. stavolta rimase lei senza trovar parola, con gli occhi che le schizzavano fuori dal faccione apoplettico, fissi sul cugino trao, quasi volesse mangiarselo. 4649_3829_001634 povero diego sospirò. la zia macrì, la cirmena, fece ancora alcuni passi nell'anticamera perché non udisse don ferdinando, il quale veniva a chiuder l'uscio, e soggiunse sottovoce. lo sapevo da un pezzo. 4649_3829_001635 gli chiuse l'uscio sul muso diodata risalì di corsa in quel punto, scalmanata colle lagrime agli occhi. don gesualdo, non vogliono lasciarmi andare pei fatti miei. i sentite laggiù compare nanni e tutti gli altri. 4649_3829_001636 il canonico, rispondendo alla scappellata cerimoniosa del marchese, ebbe un'ispirazione: aspettate, aspettate un momento. 4649_3829_001637 il rumore delle acque si mangiò anche le sue parole furiose. il vecchio in alto nella nebbia accennava sempre di no testardo. 4649_3829_001638 nunzio: appoggiato allo stipite dell'uscio, stava masticando da un po la sua idea fra le gengive sdentate. infine la buttò fuori rivolgendosi verso il figliuolo. 4649_3829_001639 dovete aver la bocca amara che volete. tocca a noi che abbiamo il peso della casa sulle spalle. dio sa se della mia pelle ho fatto scarpe dalla mattina alla sera. 4649_3829_001640 brucia il palazzo, capite, se ne va in fiamme tutto il quartiere. ci ho accanto la mia casa, perdio. si mise a vociare mastro don gesualdo motta. 4649_3829_001641 è piaciuta un corno, lei dice che gliene importa assai di me. oh oh, è impossibile. la lettera avrebbe sfondato un muro. 4649_3829_001642 di peperito don filippo margarone, mentre rivoltava la conserva di pomidoro posta ad asciugare sul terrazzo. l'arciprete bugno nell'appendere al fresco la gabbia del canarino, fin coloro che stavano a sbadigliare nella farmacia di bomma. 4649_3829_001643 il marchese che stava per iscoppiare l'interruppe alla fine. ma che sciocchezze. chi ve le dà a bere, don calogero. 4649_3829_001644 la prova è che il ragazzo, la gurna corradino, viene da me per la villeggiatura. lui non ci ha colpa, povero innocente. 4649_3829_001645 a un tratto si fermò guardando faccia a faccia il suo amico novello con certi occhi che luccicavano al buio. don gesualdo, avete sentito quante belle chiacchiere. adesso siamo tutti fratelli. nuoteremo nel latte e nel miele d'ora in poi. 4649_3829_001646 don filippo, ora che aveva l'appoggio, si rivoltò anche lui. bisogna fare il passo secondo la gamba. mio caro, volevate pigliare il cielo a pugni? 4649_3829_001647 a ogni momento succedeva un falso allarme. i ragazzi gridavano: eccoli, eccoli. camauro lasciava la scopa e della gente si affacciava ai balconi illuminati. 4649_3829_001648 lì a un po tornò a raggiungere don gesualdo con tutt'altro viso, un gran diavolo, quel marchese povero come giobbe, ma è uno che ha voce in capitolo. 4649_3829_001649 rispose il sagrestano cavando fuori il viso rosso e imbarazzato, così per fare quattro passi ci vado ogni anno per la limosina della chiesa. don gesualdo è devoto di. 4649_3829_001650 ravi i piace, divertitevi, tanto la paga. vi corre lo stesso corpo di sangue di. 4649_3829_001651 la statua è di cartapesta, una brutta cosa. i topi ci hanno fatto dentro il nido. le gioie, eh eh, non arricchirebbero neppur me. figuratevi vetro colorato, come tante altre che se ne vedono un fantoccio da carnevale. 4649_3829_001652 don liccio papa di scorta colla sciabola sguainata gridando largo, largo alla giustizia. il capitano giustiziere, dall'alto del marciapiede del caffè dei nobili, sentenziò. 4649_3829_001653 zitto. gli fece segno il marchese: zitto. che cos'è adesso nella camera di bianca udivasi? un gran trambusto delle voci affannose e supplichevoli, un tramenìo come di gente in lotta, grida deliranti di dolore e di collera. 4649_3829_001654 allora ribatté la cirmena, diventando rossa. è una bella porcheria che mastro don gesualdo non si sia fatto neppur vedere. mèndola uscì sul pianerottolo per dire a barabba di correre a casa sganci. 4649_3829_001655 sempre colle mani nei capelli. don ninì non era alla vignazza, disse lei tranquillamente: alessi è ritornato col cane, ma il baronello non. 4649_3829_001656 i ringrazio. grazie tante, ora che volete da me. io ve l'aveva detto quando avete voluto prendere quella chiusa buona soltanto per dar spine. 4649_3829_001657 col viso raggiante di una dolce serenità. don luca, vedendo che la vecchia non si risolveva ad andarsene, toccò la mantellina colla canna. 4649_3829_001658 si era dato all'arte per seguirla. aveva sofferto in silenzio, aveva implorato, aveva pianto. infine, una sera come allora, ancora tutta fremente e palpitante delle emozioni che dà: l'arte: la pietà. 4649_3829_001659 don gesualdo disse: nanni l'orbo facendo capolino dalla cucina: son qui i ragazzi che vorrebbero baciar la mano alla padrona? se non c'è più nessuno, spicciatevi, spicciatevi. rispose lui infastidito. 4649_3829_001660 i manovali esitavano, girando intorno al pietrone enorme, il più vecchio mastro cola, tenendo il mento sulla mano, scrollando il capo aggrondato, guardando la macina come un nemico. 4649_3829_001661 brontolando. ella guardò intorno in aria di mistero, colle pupille stralunate in mezzo alle occhiaie nere. andò a chiudere l'uscio in punta di piedi e poscia si voltò verso il giovane con una mano sul petto, un sorriso pallido all'angolo della bocca. 4649_3829_001662 non ne facciamo nulla, disse il canonico ritornando poco dopo. è una bestia, crede di fare il cavaliere? sul serio, deve avercela con voi. bisogna trovare la persona. 4649_3829_001663 rivolgendosi financo a don ferdinando, che guardava tutti quanti ad uno, ad uno, sbalordito, battendo sulle spalle di don diego il quale sembrava che non udisse, cogli occhi inchiodati sulla sorella e un tremito per tutta la persona. 4649_3829_001664 il notaro la pigliava allegramente, narrava che a palermo avevano fatto il pasticcio, avevano ammazzato il principe di aci e s'erano impadroniti di castellammare. 4649_3829_001665 il confessore riprese a dire la gnà grazia senza che nessuno le domandasse nulla. donna bianca voleva confessarsi. 4649_3829_001666 due o tre muli dalla lunga fila sotto la tettoia allungarono il collo ragliando dei piccioni. calarono a stormi dal tetto. un cane da pecoraio feroce si mise ad abbaiare strappando la catena. 4649_3829_001667 mandando baci e sorrisi a tutti quanti. sulla punta delle dita, colle labbra, cucite dal rossetto il seno che le scappava fuori, tremolante ad ogni inchino. 4649_3829_001668 perchè non dici nulla. cos'hai? rimase un momento imbarazzato senza saper che dire neppure lui, umiliato nel suo bel vestito nuovo, in mezzo ai suoi mobili che gli costavano un occhio del capo. 4649_3829_001669 poi m'ha fatto sudare una camicia, ma ora vi dico che la pera è matura. un'altra crollatina e vi casca fra le braccia. ve lo dico io. dovreste correre al paese e scaldare il ferro mentre è caldo. 4649_3829_001670 brasi, camauro, giacalone, nanni l'orbo, una turba famelica piombò sui rimasugli del trattamento, disputandosi i dolciumi, strappandoseli di mano, accapigliandosi fra di loro. 4649_3829_001671 donna giuseppina alòsi per bacco. quella almeno non manca mai l'avrà trattenuta il cavaliere. si lasciò scappare il marchese, perdendo la pazienza. 4649_3829_001672 speranza sua sorella verde dalla bile, strizzando il seno vizzo in bocca al lattante, sputando veleno contro i trao. signori miei, guardate un po, ci abbiamo i magazzini qui accanto. 4649_3829_001673 don diego stette un po a cercare le parole, guardandola fisso negli occhi che dicevano tante cose in mezzo a quelle lagrime di onta e di dolore, e poi nascose di nuovo il viso fra le mani, accompagnando col capo la voce che stentava a venir fuori. 4649_3829_001674 una dopo l'altra, s'erano svegliate pure le campanelle dei monasteri: il collegio santa maria, san sebastiano, santa teresa, uno scampanìo generale che correva sui tetti, spaventato nelle tenebre. 4649_3829_001675 potevate starvene quieto e tranquillo a casa, che vi facevo mancare. lasciatemi in pace almeno tanto. voi non ci avete perso nulla. ah, non ci ho perso nulla. sapevo bene che glielo avresti rinfacciato a tuo padre. 4649_3829_001676 delle braccia che accennavano lontano. il fiume di qua e di là dei rottami straripava in larghe pozze fangose, più giù degli uomini messi in fila. 4649_3829_001677 l'uomo è cacciatore, si sa. a vostra sorella avreste dovuto pensarci voi, o piuttosto lei stessa. quasi, quasi si direbbe colpa sua. chissà cosa si sarà messa in testa, magari di diventare baronessa rubiera. 4649_3829_001678 la vecchia levò il capo istupidito e si fece ripetere due o tre volte la stessa cosa: testarda, imbambolata. sicuro, sto per chiudere la chiesa. potete andarvene, madre mia. 4649_3829_001679 poi non vorrei fare uno sgarbo al cugino zacco. sapete bene, siamo nel mondo, abbiamo bisogna alle volte l'uno dell'altro. intendo mettere avanti un altro mastro, don gesualdo motta, per esempio. 4649_3829_001680 diodata, ancora un po esitante, si pulì la bocca col dorso della mano e s'attaccò al fiasco arrovesciando il capo. 4649_3829_001681 donna fifì, gialla dalla bile. non rispose neppure di nascosto, dietro il parapetto. spiegazzava la lettera con mano febbrile, indi la passò alla mamma, che balbettava. 4649_3829_001682 verso un'ora di notte arrivò il marchese limòli facendosi largo colla canna d'india. vide il lume, vide le foglie d'arancio e disse: bravo. 4649_3829_001683 e il canonico sgranò gli occhi. don gesualdo stese la mano verso il crocifisso. no dico per l'altro affare, quello della gabella. 4649_3829_001684 poscia pensò al fuoco che avevano avuto in casa, alla malattia di bianca. era una buona donna. infine, don diego aveva proprio una faccia da far compassione. 4649_3829_001685 non volete sentire neppure la predica, non volete che mi lamenti: tanti denari persi che non li guadagnate, i vostri denari voi. 4649_3829_001686 in cima alla scala don ferdinando, infagottato in una vecchia palandrana, con un fazzolettaccio legato in testa, la barba lunga di otto giorni, gli occhi grigiastri e stralunati che sembravano quelli di un pazzo, in quella faccia incartapecorita di asmatico, ripeteva come. 4649_3829_001687 è nostra ancora da quella parte. non abbiate paura che non muore il papa. su su, se vi scappa la leva ancora. se avessi tenuta cara la pelle ancora. 4649_3829_001688 la prima donna ringraziava di qua e di là, dimenando i fianchi, saettando il collo a destra e a sinistra, al pari di una testuggine. 4649_3829_001689 come don ferdinando lo chiamò prima, pian piano, e tornò a chiamarlo e a scuoterlo inutilmente. gli si rizzarono quei pochi capelli in capo e si rivolse al sagrestano smarrito, supplichevole, che fa ora che fa. 4649_3829_001690 entrava in quel punto il notaro neri, piccolo, calvo rotondo, una vera trottola col ventre petulante. la risata chiassosa, la parlantina che scappava stridendo a guisa di una carrucola. 4649_3829_001691 le afferrò le mani, agitando il capo, movendo le labbra, senza arrivare a profferir parola. dimmi la verità, bianca: perché vuoi andartene dalla tua casa, perchè vuoi lasciare i tuoi fratelli? 4649_3829_001692 avevano acceso un gran fuoco di giunchi e di legna rotte nella capanna pezzi di travi su cui erano ancora appiccicate le immagini dei santi che dovevano proteggere il ponte. buon'anima sua. 4649_3829_001693 e santissimo. non si può da questa parte, sono rovinato. gli altri vociavano tutti in una volta, ciascuno dicendo la sua: una baraonda da sbalordire. 4649_3829_001694 bisogna condurre la sposa a giolio per la vendemmia, don gesualdo, vedrai che vigne bianca, certo è la padrona, certo. 4649_3829_001695 voi non dite nulla, state lì come un allocco. adesso speranza inveiva contro suo marito quando si tratta d'aiutar voi che pure siete suo cognato. 4649_3829_001696 grazie a dio, si tornava a respirare. i ben pensanti sul tardi cominciarono a farsi vedere di nuovo per le strade. l'arciprete dinanzi al caffè. 4649_3829_001697 dormivi, se te l'ho detto, che dormivi. e le assestò uno scapaccione come carezza. egli invece non aveva sonno, si sentiva allargare il cuore, gli venivano tanti ricordi piacevoli. 4649_3829_001698 eh, mastro don gesualdo volse un'occhiata in giro su tutta quella gente che rideva e rispose tranquillamente: che volete, signor marchese, ciascuno fa quel che può. fate. fate, amico mio. quanto a me non ho di che lagnarmene, don. 4649_3829_001699 mita giovannina, tutte insieme si alzarono per calmare fifì, circondandola, spingendola in fondo verso l'uscio per nasconderla. 4649_3829_001700 infatti, bianca, la sera innanzi s'era visto capitare a tre ore di notte il capitan d'arme, un bell'uomo colla barba a collana e i baffi alla militare che recava il biglietto. 4649_3829_001701 degli altri punti neri si movevano per la china e, a seconda del vento, giungeva il suono grave e lontano dei campanacci che portava il bestiame grosso mentre scendeva passo passo verso il torrente. 4649_3829_001702 il pane non te lo farà mancare. e quando verrà la malannata, ricordati che c'è sempre il mio magazzino aperto. sei contenta anche tu di. 4649_3829_001703 tutte quelle belle cose di cui studiava l'effetto colla coda dell'occhio, mentre fingeva d'andare in collera allorché il marchese si pigliava qualche libertà soverchia. adesso che erano soli, diceva lui col suo risolino sdentato di satiro. 4649_3829_001704 nell'aia, la bica alta e ancora scura sembrava coronata d'argento, e nell'ombra si accennavano confusamente altri covoni in mucchi. 4649_3829_001705 nanni. l'orbo tornò a gridare in fondo al corridoio: eccolo, eccolo, e si udì lo scoppio del pistolone di pelagatti, come una cannonata. 4649_3829_001706 don ferdinando aspettò un momento la risposta a bocca aperta, battendo le palpebre, indi tornò nella dispensa a riporre le fave che aveva raccolte da terra. poco dopo, essa se lo vide comparire dinanzi un'altra volta con quell'aria sbalordita. 4649_3829_001707 la moglie del sagrestano ne usciva in quel momento arruffata, gialla, senza ventre, e si mise a distribuire scappellotti a diritta e a manca, via, via, di qua che aspettate la festa poscia. entrò in chiesa frettolosa. 4649_3829_001708 delle immagini di santi qua e là appiccicate, colle ostie insudiciate dagli uccelli e un puzzo da morire fra tutte quelle bestie. 4649_3829_001709 mentre i muratori si riparavano ancora dall'acquazzone, dentro il frantoio di giolio, vasto quanto una chiesa, facendo alle piastrelle entrò il ragazzo che stava a guardia sull'uscio addentando un pezzo di pane colla bocca piena, vociando. 4649_3829_001710 vedete, nessuno l'avrebbe creduto così duro, quel don diego vostro fratello, un signore umile e buono che pareva di potersi confessare con lui. non parlo di don ferdinando, ch'è peggio di un ragazzo poveretto. 4649_3829_001711 anche lui si sentiva le ossa rotte. per giunta, sua sorella l'accolse come un cane: siete tornato dalla festa? avete visto che bel guadagno. 4649_3829_001712 ma che dice io: non ci capisco niente. ah, non capite. non me ne ha scritta mai una così bella. l'infame, il traditore. 4649_3829_001713 arrivò al paese dopo mezzogiorno, il canonico lupi s'era coricato. allora, allora, subito dopo pranzo, vengo, vengo, don gesualdo. gli gridò dalla finestra, sentendosi chiamare. 4649_3829_001714 ninì furibondo andò subito il giorno dopo a cercare ciolla, il quale se ne stava pei fatti suoi dopo quelle ventiquattr'ore passate in castello. 4649_3829_001715 gesualdo, lui non diceva nulla, con la faccia color di terra, seduto su di un sasso, le mani fra le cosce, penzoloni quindi prese a sfogarsi col manovale. 4649_3829_001716 zia filomena è tardi. oggi è tardi, sta per suonare mezzogiorno e il confessore deve andarsene a desinare. 4649_3829_001717 sì, sì, ho capito: i denari che avesti lunedì te li sei giuocati. ho capito, ho capito. eccoti il resto e divèrtiti alle piastrelle, che a pagare poi ci son io, il debitore di tutti quanti. 4649_3829_001718 poscia, come svegliandosi da un sogno, domandò: tu perché non vai più dalla zia rubiera? avrebbe mandato un paio di piccioni. sapendo che diego non sta bene per fargli un po di brodo bianca, divenne di brace in viso e chinò gli occhi. 4649_3829_001719 e i cani soltanto davano il benvenuto al padrone abbaiando intorno alla fattoria. ehi, non c'è nessuno roba senza padrone quando manco io. 4649_3829_001720 le figliuole ancora coi riccioli incartati. don filippo che dava consigli da lontano, dirigendo le operazioni di quelli che lavoravano a spegnere l'incendio colla canna. 4649_3829_001721 ma il canonico rientrò dal balcone quasi subito scuotendo il capo. no, son villani che tornano in paese. oggi è sabato e arriva gente sino a tardi. 4649_3829_001722 mentre la signora capitana, per far vedere che sapeva stare in conversazione, rideva come una matta, chinandosi in avanti ogni momento, riparandosi col ventaglio per nascondere i denti bianchi, il seno bianco. 4649_3829_001723 un viso di chioccia istupidita dal covare, con due occhietti tondi su di una faccia a punta gialla e incartapecorita e un fazzoletto lacero da malata legato sotto il mento. 4649_3829_001724 state tranquilli, non li perdo, i denari. il barone è un galantuomo e il tempo è più galantuomo di lui. 4649_3829_001725 si correvano dietro. bisognava far la guardia a loro pure. il padrone mi dovrebbe ancora qualche regaluccio per quest'altra custodia che non era nel patto. allora scoppiò una risata generale. perché compare carmine, era molto lepido di solito. 4649_3829_001726 sicuro una bella compagnia. fortuna che sia capitata da queste parti la prima donna specialmente. 4649_3829_001727 venne pure donna marianna in persona a fargli visita premurosa, con un rimprovero amorevole sulla faccia. buona come siete in quello stato, ed io non ne so nulla, siamo in mezzo ai turchi, siamo parenti, sì o no? 4649_3829_001728 fra poco, seguitando di questo passo, non ce ne sarà più del pane nel cassone, no, e non ci sarà neppure il cassone, non ci sarà la casa, se ne andrà tutta al diavolo. 4649_3829_001729 una tosse fioca che non si udiva quasi più e scuoteva dalla testa ai piedi, lui e il fratello che gli dava il braccio, come andasse facendo la riverenza a ogni vaso di fiori. e fu l'ultima volta. 4649_3829_001730 frattanto giunse donna sarina cirmena, scalmanata in un bagno di sudore- l'ho saputo or ora- balbettò, lasciandosi cadere sul seggiolone di cuoio in mezzo ai parenti riuniti nella gran sala. 4649_3829_001731 la ragazza non rispose. egli, non badandoci, seguitò per avere un appoggio, per far lega coi pezzi grossi del paese. senza di loro non si fa nulla. 4649_3829_001732 speranza, cominciò dallo sgridare suo marito che aveva legata la mula alla casa del moribondo. porta disgrazia, ci vorrebbe. 4649_3829_001733 d'onore perché balbettò peperito facendosi rosso. così una produzione come questa che fa correre tutto il paese, si diceva: come va che il cavaliere 4649_3829_001734 essa voleva fare qualche altra obiezione, ma il marchese limòli disse: il fatto suo. lasciate correre, cugina cara, tanto il morto è morto e non parla più. 4649_3829_001735 don gesualdo stava mangiando una insalata di cipolle onde prevenire qualche malattia causata dallo spavento. prosit, prosit, don gesualdo, a casa vostra ci ho trovato dei forestieri, tale e quale, come voi, qui da me. 4649_3829_001736 sotto la tettoia cadente erano accatastate delle fascine e in fondo, ritta contro la casa del vicino, motta dell'altra legna grossa: assi d'impalcati, correntoni fradici, una trave di palmento che non si era mai potuta vendere. 4649_3829_001737 stai attento, dinanzi a tutta questa gente ti metti a sedere e non ti muovi più. come vedi fare a me, fai tu pure. 4649_3829_001738 che diavoletto tutto sua madre. il marchese, sdraiato sulla sedia a bracciuoli accanto alla nipote, sembrava un presidente chiacchierando, soltanto lui. 4649_3829_001739 lo stesso don gesualdo. al momento di buttarsi proprio in quella faccenda, gli vennero in mente tante brutte idee. si fece pallido e gli cadde la forchetta di mano. 4649_3829_001740 finse di precedere donna bianca per sollevare la portiera onde trattenerla ancora un momento. lui fa proprio compassione. una faccia da malato. i parlò tutto il tempo, di vossignoria. 4649_3829_001741 per me non me ne importa. io sono uno spiantato padrone. padrone, quando saran morti tutti quelli che son nati prima di lui e meglio di lui. 4649_3829_001742 gliel'ha detto tuo fratello: c'è stato un casa del diavolo. non lo sapevi. don giuseppe barabba venne sul balcone portando un piattello su ciascuna mano. 4649_3829_001743 sì, sì, hai ragione, la bestia sono io. io ho la pelle dura. ho fatto bene a mandare qui mio fratello per badare ai miei interessi. si vede, sta a passare il tempo anche lui giuocando. sia lodato iddio. 4649_3829_001744 il barlume fioco del lumicino posato sulla botte rosaria, rosaria tornò a gridare la baronessa, in tono di minaccia quindi rivolta al cugino trao. 4649_3829_001745 burgio, aveva il viso lungo un palmo aggrottato, con tanto di muso nel faccione pendente. v'ho visto venire di laggiù, cognato. 4649_3829_001746 ninì. guardava intorno, inquieto a un tratto, scoprendo la cugina bianca rincantucciata in fondo al balcone del vicoletto, smorta in viso. si turbò. smarrì un istante il suo bel colorito fiorente e rispose balbettando. 4649_3829_001747 barabba corse subito dicendo: eccomi, eccomi un momento, un momento ancora. don giuseppe, il baronello avrebbe pagato qualcosa di tasca sua per trattenere barabba sul balcone. 4998_3829_000000 e al borbottìo che durava un pezzo fra di loro in anticamera. infine, non si tenne più un giorno che quei signori tornavano a ripetere la stessa pantomima. ne afferrò uno per la falda prima d'andarsene. 4998_3829_000001 che cosa? sì, sì, capisco, avete ragione. poveretta, in quella sopraggiunse la nuora infuriata. 4998_3829_000002 a un tratto si mise a urlare e ad agitarsi, quasi fosse colto di nuovo dalla colica, quasi fosse giunta l'ultima sua ora. e non udisse e non potesse più parlare, balbettò solo smaniando. 4998_3829_000003 ci aveva un cane lì nella pancia, che gli mangiava il fegato, il cane arrabbiato di san vito, martire, che lo martirizzava anche lui inutilmente. speranza amorevole, cercava erbe e medicine, consultava zanni e persone che avevano segreti per tutti i mali. 4998_3829_000004 dice bene il proverbio: lontano dagli occhi e lontano dal cuore. ci ha rubato la figlia e la dote quell'assassino, e continuò a sfogarsi così per un pezzo colla moglie di zacco, che era mamma anche lei e accennava di sì. 4998_3829_000005 quell'altro cruccio nascosto in fondo agli occhi della figliuola e voleva dirle delle altre cose, voleva farle altre domande. in quel punto, aprirle il cuore come al confessore e leggere nel suo. 4998_3829_000006 dalla via del rosario spuntava una bandiera tricolore in cima a una canna e dietro una fiumana di gente che vociava e agitava braccia e cappelli in aria. di tanto in tanto partiva anche una schioppettata. 4998_3829_000007 invece si trovò di faccia il canonico lupi, vestito di corto, con un cappellaccio a cencio, e il baronello rubiera che se ne stava in disparte. scusate, don gesualdo, non vogliamo disturbarvi, ma è un affare serio. sentite qua. 4998_3829_000008 guardando intorno per vedere come l'avrebbero accolta, cominciando diggià a fregarsi gli occhi col fazzoletto ricamato. scusate, perdonate, io non ci ho il pelo nello stomaco. ho sentito che mia nipote il cuore l'ho qui di carne. 4998_3829_000009 ehi, badate a voi. adesso. don luca, portando la croce dinanzi alla bara, ammiccava gentilmente per farsi strada fra la folla e sorrideva ai conoscenti come udiva lungo la via, tutti quei gloria che recitava la gente alle spalle di mastro don gesualdo. 4998_3829_000010 e quanti erano in teatro al baccano uscirono in piazza, lasciando la prima donna e il signor pallante a sbracciarsi da soli, colle bandiere in mano. in un momento si riunì una gran folla che andava ingrossando sempre al par di un fiume. 4998_3829_000011 ci hanno tutti lo stesso diritto, non è vero? allora, con un po di giudizio, anticipando a questo e a quello una piccola somma, loro falliscono in capo. 4998_3829_000012 dei bagni e dei sudoriferi che lo lasciavano sfinito senza forza di muovere il capo, vedendo già l'ombra della morte. 4998_3829_000013 se piglia la malattia di vostra moglie. siamo povera gente. voi siete tanto ricco, ma io non avrei neppure di che pagarle il medico e lo speziale. 4998_3829_000014 fu un casa del diavolo donna bianca, la quale era assai malandata e sputava sangue ogni mattina, fece una ricaduta che in quindici giorni la condusse in fin di vita. 4998_3829_000015 chi ha bisogno venga qui da noi. ora è tardi e siamo tutti d'un colore birbanti e galantuomini. ehi, ehi dico. 4998_3829_000016 in mezzo a tanti dispiaceri, s'era ammalato. davvero. gli avvelenavano il sangue tutti i discorsi che sentiva fare alla gente don luca il sagrestano, il quale gli s'era ficcato in casa quasi fosse già l'ora di portargli l'olio santo. 4998_3829_000017 guarda che fai sotto la pioggia, a capo scoperto: è il tuo vizio antico. ti rammenti, eh, ti rammenti, sissignore. rispose lei semplicemente e continuava ad accompagnare le parole coi cenni del capo. 4998_3829_000018 no, so io quello che vogliono. ribattè don gesualdo imbestialito. scusate, non si tratta soltanto di voi. adesso osservò mèndola, è che dietro di voi ci siamo tutto il paese. 4998_3829_000019 cosa, però, quando se li vedeva dinanzi a lui, marito e moglie, così tranquilli che nessuno avrebbe sospettato quel che covava sotto, si sentiva freddo nella schiena. 4998_3829_000020 senza aprir bocca. i parenti, la gente di casa dei vicini, anche per curiosità, si affollavano all'uscio aspettando la sentenza, mentre i dottori confabulavano a bassa voce fra di loro in un canto. 4998_3829_000021 insomma, le solite litanie, la solita giaculatoria per cavargli dell'altro sangue. finalmente, dopo un po di tira e molla, s'accordarono sul compenso. 4998_3829_000022 altre chiacchiere giunsero in segreto sino al povero padre, il quale corse a rotta di collo alla villa di carini, dov'era confinata la duchessa, per motivi di salute. 4998_3829_000023 ma non si dava pace. parevagli che la gente lo segnasse a dito. sentivasi montare il sangue al viso quando ci pensava da solo, o anche se incontrava quell'infame della cirmena. 4998_3829_000024 prosit a lei. don ninì rubiera, nella commozione generale, si sentiva venire le lagrime agli occhi e smanacciava più forte degli altri borbottando fra di sé. 4998_3829_000025 che passava la sera a lamentarsi, tenendosi la pancia all'oscuro per risparmiare il lume. i volete, eh, cugino rubiera, donna giuseppina. 4998_3829_000026 dopo il tiro che gli aveva giocato per l'appalto dello stradone. scusate, giacché volete fare il sordo, sapete che avete tanti nemici invidiosi. quel che volete, intanto. non vi guardano di buon occhio, dicono che siete peggio degli altri. 4998_3829_000027 e sulla bocca sdentata teneva fisso un sorriso di povera, il sorriso umile di chi viene a sollecitare un favore, mentre don ninì cercava le parole girando il cappellaccio fra le mani, con quella sciarpa sino al naso che gli dava un aspetto minaccioso. 4998_3829_000028 come quella bestia di diodata che a chi gli dava un calcio rispondeva grazie dài e dài. erano arrivati a scatenargli contro anche loro, una sera, che li avevano tirati in quelle chiacchiere. 4998_3829_000029 a due ore di notte, per certe stradicciuole fuori mano, andarono a svegliare grazia che aveva la chiave del portone e al buio tentoni arrivarono sino all'uscio di don ferdinando. 4998_3829_000030 e di cui ogni momento vedevasi il guanto di cotone, allungarsi a tradimento e togliervi la roba dinanzi l'intimidiva pure la cravatta bianca del genero, le credenze alte e scintillanti come altari. 4998_3829_000031 sin nel tono della voce. anche quando voleva fare l'amabile e pigliarvi bel bello, aveva qualcosa che vi respingeva indietro e vi faceva cascar le braccia. 4998_3829_000032 don gesualdo non rispondeva, continuava a sbuffare. supino il servitore tolse il paralume per vederlo in faccia. allora si fregò bene gli occhi e la voglia di tornare a dormire. gli andò via a un tratto. ohi, ohi, che facciamo adesso? 4998_3829_000033 allora don gesualdo non fiatò più, giacchè non c'era più speranza. si mise a passeggiare in lungo e in largo a capo chino, colle mani dietro la schiena. 4998_3829_000034 don gesualdo si strinse nelle spalle, sembrava che davvero non gliene importasse nulla di nulla. adesso il barone, a poco a poco andò calmandosi in mezzo al coro dei suoi che mormoravano sottovoce contro il canonico. 4998_3829_000035 dalle finestre, dalle arcate del portico che metteva alle scuderie, dalla cucina che fumava e fiammeggiava sotto il tetto, piena di sguatteri vestiti di bianco. 4998_3829_000036 prima di tutto bisogna tappare la bocca a nanni l'orbo col giudizio con un po di denaro, senza far torto a nessuno, ben inteso la giustizia. 4998_3829_000037 don gesualdo s'era alzato sbuffando, gridando ch'era meglio finirla, che correva giù a dargliela, lui la promessa al ciolla, e giacchè lo cercavano, era lì pronto a riceverli. 4998_3829_000038 devo far testamento. ho degli scrupoli di coscienza. sissignore, sono il padrone, sì o no? ah, ah, stai ad ascoltare anche tu. 4998_3829_000039 scusate, scusate, signori miei, disse entrando se disturbo. se avete da parlare in segreto, me ne vo e si mise a sedere, lui pure col cappello in testa. 4998_3829_000040 ci dovevano essere dei medici, pel suo male a saperli trovare, a pagarli. bene, il denaro l'aveva guadagnato apposta lui al suo paese. gli avevano fatto credere che, rassegnandosi a lasciarsi aprire il ventre, ebbene sì, sì. 4998_3829_000041 il mondo, sapete bene, ha la lingua lunga. poi quell'altra storia, la morte di suo marito. è vero che se lo meritava, ma infine è meglio chiudere la bocca alla gente. del resto non avete bisogno di nulla ora che ci abbiamo qui la mia ragazza. 4998_3829_000042 la mamma sorrideva, lei pure discretamente. in quella sopraggiunse la serva ad annunziare che c'era il barone rubiera con la moglie. lui ci vuole una bella faccia tosta. 4998_3829_000043 don gesualdo s'alzò di botto, vacillando, coi capelli irti, posò la chicchera sul tavolino e si mise a passeggiare innanzi e indietro fuori di sé, picchiando le mani l'una sull'altra e ripetendo: 4998_3829_000044 ma no, parliamone, insisteva lui. sono discorsi serii, non ho tempo da perdere adesso. il viso gli si andava oscurando, il rancore antico gli corruscava negli occhi. allora vuol dire che non te ne importa nulla, come a tuo marito? 4998_3829_000045 capite neanche farle vedere la figliuola per l'ultima volta. è un porco, quel signor duca, tre mesi che scrive: oggi verremo e domani verremo. come se avesse dovuto campar cent'anni, quella poveretta. 4998_3829_000046 la pigliava in parola, balbettava, accarezzandola come quand'era bambina, spiandola di sottecchi. intanto, col cuore alla gola, qui cosa mi manca? ho tutto per guarire. tutto quello che ci vorrà, spenderemo, non è vero? 4998_3829_000047 povera diodata, tu sola ti rammenti del tuo padrone. affacciò il capo allo sportello cercando forse degli altri, ma siccome pioveva, lo tirò indietro subito. 4998_3829_000048 che dissesto quanti danni le conseguenze un'azienda così vasta senza nessuno che potesse occuparsene sul serio. infine offrì d'incaricarsene lui, per l'interesse che portava alla casa alla signora duchessa. 4998_3829_000049 dopo un momento allentò le braccia col volto rigido e chiuso. colla voce mutata più tardi: ra: non posso. 4998_3829_000050 zacco e due o tre altri benintenzionati ch'erano sopravvenuti intanto sudavano a persuaderlo vociando tutti insieme: che volete fare contro un paese intero? siete impazzito, bruceranno ogni cosa. 4998_3829_000051 tutti coloro che gli erano contro per un motivo o per l'altro, soffiavano adesso nel fuoco dicendone roba da chiodi, raccontando tutte le porcherie di mastrodon gesualdo. 4998_3829_000052 un po di colica. ho avuto dei dispiaceri. domani mi alzerò, ma non ci credeva più, neppur lui, e non si alzava mai. era ridotto quasi uno scheletro, pelle e ossa. 4998_3829_000053 lasciatemi andare, se no crepo ci aveva come una palla di piombo nello stomaco che gli pesava. voleva uscir fuori con un senso di pena continuo. di tratto in tratto si contraeva, s'arroventava e martellava. 4998_3829_000054 bestemmie e sorgozzoni, lì all'oscuro, sul sagrato mastro cosimo intanto s'era arrampicato sul campanile e suonava a distesa. 4998_3829_000055 i seguiva per la camera con l'occhio inquieto, sospettoso, diffidente, con un certo tono di rancore nella voce cavernosa. sforzavasi di mostrarsi più forte, sollevandosi a stento sui gomiti tremanti, cogli omeri appuntati che sembravano forare la camiciuola da notte. 4998_3829_000056 si vede che mio suocero poveretto non sa quel che ci vuole a mantenere la figliuola col decoro del nome che porta. 4998_3829_000057 ah, cugino, che c'è di nuovo. vostra moglie sta bene qui da me. lo vedete, guai colla pala che c'è, mammà, i soliti capricci. permettetemi, cugino zacco, devo scendere giù un momento. 4998_3829_000058 le figliuole a quelle parole guardarono tutte insieme e approvarono col capo. il barone s'accostò al letto, lui pure, dimostrando molto interesse per. l'ammalata. 4998_3829_000059 dimostrava il modo e la maniera, accalorandosi nella proposta, accompagnando la parola coi gesti, fiutando già il sangue, cogli occhi accesi nel faccione che gli s'imporporava tutto. 4998_3829_000060 adesso non aveva più suggezione di nessuno e afferrava chi gli capitava per domandare. voglio sapere la verità, signori cari, per regolare le mie cose, i miei interessi. 4998_3829_000061 non fosse altro per carità cristiana. ma via è troppo. neanche i suoi parenti possono tollerarlo, quell'uomo, figuratevi neanche quello stolido di don ferdinando. 4998_3829_000062 appena don gesualdo fu in istato di poter viaggiare, lo misero in lettiga e partirono per la città. era una giornata piovosa, le case note dei visi di conoscenti che si voltavano appena sfilavano attraverso gli sportelli della lettiga. 4998_3829_000063 tratto tratto. guardava timidamente di sottecchi il cognato, che aveva gli occhi gonfi, la faccia gialla e ispida di peli e faceva atto d'andarsene impaurito. no, disse il marchese, non potete lasciare la sorella in questo punto. siete come un bambino caspita. 4998_3829_000064 donna agrippina. allora li mise fuori tutti quanti, don gesualdo. dietro a quell'uscio chiuso si sentiva un gruppo alla gola, quasi gli togliessero prima del tempo la sua povera moglie. 4998_3829_000065 in là, incontrando nanni l'orbo che stava da quelle parti il cuore, gli disse che gerbido aspettasse appunto lui che fate. a quest'ora fuori compare nanni gli disse: mastro, titta, venitevene a casa piuttosto che faremo la strada insieme. 4998_3829_000066 dicono che il comune ci guadagna e ciascuno avrà il suo pezzo di terra. allora don gesualdo cavò fuori la tabacchiera, fiutando un agguato, cioè cioè don gesualdo chiamò la serva dall'uscio. un momento, vossignoria. 4998_3829_000067 eh, che vogliono che dicono: l'assalirono subito i zacco. appena don gesualdo, entrò nella stanza dell'inferma, son io che ho mandato a chiamarvi, disse il barone col sorriso furbo. 4998_3829_000068 oppure gli facevano l'elemosina di una risposta che non diceva niente, di un sorrisetto che significava addirittura arrivederci in paradiso, buon uomo. 4998_3829_000069 voi ridete: ah, cosa volete che faccia? non me ne importa nulla. vi dico: donna giuseppina rimase stupefatta, come voi. 4998_3829_000070 ma lui non rispose. chino sulla moglie, la quale s'aiutava cogli occhi e con quella povera mano pallida e scarna che diceva per lei: no, non vi mettete con colui se volete darmi retta una volta sola. 4998_3829_000071 col fermento che c'era nel paese e si facevano la croce, vedendo ancora al mondo don ferdinando con quella palandrana che non teneva più insieme. 4998_3829_000072 parlate liberamente, signori miei. tutto ciò che si deve fare si farà. gli batteva un po il cuore. sentiva un formicolìo come di spasimo anticipato tra i capelli, ma era pronto a tutto. quasi scoprivasi il ventre perché si servissero pure. 4998_3829_000073 quasi fosse già roba senza padrone. lui, poveraccio, confinato in letto, si rodeva in silenzio. non osava ribellarsi al cognato e alla sorella, pensava ai suoi guai. 4998_3829_000074 gente. essa voleva narrargli anche i suoi guai. biasciando, sbuffando e imbrogliandosi. con la lingua grossa e le labbra pavonazze spumanti di bava, il barone affettuoso tendeva l'orecchio, si chinava su di lei. eh, 4998_3829_000075 don margheritino, io vi ho visto nascere. a me scrivete la ricetta per chi mi pigliate, amico caro? allora ribattè il dottorino infuriato: allora fatevi curare dal maniscalco. 4998_3829_000076 del resto che poteva farci? ne aveva abbastanza dei suoi guai. il peggio di tutti stava lui che aveva la morte sul collo. quand'egli avrebbe chiuso gli occhi, tutti gli altri si sarebbero data pace. 4998_3829_000077 per un piatto di maccheroni. dio liberi, ci lasciò la pelle. appena mastro titta udì il rumore della schioppettata. due minuti dopo disse fra sé: 4998_3829_000078 rimase di stucco al vederlo, così disfatto che puzzava di sepoltura, e gli occhi che a ogni faccia nuova diventavano lustri, lustri. signor don gesualdo, son venuta a vedervi perché mi hanno detto che siete in questo stato. 4998_3829_000079 delle lagrime grosse e silenziose che si gonfiavano a poco a poco negli occhi torbidi e scendevano lentamente giù per le guance floscie. bene, bene, mi congratulo, cugina rubiera, la testa è sana. conoscete ancora la gente? 4998_3829_000080 ora vi scatenano contro anche i figliuoli. vedrete, don gesualdo. va bene, rispose don esualdo. i saluto, non posso lasciar mia moglie in quello stato per ascoltar le vostre chiacchiere e volse loro le spalle. 4998_3829_000081 guarire. certo, siamo qui per cercar di guarirvi il muscio più brutale. spifferò chiaro e tondo il solo rimedio che si potesse tentare: l'estirpazione del tumore. un bel caso, un'operazione chirurgica che avrebbe fatto onore a chiunque. 4998_3829_000082 le chiavi stavano sempre lì appese allo stipite dell'uscio. la paralitica li accompagnava cogli occhi, senza poter pronunziare una parola. 4998_3829_000083 una faccia, tutti e due, da far tendere l'orecchio a chiunque canali, diceva a gerbido. ma ti fidi poi e gerbido rispose oh. 4998_3829_000084 le stesse serve. scappavano ad una ad una temendo il contagio della tisi, persino mena l'ultima che era rimasta pel bisogno quando parlarono di farle lavare i panni dell'ammalata che la lavandaia rifiutavasi di portare al fiume. 4998_3829_000085 chissà per chi è destinata quella pillola. dio liberi, pensò fra di sé. già i tempi erano sospetti e la gente s'era affrettata a casa prima che suonasse l'avemaria. 4998_3829_000086 ma osservò, don gesualdo, se la cosa è come dite, io non saprei che farci. cosa volete da me? donna giuseppina, si era perfino trasformata in volto, appuntando in faccia a questo e a quello gli occhi come due spilli, masticando un sorriso con la bocca nera. 4998_3829_000087 di lì a un po si udì bussare di nuovo al portone. don gesualdo corse in persona ad aprire, credendo che fosse il medico o qualchedun altro di tutti coloro che aveva mandato a chiamare. 4998_3829_000088 allora don gesualdo volse un'occhiata lenta e tenace in giro, si soffiò il naso e si lasciò andar giù sul letto supino. di lì a un po, guardando il soffitto, aggiunse con un sospiro: va bene, facciamo il consulto. 4998_3829_000089 i pochi amici. perciò l'avevano abbandonato onde non esser visti di cattivo occhio e zacco correva davvero un brutto rischio continuando ad andare da lui e a condurgli tutta la famiglia. 4998_3829_000090 in un momento la casa di don gesualdo fu tutta sottosopra. venne anche il barone zacco, sospettoso, inquieto, masticando le parole, guardandosi dinanzi e di dietro prima d'aprir bocca. 4998_3829_000091 nunzio ubbriaco fradicio pretendeva il fatto suo lì su due piedi e gliene disse di tutte le specie, a lei e a lui. 4998_3829_000092 una notte tardi, mentre era in letto coi suoi guai, aveva udito un'agitazione insolita nel piano di sotto degli usci che sbattevano la voce della cameriera che strillava quasi chiamasse aiuto, una voce che lo fece rizzare spaventato sul letto. 4998_3829_000093 misteriose, rispondevano appena a fior di labbra se il povero diavolo si faceva lecito di voler sapere che malattia covava in corpo, quasi egli non avesse che vederci colla sua pelle. 4998_3829_000094 e stavano in piazza tutto il giorno ad aspettare la manna. dal cielo m'avete messo in un bell'imbroglio, voi, don gesualdo. a quell'uscita del canonico successe un altro battibecco fra loro due. io, eh, io son io che ho promesso mari e monti. 4998_3829_000095 lui era un villano. non c'era avvezzo a simili vergogne. intanto la figlia duchessa gli costava un occhio. prima di tutto, le terre della canziria, d'alìa e donninga. 4998_3829_000096 ricominciò il baccano. nuora e figliuolo la sgridavano. a un tempo lei cercava di urlar più forte, agitando la testa furibonda. accorse anche rosaria, col ventre enorme, le mani sudice nella criniera arruffata, e grigiastra, minacciando la paralitica. lei pure. 4998_3829_000097 intanto che siete qui, potete fare le vostre meditazioni sulla vita e sulla morte per passare il tempo che commedia questo mondaccio vanitas. 4998_3829_000098 leggeva in fondo, agli occhi di lei un altro segreto, un'altra ansietà mortale che non la lasciava neppure quand'era vicino a lui, che le dava dei sussulti allorché udiva un passo. 4998_3829_000099 mentre affilava il rasoio, mastro titta allungò il collo per semplice curiosità e vide canali, il quale parlava nell'anticamera con gerbido. 4998_3829_000100 le cugine zacco stavano sedute in giro dinanzi al letto. colle mani sul ventre la mamma per rompere il silenzio, balbettò timidamente. sembra un po più calma da che siam qui noi. 4998_3829_000101 don gesualdo drizzò le orecchie, mettendo da parte un momento i suoi guai, indi abbozzò un sorriso svogliato. come è vero, dio. soggiunse il barone rubiera. ho visto il progetto. sì, al palazzo di città. 4998_3829_000102 don gesualdo pensava intanto quanti bei denari dovevano scorrere per quelle mani tutta quella gente che mangiava e beveva alle spalle di sua figlia, sulla dote che egli le aveva dato. 4998_3829_000103 era un palazzone così vasto che ci si smarriva dentro, da per tutto cortinaggi e tappeti che non si sapeva dove mettere i piedi. 4998_3829_000104 a giorno tornò grazia per aiutare un po sfinita ansando se smuoveva una seggiola, fermandosi ogni momento per piantarsi dinanzi a lui, colle mani sul ventre enorme e ricominciare le lagnanze contro i parenti di don ferdinando che le lasciavano quel poveretto sulle spalle. 4998_3829_000105 farle commettere qualche bestialità. ah, disse don gesualdo, ah, e guardò donna giuseppina come per chiedere perché non pagasse lei. 4998_3829_000106 pareva che il barone mettesse buone parole con un terzo che era arrivato allora e il marchese andasse scaldandosi. no, no, è una porcheria. 4998_3829_000107 a misura che il fiato gli andava mancando, a poco a poco acconciavasi pure ai suoi guai. ci faceva il callo: lui aveva le spalle grosse e avrebbe tirato in lungo, mercé la sua pelle dura. 4998_3829_000108 signori miei, non c'è più religione. non vogliono più sapere né di cristi né di santi. vogliono lasciarci crepare di fame tutti. 4998_3829_000109 ma ogni cosa deve mettersi da banda. in certe occasioni anche ninì poveretto non si dava pace, diceva sempre. infine, vorrei sapere perché. 4998_3829_000110 allora esclamò il canonico: io me ne lavo le mani come pilato, anzi vado a chiamarvi ciolla e tutti quanti, se volete. don gesualdo era ridotto in uno stato che di lui ne facevano quel che volevano. 4998_3829_000111 lo sapete che ci accusano di aver fatto uccidere nanni l'orbo per chiudergli la bocca. voi pel primo i dispiace che m'hanno visto venire con mia moglie l'altra sera. 4998_3829_000112 dopo un momento sporse il capo dall'uscio dell'anticamera e chiamò a voce alta: marchese, marchese, limòli. rimasero a discutere sottovoce nell'altra stanza. 4998_3829_000113 mastro titta, quand'era venuto a cavargli sangue, gli cantò il resto colla lancetta in aria. vedete, se non mettono giudizio certuni va a finir male. stavolta la gente non ne può più. 4998_3829_000114 allora gli si gonfiava il cuore al vedere i passeri che schiamazzavano su quelle tegole il sole che moriva sul cornicione senza scendere mai giù sino alle finestre. 4998_3829_000115 veniva a trovarlo sera e mattina gli conduceva la moglie e le figliuole. vestiti di nero, tutti quanti che annebbiavano una strada. gli lasciava la sua ragazza per curarlo. lavinia, ci ha la mano apposta per far decotti. 4998_3829_000116 don gesualdo. siete un uomo, non siete più un ragazzo. eh, sissignore, rispose lui con voce ferma, calmatosi a un tratto col coraggio che aveva sempre avuto al bisogno. sissignore, parlate. 4998_3829_000117 a misura che colui sputava fuori il veleno, don gesualdo andava scomponendosi in viso, non fiatava, stava ad ascoltarlo cogli occhi bene aperti e intanto ruminava come trarsi d'impiccio. 4998_3829_000118 quando non manca nulla. ne conosco tanti altri, invece, ben nati, di buona famiglia, cui manca di giorno il pane e di notte la coperta, vecchi e malati senza medico né speziale. 4998_3829_000119 donna lavinia, la maggiore delle ragazze, s'era alzata premurosa per servirla in quel che occorresse. donna marietta, l'altra sorella, tirò invece il papà per la falda bianca. s'era chiusa in un silenzio che le affilò come un coltello il viso smunto. 4998_3829_000120 mentre donna giuseppina la sgridava come una bimba, asciugandole il mento con un fazzoletto sudicio: che avete, che volete stolida? 4998_3829_000121 aspettava il consulto il giorno fissato sin dalla mattina, raso e pettinato, seduto nel letto, colla faccia color di terra, ma fermo e risoluto. ora voleva vederci chiaro nei fatti suoi. 4998_3829_000122 lui non aveva paura del contagio. sciocchezze, poi, quando si tratta di parenti. quella sera aveva sentito dire in piazza che la cugina bianca stava peggio ed era giunto più presto del solito. 4998_3829_000123 oppure gli rinfacciava di averle messo fra i piedi quell'altra gente, oppure non rispondeva affatto, col viso rivolto al muro, implacabile. 4998_3829_000124 don gesualdo, intanto, andavasi calmando col respiro più corto preso da un tremito, facendo solo di tanto in tanto qualche boccaccia, cogli occhi sempre fissi e spalancati. a un tratto s'irrigidì e si chetò del tutto. 4998_3829_000125 indovinava che teneva degli altri guai nascosti, lei, e alle volte aveva la testa altrove, mentre suo padre stava colla morte sul capo. 4998_3829_000126 un tratto si fece scuro in viso cacciandosi all'indietro, appuntandogli in faccia gli occhi sospettosi. ditemi un po, vi fidate, voi di zacco? eh, vi fidate. 4998_3829_000127 ve la fanno a voi capite. i saccheggiano la casa e tutto il canonico. aggiunse che veniva nell'interesse di coloro che avevano da perdere e dovevano darsi la mano in quel frangente pel bene di tutti. se no non ci avrebbe messo i piedi in casa sua. 4998_3829_000128 bel guadagno che ci abbiamo fatto a cominciare adesso. ci hanno preso gusto e ogni po ve ne piantano un'altra per togliervi i denari di tasca. 4998_3829_000129 viva, abbasso morte. don gesualdo, accasciato sulla seggiola, colla chicchera in mano, seguitava a scrollare il capo a stringersi nelle spalle, pallido come la camicia, ridotto un vero cencio. 4998_3829_000130 va bene, lasciamoli fare. anzi, mettiamo avanti sottomano degli altri pretendenti dei maestri di bottega della gente che non sa cosa farsene della terra e non ne caverà neppure i denari del censo. 4998_3829_000131 bomma, tastandosi, soffocando i dolori, cercando d'illudersi, parevagli di sentirsi meglio. infatti, voleva curarsi, giacché era un affar serio, voleva guarire. ripeteva le parole stesse dello speziale: denari ne aveva. 4998_3829_000132 vanitatum. don gesualdo gli rivolse un'occhiata nera, ma non rispose. ci aveva ancora dello stomaco per chiudervi dentro i suoi guai e le sue disgrazie, senza farne parte agli amici, per divertirli. 4998_3829_000133 gli nascevano dei rimorsi, colla bile faceva dei brutti sogni, delle brutte facce, pallide e irose gli apparivano la notte. delle voci degli scossoni lo facevano svegliare di soprassalto, in un mare di sudore, col cuore che martellava forte. 4998_3829_000134 ciascuno portava un rimedio nuovo, dei decotti, degli unguenti, fino la reliquia e l'immagine benedetta del santo che don luca volle provare colle sue mani non giovava nulla. l'infermo badava a ripetere: non è niente. 4998_3829_000135 e costavano di più. per giunta, venivano l'uno dopo l'altro dei dottoroni che tenevano carrozza e si facevano pagare anche il servitore che lasciavano in anticamera. 4998_3829_000136 gli altri gli si rivoltarono contro tutti d'accordo, vociando, eccitandosi l'un l'altro zacco. adesso che aveva capito di che si trattava, scalmanavasi più di tutti. 4998_3829_000137 occhi son padre di famiglia. tornò a dire il barone: devo difendere i miei interessi, scusate se giochiamo a darci il gambetto fra di noi. donna giuseppina, prese la parola, lei scandolezzata. 4998_3829_000138 la suocera adesso spalancava gli occhi guardandola atterrita, rannicchiando il capo nelle spalle, quasi aspettando di essere battuta. vedete, santa pazienza. 4998_3829_000139 meglio, osservò il barone. vuol dire che desidera parlarvi a quattr'occhi, don ninì. allora noi non ci moviamo, restiamo a far compagnia alla cugina intanto che voi fate gli affari vostri. sentiremo poi cosa è venuto a dirvi quello sciocco. 4998_3829_000140 aveva una certa ruga fra le ciglia, qualcosa negli occhi che a lui, vecchio e pratico del mondo, non andavan punto a genio. 4998_3829_000141 stando in piazza dalla mattina alla sera a bociare colle mani in tasca e la bocca aperta aspettando la manna che doveva piovere dal campanile. 4998_3829_000142 il barone zacco arrivò a passargli un braccio al collo in confidenza, confessandogli all'orecchio ch'era con lui contro la canaglia. ma pel momento ci voleva prudenza, lasciar correre chinare il capo. 4998_3829_000143 chiamate i migliori medici forestieri: don vincenzo capra, il dottor muscio di caltagirone. chi volete denari? non ve ne mancano. 4998_3829_000144 con le gote gonfie, stringeva le labbra quasi per non lasciarselo scappare. neppur lei, infine, lasciamo andare. chiacchiera, non macina al mulino, è parente anche lui. dunque torniamo a noi. 4998_3829_000145 adesso me lo dite. adesso capite la ragione. me ne congratulo. tanto saleni ricominciò la commedia. il polso, la lingua, quattro chiacchiere, seduto ai piedi del letto col cappello in testa e il bastone fra le gambe. 4998_3829_000146 l'idea della morte ora non lo lasciava più. si tradiva nelle domande insidiose, nelle occhiate piene di sospetto, anche nella preoccupazione affannosa di dissimularla in vari modi. 4998_3829_000147 lo stesso canonico lupi aveva dovuto mettersi la coda fra le gambe e non era tornato a fare il generoso colla roba altrui ora che ciolla e i più facinorosi erano partiti a cercar fortuna in città. 4998_3829_000148 capo, sissignore, fate buon viaggio. vossignoria si staccò pian piano dalla lettiga, quasi a malincuore, e tornò a casa, fermandosi sull'uscio, umile e triste. 4998_3829_000149 il medico andava e veniva, provava tutti i rimedi, tutte le sciocchezze che leggeva nei suoi libracci. c'era un conto spaventoso aperto dal farmacista. 4998_3829_000150 poscia in confidenza, spifferava anche delle paternali all'amico. che diavolo ne fate di quella vecchia? non vi conviene di lasciarvela bazzicar fra i piedi colei, ora ch'è vedova, dopo che l'avete avuta in casa anche da zitella. 4998_3829_000151 ah, non mi capite allora che ci sta a far qui la mia lavinia, una zitella siete vedovo, finalmente, e gli anni del giudizio li dovete anche avere per pigliare una risoluzione e sapere quel che volete fare. 4998_3829_000152 confessava che aveva errato. a fin di bene, per impedirgli di far dell'altro male e cercare di cavarne quel poco di buono che si poteva. una volta in vita si può sbagliare. 4998_3829_000153 non digeriva più neanche i bocconi prelibati: erano tanti chiodi nelle sue carni. i lasciano morir di fame, capisci? lagnavasi colla figliuola alle volte cogli occhi accesi dalla disperazione. 4998_3829_000154 lo so, rispose don gesualdo. l'affitto scade in agosto. chi vorrà dire all'asta poi no, no, né voi né io ce le mangeremo. 4998_3829_000155 più muoversi. sembravagli che gli mancassero le forze d'alzarsi dal letto e andarsene via, perché gli toglievano il denaro, il sangue delle vene per tenerlo sottomano, prigioniero. 4998_3829_000156 nobili e plebei. passato il primo sbigottimento, erano diventati tutti una famiglia. adesso i signori erano infervorati a difendere la libertà. 4998_3829_000157 con bandiere e trombette. il canonico, onde chetare gli altri, aveva preso il ripiego di sortire in processione colla disciplina e la corona di spine. 4998_3829_000158 nella corte, vasta quanto una piazza, degli stallieri in manica di camicia e coi piedi nudi negli zoccoli, cantavano, vociavano, barattavano delle chiacchiere e degli strambotti coi domestici. 4998_3829_000159 aizzava contro allo zio i suoi figliuoli che s'erano fatti grandi e grossi e capaci di far valere le loro ragioni. 4998_3829_000160 un brigante, un assassino, uno che s'era arricchito mentre tanti altri erano rimasti poveri e pezzenti. peggio di prima. 4998_3829_000161 in fondo a una cisterna, in un buco, dove diavolo volete, ma non è la maniera di compromettere tanti padri di famiglia per causa vostra. in casa trao, suggerì il canonico, vostro cognato vi accoglierà a braccia aperte. nessuno sa che c'è ancora lui al mondo e non verranno a cercarvi sin lì. 4998_3829_000162 don gesualdo, comandateci pure di notte e di giorno vo a pigliare mia moglie e ve la porto. ma bianca soffriva adesso di un altro male: non voleva vedersi diodata per casa. 4998_3829_000163 si passò la mano sulla fronte per ricacciarli indietro e cambiò discorso. parliamo dei nostri affari, non ci perdiamo in chiacchiere adesso. 4998_3829_000164 a un cenno dello speziale, burgio e sua moglie andarono a sentire anch'essi in punta di piedi: parlate, signori miei. esclamò allora il pover'uomo pallido come un morto, sono io il malato. infine, voglio sapere a che punto sono. 4998_3829_000165 una spada a due mani. esclamò sottovoce il barone, quasi facesse una confidenza e sorridendo di compiacimento. una ragazza che in casa vale un tesoro, giudiziosa per sua cugina bianca, poi si butterebbe nel fuoco. 4998_3829_000166 giovassero a qualche cosa, brontolava don gesualdo. io non guardo ai denari spesi per mia moglie, ma voglio spenderli perché le giovino e le si veggano in faccia, non già per provare i medicamenti nuovi, come 4998_3829_000167 a quelle parole don gesualdo montò in furia. i stanno a tutti sugli occhi i denari che ho guadagnato, a che mi servono, se non posso comprare neanche la salute? tanti bocconi amari m'hanno dato sempre. 4998_3829_000168 po per uno a tutti coloro che gridano più forte perché non hanno nulla da perdere e minacciano adesso di scassinarvi i magazzini e bruciarvi la casa. 4998_3829_000169 la zia cirmena portava esempi di guarigioni miracolose. tutto sta ad avere fede nei santi e nelle reliquie benedette. il signore può far questo ed altro. lo stesso don gesualdo allora si mise a piangere come un bambino. 4998_3829_000170 si udivano delle voci e delle cantilene di villani che lavoravano per la viottola di licodia. in fondo passava della gente a piedi e a cavallo. il mondo andava ancora pel suo verso, mentre non c'era più speranza per lui. 4998_3829_000171 e si mise a piangere e a singhiozzare. piangevano tutti quanti. in quell'istante fece capolino dall'uscio donna sarina, cirmena, scalmanata, col manto alla rovescia, esitante. 4998_3829_000172 aveva fatto anche uno sforzo per sollevarsi onde passargli un braccio al collo, come non le restasse che lui per attaccarsi alla vita, agitando il viso che si era affilato maggiormente, quasi volesse nasconderglielo in petto, quasi volesse confessarsi con lui. 4998_3829_000173 uno che aveva i magazzini pieni di roba e mandava ancora l'usciere in giro per raccogliere il debito degli altri. a strillare più forte erano i debitori che s'erano mangiato il grano in erba prima della messe. 4998_3829_000174 l'altro la voltava in burla, diceva di non aver paura lui che gli rubassero i denari, che non aveva l'aspettava sua moglie con un piatto di maccheroni e tante altre cose. 4998_3829_000175 un momento, vengo con voi. esclamò zacco e, fingendo di cercare il cappello e la canna d'india, s'accostò a don gesualdo nel buio dell'anticamera. 4998_3829_000176 don gesualdo, se c'è giustizia. abbandonati in mezzo a una strada, se ne lagna anche domeneddio andare a fare i conti con lui. 4998_3829_000177 sua moglie non la finiva più. sembrava che non potesse staccarsi dal letto dell'ammalata, rincalzando la coperta, sprimacciandole il guanciale, mettendole sotto mano il bicchier d'acqua e le medicine. 4998_3829_000178 fatemi questo piacere. compare, nanni, venite a casa, piuttosto il tabacco ve lo darò io e da vostra moglie ci andrete domani. non son tempi d'andare per le strade a quest'ora, credete a me. 4998_3829_000179 sono stati i dispiaceri, i bocconi amari. ne ho avuti tanti. vedete, me n'è rimasto il lievito qui dentro. 4998_3829_000180 ah, vostra moglie, le date retta quando vi accomoda. ma cambiò tono subito. del resto, fate voi, fate voi, amico mio, aspettate don ninì, veniamo subito. 4998_3829_000181 degli altri domestici s'erano affacciati intanto e vollero andare a vedere. di lì a un po la camera del morto si riempì di gente in manica di camicia e colla pipa in bocca. la guardarobiera? vedendo tutti quegli uomini alla finestra, dirimpetto. venne anche lei a far capolino nella stanza accanto. 4998_3829_000182 madre, ch'era stato un pezzo senza vederla. la trovò nella sua camera inchiodata, nel seggiolone di faccia al letto matrimoniale, accanto al quale era ancora lo schioppo del marito buon'anima e il crocifisso che gli avevano messo sul petto in punto di morte. 4998_3829_000183 speranza che era presente mentre il fratello s'inteneriva sulla lettera, sputò fuori il veleno. ecco ora vi guastate il sangue. per giunta, potreste andarvene all'altro mondo. 4998_3829_000184 per cui si era tirato addosso l'odio di tutto il paese. le buone terre dell'alìa, che aveva covato dieci anni cogli occhi, sera e mattina. le buone terre al sole. 4998_3829_000185 nessuno è un'idea mia, ma vedrete che non m'inganno. del resto non me ne importa nulla, ho altro pel capo adesso. 4998_3829_000186 don gesualdo, seduto su di una seggiola, asciugandosi il sudore, colla manica della camicia non diceva più nulla, stralunato giù al portone, intanto il barone rubiera, don nicolino, il figlio di neri, si sbracciavano a calmare i più riottosi. 4998_3829_000187 infine, tu, lavinia, vai di là, chè ho da parlare col cugino, don gesualdo. ora che non c'è più la mia ragazza, apritemi il cuore, cugino mio. 4998_3829_000188 di sì, tutto quello che vogliono. adesso non c'è lì il notaio per mettere in carta le vostre promesse. un po di maniera, un po di denaro. meglio dolor di borsa che dolor di pancia. 4998_3829_000189 pigliavano ogni cosa, neanche gli occhi per piangere gli lasciavano, finché lo indussero a scappare dalla parte del vicoletto, mèndola corse a bussare all'uscio dello zio limòli. 4998_3829_000190 le prese le tempie fra le mani e le sollevò il viso per leggerle negli occhi, se l'avrebbe ubbidito- per farle intendere che gli premeva proprio e che ci aveva quel segreto in cuore. e mentre la guardava a quel modo, gli parve di scorgere anche lui quell'altro segreto. 4998_3829_000191 nessuno rispose. poi si udì frugare nel buio e a un tratto don ferdinando si chiuse dentro col paletto e si mise ad ammonticchiare sedie e tavolini dietro l'uscio, continuando a strillare spaventato: grazia, grazia. 4998_3829_000192 essa non voleva. smaniava per la stanza, si cacciava le mani nei capelli, diceva che gli lacerava il cuore, che gli pareva un malaugurio, quasi suo padre stesse per chiudere gli occhi. 4998_3829_000193 la baronessa approfittò del buon momento per indurre don gesualdo a pigliare un po di ristoro dalle mani stesse di lavinia. sì, un po di brodo, due giorni che non apriva bocca, il pover'uomo come. 4998_3829_000194 poi gli toccò anche il tasto degli interessi. mostravasi giudizioso, cercava il modo e la maniera d'avere il piacere di tenersi il suocero in casa un pezzo, senza timore che gli affari di lui andassero a rotta di collo. 4998_3829_000195 e fece piangere gli stessi sassi. il duca scrisse anche lui un foglietto con una lista nera, larga un dito e il sigillo stemmato, pur esso nero, che stringeva il cuore inconsolabile per la perdita della suocera. 4998_3829_000196 sarebbe meglio tagliarsela la testa. alle volte voleva pagare col tempo, sino all'ultimo baiocco, senza liti, senza altre spese. appena chiudeva gli occhi sua madre. ma era giusto inasprirgli contro la baronessa? 4998_3829_000197 un presentimento. vedendo gerbido appostato alla cantonata della masera colla carabina, sotto, gli tornarono in mente le parole di poco prima. 4998_3829_000198 non credevo. poi, vedendosi intorno quei visi e quel silenzio, abbassò la voce e andò a finire il discorso in un angolo, all'orecchio del barone zacco. 4998_3829_000199 sentite, fate male in parola d'onore. quella è una proposta seria. fate male a non intendervi col barone rubiera. 4998_3829_000200 signori miei, avete ragione, si farà tutto quello che volete. abbiamo la bocca per mangiare tutti quanti. viva, viva tutti, fratelli. una mano lava l'altra, domani alla luce del sole. 4998_3829_000201 maniera, religione, la roba altrui, il santo padre. se cominciamo altre grida rispondevano dalla moltitudine. 4998_3829_000202 lui non dava più retta. diceva che di santi e di reliquie ne aveva un fascio lì nell'armadio di bianca insieme alle altre medicine. non voleva veder nessuno, giacché era condannato. voleva morire in pace, senza operazioni chirurgiche, lontano dai guai. 4998_3829_000203 avete visto, è fatta. hanno ammazzato il marito di diodata, don gesualdo. allora si lasciò scappare la pazienza che ci posso fare io? i mancava anche questa. che diavolo volete da me? 4998_3829_000204 soltanto voleva sapere s'era venuto il momento di pensare ai casi suoi. non c'era più da scherzare adesso. aveva tanti interessi gravi da lasciare sistemati. 4998_3829_000205 il marchese ch'era tornato, arzillo e gaio, fra tutto quel parapiglia, aguzzando l'udito, ficcandosi in mezzo per acchiappar qualche parola. corse al balcone sicuro. eccolo lì col camiciotto come un bambino. vuol dire che si torna indietro tutti. 4998_3829_000206 infine, per la tenerezza, si mise a piangere come un bambino. basta. disse poi ho da dirti un'altra cosa. senti? la guardò fissamente negli occhi pieni di lagrime per vedere l'effetto che avrebbe fatto la sua volontà. 4998_3829_000207 amorevole e premurosa, è vero, ma in certo modo che al pover'uomo sembrava d'essere davvero un forestiero. essa alcune volte era pallida, così che pareva non avesse chiuso occhio neppur lei. 4998_3829_000208 ah, così, a questo punto siamo arrivati, che un galantuomo non è sicuro neppure in casa, che la roba sua non è più sua. eccomi cadrà sansone con tutti i filistei, però lo stesso lupo quando lo mettono colle spalle al muro. 4998_3829_000209 perciò lui doveva ricacciare indietro le parole buone e anche le lagrime che gli si gonfiavano grosse, grosse dentro, e tenersi per sé i propri guai. passava i giorni malinconici dietro l'invetriata a veder strigliare i cavalli e lavare le carrozze. 4998_3829_000210 legato e impastoiato, con un ronzìo nelle orecchie, le mani esitanti, l'occhio inquieto, le fauci strette da tutto quell'apparato, dal cameriere che gli contava i bocconi dietro le spalle. 4998_3829_000211 senti, le disse: ascolta, era turbato in viso, ma parlava calmo. teneva gli occhi fissi sulla figliuola e accennava col capo. essa gli prese la mano e scoppiò a singhiozzare: taci, riprese. 4998_3829_000212 vestita di tre colori: il casacchino rosso, la gonnella bianca e un cappellino calabrese colle penne verdi, ch'era un amore. le altre dame, ogni giorno portavano sassi alle barricate fuori porta coi canestrini ornati di nastri e la musica avanti. 4998_3829_000213 implacabile nanni. l'orbo s'era installato come un papa in casa di don gesualdo: mangiava e beveva, veniva ogni giorno a empirsi la pancia. 4998_3829_000214 voglio tornare a casa mia. che ci sto a fare qui tanto lo sanno tutti. a gran stento lo indussero ad aspettare la sera e dopo l'avemaria, quatti quatti, burgio e tutti i parenti l'accompagnarono a casa. 4998_3829_000215 non s'avevano ancora indizii d'ulcerazione. l'adesione stessa del tumore agli organi essenziali non era certa, ma la degenerescenza dei tessuti accusavasi già per diversi sintomi patologici. don gesualdo, dopo avere ascoltato attentamente, riprese 4998_3829_000216 allora don gesualdo si scoraggiò davvero. non sapendo dove dar di capo, pensò agli amici antichi, quelli che si ricordano nel bisogno, e mandò a chiamare diodata per dare una mano. 4998_3829_000217 c'era di nuovo sul cassettone un arsenale di rimedi. come negli ultimi giorni di bianca buon'anima, egli borbottava tentennando il capo: siamo già ai medicamenti che costano cari? vuol dire che non c'è più rimedio? 4998_3829_000218 poi il rombo della tempesta che sopravveniva la sera stessa. un'anima caritatevole era corsa a prevenirlo. badate, don gesualdo, ce l'hanno con voi perché siete borbonico. chiudetevi in casa. 4998_3829_000219 il mondo è fatto così che ciascuno tira l'acqua al suo mulino. il mulino suo di lui, era di riacquistare la salute coi suoi denari. c'erano al mondo dei buoni medici che l'avrebbero fatto guarire, pagandoli bene? 4998_3829_000220 la vigna metteva già le foglie, i seminati erano alti, gli ulivi in fiore, i sommacchi verdi e su ogni cosa stendevasi una nebbia, una tristezza, un velo nero. 4998_3829_000221 un'altra solennità, anche quella la duchessa, certi giorni si metteva in pompa magna ad aspettare le visite come un'anima di purgatorio. 4998_3829_000222 le fece segno di accostarsi ancora, di chinarsi su lui, supino, che esitava e cercava le parole: senti, ho degli scrupoli di coscienza. 4998_3829_000223 imbacuccata in un vecchio scialle e colle mani inerti in grembo. appena vide entrare il cugino zacco, si mise a piangere di tenerezza rimbambita. 4998_3829_000224 giacalone, a cui don gesualdo aveva fatto pignorar la mula pel debito del raccolto, l'erede di pirtuso che litigava ancora con lui per certi denari che il sensale s'era portati all'altro mondo. 4998_3829_000225 gli mancava l'aria lì fra tutti quei ninnoli. gli toccava chiedere quasi licenza al servitore che faceva la guardia in anticamera per poter vedere la sua figliuola e scapparsene appena giungeva qualche visita. 4998_3829_000226 si sapeva da dove era partito il colpo. mastro titta aveva riconosciuto gerbido, l'antico garzone di don gesualdo, mentre fuggiva, celandosi il viso nel fazzoletto. 4998_3829_000227 strega ci s'era mangiata la chiusa e la vigna stuzzicata da ciascuno che avesse avuto da dire con suo fratello. andava vituperandolo da per tutto, l'aspettava apposta nella strada per vomitargli addosso delle ingiurie. 4998_3829_000228 dunque riprese, don gesualdo, questa bella pensata di pigliarci sottomano le terre del comune. chi l'ha fatta? allora non fu più il caso di fingere. 4998_3829_000229 mèndola. don nicolino, lo stesso canonico lupi che s'era cacciato nella baraonda, a fin di bene, strillavano inutilmente ferma, ferma. 4998_3829_000230 gesualdo stava zitto, curvava le spalle adesso che ciascuno gli diceva la sua e chi poteva gli tirava la sassata. come sapevasi che sua moglie stava peggio? il marchese limòli era venuto a visitare la nipote e ci aveva condotto pure don ferdinando. 4998_3829_000231 una voce che non l'avrebbe dimenticata in mille anni. arruffato, scamiciato, cogli occhi che luccicavano, simili a quelli di un gatto inferocito. 4998_3829_000232 da don gesualdo con il fazzoletto nero in testa, carica di figliuoli di già, canuta e curva come una vecchia. no, no, buona donna, non abbiamo bisogno di voi. badate ai fatti vostri, piuttosto, ché qui la cuccagna è finita. 4998_3829_000233 si chiuse in sè stesso a pensare come uscire dal malo passo torvo, diffidente, voltandosi in là per non lasciarsi scappare qualche occhiata che lo tradisse soltanto. ne piantò una lunga, lunga addosso a quel galantuomo che se ne andava. 4998_3829_000234 ma il barone non si dava pace. che non ve ne importa. grazie tante, sapete cosa. dicono pure che vogliono levarci di mano le terre del comune. dicono che stavolta hanno trovato il modo e la maniera e che né voi né io potremo rimediarci. capite? 4998_3829_000235 quando essa scriveva delle lettere che gli mettevano addosso la febbre, l'avvelenavano coll'odore sottile di quei foglietti stemmati, lui che aveva fatto il cuoio duro anche alla malaria. 4998_3829_000236 gli consigliava pure di mettere a frutto il denaro contante, se ce ne aveva in serbo, caso mai le faccende s'imbrogliassero peggio. datelo a mutuo col suo bravo atto dinanzi notaio. 4998_3829_000237 la quale aveva sentito dire che i suoi ragazzi erano nella baraonda a gridare viva e morte contro don gesualdo. anche loro, ed era corsa colle mani nei capelli, madonna santa, che vi fanno fare? 4998_3829_000238 roso dal baco, al pari di una mela fradicia che deve cascare dal ramo senza forza di muovere un passo sulla sua terra, senza voglia di mandar giù un uovo allora, disperato di dover morire, si mise a bastonare anatre e tacchini, a strappar gemme e sementi. 4998_3829_000239 spalle, lesinandogli il pane e il vino. sissignore, l'hanno tutti dimenticato lì nel suo cantuccio, come un cane malato. 4998_3829_000240 si rodeva dentro a misura che peggiorava il sangue. era diventato tutto un veleno. ostinavasi sempre più taciturno, implacabile, col viso al muro, rispondendo solo coi grugniti, come una bestia. 4998_3829_000241 un momento, esclamò allora zacco, mettendo da parte ogni riguardo. affacciatevi un momento, don gesualdo. fatevi vedere, se no, succede qualche diavolo. 4998_3829_000242 donna giuseppina tornò a discorrere del fermento che c'era in paese della rivoluzione, che minacciavano il barone zacco. si agitò facendo segno col capo a don gesualdo. 4998_3829_000243 poscia, appena le zacco se ne furono andate, ricadde sfinita, facendo segno al marito d'accostarsi: sentite, sentite, non le voglio più. non le fate venir più. quelle donne si son messe in testa di darvi moglie come se fossi già morta. 4998_3829_000244 suo marito però va al sodo. don gesualdo non rispose, ma di nascosto, rivolto verso il muro, si mise a piangere: cheto, cheto. 4998_3829_000245 li passava tutti in rassegna amorosamente, rammentava come erano venuti a lui uno dopo l'altro, a poco a poco, le terre seminative, i pascoli, le vigne. li descriveva minutamente, zolla per zolla. 4998_3829_000246 finalmente si persuase ch'era giunta l'ora e s'apparecchiò a morire da buon cristiano. isabella era venuta subito a tenergli compagnia. egli fece forza coi gomiti e si rizzò a sedere sul letto. 4998_3829_000247 campanile dicono ch'è il segno di abolire tutti i dazi e la fondiaria. perciò or ora faranno la dimostrazione. il procaccia delle lettere ha portato la notizia che a palermo l'hanno già fatta e anche in tutti i paesi lungo la strada. 4998_3829_000248 infine, a poco a poco, finse di calmarsi. bisognava giuocar d'astuzia per uscire da quelle grinfie. cominciò a far segno di sì e di sì col capo, fissando gli occhi amorevoli in volto alla figliuola allibbita col sorriso paterno. il fare bonario. 4998_3829_000249 e non c'era neppure chi accendesse. il lume sembrava quella notte alla salonia in cui aveva dovuto mettere colle sue mani il padre nel cataletto. né denari, né nulla giovava più. 4998_3829_000250 due o tre volte, in circostanze gravi, era stato costretto a lasciarsi cavar dell'altro sangue. tutti i suoi risparmi se ne andavano da quella vena aperta, le sue fatiche, il sonno della notte, tutto. 4998_3829_000251 sì, voglio darvi in mano tutto il fatto mio per alleggerirmi il carico. i farete piacere. anzi, nello stato in cui sono, voglio spogliarmi di tutto. 4998_3829_000252 egli faceva un gesto vago e scuoteva il capo come a dire che non gliene importava. oramai, in quella sopravvenne speranza e fece una partaccia a quella sfacciata che veniva a tentarle il fratello in fin di vita. 4998_3829_000253 era tornato diffidente. temeva che non vedessero l'ora di levarselo di torno per risparmiar la spesa e impadronirsi del fatto suo. cercava di rassicurar tutti quanti col sorriso affabile. 4998_3829_000254 tutto ciò che ingoiava per forza per aggrapparsi alla vita. i bocconi più rari, senza chiedere quel che costassero gli si mutavano in veleno. tornava a rigettarli come roba scomunicata più nera dell'inchiostro. amara maledetta da dio. 4998_3829_000255 la stessa casina, colle finestre chiuse, la terrazza dove bianca e la figliuola solevano mettersi a lavorare, il viale deserto fin la sua gente di campagna che temeva di seccarlo e se ne stava alla larga. 4998_3829_000256 eh, eh, cosa vi ho detto or ora? infine, conchiuse, donna giuseppina, è meglio parlarci chiaro e darci la mano, tutti quelli che abbiamo da perdere. 4998_3829_000257 come dio vuole, come ci avessi il gastigo di dio sulle spalle. non ho testa di pensare agli affari adesso. no, no, non voglio che ci pensiate. appunto, dicevo, dovreste rimettervene a una persona di fiducia, salvo. 4998_3829_000258 don gesualdo duro scrollava il capo, badava a ripetere: no, no, non mi ci pigliano. tutt'a un tratto il barone zacco afferrò don ninì per la sciarpa e lo spinse verso il canapè quasi volesse mangiarselo, sussurrandogli nell'orecchio. 4998_3829_000259 sorrideva tristamente e non diceva nulla. era ridotta uno scheletro docile e rassegnata al suo destino, senza aspettare o desiderare più nulla. 4998_3829_000260 e intanto i dolori e la gonfiezza crescevano una pancia che le gambe non la reggevano più. bomma, picchiandovi sopra una volta disse: qui c'è roba. 4998_3829_000261 nunzio gesualdo: figliuoli miei che vi fanno fare nunzio. ah, madonna santa era diodata. 4998_3829_000262 gliene importava assai della rivoluzione adesso. l'aveva in casa la rivoluzione adesso, ma zacco procurava di calmarlo. prudenza, prudenza. questi son tempi che ci vuol prudenza, caro amico. 4998_3829_000263 bianca aveva l'orecchio fino degli ammalati gravi. no, no, non c'è premura. interruppe zacco. intanto, donna lavinia si era alzata per andare a prendere un bicchier d'acqua come si udì suonare il campanello dell'uscio. voleva anche correre a vedere chi fosse. 4998_3829_000264 pensava ad allungarseli, piuttosto a guadagnare almeno quelli, uno dopo l'altro, così come venivano. pazienza: finché c'è fiato, c'è vita. 4998_3829_000265 e si lasciò scivolare pian piano giù, disteso nel letto trafelato. non aggiunse altro. per allora, stette zitto a lasciarli finire di discorrere. 4998_3829_000266 e vi gridava: dietro dal suo gabbione c'è lo stoino per pulirsi le scarpe. un esercito di mangiapane, staffieri e camerieri che sbadigliavano a bocca chiusa. 4998_3829_000267 la finestra cominciava a imbiancare, suonavano le prime campane. nella corte udivasi scalpitare dei cavalli e picchiare di striglie sul selciato. il domestico andò a vestirsi e poi tornò a rassettare la camera. 4998_3829_000268 a migliaia l'anno, ne davano irca onze e la salonia dei seminati d'oro della terra che fa miracoli. benedetto sia tuo nonno che vi lasciò le ossa. 4998_3829_000269 la stessa luce dell'alba gli faceva animo. poi, allorché udì le campanelle della lettiga che portava il muscio e don vincenzo capra, si sentì slargare il cuore tanto fatto. 4998_3829_000270 sforzandosi di tenere aperti gli occhi che le si chiudevano da soli, egli, che non sentiva nè il sonno nè nulla, tornava a brontolare. che notte, che nottata eterna. com'è lunga questa notte. 4998_3829_000271 vedete cos'è nascer fortunati? intanto vi muore nella battista, come un principe allora disse: il portinaio devo andare a chiudere il portone, sicuro, eh, è roba di famiglia. adesso bisogna avvertire la cameriera della signora duchessa. 4998_3829_000272 trovava delle barzellette ricordando le vecchie storie. quanti casi, quante vicende. chi ve lo avrebbe detto? eh, don gesualdo, lo stesso canonico lupi si lasciò sfuggire un sorrisetto. 4998_3829_000273 quei mobili sontuosi, quelle stoffe, quella gente, quei cavalli che mangiavano e inghiottivano il denaro, come la terra inghiottiva la semente come beveva l'acqua senza renderlo, però senza dar frutto. 4998_3829_000274 bestie animali che non ne mangiate, grazia di dio. quasi pestavano anche lui nella furia. giacalone e i più infervorati proposero di sfondar l'uscio della chiesa e portare il santo in processione per far più colpo. sì e no. 4998_3829_000275 che fra otto giorni si farà la rivoluzione per spaventare i galantuomini, i rammentate nel ventuno. eh, don gesualdo, ah, che volete la rivoluzione? adesso l'ho in casa. 4998_3829_000276 notte domeneddio, appena spuntò il giorno, aprì il balcone per chiamare nardo il manovale e mandarlo da tutti i parenti, chè bianca poveretta stava assai male, se volevano vederla. 4998_3829_000277 ma lo tenevano lì per smungerlo, per succhiargli il sangue. medici, parenti e speziali lo voltavano, lo rivoltavano, gli picchiavano sul ventre con due dita, gli facevano bere mille porcherie, lo ungevano di certa roba che gli apriva dei vescicanti sullo stomaco. 4998_3829_000278 già ho poco da vivere. rimandatemi a casa mia per fare la procura, la donazione, tutto ciò che vorrete lì conosco il notaro, so dove metter le mani, ma prima rimandatemi a casa mia tutto quello che vorrete poi. 4998_3829_000279 e lasciavano detto ciascuno la sua su di un pezzo di carta. degli sgorbi come sanguisughe. don gesualdo sbigottito non diceva nulla, cercava di cogliere le parole a volo. 4998_3829_000280 infine, sono stanco, avete capito, non voglio rovinarmi. per amore di mastro don gesualdo, ho moglie e figliuoli. dovrei portarmelo appeso al collo come un sasso per annegarmi? 4998_3829_000281 don gesualdo. visto che nessuno fiatava, ripigliò a dire: chetatevi, si tratta della mia pelle. devo dir la mia anch'io. signori miei, sono un uomo, non sono un ragazzo. se dite ch'è necessaria questa operazione, 4998_3829_000282 il servizio da caffè, i fiori di carta sotto le campane di cristallo, l'orologio che segnava sempre la stessa ora, vedendo don gesualdo di ritorno, gli disse subito: i ha fatto chiamare il barone zacco. non c'era motivo, qui non si fanno misteri. 4998_3829_000283 isabella minacciava di suicidarsi, il genero aveva preso a viaggiare fuori regno e faceva temere di voler intentare causa di separazione per incompatibilità di carattere. 4998_3829_000284 e tornò su quella birbonata di sminuzzare le terre del comune, fra i più poveri, in tante briciole, un pizzico per ciascuno, che non fa male a nessuno. essa rideva così che le ballava il ventre dalla bile. 4998_3829_000285 gli avevano fatto comperare anch'essi un'intera farmacia: dei rimedi che si contavano a gocce come l'oro, degli unguenti che si spalmavano con un pennello e aprivano delle piaghe vive, dei veleni che davano delle coliche più forti e mettevano come del rame nella bocca. 4998_3829_000286 sangue. protestò che l'avrebbe tenuto meglio delle pupille dei propri occhi, lui e la sua roba. gli schierò dinanzi al letto, marito e figliuoli che giravano intorno, sguardi cupidi, ripetendo: 4998_3829_000287 colle chiavi alla cintola, frugando, rovistando, mandando il marito di qua e di là pei rimedi e a coglier erbe medicinali. come massaro fortunato, si lagnava di non aver più le gambe di vent'anni per affacchinarsi a quel modo essa lo sgridava. 4998_3829_000288 scusate, scusate, la cugina bianca crederà chissà cosa al sentirci gridare per nulla. poi zacco sorrideva bonariamente, con la faccia ancora infocata. don ninì s'avvolgeva di nuovo la sciarpa al collo, sua moglie. col sorriso amabile lei pure tolse commiato. 4998_3829_000289 bene, allora asciugavasi quel sudore d'agonia e cercava di dormire. voleva che i medici forestieri che aspettava il giorno dopo gli trovassero miglior cera. contava le ore, gli pareva mill'anni che fossero lì, dinanzi al. 4998_3829_000290 per distrarre un po don gesualdo lo tirò nel vano del balcone e cominciò a parlargli dei loro negozi. volete ridere? adesso il cugino rubiera dirà all'asta per gli altri due tronchi di strada. 4998_3829_000291 legge nuova. interruppe donna giuseppina con un sorriso agro. le terre non si dànno più in affitto. il comune le dà a censo ai più poveri, un bocconcino per ciascuno. saremo tutti possidenti nel paese da qui a un po. non lo sapete. 4998_3829_000292 di tanto in tanto si chinava sul letto della moglie, poi tornava a passeggiare nella stanza vicina, borbottava fra di sè, scrollava il capo, si stringeva nelle spalle. infine si rivolse a zacco, colla voce piena di lagrime. 4998_3829_000293 i rubiera non spuntavano ancora don gesualdo, andò nell'anticamera dove seppe dalla serva che aspettavano nel salotto, come avevano sentito che 4998_3829_000294 camminavano in punta di piedi e vi servivano senza dire una parola o fare un passo di più, con tanta degnazione da farvene passar la voglia. 4998_3829_000295 eguali poveri tirare pei piedi. bue grasso giacalone, onde aizzar la folla, spinse avanti i due bastardi di diodata ch'erano nella calca, schiamazzando. 4998_3829_000296 son tornato a balia. vedete, non ho altro da offrirvi a cena. la carne non è più pei miei denti né per la mia borsa. voi sarete avvezzo a ben altro, amico mio, che volete farci. il mondo gira per tutti, caro don gesualdo. 4998_3829_000297 per non far parlare anche i vicini che li accusavano di avarizia. dovettero chinare il capo a codesto, chinare il capo a medici e medicamenti. il figlio di tavuso. 4998_3829_000298 avete fatto che siete ricco come un maiale. gli urlò infine all'orecchio il canonico che perse la pazienza. gli altri allora l'assaltarono tutti insieme, colle buone, colle cattive, dicendogli che se i rivoltosi lo trovavano lì della casa, non lasciavano pietra sopra pietra. 4998_3829_000299 infilandosi i calzoni a casaccio, mettendo da parte i suoi malanni a quella voce che gli gridava: don gesualdo, presto scappate. 4998_3829_000300 giustizia. voi che ci avete mano, quello è un imbroglione, un arruffapopolo capace di aizzarci contro tutto il paese. voi che ci avete mano dovreste chiudergli la bocca. 4998_3829_000301 insisteva, voleva disporre della sua roba come per attaccarsi alla vita, per far atto d'energia e di volontà. voleva far testamento, per dimostrare a sè stesso ch'era tuttora il padrone. 4998_3829_000302 tirò le cortine del letto, spalancò le vetrate e s'affacciò a prendere una boccata d'aria. fumando lo stalliere che faceva passeggiare un cavallo malato alzò il capo verso la finestra. 4998_3829_000303 andava a darle il buon giorno ogni mattina prima della colazione per i morti, a natale, per la festa di santa rosalia e nella ricorrenza del suo onomastico o dell'anniversario del loro matrimonio. 4998_3829_000304 il marchese assolutamente voleva sapere cosa cercasse quella gente laggiù. eh, che cosa vogliono, la vostra roba? esclamò infine il barone zacco, fuori dei gangheri. 4998_3829_000305 se dite che è necessaria, sissignore, si farà, però lasciatemi dir la mia: è giusto, parlate. ecco una cosa sola. voglio sapere prima se mi garantite la pelle. siamo galantuomini. 4998_3829_000306 e i due ragazzacci non possedevano neppure di che pagar da bere agli amici. don gesualdo si vide comparire a quell'ora, nunzio il più ardito. il nome del nonno sì, glielo aveva dato, ma la roba no. 4998_3829_000307 benedetta parla come una che vede al di là. non fareste nulla di buono con quell'uomo, una bestia, una banderuola. ciò che vi dice vostra moglie in un momento come questo è vangelo, don gesualdo, ricordatevi bene, io mi farei scrupolo a non darle retta in parola. 4998_3829_000308 lo dicevano tutti: il canonico lupi armato sino ai denti, il barone rubiera colla, cacciatora di fustagno come un povero diavolo. essi erano continuamente in mezzo ai capannelli alla mano e bonaccioni, col cuore sulle labbra. 4998_3829_000309 esclamò il barone pavonazzo in viso e cogli occhi fuori dell'orbita: ah. e non disse altro. don gesualdo rideva anche lui. 4998_3829_000310 macrì colla tonaca color pulce che le sbatteva dietro e nella camera della moribonda si udì un gran trambusto, seggiole rovesciate, donne che strillavano. 4998_3829_000311 non vuol dire: se siamo in lite, al bisogno, si vede il cuore della gente. gli interessi sono una cosa e l'amore è un'altra. abbiamo litigato, litigheremo sino al giorno del giudizio, ma siamo figli dello stesso sangue. 4998_3829_000312 l'ho tenuta come una figliuola bianca. bianca, no, zia disse: donna agrippina, s'aspetta il viatico. non la disturbate adesso con pensieri mondani. 4998_3829_000313 piegato in due a passare la rivista e prendere gli ordini. una commedia che durava cinque minuti dopo. appena lui voltava le spalle, ricominciava il chiasso e la baraonda. 4998_3829_000314 ci volle del bello e del buono a fargli capire ciò che volevano da lui. a quell'ora, mastro don gesualdo, più morto che vivo, gli altri, che gli urlavano nell'orecchio, uno dopo l'altro, vogliono fargli la festa a vostro nipote. don gesualdo, bisogna nasconderlo. 4998_3829_000315 che le aveva assegnato in dote e gli facevano piangere il cuore ogni qualvolta tornava a vederle. date in affitto a questo e a quello, divise a pezzi e bocconi, dopo tanti stenti durati a metterle insieme. 4998_3829_000316 questa non viene da voi. esclamò: questa è buona, questa so di dove viene, ah ah, capite, vedete? rispose il barone trionfante. 4998_3829_000317 non pigliava nulla dalle sue mani. no, tu no, vattene via che sei venuta a fare. tu irritavasi contro quegli affamati che venivano a mangiare alle sue spalle. 4998_3829_000318 spalle, come s'affezionasse anche alla roba in quel punto, come si risvegliasse in lei un rancore antico, una gelosia del marito che volevano rubarle, quella cattiva gente venuta apposta a chiuderle gli occhi, a impadronirsi di tutto il suo. 4998_3829_000319 d'una cosa sola non si dava pace: che avrebbe potuto crepare lì dove era senza che sua figlia ne sapesse nulla. allora, nella febbre, gli passavano dinanzi agli occhi torbidi, bianca, diodata, mastro, nunzio degli altri ancora. 4998_3829_000320 il canonico si lasciava sfuggire dell'altro ancora in confidenza. le stesse messe in suffragio dell'anima avevano lesinato alla poveretta. 4998_3829_000321 oramai ho capito cos'è: levati di lì e dammi il fatto tuo vuol dire che difendete il borbone, parlate chiaro. 4998_3829_000322 il signor duca. lui, quando usciva di casa a testa alta, col sigaro in bocca e il pomo del bastoncino nella tasca del pastrano, fermavasi appena a dare un'occhiata ai suoi cavalli, ossequiato come il santissimo sagramento. le finestre si chiudevano in fretta. 4998_3829_000323 ci sei stata con tua madre. quaranta salme di terreni tutti alberati. ti rammenti i belli aranci. anche tua madre poveretta ci si rinfrescava la bocca negli ultimi giorni. 4998_3829_000324 sempre don gesualdo. udì che gli dicevano sottovoce: compatitelo non conosce gli usi, è un uomo primitivo nello stato di natura. 4998_3829_000325 donna agrippina macrì, preparava filacce e parlava d'andare al campo. appena cominciava la guerra, la signora capitana raccoglieva per la compera dei fucili. 4998_3829_000326 se un albero ha la cancrena addosso, cos'è? infine si taglia il ramo. adesso invece i medici non volevano neppure operarlo. avevano degli scrupoli, dei ma e dei. 4998_3829_000327 capo. ah, diodata, sei venuta a darmi il buon viaggio, disse lui. essa fece segno di sì, di sì, cercando di sorridere, e gli occhi le si riempirono di lagrime. 4998_3829_000328 i rovinate la salute. è proprio una creaturina di latte, dio lodato. non bisogna credere a quello che dice. ci vuole una pazienza da santi a durarla con lei. 4998_3829_000329 c'erano persino di quelli che gli voltavano le spalle. come si tenessero offesi, egli indovinava che doveva essere qualche cosa di grave al viso stesso. che facevano i medici? alle alzate di spalle scoraggianti, alle lunghe fermate col genero? 4998_3829_000330 come molti avevano messo orecchio al discorso di sfondar usci e far la festa a tutti i santi. la marmaglia ora pigiavasi dinanzi ai magazzini di mastro don gesualdo. 4998_3829_000331 e stavolta risoluta. ordinò alla figliuola di prendere il manto e venirsene via. lavinia obbedì furibonda, anche lei. tutt'e due, uscendo da quella casa per l'ultima volta, fecero tanto di croce sulla soglia. 4998_3829_000332 il quale tendeva l'orecchio smanioso di sapere quello che facevano della sua roba e anche lui si metteva a strillare dal letto. lasciatemi andare a mangalavite. ci ho tutti i miei interessi alla malora. qui mi mangio il fegato. 4998_3829_000333 suo. ma ella chinava il capo quasi avesse indovinato colla ruga ostinata dei trao fra le ciglia, tirandosi indietro, chiudendosi in sè, superba, coi suoi guai e il suo segreto. e lui allora sentì di tornare motta. 4998_3829_000334 bomma, perse le staffe che vi fa caspita quello che vi può fare. almeno non si dirà che vi lasciate morire senza aiuto. io parlo nel vostro interesse, non me ne viene nulla in tasca. io fo lo speziale, non è affar mio. 4998_3829_000335 una volta attaccò una gran discussione su quest'argomento con canali e andò a finire a pugni, adesso che non era più il tempo delle prepotenze e ognuno diceva le sue ragioni. 4998_3829_000336 guardate un po, è diventata cattiva come un asino rosso. cosa gli manca? eh, mangia come un lupo. rosaria non la finiva più su quel tono. il barone zacco pensò bene di accomiatarsi in quel frangente. dunque stasera alla cantata. 4998_3829_000337 io difendo la mia roba, caro voi. ho lavorato col mio sudore allora, va bene, ma adesso non ho più motivo di fare il comodo di coloro che non hanno e non posseggono. 4998_3829_000338 i due vecchi s'erano messi a sedere dinanzi al letto, col mento sul bastone, mentre don gesualdo faceva la storia della malattia e il cognato gli voltava la schiena senza dir nulla rivolto alla sorella, la quale guardava or questo ed ora. 4998_3829_000339 e questo va bene. ma se torna a fare il camorrista qui da noi lo ricevo come va, tal quale vito orlando. intanto la casa di don gesualdo era messa a sacco e ruba egualmente. 4998_3829_000340 in quella rientrò zacco solo col viso acceso. sentite, don gesualdo, un momento una parolina. la folla era giunta lì sotto la casa. 4998_3829_000341 e lo stesso santo, allorchè aveva bisogno di denari, voltava casacca e si metteva dalla parte di gesualdo a sputare contro di lei gli stessi improperi che aveva diretto al fratello: una banderuola che girava a seconda del vento. 4998_3829_000342 zolla colle qualità, buone o cattive. gli tremava la voce, gli tremavano le mani, gli si accendeva tuttora il sangue in viso, gli spuntavano le lagrime agli occhi mangalavite. sai, la conosci anche tu. 4998_3829_000343 c'era un teatrone poiché s'entrava gratis. lumi cantate, applausi che salivano alle stelle. la signora aglae era venuta apposta da modica, a spese del comune. 4998_3829_000344 era arrivato ad affezionarsi ai suoi malanni. li ascoltava, i carezzava, voleva sentirseli lì con lui per tirare innanzi. 4998_3829_000345 gesualdo s'era chinato su di lei e accennava di sì col capo. il barone, vedendo che non era più il caso di misteri, parlò chiaro: non verrà. don ferdinando è diventato proprio un ragazzo. non capisce nulla, poveretto, bisogna compatirlo. 4998_3829_000346 all'improvviso dal frastuono scapparono degli urli da far accapponare la pelle. santo motta, malconcio e insanguinato, rotolandosi per terra, riescì a far fare un po di largo dinanzi all'uscio del magazzino. 4998_3829_000347 il pensiero della figlia era un altro tormento. isabella stava anch'essa poco bene, lontano, tanto un viaggio che l'avrebbe rovinata per sempre, scriveva suo marito. 4998_3829_000348 la parete scalcinata accanto al letto dove soleva accendere il lume, e in quel sudiciume il marchese ci stava come un principe, sputando in faccia a tutti quanti le sue miserie. 4998_3829_000349 decotti. lavinia è un diavolo. per tener d'occhio una casa, lasciate fare a lavinia, che sa dove metter le mani. dall'altro canto, poi faceva il viso brusco. se diodata, aveva la faccia di farsi vedere ancora lì. 4998_3829_000350 l'accarezzò anche lui sui capelli lentamente, senza dire una parola. di lì a un po riprese ti dico di sì, non sono un ragazzo, non perdiamo tempo inutilmente. 4998_3829_000351 saltò su il barone cercando il cappello che teneva in testa. vedrete che viene a parlarvi di ciò che v'ho detto. non ci avete un'altra uscita per non vederlo in faccia, quella bestia. 4998_3829_000352 io direi di mandare a chiamare i suoi parenti. eh, don ferdinando, che ne dite voi? zacco fece una smorfia: i suoi parenti. 4998_3829_000353 un viaggio che durò tre ore e gli fece dire cento volte: buttatemi nel fosso, ch'è meglio. ma laggiù, dinanzi alla sua roba, si persuase che era finita davvero, che ogni speranza per lui era perduta, al vedere che di nulla gliene importava oramai. 4998_3829_000354 la povera inferma, smarrita in quel parapiglia, si lasciò sfuggire con un filo di voce: per l'amor di dio, non ne posso più. 4998_3829_000355 vuol vivere apposta per vedere come farà suo figlio a togliersi dal collo il debito. e don gesualdo, eh, ho parlato or ora con vostro marito dei gran progetti che ha don ninì pel capo. 4998_3829_000356 strada, sissignore, quella bestia, eh, eh. che ne dite? lui che non ha potuto pagarvi ancora i denari della prima donna. c'è l'inferno a causa vostra, con la moglie che non vuol pagare del suo, i figliuoli sì. 4998_3829_000357 un'altra. adesso esclamò, entrando: i hanno fatto la spia, don gesualdo, e vogliono stanarvi anche di qua per costringervi a mantenere ciò che ha promesso. il canonico ciolla in persona l'ho visto laggiù a far sentinella. 4998_3829_000358 il muscio, abbozzò un sorriso che lo fece più brutto e don vincenzo capra, in bel modo, cominciò a spiegare la diagnosi della malattia pylori cancer, il pyrosis dei greci. 4998_3829_000359 si chinò all'orecchio di don gesualdo e spifferò il resto bianca. l'udì o l'indovinò con gli occhi luminosi che fissavano in volto la gente e cavò di sotto il guanciale la mano scarna e pallida, che sembrava quella di una bambina, per far segno al marito d'avvicinarsi. 4998_3829_000360 una pensata seria da uomo con tanto di barba: il miglior modo per evitare quella birbonata di dividere fra i nullatenenti i fondi del comune. capite allora? vuol dire che il mio non è più mio e ciascuno vuole la sua parte. 4998_3829_000361 dovete perdonare a quegli screanzati che vi hanno offeso. ragazzi senza giudizio si son lasciati prendere in mezzo senza sapere quello che facessero. dovete perdonare, per amor mio, signor don gesualdo. 4998_3829_000362 stavano a guardare col sigaro in bocca e le mani nelle tasche delle giacchette attillate, discorrendo di tanto in tanto col guardaportone che veniva dal suo casotto a fare una. 4998_3829_000363 delle facce accese e stravolte che apparivano confusamente al lume delle torce a vento, usci e finestre si chiudevano con fracasso. 4998_3829_000364 con la faccia lunga, sospirando, biasciando, avemarie. voleva pure che restasse la sua ragazza ad assistere la notte. se mai, donna lavinia, acconsentiva di tutto cuore, dandosi da fare anche essa premurosa. 4998_3829_000365 non dico per te: hai fatto di tutto, non mi manca nulla. ma io non ci sono avvezzo. vedi, i par di soffocare qui dentro. 4998_3829_000366 no, non voglio impicci, ho tanti altri fastidi pel capo. poi mia moglie ha detto di no. avete udito voi stesso? il barone stava per montare in furia. davvero. 4998_3829_000367 don ferdinando andava toccando ogni cosa proprio come un bambino curioso. infine, si piantò ritto dinanzi al letto guardando la sorella che stava facendo i conti con domeneddio in quel momento. 4998_3829_000368 ciascuno il suo pezzetto, come voleva dio e quanti figliuoli ogni galantuomo aveva sulle spalle tante porzioni. egli conosceva anche per filo e per segno tutti i maneggi dei pezzi grossi che cercavano appropriarsi le terre. 4998_3829_000369 e gli balzava alla gola e lo faceva urlare come un dannato e gli faceva mordere tutto ciò che capitava. egli rimaneva sfinito, anelante, col terrore vago di un altro accesso negli occhi stralunati. 4998_3829_000370 i fido di voi. non è un negozio da farsi a occhi chiusi. voglio vederci chiaro nel mio affare. che discorsi son questi? interruppe il muscio dimenandosi sulla seggiola. io fo il chirurgo amico mio. 4998_3829_000371 si tratta di far prendere le terre a gente nostra. sottomano, disse il barone. no, no, lasciate che gli spieghi io. le terre del comune devono darsi a censo, eh, a pezzi e a bocconi, perché ogni villano abbia la sua parte. 4998_3829_000372 sempre più affamati, sempre più divoranti, simili a quel male che gli consumava le viscere. quante cose si sarebbero potute fare con quel denaro. quanti buoni colpi di zappa, quanto sudore di villani si sarebbero pagati. 4998_3829_000373 è giusto: è venuto il vostro tempo, caro mio. siete il campione della mercanzia. ma finalmente, al sentire che invece volevano accopparlo, mutò registro fingendo d'essere inquieto colla vocetta fessa. 4998_3829_000374 la canziria mangalavite, la casa, tutto tutto sarebbe passato per quelle mani. chi avrebbe potuto difendere la sua roba dopo la sua morte? ahimè, povera roba. chi sapeva quel che era costata? 4998_3829_000375 e la poveretta stava ad ascoltarlo, tutta contenta, cogli occhi lustri che penetravano fin dentro per vedere se dicesse la verità. sentite ancora un'altra cosa. 4998_3829_000376 un ragazzotto che non aveva ancora peli al mento e si faceva pagare come un principe. però don gesualdo gli disse il fatto suo al vedergli metter mano alla penna per scrivere le solite imposture. 4998_3829_000377 una procura generale, una specie d alter ego. don gesualdo si sentì morire, il sorriso in bocca. non c'era che fare: il genero nel viso, nelle parole, 4998_3829_000378 lisciati in fretta con le mani e fermati dal fazzoletto di seta che portava, legato sotto il mento, le mani corrose e nere delle mani di buona massaia con le quali gesticolava per difendere gli interessi del marito, agitandosi nel cappottino seminato di pillacchere che 4998_3829_000379 perciò aveva armato santo e mastro nardo. il vecchio manovale con sciabole e carabine teneva il portone sbarrato due mastini feroci nel cortile. 4998_3829_000380 un altro dottorone ch'era peggio di tavuso buon'anima. gli piantò in faccia gli occhiacci e rispose: burbero: allora perché mi chiamate? dovette anche pregarlo e scongiurarlo di continuare a fare il comodo suo, quantunque non giovasse a nulla. 4998_3829_000381 ci voleva una pazienza da santi. aveva un bel dire suo marito: guarda cosa, diavolo. ti viene in mente adesso anche la gelosia ti viene in mente. essa aveva certe occhiate nere che non le aveva mai visto. 4998_3829_000382 io voglio tornarmene a casa mia, a qualunque costo. sono risoluto. nossignore, interruppe il canonico. qui siete in casa vostra. 4998_3829_000383 lei lo assisteva meglio di una serva e lo curava con amore, senza guardare a spesa né a fatiche. vedendo che nulla giovava, arrivò a chiamare il figlio di tavuso, il quale tornava fresco fresco da napoli, laureato in medicina. 4998_3829_000384 verso mezzanotte. come la poveretta s'era chetata a poco a poco. don gesualdo voleva mandarli a riposare. no, disse il barone, non vi lasceremo solo questa notte. 4998_3829_000385 si udivano da lontano strilli e pianti di donne, voci che chiamavano maria santissima. santi cristiani, don gesualdo era in letto malato quando udì bussare alla porticina del vicoletto, che pareva volessero buttarla giù. 4998_3829_000386 il signor genero scrisse da palermo onde avere notizie precise. parlava anche d'affari da regolare e di scadenze urgenti. nella poscritta c'erano due righe sconsolate d'isabella, la quale non si era ancora riavuta dal gran colpo che aveva ricevuto poco prima. 4998_3829_000387 quasi il palazzo fosse abbandonato in mano a un'orda famelica pagata apposta per scialarsela sino al tocco della campana che annunziava qualche visita. 4998_3829_000388 che lui pure. cosa vogliono dunque? dove andiamo di questo passo? mèndola, gli spiegò che don gesualdo era il pretesto per dare addosso ai più denarosi. ma 4998_3829_000389 i parenti ci avevano fatto il callo. anch'essi avevano saputo che quella malattia durava anni ed anni e s'erano acchetati. così va il mondo. pur troppo che, passato il primo bollore, ciascuno tira innanzi per la sua via e bada agli affari propri. 4998_3829_000390 il denaro a fiumi, un va e vieni, una baraonda per la casa, tavola imbandita da mattina a sera. burgio, che non c'era avvezzo, correva a mostrare la lingua ai medici, come venivano pel cognato. 4998_3829_000391 vedete, disse donna agrippina. vedete ora che si è messa in grazia di dio. alle volte il signore fa il miracolo. le misero sul petto la reliquia della madonna donna agrippina. si tolse il cingolo della tonaca per ficcarglielo sotto il guanciale. 4998_3829_000392 entrò in quel mentre, il barone mèndola col fiato ai denti, cominciando dallo scusarsi a voce alta: i dispiace, non ne sapevo nulla. 4998_3829_000393 premurosa, impadronendosi già delle chiavi, vigilando su tutto come una padrona. no, mormorò bianca con la voce rauca. no, non ho bisogno di nessuno, non voglio nessuno. 4998_3829_000394 dicendo che sarebbe stato inutile anche prima con un male di quella sorta. ah, rispose don gesualdo, fattosi rauco a un tratto. ah, ho inteso. 4998_3829_000395 pelle. colui invece cominciò a fare una scenata col duca, quasi gli si fosse mancato di rispetto. in casa sua ci volle del bello e del buono per calmarlo e perché non piantasse lì malato e malattia una volta per sempre. 4998_3829_000396 pretendeva che don gesualdo dovesse aprire i magazzini alla povera gente se voleva salvare l'anima e il corpo. lui ci aveva cinque figliuoli sulle spalle, cinque bocche da sfamare e la moglie sei. 4998_3829_000397 vedendola poi rassegnata ad ascoltare, seduta a capo chino accanto al letto, cominciò a sfogarsi dei tanti crepacuori che gli avevano dati lei e suo marito con tutti quei debiti. le raccomandava la sua roba, di proteggerla, di difenderla. 4998_3829_000398 e li guardava in faccia, ad uno, ad uno, allibbita battendo le palpebre: che volete fare, signori miei? azzardò infine timidamente. don gesualdo, che non si reggeva più in piedi, pallido e disfatto, proruppe in tono disperato. 4998_3829_000399 eh, che cosa domandò la cirmena? ssst, ssst. interruppe. donna agrippina. il barone mèndola si chinò all'orecchio di zacco per dirgli qualche cosa. l'altro scosse il testone, arruffato e gonfio, due o tre volte. 4998_3829_000400 e col capo seguitava a far segno di sì, di sì che non s'ingannava. col mento aguzzo, nell'ombra della gola infossata, mentr'egli chino su di lei le parlava come a una bimba, sorridendo con gli occhi gonfi. però. 4998_3829_000401 faceva come quegli uccelletti in gabbia i quali provano il canto della primavera che non vedranno. il letto le mangiava le carni. la febbre la consumava a fuoco lento. 4998_3829_000402 nient'altro, canali tornò a farsi la barba tranquillo come nulla fosse, e mastro titta non ci pensò più, soltanto la sera. non sapeva egli stesso il perché. 4998_3829_000403 a fare. bene, conchiuse zacco con una risata bonaria: son venuto a fare il figliuol prodigo via. siete contenti, donna giuseppina era contenta a bocca stretta. suo marito guardò prima lei, poi il cugino zacco e non seppe che dire. 4998_3829_000404 ah, la stessa canzone della carboneria saltò su don gesualdo infuriato. i ringrazio tanto canonico. non ne fo più di rivoluzioni. 4998_3829_000405 su l'alìa e su donninga, le belle terre, che aveva covato cogli occhi tanto tempo, sera e mattina, e misurato col desiderio e sognato la notte e acquistato palmo a palmo, giorno per giorno, togliendosi il pane di bocca. 4998_3829_000406 chi è? si udì belare di dentro una voce asmatica: grazia, chi è? siamo noi, don gesualdo, vostro cognato. 4998_3829_000407 vedete, signori miei, un barone zacco che gli lustra le scarpe e s'inimica coi parenti. per lui l'altro chinava il capo contrito. 4998_3829_000408 i portano in casa la lavinia. non vedono l'ora che io chiuda gli occhi. lui protestava di no, che non gliene importava nulla della lavinia, che non voleva più rimaritarsi, che ne aveva visti abbastanza dei guai. 4998_3829_000409 di giorno in giorno e ancora non se ne parlava. e chi ne parlava, lo facevano uccidere a tradimento per tappargli la bocca. 4998_3829_000410 e noi ci pigliamo la terra in compenso del credito. avete capito, bisogna evitare per quanto si può che ci mettano mano i villani. quelli non se lo lasciano scappare mai più il loro pezzetto di terra. ci lasciano le ossa piuttosto. 4998_3829_000411 ma la mano di dio arriva tosto o tardi. intanto i villani e gli affamati, che stavano in piazza dalla mattina alla sera, a bocca aperta, aspettando la manna che non veniva, si scaldavano il capo a vicenda discorrendo delle soperchierie patite. 4998_3829_000412 guardava sospettoso le mani che scrivevano soltanto per non buttare via il denaro. malamente, prima di spedire la ricetta, prese a parte don margheritino e gli fece osservare che aveva un armadio pieno di vasetti e boccettine comperati per la. 4998_3829_000413 volete sentirla, volete che ve la canti? è segno che quello lì ci ha il suo fine per farci rimaner tutti quanti siamo con tanto di naso. lo conosco. 4998_3829_000414 la vigilia dell'immacolata, parve proprio che la povera bianca volesse rendere l'anima a dio. il marito, ch'era andato ad aspettare il medico sulla scala, gli disse subito: non mi piace, dottore, stasera mia moglie non mi piace. 4998_3829_000415 imbandierato ciolla, ch'era diventato un pezzo grosso alfine, con una penna nera nel cappello e un camiciotto di velluto che sembrava un bambino a quell'età, passeggiava su e giù per la piazza, guardando di qua e di là come a dire alla gente. 4998_3829_000416 mal sottile è dio liberi. io ho paura e vi saluto tanto. dopo che s'erano ingrassati nella sua casa, ora, tutti l'abbandonavano, quasi rovinasse. 4998_3829_000417 no, no c'è tempo. simili malattie durano anni e anni, però certo premunirsi, sistemare gli affari a tempo non sarebbe male. 4998_3829_000418 guarda insomma, conchiuse mèndola. queste son chiacchiere e bisogna pigliar tempo. intanto voi levatevi di mezzo. causa causarum in. 4998_3829_000419 l'altro scosse il capo come a chiedere che c'era di nuovo, e don leopoldo fece segno che il vecchio se n'era andato, grazie a dio. ah, così, alla chetichella osservò il portinaio che strascicava la scopa e le ciabatte. 4998_3829_000420 a un tratto, quasi fosse corsa una parola d'ordine, la folla s'avviò tumultuando verso il fosso, dietro coloro che sembravano i caporioni. 4998_3829_000421 fiume udivasi, un gridìo immenso degli urli che, nel buio e nella confusione, suonavano minacciosi: don niccolino, margarone, zacco, mommino neri, tutti i bene intenzionati si sgolavano a chiamare fuori i lumi. 4998_3829_000422 si buttò a giacere sul letto e rimase solo al buio coi suoi malanni, soffocando i lamenti, mandando giù le amarezze che ogni ricordo gli faceva salire alla gola. 4998_3829_000423 c'era il canonico lupi che portava il ritratto di pio nono, il baronello rubiera, giallo come un morto, sventolando il fazzoletto. tant'altra gente, tutti gridando. 4998_3829_000424 gesualdo dicevasi ch'erano pieni sino al tetto. uno ch'era nato povero come giobbe e adesso aveva messo superbia ed era nemico giurato dei poveretti e dei liberali. 4998_3829_000425 le grida e lo scampanìo giungevano sino all'alìa, sino a monte lauro, come delle folate di uragano, dei lumi si vedevano correre nel paese, alto un finimondo. 4998_3829_000426 le zacco erano pallide della nottata persa e donna lavinia non si reggeva più in piedi. sopraggiunse il marchese limòli insieme al confessore. 4998_3829_000427 l'avevano collocato in un quartierino al pian di sopra poche stanze che chiamavano la foresteria, dove isabella andava a vederlo ogni mattina in veste da camera, spesso senza neppure mettersi a sedere. 4998_3829_000428 arrivava di tanto in tanto una carrozza fiammante passava come un lampo dinanzi al portinaio che aveva appena il tempo di cacciare la pipa nella falda del soprabito e di appendersi alla campana. 4998_3829_000429 per chetarli in nome di dio. parole che si dicono, si sa, avrei voluto vedervi dinanzi a quelle facce scomunicate. il marchese si divertiva: senti, senti, guarda, guarda. 4998_3829_000430 avrebbe voluto distruggere d'un colpo tutto quel ben di dio che aveva accumulato a poco a poco. voleva che la sua roba se ne andasse con lui, disperata come lui. mastro nardo e il garzone dovettero portarlo di nuovo in paese, più morto che vivo. 4998_3829_000431 quanto a me, anche la mia pelle, se la volete, don gesualdo, ma diodata è madre di famiglia, lo sapete. se le capita qualche disgrazia, dio ne liberi voi e me. 4998_3829_000432 non si lamentava neppure, non diceva nulla da villano malizioso, per non sprecare il fiato, per non lasciarsi sfuggire quel che non voleva dire. 4998_3829_000433 perché mi avete fatto chiamare, prese il cappello e se ne andò. ma siccome il malato soffriva tutti i tormenti dell'inferno nella lusinga che qualcheduno trovasse il rimedio che ci voleva. 4998_3829_000434 diceva che mandavano via la gente per non fargliela vedere. ho sentito la voce di mio fratello, don ferdinando. è arrivata una lettera di mia figlia e non hanno voluto darmela. 4998_3829_000435 l'avete capita. finalmente avete visto chi aveva ragione di noi due. la moglie gli chiuse la parola in bocca con una gomitata. lasciatelo parlare. è lui che deve dire ciò che vuole adesso da noi, quel ch'è venuto a fare. 4998_3829_000436 prigioniero, sbuffava, smaniava, urlava di dolore e di collera e poi ricadeva sfinito, minaccioso colla schiuma alla bocca sospettando di tutto. spiando prima le mani del cameriere se beveva un bicchiere d'acqua, guardando ciascuno negli occhi per scoprire la verità. 4998_3829_000437 di lì a qualche giorno arrivò il duca di leyra, chiamato per espresso, e s'impadronì del suocero e della casa dicendo che voleva condurselo a palermo e farlo curare dai migliori medici. 4998_3829_000438 mentre qui gli pareva d'essere all'ospedale curato. per carità, doveva stare in suggezione anche del genero che veniva ad accompagnare i pezzi grossi chiamati a consulto. 4998_3829_000439 don gesualdo tornò a sedersi, pentito d'essersi lasciato trasportare dal primo movimento grattandosi il capo, ma il barone zacco, che stava di là coll'orecchio teso, non seppe più frenarsi. 4998_3829_000440 io fo il mio mestiere e non m'impiccio a far scommesse da ciarlatano. credete di trattare col zanni alla fiera? allora non ne facciamo nulla. rispose don gesualdo e gli voltò le spalle: andate là, bomma, che m'avete dato un bel consiglio. 4998_3829_000441 che diavolo colle armi da fuoco non si scherza. aveva il fiato ai denti, il cranio rosso e pelato che gli fumava, come quando era giovane e balbettava colla voce rotta. 4998_3829_000442 durò ancora qualche altro giorno così, fra alternative di meglio e di peggio. sembrava anzi che cominciasse a riaversi un poco quando, a un tratto, una notte, peggiorò rapidamente. 4998_3829_000443 ninì era uscito per assistere a certo conciliabolo in cui si trattavano affari grossi. intanto che aspettava, il barone zacco volle fare il suo dovere colla baronessa madre. 4998_3829_000444 soltanto il ventre era gonfio come un otre. nel paese si sparse la voce che era spacciato, la mano di dio che l'agguantava e l'affogava nelle ricchezze. 4998_3829_000445 domani tornate domani. chi ha bisogno? adesso non c'è nessuno in casa. don gesualdo è fuori in campagna, ma col cuore è anch'esso qui con noialtri per aiutarvi. sicuro, ciascuno ha da avere il suo pezzo di pane e il suo pezzo di terra. 4998_3829_000446 non vi mettete insieme con mio cugino rubiera. voi guardate che vi parlo. in punto di morte aveva la voce afonica, gli occhi che penetravano, così lucenti e fissi zacco, che si era chinato anche lui sul letto per udire, esclamò trionfante. 4998_3829_000447 scusate, signori miei, se vi ricevo in questa topaia non è pel vostro merito, don gesualdo, la bella parentela che avete presa eh. 4998_3829_000448 glieli ha portati in dote, ma i denari vuol tenerseli. per sé è predestinato, quel povero don ninì, e sapete chi comparisce all'asta? eh, volete saperlo, canali? figuratevi, canali, che fa l'appaltatore in società col barone rubiera. 4998_3829_000449 nel paese ormai si sapeva ch'era tisica, tutti, così quei trao, una famiglia che si estingueva per esaurimento, diceva il medico. 4998_3829_000450 isabella andò a buttarsi ginocchioni ai piedi del letto, col viso fra le materasse, singhiozzando e disperandosi. il genero lo chetava dall'altra parte. ma sì, ma sì, quando vorrete, come vorrete, non c'è bisogno di far delle scene. 4998_3829_000451 lo stesso duca si strinse nelle spalle come a dire che non serviva più un terrore più grande, più vicino della morte. lo colse a: 4998_3829_000452 testa. tacquero tutti ciascuno sbirciando sottecchi. il compagno don ninì, col naso dentro la sciarpa. sua moglie, colle labbra strette, infine disse che le rincresceva tanto della malattia di bianca proprio. 4998_3829_000453 il barone zacco, non avendo più le gambe di prima, faceva piovere delle legnate a chi piglia, piglia per far intender ragione agli orbi. 4998_3829_000454 balbettò grattandosi il capo. stette un momento a guardarlo così, col lume in mano, pensando se era meglio aspettare un po o scendere subito a svegliare la padrona e mettere la casa. 4998_3829_000455 perché ci facciamo la guerra? perché facciamo campare giudici ed avvocati alle nostre spalle? cosa sono questi malumori fra parenti? per quella miseria che vi devo? sì, una miseria: per voi è una presa di tabacco. 4998_3829_000456 erano due stanzacce invecchiate con lui, nelle quali ogni sua abitudine aveva lasciato l'impronta: la macchia d'unto dietro la seggiola su cui appisolavasi dopo pranzo, i mattoni smossi in quel breve tratto fra l'uscio e la finestra. 4998_3829_000457 non gli lasciavano requie da anni ed anni e gli avevano fatto incanutire i capelli con quella lite. anche speranza ci si era ridotta, simile a una strega. 4998_3829_000458 abbiamo quell'affare del nuovo appalto, caro don gesualdo, perché dobbiamo farci la guerra fra di noi, dico io, a vantaggio altrui, giacchè infine siamo parenti, sicuro. interruppe la moglie. siamo venuti per questo. come sta la cugina? 4998_3829_000459 gesualdo, sparlandone in ogni bettola e in ogni crocchio, stuzzicando anche gli indifferenti con quella storia delle terre comunali che dovevano spartirsi fra tutti quanti, delle quali ciascuno aspettava il suo pezzetto. 4998_3829_000460 ma sua figlia. il giorno dopo non gli volle dir nulla, sembrava anzi che le sue domande l'infastidissero. misuravano fino le parole e i sospiri in quella casa, ciascuno chiudendosi in corpo i propri guai. 4998_3829_000461 soltanto il marito, ch'era sempre fuori in faccende, occupato dai suoi affari, con tanti pensieri e tanti guai per la testa, si lusingava di farla guarire appena avrebbe potuto condursela a mangalavite, in quell'aria balsamica che avrebbe fatto risuscitare un morto. 4998_3829_000462 giacché erano lì, non potevano fare a meno di salire un momento a veder donna bianca, lui e il baronello don ninì si fermò all'uscio col cappello in mano, senza dire una parola. 4998_3829_000463 nella sua campagna s'attaccava alla vita mani e piedi, disperato, ne aveva passate delle altre. s'era aiutato sempre da sé nei mali passi. coraggio ne aveva e aveva il cuoio duro anche. 4998_3829_000464 tirò su svelto a sedere sul letto come uno che si senta proprio meglio. salutò quella brava gente con un bel sorriso che doveva rassicurare anche loro appena li vide entrare. 4998_3829_000465 ma anch'essa ritirava le corna come fa la lumaca. stava chiusa. parlava di rado anche della mamma, quasi il chiodo le fosse rimasto lì fisso, accusando lo stomaco peloso dei trao che vi chiudevano il rancore e la diffidenza implacabili. 4998_3829_000466 casa, cogli scialli giù pel dorso, le facce lunghe senza salutar nessuno. si vedeva ch'era finita. la baronessa andava a parlare ogni momento sottovoce col marito. 4998_3829_000467 fermate, fermate. e apparve diodata ché voleva salutare don gesualdo l'ultima volta lì davanti il suo uscio. però, giunta vicino a lui, non seppe trovare le parole e rimaneva colle mani allo sportello accennando col capo. 4998_3829_000468 ve l'ho detto, conchiuse il barone, avete il purgatorio in terra per andarvene diritto in paradiso. indi giunse don ninì a prendere le chiavi della cantina, trovando il cugino fece un certo viso sciocco. 4998_3829_000469 lui stesso si faceva in quattro a disporre e a ordinare nella casa del cugino, don gesualdo, a ficcare il naso in tutti i suoi affari, a correre su e giù con le chiavi dei magazzini e della cantina. 4998_3829_000470 è giusto, disse donna sarina. scusatemi, don gesualdo. dopo che si fu comunicata, bianca parve un po più calma, l'affanno era cessato e arrivò a balbettare qualche parola, ma aveva una voce che s'udiva appena. 4998_3829_000471 don gesualdo, malgrado il malumore che aveva in corpo, mosse la bocca a riso, come a dire che non si fidava di nessuno. bene, se sapeste che roba è quell'uomo, ciò che diceva di voi prima, prima di essere pane e cacio con voi, che roba gli scappava di bocca. 4998_3829_000472 scusate, scusate anche per voi. allora interloquì, donna giuseppina, contando miserie, una famiglia numerosa, sua suocera, la baronessa, finché viveva lei. 4998_3829_000473 un intrigante, un imbroglione: non si fa nulla in paese che non voglia ficcarci il naso. lui, donna marietta più prudente, tirò il babbo per la falda un'altra volta. 4998_3829_000474 nei primi giorni. il cambiamento, l'aria nuova, forse anche qualche medicina indovinata per sbaglio, avevano fatto il miracolo, gli avevano fatto credere di potersi guarire. 4998_3829_000475 senti, ho da parlarti, intanto che siamo soli. ella gli si buttò addosso, disperata, piangendo, singhiozzando di no, di no, colle mani erranti che l'accarezzavano. 4998_3829_000476 temendo di perdere le altre pratiche, disse chiaro il fatto suo. don gesualdo. scusate tanto, ma la mia pelle vale quanto la vostra che siete ricco. non vedete com'è ridotta vostra moglie? 4998_3829_000477 ora che si sono messi in testa ch'io sia ricco, ciascuno se ne giova pei suoi fini. la prima volta però che s'arrischiò a fare velatamente queste lagnanze allo stesso medico saleni. 4998_3829_000478 bene, dissero gli altri: ringraziate iddio, qui nessuno vi tocca. fu un colpo tremendo per mastro don gesualdo, l'agitazione, la bile, il malanno che ci aveva in corpo. 4998_3829_000479 il duca col sorriso freddo, isabella, con la buona grazia che le aveva fatto insegnare in collegio. le tende e i tappeti soffocavano ogni cosa. 4998_3829_000480 bisogna distrarla. tenerle un po di conversazione. per fortuna siete in buone mani, il dottore sa il fatto suo. poi, quando si hanno dei mezzi, 4998_3829_000481 avrebbe voluto pigliarsi anche lei fra le braccia, stretta, stretta, e chiederle: piano, in un orecchio, cos'hai dimmelo? confidati a me che dei guai ne ho passati tanti e non posso tradirti. 4998_3829_000482 per leggervi la sua sentenza, costretto a ricorrere agli artifizii per sapere qualcosa di quel che gli premeva. chiamatemi quell'uomo dell'altra volta, portatemi le carte da firmare. 4998_3829_000483 ah, babbo, babbo, che parole singhiozzò isabella. lo farai, eh, lo farai, anche se tuo marito non volesse. 4998_3829_000484 delle invernate di stenti, mentre c'era della gente che aveva i magazzini pieni di roba dei campi e delle vigne. pazienza, i signori che c'erano nati, ma non si davano pace pensando che don gesualdo motta era nato povero e nudo al par di loro. 4998_3829_000485 le signore zacco, allo strepito, s'erano affacciate sull'uscio dell'anticamera. successe un istante d'imbarazzo fra i parenti. zacco e don ninì si calmarono di botto, tornando cerimoniosi. 4998_3829_000486 il signor duca, invece, trattava simili negozi per mezzo del notaro neri, poiché non erano il suo forte. e alla fine, quando mastrodon gesualdo s'impennò sul serio, sbuffando, recalcitrando, gli fece dire: 4998_3829_000487 s'ha da fare la dimostrazione. capite gridare che vogliamo pio nono e la libertà anche noi. se no, ci pigliano la mano i villani. dovete esserci anche voi. non diamo cattivo esempio, santo dio. 4998_3829_000488 ninì imbarazzato, guardava ora lui ed ora la moglie. essa infine interloquì, troncandogli la parola con un segno del fazzoletto che aveva tirato fuori dalla borsa. 4998_3829_000489 tanti saluti a donna bianca. non vogliamo disturbarla. speriamo che la madonna abbia a fare il miracolo. don ninì, con la bocca coperta, grugnì anche lui qualche parola che non potè udirsi. 4998_3829_000490 ma che non c'è rimedio. vossignoria, fate tutto ciò che potete. non guardate a spesa. i denari servono in queste occasioni. 4998_3829_000491 come avesse giurato di non metterci più i piedi in quel paese maledetto, e se lo fosse tolto dal cuore interamente. a misura che le mancavano le forze bianca, sentiva dileguare anche quella speranza, come la vita che le sfuggiva. 4998_3829_000492 per poco non s'accapigliarono padre e figlio. si fece un gran gridare, una lite che durò mezz'ora. accorse anche diodata, coi capelli per aria, vestita di nero. 4998_3829_000493 ah, babbo, babbo. esclamò isabella colle lagrime agli occhi, ma egli sentivasi morire di giorno in giorno. non poteva più muoversi. 4998_3829_000494 fece segno al genero di fermarsi, lo chiamò dinanzi al letto a quattr'occhi, da solo a solo. finalmente questo notaro verrà, sì o no? 4998_3829_000495 madonna del pericolo cominciò a strillare speranza. vogliono ammazzarmi il fratello, squartarlo. vivo come un maiale. chetatevi. 4998_3829_000496 allora i galantuomini, vociando anche loro, spingendo, tempestando, cacciarono indietro i più riottosi. il canonico lupi, aggrappato alla inferriata della finestra, tentava di farsi udire. 4998_3829_000497 tutto questo va benone, però ditemi se potete guarirmi, vossignoria senza interesse, pagandovi secondo il vostro merito. capra ammutolì da prima e si strinse nelle spalle. 4998_3829_000498 signor dottore, parlate con me. sono io il malato. infine, non sono un ragazzo. voglio sapere di che si tratta, giacché si giuoca sulla mia pelle. 4998_3829_000499 non è per risparmiare. sarà della roba buona, ma il mio stomaco non c'è avvezzo. rimandatemi a casa mia. voglio chiuder gli occhi dove son nato. 4998_3829_000500 tutti che vogavano alla larga finanche le serve, temevano del contagio. zacco era il solo parente che si rammentasse di loro nella disgrazia, dacchè avevano fatto società per l'appalto dello stradone, tornati amici con don gesualdo. 4998_3829_000501 era diventato una bestia feroce, verde dalla bile. la malattia stessa gli dava alla testa, minacciava: ah la mia roba, voglio vederli dopo quarant'anni che ci ho messo a farla. 4998_3829_000502 cominciano di qua la strage degli innocenti. ci farete ammazzare tutti quanti. lui s'ostinava furibondo coi capelli irti. 4998_3829_000503 per vederci chiaro e che non nascessero dei guai. la folla durò un pezzo a vociare di qua e di là, indi si rovesciò come un torrente giù per la via di san giovanni. 4998_3829_000504 ah, va bene, come volete, domani, a giorno fatto. ma il pover'uomo non seppe più frenarsi. le parole gli cuocevano dentro e sulle labbra. 4998_3829_000505 rubiera. ora s'è svegliata in tutti quanti la fame del guadagno. eh, non avevo ragione di dire non ridete. ma l'amico non gli dava retta. inquieto, coll'orecchio sempre teso dall'altra parte, indi si alzò e andò a vedere se bianca avesse bisogno di qualche cosa. 4998_3829_000506 lui, che aveva tanti altri guai, s'era stretto nelle spalle, ma al vedere adesso che facevano sul serio, balzò dal letto così come si trovava, col fazzoletto in testa e il cataplasma sullo stomaco. 4998_3829_000507 neppur lei non ci stava bene in quella casa, il cuore glielo diceva al povero padre sembrava che fossero in perfetto accordo. marito e moglie discorrevano cortesemente fra di loro dinanzi ai domestici. il duca passava quasi sempre una mezz'oretta nel salottino della moglie dopo pranzo. 4998_3829_000508 sé corpo di è ancora un bel pezzo di donna. fortuna che non ci sia mia moglie qui, ma i rimasti fuori, che spingevano senza poter entrare, partirono finalmente a strillare viva e morte per conto proprio. 4998_3829_000509 e tornò a ricoricarsi lugubre. avrebbe voluto rispondergli che ce n'erano ancora degli eredi nati prima di lei, sangue suo stesso. 4998_3829_000510 non vedeva l'ora d'andarsene, quasi dovesse lasciare il suo male lì, in quella casa e in quei poderi che gli erano costati tanti sudori e che gli pesavano invece adesso sulle spalle. il genero, intanto, occupavasi col suo procuratore a mettere in sesto gli affari. 4998_3829_000511 bene, qui ci vuole un consulto. non avete mica una spina di fico d'india nel ventre. è un affare serio. capite, non è cosa per la barba di don margheritino o di qualcun altro. sia detto senza offenderli, qui in confidenza. 4998_3829_000512 no, non potete farne a meno. cugina mia, sono parenti anch'essi. vedrete che vengono apposta onde approfittare dell'occasione finta di farvi una visita. piuttosto ce ne andremo noi. è giusto chi prima arriva al mulino. 4998_3829_000513 la serva aveva portato un lumicino nel salotto e in quella semioscurità don ninì sembrava addirittura enorme, infagottato nel cappotto, con la sciarpa di lana sino alle orecchie, una zazzera sulla nuca che non tagliava sino a maggio. 4998_3829_000514 e si buttò all'indietro col cuore gonfio di tutte quelle cose che si lasciava dietro le spalle: la viottola fangosa per cui era passato tante volte, il campanile perduto nella nebbia, i fichi d'india rigati dalla pioggia che sfilavano di qua e di là della lettiga. 4998_3829_000515 i quali perdevano il tempo alle finestre col grembialone sino al collo o in panciotto rosso, strascicando svogliatamente uno strofinaccio fra le mani ruvide. 4998_3829_000516 ehi che facciamo adagio, signori miei, non cominciamo a far porcherie. in queste cose si sa dove si comincia e non si sa. 4998_3829_000517 quella povera canziria che era costata tante fatiche a don gesualdo, tante privazioni, dove aveva sentito la prima volta il rimescolìo di mettere nella terra i piedi di padrone donninga. 4998_3829_000518 labbra. quel mastrodon gesualdo, sempre lo stesso, aveva fatto morire la moglie senza neppure chiamare un medico da palermo, una trao, una che l'aveva messo all'onore del mondo, a che l'era giovato essere tanto ricca. 4998_3829_000519 del signor duca. era buon servo da tanti anni, sicché prendeva a cuore anche gli interessi di don gesualdo. proponeva d'alleggerirlo d'ogni carico finché si sarebbe guarito, se credeva, investendolo per procura. 4998_3829_000520 si vedeva la bandiera all'altezza del balcone, quasi volesse entrare. si udivano degli urli: viva morte. 4998_3829_000521 borbottò il marchese: che commedia, povera bianca. noi restiamo qui per assistere ogni giorno alla commedia. eh, don ferdinando, anche la morte s'è scordata che ci siamo al mondo noi? don ferdinando stava a sentire istupidito. 4998_3829_000522 al baccano il marchese, oramai sordo come una talpa, s'era buttato un ferraiuolo sulle spalle e stava a vedere dietro l'invetriata del balcone. in camicia, collo scaldino in mano e i piedi nudi nelle ciabatte. quando gli capitò quella nespola fra capo e collo. 4998_3829_000523 lei, il marito, i figliuoli. mise a rumore tutto il vicinato. don gesualdo lasciò il letto sbuffando, non lo avrebbero tenuto le catene. 4998_3829_000524 che volete, non lo fate per amore di vostro cognato. carcere, malattie e necessità. si conosce l'amistà: lei non aveva suggezione di ciolla e di tutti gli altri della sua risma. 4998_3829_000525 finiscila. se cominciamo così non si fa nulla. ansimava perché aveva il fiato corto ed anche per l'emozione. guardava intorno sospettoso e seguitava ad accennare del capo in silenzio, col respiro affannato. 4998_3829_000526 badate che non ho peli sulla lingua. se a qualcuno salta in mente di venire a seccarmi sotto le mie finestre, ci ho molta roba anch'io nello stomaco e non voglio aver dei nemici a credenza come mastro don gesualdo. marito e moglie si guardarono negli occhi. 4998_3829_000527 peccato che con voi ci si rimette il ranno e il sapone. gli disse però più di una volta sua moglie. infine, vedendo che non si veniva a una conclusione con quell'uomo, lasciò scoppiare la bomba un giorno che don gesualdo s'era appisolato sul canapè. 4998_3829_000528 e beveva, si ostinava a star meglio, si alzava dal letto due o tre ore al giorno, si trascinava per le stanze da un mobile all'altro. infine si fece portare a mangalavite, col fiato ai denti, mastro nardo da un lato e masi dall'altro, che lo reggevano sul mulo. 4998_3829_000529 ogni cosa regolata a suon di campanello, con un cerimoniale di messa cantata per avere un bicchier d'acqua o per entrare nelle stanze della figliuola. lo stesso duca, all'ora di pranzo, si vestiva come se andasse a nozze. 4998_3829_000530 santo diavolone domeneddio, perdonatemi, i fate parlare come un porco. don asino, siamo qui per salvarvi la vita e non ve lo meritate. 4998_3829_000531 i sento meglio, domani mi alzo, mandatemi in campagna, che guarirò in ventiquattr'ore. gli dicevano di sì, per contentarlo come a un bambino domani doman. 4998_3829_000532 balbettò lui, passandosi un lembo del lenzuolo sulla faccia che grondava goccioloni. gli altri medici tacevano e approvavano più o meno la proposta del dottor muscio. per cortesia. 4998_3829_000533 poi gli venne una tenerezza: ti dispiace, eh, ti dispiace a te pure. la voce gli si era intenerita anch'essa, gli occhi tristi s'erano fatti più dolci e qualcosa gli tremava sulle labbra. 4998_3829_000534 niente, io non voglio far niente, voglio stare in pace. se mi ci lasciano stare, ah così, stateci pure a comodo vostro. ma intanto non è giusto. capite bene, sono madre. 4998_3829_000535 ed io pure soggiunse don leopoldo, così nel crocchio narrava le noie che gli aveva date, quel cristiano uno che faceva della notte giorno e non si sapeva come pigliarlo, e non era contento mai. 4998_3829_000536 la notte non chiuse, occhio tormentato da un'ansietà nuova, con dei brividi che lo assalivano di tratto in tratto, dei sudori freddi, delle inquietudini che lo facevano rizzare all'improvviso sul letto coi capelli irti, guardando intorno nelle tenebre, vedendo sempre la faccia minacciosa di bomma. 4998_3829_000537 il marchese, ch'era sordo come una talpa, domandò: eh, che c'è il finimondo, c'era don gesualdo. rimase, colla chicchera in mano. s'udì in quel punto una forte scampanellata all'uscio e zacco corse a vedere. 4998_3829_000538 mattinata. eh, don leopoldo. e nottata pure, rispose il cameriere sbadigliando: m'è toccato a me, questo regalo. 4998_3829_000539 i signori del comitato che tornavano stanchi di casa sua, dopo un'ora di tira e molla ne contavano delle belle- dicevano che non capiva più niente. uno stupido, l'ombra di mastro don gesualdo, un cadavere addirittura, che stava ancora in piedi per difendere i suoi interessi. 4998_3829_000540 pensava alle strade polverose, ai bei campi dorati e verdi, al cinguettìo lungo le siepi, alle belle mattinate che facevano fumare i solchi, oramai, oramai. 4998_3829_000541 don gesualdo si alzò di botto colle narici aperte la faccia rianimata a un tratto, e si mise a passeggiare per la stanza. poi, tornando in faccia ai due che s'erano alzati, pure sorpresi, 4998_3829_000542 ho voluto bene anch'io quanto ho potuto, come ho potuto, quando uno fa quello che può. 4998_3829_000543 quand'è così, giacché pretendono metterci le mani in tasca per forza, giacchè mi pagano. a questo modo ho fatto del bene. ho dato da campare a tutto il paese. ora gli fo mangiar la polvere al primo che mi capita. 4998_3829_000544 non posso adesso. tutto andava a rotta di collo per don gesualdo, la casa in disordine, la gente di campagna, lontano dagli occhi del padrone, faceva quel che voleva. 4998_3829_000545 il duca, finalmente per chetarlo, gli disse che non occorreva, poiché non c'erano altri eredi. isabella era figlia unica. ah, rispose lui. non occorre, è figlia unica. 4998_3829_000546 sopraggiunse il canonico, grattandosi il capo impensierito della piega che pigliava la faccenda. durava la baldoria. una bella cosa per certa gente. quei bricconi s'erano legate al dito, le parole di pace ch'egli si era lasciato sfuggire in quel frangente. 4998_3829_000547 per assistervi. adesso ci avete qui, noi non vi lasceremo solo. non temete. tutto ciò che avete bisogno, comandate che ne fareste adesso di quella strega i mangerebbe anima e corpo. neanche il viatico potreste ricevere con quello scandalo in casa. 4998_3829_000548 ora che avete dei denari, questo è il tempo di spenderli, i denari. se volete salvar la pelle, a quel punto prese la parola anche don ninì. 4998_3829_000549 il malato chiudeva gli occhi per sfuggire quel supplizio e agitavasi nel letto, come al sopraggiungere di un'altra colica talché diodata, se ne andò senza poterlo salutare, a capo chino, stringendosi nella mantellina speranza. tornò al fratello, tutta amorevole e sorridente. 4998_3829_000550 lo so, di certo, sono stato in sagrestia. se non ha cuore neppure pel sangue suo, non mi fate parlare, chè domattina devo dir messa. 4998_3829_000551 solamente gli scappavano di tanto in tanto delle occhiate che significavano assai al veder la figliuola che gli veniva dinanzi con quella faccia desolata. 4998_3829_000552 gli riempiva il bicchierino, lo incoraggiava a fumare un sigaro, lo assicurava infine che gli trovava miglior cera da che era arrivato a palermo, e il cambiamento d'aria e una buona cura l'avrebbero guarito del tutto. 4998_3829_000553 non guardate a spesa, posso pagare. mio genero lo sa tutto ciò che occorre. non saranno denari persi se campo, ne guadagno ancora tanti dei denari. 4998_3829_000554 uno che avesse voluto buttargliele al collo, proprio come a un figlio, e dirgli: te per la buona parola. adesso pazienza, il resto fai quello che vuoi. 4998_3829_000555 consumato lentamente dalla febbre, roso, dai dolori che gli facevano mordere il guanciale, a volte per non seccare il domestico che sbadigliava nella stanza accanto. 4998_3829_000556 reggo. c'era già don ferdinando trao, al capezzale come una mummia, e la zia macrì, la quale asciugava il viso alla nipote con un fazzoletto di tela fine. 4998_3829_000557 la notte passò come dio volle, ma il giorno dopo all'avemaria tornò mèndola intabarrato, col cappello sugli occhi, guardandosi intorno prima d'infilar. 4998_3829_000558 può. allora l'attirò a sé lentamente, quasi esitando, guardandola fissa per vedere se voleva lei pure, e l'abbracciò stretta, stretta, posando la guancia ispida su quei bei capelli fini, non ti fo male di come quand'eri bambina. 4998_3829_000559 ecco in che stato avete messo la vostra figliuola. va bene, seguitò a borbottare lui: va bene, ho capito. e volse le spalle, tal quale suo padre. 4998_3829_000560 proprio della gente che sembrava presa a giornata per questo. lui invece passava il tempo a contare le tegole. dirimpetto a calcolare, con l'amore e la sollecitudine del suo antico mestiere, quel che erano costate le finestre scolpite, i pilastri massicci, gli scalini di marmo. 4998_3829_000561 e si vedeva che parlava sincera, la poveretta con quel viso, mandando giù per nasconderle le lagrime che a ogni parola le tornavano agli occhi, cercando di pigliargli la mano per baciargliela. egli, 4998_3829_000562 ah, rispose lui. non è questo. no, signor marchese, è che lo stomaco non mi dice: l'ho pieno di veleno, un cane arrabbiato, ci ho. 4998_3829_000563 scusate, don gesualdo, io fo l'ufficio mio perché vi siete guastato col canonico lupi per l'appalto dello stradone, per una cosa da nulla. 4998_3829_000564 gli vennero, insieme delle altre cose sulle labbra, delle ondate di amarezza e di passione, quei sospetti odiosi che, dei bricconi, nelle questioni d'interessi, avevano cercato di mettergli in capo. 4998_3829_000565 il poveretto, ch'era ormai l'ombra di sé stesso, lasciava fare. riapriva anzi il cuore alla speranza, intenerivasi alle premure del genero e della figliuola che l'aspettava a braccia aperte. gli pareva che gli tornassero già le forze. 4998_3829_000566 gli erano venuti dei crampi allo stomaco che gli mettevano come tanti cani arrabbiati dentro. il barone zacco era il solo amico che gli fosse rimasto e la gente diceva pure che doveva averci il suo interesse a fargli l'amico qualche disegno in testa. 4998_3829_000567 donna lavinia s'impadronì delle chiavi. a quella vista, don gesualdo si sbiancò in viso. non ebbe il coraggio neppure di chiedere s'era giunta l'ora. soltanto, cogli occhi lustri interrogava tutti quanti ad uno ad uno. 4998_3829_000568 per cavargli qualcosa, per pelarlo sino all'ultimo una sanguisuga ci s'era ingrassata alle spalle di lui. non le bastava, ora calavano i corvi all'odor del carname. 4998_3829_000569 giallo come un morto, e la sua ragazza gli faceva da infermiera, messa a guardia accanto alla finestra. scusatemi, cugino, sono madre e non posso più tacere. infine, 4998_3829_000570 nardo e quei pochi di casa che gli erano rimasti affezionati pel bisogno si raccomandavano l'anima a dio. finalmente il barone mèndola riescì a farsi aprire l'uscio del vicoletto. don gesualdo, appostato alla finestra col fucile, stava per fare un subisso. 4998_3829_000571 taci, taci. borbottò, rivolto alla figliuola che gli piangeva allato. colla faccia cadaverica, cogli occhi simili a due chiodi, in fondo alle orbite livide, aspettava la risposta che gli dovevano. infine, non c'era da scherzare. 4998_3829_000572 non ho guardato a spesa, signor dottore, i ho ancora lì tali e quali, se vi pare che possano giovare adesso. non gli davano retta, neppur quando tornava a balbettare spaventato da quelle facce serie. 4998_3829_000573 come tafani, come vespe pungenti. dicevasi in paese che il signor duca vi seminasse a due mani debiti fitti al pari della grandine, la medesima gramigna che devastava i suoi possessi e si propagava ai beni della moglie peggio delle cavallette. 4998_3829_000574 anticamera, l'osservavano, lo tastavano, lo interrogavano quasi avessero da fare con un ragazzo o un contadino. lo mostravano agli apprendisti, come il zanni fa vedere alla fiera il gallo con le corna oppure la pecora con due code, facendo la spiegazione con parole misteriose. 4998_3829_000575 il povero don gesualdo. nei primi giorni s'era fatto animo per contentare la figliuola e s'era messo in gala anche lui per venire a tavola. 4998_3829_000576 affannato. ella pure volse verso l'uscio gli occhi pieni di lagrime. don gesualdo alzò la mano scarna e trinciò una croce in aria per significare ch'era finita e perdonava a tutti prima d'andarsene. 4998_3829_000577 sul vecchio canapè addossato al muro, puntellandolo cogli stessi mattoni rotti, improvvisarono alla meglio un letto per don gesualdo, che non stava più in piedi, mentre il marchese continuava a brontolare. 4998_3829_000578 e donna giuseppina, finta maligna, aggiunse: la zacco ha abbreviato i giorni della suocera. non vede l'ora di levarsela dagli occhi? andate, andate a sentire il resto. qui ci siamo noi. andateci pure, se no vi restano lì fino a domani. 4998_3829_000579 questo è il sangue vostro. questi non vi tradiscono. lui, combattuto, stanco, avvilito, non ebbe neanche la forza di ribellarsi. 4998_3829_000580 casa taceranno per adesso. poi, se arrivano a pigliarsi le terre del comune, voi ci mettete subito una bella ipoteca. le cose non possono andare sempre a questo modo. i tempi torneranno a cambiare e voi ci avrete messo sopra le unghie a tempo. 4998_3829_000581 sicché il poveraccio dovette mandar giù tutto e rivolgersi alla figliuola per sapere qualche cosa che hanno detto i medici. dimmi la verità: è una malattia grave di. 4998_3829_000582 anche lì, in quel palazzo di cuccagna, era tutto opera sua. e intanto non trovava riposo fra i lenzuoli di tela fine, sui guanciali di piume, soffocava fra i cortinaggi e le belle stoffe di seta che gli toglievano il sole. 4998_3829_000583 dice che non fa peccato perché è l'inno del papa. discorreremo poi. bisogna metter mano alla tasca, amico mio. bisogna spendere e regalare. vedete io. 4998_3829_000584 si contenta di non uscire più di casa pur di non essere costretto a mettere il vestito nuovo che gli ha mandato a regalare il cognato sin che campa. avete inteso? quello è un uomo di carattere. 4998_3829_000585 bene, riprese zacco un'altra volta. so che stasera quei ragazzi vogliono fare un po di chiasso per le strade. ci avete appunto in mano le chiavi della cantina per tenerli allegri. 4998_3829_000586 come egli stesso s'era data pace dopo la morte di suo padre e di sua moglie. ciascuno tira l'acqua al suo mulino. ne aveva data tanta dell'acqua per far macinare gli altri. speranza diodata tutti gli altri, un vero fiume. 4998_3829_000587 venne invece il marito di lei, sospettoso guardandosi intorno badando dove metteva i piedi, sputacchiando di qua e di là. 4998_3829_000588 preti e frati, col crocifisso sul petto o la coccarda di pio nono e lo schioppo ad armacollo, don nicolino margarone s'era fatto capitano cogli speroni e il berretto. 4998_3829_000589 proprio era risoluto di fare uno sterminio. per fortuna irruppe nella stanza il canonico lupi e gli si buttò addosso senza badare al rischio, spingendolo e sbatacchiandolo di qua e di là, finché arrivò a strappargli di mano lo schioppo. 4998_3829_000590 vorrei lasciare qualche legato a delle persone verso cui ho degli obblighi. poca cosa non sarà molto per te che sei ricca. farai conto di essere una regalìa che tuo padre ti domanda in punto di morte, se ho fatto qualcosa anch'io per te. 4998_3829_000591 senza un sasso e sciolte, così che le mani vi sprofondavano e le sentivano grasse e calde al pari della carne viva. tutto, tutto se ne andava in quella cancrena. come isabella aveva potuto stringere la penna colle sue mani e firmare tanti debiti. 4998_3829_000592 già osservò il canonico. siamo giusti: chi poteva avere interesse che compare nanni non chiacchierasse tanto una bocca d'inferno? signori miei, la storia di diodata la sa tutto il paese. 4998_3829_000593 pazienza, servire quelli che realmente son nati meglio di noi basta. dei morti non si parla. si vede com'era nato? osservò gravemente il cocchiere maggiore. guardate che mani già son le mani che hanno fatto la pappa. 4998_3829_000594 don nicolino dovette afferrare pel collo un tale che stava per cacciarsi dentro il portone socchiuso, approfittando della confusione e della ressa che facevasi attorno a una donna la quale strillava e supplicava. 4998_3829_000595 il decoro, io me ne lustro gli stivali del decoro, io mangio pane e cipolle per mantenere il lustro della duchea. diteglielo pure al signor genero. in pochi anni s'è mangiato un patrimonio. 4998_3829_000596 una galera, quella baracca. la povera cugina bianca ci aveva lasciato le ossa col mal sottile zacco. la sera stessa andò a far visita al barone rubiera, invece di annoiarsi con quel villano di mastro don gesualdo che. 4998_3829_000597 dicevasi che in casa sua ci fosse un arsenale che la sera ricevesse canali il marchese limòli dell'altra gente ancora per congiurare. e un bel mattino si sarebbero trovate le forche in piazza e appesi tutti coloro che avevano fatta la rivoluzione. 4998_3829_000598 don gesualdo stava zitto sopra pensieri. poi, siccome il barone aspettava la risposta della cugina bianca, col risolino fisso in bocca, brontolò. 4998_3829_000599 per declamare l'inno di pio nono ed altre poesie d'occasione, al vederla vestita alla greca, con tutta quella grazia di dio addosso. 4998_3829_000600 e agitava in aria le chiavi della cantina. la vecchia, che non aveva perduto una parola di tutto il discorso, sebbene nessuno badasse a lei, si mise a grugnire in una collera ostinata di bambina, gonfiando apposta le vene del collo per diventar pavonazza in viso. 4998_3829_000601 quanto, onore donna carmelina, entrate pure, non vi mangiamo mica. e neanche lui non vi mette più le mani addosso, di sicuro zitto, scomunicato. no, ho paura, poveretto. ha cessato di penare. 4998_3829_000602 essa non aveva bisogno di nulla, guardando fisso con quegli occhi di creatura innocente, recandosi alla bocca di tanto in tanto il fazzoletto che ricacciava poi sotto il guanciale insieme alla mano scarna. 4998_3829_000603 poi sopraggiunse speranza strepitando che voleva vedere suo fratello, quasi egli stesse per rendere l'anima a dio. lasciatemi entrare, è sangue mio. infine, ora ch'è in questo stato, mi rammento solo di essere sua sorella. 4998_3829_000604 zacco e mastro nardo portarono giù intanto dei barili pieni e aiutavano a metter pace mescendo da bere a chi ne voleva, mentre il canonico di lassù predicava. 4998_3829_000605 i denari che spendeva per far andare la baracca, i rumori della corte, il cameriere che gli tenevano dietro l'uscio a contargli, i sospiri insino al cuoco che gli preparava certe brode insipide che non riusciva a mandar giù. ogni cosa. 4998_3829_000606 è che ho tanto da fare laggiù al mio paese. signori miei, capite, non posso mica darmi bel tempo io bisogna che pensi a tutto, se no c'è la rovina. poi spiegava di dove gli era venuto quel male. 4998_3829_000607 figlia. ah, sissignore, ora vado a chiamarla, rispose il domestico e tornò a coricarsi, ma non lo lasciava dormire quell'accidente. un po erano sibili e un po faceva peggio di un contrabbasso nel russare. 4998_3829_000608 scusate, non c'entra, è che i denari servono. sapete, i miei denari li ho dati a vostro marito. 4998_3829_000609 dopo era ricaduto peggio di prima. neppure i migliori medici di palermo avevano saputo trovar rimedio a quella malattia scomunicata tal quale, come i medici ignoranti del suo paese. 4998_3829_000610 grazia, corpo del diavolo. esclamò: mèndola qui si fa peggio: quella bestia farà correre tutto il paese. il canonico rideva sotto il naso scuotendo il capo. grazia, intanto, aveva acceso un mozzicone di candela. 4998_3829_000611 i due baroni, da lontano, tenevano gli occhi fissi su di lui come due mastini. infine egli scosse il capo. no, no, ditegli al canonico lupi che denari. non ne metto fuori più per simili pasticci le terre. se le pigli chi vuole, io ho le mie. 4998_3829_000612 parlavano sottovoce fra di loro, voltandogli le spalle, senza curarsi di lui che aspettava a bocca aperta una parola di vita o di morte. 4998_3829_000613 quello è un servo di dio che bisogna tenerselo amico. ora soffia nel fuoco coi vostri parenti. non voglio dir male di nessuno, ma vi darà da fare, caro don gesualdo. 4998_3829_000614 gli altri davano addosso ancor essi su quella bestia testarda di mastro don gesualdo che risicava di comprometterli tutti quanti lo mettevano in mezzo, lo spingevano verso il muro, gli rinfacciavano l'ingratitudine, lo. 4998_3829_000615 volete star zitto? volete farmi fare la figura di bugiardo. se ho detto che non ci siete per salvarvi la pelle, don gesualdo tornò a ribellarsi: perchè che ho fatto io? sono in casa mia. 4998_3829_000616 capisco, capisco, ma infine non mi pare. la baronessa che parlava al bisogno si rivolse a don gesualdo con quella faccia di malaugurio, chiedendogli se alla duchessa avessero scritto di sua madre, che era in quello stato. 4998_3829_000617 le sole finestre che rimanessero chiuse erano quelle di don gesualdo motta, lui il solo che se ne stesse rintanato come un lupo nemico del suo paese, adesso che ci s'era ingrassato lagnandosi continuamente che venivano a pelarlo ogni giorno. 4998_3829_000618 infine, seccato da quella canzone che non finiva più, andò sonnacchioso a vedere che c'era mia figlia. borbottò, don gesualdo, con una voce che non sembrava più la sua. chiamatemi mia figlia. 4998_3829_000619 come passarono. nella stanza accanto che dava sulla strada, si udì da lontano un rumore che pareva del mare in tempesta. mèndola narrò allora quello che aveva visto nel venire: sissignore: hanno messo la bandiera sul campanile. 4998_3829_000620 vino, olio, formaggio, pezze di tela: anche sparivano in un batter d'occhio. dalla canziria e da mangalavite giungevano fattori e mezzadri a reclamare contro i figliuoli di massaro fortunato burgio che comandavano a bacchetta e saccheggiavano i poderi dello zio. 4998_3829_000621 ma gli rispondevano con delle mezze parole. il barone allungava il muso, sua moglie alzava gli occhi al cielo colle mani. giunte, le ragazze già prese dal sonno stavano zitte sedute nella stanza accanto a quella dov'era l'ammalata. 4998_3829_000622 la moglie gli fece animo con un'occhiata e cominciò: lei. abbiamo sentito che la cugina sta male. siam corsi subito con ninì. infine, siamo parenti dello stesso sangue. le questioni gl'interessi, si sa, in tutte le famiglie. 4998_3829_000623 denari, cogli occhi lucenti, cercava d'ingraziarsi. la sua figliuola stessa sapeva che la roba, ahimè, mette l'inferno anche fra padri e figli. 4998_3829_000624 accennava sempre con la mano, poiché la voce le mancava. quella voce che sembrava venire da lontano, gli occhi che si velavano a quando a quando di 4998_3829_000625 e poi teneva il sacco al marito e lo incarcerava lì, sotto i suoi occhi, col pretesto dell'affezione, per covarselo pel timore che non gli giuocasse qualche tiro nel testamento. 4998_3829_000626 c'è un lutto nel paese ninì. è un pezzo che mi predica: giuseppina mia, dobbiamo andare a vedere come sta mia cugina. gl'interessi sono una cosa, ma la parentela poi è. 4998_3829_000627 donna giuseppina, invece, s'era aggobbita: aveva il viso floscio e grinzoso nel cappuccio rotondo, i capelli di un grigio sudicio mal pettinati. 4998_3829_000628 messe. gli rinfacciavano pure di essere il più tenace a non voler che gli altri si pigliassero le terre del comune, ciascuno il suo pezzetto. non si sapeva donde fosse partita l'accusa, ma ormai era cosa certa. 4998_3829_000629 piuttosto farti tagliare la mano. vedi, quando tuo marito torna a proporti di firmare delle carte, lui non sa cosa vuol dire. spiegava quel che gli erano costati quei poderi: l'alìa, la canziria. 4998_3829_000630 diciamola qui, fra noi parenti, che gli sarebbe mancato un cognato con tanto di cuore come questo, qui l'inferma, agitò di nuovo in aria, quella mano che parlava da sola. eh, che dice cosa vuole? domandò il barone. 4998_3829_000631 è giusto. ci ho pensato su: bisogna incaricare qualcuno dei miei interessi finchè guarisco. ma adesso, coloro non avevano fretta, gli promettevano sempre dall'oggi al domani. 4998_3829_000632 bianca, ora stava supina, cogli occhi sbarrati, il viso come velato da un'ombra donna agrippina preparava l'altare sul comò con la tovaglia damascata e i candelieri d'argento. a che gli giovava adesso avere i candelieri? 4998_3829_000633 terminava chiedendo per lei qualche ricordo della morta: una bazzecola, una ciocca di capelli, il libro da messa, l'anellino nuziale che soleva portare al dito. 4998_3829_000634 speranza premurosa, vide giunta l'ora di rivolgersi ai santi e si diede le mani attorno a procurar reliquie e immagini. benedette neri pensò che si doveva avvertire subito la figliuola e il genero del pericolo che correva don gesualdo. 4998_3829_000635 o suonava ad ora insolita la campana che annunziava il duca e dei pallori mortali, certi sguardi rapidi in cui gli pareva di scorgere un rimprovero. alcune volte l'aveva vista giungere correndo pallida, tremante come una foglia, balbettando delle scuse. 4998_3829_000636 dame e degli staffieri in gala sguisciavano frettolosi sotto l'alto vestibolo e dopo dieci minuti tornavano ad uscire per correre altrove a. 4998_3829_000637 questa è compare nanni, che se l'è presa. don gesualdo, quel giorno aveva avuto degli altri dispiaceri. speranza mandava l'usciere giusto quando sapeva di fargli dare l'anima al diavolo. 4998_3829_000638 ma lui non voleva sentir parlare di denaro. diceva che non ne aveva, che suo genero l'aveva rovinato, che preferiva riceverli a schioppettate, quelli che venivano a bruciargli la casa o a scassinargli i magazzini. 4998_3829_000639 s'era logorata la vita apposta. non li aveva guadagnati per far la barba al signor genero, perché se li godessero degli ingrati che lo lasciavano crepare lontano, lontano dagli occhi, lontan dal cuore. 4998_3829_000640 che diavolo, che sciocchezze. quindi si sbottonò completamente guardando ogni tanto sua moglie: venite in teatro questa sera per la cantata dell'inno, fatevi vedere insieme a noialtri. ci sarà anche il canonico. 4998_3829_000641 ma che discorsi son questi? scusatemi piuttosto se metto bocca nei vostri affari, ma infine siamo parenti. questo dico io. siamo parenti ed è meglio stare uniti fra di noi di questi tempi. don ninì gli stese la mano. 4998_3829_000642 ma io, il cuore non mi dice: siamo stati sempre vicini, buoni servi della famiglia, una gran famiglia. il cuore non mi dice: no, dietro di lei veniva una masnada di figliuoli che mettevano ogni cosa a soqquadro. 4998_3829_000643 tutti e due a braccetto, sorreggendosi a vicenda. la morte e l'ignorante osservavano quanti li incontravano a quell'ora per le strade. 4998_3829_000644 scusate, scusate, aggiunse, lui si chiacchiera per dire qualche cosa, per distrarre l'ammalata. non si sa di che parlare. sapete voi cosa vanno narrando pure i malintenzionati, come ciolla. 4998_3829_000645 non si fanno misteri. ripigliò il marito. si tratta di metterci d'accordo tutti i bene intenzionati, se è bene intenzionato anche lui, quel signore. 4998_3829_000646 tanti pensieri. gli venivano adesso, tanti ricordi. tante persone gli sfilavano dinanzi, bianca diodata, degli altri ancora, quelli non l'avrebbero lasciato morire senza aiuto. volle un altro consulto, i migliori medici. 4998_3829_000647 motta, com'essa era trao diffidente ostile di un'altra pasta. allentò le braccia e non aggiunse altro. ora fammi chiamare un prete. terminò con un altro tono di voce. voglio fare i miei conti con domeneddio. 4998_3829_000648 don gesualdo continuava a stringersi nelle spalle come uno che non gliene importa nulla. oramai tutto per la poveretta ch'era in fin di vita. dopo un po giunsero la moglie e le figlie del barone zacco, vestite di casa. 4998_3829_000649 zacco. allora cominciò a snocciolare il rosario contro di mastro don gesualdo. signore iddio, me ne accuso e me ne pento. l'ho durata fin troppo con lui. i pareva una brutta cosa abbandonarlo nel bisogno in mezzo a tutti i suoi nemici. 4998_3829_000650 ciascuno correva al suo posto, tutti a capo scoperto. il guardaportone col berretto gallonato in mano, ritto dinanzi alla sua vetrina gli stallieri immobili accanto alla groppa delle loro bestie, colla striglia appoggiata all'anca il cocchiere maggiore, un signorone. 4998_3829_000651 coi sassi, coi randelli. due o tre s'erano armati di un pietrone e davano sulla porta che parevano cannonate. si udiva la vocetta stridula di brasi camauro, il quale piagnucolava come un ragazzo. 4998_3829_000652 con certo suono che non le aveva mai udito. nella voce rauca essa gli diceva: i avete tolto mia figlia. anche adesso che sono in questo stato ve lo lascio per scrupolo di coscienza. 4998_3829_000653 solo e abbandonato, come uno che non ha nè possiede chi. vi siete trovato accanto nel bisogno, ditelo: vostra figlia vi manda soltanto belle parole. 4998_3829_000654 è una vera bricconata. vedete, don amillo, i tirano di queste sassate, giusto, mentre sono nei guai sino al collo. ho seminato bene e raccolgo male da tutti quanti. vedete don camillo si strinse nelle spalle. 4998_3829_000655 per la strada c'era un via vai straordinario e laggiù, in piazza udivasi, un gran sussurro. mastro nardo al ritorno portò la notizia: hanno fatto la rivoluzione. c'è la bandiera sul campanile. don gesualdo lo mandò al diavolo. 4998_3829_000656 e come le vide gonfiare negli occhi le lagrime, malgrado che tentasse di cacciarle indietro, infuriò. non voleva morire. si sentiva un'energia disperata d'alzarsi e andarsene via da quella casa maledetta. 4998_3829_000657 che volete dire, vossignoria? balbettò don gesualdo, balzando a sedere sul letto coi sudori freddi addosso. bomma lo guardò bene in faccia, accostò la seggiola, si voltò di qua e di là per vedere: s'erano soli. 4998_3829_000658 lì nel cortile o sotto la tettoia, ogni cosa gli stringeva il cuore, ogni cosa gli diceva: che fai che vuoi la sua stessa roba lì, i piccioni che roteavano a stormi sul suo capo, le oche e i tacchini che schiamazzavano dinanzi a lui. 4998_3829_000659 la commissione per i poveri, il prestito forzoso, la questua pei fucili. lui. lo mettevano in capo lista, lo tassavano il doppio degli altri. gli toccava difendersi e litigare. 4998_3829_000660 s'informò della salute, gli fece le condoglianze per la malattia che tirava in lungo. capiva bene, lui, un uomo d'affari come don gesualdo. 4998_3829_000661 costui tornava a parlare della nottata che avevano persa le sue ragazze, senza chiudere occhio lavinia che non si reggeva in piedi. don gesualdo guardava, è vero, stralunato, di qua e di là, ma si vedeva che non gli dava retta. 4998_3829_000662 guardate cosa ci capita. ne ho viste tante, ma questa qui non me l'aspettavo. pure. gli offrì di dividere con lui la scodella di latte in cui aveva messo a inzuppare delle croste di pane. 4998_3829_000663 speranza volle restare a guardia del fratello, giacché trovavasi tanto malato e, per miracolo, quella notte non gli avevano messo ogni cosa a sacco e ruba. 4998_3829_000664 se non fossero stati due capponi, come il genitore che s'era acquetato subito quando il cognato aveva mandato un gruzzoletto allorché bianca stava male, dicendo che voleva fare la pace con tutti quanti e dei guai ne aveva anche troppi. 4998_3829_000665 certo, certo, ripeteva il marchese. se vi cercano, vuol dire che hanno bisogno di voi, di me non vengono a cercare, sicuro. vogliono farvi gridare viva e morte insieme a loro. e voi andateci, viva, voi che avete da farli gridare. 4998_3829_000666 non è questo soltanto l'affare delle terre. non glie ne avete ancora parlato al cugino, don gesualdo: sì, l'affare delle terre comunali. 4998_3829_000667 adesso, quand'era presa dalla tosse, si metteva ad ansare, sfinita colla bocca aperta, gli occhi smaniosi in fondo alle occhiaie che sembravano fonde, fonde, brancicando colle povere braccia stecchite, quasi volesse afferrarsi alla vita. 4998_3829_000668 il poveraccio spalancò gli occhi assonnati, ancora disfatto dalla colica. eh, che dite che volete? io non vi capisco. 4998_3829_000669 prese a scusarsi dinanzi alla moglie. certo, i denari se li era fatti prestare in un momento che aveva persa la testa. quando si è giovani. 4998_3829_000670 avrà le sue ore, le sue abitudini, poi col regime speciale che richiede il suo stato di salute. certo, certo, balbettò don gesualdo, stavo per dirvelo, sarei più contento anch'io. 4998_3829_000671 e la tovaglia finissima, che s'aveva sempre paura di lasciarvi cadere qualche cosa, tanto che macchinava di prendere a quattr'occhi la figliuola e dirle il fatto suo. 4998_3829_000672 alla vista di quelle facce serie, al torcer dei musi, alla lunga cicalata del mediconzolo che sembrava recitasse l'orazione funebre, dopo che colui ebbe terminato di ciarlare, s'alzarono l'uno dopo l'altro e tornarono a palpare e a interrogare il malato. 4998_3829_000673 appena fu solo cominciò a muggire come un bue col naso al muro, ma poi, se veniva gente, stava zitto, covava dentro di sé il male e l'amarezza, lasciava passare i giorni. 4998_3829_000674 ma lì non sarebbero venuti a cercarne dei denari. il vecchio accennava di no, anche lui, guardando intorno, con quel sorrisetto agro sulla bocca sdentata. 4998_3829_000675 con le barzellette sguaiate dei musi beffardi di mascalzoni ben rasi e ben pettinati, che sembravano togliersi allora una maschera, i cocchieri, poi degli altri pezzi grossi. 4998_3829_000676 delle fattorie, dei villaggi interi da fabbricare, delle terre da seminare a perdita di vista e un esercito di mietitori a giugno, del grano da raccogliere a montagne, del denaro a fiumi da intascare. 4998_3829_000677 don gesualdo s'accorse allora di mastro nardo, che l'aveva seguìto sin lì, e mise mano alla tasca per regalargli qualche baiocco. scusate, mastro nardo, non ne ho, sarà per un'altra volta, se torniamo a vederci. eh, se torniamo a vederci. 4998_3829_000678 terra. ci aggiusteremo, tornate domani. domani, un corno brontolò di dentro, don esualdo. i pare che vossignoria aggiustate ogni cosa a spese mie. canonico. 4998_3829_000679 un altro, sé stesso, che affaticavasi e s'arrabattava al sole e al vento, tutti col viso arcigno che gli sputavano in faccia: bestia bestia che hai fatto, ben ti stia. 4998_3829_000680 la sua famiglia toglieva commiato in fretta e in furia al pari di lui, cercando gli scialli, rovesciando le seggiole, urtandosi fra di loro, quasi don ninì stesse per irrompere a mano armata nella camera. 4998_3829_000681 dinanzi all'osteria di pecu. pecu c'era un panchettino con dei tegami di roba fritta che andò a catafascio, petronciani e pomidoro. sotto i piedi santo motta, che stava lì di casa e bottega, strillava come un ossesso vedendo andare a male tutta quella roba. 4998_3829_000682 amari, costretto a correr dietro al notaio per accomodare la faccenda e placare il signor genero a furia di denari. fu un gran colpo pel poveretto. tacque alla moglie il vero motivo per non affliggerla inutilmente: tenne tutto per sè. 4998_3829_000683 bene, sospirò infine don gesualdo che vedeva la moglie in quello stato. farò anche questa, pagherò anche stavolta perché il signor duca ti faccia rivedere la figliuola, già son fatto per portare il carico. 4998_3829_000684 accennando con dei segni e dei versacci alle cameriere che si vedevano passare dietro le invetriate dei balconi oppure facevano capolino provocanti, sfacciate a buttar giù delle parolacce e delle risate di male, femmine con certi visi da madonna. 4998_3829_000685 un tarì dopo l'altro. piuttosto, cavatemi fuori il fegato e tutto il resto in una volta. ché li ho fradici dai dispiaceri a schioppettate, voglio ammazzarne prima una dozzina. a chi ti vuol togliere la roba, levagli la vita. 4998_3829_000686 del resto sapevano da un pezzo come bianca si strascinasse fra letto e lettuccio e non avrebbero mai creduto la catastrofe così prossima. intanto la povera madre non sapeva darsi pace e se la pigliava con don gesualdo e con tutti quanti le stavano vicino. 4998_3829_000687 pure isabella non era felice. l'aveva vista in tale stato nella villa sontuosa di carini. indovinava ciò che doveva esserci sotto. 4998_3829_000688 così tornò a galla la storia di nanni l'orbo, il quale s'era accollata la ganza di don gesualdo, coi figliuoli dei poveri trovatelli che andavano a zappare nei campi del genitore per guadagnarsi il pane e gli baciavano le mani per giunta. 4998_3829_000689 volete far mettere il paese intero a sacco e fuoco. non m'importa di voi, bestia che siete, ma certe cose non bisogna lasciarle incominciare neppure per ischerzo capite, neppure a un nemico mortale. 4998_3829_000690 il servitore che gli avevano messo a dormire nella stanza accanto. l'udì agitarsi e smaniare prima dell'alba, ma siccome era avvezzo a quei capricci, si voltò dall'altra parte fingendo di. 4998_3829_000691 quale mèndola s'era messo di buon umore mentre preparavano la stanza: frugava da per tutto. andava a cacciare il naso nell'andito oscuro dietro. 4998_3829_000692 nasconderlo. egli ammiccava colle palpebre, floscie e cascanti, accennando di sì, mentre abbozzava un sorriso malizioso: ah, la festa a don gesualdo. 4998_3829_000693 mamme, ne abbiamo una sola. se bisognava fare tante storie per arrivare a questo bel risultato, è un porco, un infame, un assassino. seguitò a brontolare don gesualdo, stralunato colle labbra, strette, gli occhi, accesi, che pareva un pazzo. 4998_3829_000694 non voglio essere d'incomodo. no, non dico per questo. voi ci fate a ogni modo piacere, caro mio. egli si mostrava proprio un buon figliuolo col suocero. 4998_3829_000695 tanto che infine dovette tornare ad alzarsi, furibondo, masticando delle bestemmie e delle parolacce. cos'è gli è venuto l'uzzolo? adesso vuol passar. mattana che cerca. 4998_3829_000696 poveretta, con quegli occhi che volevano far festa a tutti quanti. allorché s'udì un vocìo, per la strada, gente che correva strillando quasi fosse scoppiata la rivoluzione che s'aspettava. tutt'a un tratto si udì bussare al portone e una voce che gridava: 4998_3829_000697 la povera morta se n'era andata alla sepoltura in fretta, fra quattro ceri, nel subbuglio della gente ammutinata che voleva questo e voleva. 4998_3829_000698 santo non usciva più nemmeno per andare all'osteria. e i nipoti, quando tornavano dai poderi, si pigliavano pei capelli liti e quistioni fra di loro, che facevano a chi più arraffa degli strepiti che arrivavano fin nella camera. 4998_3829_000699 poi scrisse la solita ricetta, le solite porcherie che non giovavano a nulla e se ne andò lasciando nei guai marito e moglie. la casa era diventata una spelonca. 4998_3829_000700 sin dallo scalone di marmo e il portiere, un pezzo grosso addirittura, con tanto di barba e di soprabitone, vi squadrava dall'alto al basso, accigliato, se per disgrazia avevate una faccia che non lo persuadesse. 4998_3829_000701 ma però volle stare a sentire la conclusione del discorso di bomma. alle volte non si sa mai, lo lasciò finire stando zitto, tenendosi il mento pensando ai casi suoi. infine, volle sapere il consulto. che mi fa il consulto? 4998_3829_000702 e sfogavasi a ruminare dei progetti futuri, vaneggiando, accendendosi in viso delle ultime fiamme vitali, con gli occhi velati di lagrime che volevano sembrare di tenerezza ed erano di sconforto: farò questo farò. 4998_3829_000703 e ditemi chiaro la vostra intenzione. quanto a me ci avrei tanto piacere, ed anche il barone mio marito, ma bisogna parlarci chiaro. 4998_3829_000704 tenute mal coltivate, lontane dall'occhio del padrone, quasi fossero di nessuno. di tanto in tanto gli arrivavano pure all'orecchio altre male nuove che non gli lasciavano requie. 4998_3829_000705 era diventata tale e quale, una bambina sospettosa, irascibile, capricciosa. si lagnava che le mettessero qualche cosa nel brodo, che le cambiassero le medicine. ogni volta che si udiva il campanello dell'uscio, c'era una scena. 4998_3829_000706 e se cercavano di rassicurarlo dicendogli che non c'era nulla di grave, di serio pel momento, egli tornava ad insistere, ad appuntare gli occhi, furbo per scavar terreno. 4998_3829_000707 e il canonico che se ne intendeva. dopo un po fece cenno col capo a don gesualdo, come a dirgli di sì, ch'era, ora, io me ne vo, disse don ninì, rimettendosi il cappello: scusatemi, tanto, io non ci reggo. 4998_3829_000708 ma il male lo vinceva e gli toglieva ogni illusione. in quei momenti di scoraggiamento, il pover'uomo pensava a voce alta: a che mi serve? a che giova tutto ciò? neppure a tua madre è giovato. 4998_3829_000709 adesso era chiuso fra quattro mura, col brusìo incessante della città negli orecchi, lo scampanìo di tante chiese che gli martellava sul capo. 4998_3829_000710 nella faccia verde di bile, andava e veniva per la stanza cercando pistole e coltellacci, risoluto a vender. cara la pelle, almeno. 4998_3829_000711 signori miei, a che giuoco giuochiamo, voleva dire. allora, se è sempre la stessa musica, me ne torno al mio paese. almeno laggiù lo rispettavano pei suoi denari e lo lasciavano sfogare se pretendeva di sapere come li spendeva per la sua salute. 4998_3829_000712 no, non c'è tanto da ridere dietro il paravento, dev'essere anche il canonico lupi zacco. rimase interdetto quel briccone, quell'intrigante, come lo sapete. chi ve l'ha detto? 4998_3829_000713 fate, fate pure il comodo vostro, disse donna giuseppina. non abbiamo premura, aspetteremo. la padrona vuol parlare con vossignoria. 4998_3829_000714 ho inteso, ripetè don gesualdo col naso fra le coperte: i ringrazio, signori miei. un nuvolo gli calò sulla faccia e vi rimase una specie di rancore, qualcosa che gli faceva tremare le mani e la voce e trapelava dagli occhi socchiusi. 4998_3829_000715 se lo rammentavano tutti. povero, bracciante speranza. la stessa sua sorella predicava lì, di faccia alla bandiera inalberata sul palazzo di città, ch'era giunto alfine il momento di restituire il mal tolto, di farsi giustizia colle proprie mani. 4998_3829_000716 speranza e tutti i suoi in collera. dacché era venuto il duca a spadroneggiare, non si erano fatti più vedere, ma nardo aveva voluto accompagnare il padrone sino alle ultime case del paese. in via della masera si udì gridare: 4998_3829_000717 entrare. essi invece gli badarono. appena erano tutti orecchi per don margheritino che narrava la storia della malattia con gran prosopopea, approvavano coi cenni del capo. di tanto in tanto volgevano solo qualche occhiata distratta sull'ammalato che andavasi scomponendo in volto. 4998_3829_000718 diceva che alla duchessa s'era dovuto nascondere la verità per consiglio degli stessi medici, visto che sarebbe stato un colpo di fulmine. malaticcia com'era anch'essa giusto alla vigilia di mettersi in viaggio per andare a vedere sua madre. 4998_3829_000719 si guardavano fra di loro e biasciavano mezze parole. uno temeva la responsabilità, un altro osservò che non era più il caso. oramai il più vecchio, una faccia di malaugurio che vi faceva morire prima del tempo. com'è vero, dio s'era messo già a confortare la famiglia. 4998_3829_000720 no, mastro, titta, devo passare qui dal tabaccaio e poi vo un momento a vedere diodata che è ad assistere la moglie di don gesualdo. 4998_3829_000721 paese, giacché il notaro non rispose neppure e solo con qualche intimo brontolone, come s'era fatto coll'età. andava dicendo: i pare che il signor duca sia ridotto a cercare la luna nel pozzo, mi pare. 4998_3829_000722 che la copriva tutta quanta, mostrando in tutta la persona l'incuria e la trascuraggine della signora ricca che non ha bisogno di parere della moglie che ha cessato di far figliuoli e non deve neppure piacere al marito. 4998_3829_000723 senza poter dire una parola né muovere un dito. eh eh, suo figlio è una bestia. la nuora gli conta i bocconi che mangia, com'è vero? iddio non vede l'ora di levarsela dai piedi e lei no, non vuole andarsene. 4998_3829_000724 in quella tornò ad uscire il prete strascicando i piedi, con una commozione che gli faceva tremar le labbra cadenti, povero vecchio. una santa disse al marito: una santa, addirittura don gesualdo, affermò col capo, col cuore gonfio anche lui. 4998_3829_000725 il duca- per fortuna lo tolse d'impiccio- dicendo ad isabella, dopo il caffè col sigaro in bocca e il capo appoggiato alla spalliera del seggiolone: mia cara d'oggi innanzi credo che sarebbe meglio far servire papà nelle sue stanze. 4998_3829_000726 sicché sarebbe una porcheria a non farla anche qui da noi. infine, cosa può costare la banda? quattro palmi di mussolina. guardate, guardate. 4998_3829_000727 zacco allora andava a vedere chi fosse socchiudendo l'uscio dell'anticamera. ogni momento si udiva sbattere il portone. tanti scossoni per la povera ammalata. a un certo punto zacco venne a dire tutto stravolto: 4998_3829_000728 subisso. eh, gridò, mèndola, entrando, trafelato, tirate ad ammazzarmi. per giunta, questa è la ricompensa. l'altro non voleva sentir ragione. tremava tutto dalla collera. 4998_3829_000729 maledetto il giorno in cui le aveva fatto imparare a scrivere. sembravagli di veder stendere l'ombra delle ipoteche sulle terre che gli erano costate tanti sudori, come una brinata di marzo, peggio di un nebbione primaverile che brucia il grano in erba. 4998_3829_000730 appena il domestico chiudeva gli occhi, udiva un rumore strano che lo faceva destare di soprassalto dei guaiti rauchi, come uno che sbuffasse ed ansimasse, una specie di rantolo che dava noia e vi accapponava la pelle. 4998_3829_000731 sì, sì, non c'è confronto. l'occhio è più sveglio, anche la fisonomia è più animata, si capisce, udendo discorrere intorno a lei. 4998_3829_000732 quasi stesse per rimboccarsi le maniche e incominciare, tanto che il paziente spalancava gli occhi e la bocca e tiravasi indietro per istinto. e le donne atterrite scapparono a gemere e a singhiozzare. 4998_3829_000733 sembrava diventato un bambino. non si riconosceva più allorchè diodata, sentendo ch'era tanto malato, volle andare a visitarlo e a chiedergli perdono per la mancanza che gli avevano fatto i suoi ragazzi la notte della sommossa. 4998_3829_000734 non me ne intendo. i ho curato per amicizia, come l'altro tentennava il capo diffidente col sorriso furbo sulle labbra smorte. il farmacista mise da banda, ogni riguardo morto. siete don minchione. a voi dico: 4998_3829_000735 bomma. quanti barbassori c'erano in paese. tutti sfilarono dinanzi al letto di don gesualdo. arrivavano, guardavano, tastavano, scambiavano fra di loro certe parolacce turche che facevano accapponar la pelle. 4998_3829_000736 chiamatemi mia figlia, voglio veder mia figlia. ma appena accorse, lei, spaventata, egli non aggiunse altro. 4998_3829_000737 le povere terre nude che bisognava arare e seminare, i mulini, le case, i magazzini che aveva fabbricato con tanti stenti, con tanti sacrifici, un sasso dopo. 4998_3829_000738 gridava: comare, diodata, aprite, correte subito. andate a vedere che vostro marito si è presa una schioppettata lì nella farmacia. diodata corse così come si trovava a testa scoperta, urlando per le strade. 4998_3829_000739 lo tirò nella stalla onde dirgli sottovoce il motivo per cui erano venuti. don ninì, da lontano, ancora imbroncito, approvava col capo. 4998_3829_000740 dalla piazza di santa maria di gesù, dalle prime case di san sebastiano. i vicini spaventati videro passare una fiumana di gente, una baraonda, delle armi che luccicavano, delle braccia che si agitavano in aria. 4998_3829_000741 malato, scrollando il capo con certo ammiccare sentenzioso, certe occhiate fra di loro che vi mozzavano il fiato. addirittura ce n'era uno, specialmente dei forestieri, che stava accigliato e pensieroso e faceva a ogni momento: uhm, uhm. 4998_3829_000742 sforzandosi, più che potesse, di girare il capo a ogni passo che faceva il figliuolo con delle chiazze di sangue guasto che le ribollivano a un tratto nel viso cadaverico. 4998_3829_000743 soggiunse il canonico andandogli dietro su per le scale. scusate, non ne sapevo nulla. non credevo che fossimo già a questo punto. 4998_3829_000744 egli veniva ogni giorno insieme a tutta la famiglia: la baronessa impresciuttita e ubbidiente, le figliuole che empivano la camera, stagionate, grasse e prosperose, che sfidavano le cannonate. 4998_3829_000745 c'è la quota di vostra moglie. ah caspita, avete avuto pazienza sino adesso. ora basta. lì, nella camera di donna bianca, il letto è ancora tal quale. 4998_3829_000746 così, a poco a poco, gli si misero tutti quanti alle costole, i nipoti, scorazzando per la casa e pei poderi, spadroneggiando, cacciando le mani. 4998_3829_000747 giorno venne a fargli visita l'amministratore del duca, officioso tutto gentilezze, come il suo padrone quando apparecchiavasi a dare la botta. 4998_3829_000748 ninì stava ancora seduto sul canapè, sbuffando dal caldo, nella sciarpa di lana, col cappello in testa, e donna giuseppina si era alzata per osservare al buio le galanterie disposte in bell'ordine sui mobili. 4998_3829_000749 don ninì approvava coi gesti e con tutta la persona che aveva lasciato cadere sul canapè, facendolo scricchiolare, e subito intavolò il discorso per cui erano venuti. sua moglie volle assolutamente che il cugino sedesse in mezzo fra due fuochi. 4998_3829_000750 sono quarant'anni che levo pelo e cavo sangue e sono ancora quello di prima. io don gesualdo, malato giallo, colla bocca sempre amara, aveva perso il sonno e 4998_3829_000751 le regalava dei gioielli ch'essa aveva fatto ammirare al babbo, in prova del bene che le voleva il marito. ah, ah, capisco, dev'essere costata una bella somma, però non sei contenta? si vede benissimo che non sei contenta. 4998_3829_000752 ritornò poi, invecchiato di dieci anni, pigliandosela colla moglie che non capiva nulla, maledicendo in cuor suo la cirmena e tutto il parentado che gli dava soltanto bocconi amari. 4998_3829_000753 cacciò indietro del tutto il marito e si prese tutto per sé. il cugino motta: sì, il rimedio c'è, c'è. e stette un po a guardarlo fisso. per fare più colpo poscia, tenendo stretta la borsa fra le mani, gli si accostò con una mossa dei fianchi in confidenza. 4998_3829_000754 non si capisce una maledetta osservò zacco, deve essere un purgatorio per voialtri parenti. la paralitica fulminò un'occhiata feroce, rizzando più che poteva il capo piegato sull'omero. 4998_3829_000755 anche lui borbottò, donna sarina, fingendo di parlare all'orecchio della macrì. anche lui il cuore non l'ha cattivo, in fondo. non capisco però come isabella non sia venuta, duchessa o no. 4998_3829_000756 quindi lo tirò in disparte vicino al canterano dov'era l'orologio fermo, parlandogli piano con le mani negli occhi. don gesualdo stava zitto, lisciandosi il mento con quel risolino calmo che faceva schiattare la gente. 4998_3829_000757 a palermo c'è un casa del diavolo. la rivoluzione vogliono farla anche qui. quel briccone di nanni l'orbo doveva farsi ammazzare giusto adesso. 4998_3829_000758 sembrava una festa, mattina e sera, con tutte quelle bandiere, quella folla per le strade, quelle grida di viva e di abbasso, ogni momento lo scampanìo, la banda che suonava la luminaria più tardi. 4998_3829_000759 se coloro che sinora si sfogano a gridare pigliano gusto anche a metter mano nella roba altrui. siamo fritti. il canonico era addirittura fuori della grazia di dio. 4998_3829_000760 al notaro, poi scrisse per chiedere se la defunta buon'anima avesse lasciati beni stradotali. si seppe poi da don emanuele fiorio, l'impiegato della posta, il quale scovava i fatti di tutto il paese. 4998_3829_000761 e così gli altri si sfogavano in feste e quarant'ore, mentre lui andava predicando la fratellanza e l'amore del prossimo. però un baiocco non lo mette fuori. sbraitava comare speranza. 4998_3829_000762 alle volte provava anche una certa soddisfazione fra sé e sé, sotto il lenzuolo, pensando al viso che avrebbero fatto il signor duca e tutti quanti al vedere che lui aveva la pelle dura. 4998_3829_000763 talché don gesualdo scendeva raramente dalla figliuola, ci si sentiva a disagio col signor genero: temeva sempre. 4998_3829_000764 soltanto avrebbe voluto rivedere la figliuola. suo marito glielo aveva anche promesso, ma siccome erano in dissapore col genero, non ne aveva più parlato. isabella prometteva sempre di venire da un autunno all'altro, ma non si decideva mai. 4998_3829_000765 una volta che vito orlando pretese di venire a fare una sbravazzata, colla pistola in tasca per liquidare certi conti con don gesualdo, essa lo inseguì giù per le scale buttandogli dietro una catinella d'acqua sporca. 4998_3829_000766 ah, cosa potete farci? scusate, credevo che doveste ringraziarmi se vengo subito ad avvertirvi pel bene che vi voglio da amico, da parente. intanto sopraggiungeva dell'altra gente. 4998_3829_000767 gli aizzava contro i figliuoli, poiché il marito non voleva guastarsi il sangue. era buono soltanto per portarsi la pancia a spasso nel paese lui. 4998_3829_000768 lo zio santo che s'era accomodato col fratello dopo la morte della cognata, aiutandolo a passar l'angustia mangiando e bevendo alla sua barba. afferrò la stanga per metter pace. il povero don gesualdo andò a coricarsi, più morto che vivo. 4998_3829_000769 sì che il barone stesso se ne avvide. e mutò discorso domeneddio, alle volte ci allunga i giorni per farci provare altri guai. parlo della baronessa rubiera, poveretta. eh, vivere per vedersi disfare sotto i propri occhi? la roba che s'è fatta. 4998_3829_000770 il giorno dopo mastro titta era andato da canali a radergli la barba allorché suonarono il campanello e canali, andò a vedere colla saponata al mento. 4998_3829_000771 il marchese si mise a ridere dicendo: padroni, padronissimi. in quel momento passò di furia: donna agrippina. 4998_3829_000772 gli toccava chiudere gli occhi e chinare il capo nanni l'orbo, tutto contento del negozio che aveva fatto conchiuse. quanto a noi, siete padrone anche della nostra pelle, don gesualdo. 4998_3829_000773 diodata, badava a quel che c'era da fare e lui correva in piazza a spassarsela, a confabulare cogli amici, a dir che ci voleva questo e si doveva far quell'altro, a difendere la causa della povera gente nella quistione di spartirsi i feudi del comune. 4998_4125_000000 e le bambinaie che facevano all'amore coi soldati. si aggiravano i venditori di lupini, di ciambelle o d'altre golerie. gli occhi di tuta s'accendevano talvolta e le labbra le s'aprivano a uno strano sorriso. 4998_4125_000001 eh, nino ar fiume tutt'e dua. così sollevò le braccia come per buttarlo e lei appresso, ma che no. rialzò il capo e sorrise guardando la gente che le passava davanti. 4998_4125_000002 dovreste dimostrarmi però che anche sia necessario, voglio dire che conduca a una qualsiasi conclusione: prendere una rotta anziché un'altra, o anziché a questo porto, approdare a quello. 4998_4125_000003 il bambino si mise a strillare. no, pro pupo. esclamò: tuta, j'hai levato er pane piagne. mo vedi, ha fame, dàjene armeno un pezzetto. 4998_4125_000004 era agiata quando il padre era vivo. ora morto, il padre è povera e ventisei anni nasino, ritto e occhi notturni. andiamo avanti. 4998_4125_000005 poi schiuse la mano in cui teneva i due soldi e aggiunse ciò: questi du bajocchi soli pe n. sordo, me lo dai. il vecchio scosse il capo dignitosamente: du bajocchi, manco pe fallo. 4998_4125_000006 sei ben certo, adesso, che la signorina anita era un'altra, benissimo, un'altra. la signorina anita è di certo non solo, ma anche tante e tante altre, amico mio, quanti e quanti altri son quelli che la conoscono e che lei conosce. 4998_4125_000007 il bambino intanto seguitava a strillare. be, fece tuta, te lo levo io un pezzetto. allora anche il ragazzo si mise a strillare. accorse la madre, a cui tuta, co la bona grazia, spiegò ciò che era accaduto. 4998_4125_000008 ma poi sentendo in me come avrebbero tremato e pensando che avrei voluto esser io al loro posto perché tremassero loro in vece mia. non più contro essi, ma mi rivoltavo contro la crudeltà di quella sorte. 4998_4125_000009 a sta pra creatura. no, rimbeccò subito il vecchietto con stizza chi sa perché, e abbassò gli occhi sul giornale. 4998_4125_000010 e che perciò grande è solo quando si sente piccolissimo l'uomo, e non mai così piccolo come quando si sente grande. 4998_4125_000011 l'altra cavò fuori di tra i cenci un sacchetto sudicio che le pendeva dalla cintola, nascosto sotto la veste, e ne trasse un tozzo di pane. 4998_4125_000012 sembrasti uno sciocco e un villano. e purtroppo, povero marino su quello scoglio, quella sera, a godersi zitto, zitto, in grazia delle tasche vuote, il bel chiaro di luna e poi anche lo spettacolo della tua fuga. c'era nicolino respi, quello del morso e del salvataggio. 4998_4125_000013 proprio come per farsi vedere da me, essa conservava- mentr'io me la guardavo- la stessa espressione con cui stava sospesa a spiare, in un quasi allegro spavento: la liberazione. 4998_4125_000014 il sole era tramontato, ma il caldo persisteva, soffocante. tuta si sbottonò il busto alla gola, rimboccò in dentro le due punte, scoprendo un po del petto bianchissimo caldo, se more. 4998_4125_000015 come nun serve. lo sai, nun serve. eh sì, difatti, la vecchia aveva ragione, non serviva. 4998_4125_000016 nicolino si vede perduto. sta per affogare con lei nella rabbia. per farsi lasciare, le dà un morso feroce al collo. allora la signorina anita s'abbandona inerte. 4998_4125_000017 raccontava alla vecchia la sua sventura, il marito. fin da principio la vecchia le rivolse un'occhiata che poneva i patti della conversazione, cioè uno sfogo. sì, era disposta. 4998_4125_000018 non per nulla, amico mio. guarda, tu non mi hai parlato del nasino all'insù della signorina anita. quel nasino non ti apparteneva, quel nasino non era della tua anita. erano tuoi gli occhi notturni, il cuore appassionato, la raffinata intelligenza di lei. 4998_4125_000019 tenerci agganciati e sospesi a esso, alla gogna per l'intera esistenza, come se questa fosse tutta assommata in quell'atto. solo ora, questa ingiustizia appunto stai commettendo tu, amico mio, contro la signorina anita. 4998_4125_000020 non aveva nessuno, nemmeno là al paese, tranne quell'uomo che non voleva più saperne di lei. e del resto, come tornarci? ma allora nessuna via di scampo. 4998_4125_000021 lo farò per contentarti, pur essendo sicuro che non ti contenterò. seguo il mio metodo. se permetti, prima riassumo in breve i fatti, poi ti espongo, con la franchezza che desideri, il mio parere, dunque con ordine. 4998_4125_000022 ora guarda ciascuno per come la conosce, le dà, è vero, una realtà. tante realtà dunque, amico mio, che fanno realmente. 4998_4125_000023 ardente, facilissima, loquela, colorita, affascinante, come lo sguardo dei begli occhi cerulei. diciamo che il mio amico marino è il giorno e che la signorina anita è la notte. 4998_4125_000024 contrasto senz'alcuna intenzione, come una cosa che è perché è e che voi non potete fare. a meno che sia questo il rimedio che vi consiglio, amici miei, il rimedio che io mi trovai inopinatamente quella notte. 4998_4125_000025 la maggior parte separate le une dalle altre da vallate spaziose piene di sole, e ogni vallata ha il suo ruscello e ogni collina la sua cascata. 4998_4125_000026 proprio nessuno voleva credere che ella non sapeva più come fare, dove andare. stentava a crederlo lei stessa. ma era proprio così. era entrata là in quel giardinetto per cercarvi un po. 4998_4125_000027 obbedisco a tutte le leggi dello stato e scrupolosamente osservo i miei doveri. soltanto ecco, io porto, come dire, una certa elasticità spirituale in tutti questi esercizii. 4998_4125_000028 be mannaggia a tene dammelo moro de callo er pupo dorme. tiramo a campà, dio pruvede. 4998_4125_000029 l'ho fatto e dio m'ha castigato. ma patisce pure lui pro innocente e c'ha fatto lui va. dio nun fa le cose giuste. e si nun le fa lui, figùrete, noi tiramo a campà. 4998_4125_000030 capischi a me dalla collera le era andato addietro il latte e ora non ne aveva più neanche per la sua creatura. la moglie del sensale le aveva preso gli orecchini e s'era tenuto anche il fagottello con cui era venuta dal paese. 4998_4125_000031 a cui stava per cader dal capo il cappellaccio unto, ingessato. evidentemente, quel cappellaccio, chi sa da quanto tempo così, in bilico, cado e non cado, cominciava a. 4998_4125_000032 e anch'egli saggio, per forza deve riconoscerlo. c il commentator ballesi, vecchio amico della buon'anima, s'intende del babbo d'anita. 4998_4125_000033 profitto di tutte quelle nozioni scientifiche positive apprese nell'infanzia e nell'adolescenza, delle quali voi, che pur le avete apprese, come me, dimostrate di non sapere o di non volere profittare, con molto danno, v'assicuro, della vostra salute. 4998_4125_000034 si pensava, vedendola, a uno spaventoso castigo, di cui nessuno meglio di me sapeva che la mia povera madre era immeritevole. 4998_4125_000035 e poi impudente, ignorante come un pollo d'india biscazziere donnajolo di su di su, amico mio, 4998_4125_000036 e povera la signorina anita. ha anche lei la mamma, ma non la mantiene. pensa al mantenimento. il commendator ballesi, il mio amico marino odia naturalmente questo commendatore ballesi: testa accesa, cuore ardente. 4998_4125_000037 ma il naso, amico mio, tu non mi parli del naso alle brune. innanzi tutto guardare il naso e segnatamente le pinne del naso. io sono sicuro che la signorina anita l'ha un po in su. 4998_4125_000038 ma cominciai a piangere come un bambino, come il bambino che ero stato per quella mia mamma santa di cui, sì, sì, volevo ancora la pietà, per il freddo e la stanchezza che sentivo, pur avendo or ora finito di desiderar la sua morte. 4998_4125_000039 no, alla signorina anita neppure. oh dio, lasciami dire, lasciami seguire il mio metodo. credi, amico mio, che il tuo caso è vecchissimo. 4998_4125_000040 il commendator ballesi ha preso in affitto un villino su la spiaggia e la signorina anita è con la mamma ai bagni. occupato a roma. il commendatore va e viene. 4998_4125_000041 e quel morso non può dispiacerle perché deve a esso la sua salvezza. tutto questo è veramente antefatto? eppure no, forse è, e non è perché tutto sta dove e come si tagliano i fatti. 4998_4125_000042 come dite? e gli affari senza una regola, senza un criterio direttivo? e la famiglia, l'educazione dei figliuoli, la buona reputazione in società, l'obbedienza che si deve alle leggi dello stato, l'osservanza dei proprii doveri? 4998_4125_000043 gli bastarono tre parole e una risata di lassù- che sciocco, è vero, signorina? e saltò giù. tu avesti, poco dopo, la soddisfazione di sorprendere insieme col commendator ballesi, arrivato tardi da roma in automobile, nicolino respi. 4998_4125_000044 ci avemo fatto du bajocchi cor pane de la vecchia zitto. nino mio mo semo ricchi. il bimbo si quietò. 4998_4125_000045 ero stato tutto quel tempo nell'isola di giamaica, dove sono le montagne azzurre, dove dal lato di tramontana le spiagge s'innalzano grado grado fino a congiungersi col dolce pendio di amene colline. 4998_4125_000046 ecco nient'altro che questa certezza d'una realtà di vita altrove, lontana e diversa, da contrapporre, volta per volta, alla realtà presente che v'opprime, ma così senza alcun nesso, neppure di contrasto. 4998_4125_000047 pensò a quella vecchia strega che le aveva tolto gli orecchini e il fagotto. tornare da lei, il sangue le montò alla testa. guardò il suo piccino che s'era addormentato. 4998_4125_000048 di nuovo di originale. qui non c'è altro che il mio metodo e la spiegazione che ti darò. proseguiamo per ordine, l luogo e il fatto: la spiaggia d'anzio, d'estate, in una notte di luna. 4998_4125_000049 bisognerebbe pur tuttavia pensare che questa grandezza dell'uomo, allora, se mai, è solo a patto d'intendere, di fronte a quell'infinita grandezza dell'universo, la sua infinita piccolezza. 4998_4125_000050 povera mamma santa che n'aveva perdute di notti per me, quand'ero piccino e malato, ah, strozzato dall'angoscia, mi diedi a passeggiare per la camera. 4998_4125_000051 e vedessi, cara, vedessi come vedo io la tristezza di certi salici e di certe betulle là. d'accordo, sì, non centrano neanche i salici e le betulle, ma ci sono anch'essi, cara, e tanto tanto tristi, attorno ai laghi gelati, tra le steppe. 4998_4125_000052 ma il sonno, signori miei. non c'è più nessun affetto che tenga quando una necessità crudele costringa a trascurar certi bisogni che si debbono per forza soddisfare. 4998_4125_000053 n'era uno solo poco discosto, ma vi stava seduta una vecchia grassa, cenciosa, la quale, ogni volta che lui si voltava a guardare, spalancava la bocca, sdentata a un formidabile sbadiglio. 4998_4125_000054 ne fece due pezzi, uno più grosso per sé, cacciò l'altro fra gli esili ditini rosei del bimbo che non si volevano aprire. pappa, nino bono sa na sciccheria, pappa, pappa. 4998_4125_000055 lasciata lì senza più nulla di ciò che un tempo era stata, neppur la memoria sola. carne vecchia, carne disfatta. che pativa che seguitava a patire chi sa perché. 4998_4125_000056 lo intravidi quella notte, una delle tante tristissime che mi toccò vegliare: una lunga, eterna agonia, quella in cui la mia povera madre, per mesi e mesi, s'era quasi incadaverita viva. 4998_4125_000057 come se non ne potesse più dal caldo, cercava di scostarsi dalle gambe un ragazzo scontroso, giallo come la cera, vestito alla marinara, e intanto guardava di qua e di là, impaziente. 4998_4125_000058 dov'è dio, com'è lontana, non si vede più. bisogna mandare subito un ajuto. per carità, una lancia, una lancia qualcuno subito in ajuto. 4998_4125_000059 la cui acqua verdastra stagnava sotto un velo di polvere che si rompeva a quando a quando al tonfo di qualche buccia lanciata dalla gente che sedeva attorno. 4998_4125_000060 ah, se avessi questo o quest'altro. ah, se potessi esser là. e son vani sospiri perché la vostra vita, se potesse veramente esser diversa. 4998_4125_000061 poi, vedendo che il ragazzo malaticcio non staccava gli occhi da lei e non voleva cedere ai ripetuti inviti della madre, 4998_4125_000062 sono impressioni che rimangono marino mio per parecchi giorni. la signorina anita appena muove il collo. non può negare che nicolino respi morde bene. 4998_4125_000063 provatevi a non dormire per parecchie e parecchie notti di fila, dopo aver faticato tutto il giorno il pensiero dei miei figliuoli che durante l'intera giornata non avevano fatto nulla e ora dormivano saporitamente al caldo. mentr'io tremavo e spasimavo di freddo. 4998_4125_000064 voi dite: benissimo, ma se intanto qua sulla terra mi fosse morto per esempio un figliuolo, eh lo so, il caso è grave. 4998_4125_000065 vede er pupetto viello a vede carino vie. il ragazzo, spinto violentemente dalla madre, s'accostò, guardò un pezzo il bambino con gli occhi invetrati come quelli d'un gatto fustigato, poi gli strappò dalla manina il tozzo di pane. 4998_4125_000066 dio, come farà adesso la figliuola a ritornare a nuoto da così lontano? certo la lena non le basterà, oh dio. 4998_4125_000067 il vecchio stette a seguir con gli occhi tutti quei movimenti, prima sorpreso, poi aggrondato. co la bona grazia, signo, gli disse tuta ancora, sorridente e inchinandosi come se il servizio lo avesse reso a lui e non all'operajo che dormiva. 4998_4125_000068 sessantasei anni, piccoletto fino fino. gambette come due dita, ma armate da tacchettini imperiosi. testa grossa, grossi, baffi spioventi, sotto i quali sparisce non solo la bocca, ma anche il mento. 4998_4125_000069 capisco, pensarle, piccole grinze della crosta terrestre, non è facile. ma santo dio, domando e dico: perché abbiamo allora studiato tanto da piccoli? 4998_4125_000070 ce ne accorgiamo quando, per un caso disgraziatissimo, all'improvviso restiamo agganciati e sospesi a un atto solo tra i tanti che commettiamo, ci accorgiamo. bene, voglio dire, di non esser tutti in quell'atto e che un'atroce ingiustizia sarebbe giudicarci da quello solo. 4998_4125_000071 e riparate da stecchi e spuntoni, qua e là sconnessi, o da un giro di roccia artificiale in cui s'incavavano i sedili. tuta si mise a guardar la vasca bassa rotonda che sorgeva in mezzo. 4998_4125_000072 i persone, connotati e condizioni a la signorina anita, ventisei anni, ne dimostra appena venti. va bene, ma sono intanto ventisei e sonati. 4998_4125_000073 du bajocchi vattene. disse tuta, dando una spallata de che so de carta e di che lo vuoi de seta mbè, perché no? fece tuta, guardandolo con un sorriso di sfida. 4998_4125_000074 voltando non so perché, il capo curvo sul letto di mia madre e intento a spiare davvicino se non fosse morta. vidi con orrore, in quello specchio, la mia faccia. 4998_4125_000075 sogno d'una tristezza infinita, quei poveri alberi sorgenti dalle ajuole rade fiorite di bucce, di gusci d'uovo, di pezzetti di carta. 4998_4125_000076 perché la signorina anita, poco dopo che i giovani sono partiti, è colta da un crampo a una gamba e dà un grido: nicolino, respi. accorre con due bracciate e la sorregge, ma la signorina anita è per svenire e gli s'aggrappa al collo disperatamente. 4998_4125_000077 quietò, ella rimase coi due soldi stretti in una mano a guardar la gente che già popolava il giardinetto. ragazzi, balie, bambinaje, soldati, era un gridio continuo. 4998_4125_000078 e più grave diventerà, ve lo dico io, quando comincerete a uscire dal vostro dolore e sotto gli occhi che non vorrebbero più vedere, v'accadrà di scorgere che so la grazia timida di questi fiorellini bianchi e celesti che spuntano ora nei prati ai primi soli di marzo. 4998_4125_000079 per ogni pubblica o privata calamità, guardare in su e pensare che dalle stelle la terra, signori miei, ma neanche si suppone che ci sia, e che, alla fin fine, tutto è dunque come niente. 4998_4125_000080 hai notato come gli occhi le si velano e le cangiano di colore quando trae qualcuno di questi sospiri silenziosi. ha molto sofferto la signorina anita perché molto intelligente. 4998_4125_000081 e allora di nuovo, domando e dico: che conforto e che consolazione ci può venire da questa speciosa grandezza, se non debba aver altra conseguenza che quella di saperci qua condannati alla disperazione di veder grandi le cose piccole. 4998_4125_000082 non dico brutto, diciamo anzi nasino, ma in su e con due pinne piuttosto carnosette, che le si dilatano molto quando serra i denti, quando fissa gli occhi nel vuoto e trae per le nari un lungo, lungo sospiro silenzioso. 4998_4125_000083 a campà sospirò tuta dio pruvede e andò a sedere di là su l'altro sedile, accanto alla vecchia cenciosa con la quale attaccò subito discorso. aveva appena vent'anni, bassotta, formosa, bianchissima di carnagione. 4998_4125_000084 la signorina anita ha strappato parecchi fazzoletti con le mani e coi denti. più che sdegno ha provato onta, ribrezzo, orrore. 4998_4125_000085 se costantemente ci ricordassimo di ciò che la scienza astronomica ci ha insegnato: l'infimo, quasi incalcolabile, posto che il nostro pianeta occupa. 4998_4125_000086 non è facile, grazie, e che forse vi sto dicendo che è facile. la scienza astronomica, vi prego di credere- è difficilissima, non solo a studiare, ma anche ad applicare ai casi della vita. 4998_4125_000087 sbadiglio. tuta s'appressò, sorridente, pian pianino, in punta di piedi. si pose un dito su le labbra per segno di far silenzio. poi, adagio, adagio. prese con due dita il cappellaccio al dormente e glielo rimise a posto sul capo. 4998_4125_000088 be sì, volentieri fece tuta tiello cocco magnalo tu. ma il ragazzo corse alla vasca e vi buttò il tozzo di pane. 4998_4125_000089 perché quelle condizioni voi le invidiate? perché non sono le vostre e se fossero non sareste più voi. voglio dire con codesto desiderio di esser diversi da quelli che siete. 4998_4125_000090 avevo sentito e respirato con indicibile conforto il tanfo caldo e grasso del letame nelle grandi stalle degli allevamenti. ma proprio sentito e respirato. 4998_4125_000091 questo niente della terra, non solo per le sciagure, ma anche per questa dolcezza di vivere che pur ci dà, il niente assoluto, insomma, di tutte le cose umane che possiamo pensare guardando in cielo sirio o l'alpha del centauro. 4998_4125_000092 lo so, voi adesso mi rispondete che non è possibile, quando una cura prema veramente, quando una passione accechi, sfuggire col pensiero e frastornarsene immaginando una vita diversa, altrove. 4998_4125_000093 che teneva ancora là, rantolante e insensibile a tutto il corpo, il solo corpo ormai, e anch'esso quasi irriconoscibile, di mia madre, e pensavo, sì, sì, pensavo che dio. 4998_4125_000094 forse questo terzo peso gli farebbe sentir più lievi quegli altri due ch'egli non può né oserebbe mai togliersi d'addosso. ma c'è chi pensa che in tre sulle spalle di uno non si può star comodamente, e di buon accordo. 4998_4125_000095 vanno e vanno. tutti i bagnanti seguono ansiosi dalla spiaggia quella gara, prima a occhio nudo, poi coi binocoli. la mamma, a un certo punto, non vuole più guardare, comincia a smaniare, a trepidare. 4998_4125_000096 nicolino respi è fisso ad anzio per i bagni e per la bisca e dà ogni mattina in acqua e ogni sera al tappeto verde spettacolo delle sue bravure. 4998_4125_000097 l'hai sorpresa in una realtà diversa da quella che le davi tu e vuoi credere adesso che la sua vera realtà non sia quella bella che tu le davi prima, ma questa brutta in cui l'hai sorpresa insieme col commendator ballesi, di ritorno dallo scoglio con nicolino. 4998_4125_000098 e appena la dolcezza di vivere che, pur non volendo sentirete ai nuovi tepori inebrianti della stagione, vi si tramuterà in una più fitta ambascia, pensando a lui che intanto non la può più sentire. 4998_4125_000099 lo sollevò su le braccia e lo baciò forte, forte, più volte. la vecchia disse: l'hai fatto te lo piagni, io l'ho fatto. si rivoltò la giovane. 4998_4125_000100 per mia moglie era la suocera per i miei figliuoli moriva una di cui il figlio ero. io dico così perché quando morrò io mi veglierà. qualcuno di loro, si spera. 4998_4125_000101 il giardinetto pubblico, meschino e polveroso- in quel torrido pomeriggio d'agosto era quasi deserto- in mezzo alla vasta piazza, cinta tutt'intorno da alte case giallicce assopite. nell'afa. tuta vi entrò col bambino in braccio. 4998_4125_000102 noi in realtà non la sentiamo muovere, se non di tanto in tanto per qualche modesto terremoto. e le montagne, data la nostra statura così alte, le vediamo che 4998_4125_000103 tutti e due sotto la luna, a braccetto, inebriati dalla brezza marina, storditi dal sommesso perpetuo fragorio delle spume. 4998_4125_000104 no, no, cari miei, il mio rimedio è un altro, non facile certo neanche questo, ma possibilissimo, tanto che ho potuto io stesso farne esperienza. 4998_4125_000105 per tua stessa confessione. ella ti seguì docile lungo la spiaggia, si perdette con te nella lontananza delle sabbie deserte fino al grande scoglio inarenato. laggiù, laggiù. 4998_4125_000106 la mamma ha pianto. perché ha pianto la mamma per la gioja? ha detto: ma di gioja, ammesso che si pianga, si piange poco e poi si ride. la mamma della signorina anita ha pianto molto e non ride più. 4998_4125_000107 luna. me n'hai fatto una tale descrizione che non m'arrischio a descriverla anch'io. soltanto troppe stelle, caro. con la luna, quasi in quintadecima se ne vedono poche. 4998_4125_000108 vi si tratteneva da circa un'ora. poteva rimanervi fino a sera e poi dove passar la notte con quella creatura in braccio e il giorno dopo e l'altro appresso. 4998_4125_000109 lap o lop, sai, è un'ingiuria. i lapponi da sé si chiamano sami sudici nani, cara mia, ti basti sapere. 4998_4125_000110 tanto è vero che quelli che sono come voi vorreste essere, o che hanno quello che voi vorreste avere, o che sono là dove voi vi desiderereste. 4998_4125_000111 da un pezzo. difatti, quell'uomo voleva liberarsi di lei e per forza l'aveva mandata a roma perché cercasse di allogarsi per balia. 4998_4125_000112 del resto vi dico che siete incoerenti. volete avere di questo nostro pianeta l'opinione ch'esso meriti un certo rispetto. 4998_4125_000113 te. le passo tutte. conosco nicolino respi e condivido i tuoi apprezzamenti e la tua indignazione, ma non credere con questo che gli dia torto. do dunque torto a te. 4998_4125_000114 certo, non è facile valersi opportunamente di quelle nozioni che contrastino, ad esempio, con le illusioni dei sensi che la terra si muove. ecco, se ne potrebbe valere opportunamente come di elegante scusa un ubriaco. 4998_4125_000115 tu non gli hai permesso di fare con te la sua vendetta. e allora essa l'ha fatta con nicolino. chi sa come piangono adesso quegli occhi notturni e come sanguina quel cuore appassionato e come si rivolta quella raffinata intelligenza? voglio dire tutto quello che di lei appartiene a te. 4998_4125_000116 e tanto fa, e tanto dice che alla fine due bravi giovanotti balzano eroicamente su una lancia e via a quattro remi santa ispirazione. 4998_4125_000117 è da rimpiangere che tu, facendo violenza alla tua nativa disposizione, non abbia potuto dedicarti alle muse. quanto calore nelle tue espressioni e con quale trasparente evidenza, in pochi tocchi, fai balzar vivi innanzi agli occhi luoghi, fatti e persone. 4998_4125_000118 niente, cara, non c'entrano per niente affatto, ma ci sono e né tu né io possiamo negare che in questo preciso momento sboccano là nel golfo di. 4998_4125_000119 tutte le cose nostre qua della terra, e piccole le grandi come sarebbero le stelle del cielo. e non varrà meglio, allora, per ogni sciagura che ci occorra? 4998_4125_000120 che, sopra di lei, così da usurajo, voleva pagarsi dei lunghi benefizi, tu, onestamente, nobilmente, le hai impedito questa vendetta. amico mio, ti credo. 4998_4125_000121 coi capelli lucidi neri spartiti sul capo, stirati sulla fronte e annodati in fitte treccioline dietro la nuca. gli occhi furbi le brillavano, quasi aggressivi, si mordeva di tanto in tanto le labbra e il nasino, all'insù un po storto, le fremeva. 4998_4125_000122 chi sa che sentimenti, che speranze, che desiderii vi susciterebbe altri da questi che ora vi suscita, per il solo fatto che essa è così. 4998_4125_000123 ma il ragazzo non si moveva, teneva gli occhi fissi su tuta che mangiava il pane. anche tuta guardava e osservava intenta la signora. e quel ragazzo a un tratto disse: 4998_4125_000124 ebbene, ma che consolazione, in nome di dio, vorreste voi avere della morte del vostro figliuolo? non è meglio niente, ma sì, niente. credete a me. 4998_4125_000125 ma sapete com'è il tempo della nonnina, della cara nonnina era finito da un pezzo. s'era guastato per i nipotini il giocattolo della cara nonnina da che l'avevano veduta, dopo l'operazione della cateratta, con un occhio grosso, grosso e vano nella concavità del vetro degli occhiali. 4998_4125_000126 quando tu, marino mio, nella magnifica sera di luna, arrivasti ad anzio, con la morte nel cuore, per avere un ultimo abboccamento con la signorina anita, già ufficialmente fidanzata al commendator ballesi, ella aveva ancora nel collo l'impressione dei denti di nicolino respi. 4998_4125_000127 strizzando gli occhi miopi, come se aspettasse qualcuno, e tornava di tratto in tratto a spingere il ragazzo perché si trovasse più là qualche compagno di giuoco. 4998_4125_000128 una balla di carne che ansimava e si reggeva appena, pesante e traballante e obbligava a cure per cui ci voleva un'adorazione come la mia a vincer la pena e il ribrezzo che costavano. 4998_4125_000129 anche i miei piccini, ma volete che non li educhi regolarmente come voi i vostri, con un profitto, credete, non molto diverso di quello che la vostra saggezza riesce a ottenere. 4998_4125_000130 la vecchia se n'andò strascicando i piedi insieme con l'altra dal bastoncino. il giardinetto s'era già un po animato, il custode annaffiava le piante, ma neppure alle trombate d'acqua si volevano destare dal sogno in cui parevano assorti. 4998_4125_000131 poi piegazione u. credi, caro marino, d'aver sofferto un'atroce disillusione perché hai veduto all'improvviso la signorina anita, orribilmente diversa da quella che conoscevi tu, da quella ch'era per te. 4998_4125_000132 lei signo co la bona grazia. si tante vorte je servisse na donna pe fa er bucato o a mezzo servizio, no embè. 4998_4125_000133 ha il biondo del sole nei capelli e il cielo azzurro negli occhi. questa, negli occhi due stelle e nei capelli la notte. i pare che, parlando con un poeta, non potrei esprimermi meglio di così. proseguiamo. 4998_4125_000134 che le dicesti: lo so tutto il tuo amore e tutto il tuo tormento e le proponesti di ribellarsi all'infame imposizione di quel vecchio odioso e di accettare la tua povertà. 4998_4125_000135 dato che si possa dire che il commendator ballesi abbia davvero un mento folte, ciglia sempre aggrottate e un dito spesso nel naso. quel dito pensa. pensano anche i peli delle sue sopracciglia. 4998_4125_000136 sei addolorato, sei indignato, povero marino mio, e non vorrei che questa mia risposta ti accrescesse il dolore e l'indignazione, ma tu vuoi che io ti esponga francamente quel che penso del tuo caso. 4998_4125_000137 ma io non dico di porre voi stessi con l'immaginazione altrove, né di fingervi una vita diversa da quella che vi fa soffrire. questo lo fate comunemente, sospirando. ah, se non fossi così. 4998_4125_000138 la ripresa del rantolo mi incusse in quel punto un tale raccapriccio di me che mi nascosi quella faccia come se avessi commesso un delitto. 4998_4125_000139 bruna occhi notturni. negli occhi suoi, la notte si raccoglie profonda labbra di corallo, e va bene. 4998_4125_000140 lo so. c'è anche la malinconia dei filosofi che ammettono: sì, piccola la terra, ma non piccola intanto l'anima nostra se può concepire l'infinita grandezza dell'universo. già chi l'ha detto, biagio pascal. 4998_4125_000141 e come un cannoncino carico di pensieri, il commendator ballesi. le sorti finanziarie della nuova italia sono ne suoi piccoli pugni ferrigni. ora non si sa come né perché. 4998_4125_000142 avrebbe voluto rassettarglielo sul capo o buttarglielo giù con una ditata sbuffava. poi volgeva un'occhiata ai sedili intorno. chi sa, gli avvenisse di scoprirne qualche altro in ombra. 4998_4125_000143 un sedile in ombra, un vecchietto magro, perduto in un abito grigio d'alpagà, teneva in capo un fazzoletto, sul fazzoletto il cappelluccio di paglia ingiallito, aveva rimboccato diligentemente le maniche sui polsi e leggeva un giornale. 4998_4125_000144 ma non potevo guardar più nulla perché mi parevano vivi, nella loro immobilità sospesa, gli oggetti della camera, là lo spigolo illuminato dell'armadio, qua il pomo d'ottone della lettiera su cui avevo poc'anzi posato la mano. 4998_4125_000145 ah, credi, marino, fu assai più dolce per lei l'andata con te allo scoglio che il ritorno da esso con nicolino respi. bisogna che tu te ne persuada e ti disponga a imitare il commendatore, il quale, vedrai, perdonerà e sposerà la signorina anita. 4998_4125_000146 ma non pretendere che ella sia una e tutta per te. sarà una e tutta per te, sincerissimamente, e un'altra per il commendator ballesi, non meno sinceramente, perché non c'è una sola signorina o signora anita. amico mio, non sarà bello, ma è così. 4998_4125_000147 vi fanno stizza perché vi sembra che, in quelle condizioni da voi invidiate, non sappiano esser lieti come voi sareste. ed è una stizza, scusatemi da sciocchi. 4998_4125_000148 disperato. cascai a sedere davanti alla scrivanietta della più piccola delle mie figliuole, la nipotina, che si faceva ancora i compiti di scuola nella camera della nonna. non so quanto tempo rimasi lì. 4998_4125_000149 le stava davanti un vecchietto con due ventagli di carta infissi nel cappello, altri due in mano, aperti, sgargianti, e una cesta al braccio piena di tant'altri ventaglini alla rinfusa, rossi, celesti, gialli. 4998_4125_000150 mi ritrovai col trattatello di geografia della mia figliuola sotto gli occhi, aperto a pagina, sgorbiare nei margini e con una bella macchia d'inchiostro cilestrino su l'emme di giamaica. 4998_4125_000151 così e procura che nicolino respi, mostrando i denti, non vada a far visita a quel nasino all'insù. 4998_4125_000152 di dove sei? le domandò la vecchia de core e restò un pezzo come se rivedesse col pensiero il paesello lontano. poi si scosse, guardò il piccino e disse: addo, lo lascio qua, pe tera pro cocco mio saporito. 4998_4125_000153 e l'altro piccolo a presentare una nonnina. così non c'era più niente di bello e a poco a poco era divenuta anche sorda come una pietra. la povera nonnina aveva ottantacinque anni e non capiva più niente. 4998_4125_000154 nastri da corona mortuaria. rimedio: la geografia, la bussola, il timone. eh sì, volendo navigare, 4998_4125_000155 doveri con quest'azzurro che si beve liquido oggi, per carità, e che non bado forse regolarmente ai miei affari, la mia famiglia? ma sì, vi prego di credere, mia moglie mi odia regolarmente e né più né meno di quanto vostra moglie odii voi. 4998_4125_000156 diede i due soldi, prese il ventaglino e, tirandosi più giù la rimboccatura sul petto, cominciò a farsi vento, vento, vento lì sul seno quasi scoperto. 4998_4125_000157 la signorina anita è quella e un'altra e anche tante altre. perché vorrai ammettere che quella che è per me non sia quella che è per te, quella che è per sua madre, quella che è per il commendator ballesi e per tutti gli altri che la conoscono, ciascuno a suo. 4998_4125_000158 per conto mio puoi star sicura, non son tentato per nulla cara a profittarne. ma che diavolo dici: sei pazzo. io ti sto domandando: sì, cara, tu mi stai domandando: non dico di no, ma che triste paese, la lapponia. 4998_4125_000159 in quella camera ammorbata dal lezzo dei medicinali, mi faceva saltar dalla rabbia come un orso e venir la tentazione di correre a strappar le coperte dai loro lettucci e dal letto di mia moglie per vederli balzar dal sonno in camicia, a quel freddo. 4998_4125_000160 non quel nasino ardito, dalle pinne piuttosto carnosette. quel nasino fremeva ancora al ricordo del morso di nicolino respi. quel nasino voleva vendicarsi dell'odiosa imposizione del vecchio commendator ballesi. 4998_4125_000161 alzò gli occhi per chiamare la madre del ragazzo, ma non la vide più sul sedile. parlava là in fondo, concitatamente, con un omaccione barbuto che l'ascoltava disattento, con un curioso sorriso sulle labbra, le mani dietro la schiena e il cappellaccio bianco buttato su. 4998_4125_000162 e poi vi chiudete in un guscio e non pensate neppure a tanta vita che vi sfugge, mentre ve ne state tutti sprofondati in un pensiero che v'affligge o in una miseria che v'opprime. 4998_4125_000163 mondo, mondo, sospirò la vecchia levandosi in piedi a stento. è n gran penà, aggiunse scrollando il capo un'altra vecchia asmatica, corpulenta, che passava di lì appoggiandosi a un bastoncino. 4998_4125_000164 balia. ella non voleva venire, capiva ch'era troppo tardi, poiché il bambino aveva già circa sette mesi. era stata quindici giorni in casa d'un sensale la cui moglie, per rifarsi delle spese e per aver pagato l'alloggio, aveva osato alla fine di proporle. 4998_4125_000165 mia moglie, per esempio, è: la lapponia vuole da me una cosa ch'io non le posso dare. appena comincia a domandarmela, io sono già nel golfo di botnia, amici miei, e le dico seriamente, come se nulla fosse: umèa lulèa. 4998_4125_000166 costretto dalla necessità a esser saggio. l'amico marino non può commettere la follia finché durano le presenti condizioni- e dureranno per un pezzo- di assumersi il fardello di un'altra donna e deve lasciar quella che meno gli peserebbe. 4998_4125_000167 ma ingannata. no, non voleva essere. ecco marito, vero? semo sposati co la chiesa. ah, be, co la chiesa. e ched'è nun è marito? no, fija nun serve. 4998_4125_000168 certo non avrebbe trovato neppure da mettersi per serva. la vecchia l'ascoltava con diffidenza perché ella diceva quelle cose come se non ne fosse affatto disperata, anzi, ripetendo spesso quel suo pe, davero sa, sorrideva. 4998_4125_000169 e per non divagar troppo e sistemarvi in qualche modo l'immaginazione che non abbia a stancarvisi soverchiamente, fate come ho fatto io. 4998_4125_000170 da quella mattina era in mezzo alla strada, pe davero sa. tornare al paese. non poteva e non voleva. il marito non se la sarebbe ripresa. che fare intanto, con quel bambino che le legava le braccia? 4998_4125_000171 il mio amico marino, ventiquattro anni, due di meno della signorina anita, che forse perciò ne dimostra appena venti. 4998_4125_000172 e poi anche per me- che v'assicuro potevo meritarmela un po di considerazione, di non farmi stare in piedi anche la notte, con tutto quel freddo che cascavo a pezzi dalla stanchezza dopo una giornata di faticosissimo lavoro. 4998_4125_000173 tiè lo vuoi. sì, dio te lo paghi. s'affrettò a risponderle. tuta me lo magno. ce credi che so digiuna da stamattina? 4998_4125_000174 sì, lo so, tutto questo veramente non c'entra, ma ti basti sapere che mentr'io ti tengo così cara. essi tengono così poco alla fedeltà coniugale che offrono la moglie e le figliuole al primo forestiere che capita. 4998_4125_000175 il ragazzo stringeva con le due mani al petto il tozzo di pane, senza volerlo cedere neppure alle esortazioni della madre. lo vuoi davvero e te lo mangi? ninnì, disse la signora rossa. 4998_4125_000176 sotto la luna, a braccetto con la signorina anita, tu nell'andata e lui nel ritorno. più dolce l'andata o il ritorno. ed ecco, amico mio, che viene adesso il punto originale. 4998_4125_000177 e anche lei, anzi, lei soprattutto, l'illusione d'esser una, sempre la stessa per tutti. sai da che nasce questa illusione, amico mio? dal fatto che crediamo in buona fede d'esser tutti, ogni volta, in ogni nostro atto, mentre purtroppo non è così. 4998_4125_000178 perché, tutt'a un tratto, il commendator ballesi ha creduto di dover cangiare l'amor paterno per la signorina anita in un amore d'altro genere e l'ha chiesta in isposa. 4998_4125_000179 non mangia niente. sapete niente? sono disperata. magari lo volesse davvero. sarà un capriccio, lasciateglielo, per piacere. 4998_4125_000180 ma ella, amico mio, infiammata, sconvolta, straziata dalle tue parole, non poteva accettare la tua povertà. voleva sì, invece, accettare il tuo amore e vendicarsi con esso anticipatamente, quella sera stessa, dell'infame imposizione del vecchio. 4998_4125_000181 con la certezza precisa e tangibile che tutto questo era vero in quella parte del mondo così lontana, così vero da sentirlo e opporlo come una realtà altrettanto viva a quella che mi circondava là nella camera di mia madre moribonda. 4998_4125_000182 avete capito, quella volta moriva mia madre e dunque non toccava a loro, ma a me. ma come dite, la nonna già la nonnina, la cara nonnina. 4998_4125_000183 la signorina anita ha bisogno di smorzare la fiamma dello sdegno e s'indugia perciò molto nel bagno. non può competere certamente con nicolino respi, ma tuttavia, da brava nuotatrice, una mattina s'allontana in gara con lui dalla spiaggia. 4998_4125_000184 la signora aveva fretta di ritornare a quell'uomo che l'aspettava di là. trasse dalla borsetta due soldi e li diede a tuta. dio te lo paghi. le disse: dietro questa su su sta bono cocco mio te ce crompo la bobona sa. 4998_4125_000185 inerte. egli può sostenerla. le forze stanno per mancargli quando la lancia sopravviene. il salvataggio è compiuto, ma la signorina anita deve curarsi per più d'una settimana del morso al collo di nicolino respi. 4998_4125_000186 poteva finalmente finir di rantolare finché una volta, nel terribile silenzio sopravvenuto nella camera a una momentanea sospensione di quel rantolo, non mi sorpresi nello specchio. 4998_4125_000187 ma proprio veduto tutto col sole che è là su quelle praterie, con gli uomini e con le donne e coi ragazzi come sono là, che portano con le ceste e rovesciano a mucchi sugli spiazzi assolati il raccolto del caffè ad asciugarsi. 4998_4125_000188 avevo veduto sotto le acque chiare le mura delle case della città di porto reale sprofondate nel mare da un terribile terremoto, le piantagioni dello zucchero e del caffè del grano d'india e della guinea, le foreste delle montagne. 4998_4125_000189 sarai scappato via come un pazzo. ma alla signorina anita, rimasta sola lì su la sabbia all'ombra dello scoglio, non sembrasti un pazzo, te l'assicuro io, in quella fuga scomposta lungo la spiaggia sotto la luna. 4998_4125_000190 già il sole stava per tramontare e quasi tutti i sedili erano ormai in ombra. in uno, lì accanto, venne a sedere una signora su i trent'anni, vestita di bianco, aveva i capelli rossi come di rame arruffati e il viso lentigginoso. 4998_4125_000191 tra le ragazze che saltavano la corda e i ragazzi che si rincorrevano, e i bambini strillanti in braccio alle balie che chiacchieravano placidamente tra loro. 4998_4125_000192 che a ciascuno dei miei quattro figliuoli e a mia moglie ho assegnato una parte di mondo a cui mi metto subito a pensare appena essi mi diano un fastidio o una afflizione. 4998_4125_000193 ma un poeta può anche non badare a queste cose che son. di fatto. un poeta può veder le stelle anche quando non si vedono, e viceversa, poi, non vedere tant'altre cose che tutti gli altri vedono. 4998_4125_000194 e che non sia poi tanto piccolo in rapporto alle passioni che ci agitano e che offra molte belle vedute e varietà di vita e di climi e di costumi. 4998_4125_000195 e non, per modo di dire, la signorina anita: una per te, una per me, una per la madre, una per il commendator ballesi e via dicendo, pur avendo l'illusione, ciascuno di noi, che la vera signorina anita sia quella sola che conosciamo noi. 4998_4125_000196 so che a giorno chiaro, dopo un tempo incommensurabile durante il quale non avevo più avvertito minimamente né la stanchezza, né il freddo, né la disperazione. 4998_4125_000197 povero, anche lui, orfano di padre, anche lui. cose tristi, ma care, quando si hanno in comune con una persona cara identità che pajono predestinazioni. ma l'amico marino, orfano e povero com'è, ha la mamma e una sorella da mantenere. 4998_4125_000198 accanto, sullo stesso sedile, un operajo disoccupato dormiva con la testa tra le braccia, appoggiato di traverso. di tanto in tanto il vecchietto interrompeva la lettura e si voltava a osservare con una certa ambascia il suo vicino. 4998_4125_000199 il tuo errore fondamentale sai dove? consiste nel credere che, pur essendo un'altra per come tu credi e tante altre per come credo io, la signorina anita non sia anche tuttora quella che conoscevi tu. 4974_4125_000000 la vecchia madre, come sferzata da questa risposta alla domanda superflua, corse curva, trascinando un po una gamba, ad accendergli in camera il lumino da notte e a preparargli il letto. 4974_4125_000001 amici o ignoti che dormivano lassù sotto la sua custodia. lo aveva promesso a tutte le croci in quel giro notturno. la sera avanti. 4974_4125_000002 e il sentirsi ora qua stordito, stralunato, come se quello che aveva veduto e sentito lo avesse sognato. 4974_4125_000003 e la madre dell'annegato che si chiamava tino sparti, vero giovane d'oro poveretto. sentendola gridar così, le aveva subito buttato le braccia al collo e se l'era stretta al cuore, forte, forte. 4974_4125_000004 io non so nuotare, buttarmi, tentare la scaletta d'accesso al fiume. era lì a due passi. l'ho guardata, sai, e ho finto di non vederla. 4974_4125_000005 per questo ora le vicine, sentendo dire a marastella, penso a mio padre- si scambiarono uno sguardo d'intelligenza, commiserandola in silenzio. 4974_4125_000006 un lume acceso nelle case di fronte della passeggiata di ripetta, avvolte nell'ombra e stagliate nere nel chiaror lieve e ampio che di là da esse la città diffondeva nella notte. 4974_4125_000007 il sole tramontava e il cielo era tutto rosso, di fiamma, e il mare sotto ne pareva arroventato. 4974_4125_000008 e le vicine dal canto loro. ma si sa e poi tutto è abitudine. vedrai, dopo un pajo di giorni non ti farà più impressione. i morti del resto figliuola non fanno male. 4974_4125_000009 un tratto vide venire a posarsi, con un balzo agile e netto là su la tavola massiccia, il grosso gatto bigio di casa: due occhi verdi, immobili e vani. 4974_4125_000010 e quel corredo della figliuola, messo su un filo oggi, un filo domani, con la pazienza d'un ragno, non si stancava di mostrarlo alle vicine. 4974_4125_000011 e la piconella non sapeva più come rispondergli, perché pareva veramente che il tempo si fosse divertito a straziare quel brav'uomo con una incredibile raffinatezza di crudeltà. 4974_4125_000012 in uno stato da far compassione, finanche alle panche della chiesa. erano già undici domeniche, undici dall'otto dicembre che il pover uomo. 4974_4125_000013 diego bronner si guardò addosso il vestito e tornò a sorridere. già è vecchio, per questo tutti mi guardano. 4974_4125_000014 potrebbe lui, solo lui solo, per ragioni d'ordine pubblico, proibire ormai la conferenza? andate subito dal prefetto, visto che non piove. 4974_4125_000015 e due disse: ma come se facesse per giuoco, per un dispetto alle guardie notturne che avevano tolto di là il primo. 4974_4125_000016 madre tutt'e due urlanti con le braccia levate tra il vento e la spruzzaglia dei cavalloni, in capo alla scogliera del nuovo porto su cui i cadaveri dei tre annegati erano stati tratti, dopo due giorni di ricerche disperate. 4974_4125_000017 comprendeva e compativa. aveva coscienza che la sua persona triste, invecchiata, imbruttita, non poteva ispirare alla sposa né affetto né confidenza. si sentiva anche lui il cuore pieno di lagrime. 4974_4125_000018 all'improvviso si girò verso il viale, ritraendo le gambe scese dalla spalletta dell'argine e si recò là sui ponte. si tolse il cappello e lo posò allo stesso posto di. 4974_4125_000019 amorosa, con industriosa e paziente ferocia, cacciando le granfie di tra le gretole, l'aveva tratto fuori e se l'era mangiato. 4974_4125_000020 la vecchia madre gli prese una mano e gliela carezzò. egli le fe cenno di sì col capo e le sorrise: buona notte, mamma. 4974_4125_000021 ecco perché si riammogliava e che te n'importa? le aveva risposto la madre. questo anzi, deve affidarti, pensa da uomo sennato. 4974_4125_000022 e non ho gridato, non mi son mosso, ero nell'ombra degli alberi e ci sono rimasto, spiando se nessuno avesse veduto e l'ho lasciato affogare. sì. 4974_4125_000023 allora il vicario capitolare, monsignor lentini, che dal lunedì al sabato di quella dodicesima settimana aveva dovuto fare altre sei prediche su la ss immacolata. 4974_4125_000024 ma come guizzavano ora quei riflessi dei lumi nell'acqua nera? rivolse paurosamente lo sguardo al parapetto del ponte. vide il cappello lasciato lì da quell'ignoto il. 4974_4125_000025 ma ora il bronner percepiva appena tutto questo. s'era portato con sé, come uno scenario, lo spettacolo di quel cielo corso da quelle nuvolette basse e lievi. 4974_4125_000026 giunta si riammogliava poveretto, più per forza che per amore, dopo un anno appena di vedovanza, perché aveva bisogno d'una donna lassù che badasse alla casa e gli cucinasse la sera. 4974_4125_000027 il giorno otto dicembre, tutta parata d'ori e di gemme, col manto azzurro di seta stellato d'argento. dopo le solenni funzioni in chiesa, era condotta sul fercolo in processione. per le erte vie di. 4974_4125_000028 dopo undici settimane, un'altra settimana di prediche su la ss immacolata. in quel momento il pover uomo non poteva pensare ad altro e a questo pensiero si sentiva proprio levar di cervello. 4974_4125_000029 adesso erano appunto per questo, per esser egli rimasto lì in quell'attimo, come quelle cose presente e assente. 4974_4125_000030 lassù sul breve spiazzo innanzi al cancello. gl'invitati si trattennero un poco prima di prender commiato a esortare marastella a far buon animo. 4974_4125_000031 qualche domenica era aggiornato, sereno, e allora la piconella era corsa, tutta esultante, a darne l'annunzio al suo monsignor vicario il sole. il sole, monsignor vicario il sole e il sagrestano della cattedrale, dàgli a sonare a festa le campane din. 4974_4125_000032 più presenti di lui, perché lui anzi, nascosto nell'ombra degli alberi, era veramente come se non ci fosse. ma il suo orrore, lo sconvolgimento. 4974_4125_000033 e si dovesse rimandare a un'altra domenica e di domenica in domenica, talvolta per più mesi di seguito. ora, questo prolungamento d'ospitalità per se stesso non sarebbe stato niente se la ss immacolata non avesse goduto. 4974_4125_000034 e poi quel ratto, e poi la ricchezza che glien'era derivata, non erano valsi a dar credito alla dimostrazione ch'egli voleva fare, che il suo, cioè, era stato un sacrifizio eroico. 4974_4125_000035 forse, ora ch'era vecchio e cadente, aveva paura di bagnarsi anche lui e di prendere un malanno, seguendo a capo scoperto il fercolo sotto la pioggia. 4974_4125_000036 nel silenzio. attraverso la porta semichiusa giunse il canto lontano d'un contadino che ritornava spensierato alla campagna. 4974_4125_000037 in america là. oh, il suo figliuolo era tanto bravo, sapeva tante cose, scriveva prima anche nei giornali in america là. 4974_4125_000038 e io potrò anche ricevere a letto fra un'ora, con un febbrone da cavallo, l'annunzio della proibizione. così la ss immacolata ritornò senz'alcun disordine alla chiesa di s francesco. 4974_4125_000039 se non che quasi ogni anno avveniva che il trasporto quella seconda domenica non si potesse fare per il cattivo tempo. 4974_4125_000040 tra le vecchie casupole screpolate, pigiate quasi l'una sull'altra, su, su, fino alla cattedrale in cima al colle e lì lasciata la sera, ospite del patrono s gerlando. 4974_4125_000041 e pareva che la luna, dall'alto le passasse in rassegna. il bronner stette un pezzo col volto in su a contemplar quella fuga che animava con così misteriosa vivacità il silenzio luminoso di quella notte di luna. 4974_4125_000042 riuscì a promuovere una tale agitazione che monsignor vescovo fu costretto veramente a rispondere con una fierissima pastorale e nell'invito sacro. 4974_4125_000043 e che lo paravamo da antico romano con gli occhiali d'oro a stanghetta sul naso, rincagnato quando lo han veduto là con quel faccione rosso brozzoloso. 4974_4125_000044 sì, sì, ma vedi, stavo a cucire. vuoi che t'accenda il lumino da notte? dio me lo domandi ogni sera. 4974_4125_000045 s'era anche tutto incicciato, tanto ispida e forte. aveva radicata la barba in quelle gote cave che or gli davano l'aspetto d'un vecchio capro scorticato. 4974_4125_000046 in un angolo della stanzuccia addobbata alla meglio per l'avvenimento della giornata. vedendo pianger la madre, scoppiò in singhiozzi anche lei. 4974_4125_000047 si misero in via. pareva un mortorio anziché un corteo nuziale e nel vederlo passare, la gente affacciata alle porte, alle finestre o fermandosi per via sospirava. povera sposa. 4974_4125_000048 questo oltre a tutte le altre spese che gravavano sul capitolo per quella permanenza: spese e fatiche. 4974_4125_000049 lui, pazzescamente, s'interruppe, s'accostò allo scaffale dei libri, ne trasse uno. guarda questo solo rimorso. con quei denari comprai una mattina da un rivendugliolo questo libro qua. 4974_4125_000050 no, non piangeva per il padre, povera ragazza. o forse piangeva, sì, pensando che il padre vivo non avrebbe accettato per lei quel partito che alla madre. 4974_4125_000051 vecchio, non ha ancora quarant'anni, non ti farà mancare mai nulla. ha uno stipendio fisso, un buon impiego, cinque lire al giorno, una fortuna. ah sì, bell'impiego, bell'impiego. 4974_4125_000052 che della libertà del culto avevano in animo di tentare i liberali di montelusa, nemici della fede. e un invito sacro a tutti i fedeli della diocesi, perché la ventura domenica 4974_4125_000053 no, mi pareva, è già tardi. non voglio che tu m'aspetti, lo sai, te l'ho detto tante volte: lasciami rincasare quando mi fa comodo. 4974_4125_000054 sparso per tutto il paese con molto rumore l'annunzio di quella conferenza. si sarebbe facilmente indotto il vescovo a pubblicare un'indignata protesta contro la patente violazione. 4974_4125_000055 lo squillo aereo argentino della campanella, sonata da don lisi per annunziar l'ave, fu come il segnale della partenza per gli invitati. 4974_4125_000056 io, io gliel'ho fatta radere, io s'affrettò a intromettersi, sopravvenendo tutta scalmanata donna nela, la sorella dello sposo, grassa e impetuosa. 4974_4125_000057 con qualunque tempo, piovesse o non piovesse, si raccogliessero nella piazza della cattedrale a difendere da ogni possibile ingiuria la venerata immagine della ss immacolata. 4974_4125_000058 e cominciò a dargli manacciate su le maniche per scuoterne via la sfarinatura delle paste ch'egli reggeva ancora nei due cartocci: era già tardi. 4974_4125_000059 questa era la paura sua più grave. tendeva di tanto in tanto l'orecchio per sentire che cosa egli facesse di là, se si fosse coricato, se già dormisse. 4974_4125_000060 e tutt'in giro alla piazza erano stati disposti i mortaretti, ecco sopravvenire in gran furia dal mare, fra lampi e tuoni, una nuova burrasca. 4974_4125_000061 volesse rimanere nella cattedrale uno e due mesi a loro marcio dispetto e che essi ogni anno pregassero a mani: giunte il cielo, che non piovesse, almeno la domenica che si doveva fare il trasporto. 4974_4125_000062 gli ho veduto posare il cappello sul parapetto del ponte, poi l'ho visto scavalcare quietamente, poi ho udito il tonfo nel fiume. 4974_4125_000063 deve dirlo la sposa dov'è? guarda lisi, te lo dicevo, io piange, hai ragione, figliuola mia. 4974_4125_000064 riaprendo gli occhi, risollevandosi, dopo quel momento d'orribile angoscia, la quiete profonda della città, dormente vegliata dai fanali, gli parve un sogno. 4974_4125_000065 il cappello di quell'ignoto sul parapetto del ponte. non c'era più. forse eran passate di là le guardie notturne e se l'erano preso. 4974_4125_000066 recava sotto lo scialle alcune bottiglie e parve entrando che ingombrasse tutta quanta la stanzuccia con quell'abito di seta verde pisello che frusciava come una fontana. 4974_4125_000067 una prova che egli non poteva essere come quel gatto là che, compiuto uno scempio, un momento dopo non ci pensava più. l'altra prova che gli uomini alla presenza d'un fatto. 4974_4125_000068 le si aprisse dentro come un vuoto delizioso di sogno. sentì un lontano, tremulo scampanellio di grilli, una fresca, inebriante fragranza di fiori. 4974_4125_000069 rispose don lisi con un sorriso squallido che gli tremava, smarrito, sulle larghe e livide labbra nude. ma non s'era solamente raso, don lisi. 4974_4125_000070 ebbe un momentaneo terrore di quegli occhi e aggrottò le ciglia urtato pochi giorni addietro, quel gatto era riuscito a far cadere dal muro di quella saletta una gabbia col cardellino di cui sua madre aveva cura amorosa. 4974_4125_000071 al suono festivo delle campane, nell'aria chiara, tutti i montelusani uscirono a inebriarsi del voluttuoso tepore del primo sole della nuova stagione. 4974_4125_000072 togliendo a pretesto i deplorati disordini delle scorse domeniche, quegli urli, quei fischi, quelle minacce del popolo per impedire il trasporto della ss immacolata dalla cattedrale alla chiesa di s francesco. 4974_4125_000073 spingevano la tracotanza fino a spedirne tre o quattro ogni sabato sul far della sera tra i più sfrontati. 4974_4125_000074 era, come si vede, anche un'intollerabile irriverenza. monsignor partanna avrebbe dovuto farla cessare a ogni costo, tanto più ch'era notorio a tutti che quei fratelloni della congregazione, nella frenesia di far denari comunque. 4974_4125_000075 per cui si sentiva come una spina nel cuore. si poteva esser certi che né per quel giorno sarebbe piovuto, né più per mesi. 4974_4125_000076 o polacco che fosse. pazzo crapulone capitato a roma per la sciagura di tante oneste famiglie, giovinastri, si sa, invitati a casa da questo forestiere riccone e scostumato. avevano fatto pazzie. 4974_4125_000077 giurare: là risero tutti, giudici, presidente, finanche i carabinieri. ma è la verità. 4974_4125_000078 dopo aver vagato a lungo per il quartiere addormentato dei prati di castello, rasentando i muri delle caserme, sfuggendo istintivamente il lume dei lampioni sotto gli alberi dei lunghissimi viali, 4974_4125_000079 scese e, cercando l'ombra, s'avviò rapidamente verso casa. diego che hai nulla, mamma che ho. 4974_4125_000080 non volevano sciuparsi gli abiti di seta con cui si paravano per quella processione, dando uno spettacolo di sacrilega vanità, atteggiate tutte come la ss, immacolata. 4974_4125_000081 questa proposta di monsignor landolina fu accolta e approvata unanimemente dai canonici del capitolo. solo quel sant'uomo del vicario, monsignor lentini. 4974_4125_000082 di niente, di niente si sa. incalzò la madre che è forse una bambina più che paura. le comincerà tanto da fare adesso, è vero, è vero. 4974_4125_000083 tirava su le esequie e su tutto, proprio quando un canonico e i deputati della congregazione sorvegliavano. 4974_4125_000084 nella cattedrale. la ss immacolata avrebbe dovuto rimanere dalla sera del giovedì alla mattina della domenica, due giorni e mezzo. 4974_4125_000085 e fischi e urli e invettive sotto il palazzo vescovile finché monsignor vescovo, per rimettere la calma, non aveva fatto annunziare da uno de suoi segretarii che la processione era rimandata alla domenica seguente, tempo permettendo. 4974_4125_000086 non potevano restare impassibili come le cose, per quanto, come lui, si forzassero non solo a non parteciparvi, ma anche a tenersene quasi assenti. 4974_4125_000087 e s'era finanche aperta la porta di ferro su la scalinata presso il seminario, donde la ss vergine soleva uscire ogni anno, e dal seminario erano arrivati a due a due, in lungo ordine, i seminaristi parati coi camici trapunti. 4974_4125_000088 la statua della ss immacolata, custodita tutto l'anno dentro un armadio a muro nella sagrestia della chiesa di s francesco. 4974_4125_000089 me la farò ricrescere. disse chìrico, interrompendo la sorella e guardando triste la giovane sposa, sembro vecchio lo stesso e per giunta più brutto. 4974_4125_000090 ma sono rimasto lì come di sacco. ho visto un uomo buttarsi nel fiume. tu. 4974_4125_000091 invece di buttarsi ginocchioni presso il cadavere del padre, era rimasta come impietrita davanti a un altro cadavere, mormorando con le mani incrociate sul petto. 4974_4125_000092 sarà finito. sarà finito, come se, con gli occhi chiusi, vedesse quell'infelice dibattersi nella lotta disperata col fiume. 4974_4125_000093 padrona mia e di tutto continuò. don lisi, lei deve già saperlo. avrà qui uno che la rispetterà e le vorrà bene, come la sua stessa mamma, e non deve aver paura di niente. 4974_4125_000094 di tenere per la ventura domenica una conferenza contro le feste religiose in genere, contro le processioni sacre in ispecie. 4974_4125_000095 non gridava, glielo diceva così piano e con tanto tremore nella voce che la povera mamma si sentiva strappare il cuore. 4974_4125_000096 tuttavia, ora, a costui doveva senza dubbio piacere che, senza rischio di guastarsi coi segreti amici, gli si offrisse un'occasione per riconquistar la stima degli antichi compagni, il prestigio perduto di tribuno. 4974_4125_000097 gridare troppo tardi. ormai raggomitolato nell'ombra, tutto tremante, lasciò che la sorte atroce di quell'uomo si compisse, pur sentendosi schiacciare dalla complicità del suo silenzio con la notte e domandandosi di tratto in tratto. 4974_4125_000098 noi rubavamo senza saperlo, o meglio sapendolo e credendo di scherzare. non ci pareva una truffa, erano i denari d'un pazzo schifoso che ne faceva getto così. 4974_4125_000099 lei maraste, maraste che fai. le vicine le furono tutte intorno, premurose, ciascuna a dir la sua allegra. oh, che fai. oggi non si piange. sai come si dice: cento lire di malinconia non pagano il debito d'un soldo. 4974_4125_000100 e andava lì, in quella casa, con quei compagni, per abbrutirsi, per uccidere in sé, per affogare nel bagordo. un sogno. 4974_4125_000101 sì, era sveglio, ancora che faceva? si alzò e in punta di piedi s'accostò all'uscio a origliare. poi si chinò per guardare attraverso il buco della serratura. leggeva: 4974_4125_000102 per ben cinque domeniche su undici s'era ripetuta questa scena. quell'undicesima domenica appena la piazza fu sgombra. tutti i canonici del capitolo irruppero furenti nella casa del vicario capitolare, monsignor lentini. 4974_4125_000103 fluente. trasse un lungo sospiro e tornò a guardare in cielo, un po infastidito della presenza di quell'ignoto che gli turbava il triste piacere di sentirsi solo. 4974_4125_000104 qua, disse il chìrico, indicando una bassa rustica tomba su cui era murata una lapide che ricordava il naufragio e le tre vittime del dovere. 4974_4125_000105 e del fiume, con quei riflessi dei fanali, lo spettacolo di quelle alte case nell'ombra, là dirimpetto, stagliate nel chiarore della città e di quel ponte con quel cappello. 4974_4125_000106 il tremore della figlia, lei lo capiva, era perché dal cancello aveva intraveduto l'interno del camposanto, tutte quelle croci, là su cui calava l'ombra della sera. 4974_4125_000107 ma egli qua era nell'ombra degli alberi. pensò che colui dunque non avrebbe potuto scorgerlo e, quasi per accertarsene, si voltò di nuovo a guardare. 4974_4125_000108 più distinto, più chiaro veniva dalle campagne vicine il tremulo canto dei grilli e, da lontano, il borboglio continuo del mare. 4974_4125_000109 presso un fanale imbasato sul parapetto del ponte scorse un uomo in ombra. non comprese dapprima che cosa colui stesse a far lì silenziosamente. 4974_4125_000110 don lisi andò ad accendere il lume nella cameretta a sinistra dell'entrata, volse intorno uno sguardo per vedere se tutto era in ordine e rimase un po incerto se andare o aspettare che la sposa si lasciasse persuadere dalla madre a entrare. 4974_4125_000111 don lisi chino, su la fossa della prima moglie singhiozzava nunzia, nunzia. mi senti. 4974_4125_000112 forse per amore della ss vergine i canonici della cattedrale avrebbero sopportato in pace e sottrazione e spese e fatiche, se nel contadiname di montelusa non si fosse radicata la credenza che la ss immacolata. 4974_4125_000113 perché qua, lo capiva il suo diego, ora non avrebbe trovato più da collocarsi e nel triste ozio che da sette mesi lo divorava si sarebbe perduto per sempre. 4974_4125_000114 avrei potuto, ma già era inutile, troppo tardi sparito. non c'era nessuno, nessuno, io solo. 4974_4125_000115 un raffreddore, una costipazione, un attacco di gotta, un improvviso abbassamento di voce. visto che non piove, il mèola recalcitrò inferocito. 4974_4125_000116 a un tratto rise orribilmente. si vide là appostato come un gatto dietro il fanale e il topo era il suo cappello. 4974_4125_000117 una tavola liscia, massiccia per tagliarvi le stoffe con un grosso pajo di forbici, il gesso, il metro e alcuni smorfiosi giornali di moda. 4974_4125_000118 il suo sogno giovanile, poiché le tristi necessità della vita gl'impedivano d'abbandonarsi a esso come avrebbe voluto. 4974_4125_000119 e hai visto che bella cameretta bianca, pulita, piena d'aria. chiudi porta e finestra la sera, accendi il lume e sei a casa tua, una casa come un'altra che vai pensando. 4974_4125_000120 e scortata e difesa da tutti i fedeli della diocesi. la ss ospite rientrerà nella sua sede. 4974_4125_000121 e più quei mezzi, signori della congregazione che, non contenti di tener desta nell'animo dei contadini quella sconcia credenza del loro dispetto per la vergine. 4974_4125_000122 mèola. marco mèola, il feroce tribuno anticlericale che quattr'anni addietro aveva giurato di salvar montelusa da una temuta invasione di padri liguorini, aveva ormai perduto ogni popolarità. 4974_4125_000123 giusto. in quel tempo accadeva che i contadini per i loro seminati non fossero mai paghi dell'acqua che il cielo mandava. 4974_4125_000124 la madre non se ne sapeva ancora dar pace. anche lui pensava tuttora allo scempio di quel cardellino. ma il gatto, eccolo là, del tutto ignaro del male che aveva fatto. 4974_4125_000125 e una bella giornata di maggio aveva invitato alcune vicine, lei poveretta- a una scampagnata lassù sull'altipiano sovrastante il paese. 4974_4125_000126 alla fine, marastella si lasciò persuadere a entrare. la madre chiuse subito la porta, quasi per isolar la figlia nell'intimità della cameretta, lasciando fuori la paura del luogo. 4974_4125_000127 vino donnacce s'ubriacavano. ubriaco quello voleva giocare a carte e perdeva se l'era procacciata da sé con le sue mani, la rovina. 4974_4125_000128 immobili le foglie degli alberi del viale lungo l'argine. solo nel gran silenzio s'udiva un lontanissimo zirlio di grilli. 4974_4125_000129 non un grido. nessuno si guardò attorno, silenzio, quiete, nessuno aveva veduto, nessuno udito. e quell'uomo intanto affogava e lui non si moveva, annichilito. 4974_4125_000130 lei magari ne sarebbe morta, ma il suo figliuolo avrebbe ripreso la vita, avrebbe dimenticato, cancellato il suo fallo di gioventù di cui erano stati cagione i cattivi compagni, quel russo. 4974_4125_000131 osò invitare i colleghi a considerare se non fosse imprudente sollevar disordini anche dall'altra parte, andare a stuzzicar quel vespajo. 4974_4125_000132 quella visita, lassù nella bella giornata di maggio, era rimasta nell'anima di marastella come una visione consolatrice durante gli undici mesi del fidanzamento. 4974_4125_000133 soldo. penso a mio padre. disse allora marastella, con la faccia nascosta tra le mani, morto di mala morte. sett'anni addietro, doganiere del porto, andava coi luntri di notte in perlustrazione. 4974_4125_000134 abbiamo troppo tardato, colpa sua, di lisi, me la rado, non me la rado. due ore per risolversi di un po. non ti sembra più giovane così, con quei pelacci bianchi, il giorno delle nozze? 4974_4125_000135 fiori che non appassiscono mai e qui tutt'intorno campagna. se sporgi un po il capo dal cancello, vedi tutto il paese ai tuoi piedi, ne senti il rumore, le voci. 4974_4125_000136 una notte di tempesta, bordeggiando presso le due riviere, il luntro s'era capovolto e poi era sparito, coi tre uomini che lo governavano. era ancora viva. 4974_4125_000137 don dan, ché certo la ss, immacolata, quella mattina prima di mezzogiorno se ne sarebbe andata via, se non che quando già alla piazza della cattedrale era cominciata ad affluir la gente per la processione. 4974_4125_000138 qua e lo buttò su la scrivania. era la corona d'olivo selvaggio del ruskin, nella traduzione francese. non l'ho aperto nemmeno i fissò lo sguardo aggrottando le ciglia. 4974_4125_000139 ho patiti tanti. io per lei piango di gioja, non ve ne fate. e s'asciugava le lagrime, mamm'anto con una cocca del fazzoletto nero che teneva in capo, annodato sotto il mento. 4974_4125_000140 credi tutto finito? hai ventisei anni. chi sa quante occasioni ti offrirà la vita per riscattarti. ah sì, una, proprio questa sera, sghignò egli. 4974_4125_000141 va bene, gli dissero quei due amici, se pioveva. ma visto che non piove, visto che non piove, tuonò il mèola il signor prefetto della provincia che fa. 4974_4125_000142 le parve di sentire un singhiozzo di là e chiamò diego. silenzio, rimase un pezzo con l'orecchio teso e gli occhi intenti. 4974_4125_000143 d'aspettare. marastella piangeva, scongiurandola tra le lagrime di riportarsela giù in paese con sé. per carità, per carità. 4974_4125_000144 vado a richiudere il cancello che è rimasto aperto. marastella non si mosse dall'angolo in cui s'era ristretta lisi. chìrico si recò lentamente. 4974_4125_000145 eppure me lo spazzolo bene prima d'uscire. mi aggiusto, non so. mi sembra che potrei passare per un signore qualunque, per uno che possa ancora indifferentemente partecipare alla vita. 4974_4125_000146 avesse veduto e lo accusasse quattro camìce, quattro lenzuola, quattro sottane, quattro, insomma di tutto. 4974_4125_000147 vero, marastella. chinò più volte il capo affermando: ma appena mamm'anto e le due vicine si mossero per andar via, ruppe di nuovo in pianto. si buttò di nuovo al collo della madre aggrappandosi. 4974_4125_000148 e del resto neppure un centesimo ne rimaneva. poi nelle nostre tasche, ne facevamo getto anche noi, come lui con lui. 4974_4125_000149 a tutti parve più bianco udendo la campanella, quel muro del camposanto, forse perché l'aria s'era fatta più scura. bisognava andar via per non far tardi e tutti presero a licenziarsi con molti augurii alla sposa. 4974_4125_000150 e cercavamo tutti di coprirci le vergogne con un lembo della toga dell'avvocato difensore. e che risate il pubblico. vuoi che la gente, per esempio, si dimentichi che il russo, noi quel cagliostro lo chiamavamo luculloff? 4974_4125_000151 in presenza di tutti, come per farla sua, sua e di lui, del figlio morto, chiamandola con alte grida: figlia, figlia. 4974_4125_000152 e, in fondo, i pezzi grossi del clero montelusano, ai quali non era mai andata a sangue, quella promessa del loro vescovo di far tornare i padri liguorini, se non amici, apertamente avevano di nascosto. 4974_4125_000153 tanto non c'era pericolo che si bagnasse sotto il magnifico baldacchino, sorretto a turno dai seminaristi di più robusta. 4974_4125_000154 chiamò a raccolta per la ventura domenica non solo tutti i fedeli di montelusa, ma anche quelli dei paesi vicini. piova pure a diluvio, concludeva l'invito. noi siamo sicuri. 4974_4125_000155 volete entrare? disse don lisi alle donne dalla soglia del cancello, ma subito mamm'anto, con una mano gli fece segno di star zitto e d'aspettare. 4974_4125_000156 tutta la gente di mare la memoria di questo naufragio e ricordavano che marastella accorse con la madre. 4974_4125_000157 andiamo, non c'è bisogno di lanternino, c'è la lanterna del cielo. e andarono per i vialetti inghiajati tra le siepi di spigo fiorite. 4974_4125_000158 i vedi sono vecchia ormai più della morte che della vita che speri che farai sola domani, senz'ajuto, in mezzo a una strada. 4974_4125_000159 quando un alito d'aria schiuse un poco silenziosamente quella porta, ancora con le mani sul volto, ella non se n'accorse. le parve invece che, tutt'a un tratto, chi sa perché. 4974_4125_000160 la madre stette un pezzo a guardare anche lei quel libro misterioso. poi gli chiese dolcemente perché non lavori, perché non scrivi più come facevi prima. 4974_4125_000161 ma neanche a farlo apposta. quella dodicesima domenica recò, dopo tanta e così lunga intemperie, il riso della primavera. 4974_4125_000162 amore mio, amore mio, ah, come ti sei ridotto, mamm'anto. i parenti del giovane annegato, la gente accorsa erano restati a quell'inattesa rivelazione. 4974_4125_000163 e tutti i pendagli e tutti i lagrimoni degli orecchini e delle spille e dei braccialetti ciondolanti a ogni passo, ma monsignor vescovo non se ne voleva dar per inteso. 4974_4125_000164 e veramente la vista degli oggetti familiari parve confortasse alquanto. marastella su levati lo scialle disse: mamm'anto, aspetta, te lo levo, io ora sei a casa tua. 4974_4125_000165 solo donna. nela, la sorella del chìrico, più rubiconda che mai non era commossa, diceva d'aver assistito a dodici sposalizii e che le lagrime, alla fine, come i confetti, non erano mancati mai. 4974_4125_000166 dovremmo metterci a fare i distratti tutti quanti, per lasciarmi vivere distratto io, distratti gli altri. che è stato niente. sono stato tre anni in villeggiatura. 4974_4125_000167 anche dopo quella scappata, anzi, appunto per quella scappata, seguitato a veder di buon occhio marco mèola. 4974_4125_000168 quasi per vergogna. di che? ah, egli lo sapeva bene- di che rise d'un brutto riso. disse: buona notte, mamma, e andò a chiudersi in camera. 4974_4125_000169 come mai in quei giorni gli era potuto venire in mente di comprare quel libro. s'era proposto di non leggere più, di non più scrivere un rigo. 4974_4125_000170 massime. dopo il pranzo e le abbondanti libazioni, ci vogliono i suoni. s'è mai sentito uno sposalizio senza suoni? dobbiamo ballare. mandate per sidoro l'orbo, chitarre e mandolini. strillava tanto che il fratello dovette chiamarsela in disparte. 4974_4125_000171 i sono trovata sola. sola diceva tutto con queste mani che non me le sento più. io sotto l'acqua, io sotto il sole, lavare al fiume e in fontana. 4974_4125_000172 spettacolo d'anime ignude, gracili e sudicette vergognose di mostrarsi in pubblico come i tisici alla leva. 4974_4125_000173 monsignor vescovo avrebbe dovuto ordinare che il ritorno della ss immacolata alla chiesa di san francesco non andasse mai oltre la seconda domenica dopo la festa. comunque fosse il tempo, piovesse o non piovesse. 4974_4125_000174 dormi tranquillo. eh, gli raccomandò la madre, commossa dalla carezza a quella mano che egli s'era lasciata fare e asciugandosi gli occhi per non guastarsi. questa tenerezza angosciosa se n'uscì. 4974_4125_000175 un suicidio. così riaprì gli occhi, riaffondò lo sguardo nel bujo, nulla. l'acqua nera. 4974_4125_000176 si doveva andar prima al municipio per non fare aspettar l'assessore, poi in chiesa e il festino doveva esser finito prima di sera. don lisi, zelantissimo del suo ufficio, si raccomandava tenuto su le spine, specialmente dalla sorella intrigante. 4974_4125_000177 con tanto d'occhi, perché nulla le fosse detratto di quanto le spettava, affinché più splendida anche coi frutti di quella prebenda, potesse ogni anno riuscire la festa in suo onore. 4974_4125_000178 capisco, ma alla fine si arrese. la trovata di monsignor landolina ebbe un effetto di gran lunga superiore a quello che gli stessi canonici del capitolo se ne 4974_4125_000179 e sotto il cupo borbogliare delle acque nere del fiume in cui, con un tremolio continuo serpentino, si riflettevano i lumi dell'argine opposto. 4974_4125_000180 a richiudere il cancello. stava per rientrare quando se la vide venire incontro come impazzita, tutt'a un tratto dov'è? dov'è mio padre? ditemelo, voglio andare da mio padre. 4974_4125_000181 e quando parve a lui che il giorno inchinasse al tramonto, pregò la suocera di disporre tutto per la partenza. lo sapete, debbo sonare l'avemaria, lassù. 4974_4125_000182 c'è anche lo sparti. aggiunse vedendo cader marastella in ginocchio innanzi alla tomba singhiozzante. tu piangi qua, io andrò più là, non è lontano. 4974_4125_000183 il guajo è là. è là, aggiunse accennando i giornali su la scrivania. abbiamo offerto un tale spettacolo che via. sarebbe troppa modestia presumere che la gente se ne sia potuta dimenticare. 4974_4125_000184 no, no, riprese subito marastella, per tenerlo lontano. lasciatela pure aperta, non ho paura. e allora balbettò don lisi, sentendosi cader le braccia. 4974_4125_000185 dopo circa un'ora, diego bronner era di nuovo seduto sull'argine del fiume al posto di prima con le gambe penzoloni. continuava per il cielo la fuga delle nuvolette lievi. basse cineree. 4974_4125_000186 andò dall'altra parte del fanale per vedere l'effetto del suo cappello, solo là su la cimasa, illuminato come. 4974_4125_000187 diego, diego, per carità, scongiurò la madre ubriaco, lo ubriacavamo noi, tu no, anch'io va là con gli altri. era uno spasso. e allora venivano le carte da giuoco. 4974_4125_000188 e che potevi fare tu solo, figlio mio, è bastato lo spavento che ti sei preso e quest'agitazione. vedi tremi ancora, va, va a letto. va a letto, è molto tardi, non ci pensare. 4974_4125_000189 la seguiva il marito, magro come don lisi, taciturno e imbronciato. ho fatto male? seguitò quella liberandosi dello scialle. 4974_4125_000190 ed era su tutte le labbra un liquido sorriso di beatitudine e in tutte le membra un delizioso languore, un'accorata voglia d'abbandonarsi in cordiali abbracci fraterni. 4974_4125_000191 don lisi accorse per richiudere la porta, ma subito allora marastella rabbrividendo e restringendosi nell'angolo tra la porta e il muro. gli gridò: per carità non mi toccate. 4974_4125_000192 e rimase un pezzo chinato sul parapetto, col collo proteso a contemplarlo come se lui non ci fosse più. 4974_4125_000193 a un tratto udì un rumor di passi sul vicino ponte margherita e si volse a guardare. il rumore dei passi cessò. 4974_4125_000194 il sagrestano dàgli di nuovo a sonar tutte le campane per scongiurarla sul fermento della folla che s'era messa intanto a protestare, indignata perché, sotto quella incombente minaccia del tempo, i canonici volessero mandar via a precipizio la madonna. 4974_4125_000195 paura. s'asciugava ancora le lagrime quando don lisi chìrico si presentò su la soglia con due grossi cartocci su le braccia, quasi irriconoscibile. 4974_4125_000196 notte, silenzio argine alberi, lumi senza gridare ajuto come se non ci fosse. 4974_4125_000197 il primo riso. e con tale dolcezza che ogni turbolenza cadde d'un tratto, come per incanto, dagli animi. 4974_4125_000198 qui era l'intoppo mamm'anto. lo aveva capito fin da principio nella qualità dell'impiego del chìrico. 4974_4125_000199 a essa s'era richiamata col pensiero nelle ore di sconforto, specialmente al sopravvenire della sera, quando l'anima le si oscurava e le tremava di paura. 4974_4125_000200 egli lo avesse cacciato via da quella tavola sgarbatamente, non ne avrebbe mica capito il perché. ed ecco già due prove contro di lui quella sera. 4974_4125_000201 marastella restò presso la porta che la madre, uscendo, aveva raccostata e con le mani sul volto si sforzava di soffocare i singhiozzi irrompenti. 4974_4125_000202 con un filo di voce, chiamò attorno a sé i canonici del capitolo e domandò loro se non si potesse in qualche modo impedire lo scandalo, ormai inutile, di quella conferenza anticlericale del. 4974_4125_000203 gli vide posare come un involto su la cimasa, a piè del fanale. involto, no, era il cappello. e ora che possibile? ora scavalcava il parapetto possibile. 4974_4125_000204 che aveva il soffitto basso, basso, di tela fuligginosa, qua e là strappata e con lo strambello pendente in cui le mosche s'eran raccolte e dormivano a grappoli. 4974_4125_000205 dai vivi. devi guardarti e tu, che sei più piccola di noi, ci avrai tutte qua, a una a una. questa è la casa grande e tu sarai la padrona e la buona guardiana. 4974_4125_000206 e poi accarezzava un sogno che pur sarebbe stato la sua morte: metter tanto da parte, lavorando e risparmiando, da mandare il figlio lontano in america. 4974_4125_000207 prima di lasciar la casa, marastella, aggrappata al collo della madre, scoppiò di nuovo a piangere, a piangere che pareva non la volesse finir più, non se la sentiva, non se la sentiva di andar lassù sola con lui. 4974_4125_000208 questa, con dolce violenza, si sciolse dalle braccia della figlia, le fece le ultime raccomandazioni d'aver fiducia nello sposo e in dio e andò via con le vicine, piangendo anche lei. 4974_4125_000209 rinunziare, rimandare, ah no, perdio, si pretendeva troppo da lui, ora ch'era riuscito a riacciuffare il favore dei liberali di 4974_4125_000210 ecco quei maledetti giornali, ancora il resoconto del processo. come mai, come mai s'era dimenticata di distruggerli, quei giornali comperati nei tremendi giorni del processo? 4974_4125_000211 l'uomo è uomo asinaccio e non è né bello né brutto. sentenziò allora la sorella stizzita: guarda intanto l'abito nuovo, lo incigni adesso peccato. 4974_4125_000212 don lisi chìrico dal cancello del piccolo bianco cimitero che sorge lassù sopra il paese, col mare davanti e la campagna dietro. scorgendo la comitiva delle donne, le aveva invitate a entrare. 4974_4125_000213 le guance esangui e flaccide, striate da venicciuole violette, e quegli occhi stanchi che subito, sotto lo sguardo di lui, così stranamente spietato, le s'abbassavano, ecco, dietro gli occhiali. 4974_4125_000214 canto brav'uomo. sì, quel don lisi chìrico che le volevano dare per marito, non lo negava, ma quasi vecchio e vedovo per giunta. 4974_4125_000215 egli la seguì con gli occhi quasi con rancore, ma com'ella scomparve, dietro l'uscio trasse un sospiro di pietà per lei. 4974_4125_000216 più. egli si fermò in mezzo alla stanza, sorrise e disse: brava. come se non pensandoci più io, per questo poi non dovessero più pensarci gli altri. 4974_4125_000217 ebbene, a lungo andare, e a furia di sentirselo ripetere, i canonici della cattedrale, in verità, s'erano presi a dispetto non propriamente la vergine, ma quegli zotici. 4974_4125_000218 come se fosse intronato. s'erano avventati contro lui, più che contro gli altri, i fischi, gli urli, le minacce della folla. ma non era intronato per questo, il povero vicario capitolare. 4974_4125_000219 dio, che ha contato le mie lagrime e sa la vita mia, m'ha dato forza e salute. tanto ho fatto che l'ho spuntata e ora posso morire. 4974_4125_000220 e la vedeva non più come sua madre, ma come una povera vecchia, qualunque quale essa era per sé, con quel grosso porro accanto alla pinna destra del naso, un po schiacciato. 4974_4125_000221 eh già sicuro riconobbero subito i canonici, così il rimedio non andrebbe sciupato. i due fidati amici dell'altra volta furono rimandati in gran fretta dal mèola. 4974_4125_000222 dio perché così pallido e stravolto quella notte? bere non beveva, o almeno dal fiato non si sentiva. ma se fosse ricaduto in mano dei cattivi compagni che lo avevano rovinato o fors'anche di peggiori? 4974_4125_000223 stolidaggine. no, mi diverto, rispose egli stirando le braccia, si alzò, si mise a passeggiare per la stanza. stracciali, buttali via, te ne prego, supplicò la madre a mani giunte, perché vuoi straziarti ancora? non ci pensare più. 4974_4125_000224 piano, piano, come toccasse l'ostia consacrata: la bella biancheria capo per capo e le vesti, e gli scialli doppii di lana, quello dello sposalizio con le punte ricamate e la frangia di seta fino a terra. 4974_4125_000225 eccomi perché? no, è giusto, ti ci conduco, le rispose egli. cupamente, ogni sera io faccio il giro prima d'andare a letto, obbligo mio. questa sera non lo facevo per te. 4974_4125_000226 come mi guardano tutti gli altri. no, diego, ti giuro: guardavo. ti guardavo perché dovresti passare dal sarto. ecco. 4974_4125_000227 le vicine la lodavano, la commiseravano a gara, ma la figlia marastella, già parata da sposa, con l'abito grigio di raso, una galanteria e il fazzoletto di seta celeste al collo. 4974_4125_000228 dal paese sottostante saliva un vocio incessante, indistinto, come d'un tumulto lontano, e quelle onde di voci rissose vanivano contro il muro bianco grezzo che cingeva il cimitero perduto lassù nel silenzio. 4974_4125_000229 non poteva il mèola darsi per ammalato e rimandar la conferenza ad altro tempo all'anno venturo, magari per la seconda domenica di pioggia dopo l'otto dicembre? 4974_4125_000230 via via pagliacciate. scavalcò il parapetto, si sentì drizzare i capelli sul capo, sentì il tremito delle mani che si tenevano rigidamente aggrappate, le schiuse. 4974_4125_000231 ma ormai per consuetudine, parendo troppo breve questo tempo, si lasciava stare per quella prima domenica dopo la festa e si aspettava la domenica seguente per ricondurla con una nuova e più pomposa processione alla chiesa di s francesco. 4974_4125_000232 piange la figlia nel lasciare la madre. piange la madre nel lasciare la figlia. si sa un altro bicchierotto per sedare la commozione e andiamo via, ché lisi ha fretta. 4974_4125_000233 e poco gl'importava che il povero vicario capitolare, monsignor lentini, fosse ridotto quell'anno per le tante prediche, una al giorno, sempre su lo stesso argomento. 4974_4125_000234 fino alla sera avanti s'era buttato ginocchioni a piangere come un bambino davanti a una crocetta di quel camposanto per licenziarsi dalla sua prima moglie. 4974_4125_000235 la dannazione del ricordo in sé e il non poter sperare che gli altri dimenticassero. ecco queste due prove: una dannazione e una disperazione. 4974_4125_000236 e intanto ripuliva gli occhiali che a ogni sospiro le s'appannavano. lei, prima d'andare a letto, voleva finire quel lavoro. la pensioncina che il marito le aveva lasciato non bastava più, ora che diego aveva perduto. 4974_4125_000237 ma poi ho scorto lì sul parapetto del ponte, sotto il fanale il cappello e sono scappato via impaurito. per questo mormorò la madre: che cosa. 4974_4125_000238 il mèola. qua ci vuole il mèola. amici miei, bisogna ricorrere al mèola. 4974_4125_000239 vedi che cos'è? pare un giardino con tanti fiori, aveva detto mamm'anto a marastella dopo la visita al camposanto. 4974_4125_000240 e han saputo come noi lo trattavamo, che gli strappavamo i coturni dai piedi e lo picchiavamo sodo sul cranio pelato e che lui, sotto a quei picchi sodi, rideva, sghignava beato. 4974_4125_000241 popolarità perché, pur essendo vero da una parte che il giuramento era stato mantenuto, non era men vero, dall'altra, che i mezzi adoperati e le arti che aveva dovuto usare per mantenerlo. 4974_4125_000242 che modo nuovo di guardare. avevano acquistato da un pezzo in qua. i suoi occhi guardava sua madre, ritornata or ora dall'avergli apparecchiato il letto di là e acceso il lumino da notte. 4974_4125_000243 non doveva pensarci più. ora sarebbe stato tutto di quest'altra, padre e marito insieme. ma le nuove cure per la sposa non gli avrebbero fatto trascurare quelle che da tant'anni si prendeva amorosamente di tutti coloro. 4974_4125_000244 a ogni costo. a ogni costo bisognava trovare un rimedio contro quella soperchieria brutale. il povero vicario capitolare si reggeva la testa con le mani e guardava tutti in giro come se fosse intronato. 4974_4125_000245 la padrona aggiunse don lisi timidamente con un sorriso mesto e affettuoso: lo senti riprese, mamm'anto per incitare il genero a parlare ancora. 4974_4125_000246 erano invece le donne dei contadini, le femmine dei popolo o, come ripetevano i reverendi canonici del capitolo, le sgualdrinelle. le sgualdrinelle che avevano paura di bagnarsi e dicevano la vergine. 4974_4125_000247 parliamo d'altro, ma non vedi. non vedi come mi guardi. anche tu io esclamò: la madre, come ti guardo? 4974_4125_000248 quasi quasi non pareva più lei quel giorno, così tutta vestita di nuovo, e faceva una curiosa impressione a sentirla parlare, come sempre. 4974_4125_000249 l'uscio, egli si voltò di scatto, come per paura che vuoi ancora in piedi e tu fece la madre. vedi, mi fai rimpiangere ancora la mia. 4974_4125_000250 la più fiera tempesta non smorzerà d'un punto il vostro sacro e fervidissimo ardore. piova pure a diluvio. domenica ventura, la ss immacolata uscirà dalla nostra gloriosa cattedrale. 4974_4125_000251 lassù sotto la luna, nella frescura tutta impregnata dell'odore del fieno verde falciato da poco. se vuoi che passi, riprese don lisi, avvilito, profondamente amareggiato. 4974_4125_000252 dopo dodici domeniche di permanenza alla cattedrale, il giorno di febbrajo e il giubilo del popolo. fu quell'anno veramente straordinario per la sconfitta. 4974_4125_000253 nelle misere condizioni in cui era rimasta. sembrava ora una fortuna quanto aveva dovuto lottare mammm'anto per vincere l'ostinazione della figlia. 4974_4125_000254 istintivamente. il bronner si trasse indietro col busto, protendendo le mani e strizzando gli occhi. si restrinse tutto in sé. udì il tonfo terribile nel fiume. 4974_4125_000255 la vecchia madre piano piano, per non farsi sentire, si rimise a sedere nella saletta e a cucire a pensare. 4974_4125_000256 ripromettessero. dopo quattr'anni di silenzio, marco mèola si scagliò in piazza con le furie d'un leone affamato. dopo due giorni di vociferazioni nel circolo degli impiegati civili, nel caffè di pedoca, 4974_4125_000257 forse qualcuno come lui s'era messo a contemplare quelle nuvolette e la luna che le passava in rassegna, o il fiume, con quei tremuli riflessi dei lumi nell'acqua nera fluente. 4974_4125_000258 smallare mandorle, raccogliere ulive di qua e di là, per le campagne, far da serva e da acquajola, non importa. 4974_4125_000259 orbene, bisognava mandar furtivamente al mèola due fidati amici a proporgli a nome dell'intero capitolo. 4974_4125_000260 e l'impressione spaventosa, come di sogno, dell'impassibilità di tutte quelle cose ch'erano con lui là presenti. 4974_4125_000261 a quel sant'uomo che m'aspetta di là. se mi domanda di nostra figlia, potrò dirglielo: sta in pace, poveretto. non ci pensare. tua figlia l'ho lasciata bene, guaj non ne patirà. 4974_4125_000262 roba da poverelli, ma pulita, con quelle povere mani sbiancate e raspose che sapevano ogni fatica. levava dalla vecchia cassapanca d'abete, lunga e stretta, che pareva una bara. 4974_4125_000263 subito però il fastidio lo riprese e rimase lì ad aspettare, senza saper perché né che cosa, in quella tetra saletta. 4974_4125_000264 su alla piazza innanzi alla cattedrale con l'incarico di mettersi a passeggiare con le mani dietro la schiena e il naso all'aria in attesa che uno del capitolo uscisse dalla chiesa. 4974_4125_000265 il rimedio lo trovò monsignor landolina, il rettore terribile del collegio degli oblati. bastò che egli proferisse un nome perché, d'improvviso, si sedasse l'agitazione di tutti quegli animi. 4974_4125_000266 levando il capo dal guanciale, chiedeva con voce lamentosa alla piconella, sua vecchia casiera, la quale ogni mattina veniva a recargli a letto il caffè piove. 4974_4125_000267 gli altri tre, pure di lana ma più modesti, metteva tutto in vista sul letto ripetendo: umile e sorridente: roba da poverelli. e la gioja le tremava nelle mani e nella voce. 4974_4125_000268 e se davvero qualche anno non pioveva, ecco che la colpa era dei canonici della cattedrale, a cui non pareva l'ora di levarsi d'addosso la ss immacolata. 4974_4125_000269 sì, la madre aveva ragione, ma tant'altre considerazioni faceva lei, marastella dal suo. 4974_4125_000270 pensa che è appena un anno che quella poveretta ci pensi ancora davvero. lo interruppe donna nela con una sghignazzata. 4974_4125_000271 smettila, nela smettila. avresti dovuto capirlo che non voglio tanto. chiasso la sorella. gli sgranò in faccia due occhi, così come anzi perché don lisi aggrottò le ciglia e sospirò profondamente. 4974_4125_000272 per antichissimo privilegio d'una prebenda durante tutto il tempo della sua permanenza alla cattedrale. per tutti i giorni che la ss immacolata vi stava, era come se nel capitolo ci fosse un canonico in più. 4974_4125_000273 pervenuto alla fine, sul lungotevere dei mellini, diego bronner montò stanco sul parapetto dell'argine deserto e vi si pose a sedere, volto verso il fiume, con le gambe penzoloni nel vuoto. 4974_4125_000274 due altre prove, e questa seconda gli balzava innanzi all'improvviso con quel gatto, come all'improvviso gli era venuta l'altra, con quel suicidio dal ponte. 4974_4125_000275 arrivavano fino a speculare indegnamente su la madonna, mettendo anche in pegno alla banca cattolica di san gaetano gli ori, le gemme e finanche il manto stellato che la madonna aveva ricevuto in dono dai fedeli divoti. 4974_4125_000276 che c'entrava poi l'accusa a tradimento dei suoi compagni di crapula, quel processo scandaloso che aveva sollevato tanto rumore e infamato tanti giovanotti scapati, sì, ma di famiglie onorate e per bene. 4974_4125_000277 e fatiche, cioè funzioni ogni giorno, ogni giorno predica e spari di mortaretti e di razzi e anche per il povero sagrestano, lunghe scampanate, tutte le mattine e tutte le sere. 4974_4125_000278 spiccavano bianche tutt'intorno nel lume della luna, le tombe gentilizie e nere per terra, con la loro ombra, da un lato, come a giacere le croci di ferro dei poveri. 4974_4125_000279 lisi, ferito da quel moto istintivo di ribrezzo. restò, non ti toccavo, disse. volevo richiudere la porta. 4974_4125_000280 se la nipote di monsignor partanna, infatti, la educanda rapita, era brutta e gobba. belli e ballanti e sonanti erano i denari della dote che il vescovo era stato costretto a dargli. 4974_4125_000281 t'accompagneremo tutti noi. non piangere, la confortava la madre. non piangere, sciocchina, ma piangeva anche lei e piangevano anche tant'altre vicine. partenza amara. 4974_4125_000282 la luna guardava dal cielo il piccolo camposanto su l'altipiano. lei sola vide quelle due ombre nere su la ghiaja gialla d'un vialetto presso due tombe, in quella dolce notte. 4974_4125_000283 vecchi arredi decaduti, mescolati con rozzi mobili e oggetti nuovi di sartoria, stipavano quella saletta. una macchina da cucire, due impettiti manichini di vimini. 4974_4125_000284 ma suggeritagli l'idea che da quella conferenza del mèola avrebbe tratto argomento di predica per la settimana ventura contro l'intolleranza che voleva impedire ai fedeli di manifestare la propria divozione alla vergine. con parecchi capisco, ma 4974_4125_000285 il fanale lo illuminava sinistramente, fu scosso da un lungo brivido alle reni e, col sangue che gli frizzava ancora per le vene, in preda a un tremito convulso di tutti i muscoli, come se quel cappello là potesse accusarlo. 4974_4125_000286 e perché quella notte, a quell'ora, appena rincasato, li aveva ripresi e tornava a leggerli. diego chiamò di nuovo piano e schiuse timidamente. 4974_4125_000287 per domandargli, con un riso scemo su le labbra: scusi, signor canonico, che prevede: pioverà o non pioverà domani? 4974_4125_000288 restarono con marastella stordita e gelata, la madre e due fra le più intime amiche su in alto. le nuvole, prima di fiamma erano divenute ora fosche come di fumo. 4974_4125_000289 giocando con un ubriaco capirai facilissimo barare. per carità, diego, così scherzando, oh, questo te lo posso giurare. 4974_4125_000290 era ogni anno una sopraffazione indegna, una sconcia prepotenza di tutto il contadiname di montelusa contro i poveri canonici della nostra gloriosa cattedrale. 4974_4125_000291 egli le lanciò uno sguardo odioso, contraendo tutto il volto, quasi per ribrezzo. la madre insistette umile: se ti chiudessi un po in te perché disperi. 4974_4125_000292 madonna, gridò mamm'anto, e che avete fatto santo cristiano io? ah sì, la barba. 4974_4125_000293 con le mani un po levate e aperte innanzi al seno, piene d'anelli in tutte le dita, con lo scialle di seta appuntato, con gli spilli alle spalle, gli occhi volti al cielo. 4974_4125_000294 se stai riprendendo moglie. oh, povera nunziata, riprendo moglie, disse don lisi, socchiudendo gli occhi e impallidendo. ma non voglio né suoni né balli, ho tutt'altro nel cuore. 4974_4125_000295 si tolse le mani dagli occhi, intravide nel cimitero un chiarore più che d'alba, che pareva incantasse ogni cosa, là, immobile e precisa. 1447_4125_000000 per decretare un trionfo a quella scena dello svenimento che aveva preso sul serio, come se fosse nella commedia, e che aveva visto rappresentare con così prodigiosa verità. 1447_4125_000001 no, perché dice: illusione, signorina, l'arte crea veramente una realtà? ah, sta bene. e allora io mi dico che l'arte la crea e il pipistrello la distrugge. 1447_4125_000002 voi non ci avete pensato, perché non potevate immaginare il caso che un pipistrello entrasse nella stanza. mentr'ella si ribellava fieramente all'imposizione della madre e di sua eminenza. 1447_4125_000003 alzava una spalla, tirava indietro o piegava di qua di là il capo, come se il pipistrello svoltasse attorno a lui e volesse scansarlo. si storceva le mani, si copriva il volto. 1447_4125_000004 non poteva essere ripetuta all'occorrenza qualche altra volta durante la rappresentazione, visto e considerato che non c'è altro mezzo per fare andar via un pipistrello che entri di sera in una stanza che spegnere il lume, faustino perres si sentì gelare. 1447_4125_000005 ho dimostrato che con lui così vivo lassù non possono sembrar naturali livia e gli altri due personaggi che dovrebbero seguitar la loro scena come se lui non ci fosse mentre c'è conclusione. 1447_4125_000006 tanto vero che, quando sulla metà del second'atto il pipistrello finalmente comparve, egli nemmeno se n'accorse. non capì nemmeno perché io col gomito lo urtassi e si voltò a guardarmi in faccia come un insensato. che cosa. 1447_4125_000007 il pipistrello girava in alto attorno al lampadario che pendeva dal tetto con otto globi di luce e la gàstina non mostrava d'accorgersene, lusingata certo dal gran silenzio d'attesa con cui il pubblico aveva accolto il suo apparire sulla scena. e la scena. 1447_4125_000008 ma sarebbe il colmo della naturalezza, caro mio, credetelo anche per la vostra stessa commedia, dato che quel pipistrello c'è e che in quella scena è inutile. vogliate o non vogliate, ci si ficca pipistrello, vero? 1447_4125_000009 magari a sue spese, per scovare il nido e dar la caccia a quella insolentissima bestia. ma si sentì dare del matto. segnatamente il capocomico montò su tutte le furie a una simile proposta. 1447_4125_000010 e l'animo sospeso e pericolante che gli fa alzare or questa or quella mano in atto di parare o di sostenere. posso assicurare io che lo vidi e gli tenni compagnia mentre se ne stava nascosto dietro le quinte. 1447_4125_000011 si ebbe la prova che il pipistrello non entrava da fuori, ma aveva proprio eletto domicilio nelle travature del tetto dell'arena, dal fatto che 1447_4125_000012 non capite questo faustino perres si lasciò cader le braccia disperatamente. o dio mio. signorina disse: se volete scherzare, è un conto. 1447_4125_000013 o un conflitto d'interessi, o d'altro entri per caso un pipistrello, bene che si fa. i assicuro io che per un momento il conflitto s'interrompe per via di quel pipistrello che è entrato. 1447_4125_000014 ma faustino perres, convinto pienamente che la ragione unica degli applausi di quella sera era stata l'intrusione improvvisa e violenta di un elemento estraneo casuale che, invece di mandare a gambe all'aria, 1447_4125_000015 che alla piccola gàstina piacevano tanto perché se ne riprometteva un subisso d'applausi. per farla breve, più contento di così, nell'aspettazione ansiosa d'un ottimo successo per la sua nuova commedia, l'amico faustino perres, 1447_4125_000016 se vi sembri naturale che ella, con la paura che ha dei pipistrelli, col ribrezzo che la fa contorcere e gridare al solo pensiero d'un possibile contatto, se ne stia lì come se nulla fosse, con un pipistrello che le svolazza attorno alla faccia. 1447_4125_000017 ma questa sera potete esser certo che il pipistrello entrerà nella camera durante quella scena. e allora io vi domando per la realtà stessa che voi volete creare. 1447_4125_000018 o si spenge il lume o si va in un'altra stanza, o qualcuno anche va a prendere un bastone, monta su una seggiola e cerca di colpirlo per abbatterlo a terra. 1447_4125_000019 resistendo al suo terrore, di punto in punto crescente, per quella persecuzione ostinata, feroce, della schifosa, maledettissima bestia. 1447_4125_000020 che fare il capocomico su tutte le furie corse a prendere per le spalle faustino perres, che guardava tutti tremando d'angosciosa perplessità. 1447_4125_000021 già, ma questo nella vita ordinaria. obiettò con un sorriso smorto sulle labbra, il povero faustino perres nella mia opera d'arte. signorina, il pipistrello io non ce l'ho messo, voi non ce l'avete messo, ma se lui ci si ficca bisogna non farne caso. 1447_4125_000022 perché né lei né altri può obbligarmi a recitare con un pipistrello che mi sbatte in faccia: ah no sa, questo si vedrà, questo si vedrà. le rispose crollando il capo energicamente, il capocomico. 1447_4125_000023 di cui in gioventù, prima d'avviarsi per la carriera ecclesiastica, era stato innamorato una figliuola della vedova già in età da marito. che sua eminenza vorrebbe sposare a un giovine suo protetto, cresciutogli in casa fin da bambino. 1447_4125_000024 a un tratto, faustino perres vide l'abisso spalancarglisi davanti agli occhi sulla scena e si recò le mani al volto a un grido improvviso, acutissimo della gàstina. 1447_4125_000025 a ringraziare il pubblico che non si stancava d'applaudire perché voleva alla ribalta anche la gàstina. fuori la gàstina, fuori la gàstina. ma 1447_4125_000026 la piccola gàstina ne aveva un pazzo terrore. era stata tre volte per svenire le sere precedenti, nel vederselo ogni volta passar rasente al volto, sui capelli, davanti agli occhi, e l'ultima volta. dio che ribrezzo. 1447_4125_000027 che necessariamente deriverebbe dalla brevità d'un riassunto, quando poi è, per così dire, il fulcro di tutto il second'atto, in una scena di grandissimo effetto, con la cognata al bujo, o meglio. 1447_4125_000028 tutto bene. tutto bene, insomma. gli attori tutti a posto e innamorati a uno, a uno della loro parte, anche la piccola gàstina. sì. 1447_4125_000029 no, no, vi ripeto che sto discutendo con voi sul serio, sul serio, proprio sul serio. ribatté la gàstina e allora io vi rispondo che siete matta, disse il perres alzandosi. 1447_4125_000030 tra i pompieri di guardia e i servi di scena che faustino perres, per tutto il primo atto e per parte del secondo non pensò affatto al pipistrello, tanto era preso dal suo lavoro e immedesimato in esso. 1447_4125_000031 gli altri- allora credete a me- si scordano lì per lì del conflitto e accorrono tutti a guardare, sorridenti e con schifo, come quella odiosissima bestia sia fatta. 1447_4125_000032 il maggior dispetto perché guardi, commendatore, ragioniamo. io potrei aver sotto comando uno svenimento finto al secondo atto, se il 1447_4125_000033 contentissima, contentissima della parte della nipote orfana e povera che naturalmente non vuol saperne di sposare quel protetto di sua eminenza e fa certe scene di fiera ribellione. 1447_4125_000034 ma che dovevo dire? che dovevo fare? gli urlò furente in risposta il capocomico. dovevo dire al pubblico che toccavano al pipistrello quegli applausi e non a lei. rimedii piuttosto, rimedii subito, faccia che tocchino a lei domani sera. 1447_4125_000035 e mostri di non farne caso. voi scherzate. livia se ne scappa, ve lo dico io. pianta la scena e se ne scappa o si nasconde sotto il tavolino gridando come una pazza. 1447_4125_000036 che s'abbandonava tra le braccia di sua eminenza. fui pronto a trascinarmelo via, mentre dalla scena gli attori si trascinavano a loro volta la gàstina svenuta. 1447_4125_000037 se non che, a questo punto e come e come venne a dire, calcandosi con ambo le mani sfavillanti d'anelli, il berretto di pelo sui magnifici capelli, la piccola gàstina già rinvenuta. 1447_4125_000038 e la scena proseguiva in quel silenzio ed evidentemente piaceva. ah, se quel pipistrello non ci fosse stato. ma c'era, c'era, non se n'accorgeva il pubblico tutto intento allo spettacolo. 1447_4125_000039 o via la vostra commedia o via il pipistrello. se stimate impossibile eliminare il pipistrello, rimettetevi in dio, caro perres. quanto alle sorti della vostra commedia, ora vi faccio vedere che la mia parte io la so e che la recito con tutto l'impegno perché mi piace. 1447_4125_000040 dopo quello svenimento è stata interrotta. se domani sera invece deve proseguire, ma è appunto questo, in nome di dio, il rimedio che lei deve trovare. tornò a urlargli in faccia il commendatore. 1447_4125_000041 nessuno, nel subbuglio del primo momento là, sul palcoscenico in iscompiglio, poté pensare a ciò che intanto accadeva nella sala del teatro. s'udiva come un gran frastuono lontano a cui nessuno badava: frastuono. 1447_4125_000042 non poteva essere alla vigilia della rappresentazione, ma c'era un pipistrello, un maledetto pipistrello che ogni sera, in quella stagione di prosa, alla nostra arena nazionale. 1447_4125_000043 per cui non è più possibile distrigarlo dai capelli, se non a patto di tagliarli, ha capito? non teme per altro, invece d'interessarsi alla sua parte, d'immedesimarsi nel personaggio, almeno fino al punto di non pensare a simili sciocchezze. 1447_4125_000044 o entrava dalle aperture del tetto a padiglione o si destava a una cert'ora dal nido che doveva aver fatto lassù tra le imbracature di ferro. 1447_4125_000045 già, ma come domandò con strazio, smarrendosi di nuovo, il povero faustino perres, come? come lo domanda a me, come? ma se quello svenimento nella mia commedia non c'è e non c'entra? commendatore. 1447_4125_000046 per cui anche la rappresentazione della commedia quella sera doveva essere purtroppo interrotta. si domanda a questo punto se quel dannato pipistrello poteva rendere a faustino perres un servizio peggiore di questo. sarebbe stato in certo qual modo un conforto per lui. 1447_4125_000047 poiché durante la rappresentazione i lumi nella sala erano spenti, ma là dove la luce della ribalta delle bilance e delle quinte, le luci della scena lo attiravano sul palcoscenico, proprio in faccia agli attori. 1447_4125_000048 dio, oh dio. se veramente la piccola gàstina temeva per questo, la sua commedia era perduta, per far dispetto al capocomico, prima che cominciasse la prova generale. la piccola gàstina. 1447_4125_000049 dio, dio, dio, pare impazzito. ah, guarda a momenti in faccia alla rossi, come si fa. come si fa, pensa che proprio ora entra in iscena la gàstina. 1447_4125_000050 cominciò a pensarci solo quando le sorti della commedia, non per colpa del pipistrello, non per l'apprensione degli attori a causa di esso, ma per difetti evidenti della commedia stessa, accennarono di volgere a male. 1447_4125_000051 come? perché? perché sì, ponete il caso che nella realtà della vita, in una stanza dove si stia svolgendo di sera un conflitto familiare tra marito e moglie, tra una madre e una figlia che so. 1447_4125_000052 no, no, dico proprio sul serio perché, scusate perres, volete dare veramente con la vostra commedia una perfetta illusione di realtà, illusione. 1447_4125_000053 ma non è vero, non può, non s'introduce mica nella mia commedia quel pipistrello, ma sul palcoscenico dove voi recitate benissimo, dove io recito la vostra commedia. 1447_4125_000054 non se ne potrà più fare a meno, non dubiti. non dubiti che i miei attori sapranno far per finta, con la stessa verità, ciò che questa sera hanno fatto senza volerlo. già, ma lei capisce, si provò a fargli osservare: il perres è andato così bene perché la rappresentazione lì? 1447_4125_000055 e vi sembra naturale? v'assicuro io, io che debbo vivere nella vostra commedia la parte di livia, che questo non è naturale, perché livia, lo so io, lo so io meglio di voi, che paura ha dei pipistrelli la vostra livia, badate, non più io. 1447_4125_000056 attribuire a esso la caduta della commedia, ma dovergli ora il trionfo, un trionfo che non aveva altro sostegno che nel pazzo volo di quelle sue ali schifose. 1447_4125_000057 ma davvero non capite che qua deve dirlo il pipistrello e non voi? signori miei, lei la finisca col pipistrello, fremette il capocomico facendolesi a petto minaccioso. 1447_4125_000058 la sera precedente la prima rappresentazione della commedia nuova di faustino perres, tutte le aperture del tetto furono tenute chiuse e all'ora solita si vide il pipistrello lanciarsi, come tutte le altre sere sul palcoscenico, col suo disperato svolazzio. 1447_4125_000059 perché era stufo, ecco, stufo, stufo, stufo di quella ridicola paura della signorina gàstina per i suoi magnifici capelli, i capelli. 1447_4125_000060 perché io vi prego di credere, signori miei, che sono svenuta davvero sentendomelo venire in faccia, qua, qua, sulla guancia, e domani sera non recito, no, no, non recito. commendatore. 1447_4125_000061 ma non rispondo dei miei nervi stasera. ogni scrittore, quand'è un vero scrittore, ancor che sia mediocre per chi stia a guardarlo in un momento come quello in cui si trovava faustino perres la sera della prima rappresentazione, ha questo di commovente o anche, se si vuole, di ridicolo. 1447_4125_000062 fin quasi a sfiorarle la bocca con quel volo di membrana vischiosa che stride. non s'era messa a gridare, per miracolo, la tensione dei nervi per costringersi a star lì ferma a rappresentare la sua parte, mentre 1447_4125_000063 ma come far presentare la gàstina che nel suo camerino si dibatteva ancora in una fierissima convulsione di nervi, tra la costernazione di quanti le stavano attorno a soccorrerla? 1447_4125_000064 perché non può così, incidentalmente, da un momento all'altro, un elemento della realtà casuale introdursi nella realtà creata, essenziale dell'opera d'arte. e se ci s'introduce, 1447_4125_000065 col gomito appoggiato sul ginocchio, d'una gamba accavalciata sull'altra e il pugno sotto il mento. seriamente, domandò a faustino perres se la battuta di sua eminenza al secondo atto giuseppe: smorzate i lumi. 1447_4125_000066 allora faustino perres, atterrito per le sorti della sua nuova commedia, pregò- scongiurò l'impresario e il capocomico di far salire sul tetto due, tre, quattro operai. 1447_4125_000067 dovrebbe far parte della realtà che ho creato io, quel pipistrello, perché io potessi tenerne conto e farne tener conto ai personaggi della mia commedia. dovrebbe essere un pipistrello finto e non vero, insomma. 1447_4125_000068 apparentemente figlio di un suo vecchio segretario, ma in realtà, insomma, via un certo antico trascorso di gioventù che non si potrebbe ora rimproverare a un gran prelato con quella crudezza. 1447_4125_000069 i consiglio perciò di riflettere se proprio non vi convenga meglio di far chiamare giuseppe da sua eminenza e di fargli ripetere la battuta: giuseppe, smorzate i lumi. 1447_4125_000070 e allora sta tra due: o lassù: è viva la vostra commedia o è vivo il pipistrello, il pipistrello. vi assicuro io che è vivo, vivissimo comunque. 1447_4125_000071 se non ne tenete conto, parrà finta per forza: livia che non se ne cura, gli altri due che non ne fanno caso e seguitano a recitar la commedia come se lui non ci fosse. 1447_4125_000072 bisogna che lei ce lo faccia entrare, caro signore, a ogni costo. non ha veduto che po po di successo. tutti i giornali domattina ne parleranno. 1447_4125_000073 chiaro di luna che inonda la veranda, poiché sua eminenza, prima di cominciar la confessione, ordina al suo fidato servitore: giuseppe. giuseppe, smorzate i lumi. 1447_4125_000074 sicuro, sicuro i capelli. non ha ancora capito? le hanno dato a intendere che se per caso le sbatte in capo, il pipistrello ha nelle ali non so che viscosità. 1447_4125_000075 e lo cacciò con uno spintone fuori delle quinte. sul palcoscenico fu accolto da una clamorosa ovazione che durò più di due minuti e altre sei o sette volte dovette presentarsi. 1447_4125_000076 tutto bene la commedia: niente di nuovo che potesse irritare o frastornare gli spettatori- e congegnata con bell'industria d'effetti. un gran prelato. tra i personaggi, una rossa eminenza che ospita in casa una cognata vedova e povera. 1447_4125_000077 che si lascia prendere lui stesso, prima di tutti, lui stesso, qualche volta, solo fra tutti, da ciò che ha scritto e piange e ride e atteggia il volto, senza saperlo, delle varie smorfie degli attori sulla scena, col respiro affrettato. 1447_4125_000078 io la finisco, deve finirla lei, commendatore. rispose placida e sorridente la gàstina, sicurissima di fargli così ora. 1447_4125_000079 il capocomico dovette farsi al proscenio ad annunziare dolentissimo che l'acclamata attrice non poteva comparire a ringraziare l'eletto pubblico perché quella scena, vissuta con tanta intensità, le aveva cagionato un improvviso malore. 1447_4125_000080 sta zitto, per carità. lo esortai scrollandolo per le braccia e cercando di strapparlo di là, ma non ci riuscii. la gàstina faceva la sua entrata dalle quinte dirimpetto e il perres, mirandola come affascinato, tremava tutto. 1447_4125_000081 come avrebbe dovuto la finzione dell'arte, s'era miracolosamente inserito in essa, conferendole lì per lì, nell'illusione del pubblico, l'evidenza d'una prodigiosa verità. ritirò la sua commedia e non se ne parlò più. 1447_4125_000082 seguendo il suo consiglio, ce lo mette, ma dovreste anche aver voi, allora, sotto comando il pipistrello, vero, che non mi procuri un altro svenimento, non finto, ma vero al primo atto o al terzo, o magari nel secondo stesso, subito dopo quel primo finto. 1447_4125_000083 oppure aspettate, oppure, ma sì, meglio sarebbe la liberazione che gli ordinasse di prendere un bastone, montare su una seggiola e già sì, proprio interrompendo la scena a metà, è vero, tra l'ilarità fragorosa di tutto il pubblico. 1447_4125_000084 la esasperava fino a farle dichiarare ch'ella, ormai, con quel pipistrello lì, se non si trovava il rimedio d'impedirgli che venisse a svolazzar sul palcoscenico durante la rappresentazione, non era più sicura di sé, di quel che avrebbe fatto una di quelle sere. 1447_4125_000085 ali schifose, riavutosi appena dal primo stordimento, ancora più morto che vivo, corse incontro al capocomico che lo aveva spinto con tanta mala grazia sul palcoscenico a ringraziare il pubblico e, con le mani tra i capelli, gli gridò: e domani sera? 1447_4125_000086 irresistibilmente, le veniva di seguir con gli occhi, spaventata, lo svolazzio di quella bestia schifosa, per guardarsene o, non potendone più, di scappar via dal palcoscenico per andare a chiudersi nel suo camerino. 1447_4125_000087 ma eccolo lì, eccolo lì, come se a farlo apposta avesse preso di mira la gàstina. ora, proprio lei che, poverina, faceva di tutto per salvar la commedia. 1447_4125_000088 non è a dire che non ci pensava perché il pipistrello non aveva ancor fatto la sua consueta comparsa sul palcoscenico. no, non ci pensava perché non poteva pensarci. 1447_4125_000089 ma no, che frastuono. erano applausi, che? ma sì, applausi, applausi. era un delirio d'applausi. tutto il pubblico levato in piedi applaudiva da quattro minuti freneticamente e voleva l'autore, gli attori al proscenio. 1447_4125_000090 le cavicchie e le chiavarde e si metteva a svolazzar come impazzito, non già per l'enorme vaso dell'arena- sulla testa degli spettatori. 1447_4125_000091 già il primo atto, per dir la verità, non aveva riscosso che pochi e tepidi applausi. oh dio mio, eccolo, guarda. cominciò a dire il poverino, sudando freddo. 5014_4125_000000 ma sa, monsignore, veramente? ecco, balbettò don arturo su le spine. i miei coeredi, monsignore, hanno stabilito di liquidare i loro crediti con gl'interessi del cinque. 5014_4125_000001 tu vecchia, subito biada alla bestia. il mear, sconfitto, se lo portò in giro per le cinque stanzette del quartierino arredate con cura amorosa. 5014_4125_000002 e tu, per tua ventura, hai molto, molto da soffrire pensando a tuo padre. che poveretto eh fece tanto. tanto male sia il tuo cilizio figliuolo, il pensiero di tuo padre. 5014_4125_000003 bella comodità, non pertanto, tutto sommato. quella mattina intanto tirava la tramontana gelida tagliente e gigi mear pestava i piedi guardando l'acqua aggricciata del fiume, che pareva sentisse un gran freddo anch'esso poverino lì. 5014_4125_000004 il solo fatto, monsignore, che han dovuto ricorrere a un prestito. i vizii, caro i vizii, esclamò monsignor landolina. le donne, la gola. 5014_4125_000005 quaranta e se fossero cinquanta, gigione e sonati. ma già tu hai la specialità di non sentir sonare mai niente, né le campane, né gli anni. me ne scordavo cinquanta. cinquanta, caro te l'assicuro io, sonati. 5014_4125_000006 tu in questo momento rappresenti un incubo per me. dimmi come ti chiami, per carità, vattelapesca, te ne scongiuro. vedi, la dimenticanza non m'ha impedito di farti sedere alla mia tavola. 5014_4125_000007 don arturo filomarino era arrivato la sera avanti da roma dove, appena caduto in disgrazia di monsignor partanna per la pianticina di fragole promessa alle monacelle di sant'anna, s'era recato a studiare per addottorarsi in lettere e filosofia. 5014_4125_000008 tutte quelle visite, intanto, lo imbarazzavano per quel che volevano parere, data la qualità dei personaggi, rappresentavano per lui un onore immeritato, per il fine recondito che le guidava, un avvilimento crudele. 5014_4125_000009 che gli avvenisse di distrarsi dalla fissazione, di venirne a capo, parlando d'altro e di un po, e quel valverde direttore della banca d'italia con quella moglie bellissima. 5014_4125_000010 dichiarandosi stanchi morti di tutto quello che avevano fatto in quei due giorni tremendi, e lo avevano lasciato solo là, solo santo dio, con la governante. piuttosto. 5014_4125_000011 quasi bujo e di fingersi, almeno in principio, così disfatto dal cordoglio e dallo strapazzo del viaggio da non potere accogliere, se non in silenzio, tutte quelle visite. 5014_4125_000012 e carissimo, credi, sento per te una simpatia fraterna. ti ammiro, ti vorrei sempre con me, dunque dimmi come ti chiami. 5014_4125_000013 e li voleva per giunta convincere, filando tra le labbra bianche, que suoi grumetti di biascia, che fortunati erano davvero fortunati, fortunati di fare, anche nolenti, un'opera di carità. 5014_4125_000014 gigi mear. restò intronato e poté a mala pena balbettare qualche sciocca scusa, ma quegli riprese a ridere più forte e più a lungo di prima. alla fine si quietò, aggrottò le ciglia, trasse un profondo sospiro. 5014_4125_000015 lui, con un viso disgustato e tenendole con due dita e scostando le altre, come se veramente avesse in mano un oggetto schifoso per terra, per terra, gli suggerì monsignor landolina, caro mio, un sacerdote, tu intendi? 5014_4125_000016 che almeno non s'avvedevano del tempo che passava, perché al solito, appena seduti, s'erano addormentati tutt'e quattro profondamente. 5014_4125_000017 ma, monsignor landolina, come se quelle cambiali fossero armi diaboliche o imagini oscene, appena gli occhi si posavano su esse. 5014_4125_000018 sonati, sospiriamo. la faccenda comincia a farsi un po seria. sei nato aspetta nell'aprile del, è vero o non è vero? aprile maggio. 5014_4125_000019 le quattro sorelle maritate e i cognati, dopo averlo in fretta in furia ragguagliato della sciagura fulminea e avergli rinfacciato con certi versacci di sdegno anzi. 5014_4125_000020 come in camicia, tra quelle dighe rigide, scialbe della nuova arginatura. come dio volle, dindìn, dindìn. ecco il tram. 5014_4125_000021 i erano accolti i poveri orfani e i bastardelli di tutta la provincia dai sei ai diciannove anni, i quali vi imparavano le varie arti e i varii mestieri. 5014_4125_000022 quella donna. quella donna tu l'hai ancora in casa. andrà via domani, monsignore. s'affrettò a rispondergli. don arturo, finendo d'asciugarsi le lagrime, ha dovuto preparar le sue robe. 5014_4125_000023 e fu una nuova processione alla casa di lui. tutti pregavano, tutti scongiuravano per esser compresi tra i fortunati e non rifinivano di porgli sotto gli occhi e di fargli toccar con mano le miserande piaghe della loro esistenza. 5014_4125_000024 la disciplina era dura, segnatamente sotto monsignor landolina e quando quei poveri oblati, alla mattina e al vespro, cantavano al suono dell'organo nella chiesina del collegio. 5014_4125_000025 e lei allora mi riceve in casa. venuto il momento tragico della sorpresa, mi caccia in camera della cognata guercia la quale, accogliendomi tutta tremante e pudibonda, aveva l'aria di sacrificarsi anche lei per la pace e per l'onore del fratello. 5014_4125_000026 proprio potrei giurare di non averti mai conosciuto. ah sì, ah, benissimo, benissimo, riprese quegli caro gigione mio qua la mano. ti ringrazio con tutto il cuore del pranzo e della compagnia e me ne vado senza dirtelo figurati. 5014_4125_000027 per ogni cosa che gli andasse attraverso. don arturo aveva preso il vezzo d'appuntir le labbra e soffiare a due, a tre riprese, pian piano. 5014_4125_000028 più che più si raffermò in tutti i debitori la speranza che egli generosamente con atto da vero cristiano. 5014_4125_000029 senza neppur vedere di chi fossero. per non rimpiangere gli esclusi, senza neppur contare a quanto ammontassero, si recò al collegio degli oblati. 5014_4125_000030 m'ha negato la firma. e allora tuo fratello, che alla fin fine, benché amicissimo, è un estraneo, ne ha fatto a meno, tanto se n'è indignato. 5014_4125_000031 e da barba, sai, non ci vado più. e prodezze, basta da tre anni ormai. a una certa età, dopo i quaranta, dopo i quaranta, bisogna avere il coraggio di voltar le spalle a un cammino che, seguitando, ti porterebbe al precipizio. 5014_4125_000032 compagnia apparecchierai per due oggi, e disimpégnati con questo mio amico che ha un nome curiosissimo, non si scherza, bada. 5014_4125_000033 lo stanzone era già pieno e i nuovi arrivati non trovavan più posto da sedere, e tutti gonfiavano in silenzio e invidiavano i fratelli morlesi. 5014_4125_000034 ora me le avrebbe protestate ipso facto, capisci, e mi avrebbe rovinato vilissimo ricatto. non ne parliamo più, ti prego, in fin de conti, visto e considerato che non ho neppure un soldo di mio e che non ne avrò mai. 5014_4125_000035 prevedeva che sarebbero avvenute scene disgustose, scandali e liti. al momento della divisione ereditaria, già i cognati avevano fatto apporre i suggelli alla cassaforte e alla scrivania nel banco del suocero morto intestato. 5014_4125_000036 vuoi darla a conoscere a me? tu sei ragazzo inesperto, non ti fidare. piangono, si sa, è così facile piangere. difficile è non peccare. 5014_4125_000037 io, come mi chiamo io? domandò l'amico sentendosi cascar dalle nuvole e appuntandosi l'indice d'una mano sul petto, quasi non credesse a se stesso. 5014_4125_000038 con permesso, padre filomarino, una preghiera. quantunque abbattuto, don arturo balzò in piedi. 5014_4125_000039 la sua bellezza doveva parer loro doppiamente superflua. sì, perché uomo e sì, perché destinato fin dall'infanzia, col piacer suo, al sacerdozio. 5014_4125_000040 e nessuno vuol più saperne di questo mio bel nome vecchia. i direttori delle banche arricciano il naso, gli strozzini strabiliano. 5014_4125_000041 dio si serve di tutto, caro mio, per le sue opere di misericordia di un po, di un po. che interessi faceva tuo padre? eh, forti, lo so. 5014_4125_000042 non si era voluto contentare della proposta dei cognati, che fosse cioè nominato per essi un liquidatore di comune fiducia, il quale, a mano a mano, 5014_4125_000043 e come esclamò gigi mear, tu, col tuo spirito e le mie cambiali gridò l'altro, le mie cambiali in sofferenza, di cui valverde m'accordava la rinnovazione. per le finte buone grazie della moglie. 5014_4125_000044 e anche i fratelli morlesi che, appena seduti, poverini, come se avessero le anime avvelenate di sonno, si mettevano tutt'e quattro a dormire. 5014_4125_000045 fortunatamente, quando furono le tre del pomeriggio, non venne più nessuno. restavano nello stanzone soltanto i fratelli morlesi, seduti uno accanto all'altro, tutt'e quattro nella stessa positura, col capo ciondoloni sul petto. 5014_4125_000046 che cos'è? riprese il mear incuriosito: non è forse guercia? sta zitto, sta zitto. pregò l'altro che non riusciva a frenar le risa, come in una convulsione. 5014_4125_000047 tirava indietro il capo e muoveva convulsamente tutte le dita delle gracili mani diafane, quasi per paura di scottarsele, non già a toccarle, ma a vederle soltanto, e diceva ai filomarino che le teneva su le ginocchia. 5014_4125_000048 quelle quattro sorelle. quelle quattro sorelle lo avevano sempre malvisto, fin da piccino, anzi, propriamente non lo avevano mai potuto soffrire. 5014_4125_000049 contentarli tutti? purtroppo non poteva. gli eredi erano cinque e dunque, a piacer suo, egli non avrebbe potuto disporre che di un quinto. 5014_4125_000050 suo papà buon'anima. purtroppo, no, purtroppo, per per eccesso di di prudenza. ecco, già, ecco, ci disse: firmate per mille. e tant'è vero che gli interessi, come risulterà dal registro, interessi del ventiquattro don. 5014_4125_000051 egli, da parte sua, s'era votato a dio per espiare con la rinunzia ai beni della terra il gran peccato in cui il padre era vissuto e morto. 5014_4125_000052 io sì, sai, ah, una tragedia. ti farò schiattare dalle risa. restiamo intesi intanto. oh che tu mi hai invitato a pranzo. dove divori, di questi tempi sempre dal vecchio barba. 5014_4125_000053 sì, piuttosto giovine, che il padre buon'anima aveva avuto la debolezza di farsi venire ultimamente da napoli e che già con collosa amorevolezza lo chiamava don arturì. 5014_4125_000054 puoi ben toccarle ora. se debbono servire per i miei poverini, tu le dai a me. eh, le dai a me e li faremo pagare, li faremo pagare. 5014_4125_000055 a monsignor landolina, per esempio, direttore del collegio degli oblati, sant'uomo già suo confessore, di cui conosceva bene l'esemplare, fervidissimo zelo di carità. 5014_4125_000056 pregare sempre che c'entra. sai che sei un bel tipo. sì, lo so, ma tu non m'aspettavi, è vero? eh, ti vedo all'aria, non? 5014_4125_000057 purtroppo, sbuffò l'altro alzandosi di tavola. ah no, senti. esclamò gigi mear, non potendone più e prendendo il coraggio a due mani. 5014_4125_000058 ben pasciuto, liscio e rubicondo aspettava sul lungo tevere de mellini il tram per porta pia che doveva lasciarlo, come tutti i giorni, in via pastrengo, innanzi alla corte dei conti ove era impiegato. 5014_4125_000059 tu m'hai fatto passare una mattinata deliziosa. io ti ho accolto come un fratello. ora mi devi fare un favore. vorresti per caso in prestito mia moglie? no, grazie, voglio che tu mi dica come ti chiami. 5014_4125_000060 e degno ministro di dio, avrebbe non solo abbonato del tutto gl'interessi a quelli che avrebbero avuto la fortuna di cadere in sua mano, ma fors'anche rimessi e condonati i debiti. 5014_4125_000061 per quanto crudele potesse riuscire al suo cuore di figlio, doveva pur riconoscere che la buon'anima aveva per tanti anni esercitato l'usura e senza in parte neppur quella discrezione che può almeno attenuare il peccato. 5014_4125_000062 alla fine, sbuffando, s'alzò per primo, o piuttosto scese dalla seggiola, il barone cerrella, piccolo e tondo come una balla. 5014_4125_000063 e che vuol dire: non lo sai, non ti ricordi più. no, confessò avvilito il mear. scusami, chiamami l'uomo più smemorato della terra, ma io 5014_4125_000064 che già aveva capito e che avrebbe fatto di tutto per contentarli, come gli altri, fin dove gli sarebbe stato possibile. i fratelli morlesi non volevano soltanto pregarlo, come tutti gli altri, di fare in modo che venisse a lui. 5014_4125_000065 di schifo di abominazione che i preti suoi colleghi di montelusa avevano preteso dal moribondo: ventimila lire, venti ventimila lire per amministrargli i santi sacramenti. 5014_4125_000066 dato l'esempio, cominciò la sfilata a uno, a uno, di due minuti in due minuti s'alzavano e ma dopo cinque o sei, don arturo non aspettò più che venissero a pregarlo fino al divanuccio in fondo allo stanzone. 5014_4125_000067 regalato statue e quadri di santi, profuso a piene mani denari per tutte le feste religiose, se n'erano andati via sbuffanti indignati. 5014_4125_000068 questa maledetta civiltà ci rovina. quadrupede, io sarei una bella bestia, selvaggia. quadrupede, ti sparerei un pajo di calci nel ventre per le bestialità che hai detto. 5014_4125_000069 il collegio degli oblati sorgeva nel punto più alto del paese ed era un vasto, antichissimo edificio quadrato e fosco, esternamente roso, tutto dal tempo e dalle intemperie, tutto bianco all'incontro, arioso e luminoso dentro. 5014_4125_000070 di cui meritamente godeva fama. arrivò fino al punto di non voler neppure riconoscere che la cambiale dei quattro poveri fratelli morlesi, che dormivano sempre firmata per mille, fosse in realtà di cinquecento lire. 5014_4125_000071 del ventiquattro. del ventiquattro glieli abbiamo pagati soltanto per cinquecento lire, puntualmente, fino al quindici del mese scorso. risulterà dal registro. 5014_4125_000072 ritorna subito a roma ai tuoi diletti studii e lascia fare a me. qua tratterò io con codesti signori. 5014_4125_000073 nel salottino. il suo stupore e la sua tortura s'accrebbero nel sentir parlare l'amico delle cose più intime e particolari della sua famiglia, guardando le fotografie disposte su la. 5014_4125_000074 i fratelli morlesi vollero dire anch'essi la parolina in confidenza a don arturo, e invano questi si provò a far loro intendere che non ce n'era bisogno. 5014_4125_000075 e pretese da loro come da tutti gli altri, gl'interessi del ventiquattro per cento anche su le cinquecento lire che non avevano mai avute. 5014_4125_000076 dormivano lì da circa cinque ore. don arturo non si reggeva più su le gambe. indicò con un gesto disperato alla giovine governante napoletana quei quattro dormienti là. 5014_4125_000077 una commovente processione in casa del giovine sacerdote don arturo filomarino. visite di condoglianza. 5014_4125_000078 le triste ambizioni, l'incontinenza. che disgraziati gente viziosa, caro gente viziosa. 5014_4125_000079 un telegramma d'urgenza. lo aveva richiamato a montelusa per il padre colto da improvviso malore. era arrivato troppo tardi. neanche l'amara consolazione di rivederlo per l'ultima volta. 5014_4125_000080 quando in paese si venne a sapere che don arturo filomarino, in casa dell'avvocato scelto per la divisione ereditaria, discutendo con gli altri eredi circa gli innumerevoli crediti cambiarii. 5014_4125_000081 bene, bene, subito, via, subito, via che hai da dirmi figliuolo mio, don arturo, trasse fuori il pacco delle cambiali e subito cominciò a esporre il piato per esse, coi parenti e le visite e le lamentazioni delle vittime. 5014_4125_000082 e come? perché, domandò ingenuamente don arturo, si misero a rispondergli, tutt'e quattro insieme, correggendosi a vicenda e ajutandosi l'un l'altro a condurre a fine il discorso. 5014_4125_000083 tutto il vicinato stava a spiare dalle finestre e dagli usci di strada il portoncino stinto, imporrito, fasciato di lutto. che così, mezzo chiuso e mezzo aperto. 5014_4125_000084 concedendo umanamente comporti e rinnovazioni, li liquidasse agli interessi più che onesti del cinque per cento, mentre il meno che il suocero soleva pretendere era del ventiquattro. 5014_4125_000085 con la cura di chi non voglia trovar più nulla da desiderare fuori della propria casa. fatto il proponimento di diventar chiocciola, salottino, camera da letto, stanzino da bagno, sala da pranzo, studiolo. 5014_4125_000086 suo intimo amico, a giudicarne dalla violenza con cui si sentiva baciato là là sul fazzoletto di seta che gli copriva la bocca. t'ho riconosciuto subito, sai gigin, subito, ma che vedo già venerando. 5014_4125_000087 non vengono a te, non vengono a me. denaro dei poveri, sacrosanto, va pur via senza scrupoli figliuolo mio. 5014_4125_000088 e del resto, quand'anche non t'avessi mai conosciuto, quand'anche tu non fossi mai stato amico mio, lo sei diventato adesso. 5014_4125_000089 e il barone cerrella, anche il barone cerrella, i meglio, insomma i pezzi più grossi di montelusa: professionisti, impiegati, negozianti. 5014_4125_000090 sai che m'ha fatto tuo fratello, tanto buono con me, m'aveva promesso ajuto. se quella canaglia m'avesse avallato, le cambiali. lo crederesti. 5014_4125_000091 nessuno rispondeva alla fisonomia di questo. non ardiva intanto di domandargli uno schiarimento. l'intimità che esso gli dimostrava era tanta e tale che temeva d'offenderlo. 5014_4125_000092 a ogni visitatore che entrava nel portoncino scattavano qua e là esclamazioni di meraviglia: uh, anche questo, chi? chi? l'ingegner franci, anche lui. 5014_4125_000093 tu intendi don arturo, tutto invermigliato in volto, le posò per terra e disse: avevo pensato, monsignore, di restituirle a quei poveri disgraziati. 5014_4125_000094 quadrupede non avrei moglie, né debiti, né pensieri. vuoi farmi piangere, me ne vado. gigi mear, intontito dalla buffonesca loquela di quel suo amico, piovuto dal cielo, lo osservava. 5014_4125_000095 temeva quasi d'offendere a ringraziare per quell'apparenza d'onore che gli si faceva, a non ringraziare affatto. temeva di scoprir troppo il proprio avvilimento e d'apparir doppiamente sgarbato. 5014_4125_000096 la loro cambiale nella divisione dei crediti. per non cadere sotto le grinfie degli altri eredi, avevano anche da fargli notare che la loro cambiale non era già, come figurava, di mille lire, ma di sole cinquecento. 5014_4125_000097 pian, pianino per benino la casetta, cominciò a dire l'amico salendo la scala dietro gigi mear, ma tu mi parli anche in diminutivi adesso. 5014_4125_000098 la sorella di mio cognato ha avuto la cattiva ispirazione d'innamorarsi di me. poverina, ottimo gusto, ma poco discernimento, figurati se io. 5014_4125_000099 già fece il mear, forzandosi a sorridere, ndavo all ufficio. i farei piacere di non parlare di porcherie in questo momento. come così te lo comando io. 5014_4125_000100 la curiosità con cui il vicinato stava a spiare faceva nascere veramente il sospetto che quelle visite avessero un significato, o piuttosto un intento ben diverso da quello che volevano mostrare. 5014_4125_000101 non voglio mica ridurmi alla fossa a quattro piedi io. ah, tu credi, l'uomo bipede scattò l'altro. a questo punto non lo dire, gigione, so io che sforzi faccio certi momenti a tenermi ritto su due zampe soltanto. 5014_4125_000102 e il repubblicano e libero pensatore avvocato rocco turrisi, e il notajo scimè e il cavalier preato e il commendator tino laspada. consigliere di prefettura. 5014_4125_000103 o vuoi saperlo meglio di me adesso, dodici maggio unque, finora quarantanove anni e qualche mese e niente moglie. benissimo, 5014_4125_000104 tutto bianco e non ti vergogni. un altro bacio permetti, gigione mio, per la tua santa canizie. stavi qua fermo, mi pareva che stessi ad aspettarmi. quando t'ho visto alzar le braccia per montare su quel demonio, m'è parso un tradimento. 5014_4125_000105 arturo disse vedendo entrare il giovine, e come questi gli si buttò sul petto, piangendo. 5014_4125_000106 visto e considerato che non ho intenzione di prender moglie, come lo interruppe a questo punto? gigi mear, se hai sposato io, ah, io no davvero. 5014_4125_000107 no, per dire la verità, sono arrivato jersera e ti porto i saluti di tuo fratello, il quale ti faccio ridere. voleva darmi un biglietto di presentazione per te. 5014_4125_000108 tremula e scolorita aveva anche la voce e vani i sorrisi su le lunghe labbra bianche, tra le quali spesso filava qualche grumetto di. 5014_4125_000109 che c'entrava intanto, rinfacciare a lui ciò che i ministri di dio avevano stimato giusto e opportuno pretendere dal padre perché morisse da buon cristiano. 5014_4125_000110 non pareva l'ora a tutti di andarsene, ma ognuno aspettava che prima se n'andassero via gli altri, per dir sottovoce, a quattr'occhi, una parolina a don arturo. e in tal modo nessuno se ne andava. 5014_4125_000111 d'altra parte, non sapeva bene che cosa gli volessero dire tutti quei signori, né che cosa doveva rispondere, né come regolarsi se sbagliava, se commetteva senza volerlo, senza saperlo, qualche mancanza. 5014_4125_000112 come dico per gigione, ma sa che io l'ho conosciuto prima di lei, per modo di dire amici d'infanzia. perdio, ci siamo rotti tante volte reciprocamente la testa. 5014_4125_000113 soltanto mia moglie è stata felicissima di prenderselo, ma il nome soltanto veh. le ho lasciato prendere me no, me no, son troppo bel giovine per l'anima di tutti i diavoli su gigione. poiché hai codesta debolezza, mostrami adesso le tue miserie. 5014_4125_000114 di cui certamente il signore avrebbe loro tenuto conto un giorno nel mondo di là piangevano: eh, il dolore vi salva, figliuoli. 5014_4125_000115 ah, esclamò con crescente stupore gigi mear, sai anche del vecchio barba. c'eri forse anche tu io da barba. come vuoi ci fossi, se sto a padova. 5014_4125_000116 compagni poi d'università, la gran padova gigione, ti ricordi il campanone che tu non sentivi mai, mai dormendo come un diciamo ghiro, eh. 5014_4125_000117 a sprofondarsi nel divanuccio. ma non passarono due minuti che un altro si alzò e venne a ripetergli, con permesso, padre filomarino, una preghiera. 5014_4125_000118 me ne riparto. domani non te lo do, gridò il mear se non mi dici: basta, no, no, basta. e allora, addio, eh. troncò l'altro e se n'andò ridendo e voltandosi per la scala a salutarlo con la mano ancora una volta. 5014_4125_000119 cominciò a domandargli notizie di padova e di questo e di quello, sperando di fargli uscir di bocca il proprio nome, così per caso, o sperando almeno nell'esasperazione crescente di punto in punto. 5014_4125_000120 posi, non tenerle in mano, caro non tenerle in mano. e allora domandò, sospeso, perplesso, avvilito, don arturo anche. 5014_4125_000121 cercò di salvarli almeno dal pagamento degli interessi. e no, e perché gli diede subito su la voce, monsignor landolina? 5014_4125_000122 mear sonò di nuovo e quella venne alla fine ciabattando vecchia mia. le disse il mear, eccomi di ritorno e in compagnia. 5014_4125_000123 padova, me l'hanno detto e mi hanno raccontato le belle prodezze che vi fai con gli altri commensali in quella vecchia, debbo dire bettola macelleria trattoria. 5014_4125_000124 eccolo là entrava, ma come un massone, un trentatré sissignori anche lui, e prima e dopo di lui, quel gobbo del dottor niscemi l'ateo. signori miei, 5014_4125_000125 disgraziati, disgraziati, no, perché lo interruppe subito, monsignor landolina? chi ti dice che sono disgraziati? mah fece don arturo. 5014_4125_000126 io, no, io io potei lusingarmi che la moglie di lucio valverde si fosse innamorata di me fino al punto di fare un torto al marito, che in coscienza puoi crederlo, gingin, se lo sarebbe meritato, ma che. 5014_4125_000127 prese dunque il partito di sprofondarsi su un divanuccio sgangherato in fondo allo stanzone, polveroso e sguarnito. 5014_4125_000128 io ebbi appena il tempo di gridare, ma abbia pazienza, signora mia. com'è possibile che lucio creda? sul serio, non potei finire. lucio irruppe furibondo nella camera e il resto te lo puoi immaginare. 5014_4125_000129 e gigi mear si disponeva a montarvi senza farlo fermare quando dal nuovo ponte cavour si sentì chiamare a gran voce. 5014_4125_000130 se permetti, e mille ottocento cinquantadue, se permetti, corresse il mear sillabando indispettito. 5014_4125_000131 appena vedeva uno alzarsi, accorreva pronto e servizievole e lo accompagnava fino alla saletta. per uno che se n'andava, però, ne sopravvenivano altri, due o tre alla volta, e quel supplizio minacciava di non aver più fine per tutta la giornata. 5014_4125_000132 arturo avvertì a quel riso come un friggio per tutto il corpo e soffiò. ma di fronte alla sicurezza sbrigativa con cui il superiore si prendeva quei crediti a titolo di carità, non ardì replicare. 5014_4125_000133 basta, s'è avvelenata, morta. domandò il mear restando. no, ha vomitato un pochino ed è guarita. ma io capirai: non ho potuto metter più piede in casa di mio cognato dopo questa tragedia. 5014_4125_000134 pareva la faccia rugosa di un vecchio che strizzasse un occhio per accennar furbescamente a tutti quelli che entravano dopo l'ultima uscita, piedi avanti e testa dietro del padrone di casa. 5014_4125_000135 tuo fratello sta benone. sai, grazie a dio, abbiamo combinato insieme un certo affaruccio e sono qua per questo. oh, ma tu che hai sei funebre, hai preso moglie. 5014_4125_000136 via subito. allora te ne scongiuro. esclamò gigi mear esasperato: non ti posso più vedere innanzi a me. me ne vado, sì, ma prima un bacetto gigione. 5014_4125_000137 e sei così grosso, così superlativo. povero gigione mio. che t'hanno fatto? t'hanno bruciato la coda. 5014_4125_000138 caro mio, vedrai se li faremo pagare codesti tuoi signori disgraziati. rise così dicendo, d'un riso senza suono, con le bianche labbra appuntite e con uno scotimento fitto, fitto del capo. 5014_4125_000139 per questo appunto. forse i sacerdoti di montelusa avevano stimato necessario un altro sacrifizio. 5014_4125_000140 mangiamo santo. dio sì o no? io non ci vedo più dalla fame. allupo poco dopo a tavola gigi mear, oppresso dalle espansioni d'affetto dell'amico che lo caricava di male parole e per miracolo non lo picchiava. 5014_4125_000141 peccare, peccano allegramente e dopo aver peccato piangono. va va, te li insegno io quali sono i veri disgraziati, caro, poiché dio t'ha ispirato a venir da me. 5014_4125_000142 in cui ogni conte avesse il diritto d'entrare. è noto a tutti ormai che i tram non passano mai quando sono aspettati. piuttosto si fermano a mezza via per interruzione di corrente o preferiscono d'investire un carro o di schiacciare magari un pover uomo. 5014_4125_000143 mancanza, egli voleva ubbidire ai suoi superiori sempre e in tutto. così, ancor senza consiglio, si sentiva proprio sperduto in mezzo a quella folla. 5014_4125_000144 e ora per quel che gli sarebbe toccato dell'eredità paterna. era pieno di scrupoli e si proponeva di chieder lume e consiglio a qualche suo superiore. 5014_4125_000145 credi, amico mio, a lasciar fare alla natura. noi saremmo per inclinazione, tutti quadrupedi: la meglio cosa, più comodi, ben posati, sempre in equilibrio. quante volte mi butterei a camminare a terra così con le mani puntute, gattone. 5014_4125_000146 vero è che, con la stessa mano con cui aveva tolto, aveva poi anche dato, e non poco. non erano però a dir proprio denari suoi. 5014_4125_000147 almeno del ventiquattro. mi par d'aver inteso bene. li tratteremo tutti con la stessa misura. pagheranno tutti il ventiquattro. 5014_4125_000148 via, sii buono. riprese cangiando tono il mear. non avevo mai sperimentato prima d'ora. guarda questa mia mancanza di memoria e ti giuro che mi fa una penosissima impressione. 5014_4125_000149 schivavano intanto di guardarsi l'un l'altro, come se a ciascuno facesse stizza che gli altri fossero venuti là a dimostrare la sua stessa condoglianza. 5014_4125_000150 pensò a tutti quegli infelici che si stimavano fortunati d'esser caduti in sua mano e tanto lo avevano pregato e tanto commosso col racconto delle loro miserie. 5014_4125_000151 per rimettersi in tutto e per tutto al giudizio di monsignor landolina. il consiglio di questo sarebbe stato legge per lui. 5014_4125_000152 denaro dei poveri. denaro dei poveri. dio ti benedica, figliuolo mio, dio ti benedica. e monsignor landolina, animato da quell'esemplare, fervidissimo zelo di carità. 5014_4125_000153 don arturo. come se da quelle parole sentisse ventar le fiamme dell'inferno, appuntiva le labbra e soffiava. 5014_4125_000154 dal canto loro, i visitatori, dopo avergli stretto la mano, sospirando e con gli occhi chiusi, si mettevano a sedere, giro, giro lungo le pareti e nessuno fiatava e tutti parevano immersi in quel gran cordoglio del figlio. 5014_4125_000155 è vero che il nostro negozio è sicuro, ma se ti dicessi la ragione del rifiuto di mio cognato? sono ancora un bel giovine, non puoi negarlo, simpaticone, non fo per dire bene. 5014_4125_000156 e inutile. sai, concluse l'altro, non mi seduci. sii ragionevole, vuoi che mi privi adesso di questo inatteso godimento di farti restare cioè con un palmo di naso senza sapere a chi tu abbia dato da mangiare? no, via. 5014_4125_000157 e con un naso dio liberi che le lascia vedere il cervello, è quella, quella chi. 5014_4125_000158 padre sian pur patti d'usura. li santifica adesso la carità. no, no, pagheranno. pagheranno gli interessi, altro che gl'interessi del ventiquattro. 5014_4125_000159 monsignor landolina. non pareva affatto che dovesse avere in sé tanta forza di dominio e così dura energia. era un prete lungo e magro, quasi diafano, come se la gran luce di quella bianca, ariosa cameretta in cui viveva. 5014_4125_000160 passandosi la punta delle mani immacolate su le sopracciglia. si dimostrò grato della fiducia che essi, come tutti gli altri, 5014_4125_000161 e, chinandosi con le mani, fe cenno al filomarino di raccattar da terra il fascio delle cambiali. don arturo lo guardò titubante, come ora, sì, doveva prenderle con le mani. 5014_4125_000162 maschio e ultimo nato. forse perché esse poverette, erano tutt'e quattro brutte, una più brutta dell'altra, mentre lui bello fino fino biondo e 5014_4125_000163 scendere, va bene, ma pian pianino, pian pianino, senza ruzzolare. ecco, vieni su, sto qua ti fo vedere come mi son messa per benino la casetta. 5014_4125_000164 tu me lo dirai, perdio. scattò gigi mear balzando in piedi i sono torturato il cervello un'intera mattinata. non ti faccio uscire di qua, se non me lo dici, ammazzami, rispose l'amico impassibile. tagliami a pezzi. non te lo dirò. 5014_4125_000165 l'eroismo è stato quello di mia cognata, la moglie di lucio valverde. senti un po cieco, stupido, imbecille. 5014_4125_000166 lei mi ha sposato, lei sola. io per conto mio gliel'ho detto: avanti, patti chiari, amici cari. lei, signorina, vuole il mio nome e se lo pigli pure. non so proprio che farmene, ma basta eh. 5014_4125_000167 pretendi troppo e si vede proprio che non mi conosci più. se vuoi che non ti serbi rancore dell'indegna dimenticanza, lasciami andar via così. 5014_4125_000168 altri riponevano in lui e lasciò intravedere anche a loro quasi la speranza che egli, da buon sacerdote, non avrebbe preteso la restituzione di quei denari. 5014_4125_000169 passandosi le punte delle dita su le sopracciglia. ora poverino a ogni don arturì. 5014_4125_000170 aveva vissuto sempre per lo studio, lui ignaro affatto di tutte le cose del mondo. quando alla fine fu fatta la difficilissima ripartizione di tutti i crediti cambiarii ed egli ebbe in mano il pacco delle cambiali che gli erano toccate, 5014_4125_000171 eccomi, signor barone, e lo accompagnò attraversando tutto lo stanzone fino alla saletta d'ingresso. ritornò poco dopo soffiando. 5014_4125_000172 un gran dolore. bene, bene, figliuolo mio, un gran dolore. mi piace ringraziane dio. tu sai com'io sono per tutti gli sciocchi che non vogliono soffrire il dolore. ti salva, figliuolo. 5014_4125_000173 scusa, disse il mear. non ricordo più come si chiami tuo cognato. lascia fare, non te lo puoi ricordare, non lo conosci. sta a padova da due anni appena. 5014_4125_000174 caro mio disse: ci sono eroismi ignorati nella vita che la più sbrigliata fantasia di poeta non potrà mai arrivare a concepire. 5014_4125_000175 lo avesse non solo scolorito ma anche rarefatto e gli avesse reso le mani d'una gracilità tremula, quasi trasparenti, e su gli occhi chiari ovati, le palpebre più esili d'un velo di cipolla. 5014_4125_000176 conte di nascita, ma purtroppo senza più né contea né contanti. gigi mear aveva, nella beata incoscienza dell'infanzia, manifestato al padre il nobile proposito d'entrare in quell'ufficio dello stato, credendo allora ingenuamente che fosse una corte. 5014_4125_000177 vuoi farmi piangere? mah, fece il mear aspettando sul pianerottolo che la serva venisse ad aprire la porta. bisogna prenderla ormai con le buone, questa vitaccia: carezzarla, carezzarla coi diminutivi, o te la fa. 5014_4125_000178 trattoria bettola bettolaccia rispose il mear. ma adesso, eh, se devi desinare con me, bisogna che avverta a casa mia la serva giovane, eh no, vecchia, caro vecchia. 5014_4125_000179 sono tutti questi ragazzi sotto la mia custodia qua, frutto delle colpe e dell'infamia di codesti tuoi signori disgraziati da qua, da qua. 5014_4125_000180 e vide un signore che gli correva incontro gestendo come un telegrafo ad asta, il tram se la filò. in compenso, gigi mear ebbe la consolazione di trovarsi tra le braccia d'uno sconosciuto. 5014_4125_000181 e dri dri dri, con un irritatissimo sgrigliolio delle scarpe di coppale, andò fino al divanuccio, si chinò verso don arturo e gli disse: piano. 5014_4125_000182 gigione, vorrei un cognato come questo: tuo sapessi quant'è birbone il mio. tratta forse male tua sorella tratta male me e gli sarebbe così facile ajutarmi in questi frangenti. ma 5014_4125_000183 voi andate a mangiare. don arturì disse quella mo ci pens'io svegliati, però dopo aver volto un bel po in giro, gli occhi sbarrati e rossi di sonno per. 5014_4125_000184 è denaro che va ai poveri, il nostro, non a te, non a me. ti pare che faremmo bene noi, se defraudassimo i poveri di quanto possono pretendere, secondo il minimo dei patti stabiliti da tuo padre? 5014_4125_000185 ti toccherebbe porco, però basta. una volta sola lo sentisti e ti parve che chiamassero al fuoco: bei tempi. 5014_4125_000186 no, caro. esclamò gigi mear riscotendosi: stai per prenderla, sei matto dopo i quaranta? neanche per sogno quaranta. 5014_4125_000187 cosicché arrischiò gigi mear gongolante, non c'è altro. prima si chiamava valverde e ora si chiama. 5014_4125_000188 e quel magnifico mostro di sorella guercia. per giunta, se non m'inganno ancora, a padova l'amico, a questa interrogazione, scoppiò a ridere a crepapelle. 5014_4125_000189 mettendo a tortura la memoria per sapere come diamine si chiamasse, come e quando lo avesse conosciuto a padova da ragazzo o da studente d'università, e passava e ripassava in rassegna tutti i suoi intimi amici d'allora, invano. 5014_4125_000190 si propose di riuscirvi con l'astuzia. la serva tardava ad aprire. non s'aspettava il padrone così presto di ritorno. 5014_4125_000191 le loro preghiere sapevan di pianto e a udirle da giù, provenienti da quella fabbrica fosca nell'altura, accoravano come un lamento di carcerati. 5014_4125_000192 e fanno bene? ah, fanno bene. esclamò pronto e persuaso monsignor landolina. loro sì, benissimo, perché questo è denaro che va a loro. il nostro no, invece, il nostro andrà ai poveri figliuolo mio. il caso è ben diverso, come vedi. 5014_4125_000193 don arturo non sapeva più come schermirsi, aveva le labbra indolenzite dal tanto soffiare. non trovava un minuto di tempo assediato, com'era per correre da monsignor landolina a consigliarsi, e gli pareva mill'anni di ritornarsene a roma a studiare. 5014_4125_000194 eh sì, sospirò il mear. hai ragione, comprendo, non comprendi un corno, negò subito l'altro. credi che io voglia alludere a me? io l'eroe, tutt'al più la vittima potrei essere, ma neppure. 5014_4125_000195 tremula e scolorita aveva anche la voce e vani i sorrisi su le lunghe labbra bianche, tra le quali spesso filava qualche grumetto di biascia. 4705_4125_000000 rimasero un pezzo accesi e vibranti l'uno di fronte all'altra, quasi sgomenti del loro odio intimo reciproco, covato per tanti anni. 4705_4125_000001 richiuse l'uscio e si voltò a guardare il sarti stropicciandosi le mani allegramente. me l'hai mandato tu. 4705_4125_000002 no, io non so. s'affrettò a rispondere: flavia, ho mandato a prender l'etere, non giova. s'appressò alla scrivania, scrisse una ricetta, la porse allo scritturale. ecco, presto. 4705_4125_000003 vendo salute, morrò di qui a cinque o sei mesi. il medico non può prevederlo, tu non lo prevedi. d'altra parte, il tuo inganno per te, per la tua coscienza, è carità. 4705_4125_000004 verranno qua adesso a buttarmi in faccia, come uno straccio inutile, il mio sacrifizio. tu falsi le mie parole, rispose ella scrollando una spalla. ma no, seguitò gabriele con foga mordace: non merito, 4705_4125_000005 e tanta amarezza gli restava chiusa in petto, senza sfogo. flavia non s'era mai curata nemmeno di cercar la via per entrargli nel cuore, ma forse nel vederlo mesto, assorto e taciturno. 4705_4125_000006 via e lì nel terrazzo, sentiva riempirsi gli occhi di lagrime silenziose. così sempre fino alla morte, senza nessun mutamento. 4705_4125_000007 mutamento nell'intensa commozione di quelle tetre sere. l'immobilità della condizione della propria esistenza gli riusciva intollerabile, gli suggeriva pensieri subiti, strani, quasi lampi di follia. 4705_4125_000008 sé anche flavia si scoteva dal suo fantasticare, ma egli si affrettava a dire: vado io toglieva dal lettuccio il bambino e si metteva a passeggiare per la camera. 4705_4125_000009 nel fazzoletto, no meglio nella stessa boccetta. qua qua, suggerì il ertone, i dette il dito su, così che possa aspirare pian piano. 4705_4125_000010 come faranno? esclamò cresciuti, così come scattò egli senza guida: è vero, anche questo mi butteranno in faccia. va va ad imbeccarli. 4705_4125_000011 gabriele, lo guatò stordito, bisbigliò tra sé: che c'entra, tu non sei al mio posto, rispose il sarti risoluto, aspro, rimettendosi le lenti. 4705_4125_000012 ecco, è venuto. no, no, è inutile, gabriele. gridò allora il sarti: risolutamente, non costringermi l'orsani, lo afferrò per un braccio. bada lucio, è l'ultima mia salvezza. 4705_4125_000013 subito dopo anche il bertone fu spedito di corsa alla farmacia per una siringhetta da iniezioni che il sarti non aveva con sé. 4705_4125_000014 il vannetti, mascherando subito l'estrema concitazione con una tumultuosa allegria. un premio, un premio gridò investendo l'ometto cerimonioso. 4705_4125_000015 quasi artefatto estremamente ridicolo, la personificazione del suo sconcio destino. 4705_4125_000016 come dirgli adesso che non poteva, in coscienza, prestarsi ad ajutarlo senza fargli intendere, nello stesso tempo, la disperata gravità del male che gli s'era così d'un colpo rivelato? 4705_4125_000017 a chi rubo rubo. per me si tratta d'una società esposta per se stessa al rischio di siffatte perdite. 4705_4125_000018 il bertone gli ultimi dopo la costruzione del piano inclinato. carlo bertone chinò più volte il capo. 4705_4125_000019 a ucciderti, domandò il sarti con tono derisorio. no a questo, se mai ci penserò io. e allora a ingannare a a rubare, scusa. 4705_4125_000020 flavia si voltò a guardarlo. sarebbe nulla cara, una cosa lievissima come il velo o una piuma di codesto cappello, la rovina, per esempio, della nostra casa. ti basta la rovina? 4705_4125_000021 chiamò gabriele. gabriele pallido, ancora un po affannato per tutti i respiri che s'era affrettato a trarre. appena rinvenuto, gabriele pregò la moglie di andarsene. 4705_4125_000022 hanno una madre? a qual titolo? non di semplice gratitudine, è vero. tu menti per altro fine. ti ricusi che non puoi confessare. 4705_4125_000023 contro ogni sforzo gli s'allentava la volontà, gli s'istupidiva, ed egli se ne accorgeva sol quando alla fine si ritrovava attonito o assorto in pensieri alieni, lontani dall'assiduo tormento. 4705_4125_000024 erano stati insieme a roma, studenti tanto l'uno che l'altro. allora non potevano stare un sol giorno senza vedersi e 4705_4125_000025 tomba l'usignoletto morto e imbalsamato. e ancora domandava a se stesso: come mai il padre 4705_4125_000026 certo il dottor sarti suo intimo amico. fin dall'infanzia. aveva consigliato a flavia di cangiar vita. 4705_4125_000027 riprese non gliene fo carico, ma dico che lui aveva ragione di vivere com'ha vissuto: vigilando, pauroso, rigido. ogni suo minimo atto doveva sollevarsi sotto gli occhi della gente dalla miseria. 4705_4125_000028 gabriele orsani scrollò il capo, sorrise poi, traendo un lungo sospiro, disse: fra tempo è un monaco vecchio, mio, che vuol crearmi illusioni. 4705_4125_000029 gabriele la guardò come se ella venisse così elegante e leggera da un mondo fittizio, vaporoso, di sogno, dove si parlasse un linguaggio ormai per lui del tutto incomprensibile. 4705_4125_000030 di tratto in tratto con la voce il vecchio commesso a cui, a mano a mano che la somma ingrossava, pareva mancasse l'animo d'arrivare in fondo. 4705_4125_000031 come mai un uomo, sapendo bene che si vive una volta sola, poteva acconciarsi a seguire per tutta la vita una via odiosa? 4705_4125_000032 dottore supplicò flavia, ma il sarti, senza darle retta, s'appressò di nuovo al canapè. prima di chinarsi a riascoltare il giacente, disse senza voltarsi: fate disporre per portarlo su. 4705_4125_000033 supponendo che vi fosse costretto dalle intricate faccende, dalle cure tormentose della sua azienda. e certe sere vedeva la moglie appoggiata alla ringhiera dell'ampio terrazzo della casa. 4705_4125_000034 rispose calmo gabriele, fissando di nuovo gli occhi senza sguardo. vedevo- mi pareva di vedere come se avessi gli occhi aperti. sì, dimmi, ti prego. aggiunse riscotendosi. 4705_4125_000035 flavia, che avrebbe potuto essere per lui l'unica rosa lì tra le spine, s'era invece acconciata subito. 4705_4125_000036 mia lo scritturale, corse a chiamare il dottor sarti, che abitava lì vicino. per causa mia, per causa mia, ripeteva flavia. no, signora, le disse il bertone tenendo amorosamente un braccio sotto il capo di gabriele. 4705_4125_000037 e pregò il marito di lasciarla fare. ma sì, sì, se hanno fatto male, diss'egli allora. pensavo che senza aver fatto nulla, si sentiranno forse tra qualche mese cader sul capo un ben più grosso castigo. 4705_4125_000038 il padre quasi repentinamente era rimasto a capo dell'azienda nella quale ancora non sapeva veder chiaro, solo senza guida. 4705_4125_000039 gabriele, poi, rivolto a flavia, che affollava di domande e d'esclamazioni la sua ansia angosciosa, disse con durezza: 4705_4125_000040 egli aveva udito, doveva pur sapere che nulla, nulla aveva da rimproverare, né a lui, né alla moglie. perché dunque? 4705_4125_000041 ora, ecco il sarti. s'era fatto uno stato tranquillo e sicuro col suo lavoro, con le sue doti naturali, senza dover rinunziare a nulla. era un uomo. 4705_4125_000042 le braccia tremanti, soffocato e s'abbandonò privo di sensi. flavia, smarrita, atterrita. 4705_4125_000043 con le mani intrecciate dietro la nuca, si mise a pensare: nessuno ancora sospettava di nulla, ma per lui ormai nessun dubbio. 4705_4125_000044 senza ambagi, senza pietose bugie. quanto posso vivere ancora? quanto meno, tanto meglio. il sarti lo spiava oppresso di stupore e di sgomento, turbato specialmente da quella calma. 4705_4125_000045 mentre lui, lui all'orlo di un abisso, due colpi all'uscio a vetri che dava nelle stanze riserbate all'abitazione, riscossero gabriele da queste amare riflessioni. 4705_4125_000046 spiaggia. prima d'uscire, il bertone propose al principale di dare ascolto a un signore curioso che aspettava di là. nel frattempo, lui avrebbe atteso in pace a quel conto molto complicato. 4705_4125_000047 la tenda turchina che teneva la stanza in una grata penombra si gonfiava a quando a quando, a un buffo d'aria che veniva dal mare, entrava allora, con la subita luce più forte, il fragore del mare che si rompeva alla spiaggia. 4705_4125_000048 il sarti si volse a guardare. no sì, s'è mosso, aggiunse ella piano. rimasero un pezzo sospesi a spiare. poi egli si accostò al canapè, si chinò sul giacente, gli prese il polso. 4705_4125_000049 vita. flavia diventò pallidissima. guardò il marito e disse più col cenno che con la voce. tacete, voglio che lo sappiate, aggiunse egli. ma già m'intendete? non è vero tutto tutto quello che mi sarà possibile. 4705_4125_000050 vedendogli il volto soffuso d'un pallore cadaverico e bagnato del sudore della morte smaniava, disperata. che ha? che ha, dio? ma guardi, ajuto. ah, per causa mia. 4705_4125_000051 ci fosse modo almeno d'aver danaro per muovere ora tutto quel macchinario che che non è neanche interamente pagato. 4705_4125_000052 ma doveva pur dire così se ella, stimando in coscienza che egli educasse male i figliuoli, aveva sempre taciuto, aspettando che un altro ne movesse il discorso. 4705_4125_000053 e pensava a tanti altri infelici costretti dalla sorte a mestieri più aspri e più ingrati. talvolta un noto pianto, il pianto di qualcuno dei figliuoli, lo richiamava d'improvviso a sé. 4705_4125_000054 su una impressione avuta durante l'ultima malattia d'uno dei suoi bambini, che il sarti cioè avesse mostrato esagerate premure per sua moglie. 4705_4125_000055 qualche mese ancora di disperati espedienti e poi il crollo, la rovina. da circa venti giorni non si staccava più dallo scrittojo come 4705_4125_000056 per esempio se approvava i rigidi criterii del dottore anziché i suoi, ed era arrivato finanche ad accusar la moglie di poco affetto pe figli. 4705_4125_000057 aspetta riprese gabriele, come abbagliato dall'efficacia stringente del suo ragionamento. devi pensare che io sono tuo amico da prima, assai che tu diventassi il medico di codesta compagnia, è vero? 4705_4125_000058 nelle discussioni, da qualche tempo molto frequenti, ella assentiva sempre col capo alle parole di lui, ella che di solito in casa non parlava mai. 4705_4125_000059 al mio inganno replicò il sarti fosco: tanti medici s'ingannano. ribatté subito, gabriele, chi te ne può accusare? chi può dire che in questo momento io non sia sano? 4705_4125_000060 ora gabriele, s'era nascosto il volto con le mani, mormorando di tratto in tratto: anche questo, anche questo alla fine proruppe. e anche i miei figli, è vero. 4705_4125_000061 che pensava in quell'atteggiamento, forse anche a lei il mare, col lamento delle acque irrequiete, confidava oscuri presagi. 4705_4125_000062 ma il bertone insistette nelle sue previsioni e uscì dallo scrittojo per finir di stendere l'intero quadro dei conti. 4705_4125_000063 ah, benissimo, benissimo, ma noi, scusi, veramente non fazziamo di queste operazioni. sarebbe molto utile, però sospirò l'orsani levandosi in piedi. 4705_4125_000064 se n'era venuto in sicilia con la laurea di dottore in scienze fisiche e matematiche, con un violino e un usignuolo. 4705_4125_000065 in petto, come per cercare nelle tasche interne qualcosa. ebbene, chiese ancora flavia. egli trasse lo stetoscopio e domandò: c'è caffeina in casa? 4705_4125_000066 beata incoscienza una volta sola. circa tre mesi dopo il suo arrivo, aveva cavato dalla custodia il violino, ma per chiudervi dentro come in una degna tomba. 4705_4125_000067 piena del cupo, eterno lamento di quell'infinita distesa d'acque innanzi a cui gli uomini avevano, con fiducia animosa, costruito le lor piccole case, ponendo la loro vita quasi alla mercé d'altre lontane genti. 4705_4125_000068 eh, mia cara, esclamò. se ti fossi curata un tantino di me, se avessi in tanti anni cercato d'intendere che piacere mi procurava questo mio grazioso lavoro. 4705_4125_000069 non poteva più sentir piangere i bambini o che si lamentassero minimamente. diceva subito a se stesso: ecco, per causa mia. 4705_4125_000070 si tratta ora di salvare i miei figliuoli, e li salverò. se m'ingannassi, non dubitare. saprei procurarmi a tempo la morte di nascosto. 4705_4125_000071 nulla, esclamò l'orsani. e neanche io ho bisogno di pigliarmela con qualcuno, non te ne curare. 4705_4125_000072 cui mi son veduto costretto con l'acqua alla gola. quali sono stati i miei sbagli? il bertone si strinse nelle spalle, chiuse gli occhi e aprì le mani, come per dire: 4705_4125_000073 senza rammarico, come d'intesa alla parte modesta di badare alla casa perché nulla mancasse al marito dei comodi materiali quando, stanco spossato, ritornava dalle zolfare o dal banco. 4705_4125_000074 tornava allora a rimpiangere con crescente esasperazione la sua cieca, supina obbedienza alla volontà del padre che lo aveva tolto allo studio prediletto delle scienze matematiche. 4705_4125_000075 molto aderenti a gli occhi acuti, un pajo di piccole lenti. quasi senza notare la presenza di flavia, egli scostò tutti e si chinò a osservare. 4705_4125_000076 calma, calma. e intanto aggiunse, indicando il registro: ti porti appresso codesto mare. in tempesta, andò a buttarsi su una sedia a sdrajo presso la finestra e accese una sigaretta. 4705_4125_000077 così dicendo, lo afferrò per le spalle e lo scosse, intimandogli di parlar piano e domandandogli fino a che punto avesse osato ingannarlo. 4705_4125_000078 senza pensare a me. a voi tacete, ripeté ella come inorridita. ma egli seguitò: abbiate fiducia in me, non abbiamo nulla da rimproverarci del male ch'egli mi fece non ha sospetto e non ne avrà. 4705_4125_000079 come se lì, dal palchetto della scrivania, dai grossi libri di cassa, aspettasse al varco qualche suggerimento. la violenta, inutile tensione del cervello a mano a mano però. 4705_4125_000080 per furti dalla madre che lo aveva condotto con sé nella prossima città. era fuggito non appena, con l'uso della ragione, aveva potuto intravedere a quali tristi espedienti era ricorsa per vivere. 4705_4125_000081 per tanti anni, come se nulla fosse stato. egli aveva assistito in qualità di medico, in ogni occasione, la nuova famigliuola dell'amico. 4705_4125_000082 non lo so bene ancora, neanche io. rispose il sarti con calma forzata, poggiò lo stetoscopio sul petto del giacente e vi piegò l'orecchio per ascoltare. 4705_4125_000083 a un tratto rigetta quel gelido mantello e scopre al sole le fiere viscere infocate. e l'occasione era stata appunto la malattia del bambino. 4705_4125_000084 gabriele orsani posò le mani su le spalle del vecchio commesso. ma che vuoi dire, vecchio mio? che vuoi dire? 4705_4125_000085 va, ordinò flavia al cameriere. poi, appena uscito questi afferrò per un braccio il sarti e gli domandò, guardandolo negli occhi, che ha, è grave. voglio saperlo. 4705_4125_000086 non puoi giudicarne. ricordati come sono cresciuto. ti prego, lasciami agire correttamente, senza rimorsi. 4705_4125_000087 volo i ritiro vuol dire che, se non le dispiaze, io vado a prendere un bocconzino qui presso e ritorno. non se ne curi, stia comodo, per carità. so la via a rivederla. ancora un inchino e via. 4705_4125_000088 sostenendo lo sguardo dell'orsani, risoluto a difendersi fino all'ultimo, gli domandò con voce mal ferma: la mia responsabilità, tu dici, di fronte alla compagnia. 4705_4125_000089 i lasci dire: ripeté il bertone socchiudendo gli occhi. tutto sommato, se possiamo superare queste prossime scadenze, 4705_4125_000090 liberatosi dall'incubo orrendo della madre, lusingato dall'incoscienza giovanile, s'era fatta come una meta luminosa alla quale gli era parso d'aver qualche diritto d'aspirare, per tutto quello che gli era toccato soffrire senza sua colpa. 4705_4125_000091 il bertone si passò più volte le mani su gli occhi stanchi, poi, dandosi buffetti su la manica, dove non c'era neppur l'ombra della polvere, disse piano come a se stesso. 4705_4125_000092 più tranquilla anche per lui e, rimesso sul lettuccio, il bambino si fermava un tratto a guardare, attraverso i vetri della finestra nel cielo, la stella che brillava di più. 4705_4125_000093 tutto immerso negli affari, gabriele non aveva neppur sospettato la gravità del male e aveva lasciato sola la moglie a trepidare per la vita dei figliuolo. 4705_4125_000094 finita capitombolo. sia lodata e ringraziata la buona e santa memoria di mio padre. volle mettermi qua per forza. io ho fatto quello che dovevo fare: tabula rasa, non se ne parli più. 4705_4125_000095 mi permetto di farle osservare- e gli spezialissimi vantazzi che offre la nostra compagnia. eh, lo so, dize lei, tutte le compagnie, qual più qual meno ne offrono. 4705_4125_000096 fin allora vagheggiato, s'era indotto a prender moglie, a sposar colei che gli era stata destinata da gran tempo, la cugina orfana flavia. 4705_4125_000097 ve lo tenne a lungo, a lungo, serrando di tratto in tratto gli occhi, contraendo il volto come per impedirsi di precisare i pensieri, i sentimenti che lo agitavano durante. 4705_4125_000098 lucio sarti si alzò, scrollando le spalle e cercò con gli occhi il cappello. vedo che tu non ragioni, mio caro, lascia che me ne vada. 4705_4125_000099 la sua coscienza, turbata, sconvolta da ciò che percepiva nel cuore dell'amico, era in quel punto incapace di riflettere in sé quei pensieri e quei sentimenti, né egli voleva che vi si riflettessero, come se ne avesse paura. 4705_4125_000100 lucio sarti, angosciato dal dubbio, tremendo, che l'orsani avesse inteso tutto quello ch'egli aveva detto a flavia, rimase stordito a quella subitanea risoluzione. 4705_4125_000101 gli parve senza nesso ed esclamò, sollevato per il momento da un gran peso: ma è una pazzia. no, perché rispose pronto: gabriele, posso pagare per quattro o cinque mesi. non vivrò più a lungo, lo so. 4705_4125_000102 ma liberi. liberi, proruppe egli. io volevo che crescessero liberi i miei figliuoli, poiché io ero stato dannato qua da mio padre. a questo supplizio e come un premio mi ripromettevo. 4705_4125_000103 beata incoscienza, aveva sperato di potere attendere ancora alla scienza prediletta, al prediletto strumento, nei ritagli di tempo che i complicati negozii del padre gli avrebbero lasciato liberi. 4705_4125_000104 è vero, ma balbettò lucio, non turbarti. non voglio rinfacciarti nulla, ma solo farti osservare che tu, in questo momento, in queste condizioni, pensi non a me, come dovresti, ma alla compagnia. 4705_4125_000105 sì, rispose egli cupo bruscamente il cuore. che male, così all improvviso itemelo i giova saperlo. termini di scienza che c'intendereste, ma ella volle sapere. 4705_4125_000106 ripeté con più forza il sarti, viene forse a te quel danaro? gli domandò allora, gabriele, figgendogli gli occhi negli occhi: l'avrà mia moglie e quei tre poveri innocenti? quale sarebbe la tua responsabilità? 4705_4125_000107 dalle narici. quei due ciuffetti di peli grigi stava a fare un conto assai difficile, in piedi innanzi a un'alta scrivania. 4705_4125_000108 ecco il violinista: la mano, uno zerbinotto. i capelli, un crapulone i denti, un uomo d'affari. la testa. ci pensi, è una trovata. 4705_4125_000109 giova adesso piuttosto i rimedii suggerì con voce opaca, di pianto. 4705_4125_000110 ebbene, lui, lui mi ha persuaso, mi ha vinto. gli dia, gli dia, subito da firmare la dichiarazione medica. ha premura, deve andar via, poi noi stabiliremo il quanto e il come. 4705_4125_000111 e io dovevo esser contenta. è vero che tu lavorassi e non pretendere altro da te. non ho mai parlato, ma tu mi provochi ora. 4705_4125_000112 alle cui mura veniva quasi a battere il mare. da quel terrazzo che pareva il cassero d'una nave, ella guardava, assorta nella notte sfavillante di stelle. 4705_4125_000113 no, no, mi perdoni, signore, se oso mettere in dubbio codesta sua asserzione. i vantazzi a questo punto l'orsani, vedendogli trarre da una cartella di cuojo. 4705_4125_000114 ma no, non si disperi ora, disse il bertone commosso. certo, lo stato delle cose mi lasci dire 4705_4125_000115 la rovina. proprio gli domandò flavia, con un brivido, se m'avesse dato ascolto. sospirò il vecchio commesso, ma egli, poverino, non era nato per stare qui. ritornò di corsa il cameriere con la boccetta dell'etere. 4705_4125_000116 egli non la richiamava. sapeva, sapeva bene che ella non poteva entrare nel mondo di lui, giacché entrambi, a forza, erano stati spinti a lasciar la propria via. 4705_4125_000117 imposte egli cercava d'opporsi, affinché il pensiero veemente dell'avvenire, la luce sinistra d'una tremenda speranza non irrompessero in lui in quel momento, quella stessa speranza di cui tanti e tanti anni addietro. 4705_4125_000118 non fate così. vi prego, lasciatemi ascoltare. scoprì il petto del giacente e vi poggiò l'orecchio dalla parte del cuore. ascoltò un pezzo, poi si sollevò turbato e si. 4705_4125_000119 i rinfacci ora il tuo sacrificio, come se non fossi stata sacrificata anch'io e condannata qua a rappresentare per te la rinunzia alla vita che tu sognavi. 4705_4125_000120 vuol lasciarmi andare di là, qua, con lei che fa così. creda, non è possibile. calma ci vuole. bravo, carlo. sì, approvò l'orsani ironicamente. 4705_4125_000121 non questa, non questa, protestò il sarti. senti, gabriele, quest'ora sia sacra per noi. io ti prometto che i tuoi figliuoli. ma gabriele non lo lasciò finire l'elemosina, disse con un ghigno. 4705_4125_000122 tempo, gabriele, perché anch'io una volta sa e fece segno di sonare il violino, il vannetti, ancora non ben rimesso. credette opportuno congratularsene. 4705_4125_000123 un'orfana, accolta per carità in casa dello zio e dunque forte della testimonianza di ogni atto della sua vita, intesa tutta a cancellare il marchio d'infamia che il padre e la madre gli avevano inciso su la fronte. 4705_4125_000124 una terribile insidia ch'egli stesso, senza saperlo, si era tesa quella mattina inviando all'orsani quell'ispettore della compagnia d'assicurazione di cui era il medico. 4705_4125_000125 quale un febbricitante che, abbandonato al bujo in una camera, senta d'improvviso il vento sforzar le imposte della finestra, rompendone con 4705_4125_000126 e s'era allora rassegnato ad andare innanzi per quella via, togliendo a guida quel buon uomo del bertone, vecchio scritturale del banco, a cui il padre aveva sempre accordato la massima fiducia. 4705_4125_000127 a questo bel divertimento e andarmene, come un cieco, di porta in porta a far le sonatine per dare un tozzo di pane ai miei figliuoli, che te ne pare? 4705_4125_000128 come a un patto fin dalla nascita stabilito e concluso e ormai non più discutibile, se egli stesso, proprio per sottrarsi alle tentazioni che potevano venirgli dall'ideale di vita ben diverso, 4705_4125_000129 e a cui non vorresti partecipare, sia pure con poca o nessuna tua responsabilità. t'inganni scappò, detto al sarti. gabriele sorrise allora amaramente. 4705_4125_000130 e s'era forse lusingato che con la pratica degli affari, con l'allettamento dei grossi guadagni, a poco a poco il figlio sarebbe riuscito ad adattarsi e a prender gusto a quel genere di vita. 4705_4125_000131 pensiero, bada lucio, non ingannarmi, non mettermi davanti questa difficoltà per avvilirmi, per non farmi commettere un'azione che tu disapprovi, è vero. 4705_4125_000132 senti, carlo, se tornasse quell'ometto che è venuto stamattina, fallo aspettare, anzi, manda subito a chiamarlo, o meglio, va tu stesso subito, eh. 4705_4125_000133 ho tanto marzine nel mio bilanzio, e allora ognuno sa gli affari di casa sua. e qui lei dize benissimo: su questo punto, caro vannetti, non ammetto discussioni. ecco, io però zentilissimo, signore. 4705_4125_000134 non proveresti ora tanto stupore. non tutti i sacrifizi sono possibili, e quando un pover uomo è costretto a farne uno superiore alle proprie forze, 4705_4125_000135 riguardo, riguardo, come gridò: gabriele, son rovinato, ti dico, ma tu ritieni che io possa vivere ancora a lungo? bene? 4705_4125_000136 tu che mi sapevi inetto agli affari, vorresti illudermi ora. così i fai pietà che potevo. io fece il bertone con le lagrime agli occhi. 4705_4125_000137 doveva esser questa la vita, non dovevo sognar altro. io, tu, nessun dovere d'amarmi la catena che t'imprigionava qua a un lavoro forzato si può amar la. 4705_4125_000138 non aveva mai neppur supposto ch'egli chiudesse in sé qualche pensiero estraneo a gli affari. anch'ella, forse, si. 4705_4125_000139 cullandolo tra le braccia per riaddormentarlo e quasi per addormentare insieme la sua pena. a poco a poco, col sonno della creaturina, la notte diveniva. 4705_4125_000140 aveva sperato per un momento di poter liquidare tutto e ritirarsi dal commercio. ma sì, quasi tutto il capitale era impegnato nella lavorazione. 4705_4125_000141 alla passione per la musica e gettato lì in quel torbido mare insidioso dei negozii commerciali. dopo tanti anni, risentiva ancor vivo lo strazio che aveva provato nel lasciar roma. 4705_4125_000142 e scoppiati ora all'improvviso senza la loro volontà. perché dunque ti lagni di me? riprese flavia con impeto, se io di te non mi sono mai curata e tu quando di me. 4705_4125_000143 io no. soggiunse con forza flavia, guardandolo negli occhi. se per me avresti potuto risparmiartelo, codesto sacrifizio, la miseria più squallida, io l'avrei mille volte preferita. 4705_4125_000144 restringendo naturalmente tutte, tutte le spese, anche quelle, mi scusi, su di casa. credo che almeno per quattro o cinque mesi potremo far fronte agli impegni nel frattempo. 4705_4125_000145 ribellandosi con uno sforzo supremo all'angoscia che lo istupidiva, scattò, ma che ti salta in mente. 4705_4125_000146 con la mia morte pazzie, ma scusa, vuoi ch'io stia qua a sentir codesti discorsi? sì, disse con violenza gabriele, senza lasciargli il braccio, perché tu devi ajutarmi. 4705_4125_000147 no, rispose lucio. pronto, renderei a loro quel che m'ebbi da te. a qual titolo? come vorresti provvedere ai miei figliuoli tu? 4705_4125_000148 da stamattina, ma già da un pezzo qua. povero figliuolo, se lei sapesse, so, so e che vuole dunque per forza. 4705_4125_000149 scelta. gabriele orsani si avvilì, ma il signor vannetti vi pose subito riparo. cominciò a far tutto da sé, domande e risposte, a proporsi dubbii e a darsi schiarimenti. 4705_4125_000150 fino a poco tempo addietro, quel legame antico di fraterna amicizia non si era affatto rallentato. egli si vietava assolutamente di fondar la ragione di tal cambiamento. 4705_4125_000151 a questo punto, come se l'orgasmo, a mano a mano cresciuto, gli si fosse a un tratto spezzato dentro, egli scoppiò in irrefrenabili singhiozzi. poi, in mezzo a quel pianto strano, convulso, quasi rabbioso, 4705_4125_000152 aperto un grosso libro mastro. dietro a lui gabriele orsani, molto pallido e con gli occhi infossati, seguiva. 4705_4125_000153 ma tu col tuo male, disse, puoi vivere ancora a lungo, a lungo, mio caro, purché t'abbi un po di riguardo. 4705_4125_000154 ma perché lagnarsi del padre se egli si era piegato ai voleri di lui senza opporre la minima resistenza, senza arrischiar neppure la più timida osservazione? 4705_4125_000155 o dai depositi di zolfo lungo la spiaggia dove, sotto il sole cocente, egli aveva atteso tutto il giorno all'esportazione del minerale. 4705_4125_000156 avrà. avrà tutte le cure che potrà prestargli l'amico più devoto. flavia ansante, vibrante, non staccava gli occhi dal marito. si riscuote, esclamò a un tratto. 4705_4125_000157 anche i rimproveri di lucio sarti. per giunta, che c'entra? lucio sarti? fece flavia, stordita da quell'improvvisa domanda. 4705_4125_000158 ah, non per lui soltanto quelle nozze, ma per se stesse erano state un delitto. datava da allora la sciagura di tutti e tre. 4705_4125_000159 poveri piccini, sospirò gabriele, quasi senza volerlo. parve a flavia che questa commiserazione fosse un rimprovero per lei. 4705_4125_000160 chi, se non lui, infatti, lo aveva sollevato dalla miseria in cui le colpe dei genitori lo avevano gettato? il padre gli era morto in galera. 4705_4125_000161 come disse, perché mah pare che l'abbiano inchiodato. poverino zoppica da un piede chi il bajo non senti. ah, fece gabriele, riscotendosi che 4705_4125_000162 lucio sarti. nel sentir proferire quelle parole da lui dette a flavia, allibì gabriele si scosse, si voltò a guardarlo e sorrise. t'ho sentito, sai. 4705_4125_000163 disgrazia, perbacco. non pretendo che te ne affligga, disse flavia risentita. ti ho domandato la carrozza, andrò a piedi. e s'avviò per uscire. 4705_4125_000164 se n'era stizzito? o se ella approvava quelle idee, perché non gliele aveva manifestate prima? perché non s'era messa a discutere con lui intorno all'educazione dei figliuoli? 4705_4125_000165 flavia. per non dargli sospetto della gravità del male, finse d'accettar l'invito. gli raccomandò tuttavia di non agitarsi troppo. salutò il dottore e rientrò in casa. 4705_4125_000166 io, che cosa buffa. i pareva che quel signor, come si chiama lapo, sì, quell'ometto dall'occhio di vetro, mi tenesse legato qua. 4705_4125_000167 in piedi, potersi assicurare tutto ciò che si lascia o si perde lungo il cammino della vita: i capelli, i denti, per esempio, e la testa, la testa che si perde così facilmente. 4705_4125_000168 queste lenti maledette. esclamò a un certo punto con uno scatto d'impazienza, facendo saltare con una ditata le lenti dalla punta del naso. sul registro. 4705_4125_000169 infoscarsi. flavia s'era messa a eccedere un po troppo in certe spese di lusso. aveva voluto anche per sé una carrozza, ed egli non aveva saputo opporsi. 4705_4125_000170 la vista di quella donna abbandonata a se stessa, che pur dagli occhi lasciava intendere quale tesoro d'affetti serbasse in cuore, non richiesti e neppur forse sospettati dal marito. 4705_4125_000171 vannetti, mortificato, s'inchinò. gli parve che l'orsani, per cavarselo dai piedi, avesse voluto fare un'allusione veramente poco gentile al suo occhio di vetro. 4705_4125_000172 tratto sotto lo sguardo acuto dell'orsani lucio sarti. comprese tutto. comprese che gabriele aveva bene udito e che si frenava ancora perché voleva prima raggiungere il suo scopo. 4705_4125_000173 portava in capo un ricco e pur semplice cappello scuro. si abbottonava ancora i guanti. volevo domandarti, disse, se non ti occorreva la carrozza. perchè il bajo oggi non si può attaccare alla mia. 4705_4125_000174 l'etere, la boccetta dell'etere, su presto, che colpo, che colpo. povero figliuolo, si rammaricava piano il bertone, contemplando tra le lagrime il volto del padrone. 4705_4125_000175 un'ispirazione, esclamò gabriele con un lampo negli occhi: ah, perdio. e sorse in piedi, si recò ad aprir l'uscio che dava nella stanza del banco e chiamò il bertone. 4705_4125_000176 tanto esperto nelle sue faccende, non si fosse accorto dell'assoluta inettitudine del figliuolo? gli aveva forse fatto velo la passione ch'egli aveva del commercio, il desiderio che l'antica ditta orsani non venisse a cessare? 4705_4125_000177 curioso, domandò gabriele, e chi è, non so, aspetta da mezz'ora. lo manda il dottor sarti, e allora fallo passare. 4705_4125_000178 un grosso premio, signor ispettore, all'amico nostro, al nostro dottore, che non è soltanto il medico della compagnia, ma il suo più eloquente avvocato. m'ero quasi pentito, non volevo saperne. 4705_4125_000179 poveri piccini non ti rinfacceranno la miseria. no, strizzò gli occhi, s'afferrò le mani e le scosse in aria. 4705_4125_000180 veniva di tanto in tanto dal porto il fischio roco, profondo, malinconico di qualche vapore che s'apparecchiava a salpare. 4705_4125_000181 che smarrimento sotto il peso della responsabilità piombatagli addosso d'improvviso, resa anche più grave dal rimorso d'aver messo al mondo tre figliuoli. 4705_4125_000182 lasciami dire: quel che perde con me, lo guadagnerà con cento altri. ma chiamalo pur furto. lascia fare, ne renderò conto a dio, tu non. 4705_4125_000183 questi allora comprese ch'era di troppo in quel momento e, riprendendo il suo fare cerimonioso, tolse: commiato, non z'è bisogno d'altro con me. 4705_4125_000184 tu, ah, l'acciuffo per quei capelli svolazzanti e lo pianto qua tra me e te. dimmi spiegami subito come si fa. voglio assicurarmi tu sei il medico della compagnia, è vero? 4705_4125_000185 miope flavia trasse un lungo sospiro e, socchiudendo gli occhi con calmo disprezzo, disse: chiunque sia per poco entrato nell'intimità della nostra casa ha potuto accorgersi. 4705_4125_000186 gli aveva prestato i suoi libri, i suoi appunti di scuola per farlo studiare. gli aveva insomma aperto la via schiuso. 4705_4125_000187 era stato sempre doglioso il suo amore per la moglie, pe figliuoli, testimonii viventi della sua rinunzia a un'altra vita. ma ora gli attossicava il cuore d'amara. 4705_4125_000188 in cui lo avevano gettato i suoi genitori. ma i miei figliuoli perché? perché avrei dovuto essere un tiranno io per i miei figliuoli, chi dice tiranno? si provò a osservare flavia. 4705_4125_000189 gabriele orsani scoppiò a ridere. che ti fanno vedere codeste lenti, povero vecchio mio. vah, zero, via, zero, zero. allora il bertone stizzìto. prese dalla scrivania il grosso libro. 4705_4125_000190 cercava di nasconder questo appoggiando una risatina sopra ogni zeta ch'egli pronunziava in luogo della c e della g. invano l'orsani si provò più volte a interromperlo. 4705_4125_000191 non aveva mai dato alcun motivo di sospettare. il suo amore per la cugina. sì, ma gliel'aveva pur tolta, e senza fare la propria felicità né quella di lei. 4705_4125_000192 e non potevo svincolarmi. tu ridevi e dicevi: insufficienza. è vero, insufficienza delle valvole aortiche. 4705_4125_000193 fracasso orribile i vetri e si trovi d'un tratto smarrito, vaneggiante fuor del letto contro i lampi e la furia tempestosa della notte e pur tenti, con le deboli braccia, di richiudere le imposte. 4705_4125_000194 cioè un ostacolo insormontabile fra lui e la moglie, facendolo suo complice in quella frode. egli infatti, medico della compagnia, dichiarando ora sano gabriele, non avrebbe poi potuto far più sua flavia. 4705_4125_000195 sta zitta, gridò egli infastidito. non lo dire finché non sai che cosa sia la miseria. ma che n'ho avuto io della vita? ah, tu e io. 4705_4125_000196 il sarti sentì gelarsi. ora vedeva il nesso e la ragione di quella risoluzione improvvisa e si sentì preso al 4705_4125_000197 conto. l'orsani scrutò negli occhi del vecchio commesso, rimase accigliato, assorto. poi gli domandò: ebbene, il bertone, impacciato, guardò il vannetti. 4705_4125_000198 me l'hai detto, che volevi che facessi. d'altra parte, rescindere il contratto, è vero, ma se per tutti i creditori quella zolfara rappresenta ancora la speranza della mia solvibilità, 4705_4125_000199 lo so, lo so, sono state più di centotrenta mila lire buttate lì in questo momento senza frutto. lo so meglio di te. non mi far gridare. 4705_4125_000200 qui, lei zentilissimo signore, eh lo so, potrebbe dirmi obbiettarmi. ecco sì, caro vannetti, d'accordo, piena fiduzia nella vostra compagnia, ma come si fa, per me è un po troppo forte. poniamo codesta tariffa. 4705_4125_000201 preferirei disse dimostrartela altrimenti, questa che tu chiami carità d'amico, e come ricordi dove morì mio padre e perché. 4705_4125_000202 annichilito col capo chino, il sarti si tolse le lenti, si stropicciò gli occhi, poi, losco, con le palpebre semichiuse, tentò con voce tremante l'estrema difesa. 4705_4125_000203 automatico a cui qualcuno di là avesse dato corda per fargli porgere quegli inchini e trinciar quei gesti comicissimi. 4705_4125_000204 entrò poco dopo, un ometto su i cinquant'anni, dai capelli grigi pettinati a farfalla svolazzanti, sembrava un 4705_4125_000205 quando sarebbe ritornato in paese con la laurea di medico e si sarebbe formata un'onesta posizione, non avrebbe potuto chiedere agli orsani, in prova dell'affetto che gli avevano sempre dimostrato, la mano di quell'orfana. 4705_4125_000206 di darsi un po di svago per vincere la depressione nervosa che tanti anni di chiusa, monotona esistenza le avevano cagionato. a questa riflessione gabriele si scosse. 4705_4125_000207 ditemi, per carità, dottore, insistette flavia, esasperata nel vederlo così sconvolto e taciturno. è grave assai. 4705_4125_000208 si recò a premere un campanello elettrico alla parete presso la scrivania, soggiungendo. permetta un momento, caro signore. 4705_4125_000209 non ragiono, disse gabriele trattenendolo per un braccio: vieni qua, ti dico che si tratta di salvare i miei figliuoli, hai capito? ma come vuoi salvarli? vuoi salvarli sul serio, così? 4705_4125_000210 e flavia entrò, indossava un vestito azzurro cupo che pareva dipinto su la flessibile e formosa persona alla cui bellezza bionda dava un meraviglioso risalto. 4705_4125_000211 sopravvenne poco dopo: ansante lucio sarti, seguito dallo scritturale alto, dall'aspetto rigido che toglieva ogni grazia alla fine. bellezza dei lineamenti quasi femminili, il sarti portava. 4705_4125_000212 gabriele rimase un pezzo assorto guardando la bussola per cui ella era uscita. poi si recò una mano al petto, sul cuore, e, seguitando a tener fissi gli occhi, mormorò: qua, è vero, tu mi hai ascoltato. 4705_4125_000213 impressione e null'altro, conoscendo a prova la rigidissima onestà dell'amico e della moglie. era vero e innegabile, tuttavia, che flavia s'accordava in tutto e per tutto col modo di pensare del dottore. 4705_4125_000214 il vannetti, felicissimo, tra uno scoppiettio di esclamazioni ammirative e di congratulazioni, trasse dalla cartella un modulo a stampa e, ripetendo formalità, formalità, lo porse a gabriele. 4705_4125_000215 la miseria, sì, e peggio forse per me che dici: ma sì, fors'anche ti fo stupire. flavia s'appressò turbata, con gli occhi fissi sul marito, come in dubbio ch'egli non dicesse sul serio. 4705_4125_000216 non capisco, rispose gabriele con freddezza, che rimorso potrebbe essere per te l'aver beneficato i miei figliuoli col danno altrui. 4705_4125_000217 ma abbiamo anche le scadenze delle cambiali alla banca. gabriele orsani, che s'era messo a passeggiare per lo scrittojo con le mani in tasca, accigliato, s'arrestò quanto eh sospirò il bertone. 4705_4125_000218 irreparabile, chiese. poi egli si tolse le lenti, strizzò gli occhi, poi esclamò: ah, non così, non così, credetemi, vorrei potergli dare la mia. 4705_4125_000219 dunque, è vero. disse dunque: tu sai che io sono condannato tra poco, forse prima ancora del tempo calcolato da me, ma già ti ho sentito. basta dunque. 4705_4125_000220 come tutte le donne di quell'odiato, in cui gli uomini, nella briga, nella costernazione assidua degli affari rischiosi, non trovavan mai tempo da dedicare. 4705_4125_000221 la vista di quei bambini che crescevano senza guida paterna. e si era negato perfino di scrutar negli occhi di flavia o d'avere da qualche parola di lei un cenno fuggevole, una prova, anche lieve, che ella da 4705_4125_000222 ajuto. accorsero dalle stanze del banco il bertone e un altro scritturale. gabriele fu sollevato e adagiato sul canapè, mentre flavia 4705_4125_000223 erano passati così nove anni sul principio di quest'anno, proprio quando la posizione finanziaria cominciava a. 4705_4125_000224 celando sotto una rigida maschera impassibile lo strazio che la triste intimità di quella casa senza amore gli cagionava. 4705_4125_000225 mani ne aveva ancora due occhi, uno solo, ma egli forse credeva sul serio di dare a intendere d'averne ancora due, riparando l'occhio di vetro con una caramella, la quale pareva. 4705_4125_000226 lo sai, fece il sarti forzandosi a ridere. e chi ti ha prescritto i termini così infallibilmente va là. 4705_4125_000227 io non l'ho cercato, sai di farlo. so qualche altra cosa che mi sta più a cuore e che dovrebbe stare a cuore anche a te. 4705_4125_000228 tremi, tutto, non così, ora, prima, prima, con l'autorità che ti veniva da codesti capelli bianchi, dovevi opporti a me, ai miei disegni, consigliarmi allora. 4705_4125_000229 e flavia, in un momento di suprema angoscia, quasi delirante, aveva parlato, s'era sfogata con lui, gli aveva lasciato intravedere che ella aveva tutto compreso, sempre, sempre, fin dal primo momento. e ora, 4705_4125_000230 un istante sconcertato. poi sorrise e disse: americanate, sissignore. ma noi glielo domando? riprese senza perder. 4705_4125_000231 rinfrancato, pensò che fosse una gherminella per fargli dire quel che pensasse della sua salute, ma gabriele, assumendo un'aria grave, si mise a parlargli del suo prossimo crollo inevitabile. 4705_4125_000232 ora il bertone gli consigliava di limitar tutte le spese e anche, anzi, specialmente quelle di casa. 4705_4125_000233 minacciati ora dalla sua inettitudine nel benessere, nella vita. ah, egli, fino allora non ci aveva pensato. bestia bendata alla stanga d'una macina. 4705_4125_000234 rammaricava in cuor suo dell'abbandono in cui egli la lasciava, ma non sapeva muovergliene rimprovero. 4705_4125_000235 vivere. ebbene, egli lo aveva tolto da un misero caffeuccio in cui s'era ridotto a prestar servizio e gli aveva trovato un posticino nel banco del padre. 4705_4125_000236 puoi prenderla, non mi serve. s'affrettò allora a soggiungere: gabriele esci sola con carluccio aldo e la titti sono in castigo. 4705_4125_000237 non mi sento più nulla, prendi, prendi la carrozza e vai pure a passeggio, disse per rassicurarla. voglio parlare con lucio va. 4705_4125_000238 no, lui la interruppe, gabriele con maggior violenza. lui, soltanto lui, che è cresciuto come un aguzzino di se stesso perché suo padre s'arrestò, pentito di ciò che stava per dire e riprese. 4705_4125_000239 intanto urgeva. urgeva un rimedio. che fare? bagnargli le tempie, sì, ma meglio forse un po d'etere flavia. sonò il campanello, accorse un cameriere. 4705_4125_000240 levò dalla sedia a sdrajo e si mise a passeggiare per lo scrittojo. pensando ora all'amico lucio sarti con un sentimento d'invidia e con dispetto. 4705_4125_000241 ma possibile, io io qua messo a gli affari se non so vedere ancora quali siano stati in fondo i miei sbagli. lascia quest'ultimo della costruzione del piano inclinato. 4705_4125_000242 ripeti le sue parole. incalzò gabriele, pallidissimo, sconvolto. non ti resta che da metterti sul naso le sue lenti da miope. 4705_4125_000243 eh, rifece gabriele, poi scattando: oh, insomma, dimmi tutto, parla franco, è finita capitombolo. 4705_4125_000244 infrange ogni freno sociale e si scopre qual è come un vulcano che per tanti inverni si sia lasciato cader neve e neve e neve addosso. 4705_4125_000245 ottimi contratti sissignore in tutte le spezialissime combinazioni che essa offre ai suoi assoziati, senza dire dei vantazzi ezzezionali che brevemente le esporrò per ogni combinazione a sua scelta. 4705_4125_000246 dominando ora l'interna agitazione. assumeva di fronte a lui. sentì come un rigurgito di bile salirgli alla gola. 4705_4125_000247 un fascio di prospettini a stampa, protese le mani come in difesa. scusi, gridò. ho letto in un giornale che una compagnia ha assicurato, non so per quanto, la mano d'un celebre violinista. è vero: il signor lapo vannetti rimase. 4705_4125_000248 dove che per merito della nostra sozietà, la più antica, la più autorevole di quante ne esistano? su lo stesso zenere ho concluso: ottimi. 4705_4125_000249 quasi per il piacere di chiarire a se stesso quella felice scappatoja che gli era balenata. all'improvviso, se dici che per tre o quattro mesi soltanto potresti far fronte, gabriele rimase. 4705_4125_000250 allora ignorava che flavia orsani, la cugina del suo amico e benefattore, fosse ricca e che il padre di lei, morendo, avesse affidato al fratello le sostanze della figliuola. la credeva. 4705_4125_000251 e allora, se è vero questo, non avrai difficoltà. e i tuoi calcoli? allora osservò il sarti con un sorriso di soddisfazione e aggiunse: 4705_4125_000252 si fosse accorta dell'affetto che gli aveva ispirato. ma questa prova, non cercata, non voluta, gli s'era offerta da sé, in una di quelle occasioni in cui la natura umana spezza e scuote ogni imposizione. 4705_4125_000253 unico premio di godere della loro libertà, almeno procacciata, a costo del mio sacrifizio della mia esistenza spezzata inutilmente, ora inutilmente spezzata. 4705_4125_000254 gabriele, con un sorriso nervoso su le labbra, rispose piano con calma alle trepide domande di lei, come se non si trattasse della propria rovina. poi, nel veder la moglie sconvolta, 4705_4125_000255 inaridirgli la bocca, riaprendo tuttavia le labbra al sorriso nervoso di prima, ora più squallido, domandò spontaneamente allora: 4705_4125_000256 gabriele orsani scoppiò di nuovo a ridere. il rimedio lo so: riprendere il mio vecchio violino, quello che mio padre mi tolse dalle mani per dannarmi qua. 4705_4125_000257 di cui già si lusingava di goder la simpatia. ma flavia, poco dopo il ritorno di lui dagli studii, era diventata moglie di gabriele, a cui egli è vero. 4705_4125_000258 che hai sentito, balbettò il sarti con un sorriso squallido su le labbra, dominandosi a stento quello che hai detto a mia moglie. 4705_4125_000259 vedova, a cui sarebbe venuto il premio dell'assicurazione frutto del suo inganno. la società avrebbe agito senza dubbio contro di lui. ma perché tanto e così feroce odio? fin oltre la morte. 4705_4125_000260 conti, glielo farò vedere. i permetta un momento. gabriele andò a buttarsi di nuovo su la sedia a sdrajo presso la finestra e 4705_4125_000261 sarti. del resto non avrebbe dovuto immischiarsene da un pezzo in qua. pareva a gabriele che l'amico dimenticasse troppe cose. dimenticasse, per esempio, di dover tutto o quasi tutto a lui. 4705_4125_000262 vuoi che rigetti questo mezzo che mi si offre spontaneo? quest'ancora che tu tu stesso m'hai gettata, s'appressò all'uscio ad origliare, facendo cenno al sarti, di non rispondere. 5010_4125_000000 nel volto raso pallido di quel pallore proprio dei biliosi, gli spiccavano stranamente le sopracciglia enormi, spioventi, come un gran pajo di baffi che si fosse sfogato a crescer lì, visto che giù sul labbro non gli era nemmen permesso di spuntare. 5010_4125_000001 si vergognava dapprima a dir chi era veramente del figlio. non diceva nulla, era una spina troppo grande. e del resto, che notizie poteva darne? non ne aveva. se n'era tanto occupata la questura, ma senza venire a capo di nulla. 5010_4125_000002 io penso, invece gridò don mattia, esasperato, penso che lui là, povero pazzo, è morto come un minchione per la sua stolidaggine e che io intanto, più pazzo e più stolido di lui, son bell'e rovinato. 5010_4125_000003 duecento appena. tutte le altre sono date in affitto. tu tino làbiso ne convieni, può essere. ripeteva tino làbiso intento e grave e nino mo può essere, è, è, è. don mattia. protendeva le mani per farlo tacere. 5010_4125_000004 ma sotto la falda di quel cappello, qualche occhiata obliqua gli sguisciava di tanto in tanto, come nessuno s'aspettava da quei grossi occhi verdastri che pareva covassero il sonno. 5010_4125_000005 picchiò di nuovo invano. guardò su ai balconi e alle finestre chiusi per notte ancora che novità. pensò avviandosi alla casa colonica lì vicino per aver notizie dalla moglie del garzone. ma anche lì trovò chiuso, il podere pareva abbandonato. 5010_4125_000006 in pochi anni, buttatosi tutto al lavoro per distrarsi dalle sue sciagure, don mattia aveva talmente beneficato quei pochi ettari di terra che ora gli amici, il lopes stesso, quasi stentavano a riconoscerli e ne facevano le meraviglie. 5010_4125_000007 bucoliche tityre tu patulae. ma quella lettura era di tratto in tratto interrotta da certi soprassalti d'ammirazione, curiosissimi, a qualche frase, a qualche espressione, talvolta anche per una semplice parola, di cui don filippino comprendeva la squisita proprietà o gustava la dolcezza. 5010_4125_000008 ma senza dubbio un po svanito di cervello. leggeva dalla mattina alla sera certi libracci latini e viveva solo in campagna con una scimmia che gli avevano regalata. 5010_4125_000009 dima chiarenza, ch'egli aveva raccolto dalla strada, trattato come un figliuolo e messo a parte degli affari dima chiarenza, lo dovesse tradire come giuda, tradì cristo. 5010_4125_000010 il sole, il sole vero, il sole della giornata non era forse mai sorto per lui? per lui sorgevano ancora i soli del tempo di virgilio. aveva vissuto sempre là, in quella campagna, prima insieme con lo zio prete che, morendo, gliel'aveva lasciata in eredità, poi sempre solo. 5010_4125_000011 di là il pane, quel pane solido e nero che li teneva in piedi per tutta la giornata alla fatica bestiale. di là il vino, l'unico loro bene la sera, il vino che dava loro il coraggio, la forza di durare a quella vita maledetta, se pur vita si poteva chiamare. 5010_4125_000012 e che dovesse un giorno o l'altro ritornare, venendo a sapere ch'egli s'era adattato alla nuova condizione e possedeva una campagna dove viveva tranquillo, aspettandolo, 5010_4125_000013 corna, vi cedo, gridava. neanche se m'offriste i tesori di creso. neanche se mi diceste: mattia, raspa qua con un piede come fanno le galline, ci trovi tanto zolfo che diventi d'un colpo più ricco di che, dico di re fàllari, non rasperei parola. 5010_4125_000014 abbi pazienza, caro mattia. la prima volta che lo scala s'era sentito rispondere così, aveva sbarrato tanto d occhi i burlate. o dite sul serio burlare, ma neanche per sogno. diceva, proprio sul serio don filippino. 5010_4125_000015 a tre anni era stato accolto e cresciuto da quello zio appassionato, latinista e cacciatore per la vita. ma di caccia don filippino non s'era mai dilettato. 5010_4125_000016 i capelli gli si drizzarono su la fronte, gli mancò la voce per gridare. con un salto fu al balcone, lo aprì, si voltò e spalancò gli occhi e la bocca dal raccapriccio, scotendo le mani per aria. 5010_4125_000017 a don filippino. abituato a vivere sempre solo, gli pareva d'andar via col cervello. quei nove nipoti, tutti maschi, il maggiore dei quali non aveva ancora quattordici anni, quantunque piangenti per il pane, prendevano d'assalto, come nove demonii scatenati, la tranquilla casa campestre dello zio. 5010_4125_000018 e intorno a cui pur ferveva tanta briga, tanta guerra di lucro insidiosa e spietata, restavano muti come oppressi da una condanna di perpetua miseria. 5010_4125_000019 che serviva da scorciatoja agli operai delle zolfare, ai capimastri, a gl'ingegneri direttori che dalla prossima città si recavano alla vallata o ne tornavano. 5010_4125_000020 nei giorni belli, don filippino la conduceva a passeggio, un po facendola camminare pian pianino coi suoi piedi, un po reggendola in braccio come fosse una bambina. poi sedeva su qualche masso a piè d'un albero. 5010_4125_000021 sì, ma intanto gli rispondeva: lo scala i beneficii se li gode, vostro cugino che te ne importa. gli faceva osservare: il lo cìcero, questo denaro tu dovresti darmelo tutto in una volta, è vero? 5010_4125_000022 gli sapeva mill'anni allo scala, ma per disgrazia gli era toccato ad aver da fare con un benedett'uomo buono. badiamo quieto, garbato, remissivo, don filippino lo cìcero. 5010_4125_000023 sbalordito allibito. don mattia si teneva con tutt'e due le mani, la testa ancora con la bocca aperta e gli occhi pieni di quell'orrenda vista. don filippino giaceva sul letto col capo rovesciato indietro, affondato nel guanciale come per uno stiramento spasmodico. 5010_4125_000024 don filippino gridò lo scala. mannaggia a voi, non ci fate disperare. attesero un pezzo coi nasi per aria. tornarono a chiamarlo in tutti i modi. alla fine don mattia, ormai costernatissimo e infuriato, prese una risoluzione: una scala. 5010_4125_000025 e mostrava la gola squarciata e sanguinante. teneva ancora alzate le mani, quelle manine che non gli parevano nemmeno orrende, ora, a vederle così scompostamente irrigidite. 5010_4125_000026 neli, che in quella notte d'inferno s'era trovato sul luogo e aveva partecipato a gl'inutili sforzi disperati per impedire il disastro, presentendo l'odio che il padre da quell'ora avrebbe portato al chiarenza e in cui forse avrebbe coinvolto jana, la sorella innocente la sua jana. 5010_4125_000027 tutti a sentirlo parlare. credevano che lo scala avesse già dimenticato i dolori passati e non si curasse più di nulla ormai, tranne di quel suo pezzetto di terra da cui non si staccava più da anni, nemmeno per un giorno. 5010_4125_000028 il focolare lì in cucina era spento, non s'udiva nella casa alcun rumore. tutto là dentro era ancora come se fosse notte. soltanto dalle fessure delle imposte traspariva il giorno. 5010_4125_000029 qua, le coste aride, livide di tufi arsicci, non avevano più da tempo un filo d'erba, sforacchiate dalle zolfare, come da tanti enormi formicaj, e bruciate tutte dal fumo. 5010_4125_000030 il lopes. a questa domanda speciosa si voltava a guardare con gli occhi sbarrati nino mo si cacciava in tasca le mani irrequiete, come se volesse cercarvi rabbiosamente la risposta. 5010_4125_000031 per quanto lesti e fortunati si sia in venti anni non c'è modo neanche di rifarsi delle spese che ci vogliono per coltivare come dio comanda una zolfara. questo per dirvi che data in commercio una minore domanda se è possibile che il proprietario coltivatore rallenti la produzione per non rinvilire la merce. 5010_4125_000032 poi aprite una finestra e buttatela giù. ohooo, miaolò don filippino. povera tita, povera campagna, dico io, voi non ci badate, io debbo guardarla da lontano. e intanto pensate: non c'è più vigna, gli alberi aspettano da una diecina d'anni almeno la rimonda. 5010_4125_000033 e se poco poco quelli insistevano: insomma ve n'andate o chiamo i cani. gli avveniva spesso di ripetere questa minaccia dei cani perché il suo poderetto aveva il cancello su la trazzera, cioè su la via mulattiera che traversava la collina accavalcandola. 5010_4125_000034 ora, don nocio mio. quanto vi pare che duri, per l'ingordigia e la prepotenza dei proprietarii panciuti come voi, l'affitto d'una zolfara? dite su dite. 5010_4125_000035 e che, non contenti d'aver devastato la vallata, quasi invidiosi di quell'unico occhio di verde, avrebbero voluto invadere coi loro picconi e i loro forni anche le belle campagne. 5010_4125_000036 magari, caro mattia. dunque fate così: prendete quanto un litro d'olio fino ne avete olio, fino, ma fino, proprio fino. lo compro anche se dovessi pagarlo sangue di papa. bene, quanto un litro, mettetelo a bollire con tre spicchi d'aglio dentro. 5010_4125_000037 non voleva mostrare a gli estranei la miseria del suo cuore, l'inganno in cui sentiva il bisogno di persistere ancora, che il figlio cioè, fosse là in america, in qualche luogo remoto. 5010_4125_000038 non sarà mai possibile per l'affittuario a breve scadenza, il quale, facendolo, sacrificherebbe i proprii interessi a beneficio del successore. dunque l'impegno, l'accanimento dell'affittuario nel produrre quanto più gli sia possibile. mi spiego. 5010_4125_000039 su quelle pioppe ai vespro si davano convegno tutti i passeri della collina e col loro fitto, assordante cinguettio disturbavano gli amici che si trattenevano lì a parlare, al solito, delle zolfare e dei danni delle imprese minerarie. 5010_4125_000040 parecchi ingegneri del r corpo delle miniere eran venuti a osservare, a studiare quegli affioramenti e a far rilievi. lo scala li aveva accolti come un marito geloso può accogliere un medico che gli venga in casa a visitare qualche segreto male della moglie. 5010_4125_000041 parlando pareva il telegrafo. il telegrafo s'intende come usava prima ad asta: lungo, lungo, allampanato, sempre col cappellaccio bianco in capo, buttato indietro a spera. 5010_4125_000042 siete pazzo. se perdete ancora altro tempo per amore di tita e di virgilio, vi ridurrete all'elemosina. vi ridurrete perché don mattia scala, non volendo che andasse in malora il podere ch'egli considerava già come suo, s'era messo ad anticipare al lo cìcero parte della somma convenuta. 5010_4125_000043 si era dato tutto al latino. lui invece con passione quieta, contentandosi di svenire dal piacere parecchie volte durante la lettura, mentre l'altro, lo zio prete, si levava in piedi nei suoi soprassalti d'ammirazione, infocato in volto, con le vene della fronte così gonfie che pareva gli volessero scoppiare. 5010_4125_000044 è vivo. concludeva: è vivo per sé, per me è morto e non ci penso più. diceva così, ma intanto non partiva per l'america da tutti quei dintorni, un contadino. 5010_4125_000045 grattandosi la testa e guardando a quella collina attraverso il vitreo fiato sulfureo che tremolava al sole, vaporando dai calcheroni accesi o dai forni. pensavano alla vita di campagna. 5010_4125_000046 vita lieta per loro, senza rischi, senza gravi stenti, là all'aperto sotto il sole, e invidiavano i contadini. beati loro. 5010_4125_000047 era tal fortuna, infine, per lui, il potere acquistar quella terra a così modico prezzo che gli conveniva star zitto e fidare, gli conveniva tenervi così, anzi, la mano sopra, con quei denari che ci veniva spendendo a mano a mano, quietamente e come gli pareva e piaceva. 5010_4125_000048 allora s'arrampicava sui rami e, spenzolandosi, afferrata per la coda, tentava di ghermirgli la papalina per il fiocco o di acciuffargli la parrucca o di strappargli il virgilio dalle mani. bonina, tita, bonina, fammi questo piacere, povera tita. 5010_4125_000049 veniva nel fondo dello scala unicamente per annunziar la rovina prossima o già accaduta, di questo o di quello e per spiegarne le ragioni e dimostrare così che a lui non sarebbe certo accaduta. 5010_4125_000050 e quando il vento spirava di là, recando il lezzo asfissiante dello zolfo bruciato, guardavano gli alberi come a difenderli e borbottavano imprecazioni contro quei pazzi che s'ostinavano a scavar la fossa alle loro fortune. 5010_4125_000051 il vero padrone lì era, lui stava più lì. si può dire che nel suo podere fate questo, fate quest'altro. comandava, s'abbelliva la campagna e non pagava tasse, che voleva di più. 5010_4125_000052 e leggeva ad altissima voce e in fine prorompeva scaraventando il libro per terra o su la faccia rimminchionita di don filippino sublime. santo diavolo morto di colpo questo zio. don filippino era rimasto padrone della campagna, ma padrone per modo di dire. 5010_4125_000053 aglio tre spicchi. date ascolto a me. quando l'olio comincerà a muoversi, prima che alzi il bollo, toglietelo dal fuoco. prendete allora una buona manata di farina di majorca e buttatecela dentro. 5010_4125_000054 mattia e i quattro contadini lo mirarono un pezzo atterriti. a un tratto trabalzarono tutt'e cinque a un rumore che venne di sotto al letto. si guardarono negli occhi, poi uno di loro si chinò a guardare. 5010_4125_000055 neanche a sentirsi chiamato come l'ho chiamato io. non so più quante volte osservò: don mattia va là, qualcosa dev'essergli accaduto. pervenuti su lo spiazzo innanzi alla cascina, tutti e cinque, ora l'uno, ora l'altro, si provarono a chiamarlo, inutilmente. 5010_4125_000056 minerarie moveva quasi sempre il discorso nocio butera, il quale, com'era il possidente più ricco, così era anche la più grossa pancia di tutte quelle contrade. era avvocato, ma una volta sola in vita sua. poco dopo ottenuta la laurea, s'era provato a esercitar la professione. 5010_4125_000057 e lui peggio, perché vi danna l'anima il diavolo, ma vi fa ricchi se vuole, mentre lo zolfo vi fa più poveri di santo giobbe e l'anima ve la danna lo stesso. 5010_4125_000058 ora, quest'ultimi segnatamente, pareva avessero preso gusto a farlo stizzire e almeno una volta la settimana si fermavano innanzi al cancello, vedendo don mattia lì presso, per domandargli niente ancora. 5010_4125_000059 oh, ma tutti testimoni, davvero, voi qua, che in questa campagna io ho speso i miei denari, il sangue mio, lo direte ora. andate ad avvertire quel bel galantuomo di saro trigona e il pretore e il delegato che vengano a vedere le prodezze di questa. 5010_4125_000060 la campagna era lì stesa al sole che tutti potevano vederla, soggetta sì alle cattive annate, ma compensata poi anche dalle buone. la zolfara all'incontro cieca, e guaj a scivolarci dentro. 5010_4125_000061 ed era adesso tra i più ricchi del paese. così lo scala era restato solo lì nel poderetto. otto anni erano già trascorsi e almeno apparentemente, aveva ripreso l'umore di prima. 5010_4125_000062 e per non tener la paglia accanto al fuoco e dare tempo al tempo, avevano pensato giudiziosamente d'allontanare dalla casa neli, che non aveva ancora diciotto anni, e lo avevano mandato alla zolfara a tener compagnia e a prestare ajuto al chiarenza. 5010_4125_000063 lo dai invece così a spizzico e ci perdo io, in fondo, perché diffalcando oggi, diffalcando domani, mi verrà un giorno a mancare, mentre tu lo avrai speso qua a beneficar la terra che allora sarà tua. 5010_4125_000064 e chi volete che le prenda? mah, quelli che fanno i santi di legno. ah, i santi, guarda, guarda. ora capisco, concludeva don mattia, se li fanno di questo legno perché non fanno più miracoli i santi. 5010_4125_000065 don filippino chiamò ancora una volta lo scala, ma il suono della sua stessa voce in quel silenzio strano gli suscitò un brivido dai capelli alla schiena. 5010_4125_000066 che ne faranno di là, nei loro paesi? nessuno lo sa, nessuno si cura di saperlo. e la ricchezza nostra, intanto, quella che dovrebbe essere la ricchezza nostra, se ne va via così dalle vene delle nostre montagne sventrate. 5010_4125_000067 poveri diavoli senza il becco d'un quattrino, costretti a procacciarsi i mezzi per coltivar la zolfara presa in affitto dai mercanti di zolfo delle marine che li assoggettavano ad altre usure, ad altre. 5010_4125_000068 e invano. don filippino gli dimostrava umilmente che quel denaro gli serviva per i molti lavori di cui la campagna aveva bisogno. voleva il denaro o mi uccido, gli diceva accennando di cavar la rivoltella dal fodero sotto la giacca. 5010_4125_000069 temendo che avrebbe chiamato anche lui forse responsabile della rovina per non essersi accorto o per non aver denunziato a tempo il tradimento di quel giuda che doveva esser tra poco suo cognato. nella stessa notte era fuggito come un pazzo in mezzo alla tempesta. 5010_4125_000070 addio campagne. tra i più tentati era don mattia scala, che possedeva un poderetto con un bel giro di mandorli e d'olivi a mezza costa della collina, ove, per suo dispetto, affiorava con più ricca promessa il minerale. 5010_4125_000071 madonna che locco. esclamava subito don mattia scala, sorgendo in piedi per gestire più liberamente, scusate, don nocio mio locco, sì, locco, e ve lo provo. dite un po quante tra mille zolfare credete che siano coltivate direttamente in economia dai proprietarii. 5010_4125_000072 per non perder tempo inutilmente. lo ziro ce l'hai il companatico, tieni, ti do una cipolla e svelto, mi raccomando. passava quindi, prima che il sole spuntasse, nel podere del. 5010_4125_000073 tutti i possidenti della collina gli volevano bene, ricordavano com'egli, molto ricco, un giorno fosse venuto lì a pigliar possesso di quei pochi ettari di terra comperati dopo la rovina, col denaro ricavato dalla vendita della casa in città e di tutte le masserizie di essa e delle gioje della moglie, morta di crepacuore. 5010_4125_000074 e intanto lavoriamo, ci ammazziamo a scavarlo, poi lo trasportiamo giù alle marine, dove tanti vapori- inglesi, americani, tedeschi, francesi, perfino greci- stanno pronti con le stive aperte come tante bocche a ingojarselo. ci tirano una bella fischiata e addio. 5010_4125_000075 per tutti. infine, era come un paese di sogno, quella collina lontana. di là veniva l'olio alle loro lucerne che a mala pena rompevano il crudo tenebrore della zolfara di. 5010_4125_000076 del figliuolo scomparso, sperduto per il mondo. se qualche volta ne parlava, perché qualcuno gliene moveva il discorso, si sfogava a dir male per l'ingratitudine che gli aveva dimostrata, per il cuor duro di cui aveva dato prova. 5010_4125_000077 filippino. a queste rimostranze faceva una faccia talmente afflitta che don mattia non si sentiva più l'animo d'aggiunger altro con chi parlava. del resto, quel pover uomo non era di questo mondo. 5010_4125_000078 guerra, dunque odio, fame, miseria per tutti, per i produttori, per i picconieri, per quei poveri ragazzi oppressi, schiacciati da un carico superiore alle loro forze, su e giù per le gallerie e le scale della buca. 5010_4125_000079 don filippino. lo guardò, sorridente, ma pure con una cert'ansia, e domandò i burli: no, sul serio, me l'ha data un veterinario che ha studiato a. 5010_4125_000080 e e anche per già per i fiammiferi di legno, mi pare aggiungeva tino làbiso ripiegando con somma diligenza il fazzoletto. 5010_4125_000081 e la scimmia tita, anch'essa regalo della cugina, regalo di sorpresa per rallegrare gli ozii e la solitudine del buon cugino esiliato in campagna come no somarone, scusate somarone, gli gridava don mattia scala. 5010_4125_000082 e tutte queste costruzioni alla fine del contratto dovevano rimanere al proprietario del suolo, il quale, per giunta, esigeva che tutto gli fosse consegnato in buon ordine e in buono stato. 5010_4125_000083 tanto, a te non do ombra. non sei tu qua, il padrone, caro mattia, puoi far quello che ti pare e piace. io non ti dico niente, basta che tu mi lasci star tranquillo. 5010_4125_000084 appena i zolfatari venivan su dal fondo della buca col fiato ai denti e le ossa rotte dalla fatica, la prima cosa che cercavano con gli occhi era quel verde, là della collina lontana che chiudeva a ponente l'ampia vallata. 5010_4125_000085 ogni tanto ancora qualcuno gli ricordava quel fiasco famoso. eh che don no, santo dio. e nocio butera figurava di sorriderne anche lui ora, masticando, già, già, mentre si grattava con le mani paffute, le fedine nere su le guance rubiconde. 5010_4125_000086 aveva torto però, don filippino, perché la cugina, per esempio, non veniva mai con le mani vuote a trovarlo in campagna. gli portava qualche papalina ricamata con un bel fiocco di seta, come no, quella che teneva in capo. 5010_4125_000087 il lopes veramente si rodeva dentro dalla gelosia. rosso di pelo dal viso lentigginoso e tutto sciamannato. teneva di solito il cappello buttato sul naso come per non veder più niente né nessuno. 5010_4125_000088 s'era impappinato nel bel meglio della sua prima arringa, smarrito, con le lagrime in pelle, come un bambino, lì davanti ai giurati e alla corte, aveva levato le braccia a pugni chiusi contro la giustizia, raffigurata nella volta con tanto di bilancia in mano, gemendo esasperato: eh che santo dio. 5010_4125_000089 poi, avendolo sperimentato, veramente esperto e amante del lavoro, aveva voluto averlo anche socio nell'affitto d'una zolfara. tutte le spese per la lavorazione se l'era accollate lui. 5010_4125_000090 vinto da quella fermezza e reprimendo la repulsione che la sua vista ora gli destava, lo scala aveva condisceso a condurla con sé, vestita di nero, come una figliuola due volte orfana, là nel poderetto acquistato allora. 5010_4125_000091 ma poiché lo zio non aveva avuto per lui questa considerazione, saro trigona, non potendo per diritto, cercava di trar profitto in tutte le maniere anche dell'eredità del cugino e mungeva spietatamente il povero don filippino. 5010_4125_000092 la scimmia si chiamava tita, era vecchia e tisica. per giunta, don filippino la curava come una figliuola, la carezzava, s'assoggettava senza mai ribellarsi a tutti i capricci di lei. con lei parlava tutto il giorno, certissimo d'esser compreso. 5010_4125_000093 e portava a gli orecchi un pajo di catenaccetti d'oro che davano a vedere quello che, del resto, egli non si curava di nascondere: come fosse cioè venuto su da una famiglia mezzo popolana e mezzo borghese. 5010_4125_000094 fra due, tre anni li avrebbero sposati se tutto come pareva fosse andato bene. poteva mai sospettare, don mattia scala che dima chiarenza di cui si fidava come di se stesso? 5010_4125_000095 ma era già passato più d'un anno di comporto e quella brutta bestiaccia non si risolveva a crepare. vogliamo farla invece guarire. gli disse un giorno lo scala. ho una ricetta coi fiocchi. 5010_4125_000096 infine, da uomo prudente che non si lascia mai scappar giudizii avventati, diceva: può essere, può essere, è, è. è scattava nino mo, che non poteva soffrire quell'aria flemmatica. 5010_4125_000097 o s'aggiustava sul naso a gnocco o su gli orecchi il sellino o le staffe degli occhiali d'oro, veramente avrebbe potuto riderne di cuore, perché se come avvocato aveva fatto quella pessima prova, come coltivatore di campi e amministratore di beni, via portava bandiera. 5010_4125_000098 sul verde di quella collina. gli occhi infiammati, offesi dalla luce dopo tante ore di tenebra, laggiù si riposavano a chi attendeva a riempire di minerale grezzo i forni o 5010_4125_000099 e cercò con gli occhi nella camera se ce ne fosse qualcuno o se ci fosse almeno qualche oggetto che potesse farne le veci. il garzone prese per la spalliera una seggiola e si chinò, ma gli altri, così inermi senza riparo, ebbero paura e gli gridarono: aspetta, aspetta. 5010_4125_000100 e mostrò ai quattro contadini inorriditi, le scigrigne su le gote e sul mento del povero morto. guardate, ma come mai la scimmia possibile, quella bestia ch'egli teneva da tanti anni con sé, notte e giorno. 5010_4125_000101 era poca veramente quella terra, ma da parecchi anni don mattia covava di nascosto al butera il disegno d'ingrandirla acquistando la terra d'un suo vicino col quale già s'era messo a prezzo e accordato. 5010_4125_000102 lopes accennava di scuotersi dalla cupa noja e, sotto al cappellaccio buttato sul naso, consigliava con voce sonnolenta: lasciate parlare don mattia, che se n'intende più di voi. 5010_4125_000103 tutti infatti dicevano che anche sotto la collina ci doveva esser lo zolfo. quelle creste, in cima di calcare siliceo e più giù il briscale degli affioramenti lo davano a vedere. gl'ingegneri minerarii avevano più volte confermato la voce. 5010_4125_000104 i uccido qua, davanti a te, filippino, ora stesso, perché non ne posso più credimi: nove figliuoli, cristo sacrato, nove figliuoli che mi piangono per il pane. e meno male. quando veniva solo in campagna a far quelle scenate, certe volte conduceva con sé la moglie e la caterva dei figliuoli. 5010_4125_000105 il libro su le ginocchia, socchiudeva gli occhi e si metteva a dire celerissimamente: bello, bello, bello, bello, bello, abbandonandosi man mano su la spalliera come se svenisse dal piacere. 5010_4125_000106 dieci anni arrischiava incerto il butera sorridendo con aria di condiscendente superiorità. dodici, concedeva lo scala venti, anzi, qualche volta bene. e che ve ne fate? che frutto potete cavarne in così poco tempo? 5010_4125_000107 maledetta, urlò con uno scatto improvviso, strappandosi dal capo il cappellaccio e lanciandolo contro la scimmia tita. lo colse al volo, lo esaminò attentamente, vi stropicciò la faccia come per soffiarsi il naso, poi se lo cacciò sotto e vi si pose a sedere. 5010_4125_000108 quante privazioni, quanti sacrifizii non s'era imposti per metter da parte quanto gli bisognava per attuare quel suo disegno. era poca sì, la sua terra. 5010_4125_000109 il portone. forse lo aveva chiuso. vedendo che nella casa colonica non c'era alcuno di guardia, tranquillatosi con questa riflessione, si mise a cercarlo per la campagna. 5010_4125_000110 uscendo a poco a poco, con l'andar del tempo, dal suo lutto, s'era messo a scambiare qualche parola coi vicini e a dar notizie di sé e della ragazza. ah, non è figlia vostra? no, ma come se fosse. 5010_4125_000111 che tutti in principio avevano creduto sua figlia e che poi s'era saputo esser la sorella minore d'un tal dima chiarenza, cioè proprio di quell'infame che lo aveva tradito e rovinato. c'era tutta una storia sotto. 5010_4125_000112 la casa e la campagna, con l'obbligo, si capisce, di prendere con sé e di mantenere vita natural durante il cugino, lo cìcero, il quale, cresciuto sempre come un figlio di famiglia, sarebbe stato inetto per altro ad amministrar da sé quella campagna. 5010_4125_000113 attraversò a tentoni alcune stanze, giunse alla camera da letto, anch'essa al bujo. appena entrato, s'arrestò di botto al tenue barlume che filtrava dalle imposte. gli parve di scernere qualcosa come un'ombra che si moveva sul letto, strisciando e dileguava. 5010_4125_000114 i frutici crescono senza innesti, coi polloni sparpagliati che si succhian la vita l'un l'altro e par che chiedano ajuto da tutte le parti di molti olivi. non resta che da far legna che debbo comperarmi alla fine. possibile seguitare così? 5010_4125_000115 e se don filippino fosse venuto a mancare d'un colpo, dio liberi, senza aver tempo e modo di firmar l'atto di vendita per quel tanto che oramai gli toccava? saro trigona, suo unico erede, avrebbe poi riconosciuto quelle spese e il precedente accordo col cugino. 5010_4125_000116 su i sacchi per rifiatare un po all'aria, tutti imbrattati dai cretosi acquitrini lungo le gallerie o lungo la lubrica scala a gradino rotto della buca. 5010_4125_000117 che stanno a farci me lo dite. non danno frutto e ingombrano. e voi buttatele a terra e fatene carbone. gli rispondeva indolente il lopes. ma il butera consigliava: vedete un po prima di buttarle giù se qualcuno ve le prende. 5010_4125_000118 senza vizii e viveva così morigeratamente, sempre sano e vegeto, che prometteva anzi di campar cent'anni. del resto, il termine del comporto era già fissato alla morte della scimmia, che poco più ormai si sarebbe fatta aspettare. 5010_4125_000119 ricordavano come si fosse prima rintanato nelle quattro stanze della casa rustica annessa al podere senza voler vedere nessuno, insieme con una ragazza di circa sedici anni, jana. 5010_4125_000120 gli mettevano tutto sossopra, ballavano. ballavano proprio quelle stanze dagli urli, dalle risa, dai pianti, dalle corse sfrenate. poi s'udiva immancabilmente il fracasso, il rovinio di qualche grossa rottura, almeno, almeno di qualche specchio d'armadio andato in briciole. 5010_4125_000121 si ridusse così in fondo alla piaggia, dove il garzone attendeva con tre giornanti a zappare la vigna. e don filippino che se n'è fatto? io non lo trovo. 5010_4125_000122 tè. regina don mattia- per chiasso chiamava davvero i cani- aveva avuto anche lui un tempo la mania delle zolfare, per cui s'era ridotto, eccolo là, scannato, miserabile. 5010_4125_000123 lo scala. allora si portò le mani alla bocca per farsene portavoce e, rivolto verso la campagna, chiamò forte il garzone come questi. poco dopo, dal fondo della piaggia, gli diede la voce don mattia. gli domandò se don filippino fosse là con lui. 5010_4125_000124 andò ad accoccolarsi in cima al padiglione e lassù, pacificamente, come se nulla fosse, si mise a grattarsi il ventre, poi a scherzar con le cocche d'un fazzoletto che il povero don filippino le aveva legato alla gola. 5010_4125_000125 il quale non voleva affatto sapere se il giacimento fosse ricco o povero, se le zone sterili fossero rare o frequenti, se il sotterraneo fosse asciutto o invaso dalle acque, se il prezzo fosse alto o basso, se insomma l'industria fosse. 5010_4125_000126 o perché mi fate ancora aspettare a pigliar possesso? firmate il contratto, levatevi da questa schiavitù. col denaro che vi do io, voi senza vizii, voi con così pochi bisogni, potreste viver tranquillo in città gli anni che vi restano. 5010_4125_000127 il certo per l'incerto sarebbe stata impresa da pazzi, queste considerazioni che ciascuno di quei proprietarii della collina ribadiva di continuo nella mente. 5010_4125_000128 io sono qua di casa e non voglio impicci con la giustizia. io anzi, mi siete tutti testimoni che c'entra? adesso? esclamò don mattia dando una spallata. 5010_4125_000129 vedendo quei cinque che la esaminavano giro giro, così chinati e stravolti, tese le mani alle tavole del letto e saltò più volte a balziculi. poi accomodò la bocca ad o ed emise un suono minaccioso: chhhh. 5010_4125_000130 ma don mattia, ogni volta, prima di mettersi a parlare, si recava in cantina per offrire a gli amici un buon boccale di vino aceto. avvelenatevi, beveva anche lui. sedeva, s'attortigliava le gambe e domandava di che si tratta. 5010_4125_000131 e notare che quel denaro a don filippino avrebbe fatto tanto comodo. ma, dio benedetto, come avrebbe poi potuto in città gustar la poesia pastorale e campestre del suo divino virgilio. 5010_4125_000132 allora scendeva dalla trabacca e gli montava sul petto, angustiata, costernata. don filippino la abbracciava e le diceva al colmo della gioja: senti tita, senti, bello, bello, bello, bello, bello. 5010_4125_000133 assassinato. come che dice. esclamarono quelli che attendevano ansiosamente, slanciandosi tutti e quattro insieme per montare il garzone. volle andare innanzi agli altri gridando piano per la scala a uno a uno. 5010_4125_000134 poi sprovvisto, com'è quasi sempre, di mezzi, deve per forza smerciar subito il suo prodotto, a qualunque prezzo, per seguitare il lavoro, perché se non lavora, voi lo sapete, il proprietario gli toglie la zolfara. 5010_4125_000135 tirati i conti. che cosa restava dunque ai produttori, e come avrebbero potuto dare essi un men tristo salario a quei disgraziati che faticavano laggiù, esposti continuamente alla morte? 5010_4125_000136 e il rimedio, scusate, tornava a domandare, lo scala limitare? rispondeva allora placidamente, nocio butera. limitare la produzione dello zolfo, l'unica per me sarebbe questa. 5010_4125_000137 in vita. lo zio prete aveva anche posseduto una casa nella vicina città e questa casa aveva lasciato nel testamento al figliuolo di un'altra sua sorella, il quale si chiamava saro trigona. 5010_4125_000138 senza fiato, senza voce, tutto tremante e ristretto in sé dal terrore, corse alla finestra della cucina, su su salite, ammazzato, assassinato. 5010_4125_000139 quel giorno, a causa d'una carbonaja a cui si doveva dar fuoco, lo scala fece tardi: erano già passate le dieci, intanto la porta della cascina di don filippino era ancora chiusa. insolitamente, don mattia picchiò: nessuno gli rispose. 5010_4125_000140 e quando essa, triste per la malattia, se ne stava arrampicata su la trabacca del letto ch'era il suo posto preferito, egli, seduto su la poltrona, si metteva a leggerle qualche squarcio delle georgiche o delle bucoliche. 5010_4125_000141 dopo alcuni anni, però, jana, stanca d'aspettar così senza speranza il ritorno del fidanzato, aveva voluto tornarsene in città, in casa del fratello il quale, sposata una vecchia di molti denari famigerata usuraja, s'era messo a far l'usurajo anche lui. 5010_4125_000142 come se le spese fossero state a suo carico. né bastava, neppur dentro le gallerie sotterranee, l'affittuario era padrone di lavorare a suo modo, ma ad archi o a colonne o a pasture, come il proprietario imponeva, talvolta anche contro le esigenze stesse del terreno. 5010_4125_000143 i cinque uomini stettero a mirare quell'indifferenza bestiale, rimbecilliti. che fare intanto? domandò lo scala abbassando gli occhi sul cadavere. 5010_4125_000144 la sera avanti egli aveva lasciato l'amico in buona salute. malato dunque non poteva essere, almeno fino al punto di non poter lasciare il letto per un minuto. ma forse, ecco, s'era dimenticato di aprir le finestre delle camere poste sul davanti ed era uscito per la campagna con la scimmia. 5010_4125_000145 uniti. egli ascoltava, poi scrollava le spalle e che me n'importa da qua. da qua non mi ricordavo più neanche d'averti dato questa lettera per lui. 5010_4125_000146 poi, com'essi si mettevano a strillare in tutti i toni, li disponeva in fila per ordine d'altezza e così facevano l'organo fermi là. belli, belli, davvero. guarda, filippino, non sono da dipingere. che sinfonia. 5010_4125_000147 farina di majorca, di majorca gnorsì mestate. poi, quando si sarà ridotta come una pasta molle oleosa, applicatela, ancora calda, sul petto e su le spalle di quella brutta bestia, ricopritela ben bene di bambagia, di molta bambagia, capite benissimo, di bambagia. e poi 5010_4125_000148 a scavare poveri picconieri sepolti laggiù, a cui non importava se su fosse giorno o notte, poiché notte era sempre per loro. 5010_4125_000149 tutto poteva aspettarsi il povero don mattia, tranne che quella scimmia maledetta che tanto lo aveva fatto penare gli dovesse far l'ultima. era solito lo scala di levarsi prima dell'alba per vigilare ai preparativi del lavoro prestabilito la sera avanti col garzone. 5010_4125_000150 allora lo scala. riprendendo il primo discorso, si metteva a rappresentar loro tutti gli altri pesi a cui doveva sottostare un povero affittuario di zolfare. i sapeva tutti, lui, per averli purtroppo sperimentati. 5010_4125_000151 i pare, mi pare si metteva a sghignazzare don mattia scala. che vi pare? è proprio così. questi due soli usi ne conosciamo noi. domandatene a chi volete. nessuno vi saprà dire per che altro serva lo zolfo. 5010_4125_000152 quando lo scala terminava di parlare e i vicini si alzavano per tornarsene alle loro abitazioni rurali. la luna alta e come smarrita nel cielo, quasi non fosse di quella notte, ma la luna d'un tempo lontano, lontano dopo il racconto di tante miserie. 5010_4125_000153 parevano sottoterra tanti morti affaccendati. i contadini della collina all'incontro perfino sputavano: puh. guardando a quelle coste della vallata: era là il loro nemico: il fumo devastatore. 5010_4125_000154 molte di quelle lettere gli eran tornate indietro con gli emigranti rimpatriati, dopo quattro o cinque anni, gualcite, ingiallite, quasi illeggibili. ormai nessuno aveva visto neli, né era riuscito ad averne notizia, né all'argentina, né al brasile, né a gli stati uniti. 5010_4125_000155 il garzone gli rispose che non s'era visto. allora già con un po d'apprensione lo scala tornò a picchiare alla cascina. chiamò più volte don filippino, don filippino, e non avendo risposta, né sapendo che pensarne, si mise a stirarsi con una mano quel suo nasone palpitante. 5010_4125_000156 si doveva esser pazzi o disperati? no, per accettar siffatte condizioni, per farsi mettere così i piedi sul collo. chi erano infatti, per la maggior parte, i produttori di zolfo? 5010_4125_000157 ed ecco, oltre l'affitto breve, l'estaglio, cioè la quota d'affitto che doveva esser pagata in natura sul prodotto lordo al proprietario del suolo. 5010_4125_000158 la scimmia, disse con un sospiro di sollievo e quasi gli venne di ridere. gli altri quattro allora si chinarono anch'essi a guardare tita accoccolata sotto il letto con la testa bassa e le braccia incrociate sul petto. 5010_4125_000159 povera, povera. sì, perché era condannata quella cara bestiola e mattia scala dunque doveva avere ancora un po di pazienza. aspetta, almeno gli diceva don filippino, che questa povera bestiola se ne vada, poi la campagna sarà tua, va bene. 5010_4125_000160 dima chiarenza. doveva soltanto star lì sul posto, vigilare all'amministrazione e ai lavori. intanto jana januzza, come la chiamavano, gli cresceva in casa. 5010_4125_000161 certe cose lo scala, ecco, non le poteva capire. e poi c'era tita, tita ch'era abituata a vivere in campagna e che forse non avrebbe più saputo farne a meno, poverina. 5010_4125_000162 sarà tua. il ragionamento di don filippino era senza dubbio convincente, ma che sicuro aveva intanto lo scala di quei denari spesi nel fondo di lui. 5010_4125_000163 e la zolfara, una notte gli s'era allagata irreparabilmente, distruggendo l'impianto del piano inclinato che allo scala costava più di trecento mila lire. 5010_4125_000164 si tratta, prorompeva al solito nino mo, che sono tante bestie, tutti a uno a uno. chi? ma quei figli di cane, i zolfatari? 5010_4125_000165 fosse arrabbiata, osservò uno dei giornanti spaventato. tutt'e cinque a un tempo con lo stesso pensiero si scostarono dal letto. aspettate un bastone, disse don mattia. 5010_4125_000166 un pajo di pantofole gli portava pur ricamate da lei quelle che teneva ai piedi e la parrucca. dono e attenzione del cugino per guardarlo dai raffreddori frequenti a cui andava soggetto per la calvizie precoce. parrucca di francia gli era costata un occhio a 5010_4125_000167 i quattro amici a questa vivace, lampantissima dimostrazione della cecità con cui si esercitava l'industria e il commercio di quel tesoro concesso dalla natura alle loro contrade. 5010_4125_000168 si munirono di seggiole anche loro. il garzone allora spinse la sua più volte sotto il letto. tita balzò fuori dall'altra parte, s'arrampicò con meravigliosa agilità su per la trabacca del letto. 5010_4125_000169 in casa rovinato, senza più la moglie, senza più il figlio, solo con quella ragazza la quale, come impazzita dall'onta e dal cordoglio, s'era stretta a lui, non aveva voluto lasciarlo, aveva minacciato di buttarsi da una finestra s'egli la avesse respinta in casa del fratello. 5010_4125_000170 e scomparso senza lasciar nessuna traccia di sé. pochi giorni dopo la madre era morta, assistita amorosamente da jana, e lo scala s'era trovato solo. 5010_4125_000171 lo scala. aveva conosciuto questo chiarenza ragazzo e lo aveva sempre ajutato, sapendolo orfano di padre e di madre, con quella sorellina molto più piccola di lui. se l'era anzi preso con sé per farlo lavorare. 5010_4125_000172 quando mai lui badava a dire: il garzone di solito così mattiniero, ma gli starà male. la scimmia vedrete, disse uno dei giornanti, la terrà in braccio e non vorrà muoversi per non disturbarla. 5010_4125_000173 ora non poteva veder neanche da lontano un pezzo di zolfo che subito, con rispetto parlando, non si sentisse rompere lo stomaco, e che è il diavolo? gli domandavano. 5010_4125_000174 girato il podere, gli amici si riducevano su lo spiazzetto innanzi alla cascina. là lo scala li invitava a sedere sul murello che limitava, giro giro sul davanti, la scarpata su cui la cascina era edificata. 5010_4125_000175 a chi vigilava alla fusione dello zolfo o s'affaccendava sotto i forni stessi a ricevere, dentro ai giornelli che servivan da forme, lo zolfo bruciato che vi colava, lento come una densa morchia nerastra. la vista di tutto quel verde lontano alleviava anche la pena del respiro. 5010_4125_000176 e quella per la ventilazione e i pozzi per l'estrazione e l'eduzione delle acque, ma anche i calcheroni, i forni, le strade, i caseggiati e quanto mai potesse occorrere alla superficie per l'esercizio della. 5010_4125_000177 don mattia scala voleva la campagna, aveva fretta, cominciava a essere stufo e aveva ragione: la somma convenuta era pronta. 5010_4125_000178 don matria aveva anche un figlio unico quasi della stessa età, che si chiamava neli. si sa, presto padre e madre s'erano accorti che i due ragazzi avevano preso a volersi bene non come fratello e sorella. 5010_4125_000179 non voleva che questi, dovendo per esempio attendere alla rimonda, tornasse due o tre volte dalla costa alla cascina, o per la scala, o per la pietra d'affilare la ronca o l'accetta, o per l'acqua o per la colazione. doveva andarsene munito e provvisto di tutto punto. 5010_4125_000180 fecero il giro della cascina dal lato di tramontana, trovarono una finestra con gli scuri aperti. si rincorarono: ah, esclamò il garzone ha aperto. finalmente è la finestra della cucina. 5010_4125_000181 ma il garzone riprese ponendo avanti le mani. non si sa mai con la giustizia, padrone mio, siamo poveretti nojaltri, e con noi, so io. 5010_4125_000182 pervenuto all'altezza della finestra, si tolse il cappellaccio bianco, vi cacciò il pugno e infranse il vetro. poi aprì la finestra e saltò dentro. 5010_4125_000183 e sotto all'ombra di quelle sopracciglia gli lampeggiavano gli occhi chiari, taglienti, vivi, vivi, mentre le narici del gran naso, aquilino, energico, gli si dilatavano di continuo e fremevano. 5010_4125_000184 respiro, l'agra oppressura del fumo che s'aggrappava alla gola fino a promuovere gli spasimi più crudeli e le rabbie dell'asfissia, i carusi, buttando giù il carico dalle spalle, peste e scorticate. 5010_4125_000185 mentre tino làbiso tirava al solito daccapo il pezzolone per soffiarsi il naso e prender tempo da uomo prudente. oh bella, esclamava intanto nocio butera, imbarazzato, anche lui serve, serve per per inzolfare le viti, serve. 5010_4125_000186 quasi tutti i prodotti della campagna andavano a lui: frumento, fave, frutta, vino, ortaggi. e se don filippino ne vendeva qualche parte di nascosto come se non fosse roba sua, il cugino saro, scoprendo la vendita, gli piombava in campagna su le furie, quasi avesse scoperto una frode a suo danno. 5010_4125_000187 volevano essere come un impegno per tutti di resistere uniti alle tentazioni, sapendo bene che, se uno di loro avesse ceduto e una zolfara fosse sorta là in mezzo, tutti ne avrebbero sofferto. 5010_4125_000188 prestava denaro e andava a mano a mano, allargando i confini del suo fondo. già s'era annesso quasi metà del podere di un certo nino mo e aveva ridotto un altro proprietario, il làbiso, a vivere in un pezzettino di terra largo quanto un fazzoletto da naso, anticipandogli la dote per cinque figliuole. 5010_4125_000189 dal quale non si recasse di nascosto, alla vigilia della partenza, per consegnargli segretamente una lettera indirizzata a quel suo figliuolo. non per qualche cosa, oh, se niente, niente t'avvenisse di vederlo o d'averne notizia laggiù. 5010_4125_000190 scavano, scavano e il prezzo dello zolfo giù, giù, giù, senza capire che fanno la loro e la nostra rovina, perché tutti i danari vanno a finir là, in quelle buche, in quelle bocche d'inferno sempre affamate, bocche che ci mangiano vivi. 5010_4125_000191 questo dubbio sorgeva di tanto in tanto nell'animo di don mattia, ma poi pensava che, a voler forzare don filippino a cedergli il possesso del fondo, a volerlo mettere alle strette per quei denari anticipati, poteva correre il rischio di sentirsi rispondere. 5010_4125_000192 ma i proprietarii di quelle campagne, quantunque tentati insistentemente con ricche profferte, non solo non avevan voluto mai cedere in affitto il sottosuolo, ma neanche alla tentazione di praticar loro stessi, per curiosità, qualche assaggio così sopra sopra. 5010_4125_000193 teneva da un pezzo gli occhi anche su le terre del lopes, ma questi per bizza. dovendo disfarsi, dopo una serie di male annate, d'una parte della sua tenuta, s'era contentato di venderla, anche a minor prezzo, a un estraneo allo scala. 5010_4125_000194 e allora cominciata la distruzione. altre bocche d'inferno si sarebbero aperte e in pochi anni tutti gli alberi, tutte le piante sarebbero morti attossicati dal fumo. e addio campagne. 5010_4125_000195 ai piedi di quella scarpata, dalla parte di dietro sorgevano, come a proteggere la cascina, certe pioppe nere, alte, alte, di cui don mattia non si sapeva dar pace perché il lopes ce l'avesse piantate. 5010_4125_000196 don filippino si turava gli orecchi, chiudeva gli occhi e si metteva a pestare i piedi dalla disperazione. mandali via, rompano ogni cosa, si portino via casa, alberi, tutto, ma lasciatemi in pace, per carità. 5010_4125_000197 illuminando le due coste della vallata, ne faceva apparir più squallida e più lugubre la desolazione. e ciascuno, avviandosi, pensava che là, sotto quelle coste così squallidamente rischiarate, cento, duecento metri sottoterra, c'era gente che s'affannava ancora a scavare. 5010_4125_000198 ora forse costui, considerando la propria condizione di sfortunato sensale di zolfo, di sfortunatissimo padre di famiglia con una caterva di figliuoli, s'aspettava che lo zio prete lasciasse tutto a lui? 5010_4125_000199 per rubarlo a man salva, su le spese d'amministrazione, su lo zolfo estratto, finanche sul carbone che doveva servire ad alimentar le macchine per l'eduzione delle acque sotterranee. 5010_4125_000200 pensava inoltre lo scala che aveva da fare con un vero galantuomo, incapace di far male neanche a una mosca. quanto al pericolo che morisse d'un colpo, questo pericolo non. 5010_4125_000201 e oltre l'estaglio, le tasse governative d'ogni sorta. e poi l'obbligo di costruire non solo le gallerie inclinate per l'accesso alla zolfara. 5010_4125_000202 tino làbiso, lungo, lungo rinfichito, tirava dalla tasca dei calzoni un pezzolone a dadi rossi e neri, vi strombettava dentro col naso, che pareva una buccina marina, poi ripiegava diligentemente il pezzolone, se lo ripassava così ripiegato parecchie volte sotto il naso, e se lo rimetteva in tasca. 5010_4125_000203 o infine, chi t'ha costretto ad anticiparmeli? per me il fondo poteva restar bene com'era e andar anche in malora. non me ne sono mai curato. non puoi mica ora cacciarmi di casa mia, se io non voglio. 5010_4125_000204 era divenuto amico di tutti i proprietarii della collina, che spesso sul tramonto venivano a trovarlo dai poderi vicini. pareva che la campagna avesse voluto compensarlo dei danni della zolfara era. 5010_4125_000205 era pure stata una fortuna l'aver potuto acquistare quei pochi ettari di terra, perché uno dei proprietarii dei sei poderi in cui era frazionata la collina, il butera riccone, s'era fitto in capo di diventar col tempo padrone di tutte quelle terre. 5010_4125_000206 forse per l'esperienza fatta su lo zio, il quale, quantunque prete, era terribilmente focoso, l'esperienza cioè di due dita saltate a quella buon'anima dalla mano sinistra nel caricare il fucile. 5010_4125_000207 e per conseguenza, come dice nino, mo lo zolfo giù, giù, giù, come se fosse pietraccia vile. ma del resto voi, don nocio che avete studiato, e tu tino làbiso, sapreste dirmi che diavolo sia lo zolfo e a che cosa serva. 5010_4125_000208 perché, povero giovine, aveva sudato una camicia a cacciarsi l'arringa a memoria e credeva di poterla recitare, proprio bene, tutta filata, senza impuntature. 5010_4125_000209 e noi rimaniamo qua, come tanti ciechi, come tanti allocchi, con le ossa rotte dalla fatica e le tasche vuote. unico guadagno: le nostre campagne bruciate dal fumo. 5010_4125_000210 ma subito, alla vista di quella gola squarciata, voltò la faccia. se lo coprissimo con lo stesso lenzuolo, nossignore? disse subito il garzone. vossignoria, dia ascolto a me, bisogna lasciarlo così come si trova. 5010_4125_000211 guardate, gridò allora, lo scala sangue. ha le mani, il petto insanguinati. essa lo ha ucciso. si ricordò di ciò che gli era parso di scernere entrando e raffermò, convinto: essa sì, l'ho veduta io con gli occhi miei. stava sul letto. 5010_4125_000212 ma l'uomo si sa, l'uomo non si vuol mai contentare, e nocio butera pareva godesse soltanto nel sapere che altri, come lui, aveva fatto cilecca in qualche impresa. 5010_4125_000213 chiudere la porta in faccia a quegli ingegneri governativi che venivan per dovere d'ufficio non poteva. si sfogava in compenso a maltrattare quegli altri che, o per conto di qualche ricco produttore di zolfo o di qualche società mineraria, venivano a proporgli la cessione o l'affitto del sottosuolo. 5010_4125_000214 il garzone corse alla casa colonica e ritornò poco dopo con la scala monto. io disse don mattia pallido, e fremente, al solito, scostando tutti. 5010_4125_000215 ma da un pezzo. egli, affacciandosi al balcone della cascina, s'era abituato a saltar con gli occhi il muro di cinta tra il suo podere e quello del vicino e a considerar come sua tutta quanta quella terra raccolta. la somma convenuta aspettava solamente che il vicino si risolvesse a firmare il contratto e a sloggiare di là. 5010_4125_000216 ripreso dalla costernazione di fronte all'incertezza di quegli uomini a cui pareva strano ch'egli avesse trovata chiusa la villa com'essi la avevano lasciata nell'avviarsi al lavoro. lo scala propose di ritornar su tutti insieme a vedere che fosse accaduto. ho bell'e capito: questa mattina è infilata male. 5015_4125_000000 proprio io così irriconoscibile? è vero? no, non dico, ma t'immaginavo di, di come m'immaginavi. lo interruppe subito il griffi. 5015_4125_000001 ero anche predisposto, predispostissimo, al matrimonio concedo. ma è forse detto che a udine o a bologna avrei trovato un'altra margherita? margherita era il nome di mia moglie. 5015_4125_000002 tu puoi sempre risalire alla causa de tuoi danni o delle tue fortune. spesso magari non la scorgi, ma non di meno la causa c'è: o tu o altri, o questa cosa o quella. 5015_4125_000003 e poi, ah, poi me lo sai dire come una donna, dopo esser costata tanto a un uomo, possa far quello che mi fece colei infame. 5015_4125_000004 mia madre disse, accennandola, con espressione di profonda tristezza nella voce e nel gesto: il valdoggi senza saper perché sospirò. 5015_4125_000005 dimesso. no, dimmi come m'immaginavi. te ne prego, insisté, il griffi vivamente, te ne prego. mah ancora ufficiale che so riprese il valdoggi alzando le spalle. capitano, per lo meno ti ricordi, oh. 5015_4125_000006 con tanta forza e tale chiarezza che la tua inclinazione irresistibile a soddisfar quei desiderii, a prenderti quei piaceri, ne è frenata. se talvolta, buon dio, neppure la coscienza dei mali immediati è, ritegno che basti contro ai desiderii. 5015_4125_000007 occhi, valdoggi. bisbigliò quegli allora quasi tra sé, tentennando leggermente il capo senza muover gli occhi. il valdoggi aggrottò le ciglia e si sporse un po avanti per discerner meglio la faccia di colui che aveva mormorato il suo nome. 5015_4125_000008 vero? sì, disse il valdoggi smarrito, provandosi a sorridergli indeciso, e balbettò: ma io scusi lei, lei io son griffi. 5015_4125_000009 chiudo gli occhi e la vedo per quelle stanze con le finestre aperte al sole. vi canta con la sua vocina tutta, trilli e scivoli, come cantava, teneva così le manine intrecciate sul capo biondo. buon dì sposa felice. 5015_4125_000010 i danni, le sofferenze che possono derivarne non ti s'affacciano al pensiero con tal precisione, né la tua immaginativa può presentir questi danni, queste sofferenze. 5015_4125_000011 sì, e questo è il mio male. esclamò con viva, spontanea sincerità lao griffi, sbarrando gli occhi chiari. ma io vorrei dire a mia madre: senti, io sono stato imprevidente. oh, quanto vuoi. 5015_4125_000012 griffi, ah. fece il valdoggi, confuso, vieppiù smarrito, cercando nella memoria un'immagine che gli si ravvivasse a quel nome. 5015_4125_000013 strinsi troppo, lui s'era buttato giù dalla finestra nel giardino. il suo ex-fidanzato sì, lo aveva prima piantato, come si dice per me, per il simpatico ufficialetto. 5015_4125_000014 i dai ai nervi, urlò questa volta nella piazza deserta, lao griffi. tutto ciò che avviene doveva dunque fatalmente avvenire falso. poteva non avvenire se- e qui mi perdo io in questo- se. 5015_4125_000015 di udine poi non ti parlo. ci sono stato, addirittura ci son voluto andare per tre giorni e ho veduto tutto, tutto esaminato. ho cercato di viverci tre giorni la vita che avrei potuto viverci se il governo assassino non m'avesse lasciato a potenza. 5015_4125_000016 a me, destino, sospirò a questo punto con gli occhi bassi. la vecchia madre, destino, si rivolse a lei, il figlio, con ira. tu ripeti sempre codesta parola che mi dà ai nervi maledettamente, lo sai. dicessi almeno: imprevidenza, predisposizione. 5015_4125_000017 noi siamo deboli creature. gli ammaestramenti, tu dici, dell'esperienza altrui non servono a nulla. ciascuno può pensare che l'esperienza è frutto che nasce secondo la pianta che lo produce e il terreno in cui la pianta è germogliata. 5015_4125_000018 oh, premetti questo da per sé. poi queste forze si esplicano, si svolgono latenti e ti tendono una rete, un'insidia che tu non puoi scorgere, ma che alla fine t'avviluppa, ti stringe. e tu allora ti trovi preso senza saperti spiegar come e perché. 5015_4125_000019 forse non potrai intendermi bene, neanche tu, ma immagina un uomo, per esempio, che sia costretto a vivere incatenato con un'altra creatura contro la quale covi un intenso odio, soffocato ora per ora dalle più amare riflessioni. immagina. 5015_4125_000020 per qualche minuto vi riuscì. si rappresentò col pensiero l'interno della stazione, ove il fulgore opalino della luce elettrica contrasta con la vacuità fosca e cupamente sonora sotto l'immenso lucernario. 5015_4125_000021 la madre si destò di soprassalto e, accomodandosi in fretta il gran nodo sotto il mento, gli disse: lao lao, ti prego, sii buono. 5015_4125_000022 il griffi accompagnò con un desolato tentennar del capo le esclamazioni di stupore del ritrovato amico. e ogni tentennamento era forse insieme un cenno e un saluto lagrimevole ai ricordi del buon tempo andato. 5015_4125_000023 pronunziò quest'ultime parole con voce così cangiata e vibrante, con gesti così insoliti che molti avventori si voltarono a guardarlo dai tavolini intorno e qualcuno zittì. 5015_4125_000024 oh, un bel giorno. mentre sei a colazione, tu qui, lei lì, conversando, ella ti narra che quand'era bambina suo padre fu sul punto di partire. poniamo per l'america, con tutta la famiglia per sempre. 5015_4125_000025 gli stava a fianco una vecchierella mezzo appisolata, alla cui placidità dava un'aria molto strana la veste color cannella, diligentemente guarnita di cordellina nera a zig-zag, e il cappellino logoro e stinto su i capelli lanosi. i. 5015_4125_000026 o s'era ingannato. eppure quella voce, lo sconosciuto, sorrise mestamente e ripeté: valdoggi, è vero. 5015_4125_000027 erano fatti per intendersi a meraviglia. posso benissimo, guarda- immaginarmi la vita che avrebbero vissuto insieme. me l'immagino, anzi, posso crederli vivi entrambi quando voglio, laggiù a potenza, nella loro casa. 5015_4125_000028 figli non ne avrebbero. sai, margherita, non poteva farne. vedi, se follia c'è, è questa la mia follia. posso veder tutto ciò che sarebbe stato se quel che è avvenuto non fosse avvenuto. lo vedo, ci vivo. 5015_4125_000029 oppure che mancò poco ella non restasse cieca per aver voluto un giorno, ficcare il naso in certi congegni chimici del padre. orbene, tu che soffri l'inferno a cagione di questa creatura. 5015_4125_000030 lo stesso ho fatto a bologna e tu non sai ciò che voglia dire vivere la vita che avresti potuto vivere se un caso indipendente dalla tua volontà, una contingenza imprevedibile non t'avesse distratto, deviato, spezzato talvolta l'esistenza, com'è avvenuto a me. capisci? 5015_4125_000031 e, quasi spinto da un'ansia strana, con moto repentino gli s'accostò, battendo più e più volte di seguito le palpebre e tenendosi le mani come per reprimer la smania. 5015_4125_000032 anzi, vivo lì soltanto il se, insomma, il se capisci. tacque un buon tratto. poi esclamò con tanta esasperazione che il valdoggi si voltò a guardarlo, credendo che piangesse e se mi avessero mandato a udine. 5015_4125_000033 i cui grossi nastri neri, terminati in punta da una frangia a grillotti d'argento che li faceva sembrar due nastri tolti a una corona mortuaria, erano annodati voluminosamente sotto il mento. 5015_4125_000034 dorme poverina. il griffi contemplò un pezzo sua madre in silenzio. le prime sviolinate d'un concerto di ciechi nel caffè lo scossero e si rivolse al valdoggi. 5015_4125_000035 vienna, dicono ch'è tanto bella, e un po la germania. oppure al reggimento di bologna per visitar l'italia di mezzo. firenze, roma, nel peggior dei casi. rimanere a potenza, nel peggiore dei casi bada. 5015_4125_000036 ah, fece il valdoggi, t'è morta. lao griffi si cangiò subito in volto e si cacciò le mani in tasca, stringendosi nelle spalle. la vecchierella chinò il capo e tossì leggermente. 5015_4125_000037 è proprio così, valdoggi. e senti, mia madre sostiene ch'io sono aberrato, ch'io non ragiono ragioni, troppo mi pare. affermò il valdoggi già mezzo intontito. 5015_4125_000038 e immagineresti magari, commiserandola, la sua vita da cieca e la tua da scapolo o in compagnia di un'altra donna qualsiasi. ma perciò ti dico che tutto è destino. disse ancora una volta convintissima, senza scomporsi, la vecchierella a occhi bassi, andando con passo pesante. 5015_4125_000039 orbene, il governo mi lasciò a potenza, capisci: a potenza, a potenza, economie, economie, e si rovina, si assassina così un pover uomo. 5015_4125_000040 poi si scosse di scatto e domandò: e tu, anche tu dimesso: è vero che t è accaduto nulla? a me, rispose il valdoggi. terminai a roma il servizio. 5015_4125_000041 che voleva insomma, quello sconosciuto, perché lo guardava. a quel modo si rivoltò, volle guardarlo anche lui, con l'intenzione di fargli abbassare gli occhi. 5015_4125_000042 che volete, condannatemi, assolvetemi. per me è lo stesso, i dolgo di quel che ho fatto, ma in quell'istante terribile non seppi né potei fare altrimenti. chi non ha colpa, chi non ha da pentirsi, è uomo libero sempre. anche se voi mi date la catena, sarò libero sempre internamente. 5015_4125_000043 a udine. dunque, ti ricordi, io avevo domandato che mi s'ascrivesse o al reggimento di udine, perché contavo, in qualche licenza d'un mese, di passare i confini senza disertare per visitare un po. 5015_4125_000044 so finanche la casa dove sarebbero andati ad abitare appena sposi. non ho che da metterci margherita viva. come tante volte figurati nelle varie occorrenze della vita, l'ho veduta. 5015_4125_000045 o paghi tu o pago io. pago, io lascia fare il valdoggi. cercò d'opporsi, ma il griffi volle pagar lui. si alzarono e si diressero: tutti e tre: verso piazza dell'indipendenza a vienna. riprese il griffi appena si furono allontanati dal caffè. 5015_4125_000046 posso insomma parlarne benissimo, quasi con cognizione di causa, come si dice, e così di tutti quei paesi della germania che avrei potuto visitare passando i confini, nel mio giretto d'un mese. sì, 5015_4125_000047 i hanno assolto. eh sfido. ma se mi lasciavano dentro, non credere che me ne sarebbe importato. dentro o fuori, ormai carcere lo stesso. così ho detto ai giurati: fate di me ciò che volete. 5015_4125_000048 è come se io ci fossi stato. veramente. sì, ho letto guide, descrizioni, ho domandato notizie, schiarimenti a viaggiatori che ci sono stati. ho veduto fotografie, panorami, tutto. 5015_4125_000049 buono il valdoggi. lo squadrò tra stordito e stupito, non sapendo come regolarsi. vieni, vieni, valdoggi, riprese il griffi lanciando occhiatacce alla gente che si voltava. vieni, alzati, mamma, ti voglio raccontare. 5015_4125_000050 l'ho uccisa, rispose lao griffi seccamente. poi domandò: non hai letto nei giornali? credevo che sapessi. non non so nulla, disse il valdoggi, sorpreso, impacciato. 5015_4125_000051 nome lao griffi, tredicesimo reggimento: fanteria, potenza, griffi. tu, esclamò il valdoggi a un tratto sbalordito. tu così, 5015_4125_000052 una mosca ostinata che ti molesti, un movimento che tu fai per scacciarla, possono, di qui a sei, a dieci, a quindici anni, divenir causa per te di chi sa quale sciagura. 5015_4125_000053 e così i piaceri d'un momento, i desiderii immediati ti s'impongono. è inutile la natura stessa dell'uomo, tutti i tuoi sensi te li reclamano così spontaneamente e imperiosamente che tu non puoi loro resistere. 5015_4125_000054 la vecchierella. non ripeté questa volta destino, ma se lo disse certo in cuore, tanto vero che scosse amaramente il capo e sospirò piano con gli occhi sempre a terra. 5015_4125_000055 ma sai, con queste mani ti giuro che non volevo ucciderla. volevo sapere come avesse fatto, e glielo domandavo, scotendola afferrata, così per la gola. 5015_4125_000056 quantunque sì, la previdenza, a che ti giova? si è sempre esposti, sempre alla discrezione della sorte. ma guarda, valdoggi, da che dipende la vita d'un uomo. 5015_4125_000057 volta parte o arriva? domandò a se stesso il valdoggi, udendo il fischio d'un treno e guardando da un tavolino innanzi allo chlet, in piazza delle terme, l'edificio della stazione ferroviaria. 5015_4125_000058 era un uomo sui quarant'anni, vestito di nero, coi capelli e i baffetti rossicci radi spioventi, la faccia pallida e gli occhi tra il verde e il grigio, torbidi e ammaccati. 5015_4125_000059 puoi sottrarti alla riflessione che se un caso o l'altro- probabilissimi entrambi- fosse avvenuto, la tua vita non sarebbe quella che è. oh, fosse avvenuto, tu saresti cieca. mia cara, io non sarei certamente tuo marito. 5015_4125_000060 e si diede a immaginare tutte le seccature d'un viaggiatore, sia che parta, sia che arrivi. inavvertitamente, però, gli cadde di nuovo lo sguardo su quell'avventore del tavolino accanto. 5015_4125_000061 del di fuori ormai non m'importa più nulla e non volli dir altro, né volli discolpe d'avvocato. tutto il paese però sapeva bene che io- la temperanza, la morigeratezza in persona- avevo fatto per lei un monte di debiti ch'ero stato costretto a dimettermi. 5015_4125_000062 e se io mi credo, per esempio rosajo, nato a produr rose, perché debbo avvelenarmi col frutto attossicato colto all'albero triste della vita altrui? no, no, noi siamo deboli creature. non destino, dunque, né fatalità. 5015_4125_000063 ah, già tu, allievo ufficiale. ricordo benissimo, non ci badare, ricordo, ricordo la conversazione. languì il griffi guardò la vecchierella che gli stava a fianco, appisolata. 5015_4125_000064 mento, il valdoggi distrasse subito di nuovo lo sguardo da quell'uomo, ma questa volta in preda a una vera esasperazione, che lo fece rigirar su la seggiola sgarbatamente e soffiar forte per le nari. 5015_4125_000065 s'era appigliato al fischio del treno, come si sarebbe appigliato al ronzio sordo continuo che fanno i globi della luce elettrica, pur di riuscire a distrarre gli occhi da un avventore il quale, dal tavolino accanto, stava a fissarlo con irritante immobilità. 5015_4125_000066 e guarda valdoggi. se quello sciocco non si fosse allontanato per un anno da potenza, dando così agio a me d'innamorarmi per mia sciagura di margherita a quest'ora, quei due sarebbero senza dubbio marito e moglie e probabilmente felici ì, i conoscevo bene tutti e due. 5015_4125_000067 movendo sotto il mento tutti i grillotti d'argento di quei due nastri da corona mortuaria. 4971_4125_000000 così era stato sopraffatta a quel modo. non aveva saputo respingerlo, s'era sentita mancare, non sapeva più come, sotto quell'impeto brutale, e s'era abbandonata, sì, cedendo, pur senza voler concedere. 4971_4125_000001 sonava e cantava, forse non molto correttamente, ma con foga appassionata. se non fosse nata e cresciuta fra i pregiudizii d'una piccola città e non avesse avuto l'impedimento di quel fratellino, si sarebbe forse avventurata alla vita di teatro. era stato quello, un tempo, il suo sogno, nient'altro che un sogno, però. 4971_4125_000002 soffocante. egli raddoppiava di giorno in giorno i guadagni della professione. la circondava d'agi, aveva voluto che smettesse di dar lezioni. in quell'ozio forzato che la avviliva, aveva allora accolto, malauguratamente, un pensiero che dapprincipio. 4971_4125_000003 maledetto impiccio. e perché intanto ella non rispondeva? forse non aveva inteso? ripicchiò più forte, attese silenzio. 4971_4125_000004 giorni addietro il bandi aveva detto al d'andrea: eleonora, non sta bene. il d'andrea aveva guardato negli occhi l'amico e compreso che il male della sorella doveva esser lieve. vuoi che venga a visitarla? dice di no. 4971_4125_000005 sua, quella vigna. aveva ben ragione d'esserne contento, il padre, che d'ora in poi non sarebbe stato più soggetto a nessuno. alla fin fine non era tanto stramba l'idea di fargli seguitare gli studii. meglio lì, meglio a scuola, che qua tutto il giorno in compagnia della moglie. 4971_4125_000006 uno di quei giorni, finalmente, tornò dalla città sconfitto, bocciato, bocciato ancora una volta agli esami di licenza tecnica. e ora basta, basta davvero, non voleva più saperne. prese libri, quaderni, disegni, squadre, astucci, matite e li portò giù innanzi alla villa per farne un falò. 4971_4125_000007 no, vengo io a farti ubbidire e rispettare. giurò infine che non avrebbe mai più rivolto la parola a quella smorfiosa che le disprezzava così il figlio, un così bel pezzo di giovanotto. 4971_4125_000008 non volle prender parte alla cerimonia. non vi prese parte neanche il d'andrea, scusandosi che doveva tener compagnia, in quel triste giorno, al suo povero giorgio. 4971_4125_000009 non ben rimessa ancora da quella crisi violenta. eleonora, entrò nell'aula. si vide accanto quel ragazzo che l'impaccio e la vergogna rendevano più ispido e goffo. ebbe un impeto di ribellione, fu per gridare no, no. e lo guardò come per spingerlo a gridar così anche lui. 4971_4125_000010 e, cedendo a una cattiva ispirazione, aveva voluto sorprenderlo lasciando d'un tratto il pianoforte e scendendo a precipizio la scala della villa. che fai lì sto a sentire. ti piace? tanto sì, signora, i sento in paradiso. 4971_4125_000011 enorme e pallida, ma sempre con quel suo viso di bambinona che ora pareva più che mai strano e forse più ambiguo che strano per un certo indurimento negli occhi, quasi di folle fissità ch'ella voleva. tuttavia, 4971_4125_000012 scontraffatto, pallidissimo, coi capelli scompigliati e gli occhi ancora rossi di pianto. il d'andrea lo teneva per un braccio. voglio sapere questo soltanto disse alla sorella a denti stretti, con voce fischiante, quasi scandendo le sillabe. voglio sapere chi è stato. 4971_4125_000013 la notte chiara pareva facesse tremolar su la terra il suo velo di luna, sonoro di grilli, e arrivava ora da lontano, come un'oscura rampogna, il borboglio profondo del mare. 4971_4125_000014 avrebbe avuto un piccino, una piccina a cui attendere, a cui consacrarsi tutta. ma dio doveva farle la grazia di mandarle un maschietto. era già vecchia, sarebbe morta presto. e come avrebbe lasciato a quel padre una femminuccia. 4971_4125_000015 scampanellio. a un tratto un assiolo da presso emise un chiù languido accorante da lontano. un altro gli rispose come un'eco e tutti e due seguitarono per un pezzo a singultar così nella chiara notte. 4971_4125_000016 poi si scambiavano uno sguardo e riabbassavano gli occhi. lo sposo guardava fuori, tutto ristretto in sé, aggrottato in villa. furono accolti con uno strepitoso sparo di mortaretti e grida festose e battimani. 4971_4125_000017 vecchia, interloquiva la madre. certo, non è più una bambina, ma vecchia neppure. e tu ti levano la terra, incalzava il padre. te l'ho già detto: sei rovinato in mezzo a una strada, senza figli, morta la moglie. la dote torna ai parenti di lei. 4971_4125_000018 poi disse: vossignoria, non dubiti, me lo pesterò sotto i piedi. sa come, come si pigia l'uva? o piuttosto, facciamo così: glielo consegno, legato mani e piedi, e vossignoria si prenderà tutta quella soddisfazione che vuole. 4971_4125_000019 al municipio. eleonora, prima d'entrare nell'aula dello stato civile, fu assalita da una convulsione di pianto. lo sposo, che si teneva discosto in crocchio coi parenti, fu spinto da questi ad accorrere, ma il vecchio medico lo pregò di non farsi scorgere. di star lontano per il momento. 4971_4125_000020 ma quelli, specialmente il padre, non ne furono per nulla soddisfatti. carta imbrogli che poteva essere quella carta, il testamento, la donazione cioè del podere al marito, e se non era fatta in regola e con tutte le forme, 4971_4125_000021 e dal mento cominciavano a schizzare i primi peli dei baffi e della barba a cespuglietti. povero gerlando, faceva compassione. così grosso, così duro, così ispido, con un libro aperto davanti. 4971_4125_000022 ora così sorpreso nel sonno, con una gran voglia di stropicciarsi gli occhi coi pugni, aprendo la bocca per lo sforzo d'aggrottar le ciglia, perché voleva mostrare non tanto di capire quanto d'esser convinto. 4971_4125_000023 pareva impazzito e tutti lo commiseravano. gli toccò tuttavia a combattere un bel po col mezzadro per farlo condiscendere alle nozze del figliuolo. quantunque d'idee larghe, il vecchio dapprima parve cascasse dalle nuvole. non voleva creder possibile una cosa simile. 4971_4125_000024 bruto, ella era già esausta. un altro colpo, anche lieve, l'avrebbe atterrata. poco dopo si vide innanzi gerlando, fosco e ansante: si cangia vita da oggi, le annunziò: i son seccato, i metto a fare il contadino come mio padre, e dunque tu smetterai di far, la signora costà. 4971_4125_000025 nero. bene, disse eleonora, sorridendo mestamente: sento freddo. no, dico bene di di di figura, spiegò egli balbettando, e sedette per terra accanto al masso. 4971_4125_000026 caccia, caccia, gridò, vado pel medico muore. inciampò, stramazzò tutto impolverato, riprese a correre disperatamente, addentandosi la mano che s'era scorticata. 4971_4125_000027 una carta, ripeté gerlando non sapendo che dire, confuso di vergogna. eleonora accennò di sì col capo e soggiunse: non te ne curare. sollevato e contento, gerlando la mattina dopo riferì ai genitori quanto gli aveva detto eleonora. 4971_4125_000028 lei che aveva sempre accolto in sé sentimenti puri e nobili, lei che aveva considerato il proprio sacrifizio come un dovere in un momento perduta. oh, miseria. 4971_4125_000029 una sera, in fine, s'era accorta che quel ragazzone, privato così d'un tratto dell'ajuto di lei, della compagnia ch'ella gli concedeva e degli scherzi che si permetteva con lui, s'appostava per spiarla, per sentirla cantare o sonare. 4971_4125_000030 il fratello fu irremovibile ne pochi giorni che occorsero per le pubblicazioni di rito. prima del matrimonio s'accanì nello scandalo. per prevenir le beffe che s'aspettava da tutti, prese ferocemente il partito d'andar, sbandendo la sua vergogna con orribili crudezze di linguaggio. 4971_4125_000031 respirava con pena. a ogni menomo rumore il cuore le balzava in petto e le batteva con tumultuosa repenza. una stanchezza greve la opprimeva. allora, col capo abbandonato su la spalliera del seggiolone, gli occhi chiusi, si rammaricava dentro di sé di non esser morta. 4971_4125_000032 in compenso, però, soleva dire ridendo ai due giovani: mi son presa tutta la carne che manca a voi due. era infatti un donnone che non finiva mai, ma aveva tuttavia dolcissimi i lineamenti del volto e l'aria ispirata di quegli angeloni di marmo che si vedono nelle chiese con le tuniche svolazzanti. 4971_4125_000033 quel salotto, pieno di luce, quantunque dal tetto basso, arredato di mobili già consunti d'antica foggia, respirava quasi un'aria d'altri tempi e pareva s'appagasse nella quiete dei due grandi specchi, a riscontro dell'immobile visione della sua antichità scolorita. 4971_4125_000034 guardava coi begli occhi neri, ingranditi e dolenti, nella pallida magrezza e le pareva che ormai nessuna relazione esistesse più tra essi e lei, come se ella fosse or ora tornata nuova e diversa da un luogo remoto dove ogni vincolo fosse stato infranto, non con essi soltanto, ma con tutta la vita di prima. 4971_4125_000035 di nuovo, eleonora, indicò la porta e si coprì il volto con le mani. non mi ci far pensare, non posso pensarci. dunque, non vuoi risparmiare a giorgio questa vergogna. e come domandò il d'andrea delitto, sa, sarebbe un doppio delitto. piuttosto mi dica non si potrebbe in qualche altro modo rimediare. 4971_4125_000036 disse a tutto di sì, di sì col capo. ma il padre e la madre, quando seppero di quel patto, montarono su tutte le furie. e invano gerlando si provò a far intender loro che gli conveniva così, che anzi ne era più che contento. 4971_4125_000037 le giungevano attraverso l'uscio le voci, le risa dei convitati che aizzavano di là, gerlando, lodandogli più che la sposa, il buon parentado che aveva fatto e la bella campagna. 4971_4125_000038 possibile eleonora bandi, ma se aveva in gioventù, per amore del fratello, rifiutato tanti partiti, uno più vantaggioso dell'altro, come mai ora, ora che la gioventù era tramontata? 4971_4125_000039 il padre accorse per impedirglielo, ma gerlando imbestialito, si ribellò: lasciatemi fare. sono il padrone, sopravvenne la madre. accorsero anche alcuni contadini che lavoravano nella campagna. 4971_4125_000040 la moglie s'interpose, fece intendere al marito che sarebbe stato meglio forse lasciare in pace la sposa per quel giorno. i convitati approvarono l'emozione, il disagio si sa. 4971_4125_000041 l'unica ragione che sentiva di potere addurre in sua discolpa. che valore poteva avere davanti al fratello? poteva dirgli: guarda, giorgio, che sono forse caduta per te. eppure la verità era forse questa? 4971_4125_000042 e se ti muore adesso, se non hai più figli? sei in mezzo a una strada, che farai? hai lasciato la scuola e non sai neppur tenere la zappa in mano. sei rovinato, che me ne importa, gridò gerlando, purché non abbia nulla. lei sopravvenne, la madre con le braccia per aria. un medico. ci vuole subito un medico. la vedo male. 4971_4125_000043 quando tornò col medico alla villa eleonora, stava per morire, dissanguata, assassino, assassino. nicchiava gesa attendendo alla padrona: lui è stato, ha osato di metterle le mani addosso. 4971_4125_000044 guardavo, gli rispose lei con un sospiro, socchiudendo gli occhi, ma lui riprese: se vedessi come, come stai bene, così, con codesto scialle nero. 4971_4125_000045 deliberato di ritirarsi colà per sempre. così lo avrebbe lasciato libero del tutto, non gli avrebbe più dato la pena della sua compagnia, della sua vista e anche lei, a poco a poco là, si sarebbe tolta quella strana idea dal capo di trovar marito all'età sua. 4971_4125_000046 in un'altra vettura era lo sposo gerlando, torbido e ingrugnato coi genitori. questi, parati a festa, stavano su di sé gonfi e serii, perché alla fin fine, 4971_4125_000047 i primi giorni eran trascorsi bene e aveva creduto che le sarebbe stato facile seguitare. così aveva già preso l'abitudine di levarsi ogni giorno all'alba e di fare una lunga passeggiata per i campi, fermandosi di tratto in tratto incantata. 4971_4125_000048 eleonora non voleva staccarsi dai due vecchi amici, ma le fu forza salire in vettura con lo sposo e coi suoceri. strada facendo non fu scambiata una parola. nella vettura il mezzadro e la moglie parevano sbigottiti. alzavano di tanto in tanto gli occhi per guardar di sfuggita la nuora. 4971_4125_000049 gerlando andò a picchiare. all'uscio, picchiò una prima volta, piano, attese silenzio, come le avrebbe detto, doveva proprio darle del tu. così alla prima. 4971_4125_000050 e allora egli avrebbe avuto tutto il diritto di dirgli che mi hai dato a me quella vecchia. io ho studiato, ho una professione da signore e potevo aspirare a una bella giovine, ricca e di buoni natali, come lei. 4971_4125_000051 altri furono pronti a trattenere il mezzadro che s'era lanciato per schiaffeggiare il figlio imbecille che gli guastava. così la festa preparata con tanta solennità e tanta spesa. 4971_4125_000052 che hai insistette, eleonora, nulla rispose impacciato, gerlando mio padre, al solito daccapo con la scuola, domandò lei sorridendo per spingerlo a parlare. no peggio, diss egli. 4971_4125_000053 e lo sguardo dei begli occhi neri, che le lunghe ciglia quasi vellutavano, e il suono della voce armoniosa, pareva volessero anch'essi attenuare, con un certo studio che le dava pena l'impressione d'alterigia che quel suo corpo così grande poteva destare sulle prime e ne sorrideva mestamente. 4971_4125_000054 con le buone, riprendeva manierosa la madre: tu devi andarci con le buone e magari dirglielo. vedi che n'ho avuto io di te. t'ho rispettato come tu hai voluto, ma ora pensa un po a me, tu come resto, io che farò se tu mi lasci così? alla fin fine, santo dio, non deve andare alla guerra. 4971_4125_000055 e un profondo rammarico l'aveva invasa, inasprito talvolta da certe smanie che alteravano le sue grazie spontanee, il suono delle sue parole, delle sue risa. 4971_4125_000056 ora, questa fretta di sdebitarsi in qualche modo, come se a entrambi non ne paresse l'ora, l'aveva proprio ferita nel cuore, quasi d'un tratto. così s'era trovata senza più scopo nella vita che le restava da fare, ora che i due giovani non avevano più bisogno di lei e aveva perduto irrimediabilmente la gioventù. 4971_4125_000057 dopo le atroci sofferenze e col volto come di cera, guardando il soffitto, aspettava che gli occhi le si chiudessero da sé pian piano, per sempre. già non distingueva più nulla. come in sogno rivide il vecchio medico che le aveva fatto da testimonio e gli sorrise. 4971_4125_000058 un così bel pezzo di giovanotto che colei non era neanco degna di guardare. 4971_4125_000059 gerlando tornò in sala sollevato da un gran peso: non viene, dice che non viene, non può venire. viva il bestione. esclamò allora il padre che non lo chiamava altrimenti. le hai detto ch'era in tavola e perché non l'hai forzata a venire? 4971_4125_000060 ma il mezzadro, che s'era inteso di dimostrare alla nuora che all'occorrenza sapeva far l'obbligo suo, rimase imbronciato e ordinò con mala grazia che il pranzo fosse servito. 4971_4125_000061 neanche coi primi guadagni della professione. era tornato il sorriso su le labbra del fratello. sentiva forse ancora il peso del sacrifizio ch'ella aveva fatto per lui? si sentiva forse vincolato da questo sacrifizio per tutta la vita, condannato a sacrificare a sua volta la propria gioventù, la libertà dei proprii sentimenti alla sorella? 4971_4125_000062 i pone, mi pone davanti tante ombre, m'affligge col, col pensiero del mio avvenire. poiché lui è vecchio, dice, e io così, senza né arte né parte finché ci sei tu, bene, ma poi poi niente dice. 4971_4125_000063 non ho nulla, v'assicuro. ripeté più pacatamente: per carità, lasciatemi in pace, non vi date pensiero di me. va bene, concluse il fratello duro e cocciuto. intanto qua c'è carlo. lo dirà lui quello che hai e uscì dalla camera richiudendo con furia l'uscio dietro di sé. 4971_4125_000064 e ora, disse il padre a gerlando, quando i due camerieri finirono di sparecchiar la tavola e tutto nella villa, ritornò tranquillo: che farai ora te, la sbroglierai tu e ordinò alla moglie di seguirlo nella casa colonica ove abitavano, poco discosto dalla villa. 4971_4125_000065 gerlando aveva diciannove anni e in tredici di scuola era arrivato appena alla terza tecnica. era un ragazzone rude, tutto d'un pezzo. quella fissazione del padre costituiva per lui un vero martirio. praticando coi compagni di scuola aveva preso senza volere una cert'aria di città, che però lo rendeva più goffo. 4971_4125_000066 il mezzadro, intanto, mangiando, guardava il figlio e scrollava il capo col volto atteggiato di derisoria: commiserazione, guardatelo, guardatelo, borbottava tra sé. che figura ci fa? 4971_4125_000067 eleonora, col capo appoggiato al tronco, richiuse gli occhi, sorrise per non piangere, assalita dal rimpianto della sua gioventù, perduta così miseramente a diciott'anni. sì, era stata pur bella tanto. 4971_4125_000068 come se l'uno avesse dato all'altro da ruminare per un pezzo, e andavano a testa bassa come due cavalli stanchi, entrambi con le mani dietro la schiena. a nessuno dei due veniva mai la tentazione di volgere un po il capo verso la ringhiera del viale per godere la vista dell'aperta campagna sottostante. 4971_4125_000069 ma come, eleonora, lei, com'è stato chi è stato fece il d'andrea non trovando di fronte alla tremenda ambascia di lei che questa domanda per la sua curiosità sbigottita. 4971_4125_000070 se fossi stato io al posto suo. finito il pranzo fra la musoneria generale, i convitati, con una scusa o con un'altra, andarono via. era già quasi sera. 4971_4125_000071 seduti ben discosti dalla tavola, sudavano anche per i grevi abiti di panno della festa e si guardavano nelle facce dure, arsicce, svisate dall'insolita pulizia, e non osavano alzar le grosse mani sformate dai lavori della campagna, per prendere quelle forchette d'argento. 4971_4125_000072 senza pensar d'accendere il lume, gerlando prese una seggiola e si recò a sedere al balcone, che guardava tutt'intorno dall'alto l'aperta campagna declinante al mare, laggiù in fondo lontano. 4971_4125_000073 era divenuta pungente, quasi aggressiva nei discorsi. si rendeva conto lei stessa del cangiamento della propria indole. provava in certi momenti quasi odio per se stessa, repulsione per quel suo corpo vigoroso, ribrezzo dei desiderii insospettati in cui esso ora all'improvviso le s'accendeva, turbandola profondamente. 4971_4125_000074 via, via tutta codesta biancheria. chi nascerà sarà contadino anche lui e dunque, senza tanti lisci e tante gale, licenzia, la serva farai tu da mangiare e baderai alla casa, come fa mia madre, inteso? 4971_4125_000075 dammi, dammi qualche cosa. la prenderò come una medicina. crederò che sia una medicina che mi dai tu, purché sia subito. ah, non ho coraggio, non ho coraggio. 4971_4125_000076 eleonora, si recò le mani al volto e scoppiò in violenti singhiozzi. il d'andrea rimase un pezzo a guardarla, fra seccato e imbarazzato. poi domandò: perché che cos'ha? non può dirlo neanche a me? 4971_4125_000077 miopi. tutti e due parlavano vicinissimi, in piedi l'uno di fronte all'altro. parevano fratelli della stessa età, della stessa corporatura, alti, magri, rigidi, di quella rigidezza angustiosa di chi fa tutto a puntino, con meticolosità. 4971_4125_000078 a tuo padre. rispose allora con gravità, eleonora, socchiudendo gli occhi quasi per non vedere il rossore di lui. di a tuo padre, che non se ne dia pensiero, ho provveduto io a tutto, digli e che stia dunque tranquillo. 4971_4125_000079 per sé. domandò solo d'esser lasciata lì da canto, in quella cameretta, insieme con la vecchia serva di casa che l'aveva vista nascere, gerlando che a notte inoltrata s'era tratto dal balcone, tutto indurito dall'umido, a dormire sul divano della sala da pranzo. 4971_4125_000080 non ti lasciare infinocchiare da ascolto a noi. carne, carne che carta così un giorno eleonora. mentre se ne stava sotto a quell'olivo sul ciglione, si vide all'improvviso accanto gerlando, venuto furtivamente. 4971_4125_000081 il bandi, dovette promettere la cessione in dote del podere e un assegno giornaliero alla sorella. così il matrimonio fu stabilito e quando ebbe luogo fu un vero avvenimento per quella. 4971_4125_000082 salvarmi il d'andrea. a questa proposta s'irrigidì più che mai, aggrottando severamente le ciglia. te ne scongiuro, carlo, insistette lei, non per me, non per me, ma perché giorgio non sappia se tu credi che io abbia fatto qualche cosa per voi. 4971_4125_000083 chiese presto licenza di ritirarsi sola, ma nella camera in cui aveva dormito durante la villeggiatura, trovando apparecchiato il letto nuziale, s'arrestò di botto su la soglia. 4971_4125_000084 scosso lo sbalordimento angoscioso dei primi giorni, eleonora, per consiglio della vecchia serva, si diede a preparare il corredino per il nascituro. non ci aveva pensato e ne pianse gesa. la vecchia serva la ajutò, la guidò in quel lavoro per cui era inesperta. 4971_4125_000085 aveva ormai circa quarant'anni. la considerazione del resto di cui godeva in paese per quelle sue doti artistiche la compensavano almeno in parte del sogno fallito e la soddisfazione d'averne invece attuato un altro, quello cioè 4971_4125_000086 in guerra coi parenti, arrabbiato con se stesso che non riusciva a ritener nulla, nulla, nulla di quanto studiava. e in quell'ozio smanioso, intanto, si sentiva dentro come un fermento d'acri desiderii, fra gli altri: quello della moglie, perché gli s'era negata, non era più desiderabile, è vero, quella donna. ma che patto era quello? 4971_4125_000087 svariata di poggi e di valli e di piani, col mare in fondo, che s'accendeva tutto agli ultimi fuochi del tramonto, vista di tanta bellezza che pareva perfino incredibile che quei due vi potessero passar davanti così, senza neppure voltarsi a guardare. 4971_4125_000088 gerlando non rispondeva nulla ai consigli della madre. provava quasi un sollievo, ma irritante come una vellicazione. le previsioni del padre gli movevano la bile, lo accendevano d'ira. che fare? vedeva la difficoltà dell'impresa e ne vedeva pure la necessità impellente. bisognava a ogni modo tentare. 4971_4125_000089 lì solo spajato a capo tavola. come potrà la sposa aver considerazione per uno scimmione così fatto? ha ragione, ha ragione di vergognarsi di lui. 4971_4125_000090 con un braccio appoggiato alla ringhiera del balcone. egli allora, istintivamente, per sottrarsi all'oppressione di quell'incertezza smaniosa, fermò l'udito a quei due chiù che si rispondevano nel silenzio incantato dalla luna. 4971_4125_000091 rimasto solo. gerlando si guardò attorno, aggrondato, non sapendo che fare. sentì nel silenzio la presenza di quella che se ne stava chiusa di là. forse or ora, non sentendo più alcun rumore, sarebbe uscita dalla stanza, che avrebbe dovuto far lui allora. 4971_4125_000092 non la lasciare un momento. cerca d'entrarle sempre più nel cuore. e poi e poi ottieni che la serva. non si corichi più nella stessa camera con lei. ora lei sta bene e non ne ha più bisogno la notte. 4971_4125_000093 da due mesi, vedi, mi dibatto in quest'agonia senza trovar la forza, il modo di farla finita. che ajuto puoi darmi, tu, carlo, che dici? che ajuto, ripeté il d'andrea, ancora smarrito nello stupore. 4971_4125_000094 a cui lei avrebbe ispirato i suoi pensieri, i suoi sentimenti. un maschietto avrebbe sofferto meno di quella condizione d'esistenza in cui, fra poco, la mala sorte lo avrebbe messo. 4971_4125_000095 tranquillo. anzi, giacché siamo a questo discorso, senti se io venissi a mancare d'un tratto? siamo della vita e della morte. nel secondo cassetto del canterano, nella mia camera, troverai in una busta gialla una carta per te. 4971_4125_000096 carlo il d'andrea si chinò su lei un po impacciato nel suo rigido contegno i dica. allora ella gli appoggiò una guancia su la mano e pregò disperatamente a bassa voce: fammi, fammi morire, carlo, ajutami tu, per carità. non trovo il modo. mi manca il coraggio, la forza. 4971_4125_000097 con le mani tra i capelli, si voltò a guardare verso la casa campestre, ma fu colpito negli occhi, improvvisamente, dall'ampia faccia pallida della luna, sorta appena dal folto degli olivi. lassù e rimase atterrito a mirarla, come se quella dal cielo avesse veduto e lo accusasse. 4971_4125_000098 e il dileggio con cui ora la accompagnavano a quelle nozze vergognose, non ci potesse esser posto per un po di commiserazione. la commiserazione era tutta per il fratello, il quale s'intende. 4971_4125_000099 poi sentì mancarsi le gambe e s'abbandonò. gerlando, smarrito, confuso, la sostenne insieme con gesa e tutt'e due la adagiarono su una seggiola. verso sera, improvvisamente fu presa dalle doglie. 4971_4125_000100 venuta in campagna, la signorina gerlando le aveva fatto rivolgere dalla madre la preghiera di persuadere al padre che la smettesse di tormentarlo con questa scuola, con questa scuola, con questa scuola. non ne poteva più. 4971_4125_000101 gerlando, se ne stava affacciato al balcone e, per tutta risposta, pieno d'onta, scrollava di tratto in tratto le poderose spalle onta- sì, provava onta- d'esser marito, a quel modo, di quella signora. ecco. 4971_4125_000102 ma il d'andrea s'interpose, scostò l'amico, poi gli disse severamente: tu va, lo dirà a me, va va. e lo fece uscire a forza dalla camera. 4971_4125_000103 ma poco dopo dissero sì, tutti e due, come condannati a una pena inevitabile, sbrigata in gran fretta l'altra funzione nella chiesetta solitaria. il triste corteo s'avviò alla villa. 4971_4125_000104 e che hai tu pianto finora. gli disse lei con le lagrime a gli occhi, che ho preteso io da te, che hai preteso di non aver molestie, di non aver contatto con me, quasi che io fossi, che non meritassi confidenza da te, matrona. 4971_4125_000105 eleonora adesso. sedeva a tavola con lui una sera a cena, vedendolo con gli occhi fissi su la tovaglia, pensieroso gli domandò: non mangi, che hai. 4971_4125_000106 l'aspetto e il contegno della sposa raggelarono tutti i convitati, per quanto ella si provasse anche a sorridere a quella buona gente che intendeva farle festa a suo modo, come usa negli sposalizi. 4971_4125_000107 dond'era uscita. l'intesa fu facile, eleonora. la mattina dopo parlò maternamente a gerlando. lo lasciò padrone, di, tutto libero di fare quel che gli sarebbe piaciuto, come se tra loro non ci fosse alcun vincolo. 4971_4125_000108 e la tristezza taciturna della loro indole si mostrava chiaramente nello squallore dei volti cresciuti insieme. avevano studiato ajutandosi a vicenda fino all'università, dove poi l'uno s'era laureato in legge, l'altro in medicina. 4971_4125_000109 cioè d'avere schiuso col proprio lavoro l'avvenire a due poveri orfani, la compensavano del lungo sacrifizio di se stessa. il dottor d'andrea attese un buon pezzo nel salotto che l'amico ritornasse a chiamarlo. 4971_4125_000110 era già tardi, veramente, aveva appena ventiquattro giorni innanzi a sé. ma chi sa, mettendoci un po d'impegno forse sarebbe riuscito a prendere finalmente quella licenza tecnica per cui si torturava da tre anni. 4971_4125_000111 ma ella, con uno sforzo supremo, riuscì a svincolarsi. corse fino all'orlo del ciglione, si voltò, gridò i butto in quella. se lo vide addosso, violento, si piegò indietro, precipitò giù dal ciglione. 4971_4125_000112 il fratello, intanto, coi risparmi, aveva di recente acquistato un podere e vi aveva fatto costruire un bel villino. spinta da lui, vi era andata dapprima per un mese in villeggiatura, poi, riflettendo che il fratello aveva forse acquistato quel podere per sbarazzarsi di tanto in tanto di lei, aveva. 4971_4125_000113 e gli sorrise. gerlando non si staccò dalla sponda del letto né giorno né notte. per tutto il tempo che, eleonora, vi giacque tra la vita e la morte. 4971_4125_000114 un così bel pezzo di giovanotto che colei non era neanco degna di guardare. da quel giorno stesso gerlando si mise a studiare, a riprendere la preparazione, interrotta, per gli esami di riparazione. 4971_4125_000115 su un masso all'ombra d'un olivo centenario, guardava tutta la riviera lontana che s'incurvava appena a lievi lunate, a lievi seni, frastagliandosi sul mare che cangiava secondo lo. 4971_4125_000116 si provò a sollevare appena il capo e gemette sotto gli occhi inferociti di lui. non posso dirtelo il nome, o t'ammazzo? ruggì allora il bandi levando un pugno sul capo di lei. 4971_4125_000117 divisi ora durante il giorno dalle diverse professioni, sul tramonto facevano ancora insieme, quotidianamente, la loro passeggiata lungo il viale all'uscita del paese. si conoscevano così a fondo. 4971_4125_000118 improvvisamente, da un giorno all'altro ella aveva troncato quelle lezioni, non aveva più voluto vederlo. s'era fatto portare dalla città il pianoforte e per parecchi giorni s'era chiusa nella villa a sonare, a cantare, a leggere. 4971_4125_000119 intese alla fine la voce di lei che domandava, dietro l'uscio di un'altra stanza: chi è? s'appressò a quell'uscio col sangue tutto rimescolato. io disse: io, ger gerlando, è pronto, non posso, rispose lei, fate senza di me. 4971_4125_000120 no, ti voglio, ti voglio. diss'egli allora com'ebbro, stringendola vieppiù con un braccio, mentre con l'altro le cercava più su la vita, avvolto nell'odore del corpo di lei. 4971_4125_000121 ed era raro il caso che, parlando così tra loro, l'uno non aggiustasse all'altro col dito il sellino delle lenti sul naso o il nodo della cravatta sotto il mento, oppure, non trovando nulla da aggiustare, non toccasse all'altro i bottoni della giacca parlavano del resto pochissimo. 4971_4125_000122 egli si rattenne a stento allibito, urlando con le braccia levate. udì un tonfo terribile. giù sporse il capo un mucchio di vesti nere. tra il verde della piaggia sottostante e lo scialle che s'era aperto al vento, andava a cadere mollemente, così aperto, più in là. 4971_4125_000123 per non cadere, s'appoggiò con le braccia a gli omeri di lui e lo respinse indietro. ma lo scialle a quell'atto si svolse e com'ella se ne stava curva su lui, sorto in ginocchio, lo avvolse, lo nascose dentro. 4971_4125_000124 poi, scorgendo laggiù in fondo un tratto del muro che cingeva tutt'intorno il podere, pensò che ora tutta quella terra era sua, suoi quegli alberi, olivi, mandorli, carrubi, fichi, gelsi. 4971_4125_000125 il mezzadro, invece, era insoffribile. si vantava d'aver idee larghe, lui aveva girato il mondo, lui era stato in america otto anni a benossarie e non voleva che il suo unico figliuolo, gerlando, fosse un vile zappaterra. 4971_4125_000126 c'era il desiderio dei piatti fini ch'ora sarebbero venuti in tavola, ma c'era anche in tutti quei convitati, una seria costernazione per tutto quel superfluo. 4971_4125_000127 carlo d'andrea, con gli occhi fissi dietro le grosse lenti da miope, attese un pezzo senza trovar parole, non sapendo ancor credere a quella rivelazione, né riuscendo a immaginare come mai quella donna, finora esempio, specchio di virtù d'abnegazione, fosse potuta cadere nella colpa. 4971_4125_000128 ora per ascoltare, nell'attonito silenzio dei piani, ove qualche filo d'erba vicino abbrividiva alla frescura dell'aria, il canto dei galli che si chiamavano da un'aja all'altra. ora per ammirare qualche masso tigrato di gromme verdi o il velluto del lichene sul vecchio tronco stravolto di qualche olivo saraceno. 4971_4125_000129 gerlando, pentito, spaventato, corse a chiamar la madre. un garzone fu spedito in città per una levatrice, mentre il mezzadro, vedendo già in pericolo il podere, se la nuora abortiva, bistrattava il figlio. bestione, bestione che hai fatto. 4971_4125_000130 processi. figlio mio, dio te ne scampi e liberi. la giustizia non è per i poverelli e quello là per la rabbia, sarà capace di farti bianco il nero e nero il bianco. 4971_4125_000131 mentre gerlando si travagliava con queste riflessioni, il padre e la madre attendevano a gli ultimi preparativi del pranzo. finalmente l'uno e l'altra entrarono trionfanti nella sala, dove già la mensa era apparecchiata. 4971_4125_000132 si profferse per testimonio e condusse con sé un altro vecchio suo amico per secondo testimonio. con essi, eleonora si recò in vettura chiusa al municipio, poi in una chiesetta fuorimano per la cerimonia religiosa. 4971_4125_000133 che bastava un lieve cenno, uno sguardo, una parola perché l'uno comprendesse subito il pensiero dell'altro, dimodoché quella loro passeggiata principiava ogni volta con un breve scambio di frasi e seguitavano poi in silenzio. 4971_4125_000134 prima non se n'era mai curata. ora, a ripensarci, ne provava dispetto. provava invidia di tante sue amiche che erano riuscite a procurarsi uno stato. lei sola era rimasta così. 4971_4125_000135 allora, tutto impacciato, si provò a chiamare a bassa voce, come gli aveva suggerito la madre, ma gli venne fuori un eneolora così ridicolo che subito, come per cancellarlo, chiamò forte franco eleonora. 4971_4125_000136 ma forse per questo la guardò e il sospetto di fronte a quel corpo così voluminoso assunse all'improvviso. agli occhi di lui, magro, un aspetto orribilmente sconcio e osceno. 4971_4125_000137 e che già le aveva insegnato tante cose della campagna, tante cose pur così semplici della vita e che ne rivelano tuttavia un nuovo senso profondo, insospettato. 4971_4125_000138 eleonora, a capo chino, con gli occhi chiusi, scosse lentamente il capo e riprese a singhiozzare. me lo dirai. gridò il bandi appressandosi, trattenuto dall'amico e chiunque sia, tu lo sposerai. ma no, giorgio, gemette allora lei, raffondando vie più il capo e torcendosi in grembo le mani. 4971_4125_000139 e quei coltelli sotto gli occhi dei camerieri che, girando coi serviti con quei guanti di filo bianco, incutevano loro una terribile soggezione. 4971_4125_000140 un vecchio medico della città ch'era già stato di casa dei genitori d'eleonora e a cui il d'andrea, venuto di fresco dagli studii con tutti i fumi e le sofisticherie della novissima terapeutica, aveva tolto gran parte della clientela. 4971_4125_000141 angosciata da questi pensieri, stanca del lavoro, per distrarsi prendeva in mano uno di quei libri che l'altra volta s'era fatti spedire dal fratello e si metteva a leggere. ogni tanto, accennando col capo, domandava alla serva che fa gesa? si stringeva nelle spalle, sporgeva il labbro, poi rispondeva. 4971_4125_000142 che vedevano luccicar, sulla tovaglia nuova che li abbagliava, quattro bicchieri di diversa forma e forchette e forchettine, coltelli e coltellini e certi pennini, poi dentro gl'involtini di. 4971_4125_000143 podere. s'apriva di là la magnifica vista della piaggia sottostante all'altipiano fino al mare. laggiù i si recò i primi giorni, accompagnata al solito da gerlando e da gesa, poi senza gerlando, infine sola. 4971_4125_000144 vengo con te, gesa. gridò eleonora, cercando di svincolare il braccio che egli le teneva ancora afferrato. ma gerlando non glielo lasciò: glielo strinse più forte, la costrinse a sedere. 4971_4125_000145 spirare dei venti, vedeva il sole, ora come un disco di fuoco, affogarsi lentamente tra le brume muffose sedenti sul mare tutto grigio a ponente, ora calare in trionfo su le onde infiammate, tra una pompa meravigliosa di nuvole accese. 4971_4125_000146 e tu avrai fatto questo bel guadagno. avrai perduto la scuola e tutto questo tempo così, senza nessuna soddisfazione, neanche un pugno di mosche. pensaci, pensaci a tempo già troppo ne hai perduto. che speri. 4971_4125_000147 a posto quei compagni che avessero voluto ridere alle sue spalle. ci avrebbe pensato: lui era un signore ormai e non gl'importava più. se lo cacciavano via dalla scuola. 4971_4125_000148 ed ecco intanto quel che n'era venuto. il padre non pensava che alla bella campagna, ma lui, come avrebbe vissuto d'ora in poi con quella donna che gl'incuteva tanta soggezione e che certo gliene voleva per la vergogna e il disonore? 4971_4125_000149 allora il padre irato lo tirò per il bavero della giacca e gli diede uno spintone. ti vergogni, bestione. ti ci sei messo prima e ora. ti vergogni, va, è tua moglie. 4971_4125_000150 eleonora si tenne a stento di ridere a quello spettacolo e si ritrasse in fretta dal balcone. ma la suocera se ne accorse e disse al figlio: ci prova gusto, sai la signora, la fai ridere, piangerà. gridò allora, gerlando minaccioso, levando il capo verso il balcone. 4971_4125_000151 il servizio da tavola era stato fornito per l'avvenimento da un trattore della città che aveva anche inviato un cuoco e due camerieri per servire il pranzo. il mezzadro venne a trovar gerlando al balcone e gli disse: va ad avvertire tua moglie che a momenti sarà pronto. 4971_4125_000152 lì con lui. no, mai, mai. e, presa da ribrezzo, scappò in un'altra camera, vi si chiuse a chiave, cadde a sedere su una seggiola, premendosi forte, forte il volto con tutt'e due le mani. 4971_4125_000153 quando finalmente dal letto poté esser messa a sedere sul seggiolone, parve un'altra donna diafana, quasi esangue. si vide innanzi gerlando, che sembrava uscito anch'esso da una mortale malattia, e premurosi attorno i parenti di lui. 4971_4125_000154 come che dice vossignoria? una signorona di quella fatta col figlio d'un vile zappaterra e oppose un reciso rifiuto. i perdoni, ma la signorina aveva il giudizio e l'età, conosceva il bene e il male. non doveva far mai con mio figlio quello che fece. 4971_4125_000155 credeva fermamente che non si sarebbe rialzata mai più da quel seggiolone. credeva che da un momento all'altro sarebbe morta di crepacuore. e no, invece, dopo alcuni giorni poté levarsi in piedi, muovere sorretta qualche passo per la camera. 4971_4125_000156 perché quel ravvicinamento con le apparenze opprimenti e nauseanti della vita passata, ravvicinamento che talvolta le pareva diventasse più brusco, come se qualcuno la spingesse di dietro per costringerla a vedere, a sentir la presenza, la realtà viva e spirante della vita odiosa che più non le apparteneva? 4971_4125_000157 che ha. domandò gerlando, allibito, ma il padre lo spinse: fuori, corri, corri per via. gerlando, tutto tremante, s'avvilì, si mise a piangere, sforzandosi tuttavia di correre, a mezza strada s'imbatté nella levatrice che veniva in vettura col garzone. 4971_4125_000158 dallo scialle nero tirato sul capo si scopriva soltanto il volto, che pareva anche più pallido. che fai? le domandò erlando i sembri una madonna addolorata. 4971_4125_000159 non ci vado, gnornò. grugnì gerlando pestando un piede. andateci voi. spetta a te, somarone. gli gridò il padre, tu sei il marito. va, grazie tante, gnornò, non ci vado, ripeté gerlando cocciuto, schermendosi. 4971_4125_000160 strizzò gli occhi, colta di nuovo dal ribrezzo. nel segreto della propria coscienza si sentiva pure miseramente responsabile del suo fallo. sì, lei, lei che per tanti anni aveva avuto la forza di resistere a gli impulsi della gioventù. 4971_4125_000161 a forza d'acqua, ogni mattina riusciva a rassettarsi i capelli ispidi, a tirarvi una riga da un lato. ma poi quei capelli rasciugati gli si drizzavan, compatti e irsuti di qua e di là, come se gli schizzassero dalla cute del cranio anche le sopracciglia. pareva gli schizzassero poco più giù dalla fronte bassa. 4971_4125_000162 ma sul punto di scuoterlo, di chiamarlo per nome, sentì mancarsi l'animo e si ritrasse pian piano come un'ombra nella camera dond'era uscita. 4971_4125_000163 lo faceva ogni dopo pranzo: venir su coi libri e i quaderni della scuola. egli saliva impacciato e vergognoso perché s'accorgeva che la padrona prendeva a goderselo per la sua balordaggine, per la sua durezza di mente. ma che poteva farci? il padre voleva così. 4971_4125_000164 come avrebbe ardito d'alzar gli occhi in faccia a lei. e per giunta, il padre pretendeva ch'egli seguitasse a frequentar la scuola. figurarsi la baja che gli avrebbero data i compagni. aveva venti anni più di lui la moglie, e pareva una montagna. pareva. 4971_4125_000165 eleonora, stese di nuovo le mani per prendergli un braccio e, guardandolo con occhi supplichevoli, soggiunse: se non vuoi farmi morire, non potresti in qualche altro modo salvarmi? 4971_4125_000166 e come eleonora seguitava a singhiozzare, le s'appressò, provò a scostarle con fredda delicatezza. una mano dal volto. si calmi via, lo dica a me, ci son qua io. 4971_4125_000167 nella notte chiara splendevano limpide le stelle maggiori, la luna accendeva sul mare una fervida fascia d'argento dai vasti piani gialli di stoppia. si levava tremulo il canto dei grilli, come un fitto, continuo scampanellio. 4971_4125_000168 quasi l'aveva fatta ridere- se trovassi marito, ma aveva già trentanove anni e poi con quel corpo oh via. avrebbe dovuto fabbricarselo apposta, un marito. eppure sarebbe stato l'unico mezzo per liberar sé e il fratello da quell'opprimente debito di gratitudine. 4971_4125_000169 lei, industriandosi dapprima con minute e sagge economie su quel po che le avevano lasciato i genitori, poi lavorando, dando lezioni di pianoforte, e di canto aveva potuto mantenere agli studii il fratello e anche l'amico indivisibile di lui. 4971_4125_000170 ma era pur dentro di lei quel vuoto e non c'era rimedio: la morte sola. quando, come l'uscio, a un tratto s'aprì e giorgio apparve su la soglia. 4971_4125_000171 e tutti e due, passeggiando, s'erano messi a pensare, con le ciglia aggrottate quasi per rancore, a quella donna che aveva fatto loro da madre e a cui dovevano tutto. 4971_4125_000172 ma questo non sarebbe accaduto. anzi, egli si proponeva di studiare d'ora innanzi con impegno per potere un giorno, tra breve, figurare tra i galantuomini del paese senza più sentirne soggezione, e parlare e trattare con loro da pari a pari. 4971_4125_000173 eleonora, intese la minaccia e impallidì. comprese che la stanca e mesta quiete di cui aveva goduto finora era finita. per lei nient'altro che un momento di tregua. le aveva concesso la sorte, ma che poteva voler da lei quel bruto? 4971_4125_000174 il giorno dopo aveva fatto ritorno in città e ora, come mai giorgio non entrava a svergognarla? forse il d'andrea non gli aveva detto ancor nulla? forse pensava al modo di salvarla? ma come si nascose? il volto tra le mani, quasi per non vedere il vuoto che le s'apriva davanti. 4971_4125_000175 vedeva nell'umido cielo crepuscolare sgorgar, liquida e calma la luce di giove, avvivarsi appena la luna diafana e lieve, beveva con gli occhi la mesta dolcezza della sera imminente e respirava beata, sentendosi penetrare fino in fondo all'anima il fresco, la quiete come un conforto sovrumano. 4971_4125_000176 a un tratto, mentre se ne stava così assorta, s'intese scuotere leggermente. dammi una mano, le chiese egli da terra, guardandola con occhi lustri. ella comprese, ma finse di non comprendere la mano. perché, gli domandò io, non posso tirarti su, non ho più forza, neanche per me. 4971_4125_000177 tutto. il d'andrea aveva perduto da ragazzo i genitori ed era stato accolto in casa d'uno zio che non avrebbe potuto in alcun modo provvedere alla riuscita di lui. eleonora bandi rimasta orfana anch'essa a diciotto anni, col fratello molto più piccolo di lei. 4971_4125_000178 e inoltre quella carta c'era davvero là nel cassetto del canterano, o glie l'aveva detto per non esser molestata? tu l'hai veduta? no, e allora? ma ammesso che te la faccia vedere che ne capisci tu, che ne capiamo noi, mentre con un figliuolo 4971_4125_000179 a questa dichiarazione era scoppiata a ridere, ma all'improvviso gerlando come sferzato in faccia da quella risata, le era saltato addosso lì dietro la villa, nel bujo fitto, oltre la zona di luce che veniva dal balcone aperto. lassù 4971_4125_000180 quasi senza volerlo, s'era messa allora a curare insolitamente la persona, assumendo una cert'aria di nubile che prima non s'era mai data. quei due o tre che un tempo l'avevano chiesta in matrimonio avevano ormai moglie e figliuoli. 4971_4125_000181 una fumicaja, prima rada, poi a mano a mano più densa, si sprigionò, tra le grida degli astanti, da quel mucchio di carte, poi un bagliore, poi crepitò la fiamma e si levò alle grida. si fecero al balcone eleonora e la serva. 4971_4125_000182 sola. egli la fissò stupito. anche lei alzò gli occhi a guardarlo, ma subito li richiuse, contraendo di nuovo il volto e restringendosi in sé, quasi colta da improvviso vivissimo ribrezzo. sì, sì, disse poi risolutamente io. sì, carlo, perduta, perduta. 4971_4125_000183 gerlando, irritato, si scrollava tutto a questi suggerimenti. ma neanche per sogno. ma se non le passa più neanche per il capo, che io possa, ma che i tratta come un figliuolo. bisogna sentire che discorsi mi fa. si sente già vecchia, passata e finita per questo mondo. che 4971_4125_000184 il nerbo per le nerbate glielo procuro io e glielo tengo prima apposta tre giorni in molle perché picchi più sodo. quando però comprese che il padrone non intendeva questo, ma voleva altro, il matrimonio trasecolò di nuovo. 4971_4125_000185 è già sera, andiamo. e si alzò, non dicevo per tirarmi su. spiegò di nuovo gerlando da terra: restiamo qua al bujo, è tanto bello. così dicendo, fu lesto ad abbracciarle i ginocchi, sorridendo nervosamente con le labbra aride. no, gridò, lei sei pazzo, lasciami. 4971_4125_000186 gli altri parenti e amici dello sposo innumerevoli attendevano nella villa, tutti parati a festa, con gli abiti di panno turchino. gli uomini con le mantelline nuove e i fazzoletti dai colori più sgargianti. le donne, giacché il mezzadro d'idee larghe aveva preparato un trattamento proprio coi fiocchi. 4971_4125_000187 così pensando, s'addormentò con la fronte sul braccio appoggiato alla ringhiera. i due chiù seguitavano l'uno qua presso l'altro, lontano il loro alterno lamentio voluttuoso. 4971_4125_000188 e tutta la colpa era del padre, il quale, per quella maledetta fissazione della scuola, lo aveva fatto trattare al modo d'un ragazzaccio stupido e inetto dalla signorina venuta in villeggiatura, abilitandola a certi scherzi che lo avevano ferito. 4971_4125_000189 per lo studio, eh sì, bestia, non aveva difficoltà a riconoscerlo. ma se si fosse trattato d'atterrare un albero, un bue, eh, perbacco. e gerlando. mostrava le braccia nerborute con certi occhi teneri e un sorriso di denti bianchi e forti. 4971_4125_000190 gli aveva fatto da madre, è vero, a quel fratello. ebbene, in premio di tutti i benefizi lietamente prodigati, in premio del sacrifizio della propria vita, non le era stato concesso neanche il piacere di scorgere un sorriso, anche lieve, di soddisfazione su le labbra di lui. e 4971_4125_000191 gli bastavano altri quattro anni di scuola per aver la licenza dell'istituto tecnico e poi perito agronomo o ragioniere suo cognato. allora il signor avvocato che pareva avesse buttato là ai cani la sorella avrebbe dovuto fargli tanto di cappello, sissignori. 4971_4125_000192 prima, dopo due mesi d'orrenda angoscia, quella confessione del suo stato la sollevò insperatamente. le parve che il più ormai fosse fatto. ora, non avendo più forza di lottare, di resistere a quello strazio, si sarebbe abbandonata così alla sorte, qualunque fosse. 4971_4125_000193 come volentieri se ne sarebbe scappato a dormire nella casa colonica, presso la madre, o anche giù all'aperto, sotto un albero, magari. e se lei intanto s'aspettava d'esser chiamata, se, rassegnata alla condanna che aveva voluto infliggerle il fratello, si riteneva in potere di lui, suo marito. 4971_4125_000194 va dunque, gli disse a un tratto irritata eleonora, che pur senza guardarlo, in quel silenzio si sentiva addosso l'inerte orrore di quel sospetto negli occhi di lui. va va a dirlo a giorgio perché faccia subito di me quello che vuole. va. 4971_4125_000195 sta con la testa sul libro, dorme, pensa chi sa? pensava gerlando, pensava che tirate le somme, non era molto allegra la sua vita. ecco qua aveva il podere ed era come se non lo avesse la moglie e come se non 4971_4125_000196 istintivamente il d'andrea ritrasse la mano ch'ella teneva ancora tra le sue. come che dice? balbettò senza guardarlo. ella si pose un dito su la bocca, poi indicò la porta. se lo sapesse, non dirgli nulla. per pietà, fammi prima morire. 4971_4125_000197 il sospetto era facile, atteso che si trattava della scrittura privata d'una donna senza l'assistenza d'un notajo, e poi non si doveva aver da fare col cognato domani. uomo di legge imbroglione. 4971_4125_000198 va, il d'andrea uscì quasi automaticamente. ella sollevò un poco il capo per vederlo uscire, poi, appena richiuso l'uscio, ricadde nella positura di prima. 4971_4125_000199 e difatti, eleonora, s'era provata a intercedere, ma il mezzadro, ah, nonononò. ossequio, rispetto, tutto il rispetto per la signorina, ma anche preghiera di non immischiarsi. ed allora essa, un po per pietà, un po per ridere, un po per darsi da fare, s'era messa ad ajutare quel povero giovanotto fin dove poteva. 4971_4125_000200 i convitati accorsero a metter pace, a persuadere gerlando a andare. che male c'è. le dirai che venga a prendere un boccone, ma se non so neppure come debba chiamarla, gridò gerlando esasperato. alcuni convitati scoppiarono a ridere. 4971_4125_000201 lì, così vicina alla terra, si sarebbe presto rifatta un'altr'anima, un altro modo di pensare e di sentire, sarebbe divenuta come quella buona moglie del mezzadro che si mostrava così lieta di tenerle compagnia. 4971_4125_000202 no, non è possibile. non è possibile, è ammogliato, domandò lui, appressandosi di più coi pugni serrati. terribile, no, s'affrettò a risponder lei, ma non è possibile, credi. 4971_4125_000203 per quietare in certo qual modo il padre, dovette promettere formalmente che ai primi d'ottobre sarebbe ritornato a scuola. ma per ripicco la madre gl'impose di scegliersi la camera più bella per dormire, la camera più bella per studiare, la camera più bella per mangiare, tutte le camere più belle. e comanda tu a bacchetta sai. 4971_4125_000204 eleonora scosse il capo. poi d'un tratto afferrò con tutt'e due le mani. la mano di lui contrasse il volto come per un fitto spasimo, e gemette: carlo carlo. 4971_4125_000205 queste e consimili riflessioni facevano anche, in una terza vettura, i testimonii dello sposo, contadini, amici del padre, in compagnia di due vecchi zii materni. 4971_4125_000206 morire? domandò il giovane, sorridendo che dice: perché morire? sì, riprese lei, soffocata dai singhiozzi. insegnami tu il modo. tu sei medico. toglimi da questa agonia, per carità. debbo morire. non c'è altro rimedio per me: la morte sola. 4971_4125_000207 e puoi soggiungere. tornava a incalzare il padre. puoi soggiungere. vuoi far contento tuo fratello che t'ha trattata così? farmi cacciar via di qua come un cane da lui. è la santa verità, questa bada. come un cane sarai cacciato a pedate e io e tua madre, poveri vecchi, con te. 4971_4125_000208 il padre doveva sudare una camicia certe mattine per scuoterlo dai saporiti sonni profondi di porcellone, satollo e pago, e avviarlo ancora intontito e barcollante, con gli occhi imbambolati alla vicina città al suo martirio. 4971_4125_000209 che stava più a farci lì. perché ancora quella condanna per gli occhi di veder quei visi attorno e quelle cose da cui gli si sentiva tanto, tanto lontana. 4971_4125_000210 eleonora però negava col capo. si sentiva a mano a mano col sangue, mancar la vita, a mano a mano le forze, raffievolendo scemare. era già fredda. ebbene, non si doleva di morire. era pur dolce così la morte, un gran sollievo. 4971_4125_000211 eleonora si levò, pallida e vibrante, di sdegno. tua madre è tua madre, gli disse guardandolo fieramente negli occhi. io sono io e non posso diventare con te villano, villana. 4971_4125_000212 e aspettava che egli la sì, la invitasse a tese l'orecchio. ma no, tutto era silenzio. forse s'era già addormentata. era già bujo. il lume della luna entrava per il balcone aperto nella sala. 4971_4125_000213 no, qua, tu rimani qua alla catena con me. io per te mi son prese le beffe. ora basta, vieni via, esci da codesto tuo covo. non voglio star più solo a piangere la mia pena fuori fuori, e la spinse fuori della camera. 4971_4125_000214 intanto di là, nella casa colonica, il vecchio mezzadro e la moglie riprendevano a congiurare a danno di lei, istigando il figliuolo a provvedere a suoi casi perché la lasci sola, badava a dirgli il padre. non t'accorgi che lei ora, dopo la malattia, t'è grata dell'affezione che le hai dimostrata. 4971_4125_000215 poi, col tempo, anche scendere la scala e recarsi all'aperto. a braccio di gerlando e della serva. prese infine l'abitudine di recarsi sul tramonto fino all'orlo del ciglione che limitava a mezzogiorno il podere. 4971_4125_000216 e aveva voluto parlargli a cuore aperto. non prenderti nessun pensiero di me, giorgio, io voglio soltanto vederti lieto, contento, capisci. ma egli le aveva troncato subito in bocca le parole: zitta, zitta, che dici. so quel che debbo fare, ora spetta a me. 4971_4125_000217 per te, ajutami ora, salvami. debbo finir così, dopo aver fatto tanto, dopo aver tanto sofferto così, in questa ignominia all'età mia? ah, che miseria, che orrore. 4971_4125_000218 pareva che avessero entrambi l'anima avvelenata di silenzio e di noja, oppressa come da una scimunita angustia. ottenuta la laurea, s'eran subito buttati al lavoro come due bestie, con tanto impegno, con tanto accanimento che in poco tempo erano riusciti a bastare a se stessi. 4971_4125_000219 il figlio sposava una vera signora, sorella d'un avvocato e gli recava in dote una campagna con una magnifica villa e denari. per giunta, gerlando, per rendersi degno del nuovo stato, avrebbe seguitato gli studii al podere, avrebbe atteso lui il padre che se n'intendeva. 4971_4125_000220 quantunque da alcuni giorni egli s'aspettasse questa domanda provocata dal suo stesso contegno, non seppe sul punto rispondere come aveva deliberato e fece un gesto vago con la mano. 4971_4125_000221 ma come così avrebbe voluto gridargli lei che, senza pensarci due volte, s'era sacrificata col sorriso sempre su le labbra e il cuor leggero, conoscendo la chiusa, dura ostinazione di lui. non aveva insistito, ma intanto non si sentiva di durare in quella tristezza soffocante. 4971_4125_000222 entra, gli disse il bandi aprendo. non riesco a capire perché s'ostina così, ma perché non ho nulla, gridò eleonora, tra le lagrime. stava a sedere su un ampio seggiolone di cuojo, vestita come sempre di nero. 4971_4125_000223 il mare, in fondo placidissimo, riteneva insieme col cielo una tinta rosea un po sbiadita ma soavissima, e le campagne in ombra parevano smaltate. stanca di mirare nel silenzio quella meravigliosa armonia di colori, eleonora aveva appoggiato il capo al tronco. 4971_4125_000224 e m'hai fatto servire a tavola da una salariata, mentre toccava a te a servirmi di tutto punto, come fanno le mogli. ma che n'hai da fare tu di me? gli domandò: avvilita eleonora, ti servirò, se vuoi, con le mie mani. d'ora in poi, va bene, ruppe, così dicendo in singhiozzi. 4971_4125_000225 i vecchi ritratti di famiglia appesi alle pareti. erano là dentro i veri e soli inquilini. di nuovo c'era soltanto il pianoforte a mezzacoda, il pianoforte d'eleonora, che le figure effigiate in quei ritratti pareva guardassero in cagnesco. 4971_4125_000226 no, rispose lei recisamente infoscandosi. basta, ho capito. lasciami, non ne posso più. abbandonò il capo su la spalliera del seggiolone, rilassò le membra sfinita. 4971_4125_000227 debbo parlare se lo tirava su in casa tutti i giorni. vossignoria, m'intende un ragazzaccio a quell'età? non si ragiona, non si bada. ora ci posso perdere così il figlio, che dio sa quanto mi costa la signorina, con rispetto parlando, gli può esser madre. 4971_4125_000228 parve che tutti provassero un gran piacere nel far pubblicamente strazio dell'ammirazione, del rispetto per tanti anni tributati a quella donna, come se tra l'ammirazione e il rispetto di cui non la stimavano più degna. 4971_4125_000229 ma forse era in tempo ancora, chi sa? doveva proprio chiudersi così la sua vita, sempre attiva in quel vuoto, doveva spegnersi così quella fiamma vigile del suo spirito appassionato in. 4971_4125_000230 gerlando, livido e gonfio come un tacchino, scagliava alle fiamme, scamiciato furibondo, gli ultimi libri che teneva sotto il braccio, gli strumenti della sua lunga, inutile tortura. 4971_4125_000231 le diede la misura per le prime camicine, per le prime cuffiette. ah, la sorte. le serbava questa consolazione, e lei non ci aveva ancora pensato. 4971_4125_000232 era tutta avvolta in un ampio scialle nero. sentiva freddo, quantunque il febbrajo fosse così mite che già pareva primavera. la vasta piaggia sotto era tutta verde di biade. 4971_4125_000233 a notte avanzata, eleonora apparve come un'ombra su la soglia del balcone. non s'aspettava di trovarvi il giovine addormentato. ne provò pena e timore insieme. rimase un pezzo a pensare se le convenisse svegliarlo per dirgli quanto aveva tra sé stabilito e toglierlo di lì. 4971_4125_000234 la chiamerai col suo nome di battesimo. gli diceva intanto, piano e persuasiva la madre: come si chiama eleonora, è vero, e tu chiamala eleonora, non è tua moglie. va, figlio mio va. e, così dicendo, lo avviò alla camera nuziale. 4971_4125_000235 chi è riprese il bandi tutto fremente, stringendola da presso chi è subito il nome. sentendosi addosso, la furia del fratello eleonora si strinse nelle spalle. 4971_4125_000236 la sposa era un po anzianotta, tanto meglio. l'erede già c'era. per via per legge di natura ella sarebbe morta prima e gerlando allora sarebbe rimasto libero e ricco. 4971_4125_000237 mia moglie sei gridò allora gerlando, appressandosi violento e afferrandola per un braccio, e farai ciò che voglio io qua comando, io capisci. poi si volse alla vecchia serva e le indicò: l'uscio via. voi andate subito via, non voglio, serve per la casa. 4971_4125_000238 egli era il marito e doveva dirlo lui. se mai si alzava, usciva dalla stanza, passava innanzi all'uscio della camera di lei, ma subito intravedendola, sentiva cadersi ogni proposito di ribellione, sbuffava e tanto per non riconoscere che sul punto gliene mancava l'animo, diceva a se stesso che non ne valeva la pena. 4971_4125_000239 il fratello tra breve sarebbe entrato e l'avrebbe uccisa. ebbene, tanto meglio. non aveva più diritto a nessuna considerazione, a nessun compatimento. aveva fatto sì per lui e per quell'altro, ingrato più del suo dovere, ma in un momento poi aveva perduto il frutto di tutti i suoi benefizi. 4971_4125_000240 da tredici anni, pertanto lo manteneva alle scuole. voleva dargli un po di lettera, diceva, per poi spedirlo in america, là nel gran paese, dove senza dubbio avrebbe fatto fortuna. 4975_4125_000000 giusto qua. gli domandava però qualcuno guardando verso il cancello della villa. a nessuno veniva in mente che il notajo potesse avere ordinato quel tabernacolo. 4975_4125_000001 la zia monaca nella badia di sant'anna era preposta alla sorveglianza delle tre educande. le tre educande, le tre colombelle. 4975_4125_000002 ve l'ha ordinato e lui cupo, alzando un dito al cielo, l'ecce homo non rispose. altrimenti, per tutto il tempo che durò la fabbrica, la gente rideva o scrollava le spalle. 4975_4125_000003 mise all'opera. la gente che passava a piedi o a cavallo o coi carri per lo stradone polveroso si fermava a domandare a spatolino che cosa facesse un tabernacolo. 4975_4125_000004 la città prese il lutto. il vescovado lassù ove colui covava il reo disegno e di giorno in giorno ne avvicinava l'attuazione. ce lo sentimmo tutti come un macigno sul petto. 4975_4125_000005 all'ultimo la bomba, il ciancarella, proprio nel giorno che spatolino doveva mostrargli il tabernacolo bell'e finito. un colpo apoplettico di quelli genuini e, in capo a tre ore, morto. 4975_4125_000006 cristo mio. dacché nel paese la consorteria clericale era stata battuta e il partito nuovo degli scomunicati aveva invaso i seggi del comune, spatolino si sentiva come in mezzo a un campo nemico. 4975_4125_000007 qualche donnicciola. pian piano comincia a dirlo santo e va a raccomandarglisi perché preghi per lei. 4975_4125_000008 risposto, spatolino ripeté quanto aveva detto al ciancarella e altro aggiunse che non aveva detto. infervorandosi alle lodi del prete, battagliero: benissimo, e lui muso di cane. 4975_4125_000009 si tirò giù, voltò le spalle alla moglie e si raggricchiò anche lui da fianco per dormire. ma che dormire. 4975_4125_000010 un tabernacolo, vossignoria sì, su lo stradone di fronte al cancello, altro sorso. l'ultimo posò la tazza e, senza asciugarsi le labbra, si levò in piedi. 4975_4125_000011 che aveva promesso marco mèola a noi liberali di montelusa, che i liguorini non sarebbero tornati. ebbene, o, signori, e non è certo ormai che i liguorini non torneranno a montelusa. i. 4975_4125_000012 e quanta ammirazione allorché, sfidando i fulmini del vescovado e l'indignazione e la vendetta dello zio, marco mèola facendosi cattedra d'un tavolino del caffè pedoca. 4975_4125_000013 ora questo, con buona pace e sopportazione vostra, vuol dire avere una concezione dell'eroe alquanto grottesca. con tali mezzi avrebbe potuto mai il mèola liberar montelusa dalla calata dei liguorini? 4975_4125_000014 e poi c'era il servo per testimonio, il servo del ciancarella appunto, ch'era venuto a chiamarlo per incarico del padrone, e don lagàipa c'era, con cui era andato a consigliarsi quel giorno stesso. 4975_4125_000015 come impostato, che vuol dire: ma sì, lui da cristo, là dentro il tabernacolo, dite davvero, davvero. 4975_4125_000016 insomma, riprese la moglie, si può sapere che diavolo t'è accaduto, che quella canaglia proruppe? allora spatolino, sforzandosi di parlar basso, quel farabutto, quel nemico di dio, chi, chi. 4975_4125_000017 ci sentimmo stringere il cuore allorché vedemmo per la prima volta scendere dall'alto e vetusto palazzo vescovile a piedi tra i due segretarii, incontro al sorriso della nostra perenne primavera, lo scheletro intabarrato di questo vescovo nuovo. 4975_4125_000018 con le spalle appoggiate al muro del suo casalino. un lampione a petrolio, lì presso, sonnecchiava languido, verberando del suo lume giallastro. 4975_4125_000019 a nulla giovò la testimonianza di don lagàipa, notoriamente ispiratore a spatolino di tante altre follie che più gli stessi manovali deposero che non avevano veduto mai il ciancarella. 4975_4125_000020 per aver promesso un giorno, nel parlatorio di sant'anna, alle educande e alle monacelle più giovani, che se lo mangiavano con gli occhi dalle grate, una pianticina di fragole da piantare nel giardino della badia. odiava ferocemente le donne monsignor partanna. 4975_4125_000021 questa volta non aspettò neppure che la moglie gli allungasse un altro pugno, più forte del primo. saltò dal letto esasperato. 4975_4125_000022 palpebre. né valsero a smuoverlo le preghiere, prima, le imprecazioni poi, della moglie accorsa con le altre donne del vicinato, né il pianto dei figliuoli. 4975_4125_000023 porco, salvo il santo battesimo porco, e dico poco aria, aria. afferrò così dicendo: una seggiola riaprì la porta, la riaccostò dietro di sé e si pose a sedere sul vicoletto addormentato. 4975_4125_000024 s'era intestato, come presidente di quella società cattolica, a promuovere processioni e luminarie e girandole nella ricorrenza delle feste religiose osservate prima e favorite dall'antico consiglio comunale. 4975_4125_000025 la moglie già da un pezzo non aveva più per lui né rispetto né considerazione. s'era messa a provvedere da sé ai suoi bisogni e a quelli dei figliuoli, lavando, cucendo per conto d'altri, facendo ogni sorta di servizii. 4975_4125_000026 la moglie allora gli allungò un braccio sulla schiena a pugno chiuso. ohé, la smetti, bada che mi svegli i piccini. hai ragione, sta zitta, m'addormento. 4975_4125_000027 mano più d'un monello, gli tirò qualche buccia, parecchi lì sotto il naso gli lanciarono crudelissime ingiurie, lui sordo, immobile come una vera statua, solo che sbatteva di tanto in tanto le palpebre. 4975_4125_000028 eh che disse: non ne son forse degno secondo te? ma nossignore, scusi, s'affrettò a negare spatolino stizzito, infiammandosi. perché dovrebbe, vossignoria, commettere così, senza ragione un sacrilegio? 4975_4125_000029 costruisse lì quel tabernacolo per far dispetto al vecchio usurajo, e ne ridevano intanto come se dio veramente fosse sdegnato. di quella fabbrica capitarono a spatolino lavorando: tutte le disgrazie. 4975_4125_000030 signori, io prometto e giuro che i liguorini non torneranno a montelusa. voi montelusani voleste per forza immaginare non so che diavolerie. 4975_4125_000031 per costruirvi il tabernacolo. non si doveva dunque chieder licenza a nessuno. stabilito il posto lì proprio, dirimpetto al cancello. il vecchio rientrò nella villa e spatolino rimasto solo. 4975_4125_000032 non potei strappargli altro di bocca per molto tempo. che relazione poteva esserci tra quei tre rintocchi di campana che dicevano io penso a te, e i liguorini che non dovevano tornare a montelusa? e a qual sacrifizio s'era votato il mèola per non farli tornare. 4975_4125_000033 la villa del ciancarella era tutta murata come una fortezza e aveva il cancello su lo stradone provinciale: il vecchio che pareva un rospaccio, calzato e vestito. 4975_4125_000034 bianca, coricatosi accanto alla moglie che già dormiva, voltata verso il lettuccio su cui giacevano insieme i due figliuoli, spatolino disse prima le consuete orazioni. 4975_4125_000035 alto curvo, su la sua trista magrezza, proteso il collo, le tumide e livide labbra in fuori, nello sforzo di tener ritta la faccia incartapecorita con gli occhialacci neri su l'adunco naso. 4975_4125_000036 ma si sarebbe fatto tagliar le mani, piuttosto. l'ozio intanto lo divorava, gli faceva di giorno in giorno crescere l'orgasmo e il puntiglio e lo inveleniva contro tutti. 4975_4125_000037 non si scompose minimamente né alle risa, né ai fischi, né a gli urli indiavolati della folla che cresceva a mano a mano. 4975_4125_000038 il naso, vasto e carnoso, tutto bucherato dal vajuolo, come una spugna, pareva gli fosse divenuto dopo la malattia più abbondante. di qua e di là divergenti quasi per lo spavento di quel naso. 4975_4125_000039 lo tentarono con la fame, lo tentarono con la paura, con lo scherno: invano. finalmente lo lasciarono tranquillo come un povero matto che non faceva male a nessuno. 4975_4125_000040 voglio che sia una bella festa. spatolino perché mi guardi così. non credi o vuoi sapere come mi sia venuto in mente in sogno? figliuolo, ho avuto un sogno l'altra notte. 4975_4125_000041 nessuno allora poté più levar dal capo a spatolino che quella morte improvvisa del notajo fosse la punizione di dio sdegnato. 4975_4125_000042 sì, ma pensate, signori miei, pensate che di quelle tre educande, non una delle due belle, ma la terza, la terza, quella misera sbiobbina asmatica e cisposa, toccò a marco mèola di rapirsi. 4975_4125_000043 ed era una sfida a noi montelusani che il fervido amore della libertà non avevamo potuto dimostrare altrimenti che con quella cacciata di frati. 4975_4125_000044 e che la mercede giornaliera l'avevano ricevuta sempre dal capomastro spatolino. scappò via dalla sala del tribunale come levato di cervello. 4975_4125_000045 d'acqua. quante riprensioni avevano dovuto fare alle monache e alle educande, le madri badesse e le vicarie per ridurle all'obbedienza e farle scendere giù nel parlatorio. 4975_4125_000046 non tanto per la perdita del suo capitaluccio, buttato lì nella costruzione di quel tabernacolo, non tanto per le spese del processo a cui per giunta era stato condannato, quanto per il crollo della sua fede nella giustizia divina. 4975_4125_000047 vestito oppresso da una cisti enorme su la nuca che lo obbligava a tener sempre giù e piegato da un lato. il testone raso vi abitava solo con un servitore. 4975_4125_000048 vostra eccellenza benedica nessun discorso che non fosse di chiesa. il giovine segretario, don arturo filomarino, aveva perduto il posto. 4975_4125_000049 i miei concittadini di montelusa mi domandano adesso con aria di scherno: ma se veramente gli sapeva di sale il pane dello zio prete, perché non si allibertava lavorando? 4975_4125_000050 alle pareti laterali ci voglio allogare due bei quadri grandi, di qua un calvario, di là una deposizione, insomma come un camerotto agiato su uno zoccolo, alto un metro, col cancelletto di ferro davanti. 4975_4125_000051 il mèola. ha rubato il mèola, s'è arricchito il mèola. probabilmente domani si metterà a far l'usurajo. sì, ma pensiamo, signori miei, a chi e perché ha rubato il mèola. 4975_4125_000052 io seguitai a essergli amico e mi ebbi da lui in quel vespro indimenticabile, quando la timida campanella argentina sonò i tre rintocchi, nel cielo luminoso, quella mezza confessione misteriosa. 4975_4125_000053 ma que giudei non vollero lasciarlo prima di sera a casa. gli ordinò il delegato a casa e giudizio: bada, sì, signor pilato, gli rispose spatolino inchinandosi. 4975_4125_000054 già quattro giorni a sterrare, prima di trovare il pancone per le fondamenta. poi liti lassù alla cava per la pietra, liti per la calce, liti col. 4975_4125_000055 non era propriamente un fischio, ma uno zufolio sordo piuttosto a fior di labbra, sempre con la medesima cadenza. 4975_4125_000056 il padrone sant'anima gli aveva risposto: e lascialo scavare. non lo sai ch'è matto? cerca forse il tesoro? per terminare, la chiesa di santa caterina. 4975_4125_000057 senza più pensare, in quel momento che è parato da cristo, con la tonaca di sacco e il mantello di bambagina rossa. spesso però qualche grillo attirato dal lume gli schizza addosso e lo sveglia di. 4975_4125_000058 sant'anna marco mèola gridò solennemente in piazza a tutti noi, compagni della sua fede liberale. signori, io prometto e giuro che i liguorini non torneranno a montelusa. 4975_4125_000059 una corona di spine in capo, una canna in mano. teneva la testa bassa inclinata da un lato e gli occhi a terra. 4975_4125_000060 ragion per cui m'appello al giudizio di quanti sono, in italia, liberali equanimi e ben pensanti. un incubo orrendo gravava su tutti noi, montelusani, da undici anni. 4975_4125_000061 si ricordò, dopo aver bussato, che il prete era da parecchi giorni a letto infermo. non avrebbe dovuto disturbarlo con quella visita mattutina, ma il caso era grave. entrò. 4975_4125_000062 ove, alcuni anni addietro, il partanna era stato parroco lo stesso giorno dell'arrivo di questa nuova educanda alla badia di. 4975_4125_000063 ora la diocesi di montelusa, è bene saperlo, è tra le più ricche d'italia. che voleva fare, monsignor partanna, con le rendite di essa, se negava con tanta durezza un così urgente soccorso a suoi di pisanello? 4975_4125_000064 questa gobbetta era nipote di monsignor partanna, ma una nipote di cui non sapevano nulla i parenti di pisanello. e difatti, non era arrivata da pisanello ma da un altro paese. 4975_4125_000065 quando ti metterai all'opera per me anche domani e quando potrà esser finito? spatolino stette un po a pensare. eh poi disse: se dev'essere così grande ci vorrà, almeno che so, un mese. 4975_4125_000066 un suo fratello appunto, padre di nove figliuoli, a pregarlo in ginocchio, a mani giunte, come si pregano i santi, perché gli desse ajuto, tanto almeno da pagare i medici che dovevano operar la moglie moribonda. 4975_4125_000067 volle l'intervento di due guardie che, per porre fine a quella gazzarra, forzarono il cancelletto del tabernacolo e trassero spatolino in arresto. 4975_4125_000068 e guardando, si recava alla bocca i peli dell'arida barbetta rossiccia. piccolo di statura, quantunque fin da ragazzo avesse impastato terra e calcina, aveva un che di signorile. 4975_4125_000069 e gl'indicò uno degli sgabelli di ferro disposti. giro, giro nel chioschetto, ma spatolino rimase in piedi col cappelluccio roccioso e ingessato tra le mani. 4975_4125_000070 ascolta, soggiunse piano. ora appena tutt'e tre finiranno di sonare. l'ultima, la campanella più piccola e più argentina. 4975_4125_000071 a montelusa. monsignor partanna, infatti, per costringere il mèola alle nozze con la nipote rapita, dovette convertire in dote a questa nipote il fondo raccolto per il ritorno dei padri liguorini. monsignor partanna è vecchio e non avrà più tempo di rifare quel fondo. 4975_4125_000072 tornato a casa, spatolino, per tutto quel giorno disegnò tabernacoli. verso sera si recò a provvedere i materiali: due manovali, un ragazzo calcinajo, e il giorno appresso all'alba si mise. 4975_4125_000073 tuttavia io non volli io solo credere a un tradimento da parte del mèola. come rispose egli ai primi nostri rimproveri, alle prime nostre rimostranze? rispose energicamente. signori, lasciatemi fare. 4975_4125_000074 tanto per noi sarà sempre bene che un tal peccatore dia segno di volere in qualche modo riconciliarsi con dio. imbroglione muso di cane. 4975_4125_000075 una goccia di caffè gli scese da un angolo della bocca di tra gl'irti peli della barba. non rifatta da parecchi giorni. un tabernacolo dunque non tanto piccolo, perché ci ha da entrare una statua, grande al vero, di cristo alla colonna. 4975_4125_000076 e la donna, la donna più pericolosa, la donna umile, tenera e fedele. egli scopriva sotto il manto e le bende della monaca, perciò ogni risposta che dava loro era come un colpo di ferula su le dita. 4975_4125_000077 tabernacolo. sissignore all'ecce homo, vorrei sapere da vostra reverenza, se debbo farglielo, lo domandi a me, pezzo d'asino, che gli hai risposto. 4975_4125_000078 volevano molto bene alla loro maestra. la seguivano per tutto, come i pulcini. la chioccia. la seguivano anche quand'essa era chiamata in parlatorio per la visita della sorella e del nipote. 4975_4125_000079 come se lui stesse in ozio per piacere. ma se la corporazione di quei figli di cane assumeva tutti i lavori che pretendeva la moglie, ch'egli rinunziasse alla fede, rinnegasse dio e andasse a iscriversi al partito di quelli. 4975_4125_000080 piedi da che il vescovado sedeva, lassù come una fortezza in cima al paese. tutti i montelusani avevan sempre veduto scendere in carrozza i loro vescovi al viale del paradiso. 4975_4125_000081 un brulichio sommesso, quasi di raccapriccio, si propagò al passaggio di lui per tutti gli alberi del lungo e ridente viale del paradiso, vanto della nostra. 4975_4125_000082 chi ciancarella il notajo. lui m'ha fatto dire che mi vuole domani alla villa. ebbene, ma che può volere da me un uomo come quello? me lo dici. 4975_4125_000083 tutti, anzi, ammiravano la sua forza d'animo quasi eroica, comprendendo di quanta amarezza dovesse in fondo esser cagione quella fede, per lui allevato e cresciuto come un figliuolo da quello zio prete. 4975_4125_000084 il vero eroismo consiste nel sapere attemprare i mezzi all'impresa. e marco mèola, seppe, sonavano, nell'aria che inebriava, satura di tutte le fragranze della nuova primavera, le campane delle chiese. 4975_4125_000085 noi crederemmo di mancare di rispetto alla memoria di nostro zio, supponendo anche per un momento ch'egli abbia potuto davvero darti un incarico così contrario al suo modo di pensare e di sentire. 4975_4125_000086 dall'interno delle casupole, in ombra veniva un tanfo grasso di stalla e a quando a quando, nel silenzio, lo scalpitare di qualche bestia tormentata dalle mosche. 4975_4125_000087 a un tratto, gli occhi chiari rivolti al cielo gli si riempirono di lagrime. si scosse su la seggiola e, asciugandosi il pianto col dorso della mano, mormorò nel silenzio della notte: ajutatemi voi, cristo mio. 4975_4125_000088 così, il capitaluccio che gli aveva finora permesso d'assumer qualche lavoro in appalto s'era talmente assottigliato ch'egli prevedeva non lontano il giorno che da capomastro muratore si sarebbe ridotto a misero giornante. 4975_4125_000089 un gatto che strisciava lungo il muro s'arrestò obliquo guardingo spatolino. si mise a guardare in alto nella striscia di cielo, le stelle che 4975_4125_000090 gli tremavano le mani. le ciocche ricciute della testa leonina, rizzandosi, lo costringevano più del solito a rincalcarsi con manate furiose il cappelluccio floscio che non gli vuol mai sedere in capo. 4975_4125_000091 la memoria della corruzione seminata nelle campagne e in tutto il paese con le prediche e la confessione dei padri liguorini e dello spionaggio dei tradimenti operati da essi negli anni nefandi della tirannia borbonica, di cui segretamente s'eran fatti strumento. 4975_4125_000092 una volta aveva osato finanche d'aizzare i cani contro un santo sacerdote, don lagàipa, che s'era recato da lui per intercedere in favore d'alcuni parenti poveri. 4975_4125_000093 perché, appena insediatosi, vescovo aveva dato per esse tre disposizioni, una più dell'altra crudele, prima che non dovessero più né preparare né vendere dolci o rosolii. 4975_4125_000094 sempre accompagnato dai due segretarii. arcigno e duro e non aveva mai voluto accettare non che una tazza di caffè, neppure un bicchier. 4975_4125_000095 tutti i suoi compagni di lavoro, come tante pecore, s'erano messi dietro ai nuovi caporioni e, stretti ora in corporazione, spadroneggiavano. 4975_4125_000096 male a nessuno. ora. c'è chi gli porta l'olio per la lampada. c'è chi gli porta da mangiare e da bere. 4975_4125_000097 giacché al primo annunzio dell'entrata di garibaldi a palermo s'era squagliata la sbirraglia e con essa la scarsa soldatesca borbonica di presidio a montelusa. quell'unico nostro vanto voleva dunque fiaccare monsignor partanna. 4975_4125_000098 tutti invece, ignorando che quel pezzo di terra appartenesse pure al ciancarella e conoscendo il fanatismo religioso di spatolino, pensavano che questi o per incarico del vescovo o per voto della società cattolica. 4975_4125_000099 i voltai a guardarlo, stupito del tono e dell'aria con cui aveva proferito quelle parole. tre monache negò col capo e mi fe cenno d'attendere. 4975_4125_000100 e quatto quatto se ne ritornò al tabernacolo. di nuovo lì si parò da cristo. vi passò tutta la notte e più non se ne mosse. 4975_4125_000101 ma non credette dapprima che lo sdegno divino dovesse rovesciarsi anche su lui che, pur di contraggenio, s'era prestato a innalzare quella fabbrica maledetta? 4975_4125_000102 rapirsi, quand'era invece amato fervidamente anche dalle altre due, quella, proprio quella gobbetta per impedire che i padri liguorini tornassero a. 4975_4125_000103 orazioni. s'intrecciò poi le mani dietro la nuca, strizzò gli occhi e, senza badare a quello che faceva, si mise a fischiettare, com'era solito, ogni qual volta un dubbio o un pensiero lo rodevano dentro. 4975_4125_000104 veramente. il miracolo si vide dopo, quando venne la festa della madonna del lume. la sera della vigilia, marco mèola si nascose nella chiesa a tradimento e dormì nel confessionale del padre della comunità. 4975_4125_000105 dal giorno nefasto che monsignor vitangelo partanna per istanze e mali uffizii di potenti prelati a roma, ottenne il nostro vescovado. 4975_4125_000106 e trasse tre sorsi di caffè, un tabernacolo e un altro sorso. come dice: vorrei costruito da te un tabernacolo, ancora un sorso. 4975_4125_000107 bisognò che il padrone, il quale prendeva il caffè nel chioschetto d'edera, a un lato della villa, in mezzo al giardino, li chiamasse col fischio. ah, spatolino, bravo, disse il ciancarella siedi. 4975_4125_000108 ne fece un fagottino, prese la tela bambagina rossa e, senza salutar nessuno, se n'andò circa un'ora dopo. 4975_4125_000109 gli uomini, ma vedono anche loro e sanno che, vossignoria, che sanno imbecille. gli gridò il vecchio interrompendolo e che sai tu di dio, verme di terra, quello che te n'hanno detto i preti. 4975_4125_000110 avvezzi com'eravamo da tempo al fasto, alle maniere gioconde e cordiali alla copiosa munificenza dell'eccell mo nostro monsignor vivaldi. dio l'abbia in gloria tutti noi. 4975_4125_000111 specialmente per quest'ultima disposizione, che maneggi per farla revocare. ma monsignor partanna era stato irremovibile. 4975_4125_000112 vah, vah vah. io mi metto a ragionare con te. adesso. hai fatto colazione, nossignore. brutto vizio, caro mio, dovrei dartela io ora. eh, nossignore, non prendo nulla, ah, esclamò ciancarella con uno sbadiglio. 4975_4125_000113 mio spatolino non sapeva più da che parte cominciare. appena gli uscì di bocca il nome di ciancarella. una furia di male parole all'accenno della costruzione del tabernacolo. vide don lagàipa trasecolare. 4975_4125_000114 tutti ciancarella. il notajo non aveva mai parteggiato per nessuno, ma era pur notoriamente nemico di dio. ne faceva professione, dacché non esercitava più quell'altra del notajo. 4975_4125_000115 con pochi altri operai rimasti fedeli alla santa chiesa, spatolino aveva fondato una società cattolica di mutuo soccorso tra gl'indegni figli della madonna addolorata. 4975_4125_000116 fammi una tonaca. disse alla moglie, buttandole i tre sacchi in grembo. la moglie lo guardò come se non avesse inteso che vuoi fare. t'ho detto: fammi una tonaca. no, me la faccio da me. 4975_4125_000117 marco mèola ci svelò il segreto, l'ho presente, potrei dipingerlo: quella mattina che ci chiamò, tutti noi liberali di montelusa, nella piazza innanzi al caffè. 4975_4125_000118 marco mèola, che non era mai andato più di una volta l'anno a visitare quella sua zia monaca, a sant'anna cominciò a visitarla ogni settimana in compagnia della madre. 4975_4125_000119 entrò, don lagàipa era in piedi e, tra la confusione delle sue donne, la serva e la nipote che non sapevano come obbedire agli ordini ch'egli impartiva, stava in calzoni e maniche di camicia, in mezzo alla camera a pulire le canne. 4975_4125_000120 pensiamo che è niente il bene che il mèola ha fatto a se stesso rubando, se lo confrontiamo col bene che da quel suo furto è derivato alla nostra amatissima montelusa. 4975_4125_000121 qualche altra. gli ha recato una tonaca nuova men rozza e gli ha chiesto in compenso tre numeri da giocare al lotto. i carrettieri che passano di notte per lo stradone si sono abituati a quel lampadino ch'arde nel tabernacolo. 4975_4125_000122 ah, i preti, figliuolo, i preti ti hanno sconcertato il cervello. vanno predicando. è vero che io non credo in dio, ma sai perché? perché non do loro da mangiare. ebbene, sta zitto, ne avranno quando verranno a consacrare il nostro tabernacolo. 4975_4125_000123 il mèola. a un tratto si fermò e sorrise. senti? mi disse: queste campane più prossime sono della badia di sant'anna. se tu sapessi chi le suona. chi le suona? tre campane, tre colombelle. 4975_4125_000124 si sparse per tutto il paese la notizia che spatolino impazzito s'era impostato da statua di cristo alla colonna, là nel tabernacolo nuovo, su lo stradone dirimpetto alla villa del ciancarella. 4975_4125_000125 gobba e asmatica scesero con la loro maestra a parar l'altare della madonna del lume. ecco, voi dite: il mèola ha rubato il mèola, s'è arricchito il mèola probabilmente domani si metterà a far l'usurajo. 4975_4125_000126 lasciatemi. questa è casa mia. me la son fatta io col mio danaro e con le mie mani. ci ho buttato il sangue mio. lasciatemi, giudei. 4975_4125_000127 non la finì più. poi s'avviò, cammina e cammina. si ritrovò, quasi senza saperlo, dinanzi la porta di don lagàipa, ch'era il suo confessore. 4975_4125_000128 si lasci pregare e mi perdoni se parlo franco. chi vuol gabbare, vossignoria dio? no, dio non lo gabba. dio vede tutto e non si lascia gabbare da vossignoria. 4975_4125_000129 sta bene, andiamo ora a vedere insieme il posto. la terra dall'altra parte dello stradone apparteneva pure al ciancarella che la lasciava incolta in abbandono. 4975_4125_000130 e infine, nell'assettar la centina per costruir l'arco, cade la centina e per miracolo non accoppa il ragazzo calcinajo. 4975_4125_000131 terminato laggiù da due azzurri, quello aspro e denso del mare, quello tenue e vano del cielo. difetto precipuo di noi montelusani è senza dubbio: 4975_4125_000132 dimenticano che tutti allora compiangevamo amaramente che per la bizza d'una chierica stizzita si dovesse perdere un ingegno di quella sorte. io ricordo bene che cori d'approvazione e che applausi. 4975_4125_000133 disse: ma vossignoria scherza, è vero scherzo, perché io credo che vossignoria voglia scherzare. i perdoni, un tabernacolo, vossignoria all'ecce homo. 4975_4125_000134 lo credette quando, recatosi dai montoro eredi del notajo per aver pagata l'opera sua, s'udì rispondere che nulla essi ne sapevano e che non volevano perciò riconoscere quel debito non comprovato da nessun documento. 4975_4125_000135 in men che non si dica. sfondò due sacchi e li cucì insieme per lungo. fece a quello di su uno spacco davanti. 4975_4125_000136 forse aveva giurato a se stesso di far tutto il contrario di quel che aveva fatto. il suo eccell? mo predecessore, largo e cordiale con le monache, monsignor vivaldi, dio l'abbia in gloria, si recava a visitarle almeno una volta la settimana. 4975_4125_000137 l'aveva acquistata per non aver soggezioni lì davanti alla villa e permetteva che i pecoraj vi conducessero le loro greggiole a pascolare, come se fosse terra senza padrone. 4975_4125_000138 non risulta da nulla che vuoi dunque da noi? tienti il tabernacolo e se non t'accomoda, ricorri al tribunale. 4975_4125_000139 all'alba una vettura era pronta nella piazzetta innanzi alla badia e quando le tre educande due belle e vivaci come rondinine, 4975_4125_000140 lasciatemi stare. chi più cristo di me si mise allora a strillare spatolino divincolandosi? non vedete come mi beffano e come m'ingiuriano. chi più cristo di me? 4975_4125_000141 che non dovessero più avere in fine un confessore particolare, ma servirsi tutte senza distinzione del padre della comunità che pianti che angoscia disperata in tutte e cinque le badie di. 4975_4125_000142 e sfaccendava per casa, pensò d'avviarsi lasciando lì fuori la seggiola ch'era vecchia e nessuno se la sarebbe presa. 4975_4125_000143 e lo vedono da lontano con piacere. si fermano un pezzo lì davanti a conversare col povero cristo che sorride benevolmente a qualche loro lazzo. poi se ne vanno. 4975_4125_000144 vendette cavalli e paramenti, inaugurando la più gretta tirchieria, pensammo dapprima, vorrà fare economia. ha molti parenti poveri nella sua nativa, pisanello. se non che venne un giorno da pisanello a montelusa. uno di questi parenti poveri. 4975_4125_000145 tu sei un indegno figlio, è vero, sissignore, e me ne vanto- della madonna addolorata. che comandi ha da darmi? ecco, disse ciancarella, ma invece di seguitare si recò la tazza alle labbra. 4975_4125_000146 ebbene, i liguorini. i liguorini voleva far tornare a montelusa monsignor partanna, i liguorini cacciati a furia di popolo quando scoppiò la rivoluzione. per questo egli accumulava le rendite della diocesi. 4975_4125_000147 col terzo sacco fece le maniche e le cucì intorno a due buchi praticati nel primo sacco, a cui chiuse la bocca per un tratto di qua e di là, per modo che vi restasse il largo per il collo. 4975_4125_000148 che monsignor partanna faceva con la massima vigilanza, a tempi voluti dai canoni, non ostante la gran difficoltà delle vie e la mancanza di comunicazioni e di veicoli. e lo vedemmo, con lo zio, far parte del seguito in quelle visite. 4975_4125_000149 che fai, dove vai? gli domandò quella e lui: i rivesto mannaggia, non posso dormire. i metterò a sedere qua, davanti la porta, su la strada, aria, aria. 4975_4125_000150 pararla con le loro mani nelle ricorrenze del corpus domini e della madonna del lume. tolse il veto, riconcesse la licenza per le preghiere insistenti delle tre educande e segnatamente della sua nipote, quella povera gobbetta nuova arrivata. 4975_4125_000151 ma la lotta era impari e le beffe dei nemici e anche degli amici e la rabbia dell'impotenza avevano fatto perdere a spatolino il lume degli occhi. 4975_4125_000152 e che dunque si fosse guardato bene dal costruirvi una minchioneria di quel genere. soggiunse che anzi, avendo egli un giorno detto al padrone sant'anima che spatolino, non ostante il divieto, scavava di là con. 4975_4125_000153 mine, bombe, agguati, assalti notturni al vescovado e marco mèola come pietro micca con la miccia in mano, pronto a far saltare in aria vescovo e liguorini. 4975_4125_000154 ma noi vogliamo far scontare al mèola le frodi della nostra illusione, le aberrazioni della nostra deplorabilissima impressionabilità. quando il mèola un giorno, con aria truce, levando una mano e ponendosela poi sul petto, ci disse: 4975_4125_000155 e un giorno si vide il miracolo, monsignor partanna, che aveva negato alle monache di quella badia la licenza, che esse avevano sempre avuta, di entrare due volte l'anno in chiesa, la mattina, a porte chiuse. 4975_4125_000156 io per me, non so tollerare in pace che i miei concittadini, riconoscendo da un canto questo bene, seguitino dall'altro a condannare il mèola e a rendergli, se non proprio impossibile, difficilissima la vita nel nostro paese. 4975_4125_000157 il rumor dei carri si spegne a poco a poco nel silenzio e il povero cristo si riaddormenta o scende a fare i suoi bisogni dietro al muro. 4975_4125_000158 nessuno. allora, pur sapendo che marco mèola era nipote dello sclepis segretario del vescovo, dubitava della sua fede liberale. 4975_4125_000159 solo perché son divoti e fedeli a noi, mentre protegge i montoro, capisci quegli atei socialisti a cui lascerà tutte le sue ricchezze? basta che vuoi da me, fagli il tabernacolo. se non glielo fai tu, glielo farà un altro. 4975_4125_000160 ma aveva molta gente di campagna ai suoi ordini, armata, e due mastini che incutevano paura. solo a vederli spatolino, sonò la campana. 4975_4125_000161 ha avuto un sogno, dice imbroglione. non starci a credere imbroglione. se dio veramente gli avesse parlato in sogno, gli avrebbe suggerito piuttosto di ajutare un po quei poveretti dei lattuga che non vuol riconoscere per parenti. 4975_4125_000162 tutta la notte spatolino- per fortuna era d'estate- un po seduto, un po passeggiando per il vicoletto deserto, meditò. 4975_4125_000163 si mise a cercare, ma presto troncò le ricerche all'arrivo misterioso di una nuova educanda alla badia di sant'anna, d'una povera gobbetta che non poteva neanche reggere sul collo la grossa testa dai grandi occhi, ovati nella macilenza squallida del viso. 4975_4125_000164 i due segretarii, il vecchio don antonio sclepis, zio del mèola, e il giovane don arturo filomarino, che durò poco in carica, si tenevano un passo indietro e andavano interiti e come sospesi. 4975_4125_000165 ma se le spaventava tutte con quei segnacci di croce, con quella vociaccia borbottante. santa figlia, in risposta al saluto che ciascuna gli porgeva facendosi innanzi alla doppia grata col viso vermiglio e gli occhi bassi, 4975_4125_000166 si sforzò davvero di scacciare dalla mente quel pensiero tormentoso che diventava così dentro di lui, come sempre, un grillo canterino, ma quando già credeva d'averlo scacciato, 4975_4125_000167 su quell'invito misterioso del ciancarella. poi, sapendo che questi era solito lasciare il letto per tempo e sentendo che la moglie già s'eralevata con 4975_4125_000168 non volle dargli nemmeno da pagarsi il ritorno a pisanello. e lo vedemmo tutti, sentimmo tutti quel che disse il pover uomo con gli occhi gonfi di lagrime e la voce rotta dai singhiozzi nel caffè di pedoca, appena sceso dal vescovado. 4975_4125_000169 e tutto un popolo accorse a vederlo. dentro il tabernacolo, dietro il cancello, insaccato in quella tonaca con le marche del droghiere. ancora lì stampate la tela bambagia rossa su le spalle, a mo di mantello. 4975_4125_000170 subito. quelle due bestiacce s'avventarono furibonde alle sbarre del cancello e non si quietarono neppure quando il servitore accorse a rincorare spatolino, che non voleva entrare. 4975_4125_000171 il giorno che gli arrivò la notizia che anche in corte d'appello aveva perduto spatolino, non fiatò con gli ultimi soldi che gli erano rimasti in tasca. comprò un metro e mezzo di tela bambagina rossa, tre sacchi vecchi e ritornò a casa. 4975_4125_000172 tra i gridi festivi delle rondini guizzanti a frotte. nel luminoso ardore di quel vespero indimenticabile, io e il mèola passeggiavamo per il nostro viale del paradiso, muti e assorti nei nostri pensieri. 4975_4125_000173 e, tra i fischi, gli urli e le risate del partito avversario, ci aveva rimesso le spese per s michele arcangelo, per s francesco di paola, per il venerdì santo, per il corpus domini e insomma per tutte le feste principali del calendario ecclesiastico. 4975_4125_000174 egli allora scoppiò a ridere. poi, aggrottando le ciglia, mormorò: i sacrifico, amico mio, mi sacrifico, ma sta pur sicuro che i liguorini non torneranno a montelusa, non. 4975_4125_000175 ho tanto raccomandato ai miei concittadini di montelusa di non condannare così a occhi chiusi il mèola, se non vogliono macchiarsi della più nera ingratitudine. 4975_4125_000176 ma subito come no ricorse al tribunale. spatolino poteva forse perdere? potevano forse credere sul serio i giudici che egli avesse costruito di testa sua un tabernacolo? 4975_4125_000177 e accettava di gran cuore i loro trattamenti, lodandone la squisitezza, e si intratteneva a lungo con esse in lieti e onesti conversari. monsignor partanna, invece, non si era mai recato, più d'una volta al mese, in questa o in quella badia. 4975_4125_000178 la croce su. s'intende, hai capito? spatolino chinò più volte il capo con gli occhi chiusi. poi, riaprendo gli occhi e traendo un sospiro, disse: 4975_4125_000179 alle gambe. gli ho detto: tira loro alle gambe cura di piombo. ci vuole rosina, papera, papera, papera, un altro po d'aceto, t'ho detto, e una pezzuola pulita che volevi dirmi figliuolo mio. 4975_4125_000180 lo vedemmo a passeggio in compagnia di preti e di vecchi bigotti. lo vedemmo in gran faccende ogni qual volta si preparavano le visite pastorali nella diocesi. 4975_4125_000181 spatolino si scosta dalla fronte la corona di spine a cui già s'è abituato e, grattandosi lì dove le spine gli han lasciato il segno, con gli occhi invagati si rimette a fischiettare. 4975_4125_000182 ci guardammo tutti negli occhi frementi d'ira e di sdegno. bisognava a ogni costo impedire che un tal proposito si riducesse a effetto. ma come impedirlo? parve che da quel giorno il cielo s'incavernasse su. 4975_4125_000183 din quella timida campanella argentina e parve che il suono di quei tre tintinni si fondesse, beato, nell'aurea luminosità del crepuscolo. hai inteso, domandò il mèola. questi tre rintocchi dicono a un felice mortale: io penso a te. tornai a guardarlo. 4975_4125_000184 le impressioni a cui andiamo così facilmente soggetti possono a lungo su le nostre opinioni, su i nostri sentimenti e c'inducono nell'animo mutamenti sensibilissimi e durevoli. un vescovo a piedi. 4975_4125_000185 ora, certo i preti diranno che dio m'ha toccato il cuore. dicano pure: non me n'importa nulla. dunque siamo intesi. eh, parla, smuoviti, sei allocchito, sissignore, confessò spatolino aprendo le braccia. 4975_4125_000186 gli occhi lucidi, neri, pareva volessero scappargli dalla faccia gialla, disfatta. i rovinano spatolino, mi rovinano. è venuto poco fa il garzone baccalà a dirmi che la mia campagna è diventata proprietà comune già. 4975_4125_000187 che morivano addirittura di fame. mentr'egli, nella splendida villa che s'era fatta costruire all'uscita del paese, viveva da principe, con la ricchezza accumulata chi sa come e accresciuta da tant'anni d'usura. 4975_4125_000188 roba di tutti i socialisti. capisci, mi rubano l'uva. ancora acerba i fichidindia. tutto il tuo è mio. capisci, il tuo è mio. gli mando questo fucile. 4975_4125_000189 e vedemmo stupiti, subito dopo quel giuramento solenne, cambiar vita a marco mèola. lo vedemmo ogni domenica e in tutte le feste del calendario ecclesiastico: entrare in chiesa e sentirsi la messa. 4975_4125_000190 ciancarella, questa volta si prese la testa con tutt'e due le mani per ridere a lungo. bene, poi disse: tu sai com'io tratto, non voglio impicci di nessun genere. 4975_4125_000191 dita marco mèola sapeva, per via dello zio segretario, di quest'odio di monsignor partanna per le donne, e quest'odio gli parve troppo e che come tale dovesse avere una ragione recondita e particolare nell'animo e nel passato di monsignore. 4975_4125_000192 aveva sentito dire che spatolino aveva lui l'intenzione di costruire un tabernacolo proprio lì, dirimpetto al cancello, e aveva voluto avvertirlo che il pezzo di terra dall'altra parte dello stradone gli apparteneva. 4975_4125_000193 a un certo punto la moglie si destò. ah, ci siamo. che t'è accaduto niente dormi. 4975_4125_000194 era pallido e fiero. un fremito di sdegno gli arricciava il naso di tratto in tratto. vive orrenda tuttora negli animi dei vecchi. 4975_4125_000195 so che sei un bravo operajo e che fai le cose. ammodo e onestamente fa da te spese, e tutto senza seccarmi. quando avrai finito, faremo i conti. il tabernacolo. hai capito come lo voglio, sissignore. 4975_4125_000196 perdette, perdette, sissignori, perdette. perché il servo del ciancarella, passato ora al servizio dei montoro, andò a deporre che aveva chiamato, sì, spatolino per incarico del padrone sant'anima, ma 4975_4125_000197 si mise per un'ora al giorno a commentare ai montelusani le opere latine e volgari di alfonso maria de liguori, segnatamente i discorsi sacri e morali per tutte le domeniche dell'anno e il libro delle glorie di maria. 4975_4125_000198 batterà tre tocchi timidi. ecco, ascolta bene. difatti, lontano nel silenzio del cielo, rintoccò tre volte din din din. 4975_4125_000199 c'era la moglie, poi, a cui egli l'aveva detto, e i manovali che avevano lavorato con lui tutto quel tempo. come poteva perdere? 4975_4125_000200 e dimenticano che, per esser scappato, giovinetto dal seminario lo sclepis che lo voleva a ogni costo, prete come lui, lo aveva tolto dagli studii. 4975_4125_000201 sospesi, consci dell'orribile impressione che sua eccellenza destava in tutta la cittadinanza. e infatti, parve a tutti che il cielo, il gajo aspetto della nostra bianca cittadina, s'oscurassero a quell'apparizione ispida. 4975_4125_000202 homo ciancarella si provò ad alzare un po il testone raso, se lo tenne con una mano e rise in un suo modo speciale, curiosissimo, come se frignasse per via di quei malanno che gli opprimeva la nuca. 4975_4125_000203 voi scrollaste le spalle indignati, diffidaste di lui, credeste e gridaste al voltafaccia. 4975_4125_000204 quando la portinaja, per annunziar la visita di monsignore, strappava a lungo la catena del campanello, che strillava come un cagnolino a cui qualcuno avesse pestato una piota. 4975_4125_000205 ma non certo perché il padrone sant'anima avesse in mente di dargli l'incarico di costruire quel tabernacolo lì, bensì perché dal giardiniere ora morto. 4975_4125_000206 quei buoni dolci di miele e di pasta reale infiocchettati e avvolti in fili d'argento, quei buoni rosolii che sapevano d'anice e di cannella. seconda: che non dovessero più ricamare neanche arredi e paramenti sacri, ma far soltanto la calzetta. 4975_4125_000207 guardarlo. aveva socchiuso gli occhi per sospirare e alzato il mento. sotto la folta barba crespa gli s'intravedeva il collo taurino, bianco come l'avorio. marco. gli gridai, scotendolo per un braccio. 4975_4125_000208 sapevo che nella badia di sant'anna egli aveva una zia, sorella dello sclepis e della madre. sapevo che tutte le monache delle cinque badie di montelusa odiavano anch'esse cordialmente monsignor partanna. 4975_4125_000209 allora egli si rimette a pregare. ma non è raro il caso che durante la preghiera un altro grillo, l'antico grillo canterino, si ridesti ancora in lui. 1595_4194_000000 chi rompe paga, si paga, tutto si paga, ma questa è unaltra questione. scusi, non vorrà dir nulla per lei che tutta lumanità, tutta dacché se ne ha notizia, ha sempre avuto laspirazione a unaltra vita di là. è un fatto questo, un fatto, una prova reale. 1595_4194_000001 abbandonate, mafferrò per il mento. me lo strinse forte, forte con le dita, dicendomi bellino, bellino, bellino e accostandomi man mano che diceva sempre più il volto al volto, con gli occhi negli occhi, finché poi emise una specie di grugnito e mi lasciò ruggendo tra i denti: muso di cane. 1595_4194_000002 ebbene, a pensarci, non avviene anche a noi uomini qualcosa di simile? non crediamo anche noi che la natura ci parli e non ci sembra di cogliere un senso nelle sue voci misteriose, una risposta secondo i nostri desiderii alle affannose domande che le rivolgiamo? 1595_4194_000003 tutto potevo immaginare, tranne che nella sera di quello stesso giorno dovesse accadere anche a me qualcosa di simile. 1595_4194_000004 via, via non ci pensiamo. me ne dispiace per quel poveruomo, il quale forse avrà avuto parenti più umani, de miei, che lo avrebbero trattato meglio, ma del resto anche a lui, ormai che glienimporta, sè levato il pensiero. 1595_4194_000005 preso il biglietto, mi rincantucciai in un vagone di seconda classe con la visiera del berrettino calcata fin sul naso, non tanto per nascondermi quanto per non vedere. 1595_4194_000006 io ero lontano da miragno e ho saputo, come lhai saputo forse tu, da un giornale il mio suicidio alla stìa. non eri dunque tu esclamò, berto, e che hai fatto il morto. sta zitto. ti racconterò tutto. per ora non posso. ti dico questo soltanto: che sono andato di qua e di là credendomi felice. dapprima sai. 1595_4194_000007 ma ora il cavalier tito lenzi voleva che parlassi io. lei non è di milano, è vero? no, di passaggio, sì, bella città milano, eh, bella già. 1595_4194_000008 provavo un gran piacere a parlare, a parlare ogni sera lì nel terrazzino, di quel che avevo veduto, delle osservazioni fatte, degli incidenti che mi erano occorsi qua e là. meravigliavo io stesso davere accolto, viaggiando, tante impressioni che il silenzio. 1595_4194_000009 non si avevano notizie di lui da alquanti giorni, giorni di tremenda costernazione e dinenarrabile angoscia per la desolata. 1595_4194_000010 la gente si voltava a guardarlo, ma raramente egli se naccorgeva, smetteva allora per un istante, si guardava attorno con un sorriso nervoso e tornava ad arrangolare, non potendo farne a meno, finché la boule non cadeva sul quadrante. 1595_4194_000011 ed essi potevano crederlo scomparso e sperare ancora, sperare di vederlo un giorno o laltro ricomparire. 1595_4194_000012 a il lanternino quaranta giorni al bujo. riuscita, oh, riuscita benissimo loperazione, solo che locchio mi sarebbe forse rimasto un pochino pochino più grosso. 1595_4194_000013 se non che, volendo esser giusti, questa che pareva a me indiscrezione non era in fondo naturale curiosità scusabilissima, in quanto che per forza doveva nascere da quella specie di silenzio strano che era attorno alla mia persona. 1595_4194_000014 ma vedevo lo stesso col pensiero. avevo lincubo di quel cappellaccio e di quel bastone lasciati lì sul parapetto del ponte. ecco, forse qualcuno in quel momento, passando di là li scorgeva, o forse già qualche guardia notturna era corsa in questura a dar lavviso, e io ero ancora a roma. 1595_4194_000015 quando, finalmente, il servo venne ad aprire il cancello della graziosa villa recata in dote a berto dalla moglie, mi sembrò, attraversando il viale chio, tornassi veramente dallaltro mondo. 1595_4194_000016 dove mi sarei diretto appena sceso, a miragno, dove sera composto il nido la nuova coppia, troppo umile per pomino ricco e figlio unico. la casa in cui io poveretto, avevo abitato, e poi pomino tenero di cuore, ci si sarebbe trovato certo a disagio, lì, con linevitabile ricordo di me. 1595_4194_000017 soffrivo fin papiano. il ladro, commettendo il furto, era stato più conseguente e men crudele di quel che pur troppo avrei dovuto dimostrarmi io. egli voleva adriana per non restituire al suocero la dote della prima moglie. 1595_4194_000018 sgombrò un angolo della stanza, vi appese a una funicella un lenzuolo, poi recò una chitarra, un collaretto da cane con molti sonaglioli e altri oggetti. questi preparativi furono fatti al lume del famoso lanternino dal vetro rosso. 1595_4194_000019 ebbene e perché me narrovellavo tanto non potevo alla fin fine andar via da quella casa, se colui anche per poco minfastidiva che mi tratteneva. 1595_4194_000020 si può esser sicuri che la sua fantasia si farà scrupolo, prima di tutto, di sanare con eroici rimedii lassurdità di quel suicidio della signora heintz, per renderlo in qualche modo verosimile. 1595_4194_000021 sa quanti a miragno dicevano: beato lui alla fine. comunque sia, ha risolto il problema e non avevo risolto nulla. io intanto i trovavo ora coi libri danselmo paleari tra le mani, e questi libri minsegnavano che i morti quelli veri. 1595_4194_000022 capirà, soggiunsi, non sono ancora re da avere una sentinella alla porta. perdetti da quella sera in poi il dominio di me stesso. cominciai a sforzare apertamente la timidezza di adriana, chiusi gli occhi e mabbandonai senza più riflettere al mio sentimento. 1595_4194_000023 saltammo furtivamente dal letto in cui ci avevano messo per castigo. prima dellora solita riuscimmo a scovare una canna di stagno da serviziale lunga due palmi. 1595_4194_000024 dalla sorpresa ridicolissima che ne provai maccorsi intanto, che io in tutte quelle sere non avevo parlato affatto per lei, ma per quellaltra che se nera stata sempre taciturna ad ascoltare. 1595_4194_000025 avrei pensato io, se mai, a non farmi più molestare con cinquantadue mila lire a miragno via, non dico grasso, avrei potuto vivere discretamente. lasciato il treno a pisa, prima di tutto mi recai a comperare un cappello della forma e della dimensione di quelli che mattia pascal ai suoi dì soleva portare. 1595_4194_000026 i ero allora accostato agli altri, ma il proponimento di guardarmi bene dal riallacciare, fossanche debolissimamente le fila recise, a che era valso. 1595_4194_000027 la povera bestiola, però, non abbajava a noi, abbajava al cavalletto, abbajava alla poltrona bianca che dovevano esser per lei arnesi di tortura, protesta e sfogo. danima esasperata, quel maledetto ordegno dalle tre lunghe zampe avrebbe voluto farlo fuggire dal salone. 1595_4194_000028 a un certo punto, però, guardando papiano e vedendolo gongolante, mi passò la voglia di scherzare. licenziai quel poveruomo mezzo ubriaco, salutandolo, caro parente, e domandai a papiano, con gli occhi fissi negli occhi, per fargli intender bene che non ero pane pe suoi denti. 1595_4194_000029 ma la caporale la trattenne per un braccio. eh via, come sei sciocchina, si fa per ridere. il signor adriano è tanto buono che ci compatisce, non è vero, signor adriano? glielo dica lei. perché non si fa crescere almeno i baffi? 1595_4194_000030 poco dopo, roberto venne a chiamarmi, tutto esultante. ero ormai però tanto scombussolato da questa notizia inattesa che non potei rispondere alla festa che mi fecero mia cognata e la madre e il fratello di lei. berto se naccorse e interpellò subito il cognato su ciò che mi premeva soprattutto di sapere. 1595_4194_000031 ma neanche desser trattata a quel modo da un uomo che non aveva con lei né parentela né affinità. una sera cera la luna piena e pareva giorno. dalla mia finestra la vidi sola e triste là nel terrazzino. 1595_4194_000032 per concludere, che non si può giudicare il mondo dun artista con un criterio di giudizio attinto altrove che da questo mondo medesimo. debbo aggiungere, per dar credito a questo critico presso gli altri critici, che non ostante questo, anzi proprio per questo, anchegli poi giudica sfavorevolmente lopera mia. 1595_4194_000033 il signor anselmo seguitando, mi dimostrava che, per nostra disgrazia, noi non siamo come lalbero che vive e non si sente, a cui la terra, il sole laria, la pioggia, il vento non sembra che sieno cose chesso non sia cose amiche o nocive. 1595_4194_000034 come uno scemo. andai a osservare lo sportello dello stipetto per vedere se non ci fosse qualche traccia di violenza. no, nessuna traccia. era stato aperto pulitamente con un grimaldello mentrio. custodivo con tanta cura in tasca la chiave. 1595_4194_000035 lambasciata marocchina e che al ricevimento aveva assistito il segretario di stato, barone de richtofen. la missione presentata poi allimperatrice era stata trattenuta a colazione e chi sa come aveva divorato. 1595_4194_000036 allaltra, indugiandomi in ciascuna fino a rivedere con precisione quella tal via, quella tal piazza, quel tal luogo, insomma, di cui serbavo più viva memoria e dicevo: ecco, io vi sono stato. 1595_4194_000037 ma si può essere ugualmente sicuri che, pur con tutti i rimedii eroici escogitati dallo scrittor di commedie, novantanove critici drammatici su cento giudicheranno assurdo quel suicidio e inverosimile la commedia. 1595_4194_000038 attoniti. marrestai un momento sorpreso a guardarlo. pensai che fosse il fratello di papiano. corsi al terrazzino. le presento, signor meis disse adriana, mio cognato terenzio papiano, arrivato or ora da napoli. 1595_4194_000039 e sfido. hanno scoperto il loro nudo volto individuale sotto quella maschera che li rendeva marionette di se stessi o in mano agli altri, che li faceva in prima apparir duri, legnosi, angolosi. 1595_4194_000040 e durò nove giorni questo strazio. ebbene, dopo nove giorni e nove notti di veglia assidua senza chiuder occhio neanche per un minuto, debbo dirlo. molti forse avrebbero ritegno a confessarlo, ma è pure umano, umano, umano. 1595_4194_000041 ma no, ma no, esclamò il paleari. signori miei, questo è un fatto nuovo, stranissimo. bisogna chiederne spiegazione a max. domandai io a max già che lei, cara silvia, abbia male interpretato i suggerimenti di lui nella disposizione della catena. è probabile, è probabile. esclamò il bernaldez ridendo. 1595_4194_000042 per cagion sua. quante speranze non feci concepire alla mamma, chio stessi cioè per metter senno e prender gusto alla campagna. non capiva più nei panni dalla consolazione poveretta. ma un giorno la terribile zia scolastica le aprì gli occhi. 1595_4194_000043 ali di biglietti di banca, dava cioè qualche centinajo di lire per farle tentar la sorte. la donnetta aveva dovuto vincer bene quella sera, seguendo il mio giuoco, giacché alluscita non sera più fatta vedere. 1595_4194_000044 voleva tornare dal suo babbo a cui finora, per prudenza, non aveva fatto neppure un cenno di quanto le era toccato a soffrire. ma ormai che sto più a farci, mi disse: è finita. se si fosse almeno messo con qualche altra, forse? ah, tu sai dunque le domandai: con chi sè messo? 1595_4194_000045 ché duri almeno accesa fin là, fino allorlo fatale al quale saffrettano, tenendo gli occhi intenti alla fiamma e pensando di continuo- dio mi vede, per non udire i clamori della vita intorno, che suonano ai loro orecchi come tante bestemmie. 1595_4194_000046 sto benone, signorina, le rispondevo: non vedo niente. eh, ma vedrà, vedrà meglio poi. diceva allora papiano, approfittandomi del bujo, alzavo un pugno come per scaraventarglielo in faccia. 1595_4194_000047 il mio matrimonio, invece, bisognerà pure che ne parli. eh, don eligio del mio matrimonio. arrampicato là su la sua scala da lampionajo, don eligio pellegrinotto mi risponde, e come? no? sicuro pulitamente, ma che pulitamente. voi sapete bene che don eligio ride e tutta la chiesetta sconsacrata con lui. 1595_4194_000048 certo, il tarlo della critica lo rodeva perché accanto a quei libri di teosofia aveva anche una ricca collezione di saggi e di studii filosofici antichi e moderni e libri dindagine scientifica. in questi ultimi tempi si era dato anche a gli esperimenti spiritici. 1595_4194_000049 mintronarono. restai non so per quanto tempo a seguir con gli occhi quelluomo. poi sentii quel mio sbalordimento rompersi quasi in una folle risata allegro: sì, caro, ma io non posso andare in una taverna come te a cercar lallegria che tu mi consigli in fondo a un bicchiere. 1595_4194_000050 che significa? domandò la signora candida, impaurita, che bisogna parlare. spiegò, papiano, tranquillamente e pepita a chi. ma a chi vuol lei, signorina, parli col suo vicino, per esempio, forte sì, disse il signor anselmo. 1595_4194_000051 la coscienza. ma la coscienza non serve, caro signore. la coscienza come guida non può bastare. basterebbe forse, ma se essa fosse castello e non piazza, per così dire, se noi cioè potessimo riuscire a concepirci. 1595_4194_000052 si fosse ucciso per paura di un duello. e allora, perché non potevo trovar padrini? futile pretesto. o forse, chi sa, era possibile che ci fosse sotto, in quella mia strana esistenza, qualche mistero. 1595_4194_000053 i scusi, tanto lei e tutti mi scusino. dissi no, gridò adriana indignata, ma subito si premé il fazzoletto su la bocca. papiano la guardò e non ardì di porgermi la mano. allora io ripetei: 1595_4194_000054 rappresento forse unumiliazione per lei. forse ella rimpiange ancora il tempo che suo padre era in servizio e non aveva bisogno daffittar camere e davere estranei per casa. e poi un estraneo come me. io le faccio forse paura, povera bambina, con questocchio e con questi occhiali. 1595_4194_000055 e il medico intanto era là, già a casa mia, quando, trafelato in uno stato miserando, dopo aver girato tutte le farmacie, rincasai disperato e furibondo. la prima bambina era già nata, si stentava a far venir laltra alla luce due. 1595_4194_000056 non sapendo più resistere alla noja, anzi allo schifo, di vivere a quel modo miserabile, senza né probabilità né speranza di miglioramento, senza più il conforto che mi veniva dalla mia dolce bambina. 1595_4194_000057 ma ritorsi subito a me stesso la domanda: chi porta? non lo so più nemmeno io. chi sono io ora? 1595_4194_000058 a un tempo stesso. io mi son una e due e fo due. ciò chera una. primamente una mi adopra con le cinque sue contra infiniti che in capo ha la gente. 1595_4194_000059 il guajo fu quando, dopo essermi liberato di tutti quei capellacci, mi rimisi in capo. il cappello, comperato pocanzi, mi sprofondò fin su la nuca. dovetti rimediare con lajuto del barbiere, ponendo un giro di carta sotto la fodera. 1595_4194_000060 del lanternino, cioè di cui le ho finora parlato, se la morte, insomma, che ci fa tanta paura, non esistesse e fosse soltanto non lestinzione della vita, ma il soffio che spegne in noi questo lanternino, lo sciagurato sentimento che noi abbiamo di essa, penoso, pauroso perché limitato. 1595_4194_000061 pensando così, dovevo esser rimasto in un atteggiamento stranissimo. là su la banchina di quella stazione avevo lasciato aperto lo sportello del vagone. i vidi attorno parecchia gente che mi gridava non so che cosa. 1595_4194_000062 ah, quel mio occhio, in quel momento, quanto mi piacque. per disperato mi sera messo a guardare più che mai altrove, altrove, per conto suo. 1595_4194_000063 il mare allungava forse un po più qualche ondata per ammonirmi. vedi, caro, che si guadagna a chieder certi perché ti bagni i piedi. torna alla tua biblioteca lacqua salata infradicia, le scarpe e quattrini da buttar via, non ne hai? 1595_4194_000064 avrei dovuto goderne e invece no? chi non prova pena, o piuttosto un frigido avvilimento nellassistere a una commedia mal rappresentata da comici inesperti? 1595_4194_000065 pomino, chiamò nel bujo con sgomento: mattia, la piccina sta zitto, lho qua. gli risposi: e che fai me la mangio che faccio? lavete buttata in braccio a me. ora lasciamela stare. sè quietata, dovè romilda? 1595_4194_000066 come dio volle, arrivai finalmente a superare quella nuova, interminabile nottata dambascia e ad avere in mano i giornali di roma. non dirò che alla lettura mi tranquillassi, non potevo. 1595_4194_000067 anzi, quanto più lui ne soffriva, tanto meno mi pareva che dovesse soffrirne adriana. a poco a poco, la violenza che ciascuno di noi faceva a se stesso crebbe e si tese fino a tal punto che per forza doveva in qualche modo scoppiare. 1595_4194_000068 era già sera. avevo intraveduto i lumi accesi. e quanto tempo avevo dunque giocato i alzai. pian piano uscii. 1595_4194_000069 lirritazione mi proveniva anche da altre due cause, interne e segrete. una era questa: chio senza aver commesso cattive azioni, senzaver fatto male a nessuno. dovevo guardarmi così, davanti e dietro, timoroso e sospettoso, come se avessi perduto il diritto desser lasciato in pace. 1595_4194_000070 guarda, guarda come si torce mino. ma che ti posso fare se non son morto? davvero così non è possibile. sbuffò pomino livido, sinquieta feci ammiccando a romilda. 1595_4194_000071 non gli eran restati, per quellultima posta, che pochi scudi, dimodoché alla fine non aveva potuto rifarsi di nulla. ma che glimportava il numero, gli aveva parlato. 1595_4194_000072 avevo già ammirato tutte le meraviglie darte della città. ora stremato di forze per le emozioni violente. digiuno dalla mattina del giorno avanti. cascavo di fame e di sonno. presi qualche cibo e quindi dormii quasi fino a sera. appena sveglio, però, caddi in preda a una fosca smania crescente. 1595_4194_000073 romilda infatti sostiene che, poco dopo quella nostra gita alla stìa, sua madre, avendo ricevuto da lei la confessione dellamore che ormai la legava a me indissolubilmente, 1595_4194_000074 ma neanche la morte mi vuole riprese. niente scusi, signor meis, che ajuto potrebbe darmi lei? nessuno. tuttal più di parole, sì, un po di compassione. 1595_4194_000075 gli parlai di romilda con tal calore dammirazione chegli subito se ne accese, felicissimo che anche a me fosse tanto piaciuta e daver la mia approvazione. 1595_4194_000076 max sarrabbia sa fino a strappar le corde certe volte, ma sentirà stasera i pare che sia tutto in ordine ormai. e dica un po, signor terenzio, per curiosità, volli domandargli prima che andasse via: lei ci crede, ci crede proprio? 1595_4194_000077 roberto, ha ragione. non rammento con precisione larticolo, ma il caso è previsto dal codice. il secondo matrimonio diventa nullo alla ricomparsa del primo coniuge. 1595_4194_000078 alludeva al malagna allamministratore che ci scavava soppiatto la fossa sotto i piedi. zia scolastica, lho saputo dipoi. voleva a tutti i costi che mia madre riprendesse marito. 1595_4194_000079 portacenere dogni paese. siamo venuti qua a scuotervi la cenere del nostro sigaro, che è poi il simbolo della frivolezza di questa miserrima vita nostra e dellamaro e velenoso piacere che essa ci dà. 1595_4194_000080 lei sì, lei non era bella e non era buona e dunque, se gli uomini con lei si mostravano cattivi, almeno unombra di scusa potevano averla. ma perché far soffrire così adriana? questo mi disse il suo sguardo e minvitò a guardar colei chio facevo soffrire. 1595_4194_000081 ma anche da questo lato trovai spine. oh, a proposito, mi domandò mio fratello, e come hai fatto in tutto questo tempo per? e? stropicciò il pollice e lindice per significare quattrini. 1595_4194_000082 il lume duna idea comune è alimentato dal sentimento collettivo. se questo sentimento però si scinde, rimane sì in piedi la lanterna del termine astratto, ma la fiamma dellidea vi crepita dentro e vi guizza, e vi singhiozza, come suole avvenire in tutti i periodi che son detti di transizione. 1595_4194_000083 di sera guardando il fiume man mano che la familiarità cresceva, per la considerazione e la benevolenza che mi dimostrava il padron di casa. 1595_4194_000084 mila lire erano sparite. quando ella stessa, la signorina caporale, lagrimando, mi fece questa confessione, io potei scusare in qualche modo il signor anselmo paleari. 1595_4194_000085 papiano. maspettavo che questi mi si piantasse di fronte fin dal primo giorno, smettendo i soliti complimenti e le solite cerimonie. invece no, tolse il fratello dal posto di guardia lì sul baule, come io volevo, e arrivò finanche a celiar su laria, impacciata e smarrita, dadriana, in mia presenza. 1595_4194_000086 ricordo una notte in piazza san pietro, limpressione di sogno, dun sogno quasi lontano. chio mebbi da quel mondo secolare, racchiuso lì tra le braccia del portico maestoso, nel silenzio che pareva accresciuto dal continuo fragore delle due fontane. 1595_4194_000087 giornali di genova, il caffaro e il ecolo. gli domandai poi se potevo avere il foglietto di miragno. aveva una faccia da civetta, questo grottanelli con un pajo docchi tondi, tondi come di vetro, su cui abbassava di tratto in tratto, quasi con pena. 1595_4194_000088 del resto egli aveva, o credeva davere, le sue buone ragioni per venire a roma e in casa di papiano. il torto era mio o del caso che mi aveva fatto radere la barba e cangiare il nome? 1595_4194_000089 e ricordo che più duna volta io mi guardai attorno con una strana costernazione che mi veniva dalla immobilità silenziosa di quei vecchi oggetti, da tanti anni lì senzuso, senza vita. 1595_4194_000090 mero. infatti, portata via la chiave della biblioteca alla notizia della mia sparizione, avevano dovuto certo scassinare la porta per ordine della questura e non trovandomi là entro morto, né avendosi daltra parte tracce o notizie di me. 1595_4194_000091 papiano non poteva col piede arrivare fin là e quandanche la traversa fra le gambe anteriori glielavrebbe impedito che si fosse alzato dal tavolino e fosse venuto dietro alla mia seggiola. ma in questo caso la signora candida, se non era proprio scema, avrebbe dovuto avvertirlo. 1595_4194_000092 ma vedete un po a quali conclusioni uno scherzo suggerito dallozio può condurre un uomo condannato a star solo con se stesso. i veniva quasi di prendermi a schiaffi. 1595_4194_000093 feci per buttarlo dal finestrino, ma mi trattenni, favorito così eccezionalmente dal caso. io non potevo più fidarmi di esso. 1595_4194_000094 dal piacere, poi, che le due donne, ascoltando, dimostravano di provarne, mi nasceva a mano a mano il rimpianto dun bene che non avevo allora realmente goduto. e anche di questo rimpianto sinsaporava ora la mia narrazione. 1595_4194_000095 bravo, max, esclamò il signor anselmo e io tra me. bravo, sì, che fitta di scapaccioni ti darei ora. se non ti dispiace, riprese il padron di casa. vorresti darci un segno del tuo buon animo verso di noi? cinque colpi sul tavolino intimarono: parlate. 1595_4194_000096 spasimo pomino. si grattava la fronte e diceva, quasi vaneggiando: vivo, vivo, come si fa, come si fa. non mi seccare gli gridai, adesso vedremo. ti dico. 1595_4194_000097 scommetto che nessuno, neanche tu sviscerato amico, nessuno di voi è andato ad appendere una corona, a lasciare un fiore su la tomba mia, là nel camposanto di. è vero, rispondi? 1595_4194_000098 e il giorno dopo con la scusa duna cambiale di cui, per combinazione, quella mattina stessa avevo saputo dalla mamma la scadenza in giornata andai a scovar malagna in casa della vedova pescatore. 1595_4194_000099 e tu non lo fare. ma via, credi davvero, soggiunsi, che vorrò darti fastidio? se romilda non vuole, deve dirlo lei. sù di romilda chi è più bello, io o lui? 1595_4194_000100 ma vedevo allora il mare mandar senza requie, là alla sponda, le sue stracche ondate sonnolente. vedevo quelle sabbie lì abbandonate, gridavo con rabbia, scotendo le pugna. ma perché, ma perché? e mi bagnavo i piedi. 1595_4194_000101 tutto il sangue maffluì alla testa e gli orecchi presero a ronzarmi, come se quel lieve tintinno che sera spento nel silenzio mavesse invece squillato dentro furiosamente. 1595_4194_000102 eccolo, disse piano la caporale ad adriana. questa socchiuse gli occhi, sorrise amaramente, scosse il capo e si ritrasse dal terrazzino dicendomi scusi, signor meis. 1595_4194_000103 improvvisamente mi vidi in una condizione assai speciosa per tutti quelli che mi conoscevano. io mi ero tolto, bene o male, il pensiero più fastidioso e più affliggente che si possa avere vivendo, quello della morte. 1595_4194_000104 miragno, miragno, chi si sarà suicidato? nel mio paese, lessi jeri, sabato è stato rinvenuto nella gora dun mulino un cadavere in istato davanzata putrefazione. 1595_4194_000105 sperai, a un certo punto, che la maestra venisse a dire che adriana non aveva voluto levarsi. ma no, eccola, papiano, le andò subito incontro. lei vada a letto. intimò alla signorina aporale: i lasci parlare con mia cognata. 1595_4194_000106 accanto cera la minuta della lettera daccettazione del marchese fiera, lettera che bollava tutti coloro che serano rifiutati di assumere la responsabilità del potere in quel momento di supremo pericolo e dangoscioso scompiglio di fronte al nemico, al filibustiere garibaldi, già quasi alle porte di napoli. 1595_4194_000107 ma non se ne andò. sintende. due giorni dopo, mandata, suppongo, da margherita, venne in gran furia al solito zia scolastica per portarsi via con sé la mamma. questa scena merita di essere rappresentata. 1595_4194_000108 lo ringraziai di cuore e gli dissi che quellaiuto non mavrebbe giovato a nulla. il giorno appresso sarei stato da capo un collocamento fisso mabbisognava. 1595_4194_000109 il bernaldez accese un altro fiammifero e pepita salzò per prendere quella cagnetta che si chiamava minerva e accucciarsela in grembo. ora mi spiego: disse, contrariato, il signor anselmo. ora mi spiego la irritazione di max: cè poca serietà questa sera, ecco. 1595_4194_000110 riconosciuto, ma è possibile che mabbiano riconosciuto in istato davanzata putrefazione. puàh, i vidi per un momento lì, nellacqua verdastra della gora, fradicio, gonfio, orribile galleggiante. 1595_4194_000111 temere. ella, infatti, più che daltro, si sentiva offesa nellanima da quelle pratiche misteriose del padre, da quellevocazione di spiriti per mezzo della signorina caporale. 1595_4194_000112 lo sgomento che avrebbe dovuto assalire il ladro nel commettere il furto invase me invece, al pensiero di ciò che sarebbe avvenuto. papiano non poteva certo supporre chio incolpassi di quel furto: il pittore spagnuolo o il signor anselmo, la signorina caporale, o la serva di casa, o lo spirito di max? 1595_4194_000113 non eri tu crepa, megera io sono qua vivo sù, alzati tu bel tomo dovè romilda. per carità, gemette pomino, levandosi in fretta la piccina. ho paura il latte. 1595_4194_000114 la tragedia doreste già, daprès sophocle dice, il manifestino sarà lelettra. ora, senta un po che bizzarria mi viene in mente se nel momento culminante, proprio quando la marionetta che rappresenta oreste è per vendicare la morte del padre sopra egisto e la madre. 1595_4194_000115 con laltra mano tenevo la sinistra della signorina caporale, seduta a capo del tavolino con le spalle contro il lenzuolo appeso allangolo papiano. le teneva la destra accanto ad adriana. dallaltra parte sedeva il pittore, il signor anselmo. stava allaltro capo del tavolino. dirimpetto alla caporale. 1595_4194_000116 se avesse locchio un po storto si direbbe proprio lui, ma che nessuno mi riconosceva perché nessuno pensava più a me. non destavo neppure curiosità, la minima sorpresa. e io che mero immaginato uno scoppio, uno scompiglio, appena mi fossi mostrato per le vie. 1595_4194_000117 me naffliggevo tuttavia per austriaco. no, per austriaco non mi piaceva di passare. non avevo avuto mai occasione di fissar la mente su la parola patria. avevo da pensare a ben altro, un tempo. 1595_4194_000118 i chinai verso romilda, che piangeva disperatamente, e le porsi la figliuola sù: tieni, piangi, che piangi. piangi perché son vivo. i volevi morto. guardami sù, guardami in faccia, vivo o morto. 1595_4194_000119 limmagine della marionetta doreste, sconcertata dal buco nel cielo. mi rimase tuttavia un pezzo nella mente. a un certo punto, beate le marionette, sospirai, su le cui teste di legno il finto cielo si conserva senza strappi. 1595_4194_000120 veder mia madre in quellatteggiamento e perdere il lume degli occhi fu tuttuno. afferrai per un braccio la vedova pescatore e la mandai a ruzzolar lontano. ella si rizzò in un lampo e mi venne incontro per saltarmi addosso, ma sarrestò di fronte a me fuori. mi gridò: tu e tua madre, via fuori di casa mia. 1595_4194_000121 sì, là a casa pomino dovevo indirizzarmi, che se anche non ce li avessi trovati, avrei potuto sapere dalla portinaja dove andarli a scovare. oh, paesello mio addormentato, che scompiglio dimani alla notizia della mia resurrezione. 1595_4194_000122 donna maritata, sì, e tutte quante han provato poi un grande disinganno. lui ma sfido, ma si capisce perché, impedite, trattenute da quelle parolacce, hanno messo un anno, sei mesi, troppo tempo, a risolversi. 1595_4194_000123 ma papiano aprì le braccia addoloratissimo. si figuri con che cuore vorrei farlo. e non lo fa. gli gridai forte in mezzo alla strada: piano, signor meis. pregò egli umile: guardi, senta, mi consideri. 1595_4194_000124 me. la son portata a spasso questombra, di qua e di là, continuamente, e non mi son mai fermato tanto finora in un luogo da potervi contrarre unamicizia duratura. beato lei, esclamò la caporale sospirando, che ha potuto viaggiare tutta la vita. ci parli almeno de suoi viaggi, via, se non vuol parlarci. 1595_4194_000125 ah, per questo un ometto tanto carino. figurarsi che quando si levava da sedere e si poneva il cappello in capo, pareva subito un altro, un ragazzino pareva. il difetto era nelle gambe così piccole che non gli arrivavano neanche a terra se stava seduto. 1595_4194_000126 la ribellione di adriana, il non aver ella permesso chegli chiudesse le imposte, il turbamento ondera presa ogni qualvolta saccennava al cognato assente, tutto, tutto ribadiva in me il sospetto odioso chegli avesse qualche mira su lei. 1595_4194_000127 sa come e quanto pensai smaniando, strilleranno adesso i giornali di questo adriano meis misterioso. salterà certo fuori quel mio famoso cugino, quel tal francesco meis torinese. 1595_4194_000128 è il meno che io possa dirgli, in considerazione della parentela che fui costretto a contrarre con lui. egli ebbe larte di non farci mancare mai nulla finché visse mia madre. 1595_4194_000129 mah, cè chi comprende e chi non comprende, caro signore, sta molto peggio chi comprende, perché alla fine si ritrova senza energia e senza volontà. chi comprende, infatti, dice: io non devo far questo, non devo far questaltro, per non commettere questa o quella bestialità. 1595_4194_000130 ma sì, ma sì, mi rispose egli premuroso, anzi, non te ne curare, penserò io a fartela portare. oh, dissi, tanto è vuota. sai, a proposito, romilda, avresti ancora per caso qualcosa di mio? abiti biancheria. 1595_4194_000131 la ragione mera già nota. papiano stesso me laveva. detta la caporale, soggiunse che adriana era inconsolabile. e perché? domandai con forzata indifferenza: perché non crede? mi rispose che lei abbia davvero ritrovato il danaro. 1595_4194_000132 entrai in unaltra sala, maccostai al primo tavoliere, ma senza intenzione di giocare. ed ecco ivi a poco quel signore, senza più la donna, accostarsi anche lui al tavoliere, ma facendo le viste di non accorgersi di me. 1595_4194_000133 locchio non era più storto, eh, non era più quello caratteristico di mattia pascal. ecco qualche cosa, dadriano meis mi sarebbe tuttavia rimasta in faccia, ma somigliavo pur tanto a roberto ora. oh, quanto non avrei mai supposto. 1595_4194_000134 oh, ingratitudine umana. me ne voleva. per giunta, me ne voleva pomino del tradimento che, a suo credere, gli avevo fatto. né mi riuscì di convincerlo che il tradimento invece. 1595_4194_000135 ora potresti così munito undicimila lire. che ricchezza. raccolsi il denaro, lo buttai nel cassetto del comodino e mi coricai. 1595_4194_000136 comprendi ora perché mai, circa un mese dopo, malagna picchiò furibondo la moglie e, con la schiuma ancora alla bocca, si precipitò in casa mia. 1595_4194_000137 spento alla fine a un soffio? ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dellessere che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione? 1595_4194_000138 calore, come in tutti, è manifesto, ottiene la forza del concuocere ed è la semplice cagione della maturezza. ignorava dunque giovan vittorio soderini che, oltre al calore, i fruttivendoli hanno sperimentato unaltra cagione della maturezza per. 1595_4194_000139 al bisogno di farsi lillusione duna nuova vita, senza voler sapere né quale, né come un desiderio vago, come unaura dellanima aveva schiuso pian piano, per lei come per me, una finestra. 1595_4194_000140 ebbene sì, lavrei fatto non per me, ma per liberar la casa di lei da quel miserabile. sì, ma a un patto: che ella prima di tutto si calmasse, non piangesse più così, via via, e poi che mi giurasse su quel che aveva di più caro al mondo. 1595_4194_000141 era stata per lei una sconfitta di fronte al bel figlio maschio doliva, nato circa un mese dopo florido e senza stento dopo una gravidanza felice. 1595_4194_000142 i darò a poco a poco una nuova educazione. mi trasformerò con amoroso e paziente studio, sicché alla fine io possa dire non solo di aver vissuto due vite, ma dessere stato due uomini. 1595_4194_000143 uno solo per dire la verità, quello de la morte del povero nonno col quale ero cresciuto. mio padre, paolo meis, scapato e insofferente di giogo, era fuggito via di nuovo in america dopo alcuni mesi, lasciando la moglie e me col nonno. 1595_4194_000144 ma, scusi, immagini un po il caso contrario di corpi estremamente estenuati in cui pur brilla potentissima la luce dellanima, giacomo, leopardi e tanti vecchi, come per esempio ua, antità eone, dunque. 1595_4194_000145 se, come sosteneva il paleari, la forza misteriosa che aveva agito in quel momento alla luce sotto gli occhi miei proveniva da uno spirito invisibile, evidentemente questo spirito non era quello di max. bastava guardar papiano e la signorina caporale per convincersene. quel 1595_4194_000146 tutte le grandi città si compiacciono adesso di avere un bel mattatojo per le povere bestie, le quali pure, prive come sono dogni educazione, non possono goderne. è vero, tuttavia, che la maggior parte della gente che va lì ha ben altra voglia che quella di badare al gusto della decorazione di quelle cinque sale. 1595_4194_000147 vedi, in questo momento forse una tua lettera potrebbe essere per lei assediata da quel ragno unàncora di salvezza. io intanto frequenterò la casa. starò a vedere. cercherò di cogliere loccasione di presentarti. siamo intesi, intesi. 1595_4194_000148 fui per circa due anni- non so se più cacciatore di topi che guardiano di libri nella biblioteca, che un monsignor boccamazza nel volle lasciar morendo al nostro comune. 1595_4194_000149 si trovavano nella mia identica condizione, nei gusci del kmaloka, specialmente i suicidi, che il signor leadbeater, autore del. 1595_4194_000150 non perplessità angosciose, né ritegni, né intoppi, né ombre, né pietà, nulla, e possono attendere bravamente e prender gusto alla loro commedia e amare e tener se stesse in considerazione e in pregio senza soffrir mai vertigini o capogiri. 1595_4194_000151 un fremito di ribellione, mi scosse e non potevo io vendicarmi di loro. invece, duccidermi chi stavo io per uccidere un morto? nessuno. 1595_4194_000152 avevo cominciato a sentirmi tra le spine fin dal primo vederlo. figurarsi ora sentendolo sproloquiare così. a un certo punto non ne potei più. tutto il sangue, mera montato alla testa, proruppi. 1595_4194_000153 mi cacciai in capo il provvidenziale berrettino da viaggio che maveva salvato e via cercando, lombra come un ladro senza volgermi addietro. 1595_4194_000154 io sapevo che adriana sera sempre ricusata dassistere a questi esperimenti. dacché me ne stavo tappato in camera al bujo. ella non era entrata se non raramente e non mai sola, a domandarmi come stessi. 1595_4194_000155 le facevano crescere questa gelosia anche le notizie che qualche buona donna, fingendo di non saper nulla, veniva a recarle della zia malagna chera, così contenta, così felice della grazia che dio, finalmente aveva voluto concederle. 1595_4194_000156 la povera oliva non rispondeva, non sapeva che dire. veniva spesso a casa nostra per sfogarsi con mia madre che la confortava con buone parole a sperare ancora, poiché infine era giovane, tanto giovane. 1595_4194_000157 di buoni fece lui, guardando i dorsi di quei pochi che avevo già disposti sul palchetto della scrivania. poi, qualche altro giorno, le mostrerò i miei. eh, ne ho di buoni anchio. 1595_4194_000158 non ci avrai fatto attenzione, esclamò la caporale. dovetti riconoscere che, per quanto neanche io vi avessi fatto mai attenzione, poteva darsi che avessi quel vezzo. 1595_4194_000159 sono orfana e debbo star qua, trattata come forse lei se ne sarà accorto e non ne avrebbero il diritto. sa perché non mi fanno mica? 1595_4194_000160 nei primi mesi fu un divertimento con quel romitelli, a cui non ci fu verso di fare intendere che era stato giubilato dal comune e che per ciò non doveva più venire alla biblioteca. 1595_4194_000161 è lui, è lui mio genero. ah, povero mattia, ah, povero figliuolo mio. e si sarà messa a piangere. forsanche si sarà pure inginocchiata accanto al cadavere di quel poveretto che non ha potuto tirarle un calcio e gridarle: ma lèvati di qua, non ti conosco. 1595_4194_000162 ne ricevetti una scossa violentissima. strizzai gli occhi e mi strinsi la mano con laltra mano, tentando di strapparmi quel cerchietto doro così di nascosto, per non vederlo più. 1595_4194_000163 e pur sapendo che mi sarei compromesso ancor più, non seppi resistere. le porsi ambo le mani, ella, fiduciosa, ma col volto in fiamme, alzò pian piano le sue e le pose sulle mie. i attirai allora la sua testina bionda sul petto e le passai una mano su i capelli. 1595_4194_000164 nessuno aveva pensato a presentarmi a quella signora candida ora per far la catena. dovevamo tenerci per mano e lei sospirava. non le pareva ben fatto. ecco, dio, che mano fredda. 1595_4194_000165 questa volta il tavolino si agitò dapprima un poco, quindi tre colpi secchi e sodi risonarono nel mezzo di esso. tre colpi dunque no, non ce lo voleva dire, non insistiamo. si rimise il signor anselmo. 1595_4194_000166 e poi perché via si vedeva da cento miglia lontano, non ostante la timidezza, era innamorato. era innamorato, sintende, di chi? quel povero signor pomino. 1595_4194_000167 scusi. gli dissi: non avrebbe altro posto dove star seduto, più comodamente qua lei mimpiccia. quegli mi guardò, balordo, con gli occhi languenti, senza scomporsi. ha capito? incalzai scotendolo per un braccio. 1595_4194_000168 mi faceva crescere di punto in punto lorgasmo, aprivo e chiudevo le mani, continuamente affondandomi le unghie nelle palme. spiegazzavo il giornale, lo rimettevo in sesto per rilegger la notizia che già sapevo a memoria, parola per parola. 1595_4194_000169 quasi fino allalba mi rivoltai sul letto fantasticando di quellinfelice sepolto nel cimitero di miragno sotto il mio nome: chi era, donde, veniva, perché si era ucciso. 1595_4194_000170 sentito, sissignore. ma domani quel clericale di fronte al partito, col segretario che simpiccia in questioni cavalleresche, ah, santo dio, lei non sa che miserie. e poi quella fraschetta ha veduto: è innamorata come una gatta del pittore di quel farabutto. domani fanno la pace e allora io, scusi come mi trovo, ci vado di mezzo, abbia pazienza, signor meis, mi consideri. 1595_4194_000171 me lha detto lei stessa. sicché dunque applaudirono la musica di max, sonata con le mani della signorina caporale. già già peccato che non abbiamo in casa un pianoforte. dobbiamo contentarci di qualche motivetto, di qualche spunto accennato su la chitarra. 1595_4194_000172 intanto il signor anselmo sera messo a parlare con max, proprio come si parla a qualcuno vero e reale lì presente. ci sei due colpi lievi sul tavolino cera. 1595_4194_000173 e tutti gli occhi si volgevano a lei con varia espressione: dansia di sfida, dangoscia di terrore. 1595_4194_000174 oh se adriana, conoscendo il mio strano caso, lei no, no, che neanche a pensarci, lei così pura, così timida. 1595_4194_000175 il signor paleari, invece, non si curava di saper nulla di me pago dellattenzione chio prestavo a suoi discorsi. quasi ogni mattina, dopo la consueta abluzione di tutto il corpo, mi accompagnava nelle mie passeggiate. andavamo o sul gianicolo, o su laventino, o su monte mario. 1595_4194_000176 non osava più di accostarsele perché una volta, pochi giorni dopo la sua entrata in casa nostra, essendo accorsa a prestarle ajuto, era stata sgarbatamente allontanata da quella strega: faccio io, faccio. io so quel che debbo fare. 1595_4194_000177 non dovevo mettere in dubbio soltanto una cosa: che noi cioè fossimo cugini, su questo non poteva transigere. era ormai stabilito, ci sera fissato, e dunque basta. 1595_4194_000178 andava piano, con quella sua pancia pendente, sempre con le mani dietro la schiena, e tirava fuori con tanta fatica quella sua voce molle, miagolante. 1595_4194_000179 ero nato, sì, nellargentina, ma da genitori italiani. la mia vera, diciamo così, estraneità era ben altra e la conoscevo. io solo non ero più niente, io. nessuno stato civile mi registrava, tranne quello di miragno, ma come morto, con laltro nome. 1595_4194_000180 cè logica? mi domandò egli un giorno dopo avermi letto un passo di un libro del finot pieno duna filosofia così sentimentalmente macabra che pareva il sogno dun becchino morfinomane, su la vita nientemeno dei vermi nati dalla decomposizione del corpo umano. 1595_4194_000181 no, no grazie. le dissi schermendomi con ribrezzo: basta, non è nulla, va, va subito, non ti far vedere. e mi recai alla fontanella, che è sotto la rampa del ponte lì vicino, per bagnarmi la fronte. 1595_4194_000182 di prendere cioè come una realtà fuori di noi questo nostro interno sentimento della vita, mutabile e vario secondo i tempi, i casi e la fortuna. e questo sentimento della vita per il signor anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso. 1595_4194_000183 dove a casa. ne provai orrore e andai, andai allimpazzata. poi man mano rallentai il passo e alla fine, arrangolato, mi fermai, come se non potessi più trascinar lanima frustata da quel dileggio fremebonda e piena duna plumbea, tetraggine angosciosa. 1595_4194_000184 così pensavo, e il treno intanto correva, non potevo chiudere gli occhi ché subito mappariva con terribile precisione il cadavere di quel giovinetto, là nel viale, piccolo e composto sotto i grandi alberi, immobili nella fresca mattina. 1595_4194_000185 qua li affidò senzalcun discernimento, a titolo di beneficio e come sinecura a qualche sfaccendato ben protetto il quale, per due lire al giorno, stando a guardarli o anche senza guardarli affatto, ne avesse sopportato per alcune ore il tanfo della muffa e del vecchiume. 1595_4194_000186 volevano sapere da me chi fosse allora colui che sera annegato alla stìa, come se non mi avessero riconosciuto, loro tutti, a uno a uno. e dunque ero io, proprio io, donde tornavo dallaltro mondo, che avevo fatto il morto. 1595_4194_000187 che colpa ho io se pomino eseguì con troppa timidezza le mie prescrizioni? che colpa ho io se romilda invece dinnamorarsi di pomino? sinnamorò di me che pur le parlavo sempre di lui. 1595_4194_000188 che fosse arrivato da napoli. improvvisamente terenzio papiano, da una parola proferita un po più forte dalla caporale, compresi che parlavano di me. 1595_4194_000189 e perché del resto mi domandavo: dovrebbe ella curarsi di me, rivolgermi senza bisogno la parola? io qui rappresento la disgrazia della sua vita, la follia di suo padre. 1595_4194_000190 debbo confessare che quel toccamento inatteso mi fece pure, lì per lì, una strana impressione. ero sicuro che se avessi levato a tempo la mano, avrei ghermito quella di papiano, e tuttavia la delicata leggerezza del tocco e la precisione erano state a ogni modo meravigliose. poi, ripeto, non me. 1595_4194_000191 papiano in fondo faceva tutto per spingermi ad andar via da quella casa e di questo, se la voce della ragione avesse potuto parlare in me in quei giorni, io avrei dovuto ringraziarlo con tutto il cuore. 1595_4194_000192 come quando soffre, perché appunto delle sue sofferenze vuol veder la radice e chi gliele ha date e se e quanto sia stato giusto il dargliele, mentre quando gode si piglia il godimento e non ragiona come se il godere fosse suo diritto. 1595_4194_000193 e a e prodezze di max apprensione. no, neanche per ombra, ma una viva curiosità mi teneva e anche un certo timore che papiano stésse per fare una pessima figura. 1595_4194_000194 volle aver la crudeltà di morirmi, quando aveva già quasi un anno e sera, fatta tanto bellina, tanto con quei riccioli doro chio, mavvolgevo attorno le dita e le baciavo senza saziarmene mai. mi chiamava papà e io le rispondevo subito figlia, e lei di nuovo papà. 1595_4194_000195 senza pervenir mai a destino, come se ci provasse gusto a girar, così per farci sentire ora un po più di caldo, ora un po più di freddo e per farci morire spesso con la coscienza daver commesso una sequela di piccole sciocchezze. 1595_4194_000196 che anche lui, in coscienza, non avrebbe saputo approvare un matrimonio con un discolo della mia forza, sciupone e senza cervello, e che non avrebbe potuto perciò consigliarlo alla madre. 1595_4194_000197 ed eccomi in germania, lungo il reno, su un piroscafo. era un sogno? no, cero stato davvero. ah, se avessi potuto durar sempre in quelle condizioni viaggiare forestiere della vita. ma a milano poi, quel povero cucciolotto che volevo comperare da un vecchio cerinajo. 1595_4194_000198 lo guardai, prima sorpreso, poi costernato. che ha niente rido, mi rispose. rideva così: gli faceva tanto male, tanto male la testa che non poteva soffrire lo scotimento del riso. 1595_4194_000199 egli non si alzava propriamente da sedere, ma scendeva piuttosto dalla sedia. cercava di rimediare a questo difetto portando i tacchi alti, che cè di male. sì, facevan troppo rumore, quei tacchi, ma gli rendevano intanto così graziosamente imperiosi i passettini da pernice. 1595_4194_000200 te lhanno accalappiato. bene, va là. ah, è vero, è vero, gemette liva i è venuto con le mani in faccia gridandomi che mi fossi guardata bene dal metter in dubbio lonorabilità di sua nipote. 1595_4194_000201 il padre, da giovane aveva aspirato lungamente alla mano di zia scolastica che non aveva voluto saperne, come non aveva voluto saperne del resto di alcun altro, e non già perché non si fosse sentita disposta ad amare. 1595_4194_000202 distrutta. il suo uomo era riuscito a far la prova che non mancava per lui aver figliuoli. era venuto ad annunziarglielo, trionfante. 1595_4194_000203 questa, per non averla così dinanzi a petto, si tirò un passo indietro, minacciosa, come volesse brandire il matterello. e allora, zia scolastica: preso a due mani dalla madia, il grosso batuffolo della pasta. 1595_4194_000204 torniamo a casa, ma quella era la notte deglincontri. passando poco dopo per tordinona, quasi al bujo, intesi un forte grido, tra altri soffocati in uno dei vicoli che sbucano in questa via. 1595_4194_000205 la quale pareva si aprisse nella stanza come uno sbadiglio daffamato cera. poi, davanti al divanuccio sgangherato, un tavolinetto con le quattro zampe dorate e il piano di porcellana dipinto di vivacissimi colori. 1595_4194_000206 ho viaggiato, ho girato, come lei, e avventure, avventure anche molto curiose e piccanti, sì, via me ne son capitate. guardi, per esempio, a vienna una sera, 1595_4194_000207 un braccio era aderente al corpo, laltro un po sospeso, con la mano raggrinchiata e un dito lindice ancora nellatto di tirare. 1595_4194_000208 davvero esclamò, papiano, dal suo posto, con una meraviglia che mi parve sincera, né minor meraviglia, dimostrò la signorina caporale. sentii rizzarmi i capelli su la fronte. dunque, quel fenomeno era vero. 1595_4194_000209 sentii sonare le due le vie erano deserte. passò una vettura vuota, vi montai con niente. avevo fatto circa undicimila lire, non ne vedevo da un pezzo e mi parvero in prima una gran somma. 1595_4194_000210 la tragedia doreste in un teatrino di marionette- venne ad annunziarmi il signor anselmo paleari, marionette automatiche di nuova invenzione. stasera, alle ore otto e mezzo, in via dei prefetti numero cinquantaquattro, sarebbe da andarci, signor meis? 1595_4194_000211 due grandi lumi di majolica, per esempio, ancora intatti dai globi di vetro smerigliato di strana foggia su unumilissima mensola, dal piano di marmo ingiallito che reggeva uno specchio tetro in una cornice tonda, qua e là scrostata. 1595_4194_000212 subito. allora, margherita, la buona vecchierella, che già laveva sospettato e non osava dirglielo, le aveva profferto dandar via con lei. a casa sua aveva due camerette pulite con un terrazzino che guardava il mare pieno di fiori. sarebbero state insieme in pace. 1595_4194_000213 veniamo alla natura. noi consideriamo adesso luomo come lerede di una serie innumerevole di generazioni. è vero, come il prodotto di una elaborazione ben lenta della natura. 1595_4194_000214 e poi, toccandomi la faccia e scoprendomela sbarbata, passandomi una mano su quei capelli lunghi o rassettandomi gli occhiali sul naso, provavo una strana impressione. mi pareva quasi di non esser più io, di non toccare me stesso. 1595_4194_000215 i affrettai a riparare unaltra volta e dica: signorina, loro non affittano altre camere, è vero? questa è la migliore. mi rispose senza guardarmi se non le accomoda. no, no, domandavo per sapere se ne affittiamo unaltra. disse allora ella alzando gli occhi con aria dindifferenza forzata. 1595_4194_000216 perché? perché lei col pollice si stropiccia sempre lanulare, come chi voglia far girare un anello attorno al dito. così è vero, adriana, ma guarda un po fin dove vanno a cacciarsi gli occhi delle donne, o meglio di certe donne, poiché adriana dichiarò di non essersene mai accorta. 1595_4194_000217 dal dispetto rabbioso che sentivo in quel momento per la sventatezza mia di tanti anni. argomentavo però facilmente che la mia sciagura non poteva ispirare a nessuno non che compatimento, ma neppur considerazione. me lero ben meritata. 1595_4194_000218 forse si aspettava di morire anchessa dal cordoglio e doveva dunque ringraziare iddio che la teneva in vita, pur così tapina e tribolata, per il bene dei figliuoli. 1595_4194_000219 questo vuol dire, signor meis, che max ci prepara intanto qualche bella manifestazione, forse una luce, chi sa? parliamo, parliamo. e che dire? io già parlavo da un pezzo con la mano dadriana e non pensavo, ahimè, non pensavo più a nulla. 1595_4194_000220 vincevo, puntavo dapprima poco, poi man mano di più, di più, senza contare quella specie di lucida ebbrezza cresceva intanto in me. né sintorbidava per qualche colpo fallito perché mi pareva daverlo quasi preveduto. anzi, qualche volta dicevo tra me: 1595_4194_000221 egli era già inteso, non sapeva e non doveva saper nulla di quel furto. e io, con quella mia affermazione, non salvavo che suo fratello, il quale, in fin de conti, ovio lavessi denunziato, non avrebbe avuto forse a patir nulla, data la sua infermità. 1595_4194_000222 a quali arti sarebbe ricorso. già me naveva dato un saggio, cangiando di punto in bianco al mio apparire. ma perché vedeva così di malocchio chio alloggiassi in quella casa? perché non ero io per lui un inquilino come un altro che gli aveva detto di me la caporale? 1595_4194_000223 e ho domandato allora a me stesso se a determinar le nostre azioni non concorrano anche i colori, la vista delle cose circostanti, il vario frastuono della vita. ma sì, senza dubbio. e chi sa quantaltre cose non viviamo noi. secondo il signor anselmo, in relazione con 1595_4194_000224 trovai al solito nel corridojo, presso alluscio della mia camera, asserpolato sul baule, il fratello di papiano, nello stesso atteggiamento in cui lo avevo veduto la prima volta. aveva eletto domicilio lassù o faceva la sentinella a me per ordine del fratello. 1595_4194_000225 e no, purtroppo sospirò egli allora, accigliandosi. son solo e sono stato sempre solo, e dunque come me, ma io mi annojo, caro signore mannojo, scattò lometto. 1595_4194_000226 il cuore mi balzò in petto. dalla gioja, dalla riconoscenza dun salto fui nel corridojo, ma lì, presso luscio della mia camera, trovai, quasi asserpolato su un baule, un giovane smilzo biondissimo, dal volto lungo, lungo diafano, che apriva a malapena un pajo docchi azzurri, languidi, attoniti. 1595_4194_000227 ci accolse con molta cordialità, parlando con spiccato accento napoletano. pregò quindi il suo segretario di seguitare a mostrarmi i ricordi di cui era pieno il salone e che attestavano la sua fedeltà alla dinastia dei borboni. 1595_4194_000228 ma di qualche cosa bisognava pure che mi occupassi, quando mi sentivo stanco di girare, di vedere, per sottrarmi alle riflessioni fastidiose e inutili. 1595_4194_000229 uno solo avrebbe potuto averne pietà: colui che aveva fatto man bassa dogni nostro avere. ma figurarsi se malagna poteva più sentir lobbligo di venirmi in soccorso dopo quanto era avvenuto tra me e lui. 1595_4194_000230 che seguì sul luogo quando, laltro ieri, in sul far della sera, la vedova sconsolata si trovò innanzi alla miseranda spoglia irriconoscibile del diletto compagno che era andato a raggiungere la figlioletta sua. 1595_4194_000231 ma chi ci badava? era del resto naturale, poiché io ogni volta, per aver maggior libertà, proponevo gite in campagna, che si fanno più volentieri di mattina. 1595_4194_000232 una sera si raccolse perfino gente giù in istrada, che poi la applaudì, e la signorina caporale ne ebbe quasi paura, aggiunsi io placidamente. ah, lo sa, fece papiano restando. 1595_4194_000233 aggressivo, il bernaldez, perdendo ogni dominio su se stesso, salzò e venne a piantarmisi di faccia. un gran pittore, finisca un gran pittore, ecco, ma di poco garbo mi pare e fa paura alle cagnette. gli dissi io allora, risoluto e sprezzante. 1595_4194_000234 il che parve al signor anselmo uno scherzo affettuoso e graziosissimo di max, ma la signorina caporale non lo gradì molto. era entrato evidentemente in iscena, protetto dal bujo scipione, il fratello di papiano, con istruzioni particolarissime. 1595_4194_000235 il barbiere era anche sartore vecchio, con le reni quasi ingommate dalla lunga abitudine di star curvo sempre in una stessa positura e portava gli occhiali su la punta del naso. 1595_4194_000236 mese pochine, ma già per ben due anni avevo anche vissuto con meno, e non io solo. i sarei dunque adattato. in fondo ero già un po stanco di quellandar girovagando sempre solo e muto. istintivamente cominciavo a sentir il bisogno di un po di compagnia. 1595_4194_000237 e anche per me che vedevo mentire con tanta disinvoltura e tanto gusto lui, lui che non ne avrebbe avuto alcun bisogno, mentre io che non potevo farne a meno. io ci stentavo e ci soffrivo fino a sentirmi ogni volta torcer lanima dentro. 1595_4194_000238 due colpi alluscio mi fecero balzar dalla poltrona. era lei adriana? per quanto con uno sforzo violento cercassi di arrestare in me il tumulto dei sentimenti, non potei impedire che non le apparissi almeno turbato. 1595_4194_000239 non mi sera davvero affacciato alla mente. dodici mila lire, ma poche, poche. possono rubarmi tutto, levarmi fin la camicia di dosso e io zitto, che diritto ho io di parlare? la prima cosa che mi domanderebbero sarebbe questa: e voi chi siete? donde vi era venuto quel denaro? 1595_4194_000240 santa donna. mia madre, dindole schiva e placidissima, aveva così scarsa esperienza della vita e degli uomini. a sentirla parlare pareva una bambina. parlava con accento nasale e rideva anche col naso, giacché ogni volta come si vergognasse di ridere stringeva le labbra. 1595_4194_000241 oreste sentirebbe ancora glimpulsi della vendetta. vorrebbe seguirli con smaniosa passione, ma gli occhi sul punto gli andrebbero lì, a quello strappo. 1595_4194_000242 io però non dovevo rimpiangere, come comunemente si suol fare, di non esser morto allora di pochi mesi. no, perché in fondo, che dolori avevo sofferto io in vita mia. 1595_4194_000243 di sopportare senza avvilimento e con rassegnazione gli avversi fati, onde dalla spensierata agiatezza si era in questi ultimi tempi ridotto in umile stato. 1595_4194_000244 dicono listinto della conservazione. ma nossignore, perché me ninfischio, io sa di questa vile pellaccia che mi ricopre i pesa, la sopporto perché so che devo sopportarla. 1595_4194_000245 confesso delleccitazione in cui ella si trovava forsanche per aver bevuto qualche bicchierino di più. marrischiai a domandarle: ma scusi, signorina, perché lei glielo ha dato quel danaro? 1595_4194_000246 banca, figuriamoci papiano. assalto allo stipetto, ma lo troverà vuoto. e allora, perduti in fondo al fiume. peccato, peccato, che rabbia non averli rubati tutti a tempo. la questura sequestrerà i miei abiti, i miei libri. 1595_4194_000247 a un certo punto, però, il vecchietto perdette la pazienza e prese la corsa. chi lo dice? gli domandò forte il giovane fermo con aria di sfida. quegli allora si voltò per gridargli: camillo de. 1595_4194_000248 serbarsi fedele malagna sintenerì, ma fino a un certo segno le disse che ella era ancor minorenne e perciò sotto la potestà della madre, la quale, volendo, avrebbe potuto anche agire contro di me giudiziariamente. 1595_4194_000249 il vecchietto seguitava a sostener pacificamente la sua opinione che doveva esser contraria, perché quellaltro, incrollabile, guardando me, sostinava a ripetere: adriano. 1595_4194_000250 e fin qui ci arrivavo. arrivai anche al poussez del portone, che evidentemente voleva dire il contrario: spinsi ed entrai. 1595_4194_000251 prima di rallegrarmi così dovevo bene accertarmi, aver notizie precise e particolareggiate. ma come procurarmele? i cercai nelle tasche, il giornale lo avevo lasciato in treno. 1595_4194_000252 e sajuta in tutti i modi il vostro papiano. la vita per lui è quasi un gioco dabilità. e come gode a cacciarsi in ogni intrigo alacre, intraprendente chiacchierone. 1595_4194_000253 figurarsi se mia madre avrebbe mai acconsentito. le sarebbe parso un vero e proprio sacrilegio. ma non credeva forse neppure, poverina, che zia scolastica dicesse sul serio? 1595_4194_000254 come andarmene però così, senzalcuna spiegazione? dopo quanto era accaduto, ella ne avrebbe cercato la causa in quel furto, avrebbe detto: e perché ha voluto salvare il reo e punir me innocente? ah no, no, povera adriana. ma daltra parte, non potendo far nulla, come sperare di rendere men trista la mia parte verso di lei? 1595_4194_000255 sarebbe forse meglio che cavassi dalla veneranda cassapanca di mia suocera uno dei vecchi abiti di francesco antonio pescatore, che la vedova custodisce con la canfora e col pepe come sante reliquie. 1595_4194_000256 le disse che al giusto e naturale sdegno materno bisognava che lei sacrificasse pure qualche cosa, che sarebbe poi stata del resto la sua fortuna. 1595_4194_000257 lontano. come potevo così subito condurla via lontano dopo, sì, per parecchi giorni ancora ebbro di lei? cercai il modo risoluto, a tutto onestamente. 1595_4194_000258 l è il re dei numeri ed è il mio numero. non mi tradisce mai. si diverte, sì, a farmi dispetti, magari spesso, ma poi alla fine mi compensa. mi compensa sempre della mia fedeltà. 1595_4194_000259 rispetto. maccorgevo intanto che questa guardia chio facevo a mia madre irritava sordamente la strega e anche mia moglie e temevo che quandio non fossi in casa, esse, per sfogar la stizza e votarsi il cuore della bile, la maltrattassero. 1595_4194_000260 io zitto. man mano la bile di marianna dondi cresceva per quel mio silenzio dispettoso: cresceva, ribolliva, scoppiava e io ancora lì zitto. 1595_4194_000261 anche mattia pascal, poveretto, voleva andarci. e allora queste ottantadue mila lire? diciamo che le guadagnò mio padre là in america, ma che con ottantadue mila lire in tasca avrebbe aspettato prima che la moglie mettesse al mondo il figliuolo comodamente in. 1595_4194_000262 ebbene, avrei telegrafato sotto un falso nome alla redazione del giornale. conoscevo il direttore miro colzi lodoletta, come tutti lo chiamavano. 1595_4194_000263 il giorno appresso sul tardi papiano venne a preparare la camera. vintrodusse un tavolino rettangolare, dabete, senza cassetto, senza vernice dozzinale. 1595_4194_000264 comera pallida. le si vedeva ancora negli occhi che aveva pianto. chi sa che sforzo nellangoscia le era costato il doversi abbigliare per uscire con me. 1595_4194_000265 intanto, lanima mi tumultuava nella gioja di quella nuova libertà. non avevo mai veduto così uomini e cose laria tra essi e me, sera dun tratto quasi snebbiata, e mi si presentavan facili e lievi le nuove relazioni che dovevano stabilirsi tra noi. 1595_4194_000266 limpazienza di pepita non proveniva da altro ed era già al colmo. fremeva parlando, si passava rapidissimamente di tratto in tratto un dito sul naso, si mordeva il labbro, apriva e chiudeva le mani e gli occhi le andavano sempre lì. 1595_4194_000267 gli parvero troppi, forse perché, avendo già roberto comho detto contratto un matrimonio vantaggioso, stimò che non lo avesse danneggiato tanto da dover rendere anche per lui. 1595_4194_000268 ogni mattina alla stessora, né un minuto prima né un minuto dopo, me lo vedevo spuntare a quattro piedi, compresi i due bastoni, uno per mano, che gli servivano meglio dei piedi. 1595_4194_000269 i voleva. dunque santo quella minuscola mammina se al fonte di san rocco aveva attinto lacqua. benedetta anche per la mia acquasantiera, per la mia e per la sua certamente. 1595_4194_000270 eh, mio reverendo amico, gli dico io, seduto sul murello, col mento appoggiato al pomo del bastone, mentregli attende alle sue lattughe, non mi par più tempo, questo, di scriver libri, neppure per ischerzo. 1595_4194_000271 io sarei il defunto marito della signora pascal, quel povero galantuomo morto, laltranno, annegato. ecco vengo lesto, lesto dallaltro mondo per passare le feste in famiglia. con licenza dei superiori, me ne riparto subito. 1595_4194_000272 forte. ma egli alla fine non ne poté più e gridò a pepita: prego, faccia almeno star ferma la bestia, vestia, vestia, vestia. scattò pepita agitando le mani per aria eccitatissima: sarà vestia, ma non glie se dice chi sa che capisce, poverina, mi venne da osservare a mo di scusa rivolto al bernaldez. 1595_4194_000273 risentiva gli effetti di questa nostra pura, soavissima ebrezza, la povera signorina caporale. oh sa, signorina, dissio a questa una sera che quasi quasi ho deciso di seguire il suo consiglio. quale, mi domandò ella? 1595_4194_000274 guardai di nuovo i miei compagni di viaggio e quasi anchessi lì, sotto gli occhi miei, riposassero in quella certezza. ebbi la tentazione di scuoterli da quei loro scomodi e penosi atteggiamenti. scuoterli, svegliarli per gridar loro che non era vero. 1595_4194_000275 poi tutta la poggiata dello sperone chera, il miglior vigneto della nostra contrada, e infine san rocchino, ove edificò una villa deliziosa in paese, oltre alla casa in cui abitavamo, acquistò due altre case e tutto quellisolato, ora ridotto e acconciato ad arsenale. 1595_4194_000276 i suoi sorrisi non accusavano ora men penoso lo sforzo che le costava quel suo fare da savia mammina, il quale a me, da prima, era apparso come unostentazione. sì, forse anchella istintivamente obbediva al bisogno mio stesso. 1595_4194_000277 fortunatamente là dal farmacista chera anche ufficiale, telegrafico e postale, droghiere, cartolajo, giornalajo, bestia e non so che altro. non ce ne fu bisogno. comprai una copia dei pochi giornali che gli arrivavano. 1595_4194_000278 oh, che centra copernico, esclama don eligio, levandosi su la vita col volto infocato sotto il cappellaccio di paglia. centra don eligio perché quando la terra non girava e dàlli, ma se ha sempre girato. 1595_4194_000279 la quale voleva essere il ritratto di minerva della cagnetta di pepita tutta nera, sdrajata su una poltrona tutta bianca, la testa allungata su le due zampine davanti. 1595_4194_000280 la vista del mare mi faceva cadere in uno sgomento attonito che diveniva man mano oppressione intollerabile. sedevo su la spiaggia e mimpedivo di guardarlo abbassando il capo. 1595_4194_000281 aveva scoperto nella signorina silvia caporale, maestra di pianoforte, sua inquilina, straordinarie facoltà medianiche non ancora bene sviluppate, per dire la verità, ma che si sarebbero senza dubbio sviluppate col tempo e con lesercizio, fino a rivelarsi superiori a quelle di tutti i medium più celebrati. 1595_4194_000282 théosophie raffigura come eccitati da ogni sorta dappetiti umani a cui non possono soddisfare, sprovvisti come sono del corpo carnale, chessi però ignorano daver perduto. 1595_4194_000283 quelle cinquecento lire rimasero un pezzo tra le pagine di un libraccio della biblioteca. poi servirono per me e furono, come dirò, la cagione della mia prima morte. 1595_4194_000284 ma troppo recente era allora la mia triste scoperta. avevo ancor bisogno dapprofondirla bene, e lamore e la pietà mi toglievano il coraggio dinfrangere così dun tratto le speranze di lei e la mia vita stessa, cioè quellombra dillusione che di essa, finché tacevo, poteva ancora restarmi. 1595_4194_000285 rinunzio a trascrivere il suo nuovo pezzo forte della domenica seguente, che recava a grosse lettere il titolo: mattia pascal è vivo. 1595_4194_000286 intravedere chio ponevo innanzi il mio proprio interesse per impedirmi di assumer coscienza di quello ben più vivo che unaltra mi destava in quel momento. 1595_4194_000287 anzi, come ai veterani piace fregiarsi delle loro medaglie, così al vedovo credo portar lanellino. eh sì, esclamò la caporale. lei storna abilmente il discorso. 1595_4194_000288 sentii sconvolgermi tutto come che legge è questa? gridai mia moglie si rimarita ed io, ma che sta zitto. non è possibile. e io ti dico invece che è proprio così. sostenne, berto, aspetta, cè di là mio cognato te lo spiegherà meglio, lui che è dottore in legge. 1595_4194_000289 inchino entrarono dapprima pepita pantogada e la governante, signora candida. avevo veduto luna e laltra nella semioscurità della mia camera. ora, alla luce, la signorina pantogada mi parve unaltra, non in tutto veramente, ma nel naso. 1595_4194_000290 più che barbiere doveva esser sartore. calò come un flagello di dio su quella barbaccia che non mapparteneva più, armato di certi forbicioni da maestro di lana che avevan bisogno desser sorretti in punta con laltra mano. 1595_4194_000291 lo aveva addirittura schiacciato. ora piangeva per un bisogno irrefrenabile di dare uno sfogo allanimo così tremendamente percosso e forsanche perché sentiva che non poteva stare se non così piangente di fronte a me. 1595_4194_000292 possibile che avesse quel naso. in casa mia me lero figurata con un nasetto allinsù ardito, e invece aquilino lo aveva, e robusto. ma era pur bella, così bruna, sfavillante negli occhi, coi capelli lucidi, nerissimi e ondulati, le labbra fine, taglienti, accese. 1595_4194_000293 vie a poco a poco si spopolassero perché io restassi solo nella notte, errabondo tra case tacite, buje, con tutte le porte, tutte le finestre serrate: serrate per me, per sempre. 1595_4194_000294 e a che potrebbe servirti le domandai? sorridendo amaramente, vorresti mostrargliela, ma in tutta codesta lettera non cè una parola per cui tuo marito potrebbe non credere più a ciò che egli invece è felicissimo di credere. 1595_4194_000295 basta parecchie migliaja di vermucci abbrustoliti e tiriamo innanzi chi ne parla più don eligio pellegrinotto mi fa però osservare: 1595_4194_000296 interminabile, tutto lo spavento che per un istante lo aveva oppresso. ma fatto tutto, fatto, perbacco che soprassalto. lho rinnovata, eh, a tre mesi, pagando i frutti, sintende. 1595_4194_000297 per prudenza, avendo romilda veramente bisogno dajuto in quel momento mero stato zitto, ma spiavo, perché nessuno le mancasse di rispetto. 1595_4194_000298 e feci sogni paurosi. il giorno appresso aprii le finestre alla luce e 1595_4194_000299 vuol dire che se lui non mi vuole più in casa, mi metterò a passeggiare giù per la strada sotto le tue finestre, va bene, e ti farò tante belle serenate. pomino pallido vibrante passeggiava per la stanza brontolando. non è possibile, non è possibile. 1595_4194_000300 sì, lammettete come ipotesi e lanima. no, cè logica materia. sissignore, segua il mio ragionamento e veda un po dove arrivo concedendo tutto. 1595_4194_000301 ma daltra parte, la verità chora appariva a me stesso incredibile, una favola assurda, un sogno insensato. la verità potevo io dirgliela per non mentire. anche adesso dovevo confessarle daver mentito sempre. 1595_4194_000302 son forse di roma, queste nuove case? guardi, signor meis, mia figlia adriana mi ha detto dellacquasantiera che stava in camera sua. si ricorda, adriana? gliela tolse dalla camera, quellacquasantiera. 1595_4194_000303 non potrei qui riferire per filo e per segno tutto ciò che egli si compiacque di dirmi intorno al mio caso, tutto ciò che pretendeva da me dovevo telegrafare. non so come. non so a chi esporre, determinare, andare dal colonnello a va. 1595_4194_000304 niente, niente rispose, dura asciutta la pescatore. tutto fece lui e additò pomino, cioè cioè corresse questi, il povero babbo sai chera al municipio bene, fece prima accordare una pensioncina, data la sciagura, e poi poi accondiscese alle nozze. 1595_4194_000305 lavvilimento maggiore, mera venuto dalla scarsezza del denaro con cui avrei dovuto avventurarmi nel bujo della sorte. così lontano incontro a una vita affatto ignota e senzalcuna preparazione. 1595_4194_000306 chi sa che quel lanternino basta. non voglio dirle altro. come si vede, non era molto piacevole la compagnia di anselmo paleari. 1595_4194_000307 atteso che i suddetti animali avrebbero avuto da nutrirsi in abbondanza col provento della loro caccia, soggiungevo che non sarebbe stato male provvedere altresì la biblioteca duna, mezza dozzina di trappole e dellesca necessaria. 1595_4194_000308 storie di vermucci, ormai le nostre. avete letto di quel piccolo disastro delle antille? niente, la terra poverina. stanca di girare come vuole quel canonico polacco senza scopo. 1595_4194_000309 noi facevamo di lui tutto quello che volevamo, egli ci lasciava fare, ma poi, come se volesse stare in pace con la propria coscienza. quando meno ce lo saremmo aspettato, ci tradiva. 1595_4194_000310 eppure i nostri esperimenti- lho già detto e spiegato tante volte a mia figlia- non sono affatto contrarii né alluna né allaltra. anzi, per la religione segnatamente sono una prova delle verità che essa sostiene. 1595_4194_000311 che non avrebbe parlato a nessuno, a nessuno di quel furto, se prima io non consultavo un avvocato, per tutte le conseguenze che, in tanta sovreccitazione, né io né lei potevamo prevedere. 1595_4194_000312 mia madre, scappata via così con quella matta mia moglie di là, che lasciamola stare marianna, pescatore lì per terra, e io, io che non avevo più pane, quel che si dice pane per il giorno appresso. 1595_4194_000313 ma da quella sera in poi mi sembrò più soffice il letto, chio occupavo in quella casa, più gentili tutti gli oggetti che mi circondavano, più lieve laria che respiravo, più azzurro il cielo, più splendido il sole. 1595_4194_000314 non dimenticherò mai più la piega dolorosa di quella bocca appassita e sgraziata nel proferire quelle parole, né il fremito del mento su cui si torcevano alcuni peluzzi neri. 1595_4194_000315 ora, infine, che il vecchio si dimostra tanto pentito di non aver fatto lieta la nipote, chi sa qualaltra perfida idea quella strega può aver concepito? i turai gli orecchi con le mani, gridando a mino, sta zitto. 1595_4194_000316 non mi pareva che fossero passati soltanto due anni e mesi, uneternità mi pareva e che, come erano accaduti a me, casi straordinarii dovessero parimenti esserne. 1595_4194_000317 non sapevo affatto di che si trattasse, in che consistesse il giuoco e come fosse congegnato. i misi a leggere, ma ne compresi ben poco. forse dipende, pensai, perché non ne so molto io di francese. 1595_4194_000318 a un tratto la vista mi sannebbiò, sembrandomi di scorgere nel rigo seguente il nome del mio podere. e siccome stentavo a leggere con un occhio solo quella stampa minuscola, malzai in piedi per essere più vicino al lume. 1595_4194_000319 le nuvole no, ma su un piroscafo sì. per esempio si può nascere. ecco benone, nato in viaggio. i miei genitori viaggiavano. 1595_4194_000320 ma non aveva affatto lapparenza dun mariuolo. costui lo vidi giocare e forte perdette tre colpi consecutivi. batteva ripetutamente le pàlpebre, forse per lo sforzo che gli costava la volontà di nascondere il turbamento. 1595_4194_000321 dopo questa sfuriata, la conversazione diventò quasi diverbio e terminò improvvisamente con uno scoppio di risa sguajate di tutti quegli ufficiali. scappai via fuori di me, avvampato in volto, come se mi avessero preso a. 1595_4194_000322 grazie, grazie, dissi io, non mi manca proprio nulla, grazie. ma dovere che centra e si avvalga pure di me. sa in tutte le sue opportunità, per quel poco che posso valere. adriana, figliuola mia, tu dormivi. ritorna pure a letto, se vuoi. 1595_4194_000323 ma quando egli, dopo aver salutato il marchese, si avvicinò a noi, o meglio a lei, e, parlandole nella sua lingua, chiese scusa del ritardo, ella non seppe contenersi più e gli rispose con vertiginosa rapidità. 1595_4194_000324 a ogni modo, avremmo certo avuto un momento di tregua. poi, forse io e adriana, in quel bujo, saremmo stati il bersaglio di max. ebbene, dissi tra me: se il giuoco diventerà troppo pesante, lo faremo durar poco. non permetterò che adriana sia tormentata. 1595_4194_000325 così, il giorno dopo tornai a montecarlo. ci tornai per dodici giorni di fila. non ebbi più né modo né tempo di stupirmi allora del favore più favoloso che straordinario, della fortuna. ero fuori di me, matto addirittura. 1595_4194_000326 e allora anche lui, malagna, riprese a bere, ma fuor di casa per non mortificare la moglie. seguitò tuttavia a rubare, è vero. 1595_4194_000327 la democrazia, mio caro la democrazia, cioè il governo della maggioranza, perché quando il potere è in mano duno, solo questuno sa desser uno e di dover contentare molti. 1595_4194_000328 e per indurmi a quella ricerca che mappariva a mano a mano, sempre più sciocca e vana, mi sforzavo di credere: inverosimile: laudacia del ladro, ma adriana, quasi farneticando con le mani sul volto, con la voce rotta dai singhiozzi. 1595_4194_000329 venne a farmi la stessa proposta a cui aveva tentato di tirarmi nella mattinata col gancio di quella donnetta allegra. ma no, scusi, esclamai io, cercando tuttavia dattenuare con un sorriso il risentimento. 1595_4194_000330 ma avrei dovuto anche mettermi a pagare una tassa, io che non ne pagavo più. i parve come una prima compromissione della mia libertà. 1595_4194_000331 poco pensiero delle sembianze corporee di lui. a un certo punto vennero a parlare della veronica e di due statue della città di paneade, credute immagini di cristo e della emorroissa. ma 1595_4194_000332 strofinìo, domandò ansiosamente il signor anselmo: come sarebbe? come sarebbe? ma sì, confermai quasi stizzito e séguita, come se ci fosse qua dietro un cagnolino. ecco, 1595_4194_000333 ti pare che possa bastare, per il momento, il cancellarti dalla faccia lultima traccia di me? ebbene, segui il consiglio della signorina caporale e chiama il dottor ambrosini che ti rimetta locchio a posto, poi vedrai. 1595_4194_000334 io avevo voluto togliergli adriana e dunque la dote bisognava che la restituissi io al paleari per ladro, conseguentissimo ladro. ma 1595_4194_000335 tanti che guardavano, nessuno aveva pensato a cacciarle via. trassi dalla tasca un fazzoletto e lo stesi su quel misero volto orribilmente sfigurato. 1595_4194_000336 credo bene che potesse riuscire. accetta una narrazione minuta e piena doziosi particolari. si legge o non si legge in quintiliano, come voi mavete insegnato che la storia doveva esser fatta per raccontare e non per provare. 1595_4194_000337 eh tanto fece adriana sorridendo mestamente. ora che mi son levata e sappressò al parapetto a guardare il fiume, sentii chella non voleva lasciarmi solo con colui di che temeva. 1595_4194_000338 sedeva scompostamente, tirava fuori dalla tasca dei calzoni i suoi luigi, li posava a casaccio su un numero qualunque e, senza guardare, pinzandosi i peli dei baffetti nascenti, aspettava che la boule cadesse. domandava allora al suo vicino se aveva perduto. 1595_4194_000339 fremevo. finalmente il treno sarrestò a unaltra stazione, aprii lo sportello e mi precipitai giù con lidea confusa di fare qualche cosa. subito un telegramma durgenza per smentire quella notizia. 1595_4194_000340 mio parente, esclamai trasecolando. quegli chiuse gli occhi, alzò come un orso una zampa e la tenne un tratto sospesa aspettando che io gliela stringessi. 1595_4194_000341 io, fra laltro, veda, non ho neanche il tempo di pensarci. se pure ne avessi voglia, ho tanto da fare. tanto con quei maledetti borboni del marchese che mi tengono lì a chiodo, perdo qui qualche serata. 1595_4194_000342 ora mino un giorno a caccia. a proposito del malagna, di cui gli avevo raccontato le prodezze con la moglie, mi disse che aveva adocchiato una ragazza, figlia duna, cugina del malagna appunto, per la quale avrebbe commesso volentieri qualche grossa bestialità. 1595_4194_000343 dove a te piaccia. dove a te piaccia di cadere, graziosa pallottola davorio, nostra dea crudele. 1595_4194_000344 dio, e che sei forse una bambina, io con la violenza, ma no, cara, tu da te con la ragione dovresti importelo, il freno. 1595_4194_000345 no, no, sentivo di non poterlo fare e smaniavo lì, sul ponte ancora incerto della mia sorte. frattanto, ecco, nella tasca del mio pastrano, palpavo, stringevo con le dita irrequiete qualcosa che non riuscivo a capir che fosse. 1595_4194_000346 avrei voluto dirglielo da parecchi giorni perché non sassoggetta scusi a una operazione ormai facilissima. potrebbe, volendo, liberarsi in poco tempo anche di questo lieve difetto? 1595_4194_000347 riuscii alla fine ad appoggiar sul capo al più accanito un colpo bene assestato col pomo di ferro, lo vidi vacillare poi prender la corsa. gli altri tre allora, forse temendo che qualcuno stesse ormai per accorrere agli strilli della donna, lo seguirono. 1595_4194_000348 e mia cognata allora, che ha per lei meritatamente tanto tanto riguardo, è saltata sù a dire che nessuno doveva muoversi di casa, che tutti dovevamo rimanere qua. perché, lei non so, aveva scoperto a me questo, al proprio cognato. lha detto proprio a me. 1595_4194_000349 passò un carro, rimasi lì fermo apposta, prima il cavallo con le quattro zampe, poi le ruote del carro, là così forte sul collo. oh, oh, anche tu, cagnolino, sù da bravo. sì, alza, unanca, alza. 1595_4194_000350 cominciavo già ad accorgermi e poi, ah, poi ripiombai col pensiero. a roma, entrai come unombra nella casa abbandonata. dormivano tutti. adriana forse no, maspetta ancora, aspetta che io rincasi. 1595_4194_000351 doveva aver fatto qualche altra pensata, ma era tale, in quei momenti, la gioja che mi procurava la libertà indisturbata nel bujo che questo sospetto non mi saffacciò affatto. 1595_4194_000352 ma un nonno, sì, il nonno del mio primo. fantasticare volli crearmelo. oh, di quanti nonnini veri, di quanti vecchietti inseguiti e studiati un po a torino, un po a milano, un po a venezia, un po a firenze. si compose quel nonnino mio. 1595_4194_000353 gli battei una mano su la spalla per calmarlo e gli risposi prima di tutto chero già stato a oneglia da mio fratello e che perciò tutti là a questora mi sapevano vivo e che domani, inevitabilmente, la notizia sarebbe arrivata a miragno. poi morto di nuovo lontano da miragno. tu scherzi, mio caro? esclamai. 1595_4194_000354 in quella lastra limmagine del fu mattia pascal, venendo a galla come dal fondo della gora, con quellocchio che solamente mera rimasto di lui. mi parlò così: 1595_4194_000355 si gittò ai piedi di lui, gli fece intendere la sua sciagura e ciò che la madre avrebbe preteso da lei. lo pregò dinterporsi dindurre la madre a più onesti consigli, poiché ella era già dun altro a cui voleva serbarsi fedele. 1595_4194_000356 e additò con la mano alla regina quellatto di vile prudenza del farmacista che pure in altri tempi aveva sollecitato lonore di fregiar la sua bottega di quel simbolo regale. 1595_4194_000357 con undicimila lire avrei potuto rimetter la pace in casa e far rinascere lamore, già iniquamente ucciso in sul nascere dalla vedova pescatore follie. 1595_4194_000358 poteva egli sul serio esser geloso di costei o era geloso di unaltra? quel suo fare arrogante e sospettoso laver cacciato via la caporale per restar solo con adriana, alla quale aveva preso a parlare con tanta violenza. 1595_4194_000359 ma forse ero io che, per trovarmi una scusa, la mettevo in bocca a lui perché mi paresse ingiusta, io che mi sentivo già preso nei lacci della vita e smaniavo, non per il bujo propriamente, né per il fastidio che papiano parlando. 1595_4194_000360 mattia e cadde tra le braccia di pomino e della madre che la trascinarono via lasciando nello scompiglio la piccina in braccio a me. accorso con loro restai al bujo là nella sala dingresso, con quella gracile bimbetta in braccio che vagiva con la vocina agra di latte. 1595_4194_000361 chiedo anzi scusa a lei in special modo, che per la mia storditaggine ha dovuto soffrire più degli altri, ma spero che no, no, no, gridò adriana, rompendo in singhiozzi e uscendo precipitosamente dalla stanza, seguita dalla caporale. 1595_4194_000362 e se questo non avviene, perché diciamo così: laria del momento non si presta a trasportare e a far fiorire, caro signore, i germi, i germi della sua idea nella mente altrui. 1595_4194_000363 di un po è ancora viva la madre, la vedova pescatore? oh, non so, mi rispose berto. comprenderai che dopo il secondo matrimonio, ma credo di sì che sia viva. 1595_4194_000364 nei giorni seguenti, vedendomi vincere con tanta persistenza, aveva tentato di fare il mio giuoco, ma non avevo voluto più. io allora, come guidato per mano dalla stessa fortuna presente e invisibile, mi ero messo a girare da un tavoliere. 1595_4194_000365 torino, domandai io fingendo di cercar nella memoria. ma io non son di torino, come scusi? interloquì papiano, non mi ha detto che fino a dieci anni lei stette a torino? 1595_4194_000366 perché? e strinse le pugna due perfidie, una più nera dellaltra. glielho dato per dimostrargli che avevo ben compreso che cosa egli volesse da me. ha capito. 1595_4194_000367 viaggiavo con due signori che discutevano animatamente diconografia cristiana, in cui si dimostravano entrambi molto eruditi per un ignorante come me. 1595_4194_000368 giuro di non averli sentiti, se non che, appena spento il lanternino, avvenne tal cosa che scompigliò dun tratto tutte le mie supposizioni: la signorina caporale cacciò uno strillo acutissimo che ci fece sobbalzar tutti quanti dalle seggiole. luce, luce che era avvenuto. 1595_4194_000369 quanto mi domandò ella, scontraffatta dallorrore dal ribrezzo. appena ebbi finito di contare dodici, dodici mila lire. balbettai erano sessantacinque, sono cinquantatré conti lei. 1595_4194_000370 e lincenso acre e pestifero di certi indegni e meschini turiboli. ero come un generale che avesse vinto unasprissima e disperata battaglia, ma per caso, senza saper come. 1595_4194_000371 io, io non ho potuto creda, neanche dire di no. quando mi hanno qua preso in mezzo i son precipitato su mio fratello che nella sua incoscienza, malato comè, irresponsabile, cioè credo. 1595_4194_000372 non così zia scolastica la quale, non riuscendo ad appioppare a mia madre il suo prediletto pomino, sera messa a perseguitar berto e me. ma noi, forti della protezione della mamma, non le davamo retta. 1595_4194_000373 perché spiacevole quanto si voglia questincidente, i fenomeni accennavano questa sera a manifestarsi con insolita energia. troppa, esclamò il bernaldez, sghignazzando e promovendo il riso degli altri. 1595_4194_000374 investiva a mano a mano i guadagni in terre e case qui nel proprio paesello, dove presto forse contava di riposarsi negli agi faticosamente acquistati, contento e in pace tra la moglie e i figliuoli. 1595_4194_000375 domandai, per distrarmi al vetturino, se ci fosse ad alenga unagenzia giornalistica. come dice nossignore, non si vendono giornali ad alenga. ah, sissignore, i vende il farmacista grottanelli. cè un albergo, cè la locanda del palmentino. 1595_4194_000376 la signorina pantogada e la governante scapparono via dalla camera, mentre il paleari gridava irritatissimo: no qua, perbacco, non rompete la catena, ora viene il meglio. max, max, ma che max? esclamò papiano, scrollandosi alla fine dal terrore che lo teneva inchiodato e accorrendo al fratello per scuoterlo e richiamarlo in sé. 1595_4194_000377 così io, piccino piccino, avevo traversato loceano e forse in terza classe, e durante il viaggio avevo preso una bronchite e per miracolo non ero morto. benone, me lo diceva sempre il nonno. 1595_4194_000378 posi accanto a un grosso signore dalla carnagione così bruna che le occhiaje e le palpebre gli apparivano come affumicate. aveva i capelli grigi, ferruginei e il pizzo ancor quasi tutto nero e ricciuto. 1595_4194_000379 mattia ripari concluse, congestionato dal furore. e subito i si obbedisca subito e non mi si costringa a dire di più o a fare qualche sproposito. 1595_4194_000380 berto mi rispose che non poteva. non poteva perché la sua condizione di fronte alla famiglia della moglie e alla moglie stessa era penosissima dopo il nostro rovescio. 1595_4194_000381 papiano aveva stimato che il mio amore per lei valesse bene dodicimila lire e io dovevo dimostrargli di no, denunziarlo. 1595_4194_000382 come quel dun pollo spennato con un grosso nottolino protuberante che gli andava sù e giù pinzone. si sforzava spesso di tener tra i denti le labbra come per mordere, castigare e nascondere un risolino tagliente che gli era proprio. 1595_4194_000383 poi sì, quando mi destai, il dolore massalì, rabbioso, feroce per la figlietta mia, per la mamma mia, che non erano più, e fui quasi per impazzire. 1595_4194_000384 il ha parlato. concluse con gli occhi brillanti di gioja mha parlato. è vero che, avendo perduto tutta la giornata, 1595_4194_000385 folle, come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso dalle sue radici. eppure, eppure, ecco, ricordavo laltro viaggio, quello da alenga a torino, mero stimato, felice allo stesso modo. allora, 1595_4194_000386 tutte le ragioni e le scuse e le persuasioni che in quel bujo avevano avuto il loro peso e il loro valore, non ne ebbero più alcuno appena spalancate le finestre, o ne ebbero un altro al tutto opposto. 1595_4194_000387 apparentemente no, ma in fondo ero pur tanto ingenuo. in quel tempo, tuttavia, avendo notizia delle scene cherano avvenute e avvenivano in casa malagna, pensai che il sospetto di quella serva potesse in qualche modo esser fondato. 1595_4194_000388 non poté aggiunger altro. dal tono della voce, dallimbarazzo, io però compresi che non soltanto la religione vietava ad adriana dassistere a quegli esperimenti. la paura messa avanti da lei per iscusa poteva avere altre cause, che il signor anselmo non sospettava. 1595_4194_000389 leggendo ad alta voce questo documento, il vecchio saccese e si commosse tanto che, sebbene ciò chei leggeva fosse affatto contrario al mio sentimento, pure mi destò ammirazione. 1595_4194_000390 piuttosto, non sapeva spiegarsi come mai scipione si trovasse là in camera mia, mentregli lo credeva a letto. i fa specie, diceva, perché di solito questo poveretto non si cura di nulla. ma si vede che queste nostre sedute misteriose gli han destato una certa curiosità. 1595_4194_000391 il tratto, però la voce e quella sùbita ribellione saccordavano perfettamente. allidea che mero fatta di lei dopo quella descrizione, certo, rifiutando così sdegnosamente il posto che papiano le aveva assegnato, accanto a me, la signorina pantogada moffendeva. 1595_4194_000392 era tondo, col manico dosso intarsiato. chi sa che storia aveva e donde e come era capitato lì in quella sarto barbieria. ma infine, per non dar dispiacere al padrone che seguitava a guardarmi stupito, me lo posi sotto gli occhi. se era stato bravo. 1595_4194_000393 non avevo mai sentito alcun bisogno di domandare a me stesso se avessi veramente una fede e mattia pascal era morto di mala morte senza conforti religiosi. 1595_4194_000394 sorrise subito dissio, ma unimprovvisa tenerezza mi prese comprendendo chella era venuta con la scusa di quella nota per aver da me una parola che la raffermasse nelle sue speranze. 1595_4194_000395 ma pensandoci bene, potevo io, senza rischio, o meglio senza vedermi costretto a mentire, aspirare a qualche altra compagnia, men lontana dalla vita? i ricordavo ancora del cavalier tito lenzi. 1595_4194_000396 i nacque lì. per lì, lidea, che saccordava del resto con le condizioni dellanimo mio, con la nausea che provavo di me stesso, lidea di far perdere ad adriana ogni stima di me perché non mi amasse più dimostrandomele falso, duro, volubile, interessato. 1595_4194_000397 per consolarmi, il signor anselmo paleari mi volle dimostrare con un lungo ragionamento che il bujo era immaginario. immaginario, questo gli gridai. abbia pazienza, mi spiego. 1595_4194_000398 le pareti della stanza eran quasi tutte tappezzate di vecchie e non brutte stampe, di cui il malagna volle farmi ammirare qualcuna, dicendomi cherano, opera di francesco antonio pescatore, suo cugino, valentissimo incisore, morto pazzo a torino, aggiunse piano. 1595_4194_000399 nel dar filo di speranza allaquilone di colei che or si librava nei cieli della beatitudine, ora svariava per qualche mia stratta, improvvisa e violenta. 1595_4194_000400 aspetti, aspetti. comè possibile? dissi io e mi rimisi a contare, sforzando rabbiosamente le dita e la carta, come se, a furia di stropicciare, potessero da quei biglietti venir fuori gli altri che mancavano. 1595_4194_000401 non lo era né poco né molto per un pajo di calzoncini, io credo, chiari a quadretti, troppo aderenti alle gambe misere chegli si ostinava a portare. 1595_4194_000402 è fuor di dubbio, però, che peggio di come andarono affidati al malagna la talpa non sarebbero potuti andare. 1595_4194_000403 allungavo la mano sul mio mucchietto multiplicato quando un signore altissimo di statura da le spalle poderose, troppo in sù, che reggevano una piccola testa con gli occhiali doro sul naso. 1595_4194_000404 ma la gioja mera turbata. dallansia darrivare, dallapprensione desser riconosciuto per via da qualche estraneo prima che dai parenti, dallemozione di punto in punto crescente che mi cagionava il pensiero di ciò che avrebbero essi provato nel rivedermi vivo dun tratto innanzi a loro. 1595_4194_000405 e solo in questi giorni egli apprese di essere morto e che sua moglie si era rimaritata ed era scomparsa. seppe tutto ciò quando si recò allufficio di anagrafe in piazza missori, avendo bisogno di un documento. 1595_4194_000406 lanimo. glimpeti miei giovanili erano abbattuti da un pezzo troppo ormai. la noja mi aveva tarlato dentro e svigorito il cordoglio. 1595_4194_000407 il padre non doveva usarne e nellacquasantiera della signorina caporale, seppure ne aveva vin santo. piuttosto ogni minimo che, sospeso come già da un pezzo mi sentivo in un vuoto strano, mi faceva ora cadere in lunghe riflessioni. 1595_4194_000408 vedeva tutto e toccava tutto. mentre, per esempio, stava a parlar con me, saccorgeva non so come che adriana, dietro a lui, stentava a pulire e a rimettere a posto qualche oggetto nella camera. 1595_4194_000409 in mezzo al tavoliere, sul tappeto verde numerato era incassata la roulette. tuttintorno i giocatori, uomini e donne, vecchi e giovani, dogni paese e dogni condizione. 1595_4194_000410 del resto, la dottrina e la fede del signor paleari, tuttoché mi sembrassero talvolta puerili, erano in fondo confortanti. e poiché purtroppo mi sera affacciata lidea che un giorno o laltro io dovevo pur morire, sul serio non mi dispiaceva di sentirne parlare a quel modo. 1595_4194_000411 ventanni, ventidue, e dunque via sera dato più dun caso daver figliuoli anche dopo dieci, anche dopo quindici anni dal giorno delle nozze, quindici, ma e lui, lui era già vecchio e se 1595_4194_000412 ah, che sarebbe avvenuto in quella casa nella prossima mattina, quando qualcuno della questura si sarebbe presentato a dar lannunzio? a qual ragione? passato il primo sbalordimento, avrebbero attribuito il mio suicidio al duello imminente. ma no, sarebbe stato per lo meno molto strano che un uomo il quale non aveva mai dato prova, dessere un codardo. 1595_4194_000413 guardi, io provo anche certe sere ad accendere un certo lanternino col vetro rosso. bisogna ingegnarsi in tutti i modi, tentar comunque di vedere. per ora mio genero terenzio è a napoli. tornerà fra qualche mese e allora la inviterò ad assistere a qualche nostra modesta sedutina, se vuole. 1595_4194_000414 e quel signore allora si prese la testa con tutte due le mani e contrasse dolorosamente a lungo tutta la faccia. 1595_4194_000415 labito scuro punteggiato di bianco le stava dipinto sul corpo svelto e formoso. la mite bellezza bionda, dadriana, accanto a lei, impallidiva. 1595_4194_000416 dalla cosiddetta vita normale. ha domandato: ma cosè questa, se non un sistema di rapporti che noi scegliamo nel caos degli eventi quotidiani e che arbitrariamente qualifichiamo normale? 1595_4194_000417 due volte percorsi da un capo allaltro il paese senza che nessuno mi fermasse. al colmo dellirritazione pensai di ritornar da pomino per dichiarargli che i patti non mi convenivano e vendicarmi sopra lui dellaffronto che mi pareva tutto il paese mi facesse, non riconoscendomi più. 1595_4194_000418 non mi curai più se altri mi riconoscesse prima di scendere o appena sceso a miragno, mero cacciato in un vagone di prima classe per unica precauzione. era sera e del resto lesperimento fatto su berto mi rassicurava. 1595_4194_000419 buona donna, sì, ma che poteva diventar cattiva per le inevitabili gelosie e gli attriti che nascono tra suocere. era dunque meglio che la mamma rimanesse a casa mia. se non altro non si sarebbe così allontanata, negli ultimi anni, dal suo paese e non sarebbe stata costretta a cangiar vita e 1595_4194_000420 vattene romilda, piangendo e gridando, si levò dalla poltrona e venne a buttarsi tra le braccia della madre. no, tu con me, mamma, non mi lasciare, non mi lasciare qua sola. ma quella degna madre la respinse furibonda: lhai voluto, tientelo ora, codesto mal ladrone, io vado sola. 1595_4194_000421 adriano mei diceva, come se tutta un tratto fossimo diventati amiconi. adriano tui, mi veniva quasi di rispondergli. entrarono le donne pepita, la governante, la signorina caporale adriana. 1595_4194_000422 ma perché intanto papiano aveva scelto me per manifestar la sua remissione? aveva voluto con quel segno tranquillarmi o era esso allincontro una sfida e significava: adesso vedrai se son contento. 1595_4194_000423 i guardò e, notando la mia agitazione, domandò esitante cose che sa lei per sé o qui di casa mia. le risposi col gesto qui, qui, per togliermi la tentazione che di punto in punto mi vinceva, di parlare, di aprirmi con lei. 1595_4194_000424 abbiamo avuto unaltra bella bussata, diceva. ogni volta, entrando la nebbia aveva distrutto sul nascere le olive a due riviere, oppure la fillossera, i vigneti dello sperone. bisognava piantare vitigni americani resistenti al male e dunque altri debiti. 1595_4194_000425 si sa che glinfelici facilmente diventano superstiziosi, per quanto poi deridano laltrui credulità e le speranze che a loro stessi la superstizione certe volte fa dimprovviso concepire e che non vengono mai a effetto. 1595_4194_000426 con gli angoli della bocca contratti in giù e mi voltò le spalle per andarsene senza salutarmi. ne provai lì per lì una certa meraviglia. ma poi, quando egli, nella sua camera, mi mostrò i libri, come aveva promesso, non solo quella piccola distrazione di mente mi spiegai, ma anche tantaltre cose. 1595_4194_000427 tu vuoi tornare a miragno, certamente stasera. dunque, non sai nulla. si coprì il volto con le mani e gemette: disgraziato che hai fatto, che hai fatto, ma non sai che tua moglie 1595_4194_000428 ma in nome duna umanità che sembra essi conoscano a perfezione, come se realmente, in astratto, esistesse fuori, cioè di quellinfinita varietà duomini capaci di commettere tutte quelle sullodate assurdità che non hanno bisogno di parer verosimili perché sono vere. 1595_4194_000429 in preda a unansia smaniosa, attesi curvo, stringendomi forte con le mani i ginocchi che adriana si facesse al terrazzino. la lunga attesa non mi stancò affatto, anzi, mi sollevò man mano. mi procurò una viva e crescente soddisfazione. 1595_4194_000430 a un certo punto avrei cavato dalla tasca in petto il portafogli e mi sarei messo a contare sul tavolino i miei biglietti da mille là, là, là e là. 1595_4194_000431 lavessi fatto. cagionandole subito quellunico forte dolore, gliene avrei risparmiato altri e io non mi sarei cacciato in nuovi e più aspri garbugli. 1595_4194_000432 ne parlava però con tanto fervore e gli scappavan fuori, di tratto in tratto, nella foga del discorso, certe immagini e certe espressioni così singolari che, ascoltandolo, mi passava subito la voglia di cavarmelo dattorno e dandarmene ad abitare altrove. 1595_4194_000433 nella realtà della natura non esiste. noi non so se questo possa farle piacere- noi abbiamo sempre vissuto e sempre vivremo con 1595_4194_000434 un altro diceva: probabilmente per dissesti finanziarii. notizie vaghe insomma e brevi. solo un giornale del mattino, solito di narrar diffusamente i fatti del giorno, accennava alla sorpresa e al dolore della famiglia del cavalier anselmo paleari. 1595_4194_000435 non posso supporre che il signor ambrogio casati, elettricista, abbia letto il mio romanzo e recato i fiori alla sua tomba per imitazione del fu mattia pascal. la vita, intanto, col suo beatissimo dispregio dogni. 1595_4194_000436 io mero messo a ridere come dianzi. vedi, romilda, le dissi: hanno paura che riprendiamo a fare allamore, sarebbe pur carina. no, no, non tormentiamo pomino. 1595_4194_000437 sì. poi disse penosamente, quasi con affanno: ma siamo in troppi questa sera, è vero? sì, scattò apiano i. sembra però che così stiamo benone. 1595_4194_000438 subito una fiera stizza massalì contro adriana che, non ostante il divieto, non ostante il giuramento, aveva parlato chi lha detto. gridai alla caporale: non è vero niente. ho ritrovato il denaro. 1595_4194_000439 e allora forse perderemo, conclusi io sorridendo. no, no, guardi se lei mi crede davvero così fortunato, sarò tale al giuoco in tutto il resto? no, di certo. facciamo così senza patti fra noi e senza alcuna responsabilità da parte mia, che non voglio averne. 1595_4194_000440 zitte loro, zitto io. ma poco dopo, senza dubbio la vedova pescatore avrebbe cominciato a sputar bile, rifacendosi dallimpiego che forse avevo perduto. 1595_4194_000441 lo guardai, sforzandomi di comprendere che cosa volesse dire. cera senza dubbio, in quel suo riso e in quelle sue parole, un sospetto ingiurioso per me. 1595_4194_000442 b, nato in america, nellargentina, senzaltra designazione. c venuto in italia di pochi mesi, bronchite d, senza memoria né quasi notizia dei genitori. e cresciuto col nonno. 1595_4194_000443 io con la barba tutta impastocchiata, il viso sgraffiato grondante. non sapevo ancora se di sangue o di lagrime per il troppo ridere. andai ad accertarmene allo specchio: erano lagrime, ma ero anche sgraffiato. bene. 1595_4194_000444 tutti finti per lei, gli uomini birbanti e traditori. anche pomino no, ecco, pomino no. ma se nera accorta troppo tardi di tutti gli uomini che avevano chiesto la sua mano e che poi si erano ammogliati, ella era riuscita a scoprire qualche tradimento. 1595_4194_000445 ora pare che con queste due buone donne, già fidate compagne di tanti anni, la mamma si fosse pian piano rammaricata di quel suo misero e amarissimo stato. 1595_4194_000446 non potei fare a meno di sorridere, ma benevolmente, per non mortificare di più la figliuola, ella socchiuse gli occhi come per non vedere il mio sorriso. i parve dapprima una ragazzetta. 1595_4194_000447 non vi trovavo alcuna proprietà, alcun senso, come se in fondo i cognomi dovessero averne eh via uno qualunque martoni, per esempio, perché no, carlo martoni? uh, ecco fatto. 1595_4194_000448 a oliva era nato fin dal primo anno il sospetto che, via tra lui e lei, come dire? la mancanza potesse più esser di lui che sua. non ostante che egli si ostinasse a dir di no, ma se ne poteva far la prova. 1595_4194_000449 in o sservazioni imparziali su un passo delicato del musicista critico mitzler. mitzler inserì: 1595_4194_000450 una sola volta mi rivolse allimprovviso una domanda particolare: perché sta a roma lei, signor eis? i strinsi ne le spalle e gli risposi: perché mi piace di starci. 1595_4194_000451 che avrebbe potuto capitarmi di peggio. alla fin fine di ciò che avevo sofferto e soffrivo a casa mia, sarei andato incontro, sì, ad altre catene, ma più gravi di quella che già stavo per strapparmi dal piede. non mi sarebbero certo sembrate. 1595_4194_000452 non ho di queste idee generose. creda pure che diamine ci vorrebbe un eroe. quando la signorina caporale andò via per riferire ad adriana le mie parole, mi torsi le mani, me le addentai. 1595_4194_000453 ma anche perché, libero e padrone del suo tempo, egli si era adesso sprofondato tutto ne suoi fantastici studii e nelle sue nuvolose meditazioni, astraendosi più che mai dalla vita materiale. 1595_4194_000454 e qui la signorina caporale mi parlò delle sei mila lire scroccatele da papiano, a cui io ho già accennato altrove. per quanto il cordoglio di quellinfelice minteressasse, non era certo quello che volevo saper da lei. 1595_4194_000455 è vero, bensì che né luno né laltra erano di difficile contentatura. oh, il signor anselmo gongolava di gioja, pareva in certi momenti un ragazzetto al teatrino delle marionette e a certe sue esclamazioni puerili, io soffrivo. 1595_4194_000456 per colpa mia, come feci io. quella buona donna sbaglia, prima di tutto riconoscendomi nel cadavere dun disgraziato che sannega, poi saffretta a riprender marito. e la colpa è mia e io devo riprendermela. 1595_4194_000457 lasciò tuttavia nellagiatezza la moglie e i due figli, mattia che sarei io e fui, e roberto, maggiore di me di due anni. 1595_4194_000458 e io aggiunsi: non vorrei buscarmi un pugno su questocchio qui, ni tampoco ió, aggiunse, pepita a sedere. ordinò allora, papiano, risolutamente, seguiamo il consiglio del signor meis: proviamoci a domandare una spiegazione. se i fenomeni si rivelano di nuovo con troppa violenza, smetteremo a sedere. 1595_4194_000459 io avrei potuto ribellarmi, è vero, dichiararmi vivo allora. ma chi al posto mio non si sarebbe regolato come me, tutti, tutti, come me, in quel punto, nei panni miei, avrebbero stimato certo una fortuna potersi liberare in un modo così inatteso, insperato, insperabile, della moglie, della suocera, dei debiti. 1595_4194_000460 ma io la butto via oggi stesso, in questo stesso momento. e dovè allora listinto della conservazione? i conservo unicamente perché sento che non può finire così. ma altro è luomo singolo, dicono, altro è. 1595_4194_000461 questo è vero. il nostro comune, in certe notti segnate nel calendario, non fa accendere i lampioni e spesso, se è nuvolo, ci lascia al bujo. 1595_4194_000462 ma come, signor meis, se alla lampa nostra manca lolio sacro che alimentava quella del poeta, molti ancora vanno nelle chiese per provvedere dellalimento necessario. le loro lanternucce. 1595_4194_000463 e dunque riprese il signor anselmo: due colpi, sì, tre colpi no, quattro bujo cinque, parlate sei luce. basterà così e ora concentriamoci. signori miei, si fece silenzio, ci concentrammo. 1595_4194_000464 il mento piccolissimo, puntato e rientrato, chegli aveva nascosto per tanti e tanti anni sotto quel barbone. mi parve un tradimento. 1595_4194_000465 ecco sì, egli aveva dato tanti dispiaceri al nonno, aveva sposato contro la volontà di lui e se nera scappato in america, doveva forse sostenere anche lui che cristo era bruttissimo? 1595_4194_000466 poi, come prendendo una risoluzione improvvisa, si voltò a guardarmi in faccia. mi porse una mano e mi domandò: è mio amico lei, se vuol concedermi questonore? le risposi inchinandomi. 1595_4194_000467 invece così no, sono brutto e là brutto, bene di cuore, senza misericordia. che ne dice la signorina caporale? trasse un profondo sospiro. 1595_4194_000468 prima di sera uscii ancor tutto fremente diretto alla casa doliva. avevo con me in tasca la lettera di romilda oliva, in lagrime, raccoglieva le sue robe. 1595_4194_000469 tra gli argini nuovi e sotto i ponti che vi riflettevano i lumi dei loro fanali tremolanti come serpentelli di fuoco. seguire con la fantasia il corso di quelle acque dalla remota fonte apennina, via per tante campagne, ora attraverso la città, poi per la campagna, di nuovo fino alla foce. 1595_4194_000470 neri, sinfrociava una grossa presa di tabacco, si puliva, poi apriva il cassetto del tavolino e ne traeva un libraccio che apparteneva alla biblioteca, dizionario storico dei musicisti, artisti e amatori, morti e viventi. 1595_4194_000471 feci per gittarlo al fiume. ma sul punto unidea mi balenò. una riflessione fatta durante il viaggio da alenga a torino mi tornò chiara alla memoria. 1595_4194_000472 quante cose sbalordito dallinattesa notizia. mi ero dimenticato di domandare a roberto: il podere, il molino erano stati davvero venduti o eran tuttora per comune accordo dei creditori sotto unamministrazione provvisoria e malagna? era morto e zia scolastica. 1595_4194_000473 rivedendomi così, allimprovviso sarebbe morta dallo spavento la vedova pescatore che lei figuriamoci, avrebbe fatto rimorire me dopo due giorni. 1595_4194_000474 tu da qua le dissi: te la leggo io per intero. ma ella si strinse la carta contro il seno. no, gridò, non te la do più, questa ora mi serve. 1595_4194_000475 la mamma allora mi fece una ramanzina coi fiocchi che mi guardassi bene dal commettere il peccato mortale dindurre in tentazione e di perdere per sempre una povera ragazza. 1595_4194_000476 adriana si provò ad alzar gli occhi su me, ma li riabbassò subito, non sapendo, timida comera, sostenere lo sguardo altrui. sorrise lievemente del suo solito sorriso dolce e mesto, e disse: che vuoi che sappia io dellaria dei vedovi, sei curiosa? 1595_4194_000477 libertà, libertà, mormoravo. ma pure non sarebbe lo stesso anche altrove? vedevo qualche sera nel terrazzino lì accanto, la mammina di casa in veste da camera, intenta a innaffiare i vasi di fiori. 1595_4194_000478 non ce la saprei trovare io lì. purtroppo ne so trovarla altrove. io vado al caffè mio caro, tra gente per bene che fuma e ciarla di politica, allegri tutti, anzi felici, noi potremmo essere a un sol patto, secondo un avvocatino imperialista che frequenta il mio caffè. 1595_4194_000479 ti va di scherzare? fece pomino scrollandosi. scherzare, ma nientaffatto. là cè davvero il cadavere di un uomo e non si scherza. ci sei stato? no, non, non ne ho avuto il coraggio. 1595_4194_000480 e se io avessi paura, obbiettò adriana, di che ribatté il padre della prova o del bujo, aggiunsi io: siamo tutti qua con lei, signorina, vorrà mancare lei sola. ma io rispose impacciata adriana, io non ci credo. ecco, non posso crederci. e che so. 1595_4194_000481 ora il pellegrinotto ha scoperto, per maggior sua consolazione, una varietà grandissima di materie nella biblioteca di monsignore, e siccome i libri furon presi di qua e di là nel magazzino e accozzati così come venivano sotto mano, la confusione è indescrivibile. 1595_4194_000482 dal canto suo, ecco, egli simpegnava, come già aveva lasciato intravedere, a restituir la dote al paleari. tutto questo mi parve di comprendere da quel suo pianto. 1595_4194_000483 spirava in quelle stanze da tutti i mobili dantica foggia, dalle tende scolorite, quel tanfo speciale delle cose antiche, quasi il respiro dun altro tempo. 1595_4194_000484 lo afferrai per un braccio, restando io ora, a mia volta. che piccina mia. mia figlia balbettò: pomino. ah, che assassinio. gridò la pescatore. non potei rispondere ancora sotto limpressione di questa nuova notizia. tua figlia mormorai: 1595_4194_000485 entravo nelle sale da giuoco la mattina del dodicesimo giorno, quando quel signore di lugano, innamorato del numero, mi raggiunse sconvolto e ansante per annunziarmi, più col cenno che con le parole, che uno sera pocanzi ucciso là nel giardino. 1595_4194_000486 io insomma dovevo vivere, vivere, vivere x. 1595_4194_000487 in ogni età, infatti, si suole stabilire tra gli uomini un certo accordo di sentimenti che dà lume e colore a quei lanternoni che sono i termini astratti: verità, virtù, bellezza, onore, e che so io. 1595_4194_000488 stampato a venezia nel ignor omitelli, gli gridavo, vedendogli fare tutte queste operazioni tranquillissimamente, senza dare il minimo segno daccorgersi di me. 1595_4194_000489 aveva circa quarantanni, papiano, ed era alto di statura e robusto di membra, un po calvo, con un grosso pajo di baffi brizzolati appena appena sotto il naso, un bel nasone dalle narici frementi, occhi grigi, acuti e irrequieti come le mani. 1595_4194_000490 rimanendo spettinata tutto il giorno, senza busto in ciabatte e con le vesti che le cascavano da tutte le parti. riteneva forse che per un marito come me non valesse più la pena di farsi bella? 1595_4194_000491 ma appena in istrada noi due proponemmo a pinzone una scappatella. gli avremmo pagato un buon litro di vino, purché lui, invece che in chiesa e dal malagna, ci avesse lasciato andare alla stìa in cerca di nidi. 1595_4194_000492 dove un po da per tutto. prima a nizza, memorie confuse, piazza massena, la promenade avenue de la gare, poi a torino. 1595_4194_000493 benché di prima colta avessi avuto quella scottatura, mi vergognai del mio sospetto. cera, tanta gente là che buttava a manate oro e argento come fossero rena, senza alcun timore, e dovevo temere io per la mia miseriola. 1595_4194_000494 del resto anche voi, scusate, non potete mettere in dubbio che giosuè fermò il sole, ma lasciamo star questo. io dico che quando la terra non girava e luomo vestito da greco o da romano vi faceva così bella figura e così altamente sentiva di sé e tanto si compiaceva della propria dignità, 1595_4194_000495 aspetta. esclamò allora pomino. sai che mio padre è ora al municipio? no, ma me limmagino assessore comunale per la pubblica istruzione. questo non me lo sarei immaginato. 1595_4194_000496 morto il romitelli. mi trovai qui, solo mangiato dalla noja, in questa chiesetta, fuori mano, fra tutti questi libri, tremendamente solo e pur senza voglia di compagnia. 1595_4194_000497 non rispondeva, con gli occhi fissi, senza sguardo, ripeteva ancora il foglietto, non lo conosco. finalmente si risolse a fare il vaglia telegrafico sotto la mia dettatura, indicando per il recapito la sua farmacia. 1595_4194_000498 tutto ormai. dovevo creder possibile finanche questo: che un anellino buttato nellaperta campagna, trovato per combinazione da un contadino passando di mano in mano, con quei due nomi incisi internamente e la data. 1595_4194_000499 non so io stessa che cosa muscisse dallanima. diventavo una cosa sola col mio strumento e le mie dita non vibravano più su una tastiera. io facevo piangere e gridare lanima mia. 1595_4194_000500 settantasette, settantotto, settantanove, ottanta, ottantuno, cinquecento, seicento, settecento. 1595_4194_000501 fortuna che aveva per zavorra la malignità de miei compaesani. possedevamo terre e case sagace e avventuroso mio padre non ebbe mai pe suoi commerci stabile sede. 1595_4194_000502 disillusi e perciò in grado daccorgerci senza alcun gusto, senzalcun compenso della sua frode. meglio di tutti se naccorgerà adriana, che gli sta più vicina. 1595_4194_000503 et passe. presi il denaro e dovetti allontanarmi. come un ubriaco, caddi a sedere sul divano sfinito, appoggiai il capo alla spalliera per un bisogno improvviso, irresistibile, di dormire, di ristorarmi con un po di sonno. 1595_4194_000504 i è avvenuto più volte, svegliandomi nel cuor della notte. la notte, in questo caso, non dimostra veramente daver cuore. mi è avvenuto di provare al bujo, nel silenzio, una strana meraviglia, uno strano impaccio al ricordo di qualche cosa fatta durante il giorno, alla luce, senzabbadarci. 1595_4194_000505 ridendo. lei, signor meis, che ne pensa? mi domandò il paleari, a cui il bernaldez non andava proprio a genio. eh, di sicuro questo pare, dissi io, ma la caporale negò recisamente col capo. 1595_4194_000506 podo far, la póvara avrà trovato de meglio. sono viechio ió e agradecio dio ntes che me la son levada de sobre. i disse che era a nizza da una settimana e che ogni mattina sera recato a montecarlo, dove aveva avuto sempre fino a quella sera, una disdetta incredibile. 1595_4194_000507 propose di trattenermi, almeno per quella sera, in villa. la mattina seguente saremmo andati insieme a miragno. voleva godersi la scena del mio ritorno impreveduto alla vita, quel mio piombar come un nibbio là sul nido di pomino. ma io non tenevo più alle mosse e non volli saperne. 1595_4194_000508 han bisogni lor proprii e loro proprie aspirazioni, le anime di cui il corpo non si dà per inteso quando veda limpossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. 1595_4194_000509 i sovvenne, che era domenica a miragno, dunque quella mattina era uscito il foglietto lunico giornale che vi si: 1595_4194_000510 presi il partito di non rimuovermi da queste due risposte e lasciar tutti stizziti nellorgasmo della curiosità che durò parecchi e parecchi giorni. né più fortunato degli altri fu lamico lodoletta, che venne a intervistarmi per il foglietto. 1595_4194_000511 e brutto davvero e sdegnato laveva. veduto là in america, se con la moglie lì, lì per partorire, appena ricevuto il soccorso dal nonno, se nera venuto via. 1595_4194_000512 per cui domavo, affascinavo la fortuna, legavo al mio il suo capriccio. e non era soltanto in me. questa convinzione sera anche propagata negli altri rapidamente e ormai quasi tutti seguivano il mio giuoco rischiosissimo. 1595_4194_000513 sentii scappare la vecchia strega, certo atterrita, e subito immaginai che cosa in quel momento accadeva: di là sarebbe venuto luomo. adesso pomino il coraggioso. 1595_4194_000514 non riuscendo più a frenarsi, scoppiò in dirotto pianto. ebbene, fece il paleari, intontito e commosso. e che centra più. adesso, povero fratello mio seguitò, papiano, con tale schianto di sincerità che anchio mi sentii quasi agitare le viscere della misericordia. 1595_4194_000515 o dovevo dirle chero un perseguitato, un fuggiasco compromesso, che doveva viver nellombra e non poteva legare alla sua sorte quella duna donna. altre menzogne alla povera fanciulla. 1595_4194_000516 ora come risponder coi fatti alla promessa. potevo far mia adriana, ma nella gora del molino, là alla stìa, ci avevano buttato me, quelle due buone donne, romilda e la vedova pescatore. non ci seran mica, buttate loro. 1595_4194_000517 dopo questo io me ne vado. ma no, nientaffatto dissio. allora, per causa mia lei deve rimanere qua, me nandrò io, piuttosto che dice: mai, signor meis, esclamò dolente il paleari. anche papiano, impedito dal pianto che pur voleva soffocare, negò con la mano, poi disse: 1595_4194_000518 i recai allo stipetto a muro in cui tenevo il denaro. allora adriana accennò di volersene andare. io stupido la trattenni, ma già, come potevo prevedere, in tutti glimpicci miei, grandi e piccini sono stato, come sè visto, soccorso sempre dalla fortuna. 1595_4194_000519 una voce ancor viva nella mia memoria: agradecio dio ntes che me la son levada de sobre lo spagnuolo, quel mio spagnoletto barbuto e atticciato di montecarlo, colui che voleva giocar con me e col quale mero bisticciato a nizza. 1595_4194_000520 dovevo regolarmi proprio così, approfittarmi di quel furto come se con quel denaro rubato volessi pagarla, compensarla delle speranze deluse. ah, era vile questo mio modo. dagire, avrebbe certo gridato di rabbia ella di là, e mi avrebbe disprezzato, senza comprendere che il suo dolore era anche il mio. 1595_4194_000521 di quante cose sostanziali, minutissime, inimmaginabili, ha bisogno la nostra invenzione per ridiventare quella stessa realtà da cui fu tratta. 1595_4194_000522 me lo domandavo anchio turbato. un pugno, dunque: quel cambiamento di posti non era concertato avanti tra i due? un pugno, dunque: la signorina caporale sera ribellata a papiano e ora? 1595_4194_000523 che vuole che suoni io più è finita per me. strimpello canzoncine sguajate. basta, è finita. ma il signor terenzio papiano marrischiai di nuovo a domandare: le ha promesso forse la restituzione di quel denaro? 1595_4194_000524 seguitò a tremare il povero cucciolo senza inorgoglirsi, punto di quella stima. sapeva di certo che il padrone, con quel prezzo, non aveva affatto stimato i suoi futuri meriti, ma la imbecillità che aveva creduto di leggermi in faccia. 1595_4194_000525 avessi almeno potuto dirle che non era generosità la mia, che io non potevo in alcun modo denunziare il furto, ma dovevo pur dargliene una ragione. eran forse denari rubati i miei? ella avrebbe potuto supporre anche questo. 1595_4194_000526 ma erano esperimenti in famiglia. poteva mai sospettare che la signorina caporale e papiano si prendessero il gusto dingannarlo? e perché poi che gusto? egli era più che convinto e non aveva affatto bisogno di quegli esperimenti per rafforzar la sua fede. 1595_4194_000527 o che da altri o da una crudele necessità ci sia stata imposta, cioè fintanto che sotto questa maschera un sentimento nostro troppo vivo non sia ferito così addentro che la ribellione alla fine prorompa e quella maschera si stracci e si calpesti. 1595_4194_000528 ciò che per lui, insomma, poteva essere uno spasso e quasi lesercizio dun diritto, era per me allincontro obbligo, increscioso, condanna. 1595_4194_000529 se fosse lui, dissi tra me se fosse venuto a trovarmi qua per vendicarsi, svelando ogni cosa, il paleari, intanto che solo non aveva provato né meraviglia, né sgomento. 1595_4194_000530 la scelta della casa, cioè duna, cameretta decente, in qualche via tranquilla presso una famiglia discreta, mi costò molta fatica. finalmente la trovai in via ripetta, alla vista del fiume. 1595_4194_000531 mentre don eligio sbuffa sotto lincarico, che si è eroicamente assunto di mettere un po dordine in questa vera babilonia di libri. temo che non ne verrà mai a capo. 1595_4194_000532 poco linverno. linverno mispirava queste riflessioni malinconiche. la prossima festa di natale, che fa desiderare il tepore dun cantuccio caro, il raccoglimento, lintimità della casa. 1595_4194_000533 con la mano, domandò il paleari. delicata, è vero, fredda, furtiva e delicata. oh, max, se vuole sa esser gentile con le donne, vediamo un po max, potresti rifar la carezza alla signorina? aquí est, aquí est. si mise a gridare subito pepita, ridendo. 1595_4194_000534 pazienza. quando le donne ridono, ridi anche tu. è il meglio che possa fare. vivevo per altro con me e di me quasi esclusivamente. 1595_4194_000535 una di esse, non avendo potuto metter nulla da parte perché aveva dovuto mantenere una figlia rimasta vedova con tre bambini, sera subito allogata altrove a servire. 1595_4194_000536 guardava mortificato, sorridente, un po berto, un po me, un po la finestra, un po il bicchiere. poi diceva: 1595_4194_000537 amico. ella si portò agli occhi il fazzolettino lacerato- e io avrei piuttosto bisogno di morire gemette con accoramento così profondo e intenso che mi sentii subito un nodo dangoscia alla gola. 1595_4194_000538 cesare napoleone. e per quanto possa parere indegno anche la donna più bella basta. da una parte cera scritto uomini e dallaltra donne, e lì intombai il mio anellino di fede. 1595_4194_000539 ditegli che sì, cè, cè un suo amico intimo che che viene da lontano. così per lo meno quel servo dovette credermi balbuziente. depose la mia valigia accanto allattaccapanni e minvitò a entrare nel salotto, lì presso. 1595_4194_000540 come aveva fatto lui quando non era ancora sotto le armi e gli era capitato a pavia lo stesso mio caso, perché in materia cavalleresca, e giù giù articoli e precedenti e controversie, e giurì donore e che so io. 1595_4194_000541 come si possono dire siffatte cose? era il colmo, questo, della persecuzione che una moglie possa esercitare sul proprio marito: liberarsene, lei, riconoscendolo morto nel cadavere dun povero annegato, e pesare ancora dopo la morte su lui, addosso, a lui così. 1595_4194_000542 conclusione volgarissima: vedere i giornali di new york del gennaio, edizione del mattino. poniamo che un disgraziato scrittor di commedie abbia la cattiva ispirazione di portare sulla scena un caso simile. 1595_4194_000543 per portare la primizia al mercato e venderla più cara. essi colgono i frutti- mele e pesche e pere prima che sian venuti a quella condizione che li rende sani e piacevoli, e li maturano loro a furia dammaccature. 1595_4194_000544 i pareva che ogni sua parola, ogni sua domanda, fosse pur la più ovvia, nascondesse uninsidia. non avrei voluto intanto mostrar diffidenza, per non accrescere i suoi sospetti, ma lirritazione chegli mi cagionava con quel suo tratto da vessatore servizievole, mimpediva di dissimularla bene. 1595_4194_000545 lagitazione cresceva di momento in momento. attorno al tavoliere eran fremiti dimpazienza, scatti di brevi gesti nervosi, un furor contenuto a stento, angoscioso e terribile. gli stessi croupiers avevano perduto la loro rigida impassibilità. 1595_4194_000546 gli domandai, invece, porgendogli la mano, con chi se la facesse di quei giorni. con nessuno sospirò egli allora. con nessuno i annojo, mi annojo mortalmente. 1595_4194_000547 complicati e strapiombanti, come ogni cosa, combinata e messa sù non liberamente ma per necessità, in una situazione anormale, inverosimile, paradossale, tale insomma che essi alla fine non han potuto più sopportarla e lhanno rotta. 1595_4194_000548 incorreggibile. quattranni fa, la moglie del pantogada era morta lasciando una giovinetta di circa sedici anni, che il marchese aveva voluto prendere con sé, conoscendo pur troppo in quali mani altrimenti sarebbe rimasta. 1595_4194_000549 o io avevo realmente ritrovato il denaro, e allora perché non seguitavo ad amarla? sentii soffocarmi dalla nausea dallira dallodio per me stesso. 1595_4194_000550 in considerazione anche della letteratura. come per tutto il resto, io debbo ripetere il mio solito ritornello: maledetto sia copernico. 1595_4194_000551 lui fece subito con un fremito, dira la signorina caporale: e chi glielha mai chiesto? ma sì, me lo promette. adesso, se io lo ajuto già, vuol essere ajutato da me, proprio da me. ha avuto la sfrontatezza di propormelo così tranquillamente. ajutarlo in che cosa? 1595_4194_000552 lessi così di tutto, un po disordinatamente. ma libri, in ispecie di filosofia, pesano tanto. eppure chi se ne ciba e se li mette in corpo vive tra le nuvole. 1595_4194_000553 poco dopo, rientrando nella sala da giuoco, la vidi che conversava con un signore bassotto, bruno barbuto, con gli occhi un po loschi, spagnuolo. 1595_4194_000554 due ombre là, là per terra, e ciascuno poteva passarci sopra, schiacciarmi la testa, schiacciarmi il cuore, e io zitto, lombra, zitta, lombra dun morto. ecco la mia vita. 1595_4194_000555 questo terrazzino qui accanto, volle dirmi la ragazzetta in veste da camera, appartiene pure a noi, almeno per ora lo butteranno giù. dicono: perché fa aggetto. fa che cosa? aggetto? non si dice così. ma ci vorrà tempo prima che sia finito il. 1595_4194_000556 quegli si ritirò ripetendo ah già, ah già, strascicando le ciabatte e seguitando a insaponarsi il capo calvo e anche il grigio barbone. 1595_4194_000557 dieci, venti, venticinque, ottantunmila settecento venticinque lire e quaranta centesimi in tasca. 1595_4194_000558 ma, come lometto mio seppe chero, nato in argentina, balzò dalla sedia e venne a stringermi calorosamente la mano. ah, mi felicito con lei, caro signore, la invidio. ah, lamerica, ci sono stato. 1595_4194_000559 o esagerato la dimostrazione de miei sentimenti per il gusto di stordirlo o di cacciarlo in qualche impiccio di cui, naturalmente soffrivo anchio le conseguenze. 1595_4194_000560 assistendo alla vita degli altri e osservandola minuziosamente, ne vedevo glinfiniti legami e al tempo stesso vedevo le tante mie fila spezzate. 1595_4194_000561 ti propongo un bel viaggetto di nozze, ci divertiremo. lascia questo pedante seccatore pretende chio vada a buttarmi davvero nella gora del molino alla stìa. non pretendo questo, proruppe pomino al colmo dellesasperazione. 1595_4194_000562 ah, non la aveva amata lei allora, e dunque no, io ora. no, perdio, non dovevo aver pietà di questa né di loro sera rimaritata. e io ora, ma seguitava a vagire, quella piccina a vagire. e allora che fare? 1595_4194_000563 questo solo turbava di tratto in tratto la nostra gioja. eppure, conoscendo papiano, avrebbe dovuto nascermi il sospetto che, se egli si rassegnava a lasciarmi accanto, adriana e, contrariamente a miei timori, non ci faceva mai disturbare dallo spirito di max, anzi, pareva che ci favorisse e ci proteggesse. 1595_4194_000564 a dir vero, la prima impressione che ricevetti della famiglia che doveva ospitarmi fu poco favorevole, tanto che, tornato allalbergo, rimasi a lungo perplesso se non mi convenisse di cercare ancora. 1595_4194_000565 un quarto invisibile, era venuto evidentemente a cacciarsi tra noi compresi. alla fine anchio guardando la veste da camera di mezzo lutto di adriana e argomentai che terenzio papiano, il cognato che si trovava ancora a napoli. 1595_4194_000566 mi si ridestava in quella nera, ignota solitudine e mi sentivo allora per un attimo nel vuoto, come pocanzi alla vista del binario deserto. 1595_4194_000567 tanto vero che tutti lottiamo perché i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre inclinazioni, i nostri gusti si riflettano nella coscienza degli altri. 1595_4194_000568 e invano quel povero me che per tanto tempo se nera stato con le finestre chiuse e aveva fatto di tutto per alleviarsi la noja smaniosa della prigionia. 1595_4194_000569 caposezione al ministero della pubblica istruzione, ora a riposo, presso cui il meis abitava, molto stimato per il suo riserbo e pe suoi modi cortesi. grazie. 1595_4194_000570 sa, scrollai le spalle a cena, a cena, esclamai, e la lasciai lì in asso nel terrazzino per cominciare da quella sera stessa, passando per il corridojo, mi fermai innanzi al baule su cui scipione papiano era tornato ad accoccolarsi. 1595_4194_000571 io alla posta. sissignore lo nega. lho visto con gli occhi miei. verso le quattro passavo per piazza san silvestro. si sarà ingannata, signorina, non ero io. 1595_4194_000572 e nho saputo di belle. sai mha detto che il tuo malanno lo han lì sempre per casa e che così allaria le sembra che mediti qualche brutto tiro. daccordo con la cugina, che è una vecchia strega che tiro. mah dice che va lì a piangere la sua sciagura di non aver figliuoli. 1595_4194_000573 ma non ci sto io così, rimbeccò la caporale rivolta proprio a lui. lo dice: a me fece papiano, ma se lei vuol lasciare andare, sì, sarebbe meglio. arrischiò timidamente adriana. 1595_4194_000574 debiti, dunegra e misera esistenza come quella mia. potevo mai pensare, allora, che neanche morto mi sarei liberato della moglie- lei sì di me e io no di lei, e che la vita che mero veduta dinanzi libera, libera, libera, non fosse in fondo che una illusione? 1595_4194_000575 quando una città ha avuto una vita come quella di roma, con caratteri così spiccati e particolari, non può diventare una città moderna, cioè una città come unaltra. roma giace là, col suo gran cuore frantumato, a le spalle del campidoglio. 1595_4194_000576 ero presente a questa scena. come abbia fatto a frenarmi lì per lì, non so i trattenne il rispetto per la mamma. soffocato, dallira dalla nausea, scappai a chiudermi in camera e solo con le mani tra i capelli cominciai a domandarmi: come mai romilda? 1595_4194_000577 levate glienafferrai uno, glielo storsi e le urlai: zitta. vi ripeto, statevene zitta voi, perché se vi sento fiatare, perdo la pietà che mispira codesto imbecille di vostro genero e quella creaturina là, e faccio valer la legge. sapete che dice la legge? chio ora devo riprendermi. romilda, mia figlia. tu, tu sei pazzo. inveì, imperterrita colei. 1595_4194_000578 rotta larruffìo. se cè dunque è voluto il macchinismo, se cè dunque è voluto, ma non da me, bensì dalla favola stessa, dagli stessi personaggi, e si scopre subito. difatti, spesso è concertato apposta e messo sotto gli occhi nellatto stesso di concertarlo e di combinarlo. 1595_4194_000579 lo lasciai lì in quellatteggiamento per contemplarlo un pezzo. poi che farsa è codesta? domandai: no, scusi, perché fece terenzio papiano. il signor francesco meis mi ha proprio assicurato che è suo cusin. appoggiò quegli senza aprir gli occhi. tut i meis, i sma parent. 1595_4194_000580 a me sembra però, signor meis, che in certe età della storia, come in certe stagioni della vita individuale, si potrebbe determinare il predominio dun dato colore. 1595_4194_000581 ma lo so, sta bene, lei dice bene, ma come vuole, chio telegrafi? adesso io son solo. io voglio battermi. ecco, battermi subito, domani stesso, se è possibile, senza tante storie che vuole? chio ne sappia. io mi son rivolto a loro con la speranza che non ci fosse bisogno di tante formalità, di tante inezie, di tante sciocchezze. mi scusi, 1595_4194_000582 lindividuo finisce, la specie continua la sua evoluzione. bel modo di ragionare codesto. ma guardi un po come se lumanità non fossi io, non fosse lei, e a uno a uno tutti. 1595_4194_000583 i pare un sogno, mi pare quella di tantanni fa. ricordi, eh, romilda, non piangere, ti rimetti a piangere. ah, bei tempi, sì, non tornano più. 1595_4194_000584 s era ancora una volta riaffacciato il pensiero schiacciante della mia assoluta impotenza. potevo fare un duello nella condizione mia? non volevo ancora capirlo chio non potevo far più nulla? due ufficiali, sì, ma avrebbero voluto prima sapere, e con fondamento, chio mi fossi. 1595_4194_000585 prevedevo, da un momento allaltro, un prorompimento del suo furore, contenuto ormai da troppo tempo, forse per la presenza e per il contegno della mamma. nel vedermi aggirar per casa, come una mosca senza capo, quella bufera di femmina, mi lanciava certe occhiatacce lampi, forieri di tempesta. 1595_4194_000586 mie unardente ebbrezza, mi aveva preso che godeva dello spasimo che le costava lo sforzo di reprimer la sua foga smaniosa, per esprimersi invece con le maniere duna dolce tenerezza, come voleva il candore di quella timida anima soave. 1595_4194_000587 quattro e meccio, bene bene che fossero però le quattro e meccio non aveva certamente dovuto farle piacere. lo argomentai da quel bene bene a denti stretti e dal volubile e quasi aggressivo discorso in cui subito dopo si lanciò contro litalia e più contro roma, così gonfia di sé per il suo passato. 1595_4194_000588 io non sentii pena. no, sul momento rimasi un pezzo in una tetraggine attonita, spaventevole, e mi addormentai, sicuro dovetti prima dormire. 1595_4194_000589 la mia bislacca avventura. mha rialzato dun tratto nella stima di lei. dormo nello stesso letto in cui morì la povera mamma mia e passo gran parte del giorno qua in biblioteca, in compagnia di don eligio, che è ancora ben lontano dal dare assetto e ordine ai vecchi libri polverosi. 1595_4194_000590 anche questo giornale, riferendo la sfida corsa col pittore spagnuolo m b, lasciava intendere che la ragione del suicidio dovesse cercarsi in una segreta passione amorosa. 1595_4194_000591 parla così che vuoi dirmi riprese. adriana, avresti potuto aspettare fino a domani. no, ora, ribatté quegli afferrandole un braccio e attirandola a sé. insomma, gridò adriana, svincolandosi fieramente. 1595_4194_000592 e vennero due bei gattoni, lesti e serii che, senza perder tempo, si misero a fare il loro dovere. anche le trappole servivano, e queste me li davan. vivi i topi. 1595_4194_000593 e i premetti forte le mani, sul volto sentendomi stringere il cuore, dangoscia. ma se io per te non potevo esser vivo, adriana gemetti, meglio che tu ora mi sappia morto, morte le labbra che colsero un bacio dalla tua bocca, povera adriana, dimentica, dimentica. 1595_4194_000594 così come diceva lei per parere, un signore anche lui, ma gli costava tanto sudava, sempre sudava. 1595_4194_000595 i s annebbiava la vista a pensarci. mi soscuravano il cielo e il mare. il sangue mi frizzava per le vene, il cuore mi batteva in tumulto e mi pareva di non arrivar mai. 1595_4194_000596 i pare di vederle ancora lì, nella cuna luna accanto allaltra. si sgraffiavano fra loro con quelle manine così gracili eppur quasi artigliate da un selvaggio istinto che incuteva ribrezzo e pietà. 1595_4194_000597 siamo giusti: io mi ero conciato a quel modo per gli altri, non per me. dovevo ora star con me così mascherato, e se tutto ciò che avevo finto e immaginato di adriano meis non doveva servire per gli altri, per chi doveva servire per me? 1595_4194_000598 di farmi operare da un oculista. la caporale batté le mani tutta contenta: ah, benissimo, il dottor ambrosini, chiami lambrosini, è il più bravo. fece loperazione della cateratta alla povera mamma mia. vedi, vedi, adriana, che lo specchio ha parlato, che ti dicevo io. 1595_4194_000599 la compatisca, signor meis, è vergognosa come una monacella la mia cognatina. questa inattesa remissione, tanta disinvoltura mimpensierirono. 1595_4194_000600 già già fece la caporale incredula corrispondenza segreta. perché è vero, adriana non riceve mai lettere in casa. questo signore me lha detto la donna di servizio. badiamo, adriana, sagitò, seccata su la seggiola, non le dia retta, mi disse rivolgendomi un rapido sguardo dolente e quasi. 1595_4194_000601 preparando, non smise sintende un solo istante di parlare. il lenzuolo serve, sa serve, non saprei. da da accumulatore, diciamo, di questa forza misteriosa, lei lo vedrà agitarsi, signor meis, gonfiarsi come una vela, rischiararsi a volte dun lume strano, quasi direi siderale, sissignore. 1595_4194_000602 poi uno stipetto a muro di lacca giapponese, ecc. ecc. e su questi oggetti nuovi gli occhi di malagna si fermavano con evidente compiacenza, come già su la rosoliera recata in trionfo dalla cugina vedova pescatore. 1595_4194_000603 montata su tutte le furie, le aveva gridato in faccia che mai e poi mai avrebbe acconsentito a farle sposare uno scioperato già quasi allorlo del precipizio. 1595_4194_000604 ecco, ero giunto finalmente a dubitarne. avrei dovuto, è vero, badare al fatto che non mera più avvenuto dincontrarmi col malagna in casa di lei e che poteva non esser senza ragione chella mi ricevesse soltanto di mattina. 1595_4194_000605 anni. quelladriano meis, condannato a essere un vile, un bugiardo, un miserabile quelladriano meis dovevo uccidere, che, essendo comera un nome falso, avrebbe dovuto aver pure di stoppa. il cervello di cartapesta, il cuore di gomma, le vene. 1595_4194_000606 me, quando sappiccicava a berto, diventava subito un damerino e il padre allora, che aveva anche lui velleità deleganza, apriva un po la bocca al sacchetto. 1595_4194_000607 e mattia pascal giacque forse tutta una notte e metà del giorno appresso nella gora di quel molino. non tentiamo nemmeno di descrivere la straziante scena. 1595_4194_000608 tutta la vita si rinserrava, si spegneva, ammutoliva con quella notte e io già la vedevo come da lontano, come se essa non avesse più senso né scopo per me. 1595_4194_000609 che bella invenzione. mi aveva detto: con due soldini, in pochi minuti mi giro mezza milano. vedeva soltanto i due soldini della corsa, quel poveruomo. 1595_4194_000610 a chi andranno? oh, almeno un ricordo alla povera adriana: con che occhi guarderà ella ormai quella mia camera deserta così? domande, supposizioni, pensieri, sentimenti tumultuavano in me mentre il treno rombava nella notte non mi davano requie. 1595_4194_000611 anche ora, in questa forma nostra, partecipiamo a tutte le manifestazioni delluniverso, ma non lo sappiamo, non lo vediamo perché purtroppo, questo maledetto lumicino piagnucoloso ci fa vedere soltanto quel poco a cui esso arriva. 1595_4194_000612 non mancava mai di schizzare in fine questo veleno, sapendo la virtù chesso aveva sullanimo di romilda, gelosa di quel figlio che sarebbe nato a oliva, tra gli agi e in letizia, mentre il suo nellangustia nellincertezza del domani e fra tutta quella guerra. 1595_4194_000613 in fondo, da questaltra parte, si scorgevano le verdi alture del gianicolo, col fontanone di san pietro in montorio e la statua equestre di garibaldi. in grazia di quella spaziosa veduta, presi in affitto la camera, che era per altro addobbata con graziosa semplicità di tappezzeria chiara, bianca e celeste. 1595_4194_000614 morire, se consistesse appunto in questo: che una situazione socialmente anormale si accetta anche vedendola a uno specchio che, in questo caso, ci para davanti la nostra stessa illusione. 1595_4194_000615 poco dopo, per attuare il mio tristo disegno, io lasciai il marchese col paleari e papiano e maccostai a pepita maccorsi subito, chella era molto nervosa e impaziente. volle per prima cosa saper lora da me. 1595_4194_000616 e il colore, arrischiai la prima posta di pochi scudi sul tavoliere di sinistra nella prima sala. così a casaccio sul venticinque e stetti anchio a guardare la perfida pallottola, ma sorridendo per una specie di vellicazione interna curiosa al ventre. 1595_4194_000617 croupiers serano dati il cambio. la donna era lì al posto di prima i tenni addietro per non farmi scorgere e vidi chella giocava modestamente e non tutte le partite. 1595_4194_000618 i resta qua in gola maffoga, ma che posso farci, pane pane. scrollò due volte le spalle, alzò le braccia e si percosse le anche. 1595_4194_000619 il figlio, il figlio. mi corressi subito riprendendo a salire. non so che cosa borbottasse tra sé la vecchia. per le scale a pie dellultima branca dovetti fermarmi. non tiravo più fiato. guardai la porta, pensai: forse cenano ancora tutti e tre a tavola, senzalcun sospetto. 1595_4194_000620 eppure niente. forse vi era accaduto oltre quel matrimonio di romilda con pomino, normalissimo in sé e che solo adesso, per la mia ricomparsa, sarebbe diventato straordinario. 1595_4194_000621 lì si facevano gli esperimenti della morte e adriana, accanto a me, era la vita, la vita che aspetta un bacio per schiudersi alla gioja. ora, manuel bernaldez aveva baciato al bujo la sua pepita e allora anchio. 1595_4194_000622 occhi notturni, tra due bande di capelli neri come lebano, ondulati che le scendevano su la fronte e su le tempie, quasi a far meglio risaltare la viva bianchezza de la pelle. 1595_4194_000623 e se gli altri non gli fanno il bene, quasi per dovere, egli li accusa e di tutto il male chegli fa, quasi per diritto, facilmente si scusa. 1595_4194_000624 chi vuoi che si curi più del valor legale del suo primo matrimonio. acqua passata, romilda fu mia moglie. ora, da un anno è tua madre, duna, tua bambina. dopo un mese non se ne parlerà più. dico bene, doppia suocera. la pescatore, cupa aggrondata, approvò col capo. 1595_4194_000625 e non gli fosse almeno costata tutto quello stento, la lettura. bisognava proprio riconoscere che non potesse farne a meno, di quelle date lì e di quelle notizie di musicisti, lui così sordo, e artisti e amatori morti e viventi fino al 1595_4194_000626 lombra, la nebbia, il fumo della sua filosofia erano svaniti al sole di quella mia nuova gioja. povero signor anselmo, delle due cose a cui si doveva secondo lui pensare su la terra, egli non saccorgeva che pensava ormai a una sola. ma forse, via aveva anche pensato a vivere a suoi bei dì. 1595_4194_000627 eppure stavo per ritornare, sai, ma sì, carico, doro, quando che è che non è morto, affogato, putrefatto e riconosciuto? per giunta, grazie a dio, mi sono scialato due anni, mentre voi qua, fidanzamento, nozze, luna di miele, feste, gioje la figliuola. 1595_4194_000628 misteriosa- ero io- e di vederle che avrebbero affettato entrambe al mio entrare, la più sdegnosa indifferenza, appena unocchiata, come per dire: to qua di nuovo, non teri rotto losso del collo. 1595_4194_000629 venne allora la tentazione di domandargli perché, dunque, se veramente nera, così addogliato, non laveva sposata lui romilda a tempo, magari prendendo il volo con lei, comio gli avevo consigliato. 1595_4194_000630 ah, ricordo un tramonto a torino, nei primi mesi di quella mia nuova vita, sul lungo po, presso al ponte, che ritiene per una pescaja limpeto delle acque che vi fremono irose. 1595_4194_000631 per tanti anni mi condanna a portare un occhio, diciamo così, disobbediente. io soffro dolori e prigionia per correggere lo sbaglio di lei e ora, per giunta, mi tocca a pagare. le sembra giusto? 1595_4194_000632 tentò di calmarmi anche il marchese dicendomi che da gentiluomo io dovevo mandar due amici per dare una buona lezione a quel villano che aveva osato di mostrar così poco rispetto per la sua casa. 1595_4194_000633 era stato anchegli, dal canto suo, un eroe. nebbi unaltra prova quando egli stesso mi volle narrar la storia di un certo giglio di legno dorato chera pur lì nel salone. 1595_4194_000634 e i libri lasciò per molti e molti anni accatastati in un vasto e umido magazzino, donde poi li trasse- pensate voi in quale stato- per allogarli: nella chiesetta fuori mano di santa maria liberale, non so per qual ragione sconsacrata. 1595_4194_000635 il rumore di qualche vettura sul prossimo ponte di legno mi scoteva da quelle riflessioni. sbuffavo, mi ritraevo dalla finestra, guardavo il letto, guardavo i libri. restavo un po perplesso tra questi e quello. 1595_4194_000636 e io remessa seconda filosofica, a mo di scusa, lidea, o piuttosto il consiglio di scrivere. 1595_4194_000637 perché la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha linestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza a cui larte crede suo dovere obbedire. 1595_4194_000638 tante cose lette nei libri del paleari mi balzarono in tumulto alla mente e con un brivido pensai a quello sconosciuto che sera annegato nella gora del molino, alla stìa a cui io avevo tolto il compianto de suoi e degli estranei. 1595_4194_000639 ma che chiamavano questo bel tomo, come lei ha detto giustamente. e allora, così per curiosità, mi avvicinai e gli domandai se si chiamasse proprio meis e di che paese fosse, poiché io avevo lonore e il piacere dospitare in casa un signor meis. 1595_4194_000640 nei due giornali di genova che, appena rimasto solo mero affrettato a leggere, non avevo trovato alcun cenno. i tremavano le mani nello spiegare il foglietto in prima pagina: nulla. 1595_4194_000641 se labbia per dato ai suoi ordini. qua conoscono il mio indirizzo. il marchese sera levato a metà dalla poltrona, tutto fremente, e gridava contro laggressore. io mi dibattevo intanto fra il paleari e papiano che mi impedivano di correre a raggiungere colui. 1595_4194_000642 se non che, quando meno me laspettavo, qualcuno di questi, ecco, impallidiva, fissava gli occhi, ammutoliva, poi buttava via la sigaretta e, tra le risa dei compagni, scappava via, rientrava nella sala da giuoco. 1595_4194_000643 pomino, pomino, marito di balbettai, ma subito un riso amaro come un rigurgito di bile. mi saltò alla gola e risi, risi, fragorosamente. 1595_4194_000644 basta, addio. eh, buona fortuna. dissio salutando con gli occhi fermi su romilda, che non volle guardarmi, ma la mano le tremò nel ricambiarmi il saluto: addio, addio. 1595_4194_000645 può ella sul serio ostinarsi a credere che per quel giuoco là ci possano esser regole o si possa aver qualche segreto? ci vuol fortuna: ne ho avuta oggi, potrò non averne domani, o potrò anche averla di nuovo. spero di sì. 1595_4194_000646 si erano affrettate a riconoscermi in quel morto. la vedova pescatore sperava ora che, malagna, commosso e forse non esente di rimorso per quel mio barbaro suicidio, venisse in ajuto della povera vedova. 1595_4194_000647 ma non potei prender sonno. che dovevo fare? insomma, ritornare a montecarlo a restituir quella vincita straordinaria, o contentarmi di essa e godermela modestamente, ma come? 1595_4194_000648 come le formiche, che non trovino più la bocca del formicajo, otturata per ispasso da un bambino crudele. i pare, signor meis, che noi ci troviamo adesso in uno di questi momenti: gran bujo e gran confusione, tutti i lanternoni spenti. 1595_4194_000649 turbata era anche lei, ma dal pudore che non le consentiva di mostrarsi lieta, come avrebbe voluto, di rivedermi finalmente guarito alla luce e contento. no, perché no? alzò appena gli occhi a guardarmi, arrossì, mi porse una busta. 1595_4194_000650 contemporaneamente la signorina caporale mi stringeva laltra mano come per domandarmi: è contento così? ma sì, contentone, le risposi io con unaltra stretta che significava anche: e ora fate pure. fate pure quel che vi piace. 1595_4194_000651 ma sì, anzi, il nonno sera intenerito per il nipotino innocente per me, unicamente per me, aveva perdonato il figliuolo. 1595_4194_000652 un lieve intacco, chio stessi per farle venticinque lire. ti saluto, dissi al vecchio cerinajo i calcai, il cappellaccio su gli occhi e sotto la pioggerella fina, fina che già il cielo cominciava a mandare mallontanai. 1595_4194_000653 rimase lì assorta mentre laltro, col cappello ancora in mano, mi parlava di napoli, dove aveva dovuto trattenersi più tempo che non avesse preveduto per copiare un gran numero di documenti dellarchivio privato delleccellentissima duchessa. 1595_4194_000654 una dozzina di vespe vi ronzavano attorno, qualcuna andava a posarsi anche lì vorace. 1595_4194_000655 ma io gli faccio osservare che non sono affatto rientrato né nella legge né nelle mie particolarità. mia moglie è moglie di pomino e io non saprei proprio dire chio mi sia. 1595_4194_000656 a dire ciò che è più proprio delluomo, è apparso tante volte ai signori critici non come un eccesso se mai, ma anzi come un difetto dumanità in tanti miei non allegri personaggi. 1595_4194_000657 a sposar. lui sintende sa perché ha, o piuttosto dovrebbe avere, quattordici o quindici mila lire di dote, quella povera disgraziata, la dote della sorella, che egli doveva subito restituire al signor anselmo, poiché rita è morta senza lasciar figliuoli. 1595_4194_000658 libero, dicevo ancora, ma già cominciavo a penetrare il senso e a misurare i confini di questa mia libertà. ecco essa, per esempio, voleva dire starmene lì di sera, affacciato a una finestra, a guardare il fiume che fluiva, nero e silente. 1595_4194_000659 cera stato scappa in questo caso maffrettai a dirgli, debbo io piuttosto felicitarmi con lei che cè stato. 1595_4194_000660 parte seduti, parte in piedi, saffrettavano nervosamente a disporre mucchi e mucchietti di luigi e di scudi e biglietti di banca su i numeri gialli dei quadrati. 1595_4194_000661 ma come se parlassi al muro. si schiuse allora luscio in fondo al corridojo ed apparve adriana. la prego, signorina, le dissi, veda un po di fare intender lei a questo poveretto che potrebbe andare a sedere altrove. 1595_4194_000662 e subito, assaettandosi pardon, correva a lei, le toglieva loggetto dalle mani- no, figliuola mia, guarda si fa così. e lo ripuliva lui, lo rimetteva a posto lui e tornava a me. 1595_4194_000663 scelsi allora roma, prima di tutto perché mi piacque sopra ogni altra città e poi perché mi parve più adatta a ospitar con indifferenza, tra tanti forestieri, un forestiere come me. 1595_4194_000664 così feci. ma per dir la verità il mio vero nome basta che bei discorsi sapeva fare il cavalier tito lenzi. anche il latino sapeva, citava come niente cicerone. 1595_4194_000665 un sussulto di gioja, anzi un impeto di pazzia, minvestì, mi sollevò: ma sì, ma sì, io non dovevo uccider, me, un morto, io dovevo uccidere quella folle, assurda finzione che maveva torturato, straziato due anni. 1595_4194_000666 che, pur potendo indignarsi così realmente delle altrui nequizie, gli permetteva poi di farne delle simili, o quasi tranquillissimamente, a danno di quel buon uomo del paleari, suo suocero. 1595_4194_000667 proprio così. allora la sentii come cosa viva e sentii dolore per essa, come il cavallo e le ruote del carro e i piedi de viandanti ne avessero veramente fatto strazio. 1595_4194_000668 ragioniamo un po. arrivati a questo punto, io nho viste di tutti i colori passare anche per imbecille o per peggio. 1595_4194_000669 la spia. mi susurrò la signorina caporale ammiccando. ma di che teme la signorina adriana? mi scappò detto nella cresciuta irritazione. non capisce che facendo così dà più ansa a colui da insuperbire e da far peggio il tiranno? 1595_4194_000670 che cosera in fondo ciò che mera sembrata la più grande delle fortune. nella prima ebbrezza della mia liberazione avevo già sperimentato come la mia libertà, che a principio mera parsa senza limiti, ne avesse purtroppo nella scarsezza del mio denaro. 1595_4194_000671 i basta che tutti mi rivedano e mi risappiano: vivo di fatto per uscir da questa morte, che è morte vera, credetelo. già lo vedi: romilda qua ha potuto divenir tua moglie. il resto non mimporta. tu hai contratto pubblicamente il matrimonio. è noto a tutti che lei è da un anno tua moglie e tale rimarrà. 1595_4194_000672 e non si sente lei. mi aveva domandato il paleari alla fine dellultima seduta. non si sente lei come se le avessero sottratto qualche cosa? dodici mila lire. 1595_4194_000673 invano cercava di stornarlo dai foschi pensieri inducendolo a compiacersi piuttosto dinanzi allo specchio del buon esito delloperazione e della barba ricresciuta e anche del pallore che in qualche modo mingentiliva laspetto imbecille. che hai fatto, che hai fatto. 1595_4194_000674 ecco prese a spiegare il signor anselmo. due colpi, vogliono dir sì colpi, interruppe pepita. che colpi. colpi, rispose papiano, o battuti sul tavolino, o su le seggiole o altrove, o anche fatti percepire per via di. 1595_4194_000675 no, nulla. mi rispose dolente aprendo le mani. capirai dopo la disgrazia, chi poteva immaginarselo. esclamò: pomino, ma giurerei chegli lavaro pomino. aveva al collo un mio antico fazzoletto di seta. 1595_4194_000676 dorme, signor meis, segua, segua pure. signor anselmo, non dormo. i par quasi di vederlo, codesto suo lanternino, ah bene. 1595_4194_000677 per quello dellelettricista ambrogio casati di luigi, nato nel marito della tedeschi, in realtà, lannegato, assomigliava molto al casati. 1595_4194_000678 io potevo aver solamente relazioni superficiali, permettermi solo co miei simili un breve scambio di parole aliene. ebbene, erano glinconvenienti della mia fortuna azienza. i sarei scoraggiato per questo. 1595_4194_000679 chiuderò gli occhi e passerò oltre. appena lo spettacolo della vita in qualche punto mi si presenterà sgradevole, procurerò di farmela più tosto con le cose che si sogliono chiamare inanimate e andrò in cerca di belle vedute, di ameni luoghi tranquilli. 1595_4194_000680 i pare di vederlo ancora nellatto di recitare spirante delizia da tutto il volto, con gli occhi semichiusi, facendo con le dita il chiocciolino. 1595_4194_000681 vogliono che se la fosse procacciata giocando a carte a marsiglia col capitano dun vapore mercantile inglese, il quale, dopo aver perduto tutto il denaro che aveva seco e non doveva esser poco si era anche giocato un grosso carico di zolfo imbarcato nella lontana sicilia. 1595_4194_000682 due ufficiali. e se per poco avessi loro scoperto il mio vero stato? ma prima di tutto non mavrebbero creduto. chi sa che avrebbero sospettato? e poi sarebbe stato inutile, come per adriana. 1595_4194_000683 dissi quel tanto che potevo, senza far nomi né di luoghi né di persone, per dimostrare che non mero affatto spassato in quei due anni. e così, conversando insieme, aspettammo lalba del giorno in cui doveva pubblicamente affermarsi la mia resurrezione. 1595_4194_000684 che saspettava, non tiravo più fiato. finalmente il convoglio si scrollò. per fortuna ero rimasto solo nello scompartimento. balzai in piedi, levai le braccia, trassi un interminabile respiro di sollievo, come se mi fossi tolto un macigno di sul petto. 1595_4194_000685 è inutile. è inutile. gemeva ladro, ladro anche ladro, tutto congegnato avanti. ho sentito nel bujo mè nato il sospetto, ma non volli credere chegli potesse arrivare fino a tanto. 1595_4194_000686 era in marsina anche lui, ma si vedeva che non era solito di portarla. volli vederlo alla prova. puntò forte. 1595_4194_000687 noi vogliamo sforzare langusta comprensione, che i nostri sensi limitati ce ne dànno abitualmente. ora, scusi, non pretendono gli scienziati per i primi ambiente e condizioni adatti per la buona riuscita dei loro esperimenti. 1595_4194_000688 i voltai. ma ecco, la avevo dietro ora, e se mi metto a correre, pensai mi seguirà, i stropicciai forte la fronte, per paura che stessi per ammattire, per farmene una fissazione. ma sì, così era. 1595_4194_000689 neanche per godere del dolce, esilarante spettacolo del vostro amore, della vostra concordia, della vostra felicità edificata su la mia morte ingrati. 1595_4194_000690 qui a u, così un giorno a caccia, mi fermai stranamente impressionato, innanzi a un pagliajo nano e panciuto che aveva un pentolino in cima allo stollo. 1595_4194_000691 madre. ma quellagiatezza, quella libertà fino al capriccio di cui ci lasciava godere serviva a nascondere labisso che poi, morta mia madre, ingojò me solo, giacché mio fratello ebbe la ventura di contrarre a tempo un matrimonio vantaggioso. 1595_4194_000692 la catena disse: la catena va mutata, abbiamo già max. domandò premurosamente quel buon uomo del signor anselmo. la risposta della caporale si fece attendere un bel po. 1595_4194_000693 guarda, è già notte avanzata. appena spunterà il giorno, io andrò via e sarà come non ci avessimo mai conosciuto. approfittiamoci di queste poche ore sù dimmi. 1595_4194_000694 non si convinse, tanto vero che, girando abilmente il discorso, credeva senza dubbio daver da fare con una birba matricolata e parlando con meravigliosa disinvoltura in quella sua lingua mezzo spagnuola e mezzo dio sa che cosa. 1595_4194_000695 la calma, la saccenteria spavalda di questo giovanottino laureato di fresco mirritarono. ma perché lei non sa che cosa voglia dire. gli risposi scrollando le spalle. 1595_4194_000696 che credessi veramente di esser morto. non sarebbe stato un gran male, giacché il forte è morire e appena morti. non credo che si possa avere il tristo desiderio di ritornare in vita. 1595_4194_000697 volli domandarle se la avesse tolta lei dal muro ed ella, arrossendo leggermente, mi rispose: scusi, tanto mè parso che le bisognasse piuttosto un portacenere. ma cera acqua benedetta nellacquasantiera cera. abbiamo qui dirimpetto la chiesa di san rocco e se nandò. 1595_4194_000698 privarsi nientemeno di certi pasticcini coi tartufi che le piacevano tanto, e di simili altre golerìe e anche, anzi soprattutto, del vino. non che ne bevesse molto, sfido, nasceva bene, ma non avrebbe dovuto berne neppure un dito. ecco, 1595_4194_000699 ecco, questo lo perderò, debbo perderlo. ero come elettrizzato. a un certo punto ebbi lispirazione di arrischiar tutto là e addio. 1595_4194_000700 immobili impassibili come statue. ah sì, dissi tra me e quietamente mi tirai su la mano gli altri scudi che avevo posato sul tavolino innanzi a me e me la filai ecco. 1595_4194_000701 e i cagionava un vero e proprio ribrezzo: il veder mia madre là, in contatto con la vedova pescatore, la santa vecchietta mia non più ignara ma agli occhi miei irresponsabile de suoi torti. 1595_4194_000702 nel primo impeto, tutte le mie energie vitali insorsero violentemente per protestare, come se quella notizia, così irritante nella sua impassibile laconicità, potesse anche per me esser vera. 1595_4194_000703 disse: proprio così, vedrai. dunque gli dava del tu, dunque, il papiano non cera più dubbio. era lamante della signorina caporale. e come mai allora, in tutti quei giorni sera, ella dimostrata così condiscendente con me? 1595_4194_000704 e non te lo meritavi, brontolò la pescatore. grazie, ma infine via. fu poco, è vero. ripresi codesti begli occhi che, pur singannarono così facilmente, non ebbero a sciuparsi molto di certo. 1595_4194_000705 e poi lonore, altra parola enorme, ma in pratica, credete, è unaltra cosa, cara signora, cosa di pochissimo momento: domandate alle vostre amiche che ci si sono avventurate. 1595_4194_000706 e già cominciavo a predisporre mia madre alla notizia del mio prossimo matrimonio, ormai inevitabile per debito di coscienza, quando, senza saper perché, mi vidi arrivare una lettera secca, secca di romilda. 1595_4194_000707 principe di satriano, che il marchese giglio don ignazio giglio dauletta, di cui egli papiano era segretario, intendeva illustrare in una biografia minuta e sincera. 1595_4194_000708 amicizia vuol dire confidenza, e come avrei potuto io confidare a qualcuno il segreto di quella mia vita senza nome e senza passato, sorta come un fungo dal suicidio di mattia pascal? 1595_4194_000709 dopo alcune sere, latteggiamento, il tratto della signorina caporale erano radicalmente mutati a mio riguardo. gli occhi dolenti le si appesantirono dun languore così intenso. 1595_4194_000710 senza più il fardello del mio passato e con lavvenire dinanzi che avrei potuto foggiarmi a piacer mio. ah, un pajo dali, come mi sentivo leggero. 1595_4194_000711 la frase poteva veramente prestarsi a una doppia interpretazione. me ne accorsi dopo averla proferita. io volevo dire chi sa che cosa immagina che le si faccia, ma il bernaldez prese in altro senso le mie parole e con estrema violenza, figgendomi gli occhi negli occhi, rimbeccò ciò che dimostra di non capir lei. 1595_4194_000712 ma tutto questo papiano non poteva saperlo e dunque come ha potuto farlo? dissi quasi tra me da che gli è potuto venire tanto ardire. 1595_4194_000713 entrare. certo sio non avessi avuto da temere, questo caso non mi sarebbe parso tanto strano. quante volte, infatti, non ci avviene dimbatterci inaspettatamente in qualcuno che abbiamo conosciuto altrove per combinazione. 1595_4194_000714 credo che sincipriasse e avesse anche la debolezza di passarsi un po di rossetto, appena, appena un velo su le guance. certo, si compiaceva daver conservato fino alla sua età i capelli che si pettinava con grandissima cura a farfalla e si rassettava continuamente con le mani. 1595_4194_000715 non avrei mai supposto che dovesse costarmi tanto stento e destarmi tanta smania la scelta di un nome e di un cognome. il cognome specialmente. 1595_4194_000716 ma sì, scattò il giovane barbuto. ma se non cè più dubbio, ormai quelle due statue rappresentano limperatore adriano, con la città inginocchiata ai piedi. 1595_4194_000717 tre giorni dopo, roberto, come se avesse voluto pagarmi le lagrime, mi mandò cinquecento lire. voleva che provvedessi a una degna sepoltura della mamma, diceva, ma ci aveva già pensato, zia scolastica. 1595_4194_000718 soffrire. ebbene, malagna arrivò fino a questo: non bevve più vino per dare esempio di continenza alla moglie e per non farla soffrire. 1595_4194_000719 un brivido mi colse di sgomento, che fece dun subito insorgere con impeto rabbioso tutte le mie vitali energie, armate di un sentimento dodio feroce contro coloro che da lontano mobbligavano a finire come avevan voluto, là nel molino della stìa. 1595_4194_000720 frattanto, non potendo correre a miragno, o almeno a oneglia, mi toccava a rimanere in una bella condizione, dentro una specie di parentesi di due, di tre giorni e forsanche più. morto di là a miragno come mattia pascal, morto di qua a roma come adriano meis. 1595_4194_000721 non cera via di mezzo. la colpa non era degli altri, era mia. adesso lavrei aggravata, è vero, con la menzogna. ma se non volevo, se ci soffrivo, dovevo andar via, riprendere il mio vagabondaggio chiuso e solitario. 1595_4194_000722 ma io volevo vivere anche per me nel presente. massaliva di tratto in tratto lidea di quella mia libertà sconfinata, unica, e provavo una felicità improvvisa così forte che quasi mi ci smarrivo in un beato stupore. 1595_4194_000723 adriana sorrise e sorrisi anchio. non lo specchio. signorina dissi, però sè fatto sentire il bisogno. da un po di tempo a questa parte, locchio mi fa male. non mi ha servito mai bene, tuttavia non vorrei perderlo. 1595_4194_000724 torti dipesi dal non aver saputo credere fino a tanto alla nequizia degli uomini, se ne stava tutta ristretta in sé, con le mani in grembo, gli occhi bassi, seduta in un cantuccio. 1595_4194_000725 si voltò appena vedendo entrare la zia e seguitò ad abburattare come se nulla fosse. la zia non ci fece caso. del resto ella era entrata senza salutar nessuno, diviata a mia madre, come se in quella casa non ci fosse altri che lei. 1595_4194_000726 non mi riuscì dir altro perché proruppe lei, ma sarrestò dun tratto. dica la incitai, se ha bisogno dun amico. 1595_4194_000727 misteriosi capricci della fantasia, per quale inesplicabile bisogno e donde mi veniva dimmaginare in quel momento mio padre, quel paolo meis, come uno scavezzacollo? ecco, 1595_4194_000728 speriamo che non secchi la sorgiva e io rimarrò bibliotecario. solo soletto a santa maria liberale. 1595_4194_000729 ora. mi sarebbe piaciuto che non solo esteriormente, ma anche nellintimo, non rimanesse più in me alcuna traccia di lui. 1595_4194_000730 nessuno prima di lui sera curato di sapere, almeno allingrosso, dando di sfuggita unocchiata ai dorsi, che razza di libri quel monsignore avesse donato al comune. si riteneva che tutti o quasi dovessero trattare di materie religiose. 1595_4194_000731 non siamo ancora riusciti a ottenere materializzazioni, ma luci sì, ne vedrà se la signorina silvia questa sera si troverà in buone disposizioni. comunica con lo spirito dun suo antico compagno daccademia morto. dio ne scampi di tisi a. 1595_4194_000732 ora, una sera indispettito che di quelle mie fatiche e di quelle mie vittorie, il romitelli non si volesse minimamente dar per inteso, come se lui avesse soltanto lobbligo di leggere e i topi quello di mangiarsi i libri della biblioteca. 1595_4194_000733 lo dico perché mi serva di scusa presso coloro che amano il bel gesto, gente poco riflessiva alla quale piace di non ricordarsi che lumanità è pure oppressa da certi bisogni a cui purtroppo deve obbedire anche chi sia compreso da un profondo cordoglio. 1595_4194_000734 berto e io fummo cresciuti gran parte degli averi nostri, è vero, era andata in fumo, ma avremmo potuto almeno salvare dalle grinfie di quel ladro il resto che, se non più agiatamente, ci avrebbe certo permesso di vivere senza bisogni. 1595_4194_000735 considerando chio cimentavo, tutto, tutto la vita, forsanche in quei colpi cheran vere e proprie sfide alla sorte. no, no, io ebbi proprio il sentimento di una forza quasi diabolica in me in quei momenti. 1595_4194_000736 questa fu la prima impressione alla lettura di quella mia necrologia sul foglietto. ma poi pensai che quel poveruomo era morto non certo per causa mia e che io, facendomi vivo, non avrei potuto far rivivere anche lui. 1595_4194_000737 per raddrizzarmi un occhio, il quale, non so perché, tendeva a guardare per conto suo altrove. erano per me quegli occhiali un vero martirio. a un certo punto li buttai via e lasciai libero locchio di guardare dove gli piacesse meglio. tanto se dritto questocchio non mavrebbe fatto bello. 1595_4194_000738 posso dire che da allora ho fatto il gusto a ridere di tutte le mie sciagure e dogni mio tormento. i vidi in quellistante attore duna tragedia che più buffa non si sarebbe potuta immaginare. 1595_4194_000739 fremevo. nellattesa ridevo, sbuffavo. mi guardavo attorno, in quel salottino chiaro, ben messo, arredato di mobili nuovi di lacca verdina. vidi a un tratto, su la soglia delluscio per cui ero entrato, un bel bimbetto di circa quattranni con un piccolo annaffiatojo in una mano e un rastrellino. 1595_4194_000740 rimasto solo io tenni a lungo il pugno stretto, come per serbar la pressione della mano di lei. tutta quella notte rimasi a pensare, dibattendomi tra continue smanie. 1595_4194_000741 parliamo di cose allegre, ditemi come tu e tua madre avete fatto a riconoscermi morto, là alla stìa. ma anchio esclamò, pomino esasperato: ma tutto il paese, non esse sole bravi. bravi, tanto dunque mi somigliava. 1595_4194_000742 e ne aveva ferocemente goduto. solo di pomino, niente anzi. il poveruomo era stato un martire della moglie. 1595_4194_000743 lo scrivo qua nella chiesetta, sconsacrata al lume che mi viene dalla lanterna lassù della cupola, qua nellabside, riservata al bibliotecario e chiusa da una bassa cancellata di legno a pilastrini. 1595_4194_000744 perché dunque il signor anselmo paleari, pur dicendo, e con ragione, tanto male del lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso, ne voleva accendere ora un altro, col vetro rosso, là in camera mia, pe suoi esperimenti spiritici? 1595_4194_000745 i tastai in petto, sorridendo nervosamente, e dissi: non ho, non ho neppure un biglietto da visita. i chiamo adriano. sì, appunto, ho sentito che si chiama adriana. anche lei, signorina. forse le farà dispiacere, ma no, perché fece lei, notando evidentemente il mio curioso imbarazzo e ridendo, questa volta come una vera bambina. 1595_4194_000746 piccola tozza grassa su le quattro zampine troppo esili. minerva era veramente sgraziata, gli occhi già appannati dalla vecchiaja e i peli della testa incanutiti. 1595_4194_000747 ero poco men che digiuno dalla mattina e vibravo tutto, tremavo dalla lunga, violenta emozione. non potei più resistervi e dopo quel colpo mi ritrassi vacillante. 1595_4194_000748 e mi faceva male. non glielho detto. ma sì, era un ricordo del nonno. signorina bugia, come vuol lei, ma guardi, io posso finanche dirle che il nonno maveva regalato quellanellino a firenze, uscendo dalla galleria degli uffizi, e sa perché? 1595_4194_000749 che richiamavan più che mai limmagine del contrappeso di piombo interno e più che mai buffo apparve il contrasto fra essi e la faccia da maschera carnevalesca. non cera dubbio, sera innamorata di me la signorina caporale. 1595_4194_000750 capitasse in questa biblioteca a cui io lascio questo mio manoscritto, con lobbligo però che nessuno possa aprirlo se non cinquantanni dopo la mia terza, ultima e definitiva morte. 1595_4194_000751 ho trovato, esclamai tutto contento, ecco loccupazione per me, mentre romitelli legge il suo birnbaum e per cominciare scrissi una elaboratissima istanza dufficio: allesimio cavalier gerolamo pomino, assessore comunale per la pubblica istruzione. 1595_4194_000752 faccia. perché avevo tanto insistito su questo discorso? volevo proprio che la maestra caporale mi spiattellasse lì in presenza dadriana, chella mi avrebbe amato, anzi, mi amava anche così. tutto raso e con quellocchio sbalestrato, 1595_4194_000753 il che vuol dire, in fondo, che noi anche oggi crediamo che la luna non stia per altro nel cielo che per farci lume di notte come il sole di giorno e le stelle per offrirci un magnifico spettacolo. 1595_4194_000754 ecco ella, ora, posato lannaffiatojo, si appoggiava al parapetto del terrazzino e si metteva a guardare il fiume, anche lei forse per darmi a vedere che non si curava né punto né poco di me, poiché aveva per proprio conto pensieri ben gravi da meditare in quellatteggiamento e bisogno di solitudine. 1595_4194_000755 précision, ve nerano esposte dogni dimensione con altri attrezzi del giuoco e varii opuscoli che avevano sulla copertina il disegno della roulette. 1595_4194_000756 natura. ma, nossignore, noi vogliamo scoprire altre leggi, altre forze, altra vita nella natura, sempre nella natura. perbacco oltre la scarsissima esperienza normale. 1595_4194_000757 avevo corso apposta e mi precipitai dentro, tutto accaldato e in sudore malagna, la cambiale, se già non avessi saputo chegli non aveva la coscienza pulita. 1595_4194_000758 a chi dobbiamo rivolgerci indietro? forse alle lucernette superstiti, a quelle che i grandi morti lasciarono accese su le loro tombe? ricordo una bella poesia di niccolò tommaseo: 1595_4194_000759 avevo già effettuato da capo a piedi la mia trasformazione esteriore: tutto sbarbato, con un pajo di occhiali azzurri chiari e coi capelli lunghi scomposti artisticamente, parevo proprio un altro. i fermavo qualche volta a conversar con me stesso innanzi a uno specchio e mi mettevo a ridere. 1595_4194_000760 e come uno dessi, vedendomi arrestar lì presso torbido, esitante, si voltò a guardarmi. io gli accennai un saluto e con voce rotta, dallaffanno: prego scusi, gli dissi. potrei dirle una parola? 1595_4194_000761 un pugno. la signorina caporale aveva ricevuto un pugno su la bocca formidabile, le sanguinavano le gengive. pepita e la signora candida scattarono in piedi spaventate. anche papiano salzò per riaccendere il lanternino. 1595_4194_000762 poi rubava. eh sfido, qualche cosa bisognava pur che facesse, se non che poco dopo venne a sapere che la signora guendalina se lo beveva di nascosto, lei il vino, come se per non farle male potesse bastare che il marito non se ne accorgesse. 1595_4194_000763 tornai a guardare attraverso le stecche della persiana. la caporale non era più nel terrazzino, laltro rimasto solo sera, messo a guardare il fiume, appoggiato con tutti e due i gomiti sul parapetto e la testa tra le mani. 1595_4194_000764 quasi involontariamente, io mi recai allora la mano di adriana alla bocca. poi, non contento, mi chinai a cercar la bocca di lei e così il primo bacio, bacio lungo e muto, fu scambiato fra noi. 1595_4194_000765 come ho fatto, gli risposi. storia lunga. non sono adesso in condizione di narrartela, ma ne ho avuti sai quattrini e ne ho ancora non credere. dunque chio: ritorni ora a miragno perché ne sia. 1595_4194_000766 ora, timido come un cane bastonato, andava appresso a quellaltro- me- che aveva aperte le finestre e si destava alla luce del giorno, accigliato, severo, impetuoso. 1595_4194_000767 ma e gli antenati miei, e le loro azioni in un lungo decorso di tempo, non tutte veramente lodevoli. e allora, ecco, il mio caso è assai più strano e diverso, tanto diverso e strano che mi faccio a. 1595_4194_000768 ma la fortuna, non so per quali suoi fini segreti, volle darmi una solenne e memorabile smentita. appressatomi a un altro tavoliere, dove si giocava forte. stetti prima un buon pezzo a squadrar la gente che vi stava attorno. 1595_4194_000769 ci recammo nella sala da pranzo dove, sulla tavola ancora apparecchiata, erano i resti della cena: tutto tremante, stralunato, scontraffatto, nel pallore cadaverico, battendo di continuo le palpebre su gli occhietti diventati scialbi, forati in mezzo da due punti neri acuti di spasimo. 1595_4194_000770 esortato dal signor anselmo e anche da me, alla fine egli si quietò, disse che sarebbe ritornato presto da napoli, appena chiuso il fratello nella casa di salute, liquidate le sue competenze in un certo negozio che ultimamente aveva avviato colà in società con un suo amico. 1595_4194_000771 fontane, maccostai a una di esse e allora quellacqua soltanto mi sembrò viva lì, e tutto il resto, quasi spettrale e profondamente malinconico, nella silenziosa immota solennità. 1595_4194_000772 un pensiero, unimmagine dovette balenarle in quel punto alla mente. si turbò e si volse a guardare il fiume sottostante. certo, quellaltra comprese perché sospirò. e si volse anche lei a guardare il fiume. 1595_4194_000773 tutta son bocca dalla cinta in sue e più mordo sdentata che con dente. ho due bellichi a contrapposti siti gli occhi ho ne piedi e spesso a gli occhi i diti. 1595_4194_000774 già cominciavo a sentirlo, a rientrare in me e man mano cresceva il fastidio che mi recava la compagnia di quelluomo. tuttavia, per quanto facessi, appena sceso a nizza non mi riuscì di liberarmene. 1595_4194_000775 me lo giura su ciò che ha di più caro. me lo giurò. e con uno sguardo tra le lagrime mi fece intendere su che cosa me lo giurava, che cosa avesse di più caro. 1595_4194_000776 ma né romilda con le buone mi avrebbe seguito, né io, per il momento, avrei saputo dove condurla. dovevo almeno prima cercarmi una casa. pensai dandare al municipio, allufficio dello stato civile, per farmi subito cancellare dal registro dei morti. 1595_4194_000777 i parve che anche lui gridasse a me quel nome, a me che stavo intanto a ripetere meccanicamente: adriano, buttai subito via quel de e ritenni il meis. adriano, meis, sì, adriano, meis, suona bene. 1595_4194_000778 la piccola mia lampa non come sol risplende né come incendio fuma, non stride e non consuma, ma con la cima tende al ciel. che me. 1595_4194_000779 eh, sospirai io sorridendo, poiché dobbiamo vivere, ma dobbiamo anche morire, ribatté il paleari. capisco perché però pensarci tanto? perché? ma perché non possiamo comprendere la vita se in qualche modo non ci spieghiamo la morte? 1595_4194_000780 lei sola, là dentro quella pallottola, davorio correndo graziosa nella roulette in senso inverso al quadrante. pareva giocasse tac, tac, tac, lei sola. 1595_4194_000781 vedi, maccusa di tradimento, ora che centra è tuo marito e non se ne parla più. ma io non ci ho colpa. sù, sù ci andrò io domani, da quel povero morto abbandonato là senza un fiore, senza una lacrima di, cè almeno una lapide su la fossa. sì, saffrettò a rispondermi, pomino a spese del municipio, il povero babbo. 1595_4194_000782 ma lui non sera dato per vinto. volta per volta, ostinato, la sua posta sul, era rimasto su la breccia fino allultimo, fino allora in cui i croupiers annunziano. 1595_4194_000783 a proposito di questo biglietto da visita, per poco non mi feci anche un motivo, dinfelicità della cattiva figura che mi pareva daver fatta, non potendo ricambiarglielo. 1595_4194_000784 definito da questo cerchio dombra fittizia, oltre il breve àmbito dello scarso lume che noi, povere lucciole sperdute, ci projettiamo attorno e in cui la vita nostra rimane come imprigionata, come esclusa per alcun tempo dalla vita universale eterna. 1595_4194_000785 qua dissi quasi inconsciamente, tra me, su questo parapetto, il cappello, il bastone. sì, comesse là, nella gora del molino, mattia pascal, io qua, ora, adriano meis, una volta per uno ritorno vivo mi vendicherò. 1595_4194_000786 le poche lire che le avveniva di guadagnare di tanto in tanto facendo provar le canzonette a qualche attrice esordiente di caffè-concerto. se nandavano così o per bere o per infronzolarsi, ed ella non pagava né laffitto della camera né quel po che le davano da mangiare là in famiglia. 1595_4194_000787 perché ti vedo correre troppo piano piano e rifletti: se veniamo a conoscere chella è davvero come dovrebbe essere: buona, saggia, virtuosa, bella è. non cè dubbio. e ti piace, non è vero oh? 1595_4194_000788 ma perché sa in quali mani laffida, esclamò alteramente papiano non volli saper altro, perché adriana si ricusava dassistere a quegli esperimenti pe suoi scrupoli religiosi. 1595_4194_000789 ma anche perché non andavano tanto daccordo nonno e nipote. il marchese era debole di carattere, tutto chiuso in quel suo mondo morto. pepita, invece forte, vibrante, di vita. 1595_4194_000790 rimasta il pantogada. non avrebbe voluto lasciarsela scappare, ma poi, costretto da una impellente necessità di denaro, aveva ceduto. ora egli minacciava senza requie il suocero di riprendersi la figlia. 1595_4194_000791 posatamente, sforzandomi di vedere e di fissar bene tutto nelle più minute particolarità. ero figlio unico. su questo mi pareva che non ci fosse da discutere. più unico di così. 1595_4194_000792 e a incarnazione rrivai alla stazione in tempo per il treno delle dodici e dieci per pisa. 1595_4194_000793 volli credere che questo mutamento dipendesse ancora, perché mattia pascal era finito lì, nel molino della stìa, e perché io, adriano meis, dopo avere errato un pezzo, sperduto in quella nuova libertà illimitata, avevo finalmente acquistato lequilibrio raggiunto. lideale che mero prefisso. 1595_4194_000794 se gli presentate un tale con una gamba di legno o con un occhio di vetro, vi risponde che egli non lo conosce perché quello non è luomo, ma un uomo. è vero però che noi tutti, a nostra volta, possiamo rispondere allo zoologo che luomo chegli conosce non esiste. 1595_4194_000795 me lo sarei baciato, se non che questo mio caro ometto non volle perseverare negli arguti e concettosi discorsi di cui ho voluto dare un saggio, cominciò a entrare in confidenza. e allora, io che già credevo facile e bene avviata la nostra amicizia. 1595_4194_000796 no via. prevedevo di non poter più avere una casa mia, oggetti miei, ma mi sarei allogato a pensione in qualche famiglia, in una camera mobiliata. dovevo affliggermi per così poco? 1595_4194_000797 ero morto. ero morto non avevo più debiti, non avevo più moglie, non avevo più suocera, nessuno, libero, libero, libero che cercavo di più. 1595_4194_000798 come una cieca sera. abbandonata alla guida del marito, rimastane senza, si sentì sperduta nel mondo e non uscì più di casa tranne le domeniche di mattina, per tempo per andare a messa nella prossima chiesa, accompagnata dalle due vecchie serve chella trattava come parenti. 1595_4194_000799 pepita tutta. un tratto la afferrò pel collo e la gettò in braccio alla signora candida gridandole, cito: entrò in quella di furia don ignazio giglio dauletta, curvo quasi spezzato in due. 1595_4194_000800 a un tratto, di fronte a una puntata formidabile, ebbi come una vertigine. sentii gravarmi addosso una responsabilità tremenda. 1595_4194_000801 le tolse il vassojo dalle mani e uscì per rientrare poco dopo con un altro vassojo di lacca nuovo, fiammante, che reggeva una magnifica rosoliera, un. 1595_4194_000802 i buttai su la poltrona con le mani su la faccia. i sentivo fremere le labbra al ricordo di quel bacio adriana. adriana, che speranze le avevo acceso in cuore con quel bacio. mia sposa, è vero, aperte le finestre, festa per tutti. 1595_4194_000803 un incontro, dunque, fra me e quello spagnuolo. sarebbe stato forse inevitabile da un giorno allaltro? che fare? non potendo con altri, mi consigliai di nuovo con lo specchio. 1595_4194_000804 non sono poi rare nella storia, certe fiere ventate che spengono dun tratto tutti quei lanternoni che piacere nellimprovviso bujo. allora è indescrivibile lo scompiglio delle singole lanternine. 1595_4194_000805 riuscii così bene che essa, alla fine, assunse nella mia mente una consistenza quasi reale. non volli immaginarmi una nuova mamma. i sarebbe parso di profanar la memoria viva e dolorosa della mia mamma vera. 1595_4194_000806 mia madre era convinta che al bisogno nostro potesse bastare ciò che pinzone cinsegnava, e credeva forsanche nel sentirci recitare gli enimmi del croce o dello stigliani, che ne avessimo già di avanzo. 1595_4194_000807 opera del pittore bernaldez. ci annunziò gravemente papiano, come se facesse una presentazione che da parte nostra richiedesse un profondissimo inchino. 1595_4194_000808 fossi stato almeno un mascalzone, avrei potuto forse adattarmi a restar così, sospeso nellincertezza della sorte, abbandonato al caso, esposto a un rischio continuo, senza base, senza consistenza. ma io, io no. 1595_4194_000809 per lumidità, le legature de due volumi si erano fraternamente appiccicate. notare che nel libro secondo di quel trattato licenzioso si discorre a lungo della vita e delle avventure monacali. 1595_4194_000810 ritìrati se ti vedessi. gli rispose la signorinetta mortificata con una vocina tenera che, pur nella lieve irritazione, esprimeva la mitezza dellindole. 1595_4194_000811 di quante fila che la riallaccino nel complicatissimo intrico della vita, fila che noi abbiamo recise per farla diventare una cosa a sé. 1595_4194_000812 non vedi sciocca che va sempre a due riviere. sì, per il raccolto delle olive: dunoliva, dunoliva, dunoliva, sola bietolona. 1595_4194_000813 e già quasi vi cedevo quando mi sentii addosso un peso, un peso materiale che subito mi fece riscuotere quanto avevo vinto. aprii gli occhi, ma dovetti richiuderli immediatamente. mi girava la testa. il caldo là dentro era soffocante come. 1595_4194_000814 toglievo: a uno qua la tabacchiera dosso e il pezzolone a dadi rossi e neri, a un altro là il bastoncino. a un terzo gli occhiali e la barba a collana. a un quarto il modo di camminare e di soffiarsi il naso. a un quinto il modo di parlare e di ridere. 1595_4194_000815 un caso della vita può essere assurdo: unopera darte. se è opera darte no, ne segue che tacciare dassurdità e dinverosimiglianza in nome della vita unopera darte è balordaggine. in nome dellarte sì. in nome della vita no. 1595_4194_000816 inserì questo scritto nel primo volume della sua biblioteca musicale nel. 1595_4194_000817 tra due sta, pensavo: o egli è molto abile o lostinazione di tenersi accanto. adriana. non gli fa veder bene dove si mette, lasciando il bernaldez e pepita, me e adriana. 1595_4194_000818 boule sul quadrante e vingtcinq annunzia il croupier rouge impair et passe. avevo vinto. 1595_4194_000819 la vedova pescatore stava quella mattina a fare il pane sbracciata, con la gonnella tirata sù e arrotolata intorno alla vita per non sporcarsela. 1595_4194_000820 adriana riconobbe che non aveva in casa veramente di che esser contenta. ma ora, e con gli occhi e con un mesto sorriso, mi domandò se mai per me potesse rappresentare un ostacolo ciò che per lei era cagione di dolore. no, è vero, chiedeva quello sguardo e quel mesto sorriso. 1595_4194_000821 pallida, disfatta, imbruttita, senza più un momento di bene, senza più voglia neanche di parlare o daprir gli occhi. colpa mia anche questa? 1595_4194_000822 e soffiò sul lanternino. io cercai al bujo la mano di adriana chera, fredda e tremante. per rispettare il suo timore, non gliela strinsi in prima. 1595_4194_000823 era di non so di basilea, mi pare, ma stabilito a roma da un pezzo con la famiglia. un genio sa per la musica reciso dalla morte crudele prima che avesse potuto dare i suoi frutti. 1595_4194_000824 ma lo sforzo in parte era vano. perché questo risolino, non potendo per le labbra così imprigionate, gli scappava per gli occhi più acuto e beffardo che mai. 1595_4194_000825 non so come mi trovai ferito alla fronte. gridai alla donna che non smetteva ancora di chiamare ajuto, che si stesse zitta. ma ella, vedendomi con la faccia rigata di sangue, non seppe frenarsi e, piangendo, tutta scarmigliata, voleva soccorrermi, fasciarmi col fazzoletto di seta che portava sul seno, stracciato nella rissa. 1595_4194_000826 io nascosi questa lettera alla mamma. forse se lanimo esasperato in quel momento. non mi avesse offuscato il giudizio, non me ne sarei tanto indignato. 1595_4194_000827 i lasciò andare, ma mi venne appresso. salì con me nel treno di ritorno a nizza e volle assolutamente che cenassi con lui e prendessi poi alloggio nel suo stesso albergo. 1595_4194_000828 non avevo ancora biglietti da visita, provavo un certo ritegno a farmeli stampare col mio nuovo nome miserie. non si può forse fare a meno de biglietti da visita? si dà a voce il proprio nome e via. 1595_4194_000829 una figlia per giunta. e questa ora mamma da romilda. per carità, scongiurò pomino, ma troppo tardi. romilda, col busto slacciato, la poppante al seno, tutta in disordine, come se alle grida si fosse levata di letto in fretta e in furia, si fece innanzi mintravide. 1595_4194_000830 avevo pensato, via facendo, di recarmi a marsiglia dalla stazione ferroviaria del paese, vicino a cui mero diretto. giunto a marsiglia, mi sarei imbarcato magari con un biglietto di terza classe per lamerica. così, 1595_4194_000831 ma tutti lo chiamavano pinzone ed egli ci sera già tanto abituato che si chiamava pinzone. da sé era duna magrezza che incuteva ribrezzo. 1595_4194_000832 con quel pianto egli mi si prostrava, mi singinocchiava quasi ai piedi, ma a patto chio mantenessi la mia affermazione, daver cioè ritrovato il denaro che se io mi fossi approfittato di vederlo ora avvilito per tirarmi indietro, mi si sarebbe levato contro furibondo. 1595_4194_000833 cercai nelle due interne e subito mi saltò a gli occhi un segno di lutto: in capo alla terza pagina e sotto a grosse lettere, il mio nome. così: 1595_4194_000834 il nonno lo ignorava, perché mio padre non glielaveva mai detto o perché se nera dimenticato e io non potevo certamente ricordarmelo. riassumendo a figlio unico di paolo meis: 1595_4194_000835 che idee? esclamò la caporale. ma lei crede desser giusto dicendo così. è ingiustissimo invece verso noi donne, perché la donna, caro signor meis, lo sappia, è più generosa delluomo e non bada come questo alla bellezza esteriore soltanto. 1595_4194_000836 cè il sasso e letere imponderabile. perdio, nel mio stesso corpo cè lunghia il dente, il pelo e cè perbacco il finissimo tessuto oculare. 1595_4194_000837 ed era quasi senza mento, con un pajo docchietti neri vivaci e bei capelli corvini abbondanti rialzati sul capo, godeva evidentemente nel risponder di sì al giovinetto. egli qualche volta vinceva. 1595_4194_000838 un elefante inargentato con una botte di vetro sul groppone e tanti bicchierini appesi tuttintorno che tintinnivano. avrei preferito il vermouth. bevvi il rosolio, ne bevvero anche il malagna e la madre romilda no. 1595_4194_000839 piano. che notizia poteva aver di me quello pagnuolo? i aveva veduto a montecarlo. gli avevo io detto allora che mi chiamavo mattia pascal. 1595_4194_000840 fingermi col pensiero il mare tenebroso e palpitante in cui quelle acque, dopo tanta corsa, andavano a perdersi e aprire di tratto in tratto la bocca a uno sbadiglio. 1595_4194_000841 e che seguiva da questa riflessione: ahimè che io, condannato inevitabilmente a mentire dalla mia condizione, non avrei potuto avere mai più un amico, un vero amico, e dunque né casa, né amici. 1595_4194_000842 la ragione vera la vedo adesso, dopo tutto quello che mè occorso, ma non la dirò per non guastare il mio racconto con riflessioni che a questo punto sarebbero inopportune. 1595_4194_000843 mimpensierirono dove voleva andar a parare. una sera me lo vidi arrivare in casa insieme con un tale che entrò battendo forte il bastone sul pavimento, come se, tenendo i piedi entro un pajo di scarpe di panno che non facevan rumore, volesse sentire così, battendo il bastone chegli camminava. 1595_4194_000844 va là fa il marito in pace, senza soggezione. il tuo matrimonio, comunque sia, sè celebrato, tutti approveranno. considerando che cè di mezzo una creaturina, ti prometto e giuro che non verrò mai a importunarti, neanche per una miserrima tazza di caffè. 1595_4194_000845 perché dunque ora non lo sposava lei, oh bella? perché era vedovo. era appartenuto a unaltra donna alla quale forse, qualche volta avrebbe potuto pensare. 1595_4194_000846 i parlava in un italiano bastardo, comicissimo. poiché io che non connettevo già più, mi ostinavo a rispondergli nella mia lingua. no, no, basta, non ne posso più. i lasci andare, caro signore. 1595_4194_000847 ma poi, pensando alla mia vita, dun tempo provai un grande avvilimento per me stesso. eh che due anni di biblioteca, col contorno di tutte le altre sciagure. mavevan dunque immiserito a tal segno il cuore. 1595_4194_000848 ecco, potevo andare dove mi piaceva, a venezia, a venezia, a firenze, a firenze. e quella mia felicità mi seguiva dovunque. 1595_4194_000849 e angoscia condivise dalla miglior parte della nostra cittadinanza, che lo amava e lo stimava per la bontà dellanimo, per la giovialità del carattere e per quella natural modestia che gli aveva permesso, insieme con le altre doti, 1595_4194_000850 poi eccitatomi di nuovo alla vista degli altri giocatori e sentendo che si raccendeva in me lestro di prima, non badai più a lei e mi rimisi a giocare. per qual misterioso suggerimento seguivo così infallibilmente la variabilità imprevedibile nei numeri e nei colori? 1595_4194_000851 questo timore, appunto, mi rese dapprima perplesso se andare o no, ma poi pensai che mero partito per avventurarmi fino in america, sprovvisto di tutto e senza conoscere neppur di vista linglese e lo spagnuolo. 1595_4194_000852 quella ubbidì. e allora papiano fece per chiudere le imposte tra la sala da pranzo e il terrazzino? nientaffatto, disse adriana, tendendo un braccio contro limposta. ma io ho da parlarti, inveì il cognato con fosca maniera, sforzandosi di parlar basso. 1595_4194_000853 perché mostravo tanta smania di maritar romilda? per niente, ripeto, per il gusto di stordire pomino. parlavo e parlavo e tutte le difficoltà sparivano. ero impetuoso e prendevo tutto alla leggera. 1595_4194_000854 ma senza denunziarlo. vediamo un po se questa sera io lo afferro per il collo e gli grido: qua subito il denaro che hai tolto di là dallo stipetto, pezzo di ladro. 1595_4194_000855 ma lei? mi provai a confortarlo. lei è ancora in tempo, fortunatamente, di commettere bestialità, ma ne ho già commesse tante, creda pure. rispose con un gesto e un sorriso fatuo. 1595_4194_000856 ora nellozio, cominciavo a prender labitudine di riflettere su tante cose che non avrei mai creduto potessero anche per poco interessarmi veramente. ci cascavo senza volerlo e spesso mi avveniva di scrollar le spalle seccato. 1595_4194_000857 la costernazione che mi teneva fu però presto ovviata dal vedere che alla notizia del mio suicidio i giornali avevano dato le proporzioni duno dei soliti fatti di cronaca. dicevano tutti sù per giù la stessa cosa. 1595_4194_000858 dunque, intimamente nellanima. si sentiva bella lei. oh, chi sa di quali e quanti sacrifizii sarebbe stata capace veramente, se avesse trovato un uomo generoso. forse non avrebbe più bevuto neppure un dito di vino. 1595_4194_000859 i avviai, guardando la gente che passava, ma che nessuno mi riconosceva. eppure ero ormai tal quale, tutti vedendomi avrebbero potuto almeno pensare: ma guarda quel forestiero là, come somiglia al povero mattia pascal. 1595_4194_000860 i pendeva tremenda sul capo lira di marianna dondi, vedova pescatore. 1595_4194_000861 e sorridevo agli uccelletti che si sbandavano, spaventati da quel coso nero che correva per la campagna: fragoroso allondeggiar dei fili telegrafici per cui passavano certe notizie ai giornali, come quella da miragno del mio suicidio nel molino della stìa. 1595_4194_000862 molta arte, molta arte. avrei dovuto adoperare. e allora, adriana, se non altro, ci avrebbe forse guadagnato questo: la restituzione della sua dote. 1595_4194_000863 quindi, non tanto per distrarmi quanto per cercar di dare una certa consistenza a quella mia nuova vita campata nel vuoto, mi misi a pensare ad adriano meis, a immaginargli un passato, a domandarmi chi fu mio padre, dovero nato. 1595_4194_000864 pantaloni color marrone. del rinvenimento fu dato avviso ai carabinieri, che iniziarono le investigazioni. poco dopo, il cadavere veniva identificato da tale maria tedeschi, ancor piacente donna sulla quarantina, e da certi luigi longoni e luigi majoli. 1595_4194_000865 era solo prodigiosa divinazione nellincoscienza, la mia? e come si spiegano allora certe ostinazioni pazze, addirittura pazze, il cui ricordo mi desta i brividi ancora? 1595_4194_000866 qual volta ne trova uno, lo lancia dallalto con garbo. sul tavolone che sta in mezzo la chiesetta ne rintrona un nugolo di polvere si leva, da cui due o tre ragni scappano via. spaventati io accorro dallabside scavalcando la cancellata. 1595_4194_000867 notavo che adriana stessa, la quale non mi rivolgeva mai alcuna domanda, men che discreta- stava pure tutta orecchi ad ascoltare ciò che rispondevo a quelle della caporale che, per dir la verità, andavano spesso un po troppo oltre i limiti della curiosità naturale e scusabile. 1595_4194_000868 questa sua delicata perplessità, questo riserbo onesto, mimpedirono intanto di trovarmi subito a tu per tu con me stesso e mi fecero impegnare sempre più nella sfida quasi sottintesa con papiano. 1595_4194_000869 ma sarà stata lei, forse lei, marianna dondi, la vedova pescatore? oh, mha pescato subito, mha riconosciuto subito. non le sarà parso vero, figuriamoci. 1595_4194_000870 la porta al quarto piano cerano due targhette paleari: di qua papiano, di là, sotto a questa, un biglietto da visita fissato con due bullette di rame, nel quale si leggeva silvia caporale. 1595_4194_000871 cè, nella storia naturale, un regno studiato dalla zoologia perché popolato dagli animali. tra i tanti animali che lo popolano è compreso anche luomo, e lo zoologo sì, può parlare delluomo e dire, per esempio: 1595_4194_000872 capirà che tra la mano dun giovinetto di dodici anni e questa manaccia mia ci corre. vede, ora son tutto, così come questa manaccia che non comporta anellini graziosi. il cuore forse ce lavrei, ma io sono anche giusto, signorina. 1595_4194_000873 cera, sotto riparata dal vetro e incorniciata una lettera di pietro ulloa che, nel settembre del, cioè agli ultimi aneliti del regno, invitava il marchese giglio dauletta a far parte del ministero che non si poté poi costituire. 1595_4194_000874 ma non bisogna meravigliarsi di nulla. ah, il, mi diceva un signore di lugano, pezzo domone, la cui vista avrebbe suggerito le più consolanti riflessioni su le resistenti energie della razza umana. 1595_4194_000875 ma il gran terenzio non rinunziò al suo disegno, disponendo intorno al tavolino la catena medianica. si fece sedere accanto adriana e pose accanto a me la. 1595_4194_000876 pendeva dalle pugna, strette sul mento un cordoncino fino ai piedi. i chinai a guardare e gli scoprii, tra le scarpacce rotte, un cucciolotto minuscolo di pochi giorni, che tremava tutto di freddo e gemeva continuamente lì. 1595_4194_000877 in un trattato degli arbori di giovan vittorio soderini si legge che i frutti maturano parte per caldezza e parte per freddezza. 1595_4194_000878 il salto che spiccai dal vagone mi salvò, come se mi avesse scosso dal cervello quella stupida fissazione. 1595_4194_000879 i fenomeni, le manifestazioni sono reali, non cè che dire innegabili. noi non possiamo mica diffidare di noi stessi. e perché no? anzi come? 1595_4194_000880 rimasi un pezzo attonito, poi mi mossi di nuovo senza più pensare, alleggerito dun tratto, in modo strano, dogni ambascia, quasi istupidito, e ripresi a vagare non so per quanto tempo, fermandomi qua e là a guardar nelle vetrine delle botteghe che man mano si serravano, e mi pareva che si serrassero per me per sempre. 1595_4194_000881 basta, lasciamo anche questo discorso. raccontami. raccontami piuttosto come vi siete sposati così presto. ah, come poco mi piangesti, vedovella mia. forse niente eh di sù possibile chio non debba sentir la tua voce. 1595_4194_000882 e oliva lho, incontrata per via qualche domenica alluscita della messa col suo bambino di cinque anni per mano, florido e bello come lei, mio figlio. 1595_4194_000883 avevo lasciato aperta la gelosia, aperti gli scuri. a un certo punto la luna declinando, si mostrò nel vano della mia finestra, proprio come se volesse spiarmi sorprendermi, ancora sveglio a letto per dirmi: ho capito, caro, ho capito e tu no. 1595_4194_000884 orridevo i veniva di sorridere così di tutto e a ogni cosa, a gli alberi della campagna, per esempio, che mi correvano incontro con stranissimi atteggiamenti nella loro fuga illusoria. 1595_4194_000885 non avevo certo da rimpiangere quella di casa mia. laltra, più antica della casa paterna, lunica, chio potessi ricordare con rimpianto, era già distrutta da un pezzo, e non da quel mio nuovo stato. 1595_4194_000886 mattia, mattia, mattia, prese a dire il povero berto, non credendo ancora agli occhi suoi. ma comè tu, oh dio, comè fratello mio, caro mattia, e mabbracciò forte, forte, forte. mi misi a piangere come un bambino. comè? riprese a domandar berto, che piangeva anche lui. comè, comè? 1595_4194_000887 sul punto di prendere una risoluzione. mi sentivo come trattenuto. mi pareva di vedere tanti impedimenti e ombre e ostacoli. 1595_4194_000888 floridezza. ella lo aveva ingannato, ingannato, ingannato che soltanto per aver da lei un figliuolo egli laveva, innalzata fino a quel posto già tenuto da una signora, da una vera signora, alla cui memoria, se non fosse stato per questo, non avrebbe fatto mai un tale affronto. 1595_4194_000889 semplice. bastava guardarlo, bastava considerare un poco quella sua minuscola, ridicola personcina per accorgersi chegli mentiva senza bisogno daltre prove. 1595_4194_000890 talvolta sino a ponte nomentano, sempre parlando della morte. ed ecco che bel guadagno ho fatto. io pensavo a non esser morto davvero. 1595_4194_000891 forse perché io, miserabile ma onorato, debbo ancora restituire qua a mio suocero? ma che vai pensando adesso, esclamò, interrompendolo, il paleari. no, raffermò fieramente papiano, io ci penso, ci penso bene, non dubitate. e se me ne vado, povero, povero, povero scipione. 1595_4194_000892 ecco, potevo ripetere a memoria, parola per parola. il telegramma non cera dubbio. tuttavia, sì, era troppo poco, non poteva bastarmi. guardai la stazione, lessi il nome alenga. avrei trovato in quel paese altri giornali. 1595_4194_000893 e che fare dunque? andarmene via e dove? e, adriana, ma che potevo fare per lei? nulla, nulla. 1595_4194_000894 subito, innanti a questa porta chiusa, sorse, nero e trepidante, il sospetto, sospetto tosto, fugato dalla lusinga che durò parecchi dì, man mano però raffievolendosi, chegli si fosse allontanato dal paese per qualche sua segreta ragione. 1595_4194_000895 la mattina del settembre il re usciva dalla reggia di napoli in un legnetto scoperto, insieme con la regina e due gentiluomini di corte. arrivato il legnetto, in via di chiaja, dovette fermarsi per un intoppo di carri e di vetture, innanzi a una farmacia che aveva su linsegna i gigli. 1595_4194_000896 aperto luscio, mi sentii allargare il petto, allaria alla luce che entravano per due ampie finestre prospicienti il fiume. si vedeva in fondo, in fondo, monte mario, ponte margherita e tutto il nuovo quartiere dei prati, fino a castel. 1595_4194_000897 credo che non mi resti che di congratularmi con la mia fantasia se con tutti i suoi scrupoli ha fatto apparir come difetti reali quelli cheran voluti da lei, difetti di quella fittizia costruzione che i personaggi stessi han messo su di sé e della loro vita, o che altri ha messo sù per loro. 1595_4194_000898 come rideva: due ciriege: le labbra e che denti. ma da quelle labbra neppure un bacio, dai denti sì, qualche morso per castigo, quandio la afferravo per le braccia e non volevo lasciarla se prima non le allungavo un bacio almeno su i capelli. 1595_4194_000899 viene da restare no a una siffatta notizia a bruciapelo. e invece correte. non mi sentivo più le gambe, non sapevo più da qual parte pigliare. 1595_4194_000900 era un fuggevole sguardo, come il lampo duna grazia dolcissima, era un sorriso di commiserazione per la ridicola lusinga di quella povera donna. era qualche benevolo richiamo chella mi accennava con gli occhi e con un lieve movimento del capo se io eccedevo un po per il nostro spasso segreto. 1595_4194_000901 anche tu. che novità? le disse papiano con mal garbo: non se laspettava questaltro tiro. io intanto, dal modo con cui era stato accolto il bernaldez avevo capito che il marchese giglio non doveva saper nulla dellintervento di lui alla seduta e che doveva esserci sotto qualche intrighetto con la pepita. 1595_4194_000902 pagai il mio conto e uscii. ho conosciuto un uomo venerando e degno, anche per le singolarissime doti dellintelligenza, dessere grandemente ammirato. 1595_4194_000903 silenzio, intimò a questo punto il signor anselmo, e chi aveva fiatato, chi il tavolino, quattro colpi bujo. 1595_4194_000904 del resto anche gli altri mostravan poca voglia di parlare con me, forse a causa del mio aspetto. mi prendevano per uno straniero. ricordo che visitando venezia non ci fu verso di levar dal capo a un vecchio gondoliere chio fossi tedesco, austriaco. 1595_4194_000905 perché io posso quasi quasi dire di non esserci stato tuttoché nativo di là, ma ne venni via di pochi mesi, sicché dunque i miei piedi non han proprio toccato il suolo americano. ecco. 1595_4194_000906 le doleva forse dassistere allo spettacolo miserevole del padre puerilmente ingannato da papiano e dalla signorina caporale? non ebbi animo dinsistere più oltre. 1595_4194_000907 uscii di casa come un matto. i ritrovai dopo un pezzo per la via flaminia, vicino a ponte molle che ero andato a far lì. i guardai attorno, poi gli occhi mi saffisarono su lombra del mio corpo. 1595_4194_000908 i lesse lelogio funebre. lo so, se quel poveruomo sentiva che cè scritto su la lapide, non so. la dettò lodoletta, figuriamoci sospirai. 1595_4194_000909 i voltai e vidi una di quelle donne che già sedevano con me attorno al tavoliere porgermi sorridendo una rosa. unaltra ne teneva per sé. le aveva comperate or ora al banco di fiori, là nel vestibolo. 1595_4194_000910 adriano meis avrebbe potuto anche fare a meno degli occhiali azzurri, concedersi un pajo di baffi e accordarsi insomma alla meglio corporalmente, con le proprie mutate condizioni di spirito. 1595_4194_000911 che lesse in quellattimo negli occhi miei. abbassò subito lo sguardo in quella livida luce dellalba. sentii stringermi la gola da un nodo di pianto inatteso e guardai pomino. 1595_4194_000912 ma io fui pronto a sorreggerlo, quantunque egli si traesse indietro, quasi per paura. son io, mattia, non aver paura, non sono morto, i vedi toccami. sono io, roberto, non sono mai stato più vivo. dadesso sù, sù, sù. 1595_4194_000913 radicata comera in tutti la certezza della mia trista morte, ormai di due anni lontana. nessuno avrebbe più potuto pensare chio fossi attia ascal i provai a sporgere il capo dal finestrino, sperando che la vista dei noti luoghi mi destasse qualche altra emozione meno violenta. 1595_4194_000914 e vinsi gli orecchi, mi ronzavano, ero tutto in sudore e gelato. i parve che uno dei croupiers, come sorpreso di quella mia tenace fortuna, mi osservasse. 1595_4194_000915 per giunta, la signora guendalina, poco dopo il matrimonio, si ammalò dun male di cui non poté più guarire, giacché per guarirne avrebbe dovuto fare un sacrifizio superiore alle sue forze. 1595_4194_000916 laria era duna trasparenza meravigliosa. tutte le cose in ombra parevano smaltate in quella limpidezza e io, guardando, mi sentii così ebro della mia libertà che temetti quasi dimpazzire di non potervi resistere a lungo. 1595_4194_000917 uscivo per levar la corrente e impedire la scarica, ma poi temevo per la mamma e rincasavo. un giorno però non feci a tempo. la tempesta finalmente era scoppiata e per un futilissimo pretesto per una visita delle due vecchie, serve alla mamma. 1595_4194_000918 io debbo fargli da segretario. degnissimo uomo, badiamo, ma borbonico e clericale, sissignore, pane, le giuro che tante volte mi viene da sputarci sopra, perdoni, 1595_4194_000919 i pareva desser pieno di denari. ne avevo un po da per tutto nelle tasche della giacca e dei calzoni e in quelle del panciotto. oro, argento, biglietti di banca. dovevano esser molti, molti. 1595_4194_000920 non è la prima volta che càpita loro di rendere questo servizio a un forestiere. eravamo arrivati al portone di casa, dissi a papiano, sta bene. e lo piantai lì col suocero, avviandomi solo fosco, senza direzione. 1595_4194_000921 come ritrovato possibile. restarono trasecolati tutti e tre, ma adriana e il padre col volto in fiamme, papiano allincontro terreo scontraffatto. 1595_4194_000922 e rimasi un tratto a contemplarla. infine alzai un piede rabbiosamente su essa, ma io no, io non potevo calpestarla. lombra mia, chi era più ombra di noi due, io o lei? 1595_4194_000923 e cominciò a mostrare il broncio a oliva. niente, niente. aspettò ancora un anno, il terzo invano. allora prese a rimbrottarla apertamente. 1595_4194_000924 nessuno me ne seppe grado. avevo tolto il meglio dello spettacolo. scappai via, ritornai a nizza. per partirne quel giorno stesso avevo con me circa ottantaduemila lire. 1595_4194_000925 si dichiarava infine dolentissimo di non potere, per tutte le considerazioni esposte più sù, prestarmi un anche menomo soccorso pecuniario, come con tutto il cuore avrebbe voluto. 1595_4194_000926 labbra gracilissima di complessione. fu dopo la morte di mio padre, sempre malferma in salute, ma non si lagnò mai de suoi mali, né credo se ne infastidisse neppure con se stessa, accettandoli, rassegnata, come una conseguenza naturale della sua sciagura. 1595_4194_000927 in conclusione, si vede che, capitato in mezzo a così brava gente, tutto il male lo avevo fatto io e dovevo dunque scontarlo. 1595_4194_000928 salii gli ultimi scalini col cordoncino del campanello in mano, mentre il cuore mi balzava in gola. tesi, lorecchio, nessun rumore e in quel silenzio ascoltai il tin tin lento del campanello, tirato appena pian piano. 1595_4194_000929 gli scivolava il pancione languido, enorme, quasi fino a terra perché, data limminenza di esso su le gambette, tozze il sarto, per vestirgli quelle gambette era costretto a tagliargli quanto mai agiati i calzoni, cosicché da lontano pareva che indossasse invece bassa, bassa una veste. 1595_4194_000930 potevo io rannodarle ora queste fila con la realtà. chi sa dove mi avrebbero trascinato? sarebbero forse diventate subito redini di cavalli scappati che avrebbero condotto a precipizio la povera biga della mia necessaria invenzione? no, 1595_4194_000931 ma come se non fosse ben sicura di poterci stare lì a quel posto, come se fosse sempre in attesa di partire, di partire fra poco se dio voleva. e non dava fastidio neanche allaria sorrideva ogni tanto a romilda pietosamente. 1595_4194_000932 ma che come aprì il cassetto e si sentì sgusciare sotto il naso quelle due bestie, si voltò verso me che già non potevo più reggere e davo in uno scoppio di risa e mi domandò: che è stato due topi, signor romitelli? ah, topi, fece lui tranquillamente. 1595_4194_000933 mentre di là, presso altri tavolieri, altre voci ugualmente monotone dicevano: le jeu est fait, rien ne va plus. alla fine il croupier lanciava la pallottola sulla roulette. tac, tac, tac. 1595_4194_000934 valeva senza fine di più. per loro una plaza de toros, sì, e per lei segnatamente, più di tutti i capolavori dellarte antica, quel ritratto di minerva del pittore manuel bernaldez che tardava. 1595_4194_000935 ma prese la figlia dun fattore di campagna, sana, florida, robusta e allegra. e così, unicamente perché non potesse esser dubbio che ne avrebbe avuto la prole desiderata. 1595_4194_000936 a poco a poco, guardando, la febbre del giuoco prese anche me. i primi colpi mi andarono male, poi cominciai a sentirmi come in uno stato debbrezza estrosa, curiosissima. 1595_4194_000937 noi lo percepiamo più qual esso è, ma così quasi animato dalle immagini che suscita in noi o che le nostre abitudini vi associano nelloggetto. insomma, noi amiamo quel che vi mettiamo di noi. 1595_4194_000938 ebbene, concluse maliziosamente la signorina caporale. forse questo appunto non vuole adriana, chio me ne vada. quella fece girar per aria il fazzolettino sbrendolato e poi se lo raccolse intorno a un dito, sospirando. 1595_4194_000939 sorridevo tra me così pensando, ma poi, vedendola andar via dal terrazzino, riflettevo che quel mio giudizio poteva anche essere errato, frutto del dispetto istintivo che ciascuno prova nel vedersi non curato. 1595_4194_000940 parato batta malagna. intanto se ne veniva a piangere presso mia madre le malannate che lo costringevano a contrar debiti onerosissimi per provvedere alle nostre spese eccessive e ai molti lavori di riparazione di cui avevano continuamente bisogno le campagne. 1595_4194_000941 nella quale ci sembra che dovremo un giorno rientrare, mentre già ci siamo e sempre vi rimarremo, ma senza più. questo sentimento desilio che ci angoscia. il limite è illusorio, è relativo al poco lume nostro della nostra individualità. 1595_4194_000942 la quale non poteva ridursi in realtà, se non superficialissimamente e più schiava che mai. schiava delle finzioni, delle menzogne che con tanto disgusto, mero veduto costretto a usare, schiava del timore dessere scoperto pur senza aver commesso alcun delitto. 1595_4194_000943 quel giorno, però, nel vasto salone splendidamente arredato, non trovammo nessuno, cioè no cera, nel mezzo un cavalletto che reggeva una tela a metà abbozzata. 1595_4194_000944 prima per il suo amore, poi per lonorabilità della sua casa, e anche per me e per lodio chella portava al cognato. ma in quel frangente, la sua giusta ribellione mi parve proprio di più esasperato. le gridai: 1595_4194_000945 i miei denari erano pochini, ma una casettina modesta di poche stanze. piano, bisognava vedere considerar bene prima tante cose. certo, libero, liberissimo, io potevo essere soltanto così, con la valigia in mano, oggi qua, domani là. 1595_4194_000946 ma laltra margherita, sola al mondo più fortunata, poteva ora riposar la sua vecchiaja, col gruzzoletto raccolto in tanti anni di servizio in casa nostra. 1595_4194_000947 se però erano ragionevoli e naturali, in me lavvilimento e la stizza. mi accorsi, riflettendoci bene, che sarebbe stata per lo meno sciocca quella domanda. 1595_4194_000948 ma, ahimè, la verità doveva purtroppo esser quella. la perdita recente della madre adoratissima e, a un tempo, dellunica figlioletta, dopo la perdita degli aviti beni, aveva profondamente sconvolto lanimo del povero amico nostro. 1595_4194_000949 feci in tempo a trattenerla ancora una volta. non ci mancava altro che ora, per giunta adriana mi costringesse a denunziare il furto. non bastava che mi avessero rubato come niente dodici mila lire, dovevo anche temere che il furto si conoscesse. pregare, scongiurare, adriana, che non lo gridasse forte, non lo dicesse a nessuno, per carità. 1595_4194_000950 montai su quel decrepito calessino, sgangherato, senza fanali e via nel buio. avevo da pensare a tante cose, pure, di tratto in tratto, la violenta impressione ricevuta alla lettura di quella notizia che mi riguardava così da vicino. 1595_4194_000951 tra i pochi che non vollero farsi vedere oltre ai miei creditori. fu batta malagna che pure mi dissero aveva due anni avanti mostrato una gran pena per il mio barbaro suicidio. 1595_4194_000952 ma poiché lei ha locchio offeso, non ci addentriamo troppo nella filosofia, eh, e cerchiamo piuttosto dinseguire per ispasso le lucciole sperdute che sarebbero i nostri lanternini nel bujo della sorte umana. 1595_4194_000953 viaggiavano per farmi nascere su un piroscafo, via, via, sul serio, una ragione plausibile per mettere in viaggio una donna incinta prossima a partorire. o che fossero andati in america i miei genitori, perché no ci vanno tanti. 1595_4194_000954 questa. allora rincarò la dose e quella, sbattendo man mano più forte. ma sì, ma certo. ma come no? ma sicuramente. 1595_4194_000955 le due donne e il signor heintz si trovano puntuali al luogo convenuto. discutono a lungo e alla fine si mettono daccordo: decidono di darsi la morte tutti e tre. 1595_4194_000956 suo e scappai via, risoluto a non rientrare in casa, se prima non avessi trovato comunque da mantenere, anche miseramente, mia moglie e me. 1595_4194_000957 valso, ecco, serano riallacciate da sé quelle fila e la vita. per quanto io, già in guardia, mi fossi opposto, la vita mi aveva trascinato con la sua foga irresistibile. 1595_4194_000958 ma la vita, a considerarla così da spettatore estraneo, mi pareva ora senza costrutto e senza scopo. 1595_4194_000959 non aveva voluto nemmeno mandarci a scuola. un tal pinzone fu il nostro ajo e precettore. il suo vero nome era francesco o giovanni del cinque. 1595_4194_000960 rimescolìo, sbalordimento, curiosità morbosa di estranei, indagini frettolose, sospetti, strampalate, ipotesi, insinuazioni, vane ricerche. e i miei abiti e i miei libri là, guardati con quella costernazione che ispirano gli oggetti appartenenti a qualcuno tragicamente morto. 1595_4194_000961 perché io, che avevo allora dodici anni, avevo scambiato un perugino per un raffaello. proprio così, in premio di questo sbaglio, mebbi lanellino comprato in una delle bacheche a ponte vecchio. 1595_4194_000962 eh no, cara suocera, le rispondevo perché se mi fossi arrestato lì, vi avrei fatto un piacere, reso un servizio. lo senti, strillava allora alla figlia: si vanta, osa vantarsi per giunta, della bella prodezza che è andato a commettere con quella. 1595_4194_000963 dal momento che lei, signor pascal, non volle correggere a tempo, prima cioè del termine prescritto dalla legge per contrarre un secondo matrimonio, lo sbaglio di sua moglie, sbaglio che poté anche non nego essere in. 1595_4194_000964 entrai nella stazione, per fortuna il vetturino dellunico legnetto, quello de la posta, stava ancora lì a chiacchierare con glimpiegati ferroviarii. il paesello era a circa tre quarti dora di carrozza dalla stazione e la via era tutta in salita. 1595_4194_000965 ebbene, si accomodi, ma è mio dovere avvertirlo che non si tratta propriamente di questo. potrei qui esporre di fatti, in un albero genealogico, lorigine e la discendenza della mia famiglia e dimostrare come qualmente- non solo- ho conosciuto mio padre e mia madre. 1595_4194_000966 era aperto. come esclamai: possibile, chio labbia lasciato così? notando il mio improvviso turbamento, adriana era diventata pallidissima. la guardai e ma qui, guardi, signorina, qui qualcuno ha dovuto metter le mani. 1595_4194_000967 era innamorato del numero quell omone lì e non sapeva più parlare d altro. i raccontò che il giorno precedente quel suo numero non aveva voluto sortire neppure una volta. 1595_4194_000968 dopo cinquanta o sessanta giri. copernico, copernico, don eligio mio, ha rovinato lumanità irrimediabilmente. ormai noi tutti ci siamo a poco a poco adattati. 1595_4194_000969 non voleva egli mandarmi via. infatti, per frodare il paleari e rovinare adriana, questo soltanto io potevo allora comprendere da tutti que suoi discorsi. oh, possibile che la voce della ragione dovesse proprio scegliere la bocca di papiano per farsi udire da me. 1595_4194_000970 i trattenni poco quella prima volta per avere una scusa. a tornare dissi che mi premeva di rassicurar la mamma intorno a quella cambiale e che sarei venuto di lì a qualche giorno a goder con più agio della compagnia delle signore. 1595_4194_000971 recisa di netto ogni memoria in me della vita precedente. fermato lanimo alla deliberazione di ricominciare da quel punto una nuova vita. 1595_4194_000972 questi poco dopo la respinse sgarbatamente: ma come potevo io impedirlo? disse quella alzando un po la voce con intensa esasperazione: chi sono io? che rappresento io in questa casa? 1595_4194_000973 putrefazione. il molino è sito in un podere detto della stìa, a circa due chilometri dalla nostra città. accorsa sopra luogo lautorità giudiziaria con altra gente. 1595_4194_000974 chiusi gli occhi, dovevo essere pallidissimo. si fece un gran silenzio e mi parve che si facesse per me solo, come se tutti fossero sospesi nellansia mia terribile. 1595_4194_000975 ma la così detta luce- scusi, ribatté pronto il signor anselmo- può servire per farci vedere ingannevolmente qua, nella così detta vita, per farci vedere di là, da questa, non serve affatto, creda, anzi nuoce. 1595_4194_000976 non sapevo più come spartire le mie cure e la mia pena. lasciavo la piccina mia che riposava e scappavo dalla mamma che non si curava di sé, della sua morte, e mi domandava di lei, della nipotina, struggendosi di non poterla più rivedere, baciare per lultima volta. 1595_4194_000977 ma ricordavo che anche adriano meis, passeggiando due anni addietro per le vie di pisa sera, sentito, importunato, infastidito allo stesso modo, dallombra ugualmente esosa di mattia pascal e avrebbe voluto, con lo stesso gesto, cavarsela dai piedi ricacciandola nella gora del molino, là alla stìa. 1595_4194_000978 scambiavo appena qualche parola con gli albergatori, coi camerieri, coi vicini di tavola, ma non mai per voglia dattaccar discorso dal ritegno, anzi, che ne provavo mi accorsi, chio, non avevo affatto il gusto della menzogna. 1595_4194_000979 romilda, indossata la veste da camera, venne a raggiungerci. io rimasi a guardarla alla luce, ammirato: era ridivenuta bella come un tempo, anzi più formosa. fammiti vedere, le dissi, permetti pomino, non cè niente di male, sono marito anchio, anzi, prima e più di te. non ti vergognare, via romilda. 1595_4194_000980 non avesse avuto unimprovvisa convulsione di pianto e non mavesse buttato le braccia al collo scongiurandomi tutta tremante. che avessi pietà di lei, me la togliessi comunque, purché via lontano, lontano dalla sua casa, lontano da quella sua madraccia, da tutti. subito, subito, subito. 1595_4194_000981 e giacché la solitudine mi riusciva ormai insopportabile e non sapevo resistere alla tentazione daccostarmi a gli altri, bisognava pure che alle domande di questi altri, i quali avevano bene il diritto di sapere con chi avessero da fare, io soddisfacessi, rassegnato, nel miglior modo possibile, cioè mentendo, inventando. 1595_4194_000982 e l fu mattia pascal, tra lansia e la rabbia. non sapevo che mi agitasse di più, ma eran forse una cosa sola: ansiosa, rabbia, rabbiosa, ansia. 1595_4194_000983 viene così? mi domandò il paleari, guardandomi meravigliato, perché feci io? ma mi accorsi subito che avevo ancora in capo il berrettino da viaggio che solevo portare per casa. 1595_4194_000984 ero rimasto intronato come un ceppo dincudine e approvavo di tanto in tanto col capo e di tanto in tanto volgevo uno sguardo ad adriana, che se ne stava ancora a guardare il fiume. 1595_4194_000985 non so come mi trattenni dallo spalancar di furia la persiana. lo sforzo che feci per impormi quel freno. mi richiamò intanto in me stesso. per un momento. le medesime parole che aveva or ora proferite con tanta esasperazione quella povera donna, mi vennero alle labbra. 1595_4194_000986 dunque. dunque diciamo figlio unico nato, sarebbe prudente non precisare alcun luogo di nascita. 1595_4194_000987 pareva che la cattiva impressione che papiano aveva ricevuto di me alle notizie della signorina caporale, si fosse cancellata subito alla presentazione. egli mi tormentava, è vero, ma come se non potesse farne a meno, non certo col disegno segreto di farmi andar via, anzi, al contrario. 1595_4194_000988 quanto tempo passò prima chio mi riavessi e come mi riebbi: scemo, scemo. 1595_4194_000989 per il momento il suo cómpito era ben definito: lotta senza quartiere là nel campo clericale, e la sua casa era frequentata dai più intransigenti prelati della curia, dai paladini più fervidi del partito nero. 1595_4194_000990 non so che imbrogli abbia fatto. ha chiesto un anno di tempo per questa restituzione. ora spera che zitto. ecco adriana, chiusa in sé e più schiva del solito, adriana sappressò a noi, cinse con un braccio la vita della signorina caporale e accennò a me un lieve saluto col capo. 1595_4194_000991 il pianto. a questo punto gli fece impeto alla gola, gli occhi gli si gonfiarono di lagrime e, come strozzato dallangoscia, aggiunse così: hanno veduto che, ma già, se lei. 1595_4194_000992 limpiegato allo sportello, inesorabilmente gli osservò: ma voi siete morto. il vostro domicilio legale è al cimitero di musocco, campo comune quarantaquattro fossa n. 1595_4194_000993 me maccostai di più alla persiana e tesi maggiormente lorecchio. quelluomo si mostrava irritato delle notizie che, certo, la maestra di pianoforte gli aveva dato di me. 1595_4194_000994 adriano meis, uomo felice. peccato che debba esser conciato così. ma via che te nimporta va benone. se non fosse per questocchio di lui, di quellimbecille, non saresti poi alla fin fine tanto brutto nella stranezza un po spavalda della tua figura. 1595_4194_000995 e che invece esistono gli uomini di cui nessuno è uguale allaltro e che possono anche avere, per disgrazia, una gamba di legno o un occhio di vetro. si domanda a questo punto se vogliono esser considerati come zoologi o come critici letterarii. 1595_4194_000996 ma che nossignore dice sul serio, e sorrideva non mintendo di tali faccende. io, signor meis, via via ragazzate sciocchezze. scusi, lei lo farà per me. gli gridai energicamente, non potendo entrare in quel momento in discussione con lui. andrà con suo genero a trovare quel signore. 1595_4194_000997 mi sorprese dapprima quale una impreveduta e sinistra partecipazione del caso. poi mi cagionò rimorso e avvilimento. 1595_4194_000998 lo aveva fatto lui a me e che avrebbe dovuto non solo ringraziarmi, ma buttarsi anche a faccia per terra a baciare dove io ponevo i piedi. ero ancora comebbro di quella gajezza mala che si era impadronita di me da quando mero guardato allo specchio. 1595_4194_000999 che brutto impiccio. ti sei cacciato, adriano meis. tu hai paura di papiano, confessalo, e vorresti dar la colpa a me, ancora a me. solo perché io a nizza mi bisticciai con lo spagnuolo. eppure ne avevo ragione. tu lo sai. 1595_4194_001000 non ne provo stupore neanche adesso, sapendo pur troppo che tiro essa mapparecchiava favorendomi in quella maniera e in quella misura. in nove giorni arrivai a metter sù una somma veramente enorme, giocando alla disperata. 1595_4194_001001 chi sono io? che rappresento io in questa casa i ritrassi dalla finestra. subito però mi sovvenne la scusa che io ero pure in ballo lì. parlavano di me quei due e quelluomo voleva ancora parlarne con adriana. 1595_4194_001002 luomo dello zoologo ha sempre due gambe, di cui nessuna di legno, sempre due occhi di cui nessuno di vetro, e contraddire allo zoologo è impossibile. perché lo? 1595_4194_001003 e il giorno appresso, dopo una notte insonne sconvolta da un tempestoso mareggiamento di pensieri, là nella locanda del palmentino, ricevetti quindici copie del foglietto. 1595_4194_001004 donde ora. ogni sorta di mali influssi penetrerebbero nella scena e si sentirebbe cader le braccia oreste, insomma, diventerebbe amleto. 1595_4194_001005 più pensai chesso si apriva e che internamente vi erano incisi due nomi: mattiaromilda e la data del matrimonio che dovevo farne? aprii gli occhi e rimasi un pezzo accigliato a contemplarlo nella palma della mano. 1595_4194_001006 ed ecco mi cacciavo di nuovo fuori per le strade. osservavo tutto, mi fermavo a ogni nonnulla, riflettevo a lungo su le minime cose. stanco, entravo in un caffè, leggevo qualche giornale, guardavo la gente che entrava e usciva. alla fine uscivo anchio. 1595_4194_001007 ove fossimo veramente compenetrati di quello che siamo, dovrebbero parerci miserie incalcolabili. ebbene, in grazia di questa distrazione provvidenziale, oltre che per la stranezza del mio caso, io parlerò di me. 1595_4194_001008 mimmagino quante volte egli avrà esclamato, dimenandosi su la seggiola come su un arnese di tortura: oh, santo nome di dio, benedetto omino lindo, aggiustato dagli occhietti ceruli mansueti. 1595_4194_001009 ho messo circa sei mesi a scrivere questa mia strana storia, ajutato da lui di quanto è scritto qui. egli serberà il segreto come se lavesse saputo sotto il sigillo della confessione. abbiamo discusso a lungo insieme su i casi miei e spesso io gli ho dichiarato di non saper vedere che frutto se ne possa cavare. 1595_4194_001010 papiano sbuffò, si passò ambo le mani su la fronte sudata e sul capo e, voltandoci le spalle, si pose a guardare verso il terrazzino. ho fatto come quel tale ripresi forzandomi a sorridere. cercavo lasino e cero sopra. avevo le dodici mila lire qua nel portafogli, con me. 1595_4194_001011 una sofferenza che li allontana e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. allora, passata langoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano. 1595_4194_001012 e questo rancore e la mancanza dun affetto vivo e vero seran messi come a nutrire in lei unaccidiosa pigrizia. non sera neppure affezionata alla bambina la cui nascita, insieme con quellaltra, morta di pochi giorni. 1595_4194_001013 mi dimostrò chegli non era affatto su la traccia del mio passato e che solo il caso di cui da un pezzo godevo i favori aveva voluto farmene un altro, rimettendomi tra i piedi quello spagnuolo che forse non si ricordava più di me né punto né poco. 1595_4194_001014 il nonno, infatti, riteneva fermamente- non so per quali sue ragioni- che quel quadro del perugino dovesse invece essere attribuito a raffaello. ecco spiegato il mistero. 1595_4194_001015 intanto, questo egli mi dice che fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete o tristi che sieno, per cui noi siamo noi, caro signor pascal, non è possibile vivere. 1595_4194_001016 considerando però per la prima volta che era bella. sì, senza dubbio, quella mia libertà così sconfinata, ma anche un tantino tiranna, ecco se non mi consentiva neppure di comperarmi un cagnolino. 1595_4194_001017 oliva, sposando, aveva giurato a se stessa di mantenersi onesta e non voleva neanche, per riacquistar la pace, venir meno al giuramento. come le so io queste cose, oh bella, come le so. 1595_4194_001018 e intanto avveniva questo, che alle mie parole la povera donna impallidiva, mentre adriana arrossiva. non sapevo bene ciò che dicessi, ma sentivo che ogni parola il suono lespressione di essa. 1595_4194_001019 e là era morto di febbre gialla a tre anni. io ero rimasto orfano anche di madre e senza memoria perciò de miei genitori, solo con queste scarse notizie di loro, ma cera di più. non sapevo neppure con precisione il mio luogo di nascita: nellargentina, va bene, ma dove? 1595_4194_001020 mi ha guardato con occhi affettuosi e ridenti che mhan detto in un baleno tante cose. basta, io ora vivo in pace, insieme con la mia vecchia zia scolastica che mi ha voluto offrir ricetto in casa sua. 1595_4194_001021 i voltai a guardare il binario deserto che si snodava lucido per un tratto nella notte silenziosa, e mi sentii come smarrito nel vuoto, in quella misera stazionuccia di passaggio. 1595_4194_001022 e poi cera. anche il rischio che non portasse a compimento il figliuolo, così si rassegnava, era sincero. non lo dimostrò abbastanza alla morte della signora guendalina. 1595_4194_001023 mi proponevo di vivere, o meglio dinseguire con la fantasia, lì, su la realtà, la vita. dadriano meis piccino questo inseguimento, questa costruzione fantastica duna vita non realmente vissuta, ma colta man mano negli altri e nei luoghi, e fatta e sentita mia. 1595_4194_001024 mano. non marrischiai neppure a fiatare. chiusi gli occhi e non li riaprii, se non quando mi sentii scuotere pian piano. il bravuomo tutto sudato mi porgeva uno specchietto perché gli sapessi dire se era stato bravo. 1595_4194_001025 io direi innanzi tutto che son di tanti colori. che ne dice lei, secondo, il vetro che ci fornisce lillusione. gran mercantessa, gran mercantessa di vetri colorati. 1595_4194_001026 i piacerebbe sapere comegli li ragionasse con la sua propria coscienza, i furti che di continuo perpetrava a nostro danno, non avendone, come ho detto, alcun bisogno. una ragione a se stesso, una scusa doveva pur darla. forse io dico: rubava per distrarsi in qualche modo, poveruomo. 1595_4194_001027 mi sfuggiva. mi sfuggiva per ricercare invece nel mio passato e assaltarmi così quasi a le spalle. conoscendolo bene, avevo pur troppo ragione di temere che egli, con quel fiuto nel naso, fosse bracco da non andare a lungo a vento. 1595_4194_001028 i sentivo il volto in fiamme, come se man mano mi ubriacasse il dispetto che sapevo di cagionare a quel povero giovane, il quale, tuttavia, non mispirava pietà. pietà, lì dentro mispirava soltanto adriana, e poiché io dovevo farla soffrire, non mimportava che soffrisse anche lui della stessa pena. 1595_4194_001029 ma egli scosse il capo seriamente, con gli occhi chiusi, alzò una mano. mai mai più. bravo pomino persèvera. se desideri compagnia, sono a tua disposizione anche per tutta la notte, se vuoi. 1595_4194_001030 ma quando i molti governano pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa, la tirannia mascherata da libertà, ma sicuramente, oh, perché credi che soffra io. io soffro appunto per questa tirannia mascherata da libertà. 1595_4194_001031 i aveva ora assalito un dubbio, il dubbio se quella notizia fosse già stata smentita. 1595_4194_001032 avvertenza sugli scrupoli della fantasia. il signor alberto heintz di buffalo, negli stati uniti, al bivio tra lamore della moglie e quello duna, signorina ventenne, pensa bene di invitar luna e laltra a un convegno per prendere insieme con lui una decisione. 1595_4194_001033 fuori nellatrio era ancora giorno, la freschezza dellaria mi rinfrancò. parecchia gente passeggiava lì, alcuni meditabondi solitarii, altri a due, a tre, chiacchierando e fumando. 1595_4194_001034 eran nerissimi, intensi ovati e davan limpressione che dovessero aver dietro un contrappeso di piombo, come quelli delle bambole automatiche. la signorina silvia caporale aveva più di quarantanni e anche un bel pajo di baffi sotto il naso, a pallottola, sempre acceso. 1595_4194_001035 costui era vedovo con un figliuolo che vive tuttora e si chiama gerolamo. come il padre amicissimo mio, anzi più che amico, come dirò appresso, fin da ragazzo veniva col padre in casa nostra ed era la disperazione mia e di mio fratello berto. 1595_4194_001036 qualche curioso mi segue da lontano, poi al ritorno, saccompagna con me, sorride e, considerando la mia condizione, mi domanda: ma voi, insomma, si può sapere chi siete? 1595_4194_001037 sul dorso, poi presso lattaccatura della coda. era tutta spelata per labitudine di grattarsi furiosamente sotto gli scaffali, alle traverse delle seggiole, dovunque e comunque le venisse fatto, ne sapevo qualche cosa. 1595_4194_001038 ma poiché esso rimaneva lì, immobile e minaccioso, si ritraeva lei abbajando e poi gli saltava contro, digrignando i denti, e tornava a ritrarsi furibonda. 1595_4194_001039 papiano disse: bisognerebbe spiegare innanzi tutto al signor meis e alla signorina pantogada il linguaggio come si chiama tiptologico, suggerì il signor anselmo. prego, anche a me si rinzelò la signora candida agitandosi su la seggiola. giustissimo, anche alla signora candida, si sa. 1595_4194_001040 ma ora che dio finalmente gli aveva voluto dare la consolazione, daver un figliuolo legittimo, lui, dalla propria moglie. 1595_4194_001041 secondo le notizie che papiano mi diede di lui, io, andando a montecarlo, non potevo non incontrarvelo, poichegli era un giocatore di professione. 1595_4194_001042 che poteva importargli che birnbaum giovanni abramo avesse fatto stampare a lipsia nel un opuscolo in o. 1595_4194_001043 sono proprio dolente, soggiunsi dello scompiglio, del grave dispiacere che senza volerlo ho cagionato. ma no, cioè sì, veramente balbettò il paleari. ecco, era una cosa che, sì, non poteva essere perbacco. felicissimo, signor meis, sono proprio felicissimo che lei abbia ritrovato codesto denaro, perché 1595_4194_001044 e la moglie, perché per me è veleno. me ne vedi versare un dito nel bicchiere, toglimelo e va a buttarlo dalla finestra, come ho fatto io, capisci? 1595_4194_001045 tal sorte toccò anche a me, e fin dal primo giorno io concepii così misera stima dei libri, sieno essi a stampa o manoscritti, come 1595_4194_001046 zitto, ammonì il paleari. sentiamo che dice: max, la catena, riprese la caporale. non gli par bene equilibrata qua da questo lato e sollevò la mia mano. ci sono due donne accanto. 1595_4194_001047 il tavolino scricchiolava, si moveva, parlava, con picchi sodi o lievi. altri picchi sudivano su le cartelle delle nostre seggiole e or qua or là su i mobili della camera, e raspamenti, strascichii e altri rumori. 1595_4194_001048 sa quanto mi ci sarei divertito se non avessi avuto quella maledetta coda di paglia. certo, egli se ne accorse fin dai primi giorni, o per lo meno me la intravide. cominciò un assedio fitto, fitto di cerimonie, cheran tutte uncini per tirarmi a parlare. 1595_4194_001049 tra le grinfie della megera, che scene. né il padre, certo, né il figlio avevano avuto il coraggio di levarsela dai piedi. e ora, ecco, ah che rabbia, li avrei liberati io. 1595_4194_001050 non ci crediamo. esclamò la caporale con lo stesso tono, ma poi soggiunse: però senta che è un sornione. non si può mettere in dubbio che cosa è andato a fare, per esempio oggi dopopranzo alla posta. 1595_4194_001051 la tenuta attorno al castello era di duemila ottocento ettari, la più vasta di francia, pressa poco come la stìa lessi, che limperatore di germania, aveva ricevuto a potsdam a mezzodì. 1595_4194_001052 è la maschera per una rappresentazione, il giuoco delle parti, quello che vorremmo o dovremmo essere, quello che agli altri pare che siamo, mentre quel che siamo non lo sappiamo, fino a un certo punto, neanche noi stessi. 1595_4194_001053 guardo allo specchio, con questo bel pajo docchiali, che pure sono in parte pietosi, e mi sento cader le braccia. come puoi tu pretendere, mio caro adriano? dico a me stesso, che qualche donna sinnamori di te. 1595_4194_001054 ah, pure in faccia potevano sputarmi, schiaffeggiarmi, bastonarmi. dovevo pregare che picchiassero sodo, sì, quanto volevano, ma senza gridare, senza far troppo rumore. 1595_4194_001055 la goffa incerta, metafora di noi, la costruzione spesso arzigogolata che facciamo di noi o che gli altri fanno di noi. dunque, davvero un macchinismo? sì, in cui ciascuno volutamente, ripeto, è la marionetta di se stesso e poi, alla fine, il calcio che manda allaria tutta la. 1595_4194_001056 sè dovuta evolvere, è vero, questa materia per raggiungere, come forma e come sostanza, questo quinto gradino, per diventare questa bestia che ruba, questa bestia che uccide, questa bestia bugiarda, ma che pure è capace di scrivere la divina commedia, signor meis, e di sacrificarsi come ha fatto sua madre e mia madre, e tutta un tratto. 1595_4194_001057 ora. così venne a maturazione lanima mia, ancora acerba. in poco tempo divenni un altro da quel che ero prima. 1595_4194_001058 infatti, se il caro ometto imbizzarriva così a farmi credere a quelle sue avventure, la ragione era appunto nel non aver egli alcun bisogno di mentire, mentre io, io, vi ero obbligato dalla necessità. 1595_4194_001059 perché ridevano i compagni, sorridevo anchio istintivamente, guardando come uno scemo a toi, mon chéri. sentii dirmi piano da una voce femminile un po rauca. 1595_4194_001060 ma niente, niente, niente. io non potevo far niente. ancora una volta, niente. i sentii atterrato, annichilito. era la seconda scoperta in quel giorno. conoscevo il ladro e non potevo denunziarlo. 1595_4194_001061 conssulo poveruomo, era in grado di saperlo meglio di me. come si chiamasse quel suo zio andato in america. eppure si rimise perché a ogni costo volle esser mio parente. 1595_4194_001062 pur credendomi, mavrebbero consigliato di rifarmi prima vivo, giacché un morto via non si trova nelle debite condizioni di fronte al codice cavalleresco e dunque dovevo soffrirmi in pace. laffronto come già il furto. 1595_4194_001063 ora don eligio mi dice che il mio libro dovrebbe esser condotto sul modello di questi chegli va scovando nella biblioteca, aver cioè il loro particolar sapore. io scrollo le spalle e gli rispondo che non è fatica per me. e poi altro mi trattiene. 1595_4194_001064 i voltai a guardarla inebetito che risponderle. potevo dirle che per forza, nella condizione mia, dovevo tener con me il denaro. 1595_4194_001065 certo, ero stato un uomo misteriosissimo, non un amico, non una lettera mai, da nessuna parte. quanto avrei fatto meglio a scrivere qualche cosa in quel bigliettino, oltre il nome, la data e lindirizzo, una ragione qualunque del suicidio. ma in quel momento, e poi, che ragione? 1595_4194_001066 la casa era modesta, ma già tra i vecchi mobili si notavano parecchi nuovi venuti, pretensiosi e goffi, nellostentazione della loro novità troppo appariscente. 1595_4194_001067 arrivava finanche a chiamarla rea silvia, e io non sapevo come interpretare queste sue maniere confidenziali e burlesche. certo, quella disgraziata non meritava molto rispetto per il disordine della sua vita. 1595_4194_001068 mero ucciso per pepita pantogada, insomma, ma alla fine meglio così. il nome dadriana non era venuto fuori, né sera fatto alcun cenno de miei biglietti di banca. la questura dunque avrebbe indagato nascostamente, ma su quali tracce? 1595_4194_001069 ma non cera pericolo. oliva era onesta, di una onestà incrollabile perché radicata nella coscienza del male che si sarebbe fatto cedendo. questa coscienza, appunto, le toglieva tutte quelle insulse timidezze de finti pudori e la rendeva ardita e sciolta. 1595_4194_001070 pensavo alla conseguenza che lei ha tratto dal mio vezzo di stropicciarmi il dito. conseguenza arbitraria, cara signorina, perché i vedovi, chio mi sappia, non sogliono levarsi lanellino di fede. pesa, se mai la moglie non lanellino, quando la moglie non cè più. 1595_4194_001071 consideri la mia infelicissima condizione di subalterno, di miserabile segretario del marchese, servo, servo, servo che ci ha da vedere. il marchese stesso ha sentito. 1595_4194_001072 del quale volle anche mostrarmi il ritratto, eseguito con le proprie mani, da sé, davanti allo specchio. ora io, guardando romilda e poi la madre, avevo pocanzi pensato: somiglierà al padre. 1595_4194_001073 col bujo che ci fa bujo, bujo per lei provi ad accendervi una lampadina di fede con lolio puro dellanima. se questa lampadina manca. 1595_4194_001074 ritornar vivo per loro castigo, col mio vero nome, nelle mie vere condizioni, con le mie vere e proprie infelicità. ma le presenti potevo scuotermele di dosso, così come un fardello esoso che si possa gettar via. 1595_4194_001075 ma sentivo, daltra parte, che la paura in lei era pur cagionata dalla speranza, fino a quel momento segreta e quasi incosciente, di non perdermi. e perciò, dando io ora a questa sua speranza alimento co miei nuovi modi risoluti. non sapeva neanche cedere del tutto alla paura. 1595_4194_001076 i ero poi innamorato anchio di romilda, pur seguitando sempre a parlarle dellamore di pomino, innamorato come un matto di quegli occhi belli, di quel nasino, di quella bocca di tutto. 1595_4194_001077 no, strillò a un certo punto la signorina pantogada, e subito il signor anselmo. dica, dica, signorina, che è stato che ha sentito. anche il bernaldez la spinse a dire premurosamente, e allora pepita aquì su un lado una careccia. 1595_4194_001078 bingen a coblenza. avrei voluto andar più sù di colonia, più sù della germania, almeno in norvegia. ma poi pensai che io dovevo imporre un certo freno alla mia libertà. 1595_4194_001079 sicché dunque dovevo contentarmi, pensando che davvero non sarei stato più lieto se avessi passato a miragno tra mia moglie e mia suocera, rabbrividivo quella festa di natale. 1595_4194_001080 non ero in marsina, è vero, ma avevo un abito nero da lutto decentissimo. e poi, se vestito di questi stessi panni, quel tedescaccio in prima aveva potuto prendermi per un babbeo, tanto che sera arraffato come niente il mio denaro. come mai adesso costui mi prendeva per un mariuolo? 1595_4194_001081 poi il consiglio di vendere, lo sperone, per liberarsi dagli strozzini che lo assediavano. e così, prima fu venduto, lo sperone. poi due riviere, poi san rocchino, restavano le case e il podere della stìa col molino. 1595_4194_001082 a poco a poco superati gli scogli delle prime domande imbarazzanti, scansandone alcuni coi remi della menzogna che mi servivan da leva e da puntello, aggrappandomi quasi con tutte e due le mani a quelli che mi stringevano più da presso per girarli pian piano. 1595_4194_001083 pinzone accettò felicissimo, stropicciandosi le mani con gli occhi sfavillanti: bevve. andammo nel podere. fece il matto con noi per circa tre ore, ajutandoci ad arrampicarci su gli alberi, arrampicandocisi egli stesso. 1595_4194_001084 certo rimanemmo assai male, disse a mo di scusa romilda, e se non fosse stato per lui, bravo pomino. esclamai: ma quella canaglia di malagna niente. 1595_4194_001085 pescatore, ella crederà che tu labbia rubato e acquisterà subito per te una grandissima stima. o va piuttosto in america, come avevi prima deliberato, se questo non ti par premio degno alla tua grossa fatica. 1595_4194_001086 ne diede il pretesto. minerva, non tenuta quel giorno in soggezione dallo sguardo della padroncina, essa, appena il pittore, staccava gli occhi da lei per rivolgerli alla tela. 1595_4194_001087 questo è vero e sa perché? per non ispirare compassione a nessuno, se cercassi veda dacconciarmi in qualche modo, farei dire: guarda un po quel poveruomo, si lusinga dapparir meno brutto con quel pajo di baffi. 1595_4194_001088 notai, fra gli altri, un giovinetto pallido come di cera, con un grosso monocolo allocchio sinistro, il quale affettava unaria di sonnolenta indifferenza. 1595_4194_001089 è vedovo? lei scusi, signor meis, questa domanda mi fu rivolta a bruciapelo una sera dalla signorina caporale, nel terrazzino dove ella si trovava con adriana e dove mi avevano invitato a passare un po di tempo in loro compagnia. restai male lì per lì? risposi io: no perché. 1595_4194_001090 e il disinganno diviene appunto dalla sproporzione tra lentità del fatto e il troppo pensiero che se ne son date. bisogna risolversi subito, cara signora. lo penso, lo faccio, è così semplice. 1595_4194_001091 e farlo restare con un palmo di naso dal pensiero della povera oliva e anche, perché no, dalla speranza di fare un bene a quella ragazza che veramente mi aveva fatto una grande impressione. 1595_4194_001092 tranne che non fosse stato un pazzo più pazzo del marito. riferii a mino le impressioni di quella prima visita. 1595_4194_001093 dun morto che non poteva rivivere per lei. labbra mercenarie: sì, avrei potuto baciarne, ma che sapor di vita in quelle labbra. 1595_4194_001094 e allora, come avrebbe potuto ella mettere daccordo quella mia apparente generosità col contegno che, dora innanzi, dovevo impormi di fronte a lei? io ero dunque tratto per forza a profittar di quel furto chella aveva svelato contro la mia volontà e che io avevo smentito. 1595_4194_001095 ma io non solo non me nebbi a male, ma anzi me ne rallegrai. giustissimo, esclamò papiano. e allora si può far così: accanto al signor meis segga la signora candida, poi prenda posto lei signorina, mio suocero rimanga dovè e noi altri tre pure. così come stiamo, va bene. 1595_4194_001096 del resto, dopo il grave rischio corso nel parto, non sera più ben rimessa in salute. quanto allanimo di giorno in giorno sera fatta più aspra, non solo contro me, ma contro tutti. 1595_4194_001097 costui era davvero epilettico, ma non così idiota come il fratello terenzio e lui stesso volevano dare a intendere con la lunga abitudine delloscurità. doveva aver fatto locchio a vederci al bujo. in verità, non potrei dire fino a che punto egli si dimostrasse destro in quelle frodi congegnate avanti col fratello e con la caporale. 1595_4194_001098 affinché la biblioteca boccamazza o di santa maria liberale fosse con la maggior sollecitudine provveduta di un pajo di gatti per lo meno, il cui mantenimento non avrebbe importato quasi alcuna spesa al comune. 1595_4194_001099 majonese majalese. scattava allora la moglie inviperita. basta così, guarda, il signore dovrebbe farti provare che cosa vuol dire star male di stomaco. impareresti ad aver considerazione per tua moglie. 1595_4194_001100 labito belle fatto in un negozio e me lo lasciai addosso con la valigia nuova. scesi allhtel nettuno. ero già stato a pisa quandero adriano meis ed ero sceso allora allalbergo di londra. 1595_4194_001101 per conto dun negoziante di liverpool. sanno anche questo e il nome dun negoziante di liverpool che aveva noleggiato il vapore, quindi per disperazione, salpando sera annegato in alto mare. così il vapore era approdato a liverpool, alleggerito anche del peso del capitano. 1595_4194_001102 eccomi qua, vedi, son tornato, non dallaltro mondo, no, sono stato sempre in questo mondaccio sù. ora ti dirò, tenendomi forte per le braccia, col volto pieno di lagrime- roberto mi guardava ancora trasecolato, ma come se là non ero- io ti dirò: mhanno scambiato. 1595_4194_001103 e come va, max? domandò il paleari in tono damorevole rimprovero che tu, tanto buono, tanto gentile, hai trattato così malamente la signorina silvia. ce lo vuoi dire? 1595_4194_001104 certe sere si riduceva in casa in uno stato veramente deplorevole: col cappellino a sghimbescio, la pallottola del naso rossa come una carota e gli occhi semichiusi, più dolenti che mai. 1595_4194_001105 il dolore cagionato ad adriana, col ricordo della sorella morta e di papiano vedovo, era infatti per la caporale il castigo della sua indiscrezione. 1595_4194_001106 bisogna che ci pensi un nome, almeno un nome. bisogna che me lo dia subito per firmare il telegramma e per non trovarmi poi imbarazzato se alla locanda me lo domandano. basterà che pensi soltanto al nome. per adesso vediamo un po come mi chiamo. 1595_4194_001107 supposi che adriana, di là, non volesse arrendersi alla prepotenza di quel villano. forse la caporale la pregava a mani giunte, ed ecco intanto colui là, nel terrazzino, si rodeva dal dispetto. 1595_4194_001108 avevo dunque laria così goffa e da allocco, massalì una stizza violenta, rifiutai senza ringraziare e feci per scostarmi da lei. 1595_4194_001109 donna teresa ravaschieri fieschi, mamma duchessa come tutti la chiamavano, mamma carità, comegli avrebbe voluto chiamarla. documenti di straordinario valore che avrebbero recato nuova luce su la fine del regno delle due sicilie e segnatamente su la figura di gaetano filangieri. 1595_4194_001110 si facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino. che avverrebbe, dica lei, non saprei, risposi stringendomi ne le spalle. 1595_4194_001111 la caporale notò lanimazione con cui avevo parlato e con aria di sfida mi disse: e perché allora non prova a ribellarsi lei per primo? io, lei, lei. affermò ella guardandomi negli occhi aizzosa. ma che centro. io risposi: io potrei ribellarmi in una sola maniera, andandomene. 1595_4194_001112 è ben chiaro che questo monsignore dovette conoscer poco lindole e le abitudini de suoi concittadini, o forse sperò che il suo lascito dovesse, col tempo e con la comodità, accendere nel loro animo. lamore per lo studio. 1595_4194_001113 me la sentivo entrar nel petto con un respiro lunghissimo e largo che mi sollevava tutto lo spirito: solo, solo, solo padrone di me, senza dover dar conto di nulla, a nessuno. 1595_4194_001114 parevo un pappagallo ammaestrato e più le sue domande mi stringevano e io con le mie risposte mallontanavo, e ben presto fui in america. 1595_4194_001115 cè logica materia, sì, materia, ammettiamo che tutto sia materia, ma cè forma e forma, modo e modo, qualità e qualità. 1595_4194_001116 meis torinese. ajuto agente a dar le sue informazioni alla questura. si faranno ricerche su la traccia di queste informazioni e chi sa che cosa ne verrà fuori? sì, ma i danari, leredità adriana li ha veduti, tutti que miei biglietti di banca. 1595_4194_001117 sotto un fanale scorsi un vecchio cerinajo a cui la cassetta che teneva dinanzi con una cinta a tracolla impediva di ravvolgersi bene in un logoro mantelletto che aveva su le spalle. 1595_4194_001118 si va via tranquillamente in america o altrove si pesca. dopo alcuni giorni un cadavere irriconoscibile sarà quello de la lettera lasciata sul parapetto del ponte e non se ne parla più. 1595_4194_001119 principale. mentrero là ho sentito chiamar forte: ignor eis, ignor eis i. volto subito credendo che vi sia anche lei per qualche affare. chi sa avesse, dico: bisogno di me, sempre pronto a servirla. 1595_4194_001120 ogni volta quella domanda pareva, ed era infatti rivolta per pura convenienza, lo sapeva, lo sapeva bene come stavo i. pareva finanche di sentire un certo sapor dironia birichina nella voce di lei. 1595_4194_001121 dio mi vede perché lo vedono loro, non solamente in sé, ma in tutto, anche nella loro miseria, nelle loro sofferenze, che avranno un premio alla fine. 1595_4194_001122 i debiti che gravavano su la stìa restarono così per la maggior parte scoperti e il podere, insieme col molino, fu messo dai creditori sotto amministrazione giudiziaria e fummo liquidati. 1595_4194_001123 intravidi da quel primo scempio qual mostro fra breve sarebbe scappato fuori dalla necessaria e radicale alterazione dei connotati di mattia pascal. ed ecco una nuova ragione: dodio per lui. 1595_4194_001124 fra coloro che più spesso venivano a visitar la mamma era una sorella di mio padre, zitellona bisbetica, con un pajo docchi da furetto, bruna e fiera. si chiamava scolastica, ma si tratteneva ogni volta pochissimo perché tutta un tratto discorrendo, sinfuriava e scappava via senza salutare nessuno. 1595_4194_001125 dovetti andar con lui a cena. e allora egli mi confessò che me laveva mandata lui là, nellatrio del casino, quella donnetta allegra alla quale da tre giorni egli appiccicava le ali per farla volare almeno terra terra. 1595_4194_001126 laccordo larmonia che stabiliamo tra esso e noi, lanima che esso acquista per noi soltanto e che è formata dai nostri ricordi. 1595_4194_001127 e ne venne fuori un vecchietto, fino un po bizzoso, amante delle arti, un nonnino spregiudicato che non mi volle far seguire un corso regolare di studii, preferendo distruirmi, lui, con la viva conversazione e conducendomi con sé di città in città per musei e gallerie. 1595_4194_001128 non solo per lavvilimento che mi cagionava il vedere un uomo non certamente sciocco dimostrarsi tale fino allinverosimile, ma anche perché adriana mi faceva comprendere che provava rimorso a godere così, a scapito della serietà del padre, approfittandosi della ridicola dabbenaggine di lui. 1595_4194_001129 e no, non andava bene neanche così, né per me, né per la signorina caporale, né per adriana e né, come si vide poco dopo, per la pepita, la quale stette molto meglio in una nuova catena disposta proprio dal genialissimo spirito di max. 1595_4194_001130 quelli del municipio avevano forse aspettato tre, quattro, cinque giorni, una settimana il mio ritorno, poi avevano dato a qualche altro sfaccendato il mio posto. 1595_4194_001131 ogni oggetto in noi suol trasformarsi secondo le immagini chesso evoca e aggruppa, per così dire, attorno a sé. certo, un oggetto può piacere anche per se stesso, per la diversità delle sensazioni gradevoli che ci suscita in una percezione armoniosa. 1595_4194_001132 cera dentro lo stipetto un gran disordine. i miei biglietti di banca erano stati tratti dalla busta di cuojo in cui li tenevo custoditi, ed erano lì sul palchetto sparpagliati. adriana si nascose il volto con le mani, inorridita. io raccolsi febbrilmente quei biglietti e mi diedi a contarli. 1595_4194_001133 ecco per lei una lettera. non credo sarà la nota del dottor ambrosini. il servo vuol sapere se cè risposta. le tremava la voce, sorrise. 1595_4194_001134 ora, data lassoluta inettitudine e la cecità di mia madre, non ci vedeva altro rimedio che un secondo marito, e lo designava anche in persona dun poveruomo che si chiamava gerolamo pomino. 1595_4194_001135 qualche vecchio del paese si compiace ancora di dare a credere che la ricchezza di mio padre, la quale pure non gli dovrebbe più dar ombra, passata comè da un pezzo in altre mani, avesse origini, diciamo così, misteriose. 1595_4194_001136 denunziarlo? che diritto avevo io alla protezione della legge? io ero fuori dogni legge. chi ero io? nessuno, non esistevo io per la legge e chiunque ormai poteva rubarmi, e io zitto. 1595_4194_001137 la barchetta della mia finzione, poté alla fine filare al largo e issar la vela della fantasia. e ora io, dopo un anno e più di forzato silenzio. 1595_4194_001138 la pietà dei concittadini. io vi ho portato la corona di fiori promessa e ogni tanto mi reco a vedermi morto e sepolto là. 1595_4194_001139 i toccava ora a pregare il mio ladro che mi facesse da testimonio, lui e il paleari. a chi altri avrei potuto rivolgermi? io? esclamò candido e stupito il signor anselmo. 1595_4194_001140 il padre anselmo paleari. quel vecchio che mi era venuto innanzi con un turbante di spuma in capo aveva pure così come di spuma il cervello. lo stesso giorno che entrai in casa sua mi si presentò- non tanto disse- per rifarmi le scuse del modo poco decente in cui mi era apparso la prima volta. 1595_4194_001141 mi vedevo costretto, forzato, trascinato pei capelli, a eseguire su me la loro condanna. i avevano ucciso davvero ed esse, esse sole, si erano liberate di me. 1595_4194_001142 il denaro che avevo meco doveva servirmi per tutta la vita, e non era molto. avrei potuto vivere ancora una. trentina danni e così, fuori dogni legge, senza alcun documento tra le mani che comprovasse, non dico altro, la mia esistenza reale. 1595_4194_001143 il non poter più rispondere, cioè, come prima alloccorrenza, io mi chiamo mattia pascal. qualcuno vorrà bene compiangermi. costa così poco, immaginando latroce cordoglio dun disgraziato al quale avvenga di scoprire tutta un tratto che sì, niente insomma. 1595_4194_001144 corse alla sua poltrona presso la finestra e, appena seduto, ponendosi il bastone tra le gambe, trasse un profondo respiro e sorrise alla sua stanchezza mortale. il volto estenuato, solcato tutto di rughe verticali, raso era dun pallore cadaverico. 1595_4194_001145 la signorina caporale. due anni avanti, alla morte della madre, aveva smesso casa e, venendo a viver lì dai paleari, aveva affidato circa sei mila lire, ricavate dalla vendita dei mobili a terenzio papiano, per un negozio che questi le aveva proposto sicurissimo e lucroso. 1595_4194_001146 lo aveva scagliato lui e non era egli ancor lì, nel silenzio presente e invisibile accanto a me. stavo in orecchi se mavvenisse di cogliere qualche rumore nella camera. poi. 1595_4194_001147 ma vattene almeno. vattene via. poiché ti piacque di farti creder morto, vattene subito lontano, senza farti vedere da nessuno, perché io qua con te vivo i alzai. 1595_4194_001148 era capace, tanto più che la ragazza non pareva restìa, ma egli non aveva avuto modo, finora, neppur di parlarle. non ne avrai avuto il coraggio. va là, dissi io ridendo. mino negò, ma arrossì troppo negando. ho parlato però con la serva. saffrettò a soggiungermi. 1595_4194_001149 la pianse, oh, la pianse molto, e sempre la ricordò con una devozione così rispettosa che al posto di lei non volle più mettere unaltra signora che che, e lo avrebbe potuto, bene, ricco come già sera fatto. 1595_4194_001150 ma la verità forse era questa che nella mia libertà sconfinata mi riusciva difficile cominciare a vivere in qualche modo. 1595_4194_001151 me, oppure saccorgeva che il fratello, il quale soffriva di convulsioni epilettiche, sincantava e correva a dargli schiaffetti su le guance, biscottini sul naso, scipione, scipione. o gli soffiava in faccia fino a farlo rinvenire. 1595_4194_001152 gelida mano, secca, nodosa, gialliccia, e abbassò gli occhi e strinse le labbra. i compensò la figlia con un simpatico sorriso che prometteva cordiale accoglienza. 1595_4194_001153 oh, io ero sicuro che, potendo aspettare, e se adriana avesse avuto la forza di serbare il segreto, avremmo veduto papiano attener la promessa di restituire anche prima dellanno di comporto la dote della defunta moglie. 1595_4194_001154 e ci dava a sciogliere tutti gli enimmi in ottava rima di giulio cesare croce e quelli in sonetti del moneti e gli altri pure in sonetti dun altro scioperatissimo che aveva avuto il coraggio di nascondersi sotto il nome di caton luticense. 1595_4194_001155 berto non cera più con me. non poteva più praticare perché cera romilda di mezzo e che restava più dunque da fare al povero pomino ammógliati caro. gli dissi: vedrai come si sta allegri. 1595_4194_001156 spirava forza e salute. eppure, come se la corsa della pallottola davorio gli promovesse lasma, egli si metteva ogni volta ad arrangolare forte, irresistibilmente. 1595_4194_001157 nulla o ben poco ritenni di quel che avevo prima fantasticato. nulla sinventa è vero che non abbia una qualche radice più o men profonda nella realtà, e anche le cose più strane possono esser vere. 1595_4194_001158 no, no, pensai in luogo più sicuro, ma dove il treno in quella si fermò a unaltra stazione? guardai e subito mi sorse un pensiero per la cui attuazione provai dapprima un certo ritegno. 1595_4194_001159 quel max lo avevano inventato loro. chi dunque aveva agito? chi aveva avventato sul tavolino quel pugno formidabile? 1595_4194_001160 io dovevo rannodar queste fila soltanto con la fantasia e seguivo per le vie e nei giardini i ragazzetti dai cinque ai dieci anni e studiavo le loro mosse, i loro giuochi e raccoglievo le loro espressioni per comporne a poco a poco linfanzia di adriano meis. 1595_4194_001161 i aveva investito a tradimento il vigliacco. oh, io ero ben sicuro di non aver paura di lui. non io, non io, ma adriano meis aveva ricevuto linsulto. ed ora ecco, adriano meis succideva. 1595_4194_001162 per forza dovevo dimostrarmi inconseguente e crudele. linconseguenza, la crudeltà erano della mia stessa sorte e io, per il primo, ne soffrivo. 1595_4194_001163 il cadavere fu estratto dalla gora per le constatazioni di legge e piantonato più tardi esso fu riconosciuto per quello del nostro. 1595_4194_001164 non spingeva mai tanto oltre il turbamento di colei a cui veramente era diretta da rompere la segreta armonia che già non so come sera tra noi stabilita. 1595_4194_001165 dovere delle bestie è il soffrire senza ragionare. chi soffre- e ragiona appunto perché soffre per quei signori critici- non è umano, perché pare che chi soffra debba esser soltanto bestia e che soltanto quando sia bestia sia per essi umano. 1595_4194_001166 e dunque partire per lamerica. ma perché sarei andato a cercar tanto lontano la fortuna quandessa? pareva proprio che avesse voluto fermarmi qua a nizza, senza chio. ci pensassi davanti a quella bottega, dattrezzi di giuoco. 1595_4194_001167 i mandarono dapprima due gattini così miseri che si spaventarono subito di quegli enormi topi e per non morir di fame si ficcavano loro nelle trappole a mangiarsi il cacio. 1595_4194_001168 dopo sette mesi di gramaglie, la tedeschi passava a nuove nozze col majoli senza urtare contro nessuno scoglio burocratico. il casati finì di scontare la pena l marzo del. 1595_4194_001169 andrò a buttarlo lì per togliermi ogni tentazione. spero che potrò conservare tanto da pagarmi il ritorno a casa. e se no, avevo sentito dire che non difettavano alberi solidi nel giardino attorno alla bisca in. 1595_4194_001170 risate, risate, signor meis, di tutte le vane, stupide afflizioni che esso ci ha procurate, di tutte le ombre, di tutti i fantasmi ambiziosi e strani che ci fece sorgere innanzi e intorno, della paura che cispirò. 1595_4194_001171 ora sta a vedere quante sciocchezze questo maledetto universo ci fa commettere, di cui poi chiamiamo responsabile la misera coscienza nostra, tirata da forze esterne, abbagliata da una luce che è fuor di lei. 1595_4194_001172 e che avventure una più ardita dellaltra. ecco qua per dare un altro saggio un brano di dialogo tra lui e una donna maritata. 1595_4194_001173 me la strinsi fra le braccia, non pensai più al denaro rubato, vedendola soffrire così, smaniare, disperata. e le promisi che avrei fatto comella voleva, purché si calmasse? no, che onta. non cera. alcuna onta, per lei né per il suo babbo. io sapevo su chi ricadeva la colpa di quel furto. 1595_4194_001174 dote. macquietai un po almeno per lei, pensando così: ah, non per me. per me rimaneva la crudezza della frode scoperta, quella de la mia illusione, di fronte a cui era nulla. il furto delle dodici mila lire era anzi un bene se poteva risolversi in un vantaggio per adriana. 1595_4194_001175 perché pare che umanità per loro sia qualche cosa che più consista nel sentimento che nel ragionamento. ma volendo parlare così astrattamente come codesti critici fanno, non è forse vero che mai luomo tanto appassionatamente ragiona? 1595_4194_001176 sicuro e dimentichiamo spesso e volentieri di essere atomi infinitesimali per rispettarci e ammirarci a vicenda, e siamo capaci di azzuffarci per un pezzettino di terra o di dolerci di certe cose che 1595_4194_001177 che forse quei denari non erano miei. dovevo forse restituirli a qualcuno? mero indebitamente appropriato duna parte di essi e avevo tentato di farmi credere vittima dun furto, poi mero pentito e in fine ucciso. 1595_4194_001178 ma è facilissimo, signor meis. oreste rimarrebbe terribilmente sconcertato da quel buco nel cielo. e perché? i lasci dire 1595_4194_001179 non cera altra via di scampo per me. un tremore intanto mi aveva preso, come se io dovessi veramente uccidere qualcuno. ma il cervello mi sera dun tratto snebbiato, il cuore alleggerito e godevo duna quasi ilare lucidità di spirito. i guardai attorno. 1595_4194_001180 i lasci prima accertare, perché sì, lo stipetto era aperto, ma io non posso, non voglio credere ancora a un furto così ingente stia buona via e daccapo. per un ultimo scrupolo, tornai a contare i biglietti. 1595_4194_001181 io da ragazzo ne avevo una gran paura. la guardavo con tanto docchi, specialmente quando la vedevo scattare in piedi su le furie e le sentivo gridare, rivolta a mia madre e pestando rabbiosamente un piede sul pavimento: senti il vuoto, la talpa, la talpa. 1595_4194_001182 non saprei ridire in che animo fossi. ho soltanto limpressione come duna enorme, omerica risata che nellorgasmo violento mi sconvolgeva tutte le viscere senza poter scoppiare. se fosse scoppiata, avrebbe fatto balzar fuori come denti i selci della via e vacillar le case. 1595_4194_001183 provai subito un certo impaccio. sentii dentro me quasi una forza che mi obbligava a scostarmi, a ritrarmi, finché parlò lui e la conversazione saggirò su argomenti vaghi, tutto andò bene. 1595_4194_001184 cercò di sciogliersi da me, che volevo adagiarla su la poltrona, e fece per spingersi verso luscio, chiamo il babbo. chiamo il babbo. no, le gridai, trattenendola e costringendola a sedere. non si agiti così, per carità. lei mi fa più male, io non voglio. non voglio che centra lei, per carità, si calmi. 1595_4194_001185 poniamo ora che veramente ella sia esposta, per la nequizia della madre e di quellaltra canaglia, a un pericolo gravissimo, a uno scempio, a un mercato infame, proveresti ritegno innanzi a un atto meritorio, a unopera santa di. 1595_4194_001186 in fin de conti magari mi sarei appeso economicamente a qualcuno di essi con la cintola dei calzoni e ci avrei fatto anche una bella figura. avrebbero detto: chi sa quanto avrà perduto questo povero uomo. 1595_4194_001187 ci volle del bello e del buono per liberarmi di quei due zelanti questurini che volevano assolutamente condurmi con loro perché denunziassi il fatto. bravo, non ci sarebbe mancato altro aver da fare con la questura adesso, comparire il giorno dopo nella cronaca dei giornali come un quasi eroe. 1595_4194_001188 letto, mero coricato, con la sigaretta in bocca ancora accesa, e mero messo a leggere uno di quei libri del paleari distratto. avevo poi posato il mozzicone spento in quellacquasantiera. il giorno dopo essa non cera più sul tavolino. da notte invece cera un portacenere. 1595_4194_001189 adriana come me. oh, guarda un po, pensai neanche a farlo apposta. ma terenzio dovè? domandò luomo dal turbante di spuma. oh, dio, papà, sai bene che è a napoli da jeri. 1595_4194_001190 romilda, accostandomisi tutto tremante e sospeso come una cagna che veda in mano al padrone la sua cucciola romilda. perché? mi domandò, perché voglio parlarle. gli risposi: 1595_4194_001191 gli occhi mi andarono su un così in grassetto, pensai subito che potesse esser quello di montecarlo e maffrettai a leggere. ma mi arrestai, sorpreso, al primo rigo stampato di minutissimo carattere: ci telegrafano da miragno. 1595_4194_001192 e ho invidiato gli abitanti che, quietamente, con le loro abitudini e le loro consuete occupazioni, potevano dimorarvi senza conoscere quel senso penoso di precarietà che tien sospeso lanimo di chi viaggia. 1595_4194_001193 terenzio lepilettico era caduto per terra e rantolava stranamente a sedere, gridò il signor anselmo è caduto in trance anche lui. ecco, ecco, il tavolino si muove, si solleva, si solleva la levitazione. bravo max, evviva. 1595_4194_001194 papiano voleva togliermi adriana, la signorina caporale me laveva, data me laveva, fatta sedere accanto e sera buscato un pugno sulla bocca poverina. 1595_4194_001195 forse dico: io avrei cambiato il mio volentieri, e così anche gli occhi e tante altre parti della mia persona. ma sapendo bene che non si può, rassegnato alle mie fattezze, non me ne curavo più che tanto. 1595_4194_001196 e il mio credevo derivasse dal rimorso che la finzione mi cagionava, la finzione del mio essere continua a cui ero obbligato di fronte al candore e alla ingenuità di quella dolce e mite creatura. 1595_4194_001197 mafferrò la barba, mi sgraffiò tutto. poi, come impazzita, si buttò per terra e cominciò a strapparsi le vesti addosso, a rotolarsi, a rotolarsi, frenetica, sul pavimento. 1595_4194_001198 ispira una sdegnosa commiserazione. ma domando io ora, signor meis, e se tutto questo bujo, questenorme mistero nel quale indarno i filosofi dapprima specularono e che ora, pur rinunziando allindagine di esso, la scienza non esclude? 1595_4194_001199 diciamo allora che la donna è anche più coraggiosa delluomo, signorina, perché riconosco che oltre alla generosità ci vorrebbe una buona dose di coraggio per amar veramente un uomo come me. ma vada via, già lei prova gusto a dirsi e anche a farsi più brutto. che non sia. 1595_4194_001200 lei si starà zitta, glielimpongo, non dirà nulla a nessuno. ha capito? vuole uno scandalo? no, no, saffrettò a protestare, piangendo, la povera adriana. voglio liberar la mia casa dallignominia di quelluomo, ma egli negherà, incalzai io. e allora lei tutti di casa innanzi al giudice. non capisce? 1595_4194_001201 il signor anselmo farebbe bene a prendere il posto della signorina pantogada e viceversa. subito, esclamò il signor anselmo alzandosi: ecco, signorina, segga qua e pepita. questa volta non si ribellò, era accanto al pittore. 1595_4194_001202 quanto, con un siffatto precettore, dovessimo profittar nello studio. non sarà difficile immaginare. la colpa però non era tutta di pinzone, ché egli, anzi, pur di farci imparare qualche cosa, non badava a metodo né a disciplina e ricorreva a mille espedienti per fermare in qualche modo la nostra attenzione. 1595_4194_001203 se già si fosse riconosciuto lerrore a miragno, se fossero saltati fuori i parenti del vero morto a correggere la falsa identificazione. 1595_4194_001204 una sera, per esempio lì nel terrazzino, ove ora solitamente ci riunivamo, quandio tornavo da cena, mi domandò, ridendo e schermendosi da adriana che le gridava eccitatissima: no, silvia, te lo proibisco, non tarrischiare. mi domandò, scusi, signor meis, adriana vuol sapere perché lei non si fa crescere almeno i baffi. 1595_4194_001205 la paura di ricader nei lacci della vita mi avrebbe fatto tenere più lontano che mai dagli uomini, solo, solo, affatto, solo diffidente ombroso, e il supplizio di tantalo si sarebbe rinnovato per me. 1595_4194_001206 come mai papiano non se ne rende conto? or che sè visto fallire il colpo dallogarmi accanto la pantogada. si fida dunque tanto della propria abilità. stiamo a vedere. 1595_4194_001207 allora di colpo, dice il critico, un fiotto dumanità invade questi personaggi. le marionette divengono improvvisamente creature di carne e di sangue e parole che bruciano lanima e straziano il cuore escono dalle loro labbra. 1595_4194_001208 e allora la si rappresenta, soffrendone tutto il martirio, finché la rappresentazione di essa sia possibile dentro la maschera soffocante che da noi stessi ci siamo imposta. 1595_4194_001209 io mi vidi escluso per sempre dalla vita, senza possibilità di rientrarvi. con quel lutto nel cuore, con quellesperienza fatta. 1595_4194_001210 pensai subito che fosse quel mio spagnuolo e ne provai rimorso. ero sicuro chegli maveva ajutato a vincere nel primo giorno dopo quella nostra lite. non aveva voluto puntare dovio puntavo e aveva perduto sempre. 1595_4194_001211 vecchia bugiarda fanfarona, civetta con gli occhiali. la retorica sicuro ha foggiato questa bella frase con tanto di petto in fuori ho la mia coscienza e mi basta. 1595_4194_001212 ha avuto un piccolo moto dimpazienza e ha sbuffato un po di fuoco per una delle tante sue bocche. chi sa che cosa le aveva mosso quella specie di bile? forse la stupidità degli uomini che non sono stati mai così nojosi come adesso? 1595_4194_001213 credeva forse che un bibliotecario, essendo la biblioteca fatta per leggervi, fosse obbligato a legger lui, posto che non aveva veduto mai apparirvi anima viva? e aveva preso quel libro, come avrebbe potuto prenderne un altro? 1595_4194_001214 e non volli lasciarla più lì esposta per terra. passò un tram e vi montai. rientrando in casa, 1595_4194_001215 ecco, mi rispose subito, come se avesse preveduto la domanda. per dire la verità, non riesco a vederci chiaro. eh, sfido, ah, ma non perché gli esperimenti si facciano al bujo. badiamo. 1595_4194_001216 dopo quanto era avvenuto fra noi, si fosse potuta prestare a tanta ignominia. ah, degna figlia della madre, non il vecchio. soltanto avevano entrambe vilissimamente ingannato, ma anche me, anche me. 1595_4194_001217 povera adriana, perché, mi domandò sotto la carezza, non siamo contenti? sì, e allora perché, povera? 1595_4194_001218 i trovavo ogni mattina là, imprigionati, magri, brutti e così afflitti che pareva non avessero più né forza né volontà di miagolare. reclamai: 1595_4194_001219 come riprese. lui si può dare maggior fortuna, maggior felicità di questa? sì, la provi, la provi. esclamai voltandomi verso berto per piantarlo lì con la sua presunzione. 1595_4194_001220 quando il croupier disse: le jeu est fait, rien ne va plus. la guardai ed ella alzò un dito per minacciarmi scherzosamente. per parecchi giri non giocai. 1595_4194_001221 laffetto, le cure, la gratitudine chella avrebbe avuto per lui, suo salvatore. e per concludere, tu ora gli dissi: devi trovare il modo e la maniera di farti notare da lei e di parlarle o di scriverle. 1595_4194_001222 era entrata in camera mia col padre, il quale udita la mia proposta. ma siamo sempre lì. signor meis, sospirò. la religione, di fronte a questo problema, drizza orecchie dasino e adombra come la scienza. 1595_4194_001223 ora avrei dovuto portarlo scoperto, quel cosino ridicolo e che naso mi aveva lasciato in eredità. e quellocchio, ah, questocchio, pensai così in estasi. da un lato, rimarrà sempre suo nella mia nuova faccia. 1595_4194_001224 noi inviamo alla povera famiglia immersa in tanto lutto, al fratello roberto, lontano da miragno, le nostre più sentite condoglianze e col cuore lacerato diciamo per lultima volta al nostro: buon mattia vale, diletto amico vale. 1595_4194_001225 dal verme alluomo. poniamo otto, poniamo sette, poniamo cinque gradini, ma perdiana. la natura ha faticato migliaja, migliaja e migliaja di secoli per salire questi cinque gradini dal verme. 1595_4194_001226 di che mi parlava? di pepita pantogada, sera per sera, benché io vivessi modestissimamente, sera fitto in capo che fossi molto ricco. 1595_4194_001227 chiamami adriana, le ordinò quegli allora imperioso. sentendo proferire il nome di adriana con quel tono, strinsi le pugna e sentii frizzarmi il sangue per le vene. dorme, disse la caporale. e colui fosco minaccioso va a svegliarla subito. 1595_4194_001228 il simbolo, lo spettro della mia vita era quellombra ero io là per terra, esposto alla mercé dei piedi altrui. ecco quello che restava di mattia pascal, morto alla stìa. la sua ombra per le vie di roma. 1595_4194_001229 no, via, calmati, mino. ti ho detto che te la lascio e mantengo la parola. solo aspetta, con permesso. i accostai a romilda e le scoccai un bel bacione su la guancia mattia, gridò, pomino fremente, scoppiai a ridere di nuovo: geloso di me, va là, ho il diritto della precedenza. 1595_4194_001230 e ne vestissi marianna dondi e mandassi lei a fare il mugnajo e a star sopra al fattore laria di campagna, farebbe certamente bene a mia moglie. forse a qualche albero cadranno le foglie vedendola gli uccelletti. 1595_4194_001231 ma sì, ma sì, bruttissimo, bruttissimo. ma anche cirillo dalessandria, sicuro. cirillo dalessandria arriva finanche ad affermare che cristo fu il più brutto degli uomini. 1595_4194_001232 intanto, la stranissima avventura non ha punto afflitto il casati, anzi, si direbbe che lha messo di buon umore e desideroso di nuove emozioni. ha voluto far una capatina alla propria tomba e, come atto di omaggio alla sua memoria, ha deposto sul tumulo un fragrante mazzo di fiori e vi ha acceso un lumino votivo. 1595_4194_001233 pensai di scrivere a roberto, a oneglia, per dirgli che si prendesse lui in casa la mamma, non per togliermi un peso che avrei tanto volentieri sopportato, anche nelle ristrettezze in cui mi trovavo, ma per il bene di lei unicamente. 1595_4194_001234 e rideva in quel suo modo particolare alle sfuriate della cognata, alle esclamazioni del povero signor pomino, che si trovava lì presente a quelle discussioni e al quale la zitellona scaraventava le lodi più sperticate. 1595_4194_001235 bastava, perbacco, aprir pian piano un occhio a quel povero morto per accorgersi che non ero io. e anche ammesso che gli occhi fossero rimasti in fondo alla gora via. una moglie che veramente non voglia non può scambiare così facilmente un altro uomo per il proprio marito. 1595_4194_001236 e ci savvicinò facendomi un lieve, compassato inchino. vedendolo alzare, fui sul punto di dire al tenentino: quello no, per carità, quello no, ma certo nessun altro del crocchio, come riconobbi poi, poteva esser più designato di colui alla bisogna. aveva su la punta delle dita tutti gli articoli del codice cavalleresco. 1595_4194_001237 e non abbiamo ciascuno lo stesso sentimento, che sarebbe cioè la cosa più assurda e più atroce se tutto dovesse consister qui, in questo miserabile soffio che è la nostra vita terrena. cinquanta, sessantanni di noja, di miserie, di fatiche, perché per niente. 1595_4194_001238 per ridere, per distrarmi, mimmaginavo intanto con un buon panettone sotto il braccio, innanzi alla porta di casa mia. permesso, stanno ancora qua le signore romilda, pescatore, vedova pascal, e marianna dondi, vedova, pescatore, sissignore, ma chi è lei? 1595_4194_001239 max prende da tutti, sottrae anche a noi buona parte denergia nervosa, e se ne vale per la produzione dei fenomeni, è accertato. non si sente anche lei, difatti, come se le avessero sottratto qualche cosa ancora? no, per dire la verità. 1595_4194_001240 jersera a cena. aspetta, conosci romitelli? no, come no. quello che sta laggiù alla biblioteca boccamazza è sordo, quasi cieco, rimbecillito e non si regge più sulle gambe. jersera a cena, mio padre mi diceva che la biblioteca è ridotta in uno stato miserevole e che bisogna provvedere con la massima sollecitudine. ecco il posto per te. 1595_4194_001241 se consistesse appunto in questo: che un uomo o una donna, messi da altri o da se stessi in una penosa situazione socialmente anormale, assurda per quanto si voglia, vi durano, la sopportano, la rappresentano davanti agli altri finché non la vedono. 1595_4194_001242 si sa che certe specie di pazzia sono contagiose: quella del paleari. per quanto in prima mi ribellassi, alla fine mi sattaccò. 1595_4194_001243 torna zero. cè logica. ma diventerà verme. il mio naso, il mio piede, non lanima mia per bacco, materia anchessa, sissignore, chi vi dice di no? ma non come il mio naso o come il mio piede. cè logica. 1595_4194_001244 invano. per commuovermi, per tirarmi a parlare, mi portò una copia del suo giornale di due anni avanti con la mia necrologia. gli dissi che la sapevo a memoria perché allinferno il foglietto era molto diffuso. eh altro, grazie caro, anche della lapide, andrò a vederla, sai. 1595_4194_001245 non vedeva altro espediente se non nella lotta per il trionfo del potere temporale. restituita roma al pontefice, lunità ditalia si sarebbe sfasciata. e allora, chi sa? non voleva arrischiar profezie il marchese? 1595_4194_001246 pur detto che ella veniva a sfogarsi a casa nostra, ho detto che la conoscevo da ragazza. ora la vedevo piangere per lindegno modo dagire e la stupida e provocante presunzione di quel laido vecchiaccio. e 1595_4194_001247 ma fatti pochi passi, tornai indietro e per curiosità via, non per altro con quello stesso sorriso sdegnoso e di commiserazione su le labbra. entrai nella bottega e comprai quellopuscolo. 1595_4194_001248 sarà venuto a spiare, sarà entrato furtivamente e allora pàffete acchiappato, perché è innegabile. sa, signor meis, che i fenomeni straordinarii della medianità traggono in gran parte origine dalla nevrosi epilettica, catalettica e isterica? 1595_4194_001249 di dove vieni, mi chiese con terrore dal molino: strega le urlai, tieni qua il lume, guardami bene, sono io. mi riconosci o ti sembro ancora quel disgraziato che saffogò alla stìa? 1595_4194_001250 dopo il nono giorno cominciai a perdere, e fu un precipizio lestro prodigioso, come se non avesse più trovato alimento nella mia già esausta energia nervosa. venne a mancarmi. 1595_4194_001251 e io devo riprendermi, esclamai irosamente- una donna che, a saputa di tutti, è stata per un anno intero in funzione di moglie con un altruomo il quale- ma per colpa sua scusi, caro signor pascal minterruppe- lavvocatino sempre sorridente. 1595_4194_001252 e cioè del bene che gli altri dovrebbero fargli e a cui egli pretende, come se dalle proprie sofferenze gli derivasse un diritto al compenso, e del male che egli può fare a gli altri, come se, parimenti, dalle proprie sofferenze vi fosse abilitato. 1595_4194_001253 starà su me sepolto, viva né pioggia o vento, né in lei le età potranno, e quei che passeranno erranti a lume spento lo accenderan da me. 1595_4194_001254 ma ben più spesso il piacere che un oggetto ci procura non si trova nelloggetto per se medesimo. la fantasia lo abbellisce, cingendolo e quasi irraggiandolo. dimmagini care. 1595_4194_001255 isolatamente ed essa non fosse per sua natura aperta agli altri. nella coscienza, secondo me, insomma, esiste una relazione essenziale, sicuro, essenziale, tra me che penso e gli altri esseri che io penso, e dunque non è un assoluto che basti a se stesso. mi spiego: 1595_4194_001256 me lo proposi, ma, ahimè, fui crudele senza volerlo, e anzi tanto più, quanto meno volli essere. la mia affabilità fu nuova. esca al suo facile fuoco. 1595_4194_001257 ora, quanta vita mi sfugge. che séguita ad agitarsi qua e là, variamente, eppure in quanti luoghi ho detto: qua vorrei aver casa, come ci vivrei volentieri. 1595_4194_001258 ladro, egli strilla nega. può forse dirmi: sissignore, eccolo qua, lho preso per isbaglio. e allora? ma cè il caso che mi dia anche querela per diffamazione. zitto, dunque zitto. 1595_4194_001259 e libera dunque, era rimasta lei, mia moglie, non io che mero acconciato a fare il morto, lusingandomi di poter diventare un altro uomo, vivere unaltra vita. 1595_4194_001260 e ci volle qua tutti con sé, mah da due mesi, e prese a narrarmi la malattia e la morte del padre, lamore di lui per romilda e per la nipotina, il compianto che la sua morte aveva raccolto in tutto il paese. io domandai allora notizie della zia scolastica, tanto amica del cavalier pomino. 1595_4194_001261 era molto bravo, poi ingegnoso, forse un pochino bisbetico e volubile, ma con vedute sue originali, ed era anche cavaliere. i aveva dato il suo biglietto da visita, cavalier tito lenzi. 1595_4194_001262 mah, dio laveva fatto così, gliene aveva dato pochino, pochino di cuore che poteva farci, povero berto. intanto le angustie crescevano e io non trovavo da porvi riparo. 1595_4194_001263 pareva di sì. non mi poteva più né vedere né sentire. e fu peggio quando, per salvare il podere della stìa col molino, si dovettero vendere le case e la povera mamma fu costretta a entrar nellinferno di casa mia. 1595_4194_001264 e ancora più, ancora più. non dovevamo or ora andare in casa del marchese giglio? ebbene, mi sarei messo quel giorno stesso a far la corte alla signorina. 1595_4194_001265 sorrise, ma parcamente. forse pensò che a lui non li avrebbe fatti quegli sgraffii. la vedova pescatore era in ben altra condizione dalla mia e aveva altra indole e altro cuore, lui. 1595_4194_001266 di là, posta sul davanti su la via, è occupata da una signorina che sta con noi ormai da due anni. dà lezioni di pianoforte non in casa. accennò così dicendo un sorriso lieve, lieve e mesto. 1595_4194_001267 allo stupore seguì in me un profondo avvilimento di vergogna per lui che non si rendeva conto del miserabile effetto che dovevano naturalmente produrre quelle sue panzane. 1595_4194_001268 lo stesso giorno, oliva corse piangendo in casa nostra ad annunziare alla mamma chella era la donna più infelice di questo mondo, che la pace della sua casa era per sempre distrutta. 1595_4194_001269 la mia curiosità diventò più che mai viva. ma quasi a farmelo apposta, quei due si misero a parlare pianissimo. non potendo più con gli orecchi, cercai dajutarmi con gli occhi, ed ecco vidi che la caporale posava una mano su la spalla di papiano. 1595_4194_001270 ma ella mi prese ridendo per un braccio e affettando con me, innanzi a gli altri, un tratto confidenziale. mi parlò piano, affrettatamente. 1595_4194_001271 spesso con me chero di natura molto impressionabile, ci riusciva, ma egli aveva una erudizione tutta sua, particolare, curiosa e bislacca. 1595_4194_001272 di nuovo il pensiero della mia assoluta impotenza, della mia nullità mi assalì. mi schiacciò il caso che potessero rubarmi e che io fossi costretto a restar zitto, e finanche con la paura che il furto fosse scoperto come se lavessi commesso io e non un ladro a mio danno. 1595_4194_001273 tutto sudato e impolverato. don eligio scende dalla scala e viene a prendere una boccata. daria nellorticello che ha trovato modo di far sorgere qui dietro labside riparato giro, giro da stecchi e spuntoni. 1595_4194_001274 la scena si svolse nel terrazzino lì accanto, dove mi ero trattenuto fin verso le dieci in compagnia delle due donne. ritiratomi in camera, mero messo a leggere, distratto uno dei libri prediletti del signor anselmo su. 1595_4194_001275 messo. chinò più volte il capo tra i singhiozzi e si nascose la faccia tra le mani. una ragazza esclamò poi, levando le braccia: e la madre, la madre, la madre, daccordo, capisci la propria madre? 1595_4194_001276 bibliotecario esclamai: ma io perché no? disse pomino, se lha fatto romitelli. questa ragione mi convinse, pomino. mi consigliò di farne parlare a suo padre da zia scolastica, sarebbe stato meglio. 1595_4194_001277 nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria. con le lacrime agli occhi e singhiozzando cel narrava innanzi al grondante e disfatto cadavere un vecchio mugnajo fedele e devoto alla famiglia degli antichi padroni. 1595_4194_001278 ma via facendo mutai pensiero. si a questa biblioteca di santa maria liberale, dove trovai al mio posto il reverendo amico don eligio pellegrinotto, il quale non mi riconobbe neanche lui lì per lì. 1595_4194_001279 lei punti il suo, molto dovio il mio poco, come ha fatto oggi, e se andrà bene. non mi lasciò finire, scoppiò in una risata strana, che voleva parer maliziosa, e disse: 1595_4194_001280 se si affrettò un po troppo via, bisogna pur considerare che non era più un giovanotto. e tempo da perdere non ne aveva. oliva, figlia di pietro salvoni, nostro fattore a due riviere. io la conoscevo bene da ragazza. 1595_4194_001281 ma ne sentivo per tutta la riviera il fragorìo, mentre lentamente, lentamente mi lasciavo scivolar di tra le dita la sabbia densa e greve, mormorando così sempre, fino alla morte, senzalcun mutamento, mai. 1595_4194_001282 roberto mi guardava sbalordito, forse temendo che fossi levato di cervello. ridi, ma sì, ma sì, ma sì, gli gridai, scotendolo per le braccia. tanto meglio, questo è il colmo della mia fortuna. che dici? scattò roberto quasi rabbiosamente: fortuna. ma se tu ora vai lì, 1595_4194_001283 ah, tornavo a esser vivo, a esser io, io, mattia pascal, lo avrei gridato forte a tutti. ora, io, io, mattia pascal, sono, io, non sono morto, eccomi qua. 1595_4194_001284 ora così bella, così giovane e fresca, moglie di batta malagna. mah, chi ha il coraggio di voltar le spalle a certe fortune? eppure oliva sapeva bene come il malagna fosse diventato ricco. 1595_4194_001285 poco dopo il matrimonio, il pantogada, scoperto una notte dalla polizia in una bisca, insieme con altri dellaristocrazia romana, era stato richiamato a madrid. 1595_4194_001286 eppure la scienza, pensavo, ha lillusione di render più facile e più comoda lesistenza. ma anche ammettendo che la renda veramente più facile con tutte le sue macchine così difficili e complicate, domando io: e qual peggior servizio a chi sia condannato a una briga vana? 1595_4194_001287 molte cose. con quegli occhietti egli doveva vedere nella nostra casa che né la mamma né noi vedevamo. non parlava forse perché non stimava dover suo parlare o perché, comio ritengo più probabile, ne godeva in segreto. 1595_4194_001288 ella credere che fosse generosità da parte mia, sacrifizio per amor di lei. ecco a quale altra menzogna mi costringeva la mia condizione stomachevole. menzogna che mi faceva bello di una squisita, delicatissima prova, damore attribuendomi una generosità tanto più grande, quanto meno da lei richiesta e desiderata. 1595_4194_001289 io non potrò far altro che nasconderlo alla meglio dietro un pajo docchiali colorati che coopereranno, figuriamoci, a rendermi più amabile. 1595_4194_001290 la fantasia si sarebbe fatto scrupolo, certamente, di passar sopra a un tal dato di fatto e ora gode, ripensando alla taccia di inverosimiglianza che anche allora le fu data, di far conoscere di quali reali inverosimiglianze sia capace la vita. 1595_4194_001291 oculare. ora, sissignore, chi vi dice di no? quella che chiamiamo anima sarà materia anchessa, ma vorrete ammettermi che non sarà materia come lunghia, come il dente, come il pelo. sarà materia come letere o che so io. 1595_4194_001292 ogni ostacolo alla loro felice unione è rimosso. riconoscono di non aver più ragione duccidersi e risolvono di rimanere in vita e di sposarsi diversamente. però risolve lautorità giudiziaria e li trae in arresto. 1595_4194_001293 morì, andato con un suo trabaccolo in corsica per certi negozii che vi faceva. non tornò più ucciso da una perniciosa in tre giorni a trentotto anni. 1595_4194_001294 era lui, non cera dubbio, lo avevo veduto nella sua voce- avessero attraversato il corridojo fuggire. e se papiano, entrando, aveva domandato alla serva sio fossi in casa, che avrebbe pensato della mia fuga. ma, daltra parte, se già sapeva chio non ero, adriano meis. 1595_4194_001295 dellastro. è vero, come ha detto lei laltro giorno, va bene guarigione, ma bisogna vedere in che senso il male della scienza. guardi, signor meis, è tutto qui che vuole occuparsi della vita soltanto. 1595_4194_001296 è lombra nera, lombra paurosa, che non esisterebbe se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera fintanto chesso si mantiene vivo in noi. 1595_4194_001297 ma io ora, per ripicco, non voglio descrivere quel che seguì alla farmacia del brìsigo, prima poi al caffè dellunione. quando don eligio, ancor tutto esultante, mi presentò redivivo, si sparse in un baleno la notizia e tutti accorsero a vedermi e a tempestarmi di domande. 1595_4194_001298 da quando giovinetto aveva pubblicato, con questo titolo gentile, il suo primo e ultimo volume di versi. per lodoletta, però, non sarebbe stato un avvenimento quella richiesta di copie del suo giornale da alenga. 1595_4194_001299 pomino rise, e io allora gli dimostrai quattro e quattrotto che egli era nato marito come si nasce, poeta gli descrissi a vivi colori seducentissimi la felicità della vita coniugale con la sua. 1595_4194_001300 forse voleva che quella sua triste fine si sapesse. era stata forse riparazione, espiazione? e io me nero approfittato più duna volta al bujo, lo confesso, gelai di paura. quel pugno lì sul tavolino in camera mia, non lo avevo udito, io solo. 1595_4194_001301 tentavo qualche volta di trarlo a parlar daltro, ma pareva che il signor paleari non avesse occhi per lo spettacolo della vita intorno. camminava quasi sempre col cappello in mano, a un certo punto lo alzava, come per salutar qualche ombra, ed esclamava sciocchezze. 1595_4194_001302 seppi di poi che questa povera donna era arrabbiata, damore e beveva. si sapeva brutta, ormai vecchia e per disperazione beveva. 1595_4194_001303 erano di casa, cera avvezzo e riprese, come se nulla fosse stato, la lettura del suo libraccio. 1595_4194_001304 potevo dirle che mi era interdetto dinvestirlo in qualche modo, daffidarlo a qualcuno, che non avrei potuto neanche lasciarlo in deposito in qualche banca, giacché se poi per caso fosse sorta qualche difficoltà- non improbabile- per ritirarlo, non avrei più avuto modo di far riconoscere il mio diritto su esso. 1595_4194_001305 on. potei più reggere, aprii la persiana. oh, signor meis chiamò ella subito. vuol venire un po qua, se non le dispiace? eccomi, signorina maffrettai, a rispondere. 1595_4194_001306 un singolare caso di bigamìa dovuto allaffermata ma non sussistente morte di un marito si è rivelato in questi giorni. risaliamo brevemente allantefatto nel reparto calvairate. il dicembre alcuni contadini pescavano dalle acque del canale delle cinque chiuse. 1595_4194_001307 si provò, tra le lagrime, ad alzar gli occhi su me e con voce rotta dai singhiozzi, balbettò: ma come tu che che hai fatto? io che ho fatto sogghignai lo domandi a me che ho fatto. tu hai ripreso, marito, quello sciocco là. tu hai messo al mondo una figliuola e hai il coraggio di domandare a me che ho fatto. 1595_4194_001308 pomino. nel crescente orgasmo, domandò: e tu rimarrai qua a miragno? sì, e verrò qualche sera a prendermi in casa tua una tazza di caffè o a bere un bicchier di vino, alla vostra salute? questo no? scattò la pescatore balzando in piedi. ma se scherza. osservò romilda con gli occhi bassi. 1595_4194_001309 e non pensava che il suo stipendiuccio se nandava tutto quanto e non gli bastava per vivere intronato di quella vita fragorosa, col tram elettrico, con la luce elettrica. 1595_4194_001310 nel raccapriccio istintivo, incrociai le braccia sul petto e con le mani mi palpai, mi strinsi. io no, io no. chi sarà stato? mi somigliava, certo, avrà forse avuto la barba anche lui, come la mia, la mia stessa corporatura, e mhan riconosciuto. 1595_4194_001311 prendiamo i vecchi che, senza bisogno di cadere e batter la testa, possono naturalmente diventare scemi. ebbene, che vuol dire? lei vorrebbe provare con questo che fiaccandosi il corpo si raffievolisce anche lanima, per dimostrar così che lestinzione delluno importi. 1595_4194_001312 poi, come se non bastasse, andò a prendere il matterello e se lo pose lì accanto su la madia, come per dire: ci ho anche questo. 1595_4194_001313 ma lei già sospetta la frode e vi è preparata. non potendo starmi accanto, forse in questo momento ella domanda a se stessa perché rimanga lì ad assistere a una farsa per lei non solamente insulsa, ma anche indegna e sacrilega. e la stessa domanda, certo, dal canto loro si rivolgono il bernaldez e pepita. 1595_4194_001314 tante mani che tremavano, adesso nellattesa, angosciosa, palpando inconsciamente altro oro, quello della prossima posta, mentre gli occhi, supplici, pareva dicessero: 1595_4194_001315 che piacere beato lei gira. non ha proprio nessuno, nessuno. che piacere beato lei la invidio. lei dunque ha famiglia. volli domandargli a mia volta, per deviare da me il discorso. 1595_4194_001316 finora, ne posso rendere testimonianza- non si è acceso- e questo dico in lode de miei concittadini- del dono. anzi, il comune si dimostrò così poco grato al boccamazza che non volle neppure erigergli un mezzo busto, pur che fosse. 1595_4194_001317 senta, signorina, io le confesso che provo una grande invidia per tutti coloro che sanno prender gusto e interessarsi alla vita, e li ammiro. tra chi si rassegna a far la parte della schiava e chi si assume, sia pure con la prepotenza, quella del padrone. la mia simpatia è per 1595_4194_001318 è proprio così. i vogliono dunque lasciar solo in questo frangente. proruppi ancora una volta esasperato. io non conosco nessuno qua a roma, ma cè il rimedio, cè il rimedio. saffrettò a consigliarmi papiano. 1595_4194_001319 dalle vette nuvolose delle sue astrazioni, il signor anselmo lasciava spesso precipitar, così come valanghe, i suoi pensieri. la ragione, il nesso, lopportunità di essi rimanevano lassù tra le nuvole, dimodoché difficilmente a chi lo ascoltava riusciva di capirci qualche cosa. 1595_4194_001320 perché dissi lasciandola, perché so tante cose per cui lei non può esser contenta. ebbe come uno smarrimento penosissimo nel vedersi così dun tratto sciolta dalle mie braccia. si aspettava forse, dopo quelle carezze, che io le dessi del tu? 1595_4194_001321 la smania e la noja erano accresciute anche dalla rabbia che mi aveva suscitato la notizia della subitanea partenza da roma del antogada i. sarei forse rintanato lì per quaranta giorni al bujo, se avessi saputo chegli doveva andar via così presto. 1595_4194_001322 del cappello, del bastone, trovati sul ponte margherita col laconico bigliettino chero torinese, uomo alquanto singolare e che signoravano le ragioni che mi avevano spinto al triste passo. 1595_4194_001323 oh, ella sarebbe stata felice di poterla ancora servire, di poterle dimostrare ancora laffetto e la devozione che sentiva per lei. ma poteva accettar, mia madre, la profferta di quella povera vecchia donde lira, della vedova pescatore. 1595_4194_001324 desidera saffitta qua una camera mobiliata. sissignore, ecco mia figlia parlerà con lei sù adriana. la camera apparve tutta confusa: una signorinetta piccola, piccola bionda, pallida, dagli occhi ceruli, dolci e mesti come tutto il volto. 1595_4194_001325 ebbene, allora avrei riavuto il mio denaro sotto forma di dote dadriana e per di più avrei avuto una mogliettina saggia e buona che cercavo di più. 1595_4194_001326 felicissimo, fortunatissimo, esclamò quegli, scoprendosi strisciando una riverenza e stringendomi calorosamente la mano: i dispiace chio sia stato tutto questo tempo assente da roma. 1595_4194_001327 specialmente accozzavo sillabe, così senza pensare venivano fuori certi cognomi come strozzani, parbetta, martoni, bartusi, che mirritavano peggio i nervi. 1595_4194_001328 uno però avanzava la supposizione che ci fosse di mezzo una ragione intima, fondandosi sul diverbio con un giovane pittore spagnuolo in casa di un notissimo personaggio del mondo. 1595_4194_001329 o non siamo su uninvisibile trottolina cui fa da ferza un fil di sole, su un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira, senza saper perché? 1595_4194_001330 amico vale anche senza queste due iniziali. avrei riconosciuto lodoletta come autore della necrologia, ma debbo innanzi tutto confessare che la vista del mio nome stampato lì sotto quella striscia nera per quanto me laspettassi. 1595_4194_001331 dunque che stavo a far lì, seduto mero, buttato di nuovo da me in mezzo a una strada, ci stéssi, due povere donne non potevano aver lobbligo di mantenere un fannullone, un pezzaccio da galera che scappava via così chi sa per quali altre prodezze. 1595_4194_001332 scrollavo infine le spalle, davo di piglio al cappellaccio e uscivo sperando di liberarmi fuori da quella noja smaniosa. andavo secondo lispirazione del momento, o nelle vie più popolate o in luoghi solitarii. 1595_4194_001333 tasca, quietamente, avrei raccolti i biglietti, li avrei rimessi nel portafogli e mi sarei alzato: non mi volete più in casa? ebbene, tante grazie, me ne vado e salute a voi. 1595_4194_001334 ne aveva pietà, pietà che vinceva la nausea. la sapeva sola al mondo e infelicissima, con quella rabbia in corpo che le faceva odiar la vita a cui già due volte aveva attentato. 1595_4194_001335 sono stupide pretensioni di certi scienziati di cuor meschino e di più meschino intelletto, i quali vogliono credere, per loro comodità, che con questi esperimenti si faccia oltraggio alla scienza o alla natura. 1595_4194_001336 a un supplizio ben più crudele fu sottoposto il suo carnefice pepita. per punirlo del ritardo, prese a sfoggiar con me tanta civetteria che mi parve anche troppa per lo scopo a cui tendevo. 1595_4194_001337 trantani non pareva affatto in mala fede. pareva piuttosto uno sciagurato che avesse affogato la propria anima nel vino per non sentir troppo il peso della noja e della miseria. 1595_4194_001338 fronte. ma mentrero lì, ecco due guardie affannate che vollero sapere che cosa fosse accaduto. subito la donna, che era di napoli, prese a narrare il guajo che aveva passato con me, profondendo le frasi più affettuose e ammirative del suo repertorio dialettale al mio indirizzo. 1595_4194_001339 scomparso da parecchi giorni. eh già, ma io vorrei sapere. vorrei sapere chi si è affrettato così a riconoscermi. possibile che quel disgraziato là fosse tanto simile a me, vestito come me, tal quale? 1595_4194_001340 e intanto, sì, al bujo, quaranta giorni in camera mia, potei sperimentare che luomo, quando soffre, si fa una particolare idea del bene e del male. 1595_4194_001341 in una nuova perfidia. comprende, io vedo che lei ha compreso, adri la, la signorina adriana balbettai, appunto, dovrei persuaderla, io, io capisce. 1595_4194_001342 ah, un nonno, un nonno. io volevo proprio averlo conosciuto. un caro vecchietto, per esempio, come quello chera sceso testé dal treno studioso. diconografia cristiana. 1595_4194_001343 il meglio era non dar confidenza a nessuno dei due, o, bianco campanile, tu potevi pendere da una parte. io tra quei due, né di qua né di là. 1595_4194_001344 sì, ma questi tali minduceva a riflettere il cattivo tempo, quella nebbia maledetta. o son forestieri e hanno altrove una casa a cui un giorno o laltro potranno far ritorno, o, se non hanno casa come te, potranno averla domani e intanto avran quella ospitale di qualche amico. 1595_4194_001345 la riempimmo dacqua saponata nella vaschetta del bucato e così armati, andammo cautamente a lui, gli accostammo la canna alle nari e, zifff. lo vedemmo balzare fin sotto al soffitto. 1595_4194_001346 la mia fortuna. dovevo convincermene. la mia fortuna consisteva appunto in questo nellessermi: liberato della moglie, della suocera, dei debiti, delle afflizioni umilianti della mia prima vita. 1595_4194_001347 le scostai e al primo contatto di quelle carnucce tènere e fredde ebbi un brivido nuovo, un tremor di tenerezza ineffabile: erano mie. 1595_4194_001348 e ora, per deviare il mio pensiero da adriana, forse vagheggiava lidea di farmi innamorare di quella nipote del marchese giglio dauletta e me la descriveva come una fanciulla saggia e fiera, piena dingegno e di volontà, recisa nei modi franca e vivace. 1595_4194_001349 ma un giorno, finalmente, vennero a dirmi che mia moglie era stata assalita dalle doglie e che corressi subito a casa. scappai come un dàino, ma più per sfuggire a me stesso, per non rimanere neanche un minuto a tu per tu. 1595_4194_001350 prevedevo che i fatti miei, eh, avrebbero cominciato a camminar male, che, insomma, non mi sapparecchiava un divertimento e che la mia bella fortuna allora. 1595_4194_001351 così senza ragione, come si chiamano gli uccelli tra loro. i morì contemporaneamente alla mamma mia, nello stesso giorno e quasi alla stessora. 1595_4194_001352 il cuore mi balzò in gola e guardai spiritato i miei compagni di viaggio che dormivano tutti. accorsa sopra luogo estratto dalla gora e piantonato, fu riconosciuto per quello del nostro bibliotecario. 1595_4194_001353 battei forte una mano su la tavola e, con voce alterata, incalzai: nientaffatto. bisogna invece che dica, spieghi che cosa ha inteso di significare con le sue parole e col suo riso imbecille. io non comprendo. 1595_4194_001354 ogni protesta di colui che voleva essere dichiarato vivo fu inutile. il casati si propone di far riconoscere i suoi diritti alla resurrezione e, non appena rettificato per quanto lo riguarda lo stato civile, la presunta vedova rimaritata vedrà annullato il secondo. 1595_4194_001355 li aveva trascritti con inchiostro tabaccoso in un vecchio cartolare dalle pagine ingiallite: udite, udite, questaltro dello stigliani, bello che sarà, udite. 1595_4194_001356 sù, romilda, cancella, cancella, guarda, venendo supponevo scusami, sai romilda. supponevo, caro mino, che tavrei fatto un gran piacere a liberartene, e ti confesso che questo pensiero maffliggeva moltissimo, perché volevo vendicarmi e vorrei ancora non credere, togliendoti. adesso, romilda, adesso che vedo che le vuoi bene e che lei sì, 1595_4194_001357 boule, girò, girò uneternità, con una lentezza che esasperava di punto in punto linsostenibile tortura. 1595_4194_001358 come si fa? non si può nascer mica su le nuvole levatrice, la luna, quantunque in biblioteca abbia letto che gli antichi, fra tanti altri mestieri, le facessero esercitare anche questo e le donne incinte la chiamassero in soccorso col nome di lucina. 1595_4194_001359 ora almeno ero vivo e agguerrito. ah, ce la saremmo veduta. i pareva a ripensarci addirittura inverosimile la leggerezza con cui, due anni addietro, mero gettato fuori dogni legge. 1595_4194_001360 se noi riconosciamo. pensavo che errare è delluomo, non è crudeltà. sovrumana la giustizia, e mi proposi di non esser più crudele verso la povera signorina caporale. 1595_4194_001361 la signorina caporale nel terrazzino piangeva. non volle dirmi nulla, dapprima si lamentò soltanto dun fierissimo mal di capo. 1595_4194_001362 i parve troppo. no, grazie, mi schermii, lo riponga, non vorrei fargli paura. sbarrò tanto docchi. e a chi domandò? ma a codesto specchietto bellino devessere antico. 1595_4194_001363 e non poche rime balzane componeva egli stesso. ricordo a san rocchino. un giorno ci fece ripetere alla collina dirimpetto non so più quante volte questa sua eco. 1595_4194_001364 lei lo accettò, quel falso riconoscimento, e se ne avvalse. oh badi, io la lodo di questo. per me ha fatto benissimo. i fa specie anzi che lei ritorni a ingarbugliarsi nellintrico di queste nostre stupide leggi sociali. io ne panni suoi non mi sarei fatto più vivo. 1595_4194_001365 effetto di timidezza. soltanto quel ritegno. o forse me ne voleva ancora in segreto? la cara mammina della poca considerazione, chio crudelmente, mi ostinavo a dimostrarle. 1595_4194_001366 io stavo a guardarlo, stupito. o che poteva importare a quelluomo ridotto in quello stato, a due passi ormai dalla tomba? morì difatti quattro mesi dopo la mia nomina a bibliotecario. 1595_4194_001367 e dunque senza obblighi e senza scrupoli di sorta. ominciamo a e. 1595_4194_001368 ma io, se mai, potevo crederci, solo a patto che ci credessero gli altri. ora, se questo adriano meis non aveva il coraggio di dir bugie, di cacciarsi in mezzo alla vita e si. 1595_4194_001369 cascai dalle nuvole. come avventure amorose, lui tre, quattro, cinque in austria, in francia, in italia, anche in russia. 1595_4194_001370 e ce lo facesse vedere almeno comesso è in realtà. ma nossignore ce lo colora a modo suo e ci fa vedere certe cose che noi dobbiamo veramente lamentare. perbacco che forse in unaltra forma desistenza non avremo più una bocca per poterne fare le matte risate. 1595_4194_001371 avranno detto che sono andato in cerca di due padrini per battermi col bernaldez. non mi sente ancora rincasare e teme e piange. 1595_4194_001372 che poi, disillusa, nabbia detto di tutti i colori allindirizzo di quel bestione, nemico dei parenti, traditore del proprio sangue, ecc. ecc. e che se la sia presa anche con la figliuola che non aveva saputo attirare a sé lo zio. 1595_4194_001373 avevo anche quattrini che oltre al resto forniscono pure certe idee le quali senza di essi non si avrebbero. i ajutava però maledettamente a spenderli. erolamo omino. 1595_4194_001374 e qui una filza di laide parole allindirizzo di oliva, poi arrovesciando le mani su i fianchi, appuntando le gomita davanti: ma che hai concluso, non hai rovinato anche tuo figlio così, ma già a lui che glienimporta, è suo, anche quello è suo. 1595_4194_001375 non valse che a farmi crescer lansia e la rabbia. sotto la luna intravidi da lontano il clivio della stìa assassine. fischiai tra i denti là, ma ora. 1595_4194_001376 le anime hanno un loro particolar modo dintendersi dentrare in intimità fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. 1595_4194_001377 pulita. me ne sarei accorto senza dubbio quel giorno, vedendolo balzare in piedi, pallido, scontraffatto, balbettando che che cam, che cambiale, la cambiale così e così che scade oggi i manda la mamma che, nè tanto impensierita, batta malagna, cadde a sedere, esalando in un 1595_4194_001378 forse, se fosse in facoltà delluomo la scelta dun naso adatto alla propria faccia, o se noi, vedendo un poveruomo oppresso da un naso troppo grosso per il suo viso smunto, potessimo dirgli: questo naso sta bene a me e me lo piglio. 1595_4194_001379 ma dovevo assolutamente vietarmi di fare il minimo accenno alla mia permanenza in roma, alle avventure, ai casi che merano occorsi di quei due anni e mesi, dassenza avrei dato fantastiche notizie di lontani viaggi. 1595_4194_001380 i guardava con tanto docchi. provai una tenerezza indicibile. doveva essere un mio nipotino, il figlio maggiore di berto. mi chinai, gli accennai con la mano di farsi avanti, ma gli feci paura. scappò via. 1595_4194_001381 quelli che non riuscivano ad accostarsi o non volevano, dicevano al croupier i numeri e i colori su cui intendevano di giocare e il croupier, subito col rastrello, disponeva le loro poste secondo lindicazione, con meravigliosa destrezza. 1595_4194_001382 prese con sé, mi fece sedere più là sotto gli alberi e mi parlò a lungo, a lungo, della mamma e anche di mio padre, e de bei tempi lontani, e mi disse che non dovevo piangere e disperarmi così. 1595_4194_001383 non era vero. aveva ragione lei, la signorina caporale, lo specchio. lo specchio aveva parlato e mi aveva detto che se unoperazione relativamente lieve poteva farmi sparire dal volto quello sconcio connotato così particolare di mattia pascal. 1595_4194_001384 pur sapendo di certo che tutto il mio denaro stava lì, in quello stipetto, mi diedi a rovistare da per tutto, anche dove non era in alcun modo possibile chio avessi lasciato una tal somma, tranne che non fossi stato colto da un momento di pazzia. 1595_4194_001385 perché già ella ignorava per qual ragione mi fossi così dun tratto risoluto ad assoggettarsi all operazione e doveva perciò ritenere chio soffrissi per vanità, per farmi cioè più bello o meno brutto con locchio accomodato, secondo il consiglio della caporale. 1595_4194_001386 ah, ti ostini a tornarci, insistette berto, anche dopo queste notizie. ma si sa che ci torno, esclamai: ti pare che dopo quello che ho sperimentato e sofferto voglia fare ancora il morto? no, caro mio, là là. voglio le mie carte in regola, voglio risentirmi vivo, ben vivo, e anche a costo di riprendermi la moglie. 1595_4194_001387 della pasta, glielappiastrò sul capo, glielo tirò giù su la faccia e, a pugni chiusi, là, là, là, sul naso, sugli occhi, in bocca, dove coglieva, coglieva. quindi afferrò per un braccio mia madre e se la trascinò via. 1595_4194_001388 sapevo di certo che la mamma non mi avrebbe detto mai nulla e questo pensiero mi torturava quante, quante volte non le guardai gli occhi per vedere se avesse pianto. 1595_4194_001389 e seguitava così, ripetendo due o tre volte nomi e date, come per cacciarsele a memoria. perché leggesse così forte non saprei. ripeto, non sentiva neanche le cannonate. 1595_4194_001390 che male cè riprese. quella volevo dire dun primo amore sù ci dica qualche cosa, signor meis possibile che lei non debba parlar mai? ecco, dissi. 1595_4194_001391 posso dirle questo soltanto, che una sera stavamo io e la mamma in un mezzanino, si raccolse gente giù in istrada che mapplaudì alla fine a lungo e io ne ebbi quasi paura. 1595_4194_001392 ridevo così pensando. i miei compagni di viaggio mi osservavano e sorridevano anchessi sotto sotto. allora, per assumere un contegno più serio, mi mettevo a pensare a miei creditori fra cui avrei dovuto dividere quei biglietti di banca. 1595_4194_001393 facesse scoprir la verità: che, lannegato della stìa cioè, non era il bibliotecario mattia pascal. 1595_4194_001394 ma se mi provano perdiana che dopo averla sopportata per altri cinque o sei o dieci anni io non avrò pagato lo scotto in qualche modo e che tutto finirà lì. 1595_4194_001395 vedrai, vedrai, comessa tapparirà curiosa ora a guardarla così da fuori. ecco là uno che si guasta il fegato e fa arrabbiare un povero vecchietto per sostener che cristo fu il più brutto degli uomini. 1595_4194_001396 e l ritratto di minerva. già prima che mi fosse aperta la porta, indovinai che qualcosa di grave doveva essere accaduto in casa. sentivo gridare papiano e il aleari. i venne incontro, tutta sconvolta, la caporale. 1595_4194_001397 non diceva nulla della dote, vistosissima tutta la sostanza del marchese dauletta, nientemeno, il quale senza dubbio sarebbe stato felicissimo di darle presto marito, non solo per liberarsi del pantogada che lo vessava, 1595_4194_001398 e davvero il tavolino. senza che nessuno lo toccasse, si levò alto più dun palmo dal suolo e poi ricadde pesantemente. la caporale livida, tremante, atterrita, venne a nascondere la faccia sul mio petto. 1595_4194_001399 poi mi mostrava i denti gialli, forse intendendo di sorridermi. così quindi abbassava il capo sul libro come se volesse farsene guanciale, ma che leggeva a quel modo, a due centimetri di distanza, con un occhio solo. leggeva forte. 1595_4194_001400 guardai lorologio: eran le otto e un quarto fra unoretta, dunque sarei arrivato. avevo il giornale ancora in mano e lo voltai per cercare in seconda pagina qualche dono migliore di quelli. 1595_4194_001401 erano per la maggior parte signori. in marsina ceran parecchie signore più duna. mi parve equivoca la vista dun certo ometto biondo, biondo, dagli occhi grossi, ceruli, venati di sangue e contornati da lunghe ciglia quasi bianche. non maffidò molto in prima. 1595_4194_001402 subito, non tanto per ingannare gli altri- che avevano voluto ingannarsi da sé, con una leggerezza non deplorabile, forse nel caso mio, ma certamente non degna dencomio- quanto per obbedire alla fortuna e soddisfare a un mio proprio bisogno. mi posi a far di me un altruomo poco. 1595_4194_001403 affrettai il passo per cacciarla sotto altri carri, sotto i piedi de viandanti. voluttuosamente, una smania mala mi aveva preso quasi adunghiandomi il ventre. alla fine non potei più vedermi davanti quella mia ombra, avrei voluto scuotermela dai piedi. 1595_4194_001404 domattina. ella mi rispose come vuole, ma io me ne andai con limpressione che le avrei fatto un gran piacere se non fossi più tornato. avevo osato nientemeno di non tenere nella debita considerazione quella sua veste da camera. 1595_4194_001405 ora, se la nipote del marchese giglio avrebbe preso parte a quelle sedute col consenso del nonno clericale, non avrebbe potuto anchella parteciparvi? forte di questo argomento, io cercai di persuaderla la vigilia della prima seduta. 1595_4194_001406 che mi diceva di non occuparmi più di lei in alcun modo e di non recarmi mai più in casa sua, considerando come finita per sempre la nostra relazione. ah sì, e come che era avvenuto? 1595_4194_001407 è vero che io non ci ho messo la mia volontà, né lettera, né giacca, né cappello, ma son pure come loro, con questo di più che posso godermi senza alcun rimorso. la mia libertà han voluto regalarmela e dunque. 1595_4194_001408 appena arrivato, si toglieva dal taschino del panciotto un vecchio cipollone di rame e lo appendeva a muro con tutta la formidabile catena. sedeva coi due bastoni fra le gambe, traeva di tasca la papalina, la tabacchiera e un pezzolone a dadi rossi e neri. 1595_4194_001409 dico che ha torto. poi rispose: se provasse invece a farsi crescere un po la barba, per esempio, saccorgerebbe subito di non essere quel mostro che lei dice. e questocchio qui le domandai. oh dio, poiché lei ne parla con tanta disinvoltura, fece la caporale. 1595_4194_001410 me, car parent, si mise a gridare con stretto accento torinese, senza togliersi dal capo il cappelluccio dalle tese rialzate, calcato fin su gli occhi a sportello, appannati dal vino, né la pipetta dalla bocca con cui pareva stesse a cuocersi il naso più rosso di quello della signorina caporale. 1595_4194_001411 per me la solitudine. eh sì, infine mi sono stancato. ho tanti amici, ma creda pure, non è una bella cosa, a una certa età, andare a casa e non trovar nessuno. 1595_4194_001412 colato su la faccia, ma no, quel sangue era schizzato di lì come un po dalle narici e dagli orecchi. 1595_4194_001413 costernato, sconvolto. sentivo ancora negli orecchi il grido della donna chera stata mia e che ora, ecco, era madre di questa bimba non mia, non mia, mentre la mia 1595_4194_001414 vedova. ebbene, contente loro, contentissimo io morto affogato una croce, e non se ne parli più. i levai stirai le braccia e trassi un lunghissimo respiro di sollievo. 1595_4194_001415 la vecchia dura arcigna gli risponde che gli sta bene. pare che essa, alla morte della prima moglie del malagna, si fosse messo in capo di fargli sposare la propria figliuola e si fosse adoperata in tutti i modi per riuscirvi. 1595_4194_001416 il tuo matrimonio, sannulla, come che dici? e la piccina, la piccina, la piccina, masticai svergognati in due anni, marito e moglie e una figliuola zitta, carina zitta. andiamo dalla mamma sù conducimi di dove si prende. 1595_4194_001417 non capisco. fece il paleari stordito papiano, si voltò irosamente. io me ne vado lo stesso oggi. pare che ormai non ci sia più bisogno di di sinterruppe, come se si sentisse mancare il fiato. volle volgersi a me, ma non gli bastò. lanimo di guardarmi in faccia. 1595_4194_001418 oh, guarda un po, pensavo, chio quasi, quasi potrei credere che mi sia davvero affogato nel molino della stìa e che intanto mi illuda di vivere ancora. 1595_4194_001419 era un giovanottino senza baffi che doveva essere uscito quellanno stesso dallaccademia. tenente si alzò subito e mi sappressò: con molta cortesia, dica pure, signore. 1595_4194_001420 la sua morte quasi improvvisa fu la nostra rovina. mia madre, inetta al governo delleredità, dovette affidarlo a uno che, per aver ricevuto tanti beneficii, da mio padre fino a cangiar di stato. 1595_4194_001421 quanto per il piacere di far la mia conoscenza, avendo io laspetto, duno studioso o dun artista- forse sbaglio, sbaglia artista, per niente studioso. così così i piace leggere qualche libro. 1595_4194_001422 come uomo, dabbenissimo che era, non arrivava a supporre che potessero ingannarlo per altro fine. quanto alla meschinità affliggente e puerile dei resultati, la teosofia sincaricava di dargliene una spiegazione plausibilissima. 1595_4194_001423 ero pieno di salute e mi bastava. a diciottanni minvase la faccia, un barbone rossastro e ricciuto, a scàpito del naso piuttosto piccolo che si trovò, come sperduto, tra esso e la fronte spaziosa e grave. 1595_4194_001424 contrario che macchinava adriana. dopo il ritorno di lui era diventata triste e schiva come nei primi giorni. la signorina silvia caporale dava del lei a papiano, almeno in presenza degli altri, ma quellarcifanfano dava del tu a lei apertamente. 1595_4194_001425 folle. la liberazione, dicevo mera parsa, quella. la liberazione, sì, con la cappa di piombo della menzogna addosso, una cappa di piombo addosso, a unombra. ora avrei avuto di nuovo la moglie addosso, è vero, e quella suocera. ma non le avevo forse avute addosso anche da morto? 1595_4194_001426 ma aveva un cuore quellombra e non poteva amare. aveva denari quellombra e ciascuno poteva rubarglieli. aveva una testa, ma per pensare e comprendere chera la testa di unombra e non lombra duna testa. 1595_4194_001427 non sarebbe in fondo per me un gran guajo. già ripeto: son come fuori della vita e non mimporta più di nulla. se dunque, arrivato a questo punto, voglio ragionare, è soltanto per la logica. 1595_4194_001428 ma di recente ho pur trovato un critico a cui son molto grato, a proposito della mia disumana e pare inguaribile cerebralità e paradossale inverosimiglianza delle mie favole e dei miei personaggi. egli ha domandato a quegli altri critici donde attingevano il criterio per giudicare siffattamente il mondo della mia arte. 1595_4194_001429 senza alcun compenso, anche minimo. allamarezza, allo squallore, allorribile desolazione in cui ero piombato per una risoluzione quasi improvvisa, ero fuggito dal paese a piedi con le cinquecento lire di berto in tasca. 1595_4194_001430 sì, benissimo, rispose adriana con fuoco, tutta vibrante, di sdegno, neghi, neghi pure. ma noi per conto nostro abbiamo altro, creda, da dire contro di lui. lei lo denunzii, non abbia riguardo, non tema, per noi ci farà un bene, creda, un gran bene. vendicherà la povera sorella mia. 1595_4194_001431 mi sentivo paurosamente sciolto dalla vita superstite di me stesso, sperduto in attesa di vivere oltre la morte, senza intravedere ancora in qual modo. 1595_4194_001432 non gli sarà parso vero? e anche lei, figuriamoci, ricca moglie di pomino. e mentre lei qua sera rimaritata, io là a roma e ora devo riprendermela. ma possibile. 1595_4194_001433 mi si scagliò addosso sostenendo che lo sbaglio invece era mio e che il denaro era suo. i guardai attorno stupito: nessuno fiatava, neppure il mio vicino, che pur mi aveva veduto posare quei pochi scudi sul venticinque guardai. 1595_4194_001434 che non ne era mai provvisto abbastanza per la saggia parsimonia paterna. mino era come lombra nostra a turno, mia e di berto, e cangiava con meravigliosa facoltà scimmiesca, secondo che praticava con berto o con me. 1595_4194_001435 un metodo pour gagner à la roulette. pensai che non è contemplato nel mio opuscolo e chi sa che non sia lunico in fondo. 1595_4194_001436 io non so come sarebbero andati gli affari nostri se mia madre, non certo per sé, ma in considerazione dellavvenire dei suoi figliuoli- avesse seguìto il consiglio di zia scolastica e sposato il signor pomino. 1595_4194_001437 me ne diceva: tanto male. un giorno. poi, per questa ricchezza appunto, lo sposò. passa intanto un anno dalle nozze, ne passano due e niente figliuoli. 1595_4194_001438 ma adriana, a questo punto non poté più reggere. ma se lei disse: ha guardato me, presente da per tutto, anche nel portafogli, se lì nello stipetto? sì, signorina, la interruppi con fredda e severa fermezza, ma ho cercato male, evidentemente, dal punto che le ho ritrovate. 1595_4194_001439 si sono strette, per la vicinanza, fra questi libri, amicizie oltre ogni dire speciose. don eligio pellegrinotto mi ha detto, ad esempio, che ha stentato non poco a staccare da un trattato molto licenzioso dellarte di amar le donne. 1595_4194_001440 il mio zelo per lufficio. il ricordo di quella mia tristissima notte alla stìa, dopo la morte della mamma e della mia piccina chera, stato come una prova, e forse la più forte, del mio suicidio. 1595_4194_001441 ci credo. tanta pena allora, sapendomi sparito per sempre. quanto dispiacere adesso sapendomi ritornato alla vita. vedo il perché di quella e di questo. 1595_4194_001442 libertà, mero spassato. abbastanza correndo di qua e di là. adriano meis aveva avuto in quellanno la sua giovinezza spensierata. ora bisognava che diventasse uomo, si raccogliesse in sé, si formasse un abito di vita quieto e modesto. 1595_4194_001443 ma lhai detto prima. tu protestò, adriana, al colmo della stizza, posso rispondere? domandai io per rimetter la calma. no, scusi, signor meis, buona sera, disse adriana e si alzò per andar via. 1595_4194_001444 poi, per per tante vicissitudini, mi sono accorto che avevo sbagliato, che fare il morto non è una bella professione. ed eccomi qua mi rifaccio, vivo mattia. lho sempre detto io, mattia, matto, matto, matto, matto, esclamò berto: ah, che gioja. mhai, dato chi poteva aspettarsela, mattia, vivo qua. 1595_4194_001445 tanto che, circa tre mesi addietro, già una prima volta, di notte tempo, egli aveva tentato di pr fine a suoi miseri giorni là nella gora appunto, di quel molino che gli ricordava i passati splendori della sua casa ed il suo tempo felice. 1595_4194_001446 adriana levò il volto dalle mani e mi guardò stupita, come per dire: e non lo sai, ah, già feci, comprendendo a un tratto. ma lei lo denunzierà, esclamò ella levandosi in piedi i lasci. la prego mi lasci chiamare il babbo, lo denunzierà subito. 1595_4194_001447 non poteva, non poteva più in coscienza fare anche da padre a quellaltro che sarebbe nato da sua nipote mattia, provveda. 1595_4194_001448 mi pareva difficile che non dovesse più parermi un po ridicola e meschina. il nome mi fu quasi offerto in treno partito da poche ore da alenga per torino. 1595_4194_001449 pochi giorni dopo, una scena notturna a cui assistetti nascosto dietro la persiana duna delle mie finestre venne a frastornarmi allimprovviso. 1595_4194_001450 i recai le mani alla testa quasi per arrestar la ragione che mi fuggiva e, inseguito da quelle risa, mallontanai di furia per cacciarmi, per nascondermi in qualche posto. 1595_4194_001451 posi allora a guardarlo risolutamente per fargli intendere che mero bene accorto di tutto e che con me dunque lavrebbe sbagliata. 1595_4194_001452 ad alenga. per cominciare, ero entrato poche ore prima di partire da un barbiere per farmi accorciar la barba. avrei voluto levarmela tutta lì stesso, insieme coi baffi, ma il timore di far nascere qualche sospetto in quel paesello mi aveva trattenuto. 1595_4194_001453 e con uno sguardo dolce e mesto, a un tempo, di quegli occhi che mi fecero, fin dal primo vederla, una così forte impressione: occhi duno, strano, color verde, cupi, intensi, ombreggiati da lunghissime ciglia. 1595_4194_001454 doveva esser certo che avrei incolpato lui, lui e il fratello. eppure, ecco, ci sera messo quasi sfidandomi, e io che potevo far io? denunziarlo, e come. 1595_4194_001455 quello di farla ridere più duna volta con le mie uscite balzane. le vidi a poco a poco ceder le armi. 1595_4194_001456 limmobilità della condizione di quella mia esistenza mi suggeriva allora pensieri sùbiti, strani, quasi lampi di follia. balzavo in piedi, come per scuotermela daddosso, e mi mettevo a passeggiare lungo la riva. 1595_4194_001457 pescatore v maturazione. la strega non si sapeva dar pace. che hai concluso? mi domandava. non tera bastato di esserti introdotto in casa mia come un ladro per insidiarmi la figliuola e rovinarmela? non tera bastato? 1595_4194_001458 ma non mi bastavano più quelle cure. mirritavano anzi come se mi fossero usate per dispetto sicuro, perché indovinavo da chi mi venivano. 1595_4194_001459 poi mi consiglia sio fossi in voi. signor pascal, vorrei prima leggermi qualche novella del boccaccio o del bandello per il tono, per il tono ce lha col tono don eligio. auff, io butto giù come vien. viene coraggio, dunque avanti. 1595_4194_001460 e me ne approfittavo. ogni qual volta qualcuno de miei amici o conoscenti dimostrava daver perduto il senno, fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo. 1595_4194_001461 ma perché proprio in viaggio dovevo esser nato io? non sarebbe stato meglio nascere addirittura in america, nellargentina, pochi mesi prima del ritorno in patria de miei genitori? 1595_4194_001462 quel denaro, è vero, non poteva più venire a me perché adriana non poteva esser mia, ma sarebbe andato a lei se ella ora avesse saputo tacere, seguendo il mio consiglio, e se io mi fossi potuto trattenere ancora per qualche po di tempo lì. 1595_4194_001463 chi va di qua, chi di là, chi torna indietro, chi si raggira, nessuna più trova la via. si urtano, saggregano per un momento, in dieci, in venti, ma non possono mettersi daccordo e tornano a sparpagliarsi in gran confusione, in furia angosciosa. 1595_4194_001464 uno, infine, mi scosse e mi spinse, gridandomi più forte: il treno riparte, ma lo lasci, lo lasci ripartire, caro, signore gli gridai. io a mia volta cambio treno. 1595_4194_001465 chi era morto? la vedova pescatore? il cavalier pomino? uno dei due, certamente? forse il cavaliere, in questo caso i miei due colombi. li avrei trovati sù senzaltro insediati nel palazzo. 1595_4194_001466 ma no, ma no, ma no che andavo fantasticando. a ben altre conclusioni dovevo arrivare, seguendo la logica di quella mia menzogna, necessaria e inevitabile. che generosità, che sacrifizio, che prova. 1595_4194_001467 non fosse in fondo che un inganno come un altro, un inganno della nostra mente, una fantasia che non si colora. se noi finalmente ci persuadessimo che tutto questo mistero non esiste fuori di noi, ma soltanto in noi, e necessariamente per il famoso privilegio del sentimento che noi abbiamo della vita. 1595_4194_001468 si faceva silenzio, un silenzio strano, angoscioso, quasi vibrante di frenate violenze, rotto di tratto in tratto dalla voce monotona, sonnolenta dei. 1595_4194_001469 egli era riuscito, in quella triste notte, a impedire che linfelice riducesse ad effetto il violento proposito. ma non si trovò più là filippo brina, pronto ad impedirlo questa seconda volta. 1595_4194_001470 per il signor anselmo forse sì, ma a dir vero non ce ne fu molta di più per noi nelle sere successive rispetto allo spiritismo, sintende chi poté più badare alle prodezze di max nel buio. 1595_4194_001471 ebbi in quel momento un impeto di ribellione. fui tentato di svelarle tutto, di risponderle perché, senti, io ti amo e non posso, non debbo amarti, se tu vuoi, però, ma dàlli che poteva volere quella mite creatura. 1595_4194_001472 pensai che, approfittandomi della sua morte, io non solo non frodavo affatto i suoi parenti, ma anzi venivo a render loro un bene. per essi, infatti, il morto ero io, non lui. 1595_4194_001473 e rilessi ancora una volta la notizia sbalorditoja. non potevo più stare alle mosse. avrei voluto che il treno sarrestasse, avrei voluto che corresse a precipizio quel suo andar monotono, da automa, duro, sordo e greve. 1595_4194_001474 io soffrivo e naturalmente, per quelle sofferenze credevo comogni altro sciagurato leggi uomo daver diritto a un compenso. e poiché lavevo allato, me lero preso. 1595_4194_001475 avevo forse più animo e modo di godere con quella famiglia che mi ero formata, avrei vestito un po meno poveramente mia moglie, che non solo non si curava più di piacermi, ma pareva facesse anzi di tutto per riuscirmi incresciosa. 1595_4194_001476 terencio. la semioscurità rossastra permetteva appena di discernere i contorni, cosicché non potei vedere fino a qual punto rispondesse al vero il ritratto che della signorina pantogada maveva abbozzato papiano. 1595_4194_001477 innanzi tutto dicevo a me stesso: avrò cura di questa mia libertà, me la condurrò a spasso per vie piane e sempre nuove, né le farò mai portare alcuna veste gravosa. 1595_4194_001478 che vuol dire, domandò il signor anselmo, rifà, rifà macareccia e un bacio max, propose allora il paleari. no, strillò pepita di nuovo, ma un bel bacione sonoro le fu scoccato su la guancia. 1595_4194_001479 ho tenuto. difatti mi vidi costretto ad aggiungere per molto tempo qui un anellino che poi ho dovuto far tagliare da un orefice perché mi serrava troppo il dito e mi faceva male. 1595_4194_001480 subito adriana, ritrasse dalla mia mano la sua, il bernaldez, col faccione rosso, perché teneva tra le dita un fiammifero. sorrideva tra sorpreso e incredulo, mentre il signor anselmo, costernatissimo, badava a ripetere un pugno. e come si spiega? 1595_4194_001481 a patto desser governati da un buon re assoluto. tu non le sai, povero ubriaco filosofo, queste cose non ti passano neppure per la mente. ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qualè la. 1595_4194_001482 e non le pare che fosse rosso, ad esempio, il lanternone della virtù pagana? di color violetto, color deprimente, quello della virtù cristiana. 1595_4194_001483 gridavano: uno, due fiammiferi accesi, poi anche la candela, quella stessa che stava entro il lanternino dal vetro rosso, e tutti in piedi, perché, perché? 1595_4194_001484 io allora gli domandai che intenzioni avesse la madre. sì, aveva tutta laria- dessere una strega, ma la figliuola, ci avrei giurato, era onesta. nessun dubbio su le mire infami del malagna. bisognava dunque a ogni costo, al più presto, salvare la ragazza. 1595_4194_001485 mia madre saspettava chegli un giorno venisse a dire: chera seccata la sorgiva. noi fummo, è vero, scioperati e spendevamo senza misura. ma è anche vero che un ladro più ladro di batta malagna non nascerà mai più su la faccia della terra. 1595_4194_001486 non seppi, o meglio non potei, arrestarmi a tempo. i arrestai mi riscossi non per mia virtù, ma per la violenza duno, spettacolo orrendo, non infrequente, pare, in quel luogo. 1595_4194_001487 si dominava il vecchio ponte di ripetta e il nuovo che vi si costruiva accanto più là, il ponte umberto e tutte le vecchie case di tordinona che seguivan la voluta ampia del fiume. 1595_4194_001488 ora bisognava chio mi mostrassi degno di lei dei suoi favori. se veramente, come sembrava, essa voleva accordarmeli via via, o tutto o niente, in fin de conti sarei ritornato come ero prima. che cosa erano mai undicimila lire? 1595_4194_001489 sarà forse per questo, barbone, pensavo andando, o per questi capelli troppo corti? cercavo intanto un albergo qualunque per chiudermi a vedere quanto avevo vinto. 1595_4194_001490 era calata la notte lugubre, una lucerna rossa era stata deposta lì per terra, presso al cadavere, vigilato da due reali carabinieri, e il vecchio filippo brina- lo segnaliamo allammirazione dei buoni- parlava e lagrimava con noi. 1595_4194_001491 scosse il capo senza aprir bocca. forse nella mia domanda sentì ancora un sapor dironia chio, però non avevo voluto metterci. avevo detto bambini e non bambine. 1595_4194_001492 i scusi e protesi ancor più la mano per sentire la sua come tremava. pareva la mano dun morto e anche gli occhi, torbidi e quasi spenti, parevano dun morto. 1595_4194_001493 presi a mordermi col mio nuovo veleno. guardando il denaro, lì sul letto va uomo virtuoso, mansueto bibliotecario, va ritorna a casa a placare con questo tesoro la vedova pescatore. 1595_4194_001494 via via. voi ora avete una figliuola e dunque non se ne parli più. i lascio in pace che diamine, ma il matrimonio sannulla gridò pomino e tu lascialo annullare, gli dissi: si annullerà pro forma, se mai non farò valere i miei diritti e non mi farò neppure riconoscer vivo ufficialmente, se proprio non mi costringono. 1595_4194_001495 come poteva avvenire per me tutto questo in una camera dalbergo? ma una casa, una casa mia, tutta mia. avrei potuto più averla. 1595_4194_001496 era smontato da cassetta per alleggerire un po la vecchia rozza che soffiava con le froge a terra. lo discernevo appena a un certo punto accese la pipa e lo vidi allora come a sbalzi e pensai se egli sapesse chi porta. 1595_4194_001497 ma gli occhi allincontro eran vivacissimi, ardenti, quasi giovanili. gli sallungavano in guisa strana, su le gote, su le tempie, certe grosse ciocche di capelli che parevan lingue di cenere bagnata. 1595_4194_001498 eh, a pensarci, lo so, cara signora. tradire il marito, dio mio. la fedeltà, lonestà, la dignità, tre grosse sante parole con tanto daccento su. 1595_4194_001499 forse sì, per gli occhi del mondo che farà? e me la immaginavo come tante volte e tante lavevo veduta là per casa e mimmaginavo anche la vedova pescatore che imprecava certo alla mia memoria. 1595_4194_001500 ma se non per me era pur vera per gli altri. e la certezza che questi altri avevano fin da jeri della mia morte era su me come una insopportabile sopraffazione permanente, schiacciante. 1595_4194_001501 sù sù adrianuccia. poi disse, accorrendo a lei e prendendole lievemente con ambo le mani: la vita a letto è tardi, il signore avrà sonno. innanzi alluscio della mia camera adriana, mi strinse forte la mano come finora non aveva mai fatto. 1595_4194_001502 ma che fare? la caccia ai topi? sì, ma poteva bastarmi. la prima volta che mi avvenne di trovarmi con un libro tra le mani, tolto così a caso, senza saperlo, da uno degli scaffali, provai un brivido. 1595_4194_001503 che cosero io, se non un uomo inventato, una invenzione ambulante che voleva- e del resto doveva forzatamente stare per sé, pur calata nella realtà. 1595_4194_001504 la vedevo ormai con altri occhi. ma non sera ella veramente trasformata da un mese in qua? non saccendevano ora duna più viva luce interiore i suoi sguardi fuggitivi. 1595_4194_001505 subito via vèstiti, verrai con me. i fu sonata non so che campana, eccomi qua. via presto. il fagottino parlava a scatti. il naso adunco fiero nella faccia bruna itterica le fremeva, le si arricciava di tratto in tratto e gli occhi le 1595_4194_001506 bella poi, uh, tanto bella: bruna, esile e formosa, a un tempo tutta fuoco, con un pajo docchi fulminanti e una bocca che strappava i baci. 1595_4194_001507 nessuno. restai come abbagliato da una strana luce improvvisa. vendicarmi dunque, ritornar lì, a miragno uscire da quella menzogna che mi soffocava, divenuta ormai insostenibile. 1595_4194_001508 non riusciva ancora a capacitarsi come un fenomeno così semplice e comune quale la levitazione del tavolino ci avesse tanto impressionato. dopo quel po po di meraviglie a cui avevamo precedentemente assistito, per lui contava ben poco che il fenomeno si fosse manifestato alla luce. 1595_4194_001509 avrei forse confessato tutto ad adriana se lei, invece di mandare la caporale, fosse entrata di persona in camera mia a spiegarmi perché era venuta meno al giuramento. 1595_4194_001510 ebbene, signor meis, il destino di roma è lidentico. i papi ne avevano fatto a modo loro, sintende, unacquasantiera, noi italiani ne abbiamo fatto a modo nostro un portacenere. 1595_4194_001511 sotto lo sguardo fermo e provocante di lui, nelleccitazione in cui mi trovavo anchio, non potei fare a meno di rispondergli. ma io capisco, signor mio, che lei sarà magari un gran pittore. che cosè? domandò il marchese notando il nostro fare aggressivo. 1595_4194_001512 giorno, comaltro è il giorno, altro la notte. così, forse, una cosa siamo noi di giorno, altra di notte. miserabilissima cosa, ahimè così di notte come di giorno. 1595_4194_001513 e lei si stizziva così fieramente che, se avesse potuto senza farsi vedere o sentire, ci avrebbe certo picchiato fino a levarci la pelle. ricordo che una volta, scappando via al solito su le furie, simbatté in me per una delle stanze abbandonate. 1595_4194_001514 con che sguardo duro di rampogna maccolse in quella stanza la signorina caporale, ella che aveva tanto sofferto per amore e che sera sentita tante volte confortare dalla dolce fanciulla ignara. 1595_4194_001515 finanche dun piccolo porro chella aveva sulla nuca, ma finanche duna cicatrice quasi invisibile in una mano che le baciavo, e le baciavo, e le baciavo per conto di pomino perdutamente. 1595_4194_001516 fai un po ridere le donne, ecco. ma la colpa in fondo non è tua. se quellaltro non avesse portato i capelli così corti, tu non saresti ora obbligato a portarli così lunghi, e non certo per tuo gusto, lo so. vai ora sbarbato come un prete. 1595_4194_001517 i dica adesso dovè andato a scovare quel bel tomo. scusi tanto, signor adriano premise quellimbroglione, a cui non posso fare a meno di riconoscere una grande genialità. 1595_4194_001518 alle povere mogli dei cantonieri che presentavan la bandieruola arrotolata, gravide e col cappello del marito in capo. se non che a un certo punto mi cadde lo sguardo su lanellino di fede, che mi stringeva ancora lanulare della mano sinistra. 1595_4194_001519 il sentimento che le passate vicende mi avevano dato della vita non doveva aver più, per me ormai, ragion dessere. io dovevo acquistare un nuovo sentimento della vita, senza avvalermi neppur minimamente della sciagurata esperienza del fu mattia pascal. 1595_4194_001520 roma esclamai costernato: da gran tempo, signor meis, ed è vano. creda ogni sforzo per farla rivivere, chiusa nel sogno del suo maestoso passato. non ne vuol più sapere di questa vita meschina che si ostina a formicolarle intorno. 1595_4194_001521 tu invece a volerla dire, sarai sempre e dovunque un forestiere. ecco la differenza forestiere della vita. adriano meis. 1595_4194_001522 era tanto imbecillito che anche questa supposizione è possibile e anzi molto più probabile della prima. intanto, sul tavolone, lì in mezzo cera, uno strato di polvere alto per lo meno un dito. 1595_4194_001523 desiderava cioè che ella, un bel giorno, si fosse risoluta a mettergli al mondo un figliuolo. ecco il furto allora avrebbe avuto uno scopo, una scusa che non si fa per il bene dei figliuoli. 1595_4194_001524 intanto per lesperienza che dal canto mio ho potuto fare duna tal critica. il bello è questo che, mentre lo zoologo riconosce che luomo si distingue dalle altre bestie anche per il fatto che luomo ragiona e che le bestie non ragionano, 1595_4194_001525 povera, cara mammina. ella si mostrò dapprincipio come tenuta tra due, tra la paura e la speranza. non sapeva affidarsi a questa, indovinando che il dispetto mi spingeva. 1595_4194_001526 i scrollavo seccato esclamando: e va bene, meno impicci, non ho amici. potrò averne già. nella trattoria che frequentavo in quei giorni un signore mio vicino di tavola sera, mostrato inchinevole a far amicizia con me. 1595_4194_001527 or questa donna sposata a un uomo di condizione pari alla sua non sarebbe stata forse così fastidiosa comera con lui, a cui naturalmente doveva dimostrare a ogni minima occasione? 1595_4194_001528 i sembra evidente che romilda non ha dovuto far nulla di male, almeno per indurre in inganno lo zio, altrimenti perché malagna avrebbe sùbito a suon di busse, rinfacciato alla moglie il tradimento e incolpato me presso mia madre daver recato oltraggio alla nipote? 1595_4194_001529 e va bene. il signor conte si levò per tempo. alle ore otto e mezzo precise, la signora contessa indossò un abito lilla con una ricca fioritura di merletti alla gola teresina. si moriva di fame, lucrezia, spasimava damore. oh, santo dio. e che volete che me nimporti? 1595_4194_001530 e gli manifestai il proponimento che avevo fatto uscendo di casa e gli esposi anche le disperate condizioni in cui mi trovavo. pomino si commosse, da vero amico e mi profferse quel po di denaro che aveva con sé. 1595_4194_001531 e mentre correvo, non so come un medico, un medico, andavo dicendo e la gente si fermava per via e pretendeva che mi fermassi anchio a spiegare che cosa mi fosse accaduto. mi sentivo tirar per le maniche. mi vedevo di fronte facce pallide, costernate, scansavo, scansavo tutti. un medico, un medico. 1595_4194_001532 pian piano, gradatamente, gliela premetti, come per infonderle calore e col calore la fiducia che tutto adesso sarebbe proceduto tranquillamente. non poteva esser dubbio, infatti, che papiano, forse pentito della violenza a cui sera lasciato andare, aveva cangiato avviso. 1595_4194_001533 ma a un certo punto saccorge che la vita è tutta una bestialità. e allora dica un po lei che cosa significa il non averne commessa nessuna? significa per lo meno non aver vissuto, caro signore. 1595_4194_001534 quale fosse, era facile intendere. venuto allora, solita il malagna, ella andò via con una scusa e la lasciò sola con lo zio. e allora lei, romilda, piangendo, dice a calde lagrime: 1595_4194_001535 io, per conto mio, posso attestare di non aver mai veduto in una faccia volgarmente brutta da maschera carnevalesca un pajo docchi più dolenti di quelli della signorina silvia caporale. 1595_4194_001536 potei vedere però e toccar con mano, pochi giorni dopo, che la povera fanciulla doveva proprio portarla, quella veste da camera di cui ben volentieri, forse, avrebbe fatto a meno. tutto il peso della casa era su le sue spalle e guaj, se non ci fosse stata lei. 1595_4194_001537 perché per attendere alla figlioletta mia nel mondo, di là era accorsa la nonna, la nonnina buona, che la avrebbe tenuta sulle ginocchia e le avrebbe parlato di me sempre e non me la avrebbe lasciata mai sola, mai. 1595_4194_001538 non sapendo che fare, sperando di distrarmi un po da tante costernazioni, portai questi due morti a spasso per pisa. oh, fu una piacevolissima passeggiata. adriano meis, che cera stato, voleva quasi quasi far da guida e da cicerone a mattia pascal. 1595_4194_001539 unanca scoppiai a ridere dun maligno riso. il cagnolino scappò via spaventato. il carrettiere si voltò a guardarmi. allora mi mossi e lombra meco dinanzi. 1595_4194_001540 aveva per noi una tenerezza addirittura morbosa, piena di palpiti e di sgomento. ci voleva sempre vicini, quasi temesse di perderci, e spesso mandava in giro le serve per la vasta casa appena qualcuno di noi si fosse un po allontanato. 1595_4194_001541 me ne duole, io sono morto. sì, già due volte, ma la prima per errore e la seconda, sentirete, 1595_4194_001542 vedi questi sgraffii, gli dissi a un certo punto: lei me li ha fatti, ro cioè tua moglie, sua madre, e gli narrai come e perché. 1595_4194_001543 e restavo lì, perplesso, smanioso nella mal contentezza di me, anzi in orgasmo continuo, eppur sorridente di fuori di ciò che mera occorso di scoprire quella sera, nascosto dietro la persiana. non ero ancor venuto in chiaro. 1595_4194_001544 i stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo: eh, caro mio, io sono il fu. 1595_4194_001545 e finalmente potei spiegarmi che cosa avesse in capo la signora candida: una magnifica parrucca fulva, riccioluta e su la parrucca un ampio fazzoletto di seta cilestrina, anzi uno scialle, annodato artisticamente sotto il mento. 1595_4194_001546 vieni, o meglio no, attendi un po qua. mia moglie è incinta. non vorrei che, per quanto ti conosca poco, le potesse far male unimpressione troppo forte. vado a prevenirla, attendi, eh. e mi tenne la mano fin sulla soglia delluscio, come se temesse ancora che, lasciandomi per un momento, io potessi sparir di nuovo. 1595_4194_001547 è una città triste, osservò egli scotendo il capo. molti si meravigliano che nessuna impresa vi riesca, che nessuna idea viva vi attecchisca, ma questi tali si meravigliano perché non vogliono riconoscere che roma è morta. 1595_4194_001548 intesi in quello schianto, il rimorso chegli doveva provare in quel momento per il fratello di cui si era servito, a cui avrebbe addossato la colpa del furto se io lo avessi denunziato e a cui pocanzi aveva fatto patir laffronto di quella perquisizione. 1595_4194_001549 e condannavo, oh suprema irrisione, a subir quello che non gli apparteneva, falso compianto e finanche lelogio funebre dellincipriato cavalier pomino. 1595_4194_001550 sulle sensibilissime corde sentimentali della quarantenne maestra di pianoforte. ma con questa scoperta nessun pensiero, men che puro entrò. 1595_4194_001551 non capisco, cinganniamo così facilmente massime quando ci piaccia di credere in qualche cosa. ma a me, no sa, non piace, protestò. papiano, mio suocero, che è molto addentro in questi studii, ci crede. 1595_4194_001552 lei, caro signor meis, ritiene che sia una bestia, anchesso crudelissima bestia e nel suo insieme ben poco pregevole. concedo anche questo e dico: sta bene. luomo rappresenta nella scala degli esseri un gradino non molto elevato. 1595_4194_001553 che rendergliela facile e quasi meccanica. rientravo in albergo. là, in un corridojo, sospesa nel vano duna finestra cera, una gabbia con un canarino. 1595_4194_001554 io che ogni mattina, prima dandar via, saluto con la mano la statua di garibaldi sul gianicolo. ha veduto, di qua si scorge benissimo io che griderei ogni momento: viva il settembre. 1595_4194_001555 mia moglie, intanto sit venia verbo receva di là, tra acutissime strida, mentrio le gambe, le gambe, gridavo alla vedova pescatore. per terra, non mi mostrate le gambe, per carità. 1595_4194_001556 eh no, non mi ero ucciso io per la morte della mamma e della figlietta mia, per quanto forse quella notte ne avessi avuto lidea, me nero fuggito, è vero, disperatamente, ma ecco, ritornavo ora da una casa di giuoco dove la fortuna, nel modo più strano, mi aveva arriso. 1595_4194_001557 strano era che lo incontrassi ora a roma, o piuttosto che io, venendo a roma, mi fossi intoppato in una casa ove anchegli poteva entrare. 1595_4194_001558 appena entrai nella camera da letto, con la bimba in braccio, la vedova pescatore fece per saltarmi addosso come una jena. la respinsi con una furiosa bracciata: andate là, voi. qua cè vostro genero. se avete da strillare, strillate con lui. io non vi conosco. 1595_4194_001559 ecco, ci andavo adesso e mi proponevo tante cose. mi proponevo di scegliere una via e una casa dove il nonno mi aveva lasciato fino alletà di dieci anni, affidato alle cure di una famiglia che avrei immaginato lì, sul posto, perché avesse tutti i caratteri del luogo. 1595_4194_001560 do prima col libro stesso la caccia ai ragni su pel tavolone polveroso, poi apro il libro e mi metto a leggiucchiarlo. così a poco a poco ho fatto il gusto a siffatte letture. 1595_4194_001561 agivo quasi automaticamente, per improvvise incoscienti ispirazioni, puntavo ogni volta dopo gli altri, allultimo là e subito. acquistavo la coscienza, la certezza che avrei vinto e vincevo. 1595_4194_001562 debbo proprio dir tutto? del resto fu no, e dunque basta. me ne consolai presto. avevo allora, o credevo davere chè lo stesso, tante cose per il capo. 1595_4194_001563 voleva sapere comio facessi a vincere. dovevo certo aver capito il giuoco o possedere qualche regola infallibile. i misi a ridere. 1595_4194_001564 me lo sarei cavato con un dito quellocchio che mimportava più daverlo a posto. eppure dissi, forse esso per conto suo era più contento prima. ora mi dà un certo fastidio. basta, passerà. 1595_4194_001565 i parve di comprendere che mi proponesse di giocare con lei. avendo assistito pocanzi ai miei colpi fortunati, ella, secondo le mie indicazioni, avrebbe puntato per me e per lei. i scrollai tutto sdegnosamente e la piantai lì in asso. 1595_4194_001566 io richiusi la porta con una pedata e dun balzo le tolsi il lume che già le cadeva. di mano zitta, le gridai sul muso: i prendete per un fantasima, davvero vivo. fece lei, allibita con le mani tra i capelli: vivo, vivo, vivo. seguitai io con gioja feroce: i riconosceste morto, è vero, affogato là. 1595_4194_001567 i restavano più di cinquantadue mila lire. i creditori, sapendomi morto da due anni, serano certo contentati del podere della stìa. col mulino venduto luno e laltro serano forse aggiustati alla meglio. non mi avrebbero più molestato. 1595_4194_001568 vivrò con me e di me, come ho vissuto finora? sì, ma ecco, per dir la verità, temevo che della mia compagnia non mi sarei tenuto né contento né pago. 1595_4194_001569 grazie, non mi faccia complimenti, per carità. se sapesse che bisogno ho io dun amico, dun vero amico, in questo momento, lei dovrebbe comprenderlo, lei che è solo al mondo, come me, ma lei è uomo. se sapesse, se sapesse. 1595_4194_001570 stimò dovesse sentir lobbligo di almeno un po di gratitudine, la quale, oltre lo zelo e lonestà, non gli sarebbe costata sacrifizii dalcuna sorta, poiché era lautamente remunerato. 1595_4194_001571 sincera, sincera almeno quanto la devozione e la fedeltà ai borboni avrebbero al signor marchese consentito. non la finì più. godeva certo della propria loquela. dava alla voce parlando inflessioni da provetto filodrammatico, e qua appoggiava una risatina e là un gesto espressivo. 1595_4194_001572 improvvisamente mi vidi precipitare innanzi un groviglio di rissanti. eran quattro miserabili armati di nodosi bastoni addosso a una donna da trivio. accenno a questavventura non per farmi bello dun atto di coraggio, ma per dire anzi della paura che provai per le conseguenze di esso. 1595_4194_001573 e allora ella si asciugò gli occhi, spiegò il foglio e si mise a interpretar la scrittura pian piano, sillabando. dopo le prime parole, corse con gli occhi alla firma e mi guardò sgranando gli occhi. 1595_4194_001574 per non entrare così con le mani vuote in un albergo. comperai una valigia, ci avrei messo dentro per il momento labito che indossavo e il pastrano i toccava rifornirmi di tutto, non potendo sperare che, dopo tanto tempo là a miragno, mia moglie avesse conservato qualche mio vestito e la biancheria. 1595_4194_001575 era religiosa. la piccola adriana me ne accorsi fin dai primi giorni per via di unacquasantiera di vetro azzurro appesa a muro sopra il tavolino da notte accanto al mio letto. 1595_4194_001576 sentendola parlare piano, con tanta serietà, vestita a quel modo, sorrisi e dissi: ah sì, se ne offese. chinò gli occhi e si strinse un po il labbro tra i denti per farle piacere. allora le parlai anchio, con gravità e scusi, signorina, non ci sono bambini, è vero? in casa. 1595_4194_001577 ma non si poteva mandar via, come avrebbe fatto il signor anselmo paleari per i suoi esperimenti spiritici cera. in fondo però unaltra ragione. 1595_4194_001578 che, per quanti sforzi facciamo nel crudele intento di strappare, di distruggere le illusioni che la provvida natura ci aveva create, a fin di bene non ci riusciamo. per fortuna luomo si distrae facilmente. 1595_4194_001579 che non è un quadrupede ma un bipede e che non ha la coda. vuoi come la scimmia, vuoi come lasino, vuoi come il pavone, alluomo di cui parla lo zoologo non può mai capitar la disgrazia di perdere. poniamo una gamba e di farsela mettere di legno, di perdere un occhio e di farselo mettere di vetro. 1595_4194_001580 e fatte le ricerche dei documenti che bisognavano al marchese. anzi, a proposito, conchiuse, rivolgendosi a me, chi ci pensava più. il signor marchese mi aveva detto che, se non le dispiace, oggi insieme con mio suocero e con adriana, 1595_4194_001581 pianto. ella mi sorrideva, mi carezzava con lo sguardo, poi mi domandava perché mi guardi così, stai bene, mamma. i faceva un atto appena appena con la mano e mi rispondeva: bene, non vedi, va da tua moglie, va, soffre, poverina. 1595_4194_001582 ero solo ormai, e più solo di comero non avrei potuto essere su la terra, sciolto nel presente. dogni, legame e dogni, obbligo libero, nuovo e assolutamente padrone di me. 1595_4194_001583 ora, questo secondo mi sorprendeva. già un po stanco, come ho detto, del vagabondaggio, e deliberato a impormi un freno e mi accorgevo che sì, cera, un po di nebbia cera e faceva freddo. 1595_4194_001584 ma che pensai poi a lodoletta, non può venire in mente. chio non mi sia affogato davvero, cercherà la ragione della richiesta in qualche altro pezzo forte del suo numero. 1595_4194_001585 ma tuo padre è ricco e non ha che te solo. ti può dunque contentare, senza badare alla dote, che se poi con le buone non riesci a vincerlo, niente paura. un bel volo dal nido e saggiusta ogni cosa pomino, hai il cuore di stoppa. 1595_4194_001586 ma lo faceva apposta, certamente, perchio perdessi quel po di pazienza che mi restava ancora. non era possibile chegli non saccorgesse del fastidio che mi recava. glielo dimostravo in tutti i modi: sbadigliando, sbuffando, eppure, eccolo là, seguitava a entrare in camera mia quasi ogni sera. ah lui. 1595_4194_001587 ma perché il più lontano sospetto che luomo da lei amato avesse potuto anche col solo pensiero tradirla le avrebbe fatto commettere, diceva, un delitto. 1595_4194_001588 non potei aspettar più oltre. mi lanciai a balzi sù per la scala alla seconda branca. ecco la portinaja, il cavalier pomino. dallo stupore con cui quella vecchia tartaruga mi guardò, compresi che proprio il povero cavaliere doveva esser morto. 1595_4194_001589 intravidi in un baleno. ma sì, la mia liberazione, la libertà, una vita nuova. avevo con me ottantaduemila lire e non avrei più dovuto darle a nessuno. 1595_4194_001590 non comprendeva che più egli elogiava questa pepita, più cresceva in me lantipatia per lei, prima ancora di conoscerla. la avrei conosciuta, diceva fra qualche sera, perché egli la avrebbe indotta a intervenire alle prossime sedute spiritiche. 1595_4194_001591 adriana sorrise con pena. forse disse: il dottor ambrosini non sarebbe contento se lei gli rispondesse di rivolgersi alla natura per il pagamento. credo che si aspetti anche desser ringraziato, perché locchio le par che stia bene. 1595_4194_001592 strane luci fosforiche, come fuochi fatui, si accendevano nellaria, per un tratto vagolando, e anche il lenzuolo si rischiarava e si gonfiava come una vela e un tavolinetto porta sigari. si fece parecchie passeggiatine per la camera e una volta finanche balzò sul tavolino intorno al quale sedevamo in catena. 1595_4194_001593 il giorno appresso io mi recai a visitar la mamma e ne parlai a lei, poiché zia scolastica da me non volle farsi vedere. e così, quattro giorni dopo diventai bibliotecario: sessanta lire al mese più ricco della vedova pescatore. potevo cantar vittoria. 1595_4194_001594 e ogni qualvolta due che comunichino fra loro, così con le anime, soltanto si trovano soli in qualche luogo. provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta. dogni minimo contatto materiale. 1595_4194_001595 secondo la quale cristo sarebbe stato bruttissimo. parlava con un vocione cavernoso che contrastava stranamente con la sua aria da ispirato. 1595_4194_001596 fremente in tutto il corpo, senza più fiato. gli chiesi appena scusa per lo spiacevole incidente e scappai via, seguito dal paleari e da papiano, adriana rimase presso la svenuta chera stata condotta di là. 1595_4194_001597 il fioco ma placido lume di queste lanternucce desta certo invidia angosciosa in molti di noi. a certi altri invece che si credono armati come tanti giove del fulmine domato dalla scienza e in luogo di quelle lanternucce recano in trionfo le lampadine elettriche. 1595_4194_001598 ma se il valore e il senso universalmente umano di certe mie favole e di certi miei personaggi, nel contrasto, comegli dice, tra realtà e illusione, tra volto individuale ed immagine sociale di esso, consistesse innanzi tutto nel senso e nel valore da dare a quel primo contrasto? 1595_4194_001599 e allincontro. quante deliberazioni prese, quanti disegni architettati, quanti espedienti macchinati durante la notte non appajono poi vani e non crollano e non sfumano alla luce del giorno. 1595_4194_001600 sapeva leggere appena con lo sguardo. mi chiese se fosse proprio necessario chella facesse quello sforzo. in quel momento leggi: insistetti io. 1595_4194_001601 per fargli dispetto. un giorno, io presi dal suo guardaroba una marsina nuova fiammante, un panciotto elegantissimo di velluto nero, il gibus, e me ne andai a caccia, così parato. 1595_4194_001602 non aveva il paleari. finito di far questa domanda, chio sentii picchiarmi rapidamente due volte su la fronte, quasi con la punta di un dito. sì, esclamai subito denunciando il fenomeno e strinsi la mano: dadriana. 1595_4194_001603 ah, che vuol dir morire nessuno, nessuno si ricordava più di me, come se non fossi mai esistito. 1595_4194_001604 e come avrei potuto più vivere, come sopportar la mia vita? no, no, basta, basta. i fermai, i vidi vacillar tutto allintorno. sentii mancarmi le gambe, al sorgere improvviso dun sentimento oscuro che mi comunicò un brivido dal capo alle piante. 1595_4194_001605 forse la zia scolastica non avrà voluto fare per me la spesa che fece per la mamma roberto, tanto meno avrà detto chi glielha fatto fare poteva vivere infine, con due lire al giorno bibliotecario. giacerò come un cane nel campo dei poveri. 1595_4194_001606 quei tali signori che, giudicando un romanzo o una novella o una commedia, condannano questo o quel personaggio, questa o quella rappresentazione di fatti o di sentimenti, non già in nome dellarte, come sarebbe giusto. 1595_4194_001607 ora che adriana sapeva, ora che adriana era ferita, voleva confortarla. lei, a sua volta, grata, premurosa, e si ribellava contro di me perché le pareva ingiusto chio facessi soffrire una così buona e bella creatura. 1595_4194_001608 io intanto avevo avuto il tempo di riflettere che comprando quel cane mi sarei fatto, sì, un amico fedele e discreto, il quale, per amarmi e tenermi in pregio, non mi avrebbe mai domandato chi fossi veramente e donde venissi e se le mie carte fossero in regola. 1595_4194_001609 aveva quasi sepolte in me e che ora, parlando, risuscitavano, mi balzavan vive dalle labbra. questintima meraviglia coloriva straordinariamente la mia narrazione. 1595_4194_001610 né padre né madre, né come fu o come non fu. e vorrà pur bene. indignarsi costa anche meno della corruzione, dei costumi e de vizii e della tristezza dei tempi che di tanto male possono esser cagione a un povero innocente. 1595_4194_001611 i doni del lama. domandai a me stesso, chiudendo gli occhi, cogitabondo, che saranno papaveri, perché mi addormentai, ma papaveri di scarsa virtù. mi ridestai infatti presto a un urto del treno che si fermava a unaltra stazione. 1595_4194_001612 ad esso quando apparve per la prima volta, mancò, pur tra il consenso quasi unanime, chi lo tacciasse dinverosimiglianza. ebbene, la vita ha voluto darmi la prova della verità di esso in una misura veramente eccezionale, fin nella minuzia di certi caratteristici particolari. 1595_4194_001613 oh, gli sarebbe stato facile, libero comera e senzobblighi di sorta, così mi pareva, e mi misi a pensare in quale città mi sarebbe convenuto di fissar dimora, giacché come un uccello senza nido non potevo più oltre rimanere, se proprio dovevo compormi una regolare esistenza. 1595_4194_001614 subito dopo mi feci tagliar la chioma di quellimbecille dadriano meis corti, belli corti. eh, dissi al barbiere: mera già un po ricresciuta la barba e ora coi capelli corti, ecco che cominciai a riprender il mio primo aspetto, ma di molto migliorato. più fino già, ma sì, ringentilito. 1595_4194_001615 me, lo cacciai in tasca e tolsi dallattaccapanni il cappello, mentre il signor anselmo rideva. rideva come se lui dove va. signor anselmo, ma guardi un po come stavo per andare anchio, rispose tra le risa, additandomi le pantofole ai piedi. vada, vada di là, cè adriana. 1595_4194_001616 io era invaso e sollevato come da una fresca letizia infantile. mi sentivo come rifatta, vergine e trasparente. 1595_4194_001617 e rientrava in albergo, stanco di vedersi solo in quelle tristi giornate dinverno per le vie di milano, e si chiudeva nella compagnia del morto mattia pascal. 1595_4194_001618 per il momento io mi vidi accanto, quasi un fantasima di donna, con una specie di collinetta in capo, era cappello, era cuffia parrucca, che diavolo era. di sotto quel carico enorme uscivan di tratto in tratto certi sospiri, terminati da un breve gemito. 1595_4194_001619 ora, poiché da sé ella aveva recato a se stessa il peggior male che a una fanciulla possa capitare, non restava più a lei, madre previdente, che di trarre da questo male il miglior partito. 1595_4194_001620 e ora gemette pomino, coprendosi il volto con le mani. ma tu, tu dove sei stato? se ti sei finto morto e te ne sei scappato, prese a strillar la pescatore, facendosi avanti con le braccia levate. 1595_4194_001621 era più degna di compassione la maestra caporale, a cui neanche il vino riusciva a dar lallegria di quellindimenticabile ubriaco di via borgo nuovo. voleva vivere, lei poveretta, e stimava ingenerosi gli uomini che badano soltanto alla bellezza esteriore. 1595_4194_001622 rompere anche per poco lequilibrio che forse gli costava tanto studio, lequilibrio per cui poteva vivere pulitamente e forsanche, con una certaria di dignità alle spalle della moglie, sarebbe stato per berto sacrifizio enorme, una perdita irreparabile. 1595_4194_001623 non è vero, gridò adriana, non ci creda, signor meis, è stata lei, invece io scoppiò in lagrime. improvvisamente la cara mammina, subito la caporale cercò di confortarla dicendole: ma no, via che centra, che cè di male. 1595_4194_001624 ah, si era fatta un fiore, non era stata mai così bella e prosperosa. e lei intanto ecco buttata lì su una poltrona, rivoltata da continue nausee. 1595_4194_001625 son sicuro che per ora non si rompe nemmeno un sacco là nel molino, ma appena lo riavrò io. signor mattia, la nottola del palo. signor mattia, sè rotta la bronzina. signor mattia, i denti del lubecchio, come quando cera la buonanima della mamma e malagna amministrava. 1595_4194_001626 lo fissai per un istante. dovevo essere più pallido di lui e vibravo tutto. egli abbassò gli occhi come atterrito e si lasciò cader dalle mani la giacca del fratello. gli andai innanzi, quasi a petto, e gli tesi la mano. 1595_4194_001627 ero capitato là a montecarlo per caso, dopo una delle solite scene con mia suocera e mia moglie, che ora, oppresso e fiaccato, comero dalla doppia recente sciagura, mi cagionavano un disgusto intollerabile. 1595_4194_001628 non mi dispiacque molto. dapprima lammirazione quasi timorosa che quelluomo pareva felicissimo di tributarmi, come a un taumaturgo, la vanità umana non ricusa talvolta di farsi piedistallo anche di certa stima che offende. 1595_4194_001629 sospettai che di là sul lungotevere ci potesse essere qualcuno, qualche guardia che, vedendomi da un pezzo sul ponte, si fosse fermata a spiarmi, volli accertarmene. andai, guardai prima nella piazza della libertà, poi per il lungotevere dei mellini: nessuno. 1595_4194_001630 dovevo perciò consolarmi così con un altro incubo, non tanto sanguinoso almeno materialmente, quello di mia suocera e di mia moglie, e godevo nel rappresentarmi la scena dellarrivo dopo quei tredici giorni di scomparsa misteriosa. 1595_4194_001631 ma io so chegli desiderava con tutto il cuore dalla moglie un certo compenso alle afflizioni senza fine che gli procurava. 1595_4194_001632 con la moglie ancora in vita. costui ho capito. si figuri, riprese con foga la povera rita, la moglie, sì rita. la sorella dadriana, due anni, malata tra la vita e la morte. si figuri se io, ma già qua lo sanno, comio mi comportai, lo sa adriana, e perciò mi vuol bene lei. sì, poverina. 1595_4194_001633 per noi, cioè per me e per adriana, per pepita e il bernaldez poteva far quello che gli piaceva e tutto andava bene. comunque lo facesse lì, egli non doveva contentare che il signor anselmo e la signora candida, e pareva vi riuscisse a meraviglia. 1595_4194_001634 poteva avere da quarantanni: calvo sì e no, bruno con occhiali doro che non gli si reggevano bene sul naso, forse per il peso de la catenella pur. 1595_4194_001635 mi è venuto dal mio reverendo amico don eligio pellegrinotto, che al presente ha in custodia i libri della boccamazza e al quale io affido il manoscritto appena sarà terminato, se mai sarà. 1595_4194_001636 le ville sparse qua e là, dove mi piaceva dimmaginar coloni con le gote gonfie per sbuffare contro la nebbia nemica degli olivi, o con le braccia levate a pugni chiusi contro il cielo che non voleva mandar acqua. 1595_4194_001637 si buttava sul letto e subito tutto il vino bevuto le riveniva fuori, trasformato in un infinito torrente di lagrime. toccava allora alla povera piccola mammina, in veste da camera, vegliarla, confortarla fino a tarda notte. 1595_4194_001638 nessuno meglio di lui sapeva chio non potevo aver ritrovato il danaro chegli mi aveva rubato, quella mia inattesa dichiarazione che lo salvava proprio nel punto in cui, vedendosi perduto, egli accusava il fratello- o almeno lasciava intendere, secondo il disegno, che doveva aver prima stabilito- che soltanto questi poteva essere lautore del furto. 1595_4194_001639 nessuna delle due, pensavo, si sarà recata neppure una volta a visitar nel cimitero quel poveruomo che pure è morto così barbaramente. chi sa dove mi hanno seppellito? 1595_4194_001640 il foglietto non lo conosco. badava a ripetere. e va bene, non importa che lei non lo conosca, io le pago le spese per un vaglia telegrafico alla redazione. ne vorrei avere dieci, venti copie domani o al più presto, si può. 1595_4194_001641 eligio veramente sostiene che mi riconobbe subito e che soltanto aspettò chio pronunziassi il mio nome per buttarmi le braccia al collo, parendogli impossibile che fossi io e non potendo abbracciar subito uno che gli pareva mattia pascal. 1595_4194_001642 mettevo ora certi sospironi che facevano voltare più dei sorrisi di prima i miei compagni di viaggio, ma io non trovavo requie. era imminente, la sera laria pareva di cenere e luggia del viaggio era insopportabile. 1595_4194_001643 viva il re. questo giglio di legno gli ricordava ora lì nel salotto, quella triste mattina di settembre e una delle ultime passeggiate del suo sovrano per le vie di napoli. 1595_4194_001644 alla nuova concezione dellinfinita nostra piccolezza, a considerarci anzi men che niente nelluniverso, con tutte le nostre belle scoperte e invenzioni. e che valore, dunque, volete che abbiano le notizie non dico delle nostre miserie particolari, ma anche delle generali calamità? 1595_4194_001645 mesi per cangiar discorso. le domandai: che pigione avrei dovuto pagare? ci accordammo subito le domandai, anche se bisognava lasciare una caparra faccia. lei mi rispose se vuole piuttosto lasciare il nome. 1595_4194_001646 e concluse che egli non avrebbe potuto infine far altro che provvedere, a patto però che si fosse serbato con tutti il massimo segreto: provvedere al nascituro. fargli da padre, ecco, giacché egli non aveva figliuoli e ne desiderava tanto e da tanto tempo uno. 1595_4194_001647 smaniando. lei sola poteva confortarmi. doveva lei che più degli altri era in grado dintendere come e quanto dovesse pesarmi la noja, rodermi il desiderio di vederla o di sentirmela almeno vicina. 1595_4194_001648 la signora heintz ritorna a casa, si tira una revolverata e muore il signor heintz, allora, e la sua innamorata signorina ventenne, visto che con la morte della signora 1595_4194_001649 ah, bravo, sì, esclamò il signor anselmo senza lasciarlo finire, andremo tutti benissimo i pare che ci sia ragione di stare allegri ora, perbacco. che ne dice, signor adriano? per me feci io aprendo le braccia e allora verso le quattro: va bene, propose papiano, asciugandosi definitivamente gli occhi. 1595_4194_001650 io scomparso, riconosciuto mattia pascal, rilessi con piglio feroce e col cuore in tumulto, non so più quante volte, quelle poche righe. 1595_4194_001651 un giorno, per esempio, la mamma gli ordinò di condurci in chiesa: era prossima la pasqua e dovevamo confessarci. dopo la confessione, una breve visitina alla moglie inferma del malagna e subito a casa. figurarsi che divertimento. 1595_4194_001652 oh scusi. esclamò. credevo che fosse la serva. abbia pazienza, mi trova così adriana. terenzio e subito via. vedi che cè qua un signore. abbia pazienza, un momentino. favorisca che cosa desidera. 1595_4194_001653 ladro, ma neanche ladro, perché la sottrazione, in fondo, sarebbe stata più apparente che reale. infatti, conoscendo egli lonestà di adriana, non poteva pensare chio volessi farne la mia amante. volevo certo farla mia moglie. 1595_4194_001654 andate a innamorarvi del numero rima di tentare la sorte. benché, senzalcuna illusione, volli stare un pezzo a osservare per rendermi conto del modo con cui procedeva il giuoco, non mi parve affatto complicato come il mio opuscolo maveva lasciato immaginare. 1595_4194_001655 adesso, di fronte al ritratto di questo, non sapevo più che pensare. non voglio arrischiare supposizioni oltraggiose. stimo, è vero, marianna dondi, vedova pescatore, capace di tutto. ma come immaginare un uomo, e per giunta bello, capace, dessersi innamorato di lei? 1595_4194_001656 soggiunse che, per non fare uno scandalo, egli avrebbe voluto tacere per pietà di quella poveretta. non avendo egli figliuoli, aveva anzi risoluto di tenersi quella creatura quando sarebbe nata come sua. 1595_4194_001657 lo dici a me, feci io: tieni leggi e le porsi la lettera. oliva la guardò come stordita, la prese e mi domandò: che vuol dire. 1595_4194_001658 ecc. ecc. era ascritto alla scuola teosofica il signor anselmo paleari. lo avevano messo a riposo da caposezione in non so qual ministero prima del tempo e lo avevano rovinato non solo finanziariamente, ma 1595_4194_001659 già cicerone. prima aveva detto: mea mihi conscientia pluris est quam hominum. sermo cicerone però diciamo la verità: eloquenza, eloquenza. ma dio ne scampi e liberi, caro signore nojoso, più dun principiante di violino. 1595_4194_001660 gli aveva dato la rosa pocanzi offerta a me a una certa mossa, dentrambi, maccorsi che parlavano di me e mi misi in guardia. 1595_4194_001661 finalmente il bernaldez fu annunziato dal cameriere e si presentò accaldato, sudato, come se avesse corso subito. pepita gli voltò le spalle e si sforzò dassumere un contegno freddo e indifferente. 1595_4194_001662 non doveva aver laria del vedovo compunto e che, per conseguenza, questaria, secondo la signorina caporale, la avevo io. confesso che provai gusto che quella conversazione finisse così male. 1595_4194_001663 già parecchie volte. la signora candida la aveva rimessa a posto aspettando il bernaldez sbuffava, coglieva a volo qualche mia parola rivolta a pepita e la commentava borbottando sotto sotto fra sé più duna volta. essendomene accorto, fui sul punto dintimargli: parli forte. 1595_4194_001664 via i sconcertarono peggio il cervello già di per sé balzano. quando la testa mi fumava, chiudevo la biblioteca e mi recavo per un sentieruolo scosceso a un lembo di spiaggia solitaria. 1595_4194_001665 io sono ancora vivo per la morte e morto per la vita. che vita, infatti, può esser più la mia? la noja di prima, la solitudine, la compagnia di me stesso, i nascosi, il volto con le mani? caddi a sedere su la poltrona. 1595_4194_001666 e che la pancia gli arrivasse fino a terra. ora, come con una faccia e con un corpo così fatti malagna potesse esser tanto ladro, io non so. anche i ladri, mimmagino, debbono avere una certa impostatura, chegli mi pareva non avesse. 1595_4194_001667 i parve a un certo punto di sentir parlare nel terrazzino. tesi lorecchio per accertarmi se vi fosse adriana. no, due vi parlavan basso, concitatamente. sentivo una voce maschile, che non era quella del paleari. 1595_4194_001668 nasconderli non potevo. e poi a che mavrebbero servito, nascosti, godermeli? certo, quei cani non me li avrebbero lasciati godere per rifarsi lì col molino della stìa e coi frutti del podere, dovendo pagare anche lamministrazione che si mangiava poi tutto a due palmenti. 1595_4194_001669 la fronte sfuggente, i capelli lunghi e lisci su la nuca, tra biondi e grigi come il pizzo e i baffi. me la scostò senza tante cerimonie e si prese lui il mio denaro. 1595_4194_001670 ma quando avevo il pianoforte, io componevo ancora per me sola, allimprovviso mi sfogavo, minebriavo fino a cader per terra. creda svenuta in certi momenti. 1595_4194_001671 i strinsi ne le spalle. mah sospirai tra le spine un po qua, un po là. non ho famiglia e e giro. 1595_4194_001672 i. sarei io dunque, ridotto come il romitelli a sentir lobbligo di leggere, io bibliotecario per tutti quelli che non venivano alla biblioteca. 1595_4194_001673 e a un po di nebbia del primo inverno, se rigido, piovoso, nebbioso, quasi non mero accorto tra gli svaghi de viaggi e nellebbrezza della nuova libertà. 1595_4194_001674 quante volte non ne feci lesperienza con adriana, ma limpaccio chella provava era allora per me effetto del natural ritegno e della timidezza della sua indole. 1595_4194_001675 alla fine, con uno scatto di rabbia, la trassi fuori. era il mio berrettino da viaggio, quello che, uscendo di casa per far visita al marchese giglio, mero cacciato in tasca senza badarci. 1595_4194_001676 e non per provare. non nego, risponde don eligio, ma è vero altresì che non si sono mai scritti libri così minuti, anzi minuziosi, in tutti i più riposti particolari, come dacché, a vostro dire, la terra sè messa a girare. 1595_4194_001677 visitando milano, padova, venezia, ravenna, firenze, perugia. lo ebbi sempre con me come unombra, quel mio nonnino fantasticato che più duna volta mi parlò anche per bocca dun vecchio cicerone. 1595_4194_001678 povera bestiolina. domandai al vecchio se la vendesse. i rispose di sì e che me lavrebbe. venduta anche per poco, benché valesse molto, ah, si sarebbe fatto un bel cane, un gran cane, quella bestiola. venticinque lire. 1595_4194_001679 lo vidi man mano che parlavo, impallidire e quasi rimpiccolirsi. evidentemente stava per chiedermi scusa. i alzai sdegnato dando una spallata. bah, io disprezzo lei e il suo sospetto, che non arrivo neanche a immaginare. 1595_4194_001680 e volli tentare, per il bene doliva, se mi fosse riuscito dappurare qualche cosa. i feci dare da mino il recapito di quella strega. mino mi si raccomandò per la ragazza. non dubitare, gli risposi: la lascio a te che diamine. 1595_4194_001681 viene anche lei? domandai: non voleva venire? disse avviandosi per la sua camera, il paleari. ma lho, persuasa vada, è nel salotto da pranzo già pronta. 1595_4194_001682 i premetti forte sul petto la sua testina e sentii che sarei stato molto più crudele se dalla gioja suprema a cui ella ignara si sentiva in quel punto inalzata, dallamore io lavessi fatta precipitare nellabisso della disperazione chera in me. 1595_4194_001683 a me. potevo e dovevo esser lartefice del mio nuovo destino, nella misura che la fortuna aveva voluto concedermi. 1595_4194_001684 nella confusione sopravvenuta. mentrio con gli altri, mi facevo a guardar la pantogada adagiata sul canapè, mi sentii afferrar per un braccio e mi vidi sopra di nuovo il bernaldez chera, tornato indietro. 1595_4194_001685 ogni mestiere, in fondo, ha qualche sua consolazione. ne ha finanche quello del becchino. il mugnajo può consolarsi col frastuono delle macine e con lo spolvero che vola per aria e lo veste di farina. 1595_4194_001686 volgendo di sfuggita qualche sguardo ad adriana maccorgevo. di quantella soffrisse il supplizio non era dunque soltanto per il bernaldez e per minerva, era anche per lei e per me. 1595_4194_001687 per lumanità. ma se lumanità anchessa, un giorno dovrà finire. pensi un po. e tutta questa vita, tutto questo progresso, tutta questa evoluzione? perché sarebbero stati per niente? e il niente, il puro niente dicono intanto che non esiste. 1595_4194_001688 furon venduti gli ori della mamma. cari ricordi la vedova pescatore, temendo che io e mia madre fra poco dovessimo anche vivere sulla sua rendituccia dotale di quarantadue lire mensili. diventava di giorno in giorno più cupa e di più fosche maniere. 1595_4194_001689 ma questi, oppresso da tante cose che andava rivolgendo in mente, si scrollava con fosche maniere, scoteva un braccio come per levarsi di torno quellombra esosa, capelluta, in abito lungo, col cappellaccio a larghe tese e con gli occhiali. va via, va tornatene al fiume affogato. 1595_4194_001690 rivederla. eh, ora scappo a prendere in via dei pontefici. la signorina pantogada ritornò dopo circa mezzora, molto contrariato. insieme con la pantogada e la governante era venuto un certo pittore spagnuolo che mi fu presentato a denti stretti come amico di casa giglio. 1595_4194_001691 è malato. cercò di scusarlo, adriana, e però che è malato, ribattei io: qua non sta bene, gli manca laria. e poi, seduto su un baule, vuole che lo dica io al fratello? no, no, saffrettò a rispondermi. lei glielo dirò io, non dubiti. 1595_4194_001692 tornai allora indietro, ma prima di rifarmi sul ponte mi fermai tra gli alberi sotto un fanale, strappai un foglietto dal taccuino e vi scrissi col lapis adriano meis. 1595_4194_001693 ma immagini un pianoforte e un sonatore. a un certo punto, sonando, il pianoforte si scorda un tasto, non batte più. due, tre corde si spezzano. ebbene, sfido, con uno strumento così ridotto, il sonatore per forza, pur essendo bravissimo, dovrà sonar male. e se il pianoforte poi tace, non esiste più neanche il sonatore. 1595_4194_001694 fummo due scioperati. non ci volemmo dar pensiero di nulla seguitando da grandi a vivere come nostra madre, da piccoli, ci aveva abituati. 1595_4194_001695 ma io non vado. ma che dice: m interruppe i domandi. qualunque altro servizio son pronto a servirla, ma questo no, non è per me, prima di tutto. e poi via. glie lho detto: ragazzate, non bisogna dare importanza che. 1595_4194_001696 da due giorni non lo avevo più veduto, proprio dacché mero messo a perdere e forse perché lui non mi aveva più dato la caccia. ero certissimo, accorrendo al luogo indicatomi, di trovarlo lì steso per terra morto. 1595_4194_001697 i disse, tra laltro, che anche loro, in ispagna, avevano tambien un colosseo come il nostro, della stessa antichità, ma non se ne curavano né punto né poco. piedra muerta. 1595_4194_001698 il soccorso, invece, mi venne da chi meno avrei potuto aspettarmelo. rimasto tutto quel giorno fuori di casa, verso sera mimbattei per combinazione in pomino che, fingendo di non accorgersi di me, voleva tirar via di lungo. 1595_4194_001699 uno, il più giovane, dalla faccia pallida, oppressa da una folta e ruvida barba nera, pareva provasse una grande e particolar soddisfazione nellenunciar la notizia chegli diceva, antichissima, sostenuta da giustino martire, da tertulliano e da non so chi altri. 1595_4194_001700 da tempo combatte strenuamente contro il municipio per la conduttura dellacqua e per limpianto del gas. crederà piuttosto che sia per questa sua campagna. 1595_4194_001701 la induceva pian piano a prometterle che sarebbe stata buona, che non lavrebbe fatto più. e sissignori, il giorno appresso se la vedeva comparire tutta infronzolata e con certe mossette da scimmia, trasformata di punto in bianco in bambina ingenua e capricciosa. 1595_4194_001702 ma come potevo ascoltarla, questa benedetta voce della ragione, se essa mi parlava, appunto, per la bocca di lui, di papiano, il quale per me aveva torto, torto evidente, torto sfacciato? 1595_4194_001703 ma sai che non ci so credere. ancora, lasciati guardare i sembri un altro. vedi che mi sono aggiustato anche locchio. ah, già, sì, per questo mi pareva, non so, ti guardavo, ti guardavo. benone. sù, andiamo di là da mia moglie, oh, ma aspetta tu. si fermò improvvisamente e mi guardò sconvolto. 1595_4194_001704 risi anchio e soggiunsi. e allora, se non le dispiace, mi chiamo adriano meis. ecco fatto. potrei alloggiare qua stasera stessa o tornerò meglio domattina. 1595_4194_001705 che avevo fatto niente. siamo giusti: avevo fatto allamore al bujo, era colpa mia. non avevo veduto più ostacoli e avevo perduto il ritegno. che mero imposto. 1595_4194_001706 dovevo crederci volli accertarmene. ed era vero, sì, ma era vero del pari che papiano, insospettito, mentre io volevo prenderlo di fronte, là per contrastare nel presente a suoi segreti armeggii mi. 1595_4194_001707 era presso a questa mano la rivoltella, più là il cappello. i parve dapprima che la palla gli fosse uscita dallocchio sinistro, donde tanto sangue ora rappreso. 1595_4194_001708 i accorsi tutta un tratto che dovevo proprio morire ancora. ecco il male. chi se ne ricordava più dopo il mio suicidio alla stìa? io naturalmente non avevo veduto più altro innanzi a me che la vita. 1595_4194_001709 quando i sentimenti, le inclinazioni, i gusti di questi altri, che io penso o che lei pensa, non si riflettono in me o in lei, noi non possiamo essere né paghi, né tranquilli, né lieti. 1595_4194_001710 adriana mi ha detto, si provò ad aggiungere quella sciocchezze, sciocchezze, troncai io. è vero, guardi, sospettai per un momento, ma dissi pure alla signorina adriana che non credevo possibile il furto e difatti via. che ragione, del resto, avrei io a dire che ho ritrovato il denaro, se non lavessi davvero ritrovato. 1595_4194_001711 cera la luna quella sera, e però tutti i lampioncini erano spenti, al solito per le vie quasi deserte. essendo lora della cena, pei più, avevo quasi perduto, per la estrema eccitazione nervosa, la sensibilità delle gambe. andavo come se non toccassi terra coi piedi. 1595_4194_001712 mavanzai gridando: mattia pascal, dallaltro mondo. pomino cadde a sedere per terra con un gran tonfo sulle natiche, le braccia puntate indietro, gli occhi sbarrati. mattia tu, la vedova pescatore accorsa col lume in mano, cacciò uno strillo acutissimo da 1595_4194_001713 sta bene, fece lui, vedremo se alle cagnette soltanto e si ritirò. pepita improvvisamente ruppe in un pianto strano, convulso, e cadde svenuta tra le braccia della signora candida e di papiano. 1595_4194_001714 ma pomino. sotto la mia minaccia le si accostò subito a scongiurarla di tacere, di calmarsi, per amor di dio. la megera allora lasciò me e prese a inveire contro di lui, melenso, sciocco, buono a nulla e che non sapeva far altro che piangere e disperarsi come una femminuccia. 1595_4194_001715 quel che seguì fu per me solo la vedova pescatore. ruggendo dalla rabbia, si strappò la pasta dalla faccia, dai capelli tutti appiastricciati, e venne a buttarla in faccia a me che ridevo. ridevo in una specie di convulsione. 1595_4194_001716 ecco, mi presento da me. adriano, meis, sono forestiere e non conosco nessuno. ho avuto una, una lite. sì, avrei bisogno di due padrini. non saprei a chi rivolgermi se lei con un suo compagno volesse. 1595_4194_001717 eppure no, chi sa quanti sono come me, nella mia stessa condizione, fratelli miei, si lascia il cappello e la giacca con una lettera in tasca sul parapetto dun ponte, su un fiume e poi, invece di buttarsi giù, 1595_4194_001718 tu sei forse ancora un po alterato. eh, max, lo sento, ti conosco, ti conosco. vorresti dirci almeno se la catena, così disposta, ti accontenta? 1595_4194_001719 so che, aprendo dopo quaranta giorni le finestre della mia camera, io non provai alcuna gioja nel riveder la luce. il ricordo di ciò che avevo fatto in quei giorni al bujo me la offuscò orribilmente. 1595_4194_001720 non lavesse mai fatto zia scolastica, scattò in piedi, si tolse furiosamente lo scialletto che teneva su le spalle e lo lanciò a mia madre. eccoti, lascia tutto, via subito. e andò a piantarsi di faccia alla vedova pescatore. 1595_4194_001721 noi ci aggiriamo qua nella vita come tanti ciechi, con tutta la luce elettrica che abbiamo inventato. sta bene, benissimo per la vita, la lampadina elettrica, ma noi, caro signor meis, abbiamo anche bisogno di quellaltra che ci faccia un po di luce per la morte. 1595_4194_001722 nella stessa casa, anzi si restrinse a vivere in tre camere soltanto, abbandonando le molte altre alle scarse cure delle serve e alle nostre diavolerie. 1595_4194_001723 potevo partire per oneglia. trovai roberto in villa per la vendemmia. quel chio provassi nel rivedere la mia bella riviera in cui credevo di non dover più metter piede. sarà facile intendere. 1595_4194_001724 la vedova pescatore zitta. finito di abburattare, intrisa la farina e coagulatala in pasta. ora essa la brandiva alta e la sbatteva forte apposta su la madia. rispondeva così a quel che diceva la zia. 1595_4194_001725 i disse che suo padre, il quale si chiamava francesco, come lui, ed era fratello di antonio, cioè di paolo mio padre, era andato via da torino quandegli era ancor masnà di sette anni e che povero impiegato aveva vissuto sempre lontano dalla famiglia, un po qua, un po là. 1595_4194_001726 per non dire cacio, parola volgare che, da subalterno, non stimai conveniente sottoporre agli occhi dun assessore comunale per la pubblica istruzione. 1595_4194_001727 facendo queste riflessioni, io non pensavo affatto alla signorina caporale. a un tratto questa si mise a parlare come in un leggero dormiveglia. 1595_4194_001728 a quellora, per quella via deserta, lì vicino al gran tempio e coi pensieri ancora in mente chesso mi aveva suscitati, lapparizione di questo ubriaco e il suo strano consiglio amorevole e filosoficamente pietoso, mintronarono. 1595_4194_001729 ed ecco, alla fine, senza volerlo, quasi guidato dal sentimento oscuro che mi aveva invaso tutto maturandomisi dentro man mano, mi ritrovai sul ponte margherita, appoggiato al parapetto, a guardare, con occhi sbarrati, il fiume nero nella notte. 1595_4194_001730 e poi avrei veduto altri paesi, altre genti, altra vita, e mi sarei sottratto almeno alloppressione che mi soffocava e mi schiacciava, se non che, giunto a nizza, mero sentito cader. 1595_4194_001731 molti libri curiosi e piacevolissimi. don eligio pellegrinotto, arrampicato tutto il giorno su una scala da lampionajo, ha pescato negli scaffali della biblioteca. 1595_4194_001732 io i ricusai, dapprima sdegnosamente, poi per le preghiere di mia madre, che già vedeva la rovina della nostra casa e sperava chio potessi in qualche modo salvarmi sposando la nipote di quel suo nemico. cedetti e sposai. 1595_4194_001733 tutta la differenza, signor meis, fra la tragedia antica e la moderna consiste in ciò. creda pure in un buco nel cielo di carta e se ne andò. 1595_4194_001734 sentendo questo discorso, mi vennero a mente quattro versi del povero pinzone il cui cartolare de bisticci, col seguito delle sue rime balzane rinvenuto durante lo sgombero di casa, sta ora in biblioteca. e volli recitarli a quel signore. 1595_4194_001735 senti. le dissi io allora con la voce che mi tremava dal violento sforzo che facevo su me stesso per contenermi. senti, vattene, via tu or ora con le tue gambe e non cimentarmi più. vattene per il tuo bene, vattene. 1595_4194_001736 la moglie però deperiva di giorno in giorno e malagna non osava neppure di esprimerle questo suo ardentissimo desiderio. forse ella era anche sterile di natura. bisognava aver tanti riguardi per quel suo male che, se poi fosse morta di parto, dio liberi. 1595_4194_001737 ma anche lei rimbeccò pomino, non essendo più mia moglie. oh, insomma, sbuffai. volevo vendicarmi e non mi vendico. ti lascio la moglie, ti lascio in pace e non ti contenti. sù romilda, alzati, andiamocene via, noi due. 1595_4194_001738 ma poco dopo davo una spallata- sì, carlo martello, e la smania ricominciava. giunsi al paese senza averne fissato alcuno, 1595_4194_001739 la vita che non era più per me. ah, ora, me naccorgevo veramente, ora che non potevo più con vani pretesti, con infingimenti quasi puerili, con pietose, meschinissime scuse, impedirmi di assumer coscienza del mio sentimento per adriana, attenuare il valore delle mie intenzioni, delle mie parole, de miei atti. 1595_4194_001740 aggiunse: siamo io il babbo e mio cognato paleari. no, paleari è il babbo. mio cognato si chiama terenzio papiano. deve però andar via col fratello, che per ora sta anche lui qua con noi. mia sorella è morta da sei mesi. 1595_4194_001741 prima che per la sua ridicola timidezza o per la sua indecisione fosse capitata a me la disgrazia dinnamorarmene e altro ben altro. avrei voluto dirgli nellorgasmo in cui mi trovavo, ma mi trattenni. 1595_4194_001742 e allora riprese il signor anselmo: come si spiega max violento? e quando mai, che ne dici tu? terenzio, non diceva nulla. terenzio, protetto dalla semioscurità, alzò le spalle e basta. 1595_4194_001743 tutto attorno mi sera rifatto nero. ecco ancora un resto della catena che mi legava al passato: piccolo anello, lieve per sé, eppur così pesante, ma la catena era già spezzata e dunque via anche quellultimo anello. 1595_4194_001744 un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra e ci fa vedere il male e il bene. un lanternino che projetta tuttintorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce di là dal quale. 1595_4194_001745 e poi baje ottantadue mila lire. un emigrato non le guadagna più così facilmente in america. mio padre, a proposito, come si chiamava paolo? sì, paolo meis, mio padre, paolo meis. 1595_4194_001746 di solito le cognate non hanno di queste idee né dànno di questi consigli. ma ella aveva un sentimento aspro e dispettoso della giustizia e più per questo, certo, che per nostro amore, non sapeva tollerare che quelluomo ci rubasse così a man salva. 1595_4194_001747 dovevo, dovevo andarmene. anzi, tutto questo è accaduto perché io così innocentemente annunziai che volevo andarmene per via di mio fratello che non si può più tenere in casa. il marchese, anzi, mi ha dato, lho qua, una lettera per il direttore di una casa di salute a napoli, dove devo recarmi anche per altri documenti che gli bisognano. 1595_4194_001748 anche lo zar e la zarina di russia avevano ricevuto a peterhof una speciale missione tibetana che aveva presentato alle loro maestà i doni. 1595_4194_001749 io e berto giovinetti eravamo qualche volta invitati a pranzo dal malagna. era uno spasso sentirgli fare, coi dovuti riguardi, una predica alla moglie su la continenza, mentre lui mangiava, divorava con tanta voluttà i cibi più succulenti. 1595_4194_001750 romilda si strinse nelle spalle, guardò pomino, sorrise nervosamente, poi, riabbassando gli occhi e guardandosi le mani, che posso dire? certo che piansi. 1595_4194_001751 la fortuna mi aveva sciolto di ogni intrico. allimprovviso mi aveva sceverato dalla vita comune, reso spettatore estraneo della briga in cui gli altri si dibattevano ancora e mi ammoniva dentro. 1595_4194_001752 ma come mai? come mai papiano era potuto arrivare fin là, fino alla mia avventura di montecarlo? questo più dogni altro. mi stupiva che fare intanto niente, aspettar lì che ciò che doveva avvenire avvenisse. 1595_4194_001753 io la trovai rincasando con le pugna protese contro margherita, la quale pur le teneva testa coraggiosamente, mentre la mamma, spaventata, con le lagrime agli occhi tutta tremante, si teneva aggrappata con ambo le mani allaltra vecchietta come per ripararsi. 1595_4194_001754 avrei potuto trattenermici soltanto poche ore al giorno, ma per le strade del paese mi vergognavo di farmi vedere così ridotto in miseria. da casa mia rifuggivo come da una prigione e dunque meglio qua mi ripetevo. 1595_4194_001755 il quale, per quella sua follia soltanto mera, parso dapprima che tenesse una donna di tal risma a contatto della propria figliuola. è vero che per la piccola adriana, che si dimostrava così istintivamente buona e anzi troppo savia, non vera forse da temere. 1595_4194_001756 stanno lì a studiare il così detto equilibrio delle probabilità e meditano seriamente i colpi da tentare. tutta unarchitettura di giuoco consultando appunti su le vicende de numeri. 1595_4194_001757 volli prima dandarmene cacciarne due vivi entro il cassetto del suo tavolino. speravo di sconcertargli, almeno per la mattina seguente, la consueta, nojosissima lettura. 1595_4194_001758 sia pure per la loro cecità o incredibile buonafede, perché appena la vedono, come a uno specchio che sia posto loro davanti, non la sopportano più. ne provan tutto lorrore e la infrangono, o, se non possono infrangerla, se ne senton morire. 1595_4194_001759 come per compensarlo a gli occhi di lei, del sospetto concepito a suo carico. sì, sì, e avrei stordito così anche il mio ladro. sì, fino a far credere a tutti chio fossi pazzo. 1595_4194_001760 così acquistò prima la terra delle due riviere, ricca di olivi e di gelsi, poi il podere della stìa, anchesso, riccamente beneficato e con una bella sorgiva dacqua che fu presa quindi per il molino. 1595_4194_001761 scoppiai a ridere fino ad averne male ai fianchi. finitela. gridai quando potei frenarmi. gliela lascio, la lascio a lui volentieri. i credete sul serio così pazzo da ridiventar vostro genero? 1595_4194_001762 come gridava la moglie, con la tentazione sotto gli occhi, vedendo te che ne bevi tanto e te lassapori, e te lo guardi, controlume, per farmi dispetto, va là. ti dico se fossi un altro marito per non farmi soffrire. 1595_4194_001763 insultato, quasi schiaffeggiato, sfidato. andarmene via come un vile, sparir così nel bujo dellintollerabile sorte che mi attendeva: spregevole, odioso a me stesso. no, no. 1595_4194_001764 possibile? esclamai dopo aver contato, passandomi le mani tremanti su la fronte ghiaccia di sudore adriana. fu per mancare, ma si sorresse a un tavolinetto lì presso e domandò con una voce che non mi parve più la sua: hanno rubato. 1595_4194_001765 di tratto in tratto il bravuomo sinterrompeva per domandarmi: dorme, signor meis? e io ero tentato di rispondergli: sì, grazie, dormo, signor anselmo. 1595_4194_001766 ma prima bisognò chio risonassi come dianzi, pian piano, appena pomino, spalancata di furia la porta, mi vide erto col petto in fuori, innanzi a sé, retrocesse, esterrefatto. 1595_4194_001767 seguitai ancora per qualche tempo a viaggiare. volli spingermi oltre litalia. visitai le belle contrade del reno fino a colonia, seguendo il fiume a bordo dun piroscafo. mi trattenni nelle città principali. 1595_4194_001768 nelle quali un po dacqua tinta avrebbe dovuto scorrere invece di sangue. allora sì, via. dunque, giù, giù, tristo fantoccio odioso, annegato là come mattia pascal, una volta per uno, quellombra di vita sorta da una menzogna macabra, si sarebbe chiusa degnamente così con una menzogna macabra. 1595_4194_001769 poté trovare un prete e un sindaco che unirono in matrimonio il signor majoli e la signora tedeschi, senza curarsi di conoscere un dato di fatto di cui pur forse era facilissimo aver notizia, che cioè il marito, signor casati, si trovava in carcere e non sottoterra. 1595_4194_001770 il cervello sarebbe il pianoforte, il sonatore lanima. vecchio paragone, signor meis. ora, se il cervello si guasta per forza, lanima, sappalesa, scema o matta, o che so io, vuol dire che se il sonatore avrà rotto non per disgrazia, ma per inavvertenza o per volontà, lo strumento pagherà. 1595_4194_001771 forse non ricordavo. i trovai senza saperlo davanti allo specchio, come se qualcuno mi ci avesse condotto per mano. i guardai: ah, quellocchio maledetto. forse per esso colui mi avrebbe riconosciuto. 1595_4194_001772 così almeno dice la signorina caporale. anche prima che ella sapesse daver, questa facoltà medianica comunicava con lo spirito di max sissignore. si chiamava così max aspetti, max oliz, se non sbaglio. sissignore. invasata da questo spirito, improvvisava sul pianoforte fino a cader per terra, svenuta in certi momenti. 1595_4194_001773 la caporale mi guardò stupita: il denaro ritrovato davvero. ah dio sia lodato. esclamò levando le braccia e corse, seguìta da me ad annunziare, esultante nel salotto da pranzo, dove papiano e il paleari gridavano e adriana piangeva: ritrovato, ritrovato. ecco, il signor meis ha ritrovato il denaro. 1595_4194_001774 ecco a che mavrebbe condotto la rivelazione del mio stato e a che pro non sarebbe stata né una scusa per me né un rimedio per lei. tuttavia, sdegnato, esasperato, comero in quel momento. 1595_4194_001775 quando fummo innanzi a un quadretto coperto da un mantino verde su cui era ricamata in oro questa leggenda: non nascondo, riparo, alzami e leggi. egli pregò papiano di staccar dalla parete il quadretto e di 1595_4194_001776 aveva parole di fuoco, lui papiano, per bollare questo indegno ricatto del pantogada. ed era veramente sincera quella sua collera generosa. e mentre egli parlava, io non potevo fare a meno di ammirare il privilegiato congegno della sua coscienza. 1595_4194_001777 né in casa né ferme in posta, risposi io. è vero, purtroppo nessuno mi scrive, signorina, per la semplice ragione che non ho più nessuno che mi possa scrivere, nemmeno un amico possibile, nessuno, nessuno. siamo io e lombra mia su la terra. 1595_4194_001778 purtroppo baritoneggiò, a mo di conclusione papiano borbonico e clericale, il marchese giglio dauletta, e io, io che devo guardarmi dal dirlo sottovoce anche qui in casa mia. 1595_4194_001779 non ammetto, diceva che per il momentaneo piacere che prova la gola al passaggio dun boccone, per esempio, come questo e giù il boccone, si debba poi star male unintera giornata. che sugo cè. 1595_4194_001780 e vi si tratteneva per ore intere, chiacchierando senza fine. in quel bujo, la sua voce mi toglieva quasi il respiro, mi faceva torcere su la sedia, come su un aculeo, artigliar le dita. avrei voluto strozzarlo in certi momenti. 1595_4194_001781 guarda, puoi far male alla tua piccina. così io ora sono vivo, vedi, e voglio stare allegro. allegro, come diceva un certo ubriaco amico mio, allegro pomino. ti pare che voglia lasciare una figliuola senza mamma? ohibò, ho già un figliuolo senza babbo. 1595_4194_001782 donde, un raggio dal tepore inebriante veniva a noi che non sapevamo intanto appressarci a quella finestra, né per richiuderla, né per vedere che cosa ci fosse di là. 1595_4194_001783 per troncare ogni relazione con lei. ma che logica era questa delle due luna? o io avevo patito il furto? e allora per qual ragione, conoscendo il ladro, non lo denunziavo e ritraevo invece da lei il mio amore, come se anchella ne fosse colpevole? 1595_4194_001784 misere, misere, misere, più di quei due gattini che ritrovavo ogni mattina dentro le trappole, e anchesse non avevano forza di vagire come quelli di miagolare, e intanto, ecco, si sgraffiavano. 1595_4194_001785 la mano mi andò su lo stesso numero di prima, il, fui per ritrarla, ma no, lì, lì di nuovo, come se qualcuno me lavesse comandato. 1595_4194_001786 vogliono insomma estrarre la logica dal caso, come dire il sangue dalle pietre, e son sicurissimi che oggi o domani vi riusciranno. 1595_4194_001787 ma laltro giorno le cadde di mano e si ruppe. ne rimase soltanto la conchetta e questa ora è in camera mia su la mia scrivania, adibita alluso che lei per primo, distrattamente, ne aveva fatto. 1595_4194_001788 la cerimoniosa ipocrisia, la servilità insinuante e loquace, il malanimo di quelluomo, mi avrebbero certamente reso intollerabile la permanenza in quella casa su cui egli, non cera dubbio, voleva tiranneggiare approfittando della dabbenaggine del suocero. 1595_4194_001789 e niente figliuoli. malagna, entrato da tanto tempo nella convinzione che non ne aveva avuti dalla prima moglie solo per la sterilità o per la infermità continua di questa, non concepiva ora neppur lontanamente il sospetto che potesse dipender da lui. 1595_4194_001790 parlando pianissimo e sfuggendo di guardarmi chi sa che impressione. le feci in prima mintrodusse attraverso un corridojo bujo nella camera che dovevo prendere in affitto. 1595_4194_001791 uomini. laltro chera un vecchietto magro, magro tranquillo nel suo ascetico squallore, ma pur con una piega a gli angoli della bocca che tradiva la sottile ironia. 1595_4194_001792 mah. e scrollò le spalle e rimase lì astratto con gli occhi invagati, evidentemente senza ricordarsi più di nulla, né dovera né con chi era. ripeté altre due volte: mah mah. 1595_4194_001793 e gli risposi che fino alla mattina di quello stesso giorno non avevo visto neppure dipinta una roulette e che non solo non sapevo affatto come ci si giocasse, ma non sospettavo nemmen lontanamente che avrei giocato e vinto a quel modo. ne ero stordito e abbagliato più di lui. 1595_4194_001794 nellesagitazione in cui mi trovavo, sentii nello sguardo di quelluomo come una sfida e arrischiai tutto di nuovo, quel che avevo di mio e quel che avevo vinto, senza pensarci due volte. 1595_4194_001795 dovrebbe intenderlo, signor meis, che mi offenderebbe se non lo facesse. io voglio, voglio che lei lo denunzii. se non lo fa lei, lo farò io. come vuole che io rimanga con mio padre sotto questonta? no, no, no. e poi. 1595_4194_001796 i difetti, insomma, della maschera, finché non si scopre nuda. ma una consolazione più grande mè venuta dalla vita o dalla cronaca quotidiana. a distanza di circa ventanni dalla prima pubblicazione di questo mio romanzo, il fu mattia pascal che, ancora una volta, oggi, si ristampa. 1595_4194_001797 io dico di fronte alla legge. di fronte alla legge, gridò egli, arrestandosi di nuovo. romilda lo guardava, angustiata e sospesa. in questo caso gli feci osservare, mi sembra, che più di tutti- scusa dovrei risentirmi io che vedrò, dora, innanzi la mia bella quondam metà, convivere maritalmente con te. 1595_4194_001798 compresi così che non ostante quel mio strambo aspetto. ella avrebbe potuto amarmi. non lo dissi neanche a me stesso. 1595_4194_001799 sorpreso, perplesso, quegli stette un po a squadrarmi, poi si voltò verso i compagni. chiamò grigliotti questi chera, un tenente anziano con un pajo di baffoni allinsù, la caramella incastrata per forza in un occhio, lisciato, impomatato. si levò, seguitando a parlare coi compagni. 1595_4194_001800 si agitava nella gabbia, si voltava, saltava, guardava di traverso scotendo la testina. poi mi rispondeva, chiedeva: ascoltava ancora, povero uccellino. lui sì minteneriva, mentre io non sapevo che cosa gli avessi detto. 1595_4194_001801 ah, povero pomino, povero amico mio. scusami sai se tho detto imbecille, ma hai sentito te, lha detto anche lei tua suocera e ti posso giurare che anche prima me laveva, detto romilda nostra moglie. sì, proprio lei che le parevi imbecille, stupido, insipido e non so che altro. è vero, romilda di la verità. sù, sù, smetti di piangere, cara. 1595_4194_001802 freddo. maccorgevo che, per quanto il mio animo si opponesse a prender qualità dal colore del tempo, pur ne soffriva. ma sta a vedere, mi rampognavo che non debba più far nuvolo, perché tu possa ora godere serenamente della tua libertà. 1595_4194_001803 ti conosco. gli dicevo: ti conosco. poi a un tratto esclamai: to batta malagna. presi un tridente chera lì per terra e glielo infissi nel pancione con tanta voluttà che il pentolino in cima allo stollo per poco non cadde. 1595_4194_001804 io mi chiamo mattia pascal. grazie, caro, questo lo so e ti par poco. non pareva molto, per dir la verità, neanche a me, ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo. 1595_4194_001805 dopo alcuni giorni di quella prigionia cieca, il desiderio, il bisogno desser confortato in qualche modo crebbe fino allesasperazione. sapevo sì di trovarmi in una casa estranea e che perciò dovevo anzi ringraziare i miei ospiti delle cure delicatissime che avevano per me. 1595_4194_001806 tenevo a quella manina un lungo discorso, intenso, stringente e pur carezzevole, che essa ascoltava tremante e abbandonata. già lavevo costretta a cedermi le dita, a intrecciarle con le mie, 1595_4194_001807 ostante lanimo con cui mi recai a quella visita, la figura e la casa del marchese giglio dauletta mi destarono una certa curiosità. sapevo che egli stava a roma perché ormai per la restaurazione del regno delle due sicilie. 1595_4194_001808 poiché per la loro statura e per le loro azioni quel cielo è un tetto proporzionato e il prototipo di queste marionette. caro signor anselmo, seguitai a pensare: voi lavete in casa ed è il vostro indegno genero papiano. 1595_4194_001809 questa volta, adriana, rise con gli occhi ancora lagrimosi. perché cè sotto un mistero, risposi io allora, alterando burlescamente la voce: sono congiurato, non. 1595_4194_001810 i parve anche che questo nome quadrasse bene alla faccia sbarbata e con gli occhiali, ai capelli lunghi, al cappellaccio, alla finanziera che avrei dovuto portare, adriano meis benone mhanno battezzato. 1595_4194_001811 che gioja. in fondo proviamo noi anche, ammirandole in un tram elettrico il giorno avanti, mero imbattuto in un poveruomo di quelli che non possono fare a meno di comunicare a gli altri tutto ciò che passa loro per la mente. 1595_4194_001812 e per non apparire stupito, fui crudele. potevo mai supporre? dissi adriana. si coprì di nuovo il volto con le mani gemendo, straziata. dio, dio, dio. 1595_4194_001813 ce laveva specialmente con me che pure attendevo agli strampalati insegnamenti di pinzone senza confronto più di berto. ma doveva esser la mia faccia placida e stizzosa e quei grossi occhiali rotondi che mi avevano imposto. 1595_4194_001814 i turbai e gli domandai una spiegazione. smise di ridere, ma gli rimase sul volto come limpronta svanente di quel riso. digo che no, che no, lo fado. ripeté: no, digo altro. 1595_4194_001815 eccolo, disse papiano indicandomi poi rivolto a me. signor adriano, una grata sorpresa: il signor francesco meis di torino, suo parente. 1595_4194_001816 e poco dopo, non ostanti le mie proteste, tornò con un piccolo vassojo su cui era un bicchiere e una bottiglia di vermouth. subito a quella vista, la madre si alzò indispettita dicendo alla figlia: ma no, ma no, da qua. 1595_4194_001817 papiano, sì, il ladro non poteva esser altri che lui, lui per mezzo del fratello, durante quelle sedute spiritiche. ma come mai gemette ella angosciata, come mai teneva lei tanto denaro così in casa? 1595_4194_001818 sera, illuso come tanti altri, aveva stentato tre quattranni, poi avvilito, aveva scritto da buenos aires una lettera al nonno. 1595_4194_001819 e mi rivedevo, nei primi giorni, beato nellincoscienza, o piuttosto nella follia, a torino, e poi man mano nelle altre città in pellegrinaggio muto, solo chiuso in me, nel sentimento di ciò che mi pareva allora la mia felicità. 1595_4194_001820 ed ecco batta malagna, quando, sudato e sbuffante, portava il cappello su le ventitré, scivolava tutto. gli scivolavano nel lungo faccione di qua e di là le sopracciglia e gli occhi. gli scivolava il naso su i baffi melensi e sul pizzo, gli scivolavano dallattaccatura del collo le spalle. 1595_4194_001821 e scaraventai il libro a terra. ma poi lo ripresi e, sissignori, mi misi a leggere anchio e anchio con un occhio, solo perché quellaltro non voleva saperne. 1595_4194_001822 lo vidi perdere sempre. quel suo vicino era un signore magro, elegantissimo, su i quarantanni, ma aveva il collo troppo lungo e gracile. 1595_4194_001823 come coloro che seggono su quei divani giro giro non sono spesso in condizione di accorgersi della dubbia eleganza dell imbottitura. i seggono di solito certi disgraziati cui la passione del giuoco ha sconvolto il cervello nel modo più singolare. 1595_4194_001824 come guendalina non ne ho esclamava malagna. mentre si versava un po di vino, la moglie, per tutta risposta, si levava da sedere, gli toglieva dalle mani il bicchiere e andava a buttare il vino dalla finestra. e perché gemeva quello restando? 1595_4194_001825 mè sembrata una fortuna lesser creduto morto. ebbene, e sono morto, davvero morto. peggio che morto, me lha ricordato il signor anselmo: i morti non debbono più morire, e io sì. 1595_4194_001826 erano quattro quei mascalzoni, ma avevo anchio un buon bastone ferrato. è vero che due di essi mi savventarono contro anche coi coltelli, i difesi alla meglio, facendo il mulinello e saltando a tempo in qua e in là per non farmi prendere in mezzo. 1595_4194_001827 di far di me un altruomo per vivere unaltra vita che ora ecco sentivo, sentivo piena in me e il mio spirito ridiventò ilare come nella prima giovinezza. perdette il veleno dellesperienza. finanche il signor anselmo paleari non mi sembrò più tanto nojoso. 1595_4194_001828 viaggia. questo senso penoso di precarietà mi teneva ancora e non mi faceva amare il letto su cui mi ponevo a dormire i varii oggetti che mi stavano intorno. 1595_4194_001829 oltre alla bella presenza, alle garbate maniere, a quella sua impostatura delegante, signore, non aveva più nulla, lui, da dare alla moglie, neppure un briciolo di cuore che forse lavrebbe, compensata del fastidio che avrebbe potuto recarle la povera mamma mia. 1595_4194_001830 questo no, questo no, interloquì papiano, vedendomi smaniare: centra benissimo, il signor meis ha tutto il diritto desigere una soddisfazione, direi anzi che è in obbligo sicuro: deve, deve. andrà dunque lei con un suo amico, dissi, non aspettandomi anche da lui un rifiuto. 1595_4194_001831 e che farà luomo quando le macchine faranno tutto. si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità di tutte le invenzioni con cui la scienza crede onestamente darricchire lumanità e la. 1595_4194_001832 ero nellimpossibilità di procacciarmi un qualche impiego. se non volevo dunque ridurmi a mal partito, bisognava che mi restringessi a vivere. con poco. fatti i conti, non avrei dovuto spendere più di duecento lire al mese. 1595_4194_001833 me ne sarei andato via ora da quella casa a cui mi ero già abituato, in cui avevo trovato un po di requie, in cui mi ero fatto quasi il nido, e di nuovo per le strade, senza meta, senza scopo, nel vuoto. 1595_4194_001834 incolume, come sì, intendo senza contrarre passioni. ah, mai, signorina, mai non ci ha voluto dire intanto donde le fosse venuto quellanellino che si fece tagliare da un orefice perché le serrava troppo il dito. 1595_4194_001835 io accorsa sopra luogo più tardi per quello del nostro bibliotecario mattia pascal, scomparso da parecchi giorni causa del suicidio. dissesti finanziarii. 1595_4194_001836 requie, stimai prudente fermarmi qualche giorno a pisa per non stabilire una relazione tra la ricomparsa di mattia pascal a miragno e la scomparsa di adriano meis a roma, relazione che avrebbe potuto facilmente saltare a gli occhi, specie se i giornali di roma avessero troppo parlato di questo suicidio. 1595_4194_001837 chi muore giace, eh, e chi vive si dà pace. e ora, come si fa? ora? ripeté pomino, gemendo tra le spine. questo dico io romilda, salzò per adagiar la bimba nella cuna: andiamo, andiamo di là. dissio. la piccina sè riaddormentata, discuteremo di là. 1595_4194_001838 tutto il paese ha preso parte al cordoglio di lei e ha voluto dimostrarlo accompagnando allestrema dimora il cadavere, a cui rivolse brevi e commosse parole. daddio, il nostro assessore comunale cav pomino. 1595_4194_001839 che fare ormai i misi, ma quasi senza speranza, in cerca di unoccupazione qual si fosse per provvedere ai bisogni più urgenti della famiglia. ero inetto a tutto e la fama che mero fatta con le mie imprese giovanili e con la mia scioperataggine non invogliava certo nessuno a darmi da lavorare. 1595_4194_001840 come se voglio anzi approfondirlo. che approfondire? non approfondisco mai nulla. io ho avuto questa impressione, e basta che fossi vedovo, sissignore. non pare anche a te, adriana, che ne abbia laria il signor meis? 1595_4194_001841 par manuel bernaldez tornò a inchinarsi e si rivolse alla signora candida che teneva ancora in braccio la cagnetta. ricominciò allora per minerva il supplizio. 1595_4194_001842 a chi, dicevo, non sentiva neanche le cannonate. lo scotevo per un braccio ed egli allora si voltava, strizzava gli occhi, contraeva tutta la faccia per sbirciarmi poi. 1595_4194_001843 scusi, signor paleari, gli obbiettai io. un granduomo passeggia, cade, batte la testa, diventa scemo dovè lanima? il signor anselmo restò un tratto a guardare, come se improvvisamente gli fosse caduto un macigno innanzi ai piedi. 1595_4194_001844 avrei considerato, per esempio, secondo la natural disposizione del mio spirito, che se un rosignolo dà via le penne della coda, può dire: mi resta il dono del canto, ma se le fate dar via a un pavone le penne della coda, che gli resta? 1595_4194_001845 gli abiti che indossiamo, il loro taglio, il loro colore possono far pensare di noi le più strane cose, ma io sentivo ora un dispetto tanto maggiore in quanto mi pareva di non esser vestito male. 1595_4194_001846 pareva più piccolo, lì in mezzo al viale stava composto coi piedi uniti, come se si fosse messo a giacere prima per non farsi male cadendo. 1595_4194_001847 dovevo sapere conoscere i sentimenti di colui a mio riguardo. la facilità però con cui accolsi questa scusa per la indelicatezza che commettevo, spiando e origliando così nascosto, mi fece sentire intravedere. 1595_4194_001848 oh, perché gli uomini, domandavo a me stesso smaniosamente, si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? perché tutto questo stordimento di macchine? 1595_4194_001849 mortalmente. dallesasperazione con cui proferì queste parole, mi parve dintendere, a un tratto, la vera ragione per cui pomino era così addogliato. ecco qua, non tanto romilda egli forse rimpiangeva, quanto la compagnia che gli era venuta a mancare. 1595_4194_001850 sentivo poi quanto odiosa sarebbe stata la dichiarazione che avrei dovuto farle, che io cioè avevo moglie ancora. sì, sì, svelandole che non ero adriano meis, io tornavo ad essere mattia pascal. 1595_4194_001851 arridermi e un altro invece sera ucciso per me. un altro, un forestiere certo, cui io rubavo il compianto dei parenti lontani e degli amici. 1595_4194_001852 lei non può dire che la sua coscienza le basta, a che le basta? le basta per viver? solo per isterilire nellombra. eh via, eh via. senta, io odio la retorica. 1595_4194_001853 i ritirai in camera. il mio pensiero corse subito ad adriana che, se nera scappata singhiozzando dopo quella mia smentita e se ora fosse venuta a domandarmi una spiegazione, certo non poteva credere neanche lei chio avessi davvero ritrovato il denaro. 1595_4194_001854 sono per lo più poveri, vecchi, povere donne a cui mentì la vita e che vanno innanzi nel bujo dellesistenza con quel loro sentimento acceso come una lampadina votiva cui con trepida cura riparano dal gelido soffio degli ultimi disinganni. 1595_4194_001855 ma poiché lintenzione in fondo era buona, di tenermi cioè compagnia, gli rispondevo che mi divertivo invece moltissimo, e lo pregavo anzi di seguitare. 1595_4194_001856 questo pensiero, come tanti altri del resto, mi faceva dare un tuffo nel passato. rivedevo allora la casa, la biblioteca, le vie di miragno, la spiaggia e mi domandavo: sarà ancora vestita di nero romilda? 1595_4194_001857 ma vi trovai invece quel giovinetto pallido che affettava unaria di sonnolenta indifferenza tirando fuori i luigi dalla tasca dei calzoni per puntarli senza nemmeno guardare. 1595_4194_001858 gli esseri superiori del piano mentale o di più sù, non potevano discendere a comunicare con noi per mezzo di un medium. bisognava dunque contentarsi delle manifestazioni grossolane di anime di trapassati inferiori del piano astrale, cioè del più prossimo al nostro. ecco. 1595_4194_001859 io no. no, fece pomino, ma mio padre sopporrebbe per qual ragione? per la dote, è vero. non per altro perché ella, sai, è figlia dun artista, dun valentissimo incisore. morto sì, morto bene, insomma, a torino. 1595_4194_001860 venne ad aprirmi un vecchio su i sessantanni, paleari, papiano, in mutande di tela, coi piedi scalzi entro un pajo di ciabatte rocciose nudo, il torso roseo ciccioso senza un pelo, le mani insaponate e con un fervido turbante di spuma in capo. 1595_4194_001861 pomino. si volse torbido in faccia e si fermò con gli occhi bassi. che vuoi pomino? ripetei io più forte, scotendolo per una spalla e ridendo di quella sua mutria. dici sul serio. 1595_4194_001862 doveva essere infatti, entro di sé, tremendamente afflitto da una di quelle mogli che si fanno rispettare. aveva commesso lerrore di scegliersi la moglie dun paraggio superiore al suo chera molto basso. 1595_4194_001863 certo la notizia più interessante di quella settimana, e perciò il pezzo più forte di quel numero, doveva essere il mio suicidio, e non mi sarei dunque esposto al rischio che la richiesta insolita facesse nascere in lui qualche sospetto. 1595_4194_001864 risero tutti. il servo venne intanto ad annunziare chera in tavola, dovetti fermarmi a desinare, ma fremevo di tanta impazienza che non maccorsi nemmeno di mangiare. sentii però infine che avevo divorato la fiera in me sera rifocillata, per prepararsi allimminente assalto. 1595_4194_001865 che ora non mi sarei mai e poi mai messo a scrivere se, come ho detto, non stimassi davvero strano il mio caso e tale da poter servire dammaestramento a qualche curioso lettore che, per avventura, riducendosi finalmente a effetto lantica speranza della buonanima di monsignor. 1595_4194_001866 ella si sforzò a guardarmi e disse piano, riabbassando subito gli occhi: sì, pare un altro io o locchio lei forse con questa barbaccia? no, perché le sta bene. 1595_4194_001867 al terzo colpo fallito, mi guardò e sorrise. lo lasciai lì e ritornai nellaltra sala al tavoliere dove dianzi avevo vinto. 1595_4194_001868 troppe cose senza parlare. le avevo detto stringendole la mano, inducendola a intrecciar con le mie le sue dita, e un bacio. un bacio infine, aveva suggellato il nostro amore. 1595_4194_001869 ecco comè andata. lui mi ha assicurato che lei doveva essere suo parente ed è voluto venire a conoscerla allagenzia dellimposte. sissignore, è impiegato là, ajuto agente. 1595_4194_001870 oh sì, lavrebbero senza dubbio pensato: muccidevo così senzalcuna ragione apparente, senza averne prima dimostrato in qualche modo lintenzione? sì, qualche stranezza più duna lavevo commessa in quegli ultimi giorni, quel pasticcio del furto prima sospettato, poi improvvisamente smentito. 1595_4194_001871 fra pochi istanti, appena avrò bussato a quella porta, la loro vita sarà sconvolta. ecco, è in mia mano ancora la sorte che pende loro sul capo. 1595_4194_001872 ma che adriana- e ora lo intendo bene- non poteva assolutamente permettere che io tacessi e obbligassi anche lei al silenzio. non poteva in verun modo accettare quella che pareva una mia generosità. per tante ragioni, 1595_4194_001873 anzi, nessuna fantasia arriva a concepire certe follie, certe inverosimili avventure che si scatenano e scoppiano dal seno tumultuoso della vita, ma pure come e quanto appare diversa dalle invenzioni che noi possiamo trarne la realtà viva e spirante. 1595_4194_001874 sapeva poco, dunque, dei parenti, sia paterni sia materni. tuttavia, era certo, certissimo desser mio cugino, ma il nonno, almeno il nonno lo aveva conosciuto. volli domandarglielo. ebbene sì, lo aveva conosciuto. non ricordava con precisione se a pavia o a piacenza. 1595_4194_001875 eh no, segnore mio, no occi. sì, lho fatto, no lo fado domani, seguramente si lei punta forte con migo bien, si no no lo fado seguramente. gracie tante. 1595_4194_001876 io osservavo tutti, nuovo del luogo ancora impacciato. avrei voluto parere anchio, almeno un poco come di casa, e studiavo quelli che mi parevano più disinvolti. 1595_4194_001877 povera adriana. rimasi lì, solo in mezzo alla camera, sbalordito vuoto, annientato, come se tutto il mondo per me si fosse fatto vano. 1595_4194_001878 subito ci corro figùrati. ma non sai dunque che ti tocca a riprendertela io, come ma certo raffermò berto mentre sbalordito lo guardavo io. ora, a mia volta, il secondo matrimonio, sannulla, e tu sei obbligato a riprendertela. 1595_4194_001879 non potendo con gli altri e non sapendo che fare, mi mettevo a conversar con lui, col canarino. gli rifacevo il verso con le labbra ed esso veramente credeva che qualcuno gli parlasse e ascoltava e forse coglieva in quel mio pispissìo care notizie di nidi, di foglie, di libertà. 1595_4194_001880 a tutti i costi dovevo procurarmene una copia. lì avrei trovato tutte le notizie particolareggiate che mabbisognavano. ma come sperare di trovare ad alenga il foglietto? 1595_4194_001881 avrei potuto forse lusingare più oltre quella povera fanciulla. dovevo soffocarla. soffocarla, la mia passione, non rivolgere più ad adriana né uno sguardo, né una parola. 1595_4194_001882 mi morì pochi giorni dopo, laltra volle darmi il tempo, invece di affezionarmi a lei con tutto lardore di un padre che, non avendo più altro, faccia della propria creaturina lo scopo unico della sua vita. 1595_4194_001883 evidentemente però questaltra aveva anche sentito chio parlavo per lei sola, giacché subito tra noi si stabilì come una tacita intesa di pigliarci a godere insieme il comico e impreveduto effetto de miei discorsi. 1595_4194_001884 che doveva ella dunque supporre chio, negando a quel modo il furto. avevo voluto punirla del mancato giuramento, ma perché? evidentemente perché dallavvocato, a cui le avevo detto di voler ricorrere per consiglio prima di denunziare il furto. 1595_4194_001885 pur lamore fosse stato in lei più forte di tutto, più forte dogni riguardo sociale. ah, povera adriana. e come avrei potuto io chiuderla con me nel vuoto della mia sorte, farla compagna dun uomo che non poteva in alcun modo dichiararsi e provarsi vivo? che fare? che fare? 1595_4194_001886 il fazzolettino che teneva in mano per impedirsi di piangere. non riuscendovi, lo strappò a più riprese, rabbiosamente. donna brutta e vecchia esclamò tre disgrazie a cui non cè rimedio perché vivo io. si calmi via, la pregai. addolorato perché dice così, signorina. 1595_4194_001887 ma con berto ci durava poco. nel vedersi imitato finanche nel modo di camminare, mio fratello perdeva subito la pazienza, forse per paura del ridicolo, e lo bistrattava fino a cavarselo di torno. mino allora tornava ad appiccicarsi a me e il padre a stringer la bocca al sacchetto. 1595_4194_001888 favorisca, mi disse il servo, cedendomi il passo su lentrata della villa, chi debbo annunziare? non mi trovai più in gola la voce per rispondergli, nascondendo lo sforzo con un sorriso balbettai. 1595_4194_001889 ritornai sul ponte cheto chinato, i tremavano le gambe e il cuore mi tempestava in petto. scelsi il posto meno illuminato dai fanali e subito mi tolsi il cappello. infissi nel nastro il biglietto ripiegato, poi lo posai sul parapetto col bastone accanto. 1595_4194_001890 ma dove? in una grande città o in una piccola? non sapevo risolvermi. chiudevo gli occhi e col pensiero volavo a quelle città che avevo già visitate. 1595_4194_001891 già quella vendita non giovò a nulla. il malagna, con quel figlio nascituro che lo abilitava ormai a non aver più né ritegno né scrupolo, fece lultima, si mise daccordo con gli strozzini e comprò lui, senza figurare, le case per pochi bajocchi. 1595_4194_001892 nel disinganno profondo, provai un avvilimento, un dispetto, unamarezza che non saprei ridire, e il dispetto e lavvilimento mi trattenevano dallo stuzzicar lattenzione di coloro che io, dal canto mio, riconoscevo. bene sfido dopo due anni. 1595_4194_001893 lei non deve aver molto cuore, mi disse una volta la caporale, se è vero ciò che dice e che io non credo desser passato finora incolume per la vita. 1595_4194_001894 ed egli se ne gloriava quasi quanto della chiave doro di gentiluomo di camera e dellinsegna di cavaliere di san gennaro e di tantaltre onorificenze che facevano bella mostra di sé nel salone sotto i due grandi ritratti a olio di ferdinando e di francesco. 1595_4194_001895 obbiettò allora, pomino timidamente, cominciando a sentirsi sulle spine. nel vedermi così infatuato, tu diresti forse sposarla. non dico nulla, io per adesso hai paura? forse no, perché 1595_4194_001896 prima di comunicare a gli altri il fenomeno. avrei voluto in qualche modo spiegarmelo, ma poi pensai che, avendo ottenuto ciò che mi premeva, ora, quasi per obbligo, mi conveniva secondar la frode senzaltro indugio, per non irritare maggiormente papiano, e avviai a dire quel che sentivo. 1595_4194_001897 la boule alla fine cadeva sul quadrante e il croupier ripeteva con la solita voce la formula duso e annunziava il numero sortito e il colore. 1595_4194_001898 e io avevo dormito. e ora, in questa impazienza angosciosa, avrei dovuto aspettare fino alla mattina del giorno seguente per saper qualche cosa dai giornali di roma. 1595_4194_001899 intanto il marchese giglio quella volta voleva tener duro. ne seguiva che il pantogada sarebbe rimasto a roma parecchio tempo e sarebbe certo venuto a trovare in casa terenzio papiano, col quale doveva intendersi a meraviglia. 1595_4194_001900 zitta, zitta. si levava dalla positura voluta, cacciava le zampine e il musetto nellinsenatura tra la spalliera e il piano della poltrona, come se volesse ficcarsi e nascondersi lì, e presentava al pittore il di dietro, bello scoperto come un o scotendo quasi a dileggio la coda ritta. 1595_4194_001901 non certo quelli che la guardavano, sospesi nel supplizio che cagionava loro il capriccio di essa a cui, ecco sotto, su i quadrati gialli del tavoliere, tante mani avevano recato, come in offerta votiva, oro, oro e oro. 1595_4194_001902 e quel giorno, appunto, era venuto a roma con questo intento, per scroccare, cioè altro danaro al povero marchese, sapendo bene che questi non avrebbe mai e poi mai abbandonato nelle mani di lui la sua cara nipote pepita. 1595_4194_001903 ma subito il signor anselmo le diede su la voce. ecco la paurosa son puerilità, perbacco, scusi, lo dico anche a lei, silvia. lei conosce bene lo spirito che le è familiare e sa che questa è la prima volta che sarebbe un peccato via. 1595_4194_001904 non mi parve dallaria, con cui mi salutò, che marianna dondi, vedova pescatore, accogliesse con molto piacere lannunzio duna, mia seconda visita. mi porse appena la mano. 1595_4194_001905 ebbi così la consolazione di sapere che il castello di valenay, messo allincanto per la seconda volta, era stato aggiudicato al signor conte de castellane per la somma di due milioni e trecentomila franchi. 1595_4194_001906 meno mezza la sua pensione doveva andarsene nellacquisto di quei libri. già se nera fatta una piccola biblioteca. la dottrina teosofica però non doveva soddisfarlo interamente. 1595_4194_001907 ma che legge è questa? proruppi ancora una volta: scusi, questa è legge turca. il giovane avvocato sorrise, rassettandosi le lenti sul naso con aria di superiorità. ma pure è così, mi rispose. 1595_4194_001908 io avevo con lui più pazienza, perché volentieri pigliavo a godermelo, poi me ne pentivo. riconoscevo daver ecceduto per causa sua in qualche impresa o sforzato la mia natura. 1595_4194_001909 ah, perdio, ecco la traccia. era riuscito a scoprirla, papiano. balzai in piedi reggendomi al tavolino per non cadere nellimprovviso. smarrimento angoscioso, stupefatto, quasi atterrito, tesi lorecchio con lidea di fuggire non appena quei due, papiano e lo spagnuolo. 1595_4194_001910 mi procurò una gioja strana e nuova, non priva duna certa mestizia. nei primi tempi del mio vagabondaggio me ne feci unoccupazione. vivevo non nel presente soltanto, ma anche per il mio passato, cioè per gli anni che adriano meis non aveva vissuti. 1595_4194_001911 eravamo stanchi della veglia e delle forti emozioni provate. eravamo anche infreddoliti. per riscaldarci un po, romilda volle preparare con le sue mani il caffè. nel porgermi la tazza mi guardò, con su le labbra un lieve, mesto sorriso quasi lontano, e disse: tu al solito senza zucchero, è vero? 1595_4194_001912 restavano mia moglie e mia suocera. dovevo proprio credere alla loro pena per la mia morte, a tutta quella inenarrabile angoscia, a quel cordoglio straziante del funebre pezzo forte di lodoletta? 1595_4194_001913 che peccato, esclamò dolente il cavalier tito lenzi. ma lei ci avrà parenti laggiù? mimmagino no, nessuno. ah. dunque è venuto in italia con tutta la famiglia e vi si è stabilito, dove ha preso stanza. 1595_4194_001914 che colpa ha lui se io poi, ingrato e sconoscente, andai a guastargli le uova nel paniere? due, no, eh due no perbacco. 1595_4194_001915 sempre in giro con quel suo trabaccolo. dove trovava meglio e più opportunamente, comprava e subito rivendeva mercanzie dogni genere e perché non fosse tentato a imprese troppo grandi e rischiose. 1595_4194_001916 ma quanto più brevemente mi sarà possibile, dando cioè soltanto quelle notizie che stimerò necessarie. alcune di esse, certo, non mi faranno molto onore, ma io mi trovo ora in una condizione così eccezionale che posso considerarmi come già fuori della vita. 1595_4194_001917 dernier. ebbene, al primo di quei tre ultimi colpi, niente. niente neanche al secondo, al terzo e ultimo. 1595_4194_001918 oh, ma paghiamo. il dottor ambrosini esclamai, fingendo di ricordarmi improvvisamente della nota e del servo che attendeva di là, lacerai la busta e senza pr tempo in mezzo, sforzandomi dassumere un tono scherzoso, seicento lire dissi. guardi un po adriana, la natura fa una delle sue solite stramberie per. 1595_4194_001919 torna alla biblioteca e lascia i libri di filosofia, va va piuttosto a leggere anche tu che birnbaum giovanni abramo fece stampare a lipsia nel un opuscolo in o ne trarrai senza dubbio maggior profitto. 1595_4194_001920 si chiamava manuel bernaldez e parlava correttamente litaliano. non ci fu verso però di fargli pronunciare lesse del mio cognome. pareva che ogni volta nellatto di proferirla, avesse paura che la lingua gliene restasse ferita. 1595_4194_001921 ero già stanco di stare alla bada della fortuna la dea capricciosa dovea pure passar per la mia strada. e passò finalmente, ma tignosa. 1595_4194_001922 avrei aspettato a pisa i giornali di roma, quelli de la sera e quelli del mattino. poi, se non si fosse fatto troppo chiasso, prima che a miragno, mi sarei recato a oneglia da mio fratello roberto a sperimentare su lui limpressione che avrebbe fatto la mia resurrezione. 1595_4194_001923 che seguì. ci volle un pezzo prima, chio, smarrito di confusione e di vergogna, potessi riavermi in quellimprovviso disordine. serano accorti di quel nostro bacio. 1595_4194_001924 lo pregai di lasciarmi andar solo e quella sera stessa, senzaltro indugio, partii col treno delle otto fra. 1595_4194_001925 ripeté così adriano, non so più quante volte, sempre con gli occhi rivolti a me. quando scesero entrambi a una stazione e mi lasciarono solo nello scompartimento, maffacciai al finestrino per seguirli con gli occhi. discutevano ancora allontanandosi. 1595_4194_001926 mattia pascal. chi strillò la voce di dentro? mattia pascal. ripetei incavernando ancor più la voce. 1595_4194_001927 ritornando per via borgo nuovo, mimbattei a un certo punto in un ubriaco il quale, passandomi accanto e vedendomi cogitabondo, si chinò, sporse un po il capo a guardarmi in volto da sotto in sù, e mi disse, scotendomi leggermente il braccio allegro. 1595_4194_001928 poco o nulla avevo da lodarmi di quel disgraziato che per forza avevano voluto far finire miseramente nella gora dun molino. dopo tante sciocchezze commesse, egli non meritava forse sorte migliore? 1595_4194_001929 i sarei punito così del male che le avevo fatto sul momento. sì, le avrei cagionato altro male, ma a fin di bene, per guarirla, non crede come no? dissi con un tristo riso alla caporale: dodici mila lire, signorina, e che son rena. crede ella che sarei così tranquillo se davvero me le avessero rubate? 1595_4194_001930 lo indovinava, lo sentiva proprio in quei momenti. ecco, la sua voce diventava più molle, quasi carezzevole. noi abbiamo bisogno dincolpar sempre qualcuno dei nostri danni e delle nostre sciagure? 1595_4194_001931 vita, finché mero contentato di star chiuso in me e di veder vivere gli altri. sì, avevo potuto, bene o male, salvar lillusione chio stessi vivendo unaltra vita, ma ora che a questa mero accostato fino a cogliere un bacio da due care labbra, ecco, mi toccava a ritrarmene, inorridito, come se avessi baciato adriana con le labbra dun morto. 1595_4194_001932 dunque via con quel po di francese di cui potevo disporre e con la guida di quellopuscolo, fino a montecarlo. lì a due passi avrei potuto bene avventurarmi. né mia suocera né mia moglie, dicevo, fra me in treno, sanno di questo po di denaro che mi resta in portafogli. 1595_4194_001933 e come mi domandò, pomino che pendeva affascinato dalle mie labbra. come vedremo, bisognerà prima di tutto accertarsi di tante cose, andare in fondo, studiar bene, capirai, non si può mica prendere una risoluzione così su due piedi. lascia fare a me. tajuterò codesta avventura. mi piace, eh, ma 1595_4194_001934 seduto quasi su la schiena, col collo lungo proteso come sotto un giogo, sosteneva invece che non cera da fidarsi delle più antiche testimonianze, perché la chiesa, nei primi secoli, tutta volta a consustanziarsi la dottrina e lo spirito del suo ispiratore, si dava poco pensiero. ecco. 1595_4194_001935 no, avevo tanto parlato e avevo rivolto tutte quelle domande particolareggiate alla caporale perché mero accorto del piacere, forse incosciente, che provava adriana alle risposte vittoriose che quella mi dava. 1595_4194_001936 i accorgo di non essere stato felice, ma lei è felicissimo sempre, esclamai io: no, intendo di non averle fatto piacere, ma creda pure che è stata una combinazione. ecco qua: son dovuto andare questa mattina allagenzia delle imposte per conto del marchese mio principale. 1595_4194_001937 dovè lanima? sì, lei o io, io che non sono un granduomo, ma che pure via ragiono, passeggio, cado, batto la testa, divento, scemo. dovè? 1595_4194_001938 assurdità della vita. non hanno bisogno di parer verosimili perché sono vere, allopposto di quelle dellarte che per parer vere hanno bisogno desser verosimili, e allora verosimili non sono più assurdità. 1595_4194_001939 quanto vivace la cornice, tanto squallida la faccina, magra e floscia, tuttoché imbiaccata, lisciata, imbellettata, minerva. intanto la vecchia cagnetta, co suoi sforzati rochi abbajamenti, non lasciava fare i convenevoli. 1595_4194_001940 chi altro cè? ih, hai voglia il della piana, bossi e margottini, ecco tutta la mia vincita. avevo vinto per loro a montecarlo. in fin dei conti, che rabbia per que due giorni di perdita. sarei stato ricco, di nuovo ricco. 1595_4194_001941 dal canto mio, son davviso che noi, finché per grazia di dio siamo vivi, non potremo saper nulla della morte. e dunque non le pare inutile pensarci, ingegnamoci di vivere alla meglio, piuttosto, santo dio. ecco come io la penso, signor meis. 1595_4194_001942 volle che, per rassettarmi dalla corsa, bevessi qualcosa, romilda, se non ti dispiace. come se fosse a casa sua, romilda si alzò, guardando la madre per consigliarsi con gli occhi di lei. 1595_4194_001943 anche il marchese giglio dauletta. avrei conosciuto che lo desiderava tanto per tutto ciò che egli papiano gli aveva detto di me. ma il marchese non usciva più di casa e poi non avrebbe mai preso parte a una seduta spiritica per le sue idee religiose. e come domandai, lui no, e intanto permette che vi prenda parte la nipote. 1595_4194_001944 ma di prendermi la moglie, sì, birbaccione. e tu a me dissegli: allora pronto, tu a me non lavevi, tolta prima da vivo. io esclamai e dàlli, ma se non ti volle, lei lo vuoi. dunque ripetuto che le sembravi proprio uno sciocco. diglielo, tu romilda, per favore. 1595_4194_001945 ma almeno prima. prima dissi tra me vaneggiando: almeno prima tentare. perché no, se mi venisse fatto almeno tentare, per non rimaner di fronte a me stesso così vile, se mi venisse fatto, avrei meno schifo di me, tanto non ho più nulla da perdere. perché non tentare? 1595_4194_001946 per quietarla me ladagiai sul petto e cominciai a batterle pian pianino, una mano su le spallucce e a dondolarla passeggiando. lodio, mi sbollì, limpeto, cedette. e a poco a poco la bimba si tacque. 1595_4194_001947 niente, ma con tenerissimo compiacimento ricordavo che ella dal terrazzino maveva chiamato come per esser protetta da me, e che infine maveva stretto, forte, forte la mano. 1595_4194_001948 il paleari giunse le mani e con espressione di benigno compatimento mi rispose: ma santo dio, perché vuol cadere e batter la testa? caro signor meis, per unipotesi. ma nossignore, passeggi pure tranquillamente. 1595_4194_001949 i aspettavo di meglio. dico la verità. lingresso, sì, non cè male. si vede che hanno avuto quasi lintenzione dinnalzare un tempio alla fortuna con quelle otto colonne di marmo, un portone e due porte laterali. su queste era scritto: 1595_4194_001950 ah, ora, ritornando vivo, avrei potuto anchio prendermi il gusto di dire bugie tante, tante, tante anche della forza di quelle del cavalier tito lenzi e più grosse ancora. 1595_4194_001951 a due palmenti era anche il molino. chi sa quantanni ancora avrebbero dovuto aspettare ora, forse con unofferta in contanti me li sarei levati daddosso a buon patto e facevo il conto. 1595_4194_001952 ra, i disprezzerai ancor più. così, adriana gemetti, rovesciandomi sul letto. che altro che altro posso fare per te? poco dopo le quattro venne a picchiare alluscio della mia camera il signor anselmo. eccomi. gli dissi e mi recai addosso. il pastrano, son pronto. 1595_4194_001953 egli, il marchese dauletta, si trovava in quel momento a passare di là, indignato, furente, sera, precipitato entro la farmacia, aveva afferrato per il bavero della giacca. quel vile gli aveva mostrato il re lì fuori. gli aveva poi sputato in faccia e, brandendo uno di quei gigli staccati, sera messo a gridare tra la ressa. 1595_4194_001954 ecco la vita. pensavo e seguivo con gli occhi la dolce fanciulla in quella sua cura gentile, aspettando di punto in punto che ella levasse lo sguardo verso la mia finestra, ma invano. sapeva che stavo lì, ma quandera sola fingeva di non accorgersene. 1595_4194_001955 a noi uomini, invece, nascendo è toccato un tristo privilegio: quello di sentirci vivere con la bella illusione che ne risulta. 1595_4194_001956 nel mio povero e timidissimo francese volli fargli notare che aveva sbagliato. oh certo, involontariamente. era un tedesco e parlava il francese. peggio di me, ma con un coraggio da leone. 1595_4194_001957 si può essere, domando io, più onesti di così? ecco qua tutto quello che aveva rubato al padre, egli lo avrebbe rimesso al figliuolo nascituro. 1595_4194_001958 esse, romilda e la madre mi avevan gettato in questi frangenti. ah, io non avrei mai pensato di simulare un suicidio per liberarmi di loro. ed ecco ora, dopo essermi aggirato due anni come unombra in quella illusione di vita oltre la morte. 1595_4194_001959 la signorina caporale si strinse ne le spalle. forse adriana crede che lei possa avere qualche ragione per? ma no, ma no, maffrettai a interromperla. si tratta, ripeto, di dodici mila lire, signorina. fossero state trenta quaranta lire, eh via. 1595_4194_001960 glielo volevo dir subito. tanto io quanto mio suocero, creda, ci troveremmo imbrogliati. siamo disadatti. lei ha ragione, lei freme, lo vedo, il sangue non è acqua. ebbene, si rivolga subito a due ufficiali del regio esercito. non possono negarsi di rappresentare un gentiluomo come lei in una partita donore. lei si presenta, espone loro il caso. 1595_4194_001961 quella giornata, quasi non avvertita da me, tra le prime faccende, e poi in quel sonno di piombo in cui ero caduto, chi sa intanto comera passata lì in casa paleari. 1595_4194_001962 io che me ne dovevo, star zitto in ombra, ignorato da tutti, eroe, ecco, eroe. non potevo più essere davvero se non a patto di morirci, ma se ero già morto. 1595_4194_001963 amministrava e mentrio, attenderò al molino, il fattore mi ruberà i frutti della campagna e se mi porrò invece a badare a questa, il mugnajo mi ruberà la molenda. e di qua il mugnajo e di là il fattore faranno laltalena e io nel mezzo a godere. 1595_4194_001964 la tua stessa statura, la tua barba, vestito come te, di nero, e poi scomparso da tanti giorni. e già me, nero, scappato, hai sentito, come se non mavessero fatto scappar loro costei, costei. 1595_4194_001965 vede, signorina conclusi, io sarà che la donna è più generosa delluomo, ma le faccio notare che a poco a poco, lei mi ha consigliato di combinarmi unaltra faccia. 1595_4194_001966 ora, ecco comessa. anche questa volta mi venne in ajuto facendo per aprire lo stipetto. notai che la chiave non girava entro la serratura. spinsi appena, appena e subito lo sportellino, cedette. 1595_4194_001967 cresceva anche per me la difficoltà del trattare il segreto, impaccio che già avevo provato e che spesso ora diventava acuto, come un rimorso nel vedermi lì, intruso in quella famiglia, con un nome falso, coi lineamenti alterati, con una esistenza fittizia e quasi inconsistente. 1595_4194_001968 rimasto solo, mi misi a fare in quel salottino le volte del leone rimaritata con pomino. ma sicuro anche la stessa moglie, lui eh già la aveva amata prima. 1595_4194_001969 in cuor di donna quanto dura amore ore. ed ella non mi amò quantio lamai mai. or, chi sei tu che sì, ti lagni meco eco e ci. 1595_4194_001970 mi sentivo sperduto tra quel rimescolìo di gente e intanto il frastuono, il fermento continuo della città mintronavano. 1595_4194_001971 quella testimonianza, a quanto ora è risultato, sarebbe stata alquanto interessata, specie per il majoli e per la tedeschi. il vero casati era vivo. era però in carcere ancora dal febbraio dellanno precedente per un reato contro la proprietà e da tempo viveva diviso, sebbene non legalmente, dalla moglie. 1595_4194_001972 adriana la respinse con un gomito: cè di male che tu hai mentito e mi fai rabbia. parlavamo degli attori di teatro, che sono tutti così, e allora tu hai detto, come il signor meis: chi sa perché non si fa crescere almeno i baffi? e io ho ripetuto già: chi sa perché? ebbene, riprese la caporale. chi dice chi sa perché vuol dire che vuol saperlo. 1595_4194_001973 nessuno me laveva insegnato. avevo imparato da me qualche cosa così leggiucchiando nella biblioteca. non ero poi per nulla sicuro della pronunzia e temevo di far ridere parlando. 1595_4194_001974 e dunque dissi io ridendo: acre, vedi, tu non puoi più ottener nulla negando. te ne devi guardar bene. devi anzi dirgli di sì, che è vero, verissimo, chegli può aver figliuoli. 1595_4194_001975 ed ecco ora essa cercava dattenuar limpressione che quelle notizie avevan prodotto nellanimo di colui ricco, domandò egli a un certo punto, e la caporale, non so pare certo, campa sul suo senza far nulla. sempre per casa, ma no, e poi domani lo vedrai. 1595_4194_001976 non era già di troppo quelluno? volli domandarglielo, correttivo, mi rispose: un lanternino contro laltro. del resto, a un certo punto questo si spegne, sa, e le sembra che sia il miglior mezzo, codesto, per vedere qualche cosa? marrischiai a osservare. 1595_4194_001977 non avvenne nulla. e pur non di meno la paura non mi passò neppure la sera di quello stesso giorno, allorché papiano spiegandomi il mistero, per me insolubile e terribile, di quella visita. 1595_4194_001978 afferrarmi per un braccio concitatissimo, con gli occhi che gli schizzavano fiamme. quello spagnoletto, barbuto e atticciato, voleva a ogni costo trattenermi. ecco, erano le undici e un quarto. i croupiers invitavano ai tre ultimi colpi. avremmo fatto saltare la banca. 1595_4194_001979 se non avessi fatto a tempo a sorreggerla, la povera adriana sarebbe caduta per terra come sotto una mazzata. tuttavia, con uno sforzo supremo, ella poté riaversi ancora una volta e singhiozzando convulsa. 1595_4194_001980 avvilimento e stizza i veniva dafferrargli un braccio e di gridargli: ma scusi, cavaliere, perché? perché? 1595_4194_001981 non solo non mi rallegrò affatto, ma mi accelerò talmente i battiti del cuore che dopo alcune righe dovetti interrompere la lettura. la tremenda costernazione e linenarrabile angoscia della mia famiglia non mi fecero ridere né lamore. e la stima dei miei concittadini per le mie belle virtù. 1595_4194_001982 i fermai di botto, sorpreso a squadrarlo da capo a piedi. allegro ripeté, accompagnando lesortazione con un gesto della mano che significava che fai che pensi non ti curar di nulla, e sallontanò, cempennante, reggendosi con una mano al muro. 1595_4194_001983 le scene, poi, a cui giornalmente mi toccava dassistere e di prender parte in casa mia, mi toglievano quella calma che mi abbisognava per raccogliermi un po a considerare ciò che avrei potuto e saputo fare. 1595_4194_001984 ma ella, come se mi avesse letto in cuore il dispiacere che il suo rifiuto mi cagionava, si lasciò sfuggire nel bujo un. del resto chio, colsi subito a volo. ah brava, lavremo dunque con noi per domani sera soltanto, concesse ella sorridendo. 1595_4194_001985 che colpa, infine, se la perfidia di marianna dondi, vedova pescatore, giunse fino a farmi credere, chio con la mia arte, in poco tempo fossi riuscito a vincere la diffidenza di lei e a fare anche un miracolo. 1595_4194_001986 precipitavano poi a quando a quando dagli scaffali due o tre libri seguiti da certi topi, grossi quanto un coniglio, furono per me, come la mela di newton. 1595_4194_001987 altro in gran copia nera, poi sgorgato dal forellino alla tempia destra, su la rena gialla del viale, tutto raggrumato. 1595_4194_001988 ma come son rimasta io ora guardi per lui. ho dovuto anche dar via il pianoforte, chera per me tutto capirà, non per la mia professione. soltanto io parlavo col mio pianoforte da ragazza, allaccademia componevo, ho composto anche dopo diplomata. poi ho lasciato andare. 1595_4194_001989 e mi proponevo di trarmi in disparte quanto più mi fosse possibile, ricordando di continuo a me stesso che non dovevo accostarmi troppo alla vita altrui, che dovevo sfuggire ogni intimità e contentarmi di vivere così, fuor fuori. 1595_4194_001990 ero io, dunque, sul punto di diventare sul serio un filosofo? no, no via. non era logica la mia condotta, così non avrei potuto più oltre durarla. bisognava chio vincessi ogni ritegno, prendessi a ogni costo una risoluzione. 1595_4194_001991 altissimo di statura, e più alto, dio mio, sarebbe stato se il busto, tutta un tratto, quasi stanco di tallir gracile in sù, non gli si fosse curvato sotto la nuca in una discreta gobbetta da cui il collo pareva uscisse penosamente. 1595_4194_001992 laltra. non avrei voluto confessarla a me stesso e appunto perciò mirritava più fortemente. sotto sotto avevo un bel, dirmi stupido, vattene via levati dai piedi, codesto seccatore. non me ne andavo, non potevo più andarmene. 1595_4194_001993 io son certo che me ne sentirei dopo profondamente avvilito. rosina chiamava la serva: dammene ancora un po buona, questa salsa majonese. 1595_4194_001994 giunsi in un attimo a casa pomino, ma in quella specie di bacheca che è nellandrone non trovai la vecchia portinaja fremendo. attendevo da qualche minuto quando su un battente del portone scorsi una fascia di lutto stinta e polverosa, inchiodata lì evidentemente da parecchi mesi. 1595_4194_001995 miseria. chinava il capo con gli occhi chiusi, approvando tutto ciò. chio dicevo per pigliarmelo a godere. son sicuro che se gli avessi detto che da bambini noi eravamo cresciuti insieme e che parecchie volte io gli avevo strappato i capelli, egli avrebbe approvato allo stesso modo. 1595_4194_001996 me ne accorsi in una triste giornata di novembre a milano, tornato da poco dal mio giretto in germania. faceva freddo ed era imminente la pioggia con la sera. 1595_4194_001997 fermo in un luogo, proprietario duna casa. eh allora, registri e tasse subito. e non mi avrebbero iscritto allanagrafe, ma sicuramente e come, con un nome falso. e allora, chi sa, forse indagini segrete intorno a me da parte della polizia? insomma, impicci imbrogli. 1595_4194_001998 e la chitarra, come se avesse messo le ali, volò dal cassettone su cui era posata e venne a strimpellar su noi. i parve però che max manifestasse meglio le sue eminenti facoltà musicali coi sonaglioli dun collaretto da cane, che a un certo punto fu messo al collo della signorina caporale. 1595_4194_001999 berto, al contrario bello di volto e di corpo, almeno paragonato con me, non sapeva staccarsi dallo specchio e si lisciava e si accarezzava e sprecava denari senza fine per le cravatte più nuove, per i profumi più squisiti e per la biancheria e il vestiario. 1595_4194_002000 ma son sicuro che la mia cognatina avrà saputo provvedere a tutto, è vero. se le mancasse qualche cosa, dica, dica tutto sa. se le bisognasse, per esempio, una scrivania più ampia o qualche altro oggetto, dica senza cerimonie. a noi piace accontentare gli ospiti che ci onorano. 1595_4194_002001 ero a due passi dal caffè aragno, là là allo sbaraglio, e nel cieco orgasmo che mi spronava, entrai nella prima sala attorno a un tavolino cerano cinque o sei ufficiali. 1595_4194_002002 morta, esclamai restando: no, peggio, ha. ha ripreso marito trasecolai marito. sì, pomino, ho ricevuto la partecipazione, sarà più dun anno. 1595_4194_002003 là spalancamento docchi e di bocca di marianna dondi e anche di mia moglie. poi, dove li hai rubati? 1595_4194_002004 gridando che esigeva subito una riparazione perché io gli avevo disonorata, rovinata una nipote, una povera orfana. 1595_4194_002005 e come la madre, anche lei dunque si era servita di me vituperosamente per il suo fine infame, per la sua ladra voglia e quella povera oliva intanto rovinata, rovinata. 1595_4194_002006 avevo saputo che anche lei e tutti di casa sarebbero stati chiamati responsabili di esso. ebbene, e non mi aveva ella detto che volentieri avrebbe affrontato lo scandalo? sì, ma io, era chiaro, io non avevo voluto, avevo preferito di sacrificar così dodici mila lire. 1595_4194_002007 pessimo gusto e fa dispetto. potrebbero almeno offrire a tutti coloro che vanno a lasciar lì tanto denaro la soddisfazione di vedersi scorticati in un luogo men sontuoso e più bello? 1595_4194_002008 e in fine, dopo un altro anno, ormai disperando per sempre, al colmo dellesasperazione, si mise a malmenarla senza alcun ritegno, gridandole in faccia che, con quella apparente floridezza, 1595_4194_002009 ora ero libero del tutto. non mi bastava, eh via, avevo ancora tutta una vita innanzi a me. per il momento, chi sa quanti erano soli comero io. 1595_4194_002010 povero anellino. gemette allora storcignandosi, la quarantenne, in vena, quella sera di lezii infantili, tanto stretto le stava, non voleva uscirle più dal dito. sarà stato forse il ricordo dun silvia? la interruppe la piccola adriana in tono di rimprovero. 1595_4194_002011 qualcuno, fra quelli rimasti in piedi dietro coloro che avevano avuto la fortuna di trovare una seggiola, si sospingeva per intravedere ancora la propria posta, prima che i rastrelli dei croupiers si allungassero ad arraffarla. 1595_4194_002012 non giovavano a nulla le vendette che di questi suoi tradimenti noi ci prendevamo. eppure ricordo che non eran da burla. una sera, per esempio, io e berto, sapendo che egli soleva dormire seduto su la cassapanca nella saletta dingresso in attesa della cena. 1595_4194_002013 un gran colpo, un colpo formidabile, come vibrato da un pugno di gigante invisibile tonò sul tavolino, così in piena luce. allibimmo tutti e più di ogni altro, papiano e la signorina caporale, scipione. scipione chiamò terenzio. 1595_4194_002014 ma il caffè mi fumava sotto il naso, inebriandomi del suo aroma e cominciai a sorbirlo lentamente. domandai quindi a pomino il permesso di lasciare a casa sua la valigia fino a tanto che non avessi trovato un alloggio. avrei poi mandato qualcuno a ritirarla. 1595_4194_002015 a un certo punto però stracciavo la carta e buttavo via la penna. io potevo benissimo essere anche analfabeta. a chi dovevo scrivere non ricevevo, né potevo più ricever lettere da nessuno. 1595_4194_002016 alla prima stazione italiana comprai un giornale con la speranza che mi facesse addormentare. lo spiegai e, al lume del lampadino elettrico, mi misi a leggere. 1595_4194_002017 eppure, forse, non sarebbe accaduto nulla di grave se una mattina romilda, eravamo alla stìa e avevamo lasciato la madre ad ammirare il molino tutta un tratto, smettendo lo scherzo, troppo ormai prolungato, sul suo timido amante lontano. 1595_4194_002018 provai, dopo quelle confidenze, una stizza violenta nel vederla così sottomessa e quasi schiava dellodiosa tirannia di quel cagliostro. poco dopo, però, comparve nel terrazzino come unombra il fratello di papiano. 1595_4194_002019 il ricordo del bacio fu per il momento soffocato in me dallo stupore per quella rivelazione veramente strana e inesplicabile a cui avevo assistito. 1595_4194_002020 e intanto la natura, nella sua infinita grandezza, non ha forse il più lontano sentore di noi e della nostra vana illusione? 1595_4194_002021 sa, si poteva immaginare che lho trascinato qua una scena selvaggia. i son veduto costretto a spogliarlo, a frugargli addosso da per tutto, negli abiti, fin nelle scarpe, e lui. 1595_4194_002022 là aveva fatto il resto e forse qualcosaltro di peggio, per cui era stato costretto a lasciar la diplomazia. dallora in poi il marchese dauletta non aveva avuto più pace, forzato continuamente a mandar danaro per pagare i debiti di giuoco del genero incorreggibile. 1595_4194_002023 la lotta che facevo contro me stesso per non assumer coscienza di ciò che sentivo per adriana mimpediva intanto di riflettere alle conseguenze della mia anormalissima condizione desistenza rispetto a questo sentimento. 1595_4194_002024 tanto a quella mosca canina del recchioni, tanto a filippo brìsigo, e mi piacerebbe che gli servissero per pagarsi il funerale. non caverebbe più sangue ai poverelli. tanto a cichin lunaro il torinese, tanto alla vedova lippani. 1595_4194_002025 forse per questo, allora, le donne mi amavano, non ostante quel mio occhio un po sbalestrato e il mio corpo da pezzo da catasta. questa volta però, debbo dirlo, la mia foga proveniva anche dal desiderio di sfondare la trista ragna ordita da quel laido vecchio. 1595_4194_002026 e riparavo tutto. che altra soddisfazione avrei potuto dare ad adriana per il male che le avevo fatto. ma laffronto di quel farabutto dovevo tenermelo. 1595_4194_002027 feci in tempo a ghermirgli, la mano levata su me e lo respinsi con forza, ma egli mi si lanciò contro ancora una volta e mi sfiorò appena il viso con la mano. io mi avventai furibondo, ma papiano e il paleari accorsero a trattenermi mentre il bernaldez si ritraeva gridandomi. 1595_4194_002028 si può fare a meno della camera oscura nella fotografia, e dunque ci sono poi tanti mezzi di controllo. il signor anselmo però, come potei vedere poche sere dopo, non ne usava alcuno. 1595_4194_002029 quando, dopo il primo giorno dellinesplicabile assenza, la famiglia, impressionata, si recò alla biblioteca boccamazza- dove egli, zelantissimo del suo ufficio, si tratteneva quasi tutto il giorno ad arricchire con dotte letture la sua vivace intelligenza, trovò chiusa la porta. 1595_4194_002030 sentii in quel punto schiudere laltro. uscio del salotto. i rizzai. gli occhi mi sintorbidarono dalla commozione, una specie di riso convulso, mi gorgogliò in gola. roberto era rimasto innanzi a me, turbato, quasi stordito con chi fece. 1595_4194_002031 rimasi non so per quanto tempo, lì su quella poltrona a pensare. ora con gli occhi sbarrati, ora restringendomi tutto in me rabbiosamente, come per schermirmi da un fitto spasimo interno. vedevo, finalmente. vedevo, in tutta la sua crudezza, la frode della mia illusione. 1595_4194_002032 poi soggiunse la caporale, la signora candida. papiano la interruppe al posto. dadriana, è vero, ci avevo pensato: va benone, io strinsi forte, forte, forte la mano di adriana fino a farle male, appena ella venne a prender posto accanto a me. 1595_4194_002033 perché gli pare cioè chio non sappia dar valore e senso universalmente umano alle mie favole e ai miei personaggi, tanto da lasciar perplesso chi deve giudicarli, se io non abbia inteso piuttosto limitarmi a riprodurre certi curiosi casi, certe particolarissime situazioni psicologiche. 1595_4194_002034 ebbene, così doveva essere. ella doveva odiarmi, disprezzarmi, comio mi odiavo e mi disprezzavo, e anzi, per inferocire di più contro me stesso, per far crescere il suo disprezzo, mi sarei mostrato ora tenerissimo verso papiano, verso il suo nemico. 1595_4194_002035 mi mettevo talvolta a riempire interi fogli di carta della mia nuova firma, provandomi a scrivere con altra grafia, tenendo la penna diversamente di come la tenevo prima. 1595_4194_002036 poiché ben poco ormai io avrei avuto bisogno di chieder loro per il mio intimo compiacimento. oh, levità deliziosa dellanima serena, ineffabile ebbrezza. 1595_4194_002037 a un certo punto sarrestò e disse: sta di fatto che lei con te qua vivo non sarà più mia moglie e tu fa conto che io sia morto. gli risposi tranquillamente: riprese a passeggiare. questo conto, non posso più farlo. 1595_4194_002038 ora sceso a nizza, non ben risoluto ancora di ritornare a casa, girando per la città mera avvenuto di fermarmi innanzi a una grande bottega, su lavenue de la gare, che recava questa insegna a grosse lettere dorate. 1595_4194_002039 scusi, signorina, le proposi allora, per confortarla in qualche modo? e non si potrebbe prendere a nolo un pianoforte? i piacerebbe tanto, tanto sentirla sonare, e se lei no, minterruppe. 1595_4194_002040 la vedova pescatore, che si ricordava ancora del batuffolo di pasta appiastratole in faccia dalla terribile vecchia, si agitò sulla sedia pomino mi rispose che non la vedeva più da due anni, ma che era viva. poi, a sua volta, mi domandò: che avevo fatto io? dovero stato? 1595_4194_002041 unintera notte vagai per il paese e per le campagne, non so con che idee per la mente. so che alla fine mi ritrovai nel podere della stìa presso alla gora del molino, e che un tal filippo vecchio mugnajo lì di guardia. 1595_4194_002042 e a ambio treno. pensavo: riscatterò la stìa e mi ritirerò là in campagna a fare il mugnajo. si sta meglio vicini alla terra e sotto forsanche, meglio. 1595_4194_002043 con me a pensare che io stavo per avere un figliuolo. io, in quelle condizioni, un figliuolo appena arrivato alla porta di casa mia suocera, mafferrò per le spalle e mi fece girar su me stesso un medico: scappa: romilda muore. 1595_4194_002044 ma alla sera, di ritorno a casa, appena la mamma gli domandò se avevamo fatto la nostra confessione e la visita al malagna. ecco, le dirò: rispose con la faccia più tosta del mondo e le narrò, per filo e per segno, quanto avevamo fatto. 1595_4194_002045 mi vidi accolto bene. pensai che con un giovanotto lì per casa, ricco e che dava non dubbii segni di essere innamorato della figlia, ella avesse finalmente smesso la sua iniqua idea, se pure le fosse mai passata per il capo. 1595_4194_002046 il criterio direttivo delle nostre azioni, il filo per uscir da questo labirinto: il lume. insomma, signor meis, il lume deve venirci di là dalla morte. 1595_4194_002047 vedi, romilda, abbiamo fatto pari e patta. io ho un figlio che è figlio di malagna e tu ormai hai una figlia che è figlia di pomino. se dio vuole, li mariteremo insieme un giorno. ormai quel figliuolo là non ti deve far più dispetto. 1595_4194_002048 i farò crescere i capelli e con questa bella fronte spaziosa, con gli occhiali e tutto raso, sembrerò un filosofo tedesco, finanziera e cappellaccio a larghe tese. 1595_4194_002049 non cera via di mezzo. filosofo dovevo essere per forza con quella razza daspetto? ebbene, pazienza, mi sarei armato duna discreta filosofia sorridente per passare in mezzo a questa povera umanità la quale, per quanto avessi in animo di sforzarmi, 1595_4194_002050 ora, in tempo che le nostre mani facevano questo discorso fitto, fitto, io cominciai ad avvertire come uno strofinìo alla traversa tra le due gambe posteriori della seggiola e mi turbai. 1595_4194_002051 che altro. nulla, lindirizzo e la data, bastava. così era tutto lì. adriano meis, in quel cappello, in quel bastone avrei lasciato tutto là a casa: abiti, libri, il denaro dopo il furto lavevo con me. 1595_4194_002052 ricordo che io, dopo aver letto il titolo duno di quegli opuscoli- méthode pour gagner à la roulette- mi allontanai dalla bottega con un sorriso sdegnoso e di commiserazione. 1595_4194_002053 sarà pure così. le prime feste me le ebbi da lui calorosissime. poi egli volle per forza ricondurmi seco in paese per cancellarmi dallanimo la cattiva impressione che la dimenticanza dei miei concittadini mi aveva fatto. 1595_4194_002054 quella sua candida bontà, soffusa di mestizia, non poteva ispirarne. provavo però tanta letizia di quella prima confidenza, quale e quanta la delicata timidezza poteva. 1595_4194_002055 è dunque vero: dodici mila lire. marrestai ansante, smarrito, scipione, papiano lepilettico, attraversò in quel momento la saletta dingresso, scalzo, con le scarpe in mano, pallidissimo, senza giacca, mentre il fratello strillava di là. e ora denunzii, denunzii. 1595_4194_002056 poco dopo riconobbi con un sussulto di là dalla porta la voce della vedova pescatore. chi è? non potei lì per lì rispondere. mi strinsi le pugna al petto come per impedir che il cuore mi balzasse fuori. poi, con voce cupa, quasi sillabando, dissi: 1595_4194_002057 svenuta. sai svenuta, la faremo rinvenire. pomino mi si parò davanti supplichevole: per carità, senti, ho paura. come mai tu vivo dove sei stato? ah dio, senti, non potresti parlare con me? no, gli gridai: con lei devo parlare tu. qua, non rappresenti più nulla come io. 1595_4194_002058 ma di uomini in casa non ceravamo altri che lui e io, incuriosito, mappressai alla finestra per guardar dalle spie della persiana. nel bujo mi parve discernere la signorina caporale, ma chi era quelluomo con cui essa parlava? 1595_4194_002059 adriana, mi dimostrava per mezzo di esse chella era col pensiero quasi tutto il giorno lì con me in camera mia. e grazie della consolazione che mi valeva se io intanto col mio la inseguivo di qua e di là per casa tutto il giorno, smaniando. 1595_4194_002060 sceso giù in istrada, mi trovai ancora una volta sperduto, pur qui, nel mio stesso paesello nativo, solo senza casa, senza mèta, e ora domandai a me stesso dove vado. 1595_4194_002061 tutti quei disgusti, poi, e quegli attriti che sorgono quando il bisogno, come un gattaccio ispido e nero saccovaccia su la cenere dun focolare spento, avevano reso ormai odiosa a entrambi la convivenza. 1595_4194_002062 e non dover più mentire, non dover più temere dessere scoperto ancora. no, veramente, finché non arrivavo a miragno. là prima dovevo dichiararmi, farmi riconoscer vivo, rinnestarmi alle mie radici sepolte. 1595_4194_002063 egli viveva ormai su la dote della moglie e non avrebbe dunque potuto imporre a questa anche il peso della suocera. del resto la mamma, diceva, si sarebbe forse trovata male allo stesso modo in casa sua, perché anche egli conviveva con la madre della moglie. 1595_4194_002064 dove ora ci riunivamo raramente e non più col piacere di prima, poiché vinterveniva anche papiano che parlava per tutti. spinto dalla curiosità, pensai dandarla a sorprendere in quel momento. 1595_4194_002065 guaj. se fosse riuscito ad aver sentore della minima traccia, lavrebbe certo seguitata fino al molino della stìa. figurarsi dunque il mio spavento quando, ivi, a pochi giorni, mentre me ne stavo in camera a leggere, mi giunse dal corridojo, come dallaltro mondo, una voce. 1595_4194_002066 i feci innanzi. ella mi scorse, stava per giocare e si trattenne, aspettando evidentemente che giocassi io per puntare dovio. puntavo, ma aspettò invano. 1595_4194_002067 non è vero. luomo non lo sapeva e dunque era come se non girasse per tanti. anche adesso non gira. lho detto laltro giorno a un vecchio contadino, e sapete come mha risposto: chera una buona scusa per gli ubriachi. 1595_4194_002068 ti sei davvero fatta codesta corsa per così poco. e rise, rise, facendo sobbalzare il pancione, minvitò a sedere. mi presentò alle donne mattia pascal, marianna dondi, vedova pescatore, mia cugina romilda, mia nipote. 1989_4398_000000 e non avrai per mano la dolcesorridente, ma laltro beveraggio avrai fino alla morte. il tempo è già più forte di tutto il tuo coraggio. 1989_4398_000001 da quel mattino dellinfanzia pura. forse ho amato te sola, o creatura. forse ho amato te sola e ti richiamo. se leggi questi versi di richiamo, ritorna a chi taspetta o creatura. vieni che importa se non sei più quella che mi baciò quattrenne. 1989_4398_000002 e forte, e vigile e scaltro. è bello, non bello, tuttaltro. gli piacciono molto le donne. speranza chinavansi piano in tono un po sibillino carlotta, scendete in giardino. 1989_4398_000003 tu senti un benessere come un incubo senza dolori. ti svegli mutato di fuori, nel volto, nel pelo, nel nome. ti svegli daglincubi innocui. diverso ti senti lontano, nè più ti ricordi i colloqui tenuti con. 1989_4398_000004 suo petrarca e farsi baratto o gazzettiere totò scelse lesilio e in libertà. riflette ai suoi trascorsi che sarà bello tacere. 1989_4398_000005 ozi beati a mezzo la giornata nel parco dei marchesi, ove la traccia restava appena delletà passata le stagioni camuse e senza braccia, fra mucchi di letame e di vinaccia dominavano i porri e linsalata. 1989_4398_000006 stai come rapita in un cantico, lo sguardo al cielo profondo e lindice al labbro, secondo latteggiamento romantico. quel giorno, malinconia, vestivi un abito rosa per farti novissima. cosa ritrarre in fotografia? 1989_4398_000007 gorgòne sode un latrato e un passo, si schiude cautamente la porta. in quel silenzio di chiostro e di caserma vive totò merùmeni, con una madre inferma, una prozia canuta ed uno zio demente. i totò ha venticinque anni, tempra sdegnosa. 1989_4398_000008 ma nel chinarmi su di te, maccorsi, che sussultavi come chi singhiozza veramente né sa più ricomporsi, mi parve udire la tua voce, mozza da gli ultimi singulti nella strozza. non mi ten ga mai più tali. 1989_4398_000009 dopo lo studio grave, scende in giardino, gioca coi suoi dolci compagni sullerba che linvita. i suoi compagni sono una ghiandaia rca, un micio, una bertuccia che ha nome makakita. 1989_4398_000010 figure sognanti in perplessità. il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto. il cùcu dellore che canta le sedie parate a damasco, chèrmisi rinasco, rinasco del. 1989_4398_000011 la scala non ha più soprani. che vena quel verdi giuseppe. nel marzo avremo un lavoro alla fenice. mhan detto: nuovissimo il rigoletto. si parla dun capolavoro: azzurri si portano o grigi. e questi orecchini, che bei rubini. e questi cammei. la gran novità di parigi. 1989_4398_000012 il più atto adolescente forte, quadre le spalle e il busto. irride al mio tramonto con chiari occhi sereni. sdegna i pensieri torpidi, gli studi vani, i freni. 1989_4398_000013 non tema, parto, parte e va lontana, molto lontano. vede, cade a mezzo ogni motivo di pettegolezzo. davvero parte quando in settimana ed uscii dallodor dipecacuana nel plenilunio settembrino al rezzo? 1989_4398_000014 trovate il buon compagno, molto mutato, molto rozzo, barbuto, incolto in giubba di fustagno. oh, guido tra di noi pel mio dolce passato in giubba o in isparato. 1989_4398_000015 dispregio, mera più dolce starmene in cucina tra le stoviglie a vividi colori. tu tacevi, tacevo, signorina. godevo quel silenzio e quegli odori, tanto, tanto per me consolatori, di basilico, daglio, di cedrina. 1989_4398_000016 sì, dici bene, o mio savio gianduia ridarello. buona è la vita senza foga, bello goder di cose piccole e serene a lè questin. 1989_4398_000017 le rondini addestravano le piume. al primo volo, timido randagio, e a me, randagio, parve buon presagio accompagnarmi loro nel costume vïaggio, con le rondini. stamane, dove andrà? 1989_4398_000018 come lo vellicai sul corsaletto, si librò con un ronzo lamentoso. che ronzo triste è la marchesa in pianto. la dannata sarà che porta pena. 1989_4398_000019 la bimba graziella, diciottanni di già. la mamma come sta? e ti sei fatta bella la bimba graziella, così cattiva e ingorda. signora, si ricorda quelli anni? 1989_4398_000020 baciate la mano alli zii, dicevano il babbo e la mamma e alzavano il volto di fiamma ai piccolini restii. e questa è lamica in vacanza, madamigella carlotta, capenna, lalunna più dotta, lamica più cara a speranza. 1989_4398_000021 pur chiuso nella tua nicchia, ti pare sentire di fuori sovente qualcuno che picchia. che picchia, sono i dottori. mi picchiano in vario lor metro spiando, non so quali segni mauscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro. 1989_4398_000022 la signorina felicita, ovvero la felicità luglio, santa felicita i signorina felicita a questora scende la sera nel giardino antico della tua casa. 1989_4398_000023 linfanzia remotissima, la scuola, la pubertà, la giovinezza accesa, i pochi amori pallidi, lattesa, delusa, il tedio che non ha parola, la morte e la mia musa con sè sola, sdegnosa, taciturna ed incompresa. 1989_4398_000024 nulla sudiva che la sfinge in pena. e dalle vigne ad ora ad ora, un canto o mio carino, tu mi piaci tanto siccome piace al mar una sirena. 1989_4398_000025 ecco, pensavo questa è lamarena, ma laggiù, oltre i colli dilettosi, cè il mondo, quella cosa tutta piena di lotte e di commerci turbinosi, la cosa tutta piena di quei cosi con due gambe che fanno tanta pena. 1989_4398_000026 sì, mi ricordo frivolo mondano ventanni appena. che malinconia. mah, come lio trascorso. è buffo e pazzo. mah, che sospiri amari. 1989_4398_000027 per la partita. verso ventunore giungeva tutto linclito collegio politico locale, il molto regio notaio, il signor sindaco, il dottore, ma poichè trasognato giocatore, quei signori mavevano in dispregio. 1989_4398_000028 il san germano affonda, i marinai tentano indarno il salvataggio, tutti balzano in mare. da che vana è larte rotto ha la nave contro i polipai. sovra coperta già fremono i flutti, spezza il vento. governi, alberi, sarte, virginia, ecco in disparte. 1989_4398_000029 pensa i bei giorni dun autunno. addietro, villamarena, a sommo dellascesa, coi suoi ciliegi e con la sua marchesa dannata e l'orto dal profumo tetro di busso e i cocci innumeri di vetro sulla cinta vetusta alla difesa. 1989_4398_000030 condussi nellascesa la bicicletta accesa dun gran mazzo di rose e la signora scaltra e la bambina ardita si mossero. la vita una allacciò dellaltra. 1989_4398_000031 seduti in coro nelle sere calme. seguivamo i piròfori che ardeano nella verzura delleremitaggio. fra i dolci intercolunni delle palme scintillava la luna. sulloceano giungeva un canto flebile e selvaggio. 1989_4398_000032 a poco a poco sannunciò la notte sulla serenità canavesana. una stella, tre stelle, quattro stelle, cinque stelle. 1989_4398_000033 i venticinquanni. sono vecchio. sono vecchio, passò la giovinezza prima. il dono mi lasciò dellabbandono. un libro di passato ovio, reprima il mio singhiozzo e il pallido vestigio riconosca di lei, tra rima e rima. 1989_4398_000034 giurasti e disegnasti una ghirlanda sul muro di viole e di saette, coi nomi e con la data memoranda: trenta settembre novecentosette. io non sorrisi, lanimo. godette quel romantico gesto deducanda. 1989_4398_000035 poi la cascina rustica del colle e la corsa, e le grida e la massaia e il rifugio notturno e lora, folle e te giuliva come una crestaia e laurora ed i canti in mezzo allaia e il ritorno in un velo di corolle. 1989_4398_000036 un maleficio fu dalla tua culla nè varrà larte maga o sognatore. fino alla tomba, il tuo gelido cuore porterai con la tua sete, fanciulla, fanciullo triste, che sapesti nulla, chè ben sa nulla chi non sa lamore. 1989_4398_000037 piccolino, ti piaccio che mi guardi. sei qui pei, bagni ed affittate là. sì, vedi la mia mamma e il mio papà. subito mi lasciò con negli sguardi un vano sogno. ricordai più tardi un vano sogno di maternità. 1989_4398_000038 o bimba nelle palme, tu chiudi la mia sorte. discendere alla morte come per rive calme, discendere al niente pel mio sentiero umano, ma avere te per mano, o dolcesorridente, così dicevo, senza parola, e laltra intanto vedevo. 1989_4398_000039 giunse il distacco amaro, senza fine, e fu il distacco daltri tempi, quando le amate, in bande lisce e in crinoline, protese da un giardino, venerando, singhiozzavano forte, salutando diligenze che andavano al confine. 1989_4398_000040 vennero donne con proteso. il cuore ognuna dileguò senza vestigio. lei sola, forse. il freddo sognatore educherebbe al tenero prodigio. 1989_4398_000041 congedo venticinquanni, come più mavanzo allaltra meta, gioventù. mavvedo che fosti bella come un bel romanzo, i, ma un bel romanzo che non fu vissuto da me. 1989_4398_000042 mi raggiunse tra le file degli amici con ridere cortese, signor mio caro grazie, e mi protese la mano breve, sibilando vile. 1989_4398_000043 il san germano affonda. il san germano affonda un sciabordare, ultimo cupo mozzo e non rivedo al chiaro balenare la nave. il mio singhiozzo disperde il vasto singhiozzar del mare. 1989_4398_000044 o non amate che mi amaste. a lui invan proffersi il cuor che non sappaga amor. non mi piagò di quella piaga che mi parve dolcissima in altrui. a quale gelo condannato fui. non varrà succo derbe o larte maga. 1989_4398_000045 e sullo specchio subdolo e deserto, soli restammo in largo volo aperto, ebbri dimmensità, sordi ai richiami. 1989_4398_000046 pensavo: deità favoleggiate i naviganti e lisole felici co co tte le fate intese a malefici, con cibi e con bevande affatturate. fate saranno chi sa quali fate e in chi sa quali tenebrosi offici. 1989_4398_000047 tacito ed assente si gode quellaccolita di gente. chà la tristezza duna stampa antica non soffre, ama quel mondo senza raggio di bellezza. 1989_4398_000048 il ritorno sognato da gian giacomo, ribelle di tutto ignari delle scienze e dellindagine che prostra e della storia favola mentita. abitavamo lisola romita, senzaltro dove che la terra nostra, senzaltro quando che la nostra vita. 1989_4398_000049 ii, gaie figure di decamerone. le cameriste dan senza tormento, più sana voluttà che le padrone, non la scaltrezza del martirio lento, non da morbosità polsi riarsi. 1989_4398_000050 il gioco del silenzio. non so se veramente fu vissuto quel giorno della prima primavera. ricordo o sogno? 1989_4398_000051 questo testo è stato riletto e controllato alle soglie. i mio cuore, monello giocondo che ride, pur anco nel pianto mio cuore bambino che è tanto felice desistere al mondo. 1989_4398_000052 guardo la terra abbeverata e sento, ad ora ad ora, un fremito dangoscia. soffro la pena di colui che sa la sua tristezza vana e senza mete, lacqua tessuta dallimmensità chiude il mio sogno come in una rete. 1989_4398_000053 signorina sio torni doltremare, non sarà daltri. già sono sicuro di ritrovarla ancora. questo puro amore nostro salirà laltare e vidi la tua bocca sillabare a poco a poco, le sillabe. giuro. 1989_4398_000054 tu ignori questo male, che, sapprende in noi, tu vivi i tuoi giorni modesti, tutta beata nelle tue faccende. mi piaci. penso che leggendo questi miei versi tuoi non mi comprenderesti, ed a me piace chi non mi comprende. 1989_4398_000055 risalgo qui, dove dianzi vestiva il bellabito grigio, rivedo, luncino i romanzi ed ogni sottile vestigio, mi piego al balcone, abbandono la gota sopra la ringhiera e non sono triste. non sono più triste. ritorna stasera. 1989_4398_000056 e fu vano accostare i nostri cuori già riarsi dal sogno e dal pensiero. amor non lega troppo eguali tempre. scenda, loblio, immuni da languori. si prosegua più forti pel sentiero, buoni compagni ed alleati sempre. 1989_4398_000057 vidi le nari fini, riseppi le sagaci labbra e commista ai baci asprezza dei canini. e quel sabbandonare, quel sogguardare blando, simile a chi, sognando, desidera sognare. 1989_4398_000058 la rada calma dove i marinai trafficavano spezie e legni rari. virginia ride al limite del bosco e trepida saluta, risorge chiara dal passato fosco, la patria perduta che non conobbi mai, che riconosco. 1989_4398_000059 i, i, i icch, lincrinatura. il ghiaccio rabescò, stridula e viva arriva. ognuno guadagnò la riva disertando la crosta malsicura a riva. 1989_4398_000060 tacqui, scorgevo un atropo soletto e prigioniero. stavasi in riposo alla parete, il segno spaventoso: chiuso tra lali ripiegate a tetto. 1989_4398_000061 più tardi seco tebbe in suo cammino sentimentale, adolescente, cieco di desiderio, se giungeva leco duna voce dun passo femminino. oggi, pur la tristezza si dilegua per sempre da questanima corrosa, dove un riso amarissimo persiste. 1989_4398_000062 non mi parlò dun balzo. salì, prese lavvio la macchina. il fruscìo ebbe dun piede scalzo, dun batter dali ignote come seguita a lato da un non so che dalato, volgente con le rote. 1989_4398_000063 vissi, egli ama e vive la sua dolce vita. non io che solo nei miei sogni darte narrai la bella favola compita, non vissi, muto sulle mute carte ritrassi, lui meravigliando. spesso non vivo solo, gelido in disparte. 1989_4398_000064 la quarantina la faceva bella, diversamente bella. una sorella buona, dallocchio tenero, materno. tacevo, preso dalla grazia immensa di quel profilo forte che madesca tra il cupo argento della chioma densa. 1989_4398_000065 folle di gioia, con le madri in festa scesi alla rada, giunge la mia sposa, ritorna a me virginia, mia fedele or ecco sollevarsi la tempesta. 1989_4398_000066 capenna, capenna, sicuro alla corte di vienna. sicuro, sicuro, sicuro. gradiscono un po di moscato, signora sorella. magari, e con un sorriso pacato, sedevano in bei conversari, ma la brambilla non seppe e pingue già per lernani. 1989_4398_000067 intorno a quella che rideva illusa nel ricco peplo e che morì di fame vera, una stirpe logora e confusa. topaie materassi, vasellame, lucerne, ceste, mobili, ciarpame, reietto così caro alla mia musa. 1989_4398_000068 da quel salone buio e troppo vasto. la marchesa fuggì le spese cieche da quel parato a ghirlandette a greche dellottocento e dieci, ma il catasto da quel tic-tac dellorologio guasto. lipotecario è morto e lipoteche. 1989_4398_000069 i bei balconi secentisti guarniti di verzura. la villa sembra tolta da certi versi miei. sembra la villa tipo del libro di lettura. pensa migliori giorni, la villa triste. 1989_4398_000070 il desiderio amico, il desiderio ucciso, vi dà questo sorriso calmo, di saggio antico. ah, voi, beato, io, nel mio sogno errabondo soffro di tutto il mondo vasto che non è mio. ancor sogno unaurora che gli occhi miei non videro desidero. 1989_4398_000071 gelido, consapevole di sè e dei suoi torti, non è cattivo, è il buono che desidera il nietzsche. in verità, derido linetto che si dice buono perchè non ha lugne abbastanza forti. 1989_4398_000072 ma giunse lora, che non ha conforto, seco ti volle nei suoi feudi vasti la zia di francia perfida in vedetta. il vicerè ti fece trarre al porto dalle sue genti barbare. 1989_4398_000073 desidero terribilmente ancora. guardava i libri, i fiori. la mia stanza modesta è la tua stanza, questa dovè che tu lavori? là, nel laboratorio delle mie poche fedi. 1989_4398_000074 i fratellini alla sala questoggi non possono accedere. che cauti. hanno tolte le federe ai mobili: è giorno di gala, ma quelli virrompono in frotta. è giunta, è giunta in vacanza la grande sorella speranza con la compagna carlotta. 1989_4398_000075 carlotta canta speranza. suona dolce e fiorita, si schiude alla breve romanza di mille promesse: la vita o musica? lieve sussurro. 1989_4398_000076 capiva poi che non capivo niente e sbigottiva: ma lipotecario è morto, è morto. e se lipotecario è morto, allora fortunatamente tu comparivi tutta sorridente. ecco il nostro malato immaginario. 1989_4398_000077 a ciascun passo mi rivolsi indietro, curioso di lui, con occhi fissi, spiando il suo pensiero. or gaio, or tetro, egli pensò le cose, chio ridissi, confortò la mia pena in sè romita e visse quella vita che non vissi. 1989_4398_000078 restammo alle sue spalle la strada, come un nastro sottile dalabastro scendeva nella valle. signora, arrivederla. gridò di lungi ai venti. 1989_4398_000079 e volse lanno disperato. un giorno il buon padre battista annunciò la tua fuga e il tuo ritorno ed una nave, il san germano, in vista. 1989_4398_000080 taci nel petto corroso mio cuore. io resto al supplizio, sereno come uno sposo e placido come un novizio. 1989_4398_000081 contadina: belledificio triste, inabitato, grate panciute, logore, contorte, silenzio, fuga delle stanze, morte, odore dombra, odore di passato, odore dabbandono desolato, fiabe defunte delle sovrapporte. 1989_4398_000082 amici miei, non mi vedrete in via curvo dagli anni, tremulo e disfatto. col mio silenzio. resterò lamico, che vi fu caro un poco mentecatto il fanciullo. sarò tenero e antico, che sospirava al raggio delle stelle, che meditava arturo e federico ma lasciava la pagina ribelle. 1989_4398_000083 tu senti che non giova alluomo soffermarsi, gettare i sogni sparsi per una vita nuova? discenderai al niente pel tuo sentiere umano. 1989_4398_000084 ma cè il notaio pazzo di quelloca. ah, quel notaio, creda un capo ameno. la signorina è brutta, senza seno, volgaruccia, lei sa come una cuoca e la dote, la dote è poca, poca, diecimila, chi sa? forse nemmeno? 1989_4398_000085 quellanima riarsa esprime a poco a poco una fiorita desili versi consolatori: v così totò merùmeni dopo tristi vicende. 1989_4398_000086 e lasciasti, lacrimando la terra benedetta, ogni cosa diletta più caramente per la nave errante. solo malcerto della mia sciagura, vissi coi negri e le due madri affrante. ti chiamavo nei sassi e nelle piante. rivedevo la tua bianca figura che non avrei rivista. 1989_4398_000087 lamica di nonna speranza. ve giugno alla sua speranza. la sua carlotta dallalbum dedica duna fotografia: i loreto impagliato ed il busto dalfieri di napoleone. i fiori in cornice. le buone cose di pessimo gusto. 1989_4398_000088 chio dissi del risorgimento lora, in cui penso a massimo dazeglio adolescente a i miei ricordi e sento dessere nato troppo tardi. meglio vivere al tempo sacro del risveglio che al tempo nostro mite e. 1989_4398_000089 era lalba e il tuo bel corpo, travolto, stava tra lalghe e le meduse attorte. placido, come in placido sopore muto, mi reclinai sopra quel volto, dove già le viole della morte mescevansi alle rose del pudore, disperato dolore. 1989_4398_000090 ogni giorno salivo alla tua volta pel soleggiato, ripido sentiero. il farmacista non pensò davvero unamicizia così bene accolta quando ti presentò la prima volta lignoto villeggiante forestiero. 1989_4398_000091 e non amaro. proseguimmo tra toro delle acace del valentino, camminando a paro. ella parlava, tenera, loquace, del passato di sè, della sua pace. 1989_4398_000092 e chiamo invano amore fuggitivo. invano piange questa musa a lutto, che porta il lutto a tutto ciò che fu il mio cuore. è laggiù, morto con te, nellisola fiorente dove i palmizi gemono, sommessi lungo la baia della fede ardente. 1989_4398_000093 le piacque alfine ritoccare il suolo e ridendo, approdò, sfatta le chiome e bella ardita, palpitante come la procellaria che raccoglie il volo non curante laffanno e le riprese dello stuolo gaietto femminile, mi cercò. 1989_4398_000094 sorrido al mio fratello, poi, rassegnato e sazio, a lui cedo la coppa e già mi sento lui. questo testo è stato riletto e controllato. salvezza: vivere cinque ore, vivere cinque età. 1989_4398_000095 ha diciassettanni, la nonna carlotta quasi lo stesso. da poco hanno avuto il permesso daggiungere un cerchio alla gonna. il cerchio ampissimo, increspa la gonna a rose turchine. 1989_4398_000096 splende nel sogno chiaro, lisola dove nacqui e dove amai. rivedo gli orizzonti immaginari e favolosi come gli scenari. 1989_4398_000097 pensa: gaie brigate sotto gli alberi centenari, banchetti illustri nella sala da pranzo immensa e danze nel salone spoglio da gli antiquari. 1989_4398_000098 sordo, rabbrividii, così come chi ascolti lo stridulo sogghigno della morte, e mi chinai con le pupille assorte e trasparire vidi i nostri volti. 1989_4398_000099 roche mè dolce. cosa convitar le poche donne che mi sorrisero in cammino, trasumanate già senza persone. sorgono tutte e quelle più lontane e le compagne di speranze buone, e le piccole ancora, e le. 1989_4398_000100 benedetto il sopore che maddormenterà. ho goduto il risveglio dellanima leggiera meglio dormire meglio prima della mia sera, poi che non ha ritorno, il riso mattutino. la bellezza del giorno è tutta nel mattino. 1989_4398_000101 nel mio cuore amico scende il ricordo e ti rivedo ancora e ivrea rivedo e la cerulea dora e quel dolce paese che non dico. 1989_4398_000102 dove in altri tempi giungeva casa ansaldo, casa rattazzi, casa dazeglio, casa oddone, sarresta un automobile fremendo e sobbalzando villosi forestieri, picchiano la gorgòne. 1989_4398_000103 venezia ritratta a musaici: gli acquerelli un po scialbi, le stampe, i cofani, gli albi dipinti danemoni arcaici, le tele di massimo dazeglio, le miniature i. 1989_4398_000104 un po vecchiotta, provinciale, fresca. tuttavia, dun tal garbo parigino, in te ritrovo me stesso, bambino. ritrovo la mia grazia fanciullesca e mi sei cara come la fantesca che mha veduto nascere o torino. 1989_4398_000105 frequenta il salotto della contessa maffei. non vuole morire, non langue il giorno, saccende più ancora di porpora, come unaurora stigmatizzata di sangue. si spenge infine, ma lento. i monti sabbrunano in coro. 1989_4398_000106 ho rivisto il giardino, il giardinetto contiguo, le palme del viale, la cancellata rozza dalla quale mi protese la mano ed il confetto ii, piccolino, che fai solo soletto. 1989_4398_000107 non sono lui. sì, questo voglio gridarti nel rifiuto onesto, perchè più tardi tu non maledica. non sono lui, non quello che tappaio, quello che sogni spirito fraterno. 1989_4398_000108 virginia ti rammenti di quella sempiterna primavera. rammenti i campi dindaco e di the e le missioni e il padre e il vicerè, quel tropico. rammenti di maniera un poco falso, come piace a me. 1989_4398_000109 lungi dai letterati che detesto tra saggie cure e temperate spese, sia la mia vita piccola e borghese, cè in me la stoffa del borghese onesto. 1989_4398_000110 torino. i quante volte, tra i fiori, in terre gaie, sul mare, tra il cordame dei velieri, sognavo le tue nevi, i tigli neri, le dritte vie corrusche di rotaie, l'arguta grazia delle tue crestaie. 1989_4398_000111 ove cosa di trastullo è larte ama quei modi e quel linguaggio e quellambiente sconsolato e brullo. non soffre. pensa giacomo fanciullo e la siepe e il natìo borgo selvaggio. 1989_4398_000112 anni. oimè da che non giova il tuo belletto, e il cosmetico già fa mala prova. lultimo amante disertò: lalcova uno sol uno, il piccolo folletto che donasti dun bacio e dun confetto dopo ventanni, oggi ti ritrova in sogno e tama in sogno e dice: tamo. 1989_4398_000113 dove andrò, non so. vïaggio, vïaggio per fuggire. altro vïaggio, oltre marocco, ad isolette strane, ricche in essenze, in datteri, in banane perdute nellatlantico selvaggio. 1989_4398_000114 gli hanno mentito. le due cose belle amore. non lo volle. in sua coorte morte lilluse fino alle sue porte, ma ne respinse lanima ribelle. 1989_4398_000115 tra noi sedeva il saggio e ci ammoniva con forbiti esempi ispirati da omero e da virgilio. lisola si chiamò per suo consiglio, secondo la retorica dei tempi, rivo dellamistà colle del giglio. fonte dei casti accenti era il tempo dei nestori morali. 1989_4398_000116 antica suppellettile, forbita, armadi immensi, pieni di lenzuola che tu rammendi pazïente avita. semplicità che lanima consola. semplicità dove tu vivi sola con tuo padre, la tua semplice vita. 1989_4398_000117 tutto loceano, indiano, ribolle spaventoso, ulula scroscia, ma sul fragore salza un grido umano terribile: dangoscia, virginia è là, salvate il san germano. 1989_4398_000118 col trasognato viso di chi sogna fare. bisogna vivere, bisogna la bella vita. dalle mille offerte, le mille offerte, oh, vana fantasia. solo in disparte, dalla molta gente, ritrovo i sogni e le mie fedi spente, solo in disparte lanima soblia. 1989_4398_000119 non amo che le rose che non colsi, non amo che le cose che potevano essere e non sono state. vedo la casa: ecco le rose del bel giardino di ventanni or sono. 1989_4398_000120 o chio, perseguendo mie chimere vane, pur tabbandoni e cerchi altro soggiorno. chio pellegrini, verso il mezzogiorno, a belle terre tepide, lontane, la metà di me stesso in te rimane e mi ritrovo ad ogni mio ritorno. 1989_4398_000121 te ne duole chi sa fu taciturna. amore per te come il dolore o la felicità. questo testo è stato riletto e controllato. elogio degli amori ancillari. i allor che viene con novelle sue, ghermir, mi piace lagile fantesca. che secretaria antica è fra noi due. 1989_4398_000122 in braccio ha la compagna makakita e makakita, trema, freddolosa, stringe il poeta e guarda quella cosa di là dai vetri, guarda sbigottita, quella cosa monotona, infinita, che tutto avvolge di bianchezza ondosa. 1989_4398_000123 densa, ella appariva giovenile e fresca, come una deità settecentesca. amico neghittoso, a che mai pensa? penso al petrarca che raggiunto fu per via da laura. 1989_4398_000124 andate a giocare al volano, allora le amiche serene lasciavano con un perfetto inchino di molto rispetto gli zii molto dabbene i oimè che giocando un volano 1989_4398_000125 lotte brutali, dappetiti avversi, dove lanima putre e non sappaga. chiedi al responso dellantica maga la sola verità buona a sapersi, la natura: poter chiudere in versi i misteri che svela a chi lindaga. 1989_4398_000126 lassenza un bacio ed è lungi. dispare giù in fondo, là dove si perde la strada boschiva che pare un gran corridoio nel verde. 1989_4398_000127 queste pensavo cose guidando nellascesa la bicicletta accesa dun gran mazzo di rose. iii, erano folti intorno gli abeti nellassalto dei greppi fino allalto nevaio disadorno. 1989_4398_000128 sotto il verso che sai, tenero e gaio, arido è il cuore, stridulo di scherno, come siliqua stridula dinverno vta di semi, pendula al rovaio. 1989_4398_000129 e la folla deride linfelice giovine tacerà nella sua reggia, come quella contessa castiglione, bellissima, di cui si favoleggia. allo sfiorire della sua stagione, disparve al mondo, sigillò le porte della dimora e ne restò prigione. 1989_4398_000130 nome che credo esprima una cosa non tetra: è una signora vestita di nulla e che non ha forma. protende su tutto le dita e tutto che tocca trasforma. 1989_4398_000131 o soave contrada, o palme somme erette verso il cielo, come dardi flabelli verdi sibilanti ai venti. alberi delle manne e delle gomme, ebani, cupi, sandali, gagliardi, liane contorte, felci arborescenti. 1989_4398_000132 mio cuore monello giocondo che ride pur anco nel pianto. mio cuore bambino che è tanto felice desistere al mondo. mio cuore, dubito forte, ma per te solo, maccora, che venga quella signora dalluomo detta la morte. 1989_4398_000133 paolo e virginia, i figli dellinfortunio, amanti, miserere, miserere di questa mia giocosa aridità larvata di chimere. 1989_4398_000134 delle cose. i fiori mi paiono strani. ci sono pur sempre le rose, ci sono pur sempre i gerani. questo testo è stato riletto e controllato. convito i mè dolce cosa nel tramonto chino sopra gli alari dalle braci roche. 1989_4398_000135 non è cattivo, manda soccorso di danaro al povero allamico. un cesto di primizie. non è cattivo. a lui ricorre lo scolaro pel tema lemigrante per le 1989_4398_000136 vedevo questa vita, che mavanza. chiudevo gli occhi nei presagi grevi. aprivo gli occhi, tu mi sorridevi ed ecco, rifioriva la speranza. giungevano le risa, i motti brevi dei giocatori da quellaltra stanza. 1989_4398_000137 ma bene, ma bene, ma bene, diceva gesuitico- e tardo lo zio di molto riguardo. ma bene, ma bene, ma bene, capenna. conobbi un arturo capenna. 1989_4398_000138 lo sguardo intento tra il vasto arco cigliare così svelta di forme, nella guaina rosa, la nera chioma ondosa chiusa nel casco enorme ed in quellurna, appesa con quella fitta rete, dormono cento quete crisalidi in attesa. 1989_4398_000139 il sole si sveste delloro, la luna si veste dargento. romantica luna fra un nimbo leggiero che baci le chiome dei pioppi, arcata siccome un sopracciglio di bimbo. 1989_4398_000140 me chio vidi vivere da quello che mi seguì, dal mio fratello muto. io piansi e risi per quel mio fratello che pianse e rise e fu come lo spetro ideale di me: giovine e bello. 1989_4398_000141 il farmacista. nella farmacia melogïava un farmaco sagace. vedrà che dorme le sue notti in pace. un sonnifero doro, in fede mia narrava intanto certa gelosia con non so che loquacità mordace. 1989_4398_000142 linsalata, i legumi produttivi deridevano, il busso delle aiole volavano le pieridi nel sole e le cetonie e i bombi fuggitivi. io ti parlavo piano e tu cucivi, innebriata dalle mie parole: tutto, mi spiace che mi piacque innanzi. 1989_4398_000143 penso, mammina, che avrò tosto venti, cinquanni invecchio e ancora mi sollazzo coi versi: e tempo dessere il ragazzo più serio che vagheggiano i parenti, dilegua il sogno. darte che maccese risano a poco a poco anche di questo. 1989_4398_000144 ah, la natura non è sorda e muta. se interrogo il lichène ed il macigno, essa parla del suo fine benigno, nata di sè medesima, assoluta, unica verità non convenuta dinnanzi a lei, sarresta il mio. 1989_4398_000145 si dilegua con occhi di sorella, indi ciascuna, e si riprende il cuore, fratello triste cui mentì lamore che non ti menta. laltra cosa bella. 1989_4398_000146 molta cultura e gusto in opere dinchiostro, scarso cervello, scarsa morale, spaventosa chiaroveggenza. è il vero figlio del tempo nostro, non ricco. giunta l'ora di vender parolette. 1989_4398_000147 le dita. liberai da quelle dita e guadagnai la ripa ansante. vinto ella sola. restò sorda al suo nome, rotando a lungo nel suo regno solo. 1989_4398_000148 più snella. da la crinoline emerge la vita di vespa. entrambe hanno un scialle ad arancie, a fiori, a uccelli, a ghirlande, divisi i capelli in due bande, scendenti a mezzo. le guancie han fatto lesame più egregio di tutta la classe. che affanno passato terribile. 1989_4398_000149 signora, sono grazia, sorrise nella grazia dellabito scozzese, tu grazia. la bambina mi riconosce ancora, ma certo, e la signora baciò la signorina. 1989_4398_000150 un richiamo salzò, querulo e rco: è maddalena, inqueta che si tardi, scendiamo, è lora della cena. guardi, guardi il tramonto, là comè di fuoco. restiamo ancora un poco. 1989_4398_000151 non vero e bello, come in uno smalto a zone quadre apparve il canavese ivrea turrita. i colli di montalto, la serra dritta, gli alberi, le chiese e il mio sogno di pace si protese da quel rifugio luminoso ed alto. 1989_4398_000152 sì, medito un volume su queste prigioniere. le seguo, dora in ora, con pazienza estrema. dirò su questo tema cose non dette ancora. 1989_4398_000153 nel caminetto crepita la bragia e lanima del reduce sadagia nella bianca tristezza dei ricordi. reduce dallamore e dalla morte. gli hanno mentito le due cose belle. 1989_4398_000154 amore, no, amore, no, non seppi il vero amor per cui si ride e piange. amore, non mi tanse e non mi tange. invan moffersi alle catene e ai ceppi. 1989_4398_000155 o mio cuore che valse la luce mattutina raggiante sulla china. tutte le strade false. cuore che non fioristi è vano che taffretti verso miraggi schietti in orti meno tristi. 1989_4398_000156 giunge nella sua stanza, lo bacia in bocca, balza su lui che la possiede, beato e resupino iv. totò non può sentire un lento male. indomo inaridì le fonti prime del sentimento. 1989_4398_000157 il caminetto un po tetro, le scatole senza confetti, i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti col monito salve? ricordo le noci di cocco. 1989_4398_000158 hanno lasciato per sempre il collegio. silenzio, bambini, le amiche. bambini, fate pian piano. le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche. 1989_4398_000159 passammo tra gli arredi di quel mondo illusorio, frusciò nella cornice severa la sottana, passò quella mondana grazia profanatrice. e questi sali gialli in questo vetro nero. 1989_4398_000160 pace saggira. canticchiando un melodramma sospira un po, ravviva dalla brace il guizzo allegro della buona fiamma, canticchia e tace con la cara mamma. 1989_4398_000161 penso larredo. che malinconia. penso larredo, squallido e severo, antico e nuovo. la pirografia sui divani corinzi dellimpero, la cartolina della bella otero alle specchiere: che malinconia. 1989_4398_000162 tempra in cimenti rudi. il bel corpo robusto, il ramo è che rallevi già sullo stesso fusto, accanto al ramo spoglio morte che sopravvieni. 1989_4398_000163 morii, damore. oggi rinacqui e vivo, ma più non amo. il mio sogno è distrutto per sempre e il cuore non fiorisce più. 1989_4398_000164 un giorno, giorni dopo, mi chiamò tra le sbarre fiorite di verbene: o piccolino, non mi vuoi più. bene, è vero che tu sei una cocotte perdutamente? rise e mi baciò con le pupille di tristezza piene. 1989_4398_000165 al modo che un lampo nel fosco disegna il profilo dun bosco coi minimi intrichi dei rami e vedon chi sa quali tarli i vecchi saputi a che scopo. sorriderei quasi se dopo non fosse mestieri pagarli. 1989_4398_000166 gli occhi fermi, liridi, sincere, azzurre, dun azzurro di stoviglia. tu mhai amato. nei begli occhi fermi rideva una blandizie femminina. 1989_4398_000167 or, quali cose darai per meta allanima che duole la patria, dio, lumanità, parole che i retori than fatto nauseose. 1989_4398_000168 controllato, lonesto, rifiuto un mio gioco di sillabe tilluse. tu verrai nella mia casa deserta lo stuolo accrescerai delle deluse. so che sei bella e folle nellofferta di te te stessa, bella preda certa. 1989_4398_000169 ma te non rivedo nel fiore, amica di nonna, ove sei o sola che forse potrei amare, amare damore. 1989_4398_000170 sul volto troppo bianco, gli accesi dal veleno, biondissimi capelli in altro tempo belli, dun bel biondo sereno, da troppo tempo bella, non più bella tra poco colei che vide al gioco la bimba graziella. 1989_4398_000171 mentre chio parlo, va totò opra in disparte, sorride e meglio aspetta e vive. un giorno è nato, un giorno morirà. 1989_4398_000172 quando i manghi fioriranno, sorella? già si chiudono le foglie. trema la prima stella. il sicomoro ha lombra alle radici, è mezzodì, sorella. era la nostra vita, come quella dei fauni e delle driadi felici. 1989_4398_000173 meglio tacere, dileguare in pace. or che fiorito ancora è il mio giardino, or che non punta ancora invidia tace. meglio sostare a mezzo del cammino, or che il mondo alla mia musa maldestra. 1989_4398_000174 talora già la mensa era imbandita. mi trattenevi a cena. era una cena daltri tempi, col gatto e la falena e la stoviglia semplice e fiorita e il commento dei cibi e maddalena decrepita e la siesta e la partita. 1989_4398_000175 sotto limmensa cappa del camino godevo il sibilo del fuoco. la canzone dun grillo canterino mi diceva parole a poco a poco e vedevo pinocchio e il mio destino. 1989_4398_000176 i colloqui. rifatto agile e sano, aduna i versi, rimaneggia, lima, bilancia il manoscritto nella mano, pochi giochi di sillaba e di rima. questo rimane delletà fugace. è tutta qui la giovinezza prima. 1989_4398_000177 motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto di arcangelo del leùto e dalessandro scarlatti, innamorati dispersi, gementi il core e laugello. languori del giordanello in dolci, bruttissimi versi, caro mio, 1989_4398_000178 una cocotte, che vuol dire mammina, vuol dire una cattiva signorina. non bisogna parlare alla vicina co co tte. la strana voce parigina dava alla mia fantasia bambina un senso buffo, dovo e di gallina. 1989_4398_000179 ah, se potessi amare. ah, se potessi amare. canterei sì novamente. ma lanima corrosa sogghigna nelle sue gelide sere amanti, miserere, miserere di questa mia giocosa aridità larvata di chimere. 1989_4398_000180 già risupini lividi, sepolti dallorlo, il ghiaccio fece cricch più forte. oh, come, come a quelle dita avvinto, rimpiansi il mondo e la mia dolce vita, o voce imperïosa dellistinto, o voluttà di vivere infinita. 1989_4398_000181 pallida e sola. un marinaio nudo tenta svestirla e seco darsi allonda. si rifiuta virginia pudibonda retorica del tempo, e si fa scudo delle due mani. 1989_4398_000182 è come un sonno blando, un ben senza tripudio. leggo, lavoro, studio, ozio, filosofando. la mia vita è soave oggi, senza perchè levata sè da me. non so qual cosa grave. 1989_4398_000183 confine mapparisti, così come in un cantico del prati, lacrimante labbandono per lisole perdute nellatlantico. ed io fui luomo daltri tempi, un buono, sentimentale, giovine, romantico, quello che fingo dessere e non sono. 1989_4398_000184 di lungi ebbero i denti un balenio di perla tra la verzura folta, disparve. apparve ancora ancor sudì signora, e fu lultima volta. grazia, è scomparsa. vola dove la bicicletta, amica e non mha detta una parola sola. 1989_4398_000185 ti rammenti il colore del settecento esotico lodore di pace, filtro di non so che frutto e di non so che fiore, il filtro che dismemora di tutto. 1989_4398_000186 lo stagno risplende, si tace la rana, ma guizza un bagliore dacceso, smeraldo di brace azzurra, il martin pescatore. e non sono triste, ma sono stupito se guardo il giardino. stupito di che non mi sono sentito mai tanto bambino, stupito di che. 1989_4398_000187 fatto lieve, così come uno spetro senza passato, più senza ricordo. mabbandonai con lei nel folle accordo di larghe rote, disegnando il vetro. dallorlo, il ghiaccio fece cricch più tetro. dallorlo, il ghiaccio fece cricch più sordo. 1989_4398_000188 dolore, senza grido e senza pianto. morta giacevi col tuo sogno intatto. tornavi morta a chi tamava tanto nella destra. chiudevi il mio ritratto con la manca, premevi il cuore infranto. 1989_4398_000189 e intorno declina lestate e sopra un geranio vermiglio, fremendo le ali caudate, si libra un enorme papilio lazzurro, infinito del giorno. è come una seta ben tesa, ma sulla serena distesa la luna già pensa al ritorno. 1989_4398_000190 essa conforta di speranze buone la giovinezza mia squallida e sola e lachenio del cardo che sinvola. la selce lorbettino, il macaone, sono tutti per me come person. 1989_4398_000191 e non il tedioso sentimento che fa le notti lunghe e i sonni scarsi, non dopo voluttà. lanima triste, ma un più sereno e maschio sollazzarsi. lodo lamore delle cameriste. 1989_4398_000192 e mi baciò di tra le sbarre, come si bacia un uccellino in gabbia, sempre chio viva. rivedrò lincanto di quel suo volto, tra le sbarre quadre, la nuca. mi serrò con mani ladre ed io stupivo di vedermi accanto al viso quella bocca tanto tanto diversa dalla bocca di mia madre. 1989_4398_000193 come una stampa antica bavarese. vedo al tramonto il cielo subalpino da palazzo madama al valentino. ardono lalpi tra le nubi accese. è questa lora antica torinese, è questa lora vera di torino. 1989_4398_000194 e così bella, vai senza cavalieri in bicicletta. vede, ci segui un tratto a piede, signora volentieri. ah, ti presento. aspetta, lavvocato un amico caro di mio marito, dagli la bicicletta. sorrise e non rispose. 1989_4398_000195 una tempesta bella e artificiosa come il diluvio delle vecchie tele. appaiono le vele del san germano. al balenar frequente stridono procellarie gemebonde, albàtri, cupi. il mare si confonde col cielo apocalittico. la gente guata la nave tra il furor. 1989_4398_000196 i colloqui: voci correlate. questo testo è stato riletto e controllato. i colloqui: reduce dallamore e dalla morte. gli hanno mentito, le due cose belle. 1989_4398_000197 ah, non volgere i tuoi piccoli piedi verso lanima buia di chi tace. non mi tentare pallida seguace pel tuo sogno, pel sogno che ti diedi. non son colui, non son colui che credi curiosa di me. lasciami in pace. 1989_4398_000198 la bocca che, tacendo, disse: taci. questo testo è stato riletto e controllato. il buon compagno non fu lamore. no, furono i sensi curiosi di noi nati pel culto del sogno. 1989_4398_000199 tra bande verdigialle, dinnumeri ginestre. la bella strada alpestre scendeva nella valle. ecco, nel lento oblio, rapidamente in vista, apparve una ciclista a sommo del pendio. ci venne incontro, scese. 1989_4398_000200 te ritorno quando si rabbuia il cuor deluso da mondani fasti. tu mi consoli, tu che mi foggiasti questanima borghese, e chiara e buia, dove ride e singhiozza il tuo gianduia che teme gli orizzonti troppo vasti, eviva i. 1989_4398_000201 poi lombra apparve e la conobbi in terra tremante, a guisa duom chaspetta guerra. mi volsi e vidi i suoi capelli bianchi, ma fu lincontro mesto. 1989_4398_000202 bacio lunare fra le nubi chiare, come di moda settantanni fa. ecco la morte e la felicità. luna mincalza quando laltra appare, quella mesilia in terra doltremare. questa promette il bene che sarà. 1989_4398_000203 e latto, rapido, inconsulto, ci parve fonte di misteri immensi. ma poi che nel tuo bacio ultimo spensi lultimo bacio e lultimo sussulto, non udii che quellarido singulto di te, perduta nei capelli, densi. 1989_4398_000204 o città favorevole ai piaceri. e quante volte già, nelle mie notti, desilio resupino a cielo aperto. sognavo sere torinesi, certo, ambiente caro a me, certi salotti beoti assai pettegoli, bigotti, come ai tempi del buon re carlo alberto. 1989_4398_000205 lalloro, oh, bimbo semplice che fui dal cuore in mano e dalla fronte alta. oggi lalloro è premio di colui che tra clangor di buccine sesalta che sale cerretano alla ribalta per far di sé favoleggiar altrui. avvocato non parla. 1989_4398_000206 un fluido investe il torace, frugando il men peggio e il peggiore trascorre e senza dolore disegna su sfondo di brace e lossa e gli organi grami. 1989_4398_000207 una ti bacierà con la sua bocca, forzando il chiuso cuore che resiste, e quelluna verrà fratello triste. forse luscio picchiò con la sua nocca. forse alle spalle già ti sta, ti tocca, già ti cinge di sue chiome, non viste? 1989_4398_000208 i inchìnati sui balaustri, sognarne così tra due cieli. son come sospesa. mi libro nellalto. conosce mazzini e lami. che versi divini fu lui a donarmi. quel libro ricordi che narra siccome amando, senza fortuna, un tale si uccida per una. 1989_4398_000209 difesa, villamarena dolce, la tua casa in quella grande pace settembrina, la tua casa che veste una cortina di granoturco fino alla cimasa, come una dama secentista invasa dal tempo che vestì da contadina. 1989_4398_000210 è tempo che una fede alta ti scuota, ti levi sopra te nellideale. guarda gli amici, ognun palpita quale demagogo credente patriota. guarda gli amici, ognuno già ripose la varia fede nelle varie scuole. tu non credi e sogghigni. 1989_4398_000211 tu non fai versi, tagli le camicie per tuo padre. hai fatta la seconda classe. than detto che la terra è tonda, ma tu non credi e non mediti. nietzsche, mi piaci, mi faresti più felice. dunintellettuale. 1989_4398_000212 vane mime, crestaie, fanti cortigiane, argute come in un decamerone tra le faville e il crepitio dei ceppi, sorgono tutte pallida falange. 1989_4398_000213 e sostammo accanto a un prato e la signora china baciò la signorina, ridendo nel commiato: bada che aspetterò, che aspetteremo te. 1989_4398_000214 tra i materassi logori e le ceste verano. stampe di persone egregie. incoronato delle frondi regie vera, torquato nei giardini deste avvocato, perchè su quelle teste buffe si vede un ramo di ciliegie. 1989_4398_000215 vivere in una villa solitaria, senza passato, più senza rimpianto, appartenersi, meditare, canto lesilio e la rinuncia volontaria, ah, lasci la rinuncia che non dico. lasci lesilio a me. 1989_4398_000216 e senton chi sa quali tarli i vecchi saputi a che scopo. sorriderei quasi se dopo non bisognasse pagarli. appena un lieve sussurro, allapice qui la clavicola. 1989_4398_000217 tu civettavi con sottili schermi, tu volevi piacermi, signorina, e più dogni conquista cittadina. mi lusingò, quel tuo voler piacermi. 1989_4398_000218 troppo respinto, allassalto non più ridiscese. dallalto dei rami dun ippocastano sinchinano sui balaustri le amiche e guardano il lago sognando lamore presago nei loro bei sogni trilustri. ah, se tu vedessi che bei denti quantanni ventotto poeta. 1989_4398_000219 amica di nonna, conosco le aiole per ove leggesti i casi di jacopo mesti nel tenero libro del foscolo. ti fisso nellalbo con tanta tristezza, ovè di tuo pugno, la data ventotto di giugno del. 1989_4398_000220 signorina, felicita, è il tuo giorno a questora che fai, tosti il caffè e il buon aroma si diffonde intorno. o cuci i lini e canti e pensi a me, allavvocato che non fa ritorno e lavvocato, è qui che pensa a te. 1989_4398_000221 o non assai goduta giovinezza. oggi ti vedo quale fosti, vedo il tuo sorriso amante che sapprezza solo nellora triste del congedo. 1989_4398_000222 per una che aveva il mio nome, v carlotta, nome non fine ma dolce, che come lessenze resusciti le diligenze, lo scialle, la. 1989_4398_000223 ti chiamavo sorella, mi chiamavi fratello. tutto favoriva intorno le nostre adolescenze ignare e belle era la vita semplice degli avi, la vita delle origini. 1989_4398_000224 tra le gioie defunte e i disinganni dopo ventanni, oggi si ravviva il tuo sorriso. dove sei, cattiva signorina, sei viva, come inganni la discesa terribile degli anni. 1989_4398_000225 le dolci madri a sera cinsegnavano il bene, la pietà, la fede unica e vera e lenti innalzavamo la preghiera al padre nostro, che nei cieli sta. 1989_4398_000226 il nostro passo diffondeva leco tra quei rottami del passato vano e la marchesa dal profilo greco, altocinta lun, piede ignudo in mano, si riposava allombra duno speco arcade sotto un bel cielo pagano. 1989_4398_000227 le rondini garrivano, assordanti, garrivano, garrivano parole. daddio, guizzando ratte come spole, incitando le piccole migranti, tu seguivi gli stormi lontananti, ad uno ad uno, per le vie del sole. 1989_4398_000228 del futuro di me, del giorno chiaro che bel novembre è come una menzogna primaverile e lei, compagno inerte, se ne va solo per le vie deserte. 1989_4398_000229 sorrido e guardo vivere me stesso. questo testo è stato riletto e controllato. lultima infedeltà, dolce tristezza, pur taveva. seco non è moltanni. il pallido bambino sbocconcellante, la merenda chino sul tedioso compito di greco. 1989_4398_000230 e ancora mi negasti la tua voce giocosa. amica, il tempo vola, invola ogni promessa. dissipò coi baci le tue parole tenere fugaci, non quel silenzio. nel ricordo, sola restò la bocca che non diè parola. 1989_4398_000231 e non so quali voci esili inquete sorgano dalla mia perplessità, la tua perplessità. mediti tale verso meta più vasta e più remota. 1989_4398_000232 un altro stormo salza. ecco, savvia, sono partite e non le salutò lei. devo salutare quelle. no, quelle terranno la mia stessa via in un palmeto della barberia. tra pochi giorni le ritroverò. 1989_4398_000233 ma dunque, cè il notaio furibondo con lei, con me, che volli presentarla a lei, non mi saluta, non mi parla, è geloso, geloso, un finimondo pettegolezzi. ma non le nascondo che temo, temo qualche brutta ciarla. 1989_4398_000234 ercole furibondo ed il centauro. la gesta delleroe, navigatore fetonte, e il po. lo sventurato amore darianna minosse. il minotauro dafne, rincorsa trasmutata in lauro tra le braccia del nume. 1989_4398_000235 chini su quelle vite misteriose e belle. ragionavamo delle crisalidi sopite, ma come una sua ciocca mi vellicò sul viso. mi volsi dimprovviso e le baciai la bocca. sentii lurtare sordo del cuore e nei capelli le gemme degli anelli. lebbrezza del ricordo. 1989_4398_000236 maddalena con sordo brontolio, disponeva gli arredi ben detersi, rigovernava lentamente ed io, già smarrito nei sogni più diversi, accordavo le sillabe dei versi sul ritmo eguale. 1989_4398_000237 andiamo, è tardi, signorina, restiamo ancora un poco. le fronti al vetro. chini sulla piana seguimmo i neri pipistrelli a frotte. giunse col vento un ritmo di campana. disparve il sole fra le nubi rotte. 1989_4398_000238 piange e tentai di sollevarti il viso, inutilmente. poi, colto un fuscello, ti vellicai: lorecchio, il collo snello, già tutta luminosa nel sorriso, ti sollevasti, vinta dimprovviso trillando un trillo, gaio di fringuello, donna, mistero senza fine, bello. 1989_4398_000239 oggi tagogno o vestita di tempo. oggi ho bisogno del tuo passato. ti rifarò, bella come carlotta, come graziella, come tutte le donne del mio sogno. il mio sogno è nutrito dabbandono di rimpianto. 1989_4398_000240 belli e felici, come in una stampa del tuo romanzo. correvamo i laghi nella svelta piroga di corteccia, sullora boschereccia, numeravamo lora il giorno lanno. quantanni avrete poi? quanti navranno quei due palmizi dispari? alle soglie verrete. 1989_4398_000241 sto giocando al diluvio universale. accennai gli stromenti, le bizzarre cose che modellavo nella sabbia ed ella si chinò come chi abbia fretta dun bacio e fretta di ritrarre la bocca. 1989_4398_000242 il sogno di tutto un passato. nella tua curva saccampa, non sorta sei da una stampa del novelliere illustrato. vedesti le case deserte di parisina, la bella. 1989_4398_000243 hanno tutti per me qualche parola. il cuore che ascoltò più non sacqueta in visïoni pallide, fugaci per altre fonti. va per altra meta. 1989_4398_000244 si prende un po di the, si cicaleccia un po. verrò, signora, grazie dalle mie mani in fretta tolse la bicicletta e non mi disse grazie. 1989_4398_000245 medito un gran mistero: lamore dei cristalli, amano. a certi segni, pare già i saggi chini, cancellano i confini, uniscono i tre regni nel disco della lente sapre, lignoto, abisso, già sotto locchio fisso. la pietra vive, sente. 1989_4398_000246 sola col tempo, tra le stoffe smorte, attese gli anni senzamici, senza specchi, celando al popolo alla corte lonta suprema della decadenza. i limmagine di me: voglio che sia sempre ventenne, come in un ritratto. 1989_4398_000247 è quella che lasciò per infortuni la casa al nonno di mio nonno e noi la confinammo nel solaio. poi, che porta pena lhan veduta alcuni lasciare il quadro in certi noviluni, sode il suo passo lungo i corridoi. 1989_4398_000248 voi che posate già sullaltra riva, immuni dalla gioia, dallo strazio parlate, o morti al pellegrino sazio: giova guarire, giova che si viva, o meglio, giova lospite, furtiva che ci affranca dal tempo e dallo spazio. 1989_4398_000249 quel tuo buon padre in fama, dusuraio, quasi bifolco, maccoglieva senza inquietarsi della mia frequenza, mi parlava delluve e del massaio, mi confidava, certo, antico guaio notarile, con somma deferenza senta avvocato e mi traeva inqueto nel salone. 1989_4398_000250 talvolta con un atto che leggeva lentissimo, in segreto: io lascoltavo docile, distratto da quellodor dinchiostro putrefatto, da quel disegno strano del tappeto. 1989_4398_000251 non sembra di sognare, ma ti levasti su quasi ribelle alla perplessità crepuscolare. scendiamo, è tardi. possono pensare che noi si faccia cose poco belle. 1989_4398_000252 ecco poi la quarantina, spaventosa letà cupa dei vinti. poi la vecchiezza lorrida, vecchiezza dai denti finti e dai capelli tinti. 1989_4398_000253 e con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro. nutrirsi, non fare più versi, nessuna notte più insonne, non più sigarette, non donne. tentare bei cieli più tersi, nervi, rapallo, san remo, cacciare la malinconia. 1989_4398_000254 ah, con te forse, piccola consorte vivace, trasparente come laria, rinnegherei la fede letteraria che fa la vita simile alla morte. oh, questa vita sterile di sogno. 1989_4398_000255 al ritmo dei torrenti, un ritmo di campani. lungi i pensieri foschi. se non verrà, lamore che importa? giunge al cuore il buon odor dei boschi. di quali aromi, opimo odore, non si sa, di resina, di timo o di serenità. 1989_4398_000256 e già nellanimo ascoso dognuna sorride: lo sposo promesso, il principe azzurro, lo sposo dei sogni sognati, o margherite in collegio, sfogliate per sortilegio sui teneri versi del prati. 1989_4398_000257 giungeva lo zio, signore, virtuoso di molto riguardo ligio al passato, al lombardo veneto. allimperatore giungeva la zia, ben degna, consorte molto dabbene ligia al passato, sebbene amante del re di sardegna. 1989_4398_000258 parla, salivi per la bella strada primaverile, tra pescheti rosa, mandorli bianchi, molli di rugiada. parla, tacevi, rigida, pensosa, della cosa carpita, della cosa che accade e non si sa mai come accada. 1989_4398_000259 e rivedo la tua bocca vermiglia, così larga nel ridere e nel bere, e il volto quadro senza sopracciglia, tutto sparso. defelidi leggiere. 1989_4398_000260 o via della salute, o vergine apparita, o via tutta fiorita di gioie non mietute. forse la buona via. saresti al mio passaggio. un dolce beveraggio alla malinconia. 1989_4398_000261 virginia, o sogni miei, virginia, e ti chiamai con occhi fissi. virginia. amore che ritorni e sei la morte. amore, morte, e più non dissi. 1989_4398_000262 a lungo meditai senza ritrarre la tempia dalle sbarre, quasi a scherno sudiva il grido delle strigi alterno. la luna, prigioniera fra le sbarre, imitava con sue luci bizzarre gli amanti che si baciano in eterno. 1989_4398_000263 una risorta: i chiesi di voi. nessuno sa, leremo profondo di questo morto al mondo. son giunta vimportuno. no, sono un po smarrito, per vanità, non oso dirvi. son vergognoso del mio rude vestito. 1989_4398_000264 io risi, tanto che fermammo il passo e, ridendo, pensai: questo pensiero: oimè la gloria: un corridoio basso, tre ceste, un canterano dellimpero, la brutta effigie incorniciata in nero e sotto il nome di torquato tasso. 1989_4398_000265 e, se permette, faremo qualche radioscopia ii o cuore. non forse che avvisi solcarti con grande paura la casa ben chiusa ed oscura di gelidi raggi improvvisi? 1989_4398_000266 unaltra risorta solo errando, così come chi erra senza meta. un po triste, a passi stanchi, udivo un passo frettoloso ai fianchi. 1989_4398_000267 voi siete sempre voi. muta come chi pensa casi remoti e vani. mi strinse le due mani con tenerezza immensa e in quella famigliare mitezza di sorella, forse intravidi quella che avrei potuto amare. 1989_4398_000268 e ancora mi negasti la tua voce in treno. supplicai chino, rimasi su te nel rombo ritmico e veloce. ti scossi, ti parlai con rudi frasi, ti feci male, ti percossi quasi. 1989_4398_000269 parigi radetzky. ma che larmistizio la pace, la pace che regna. quel giovine re di sardegna è uomo di molto giudizio, è certo uno spirito insonne. 1989_4398_000270 a lui vada la vita, a lui le rose, i beni, le donne ed i piaceri. madre natura è giusto. ed egli sia quelluno felice chio. non fui. questa speranza sola maddolcirà lo strazio del nulla. 1989_4398_000271 quasi è felice, alterna lindagine e la rima, chiuso in sè stesso, medita, saccresce, esplora, intende la vita dello spirito che non intese prima, perchè la voce è poca e larte prediletta, immensa perchè il tempo. 1989_4398_000272 io fui paolo. già troppo mi scuote il nome di virginia. ebbro e commosso leggo il volume senza fine amaro chino. su quelle pagine remote rivivo tempi già vissuti e posso piangere ancora come uno scolaro. 1989_4398_000273 cadono i dogmi e luso della materia. in tutto regna lessenza, in tutto lo spirito è diffuso. mi stava ad ascoltare con le due mani al mento maschio. 1989_4398_000274 ah, rimanere qui, sempre al suo fianco, terminare la vita che mavanzi tra questo verde e questo lino bianco. se lei sapesse come sono stanco delle donne rifatte sui romanzi. 1989_4398_000275 andai vagando nel silenzio, amico, triste, perduto, come un mendicante. mezzanotte scoccò, lenta, rombante su quel dolce paese, che non dico la luna, sopra il campanile antico, pareva un punto, sopra un gigante. 1989_4398_000276 forse essa pensa i boschi dove nacque i tamarindi, i cocchi ed i banani, il fiume e le sorelle quadrumani e il gioco favorito che le piacque quando, in catena pendula sullacque, stuzzicava le nari dei caimani ii, con la mamma vicina e il cuore in pace. 1989_4398_000277 fammi vedere. oh strane, son doro come bei pendenti ed io vorrei foggiarmene. collane gemme di stile egizio sembrano o gnomi od anche mute regine stanche, sopite in malefizio. le segui per vedere lor fasi e lor costume. 1989_4398_000278 i greggi, sparsi a picco in lenti beli e mugli, brucavano ai cespugli di menta il latte ricco e prossimi e lontani univan. 1989_4398_000279 allora, quasi a voce che richiama, esplorai la pianura autunnale dallabbaino secentista, ovale a telaietti fitti, ove la trama del vetro deformava il panorama come un antico smalto innaturale. 1989_4398_000280 mi vorrebbe per marito- perchè mi fa tali discorsi vani- sposare lei, me, brutta e poveretta, e ti piegasti sulla tua panchetta facendo al viso coppa delle mani, simulando singhiozzi acuti e strani per celia, come fa la scolaretta. 1989_4398_000281 onesto, sogghigna un po, ricolloca sul pianoforte il ritratto questeffigie mia e fissa a lungo la fotografia di quel sè stesso già così lontano. un po malato, frivolo mondano, si, mi ricordo che malinconia. 1989_4398_000282 meglio la vita ruvida, concreta, del buon mercante inteso alla moneta, meglio andare sferzati dal bisogno, ma vivere di vita. io mi vergogno, sì, mi vergogno, dessere un poeta. 1989_4398_000283 adolescente, luna nelle gonnelle corte, eppur già donna forte, bella, vivace, bruna e balda nel solino, dritto nella cravatta, la gran chioma disfatta nel tocco da fantino, ed io godevo, senza parlare, con laroma degli abeti, laroma di quelladolescenza. 1989_4398_000284 mai non comparve sul mio cielo grigio. quellaurora che dicono lamore. tu mi fissavi nei begli occhi fissi, leggevo uno sgomento indefinito. le mani ti cercai sopra il cucito e te le strinsi lungamente e dissi: mia cara signorina, se guarissi ancora, 1989_4398_000285 tu mhai amato. nei begli occhi fermi rideva una blandizie femminina. tu civettavi con sottili schermi. tu volevi piacermi, signorina. 1989_4398_000286 un soffio di paura. disperse la brigata fuggitiva. resta ella. chiuse il mio braccio, conserto le sue dita, intrecciò vivi legami alle mie dita. resta, se tu mami. 1989_4398_000287 dei saggi ammonimenti. era il tempo dei buoni sentimenti, della virtù, dei semplici ideali. v immuni dalla gara che divampa nel triste mondo, crescevamo paghi dei beni, della rete e della freccia. 1989_4398_000288 pena leguagliatrice, numera le fosse, ma quelli vanno spinti da chimere vane, divisi e suddivisi a schiere opposte, intesi allodio e alle percosse, così come ci son formiche rosse, così come ci son formiche nere. 1989_4398_000289 sotto laperto cielo, presso ladolescente, come terribilmente mapparve lo sfacelo. nulla fu più sinistro che la bocca vermiglia troppo le tinte ciglia e lopera del bistro. intorno allocchio stanco, la piega di quei labri linganno dei cinabri. 1989_4398_000290 pioggia, dagosto, nel mio giardino triste ulula, il vento cade, lacquata a rade goccie, poscia più precipiti. giù crepita, scroscia a fili interminabili dargento. 1989_4398_000291 lanalisi e il sofisma fecero di questuomo ciò che le fiamme fanno dun edificio al vento, ma come le ruine che già seppero il fuoco esprimono i giaggioli dai bei vividi fiori. 1989_4398_000292 sei quasi brutta, priva di lusinga nelle tue vesti quasi campagnole, ma la tua faccia buona e casalinga. ma i bei capelli di color di sole, attorti in minutissime trecciuole ti fanno un tipo di beltà fiamminga. 1989_4398_000293 oltre le sbarre, il tuo giardino intatto, fra gli eucalipti liguri si spazia. vieni, taccoglierà, lanima sazia, fa chio riveda il tuo volto disfatto. ti bacierò. rifiorirà nellatto sulla tua bocca lultima tua grazia. 1989_4398_000294 vieni, sarà come se a me per mano tu riportassi me stesso. dallora il bimbo parlerà con la signora: risorgeremo dal tempo lontano. vieni, sarà come se a te per mano io riportassi te, giovine ancora. 1989_4398_000295 sulle soglie del tempo e dello spazio. è pur dolce conforto rivivere in altrui senza querele o morte. discendo ai regni bui di ciò che tu mi desti, o vita. io ti ringrazio. 1989_4398_000296 per te serbare, immune da pensieri bassi. la coscienza ti congeda onestamente in versi più sinceri. ma tu sei bella, fa chio non ti veda. il desiderio della bella preda mentirebbe lamore che tu speri. non posso amare. illusa non ho amato mai. 1989_4398_000297 lasci loblìo a me che, rassegnata già mavvio prigioniera del tempo del nemico. dove lei sale, cè la luce, amico dovio, scendo, cè lombra, amico mio, ed era lei che mi parlava, quella che risorgeva dal passato eterno sulle tepide soglie dellinverno. 1989_4398_000298 o mia musa dolcissima che taci allo stridìo dei facili seguaci. con altra voce tornerò, poeta. 1989_4398_000299 vivo in campagna con una prozia, la madre inferma ed uno zio demente. sono felice. la mia vita è tanto pari al mio sogno, il sogno che non varia. 1989_4398_000300 la vita si ritolse tutte le sue promesse. egli sognò per anni lamore che non venne. sognò pel suo martirio attrici e principesse, ed oggi ha per amante la cuoca diciottenne. quando la casa dorme la giovinetta scalza, fresca come una prugna al gelo mattutino. 1989_4398_000301 maccende, il riso della bocca fresca, lattesa, vana, il motto arguto lora e il profumo distoria boccaccesca. ella mirride, si dibatte, implora, invoca il nome della sua padrona. ah, che vergogna, povera signora. ah, povera signora, e sabbandona. 1989_4398_000302 nel mestissimo giorno degli addii mi piacque rivedere la tua villa. la morte dellestate era tranquilla. in quel mattino chiaro che salii tra i vigneti già spogli, tra i pendii già trapunti di bei colchici lilla, forse vedendo il bel fiore malvagio che i fiori uccide e semina le brume. 1989_4398_000303 che cosha. oh, signorina, penso ai casi miei, a piccole miserie alla città. sarebbe dolce restar qui con lei, qui nel solaio, per leternità, per sempre, accetterebbe, accetterei? 1989_4398_000304 parla. seguivo lodorosa traccia della tua gonna. tuttavia rivedo quel tuo sottile corpo di cinedo, quella tua muta, corrugata faccia che par sogni linganno od il congedo. e che piacere a me par che le spiaccia. 1989_4398_000305 bellezza riposata dei solai, dove il rifiuto secolare dorme, in quella tomba, tra le vane forme di ciò chè stato e non sarà più mai. bianca, bella, così che sussultai, la dama apparve nella tela enorme. 1989_4398_000306 in molti mesti e pochi sogni lieti. solo pellegrinai, col mio rimpianto, fra le siepi, le vigne, i castagneti quasi dargento fatti nellincanto e al cancello sostai del camposanto, come susa nei libri dei poeti. 1989_4398_000307 e più dogni, conquista cittadina. mi lusingò quel tuo voler piacermi, unire la mia sorte alla tua sorte per sempre nella casa centenaria. 1989_4398_000308 non, forse, non, forse sei quella amata dal giovine werther. mah, sogni, di là da venire. il lago sè fatto più denso di stelle. che pensi, non penso. ti piacerebbe morire. sì, pare che il cielo riveli più stelle, nellacqua e più lustri. 1989_4398_000309 da laura, comio son da lei. sorrise, rise discoprendo i bei denti. che laura in fior di gioventù irriverente. pensi invece ai miei capelli grigi. non mi tingo più. 1989_4398_000310 questa è la sciagura che nascondo. triste cercai lamore per il mondo. triste pellegrinai pel mio passato vizioso, fanciullo viziato sullorme del piacere vagabondo. 1989_4398_000311 ed io non voglio più essere. io, non più lesteta, gelido il sofista. ma vivere nel tuo borgo natio, ma vivere alla piccola conquista mercanteggiando placido in oblio, come tuo padre, come il farmacista, ed io non voglio più essere io. 1989_4398_000312 quasi a mima che canta il suo mattino soccorrevole. ancor porge la destra ii, ma la mia musa non sarà lattrice annosa che si trucca e 1989_4398_000313 rima. venticinquanni, medito il prodigio biblico, guardo il sole che declina già lentamente sul mio cielo grigio. venticinquanni, ed ecco la trentina, inquietante torbida distinti moribondi. 1989_4398_000314 un prato di velluto. ricordo o sogno un cielo che sannera e il tuo sgomento, e i lampi e la bufera livida sul paese sconosciuto. 1989_4398_000315 già quasi moffri nelle palme schiuse, ma prima di conoscerti, con gesto franco tarresto sulle soglie, amica, e ti rifiuto come una mendica. non sono lui. 1989_4398_000316 tu mhai veduto nascere. indulgesti ai sogni del fanciullo trasognato. tutto me stesso, tutto il mio passato, i miei ricordi più teneri e mesti dormono in te, sepolti come vesti, sepolte in un armadio canforato. 1989_4398_000317 triste accanto a quelladolescenza, da troppo tempo bella, non più bella tra poco, colei che vide al gioco la bimba graziella, belli i belli occhi strani della bellezza, ancora dun fiore che disfiora e non avrà domani. 1989_4398_000318 la cara mamma sa quel che si tace. egli saggira, toglie di sul pianoforte un ritratto questeffigie mia e fissa a lungo la fotografia di quel sè stesso, già così lontano. 1989_4398_000319 là savventa alle finestre, tamburella i vetri. turbina densa in fiocchi di bambagia imbianca i tetti ed i selciati lordi. piomba dai rami curvi in blocchi sordi. 1989_4398_000320 schierati al sole o allombra della croce. tutti travolge il turbine delloro o musa, oimè che può giovare loro il ritmo della mia piccola voce. meglio fuggire dalla guerra atroce del piacere delloro dellalloro. 1989_4918_000000 s'aven che l volto in quella parte giri per acquetare il core parmi vedere amore, mantener mia ragion et darmi aita. 1989_4918_000001 sí, bella com'è questa che mi spoglia d'arbitrio et dal camin de libertade seco mi tira. sí, ch'io non sostegno alcun giogo men grave. 1989_4918_000002 et già l'ultimo dí nel cor mi tuona per tutto questo amor. non mi spregiona che l'usato tributo agli occhi chiede: 1989_4918_000003 del quartodecimo anno ch'io sospiro piú. non mi pò scampar l'aura né l rezzo sí crescer. sento l mio ardente desiro. 1989_4918_000004 et cosí meco stassi ch'altra non veggio mai, né veder bramo, né l nome d'altra, né sospir miei chiamo. ben sai, canzon, che quant'io parlo è nulla. al celato amoroso mio pensero che dí et nocte ne la mente porto. 1989_4918_000005 et altri, col desio folle che spera gioir forse nel foco perché splende, provan l'altra vertú, quella che encende lasso, e l mio loco è n questa ultima schera, ch'i non son forte ad aspectar la luce di questa donna. 1989_4918_000006 chiare, fresche et dolci acque ove le belle membra pose colei che sola a me par donna. gentil ramo ove piacque a lei di fare al bel fiancho colonna. 1989_4918_000007 che dunque la nemica parte spera ne l'umane difese se cristo sta da la contraria schiera. pon mente al temerario ardir di xerse che fece per calcare i nostri liti di novi ponti. oltraggio a la marina. 1989_4918_000008 ma tu prendi a diletto i dolor miei, ella non già, perché non son piú duri e l colpo è di saetta et non di spiedo. 1989_4918_000009 donna. l'una et l'altra chiave avete in mano, et di ciò son contento. presto di navigare a ciascun vento. ch'ogni cosa da voi m'è dolce, honore. 1989_4918_000010 se mortal velo il mio veder appanna, che colpa è de le stelle o de le cose belle? meco si sta chi dí et notte m'affanna. poi che del suo piacer mi fe gir grave la dolce vista e l bel guardo soave. 1989_4918_000011 l'extremo occidente. una fera è soave et queta, tanto che nulla piú ma pianto et doglia et morte dentro agli occhi porta. 1989_4918_000012 sí, m'è duro a lassar l'usata vita, signor de la mia fine et de la vita, prima ch'i fiacchi il legno tra gli scogli, drizza a buon porto l'affannata vela. 1989_4918_000013 fondata in casta et humil. povertate contra tuoi fondatori, alzi le corna putta sfacciata et dove ài posto spene. 1989_4918_000014 anchor, l'anima spoglia. tolta m'è poi di que biondi capelli. lasso la dolce vista e l volger de duo lumi honesti et belli. 1989_4918_000015 onde a la vista huom di tal vita, experto diria, questo arde et di suo stato è incerto per alti monti et per selve aspre. trovo qualche riposo. 1989_4918_000016 mi ricondusse a la prigione antica, et die le chiavi a quella mia nemica ch'anchor me di me stesso tene in bando. 1989_4918_000017 una parte del mondo è che si giace mai sempre in ghiaccio et in gelate nevi, tutta lontana dal camin del sole. 1989_4918_000018 per far forse pietà venir negli occhi di tal che nascerà dopo mill'anni. se tanto viver pò ben cólto lauro. 1989_4918_000019 questi poser silentio al signor mio che per me vi pregava, ond'ei si tacque veggendo: in voi finir vostro desio. 1989_4918_000020 già fiammeggiava: l'amorosa stella per l'orïente et l'altra che giunone suol far gelosa nel septentrïone, rotava i raggi suoi lucente et bella. 1989_4918_000021 per fare una leggiadra sua vendetta et punire in un dí ben mille offese celatamente amor l'arco riprese come huom ch'a nocer luogo et tempo aspetta. 1989_4918_000022 non sospirate. a lui non si pò trre suo pregio perch'a voi. l'andar si tolga ché come fama publica divolga. egli è già là, ché null'altro il precorre, basti che si ritrove in mezzo l campo. 1989_4918_000023 cosí caddi a la rete et qui m'àn colto gli atti vaghi et l'angeliche parole e l piacer e l desire et la speranza. 1989_4918_000024 piange dove, mirando altri, nol vede. per tutto ciò la mente non s'acqueta, rompendo il duol che n lei s'accoglie et stagna ch'a gran speranza huom misero non crede. 1989_4918_000025 novo piacer che ne gli umani ingegni spesse volte si trova d'amar qual cosa nova. piú folta schiera di sospiri accoglia, et io son un di quei che l pianger giova. 1989_4918_000026 poi ch'è morto collui che tutto intese in farvi mentre visse al mondo. honore, io per me prego il mio acerbo dolore. 1989_4918_000027 ma quella ingiuria, già lunge, mi sprona da l'inventrice de le prime olive ché non bolle la polver d'ethïopia sotto l più ardente sol. com'io sfavillo perdendo tanto amata cosa propia. 1989_4918_000028 et tu, pur via di poggio in poggio, sorgi di giorno in giorno, et di me non t'accorgi che son sí stanco e l sentier m'è troppo erto. 1989_4918_000029 lasso non a maria, non nocque a pietro. la fede ch'a me sol tanto è nemica, et so ch'altri che voi nessun m'intende. 1989_4918_000030 ora, sgombrando l passo onde tu intrasti famisi perdonar molt'altre offese ch'almen qui da se stessa. si discorda però che quanto l mondo si ricorda, ad huom mortal non fu aperta la via. 1989_4918_000031 poi la rividi in altro habito, sola tal ch'i non la conobbi. oh senso humano. anzi, le dissi l ver pien di paura, ed ella ne l'usata sua figura. tosto tornando, fecemi oimè lasso d'un quasi vivo et sbigottito sasso. 1989_4918_000032 et gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio human l'arena stampi altro schermo. non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti. 1989_4918_000033 et tra gli altari et tra le statue ignude, ogni impresa crudel. par che se tratti deh quanto diversi atti. 1989_4918_000034 cosí sol si ritrova lo mio voler et cosí in su la cima de suoi alti pensieri al sol si volve et cosí si risolve et cosí torna al suo stato di prima: arde et more. 1989_4918_000035 o sol, già d'onestate intero albergo, torre in alto valor fondata et salda, o fiamma, o rose sparse in dolce falda. 1989_4918_000036 ahi quanti passi per la selva perdi. allor mi strinsi a l'ombra d'un bel faggio, tutto pensoso et rimirando intorno, vidi assai periglioso il mio vïaggio et tornai indietro quasi a mezzo l giorno. 1989_4918_000037 spirto gentil che quelle membra reggi dentro le qua, peregrinando, alberga un signor valoroso, accorto et saggio. 1989_4918_000038 degli occhi è l duol che tosto, che s'aggiorna per gran desio de be luoghi a lor tolti dànno a me pianto et a pie lassi affanno. 1989_4918_000039 lei che l ciel non poria lontana. farme ch'i l'ò negli occhi et veder seco parme donne et donzelle et son abeti et faggi. 1989_4918_000040 de passati miei danni, piango et rido perché molto mi fido in quel ch'i odo del presente mi godo et meglio aspetto et vo contando gli anni et taccio et grido. 1989_4918_000041 vergogni che s'aspetti, non so né che s'agogni. italia che suoi guai. non par che senta vecchia, otïosa et lenta. dormirà sempre et non fia chi la svegli le man l'avess'io avolto entro capegli. 1989_4918_000042 furon radice et quella in cui l'etade nostra si mira, la qual, piombo o legno vedendo, è chi non pave lagrima, dunque, che da gli occhi versi per quelle che nel mancho lato mi bagna chi primier s'accorse. 1989_4918_000043 et la colpa è di tal che non à cura dolor perché mi meni fuor di camin a dir quel ch'i non voglio sostien ch'io vada ove l piacer, mi spigne già di voi. non mi doglio occhi sopra l mortal corso sereni. 1989_4918_000044 che per natura sòle bollir le notti e n sul giorno esser fredda, e tanto si raffredda quanto l sol monta et quanto è piú da presso. 1989_4918_000045 né però trovo anchor guerra finita, né tranquillo ogni stato del cor mio, ché piú m'arde l desio quanto piú la speranza m'assicura. 1989_4918_000046 riprende i nervi suoi et vive poi con la fenice a prova. una petra è sí ardita là per l'indico mar, che da natura tragge a sé il ferro e l fura dal legno, in guisa che navigi affonde. 1989_4918_000047 ma le ferite impresse volgon per forza il cor piagato altrove. ond'io divento smorto e l sangue si nasconde i non so dove, né rimango qual era, et sonmi accorto che questo è l colpo di che amor m'à morto. 1989_4918_000048 volar negli occhi altrui per sua vaghezza, onde aven ch'ella more altri si dole cosí. sempre io corro al fatal mio sole. 1989_4918_000049 per far voi. certo che gli extremi morsi di quella ch'io con tutto l mondo aspetto mai non sentí, ma pur senza sospetto infin a l'uscio del suo albergo corsi. 1989_4918_000050 l batter gli occhi miei non fosse spesso lasso che disïando vo quel ch'esser non puote in alcun modo et vivo del desir fuor di speranza. 1989_4918_000051 et voglio anzi un sepolcro bello et biancho, che l vostro nome a mio danno si scriva in alcun marmo, ove di spirto priva sia la mia carne che pò star seco ancho. 1989_4918_000052 et s'io mi doglio doppia l martir, onde, pur com'io soglio, il meglio è ch'io mi mora amando et taccia. 1989_4918_000053 né senza squille s'incommincia. assalto che per dio ringraciar fur poste in alto le donne lagrimose e l vulgo inerme de la tenera etate e i vecchi stanchi ch'ànno sé in odio et la soverchia vita e i neri fraticelli. 1989_4918_000054 rado fu al mondo fra cosí gran turba ch'udendo ragionar del mio valore non si sentisse al core per breve tempo, almen qualche favilla. 1989_4918_000055 victoria t'empromette, ma marathona et le mortali strette che difese il leon con poca gente et altre mille ch'ài ascoltate et lette. 1989_4918_000056 sol per venir al lauro, onde si coglie acerbo frutto che le piaghe altrui gustando, afflige piú che non conforta la gola e 1989_4918_000057 solamente quel nodo ch'amor cerconda a la mia lingua. quando l'umana vista, il troppo lume avanza, fosse disciolto, i prenderei baldanza di dir parole in quel punto. sí, nove, che farian lagrimar chi le ntendesse. 1989_4918_000058 né di lui né di lei molto mi fido, ma spero che sia intesa là dov'io bramo et là dove esser deve la doglia mia, la qual, tacendo i grido. 1989_4918_000059 collui che del mio mal meco ragiona mi lascia in dubbio. sí, confuso ditta, ma pur quanto l'istoria, trovo scripta in mezzo l cor che sí spesso rincorro co la sua propria man. de miei martiri dirò perché i sospiri. 1989_4918_000060 gregge. forse ch'ogni uom che legge non s'intende. et la rete tal tende che non piglia. et chi troppo assotiglia si scavezza non fia zoppa. la legge ov'altri attende. 1989_4918_000061 cosí dunque fa tu ch'i veggio exclusa ogni altra aita e l fuggir val nïente dinanzi a l'ali che l signor nostro usa po. 1989_4918_000062 et per farne vendetta o per celarse l'acqua nel viso co le man mi sparse, vero, dirò forse, e parrà menzogna- ch'i sentí trarmi de la propria imago et in un cervo solitario et vago. di selva in selva, ratto mi trasformo. 1989_4918_000063 lagrime triste et voi tutte le notti m'accompagnate. ov'io vorrei star solo. poi fuggite dinanzi a la mia pace. 1989_4918_000064 l'acceso mio desir tutto sfavilla tal che nfiammar devria l'anime spente. trovo la bella donna allor presente. 1989_4918_000065 a qualunque animale alberga in terra, se non se alquanti ch'ànno in odio. il sole tempo da travagliare è quanto è l giorno, ma poi che l ciel accende le sue stelle, qual torna a casa et qual s'anida in selva per aver posa almeno infin. 1989_4918_000066 canzone. io t'ammonisco che tua ragion cortesemente dica: perché fra gente altera ir ti convene et le voglie son piene già de l'usanza pessima et antica del ver sempre nemica. 1989_4918_000067 et volo sopra l cielo et giaccio in terra et nulla stringo et tutto l mondo abbraccio. tal m'à in pregion. 1989_4918_000068 lassare il velo o per sole o per ombra. donna non vivi. io poi che in me conosceste il gran desio. ch'ogni altra voglia d'entr'al cor mi sgombra. mentr'io portava i be pensier celati, ch'ànno la mente desïando morta. vidivi di pietate ornare il volto. 1989_4918_000069 le vïolette e l verde di ch'era nel principio de mia guerra. amor armato, sí ch'anchor mi sforza. et quella dolce, leggiadretta scorza che ricopria le pargolette membra. 1989_4918_000070 dal bel seren de le tranquille ciglia, sfavillan sí le mie due stelle. fide ch'altro lume non è ch'infiammi et guide chi d'amar altamente si consiglia. 1989_4918_000071 pensosa mi rispose, et cosí fiso tenne il suo dolce sguardo ch'al cor mandò co le parole: il viso sí, come piacque al nostro eterno padre, ciascuna di noi due nacque immortale. 1989_4918_000072 credete, voi, che cesare o marcello, o paolo od affrican fossin cotali per incude? già mai, né per martello. 1989_4918_000073 et que detti soavi mi scrisse: entro un diamante in mezzo, l core ove con salde ed ingegnose chiavi. 1989_4918_000074 se l'onorata fronde che prescrive l'ira del ciel, quando l gran giove tona non m'avesse disdetta la corona che suole ornar chi, poetando, scrive: i'era amico a queste vostre dive, le qua vilmente il secolo abandona. 1989_4918_000075 et cosí di lontan m'alluma e ncende che la memoria ad ognor, fresca et salda, pur quel nodo, mi mostra e l loco e l tempo. 1989_4918_000076 et or di quel ch'i ò lecto, mi sovene che, nanzi al dí de l'ultima partita, huom beato chiamar non si convene mie. 1989_4918_000077 canzone: i sento già stancar la penna del lungo et del dolce ragionar co llei, ma non di parlar. meco i pensier mei io. 1989_4918_000078 vegna. sí, travïato è l folle. mi desio a seguitar costei che n fuga è volta et de lacci d'amor leggiera et sciolta, vola dinanzi al lento. correr mio che quanto, richiamando piú l'envio per la secura strada, men m'ascolta. 1989_4918_000079 misero me che volli, quando primier sí fiso, gli tenni nel bel viso per iscolpirlo, imaginando in parte: 1989_4918_000080 porrebbe forse aitarme nel benigno iudicio una tal fama. certo, il fin de miei pianti. che non altronde, il cor doglioso chiama vèn da begli occhi, alfin, dolce, tremanti, ultima speme de cortesi amanti. 1989_4918_000081 l suon che di dolcezza i sensi lega col gran desir d'udendo esser beata. l'anima al dipartir presta raffrena. 1989_4918_000082 volga la vista disïosa et lieta cercandomi, et o pieta già terra in fra le pietre, vedendo amor l'inspiri. 1989_4918_000083 quando fra l'altre donne, ad ora ad ora, amor vien nel bel viso di costei. quanto ciascuna è men bella di lei, tanto cresce l desio che m'innamora. 1989_4918_000084 raro un silentio, un solitario horrore d'ombrosa selva. mai tanto mi piacque, se non che dal mio sol troppo si perde. 1989_4918_000085 là, sotto i giorni nubilosi et brevi, nemica natural, mente di pace nasce una gente a cui il morir non dole. 1989_4918_000086 non vidi mai, dopo nocturna pioggia, gir per l'aere sereno, stelle erranti et fiammeggiar fra la rugiada e l gielo. ch'i non avesse i begli occhi davanti, ove la stancha mia vita s'appoggia quali io gli vidi a l'ombra di un bel velo. 1989_4918_000087 parte, s'ella riman fra l terzo lume et marte fia la vista del sole scolorita. poi ch'a mirar sua bellezza infinita, l'anime degne intorno a lei, fien sparte. 1989_4918_000088 ch'i son già, pur crescendo in questa voglia, ben presso al decim'anno. né poss'indovinar chi me ne scioglia et perché un poco nel parlar mi sfogo. 1989_4918_000089 o tenace memoria o fero ardore, o possente desire o debil core, oi occhi, miei occhi non già, ma fonti. 1989_4918_000090 gli adúlteri tuoi ne le mal nate richezze tante or. constantin, non torna, ma tolga il mondo tristo che l sostene. 1989_4918_000091 amor mi strugge l cor, fortuna il priva d'ogni conforto, onde la mente stolta s'adira et piange. et cosí in pena molta, sempre conven che combattendo viva. 1989_4918_000092 ogni angelica vista, ogni atto humile che già mai in donna ov'amor fosse, apparve fra uno sdegno a lato a quel ch'i dico. 1989_4918_000093 io sentia dentr'al cor già venir meno gli spirti che da voi ricevon vita. et perché natural mente s'aita contra la morte ogni animal terreno, largai l desio ch'i teng'or molto a freno. 1989_4918_000094 qual dentro fammi là ve dí et notte stammi adosso col poder ch'à in voi raccolto luci beate et liete. 1989_4918_000095 poi torna il primo, et questo dà la volta. qual vincerà, non so, ma nfino ad ora combattuto ànno, et non pur una volta ben. 1989_4918_000096 per suo amor m'er'io messo a faticosa impresa assai per tempo, tal che s'i'arrivo al disïato porto. spero per lei gran tempo viver quand'altri mi terrà per morto. 1989_4918_000097 le voglie che si mostran sí nfiammate onde fien l'opre tue nel ciel. laudate orsi lupi, leoni, aquile et serpi ad una gran marmorea colomna fanno noia sovente et a sé danno. 1989_4918_000098 fallir. forse non fu di scusa. indegno piú dico che l tornare a quel ch'uom fugge e l cor che di paura tanta sciolsi. fur de la mia fede non leggier pegno. 1989_4918_000099 l chiaro lume che sparir fa. l sole folgorava d'intorno e l fune avolto era a la man ch'avorio et neve avanza. 1989_4918_000100 amor et gelosia m'ànno il cor tolto e i segni del bel volto che mi conducon per piú piana via a la speranza mia al fin degli affanni. 1989_4918_000101 digli un che non ti vide anchor da presso, se non come per fama. huom s'innamora. dice che roma ognora con gli occhi di dolor bagnati et molli. 1989_4918_000102 et qual vita è la mia? ardomi et struggo, anchor com'io, solia, l'aura mi volve et son pur quel ch'i'm'era qui, tutta humile, et qui la vidi altera or aspra, or piana, or dispietata, or pia. 1989_4918_000103 scrivi quel che vedesti in lettre d'oro: sí, come i miei seguaci, discoloro e n un momento gli fo morti et vivi. un tempo fu che n te stesso l sentivi volgare. exemplo a l'amoroso choro. 1989_4918_000104 vedrò mai il dí che, pur quant'io vorrei quel'aria dolce del bel viso adorno, piaccia a quest'occhi et quanto si convene quel. 1989_4918_000105 ma non me l tolse la paura o l gielo che, pur tanta baldanza al mio cor, diedi ch'i le mi strinsi a piedi per piú dolcezza trar de gli occhi suoi. 1989_4918_000106 gentil mia donna, i veggio nel mover de vostr'occhi un dolce lume che mi mostra la via ch'al ciel conduce et per lungo costume, dentro là dove sol con amor seggio, quasi visibilmente, il cor traluce. 1989_4918_000107 honora ov'alberga honestade et cortesia. et dov'io prego che l mio albergo sia canzon s'al dolce loco. la donna nostra. vedi, credo ben che tu credi ch'ella ti porgerà la bella mano, ond'io son sí lontano. 1989_4918_000108 et se cosa di qua nel ciel si cura l'anime che lassú son citadine et ànno i corpi abandonati in terra del lungo odio civil. ti pregan fine. 1989_4918_000109 ma chi pensò veder mai tutti insieme per assalirmi il core? or quindi, or quinci questi dolci nemici ch'i tant'amo amor. 1989_4918_000110 qual piú gente possede, colui è piú da suoi nemici avolto o diluvio raccolto di che deserti strani per inondar i nostri dolci campi. se da le proprie mani questo n'avene, or chi fia che ne scampi. 1989_4918_000111 po son gito per selve et per poggi, né già mai ritrovai tronco né frondi tanto honorate dal supremo lume. 1989_4918_000112 ma mentre tener fiso posso al primo pensier la mente vaga et mirar lei et oblïar me stesso, sento amor, sí, da presso che del suo proprio error l'alma s'appaga. 1989_4918_000113 et s'al vero splendor, già mai ritorno l'occhio. non po star fermo cosí l'à fatto, infermo pur la sua propria colpa, et non quel giorno ch'i volsi inver l'angelica beltade nel dolce tempo de la prima etade. 1989_4918_000114 che non mutasser qualitate. a tempo però piú fermo ognor di tempo in tempo, seguendo ove chiamar m'udia dal cielo. 1989_4918_000115 qual piú diversa et nova cosa fu mai? in qual che stranio clima quella se ben s'estima. piú mi rasembra, a tal son giunto amore. 1989_4918_000116 t'ama è fatto antico. i so ben quel ch'io dico or lass'andare ché conven ch'altri impare a le sue spese un humil donna grama, un dolce amico. 1989_4918_000117 volsimi et vidi un'ombra che da lato stampava il sole, et riconobbi in terra quella che, se l giudicio mio non erra, era piú degna d'immortale stato. 1989_4918_000118 solfo et ésca son tutto e l cor un foco, da quei soavi spirti i quai sempre odo acceso dentro, sí, ch'ardendo godo et di ciò vivo, et d'altro mi cal poco. 1989_4918_000119 fuggendo spera i suoi dolor, finire come colei che d'ora in hora manca ché ben pò nulla. chi non pò morire ite. 1989_4918_000120 quante volte diss'io allor pien di spavento, costei per fermo. nacque in paradiso, cosí carco d'oblio il divin portamento. e l volto e le parole e l dolce riso. 1989_4918_000121 l'avaro zappador l'arme riprende et con parole, et con alpestri note, ogni gravezza del suo petto sgombra. 1989_4918_000122 e l fiero passo ove m'agiunse amore. e lla nova stagion che d'anno in anno mi rinfresca in quel dí l'antiche piaghe. 1989_4918_000123 et veggiola passar sí dolce et ria che l'alma trema per levarsi a volo. tal d'armati sospir conduce stuolo, questa bella d'amor, nemica et mia. 1989_4918_000124 ella parlava sí turbata in vista. che tremar mi fea dentro a quella petra udendo i non son forse chi tu credi? e dicea: meco se costei mi spetra nulla. vita mi fia, noiosa o trista a farmi lagrimar, signor mio riedi. 1989_4918_000125 seguirò l'ombra di quel dolce lauro per lo piú ardente sole et per la neve, fin che l'ultimo dí chiuda quest'occhi. 1989_4918_000126 la voglia et la ragion combattuto ànno sette et sette anni et vincerà. il migliore s'anime. son qua giú del ben presaghe. 1989_4918_000127 d'arte i begli occhi ond'i fui percosso in guisa ch'e medesmi porian saldar la piaga et non già vertú d'erbe o d'arte maga o di pietra dal mar nostro divisa. 1989_4918_000128 ingegno o forza o dimandar perdono. e i duo mi trasformaro in quel ch'i sono, facendomi d'uom vivo: un lauro verde che per fredda stagion foglia non perde. 1989_4918_000129 che di rimembrar mi giova et dole, ché quant'io miro par sogni, ombre et fumi, et vidi lagrimar que duo bei lumi. 1989_4918_000130 il successor di karlo, che la chioma co la corona del suo antiquo adorna, prese à già l'arme per fiacchar le corna a babilonia et chi da lei si noma. 1989_4918_000131 un acto dolce, honesto è gentil cosa et in donna amorosa, anchor m'aggrada che n vista vada altera et disdegnosa, non superba et ritrosa. 1989_4918_000132 nova gente oltra misura altera, irreverente a tanta et a tal madre, tu marito, tu padre, ogni soccorso di tua man s'attende ché l maggior padre ad altr'opera intende. 1989_4918_000133 temo di cangiar pria volto et chiome che con vera pietà mi mostri gli occhi l'idolo mio scolpito in vivo. lauro. 1989_4918_000134 d'amorosi penseri: il cor ne ngombra. ma tanto ben sol tronchi et fai imperfecto, tu che da noi, signor mio, ti scompagne. 1989_4918_000135 nulla posso levar io per mi ngegno del bel diamante, ond'ell'à il cor sí duro, l'altro è d'un marmo che si mova et spiri. 1989_4918_000136 col desio, non possendo mover l'ali poco m'avanza del conforto usato, né so quant'io mi viva in questo stato. 1989_4918_000137 ch'àn fatto mille volte invidia al sole et udí, sospirando, dir parole che farian gire i monti et stare i fiumi. 1989_4918_000138 misero exilio. avegna ch'i non fra d'abitar degno, ove voi sola siete. ma s'io v'era con saldi chiovi fisso, non devea specchio farvi per mio danno, a voi stessa piacendo aspra et superba. 1989_4918_000139 come costei ch'i piango a l'ombra e al sole, et non mi stancha primo sonno od alba, ché bench'i sia mortal corpo di terra, lo mio fermo desir vien da le stelle. 1989_4918_000140 come non so pur io mossi indi i piedi non altrui, incolpando che me stesso mezzo tutto quel dí tra vivo et morto. ma perché l tempo è corto, la penna al buon voler non pò gir presso, onde piú cose ne la mente scritte vo trapassando. 1989_4918_000141 de lo mio core, quando tanta dolcezza in lui discende. ogni altra cosa, ogni penser va fore. 1989_4918_000142 tanta negli occhi bei for di misura par ch'amore et dolcezza et gratia piova. l'aere percosso da lor dolci rai s'infiamma d'onestate et tal diventa. 1989_4918_000143 ché questa et me d'un seme, lei davanti et me poi, produsse un parto, ruppesi intanto di vergogna. il nodo ch'a la mia lingua era distretto intorno su nel primiero scorno. 1989_4918_000144 del lito occidental si move un fiato che fa securo il navigar senza arte et desta i fior tra l'erba in ciascun prato. 1989_4918_000145 ch'i passai con diletto assai gran poggi per poter appressar gli amati rami. ora la vita breve e l loco e l tempo mostranmi altro sentier di gire al cielo et di far frutto, non pur fior et frondi. 1989_4918_000146 in silentio parole accorte et sagge. e l suon che mi sottragge ogni altra cura et la pregione oscura. ov'è l bel lume? 1989_4918_000147 perché la carne moia fugge. al vostro apparire angoscia et noia et nel vostro partir tornano insieme, ma perché la memoria innamorata chiude lor poi l'entrata. di là non vanno da le parti extreme. 1989_4918_000148 ma pochi lieti et molti penser tristi. e l piú si pente de l'ardite imprese. tal frutto nasce di cotal, radice fera. 1989_4918_000149 piacemi almen d'aver cangiato stile da gli occhi a pie se, del lor esser molli, gli altri asciugasse un piú cortese aprile. 1989_4918_000150 et prendi qualità dal vivo lume. quanto v'invidio gli atti honesti et cari. non fia in voi. scoglio omai che per costume d'arder co la mia fiamma non impari. 1989_4918_000151 per bene star si scende molte miglia. tal par gran meraviglia, et poi si sprezza una chiusa. bellezza è piú soave. 1989_4918_000152 che quand'ò piú speranza che l cor n'esca allor piú nel bel viso, mi rinvesca se 1989_4918_000153 cosí di su, da la gomfiata vela, vid'io le nsegne di quell'altra vita, et allor sospirai verso l mio fine. 1989_4918_000154 il tempo passa et l'ore son sí pronte a fornire il vïaggio ch'assai spacio non aggio pur a pensar com'io corro a la morte. 1989_4918_000155 di costor piange quella gentil donna che t'à chiamato a ciò che di lei sterpi, le male piante che fiorir non sanno. 1989_4918_000156 inforsa se n breve non m'accoglie o non mi smorsa, ma pur, come suol far, tra due mi tene per quel ch'io sento al cor gir fra le vene. dolce veneno, amor, mia vita è corsa. 1989_4918_000157 a pie de colli, ove la bella vesta prese de le terrene. membra pria, la donna che colui ch'a te ne nvia spesso dal somno, lagrimando, desta. 1989_4918_000158 ch'animo al mondo non fu mai sí crudo ch'i non facessi, per pietà, dolersi. ma voi, occhi beati, ond'io soffersi quel colpo ove non valse elmo né scudo di for et dentro mi vedete ignudo. 1989_4918_000159 ange, quant'un bel rio ch'ad ognor meco piange co l'arboscel che n rime orno et celebro questo. un soccorso trovo tra gli assalti d'amore, ove conven ch'armato viva. 1989_4918_000160 misero me che tardo il mio mal seppi. et con quanta faticha oggi mi spetro de l'errore. ov'io stesso m'era involto. 1989_4918_000161 ma non fuggío già mai nebbia per vènti come quel dí, né mai fiumi per pioggia, né ghiaccio quando l sole apre le valli del. 1989_4918_000162 coll'altro richiudete da man mancha la strada a messi suoi ch'indi passaro mostrandovi un d'agosto et di genaro, perch'a la lunga via tempo ne mancha. 1989_4918_000163 volgendo gli occhi al mio novo colore che fa di morte rimembrar la gente. pietà vi mosse onde, benignamente salutando, teneste in vita il core. 1989_4918_000164 poco era ad appressarsi agli occhi miei la luce che da lunge gli abbarbaglia, che come vide lei cangiar thesaglia, cosí cangiato ogni mia forma avrei. 1989_4918_000165 et s'io potesse far ch'agli occhi santi porgesse alcun dilecto, qualche dolce mio detto o me beato sopra gli altri amanti, ma piú quand'io dirò senza mentire: 1989_4918_000166 con voce allor di sí mirabil tempre rispose et con un volto che temer et sperar mi farà sempre. 1989_4918_000167 et qual sia piú fa dubbio a l'intellecto: la speranza o l temor, la fiamma o l gielo trem'al piú caldo, ard'al piú freddo. cielo sempre pien di desire et di sospetto. 1989_4918_000168 ma solo amor che del suo altero lume piú m'invaghisce dove piú m'incende. né natura può star contra'l costume or movi. 1989_4918_000169 la stagion, che l ciel rapido inchina verso occidente et che l dí nostro vola a gente che di là forse l'aspetta, veggendosi in lontan paese sola. 1989_4918_000170 degli occhi onde mi vèn tanta dolcezza che l fren de la ragion amor non prezza. e chi discerne è vinto da chi vòle. 1989_4918_000171 si conosce il fico. a me pur pare senno a non cominciar tropp'alte imprese. et per ogni paese è bona stanza. l'infinita speranza occide altrui, et anch'io fui alcuna volta in danza. 1989_4918_000172 poi che, se giunto a l'onorata verga, colla qual roma et i suoi erranti correggi et la richiami al suo antiquo vïaggio. 1989_4918_000173 quel lor inchinar ch'ogni mia gioia spegne, o per humiltate o per argoglio cagion, sarà che nanzi tempo i moia. 1989_4918_000174 tolse giovanni da la rete et piero et nel regno del ciel fece lor parte di sé, nascendo a roma. non fe gratia a giudea. sí tanto sovr'ogni stato. 1989_4918_000175 poi temo ché mi veggio in fraile legno et piú che non vorrei piena la vela del vento che mi pinse in questi scogli. 1989_4918_000176 di viva neve in ch'io mi specchio e tergo, o piacer onde l'ali al bel viso ergo che luce sovra quanti il sol ne scalda. 1989_4918_000177 de be vostr'occhi. il lume spento e i cape d'oro fin farsi d'argento et lassar le ghirlande e i verdi panni e l viso scolorir. che ne miei danni a llamentar, mi fa pauroso et lento. 1989_4918_000178 intoppo. ond'io consiglio: voi che siete in via, volgete i passi et voi, ch'amore avampa, non v'indugiate su l'extremo ardore, ché perch'io viva de mille un no scampa. 1989_4918_000179 et non so s'io mi speri vederla, anzi ch'io mora, però ch'ad ora ad ora s'erge la speme et poi non sa star ferma ma, ricadendo, afferma di mai non veder lei che l ciel honora. 1989_4918_000180 piú di me lieta, non si vede a terra nave da l'onde combattuta et vinta. quando la gente di pietà depinta su per la riva a ringratiar s'atterra. 1989_4918_000181 perché tuo valor perde. veder quest'occhi: anchor, non ti si tolle. 1989_4918_000182 pandolfo mio, quest'opere son frali a llungo andar, ma l nostro studio è quello che fa per fama gli uomini immortali: mai. 1989_4918_000183 ponmi con fama oscura o con ilustre, sarò qual fui. vivrò com'io son visso, continando il mio sospir trilustre. 1989_4918_000184 ivi s'asconde et non appar piú fore che poss'io far, temendo il mio signore, se non star seco infin a l'ora extrema, ché bel fin fa chi ben amando more. 1989_4918_000185 da me son fatti i miei pensier diversi, tal già qual io mi stancho. l'amata spada in se stessa contorse, né quella prego che però mi scioglia, ché men son dritte al ciel tutt'altre strade. 1989_4918_000186 in guisa che sospiri sí dolcemente che mercé m'impetre et faccia forza al cielo, asciugandosi gli occhi col bel velo. 1989_4918_000187 o fronde honor de le famose fronti, o sola insegna al gemino valore, o faticosa vita, o dolce errore che mi fate ir cercando piagge et monti. 1989_4918_000188 benché n lamenti il duol, non si riversi poi che vostro vedere in me risplende come raggio di sol traluce in vetro. basti dunque il desio senza ch'io dica. 1989_4918_000189 l bel paese e l dilectoso fiume, con serena accoglienza, rassecura il cor già vòlto, ov'abita il suo lume. 1989_4918_000190 onde, come collui che l colpo teme di giove irato, si ritragge indietro. ché gran temenza, gran desire affrena. 1989_4918_000191 nd'io passava sol per mio destino. poi che senza compagna et senza scorta. mi vide un laccio che di seta ordiva tese fra l'erba. ond'è verde il camino. 1989_4918_000192 mi vedete straziare a mille morti. né lagrima, però discese anchora da be vostr'occhi, ma disdegno et ira. 1989_4918_000193 et anchor de miei can fuggo lo stormo, canzon i. non fu mai quel nuvol d'oro che poi discese in pretïosa pioggia. sí che l foco di giove in parte spense. 1989_4918_000194 presaghe cesare, poi che l traditor d'egitto li fece il don de l'onorata testa, celando l'allegrezza manifesta, pianse per gli occhi fuor. sí, come è scritto. 1989_4918_000195 et le cagion del mio doglioso fine, non pur d'intorno avea, ma dentro al legno chiuso. gran tempo in questo cieco legno errai senza levar occhio a la vela. 1989_4918_000196 llor sempre ricorro, come a fontana d'ogni mia salute. et quando, a morte disïando, corro sol di lor vista al mio stato soccorro. 1989_4918_000197 io parlo a te, però ch'altrove un raggio non veggio di vertú ch'al mondo è spenta, né trovo chi di mal far si vergogni. 1989_4918_000198 molto convene accorta esser qual vista mai ver. lei si giri, pur che gli occhi non miri, l'altro puossi veder securamente. 1989_4918_000199 verdi, panni sanguigni oscuri o persi. non vestí donna unquancho, né d'or capelli in bionda treccia attorse. 1989_4918_000200 n picciol vetro chiuder tutte l'acque? forse credea quando in sí poca carta novo penser di ricontar mi nacque. in quante parti il fior de l'altre belle, stando in se stessa à la sua luce sparta. 1989_4918_000201 né v'accorgete, anchor, per tante prove del bavarico inganno, ch'alzando il dito colla morte scherza. peggio è lo strazio, al mio parer, che l danno. ma l vostro sangue piove piú largamente, ch'altr'ira vi sferza. 1989_4918_000202 cotal radice fera stella. se l cielo à forza in noi. quant'alcun crede, fu sotto ch'io nacqui et fera cuna, dove nato giacqui et fera terra, ove pie mossi poi. 1989_4918_000203 l'auro e i topacii al sol. sopra la neve vincon le bionde chiome presso agli occhi che menan gli anni miei, sí, tosto. 1989_4918_000204 respira persequendomi. amor al luogo usato, ristretto, in guisa d'uom ch'aspetta guerra che si provede e i passi intorno serra de miei antichi pensier. mi stava armato. 1989_4918_000205 io son già stanco di pensar, sí come i miei pensier in voi. stanchi non sono, et come vita anchor non abbandono per fuggir de sospir sí gravi some. 1989_4918_000206 che, se non è chi con pietà m'ascolte, perché sparger al ciel sí spessi preghi? ma s'egli aven ch'anchor non mi si nieghi finir, anzi l mio fine, queste voci meschine. 1989_4918_000207 la tua mente, amor, che prima aprilla mi dice cose veramente. ond'io veggio che l gran desio, pur d'onorato, fin ti farà degno. 1989_4918_000208 et che pie non son fiaccati et lassi a seguir l'orme vostre in ogni parte, perdendo inutilmente tanti passi. 1989_4918_000209 un color morto appare perché l vigor che vivi gli mostrava da nessun lato è piú là dove stava et di questo, in quel dí mi ricordava. 1989_4918_000210 ben mi credea, dinanzi agli occhi suoi d'indegno, far cosí di mercé degno, et questa spene m'avea fatto ardito. ma talora humiltà spegne, disdegno talor l'enfiamma, et ciò sepp'io, da poi lunga stagion di tenebre vestito. 1989_4918_000211 scorte d'assalir con parole honeste, accorte, la mia nemica in atto. humile et piano fanno poi gli occhi suoi, mio penser vano. 1989_4918_000212 mille fïate, o dolce mia guerrera, per aver co begli occhi vostri pace v'aggio proferto il cor m voi non piace mirar. sí basso colla mente altera. et se di lui fors'altra donna spera, vive in speranza debile et fallace. 1989_4918_000213 in ramo fronde over vïole in terra, mirando a la stagion che l freddo perde et le stelle miglior acquistan, forza ne gli occhi ò pur. 1989_4918_000214 tal ch'io non penso udir cosa già mai che mi conforte, ad altro ch'a trar guai et per pianger, anchor, con piú diletto le man bianche sottili et le braccia gentili et gli atti suoi soavemente alteri. 1989_4918_000215 occhi, piangete, accompagnate il core che di vostro fallir morte sostene. cosí sempre facciamo, et ne convene lamentar piú l'altrui che l nostro errore. 1989_4918_000216 herba et fior che la gonna leggiadra ricoverse co l'angelico seno aere sacro, sereno, ove amor co begli occhi il cor m'aperse, date udïenza insieme a le dolenti mie parole extreme. 1989_4918_000217 e nbrunir le contrade d'orïente, drizzasi in piedi et, co l'usata verga, lassando l'erba et le fontane e i faggi, move la schiera sua soavemente. 1989_4918_000218 che l nostro stato è inquïeto et fosco, sí come l suo pacifico et sereno gite securi. omai ch'amor vèn vosco et ria fortuna pò ben venir meno. 1989_4918_000219 onde s'io veggio in giovenil figura incominciarsi il mondo a vestir d'erba, parmi vedere in quella etate acerba la bella giovenetta. 1989_4918_000220 sia che pò già sol, io non invecchio già per etate. il mio desir non varia ben. temo il viver breve che n'avanza. 1989_4918_000221 questi fuor fabbricati sopra l'acque d'abisso et tinti ne l'eterno oblio, onde l principio de mia morte nacque. 1989_4918_000222 levata, era a filar la vecchiarella, discinta et scalza, et desto avea l carbone et gli amanti. pungea quella stagione che per usanza a lagrimar gli appella. 1989_4918_000223 vostro stato real che ncontro poi, raddoppia a l'alta impresa il mio valore. ma taci, grida il fin ché farle honore è d'altri homeri, soma che da tuoi. 1989_4918_000224 e i bigi e i bianchi, coll'altre schiere travagliate e nferme gridan o signor nostro, aita, aita. 1989_4918_000225 di ta che non saranno senza fama. se l'universo pria non si dissolve et tutto quel ch'una ruina involve per te, spera saldar ogni suo vitio. 1989_4918_000226 che parlo o dove sono e chi m'inganna altri ch'io stesso e l desïar soverchio già s'i'trascorro il ciel, di cerchio in cerchio. nessun pianeta a pianger mi condanna. 1989_4918_000227 ma qual sòn poria mai salir tant'alto. piú volte incominciai di scriver versi, ma la penna et la mano et l'intellecto rimaser vinti nel primier assalto. 1989_4918_000228 già spento et morto l'onde che gli occhi tristi versan sempre. amor. avegna mi sia tardi accorto vòl che tra duo contrari mi distempre et tende lacci in sí diverse tempre. 1989_4918_000229 che fanno meco omai, questi sospiri che nascean di dolore et mostravan di fore la mia angosciosa et desperata vita. 1989_4918_000230 similmente il colpo de vostr'occhi, donna, sentiste a le mie parti interne dritto passare onde conven ch'eterne lagrime per la piaga il cor trabocchi. 1989_4918_000231 ché piú gloria è nel regno degli electi d'un spirito converso, et più s'estima che di novantanove altri perfecti. 1989_4918_000232 di lui ch'a tal nodo mi distrigne. vedete ben quanti color depigne amor sovente in mezzo del mio volto et potrete pensar. 1989_4918_000233 femina è cosa mobil per natura, ond'io so ben ch'un amoroso stato in cor di donna picciol tempo dura. 1989_4918_000234 orso al vostro destrier si pò ben porre un fren che di suo corso indietro il volga. ma l cor chi legherà che non si sciolga se brama honore e l suo contrario abhorre. 1989_4918_000235 orso e non furon mai fiumi, né stagni, né mare. ov'ogni rivo si disgombra, né di muro o di poggio o di ramo ombra, né nebbia che l ciel copra e l mondo bagni. 1989_4918_000236 a lui la faccia lagrimosa et trista. un nuviletto intorno ricoverse, cotanto l'esser vinto di dispiacque pien. 1989_4918_000237 come chi mai- cosa incredibil- vide miriam costei quand'ella parla o ride che sol se stessa et nulla altra simiglia. 1989_4918_000238 se l sol levarsi. sguardo, sento il lume apparir che m'innamora, se tramontarsi al tardo. parmel veder quando si volge altrove, lassando, tenebroso, onde si move. 1989_4918_000239 dolci rime leggiadre che nel primiero assalto d'amor usai quand'io non ebbi altr'arme. chi verrà mai? che squadre questo mio cor di smalto ch'almen com'io solea possa sfogarme. 1989_4918_000240 parmi, pur ch'a tuoi dí la gratia tocchi l'antiche mura ch'anchor teme et ama. et trema l mondo quando si rimembra del tempo andato e n dietro si rivolve. e i sassi dove fur chiuse le membra. 1989_4918_000241 certo, se vi rimembra di narcisso, questo et quel corso ad un termino vanno, benché di sí bel fior sia indegna. 1989_4918_000242 trovo chi bella donna ivi depinge, per far sempre mai verdi i miei desiri con leggiadro dolor. par ch'ella spiri alta pietà, che gentil core stringe. 1989_4918_000243 et sol d'alcune parlo. che meraviglia fanno a chi l'ascolta. morte mi s'era intorno al cor avolta, né tacendo, potea di sua man trarlo o dar soccorso a le vertuti afflitte. 1989_4918_000244 n solitaria piaggia, o rivo, o fonte, se nfra duo poggi siede ombrosa valle. ivi s'acqueta l'alma sbigottita. 1989_4918_000245 n lor vece un abete, un faggio, un pino, tra l'erba verde e l bel monte vicino, onde si scende poetando et poggia, levan di terra al ciel nostr'intellecto e l rosigniuol che, dolcemente, all'ombra, tutte le notti, si lamenta et piagne. 1989_4918_000246 conosco l'esser ov'io sono ché come suol pigro animal per verga, cosí destaro in me l'anima grave. 1989_4918_000247 non vide il mondo, sí leggiadri rami, né mosse il vento, mai sí verdi frondi. come a me si mostrr quel primo tempo, tal che, temendo de l'ardente lume, non volsi al mio refugio ombra di poggi. 1989_4918_000248 ma io sarò sotterra, in secca selva, e l giorno andrà pien di minute, stelle, prima ch'a sí dolce alba, arrivi il sole nel. 1989_4918_000249 se l dolor che si sgombra, aven che n pianto o in lamentar trabocchi l'un a me nòce et l'altro altrui, ch'io non lo scaltro. 1989_4918_000250 né già mai lingua humana contar poria quel che le due divine luci sentir mi fanno. e quando l verno sparge le pruine et quando poi ringiovenisce l'anno qual era al tempo del mio primo affanno. 1989_4918_000251 amor ch'anchor mi guidi, pur a l'ombra di fama occulta. et bruna, tacerem questa fonte ch'ognor piena, ma con piú larga vena veggiam quando col tauro il sol s'aduna, cosí gli occhi miei piangon d'ogni tempo. 1989_4918_000252 non ò tanti capelli in queste chiome quanti vorrei quel giorno attender anni. ma perché vola il tempo et fuggon gli anni. sí ch'a la morte in un punto s'arriva: o colle brune o colle bianche chiome. 1989_4918_000253 ogni habitato loco è nemico mortal degli occhi miei. a ciascun passo nasce un penser novo de la mia donna, che sovente in gioco gira l tormento ch'i porto per lei, et a pena vorrei cangiar questo mio viver dolce, amaro. 1989_4918_000254 mostrimi almen ch'io dica amor in guisa che se mai percote gli orecchi de la dolce mia nemica, non mia, ma di pietà, la faccia amica. 1989_4918_000255 pieno, quant'al mondo si tesse opra d'aragna. vede onde seco et con amor si lagna. ch'à sí caldi gli spron, sí duro l freno. 1989_4918_000256 se n altro modo cerca d'esser sacio. vostro sdegno erra et non fia quel che crede. di che amor et me stesso assai ringracio. 1989_4918_000257 piangan le rime, anchor, piangano i versi perché l nostro amoroso messer cino novellamente s'è da noi partito. pianga pistoia. e i citadin perversi: che perduto ànno. sí, dolce vicino. 1989_4918_000258 súbito vidi quella altera fronde di cui conven che n tante carte scriva amor che dentro a l'anima bolliva, per rimembranza de le treccie bionde. 1989_4918_000259 e col terzo bevete un suco d'erba che purghe ogni pensier che l cor afflige. dolce a la fine et nel principio acerba. 1989_4918_000260 et son di là sí dolcemente accolti, com'io m'accorgo che nessun mai torna con tal diletto in quelle parti stanno. 1989_4918_000261 né tante volte ti vedrò. già mai ch'i non m'inchini a ricercar de l'orme che l bel pie fece in quel cortese giro. 1989_4918_000262 allor quand'io del suo accorger m'accorsi e ncominciai: s'egli è ver quel ch'i odo, beato il padre et benedetto il giorno ch'à di voi il mondo adorno et tutto l tempo ch'a vedervi io corsi. 1989_4918_000263 e i vaghi spirti, in un sospiro accoglie co le sue mani et poi in voce gli scioglie: chiara soave angelica divina. 1989_4918_000264 che miei sospir sian quali spera l tevero et l'arno e l po dove doglioso et grave. or seggio rettor del cielo, io cheggio che la pietà che ti condusse in terra ti volga al tuo dilecto almo paese. 1989_4918_000265 giovene donna sotto un verde lauro vidi più biancha et piú fredda che neve non percossa dal sol molti et molt'anni. 1989_4918_000266 sospira et suda a l'opera vulcano per rinfrescar l'aspre saette a giove, il qual or tona or nevicha et or piove senza honorar. piú cesare, che giano. 1989_4918_000267 a ciò che mai da lei non mi diparta, né farò io. et se pur talor, fuggo in cielo e'n terra m'ha rachiuso i passi, perch'agli occhi miei lassi sempre è presente, ond'io tutto mi struggo. 1989_4918_000268 che dolcemente mi consuma et strugge, come sparisce et fugge ogni altro lume. dove'l vostro splende? 1989_4918_000269 torto mi face il velo et la man che sí spesso s'atraversa fra l mio sommo dilecto et gli occhi, onde dí et notte si rinversa il gran desio per isfogare il petto. che forma tien dal varïato aspetto. 1989_4918_000270 vinse, come la mia, quel raggio altero del bel dolce soave bianco et nero, in che i suoi strali amor dora et affina. 1989_4918_000271 vedi segnor cortese, di che lievi cagion, che crudel guerra e i cor che ndura et serra marte superbo et fero. 1989_4918_000272 ma de la pianta piú gradita in cielo. un lauro mi difese allor dal cielo, onde piú volte vago de bei rami. 1989_4918_000273 al qual, pur contrastando i son già lasso. onde, come nel cor m'induro e n'aspro, così nel mio parlar voglio esser aspro. 1989_4918_000274 et quanto in piú selvaggio loco mi trovo e n piú deserto lido, tanto piú bella il mio pensier l'adombra. poi, quando il vero sgombra, quel dolce error pur lí medesmo assido. 1989_4918_000275 l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi, ch'or ne son sí scarsi, e l viso di pietosi, color farsi. non so se vero o falso mi parea. 1989_4918_000276 qual nimpha in fonti in selve, mai qual dea chiome d'oro sí fino a l'aura sciolse, quando un cor tante in sé vertuti accolse, benché la somma è di mia morte rea. 1989_4918_000277 per far in parte i miei spirti contenti. trova chi le paure et gli ardimenti del cor profondo ne la fronte legge et vede amor che sue imprese corregge, folgorar ne turbati occhi pungenti. 1989_4918_000278 tu se armato et ella, in treccie e n gonna, si siede et scalza in mezzo i fiori et l'erba. ver me spietata e n contra te superba. 1989_4918_000279 anzi, seguite là dove vi chiama vostra fortuna, dritto per la strada che vi può dar dopo la morte. anchora, mille et mille anni al mondo. honor et fama. 1989_4918_000280 quando io movo i sospiri a chiamar voi. e l nome che nel cor mi scrisse: amore laudando, s'incomincia udir di fore il suon de primi dolci accenti suoi. 1989_4918_000281 ed era il cielo a l'armonia, sí intento che non se vedea in ramo mover foglia. tanta dolcezza avea pien l'aere e l vento quel. 1989_4918_000282 per partirsi da noi. l'eterna luce, come l sol, volge le nfiammate rote per dar luogo a la notte, onde discende dagli altissimi monti maggior. 1989_4918_000283 tanto inanzi son pinto ch'i l pur dirò non fostú tant'ardito. chi m'à l fianco ferito et chi l risalda per cui nel cor via piú che n carta scrivo. 1989_4918_000284 che sai s'a miglior tempo ancho ritorni et a piú lieti giorni, o se l perduto ben mai si racquista. questa speranza mi sostenne un tempo or. vien mancando, et troppo in lei m'attempo il tempo. 1989_4918_000285 et son fermo d'amare il tempo et l'ora ch'ogni vil cura mi levr d'intorno, et più colei lo cui bel viso adorno di ben far co suoi exempli m'innamora. 1989_4918_000286 over per altri ingegni del petto, ove dal primo lauro innesta amor piú rami. i direi ben che questa fosse giusta cagione a vostri sdegni. 1989_4918_000287 che l dir nostro e l penser vince d'assai basso. desir non è ch'ivi si senta, ma d'onor di vertute. or, quando mai fu per somma beltà vil voglia spenta? 1989_4918_000288 benedette le voci, tante ch'io, chiamando il nome de mia donna, ò sparte e i sospiri et le lagrime e l desio, et benedette sian tutte le carte. 1989_4918_000289 di verde lauro, una ghirlanda colse la qual, co le sue mani intorno intorno a, le mie tempie avolse. 1989_4918_000290 ché quando piú, l tuo aiuto mi bisogna per dimandar mercede, allor ti stai sempre piú fredda, et se parole fai son imperfecte, et quasi d'uom che sogna. 1989_4918_000291 né mai nascose il ciel, sí folta nebbia che, sopragiunta dal furor d'i vènti, non fugisse dai poggi et da le valli. ma lasso a me non val fiorir de valli, anzi, piango al sereno et a la pioggia, et a gelati et a soavi vènti. 1989_4918_000292 che mesuratamente il mio cor arda, ma che sua parte abbia costei del foco. 1989_4918_000293 da voi sola. procede et parvi un gioco: il sole e l foco e l vento. ond'io son tale. i pensier son saette e l viso un sole. 1989_4918_000294 questa anima gentil che si diparte anzi tempo, chiamata a l'altra vita, se lassuso è quanto esser d gradita, terrà del ciel la piú beata parte. 1989_4918_000295 che m'ànno facto di sensibil terra et maledico il dí ch'i vidi l sole che mi fa in vista un huom nudrito in selva. non credo che pascesse mai per selva. sí aspra fera o di nocte o di giorno. 1989_4918_000296 già non fustú nudrita in piume al rezzo, ma nuda al vento et scalza fra gli stecchi. or vivi. sí, ch'a dio ne venga. 1989_4918_000297 facean dubbiar se mortal donna o diva fosse che l ciel rasserenava intorno la testa òr fino et calda neve il volto. 1989_4918_000298 per cui la gente ben non s'assecura, onde l camin a lor tecti si serra, che fur già sí devoti et ora in guerra, quasi spelunca di ladron son fatti tal ch'a buon solamente uscio, si chiude. 1989_4918_000299 mosse una pellegrina, il mio cor vano ch'ogni altra mi parea d'onor men degna. et lei, seguendo su per l'erbe verdi, udí dir alta voce di lontano. 1989_4918_000300 et se prego mortale, al ciel s'intende morte o mercé, sia fine al mio dolore. ite dolci penser, parlando fore di quello ove l bel guardo non s'estende. 1989_4918_000301 la vita che trapassa a sí gran salti. cosí cresca il bel lauro in fresca riva. et chi l piantò, pensier leggiadri et alti ne la dolce ombra, al suon de l'acque, scriva. 1989_4918_000302 et cosí aven che l'animo, ciascuna sua passïon sotto l contrario manto ricopre co la vista or chiara, or bruna. 1989_4918_000303 amor in altra parte non mi sprona, né i pie sanno altra via, né le man come lodar si possa in carte altra persona. 1989_4918_000304 lui quelle pietose rime in ch'io m'accorsi di vostro ingegno et del cortese affecto. ebben, tanto vigor nel mio conspetto che ratto a questa penna la man porsi. 1989_4918_000305 spaventa, amor m'affida mirando l sol de begli occhi, sereno, ove è, chi spesso i miei depinge et bagna. 1989_4918_000306 le bionde treccie sopra l collo sciolte, ov'ogni lacte perderia sua prova. e le guancie ch'adorna un dolce foco, ma pur che l'òra un poco fior, bianchi et gialli per le piaggie mova. 1989_4918_000307 quel poco che m'avanza fia chi nol schifi s'i l vo dare a lui i. mi fido in colui che l mondo regge et che seguaci suoi nel boscho alberga. che con pietosa verga mi meni a passo. omai, tra le sue gregge. 1989_4918_000308 perché d'orpheo leggendo: et d'amphïone, se non ti meravigli assai, men fia ch'italia co suoi figli si desti al suon del tuo chiaro sermone, tanto che per jesú la lancia pigli. 1989_4918_000309 fugge ch'avria parte del caldo et desteriasi amor. là dov'or dorme men solitarie l'orme fran de miei pie lassi per campagne et per colli, men gli occhi ad ognor molli. 1989_4918_000310 poi che di mal oprar tanto ti giova, nido di tradimenti in cui si cova, quanto mal per lo mondo. oggi si spande de vin serva di lecti et di vivande. 1989_4918_000311 vedete che madonna à l cor di smalto sí forte, ch'io per me dentro nol passo. ella non degna di mirar sí basso che di nostre parole curi ché l ciel non vòle. 1989_4918_000312 pur giunto al fin de la giornata oscura, rimembrando ond'io vegno et con quai piume sento di troppo ardir, nascer paura. 1989_4918_000313 sola conven ch'arrive a quel dubbioso calle al passar questa valle, piacciavi porre giú l'odio et lo sdegno vènti contrari a la vita serena. 1989_4918_000314 ma l'adversaria mia, che l ben perturba, tosto la spegne. ond'ogni vertú more et regna altro signore che promette una vita piú tranquilla. 1989_4918_000315 lasso, ma troppo è piú quel ch'io ne nvolo or quinci or. quindi, come amor m'informa che quel che vèn da gratïoso dono et quel poco ch'i sono, mi fa di lor una perpetua norma. 1989_4918_000316 et come amor l'envita or ride, or piange, or teme, or s'assecura. e l volto che lei segue, ov'ella, il mena, si turba et rasserena, et in un esser picciol tempo dura. 1989_4918_000317 l'altrui ingiurie del suo sangue. roma spesse fïate quanto fu cortese, et or perché non fia cortese? no, ma conoscente. et pia a vendicar le dispietate offese col figliuol glorïoso di maria. 1989_4918_000318 se non che l veder voi stesse v'è tolto. ma quante volte a me vi rivolgete? conoscete in altrui quel che voi siete. 1989_4918_000319 ma freddo foco et paventosa speme de l'alma che traluce come un vetro talor. sua dolce vista rasserena, non 1989_4918_000320 del vario stile in ch'io piango et ragiono fra le vane speranze e l van dolore. ove sia chi per prova intenda amore. spero trovar pietà nonché perdono. 1989_4918_000321 sol, due persone cheggio et vorrei: l'una col cor ver me pacificato, humile, l'altro col pie. sí, come mai fu saldo? 1989_4918_000322 la qual ogni altra salma di noiosi pensier disgombra. allora sí che di mille un sol vi si ritrova. quel tanto a me non piú del viver giova. 1989_4918_000323 et come vero pregioniero afflicto de le catene mie, gran parte porto e l cor ne gli occhi et ne la fronte ò scritto. 1989_4918_000324 e cciò non fusse, andrei non altramente a veder lei che l volto di medusa che facea marmo diventar la gente. 1989_4918_000325 sí, vedrem chiaro. poi, come sovente per le cose dubbiose altri s'avanza, et come spesso indarno si sospira già. 1989_4918_000326 et misil per la via, quasi smarrita, però che dí et notte indi m'invita et io, contra sua voglia, altronde l meno. 1989_4918_000327 sí che la neghittosa esca del fango i che dí et notte del suo strazio. piango di mia speranza. ò in te la maggior parte che se l popol di marte devesse al proprio honore alzar mai gli occhi. 1989_4918_000328 dietro a quel sommo. ben che mai, non spiace, levate il core a piú felice stato. questa vita terrena è quasi un prato che l serpente tra fiori et l'erba giace. 1989_4918_000329 fedele amico amor fortuna et la mia mente schiva di quel che vede, e nel passato volta m'affligon sí ch'io porto alcuna volta invidia a quei che son su l'altra riva. 1989_4918_000330 prima ch'i trovi in ciò pace, né triegua o amore o madonna, altr'uso impari che m'ànno congiurato a torto incontra. 1989_4918_000331 mi spinse onde in un rio che l'erba asconde, caddi non già come persona viva, solo ov'io, era tra boschetti et colli. vergogna ebbi di me ch'al cor gentile basta ben tanto, et altro spron non volli. 1989_4918_000332 risonar seppi gli amorosi. guai che l cor s'umilïasse aspro et feroce. qual fu a sentir? ché l ricordar mi coce. 1989_4918_000333 et s'alcuna sua vista agli occhi. piace è per lassar piú l'animo invescato. voi dunque, se cercate aver la mente, anzi l'extremo, dí queta già mai. 1989_4918_000334 pegno, s'amore o morte, non dà qualche stroppio a la tela novella. ch'ora ordisco, et s'io mi svolvo dal tenace visco, mentre che l'un coll'altro vero accoppio. 1989_4918_000335 lasso. che mal accorto fui da prima. nel giorno ch'a ferir mi venne amore ch'a passo a passo è poi fatto, signore de la mia vita et posto in su la cima. 1989_4918_000336 la gola e l sonno et l'otïose piume ànno del mondo ogni vertú sbandita ond'è dal corso suo. quasi smarrita nostra natura, vinta dal costume. 1989_4918_000337 me riponete ove l piacer si serba, tal ch'i non tema del nocchier di stige, se la preghiera mia non è superba. 1989_4918_000338 et sol ad una imagine m'attegno: che fe non zeusi o prasitele o fidia, ma miglior mastro et di piú alto ingegno. 1989_4918_000339 et pur che voi mostriate segno alcun di pietate, vertú contra furore, prenderà l'arme et fia l combatter corto, ché l'antiquo valore ne gli italici cor non è anchor morto. 1989_4918_000340 o per esser piú d'altra al fuggir presta, torcendo l viso a preghi honesti et degni: uscir già mai. 1989_4918_000341 et la povera gente sbigottita ti scopre le sue piaghe a mille, a mille. ch'anibale non ch'altri farian pio et se ben guardi a la magion di dio, ch'arde oggi tutta assai poche faville, spegnendo fien tranquille. 1989_4918_000342 ma piú nel tempo che madonna. vidi chi spïasse canzone, quel ch'i fo tu pi dir, sotto un gran sasso, in una chiusa valle, ond'esce sorga si sta. 1989_4918_000343 ch'aver dentro a lui parme un che madonna sempre depinge et de lei parla, a voler poi ritrarla. per me non basto, et par ch'io me ne stempre lasso. cosí m'è scorso lo mio dolce soccorso. 1989_4918_000344 che temo del cor che mi si parte et veggio presso il fin de la mia luce, vommene in guisa d'orbo, senza luce, che non sa ove si vada, et pur si parte. 1989_4918_000345 et se, tornando a l'amorosa vita, per farvi al bel desio volger le spalle, trovaste per la via fossati o poggi, fu per mostrar quanto è spinoso calle et quanto alpestra et dura la salita. 1989_4918_000346 et nel bel petto l'indurato ghiaccio che tr del mio. sí dolorosi vènti. ben debbo io perdonare a tutti vènti per amor d'un che n mezzo di duo fiumi. 1989_4918_000347 poi volò fuor de la veduta mia. sí, ch'a mirarlo indarno m'affatico, ma la sua voce anchor qua giú rimbomba. 1989_4918_000348 proverai tua ventura fra magnanimi pochi, a chi l ben piace di lor. chi m'assicura? i vo gridando pace, pace, pace di. 1989_4918_000349 giunto da'duo. begli occhi che legato m'ànno et benedetto il primo dolce affanno ch'i ebbi ad esser con amor congiunto, et l'arco et le saette ond'i fui punto et le piaghe che nfin al cor mi vanno. 1989_4918_000350 era ben forte, la nemica mia, et lei vid'io ferita in mezzo l core. 1989_4918_000351 volando al ciel colla terrena soma. sai da l'imperio del figliuol de marte al grande augusto che di verde lauro tre volte, trïumphando, ornò la chioma. 1989_4918_000352 ricordava ch'i vidi duo amanti trasformare et far qual io mi soglio in vista fare. 1989_4918_000353 perché ti sian men dure omai le strade. a dio dilecta, obedïente ancella onde al suo regno di qua giú si varca. 1989_4918_000354 anime gentili et amorose s'alcuna à l mondo et voi, nude, ombre et polve, deh, ristate a veder quale è l mio male. 1989_4918_000355 pur mi consola che languir per lei meglio è che gioir d'altra. et tu me l giuri per l'orato tuo strale, et io tel credo. 1989_4918_000356 et di chiamarmi a sé. non le ricorda sí? 1989_4918_000357 qual miracolo è quel, quando tra l'erba quasi un fior siede over quand'ella preme col suo candido seno un verde cespo. 1989_4918_000358 se ti rimembra, il tempo passa, omai di tornar a veder la donna nostra. i che l suo ragionar intendo, allora m'agghiaccio dentro in guisa d'uom ch'ascolta novella che di súbito l'accora. 1989_4918_000359 per colmarmi di doglia et di desire et ricercarmi le medolle et gli ossi. quel dolce pianto mi depinse, amore anzi scolpío. 1989_4918_000360 lagrime omai da gli occhi uscir non ponno, ma di gire infin là sanno il vïaggio. sí ch'a pena fia mai ch'i l passo chiuda. 1989_4918_000361 chi gli occhi mira d'ogni valor, segno dolce del mio cor chiave quando il sol gira. amor piú caro pegno donna di voi non ave. 1989_4918_000362 mario aperse sí l fianco. che memoria de l'opra ancho non langue. quando, assetato et stanco, non piú bevve del fiume acqua. che sangue. 1989_4918_000363 ella a me per tutto l suo disdegno, torrà già mai, né per sembiante oscuro, le mie speranze e i miei dolci sospiri. 1989_4918_000364 né poeta ne colga mai, né giove la privilegi. et al sol venga in ira tal che si secchi ogni sua foglia verde. 1989_4918_000365 e n vece de l'erbetta per le valli non se ved'altro che pruine et ghiaccio. et io nel cor via piú freddo che ghiaccio ò di gravi pensier tal una nebbia. 1989_4918_000366 quell'arte, mill'anni non vedrian la minor parte de la beltà che m'ave il cor conquiso, ma certo il mio simon fu in paradiso. 1989_4918_000367 poi che la dispietata mia ventura m'à dilungato dal maggior mio bene. noiosa, inexorabile et superba, amor col rimembrar sol mi mantene. 1989_4918_000368 dico se n quella etate ch'al vero honor fur gli animi sí accesi. l'industria d'alquanti huomini s'avolse per diversi paesi, poggi et onde passando et l'onorate cose cercando e l più bel fior ne colse. 1989_4918_000369 consolate lei, dunque, ch'anchor bada, et roma che del suo sposo si lagna, et per jesú cingete ormai la spada. 1989_4918_000370 et cieca al suo morir, l'alma consente a. 1989_4918_000371 meno s'ai segni del mio sol l'aere, conosco le. 1989_4918_000372 come mai fu saldo in mezzo di duo amanti, honesta altera vidi una donna, et quel signor co lei che fra gli uomini regna et fra gli dèi. 1989_4918_000373 et vorrei piú volere et piú non voglio et per piú non poter. fo quant'io posso e d'antichi desir lagrime nove provan com'io. son pur quel ch'i mi soglio, né per mille rivolte anchor son mosso. 1989_4918_000374 i pensier tutti ad un segno che parlan sempre de lor tristi danni. che porà dir chi per amor sospira s'altra speranza? le mie rime, nove gli avessir data et per costei la perde. 1989_4918_000375 in quale ydea era l'exempio onde natura tolse quel bel viso leggiadro in ch'ella volse mostrar qua giú quanto lassú potea. 1989_4918_000376 passato. è già piú che l millesimo anno che n lei mancr quell'anime leggiadre. che locata l'avean là dov'ell'era. 1989_4918_000377 per divina bellezza indarno mira chi gli occhi de costei già mai non vide come soavemente ella gli gira. 1989_4918_000378 et del caldo desio che quando sospirando ella sorride, m'infiamma. sí che oblio nïente aprezza, ma diventa eterno. né state il cangia, né lo spegne il verno. 1989_4918_000379 et forse non fur mai tante né tali che per merito lor punto, si pieghi fuor de suo corso la giustitia eterna. 1989_4918_000380 come a forza di vènti stanco nocchier, di notte alza la testa a duo lumi ch'a sempre il nostro polo. cosí ne la tempesta ch'i sostengo d'amor? gli occhi lucenti sono il mio segno e l mio conforto solo. 1989_4918_000381 veggio senza occhi et non ò lingua et grido et bramo di perir et cheggio aita et ò in odio me stesso et amo altrui. 1989_4918_000382 ch'ora è donna poi che sormonta, riscaldando il sole parmi qual esser sòle fiamma d'amor che n cor alto s'endonna, ma quando il dí si dole di lui che passo passo a dietro torni, veggio lei giunta a suoi perfecti giorni. 1989_4918_000383 di nostro ardir fra se stessa si sdegna onde amor paventoso. fugge al core, lasciando ogni sua impresa et piange, et trema. 1989_4918_000384 l'acqua chiara et sopra l'erba verde veduto viva et nel tronchon d'un faggio e n bianca nube sí fatta che leda avria ben detto che sua figlia perde come stella che l sol copre col raggio. 1989_4918_000385 non gravi al mio signor perch'io il ripreghi di dir libero un dí tra l'erba e i fiori, drez et rayson, es qu'ieu ciant e m demori ragione, è ben ch'alcuna volta io canti. 1989_4918_000386 ch'almen. da lunge m'apparisse il porto come lume di notte. in alcun porto vide mai d'alto mar nave, né legno, se non gliel tolse o tempestate o scogli. 1989_4918_000387 quel viso al quale et son nel mio dir parco: nulla cosa mortal pote aguagliarsi. i vidi, amor che begli occhi volgea. 1989_4918_000388 quel foco ch'i pensai che fosse spento dal freddo tempo et da l'età men fresca fiamma et martir ne l'anima rinfresca. 1989_4918_000389 quel sol che solo agli occhi miei resplende co i vaghi raggi anchor indi mi scalda a vespro tal qual era oggi per tempo. 1989_4918_000390 et chi mi sface sempre m'è inanzi per mia dolce pena. guerra è l mio stato d'ira et di duol piena et sol di lei, pensando ò qualche pace. 1989_4918_000391 bel viso ove amor inseme pose gli sproni e l fren, ond'el mi punge et volve come a lui piace, et calcitrar non vale. 1989_4918_000392 qual gratia, qual amore o qual destino mi darà penne in guisa di colomba ch'i mi riposi et levimi da terra. 1989_4918_000393 la stancha vecchiarella pellegrina raddoppia i passi et piú et piú s'affretta et poi, cosí soletta, al fin di sua giornata. 1989_4918_000394 non pò piú la vertú fragile et stanca. tante varïetati, omai soffrire che n un punto arde agghiaccia arrossa e nbianca. 1989_4918_000395 sol un giorno da presso, senza volger già mai rota superna, né pensasse d'altrui, né di me stesso. 1989_4918_000396 come al sol neve, come cera al foco et come nebbia al vento. et son già roco, donna, mercé chiamando et voi non cale, da gli occhi vostri uscío l colpo mortale contra cui non mi val tempo né loco. 1989_4918_000397 amor, con quanto sforzo oggi mi vinci. et se non ch'al desio cresce la speme, i cadrei morto. ove più viver, bramo io. 1989_4918_000398 corro spesso et rïentro colà donde piú largo il duol trabocchi et sien col cor punite ambe le luci ch'a la strada d'amor mi furon duci le treccie d'òr che devrien fare il sole d'invidia molta ir pieno. 1989_4918_000399 se la mia vita da l'aspro tormento si può tanto schermire et dagli affanni ch'i veggia per vertù de gli ultimi anni. donna. 1989_4918_000400 le trovo nel pensier, tanto tranquille che di null'altro mi rimembra, o cale l'aura soave che dal chiaro viso move col suon de le parole accorte per far dolce sereno ovunque spira. 1989_4918_000401 questa, se piú devota che non sòle col tedesco furor la spada cigne turchi, arabi et caldei, con tutti quei che speran nelli dèi di qua, dal mar che fa l'onde sanguigne, quanto sian da prezzar conoscer di. 1989_4918_000402 et disgombrava già di neve i poggi. l'aura amorosa che rinova il tempo et fiorian per le piagge, l'erbe e i rami. 1989_4918_000403 l'ora e l giorno ch'io le luci apersi nel bel nero et nel biancho che mi scaccir di là dove amor corse, novella d'esta vita che m addoglia. 1989_4918_000404 di che l suo proprio nome si deriva, tenesse vòlto per natura schiva a roma il viso et a babel le spalle. 1989_4918_000405 ma non in guisa che lo cor si stempre di soverchia dolcezza, com'io temo per quel ch'i sento. ov'occhio altrui non giugne. 1989_4918_000406 la terra piange e l sol ci sta lontano. che la sua cara amica ved'altrove allor riprende ardir. saturno et marte. 1989_4918_000407 ma quel benigno re che l ciel governa al sacro loco ove fo posto in croce, gli occhi, per gratia, gira onde nel petto al novo karlo spira. 1989_4918_000408 dove oggi alberga l'anima gentile, ch'ogni altro piacer vile sembiar mi fa sí forte. mi rimembra del portamento humile ch'allor fioriva et poi crebbe, anzi agli anni. cagion sola et riposo de miei affanni. 1989_4918_000409 se pur s'arma talor a dolersi l'anima a cui vien, mancho consiglio: ove l martir l'adduce in forse, rappella lei da la sfrenata voglia súbita vista. 1989_4918_000410 infin a l'ora extrema, ché bel fin fa chi ben amando more, come talora al caldo tempo sòle, semplicetta farfalla al lume, avezza. 1989_4918_000411 ch'ò sospirato sí gran tempo, che mai non incomincio assai per tempo per adequar col riso i dolor tanti. 1989_4918_000412 et quel che n altrui pena tempo si spende in qualche acto piú degno o di mano o d'ingegno, in qualche bella lode, in qualche honesto studio, si converta cosí. qua giú si gode et la strada del ciel si trova aperta. 1989_4918_000413 né mi vale spronarlo o dargli volta ch'amor per sua natura il fa restio. et poi che l fren per forza a sé raccoglie i. mi rimango in signoria di lui che, mal mio grado, a morte mi trasporta. 1989_4918_000414 ma cosí va chi sopra l ver s'estima da ora inanzi. ogni difesa è tarda, altra che di provar, s'assai o poco, questi preghi mortali: amore sguarda, non prego già, né puote aver piú loco. 1989_4918_000415 pura ch'acqueta l'aere et mette i tuoni in bando. amor ne l'alma ov'ella signoreggia, raccese l foco et spense la paura. che farrei dunque gli occhi suoi guardando. 1989_4918_000416 ma gli spiriti miei s'aghiaccian poi ch'i veggio, al departir, gli atti soavi torcer da me le mie fatali stelle. largata alfin co l'amorose chiavi, l'anima esce del cor per seguir voi, et con molto pensiero, indi si svelle. 1989_4918_000417 che non m'apre, né serra, né per suo mi riten, né scioglie il laccio et non m'ancide amore et non mi sferra, né mi vuol vivo, né mi trae d'impaccio. 1989_4918_000418 e l bel guardo sereno, ove i raggi d'amor sí caldi sono che mi fanno anzi tempo venir meno et l'accorte parole rade nel mondo o sole. 1989_4918_000419 ma fui ben fiamma ch'un bel guardo accense, et fui l'uccel che piú per l'aere poggia, alzando lei che ne miei detti honoro, né per nova figura, il primo alloro seppi lassar. 1989_4918_000420 et farmi una fontana a pie d'un faggio, gran tempo humido, tenni quel vïaggio chi udí mai d'uom vero nascer, fonte e parlo cose manifeste et conte. 1989_4918_000421 libere, in pace, passavam per questa vita mortal ch'ogni animal desia, senza sospetto di trovar fra via cosa ch'al nostr'andar fosse molesta, ma del misero stato ove noi semo condotte da la vita altra, serena, un sol conforto, et de la morte avemo. 1989_4918_000422 ma perch'io temo che sarrebbe un varco di pianto in pianto et d'una in altra guerra. di qua, dal passo anchor che mi si serra, mezzo rimango lasso et mezzo il varco. 1989_4918_000423 et tutti voi ch'amor laudate in rima al buon testor de gli amorosi detti, rendete honor ch'era smarrito in prima. 1989_4918_000424 lassai quel ch'i piú bramo et ò sí, avezza la mente a contemplar sola costei ch'altro non vede et ciò che non è, lei, già per antica usanza, odia et disprezza. 1989_4918_000425 o viva morte o dilectoso male. come puoi tanto in me, s'io no l consento, et s'io l consento a gran torto, mi doglio. 1989_4918_000426 da be rami scendea dolce ne la memoria. una pioggia di fior sovra l suo grembo et ella si sedea humile, in tanta gloria, coverta già de l'amoroso nembo. 1989_4918_000427 tanto che scoppia ed à fatti suoi dèi non giove et palla, ma venere et bacco, aspectando ragion, mi struggo et fiacco. 1989_4918_000428 a sé, mi chiama et scaccia, or mi tene in speranza et or in pena. or, alto or basso, il meo cor lasso mena onde l vago desir perde la traccia e l suo sommo piacer par che li spiaccia. 1989_4918_000429 invido et me superbo l'onor. tanto però lasso convensi che l'extremo del riso assaglia il pianto e nterrompendo quelli spirti accensi a me ritorni et di me stesso pensi. 1989_4918_000430 et voi sí, pronti a darmi angoscia et duolo, sospiri allor traete lenti et rotti. sola la vista mia del cor non tace. 1989_4918_000431 veggio la sera, i buoi tornare sciolti da le campagne et da solcati colli i miei sospiri a me perché non tolti, quando che sia, perché no, l grave giogo, perché dí et notte gli occhi miei son molli. 1989_4918_000432 et l'imagine. trovo di quel giorno che l pensier mio figura ovunque io sguardo se 1989_4918_000433 ché gentil pianta in arido terreno, par che si disconvenga et però lieta, naturalmente. quindi si diparte. 1989_4918_000434 ben vedi, omai. sí, come a morte corre ogni cosa creata. et quanto all'alma, bisogna ir lieve al periglioso varco. 1989_4918_000435 et prego ch'egli avanzi l'empia fortuna et temo no, chiuda anzi morte i begli occhi che parlar mi fanno. or qui son lasso et voglio esser altrove. 1989_4918_000436 ancor. torna sovente a trarne fore lagrime rare et sospir lunghi et gravi i. 1989_4918_000437 velo oïmè lasso. e quando fia quel giorno che, mirando il fuggir degli anni miei, esca del foco? et di sí, lunghe pene. 1989_4918_000438 et perché mitigato, nonché spento. né micha trovo il mio ardente desio tosto che, giunto a l'amorosa reggia, vidi onde nacque l'aura dolce et pura. 1989_4918_000439 perseguire e n disparte cercar gente et gradire che sparga l sangue et venda l'alma a prezzo. io parlo per ver dire, non per odio d'altrui, né per disprezzo. 1989_4918_000440 tra la spiga et la man qual muro è messo lasso, nol so, ma sí conosco io bene che per far piú dogliosa la mia vita, amor m'addusse in sí gioiosa spene. 1989_4918_000441 perché fai in lei, con disusata foggia, men per molto voler, le voglie intense? forse sí, come l nil d'alto, caggendo col gran suono, i vicin d'intorno assorda e l sole abbaglia chi ben fiso l guarda. 1989_4918_000442 et se questo mio ben durasse alquanto, nullo stato aguagliarse al mio porrebbe, ma forse altrui farrebbe. 1989_4918_000443 mai non vedute piú sotto le stelle, né sí pietose et sí dolci parole s'udiron mai, né lagrime. sí belle di sí belli occhi uscir vide mai l sole? 1989_4918_000444 questa che col mirar gli animi fura, m'aperse il petto e l cor prese con mano dicendo a me: di ciò non far parola. 1989_4918_000445 onde il dí vèn fore vola un augel che, sol senza consorte di volontaria morte, rinasce et tutto a viver si rinova. 1989_4918_000446 tempo, ben fra omai, d'avere spinto l'ultimo stral, la dispietata corda, ne l'altrui sangue già bagnato et tinto. et io ne prego amore et quella sorda che mi lassò de suoi color depinto. 1989_4918_000447 questi son que begli occhi che mi stanno sempre nel cor colle faville accese per ch'io, di lor parlando non mi stanco. 1989_4918_000448 per questi extremi, duo contrari et misti, or con voglie gelate, or con accese, stassi, cosí fra misera et felice. 1989_4918_000449 et parmi che pur dianzi fosse l principio di cotanto affanno: l'amar m'è dolce et util il mio danno e l viver grave. 1989_4918_000450 quando sarai del mio colore accorto, dirai: s'i guardo et giudico ben dritto. questi avea poco andare ad esser morto. 1989_4918_000451 et poi la mensa, ingombra di povere vivande, simili a quelle ghiande le qua, fuggendo, tutto l mondo honora. ma chi vuol si rallegri ad ora, ad ora. 1989_4918_000452 ponmi in cielo, od in terra od in abisso, in alto poggio, in valle ima et palustre, libero spirto od a suoi membri affisso. 1989_4918_000453 ma poi che l dolce riso humile et piano piú non asconde sue bellezze. nove le braccia a la fucina, indarno move l'antiquissimo fabbro ciciliano. 1989_4918_000454 non crede? non d'atra et tempestosa onda marina, fuggío in porto già mai stanco nocchiero. 1989_4918_000455 tosto che del mio stato fussi accorta. a me si volse in sí novo colore ch'avrebbe a giove, nel maggior furore, tolto l'arme di mano et l'ira morta. 1989_4918_000456 fuggendo la pregione ove amor m'ebbe molt'anni a far di me quel ch'a lui parve. donne mie, lungo fra a ricontarve quanto la nova libertà m'increbbe. 1989_4918_000457 et che l nobile ingegno che dal cielo per gratia tien de l'immortale apollo et l'eloquentia sua vertú qui mostri or con la lingua, or co'laudati incostri. 1989_4918_000458 io non fu d'amar voi lassato unquancho madonna, né sarò mentre ch'io viva, ma d'odiar me medesmo giunto a riva et del continuo lagrimar so stancho. 1989_4918_000459 già prima ebbe per voi l'entrata. amore, là onde anchor, come in suo albergo vène, noi gli aprimmo la via per quella spene che mosse d'entro da colui che more. 1989_4918_000460 sia scripto altrove. sí che mille penne ne son già stanche. et quasi in ogni valle rimbombi il suon de miei gravi sospiri ch'aquistan fede a la penosa vita. 1989_4918_000461 aspetto perch'io veggio, et mi spiace che natural mia dote a me non vale, né mi fa degno d'un sí caro sguardo. sforzomi d'esser, tale qual a l'alta speranza si conface et al foco gentil ond'io tutt'ardo. 1989_4918_000462 ch'i temo forte di mancar tra via et di cader in man del mio nemico. ben venne a dilivrarmi un grande amico, per somma et ineffabil cortesia. 1989_4918_000463 dicesette anni à già rivolto il cielo, poi che mprima, arsi et già mai non mi spensi, ma quando aven ch'al mio stato ripensi? 1989_4918_000464 poi ch'io li vidi in prima, senza lor a ben far non mossi un'orma. cosí gli ò di me, posti in su la cima, che l mio valor per sé falso s'estima. 1989_4918_000465 son animali al mondo de sí altera. vista che ncontra l sol, pur si difende. altri però, che l gran lume gli offende, non escon fuor se non verso la sera. 1989_4918_000466 poi che se sgombro de la maggior salma, l'altre puoi giuso agevolmente porre sallendo quasi un pellegrino scarco. 1989_4918_000467 non son come a voi par le ragion pari, ché pur voi foste ne la prima vista del vostro et del suo mal cotanto avari. 1989_4918_000468 col suo fuggir m'atrista. ma perché ben morendo honor s'acquista per morte, né per doglia. non vo che da tal nodo amor mi scioglia. 1989_4918_000469 era il giorno ch'al sol si scoloraro per la pietà del suo factore, i rai, quando i fui preso et non me ne guardai ché i be vostr'occhi donna mi legaro. 1989_4918_000470 le chiome a l'aura sparse et lei conversa indietro. veggio et cosí bella riede nel cor, come colei che tien la chiave. 1989_4918_000471 sí, contrari, vènti in frale barca. mi trovo in alto mar, senza governo. sí, lieve di saver d'error. sí, carca ch'i medesmo, non so quel ch'io mi voglio et tremo a mezza state ardendo. 1989_4918_000472 amor regge suo imperio senza spada. chi smarrita à la strada, torni indietro, chi non à albergo. posisi in sul verde. 1989_4918_000473 nel cominciar credia trovar parlando al mio ardente desire qualche breve riposo et qualche triegua. questa speranza ardire mi porse a ragionar quel ch'i'sentia or m'abbandona al tempo et si dilegua. 1989_4918_000474 che ngegno o stil non fia mai che l descriva, ma spesso a lui co la memoria torno. l'atto d'ogni gentil pietate adorno e l dolce amaro lamentar ch'i udiva. 1989_4918_000475 et anchor. poi trovai di quel mal fine et ritornai ne le terrene, membra, credo per piú dolore ivi sentire. i seguí tanto avanti il mio desire, ch'un dí cacciando sí com'io solea. 1989_4918_000476 et puossi, in bel soggiorno, esser molesto, il sempre sospirar nulla releva già su per l'alpi, neva d'ogn ntorno et è già presso al giorno. ond'io son desto. 1989_4918_000477 ove piangiamo il nostro et l'altrui torto la condurrà de lacci antichi, sciolta per drittissimo calle al verace orïente, ov'ella è volta. 1989_4918_000478 or vestirsi, honestate, or leggiadria, or manseta, or disdegnosa et fera, qui cantò dolcemente et qui s'assise. 1989_4918_000479 i tratto a forza et e d'amore scorto egli in ierusalem et io in egipto. ma sofferenza è nel dolor, conforto ché per lungo uso già fra noi prescripto. 1989_4918_000480 et non s'aspira al glorïoso regno. certo, in piú salda nave, benigne stelle che compagne fersi al fortunato fianco quando l bel parto giú nel mondo scórse. 1989_4918_000481 or questo è quel che piú ch'altro n'atrista che perfetti giudicii son sí rari, et d'altrui colpa, altrui biasmo s'acquista. 1989_4918_000482 canzon. chi tua ragion chiamasse obscura, di non ò cura perché tosto. spero ch'altro messaggio, il vero, farà in piú chiara voce. manifesto i venni sol per isvegliare altrui. 1989_4918_000483 selve, sassi, campagne, fiumi et poggi. quanto è creato vince et cangia il tempo. ond'io cheggio perdono a queste frondi, se rivolgendo poi molt'anni il cielo. 1989_4918_000484 piú carta vergo poi che, per mio destino, a dir mi sforza quell'accesa voglia che m'à sforzato a sospirar mai sempre. 1989_4918_000485 et prendo allor del vostr'aere conforto che l fa gir oltra dicendo: oimè lasso. poi, ripensando al dolce, ben ch'io lasso al camin lungo et al mio viver corto, fermo le piante, sbigottito et smorto. 1989_4918_000486 vivrommi un tempo, omai, ch'al viver mio tanta virtute à sol, un vostro sguardo, et poi morrò s'io non credo al desio. 1989_4918_000487 parlando àn triegua et al dolor soccorro, dico che perch'io miri mille cose diverse. attento et fiso sol una donna veggio e l suo bel viso. 1989_4918_000488 ove porge ombra un pino alto od un colle talor, m'arresto et, pur nel primo sasso, disegno co la mente il suo bel viso. 1989_4918_000489 vergognando talor ch'ancor si taccia donna. per me vostra bellezza in rima, ricorro al tempo ch'i vi vidi prima, tal che null'altra fia mai che mi piaccia. 1989_4918_000490 solo d'un lauro tal selva verdeggia che l mio adversario, con mirabil arte, vago fra i rami ovunque vuol m'adduce. 1989_4918_000491 or volge, signor mio, l'undecimo anno ch'i fui sommesso al dispietato giogo che sopra i piú soggetti è piú feroce. miserere del mio non degno affanno. 1989_4918_000492 cortesia fe né la potea far. poi che fu disceso a provar caldo et gielo et del mortal sentiron gli occhi suoi. 1989_4918_000493 s'io esca vivo de dubbiosi scogli et arrive il mio exilio ad un bel fine ch'i sarei vago di voltar la vela et l'anchore gittar in qualche porto, se non ch'i ardo come acceso legno. 1989_4918_000494 nel fondo del mio cor gli occhi tuoi porgi a te palese, a tutt'altri coverto. sai quel che per seguirte ò già sofferto. 1989_4918_000495 et come già se de miei rari amici, donna, vedrai per segno che farà gli occhi tuoi via piú felici. i volea dir quest'è impossibil cosa. 1989_4918_000496 in me, movendo de begli occhi i rai crïa d'amor, penseri atti et parole. ma come ch'ella gli governi. o volga primavera, per me pur non è mai. 1989_4918_000497 grave soma è un mal fio a mantenerlo. quando posso mi spetro et sol mi sto fetonte. odo che n po cadde et morío. 1989_4918_000498 dentro pur foco et for candida neve sol. con questi pensier, con altre chiome, sempre piangendo, andrò per ogni riva. 1989_4918_000499 et s'i ò alcun dolce. è dopo tanti amari che per disdegno il gusto si dilegua altro. mai di lor gratie non m'incontra la. 1989_4918_000500 poi ch'alquanto di lei veggi'or piú inanzi, i'dico che pur dianzi qual io non l'avea vista infin allora. 1989_4918_000501 però, signor mio caro, aggiate cura che similmente non avegna a voi l'orsa rabbiosa per gli orsacchi suoi che trovaron di maggio, aspra pastura. 1989_4918_000502 uno spirto celeste, un vivo sole, fu quel ch'i vidi. et se non fosse or, tale piagha per allentar d'arco non sana. 1989_4918_000503 rodano hibero ren sena albia era hebro, non edra abete pin faggio o genebro poria l foco allentar. che l cor tristo ange. 1989_4918_000504 miseri a voi. che vale. me v'era che da noi fosse il defecto. amate belle, gioveni et leggiadre. 1989_4918_000505 onde al vero valor conven ch'uom poggi piú. 1989_4918_000506 cosí mancando vo di giorno in giorno. sí, chiusamente ch'i sol me n'accorgo. et quella che guardando il cor mi strugge a pena infin a qui l'anima, scorgo, né so quanto fia meco il suo soggiorno. 1989_4918_000507 spiega l'ale. se l dolce sguardo di costei m'ancide et le soavi parolette accorte et s'amor sopra me la fa sí forte sol quando parla over quando sorride. 1989_4918_000508 da begli occhi un piacer: sí caldo piove ch'i non curo altro ben né bramo altr'ésca et co l'andar et col soave sguardo s'accordan le dolcissime parole et l'atto manseto humile et tardo. 1989_4918_000509 e l suo parlare, e l bel viso et le chiome mi piacquen. sí ch'i l'ò dinanzi agli occhi ed avrò sempre, ov'io, sia in poggio o n riva. 1989_4918_000510 e scorto d'un soave et chiaro lume, tornai sempre devoto ai primi rami, et quando a terra son sparte le frondi et quando il sol fa verdeggiar i poggi, 1989_4918_000511 e perché l mio martir non giunga a riva. mille volte il dí moro et mille nasco tanto da la salute mia. son lunge come. 1989_4918_000512 se pur sua asprezza o mia stella n'offende, sarem fuor di speranza. et fuor d'errore dir se pò ben per voi, non forse a pieno? 1989_4918_000513 tutta lieta si volse, et ben vorrei che mai non fosse inver di me piú fera súbito, in alleggrezza si converse la gelosia che n su la prima vista per sí alto adversario al cor mi nacque. 1989_4918_000514 qui mi sto solo et come amor m'invita or rime et versi, or colgo herbette et fiori. seco parlando et a tempi migliori sempre pensando, et questo sol m'aita. 1989_4918_000515 et non so fare schermi di luoghi tenebrosi o d ore tarde. però, con gli occhi lagrimosi e nfermi, mio destino a vederla mi conduce et so ben ch'i vo dietro a quel che m'arde. 1989_4918_000516 e l sasso ove, a gran dí pensosa, siede madonna et sola seco si ragiona con quanti luoghi sua bella persona coprí mai d'ombra o disegnò col piede. 1989_4918_000517 ivi accusando il fugitivo raggio a le lagrime triste, allargai l freno et lasciaile cader come a lor parve. né già mai neve sotto al sol disparve, com'io sentí me tutto venir meno. 1989_4918_000518 so come i dí, come i momenti et l'ore ne portan gli anni et non ricevo inganno, ma forza assai maggior che d'arti maghe. 1989_4918_000519 cesare taccio che per ogni piaggia fece l'erbe sanguigne di lor vene, ove l nostro ferro mise or par non so per che stelle maligne che l cielo in odio n'aggia vostra mercé, cui tanto si commise. 1989_4918_000520 mi lece ascoltar chi non ragiona de la mia morte, et solo del suo nome. vo empiendo l'aere che sí dolce sona. 1989_4918_000521 et se mai da la via dritta mi torsi duolmene forte. assai, piú ch'i non mostro, ma se de l'esser vostro fossi degno udir piú del desir ardo. 1989_4918_000522 donna mi priegha per ch'io voglio dire vaghi pensier, che cosí, passo, passo scorto, m'avete a ragionar. 1989_4918_000523 o voi che travagliate. ecco l camino, venite a me. se l passo altri non serra. 1989_4918_000524 lontano, mostrossi a noi qual huom per doglia, insano che molto amata cosa non ritrove. et cosí tristo standosi in disparte. 1989_4918_000525 tornar non vide il viso. che laudato sarà. s'io vivo in piú di mille carte et pietà. lui medesmo avea cangiato, sí che begli occhi lagrimavan parte. 1989_4918_000526 et mi condusse vergognoso et tardo a riveder gli occhi leggiadri, ond'io, per non esser lor grave, assai mi guardo. 1989_4918_000527 già roma. or, babilonia, falsa et ria, per cui tanto si piange et si sospira o fucina d'inganni. o pregion dira: 1989_4918_000528 ch'i pur non ebbi anchor, non dirò lieta, ma riposata un'hora né per volger di ciel né di pianeta. quando vede l pastor calare i raggi del gran pianeta al nido ov'egli alberga. 1989_4918_000529 grado. oimè, perché sí rado mi date quel dond'io mai non son satio perché non piú sovente. mirate qual amor di me fa stracio. 1989_4918_000530 il cor che mal suo grado a torno mando, è con voi, sempre in quella valle aprica ove l mar nostro piú, la terra implica l'altrier. da lui partimmi lagrimando i da man manca e tenne il camin dritto. 1989_4918_000531 ahi dolorosa sorte. lo star mi strugge e l fuggir non m'aita. ma se maggior paura non m'affrenasse, via corta et spedita, trarrebbe a fin questa aspra pena et dura. 1989_4918_000532 llui. s'io credesse per morte essere scarco del pensiero amoroso che m'atterra, colle mie mani. avrei già posto in terra queste mie membra noiose et quello incarco. 1989_4918_000533 al destinato, dí sotto quell'arme che gli dà il tempo, amor vertute e l sangue. gridando d'un gentil desire, avampo col signor mio. 1989_4918_000534 per lagrime ch'i spargo a mille, a mille. conven che l duol per gli occhi si distille dal cor ch'à seco le faville et l'ésca. non pur qual fu, ma pare a me che cresca qual foco. non avrian. 1989_4918_000535 che sempre m'è sí presso et sí lontano. poscia fra me pian piano, che sai tu lasso. forse in quella parte or di tua lontananza si sospira et in questo penser l'alma respira. 1989_4918_000536 l'opra fu ben di quelle che nel cielo si ponno, imaginar non qui tra noi, ove le membra fanno a l'alma velo. 1989_4918_000537 et gli occhi vaghi, fien cagion ch'io pèra. di questa fera angelica innocente, surge nel mezzo giorno una fontana e tien nome dal sole. 1989_4918_000538 ahi, crudo amor, ma tu allor piú mi nforme a seguir d'una fera che mi strugge la voce e i passi et l'orme, et lei non stringi, che s'appiatta et fugge. 1989_4918_000539 allor fui preso et non mi spiacque. poi sí, dolce lume uscia degli occhi suoi. non 1989_4918_000540 che grave colpa fia d'ambeduo noi, et tanto piú de voi quanto piú v'ama a. 1989_4918_000541 ben provide natura al nostro stato quando de l'alpi schermo pose fra noi et la tedesca rabbia. ma l desir cieco e ncontr'al suo ben fermo s'è poi tanto ingegnato ch'al corpo sano à procurato scabbia. 1989_4918_000542 mi chiuse tra l bel verde e l dolce ghiaccio, tal ch'i depinsi poi per mille valli l'ombra. ov'io fui ché né calor, né pioggia, né suon curava di spezzata nebbia. 1989_4918_000543 non è proprio valor che me ne scampi, ma la paura, un poco, che l sangue vago per le vene agghiaccia, risalda l cor perché piú tempo avampi. 1989_4918_000544 baldacco. gl'idoli suoi sarranno in terra sparsi et le torre superbe al ciel nemiche. e i suoi torrer di for come dentro arsi. 1989_4918_000545 per quella ch'alcun tempo mosse invano i suoi sospiri et or gli altrui. commove poi che, cercando stanco, non seppe ove s'albergasse: da presso o di lontano. 1989_4918_000546 italia mia, benché l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo sí spesse, veggio, piacemi almen. 1989_4918_000547 ben ch'a voler chiuder in versi suo laudi fra stancho, chi piú degna la mano a scriver: porse qual cella è di memoria in cui s'accoglia quanta vede vertú, quanta beltade. 1989_4918_000548 vano perch'ogni mia fortuna, ogni mia sorte, mio ben, mio male et mia vita et mia morte, quei che solo il pò far l'à posto in mano. 1989_4918_000549 furando l cor, che fu già cosa dura, et me tenne un ch'or. son diviso et sparso un sasso a trar piú scarso carne che ferro. o cruda mia ventura che n carne, essendo veggio trarmi a riva ad una viva, dolce calamita, né l'extremo. 1989_4918_000550 come col balenar tona in un punto, cosí fu io, de begli occhi lucenti et d'un dolce saluto inseme aggiunto la 1989_4918_000551 di tai quattro faville, et non già sole, nasce l gran foco di ch'io vivo. et ardo che son fatto un augel notturno al sole. 1989_4918_000552 in picciol tempo passa. ogni gran pioggia e l caldo fa sparir le nevi e l ghiaccio di che vanno superbi in vista i fiumi. 1989_4918_000553 vera. piovonmi amare lagrime dal viso con un vento angoscioso di sospiri, quando in voi adiven che gli occhi giri, per cui, sola dal mondo, i son diviso. 1989_4918_000554 de l'humor di quel sasso altro pianeta, conven ch'i segua et del mio campo mieta lappole et stecchi co la falce adunca. 1989_4918_000555 or mi ritrovo, pien di sí diversi piaceri in quel saluto, ripensando che duol, non sento né sentí. ma poi, 1989_4918_000556 et fera donna che con gli occhi suoi et con l'arco a cui sol per segno piacqui, fe la piaga. onde, amor teco, non tacqui che con quell'arme risaldar la pi. 1989_4918_000557 stelle noiose fuggon d'ogni parte, disperse dal bel viso inamorato, per cui lagrime molte son già sparte. 1989_4918_000558 ch'i nol cangiassi ad una rivolta d'occhi. ond'ogni mio riposo vien come ogni arbor, vien da sue radici vaghe faville, angeliche, beatrici de la mia vita, ove l piacer s'accende. 1989_4918_000559 che n vista ella si mostra humile, promettendomi pace. ne l'aspetto, ma poi ch'i vengo a ragionar co llei, benignamente, assai par che m'ascolte se risponder savesse a detti miei. 1989_4918_000560 prendete or a la fine, breve conforto a sí, lungo martiro io. 1989_4918_000561 i dicea fra mio cor perché paventi. ma non fu prima, dentro il penser giunto, che i raggi- ov'io mi struggo- eran presenti? 1989_4918_000562 pregovi, siate accorti, ché già vi sfida amore, ond'io sospiro, morte pò chiuder sola a miei penseri l'amoroso camin che gli conduce al dolce porto de la lor salute. 1989_4918_000563 con lei foss'io da che si parte il sole et non ci vedess'altri che le stelle sol una nocte et mai non fosse l'alba, et non se transformasse in verde selva per uscirmi di braccia come il giorno ch'apollo la seguia qua giú per terra. 1989_4918_000564 diròl come persona a cui ne calse e che l notai là sopra l'acque salse tra la riva toscana et l'elba et giglio. 1989_4918_000565 tempo non mi parea da far riparo contra colpi d'amor, però m'andai secur, senza sospetto, onde i miei guai nel commune dolor s'incominciaro. 1989_4918_000566 arder dí et notte. et quanto è l dolce male. né n penser cape nonche n versi o n rima, l'altra non già, ché l mio bel foco è tale. 1989_4918_000567 et par ben ch'io m'ingegni che di lagrime pregni sien gli occhi miei, sí, come l cor di doglia. et perché a cciò m'invoglia ragionar de begli occhi, né cosa è che mi tocchi o sentir mi si faccia cosí a dentro. 1989_4918_000568 in tante parti. et sí bella la veggio che se l'error durasse altro, non cheggio i l'ò piú volte. or, chi fia che mi l creda. 1989_4918_000569 s'al ben veloce et al contrario tardo. dispregiator di quanto l mondo brama per solicito studio posso farme? 1989_4918_000570 lagrima anchor, non mi bagnava il petto né rompea il sonno, et quel che in me non era mi pareva un miracolo in altrui. lasso che son, che fui la vita, el fin e l dí loda la sera. 1989_4918_000571 or dentro, ad una gabbia, fiere selvagge et mansete gregge, s'annidan sí che sempre il miglior geme, et è questo del seme per piú dolor del popol senza legge al qual, come si legge, 1989_4918_000572 e i naviganti in qualche chiusa valle gettan le membra poi che l sol s'asconde sul duro legno et sotto a l'aspre gonne. 1989_4918_000573 ovunque gli occhi volgo trovo un dolce, sereno, pensando. qui, percosse il vago lume. qualunque herba o fior colgo, credo che nel terreno aggia radice ov'ella. ebbe in costume gir fra le piagge e l fiume. 1989_4918_000574 tra le chiome de l'òr nascose il laccio al qual mi strinse amore et da begli occhi mosse il freddo ghiaccio che mi passò nel core, con la vertú d'un súbito splendore che d'ogni altra sua voglia sol rimembrando. 1989_4918_000575 onde questa gentil donna si parte, ivi la vide et la ritrasse in carte per far fede qua giú del suo bel viso. 1989_4918_000576 risospinto allor errai quando l'antica strada di libertà mi fu precisa et tolta, ché mal si segue ciò ch'agli occhi agrada. 1989_4918_000577 qui si rivolse et qui rattenne il passo. qui, co begli occhi, mi trafisse il core, qui disse una parola et qui sorrise. qui cangiò l viso in questi pensier lasso nocte et dí: tiemmi il signor nostro amore. 1989_4918_000578 mai candide rose con vermiglie in vasel d'oro. vider gli occhi miei, allor allor da vergine man colte veder, pensaro, il viso di colei ch'avanza tutte l'altre meraviglie con tre belle excellentie in lui raccolte. 1989_4918_000579 non di peneo, ma d'un piú altero fiume e n duo rami mutarsi ambe le braccia. né meno anchor m agghiaccia l'esser coverto poi di bianche piume allor che folminato et morto, giacque il mio sperar che tropp'alto montava. 1989_4918_000580 fummo alcun tempo. et or siam giunte a tale che costei batte l'ale per tornar a l'anticho suo ricetto: i per me sono un'ombra. 1989_4918_000581 anno m'abbaglian piú che l primo giorno. assai, et l'imagine lor son sí cosparte che volver non mi posso. ov'io non veggia o quella o simil indi accesa luce. 1989_4918_000582 però che con atti acerbi et rei del mio ben pianga et del mio pianger rida poria cangiar sol un de pensier mei. 1989_4918_000583 rode sé dentro e i denti et l'unghie endura per vendicar suoi danni sopra noi. mentre l novo dolor dunque l'accora, non riponete l'onorata spada. 1989_4918_000584 venni fuggendo la tempesta e l vento. c'ànno súbito fatto il tempo rio. qui son securo et vo vi dir perch'io non come soglio il folgorar pavento. 1989_4918_000585 ascose. non perch'io non m'aveggia quanto mia laude è ngiurïosa a voi, ma contrastar non posso al gran desio lo quale è n me da poi ch'i vidi quel che pensier non pareggia. 1989_4918_000586 benedetta la chiave che s'avvolse al cor et sciolse l'alma et scossa l'ave di catena. sí grave e nfiniti sospir del mio sen tolse. 1989_4918_000587 poi seguirò. sí, come a lui ne ncrebbe troppo altamente e che di ciò m'avvenne, di ch'io son facto. a molta gente exempio benché l mio duro scempio. 1989_4918_000588 vuol m'adduce aventuroso piú d'altro terreno. ov'amor, vidi già fermar le piante ver me, volgendo quelle luci sante che fanno intorno a sé l'aere sereno. 1989_4918_000589 e l mio di lui sperar fallace et scemo. i dico a miei pensier: non molto. andremo d'amor parlando omai, ché l duro et greve terreno, incarco come frescha neve, si va struggendo. 1989_4918_000590 per farsi, come a te, di fama. eterno che puoi drizzar, s'i non falso. discerno in stato la piú nobil monarchia. quanta gloria ti fia dir gli altri. l'aitr giovene et forte. 1989_4918_000591 qual vaghezza di lauro. qual di mirto. povera et nuda vai philosophia dice: la turba al vil guadagno intesa, pochi compagni avrai per l'altra via. tanto ti prego, piú gentile spirto, non lassar la magnanima tua impresa. 1989_4918_000592 mercé da tutti sette i colli. 1989_4918_000593 in cui luxuria fa l'ultima prova per le camere tue. fanciulle et vecchi vanno trescando et belzebub in mezzo, co mantici et col foco, eccoli, specchi. 1989_4918_000594 pasco l cor di sospir, ch'altro non chiede. e di lagrime vivo a pianger nato. né di ciò duolmi, perché in tale stato è dolce il pianto piú ch'altri, non crede? 1989_4918_000595 ma molto piú di quel che per inanzi de la dolce et acerba mia nemica è bisogno ch'io dica, benché sia tal ch'ogni parlare avanzi. 1989_4918_000596 torno dov'arder, vidi le faville che l foco del mio cor fanno immortale, ivi m'acqueto et son condotto a tale ch'a nona, a vespro, a l'alba et a le squille. 1989_4918_000597 alcun è che risponde a chi nol chiama altri. chi il prega si delegua et fugge. altri al ghiaccio si strugge, altri dí et notte la sua morte brama. 1989_4918_000598 il bel viso dagli angeli aspectato, ma 1989_4918_000599 questi, in vecchiezza, la scampò da morte. sopra l monte tarpeio canzon, vedrai un cavalier ch'italia tutta honora, pensoso piú d'altrui che di se stesso. 1989_4918_000600 fuggia le tue mani et per camino, agitandom'i vènti e l ciel et l'onde m'andava, sconosciuto et pellegrino quando ecco i tuoi ministri. 1989_4918_000601 aprasi la pregione, ov'io son chiuso et che l camino a tal vita mi serra. poi mi rivolgo a la mia usata guerra, ringratiando natura e l dí ch'io nacqui. 1989_4918_000602 quando ti ruppi al cor tanta durezza mi rendon l'arco ch'ogni cosa spezza. forse non avrai sempre il viso asciutto. ch'i mi pasco di lagrime, et tu l sai. 1989_4918_000603 matina a terza di voi. pensate et vederete come tien caro altrui, che tien sé cosí vile latin, sangue gentile. 1989_4918_000604 io non credea, per forza di sua lima, che punto di fermezza o di valore mancasse mai ne l'indurato core. 1989_4918_000605 non me n'avidi lasso se non quando fui in lor forza et or, con gran fatica, chi l crederà? perché giurando i l dica: in libertà, ritorno sospirando. 1989_4918_000606 sgombra da te queste dannose some. non far idolo un nome vano senza soggetto, ché l furor de lassú gente ritrosa vincerne d'intellecto. peccato è nostro et non natural cosa. 1989_4918_000607 ch'è stella in terra et come in lauro foglia, conserva verde il pregio d'onestade ove non spira folgore né indegno vento mai che l'aggrave. 1989_4918_000608 sfide. però s'i tremo et vo col cor gelato qualor veggio cangiata sua figura. questo temer d'antiche prove è nato. 1989_4918_000609 ben veggio io di lontano, il dolce lume ove per aspre vie mi sproni et giri, ma non ò come tu da volar piume. 1989_4918_000610 lasso che fia. se forse ella divide, o per mia colpa o per malvagia sorte, gli occhi suoi da mercé, sí che di morte, là dove or m'assicura, allor mi sfide. 1989_4918_000611 ch'a quei preghi il mio lume era sparito ed io, non ritrovando intorno, intorno ombra di lei, né pur de suoi piedi, orma come huom che tra via dorma, gittaimi stancho sovra l'erba un giorno. 1989_4918_000612 s'egli è pur mio destino e l cielo in ciò s'adopra, ch'amor quest'occhi lagrimando, chiuda qualche gratia il meschino corpo fra voi ricopra et torni l'alma al proprio albergo ignuda. 1989_4918_000613 l'aura soave a cui governo et vela commisi, entrando a l'amorosa vita et sperando venire a miglior porto, poi mi condusse in piú di mille scogli. 1989_4918_000614 speranza m'assicura che fai alma che pensi, avrem mai pace, avrem mai tregua od avrem guerra eterna. 1989_4918_000615 et ella che remosso, avea già il velo dinanzi a miei. mi disse: amico, or vedi com'io son bella et chiedi quanto par si convenga agli anni tuoi. 1989_4918_000616 i benedico il loco e l tempo. et l'ora che sí alto miraron gli occhi mei et dico: anima assai ringratiar di che fosti a tanto honor degnata allora. 1989_4918_000617 se tu avessi ornamenti quant'ài voglia poresti arditamente uscir del boscho et gir in fra la gente in 1989_4918_000618 a ciò che l rimembrar piú mi consumi. et quanto era mia vita allor, gioiosa, m'insegni la presente, aspra et noiosa. 1989_4918_000619 ma ben veggio or sí, come al popol tutto favola, fui gran tempo onde sovente di me medesmo meco mi vergogno. et del mio vaneggiar vergogna è l frutto e l pentersi e l conoscer chiaramente che quanto piace al mondo è breve sogno. 1989_4918_000620 fuggir disposi gl invescati rami. tosto ch'incominciai di veder lume. tanto mi piacque prima il dolce lume. 1989_4918_000621 fiamma i sospir le lagrime cristallo ove. 1989_4918_000622 questa è la vista ch'a ben far m'induce et che mi scorge al glorïoso fine, questa sola dal vulgo m'allontana. 1989_4918_000623 ché poria questa il ren qualor piú agghiaccia: arder con gli occhi et rompre ogni aspro scoglio. et à sí egual a le bellezze. orgoglio che di piacer altrui, par che le spiaccia. 1989_4918_000624 o grandi scipïoni, o fedel bruto, quanto v'aggrada s'egli è anchor venuto romor. là giú del ben locato officio, come cre che fabritio si faccia lieto udendo la novella et dice: roma mia sarà anchor bella. 1989_4918_000625 poser nel vivo lume in cui natura si specchia e l sol ch'altrove par non trova l'opra è sí, altera, sí, leggiadra et nova. che mortal guardo in lei, non s'assecura. 1989_4918_000626 qual fior cadea sul lembo, qual su le treccie bionde. ch'oro, forbito et perle eran quel dí a vederle, qual si posava in terra et qual, su l'onde, qual con un vago errore girando, parea dir: qui regna amore. 1989_4918_000627 crudeli stelle et orïone armato spezza a tristi nocchier governi et sarte. eolo a neptuno et a giunon turbato, fa sentire et a noi come si parte. 1989_4918_000628 ovunque ella sdegnando gli occhi gira. che di luce privar mia vita spera. le mostro i miei pien d'umiltà. sí vera ch'a forza ogni suo sdegno indietro tira. 1989_4918_000629 indi, trahendo poi l'antiquo fianco per l'extreme giornate di sua vita, quanto piú pò col buon voler s'aita rotto dagli anni et dal cammino stanco. 1989_4918_000630 tu te ne vai col mio mortal sul corno, l'altro coverto d'amorose piume, torna volando al suo dolce soggiorno. 1989_4918_000631 sí, mi governa il velo che, per mia morte, et al caldo et al gielo de be vostr'occhi, il dolce lume adombra se. 1989_4918_000632 questi son que begli occhi che l'imprese del mio signor victorïose fanno in ogni parte et piú sovra l mio fianco. 1989_4918_000633 mi fec'io quando primier m'accorsi de la trasfigurata mia persona e i capei vidi far di quella fronde di che sperato avea già lor corona e i piedi in ch'io mi stetti et mossi et corsi, com'ogni membro a l'anima risponde, diventar due radici sovra l'onde. 1989_4918_000634 mi mossi e quella fera bella et cruda in una fonte ignuda. si stava quando l sol piú forte ardea. io, perché d'altra vista non m'appago, stetti a mirarla. ond'ella ebbe vergogna. 1989_4918_000635 se si posasse sotto al quarto nido, ciascuna de le tre saria men bella et essa sola avria la fama e l grido. 1989_4918_000636 né del vulgo mi cal, né di fortuna, né di me molto, né di cosa vile. né dentro sento, né di fuor gran caldo. 1989_4918_000637 dal cor, l'anima stanca, si scompagna per gir nel paradiso suo terreno, poi, trovandol di dolce et d'amar pieno. 1989_4918_000638 trarrei per forza et mille alti desiri raccenderei ne la gelata mente e l bel viso vedrei cangiar sovente et bagnar gli occhi et piú pietosi giri far come suol chi de gli altrui martiri. 1989_4918_000639 signor, mirate come l tempo vola et sí, come la vita fugge et la morte n'è sovra le spalle. voi siete or qui. pensate a la partita ché l'alma ignuda et sola. 1989_4918_000640 oltra la vista agli orecchi, orna e nfinge sue voci vive et suoi sancti sospiri. amor e l ver fur meco a dir che quelle ch'i vidi eran bellezze al mondo sole. 1989_4918_000641 questa, per mille strade, sempre inanzi, mi fu leggiadra altera solo per lei. tornai da quel ch'i era, poi ch'i soffersi gli occhi suoi da presso. 1989_4918_000642 riposto mio bene et quel che segue: or pace, or guerra, or triegue, mai non m'abbandonate in questi panni. 1989_4918_000643 riposate su l'un signor mio caro et siate ormai di voi stesso piú avaro a quel crudel che suoi seguaci imbiancha. 1989_4918_000644 cercate dunque fonte piú tranquillo, ché l mio d'ogni liquor sostene inopia, salvo di quel che, lagrimando, stillo. 1989_4918_000645 non temo già che piú mi strazi o scempie, né mi ritenga perch'anchor m'invischi né m'apra il cor perché di fuor l'incischi con sue saette velenose et empie. 1989_4918_000646 i dí miei fien lagrimosi et manchi ché gran duol rade volte aven che nvecchi, ma piú ne colpo i micidiali specchi che n vagheggiar voi stessa avete stanchi. 1989_4918_000647 et vedrai ne la morte de mariti, tutte vestite a brun, le donne perse, et tinto in rosso il mar di salamina et non pur questa misera rina del popol infelice. 1989_4918_000648 l sovrastar ne la pregion terrestra. cagion m'è lasso d'infiniti mali et piú mi duol che fien meco immortali. poi che l'alma dal cor non si scapestra. 1989_4918_000649 quel vago impallidir che l dolce riso d'un'amorosa nebbia ricoperse, con tanta maiestade al cor s'offerse che li si fece incontr'a mezzo l viso. 1989_4918_000650 indi i miei danni. a misurar con gli occhi comincio e ntanto, lagrimando sfogo di dolorosa nebbia, il cor condenso alor ch'i miro et penso quanta aria dal bel viso mi diparte. 1989_4918_000651 et del suo error. quando non val si pente et le rose vermiglie in fra le neve. mover da l'òra et discovrir l'avorio che fa di marmo chi da presso l guarda. 1989_4918_000652 perché inchinare a dio molto convene le ginocchia et la mente che gli anni tuoi riserva a tanto bene. tu vedrai italia, et l'onorata riva canzon ch'agli occhi miei cela et contende: non mar, non poggio o fiume. 1989_4918_000653 ché del cor mi rade ogni delira impresa et ogni sdegno fa l veder lei soave di quanto per amor già mai soffersi. et aggio a soffrir ancho fin che mi sani l cor colei che l morse. 1989_4918_000654 et perché pria tacendo? non m'impetro certo cristallo o vetro. non mostrò mai di fore nascosto altro colore. 1989_4918_000655 io penso se là suso, onde l motor eterno de le stelle degnò mostrar del suo lavoro in terra. son l'altr'opre sí belle. 1989_4918_000656 che reservato m'ànno a tanto bene et lei ch'a tanta spene, alzò il mio cor ché nsin allor io giacqui a me, noioso et grave. 1989_4918_000657 ardendo lei che come un ghiaccio stassi et non lascia in me dramma che non sia foco et fiamma, però ch'amor mi sforza et di saver mi spoglia. parlo in rime aspre et di dolcezza ignude. 1989_4918_000658 là dove piú mi dolse, altri si dole et dolendo adolcisse il mio dolore. ond'io ringratio amore che piú nol sento et è non men che suole. 1989_4918_000659 se l pensier che mi strugge com'è pungente et saldo cosí vestisse d'un color conforme, forse tal m'arde et fugge. 1989_4918_000660 ch'anzi al mio dí mi trasportava. al fine poi piacque a lui che mi produsse in vita chiamarme tanto indietro da li scogli. 1989_4918_000661 ora, veggendo come l duol m'affrena. quel che mi fanno i miei nemici anchora non è per morte, ma per piú mia pena. poi. 1989_4918_000662 et d'una bianca mano ancho. mi doglio ch'è stata sempre accorta a farmi noia et contra gli occhi miei s'è fatta scoglio. 1989_4918_000663 pur mi darà tanta baldanza, amore ch'i vi discovrirò de mei martiri. qua sono stati gli anni e i giorni et l'ore. et se l tempo è contrario ai be desiri, non fia ch'almen non giunga al mio dolore alcun soccorso di tardi sospiri. 1989_4918_000664 e se qui la memoria non m'aita, come suol fare iscúsilla i martiri, et un penser che solo angoscia dàlle, tal ch'ad ogni altro fa voltar le spalle e mi face oblïar me stesso a forza, ché tèn di me quel d'entro et io la scorza. 1989_4918_000665 ch'a giove tolte son l'arme di mano temprate in mongibello, a tutte prove. et sua sorella par che si rinove nel bel guardo d'apollo, a mano a mano. 1989_4918_000666 et solo ivi, con voi, rimanse amore. quanta dolcezza unquancho fu in cor d'aventurosi amanti, accolta tutta in un loco. a quel ch'i sento, è nulla. 1989_4918_000667 in una valle chiusa d'ogni ntorno ch'è refrigerio de sospir miei lassi giunsi sol com amor pensoso et tardo. ivi non donne, ma fontane et sassi. 1989_4918_000668 quante montagne et acque, quanto mar, quanti fiumi m'ascondon, que duo lumi, che quasi un bel sereno a mezzo l die fer le tenebre mie. 1989_4918_000669 pascomi di dolor, piangendo, rido egualmente. mi spiace morte et vita in questo stato. son donna per voi. 1989_4918_000670 m'ài, partendoti da me, mostrato quale era l mio stato quando il primo strale fece la piagha. ond'io non guerrò mai. 1989_4918_000671 da l'un lato, il sole, io da l'altro. era poi che s'accorse, chiusa da, la spera de l'amico piú bello agli occhi miei. 1989_4918_000672 riso m'aveano et sí, diviso da l'imagine vera ch'i dicea, sospirando qui come venn'io o quando, credendo d'esser in ciel, non là dov'era, da indi in qua mi piace questa herba. sí, ch'altrove non ò pace. 1989_4918_000673 subitamente s'è da noi partita et, per quel ch'io ne speri, al ciel salita sí furon gli atti suoi, dolci soavi. 1989_4918_000674 hebeno, i cigli et gli occhi eran due stelle, onde amor l'arco non tendeva in fallo. perle et rose vermiglie, ove l'accolto dolor formava ardenti voci et belle. 1989_4918_000675 non so donde, per darmi a diveder ch'al suo destino. mal chi contrasta et mal chi si nasconde. lasso me 1989_4918_000676 non fur già mai veduti sí begli occhi, o ne la nostra etade o ne prim'anni, che mi struggon cosí come l sol neve. 1989_4918_000677 nel dolce tempo de la prima etade che nascer, vide et anchor quasi in herba, la fera voglia che per mio mal crebbe, perché cantando il duol si disacerba. canterò com'io vissi in libertade, mentre amor nel mio albergo a sdegno. 1989_4918_000678 adorni piacciati. omai, col tuo lume, ch'io torni ad altra vita et a piú belle imprese. sí ch'avendo le reti indarno tese, il mio duro adversario se ne scorni. 1989_4918_000679 scriva. di tempo in tempo mi si fa men dura. l'angelica figura e l dolce riso et l'aria del bel viso e degli occhi leggiadri meno oscura. 1989_4918_000680 e l desir foco e nseme. con quest'arme mi punge, amor m'abbaglia et mi distrugge. et l'angelico canto et le parole col dolce spirto, ond'io non posso aitarme. son l'aura inanzi a cui mia vita fugge. 1989_4918_000681 ma poi vostro destino. a voi pur vieta l'esser altrove. provedete almeno di non star sempre in odïosa parte. 1989_4918_000682 le rive e i colli di fioretti adorna, ma dentro, dove già mai non s'aggiorna gravido, fa di sé il terrestro humore onde tal fructo et simile si colga, così costei ch'è tra le donne un sole. 1989_4918_000683 simil fortuna stampa mia vita che morir poria ridendo del gran piacer ch'io prendo, se nol temprassen dolorosi stridi. 1989_4918_000684 ch'i dico? forse, anchor, ti serva amore ad un tempo migliore. forse a te stesso, vile altrui, se caro et in questa trapasso, sospirando or porrebbe esser vero, or come, or quando. 1989_4918_000685 in quella parte dove amor mi sprona, conven ch'io volga le dogliose rime che son seguaci de la mente afflicta. quai fien ultime lasso et qua fien prime. 1989_4918_000686 quanto piú disïose l'ali spando verso di voi, o dolce schiera amica, tanto fortuna. con piú visco intrica il mio volare et gir mi face errando. 1989_4918_000687 l volto et le parole che mi stanno altamente confitte in mezzo l core, fanno le luci mie di pianger vaghe. 1989_4918_000688 quando mia speme, già condutta al verde, giunse nel cor, non per l'usata via che l sonno tenea chiusa e l dolor molle quanto cangiata, oimè, da quel di pria et parea dir. 1989_4918_000689 tempo è da ricovrare ambo le chiavi del tuo cor, ch'ella possedeva in vita, et seguir lei per via dritta, expedita, peso terren, non sia piú che t'aggravi. 1989_4918_000690 ma poi ch'amor di me vi fece accorta. fuor i biondi capelli allor velati et l'amoroso sguardo in sé raccolto, quel ch'i piú desiava in voi m'è tolto. 1989_4918_000691 bona, onde l'effecto aspro, mortale se ria. onde sí dolce ogni tormento s'a mia voglia. ardo onde l pianto e lamento s'a mal mio grado il lamentar che vale. 1989_4918_000692 humiltate, exaltar sempre gli piacque. ed or, di picciol borgo un sol n'à dato tal che natura e l luogo si ringratia. onde sí, bella donna al mondo nacque. 1989_4918_000693 et gli uomini et le donne e l mondo et gli animali aquetino i lor mali fine. non pongo al mio obstinato affanno et duolmi ch'ogni giorno arroge al danno. 1989_4918_000694 onde mai né per forza, né per arte mosso sarà fin ch'i sia dato in preda a chi tutto diparte. né so, ben ancho, che di lei mi creda. 1989_4918_000695 l pastor ch'a golia ruppe la fronte, pianse la ribellante sua famiglia, et sopra l buon saúl cangiò le ciglia. ond'assai può dolersi il fiero monte. 1989_4918_000696 i si scoverse onde mi nacque un ghiaccio nel core et èvvi anchora et sarà sempre fin ch'i le sia in braccio. 1989_4918_000697 cosí, davanti ai colpi de la morte fuggo. ma non sí ratto che l desio meco non venga come venir sòle tacito. vo ché le parole morte farian pianger la gente et i desio che le lagrime mie si spargan sole. 1989_4918_000698 la fraile vita ch'ancor meco alberga, fu de begli occhi vostri aperto dono et de la voce angelica soave. 1989_4918_000699 non smarrir l'altre compagne, ché non pur sotto bende alberga amor per cui si ride et piagne. 1989_4918_000700 lauro ché s'al contar non erro, oggi, à sett'anni, che sospirando vo di riva in riva la notte e l giorno, al caldo ed a la neve. 1989_4918_000701 che fan qui tante pellegrine spade perché l verde terreno del barbarico sangue si depinga vano error. vi lusinga poco vedete et parvi veder molto, ché n cor venale amor cercate o fede. 1989_4918_000702 la manseta vostra et gentil agna, abbatte i fieri lupi et cosí vada chïunque amor legitimo scompagna. 1989_4918_000703 allor saranno i miei pensier a riva, che foglia verde non si trovi in lauro. quando avrò queto il core, asciutti gli occhi, vedrem ghiacciare il foco, arder la neve. 1989_4918_000704 ma voi che mai pietà non discolora et ch'avete gli schermi sempre accorti contra l'arco d'amor che ndarno tira. 1989_4918_000705 però s'un cor pien d'amorosa fede può contentarve senza farne stracio. piacciavi, omai, di questo aver mercede. 1989_4918_000706 qualor tenera neve per li colli dal sol percossa veggio di lontano come l sol neve mi governa amore, pensando nel bel viso piú che humano. 1989_4918_000707 misera che devrebbe esser accorta per lunga experïentia, omai, che l tempo non è chi ndietro volga o chi l'affreni. 1989_4918_000708 da radice n'ài svelta mia salute. troppo felice, amante, mi mostrasti a quella che miei preghi humili et casti gradí alcun tempo. or par ch'odi et refute. 1989_4918_000709 et perché l duro exilio piú m'aggravi. s'io dormo, o vado o seggio, altro già mai non cheggio, et ciò ch'i vidi dopo lor mi spiacque. 1989_4918_000710 et come a dir del viso et de le chiome et de begli occhi, ond'io sempre ragiono. non è mancata omai la lingua e l suono dí et notte, chiamando il vostro nome. 1989_4918_000711 poi di man mi ti tolse altro lavoro, ma già ti raggiuns'io mentre fuggivi e se begli occhi ond'io me ti mostrai, et là dov'era il mio dolce ridutto. 1989_4918_000712 e veggio ben quant'elli a schivo m'ànno e so ch'i ne morrò veracemente, ché mia vertú non pò contra l'affanno, ma sí m'abbaglia amor soavemente ch'i piango l'altrui noia et no l mio danno. 1989_4918_000713 n'avanza pien d'un vago penser che me desvia da tutti gli altri et fammi al mondo ir solo. ad or ad ora, a me stesso m'involo pur lei, cercando che fuggir devria. 1989_4918_000714 et gli occhi in terra, lagrimando, abasso talor m'assale, in mezzo a'tristi pianti, un dubbio: come posson queste membra da lo spirito lor viver lontane? ma rispondemi, amor. 1989_4918_000715 or ch'al dritto camin l'à dio rivolta col cor, levando al cielo ambe le mani. ringratio lui che giusti preghi humani, benignamente, sua mercede, ascolta. 1989_4918_000716 che pietà non avesse spente l'ire e lor de l'usate arme. ambeduo scossi piangea, madonna e l mio signor, ch'i fossi volse a vederla et i suoi lamenti a udire. 1989_4918_000717 et s'io non posso transformarmi in lei, piú ch'i mi sia, non ch'a mercé mi vaglia di qual petra piú rigida si ntaglia. pensoso ne la vista oggi sarei o di diamante o d'un bel marmo biancho. 1989_4918_000718 ma pur conven che l'alta impresa segua continando l'amorose note. sí, possente è l voler che mi trasporta, et la ragione è morta che tenea l freno, et contrastar nol pote. 1989_4918_000719 l'amoroso, pensero ch'alberga dentro in voi mi si discopre tal che mi tr del cor ogni altra gioia, onde parole et opre escon di me sí fatte allor ch'i spero farmi immortal. 1989_4918_000720 securo, io, ché non pò spaventarme altri, che l sol ch'à d'amor vivo i raggi et vo cantando, o penser miei non saggi. 1989_4918_000721 che con l'ale amorose, levando il parte d'ogni pensier vile, con queste alzato vengo a dir or cose ch'ò portate nel cor gran tempo ascose. 1989_4918_000722 et viene a roma, seguendo l desio, per mirar la sembianza di colui ch'ancor lassú nel ciel vedere spera. cosí lasso talor vo cerchand'io, donna, quanto è possibile in altrui, la disïata vostra forma vera. 1989_4918_000723 ma non sempre a la scorza ramo, né in fior né n foglia, mostra di for sua natural vertude miri ciò che l cor chiude: amor et que begli occhi ove si siede. 1989_4918_000724 ma non senza destino. a le tue braccia che scuoter forte et sollevarla. ponno è or commesso il nostro capo roma. pon man in quella venerabil chioma, securamente, et ne le treccie sparte. 1989_4918_000725 che pò da lunge gli occhi miei far molli, ma da presso gli abbaglia et vince il core, ove fra l biancho et l'auro colore sempre si mostra quel che mai non vide. occhio mortal ch'io creda altro che l mio. 1989_4918_000726 onde noi pace avremo, perché co llui cadrà quella speranza che ne fe vaneggiar sí lungamente. e l riso, e l pianto, et la paura et 1989_4918_000727 ch'ogni uom pareggia et del suo lume in cima. chi volar pensa indarno spiega l'ale se 1989_4918_000728 tel credo, quando mi vène inanzi il tempo e l loco ov'i perdei me stesso e l caro nodo ond'amor di sua man m'avinse, in modo che l'amar mi fe dolce e l pianger gioco. 1989_4918_000729 le vive voci m'erano interditte, ond'io gridai con carta et con incostro: non son mio, no, s'io moro, il danno è vostro. 1989_4918_000730 con famosa beltade acerbo anchor, mi trasse a la sua schiera, questa in penseri, in opre et in parole, però ch'è de le cose al mondo rade? 1989_4918_000731 sento far del mio cor dolce rapina et sí dentro cangiar, penseri et voglie ch'i dico: or fien di me l'ultime spoglie, se l ciel sí honesta morte mi destina. 1989_4918_000732 et fuggo, anchor cosí debile et zoppo da l'un de lati ove l desio m'à storto. securo, omai, ma pur nel viso porto segni ch'i'ò presi a l'amoroso intoppo. 1989_4918_000733 et così scossa voce rimasi de l'antiche some chiamando morte et lei sola per nome, spirto doglioso errante per spelunche deserte et pellegrine, piansi molt'anni il mio sfrenato ardire. 1989_4918_000734 le nocturne vïole per le piagge et le, le fere selvagge entr'a le mura. et la dolce paura. e l bel costume. et di duo fonti, un fiume in pace, vòlto dov'io bramo et raccolto ove che sia. 1989_4918_000735 cieco, non già, ma pharetrato il veggo nudo, se non quanto vergogna il vela garzon con ali. non pinto, ma vivo. 1989_4918_000736 amor, senno valor, pietate et doglia, facean piangendo un piú dolce concento d'ogni altro che nel mondo udir si soglia. 1989_4918_000737 mie venture al venir son tarde et pigre, la speme incerta e l desir monta et cresce onde e l lassare et l'aspectar m'incresce, et poi, al partir, son piú levi che tigre. 1989_4918_000738 però turbata, nel primiero assalto non ebbe tanto né vigor né spazio che potesse, al bisogno, prender l'arme overo al poggio faticoso et alto, ritrarmi accortamente da lo strazio del quale oggi vorrebbe et non pò aitarme. 1989_4918_000739 ora, mentre ch'io parlo, il tempo fugge. ch'a me fu inseme et a mercé promesso. qual ombra è sí crudel che l seme adugge? ch'al disïato frutto era sí presso et dentro dal mio ovil. qual fera rugge? 1989_4918_000740 trovommi amor del tutto disarmato et aperta la via per gli occhi, al core, che di lagrime son fatti. uscio et varco, però al mio parer non li fu honore ferir me de saetta in quello stato, a voi armata non mostrar pur. 1989_4918_000741 l'alma ch'è sol da dio facta gentile, ché già d'altrui non pò venir tal gratia, simile al suo factor stato ritene però di perdonar mai. non è sacia a chi col core et col sembiante humile, dopo quantunque offese a mercé vène. 1989_4918_000742 né lieto piú del carcer, si diserra chi ntorno al collo. ebbe la corda avinta di me, veggendo quella spada scinta che fece al segnor mio. sí, lunga guerra. 1989_4918_000743 movesi, il vecchierel canuto et biancho del dolce loco, ov'à sua età fornita et da la famigliuola sbigottita che vede il caro padre venir manco. 1989_4918_000744 montava ché perch'io non sapea dove né quando me l ritrovasse. solo lagrimando, là, ve tolto, mi fu dí e nocte andava ricercando dallato et dentro a l'acque. et già mai poi la mia lingua non tacque mentre poteo del suo cader maligno. 1989_4918_000745 per l'onde fallaci et per gli scogli scevro da morte con un picciol legno non pò molto lontan esser. dal fine, però sarrebbe da ritrarsi in porto, mentre al governo anchor crede la vela. 1989_4918_000746 me freddo. pietra morta in pietra viva, in guisa d'uom che pensi et pianga et scriva ove d'altra montagna ombra non tocchi verso l maggiore e l piú expedito giogo. tirar mi suol un desiderio intenso. 1989_4918_000747 o poggi, o valli, o fiumi, o selve, o campi, o testimon de la mia grave vita. quante volte m'udiste chiamar morte? 1989_4918_000748 pur come donna, in un vestire schietto, celi un huom vivo o sotto un picciol velo. di queste pene è mia propia la prima. 1989_4918_000749 lasso non di diamante ma d'un vetro. veggio di man cadermi ogni speranza et tutti miei pensier romper nel mezzo. se 1989_4918_000750 allor corse al suo mal, libera et sciolta ora a posta d'altrui, conven che vada l'anima che peccò sol una volta. 1989_4918_000751 non fur mai tutte spente a quel ch'i veggio, ma ricoperte alquanto le faville et temo no l secondo error sia peggio. 1989_4918_000752 accende et spegne qual trovasse accesa l'anima mia. ch'offesa anchor, non era d'amoroso foco, appressandosi un poco a quella fredda ch'io sempre sospiro, arse tutta et martiro simil. 1989_4918_000753 madonna, dissi già gran tempo. in voi posi l mio amor ch'i sento or sí infiammato. ond'a me, in questo stato, altro voler o disvoler m'è tolto. 1989_4918_000754 i farò forse un mio lavor, sí, doppio tra lo stil de moderni e l sermon prisco che paventosamente a dirlo ardisco. infin a roma n'udirai lo scoppio. 1989_4918_000755 seguite i pochi et non la volgar gente. ben si può dire a me, frate, tu vai mostrando altrui la via dove sovente fosti smarrito et or, se piú che mai. 1989_4918_000756 però forse è remota dal vigor natural che v'apre et gira felice l'alma che per voi sospira, lumi del ciel per li quali io ringratio la vita, che per altro non m'è a grado. 1989_4918_000757 questa mia donna mi menò molt'anni pien di vaghezza giovenile, ardendo sí come ora io comprendo, sol per aver di me piú certa prova. 1989_4918_000758 non cura né di tua né d'altrui forza lo qual, senz'alternar, poggia con orza dritto per l'aure suo desir. seconde, battendo l'ali verso l'aurea fronde. 1989_4918_000759 cosí sol d'una chiara fonte viva move l dolce et l'amaro. ond'io mi pasco, una man sola mi risana et punge. 1989_4918_000760 non sian da lui le lagrime contese et mi sia di sospir tanto cortese quanto bisogna a disfogare il core. 1989_4918_000761 quando agli ardenti rai neve divegno vostro gentile sdegno, forse ch'allor mia indignitate offende? oh, se questa temenza non temprasse l'arsura che m'incende, beato venir men. 1989_4918_000762 mai foco per foco non si spense né fiume. fu già mai secco per pioggia, ma sempre l'un per l'altro simil poggia. 1989_4918_000763 che fia di noi, non so, ma in quel ch'io scerna a suoi begli occhi il mal nostro. non piace che pro se con quelli occhi ella ne face di state un ghiaccio, un foco quando inverna. 1989_4918_000764 quadrella dal voler mio. non mi svoglia ché n giusta parte la sententia cade. per lei sospira l'alma et ella è degno che le sue piaghe lave. 1989_4918_000765 cosí aven a me stesso che son fonte di lagrime et soggiorno quando l bel lume adorno ch'è l mio sol s'allontana. et triste, et sole son le mie luci. et notte oscura è loro ardo allor, ma se l'oro e i rai veggio apparir del vivo sole. 1989_4918_000766 poi che dio et natura et amor volse locar compitamente ogni virtute in quei be lumi. ond'io gioioso vivo. questo et quell'altro rivo. non conven ch'i trapasse et terra mute. 1989_4918_000767 ogni loco m'atrista ov'io. non veggio quei begli occhi soavi che portaron le chiavi de miei dolci pensier, mentre a dio piacque. 1989_4918_000768 prima poria, per tempo, venir meno un'imagine salda di diamante, che l'atto dolce non mi stia, davante del qual ò la memoria e l cor sí pieno. 1989_4918_000769 et gran tempo è ch'i presi il primier salto da ora inanzi faticoso od alto loco. non fia dove l voler non s'erga. 1989_4918_000770 e l tempo per mezz'i boschi inhospiti et selvaggi onde vanno a gran rischio uomini et arme. 1989_4918_000771 ché l dir m'infiamma et pugne né per mi ngegno, ond'io pavento et tremo. sí, come talor sòle, trovo l gran foco de la mente. scemo, anzi mi struggo al suon de le parole, pur com'io fusse un huom di ghiaccio al sole. 1989_4918_000772 poi lontan da la gente o casetta, o spelunca di verdi frondi ingiuncha ivi, senza pensier, s'adagia et dorme. 1989_4918_000773 dico che, dal dí che l primo assalto mi diede amor, molt'anni eran passati. sí ch'io cangiava il giovenil aspetto e d'intorno al mio cor, pensier gelati facto avean quasi adamantino smalto ch'allentar non lassava il duro affetto. 1989_4918_000774 e perché mi spogliate immantanente del ben ch'ad ora ad or l'anima sente. dico ch'ad ora ad ora, vostra mercede, i sento in mezzo l'alma una dolcezza inusitata et nova. 1989_4918_000775 fine. non perch'io sia securo anchor del fine, ché volendo col giorno esser a porto è gran vïaggio in cosí poca vita. 1989_4918_000776 i miei sospiri piú benigno, calle avrian, per gire ove lor spene è viva. or vanno sparsi, et pur ciascuno arriva là dov'io il mando che sol un non falle. 1989_4918_000777 ma io perché s'attuffi in mezzo l'onde et lasci hispagna dietro a le sue spalle, et granata et marroccho et le colonne. 1989_4918_000778 soave. sí ch'ogni altra vista oscura. da indi in qua m'incominciò apparere sennuccio. i l vidi et l'arco che tendea, tal che mia vita poi non fu secura. 1989_4918_000779 diceami il cor che per sé non saprebbe viver un giorno. et poi, tra via m'apparve quel traditore in sí, mentite larve che piú saggio di me inganato avrebbe. 1989_4918_000780 ombrose selve ove percote il sole, che vi fa co suoi raggi alte et superbe, o soave contrada, o puro fiume che bagni il suo bel viso et gli occhi chiari. 1989_4918_000781 la donna che l mio cor nel viso porta, là dove sol fra bei pensier d'amore sedea, m'apparve et io, per farle honore, mossi con fronte reverente et smorta. 1989_4918_000782 glorïosa columna in cui s'appoggia nostra speranza e l gran nome latino ch'ancor non torse del vero camino l'ira di giove per ventosa pioggia. qui non palazzi, non theatro o loggia. 1989_4918_000783 maligno ond'io presi, col suon color d'un cigno, cosí lungo l'amate rive andai che, volendo parlar, cantava sempre mercé chiamando con estrania voce né mai in sí dolci o in sí soavi tempre. 1989_4918_000784 fiumi. mentre ch'al mar descenderanno i fiumi et le fiere ameranno ombrose valli, fia dinanzi a begli occhi quella nebbia che fa nascer d'i miei continua pioggia. 1989_4918_000785 poi tornai indietro, perch'io vidi scripto di sopra l limitar che l tempo anchora non era giunto al mio viver prescritto, bench'io non vi legessi il dí né. 1989_4918_000786 tempo verrà anchor, forse ch'a l'usato soggiorno torni la fera bella et manseta. et là v'ella mi scorse nel benedetto giorno. 1989_4918_000787 non la toccar ma, reverente ai piedi, le di ch'io sarò là, tosto ch'io possa o spirto ignudo od uom di carne et d'ossa orso e 1989_4918_000788 anime belle et di virtute amiche terranno il mondo, et poi vedrem lui farsi auro tutto et pien de l'opre antiche. 1989_4918_000789 però mi dice il cor ch'io in carte scriva cosa onde l vostro nome in pregio saglia ché n nulla parte. sí, saldo s'intaglia per far di marmo una persona viva. 1989_4918_000790 ben sai che sí, bel piede non tocchò terra unquancho, come quel dí che già segnata fosti. onde l cor lasso riede col tormentoso fiancho a partir teco i lor pensier nascosti. 1989_4918_000791 per no scontrar ch miei sensi disperga, lassando come suol me freddo smalto dunque s'a veder voi tardo, mi volsi per non ravvicinarmi a chi mi strugge. 1989_4918_000792 gridando: sta su, misero che fai. et la via de salir al ciel mi mostra. ma con questo pensier un altro giostra et dice a me perché fuggendo vai. 1989_4918_000793 cosí mi vivo et cosí avolge, et spiega lo stame de la vita che m'è data, questa sola fra noi del ciel sirena. 1989_4918_000794 ella non, ma colui che gli governa questo ch'è a noi s'ella, s'el vede et tace talor, tace la lingua e l cor si lagna ad alta voce e n vista asciutta et lieta. 1989_4918_000795 vaghe lasso. ben so che dolorose prede di noi fa quella ch'a nullo huom perdona. 1989_4918_000796 che vendetta è di lui ch'a ciò ne mena lo qual, in forza altrui presso a l'extremo, riman legato con maggior catena. 1989_4918_000797 non ti rimembra che questo è privilegio degli amanti sciolti da tutte qualitati humane? 1989_4918_000798 fanciul, ch'a pena volge la lingua et snoda che dir non sa. ma l piú tacer gli è noia. così l desir mi mena a dire: et vo che m'oda la dolce mia nemica, anzi, ch'io moia. 1989_4918_000799 ma trovo peso non da le mie braccia, né ovra da polir colla mia lima, però l'ingegno che sua forza extima ne l'operatïon tutto s'agghiaccia piú volte, già per dir le labbra apersi. poi rimase la voce in mezzo l pecto. 1989_4918_000800 et già di là dal rio passato, è l merlo deh. venite a vederlo or i. non voglio, non è gioco. uno scoglio in mezzo l'onde e ntra le fronde il visco. assai mi doglio quando un soverchio orgoglio molte vertuti in bella donna asconde. 1989_4918_000801 l'oliva è secca et è rivolta altrove l'acqua che di parnaso si deriva, per cui in alcun tempo ella fioriva. 1989_4918_000802 perché negli atti d'alegrezza spenti di fuor si legge: com'io dentro avampi sí ch'io mi credo, omai che monti et piagge et fiumi et selve sappian di che tempre sia la mia vita ch'è celata altrui. 1989_4918_000803 ché n lor presenza m'è più caro il morir che l viver. senza dunque, ch'i non mi sfaccia. sí frale obgetto a sí possente foco. 1989_4918_000804 onde s'alcun bel frutto nasce di me. da voi vien prima il seme. io per me son quasi un terreno asciutto, cólto da voi, e l pregio è vostro in tutto. 1989_4918_000805 però che dopo l'empia dipartita, che dal dolce mio bene feci sol una spene, è stato infin a qui cagion ch'io viva, dicendo perché priva sia de l'amata vista mantienti anima trista. 1989_4918_000806 verde, benedetto sia l giorno et l mese, et l'anno, et la stagione e l tempo et l'ora. e l punto. e l bel paese. e l loco ov'io fui giunto. 1989_4918_000807 et certo son che voi diceste allora, misero amante, a che vaghezza il mena. ecco lo strale onde amor vòl che mora. 1989_4918_000808 dolce m'è sol senz'arme esser stato ivi dove, armato, fier marte et non acenna, quasi senza governo et senza antenna, legno in mar, pien di penser gravi et schivi. 1989_4918_000809 mano ond'io non poté mai formar parola ch'altro che da me stesso fosse intesa. cosí m'ha fatto amor tremante et fioco e veggi. or ben che caritate accesa lega la lingua altrui, gli spirti invola. 1989_4918_000810 forse i devoti et gli amorosi preghi et le lagrime sancte de mortali son giunte inanzi a la pietà superna? 1989_4918_000811 amor con cui pensier mai non amezzo, sotto l cui giogo già mai non respiro. tal mi governa ch'i non son già mezzo per gli occhi ch'al mio mal sí spesso giro. 1989_4918_000812 s'a voi fosse sí nota la divina incredibile bellezza, di ch'io ragiono, come a chi la mira misurata allegrezza non avria l cor. 1989_4918_000813 tutte le cose di che l mondo è adorno uscïr buone de man del mastro eterno. ma me che cosí adentro non discerno, abbaglia il bel che mi si mostra intorno. 1989_4918_000814 non spero che già mai dal pigro sonno mova la testa per chiamar ch'uom faccia. sí, gravemente è oppressa et di tal soma 1989_4918_000815 colle non sue bellezze v'innamora piú che n guisa mortal soavi et liete per consiglio di lui, donna, m'avete scacciato del mio dolce albergo fora. 1989_4918_000816 che non pò seguitarme et del non esser qui si strugge et langue. poi. 1989_4918_000817 notte il carro stellato in giro mena et nel suo letto il mar senz'onda giace vegghio. penso, ardo, piango. 1989_4918_000818 poi quasi maggior forza indi la svolva. conven ch'altra via segua et mal suo grado a la sua lunga et mia morte consenta. 1989_4918_000819 da quel dí inanzi a me medesmo piacqui empiendo d'un pensier alto et soave quel core ond'ànno i begli occhi, la chiave. né mai stato gioioso amor o la volubile fortuna dieder a chi piú fur nel mondo amici. 1989_4918_000820 ben mi pò riscaldare il fiero raggio, non sí ch'i arda et può turbarmi il sonno, ma romper no l'imagine aspra et cruda. 1989_4918_000821 tutto dentro et di for sento cangiarme et ghiaccio farme cosí freddo. torno un'altra fonte à epiro, di cui si scrive ch'essendo fredda ella ogni spenta facella. 1989_4918_000822 et mi conforta et dice che non fue mai come or presto a quel ch'io bramo, et spero io che talor menzogna et talor vero. ò ritrovato le parole sue. non so s'i l creda et vivomi intra due. 1989_4918_000823 non poria già mai imaginar, nonché narrar gli effecti che nel mio cor, gli occhi soavi, fanno tutti gli altri diletti di questa vita. ò per minori assai, et tutte altre bellezze indietro vanno. 1989_4918_000824 quasi un spirto gentil di paradiso sempre in quell'aere par, che mi conforte sí che l cor lasso altrove non respira. 1989_4918_000825 se forse ogni sua gioia nel suo bel viso è solo et di tutt'altro è schiva. odil tu verde riva e presta a miei sospir sí largo volo che sempre si ridica come tu, m'eri amica. 1989_4918_000826 e tutto quel per che, nel viver breve, non rincresco a me stesso. anzi, mi glorio d'esser servato a la stagion piú tarda. 1989_4918_000827 l bel viso leggiadro che depinto porto nel petto et veggio ove ch'io miri. mi sforza onde ne primi empii martiri, pur son contra mia voglia. 1989_4918_000828 ch'i temo. lasso no l soverchio affanno distruga l cor che triegua. non à mai. fuggir vorrei, ma gli amorosi rai che dí et notte ne la mente stanno risplendon sí ch'al quintodecimo anno. 1989_4918_000829 et io, da che comincia la bella alba a scuoter l'ombra intorno de la terra, svegliando gli animali in ogni selva, non ò mai triegua di sospir col sole. 1989_4918_000830 sole. pur quand'io veggio fiammeggiar le stelle, vo lagrimando et disïando il giorno, quando la sera scaccia il chiaro giorno et le tenebre nostre altrui fanno alba, miro pensoso le crudeli stelle. 1989_4918_000831 l'acqua e l vento e la vela e i remi sforza re degli altri, superbo altero fiume che ncontri l sol quando e ne mena l giorno e n ponente abandoni un piú bel lume. 1989_4918_000832 mio, perché sdegno ciò ch'a voi dispiace. esser non può già mai cosí com'era or s'io. lo scaccio et e non trova in voi, ne l'exilio infelice, alcun soccorso, né sa star sol, né gire ov'altri. il chiama poria smarrire il suo natural corso. 1989_4918_000833 or vedi, amor, che giovenetta donna tuo regno sprezza et del mio mal non cura, et tra duo ta nemici è sí secura. 1989_4918_000834 pace tranquilla, senza alcuno affanno, simile a quella ch'è nel ciel eterna move da lor inamorato riso. cosí vedess'io fiso come amor dolcemente gli governa. 1989_4918_000835 perdio. questo la mente talor vi mova et con pietà guardate le lagrime del popol doloroso che sol da voi riposo dopo dio spera. 1989_4918_000836 l'oro et le perle e i fior vermigli e i bianchi, che l verno devria far languidi et secchi, son per me acerbi et velenosi. stecchi ch'io provo per lo petto et per li fianchi. 1989_4918_000837 quando voi alcuna volta, soavemente, tra l bel nero e l biancho, volgete il lume in cui amor si trastulla. et credo, da le fasce et da la culla, al mio imperfecto, a la fortuna adversa, questo rimedio provedesse il cielo. 1989_4918_000838 io amai sempre et amo forte anchora et son per amar piú di giorno in giorno quel dolce loco ove piangendo torno spesse fïate quando amor m'accora. 1989_4918_000839 perché tien verso me, le man sí strette, contra tua usanza. i prego che tu l'opra, e vedrai rïuscir cose leggiadre. 1989_4918_000840 reduci i pensier vaghi a miglior luogo, ramenta lor come oggi fusti in croce. 1989_4918_000841 spiaccia d'error. sí novo, la mia mente è piena. un amico penser le mostra il vado non d'acqua. che per gli occhi si resolva da gir tosto ove spera esser contenta. 1989_4918_000842 io avrò sempre in odio la fenestra. onde amor m'aventò già mille strali, perch'alquanti di lor non fur mortali. ch'è bel morir mentre la vita è dextra. 1989_4918_000843 frondi, altr'amor, altre frondi et altro lume altro. salir al ciel per altri poggi cerco, ché n'é ben tempo, et altri rami. 1989_4918_000844 et le vertú che l'anima comparte lascian le membra quasi immobil. pondo et del primo miracolo il secondo nasce talor che la scacciata parte. 1989_4918_000845 poi che l camin m'è chiuso di mercede per desperata via, son dilungato da gli occhi ov'era i non so per qual fato riposto il guidardon d'ogni mia fede. 1989_4918_000846 piú volte l'ò con ta parole: scorta vattene trista ché non va per tempo. chi dopo lassa i suoi dí piú sereni sí. 1989_4918_000847 i mi riscossi et ella, oltra parlando, passò che la parola i non soffersi né l dolce sfavillar degli occhi suoi. 1989_4918_000848 stato que'che n tesaglia ebbe le man sí pronte a farla del civil. sangue vermiglia pianse morto il marito di sua figlia, raffigurato a le fatezze conte. 1989_4918_000849 apri, tu padre, e ntenerisci et snoda ivi fa che l tuo vero, qual io mi sia per la mia lingua, s'oda. voi cui fortuna, à posto in mano il freno de le belle contrade, di che nulla pietà par che vi stringa. 1989_4918_000850 difendi or l'onorata et sacra fronde ove tu prima et poi fu invescato io et per vertú de l'amorosa speme che ti sostenne ne la vita acerba, di queste impressïon l'aere disgombra. 1989_4918_000851 onde procede lagrimosa riva ch'amor conduce a pie del duro lauro, ch'à i rami di diamante et d'òr le chiome. 1989_4918_000852 canzon: se l'esser meco dal matino a la sera t'à fatto di mia schiera, tu non vorrai mostrarti in ciascun loco. 1989_4918_000853 l soverchio piacer che s'atraversa a la mia lingua, qual dentro ella siede, di mostrarla in palese ardir. non ave. 1989_4918_000854 son pregion. ma se pietà anchor, serba l'arco tuo saldo et qualchuna saetta fa di te et di me, signor vendetta. 1989_4918_000855 et de la vita il trappassar sí corto. vorreimi a miglior tempo esser accorto, per fuggir dietro piú che di galoppo. 1989_4918_000856 svelle, quand'io son tutto vòlto in quella parte ove l bel viso di madonna luce et m'è rimasa nel pensier, la luce che m'arde et strugge dentro a parte a parte. 1989_4918_000857 ma puossi a voi celar la vostra luce. per meno obgetto, perché meno interi siete formati et di minor virtute, però dolenti. anzi che sian venute l'ore del pianto che son già vicine. 1989_4918_000858 torna a la mente il loco e l primo dí ch'i vidi a l'aura sparsi i capei d'oro. ond'io sí súbito arsi ad una ad una, annoverar le stelle. 1989_4918_000859 nocchiero com'io dal fosco et torbido pensero: fuggo ove l gran desio mi sprona e nchina, né mortal vista mai luce divina. 1989_4918_000860 varco. piangete donne, et con voi pianga amore. piangete amanti, per ciascun paese. 1989_4918_000861 era la mia virtute, al cor ristretta per far ivi et ne gli occhi sue difese, quando l colpo mortal là giú discese ove solea spuntarsi ogni saetta. 1989_4918_000862 degli occhi suoi. non veggio ove scampar mi possa. omai sí lunga guerra. i begli occhi mi fanno. 1989_4918_000863 piaggia ch'ascolti sue dolci parole. et del bel piede alcun vestigio. serbe schietti, arboscelli et verdi frondi acerbe, amorosette et pallide vïole. 1989_4918_000864 la morte fia men cruda. se questa spene porto a quel dubbioso passo ché lo spirito lasso non poria mai in piú riposato porto né in piú tranquilla fossa fuggir la carne travagliata. et 1989_4918_000865 ovunque mi fu mai dolce o tranquilla. ne l'habito ch'al suon non d'altra squilla, ma di sospir mi fa destar sovente. 1989_4918_000866 onde piú volte, sospirando indietro, dissi: ohimè, il giogo et le catene e i ceppi eran piú dolci che l'andare sciolto. 1989_4918_000867 vertú che ntorno i fiori, apra et rinove de le tenere piante sue. par ch'esca amor che solo i cor leggiadri invesca, né degna di provar sua forza altrove. 1989_4918_000868 non sa come amor sana et come ancide chi non sa come dolce ella sospira et come dolce parla et dolce ride. 1989_4918_000869 doglioso allor raccolgo l'alma, et poi ch'i aggio di scovrirle il mio mal preso consiglio, tanto gli ò a dir che ncominciar non oso. 1989_4918_000870 né sí né no. nel cor mi sona intero, in questa passa l tempo et ne lo specchio. mi veggio andar ver la stagion contraria a sua impromessa et a la mia speranza. 1989_4918_000871 non al suo amante. piú dïana piacque quando, per tal ventura, tutta ignuda, la vide in mezzo de le gelide acque ch'a me la pastorella alpestra et cruda posta a bagnar un leggiadretto velo. 1989_4918_000872 et che rapidamente n'abandona il mondo et picciol tempo ne tien fede. veggio a molto languir poca mercede. 1989_4918_000873 qual dolcezza è, ne la stagione acerba, vederla ir sola co i pensier suoi inseme, tessendo un cerchio a l'oro terso et crespo, o 1989_4918_000874 m'ànno la via. sí, d'altro amor precisa ch'un sol dolce penser l'anima appaga, et se la lingua di seguirlo è vaga, la scorta pò non ella esser derisa. 1989_4918_000875 qual amor sí licito o sí degno qua figli, mai qua donne furon materia a sí giusto disdegno. 1989_4918_000876 per la paura forse, o d'un dïaspro pregiato poi dal vulgo avaro et scioccho, et sarei fuor del grave giogo et aspro per cui i ò invidia di quel vecchio stancho che fa con le sue spalle ombra a marroccho. 1989_4918_000877 et sí, come di lor bellezze il cielo splendea quel dí così bagnati, anchora li veggio sfavillare, ond'io sempre ardo. 1989_4918_000878 lasso se ragionando si rinfresca quel ardente desio che nacque il giorno ch'io lassai di me la miglior parte a dietro et s'amor se ne va per lungo. oblio chi mi conduce a l'ésca, onde l mio dolor cresca. 1989_4918_000879 non è questo l terren ch'i toccai pria, non è questo il mio nido, ove nudrito fui sí dolcemente. non è questa la patria in ch'io mi fido, madre benigna et pia che copre l'un et l'altro mio parente. 1989_4918_000880 che mi fer già di sé cortese dono. mi son tolte et perdono. piú lieve ogni altra offesa che l'essermi contesa quella benigna angelica salute che l mio cor a vertute destar solea con una voglia accesa. 1989_4918_000881 ché sentendo il crudel di ch'io ragiono infin allor percossa di suo strale non essermi passato oltra la gonna. prese in sua scorta una possente donna ver cui poco già mai mi valse o vale. 1989_4918_000882 dispiacque, pien di quella ineffabile dolcezza che del bel viso trassen gli occhi miei nel dí che volentier chiusi gli avrei, per non mirar, già mai minor bellezza. 1989_4918_000883 inghilterra, con l'isole che bagna l'occeano, intra l carro et le colonne, infin là dove sona doctrina del sanctissimo elicona, varie di lingue et d'arme, et de le gonne a l'alta impresa, caritate sprona. 1989_4918_000884 che l'avagli altrui parlar, o mio principio, del mio dolce stato rio, altri che voi so ben che non m'intende. 1989_4918_000885 ma però che mi mancha a fornir l'opra alquanto de le fila benedette ch'avanzaro a quel mio dilecto padre. 1989_4918_000886 i che l'ésca amorosa al petto avea. qual meraviglia se di súbito arsi. non era l'andar suo, cosa mortale, ma d'angelica forma, et le parole sonavan altro che pur voce humana. 1989_4918_000887 né dopo pioggia, vidi l celeste arco per l'aere in color tanti varïarsi in quanti, fiammeggiando, trasformarsi nel. dí ch'io presi l'amoroso incarco. 1989_4918_000888 gli occhi invaghiro allor sí de lor. guai che l fren de la ragione ivi non vale. perch'ànno a schifo ogni opera mortale. lasso cosí da prima gli avezzai. 1989_4918_000889 popolo ignudo, paventoso et lento, che ferro mai non strigne, ma tutt'i colpi suoi commette al vento. dunque, ora è l tempo da ritrare il collo dal giogo antico et da squarciare il velo ch'è stato avolto intorno agli occhi nostri. 1989_4918_000890 da se stessa fuggendo, arriva in parte che fa vendetta. e l suo exilio giocondo quinci in duo volti. 1989_4918_000891 e i dolci sdegni alteramente humili e l bel giovenil petto, torre d alto intelletto. i celan questi luoghi alpestri et feri. 1989_4918_000892 da lei ti vèn l'amoroso. pensero che, mentre l segui al sommo, ben t'invia pocho prezando quel ch'ogni huom desia, da lei vien l'animosa leggiadria ch'al ciel ti scorge per destro. sentero, sí, ch'i vo già de la speranza altero. 1989_4918_000893 nel quinto giro non habitrebbe ella, ma se vola piú alto assai. mi fido che con giove sia vinta ogni altra stella. 1989_4918_000894 armato ne la fronte vène, ivi si loca et ivi pon sua insegna quella ch'amare et sofferir ne nsegna e vòl che l gran desio l'accesa spene, ragion vergogna et reverenza affrene. 1989_4918_000895 cosí laudare et reverire insegna la voce stessa, pur ch'altri vi chiami o d'ogni reverenza et d'onor degna, se non che forse apollo si disdegna ch'a parlar de suoi sempre verdi rami, lingua mortal presumptosa vegna. 1989_4918_000896 poi che madonna da pietà commossa degnò mirarme et ricognovve et vide gir di pari la pena col peccato: benigna mi redusse al primo stato, ma nulla à l mondo in ch'uom saggio si fide. ch'ancor poi, ripregando i nervi et l'ossa, mi volse in dura selce. 1989_4918_000897 ove l ben more e l mal si nutre et cria di vivi inferno. un gran miracol fia se cristo teco alfine non s'adira. 1989_4918_000898 qual scithia m'assicura o qual numidia s'anchor non satia. del mio exsilio indegno, cosí nascosto, mi ritrova invidia io. 1989_4918_000899 né altro impedimento, ond'io mi lagni qualunque piú. l'umana vista ingombra quanto d'un vel che due begli occhi adombra et par che dica: or ti consuma et piagni. 1989_4918_000900 solo. per cui conforto, in cosí lunga guerra, ancho non pèro ché ben m'avria già morto la lontananza del mio cor, piangendo. ma quinci da la morte indugio prendo. 1989_4918_000901 et se non ài l'amate chiome bionde, volgendo gli anni, già poste in oblio dal pigro gielo et dal tempo aspro et rio che dura quanto l tuo viso s'asconde. 1989_4918_000902 prima ch'i torni a voi lucenti stelle o tomi giú ne l'amorosa selva, lassando il corpo che fia trita terra. vedess'io in lei pietà che n un sol giorno può ristorar molt'anni, e nanzi l'alba puommi arichir dal tramontar del sole. 1989_4918_000903 la vendetta ch'a noi tardata nòce sí che molt'anni europa ne sospira. cosí soccorre a la sua amata sposa, tal che sol de la voce fa tremar babilonia et star pensosa. 1989_4918_000904 tanti lacciuol, tante impromesse false, tanto provato. avea l tuo fiero artiglio, ma novamente ond'io mi meraviglio. 1989_4918_000905 ché pur la sua dolce ombra ogni men bel piacer del cor mi sgombra se 1989_4918_000906 qual si leva, talor di queste valli serrate incontra agli amorosi vènti et circundate di stagnanti fiumi. quando cade dal ciel, piú lenta pioggia. 1989_4918_000907 che l'alma sconsolata assai non mostri piú chiari i pensier nostri et la fera dolcezza ch'è nel core, per gli occhi che di sempre pianger vaghi cercan dí et nocte, pur chi glien'appaghi novo piacer. 1989_4918_000908 dopo le notti, vaneggiando spese con quel fero desio ch'al cor s'accese, mirando gli atti per mio mal sí adorni. 1989_4918_000909 occhi leggiadri, dove amor fa nido. a voi rivolgo il mio debile stile: pigro da sé, ma l gran piacer lo sprona, et chi di voi ragiona tien dal soggetto un habito gentile. 1989_4918_000910 viso, poi ch'a me torno, trovo il petto molle de la pietate et alor dico: ahi, lasso dove se giunto et onde se diviso. 1989_4918_000911 né spero i dolci dí tornino indietro, ma pur di male in peggio, quel ch'avanza et di mio corso ò già passato l mezzo. 1989_4918_000912 le vite son sí corte, sí gravi i corpi et frali degli uomini mortali che quando io mi ritrovo dal bel viso, cotanto esser diviso. 1989_4918_000913 ma pur novo soldan veggio per lei lo qual farà non già. quand'io vorrei sol una sede, et quella fia in baldacco. 1989_4918_000914 et talor farsi un seggio fresco, fiorito et verde, cosí nulla se n perde. et piú certezza averne fra il peggio spirto beato, quale se quando altrui fai tale. 1989_4918_000915 sento nel mezzo de le fiamme. un gielo vero è l proverbio: ch'altri cangia il pelo, anzi che l vezzo. et per lentar i sensi. gli umani affecti non son meno intensi. ciò ne fa l'ombra ria del grave velo. 1989_4918_000916 mostrandomi pur l'ombra o l velo, o panni talor di sé, ma l viso nascondendo. et io lasso, credendo vederne assai tutta l'età, mia nova. passai contento e l rimembrar mi giova. 1989_4918_000917 compressa intorno da rabbiosi vènti tosto conven che si converta in pioggia, et già son quasi di cristallo i fiumi. 1989_4918_000918 ecco novellamente a la tua barca ch'al cieco mondo ha già volte le spalle per gir al miglior porto d'un vento occidental, dolce conforto lo qual per mezzo questa oscura valle. 1989_4918_000919 del ciel sirena, amor mi manda, quel dolce pensero che secretario anticho è fra noi due. 1989_4918_000920 fia un dí madonna senza l ghiaccio dentro et di for, senza l'usata nebbia ch'i vedrò secco il mare e laghi e i fiumi. 1989_4918_000921 e l vicario de cristo, colla soma de le chiavi et del manto al nido torna. sí che s'altro accidente nol distorna. vedrà bologna et poi la nobil roma. 1989_4918_000922 mentre i bei rami non m'ebber a sdegno fiorir, faceva il mio debile ingegno a la sua ombra et crescer negli affanni. poi, che securo me di tali inganni, fece di dolce sé spietato legno. 1989_4918_000923 mia ben, s'i non erro di pietate. un raggio scorgo fra l nubiloso altero ciglio che n parte rasserena il cor doglioso. 1989_4918_000924 amor piangeva et io con lui, talvolta, dal qual miei passi non fur mai lontani, mirando per gli effecti acerbi et strani, l'anima vostra dei suoi nodi sciolta. 1989_4918_000925 vero è che l dolce manseto riso pur acqueta gli ardenti miei desiri et mi sottragge al foco de martiri, mentr'io son a mirarvi, intento et fiso. 1989_4918_000926 assai contenti, lasci i miei desiri, pur che ben desïando i mi consume. né le dispiaccia che per lei sospiri or. 1989_4918_000927 veggio ben dove tu stai. sí come l sol con suoi possenti rai fa súbito sparire ogni altra stella, cosí par or men bella la vista mia, cui maggiore luce preme, ma io però da miei non ti diparto. 1989_4918_000928 quand'ella or mira et leva gli occhi un poco in piú, riposto loco donna ch'a pochi si mostrò già mai ratto. inchinai la fronte vergognosa sentendo novo dentro maggior foco, et ella il prese in gioco dicendo: 1989_4918_000929 ma io, incauto, dolente, corro sempre al mio male, et so ben quanto n'ò sofferto et n'aspetto. ma l'engordo voler, ch'è cieco et sordo, sí mi trasporta che l bel viso santo. 1989_4918_000930 stile s'avesse dato a l'opera gentile, colla figura, voce ed intellecto di sospir molti, mi sgombrava il petto che ciò ch'altri à piú caro a me fan vile. 1989_4918_000931 sí vedrem poi per meraviglia inseme seder la donna nostra sopra l'erba et far de le sue braccia a se stessa. ombra solo et 1595_5071_000000 ora un nome, ora un verbo, ora un adverbio della sua lingua. il che facendo, se voi sperate, quasi nuovo esculapio, che il porre insieme cotai fragmenti possa farla risuscitare. 1595_5071_000001 onde quello navviene che noi veggiamo avvenire dalcuna umana complessione la quale scema di vigor naturale, non avendo vertù di fare del cibo, sangue onde viva il suo corpo, quello in flemma converte, che rende lo uomo dapoco e nelle proprie operazioni, il fa essere conforme alla qualità dellumore. 1595_5071_000002 io vi dico questa lingua moderna, tutto che sia attempatetta che no esser però ancora assai picciola e sottile verga, la quale non ha appieno fiorito. non che frutti produtti che ella può fare. 1595_5071_000003 quello usando come a noi piace. sì, fattamente che l nome non si discordi dal verbo, né ladiettivo dal sostantivo. 1595_5071_000004 confesso, adunque la lingua nostra materna, essere una certa adunanza non confusa, ma regolata di molte e diverse voci, nomi, verbi e altre parti dorazione. 1595_5071_000005 ma noi altri cui, mancando il tesoro latino, la nostra calamità fece provedere di moneta volgare quella non ci basta di spendere, tuttavia, col volgo che altra non ne conosce né tocca, ma, venutone fatto, di ricovrar le perdute ricchezze. 1595_5071_000006 noi mortali di questa età, così aver cari i suoi libri trammutati nellaltrui lingua, come gli ebbero i greci, mentre greci li studiavano i quai libri. con ogni industria procuriamo dintendere per divenire una volta non ateniesi ma filosofi. 1595_5071_000007 veramente se questa lingua fosse colonia della latina, non oserei confessarlo. molto meno il dirò, essendo lei una indistinta confusione di tutte le barbarie del mondo. 1595_5071_000008 io, per me, son contento, contentandosi, monsignore, che la vostra sentenza ponga fine alle nostre liti. laz cotesto non farò io, ché io vorrei che i difensori di questa lingua volgare fossero discordi tra loro. 1595_5071_000009 non si parlasse volgare alla maniera deglignoranti accioché l vulgo arrogante, con lessempio e auttorità de grandi uomini, non prendesse argomento di far conserva delle sue proprie brutture e ad arte ridurre la sua ignoranzia. 1595_5071_000010 e non è cosa così difficile la cognizion delle lingue. che uomo di meno che di mediocre memoria e senza ingegno veruno non le possa imparare. quando, non pur a dotti ma a forsennati ateniesi e romani, solea parlare eloquentemente cicerone e demostene, e era inteso da loro. 1595_5071_000011 che egli non è più atto a ricevere impressione di più delicato strumento né secondo quello operare, per la qual cosa chi non ha tempo o vertù di sonare i leuti e i violoni della latina. 1595_5071_000012 ragione, peroché niuna altra lingua ben regolata ha litalia, se non quelluna di cui vi parlo. corteg, almeno dirò quello che io averò in core e lo studio che io porrei in infilzar parolette di questo e di quello, sì, lo porrò in trovare e disporre i concetti dellanimo mio. 1595_5071_000013 o veramente confessarebbe, fra le molte composizionì volgari, alcuna più alcuna meno elegante e ornata dellaltra trovarsi, la qual cosa non sarebbe così quando elle fossero del tutto prive dellarte de lorare e del poetare. 1595_5071_000014 ché così vuol la natura, la quale ha diliberato che qual arbor tosto nasce, fiorisce e fa frutto, tale tosto invecchie e si muoia e, in contrario, che quello duri per molti anni, il quale lunga stagione arà penato a far fronde. 1595_5071_000015 onde, seguendo laltrui giudicio, altra cosa non viene ad essere questa moderna filosofia. che ritratto di quellantica. però, così come il ritratto, quantunque fatto, dartificiosissimo dipintore. 1595_5071_000016 veramente questa nuova bestia di prosa volgare. o è senza piedi e sdrucciola a guisa di biscia, o ha quelli di specie diversa molto dalla greca e dalla latina. 1595_5071_000017 gloria fu a loro lesser solerti nelle miserie, ma biasmo e scorno è a noi altri, ora che liberi semo, il dar ricetto e conservare lungamente un perpetuo testimonio della nostra vergogna, e quello non solamente nudrire, ma ornare. 1595_5071_000018 ché già non è propria di francesi la gloria che stati ne siano inventori e accrescitori. ma dallinclinazione dellimperio di roma in qua mai non venne in italia nazione nissuna, sì, barbara e così priva dumanità. 1595_5071_000019 la quale oppenione io non laudo né vitupero, perché quello non posso, questo non voglio. dico solamente non essere stata bene intesa da voi, onde la diliberazione vostra non avrà origine né dallautorità né dalle ragioni. 1595_5071_000020 onde, se alcuna volta la lingua latina le pare tener della bergamasca, ella non è però bergamasca, né perché tale sia giudicata. più vi dovete meravigliare che già vi siate meravigliato avendo letto in ovidio mida re: più solere lodare lo stridere delle cannucce di pan che la soavità della cetra dapollo. 1595_5071_000021 né a me pare se ai vostri scritti riguardo che ne vogliate far pruova, considerando che l vostro scrivere latino non è altro che uno, andar ricogliendo per questo auttore e per quello. 1595_5071_000022 ma ciò si faccia con patto che, come a me non è onore il riferirvi gli altrui dotti ragionamentí, così il tacerne alcuna parola la quale dallora in qua mi sia uscita della memoria non mi sia scritto a vergogna. 1595_5071_000023 voi non vorrete vivere al mondo, mercantare, studiare, parlare, voi e vostri figliuoli, ma lasciando da parte laltre cose. parlarete latino, cioè in guisa che non vintendano i bolognesi, o parlarete in maniera che altri intenda e risponda? 1595_5071_000024 la qual cosa, come è poco fruttuosa, così è molto discosta dal nostro proponimento, onde non vi vedo partir volentieri. 1595_5071_000025 con tutto ciò lodo sommamente la nostra lingua volgare, cioè toscana, accioché non sia alcuno che intenda della volgare di tutta italia. toscana dico non la moderna che usa il vulgo oggidì, ma lantica, onde sì, dolcemente parlorno il petrarca e il boccaccio. 1595_5071_000026 ma molte sono e diverse. onde non solamente delle cose volgari, ma de chirie ancora, e dei santus si fanno canti e mottetti della cui armonia generalmente sintende ogni orecchia. 1595_5071_000027 poi che il difetto è dal mio poco intelletto. io non vedo per qual ragione debba luomo apprezzare la lingua greca né la latina, che per saperle sprezze mitre e corone. 1595_5071_000028 quanto perché io sono obligato di farlo. ma ove voi sete non si conviene che altri che voi ne ragione, e chi facesse altramente farebbe ingiuria alla lingua e egli sarebbe tenuto prosontuoso. 1595_5071_000029 buona elezzione faceste, peroché alessandro è aristotile dopo aristotile. ma io non credeva che voi sapeste lettere grece. per io lho latino, non greco. 1595_5071_000030 che privi in tutto dogni scienza, confidandosi solamente nella cognizion della lingua, hanno avuto ardimento di por mano a suoi libri, quelli a guisa degli altri libri dumanità, publicamente esponendo. 1595_5071_000031 egli ci ha donato lamore e la cognizione delle lingue in maniera che nessuno non è tenuto filosofo che non sa greco e latino perfettamente. 1595_5071_000032 messer lazaro dice il vero e vaggiungo che l peretto in quellora, come a me pare, disputò delle lingue, avendo rispetto alla filosofia e altre simili scienzie. 1595_5071_000033 che, posto che vera sia la sua oppenione e così bene potesse filosofare il contadino come il gentiluomo e il lombardo come il romano, non è però che in ogni lingua egualmente si possa poetare e orare. conciosiacosa che fra loro luna sia più e meno dotata degli ornamenti della prosa e del verso che laltra non è. 1595_5071_000034 taccia nondimeno fatta idolo dalcune poche e superstiziose persone, colui da loro non è cristiano. tenuto che non ladora per dio. 1595_5071_000035 troppo. mi degnarei se io sapessi. ma dogni cosa? io so poco. e delle lingue niente, come quello che della greca conosco appena le lettere, e della lingua latina tanto solamente imparai, quanto bastasse per farmi intendere i libri di filosofia daristotele. 1595_5071_000036 dovemo però abitare tra boschi, non dipingere, non fundere, non isculpire, non sacrificare, non adorar dio. basta a luomo messer lazaro, mio caro, che egli faccia ciò che egli sa e può fare. 1595_5071_000037 ciò non giudico biasimo, ma meraviglia, più tosto ché gran cosa dee esser quella di cui non può luomo parlare, tacendo la roina di roma che fu capo del mondo. 1595_5071_000038 ma a tutti quanti non ha partito ugualmente domenedio, né lingegno né l tempo, più, vi vo dire, sarà alcuno per aventura, cui né natura né industria non mancherà. 1595_5071_000039 egli. sarebbe meglio che si ragionasse latino, non lo nego. ma meglio sarebbe ancora che i barbari mai non avessero presa né distrutta litalia e che limperio di roma fosse durato in eterno. 1595_5071_000040 tanto diceste di questo vostro buon uomo che di piccolo mercatante lavete fatto messia, il quale dio voglia che sia simile a quello che ancora aspettano li giudei acciò che eresia così vile mai non guasti, per alcun tempo la filosofia daristotile. 1595_5071_000041 per noia, confesso, per la novità della cosa, ma non biasimo come credete, ché per uno che da prima ne dica male, poco da poi mille e mille altri loderanno e benediranno il suo studio. 1595_5071_000042 che molti si fanno a credere che, a dover farsi filosofi, basti loro sapere scrivere e leggere greco, senza più, non altramente che se lo spirito daristotile, a guisa di folletto in cristallo, stesse rinchiuso nellalfabeto di grecia. 1595_5071_000043 ma il numero e larmonia dellorazione e del verso latino non è altro che artificiosa disposizione di parole dalle cui sillabe, secondo la brevità e la lunghezza di quelle, nascono alcuni numeri che noi altri chiamiamo piedi. onde misuratamente camina dal principio alla fine il verso. 1595_5071_000044 bisogna, gentiluomo, mio caro, volendo andar per le mani e per le bocche delle persone del mondo lungo tempo, sedersi nella sua camera e chi morto in sé stesso disia di viver nella memoria degli uomini, sudare e agghiacciar più volte e quando altri mangia e dorme a suo agio, patir fame e 1595_5071_000045 possiamo dire in che modo la nominava cicerone, plinio, lucrezio e virgilio tra latini scrittori e tra greci, platone, aristotile, demostene e 1595_5071_000046 ora, no, che non si potrebbe, percioché larti e le scienzie degluomini sono al presente nelle mani de latini e de greci. ma sì, fare debbiamo per lavenire che dogni cosa per tutto l mondo possa parlare ogni lingua. 1595_5071_000047 voglia mai non dirò che sia diritto il lor calle, salvo se monsignor non dicesse le rime- esser lappoggio de versi che gli sostengono e fanno andare dirittamente. 1595_5071_000048 ecco, io son contento di confessarvi che le mie orecchie, in tal caso, non siano umane ma dasino. se voi mi dite per qual cagione la numerosità e consonanzia dellorazioni e de versi di questa lingua chiamaste musica, 1595_5071_000049 come se ella fosse la lingua del vostro santo da padova, alla quale è di tanto conforme che, come quella, fu di persona già viva, la cui santità è cagione che, ora posta in un tabernacolo di cristallo, sia dalle genti adorata. 1595_5071_000050 io odo dir messer lazaro, che la signoria di venezia vha condotto a legger greco e latino nello studio di padova. è vero questo, laz monsignor? sì, bem, che provisione è la vostra, laz? trecento scudi doro. 1595_5071_000051 oltra che le cose di filosofia sono peso daltre spalle che da quelle di questa lingua volgare. per io ho per fermo che le lingue dogni paese, così larabica e lindiana, come la romana e lateniese, siano dun medesmo valore e da mortali ad un fine con un giudicio formate. 1595_5071_000052 quella lingua, tosca o latina che ella si sia, la quale impariamo e essercitiamo non ragionando tra noi i nostri accidenti, ma leggendo gli altrui. 1595_5071_000053 questo a dì nostri, chiaramente si vede in un giovane padovano di nobilissimo ingegno il quale, benché talora con molto studio, che egli vi mette alcuna cosa, componga alla maniera del petrarca e sia lodato dalle persone. 1595_5071_000054 dunque, se quelli il tempo ha fatto divenir nulla, li quali assai dovevano aver deleganzia essendo scritti latinamente. or che fia dellistorie volgari cui né naturale dolcezza di lingua né artificiosa eloquenzia di scrittori non può far care né graziose giamai. 1595_5071_000055 anzi, confessandovi liberamente la mia ignoranzia, grandissimo numero de nomi e participii latini con loro strana prononziazione, le più volte mi suonano, non so che bergamasco nel capo. 1595_5071_000056 barcaroli e altre, tali persone con certi suoni e con certi accenti, i più noiosi e i più strani che mai udissi alla vita mia. in questo mezo mi si parava dinanzi essa madre filosofia. 1595_5071_000057 tutti glaltri piaceri, tutti glaltri diletti, feste, giochi, suoni, canti vanno dietro a questuno. né dee uomo meravigliarsene, peroché glaltri solazzi sono del corpo, e questo è dellanimo. onde. quanto è più nobile cosa lintelletto del senso, tanto è maggiore e più grato questo diletto di tutti gli altri. 1595_5071_000058 se io credessi bisognarmi persuadere a scolari di padova che la lingua latina fosse cosa da seguitare e da fuggir la toscana, o io non vanderei a legger latino, o spererei che delle mie lezzioni poco frutto se ne dovesse pigliare. 1595_5071_000059 ove meglio per avventura son conosciute e trattate, che da coloro non sono che oltra il mare. le seminorno e ricolsero similmente le speculazioni del nostro aristotile. 1595_5071_000060 le quali hanno ricetto non nelle lingue ma negli animi di mortali. scol già sapparecchiava messer lascari alla risposta quando sopravenne brigata di gentiluomini che venivano a visitarlo, da quali fu interrotto lincominciato ragionamento. 1595_5071_000061 le quali gran tempo sono state sprezzate da chi doveva adorarle. ora che dio la mi ha conceduta, ho speranza di fare che molti uomini, di qualunche età e nazione, lasciati gli altri studi da canto, tutti, a questo uno si doneranno, come a quello che veramente pò loro far gloriosi. 1595_5071_000062 almeno a volgari sarete caro ove malamente, scrivendo e parlando, latino vile sareste a dotti parimente e indotti. né vi persuada leloquenzia di messer lazaro: più tosto a divenir mutolo che componere volgarmente. 1595_5071_000063 certo non per difetto della natura di lei, essendo così atta a generar come le altre, ma per colpa di loro che lebbero in guardia che non la coltivorno a bastanza. 1595_5071_000064 quanto di questa. quelle altre due sono più perfette e più care. ma che la tosca sia da sprezzare del tutto per niente, lo direi. parte per non dire bugia, parte per non parer daver perduto tutto quel tempo che spender volli in apprenderla. 1595_5071_000065 che ella non era da prima. e venendovi fatto di ridur lei alla sua prima grandezza, mai non fia vero che voi le diate la forma che anticamente le dierono que primi buoni architetti quando nova la fabricarono. 1595_5071_000066 si può dir di tal lingua che, quale è il lume a colori, tale ella sia alle discipline, senza il cui lume nulla vedrebbe il nostro umano intelletto. ma in continua notte, dignoranzia, si dormirebbe. 1595_5071_000067 e altrettanto sia detto della scrittura, la quale farà volgar la necessità, ma la elezzione latina massimamente quando alcuna cosa scrivemo per disiderio di gloria, la quale mal ci pò dar quella lingua che nacque e crebbe con la nostra calamità e tuttavia si conserva con la ruina di noi. 1595_5071_000068 monsignor. sì, pur che gli auttori greci e latini si riducessero italiani. lasc, tanto sarebbe trasferir aristotile di lingua greca in lombarda quanto traspiantare un narancio o una oliva da un ben colto orticello in un bosco di pruni. 1595_5071_000069 son contento. dunque, senza altro proemio fare, io dico incominciando che, quantunque in molte cose siamo differenti dalli bruti animali, in questuna principalmente ci discostiamo da loro. che ragionando e scrivendo comunichiamo lun laltro il cor nostro. 1595_5071_000070 avicenna avea composte di molte opere, le quali si conoscevano esser sue non tanto allinvenzione delle cose quanto allo stile nel quale di gran lunga avanzava. tutti glaltri scrittori di quella lingua, eccetto quello, 1595_5071_000071 natura, in ogni età, in ogni provincia e in ogni abito, esser sempremai una cosa medesima, la quale, così come volentieri, fa sue arti per tutto l mondo, non meno in terra che in cielo, e per esser intenta alla produzzione delle creature razionali, non si scorda delle irrazionali. 1595_5071_000072 lingua, peroché l numero, nato per magistero di trasimaco di gorgia di teodoro isocrate, finalmente fece. perfetto, dunque, se greci e latini, uomini più solleciti alla coltura della lor lingua che noi non semo alla nostra, non trovarono in quelle se non dopo alcun tempo e dopo molta fatica. 1595_5071_000073 e io poi, che volete così volentieri la loderò con patto di potere insiememente. biasimar la volgare, se voglia, me ne verrà senza che voi labbiate per male. bem, son contento, ma sia il patto comune che, quando voi vituperarete, io possa difendere. 1595_5071_000074 e degna finalmente di dovere essere non appresa ma ripresa dalle persone. sì, come cosa la quale non è cibo ma sogno e ombra del vero cibo dellintelletto. 1595_5071_000075 dumanità unni gotti vandali longobardi cha, guisa di trofeo, non vi lasciasse alcun nome o alcun verbo di più eleganti chella abbia. e noi diremo che, volgarmente parlando, possa nascere cicerone o virgilio. 1595_5071_000076 ché egl. è meglio per voi il combatter, solo che da persona accompagnato, la quale, come inesperta dellarmi, cedendo in sul principio della battaglia, vi dia cagione di temere e farvi dare al fuggire. 1595_5071_000077 e che questo sia vero. poniamo che non i barbari, ma i greci lavessero disfatta e che da indi in qua parlassero ateniese, glitaliani. 1595_5071_000078 chi non parlasse volgare non arebbe chi lintendesse e parrebbe un pedante il quale con gli artigiani facesse il tullio fuor di proposito. 1595_5071_000079 vero è che eglè meglio che voi labbiate latino, che non labbiate del tutto, ma per certo la vostra dottrina sarebbe il doppio e maggiore e migliore che ella non è, se aristotile e alessandro fosse letto da voi in quella lingua nella quale luno scrisse e laltro lespose. 1595_5071_000080 ma larte ancora dellorare e del poetare. sì, si derivò. oh, glorioso linguaggio. nominatelo come vi piace, solo che italiano non lo chiamate. essendo venuto tra noi, doltre il mare e di là dallalpi onde. è chiusa. 1595_5071_000081 le quali giudichiamo più convenirsi con le dottrine che non fanno le parole delleucaristia e del battesmo, con ambidue tai sacramenti, la quale sciocca oppenione è sì fissa negli animi di mortali. 1595_5071_000082 ma di quelle altre, né il cielo ne ha cura, né deeno averne i mortali, ai quali né onore né utile non può recare il parlar bene alla maniera del vulgo bem eglè. ben vero che tanto più volentieri si doverebbe imparar la lingua greca e la latina che la toscana. 1595_5071_000083 è strana e bella cosa il vederci continuamente vivere e parlare con barbari e non aver del barbaro, né solamente queste due nobilissime lingue. ma la toscana, poco men che perduta, quasi pianta che rinovelle, è rifiorita di nuovo. sì, fattamente che di breve. 1595_5071_000084 tosto, vo credere ad aristotile e alla verità, che lingua alcuna del mondo, sia qual si voglia, non possa aver da sé stessa privilegio di significare i concetti del nostro animo, ma tutto consista nello arbitrio delle persone. 1595_5071_000085 e allora sì, le vedremo noi fare di molti, non tabernacoli, ma tempii e altari alla cui visitazione concorrerà da tutte le parti del mondo, brigata di spiriti pellegrini che le faranno lor voti e saranno esauditi da lei. 1595_5071_000086 e se que primi antichi romani fossero stati sì negligenti in coltivare la latina quando a pullular cominciò, per certo in sì poco tempo non sarebbe divenuta sì grande. 1595_5071_000087 sarà adunque la nostra lingua in conservarsi la sua dovuta perfezzione, lungamente disiderata e cercata, simile forse ad alcuni ingegni li quali quanto men facilmente apprendono le dottrine, tanto difficilmente le si lasciano uscire della memoria. 1595_5071_000088 imparare a parlare con le lingue de morti seguitando il consiglio del maestro peretto. come son nato, così voglio vivere romano, parlare romano e scrivere romano. 1595_5071_000089 la quale diversità e confusione delle voglie mortali degnamente è nominata torre di babel- dunque, non nascono le lingue per sé medesme- a guisa di alberi o derbe. quale debole e inferma nella sua specie, quale sana e robusta e atta meglio a portar la soma di nostri umani concetti. 1595_5071_000090 ora io voglio, per la mia parte, che, qualora cosa direte che io non intenda interrompendo il ragionamento, possa pregarvi che la chiariate. 1595_5071_000091 che, avendo alcuna arme con la quale voi mi possiate aiutare, siate contento di trarla fuori per me, ché poi che questa pugna non è mortale. 1595_5071_000092 ora che ella giace del tutto rotta, parimente dal precipizio e dal tempo, qual atleta o qual gigante potrà vantarsi di rilevarla? 1595_5071_000093 per la qual cosa avvegna che il parlare intorno a questa materia fosse vostra professione. nondimeno, io mi contento che vi tacciate. 1595_5071_000094 bramando e sperando pur dimparare, dunque, avendo a combattere in difesa dalcuna vostra sentenza, non vi possendo aiutare, io vi consiglio che senza me combattiate. 1595_5071_000095 vero è che questo giudicio non lha ognuno, ma coloro solamente i quali sono usati a ballare al suono dei leuti e dei violoni. e mi ricorda, essendo una volta in venezia, ove erano giunte alcune navi de turchi. 1595_5071_000096 ora avete fatto in contrario. quelle non avete lodato, e questa una: fieramente ci biasimate, e per certo a gran torto, peroché ella non è, punto sì, barbara, né sì priva di numero e darmonia come la ci avete dipinta. 1595_5071_000097 tosto, si de stare ozioso che por mano ai tamburi e alle campane della volgare, imitando lessempio di pallade la quale, per non si distorcere nella faccia sonando, gittò via la piva di che era stata inventrice. 1595_5071_000098 così, da prima a fine, solamente dessere intesi da chi regnava, parlavamo volgare. ora, a diletto e a memoria del nostro nome, parliamo e scriviamo volgare. 1595_5071_000099 ché se que quattro, non che altri rinascessero unaltra volta, e con lingegno e con la industria medesima con la quale latinamente poetarono e orarono, parlassero e scrivessero volgarmente. 1595_5071_000100 peroché così, la prosa, come il verso, della lingua moderna è in alcune materie poco meno numerosa e di ornamenti, capace della greca e della latina. i versi hanno lor piedi, lor armonia, lor numeri. 1595_5071_000101 e con lui insieme fosse costretto dentrar loro nellintelletto a fargli profeti, onde molti nho già veduti a miei giorni, sì, arroganti. 1595_5071_000102 al suono di ciascuna di loro separata dallaltre, senza chio, le compona altramente assai bene. comprendo che diletto possano recare aglorecchi degli ascoltanti le prose e i versi che se ne fanno. 1595_5071_000103 ma nelle scole delle dottrine e tra i dotti, ove possiamo e debbiamo esser uomini, sia umano, cioè latino, il ragionamento. 1595_5071_000104 ma dal vostro appetito, lo quale seguite quanto vaggrada, che altrettanto io farò del mio, ché se l viaggio che io tengo è più lungo e più faticoso del vostro, per avventura non fia, sì, vano, e al fine della mia giornata a buono albergo, sano, quantunque stanco, mi condurrà. 1595_5071_000105 apprendere. e altrotanto arei detto al mio maestro aristotile, della cui eleganzia dorazione poco mi curarei quando senza ragione fossero da lui scritti i suoi libri. 1595_5071_000106 la sua parte e in che modo la si abbia, per essere assai facile da vedere, ma lontana dal nostro proponimento. ora, con esso voi, non intendo di disputarla, anzi, confessando quello esser vero che ne diceste, non tanto perché sia vero, quanto perché si veda ciò che ne segue. 1595_5071_000107 ella è testimonio della nostra vergogna, essendo venuta in italia insieme con la roina di lei più tosto. ella è testimonio della nostra solerzia e del nostro buono ardimento. 1595_5071_000108 ché se, quando ella cominciava a cadere, non fu uomo che sostenere ve la potesse, e chiunque alla rovina soppose a guisa di polidamante, fu oppresso dal peso. 1595_5071_000109 vero è che, perché il mondo non ha in costume di parlar di filosofia se non greco o latino, già crediamo che far non possa altramente e quindi viene che solamente di cose vili e volgari. volgarmente parla e scrive la nostra età. 1595_5071_000110 solo che e gli oda una volta per la loro spiacevolezza, può giudicare quelli non essere strumenti atti a fare armonia. né ballo così, udendo e formando per me medesimo queste parole volgari. 1595_5071_000111 le quali primieramente da strane e varie nazioni in italia disseminate, pia e artificiosa cura de nostri progenitori insieme raccolse e ad un suono, ad una norma, ad un ordine sì fattamente compose. 1595_5071_000112 pelle. vero diceste, monsignore, que primi antichi toscani essere stati sforzati a parlare in questa maniera, non volendo con silenzio trapassar la lor vita, e che noi altri, posteriori, abbiamo fatto dellaltrui forza nostra virtù. questo è vero, ma maggior laude dà altrui quella violenzia che a noi non reca questa vertù. 1595_5071_000113 onde chi vorrà parlar di filosofia con parole mantovane o milanesi, non gli può esser disdetto a ragione. più che disdetto gli sia il filosofare e lintender la cagion delle cose. 1595_5071_000114 li quali anni finiti, e finito con esso loro, quel vigore e quella prontezza la quale, naturalmente, suol recare allintelletto la gioventù. allora, procuriamo di farci filosofi quando non siamo atti alla speculazione delle cose. 1595_5071_000115 poche cose delle infinite che a tal materia partengono, pò imparare in un giorno. chi non le ascolta per imparare, pensando che non bisogni impararle? bem, ditene almeno quel poco che vi rimase nella memoria, ché a me fie caro lintenderlo. 1595_5071_000116 laz monsignore, io negai la lingua moderna aver in sé numero, né ornamento né consonanzia. e lo nego di nuovo, non per esperienzia, chio nabbia, ma per ragione, ché se luomo senza punto saper sonare né tamburo né tromba, 1595_5071_000117 e io, se stato vi fossi, arei detto non doversi la filosofia dolere, perché ogni uomo, per ogni luogo, con ogni lingua, il suo valore essaltasse. 1595_5071_000118 volentieri. in tal caso, udirò recitare loppenione del mio maestro peretto, il quale avvegna che niuna lingua sapesse dalla mantovana infuori. nondimeno, come uomo giudizioso- e uso rade volte a ingannarsi- ne può aver detto alcuna cosa, col lascari che lascoltarla mi piacerà. 1595_5071_000119 ma che egli nasca e parle lombardo oggidì e diman da mattina parle e scriva regolatamente toscano meglio e più facilmente del toscano medesimo. 1595_5071_000120 ove volentieri abitava e visitandolo il peretto, come era uso di fare un dì tra gli altri. poi, che alquanto fu dimorato con esso, lui lo dimandò: messer lascari, lasc vostra eccellenza, maestro piero mio caro, che legge questanno: 1595_5071_000121 vestita assai poveramente di romagnolo, piangendo e lamentandosi daristotile che, disprezzando la sua eccellenza, lavesse a tale condotta e minacciando di non volere star più in terra. sì, bello onore ne le era fatto dalle sue opere. 1595_5071_000122 e con questo buon gentiluomo cortesemente operarete, il quale dianzi non si curò di confessare daver, anzi, dello scerno che no per udir voi ragionar della sua eccellenza. 1595_5071_000123 e noi vedremo giamai cicerone o virgilio toscano più tosto. rinasceranno schiavoni che italiani volgari, salvo se per gioco non si dirà in quel modo che i servi fanno il lor re e i prigionieri lor podestà. 1595_5071_000124 ma ogni loro vertù nasce al mondo dal voler de mortali. per la qual cosa, così come senza mutarsi di costume o di nazione, il francioso e linglese- non pur il greco e il romano- si può dare a filosofare, così credo che la sua lingua natia possa altrui compitamente comunicare la sua dottrina. 1595_5071_000125 voi biasimareste la lingua attica, peroché luso di lei fosse congiunto alla servitù nostra laz. se ciò stato fosse, non sarebbe suta guasta, ma riformata litalia, per che non solamente non biasimerei il disfacimento di questo imperio. 1595_5071_000126 coloro finalmente imitiamo, filosofando, alli quali alcuna cosa aggiugnendo, dee avanzare la nostra industria. lasc dunque, se lo studio delle due lingue nuoce altrui, sì, malamente, come voi dite che si dee fare. lasciarlo. 1595_5071_000127 ma dallodio che voi portate a questa lingua volgare, ché vincendolo, vincerete il miglior difensore della lingua volgare che abbia oggidì la sua dignità, dal giudicio del quale prende il mondo, argumento dimpararla e usarla. 1595_5071_000128 questo farsi anzi a gloria che a vergogna di lei la quale, se non si sdegna dalbergare neglintelletti lombardi, non si dee anche sdegnare desser trattata dalla lor lingua. 1595_5071_000129 non dico però che uomo scriva né padovano né bergamasco, ma voglio bene che di tutte le lingue ditalia possiamo accogliere parole e alcun modo di dire. 1595_5071_000130 lei lo studio della lingua greca e latina aver quasi del nostro mondo cacciata, mentre luomo, non curando di saper che si dica vanamente suole imparare a parlare e lasciando lintelletto dormire sveglia e opra la lingua. 1595_5071_000131 egli si vorrebbe dare per legge ad ognuno, a volgari, il non parlare latinamente, per non diminuir la riputazione di questa lingua divina a literati che mai da loro, se non costretti dalcuna necessità. 1595_5071_000132 il quale errore conosciuto da molti, niuno ardisce di ripigliarlo. ma tempo, forse pochi anni, appresso, verrà che alcuna buona persona, non meno ardita che ingeniosa, porrà mano a così fatta. 1595_5071_000133 e si contenti delle sue forze. consiglio, adunque e ammonisco ciascuno che egli impare la lingua greca e latina. quelle abbracce, quelle abbia care e con laiuto di quelle studie, a farsi immortale. 1595_5071_000134 anzi, parlo per dire il vero e come uomo tenero dellonor deglitaliani, ché se lingiuria de nostri tempi, così presenti come passati, volle privarmi di questa grazia, dio mi guardi che io sia sì pieno- né così arso. dinvidia che io disideri di privarne chi nascerà dopo me. 1595_5071_000135 benché questa pugna si estenderebbe non solamente contra i linguaggi del mondo, ma contra dio, il quale ab eterno diede per legge immutabile, ad ogni cosa criata non durare eternamente. 1595_5071_000136 li quali, per quello che io noda dire da messer lazaro, non sono latini ma barbari della volgare. non parlo ché di sì fatti linguaggi mai non seppi, né mai curai di sapere, salvo il mio padovano. 1595_5071_000137 le quali rimase in fondo del mucchio o involate dal tempo. non son trovate da alcuno. onde minore e men ferma. rifarete la fabrica. 1595_5071_000138 versi veramente, in quanto son fatti dundici sillabe, non paiono in tutto privi di piedi, ché le sillabe in loro hanno luogo e officio di piedi, ma in quanto quelle cotali possono esser lunghe e brevi. 1595_5071_000139 ove a quella delle scienzie monta lanima nostra, non con altre ali che con quelle del suo ingegno e della sua industria. io so nulla, per rispetto a que gloriosi, ma quel poco che io ne so delle lingue non lo cangerei al marchesato di mantova. 1595_5071_000140 qual cosa fu tra noi disputata da prima, senza far parola delle dottrine e come allora vi dissi, così vi dico di nuovo che, se voglia, vi verrà mai di comporre o canzoni, o novelle al modo vostro, cioè in lingua che sia diversa dalla toscana e senza imitare il petrarca o il boccaccio. 1595_5071_000141 forse non per altra ragione, salvo perché questa una da fanciulli e senza studio. impariamo ove a quellaltre, con molta cura, ci convertiamo come a lingue. 1595_5071_000142 la qual regola di parlare si può imparare in tre giorni, non tra grammatici nelle scole, ma nelle corti co gentiluomini, non istudiando, ma giuocando e ridendo senza alcuna fatica e con diletto de discepoli e de precettori. 1595_5071_000143 delle cui semplici parolette fanno gluomini di questa età, le loro arti e scienzie. in guisa, che dir lingua greca e latina par dire lingua divina e che sola la lingua volgare sia una lingua inumana, priva al tutto del discorso, dellintelletto. 1595_5071_000144 quando a lei non manca né core né armi doffendere laltrui corteg parmi, monsignor, che così temiate di dir male della lingua latina. 1595_5071_000145 alcuna volta qualche consonanzia vi si ritrova che meno ingrata e men brutta fa luna dellaltra, ma quella in sé è armonia e musica di tamburi, anzi darchibusi, e di falconetti, che introna altrui lintelletto e fere e stroppia. sì. 1595_5071_000146 come vil cosa e di sì poco valore che non degniate di entrare in campo con esso noi scol. come non degnarei di parlar di materia di che il bembo al presente e altra volta il peretto mio precettore, insieme con messer lascari. con non minor sapienzia, che eleganzia ne ragionò. 1595_5071_000147 la quale, in qualunche idioma sia scritta da alcuno, è sempremai, come alcun dice, testimonio del tempo, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita daltrui e rinovellamento dellantichità. 1595_5071_000148 onde è che gli uomini di questa età generalmente in ogni scienza son men dotti e di minor prezzo, che già non furon gli antichi, il che è contra il dovere. conciosia cosa che molto meglio e più facilmente si possa aggiugnere alcuna cosa alla dottrina trovata che trovarla da sé medesimo. 1595_5071_000149 onde io dissi, e ora dico di nuovo che più istimo e ammiro la lingua latina di cicerone, che limperio daugusto delle laudi, della qual lingua parlarei al presente, non tanto per sodisfare al disiderio di questo gentiluomo da bene. 1595_5071_000150 non intendo ancora ben bene in che cosa consista la soavità della lingua e delle parole latine e la barbarica spiacevolezza delle volgari. 1595_5071_000151 e io vi dico che così è come dite. ma tale indugio non dee far credere altrui esser cosa impossibile che ella divenga perfetta, anzi, vi può far certo lei doversi lungo tempo godere la sua perfezzione, qualora egli avverrà chella se labbia acquistata. 1595_5071_000152 gli augelli, i pesci e laltre bestie terrene dogni maniera, ora con un suono, ora con altro, senza distinzione di parole, i loro affetti significare molto meglio dover ciò fare noi uomini, ciascuno con la sua lingua, senza ricorrere allaltrui. 1595_5071_000153 ma del soccorso prestatomi parte da lauttorità di così degno filosofo, parte da le ragioni antedette. io ve ne rendo infinite grazie. 1595_5071_000154 che io non vorrei che voi ne parlaste come di cosa? dalla natura prodotta, essendo fatte e regolate dallo artificio delle persone, a bene placito loro non piantate né seminate, le quali usiamo, sì, come testimoni del nostro animo, significando tra noi i concetti dellintelletto. 1595_5071_000155 per la qual cosa glitaliani, li quali allo studio della lingua latina, la volgare, antepongono o sono senza giudicio, non discernendo tra quel chè buono e non buono, o privi in tutto dingegno, non son possenti di possedere il migliore. 1595_5071_000156 la cui prosa io non so dire per qual ragione sia numerosa chiamata, se luomo in lei o non saccorge o non cura né di spondei, né di dattili, né di trochei, né danapesti e finalmente di niuna maniera di piedi onde si move, lorazione ben regolata. 1595_5071_000157 che io vi conforto a lasciar limpresa di voler farvi singulare da glaltri uomini, affaticandovi vanamente senza pro vostro e daltrui. 1595_5071_000158 dunque, dal contrasto che è tuttavia tra la natura dellanima e tra l costume del nostro studio dipende la difficultà della cognizion delle lingue degna. veramente. non dinvidia, ma dodio. non di fatica, ma di fastidio. 1595_5071_000159 questo officio di lodar la lingua latina per molte ragioni. dee esser vostro parte per esser già destinato ad insegnarla publicamente. parte per esserle più partigiano che io non sono io, il quale non listimo, cotanto sì che però io dispregi la volgare toscana. 1595_5071_000160 per tanto mi rendo sicuro che quel poco chio ne dirò vi persuaderà ad esserle molto più amico. che voi non siete al presente, alla corte di roma, corteg, questo voi farete dapoi, ora. 1595_5071_000161 che non osate dir cosa latinamente, con altre parole che con quelle di cicerone, onde quanto parlate e scrivete latino non è altro che cicerone, trasposto più tosto da carta a carta che da materia a materia, benché questo non è, sì, vostro peccato che egli non sia anche mio e daltri assai e maggiori e migliori di me. 1595_5071_000162 il quale, orando publicamente con tante e tali ragioni, biasimò: cotal lingua chora fu che inanzi arei tolto desser morto famiglio di cicerone per aver bene latinamente parlato, che viver ora con questo papa toscano. 1595_5071_000163 quindi, nacquero in lei que fiori e que frutti, sì coloriti, delleloquenzia con quel numero e con quellordine istesso il quale tanto essaltate li quali, non tanto per sua natura quanto daltrui artificio aiutata, suol produrre ogni lingua. 1595_5071_000164 io non credo, monsignor mio, che voi creggiate che molti de senatori e de consulari di roma, non che tutta la plebe così latino parlasse come facea marco tullio, alli cui studii più fu roma obligata che alle vittorie di cesare. 1595_5071_000165 lui esser nato e morto greco, non bresciano né bergamasco. e mentire chi dir volesse altramente alla qual visione disiderava che voi vi foste presente. 1595_5071_000166 e anche io non la preposi se non ad un marchesato, ove voi lavete messa disopra allimperio di tutto l mondo. dunque, a voi tocca il lodarla, ché lodandola sarete grato alla lingua alla quale il nome vostro e la fama vostra è grandemente obligata. 1595_5071_000167 l biasmo sia poco quando io congiungo il nascimento di lei alla destruzzione dellimperio e del nome latino e laccrescimento di lei al mancamento del nostro intelletto. già me non laudarete in questa maniera per farmi piacere. 1595_5071_000168 e sia lodato dalle persone. nondimeno, non sono da pareggiare i sonetti e le canzon di lui alle sue comedie, le quali, nella sua lingua natia, naturalmente, e da niuna arte aiutate par che e gli eschino della bocca. 1595_5071_000169 del quale, dopo il latte della nutrice, mi fu il vulgo. maestro corteg, pur a voi converrà di parlar se non altro quello almeno che napparaste dal peretto e dal lascari, li quali, così saviamente, come voi dite, parlarono intorno a questa materia. 1595_5071_000170 loro acciò che quella a guisa di regno partito più agevolmente rovinassero le dissensioni civili. corteg dunque, aiutatemi contra alloppenion di monsignore, mosso non solamente dallamor della verità, la quale dovete amare e riverire sopra ogni cosa. 1595_5071_000171 risuscitare. voi vingannate, non vi accorgendo che nel cadere di sì superbo edificio, una parte divenne polvere e unaltra 1595_5071_000172 ma a voi, gentiluomo, dico chio? posso bene incominciare a lodare la buona lingua latina, rendendovi la ragione perché io la preponga alla signoria del mondo, ma finire non veramente tanto ho da dire intorno a questa materia. 1595_5071_000173 più dun petrarca e più dun boccaccio vi si potrà numerare la ebrea. similmente comincia ad essere in prezzo, per che a me pare, quando vi guardo, che questo sia un certo influsso del cielo. sì, fieramente, ognuno si dà nello studio delle lingue, il quale solo. 1595_5071_000174 finalmente sarà miracolo più che umano, provedimento il rifarla, mai più eguale o simile a quellantica. essendo mancata, lidea onde il mondo tolse lessempio di edificarla. 1595_5071_000175 difficilmente per certo, essendo lusanza che per lunghezza di tempo è quasi convertita in natura diversa in tutto, dallarte onde, come chi è giudeo o eretico, rade volte diviene buon cristiano e più crede in cristo chi nulla credeva quando fu battezzato. 1595_5071_000176 imaginatevi messer lazaro di vedere limperio la degnità, le ricchezze, le dottrine e finalmente le persone e la lingua ditalia in forza de barbari, in maniera che il trarla lor de le mani sia cosa quasi impossibile. 1595_5071_000177 il quale, se pare in loro, fosse al disio, mi rendo certo che di breve la germania e la gallia produrrebbe di molti veri virgilii. ma noi altri, suoi cittadini, colpa e vergogna del nostro poco giudizio, non solamente non lonoriamo. 1595_5071_000178 ma quante volte, per mia disgrazia, nho alcuna veduta altretante. meco medesimo ho lagrimato la nostra miseria pensando fra me quale fu già e quale è ora la lingua onde parliamo e scriviamo. 1595_5071_000179 e facendo altramente siamo a peggior condizione che non sono gli oltramontani, li quali essaltano e riveriscono sommamente la nostra lingua latina, e tanto ne apprendono quanto possono adoprar lingegno. 1595_5071_000180 onde tutto, che le cose dalla natura criate e le scienzie di quelle siano in tutte quattro le parti del mondo una cosa medesma. nondimeno, perciò che diversi uomini sono di diverso volere, però scrivono e parlano diversamente. 1595_5071_000181 né a me fia vergogna lessere, aiutato daltrui, incontra allauttorità e dottrina vostra, le quali ambedue insieme mi danno guerra. sì, fattamente chio, non conosco qual più. 1595_5071_000182 dunque, a costoro il far volgari le dottrine di grecia parrebbe opra perduta. sì, per la indegnità della lingua come per langustia di termini dentro a quali col suo linguaggio è rinchiusa. 1595_5071_000183 virgilio e tal cicerone mori e turchi possono aver nelle lor lingue. però parlando una volta con un mio amico che molto ben sintendea della lingua arabesca, mi ricordo udir dire che avicenna. 1595_5071_000184 ma a guisa di pianta selvaggia, in quel medesimo deserto ove per sé a nascere cominciò, senza mai né adacquarla, né potarla, né difenderla dai pruni che le fanno ombra. lhanno lasciata invecchiare e quasi morire. 1595_5071_000185 salvo se non si fabricasse una nuova città la quale abitassero i litterati, ove non si parlasse se non latino, ma qui in bologna. 1595_5071_000186 e chi ha vertù di poterlo fare ben si può dire a ragione, lui, esser tale. fra glaltri uomini, quali sono gluomini istessi per rispetto alle bestie la qual vertù di parlare e di scrivere i greci e latini, quasi ugualmente, sappropriarono onde le 1595_5071_000187 onde lei come cosa beata, riveriamo e inchiniamo, ma per certo né luna né laltra non meritava che la teneste per morta, operando tuttora ne corpi nostri e nellanime quella salute, questa virtute. 1595_5071_000188 qual cosa non mi par vera, peroché per quello chio noda dire le rime: sono più tosto come catena al sonetto e alla canzone che piedi o mani di versi loro, e tanto voglio che ne sia detto da me. 1595_5071_000189 natura aver lui adottato per figliuolo, non per esser nato in atene, ma per aver bene in alto inteso, bene parlato e bene scritto di lei. la verità trovata da lui, la disposizione e lordine delle cose, la gravità e brevità del parlare esser sua propria e non daltri. 1595_5071_000190 quello avvenendogli, che avvenne di gesù cristo, il quale, togliendo di morir per la salute degli uomini, schernito, primieramente biasimato e crucifisso dalcuni ippocriti, ora, alla fine, da chi l conosce come iddio e salvator nostro, si riverisce e adora. 1595_5071_000191 ma questo mai non sarà conciosia cosa che la lingua non lo patisce per esser barbara, sì, come ella è, e non capace né di numero né di ornamento. 1595_5071_000192 sendo altramente che si dee fare, vogliam morir di dolore, restar mutoli e non parlar mai fin che torni a rinascere cicerone e virgilio le case, i tempii e finalmente, ogni artificio moderno. i disegni, i ritratti di metallo e di marmo non sono da esser pareggiati agli antichi. 1595_5071_000193 che si può dire altro, se non che andiamo di male in peggio. per questo è vero, ma le cagioni son molte, tra le quali una ve nha, e oso dire la principale. 1595_5071_000194 essi non sarebbero degni del nome loro. non vedete voi questa povera lingua? avere i nomi non declinabili, i verbi senza coniugazione e senza participio e tutta, finalmente, senza nissuna bontà? 1595_5071_000195 certo, bisognarebbe che egli dicesse: niuna orazione, niun verso toscano, non esser né più brutto né più bello dellaltro e per conseguente, il serafino esser eguale al petrarca. 1595_5071_000196 facesse, levandole via dattorno le inutili frasche. in loro scambio linnestarono dalcuni ramuscelli maestrevolmente detratti dalla greca, li quali subitamente, in guisa le sappiccarono e in guisa si ferno, simili al tronco che oggimai non paiono rami adottivi, ma naturali. 1595_5071_000197 messer lazaro, qui tra noi, ditene il male che voi volete di questa lingua toscana, solamente quello. non fate che fece lanno passato messer romolo in questa città. 1595_5071_000198 il quale, iscusandosi con esso, lei negava daverla offesa, giamai sempremai averla amata e lodata, né meno che orrevolmente averne scritto o parlato mentre egli visse. 1595_5071_000199 le quali ora perfettamente non gustiamo né conosciamo. lasc veramente, né di fama né di gloria si curerà chi vorrà prender la impresa di portar la filosofia dalla lingua datene nella lombarda, ché tal fatica noia e biasimo gli recarà. 1595_5071_000200 dovevate, per agguagliarla compitamente alla lingua di qualche santo, soggiungere qualmente lorazioni di cicerone e i versi di virgilio le sono degni e preziosissimi tabernacoli. 1595_5071_000201 ma luno allaltro e tutti insieme siano conformi al soggetto. peroché dalcune materie, alcuni piedi sono quasi peculiari e fra lor piedi, quali meglio, quali peggio, saccompagnano al loro viaggio e qualunche persona, quelli a caso congiugne, non. 1595_5071_000202 ché, se ciò fosse stato, sarebbe di maggior dignità il canevaio o l cuoco di demostene e di cicerone, che non è ora limperio, e il papato. 1595_5071_000203 dunque messer lazaro dice il vero quando di tali effetti pone la cagion nelle lingue. non prova per questo la sua ragione non si dover imparar altra lingua che latina e greca. 1595_5071_000204 udire in quelle un rumore di molti strumenti del quale né l più spiacevole né l più noioso non udi mai alla vita mia. nondimeno, a coloro che non sono usi alle delizie ditalia, parea quella una dolce musica. altrotanto si può dire della numerosità, dellorazione e del verso di questa lingua. 1595_5071_000205 e altrettanto direi della greca per rispetto alla ebrea. concluderebbesi finalmente dalle vostre premisse dover essere al mondo sola una lingua e non più? 1595_5071_000206 e per giovare alla gente, non curando dellodio né della invidia de litterati, condurrà daltrui lingua alla nostra le gioie e i frutti delle scienzie. 1595_5071_000207 signor mio, io leggo i quattro libri della meteora daristotile lasc. per certo bella lettura è la vostra, ma come fate despositori per de latini non troppo bene. ma alcun mio amico mha servito duno alessandro. 1595_5071_000208 e così come nel principio del mondo, gli uomini dalle fere si difendevano fuggendo e uccidendo senza altro or passando più oltre a benefizio e ornamento della persona, ci vestiamo delle lor pelli. 1595_5071_000209 questo no, perché la lingua greca e latina, a lor tempo, erano egualmente in ogni persona pure e non contaminate dalla barbarie dellaltre lingue. e così bene si parlava dal popolo, per le piazze, come tra dotti nelle lor scole. si ragionava: 1595_5071_000210 che essi ne formarono quella lingua, la quale ora è propria nostra e non daltri, imitando in questo la madre nostra natura, la quale di quattro elementi, diversi molto fra loro per qualità e per sito, ci ha formati noi altri, più perfetti e più nobili che gli elementi non sono. 1595_5071_000211 oh, la latina è migliore, dassai. oh, quanto sarebbe meglio dir fu e non è. ma sia stata per lo passato e sia ancor tuttavia. sì, gentil cosa. 1595_5071_000212 lasc così, dio maiuti, come io credo, motteggiate, salvo se, come fanno i maliziosi, quello meco non biasimate che non potete ottenere per monsignor. le ragioni dianzi addotte da me non sono lievi, che io debba dirle per ischerzare. 1595_5071_000213 non mi può entrare nel capo altramente. al tempo antico, per bene parlare greco e latino, sarebbe stato meglio nascere spagnolo che romano e macedone che ateniese. 1595_5071_000214 questo potrebbe esser che vero fosse, ma io non vi faceva differenzia, anzi, pensava che tanto mi dovesse giovare la lezzione latina e volgare, se volgare si ritrovasse alessandro, quanto a greci la greca. e con questa speranza incominciai a studiarlo. 1595_5071_000215 e a tempo che le persone certo più dotte, ma meno ambiziose delle presenti degneranno desser lodate nella lor patria senza curarsi che la magna o altro strano paese riverisca i lor nomi. 1595_5071_000216 e io conosco di molti uomini che, per esser mediocri signori, si contentarebbono desser muti. già non dico chio sia uno di questo numero, ma dico bene e dicolo, con vostra grazia. 1595_5071_000217 ché se la origine di lei fu barbara da principio, non volete voi che in ispazio di quattrocento o cinquecento anni sia divenuta cittadina ditalia? per certo sì, altramente li romani medesimi, li quali di frigia cacciati, vennero ad abitare in italia, sarebbero barbari. 1595_5071_000218 nel quale caos. prego dio che mandi ancora la sua discordia, la quale, separando una parola dallaltra e ognuna di loro mandando alla propria sua regione. 1595_5071_000219 ma essi a guisa di ottimi agricoltori, lei primieramente tramutarono da luogo selvaggio a domestico, poi perché e più tosto e più belli e maggior frutti facesse. 1595_5071_000220 tempo forse verrà che daltra tanta eccellenzia fia la volgare dotata ché se per essere a nostri giorni di niuno stato e men gradita, non si dovesse apprezzare la greca, la quale era già grande sul nascimento della latina, ne nostri animi non dovea lasciar fermare le radici dunaltra lingua novella. 1595_5071_000221 vana, istimando la impresa dello scrivere e del parlare in maniera che non lintendano gli studiosi di tutto l mondo, ma quello che non è stato veduto da me spero dover vedere, quando che sia chi nascerà dopo me. 1595_5071_000222 forse i buoni filosofanti sarebbero in numero assai più spessi che a dì nostri non sono, e la loro eccellenzia diventarebbe più rara. lasc, o non vintendo, o voi parlate con ironia. 1595_5071_000223 a me pare, quando vi guardo, che tale sia la volgar toscana, per rispetto alla lingua latina, quale la feccia al vino, peroché la volgare non è altro che la latina, guasta e corrotta oggimai dalla lunghezza del tempo, o dalla forza de barbari, o dalla nostra viltà. 1595_5071_000224 io che mai non nacqui né studiai toscano male, posso rispondere alle vostre parole. nondimeno, a me pare che più si convenga col vostro boccaccio il parlar fiorentino moderno, che non fa il bergamasco. 1595_5071_000225 questo no. ma la facondia è sola o principale cagione di far in noi così mirabili effetti. e chegli sia il vero. leggete virgilio volgare latino: omero e il boccaccio non toscano e non faranno questi miracoli. 1595_5071_000226 ché se l tempo che intorno ad esse perdiamo si spendesse da noi, imparando filosofia per avventura, letà moderna generarebbe quei platoni e quegli aristotili che produceva lantica. 1595_5071_000227 perdonatemi, gentiluomo, voi non poneste ben mente alle parole del mio maestro peretto, il quale non solamente non ricusava come voi fate dimparar greco e latino, anzi si lamentava dessere a farlo sforzato, disiderando una età nella quale, senza laiuto di quelle lingue, potesse il popolo studiare e farsi perfetto in ogni scienzia. 1595_5071_000228 io mi sento tutto cangiare, massimamente leggendo quella di rustico e dalibech, dalatiel, di peronella e altre cotali, le quali governano i sentimenti di chi le legge e fanno fargli a lor modo. 1595_5071_000229 che noi altri, moderni, viviamo indarno gran tempo consumando la miglior parte de nostri anni, la qual cosa non avveniva agli antichi e, per distinguere il mio parlare, porto ferma oppenione che lo studio della lingua greca e latina sia cagione. 1595_5071_000230 onde si deriva la vita della scrittura, ché male giudico potersi usare da noi altri a significare i nostri concetti. 1595_5071_000231 troppo aspramente accusate questa innocente lingua, la quale pare che molto più vi sia in odio che non amate la latina e la greca, peroché ove ci avevate promesso di lodar quelle principalmente e la toscana, alcuna volta venendo il caso vituperare ora. 1595_5071_000232 così, qualunche non è nato toscano può meglio imparare la buona lingua toscana che colui non fa, il quale, da fanciullo in su, sempremai parlò perversamente toscano. 1595_5071_000233 la quale mi con tento daver, portato con esso meco dalla cuna e dalle fasce, senza cercarla altramente, quando tra le prose, quando tra versi degli auttori toscani. bem, così facendo, voi scriverete e parlarete a caso, non per ragione. 1595_5071_000234 della ebrea, io non ne so nulla, ma per quello che io noda dire quanto la latina glitaliani, altrotanto o poco meno, istima lei la germania. 1595_5071_000235 e lorazione. e sono di diverse maniere, questi tai piedi, facendo i lor passi, lunghi e corti, tardi e veloci, ciascheduno al suo modo e è bellarte quelli insieme adunare. sì, fattamente, che non discordino fra sé stessi. 1595_5071_000236 la greca veramente tanto si conviene con le dottrine che a dover quelle significare natura istessa, non umano provedimento pare che labbia formata. e se creder non mi volete, credete almeno a platone mentre ne parla nel suo 1595_5071_000237 ivi sode, tutte e intere, risurgeranno le sue muraglie. onde primieramente silluminava il palazzo, 1595_5071_000238 ora, se alcuno ci avesse, il quale sprezzato loro e largento facesse del cuoio tesoro, non sarebbe egli pazzo, costui sì, veramente. 1595_5071_000239 ma se voi siete in effetto di così strano parere, ché non vi fate a dì nostri il redentore di questa lingua volgare? per perché tardi conobbi la verità, e a tempo, quando la forza dellintelletto non è eguale al volere. 1595_5071_000240 ma lodarei dio che lui avesse voluto ornare di linguaggio convenevole alla sua dignità corteg. dunque, maggiore è il danno daver perduta la lingua che la libertà. 1595_5071_000241 non può essere del tutto simile alla idea. così noi, benché forse per altezza dingegno non siamo punto inferiori agli antichi, nondimeno in dottrina tanto siamo minori quanto lungo tempo stati sviati dietro alle favole delle parole. 1595_5071_000242 ma come i corpi e le reliquie di santi, non con le mani ma con alcuna verghetta, per riverenza. tocchiamo così i sacri misteri della divina filosofia più tosto con le lettere dellaltrui lingue che con la viva voce di questa nostra moderna, ci moviamo a significare. 1595_5071_000243 certo, anni e lustri miseramente poniamo in apprender quelle due lingue, non per grandezza doggetto, ma solamente perché allo studio delle parole contra la naturale inclinazione del nostro umano intelletto ci rivolgiamo. 1595_5071_000244 chiunque vi conosce porta cotale openione di voi. ma per certo noi siamo giunti a tempo, che pare che il male lungamente da noi sofferto. voglia iddio a qualche modo ricompensarci, peroché in iscambio delle molte possessioni e città della italia le quali occupano gli 1595_5071_000245 di questa lingua. bem, questa cosa di numeri come si stia, e se così la prosa, come il verso toscano. 1595_5071_000246 onde egli si legge di teofrasto, che fu lun de lumi della greca eloquenzia, essendo in atene alle parole, essere stato giudicato forestiere da una povera feminetta di contado. 1595_5071_000247 non mancherà. nulladimeno, egli serà quasi che dalle stelle, inclinato a parlare e scriver meglio volgare che non latino in un soggetto e in una materia medesma. che dee fare egli che ciò sia il vero? vedete le cose latine del petrarca e del boccaccio e agguagliatele alle loro volgari. 1595_5071_000248 ma con eguale artificio, genera noi e i bruti animali, così da ricchi parimente e poveri uomini, da nobili e vili, persone con ogni lingua greca, latina, ebrea e lombarda degna dessere e conosciuta e lodata. 1595_5071_000249 e meritamente per certo conciosia, cosa che per quello che io noda dire da suoi seguaci. la sua propria perfezzione consiste nel dilungarsi dalla latina, nella quale tutte le parti dellorazione sono intere e perfette. 1595_5071_000250 sì, senza dubio, peroché in qualunche stato, sia luomo o franco o soggetto, sempremai è uomo né dura più duomo. ma la lingua latina ha vertù di fare duomini dèi e di morti, non che di mortali, che siamo immortali per fama. 1595_5071_000251 e con le vostre lodevoli fatiche. operar gloria in voi e in altrui. vertù laz monsignor. sempremai io nho pregato domenedio che mi dia grazia e occasione, una volta, di far conoscere al mondo non quel poco chio so, ma il valore e leccellenzia di queste due lingue. 1595_5071_000252 ma io vaviso che egli vi bisognerà sodisfar non tanto allimmenso disiderio che hanno gli uomini dimparare, quanto ad una infinita speranza che sha di voi e della vostra dottrina, il che fare nuova cosa non vi sarà. così sete usato daffaticarvi. 1595_5071_000253 le persone, i costumi e la lingua loro. sarebbe barbara litalia, la grecia e ogni altra provincia, quantunque mansueta e umana. si potrebbe dir barbara se lorigine delle cose fosse bastante di recar loro questa infame denominazione. 1595_5071_000254 così ora esser meglio che luomo scriva e ragioni nella maniera che men si scosta dalla natura, la qual maniera di ragionare? appena nati impariamo, e a tempo, quando altra cosa non semo atti ad apprendere. 1595_5071_000255 per tutto ciò, io non direi dover uomo arguire leccellenzia dalcuna lingua. più tosto credo la natura delle cose descritte: avere vertù, dimmutare il corpo e la mente di chi legge. 1595_5071_000256 manifestando lun laltro i secreti del core, più facilmente conseguiamo la nostra propria felicità, la quale è posta nellintelletto delle dottrine, non nel suono delle parole. 1595_5071_000257 che, non volendo messer lazaro, congiurar con esso meco a difendermi prego voi, signore scolare, che con sì lungo silenzio e sì attentamente ci avete ascoltati. 1595_5071_000258 ma parlate tra voi, dotti, le vostre morte latine parole e a noi, idioti, le nostre vive volgari con la lingua che dio ci diede? lasciate in pace parlare. 1595_5071_000259 e fu a lei più gloria il partirla da sé e non degnar dappressarlasi alla sua bocca, che non fu utile a marsia il ricoglierla e sonarla onde ne perdette la pelle. 1595_5071_000260 la scitia e legitto ove abitava. sì, volentieri produsse genti e parole molto più strane e più barbare che non sono ora le mantovane e le bolognesi. 1595_5071_000261 né quella potersi mutare per mutamento di voce, il nome solo di lui, discompagnato dalla ragione, quanto a me essere di assai piccola auttorità. a lui stare se, essendo lombardo ridotto, esser volesse aristotile. 1595_5071_000262 capo. altrotanto sogliono fare alcuni modi e tempi de verbi. alle quali parole una simile delle volgari, la nostra corte romana non degnerebbe di proferire laz. io vi ricordo, gentiluomo, che lauttorità concistoriale non è giudice competente del suono e deglaccenti delle parole latine. 1595_5071_000263 conciosia che la vostra lingua romana abbia vertù in farvi più tosto. grazioso che glorioso. 1595_5071_000264 quando egli avverrà che la lingua volgare abbia i suoi ciceroni, i suoi virgilii, i suoi omeri e i suoi demosteni, allora consiglierò che ella sia cosa da imparare, come è ora la latina e la greca. 1595_5071_000265 ben vi credo ciò che dicete, peroché qualunche volta io leggo alcune novelle del nostro boccaccio, uomo certamente di minor fama che cicerone non è- 1595_5071_000266 darchibusi conciosia, cosa che i gran maestri di canto, cui è propria professione, larmonia, rade volte o non mai fanno canto o mottetto che le parole di lui non siano sonetti o canzoni volgari. 1595_5071_000267 le scritture e i linguaggi essere stati trovati non a salute di lei, la quale, come divina che ella è, non ha mestieri del nostro aiuto- ma solamente a utilità e commodità nostra. accioché absenti, presenti, vivi e rnorti. 1595_5071_000268 così si parli diversamente: or latino, or volgare. ove e quando è mestieri, onde se luomo è in piazza, in villa o in casa, col vulgo co contadini, co servi, parli volgare. 1595_5071_000269 greca. peroché se la nostra volgare, oggidì, non è dotata di così nobili auttori, già non è cosa impossibile che ella nabbia, quando che sia poco meno eccellenti di virgilio e domero, ciò è che tali siano nella lingua volgare. quali sono costoro nella greca e nella latina? 1595_5071_000270 ma di continuo duno in altro stato, mutarsi ora avanzando e ora diminuendo, finché finisca una volta per mai più poscia non rinovarsi. voi mi direte: troppo indugia oggimai la perfezzione della lingua materna. 1595_5071_000271 perciò mi doglio della misera condizione di questi tempi moderni, ne quali si studia non ad esser ma a parer savio che ove sola una via di ragione in qualunche linguaggio può condurne alla cognizione della verità. 1595_5071_000272 dunque, se io vorrò bene scrivere volgarmente, converrami tornare a nascer toscano. bem, nascer, no, ma studiar toscano, ché egli è meglio per aventura, nascer lombardo che fiorentino. 1595_5071_000273 e per conseguente, di così fatto animale come di mostro a caso creato, oltra il costume e lintenzione. dogni buono intelletto. non si dovrebbe fare né arte, né scienzia. 1595_5071_000274 ma a guisa di persone sediziose. tuttavia, procuriamo di cacciarla della sua patria e, in suo luoco, far sedere questaltra della quale, per non dir peggio, non si sa né patria né nome. 1595_5071_000275 e, per conseguente, quella lingua e quella scrittura doversi usare da mortali, la quale con più agio apprendemo. e come meglio sarebbe stato se fosse stato possibile, lavere un sol linguaggio il quale, naturalmente, fosse usato dagli uomini. 1595_5071_000276 qual cosa non possono fare le bestie. dunque, se così è, quegli più diverso sarà dalla natura de bruti, il quale parlerà e scriverà meglio, per la qual cosa chiunque ama desser uomo perfettamente con ogni studio dee cercare di parlare e scrivere perfettamente. 1595_5071_000277 parlar tosco oggidì è tanto contrario alle regole della buona toscana che più noce altrui lesser natio di quella provincia che non gli giova. corteg dunque, una persona medesma non può esser tosca, per natura e per arte. 1595_5071_000278 ma che ella mostra nella sua fronte daver avuto la origine e laccrescimento da barbari e da quelli, principalmente, che più odiarono li romani, cioè da francesi e da provenzali, da quali non pur i nomi, i verbi e gli adverbi di lei. 1595_5071_000279 e che ciò sia vero. limperio romano, che si distese per tutto, è già guasto, ma la memoria della grandezza di lui, conservata nellistorie di salustio e di livio, dura ancora e durerà fin che l cielo si moverà. e altrotanto si può dire dellimperio e della lingua de greci. 1595_5071_000280 a me pare messer lazaro che questo non sia né lodar la lingua latina, né vituperar la volgare, ma più tosto un certo lamentarsi della ruina. 1595_5071_000281 e con quelli sostentò e vinse la guerra. e fu sapienzia veneziana, questa. ma se a tempo di pace avessero continuato a spendere questa moneta e a farla di giorno in giorno più bella e di miglior corame, già sarebbe convertita in avarizia la sapienzia. 1595_5071_000282 bergamasco, onde egli potrebbe esser. molto. bene che, uomo nato in melano senza aver mai parlato alla maniera lombarda, meglio apprendesse le regole della buona lingua toscana, che non farebbe il fiorentino per patria. 1595_5071_000283 ove sterile divenisse. ma farebbesi di lontana propinqua e di forestiera che ella è, cittadina, dogni provincia, forse, in quel modo che le speziarie e laltre cose orientali a nostro utile porta alcun mercatante dindia in italia. 1595_5071_000284 lodate quanto volete il petrarca e il boccaccio, voi non sarete sì arditi che né eguali però né inferiori, troppo vicini gli facciate agli antichi, anzi, da loro tanto lontani li troverete che tra quelli non sarete osi dannoverargli. 1595_5071_000285 con tutto ciò, se mi potete aiutare, che appena credo che sia altramente sendo stato sì attento al nostro contrasto, aiutatemi, ché io ve ne prego, salvo se non sprezzate tal quistione. 1595_5071_000286 dunque, una volta il parlar volgarmente era forza in italia, ma in processo di tempo fece luomo, come si dice, di quella forza e necessità larte e lindustria della sua lingua. 1595_5071_000287 altro, non essendo questa lingua volgare, che uno indizio dimostrativo della servitù deglitaliani. guerreggiando una volta la vostra republica e non le bastando loro e largento a pagare i soldati, fece, come si dice, stampare gran quantità di denari di cuoio cotto col conio di san marco. 1595_5071_000288 il quale, disideroso di fermarsi nella cognizione delle cose onde si diventa perfetto, non contenta dessere altrove piegato ove, ornando la lingua di parolette e di ciance, resti vana la nostra mente. 1595_5071_000289 ma noi vani, più che le canne, pentiti quasi daver lasciato la cuna e esser uomini divenuti tornati unaltra volta fanciulli. altro non facciamo, diece e venti anni di questa vita, che imparare a parlare chi latino, chi greco e alcuno. 1595_5071_000290 come maestro piero, che è ciò che voi dite. dunque, darebbevi il core di filosofare volgarmente e senza aver cognizione della lingua greca e latina. 1595_5071_000291 non avendo riguardo né alla natura di quelli né alle cose di che intende di ragionare i versi e lorazioni sue nascono zoppe e non dovrebbe nutrirgli. e di questa cotal melodia non ne sono capaci glorecchi del vulgo né lei. altresì possono formare le voci della lingua volgare. 1595_5071_000292 ad ogni patto mi sottoscrivo, pur che diciate: scol lultima volta che messer lascari venne di francia in italia, stando in bologna. 1595_5071_000293 brevemente, certo per rispetto a quello che se ne può ragionare, ma a bastanza se alla vostra richiesta e troppo forse se alla presenza di monsignore si riguarderà, il quale meglio di me conosce e può numerare i difetti di questa lingua. 1595_5071_000294 e altronde, dentro di lei, con la luce del sole, alcun fiato di tristo vento entrerà che farà inferma la stanza. 1595_5071_000295 peccato però non indegno di scusa, non possendo farsi altramente. ma queste poche parole dette da me contra la lingua latina, per la volgare non dissi per vero. dire solo volsi mostrare quanto bene difenderebbe questa lingua novella chi per lei far volesse difesa. 1595_5071_000296 ci diverrebbono più famigliari che non sono ora e più facilmente sarebbero intese da noi se di greco, in volgare, alcun dotto omo le riducesse lasc. diverse lingue sono atte a significare diversi concetti: alcune i concetti di dotti, alcune altre. 1595_5071_000297 piacerà, pregovi adunque che se niente ve ne ricorda alcuna cosa del suo passato ragionamento, non vi sia grave di riferirne scol così. si faccia poi che vi piace, ché anzi voglio esser tenuto ignorante cosa dicendo? non conosciuta da me, che discortese rifiutando que prieghi che deono essermi commandamenti. 1595_5071_000298 le quali, da qui inanzi, non mendicheranno la vita loro povere e nude come sono ite per lo passato. mallegro eziandio con lo studio, e gli studiosi di padova, cui finalmente è tocco in sorte tale maestro quale lungo tempo hanno cercato e disiderato. 1595_5071_000299 per questa istessa ragione non dovevate imparar né latino né greco, ma solamente il volgare mantovano e con quello filosofare. per dio volesse, in servigio di chi verrà dopo me, che tutti i libri di ogni scienzia, quanti ne sono greci e latini e ebrei, alcuna dotta e pietosa persona si desse a fare volgari. 1595_5071_000300 ché, da sé stessi nol conoscendo, giudicarei che essi mancassero dintelletto, non sappiendo distinguere tra principii per sé noti e tra le conclusioni, il quale difetto non ha rimedio nissuno, onde io vi dico che più tosto vorrei saper parlare come parlava marco tullio latino chesser, papa clemente. 1595_5071_000301 e con questa risposta mi sarei partito da lui. lasc. dite pure e disiderate ciò che volete, ma io spero che a dì vostri non vedrete aristotile fatto. 1595_5071_000302 ché la lingua di dante sente bene e spesso più del lombardo che del toscano, e ove è toscano, è più tosto toscano di contado che di città. dunque, di quella parlo, quella lodo, quella vi persuado apparare, quantunque ella non sia giunta alla sua vera perfezzione. 1595_5071_000303 già venuta. sì, presso che poco tempo vi è a volgere. ove poi che arrivata sarà, non dubito. punto che, quale è nella greca e nella latina, tale fia in lei virtù di far vivere altrui mirabilmente dopo la morte. 1595_5071_000304 lasc, volentieri vascolterò se vi dà il cor di provarmi questa nuova conclusione, ché io non la intendo né la giudico intelligibile. per ditemi prima. 1595_5071_000305 questa vertù di far le persone famose per molti seculi. non lha che io creda la istoria greca e latina come greca e latina, ma come istoria che ella è. 1595_5071_000306 lazaro, io me nallegro con voi con le buone lettere e con gli studiosi di quelle. con voi prima, peroché io non so uomo, nessuno della vostra professione, che andasse presso a quel segno ove sete. arrivato con le buone lettere poi, 1595_5071_000307 anzi, voglio che, così come per li granari di questi ricchi- sono grani dogni, maniera, orzo, miglio, frumento e altre biade sì fatte, delle quali altre mangiano gluomini, altre le bestie di quella casa. 1595_5071_000308 di quelle niuna peggiore, di queste niuna migliore. giudicarete dunque da capo. consiglio e ammonisco, voi messer lazaro, scrivere e parlare latino, come quello che assai meglio scrivete e parlate latino che non volgare. 1595_5071_000309 voi dite il vero, non esser propria questa vertù dellistorie grece e latine, non che altra lingua ne sia partecipe, ma percioché tutte listorie grece e latine non hanno avuto tal privilegio, ma quelle solamente le quali artificiosamente compose alcuno uomo eloquente sendo perfette quelle due lingue. 1595_5071_000310 anzi, ove soleva esser la sala, farete le camere, confonderete le porte e delle finestre di lei, questa alta, quellaltra bassa. 1595_5071_000311 ché così come venendo enea da troia in italia ad onor si recò lasciare scritto in un certo trofeo, drizzato da lui, quelle essere state larmi de vincitori della sua patria. così vergogna non ci può essere. laver cosa in italia, tolta di mano a coloro che noi tolsero di libertà. 1595_5071_000312 io veramente poco ho letto di queste cose volgari e guadagnato parmi davere assai in perdere di studiarle che egli. è meglio non le sapere che saperle. 1595_5071_000313 le prose, il lor flusso di orazione, le lor figure e le loro eleganzie di parlare, repetizioni, conversioni, complessioni e altre tai cose per le quali non è forse, come credete, diversa una lingua dallaltra. 1595_5071_000314 mi par cosa non ragionevole, anzi disconvenevole. non iscemandosi, punto, ma raddoppiandosi, la fatica dellimparare, percioché meglio e più tosto può studiar lo scolare, loica sola o solamente filosofia, che non farebbe, dando opera alla grammatica, spezialmente alla greca. 1595_5071_000315 finalmente rimanga a questa povera italia il suo primo idioma, per lo quale non meno fu riverita dalle altre provincie che temuta per le armi. 1595_5071_000316 bene starebbe se questa guisa di studio bastasse altrui a far cosa degna di laude e di meraviglia, ma egli sarebbe troppo leggera cosa. il farsi eterno per fama, e il numero de buoni e lodati scrittori in piccol tempo diventerebbe molto maggiore che egli non è. 1595_5071_000317 onde gli annali di roma, li quali, senza alcuno ornamento, con semplici e ancora rozze parole narravano: glavenimenti di lei. non durarono molti anni, né di loro si parlarebbe se altro scrittore, quasi da compassione mosso, non ne facesse parola. 1595_5071_000318 a me pare messer lazaro che le vostre ragioni persuadano altrui a non parlar mai volgarmente, la qual cosa non si può fare. 1595_5071_000319 direi finalmente, quando esser volessi maligno più tosto, doversi adorar dalle genti il sole. oriente che loccidente. la lingua greca e latina già esser giunte alloccaso, né quelle esser più lingue, ma carta solamente e inchiostro ove. quanto sia difficile cosa limparare a parlare, ditelo voi per me. 1595_5071_000320 fra tutti glaltri ci fa immortali per fama laz degna, cosa da credere che l cielo abbia curato altre volte, e curi ancora, della greca e della latina, per la eccellenzia di queste lingue. 1595_5071_000321 ché se le parole sono diverse, larte del comporle e delladunarle è una cosa medesma nella latina e nella toscana. se messer lazaro ci negasse questo, io li domanderei: onde è adunque che le cento novelle non sono belle, egualmente né i sonetti del petrarca, tutti parimente perfetti? 1595_5071_000322 onde, le loro lingue vengono ad esser quelle che, sole tra tutte laltre del mondo, ci fanno diversi, per eccellenzia, dalle barbare e dalle irrazionali creature. e è ben dritto. 1595_5071_000323 io per me non so come si stia questa cosa, ma sì vi dico che, dovendo studiare in apprendere alcuna lingua più tosto, voglio imparar la latina e la greca. che la volgar. 1595_5071_000324 ché se la forma delle parole, onde i futuri filosofi ragioneranno e scriveranno delle scienzie, sarà comune alla plebe lintelletto e il sentimento di quelle sarà proprio degli amatori e studiosi delle dottrine. 1595_5071_000325 per aventura voi sarete buon cortigiano, ma poeta o oratore non mai. onde tanto di voi si ragionerà e sarete conosciuto dal mondo quanto la vita vi durerà, e non più. 1595_5071_000326 cagione lasc, percioché più facilmente e con maggiore eleganzia di parole sono espressi da lui i suoi concetti nella sua lingua. che nellaltrui per vero. forse direste: se io fossi greco, sì, come nacque aristotile, ma che omo lombardo studie greco per dover farsi più facilmente filosofo. 1595_5071_000327 così questa degna reliquia del capo del mondo roma, guasto e corrotto già molto tempo, quantunque oggimai fredda e secca. 1595_5071_000328 potete entrarvi senza paura, aecostandovi a quella parte che più vi piace, benché più tosto, vi dovete accostare alla mia, ove sete richiesto e ove è gloria lesser vinto da così degno avversario. 1595_5071_000329 dunque, traducendosi a nostri giorni la filosofia seminata dal nostro aristotile ne buoni campi, datene di lingua greca in volgare, ciò sarebbe non gittarla tra sassi in mezo a boschi. 1595_5071_000330 quella da canto lasciata, ci mettiamo per strada, la quale, in effetto, tanto ci dilunga dal nostro fine quanto altrui. pare che vi ci meni vicini, che assai credemo dalcuna cosa sapere quando, senza cognoscere la natura di lei. 1595_5071_000331 gentiluomo, io non parlai fin ora peroché io non sapea che mi dire, non essendo mia professione lo studio delle lingue. ma volentieri ascoltai. 1595_5071_000332 combattete pur tra voi due. acciò che, con quelle armi medesme che voi oprate contra la latina e la greca, la vostra lingua volgare si ferisca e si estingua. 1595_5071_000333 ma adoratela a vostro senno, solo che non parliate con esso. lei, e volendo tenerla in bocca così morta come è siavi lecito di poterlo fare. 1595_5071_000334 il virgilio volgare, ma dico bene che tal virgilio è un virgilio dipinto, ma il buono e il vero virgilio, il quale, lasciando lombre da canto, doverebbe luomo abbracciare, ha la lingua latina come la greca, ha omero. 1595_5071_000335 né leggiadria né numero. già non de parer meraviglia se noi ancora non navemo tanto che basti nella volgare. né quindi de prender uomo. argumento a sprezzarla come vil cosa, e da poco. 1595_5071_000336 che fu sua propria e non daltri, la quale tanto più eccellente dee riputarsi dogni mondana grandezza quanto allaltezza de principati si sale per successione o per sorte. 1595_5071_000337 perfette, ché se ragione mancasse, di biasmarla. questo suo primo principio, ciò è scostarsi dalla latina, è ragione dimostrativa della sua pravità. ma 1595_5071_000338 con tutto ciò, non sarebbe facil cosa il divenir glorioso. ove altro bisogna che saper favellare? che ne dite voi, messer lazaro? 1595_5071_000339 monsignore, né a voi sarebbe gloria vincer me, debole combattitore e già stanco nella battaglia dianzi avuta. 1595_5071_000340 e a voi, messer lazaro, come a persona, daltro parere, predico che indarno tentate di ridurre dal suo lungo esilio in italia la vostra lingua latina e, dopo la totale ruina di lei, sollevarla da terra. 1595_5071_000341 ricchezze lei tuttavia conserviamo e nei secreti dellanima nostra, ove solevamo serrar loro e largento di roma, diamo ricetto alle reliquie di tutta la barbarie del mondo. 1595_5071_000342 rotta in più pezzi li quali volere in uno ridurre sarebbe cosa impossibile senza che molte sono laltre parti. 1595_5071_000343 onde scrivessero e parlassero li mortali. e avverrebbe che, ove voi credereste dargumentar solamente contra la lingua toscana e quella, con vostre ragioni, estirpare del mondo, voi parlareste eziandio contra la latina e la greca. 1595_5071_000344 ma voi, gentiluomo, il quale o la prattica della corte o linclinazione del vostro nascimento stringe a far altramente, altramente, consiglio e facendo altramente non solamente non viverete inonorato, ma tanto più glorioso quanto, scrivendo e parlando bene volgare. 1595_5071_000345 mentre voi parlavate. così io imaginava di vedere scritta la filosofia daristotile in lingua lombarda e udirne parlare tra loro ogni vile maniera di gente, facchini, contadini. 1595_5071_000346 non creggiate che messer lazaro brami solamente la lingua latina di cicerone, la quale era comune a lui e aglaltri romani, ma insieme con le parole latine, egli disidera leloquenzia e la sapienzia di lui. 1595_5071_000347 questo è pur segno che i nostri versi son da sé pieni di melodia. laz già non è gentiluomo, come forse pensate. larmonia del canto e quella delle prose e de versi: una cosa medesima. 1595_5071_000348 che salutati lun laltro con promessa di tornare altra volta, il peretto e io con lui ci partiamo. corteg così bene mi difendeste con larmi del maestro peretto che il por mano alle vostre sarebbe cosa superflua. 1595_5071_000349 poco frutto, dovete prenderne per. perché lasc? perché io giudico alessandro afrodiseo greco, come è tanto diverso da sé. medesmo poi che latino è ridotto quanto vivo da morto. 5421_5281_000000 d'un subito si voltò a guardar la camera come a un richiamo imperioso, minaccioso, dello spettro della moglie. cominciava già a venir meno al giuramento, no, no. e si recò nella camera dei bambini. si chinò sui lettucci per contemplarli nel dolce sonno. 5421_5281_000001 vedendolo così vinto e sprofondato nel cordoglio, la vecchia serva una di quelle sere si fece animo e gli suggerì d'andare un po fuori a fare una giratina, per sollievo. 5421_5281_000002 vietò d'assumer coscienza del pensiero sortogli d'improvviso, che non sarebbe stato un tradimento alla memoria della moglie, un venir meno al giuramento che le aveva fatto di non avvicinare mai più altra donna, se fosse ritornato a quella che già la moglie sapeva per sua stessa confessione. 5421_5281_000003 arrotondando su la tovaglia pallottoline di mollica grosso e mite e di modi gentili. si sentiva ferire ogni volta fin nell'anima. sorrideva per dissimulare l'agro. 5421_5281_000004 ebbene, a mettersi con quella, dio liberi, e le conseguenze? i proprii piccini. ah, a questo pensiero retrocedeva d'improvviso, quasi inorridito d'essersi indugiato a fantasticare su tale argomento. ma 5421_5281_000005 al primo portone che gli era parso accostato in segno di lutto, aveva dato una stratta alle briglie, l'arresto al manubrio della martinicca e s'era sdrajato a dormire più comodamente su la cassetta. 5421_5281_000006 e lo trasse per forza dentro il portoncino e poi su per la scala, tenendolo per il braccio. egli ansava col cuore in tumulto, la mente scombujata voleva svincolarsi e non sapeva. non sapeva. rivide la cameretta tal quale. 5421_5281_000007 vorrei anch'io, me l'auguro anch'io. e, seguitando a sorridere a quel modo, si levava da tavola e si affacciava alla finestra. per un po. 5421_5281_000008 povera cesira, com'era sdegnata che il corpo della donna fosse esposto in atteggiamenti così procaci a gli sguardi maligni e indiscreti degli uomini. 5421_5281_000009 e non ho bisogno io di far l'ipocrita come tutte le altre per far piacere ai signori uomini. te lo dico io. e quante gliene diceva. si sentiva violentare, povero piovanelli nella sua timidità. 5421_5281_000010 sempre così, sempre così. mormorava poi più calmo, con gli occhi sbarrati nel bujo: ah, come s'era ingannata la moglie sul conto di lui. ecco, questo pensiero lo struggeva più d'ogni altro e di continuo vi ritornava su. se n'era fatto una lima. 5421_5281_000011 quanti baci dava loro tra le lagrime. che orrore poi quella casa muta. quando i piccini erano a letto, tornava a sedere innanzi alla tavola non ancora sparecchiata. 5421_5281_000012 una terza volta perché ella aveva letto nella cronaca d'un giornale che un marito aveva ingannato la moglie ed era stato scoperto. diventava un supplizio per lui ogni sera la lettura del giornale. 5421_5281_000013 e coi mansueti occhi pallidi e ovati che gli s'intenerivano afflitti nel biondo rossiccio delle ciglia e dei capelli, pareva chiedesse: ma perché? 5421_5281_000014 meritava riconoscere la verità del suo cordoglio, di quelle sue lagrime sincere. esasperò talmente piovanelli che a un certo punto si mise a urlare come un pazzo: si strappò i capelli, si percosse le guance, se le graffiò. 5421_5281_000015 sotto la borsa delle palpebre gonfie, gli fervevano le lagrime. si levò da tavola, s'appressò alla finestra e si mise a guardar fuori dietro ai vetri. eh già, egli poteva uscire ormai volendo, nessuno più gliel'impediva. 5421_5281_000016 era molto difficile. dopo nove anni l'aveva riveduta tre o quattro volte per via, vestita poveramente invecchiata, imbruttita, certo, caduta più in basso, ma naturalmente aveva fatto finta non solo di non riconoscerla, ma di non averla mai conosciuta. 5421_5281_000017 con quest'animo, può immaginarsi che cosa fu la morte per la signora piovanelli quando, colta all'improvviso da una fierissima polmonite, se la vide davanti inesorabile. 5421_5281_000018 lei dovrebbe farlo anche per loro. mi perdoni, così si ammalerà. teodoro piovanelli scosse il capo lentamente, con le ciglia aggrottate e gli occhi chiusi. 5421_5281_000019 l'amore. l'amore è una cosa, è il sì. dico il. come si chiama il mantenimento? che c'entra il mantenimento? scattava la moglie. 5421_5281_000020 e lui piovanelli subito, permetti. io dico: dico in genere: intendiamoci, non stiamo mica a parlar di noi adesso che grazie a dio stiamo tanto bene in genere. 5421_5281_000021 teodoro piovanelli. così pensando, ebbe un barlume di sorriso su le labbra amare e imboccò via nazionale. a mano a mano che andava, sopite immagini. 5421_5281_000022 lui che aveva creduto sempre difficilissima ogni conquista amorosa. si sentiva insidiato da tutte le parti e andava per la strada a capo chino e se qualche donna lo guardava, abbassava subito gli occhi. 5421_5281_000023 diversamente venga a concludere. dicevo che l'uomo in genere è è meglio della donna. io, così prorompeva la moglie balzando in piedi. chi te l'ha detto? io vengo anzi a concludere, come ho sempre concluso, che 5421_5281_000024 a poco più di trentasei anni, non potendo più parlare, parlava con gli occhi. parlava con le mani, certi gesti e gli occhi da bestia arrabbiata. il povero piovanelli, quantunque straziato, ne ebbe paura. 5421_5281_000025 santo dio, vera e propria mala sorte. gelosa di lui, fedele come un cane per natura, una donna sola, anche da scapolo, gli era sempre bastata. gli amici in gioventù lo burlavano per questo, ma che poteva farci? non gli piaceva cambiare. 5421_5281_000026 e rassettò ben bene le coperte sui loro lettini. e poi quante raccomandazioni alla serva: che stesse bene attenta. per carità, tuttavia, non ardi alzare gli occhi al ritratto della moglie. 5421_5281_000027 di non aver fortuna. ecco, e che infelicissimo sarebbe stato sempre con qualunque donna, se tale era, con questa che in fondo via non era cattiva, tutt'altro anzi saggia massaja, amante della casa e dei figliuoli. 5421_5281_000028 egli la riconobbe subito e anche lei lo riconobbe. doro tu, e stese una mano. egli si schermì: lasciami. 5421_5281_000029 tutti i ricordi, le immagini, le impressioni del suo vagabondare notturno d'altri tempi del tempo in cui era scapolo, si associavano al pensiero di una donna, di quell'unica ch'egli aveva conosciuta prima delle nozze. 5421_5281_000030 oh, con quale ardore la desiderò in quel momento. sì, sì, nonostante tutto il martirio che ella gli aveva inflitto per nove anni. sì, 5421_5281_000031 ma tu, il primo, tu, domani, se io morissi, siete tutti gli stessi poveri figli miei, chi sa in quali mani cadrebbero con un tal uomo. 5421_5281_000032 rattenne la mano tratta irresistibilmente a carezzar le loro testoline. poi si volse, soffocato dall'angoscia, a guardare il ritratto della moglie. 5421_5281_000033 a quarant'anni, eh, a quarant'anni, senza più l'abitudine. non doveva esser mica piacevole rimettersi a far la vita del giovanottino scapolo. 5421_5281_000034 e piangerti anche. oh, sta pur sicuro che ti piango, teodoro piovanelli. si sentiva scoppiare il cuore, ma sì. 5421_5281_000035 aveva appena quarant'anni. man mano che i giorni passavano e i mesi, ormai eran già quattro mesi, quel posto vuoto lì, nel letto matrimoniale. 5421_5281_000036 per così futili pretesti. poi, una volta perché distratto s'era un po arricciati i baffi per via, un'altra volta perché in sogno aveva riso. 5421_5281_000037 odiava il genere umano, quella donna, tanto i maschi quanto le femmine, per quella sua terribile malattia. il povero piovanelli strabiliava sentendola parlare delle donne. di che cosa erano capaci, secondo lei? 5421_5281_000038 eh, faceva piovanelli e si stringeva nelle spalle, per non dire sicuro che anche dicendo come voleva la moglie, questa lo avrebbe sempre tirato a riconoscere che aveva torto lui riprender marito, è vero? domandava infatti la moglie. ebbene, 5421_5281_000039 e quei piccini nessuna serva. era mai durata in casa più di sei mesi. quest'ultima c'era da pochi giorni. si era mostrata premurosa nella sventura. pareva una buona vecchina, ma poteva fidarsene no. 5421_5281_000040 lui n'era rimasto fuori, là, serrato, in quel cerchio di diffidente clausura, in quella casa vuota ma pur tutta piena come l'anima sua, degl'irti sospetti della moglie. 5421_5281_000041 batti e batti. alla fine, teodoro piovanelli si lasciò indurre. ma quanto tempo mise a vestirsi e volle prima recarsi a vedere i bambini che dormivano. 5421_5281_000042 aveva sofferto prima, immeritatamente soffriva tanto adesso e nessuno lo poteva consolare. la moglie non aveva saputo né voluto leggergli dentro nell'anima e lo aveva torturato senza ragione. 5421_5281_000043 che il mondo fosse tristo. tristi gli uomini, triste le donne, così come la moglie aveva creduto. egli poteva ammettere, ammetteva, ma lui tristo, anche lui certo. 5421_5281_000044 poni una famigliuola senza beni di fortuna, che viva unicamente di quel poco che guadagna. il capo di casa muore, lui il capo di casa. va bene, come farà la vedova a mantenere i figliuoli? 5421_5281_000045 violentemente. gli si ricompose la coscienza tetra e dura del suo stato presente. rivide in un baleno col pensiero la camera dei bambini e quel ritratto là, vigilante, terribile, della moglie, e s'arrestò, affannato nella corsa che aveva preso. 5421_5281_000046 da questi sospetti, dallo spirito ostile e alacre, dall'energia spesso aggressiva della moglie. egli, vivendo di lei e per lei unicamente, s'era sentito sostenere. 5421_5281_000047 se qualche donna gli stringeva appena appena la mano, diventava di mille colori. tutte le donne della terra eran diventate per lui un incubo, tante nemiche della sua pace. 5421_5281_000048 incanutì su le tempie in pochi giorni teodoro piovanelli, dopo il funerale. per nove interi anni non aveva vissuto che per quella donna. assorto continuamente nel pensiero di lei, unico e tormentoso. 5421_5281_000049 no, ti prego, non posso lasciami come fece lei, ridendo e trattenendolo. se sei venuto a cercarmi, t'ho visto. sai, caro, caro, sei tornato su via. perché no, se sei tornato a me su? su? 5421_5281_000050 lui, lui, lui sì, anziché lei, per il bene dei figliuoli, non per sé, beninteso. con qual sorriso aveva accolto quest'augurio della moglie teodoro piovanelli. 5421_5281_000051 assalito dall'imagine, precisa là, vivente, del ricordo, lontano, tutto tal quale come allora. ma ci stava proprio lei là ancora. 5421_5281_000052 tu non lo sai, è vero, gli gridava sdegnata, indispettita nel vederlo così stupito qua mordi il ditino pezzo d'ipocrita. ma te lo dico io che posso parlar franca, perché nessuno può sospettare di me. 5421_5281_000053 senza genere, né numero, né caso. te lo provo. una donna che ha figliuoli e che per necessità riprende marito anche avendo altri figliuoli, da questo secondo marito non cessa mai d'amare i primi non solo. 5421_5281_000054 quasi fuori del mondo, come se il mondo non fosse più esistito. si sentì a un tratto come balzato nel vuoto, annichilito. il mondo seguitava a vivere intorno a lui col tramenio incessante, con le mille cure, le brighe giornaliere svariate. 5421_5281_000055 e si metteva ad arrotondare al solito pallottoline di mollica, rimeditando angosciato la sua orrenda sciagura. un cupo rammarico lo coceva per la crudele ingiustizia della sua sorte. 5421_5281_000056 dalla porta dell'unica bottega della via s'affacciò, scostando la tenda di traliccio unta e sgualcita, un omaccio spettorato, sudato sanguigno, con le maniche della camicia rimboccate su le braccia pelose. 5421_5281_000057 ma dove andare e perché? che funebre squallore, nel bujo delle vie deserte vegliate dai radi lampioni, rivide col pensiero, come in sogno, altre vie meglio illuminate. 5421_5281_000058 la sventura non lo aveva colpito per nulla. bisognava pure che quella serva facesse qualche cosa invece della moglie. ai figliuoli, no, ai figliuoli voleva badar lui, lui vestirli la mattina, preparar loro la colazione, poi condurre a scuola il maggiore. 5421_5281_000059 avrebbe dovuto lasciar l'ufficio e tapparsi in casa dalla mattina alla sera. era possibile. doveva lavorare. non poteva far le parti anche della moglie, che in fondo faceva tutto in casa. 5421_5281_000060 ma la sera dopo il supplizio ricominciava e la vecchia serva a insistere, a insistere, che via uscisse di casa per una mezz'oretta sola, almeno a prendere un po. 5421_5281_000061 andare, ella non si provò più a trattenerlo. lo accompagnò, dolente, fino alla porta. poi lì, sicurissima ormai che sarebbe ritornato, gli domandò con voce mesta e con un mesto sorriso: t'aspetto, eh, doro presto. 5421_5281_000062 affliggeva quei pochi fidati che andavano a trovarla, narrando quanto aveva fatto durante la lunga malattia della madre, tutte le cure che le aveva prodigate, i medicinali costosi che le aveva comperati, quasi per assicurare se stessa che 5421_5281_000063 quella non sarebbe stata un'altra, quella era già stata sua, ed egli non avrebbe smentito con quella la sua fedeltà, la avrebbe anzi confermata. 5421_5281_000064 forse sì, magari non sapeva perché, inutile negarlo- timido con le donne, tanto timido da far compassione finanche a se stesso, certe volte, per le meschine figure che faceva. 5421_5281_000065 e se n'era venuto lentamente a passo, quel carro, il cocchiere che cascava a pezzi dal sonno, con la tuba spelacchiata buttata a sghembo sul naso e un piede sul parafango davanti. 5421_5281_000066 ma che cos'era più ormai quella casa senza colei che la animava tutta? egli non vi si sapeva più neanche rigirare. come curare i piccini, come attendere ad essi, non sapeva da che parte rifarsi. tra pochi giorni gli sarebbe toccato ritornare. 5421_5281_000067 a casa, a casa, se non che davanti al portoncino. ma sì, lei, lei ch'era scesa annetta, sì. 5421_5281_000068 oltre tutto sconvolto, insaccato nelle spalle col sangue che gli frizzava per le vene, come sotto l'imminenza di qualche cosa che dovesse cadergli addosso. 5421_5281_000069 e ascoltò dentro di sé la voce lontana, lontana di lui stesso, qual era in gioventù, la voce delle memorie sepolte che risorgevano al respiro di quell'aria notturna, al suono de suoi passi, nel silenzio della via. 5421_5281_000070 anche una certa difficoltà, per esempio quella guantaja dalla quale egli andava prima a comperare i guanti per la sua esira e 5421_5281_000071 sì, sì, te lo giuro, stai tranquilla. le ripeteva in un torrente di lagrime, rispondendo al gesto di quelle mani e per placare la ferocia di quegli occhi invano. 5421_5281_000072 per questo, vedi, dio mi deve conceder la grazia di non farmi morire prima di te. io, scusami sai, io, io, per il bene dei figliuoli, io, prima, con questi occhi, devo vederti morto, io io. 5421_5281_000073 sa quanti uomini rimasti vedovi all'età sua, dopo tre o quattro mesi, cedendo al bisogno stesso della natura, pur non volendo, pur serbando in cuore, viva sempre, l'immagine della moglie morta e la pena d'averla perduta. 5421_5281_000074 arrivato all'imboccatura di via del boschetto, s'arrestò come se qualcuno a un tratto lo avesse trattenuto. si guardò attorno, poi, perplesso, con infinita tristezza, guardò giù per quella via e scosse mestamente il capo. 5421_5281_000075 un carro funebre di terza classe si fermò davanti al portone accostato d'una casa nuova, d'una delle tante vie nuove di roma, nel quartiere dei prati di castello. 5421_5281_000076 donna, non sua solamente, ma a cui egli per abitudine, per timidezza, era pure stato sempre fedele, come poi alla moglie. quella donna stava lì allora, in via del boschetto, si chiamava annetta. 5421_5281_000077 scese verso piazza delle terme, tutta sonora dell'acqua luminosa della fontana delle najadi, ricordò che la moglie non voleva ch'egli si fermasse a guardar quelle najadi sguajate. e non si fermò. 5421_5281_000078 fingeva di non avvertirla, come se gli fosse apparsa non provocata da lui. la lasciava fare a poco a poco. 5421_5281_000079 egli accennò di sì col capo. ah, poveretto, sospirò lei pietosamente. teodoro piovanelli scattò in piedi convulso, prese i guanti. il bastone si buttò in capo. il cappello balbettò soffocato: impossibile, impossibile, lasciami andare. 5421_5281_000080 e fece per abbracciarlo, teodoro piovanelli, che già tremava. tutto la respinse, si portò le mani al volto, vacillò come per una vertigine. che hai? domandò ella sorpresa, un po costernata, e lo trasse a sedere sul. 5421_5281_000081 ma riesce a farli amare anche dal padrigno fido. i ha fatti lei, questi e quelli, suo sangue, sua carne. un vedovo, invece, con figli, che riprenda moglie. 5421_5281_000082 il corpo leggermente proteso e mica si sentiva il rumore dei passi, si sentiva il fruscio discreto della sottana di seta. nessun imbarazzo come nessuna sfrontatezza. voce dolce, modulata, meravigliosa prontezza a comprendere. 5421_5281_000083 non dici a me, spero. domandava avvilito piovanelli con un fil di voce vedendo la moglie così fuori di sé. sai pur bene che io tu inveiva la moglie tu. 5421_5281_000084 e uscì appena su la via, si vide come sperduto. da anni e anni non andava più fuori la sera. il buio, il silenzio gli fecero un'impressione quasi. 5421_5281_000085 ma non sarebbe meglio? nessuno arrischiava allora con lo stesso sorrisetto: lui piovanelli, permetti. io dico: va bene, la mamma è mamma, mamma ce n'è una sola e vale cento, che dico cento, mille volte più del babbo per i figliuoli. va bene, ma 5421_5281_000086 perché? perché, oh bella, perché è sempre meglio per i figliuoli. cioè meglio, no meno peggio, sosteneva la moglie che muoja il padre anziché la madre. 5421_5281_000087 gli altri facevano il male e lui ne doveva pianger la pena, giacché per la moglie il tradimento di quei mariti era tal quale come se l'avesse commesso lui. 5421_5281_000088 e un quarto i era andato, dopo la disgrazia, a comperarne un pajo anche per sé neri, per il funerale. quella guantaja, ecco una signora, una vera signora, come si moveva nella bella bottega, lucida, tepida e profumata. 5421_5281_000089 gli toglieva la pace, l'amore di lei, tutte le gioje della famiglia che aveva pur diritto di godere, lui, illibato com'era e con la coscienza tranquilla. 5421_5281_000090 o è mala carne- sì, sì, scusami- o è un imbecille che si lascia menare per il naso dalle donne in genere? sì, sì, scusami. 5421_5281_000091 e se poi questa gliene dà altri, lo tira ad amare i proprii e a trascurare i poveri orfanelli. e lui, vigliacco, schifoso, mascalzone, farabutto obbedisce. 5421_5281_000092 e non già perché fosse scottato del matrimonio a causa della moglie che gli era toccata in sorte, ma anche per un tristo concetto che gli s'era profondamente radicato in corpo. 5421_5281_000093 sua moglie gli si metteva dietro le spalle e cercava come un bracco nella cronaca i fatti scandalosi. appena ne trovava uno. qua leggi, qua hai letto, lo vedi di che siete capaci e giù una filza di male parole. 5421_5281_000094 lavorava d'astucci e di sopraffondi, ma le piaceva vestir bene e gli ori le piacevano e i giojelli anche falsi. finché aveva avuta la madre s'era mantenuta onesta. poi la madre le era morta e lei non aveva più saputo veder la ragione di sacrificarsi a vivere in quel modo. 5421_5281_000095 ci vedeva come un'irrisione, una mancanza di rispetto per il suo sesso e voleva sapere perché nelle fontane i signori scultori non esponevano invece uomini nudi. 5421_5281_000096 quando, di pochi passi lontano dal portoncino ben noto a destra, scorse la finestretta quadra del mezzanino sulla porta, con le persiane accostate che, dalle stecche e da sotto, lasciavano intravedere il lume della cameretta, teodoro piovanelli si turbò profondamente. 5421_5281_000097 ancora. s'accostò al muro, cauto, trepidante, e passò rasente sotto la finestra. alzò il capo, scorse dietro alle persiane un'ombra, una donna, lei. 5421_5281_000098 anche se non abbia altri figliuoli dalla seconda moglie, non ama più quelli come prima, perché la madrigna se n'adombra, la madrigna se ne ingelosisce. 5421_5281_000099 cominciavano a uscire di sera. e sì, a uscire. per lo meno aveva ragione la moglie: facilissime le donne, se ne incontrano tante per via. 5421_5281_000100 e sua moglie. intanto, certe scene, certe scene che, se i suoi amici d'un tempo fossero stati dietro l'uscio a sentire, sarebbero crepati dalle risa. 5421_5281_000101 farsi perdonare. scusami, veh, ma non ti pare che, dicendo così, tu venga a concludere che lo noto per te? bada, perché so che tu la pensi diversamente. 5421_5281_000102 fatte da così poco apposta per accogliere la vita. invece della vita, ecco qua la morte. vedevano che veniva a far preda, giusto lì. prima della vita, la morte. 5421_5281_000103 sa quale avvilimento di vergogna. d'altra parte, però, a mettersi con altre donne: prima di tutto perdita di tempo, poi chi sa quanti impicci e anche 5421_5281_000104 te lo giuro, non vivrò che per i nostri piccini. o vuoi che mi uccida qua davanti a te, pronto, ma pensa ai nostri piccini e non ti dannare per me. oh dio, che cosa. ah, che cosa, dio dio. 5421_5281_000105 si voltò a guardarla, torvo, alzò le spalle, non volle neanche risponderle: prenderà un po d'aria, insistette quella timidamente. starò attenta io ai bambini, non dubiti. del resto non si svegliano mai. 5421_5281_000106 impressioni rimaste nella sua coscienza d'altri tempi, non cancellate, sì, svanite a lui per il sovrapporsi d'altri stati di coscienza, opprimenti gli si ridestavano, sommovendo e disgregando a poco a poco, con un senso di dolce pena, la triste compagine della coscienza presente. 5421_5281_000107 oooh. rifiatava la moglie, tirandosi indietro e protendendo le mani come per dire che qui lo aspettava. ti seguo nel tuo ragionamento che potrebbe far di peggio questa vedova di su. lo lascio dire a te. 5421_5281_000108 ma in piazza navona, veramente la fontana del moro, e poi gli uomini nudi in atteggiamenti procaci via. forse sarebbero stati un pochino più scandalosi. 5421_5281_000109 che non avesse mai cagione di lamentarsi, di diffidar minimamente di lui, in assidua, scrupolosa, timorosa vigilanza di sé, quasi con gli occhi chiusi, con le orecchie turate. aveva vissuto nove anni. 5421_5281_000110 per i figliuoli è cento mila volte meno peggio che riprenda marito la madre anziché moglie il padre, perché è sempre centomila volte meglio un padrigno che una madrigna e lo sanno tutti. va bene, d'accordo, ma permetti. 5421_5281_000111 ormai, lui che aveva avuto sempre il ritegno più rispettoso per la donna, lui che non s'era mai permesso un atto un po spinto, una parola arrischiata. 5421_5281_000112 e quel riverbero, là, vacillante, del gas sul lastricato, e più là in fondo, nella piazza deserta, quelle lanterne vaghe delle vetture dove si sarebbe diretto. 5421_5281_000113 lui, servirli a tavola e poi la sera a cena, e far loro recitare le orazioni e svestirli per metterli a letto nella loro cameretta, vigilata da un ritratto fotografico ingrandito della mamma che non c'era più. 5421_5281_000114 tu piangi, domandò la donna poi, dopo aver guardato il cappello fasciato di lutto: forse, forse t'è morta. 5421_5281_000115 senza il compenso di qualche godimento. così era caduta ogni volta, come per rialzarsi innanzi a se stessa per non sentir l'avvilimento di ciò che stava per fare. 5421_5281_000116 un impeto di pianto scosse le spalle di lui. ella si provò a staccargli le mani dal volto, ma egli squassò il capo rabbiosamente: no, no. 5421_5281_000117 no, non se lo volle dire, non se lo volle fare questo ragionamento, scese per via del boschetto, soltanto per curiosità, ecco per la voluttà amara di seguir la traccia del tempo lontano, senza alcun altro scopo. del resto, non sapeva più neppure se colei stesse ancora lì. 5421_5281_000118 e non già soltanto per attirar la gente. era così, o almeno pareva così, naturalmente. che nettezza e che precisione. 5421_5281_000119 la moglie dentro gli diceva: no, non per quella serva, soltanto per tutte le serve del mondo. no, se non che per vivere com'ella voleva, com'egli le aveva giurato. 5421_5281_000120 guidato naturalmente dall'istintiva, esemplare fedeltà, così crudelmente misconosciuta e negata dalla moglie, ecco, s'era proprio arrestato là, all'imboccatura di via del boschetto. 5421_5281_000121 ora ella non poteva vedere com'egli vivesse senza di lei in quella casa, come avesse mantenuto il giuramento fatto e forse, se di là poteva pensare, immaginava ancora, testarda e cieca, che egli ora godesse libero. che irrisione. 5421_5281_000122 pagliocco, pensava intanto barbi. povero barbi pensava pagliocco. tante volte la signora piovanelli, conversando dopo cena col marito, aveva fatto l'augurio che se per disgrazia uno dei due dovesse morire prima del tempo, ma fosse morto lui. 5421_5281_000123 la disperazione atroce in cui quella donna moriva, per non volere, con ostinata ingiustizia, neppure in quel momento supremo, fidarsi di lui, accordargli la stima che si meritava. 5421_5281_000124 via troppo bene. sapeva che tali cose non potevano e non dovevano più sussistere per lui. si forzava a dormire, ma pur con gli occhi chiusi. poco dopo, ecco qualche altra visione tentatrice. 5421_5281_000125 paura, temette davvero che lo volesse strozzare? quando gli buttò le braccia al collo e glielo strinse, glielo strinse per la madonna santissima, con tutta la forza che le restava, quasi se lo volesse trascinare giù nella fossa con sé. ma volentieri, lui sì, volentieri giù con lei. 5421_5281_000126 potevano esser le tre del pomeriggio. tutte quelle case nuove, per la maggior parte non ancora abitate, pareva guardassero, coi vani delle finestre sguarnite, quel carro nero. 5421_5281_000127 nessuno meglio di lui poteva sapere quanto fosse ingiusta la moglie dicendo così riammogliarsi lui. ma dio lo doveva prima fulminare, non solo per il bene dei figliuoli- non lo avrebbe mai fatto- ma neanche per sé. 5421_5281_000128 almeno per questo non doveva aver rimorsi. ebbene, teodoro piovanelli, abbandonato in quella sua prima uscita ai ricordi d'allora. 5421_5281_000129 poi, buttandosi ginocchioni innanzi al letto con le braccia levate, vuoi giurato di, vuoi giurato che non avvicinerò mai più una donna finché campo, perché le odio tutte. 5421_5281_000130 dal tetto basso, il letto, il cassettone, il divanuccio, le oleografie alle pareti. ma quando ella, tra tante parole affollate di cui egli non udiva altro che il suono, gli tolse il cappello e il bastone e poi i guanti. 5421_5281_000131 immaginò la gente che vi passava, assorta nelle proprie cure, con affetti vivi in cuore, con desiderii vivi nell'anima, o guidata da una abitudine ch'egli non aveva più. immaginò i caffè luccicanti. 5421_5281_000132 egli la voleva. la voleva, aveva bisogno di lei. senza di lei non poteva più vivere, oh, anche a costo di soffrire da lei le pene più ingiuste e più crudeli. non poteva rassegnarsi a vedere così spezzata per sempre la sua esistenza. 5421_5281_000133 ora gli pareva d'esser rimasto come un sacco vuoto. a chi affidarsi? a chi affidare la casa? a chi affidare i figliuoli? tutto il suo mondo era lì, in quella casa. 5421_5281_000134 forse un po troppo franca nel parlare. sì, ma lieve difetto, in fin dei conti, che tante buone qualità avrebbero potuto compensare se non fosse stato accompagnato da un brutto male? ah, brutto, brutto: la gelosia. 5421_5281_000135 gli suscitava ogni notte, nel cocente ricordo, smanie vieppiù disperate. col volto nascosto, affondato nel guanciale che si bagnava di lagrime, bisbigliava nell'ambascia della passione il nome di lei, cesira, cesira, e il cuore gli si schiantava. 5421_5281_000136 le nozze furono fissate per lo stesso giorno, ma una contrarietà piuttosto grave minacciò di rompere nel bel meglio la perfetta identità di sorte de due amici: la fidanzata di guido pagliocco, gemma gandini. 5421_5281_000137 non avendo più altro da scagliare. urlava, sbraitava a me, a me. mascalzone, canaglia, manigoldo a un padre di famiglia, a un padre di otto figliuoli, manigoldo, farabutto tutta la gente che si trovava a passare per via. 5421_5281_000138 aspettò che quelli aprissero lo sportello e introducessero il carico nel carro tira via e si mosse lentamente a passo, com'era venuto, ancora col piede alzato sul parafango davanti e la tuba sul naso. 5421_5281_000139 di cui si aveva proprio per male, ecco, e lo lasciava intendere in tutti i modi. ma sì, per male, perché dio solo sapeva quanto e quale studio le costassero quelle sue combinazioni ideali. 5421_5281_000140 e bartolo barbi, ch'era molto perito in tutto ciò che si riferiva alle gerarchie, sia quella ecclesiastica, sia quella militare, sia quella burocratica. 5421_5281_000141 i due amici non gli avevano dato più materia per quella sua bava seguace. s'erano anch'essi immalinconiti, profondamente, giocavano a dama, svogliati, non conversavano più tra loro. 5421_5281_000142 il veder frustrata la loro naturale aspirazione, il dover soffocare il loro smanioso bisogno istintivo le aveva esasperate e le faceva un po farneticare. 5421_5281_000143 chiamò rivolto al cocchiere. ahò, più là, il cocchiere reclinò il capo per guardar di sotto la falda della tuba posata sul naso, allentò il freno, scosse le briglie sul dorso dei cavalli e passò avanti alla drogheria senza dir nulla. 5421_5281_000144 il sagrestano a san rocco e aveva litigato col parroco. s'era messo per vetturino di piazza e aveva litigato con tutti i padroni di rimessa fino a tre giorni fa. 5421_5281_000145 e si ribellavano contro a questo modo di considerare, che frustrava il loro rimedio, e lo chiamavano pregiudizio. ecco il torto pregiudizio: il supporre che la donna, praticando di continuo con gli uomini, si sarebbe alla fine immascolinata troppo. 5421_5281_000146 perché all'uno e all'altro eran venute da una medesima fonte, dal commendator cargiuri-crestari, il quale aveva stimato opportuno far loro in segreto una paternale. 5421_5281_000147 prima che scalabrino avesse tempo di riaversi, quel signore s'era buttato innanzi ai cavalli, li aveva fermati e, avventando gesti minacciosi, quasi volesse scagliar le mani. 5421_5281_000148 zitto. sì, si stette zitto il giovine barbi per prudenza, ma né lui seppe accontentarsi, né la moglie del pagliocco volle che s'accontentasse senz'altro della fiera paternale che, guido, rivolse a quattr'occhi al fratello minore. 5421_5281_000149 nelle loro conversazioni serali, barbi e pagliocco avevano definito insieme il feminismo questione essenzialmente economica. ma sì, perché le donne poverine avevano compreso bene la ragione per cui diventava loro di giorno in giorno più difficile trovar marito. 5421_5281_000150 era parso d'essere ancora su la cassetta d'una botticella e avvezzo com'era ormai da tanti anni a invitar la gente per via a servirsi del suo legno. vedendosi guardato da quel signore sorcigno fermo lì sul marciapiede, gli aveva fatto segno col dito se voleva montare. 5421_5281_000151 venne allora la volta di questo, non volendo, per la pace del fratello, accusar la cognata e, d'altro canto, non potendo prendersi soddisfazione da sé. 5421_5281_000152 ogni giorno. di fatti, passando e ripassando per via del babuino, si indugiavano in lunghe contemplazioni o in accigliate meditazioni innanzi alle vetrine degli antiquarii e dei negozianti d'arte moderna. 5421_5281_000153 pari in tutto. anche le doti dovevano esser pari. la vedova gandini, madre della sposa, riuscì per fortuna con qualche sacrifizio a metter la propria figliuola perfettamente in bilancia con la montà. 5421_5281_000154 il garbo del capo-divisione e della moglie era tanto e tale che riusciva quasi impossibile ribellarsi. si temeva poi il malumore, l'astio e, chi sa, fors'anche la vendetta del superiore. 5421_5281_000155 per loro due non ci sarebbe stato più pericolo. ogni mattina erano in piedi puntuali alla stess'ora, uscivano insieme a prendere il caffè, entravano insieme al ministero, dove lavoravano nella stessa stanza l'uno di fronte. 5421_5281_000156 e altri curiosi accorsero al clamore dalle prossime vie, i quali, non riuscendo a sapere che cosa fosse accaduto, smaniavano accostandosi a questo e a quello e si drizzavano su la punta dei piedi. 5421_5281_000157 droghiere. guardò in su, seguitando a scrollare il capo un professore con la sola servaccia. dietro gridò un'altra voce di vecchia da un'altra finestra. 5421_5281_000158 il signore grigio allampanato seguitava intanto a sbraitare presso la vetrata d'un caffè dove lo avevano trascinato. reclamava l'involto scagliato contro il cocchiere, ma non s'arrivava ancora a comprendere perché glielo avesse scagliato. 5421_5281_000159 e poi era disgraziato. ecco, bastava vederlo, le spalle in capo, gli occhi a sportello, la faccia gialla come di cera e il naso rosso. perché rosso il naso? 5421_5281_000160 e di ciò che l'uno diceva o faceva, l'altro rimaneva sempre contento e soddisfatto, come se meglio non si fosse potuto né dire né fare. 5421_5281_000161 una sera, finalmente, si mossero a parlare insieme e ciascuno ripeté le parole che l'altro aveva su la punta della lingua da un pezzo. 5421_5281_000162 in capo a tre mesi il ragno nero che si faceva di tratto in tratto fin su l'orlo dell'ombrellino giapponese, a spiare i due amici intisichì diventò come una spoglia secca: morì d'inedia là su la vedetta. 5421_5281_000163 l'uomo. pregiudizio il supporre che la donna, cooperando anch'essa col proprio guadagno al mantenimento della casa, non avrebbe più avuto per l'uomo quella devozione e quel rispetto di cui tanto esso si compiace. 5421_5281_000164 per quel tanto che a ciascuna necessariamente ne toccava, chiudendo a sera le porte de due quartierini gemelli. ma che giulia montà, moglie di bartolo barbi, avesse segretamente in fondo all'anima una punta d'invidia non confessata neppure a se stessa. 5421_5281_000165 qualche piccolo intaglio s'era scollato dai tanti porta-ritratti e porta-carte appesi alle pareti, eseguiti in casa, a traforo, dai due amici nei primi anni della loro convivenza. 5421_5281_000166 ma che è stato? uhm, pare che dice che non so, ma c'è il morto dove nel carro c'è. 5421_5281_000167 i cavalli tanto sapevano la via. i rari passanti si fermavano e si voltavano a mirare, tra stupiti e indignati. 5421_5281_000168 così, senza parere, parlando in generale dei giovani d'oggi che ragionano troppo e sentono poco, che lasciano languire la fiamma della vita perché han paura di scottarsi- parlava bene poeticamente alle volte il commendatore e che ci voleva un po di coraggio. perdio là avanti. 5421_5281_000169 dai loro savii discorsi, tradotti pazientemente in quella sua sottilissima bava seguace. né essi, né la vecchia padrona di casa ne avevano il più lontano sospetto. 5421_5281_000170 e così i due matrimoni furono celebrati nello stesso giorno e le due coppie partirono per lo stesso viaggio di nozze a napoli. nessuna ragione d'invidia fra le due spose. 5421_5281_000171 sentirono subito e videro crescere in sé a un tratto e divampare una vivissima simpatia l'una per il cognato dell'altra e non tardarono a dichiararsela apertamente. 5421_5281_000172 abitavano insieme in due camere ammobiliate al babuino. per grazia particolare della vecchia padrona di casa che si lodava tanto di loro, avevano anche il salottino a disposizione. 5421_5281_000173 segno era che una cosa deve far l'uomo e un'altra la donna e che pari dunque non possono essere. mai e poi mai barbi e pagliocco avrebbero sposato una donna emancipata, impiegata, padrona di sé. 5421_5281_000174 ma come apparve di nuovo, sotto l'ombrellino chiaro, col velo nero abbassato sul volto, quell'unica accompagnatrice. silenzio, solo qualche monellaccio. fischiò che era insomma accaduto. 5421_5281_000175 che avrebbe accompagnato a piedi il padrone fino all'imboccatura di via san lorenzo. ma che ti vede il padrone, niente giuramento la vettura, se mai l'avrebbe presa lassù fino a. 5421_5281_000176 di tanto in tanto, barbi e pagliocco pensavano con rammarico che fra qualche anno sarebbero stati costretti a lasciar quella casa, quel caro salottino. 5421_5281_000177 contro alle difficoltà dell'esistenza. le signorine gandini e montà avevano per altro una discreta doticina. erano poi 5421_5281_000178 aspettavano dal paese i loro due fratelli minori che dovevano intraprendere a roma, sotto la loro vigilanza, gli studii universitarii. e in quella casa non ci sarebbe stato posto per tutti e quattro. 5421_5281_000179 quanto per le conseguenze morali che quella disparità avrebbe potuto cagionare, ponendo la propria sposa in una condizione alquanto inferiore a quella della montà. 5421_5281_000180 le vittime designate a quelle combinazioni ideali erano naturalmente gl'impiegati subalterni del marito. la promozione a segretario di prima classe, la croce di cavaliere avevano per conseguenza inevitabile l'invito ai venerdì del commendatore e, in capo a un anno, il matrimonio. 5421_5281_000181 somaro borbottò il droghiere scrollando le spalle. non s'accorge che tutti i portoni a quest'ora sono accostati. dev'essere nuovo del mestiere. 5421_5281_000182 e tutti i bottegai e gli avventori s'affollarono di corsa attorno al carro e tutti gl'inquilini delle case vicine s'affacciarono alle finestre. 5421_5281_000183 quantunque si servissero dallo stesso sarto, pagato puntualmente a tanto al mese, non vestivano allo stesso modo. spesso bartolo barbi sceglieva la stoffa per l'abito di guido pagliocco e viceversa, giudiziosamente perché sapevano bene quale sarebbe stata più adatta all'uno quale. 5421_5281_000184 tra loro da tanti anni, amiche inseparabili, e non avrebbero perciò né sciolto né allentato d'un punto il legame che teneva, anch'essi uniti e dunque. 5421_5281_000185 raggiunto il grado di segretarii di prima classe, proposti insieme per la croce di cavaliere. ottenuta questa onorificenza ben meritata, barbi e pagliocco furono invitati alle radunanze che il loro capo-divisione, commendator cargiuri-crestari, teneva ogni venerdì. 5421_5281_000186 non perché volessero schiava la moglie, ma perché tenevano alla loro dignità maschile e non avrebbero saputo tollerare che questa, di fronte ai guadagni della moglie, restasse anche minimamente diminuita. 5421_5281_000187 presentava da lontano nella faccia quattro fori e una caverna, gli occhi tondi, le nari aperte e una bocca enorme dalle labbra aride e screpolate. guido pagliocco era invece robusto e sveglio, tozzo bruno, bene azzampato, miope. 5421_5281_000188 poesie. giulia barbi-montà stimò come un pregio quel che di più animalesco aveva il giovine pagliocco, a paragone del fratello, perché le parve come un compenso alla cresciuta intellettualità intorno a sé, nel suo quartierino, con l'arrivo del cognato poeta. 5421_5281_000189 non poteva recare in dote più di dodici mila lire. mentre la montà ne recava al barbi venti, guido pagliocco piantò i piedi risolutamente, non tanto veh per il danno materiale che al suo contratto di nozze avrebbero arrecato quelle otto mila lire di meno. 5421_5281_000190 e a gli usi e ai costumi, si scialava a dar di bestia a certi pittori che, nei soliti quadretti di genere, osavano raffigurar cardinali con paramenti addirittura spropositati. 5421_5281_000191 ove solevano passar le sere. quando, sempre d'accordo, stabilivano di non andare a teatro o a qualche caffèconcerto, giocavano a dadi o a scacchi o a dama. 5421_5281_000192 filettata agli orli di fettuccia bianca. sacravano e protestavano: te possino a lui elina. accidente: che numero del portone non te l'aveveno dato. scalabrino fece la voltata senza fiatare. 5421_5281_000193 è vero, giulia. domandò barbi alla sua in presenza di pagliocco, e giulia, con gli occhi bassi, rispose di sì, è vero, gemma. domandò alla sua pagliocco, in presenza di barbi, e gemma, con gli occhi bassi, rispose. 5421_5281_000194 le tende turche all'uscio e alla finestra erano un po scolorite, come la carta da parato, come i fiori di pezza su la mensola e l'ombrellino giapponese aperto e sospeso a un angolo. 5421_5281_000195 avevano da un pezzo non solo chiuso la porta del cuore alla donna, ci avevano anche messo il catenaccio. non ne aspettavano più neanche in sogno, che se talvolta qualche desiderio monello saltava dentro all'improvviso per la finestra degli occhi, subito la ragione arcigna lo cacciava via a pedate. 5421_5281_000196 che vada molto d'accordo con la modestia e con le altre virtù che a fare una perfetta moglie si ricercano. appena scoperta l'insidia, i due amici s'arrestarono alquanto sconcertati. 5421_5281_000197 guido pagliocco era di fattezze più bello del barbi questi era però più intelligente del pagliocco. del resto, poi, eran così uniti, idealmente, quei due uomini che quasi formavano un uomo solo da amare insieme, senz'alcuna invidia, né da una parte, né 5421_5281_000198 compiace ingiusto questo rispetto. ma perché allora, dal canto suo, voleva esser tanto rispettata la donna via via, se l'uomo e la donna non erano stati fatti da natura allo stesso modo? 5421_5281_000199 e se l'uno e l'altro, da un canto, ne furono lieti per sé, cominciarono dall'altro a guardarsi fra loro in cagnesco, volendo ciascuno custodir l'onore e la pace del proprio fratello. 5421_5281_000200 era preferibile alla vita da scapolo. ma purtroppo il matrimonio, nelle presenti tristissime condizioni sociali, doveva esser considerato come un lusso che pochi solamente potevano concedersi, i quali poi non erano i più adatti a pregiarne i vantaggi. 5421_5281_000201 intramezzando alle partite pacate e sennate conversazioncine o sui superiori, o sui compagni d'ufficio, o su le questioni politiche del momento, o anche su le arti belle di cui si reputavano, con una certa soddisfazione, estimatori non volgari. 5421_5281_000202 aveva però i mezzi guanti di filo e l'ombrellino. lei, povero sor bernardo, come un cane, disse forte qualcuno dalla finestra d'una casa. 5421_5281_000203 non perché avessero in odio il sesso femminile, discorrendo di donne e di pigliar moglie. riconoscevano anzi, in astratto, che lo stato coniugale 5421_5281_000204 i aveva già belli e assegnati in precedenza, la signora cargiuri-crestari, e come sempre, con intuito meraviglioso, a due fanciulle amiche, anch'esse tra loro indivisibili, gemma gandini e giulia montà. 5421_5281_000205 e così avesse seguitato a dormire scalabrino fino al principio di via san lorenzo. ma i cavalli, appena superata l'erta svoltando per via volturno, pensarono bene d'avanzare un po il passo e scalabrino si destò. 5421_5281_000206 sul carro il cocchiere cadaverico, con gli occhi miopi strizzati, si rimetteva in sesto la tuba e rispondeva alla guardia di città che, tra la calca e lo schiamazzo, prendeva appunti su un taccuino. alla fine il carro si mosse tra la folla che gli fece largo vociando. 5421_5281_000207 i giovani potevano fidarsene a occhi chiusi. magari la signora cargiuri-crestari non badava tanto alle fattezze esteriori, perché, si sa, tutto non si può avere e la bellezza non è dote. 5421_5281_000208 indossava una veste scura di mussolo rasato a fiorellini gialli e un ombrellino chiaro. aveva sgargiante sotto il sole, aperto e appoggiato su la spalla. 5421_5281_000209 federico barbi era più proporzionato e men dinoccolato di bartolo, con gli occhi meno languidi e le labbra meno aride. era poi più intelligente del fratello. faceva finanche poesie. 5421_5281_000210 ah, niente lezii, niente bischenchi. il commendatore e la moglie non ammettevano in casa se non future mogli per bene, e dunque fanciulle sagge e modeste, econome e massaje. 5421_5281_000211 ma tutta quella loro rivolta ideale contro i così detti pregiudizii sociali, tutte quelle loro prediche fervorose per la così detta emancipazione della donna, che altro erano, in fondo, se non una sdegnosa mascheratura del bisogno fisiologico che urlava sotto? 5421_5281_000212 dentro l'ombrellino giapponese era tessuta tutt'intorno al fusto un'ampia tela, finissima e polverosa. forse quel ragno misterioso ne aveva tratto la materia a filo a filo dalla vita de due amici, dai loro giorni sempre uguali. 5421_5281_000213 e se te la pago, io insistette. scalabrino, niente giuramento. scalabrino, masticò sotto la tuba. un'altra imprecazione. 5421_5281_000214 pregiudizio il prevedere che la casa, senza più le cure assidue, intelligenti, amorose della donna, avrebbe perduto quella poesia intima e cara che è la maggiore attrattiva del matrimonio. per. 5421_5281_000215 era molto caro ai due amici, quel salottino raccolto dai mobili d'antica foggia consunti a furia di tenerli puliti. il vecchio, finto tappeto persiano era qua e 5421_5281_000216 il giovine federico barbi. un giorno andò a rinzelarsi acerbamente con guido pagliocco perché zitto, per amor di dio, scongiurò questi a mani giunte. non dica nulla al povero bartolo, per carità lasci fare a me. 5421_5281_000217 pareva che l'uno volesse fare avvertire all'altro il vuoto di quella loro esistenza non mai prima avvertito. nessuno dei due però voleva muovere il discorso per il primo. 5421_5281_000218 prima di decidere, prima d'assegnare a quel tale giovine quella tal fanciulla, ella teneva l'uno e l'altra quattro o cinque mesi in esperimento. li interrogava su tutti i punti secondo un formulario prestabilito. 5421_5281_000219 nel sole. quelle voci dall'alto sonavano nel silenzio della strada deserta strane. prima di svoltare, scalabrino pensò di proporre all'accompagnatrice di pigliare a nolo una vettura per far più presto. 5421_5281_000220 avrebbero affittato allora un quartierino, lo avrebbero ammobiliato modestamente per conto loro e avrebbero preso una vecchia serva per la pulizia e la cucina, vecchia la serva perché i due giovanottini di primo pelo. eh, non si sa mai, prudenza ci voleva. 5421_5281_000221 che nessun cane era venuto a far coda a quel mortorio con questo sole. a quest'ora rosina scosse il capo sotto il velo. aveva fatto giuramento lei. 5421_5281_000222 tutto l'insieme di quel mortorio. insomma, così zitto, zitto e solo solo a quell'ora bruciata faceva proprio cader le braccia. non era il modo quello d'andarsene all'altro mondo. scelti male il giorno, l'ora, la stagione. 5421_5281_000223 poiché si sentiva in colpa anche lui, andò a rinzelarsi non meno acerbamente con bartolo barbi e zitto, per amor di dio, scongiurò questi parimenti a mani giunte. non dica nulla al povero guido, per carità, lasci fare a me. 5421_5281_000224 il sonno del cocchiere su la cassetta e il sonno del morto dentro il carro, freddo e nel bujo. quello del morto, caldo e nel sole quello del cocchiere. e poi quell'unica accompagnatrice con l'ombrellino chiaro e il velo nero abbassato sul volto. 5421_5281_000225 il carro nudo, non un nastro, non un fiore. dietro una sola accompagnatrice andava costei con un velo nero, trapunto da messa, calato sul volto. 5421_5281_000226 quella bionda e questa bruna: la bionda a pagliocco ch'era bruno, la bruna a barbi che se non era proprio biondo ci pendeva. erano belline tutt'e due e già s'intende, buone come la stessa bontà. 5421_5281_000227 che avrebbero provato orrore se, anche fugacissimamente, su lo specchio interiore della loro coscienza avesse fatto capolino, col viso spaventato del ladro, il desiderio d'un reciproco tradimento. 5421_5281_000228 niente, una piccola distrazione: vetturino di piazza fino a tre giorni fa, scalabrino, stordito dal sole, svegliato di soprassalto, s'era scordato di trovarsi su un carro funebre. 5421_5281_000229 metter su casa. d'altra parte, con lo scarso stipendio di segretario sarebbe stata una vera e propria pazzia. e dunque niente, non ci pensavano nemmeno. 5421_5281_000230 guai se una fanciulla, non contenta del giovane ch'ella, nella sua saggezza, le aveva destinato, faceva invece l'occhiolino a qualche altro. subito, la signora cargiuri-crestari si dava attorno per dividere questi illeciti ravvicinamenti. 5421_5281_000231 la signora, invitando le vecchie amiche, lasciava intendere con mezzi sorrisi e mezze frasi che le loro figliuole avrebbero trovato presto marito e molte mamme sollecitavano di continuo ansiosamente l'onore di essere ammesse in casa di lei. 5421_5281_000232 e l'uno amava e ammirava le speciali facoltà e attitudini dell'altro e lo lasciava fare senza tentar mai d'invaderne il campo subito. a ogni minima evenienza si assegnavano le parti, riconoscevano a volo se dovesse parlare o agire l'uno o 5421_5281_000233 accompagnava il morto, ma si riparava dal sole con l'ombrellino e teneva il capo basso, quasi più per vergogna che per afflizione. 5421_5281_000234 pochi giorni dopo, i due amici si trovarono d'accordo, come sempre, nell'idea di allontanare da casa i fratelli con la scusa che, giovanotti si sa, davano un po d'impaccio e di soggezione, limitando la libertà delle rispettive molli. 5421_5281_000235 si erano però medesimati nell'anima, vagheggiando uno stesso tipo ideale, che s'ingegnavano di raggiungere e d'incarnare in due, ponendovi ciascuno dal canto suo quel tanto che mancava. 5421_5281_000236 ma quando, attraversata sempre a passo piazza barberini, imboccò l'erta via di san niccolò da tolentino, rialzò il piede sul parafango, si calò di nuovo la tuba sul naso e si riaccomodò a dormire. 5421_5281_000237 e seguitò a passo, prima per il ponte cavour, poi per via tomacelli e per via condotti e per piazza di spagna e via due macelli e capo le case e via sistina. 5421_5281_000238 e gemma pagliocco gandini pregiò maggiormente quel che di più aereo, di più poetico aveva il giovine barbi, a paragone del fratello, perché le parve come un compenso alla cresciuta bestialità intorno a sé, nel suo quartierino, con l'arrivo del giovine attillo, che le pareva un mulotto. 5421_5281_000239 per ora là, mangiato dalle mosche e dalla noja, sotto la vampa cocente del sole, ad aspettar quel primo carico: il morto. 5421_5281_000240 per ristabilir l'accordo che non poteva mancare diamine a chiarir quel malinteso che senza dubbio doveva esser sorto tra i due coniugi così bene appajati. 5421_5281_000241 così era veramente. e non gli piaceva per nientissimo affatto quel mestiere a scalabrino, ma aveva fatto il portinajo e aveva litigato prima con tutti gl'inquilini e poi col padron di casa. 5421_5281_000242 pareva che quel morto lì avesse sdegnato di dare alla morte una conveniente serietà irritava, quasi, quasi aveva ragione il cocchiere che se la dormiva. 5421_5281_000243 buon passeggio, ah, rosi. le gridò dietro il droghiere scamiciato che s'era fatto di nuovo alla porta della bottega e accompagnò il saluto con un riso sguajato, scrollando il capo. 5421_5281_000244 promossi poi, a un tempo segretarii di terza e poi di seconda, e poi di prima classe, erano divenuti, dopo tanti anni di vita comune, indivisibili amici. 5421_5281_000245 possibile. ma se dovevano andar così bene d'accordo quei due, ci doveva esser sotto certamente qualche malinteso fra loro. ed ecco la signora cargiuri-crestari, affannata in continue spedizioni alle case delle tante coppie messe su da lei. 5421_5281_000246 cargiuri-crestari, il capo-divisione e la moglie, non avendo proprii figliuoli e figliuole da accasare, pareva si fossero preso il compito di sposar tutti i giovani e le giovani che si raccoglievano ogni venerdì nel loro salotto. 5421_5281_000247 ora, non trovando di meglio, in quella stagionaccia morta s'era allogato in una impresa di pompe funebri, avrebbe litigato pure con questa, lo sapeva sicuro, perché le cose storte lui non le poteva soffrire. 5421_5281_000248 a mezzogiorno andavano a desinare alla stessa trattoria e insomma, come appajati sotto il medesimo giogo, conducevano una vita affatto uguale: dignitosa, metodica per forza, ma non priva di qualche onesto svago, segnatamente le domeniche. 5421_5281_000249 qua o là, per lui era lo stesso- e davanti al portone, anch'esso accostato, della casa più in là si fermò e riprese a dormire. 5421_5281_000250 per quel tanto che del tipo ideale barbipagliocco toccava a gemma gandini. si vide chiaramente allorquando vennero a roma i due fratelli degli sposi, attilio pagliocco e federico barbi, a intraprendere gli studii universitarii, le due amiche 5421_5281_000251 e dunque, giudiziosamente al solito, i due amici stabilirono di prendere a pigione due appartamenti contigui per seguitare a vivere insieme, uniti e separati a un tempo. 5421_5281_000252 ma, ahimè, il buon senso è nemico della poesia. e anche questo capivano le donne. capivano cioè che una donna la quale lavori come un uomo fra uomini fuori di casa non è più considerata dalla maggioranza degli uomini come l'ideale delle mogli. 5421_5281_000253 e segnava in un taccuino le risposte e gusti, educazione, costumi, aspirazioni, tutto indagava, pesava tutto, e se qualche coppia messa su da lei con tanto scrupolo faceva alla fine una cattiva riuscita, non se ne sapeva proprio dar pace. 5421_5281_000254 su l'orlo di quell'ombrellino giapponese. intanto, all'insaputa dei due amici, veniva a quando a quando, zitto zitto, un grosso ragno nero stava lì un pezzo, come a spiare misteriosamente ciò che essi facevano, ciò che essi dicevano. poi si ritraeva. 5421_5281_000255 ella però voleva essere lasciata libera nella scelta. voleva che si avesse piena fiducia in lei, nel suo tatto, nel suo intuito, nella sua esperienza. 5421_5281_000256 le donne desiderano gli uomini e non lo possono dire, poverine, e volevano lavorare per trovar marito. ecco, era un rimedio, questo, suggerito dal loro naturale buon senso. 5421_5281_000257 uhm, chi è morto gli pigliano la contravvenzione al morto, al cocchiere. e perché? mah pare che dice che 5421_5281_000258 ora destarsi, veder fermo sul marciapiedi a sinistra un signore allampanato, barbuto, con grossi occhiali neri, stremenzito in un abito grigio sorcigno, e sentirsi arrivare in faccia su la tuba. un grosso involto, fu tutt'uno. 5421_5281_000259 superiore pei due amici barbi e pagliocco. la signora cargiuri-crestari non ebbe bisogno né di studio né di esame. suo marito li teneva d'occhio, li covava da un pezzo, glien'aveva tanto parlato come di due paranzelle che presto sarebbero entrate placidamente in porto. 5421_5281_000260 con gran sollievo dell'anima, come se ciascuna avesse acquistato di punto in bianco qualcosa che si sentiva mancare. i due giovani, in fatti, somigliavano moltissimo ai loro fratelli. attillo pagliocco era forse un po più ottuso di mente del fratello maggiore e fors'anche men bello, ma più tacchinotto e violento. 5421_5281_000261 fin qui, tanto o quanto si tenne su sveglio per scansare le altre vetture, i tram elettrici e le automobili, considerando che a quel mortorio lì nessuno avrebbe fatto largo e portato rispetto. 5421_5281_000262 non erano già come due gocce d'acqua in tutto? bartolo barbi era alto di statura e magro, di scarso pelo, rossiccio, pallido in volto e lentigginoso lungo di braccia, un po dinoccolato. 5421_5281_000263 o non gli sbucò dopo una buona mezz'ora da un altro portone, in fondo, dall'altro lato della via, te possino al morto, esclamò tra i denti, accorrendo col carro, mentre i becchini ansimanti sotto il peso d'una misera bara vestita di mussolo nero. 5421_5281_000264 l'accompagnatrice si voltò a guardarlo attraverso il velo, alzò la mano col mezzo guanto di filo per fargli un cenno di saluto, poi l'abbassò per riprendersi di dietro la veste e mostrò le scarpe. 5421_5281_000265 naturalmente, né bartolo barbi né guido pagliocco s'accorsero punto della simpatia delle loro mogli, pei loro fratelli. se ne accorsero bene, questi però. 5421_5281_000266 perché tutti lo prendessero per ubriacone, quando lui neppure lo sapeva. che sapore avesse il vino, puh, ne aveva fino alla gola di quella vitaccia porca e un giorno o l'altro, l'ultima litigata, per bene, l'avrebbe fatta con l'acqua del fiume. 6299_5281_000000 come mai dov'era adriana, adriana, un'angosciosa tenerezza per la moglie. lo vinse e si mise a piangere come un bambino, nel desiderio cocente di buttarle le braccia al collo e stringersela forte, forte al petto. 6299_5281_000001 solo qualche minuzia. lì nella camera gli s'avvistava di tratto in tratto un fregio dipinto nel soffitto, la peluria verde della coperta di lana sul letto che gli richiamava alla memoria i fili d'erba d'un prato o d'una ajuola e vi concentrava tutta l'attenzione. beato. 6299_5281_000002 come posso restar sospeso a un solo momento di quell'altra mia vita che non esiste più per me, sospeso, agganciato a quel momento come se esso rappresentasse tutta la mia esistenza, come se io non fossi mai vissuto? 6299_5281_000003 attorno al letto del corsi, condusse alcuni suoi colleghi a studiare, a discutere. spiegò tutti i suoi tentativi, l'uno più nuovo e più ingegnoso dell'altro, finora però riusciti vani. 6299_5281_000004 il ferito, sotto quell'altissima febbre, restava in uno stato quasi letargico, interrotto tuttavia da certe crisi di smania delirante nelle quali, più d'una volta, eludendo la vigilanza, aveva finanche tentato di disfare la fasciatura. 6299_5281_000005 ed egli, nel volgersi per prendere l'arma dal comodino, gli aveva gridato sorridendo che fai tanto. gli pareva impossibile che colui, prima ch'egli, si vedesse costretto a minacciarlo e a reagire. 6299_5281_000006 le complicazioni temute dal dottor vocalòpulo si verificarono pur troppo prima e più grave fra tutte, l'infiammazione polmonare che cagionava quell'altissima febbre. 6299_5281_000007 m'aspettava, il vocalòpulo tornò a sorridere nervosamente, intorbidandosi in volto. dopo tutto disse: è un bel modo di ringraziarmi, codesto che dovevo fare, ma lasciarmi morire, proruppe il corsi. se non avevate il diritto di sottrarmi alla pena ch'io m'ero data, molto maggiore del mio fallo. 6299_5281_000008 si rizzò sul busto, sospinto da una rabbia che il sentimento della propria impotenza rendeva feroce. cacciò un urlo e s'afferrò con le dita artigliate la fascia e se la stracciò. poi si riversò bocconi sul letto convulso. tentò di scoppiare in singhiozzi, ma non poté. 6299_5281_000009 giunse in quella dall'altra stanza, la voce dell'infermo. subito adriana accorse i permettano tommaso le tendeva le braccia dal letto, ma appena le vide, gli occhi rossi di pianto, le prese un braccio e, nascondendovi il volto, le disse: 6299_5281_000010 un caso grave e complicato lo interessava sempre a quel modo ed egli allora non sapeva staccare più il pensiero dal malato. metteva in pratica le più recenti esperienze delle primarie cliniche del mondo. 6299_5281_000011 senza alcuna preoccupazione estranea alla scienza di cui era fervidamente appassionato, il dottor vocalòpulo raddoppiò lo zelo, come se si fosse fatta una fissazione di salvare a ogni costo quel moribondo. 6299_5281_000012 come mai, tutt'a un tratto, quell'omiciattolo sbricio, brutto, scialbo, dall'anima apatica, attediata, che si trascinava nella vita senza alcuna voglia, senz'alcun affetto e che da tant'anni si sapeva spudoratamente ingannato dalla moglie e non se ne curava? 6299_5281_000013 così facendo. bada, io vedo adesso le ragioni dell'accusa: tu stesso hai derogato al tuo diritto, ti sei esposto al rischio e non dovevi perciò reagire. capisci due falli. del primo, dell'adulterio, dovevi lasciarti punire da lui, dal marito offeso, e tu invece l'hai ucciso. 6299_5281_000014 questa è un'altra vita per me, che m'è stata ridata. debbo rimettermi a vivere per la mia famiglia. debbo rimettermi a lavorare per i miei figliuoli. m'avete ridato la vita per mandarmi in galera. e non è un atroce delitto, questo? e che giustizia può esser quella che punisce a freddo un uomo ormai privo di rimorsi? 6299_5281_000015 ah, se veramente fosse un sogno orribile. no, e quel dolore cocente al petto che gli toglieva il respiro. e poi il letto. stese pian piano, un braccio nel posto accanto vuoto. ecco adriana. 6299_5281_000016 no, caro, disse con calma il cimetta, hai tentato di sottrarti alla pena, ma togliendomi la vita, esclamò infiammato il corsi che potevo fare di più. 6299_5281_000017 commetteranno il delitto più atroce, quello di farmi abbrutire in un ozio infame e di fare abbrutire nei vizii della miseria e nell'ignominia i miei figliuoli innocenti. con quale diritto? 6299_5281_000018 in cui il capo gli dava un crollo. schiudeva allora gli occhi e tornava da capo ad abbandonarsi a quella voluttà proibita che quasi lo inebriava. 6299_5281_000019 a un tratto richiuse gli occhi, quasi abbagliato bruscamente nella penombra da un lampo di luce cruda: la luce che s'era fatta in quell'altra camera quando, colei urlando, aveva aperto la finestra d'onde s'era buttata. 6299_5281_000020 egli si voltava a guardarla stupito ed ella accoglieva quello sguardo con un sorriso impudente, da scema, e chiudeva voluttuosamente le palpebre su i grandi occhi neri globulenti in presenza di tutti. 6299_5281_000021 perdona. pensò alle notizie di miglioramento di prossima guarigione. era cresciuta la sorveglianza alla casa del ferito. 6299_5281_000022 dotto più di filosofia che di legge. scettico, oppresso dalla noja della vita, stanco delle amarezze che essa gli aveva procacciate, non aveva mai posto alcun impegno a guadagnarsi la grandissima fama di cui godeva e che gli aveva procurato una ricchezza di cui non sapeva più che farsi. 6299_5281_000023 ancora, dunque non mi perdoni ancora. adriana. strinse le labbra tremanti mentre nuove lagrime le sgorgavano dagli occhi e non trovò in prima la voce per rispondergli. 6299_5281_000024 accorse con la sua aria spiritata: il dottor sià. eccomi che abbiamo, signor ommaso olo i hanno lasciato solo 6299_5281_000025 aveva solo la sensazione che il letto fosse più alto e che soltanto per ciò notasse in quella camera qualcosa che prima non vi aveva mai notato: vedeva meglio l'insieme dell'arredo il quale, nella quiete altissima, gli pareva spirasse. 6299_5281_000026 stirandosi con due dita il naso armato di quel pajo di lenti fortissime che accrescevano la rigidezza austera del suo volto pallido, lungo equino. 6299_5281_000027 tu lo comprendi. se mi hai perdonato stupido fallo che quel disgraziato ha voluto rendere enorme tentando d'uccidermi, capisci due volte: uccider me, proprio me, che dovevo per forza difendermi. perché tu lo comprendi? 6299_5281_000028 una mattina si provò a sollevare le mani dal letto per guardarsele e nel veder le dita esangui tremolare sorrise. si sentiva ancora come nel vuoto, in un vuoto però tranquillo. soave di sogno. 6299_5281_000029 dottore, dottore, gli s'è riaperta la ferita, esclamò il cimetta. il dottor vocalòpulo sbarrò gli occhi, impallidì, allibito la ferita e istintivamente s'appressò al letto. ma il corsi lo arrestò d'un subito con gli occhi invetrati. 6299_5281_000030 l'onore dei morti. se lo mangiano i vermi, che valore può avere l'induzione contro la prova di fatto? del resto, siamo giusti su la propria testa. ciascuno è padrone di accoglier quelle corna che gli garbano. le tue, caro tommaso, è chiaro, non le volle. 6299_5281_000031 aveva rischiosamente applicato i lenzuoli freddi per abbassare la temperatura e finalmente c'era riuscito: la febbre era abbassata, l'infiammazione polmonare era vinta, il pericolo quasi superato. 6299_5281_000032 già l'infermo cominciava a risentirsi un po, a uscir dallo stato d'incoscienza in cui s'era mantenuto per tanti giorni. ma non sapeva ancora, non sospettava neppure come si fosse ridotto. 6299_5281_000033 bastare il cimetta sorrise? non può bastare. è anzi a tuo danno, caro mio, perché tentando d'ucciderti hai implicitamente riconosciuto il tuo fallo. sì, e mi sono punito. 6299_5281_000034 pensieri lucidi e precisi si avvicendavano in lui, nel delirio intermittente. sì, sì, lo aveva ucciso, ma due volte quel forsennato s'era messo per uccider lui. 6299_5281_000035 ecco fatto. osservò quindi di nuovo a lungo il volto del giacente, ne ascoltò la respirazione affannosa, poi, non avendo altro da fare, e come se per lui bastasse l'aver provveduto al ghiaccio e l'aver fatto quelle osservazioni, 6299_5281_000036 non c'è più pena di morte e io sarei morto senza di voi. ora, come faccio io di che debbo ringraziarvi, ma noi medici? scusate, rispose, smarrito il. 6299_5281_000037 la moglie, donna bellissima, insensibile, dispotica, che lo aveva torturato per tanti anni. gli s'era uccisa per neurastenia. l'unica figliuola gli era fuggita di casa con un misero scritturale del suo studio ed era morta soprapparto, dopo aver sofferto un anno di maltrattamenti dal marito indegno. 6299_5281_000038 non potevo lasciarmi uccidere per quella lì, è vero? sì, sì, diceva adriana piangendo per calmarlo più col cenno che con lavoce. 6299_5281_000039 per pregarlo di andare insieme dal questore a impegnar la loro parola che l'infermo non avrebbe in alcun modo tentato di sottrarsi alla giustizia. l'avvocato camillo cimetta accettò. 6299_5281_000040 il cimetta, si strinse nelle spalle e disse: avresti dovuto morire non essendo morto, ma sarei morto. riprese il corsi, allontanando la moglie e additando fieramente il dottor vocalòpulo: sarei morto se lui non avesse fatto di tutto per salvarmi. 6299_5281_000041 entro l'armamentario di cristallo che aveva la forma di un'urna, lì in mezzo al camerone da studio, e, chiusi, li contemplava ancora stropicciandosi le mani solide, sempre fredde. 6299_5281_000042 adriana gli carezzò lievemente i capelli. è stata un'infamia, riprese egli: sì, è bene, è bene che te lo dica per togliere ogni nube fra noi. un'infamia sorprendermi in quel momento vergognoso di stupido ozio. 6299_5281_000043 lei. eccole, signora, il nostro caro avvocato le disse: il vocalòpulo, sarà meglio preparare a poco a poco il convalescente alla dura necessità. e come dottore, esclamò: adriana. 6299_5281_000044 ma che pure ha ucciso, ribatté forte il cimetta, trascinato, rispose pronto il corsi e il rimorso di quel momento io me lo son tolto in un'ora. io scontai il mio fallo in un'ora che poteva esser lunga quanto l'eternità. ora non ho più nulla da scontare, io. 6299_5281_000045 riebbe allora d'un subito la memoria orrenda, rivide tutto come se accadesse proprio allora. egli, trattenuto dall'istintivo pudore, non riusciva a balzar dal letto svestito. 6299_5281_000046 accaduto. era fors'anche sogno, quel volto or ora intraveduto la mano che gli premeva la fronte e ricadde nel letargo. il dottor sià si accostò in punta di piedi a un angolo della camera, quasi al bujo, dove adriana vegliava nascosta. 6299_5281_000047 ma non ricordava d'aver tirato sul noti. solo quando questi era caduto a sedere sul pavimento e poi s'era ripiegato bocconi, egli s'era accorto d'aver l'arma ancor calda e fumante in pugno. 6299_5281_000048 disse il vocalòpulo, sorridendo nervosamente, a fior di labbra, costernato: vi fate male agitandovi così. grazie, dottore, quanta premura sghignò il orsi. i sta tanto a cuore l'avermi salvato, ma senti, cimetta, senti, io voglio ragionare, m'ero ucciso. 6299_5281_000049 noi siamo qui come tu ci hai voluti, per i tuoi comodi. pareva gli dicessero nella coscienza che man mano si risentiva i varii oggetti della camera. siamo la tua casa. tutto è come prima. 6299_5281_000050 sentì di nuovo l'abisso aprirglisi dentro dov'era ella e i figliuoli. lo avevano abbandonato solo dunque nella casa. e come mai? 6299_5281_000051 no, insistette egli senza scoprire il volto. io sì, rispose adriana, angosciata timidamente, e allora ripigliò il corsi. guardandola negli occhi lagrimosi, le prese il volto tra le mani e aggiunse: 6299_5281_000052 ma avvertì subito un'acuta trafittura interna che lo tenne un tratto quasi senza respiro, col volto pallido contratto dallo spasimo. poi sonò, sonò furiosamente. 6299_5281_000053 forse è meglio. le disse sottovoce che si mandi per il dottor vocalòpulo. la febbre cresce e l'aspetto non nere. interruppe. le domandò: vuol vederlo? 6299_5281_000054 chiamò di nuovo, nel dolce pianto: adriana, adriana, dottore, nessuno sentiva sgomento. allora, soffocato, stese un braccio al campanello sul comodino. 6299_5281_000055 poi la necessità e il sorgere d'un sentimento atroce, oscuro, a vincere ogni ripugnanza e ogni altro sentimento. aveva guardato il cadavere, la finestra donde quella era saltata. 6299_5281_000056 adriana fece segno di no col capo angosciata. poi, sentendo di non poter trattenere un empito improvviso di pianto, balzò in piedi e scappò via dalla camera. 6299_5281_000057 il dottor vocalòpulo, temendo che l'autorità giudiziaria desse intempestivamente l'ordine che fosse tradotto in carcere, pensò di recarsi da un avvocato amico suo e del corsi e a cui il corsi certamente avrebbe affidato la sua difesa. 6299_5281_000058 così. no, se non si calma. no, voglio veder mia moglie, replicò egli stizzito, imperioso. può proibirmelo lei? il sià sorrise perplesso. ecco, vorrei che no. no, si stia zitto, vado a chiamargliela. 6299_5281_000059 come io balbettò, il vocalòpulo tirato in ballo. quando meno se l'aspettava, voi sì, per forza, io non volevo le vostre cure, per forza avete voluto prodigarmele, ridarmi la vita. e perché, dunque, se ora con calma, con calma? 6299_5281_000060 questi accorse e costrinse la signora a strapparsi dal letto. la condusse, sorreggendola in quella crisi violenta di pianto fuori della camera, poi ritornò presso il convalescente. 6299_5281_000061 mese il vocalòpulo sospirò stirandosi al solito. il naso stette un po a pensare, poi disse: aspettiamo qualche altro giorno. intanto facciamogli vedere l'avvocato. non è possibile che il pensiero della punizione non gli si affacci. 6299_5281_000062 il cimetta commosso, tentennò a lungo il capo, poi sbuffò. e perché per una minchioneria di passata? sarà difficile, difficilissimo, caro dottore, farne capace quella rispettabile istituzione che si chiama giuria. 6299_5281_000063 egli, che non poteva soffrire la toga che l'usciere gli poneva su le spalle, si alzava con le mani in tasca e si metteva a parlare ai giurati, ai giudici, con la massima naturalezza, alla buona, cercando di presentare con la maggiore evidenza possibile qualche pensiero che potesse logicamente far. 6299_5281_000064 egli non provò dapprima che la gioja di tenersi così stretta quella sua adorata, il cui calore, l'odor dei capelli lo inebriavano quanto, quanto, quanto la amava. 6299_5281_000065 tutto, tutto era finito. la vita ricominciava adesso, ma non era forse rimasta sospesa anche per gli altri? no, no, ecco un rumor di vettura fuori per le vie. la vita in tutto quel tempo aveva seguito il suo corso. 6299_5281_000066 viene un dottore codesto nostro dottore i salva. con qual diritto mi salva? con qual diritto mi ridà la vita ch'io m'ero tolta, se non poteva farmi rivivere per le mie creaturine, se sapeva ciò che? 6299_5281_000067 perché domandò il corsi sconvolto un pensiero, gli attraversò la mente in un baleno, senza badare alla risposta del medico. il corsi richiuse gli occhi. trafitto, non mi perdona, pensò. 6299_5281_000068 non comprendesse ch'era un'infamia, una pazzia ucciderlo a quel modo, in quel momento. uccider, lui che si trovava lì per caso, che aveva tant'altra vita fuori di lì, i suoi affari, gli affetti suoi vivi e veri, la sua famiglia, i figli da difendere, eh via disgraziato. 6299_5281_000069 gli pareva di udir voci liete e confuse di là, nelle altre stanze. aveva fatto mettere quelle tende nuove e i tappeti alle stanze per il battesimo dell'ultimo bambino morto di venti giorni. 6299_5281_000070 dottore chiamò e la sua stessa voce gli fece una strana impressione, ma nessuno rispose. si provò a guardar nella camera: nessuno. 6299_5281_000071 noi medici non abbiamo di questi diritti. noi medici abbiamo il dovere della nostra professione, e me n'appello all'avvocato qua presente. e in che differisce? allora domandò con amaro scherno, il corsi? 6299_5281_000072 negli infermi sotto la sua cura. egli non vedeva uomini, ma casi da studiare. un bel caso, un caso strano, un caso mediocre o comune, quasi che le infermità umane dovessero servire per gli esperimenti della scienza e non la scienza per le infermità. 6299_5281_000073 riaprì gli occhi per accertarsi se quella fosse veramente la sua camera da letto. sì, tutto come prima. allora un dubbio crudele, in quell'alternativa di delirio e di lucidità mentale, lo vinse. 6299_5281_000074 adriana sì, se n'era accorta e lui no. ne avevano riso tanto insieme, lui e adriana. per una donna come quella lì, dunque, sul serio, una tragedia, lo scandalo, la morte di lui, la sua morte. 6299_5281_000075 e quale altra punizione? fece il corsi quasi tra sé, guardando il soffitto con gli occhi sbarrati. quale altra punizione maggiore di quella che mi son data io con le mie mani? il cimetta trasse una mano dalla tasca e agitò l'indice in segno negativo. 6299_5281_000076 a un tratto la sentì singhiozzare. si provò a sollevarle con tutt'e due le mani. il capo che si affondava su lui. non ne ebbe la forza e si volse stordito al dottor sià. 6299_5281_000077 ah bene, voi dunque la legge avete servito. riprese il corsi con foga rabbiosa. la legge non me poveretto. i ero tolta la vita, voi me l'avete ridata a forza. 6299_5281_000078 collega, collega, qua la mano, questo si chiama vincere. il sià gli rispondeva con una sola parola: miracoloso ora, la primavera imminente avrebbe senza dubbio affrettato la convalescenza. 6299_5281_000079 intanto, come mai non era tutto finito? egli viveva ancora lì, nella sua stessa camera tranquilla, coricato sul suo letto, come se nulla fosse accaduto. 6299_5281_000080 e il noti. ecco gli esplodeva, contro il primo colpo che infrangeva il vetro di un'immagine sacra al capezzale. egli tendeva la mano alla rivoltella sul comodino ed ecco il sibilo della seconda palla innanzi al volto. 6299_5281_000081 spirasse dall'immobilità sua, quasi rassegnata, un conforto familiare a cui le ricche tende, che dall'alto scendevano fin sul tappeto, davano un'aria insolita di solennità. 6299_5281_000082 e lei crede avvocato? domandò adriana: crede che sarà grave il cimetta? chiuse gli occhi, aprì le braccia. gli occhi di adriana si riempirono di lagrime. 6299_5281_000083 aveva udito i clamori della via sottostante e s'era sentito aprire come un abisso nella coscienza. allora, la determinazione violenta gli s'era imposta lucidamente, come un atto a lungo meditato e discusso. sì, così era stato. 6299_5281_000084 emise un gemito e subito davanti a gli occhi si vide un volto sconosciuto. sentì posarsi una mano su la fronte, la cui pressione lo confortava e richiuse gli occhi sospirando, sentendo di dover rassegnarsi a non comprendere più nulla, a non saper che cosa fosse veramente accaduto. 6299_5281_000085 era rimasto solo senza più scopo nella vita e aveva rifiutato ogni carica onorifica, la soddisfazione di far valere le sue doti non comuni in una grande città. 6299_5281_000086 oh, per quel disgraziato. forse era stata un bene la morte, un regalo, ma egli, doveva egli, morire per così poco? sul momento, col cadavere sotto gli occhi, assalito dai clamori della via, aveva creduto di non poter farne a meno. 6299_5281_000087 non conta, domandò il corsi e allora si provò a replicare, ma si riprese. eh già, sì, sì, ci credi. i pareva che tutto fosse finito. adriana chiamò e le buttò di nuovo le braccia al collo. adriana, sono perduto. 6299_5281_000088 poi, prima di stancarsene, richiudeva gli occhi e provava un dolce smarrimento d'ebbrezza. vaneggiava in una delizia ineffabile. 6299_5281_000089 non tanto, vedete, per il fatto in sé, quanto perché si tratta d'un sostituto procuratore del re. se fosse almeno possibile dimostrare che delle corna precedenti il poveretto s'era già accorto, ma i mezzi. un morto non si può chiamare a giurare su la sua parola. 6299_5281_000090 non ce ne fu bisogno. adriana era dietro l'uscio, si asciugò in fretta le lagrime accorse, si buttò singhiozzando tra le braccia del marito, come in un abisso d'amore e di disperazione. 6299_5281_000091 nella vanità di quello sforzo tremendo rimase un tratto stordito come in un vuoto strano. in un attonimento spaventevole diventò cadaverico, nel volto segnato dallo strappo recente delle dita. 6299_5281_000092 queste cose, seguitò alzandosi e chinandosi sul letto premurosa. tu le dirai, le dirai ai giudici e vedrai che tommaso corsi si rizzò improvvisamente su un gomito e guardò fiso il dottore e il cimetta che gli si facevano incontro. 6299_5281_000093 ma, scusa, si provò a interloquire. il cimetta del male che hai fatto i sono lavato col mio sangue. compì subito la frase: il corsi tutto acceso e vibrante: io sono un altro. ora io sono rinato. 6299_5281_000094 pare che egli non ne abbia ancora il più lontano sospetto. è come un fanciullo: si commuove per ogni nonnulla giusto. questa mattina mi diceva che, appena in grado di muoversi, vuole andare in campagna, in villeggiatura per un mese. 6299_5281_000095 si era costituita così una grande reputazione. ogni anno faceva un viaggio e ritornava entusiasta degli esperimenti a cui aveva assistito. 6299_5281_000096 adriana, spaventata, accorse, gli sollevò prima il capo, poi, ajutata dal cimetta, si provò a rialzarlo, ma ritrasse subito le mani con un grido di ribrezzo e di terrore. la camicia sul petto era zuppa di sangue. 6299_5281_000097 ma io disse: eh già, il processo. allividì ricadde sul letto. annichilito, formalità, si lasciò cadere dalle labbra il vocalòpulo, accostandosi di più al letto. 6299_5281_000098 aveva pure assistito, sì, sì, a tante scene familiari in cui ella, proprio sotto gli occhi di lui, sotto gli occhi stessi d'adriana, aveva cercato di sedurlo con quei suoi lezii da scimmietta patita. 6299_5281_000099 ritornò al proprio posto, alla poltrona, dall'altra parte del letto, lì, con gli occhi chiusi, godeva di lasciarsi prendere a mano a mano dal sonno, spegnendo gradatamente in sé la volontà di resistervi fino al punto estremo. 6299_5281_000100 non sapeva che donna fosse sua moglie e non sentiva ch'era una cosa ridicola e pazza e infame nello stesso tempo, difender a quel modo ancora l'onor suo, affidato a colei che ne aveva fatto strazio tant'anni senza che egli avesse mai mostrato d'accorgersene. 6299_5281_000101 come starò io in un reclusorio a scontare un delitto che non ho pensato di commettere, che non avrei mai commesso se non vi fossi stato trascinato, mentre meditatamente ora, a freddo, coloro che approfitteranno della vostra scienza, dottore, la quale mi ha tenuto per forza in vita, solo per farmi condannare? 6299_5281_000102 e mentre i suoi colleghi si presentavano al banco dell'accusa o della difesa armati di cavilli abbottati di procedura o si empivano la bocca di paroloni altisonanti. 6299_5281_000103 è vero, seguitò egli con forza. non potevo per voi. glielo dissi, ma egli era come impazzito. tutt'a un tratto m'era venuto sopra con l'arma in pugno e allora io per forza. 6299_5281_000104 ecco, gli invitati tornavano or ora dalla chiesa angelica noti, a cui egli offriva il braccio, glielo stringeva a un tratto furtivamente con la mano. 6299_5281_000105 non sapeva più se, aprendo gli occhi, vedesse per allucinazione la sua camera che spirava la pace consueta, o se sognasse, chiudendo gli occhi e rivedendo con lucidezza di percezione ch'era quasi realtà, l'orribile tragedia della mattina. 6299_5281_000106 ebbene, e perché codesta agitazione? eccomi qua, o driana. i chiami adriana, dov'è, voglio vederla? comandava ora. eh, il dottor sià, fece un viso lungo, lungo e piegò il capo da un lato. 6299_5281_000107 nessun compenso materiale avrebbe potuto uguagliare la soddisfazione morale del dottor vocalòpulo. era raggiante e il dottor sià con lui per riflesso. 6299_5281_000108 ottenuta dal questore la promessa che la traduzione in carcere non sarebbe avvenuta se non dopo il consenso del medico, egli e il dottor vocalòpulo si recarono insieme alla casa del corsi. in pochi giorni adriana si era cangiata così che non pareva più lei. 6299_5281_000109 per forza gridò il corsi levando il volto rabbiosamente contratto istintivamente per non farmi uccidere, ma subito dopo invece rimbeccò il cimetta. hai tentato di ucciderti con le tue mani e non deve bastare. 6299_5281_000110 distruggeva con irresistibile arguzia le magnifiche architetture oratorie de suoi avversarii e riusciva così talvolta ad abbattere i confini formalistici del tristo ambiente giudiziario. 6299_5281_000111 perché un'aura di vita vi spirasse, vi passasse un soffio doloroso di umanità, di pietà fraterna, oltre e sopra la legge, per l'uomo nato a soffrire, a errare. 6299_5281_000112 lo comprendi, lo senti: è vero che tu, mai, mai nel mio cuore, nel mio pensiero non sei venuta mai meno. tu, santa mia, amore, amore mio. 6299_5281_000113 no, diceva a se stesso un istante dopo, riaprendo gli occhi brillanti di febbre. no, se questa è la mia casa, se io sto qui sul mio letto, 6299_5281_000114 di questo fenomeno. il vocalòpulo non si era curato più di tanto, gli era bastato di raccomandare al dottor sià maggiore attenzione. aveva potuto, per mezzo della radiografia, estrarre il projettile di sotto. 6299_5281_000115 soddisfatto di qualche nuova cognizione appresa, provvisto di nuovi e più perfezionati strumenti chirurgici che disponeva dopo averne studiato minutamente il congegno e averli ripuliti con la massima cura. 6299_5281_000116 codesto vostro dovere da quello d'un aguzzino. oh insomma, esclamò scrollandosi tutto il vocalòpulo. vorreste che un medico passasse sopra la legge? 6299_5281_000117 era un uomo sui sessant'anni, smilzo, altissimo, di statura tutto gambe. gli spiccavano stranamente nel volto squallido, giallognolo, malaticcio, gli occhietti neri acuti d'una vivacità straordinaria. 6299_5281_000118 tre, quattro volte tentai di strapparmi le fasce. voi avete fatto di tutto per salvarmi, per ridarmi la vita. e perché? perché la legge ora di nuovo me la ritolga, e in un modo più crudele. ecco, a questo, dottore, vi ha condotto il dovere della vostra professione, e non è. 6299_5281_000119 provò come una vellicazione irritante al ventre, a questo pensiero che oscuramente lo contrariava, e si rimise a guardar la calugine verde della coperta, dove gli pareva di veder la campagna. 6299_5281_000120 quel bambino è morto, pensava ora egli, perché l'ha tenuto a battesimo colui ch'era fra l'altro un jettatore. immagini imprevedute, visioni strane, confuse, sensazioni fantastiche improvvise. 6299_5281_000121 tu dici: ma potevo lasciarmi uccidere da lui? no, ma se volevi rispettato questo diritto di non aver tolta la vita, non dovevi andare a prendergli la moglie, quella bertuccia vestita. 6299_5281_000122 stordito dalla febbre, teneva gli occhi aperti nella penombra della camera. un lampadino ardeva sul cassettone riparato da uno specchio a tre luci. il lume si projettava su la parete vivamente, precisando il disegno e i colori della carta. 6299_5281_000123 sì, sì, ripeté adriana ringojando le lagrime calmati. sì, queste cose s'interruppe vedendo il marito abbandonarsi sfinito sui guanciali e chiamò forte: dottore. 6299_5281_000124 qua la vita, sì, ricominciava veramente con tutti quei fili d'erba. e anche così per lui ricominciava nuovo, tutto nuovo. egli si sarebbe riaffacciato alla vita un po d'aria fresca. ah, se il medico avesse voluto aprirgli un tantino la finestra. 6299_5281_000125 il dottor sià. richiuse cauto l'uscio per impedire che giungesse all'orecchio del morente il pianto convulso della moglie. poi tolse dal petto di lui la vescica, ne vuotò l'acqua e riempitala novamente di pezzetti di ghiaccio. la ripose su la fasciatura al posto della ferita. 6299_5281_000126 era allora saltato dal letto e in un attimo entro di sé la tremenda lotta di tutte le energie vitali contro l'idea della morte, prima l'orrore di essa. 6299_5281_000127 di cui consultava scrupolosamente i bollettini, le rassegne e le minute esposizioni dei tentativi, degli espedienti dei più grandi luminari della scienza medica e spesso adottava le cure più arrischiate con fermo coraggio, con fiducia incrollabile. 6299_5281_000128 a cui pareva costasse pena e fatica guardare o trar fuori quella sua voce molle, miagolante. come mai, tutt'a un tratto, s'era sentito muovere il sangue, e per lui soltanto. 6299_5281_000129 e la mia famiglia, mia moglie, i miei figli, a cui devo dare il pane- la riuscita. ma come? come che volete di più? non avete voluto che morissi? e allora perché? per vendetta contro uno che s'era ucciso? 6299_5281_000130 che egli avesse una tresca con angelica nori non significava, no, aver tradito lei, la moglie. e questo la madre non poteva comprenderlo perché non sapeva, non sapeva tante cose. 6299_5281_000131 valsero a scuoterlo da quella specie d'annientamento in cui era caduto, quasi che il mistero cupo e crudo di quella morte improvvisa lo avesse circondato, diradandogli tutt'intorno la vita. 6299_5281_000132 non sapeva però, né poteva ancor quasi pensarlo, né immaginario. si vedeva ancora la barella sotto gli occhi e non poteva immaginare altri che lui, tommaso, ferito, forse moribondo lì. 6299_5281_000133 doveva sentirsi in gran parte responsabile di quella sciagura, perché proprio lui, cinque sere prima, aveva forzato silvia ad andare a teatro ed ora non gli reggeva l'animo a veder soffrire in quel modo l'amico. così pensò il lori per spiegarsi quella violenza. 6299_5281_000134 che gli è accaduto i dica la verità. oh dio, dov'è? dov'è il dottor vocalòpulo? tese le mani quasi per opporre un argine alle domande. nulla vedrà. una feritina ferito e lei. me l'hanno ucciso. e, adriana, afferrò un braccio al dottore sgranando gli occhi come impazzita. 6299_5281_000135 la prova soltanto d'una debolezza nella quale nessun uomo forse sa o può guardarsi dal cadere. ma in quale abisso era egli adesso caduto e la sua casa, e lei coi figliuoli giù giù con lui. 6299_5281_000136 non vuoi proprio venire? domandò alla figlia quando i bambini furono pronti: io bada, qua non metto più piede, resti sola. la casa di tua madre è aperta. ci verrai, se non oggi, domani, ma già anche se non morisse. mamma supplicò adriana, additandole i bambini. 6299_5281_000137 giornalmente il verona veniva a prendersi ginetta. non se ne lagnava, lui no, anzi, era gratissimo all'amico degli svaghi che procurava alla figliuola. 6299_5281_000138 medici curanti? no, mamma, no. e come potrei rispose adriana, appena rinvenuta all'ingiunzione della madre d'abbandonar la casa del marito insieme coi figliuoli? 6299_5281_000139 no, no, non più ormai. eppure, come aveva pianto quella donna, allora, ritornando a lui, e di quanto affetto lo aveva circondato dopo, sì, sì, s'era pentita a lei, sì, a lei. soltanto egli, forse, poteva perdonare. 6299_5281_000140 aveva destato qualche simpatia. ma lui, tu lo sai, disse all'amico quasi smarrito e afflitto, nella gioja: sai qual è il mio stato? non vorrei che il marchese gualdi, il verona, lo interruppe. gualdi, sa, sa quel che deve sapere. 6299_5281_000141 il dottore si voltò e gridò a sua volta alle guardie: lo lascino passare. è il mio assistente. entri, dottor, sià. i quattro militi si riposavano un po preparando le cinghie per la salita. 6299_5281_000142 a un tratto quasi a se stessa, sembrandole di udir nella saletta d'ingresso la voce del medico di casa, e si alzò col dolce sorriso ancora su le labbra. 6299_5281_000143 tanto la figlia quanto il verona avevano cercato di distoglierlo da questa abitudine. egli dapprima aveva negato come un bambino colto in fallo. poi, costretto a confessare, aveva alzato le spalle sorridendo pallidamente: non mi fa nulla. 6299_5281_000144 d'altra parte, però, se questa affezione troppo invadente doveva turbargli la pace della casa, la buona armonia con la moglie. ma come farlo intendere al verona, che non voleva accorgersi neppure della freddezza con cui silvia ora lo accoglieva? 6299_5281_000145 e nell'odio feroce contro colui che gliela faceva soffrir così avrebbe voluto strapparle dalle mani quel bambino che somigliava tutto al padre, fin nella voce e nei gesti. 6299_5281_000146 gli pareva ora di veder tutto diversamente e che i rumori gli arrivassero come di lontano. e le voci? le voci stesse a lui più note: quella dell'amico, quella della propria figliuola. 6299_5281_000147 da questi occhi, il lori s'era sentito, se non propriamente, respinto, quasi allontanato, e gli era parso finanche di scorgervi come una commiserazione lievemente derisoria per lui, per i suoi modi, forse troppo semplici prima, ora troppo circospetti forse. 6299_5281_000148 padre s'indugiò più a lungo nelle visite che ogni sera, uscendo dal ministero, soleva fare alla tomba della moglie. aveva preso quest'abitudine e andava anche d'inverno, con le cattive giornate, a curar le piante attorno alla gentilizia, a rinnovare i lumini nella lampada. 6299_5281_000149 un'emozione improvvisa, anche lieve, potrebbe riuscirgli fatale. non si faccia nulla, per carità, che possa contrariarlo o impressionarlo in qualche modo. questa notte resterà a vegliarlo il mio collega, se ci fosse bisogno di me. 6299_5281_000150 meglio che muoja se vive in galera. mamma supplicò guardandola, ma riabbassò subito gli occhi per trattenere le lagrime sul volto della madre. rilesse la condanna del marito. ha ucciso il nori. ti tradiva con la moglie del nori. 6299_5281_000151 gli pareva però che il verona ritrovasse la serenità di prima solamente quando scherzava con la loro piccola ginetta che cresceva a vista, d'occhio, florida e vispa. 6299_5281_000152 voleva stare a vedere che cosa avrebbero fatto quei signori tutt'e tre. allora, ebbene, passarono due giorni, ne passarono quattro e cinque. 6299_5281_000153 indovinare, determinare il corso capriccioso della palla. per il momento non si trattava d'altro per lui. gli stava davanti un paziente qualunque, sul quale egli doveva esercitare la sua bravura valendosi di tutti gli espedienti della sua scienza. 6299_5281_000154 dio, dio, no mi dica la verità, insistette, adriana. un duello con chi? senza dirmi nulla, lo saprà intanto. intanto, calma, pensiamo a lui. 6299_5281_000155 già mi scottano i piedi qua. maledici questa casa, com'io la maledico mamma. che dici: mamma, domandò adriana smarrita nell'atroce cordoglio. ah, non sai, non sai nulla. ancora non t'hanno detto nulla. 6299_5281_000156 la cruda prova del fatto. non riusciva ancora a dissociare in lei i sentimenti, più che di solida stima, d'amore fortissimo e devoto per il marito da cui si sentiva in cuor suo ricambiata. 6299_5281_000157 era tanta la passione per quella ragazza che il verona non avvertiva a queste cose e non s'avvedeva neppure del sacrifizio che doveva far silvia certe sere, rimanendo sola a casa con la scusa che non si sentiva bene e così fosse sempre rimasta a casa. 6299_5281_000158 e mi dica: quella è la madre, è vero, la madre di lei, la signora amalia, sissignore amalia, grazie, grazie. una tragedia. sì, signora, una vera tragedia. 6299_5281_000159 ma no, ma no, signora, si calmi una ferita, speriamo leggera. un duello, sì, lasciò cadersi dalle labbra, esitando il dottore vieppiù turbato. 6299_5281_000160 si sentiva quasi inchiodata lì su la seggiola, stordita e tremante, come se un fulmine le fosse caduto da presso e invano. la madre le smaniava innanzi e la spingeva via, via, adriana, non mi senti. 6299_5281_000161 la nuova arrivata si diresse a una stanza quasi buja, con un sol finestrino ferrato presso il tetto. non discernendo nulla, chiamò forte adriana, questa che se ne stava tra le due pigionali che cercavano scioccamente di confortarla. balzò in piedi gridando: mamma. 6299_5281_000162 piano, piano, ammoniva quasi a ogni scalino il dottor vocalòpulo, il sià, veniva dietro, asciugandosi ancora il sudore dalla nuca e dalla fronte, e rispondeva ai casigliani. il signor, come si chiama? 6299_5281_000163 le due guardie erano dietro la barella e se ne stavano innanzi alla porta d'ingresso, a un tratto per la scala, un vociare e un salire frettoloso di gente. certo, il portinajo aveva riaperto il portone e la folla curiosa aveva invaso la scala. 6299_5281_000164 l'ira, il dolore gli si sciolsero in un pianto convulso impetuoso. si riebbe alla fine stremato di forze e come tutto vuoto. dentro più di vent'anni c'eran voluti perché comprendesse. 6299_5281_000165 bisognerebbe trasportare il letto un po più qua. osservò il dottore come se non avesse inteso. entrò in quel punto di corsa un bellissimo ragazzo dalla faccia ardita, coi capelli neri, ricci e lunghi svolazzanti. mamma, una barella, quanta gen. 6299_5281_000166 non si sa, domandò timidamente il vivoli, senza staccar gli occhi dalla ferita, non ostante il ribrezzo che ne provava. e di sai di che calibro era? nove, calibro nove. interloquì con evidente soddisfazione il giovine dottor sià. 6299_5281_000167 e non avrebbe compreso se quelli con la loro freddezza, con la loro noncuranza sdegnosa non gliel'avessero dimostrato e quasi detto chiaramente. che fare più dopo tant'anni, ora che tutto era finito così? 6299_5281_000168 e cercando alla meglio di trattener le lagrime, andò seguita dalla madre in cerca dei bambini che giocavano tra loro. in un camerino ove la serva li aveva chiusi, si mise a vestirli, soffocando i singhiozzi che le irrompevano dal petto a ogni loro lieta domanda infantile. 6299_5281_000169 men trista fra tutti, la meno perfida forse era stata colei che s'era pentita subito dopo il fallo ed era morta. e martino lori, quella sera, come tutte le sere, seguendo l'antica abitudine, si ritrovò per la via che conduce al cimitero. 6299_5281_000170 quanto, quanto pianse, ma quanta e quale gioja. egli bevve, in quelle lagrime di pentimento e di amore, le vere sue nozze. le celebrò allora. 6299_5281_000171 lo chiamò piano e, accennando il giacente, domandò come stesse. con un gesto della mano il dottore alzò le spalle e chiuse gli occhi. poi con un dito accennò la ferita alla mammella sinistra. allora disse il vivoli, alzando una mano in atto di benedire. 6299_5281_000172 e tommaso dunque aveva ucciso il nori. aveva una tresca con angelica nori e tutt'e due erano stati scoperti dal marito. pensò che tommaso portava sempre con sé la rivoltella per il nori. no, l'aveva sempre portata e il nori e la moglie erano in città da un anno soltanto. 6299_5281_000173 e dimmi una cosa: come gli ha sparato col fucile tommaso corsi, col torso nudo, poderoso sorretto da guanciali. 6299_5281_000174 per poco lì non lo lasciavano in piedi innanzi alla tavola. solo ginetta gli rivolgeva qualche parola di tanto in tanto, ma così fuor fuori, perché non si potesse dire che proprio nessuno si curava di lui. 6299_5281_000175 no, le ripeto, speriamo bene. le rispose il vocalòpulo e per impedire altre domande aggiunse: i vuol far vedere la camera? sì, ecco venga, ma appena nella camera ella domandò, ancora tutta tremante: ma come dottore lei non era. con tommaso assistono pure due medici ai duelli. 6299_5281_000176 se la figliuola, signora lori, gli faceva l'onore d'affidargliela, egli si sarebbe provato a seguitare gli esperimenti del maestro e a portare a compimento quell'opera. silvia ne fu felicissima. 6299_5281_000177 dalla ferita si può arguire, suppongo. rispose il vocalòpulo accigliato: assorto che si sia cacciata qua sotto la scapola. eh sì, purtroppo il polmone e torse la bocca. 6299_5281_000178 capisco, ma essendo tanta la disparità, non vorrei che egli, per quanto predisposto, non riuscisse neppure a figurarsi tante cose. il verona tornò a interromperlo, stizzito. 6299_5281_000179 appena questa se ne andò a dormire, se lo trasse in disparte e, serio e commosso, gli annunziò che un suo giovane amico, il marchese flavio gualdi, chiedeva a lui, per suo mezzo, la mano della figliuola martino lori. lì per lì rimase stupito. 6299_5281_000180 sià, venga da questa parte. bisogna sollevarlo, ci vorrebbero due dei nostri infermieri, esclamò il vocalòpulo. basta, ci proveremo, ma tengo a fare una sola fasciatura ben solida. e lì: 6299_5281_000181 che corsa, caro professore, rispose il dottor. cosimo, sià la donna all'ospedale. sono tutto sudato, frattura alla gamba e al braccio, congestione, credo, non so. son venuto a tempesta. che caldo per bacconaccio. se potessi avere un bicchier. 6299_5281_000182 col cuore strizzato da un'angoscia inesplicabile, confuso e avvilito, martino lori se n'andava. non doveva proprio avere alcun rispetto per lui, alcun riguardo. il genero. 6299_5281_000183 il lori si lasciò mandar via, ma poi a notte alta, silenzioso come un'ombra, ricomparve nella camera mortuaria e vi trovò il verona con la faccia affondata nella sponda del letto su cui giaceva, rigido e allividito, il cadavere. 6299_5281_000184 a cinque giorni moriva. per la violenza fulminea di quella morte, martino lori restò dapprima quasi più sbigottito che addolorato. 6299_5281_000185 piano, piano la interruppe il dottor vocalòpulo, non potendone più, saprà tutto. adesso è in casa, la serva, per piacere, la chiami. un po di calma e ordine, dia ascolto a me. 6299_5281_000186 di qua, ecco, disse il vocalòpulo e gridò alle due pigionali: accorse: ma la trattengano, perdio, non son buone neanche da trattenerla. oh, dio benedetto, esclamò la signora del secondo piano, tozza popputa, parandosi davanti ad adriana furibonda. 6299_5281_000187 il portone fu chiuso, la gente di fuori vi picchiava con le mani e coi piedi, fischiando, vociando. ebbene, domandò il dottor vocalòpulo al sià che sbuffava ancora tutto, sudato la donna. 6299_5281_000188 quella è la moglie. domandò il giovinotto a sua volta, in luogo di rispondere. scusi, saprebbe dirmi il casato di lei? sì, fa montesani, lei. e il nome. scusi, adriana, lei è giornalista. zitta, per carità, a servirla. 6299_5281_000189 davvero già cresciuta di tanto o dalla sciagura. tutt'a un tratto era balzata su un'altra ginetta, così alta, esile, un po fredda, segnatamente con lui. 6299_5281_000190 verona sentì mancarsi le gambe e gli parve che tutta la camera gli girasse attorno. si nascose il volto con le mani, tutto ristretto in sé, possibile, possibile. 6299_5281_000191 stimava sì preziosa in cuor suo l'amicizia del verona e avrebbe voluto perciò che nell'animo della moglie non si raffermasse l'impressione ch'egli fosse divenuto importuno e fastidioso per quella soverchia affezione per ginetta. 6299_5281_000192 e un po anche del carattere, dell'educazione, della figura stessa, del genero. non era più giovanissimo: il marchese gualdi era ancor biondo, d'un biondo acceso, ma già calvo, lucido e roseo come una figurina di finissima porcellana smaltata. 6299_5281_000193 altro pregio per meritarsela. egli vedeva adesso con soddisfazione che non s'era ingannato quando diceva alla moglie che l'affetto del verona sarebbe stato una fortuna per la loro ginetta. 6299_5281_000194 forse qualche lieve inganno, sì, sotto quella tumultuosa vitalità, ma la menzogna no. la menzogna non poteva annidarsi sotto l'allegria costante di lui. 6299_5281_000195 il marchese gualdi, un nobile, ricchissimo, la mano di ginetta, andando col verona nei concerti, nelle conferenze, a passeggio. ginetta, sì, era potuta entrare in un mondo a cui né per nascita né per condizione sociale avrebbe potuto accostarsi. 6299_5281_000196 la felicità del sogno finalmente raggiunto fu turbata soltanto dall'improvvisa caduta del ministero di cui faceva parte l'onorevole verona e, un po anche, nell'ombra, martino lori, suo segretario particolare. 6299_5281_000197 molti giornali ne recavano le prime notizie e di alcune fra le più importanti conclusioni. avevano anche preso a discutere animatamente le maggiori riviste non solo italiane, ma anche straniere, lasciando così prevedere la fama altissima a cui tra breve quell'opera sarebbe salita. 6299_5281_000198 sì, somigliava nelle fattezze alla madre, ma non aveva quella grazia che in gioventù accendeva, illuminava la bellezza della sua silvia e perciò tante volte ginetta non pareva neanche bella. aveva la stessa imperiosità della madre, ma senza quegl'impeti franchi, senza scatti. 6299_5281_000199 possibile, si sentiva ancor quasi fanciulla. e il maggiore dei figli, intanto aveva otto anni. e lei trenta fra poco, trenta possibile, vecchia a momenti. ma che, ma che? e sorrideva il dottore. 6299_5281_000200 urtato dal loro rammarico e dalle loro proteste, e finanche si rivoltava con poco garbo a imporre che si stessero zitti e lasciassero godere la bambina silvia, cominciò a poco a poco a dirsi stufa di questi modi del verona. 6299_5281_000201 le morì subito dopo quel sorriso assiderato dall'aspetto sconvolto e imbarazzato del dottor vocalòpulo che entrava ansante come se fosse venuto di corsa e batteva nervosamente le palpebre dietro le lenti molto forti da miope che gli rimpiccolivano gli occhi. oh dio, dottore. 6299_5281_000202 pensò che il dolore può diversamente su gli animi: certi li atterra, certi altri li arrabbia. e né le visite senza fine degli impiegati subalterni che lo amavano come un padre, né le esortazioni del verona che gl'indicava la figliuola smarrita nella pena e costernata per lui. 6299_5281_000203 quella certa asprezza che aveva avvertito in talune occasioni nei modi di lui e qualche altro lieve difetto di carattere non avevano potuto fargli scemare l'ammirazione né tanto meno ora, la gratitudine. 6299_5281_000204 corsi, quarto piano. è vero, una signora e una signorina, madre e figlia, scapparono su di corsa per la scala con un grido d'orrore e poco dopo s'intesero le grida disperate di adriana. 6299_5281_000205 da quel giorno ebbe la compagna sognata. e un altro suo segreto, ardentissimo sogno si compì certo in quel primo ricongiungimento, quando martino lori non poté più avere alcun dubbio su lo stato della moglie e quand'ella poi gli mise al mondo una bambina. 6299_5281_000206 che ella tante volte, anche di recente, aveva dovuto arrossire per qualche atto imprudente di lui innanzi ai bambini o alla serva. e ora, così, d'un colpo, quest'arresto fulmineo, questo scoppio. ma come, come? 6299_5281_000207 sorrideva, non sapendo quasi credere a se stessa che quei bambini fossero suoi, che li avesse fatti lei e che fossero passati tanti anni, già circa dieci, dal giorno in cui era andata sposa. 6299_5281_000208 e parlava piano, con accento più francese che piemontese, piano, piano, affettando nella voce una tal quale benignità condiscendente che contrastava però in modo strano con lo sguardo rigido degli occhi azzurri vitrei. 6299_5281_000209 figlia angelo mio, ch'egli non era degno di guardare assassino per quella lì, capisci, capisci. e con una mano le batteva dolcemente la spalla, carezzandola. 6299_5281_000210 scatto, gli si levò contro, fremente trasfigurato, e come egli, convulso, gli tendeva le mani per abbracciarlo. lo respinse, proprio lo respinse con fosca durezza, con rabbia. 6299_5281_000211 aveva rappresentato la parte del marito, poi quella del padre e ora basta. ora non c'era più bisogno di lui, poiché essi tutti e tre si erano così bene intesi fra loro. 6299_5281_000212 il dottor vocalòpulo scostò un poco la tendina di cerata della barella per vedere il ferito, la riabbassò subito e si volse ai militi. andiamo su piano. e attenzione, figliuoli, mi raccomando. 6299_5281_000213 ella voleva esser madre. forse non comprendeva e non sapeva spiegarselo neppur lei, questo segreto. bisogno della sua natura e perciò era prima così strana e la vita le sembrava così insulsa e vuota. voleva esser madre. 6299_5281_000214 ebbe gloria, questi, ma assai più il verona. da ogni parte gli fioccarono plausi e onorificenze. tra le altre, la nomina a senatore non aveva voluto averla subito dopo la sua uscita dal mondo parlamentare. 6299_5281_000215 forse più indignato dello stesso on. verona, si mostrò il lori per l'aggressione violenta delle opposizioni coalizzate per rovesciare, quasi senza ragione, il ministero. 6299_5281_000216 la devozione per quest'uomo a cui né l'altezza dell'ingegno e della fama e degli uffici a cui era salito, né la fortuna toglievano d'accordare una così intima, più che fraterna, amicizia a un pover uomo come lui che, tranne il buon cuore, non si riconosceva altra virtù. 6299_5281_000217 alzò gli occhi al ritratto della moglie, dapprima quasi sgomento di ciò che gli avveniva dentro. poi aggredì quel ritratto con lo sguardo, serrando le pugna e contraendo tutta la faccia in una espressione d'odio, di ribrezzo, d'orrore. tu, tu. 6299_5281_000218 sul serio, veh, non scherzava. e ginetta non se lo sarebbe lasciato dire due volte, avrebbe abbandonato il babbo. la mamma, è vero, anche la mamma- per andar via con lui. ginetta diceva di sì, cattivona, pei regali, eh. 6299_5281_000219 più di tutti lei lo aveva ingannato, forse perché il pentimento di lei dopo era stato sincero: il verona no, il verona no. costui gli veniva in casa, là, come un padrone. 6299_5281_000220 a piè della scala, il dottore accolse la barella condotta da quattro militi della carità, mentre due questurini, ajutati dal portinajo, impedivano a una folla di curiosi d'entrare. dottor vocalòpulo, gridava un giovanotto tra la folla. 6299_5281_000221 sì, sì, o che mi piangi. adesso non vorrò mica essere l'intermediario di questo matrimonio, per nulla, su, su, finiscila, io me ne vado. ne parlerai tu domattina a ginetta. vedrai che non ti riuscirà difficile. 6299_5281_000222 ciò che egli, nei primi anni, aveva trovato d'ostile in lei, era divenuto pregio ora e virtù a gli occhi suoi. dallo spirito, dalla fermezza, dall'energia di lei, non più volti adesso contro di lui, egli si sentiva riempire tutto e sostenere. 6299_5281_000223 e gli pareva così piena ora la vita e così solidamente fondata con quella donna accanto sua, tutta, sua tutta per la casa e per la figliuola. 6299_5281_000224 a tutti da quest'indole vivacissima, da questa natura esuberante, in continuo bisogno d'espandersi, quasi con violenza. ella era stata investita fin dai primi giorni del matrimonio. 6299_5281_000225 e mentre ella, quasi istupidita, si faceva a chiamare la serva, il dottore toltosi il cappello, si passò una mano tremolante su la fronte, come si sforzasse di rammentare qualcosa. poi, sovvenendosi, si sbottonò in fretta la giacca. 6299_5281_000226 sì, vorrà dare ascolto a me. gli rispondeva silvia quando ha detto: no è no. lo sai, del resto, a me non pare. lavora con tanto impegno, con tanta passione. martino lori si stringeva nelle spalle, sarà così. 6299_5281_000227 e spesso, durante la stagione lirica, veniva a congiurar con lei a metterla su, perché inducesse con le sue graziette la mamma e il babbo ad accompagnarla a teatro nel palco già fissato per lei. 6299_5281_000228 quasi ninnandola con quelle parole: che disgrazia, che tragedia. ma com'è avvenuto, domandò sottovoce la signora tozza del secondo piano al giovinotto ben vestito che si teneva in un angolo con un taccuino in mano. 6299_5281_000229 è morta, lei la noti, ma che morta la mal'erba, lei m'insegna. è morto lui, invece il marito, il giudice. giudice no sostituto procuratore del re. 6299_5281_000230 oh, mamma, mamma mia. piangeva intanto adriana con le braccia al collo della madre. questa si sciolse dall'abbraccio gemendo: figlia, disgraziata più di tua madre. 6299_5281_000231 la nonna, sì, a spasso con la nonna. e il cavalluccio: sì, la sciabola pure te li compra. la nonna, questa contemplava straziata la sua cara figliuola, la creatura sua adorata, tanto buona, tanto bella, per cui tutto ormai era finito. 6299_5281_000232 sì, anche questo poteva darsi. ma perché poi, quand'egli andava a veder la figlia e lo trovava lì a tavola con lei e il genero come se fosse di casa, era accolto da lui quasi con dispetto. 6299_5281_000233 la vecchia signora tacque e andò via coi nipotini. vedendo uscire dalla camera del ferito il dottor vocalòpulo, questi si appressò ad adriana per raccomandarle di non farsi vedere per il momento dal marito. 6299_5281_000234 così dicendo, marco verona rise gajamente, come da tant'anni il lori non lo aveva più sentito ridere. un'impressione curiosa, di gelo dapprincipio. 6299_5281_000235 non si era soltanto allontanato, il verona, il tratto, il tratto di lui era proprio cangiato. gli stringeva appena la mano, appena lo guardava e seguitava a conversar col gualdi come se non fosse entrato nessuno. 6299_5281_000236 io scappo. disse piano il vivoli, salutando con la mano il vocalòpulo e di nuovo inchinando appena il capo al sià, che rispose questa volta con un inchino frettoloso. 6299_5281_000237 e martino lori riprese la via per il cimitero. aveva qualche cosa di nuovo da dire alla morta quella sera, fin 6299_5281_000238 in tanto gli occhi del corsi si levavano anche su l'altro medico, come se, nell'attesa che qualcosa a un tratto dovesse mancargli dentro, volesse coglierne il segno o il momento. negli occhi altrui, l'estremo pallore cresceva bellezza al suo maschio, volto di solito acceso. 6299_5281_000239 nello scompiglio della coscienza. una moltitudine d'immagini si ridestavano in lei tumultuosamente, l'una chiamava l'altra e insieme si raggruppavano in balenanti scene precise e subito si disgregavano per ricomporsi in altre scene con vertiginosa rapidità. 6299_5281_000240 passò un'intera settimana e né il verona, né il genero e neanche ginetta, nessuno, neppure un servo, venne a chieder di lui se per caso fosse malato. 6299_5281_000241 le due guardie tennero testa all'irruzione. lasciatemi passare, gridava tra la ressa su gli ultimi scalini, facendosi largo con le braccia una signora alta, ossuta, vestita di nero, con la faccia pallida, disfatta e i capelli aridi ancor neri, non ostante l'età e le sofferenze evidenti. 6299_5281_000242 e da lui, dall'amico. dopo il giorno delle nozze non era più venuto neanche una volta per isbaglio. s'era forse stancato di vederlo così, chiuso ancora nel cordoglio antico, ed essendo ormai vecchio, anche lui preferiva andare dove si godeva, dove ginetta, per opera di lui, pareva felice. 6299_5281_000243 poteva darsi che quest'impressione di gelo gli fosse data dal luogo, da quella vasta sala da pranzo lucida di specchi, splendidamente arredata, ma che no, no. 6299_5281_000244 anzi, è per me un conforto. aveva detto: lasciatemi andare tanto. se fosse ritornato a casa subito dopo, l'ufficio, chi avrebbe trovato? 6299_5281_000245 adriana. allora si chinò per stringersi forte al seno il figlioletto che le si era aggrappato alla veste e ruppe in singhiozzi: perché mamma? perché? domandava il ragazzo, sbigottito, non comprendendo e mettendosi a piangere anche lui a. 6299_5281_000246 marco verona aveva veramente per quella bimba certe tenerezze che commovevano il lori fino alle lagrime. gli diceva che stesse bene attento, perché qualche giorno gliel'avrebbe portata via. 6299_5281_000247 se l'aspetta. domandò, sorridendo, tra le lagrime, il lori e non hai visto che non s'è punto. meravigliata nel vedermi arrivare questa sera a mani vuote. 6299_5281_000248 non hai nulla sospettato. tuo marito è un assassino, gridò la vecchia signora, ma è ferito, mamma da sé. s'è ferito con le sue mani. ha ucciso il nori, capisci? ti tradiva con la moglie del nori e lei s'è buttata dalla finestra. 6299_5281_000249 non si entra, sono la madre. rispose imperiosamente e con un gesto che non ammetteva replica, scostò le guardie e s'introdusse in casa. il giovinotto ben vestito sguisciò dentro dietro a lei, dandosi a vedere come uno della famiglia, anche lui. 6299_5281_000250 ma un empito di sangue impedì al corsi di rispondere e le parole gli gorgogliarono nella strozza, soffocate dalla tosse. poi giacque prostrato, privo di sensi, e allora fu ripulito e fasciato a dovere dai due medici curanti. 6299_5281_000251 allora il pianto, il pianto che finora non aveva potuto rompergli dal cuore, assalì anche lui furiosamente, vedendo piangere così l'amico. ma questi 6299_5281_000252 e parlava pian piano con la morta. la vista quotidiana del camposanto e le riflessioni ch'essa gli suggeriva gl'improntavano sempre più di squallore il volto. 6299_5281_000253 non avrebbe dovuto, marco verona, prodigargli con maggior premura il conforto dell'amicizia fraterna di cui per tanti anni aveva voluto onorario egli? il verona andava ogni giorno a trovar ginetta nel villino del gualdi. 6299_5281_000254 si era lasciata mettere uno scialletto addosso e il cappello e guardava innanzi a sé come una mendicante. non riusciva ancora a farsi un'idea dell'accaduto. che le diceva la madre d'abbandonar quella casa. e come mai, in quel momento, 6299_5281_000255 e, avendo quella tragedia sconvolto tutta la cittadinanza, poteva giovargli che il pubblico sapesse che il dottor vocalòpulo era il medico curante? oh, vivoli. dirai che è affidato alle mie cure. 6299_5281_000256 quei due eran venuti da un paese di calabria, accompagnati da una lettera di presentazione a tommaso, il quale li aveva accolti con la festosa espansione della sua indole sempre gioconda. 6299_5281_000257 oh, vivoli, disse il dottor vocalòpulo. voltandosi appena il corsi chiuse gli occhi traendo per le nari un lungo respiro. lello vivoli aspettò che il vocalòpulo gli volgesse di nuovo lo sguardo, ma poi, impaziente. 6299_5281_000258 trasse dalla tasca in petto il portabiglietti e scosse più volte la penna stilografica pensando alle ordinazioni da scrivere. adriana ritornò con la serva. ecco, disse il vocalòpulo, seguitando a scrivere, e appena ebbe finito. 6299_5281_000259 avvilimento di superbia. no, erano proprio troppi e di troppo costo, quei regali. e lei non voleva il verona, però, beandosi della festa, che ginetta faceva a quei giocattoli? scrollava le spalle. 6299_5281_000260 si voltava ora di qua, ora di là, come se non vedesse. aveva infatti quasi spento lo sguardo tra le palpebre gonfie semichiuse. pervenuta alla fine innanzi alla porta, con l'aiuto di un giovinotto ben vestito che le veniva dietro, fu su la soglia fermata dalle guardie. 6299_5281_000261 più volte ella si era arrestata un po in questa corsa per giudicare fra sé qualche azione di lui non stimata perfettamente corretta, ma egli non dava tempo al giudizio, come non dava peso ai suoi atti. 6299_5281_000262 adriana, il vocalòpulo scosse la testa contrariato e voltosi al sià: ci badi, lei mi raccomando, disse e salì a balzi le altre due branche di scala fino alla porta del corsi. 6299_5281_000263 ne attribuiva la causa al ritiro sdegnoso dalla vita politica, dalle lotte parlamentari, e ne parlava alla moglie e le consigliava di avvalersi di quell'ascendente ch'ella pareva avesse su lui per indurlo, per spingerlo a rituffarsi nella vita. 6299_5281_000264 grazie di nuovo, scusi. il giovinotto s'avviò seguendo l'indicazione alla camera del ferito. passando per la saletta d'ingresso, sorprese il bel ragazzo del corsi che, con gli occhi sfavillanti, un sorriso nervoso su le labbra e le mani dietro la schiena, domandava a una delle guardie: 6299_5281_000265 lo laviamo. ora domandò il sià? sì, l'alcool dov'è. e il catino? prego così, aspetti. intanto lei prepari le fasce preparate, poi la vescica di ghiaccio. 6299_5281_000266 ma non ci avrebbe fatto caso martino lori, perché, come tant'altre cose in vita sua s'era spiegate persuaso dall'ingenua bontà, anche questa si sarebbe spiegata qual effetto naturale della preveduta disparità di condizione. 6299_5281_000267 il lori, angustiato, imbarazzato, sorrideva. non sapeva dir di no per non scontentare l'amico e la figliuola. ma, santo dio, il verona avrebbe dovuto comprendere ch'egli non poteva così spesso. 6299_5281_000268 non terminò il discorso notando che ella non gli dava ascolto né gli domandava notizie intorno alla gravità della ferita e che aveva in capo il cappellino come se stesse per abbandonare la casa. socchiuse gli occhi, scosse un po il capo, sospirando e andò via. 6299_5281_000269 e rimaneva sempre alacre e schietto, purificato dall'attività incessante e sempre lieto e largo di favori a tutti, con tutti alla mano, a trent'otto anni, un fanciullone capacissimo di mettersi a giocar sul serio coi due figliuoli e ancora, dopo dieci anni di matrimonio, così innamorato di lei. 6299_5281_000270 avessero un suono ch'egli non aveva mai prima avvertito. cominciò così, man mano, a sorgere in lui da quell'attonimento, come una curiosità nuova ma spassionata per il mondo che lo circondava, che prima non gli era mai apparso né aveva conosciuto così. 6299_5281_000271 s'arrestò, fosco e perplesso, se andare avanti o tornare indietro. pensò alle piante attorno alla gentilizia che da tant'anni ormai curava con amore. là tra poco anch'egli avrebbe riposato là sotto, accanto a lei. 6299_5281_000272 nulla, non si agiti. la mamma, no, no. negò subito forte il dottore. la mamma, no, tommaso, allora gridò adriana. e poiché il dottore, non rispondendo, lasciava intendere che si trattava proprio del marito, 6299_5281_000273 il dottor cosimo sià dall'altra sponda del letto. tossì leggermente e puoi aggiungere. riprese il vocalòpulo che sono assistito dal dottor cosimo. sià, te lo presento. 6299_5281_000274 pei regali ch'egli le faceva a ogni minima occasione. e che regali ne soffrivano finanche ogni volta il lori e la moglie. questa, anzi, non sapeva tenersi dal dimostrare al verona che se ne sentiva offesa. 6299_5281_000275 il lori avrebbe voluto far notare alla moglie che, in fin dei conti, quel malumore, il verona lo sfogava facendo felice la loro bambina, ma si stava zitto per non turbare l'accordo che, fin dal primo giorno della riconciliazione, s'era stabilito fra essi. 6299_5281_000276 una goccia di sangue si partì dalla ferita e rigò lungamente il petto. il dottore la deterse con un bioccolo di bambagia, dicendo quasi tra sé: dove diavolo si sarà cacciata la palla? 6299_5281_000277 tommaso corsi. allorché il dottor vocalòpulo si fece a fasciarlo, aprì gli occhi, s'infoscò in volto, tentò con una mano di scostar dal petto quelle del dottore dicendo con voce cavernosa: no, no, come no? domandò sorpreso il dottor. 6299_5281_000278 fino a dargli e a farsi dare del tu. si mostrava timido e un po impacciato. vedeva sempre nell'amico il superiore, il verona se n'aveva per male e spesso lo motteggiava. 6299_5281_000279 in quell'anno di devota, fervida collaborazione, s'erano stretti fortemente i legami d'amicizia fra il marito e il verona, il lori. però, per quanto il verona non avesse mai fatto pesar su lui il proprio grado e la propria dignità e lo trattasse ora con la massima confidenza, con la massima cordialità, 6299_5281_000280 figli, miei, figli miei, proruppe alla fine, singhiozzando con le mani sul volto, quasi per non veder l'abisso che le si spalancava, orribile, davanti. 6299_5281_000281 subito alla farmacia più vicina. fiaschi, no, no, andate pure, ve li darà il farmacista stesso. lesta, mi raccomando, è molto grave, dottore. domandò adriana con espressione timida e appassionata, come per farsi perdonare. 6299_5281_000282 ma scusi, il corsi dov'è? vorrei vederlo se lei m'indicasse. ecco, vada di là. dopo quella stanza l'uscio a destra. grazie, signora scusi. un'altra domanda: quanti figliuoli? due, due angioletti, un maschietto di otto anni, una bambina di cinque. 6299_5281_000283 il vivoli, chinò appena il capo con un lieve sorriso. il sià, che s'era precipitato con la mano tesa per stringer quella del vivoli all'inchino, sostenuto di questo restò goffo, arrossì, trinciò in aria, con la mano già tesa, un saluto, come per dire: ecco, fa lo stesso, saluto così. 6299_5281_000284 vieni, vieni con me, figlia mia, povera figlia mia, andiamocene subito. disse in fretta, con voce vibrante di sdegno e di dolore, la vecchia signora: non m'abbracciare, tu non devi rimanere più qua un solo minuto. 6299_5281_000285 il letto di là, rispose ella, stordita non comprendendo, in prima, poi riprese con ansia più smaniosa dove l'hanno ferito? lei mi spaventa, non era con lei. tommaso dov'è? perché s'è battuto con chi? quand'è stato i dica? 6299_5281_000286 con gli occhi senza sguardo, vagando per la camera, il lori si grattava di continuo la fronte con le dita irrequiete, quasi per destar la mente dal torpore angoscioso in cui era caduta, non sapendo più che pensare. riandava, riandava, con l'anima smarrita, il passato. 6299_5281_000287 ma anche il tratto del tutto diverso che il gualdi usava tanto col verona quanto con ginetta. egli si sarebbe spiegato, quantunque via paresse, che la moglie a colui fosse venuta da parte dell'amico e non da lui ch'era il padre. 6299_5281_000288 cadavere. dapprima gli parve che, vinto dal sonno, il verona avesse reclinato lì la testa. inavvertitamente, poi, osservando meglio, s'accorse che il corpo di lui era scosso a tratti come da singhiozzi soffocati. 6299_5281_000289 mentre si eseguiva con la massima cautela la penosa salita allo scalpiccio, al rumor delle voci brevi, affannose, si schiudevano sui pianerottoli le porte degli altri casigliani. 6299_5281_000290 la sera della riconciliazione segnò per martino lori una data indimenticabile. indimenticabile per tante ragioni ch'egli comprese, o meglio, intuì subito dal modo com'ella, fin dal primo vederlo, gli s'abbandonò tra le braccia. 6299_5281_000291 passato. tutt'a un tratto, senza saper perché, il pensiero gli s'appuntò in un ricordo lontano, nel più triste ricordo della sua vita. ardevano, in quella notte funesta, quattro ceri e marco verona, con la faccia affondata nella sponda del letto su cui giaceva silvia, morta, piangeva. 6299_5281_000292 vide il medico e s'arrestò di botto, confuso, mortificato, in mezzo alla stanza. la madre diè un grido e scostò il ragazzo per accorrere dietro al dottore su la soglia. questi si voltò e la trattenne: stia qua, signora, sia buona, vado, io non dubiti, col suo pianto gli potrà far male. 6299_5281_000293 il merito del verona, per il proseguimento di essa e per le nuove, ardite deduzioni tratte dalla prima idea fu, dopo la pubblicazione, riconosciuto universalmente non inferiore a quello dello stesso ascensi. 6299_5281_000294 veramente era stato così, ma il verona, ecco il verona. non sapeva spiegarsi più martino lori, ora che egli era rimasto solo in casa e non aveva più neanche l'ufficio, essendosi messo a riposo per far piacere al genero. 6299_5281_000295 rideva sì di quei motteggi il lori, ma con una segreta afflizione, perché notava nell'animo dell'amico una certa amarezza che diveniva di giorno in giorno più acre. 6299_5281_000296 n'ebbe la prova maggiore allorché questa compì diciott'anni. oh, come avrebbe voluto che la sua silvia fosse stata presente quella sera dopo la festa per il compleanno. il verona venuto apposta senza alcun regalo in mano per ginetta. 6299_5281_000297 i pareva ozioso dirtelo, ma giacché tu, scusa, mi tieni ora un discorso così sciocco, per tranquillarti ti dirò che via, essendo io da tant'anni tuo amico, eh, lo so, ginetta è cresciuta più con me che con te, si può dire. 6299_5281_000298 tutte le feste e gl'inviti per il verona perché ricco e illustre. ma se doveva esser così, se volevano tutti e tre seguitare ad accoglierlo ogni sera a quel modo, come un importuno, come un intruso, egli non sarebbe andato più. no, no, perdio, non sarebbe andato più. 6299_5281_000299 fu all'improvviso, come se nella sua anima scombujata quei ceri funebri guizzassero e accendessero un lampo livido a rischiarargli orridamente tutta la vita, fin dal primo giorno che silvia gli era venuta innanzi, accompagnata da marco verona. 6299_5281_000300 o prima o poi avrebbe dovuto abbandonarla, pur sempre perché il marito non le apparteneva più. si era spenta in lei l'ansia di vederlo. che volevano intanto quelle due guardie che la madre le accennava, lì nella saletta. 6299_5281_000301 matrimonio, s'era sentita trascinare dalla fretta ch'egli aveva di vivere, anzi furia più che fretta. vivere senza tregua, senza tanti scrupoli, senza tanto riflettere, vivere e lasciar vivere, passando sopra a ogni impedimento, a ogni ostacolo. 6299_5281_000302 la accolse ora di buon grado perché non gli veniva, per il tramite della politica, martino lori in quei giorni, pensando alla gioja, all'esultanza che avrebbe provato la sua silvia nel veder così glorificato il nome del padre. 6299_5281_000303 col crescer degli anni, ginetta cominciò a dimostrare una passione vivissima per la musica. ed ecco il verona, due, tre volte la settimana, pronto con la vettura per condurre la ragazza a questo e a quel concerto. 6299_5281_000304 e, ma sì, forse sospettava ch'egli sapesse e fingesse di non accorgersi di nulla. per vile tornaconto, come questo pensiero odioso gli balenò martino lori sentì artigliarsi le dita e le reni fenderglisi, balzò in piedi, ma una nuova vertigine lo colse. 6299_5281_000305 via, si faccia forza, signora, non gridi così. non capisce che gli farà male? prego, signore, la conducano di là. voglio vederlo, i lascino, voglio vederlo, gridava piangendo e smaniando adriana. e il medico lo vedrà, non dubiti, non ora, però la conducano di là. 6299_5281_000306 poi, dominando la commozione, riprese con l'accento di prima: un cappello, subito uno scialle, prendi questo mio, andiamocene subito coi bambini, dove sono? 6299_5281_000307 portali via con te, aggiunse rivolgendosi alla madre loro: sì, portali via, ché non vedano, io no, mamma, io resto. te ne prego, si alzò. 6299_5281_000308 tommaso corsi, scosse la testa sul guanciale, poi riabbassò lentamente le palpebre su gli occhi foschi, come se non avesse compreso. così almeno parve al dottor vocalòpulo, il quale, storcendo un'altra volta la bocca, mormorò la febbre. 6299_5281_000309 e al marito che per scusarlo tornava a battere su quel chiodo ch'era stato cioè un grave danno per l'amico il ritiro dalla vita politica, rispondeva che questa non era una buona ragione pèrché egli venisse a sfogare in casa loro il malumore. 6299_5281_000310 era mai possibile che marco verona fosse stato sempre quale egli lo vedeva ora. finanche la persona, l'aria del volto gli sembravano diverse, e la sua stessa figliuola. ma come? 6299_5281_000311 alle nuove elezioni. infatti, riuscì a vincere le pressioni insistenti degli elettori e non si presentò. s'era infervorato d'una grande opera scientifica lasciata a mezzo dal professor bernardo. 6299_5281_000312 ed ella sapeva ch'era inutile richiamarlo indietro a considerare il mal fatto. scrollava le spalle, sorrideva e avanti. aveva bisogno d'andare avanti a ogni modo, per ogni via, senza indugiarsi a riflettere tra il bene e il male. 6299_5281_000313 e sono miei? pensava adriana udendo il cinguettio de due bambini nell'altra stanza e sorrideva tra sé, pur seguitando a intrecciare speditamente una maglietta di lana rossa. 6299_5281_000314 la barella. era già arrivata la porta, gridò uno dei militi, ansimando il dottor vocalòpulo, accorse ad aprire l'altro battente della porta mentre adriana, divincolandosi, trascinava seco le due vicine imbalordite verso la barella. in quale camera, prego, dov'è il letto? domandò il dottor sià? 6299_5281_000315 egli non poteva aver mentito. con quelle labbra, con quegli occhi, con quel riso che allegrava tutti i giorni la casa angelica nori, oh, ella sapeva bene che cosa fosse. costei anche per il marito, neppure un capriccio, nulla, nulla. 6299_5281_000316 il moribondo schiuse gli occhi e aggrottò le ciglia. i due medici e il vivoli lo guardarono quasi con paura. adesso lo fasceremo, disse con voce premurosa, chinandosi su lui il 6299_5281_000317 ora il verona veniva con più scioltezza quasi ogni giorno a casa del lori. spesso rimaneva a desinare o a cenare. aveva finalmente compiuto la poderosa opera scientifica concepita e iniziata da bernardo ascensi e già attendeva a mandarla a stampa in una magnifica edizione. 6299_5281_000318 nel vedere di quale gratitudine, di qual devozione per lui e di quali sacrifizii per la figliuola la maternità avesse reso capace quella donna. tant'altre cose comprese, e si spiegò. 6299_5281_000319 venuta la sera, il verona, come urtato da quell'attonimento angoscioso, da quel cordoglio cupo che minacciava di vanir nell'ebetismo, lo spinse fuori della camera mortuaria, lo forzò a recarsi dalla figlia, assicurandolo che sarebbe rimasto lui là a vegliare tutta la notte. 6299_5281_000320 ora egli fissò sul giornalista che entrava, timido, perplesso, uno sguardo fiero, come se gli domandasse chi fosse e che volesse. il giovinotto impallidì, appressandosi al letto pur senza poter chinare gli occhi, quasi ammaliato da quello sguardo. 6299_5281_000321 sì, quel giovane brutto, insomma, mingherlino calabrese, venuto da poco. erano tanto amici col signor tommaso. eh si sa, sghignò il giovinotto. avviene sempre così, lei m'insegna. 6299_5281_000322 teneva i grandi occhi neri e lucidissimi intenti sul dottor vocalòpulo il quale, scamiciato con le maniche rimboccate su le magre braccia pelose, premeva e studiava da presso la ferita. 6299_5281_000323 oltre a questo suo compito materiale e limitato, non vedeva nulla, non pensava a nulla. solo la presenza del vivoli gli fece considerare che, essendo il corsi conosciutissimo nella città. 6299_5281_000324 una di quelle sere ella ritornò dal teatro in preda a continui brividi di freddo. la mattina dopo tossiva con una febbre violenta e in capo a cinque giorni moriva. 6299_5281_000325 adriana cacciò un urlo e s'abbandonò su la madre, priva di sensi. ma la madre, non badandole, sorreggendola, seguitava a dirle tutta, tremante per quella lì, per quella lì. 6299_5281_000326 da un pezzo, in silenzio, pulitamente, come usa fra gente per bene, fra gente che sa fare a modo le cose. non glielo avevano lasciato intendere con garbo, forse, che oramai non aveva più nessuna parte da rappresentare? 6299_5281_000327 con aria confidenziale, col sorriso schietto di quel suo maschio volto in cui gli occhi lampeggiavano esprimendo la vitalità piena, l'energia operosa costante che lo rendevano caro a tutti. 6299_5281_000328 la spesa non era soltanto per il palco e per la vettura. silvia doveva pure vestirsi bene, non poteva far cattiva figura. sì, egli era ormai capo-divisione, aveva già un discreto stipendio, ma non aveva certo denari da buttar via. 6299_5281_000329 l'on. verona, per conto suo, dichiarò d'averne fino alla gola della vita politica e che voleva ritirarsene per riprendere con miglior frutto e maggiore soddisfazione gli studii interrotti. 4974_5281_000000 come una bufera s'avventò contro il ronchi, contro i camerieri, con le dita artigliate, quasi volesse sbranarli. si contenne a stento, strozzata dalla rabbia arrangolata, senza potere articolar parola. già dianzi aveva perduto la voce, strillando nell'accorgersi dopo. 4974_5281_000001 lei mi vede così grasso e forse non mi suppone capace di commuovermi a uno spettacolo di natura, ma creda che ho un'anima piuttosto mingherlina. 4974_5281_000002 lei non può figurarsi che sorta di scempiaggini vengano in mente a un pover uomo in siffatti frangenti. non avevo mai maneggiato armi. le giuro che istintivamente chiudevo gli occhi sparando. 4974_5281_000003 ma pallino se li pigliava tanto volentieri, quella cosina bianca gli guizzava abbajando di tra i piedi per assaltarlo di qua e di là. 4974_5281_000004 nel vedersi innanzi quei due fantasmi ansimanti che non si reggono in piedi dopo l'enorme sforzo della salita, la povera nadina resta sgomenta a bocca aperta. 4974_5281_000005 credeva che, ecco sì, ella esagerasse un po troppo e che, avvalendosi della ricchezza che il povero morto le aveva lasciata, volesse concedersi il lusso di quel cordoglio smodato. 4974_5281_000006 dica lei che potevo fargli in quello stato: schiaffeggiare un ubriaco che non si reggeva in piedi. mia moglie, che s'era svegliata, me lo gridò rabbiosamente tre o quattro volte dal letto. 4974_5281_000007 io non c'entro più per nulla, signorina. e poi, guardi, non ho più studio. non so più concluder nulla altro che di dire male parole a tutti quanti. lei deve assolutamente costringere quest'imbecille qua. 4974_5281_000008 il duello si fece su alla faggeta. i due primi colpi andarono a vuoto. al terzo, no, il terzo andò pure a vuoto, fu il quarto. al quarto colpo- veda un po che testa dura quella del dottore. la palla ci vide per me e andò a bollarlo in fronte. 4974_5281_000009 che mimì non era sorvegliata, che mimì non er in casa e non si sapeva dove fosse. salì nella sua camera, afferrò, ammassò tutte le sue robe nel baule, nelle valige, ordinò una vettura a due cavalli che la conducesse subito, subito alla stazione di chiusi, perché non voleva. 4974_5281_000010 il giorno dopo, cristoforo golisch, non volendo esser da meno del lenzi, che si recava al tornio da solo, rifiutò recisamente la scorta della sorella. 4974_5281_000011 e il marito che, gliel'assicuro, non è più uomo, si sta zitto quand'invece dovrebbe gridare. ma me lo dico io da me, cara, che moglie sono andato a scegliermi nel vederti così adesso accanto a me. 4974_5281_000012 i rubi mezzo alfabeto mi fai dire oa e cao e ridi, no caa, vieni qua. 4974_5281_000013 di lei, così carezzata prima e curata, come mai nessuno la prendesse per riportarla alla padrona che l'aveva perduta, alla padrona che essa aveva cercato invano per tanto tempo e cercava ancora. aveva fame, era stanca. 4974_5281_000014 pareva quasi impossibile una coserellina, così che non pareva nemmeno gravida, e la scostavano col piede fanfulla, mochi, dalla soglia della bottega, vedendola trotterellar per via sperduta. un giorno la chiamò. 4974_5281_000015 che eccolo là lo avevano torto come un uncino. a chianciano già il vento ci dava, anche nei mesi caldi. 4974_5281_000016 e il pensiero ch'egli ora poteva andare co suoi piedi fino a quegli oggetti a carezzarli con le mani. lo inteneriva di gioja fino a piangerne. 4974_5281_000017 in uno stato, signor mio, da far compassione finanche alle pietre. ubriaco fradicio. erano venuti da firenze, da perugia e da roma cinque o sei medici per la cura. 4974_5281_000018 ma i baffi, disse urtata la signorina, che vuoi che siano, non ci vuol niente a farli. costantino pogliani, istintivamente, se li toccò, sorrise di nuovo, confermò: niente già. 4974_5281_000019 animoso sissignore lotte, fatiche speranze e poi, tutt'a un tratto, eccolo qua com'era ritornato. ah, che buffonata, che buffonata. 4974_5281_000020 ritornavano sempre a piedi al paese, ma per riprender poco dopo a vagabondare o su per la strada di montepulciano o giù per quella che conduce alla stazione, o salivano al poggio dei cappuccini e non rientravano alla pensione se non all'ora di pranzo, e via facendo. 4974_5281_000021 nuda, è vero, signora, tutta nuda, signorina mia nudissima dal capo alle piante. creda pure che altrimenti così verrebbe una scena da ospedale. 4974_5281_000022 la morte non ghermisce più la vita, ma questa, anzi, volentieri rassegnata al destino, si sposa alla morte. 4974_5281_000023 di tutta la figliata, che fu di sei. si salvò lui solo grazie alle preghiere insistenti e alla tenera protezione dei ragazzi. babbo colombo, come non poteva andare a caccia, ch'era stata la sua passione. non voleva più neanche cani per casa. 4974_5281_000024 ha ideato un monumento su qualche disegno del mio amico? no, proprio uguale. no, ecco, rispose vivacemente la signorina. il disegno del signor colli rappresenta la morte che attira la vita, se non sbaglio. 4974_5281_000025 su su coraggio, ribeviamo, ribeviamo. me ne stavo una sera sul poggiolo a contemplare il magnifico spettacolo dell'ampia vallata sotto la luna. mia moglie s'era già messa a letto. 4974_5281_000026 cara figliuola, quanto bene ti voleva. ti pensa ancora, sai, mi parla ancora di te. qualche volta. andrò a trovarla questa sera stessa e le dirò che t'ho riveduto, poveretto. è proprio inutile ch'io ti domando. 4974_5281_000027 e che però quel monumento doveva esser fatto senza badare a spese. epuisé, s'era dichiarato il commendator seralli delle cure dei pensieri, delle noje che gli eran diluviati da quella sciagura. 4974_5281_000028 tre giorni dopo, quando alla fiaschetteria toscana si seppe del malore improvviso del golisch, gli amici accorsi a visitarlo poterono avere un saggio pietoso di quella sua nuova lingua. 4974_5281_000029 ciro colli, sdrajato sul canapè col vecchio camice di tela stretto alle gambe, fumava la pipa e teneva uno strano discorso allo scheletro. 4974_5281_000030 la mattina dopo ero sul punto di recarmi a prender consiglio da un maggiore in ritiro che avevo conosciuto alle terme, quando questo stesso maggiore, in compagnia di un altro signore del paese, venne a chiedermi, lui: soddisfazione a nome del dottor. loero già. 4974_5281_000031 già, come la moglie nel marito non vede più l'uomo, così l'uomo nella moglie a lungo andare non vede più la donna. 4974_5281_000032 lo desumeva dal fatto che, uscito a sedici anni da un nobile ospizio in cui era stato accolto fin dalla nascita, gli eran venuti- non sapeva né donde, né come, né perché- sei mila lire residuo d'un rimborso liquidato in contanti. 4974_5281_000033 sarebbe stato un peccato, un vero peccato. non s'era mai provata a trattare i colori, mai, mai. perché, oh, non ci sarebbe mica voluto molto con quella preparazione, con quella passione. 4974_5281_000034 il medico s'inchinò serio, meglio così, e andò via con molta dignità, fosse l'acqua o il bagno, o la doccia, o piuttosto, com'io credo, la bella aria che si gode qua e la dolcezza della campagna toscana. 4974_5281_000035 dunque, signor mio, tenga bene a mente questo: che una donna desidera proprio tal quale come noi. lei per modo. 4974_5281_000036 questa in gramaglie, col volto nascosto da un fitto velo di crespo e con in mano un lungo rotolo di carta, quella vestita d'un bell'abito grigio chiaro che le stava a pennello su la persona formosa. 4974_5281_000037 ieri sera alle sei, disse il giovinotto, ah, per questo. esclamò l'altro, socchiudendo gli occhi e tentennando il testone. se fosse arrivato di mattina già mi conoscerebbe. 4974_5281_000038 e, avendoci il commendatore fatto il nome di lei, seguitò l'altra. siamo venute per no. no, scusi, signorina. s'affrettò a dire il pogliani poiché ha trovato qua il mio amico. 4974_5281_000039 la signorina levò appena gli occhi a guardarglielo, timida e turbata. non aveva proprio alcun riguardo per il suo lutto. la madre 4974_5281_000040 otto mesi dopo questo suo grande sacrifizio, gli erano morte quasi contemporaneamente moglie e figliuola. erano già passati circa tre anni dalla doppia sciagura ed egli vestiva ancora di nero. 4974_5281_000041 il dispetto di vedersi ridotto in quello stato. maledetta. e ora gli faceva i figliuoli, per giunta. ma glielo avrebbe accomodati, lui, oh, senza farli penare, beninteso. i avrebbe presi per la coda. 4974_5281_000042 sembrava che il colera fosse venuto a napoli per me, per castigar me dal peccato mortale, e che dovesse passare con la guarigione di carlotta. tanto impegno, tanto zelo mise mia madre a curarla. 4974_5281_000043 e costantino pogliani. andando si mise a pensare all'angosciosa, amarissima voluttà che doveva provare quella povera sposina, già vedova prima che maritata. 4974_5281_000044 e lanciò di qua e di là occhiatacce alla gente che si voltava e si fermava a mirar, col volto atteggiato di compassione, quel pover uomo accidentato. una sorda rabbia prese a bollirgli dentro. 4974_5281_000045 chiamava giovannino, il nipote ciofaio e il nipote scimunito ne rideva come se lo zio lo chiamasse così per ischerzo. 4974_5281_000046 eh sì, riconobbe subito il pogliani. meglio, lui, molto più più animato, ecco, più sveglio direi. se l'era fatto in america, codesto ritratto: osservò la madre prima che si fidanzassero, naturalmente. 4974_5281_000047 non sapeva, lo irritava la gente. lo irritavano in special modo i giovani che si voltavano a guardare il lenzi. cavò dalla tasca un grosso fazzoletto di cotone turchino e si asciugò il sudore che gli grondava dal faccione affocato. 4974_5281_000048 no, l'idea s'era fissata e le faceva commettere certe stranezze, come quella del monumento funerario con la vita che si marita alla morte. 4974_5281_000049 al simbolo. via il ritratto, tu che ghermisci, bello mio, e lei che non ne vuol sapere. ma perché te ne sei andato a caccia? me lo dici. 4974_5281_000050 se mi venisse la malinconia di comporre una grammatichetta ragionata, come dico io, vorrei mettere per regola che si debba dire il moglie e per conseguenza la marito. 4974_5281_000051 vestiva con ricca e linda semplicità e portava enormi cappelli ondeggianti di lunghi e tenui veli che le stavano a meraviglia. corteggiatori non gliene mancavano, ne aveva anzi sempre attorno, due o tre alla volta, e tutti. 4974_5281_000052 si sentiva già, nella limpida freschezza dell'aria, l'alito della primavera imminente e il primo tepore del sole inebriava. 4974_5281_000053 lei avrà forse ragione dal lato dell'arte, non nego, ma io voglio dire qualche cosa che soltanto così potrei esprimere. 4974_5281_000054 quei cagnolini, insomma, facevano la villeggiatura anche loro, e pallino era il loro spasso. se qualche giorno tardava, essi in tre, in quattro si presentavano innanzi alla bottega di fanfulla per reclamarlo. 4974_5281_000055 tutta la sera e poi il giorno appresso, e per parecchi giorni di fila non pensò ad altro, non parlò d'altro a casa, per via al caffè, alla fiaschetteria, quasi se ne fosse fatta una fissazione. 4974_5281_000056 al lampione prima, poi più giù alla vetrina del bazar a contemplare la scimmietta di porcellana sospesa all'altalena, in fine alla ringhiera del giardinetto. 4974_5281_000057 così cascante di noja e con tutta quella trucia addosso, era inaccostabile. via lui, il pogliani. ma già lui aveva fatto finanche due anni d'università. 4974_5281_000058 è inutile. sai, disse il pogliani, o insieme, come propone la signora, o io non accetto, permette, signorina. fece allora il colli, stendendo una mano verso il rotolo di carta ch'ella teneva accanto sul canapè. 4974_5281_000059 amicissimi. rispose subito: il pogliani e il olli i voleva cacciar via a pedate un momento fa, si figuri, e sta zitto. gli diede su la voce il pogliani: prego, signore mie s'accomodino di che si tratta. 4974_5281_000060 che era accaduto. alcuni dicevano che miss galley aveva saputo che egli era ammogliato e diviso dalla moglie, altri che il gori, essendo d'un balzo in principio salito ai sette cieli, aveva avuto bisogno di tutto quel tempo per calare con garbo a ghermir, la preda la quale 4974_5281_000061 e ogni giorno, adesso alla stess'ora, i due colpiti si ritrovano per via e proseguono insieme facendo le stesse tappe. 4974_5281_000062 passate. non ci credo seguita. verranno a trovarla indirizzate da me la signora con come dice qua: 4974_5281_000063 ajutati da questo, prima l'uno e poi l'altro montano in vettura e via alla casa di nadina in piazza di spagna. 4974_5281_000064 cristoforo golisch s'arrestò in mezzo alla via con le gambe aperte, un po curve per il peso del corpo gigantesco, alzò le braccia, gridò beniamino. 4974_5281_000065 piccinino. s'aspettava carezze, s'aspettava il perdono, ma appena ghermito, per la cuticagna botte da levare il pelo, ah sì, e allora anche lui si buttò alle cattive. 4974_5281_000066 padrona inviperita montava sul legno e gridava al vetturino: via il ronchi. i camerieri, i bagnanti, rientrati di corsa alla pensione, restarono un pezzo a guardarsi tra loro sbalorditi. poi ebbero pietà della povera cagnolina abbandonata. ma per quanto la 4974_5281_000067 difatti il pogliani non trovò in casa la signorina consalvi. la cameriera gli diede l'indirizzo della casa nuova in via di porta pinciana. 4974_5281_000068 beniamino lenzi gli rispose con parole smozzicate, quasi inintelligibili, che lasciarono il golisch nel dubbio che le sue domande non fossero state comprese. 4974_5281_000069 no, perché domandò a sua volta il giovinotto con un penoso raggrinzamento di tutta la faccia che voleva esser sorriso. i pareva così all'aria. sospirò l'altro, ma se non ha moglie, stia pur tranquillo, lei guarirà. 4974_5281_000070 soffiata via come niente dal suo cervello ogni memoria della lingua italiana, anzi tutta quanta l'italianità sua. 4974_5281_000071 gli domandò perché non parlasse più italiano. egli la guardò imbalordito. non s'era accorto peranche di parlare in tedesco. 4974_5281_000072 letichina di prima forza, che mordeva però per davvero qualche volta certi morsichetti che ardevano e lasciavano il segno per più d'un giorno. 4974_5281_000073 fermo per farle piacere. esso la seguiva con gli occhi in quelle mossette aggraziate, poi quasi temendo che si straccasse e affiochisse dal troppo abbajare. 4974_5281_000074 terribile, proprio alla vigilia delle nozze si figurino per un accidente di caccia. forse l'avranno letto su i giornali: giulio sorini, ah, sorini, già disse il pogliani che gli esplose il fucile. 4974_5281_000075 elegantissimo il quale, venuto a chianciano, pei quindici giorni della cura. vi si tratteneva da oltre un mese e non accennava ancora d'andarsene, per quanto all'arrivo avesse dichiarato d'avere a roma urgentissimi affari a cui s'era sottratto. 4974_5281_000076 fissato diritto su per la predellina nera che s'era fatto prestare per modello da un suo amico dottore. gli aveva posato un po a sghembo sul teschio il suo berretto di carta e lo scheletro pareva un. 4974_5281_000077 nella piazza del giuoco del pallone, ove l'intera colonia bagnante e molti del paese eran convenuti per assistere alla partenza del gori. quando la vettura uscì dalla porta del paese, tutti si fecero alla spalletta della piazza. il gori in vettura leggeva: 4974_5281_000078 ottenuta la grazia, andarono per veder pallino e sissignori. gli mancava la coda. parve loro un tradimento e si guardarono tutt'e quattro negli occhi: madonna senza coda e come si fa? 4974_5281_000079 i villeggianti, in gran numero, coi loro cagnolini, e le loro cagnoline pallino cangiava. di punto in bianco diventava socievole. chiassone proprio un altro. 4974_5281_000080 con uno strano turbamento, come se quel giovine, quell'estraneo stesse davvero per penetrare in quel suo sogno morto per rianimarlo. 4974_5281_000081 e questo era un gran guajo, perché il sentimento col tempo si sarebbe per forza e senza dubbio affievolito, mentre l'idea no. 4974_5281_000082 a sentirsi dire certe cose da una donna. qualunque uomo si ribella. m'ero già spogliato e messo a letto. le dissi che la smettesse una buona volta e mi lasciasse dormire in pace. non avrei sfidato nessuno, anche per non dare a lei questa soddisfazione. 4974_5281_000083 ecco, già io, come si dice, passeggio rispose il colli, passeggio per il mondo. signorina, stavo prima ozioso fisso a roma perché avevo vinto la cuccagna, il pensionato. 4974_5281_000084 il fatto è che mi sentii subito meglio, tanto che decisi di fermarmi per un mese o due e, per stare con maggior libertà, presi a pigione un appartamentino presso la pensione, un po più giù da coli. 4974_5281_000085 e là avrebbe loro sbatacchiata la testa in una pietra. i ragazzi, la delmina, ezio igino la norina, nel vedergli far l'atto, gridavano: no, babbo piccinini. 4974_5281_000086 io la conoscerei, ma sì, come mi conoscono tutti, qua sono famoso. guardi alla piazza dell'arena, in tutti gli alberghi, in tutte le pensioni, al circolo, al caffè da pedoca. 4974_5281_000087 rimasta vedova giovanissima senza assegnamenti, con quell'unica figliuola, la signora consalvi, non aveva potuto chiuder le porte alla vita e porvi il dolore per sentinella, come ora pareva volesse fare la figliuola. 4974_5281_000088 tutto il giorno in giro da questa a quella pensione, a lasciare a suo modo, alzando un'anca biglietti da visita, il benvenuto ai cani forestieri agli ospiti. 4974_5281_000089 vede una bella donna, la segue con gli occhi, se la immagina tutta e col pensiero la abbraccia senza dirne nulla, naturalmente a sua moglie che le cammina accanto. 4974_5281_000090 però soggiunse questa con qualche modificazione. l'avrei pensato io. scusi, qual è? domandò il colli. 4974_5281_000091 non sa se debba piangere o ridere, s'affretta a sostenerli, li trascina nel salotto, li pone a sedere accanto e si mette a sgridarli aspramente della pazzia commessa, come due ragazzini discoli sfuggiti alla sorveglianza. 4974_5281_000092 timore. stimarono prudente raccomandare alla sorella la sorveglianza da un momento all'altro. non si sa mai può darsi che la coscienza gli si ridesti. e ciascuno pensava ora come già aveva pensato il golisch da sano. 4974_5281_000093 deve sapere che sentivo dire matrimonio e, con rispetto parlando, mi si rompeva lo stomaco. proprio mi mi veniva di sissignore. vedevo un corteo nuziale. 4974_5281_000094 che gli eran ritornati sconfitti dai concorsi, portando avanti con precauzione i cavalletti coi lavori che avrebbe potuto mostrare, nascosti ora da pezze bagnate. 4974_5281_000095 quando, una ventina di giorni dopo, sorretto dalla sorella e dal nipote, poté muovere i primi passi per la camera. gli occhi, è vero? no, senza uno specchio non se li poteva vedere. 4974_5281_000096 gori. fin dal primo giorno s'era messo a parlare in inglese a lungo con miss galley. ora l'uno e l'altra ogni mattina uscivano dalla pensione per tempissimo e si recavano a piedi per il lungo stradale alberato alle terme. 4974_5281_000097 che ne gonfiava, s'intende in silenzio. da una settimana però avevano preso a battagliar fra loro. 4974_5281_000098 da rinzelarsi, vedendola, per esempio, a letto come una diavola coi capelli incartocciati, col viso impiastricciato e via dicendo. 4974_5281_000099 ma se ha cambiato tutto, esclamò il colli divincolandosi, lasciami che c'entro più io. è venuta qua da te. scusi, signorina, scusi, signora, io le riverisco. 4974_5281_000100 e un omaccione su la cinquantina, con un abituccio di teletta, tutto raggrinzito, dove la pinguedine enorme non lo stirava fino a farlo scoppiare, e un vecchio panama sformato sul testone raso. 4974_5281_000101 le pareva molto facile, quel cordoglio della figliuola, e le sue gravi esperienze glielo facevano stimare. quasi una leggerezza scusabile? sì, certamente, ma a patto che non durasse troppo. 4974_5281_000102 piglia un bel tocco di creta schiaffalo su un cavalletto e comincia alla brava. un bozzettuccio di me così sdrajato. 4974_5281_000103 il marito dovrebbe risponderle. ma sai, cara, i gusti son tanti a me, come a me. già te l'ho detto: codesti capelli pettinati così non mi garbano. a chi vuoi piacere, bisognerebbe che tu me lo dicessi, per saperti rispondere. 4974_5281_000104 se è una moglie onesta, questo le basta. le parlo adesso delle mogli oneste, io intendiamoci anzi delle intemerate, addirittura delle altre. non c'è più sugo a parlarne. 4974_5281_000105 per esempio, tre anni fa, radendosi la barba e vedendosi allo specchio più brutto del solito, già invecchiato infermiccio, s'era lasciata andare una bella rasojata alla gola, tirata coscienziosamente a regola. 4974_5281_000106 povero mondo e chi ci crede. s'è messa a studiar pittura la vita e il suo maestro sai chi è: costantino pogliani. 4974_5281_000107 tre mezzi bicchieri di questi mezzani pei, primi giorni, poi tre interi, e un giorno bagno, un giorno doccia. stava per andarsene quando finse d'accorgersi della presenza di mia moglie. 4974_5281_000108 allegra, come lei può immaginare, una cenetta all'ospedale e altro. che cura d'acqua s'erano ubriacati tutti come tanti. non diciamo majali, perché i majali poveracci non hanno veramente quest'abitudine. 4974_5281_000109 che si trova provvisoriamente in un loculo riservato e avrebbe pensato di farlo in un certo modo perché lei, mia figlia, ha avuto sempre veramente una grande passione per il disegno. 4974_5281_000110 con te non c'è più sugo. pensa la moglie, tu già mi conosci. ma pure se il marito è così dabbenaccio. 4974_5281_000111 i rispose sbarrando tanto d'occhi: il mascalzone brava e moglie, niente sai, non l'avrei presa. 4974_5281_000112 signor mio, la donna invece è tal quale, come noi, ma non può né mostrarlo né dirlo. 4974_5281_000113 per fortuna a carlotta durante l'epidemia erano morti padre, madre e fratelli. fortuna e disgrazia perché, unica superstite della famiglia, ereditò trentotto o quarantamila lire, frutto della nobile professione paterna. 4974_5281_000114 non diceva anemia, perché lo aveva detto il medico. diceva che si sentiva una certa stanchezza al cuore e come un peso sul petto che le tratteneva. io respiro, e allora io con l'aria più ingenua che potei. 4974_5281_000115 a tutti. avete veduto beniamino lenzi e se qualcuno gli rispondeva di no, colpito, morto per metà rimbambito. 4974_5281_000116 brutto, le gambe secche, tutto secco. diciamo la verità: ti pare che codesto matrimonio si possa combinare? 4974_5281_000117 il rimedio dovevo trovarlo qua. ci venni con mia moglie e nei primi giorni alloggiai da rori, dove ora è lei. 4974_5281_000118 ora, ecco, io domandai consiglio al commendator seralli, nostro buon amico, che doveva fare da testimonio alle nozze. aggiunse la madre, sospirando. 4974_5281_000119 lì per terra, quell'immagine già un po sbiadita apparve più che mai malinconica, come se comprendesse che non si sarebbe rialzata mai più. 4974_5281_000120 basta. guardavo commosso, come le ho detto, quello spettacolo, ma già sentivo un po di fresco. eran passate le undici e stavo per ritirarmi. 4974_5281_000121 ma questa, temendo fra sé che la fanciulla, nell'esaltazione si lasciasse andare a qualche atto di romantica disperazione, voleva seguirla e star lì, gonfiando in silenzio e sforzandosi di frenar gli sbuffi, per quell'ostinato capriccio intollerabile. 4974_5281_000122 ce la danno a bere in tutti i sensi e noi la beviamo perché è cattiva. se fosse buona, ma no basta, perché lei fa la cura e le conviene aver fiducia. 4974_5281_000123 certe libecciate che investivano e scotevan le case, da schiantarle e portarsele via, figurarsi d'inverno. e dunque, tutti in cucina. 4974_5281_000124 che mi è molto piaciuto e, ecco, già appoggiò la madre per venire in ajuto alla figliuola che si smarriva. 4974_5281_000125 l'uomo più filosofo, per natura ci passa sopra. la donna invece se ne offende e perciò il marito le diventa presto increscioso e spesso insopportabile. 4974_5281_000126 beniamino, dove vai adesso? il lenzi si era fermato, aveva appoggiata la mano illesa a un lampione e pareva lo carezzasse, guardandolo amorosamente. 4974_5281_000127 voleva partir subito, andarsene, senza aspettar l'esito del duello, che pure sapeva a condizioni gravissime, da che ero in ballo, volevo ballare. 4974_5281_000128 il medico sorrise pietosamente: non ne abbia, non ne abbia, signora mia. gli daremo a intendere che è stato un semplice disturbo digestivo e vedrà che 4974_5281_000129 faceva ridere i signori che traballavano nelle vetturette sgangherate. a chianciano ormai non si parlava d'altro in tutte le pensioni, al circolo, al caffè, in farmacia, al giuoco del pallone, all'arena, miss galley e il commendator gori facevano da mane. 4974_5281_000130 la morte passando e toccando. aveva fissato così la maschera di quell'uomo. egli doveva aspettare con quel volto, con quegli occhi, con quell'aria di spaurita sospensione. 4974_5281_000131 e sommerso per un attimo eterno nella vita oscura, a lui ignota, della sua gente. e da quel tutto, ecco, era balzato fuori un altro ridivenuto bambino. 4974_5281_000132 giornaliera, strascinandosi per via. non vedeva nessuno, non pensava a niente, mentre la vita gli turbinava intorno, agitata da tante passioni, premuta da tante cure. 4974_5281_000133 un morto che pure è morto caro mio, vuole anche lui la sua casa, e se è un morto per bene, bella la vuole e ha ragione da starci, comodo e di marmo la vuole e decorata anche. 4974_5281_000134 così dicendo, si tirò su faticosamente dal suo sedile e andò a quello del giovinotto che gli fece posto con la faccetta gialla tutta strizzata per la contentezza. 4974_5281_000135 là sì, gli diedi un piccolo spintone e lo mandai a ruzzolare per la strada. quando entrai in camera da letto, trovai mia moglie con un diavolo per capello. 4974_5281_000136 dalla corsa, col cappello in mano e gli occhi gonfi e rossi di pianto: mimì, mimì, mimì. alla vista dell'orribile scempio levò le braccia, allibita, poi si coprì il volto con le mani volse le spalle e risalì in paese con la stessa furia con la quale era venuta rientrata alla pensione. 4974_5281_000137 giusto, la collegiata era lì dirimpetto a due passi, quasi, quasi la messa. si poteva vederla dai vetri della finestra di cucina. nelle altre camere della casa non ci s'andava se non per ficcarsi a letto la sera di buon'ora. ma 4974_5281_000138 si levava lesto lesto su le due zampette davanti le orecchie dritte, la testa da un lato e stava un pezzo a guardare. 4974_5281_000139 se qualche suo simile gli veniva dietro o incontro, esso lo puntava, raccolto in sé, fermo su le quattro zampe, come per dirgli: chi ti cerca, lasciami andare. 4974_5281_000140 anche. e se poi è un morto che può spendere, la vuole anche con qualche profonda, come si dice, allegoria, già con qualche profonda allegoria d'un grande scultore come me: una bella lapide latina hic. 4974_5281_000141 voilà, come diceva sempre il commendator seralli da savia, donna provata e sperimentata nel mondo, aveva già più d'una volta cercato di richiamare alla giusta misura la figliuola, invano. 4974_5281_000142 ma no, nuda, nuda, nuda la vita dev'esser nuda, signorina mia che. 4974_5281_000143 tu lo sfiderai. mi gridò in fine fuori di sé. tu lo sfiderai domani e guaj a te se non lo fai. 4974_5281_000144 deve fare il comodo suo. il marito no. ma qualunque cosa egli facesse, creda pure, non andrebbe mai bene per lei, perché l'amore, quel tale amore di cui ella ha bisogno. 4974_5281_000145 ti ricordi, avrebbe voluto dirgli delle nostre famose scommesse alla fiaschetteria toscana e di nadina. ti ricordi, l'ho ancora con me. sai, tu me l'hai appioppata, birbaccione, quando partisti da roma. 4974_5281_000146 pallino, distratto dai suoi giuochi furibondi, con un gomitolo o con qualche pantofola, da una pedata che lo mandava a ruzzolare da un capo all'altro della cucina. 4974_5281_000147 e non accennava d'andarsene. scultore, domandò allora la signorina consalvi, invermigliandosi d'un subito per la sorpresa: colli ciro. 4974_5281_000148 ora vada lei ad ammirarla per la casa coi diavoletti in capo, senza busto, in ciabatte, e oggi poniamo col mal di pancia e domani col mal di denti. 4974_5281_000149 una commedia. la pretesa d'esser visitata invece da quel vecchio asmatico e rimbecillito come una commedia era quel suo mal di cuore. 4974_5281_000150 ora mi pare di ricordarmi bene guardando il ritratto. sì, sì, l'ho conosciuto, ma aveva questa barbetta. 4974_5281_000151 tirava di sotto, cercando di dissimulare alla meglio la pena, la costernazione strana che a mano a mano lo vinceva nel vedersi accanto quell'uomo toccato dalla morte. 4974_5281_000152 chi chiama più il dottor berri, e sarebbe poi uno sgarbo immeritato al dottor loero, che s'è dimostrato sempre così premuroso e cortese con noi. 4974_5281_000153 scoppiò in singhiozzi e pianse. sì, pianse ancora per la stessa cagione per cui tante altre volte aveva pianto. 4974_5281_000154 scusa, guarda se la signorina non hai inteso. s'è rivolta a me perché ti sapeva fuori di roma. 4974_5281_000155 nel sentir ripetere al dottor loero, con molta compostezza, le mie stesse argomentazioni e col pepe e col sale dell'autorità scientifica. 4974_5281_000156 troppo fantastica. la sua giulietta aveva, forse, più che il sentimento del proprio dolore, l'idea di esso. 4974_5281_000157 non so come fare. riprese la signorina perché questo ritratto non risponde. non è più veramente l'immagine che ho di lui in me. 4974_5281_000158 il marito, solamente perché marito non può più darglielo più che amore. è una cert'aura di ammirazione di cui ella vuol sentirsi avviluppata. 4974_5281_000159 come un bellissimo corvo faceva furore. capirà, con quel sacrifizio delle dimissioni per amore così mal ricompensato dalla sorte. 4974_5281_000160 spaurita sospensione, ch'ella ripassasse e lo ritoccasse un tantino più forte per renderlo immobile del tutto e per sempre. che spasso fischiò tra i denti cristoforo. 4974_5281_000161 lodi- lodi misurate e sincere- e appunti osservazioni, domande che la indussero a spiegare, a discutere. 4974_5281_000162 pareva che la morte avesse fatto a lui e non al povero lenzi, lo scherzo di quella toccatina lì al cervello n'era rivoltato. 4974_5281_000163 cattive, rubò, stracciò, insudiciò, arrivò finanche a morsicare, ma ci guadagnò questo che fu messo alla porta e siccome nessuno intercedette per lui, andò randagio e mendico per il paese. 4974_5281_000164 e lo mangia accostando la bocca alla mano di nadina, che lo tiene tra le dita e finge di non volerglielo dare scattando con brevi risatine: no, no, no. 4974_5281_000165 aspirò con ebbrezza. bevve con l'anima quella luce ilare viva che entrava dall'ampia finestra aperta all'incantevole spettacolo della magnifica villa avvolta nel fascino primaverile. 4974_5281_000166 maggiore o minore libertà di cui godeva, avrebbe potuto argomentare di quanta speranza la nuova avventura desse alimento al cuore inesausto della sua padrona, uccellino dal becco sempre aperto. ora quell'estate, 4974_5281_000167 ma loro sì adesso lo pensavano: non più il golisch, però l'allegrezza del golisch invece. 4974_5281_000168 in sette anni di matrimonio fra me e mia moglie non si parlò mai d'altro. le confesso tuttavia che in quella settimana gongolai. 4974_5281_000169 ad ascoltar la lezione che ciro colli, scultore caporale, tra uno sbuffo e l'altro di fumo gl'impartiva. e tu perché te ne sei andato a caccia? vedi come ti sei conciato, caro mio. 4974_5281_000170 ma quelli della pensione ronchi assicuravano che l'avventura era proprio finita, tanto vero che miss galley non era scesa quel giorno in sala a desinare e che il gori s'era mostrato a tavola molto turbato. tutti questi discorsi s'intrecciavano. 4974_5281_000171 oggi intanto, a cristoforo golisch è saltata in mente un'idea curiosa. ed ecco la: confida al lenzi. 4974_5281_000172 e il capo gli cadde sul petto e la faccia sul piatto. una toccatina lieve, lieve anche lui. 4974_5281_000173 e sa bene che per vestirla bisogna prima farla nuda. ma te lo spiego io il fatto com'è: non vuole che si veda su quel nudo là meraviglioso, il volto della sua signorina. 4974_5281_000174 avevo preso a pigione un quartierino da scapolo, non molto lontano da casa mia. stavo in famiglia e lì tenevo una ragazza che m'era piovuta come dal cielo. 4974_5281_000175 ogni giorno mezz'ora di questo esercizio e in capo a pochi mesi sarebbe guarito. oh, non c'era alcun dubbio, guarito del tutto. 4974_5281_000176 chi me l'ha regalata? chi l'ha regalata a nadina sua? ma questo mio bel vecchiaccio me l'ha regalata, toh caro, e gli posa un bacio su la fronte. 4974_5281_000177 moglie e con la dote che vide, signor mio, cambiò da un giorno all'altro, da così a così. 4974_5281_000178 fatti ogni giorno qua alle terme, vedendomi scendere dalla vettura con mia moglie, il dottor loero, ci si faceva innanzi con quella impostatura altera e compunta. 4974_5281_000179 ma io lo faccio per te. è capace di rispondergli lei per me sicuro, per non farti sfigurare, ti piacerebbe che la gente, vedendoci per via, dicesse: oh, guarda un po, che moglie è andata a scegliersi, quel pover uomo. 4974_5281_000180 tu non ricordi più nulla. tu forse non mi riconosci più, o mi riconosci appena, mentre il golisch pensava così con gli occhi gonfi di lacrime. 4974_5281_000181 i. consenta un'altra piccola riflessione. noi uomini abbiamo preso il vezzo di dire che la donna è un essere incomprensibile. 4974_5281_000182 ma no, scusi, riprese con calore il colli. lei ha fatto la vita in camicia, cioè con la tunica, diciamo: 4974_5281_000183 dal commendator seralli, amico molto intimo della signora consalvi, aveva saputo che il sorini, sopravvissuto tre giorni allo sciagurato incidente, aveva lasciato alla fidanzata tutta intera la cospicua fortuna ereditata dal padre. 4974_5281_000184 che stanno a farci lassù niente. guardano anche loro nel vuoto e par che n'abbiano un brivido continuo. 4974_5281_000185 ora ecco giulietta, perché si chiama giulia, anche lei un bell'inchino da parte del pogliani. giulietta seguitò la madre. avrebbe pensato d'innalzare un monumento nel verano alla memoria del fidanzato? 4974_5281_000186 e finalmente volle dare una gran prova di forza. oh, oh, guaddae, guaddae, sea battoe. 4974_5281_000187 oh, fa il piacere, non mi seccare. proruppe il colli, scrollandosi furiosamente e avviandosi per uscire. il pogliani lo trattenne per un braccio a viva forza. 4974_5281_000188 chi fu, chi non fu. un bel giardinetto attorno con l'insalatina e tutto e una bella cancellata a riparo dei cani e dei. m'hai seccato, urlò, voltandosi tutt'acceso e in sudore, costantino pogliani. 4974_5281_000189 ma si chinò a raccoglierla il pogliani cavallerescamente. grazie, gli disse la signorina, ma io adesso mi servirò del suo disegno. sa, non lo guarderò più, questo brutto ritratto. 4974_5281_000190 pallino. a questo punto sternutì due o tre volte come in segno d'approvazione fanfulla. ne fu molto contento e seguitò a conversare a lungo con lui. 4974_5281_000191 ed egli, col farmacista, aveva pensato bene di dare una cena ai colleghi nell'ospedaletto della croce verde, dietro la collegiata, lì vicino a rori. 4974_5281_000192 uno che era venuto a insultarmi fino a casa. ma perché? perché non ero andata a destarla subito, anzi, perché non glielo avevo introdotto in camera e pregato di mettersi a letto con lei. 4974_5281_000193 miss galley, contraffatta dall'ira con un violentissimo scatto, la respinse storcendo la faccia. mimì all'urto furioso, cadde a terra, batté il musetto e con acuti guaiti, corse, ranca, ranca, a ficcarsi sotto un divano alto appena tre dita dal suolo, mentre la padrona 4974_5281_000194 io dicevo per voi, venire fin qua, salire tutta questa scala su, su, beniamino, non piangere, caro, che cos'è coraggio, coraggio. 4974_5281_000195 con quelle due disgrazie che gli si leggevano ancora scolpite in tutta la persona impostata, che neanche carlomagno, tutte le donne a lasciarle fare avrebbero voluto consolarlo. egli lo sapeva e si mostrava sdegnoso. 4974_5281_000196 chi ha avuto come me la disgrazia d'intoppare in una moglie senza peli sulla lingua lo sa bene. e diamo ancora una bevutina coraggio. 4974_5281_000197 sapevo che un amico andava a nozze. lo stesso effetto, ma che vuole da noi sciagurati mortali? spunta una macchiolina nel sole, un subisso di cataclismi, un re si alza con la lingua sporca, guerre e sterminii senza fine. 4974_5281_000198 reclamarlo. bistechino, abbi senno. gli diceva fanfulla, minacciandolo col dito: codesti cani signorini non sono per te tu cane di strada, sei proletario rinnegato. 4974_5281_000199 poi si alza di scatto e rapidamente con le dita si porta via le lagrime dagli occhi, che posso offrirvi? 4974_5281_000200 cominciò per noi una vita d'inferno: lei sempre ingrugnata, spinosa, irrequieta, io paziente. 4974_5281_000201 e davvero, tenendo il bastone levato, mosse due o tre passi, ma dovettero accorrere con una seggiola per farlo subito sedere. 4974_5281_000202 so tenere appena la matita. ho buttato giù quattro segnacci, tanto per render l'idea. ecco. 4974_5281_000203 ma guarda, giulia, riprese allora la madre con gli occhi fissi sul pogliani. tu dicevi: la linea del mento, volendo levare la barba. non ti pare che qua nel mento il signor pogliani? 4974_5281_000204 i si presentò un bel giovane bruno, alto aitante della persona dall'aria marziale, tutto vestito di nero. seppi poco dopo che era stato difatti nell'esercito medico militare, tenente medico. 4974_5281_000205 lì riparato, imparò un'altra cosa: quanto cioè gli uomini siano cattivi, si sentì chiamare amorevolmente, invitare a venir fuori col frullo delle dita, qua pallino, caro, caro qua piccinino. 4974_5281_000206 e stava lì gran parte del giorno a piangere, no a straziarsi, fantasticando intorno alla sua vita di sposina così miseramente stroncata. 4974_5281_000207 sguardi appassionati in cui le anime si allacciano, si stringono fino a spasimar di voluttà. intanto, i vetturini, che non li potevano soffrire perché li vedevano andar sempre a piedi, si facevano venir la tosse ogni qual volta li incontravano per la strada. e quella 4974_5281_000208 sicché, quando i cuccioli vennero alla luce, ne vollero salvare almeno uno, quello che sembrò loro il più carino, sottraendolo e nascondendolo. 4974_5281_000209 eppure dovetti fingere di credere sul serio a tutt'e tre le cose e sudare una camicia per indurla a far quello che lei in fondo desiderava. 4974_5281_000210 ma pareva buon dio si compiacesse troppo nel rendersi più grave la pena. oh, uno choc orribile. chi diceva di no? un vero fulmine a ciel sereno. 4974_5281_000211 resistere. ebbene, s'immagini che è proprio lo stesso per la donna: cascano, cascano, che è un piacere, con la stessa facilità, se loro vien fatto, se trovano cioè un uomo risoluto di cui si possan fidare. 4974_5281_000212 basta, voglio andar per le leste. accettai la sfida, ma mia moglie mi sghignò sul muso e, senza por tempo di mezzo, cominciò a preparar le sue robe. 4974_5281_000213 lei è giovanissimo e patituccio. sul serio, queste confidenze sviscerate che le farò le potranno servire più di quest'acquaccia qua, che è amara ma in compenso non giova a nulla. creda pure. 4974_5281_000214 che a rovigo aveva contratto una relazione con la figlia d'un tipografo, che ne aveva avuto una bambina e che, costretto a sposare, s'era dimesso ed era venuto qua in condotta. 4974_5281_000215 caro signore, quando mia moglie, senza busto s'intende- si stese sul letto e lui, il dottore, la guardò negli occhi, nel chinarsi per posarle l'occhio sulla mammella, io la vidi quasi mancare, quasi disfarsi. 4974_5281_000216 ma babbo colombo ci faceva anche di giorno una capatina. di tanto in tanto curvo con le gambe fasciate, spasimando a ogni passo per andar a vedere, dal balcone della sala da pranzo, tutta la val di chiana che si scopriva di là. 4974_5281_000217 sarebbe meglio che ti trovassero anche intento al lavoro col sudore, come si dice, col pane, insomma col sudore del pane della tua fronte. 4974_5281_000218 costantino pogliani, intento ad appendere alla parete certi cartoni, non gli badava più per lui. il colli era un disgraziato fuori della vita. 4974_5281_000219 bevvero, fecero una nuova smorfia di disgusto che vollero cangiar subito in un sorriso, guardandosi teneramente e cambiè riprese. 4974_5281_000220 ché tante volte lì nello studio, con due tocchi di pollice impressi con energica sprezzatura, s'era veduto metter su d'un tratto qualche bozzetto che gli cascava dallo stento. 4974_5281_000221 e meglio lo avvertì allorché la madre, accorsa, prese a confortarla come tant'altre volte la aveva confortata usando le stesse parole, le stesse esortazioni. 4974_5281_000222 non sapeva, non poteva vederselo davanti. ridotto in quello stato, eccolo qua, il compagno delle antiche scapataggini nei begli anni della gioventù e poi nelle ore d'ozio, ogni sera. scapoli com'eran rimasti entrambi. 4974_5281_000223 e quanto ai generi, la donna col matrimonio ci guadagna sempre, avanza, entra cioè a partecipar di tanto del genere mascolino di quanto l'uomo necessariamente ne scapita molto. creda a me. 4974_5281_000224 condotto mezzo morto all'ospedaletto, aveva rassicurato la gente che gli correva dietro, spaventata. non è niente, non è niente. un'incicciatina per. 4974_5281_000225 io dovevo rispettarla. adesso no, era mia moglie. ebbene, forse lei non voleva essere rispettata, chi sa perché il vedermi diventare di punto in bianco un marito esemplare le diede terribilmente ai nervi. 4974_5281_000226 mia moglie e se la pigliava con me perché era nata femmina. uomo diceva e magari cieco d'un occhio. un giorno le domandai: ma sentiamo un po che avresti fatto se fossi nata uomo. 4974_5281_000227 e sbuffava: insomma, te ne vai, sì o no? no, non mi sedere lì sul pulito, almeno santo dio come te. lo devo dire che aspetto certe signore. 4974_5281_000228 io duro, non le dissi più nulla finché lei stessa, un giorno, non potendone più, mi disse che voleva la visita, ma non di quel medico, no, recisamente no dell'altro medico condotto ce. 4974_5281_000229 e solidi pertiche da tornitore, dalla cui estremità pendeva una corda la quale, dato un giro attorno a un rocchetto, scendeva ad annodarsi a una leva di legno, fermata per un capo al suolo da una forcella. 4974_5281_000230 ma grazie a dio mi sono liberato della moglie, son guarito. vengo qua da tredici anni ormai per atto di gratitudine. scusi quand'è arrivato lei. 4974_5281_000231 avrebbe saputo guadarla, lei, dalle insidie dei maschiacci guaj guaj, se un canino le si accostava, subito miss galley se la toglieva in braccio ed eran busse se mimì che aveva già cinque. 4974_5281_000232 ma mi dissero, ripeto, che lei non stava più a roma. allora m'ingegnai d'adattare da me il suo disegno. 4974_5281_000233 con molta timidezza lo ritraeva ingrandito da una fotografia di piccolo formato, mentre la madre, per ingannare il tempo, leggeva un romanzo francese della biblioteca del commendator seralli. 4974_5281_000234 ma grazie, grazie, cara, di quest'invidia per me, che si traduce naturalmente in un desiderio di te: tu vuoi esser desiderata perché io sia invidiato quanto sei buona, ma più buono sono io che t'ho sposata. 4974_5281_000235 la signora consalvi dava a veder chiaramente che si sapeva ancor fresca e bella a dispetto dell'età. poco dopo, sollevando il crespo sul cappello, non meno bella si rivelò la figliuola. 4974_5281_000236 lei ride, ma per la moglie, caro signore, il marito non è più un uomo tanto vero che non si cura più di piacergli. 4974_5281_000237 alto quasi quanto lui, ma secco e tentennante come una canna. gli veniva incontro pian piano con gli occhi stranamente attoniti nella squallida faccia. 4974_5281_000238 a quarant'otto anni e straniero. e contentissimo era sì, perché proprio in quel giorno aveva cominciato a poter muovere appena il braccio e la mano. 4974_5281_000239 stretta, gli s'era scoperta magra e spennata. altri poi volevano sostenere che non c'era rottura, che miss galley avrebbe raggiunto a roma il fidanzato e altri infine che il gori sarebbe ritornato a chianciano fra pochi giorni, per ripartire quindi con la sposa per firenze. 4974_5281_000240 gli ci vollero però circa tre mesi per capire ben bene che al padrone non piaceva che le pantofole gli fossero rosicchiate. allora imparò anche a cansar le pedate. appena babbo colombo alzava il piede, lasciava la preda e andava a cacciarsi sotto il letto. 4974_5281_000241 quando, nel silenzio, nella solitudine, s'affaccia alle finestre di questi miei occhiacci di bue e s'intenerisce alla vista della luna e allo scampanellio che fanno i grilli sparsi per la campagna. 4974_5281_000242 il medico si provò a dare una spiegazione scientifica del fenomeno. dichiarò il male emiplegia, prescrisse la cura. 4974_5281_000243 nel cortile di quella casa, tra i vasi di fiori e i cassoni d'aranci, di lauro e di bambù, eran disposti parecchi attrezzi di ginnastica, tra i quali alcune pertiche elastiche fermate orizzontalmente in cima a certi pali tozzi e solidi. 4974_5281_000244 mia moglie mi guardò pallidissima cose. se quella diagnosi a bruciapelo la avesse lì per lì anemizzata e con un risolino nervoso su le labbra alzò le spalle, disse: ma io non mi sento nulla. 4974_5281_000245 bene, t'adotterò, io non temere acculati qua. se fossi porco bistecchino mangeresti tu, io no. 4974_5281_000246 un vulcano ci ha il singhiozzo, terremoti, catastrofi, un'ecatombe. a napoli, al tempo mio, ci scoppiò il colera, quel gran colera di circa vent'anni fa, di cui lei, se non si ricorda, avrà certo sentito parlare. 4974_5281_000247 mingherlina, un'animuccia coi capelli biondi ho, e col visino dolce, dolce diafano e affilato, e gli occhi color di cielo. un'animuccia, insomma, che pare. 4974_5281_000248 un uomo sui cinquant'anni appoggiato a un bastone dalla grossa ghiera di gomma strascicava a stento la gamba sinistra. 4974_5281_000249 naturalmente, dopo un anno di matrimonio m'ammalai di fegato per sei anni di fila: cure inutili che fecero strazio del mio povero corpo, ridotto in uno stato da far pietà finanche agli altri ammalati del mio stesso male. 4974_5281_000250 non più di due mesi dopo, nello studio del pogliani, ingombro già d'un colossale monumento funerario, tutto abbozzato alla brava. 4974_5281_000251 il tedescaccio: ma sì, ma sì, grazie. dice subito: nadina, bravi, siete stati bravi davvero tutt'e due, e m'avete fatto un gran piacere. 4974_5281_000252 strinse un pugno, perdio, sentì come sarebbe stato poderoso a calarlo. bene, scolpito su la schiena di qualcuno. ma perché? 4974_5281_000253 costantino pogliani si profferse d'iniziarla. la signorina consalvi accettò e le lezioni cominciarono il giorno appresso lì, nella casa nuova che invitava ed attendeva. 4974_5281_000254 era più una cagnetta signorina, era divenuta una cagnetta di strada, una delle tante del paese, e pallino non la degnò nemmeno d'uno sguardo come 4974_5281_000255 no, ah no, perdio, io non mi riduco in quello stato. ti faccio tornare per forza io. i passeggi accanto e ti diverti a vedere come mi hai conciato, a vedermi strascicare un piede, a sentirmi. 4974_5281_000256 speravo con questo che il mal di cuore le passasse, ma che, come le ho detto, le crebbe di giorno in giorno. segno, non le pare ch'ella voleva convincere con altri argomenti? 4974_5281_000257 grazie, cara. oh, puoi esserne più che sicuro e ti saresti spassato. dunque, tu credi che con le donne ci si possa spassare? 4974_5281_000258 cancella, com'io ricordo, il povero sorini sedette e si mise a schizzare con l'ajuto della fotografia: la testa del fidanzato. 4974_5281_000259 il giovinotto tornò a sorridere come prima. lei soffre forse di fegato? domandò poi argutamente: no, no, niente più moglie. io s'affrettò a rispondere con serietà: l'uomo grasso soffrivo di fegato. 4974_5281_000260 aspetta, mamma, pregò la signorina. è bene spiegarsi prima con il signor pogliani. francamente, quando mi nacque l'idea del monumento, devo confessare che pensai subito al signor colli. sì, per via di quel disegno. 4974_5281_000261 lo avevan messo garzone in una macelleria e da che c'era con quella sommetta aveva seguitato a fare il macellajo per conto suo. 4974_5281_000262 ma quasi un ragazzo, ormai un povero ragazzo che si dovesse pietosamente ingannare e gli si mise accanto e si sforzò di camminare col passo di lui. 4974_5281_000263 subito. la signorina consalvi accennò di nascondere il disegno alzandosi, ma il pogliani la trattenne con dolce violenza perché non vuol lasciarmi vedere. è appena cominciato. 4974_5281_000264 amici. tomai, tomai, ma sì, domani sicuro, a uno a uno gli amici, prima d'andar via, quantunque lo spettacolo offerto dal golisch non desse più luogo ad alcun timore. 4974_5281_000265 ostinato, superstite d'un tempo già tramontato, d'una moda già smessa tra gli artisti, sciamannato, inculto, noncurante e con l'ozio ormai incarognito nelle ossa. 4974_5281_000266 stabilirono che i due amici si sarebbero intesi per tutto il resto col commendator seralli e poco dopo la signora consalvi e la figliuola in gramaglie tolsero commiato. 4974_5281_000267 ma il sanguaccio del gran signore se lo sentiva nelle vene torpide, nelle piote gottose, e un cotal fluido pazzesco gli circolava per il corpo, che ora gli dava una noja cupa e amara, ora lo spingeva a certi atti. 4974_5281_000268 sì, oh, guarda mamma, è lui preciso, oh, lasci, grazie, che felicità poter. così, è perfetto, è perfetto. 4974_5281_000269 non ci credo. ecco qua la lettera. guarda, l'ho ricevuta ieri dal commendator seralli, egregio amico. la avverto che domattina verso le undici sono già le undici. 4974_5281_000270 nella beata incoscienza del vino, aveva perduto ogni nozione sociale civile e gridava in faccia la verità allegramente. 4974_5281_000271 che idea gli era balenata nel vino, di venire a inquietar me ch'ero quella sera, come le ho detto, tutto chiaro di luna. 4974_5281_000272 dopo aver assistito per un pezzetto a questo grazioso spettacolo, cristoforo golisch uscì dal cortile a gran passi, sbuffando come un cavallo, dimenando le braccia furibondo. 4974_5281_000273 temendo che il giorno appresso non sarebbe potuto andare alle terme perché non si sarebbe detto veh, ma aveva proprio bevuto un pochino. 4974_5281_000274 e il dialogo potrebbe seguitare, perché c'è il caso. sa che la moglie abbia anche l'impudenza incosciente di domandare al marito se, acconciata adesso e parata per uscire a passeggio, gli pare che stia bene. 4974_5281_000275 per quanto mi ci scapassi. non riuscivo però a indovinare che diamine volesse mia moglie, ma avrei sfidato chiunque a indovinarlo. sa che voleva? voleva esser nata uomo. 4974_5281_000276 prima di tutto, per intenderci, qua mi chiamano il marito della dottoressa cambiè, mi chiamo di nome bernardo bernardone, perché sono grosso, beva, bevo anch'io. 4974_5281_000277 gli venne la tentazione d'afferrargli quel piede, stringerglielo, prendere per le braccia l'amico e dargli un tremendo scrollone per scomporlo da quell'orribile immobilità. 4974_5281_000278 perdette lì per lì la parola e mezzo lato del corpo. il destro. cristoforo golisch era nato in italia da genitori tedeschi, non era mai stato in germania e parlava romanesco come un romano di roma. 4974_5281_000279 in quel punto il ritrattino del sorini, che serviva da modello, scivolò dal cavalletto e la signorina, ancora tutta ammirata nello schizzo del pogliani, non si chinò a raccoglierlo. 4974_5281_000280 fu molto grata la signora consalvi al pogliani di quella visita. le finestre erano aperte veramente al sole. 4974_5281_000281 si struggeva dalla stizza il pogliani nel vederlo sdrajato lì. mentr'egli s'affannava tanto a rassettar lo studio disponendo i gessi in modo che facessero bella figura buttando indietro i bozzettacci ingialliti e polverosi. 4974_5281_000282 si congratulava con me della rapida miglioria, m'accompagnava alla fonte e poi su e giù per i vialetti del parco, non mancando ai debiti riguardi verso mia moglie, ma curandosi pochissimo, nei primi giorni, di lei. 4974_5281_000283 ora farà pena un bimbo nato male, zoppetto o gobbino, a vederlo ridere e scherzare, ignaro della sua disgrazia. ma una brutta bestiola non ne fa e se ruzza e disturba, non si ha sofferenza per lei. le si dà un calcio là e addio. 4974_5281_000284 sorella. questa dapprima ordinò al figliuolo di seguire lo zio a una certa distanza senza farsi scorgere, poi, rassicurata, lo lasciò davvero andar solo. 4974_5281_000285 ma non ne sapeva nulla, lui bestiolino senza coda era nato e pareva ne facesse a meno volentieri, pareva anzi non sospettasse minimamente che gli mancava qualche cosa e voleva. 4974_5281_000286 reggevano entrambi per il manico i bicchieri ancor pieni della tepida e greve acqua alcalina presa or ora alla fonte, l'uomo grasso, quasi intronato ancora dagli strepitosi ronfi che aveva dovuto tirar col naso durante la notte. 4974_5281_000287 e ho voluto anzi rappresentare chiaramente il simbolo delle nozze. lo scheletro sta rigido come lo ha disegnato il signor colli, ma di tra le pieghe del funebre paludamento vien fuori appena. 4974_5281_000288 ben vestito, ben calzato, con una bella cravatta, elioprò, eliotrò, come si dice, tropio. 4974_5281_000289 circa una settimana dopo, costantino pogliani si recò in casa consalvi per invitar la signorina a qualche seduta per l'abbozzo della testa. 4974_5281_000290 se non bene del tutto, almeno da potersene servire pian piano e col tempo, chi sa? certo, è stato per lui un terribile avviso. 4974_5281_000291 alta, di statura svelta e anche formosa: begli occhi, bei capelli, labbra un po tumide accese e in tutto il corpo e nel volto un'aria di nobiltà e una certa grazia malinconica e poi 4974_5281_000292 denti. quella cert'aura può spirar fuori dagli occhi degli uomini che non sanno e dei quali essa, senza parere, con arte sopraffina, ha voluto e saputo attirare e fermare gli sguardi per inebriarsene deliziosamente. 4974_5281_000293 ora senta, sarà che io mi trovo in corpo un certo spiritaccio, come dire fi filosofesco, che magari a lei potrà sembrare strambo, ma mi lasci dire 4974_5281_000294 io a ringraziarlo, si figuri, e a esortarlo ad andarsene a casa, ché era già tardi. niente volle una seggiola per mettersi a sedere sul poggiolo. 4974_5281_000295 ti puoi sul serio lusingare che quella lì ti voglia sposare? ti s'è accostata, timida, e dimessa lagrime giù a fontana, ma mica per ricevere l'anello nuziale. levatelo dal capo. 4974_5281_000296 esortazioni. non poté tollerarle. fece un violento sforzo su se stessa, smise di piangere e fu grata al giovine che, per distrarla, la pregava di fargli vedere la cartella dei disegni scorta lì su una sedia a libriccino. 4974_5281_000297 gli uomini di giorno nelle città e i grilli non si danno requie la notte nelle campagne. bella professione quella del grillo. 4974_5281_000298 è salito lassù, hai visto, su tutte le furie e con due colpi di stecca, taf, taf, me l'ha tutto guastato. sai dirmi perché fantaccino mio? 4974_5281_000299 veramente la signorina consalvi avrebbe voluto star sola lì, in quel suo nido mancato. la presenza della madre la frastornava. 4974_5281_000300 carlotta si chiamava così ed era figlia d'un. non c'è niente di male, sa professioni? figlia d'uno strozzino prete spogliato. 4974_5281_000301 beniamino lenzi, poneva il piede colpito su questa leva e spingeva la pertica in alto, molleggiava e brandiva e il rocchetto, sostenuto orizzontalmente da due toppi, girava per via della corda. 4974_5281_000302 ma avrebbe dovuto studiare almeno un po di storia dell'arte. ecco, regolar la propria vita, aver un po di cura della persona. 4974_5281_000303 ordinai, appena arrivato, che mi si chiamasse un medico per farmi visitare e prescrivere quanti bicchieri al giorno avrei dovuto bere o se mi sarebbero convenute più le docce o i bagni d'acqua. 4974_5281_000304 anche la signora domandò, guardandola freddamente: no, no, negò subito mia moglie con viso lungo, lungo e le sopracciglia sbalzate fino all'attaccatura dei capelli. 4974_5281_000305 stento e non senza grave rischio. di che genere fossero questi affari non lo diceva. aveva molto viaggiato e mostrava di conoscer bene londra e parigi e d'aver molte aderenze nel mondo giornalistico romano. sul registro della pensione s'era firmato. 4974_5281_000306 ecco cominciò la signora consalvi: sedendo, la mia povera figliuola ha avuto la sciagura di perdere improvvisamente il fidanzato. ah sì, oh. 4974_5281_000307 né l'uno né l'altro sapevano risolversi a bere e pareva che ciascuno aspettasse dall'altro l'esempio. alla fine, dopo il primo sorso, si guardarono coi volti contratti dalla medesima espressione di nausea. 4974_5281_000308 ah, ho capito, esclamò il colli: uno scheletro col lenzuolo. è vero che s'indovina appena rigido tra le pieghe. 4974_5281_000309 ma le pronunziava ora con voce cangiata e con accento straniero, proprio come un tedesco che si sforzasse di parlare italiano. 4974_5281_000310 nella casa nuova con le finestre aperte a quel sole. povera signorina consalvi, chi sa che sogni e che strazio? la trovò che disegnava innanzi a un cavalletto il ritratto del fidanzato. 4974_5281_000311 morto accorremmo tutti, anch'io, ma uno dei miei padrini mi consigliò d'allontanarmi, di salire in vettura e scappare per la via di chiusi. scappai. 4974_5281_000312 a chianciano. mimì, era bellissima. c'era difatti alla pensione ronchi un signore, un bell'uomo d'oltre quarant'anni, molto bruno, precocemente canuto, ma coi baffi ancor neri, forse un po. 4974_5281_000313 peccato veramente, perché poi quand'era in tempera di lavorare poteva dar punti ai migliori e lui, il pogliani, ne sapeva qualche cosa. 4974_5281_000314 e poi, signore campava, sul suo, si vedeva due discreti picchi alla porta. lo fecero saltare dallo sgabello su cui era montato per appendere i cartoni. 4974_5281_000315 una mano che regge l'anello nuziale, la vita in atto, modesto e dimesso, si stringe accanto allo scheletro e tende la mano a ricevere. 4974_5281_000316 ja, ma possibile, pensava la sorella, ch'egli non avverta la paralisi di mezzo lato del corpo. possibile c'egli già prevenuto dal caso recente del lenzi. 4974_5281_000317 ma se era ubriaco, gridai a quei signori, tanto peggio per me. dovevo usargli un certo riguardo. io capisce, e per miracolo mia moglie non mi aveva mangiato perché non lo avevo buttato giù dal poggiolo. 4974_5281_000318 a nessuno, proprio a nessuno. ma allora, benedetta te. nessuno, per nessuno cerca di piacere a tuo marito, che almeno è uno. 4974_5281_000319 scoppiato il colera. atterrita dalla grande moria e convinta fermamente che dovessimo tutti morire, io sopra tutti ch'ero secondo lei in peccato mortale? 4974_5281_000320 quando udii picchiar forte e a lungo all'uscio di strada, chi poteva essere a quell'ora? il dottor loero? 4974_5281_000321 ora capirà. un marito non può più desiderar la moglie che ha giorno e notte con sé. non può desiderarla, intendo com'ella vorrebbe essere desiderata. 4974_5281_000322 poi la signorina consalvi guardò la madre che rideva e disse: come si fa? debbo andar via, domandò il colli. no, no, al contrario, s'affrettò a rispondere la signorina. la prego anzi di rimanere, perché. 4974_5281_000323 ella, con l'ombrellino rosso, riparava anche lui dai raggi del sole e tutti e due andavano mollemente, quasi avviluppati in una tenerezza deliziosa, assaporando l'ebrietà squisita delle carezze rattenute, dei contatti fuggevoli, delle mani, dei lunghi. 4974_5281_000324 pogliani, questi arrossì, sorrise quasi senza volerlo, alzò il mento, lo presentò come se, con due dita, delicatamente, la signorina glielo dovesse prendere per metterlo lì nel ritratto del sorini. 4974_5281_000325 già stata alla pensione ronchi, ma l'aveva trovata chiusa perché il proprietario s'era affrettato di andare in campagna per la vendemmia. di tratto in tratto s'arrestava a guardare con gli occhietti cisposi tra i peli, come se non sapesse ancora comprendere come mai nessuno avesse pietà di lei così. 4974_5281_000326 e prende a carezzarlo su le guance con le belle mani lattee e paffutelle inanellate. che cos'è? che cos'è? guardami? tu non volevi venire, è vero? ti ha condotto lui questo discolaccio. 4974_5281_000327 le vidi negli occhi e nel volto, quel tale turbamento, quel tale tremore, che lei m'intende bene, la conoscevo e non potevo sbagliare. 4974_5281_000328 ma cominciato benissimo, esclamò egli chinandosi a osservare: ah, benissimo, lui è vero, il sorini già. 4974_5281_000329 beniamino, ripeté il golisch e questa volta la voce espresse oltre la sorpresa, il dolore di ritrovare in quello stato dopo tanti anni. 4974_5281_000330 attoniti, smarriti, come quelli di beniamino lenzi. ma della gamba. sì, perbacco, avrebbe potuto accorgersi bene che la strascicava a stento. 4974_5281_000331 questione degli uomini e delle donne, dell'uomo che è prepotente, della donna che è vittima, della società che è ingiusta, ecc. ecc. creda, signor mio, non posso più sentirne parlare, di queste baggianate. 4974_5281_000332 il rodio segreto, in furiose carezza alla sua piccola cara, fedele mimì. ma fossero state carezze soltanto la voleva zitella, miss galley, sempre zitella, zitella, come lei, la sua piccola cara. 4974_5281_000333 beniamino lenzi batté più volte le palpebre. gli occhi gli rimasero attoniti. vi passò solamente come un velo di pianto, senza però che i lineamenti del volto si scomponessero minimamente. 4974_5281_000334 più m'ammazzo, m'ammazzo e ammazzati una buona volta e falla finita. cristoforo golisch si scosse protese le mani. no, io dico se mai. 4974_5281_000335 vuoi farti visitare anche tu, cara. si stizzì fieramente, com'io prevedevo, e rifiutò: il male si capisce, crebbe di giorno in giorno, crebbe quanto più lei s'ostinò nel rifiuto. 4974_5281_000336 beniamino, lenzi, fa il greppo e giù a piangere il golisch, invece, con molta serietà, accigliato, le vuole spiegare che si è inteso di farle una bella sorpresa, una bea soppea. 4974_5281_000337 già. s'accostò quindi al cavalletto e disse: guardi, se mi permette, vorrei farle vedere, signorina, così in due tratti. qua non s'incomodi, per carità, qua in quest'angolo. poi si. 4974_5281_000338 poteva bastare. no, una moglie rimane onestissima, illibata, inammendabile. dopo una visita come quella, 4974_5281_000339 scusi, disse con gli occhi bassi la signorina consalvi. la prego di guardar più attentamente. 4974_5281_000340 ordine positivo. non vuole, mi pro i bi sce assolutamente che io la faccia nuda. eppure lui, per quanto somaro scultore, 4974_5281_000341 dal dr berri voleva farsi visitare ch'era un vecchiotto ispido, asmatico, quasi cieco, già mezzo giubilato, ora giubilato del tutto all'altro mondo. ma via esclamai. 4974_5281_000342 non diceva già che giulietta non dovesse piangere per quella sua sorte crudele, ma credeva, come il suo intimo amico commendator seralli. 4974_5281_000343 e ghermisce la vita. un bel tocco di figliuola che non ne vuol sapere. sì, sì, bellissimo, magnifico. ho capito la signora consalvi: non poté tenersi di ridere di nuovo ammirando la sfacciataggine di quel bel tipo. 4974_5281_000344 da tutti gli oggetti della camera. sentiva venirsi un conforto dolcissimo, familiare, non mai provato prima. 4974_5281_000345 mia moglie, accorsa al suo capezzale per assisterlo della ferita, guarì in una quindicina di giorni. di mia moglie, caro signore non è più guarito. 4974_5281_000346 non solamente perché scodato, ma anche per il suo particolar modo di condursi tra le bestie, sue pari e le superiori. era un cane serio che non dava confidenza a nessuno. 4974_5281_000347 combinazioni, esclamò la madre poi, rivolgendosi al pogliani: ma si rimedierà in qualche modo. loro sono amici, non è vero? 4974_5281_000348 il giorno dopo venni a sapere di che si trattava. e un'altra cosa: venni a sapere che mi riempì di gioja e di rammarico a un tempo di gioja per me, di rammarico per il mio avversario il quale, dopo una palla in fronte, pover uomo, non se la meritava davvero. 4974_5281_000349 non guaiva né protestava. pareva che a poco a poco si capacitasse che i cani debbano esser trattati così, che questa fosse una condizione inerente alla sua esistenza canina e che non ci fosse perciò da aversene a male. 4974_5281_000350 nuova e libera, senza più l'incubo che l'aveva soffocata fino a poc'anzi. un alito, qualche cosa era entrata con impeto da quella finestra a sommuovere tumultuosamente in lei tutti i sentimenti. 4974_5281_000351 la signorina consalvi rimase a rimirare il disegno, insaziabilmente, il mento: sì, è questo preciso. grazie, grazie. 4974_5281_000352 e allora? allora, perché era americana. senza una buona dote, tanto valeva sposare una signorina paesana. e tutti i corteggiatori si ritiravano pulitamente, in buon ordine. miss galley se ne rodeva e sfogava. 4974_5281_000353 e sapesse quanto mi piace il gufo che in mezzo a tanta dolcezza si mette a singhiozzare da lontano, angosciato, ci piange, lui dalla dolcezza. 4974_5281_000354 e il corpo stesso dica un po. non abbiamo, noi uomini, la coscienza che, avendo un'opportunità, non sapremmo affatto resistere? 4974_5281_000355 non poteva soffrire gli uomini e gli toccava servirli e rispettarli. avrebbe tenuto in cuor suo dalla parte dei poveri, ma da macellajo non poteva, perché la carne ai poveri, si sa, riesce indigesta. 4974_5281_000356 quantunque pallida e dimessa nel chiuso cordoglio. dopo i primi convenevoli, il pogliani si vide costretto a presentare il colli, che era rimasto lì con le mani in tasca e mezza sigaretta spenta in bocca, il cappelluccio ancora sul naso. 4974_5281_000357 ah, bravo. fece il golisch, agghiacciato dall'impressione di non aver più dinanzi un uomo, beniamino lenzi, qual egli lo aveva conosciuto. 4974_5281_000358 pur troppo le crude e odiose difficoltà dell'esistenza, le forche sotto alle quali ella, ancora addolorata per la morte del marito, era dovuta passare per campar la vita. 4974_5281_000359 come camminava svelta la gente per via, svelta di collo, svelta di braccia, svelta di gambe, e lui stesso era padrone, lui, di tutti i suoi movimenti e si sentiva così forte. 4974_5281_000360 ma non farò nemmeno una carezza a lui. tu sei il mio buon beniamino, il mio gran giovanottone. sei caro, caro. suvvia, asciughiamo codeste lagrimucce, così, così. guarda qua questa bella turchese. 4974_5281_000361 e non potrei, che così penso poi anche al luogo dove il monumento dovrà sorgere. insomma, non potei transigere. 4974_5281_000362 non te, la sei scritta da te, codesta lettera? domandò ciro colli, riabbassando la testa sul petto imbecille, esclamò, gemette, quasi il pogliani che, nell'esasperazione non sapeva più se piangere o ridere. 4974_5281_000363 fosse per la triste esperienza fatta in casa di babbo colombo per via della coda che gli mancava, fosse per gli ammaestramenti di fanfulla. fatto sta ed è che pallino divenne un cane di carattere, un cane che si faceva notare. 4974_5281_000364 e infine, un'esortazione calda a studiare, a seguir con fervore quella sua disposizione all'arte veramente non comune. 4974_5281_000365 e con placidissima convinzione, disse, quasi posando la parola: asino, là stava seduto su la schiena. 4974_5281_000366 esclamai: prigioniera, ti senti e lei i sento, e che sono che sono stata sempre da che vivo io non conosco che te. quando mai ho goduto io? 4974_5281_000367 ma durante la notte tra me e me ci pensai molto. non sapevo e non so di cavalleria se un gentiluomo debba raccoglier l'insulto e la provocazione di un ubriaco che non sa quel che si dica. 4974_5281_000368 fu un attimo. la signorina consalvi non poté spiegarsi che cosa veramente fosse avvenuto in lei. ebbe l'impressione improvvisa di sentirsi come nuova fra tutte quelle cose nuove attorno. 4974_5281_000369 e quest'altra qua della casa nuziale da serbare intatta per custodirvi il sogno quasi attuato d'una vita non potuta vivere. 4974_5281_000370 mia moglie mi guardò nel fondo degli occhi, lo domandi a me. mi disse- tu forse non lo sai, io non avrei preso, moglie, anche per non far prigioniera una povera donna. 4974_5281_000371 dapprima sapendola americana, animati dai più serii propositi, ma poi, eh poi, discorrendo, tastando il terreno. ecco, povera no, e si vedeva dal modo come viveva. ma ricca miss galley non era. 4974_5281_000372 guardo allora il ritratto e lì mi pare che sia lui vivo. i provo a disegnare e non lo ritrovo più in questi lineamenti. è una disperazione. 4974_5281_000373 dici col cappellaccio bianco buttato sulla nuca, le cui tese parevano una, spera attorno al faccione rosso come una palla di formaggio. 4974_5281_000374 ma lì no. tutti quegli oggetti avrebbero custodito, con le dolci lusinghe, i desiderii e le promesse, e le speranze. 4974_5281_000375 le impose lui le condizioni alla pistola. benissimo, ma io pretesi allora che si facesse a quindici passi e scrissi una lettera alla vigilia, che mi fa crepar dalle risa ogni qual volta la rileggo. 4974_5281_000376 si chiamava mimì e alloggiava con la padrona alla pensione ronchi. la padrona era una signorina americana ormai un po attempatella, da parecchi anni dimorante in italia in cerca d'un marito, dicevano le male lingue perché non lo trovava brutta. 4974_5281_000377 frenetica, addirittura s'era levata da letto, i assaltò di ingiurie sanguinose. mi disse che se fossi stato un altro uomo, avrei dovuto pestarmi sotto i piedi quel mascalzone e poi buttarlo dal poggiolo. 4974_5281_000378 e il suo bel podere di caggiolo e vespina a farglielo apposta gravida. così che poteva appena spiccicar le piote da terra, lo seguiva lemme, lemme, per accrescergli il rimpianto della campagna lontana. 4974_5281_000379 se mai, circa un mese dopo, mentre desinava con la sorella vedova e il nipote cristoforo golisch, improvvisamente stravolse gli occhi, storse la bocca, quasi per uno sbadiglio mancato. 4974_5281_000380 lasciò di mangiare per leccar la mano del benefattore. allora fanfulla chiamò pallino, che dormiva nella cuccia sotto il banco. cane, figlio di cane, brutto libertino scodato, guarda qua la tua sposa. ma ormai mimì non. 4974_5281_000381 e lui crede che guarirà. beniamino lenzi, capite beniamino lenzi, che s'è battuto tre volte in duello dopo aver fatto con me la campagna del ragazzotto. 4974_5281_000382 all'idea, al sentimento mio, a trasformarlo cioè in modo che potesse rappresentare il mio caso e il proposito mio. mi spiego a meraviglia. approvò il. 4974_5281_000383 la vita caro. guardala là. ma eh, che tocco di figliolona. senza risparmio m'è uscita dalle mani. 4974_5281_000384 da mangiare. e siccome la povera bestiola, ormai avvezza a vedersi scacciata da tutti, se ne stava con la schiena arcuata per paura, come in attesa di qualche calcio, la lisciò, la carezzò per rassicurarla, la povera mimì, quantunque affamata. 4974_5281_000385 perché sa, prima di tutto che la società non glielo consente, recando a colpa a lei quel che invece reputa naturale per l'uomo, e poi perché sa che non farebbe piacere agli uomini se lo mostrasse e lo dicesse. ecco spiegato. 4974_5281_000386 anche a me la volontà di schiaffeggiarlo era scesa alle mani, ma chi sa che impressione avrebbe fatto uno schiaffo a qual povero giovine che? 4974_5281_000387 niente di straordinario in questo. ma creda pure che non fa punto piacere il supporre questa cosa ovvia e comunissima nella propria moglie, prigioniera col corpo, non con. 4974_5281_000388 e le orecchie. se n'era proprio innamorato, insomma. e così, rozzo e senza coda, povero pallino, ne suoi vezzi smorfiosi a qual niente fatto di peli. era d'una ridicolaggine compassionevole, la. 4974_5281_000389 povera donna soffriva molto di quella mia relazione per lei peccaminosa. sapeva che quella ragazza, prima che mia, non era stata d'altri. 4974_5281_000390 speranze. e come dovevano esser crudeli gl'inviti che venivano alla sposina da quelle cose intatte attorno. in un giorno come questo sospirò costantino pogliani. 4974_5281_000391 oh sai, disse il pogliani, risoluto senza lasciarlo. io non lo faccio, non lo farai neanche tu e non lo farà nessuno dei due. ma scusino, insieme propose allora la madre. non potrebbero insieme? 4974_5281_000392 quasi morto per metà e cangiato, cominciò a domandargli dove fosse stato tutto quel tempo da che s'era allontanato da roma, che avesse fatto quando fosse ritornato. 4974_5281_000393 cure. egli tendeva con tutte le forze che gli erano rimaste a quel lampione prima, poi più giù alla vetrina d'un bazar che segnava la seconda tappa. 4974_5281_000394 il porco crede di mangiare per sé e ingrassa per gli altri. non è punto. bella la sorte del porco. ah io direi: m'allevate. per questo ringrazio, signori, mangiatemi magro. 4974_5281_000395 da un pezzo. gli amici gli avevano italianizzato anche il cognome, chiamandolo golicci, e gl'intimi anche golaccia, in considerazione del ventre e del formidabile appetito. 4974_5281_000396 doveva servire i signori che non avevano voluto averlo dalla loro sicuro perché era nato signore, lui, almeno per metà. 4974_5281_000397 e sedendo ora di nuovo a tavola con la sorella e il nipote, condannato a bere latte invece di vino, ripeteva per la millesima volta che s'era preso una bella paura, una bea paua. 4974_5281_000398 azzuffati, aggrovigliati in una mischia feroce. tutti si voltarono a guardare, alcuni ritraendosi per paura, altri accorrendo coi bastoni levati. in mezzo a quel groviglio c'era pallino con la sua mimì. pallino e mimì che tra. 4974_5281_000399 mio padre, povero impiegato, con la bella fortuna che lo perseguitava, naturalmente si trovò a napoli l'anno del colera, io che avevo già trent'anni e vi avevo trovato un buon collocamento. 4974_5281_000400 stretti, accovacciati da mane a sera nel canto del foco, sotto la cappa, senza cacciar fuori la punta del naso, neanche per andare a messa la domenica. 4974_5281_000401 crede lei che ci siano due soli generi, il maschile e il femminile? nossignore, la moglie è un genere a parte, come il marito un genere a parte. 4974_5281_000402 la gamba? no ancora, ma sentiva che forse il giorno dopo con uno sforzo sarebbe riuscito a muovere anche quella. ci si provava anche adesso. ci si provava e no, eh, non scorgevano alcun movimento. gli amici, 4974_5281_000403 e nel frattempo, ma attento per carità, il ragazzo avrebbe aperto il cassetto senza far rumore e attento via. 4974_5281_000404 signorina, per compensare col contrasto la presenza macabra dello scheletro involto nuda. pogliani, non ti pare? 4974_5281_000405 scherzo che passa la parte. diciamo la verità. se fossi in te, caro mio, lo sfiderei. hai sentito stamane? 4974_5281_000406 ma avvertì confusamente che, tuttavia, quel pianto era diverso, che il suono di quei suoi singhiozzi non le destava, dentro l'eco del dolore antico, le immagini che prima le si presentavano. 4974_5281_000407 ma egli non aveva punto coscienza della curiosissima impressione che faceva parlando a quel modo: pareva un naufrago che si arrabattasse disperatamente per tenersi a galla dopo essere stato tuffato. 4974_5281_000408 fino al poggiolo. lì m'abbracciò stretto stretto e mi disse che mi voleva bene, un bene da fratello. 4974_5281_000409 ma è innegabile che ho tratto partito dal disegno e che- ma non se ne faccia scrupolo, esclamò il colli. la sua idea è molto più bella della mia ed è sua. 4974_5281_000410 l'anello, il dito magnifico. ecco sì, soggiunse la signorina, invermigliandosi di nuovo a quella lode impetuosa. credo anch'io che sia un po diversa. 4974_5281_000411 udendo il giovane, elegantissimo sculture, con dolce voce, lodare la bellezza di quella vista e della casa, conversando con la madre che lo invitava a veder le altre stanze, seguì l'uno e 4974_5281_000412 bisognerà cangiar vita e tenersi a un regime scrupolosissimo per allontanare quanto più sarà possibile un nuovo assalto del male. 4974_5281_000413 per il modo come lo avevo messo alla porta la sera precedente. pare che al mio spintone, cadendo, si fosse ferito al naso. 4974_5281_000414 annidato su l'alto colle ventoso, avrebbe ripreso il fosco aspetto invernale. to la cagnetta della signorina, disse qualcuno vedendola passare, ma nessuno si mosse a prenderla. nessuno la chiamò e mimì seguitò a vagare sotto la pioggia era. 4974_5281_000415 la sorella abbassò le palpebre per chiudere e nascondere negli occhi le lagrime, non fidandosi però dell'assicurazione del medico. appena questi andò via, concertò col figliuolo e con la serva. 4974_5281_000416 un po di pratica, disse, levandosi il pogliani con umiltà che lasciava trasparire il piacere per quelle vivissime lodi. e poi le dico: lo ricordo tanto bene, povero sorini. 4974_5281_000417 dovevo salvarle l'anima, almeno l'avevo promesso a mia madre. corsi a chiamare un prete e la sposai. ma che fu mano santa. miracolo, pareva morta, guarì. 4974_5281_000418 ma mi avevano detto, riprese, impacciata, contrariata, la signorina consalvi, che lei non stava più a roma. 4974_5281_000419 quello col lenzuolo, questa con l'accappatojo. dobbiamo fare scultura e non c'è ragioni che tengano. no, no, scusi, disse la signorina consalvi alzandosi con la madre. 4974_5281_000420 sono dolente d'aver cagionato. si provò ad aggiungere la signorina, ma no, dissero a un tempo il colli e il pogliani. seguitò il colli. 4974_5281_000421 gli ho gridato: lascia te, la vesto, subito te la vesto, ma che vestire nuda la vogliono ora la vita nuda, nuda e cruda com'è caro mio. sono tornati al mio primo disegno. 4974_5281_000422 un bel giorno, una nuova via s'era aperta innanzi all'amico, il quale s'era incamminato per essa, svelto anche lui allora. oh, tanto svelto e animoso. 4974_5281_000423 i muojo dal desiderio di veder il suo disegno. quando l'avrò veduto, oh, non s'immagini nulla di straordinario. per carità, premise la signorina consalvi svolgendo con le mani tremolanti il rotolo. 4974_5281_000424 gli era quasi scolata addosso tutta la carne e pareva l'ombra di se stesso, pur non di meno neanche il minimo dubbio in lui che il suo non fosse stato un disturbo digestivo. 4974_5281_000425 quel piede che non si spiccicava più da terra e strisciava, quasi non potesse sottrarsi a una forza che lo tirava di sotto. 4974_5281_000426 lasciai, seguitò la signorina- le due figurazioni della morte e della vita, ma togliendo affatto la violenza dell'aggressione. ecco, 4974_5281_000427 finché non se lo tolse in bottega fanfulla mochi macellajo, a cui era morto in quei giorni il cagnolino fanfulla mochi era un bel tipo, amava le bestie e gli toccava ammazzarle. 4974_5281_000428 il giornale, passando sotto la piazza, levò gli occhi come per godere, lui attore, dello spettacolo di tanti spettatori. ma all'improvviso, dietro la piccola arena che sorge in mezzo alla piazza, si levò un furibondo abbaio d'una frotta di cani. 4974_5281_000429 e cominciò a parlarmi di mia moglie, che gli piaceva tanto e voleva che andassi a destarla perché con lui ci stava la signora carlottina. oh, se ci stava, e come bella puledra ombrosa. 4974_5281_000430 era divenuto tedesco a un tratto, cristoforo golisch, cioè un altro, perché tedesco veramente lui non era mai stato. 4974_5281_000431 facendo come vorrebbe lei, dovrei rinunciarvi. ma perché scusi? perché lei vede qua la sua persona e non il simbolo. ecco, dire che sia bello: scusi. non si potrebbe dire? 4974_5281_000432 parlava tedesco, aprendo gli occhi insanguati, pieni di paura, contraendo quasi in un mezzo sorriso la sola guancia sinistra. 4974_5281_000433 le gambe lunghe distese una qua, una là sul tappetino che il pogliani aveva già bastonato ben bene e messo in ordine innanzi al canapè. 4974_5281_000434 maligna curiosità di tutti gli altri bagnanti. a lui questa maligna curiosità pareva non dispiacesse punto. e se due o tre si fermavano apposta per godere davvicino e con una certa impertinenza di quello spettacolo d'amor peripatetico, egli volgeva loro uno sguardo. 4974_5281_000435 del resto la mia. chi sa di chi era la signorina consalvi? alzò le spalle e abbassò gli occhi. se devo dire la verità, interloquì la madre, scotendosi. 4974_5281_000436 capo, spendola caro, spendola giù la borsa. gliel'hai data e ora che vuoi da me? inutile dire se me lo credevo. 4974_5281_000437 era scappata di casa per certi litigi, con la madraccia e un fratellino farabutto che non starò a raccontarle. pareva bonina, lei, ed era forse allora, ma capirà, amante, poco ci sofisticavo. 4974_5281_000438 fa appiccicargliene una finta. non si poteva né fare che il babbo non se n'accorgesse. ma ormai la grazia era concessa e pallino fu tenuto in casa. 4974_5281_000439 raggiunse finalmente l'intento, miss galley la lasciò con molti avvertimenti alla pensione, adducendo in iscusa che temeva si stancasse troppo la povera bestiolina. difatti, miss galley e il commendator gori, dopo aver girato per più di un'ora pei viali dell'acqua santa, 4974_5281_000440 e anche i baffi. oh guarda, aggiunse la signora consalvi senza farlo apposta. i portava così ultimamente il povero giulio, non ti pare? 4974_5281_000441 ma la sorella, spaventata, lo chiamò in disparte e gli riferì i propositi violenti manifestati dal fratello pochi giorni innanzi, avendo veduto un amico colpito da quello stesso male. 4974_5281_000442 avresti voluto conoscer altri, ma certo, ma precisamente come te che ne hai conosciute tante prima e chi sa quante dopo. 4974_5281_000443 sì che animavano e quasi guidavano la matita. alla fine non poté più trattenere la propria commozione. 4974_5281_000444 eppure permette, fece lui. le si accostò, le sollevò con delicatezza il mento con una mano e con l'indice dell'altra. le rovesciò appena una palpebra un po anemica. disse: 4974_5281_000445 sotto i baffi già grigi, le labbra un po storte, si spiccicarono e lavorarono un pezzo con la lingua annodata a pronunziare qualche parola. 4974_5281_000446 creda che una semplice indigestione possa aver fatto un tale effetto. fin dalla prima veglia cominciò a suggerirgli amorosamente, come a un bambino, le parole della lingua dimenticata. 4974_5281_000447 sprezzante, ma con un'aria di vanità soddisfatta. ella invece abbassava gli occhi per levarli poco dopo in volto a lui, a ricevere il compenso di quella tenera, istintiva gratitudine che ogni uomo prova per la donna che sacrificando, 4974_5281_000448 mia madre, per spirito di carità, anzi di sacrifizio. non ostante, la tremarella aveva voluto assistere alla cerimonia e poi rimanere lì presso al letto della colpita. 4974_5281_000449 non era così dapprima, carlotta. diventò così subito dopo il matrimonio, appena cioè si sentì a posto e s'accorse ch'io cominciai naturalmente a vedere in lei non soltanto il piacere, ma anche quella bruttissima cosa che è il dovere. 4974_5281_000450 che ha un bel poggiolo donde si scopre tutta la vallata coi due laghetti di chiusi e di montepulciano, ma non so se lei lo ha già supposto. cominciò a sentirsi male mia moglie. 4974_5281_000451 ma tu, se vuoi, puoi farmele nuovissime, perché come scultore non te lo dico per adularti. sei un bravo calzolajo. 4974_5281_000452 qua siamo nel campo, nel camposanto dell'arte, scusi. e questa vuol essere la vita che si sposa alla morte. 4974_5281_000453 nel cortile di quella casa voleva esercitarsi il piede al tornio. anche lui. la sorella lo guardò sbigottita, dunque egli sapeva. 4974_5281_000454 ne ho fatti parecchi io, di questi disegni, con la speranza di avere almeno qualche commissione dai morti, visto che i vivi. lei scusi, signorina, interloquì il pogliani, un po piccato nel vedersi messo così da parte. 4974_5281_000455 dov'è sceso lei da rori, bravo. stia pur sicuro che oggi a tavola da rori le narreranno la mia storia. ci prendo avanti, se permette, e gliela narro io, filo, filo. 4974_5281_000456 la gelosia terribile dei loro compagni, erano riusciti finalmente a celebrar le loro nozze. le signore torcevano il viso, gli uomini sghignazzavan quando, preceduta da una frotta di monellacci, si precipitò nella piazza miss galley come una furia scapigliata dal. 4974_5281_000457 codicillo già disse. questi, impostandosi su l'attenti, togliendosi il cappelluccio e scoprendo le folte ciglia giunte e gli occhi accostati al naso scultore, perché no, anche scultore? 4974_5281_000458 che l'unica cioè era di finirsi con una pistolettata per non restar così malvivo e sotto la minaccia terribile, inovviabile, d'un nuovo colpo da un momento. 4974_5281_000459 lui spiccicò le labbra sotto i baffi contraendo la guancia destra, biascicò: tu pue. e seguitò a spingere la leva. due pertiche ora molleggiavano e brandivano, facendo girare i rocchetti con la corda. 4974_5281_000460 e questo faceva non certo per paura, sì, per profondo disprezzo di cani del suo paese, tanto maschi che femmine. pareva almeno così, perché d'estate, quando a chianciano venivano per la cura, 4974_5281_000461 notte socchiudeva di tanto in tanto nel faccione. da padre abate satollo e pago, gli occhi imbambolati dal sonno. il giovanotto magro, all'aria frizzante della mattina sentiva freddo e aveva perfino qualche brivido. 4974_5281_000462 visita medica. c'è poco da dire sotto gli occhi del marito, e va bene. che bisogno c'era, domando io, di venirmi a cantar sul muso quel che già sapevo dentro di me e avevo visto con gli occhi miei e quasi toccato con mano. 4974_5281_000463 il fegato. eh, domandò piano. a un tratto, l'uomo grasso al giovinotto, riscotendosi colichette epatiche. eh, lei ha moglie, mi figuro. 4974_5281_000464 per quanto già la tenerezza dei padroncini a causa di quel ridicolo difetto fosse venuta a mancare, per giunta anche si fece di giorno in giorno più brutto. 4974_5281_000465 scusi, è religioso lei così così, forse più non che sì, come me. mia madre invece, caro signore religiosissima, 4974_5281_000466 no, così interruppe timida, con gli occhi bassi, la signorina in gramaglie per passatempo. ecco scusa, se il povero giulio voleva anzi che prendessi lezioni. 4974_5281_000467 cont o consalvi, non si legge bene- e la figliuola, le quali hanno bisogno dell'opera sua. sicuro che ecc. 4974_5281_000468 grosse le scarpe, ma tu sapessi che cervelli fini, ci si fa bastardi, ma fini, se tu vuoi stare con me, dev'essere un patto che tu diventi un canino saggio, e per bene. 4974_5281_000469 pareva anche fosse morto e fosse stato tanto buono per accrescer le noje del commendator seralli. ma figurarsi che la signorina non aveva voluto disfarsi della casa che egli il fidanzato. 4974_5281_000470 avrebbe voluto parlargli di tante cose e non sapeva. le domande gli s'affollavano alle labbra e gli morivano assiderate. 4974_5281_000471 grigio l'abito, grigi i capelli giovanilmente acconciati sotto un grazioso cappellino, tutto contesto di violette. 4974_5281_000472 sciagura noje cure. pensieri aggravati, dal caratterino un po emporté voilà, della signorina consalvi, la quale, sì, poverina, meritava veramente compatimento. 4974_5281_000473 dunque, venne da me, mi visitò ben bene, palpandomi tutto, mi ripeté press'a poco quel che già tant'altri medici mi avevano detto e infine mi prescrisse la cura. 4974_5281_000474 me l'ha lasciato intender bene mia moglie: parlando s'intende delle altre e vengo al caso mio. 4974_5281_000475 piangerne. guardava dall'uscio gli oggetti delle altre stanze e si struggeva dal desiderio di recarsi a carezzare anche quelli. sì, via, pian piano, pian piano, sorretto di qua e di là. 4974_5281_000476 dopo cinque o sei giorni, verso sera, mimì sudicia, scarduffata, famelica, irriconoscibile, fu rivista per le vie di chianciano sotto la pioggia lenta che segnava la fine della stagione. gli ultimi bagnanti partivano in capo a una settimana il paesello. 4974_5281_000477 capirà bene che, entrata carlotta, non ne uscì se non mia sposa legittima di lì a poco. appena cessata la moria e ribeviamo, caro signore, 4974_5281_000478 lascio fare la mia figliuola, ma a me l'idea non piace per nientissimo affatto. mamma, ti prego, ripeté la figlia. poi, volgendosi al pogliani, riprese. 4974_5281_000479 e che tutta la sera aveva parlato di me coi colleghi del mio fegato e del mio stomaco rovinati che gli stavano a cuore, tanto a cuore che, passando innanzi alla mia porta, non aveva voluto trascurare di farmi una visitina. 4974_5281_000480 faustschlag, il medico non comprese e bisognò che la sorella, mezzo istupidita dall'improvvisa sciagura, gli facesse da interprete. 4974_5281_000481 lo intitolerai lottando, e vedrai che te lo comprano subito per la galleria nazionale. ho le scarpe, sì, non tanto nuove. 4974_5281_000482 tu mi ti mostri brutta per casa e a letto, perché gli altri poi per via possano esclamare: oh, guarda, che bella moglie ha quel pover uomo. e mi debbono invidiare, per giunta. 4974_5281_000483 ciro colli levò la testa dal petto con la barbetta a punta ridotta, ormai un gancio, a furia di torcersela, stette un pezzo a sbirciar l'amico di sotto al cappelluccio a pan di zucchero calato sul naso. 4974_5281_000484 e tutti, tutti morti. li voleva quei cuccioli là, così pure fosse morta la vespina loro madre, che gli ricordava le belle cacciate degli altri anni, quand'egli non soffriva ancora dei maledetti reumi dell'artride. 4974_5281_000485 e avrebbe ragione. le donne non possono farne a meno per istinto. vogliono piacere, han bisogno d'esser desiderate. le donne 4974_5281_000486 non la lasciai finire. levai una mano, le gridai: che badasse bene, lo schiaffo che avrei dovuto dare a colui se non fosse stato ubriaco, l'avrei appioppato a lei se non taceva. 4974_5281_000487 in farmacia da tredici anni a questa parte, stagione per stagione. non si parla che di me. io lo so e ne godo, e ci vengo apposta. 4974_5281_000488 c'era un amor di canina piccola quanto un pugno, un batuffoletto bianco arruffato che non si sapeva dove avesse le zampe, dove le orecchie. 4974_5281_000489 illustrate notizie della coppia felice. tutt'a un tratto si era ormai ai primi di settembre. si sparse per chianciano la notizia che il commendator gori partiva per roma. all'improvviso, lui solo. i commenti furono infiniti e grandissimo lo stupore. 4974_5281_000490 facciamo così per il tuo bene. se è vero che codeste, signore confucio, debbono venire, rimettiamo in disordine lo studio o si faranno un pessimo concetto di te. 4974_5281_000491 nel frattempo sua moglie vede un bell'uomo, lo segue con gli occhi, se lo immagina tutto e col pensiero lo abbraccia senza dirne nulla, a lei, naturalmente. 4974_5281_000492 poi volle fare a meno del braccio del nipote e girò, appoggiato alla sorella soltanto e col bastone nell'altra mano, poi non più sorretto da alcuno, col bastone soltanto. 4974_5281_000493 e non sapeva capacitarsi. per qual ragione, rimanendo zitella la padrona dovesse rimaner zitella, anche lei si ribellava. busse se agitava le zampette per springare a terra. busse se allungava il collo o cacciava il musetto sotto il braccio della sua tiranna. 4974_5281_000494 freccia e prese la fuga. i monelli le corsero dietro. girarono tutto il paese per ogni verso. arrivarono fin presso la stazione. non la poterono rintracciare il ronchi che aveva avuto per lei tante noje. scrollò le spalle esclamando: o vada a farsi benedire. 4974_5281_000495 dell'acqua santa. miss galley non beveva, diceva d'esser venuta a chianciano solo per cambiamento d'aria. beveva lui. passeggiavano accanto, loro due soli, pe vialetti del prato, in pendio, sotto gli alti platani bersagliati. 4974_5281_000496 non mi piace che tu faccia così da buffone ai cani de signori, ma pallino non gli dava retta. non gli dava retta, non gliene poteva dare, segnatamente quell'anno, perché tra quei cani signorini che venivano a stuzzicarlo in bottega. 4974_5281_000497 non tacque, si figuri dal furore, passò al dileggio, ma sicuro che m'era facilissimo fare il gradasso con lei, schiaffeggiare una donna, dopo aver accolto e accompagnato coi debiti riguardi fino ala porta. 4974_5281_000498 vestita. esclamò subito il colli come se avesse ricevuto un urtone. guardando il disegno come vestita, domandò timida e ansiosa la signorina. 4974_5281_000499 beniamino lenzi seguitava a guardare amorosamente il lampione e pian piano con le dita gli levava la polvere. quel lampione segnava per lui una delle tre tappe della passeggiata giornaliera. 4974_5281_000500 tutti e due, appoggiati al fido lampione, si guardano negli occhi e si provano a sorridere, contraendo l'uno la guancia destra, l'altro la sinistra. 4974_5281_000501 un po per paura, un po per la coscienza d'aver commesso la più grossa delle bestialità e di doverne piangere le conseguenze. le andavo appresso come un cagnolino e facevo peggio. 4974_5281_000502 il colli, aprì le braccia e s'insaccò nelle spalle opinioni, o piuttosto corresse la signorina con un dolce, mestissimo sorriso. un sentimento da rispettare. 4974_5281_000503 fu così forte questa nuova impressione che non poté varcar la soglia della camera da letto e, vedendo il giovine e la madre scambiarsi lì un mesto sguardo di intelligenza, non poté più reggere. 4974_5281_000504 tutt'a un tratto gli era venuto di parlar così, né credeva che potesse parlare altrimenti. si provò tuttavia a ripetere le parole italiane, facendo eco alla sorella. 4974_5281_000505 il panciotto di velluto nero come il tuo. ah, quanto mi piacerei col panciotto di velluto come il tuo, scannato miserabile che non sono altro. 4974_5281_000506 la invitassero coi modi più affettuosi, non ci fu verso di farla uscire da quel nascondiglio. bisognò che il ronchi, ajutato da un cameriere, sollevasse e scostasse il divano. ma allora mimì s'avventò alla porta come una. 4974_5281_000507 non che, la prima volta che poté uscir di casa accompagnato dalla sorella, in gran segreto, manifestò a questa il desiderio d'esser condotto alla casa del medico che curava beniamino lenzi. 4974_5281_000508 e festivamente disposti. in quella casa che tra pochi giorni doveva essere abitata, quanto promesse chiudevano, riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo, vi troverai un disinganno. 4974_5281_000509 aveva già messa su di tutto punto un vero nido, un joli rve de luxe et de bien tre. ella vi aveva portato tutto il suo bel corredo da sposa. 4974_5281_000510 un po del suo pudore, dimostra di voler piacere a uno solo, sfidando la malignità degli altri mimì. li seguiva e spesso provocava le risa di quanti stavano a osservar la coppia innamorata, perché di tratto in tratto addentava. 4974_5281_000511 e la magnifica pineta di villa borghese. sopra l'abbagliamento della luce che pareva stagnasse su i vasti prati verdi, sorgeva alta e respirava felice nel tenero, limpidissimo azzurro del cielo primaverile. 4974_5281_000512 il modo di portar via dal cassetto del comodino la rivoltella. lei e la serva si sarebbero accostate alla sponda del letto con la scusa di rialzare un tantino le materasse. 4974_5281_000513 e qui si tratteneva più a lungo a contemplare con gioja infantile una scimmietta di porcellana sospesa a un'altalena dai cordoncini di seta rossa. la terza sosta era alla ringhiera del giardinetto in fondo alla via, donde poi si recava alla casa del medico. 4974_5281_000514 lì quasi attuato d'una vita che il destino non aveva voluto farle vivere. tutti quei mobili nuovi scelti, chi sa con quanta cura amorosa da entrambi gli sposini. 4974_5281_000515 sinistra confabulano un pezzo con quelle loro lingue torpide. poi il golisch fa segno col bastone a un vetturino d'accostarsi. 4974_5281_000516 mia moglie a me mi caricava d'insulti. col dottor loero invece doveva rodere il freno della convenienza, ma della bile, che non poteva sputare, insaporava ben bene le parole. 4974_5281_000517 ah, signor dottore, da un mese non parlava più d'altro, quasi se la fosse sentita pendere sul capo. la condanna s'ammazzerà. tiene la rivoltella lì nel cassetto del comodino. ho tanta paura. 4974_5281_000518 esercizio, disse il golisch, ti eserciti il piede piee. ripeté il lenzi. bravo. esclamò di nuovo il golisch. 4974_5281_000519 per placare l'ira divina pretese, da me il sacrifizio che sposassi, almeno in chiesa, solamente quella ragazza. creda pure che non l'avrei mai fatto se carlotta non fosse stata colpita dal male. 4974_5281_000520 e aprendo alquanto la bocca da questo lato. dopo essersi più volte provato a snodar la lingua inceppata, alzò la mano illesa verso il capo e balbettò, rivolto al medico. 4974_5281_000521 solo le palpebre, abbassandosi frequentemente su gli occhi, esprimevano lo stento e la pena e pareva che volessero far perdere allo sguardo quel teso duro, strano attonimento. ma non ci riuscivano. 4974_5281_000522 tio una pistoettata. com'è veo, dio, questo spasso io non te lo do. i sparo m'ammazzo. com'è vero, dio, questo spasso non te lo do. 4974_5281_000523 modesto sa, disse il pogliani alla signora genere particolare su giulia fece la signora consalvi levandosi. forse è meglio che tu faccia vedere senz'altro il disegno. 4974_5281_000524 costantino pogliani, corse ad aprir la porta, rassettandosi su la fronte il bel ciuffo biondo riccioluto. prima entrò la signora consalvi, poi la figliuola. 4974_5281_000525 appena l'ebbe salvata, vedendo che lì, in quel quartierino, mancavano per la convalescente tutti i comodi, volle anche portarsela a casa, non ostante la mia opposizione. 4974_5281_000526 e i cagnolini forestieri gliene sapevano grado. in città uscivano incatenati e con la museruola. qua invece liberi e sciolti, perché i padroni eran sicuri di non perderli e di non incorrere in multe. 4974_5281_000527 trattenersi più a lungo a chianciano. neanche un'ora, neanche un minuto, sul punto di partire, da quegli stessi monellacci che erano corsi con lei in cerca della cagnolina ansanti, esultanti per la speranza d'una buona mancia, le fu presentata la povera mimì, più morta che viva. 4974_5281_000528 e tanto buono lui, il sorini, poveretto, anche un bel giovine sì, e innamoratissimo. la avrebbe resa felice, senza dubbio, quella figliuola, e forse per questo era morto. 4974_5281_000529 il canino innamorato la seguisse. tuttavia, per fortuna, questa crudele sorveglianza si faceva men rigorosa ogni qual volta un nuovo corteggiatore veniva a rinvedir le speranze di miss galley. se mimì avesse potuto ragionare e riflettere dalla. 4974_5281_000530 le spese della conversazione, chi li aveva incontrati qua e chi là, e lui era messo così e lei era messa cosà, quelli che, finita la cura, partivano, ragguagliavano i nuovi arrivati e dopo quattro o cinque giorni domandavano ancora da lontano, nelle cartoline. 4974_5281_000531 che sparava: calci per amore per farsi carezzare. e via di questo passo, sghignazzando e tentando con gli occhi che gli si chiudevano soli certi furbeschi ammiccamenti. 4974_5281_000532 puntuale beiamìo chiamò il golisch beniamino lenzi. non mostrò affatto stupore nel riveder lì l'amico conciato come lui. 4974_5281_000533 a infondere quasi un brillio di vita in tutti quegli oggetti nuovi a cui ella aveva voluto, appunto, negar la vita, lasciandoli intatti lì, come a vegliare con lei la morte d'un sogno. 4974_5281_000534 ogni giorno. e quello ad ascoltare, serio, serio, finché prima una zampa ad annaspare, poi levava la testa e spalancava la bocca a uno sbadiglio seguito da un variato mugolio per far intendere al padrone che bastava. 4974_5281_000535 cristoforo golisch offrì al medico un curioso fenomeno da studiare. non sapeva più parlare in italiano. 4974_5281_000536 ragazzotto, perdio. e quando mai l'abbiamo calcolata noi, questa pellaccia? la vita ha prezzo per quello che ti dà. dico bene, non ci penserei neanche due volte. gli amici alla fiaschetteria alla fine non ne poterono più. 4974_5281_000537 si sposa. fece il pogliani frastornato alla morte. gli gridò il coli: lascia dire alla morte, ripeté con un modesto sorriso la signorina. 4974_5281_000538 che ero un uomo di cartapesta, senza sangue nelle vene, senza rossore in faccia, incapace di difendere la rispettabilità della moglie e capacissimo invece di far tanto di cappello al primo venuto che. 4974_5281_000539 eccole. e adesso disse al colli, mostrandogli le pugna: loro entrano e io me ne esco, rispose il colli senza levarsi. ne stai facendo un caso pontificale? del resto potresti anche presentarmi, pezzo d'egoista. 4974_5281_000540 lo afferrai e lo tirai su dalla seggiola. una certa scrollatina non potei far a meno di dargliela, ma fu lì, lì per cascare e dovetti aver cura del suo stato fino alla porta. 4974_5281_000541 dietro la veste della padrona e gliela tirava, gliela scoteva squassando rabbiosamente la testina, come se volesse richiamarla a sé arrestarla. miss galley, assalita dalla stizza, strappava la veste dai denti della cagnolina e la mandava a ruzzolar lontano su l'erbetta del prato. 4974_5281_000542 per prima cosa fanfulla mochi, ribattezzò pallino, gli impose il nome di bistecchino, poi lo portò alla finestra e gli disse: vedi là, bistecchino, il mio bel monte amiata. 4974_5281_000543 ma sì, vedo, replicò con maggior vivacità il colli. lei ha voluto raffigurarsi qua, ha voluto fare il suo ritratto. ma lasciamo andare che lei è molto più bella. 4974_5281_000544 i primi del mese scorso, cioè no l'altro, insomma fanno ora tre mesi. il poverino era un po nostro parente, figlio d'un mio cugino che se n'andò in america dopo la morte della moglie. 4974_5281_000545 mamma, ti prego, insisté. la signorina: io ho veduto in una rivista illustrata il disegno del monumento funerario del signore qua del signor colli. 4974_5281_000546 ma che dottore? le assicuro che lo crederà. del resto il colpo, per fortuna, non è stato molto grave. ho fiducia che tra pochi giorni riacquisterà l'uso degli arti offesi. 4974_5281_000547 che fai canto e perché canti. non lo sa. nemmeno lui canta e tutte le stelle tremano nel cielo. lei le guarda. bella professione, anche quella delle stelle. 4974_5281_000548 con gli occhi torvi, i denti serrati, parlava tra sé e gesticolava per via come un matto. ah sì, diceva, ti tocco e ti lascio. 4974_5281_000549 vuoi andarci oggi stesso, sì, sì, nel cortile trovarono beniamino lenzi già al tornio puntuale. 4974_5281_000550 così fecero e di questa sua precauzione la sorella si lodò molto, non parendole naturale, di lì a poco, la facilità con cui il fratello accolse la spiegazione del male suggerita dal medico: disturbo digestivo. 4974_5281_000551 e d'improvviso, levando gli occhi, le sembrò che la stanza fosse più luminosa, come se quello scatto d'ammirazione le avesse a un tratto snebbiato il petto, da tanto tempo oppresso. 4974_5281_000552 caro signore. a una tale risposta la moglie guarderebbe il marito quasi per compassione. poi farebbe una spallucciata come a dire: ma tu che? 4974_5281_000553 il colli alzò un dito e fece segno di no, non me lo dire me n'ho per male, perché se fosse imbecille, ma sai che personcina per la quale sare, io guarderei la gente come per compassione. 4974_5281_000554 che poi accompagnava da per tutto e al bisogno, difendeva con feroce zelo dalle aggressioni dei paesani, scodinzolare non poteva per salutarli e si dimenava: tutto si storcignava, si buttava finanche a terra per invitarli. 4974_5281_000555 in due sediletti vicini, in un crocicchio, sotto gli alti platani, stavano un giovanotto pallido, anzi giallo, magro, da far pietà dentro l'abito nuovo chiaro, le cui pieghe, per esser troppo ampio, ancora fresche della stiratura, cascavano tutte a zig-zag e 4974_5281_000556 e non ne ho altri. sospirò la signorina, guardi, chiudo gli occhi, così e lo vedo preciso com'era ultimamente, ma appena mi metto a ritrarlo non lo vedo più. 4974_5281_000557 la signorina: niente bello, lo so, ma appunto, come dice lei, non il simbolo ho voluto rappresentare, ma la mia persona, il mio caso, la mia intenzione. 4974_5281_000558 eppure che allegrezza. si sentiva rinato, aveva di nuovo tutte le meraviglie d'un bambino e anche le lagrime facili, come le hanno i bambini per ogni nonnulla. 4974_5281_000559 tremava di freddo, non sapeva più dove andare, dove rifugiarsi. nei primi giorni qualcuno, nel vedersi seguito da lei, si chinò a lisciarla, a commiserarla, ma poi, seccato di trovarsela sempre alle calcagna, la cacciò. 4974_5281_000560 cristoforo golisch, rimasto mortificato e ingrugnato, non vuole accettar nulla. beniamino lenzi accetta un biscottino. 4974_5281_000561 solo con la sorella. egli soleva di tanto in tanto scambiare qualche parola in tedesco, perché gli altri non intendessero. ebbene, riacquistato a stento, in capo a poche ore, l'uso della parola. 4974_5281_000562 ora, se lo scheletro è panneggiato, la vita dev'esser nuda, c'è poco da dire. tutta nuda e bellissima. 4974_5281_000563 voce più grossa di lei, si sdrajava a terra a pancia all'aria e aspettava che essa, dopo essersi fogata per finta, tornasse indietro con la stessa furia e gli saltasse addosso. la abbracciava e si lasciava mordere beatamente il. 4974_5281_000564 mentre dalle labbra della signorina consalvi, che seguiva i rapidi tocchi con crescente esultanza di tutta l'anima protesa e spirante, scattavano di tratto in tratto certi sì, sì. 4974_5281_000565 ma poco dopo mimì ritornava all'assalto, non già perché le premesse la buona reputazione della padrona, ma perché a girar lì per quei pratelli scoscesi s'annojava maledettamente e voleva ritornare in paese, ove si sapeva aspettata dal suo pallino. tira e tira. 4974_5281_000566 ma non gl'intaccò l'osso, gli strisciò sotto la cute capelluta e gli riuscì di dietro dalla nuca. lì per lì parve morto. 4974_5281_000567 e guardi un po che razza di parte tocca talvolta di rappresentare a un povero marito. sapevo benissimo ch'ella voleva esser visitata dal dottor loero e ch'era tutta una commedia l'antipatia che questi le faceva. 4998_5281_000000 però prendimi il copribusto di là. ecco sì, codesto, grazie. non la logica di tua moglie, caro mio. come ragionerà livia? 4998_5281_000001 simone lampo vide passarsi come una vampa davanti agli occhi. temette d'intendere. afferrò nàzzaro per le braccia e, scotendolo, gli gridò: che hai fatto? ho bruciato il grano del vostro podere. gli rispose tranquillamente: nàzzaro. 4998_5281_000002 liberi una gran volata e si sarebbero sparpagliati per l'aria. sarebbero ritornati ai campi liberi e felici. sì, era una vera crudeltà. la sua nàzzaro aveva ragione: peccato mortale, meglio mangiar pane asciutto e lì. 4998_5281_000003 ah no, perdio no e poi no. uscì pieno d'astio e furioso. tutto quel giorno si dibatté tra i più opposti propositi, perché più ci pensava, più la cosa gli pareva inverosimile. 4998_5281_000004 ma con tale cipiglio che in quella sigaretta pareva vedesse e volesse distruggere chi sa che cosa, dal modo come la guardava nel togliersela dalle labbra, dalla rabbia con cui ne aspirava il fumo e poi lo sbuffava. 4998_5281_000005 e alla piccina orfana avrebbero allora badato con più amore carlotta e serafina, quelle cioè ch'egli non avrebbe scelto. ecco dunque, se lo faceva per il bene della sua piccina spiro, non avrebbe dovuto sceglierne alcuna. 4998_5281_000006 la sorba si matura, ma non vi volevo accostare a voi perché avevate gli uccelli prigionieri in casa. ora che m'avete detto di voler salvare l'anima, starò con voi finché mi vorrete. intanto v'ho preso in parola e il primo passo è fatto. 4998_5281_000007 lì, ferme ostinatamente, su la triste soglia di quegli anni oltrepassati che stavano ad aspettare, eh via, qualcuno che le inducesse finalmente a muoversene, ad andare innanzi, non più sole, 4998_5281_000008 sì, una conferenza con projezioni in cui si mostravano le impronte digitali dei delinquenti. ricordava benissimo. anzi, la conferenza era intitolata segnalamenti dactiloscopici, col rilievo delle impronte digitali. 4998_5281_000009 conoscevano il tempini soltanto da pochi mesi. lo avevano veduto, sì e no, una dozzina di volte nei salotti ch'esse frequentavano. 4998_5281_000010 gli scrimoli dei tetti, su le torrette dei camini, su i davanzali delle finestre, su le ringhiere dei balconi del vicinato, suscitando giù nella strada un gran clamore di meraviglia. 4998_5281_000011 due soldi di pane e due soldi di frutta. non aveva bisogno d'altro. e se qualcuno gli proponeva di guadagnarsi, oltre a quei quattro soldi, per qualche altra faccenda, una o magari dieci lire, rifiutava rispondendo sdegnosamente a quel suo modo: non negozio più. 4998_5281_000012 ma tu m'hai rovinato, assassino. gridò con altro tono di voce simone lampo, quasi piangente. ora potevo figurarmi che tu intendessi dir questo, bruciarmi il grano. e come faccio ora, come pago il censo alla mensa vescovile. 4998_5281_000013 lo costernava un po l'idea di restare al bujo con quel matto là di nàzzaro. vorresti rimanere sempre con me, sempre, non si dice finché volete, perché no, e mi vorrai bene. 4998_5281_000014 questi notò presto la freddezza, ma suppose in principio che dipendesse dal cordoglio per la recente sciagura. poi cominciò ad avvertire negli sguardi, nelle parole, in tutte le maniere delle tre cognatine un certo ritegno, quasi sospettoso. 4998_5281_000015 via via- forse glie l'aveva detto per burla- che sarebbe venuto, inutile aspettarlo ancora, e si disponeva a buttarsi sul letto così vestito, quando sentì bussare forte all'uscio di strada. 4998_5281_000016 un giudizio. poi, comicamente, quasiché la coscienza proprio non le permettesse di concedere senza qualche riserva, sospirò, eh, secondo. ma che secondo fa il piacere. 4998_5281_000017 matto ch'era rimasto innanzi a lui, con una mano alzata a un gesto di noncuranza sdegnosa e un bel riso d'arguta spensieratezza negli occhi chiari e tra il folto barbone abbatuffolato. la. 4998_5281_000018 c'eran due pazzi, patentati per gli uomini che stavano laggiù, oppressi, ammucchiati, lui e nàzzaro. bene, ora si sarebbero messi insieme per accrescere l'allegria del paese. 4998_5281_000019 lulù era pallido, alterato dalla commozione, aveva gli occhi pieni di lagrime, evidentemente per le feste che gli faceva il cagnolino, quella bestiola buona, quella bestiola cara, che lo conosceva bene e gli era fedele. ah, esso sì, esso sì. 4998_5281_000020 ma ecco il portone. ancora pochi passi e don giulio stava per trarre un gran respiro di sollievo, sgattajolando dentro il portone quando 4998_5281_000021 perché lulù è affettuoso, lulù è prudente, lulù è servizievole e mica tanto sciocco. poi sai, guarda, io per esempio non ho il minimo dubbio che lui. 4998_5281_000022 carlotta si stringeva nelle spalle. che ci possiamo far noi? eh già, incalzava serafina. vorrei sapere che cosa pretenderebbe da noi con quella freddezza. 4998_5281_000023 no, no via. un sacrifizio era necessario per amore della bambina. necessità, dura necessità. ma quale delle tre doveva sacrificarsi? 4998_5281_000024 e la smania l'interno rodio, in quell'abbandono, in quella solitudine, agra e nuda crescevano e lo esasperavano sempre più. l'incertezza di quella sua condizione era la sua maggiore tortura. sì, perché non era più né ricco né povero. 4998_5281_000025 egli la sentiva come loro. più di loro non avrebbe dovuto, anzi, affratellarli di più il dolore comune. desideravano forse le sue cognate che si staccasse da loro e facesse casa da sé? 4998_5281_000026 dopo essersi rassegnate a tante gravi sciagure, alla rovina improvvisa e alla conseguente morte per crepacuore del padre, poi a quella della madre. 4998_5281_000027 te lo figuri lulù scultore. rise forte, a lungo. rise altre volte a scatti, mentre finiva di vestirsi. 4998_5281_000028 e di sociologia, e d'etnografia e di statistica. poi il momento terribile venne, e fu pur troppo quale il tempini lo aveva preveduto. 4998_5281_000029 libertà. s'affacciarono quindi anch'essi a godere dello spettacolo della via invasa da tutti quegli uccellini liberati alla nuova luce dell'alba, ma già qualche finestra si schiudeva. qualche ragazzo, qualche donna tentavano, ridendo, di ghermire questo o 4998_5281_000030 e serafina aggiunse segretario al ministero di grazia e giustizia e carlotta, libero docente di di- non ricordo bene di che cosa- all'università di roma. 4998_5281_000031 zoe, per esempio. ecco, zoe, no, non sarebbe stata una buona madre perché avrebbe avuto da attendere ad altri figliuoli ai suoi. 4998_5281_000032 tasse gli fruttava. e quanto al poderetto, ecco qua c'era per tutta ricchezza un po di grano che, mietuto, fra pochi giorni, gli avrebbe dato sì e no, tanto da pagare il censo alla mensa vescovile, che gli restava dunque per mangiare. 4998_5281_000033 senza capire, imbecille, che se lei, avendo lulù per marito, poteva in certo qual modo avere una scusa al tradimento, livia, no, perdio, livia, no, s'era fisso ormai questo chiodo e non si poteva dar pace. 4998_5281_000034 ed era tale questa gioja ch'esse stimavano finanche ingiusti, talvolta, i lamenti e i sospiri di lei. ah, in certi giorni l'invidia di iduccia nel veder le tre sorelle, come prima. 4998_5281_000035 e questa vigilanza puntigliosa e il rigido contegno scioglievano a mano a mano e facevano cader tutti i legami d'intimità che s'eran prima annodati fraternamente tra esse e il cognato. 4998_5281_000036 dalla mattina alla sera, dalle cinque stanze da basso venivan su, con gran delizia di tutto il vicinato, ringhi e strilli e cinfoli e squittii, chioccolio di merli, spincionar di fringuelli. 4998_5281_000037 ci sudava freddo. sarebbe stato un momento terribile: uno strappo a tutte le convenienze, un angoscioso tormento di tutta la notte. 4998_5281_000038 contro l'amministrazione dello stato, anche contro il ministro, contro tutto il governo che gli mandava a monte il viaggio di nozze. 4998_5281_000039 e a domandarsi quali fossero quelle del quartierino appigionato da lulù. pensò infine che quel portone, non guardato da nessuno, poteva essere per lui un buon posto da vedere senz'esser visto quando, a tempo debito, sarebbe venuto a spiare. 4998_5281_000040 quanto gli piaceva quel matto vagabondo. gli era passato il sonno e voleva seguitare la conversazione. perché conti le stelle nàzzaro di perché mi piace contarle. dormite, aspetta, dimmi, sei contento tu? 4998_5281_000041 erano suoi tutti i vantaggi di quello scambio, anche quello d'aver acquistato dalla relazione di lui con donna giannetta il diritto d'esser lasciato in pace. il danno e le beffe, dunque. 4998_5281_000042 gli uccelli domandò: giù dormono. va bene, non avete sonno voi sì, t'ho aspettato tanto prima, non ho potuto coricatevi, ho sonno anch'io e dormo qua su questa seggiola. 4998_5281_000043 egli, rimanendo, aveva creduto di far loro piacere. le aiutava e non poco provvedeva, lui, quasi del tutto ormai, al mantenimento della casa. e poi c'era la bambina, la piccola iduccia: non la aveva egli affidata alle loro cure. 4998_5281_000044 non parlava iduccia, ma certe bili ci pigliava. a quello spettacolo di vezzi e di premure, così, santo dio, egli avrebbe potuto chiedere senz'altro la mano di zoe, o di carlotta, o anche di serafina. 4998_5281_000045 e le altre per miracolo, nelle effusioni d'affetto e d'ammirazione non promettevano che si sarebbero affrettate a mettere al mondo un figliuolo, una figliuola. 4998_5281_000046 disturbi, diceva alle cognatine, afflitto ma non impensierito. alla moglie diceva: eh, troppo presto iduccia mia, troppo presto, basta pazienza. 4998_5281_000047 ma sì, gli facevano tanta festa ogni volta che egli, per paura che rimanessero poi deluse, si guardava bene dal recarne qualcuno particolare a lei ch'era la fidanzata. 4998_5281_000048 non lo voglio fare. simone, ti bastono. t'ho detto: raccogli quel concime. no, pum, s'appioppava un solennissimo schiaffo e raccoglieva il concime. 4998_5281_000049 e standogli esse così d'attorno, senza requie, tre pittime la trascurava per badare a loro. non gli lasciavano più né tempo né modo, non che d'accostarsi a lei, ma neanche di respirare. spiro di qua, spiro di là. 4998_5281_000050 ma tua moglie, domandò. poi. bisognerebbe ora vedere che stima ha di te tua moglie. oh senti, s'affrettò a risponderle don giulio infiammato. non posso in nessun modo crederla capace di preferirmi coso. 4998_5281_000051 per un equivoco preso dalla vecchia serva che si recava dopo i convegni a rassettare il quartierino, lulù aveva scoperto quell'infamia di donna livia. 4998_5281_000052 ostante un certo fastidio che da qualche tempo il padrone le infliggeva e ch'essa non avrebbe saputo precisare qualcosa che nell'andare le sbatteva dietro sotto la coda. 4998_5281_000053 altro sospiro di carlotta, sospirava anche serafina e aggiungeva i tormenta il pensiero di quella povera creaturina. 4998_5281_000054 i era scritto frettolosamente a matita un indirizzo: ia ardegna e vuoi per pura curiosità. 4998_5281_000055 perch'egli l'ajutasse a infilarselo. poi andò a prendere dalla mensola una borsetta, ne trasse un cartoncino filettato d'oro strappato dal taccuino e glielo porse. 4998_5281_000056 e venendo ad appostarsi aveva trovato per istrada liri, smarrito evidentemente dalla padrona nella fretta di salir su al convegno. la presenza del cagnolino lì, in quella strada, aveva dato la prova a lulù sacchi che il tradimento era vero, era vero. 4998_5281_000057 che faceva apparir più misero quel gruppetto di lumi. laggiù, simone lampo trasse un profondo sospiro e aggrottò le ciglia. salutava ogni volta, così da lontano, l'apparizione di quei lumi. 4998_5281_000058 riducendosi a vivere in due stanzette del piano superiore, con la scarsa suppellettile scampata al naufragio delle sue sostanze e con gli usci, gli scuri e le invetriate delle finestre e dei finestroni che aveva chiuso per dar aria agli uccelli. con 4998_5281_000059 le seccava poi maggiormente che esse, con le loro manierine, quasi quasi lo costringevano ogni volta a portar quattro regali invece di uno. 4998_5281_000060 e, quasi fosse improvvisamente impazzita, si mise a girare, a girar di furia per l'androne, poi a spiccar: salti addosso al padrone, addosso a lulù. 4998_5281_000061 liri lulù sacchi. chinò gli occhi a guardarlo come se non lo avesse prima veduto e disse: già, non so, si trova qui. 4998_5281_000062 le tre sorelle avrebbero fatto loro da madre alla sua creaturina, se femmina, l'avrebbero chiamata iduccia come lei. poi, passando gli anni, nessuna delle tre avrebbe più pensato a lei perché avrebbero avuto un'altra iduccia loro. 4998_5281_000063 a un tratto, però, liri s'arrestò come per un fiuto improvviso: andò su la soglia del portone, vi si acculò un po sospeso, inquieto, guardando nella via, con le due orecchie tese e la testina piegata da una parte. quindi spiccò la corsa precipitosamente. 4998_5281_000064 alludeva a un'altra sua bella pensata che poteva veramente fare il pajo col cestello appeso sotto la coda. 4998_5281_000065 pareva tanto buono. ed ecco, zoe, parlate di spiro uomini, e tanto basta. tutti gli stessi. sono appena sei mesi e già. 4998_5281_000066 perché credeva di contare in fine qualche cosa fuori dell'ufficio. invitò pochi colleghi e molti professori d'università, i quali ebbero la degnazione di parlare animatamente di studii antropologici e psicofisiologici. 4998_5281_000067 ma più facilmente di mattina. ebbene, poiché era lì perché non rimanerci, poteva darsi benissimo che gli riuscisse di togliersi il dubbio quella mattina stessa. 4998_5281_000068 donna giannetta, che se ne stava ancora alla specchiera con le spalle voltate. lo vide nello specchio e con una mossetta degli occhi gli domandò: 4998_5281_000069 ma appena sulle mosse cominciò a provare un'acre irritazione, avvilimento e nausea perché, dato il caso che il tradimento fosse vero, che poteva far lui nulla, fingere soltanto di non sapere. 4998_5281_000070 ma poi, notando che serafina e carlotta a tavola lanciavano qualche occhiata obliqua a quei baffi e poi si guardavano tra loro, temendo ch'esse potessero sospettare ch'egli intendesse usare qualche particolarità, a zoe tornò anche a insegarsi i baffi, come un tempo. 4998_5281_000071 stampate le partecipazioni. spiccati gli inviti. il decreto ministeriale era stato respinto dalla corte dei conti per vizio di forma. 4998_5281_000072 temeva di tradirsi, quantunque dicesse ancora a se stesso che prima di credere voleva vedere. il giorno dopo si svegliò, fermo finalmente in questo proposito di andare a vedere. 4998_5281_000073 perché, a conti fatti, ida via doveva aver per lo meno ventotto anni. intanto, ajutate da amici autorevoli rimasti fedeli dopo la rovina, le margheri erano riuscite col lavoro. 4998_5281_000074 di fronte a quella smarrita scimunitaggine, don giulio ebbe, come un fremito di stizza, scese sul marciapiede della via e guardò in su al numero del portone. 4998_5281_000075 vendicati su me via giugiù come sei terribile. ma chi la fa l'aspetta, caro proverbio, poiché lulù è contento, noi adesso. 4998_5281_000076 dovremmo forse buttargli le braccia al collo per trattenerlo? dico la verità, non me lo sarei mai aspettato. carlotta abbassava gli occhi, sospirava, 4998_5281_000077 iduccia soltanto, pareva veramente il promesso sposo di tutt'e quattro le margheri, anzi, più che di iduccia, delle altre tre. 4998_5281_000078 una di qua e una di là disse: nàzzaro l'espiazione per tutti gli uccelli che vi siete mangiati. fuoco alla paglia. non ve l'ho detto: andiamo a sellare l'asina e vedrete. 4998_5281_000079 quanto dalla poca stima che abbiamo di noi stessi. e allora, ma guardandosi per caso le unghie, perdette il filo del discorso e fissò, donna giannetta, come se avesse parlato lei e non lui. 4998_5281_000080 che aveva fatto iduccia per indurlo. ma niente vi giuro nientissimo. badava a protestare, iduccia infocata in volto. 4998_5281_000081 buche per la ventilazione, impianti di macchine a vapore, acquedotti per la eduzione delle acque e tante e tante altre spese per uno straterello di zolfo. 4998_5281_000082 come una mutria impacciata che distornava la confidenza perché non intendevano più trattario da fratello. il gelo cresceva di giorno in giorno e anche spiro. allora si vide costretto a frenarsi, a ritrarsi. 4998_5281_000083 ma se liri è qua, già è qua. ma ti giuro che io l'ho proprio trovato per istrada, disse col calore della verità lulù sacchi, infoscandosi a un tratto. 4998_5281_000084 come donna che non tema di mostrar troppo del proprio corpo. ancora ci pensi, perché non c'è logica, scattò egli alzandosi stizzito. 4998_5281_000085 un giorno gli cascarono le lenti dal naso e, invece di comperarsene un altro paio, inforcò gli occhiali a staffa già smessi per far piacere a serafina. 4998_5281_000086 men. d'un mese spiro tempini diventò un altro. i maligni però lo commiseravano a torto, perché egli, cresciuto sempre solo senza famiglia, senza cure, era felicissimo tra quelle quattro sorelle tanto buone e intelligenti e animose. 4998_5281_000087 ora, per stare in pace. capiva che avrebbero dovuto invece scegliere loro. ma come scegliere, dio mio, se egli era uno ed esse erano tre? 4998_5281_000088 camera quand'aveva la barba, era veramente un bell'uomo, alto, di statura ferrigno, ma ora tutto raso per obbedire alla moda, con quel mento troppo piccolo e quel naso troppo grosso. dire che fosse bello, via, non si poteva più dire. 4998_5281_000089 abbandonata su una poltrona con gli occhi chiusi, senza più forza neanche di sollevare un dito. udiva intanto di là nella saletta da pranzo conversare lietamente le tre sorelle col marito. 4998_5281_000090 invano. spiro tempini per rimediarvi. pregò, scongiurò iduccia che si contentasse d'un viaggetto di pochi giorni, pur che fosse d'una giterella a frascati o ad albano. 4998_5281_000091 per le comiche immagini che le suscitava il pensiero di lulù, suo marito, scultore in una scuola di nudo con livia del carpine per modella e guardava obliquamente don giulio, che s'era seduto di nuovo su la poltrona col cartoncino arrotolato fra le dita. 4998_5281_000092 meglio con la scriminatura da un lato alla guglielmo, e serafina iduccia dovrebbe farti smettere codesti occhiali a staffa da notajo, dio mio, o da professore tedesco. 4998_5281_000093 e non c'era il rischio d'imbattersi nell'uno o nell'altra per quella via. forse sarebbe stato più prudente andar prima di mattina a veder soltanto quella casa, far le prime indagini e deliberare quindi sul posto ciò che gli sarebbe convenuto di fare. 4998_5281_000094 era solo adesso, senza neanche una servaccia in casa, solo e divorato da un continuo orgasmo che gli faceva commettere tutte quelle follie. 4998_5281_000095 che supplizio lento e smanioso. se la sentiva proprio tirare la vita a filo a filo dal cuore, sarebbe morta. 4998_5281_000096 non c'è logica. non c'è logica. mia moglie sarà, sarà come tu vuoi, ma intelligente è di noi. ch'io sappia, non sospetta perché lo farebbe. e con lulù poi. 4998_5281_000097 per raccogliervi e conservare belle calde, fumanti, le pallottole di timo ch'essa altrimenti avrebbe seminato lungo la strada. tutti ridevano vedendo quella vecchia asinella col cestino dietro lì, pronto al bisogno, e simone lampo ci scialava, era. 4998_5281_000098 la sposina, che si teneva già da un bel pezzo. gli piantò tanto d'occhi in faccia e gli domandò: perché che c'entrano le mie sorelle ancora? e chi sa che altro. avrebbe aggiunto iduccia nella stizza se non fosse stata una ragazza per bene. 4998_5281_000099 per sottrarsi al penosissimo imbarazzo in cui si trovavano così di fronte. si compiacevano molto della festa frenetica ch'esso faceva loro e presero ad aizzarlo con la voce col frullo delle dita: qua, liri, povero liri, ridendo tutti e due. 4998_5281_000100 ti alteri, ti turbi, sul serio, ma scusa, è semplicemente ridicolo. mentre noi qua, non per questo scattò del carpine infocato in volto. 4998_5281_000101 e allora, nàzzaro furibondo protese le braccia e cominciò a sbraitare come un ossesso: lasciate, non v'arrischiate. ah, mascalzone, ah, ladra di dio, lasciateli andare. simone lampo cercò di calmarlo. 4998_5281_000102 dio, com'è potuta venire in mente a serafina una tale idea. io così, tutte e tre ora si vigilavano a vicenda quando spiro era in casa e anche quando non. 4998_5281_000103 la nostra piccola iduccia in mano a una estranea, a una matrigna. le tre sorelle fremevano a questo pensiero. si sentivano proprio fendere la schiena da certi brividi che parevano rasojate a tradimento. 4998_5281_000104 povero, senza pensieri, come tanti ne conosceva e per cui, nell'esasperazione in cui si trovava, sentiva un'invidia angosciosa. tutt'a un tratto, nina s'impuntò con le orecchie tese. 4998_5281_000105 orfana serafina e carlotta, più riserbate, più chiuse, quasi irrigidite nel loro cordoglio, la richiamavano zoe. perché? domandava zoe, dopo aver cercato invano di leggere negli occhi delle sorelle la ragione di quel richiamo. 4998_5281_000106 profondamente turbate, con gli occhi lampeggianti, le tre sorelle guardavano la sposa e le leggevano negli occhi la stessa ambascia che strizzava le loro animucce, non al tutto ignare, certo, ma perciò anzi più trepidanti. 4998_5281_000107 si congratulavano tanto con esse di questo bel fatto e quelle promettevano che avrebbero mandato presto la piccola tittì o il piccolo cocò a studiar l'arpa o la pittura. 4998_5281_000108 zoe, per carità, spiro non t'insegare più codesti baffetti. carlotta, se fossi in te, spiro me li lascerei un po più lunghetti i capelli. non ti pare iduccia che pettinati così a spazzola gli stieno male? 4998_5281_000109 serafina a trent'anni, carlotta a ventinove, zoe a ventisette, ida a venticinque. il tempo passava, cominciava a urtarle un po sgarbatamente alle spalle, invano. 4998_5281_000110 studio la notte e so quello che ci vorrebbe, non per voi soltanto, ma anche per tutti i ladri, per tutti gl'impostori che abitano laggiù, nel nostro paese, quello che dio dovrebbe fare per la loro salvazione e che fa presto o tardi, sempre. non dubitate. 4998_5281_000111 lo sapeva. sì, era cosciente delle sue follie. le commetteva apposta per far dispetto alla gente che prima da ricco, lo aveva tanto ossequiato e ora gli voltava le spalle e rideva di lui. 4998_5281_000112 io voglio prima accertarmene, capisci? diss'egli duramente con un moto di rabbia mal represso, quasi respingendola donna. giannetta si levò subito in piedi, risentita, e disse: fredda, fredda fa pure addio, eh. 4998_5281_000113 sì, numero una delle ultime case. in fondo c'è sotto uno studio di scultura preso anche a pigione da lulù. ah, ah. 4998_5281_000114 ma certo cominciava a essere un po stufa di tutto quello sfoggio di civetteria senza malizia. avrebbero dovuto comprenderlo le sorelle che diamine avvedersi che il tempini essendo per natura così timido e servizievole. 4998_5281_000115 dovuto farla. avvenne. un contrattempo spiacevolissimo per fare il viaggio di nozze. spiro tempini aveva sollecitato al ministero di grazia e giustizia un lavoro straordinario. 4998_5281_000116 avrebbe dovuto aver quattro braccia, quel poveretto, per offrirne uno a ciascuna, e altrettante mani per pigliarsele tutte e quattro. 4998_5281_000117 quando aveva guadagnato quattro soldi, o strigliando due bestie o accudendo a qualche altra faccenda, purché spiccia nàzzaro, diventava padrone del mondo. 4998_5281_000118 che considerazioni aveva potuto far costui nel venirsi a cacciare così a cuor leggero, con quell'aria smarrita, tra quattro ragazze sole, senza dote, senza stato se non precario o almeno molto incerto? 4998_5281_000119 serafina pensava: tocca a me. io sono la maggiore ormai. qui non si tratta di fare all'amore più che una moglie per sé. egli deve scegliere una madre per la bambina. 4998_5281_000120 dunque, volete davvero liberare gli uccelli? ma sì, te l'ho detto: e fuoco alla paglia, e fuoco alla paglia. 4998_5281_000121 iduccia, forse perché non capiva ed egli non osò di farla anzi tempo capace. iduccia non volle saperne le parve un ripiego meschino e umiliante. 4998_5281_000122 ma il marito per lui non poteva essere la stessa cosa. quella bambina egli forse, quale delle tre? avrebbe scelto? zoe carlotta serafina. 4998_5281_000123 che doveva figurare di non capir nulla fino all'ultimo momento. fu però una bella festa, non molto vivace perché, si sa, l'idea delle nozze richiama alla mente di chi abbia un po di senno e di coscienza, non lievi doveri e responsabilità. 4998_5281_000124 anche tu, del resto, dovresti esserne contento. scoppiò di nuovo a ridere vedendo la faccia che lui le faceva e corse a sederglisi su le ginocchia e. 4998_5281_000125 ecco, ridevano, sonavano l'arpa, si paravano come se nulla fosse, senza alcun pensiero per lei che stava tanto male. 4998_5281_000126 ricchi non poteva più accostarsi e i poveri non lo volevano riconoscere per compagno per via di quella casa in paese e di quel poderetto lassù. ma che gli fruttava? la casa niente. 4998_5281_000127 però poteva essersi messa con lulù sacchi per vendetta, vendetta. ma dio mio, che vendetta per lei avrebbe fatto, se mai quella di lulù sacchi non già la sua, mettendosi con un uomo che valeva molto meno di suo marito. 4998_5281_000128 venite qua. voi sapete lavorare. avete lavorato sempre onestamente. non fate più pazzie. mettetevi con me a una buona impresa. nessuno. 4998_5281_000129 poco dopo però zoe, ripensandoci meglio, domandava a se stessa che cosa dobbiamo fare per iduccia nostra. poche carezze alla piccina, e perché? perché spiro vedendo ch'io gliene faccio troppe. potrebbe supporre: 4998_5281_000130 don giulio del carpine restò a guardarla, stordito, col pezzettino di carta in mano, come, come l'hai scoperto, eh, fece donna giannetta, stringendosi nelle spalle e socchiudendo maliziosamente gli occhi. 4998_5281_000131 fingeva talvolta di ribellarsi per costringersi a obbedire, rappresentando a un tempo le due parti. in commedia diceva per esempio: rabbioso. 4998_5281_000132 arrì, disse simone lampo all'asinella. fatti pochi passi, s'arrestò di nuovo, si voltò indietro e chiamò nàzzaro il vagabondo. non gli rispose. nàzzaro ripeté: simone lampo, vuoi venire con me a liberare gli uccelli? 4998_5281_000133 tocca dunque a me. senz'alcun dubbio. se s'affaccia anche a lui la necessità di questo sacrifizio, sceglierà me. carlotta poi, dal canto suo, non credeva d'esser meno indicata delle altre due. 4998_5281_000134 e lo conoscevano appena le sorelle margheri zoe finanche si ricordò che il tempini aveva tenuto una volta una conferenza al circolo giuridico. 4998_5281_000135 ma va negò recisamente don giulio, dando una spallata, del resto, che sai tu chi te l'ha detto. ih fece donna giannetta, appressandoglisi, prendendolo per le braccia e guardandolo negli occhi. 4998_5281_000136 diceva loro che non c'era da darsene pensiero. la lieve afflizione che potevano sentire per il malessere di lei era poi bilanciata dalla gioia d'aver presto un nipotino, una nipotina. 4998_5281_000137 aveva creduto di scoprire dentro ogni montagna una nuova california, californie da per tutto. buche profonde fino a duecento a trecento metri. 4998_5281_000138 la minore e se ne andò con quelle piote ben calzate ma fuori di squadra, e indolenzite, inchinandosi più e più volte di seguito. 4998_5281_000139 contava che questo lavoro gli fosse retribuito pochi giorni prima di quello fissato per le nozze, ma all'ultimo momento, quando già tutto era disposto per la celebrazione del matrimonio. 4998_5281_000140 lulù è prudente, ma io per la nostra sicurezza. caro mio, tu badi troppo a te. non ti sei accorto, per esempio, com'io da qualche tempo venga qua e ne vada via più tranquilla? 4998_5281_000141 e ce n'erano di più. esclamò simone lampo tentennando il capo: meritereste la forca, don simo. gli gridò quello mostrandogli le pugna. 4998_5281_000142 stesso tetto. s'immaginava l'imbarazzo, per non dir altro, di quelle tre povere ragazze quando andati via tutti gl'invitati. finita la festa, lui e iduccia. 4998_5281_000143 e poi poi iduccia, lei sola tra breve avrebbe saputo- le s'accostarono, sorridendo nervosamente per baciarla subito. il sorriso si cangiò. 4998_5281_000144 quella d'esser rimaste ancora agili e salde nella loro verginità. era tanto il dispetto che quasi quasi credeva il suo male provenisse principalmente dal fastidio ch'esse le cagionavano con la loro vista e le loro parole. 4998_5281_000145 che caffè don simo. il fuoco è già acceso. l'ho acceso io. stanotte su corriamo a vedere l'altra volata. di là l'altra volata. gli domandò: simone lampo, stordito, che volata. 4998_5281_000146 che lo vezzeggiavano e gli stavano sempre attorno a domandargli: ora una notizia, ora un consiglio, ora un servizietto. spiro, chi è bacone? per piacere, spiro, abbottonami questo guanto. 4998_5281_000147 su nina, su dormi stasera, su maledetta la casa e maledetto il podere che non lo lasciavano essere neanche povero, bene, povero e pazzo, lì in mezzo a una strada. 4998_5281_000148 a cui nàzzaro, piangente dalla commozione, e simone lampo rispondevano seguitando a gridare per le stanze ormai vuote: sciò, sciò, libertà, libertà. 4998_5281_000149 ma perché? tornava a domandare, zoe, stordita quella povera cosuccia nostra, va bene, ma innanzi a lui, a spiro, sì, frenati, potrebbe parergli che tu che cosa. 4998_5281_000150 capirai la nostra condizione adesso è un po un po difficile. ecco, finché c'era iduccia, ah già, zoe capiva. finché c'era iduccia, spiro era come un fratello. ma ora che iduccia non c'era più, 4998_5281_000151 don giulio fu assalito da una rabbia furibonda. gli parve oscenamente scandalosa la fedeltà di quella brutta bestiola e le allungò anche lui un violentissimo calcio. 4998_5281_000152 si sarebbe recato a passeggiare a villa borghese per un'oretta. era una bella mattinata di novembre un po rigida. entrato nella villa, don giulio vide nella prossima pista due ufficiali d'artiglieria insieme con due signorine. 4998_5281_000153 non poteva forse rimanere lì in casa, come un fratello? glielo volle domandare iduccia pochi giorni prima del parto, confessandogli la gran paura che aveva di morire e i tristi pensieri che l'avevano straziata durante tutti quei mesi. 4998_5281_000154 cusami, ianna i, mi hai frastornato. ecco sì, hai ragione, dobbiamo vendicarci bene: più mia, più mia, più mia, e la prese, così dicendo, per la vita e la strinse forte a sé. 4998_5281_000155 con un paio di baffoni in su inverosimili. il toti esclamò allora lulù sacchi, con un ghigno orribile che gli contraeva tutto il volto e senza lasciare il braccio di don giulio, aggiunse: 4998_5281_000156 quando queste care amiche sentivano dalle tre sorelle maggiori chiamar per nome l'ultima, si confessavano che faceva loro l'effetto che la chiamassero da lontano, da molto lontano, iduccia. 4998_5281_000157 tu qua? rispose balbettando e aprendo le labbra a uno squallido sorriso. eh già sì, a-aspettavo del carpine. guardò accigliato il cane. 4998_5281_000158 un cinguettio, un passerajo fitto, continuo, assordante da parecchi giorni. però, sfiduciato del buon esito di quel negozio, simone lampo mangiava uccellini a tutto pasto. 4998_5281_000159 qua per istrada ripeté del carpine, chinandosi verso il cane. sai tu dunque la strada. eh liri, come mai, come mai. 4998_5281_000160 anche lui non aveva voluto crederci, ma con più ragione lui, perché veramente una tale indegnità passava la parte e adesso si spiegava perché ella non aveva voluto ch'egli tenesse la chiave del quartierino. 4998_5281_000161 su, nina, su. lasciati mettere questa bella gala qua che siamo più noi, nina, tu niente e io nessuno, buoni soltanto da far ridere il paese, ma non te ne curare. ci restano ancora a casa qualche centinaio d'uccellini. 4998_5281_000162 chi sa perché, ma era forse una divozione? aspetta e aspetta. simone lampo cominciò ad aver sonno. altro che cento stelle. dovevano esser passate più di tre ore. mezzo firmamento avrebbe potuto contare. 4998_5281_000163 si comandò di sellar la vecchia asinella con la quale soleva pur fare, ritornando al paese, i più speciosi discorsi. l'asinella drizzando ora questa, ora, quella orecchia spelata pareva gli prestasse ascolto paziente. 4998_5281_000164 ma degna tuttavia e decorosa soprattutto per la qualità degli invitati. spiro tempini, che teneva più alla libera docenza che al posto di segretario al ministero di grazia e giustizia. 4998_5281_000165 io sono la maggiore, dunque la più adatta. scegliendo me, dimostrerà che non ha voluto far torto alla memoria d'iduccia. siamo quasi coetanei: ho solamente sei mesi più di lui. 4998_5281_000166 là, meglio rimanere a casa. il tempini diede un'ingollatina e arrischiò, dicevo: per per le tue sorelle, ecco. 4998_5281_000167 quel giorno, dopo la visita al poderetto, l'unico che gli fosse restato di tutte le terre che un tempo possedeva: appena due ettari di terra abbandonati lassù senza custodia d'alcun villano. 4998_5281_000168 sto bene, non v'incomodate. ricordatevi che siete ancora in peccato mortale. domani compiremo l'espiazione. simone lampo lo mirava dal letto, appoggiato su un gomito beato. 4998_5281_000169 così si ritrasse dall'intimità anche con la figura. tante cure pensava, tante amorevolezze prima e ora, ma in che aveva mancato. era forse lui cagione? se iduccia era morta, era stata una sciagura? 4998_5281_000170 ah, le conti. per questo, per questo, buona notte. simone lampo, raffidato da queste parole, spense la candela e poco dopo tutti e due dormivano. 4998_5281_000171 per quegli uccellini, l'anima, l'anima, il cuore. non ve lo sentite rodere il cuore? sono tutte quelle creature di dio che vi siete mangiate, andate, peccato mortale. 4998_5281_000172 perché aveva chiesto la sua iduccia. aspettava dunque con molta impazienza, quantunque senza il minimo entusiasmo, il giorno delle nozze, sperando bene che in tal giorno, almeno una certa distinzione egli, finalmente, avrebbe dovuto farla. 4998_5281_000173 eh via, eh via. antipatico perché? ma no, giovane serio disse serafina. giovane colto disse carlotta. laureato in legge, disse zoe. 4998_5281_000174 gridò, levandosi di nuovo a sedere sul parapetto più iroso, vedendo che quello s'era fermato con l'asina a contemplarlo. non mi vuoi neanche tu, disse allora simone lampo, scotendo il capo. 4998_5281_000175 la avrebbero passata, quelle tre povere anime con la sorellina divisa da loro per la prima volta di là in un'altra camera con lui. 4998_5281_000176 abbatuffolato, don simo, andate, non mi seccate. sapete bene che a quest'ora non negozio più e con voi non voglio discorrere. così dicendo: si sdrajò di nuovo a pancia all'aria sul parapetto in attesa delle stelle. 4998_5281_000177 lasciala stare. le diceva freddamente carlotta serafina. poi, a quattr'occhi, le consigliava di frenare un po ecco quelle troppo vivaci effusioni d'affetto per la bambina. 4998_5281_000178 perché lei sarebbe morta. sì, sì, lo sentiva, n'era sicurissima quell'esserino che man mano le si maturava in grembo, le succhiava a filo, a filo la vita. 4998_5281_000179 in sei anni di matrimonio aveva sperimentato sua moglie se non al tutto insensibile, certo non molto proclive all'amore. possibile che si fosse ingannato così stette tutto quel giorno fuori, rincasò a tarda notte per non incontrarsi con sua moglie. 4998_5281_000180 cioè impartendo lezioni particolari di lingue straniere- inglese e francese, di pittura ad acquerello d'arpa e di miniatura, a tener su intatta la casa. 4998_5281_000181 pensava che serafina era troppo attempatella e che, sposando zoe spiro, avrebbe dimostrato di badare più a sé che alla piccina. le pareva indubitabile, dunque, che avrebbe scelto lei piuttosto, che stava nel mezzo come la virtù. 4998_5281_000182 ma ecco, notava intanto con grandissimo dolore che anche la piccina era trattata con freddezza, se non proprio trascurata. spiro tempini non sapeva più che pensare. 4998_5281_000183 era da vedere via girò astratto, assorto pe viali dove lo portavano i piedi. a un certo punto consultò l'orologio e s'affrettò a tornare indietro. 4998_5281_000184 abbiamo l'asina, abbiamo la terra, zapperemo e mangeremo. coraggio. don simo simone lampo rimase stupito a mirare la fiducia serena di quel matto. 4998_5281_000185 sì, sghignò, simone lampo, e intanto che mangio io là senza uccelli e senza grano? a questo ci penso. io gli rispose con placida serietà: nàzzaro, non devo star con voi. 4998_5281_000186 modo. tre giorni dopo spiro tempini fu accolto in casa e quindi presentato nelle radunanze quale promesso sposo di iduccia. 4998_5281_000187 non poteva fare a meno di mettersi a commiserar la sua rovina. lo avevano rovinato le zolfare. quante montagne sventrate per il miraggio del tesoro nascosto. 4998_5281_000188 va là che potremmo far bene il paio, noi due col demonio, voi il paio borbottò nàzzaro tornando a sdrajarsi. siete in peccato mortale, ve l'ho detto. 4998_5281_000189 e di alta statura tutt'e quattro: ida e serafina bionde, carlotta e zoe brune. certamente era una bella soddisfazione per loro poter bastare a se stesse col proprio lavoro. 4998_5281_000190 viale. s'appressò alla pista per seguir quella corsa e notò subito con l'occhio esperto che il cavallo, un sauro, montato dalla signorina che stava a destra, buttava male i quarti anteriori. 4998_5281_000191 simone lampo sorrise e gli rispose: sì, proprio davvero. giuratelo, badate, io so quello che ci vorrebbe per voi. 4998_5281_000192 eh, ma s'affrettò a levarsi anche lui pentito. l'espansione d'affetto a cui stava per abbandonarsi gli fu però interrotta dalla stizza persistente, tuttavia, disse. 4998_5281_000193 gli uccelli spaventati presero tutti insieme a strillare, levandosi con gran tumulto d'ali verso il tetto. quanti quanti? esclamò, nàzzaro pietosamente con le lagrime a gli occhi: povere creature di dio. 4998_5281_000194 e si struggeva dall'invidia. ah, che invidia rabbiosa le sorgeva man mano per quelle tre ragazze che le pareva ostentassero innanzi a lei, così sconfitta con tutti i loro movimenti, le corse pazze per le stanze, quasi una loro vittoria. 4998_5281_000195 nàzzaro andò a svegliarlo, don simo, gli uccelli ci chiamano. ah già fece simone lampo, destandosi di soprassalto e sgranando tanto d'occhi alla vista di nàzzaro. 4998_5281_000196 per le maniere gentili e dolcissime e anche per le fattezze graziose e tuttora piacevoli. erano magroline forse un po troppo spighite, dicevano i maligni. 4998_5281_000197 che senso, nel vederlo rimanere in casa con loro, lui solo uomo, già nel pieno diritto d'entrare in una intimità che, per quanto timida in quei primi istanti, e imbarazzata avventava. 4998_5281_000198 vide liri, che s'era fermato all'angolo della via, perplesso come tenuto tra due, guardando verso il portone in attesa. poco dopo, dalla porta segnata col numero uscì un giovanottone su i vent'anni, tronfio, infocato in volto. 4998_5281_000199 fece don giulio, scrollandosi tutto dalla nausea, dal ribrezzo, ma pur con un segreto compiacimento che per lulù almeno era come aveva detto lui. 4998_5281_000200 più di prima. attorno al marito. tre pecette addirittura s'inveleniva, fino a diventar vera e propria gelosia. poi si calmava, si pentiva dei cattivi pensieri. 4998_5281_000201 insomma, è qua, dov'è che dici, domandò lulù sacchi, ancora col sorriso squallido su le labbra, ma come se non avesse più una goccia di sangue nelle vene del carpine. lo guardò con gli occhi invetrati. 4998_5281_000202 a un tratto se lo vide accanto chiotto. chiotto, con le orecchie basse, la coda tra le gambe, quel povero liri che s'era provato a seguir prima la padrona, poi il toti, poi lulù e che ora, infine, aveva preso a seguir lui. 4998_5281_000203 che orrore. ma perché, ci pensava? tutte e tre insieme sì, avrebbero potuto far da madre alla sua creaturina, ma se egli ne sceglieva una? 4998_5281_000204 che attestava, con l'eleganza sobria e semplice della mobilia e della tappezzeria, l'agiatezza in cui eran nate e di cui avevano goduto. 4998_5281_000205 né pareva loro ch'egli avesse mai manifestato in alcun modo, timido com'era e impensierito sempre di quei piedi troppo grossi, ben calzati e indolenziti d'aver qualche mira su esse. 4998_5281_000206 eh, sfido tra tanti. e aveva fatto le feste anche a lui. carino, carino, carino, ah. 4998_5281_000207 e si storcignava, si allungava grattando con le zampette su le gambe di lui o saltava per arrivare a lambirgli il volto. ma non era liri, quello sì liri, il cagnolino di sua moglie. 4998_5281_000208 non come quella sua padronaccia, donna indegna, donna vile, sì, sì, o buon liri, anche vile vile, perché una donna che si porta nel quartierino, pagato dal proprio amante, un altro amante. 4998_5281_000209 sua moglie. e come mai lulù dunque stava ad aspettare anche lui e quel cagnolino smarrito lì in mezzo alla via confuso. 4998_5281_000210 e se la fosse tenuta lei invece, costringendolo ogni volta ad aspettare lì nello studio di scultura ch'ella venisse? oh, com'era stato. imbecille, stupido, cieco. 4998_5281_000211 ostante l'amore e il gran da fare che gli davano le tre future cognatine. lo aveva condotto a termine con quella minuziosa diligenza, con quello zelo scrupoloso che soleva mettere in tutti i lavori d'ufficio e negli studii pregiatissimi di scienza positiva. 4998_5281_000212 la pagò. e come questa distinzione la povera iduccia può dirsi che cominciò a morire fin dalla mattina dopo il tempini- volle dare a intendere, tanto a lei quanto alle sorelle, che non era propriamente una malattia. 4998_5281_000213 boncompagni. c'era però il rischio che di qua venisse lulù e lo scorgesse simulando una gran disinvoltura, senza voltarsi indietro, ma allungando lo sguardo fin in fondo alla via. 4998_5281_000214 facendo a leva di continuo con le dita sui polsini inamidati per tirarseli fuor delle maniche della giacca. timido e smilzo miope e compito chiese debitamente alla maggiore delle quattro sorelle, margheri, la mano di iduccia. 4998_5281_000215 per avere anch'esse il piacere d'ajutare le coraggiose amiche a provvedersi da vestir discretamente, da pagar la pigione e non morire di fame. 4998_5281_000216 con uno strido di giubilo e di paura insieme seguiron gli altri, cacciati a stormi a stormi, in gran confusione, e si sparpagliarono dapprima, come per rimettersi un po dallo stordimento. 4998_5281_000217 là gridò simone lampo sul parapetto d'un ponticello lungo lo stradone. gli parve di scorgere nel bujo qualcuno sdrajato. chi è là? colui che stava lì sdrajato alzò appena il capo ed emise come un grugnito. 4998_5281_000218 là, sta tranquillo che non si lasceranno più prendere. ormai ritornarono al piano di sopra, sollevati e contenti. simone lampo s'accostò a un fornelletto per accendere il fuoco e fare il caffè, ma nàzzaro lo trasse di furia per un braccio. 4998_5281_000219 tutto intanto poteva aspettarsi il povero lulù, tranne che don giulio del carpine venisse a sorprenderlo nel suo agguato. 4998_5281_000220 i quattro scomparvero nel giro della pista e don giulio rimase lì a guardare, ma dentro di sé sua moglie, donna livia su un grosso bajo focoso. 4998_5281_000221 via giugiù del carpine, aggrottato e con gli occhi fissi nel vuoto, rimase a raschiarsi le guance rase con le unghie della mano spalmata sulla bocca. 4998_5281_000222 più. esse erano tre ragazze sole, costrette per via di quella piccina a convivere col cognato vedovo e, e dobbiamo farlo per iduccia nostra, concludeva serafina con un profondo sospiro. 4998_5281_000223 il toti. capisci un ragazzaccio, uno studentello. capisci che fa tua moglie, ma gliel'accomodo io adesso lasciami fare. hai visto? e ora basta, giulio, basta per tutti sai. 4998_5281_000224 nessuna donna stava così bene in sella come sua moglie. era veramente un piacere vederla, cavallerizza, nata e con tanta passione pei cavalli, così nemica dei languori femminili, s'era andata a mettere con quel lulù sacchi frollo melenso. 4998_5281_000225 la povera bestiola, sentendo la voce del padrone insolitamente carezzevole, fu presa da una subita gioja. gli si slanciò su le gambe, dimenandosi tutta, cominciò a smaniare con le zampette, s'allungò guajolando, poi s'arrotolò per terra. 4998_5281_000226 così diceva fra sé lulù sacchi, carezzando il cagnolino e piangendo dall'onta e dal dolore, prima che giulio del carpine entrasse nel portone dove anche lui era venuto ad appostarsi. 4998_5281_000227 tutti in pena. siamo don simo, ma non ve n'incaricate, passerà, dormiamo. e riaffondò, la testa tra le braccia. simone lampo sporse il capo per spegnere la candela, ma sul punto trattenne il fiato. 4998_5281_000228 spiro il fazzoletto da collo. avvolgiti bene, mi raccomando. hai la voce un po rauca, spiro. hai le mani troppo calde perché poi ciascuna gli aveva chiesto un piccolo sacrifizio. 4998_5281_000229 a soddisfare i gusti o i capricci di chi amiamo ecco. oh, fece allora lei con un respiro di sollievo e tu non l'hai di te. che cosa cotesta poca stima che dici. 4998_5281_000230 disse simone lampo, afferrando un fascio di cordicelle che, per un congegno complicatissimo, tenevano aderenti ai vani delle finestre e dei finestroni. 4998_5281_000231 già, ma non s'era egli messo scioccamente con una donna che valeva senza dubbio molto meno di sua moglie? ecco allora perché lulù sacchi mostrava di curarsi così poco del tradimento di donna. giannetta sfido. 4998_5281_000232 che parevano inglesi, sorelle bionde e svelte nelle amazzoni grige, con due lunghi nastri scarlatti annodati attorno al colletto maschile. 4998_5281_000233 sai, e scappò via su le furie, don giulio del carpine rimase come intronato. eh che due. dunque. lulù messo da parte, oltrepassato lì un altro, nello stesso quartierino, un giovinastro. 4998_5281_000234 aspetta, lasciami vedere con chi? come fece don giulio restando, ma lulù sacchi, non ragionava più- lo strappò indietro ripetendo: lasciami vedere, ti dico: sta zitto. 4998_5281_000235 no dio, mi guasti tutta di nuovo, gridò lei, ma contenta, cercando d'opporsi con le braccia. poi lo baciò pian piano teneramente da dietro la veletta e scappò via. 4998_5281_000236 e andavano ancora a concerti e a radunanze. accolte dovunque con molta deferenza e con simpatia per il coraggio di cui davano prova, per il garbo disinvolto con cui portavano gli abiti non più sopraffini. 4998_5281_000237 spiro le diede su la voce. dapprima si ribellò, ma poi, cedendo alle insistenze di lei, ch'eran puerili via, come quel timore, dovette giurare: sei contenta ora. 4998_5281_000238 abbajando forte ora, come se in quel suo delirio, d'affetto, in quell'accensione della istintiva fedeltà, volesse uniti quei due uomini fra i quali non sapeva come spartire la sua gioja e la sua devozione. 4998_5281_000239 del resto serafina e carlotta avrebbero domandato maggiori ragguagli. si sarebbero consigliate con gli amici autorevoli, non perché dubitassero minimamente del tempini, ma per far le cose proprio a modo. 4998_5281_000240 diceva a se stessa ch'era giusto, infine, che, non potendo lei badassero almeno loro a spiro e forse, chi sa, ci avrebbero badato sempre loro, tutte e tre vestite di nero. 4998_5281_000241 non avendo più nessuno a cui comandare, simone lampo aveva preso da un pezzo l'abitudine di comandare a se stesso e si comandava a bacchetta. simone qua, simone là s'imponeva apposta, per dispetto del suo stato, le faccende più ingrate. 4998_5281_000242 ma non era giusto, non era naturale. lei aveva marito, esse non l'avevano. bisognava dunque ch'ella ne piangesse pure le conseguenze. spiro del resto le. 4998_5281_000243 ed ecco, nàzzaro, ansante e tutto ilare e irrequieto: sei venuto di corsa. sì, fatto che hai fatto tutto, ne parleremo domani. don simo, sono stanco morto. 4998_5281_000244 ma ecco intanto questo signor tempini, piovuto dal cielo. ci volle un bel po prima che le quattro sorelle rinvenissero dallo stupore. 4998_5281_000245 e si metteva a vagar per le campagne o lungo la spiaggia del mare o su per i monti, s'incontrava da per tutto e dove meno si sarebbe aspettato? scalzo, silenzioso, con le mani dietro la schiena e gli occhi chiari, invagati e ridenti: ve ne volete andare? insomma, sì o no? 4998_5281_000246 notte e il rosario. non te lo dici, parli tanto di dio. me lo son detto: è in cielo il mio rosario, un'avemaria per ogni stella. 4998_5281_000247 che paglia a tutta la paglia, disse nàzzaro, accostandosi rapido e leggero come un'ombra, posò una mano sul collo dell'asina, l'altra su una gamba di simone lampo e, guardandolo negli occhi, tornò a domandargli: i volete salvar l'anima davvero? 4998_5281_000248 tocca a me, pensava invece zoe son la minore, la più vicina a iduccia sant'anima. egli allora aveva scelto: l'ultima ora. l'ultima sono io. 4998_5281_000249 e la moglie lo aveva abbandonato per andare a convivere con il suo fratello ricco, poiché l'unica figlia era andata a farsi monaca per disperata. 4998_5281_000250 gli uccellini. a quell'ora dormivano tutti nelle cinque stanze del piano di sotto. quella sarebbe stata per loro l'ultima notte da passar lì, domani via. 4998_5281_000251 libertà agli uccellini e fuoco alla paglia. gli piaceva questa esclamazione di nàzzaro e se la ripeté con crescente soddisfazione parecchie volte prima di giungere al paese. fuoco alla paglia. 4998_5281_000252 che caldo ti seccherebbe, spiro di portarmi questa mantellina. oh, di spiro, sapresti regolarmi. quest'orologino va sempre indietro, iduccia zitta. sospettare delle sorelle, questo no, neanche per ombra. 4998_5281_000253 tanto serafina quanto carlotta, quanto zoe, quanto iduccia stessa rimasero per un pezzo quasi intronate. ormai non s'aspettavano più che a qualcuno potesse venire in mente di chieder la mano d'una di loro. 4998_5281_000254 conoscendo le abitudini della moglie, le ore in cui soleva uscir di casa, argomentò che il convegno con l'amante poteva aver luogo o alla mattina fra le dieci e le undici o nel pomeriggio poco dopo le quattro. 4998_5281_000255 creaturina e zoe. è chiaro che a lui non basta esser trattato come possiamo trattarlo noi. e carlotta di nuovo con gli occhi bassi, nella condizione nostra. pensate intanto. pensate, riprendeva serafina. 4998_5281_000256 secondo, secondo, caro mio, ripeté allora senz'altro, donna giannetta del carpine, scrollò le spalle e si mosse per la camera. 4998_5281_000257 nina non avrebbe affrettato il passo neanche se il padrone la avesse tempestata di nerbate. pareva glielo facesse apposta per fargli assaporar meglio, con la lentezza del suo andare, i tristi pensieri che a suo dire. 4998_5281_000258 era un cestello di vimini senza manico, legato con due lacci al posolino della sella e sospeso sotto la coda alla povera bestia. 4998_5281_000259 si riscosse come punto da un improvviso ribrezzo per quella donna che aveva voluto morderlo velenosamente, così per piacere. contenta ne era, ma non per la loro sicurezza. 4998_5281_000260 meglio le lenti. spiro un pajo di lenti e senza laccio i raccomando a pincenez alle piote. nessun accenno, erano irrimediabili. 4998_5281_000261 tra il folto barbone abbatuffolato, la fedeltà del cane, mentre donna giannetta, ancora in sottana e con le spalle e le braccia scoperte e un po anche il seno, più d'un po veramente. 4998_5281_000262 serafina e carlotta scapparono via nella loro camera senza neanche volgersi a guardare il cognato. zoe fu più coraggiosa. gli mostrò gli occhi rossi di pianto e, alzando il pugno in cui teneva il fazzoletto, gli disse tra due singhiozzi: 4998_5281_000263 indietro s'eran fatte circa le dieci perbacco e diventava quasi un'impresa ora traversare via sardegna per arrivare a quel portone. là in fondo, certo, sua moglie non sarebbe venuta dalla parte di via veneto, ma da laggiù per una traversa di via boncompagni. 4998_5281_000264 ma il gelo crebbe ancor più. ora serafina diceva a carlotta: vedi, non sta più in casa il signore, quel poco che ci sta guardingo, impacciato, chi sa che cova. ah, povera iduccia nostra. 4998_5281_000265 soprattutto perché pareva che lui lo pretendesse anche così, con la barba rasa, anzi, appunto perché se l'era rasa, la gelosia del resto, sentenziò, non dipende tanto dalla poca stima che l'uomo ha della donna o viceversa. 4998_5281_000266 e quindi a dover trarre profitto dei buoni studii compiuti per arricchire squisitamente la loro educazione. signorile, s'erano anche rassegnate a rimaner zitelle. 4998_5281_000267 la verità di questa indicazione gli rimescolò tutto il sangue, come se essa importasse di conseguenza la prova del tradimento dal portone d'una casa dirimpetto un po più giù, si fermò a guardare le finestre di quella casa. 4998_5281_000268 le quali, b-a-ba, ba ba, gli avevano insegnato questo espediente per non perdere neanche quel po di timo buono a ingrassar la terra. sissignori, 4998_5281_000269 ma io ti mando ora in galera, ruggì simone lampo nàzzaro, ruppe in una gran risata e gli disse chiaro e tondo: pazzo, siete l'anima. eh così, ve la volete salvare l'anima. niente, don simo, non ne facciamo niente. 4998_5281_000270 che aveva lasciato un così gran vuoto nel loro cuore e nella casa. come sospettarlo? ma nessuna delle tre. ecco, faceva male zoe, anzi, a mostrar troppo il compianto e la tenerezza per la povera piccina orfana. 4998_5281_000271 donna giannetta, finito d'acconciarsi i capelli, si levò dalla specchiera. tu insomma disse: difendi la logica, la tua però. 4998_5281_000272 tutti, tutti ridevano di lui e lo sfuggivano, nessuno che volesse dargli ajuto, che gli dicesse: compare, che fate. 4998_5281_000273 e allora che cosa? ma sì, è proprio questo. nasce da questo, riprese lui con rabbia, da questa poca stima di noi che ci fa credere, o meglio temere, di non bastare a riempiere il cuore o la mente. 4998_5281_000274 il censo che grava sul podere nàzzaro. lo guardò con aria di compatimento, sdegnoso bambino. vendete la casa che non vi serve a nulla e liberate del censo il podere è presto fatto. 4998_5281_000275 il quale dev'essere per forza un miserabile, un farabutto, un mascalzone. questa donna, o buon liri, è vile, vile, vile. 4998_5281_000276 era veramente uno spettacolo commoventissimo: la fedeltà di questo cane, d'una donna infedele verso quei due uomini ingannati l'uno e l'altro. ora, 4998_5281_000277 gli nascevano anche per colpa di lei, di quel tentennio del capo, cioè ch'essa gli cagionava con la sua andatura. sissignori, 4998_5281_000278 d'improvviso si rizzò sulla vita e disse scrollando il capo: ma no, via, non è possibile, donna giannetta si voltò sorridente a guardarlo con le belle braccia levate e le mani tra i capelli. 4998_5281_000279 quantunque volessero sembrar disinvolte, le tre sorelle e anche iduccia stessa vibravano dalla commozione. avevano trattato finora con la massima confidenza il tempini, ma quella sera che impaccio. 4998_5281_000280 non l'ho, non l'ho, non l'ho, se mi paragono con coso, con lulù. ecco, povero lulù mio, esclamò allora donna giannetta, rompendo in una sua abituale risatina ch'era come una cascatella gorgogliante. ma 4998_5281_000281 quasi, quasi dopo tanta vana e smaniosa attesa, quella richiesta così improvvisa e insperata le contrariava, le insospettiva. 4998_5281_000282 sospirò egli astratto turbato. e livia dunque via sardegna. sarebbe una traversa di via veneto. 4998_5281_000283 spiro tempini parve lì, lì per cader, fulminato da una congestione cerebrale. lui di solito così timido, così ossequente, così misurato nelle espressioni, si lasciò scappare parole di fuoco contro la burocrazia. 4998_5281_000284 e chi si scioglie non può tener legato chi rimane in vita. se non che quando per la prima volta spiro tempini s'era accostato improvvisamente alle quattro margheri, la scelta aveva potuto farla lui. 4998_5281_000285 non per il viaggio di nozze in se stesso, ma perché si vedeva costretto a venir meno a un riguardo di delicatezza verso le tre cognatine nubili. 4998_5281_000286 legò l'asina nella stalluccia e, con la lucernetta a olio in mano, andò su ad aspettar nàzzaro, che doveva contare, come gli aveva detto, fino a cento stelle. 4998_5281_000287 non ci so credere. ecco, i pare impossibile, mi pare assurdo che livia, ah sì, aspetta, lo interruppe. donna giannetta gli tese prima il copribusto di nansouk. 4998_5281_000288 la prima volta che gli toccò d'andare dal barbiere, gli disse che voleva smettere la pettinatura con la divisa da un lato adottata per consiglio di carlotta, e si fece tagliare i capelli a spazzola come prima. 4998_5281_000289 tu qua trasecolò lulù sacchi. era lì anche lui, nello stesso portone curvo, carezzava un cagnolino lungo, lungo, basso, basso, di pelo nero, e quel cagnolino gli faceva un mondo di feste tutto fremente. 4998_5281_000290 quando fu pronta, col cappellino in capo e la veletta abbassata, si guardò allo specchio di faccia di fianco. poi disse: non bisogna presumer troppo di sé, caro. io ci ho piacere per il povero lulù e anche per me. 4998_5281_000291 che non metteva conto alla fine di coltivare e la triste esperienza fatta più volte, il giuramento di non cimentarsi mai più in altre imprese, non eran valsi a distoglierlo da nuovi tentativi finché non s'era ridotto, com'era adesso, quasi al lastrico. 4998_5281_000292 avrebbero potuto morir di fame e non morivano. si procuravano da mangiare, da vestir discretamente, da pagar la pigione e quelle care amiche che avevano marito e le altre che avevano il fidanzato o facevano. 4998_5281_000293 mesi addietro aveva finto di credere che avrebbe potuto novamente arricchire con la cultura degli uccelli e aveva fatto delle cinque stanze della sua casa in paese tutt'una gabbia. 4998_5281_000294 tra me e coso e lulù via. non tocca a dirlo a me, donna giannetta. chinò il capo da una parte e stette così a osservar don giulio di sotto il braccio, come per farne una perizia disinteressata prima di emettere un giudizio. 4998_5281_000295 nàzzaro lo respinse con una bracciata furiosa: don imo, a che gioco giochiamo? di quanti parlari siete fuoco alla paglia, mi avete detto, e io ho dato fuoco alla paglia. per l'anima vostra. 4998_5281_000296 sotto gli occhi di don giulio. essi presero tutt'e quattro a un tempo la corsa come per una sfida, e don giulio, si distrasse, scese il ciglio del viale. 4998_5281_000297 singhiozzi. cattivo, ma era destino che iduccia non dovesse godere della distinzione che il tempini, finalmente, aveva dovuto fare tra lei e le sorelle. 4998_5281_000298 dell'onestà di sua moglie come di quella di tutte le donne in genere. non aveva avuto mai un gran concetto, ma uno grandissimo ne aveva di sé, della sua forza, della sua prestanza maschile, e riteneva perciò fermamente che sua moglie 4998_5281_000299 si racconciava i bei capelli corvini. seduta innanzi alla specchiera, il marchese don giulio del carpine finiva di fumarsi una sigaretta, sdrajato sulla poltrona a piè del letto disfatto. 4998_5281_000300 del carpine andava con un gran batticuore che, dandogli una romba negli orecchi, quasi gli toglieva il senso dell'udito. man mano che inoltrava, l'ansia gli cresceva. 4998_5281_000301 bada, t'aspetto. s'intravedevano ormai laggiù, lungo la spiaggia, i lumi fiochi del paesello. da quella via, su l'altipiano marnoso che dominava il paese, si spalancava nella notte la vacuità misteriosa del mare. 4998_5281_000302 quei poveri uccellini là. e che pena anche questa. finché s'era trattato di prenderli per tentare un negozio da far ridere la gente transeat, ma ora scender giù nel gabbione, acchiapparli, ucciderli e mangiarseli. 4998_5281_000303 cavò il fazzoletto e si stropicciò le mani che la bestiola devota gli aveva lambite. se le stropicciò forte, forte, forte, fin quasi a levarsi la pelle. 4998_5281_000304 perché iduccia, vedendo così naturalmente partecipi le sorelle della soddisfazione della gioja, che avrebbero dovuto esser sue principalmente, s'irrigidiva in un contegno piuttosto riserbato e faceva peggio. 4998_5281_000305 veramente certe loro amiche carissime non volevano credere a quest'ultima rassegnazione, perché pareva loro che le margheri, da un pezzo, si fossero come impuntate. 4998_5281_000306 non riprese a insegarsi i baffi, per non far supporre che da vedovo pensasse ancora ad aver cura della propria persona. quantunque zoe però gli avesse detto che i baffi insegati gli stavano male. 4998_5281_000307 no, contenta di non esser sola e anche- ma sì, lo aveva detto chiaramente- per aver punito la presunzione di lui. 4998_5281_000308 nàzzaro si rizzò di scatto. dite davvero sì, volete salvarvi l'anima? non basta, dovreste dar fuoco anche alla paglia. 4998_5281_000309 chi aspettavi, tu qua un, un mio amico balbettò lulù è, è andato su con livia domandò del carpine. no, che dici, fece lulù sacchi smorendo vieppiù, ma 4998_5281_000310 don giulio sporse il capo a guardare e vide allora sua moglie che svoltava dalla via seguita dal cagnolino, ma sentì afferrarsi per un braccio da lulù sacchi, il quale, pallido, stravolto, fremente, gli disse: 4998_5281_000311 all'alba i primi cinguettii degli uccelli imprigionati svegliarono subito il vagabondo che dalla seggiola s'era buttato a dormire in terra. simone lampo, che a quei cinguettii era già avvezzo, ronfava ancora. 4998_5281_000312 era ben noto alla gente del paese con quale e quanta liberalità fosse un tempo vissuto e in che conto avesse tenuto il denaro. ma ora ecco, era andato a scuola dalle formiche, le quali 4998_5281_000313 domandò nàzzaro, levando la testa che aveva già affondata tra le braccia appoggiate al tavolino. di tutto, disse simone lampo di vivere così contento. 4998_5281_000314 le sorelle dapprima si mostrarono incredule, tanto che iduccia si stizzì e dichiarò finanche che non voleva saperne perché le era antipatico, ecco, antipaticissimo, quel come si chiamava tempini. 4998_5281_000315 iduccia si staccava da loro, cominciava da quella sera ad appartenere più a quell'estraneo che ad esse. era una violenza che tanto più le turbava quanto più delicate eran le maniere con cui si manifestava finora e poi. 4998_5281_000316 prese il partito di trattenersi quanto più poteva fuori di casa per pesare il meno possibile in famiglia. da tanti segni gli parve di dovere argomentare che la sua presenza dava ombra e impicciava. 4998_5281_000317 a forza di far così e così, con la testa, guardando attorno dall'alto della sua groppa, la desolazione dei campi che s'incupiva a mano a mano sempre più con lo spegnersi degli ultimi barlumi. 4998_5281_000318 ché quelle, supponendo ch'ella non riuscisse ancora a vincere la prima ingiusta antipatia per il tempini, ritenevano che fosse loro dovere compensarlo di quella freddezza opprimendolo di cure d'amorevolezze così che egli non se n'accorgesse. 4998_5281_000319 spiro. che pensava spiro? egli aveva giurato. è vero che non sempre chi vive può serbar fede al giuramento fatto a una morta. la vita ha certe difficoltà, da cui chi muore si scioglie. 4998_5281_000320 che veramente, cioè sua moglie, non aveva potuto prenderlo sul serio e lo aveva ingannato. ecco qua, e non solo, ma anche schernito, anche schernito. 4998_5281_000321 e aveva distrutto lì, nel poderetto, l'apparato di reti e di canne con cui aveva preso a centinaja e centinaja quegli uccellini. sellata l'asina cavalcò e si mise in via per il paese. 4998_5281_000322 i due uomini si guardarono allibiti, lulù sacchi. non pensò che aveva gli occhi rossi di pianto, ma istintivamente, poiché le lagrime gli si erano raggelate sul volto in fiamme, se le portò via con due dita. e alla prima domanda lanciata nello stupore da don giulio, 4998_5281_000323 non si ricordava più di nulla, condusse il compagno nell'altra stanzetta e, sollevata la caditoja su l'assito, scesero entrambi la scala di legno della cateratta e pervennero nel piano di sotto, intanfato dello sterco di tutte quelle bestioline e di rinchiuso. 4998_5281_000324 ma iduccia soffriva, tanto troppo soffriva. non aveva un momento solo di requie: nausee, capogiri e una prostrazione così grave di tutte le membra che dopo il terzo mese non poté più reggersi in piedi. 4998_5281_000325 va bene, i prendo in parola. andate avanti e aspettatemi. devo ancora contare fino a cento. simone lampo riprese la via sorridendo e dicendo: 4998_5281_000326 perché no? ma né voi, padrone, né io servo nsieme. i sto appresso da un pezzo. sapete, so che parlate con l'asina e con voi stesso e ho detto tra me: 4998_5281_000327 simone lampo, allibì dapprima, poi trasfigurato dall'ira, si lanciò contro il matto. tu, il grano assassino, dici davvero, m'hai bruciato il grano? 4998_5281_000328 unite fra loro, legate inseparabilmente dall'ajuto che eran costrette a prestarsi a vicenda. che s'era immaginato? come s'era indotto? 4998_5281_000329 si vestì in fretta, andò. vide così la casa al numero, la quale aveva realmente, al pianterreno, lo studio di scultura per cui donna giannetta aveva tanto riso. 4998_5281_000330 gli uccelli, da più mesi lì imprigionati in quel subitaneo scompiglio, sgomenti sospesi sul fremito delle ali. non seppero in prima spiccare il volo. bisognò che alcuni, più animosi, s'avventassero via come frecce. 4998_5281_000331 non so se basterà l'espiazione che v'ho fatto fare su andiamo. bisognerà mandarli tutti in una stanza. prima non ce n'è bisogno, guarda. 4998_5281_000332 oh, tu nàzzaro che fai lì, aspetto le stelle, te le mangi, no le conto. e poi, infastidito da quelle domande, nàzzaro si rizzò a sedere sul parapetto e gridò, iroso, tra il fitto barbone. 4998_5281_000333 si butto a sedere su una seggiola e cominciò a stropicciarsi le gambe con tutt'e due le mani, mentre gli occhi d'animale forastico gli brillavano d'un riso strano, abbozzato appena sulle labbra di tra il folto barbone. 2033_5281_000000 andò in giro per roma, seguendo come un cagnolino i passi della buon'anima che guidava nel ricordo. la moglie visitò le antichità e i musei e le gallerie, e le chiese e i giardini. 2033_5281_000001 era stata presa tutta da quell'uomo e istruita e formata e fatta donna da lui. era insomma una creatura di cosimo taddei, doveva tutto, tutto a lui e non pensava e non sentiva e non parlava e non si moveva se non a modo di lui. 2033_5281_000002 passi, passi pure. qui era anche il mio studio d'ingegnere. sa, ora lei vi ha allogato il suo gabinetto di chimica. buon lavoro, la vita a chi resta, la morte a chi tocca. 2033_5281_000003 e senza riuscirci. povero bartolino, ma che povero. ma perché povero? miagolò con la voce nasina stizzito il motta, vecchio marito della giovine ortensia, il quale aveva combinato quel matrimonio e non voleva se ne dicesse male. 2033_5281_000004 bisognava coniugare bartolino per avere un po d'allegria in casa. ed ecco, povero figliuolo, lo avevano coniugato davvero. 2033_5281_000005 colori. bartolino si avvilì tanto più che lina mostrava di riprender gusto a quelle scapataggini, seguitando così a lei. doveva certo sembrare di rivivere proprio con la 2033_5281_000006 fra i due però via. non si poteva mettere in dubbio che avesse molta più esperienza della vita e più giudizio, lei che lui, ah, lui. 2033_5281_000007 bartolino non è mica uno sciocco, valentissimo chimico. ma sì, di prima forza ghignò la moglie, di primissima forza, ribatté lui. 2033_5281_000008 fu per ortensia motta una rivincita. ella si mostrò dolentissima d'ingannar l'amica, ma fece intendere a bartolino che lei, prima ancora che egli prendesse moglie via, era quasi fatale. 2033_5281_000009 domanda. no, no, s'affrettò a risponderle ortensia, tra le lagrime. ma capirai che cosa tutta quella pena? sul serio, non la capiva lina fiorenzo e volle confessarlo al marito. 2033_5281_000010 e allora, lei, frenandosi di scatto: ma coniugatelo pure, cari miei, io rido per me, rido di ciò che sto leggendo. 2033_5281_000011 uscendo dalla stazione, dopo ritirato il baule, riconobbe subito il conduttore dell'omnibus e gli fe cenno come furono montati. disse al marito: vedrai, albergo modesto, ma comodissimo. 2033_5281_000012 no, no, no, no, no, niente baci per ora. col muso sporco tu ti laverai qua, io andrò di là nel mio bugigattolino. addio, e scappò via, felice esultante. 2033_5281_000013 lina fiorenzo, che alla morte del taddei s'era trovata accanto ortensia e n'aveva avuto conforto e cure da sorella, corse subito da lei per curarla a sua volta. 2033_5281_000014 cosimo taddei, d'indole vivacissima, non aveva abitudini, non aveva voluto mai averne. sicché dunque, bartolino, alle prime stranezze, si sentì rimproverare dalla moglie. oh dio, bartolino, come la. 2033_5281_000015 ma non era neanche padre. poi lina aveva ragione, ortensia piangeva troppo. nei tre mesi del fidanzamento di bartolino, la motta aveva notato che il povero giovine era rimasto molto turbato della facilità con cui la promessa sposa. 2033_5281_000016 quanto contro il defunto taddei, perché comprendeva bene ormai che quel modo di ragionare, quel modo di sentire non eran proprii di lei, della moglie, ma frutto della scuola di quell'uomo che doveva essere stato un gran cinico. 2033_5281_000017 ma senza dubbio, chi sa, al primo concorso, chi sa di qual primaria università del regno sarebbe stato professore, dotto, dotto e ora, come marito, sarebbe stato esemplare. 2033_5281_000018 e bartolino fiorenzo rimase così simpaticamente impressionato di quel dolore della vedova che per la prima volta osò contraddire alla moglie che quel dolore non voleva credere. 2033_5281_000019 parlava innanzi a lui del primo marito, turbato perché non riusciva a metter d'accordo la memoria viva, continua, persistente, ch'ella serbava di colui col fatto che ora stesse per riprender marito. 2033_5281_000020 intendeva dire guidarlo per roma, dove bartolino non era mai stato. lei sì, c'era stata nel suo primo viaggio di nozze, con la buon'anima, e serbava memoria anche delle minime cose, dei più lievi incidenti che le erano occorsi. 2033_5281_000021 a ridere. oh, certe risate ci faceva coniugarlo. sì, signora, coniugarlo, si voltava a dirle il marito irosamente. 2033_5281_000022 vorreste vedere se fosse libera subito, rispose il cameriere. inchinandosi molto più comoda, spiegò lina al marito: ci dev'essere un piccolo vano accanto all'alcova, e poi più aria e meno frastuono, staremmo molto meglio. 2033_5281_000023 ne aveva discusso in casa con lo zio e questi aveva cercato di rassicurarlo dicendogli che era anzi una prova di franchezza quella da parte della sposa, di cui non avrebbe dovuto offendersi. 2033_5281_000024 che cominciava a provare, nel dover seguire così in tutto e per tutto l'esperienza, il consiglio, i gusti, le inclinazioni di quel primo marito. 2033_5281_000025 trasecolò un ritrattino piccolo, piccolo di cosimo taddei. anche lì rideva e lo salutava. 2033_5281_000026 saluto a lina sarulli. vedova taddei, non era neanche passato per il capo di togliere quel ritratto dal salotto, il ritratto del padrone di casa. 2033_5281_000027 la moglie non lo faceva per male, non se n'accorgeva né poteva accorgersene a diciott'anni, priva d'ogni discernimento, d'ogni nozione della vita. 2033_5281_000028 e allora, allora, bartolino, per dare uno sfogo all'orgasmo crescente di giorno in giorno, concepì un tristo disegno. veramente, egli non intese tanto di tradir la moglie, quanto di vendicarsi di quell'uomo che gliel'aveva presa tutta e se la teneva ancora. 2033_5281_000029 bartolino fiorenzo si guardò attorno, un po mortificato. poi s'appressò all'alcova, ne sollevò il cortinaggio e vide il letto. doveva esser lo stesso in cui la moglie, per la prima volta, aveva dormito con l'ingegner taddei. 2033_5281_000030 sportello. ecco tre valige, due cappelliere, no, tre cappelliere: un porta-mantelli, un altro porta-mantelli, questo sacchetto, quest'altro sacchetto, che altro c'è niente. basta, hotel vittoria. 2033_5281_000031 tondo, biondo rubicondo aveva l'aria d'un bamboccione: d'un bamboccione curioso, però calvo, ma d'una calvizie che pareva finta, come se egli stesso si fosse rasa la sommità del capo per togliersi quell'aria infantile. 2033_5281_000032 ricordava che anche alla buon'anima era capitato lo stesso caso: gli avevano assegnato una camera al primo piano e lui se l'era fatta cambiare. 2033_5281_000033 in fin de conti dico: le è morto il marito. eh, via adesso, marito. esclamò. lina, le poteva esser padre a momenti e ti par poco. 2033_5281_000034 cioè ne escogitava tra sé e sé anche di arditissime, ma poi bastava che la moglie, nel vederlo diventar rosso rosso, gli domandasse: che hai addio, gli sbollivano tutte. faceva un viso da scemo e le rispondeva che ho. 2033_5281_000035 vedendo e osservando tutto ciò che la buon'anima aveva fatto vedere e osservare alla moglie, era timido e non osava dimostrare, in quei primi giorni, l'avvilimento, la mortificazione. 2033_5281_000036 va bene, benissimo, sì, sì, benissimo. rispose bartolino fiorenzo, come se la buon'anima avesse domandato a lui un parere. dunque, cara lina, siamo intesi. concluse la sarulli sorridendo. 2033_5281_000037 rimasto per un tratto solo là nella camera del buon vecchio motta, si pentì della sua cattiva azione. a un certo punto gli occhi gli andarono per caso su qualcosa che luccicava su lo scendiletto dalla parte d'ortensia. 2033_5281_000038 intanto ortensia pensava ai due sposini in viaggio e rideva immaginandosi la lina a tu per tu con quel giovanottone calvo inesperto. vergine di cuore, come diceva il marito. 2033_5281_000039 forse a quell'ora la vedova sposina aveva già notato la differenza tra i due. prima che il treno si scrollasse per partire, lo zio anselmo aveva detto alla nuova nipote lina, ti raccomando, bartolino, guidalo tu. 2033_5281_000040 difatti leggeva lei, mentre il motta si faceva la solita partita a scacchi col signor anselmo zio di bartolino, leggeva qualche romanzo francese alla vecchia signora fiorenzo, da sei mesi relegata in una poltrona dalla paralisi. 2033_5281_000041 e le disse, col volto in fiamme: ma anche tu, scusa, non hai forse pianto quando t'è morto? che c'entra? lo interruppe lina. prima di tutto, la buon'anima era ancor giovane. sì, 2033_5281_000042 fece bartolino, stringendosi nelle spalle rosso come un gambero, di fronte a quella specie d'incoscienza della moglie pur tanto sapiente. 2033_5281_000043 ortensia motta, intima di casa fiorenzo e anche amicissima della sarulli, disse al marito, alludendo a bartolino: povero figliuolo: ha preso moglie. io direi piuttosto che gli hanno dato marito. 2033_5281_000044 patrimonio. la sarulli seguitò senza notare affatto l'impaccio del promesso sposo. a me non piaceva cangiar nome, ma la buon'anima allora mi disse: e se invece di carolina ti chiamassi cara lina non sarebbe meglio? quasi lo stesso, ma tanto di più. 2033_5281_000045 dopo il viaggio di nozze, doveva essere di molto cresciuto nel ricevere la visita di condoglianza dei due sposi. ella aveva voluto perciò mostrarsi non tanto a lina, quanto a bartolino, inconsolabile. 2033_5281_000046 buon servizio, pulizia, prezzi modici e centrale. poi la buon'anima- senza volerlo, ella lo ricordava- se n'era trovato molto contento. ora, anche bartolino, senza dubbio, se ne sarebbe trovato. 2033_5281_000047 disse avanti bartolino, per non farlo dire a lei. e poi io riprese: ella ho pianto, ho pianto, ho pianto. è vero, non molto, arrischiò bartolino molto, molto, ma in fine mi son fatta una ragione, ecco. 2033_5281_000048 e da lontano da un ritratto appeso alla parete del salotto nella casa della moglie bartolino, si vide salutare. 2033_5281_000049 questa fatalità non apparve a bartolino molto chiara, e però da buon figliuolo restò deluso, quasi frodato, dalla facilità con cui era riuscito nel suo intento. 2033_5281_000050 era un ciondolo d'oro con una catenella che doveva esserle scivolato dal collo. lo raccolse per restituirglielo, ma aspettando con le dita nervose, senza volerlo, gli venne fatto d'aprirlo. 2033_5281_000051 che camera avevano assegnato loro? la camera al primo piano, bella camera ampia con alcova ben messa, ma lina disse al vecchio cameriere pippo, e la camera al n al secondo piano. 2033_5281_000052 non ti piace? gli domandò lina, spuntandosi il cappellino innanzi al noto specchio sul cassettone. sì, va bene. 2033_5281_000053 la buon'anima era cosimo taddei, il primo marito, eccolo là. glielo aveva anche indicato la promessa sposa, perché era ancora là, ridente e in atto di salutare col cappello. 2033_5281_000054 non credeva che questo compito pietoso dovesse riuscirle. difficile ortensia via. non doveva essere, in fondo, troppo afflitta di quella sciagura. buon uomo, sì, il povero motta, ma seccantissimo e molto più vecchio di lei. 2033_5281_000055 il fatto è che ella, prima che si fosse concluso quel matrimonio con la sarulli, ogni qual volta in casa fiorenzo sentiva consigliare dal marito allo zio di bartolino che bisognava coniugare questo ragazzo, scoppiava a ridere. 2033_5281_000056 occorsi minutissima e lucidissima memoria, quasi che fossero passati non sei anni, ma sei mesi. da allora, il viaggio con bartolino durò un'eternità. le tendine non si poterono abbassare. 2033_5281_000057 di ritorno dal viaggio di nozze, furono turbati da una triste notizia inattesa: il motta, l'autore del loro matrimonio, era morto improvvisamente. 2033_5281_000058 era di cosimo taddei. infatti, la casa in cui ella abitava, lui, ingegnere, la aveva levata di pianta, lui poi così elegantemente arredata per lasciargliela alla fine in eredità con l'intero patrimonio. 2033_5281_000059 scesi all'albergo, lina si sentì come a casa sua. avrebbe voluto che qualcuno la riconoscesse, come lei riconosceva quasi tutti. ecco quel vecchio cameriere, per esempio: pippo, sì, lo stesso di sei anni fa. 2033_5281_000060 perché, appunto dal fatto che ella riprendeva marito doveva venirgli la certezza che la memoria di quell'uomo non aveva più radici nel cuore di lei, bensì nella mente soltanto, sicché dunque ella poteva parlarne senza scrupoli anche dinanzi a lei. 2033_5281_000061 niente di suo che la sottraesse anche per poco al dominio di quel morto. bartolino fiorenzo cercava, cercava, ma la timidezza gl'impediva d'escogitar carezze nuove. 2033_5281_000062 lina sarulli, ch'era stata quattr'anni in compagnia di quel caro ingegner taddei, espertissimo, vivace, gioviale e intraprendente anche troppo. 2033_5281_000063 sì, ma almeno ecco un bacio, una carezza, qualcosa infine, che non fosse propriamente a modo di quell'altro. niente, niente, niente di particolare, doveva egli far sentire a quella donna. 2033_5281_000064 e come mai dunque aveva ripreso marito? ma perché cosimo taddei le aveva insegnato che alle sciagure le lagrime non son rimedio. 2033_5281_000065 allegre veramente quelle serate: bartolino, tappato ermeticamente nel suo gabinetto di chimica, la vecchia zia che fingeva di prestare ascolto alla lettura e non capiva più una saetta, quegli altri due vecchi intenti alla loro partita. 2033_5281_000066 credette che quest'idea cattiva fosse nata in lui spontaneamente, ma in verità bisogna dire in sua scusa che gli fu quasi suggerita insinuata. 2033_5281_000067 entrava nella camera da letto ed ecco l'immagine del taddei: lo perseguitava anche lì, rideva e lo salutava: si serva, si serva pure. buona notte. è contento di mia moglie? ah, gliel'ho istruita bene: la vita a chi resta, la morte a chi tocca. 2033_5281_000068 per tutto il tempo che durò il viaggio di nozze. non solamente poi si coricò in quello stesso letto, ma desinò e cenò anche negli stessi ristoranti dove la buon'anima aveva condotto a desinare la moglie. 2033_5281_000069 rispose egli: oh, guarda, me n'accorgo dallo specchio, quel quadretto lì non c'era. allora c'era un piatto giapponese. si sarà rotto, ma di non ti piace. 2033_5281_000070 bartolino non s'era affatto raffidato dopo questo ragionamento. ortensia lo sapeva bene. ora poi, ella aveva motivo di credere che il turbamento del giovine per quella così detta franchezza della moglie 2033_5281_000071 e bartolino fiorenzo, intesi, sì, sì, intesi. balbettò, smarrito di confusione e di vergogna, pensando che il marito, intanto, guardava ridente dalla parete e lo salutava. 2033_5281_000072 lo aveva sempre davanti a gli occhi. entrava nello studio ed ecco l'immagine del taddei. gli rideva e lo salutava, come per dirgli: 2033_5281_000073 ma con ciò si badi. la motta non voleva mica dire che lina sarulli, prima lina taddei, ora lina fiorenzo, avesse più dell'uomo che della donna. no, troppo donna, anzi, quella cara lina. 2033_5281_000074 oh, bonissimo figliuolo, non fiatava neppure stordito. eh, gli disse: anche a me ha fatto lo stesso effetto la prima volta. ma vedrai, roma ti piacerà, guarda, guarda. piazza delle terme, terme di diocleziano. 2033_5281_000075 infiltrata da colei che, invano, da scapolo, aveva più volte tentato con le sue arti di rimuoverlo dall'eccessivo studio della chimica. 2033_5281_000076 nella parete di fronte al canapè presso al quale bartolino fiorenzo stava seduto e istintivamente a bartolino era venuto di inchinar la testa per rispondere a quel saluto. 2033_5281_000077 appena il treno s'arrestò alla stazione di roma, lina disse al marito: ora lascia fare a me, ti prego, giù le valige. e al facchino che venne ad aprir lo sportello. 2033_5281_000078 credi pure bartolino. tutto quel pianto di ortensia è troppo. bartolino non ci volle credere. bartolino sentì anzi più aspra entro di sé, dopo questo discorso, la stizza, ma non tanto contro la moglie. 2033_5281_000079 alla fine cominciò a fare stranezze per scuotere le abitudini della moglie, se non che queste abitudini lina le aveva contratte da vedova. 2033_5281_000080 rimase però costernata nel ritrovare l'amica. dopo dieci giorni dalla disgrazia addirittura inconsolabile, suppose che il marito la avesse lasciata in tristi condizioni finanziarie e arrischiò con garbo una domanda. 2033_5281_000081 santa maria degli angeli e quella là voltati fino in fondo, via nazionale magnifica, non è vero? poi ci passeremo. 2033_5281_000082 nella vita coniugale entrava puro vergine di cuore. ah, per questo riconobbe la moglie, come se, quanto a quella verginità, fosse disposta a concedere anche di più. 2033_5281_000083 lina, veramente? ecco, lina. no, non è il mio nome carolina, mi chiamo la buon'anima. mi volle chiamar lina e m'è rimasto così. 2033_5281_000084 quando, tre mesi dopo i fiorenzo, marito e moglie, accompagnati alla stazione dai parenti e dagli amici, partirono per il viaggio di nozze diretti a roma, 2033_5281_000085 il cameriere poco dopo venne a dire che il n era libero e a loro disposizione se lo preferivano. ma sì, ma sì. s'affrettò a dir lina, lietissima, battendo le mani. 2033_5281_000086 ma non volle darsi per vinto. sforzò violentemente la propria natura per farne di nuove. qualunque cosa però facesse, pareva a lina che la avesse fatta pure quell'altro, che ne aveva fatte veramente di tutti i colori. 2033_5281_000087 non ne poteva più. tutta quella casa lì era piena di quell'uomo come sua moglie. ed egli, tanto pacifico prima, ora si trovava in preda a un continuo orgasmo che pur si sforzava di dissimulare. 2033_5281_000088 non si vedeva forse bartolino ogni giorno entrando nel salotto, sorridere e salutare da colui? ah, quel ritratto lì non poteva più soffrirlo, era una persecuzione. 2033_5281_000089 la vita a chi resta, la morte a chi tocca. se fosse morta lei, egli avrebbe certamente ripreso moglie e dunque, dunque, ora, bartolino doveva fare a modo di lei, cioè a modo di cosimo taddei, ch'era il loro maestro e la loro guida. 2033_5281_000090 e, appena entrata, ebbe la gioja di riveder quella camera tal quale, con la stessa tappezzeria, gli stessi mobili, nella stessa posizione. bartolino restava estraneo a quella gioja. 2033_5281_000091 non pensare a nulla, non affliggersi di nulla, ridere e divertirsi poiché n'era tempo. ella non lo faceva per male. 2033_5281_000092 lui, valentissimo chimico, se avesse voluto mandare a stampa gli studii profondi, nuovi, d'indiscutibile originalità, che aveva fatto fin da giovinetto, in quella scienza, passione finora unica, esclusiva della sua vita. 844_529_000000 ma l suo pecuglio di nova vivanda. e fatto ghiotto si ch'esser non puote che per diversi salti non si spanda. e quanto le sue pecore remote e vagabunde piu da esso vanno, piu tornano a l'ovil di latte vote. 844_529_000001 indi si fece l'un piu presso a noi e solo incomincio: tutti sem presti al tuo piacer, perche di noi ti gioi. noi ci volgiam coi principi celesti d'un giro e d'un girare e d'una sete, ai quali tu del mondo gia dicesti: 844_529_000002 quanto mi piacque quando ti vidi non esser tra rei nullo bel salutar. tra noi si tacque. poi dimando quant'e che tu venisti a pie del monte per le lontane acque. 844_529_000003 poi, quando fuor da noi tanto divise quell'ombre che veder piu non potiersi, novo pensiero dentro a me si mise, del qual piu altri nacquero e diversi, e tanto d'uno in altro vaneggiai che li occhi per vaghezza ricopersi e l pensamento in sogno trasmutai: purgatorio, canto. 844_529_000004 per non esser corretta da li sproni poi che ponesti mano a la predella, o alberto tedesco ch'abbandoni costei ch'e fatta indomita e selvaggia e dovresti inforcarsi suoi arcioni. giusto giudicio da le stelle. caggia sovra l tuo sangue e sia novo e aperto, tal che l tuo successor temenza n'aggia. 844_529_000005 cominciai el par che tu mi nieghi o luce mia espresso in alcun testo, che decreto del cielo orazion pieghi. e questa gente prega pur di questo. sarebbe dunque loro speme vana, o non m'e l detto tuo ben manifesto? 844_529_000006 su non eran mossi i pie nostri, anco quand'io conobbi quella ripa intorno che dritto di salita aveva manco esser di marmo candido e addorno d'intagli si che non pur policleto, ma la natura li avrebbe scorno. 844_529_000007 e quel corno d'ausonia che s'imborga di bari e di gaeta e di catona, da ove tronto e verde in mare sgorga, fulgeami gia in fronte la corona di quella terra che l danubio riga, poi che le ripe tedesche abbandona. 844_529_000008 quando, da tutte queste cose sciolto, con beatrice, m'era suso in cielo, cotanto gloriosamente accolto poi che ciascuno fu tornato ne lo punto del cerchio in che avanti s'era fermossi, come a candellier, candelo, e io senti, dentro a quella lumera, che pria m'avea parlato, sorridendo, incominciar, faccendosi piu mera. 844_529_000009 li, angeli, frate, e l paese sincero nel qual tu, se dir si posson, creati si come sono in loro essere intero. ma li elementi che tu hai nomati e quelle cose che di lor si fanno da creata virtu sono informati. 844_529_000010 quando la madre da chiron a schiro trafuggo, lui dormendo in le sue braccia la onde poi li greci il dipartiro che mi scoss'io. si come da la faccia, mi fuggi l sonno e diventa ismorto, come fa l'uom che spaventato agghiaccia. 844_529_000011 io mossi li occhi e l buon maestro almen, tre voci t'ho messe- dicea: surgi e vieni. troviam l'aperta per la qual tu entre su. mi levai e tutti eran gia pieni de l'alto di i giron del sacro monte e andavam col sol novo a le reni. 844_529_000012 vero e che piu e meno eran contratti secondo ch'avien piu e meno a dosso e qual piu pazienza avea ne li atti. piangendo, parea dicer: piu non posso, purgatorio canto. 844_529_000013 pero ti prego, dolce padre caro, che mi dimostri amore a cui reduci ogne buono operare. e l suo contraro drizza disse ver me l'agute luci de lo ntelletto e fieti manifesto l'error de ciechi che si fanno duci. 844_529_000014 e quando il dente longobardo morse la santa chiesa sotto le sue ali, carlo magno, vincendo la soccorse, omai puoi giudicar di quei cotali ch'io accusai di sopra e di lor falli, che son cagion di tutti vostri mali. 844_529_000015 mai tremaci quando alcuna anima monda sentesi si che surga o che si mova per salir su. e tal grido, seconda de la mondizia sol voler fa prova che tutto libero a mutar convento l'alma sorprende e di voler le giova. 844_529_000016 e quando, fuor ne cardini distorti, li spigoli di quella regge sacra che di metallo son sonanti e forti, non rugghio, si ne si mostro. si acra tarpea, come tolto le fu il buono metello, per che poi rimase macra. 844_529_000017 qui ti poso, ma pria. mi dimostraro li occhi suoi belli, quella intrata aperta, poi ella e l sonno ad una se n'andaro a guisa d'uom che n dubbio si raccerta e che muta in conforto sua paura, poi che la verita li e discoperta. 844_529_000018 dolce mio padre, di quale offensione si purga qui, nel giro, dove semo, se i pie si stanno, non stea tuo sermone ed elli a me l'amor del bene, scemo del suo dover. quiritta si ristora, qui si ribatte il mal tardato remo. 844_529_000019 volser virgilio a me queste parole, con viso che tacendo disse: taci, ma non puo tutto la virtu che vuole che riso e pianto son tanto seguaci a la passion di che ciascun si spicca che men seguon voler ne piu veraci. 844_529_000020 io non so se piu disse o s'ei si tacque, tant'era gia di la da noi trascorso, ma questo intesi e ritener mi piacque, e quei che m'era ad ogne uopo soccorso disse: volgiti qua vedine due venir dando a l'accidia di morso di retro a tutti dicean: 844_529_000021 ecco di qua, ma fanno i passi radi, mormorava il poeta. molte genti questi ne nvieranno a li alti gradi. li occhi miei ch'a mirare? eran contenti per veder novitadi, ond'e son vaghi. volgendosi ver lui non furon lenti. 844_529_000022 creata, fu la materia ch'elli hanno creata, fu la virtu informante. in queste stelle che ntorno a lor vanno l'anima d'ogne bruto e de le piante, di complession potenziata, tira lo raggio e l moto de le luci sante. 844_529_000023 naturale e sempre sanza errore. ma l'altro puote errar per malo obietto o per troppo o per poco di vigore, mentre ch'elli e nel primo ben diretto e ne secondi se stesso misura. esser non puo cagion di mal diletto, ma quando al mal si torce, o con piu cura o con men. 844_529_000024 oh, diss'io lui, non se tu oderisi l'onor d'agobbio e l'onor di quell'arte ch'alluminar chiamata. e in parisi, frate diss'elli, piu ridon le carte che pennelleggia franco, bolognese l'onore e tutto or suo. e mio, in parte, ben non sare io stato si cortese mentre ch'io vissi. 844_529_000025 io la mirava, e come l sol conforta le fredde membra che la notte aggrava, cosi lo sguardo mio le facea, scorta la lingua e poscia tutta la drizzava in poco d'ora. e lo smarrito volto, com amor vuol, cosi le colorava. 844_529_000026 e l savio duca omai. veggio la rete che qui v'impiglia e come si scalappia, perche ci trema. e di che congaudete ora chi fosti piacciati, ch'io sappia, e perche tanti secoli giaciuto qui, se ne le parole tue mi cappia. 844_529_000027 verdi come fogliette, pur mo nate erano in veste che da verdi penne percosse traean dietro e ventilate. l'un poco sovra noi a star si venne e l'altro scese in l'opposita sponda. si che la gente in mezzo si contenne. 844_529_000028 che hai, che pur inver la terra guati la guida mia, incomincio a dirmi poco amendue da l'angel sormontati e io, con tanta sospeccion fa irmi novella visiion, ch'a se mi piega, si ch'io non posso dal pensar. 844_529_000029 prima fue morta la gente a cui il mar s'aperse, che vedesse iordan le rede sue, e quella che l'affanno non sofferse fino a la fine, col figlio d'anchise, se stessa a vita. sanza gloria offerse. 844_529_000030 maria corse con fretta a la montagna e cesare per soggiogare ilerda, punse marsilia e poi corse in ispagna. ratto, ratto, che l tempo non si perda per poco amor, gridavan li altri. appresso che studio di ben far grazia rinverda. 844_529_000031 magne quale l falcon che prima a pie si mira, indi si volge al grido e si protende per lo disio del pasto che la il tira, tal mi fec io. e tal quanto si fende la roccia per dar via a chi va suso n'andai infin dove l cerchiar si prende. 844_529_000032 io volsi ulisse del suo cammin vago al canto mio. e qual meco s'ausa. rado sen parte si tutto l'appago. ancor non era sua bocca richiusa quand una donna apparve santa e presta lunghesso me per far colei confusa. 844_529_000033 chi fia dov'io la ti fara ed ella l'altrui, bene a te che fia. se l tuo metti in oblio ond'elli or ti conforta, ch'ei convene, ch'i solva il mio dovere, anzi ch'i mova. giustizia vuole e pieta mi ritene. 844_529_000034 vedi come da indi si dirama l'oblico cerchio che i pianeti porta, per sodisfare al mondo che li chiama che se la strada lor non fosse torta, molta virtu nel ciel sarebbe in vano e quasi ogne potenza qua giu morta. 844_529_000035 queste parole m'eran si piaciute ch'io mi trassi oltre, per aver contezza di quello spirto onde parean venute. esso parlava ancor de la larghezza che fece niccolo a le pulcelle per condurre ad onor lor giovinezza. 844_529_000036 li occhi di beatrice ch'eran fermi sovra me come pria di caro assenso al mio disio certificato. fermi deh, metti al mio voler tosto compenso, beato spirto dissi e fammi prova ch'i possa in te refletter quel ch'io penso. 844_529_000037 raccomando la donna sua piu cara e comando che l'amassero a fede e del suo grembo l'anima preclara, mover. si volle tornando al suo regno e al suo corpo. non volle altra bara. 844_529_000038 che l'animo ad essa volger face e se rivolto inver di lei, si piega quel piegare e amor, quell'e natura che, per piacer di novo in voi si lega poi come l foco, movesi in altura per la sua forma ch'e nata a salire la dove piu in sua matera dura. 844_529_000039 canto i posto. avea fine al suo ragionamento. l'alto dottore, e attento, guardava ne la mia vista, s'io parea contento e io, cui nova sete ancor frugava, di fuor tacea e dentro dicea: 844_529_000040 ma vostra vita, sanza, mezzo spira la somma beninanza e la innamora di se si che poi sempre la disira. e quinci puoi argomentare ancora vostra resurrezion. se tu ripensi come l'umana carne, fessi allora che li primi parenti intrambo fensi paradiso canto. 844_529_000041 io vidi quello essercito gentile, tacito, poscia riguardare in sue quasi aspettando, palido e umile, e vidi uscir de l'alto e scender giue due angeli con due spade affocate, tronche e private de le punte sue. 844_529_000042 che la riempie come quel ben ch'a ogne cosa. e tanto ahi anime ingannate e fatture empie che da si fatto ben torcete i cuori drizzando in vanita le vostre tempie. ed ecco un altro di quelli splendori, ver me si fece, e l suo voler piacermi significava, nel chiarir di fori. 844_529_000043 e deh chi siete, fue la voce mia di grande affetto impressa. e quanta e quale vid'io lei far piue per allegrezza nova che s'accrebbe. quando parlai a l'allegrezze sue, cosi fatta, mi disse: 844_529_000044 non vo pero lettor che tu ti smaghi di buon proponimento per udire come dio vuol che l debito si paghi. non attender la forma del martire. pensa la succession, pensa ch'al peggio, oltre la gran sentenza non puo ire. 844_529_000045 l'amor, ch'ad esso troppo s'abbandona. di sovr'a noi si piange per tre cerchi, ma come tripartito si ragiona: tacciolo, accio, che tu per te ne cerchi purgatorio canto. 844_529_000046 li precedeva al benedetto vaso, trescando alzato l'umile salmista e piu e men, che re era in quel caso. di contra, effigiata ad una vista d'un gran palazzo, micol ammirava si, come donna dispettosa e trista. 844_529_000047 io, in quella turba spessa, volgendo a loro e qua e la la faccia e promettendo, mi sciogliea da essa, quiv'era l'aretin che da le braccia fiere di ghin di tacco ebbe la morte, e l'altro ch'annego correndo in caccia. 844_529_000048 canto viii: solea creder lo mondo in suo periclo. che la bella ciprigna, il folle amore raggiasse, volta nel terzo epiciclo, per che non pur a lei faceano onore di sacrificio e di votivo grido le genti antiche ne l'antico errore. 844_529_000049 quante volte del tempo che rimembre legge moneta, officio e costume hai tu mutato e rinovate membre? e se ben ti ricordi e vedi lume, vedrai te somigliante a quella inferma che non puo trovar, posa in su le piume ma con dar volta suo dolore scherma. 844_529_000050 questo decreto, frate, sta sepulto a li occhi di ciascuno il cui ingegno ne la fiamma d'amor non e adulto veramente. pero ch'a questo segno molto si mira e poco si discerne, diro perche tal modo fu piu degno. 844_529_000051 s'io dico l ver, l'effetto nol nasconde. atene e lacedemona, che fenno l'antiche leggi e furon si civili, fecero al viver. bene, un picciol cenno verso di te che fai tanto sottili: provedimenti ch'a mezzo novembre non giugne quel che tu d'ottobre fili. 844_529_000052 che piu non arse la figlia di belo noiando e a sicheo e a creusa di me, infin che si convenne al pelo ne quella rodopea che delusa fu da demofoonte ne alcide quando iole nel core ebbe rinchiusa. 844_529_000053 la luna, quasi a mezza notte tarda, facea le stelle a noi parer piu rade fatta com'un secchion che tuttor arda e correa contro l ciel per quelle strade che l sole infiamma. 844_529_000054 ci apparve un'ombra e dietro a noi venia dal pie, guardando la turba che giace, ne ci addemmo. di lei si parlo pria dicendo o frati miei, dio vi dea pace. noi ci volgemmo subiti e virgilio rendeli l cenno ch'a cio si conface. poi comincio. 844_529_000055 si, pareggiando i miei co passi fidi del mio maestro, usci fuor di tal nube ai raggi morti, gia ne bassi lidi, o imaginativa che ne rube. talvolta si di fuor ch'om non s'accorge perche dintorno suonin mille tube. chi move te, se l senso non ti porge? 844_529_000056 che cotesta cortese oppinione ti fia chiavata in mezzo de la testa con maggior chiovi che d'altrui sermone. se corso di giudicio non s'arresta, purgatorio canto. 844_529_000057 cosi prego l poeta, e si risposto poco dinanzi a noi. ne fu per ch'io, nel parlare, avvisai l'altro nascosto e volsi li occhi a li occhi al segnor mio, ond elli m'assenti con lieto cenno cio che chiedea la vista del disio. 844_529_000058 ne, tra l'ultima notte e l primo, die si alto o si magnifico processo. o per l'una o per l'altra fu o fie che piu largo fu dio a dar se stesso per far l'uom sufficiente a rilevarsi che s'elli avesse sol da se dimesso, e tutti li altri modi erano scarsi a la giustizia. 844_529_000059 che di sei ali facen la coculla perche non satisface a miei disii. gia non attendere io tua dimanda, s'io m'intuassi come tu t'inmii la maggior valle in che l'acqua si spanda. incominciaro allor le sue parole. 844_529_000060 o anima che tanto ben favelle. dimmi chi fosti dissi e perche sola tu queste degne lode rinovelle. non fia sanza merce la tua parola, s'io ritorno a compier lo cammin corto di quella vita ch'al termine vola. 844_529_000061 vedi se far si dee l'omo eccellente si ch'altra vita la prima relinqua. e cio non pensa la turba presente che tagliamento e adice richiude ne per esser battuta ancor si pente. ma tosto fia che padova, al palude cangera l'acqua. che vincenza bagna, per essere al dover le genti crude. 844_529_000062 la tua citta, che di colui e pianta che pria volse le spalle al suo fattore e di cui e la nvidia tanto pianta, produce e spande il maladetto fiore. c'ha disviate le pecore e li agni, pero che fatto ha, lupo del pastore? per questo l'evangelio e i dottor magni son derelitti, e solo ai decretali si studia, si che pare a lor vivagni. 844_529_000063 dite costinci che volete voi. comincio elli a dire: ov'e la scorta? guardate che l venir su non vi noi. donna del ciel. di queste cose accorta, rispuose l mio maestro. a lui pur dianzi ne disse: andate la quivi e la porta. 844_529_000064 onde poniam che di necessitate surga ogne amor che dentro a voi s'accende di ritenerlo, e in voi la podestate. la nobile virtu beatrice intende per lo libero arbitrio, e pero guarda che l'abbi a mente s'a parlar ten prende. 844_529_000065 noi ci appressammo ed eravamo in parte che la dove pareami prima rotto pur come un fesso che muro diparte. vidi una porta e tre gradi di sotto per gire ad essa, di color diversi e un portier ch'ancor non facea motto. 844_529_000066 n'aggia ch'avete, tu e l tuo padre sofferto per cupidigia di costa, distretti, che l giardin de lo mperio sia diserto. vieni a veder montecchi e cappelletti, monaldi e filippeschi: uom sanza cura color gia tristi, e questi con sospetti. 844_529_000067 che a questo monte fosser volte l'anime degne di salire a dio fur l'ossa mie per ottavian sepolte. io son virgilio e per null'altro rio lo ciel. perdei. che per non aver fe cosi rispuose allora il duca mio. 844_529_000068 mera. or sappi che la entro. si tranquilla, raab, e a nostr'ordine congiunta di lei nel sommo grado. si sigilla da questo cielo in cui l'ombra s'appunta, che l vostro mondo face pria. ch'altr'alma del triunfo di cristo fu assunta. 844_529_000069 voi che, ntendendo il terzo ciel movete e sem si pien d'amor che per piacerti non fia men dolce. un poco di quiete poscia che li occhi miei si fuoro offerti a la mia donna reverenti, ed essa fatti li avea di se, contenti e certi, rivolsersi a la luce che promessa tanto. 844_529_000070 e beatrice, quella che si scorge di bene in meglio, si subitamente che l'atto suo per tempo non si sporge quant'esser convenia da se lucente quel ch'era dentro al sol, dov'io entra'mi, non per color, ma per lume. 844_529_000071 che val perche ti racconciasse il freno iustiniano. se la sella e vota sanz'esso. fora la vergogna meno, ahi gente, che dovresti esser devota e lasciar seder cesare in la sella. se bene intendi cio che dio ti nota. guarda come esta fiera e fatta fella. 844_529_000072 soglia. quest'e l principio: la onde si piglia, ragion di meritare in voi, secondo che buoni e rei amori accoglie, e viglia color che, ragionando andaro al fondo, s'accorser d'esta innata libertate, pero moralita lasciaro al mondo. 844_529_000073 come si frange il sonno, ove di butto nova luce percuote il viso chiuso. che fratto guizza pria che muoia. tutto. cosi l'imaginar mio cadde giuso, tosto. che lume. il volto mi percosse, maggior assai che quel ch'e in nostro uso. 844_529_000074 ed ei surgendo. or puoi la quantitate comprender de l'amor ch'a te mi scalda quand'io dismento nostra vanitate, trattando l'ombre come cosa salda, purgatorio canto. 844_529_000075 l'altra letizia che m'era gia nota. per cara cosa mi si fece in vista? qual fin balasso in che lo sol percuota per letiziar la su fulgor s'acquista si come riso qui, ma giu s'abbuia l'ombra di fuor come la mente. e trista. 844_529_000076 io sono omberto e non pur a me danno. superbia fa che tutti miei consorti ha ella tratti seco nel malanno, e qui convien ch'io questo peso porti per lei, tanto che a dio si sodisfaccia. poi ch'io nol fe tra vivi qui. 844_529_000077 ma dione onoravano e cupido, quella per madre sua, questo per figlio, e dicean ch'el sedette in grembo a dido e da costei ond'io principio piglio. pigliavano il vocabol de la stella che l sol vagheggia or da coppa, or da ciglio. 844_529_000078 cosi disse il mio duca, e io con lui volgemmo i nostri passi ad una scala e tosto ch'io, al primo grado, fui senti'mi presso quasi un muover d'ala e ventarmi nel viso e dir: beati pacifici, che son sanz'ira mala. 844_529_000079 la mia conversiione ome fu tarda, ma come fatto, fui roman pastore. cosi scopersi la vita bugiarda. vidi che lui non s'acquetava il core ne piu salir. potiesi in quella vita er che di questa, in me s'accese amore. 844_529_000080 la fama che la vostra casa, onora, grida i segnori e grida la contrada, si che ne sa chi non vi fu ancora. e io vi giuro, s'io di sopra vada, che vostra gente onrata non si sfregia del pregio de la borsa e de la spada. 844_529_000081 la natura che dal suo fattore s'era allungata uni a se in persona, con l'atto sol del suo etterno amore or drizza il viso a quel ch'or si ragiona. questa natura al suo fattore, unita qual fu creata, fu sincera e buona. 844_529_000082 la corona vedova promossa. la testa di mio figlio fu dal quale cominciar di costor le sacrate ossa, mentre che la gran dota provenzale al sangue mio non tolse la vergogna. poco valea, ma pur non facea male. 844_529_000083 se cio non fosse il ciel che tu cammine, producerebbe si li suoi effetti, che non sarebbero arti ma ruine, e cio esser non puo se li ntelletti che muovon queste stelle, non son manchi. 844_529_000084 canto ix, la concubina di titone antico, gia, s'imbiancava al balco d'oriente. fuor de le braccia del suo dolce amico di gemme, la sua fronte era lucente, poste in figura del freddo animale che con la coda percuote la gente. 844_529_000085 li comincio con forza e con menzogna la sua rapina e poscia per ammenda ponti e normandia prese e guascogna. carlo venne in italia e per ammenda vittima fe di curradino e poi ripinse al ciel tommaso per ammenda. 844_529_000086 l'ombra che s'era al giudice raccolta. quando chiamo per tutto quello assalto, punto. non fu da me guardare sciolta se la lucerna che ti mena in alto truovi nel tuo arbitrio. tanta cera quant'e mestiere, infino al sommo smalto, comincio ella. 844_529_000087 io non vidi e pero dicer non posso come mosser li astor celestiali. ma vidi bene, e l'uno e l'altro mosso, sentendo fender l'aere, a le verdi ali fuggi l serpente. e li angeli dier volta suso a le poste rivolando iguali. 844_529_000088 vedesti, disse quell'antica strega che sola sovr a noi. omai, si piagne, vedesti, come l'uom da lei si slega. bastiti e batti a terra le calcagne, li occhi rivolgi al logoro che gira, lo rege etterno con le rote magne. 844_529_000089 ma perche tutte le tue voglie piene ten porti che son nate in questa spera proceder ancor oltre. mi convene, tu vuo saper chi? e in questa lumera che qui appresso me cosi scintilla come raggio di sole in acqua mera? 844_529_000090 le quai convien che misera ancor brami per lei assai di lieve. si comprende quanto in femmina foco d'amor dura, se l'occhio o l tatto spesso non l'accende. non le fara si bella sepultura la vipera che melanesi accampa, com'avria fatto il gallo di gallura. 844_529_000091 allora il mio segnor, quasi ammirando menane, disse dunque: la ve dici ch'aver si puo diletto. dimorando poco allungati c'eravam di lici quand'io m'accorsi che l monte era scemo, a guisa che i vallon li sceman quici. 844_529_000092 canto viii: era gia l'ora che volge il disio ai navicanti e ntenerisce il core lo di: c'han detto ai dolci amici addio. 844_529_000093 da oggi a noi la cotidiana manna, sanza la qual, per questo aspro diserto, a retro va chi piu di gir s'affanna e come noi, lo mal ch'avem sofferto. perdoniamo a ciascuno, e tu perdona, benigno, e non guardar lo nostro merto. 844_529_000094 o eletti di dio, li cui soffriri e giustizia e speranza fa men duri. drizzate noi verso li alti saliri. se voi venite dal giacer sicuri e volete trovar la via piu tosto, le vostre destre sien sempre di fori. 844_529_000095 tempo vegg'io. non molto dopo ancoi che tragge un altro carlo, fuor di francia per far conoscer meglio, e se e suoi sanz'arme n'esce e solo con la lancia con la qual giostro giuda e quella ponta si ch'a fiorenza fa scoppiar la pancia. 844_529_000096 con l'ali aperte che parean di cigno, volseci in su colui che si parlonne tra due pareti del duro macigno. mosse le penne, poi, e ventilonne qui lugent affermando esser beati ch'avran di consolar l'anime donne. 844_529_000097 ma cio che l segno che parlar mi face fatto avea prima e poi era fatturo per lo regno mortal ch'a lui soggiace. diventa in apparenza poco e scuro se in mano al terzo cesare si mira con occhio chiaro e con affetto puro. 844_529_000098 entro v'e l'alta mente u si profondo saver. fu messo che se l vero e vero, a veder tanto non surse il secondo appresso vedi il lume di quel cero che giu in carne. piu a dentro, vide l'angelica natura e l ministero. 844_529_000099 la miserella intra tutti. costoro pareva dir segnor: fammi vendetta di mio figliuol ch'e morto. ond'io m'accoro ed elli a lei rispondere: or aspetta tanto ch'i torni, e quella segnor mio come persona in cui dolor s'affretta, se tu non torni ed ei. 844_529_000100 qual e colui che cosa innanzi, se subita, vede ond'e si maraviglia che crede e non dicendo ella e non e tal parve quelli e poi chino le ciglia e umilmente ritorno ver lui e abbracciol la ve, l minor. 844_529_000101 molti rifiutan lo comune incarco. ma il popol tuo solicito risponde sanza chiamare e grida: immi sobborgo or ti fa lieta che tu hai ben onde, tu ricca, tu con pace e tu con senno. 844_529_000102 si fa con noi come l'uom si fa, sego che quale aspetta, prego, e l'uopo vede malignamente gia si mette al nego. or accordiamo a tanto invito il piede. procacciam di salir, pria che s'abbui, che poi non si poria se l di non riede. 844_529_000103 ben discernea in lor la testa bionda, ma ne la faccia l'occhio si smarria come virtu ch'a troppo si confonda. ambo vegnon del grembo di maria, disse sordello a guardia de la valle per lo serpente che verra vie via. 844_529_000104 ma questa sonnolenza mi fu tolta subitamente da gente che dopo le nostre spalle, a noi, era gia volta e quale ismeno gia vide e asopo lungo di se, di notte, furia e calca. 844_529_000105 sovra questo tenea, ambo le piante. l'angel di dio, sedendo in su la soglia che mi sembiava pietra di diamante, per li tre gradi su di buona voglia, mi trasse il duca mio dicendo: chiedi umilemente che l serrame scioglia. 844_529_000106 l'uno al pubblico segno i gigli gialli oppone e l'altro appropria. quello a parte, si ch'e forte a veder chi piu si falli. faccian li ghibellin, faccian lor arte, sott'altro segno. 844_529_000107 ma come al sol che nostra vista grava e per soverchio sua figura vela, cosi la mia virtu. quivi mancava questo e divino spirito che ne la via da ir su ne drizza. sanza prego, e col suo lume se medesmo cela. 844_529_000108 ahi serva italia di dolore, ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta. non donna di province, ma bordello. quell'anima gentil fu cosi presta, sol per lo dolce suon de la sua terra, di fare al cittadin suo quivi festa. 844_529_000109 ma io veggi or la tua mente ristretta di pensiero in pensier, dentro ad un nodo del qual con gran disio solver s'aspetta. tu dici ben: discerno cio ch'i odo, ma perche dio volesse, m'e occulto a nostra redenzion, pur questo modo. 844_529_000110 che quel da roma, tra sardi e corsi, il vede quando cade. e quell'ombra gentil per cui si noma pietola piu che villa mantoana, del mio carcar diposta, avea la soma per ch'io che la ragione, aperta e piana sovra le mie quistioni avea ricolta, stava com'om che sonnolento vana. 844_529_000111 mo l'occhio per entro l'abisso de l'etterno consiglio: quanto puoi al mio parlar distrettamente fisso, non potea l'uomo, ne termini suoi, mai sodisfar per non potere ir giuso con umiltate, obediendo poi quanto disobediendo intese ir suso. 844_529_000112 o regina, perche per ira hai voluto esser nulla. ancisa t'hai per non perder lavina. or m'hai perduta. io son essa che lutto, madre a la tua pria ch'a l'altrui ruina. 844_529_000113 l'animo ch'e creato ad amar presto ad ogne cosa. e mobile che piace, tosto che dal piacere in atto- e desto vostra apprensiva da esser verace, tragge intenzione e dentro a voi la spiega. 844_529_000114 e che lo novo peregrin d'amore punge se ode squilla di lontano. che paia il giorno pianger che si more. quand'io incominciai a render vano l'udire e a mirare, una de l'alme surta che l'ascoltar chiedea con mano. 844_529_000115 che non pioggia, non grando, non neve, non rugiada, non brina piu su cade che la scaletta di tre gradi. breve nuvole spesse. non paion ne rade, ne coruscar, ne figlia di taumante che di la cangia sovente contrade. 844_529_000116 o e preparazion che, ne l'abisso del tuo consiglio, fai per alcun bene in tutto de l'accorger nostro scisso, che le citta d'italia tutte piene son di tiranni e un marcel diventa ogne villan che, parteggiando, viene. 844_529_000117 che noi fossimo fuor di quella cruna. ma quando fummo liberi e aperti su dove il monte in dietro si rauna, io, stancato e amendue, incerti di nostra via, restammo in su un piano solingo. piu che strade per diserti. 844_529_000118 maladetta sie tu, antica lupa che piu che tutte l'altre bestie hai preda per la tua fame. sanza fine cupa o ciel nel cui girar, par che si creda. le condizion di qua giu trasmutarsi quando verra per cui questa disceda. 844_529_000119 canto xxi a sete, natural, che mai non sazia se non con l'acqua? onde la femminetta samaritana domando la grazia, mi travagliava e pungeami la fretta. 844_529_000120 o virgilio, virgilio chi. e questa fieramente dicea ed el venia, con li occhi fitti, pur in quella onesta, l'altra prendea e dinanzi l'apria fendendo i drappi e mostravami l ventre, quel mi sveglio col puzzo che n'uscia. 844_529_000121 solo tre passi. credo ch'i scendesse e fui di sotto e vidi un che mirava pur me come conoscer. mi volesse, temp'era gia che l'aere s'annerava, ma non si che tra li occhi suoi e miei non dichiarisse cio che pria. serrava ver me si fece e io ver lui. mi fei giudice, nin gentil. 844_529_000122 io mi rivolsi attento al primo tuono e te deum laudamus, mi parea udire in voce mista, al dolce suono. tale imagine a punto mi rendea cio ch'io udiva qual prender si suole quando a cantar con organi si stea ch'or si or no, s'intendon le parole. 844_529_000123 noi anderem con questo giorno innanzi rispuose quanto piu potremo omai, ma l fatto e d'altra forma che non stanzi. prima che sie la su tornar, vedrai colui che gia si cuopre de la costa. si che suoi raggi tu romper non fai. 844_529_000124 e levo ambo le palme, ficcando li occhi verso l'oriente, come dicesse a dio d'altro, non calme te, lucis ante. si devotamente le uscio di bocca e con si dolci note che fece me, a me uscir di mente. 844_529_000125 ma vedi la un'anima che, posta sola soletta inverso, noi riguarda, quella ne nsegnera la via piu tosta. venimmo a lei, o anima lombarda, come ti stavi, altera e disdegnosa. 844_529_000126 ma perche piu aperto intendi ancora, volgi la mente a me e prenderai alcun buon frutto di nostra dimora. ne creator, ne creatura, mai comincio. el figliuol fu sanza, amore o naturale o d'animo? e tu 844_529_000127 e poi il mosser le parole biece a dimandar ragione a questo giusto che li assegno sette e cinque per diece, indi partissi povero e vetusto. e se l mondo sapesse il cor ch'elli ebbe mendicando sua vita a frusto a frusto, assai lo loda e piu lo loderebbe. 844_529_000128 non e il mondan romore altro ch'un fiato di vento ch'or vien, quinci, e or vien quindi e muta nome, perche muta lato. che voce avrai tu piu se vecchia scindi da te la carne che se fossi morto, anzi, che tu lasciassi il pappo e. 844_529_000129 diss'io lui per entro i luoghi tristi. venni stamane e sono in prima vita, ancor che l'altra si andando acquisti e come fu la mia risposta, udita sordello ed elli in dietro si raccolse come gente di subito smarrita. 844_529_000130 fra me pensava: forse questa fiede pur qui per uso e forse d'altro loco disdegna di portarne suso in piede. poi mi parea che poi, rotata, un poco terribil come folgor discendesse e me rapisse suso infino al foco. 844_529_000131 sonando, la senti esser richiusa e s'io avesse li occhi volti ad essa, qual fora stata al fallo degna scusa. noi salavam per una pietra fessa che si moveva e d'una e d'altra parte si come l'onda che fugge. 844_529_000132 re, dopo lui fosse rimaso lo giovanetto che retro a lui siede. ben andava il valor di vaso in vaso, che non si puote dir de l'altre rede. iacomo e federigo hanno i reami del retaggio miglior nessun possiede. 844_529_000133 la sposa di colui ch'ad alte grida disposo lei col sangue benedetto, in se sicura, e anche a lui piu fida. due principi ordino in suo favore: che quinci e quindi le fosser per guida. l'un fu tutto serafico in ardore, l'altro per sapienza in terra. fue di cherubica luce, uno splendore. 844_529_000134 certo non si scoteo. si forte delo pria che latona, in lei facesse l nido a parturir li due occhi del cielo. poi comincio da tutte parti, un grido tal che l maestro inverso me si feo dicendo: 844_529_000135 or perche mai non puo da la salute, amor del suo subietto, volger viso da l'odio. proprio son le cose tute. e perche intender non si puo diviso e per se stante alcuno, esser dal primo, da quello odiare ogne effetto e deciso. 844_529_000136 cosi dicea, segnato de la stampa nel suo aspetto, di quel dritto zelo che misuratamente in core avvampa li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo. pur la dove le stelle son piu tarde si come rota piu presso a lo stelo. e l duca mio figliuol. 844_529_000137 inver la spagna rivolse lo stuolo, poi ver durazzo e farsalia percosse si ch'al nil caldo si senti del duolo, antandro e simeonta onde si mosse rivide e la dov'ettore si cuba e mal per tolomeo poscia si scosse. 844_529_000138 cosi, volgendosi a la nota sua, fu viso a me cantare essa sustanza sopra la qual doppio lume s'addua, ed essa e l'altre mossero a sua danza e quasi velocissime faville e si velar di subita distanza. 844_529_000139 e ora in te non stanno sanza guerra, li vivi tuoi e l'un l'altro si rode di quei ch'un muro e una fossa serra cerca misera intorno da le prode le tue marine, e poi ti guarda in seno, s'alcuna parte in te di pace gode. 844_529_000140 ch'io varcai virgilio e fe'mi presso accio che fosse a li occhi miei disposta. era intagliato, li nel marmo stesso, lo carro e buoi traendo l'arca santa, per che si teme officio non commesso. 844_529_000141 credette, cimabue ne la pittura tener lo campo. e ora ha giotto il grido. si che la fama di colui e scura. cosi ha tolto l'uno a l'altro guido la gloria de la lingua e forse e nato chi l'uno e l'altro caccera del nido. 844_529_000142 sott'esso giovanetti, triunfaro, scipione e pompeo. e a quel colle sotto l qual tu nascesti, parve amaro, poi presso, al tempo che tutto l ciel volle redur lo mondo a suo modo sereno cesare per voler di roma il tolle. 844_529_000143 oh, ignota ricchezza. oh, ben ferace. scalzasi egidio, scalzasi silvestro, dietro a lo sposo: si, la sposa piace. indi sen va quel padre e quel maestro con la sua donna e con quella famiglia che gia legava l'umile capestro. 844_529_000144 prima vuol ben, ma non lascia il talento. che divina giustizia, contra voglia, come fu al peccar, pone al tormento. e io che son giaciuto a questa doglia cinquecent'anni e piu, pur mo sentii libera volonta di miglior soglia. 844_529_000145 qui si conviene usare un poco d'arte. comincio l duca mio in accostarsi or quinci, or quindi al lato che si parte, e questo fece i nostri passi scarsi, tanto che pria lo scemo de la luna. rigiunse al letto suo per ricorcarsi. 844_529_000146 ma vedi gia come dichina il giorno, e andar su di notte non si puote pero. e buon pensar di bel soggiorno. anime sono a destra qua remote. se mi consenti, io ti merro ad esse e non sanza diletto ti fier note. 844_529_000147 vedi oltre fiammeggiar l'ardente spiro d'isidoro, di beda e di riccardo che a considerar fu piu che viro questi onde. a me ritorna il tuo riguardo e l lume d'uno spirto che, n pensieri gravi a morir, li parve venir tardo. 844_529_000148 noi repetiam: pigmalion allotta cui traditore e ladro e paricida, fece la voglia sua de l'oro ghiotta e la miseria de l'avaro mida che segui a la sua dimanda gorda, per la qual sempre convien che si rida. 844_529_000149 impronti questo triforme amor. qua giu di sotto si piange, or vo che tu de l'altro intende che corre al ben con ordine corrotto. ciascun confusamente un bene apprende nel qual si queti l'animo e disira per che di giugner lui. ciascun contende. 844_529_000150 ma voi torcete a la religione tal che fia nato a cignersi la spada e fate re di tal ch'e da sermone onde la traccia vostra e fuor di strada. paradiso canto. 844_529_000151 diro pero che d'amendue si dice l'un pregiando qual ch'om prende perch'ad un fine fur l'opere sue, intra tupino e l'acqua che discende del colle eletto dal beato ubaldo. fertile costa d'alto monte pende, onde perugia sente freddo e caldo, da porta sole e di rietro le piange. 844_529_000152 quici cola disse quell'ombra: n'anderemo dove la costa face di se grembo e la il novo giorno attenderemo. tra erto e piano, era un sentiero schembo. 844_529_000153 io vidi piu folgor vivi e vincenti, far di noi centro e di se far corona. piu dolci in voce che in vista lucenti. cosi cinger, la figlia di latona, vedem talvolta quando l'aere e pregno si che ritenga il fil che fa la zona. 844_529_000154 e quanto fia piacer del giusto sire, tanto staremo immobili e distesi. io m'era inginocchiato e volea dire: ma com io cominciai ed el s'accorse solo ascoltando del mio reverire. 844_529_000155 canto xx: contra miglior voler voler, mal pugna onde contra l piacer mio. per piacerli trassi de l'acqua non sazia la spugna. 844_529_000156 or son io d'una parte e d'altra preso, l'una mi fa tacer, l'altra scongiura ch'io dica, ond'io sospiro e sono inteso dal mio maestro e non aver paura. mi dice di parlar, ma parla e digli quel ch'e dimanda con cotanta cura. 844_529_000157 e come l'occhio piu e piu v'apersi, vidil seder sovra l grado sovrano, tal ne la faccia ch'io non lo soffersi. e una spada nuda avea in mano che reflettea i raggi si ver noi ch'io drizzava spesso il viso in 844_529_000158 cosa non e che sanza ordine senta la religione de la montagna o che sia fuor d'usanza, libero e qui da ogne alterazione di quel che l ciel da se in se riceve, esser ci puote e non d'altro cagione. 844_529_000159 ch'ell avea l parlar, cosi disciolto, cominciava a cantar. si che con pena da lei avrei mio intento rivolto. io son cantava, io son dolce, serena che marinari in mezzo mar dismago tanto son di piacere a sentir piena. 844_529_000160 vedi quanta virtu l'ha fatto, degno di reverenza. e comincio da l'ora che pallante mori per darli regno. tu sai ch'el fece in alba sua dimora per trecento anni e oltre, infino al fine che i tre a tre pugnar per lui ancora. 844_529_000161 cesare fui e son iustiniano che, per voler del primo amor ch'i sento, d'entro le leggi trassi il troppo e l vano e prima ch'io a l'ovra fossi attento, una natura in cristo esser non piue credea e di tal fede era contento. 844_529_000162 ond'era, sire, quando fu distrutta la rabbia fiorentina. che superba fu a quel tempo. si com'ora e putta la vostra nominanza. e color d'erba che viene e va, e quei la discolora per cui ella esce de la terra acerba. 844_529_000163 io dubitava e dicea: dille, dille fra me, dille dicea a la mia donna che mi diseta con le dolci stille, ma quella reverenza che s'indonna di tutto me. 844_529_000164 natura. pero d'un atto uscir cose diverse. ch'a dio e a giudei piacque una morte per lei. tremo la terra e l ciel s'aperse. non ti dee oramai parer piu forte quando si dice che giusta vendetta poscia vengiata fu da giusta corte. 844_529_000165 piangene ancor la trista cleopatra che, fuggendoli innanzi dal colubro, la morte prese subitana e atra. con costui corse infino al lito rubro. con costui puose il mondo in tanta pace che fu serrato a giano il suo delubro. 844_529_000166 parole furon queste del mio duca, e un di quelli spirti disse: vieni di retro a noi e troverai la buca. noi siam di voglia a muoverci. si pieni che restar non potem. pero perdona se villania nostra giustizia tieni. io fui abate in san zeno, a verona, sotto lo mperio del buon barbarossa, di cui dolente ancor milan ragiona. 844_529_000167 nostra virtu che di legger s'adona, non spermentar con l'antico avversaro, ma libera da lui che si la sprona. quest'ultima preghiera, segnor caro gia, non si fa per noi che non bisogna, ma per color che dietro a noi restaro. 844_529_000168 seguendo lui portava la mia fronte come colui che l'ha di pensier carca, che fa di se un mezzo arco di ponte. quand io udi: venite qui, si varca parlare in modo soave e benigno qual non si sente in questa mortal marca. 844_529_000169 troppo. sarebbe larga la bigoncia che ricevesse il sangue ferrarese. e stanco chi l pesasse a oncia. a oncia. che donera questo prete cortese per mostrarsi di parte e cotai doni conformi fieno al viver del paese. 844_529_000170 i dico di traiano imperadore e una vedovella li era al freno, di lagrime atteggiata e di dolore. intorno a lui parea calcato e pieno di cavalieri e l'aguglie ne l'oro sovr'essi in vista. al vento si movieno. 844_529_000171 gira. polinestor ch'ancise, polidoro, ultimamente ci si grida crasso: dilci che l sai di che sapore e l'oro talor parla l'uno alto e l'altro basso, secondo l'affezion. 844_529_000172 ad un occaso quasi e ad un orto buggea siede e la terra. ond'io fui che fe del sangue suo, gia caldo, il porto folco, mi disse quella gente a cui fu noto il nome mio. e questo cielo di me s'imprenta com'io fe di lui. 844_529_000173 e la luce etterna di sigieri che, leggendo nel vico de li strami, silogizzo invidiosi veri indi, come orologio che ne chiami ne l'ora che la sposa di dio surge a mattinar. lo sposo perche l'ami. 844_529_000174 l'ora che comincia, i tristi lai, la rondinella presso a la mattina, forse a memoria de suo primi guai, e che la mente nostra peregrina piu da la carne e men da pensier, presa a le sue vision, quasi e divina. 844_529_000175 che la su guarde e io a lui, a quelle tre facelle di che l polo di qua, tutto quanto arde ond'elli a me. le quattro chiare stelle che vedevi staman son di la basse e queste son salite, ov'eran quelle. 844_529_000176 e l dolce duca incominciava mantua e l'ombra tutta in se romita, surse ver lui, del loco ove pria stava, dicendo: o mantoano, io son sordello de la tua terra. e l'un l'altro abbracciava. 844_529_000177 i provenzai che fecer contra lui non hanno riso, e pero mal cammina qual si fa danno del ben fare altrui. quattro figlie ebbe, e ciascuna reina ramondo beringhiere, e cio li fece romeo, persona umile. 844_529_000178 or qui a la question. prima s'appunta la mia risposta, ma sua condizione mi stringe a seguitare alcuna giunta perche tu veggi con quanta ragione si move contr'al sacrosanto segno e chi l s'appropria e chi a lui s'oppone. 844_529_000179 secondo mio infallibile avviso, come giusta vendetta, giustamente punita, fosse t'ha in pensier miso, ma io ti solvero. tosto la mente e tu ascolta che le mie parole di gran sentenza ti faran presente. 844_529_000180 da indi scese folgorando a iuba, onde si volse nel vostro occidente, ove sentia la pompeana tuba di quel che fe col baiulo seguente: bruto con cassio ne l'inferno, latra e modena e perugia fu dolente. 844_529_000181 dallato m'era solo il mio conforto e l sole. er'alto gia piu che due ore e l viso m'era a la marina. torto non aver tema, disse il mio segnore. fatti sicur che noi semo a buon punto. non stringer, ma rallarga ogne vigore. 844_529_000182 povera fosti tanto quanto veder si puo. per quello ospizio dove sponesti il tuo portato santo seguentemente intesi: o buon fabrizio con poverta volesti, anzi virtute che gran ricchezza posseder con vizio. 844_529_000183 per la mpacciata via dietro al mio duca e condoleami a la giusta vendetta. ed ecco si, come ne scrive luca, che cristo apparve a due ch'erano in via gia surto fuor de la sepulcral buca. 844_529_000184 non dubbiar. mentr'io ti guido gloria in excelsis. tutti deo dicean per quel ch'io, da vicin compresi, onde intender lo grido, si poteo? no, istavamo immobili e sospesi come i pastor che prima udir quel canto, fin che l tremar cesso ed el compiesi. 844_529_000185 ti negasse il vin de la sua fiala per la tua sete in liberta. non fora se non com'acqua ch'al mar non si cala. tu vuo saper di quai piante s'infiora questa ghirlanda? che ntorno, vagheggia la bella donna. 844_529_000186 molte fiate gia pianser li figli per la colpa del padre, e non si creda che dio trasmuti l'arme per suoi gigli. questa picciola stella si correda di buoni spirti che son stati attivi perche onore e fama li succeda. e quando li disiri poggian quivi si disviando, pur convien che i raggi del vero amore in su poggin men vivi. 844_529_000187 tosto che con la chiesa mossi i piedi. a dio, per grazia, piacque di spirarmi l'alto lavoro e tutto n lui mi diedi, e al mio belisar commendai l'armi cui la destra del ciel fu si congiunta. che segno fu ch'i dovessi posarmi. 844_529_000188 come a quelle parole mi fec'io e si tutto l mio amore in lui si mise. che, beatrice eclisso ne l'oblio non le dispiacque, ma si se ne rise che lo splendor de li occhi suoi ridenti. mia mente unita in piu cose divise. 844_529_000189 chi dietro a iura e chi ad amforismi sen giva e chi seguendo sacerdozio e chi regnar per forza o per sofismi e chi rubare e chi civil negozio. chi nel diletto de la carne involto s'affaticava e chi si dava a l'ozio. 844_529_000190 poscia che costantin l'aquila volse contr'al corso del ciel ch'ella seguio dietro a l'antico che lavina tolse cento e cent'anni e piu. l'uccel di dio ne lo stremo d'europa si ritenne. 844_529_000191 il mondo. m'ebbe giu poco tempo e se piu fosse stato molto sara di mal, che non sarebbe la mia letizia. mi ti tien celato che mi raggia dintorno e mi nasconde quasi animal di sua seta fasciato. 844_529_000192 quindi non terra, ma peccato e onta guadagnera per se, tanto piu grave quanto piu lieve. simil danno conta l'altro che gia usci preso di nave, veggio vender sua figlia e patteggiarne come fanno i corsar de l'altre schiave. 844_529_000193 messo t'ho innanzi. omai, per te ti ciba che a se torce tutta la mia cura quella materia. ond'io son fatto scriba, lo ministro, maggior de la natura che del valor del ciel. lo mondo imprenta e col suo lume il tempo ne misura. 844_529_000194 nel beato concilio ti ponga in pace la verace corte che me rilega. ne l'etterno essilio come diss'elli e parte. andavam forte. se voi siete ombre, che dio su non degni chi v'ha per la sua scala tanto scorte. 844_529_000195 poi piovve, dentro a l'alta fantasia, un crucifisso dispettoso e fero ne la sua vista e cotal si moria intorno ad esso. era il grande assuero ester, sua sposa e l giusto mardoceo che fu al dire e al far cosi intero. 844_529_000196 o avarizia che puoi tu piu farne poscia. c'ha il mio sangue. a te si tratto che non si cura de la propria carne perche men paia il mal futuro e l fatto veggio in alagna intrar lo fiordaliso e nel vicario suo cristo esser catto. 844_529_000197 tal era quivi la quarta famiglia de l'alto padre che, sempre la sazia mostrando come spira e come figlia e beatrice, comincio ringrazia. ringrazia il sol de li angeli ch'a questo sensibil t'ha levato per sua grazia. cor di mortal, non fu mai si digesto a divozione e a rendersi a dio con tutto l suo gradir, cotanto presto. 844_529_000198 leva dunque lettore a l'alte rote. meco la vista dritto a quella parte, dove l'un moto e l'altro si percuote e li comincia a vagheggiar ne l'arte di quel maestro che dentro a se l'ama tanto che mai da lei l'occhio non parte. 844_529_000199 ma dimmi se tu sai perche tai crolli die dianzi l monte e perche tutto ad una parve gridare infino a suoi pie molli, si, mi die dimandando, per la cruna del mio disio che pur con la speranza, si fece la mia sete. men digiuna quei comincio. 844_529_000200 canto xx, ne l'ora che non puo l calor diurno intepidar piu l freddo de la luna, vinto da terra e talor da saturno. 844_529_000201 pero sentisti il tremoto e li pii spiriti per lo monte, render lode a quel segnor che, tosto su li nvii, cosi ne disse: e pero ch'el si gode tanto del ber quant'e grande la sete. non saprei dir quant'el mi fece prode. 844_529_000202 deh, se giustizia e pieta vi disgrievi tosto si che possiate muover l'ala che secondo il disio vostro vi lievi. mostrate da qual mano inver la scala. si va piu corto e se c'e piu d'un varco, quel ne nsegnate che men erto cala. 844_529_000203 e io a lui, tuo vero, dir: m'incora bona umilta e gran tumor m'appiani. ma chi? e quei di cui tu parlavi ora? quelli e rispuose provenzan salvani, ed e qui, perche fu presuntuoso a recar siena tutta a le sue mani. 844_529_000204 piu non diro. e scuro, so che parlo, ma poco tempo andra che tuoi vicini faranno si che tu potrai chiosarlo quest'opera. li tolse quei confini, purgatorio, canto e. 844_529_000205 noi eravam partiti gia da esso e brigavam di soverchiar la strada, tanto quanto al poder n'era permesso. quand'io senti come cosa che cada tremar lo monte onde mi prese un gelo qual prender suol colui ch'a morte vada. 844_529_000206 sospiri. quivi sto io, coi pargoli innocenti dai denti morsi de la morte, avante che fosser da l'umana colpa essenti. quivi sto io con quei che le tre sante virtu non si vestiro e sanza vizio conobber l'altre e seguir tutte quante. 844_529_000207 e nel mover de li occhi, onesta e tarda, ella non ci dicea alcuna cosa, ma lasciavane gir solo sguardando, a guisa di leon quando si posa pur virgilio, si trasse a lei pregando che ne mostrasse la miglior salita, e quella non rispuose al suo dimando, ma di nostro paese e de la vita ci 844_529_000208 per grave giogo, nocera con gualdo di questa costa, la dov'ella frange piu sua rattezza. nacque al mondo un sole, come fa questo tal volta di gange. pero chi d'esso loco fa parole, non dica ascesi, che direbbe corto, ma oriente, se proprio dir vuole. 844_529_000209 retta figliuol fu io d'un beccaio di parigi. quando li regi antichi venner meno, tutti fuor ch'un renduto in panni bigi, trova'mi stretto ne le mani il freno del governo del regno. e tanta possa di nuovo acquisto e si d'amici pieno. 844_529_000210 guardere io per veder s'i l conosco e per farlo pietoso a questa soma. io fui latino e nato d'un gran tosco. guiglielmo aldobrandesco fu mio padre. non so se l nome suo gia mai fu vosco. 844_529_000211 i mi volgea per veder ov'io fosse quando una voce disse: qui si monta. che da ogne altro intento mi rimosse e fece la mia voglia, tanto pronta di riguardar chi era che parlava, che mai non posa se non si raffronta. 844_529_000212 e non pur le nature provedute sono in la mente ch'e da se perfetta, ma esse, insieme con la lor salute, per che, quantunque quest'arco saetta disposto, cade a proveduto fine, si come cosa in suo segno diretta. 844_529_000213 ch'ad ir ci sprona ora a maggiore e ora a minor. passo pero al ben che l di ci si ragiona. dianzi non era io sol, ma qui da presso non alzava la voce altra persona. 844_529_000214 ivi parea che ella e io ardesse e si lo ncendio, imaginato cosse che convenne che l sonno si rompesse, non altrimenti achille si riscosse li occhi svegliati, rivolgendo in giro e non sappiendo la dove si fosse. 844_529_000215 mi cambia io, e come sanza cura. vide me l duca mio su, per lo balzo si mosse e io di rietro. inver l'altura lettor, tu vedi ben com'io innalzo la mia matera, e pero con piu arte. non ti maravigliar s'io la rincalzo. 844_529_000216 sempre natura. se fortuna trova discorde a se com'ogne altra semente fuor di sua region fa mala prova. e se l mondo la giu ponesse mente al fondamento che natura pone seguendo, lui avria buona la gente. 844_529_000217 che questi che vien meco per lo ncarco de la carne d'adamo onde si veste al montar su contra sua voglia e parco le lor parole che rendero a queste che dette: avea colui cu io seguiva, non fur da cui venisser manifeste. 844_529_000218 e poi che per la sete del martiro ne la presenza del soldan superba predico cristo e li altri che l seguiro. e per trovare a conversione acerba troppo la gente e per non stare indarno, redissi al frutto de l'italica erba. 844_529_000219 cosi l'animo preso entra in disire ch'e moto spiritale e mai non posa fin che la cosa amata il fa gioire. or ti puote apparer quant'e nascosa la veritate a la gente. ch'avvera ciascun amore in se laudabil cosa. 844_529_000220 l'uno a virgilio e l'altro a un. si volse che sedea, li gridando su currado, vieni a veder che dio, per grazia, volse poi volto a me, per quel singular grado che tu dei a colui che si nasconde lo suo primo, perche che non li e guado. 844_529_000221 si sterna, ove dinanzi dissi u ben s'impingua e la u dissi non nacque il secondo. e qui, e uopo che ben si distingua, la provedenza che governa il mondo con quel consiglio nel quale ogne aspetto creato e vinto pria che vada al fondo, pero che andasse ver lo suo diletto. 844_529_000222 e l dottor mio, se tu riguardi a segni che questi porta e che l'angel profila, ben vedrai che coi buon convien ch'e regni. ma perche lei che di e notte fila non li avea, tratta ancora la conocchia che cloto impone a ciascuno e compila. 844_529_000223 che l'una parte e l'altra tira e urge, tin tin, sonando con si dolce nota che l ben disposto spirto d'amor turge, cosi vid'io la gloriosa rota, muoversi e render voce a voce in tempra e in dolcezza ch'esser non po nota se non cola dove gioir. 844_529_000224 del folle acan. ciascun poi si ricorda come furo le spoglie. si che l'ira di iosue qui par ch'ancor lo morda. indi accusiam col marito saffira, lodiam i calci ch'ebbe eliodoro, e in infamia, tutto l monte gira. 844_529_000225 nel tempo che l buon tito, con l'aiuto del sommo rege, vendico le fora ond'usci l sangue per giuda, venduto col nome che piu dura e piu onora era. io di la rispuose quello spirto famoso assai, ma non con fede ancora. 844_529_000226 noi eravam dove piu non saliva la scala su ed eravamo affissi pur come nave ch'a la piaggia arriva e io attesi un poco s'io udissi alcuna cosa nel novo girone. poi mi volsi al maestro mio e dissi: 844_529_000227 cio che da essa sanza mezzo piove libero, e tutto perche non soggiace a la virtute de le cose. nove piu l'e conforme e pero piu le piace che l'ardor santo. ch'ogne cosa raggia ne la piu somigliante e piu vivace. di tutte queste dote s'avvantaggia l'umana creatura e s'una manca di sua nobilita convien che caggia. 844_529_000228 la sua sponda, ove confina il vano, al pie de l'alta ripa che pur sale, misurrebbe in tre volte un corpo umano. e quanto l'occhio mio potea trar d'ale, or dal sinistro e or dal destro fianco, questa cornice mi parea cotale. 844_529_000229 per lo gran disio de l'eccellenza. ove mio core intese. di tal superbia qui si paga il fio. e ancor non sarei qui se non fosse che, possendo peccar, mi volsi a dio. oh, vana gloria de l'umane posse com'poco verde in su la cima dura, se non e giunta da l'etati grosse. 844_529_000230 secco vapor non surge piu avante ch'al sommo d'i tre gradi ch'io parlai. dov'ha l vicario di pietro, le piante trema forse piu giu, poco o assai, ma per vento che n terra si nasconda, non so come qua su non tremo mai. 844_529_000231 a miei portai l'amor che qui raffina. oh diss'io lui per li vostri paesi gia mai non fui. ma dove si dimora per tutta europa? ch'ei non sien palesi. 844_529_000232 si convenne lei lasciar per palma. in alcun cielo de l'alta vittoria che s'acquisto con l'una e l'altra palma, perch'ella favoro la prima gloria di iosue in su la terra santa che poco tocca al papa, la memoria. 844_529_000233 tra essi accolti colui che piu siede alto e fa sembianti d'aver negletto cio che far dovea e che non move bocca a li altrui. canti rodolfo, imperador, fu che potea sanar le piaghe. c'hanno italia morta, si che tardi, per altri si ricrea. 844_529_000234 tant'e del seme suo, minor la pianta, quanto piu che beatrice e margherita, costanza di marito, ancor si vanta. vedete il re de la semplice vita seder la. solo arrigo d'inghilterra, questi ha ne rami suoi migliore uscita. 844_529_000235 e la dov'io fermai cotesto punto. non s'ammendava per pregar difetto, perche l priego da dio era disgiunto. veramente a cosi alto sospetto non ti fermar se quella nol ti dice che lume fia tra l vero e lo ntelletto. 844_529_000236 perch'io lo ngegno e l'arte e l'uso chiami si nol direi che mai s'imaginasse ma creder puossi e di veder si brami. e se le fantasie nostre son basse a tanta altezza, non e maraviglia che sopra l sol non fu occhio ch'andasse. 844_529_000237 canto x, guardando nel suo figlio, con l'amore che l'uno e l'altro etternalmente spira lo primo e ineffabile valore quanto per mente e per loco si gira con tant'ordine. fe ch'esser non puote sanza gustar di lui. chi cio rimira. 844_529_000238 tu se omai al purgatorio giunto. vedi la, il balzo che l chiude dintorno. vedi l'entrata, la ve par digiunto dianzi ne l'alba che procede al giorno, quando l'anima tua dentro dormia sovra li fiori ond'e la giu addorno. 844_529_000239 se l figliuol di dio non fosse umiliato ad incarnarsi. or, per empierti bene ogni disio, ritorno a dichiararti in alcun loco, perche tu veggi li cosi com'io. 844_529_000240 per be e per ice. mi richinava come l'uom ch'assonna. poco sofferse me cotal, beatrice, e comincio raggiandomi d'un riso tal che nel foco faria l'uom felice. 844_529_000241 mossimi e l duca mio si mosse per li luoghi spediti pur lungo la roccia, come si va per muro stretto a merli che la gente che fonde a goccia, a goccia, per li occhi il mal che tutto l mondo occupa da l'altra parte, in. 844_529_000242 fiorenza mia, ben puoi esser contenta di questa digression che non ti tocca, merce del popol tuo che si argomenta. molti han giustizia in cuore e tardi scocca per non venir. sanza consiglio a l'arco, ma il popol tuo l'ha in sommo de la bocca. 844_529_000243 la qual sanza operar non e sentita. ne si dimostra mai che, per effetto come per verdi, fronde in pianta vita. pero la onde vegna lo ntelletto de le prime notizie, omo non sape, e de primi appetibili, l'affetto che sono in voi si come studio in ape di far lo mele. 844_529_000244 come fu la venuta lui largita quando vivea piu glorioso, disse liberamente: nel campo di siena, ogne vergogna diposta, s'affisse e li per trar l'amico suo di pena, ch'e sostenea ne la prigion di carlo, si condusse a tremar per ogne vena. 844_529_000245 o gloria di latin disse, per cui mostro cio che potea la lingua nostra o pregio etterno del loco ond'io fui. qual merito o qual grazia mi ti mostra. 844_529_000246 ma se tu sai e puoi alcuno indizio da noi per che venir possiam piu tosto la dove purgatorio ha dritto inizio, rispuose loco. certo, non c'e posto licito m'e andar suso e intorno per quanto ir posso a guida mi. 844_529_000247 vien crudel. vieni e vedi la pressura d'i tuoi gentili e cura lor magagne, e vedrai, santafior, com'e oscura. vieni a veder la tua roma che piagne, vedova e sola e di e notte chiama cesare mio perche non m'accompagne. 844_529_000248 o gente in cui fervore aguto adesso. ricompie forse negligenza e indugio da voi, per tepidezza, in ben far messo questi che vive, e certo i non vi bugio, vuole andar su, pur che l sol ne riluca. pero ne dite ond'e presso il pertugio. 844_529_000249 la corte del cielo, ond'io rivegno. si trovan molte gioie care e belle, tanto che non si posson trar del regno e l canto di quei lumi. era di quelle chi non s'impenna si che la su voli dal muto. aspetti quindi le novelle. 844_529_000250 ma nel commensurar d'i nostri gaggi col merto e parte di nostra letizia perche non li vedem minor ne maggi, quindi addolcisce la viva giustizia in noi, l'affetto si che non si puote torcer gia mai ad alcuna. 844_529_000251 com'io nel quinto giro fui dischiuso, vidi gente per esso che piangea, giacendo a terra, tutta volta in giuso adhaesit pavimento anima mea. sentia dir lor con si alti sospiri che la parola a pena s'intendea. 844_529_000252 la circular natura ch'e suggello a la cera mortal fa ben sua arte, ma non distingue l'un da l'altro. ostello quinci addivien ch'esau si diparte per seme da iacob e vien quirino. 844_529_000253 dinanzi parea gente e tutta quanta partita in sette cori a due mie sensi faceva dir l'un no l'altro. si canta similemente al fummo de li ncensi che v'era imaginato li occhi e l naso, e al si e al no discordi fensi. 844_529_000254 ma l benedetto agapito, che fue sommo pastore a la fede sincera, mi dirizzo con le parole sue. io li credetti e cio che n sua fede era vegg'io or chiaro. si, come tu vedi, ogni contradizione e falsa e vera. 844_529_000255 l'antico sangue e l'opere leggiadre d'i miei maggior mi fer si arrogante che, non pensando a la comune madre, ogn'uomo ebbi in despetto tanto avante ch'io ne mori, come i sanesi sanno, e sallo in campagnatico ogne fante. 844_529_000256 nel crudo sasso intra tevero e arno da cristo, prese l'ultimo sigillo che le sue membra due anni portarno. quando a colui ch'a tanto ben sortillo piacque di trarlo, suso a la mercede ch'el merito nel suo farsi pusillo a frati suoi si com'a giuste rede. 844_529_000257 e dove sile e cagnan s'accompagna, tal signoreggia e va con la testa alta che gia per lui carpir, si fa la ragna piangera. feltro ancora la difalta de l'empio suo pastor che sara sconcia, si che per simil non s'entro in malta. 844_529_000258 tra morti, ascoltando chinai in giu la faccia e un di lor, non questi che parlava, si torse sotto il peso che li mpaccia e videmi e conobbemi e chiamava, tenendo li occhi con fatica fisi a me che tutto chin con loro andava. 844_529_000259 ma fu detto a man destra per la riva, con noi venite e troverete il passo possibile a salir persona viva. e s'io non fossi impedito dal sasso che la cervice mia superba doma onde portar, convienmi il viso basso, cotesti ch'ancor vive e non si noma. 844_529_000260 rade volte risurge per li rami l'umana probitate, e questo vole quei che la da, perche da lui si chiami. anche al nasuto vanno mie parole, non men ch'a l'altro pier, che con lui canta onde puglia e proenza gia si dole. 844_529_000261 digroppa da pier le tegno e dissemi ch'i erri anzi ad aprir, ch'a tenerla serrata, pur che la gente a piedi mi s'atterri. poi pinse l'uscio a la porta sacrata dicendo: intrate, ma facciovi accorti che di fuor torna chi n dietro si guata. 844_529_000262 per non soffrire a la virtu che vole, freno a suo prode quell'uom che non nacque dannando se danno tutta sua prole onde l'umana specie inferma, giacque giu per secoli molti in grande errore, fin ch'al verbo di dio discender piacque. 844_529_000263 come quando i vapori umidi e spessi a diradar, cominciansi, la spera del sol. debilemente, entra per essi e fia la tua imagine leggera in giugnere a veder com'io rividi lo sole in pria che gia nel corcar era. 844_529_000264 non avea pur natura ivi dipinto, ma di soavita di mille odori, vi facea uno incognito e indistinto. salve regina, in sul verde e n su fiori. quindi seder cantando anime. vidi che per la valle non parean di fuori. 844_529_000265 e la bella trinacria che caliga tra pachino e peloro, sopra l golfo che riceve da euro maggior briga, non per tifeo, ma per nascente solfo attesi. avrebbe li suoi regi, ancora nati per me, di carlo e di ridolfo, se mala segnoria che sempre accora li popoli suggetti, non avesse mosso palermo a gridar mora, mora. 844_529_000266 l'angel che venne in terra col decreto de la molt'anni lagrimata pace ch'aperse il ciel del suo lungo divieto. dinanzi a noi pareva si verace, quivi intagliato in un atto soave che non sembiava. imagine che tace. 844_529_000267 e tale ha gia l'un pie dentro la fossa. che tosto piangera quel monastero e tristo fia d'avere avuta. possa perche suo figlio mal del corpo intero e de la mente peggio e che mal nacque ha posto in loco di suo pastor vero. 844_529_000268 ma per se stessa. pur fu ella sbandita di paradiso, pero che si torse da via di verita e da sua vita. la pena dunque che la croce porse s'a la natura assunta si misura nulla. gia mai si giustamente morse, e cosi nulla fu di tanta ingiura guardando a la persona che sofferse, in che era contratta tal natura. 844_529_000269 non v'accorgete, voi che noi siam vermi nati a formar l'angelica farfalla che vola a la giustizia. sanza schermi di che l'animo vostro in alto galla, poi siete quasi antomata in difetto, si come vermo in cui formazion falla. 844_529_000270 l'anima sua, ch'e tua e mia serocchia, venendo su non potea venir sola, pero ch'al nostro modo non adocchia, ond'io fui tratto fuor de l'ampia gola d'inferno per mostrarli e mosterrolli oltre quanto l potra menar mia scola. 844_529_000271 pero che forse appar la sua matera sempre esser buona, ma non ciascun segno. e buono ancor che buona sia la cera. le tue parole e l mio seguace ingegno rispuos'io lui. 844_529_000272 e la notte de passi con che sale fatti. avea due nel loco ov'eravamo e l terzo gia chinava in giuso l'ale, quand'io che meco avea di quel d'adamo vinto, dal sonno in su l'erba, inchinai la ve gia tutti e cinque sedavamo. 844_529_000273 cio fu risposto. chi volesse salir di notte fora elli impedito d'altrui, o non sarria che non potesse. e l buon sordello in terra frego l dito dicendo: vedi sola questa riga, non varcheresti dopo l sol partito. 844_529_000274 come per sostentar solaio o tetto per mensola. talvolta una figura si vede giugner le ginocchia al petto, la qual fa del non ver vera rancura nascere n chi la vede cosi fatti vid'io color quando puosi ben cura. 844_529_000275 e natura si la privilegia che perche il capo reo il mondo torca sola, va dritta e l mal cammin dispregia. ed elli or va. che l sol non si ricorca sette volte nel letto, che l montone con tutti e quattro i pie cuopre e inforca. 844_529_000276 elli, io ti diro: non per conforto ch'io attenda di la, ma perche tanta grazia in te luce. prima che sie morto, io fui radice de, la mala pianta che la terra cristiana tutta aduggia. si, che buon frutto rado se ne schianta. 844_529_000277 dunque esser diverse. convien di vostri effetti le radici per ch'un nasce solone e altro serse, altro melchisedech e altro quello che, volando per l'aere, il figlio perse. 844_529_000278 canto ix, da poi che carlo tuo, bella clemenza, m'ebbe chiarito, mi narro li nganni che ricever dovea la sua semenza, ma disse: taci e lascia muover li anni. si, ch'io non posso dir se non che pianto giusto verra di retro ai vostri danni e gia, la vita di quel lume santo, rivolta s'era al sol. 844_529_000279 per vedere ogni ben dentro. vi gode l'anima santa che l mondo fallace fa manifesto a chi di lei ben ode lo corpo. ond'ella fu cacciata, giace giuso in cieldauro ed essa da martiro e da essilio venne a questa pace. 844_529_000280 poi ch'io potei di me fare a mio senno, trassimi sovra quella creatura le cui parole pria notar, mi fenno dicendo: spirto in cui pianger, matura quel sanza l quale a dio tornar non possi. sosta un poco per me tua maggior cura. 844_529_000281 non so se ntendi. io dico di beatrice, tu la vedrai di sopra in su la vetta di questo monte, ridere e felice e io segnore: andiamo a maggior fretta che gia non m'affatico come dianzi e vedi, omai che l poggio l'ombra getta. 844_529_000282 vostra natura quando pecco, tota nel seme suo, da queste dignitadi come di paradiso fu remota. ne ricovrar, potiensi, se tu badi ben sottilmente per alcuna via sanza passar per un di questi guadi. o che dio, solo per sua cortesia, dimesso avesse, o che l'uom per se isso avesse sodisfatto a sua follia. 844_529_000283 onde la luce che m'era ancor nova del suo profondo, ond'ella pria cantava: seguette come a cui di ben far giova. in quella parte de la terra prava italica che siede tra rialto e le fontane di brenta e di piava, si leva un colle e non surge molt'alto. 844_529_000284 cura ond'io forse che tu ti maravigli antico spirto del rider ch'io fei, ma piu d'ammirazion vo che ti pigli questi che guida in alto li occhi miei e quel virgilio dal qual tu togliesti forza a cantar de li uomini e d'i dei. 844_529_000285 dio vede tutto e tuo veder. s'inluia diss'io beato spirto. si che nulla voglia di se a te puot'esser, fuia dunque la voce tua che l ciel trastulla sempre col canto di quei fuochi pii. 844_529_000286 scioglia divoto. mi gittai a santi piedi misericordia chiesi e ch'el m'aprisse, ma tre volte nel petto pria. mi diedi sette p ne la fronte. mi descrisse col punton de la spada. 844_529_000287 i teban di bacco. avesser uopo cotal per quel giron suo passo, falca per quel ch'io vidi di color venendo cui buon volere e giusto amor cavalca tosto fur sovr'a noi perche, correndo, si movea tutta quella turba magna e due dinanzi gridavan piangendo: 844_529_000288 qual cagion disse in giu cosi: ti torse e io a lui: per vostra dignitate, mia cosciienza, dritto mi rimorse, drizza, le gambe levati su frate rispuose, non errar, conservo sono teco, e con li altri ad una podestate. 844_529_000289 e quel che fe da varo infino a reno, isara vide ed era e vide senna e ogne valle onde rodano. e pieno quel che fe. poi ch'elli usci di ravenna e salto rubicon, fu di tal volo che nol seguiteria lingua ne penna. 844_529_000290 che ne condusse in fianco de la lacca, la dove piu ch'a mezzo muore il lembo. oro e argento, fine, cocco e biacca, indaco, legno lucido e sereno, fresco, smeraldo, in l'ora che si fiacca da l'erba e da li fior. dentr'a quel seno posti ciascun saria di color, vinto come dal suo maggiore e vinto il meno. 844_529_000291 e chi podere, grazia, onore e fama teme di perder perch'altri sormonti onde s'attrista si che l contrario ama. ed e chi, per ingiuria, par ch'aonti si che si fa de la vendetta ghiotto e tal convien che l male altrui impronti. 844_529_000292 vieni a veder la gente quanto s'ama e se nulla di noi pieta, ti move a vergognar, ti vien de la tua fama e, se licito m'e o sommo giove che fosti in terra per noi, crucifisso, son li giusti occhi tuoi rivolti altrove. 844_529_000293 solo il peccato e quel che la disfranca e falla, dissimile al sommo bene, per che del lume suo poco s'imbianca e in sua dignita mai non rivene. se non riempie dove colpa, vota contra mal, dilettar con giuste pene. 844_529_000294 e se mio frate questo antivedesse, l'avara poverta di catalogna gia fuggeria perche non li offendesse. che veramente proveder bisogna, per lui o per altrui? si ch'a sua barca carcata piu d'incarco non si pogna. 844_529_000295 caccia. quivi pregava con le mani sporte, federigo novello e quel da pisa che fe parer lo buon marzucco. forte vidi, conte orso, e l'anima divisa dal corpo suo per astio e per inveggia, com'e dicea, non per colpa. 844_529_000296 pensa oramai qual fu colui che, degno collega, fu a mantener la barca di pietro in alto mar per dritto segno, e questo fu il nostro patriarca, per che, qual segue lui com'el comanda, discerner puoi che buone merce carca. 844_529_000297 ma perche l'ovra, tanto e piu gradita da l'operante, quanto piu appresenta de la bonta del core. ond'ell'e uscita la divina bonta che l mondo imprenta di proceder per tutte le sue vie. a rilevarvi, suso fu contenta. 844_529_000298 la lor concordia e i lor lieti sembianti amore e maraviglia e dolce sguardo, facieno esser cagion di pensier santi, tanto che l venerabile bernardo si scalzo prima e dietro. a tanta pace corse e correndo, li parve esser tardo. 844_529_000299 vegna ver noi la pace del tuo regno che noi ad essa non potem da noi s'ella non vien con tutto nostro ingegno come del suo voler. li angeli tuoi fan sacrificio a te cantando osanna, cosi facciano li uomini de suoi. 844_529_000300 e come questa imagine rompeo se per se stessa, a guisa d'una bulla cui manca l'acqua sotto qual si feo, surse in mia visione una fanciulla piangendo forte e dicea: 844_529_000301 se cagion altra al mio rider, credesti, lasciala per non vera. ed esser credi quelle parole che di lui dicesti. gia s'inchinava ad abbracciar li piedi al mio dottor, ma el li disse: frate, non far che tu, se ombra e ombra vedi. 844_529_000302 pier da la broccia, dico: e qui proveggia mentr'e di qua la donna di brabante. si che pero non sia di peggior. greggia come libero fui da tutte quante quell'ombre che pregar pur ch'altri prieghi. si che s'avacci lor divenir sante. io cominciai. 844_529_000303 che non dee corre nel bene contra l fattore adovra sua fattura. quinci comprender puoi ch'esser convene amor, sementa in voi d'ogne virtute e d'ogne operazion che merta pene. 844_529_000304 discerne quand'una e ferma e altra va e riede, vid'io in essa luce, altre lucerne muoversi in giro piu e men correnti, al modo, credo, di lor viste interne di fredda nube, non disceser venti, o visibili o no, tanto festini che non paressero impediti e lenti. 844_529_000305 sogno mi parea veder sospesa un'aguglia nel ciel, con penne d'oro, con l'ali aperte e a calare intesa, ed esser mi parea la dove fuoro abbandonati i suoi da ganimede quando fu ratto al sommo consistoro. 844_529_000306 io cominciai, maestro, quel ch'io veggio muovere a noi non mi sembian persone e non so che si, nel veder vaneggio ed elli a me, la grave condizione di lor tormento a terra li rannicchia. si che miei occhi pria n'ebber tencione. 844_529_000307 da si vil padre che si rende a marte natura generata. il suo cammino simil farebbe sempre a generanti se non vincesse il proveder divino. or, quel che t'era dietro t'e davanti. ma perche sappi che di te mi giova un corollario, voglio che t'ammanti. 844_529_000308 e sai ch'el fe, dal mal de le sabine al dolor di lucrezia in sette regi, vincendo intorno le genti vicine. sai quel ch'el fe portato da li egregi romani, incontro a brenno, incontro a pirro, incontro a li altri principi e collegi. 844_529_000309 cosi com'io del suo raggio resplendo, si riguardando ne la luce etterna li tuoi pensieri, onde cagioni, apprendo, tu dubbi e hai voler che si ricerna in si aperta e n si distesa lingua. lo dicer mio ch'al tuo sentir si sterna. 844_529_000310 chi fosti e perche volti. avete i dossi al umidi e se vuo ch'io t'impetri, cosa di la ond io vivendo, mossi ed elli a me perche i nostri diretri rivolga il cielo a se saprai, ma prima scias quod ego fui successor petri. 844_529_000311 nepote. ho io di, la c'ha nome alagia, buona da, se pur che la nostra casa non faccia lei per essempro malvagia, e questa sola di la m'e rimasa purgatorio canto. 844_529_000312 e dentro a l'un senti cominciar quando lo raggio de la grazia onde s'accende, verace amore e che poi cresce, amando multiplicato, in te tanto resplende che ti conduce su, per quella scala u sanza risalir nessun discende. 844_529_000313 ne valse esser costante, ne feroce. si che dove maria rimase, giuso ella con cristo, pianse in su la croce. ma perch'io non proceda troppo chiuso, francesco, e poverta per questi amanti, prendi oramai nel mio parlar diffuso. 844_529_000314 ben son di quelle che temono l danno e stringonsi al pastor, ma son si poche che le cappe fornisce poco panno. or, se le mie parole non son fioche, se la tua audienza e stata attenta, se cio ch'e detto a la mente, revoche in parte fia la tua voglia contenta. 844_529_000315 come l'occhio nostro non s'aderse in alto fisso a le cose terrene, cosi giustizia qui a terra. il merse, come avarizia, spense a ciascun bene lo nostro amore onde operar. perdesi, cosi giustizia qui, stretti ne tene, ne piedi e ne le man, legati e presi. 844_529_000316 e questa prima voglia merto di lode o di biasmo, non cape or, perche a questa ogn'altra si raccoglia innata. v'e la virtu che consiglia e de l'assenso de tener la soglia. 844_529_000317 forse lo troppo dimandar ch'io fo li grava. ma quel padre verace che s'accorse del timido voler, che non s'apriva parlando di parlare, ardir mi porse ond'io maestro, il mio veder s'avviva si, nel tuo lume, ch'io discerno chiaro quanto la tua ragion parta o descriva. 844_529_000318 i pie del loco dov'io stava per avvisar da presso un'altra istoria che di dietro a micol, mi biancheggiava: quiv'era storiata l'alta gloria del roman principato, il cui valore mosse gregorio a la sua gran vittoria. 844_529_000319 era il secondo, tinto piu che perso d'una petrina ruvida e arsiccia crepata per lo lungo e per traverso. lo terzo, che di sopra s'ammassiccia porfido mi parea, si fiammeggiante come sangue che fuor di vena spiccia. 844_529_000320 assai m'amasti e avesti ben onde che, s'io fossi giu stato, io ti mostrava di mio amor piu oltre che le fronde, quella sinistra riva che si lava di rodano, poi ch'e misto con sorga per suo segnore. a tempo m'aspettava. 844_529_000321 li gravo, vilta di cuor, le ciglia per esser fi di pietro, bernardone ne per parer dispetto a maraviglia, ma regalmente, sua dura intenzione ad innocenzio aperse e da lui ebbe primo sigillo a sua religione. 844_529_000322 poi si cantando, quelli ardenti, soli si fuor, girati intorno a noi tre volte come stelle vicine a fermi poli. donne mi parver, non da ballo sciolte, ma che s'arrestin, tacite, ascoltando fin che le nove note hanno ricolte. 844_529_000323 resta se, dividendo bene, stimo che l mal che s'ama e del prossimo, ed esso amor nasce in tre modi: in vostro limo e chi, per esser suo vicin soppresso, spera eccellenza, e sol per questo brama ch'el sia di sua grandezza, in basso messo. 844_529_000324 questo, io a lui ed elli a me. s'io posso mostrarti un vero: a quel che tu dimandi, terrai lo viso come tien lo dosso, lo ben che tutto il regno che tu scandi, volge e contenta fa esser virtute sua provedenza in questi corpi grandi. 844_529_000325 elli a me. la mia scrittura e piana e la speranza di costor non falla, se ben si guarda con la mente sana, che cima di giudicio non s'avvalla perche foco d'amor compia in un punto cio che de sodisfar chi qui s'astalla. 844_529_000326 ve ogne ben si termina e s'inizia per te. si veggia come la vegg'io grata m'e piu e anco quest'ho caro, perche l discerni rimirando in dio, fatto m'hai lieto. e cosi mi fa chiaro poi che, parlando a dubitar, m'hai mosso. com'esser puo di dolce seme amaro. 844_529_000327 non pero qui si pente ma si ride, non de la colpa ch'a mente non torna, ma del valor ch'ordino e provide. qui si rimira ne l'arte ch'addorna cotanto affetto. e discernesi l bene per che l mondo di su quel di giu torna. 844_529_000328 e quel nasetto che stretto a consiglio, par con colui c'ha si benigno aspetto, mori fuggendo e disfiorando il giglio. guardate la come si batte il petto. l'altro, vedete, c'ha fatto a la guancia de la sua palma, sospirando letto. 844_529_000329 prima che l poco sole omai s'annidi, comincio l mantoan che ci avea volti tra color. non vogliate ch'io vi guidi di questo balzo, meglio li atti e volti, conoscerete voi di tutti quanti che ne la lama. 844_529_000330 non tener pur ad un loco la mente, disse l dolce maestro che m'avea da quella parte, onde l cuore ha la gente, per ch'i mi mossi col viso e vedea di retro, da maria, da quella costa, onde m'era colui che mi movea, un'altra storia ne la roccia imposta. 844_529_000331 fuor di quel mar che la terra inghirlanda tra discordanti liti contra l sole, tanto sen va che fa meridiano la dove l'orizzonte pria far suole di quella valle. fu io, litorano, tra ebro e macra, che per cammin corto parte lo genovese dal toscano. 844_529_000332 ella i passi vostri in bene. avanzi. ricomincio il cortese portinaio. venite dunque a nostri gradi. innanzi la ne venimmo e lo scaglion. primaio bianco marmo, era si pulito e terso ch'io mi specchiai in esso qual io paio. 844_529_000333 coram patre, le si fece unito poscia di di in di l'amo piu forte. questa privata del primo marito, millecent'anni e piu dispetta e scura fino a costui si stette sanza, invito ne valse udir che la trovo sicura con amiclate. al suon de la sua voce, colui ch'a tutto l mondo fe paura. 844_529_000334 com'ei parlava e sordello a se il trasse dicendo: vedi la, l nostro avversaro, e drizzo il dito perche n la guardasse da quella parte, onde non ha riparo la picciola vallea era. 844_529_000335 la sua natura che di larga parca discese, avria mestier di tal milizia che non curasse di mettere in arca. pero ch'i credo che l'alta letizia che l tuo parlar m'infonde segnor mio. 844_529_000336 a questo intende il papa e cardinali, non vanno i lor pensieri a nazarette, la dove gabriello aperse l'ali, ma vaticano e l'altre parti elette di roma che son state cimitero a la milizia, che pietro seguette tosto, libere, fien de l'avoltero, paradiso canto. 844_529_000337 diverse voci fanno dolci note. cosi diversi scanni in nostra vita rendon dolce armonia tra queste rote e dentro a la presente margarita luce, la luce di romeo di cui fu l'ovra grande e bella mal gradita. 844_529_000338 giurato si saria ch'el dicesse: ave, perche iv'era imaginata quella ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave e avea in atto, impressa esta favella, ecce ancilla dei, propriamente come figura in cera si suggella. 844_529_000339 se di la sempre ben per noi si dice: di qua che dire e far per lor si puote, da quei ch'hanno al voler buona radice, ben si de loro atar lavar le note, che portar quinci. si che mondi e lievi possano uscire a le stellate ruote. 844_529_000340 quando sarai di la da le larghe onde di? a giovanna mia, che per me chiami la, dove a li nnocenti si risponde. non credo che la sua madre piu m'ami poscia che trasmuto le bianche bende. 844_529_000341 con quella parte che su si rammenta congiunto. si girava per le spire in che piu tosto ognora s'appresenta, e io era con lui. ma del salire non m'accors'io, se non com'uom s'accorge anzi l primo pensier del suo venire. 844_529_000342 la onde scese gia una facella che fece a la contrada un grande assalto d'una radice nacqui e io, ed ella cunizza, fui chiamata e qui refulgo perche mi vinse il lume d'esta stella. 844_529_000343 la divina bonta che da se sperne ogne livore ardendo in se sfavilla. si che dispiega le bellezze etterne cio che da lei sanza mezzo distilla. non ha poi fine perche non si move la sua imprenta quand'ella sigilla. 844_529_000344 e cosi e va sanza. riposo poi che mori. cotal moneta rende a sodisfar chi e di la troppo oso. e io, se quello spirito ch'attende pria che si penta l'orlo de la vita, qua giu dimora e qua su non ascende. se buona orazion lui non aita. prima che passi tempo, quanto visse. 844_529_000345 io non m'accorsi del salire in ella, ma d'esservi entro. mi fe assai fede la donna mia, ch'i vidi far piu bella, e come in fiamma favilla si vede e come in voce voce si discerne. 844_529_000346 e questa e la cagion per che l'uom fue da poter sodisfar per se dischiuso. dunque, a dio, convenia con le vie sue riparar l'omo a sua intera vita. dico con l'una o ver con amendue. 844_529_000347 se si di tutti li altri esser vuo certo di retro al mio parlar ten vien col viso girando su. per lo beato serto quell'altro fiammeggiare, esce del riso, di grazian. 844_529_000348 e se dal dritto piu o men lontano fosse l, partire assai sarebbe manco e giu e su de l'ordine mondano. or ti riman lettor sovra l tuo banco dietro, pensando a cio che si preliba s'esser vuoi lieto assai, prima che stanco. 844_529_000349 lento amore. a lui veder vi tira, o a lui acquistar questa cornice, dopo giusto penter ve ne martira altro ben e che non fa l'uom felice non e felicita non. e la buona essenza d'ogne ben, frutto e radice. 844_529_000350 non era ancor molto lontan da l'orto ch'el comincio a far sentir la terra de la sua gran virtute. alcun conforto che per tal donna, giovinetto in guerra del padre corse, a cui, come a la morte, la porta del piacer nessun diserra. e dinanzi a la sua spirital corte, 844_529_000351 che la gente poverella crebbe dietro a costui la cui mirabil vita meglio in gloria del ciel. si canterebbe di seconda corona redimita. fu per onorio da l'etterno spiro, la santa voglia d'esto archimandrita. 844_529_000352 a chi avesse quei lumi divini veduti a noi venir lasciando il giro pria cominciato in li alti serafini e dentro a quei che piu innanzi appariro, sonava osanna. si che unque poi di riudir. non fui sanza, disiro. 844_529_000353 ma se doagio lilla guanto e bruggia potesser tosto ne saria vendetta e io la cheggio a lui che tutto giuggia. chiamato fui di la ugo ciappetta. di me son nati i filippi e i luigi, per cui novellamente e francia retta. 844_529_000354 eran sovra. noi tanto levati li ultimi raggi che la notte segue, che le stelle apparivan da piu lati. o virtu mia, perche si ti dilegue fra me stesso, dicea che mi sentiva la possa de le gambe posta in triegue. 844_529_000355 tu dici: io veggio l'acqua, io veggio il foco, l'aere e la terra e tutte lor misture venire a corruzione e durar poco. e queste cose pur furon creature, per che, se cio ch'e detto e stato vero, esser dovrien da corruzion sicure. 844_529_000356 al mio ardor fuor seme le faville che mi scaldar de la divina fiamma, onde sono allumati piu di mille de l'eneida dico, la qual mamma fummi e fummi, nutrice, poetando sanz'essa, non fermai peso di dramma e per esser vivuto di la quando visse, virgilio, assentirei un sole piu che non deggio al mio uscir di bando. 844_529_000357 cio ch'io dicea di quell'unica sposa de lo spirito santo e che ti fece verso me volger per alcuna chiosa. tanto e risposto a tutte nostre prece, quanto l di dura. ma com'el s'annotta contrario suon prendemo in quella vece. 844_529_000358 veggiolo un'altra volta esser deriso veggio rinovellar l'aceto e l fiele e tra vivi ladroni esser anciso veggio il novo pilato. si crudele che cio nol sazia, ma sanza, decreto portar nel tempio le cupide vele o segnor mio quando saro, io lieto a veder la vendetta che nascosa, fa dolce l'ira tua nel tuo secreto. 844_529_000359 moveti lume che nel ciel s'informa per se o per voler. che giu lo scorge, de l'empiezza di lei. che muto forma ne l'uccel ch'a cantar piu si diletta ne l'imagine mia apparve l'orma e qui fu la mia mente si ristretta dentro da se che di fuor non venia cosa che fosse allor da lei ricetta. 844_529_000360 non per far, ma per non fare. ho perduto a veder l'alto sol che tu disiri e che fu tardi per me. conosciuto luogo e la giu, non tristo di martiri, ma di tenebre, solo ove i lamenti non suonan come guai ma son sospiri. 844_529_000361 noi andavam con passi lenti e scarsi, e io attento a l'ombre ch'i sentia pietosamente piangere e lagnarsi. e per ventura udi dolce maria, dinanzi a noi chiamar cosi, nel pianto, come fa donna che in parturir sia, e seguitar. 844_529_000362 lietamente a me medesma indulgo la cagion di mia sorte e non mi noia che parria forse forte al vostro vulgo. di questa luculenta e cara gioia del nostro cielo, che piu m'e propinqua grande fama rimase e pria che moia questo centesimo anno ancor s'incinqua, vedi. 844_529_000363 se novella vera di val di magra o di parte vicina, sai dillo a me che gia grande la era. fui chiamato currado malaspina. non son l'antico, ma di lui discesi. 844_529_000364 mostra, s'io son d'udir le tue parole degno, dimmi se vien d'inferno e di qual chiostra per tutt'i cerchi del dolente regno rispuose: lui son io, di qua venuto. virtu del ciel mi mosse e con lei vegno. 844_529_000365 vicino a monti de quai prima uscio e sotto l'ombra de le sacre penne governo l mondo. li di mano in mano e si cangiando in su la mia pervenne. 844_529_000366 poi ripigliammo nostro cammin santo, guardando l'ombre che giacean per terra: tornate gia in su l'usato pianto. nulla ignoranza, mai con tanta guerra. mi fe desideroso di sapere se la memoria mia in cio non erra. 844_529_000367 su sono specchi. voi dicete: troni onde refulge. a noi dio giudicante, si che questi parlar ne paion buoni. qui si tacette e fecemi sembiante che fosse ad altro volta per la rota in che si mise com'era davante. 844_529_000368 quanta pareami allor, pensando avere ne per la fretta dimandare er'oso ne per me elli potea cosa vedere, cosi m'andava, timido e pensoso purgatorio canto. 844_529_000369 via, ond'io che non sapeva per qual calle mi volsi intorno e stretto m'accostai tutto gelato a le fidate spalle e sordello anco. or, avvalliamo omai tra le grandi ombre e parleremo ad esse. grazioso, fia lor vedervi assai. 844_529_000370 colui che mai non vide cosa nova produsse. esto visibile parlare novello a noi, perche qui non si trova. mentr'io mi dilettava di guardare l'imagini di tante umilitadi. e per lo fabbro loro a veder care. 844_529_000371 e puot'elli esser se giu non si vive diversamente per diversi offici. non se l maestro vostro ben vi scrive, si venne deducendo infino a quici poscia conchiuse. 844_529_000372 era una biscia forse qual diede ad eva il cibo amaro tra l'erba e fior. venia la mala striscia, volgendo ad ora ad or la testa e l dosso, leccando come bestia che si. 844_529_000373 onde torquato e quinzio che dal cirro negletto fu nomato i deci e fabi ebber la fama che volontier mirro. esso atterro l'orgoglio de li arabi che di retro ad annibale passaro l'alpestre rocce po di che tu labi. 844_529_000374 quando i geomanti, lor maggior fortuna, veggiono in oriiente innanzi a l'alba surger per via che poco le sta bruna. mi venne in sogno una femmina balba, ne li occhi guercia e sovra i pie, distorta con le man monche e di colore scialba. 844_529_000375 lui m'hanno amor discoverto, ma cio m'ha fatto di dubbiar: piu pregno che s'amore e di fuori a noi offerto e l'anima non va con altro piede. se dritta o torta va, non e suo merto. 844_529_000376 venne una donna e disse: i son lucia, lasciatemi pigliar costui che dorme. si l'agevolero per la sua via, sordel rimase e l'altre genti forme. ella ti tolse e come l di fu chiaro sen venne suso e io per le sue orme. 844_529_000377 canto xi, o padre nostro, che ne cieli stai non circunscritto, ma per piu amore ch'ai primi effetti di la su. tu hai laudato sia l tuo nome e l tuo valore da ogni creatura, com'e degno di render grazie al tuo dolce vapore. 844_529_000378 e fa che lavi. quando se dentro queste piaghe disse cenere o terra che secca, si cavi d'un color. fora col suo vestimento e di sotto da quel trasse due chiavi: l'una era d'oro e l'altra era d'argento. pria con la bianca e poscia con la gialla. fece a la porta. si ch'i fu contento. 844_529_000379 quel che piu basso tra costor s'atterra guardando in suso e guiglielmo marchese. per cui e alessandria, e la sua guerra fa pianger monferrato e canavese, purgatorio canto. 844_529_000380 che l'uno e l'altro foro aiuto, si che piace in paradiso. l'altro ch'appresso addorna il nostro coro, quel pietro fu che con la poverella offerse a santa chiesa, suo tesoro, la quinta luce. ch'e tra noi piu bella spira di tal amor che tutto l mondo la giu ne gola di saper novella. 844_529_000381 mai quel santo evangelico suono che dice: neque nubent. intendesti ben, puoi veder, perch'io cosi ragiono: vattene, omai, non vo che piu t'arresti che la tua stanza mio pianger disagia col qual maturo cio che tu dicesti. 844_529_000382 l'altra piccioletta luce ride, quello avvocato de tempi cristiani del cui latino augustin si provide. or, se tu, l'occhio de la mente trani di luce in luce dietro a le mie lode, gia de l'ottava con sete rimani. 844_529_000383 io pur sorrisi come l'uom ch'ammicca per che l'ombra si tacque. e riguardommi ne li occhi, ove l sembiante piu si ficca. e se tanto labore in bene, assommi, disse perche la tua faccia testeso un lampeggiar di riso, dimostrommi. 844_529_000384 e l'altre poi dolcemente e devote, seguitar lei per tutto l'inno intero, avendo li occhi a le superne rote aguzza qui lettor ben li occhi al vero che l velo e ora ben tanto sottile. certo che l trapassar dentro e leggero. 844_529_000385 che la viva giustizia che mi spira li concedette in mano a quel ch'i dico gloria di far vendetta a la sua ira. or, qui t'ammira, in cio ch'io ti replico: poscia con tito a far vendetta, corse de la vendetta del peccato antico. 844_529_000386 con l'altro se ne va tutta la gente. qual va dinanzi e qual di dietro il prende e qual dallato li si reca a mente? el non s'arresta e questo e quello intende, a cui porge la man piu non fa pressa e cosi da la calca si difende. 844_529_000387 e manco il primo che non li ha perfetti. vuo tu che questo ver piu ti s'imbianchi e io non gia che impossibil veggio che la natura, in quel ch'e uopo stanchi ond'elli ancora or di. sarebbe il peggio per l'omo in terra se non fosse cive, si rispuos'io. e qui ragion non. 844_529_000388 ma guarda fiso la e disviticchia col viso quel che vien sotto a quei sassi. gia scorger puoi come ciascun si picchia o superbi. cristian miseri, lassi che de la vista, de la mente infermi fidanza avete, ne retrosi passi. 844_529_000389 elli a me quanto ragion qui vede dir: ti poss'io da indi in la t'aspetta, pur a beatrice ch'e opra di fede ogne forma sustanzial che setta e da matera ed e con lei unita specifica vertute ha in se colletta. 844_529_000390 l'altro che ne la vista lui conforta. resse la terra dove l'acqua nasce che molta in albia e albia in mar. ne porta ottacchero ebbe nome e ne le fasce fu meglio assai che vincislao, suo figlio barbuto, cui lussuria e ozio pasce. 844_529_000391 fino a quel punto misera e partita da dio anima, fui del tutto avara. or, come vedi, qui ne son punita. quel ch'avarizia fa qui si dichiara in purgazion de l'anime converse e nulla pena. il monte ha piu amara. 844_529_000392 cosi a se e noi, buona ramogna, quell'ombre orando, andavan sotto l pondo, simile a quel che tal volta si sogna, disparmente, angosciate tutte a tondo e lasse su per la prima cornice, purgando la caligine del mondo. 844_529_000393 tanto fu dolce mio vocale spirto che tolosano a se mi trasse roma, dove mertai le tempie ornar di mirto stazio la gente ancor di la mi noma. cantai di tebe e poi del grande achille, ma caddi in via con la seconda soma. 844_529_000394 intra siiestri e chiaveri s'adima una fiumana bella e del suo nome, lo titol del mio sangue fa sua cima un mese e poco piu. prova io come pesa il gran manto a chi dal fango il guarda che piuma sembran tutte l'altre some. 844_529_000395 padre e suocero son del mal di francia, sanno la vita sua viziata e lorda, e quindi viene il duol che si li lancia, quel che par si membruto e che s'accorda cantando con colui: dal maschio naso d'ogne valor porto cinta la corda. 277_529_000000 l'altro ternaro che cosi germoglia in questa primavera sempiterna, che notturno ariete non dispoglia perpetualemente. osanna sberna con tre melode che suonano in tree: ordini di letizia onde s'interna. 277_529_000001 non pare indegno ad omo d'intelletto ch'e fu de l'alma roma e di suo impero ne l'empireo ciel, per padre eletto, la quale e l quale, a voler dir lo vero, fu stabilita per lo loco santo u siede il successor del maggior piero. 277_529_000002 quando rispuosi, cominciai: oh lasso, quanti dolci pensier, quanto disio meno costoro al doloroso passo. poi mi rivolsi a loro e parla io e cominciai: francesca, i tuoi martiri a lagrimar, mi fanno tristo e pio. 277_529_000003 di oggimai che la chiesa di roma, per confondere in se due reggimenti, cade nel fango. e se brutta e la soma o marco mio diss'io bene argomenti e or discerno perche dal retaggio li figli di levi furono essenti. 277_529_000004 come quando la nebbia si dissipa, lo sguardo a poco a poco raffigura cio che cela l vapor, che l'aere stipa cosi forando l'aura grossa e scura piu e piu, appressando ver la sponda. fuggiemi errore e cresciemi paura. pero. 277_529_000005 venimmo al pie d'un nobile castello, sette volte cerchiato d'alte mura, difeso intorno d'un bel fiumicello. questo passammo come terra dura per sette porte. intrai con questi savi, giugnemmo in prato di fresca verdura. 277_529_000006 alto, sospir. che duolo strinse in uhi. mise fuor prima e poi comincio: frate, lo mondo e cieco e tu vien ben da lui. voi che vivete ogne cagion, recate pur suso al cielo, pur come se tutto movesse seco di necessitate. 277_529_000007 cosi ricorsi ancora a la dottrina di colui ch'abbelliva di maria come del sole stella mattutina. ed elli a me, baldezza e leggiadria quant'esser puote in angelo e in alma. 277_529_000008 non impedir lo suo fatale andare. vuolsi cosi cola dove si puote cio che si vuole, e piu non dimandare. or incomincian le dolenti note a farmisi sentire. or son venuto la dove, molto pianto mi. 277_529_000009 qui e da man quando, di la e sera, e questi che ne fe scala col pelo fitto e ancora si, come prim'era da questa parte, cadde giu dal cielo e la terra che pria di qua si sporse per paura di lui, fe del mar velo. 277_529_000010 muovasi la capraia e la gorgona e faccian siepe ad arno in su la foce. si ch'elli annieghi in te ogne persona che, se l conte ugolino aveva voce d'aver tradita te de le castella, non dovei tu i figliuoi porre a tal croce. 277_529_000011 questi pareva a me maestro e donno, cacciando il lupo e lupicini al monte per che i pisan veder lucca, non ponno con cagne magre, studiose e conte gualandi, con sismondi e con lanfranchi, s'avea messi dinanzi da la fronte. 277_529_000012 ma se l'amor de la spera supprema torcesse in suso il disiderio vostro, non vi sarebbe al petto quella tema che, per quanti si dice piu li nostro, tanto possiede piu di ben ciascuno e piu di caritate arde in quel chiostro. 277_529_000013 e mente che la luce si nascose da se pero a li spani e a l'indi come a giudei, tale eclissi rispuose. non ha fiorenza tanti lapi e bindi quante si fatte favole per anno. in pergamo si gridan quinci e quindi 277_529_000014 io era ben del suo ammonir, uso, pur di non perder tempo. si che n quella materia non potea parlarmi. chiuso a noi venia la creatura bella, biancovestito, e ne la faccia quale par tremolando, mattutina stella. 277_529_000015 e io a lui s'esser puote. io vorrei che de lo smisurato, briareo esperienza avesser li occhi miei ond'ei rispuose. tu vedrai, anteo presso di qui che parla ed e disciolto che ne porra nel fondo d'ogne reo. 277_529_000016 e disse l'uno: o anima che fitta nel corpo ancora inver lo ciel ten vai per carita, ne consola e ne ditta onde vieni e chi, se che tu ne fai tanto maravigliar de la tua grazia, quanto vuol, cosa che non fu piu mai. 277_529_000017 quasi per vedersi addorno quando e nel verde e ne fioretti opimo si soprastando al lume intorno, intorno vidi specchiarsi in piu di mille soglie. quanto di noi la su fatto ha ritorno. 277_529_000018 che tornar con li occhi a beatrice, nulla vedere e amor mi costrinse. se quanto infino a qui di lei si dice fosse conchiuso tutto in una loda. 277_529_000019 tutta e in lui e si volem che sia perch'elli. e quelli che porto la palma. giuso a maria, quando l figliuol di dio carcar si volse de la nostra salma: ma vieni, omai con li occhi, si com'io andro parlando e nota i gran patrici di questo imperio giustissimo e pio. 277_529_000020 e quelli a me, l'onrata nominanza che di lor suona su ne la tua vita. grazia acquista in ciel che si li avanza. intanto voce fu per me udita, onorate l'altissimo poeta, l'ombra sua torna ch'era dipartita. 277_529_000021 e l santo sene accio che tu assommi perfettamente, disse il tuo cammino. a che priego e amor santo mandommi, vola con li occhi per questo giardino che veder, lui t'acconcera lo sguardo piu al montar per lo raggio divino. 277_529_000022 e io a lei: se l mondo fosse posto con l'ordine ch'io veggio in quelle rote sazio m'avrebbe cio che m'e proposto. ma nel mondo sensibile si puote veder le volte tanto piu divine quant'elle son dal centro piu remote. 277_529_000023 quando giungon davanti a la ruina. quivi le strida il compianto, il lamento. bestemmian quivi la virtu divina. 277_529_000024 e questo mondo china gia l'ombra quasi al letto piano. quando l mezzo del cielo a noi profondo comincia a farsi tal ch'alcuna stella, perde il parere infino a questo fondo. 277_529_000025 s'el fu si bel com'elli, e ora brutto, e contra l suo fattore alzo le ciglia. ben dee da lui proceder ogne lutto. 277_529_000026 davanti paradiso, canto xx: forse semilia miglia di lontano. ci ferve l'ora sesta. 277_529_000027 perche mi peste se tu non vieni a crescer la vendetta di montaperti, perche mi moleste. e io, maestro mio, or qui m'aspetta, si ch'io esca d'un dubbio per costui, poi mi farai quantunque vorrai fretta. 277_529_000028 quivi mori, e come tu mi vedi, vid'io cascar li tre ad uno ad uno, tra l quinto di e l sesto ond'io mi diedi gia cieco a brancolar sovra ciascuno, e due richiama poi che fur morti. poscia piu che l dolor pote l digiuno. 277_529_000029 ne leva che dove dio sanza mezzo governa la legge natural, nulla rileva nel giallo de la rosa sempiterna che si digrada e dilata e redole odor di lode al sol che sempre verna qual e colui che tace e dicer vole. mi trasse beatrice e disse: mira quanto e l convento de le bianche stole. 277_529_000030 rispuose. adunque. i son frate alberigo, i son quel da le frutta del mal orto che qui riprendo, dattero per figo. oh, diss'io lui. 277_529_000031 che? e quel dolce padre a che non posso schermar lo viso, tanto che mi vaglia diss'io e pare inver noi esser mosso, non ti maravigliar, s'ancor t'abbaglia la famiglia del cielo, a me rispuose messo e che viene ad invitar, ch'om saglia. 277_529_000032 che, dentro a questi termini e ripieno di venenosi sterpi, si che tardi per coltivare omai verrebber meno ov'e l buon lizio e arrigo mainardi, pier traversaro e guido di carpigna. oh, romagnuoli tornati in bastardi. 277_529_000033 o tu che vieni al doloroso ospizio, disse minos a me quando mi vide, lasciando l'atto di cotanto offizio, guarda com'entri e di cui tu ti fide, non t'inganni. l'ampiezza de l'intrare e l duca mio a lui, perche pur gride, 277_529_000034 non e qua giu ogne vapore spento. ond'elli a me avaccio, sarai dove di cio ti fara l'occhio la risposta veggendo la cagion che l fiato piove. 277_529_000035 se cosi fosse, in voi fora distrutto libero arbitrio e non fora giustizia. per ben letizia e per male aver lutto lo cielo. i vostri movimenti inizia, non dico tutti, ma posto ch'i l dica lume v'e dato a bene e a malizia. 277_529_000036 noi siam venuti al loco, ov'i t'ho detto che tu vedrai le genti dolorose. c'hanno perduto il ben de l'intelletto, e poi che la sua mano a la mia puose con lieto volto, ond'io mi confortai, mi mise dentro a le segrete cose. 277_529_000037 digradar com'io ch'a proprio nome vo per la rosa giu. di foglia in foglia, e dal settimo grado in giu, si come infino ad esso, succedono ebree dirimendo del fior tutte le chiome, perche, secondo lo sguardo che fee la fede in cristo, queste sono il muro a che si parton le sacre scalee. 277_529_000038 che pare altro che prima, se si sveste la sembianza non sua in che disparve. cosi si cambiaro in maggior feste i fiori e le faville. si ch'io vidi ambo le corti del ciel, manifeste o isplendor di dio, per cu io vidi l'alto triunfo del regno verace. dammi virtu a dir com'io il vidi. 277_529_000039 com'io morisse e caddi come corpo morto. cade inferno, canto e 277_529_000040 che sappi innanzi che piu andi ch'ei non peccaro e s'elli hanno mercedi, non basta, perche non ebber battesmo ch'e porta de la fede che tu credi e s'e furon dinanzi al cristianesmo non adorar debitamente a dio. e di questi cotai son io medesmo. 277_529_000041 non dimandai che hai per quel che face chi guarda pur con l'occhio che non vede quando disanimato il corpo giace, ma dimandai per darti forza al piede, cosi frugar. conviensi i pigri lenti ad usar lor vigilia quando riede. 277_529_000042 paroffia cosi fec'io. poi che mi provide la donna mia del suo risponder chiaro e come stella in cielo, il ver si vide. e poi che le parole sue restaro, non altrimenti, ferro disfavilla che bolle come i cerchi sfavillaro. 277_529_000043 da tutti come biscia, o per sventura del luogo o per mal uso che li fruga ond'hanno si mutata lor natura, li abitator de la misera valle che par che circe li avesse in pastura tra brutti porci, piu degni di galle che d'altro cibo fatto in uman uso. 277_529_000044 stavvi minos orribilmente, e ringhia essamina le colpe, ne l'intrata, giudica e manda secondo ch'avvinghia. dico che quando l'anima mal nata li vien dinanzi, tutta si confessa e quel conoscitor de le peccata vede qual loco d'inferno e da essa 277_529_000045 che l mio viso, in lei tutto era messo qual. e l geometra che tutto s'affige per misurar lo cerchio e non ritrova, pensando quel principio ond'elli indige. tal era io a quella vista nova. 277_529_000046 siede lungh'esso e lungo l'altro posa quel duca sotto cui visse di manna la gente ingrata, mobile e retrosa di contr'a pietro. vedi sedere anna, tanto contenta di mirar sua figlia, che non move occhio, per cantare osanna. 277_529_000047 innocenti facea l'eta novella, novella tebe uguiccione. e l brigata e li altri due che l canto suso appella. noi passammo oltre la ve la gelata ruvidamente. un'altra gente fascia non volta in giu, ma tutta riversata. 277_529_000048 ma tale uccel nel becchetto s'annida che se l vulgo il vedesse, vederebbe la perdonanza di ch'el si confida. per cui tanta stoltezza in terra crebbe. che sanza, prova d'alcun testimonio. ad ogne promession si correrebbe. 277_529_000049 poscia ch'io ebbi il mio dottore, udito nomar, le donne antiche e cavalieri. pieta mi giunse e fui quasi smarrito. i cominciai: poeta, volontieri parlerei a quei due che nsieme vanno e paion si al vento esser leggeri. 277_529_000050 ch'avean le turbe, ch'eran molte e grandi, d'infanti e di femmine e di viri. lo buon maestro, a me tu non dimandi che spiriti son questi che tu vedi. 277_529_000051 allor, con li occhi vergognosi e bassi, temendo no l mio dir li fosse grave, infino al fiume del parlar mi trassi. ed ecco verso noi venir per nave un vecchio, bianco, per antico pelo, gridando: guai a voi, anime prave. 277_529_000052 per apparer, ciascun s'ingegna e face sue invenzioni, e quelle son trascorse da predicanti. e l vangelio si tace. un dice che la luna si ritorse ne la passion di cristo e s'interpuose per che l lume del sol giu non si porse. 277_529_000053 vergine, madre figlia del tuo figlio, umile e alta piu che creatura, termine fisso d'etterno consiglio. tu, se colei che l'umana natura nobilitasti, si che l suo fattore non disdegno di farsi sua fattura, nel ventre tuo si raccese l'amore per lo cui caldo ne l'etterna pace. cosi e germinato questo fiore. 277_529_000054 noi eravamo al sommo de la scala dove, secondamente, si risega lo monte che, salendo, altrui dismala. 277_529_000055 o dolce lume a cui fidanza i entro per lo novo cammin. tu ne conduci, dicea come condur. si vuol quinc'entro. tu scaldi il mondo, tu sovr'esso luci. s'altra ragione in contrario, non ponta esser dien sempre li tuoi raggi duci. 277_529_000056 al vento ne le foglie levi, si perdea la sentenza di sibilla o somma luce che tanto ti levi da concetti mortali a la mia mente, ripresta un poco di quel che parevi e fa la lingua mia tanto possente. ch'una favilla sol de la tua gloria possa lasciare a la futura gente che per tornare alquanto a mia memoria e per sonare un poco in questi versi: 277_529_000057 o muse, o alto ingegno, or m'aiutate, o mente che scrivesti cio ch'io vidi. qui si parra la tua nobilitate. io cominciai, poeta che mi guidi, guarda la mia virtu s'ell'e possente, prima ch'a l'alto passo, tu mi fidi. 277_529_000058 pero che l ben ch'e del volere obietto tutto s'accoglie in lei e fuor di quella. e perfetto, omai, sara piu corta mia favella, pur a quel ch'io ricordo che d'un fante che bagni ancor la lingua a la mammella, non perche piu ch'un semplice sembiante fosse nel vivo lume ch'io mirava. 277_529_000059 pace volli con dio in su lo stremo de la mia vita. e ancor non sarebbe lo mio dover, per penitenza scemo, se cio non fosse ch'a memoria m'ebbe pier pettinaio in sue sante orazioni, a cui di me, per caritate. 277_529_000060 lume e la su. che visibile face lo creatore a quella creatura che solo in lui vedere ha la sua pace e si distende in circular figura, in tanto che la sua circunferenza sarebbe al sol troppo larga cintura. 277_529_000061 e come l pan per fame si manduca, cosi l sovran li denti a l'altro pose la ve. l cervel s'aggiugne con la nuca, non altrimenti tideo si rose le tempie a menalippo per disdegno che quei faceva il teschio e l'altre cose. 277_529_000062 allor fu la paura un poco queta che nel lago del cor m'era durata la notte, ch'i passai con tanta pieta e come quei che con lena affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge a l'acqua perigliosa. 277_529_000063 cosi vid'i adunar la bella scola di quel segnor de l'altissimo canto che sovra li altri com'aquila vola da ch'ebber ragionato insieme alquanto, volsersi a me con salutevol cenno, e l mio maestro sorrise di tanto. 277_529_000064 per piu fiate li occhi. ci sospinse quella lettura e scolorocci il viso. ma solo un punto fu quel che ci vinse quando leggemmo: il disiato riso esser basciato da cotanto amante questi, che mai da me non fia diviso. 277_529_000065 la dove bolle la tenace pece. non era ancor giunto, michel zanche, che questi lascio il diavolo in sua vece, nel corpo suo ed un suo prossimano che l tradimento insieme con lui fece. 277_529_000066 e prima che del tutto non si udisse, per allungarsi un'altra: i sono oreste, passo gridando e anco non s'affisse. oh diss'io padre, che voci son queste? e com'io domandai, ecco la terza dicendo: 277_529_000067 pronta el piange qui l'argento de franceschi. io vidi, potrai dir quel da duera, la dove i peccatori stanno freschi. se fossi domandato altri chi v'era, tu hai dallato quel di beccheria di cui sego fiorenza la gorgiera. 277_529_000068 prima ch'io de l'abisso mi divella, maestro mio diss'io quando fui dritto a trarmi d'erro un poco mi favella ov'e la ghiaccia e questi, com'e fitto, si sottosopra. 277_529_000069 cosi l'animo mio, ch'ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar lo passo che non lascio gia mai persona viva. poi ch'ei posato un poco il corpo lasso, ripresi via per la piaggia diserta, si che l pie fermo sempre era l piu basso. 277_529_000070 non credo che per terra vada ancoi omo si duro che non fosse punto per compassion di quel ch'i vidi poi che quando fui si presso di lor giunto, che li atti loro a me venivan certi per li occhi, fui di grave dolor munto. 277_529_000071 che non. e impresa da pigliare a gabbo, discriver fondo a tutto l'universo ne da lingua, che chiami mamma o babbo. ma quelle donne aiutino il mio verso, ch'aiutaro anfione a chiuder tebe. si che dal fatto il dir non sia diverso. 277_529_000072 fu ordine e costrutto a le sustanze, e quelle furon cima nel mondo, in che puro atto fu produtto, pura potenza tenne la parte ima nel mezzo, strinse potenza con atto tal vime che gia mai non si divima. 277_529_000073 su per la viva luce. passeggiando menava, io li occhi per li gradi mo su mo giu e mo, recirculando, vedea visi a carita suadi d'altrui lume fregiati e di suo riso. 277_529_000074 per ch'io a lui. se vuo ch'i ti sovvegna, dimmi chi se e s'io non ti disbrigo al fondo de la ghiaccia ir mi convegna. 277_529_000075 donna e gentil nel ciel che si compiange di questo mpedimento ov'io ti mando. si che duro giudicio la su frange. questa chiese lucia in suo dimando e disse: 277_529_000076 e atti ornati di tutte onestadi la forma general di paradiso. gia tutta mio sguardo avea compresa in nulla parte, ancor fermato, fiso e volgeami con voglia riaccesa per domandar la mia donna di cose di che la mente mia era sospesa. 277_529_000077 e io scorgeva gia d'alcun la faccia, le spalle e l petto, e del ventre gran parte, e per le coste giu ambo le braccia natura. certo, quando lascio l'arte di si fatti animali, assai fe bene per torre tali essecutori a marte. 277_529_000078 per quest'andata onde li dai tu vanto, intese cose che furon cagione di sua vittoria e del papale ammanto. andovvi poi lo vas d'elezione per recarne conforto a quella fede ch'e principio a la via di. 277_529_000079 vedi l'albor che per lo fummo raia gia biancheggiare e me convien partirmi l'angelo e ivi prima ch'io li paia, cosi torno e piu non volle udirmi. 277_529_000080 ben se crudel se tu gia non ti duoli pensando cio che l mio cor s'annunziava e se non piangi di che pianger? suoli gia eran desti e l'ora s'appressava che l cibo ne solea essere addotto e per suo sogno ciascun dubitava. 277_529_000081 di pari come buoi che vanno a giogo. m'andava io con quell'anima carca fin che l sofferse il dolce pedagogo. ma quando disse: lascia lui e varca che qui e buono con l'ali e coi remi, quantunque puo, ciascun pinger sua barca. 277_529_000082 e pero questa festinata gente a vera vita non e sine causa intra, se qui piu e meno eccellente lo rege, per cui questo regno pausa in tanto amore e in tanto diletto che nulla volonta e di piu ausa. 277_529_000083 come da lei l'udir nostro ebbe triegua. ed ecco l'altra con si gran fracasso. che somiglio tonar, che tosto segua io sono, aglauro che divenni sasso. e allor, per ristrignermi al poeta in destro, feci e non innanzi il passo. 277_529_000084 poi caramente mi prese per mano e disse: pria, che noi siamo piu avanti. accio che l fatto men ti paia strano. sappi che non son torri, ma giganti e son nel pozzo intorno. da la ripa, da l'umbilico in giuso tutti quanti. 277_529_000085 principio del cader, fu il maladetto superbir di colui che tu vedesti da tutti i pesi del mondo, costretto quelli che vedi qui furon modesti a riconoscer se da la bontate che li avea fatti a tanto intender presti. 277_529_000086 di sua mortalita co prieghi tuoi. si che l sommo piacer di dispieghi ancor. ti priego, regina, che puoi cio che tu vuoli che conservi sani dopo tanto veder li affetti suoi. 277_529_000087 e come specchio l'uno a l'altro rende. e se la mia ragion non ti disfama, vedrai, beatrice, ed ella pienamente, ti torra questa e ciascun'altra brama. 277_529_000088 e che se fossi stato a l'alta guerra de'tuoi fratelli, ancor par che si creda ch'avrebber vinto. i figli de la terra, mettine giu e non ten vegna schifo dove cocito la freddura serra. 277_529_000089 e qual costume le fa di trapassar parer. si pronte, com'io discerno per lo fioco lume ed elli a me le cose ti fier conte quando noi fermerem li nostri passi su la trista riviera d'acheronte. 277_529_000090 aspetto, carlin, che mi scagioni, poscia vid'io mille visi cagnazzi fatti per freddo. onde mi vien. riprezzo e verra sempre de gelati guazzi. 277_529_000091 pero non hanno vedere interciso da novo obietto. e pero non bisogna rememorar per concetto diviso. si che la giu non dormendo si sogna credendo e non credendo dicer vero. 277_529_000092 per ch'elli a me di sua maggior magagna conosce il danno. e pero non s'ammiri. se ne riprende perche men si piagna, perche s'appuntano i vostri disiri, dove per compagnia parte si scema invidia, move il mantaco a sospiri. 277_529_000093 fronte in picciol corso mi parieno stanchi, lo padre e figli, e con l'agute scane mi parea lor veder fender li fianchi. 277_529_000094 io venni in loco d'ogne luce muto, che mugghia come fa mar per tempesta, se da contrari venti, e combattuto la bufera infernal che mai non resta, mena li spirti con la sua rapina, voltando e percotendo li molesta. 277_529_000095 attienti. ben che per cotali scale, disse l maestro ansando, com'uom lasso conviensi dipartir da tanto male. poi usci fuor per lo foro d'un sasso. 277_529_000096 e l'altro. e cassio che par si membruto, ma la notte risurge e oramai e da partir che tutto avem veduto com'a lui piacque. 277_529_000097 ne prima, quasi torpente, si giacque che ne prima ne poscia, procedette lo discorrer di dio sovra quest'acque forma e materia, congiunte e purette. usciro ad esser che non avia fallo. 277_529_000098 o tu che mostri per si bestial segno odio sovra colui che tu ti mangi. dimmi l perche diss'io per tal convegno che se tu, a ragion di lui, ti piangi, sappiendo chi voi siete e la sua pecca nel mondo, suso ancora io te ne cangi. 277_529_000099 la terra lagrimosa, diede vento che baleno, una luce vermiglia la qual mi vinse ciascun sentimento e caddi come l'uom cui sonno piglia, inferno canto. 277_529_000100 e mentre ch'andavamo inver lo mezzo al quale ogne gravezza si rauna e io tremava, ne l'etterno rezzo. se voler. fu o destino o fortuna, non so, ma passeggiando tra le teste forte percossi l pie nel viso ad una. piangendo mi sgrido. 277_529_000101 si ch'ogne vista sen fe piu serena. o, santo padre, che per me comporte l'esser qua giu, lasciando il dolce loco nel qual tu siedi per etterna sorte? qual e quell'angel che, con tanto gioco, guarda ne li occhi la nostra regina innamorato? si, che par di foco. 277_529_000102 io era tra color che son sospesi. e donna mi chiamo beata. e bella tal che di comandare io la richiesi, lucevan li occhi suoi piu che la stella e cominciommi a dir: soave e piana, con angelica voce in sua favella. 277_529_000103 giustizia mosse il mio alto fattore, fecemi la divina podestate, la somma sapienza e l primo amore. dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. lasciate ogne speranza, voi. 277_529_000104 amor condusse noi ad una morte caina. attende chi a vita ci spense queste parole, da lor ci fuor porte. quand'io intesi quell'anime, offense china il viso e tanto il tenni basso, fin che l poeta mi disse che pense. 277_529_000105 le menti tutte nel suo lieto aspetto, creando a suo piacer di grazia dota diversamente, e qui basti l'effetto, e cio espresso e chiaro, vi si nota ne la scrittura santa, in quei gemelli che ne la madre ebber l'ira commota. 277_529_000106 non ti basta sonar con le mascelle. se tu non latri, qual diavol ti tocca? omai diss'io non vo che piu favelle, malvagio traditor, ch'a la tua onta io portero di te vere novelle. 277_529_000107 omai, dintorno a questo consistorio puoi contemplare. assai, se le parole mie son ricolte, sanz'altro aiutorio, ma perche n terra per le vostre scole si legge che l'angelica natura. e tal che ntende e si ricorda e vole ancor. diro perche tu veggi pura la verita. 277_529_000108 e suon di man. con elle facevano un tumulto, il qual s'aggira sempre in quell'aura sanza. tempo, tinta come la rena quando turbo spira. 277_529_000109 cignesi con la coda tante volte. quantunque gradi, vuol che giu sia messa sempre dinanzi a lui. ne stanno molte, vanno a vicenda ciascuna al giudizio, dicono e odono, e poi son giu volte. 277_529_000110 ma io perche venirvi, o chi l concede, io non enea, io non paulo, sono me degno a cio, ne io, ne altri l crede. 277_529_000111 a te convien tenere altro viaggio. rispuose poi che lagrimar. mi vide se vuo campar d'esto loco. selvaggio che questa bestia per la qual tu gride non lascia altrui passar per la sua via, ma tanto lo mpedisce che l'uccide. 277_529_000112 non fece al viso mio si grosso velo, come quel fummo ch'ivi ci coperse. ne a sentir di cosi aspro pelo che l'occhio stare aperto non sofferse. onde la scorta mia, saputa e fida, mi s'accosto e l'omero m'offerse. 277_529_000113 almi, comincio a gridar la fiera bocca cui non si convenia piu dolci salmi. e l duca mio ver, lui anima sciocca, tienti col corno e con quel ti disfoga quand'ira o altra passion ti tocca. 277_529_000114 ma distendi oggimai in qua la mano, aprimi li occhi, e io non gliel'apersi. e cortesia fu lui esser villano. ahi genovesi, uomini diversi d'ogne costume e pien d'ogne magagna, perche non siete voi del mondo, spersi. 277_529_000115 levati su, disse l maestro in piede. la via e lunga e l cammino e malvagio e gia il sole a mezza, terza riede. non era camminata di palagio, la v'eravam, ma natural burella ch'avea mal suolo e di lume disagio. 277_529_000116 elena. vedi per cui tanto reo tempo si volse e vedi l grande achille che con amore al fine combatteo. vedi paris tristano e piu di mille ombre, mostrommi e nominommi a dito. ch'amor di. 277_529_000117 ruppe, mi l'alto sonno, ne la testa un greve truono. si ch'io mi riscossi come persona ch'e per forza desta e l'occhio riposato intorno, mossi, dritto, levato e fiso, riguardai per conoscer lo loco dov'io fossi. 277_529_000118 ell'e semiramis, di cui si legge che succedette a nino e fu sua sposa. tenne la terra che l soldan corregge l'altra e colei che s'ancise amorosa e ruppe fede al cener di sicheo, poi e cleopatras lussuriosa. 277_529_000119 e libero voler che se fatica ne le prime battaglie col ciel dura, poi vince tutto, se ben si notrica a maggior forza e a miglior natura. liberi soggiacete e quella cria la mente in voi che l ciel non ha in sua cura. 277_529_000120 e io, maestro che e tanto greve a lor che lamentar li fa si forte, rispuose dicerolti molto breve. questi non hanno speranza di morte e la lor cieca vita e tanto bassa, che nvidiosi son d'ogne altra sorte. 277_529_000121 oh, abbondante grazia. ond'io presunsi ficcar lo viso per la luce etterna, tanto che la veduta vi consunsi nel suo profondo. vidi che s'interna legato con amore in un volume, cio che per l'universo si squaderna sustanze e accidenti e lor costume, quasi conflati insieme, per tal modo che cio ch'i dico e un semplice lume. 277_529_000122 quand'ebbe detto cio, con li occhi torti riprese l teschio. misero co'denti che furo a l'osso come d'un can: forti ahi pisa, vituperio de le genti del bel paese, la dove l si suona, poi che i vicini a te punir son lenti. 277_529_000123 qual pare a riguardar la carisenda sotto l chinato, quando un nuvol vada sovr'essa, si ched ella incontro penda. tal parve anteo a me che stava a bada di vederlo chinare, e fu tal ora ch'i avrei voluto ir per altra strada. 277_529_000124 e questo era d'un altro circumcinto, e quel dal terzo e l terzo, poi dal quarto, dal quinto il quarto e poi dal sesto il quinto. 277_529_000125 poco portai in la volta la testa che me parve veder molte alte torri, ond'io maestro di che terra e questa ed elli a me. 277_529_000126 quanto di qua per un migliaio si conta, tanto di la eravam. noi gia iti, con poco tempo per la voglia pronta e verso noi volar. furon sentiti, non pero visti spiriti parlando a la mensa d'amor. cortesi inviti. 277_529_000127 e temo che non sia gia. si smarrito ch'io mi sia tardi al soccorso. levata per quel ch'i ho di lui nel cielo, udito or movi, e con la tua parola ornata, e con cio c'ha mestieri, al suo campare l'aiuta. si ch'i ne sia consolata. 277_529_000128 mentre ch'i rovinava in basso loco, dinanzi a li occhi, mi si fu offerto chi, per lungo silenzio, parea fioco. quando vidi costui nel gran diserto, miserere di me, gridai a lui qual che tu sii od ombra, od omo certo. 277_529_000129 ma io disciogliero l forte legame in che ti stringon li pensier sottili. dentro a l'ampiezza di questo reame casual punto non puote aver sito se non come tristizia o sete o fame, che per etterna legge e stabilito. quantunque vedi si che giustamente ci si risponde da l'anello al dito. 277_529_000130 rispuosemi: non omo omo. gia fui e i parenti miei furon lombardi, mantoani per patria, ambedui nacqui sub iulio, ancor che fosse tardi, e vissi a roma sotto l buono augusto, nel tempo de li dei falsi e bugiardi. 277_529_000131 in essa gerarcia son l'altre dee: prima dominazioni e poi virtudi. l'ordine terzo di podestadi. 277_529_000132 quelli altri amori che ntorno li vonno, si chiaman troni del divino aspetto, per che l primo ternaro terminonno, e dei saper che tutti hanno diletto quanto la sua veduta si profonda nel vero in che si queta ogne intelletto. 277_529_000133 poi fummo fatti soli, procedendo folgore. parve quando l'aere fende, voce che giunse di contra dicendo: anciderammi qualunque m'apprende e fuggi. come tuon che si dilegua se subito la nuvola scoscende. 277_529_000134 questo superbo volle esser esperto di sua potenza contra l sommo giove, disse l mio duca, ond'elli ha cotal, merto fialte ha nome, e fece le gran prove. quando i giganti fer paura a dei le braccia, ch'el meno, gia mai non move. 277_529_000135 e io ch'avea d'error la testa cinta, dissi, maestro, che e quel ch'i odo e che gent'e che par nel duol si vinta. ed elli a me, questo misero modo, tegnon l'anime triste di coloro che visser sanza nfamia e sanza lodo. 277_529_000136 m'offerse. si, come cieco, va dietro a sua guida per non smarrirsi e per non dar di cozzo in cosa che l molesti o forse ancida. m'andava io per l'aere, amaro e sozzo ascoltando il mio duca che diceva: pur guarda che da me tu non sia mozzo. 277_529_000137 dir de l'una e de l'altra la vista mi fer voglioso di saper lor nomi e dimanda, ne fei con prieghi mista per che lo spirto che di pria parlomi, ricomincio. tu vuo ch'io mi deduca nel fare a te cio che tu far non vuo'mi. 277_529_000138 troppa e piu la paura ond'e sospesa l'anima mia, del tormento di sotto che gia lo ncarco di. la giu mi pesa ed ella a me. chi t'ha dunque condotto qua su tra noi? se giu ritornar credi, e io costui ch'e meco e non fa motto. 277_529_000139 discendiam qua giu, nel cieco mondo comincio il poeta tutto smorto. io saro primo e tu sarai secondo. e io che del color mi fui accorto, dissi come verro, se tu paventi che suoli al mio dubbiare esser conforto. 277_529_000140 vil ciliccio, mi parean coperti e l'un sofferia, l'altro con la spalla, e tutti da la ripa eran sofferti cosi, li ciechi a cui la roba falla, stanno a perdoni, a chieder lor bisogna, e l'uno il capo sopra l'altro avvalla. 277_529_000141 la tua benignita non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate, liberamente al dimandar, precorre in te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s'aduna quantunque in creatura e di bontate. 277_529_000142 ed elli a me. vedrai quando saranno piu presso a noi e tu allor li priega per quello amor che i mena ed ei verranno. 277_529_000143 cola diritto sovra l verde smalto, mi fuor mostrati li spiriti magni che del vedere in me stesso, m'essalto. i vidi eletra, con molti compagni. tra quai conobbi ettor ed enea, cesare, armato con li occhi grifagni. 277_529_000144 il collo le avvinghiati e del prese di tempo e loco poste e quando l'ali fuoro aperte. assai appiglio se a le vellute coste di vello in vello giu discese poscia tra l folto pelo e le gelate croste. 277_529_000145 ma dimmi al tempo d'i dolci sospiri a che e come concedette amore che conosceste i dubbiosi disiri e quella a me. nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria, e cio sa l tuo dottore. 277_529_000146 tanto col volto di riso dipinto si tacque beatrice, riguardando fiso nel punto che m'avea vinto. poi comincio, io dico e non dimando quel che tu vuoli udir, perch'io l'ho visto: la ve s'appunta ogne ubi e ogne quando. 277_529_000147 spoglie similemente il mal seme d'adamo, gittansi di quel lito ad una, ad una per cenni, come augel per suo richiamo, cosi sen vanno su per l'onda bruna e avanti che sien di la discese, anche di qua nuova schiera s'auna. 277_529_000148 muro dicere: udi'mi, guarda come passi. va si che tu non calchi con le piante le teste de fratei miseri. lassi per ch'io mi volsi e vidimi, davante e sotto i piedi, un lago che per gelo avea di vetro e non d'acqua sembiante. 277_529_000149 io avea gia i capelli in mano avvolti e tratto glien'avea piu d'una ciocca, latrando lui con li occhi in giu raccolti quando un altro grido: che hai tu bocca. 277_529_000150 or superbite e via col viso altero figliuoli d'eva, e non chinate il volto, si che veggiate il vostro mal sentero piu. 277_529_000151 e l'un da l'altro come iri da iri parea reflesso e l terzo parea foco che quinci, e quindi igualmente si spiri. oh quanto e corto il dire e come fioco al mio concetto e questo a quel ch'i vidi. e tanto che non basta a dicer poco. 277_529_000152 quantunque carita si stende, cresce sovr'essa l'etterno valore, e quanta gente piu la su s'intende, piu v'e da bene amare e piu vi s'ama e come specchio l'uno a l'altro rende. 277_529_000153 quali colombe dal disio: chiamate con l'ali alzate e ferme al dolce nido, vegnon per l'aere dal voler, portate cotali uscir de la schiera. ov'e dido a noi, venendo per l'aere maligno. si forte fu l'affettuoso grido. 277_529_000154 se tu avessi cento larve sovra la faccia, non mi sarian chiuse le tue cogitazion, quantunque parve cio che vedesti, fu perche non scuse d'aprir lo core a l'acque de la pace che da l'etterno fonte son diffuse. 277_529_000155 lo duca stette e io dissi a colui che bestemmiava duramente ancora qual se tu che cosi rampogni altrui? or tu, chi se che vai per l'antenora percotendo rispuose. 277_529_000156 o tu che ne la fortunata valle che fece scipion di gloria reda, quand'anibal co suoi diede le spalle, recasti gia mille leon per preda. 277_529_000157 e pero poco val freno o richiamo. chiamavi l cielo e ntorno. vi si gira mostrandovi le sue bellezze etterne e l'occhio vostro pur a terra, mira onde vi batte, chi tutto discerne: purgatorio, canto. 277_529_000158 elle rigavan lor di sangue il volto che, mischiato di lagrime, a lor piedi da fastidiosi vermi era ricolto. e poi ch'a riguardar oltre. mi diedi vidi genti a la riva d'un gran fiume. per ch'io dissi: maestro, or mi concedi ch'i sappia quali sono. 277_529_000159 che la giu si confonde, equivocando in si fatta lettura queste sustanze, poi che fur gioconde de la faccia di dio. non volser viso da essa da cui nulla si nasconde. 277_529_000160 da che l demonio lor sen gira, ma non pero che puro gia mai rimagna. d'essi testimonio. o ugolin de fantolin sicuro e il nome tuo, da che piu non s'aspetta chi far lo possa, tralignando scuro, ma va via, tosco omai. 277_529_000161 e a quel mezzo, con le penne sparte, vid'io piu di mille angeli festanti, ciascun distinto di fulgore e d'arte. vidi a lor giochi quivi e a lor canti ridere. una bellezza, che letizia era ne li occhi, a tutti li altri santi. 277_529_000162 io era nuovo in questo stato quando ci vidi venire un possente con segno di vittoria coronato, trasseci l'ombra del primo parente, d'abel, suo figlio, e quella di noe di moise, legista e ubidente, abraam patriarca e david re. 277_529_000163 pero che giunti l'un l'altro. non teme, se non mi credi, pon mente a la spiga. ch'ogn'erba si conosce per lo seme. 277_529_000164 e qual, e quei che volontieri acquista e giugne l tempo che perder lo face che n tutt'i suoi pensier piange e s'attrista. tal mi fece la bestia sanza. pace che, venendomi ncontro, a poco a poco mi ripigneva la dove l sol tace. 277_529_000165 morti, li morti e i vivi parean vivi. non vide mei di me, chi vide il vero quant'io calcai fin che chinato givi. 277_529_000166 acume bastavasi, ne secoli recenti, con l'innocenza per aver salute solamente la fede d'i parenti. poi che le prime etadi fuor compiute, convenne ai maschi, a l'innocenti, penne per circuncidere, acquistar virtute. ma poi che l tempo de la grazia venne sanza, battesmo perfetto di cristo, tale innocenza, la giu si ritenne. 277_529_000167 o niobe, con che occhi dolenti vedea io te segnata in su la strada tra sette e sette tuoi figliuoli spenti o saul come in su la propria spada. quivi parevi morto in gelboe. che poi non senti pioggia, ne rugiada. 277_529_000168 conte, ond'io levai le mani inver la cima de le mie ciglia e fecimi l solecchio che del soverchio visibile lima, come quando da l'acqua o da lo specchio salta. lo raggio a l'opposita parte, salendo su per lo modo parecchio. 277_529_000169 che s'aggiugnieno a questa sovresso l mezzo di ciascuna spalla, e se giugnieno al loco de la cresta e la destra parea tra bianca e gialla, la sinistra a vedere era tal. 277_529_000170 vinca tua guardia i movimenti umani. vedi, beatrice, con quanti beati per li miei prieghi ti chiudon le mani. li occhi da dio diletti e venerati, fissi ne l'orator, ne dimostraro quanto i devoti prieghi le son grati. 277_529_000171 e contro al maggior padre di famiglia siede lucia, che mosse la tua donna quando chinavi a rovinar le ciglia. ma perche l tempo fugge, che t'assonna, qui farem punto come buon sartore che com'elli ha del panno fa la gonna. 277_529_000172 ma poi ch'i fui al pie d'un colle, giunto la dove terminava quella valle che m'avea di paura il cor compunto, guardai in alto e vidi le sue spalle, vestite gia de raggi del pianeta, che mena dritto altrui per ogne calle. 277_529_000173 caron, dimonio con occhi di bragia, loro accennando, tutte le raccoglie. batte col remo qualunque s'adagia come d'autunno. si levan le foglie l'una appresso de l'altra, fin che l ramo vede a la terra tutte le sue spoglie. 277_529_000174 non son paurose. i son fatta da dio, sua merce, tale che la vostra miseria non mi tange. ne fiamma d'esto incendio non m'assale. 277_529_000175 grazia, da quella che puote aiutarti, e tu mi seguirai con l'affezione. si che dal dicer mio lo cor non parti. e comincio questa santa orazione: paradiso canto. 277_529_000176 s'io avessi le rime aspre e chiocce, come si converrebbe al tristo buco sovra l qual pontan tutte l'altre rocce, io premerei di mio concetto il suco piu pienamente, ma perch'io non l'abbo. non sanza tema a dicer mi conduco. 277_529_000177 i son beatrice che ti faccio andare, vegno del loco ove tornar. disio amor mi mosse che mi fa parlare quando saro dinanzi al segnor mio, di te mi lodero sovente a lui. 277_529_000178 se li tuoi diti non sono a tal nodo sufficienti, non e maraviglia tanto per non tentare. e fatto sodo cosi la donna mia. 277_529_000179 dismala. ivi cosi una cornice lega dintorno il poggio come la primaia, se non che l'arco suo piu tosto piega ombra. non li e ne segno che si paia, parsi la ripa e parsi la via schietta col livido color de la petraia. 277_529_000180 ma dimmi la cagion che non ti guardi de lo scender qua giuso, in questo centro de l'ampio loco ove tornar tu ardi. 277_529_000181 e io a lui: per fede mi ti lego di far cio che mi chiedi, ma io scoppio dentro ad un dubbio, s'io non me ne spiego. prima era scempio e ora e fatto doppio ne la sentenza tua. 277_529_000182 oh, quanto parve a me gran maraviglia quand'io vidi tre facce a la sua testa: l'una dinanzi e quella era vermiglia, l'altr'eran due. 277_529_000183 segnor mio iesu cristo, dio verace. or fu si fatta la sembianza vostra. tal era io, mirando la vivace carita di colui che n questo mondo, contemplando gusto di quella pace. 277_529_000184 che col peggiore spirto di romagna trovai di voi un tal che per sua opra, in anima in cocito gia si bagna e in corpo par vivo ancor di sopra. 277_529_000185 cercati al collo e troverai la soga che l tien legato, o anima confusa, e vedi, lui, che l gran petto ti doga. 277_529_000186 spoglia queta'mi allor per non farli piu tristi. lo di e l'altro stemmo tutti muti. ahi, dura terra. perche non t'apristi poscia che fummo. al quarto di venuti gaddo, mi si gitto disteso a piedi dicendo: padre mio che non m'aiuti. 277_529_000187 da questa parte, onde l fiore e maturo di tutte le sue foglie sono assisi quei che credettero in cristo venturo. da l'altra parte, onde sono intercisi di voti i semicirculi si stanno quei ch'a cristo venuto ebber li visi. 277_529_000188 o folle aragne. si vedea io te gia, mezza ragna trista in su li stracci de l'opera. che mal per te si fe. o roboam gia non par che minacci quivi l tuo segno, ma pien di spavento nel porta un carro, sanza ch'altri il cacci. 277_529_000189 se qui per dimandar gente s'aspetta, ragionava il poeta, io temo forse che troppo avra d'indugio nostra eletta. poi, fisamente al sole li occhi porse, fece del destro lato a muover centro e la sinistra parte di se torse. 277_529_000190 quanto tra l'ultimar de l'ora terza e l principio del di par de la spera che, sempre a guisa di fanciullo scherza, tanto pareva gia inver la sera essere al sol del suo corso. rimaso vespero la. e qui mezza notte era. 277_529_000191 quando l'anima mia torno di fori a le cose che son fuor di lei vere, io riconobbi i miei, non falsi errori. lo duca mio che mi potea vedere far si com'om che dal sonno si slega. 277_529_000192 ahi, quanto son diverse quelle foci da l'infernali che quivi per canti s'entra e la giu per lamenti feroci. gia montavam su per li scaglion santi, ed esser mi parea troppo piu lieve che per lo pian non mi parea davanti. 277_529_000193 da che tu vuo saver cotanto a dentro, dirotti brievemente, mi rispuose, perch'io non temo di venir qua entro temer si dee di sole quelle cose c'hanno potenza di fare altrui male, de l'altre no. 277_529_000194 da ogne bocca dirompea co denti un peccatore a guisa di maciulla. si che tre ne facea cosi dolenti a quel dinanzi. il mordere era nulla verso l graffiar che talvolta la schiena rimanea de la pelle tutta brulla. 277_529_000195 ed elli a me del contrario. ho io brama, levati quinci e non mi dar piu lagna. che mal sai lusingar per questa lama. 277_529_000196 ch'al cor gentil ratto s'apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta e l modo ancor m'offende, amor ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer si forte che, come vedi, ancor non m'abbandona. 277_529_000197 piu era gia per noi del monte volto e del cammin del sole, assai piu speso che non stimava. l'animo non sciolto quando colui che sempre innanzi atteso andava comincio, drizza la testa. non e piu tempo di gir si sospeso. 277_529_000198 lo mperador del doloroso regno, da mezzo l petto uscia fuor de la ghiaccia, e piu con un gigante io mi convegno che i giganti non fan con le sue braccia. vedi oggimai quant'esser dee quel tutto ch'a cosi fatta parte, si confaccia. 277_529_000199 ed una lupa che di tutte brame sembiava, carca ne la sua magrezza e molte genti fe gia viver grame. questa mi porse tanto di gravezza con la paura ch'uscia di sua vista ch'io perdei la speranza de l'altezza. 277_529_000200 di questo ingrassa il porco sant'antonio e altri assai, che sono ancor piu porci, pagando di moneta sanza conio. ma perche siam digressi assai ritorci li occhi oramai verso la dritta strada. si che la via col tempo si raccorci. 277_529_000201 e come quivi, ove s'aspetta il temo che mal guido fetonte, piu s'infiamma e quinci e quindi il lume si fa scemo. cosi quella pacifica oriafiamma nel mezzo s'avvivava e d'ogne parte per igual modo, allentava la fiamma. 277_529_000202 e se dio m'ha in sua grazia rinchiuso tanto che vuol ch'i veggia la sua corte per modo tutto fuor del moderno uso. non mi celar chi fosti anzi la morte, ma dilmi e dimmi: s'i vo bene al varco e tue parole fier le nostre scorte. 277_529_000203 e come quinci il glorioso scanno de la donna del cielo e li altri scanni di sotto, lui cotanta cerna fanno cosi di contra quel del gran giovanni. 277_529_000204 e quella che vedea i pensier dubi ne la mia mente disse: i cerchi primi. t'hanno mostrato serafi e cherubi: cosi veloci seguono i suoi vimi per somigliarsi al punto. quanto ponno e posson. quanto a veder, son soblimi. 277_529_000205 le braccia aperse e indi aperse l'ale, disse: venite qui, son presso i gradi e agevolemente omai si sale. 277_529_000206 noi siamo usciti fore del maggior corpo al ciel. ch'e pura luce, luce intellettual, piena d'amore, amor di vero, ben pien di letizia, letizia che trascende ogne. 277_529_000207 e come a gracidar si sta la rana col muso fuor de l'acqua, quando sogna di spigolar sovente la villana livide insin. la dove appar vergogna, eran l'ombre dolenti ne la ghiaccia, mettendo i denti in nota di cicogna. 277_529_000208 dirizza prima il suo povero calle botoli, trova poi venendo giuso, ringhiosi piu che non chiede lor possa e da lor disdegnosa torce il muso. 277_529_000209 sedera l'alma che fia giu agosta de l'alto, arrigo ch'a drizzare italia verra in prima ch'ella sia disposta. la cieca cupidigia che v'ammalia simili fatti, v'ha al fantolino che muor per fame e caccia via la balia. 277_529_000210 non isperate mai veder lo cielo. i vegno per menarvi a l'altra riva ne le tenebre. etterne in caldo e n gelo e tu che se costi anima viva. partiti da cotesti che son morti. ma poi che vide ch'io non mi partiva, disse: 277_529_000211 che le pecorelle che non sanno tornan del pasco pasciute di vento. e non le scusa: non veder lo danno. non disse cristo al suo primo convento: andate e predicate al mondo ciance, ma diede lor verace fondamento. 277_529_000212 forse cotanto quanto pare appresso alo cigner la luce che l dipigne quando l vapor che l porta piu e spesso distante, intorno al punto un cerchio d'igne si girava, si ratto ch'avria vinto quel moto, che piu tosto il mondo cigne. 277_529_000213 ma da che dio in te vuol che traluca tanto sua grazia. non ti saro scarso, pero sappi ch'io fui guido del duca. 277_529_000214 o animal grazioso e benigno che visitando vai per l'aere perso. noi che tignemmo il mondo di sanguigno. se fosse amico il re de l'universo, noi pregheremmo lui de la tua pace. poi c'hai pieta del nostro mal perverso. 277_529_000215 quelli e omero, poeta sovrano, l'altro e orazio satiro che vene ovidio. e l terzo e l'ultimo, lucano pero che ciascun meco si convene nel nome che sono la voce sola. fannomi onore e di cio fanno bene. 277_529_000216 in tutte parti impera e quivi regge, quivi e la sua citta e l'alto seggio. oh, felice colui cu ivi elegge e io a lui. poeta, io ti richeggio per quello dio che tu non conoscesti. accio ch'io fugga questo male e peggio. 277_529_000217 a quel che scende e tanto si diparte dal cader de la pietra, in igual tratta si come mostra esperienza e arte. cosi mi parve, da luce rifratta quivi dinanzi a me, esser percosso per che a fuggir la mia vista fu ratta. 277_529_000218 onde pero che a l'atto che concepe, segue l'affetto d'amar la dolcezza. diversamente, in essa ferve e tepe. vedi l'eccelso omai e la larghezza de l'etterno valor poscia che tanti speculi fatti s'ha, in che si spezza uno manendo in se come davanti. 277_529_000219 mostrava la ruina e l crudo scempio che fe tamiri quando disse a ciro sangue sitisti e io di sangue t'empio. mostrava come in rotta si fuggiro li assiri poi che fu morto oloferne e anche le reliquie del martiro. 277_529_000220 vedea colui che fu nobil, creato piu ch'altra creatura giu dal cielo, folgoreggiando, scender da l'un lato. vedea briareo, fitto dal telo celestial, giacer da l'altra parte, grave a la terra per lo mortal gelo. 277_529_000221 o frate mio ciascuna e cittadina d'una vera citta, ma tu vuo dire che vivesse in italia peregrina. questo mi parve per risposta udire piu innanzi alquanto che la dov'io stava, ond'io mi feci ancor piu la sentire. 277_529_000222 si tosto come il vento a noi li piega. mossi la voce, o anime affannate, venite a noi parlar, s'altri nol niega. 277_529_000223 ond'io maestro. di qual cosa greve levata s'e da me che nulla quasi per me fatica. andando si riceve rispuose. 277_529_000224 genti v'eran con occhi tardi e gravi, di grande autorita, ne lor sembianti parlavan rado con voci soavi. traemmoci cosi da l'un de canti in loco, aperto, luminoso e alto, si che veder si potien tutti quanti. 277_529_000225 io ti seguitero. quanto mi lece, rispuose e se veder fummo non lascia l'udir ci terra. giunti in quella vece, allora incominciai con quella fascia che la morte dissolve. men vo suso e venni qui per l'infernale ambascia. 277_529_000226 pero secondo il color d'i capelli di cotal grazia, l'altissimo lume degnamente convien che s'incappelli dunque sanza, merce di lor. costume locati son per gradi differenti, sol differendo nel primiero acume. 277_529_000227 da questo passo vinto. mi concedo piu che gia mai, da punto di suo tema soprato, fosse comico o tragedo, che come sole in viso, che piu trema cosi lo rimembrar del dolce riso la mente mia, da me medesmo scema. 277_529_000228 onde convenne legge per fren porre. convenne rege aver che discernesse de la vera cittade. almen la torre. le leggi son, ma chi pon mano ad esse, nullo pero che l pastor che procede rugumar puo, ma non ha l'unghie fesse. 277_529_000229 che da se sian queste cose acerbe. ma e difetto da la parte tua che non hai viste ancor tanto superbe. non e fantin che si subito rua col volto verso il latte, se si svegli molto tardato da l'usanza sua come fec'io per. 277_529_000230 quando noi fummo fatti tanto avante ch'al mio maestro piacque di mostrarmi la creatura ch'ebbe il bel sembiante d'innanzi, mi si tolse e fe restarmi. ecco, dite dicendo: ed ecco il loco ove convien che di fortezza t'armi. 277_529_000231 quando noi fummo, la dove la coscia si volge a punto in sul grosso de l'anche, lo duca. con fatica e con angoscia volse la testa ov'elli, avea le zanche e aggrappossi al pel com'om che sale. si che n inferno i credea tornar anche. 277_529_000232 lo duca e io, per quel cammino ascoso intrammo a ritornar nel chiaro mondo. e sanza cura aver d'alcun riposo. salimmo su el primo e io secondo, tanto ch'i vidi de le cose belle che porta l ciel per un pertugio tondo, e quindi uscimmo a riveder le stelle. 277_529_000233 ivi mi parve, in una visione estatica, di subito esser tratto e vedere in un tempio piu persone e una donna in su l'entrar con atto dolce di madre dicer: figliuol mio, perche hai tu cosi verso noi fatto? ecco, dolenti lo tuo padre e io ti cercavamo, 277_529_000234 selva, lasciala tal che, di qui a mille anni, ne lo stato primaio non si rinselva. com'a l'annunzio di dogliosi danni, si turba il viso di colui ch'ascolta da qual che parte il periglio l'assanni. 277_529_000235 per altro sopranome io nol conosco. s'io nol togliessi da sua figlia gaia. dio sia con voi che piu non vegno vosco. 277_529_000236 poeta fui e cantai di quel giusto figliuol d'anchise che venne di troia, poi che l superbo ilion fu combusto. ma tu perche ritorni a tanta noia, perche non sali il dilettoso monte ch'e principio e cagion di tutta gioia. 277_529_000237 la faccia sua mi parea lunga e grossa come la pina di san pietro a roma, e a sua proporzione eran l'altre ossa. si che la ripa ch'era perizoma dal mezzo in giu ne mostrava ben tanto di sovra. 277_529_000238 come a man destra, per salire al monte dove siede la chiesa che soggioga la ben guidata, sopra rubaconte, si rompe del montar l'ardita foga per le scalee che si fero ad etade ch'era sicuro il quaderno e la doga. 277_529_000239 mi parve un tal dificio. allotta poi per lo vento, mi ristrinsi retro, al duca mio, che non li era altra grotta. 277_529_000240 onde, se l mio disir dee aver fine in questo miro e angelico templo che solo amore e luce ha per confine, udir convienmi ancor come l'essemplo e l'essemplare non vanno d'un modo che io per me indarno a cio contemplo. 277_529_000241 la prima di color di cui novelle tu vuo saper, mi disse quelli allotta fu imperadrice di molte favelle a vizio di lussuria, fu si rotta che libito fe licito in sua legge per torre il biasmo in che era condotta. 277_529_000242 che fe nettuno ammirar l'ombra d'argo. cosi la mente mia, tutta sospesa, mirava, fissa, immobile e attenta, e sempre di mirar, faceasi accesa a quella luce cotal si diventa che volgersi da lei per altro aspetto. e impossibil che mai si consenta. 277_529_000243 io sentia voci, e ciascuna pareva pregar per pace e per misericordia, l'agnel di dio che le peccata leva pur agnus dei eran le loro essordia, una parola in tutte era e un modo si che parea tra esse ogne concordia. 277_529_000244 giorno se n'andava e l'aere bruno toglieva li animai che sono in terra da le fatiche, loro e io, sol uno m'apparecchiava a sostener la guerra. si del cammino e si de la pietate che ritrarra, la mente che non erra. 277_529_000245 vedi cola un angel che s'appresta per venir verso noi. vedi che torna dal servigio del di l'ancella sesta di reverenza il viso e li atti: addorna: si che i diletti lo nviarci in suso. pensa che questo di mai non raggiorna? 277_529_000246 e vivo sono e pero mi richiedi, spirito eletto, se tu vuo ch'i mova di la per te ancor li mortai piedi, oh, questa. e a udir si cosa nuova rispuose. che gran segno. e che dio t'ami, pero, col priego, tuo talor mi giova. 277_529_000247 e dirizza'mi a lui, si dimandando che volse dir lo spirto di romagna e divieto e consorte, menzionando per ch'elli a me. 277_529_000248 veder voleva, come si convenne l'imago al cerchio e come mi si dova. ma non eran da cio le proprie penne, se non che la mia mente fu percossa da un fulgore in che sua voglia venne a l'alta fantasia. qui manco possa. 277_529_000249 quando in bologna un fabbro si ralligna, quando in faenza un bernardin di fosco verga gentil, di picciola gramigna, non ti maravigliar s'io piango, tosco, quando rimembro con guido da prata: ugolin d'azzo che vivette nosco. 277_529_000250 che fatt'hai, sana, piacente a te, dal corpo si disnodi cosi, orai, e quella si lontana come parea, sorrise e riguardommi. poi si torno a l'etterna fontana. 277_529_000251 e piu d'onore ancora. assai mi fenno ch'e si mi fecer de la loro schiera. si, ch'io fui sesto tra cotanto senno cosi andammo infino a la lumera parlando cose che l tacere. e bello, si, com'era l parlar cola dov'era. 277_529_000252 ditemi voi che si strignete i petti, diss'io chi siete. e quei piegaro i colli, e poi ch'ebber li visi a me eretti. 277_529_000253 ed el mi disse: volgi li occhi in giue. buon ti sara, per tranquillar la via, veder lo letto de le piante tue, come perche di lor memoria sia sovra i sepolti, le tombe terragne portan segnato quel ch'elli eran pria. 277_529_000254 e perche tu non creda ch'io t'inganni odi, s'i fui, com'io ti dico, folle. gia, discendendo l'arco d'i miei anni, eran li cittadin miei, presso a colle, in campo, giunti co loro avversari, e io pregava iddio di quel ch'e volle. 277_529_000255 a le quai. poi, se tu vorrai salire, anima, fia a cio. piu di me degna con lei. ti lascero, nel mio partire, che quello imperador che la su regna, perch'i fu ribellante a la sua legge, non vuol che n sua citta per me si vegna. 277_529_000256 e la regina del cielo, ond'io ardo tutto d'amor ne fara ogne grazia, pero ch'i sono il suo fedel bernardo, qual e colui che forse di croazia viene a veder la veronica nostra che per l'antica fame non sen sazia, ma dice: nel pensier fin che si mostra. 277_529_000257 qui, se a noi meridiana face di caritate e giuso intra mortali, se di speranza fontana, vivace, donna, se tanto grande e tanto vali che qual vuol grazia. e a te non ricorre sua disianza, vuol volar sanz'ali. 277_529_000258 dritto. si come andar vuolsi rife'mi con la persona avvegna. che i pensieri mi rimanessero e chinati e scemi. io m'era mosso e seguia volontieri del mio maestro i passi e amendue. gia mostravam com'eravam leggeri. 277_529_000259 bestemmiavano: dio e lor parenti, l'umana spezie e l loco e l tempo e l seme di lor semenza e di lor nascimenti. poi si ritrasser tutte quante insieme, forte piangendo, a la riva malvagia. ch'attende ciascun uom che dio non teme. 277_529_000260 tu dici che di silvio, il parente corruttibile ancora ad immortale secolo, ando e fu sensibilmente pero. se l'avversario d'ogne male cortese i fu pensando l'alto effetto ch'uscir dovea di lui e l chi 277_529_000261 temp'era dal principio del mattino, e l sol montava n su con quelle stelle ch'eran con lui quando l'amor divino mosse di prima quelle cose belle, si ch'a bene sperar. m'era cagione di quella fiera a la gaetta pelle l'ora del tempo e la dolce stagione. 277_529_000262 e i raggi ne ferien per mezzo l naso, perche per noi girato era si l monte che gia dritti andavamo inver l'occaso, quand'io senti a me gravar la fronte a lo splendore assai piu che di prima, e stupor m'eran le cose non. 277_529_000263 incontanente intesi, e certo fui, che questa era la setta d'i cattivi, a dio spiacenti e a nemici sui questi sciaurati che mai non fur vivi. erano ignudi e stimolati molto da mosconi e 277_529_000264 e fu nomato sassol mascheroni. se tosco, se ben sai omai chi fu, e perche non mi metti in piu sermoni, sappi ch'i fu il camiscion de pazzi. 277_529_000265 tue ch'i son tornato nel primo proposto. or va ch'un sol volere, e d'ambedue tu duca, tu segnore e tu maestro. cosi li dissi. e poi, che mosso fue, intrai per lo cammino alto e silvestro. 277_529_000266 e cheggioti per quel che tu piu brami. se mai calchi la terra di toscana- che a miei propinqui tu ben mi rinfami- tu li vedrai tra quella gente vana che spera in talamone, e perderagli piu di speranza ch'a trovar la diana, ma piu vi perderanno li ammiragli. 277_529_000267 sanza risponder. li occhi su levai e vidi lei che si facea corona, reflettendo da se li etterni rai da quella region che piu su tona occhio mortale alcun tanto non dista. qualunque in mare, piu giu s'abbandona quanto di le beatrice la mia vista, ma nulla mi facea. 277_529_000268 o bretinoro che non fuggi via, poi che gita, se n'e la tua famiglia e molta gente per non esser ria. ben fa bagnacaval che non rifiglia e mal fa castrocaro. e peggio conio che di figliar tai conti piu s'impiglia, ben faranno i pagan. 277_529_000269 ed elli a me. pero che tu rificchi la mente pur a le cose terrene di vera luce, tenebre, dispicchi quello infinito e ineffabil bene che la su e cosi corre ad amore, com'a lucido corpo raggio vene tanto si da quanto trova d'ardore, si che 277_529_000270 ed elli a me, l'angoscia de le genti che son qua giu nel viso mi dipigne, quella pieta che tu per tema senti, andiam che la via lunga ne sospigne. cosi si mise e cosi mi fe intrare nel primo cerchio che l'abisso 277_529_000271 che farem noi, a chi mal ne disira, se quei che ci ama e per noi condannato? poi, vidi genti accese in foco, d'ira con pietre un giovinetto ancider forte, gridando a se pur martira, martira. 277_529_000272 io veggio tuo nepote che diventa cacciator di quei lupi in su la riva del fiero fiume e tutti li sgomenta. vende la carne loro, essendo viva, poscia li ancide come antica belva molti di vita e se di pregio priva sanguinoso, esce de la trista selva. 277_529_000273 ardori ne giugneriesi numerando al venti. si tosto come de li angeli parte, turbo il suggetto d'i vostri alementi. l'altra rimase, e comincio quest'arte che tu discerni con tanto diletto che mai da circuir non si diparte. 277_529_000274 ognuna in giu tenea volta la faccia, da bocca il freddo e da li occhi il cor tristo. tra lor testimonianza si procaccia. quand'io m'ebbi dintorno alquanto visto volsimi a piedi e vidi due, si stretti che l pel del capo. avieno insieme misto. 277_529_000275 presto. allor temett'io piu che mai la morte e non v'era mestier piu che la dotta s'io non avessi viste le ritorte. noi procedemmo piu avante allotta e venimmo ad anteo che, ben cinque alle sanza, la testa uscia fuor de la grotta. 277_529_000276 lo fren vuol esser del contrario suono. credo che l'udirai, per mio avviso, prima che giunghi al passo del perdono. ma ficca li occhi per l'aere ben fiso e vedrai gente innanzi a noi sedersi e ciascun e lungo la grotta assiso. 277_529_000277 io son d'esser contento piu digiuno, diss'io che se mi fosse pria taciuto e piu di dubbio ne la mente. aduno com'esser puote ch'un ben distributo in piu. posseditor faccia piu ricchi di se che se da pochi e posseduto. 277_529_000278 ma ne l'uno e piu colpa e piu vergogna. voi non andate giu per un sentiero filosofando, tanto vi trasporta l'amor de l'apparenza e l suo pensiero. e ancor questo qua su si comporta con men disdegno che quando e posposta la divina scrittura o quando e torta. 277_529_000279 poscia che m'ebbe ragionato questo. li occhi lucenti, lagrimando, volse per che mi fece del venir piu presto e venni a te, cosi com'ella volse d'inanzi. a quella fiera ti levai. che del bel monte, il corto andar ti tolse. 277_529_000280 e io. per mezza toscana si spazia un fiumicel che nasce in falterona e cento miglia di corso. nol sazia di sovr'esso rech'io questa persona. dirvi ch'i sia saria parlare, indarno che l nome mio ancor molto non suona. 277_529_000281 che tu mi meni la dov'or dicesti: si, ch'io veggia la porta di san pietro e color cui tu fai cotanto mesti allor si mosse, e io li tenni dietro inferno canto. 277_529_000282 vero e che n su la proda mi trovai de la valle d'abisso dolorosa che ntrono accoglie d'infiniti guai. oscura e profonda era. e nebulosa tanto che, per ficcar lo viso a fondo, io non vi discernea alcuna cosa. 277_529_000283 intesi ch'a cosi fatto. tormento enno. dannati i peccator carnali che la ragion sommettono al talento e come li stornei, ne portan l'ali. 277_529_000284 ma non si che paura non mi desse la vista che m'apparve d'un leone questi, parea che contra me venisse con la test'alta e con rabbiosa fame. si che parea che l'aere ne tremesse. 277_529_000285 e pero, se caron di te si lagna ben, puoi sapere, omai, che l suo dir suona: finito questo, la buia campagna. tremo, si forte che de lo spavento. la mente di sudore ancor mi bagna. 277_529_000286 quando fui desto innanzi la dimane pianger, senti fra l sonno i miei figliuoli ch'eran con meco e dimandar del pane. 277_529_000287 a questo invito. vegnon molto radi o gente umana per volar su nata, perche a poco vento cosi cadi menocci ove la roccia era tagliata. quivi mi batte l'ali per la fronte. poi mi promise sicura l'andata. 277_529_000288 la piaga che maria richiuse e unse quella ch'e tanto bella da suoi piedi e colei che l'aperse e che la punse. ne l'ordine che fanno i terzi sedi siede rachel, di sotto da costei, con beatrice. si, come tu vedi. 277_529_000289 non quelli a cui fu rotto il petto e l'ombra con esso. un colpo per la man d'artu, non focaccia, non questi che m'ingombra col capo. si ch'i non veggio oltre piu. 277_529_000290 che sempre santo l diserto e l martiro sofferse e poi l'inferno da due anni e sotto lui, cosi cerner, sortiro francesco, benedetto e augustino e altri. fin qua giu di giro in giro. 277_529_000291 sopra seguiva il settimo. si sparto gia di larghezza che l messo di iuno intero a contenerlo sarebbe arto. cosi l'ottavo e l nono, e chiascheduno piu tardo- si movea secondo ch'era in numero distante piu da l'uno. 277_529_000292 volto ella ruina in si fatta cisterna e forse pare ancor lo corpo suso de l'ombra che di qua dietro mi verna. tu l dei saper se tu vien pur mo giuso elli e ser branca doria, e son piu anni poscia passati ch'el fu si racchiuso. 277_529_000293 cosi, per una voce detto fue onde. l maestro mio disse: rispondi e domanda se quinci si va sue. e io, o creatura che ti mondi per tornar bella a colui che ti fece, maraviglia, udirai se mi secondi. 277_529_000294 se quella con ch'io parlo non si secca inferno. canto la bocca, sollevo dal fiero pasto quel peccator, forbendola a'capelli del capo, ch'elli avea di retro guasto. poi comincio: 277_529_000295 e ha natura si malvagia e ria che mai non empie la bramosa voglia e dopo l pasto ha piu fame che pria. molti son li animali a cui s'ammoglia e piu saranno ancora, infin che l veltro verra che la fara morir. 277_529_000296 e come i gru van cantando lor lai faccendo in aere di se lunga riga, cosi vid'io venir traendo guai ombre portate da la detta briga, per ch'i dissi, maestro, chi son quelle genti che l'aura nera si gastiga. 277_529_000297 la qual molte fiate l'omo ingombra, si che d'onrata impresa lo rivolve come falso veder bestia quand'ombra da questa tema, accio che tu ti solve, dirotti perch'io venni, e quel ch'io ntesi nel primo punto, che di te mi dolve. 277_529_000298 per tai difetti, non per altro rio semo perduti e sol di tanto offesi. che sanza speme vivemo in disio. gran duol mi prese al cor quando lo ntesi, pero che gente di molto valore conobbi che n quel limbo eran sospesi. 277_529_000299 non per aver a se di bene acquisto ch'esser non puo, ma perche suo splendore potesse, risplendendo dir subsisto in sua etternita di tempo, fore fuor d'ogne altro, comprender come i piacque s'aperse in nuovi amor l'etterno amore. 277_529_000300 e venne a l'emisperio nostro, e forse per fuggir lui, lascio qui loco, voto quella ch'appar di qua e su ricorse luogo e la giu da belzebu, remoto tanto quanto la tomba si distende. 277_529_000301 disse che hai che non ti puoi tenere. ma se venuto piu che mezza lega, velando li occhi e con le gambe avvolte a guisa di cui vino o sonno piega o dolce padre mio, se tu m'ascolte, io ti diro: diss'io cio che m'apparve quando le gambe mi furon si tolte ed ei 277_529_000302 se vuoi saper chi son cotesti due la valle onde bisenzo si dichina del padre loro, alberto, e di lor fue d'un corpo usciro e tutta la caina potrai cercare e non troverai ombra degna piu d'esser fitta in gelatina. 277_529_000303 e ov'e ella. subito diss'io ond'elli a terminar lo tuo disiro. mosse, beatrice me del loco mio e se riguardi su, nel terzo giro, dal sommo grado tu la rivedrai nel trono che suoi merti le sortiro. 277_529_000304 cigne quivi, secondo che per ascoltare non avea pianto mai che di sospiri che l'aura etterna facevan tremare cio avvenia di duol sanza martiri. 277_529_000305 federigo tignoso e sua brigata la casa traversara e li anastagi, e l'una gente e l'altra e diretata le donne e cavalier, li affanni e li agi che ne nvogliava amore e cortesia. la dove i cuor son fatti si malvagi. 277_529_000306 poi disse: piglia, quel ch'io ti dicero, se vuo saziarti e intorno da esso t'assottiglia, li cerchi. corporai sono ampi e arti, secondo il piu e l men de la virtute che si distende per tutte lor parti. 277_529_000307 or sotto l'emisperio giunto, ch'e contraposto a quel che la gran secca coverchia e sotto l cui colmo consunto fu l'uom che nacque e visse. sanza pecca, tu hai i piedi in su picciola. spera che l'altra faccia fa de la giudecca. 277_529_000308 l'altra parte m'eran le divote ombre che, per l'orribile costura, premevan si che bagnavan le gote. volsimi a loro e o gente sicura. incominciai di veder l'alto lume che l disio vostro solo ha in sua cura. 277_529_000309 dalla circonfuse luce viva e lasciommi fasciato di tal velo del suo fulgor che nulla m'appariva sempre l'amor che queta questo cielo accoglie in se con si fatta salute per far disposto a sua fiamma il candelo. 277_529_000310 queste parole, di colore oscuro, vid'io, scritte al sommo d'una porta per ch'io maestro, il senso lor m'e duro ed elli a me come persona accorta. qui si convien lasciare ogne sospetto, ogne vilta. convien che qui sia morta. 277_529_000311 che non concederebbe che motori sanza sua perfezion fosser cotanto or. sai tu dove e quando questi amori furon creati e come si che spenti nel tuo disio? gia son tre ardori. 277_529_000312 io non so chi, tu se ne per che modo venuto se qua giu, ma fiorentino mi sembri veramente. quand'io t'odo, tu dei saper ch'i fui conte ugolino, e questi e l'arcivescovo ruggieri, or ti diro, perche i son tal vicino. 277_529_000313 questa natura si oltre s'ingrada in numero che mai non fu loquela ne concetto mortal. che tanto vada. e se tu guardi quel che si revela per daniel, vedrai che n sue migliaia, determinato numero, si cela la prima luce che tutta la raia per tanti modi in essa si recepe. quanti son li splendori. 277_529_000314 che di giugnere a la chioma tre frison s'averien dato mal vanto, pero ch'i ne vedea trenta gran palmi dal loco in giu, dov'omo affibbia l manto. 277_529_000315 che non per vista ma per suono e noto d'un ruscelletto che quivi discende per la buca d'un sasso ch'elli ha roso, col corso ch'elli avvolge e poco pende. 277_529_000316 vedea timbreo. vedea pallade e marte armati ancora intorno al padre loro. mirar le membra d'i giganti sparte. vedea nembrot a pie del gran lavoro, quasi smarrito, e riguardar le genti che n sennaar con lui superbi fuoro. 277_529_000317 bernardo m'accennava e sorridea perch'io guardassi suso. ma io era gia per me stesso tal qual ei volea che la mia vista, venendo sincera e piu e piu intrava per lo raggio de l'alta luce che da se e vera. 277_529_000318 ardenti paradiso. canto d affetto al suo piacer, quel contemplante libero officio di dottore assunse, e comincio, queste parole sante: 277_529_000319 paradiso, canto xxxi. in forma dunque di candida rosa, mi si mostrava la milizia santa che nel suo sangue cristo fece sposa. 277_529_000320 mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli. ne fur fedeli a dio, ma per se fuoro caccianli i ciel per non esser men belli. ne lo profondo inferno li riceve. ch'alcuna gloria i rei avrebber. 277_529_000321 che la voce fu restata e queta vidi quattro grand'ombre a noi venire. sembianz'avevan ne trista, ne lieta lo buon maestro. comincio a dire: mira colui con quella spada in mano che vien dinanzi ai tre. si, come sire, 277_529_000322 vexilla regis prodeunt inferni verso di noi, pero dinanzi mira, disse l maestro mio, se tu l discerni, come quando una grossa nebbia spira o quando l'emisperio nostro annotta, par di lungi un molin che l vento gira. 277_529_000323 allor lo presi per la cuticagna e dissi: el converra che tu ti nomi o che capel qui su, non ti rimagna ond'elli a me, perche tu mi dischiomi. ne ti diro ch'io sia ne mosterrolti se mille fiate in sul capo mi tomi. 277_529_000324 com'io mi rivolsi e furon tocchi li miei da cio che pare in quel volume. quandunque nel suo giro ben s'adocchi. 277_529_000325 tra l'altre, vidi un'ombra ch'aspettava in vista e se volesse alcun dir, come lo mento a guisa d'orbo in su, levava spirto, diss'io che per salir ti dome, se tu, se quelli che mi rispondesti, fammiti conto o per luogo o per nome. 277_529_000326 non fur piu tosto dentro a me. venute queste parole, brievi ch'io compresi me sormontar di sopr'a mia virtute e di novella vista mi raccesi, tale che nulla luce e tanto mera che li occhi miei non si fosser difesi. 277_529_000327 dal destro, vedi quel padre vetusto di santa chiesa a cui cristo le clavi. raccomando di questo fior venusto e quei che vide tutti i tempi gravi, pria che morisse de la bella sposa che s'acquisto con la lancia e coi clavi. 277_529_000328 se tosto grazia, resolva le schiume di vostra coscienza, si che chiaro per essa, scenda de la mente il fiume. ditemi che mi fia, grazioso e caro s'anima, e qui tra voi, che sia latina e forse lei sara buon, s'i l'apparo. 277_529_000329 ma s'a conoscer la prima radice del nostro amor. tu hai cotanto affetto. diro come colui che piange e dice: noi leggiavamo un giorno, per diletto di lancialotto, come amor lo strinse, soli eravamo, e sanza alcun sospetto. 277_529_000330 li occhi lor ch'eran pria. pur dentro molli gocciar su per le labbra, e l gelo strinse le lagrime tra essi e riserrolli con legno. legno spranga, mai non cinse. 277_529_000331 ma tu chi, se che nostre condizioni vai dimandando e porti? li occhi sciolti, si, com'io credo, e spirando ragioni, li occhi diss'io mi fieno ancor qui tolti, ma picciol tempo che poca. e l'offesa fatta per esser con invidia volti. 277_529_000332 vassi caggendo, e quant'ella piu ngrossa, tanto piu trova di can farsi lupi. la maladetta e sventurata fossa discesa poi per piu pelaghi cupi trova le volpi si piene di froda che non temono. ingegno che le occupi. 277_529_000333 e avvegna che si, come d'un callo per la freddura, ciascun sentimento cessato avesse del mio viso stallo. gia mi parea sentire alquanto vento per ch'io, maestro mio, questo chi move. 277_529_000334 una medesma lingua. pria mi morse, si che mi tinse l'una e l'altra guancia, e poi la medicina mi riporse, cosi od'io che solea far la lancia d'achille e del suo padre esser cagione prima di trista e poi di buona mancia. 277_529_000335 o anima cortese mantoana, di cui la fama ancor nel mondo dura e durera quanto l mondo lontana l'amico mio e non de la ventura, ne la diserta piaggia e impedito si nel cammin che. 277_529_000336 come d'arco tricordo, tre saette, e come in vetro, in ambra o in cristallo, raggio resplende. si che dal venire a l'esser tutto non e intervallo cosi l triforme effetto del suo sire ne l'esser suo raggio, insieme tutto, sanza, distinzione in essordire concreato fu. 277_529_000337 quell'anima la su c'ha maggior pena, disse l maestro. e giuda scariotto che l capo ha dentro e fuor le gambe, mena de li altri due c'hanno il capo di sotto, quel che pende dal nero ceffo e bruto. vedi come si storce e non fa motto. 277_529_000338 l'incendio suo seguiva ogne scintilla, ed eran tante che l numero loro piu che l doppiar de li scacchi s'inmilla. io sentiva osannar, di coro in coro, al punto fisso che li tiene a li ubi e terra, sempre ne quai, sempre fuoro. 277_529_000339 or, se tu, ancor morto ed elli a me come l mio corpo stea nel mondo, su nulla scienza porto cotal vantaggio? ha questa tolomea che spesse volte l'anima ci cade innanzi. ch'atropos mossa le dea. 277_529_000340 e s'ella d'elefanti e di balene non si pente chi guarda sottilmente piu giusta e piu discreta. la ne tene che dove l'argomento de la mente s'aggiugne al mal volere e a la possa, nessun riparo vi puo far la gente. 277_529_000341 e l'ombra che di cio domandata era. si sdebito cosi, non so, ma degno ben e che l nome di tal valle pera che dal principio suo ov'e si pregno l'alpestro monte ond'e tronco peloro che n pochi luoghi passa oltra quel segno. 277_529_000342 mostrava ancor lo duro pavimento, come almeon a sua madre fe caro parer. lo sventurato addornamento mostrava come i figli si gittaro sovra sennacherib, dentro dal tempio, e come morto lui quivi il lasciaro. 277_529_000343 breve pertugio dentro da la muda, la qual per me ha l titol de la fame e che conviene ancor ch'altrui si chiuda. m'avea mostrato per lo suo forame, piu lune gia quand'io feci l mal sonno che del futuro mi squarcio l velame. 277_529_000344 che se tu a la virtu circonde la tua misura, non a la parvenza de le sustanze che t'appaion tonde, tu vederai mirabil consequenza di maggio a piu e di minore a meno in ciascun cielo, a sua intelligenza. 277_529_000345 la bocca. mi bascio tutto. tremante. galeotto fu l libro e chi lo scrisse. quel giorno piu non vi leggemmo avante, mentre che l'uno spirto questo disse, l'altro piangea: si che di pietade io venni men cosi. 277_529_000346 lo pianto stesso di pianger non lascia. e l duol che truova in su li occhi rintoppo, si volge in entro a far crescer l'ambascia. che le lagrime prime fanno groppo e si, come visiere di cristallo riempion sotto l ciglio tutto il coppo. 277_529_000347 vidi cammilla e la pantasilea. da l'altra parte vidi l re latino che con lavina sua figlia sedea. vidi quel bruto che caccio tarquino lucrezia iulia, marzia e corniglia e solo in parte vidi l saladino. 277_529_000348 se tu quel virgilio e quella fonte che spandi di parlar, si largo fiume, rispuos'io lui con vergognosa fronte o de li altri poeti, onore e lume. vagliami l lungo studio e l grande amore che m'ha fatto cercar lo tuo volume. 277_529_000349 tant'e amara che poco e piu morte. ma per trattar del ben ch'i vi trovai, diro de l'altre cose ch'i v'ho scorte. io non so ben ridir com'i v'intrai, tant'era pien di sonno, a quel punto che la verace via abbandonai. 277_529_000350 percio non lacrimai ne rispuos'io. tutto quel giorno, ne la notte, appresso infin che l'altro sol nel mondo uscio come un poco di raggio. si fu messo nel doloroso carcere e io, scorsi per quattro, visi il mio aspetto stesso. 277_529_000351 come rimane splendido e sereno l'emisperio de l'aere quando soffia borea da quella guancia, ond'e piu leno per che si purga e risolve la roffia. che pria, turbava, si che l ciel ne ride con le bellezze d'ogne sua paroffia. 277_529_000352 vedi nostra citta quant'ella gira, vedi li nostri scanni. si ripieni che poca gente piu ci si disira. e n quel gran seggio a che tu li occhi tieni per la corona che gia v'e su posta, prima che tu a queste nozze ceni. 277_529_000353 e ancor questo. qua su si comporta con men. disdegno che quando e posposta la divina scrittura o quando e torta, non si pensa quanto sangue costa seminarla nel mondo e quanto piace chi umilmente con essa. 277_529_000354 figliuol di grazia quest'esser giocondo comincio, elli. non ti sara noto, tenendo li occhi pur qua giu al fondo, ma guarda i cerchi infino al piu remoto, tanto che veggi seder la regina. 277_529_000355 di quel che udire e che parlar vi piace. noi udiremo e parleremo a voi, mentre che l vento, come fa, ci tace. siede la terra, dove nata fui, su la marina, dove l po discende per aver pace co seguaci sui. 277_529_000356 ed ecco, quasi al cominciar de l'erta, una lonza leggera e presta molto, che di pel macolato era coverta e non mi si partia dinanzi al volto, anzi mpediva tanto il mio cammino ch'i fui per ritornar piu volte volto. 277_529_000357 quei due che seggon la su piu, felici per esser propinquissimi ad augusta son d'esta rosa quasi due radici: colui che da sinistra le s'aggiusta e il padre per lo cui ardito gusto l'umana specie tanto amaro gusta. 277_529_000358 noi andavam per lo vespero, attenti oltre quanto potean li occhi allungarsi contra i raggi serotini e lucenti, ed ecco, a poco a poco, un fummo farsi verso di noi come la notte: oscuro ne da quello, era loco da cansarsi. questo ne tolse li occhi e l'aere puro. 277_529_000359 per altra via, per altri porti verrai a piaggia, non qui per passare piu lieve legno convien che ti porti e l duca, lui caron, non ti crucciare, vuolsi cosi cola dove si puote cio che si vuole e piu non dimandare. 277_529_000360 e io senti chiavar l'uscio di sotto a l'orribile torre, ond'io guardai nel viso a mie figliuoi, sanza far motto. io non piangea, si dentro impetrai, piangevan elli e anselmuccio mio disse: tu guardi si, padre che hai. 277_529_000361 non avean penne, ma di vispistrello era lor modo e quelle svolazzava, si che tre venti si movean da ello. quindi, cocito tutto, s'aggelava, con sei occhi piangea e per tre menti gocciava l pianto. e sanguinosa bava. 277_529_000362 e puose me in su, l'orlo a sedere appresso, porse a me l'accorto passo. io levai li occhi e credetti vedere lucifero, com'io l'avea lasciato. e vidili le gambe in su tenere, e s'io divenni allora travagliato. la gente grossa, il pensi che non vede qual e quel punto ch'io avea passato. 277_529_000363 e come in si poc'ora, da sera a mane ha fatto il sol tragitto ed elli a me tu imagini ancora d'esser di la, dal centro ov'io mi presi al pel del vermo reo che l mondo fora. 277_529_000364 da quinci innanzi il mio veder fu maggio- che l parlar mostra ch'a tal vista cede, e cede la memoria a tanto oltraggio qual e colui che, sognando, vede che dopo l sogno la passione impressa rimane. 277_529_000365 altrui le gote si che se fossi vivo troppo fora, vivo son io e caro esser, ti puote, fu mia risposta, se dimandi fama, ch'io metta il nome tuo tra l'altre note. 277_529_000366 democrito che l mondo a caso pone: diogenes, anassagora e tale empedocles, eraclito e zenone. e vidi il buono accoglitor del quale diascoride dico. e vidi orfeo, tulio e lino e seneca morale. 277_529_000367 io fui sanese rispuose, e con questi altri rimendo qui la vita ria lagrimando a colui che se ne presti savia. non fui avvegna che sapia fossi chiamata e fui de li altrui danni piu lieta assai che di ventura mia. 277_529_000368 israel, con lo padre e co suoi nati e con rachele, per cui tanto fe e altri molti, e feceli beati e vo che sappi che dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati. 277_529_000369 dal primo giorno ch'i vidi il suo viso in questa vita, infino a questa vista, non m'e il seguire al mio cantar preciso, ma or, convien che mio seguir desista. 277_529_000370 fassi di raggio, tutta sua parvenza, reflesso al sommo del mobile primo che prende quindi vivere e potenza, e come clivo in acqua di suo imo si specchia. 277_529_000371 quel che tu vuo veder piu la. e molto ed. e legato e fatto come questo, salvo che piu feroce par nel volto. non fu tremoto gia tanto rubesto che scotesse una torre cosi forte come fialte a scuotersi, fu presto. 277_529_000372 ne lascero di dir perch'altri m'oda e buon sara costui s'ancor s'ammenta di cio che vero spirto mi disnoda. 277_529_000373 che sua effige non discendea a me per mezzo mista o donna, in cui la mia speranza vige, e che soffristi per la mia salute in inferno, lasciar le tue vestige di tante cose quant'i ho vedute dal tuo podere e da la tua bontate. 277_529_000374 oh, sovra tutte, mal creata plebe che stai nel loco onde parlare e duro mei, foste state qui pecore o zebe come noi? fummo giu nel pozzo scuro sotto i pie del gigante assai piu bassi, e io mirava ancora a l'alto muro. 277_529_000375 le facce tutte avean di fiamma viva e l'ali d'oro e l'altro tanto bianco che nulla neve a quel termine arriva quando scendean nel fior, di banco in banco, porgevan de la pace e de l'ardore ch'elli acquistavan ventilando il fianco. 277_529_000376 ma l'altra che, volando, vede e canta la gloria di colui che la nnamora e la bonta che la fece cotanta. si come schiera d'ape che s'infiora, una fiata e una si ritorna la dove suo laboro s'insapora nel gran fior. discendeva che s'addorna di tante foglie e quindi risaliva la dove l suo amor sempre soggiorna. 277_529_000377 dimmi, maestro mio, dimmi segnore, comincia io, per voler esser certo di quella fede che vince ogne errore, uscicci mai alcuno, o per suo merto o per altrui, che poi fosse beato. e quei che ntese il mio parlar coverto rispuose. 277_529_000378 ma lievemente al fondo che divora lucifero. con giuda ci sposo ne si chinato, li fece dimora e come albero in nave si levo. 277_529_000379 maggior bonta vuol far maggior salute. maggior salute, maggior corpo. cape s'elli ha le parti igualmente compiute. dunque, costui che tutto quanto rape l'altro universo seco corrisponde al cerchio che piu ama e che 277_529_000380 piu si concepera di tua vittoria. io credo, per l'acume ch'io soffersi del vivo raggio, ch'i sarei smarrito se li occhi miei da lui fossero aversi, e mi ricorda ch'io fui piu ardito per questo a sostener tanto ch'i giunsi l'aspetto mio col valore infinito. 277_529_000381 forte, cosi ond'ei come due becchi cozzaro insieme. tanta ira li vinse e un ch'avea perduti ambo li orecchi per la freddura, pur col viso in giue, disse: perche cotanto in noi ti specchi? 277_529_000382 che mi fa certo, qui e altrove, quello ov'io, l'accoppio, lo mondo, e ben cosi tutto, diserto d'ogne virtute, come tu mi sone, e di malizia, gravido e coverto, ma priego che m'addite la cagione, si ch'i la veggia e ch'i la mostri altrui, che nel cielo uno e un qua giu la pone. 277_529_000383 non lasciavam l'andar, perch'ei dicessi, ma passavam la selva. tuttavia, la selva, dico di spiriti spessi, non era lunga ancor la nostra via di qua, dal sonno, quand'io vidi un foco ch'emisperio di tenebre vincia. 277_529_000384 e con le dita de la destra scempie, trovai pur sei le lettere che ncise quel da le chiavi a me, sovra le tempie, a che, guardando il mio duca, sorrise: purgatorio canto. 277_529_000385 nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita. ahi, quanto a dir qual era e cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura. 277_529_000386 silvestro inferno canto i. per me si va ne la citta dolente. per me si va ne l'etterno dolore. per me si va tra la perduta gente. 277_529_000387 e un de tristi de la fredda crosta. grido a noi o anime crudeli, tanto che data v'e l'ultima posta, levatemi dal viso i duri veli. si ch'io sfoghi l duol che l cor m'impregna un poco pria che l pianto si raggeli. 277_529_000388 la donna mia che mi vedea in cura, forte sospeso, disse: da quel punto depende il cielo e tutta la natura mira quel cerchio che piu li e congiunto, e sappi che l suo muovere e si tosto per l'affocato amore ond'elli e punto. 277_529_000389 di tanta ammirazion non mi sospese, ne mi mostro di dio tanto sembiante. e quello amor che primo li discese cantando: ave maria gratia plena. dinanzi a lei le sue ali distese rispuose a la divina cantilena, da tutte parti la beata corte. 277_529_000390 martiro vedeva troia in cenere e in caverne, o ilion come te, basso e vile, mostrava il segno che li si discerne. qual di pennel fu maestro o di stile che ritraesse l'ombre e tratti ch'ivi mirar, farieno uno ingegno sottile. 277_529_000391 un punto vidi che raggiava lume acuto, si che l viso ch'elli affoca, chiuder, conviensi per lo forte acume. e quale stella par quinci piu poca parrebbe luna locata con esso, come stella con stella si colloca. 277_529_000392 si cuopra rotante col suo figlio ond'ella, e vaga veggendo roma e l'ardua sua opra, stupefaciensi quando laterano a le cose mortali. ando di sopra io che al divino, da l'umano a l'etterno, dal tempo era venuto, e di fiorenza in popol giusto e sano, di che stupor dovea esser compiuto. 277_529_000393 poi ch'innalzai un poco piu le ciglia, vidi l maestro di color che sanno seder tra filosofica famiglia. tutti lo miran, tutti, onor, li fanno quivi. vid'io socrate e platone che nnanzi a li altri, piu presso li stanno. 277_529_000394 s'auna, figliuol mio, disse l maestro cortese. quelli che muoion ne l'ira di dio, tutti convegnon qui, d'ogne paese, e pronti sono a trapassar lo rio. che la divina giustizia li sprona. si che la tema si volve in disio. quinci non passa mai, anima buona. 277_529_000395 or ha bisogno il tuo fedele di te e io a te. lo raccomando, lucia, nimica di ciascun crudele. si mosse e venne al loco, dov'i era che mi sedea, con l'antica rachele. 277_529_000396 a cigner, lui, qual che fosse l maestro, non so io dir, ma el tenea soccinto dinanzi l'altro e dietro il braccio destro d'una catena che l tenea avvinto dal collo in giu, si che n su lo scoperto si ravvolgea infino al giro. quinto: 277_529_000397 quali vegnon di la onde, l nilo s'avvalla. sotto ciascuna uscivan due grand'ali. quanto si convenia a tanto uccello. vele di mar, non vid'io mai cotali. 277_529_000398 procaccia, pur che tosto sieno spente, come son gia le due, le cinque piaghe che si richiudon per esser dolente, com'io voleva dicer, tu m'appaghe, vidimi giunto in su l'altro girone, si che tacermi fer le luci vaghe. 277_529_000399 qui vederai l'una e l'altra milizia di paradiso, e l'una in quelli aspetti che tu vedrai a l'ultima giustizia, come subito lampo che discetti li spiriti visivi, si che priva da l'atto l'occhio di piu forti obietti. 277_529_000400 noi demmo il dosso al misero vallone su per la ripa che l cinge, dintorno attraversando sanza. alcun sermone quiv'era, men che notte e men che giorno. si che l viso m'andava innanzi poco, ma io senti sonare un alto corno. 277_529_000401 tosto sara ch'a veder queste cose non ti fia grave, ma fieti diletto quanto natura a sentir ti dispuose. poi, giunti, fummo a l'angel benedetto, con lieta voce disse: intrate quinci ad un scaleo vie men che li altri eretto. 277_529_000402 questi e rinier questi e l pregio e l'onore de la casa da calboli, ove nullo fatto s'e reda poi del suo valore e non pur lo suo sangue. e fatto brullo tra l po e l monte e la marina e l reno del ben richesto al vero e al trastullo. 277_529_000403 e perche tu piu volentier mi rade le nvetriate lagrime dal volto, sappie che tosto che l'anima trade come fec'io il corpo suo. l'e tolto da un demonio che poscia il governa, mentre che l tempo suo tutto sia volto. 277_529_000404 che, come su la cerchia tonda montereggion di torri si corona cosi la proda che l pozzo circonda, torreggiavan di mezza la persona. li orribili giganti cui minaccia giove del cielo ancora quando tuona. 277_529_000405 pinti allor fec'io come color che vanno con cosa in capo? non da lor saputa, se non che cenni altrui sospecciar fanno per che la mano ad accertar s'aiuta e cerca e truova. e quello officio adempie che non si puo fornir per la veduta. 277_529_000406 tu, se lo mio maestro e l mio autore, tu se solo colui da cu io tolsi lo bello stilo che m'ha fatto onore. vedi la bestia per cu io mi volsi aiutami da lei, famoso saggio, ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi. 277_529_000407 e l'altro a la mente non riede cotal. son io che quasi tutta cessa mia visione. e ancor mi distilla nel core il dolce che nacque da essa, cosi la neve al sol si disigilla. 277_529_000408 noi montavam gia partiti di linci e beati misericordes fue cantato retro e godi tu che vinci. lo mio maestro e io, soli amendue suso andavamo e io pensai, andando prode acquistar ne le parole sue. 277_529_000409 or questi che da l'infima lacuna de l'universo infin qui ha vedute le vite spiritali ad una, ad una. supplica a te, per grazia di virtute, tanto che possa con li occhi levarsi piu alto verso l'ultima salute. 277_529_000410 e quel tanto sono ne le sue guance. si ch'a pugnar per accender la fede de l'evangelio fero, scudo e lance. ora si va con motti e con iscede a predicare, e pur che ben si rida gonfia il cappuccio e piu non si richiede. 277_529_000411 e vidi lume in forma di rivera, fulvido di fulgore, intra due rive dipinte di mirabil. primavera di tal fiumana uscian faville vive e d'ogne parte si mettien ne fiori quasi rubin che oro circunscrive. 277_529_000412 quali fioretti dal notturno gelo, chinati e chiusi, poi che l sol li mbianca si drizzan tutti aperti in loro stelo. tal mi fec'io di mia virtude stanca. e tanto buono ardire al cor mi corse ch'i cominciai come persona franca. 277_529_000413 uno intendea e altro mi rispuose. credea veder beatrice e vidi un sene vestito con le genti gloriose, diffuso era per pochi per le gene di benigna letizia, in atto pio quale a tenero padre si convene. 277_529_000414 intelletto quinci si puo veder come si fonda l'essere beato ne l'atto che vede, non in quel ch'ama che poscia seconda, e del vedere e misura mercede che grazia partorisce e buona voglia. cosi di grado in grado si procede. 277_529_000415 tacette allora. e poi comincia: io o donna di virtu sola, per cui l'umana spezie eccede ogne contento di quel ciel c'ha minor, li cerchi sui. 277_529_000416 soleva roma che l buon mondo feo, due soli aver, che l'una e l'altra strada facean vedere e del mondo e di deo l'un l'altro ha spento ed e giunta la spada col pasturale e l'un con l'altro insieme per viva forza. mal convien che vada. 277_529_000417 quinci, fuor quete le lanose gote al nocchier de la livida palude che ntorno a li occhi, avea di fiamme rote, ma quell'anime ch'eran lasse e nude, cangiar colore e dibattero i denti, ratto che nteser le parole crude. 277_529_000418 per far migliori, spegli ancor de li occhi, chinandomi a l'onda che si deriva perche vi s'immegli e si, come di lei, bevve la gronda de le palpebre mie, cosi mi parve, di sua lunghezza, divenuta tonda poi, come gente stata sotto larve. 277_529_000419 e lui vedea chinarsi per la morte che l'aggravava. gia inver la terra, ma de li occhi facea sempre al ciel, porte orando a l'alto, sire in tanta guerra, che perdonasse a suoi persecutori, con quello aspetto che pieta diserra. 277_529_000420 infin la ve si rende per ristoro di quel che l ciel de la marina asciuga, ond'hanno i fiumi, cio che va con loro vertu, cosi, per nimica si fuga. 277_529_000421 tanto ch'avrebbe ogne tuon fatto fioco che contra se la sua via. seguitando, dirizzo li occhi miei tutti ad un loco. dopo la dolorosa rotta, quando carlo magno perde la santa gesta, non sono si terribilmente orlando. 277_529_000422 poscia, ne due penultimi tripudi, principati e arcangeli si girano, l'ultimo e tutto d'angelici ludi, questi ordini di su tutti s'ammirano e di giu vincon si, che verso dio tutti tirati sono e tutti tirano. 277_529_000423 che le viste lor furo essaltate con grazia illuminante e con lor merto si c'hanno ferma e piena volontate e non voglio che dubbi, ma sia certo che ricever la grazia e meritorio secondo che l'affetto l'e aperto. 277_529_000424 non so chi sia, ma so ch'e non e solo domandal tu che piu li t'avvicini e dolcemente si che parli. acco'lo cosi due spirti l'uno a l'altro. chini ragionavan di me ivi a man dritta, poi fer li visi per dirmi supini. 277_529_000425 ambo le man per lo dolor mi morsi ed ei, pensando ch'io l fessi per voglia di manicar, di subito levorsi e disser: padre, assai, ci fia, men doglia, se tu mangi di noi, tu ne vestisti queste misere carni e tu le spoglia. 277_529_000426 pero, se l mondo presente disvia in voi e la cagione in voi si cheggia, e io te ne saro, or vera spia, esce di mano a lui che la vagheggia prima che sia a guisa di fanciulla, che piangendo e ridendo, 277_529_000427 gianni de soldanier, credo che sia piu la con ganellone e tebaldello. ch'apri faenza. quando si dormia, noi eravam partiti, gia da ello ch'io vidi due ghiacciati in una buca. si che l'un capo a l'altro era cappello. 277_529_000428 e dietro le venia si lunga tratta di gente ch'i non averei creduto che morte tanta n'avesse disfatta, poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto. vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto. 277_529_000429 nel freddo tempo, a schiera larga e piena, cosi quel fiato, li spiriti mali, di qua di la, di giu di su, li mena. nulla speranza li conforta mai, non che di posa, ma di minor pena. 277_529_000430 e dionisio, con tanto disio a contemplar questi ordini, si mise che li nomo e distinse com'io, ma gregorio, da lui poi si divise onde si tosto come li occhi aperse in questo ciel di se medesmo rise. 277_529_000431 cui questo regno e suddito e devoto. io levai li occhi e, come da mattina, la parte oriental de l'orizzonte soverchia, quella dove l sol declina cosi quasi di valle. andando a monte, con li occhi vidi parte, ne lo stremo, vincer di lume tutta l'altra fronte. 277_529_000432 allora, piu che prima, li occhi apersi, guarda'mi innanzi e vidi ombre con manti al color de la pietra, non diversi, e poi che fummo un poco piu avanti, udia gridar maria, ora per noi gridar michele e pietro e tutti santi. 277_529_000433 quando i p che son rimasi ancor nel volto tuo, presso che stinti, saranno, com'e l'un del tutto rasi fier li tuoi, pie dal buon voler, si vinti che non pur non fatica sentiranno, ma fia diletto loro esser. 277_529_000434 oh, pietosa, colei che mi soccorse e te, cortese ch'ubidisti, tosto a le vere parole che ti porse. tu m'hai con disiderio, il cor disposto si, al venir con le parole tue. 277_529_000435 tu vuo ch'io rinovelli disperato dolor che l cor mi preme, gia pur pensando pria ch'io ne favelli. ma se le mie parole esser dien seme che frutti, infamia al traditor. ch'i rodo parlar e lagrimar, vedrai insieme. 277_529_000436 fama di loro. il mondo esser non lassa misericordia e giustizia li sdegna. non ragioniam di lor, ma guarda e passa, e io che riguardai, vidi una nsegna che girando correva tanto ratta che d'ogne posa mi parea indegna. 277_529_000437 che se del venire io m'abbandono, temo che la venuta non sia folle. se savio, intendi me ch'i non ragiono e qual e quei che disvuol cio che volle e per novi pensier cangia proposta. si che dal cominciar tutto si tolle. 277_529_000438 luca inferno, canto v. cosi discesi del cerchio primaio, giu nel secondo che men loco cinghia. e tanto piu dolor che punge a guaio. 277_529_000439 questi non cibera terra ne peltro, ma sapienza, amore e virtute. e sua nazion sara tra feltro e feltro di quella umile italia. fia salute per cui mori la vergine cammilla eurialo e turno e niso di ferute. 277_529_000440 amate da cui male aveste, e l buon maestro. questo cinghio sferza la colpa de la invidia e pero sono tratte d'amor le corde de la ferza. 277_529_000441 che a tutti un fil di ferro, i cigli fora e cusce, si come a sparvier selvaggio si fa, pero che queto non dimora. a me pareva, andando, fare oltraggio, veggendo altrui, non essendo veduto, per ch'io mi volsi al mio consiglio saggio. 277_529_000442 gia era l'aura d'ogne parte queta ed el mi disse quel fu l duro camo che dovria l'uom tener dentro a sua meta. ma voi prendete l'esca. si che l'amo de l'antico avversaro a se vi tira. 277_529_000443 di la fosti cotanto quant'io scesi, quand'io mi volsi, tu passasti l punto al qual si traggon d'ogne parte i pesi e se 277_529_000444 ben v'en tre vecchi ancora in cui rampogna l'antica eta la nova e par lor tardo. che dio a miglior vita li ripogna, currado da palazzo e l buon gherardo e guido da castel, che mei si noma francescamente il semplice lombardo. 277_529_000445 per che la gente che sua guida vede pur a quel ben fedire ond'ella e ghiotta di quel si pasce e piu oltre non chiede. ben puoi veder che la mala condotta e la cagion che l mondo ha fatto reo e non natura che n voi sia corrotta. 277_529_000446 onde li molte volte si ripiagne per la puntura de la rimembranza, che solo a pii da de le calcagne si vid'io li, ma di miglior sembianza, secondo l'artificio figurato, quanto per via di fuor del monte avanza. 277_529_000447 perche n altrui pieta tosto si pogna, non pur per lo sonar de le parole, ma per la vista che non meno agogna. e come a li orbi non approda il sole, cosi a l'ombre, quivi ond'io parlo. ora. luce del ciel di se largir non vole. 277_529_000448 pero che tu trascorri per le tenebre troppo da la. lungi avvien che poi nel maginare abborri, tu vedrai ben, se tu la ti congiungi, quanto l senso s'inganna di lontano. pero alquanto piu te stesso pungi. 277_529_000449 e drizzeremo li occhi al primo amore. si che, guardando verso lui, penetri quant'e possibil per lo suo fulgore. veramente ne forse tu t'arretri movendo l'ali tue, credendo, oltrarti, orando, grazia, conven che s'impetri. 277_529_000450 va via rispuose. e cio che tu vuoi conta, ma non tacer. se tu di qua entro, eschi di quel ch'ebbe or, cosi la lingua pronta. 277_529_000451 cosi s'allenta la ripa che cade quivi, ben ratta da l'altro girone, ma quinci, e quindi l'alta pietra rade. noi, volgendo ivi le nostre persone, beati pauperes spiritu, voci cantaron, si che nol diria sermone. 277_529_000452 lombardo fui e fu chiamato marco del mondo. seppi, e quel valore amai al quale ha or ciascun disteso l'arco per montar su dirittamente vai cosi rispuose e soggiunse i, ti prego che per me prieghi quando su sarai. 277_529_000453 dunque che e perche? perche restai? perche tanta vilta nel core allette, perche ardire. e franchezza, non hai poscia che tai tre donne benedette curan di te ne la corte del cielo. e l mio parlar tanto ben ti promette. 277_529_000454 mi diletta troppo di pianger piu che di parlare. si m'ha nostra ragion, la mente stretta. noi sapavam che quell'anime care ci sentivano andar, pero tacendo, facean noi del cammin confidare. 277_529_000455 in sul paese ch'adice e po riga solea valore e cortesia trovarsi prima che federigo avesse briga or puo sicuramente indi passarsi per qualunque lasciasse per vergogna di ragionar coi buoni o. 277_529_000456 or mira l'alto, proveder divino che l'uno e l'altro aspetto de la fede igualmente empiera questo giardino, e sappi che dal grado in giu che fiede a mezzo il tratto le due discrezioni. 277_529_000457 questi la caccera per ogne villa fin che l'avra rimessa ne lo nferno, la onde nvidia prima dipartilla. ond'io per lo tuo me penso e discerno che tu mi segui e io saro tua guida. 277_529_000458 l'anima semplicetta che sa nulla salvo che mossa da lieto fattore, volontier torna a cio che la trastulla di picciol bene in pria. sente sapore, quivi s'inganna e dietro ad esso corre. se guida o fren, non torce suo amore. 277_529_000459 e come vien la chiarissima ancella del sol, piu oltre, cosi l ciel si chiude di vista in vista, infino a la piu bella. non altrimenti il triunfo che lude sempre dintorno al punto che mi vinse, parendo inchiuso da quel ch'elli nchiude a poco a poco al mio veder, si stinse. 277_529_000460 e fia prefetto nel foro divino, allora tal che, palese e coverto, non andera con lui per un cammino, ma poco poi sara da dio sofferto nel santo officio, ch'el sara detruso la dove simon mago e per suo merto e fara quel d'alagna intrar piu giuso. 277_529_000461 e s'io avessi in dir tanta divizia quanta ad imaginar, non ardirei lo minimo. tentar di sua delizia, bernardo, come vide li occhi miei nel caldo suo, caler fissi e attenti li suoi con tanto affetto, volse a lei che miei di rimirar fe piu ardenti. 277_529_000462 e dir se tu, se sire de la villa del cui nome ne dei fu tanta lite e onde ogni scienza disfavilla, vendica te di quelle braccia ardite ch'abbracciar nostra figlia, o pisistrato, e l segnor mi parea benigno. e mite risponder lei con viso temperato. 277_529_000463 che molte volte al fatto il dir vien meno. la sesta compagnia in due si scema per altra via. mi mena il savio duca fuor de la queta. ne l'aura che trema e vegno in parte ove non, e che luca. 277_529_000464 cosi disse l maestro e quelli in fretta, le man distese e prese l duca. mio ond'ercule, senti, gia grande, stretta virgilio, quando prender si sentio, disse a me: fatti qua si ch'io ti prenda. poi fece si ch'un fascio, era elli e io. 277_529_000465 per nullo proprio merito si siede, ma per l'altrui, con certe condizioni. che tutti questi son spiriti ascolti prima ch'avesser vere elezioni. ben te ne puoi accorger per li volti e anche per le voci puerili, se tu li guardi bene e se li ascolti. or dubbi tu e dubitando sili. 277_529_000466 cosi vid'io l'altr'anima che volta stava a udir turbarsi e farsi trista. poi ch'ebbe la parola a se raccolta. 277_529_000467 che cosi e a lui ciascun linguaggio come l suo, ad altrui ch'a nullo e noto. facemmo adunque piu lungo viaggio volti a sinistra, e al trar d'un balestro trovammo l'altro assai piu fero. e maggio. 277_529_000468 la forma universal di questo nodo. credo ch'i vidi perche piu di largo. dicendo questo, mi sento ch'i godo un punto solo: m'e maggior letargo che venticinque secoli. 277_529_000469 poscia che ncontro a la vita presente d'i miseri mortali aperse l vero, quella che mparadisa la mia mente come in lo specchio fiamma di doppiero: vede colui che se n'alluma retro prima che l'abbia in vista o in pensiero. 277_529_000470 riconosco la grazia e la virtute tu m'hai di servo tratto a libertate, per tutte quelle vie, per tutt'i modi che di cio fare avei la potestate. la tua magnificenza in me custodi, si che l'anima mia, che 277_529_000471 divima, ieronimo vi scrisse lungo tratto di secoli de li angeli, creati anzi che l'altro mondo fosse fatto. ma questo vero e scritto in molti lati da li scrittor de lo spirito santo. e tu te n'avvedrai, se bene agguati, e anche la ragione il vede alquanto. 277_529_000472 non fece al corso suo si grosso velo di verno, la danoia in osterlicchi ne tanai la sotto l freddo cielo, com'era quivi che se tambernicchi vi fosse su caduto o pietrapana non avria pur da l'orlo fatto cricchi. 277_529_000473 e quello avea la fiamma piu sincera cui men distava la favilla pura. credo pero che piu di lei s'invera. 277_529_000474 gia era, e con paura il metto in metro, la dove l'ombre tutte eran coperte e trasparien come festuca in vetro. altre sono a giacere, altre stanno erte, quella col capo e quella con le piante, altra com'arco il volto a pie rinverte. 277_529_000475 e se l'infimo grado in se raccoglie, si grande lume, quanta e la larghezza di questa rosa, ne l'estreme foglie, la vista mia, ne l'ampio e ne l'altezza, non si smarriva, ma tutto prendeva, il quanto e l quale di quella allegrezza, presso e lontano. li 277_529_000476 che per l'effetto de suo mai pensieri, fidandomi di lui, io fossi preso e poscia morto. dir non e mestieri, pero quel che non puoi avere inteso, cioe come la morte mia fu cruda, udirai e saprai s'e m'ha offeso. 277_529_000477 ben lo ntendimento tuo accarno con lo ntelletto. allora mi rispuose quei che diceva: pria, tu parli d'arno. e l'altro disse: lui, perche nascose questi il vocabol di quella riviera, pur com'om fa de l'orribili cose? 277_529_000478 com'io divenni allor gelato e fioco. nol dimandar lettor ch'i non lo scrivo, pero ch'ogne parlar, sarebbe poco. io non mori e non rimasi vivo. pensa oggimai per te s'hai fior d'ingegno qual io divenni d'uno e d'altro privo. 277_529_000479 e trarrotti di qui per loco etterno, ove udirai le disperate strida. vedrai li, antichi spiriti dolenti ch'a la seconda morte ciascun grida, e vederai color che son contenti nel foco perche speran di venire quando che sia a le beate genti. 277_529_000480 quando ambedue li figli di latona, coperti del montone e de la libra, fanno de l'orizzonte insieme zona quant'e, dal punto che l cenit inlibra, infin che l'uno e l'altro da quel cinto, cambiando l'emisperio, si dilibra. 277_529_000481 mi fec'io n quella oscura costa perche pensando, consumai la mpresa che fu nel cominciar, cotanto tosta. s'i ho ben la parola tua intesa. rispuose del magnanimo quell'ombra l'anima tua e da viltade offesa. 277_529_000482 e se rivolge per veder se l vetro li dice il vero e vede ch'el s'accorda con esso come nota con suo metro. cosi la mia memoria si ricorda ch'io feci, riguardando ne belli occhi, onde a pigliarmi fece amor la corda. 277_529_000483 poca sarebbe a fornir questa vice. la bellezza ch'io vidi si trasmoda non pur di la da noi, ma certo io credo che solo il suo fattor tutta la goda. 277_529_000484 ma qual gherardo? e quel che tu per saggio di ch'e rimaso de la gente spenta in rimprovero del secol selvaggio? o tuo parlar m'inganna o el mi tenta. rispuose a me che, parlandomi tosco, par che del buon gherardo nulla senta. 277_529_000485 poi disse a me: elli stessi s'accusa questi e nembrotto per lo cui mal coto pur un linguaggio nel mondo. non s'usa. lascianlo stare e non parliamo a voto. 277_529_000486 certo tra esso e l gaudio mi facea libito non udire e starmi muto. e quasi peregrin che si ricrea nel tempio del suo voto riguardando e spera gia ridir com'ello stea. 277_529_000487 piu dietro a sua bellezza, poetando come a l'ultimo suo, ciascuno artista cotal qual io lascio a maggior bando che quel de la mia tuba che deduce l'ardua sua matera, terminando con atto e voce di spedito duce, ricomincio. 277_529_000488 rotti fuor quivi e volti ne li amari, passi di fuga e, veggendo la caccia letizia, presi a tutte altre dispari, tanto ch'io volsi in su l'ardita faccia gridando a dio, omai, piu non ti temo. come fe l merlo per poca bonaccia. 277_529_000489 non ci fare ire a tizio ne a tifo. questi puo dar di quel che qui si brama, pero ti china e non torcer lo grifo. ancor ti puo nel mondo render fama ch'el vive e lunga vita ancor aspetta. se nnanzi tempo, grazia a se nol chiama. cosi disse l maestro. 1157_529_000000 quivi si vive e gode del tesoro che s'acquisto piangendo. ne lo essilio di babillon. ove si lascio l'oro, quivi triunfa. 1157_529_000001 e cosi figurando il paradiso. convien saltar lo sacrato poema come chi trova suo cammin riciso. 1157_529_000002 e el si chiamo poi e cio convene che l'uso d'i mortali e come fronda in ramo, che sen va e altra vene. 1157_529_000003 ma poco fu tra uno e altro, quando del mio attender, dico, e del vedere lo ciel venir piu e piu, rischiarando, e beatrice disse: 1157_529_000004 indi si raccolse al suo collegio, e l collegio si strinse poi come turbo in su. tutto s'avvolse la. 1157_529_000005 il quale e il quanto de la viva stella che la su vince, come qua giu vinse per entro il cielo. scese una. 1157_529_000006 questi altri fuochi, tutti contemplanti uomini fuoro accesi di quel caldo che fa nascere i fiori e frutti santi. 1157_529_000007 col viso ritornai per tutte quante le sette spere. e vidi questo globo, tal ch'io sorrisi del suo vil sembiante. 1157_529_000008 se tu vedessi com'io la carita che tra noi arde, li tuoi concetti sarebbero espressi. 1157_529_000009 quel monte a cui cassino e ne la costa fu frequentato gia in su la cima da la gente ingannata e mal disposta. 1157_529_000010 apri li occhi e riguarda qual son io. tu hai vedute cose che possente se fatto a sostener lo riso mio. 1157_529_000011 ma perche tu aspettando non tarde, a l'alto fine io ti faro risposta pur al pensier da che si ti riguarde. 1157_529_000012 a l'affezione immensa e roratelo alquanto. voi bevete sempre del fonte onde vien quel ch'ei pensa. 1157_529_000013 ala s'io torni mai lettore a quel divoto triunfo per lo quale io piango spesso le mie peccata e l petto mi percuoto. 1157_529_000014 mo sonasser tutte quelle lingue che polimnia con le suore fero del latte lor dolcissimo, piu pingue. 1157_529_000015 come l segnor ch'ascolta quel che i piace, da indi abbraccia il servo gratulando per la novella: tosto ch'el si tace. 1157_529_000016 che, quantunque la chiesa guarda tutto e de la gente che per dio dimanda, non di parenti, ne d'altro piu brutto. 1157_529_000017 l'aspetto del tuo nato iperione quivi sostenni e vidi com'si move circa e vicino a lui maia e dione. 1157_529_000018 quelli ch'usurpa in terra il luogo mio, il luogo mio, il luogo mio, che vaca ne la presenza del figliuol di dio. 1157_529_000019 allora udi se, quantunque s'acquista giu per dottrina fosse cosi nteso, non li avria loco, ingegno di sofista. 1157_529_000020 da molte stelle mi vien questa luce, ma quei la distillo nel mio cor pria che fu sommo cantor del sommo duce. 1157_529_000021 ecco le schiere del triunfo di cristo e tutto l frutto ricolto del girar di queste spere. 1157_529_000022 che tu intrasti povero e digiuno in campo a seminar la buona pianta che fu gia vite e ora e fatta pruno. 1157_529_000023 non e pareggio da picciola barca quel che fendendo va l'ardita prora ne da nocchier ch'a se medesmo parca. 1157_529_000024 e la mia donna, piena di letizia, mi disse: mira, mira. ecco il barone per cui la giu si vicita: galizia. 1157_529_000025 le mura che solieno esser badia fatte sono spelonche e le cocolle sacca son piene di farina ria. 1157_529_000026 la chiesa militante: alcun figliuolo non ha con piu speranza, com'e scritto nel sol che raggia tutto nostro stuolo. 1157_529_000027 l'amore ond'io avvampo ancor ver la virtu che mi seguette infin la palma e a l'uscir del campo. 1157_529_000028 vuol ch'io respiri a te che ti dilette di lei, ed emmi a grato che tu diche quello che la speranza ti. 1157_529_000029 vidi la figlia di latona, incensa sanza, quell'ombra che mi fu cagione per che gia la credetti rara e densa. 1157_529_000030 ma perche questo regno ha fatto civi per la verace fede, a gloriarla, di lei parlare e ben ch'a lui arrivi. 1157_529_000031 per lo seguir che face a lui la nvoglia e similmente l'anima primaia mi facea trasparer per la coverta. quant'ella a compiacermi, venia gaia. 1157_529_000032 come di vapor, gelati, fiocca in giuso l'aere nostro quando l corno de la capra del ciel col sol si tocca. 1157_529_000033 che l tuo cor, quantunque puo giocondo, s'appresenti a la turba triunfante. che lieta vien. per questo etera tondo. 1157_529_000034 fei or figluol mio, non il gustar del legno- fu per se la cagion di tanto essilio- ma solamente il trapassar del segno. 1157_529_000035 la mente innamorata che donnea con la mia donna sempre di ridure ad essa li occhi piu che mai ardea. 1157_529_000036 tu vederai, del bianco fatto bruno. veramente iordan volto retrorso piu fu. 1157_529_000037 perche la faccia mia si t'innamora che tu non ti rivolgi al bel giardino che sotto i raggi di cristo 1157_529_000038 che l'esser loro v'e, in sola credenza sopra la qual si fonda l'alta spene e pero di sustanza prende intenza. 1157_529_000039 e vidi lui tornare a tutt'i lumi de la sua strada novecento trenta fiate, mentre ch'io in terra fu. 1157_529_000040 che fu albergo del nostro disiro e girerommi donna del ciel, mentre che seguirai tuo figlio e farai dia piu la spera suprema perche li entre. 1157_529_000041 ed elli a cio risponda e la grazia di dio cio li comporti come discente ch'a dottor seconda, pronto e libente in quel ch'elli e esperto. 1157_529_000042 lo ben che fa contenta questa corte alfa e o, e. di quanta scrittura mi legge amore, o lievemente, o forte. 1157_529_000043 altrui ch'assai illustri spiriti. vedrai se, com'io dico, l'aspetto redui come a lei piacque. 1157_529_000044 con le due stole nel beato chiostro. son le due luci sole che saliro e questo apporterai nel mondo vostro. 1157_529_000045 come la fronda che flette la cima nel transito del vento e poi si leva per la propria virtu che la soblima. 1157_529_000046 da l'ora ch'io avea guardato prima, i vidi mosso me per tutto l'arco che fa dal mezzo al fine il primo clima. 1157_529_000047 qual e colui ch'adocchia e s'argomenta di vedere eclissar lo sole un poco che per veder non vedente diventa tal. mi fec'io a quell'ultimo foco, mentre che detto fu. 1157_529_000048 e tutti e sette mi si dimostraro quanto son grandi e quanto son veloci e come sono in distante riparo. 1157_529_000049 ma prima che gennaio tutto si sverni per la centesma ch'e la giu negletta, raggeran si questi cerchi superni. 1157_529_000050 perche non ti facci maraviglia: pensa che n terra non e chi governi, onde si svia l'umana famiglia. 1157_529_000051 s'elli ama bene e bene spera e crede. non t'e occulto, perche l viso hai quivi, dov'ogne cosa dipinta si vede. 1157_529_000052 oh, quanta. e l'uberta che si soffolce in quelle arche ricchissime che fuoro a seminar. qua giu buone bobolce. 1157_529_000053 mentr. io diceva, dentro al vivo seno di quello incendio tremolava un lampo subito e spesso a guisa di baleno. 1157_529_000054 le parti sue vivissime ed eccelse si uniforme son ch'i non so dire qual beatrice per loco mi 1157_529_000055 di quel ch'ell'e di come se ne nfiora la mente tua e di onde a te venne. cosi segui l secondo lume ancora. 1157_529_000056 e io rispondo: io credo in uno dio solo ed etterno che tutto l ciel move, non moto con amore e con disio. 1157_529_000057 cosi, beatrice e io che a suoi consigli tutto era pronto, ancora mi rendei a la battaglia de debili cigli. 1157_529_000058 ma ella che vedea l mio disire, incomincio ridendo tanto lieta che dio parea nel suo volto gioire. 1157_529_000059 questa proferta degna di tanto grato che mai non si stingue del libro che l preterito rassegna. 1157_529_000060 pero non ebber li occhi miei potenza di seguitar la coronata fiamma che si levo appresso sua semenza. 1157_529_000061 e come a lume acuto si disonna per lo spirto visivo che ricorre a lo splendor che va di gonna in gonna. 1157_529_000062 opera naturale e ch'uom favella. ma cosi o cosi, natura lascia poi fare a voi. secondo che: 1157_529_000063 e poi, quando mi fu grazia largita d'entrar ne l'alta rota che vi gira la vostra region, mi fu sortita. 1157_529_000064 e quanto fu diletto a li occhi miei e la propria cagion del gran disdegno. e l'idioma ch'usai. e che fei. 1157_529_000065 ma per salirla mo nessun diparte da terra i piedi e la regola mia rimasa e per danno de le carte. 1157_529_000066 o ne le sue pitture tutte adunate, parrebber niente ver lo piacer divin che mi refulse quando mi volsi al suo viso ridente. 1157_529_000067 cosi m'ha dilatata mia fidanza, come l sol fa la rosa: quando aperta, tanto divien quant'ell'ha di possanza. 1157_529_000068 e se natura o arte fe pasture da pigliare occhi per aver la mente in carne umana. 1157_529_000069 qui e maccario qui e romoaldo qui. son i frati miei che dentro ai chiostri fermar li piedi e tennero il cor saldo. 1157_529_000070 lo real manto di tutti i volumi del mondo, che piu ferve e piu s'avviva ne l'alito di dio e nei costumi. 1157_529_000071 ma ch'al parer di colui che, disiando o temendo, l'aspetta, ma rivolgiti omai inverso altrui? 1157_529_000072 oh, cupidigia che i mortali affonde si sotto te che nessuno ha podere di trarre li occhi fuor de le tue onde. 1157_529_000073 poscia fermato il foco. benedetto a la mia donna, dirizzo lo spiro che favello, cosi com'i ho detto. 1157_529_000074 si ch'io vedea di la, da gade il varco folle d'ulisse e di qua, presso il lito nel qual si fece europa dolce carco. 1157_529_000075 quale ne plenilunii sereni trivia ride tra le ninfe etterne che dipingon. 1157_529_000076 fiso, guardando pur che l'alba nasca. cosi la donna mia stava eretta e attenta rivolta inver la plaga sotto la quale il sol mostra. 1157_529_000077 e piu a se l'anima tira, parrebbe nube. che squarciata tona comparata al sonar di quella lira onde si coronava il bel zaffiro del. 1157_529_000078 cosi la circulata melodia si sigillava e tutti li altri lumi facean sonare il nome di maria. 1157_529_000079 tu sai che tante fiate la figuri quante iesu ai tre fe piu carezza, leva la testa e fa che 1157_529_000080 per aiutarmi al millesmo del vero. non si verria cantando il santo riso, e quanto il santo aspetto facea mero. 1157_529_000081 terminarla. cosi m'armava io d'ogne ragione, mentre ch'ella dicea: per esser presto a tal querente e a tal professione. 1157_529_000082 pero ricominciai. tutti quei morsi che posson far lo cor volgere a dio, a la mia caritate son concorsi. 1157_529_000083 e tre fiate intorno di beatrice si volse con un canto tanto divo che la mia fantasia nol mi ridice. 1157_529_000084 si che m'ha fatto per molti anni macro. vinca la crudelta che fuor mi serra del bello ovile, ov'io dormi agnello. nimico ai lupi che li danno guerra. 1157_529_000085 e a tal creder non ho io pur prove fisice e metafisice, ma dalmi anche la verita che quinci piove per moise per 1157_529_000086 e l tuo fratello assai vie piu digesta la dove tratta de le bianche stole. questa revelazion ci manifesta. 1157_529_000087 ed ella, o luce etterna del gran viro, a cui nostro segnor lascio le chiavi ch'ei porto giu di questo gaudio miro. 1157_529_000088 luce e amor d'un cerchio. lui comprende, si come questo li altri e quel precinto, colui che l cinge solamente intende. 1157_529_000089 tratto m'hanno del mar, de l'amor torto e del diritto. m'han posto a la riva le fronde onde s'infronda tutto l'orto de l'ortolano etterno. 1157_529_000090 appresso, usci de la luce profonda che li splendeva, questa cara gioia sopra la quale ogne virtu si fonda onde. 1157_529_000091 non fu nostra intenzion ch'a destra mano d'i nostri successor parte sedesse parte da l'altra del popol cristiano. 1157_529_000092 se l mondo si rivolse al cristianesmo, diss'io sanza, miracoli quest'uno e tal che li altri non sono il centesmo. 1157_529_000093 ma or conviene espremer quel che credi e onde a la credenza tua s'offerse o santo padre e spirito che vedi, cio che credesti, si che tu vincesti. 1157_529_000094 e quella pia che guido le penne de le mie ali a cosi alto volo a la risposta. cosi mi prevenne. 1157_529_000095 indi si mosse un lume verso noi. di quella spera ond'usci la primizia che lascio cristo d'i vicari suoi. 1157_529_000096 a questa voce l'infiammato giro. si quieto con esso il dolce mischio che si facea nel suon del trino spiro. 1157_529_000097 ma poi che l gratular. si fu assolto tacito coram me, ciascun s'affisse ignito. si che vincea l mio volto. 1157_529_000098 ma per acquisto d'esto, viver lieto e sisto e pio e calisto e urbano, sparser lo sangue dopo molto fleto. 1157_529_000099 perche non e in loco e non s'impola, e nostra scala infino ad essa varca, onde cosi dal viso ti s'invola. 1157_529_000100 borsa, ond'io si ho si lucida e si tonda che nel suo conio nulla mi. 1157_529_000101 che cio che vien qua su del mortal mondo convien ch'ai nostri raggi si maturi questo conforto del foco. secondo mi venne: 1157_529_000102 io stava come quei che n se repreme la punta del disio e non s'attenta di domandar: si, del troppo si teme. 1157_529_000103 a voi, divotamente, ora sospira l'anima mia per acquistar virtute al passo forte che a se la tira. 1157_529_000104 paradiso, canto xxv, se mai continga che l poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra. 1157_529_000105 ond'elli, frate, il tuo alto disio s'adempiera in su l'ultima spera ove s'adempion tutti, li altri e l mio. 1157_529_000106 pria ch'i scendessi a l'infernale ambascia. i s'appellava: in terra il sommo bene, onde vien la letizia che mi fascia? 1157_529_000107 tu mi stillasti con lo stillar suo ne la pistola. poi si, ch'io son pieno e in altrui vostra pioggia repluo. 1157_529_000108 e io udi per intelletto umano e per autoritadi. a lui concorde d'i tuoi amori. a dio, guarda il sovrano. 1157_529_000109 qual diverrebbe iove s'elli e marte fossero augelli e cambiassersi penne la provedenza che quivi comparte. 1157_529_000110 venire a due che si volgieno a nota qual conveniesi al loro ardente amore, misesi li nel canto e ne la rota. 1157_529_000111 pero che ne la fede, che fa conte l'anime a dio, quivi intra io e poi pietro per lei si mi giro la fronte. 1157_529_000112 io udi poi l'antica e la novella proposizion che cosi ti conchiude, perche l'hai tu per divina favella. 1157_529_000113 sodalizio eletto a la gran cena del benedetto agnello, il qual vi ciba: si che la vostra voglia e sempre piena. 1157_529_000114 de la profonda condizion divina ch'io tocco mo la mente, mi sigilla piu volte l'evangelica dottrina. 1157_529_000115 dinanzi a li occhi miei. le quattro face stavano accese e quella che pria venne. incomincio a farsi piu vivace e tal ne la sembianza sua divenne. 1157_529_000116 xxii, oppresso di stupore, a la mia guida. mi volsi. come parvol che ricorre sempre: cola dove piu si confida. 1157_529_000117 fu perche t'abbagli per veder cosa che qui non ha loco in terra e terra il mio corpo, e saragli tanto con li altri che l numero nostro con l'etterno proposito. 1157_529_000118 fatt'ha del cimitero mio, cloaca del sangue e de la puzza, onde l perverso che cadde di qua su la giu si placa. 1157_529_000119 e io, ridendo, mo pensar: lo puoi, poscia che l grido t'ha mosso cotanto nel qual, se nteso, avessi i prieghi suoi. 1157_529_000120 ne mai qua giu dove si monta e cala. naturalmente fu si ratto moto ch'agguagliar si potesse a la mia ala. 1157_529_000121 viso mio seguiva i suoi sembianti e segui fin che l mezzo, per lo molto, li tolse il trapassar del piu avanti. 1157_529_000122 infin la su la vide, il patriarca iacobbe porger la superna parte. quando li apparve d'angeli si carca. 1157_529_000123 cosi quelle carole, differentemente danzando de la sua ricchezza, mi facieno stimar veloci e lente. 1157_529_000124 io era come quei che si risente di visione oblita e che s'ingegna indarno di ridurlasi a la mente quand'io udi. 1157_529_000125 la grazia che mi da ch'io mi confessi. comincia io da l'alto primipilo. faccia li miei concetti bene espressi. 1157_529_000126 con altra voce, omai, con altro vello ritornero, poeta e in, sul fonte del mio battesmo, prendero l cappello. 1157_529_000127 indi rimaser li, nel mio cospetto, regina celi, cantando: si dolce che mai da me non si parti l diletto. 1157_529_000128 comincia dunque e di ove s'appunta l'anima tua e fa ragion che sia la vista in te smarrita e non defunta. 1157_529_000129 la carne d'i mortali e tanto blanda che giu non basta. buon cominciamento. dal nascer de la quercia al far la ghianda pier comincio, sanz'oro e sanz'argento. 1157_529_000130 onde la donna che mi vide assolto de l'attendere in su, mi disse: adima il viso e guarda come tu se volto. 1157_529_000131 e queste, credo una essenza, si una e si trina che soffera congiunto sono ed este. 1157_529_000132 cosi de li occhi miei ogni quisquilia fugo. beatrice, col raggio d'i suoi che rifulgea da piu di mille milia onde mei che dinanzi vidi poi. 1157_529_000133 e quel consiglio per migliore, approbo che l'ha per meno. e chi ad altro pensa chiamar: si puote veramente probo. 1157_529_000134 e io la larga ploia de lo spirito santo ch'e diffusa in su le vecchie e n su le nuove cuoia. 1157_529_000135 li altri due punti che non per sapere son dimandati, ma perch'ei rapporti. quanto questa virtu t'e in piacere a lui, lasc'io che non vi saran forti ne di iattanza. 1157_529_000136 avea sopra di noi l'interna riva, tanto distante che la sua parvenza, la dov'io era, ancor non appariva. 1157_529_000137 pero salta la penna e non lo scrivo. che l'imagine nostra a cotai pieghe, non che l parlare. e troppo color vivo. 1157_529_000138 e lo svegliato cio che vede aborre si nescia. e la subita vigilia fin che la stimativa non soccorre. 1157_529_000139 come il baccialier s'arma e non parla fin che l maestro la question propone per approvarla, non per terminarla. 1157_529_000140 per tutti i seni vid'i, sopra migliaia di lucerne, un sol che tutte quante l'accendea, come fa l nostro, le viste superne. 1157_529_000141 e come fantolin che nver la mamma tende le braccia. poi che l latte prese per l'animo, che nfin di fuor s'infiamma. 1157_529_000142 la dolce donna dietro a lor mi pinse con un sol cenno su. per quella scala, si sua virtu, la mia natura vinse. 1157_529_000143 e io le nove e le scritture antiche pongon lo segno, ed esso lo mi addita, de l'anime che dio s'ha fatte amiche. 1157_529_000144 e quella, come madre, che soccorre subito al figlio palido e anelo, con la sua voce che l suol ben disporre, mi disse: non sai, tu che tu se in cielo? 1157_529_000145 risposto: fummi di chi t'assicura che quell'opere fosser quel medesmo che vuol provarsi, non altri. il ti giura. 1157_529_000146 la natura del mondo che quieta il mezzo e tutto l'altro intorno, move, quinci, comincia come da sua meta. 1157_529_000147 o santa suora mia che si ne prieghe, divota per lo tuo ardente affetto da quella bella spera mi. 1157_529_000148 ivi e perfetta, matura e intera ciascuna disianza in quella sola e ogne parte, la ove sempr'era. 1157_529_000149 di quella ch'io notai di piu carezza, vid'io uscire un foco. si felice che nullo. vi lascio di piu chiarezza. 1157_529_000150 ahi quanto ne la mente mi commossi quando mi volsi per veder beatrice, per non poter veder, benche io fossi presso di lei e nel mondo felice. 1157_529_000151 qualunque cibo per qualunque luna e, tal balbuziendo, ama e ascolta la madre sua, che con loquela intera disia poi di vederla sepolta. 1157_529_000152 tu vuogli udir quant'e che dio mi puose ne l'eccelso giardino ove costei a cosi lunga scala ti dispuose. 1157_529_000153 e vero frutto verra dopo l fiore paradiso canto. 1157_529_000154 perche la sua bonta si disasconda, spene diss'io e uno attender certo de la gloria futura, il qual produce grazia divina e precedente merto. 1157_529_000155 etterno am'io cotanto quanto da lui a lor di bene e porto si com'io tacqui. 1157_529_000156 la mente mia, cosi tra quelle dape fatta piu grande di se stessa, uscio, e che si fesse rimembrar, non sape, 1157_529_000157 cosi, benedicendomi, cantando tre volte: cinse me si com'io tacqui l'appostolico lume, al cui comando io avea detto. 1157_529_000158 poi mi volsi a beatrice, ed essa pronte sembianze femmi, perch'io spandessi l'acqua di fuor del mio interno fonte. 1157_529_000159 e seguitai come l verace stilo ne scrisse: padre del tuo caro frate che mise teco roma nel buon filo. 1157_529_000160 ridendo allora, beatrice disse: inclita vita, per cui la larghezza de la nostra basilica, si scrisse, fa risonar la spene in questa altezza. 1157_529_000161 e quel son io che su vi portai prima lo nome di colui che n terra addusse la verita che tanto ci soblima. 1157_529_000162 ma chi pensasse il ponderoso tema e l'omero mortal che se ne carca, nol biasmerebbe se sott'esso trema. 1157_529_000163 di buon cristiano fatti, manifesto fede che e ond'io levai la fronte in quella luce onde spirava questo. 1157_529_000164 e io con orazione e con digiuno e francesco umilmente il suo convento e se guardi l principio di ciascuno poscia riguardi la dov'e trascorso. 1157_529_000165 non e suo moto, per altro distinto, ma li altri son mensurati da questo, si come diece da mezzo e da quinto. 1157_529_000166 si che m'inebriava il dolce canto, cio ch'io vedeva, mi sembiava un riso de l'universo, per che mia ebbrezza intrava per l'udire e per lo viso. 1157_529_000167 e pero, prima che tu piu t'inlei rimira in giu, e vedi quanto mondo sotto i piedi gia esser ti fei. 1157_529_000168 l principio. quest'e la favilla che si dilata in fiamma, poi vivace e come stella in cielo in me scintilla. 1157_529_000169 posato al nido de suoi dolci nati la notte. che le cose ci nasconde. che per veder li aspetti disiati. 1157_529_000170 ma di ancor se tu senti altre corde tirarti verso lui. si che tu suone con quanti denti questo amor ti morde. 1157_529_000171 fede e sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi, e questa pare a me sua. 1157_529_000172 li occhi ritornai e vidi cento sperule che nsieme piu s'abbellivan con mutui rai. 1157_529_000173 di quel color che per lo sole avverso nube dipigne da sera e da mane. vid'io allora tutto l ciel cosperso. 1157_529_000174 dice isaia che ciascuna, vestita ne la sua terra, fia di doppia vesta. e la sua terra e questa dolce vita. 1157_529_000175 se per grazia di dio questi preliba di quel che cade de la vostra mensa prima che morte tempo li prescriba. 1157_529_000176 e per la viva luce trasparea la lucente sustanza, tanto chiara nel viso mio che non la sostenea. oh, beatrice, dolce guida e cara. 1157_529_000177 ch'io fossi figura di sigillo a privilegi venduti e mendaci. ond'io sovente arrosso e disfavillo. 1157_529_000178 pero ti priego e tu padre m'accerta s'io posso prender tanta grazia ch'io ti veggia con imagine scoverta. 1157_529_000179 la lingua ch'io parlai fu tutta spenta innanzi che a l'ovra inconsummabile fosse la gente di nembrot attenta. 1157_529_000180 e io appresso le profonde cose che mi largiscon qui la lor parvenza a li occhi di la giu son si ascose. 1157_529_000181 piu che in altra. convien che si mova la mente, amando di ciascun che cerne il vero in che si fonda questa prova. 1157_529_000182 certa, perch'io la veggio nel verace speglio, che fa di se pareglio a l'altre cose e nulla face lui di se pareglio. 1157_529_000183 e piu mi fora discoverto il sito di questa aiuola, ma l sol procedea sotto i mie piedi, un segno e piu partito. 1157_529_000184 certo, a piu angusto vaglio ti conviene schiarar dicer convienti chi drizzo l'arco tuo a tal berzaglio. 1157_529_000185 sempiterne sternel, la voce del verace autore che dice a moise di se parlando io ti faro vedere ogne valore. 1157_529_000186 e questi fue di su la croce al grande officio eletto la donna mia. cosi ne pero piue mosser la vista sua di stare attenta, poscia che prima le parole sue. 1157_529_000187 e come donna onesta che permane di se sicura e per l'altrui fallanza. pur ascoltando timida, si fane. 1157_529_000188 un dolcissimo canto, risono per lo cielo e la mia donna dicea con li altri, santo, santo, santo. 1157_529_000189 come quando il colombo si pone presso al compagno. l'uno a l'altro pande girando e mormorando l'affezione. 1157_529_000190 quindi m'apparve il temperar di giove tra l padre e l figlio, e quindi mi fu chiaro il variar che fanno di lor dove? 1157_529_000191 e la maggiore e la piu luculenta di quelle margherite, innanzi fessi per far di se la mia voglia contenta, poi dentro a lei. 1157_529_000192 e l mar fuggir. quando dio volse mirabile a veder che qui l soccorso, cosi mi disse. 1157_529_000193 e la virtu che lo sguardo m'indulse, del bel nido di leda mi divelse e nel ciel velocissimo. 1157_529_000194 come per cessar fatica o rischio di remi pria ne l'acqua ripercossi, tutti si posano al sonar d'un fischio. 1157_529_000195 dentro, da quei rai vagheggia il suo fattor: l'anima, prima che la prima virtu creasse mai. 1157_529_000196 come a raggio di sol che puro mei per fratta nube gia prato di fiori vider coverti d'ombra li occhi miei. 1157_529_000197 sperino in te. ne la sua teodia dice, color che sanno il nome tuo, e chi nol sa s'elli ha la fede mia. 1157_529_000198 ma l'alta provedenza che con scipio difese a roma la gloria del mondo, soccorra tosto si com'io. 1157_529_000199 non fu la sposa di cristo, allevata del sangue mio, di lin, di quel di cleto per essere ad acquisto d'oro usata. 1157_529_000200 vero. a l'intelletto mio sterne colui che mi dimostra il primo amore di tutte le sustanze. 1157_529_000201 o padre antico a cui ciascuna sposa e figlia, e nuro divoto quanto posso a te. supplico perche mi parli. 1157_529_000202 cosi vid'io l'un da l'altro. grande principe, glorioso essere accolto laudando il cibo che la 1157_529_000203 che nullo effetto, mai razionabile per lo piacere uman che rinovella seguendo il cielo. sempre fu durabile. 1157_529_000204 tenta costui di punti lievi e gravi, come ti piace intorno, de la fede per la qual 1157_529_000205 e mane e sera tutto mi ristrinse, l'animo ad avvisar lo maggior foco e come ambo le luci mi dipinse. 1157_529_000206 perche la donna che per questa dia region ti conduce ha ne lo sguardo la virtu ch'ebbe la man d'anania io. 1157_529_000207 pero li. e conceduto che d'egitto vegna in ierusalemme per vedere anzi che l militare di sia prescritto. 1157_529_000208 se io mi trascoloro, non ti maravigliar che dicend'io vedrai trascolorar tutti costoro. 1157_529_000209 e come cerchi in tempra d'oriuoli si giran. si che l primo a chi pon mente quieto pare e l'ultimo che voli. 1157_529_000210 se si presso a l'ultima salute. comincio, beatrice, che tu dei aver le luci tue chiare e acute. 1157_529_000211 del quale il ciel piu chiaro s'inzaffira. io sono, amore angelico che giro l'alta letizia che spira del ventre. 1157_529_000212 onde fu gia si lunga disianza, come foco di nube si diserra per dilatarsi. si che non vi cape. e fuor di sua natura in giu s'atterra. 1157_529_000213 e io, per filosofici argomenti e per autorita che quinci scende, cotale amor convien che in me si mprenti. 1157_529_000214 ben fiorisce ne li uomini il volere, ma la pioggia continua converte in bozzacchioni le sosine. vere fede e innocenza son reperte solo ne parvoletti. 1157_529_000215 vesta di pastor lupi rapaci. si veggion di qua su per tutti i paschi, o difesa di dio perche pur giaci. 1157_529_000216 con voi nasceva e s'ascondeva. vosco quelli ch'e padre d'ogne mortal vita. quand'io senti di prima l'aere tosco. 1157_529_000217 e prima appresso al fin d'este parole: sperent in te di sopr'a. noi s'udi a che rispuoser tutte le carole. 1157_529_000218 in quanto, ben come s'intende, cosi, accende amore. e tanto maggio quanto piu di bontate in se comprende. 1157_529_000219 ond'io levai li occhi a monti che li ncurvaron pria col troppo. pondo poi che per grazia vuol che tu t'affronti lo nostro imperadore, anzi la morte. 1157_529_000220 non fu latente la santa intenzione de l'aguglia di cristo, anzi m'accorsi dove volea menar mia professione. 1157_529_000221 e io la prova che l ver mi dischiude son l'opere. seguite a che natura. non scalda ferro, mai ne batte incude. 1157_529_000222 in tanto in quant'ella diceva, stupendo, e poi mi rifece sicuro un disio di parlare, ond'io ardeva e cominciai: o pomo che maturo, solo prodotto fosti. 1157_529_000223 mentr'io dubbiava, per lo viso spento de la fulgida fiamma che lo spense, usci un spiro che mi fece attento dicendo: 1157_529_000224 dicendo intanto che tu ti risense de la vista che hai in me consunta ben e che ragionando la compense. 1157_529_000225 nel monte che si leva piu da l'onda fu io, con vita pura e disonesta, da la prim'ora a quella che, seconda come l sol, muta quadra. 1157_529_000226 cosi beatrice e quelle anime liete si fero spere sopra fissi poli, fiammando a volte a guisa di comete. 1157_529_000227 poi procedetter le parole sue con voce tanto da, se trasmutata che la sembianza non si muto piue, non 1157_529_000228 e la mia donna in lor tenea l'aspetto pur come sposa tacita e immota. questi e colui che giacque sopra l petto del nostro pellicano. 1157_529_000229 si che veggendola io sospesa e vaga, fecimi qual. e quei che disiando altro vorria e sperando s'appaga. ma. 1157_529_000230 sotto l'alto filio di dio e di maria, di sua vittoria, e con l'antico e col novo concilio, colui che tien le chiavi di tal gloria. 1157_529_000231 la grazia che donnea con la tua mente. la bocca t'aperse infino a qui, come aprir si dovea. si, ch'io approvo cio che fuori emerse. 1157_529_000232 quella medesma voce. che paura tolta m'avea del subito abbarbaglio di ragionare. ancor mi mise in cura e disse: 1157_529_000233 quivi e la rosa in che l verbo divino carne si fece. quivi son li gigli al cui odor si prese il buon cammino. 1157_529_000234 dunque a l'essenza ov'e, tanto avvantaggio che ciascun, ben che fuor di lei si trova, altro non e ch'un lume di suo raggio. 1157_529_000235 in su vid'io, cosi l'etera addorno farsi e fioccar di vapor triunfanti che fatto avien con noi quivi soggiorno. 1157_529_000236 del sangue nostro. caorsini e guaschi s'apparecchian di bere o buon principio. a che vil fine convien che tu caschi? 1157_529_000237 tu vedi mia voglia e per udirti tosto non la dico: talvolta un animal coverto broglia, si che l'affetto convien, che si paia. 1157_529_000238 poi ciascuna pria fugge che le guance sian coperte. tale balbuziendo ancor digiuna, che poi divora con la lingua sciolta. 1157_529_000239 io dissi al suo piacere, e tosto e tardo vegna remedio a li occhi che fuor porte quand'ella entro col foco, ond'io sempr'ardo. 1157_529_000240 finito questo, l'alta corte santa risono per le spere un dio laudamo. 1157_529_000241 e tu, figliuol, che per lo mortal pondo ancor giu, tornerai, apri la bocca e non asconder quel ch'io non ascondo. 1157_529_000242 indi spiro sanz'essermi proferta da te la voglia tua. discerno meglio che tu qualunque cosa t'e piu certa. 1157_529_000243 e per trovar lo cibo onde li pasca. in che gravi labor li sono aggrati. previene il tempo in su, aperta frasca e con ardente affetto. il sole aspetta. 1157_529_000244 vid'io cosi piu turbe di splendori folgorate di su da raggi ardenti. sanza, veder principio di. 1157_529_000245 che la fortuna che tanto s'aspetta le poppe volgera u son le prore, si che la classe correra diretta. 1157_529_000246 quindi, onde mosse tua donna, virgilio quattromilia trecento e due volumi di sol, desiderai questo concilio. 1157_529_000247 e come il tempo tegna in cotal testo le sue radici e ne li altri le fronde. omai a te puo esser manifesto. 1157_529_000248 formata in cerchio a guisa di corona e cinsela, e girossi intorno ad ella. qualunque melodia piu dolce suona qua giu. 1157_529_000249 vice e officio. nel beato coro silenzio posto avea da ogne parte quand'io udi. 1157_529_000250 l'aula piu secreta co suoi conti. si che, veduto il ver di questa corte, la spene che la giu bene innamora in te e in altrui. di cio conforte. 1157_529_000251 ma grave usura. tanto non si tolle contra l piacer di dio, quanto quel frutto che fa il cor de monaci si folle. 1157_529_000252 poscia. tra esse un lume si schiari. si che, se l cancro avesse un tal cristallo, l'inverno avrebbe un mese d'un sol. 1157_529_000253 tu non avresti in tanto tratto e messo nel foco il dito, in quant'io vidi l segno che segue il tauro e fui dentro da esso. 1157_529_000254 cosi spiro di quello amore acceso indi soggiunse assai bene. e trascorsa d'esta moneta gia la lega e l peso, ma dimmi se tu l'hai ne la tua borsa. 1157_529_000255 cara. ella mi disse: quel che ti sobranza e virtu, da cui nulla si ripara, quivi e la sapienza e la possanza ch'apri le strade tra l cielo e la terra. 1157_529_000256 o gloriose stelle, o lume pregno di gran virtu dal quale io riconosco tutto, qual che si sia il mio ingegno. 1157_529_000257 e io a lui l'affetto che dimostri meco parlando, e la buona sembianza ch'io veggio e noto in tutti, li ardor vostri. 1157_529_000258 e quasi stupefatto, domandai d'un quarto lume ch'io vidi tra noi e la mia donna. 1157_529_000259 o benigna vertu che si li mprenti su t'essaltasti per largirmi loco a li occhi, li che non t'eran possenti, il nome del bel fior ch'io sempre invoco. 1157_529_000260 cosi si fa: la pelle bianca, nera nel primo aspetto de la bella figlia di quel ch'apporta mane e lascia sera. 1157_529_000261 cosi, beatrice, trasmuto sembianza e tale eclissi. credo che n ciel fue quando pati la supprema possanza. 1157_529_000262 e non sai tu che l cielo e tutto santo e cio che ci si fa vien da buon zelo? come t'avrebbe trasmutato il canto. 1157_529_000263 lo sepulcro piu giovani piedi comincia io. tu vuo ch'io manifesti la forma qui del pronto creder mio e anche la cagion di lui, chiedesti. 1157_529_000264 oh gioia, oh ineffabile allegrezza, oh vita integra d'amore e di pace, oh sanza, brama, sicura ricchezza. 1157_529_000265 che l'essere del mondo e l'esser mio, la morte ch'el sostenne, perch'io viva e quel che spera ogne fedel com'io con la predetta conoscenza viva. 1157_529_000266 ciascun di quei candori in su si stese con la sua cima. si che l'alto affetto ch'elli avieno a maria, mi fu palese. 1157_529_000267 l'aiuola che ci fa tanto feroci. volgendom'io con li etterni gemelli tutta m'apparve, da colli a le foci. 1157_529_000268 allora udi dirittamente, senti se bene intendi, perche la ripuose tra le sustanze e poi tra li argomenti. 1157_529_000269 spere, pariemi, che l suo viso ardesse tutto e li occhi avea di letizia. si pieni. che passarmen convien sanza costrutto. 1157_529_000270 e come surge e va ed entra in ballo vergine lieta sol per fare onore a la novizia, non per alcun fallo, cosi vid'io lo schiarato splendore. 1157_529_000271 e questo cielo non ha altro dove che la mente divina in che s'accende l'amor che l volge e la virtu ch'ei piove. 1157_529_000272 per profeti e per salmi, per l'evangelio e per voi, che scriveste poi che l'ardente spirto vi fe almi e credo in tre persone etterne. 1157_529_000273 gia ti sarebbe nota la vendetta che tu vedrai innanzi che tu muoi. la spada di qua su non taglia in fretta, ne tardo. 643_529_000000 e come a li occhi miei si fe piu bella cosi, con voce piu dolce e soave, ma non con questa moderna favella, dissemi da quel di che fu detto: ave al parto in che mia madre ch'e or santa s'allevio di me, ond'era grave. 643_529_000001 perch'elli ncontra che piu volte piega l'oppinion corrente in falsa parte. e poi l'affetto, l'intelletto lega vie piu che ndarno da riva. si parte perche non torna tal qual, e si move chi pesca per lo vero e non. 643_529_000002 che si forte guizzavan le giunte che spezzate averien ritorte e strambe qual suole il fiammeggiar de le cose unte muoversi pur su per la strema buccia, tal era li dai calcagni a le punte. 643_529_000003 come torna colui che va giuso talora a solver l'ancora ch'aggrappa o scoglio o altro? che nel mare e chiuso, che n su si stende e da pie si rattrappa, inferno canto. 643_529_000004 el disse a me: tosto, verra di sovra cio ch'io attendo e che il tuo pensier sogna tosto. convien ch'al tuo viso si scovra sempre a quel ver. c'ha faccia di menzogna de l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote, pero che sanza colpa fa vergogna. 643_529_000005 che la vostra avarizia il mondo attrista calcando i buoni e sollevando i pravi. di voi, pastor, s'accorse il vangelista quando colei che siede sopra l'acque puttaneggiar coi regi. a lui fu vista quella che con le sette teste nacque e da le diece corna ebbe argomento. fin che virtute al suo marito piacque. 643_529_000006 dunque che a me richiedi: se di saper ch'i sia ti cal. cotanto che tu abbi pero la ripa corsa, sappi ch'i fui vestito del gran manto e veramente fui figliuol de l'orsa cupido. si per avanzar li orsatti che su l'avere, e qui me misi in borsa. 643_529_000007 tosto che l'acqua a correr mette co non piu benaco, ma mencio si chiama fino a governol, dove cade in po non molto ha corso ch'el trova una lama ne la qual si distende e la mpaluda e suol di state talor essere grama. 643_529_000008 e se al surse drizzi li occhi chiari, vedrai aver solamente respetto ai regi, che son molti e buon, son rari. con questa distinzion, prendi l mio detto e cosi puote star con quel che credi del primo padre e del nostro diletto. 643_529_000009 o tu che l'occhio a terra gette. se le fazion che porti non son false, venedico. se tu caccianemico, ma che ti mena a si pungenti salse ed elli a me. 643_529_000010 e io a lui, perche, se ben ricordo, gia t'ho veduto coi capelli asciutti e se, alessio, interminei da lucca, pero t'adocchio piu che li altri tutti ed elli allor, battendosi la zucca qua giu, m'hanno sommerso le lusinghe, ond'io non ebbi mai la lingua stucca. 643_529_000011 m'ascolte, poscia che l padre suo di vita uscio e venne serva la citta di baco. questa gran tempo per lo mondo gio suso, in italia, bella giace, un laco a pie de l'alpe che serra lamagna, sovra tiralli c'ha nome benaco. 643_529_000012 cosi quel lume, ond'io m'attesi a lui poscia, rivolsi a la mia donna il viso e quinci, e quindi stupefatto fui che dentro a li occhi suoi ardeva un riso tal ch'io pensai co miei toccar lo fondo de la mia gloria e del mio paradiso. 643_529_000013 canto xii si tosto come l'ultima parola, la benedetta fiamma. per dir tolse a rotar, comincio la santa mola e nel suo giro tutta non si volse prima ch'un'altra. di cerchio la chiuse e moto a moto e canto a canto colse. 643_529_000014 un amen. non saria potuto dirsi tosto, cosi com'e fuoro spariti per ch'al maestro parve di partirsi. io lo seguiva, e poco eravam iti che l suon de l'acqua n'era si vicino che per parlar saremmo a pena uditi. 643_529_000015 non era vinto ancora montemalo dal vostro uccellatoio, che com'e vinto nel montar su, cosi sara nel calo. bellincion, berti vid'io andar cinto di cuoio e d'osso e venir da lo specchio la donna, sua sanza, l viso dipinto. 643_529_000016 scendemmo a la destra mammella e diece passi femmo in su lo stremo per ben cessar la rena e la fiammella. e quando noi a lei venuti, semo poco piu oltre, veggio in su la rena gente seder propinqua al loco scemo. 643_529_000017 cosi fu fatta la vergine pregna. si ch'io commendo tua oppinione che l'umana natura mai non fue ne fia qual fu in quelle due persone or s'i non procedesse avanti piue. dunque, come costui fu, sanza pare comincerebber le parole tue. 643_529_000018 cosi ne puose al fondo gerione al pie, al pie de la stagliata rocca e discarcate le nostre persone, si dileguo come da corda cocca. inferno canto. 643_529_000019 e in quel che forato da la lancia e prima e poscia tanto sodisfece che d'ogne colpa vince la bilancia, quantunque a la natura umana lece aver di lume, tutto fosse infuso da quel valor che l'uno e l'altro fece. 643_529_000020 fiorenza dentro da la cerchia antica ond'ella toglie ancora. e terza e nona, si stava in pace, sobria e pudica, non avea catenella, non corona, non gonne contigiate, non cintura che fosse a veder piu che la persona. 643_529_000021 dentro vi nacque l'amoroso drudo de la fede cristiana, il santo atleta, benigno a suoi e a nemici, crudo e come fu creata, fu repleta si la sua mente di viva. vertute che ne la madre lei fece profeta. 643_529_000022 e io tanto m'e bel quanto a te piace. tu se segnore, e sai ch'i non mi parto dal tuo volere, e sai quel che si tace. allor venimmo in su l'argine quarto, volgemmo e discendemmo a mano stanca, la giu nel fondo foracchiato e arto. 643_529_000023 se tu si tosto di quell'aver sazio per lo qual non temesti torre a nganno la bella donna, e poi di farne strazio, tal mi fec'io. quai son color che stanno per non intender cio ch'e lor risposto quasi scornati, e risponder non sanno. 643_529_000024 e come l volger del ciel, de la luna, cuopre e discuopre i liti. sanza posa, cosi fa di fiorenza la fortuna. per che non dee parer mirabil, cosa cio ch'io diro de li alti fiorentini, onde e la fama nel tempo nascosa. 643_529_000025 ciascun che de la bella insegna porta del gran barone, il cui nome e l cui pregio la festa di tommaso riconforta. da esso ebbe milizia e privilegio. avvegna che con popol si rauni oggi colui che la fascia col fregio. 643_529_000026 ch'io a figurarlo, i piedi affissi, e l dolce duca meco si ristette e assentio ch'alquanto in dietro gissi e quel frustato celar si credette bassando l viso, ma poco li valse ch'io dissi. 643_529_000027 come distinta da minori e maggi lumi biancheggia tra poli del mondo, galassia si che fa dubbiar. ben saggi si costellati facean nel profondo marte quei raggi, il venerabil segno che fan giunture di quadranti in tondo. 643_529_000028 per sua bontate, il suo raggiare aduna, quasi specchiato, in nove sussistenze, etternalmente rimanendosi una. quindi discende a l'ultime potenze, giu d'atto in atto, tanto divenendo 643_529_000029 canto che tanto vince nostre muse, nostre serene, in quelle dolci tube, quanto primo splendor quel ch'e refuse, come si volgon per tenera nube due archi paralelli e concolori, quando iunone a sua ancella iube, nascendo di quel d'entro, quel di fori. 643_529_000030 e la puttana che rispuose al drudo suo quando disse: ho io grazie grandi apo te, anzi maravigliose, e quinci sien le nostre viste sazie, inferno canto. 643_529_000031 sempre la confusion de le persone. principio fu del mal de la cittade come del vostro. il cibo che s'appone e cieco toro, piu avaccio cade che cieco agnello e molte volte taglia piu. e meglio una che le cinque spade. se tu riguardi luni e orbisaglia come sono ite. 643_529_000032 cosi facieno i padri di coloro che, sempre che la vostra chiesa vaca, si fanno grassi stando a consistoro l'oltracotata schiatta che s'indraca dietro a chi fugge e a chi mostra l dente o ver la borsa. com'agnel si placa: gia venia su, ma di picciola gente. 643_529_000033 di vostra terra sono e sempre mai l'ovra di voi e li onorati nomi con affezion. ritrassi e ascoltai, lascio lo fele e vo per dolci pomi promessi a me per lo verace duca. ma nfino al centro pria convien ch'i tomi. 643_529_000034 allor fu io piu timido a lo stoscio, pero ch'i vidi fuochi e senti pianti, ond'io tremando tutto, mi raccoscio, e vidi poi che nol vedea davanti lo scendere e l girar per li gran mali che s'appressavan da diversi canti. 643_529_000035 tu credi l vero che i minori e grandi di questa vita miran. ne lo speglio in che, prima che pensi il pensier pandi. ma perche l sacro amore in che io veglio con perpetua vista e che m'asseta di dolce disiar, s'adempia meglio. 643_529_000036 e ne l'antico vostro batisteo insieme fui cristiano e cacciaguida. moronto fu mio frate ed eliseo, mia donna, venne a me di val di pado e quindi il sopranome tuo si feo. 643_529_000037 lume ch'a lui veder ne condiziona, onde la vision crescer convene. crescer l'ardor che di quella s'accende, crescer lo raggio che da esso vene. 643_529_000038 lo buon maestro ancor de la sua anca non mi dipuose. si mi giunse al rotto di quel che si piangeva con la zanca o qual che, se che l di su tien di sotto anima trista come pal commessa, comincia io a dir: se puoi, fa motto. 643_529_000039 ma perche paia ben cio che non pare, pensa chi era e la cagion che l mosse. quando fu detto: chiedi a dimandare, non ho parlato. si che tu non posse ben veder ch'el fu re. 643_529_000040 la cera di costoro e chi la duce non sta d'un modo e pero sotto l segno ideale. poi, piu e men traluce ond'elli, avvien ch'un medesimo legno, secondo specie, meglio e peggio frutta, e voi nascete con diverso ingegno. 643_529_000041 che ben mostrar disio d'i corpi morti, forse non pur per lor, ma per le mamme, per li padri e per li altri che fuor cari anzi che fosser sempiterne fiamme. ed ecco intorno, di chiarezza pari nascere, un lustro sopra quel che v'era, per guisa d'orizzonte che rischiari. 643_529_000042 io vidi li ughi e vidi i catellini, filippi, greci, ormanni e alberichi, gia nel calare illustri cittadini, e vidi cosi grandi come antichi, con quel de la sannella, quel de l'arca e soldanieri e ardinghi e bostichi. 643_529_000043 cosi da lumi che li m'apparinno, s'accogliea per la croce una melode che mi rapiva sanza intender l'inno, ben m'accors'io ch'elli era d'alte lode, pero ch'a me venia resurgi e vinci, come a colui che non intende e ode. 643_529_000044 e io udi ne la luce. piu dia del minor cerchio una voce modesta. forse, qual fu da l'angelo a maria risponder: quanto fia lunga la festa di paradiso, tanto il nostro amore si raggera dintorno cotal vesta. 643_529_000045 io era gia disposto tutto quanto a riguardar ne lo scoperto fondo che si bagnava d'angoscioso pianto e vidi gente per lo vallon tondo venir tacendo e lagrimando. 643_529_000046 ancor se tu de li altri sciocchi. qui vive la pieta quand'e ben morta. chi e piu scellerato che colui che, al giudicio divin, passion comporta drizza la testa, drizza. 643_529_000047 che si mise a circuir la vigna, che tosto imbianca se l vignaio e reo e a la sedia che fu gia benigna piu a poveri giusti, non per lei, ma per colui che siede, che traligna non. 643_529_000048 e questo ti sia sempre piombo a piedi per farti mover lento com'uom lasso e al si e al no, che tu non vedi che quelli, e tra li, stolti bene a basso, che sanza distinzione afferma e nega, ne l'un cosi come ne l'altro passo. 643_529_000049 di sotto, al capo mio. son li altri tratti che precedetter me simoneggiando per le fessure de la pietra piatti, la giu caschero io altresi. quando verra colui ch'i credea che tu fossi allor ch'i feci l subito dimando. 643_529_000050 canto xx. di nova pena mi conven far versi e dar matera al ventesimo canto de la prima canzon ch'e d'i sommersi. 643_529_000051 siede peschiera bello e forte arnese da fronteggiar bresciani e bergamaschi ove la riva ntorno piu discese. ivi convien che tutto quanto caschi, cio che n grembo, a benaco star non puo e fassi fiume giu per verdi paschi. 643_529_000052 saria tenuta allor tal maraviglia, una cianghella, un lapo salterello. qual or saria, cincinnato e corniglia, a cosi riposato, a cosi bello viver di cittadini, a cosi fida cittadinanza, a cosi dolce ostello. maria mi die chiamata in alte grida. 643_529_000053 tu credi che a me, tuo pensier mei da quel ch'e primo, cosi come raia da l'un, se si conosce il cinque e l sei, e pero ch'io mi sia e perch'io paia piu gaudioso a te. non mi domandi che alcun altro in questa turba gaia. 643_529_000054 ahi, come facean lor levar le berze a le prime percosse gia nessuno. le seconde aspettava ne le terze. mentr'io andava, li occhi miei in uno furo scontrati e io si tosto, dissi gia di veder costui, non son digiuno. 643_529_000055 ricominciar, come noi restammo, ei l'antico verso. e quando a noi fuor giunti, fenno una rota di se, tutti e trei, qual sogliono i campion far, nudi e unti, avvisando lor presa e lor vantaggio, prima che sien tra lor battuti e punti. 643_529_000056 ei si fosser e onde venner quivi piu e tacer che ragionare onesto. tutti color ch'a quel tempo eran ivi da poter arme tra marte e l batista. eran il quinto di quei ch'or son vivi. 643_529_000057 quale per li seren, tranquilli e puri, discorre ad ora ad or subito foco, movendo li occhi che stavan sicuri e pare stella che tramuti loco, se non che da la parte ond'e s'accende, nulla sen perde ed esso dura poco. 643_529_000058 se lungamente l'anima conduca le membra tue, rispuose quelli ancora, e se la fama tua dopo te luca cortesia e valor di se dimora ne la nostra citta si come suole. 643_529_000059 non faceva, nascendo, ancor paura la figlia al padre che l tempo e la dote non fuggien quinci, e quindi la misura non avea case di famiglia. vote. non v'era giunto ancor sardanapalo a mostrar cio che n camera si puote. 643_529_000060 gia eravamo a la seguente tomba, montati de lo scoglio, in quella parte ch'a punto sovra mezzo l fosso piomba o somma sapienza, quanta e l'arte che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo. e quanto giusto tua virtu comparte. 643_529_000061 ma voglia e argomento ne mortali, per la cagion ch'a voi e manifesta diversamente, son pennuti in ali, ond'io che son mortal, mi sento in questa disagguaglianza e pero non ringrazio se non col core a la paterna festa. 643_529_000062 qual e colui che si presso ha l riprezzo de la quartana. c'ha gia l'unghie smorte e triema tutto. pur guardando l rezzo, tal divenn'io a le parole porte. ma vergogna mi fe le sue minacce che innanzi a buon segnor fa servo forte. 643_529_000063 cosi, rotando ciascuno il visaggio drizzava a me, si che n contraro il collo. faceva ai pie continuo viaggio e se, miseria d'esto loco sollo rende in dispetto noi e nostri prieghi. comincio l'uno e l tinto aspetto e brollo la fama nostra. il tuo animo pieghi a dirne chi tu se. 643_529_000064 o buondelmonte, quanto mal fuggisti le nozze sue per li altrui conforti. molti sarebber lieti che son tristi se dio t'avesse conceduto ad ema la prima volta ch'a citta venisti, ma conveniesi a quella pietra scema che guarda l ponte. che fiorenza fesse vittima ne la sua pace postrema. 643_529_000065 ma io m'accorsi che dal collo a ciascun pendea una tasca ch'avea certo colore e certo segno, e quindi par che l loro occhio si pasca e com'io, riguardando, tra lor, vegno in una borsa gialla, vidi azzurro, che d'un leone avea faccia, e contegno. 643_529_000066 sovra la porta ch'al presente e carca di nova fellonia di tanto peso che tosto fia iattura de la barca. erano i ravignani ond'e disceso il conte guido e qualunque del nome de l'alto bellincione ha poscia preso. 643_529_000067 onde a guardar le stelle e l mar. no, li, era la veduta tronca. e quella che ricuopre le mammelle che tu non vedi, con le trecce sciolte e ha di la ogne pilosa pelle, manto fu che cerco per terre molte poscia si puose la dove nacqu'io, onde un poco mi piace che m'ascolte. 643_529_000068 ugo da san vittore e qui con elli e pietro mangiadore e pietro spano, lo qual giu luce in dodici libelli, natan profeta, e l metropolitano crisostomo e anselmo. e quel donato ch'a la prim'arte degno porre mano. 643_529_000069 che chiese senno accio, che re sufficiente fosse, non per sapere il numero, in che enno li motor di qua su, o se necesse con contingente, mai necesse fenno. non si est dare primum motum esse. 643_529_000070 ma piu e l tempo, gia che i pieni colsi e ch'i son stato cosi sottosopra, ch'el non stara piantato coi pie rossi, che dopo lui verra di piu. laida opra di ver ponente, un pastor sanza legge tal che convien che lui e me ricuopra. 643_529_000071 quindi ripreser li occhi miei- virtute a rilevarsi- e vidimi translato sol con mia donna in piu alta salute. ben m'accors'io ch'io era piu levato per l'affocato riso de la stella, che mi parea piu roggio che l'usato. 643_529_000072 cosi parlando, il percosse un demonio de la sua scuriada e disse: via ruffian, qui non son femmine da conio i mi raggiunsi con la scorta mia, poscia con pochi passi divenimmo la v'uno scoglio de la ripa uscia. 643_529_000073 e mentr'io li cantava: cotai note o ira o coscienza, che l mordesse forte, spingava con ambo le piote. i credo ben ch'al mio duca piacesse, con si contenta labbia, sempre attese lo suon de le parole vere espresse. 643_529_000074 l'amor che mi fa bella mi tragge a ragionar de l'altro duca, per cui del mio si ben ci si favella degno. e che dov'e l'un l'altro s'induca, si che com'elli ad una militaro. cosi la gloria loro insieme luca. 643_529_000075 e vidi quel d'i nerli e quel del vecchio esser contenti a la pelle scoperta e le sue donne al fuso e al pennecchio. oh, fortunate. ciascuna era certa de la sua sepultura e ancor nulla era per francia, nel letto diserta. 643_529_000076 al suo leon. cinquecento cinquanta e trenta fiate venne questo foco a rinfiammarsi sotto la sua pianta. li antichi miei e io nacqui nel loco dove si truova pria, l'ultimo sesto da quei che corre il vostro annual gioco. basti d'i miei maggiori udirne questo. 643_529_000077 gia era in loco onde s'udia l rimbombo de l'acqua che cadea ne l'altro giro, simile a quel che l'arnie fanno rombo, quando tre ombre insieme si partiro correndo d'una torma che passava sotto la pioggia de. 643_529_000078 se fosse a punto la cera dedutta e fosse il cielo in sua virtu supprema, la luce del suggel parrebbe tutta, ma la natura la da sempre scema. similemente, operando a l'artista ch'a l'abito de l'arte, ha man che trema. 643_529_000079 e perche fosse qual era in costrutto quinci, si mosse spirito a nomarlo del possessivo di cui era tutto. domenico, fu detto, e io ne parlo, si come de l'agricola che cristo elesse a l'orto suo per aiutarlo. 643_529_000080 con tutto l core e con quella favella ch'e una in tutti. a dio feci olocausto qual conveniesi a la grazia novella e non er'anco del mio petto essausto l'ardor del sacrificio. 643_529_000081 cio che non more e cio che puo morire. non e se non splendor di quella idea che partorisce, amando il nostro sire, che quella viva luce che si mea dal suo lucente, che non si disuna da lui ne da l'amor ch'a. 643_529_000082 per mille fonti, credo, e piu si bagna tra garda e val camonica e pennino de l'acqua che nel detto laco stagna loco e nel mezzo la dove l trentino pastore e quel di brescia e l veronese segnar poria, s'e fesse quel cammino. 643_529_000083 nel dritto mezzo del campo maligno vaneggia un pozzo assai largo e profondo, di cui suo loco dicero l'ordigno, quel cinghio che rimane adunque e tondo tra l pozzo e l pie de l'alta ripa dura e ha distinto in dieci valli il fondo. 643_529_000084 mira, c'ha fatto petto de le spalle perche volle veder troppo davante. di retro guarda e fa retroso calle. vedi, tiresia, che muto sembiante quando di maschio femmina divenne, cangiandosi le membra tutte quante. 643_529_000085 vedi, asdente, ch'avere inteso al cuoio e a lo spago, ora vorrebbe, ma tardi si pente. vedi le triste che lasciaron l'ago, la spuola e l fuso e fecersi ndivine, fecer malie con erbe e con imago. 643_529_000086 poi, procedendo di mio sguardo il curro, vidine un'altra come sangue rossa, mostrando un'oca bianca piu che burro e un che d'una scrofa azzurra e grossa segnato, avea lo suo sacchetto bianco. mi disse: 643_529_000087 ch'e tanto di la da nostra usanza, quanto di la dal mover de la chiana, si move il ciel che tutti li altri avanza, li si canto. non bacco, non peana, ma tre persone in divina natura e in una persona: essa e l'umana. 643_529_000088 quel che da la gota porge la barba in su le spalle brune. fu quando grecia fu di maschi. vota si ch'a pena rimaser per le cune augure e diede l punto con calcanta in aulide a tagliar la prima fune. 643_529_000089 vero sfavillar del santo spiro, come si fece subito e candente a li occhi miei. che vinti nol soffriro. ma, beatrice, si bella e ridente, mi si mostro che, tra quelle vedute, si vuol lasciar che non seguir la mente. 643_529_000090 come li occhi ch'al piacer che i move. conviene insieme chiudere e levarsi del cor de l'una de le luci nove si mosse voce che l'ago a la stella parer mi fece in volgermi al suo dove e comincio. 643_529_000091 cosi da imo de la roccia scogli, movien che ricidien li argini e fossi infino al pozzo che i tronca e raccogli. in questo luogo de la schiena, scossi di gerion, trovammoci e l poeta tenne a sinistra e io dietro mi mossi. 643_529_000092 ma perch'io mi sarei brusciato. e cotto vinse, paura la mia buona voglia che di loro abbracciar mi facea ghiotto. poi cominciai: non dispetto, ma doglia la vostra condizion dentro mi fisse. 643_529_000093 l'una vegghiava a studio de la culla e, consolando, usava l'idioma che prima i padri e le madri trastulla. l'altra, traendo a la rocca la chioma, favoleggiava con la sua famiglia d'i troiani di fiesole e di roma. 643_529_000094 poi, con dottrina e con volere, insieme con l'officio appostolico, si mosse quasi torrente. ch'alta vena preme e ne li sterpi eretici percosse l'impeto suo piu vivamente quivi dove le resistenze eran piu grosse. 643_529_000095 cosi giu d'una ripa discoscesa trovammo risonar quell'acqua tinta, si che n poc'ora avria l'orecchia offesa. io avea una corda intorno cinta e con essa pensai alcuna volta prender la lonza a la pelle dipinta. 643_529_000096 di lui si fecer poi diversi rivi, onde l'orto catolico si riga: si che i suoi arbuscelli stan piu vivi. se tal fu l'una rota de la biga in che la santa chiesa si difese e vinse in campo la sua civil briga, 643_529_000097 e pero miri a cio ch'io dissi, suso, quando narrai che non ebbe l secondo, lo ben che ne la quinta luce e chiuso or. apri li occhi a quel ch'io ti rispondo e vedrai il tuo credere e l mio dire nel vero farsi come centro in tondo. 643_529_000098 ivi, con segni e con parole ornate isifile, inganno la giovinetta che prima avea tutte l'altre ingannate, lasciolla quivi gravida soletta. tal colpa a tal martiro, lui condanna, e anche di medea si fa vendetta. 643_529_000099 quale dove per guardia de le mura piu e piu fossi cingon li castelli. la parte dove son rende figura tale imagine. quivi facean quelli e come a tai fortezze da lor sogli a la ripa di fuor son ponticelli. 643_529_000100 quindici stelle che n diverse plage lo ciel avvivan di tanto sereno che soperchia de l'aere ogne compage imagini quel carro a cu il seno basta del nostro cielo. e notte e giorno si ch'al volger del temo non vien meno. 643_529_000101 come saranno a giusti preghi, sorde quelle sustanze che, per darmi voglia ch'io le pregassi, a tacer fur concorde. bene, e che sanza termine si doglia chi per amor di cosa che non duri etternalmente, quello amor si spoglia. 643_529_000102 e io che posto son con loro in croce, iacopo rusticucci fui, e certo la fiera moglie, piu ch'altro mi nuoce. s'i fossi stato dal foco coperto gittato, mi sarei tra lor di sotto e credo che l dottor l'avria sofferto. 643_529_000103 ben supplico io a te, vivo topazio, che questa gioia preziosa ingemmi, perche mi facci del tuo nome sazio o fronda mia, in che io compiacemmi pur aspettando: io fui la tua radice, cotal principio, rispondendo femmi. 643_529_000104 e vedi a cui s'aperse a li occhi d'i teban la terra, per ch'ei gridavan tutti dove rui anfiarao perche lasci la guerra e non resto di ruinare a valle fino a minos che ciascheduno afferra. 643_529_000105 quando l'una paglia e trita, quando la sua semenza e gia riposta a batter l'altra, dolce amor m'invita. tu credi che nel petto, onde la costa si trasse per formar la bella guancia il cui palato a tutto l mondo costa? 643_529_000106 che fai tu in questa fossa? or, te ne va e perche, se vivo anco, sappi che l mio vicin vitaliano sedera qui dal mio sinistro fianco con questi fiorentin son padoano spesse fiate. mi ntronan li orecchi gridando vegna l cavalier sovrano che rechera la tasca con tre becchi. 643_529_000107 novo iason sara, di cui si legge: ne maccabei, e come a quel fu molle suo re, cosi fia lui chi francia regge. io non so s'i mi fui qui troppo folle, ch'i pur rispuosi lui a questo metro, deh or mi. 643_529_000108 l'essercito di cristo che si caro costo a riarmar. dietro a la nsegna si movea tardo, sospeccioso e raro, quando lo mperador, che sempre regna, provide a la milizia ch'era in forse per sola grazia, non per esser degna. 643_529_000109 io vidi per le coste e per lo fondo, piena la pietra livida di fori d'un largo, tutti e ciascun era tondo. non mi parean men ampi ne maggiori che que che son nel mio bel san giovanni, fatti per loco d'i battezzatori. 643_529_000110 e di cio sono al mondo aperte prove: parmenide, melisso e brisso, e molti li quali andaro e non sapean dove si fe sabellio e arrio e quelli stolti che furon come spade a le scritture in render torti li diritti volti. 643_529_000111 poi seguitai lo mperador currado ed el mi cinse de la sua milizia. tanto per bene ovrar, li venni in grado dietro. li andai incontro a la nequizia di quella legge il cui popolo usurpa per colpa d'i. pastor, vostra giustizia. 643_529_000112 non dispensare o due o tre per sei, non la fortuna di prima vacante, non decimas quae sunt pauperum dei addimando, ma contro al mondo errante, licenza di combatter per lo seme del qual ti fascian ventiquattro piante. 643_529_000113 forse per forza gia di parlasia si travolse cosi, alcun del tutto, ma io nol vidi. ne credo che sia. se dio ti lasci lettor prender frutto di tua lezione. 643_529_000114 credi, nepote, fu de la buona gualdrada, guido guerra ebbe nome e in sua vita fece col senno assai e con la spada l'altro ch'appresso me, la rena trita e tegghiaio aldobrandi, la cui voce nel mondo su dovria esser gradita. 643_529_000115 fera. ella sen va notando, lenta, lenta rota e discende, ma non me n'accorgo se non che al viso e di sotto mi venta. io sentia gia da la man destra il gorgo far sotto noi un orribile scroscio, per che con li occhi n giu la testa sporgo. 643_529_000116 la sua chiarezza, seguita l'ardore, l'ardor, la visione e quella e tanta quant'ha di grazia sovra suo valore, come la carne gloriosa e santa fia rivestita, la nostra persona piu grata fia per esser tutta quanta, per che s'accrescera cio che ne dona di gratuito lume il sommo bene. 643_529_000117 non altrimenti fan di state i cani, or col ceffo, or col pie, quando son morsi o da pulci, o da mosche, o da tafani. poi che nel viso, a certi li occhi porsi, ne quali l doloroso foco casca, non ne conobbi alcun. 643_529_000118 quelli e iason che per cuore e per senno li colchi del monton privati fene ello passo per l'isola di lenno. poi che l'ardite femmine spietate tutti li maschi, loro, a morte dienno. 643_529_000119 assai leggeramente quel salimmo e volti a destra su per la sua scheggia, da quelle cerchie etterne ci partimmo quando noi fummo la dov'el vaneggia di sotto per dar passo a li sferzati. lo duca disse: 643_529_000120 cosi ancor su per la strema testa di quel settimo cerchio. tutto solo andai dove sedea la gente mesta, per li occhi fora scoppiava lor duolo e di qua di la soccorrien con le mani, quando a vapori e quando al caldo suolo. 643_529_000121 ti dovrebbe assai esser palese l'eccellenza de l'altra, di cui tomma dinanzi al mio venir fu si cortese, ma l'orbita che fe la parte somma di sua circunferenza e derelitta si ch'e la muffa. dov'era la gromma? 643_529_000122 ditemi de l'ovil di san giovanni, quanto era allora e chi eran le genti tra esso degne di piu alti scanni. come s'avviva a lo spirar d'i venti carbone in fiamma, cosi vid'io quella luce risplendere a miei 643_529_000123 trova il duca mio, ch'era salito gia su la groppa del fiero animale e disse a me: or sie, forte e ardito, omai, si scende per si fatte scale, monta dinanzi ch'i voglio esser mezzo, si che la coda non possa far male. 643_529_000124 quell'uno e due e tre che sempre vive e regna sempre in tre e n. due e n uno non circunscritto e tutto circunscrive tre volte. era cantato da ciascuno di quelli spirti con tal melodia: ch'ad ogne merto saria giusto muno. 643_529_000125 la mia mente fe subito caso questo. ch'io dico: si, come si tacque la gloriosa vita di tommaso, per la similitudine che nacque del suo parlare e di quel di beatrice a cui si cominciar dopo lui piacque. 643_529_000126 canto. xviii luogo, e in inferno detto, malebolge tutto di pietra di color ferrigno, come la cerchia che dintorno il volge. 643_529_000127 chi? e colui maestro che si cruccia guizzando piu che li altri suoi consorti diss'io, e cui piu roggia fiamma succia. ed elli a me: se tu vuo ch'i ti porti la giu per quella ripa che piu giace, da lui saprai di se e de suoi torti. 643_529_000128 convien che novita risponda. dicea fra me medesmo al novo cenno che l maestro con l'occhio si seconda. ahi, quanto cauti li uomini esser dienno presso a color che non veggion pur l'ovra, ma per entro i pensier miran col senno. 643_529_000129 attienti e fa che feggia lo viso in te di quest'altri mal nati ai quali ancor non vedesti la faccia, pero che son con noi. insieme, andati del vecchio ponte, guardavam la traccia che venia verso noi da l'altra banda e che la ferza similmente scaccia. 643_529_000130 la sua famiglia che si mosse dritta coi piedi a le sue orme. e tanto volta che quel dinanzi, a quel di retro, gitta e tosto, si vedra de la ricolta de la mala coltura. quando il loglio si lagnera, che l'arca li sia tolta. 643_529_000131 quanto tesoro volle nostro segnore in prima da san pietro ch'ei ponesse le chiavi in sua balia. certo non chiese se non viemmi retro. ne pier, ne li altri tolsero a matia oro od argento quando fu sortito al loco che perde l'anima ria. 643_529_000132 tale, dal corno che n destro si stende a pie di quella croce corse, un astro de la costellazion che li resplende. ne si parti la gemma dal suo nastro, ma per la lista radial trascorse che parve foco dietro ad alabastro. 643_529_000133 e mentre ch'io la giu con l'occhio, cerco, vidi un col capo si di merda lordo, che non parea s'era laico, o cherco quei. mi sgrido perche se tu si gordo di riguardar piu me che li altri brutti. 643_529_000134 fregio gia eran gualterotti e importuni. e ancor saria borgo piu quieto se di novi vicin fosser digiuni. la casa di che nacque il vostro fleto per lo giusto disdegno che v'ha morti e puose fine al vostro viver lieto. era onorata essa e suoi consorti. 643_529_000135 come i roman per l'essercito. molto l'anno del giubileo su per lo ponte hanno a passar la gente. modo colto che da l'un lato tutti hanno la fronte verso l castello e vanno a santo pietro, da l'altra sponda vanno verso l monte di qua di la su per lo sasso tetro. vidi demon cornuti con gran ferze che li battien crudelmente di retro. 643_529_000136 l'un de li quali ancor non e molt'anni rupp'io per un che dentro v'annegava, e questo sia suggel ch'ogn'omo sganni- fuor de la bocca a ciascun soperchiava d'un peccator li piedi e de le gambe infino al grosso, e l'altro dentro stava. le piante erano a tutti accese intrambe. 643_529_000137 e prima poi ribatter li convenne li duo serpenti avvolti con la verga che riavesse le maschili penne aronta e quel ch'al ventre li s'atterga che ne monti di luni, dove ronca, lo carrarese che di sotto alberga ebbe, tra bianchi marmi, la spelonca per sua dimora. 643_529_000138 l'affetto e l senno come la prima equalita v'apparse d'un peso per ciascun di voi. si fenno pero che l sol che v'allumo e arse col caldo e con la luce e si iguali che tutte simiglianze sono scarse. 643_529_000139 e l'un ne l'altro, aver li raggi suoi e amendue girarsi per maniera che l'uno andasse al primo e l'altro al poi e avra quasi l'ombra de la vera costellazione e de la doppia danza che circulava il punto dov'io era. 643_529_000140 grato e lontano digiuno tratto leggendo del magno volume du: non si muta mai bianco ne bruno solvuto. hai figlio, dentro a questo lume, in ch'io ti parlo, merce di colei ch'a l'alto volo, ti vesti le piume. 643_529_000141 e non pur io qui piango bolognese, anzi, n'e questo luogo tanto pieno che tante lingue non son ora apprese a dicer: sipa tra savena e reno. e se di cio vuoi fede o testimonio, recati a mente il nostro avaro seno. 643_529_000142 stucca appresso, cio lo duca fa che pinghe, mi disse il viso un poco piu avante. si che la faccia ben con l'occhio attinghe di quella sozza e scapigliata fante che la si graffia con l'unghie merdose e or s'accoscia. e ora e in piedi stante. 643_529_000143 ma la cittadinanza ch'e or mista di campi di certaldo e di fegghine pura, vediesi ne l'ultimo artista. oh, quanto fora meglio esser vicine quelle genti ch'io dico, e al galluzzo e a trespiano aver vostro confine. 643_529_000144 che piu non fa che brevi contingenze, e queste contingenze essere intendo le cose generate che produce con seme e sanza seme, il ciel movendo. 643_529_000145 conobbi esso litare, stato accetto e fausto che con tanto lucore e tanto robbi, m'apparvero splendor dentro a due raggi. ch'io dissi, o elios, che si li addobbi. 643_529_000146 non molto lungi al percuoter de l'onde, dietro a le quali per la lunga foga lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde, siede la fortunata calaroga, sotto la protezion del grande scudo in che soggiace il leone. 643_529_000147 li uomini, poi, che ntorno erano sparti, s'accolsero a quel loco ch'era forte per lo pantan ch'avea da tutte parti fer la citta sovra quell'ossa morte e per colei che l loco prima elesse mantua l'appellar sanz'altra sorte. 643_529_000148 a guisa del parlar di quella vaga ch'amor consunse come sol vapori e fanno qui la gente esser presaga per lo patto che dio con noe puose del mondo che gia mai piu non s'allaga. 643_529_000149 la man destra, vidi nova pieta, novo tormento e novi frustatori di che la prima bolgia era repleta. nel fondo erano ignudi i peccatori. dal mezzo in qua ci venien verso l volto di la, con noi, ma con passi maggiori. 643_529_000150 o poca nostra nobilta di sangue. se gloriar di te la gente, fai qua giu dove l'affetto nostro langue mirabil. cosa non mi sara mai che la dove appetito non si torce, dico nel cielo, io me ne gloriai ben. 643_529_000151 al passo che fanno le letane in questo mondo. come l viso mi scese in lor piu basso. mirabilmente apparve esser travolto ciascun tra l mento e l principio del casso che da le reni era tornato l volto e in dietro venir li convenia perche l veder dinanzi era lor tolto. 643_529_000152 di corno in corno e tra la cima e l basso si movien lumi scintillando forte nel congiugnersi insieme e nel trapasso. cosi si veggion qui diritte e torte veloci e tarde, rinovando vista le minuzie d'i corpi lunghe e corte. 643_529_000153 cosi gridai con la faccia levata. e i tre che cio inteser per risposta? guardar l'un l'altro com'al ver si guata. se l'altre volte si poco ti costa rispuoser tutti il satisfare altrui. felice te se si parli a tua posta. 643_529_000154 e quando l'arco de l'ardente affetto fu, si sfogato che l parlar discese, inver lo segno del nostro intelletto. la prima cosa che per me s'intese, benedetto sia tu, fu trino. e uno che nel mio seme, se tanto cortese e segui, 643_529_000155 quindi sentimmo gente che si nicchia ne l'altra bolgia e che col muso scuffa e se medesma con le palme picchia. le ripe eran grommate d'una muffa per l'alito di giu, che vi s'appasta che con li occhi e col naso facea zuffa. 643_529_000156 onde beatrice, ch'era un poco scevra ridendo, parve quella che tossio al primo fallo scritto di ginevra. io cominciai: voi siete il padre mio, voi mi date a parlar, tutta baldezza, voi mi levate. si ch'i son piu ch'io per. 643_529_000157 con queste genti e con altre. con esse, vid'io fiorenza in si fatto riposo che non avea cagione onde piangesse. con queste genti, vid'io glorioso e giusto il popol suo, tanto che l giglio non era ad asta mai posto a ritroso ne per division fatto vermiglio. 643_529_000158 ne quando icaro misero le reni, senti spennar per la scaldata cera, gridando il padre a lui: mala via tieni che fu la mia. quando vidi ch'i era ne l'aere d'ogne parte e vidi spenta ogne veduta fuor che de la fera. 643_529_000159 canto xix: o simon mago, o miseri seguaci, che le cose di dio, che di bontate deon essere spose e voi, rapaci, per oro e per argento avolterate. or convien che per voi suoni la tromba, pero che ne la terza bolgia state. 643_529_000160 mano rabano. e qui, e lucemi dallato, il calavrese abate, giovacchino di spirito profetico, dotato ad inveggiar cotanto paladino. mi mosse l'infiammata cortesia di fra tommaso e l discreto latino, e mosse meco questa compagnia. 643_529_000161 lo ceppo di che nacquero i calfucci. era gia grande e gia eran tratti a le curule sizii e arrigucci. oh quali io vidi quei che son disfatti per lor superbia e le palle de l'oro fiorian fiorenza in tutt'i suoi gran fatti. 643_529_000162 pero se campi d'esti luoghi bui e torni a riveder le belle stelle, quando ti giovera dicere: i fui fa che di noi a la gente favelle indi rupper la rota e a fuggirsi ali sembiar le gambe loro isnelle. 643_529_000163 che i vivi piedi, cosi sicuro per lo nferno freghi, questi l'orme di cui pestar, mi vedi tutto che nudo e dipelato vada. fu di grado maggior che tu non credi. 643_529_000164 qui vince la memoria mia lo ngegno che quella croce lampeggiava cristo. si ch'io non so trovare essempro degno, ma chi prende sua croce e segue cristo, ancor mi scusera di quel ch'io lasso vedendo in quell'albor balenar cristo. 643_529_000165 ne potra tanta luce affaticarne che li organi del corpo saran forti a tutto cio che potra dilettarne tanto mi parver subiti e accorti, e l'uno e l'altro. coro a dicer amme che 643_529_000166 ben parve messo. e famigliar di cristo che l primo amor che n lui fu manifesto fu al primo consiglio che die. cristo spesse fiate, fu tacito e desto trovato in terra da la sua nutrice, come dicesse: io son venuto a questo. 643_529_000167 come cupidita fa ne la iniqua silenzio, puose a quella dolce lira e fece quietar le sante corde che la destra del cielo allenta e tira. 643_529_000168 quivi fu io, da quella gente turpa, disviluppato dal mondo fallace lo cui amor molt'anime deturpa, e venni dal martiro a questa pace. 643_529_000169 fune euripilo ebbe nome, e cosi l canta l'alta mia tragedia. in alcun loco. ben lo sai tu che la sai tutta quanta quell'altro che ne fianchi e cosi poco. michele scotto fu che veramente de le magiche frode seppe l gioco, vedi guido bonatti. 643_529_000170 si comincio lo mio duca a parlarmi e accennolle che venisse a proda, vicino al fin d'i passeggiati marmi e quella sozza imagine di froda. sen venne e arrivo la testa e l busto, ma n su la riva non trasse la coda. 643_529_000171 come quel fiume c'ha proprio cammino prima dal monte viso nver, levante da la sinistra costa d'apennino che si chiama acquacheta suso. avante che si divalli giu nel basso letto e a forli di quel nome e vacante, rimbomba la sovra san benedetto de l'alpe per cadere ad una scesa ove dovea per mille esser recetto. 643_529_000172 or, pensa per te stesso com'io potea tener lo viso asciutto quando la nostra imagine di presso vidi si torta che l pianto de li occhi le natiche bagnava per lo fesso. certo, io piangea, poggiato a un de rocchi del duro scoglio. si che la mia scorta mi disse: 643_529_000173 volentier lo dico, ma sforzami, la tua chiara favella che mi fa sovvenir del mondo antico. i fui colui che la ghisolabella condussi a far la voglia del marchese come che suoni la sconcia novella. 643_529_000174 la faccia sua era faccia d'uom giusto, tanto benigna. avea di fuor la pelle. e d'un serpente tutto l'altro fusto, due branche, avea pilose insin l'ascelle, lo dosso e l petto e ambedue le coste dipinti. avea di nodi e di rotelle. 643_529_000175 e io maestro i tuoi ragionamenti, mi son si certi, e prendon si mia fede, che li altri mi sarien carboni spenti. ma dimmi de la gente che procede, se tu ne vedi alcun degno di nota, che solo a cio la mia mente rifiede. allor mi disse: 643_529_000176 imagini la bocca di quel corno che si comincia in punta de lo stelo a cui la prima rota va dintorno aver fatto di se due segni in cielo, qual fece la figliuola di minoi, allora che senti di morte il gelo? 643_529_000177 moversi per lo raggio, onde si lista talvolta l'ombra che per sua difesa la gente con ingegno e arte acquista e come giga e arpa in tempra tesa di molte corde, fa dolce tintinno, a tal da cui la nota non e intesa. 643_529_000178 con lui sen va chi da tal parte inganna. e questo basti de la prima valle sapere. e di color che n se assanna gia eravam la ve lo stretto calle con l'argine secondo s'incrocicchia e fa di quello ad un altr'arco spalle. 643_529_000179 pero, se l caldo amor, la chiara vista, de la prima virtu dispone e segna tutta la perfezion, quivi s'acquista. cosi fu fatta gia la terra degna di tutta l'animal perfezione. 643_529_000180 che averle dentro e sostener lo puzzo del villan d'aguglion, di quel da signa, che gia per barattare ha l'occhio aguzzo, se la gente ch'al mondo piu traligna non fosse stata a cesare noverca, ma come madre a suo figlio benigna. 643_529_000181 e si, come al salir di prima sera comincian per lo ciel nove parvenze. si che la vista pare e non par vera. parvemi li novelle sussistenze. cominciare a vedere e fare un giro di fuor da l'altre due circunferenze. 643_529_000182 come l falcon ch'e stato assai su l'ali, che sanza veder logoro o uccello fa dire al falconiere: ome, tu cali, discende lasso onde si move isnello per cento rote e da lunge si pone dal suo maestro disdegnoso e fello. 643_529_000183 ben se tu, manto che tosto raccorce, si che se non s'appon di di in die lo tempo va dintorno con le force. dal voi che prima a roma s'offerie in che la sua famiglia men persevra, ricominciaron le parole mie. 643_529_000184 cosi la fiera pessima si stava su l'orlo ch'e di pietra e l sabbion serra nel vano tutta sua coda guizzava, torcendo in su la venenosa forca ch'a guisa di scorpion. la punta armava lo duca disse: or convien che si torca la nostra via un poco, insino a quella bestia malvagia che cola si corca. 643_529_000185 io m'innamorava tanto quinci che nfino a li non fu alcuna cosa che mi legasse con si dolci vinci. forse la mia parola par troppo osa. posponendo il piacer de li occhi belli ne quai, mirando mio disio, ha posa. 643_529_000186 ma qui tacer nol posso. e per le note di questa comedia lettor, ti giuro, s'elle non sien di lunga grazia. vote ch'i vidi per quell'aere grosso e scuro venir notando una figura in suso, maravigliosa ad ogne cor sicuro. 643_529_000187 cantare e l volger sua misura e attesersi a noi quei santi lumi, felicitando. se di cura in cura ruppe il silenzio, ne concordi numi poscia la luce in che mirabil vita del poverel di dio narrata fumi e disse: 643_529_000188 o se del mezzo cerchio far si puote triangol, si ch'un retto non avesse onde, se cio ch'io dissi e questo note, regal prudenza e quel vedere impari in che lo stral di mia intenzion. 643_529_000189 quivi soavemente spuose il carco soave per lo scoglio sconcio ed erto che sarebbe a le capre duro varco indi un altro vallon. mi fu scoperto inferno canto. 643_529_000190 ma chi s'avvede che i vivi suggelli d'ogne bellezza piu fanno piu suso, e ch'io non m'era li rivolto a quelli escusar puommi di quel ch'io m'accuso per escusarmi, e vedermi dir vero che l piacer santo non e qui dischiuso perche si fa montando piu sincero. 643_529_000191 allor virgilio disse: dilli tosto, non son colui, non son colui che credi. e io rispuosi come a me fu imposto, per che lo spirto tutti storse i piedi. poi, sospirando e con voce di pianto, mi disse: 643_529_000192 cosi a l'orazion pronta e divota, li santi cerchi mostrar nova gioia nel torneare. e ne la mira nota, qual si lamenta perche qui si moia per viver, cola su non vide quive lo refrigerio de l'etterna ploia. 643_529_000193 o se del tutto se n'e, gita fora che guiglielmo borsiere, il qual si duole con noi per poco e va la coi compagni, assai ne cruccia con le sue parole la gente nuova e i subiti guadagni. orgoglio e dismisura han generata fiorenza in te, si che tu gia ten piagni. 643_529_000194 per tanti rivi s'empie d'allegrezza la mente mia che di se fa letizia perche puo sostener che non si spezza. ditemi dunque, cara mia primizia, quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni che si segnaro in vostra puerizia. 643_529_000195 non sien le genti ancor troppo sicure a giudicar si, come quei che stima le biade in campo, pria che sien mature ch'i ho veduto tutto l verno prima lo prun mostrarsi rigido e feroce. poscia portar la rosa in su la cima. 643_529_000196 gia fuor le genti sue dentro piu spesse, prima che la mattia da casalodi, da pinamonte inganno ricevesse. pero t'assenno che se tu mai odi originar la mia terra, altrimenti la verita nulla menzogna frodi. 643_529_000197 che le sponsalizie fuor compiute al sacro fonte, intra lui e la fede u si dotar di mutua salute. la donna che per lui l'assenso diede vide nel sonno il mirabile frutto ch'uscir dovea di lui e de le rede. 643_529_000198 le lor grida. il mio dottor s'attese, volse l viso ver me e or aspetta, disse a costor si vuole esser cortese e se non fosse il foco che saetta la natura del loco, i dicerei che meglio stesse a te che a lor la fretta. 643_529_000199 venian ver noi e ciascuna gridava: sostati, tu ch'a l'abito ne sembri esser alcun di nostra terra prava. ahime, che piaghe. vidi ne lor, membri, ricenti e vecchie, da le fiamme incese. ancor men duol, pur ch'i me ne rimembri. 643_529_000200 e come e detto a sua sposa, soccorse con due campioni al cui fare, al cui dire, lo popol disviato si raccorse in quella parte ove surge ad aprire zefiro dolce le novelle fronde di che si vede europa rivestire. 643_529_000201 e poi ch'al tutto si senti a gioco la v'era l petto, la coda rivolse e quella tesa come anguilla mosse, e con le branche l'aere a se raccolse maggior paura. non credo che fosse quando fetonte abbandono li freni per che l ciel, come pare, ancor si cosse. 643_529_000202 poscia mi disse quel da cui si dice tua cognazione e che cent'anni e piue girato ha l monte in la prima cornice mio figlio fu e tuo bisavol fue. ben si convien che la lunga fatica tu li raccorci con l'opere tue. 643_529_000203 qui distorse la bocca e di fuor trasse la lingua come bue che l naso lecchi, e io, temendo no, l piu star crucciasse, lui che di poco star m'avea mmonito, torna'mi in dietro da l'anime lasse. 643_529_000204 si che non piacque ad ubertin donato che poi il suocero, il fe lor parente, gia era l caponsacco nel mercato, disceso giu da fiesole e gia era buon cittadino giuda e infangato. io diro cosa incredibile e vera: nel picciol cerchio s'entrava per porta che si nomava da quei de la pera. 643_529_000205 quel de la pressa sapeva gia come regger si vuole e avea galigaio dorata in casa sua gia l'elsa e l pome grand'era gia la colonna del vaio sacchetti giuochi fifanti e barucci e galli e quei ch'arrossan per lo staio. 643_529_000206 ma vienne omai, che gia tiene l confine d'amendue li emisperi, e tocca l'onda sotto sobilia, caino e le spine, e gia iernotte fu la luna tonda. ben ten de ricordar che non ti nocque alcuna volta per la selva fonda. si, mi parlava e andavamo. 643_529_000207 indi a udire e a veder, giocondo, giunse lo spirto al suo principio, cose ch'io non lo ntesi. si parlo profondo, ne per elezion, mi si nascose, ma per necessita che l suo concetto al segno d'i. 643_529_000208 scemo quivi, l maestro accio, che tutta piena esperienza d'esto giron porti, mi disse: va e vedi la lor mena. li tuoi ragionamenti sian la corti, mentre che torni parlero con questa, che ne conceda i suoi omeri forti. 643_529_000209 lo fondo, e cupo si che non ci basta. loco a veder sanza montare al dosso de l'arco, ove lo scoglio piu sovrasta. quivi venimmo e quindi giu nel fosso, vidi gente attuffata in uno sterco che da li uman privadi parea mosso. 643_529_000210 dipinta poscia ch'io l'ebbi tutta da me sciolta. si, come l duca m'avea comandato, porsila a lui aggroppata e ravvolta, ond'ei si volse inver lo destro lato e alquanto di lunge da la sponda la gitto giuso in quell'alto burrato. 643_529_000211 fatto v'avete dio d'oro e d'argento, e che altro? e da voi a l'idolatre, se non ch'elli uno e voi ne orate cento. ahi costantin, di quanto mal fu, matre. non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre. 643_529_000212 che tardi tutta si dispoglia. tosto che questo mio segnor mi disse parole per le quali i mi pensai che, qual voi siete, tal gente venisse. 643_529_000213 pero. con ambo le braccia mi prese e poi che tutto su mi s'ebbe al petto, rimonto per la via onde discese. ne si stanco d'avermi a se distretto. si men porto sovra l colmo de l'arco che dal quarto al quinto argine e tragetto. 643_529_000214 cosi di quelle sempiterne rose volgiensi, circa noi, le due ghirlande, e si l'estrema a l'intima. rispuose poi che l tripudio e l'altra festa grande si del cantare e si del fiammeggiarsi, luce con luce, gaudiose e blande, insieme, a punto e a voler. 643_529_000215 io son la vita di bonaventura da bagnoregio. che ne grandi offici sempre pospuosi. la sinistra cura illuminato e augustin son quici che fuor de primi scalzi poverelli che nel capestro a dio si fero amici. 643_529_000216 e legno. vidi gia, dritto e veloce, correr lo mar per tutto suo cammino, perire al fine a l'intrar de la foce. non creda, donna berta e ser martino, per vedere un furare altro, offerere, vederli dentro al consiglio divino che quel puo surgere e quel puo cadere. 643_529_000217 pero ti sta che tu se ben punito e guarda ben la mal tolta moneta ch'esser ti fece contra carlo ardito. e se non fosse ch'ancor lo mi vieta la reverenza delle somme chiavi che tu tenesti ne la vita lieta, io userei parole ancor piu gravi. 643_529_000218 e se rimane, dite come poi che sarete visibili, rifatti esser pora ch'al veder non vi noi come da piu letizia pinti e tratti a la fiata quei che vanno a rota, levan la voce e rallegrano li atti. 643_529_000219 oh padre suo veramente felice, oh madre sua veramente giovanna. se interpretata val, come si dice, non per lo mondo per cui mo s'affanna di retro ad ostiense e a taddeo, ma per amor de la verace manna. in picciol tempo gran dottor si feo. 643_529_000220 e disse: gerion, moviti, omai, le rote larghe e lo scender sia poco. pensa: la nova soma che tu hai, come la navicella, esce di loco, in dietro, in dietro. si, quindi si tolse. 643_529_000221 quindi, passando la vergine cruda, vide terra nel mezzo del pantano, sanza coltura e d'abitanti, nuda li per fuggire ogne consorzio umano ristette con suoi servi a far sue arti e visse, e vi lascio suo corpo vano. 643_529_000222 io stava come l frate che confessa lo perfido assessin che poi ch'e fitto, richiama lui per che la morte cessa. ed el grido: se tu gia costi ritto, se tu gia costi ritto, bonifazio di parecchi anni. mi menti lo scritto. 643_529_000223 i m'assettai in su quelle spallacce, si volli dir, ma la voce non venne. com'io credetti, fa che tu m'abbracce. ma esso ch'altra volta mi sovvenne ad altro, forse tosto ch'i montai con le braccia, m'avvinse e mi sostenne e disse: 643_529_000224 e l buon maestro sanza mia dimanda mi disse: guarda quel grande che vene e per dolor non par, lagrime spanda quanto aspetto reale ancor ritene. 643_529_000225 a costui fa mestieri e nol vi dice, ne con la voce, ne pensando ancora d'un altro vero: andare a la radice. diteli se la luce onde s'infiora vostra sustanza rimarra con voi etternalmente. si, com'ell'e ora. 643_529_000226 con piu color, sommesse e sovraposte. non fer mai drappi tartari, ne turchi, ne fuor, tai tele per aragne imposte, come tal volta stanno a riva i burchi che parte sono in acqua e parte in terra, e come la tra li tedeschi, lurchi, lo bivero s'assetta a far sua guerra. 643_529_000227 la voce tua sicura, balda e lieta. suoni la volonta, suoni l disio a che la mia risposta e gia decreta. io mi volsi a beatrice e quella udio pria ch'io parlassi e arrisemi un cenno che fece crescer l'ali al voler mio. poi cominciai cosi: 643_529_000228 ben dico, chi cercasse a foglio a foglio nostro volume, ancor troveria carta u leggerebbe i mi son quel ch'i soglio, ma non fia da casal ne d'acquasparta, la onde vegnon tali a la scrittura, ch'uno la fugge e altro la coarta. 643_529_000229 canto xvii: ecco la fiera con la coda aguzza che passa i monti e rompe i muri e l'armi. ecco colei che tutto l mondo appuzza. 643_529_000230 ma si, come carbon che fiamma rende e per vivo candor quella soverchia. si che la sua parvenza si difende, cosi questo folgor, che gia ne cerchia, fia vinto in apparenza da la carne che tutto di la terra ricoperchia ne. 643_529_000231 e come se ne vanno di retro, ad esse chiusi, e sinigaglia udir come le schiatte si disfanno. non ti parra nova cosa ne forte poscia che le cittadi termine hanno le vostre cose tutte. hanno lor morte, si, come voi, ma celasi in alcuna che dura molto e le vite son corte. 166_529_000000 e poi distese i dispietati artigli, prendendo l'un ch'avea nome learco e rotollo e percosselo ad un sasso e quella s'annego con l'altro carco. 166_529_000001 io era in giuso ancora attento, e chino, quando il mio duca mi tento di costa dicendo: parla tu, questi e latino. e io ch'avea gia pronta la risposta, sanza, indugio a parlare, incominciai. 166_529_000002 che la fiamma fu venuta quivi, dove parve al mio duca tempo e loco in questa forma lui parlare, audivi o voi. 166_529_000003 allor puose la mano a la mascella d'un suo compagno e la bocca li aperse gridando questi e desso e non favella. 166_529_000004 allor mi pinser gli argomenti gravi, la ve l tacer mi fu avviso l peggio e dissi: padre, da che tu mi lavi di quel peccato ov'io, mo cader deggio. lunga promessa: con l'attender corto ti fara triunfar ne l'alto seggio. 166_529_000005 fu del suo sangue dolente per li troiani e per la lunga guerra che de l'anella fe si alte spoglie, come livio scrive che non erra con quella che sentio di colpi doglie per contastare a ruberto guiscardo. 166_529_000006 che nol potea si con li occhi seguire, ch'el vedesse altro che la fiamma sola, si, come nuvoletta, in su salire. 166_529_000007 punzelli. perch'io parti, cosi giunte persone, partito, porto il mio cerebro lasso dal suo principio ch'e in questo troncone cosi s'osserva in me lo contrapasso. 166_529_000008 mostrasse d'aequar sarebbe nulla. il modo de la nona bolgia, sozzo gia veggia per mezzul perdere o lulla com'io vidi. un cosi non si pertugia rotto dal mento infin dove si trulla. 166_529_000009 e in sul nodo del collo, l'assanno si che tirando grattar, li fece il ventre al fondo sodo e l'aretin che rimase tremando, mi disse: quel folletto e gianni schicchi e va rabbioso altrui cosi conciando. 166_529_000010 lo principe d'i novi farisei, avendo guerra presso a laterano e non con saracin ne con giudei, che ciascun suo nimico era cristiano e nessun era stato a vincer. acri ne mercatante in terra di soldano. 166_529_000011 oh, quanto mi pareva sbigottito, con la lingua tagliata ne la strozza. curio ch'a dir fu cosi ardito? e un ch'avea l'una e l'altra. man mozza levando i moncherin per l'aura fosca, si che l sangue facea la faccia. sozza, grido. 166_529_000012 fara venirli a parlamento. seco poi fara si ch'al vento di focara non sara lor. mestier, voto ne preco. e io a lui dimostrami e dichiara: se vuo ch'i porti su di te novella chi e colui da la veduta amara? 166_529_000013 quando mi vidi giunto in quella parte di mia etade ove ciascun dovrebbe calar le vele e raccoglier le sarte, cio che pria mi piacea allor m'increbbe. e pentuto e confesso, mi rendei ahi miser lasso e giovato sarebbe. 166_529_000014 tu eri allor si del tutto impedito sovra colui che gia tenne altaforte, che non guardasti in la si fu partito o duca mio, la violenta morte che non gli è vendicata ancor diss'io per alcun che de l'onta sia consorte, fece lui disdegnoso. 166_529_000015 tali ladron trovai cinque cotali tuoi cittadini onde mi ven vergogna e tu, in grande orranza, non ne sali. 166_529_000016 poscia che l foco alquanto ebbe rugghiato al modo suo l'aguta punta mosse di qua di la e poi die cotal fiato, s'i credesse che mia risposta fosse a persona, che mai tornasse al mondo questa fiamma staria sanza piu scosse. 166_529_000017 accuse ne morte l giunse ancor ne colpa l mena, rispuose l mio maestro a tormentarlo. ma per dar lui esperienza piena a me che morto son, convien menarlo per lo nferno. qua giu di giro in giro e quest'e ver cosi com'io ti parlo. 166_529_000018 s'io dissi falso e tu falsasti. il conio disse sinon, e son qui per un fallo, e tu per piu ch'alcun altro demonio ricorditi spergiuro del cavallo, rispuose quel ch'avea infiata l'epa e sieti reo che tutto il mondo sallo. 166_529_000019 lasciai. ma s'io vedessi qui l'anima trista di guido o d'alessandro o di lor frate, per fonte branda, non darei la vista. dentro c'e l'una gia se l'arrabbiate ombre che vanno intorno dicon vero, ma che mi val. c'ho le membra legate. 166_529_000020 duol con duolo sen gio come persona trista e matta, ma io rimasi a riguardar lo stuolo e vidi cosa ch'io avrei paura. sanza piu prova di contarla solo. 166_529_000021 cosi mi chiese questi per maestro, a guerir de la sua superba febbre, domandommi consiglio, e io: tacetti, perche le sue parole parver ebbre. 166_529_000022 io feci il padre e l figlio in se ribelli. achitofel non fe piu d'absalone e di david coi malvagi punzelli. 166_529_000023 e l capo tronco tenea per le chiome pesol con mano a guisa di lanterna, e quel mirava noi e dicea: oh me. 166_529_000024 piu fuor di cento che, quando l'udiro, s'arrestaron nel fosso a riguardarmi per maraviglia, obliando il martiro. or di a fra dolcin, dunque, che s'armi. 166_529_000025 si ristorar di seme di formiche. ch'era a veder per quella oscura valle, languir li spirti per diverse biche, qual sovra l ventre e qual sovra le spalle l'un de l'altro giacea e qual carpone si trasmutava per lo tristo calle. 166_529_000026 sempre mi stanno innanzi e non indarno che l'imagine lor vie piu m'asciuga che l male ond'io nel volto mi. 166_529_000027 questi, scacciato il dubitar sommerse in cesare affermando che l fornito sempre con danno l'attender sofferse. 166_529_000028 ma se presso al mattin del ver si sogna, tu sentirai di qua da picciol tempo di quel che prato. 166_529_000029 non credo ch'a veder maggior tristizia. fosse in egina il popol tutto infermo quando fu l'aere si pien di malizia che gli animali, infino al picciol vermo, cascaron tutti. e poi le genti antiche, secondo che i poeti hanno per fermo. 166_529_000030 ma l'un di voi dica dove, per lui, perduto a morir, gissi lo maggior corno de la fiamma antica. 166_529_000031 seme piangevisi entro l'arte per che morta deidamia ancor si duol d'achille e del palladio pena vi si porta. 166_529_000032 ch'assolver non si puo chi non si pente ne pentere e volere insieme puossi per la contradizion che nol consente. oh me, dolente come mi riscossi quando mi prese dicendomi: 166_529_000033 fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. li miei compagni, fec'io si aguti. 166_529_000034 e poi che i due rabbiosi, fuor passati sovra cu io, avea l'occhio tenuto rivolsilo a guardar li altri mal nati, io vidi un fatto a guisa di leuto: pur ch'elli avesse avuta l'anguinaia tronca, da l'altro, che l'uomo ha forcuto. 166_529_000035 e io a lui: chi son li due tapini che fumman come man bagnate l verno giacendo stretti a tuoi destri confini? qui li trovai e poi volta non dierno rispuose quando piovvi in questo greppo e non credo che dieno in sempiterno. 166_529_000036 infin che l mar fu sovra noi, richiuso inferno canto. 166_529_000037 e dentro da la lor fiamma si geme l'agguato del caval che fe la porta onde usci de romani il gentil seme. 166_529_000038 con le man s'aperse il petto dicendo: or, vedi com'io mi dilacco, vedi come storpiato e maometto, dinanzi a me sen va piangendo, ali fesso nel volto, dal mento al ciuffetto. 166_529_000039 quante l villan ch'al poggio si riposa nel tempo. che colui che l mondo schiara la faccia sua a noi tien meno ascosa. 166_529_000040 e l mastin vecchio e l nuovo da verrucchio che fecer di montagna il mal governo, la dove soglion fan d'i denti succhio le citta di lamone e di santerno conduce il lioncel dal nido bianco che muta parte da la state al verno. 166_529_000041 e l duca, che mi vide tanto atteso, disse: dentro dai fuochi son li spirti, catun si fascia di quel ch'elli e inceso. 166_529_000042 che per cento milia perigli siete giunti a l'occidente, a questa tanto picciola vigilia d'i nostri sensi. ch'e del rimanente non vogliate. 166_529_000043 quando n'apparve una montagna bruna, per la distanza e parvemi alta tanto quanto veduta, non avea alcuna. 166_529_000044 ravenna sta come stata e molt'anni: l'aguglia da polenta la si cova, si che cervia ricuopre co suoi vanni la terra che fe gia la lunga prova e di franceschi, sanguinoso mucchio sotto le branche verdi si ritrova. 166_529_000045 de remi facemmo ali al folle volo, sempre acquistando dal lato mancino tutte le stelle. gia de l'altro polo vedea la notte e l nostro tanto basso. 166_529_000046 qual dolor fora se delli spedale di valdichiana tra l luglio e l settembre, e di maremma e di sardigna, i mali fossero in una fossa tutti nsembre. tal era quivi e tal puzzo n'usciva qual suol venir de le marcite membre. 166_529_000047 se tu avessi rispuos'io appresso, atteso a la cagion, perch'io guardava, forse m'avresti ancor lo star dimesso, parte sen giva. e io retro li andava lo duca gia faccendo la risposta e soggiugnendo. 166_529_000048 e tra'ne la brigata in che disperse caccia d'ascian la vigna e la gran fonda. e l'abbagliato suo senno proferse. ma perche sappi chi si ti seconda contra i sanesi, aguzza ver me l'occhio. si che la faccia mia ben ti risponda. 166_529_000049 ma pero che gia mai di questo fondo non torno vivo alcun s'i odo il vero sanza tema d'infamia? ti rispondo: io fui uom d'arme e poi fui cordigliero. credendomi, si cinto fare ammenda. 166_529_000050 che non surgea fuor del marin suolo cinque volte racceso e tante casso. lo lume era di sotto da la luna, poi che ntrati, eravam ne l'alto passo. 166_529_000051 ed elli a me la tua preghiera. e degna di molta loda e io pero l'accetto, ma fa che la tua lingua si sostegna. 166_529_000052 come la mosca cede alla zanzara. vede lucciole giu per la vallea. forse cola dov'e vendemmia e ara. 166_529_000053 mugghiava con la voce de l'afflitto, si che con tutto che fosse di rame pur el pareva dal dolor trafitto. cosi per non aver via, ne forame dal principio nel foco. in suo linguaggio si convertian le parole grame. 166_529_000054 quando diritto al pie del ponte fue, levo l braccio alto con tutta la testa per appressarne le parole: sue che fuoro, or vedi la pena molesta, tu che spirando vai veggendo i morti. 166_529_000055 l'un lito e l'altro vidi infin la spagna, fin nel morrocco, e l'isola d'i sardi e l'altre che quel mare intorno bagna. 166_529_000056 questa a peccar con esso. cosi venne falsificando se in altrui forma, come l'altro che la sen va sostenne per guadagnar la donna de la torma. falsificare in se buoso, donati, testando e dando al testamento norma. 166_529_000057 cercando, lui, tra questa gente sconcia con tutto ch'ella volge undici miglia e men d'un mezzo di traverso non ci ha. io son per lor tra si fatta famiglia e m'indussero a batter li fiorini ch'avevan tre carati di mondiglia. 166_529_000058 allor si ruppe lo comun rincalzo e tremando, ciascuno a me si volse con altri che l'udiron di rimbalzo. lo buon maestro a me tutto s'accolse dicendo di a lor cio che tu vuoli, e io incominciai: poscia ch'ei volse. 166_529_000059 e proseguendo la solinga via tra le schegge e tra rocchi de lo scoglio lo pie sanza: la man non si spedia. 166_529_000060 lascia parlare a me ch'i ho concetto: cio che tu vuoi ch'ei sarebbero schivi, perch'e fuor greci, forse del tuo detto? 166_529_000061 lieta vincer potero dentro a me l'ardore ch'i ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore. 166_529_000062 e poi ridisse: tuo cuor, non sospetti, finor t'assolvo e tu m'insegna fare, si, come penestrino in terra, getti lo ciel. poss'io serrare e diserrare, come tu sai, pero son due le chiavi che l mio antecessor non ebbe care. 166_529_000063 ond'ei rispuose quando tu andavi al fuoco. non l'avei tu cosi presto, ma si e piu l'avei quando coniavi e l'idropico tu di ver di questo, ma tu non fosti. si ver testimonio la ve del ver fosti a troia richesto. 166_529_000064 quella sono come fosse un tamburo. e mastro adamo, li percosse il volto col braccio suo che non parve men duro, dicendo a lui: ancor che mi sia tolto lo muover per le membra che son gravi, ho io il braccio a tal mestiere sciolto. 166_529_000065 fello tra l'isola di cipri e di maiolica, non vide mai si gran fallo nettuno, non da pirate, non da gente argolica, quel traditor che vede, pur con l'uno e tien la terra, che tale qui meco vorrebbe di vedere esser digiuno. 166_529_000066 o tu, cui colpa non condanna, e cu io vidi su in terra latina. se troppa simiglianza non m'inganna, rimembriti di pier da medicina, se mai torni a veder lo dolce piano che da vercelli a marcabo dichina. 166_529_000067 allor disse l maestro: non si franga lo tuo pensier, da qui innanzi sovr'ello attendi ad altro ed ei la si rimanga. ch'io vidi, lui a pie del ponticello, mostrarti e minacciar forte col dito, e udi l nominar geri del bello. 166_529_000068 lavoro latin, siam noi che tu vedi, si guasti qui. ambedue rispuose l'un piangendo: ma tu chi se che di noi dimandasti? e l duca disse: i son un che discendo con questo vivo giu di balzo in balzo e di mostrar lo nferno a lui intendo. 166_529_000069 s'ei posson dentro da quelle faville parlar diss'io: maestro, assai, ten priego e ripriego che l priego vaglia mille. 166_529_000070 tra le gambe pendevan le minugia, la corata pareva e l tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia, mentre che tutto in lui veder m'attacco, guardommi. 166_529_000071 negar l'esperienza di retro al sol del mondo. sanza gente, considerate la vostra semenza. 166_529_000072 noi discendemmo in su l'ultima riva del lungo scoglio, pur da man sinistra, e allor fu la mia vista piu viva. giu ver lo fondo. la ve. la ministra de l'alto sire infallibil giustizia punisce i falsador. che qui registra. 166_529_000073 la grave idropesi, che si dispaia le membra con l'omor che mal converte. che l viso non risponde a la ventraia facea lui tener le labbra aperte, come l'etico fa che per la sete l'un verso l mento e l'altro in su. 166_529_000074 tre volte il fe, girar con tutte l'acque a la quarta, levar la poppa in suso e la prora ire in giu, com'altrui piacque. 166_529_000075 mentre ch'io forma fui d'ossa e di polpe che la madre mi die. l'opere mie non furon leonine, ma di volpe. i accorgimenti e le coperte vie io seppi tutte e si menai lor, arte, ch'al fine de la terra il suono uscie. 166_529_000076 e non vidi gia mai menare stregghia a ragazzo aspettato dal segnorso, ne a colui che mal volontier vegghia come ciascun menava spesso il morso de l'unghie sopra se. 166_529_000077 e tutti gli altri che tu vedi qui, seminator di scandalo e di scisma fuor vivi e pero son fessi cosi un diavolo e qua dietro che n'accisma si crudelmente al taglio de la spada. 166_529_000078 dentro, a quella cava dov'io tenea or li occhi si a posta. credo ch'un spirto del mio sangue pianga la colpa che la giu cotanto costa. 166_529_000079 o anima che se la giu nascosta. romagna tua non e e non fu mai sanza guerra ne cuor de suoi tiranni, ma n palese nessuna or vi lasciai. 166_529_000080 se non che coscienza m'assicura la buona compagnia che l'uom francheggia sotto l'asbergo del sentirsi pura. io vidi, certo, e ancor par ch'io l veggia, un busto sanza capo andar si come andavan li altri de la trista greggia. 166_529_000081 allor mi dolsi e ora mi ridoglio quando drizzo la mente a cio ch'io vidi e piu lo ngegno affreno ch'i non soglio. 166_529_000082 e per leccar lo specchio di narcisso non vorresti a nvitar molte parole ad ascoltarli. er'io del tutto fisso quando l maestro mi disse: or pur mira che per poco che teco non mi risso. 166_529_000083 o voi che sanz'alcuna pena siete e non so io, perche nel mondo gramo diss'elli a noi. guardate e attendete a la miseria del maestro adamo. 166_529_000084 e l'altra, il cui ossame ancor s'accoglie a ceperan, la dove fu bugiardo ciascun pugliese e la da tagliacozzo, dove sanz'arme vinse il vecchio alardo e qual forato suo membro e qual mozzo mostrasse. 166_529_000085 e quando la fortuna volse in basso l'altezza de troian, che tutto ardiva, si che nsieme col regno, il re fu casso. ecuba, trista, misera e cattiva poscia che vide polissena morta e del suo polidoro, in su la riva del mar, si fu la dolorosa accorta. 166_529_000086 comincio a crollarsi, mormorando pur come quella cui vento affatica indi la cima qua e la menando come fosse la lingua che parlasse. gitto voce di fuori e disse: 166_529_000087 godi fiorenza, poi che, se si grande, che per mare e per terra batti l'ali, e per lo nferno tuo nome si spande. 166_529_000088 ma misi me per l'alto mare aperto, sol, con un legno e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto. 166_529_000089 noi ci allegrammo e tosto, torno in pianto, che de la nova terra un turbo nacque e percosse del legno, il primo canto. 166_529_000090 vedi s'alcuna. e grande come questa. e perche tu di me novella porti, sappi ch'i son bertram dal bornio, quelli che diedi al re giovane, i ma conforti. 166_529_000091 s'io fossi pur di tanto ancor leggero, ch'i potessi in cent'anni andare un'oncia, io sarei messo gia per lo sentiero. 166_529_000092 aguto, noi passamm'oltre, e io e l duca mio su per lo scoglio, infino in su l'altr'arco che cuopre l fosso in che si paga il fio a quei che, scommettendo, acquistan carco. 166_529_000093 anto el tempo che iunone era crucciata per semele contra l sangue tebano come mostro una e altra fiata. 166_529_000094 la rigida giustizia che mi fruga tragge cagion del loco. ov'io peccai a metter piu li miei sospiri in fuga ivi e romena, la dov'io falsai la lega suggellata del batista, per ch'io il corpo su arso lasciai. 166_529_000095 rimettendo ciascun di questa risma. quand'avem volta la dolente strada, pero che le ferite son richiuse prima ch'altri dinanzi li rivada. ma tu, chi se che n su lo scoglio muse forse per indugiar d'ire a la pena ch'e giudicata in su le tue accuse? 166_529_000096 io e compagni eravam vecchi e tardi quando venimmo a quella foce stretta. dov'ercule segno i suoi riguardi, accio che l'uom piu oltre non si metta. 166_529_000097 conciando. oh diss'io lui, se l'altro non ti ficchi di denti a dosso, non ti sia fatica a dir chi e pria che di qui si spicchi ed elli a me. quell'e l'anima antica di mirra, scellerata che divenne al padre fuor del dritto amore amica. 166_529_000098 francesco venne poi com'io, fu morto per me, ma un d'i neri cherubini li disse: non portar, non mi far torto venir, se ne dee giu tra miei meschini perche diede l consiglio frodolente dal quale in qua stato li sono a crini. 166_529_000099 latina, ond'io mia colpa tutta. reco dimmi se romagnuoli han pace o guerra. ch'io fui d'i monti, la intra orbino e l giogo di che tever si diserra. 166_529_000100 tal mi fec'io non possendo parlare, che disiava scusarmi e scusava me. tuttavia, e nol mi credea fare maggior difetto? men vergogna lava, disse l maestro, che l tuo non e stato. 166_529_000101 e quei ch'avea vaghezza e senno poco volle ch'i li mostrassi l'arte, e solo perch'io nol feci dedalo. mi fece ardere a tal che l'avea per figliuolo. 166_529_000102 che l'un pie per girsene sospese. maometto mi disse esta parola, indi a partirsi in terra. lo distese un altro che forata avea la gola e tronco l naso infin sotto le ciglia. 166_529_000103 o voi, che siete due dentro ad un foco, s'io meritai di voi, mentre ch'io vissi, s'io meritai di voi assai o poco. quando nel mondo li alti versi scrissi, non vi movete. 166_529_000104 quando mi diparti da circe, che sottrasse me piu d'un anno, la presso a gaeta prima che si enea la nomasse. 166_529_000105 forse tu non pensavi ch'io loico fossi a minos mi porto e quelli attorse otto volte la coda al dosso duro. 166_529_000106 di tante fiamme tutta risplendea l'ottava bolgia. si, com'io m'accorsi, tosto che fui la ve l fondo parea. 166_529_000107 e n quel foco che vien si diviso di sopra, che par surger de la pira, dov'eteocle col fratel fu miso. 166_529_000108 se la vostra memoria non s'imboli nel primo mondo da l'umane menti, ma s'ella viva sotto molti soli. ditemi chi voi siete e di che genti la vostra sconcia e fastidiosa pena di palesarvi. a me non vi spaventi. 166_529_000109 che forse vedra il sole. in breve, s'ello non vuol qui tosto seguitarmi, si di vivanda che stretta di neve, non rechi la vittoria al noarese. ch'altrimenti acquistar non saria leve. 166_529_000110 forsennata, latro si come cane, tanto il dolor le fe la mente torta. ma ne di tebe furie, ne troiane. si vider mai, in alcun tanto crude, non punger bestie nonche membra umane. 166_529_000111 io ebbi vivo assai di quel ch'i volli e ora lasso un gocciol d'acqua bramo i ruscelletti che d'i verdi colli del casentin discendon giuso in arno, faccendo i lor canali freddi e molli. 166_529_000112 e non avea mai ch'una orecchia sola ristato a riguardar per maraviglia con li altri. innanzi agli altri apri la canna ch'era di fuor d'ogni parte vermiglia e disse: 166_529_000113 allora il monetier. cosi si squarcia la bocca tua per tuo, mal come suole che s'i ho sete e, omor, mi rinfarcia, tu hai l'arsura e l capo che ti duole. 166_529_000114 quand'elli ebbe l suo dir cosi compiuto, la fiamma dolorando, si partio, torcendo e dibattendo l corno aguto. 166_529_000115 io fui d'arezzo e albero da siena, rispuose: l'un mi fe mettere al foco, ma quel per ch'io mori qui non mi mena vero. e ch'i dissi lui, parlando a gioco, i mi saprei levar per l'aere a volo. 166_529_000116 e certo il creder mio venia intero, se non fosse il gran prete, a cui mal prenda, che mi rimise ne le prime colpe. e come e quare voglio che m'intenda. 166_529_000117 ma virgilio mi disse che pur guate, perche la vista tua pur si soffolge la giu tra l'ombre triste smozzicate, tu non hai fatto si a l'altre bolge. 166_529_000118 e quella cu il savio bagna il fianco, cosi com'ella sie tra l piano e l monte. tra tirannia si vive. e stato franco, ora chi. se ti priego che ne conte non esser duro piu. ch'altri sia stato se l nome tuo nel mondo tegna fronte. 166_529_000119 anto ià era dritta in su la fiamma e queta, per non dir piu, e gia da noi sen gia con la licenza del dolce poeta. 166_529_000120 t'adizzo perch'io sia giunto forse alquanto tardo. non t'incresca restare a parlar, meco, vedi che non incresce a me. e ardo se tu pur mo in questo mondo cieco, caduto se di quella dolce terra latina. 166_529_000121 atamante divenne tanto insano che, veggendo la moglie con due figli andar carcata da ciascuna mano, grido: tendiam le reti, si ch'io pigli la leonessa e leoncini al varco. 166_529_000122 e fa saper a due miglior, da fano a messer guido e anco ad angiolello, che se l'antiveder qui non e vano gittati, saran fuor di lor vasello e mazzerati presso a la cattolica per tradimento d'un tiranno fello. 166_529_000123 risso. quand'io l senti a me parlar con ira, volsimi verso lui con tal vergogna ch'ancor per la memoria mi si gira qual e colui che suo dannaggio sogna, che sognando desidera sognare. si, che quel ch'e come non fosse agogna. 166_529_000124 si move ciascuna per la gola del fosso che nessuna mostra l furto e ogne fiamma un peccatore invola. 166_529_000125 nell ultima bolgia de le diece, me per l'alchimia che nel mondo usai danno minos a cui fallar non lece, e io dissi al poeta: or fu gia mai gente si vana come la sanese, certo non la francesca, si d'assai. 166_529_000126 quando noi fummo sor l'ultima chiostra di malebolge, si che i suoi conversi potean parere a la veduta nostra lamenti. saettaron me diversi che di pieta ferrati avean strali, ond'io li orecchi con le man copersi. 166_529_000127 e poi che per gran rabbia la si morse, disse: questi e d'i rei del foco furo per ch'io la dove vedi, son perduto e si vestito andando. 166_529_000128 umane, quant'io vidi in due ombre, smorte e nude, che, mordendo, correvan di quel modo che l porco, quando del porcil si schiude, l'una giunse a capocchio. 166_529_000129 ricordera'ti anche del mosca che disse: lasso capo, ha cosa fatta che fu mal seme per la gente tosca. e io li aggiunsi: e morte di tua schiatta. 166_529_000130 di se facea a se stesso lucerna. ed eran due in uno e uno in due. com'esser puo quei sa che si governa. 166_529_000131 io stava sovra l ponte a veder surto. si che s'io non avessi un ronchion preso, caduto, sarei giu sanz'esser urto. 166_529_000132 passo, passo, andavam sanza sermone, guardando e ascoltando li ammalati che non potean levar le lor persone. io vidi due sedere a se poggiati, com'a scaldar. si poggia tegghia a tegghia, dal capo al pie, di schianze macolati. 166_529_000133 pensa: se tu annoverar, le credi che miglia ventidue, la valle volge e gia la luna, e sotto i nostri piedi lo tempo e poco, omai che n'e concesso e altro. e da veder che tu non vedi. 166_529_000134 dolce poeta. quand'un'altra che dietro a lei venia, ne fece volger li occhi a la sua cima per un confuso suon che fuor n'uscia, come l bue cicilian che mugghio prima col pianto di colui, e cio fu dritto che l'avea temperato con sua lima. 166_529_000135 e qual colui che si vengio con le orsi vide l carro d'elia al dipartire, quando i cavalli al cielo erti levorsi. 166_529_000136 o tu che con le dita ti dismaglie. comincio l duca mio a l'un di loro e che fai d'esse talvolta tanaglie dinne s'alcun latino. e tra costoro che son quinc'entro. se l'unghia ti basti, etternalmente a cotesto lavoro. 166_529_000137 che non mi facci de l'attender niego fin che la fiamma cornuta qua vegna. vedi che del disio ver lei mi piego. 166_529_000138 ogne lingua, per certo verria meno per lo nostro sermone e per la mente. c'hanno a tanto comprender poco seno s'el s'aunasse ancor tutta la gente che gia in su la fortunata terra di puglia. 166_529_000139 me lo contrapasso inferno. canto a canto a molta gente e le diverse piaghe avean le luci mie si inebriate che de lo stare a piangere eran vaghe. 4998_5411_000000 saperne, s'era affrettato a disfarsi tanto di lui quanto di corbino, gli ultimi rimasti nella scuderia, per il placido landò della madre. 4998_5411_000001 si quietò solo quando sopravvenne da quel portone un vecchio servitore in livrea il quale, scostati i famigli, lo prese per la briglia e subito riconosciutolo, si diede a esclamare con le lagrime agli occhi: 4998_5411_000002 già due fratelli e una sorella studente. si chiama fazio luca. fazio colpa della madraccia, sa. 4998_5411_000003 lo volevo dire io. questo vecchio piange tant'altri ho visto piangere altre volte e tanti visi sbigottiti e quella musica languida. 4998_5411_000004 quieto con la testa. ih, se fai cosí oggi, caro mio, a furia di strappate di briglia, tu farai sangue dalla bocca. te lo dico io. 4998_5411_000005 a questo, non ci pensi, lo interruppe l'imbrò, pensi piuttosto che ha da attendere ancora all'affaruccio di cui mi parlò stamattina. ah già, hai ragione, disse il ciunna aggrottando le ciglia e cercando con una mano la spalla dell'amico, come se stesse per cadere. 4998_5411_000006 che differenza vuoi che ci sia tra te e mazzarini? per uno come me o come pulino, a cui non importa piú nulla della vostra vita e di tutte le vostre pagliacciate, ammazzar te o un altro, il primo che passa per via è tutt'uno per noi. 4998_5411_000007 gli avranno consegnato le chiavi, si sarà accorto del vuoto di cassa, la sospensione disonorante, la miseria, il ridicolo, il carcere. e la vettura, intanto, seguitava ad andare lentamente con pena. 4998_5411_000008 visto? no, affatto. ah, eri al caffè. come stai, come stai, amico mio, male, non mi toccare. hai qualche cosa da dirmi? sí grave. 4998_5411_000009 di fretta. tra l'altro, non so, forse oggi m'arriva di botto tra capo e collo l'ispettore di domenica e poi, come senza preavviso, 4998_5411_000010 tu ascolta bene, tu hai il vizio di sbruffare e di muover troppo la testa. ebbene, codesti vizii te li devi levare. se sbruffi per nulla, figuriamoci che sarà quando ascolterai quella musica. 4998_5411_000011 mani possibile. gli occhi di quel giovine sono fissi su lei con una intensità strana. pallido dio, com'è pallido dev'esser malato. 4998_5411_000012 che deve supporre clementina. le viene in mente quest'altro pensiero? non vedrà bene come sono fatta. e per essere lasciata in pace, povera sbiobbina, immagina: d'un tratto questo espediente: accosta il tavolino alla finestra. 4998_5411_000013 non sono riuscito ancora a capirlo, ma ho un certo dubbio che non lo capiscano bene neanche gli uomini, e mi consolo veramente. la magnificenza delle casse e la solennità della pompa potrebbero far supporre che qualche cosa gli uomini debbano sapere su queste loro spedizioni. 4998_5411_000014 aveva lasciato la lettera per il figliuolo sul guanciale del letto. la vedeva a quell'ora, in casa lo piangevano morto. tutto il paese a quell'ora era pieno della notizia del suo suicidio e l'ispettore? l'ispettore era certo venuto. 4998_5411_000015 male che si senta. occhi pallidi, naso pallido, labbra pallide. io la sequestro. se ha mal di capo, glielo faccio passare e le faccio passare la qualunquissima cosa. 4998_5411_000016 busto e gambe, dacché nascendo ci s'erano messi. avevano voluto crescere per forza, senza sentir ragione. 4998_5411_000017 e una povera sbiobbina, sí dagli uomini e sfuggita anche dai fanciulli. e che l'alberello, infine, non deve fare all'amore perché fiorisce a maggio, da sé, naturalmente. 4998_5411_000018 scherzi. luca fazio si trasse un passo indietro, ebbe come un tiramento convulso in una guancia presso il naso e disse con la bocca scontorta: 4998_5411_000019 certo non era la scuderia della principessa, ma una buona scuderia era anche questa. piú di venti cavalli, tutti mori e tutti anzianotti. 4998_5411_000020 della vista di costoro s'afflisse e subito gli saltò in mente di invitarli tutti a salire in carrozza con lui. allegri, allegri. 4998_5411_000021 come se quei muli si fossero parati di tutte quelle nappe e quei fiocchi e festelli variopinti per far festa a lui. a destra, a sinistra, qua e là, su i mucchi di brecciame stavan seduti a riposarsi alcuni mendicanti. 4998_5411_000022 per poco non inciampa, non rotola giú per terra. e allora, arrabbiata, quasi quasi si tirerebbe su la veste e griderebbe a quel crudele: eccoti qua, vedi, e ora lasciami fare la sbiobbina in pace. 4998_5411_000023 ch'egli guarda lei con quegli occhi, via impossibile. oh, che ha fatto un cenno, quel giovine con la mano come un saluto a lei. no, no, ci sarà senza dubbio qualcuna affacciata. 4998_5411_000024 trasse la mano sinistra dalla tasca e col pollice e l'indice s'afferrò il labbro inferiore, come per riflettere, mentre con l'altre dita stringeva, stritolava qualcosa. aprí quella mano, sporgendola dal finestrino al chiaro di luna, e si guardò nella palma. 4998_5411_000025 io, già io ciunna via via sul suo capo tutte le foglie, allora frusciando infinitamente, pareva si confidassero quel nome ciunna. 4998_5411_000026 cosí dicendo, levò il braccio con l'arma e mirò paroni. atterrito con le mani innanzi al volto, cercò di sottrarsi alla mira gridando: sei pazzo, luca, sei pazzo. 4998_5411_000027 povero nero. povero nero, buono, buono. sí, vedi, sono io, il tuo vecchio giuseppe sta buono. sí, povero nero, tocca a te di portartela. vedi la tua padrona. 4998_5411_000028 dei sonaglioli, oltrepassate le ultime case, allargò il petto alla vista della campagna che pareva allagata da un biondo mare di messi, su cui sornuotavano qua e là mandorli e olivi. 4998_5411_000029 a tirare figúrati un traino ferrato di quei lunghi bassi e senza molle ice. i vedi, ah fofo, non ne posso proprio piú. 4998_5411_000030 carrozza. sissignore, è giú che aspetta, eccomi pronto. ma oh, le scarpe rosa. aspetta. apro l'uscio nello scendere dal letto per prendere le scarpe. altro stupore. 4998_5411_000031 sedeva quasi sulla schiena, abbandonato col mento sul petto, le gambe contro il sedile di fronte e la mano sinistra affondata nella tasca dei calzoni. oh, che era davvero ubriaco. 4998_5411_000032 un'ora guadagnata, si mise a scendere la scaletta bagnata, tutto in preda alla sensazione del freddo. giú, giú in acqua. gli gridò l'imbrò che già s'era tuffato e minacciava con una mano di fargli una spruzzata. no, no, gridò a sua volta. 4998_5411_000033 papà, o mi piangi per questo sciocchina. va da mammà, va da papà che ti daranno la bobona, le toserelle belle belle. lei che è mio maestro, ho fatto bene. 4998_5411_000034 e subito, come se il pensiero gli avesse dato la sensazione attesa, si ritrasse e con una mano si strinse il ventre. no, non sentiva ancor nulla, però. 4998_5411_000035 appena il capostalla se n'andò bestemmiando piú del solito, fofo si volse a nero, suo compagno di mangiatoja nuovo arrivato, e sospirò. 4998_5411_000036 tocca a te, poverino, che ti ricordi ancora. sarà contenta lei d'essere trasportata da te per l'ultima volta. si voltò poi al cocchiere: che, imbestialito per la cattiva figura che la casa di pompe faceva davanti a tutti quei signori. 4998_5411_000037 lauretta ha acquistato invece tanta esperienza della vita. se non ci fosse lei, spesso clementina sta ad ascoltarla a bocca aperta. gesú, gesú, che cose. 4998_5411_000038 tremante e convulso, con quell'angoscia che confonde o rattiene davanti alla mobile vitrea. compattezza dell'acqua marina. bada, me ne risalgo, non sarebbe uno scherzo, non ci resisto. brrr, com'è fredda. 4998_5411_000039 cose e capisce ora che con que due poveri piedi sbiechi non potrà mai entrare nel mondo misterioso che lauretta le lascia intravedere. 4998_5411_000040 m'arrabatto, io m'allontano un po. l'acqua nel recinto era bassa. il ciunna s'accoccolò tenendosi con un braccio a un palo e battendo leggermente l'acqua con l'altra mano, come se volesse dirle: sta bonina, sta bonina a piú tardi. 4998_5411_000041 una non basta, e ne fanno due. non bastano due e ne fanno tre, arrivano a farne fino a cinque. come t'ho detto, mi ci son trovato io. 4998_5411_000042 protezione. t'ho detto che prima di sera non si riparte, riprese l'imbrò. si sa, si sa. approvarono a coro molte voci. 4998_5411_000043 àliga dentro e non dubiti, signor ciunna, arriveranno ancora vive, vive al paese. su la strada innanzi al leon d'oro ritrovò l'imbrò che subito gli fece con le mani un gesto espressivo svaporato. 4998_5411_000044 sa perché. ma certo se traffichiamo di casse anche noi deve trattarsi di spedizione. non ti pare che diavolo contiene quella cassa? 4998_5411_000045 come va? come va, che è venuto a far qui in questo paesettaccio di piedi-scalzi un affaruccio, rispose il ciunna sorridendo imbarazzato. 4998_5411_000046 saliva dal basso della valle un limpido, assiduo scampanellare di grilli che pareva la voce del tremulo riflesso lunare sulle acque correnti d'un placido fiume invisibile. 4998_5411_000047 non ti muovere, intimò luca, fazio pazzo. eh, ti sembro pazzo. e non hai urlato per tre ore al caffè che pulino. è stato un imbecille perché prima d'impiccarsi non è andato a roma ad ammazzar mazzarini. 4998_5411_000048 perché, avversato qui da tutti, è riuscito a vincere col suffragio ben pagato delle altre sezioni elettorali del collegio. le furie non sono svaporate perché mazzarini, per vendicarsi, ha fatto mandare al municipio di. 4998_5411_000049 si lasci servire un festino addirittura, ma che i fai ridere. per altro, vedi, sono sprovvisto di tutto. non ho maglia, non ho accappatojo. penso ancora alla decenza, io. 4998_5411_000050 bene fino a nove anni. nata bene, cresciuta bene. a nove anni, come se il destino avesse teso dall'ombra una manaccia invisibile e gliel'avesse imposta sul capo. fin qua. 4998_5411_000051 paroni, a questo punto congestionato, scostò furiosamente la carta e si trasse indietro protestando. questo poi che il vero imbecille sono io. ripeté: freddo perentoriamente, luca fazio. 4998_5411_000052 lascia scoppiare. fece il ciunna, ansimando, mezz'affogato, con gli occhi fuori dell'orbita. ha bevuto un poco, ohé dico. fece l'imbrò e con la mano accennò di nuovo il dubbio che il suo vecchio amico fosse impazzito. lo guardò un po. 4998_5411_000053 la vedrai, questa gran cancellata? ci sono dietro tanti alberi neri a punta che se ne vanno dritti dritti in due file interminabili, lasciando di qua e di là certi bei prati verdi con tanta buon'erba grassa. sprecata anche quella. 4998_5411_000054 clementina, non può sospettare che quel giovine, il quale appare tanto, tanto triste, si voglia pigliare il gusto di beffarsi di lei. 4998_5411_000055 a delirare tra i rami degli alberi che formavano quasi un portico verde e lieve al viale lunghissimo attorno alle mura della vecchia città. 4998_5411_000056 sospirò. ho capito gualdrappe, fiocchi e pennacchi. cominci bene, caro mio, oggi è di prima classe, nero. voltò la testa dall'altra parte. 4998_5411_000057 perdo il posto, ne troverò un altro. signor ispettore, non si confonda, là io non mi ci butto. ecco le paranze: compro un chilo di triglie grosse cosí e ritorno a casa a mangiarmele coi. 4998_5411_000058 quasi quasi verrebbe voglia di non crederci in dio vedendo certe cose. ma clementina ci credeva, e ci credeva appunto perché si vedeva cosí. 4998_5411_000059 ma che scherzo. no, la lettera dove l'aveva messa qua nel cassetto del comodino, eccola. lesse l'intestazione per niccolino. 4998_5411_000060 dove abitano loro lauretta e clementina, a quella fidanzata, prima che morisse. avevan dovuto amputare una gamba e poi l'altra per un sarcoma che s'era rinnovato. 4998_5411_000061 anche la morte. sissignore, s'è ucciso pulino. sa chi era pulino? un povero malato come me. siamo parecchi a costanova, malati, cosí. 4998_5411_000062 avrebbe dovuto ammazzar me come un cane. hai scritto come un cane, bene a capo. 4998_5411_000063 che cosa ah il vino, credevi. ma che fece il ciunna. vedi, ho comperato le triglie, un bacio tinino mio e un milione di grazie di che. 4998_5411_000064 nero si trovò attaccato con fofo al timone e fofo naturalmente seguitò a seccarlo con le sue eterne spiegazioni. ma era seccato anche lui, quella mattina, della soperchieria del. 4998_5411_000065 che avviene? si gridava da ogni parte: uh, guarda, s'impenna un cavallo del carro mortuario e tutta la gente, in gran confusione, si fece intorno al carro. curiosa, meravigliata, scandalizzata. 4998_5411_000066 gli parvero pochissime, come togliere a quel mare una botte d'acqua? non si ha il diritto di rubare, lo so, ma è da vedere. 4998_5411_000067 ma neanche per idea negò energicamente il ciunna. io il bagno, altro che bagno. caro mio tino imbrò lo guardò meravigliato. 4998_5411_000068 si guardava intorno e, imponendo silenzio a se stesso e alle foglie ssss, si rimetteva a passeggiare con le mani afferrate dietro la schiena. 4998_5411_000069 clementina, vedendo che col suo solito sorriso non riesce a disarmare quella curiosità spietata, arrossisce dalla stizza, abbassa il capo, talvolta perdendo il dominio di sé. 4998_5411_000070 grave, grave, eccomi qua qua. no, sú a casa tua, ma c'è cosa che c'è, luca, tutto quello che posso, amico mio, t'ho detto: non mi toccare, sto male. 4998_5411_000071 ora il consiglio comunale è stato sciolto e, per conseguenza, l'universo è tutto scombussolato. eccoli là, li sente? 4998_5411_000072 si va tanto piano. ora si fanno una bella passeggiatina per sgranchirsi le gambe parati di gala e guarda un po che razza di bestie. mi tocca di vedermi preferire. le riconosci. 4998_5411_000073 i pento d'aver, chiamato imbecille, pulino questa sera al caffè tra gli amici perché prima d'uccidersi non è andato a roma ad ammazzar mazzarini. 4998_5411_000074 il ciunna si sentí all'aria fresca, risvegliar subito l'estro comico, che era proprio della sua natura, e immaginò che i sonatori della banda municipale. 4998_5411_000075 circa due anni fa me ne stavo fermo con uno de nostri carri a padiglione davanti alla gran cancellata, che è la nostra mèta costante. 4998_5411_000076 in questo quartiere non è ancora conosciuta. clementina ha cambiato casa da poche settimane. dove stava prima era conosciuta da tutti e nessuno piú la molestava. sarà cosí tra breve anche qua ci vuol pazienza. 4998_5411_000077 che servizio? gli domando io. e lui trasporto casse tutto il giorno da un ufficio di spedizione alla dogana. 4998_5411_000078 quello che strilla piú di tutti è paroni sí, quello là col pizzo, la cravatta rossa e il cappello alla lobbia. strilla cosí? perché vuole che la vita universa e anche la morte stiano a servizio dei repubblicani di costanova. anche la 4998_5411_000079 capisco tutto. adesso capisco tutto. per questo il nostro servizio è cosí piano. solo quando gli uomini piangono possiamo stare allegri e andar riposati. nojaltri, e gli venne la tentazione di fare una rallegrata anche lui. 4998_5411_000080 e una povera sbiobbina sí che l'alberello storpio non è, che si sappia, deriso da quelli dritti malvisto per paura del malocchio sfuggito dagli uccellini. 4998_5411_000081 no, rispose il ciunna torvo e ripeté: bisogna che vada. ho bevuto, ho mangiato e ora, addio tinino, non posso farne a meno. vuole che l'accompagni, domandò questi. 4998_5411_000082 coraggioso. eh, disse il ciunna passandosi le mani sul capo e su la faccia: sa nuotare? no, m'arrabatto. 4998_5411_000083 clementina. lo vede adesso per la prima volta a quella finestra. ed ecco egli séguita a guardare clementina. si turba, poi sospira e si rinfranca. il primo pensiero che le viene in mente è questo: non guarda me. 4998_5411_000084 allungò una mano e, sotto gli occhi del forestiere che lo mirava stupito, chiuse le dita, lasciando solo ritto il mignolo esilissimo. appuntí le labbra e rimase un pezzo intentissimo a fissar l'unghia livida di quel dito. 4998_5411_000085 si trattenne per non svelare al vetturino lo scopo della gita. sorrise però di nuovo immaginando tutti quei mendicanti in carrozza con lui e come se veramente li avesse lí, vedendone qualche altro per via, ripeteva tra sé. 4998_5411_000086 con lode al ragazzino, esclamò l'imbrò: andiamo via, andiamo a rivestirci troppo fredda oggi l'acqua, tanto l'appetito già c'è, ma dica la verità, si sente proprio male. 4998_5411_000087 greppie di faggio a ogni posta, campanelle d'ottone, battifianchi imbottiti di cuojo e colonnini col pomo lucente mah. 4998_5411_000088 no, no. in preda a un tremito angoscioso, il ciunna avrebbe voluto fermarla e allora, no, no, saltare dalla vettura. 4998_5411_000089 i pesci che domani si mangeranno, tuo papà, avranno poi l'obbligo di dar da mangiare a te e alla numerosa tua figliolanza. paranze della marina: un carico di pesci ogni giorno per i miei nipotini. 4998_5411_000090 sí, sí, hai ragione. e dire ch'ero sceso per questo. bisogna infatti che vada, ma se può farne a meno, gli osservò. 4998_5411_000091 questi dovette aspettare un pezzo per rispondere. chinò piú volte il capo, s'era fatto cadaverico. non chiamarmi amico e scòstati. prese infine a dire: 4998_5411_000092 di là s'intende in cielo, che bella angeletta sarà poi in cielo clementina. ed ecco ella sorride, talvolta camminando, alla gente che la guarda per istrada. 4998_5411_000093 e seguitavano a bisbigliar di lui con mistero e di quel che aveva fatto. ssss, ciunna, ciunna. 4998_5411_000094 mazzarini, questa è la pura verità. non c'è una parola di piú, anzi, lascio che gli avresti pagato il viaggio. hai scritto ora. seguita luca fazio. prima d'uccidersi, è venuto a trovarmi. 4998_5411_000095 ma per poco clementina non precipita giú in istrada nell'accorgersi che quel giovine, vedendola lí, s'è levato in piedi e gesticola furiosamente, spaventato, e le accenna di smontare. 4998_5411_000096 curvo, lanciando occhiatacce al crocchio degli urloni, uscí dal caffè. quel forestiere di passaggio restò imbalordito. lo seguí con gli occhi fino alla porta. poi si volse al vecchio cameriere del caffè e gli domandò costernatissimo: chi? 4998_5411_000097 cacciò una mano nella tasca del pastrano e ne trasse fuori una grossa rivoltella. leopoldo paroni, alla vista dell'arma in pugno a quell'uomo, in quello stato, diventò pallido come un cencio, levò le mani, balbettò che: 4998_5411_000098 e poi, appena cominciamo a muoverci, tanti dietro, zitti, zitti lo accompagnano spesso. anche davanti a noi c'è la banda, una banda, caro mio, che ti suona una certa musica da far cascare a terra le budella. 4998_5411_000099 in fretta, in furia, giú dal carro. dovettero precipitarsi i famigli a trattenerlo davanti al portone del palazzo, ove dovevano fermarsi tra una gran calca di signori incamatiti in abito lungo e cappello a stajo. 4998_5411_000100 la società non te ne dà il diritto, ma tu padre hai il dovere di rubare in simili casi e io sono due volte padre per quei quattro innocenti là. e se muojo io, come faranno per la strada a mendicare? 4998_5411_000101 ateo? certamente, se no, non avresti potuto dire: imbecille a pulino. ora tu credi ch'io non ti ammazzi perché spero gioje e compensi in un mondo di là. 4998_5411_000102 qualcuno però, a quando a quando si dimostra crudele, la osserva magari col volto atteggiato di compassione, e le torna poco dopo davanti dall'altro lato, quasi volesse a tutti i costi rendersi conto di com'ella faccia con quelle gambe ad andare. 4998_5411_000103 allo spettacolo di quella deliziosa quiete lunare. una grande calma gli si fece dentro. appoggiò la mano allo sportello, piegò il mento sulla mano e attese guardando fuori. 4998_5411_000104 ah. ecco perché clementina, ascoltando questo racconto della sorella, sente riempirsi gli occhi di lagrime per quel giovine o per sé. sorride poi pallidamente e dice con tremula voce: a lauretta. 4998_5411_000105 la sorella. ha una sorella clementina che si chiama lauretta, minore di cinque anni, ma diritta lei, eh altro e svelta, e tanto bella, bionda, florida. 4998_5411_000106 il ciunna tentennò lievemente il capo con un sorriso amaro su le labbra, pagò il vetturino e poi domandò all'imbrò dove mi porti: bada, per una mezzoretta soltanto. 4998_5411_000107 che sono i discorsi? mah, ci capisco poco, dico la verità. queste di prima classe debbono essere spedizioni molto complicate e forse con quei discorsi fanno la spiega. 4998_5411_000108 il vetturino, di tratto in tratto, esortava le povere, magre bestie con una voce lunga e lamentosa. a mezza via era già sera chiusa. il bujo sopravvenuto, il silenzio, quasi in attesa d'un lieve rumore nella solitudine brulla di quei luoghi mal guardati. 4998_5411_000109 quand'ecco, a un tratto, se lo vide springar davanti dall'acqua, paonazzo in volto, con uno sbruffo strepitoso. ohé, ma è matto che ha fatto, non sa che cosí le può scoppiare qualche vena del collo. 4998_5411_000110 si reggeva male sulle gambe, eppure saltava da uno scoglio all'altro, forse con l'intento non preciso di scivolare, di rompersi uno stinco o di ruzzolare cosí, quasi senza volerlo, in mare. 4998_5411_000111 non c'è nessuno. timidamente volge di sfuggita uno sguardo al giovine ed ecco un altro cenno di saluto a lei, proprio a lei. ah, questa volta non c'è piú dubbio. 4998_5411_000112 le mie congratulazioni da una parte, dall'altra, se non vi dispiace, favorite in prigione. ah no, ah, mi scusi, signor cavaliere, i dispiace anzi moltissimo. 4998_5411_000113 peccato. sa che testa ha quello lí e quanto ha studiato dotto? lo dicono tutti: viene da roma, dagli studii. peccato. 4998_5411_000114 ah, siamo imbecilli per te se non ci rendiamo strumento all'ultimo del tuo odio o di quello d'un altro, delle vostre gare e delle vostre buffonate. ebbene, io non voglio essere imbecille come pulino e ammazzo te. 4998_5411_000115 forse per lauretta? ma sí, forse avrà seguíto lauretta per via. avrà saputo che lei abita qua, dirimpetto a lui. ma altro che miope, allora dev'esser cieco addirittura. eppure non porta occhiali. 4998_5411_000116 che forse sarà l'ufficio di dogana per le spedizioni nostre. dal portone si fanno avanti certi uomini parati con una sottana nera e la camicia di fuori. 4998_5411_000117 scorse al capezzale, il vecchio crocifisso d'avorio ingiallito si tolse il cappello e piegò le gambe in atto d'inginocchiarsi, ma in fondo ancora non si sentiva neanche sveglio del tutto. aveva ancora nel naso e sugli occhi, pesante e saporito il sonno. 4998_5411_000118 la coda. guardami là, per piacere, se quella è una coda, se quello è un modo di muovere la coda, che brio. eh cavallo, da medico te lo dico io. 4998_5411_000119 lei è molto contenta della nuova casa, che sorge in una piazzetta quieta e pulita. lavora da mane a sera con gentilezza e maestria di scatolette e sacchettini per nozze e per nascite. 4998_5411_000120 seguitava a tirar furiosamente le briglie, minacciando frustate, e gli gridò: basta, smettila, lo reggo qua. io è manso come una pecora. mettiti a sedere, lo guiderò io per tutto il tragitto. andremo insieme, eh nero, a lasciar la nostra buona signora. 4998_5411_000121 no sai, sarebbe per me la cosa piú atroce credere che io debba portarmi altrove il peso delle esperienze che mi è toccato fare in questi ventisei anni di vita. 4998_5411_000122 lulú pulino. sí, due ore fa lo avevano trovato in casa, che pendeva dall'ànsola del lume in cucina, impiccato, impiccato sí. 4998_5411_000123 eh disse col solito ghigno frigido su le labbra quando uno non sa piú che farsi della propria vita. buffone, stai tranquillo, non t'ammazzo. da bravo repubblicano tu sarai libero pensatore. eh. 4998_5411_000124 gli domandò: ha voluto provarsi il fiato o s'è sentito male, provarmi il fiato? rispose cupo il ciunna, passandosi di nuovo le mani su i capelli zuppi. 4998_5411_000125 oggi, rispose cupo luca fazio. m'aspettavi, caro. sí, ero al caffè, non m'hai visto. 4998_5411_000126 e un bel ciondolo di dieci chili legato al collo come un abitino, si butterà a mare. signor cavaliere, la morte è brutta. ha le gambe secche. 4998_5411_000127 dunque noi seguitò a dir tra sé: ah, dunque noi guarda, guarda. 4998_5411_000128 aveva lasciato al solito la sera avanti le scarpe fuori dell'uscio perché la serva, le pulisse, come se gli avesse importato d'andarsene all'altro mondo con le scarpe pulite. 4998_5411_000129 andiamo a buttarci a mare tutti quanti: una carrozzata di disperati, sú sú, figliuoli, salite, salite. la vita è bella e non dobbiamo affliggerla con la nostra vista. 4998_5411_000130 il giovane principe, tutto dedito ora a quelle carrozze strepitose che fanno pazienza, puzzo ma anche fumo di dietro e scappano sole. 4998_5411_000131 pian, piano al solito. eh, e tu starai buono per non farle male, povero vecchio nero che ti ricordi ancora. l'hanno già chiusa nella cassa. ora la portano giú. 4998_5411_000132 solo il cocchiere, serio, serio, in serpe e si va piano, sempre di passo. ah, non c'è pericolo che tu sudi e ti strofinino al ritorno, né che il cocchiere ti dia mai una frustata o ti solleciti in qualche altro modo. 4998_5411_000133 sono agli estremi. no, resto, resto in piedi, tu scòstati. ma ma io non ho paura, protestò paroni. 4998_5411_000134 ci sono i discorsi. oggi vedrai che allegria, un discorso, due discorsi, tre discorsi. m'è capitato il caso d'una prima classe anche con cinque discorsi. 4998_5411_000135 e clementina. si fa alla finestra, monta su lo sgabelletto che sta lí apposta per lei e, senza parere, guarda alla finestra accanto e poi all'altra. appresso, guarda giú alla finestra del piano di sotto, poi a quella del piano di sopra. 4998_5411_000136 imbecille, imbecille. gliel'avrei pagato io il viaggio, io gliel'avrei pagato. quando uno non sa piú che farsi della propria vita, perdio. se non fa cosí, è un imbecille. 4998_5411_000137 un tanghero di cavalleggere abruzzese lo aveva sgroppato. non faceva che parlare e parlare. nero, col cuore ancor pieno di rimpianto per il suo vecchio amico. non poteva soffrirlo. 4998_5411_000138 dico: bada, fai strappar la bocca anche a me. ma questo è matto. dio dio, quest'è matto, davvero. ansa, rigna, annitrisce, fa ciambella, che cos'è. 4998_5411_000139 iddio, quattro bambini in mezzo alla strada e tua moglie niccolino, che fa niente, ride incinta di nuovo quattro e uno, cinque. 4998_5411_000140 meravigliato: idrofobia, no senti. replicò il ciunna puntando i piedi come un mulo quando ho detto: no, è no il bagno. io se mai me lo farò piú tardi. 4998_5411_000141 oh, non credere. fortuna che ne trasportiamo sempre una alla volta. roba da spedire, certo, ma che roba, non lo so. 4998_5411_000142 guarda che rallegrata è matto, è matto fa la rallegrata tirando un carro di prima classe nero. difatti, pareva impazzito davvero: ansava nitriva, scalpitava, fremeva tutto. 4998_5411_000143 lei scherza. la carrozza è pagata, può aspettar fino a sera senza no? no, ora concerto io la giornata. vede, ho con me la borsetta. andavo al bagno, venga con me. 4998_5411_000144 ora lauretta invece a clementina, quantunque minore d'età, ma se questa, per la disgrazia, è rimasta come una ragazzina di dieci anni. 4998_5411_000145 ma di bella presenza, dignitosi e pieni di gravità. oh, per gravità forse ne avevano anche troppa, che anch'essi comprendessero bene l'ufficio a cui erano addetti. 4998_5411_000146 casse, dico io che casse pesanti, fa lui casse piene di roba da spedire. 4998_5411_000147 e raccolse e nascose nel fazzoletto qualche cosa. il forestiere dolente mortificato, imbarazzato dal ribrezzo che non riusciva a dissimulare, rispose: 4998_5411_000148 ma quella è una cavalla, quella è una vacca, te lo dico io. e se sapessi come la va con passo di scuola. pare che si scotti gli zoccoli toccando terra. 4998_5411_000149 attorno a leopoldo paroni, presidente del circolo repubblicano di costanova, che urlava piú forte di tutti: imbecille, sí, sí, lo dico e lo sostengo: imbecille. 4998_5411_000150 scusi che è stato. domandò un nuovo venuto accostandosi, intronato da tutti quegli urli e un po perplesso, a un avventore che se ne stava discosto, appartato in un angolo in ombra. 4998_5411_000151 le stelle dal cielo non fanno altro che sbirciar costanova. e c'è chi dice che ridano, c'è chi dice che sospirino dal desiderio d'avere in sé ciascuna una città come costanova sa. 4998_5411_000152 l'imbrò, gli trattenne il braccio. non sia mai pagare e morire piú tardi che si può. no, avanti, insisté il ciunna, devo pagare. avanti, se mi trattengo, sia pure per poco, in questo paese di galantuomini, capirai. 4998_5411_000153 piú di tutto lo urtava quel tratto confidenziale. e poi la continua maldicenza sui compagni di stalla. dio, che lingua di venti non se ne salvava uno. questo era cosí, quello cosà. 4998_5411_000154 paroni, intentissimo finora al truce e strano discorso, con l'animo in subbuglio, nella tremenda aspettativa d'una qualche atroce violenza davanti a lui. si sentí d'un tratto sciogliere le membra e aprí la bocca a un sorriso squallido, vano. 4998_5411_000155 le palpebre lente. no, egli doveva zitto, zitto, saltare dalla vettura senza farla fermare, senza farsi scorgere dal vetturino. 4998_5411_000156 e ringrazierai il capostalla che lo protegge e gli dà doppia profenda. ci vuol fortuna a questo mondo, non sbruffare cominci fin d'adesso. 4998_5411_000157 stropicciò l'indice e il pollice d'una mano, a significare il perché della grandezza. dopo sette mesi dalle elezioni politiche a costanova, caro signore ribolle, ancora furioso come vede lo sdegno contro di lui. 4998_5411_000158 e come tra i rami la luna. facevan capolino in questi soliloquii un po tutti i suoi conoscenti che eran soliti di pigliarselo a godere per la comica stranezza del carattere e il modo di parlare. 4998_5411_000159 i vide con la rivoltella in pugno e subito anche dalla mia faccia. comprese che cosa stessi per fare. mi corse innanzi, m'afferrò per le braccia. mi scosse e mi gridò. 4998_5411_000160 se non se ne ha il dovere. perdio quando quattro bambini ti piangono per il pane e tu questo schifoso denaro lo hai tra le mani e lo stai contando. 4998_5411_000161 clementina scappa dalla finestra, scappa dalla stanza col cuore in tumulto. che sciocca. ma è uno sbaglio. certamente quel giovine là dev'esser miope. chi sa per chi l'avrà scambiata. 4998_5411_000162 coi pennacchi svolazzanti degli elmetti, gli corressero dietro, gridando e facendo cenni con le braccia perché si fermasse o andasse piú piano, ché gli volevano sonare la marcia funebre. 4998_5411_000163 ogni tanto si sogna di non esser castrone e vuol fare all'amore con quella cavalla, là tre poste a destra. la vedi con la testa di vecchia, bassa davanti e la pancia fin a terra. 4998_5411_000164 io qui sottoscritto mi pento. ah no, perdio, scrivi, sai, a questo solo patto ti risparmio la vita: o scrivi, o 4998_5411_000165 quest'obbligo dei pesci gli sovveniva adesso, perché fino a pochi giorni addietro s'era invece esortato cosí veleno, veleno, la meglio morte. una pilloletta e 4998_5411_000166 vuoi metterci armato di rivoltella, mettilo pure armato di rivoltella, tanto non pagherò la multa per porto d'arma abusivo. dunque, 4998_5411_000167 fu per me una rivelazione, perché devi sapere che una certa cassa lunga, lunga la trasportiamo anche noi. la introducono pian piano. 4998_5411_000168 ah, luca fazio, tu lo volevo dire, ma come tu qua, amico mio, sei tornato da roma. 4998_5411_000169 le paranze entravano a tutta vela virando, si mosse in fretta per arrivare in tempo al mercato del pesce. comprò, tra la ressa e le grida, le triglie ancora vive, guizzanti. ma dove metterle un panierino da pochi soldi? 4998_5411_000170 ma che dal modo con cui il buon vecchio, ritornato poco dopo, li aveva accarezzati al collo e sui fianchi, subito l'uno e l'altro avevano capito che ogni speranza era perduta e la loro sorte decisa. 4998_5411_000171 quello che ti detterò io. ora tu stai sotto, ma domani, quando saprai che mi sono ucciso, tu rialzerai la cresta- ti conosco, e al caffè urlerai che sono stato un imbecille anch'io. 4998_5411_000172 la luna, comparendo all'improvviso di sorpresa. pareva dicesse a un uomo d'altissima statura che in un'ora cosí insolita s'avventurava solo a quel bujo mal sicuro. 4998_5411_000173 cosí con questa differenza, però, che l'alberello, intanto, non ha occhi per vedersi, cuore per sentire, mente per pensare. 4998_5411_000174 oggi è festa e vogliamo ridere. io la sequestro, sono di nuovo scapolo, sa? mia moglie poverina piangeva notte e giorno. che hai, carina mia, che hai voglio mammà, voglio papà. 4998_5411_000175 a tutti. immenso ciunna si sentí infatti chiamare, appena smontato dalla vettura e si trovò tra le braccia d'un tal tino imbrò, suo giovane amico, che gli scoccò due sonori baci battendogli una mano su la spalla. 4998_5411_000176 attento, attento agli scalini. attraversarono una saletta, entrarono nello scrittojo appestato da un acre fumo stagnante di pipa. 4998_5411_000177 a principio, uno in fine, quando paroni fu a metà del vicolo, nella tenebra, e già cominciava a sospirare al barlume che arrivava fioco dall'altro fanaletto ancor remoto. 4998_5411_000178 prende uno strofinaccio e poi, con l'ajuto d'una seggiola, monta a gran fatica sul tavolino là in piedi, come per pulire con quello strofinaccio i vetri della finestra, cosí egli la vedrà bene. 4998_5411_000179 ma come? cosí t'uccidi? oh, luca, sei tanto imbecille. ma va, se vuoi far questo, ti pago io il viaggio. corri a costanova e ammazzami prima. leopoldo paroni. 4998_5411_000180 quale altra spiegazione migliore di questa di tutto quel gran male che, innocente, senz'alcuna sua colpa, le toccava soffrire per tutta tutta la vita, che è una sola e che lei doveva passar tutta tutta cosí? 4998_5411_000181 che è carica. ohé, luca carica. rispose frigido il fazio. hai detto che non hai paura. no, ma se dio liberi. 4998_5411_000182 disperata, spiegandoselo. cosí invece lei poteva anche considerare come un bene tutto il suo gran male, un bene sommo e glorioso. 4998_5411_000183 non contento che già tre volte gli avessero fatto correre il rischio di rompersi il collo, subito, appena colpita di paralisi, la vecchia principessa che 4998_5411_000184 quasi per prepararsi a buttar via con tutto il fiato che aveva in corpo, l'angoscia, la disperazione, la bile che aveva accumulato. 4998_5411_000185 ove una tosse profonda irrompeva, rugliando tra sibili. infine disse con voce cavernosa: i ha fatto aria accostandosi. scusi, lei non è di costanova, è vero? 4998_5411_000186 aveva loro promesso che, andando a baciar la mano con gli altri vecchi servi fidati alla principessa, relegata ormai per sempre in una poltrona, avrebbe interceduto per essi. 4998_5411_000187 dopo sessantadue anni di vita intemerata in prigione, non ci va da quindici giorni questi strambi soliloquii dialogati con accompagnamento di gesti vivacissimi. 4998_5411_000188 no, no, lí meglio a mare, le medaglie sul petto, il ciondolino al collo e patapúmfete. 4998_5411_000189 a che scopo? ella è una povera disgraziata che non potrebbe mai e poi mai prender sul serio la beffa crudele abboccare all'amo, lasciarsi lusingare. 4998_5411_000190 e quella luna cantava il vetturino monotonamente, mentre i cavalli stanchi trascinavano con pena la carrozza nera per lo stradone polveroso bianco di luna. 4998_5411_000191 poi tanto di pancia, signori, un garibaldino galleggiante cetaceo di nuova specie di sú ciunna che c'è in mare. 4998_5411_000192 col veleno intanto no, soggiungeva adesso troppi spasimi. l'uomo è vile, grida: ajuto e se mi salvano. 4998_5411_000193 ah, come dev'esser buffo fare all'amore con gli occhi invagati, seduta innanzi al tavolino presso la finestra clementina, cosí fantasticando non sa risolversi a metter mano al lavoro apparecchiato sul piano del tavolino. 4998_5411_000194 fofo che dall'altra parte del timone se ne stava a sentire. a questo punto domandò stupito: dentro la cassa la tua padrona nero. gli sparò un calcio di traverso. ma fofo era troppo assorto nella nuova rivelazione per aversene a male. 4998_5411_000195 era veramente un'irrisione atroce, quel bagno, lui in mutandine, accoccolato e sostenuto dal palo che se l'intendeva con. 4998_5411_000196 pulite. terzo, stupore innanzi all'armadio dal quale si recò per trarne l'abito che era solito indossare nelle gite, per risparmiar l'altro il cittadino un po piú nuovo o meno vecchio, e per chi lo risparmio adesso. 4998_5411_000197 prima di rispondere, costui levò dal pomo del bastoncino una delle mani ischeletrite nella quale teneva un fazzoletto appallottolato e se la portò alla bocca su i baffetti squallidi spioventi. 4998_5411_000198 perché se l'ha voluto, dio lo so sicuro che una ricompensa poi me la darà. del resto, le gambe tanto tanto non pajono sotto la veste. 4998_5411_000199 lo salutò con la mano. era in vena di salutare ogni cosa per l'ultima volta, ma senz'alcuna afflizione, come se con la gioja, che in quel momento provava, si sentisse compensato di tutto. 4998_5411_000200 ah sí, replicò il ciunna. vorresti anche il preavviso? ti piombano addosso quando meno te l'aspetti. non sento ragione, protestò. 4998_5411_000201 non scherzo, mazzarini, m'ha pagato il viaggio ed eccomi qua ora. io prima ammazzo te e poi m'ammazzo. 4998_5411_000202 dice che pulino è stato un imbecille, non perché si è impiccato, ma perché prima di impiccarsi non è andato a roma ad ammazzar guido mazzarini, già perché costanova, e conseguentemente l'universo, rifiatasse. 4998_5411_000203 rise anche dalla cassetta il vetturino. e allora l'imbrò: scemo, sei ancora lí, marche? t'ho detto: va a staccare. aspetta, disse allora il ciunna, cavando dalla tasca in petto il portafogli: pago avanti. 4998_5411_000204 di quella che or ora hai fatto tu. buona notte sua. 4998_5411_000205 mostrò cosí la faccia smunta gialla su cui era ricresciuta rada rada, qua e là, una barbettina da malato. con la bocca otturata combatté un pezzo sordamente con la propria gola. 4998_5411_000206 liberi scòstati. aspetta, m'ero chiuso in camera a roma per finirmi quando, con la rivoltella già puntata alla tempia, ecco che sento picchiare. 4998_5411_000207 non potendo per lungo, sotto l'orribile violenza di quella manaccia che schiacciava, s'erano ostinati a crescere di traverso: sbieche le gambe, il busto aggobbito, davanti e dietro, pur di crescere. 4998_5411_000208 guarda fuori, che guarda. c'è un giovine, un bel giovine biondo, coi capelli lunghi e la barbetta alla nazarena, seduto a una finestra della casa, dirimpetto coi gomiti appoggiati sul davanzale e la testa tra le mani. 4998_5411_000209 alzò gli occhi al cielo senza levare il mento dalla mano. poi guardò i colli neri e la valle di nuovo, come per vedere quanto ormai rimaneva per gli altri, poiché nulla piú era per lui. 4998_5411_000210 ai vongoli e glo, glo, glo, glo. un vinetto lasci fare, ci penso. io regalo dei parenti di mia moglie buon'anima. me ne resta ancora un barilotto, sentirà. 4998_5411_000211 la carrozza ora scendeva stentatamente per lo stradone polveroso, piú che mai ripido. salivano e scendevano lunghe file di carretti. non aveva mai fatto caso al caratteristico abbrigliamento dei muli che tiravano quei carretti. lo notò adesso. 4998_5411_000212 tra breve. non avrebbe veduto, non avrebbe udito piú nulla. s'era forse fermato il tempo? come mai non sentiva ancora nessun accenno di dolore? non muojo. 4998_5411_000213 paroni, accese un sudicio lumetto bianco a petrolio su la scrivania ingombra di carte e si volse premuroso al fazio. ma lo trovò con gli occhi schizzanti dalle orbite. 4998_5411_000214 eh, allora l'aspetto qua con la carrozza e ci saluteremo. faccia presto, prestissimo, prestissimo, addio tinino, e s'avviò. 4998_5411_000215 quando fu alla punta della scogliera, cascò a sedere, si levò il cappello, serrò gli occhi, la bocca e gonfiò le gote. 4998_5411_000216 lui allora si guardava dietro nel bujo, lungo del viale, interrotto qua e là da tante fantasime di luna. chi sa qualcuno? 4998_5411_000217 pompa funebre. sai che vuol dire. vuol dire tirare un carro nero di forma curiosa, alto con quattro colonnini che reggono il cielo. 4998_5411_000218 eppure certe saponate, amico mio, già perché è di bocca fresca, deve ancor pareggiare i cantoni figúrati invano. nero dimostrava in tutti i modi a quel fofo di non volergli dare ascolto. fofo, imperversava sempre piú. 4998_5411_000219 col capitano siamo peggio che fratelli: è un giovanotto di trent'anni, pieno di barba e di virtú, con certe bottiglie di gin che non vi dico. 4998_5411_000220 ansava sbuffava, scrollava il capo per levarsi dal naso un certo fastidio, che non sapeva se gli venisse dal sudore, dalle lacrime o dalla spruzzaglia delle ondate che si cacciavano tra gli scogli. 4998_5411_000221 non per altro per averli testimonii della viltà, dell'infamia dell'avversario. ma s'accorse che l'appostato, avendo udito, certamente nel silenzio, il rumore dei passi fin dal suo entrare nel vicolo, gli si faceva incontro. 4998_5411_000222 e là là, guardami là, quel bel truttrú calabrese come crolla con grazia le orecchie di porco. e che bel ciuffo e che bella barbozza brioso, anche lui, non ti pare? 4998_5411_000223 non sbruffò perché era un cavallo bene educato, ma non voleva dar confidenza a quel fofo. veniva da una scuderia principesca, lui, dove uno si poteva specchiare nei muri. 4998_5411_000224 vuoto, vertigine. il petto, il ventre gli s'aprivano squarciati. sentí mancarsi il fiato e sporse il capo dal finestrino. ora muojo. 4998_5411_000225 pare di gran conto perché la spedizione avviene con molta pompa e molto accompagnamento. a un certo punto- di solito non sempre- ci fermiamo davanti a un fabbricato maestoso. 4998_5411_000226 troppa fatica impiccarsi. c'è la rivoltella, caro signore morte piú spiccia. bene sente che dice: paroni. 4998_5411_000227 chiuso. poco dopo, nel camerino dei bagni, si lasciò cadere su una seggiola e appoggiò la testa cascante alla parete di tavole, con tutte le membra abbandonate e impressa sul volto una sofferenza quasi rabbiosa. 4998_5411_000228 di lí, giú di lí, per carità. incrocia le mani sul petto, si prende il capo tra le mani e grida: ora, grida, clementina. scende dal tavolino quanto piú presto può, sgomenta, anzi atterrita. 4998_5411_000229 facciano come fofo. quella mattina, alle bestemmie del capostalla s'era figurato gualdrappe, fiocchi e pennacchi tir'a quattro. era proprio di prima classe. hai visto, te lo dicevo io. 4998_5411_000230 un giorno forse te lo dirò. oh, vetturino su il mantice, non voglio esser veduto. 4998_5411_000231 perché la sala da pranzo s'era riempita d'una ventina d'amici del ciunna e dell'imbrò, e gli altri avventori della trattoria si erano messi a desinare insieme, formando cosí una gran tavolata allegra, prima, poi a mano a mano piú rumorosa. 4998_5411_000232 vide alla sua destra sbucar da un carrubo una contadina con tre ragazzi. contemplò un tratto il grande albero nano e pensò: è come la chioccia che tien sotto i suoi pulcini. 4998_5411_000233 tutto adorno di balze e paramenti e dorature, insomma un bel carrozzone di lusso, ma roba sprecata. non credere tutta roba sprecata, perché dentro vedrai che non ci sale mai nessuno. 4998_5411_000234 minacciò l'imbrò acceso in volto, tirandosi con un braccio il ciunna sul petto e ghermendo con l'altra mano un fiasco vuoto. il ciunna, non meno acceso, si lasciò attirare, sorrise, non replicò, beato, come un bambino di quella protezione. 4998_5411_000235 erano arrivati alla casa paroni trasse di tasca la chiave, aprí la porta, accese un fiammifero e prese a salir la breve scaletta erta, seguito da luca fazio. 4998_5411_000236 l'ampia vallata sottoposta era allagata da un fresco e lieve chiarore lunare. gli alti colli di fronte sorgevano neri e si disegnavano nettamente nel cielo opalino. 4998_5411_000237 ciunna, come se, conoscendolo da tanti anni, sapessero perché egli a quell'ora passeggiava cosí: solo per il pauroso viale. 4998_5411_000238 l'abito. ed ecco qua ora sta a lavarsi la faccia e ora si fa davanti allo specchio, al solito per annodarsi con cura la cravatta. 4998_5411_000239 il fazzoletto, premuto forte con ambo le mani su la bocca. la tosse lo aveva riassalito terribile a quel puzzo di tabacco. oh dio, stai proprio male luca. 4998_5411_000240 nessuno, come t'ho detto, ardisce montarci sopra e tutti, appena lo vedono fermo davanti a una casa, restano a mirarlo con certi visi lunghi, spauriti e certi, gli vengono attorno coi ceri accesi. 4998_5411_000241 passò una mano sulla fronte: ah, era già bagnata d'un sudor gelido. il terrore della morte, alla sensazione di quel gelo, lo vinse. tremò tutto sotto l'enorme nera, orrida imminenza irreparabile. 4998_5411_000242 eh, ne avrai di molte tu oggi, te lo dico io. ma che fai, sei matto, non allungare il collo. cosí bravo, cocco, nuoti, giochi alla morra, sta fermo. ah sí, pigliati. 4998_5411_000243 dio, eh dio, era chiaro, aveva voluto cosí per un suo fine segreto. bisognava far finta di crederci, per carità, ché altrimenti clementina si sarebbe disperata. 4998_5411_000244 questa vettura è a sua disposizione. sí, l'ho presa a nolo benone. dunque, vetturino va a staccare, caro ciunna. 4998_5411_000245 ferma, borbottò con la lingua grossa e immaginò senza scomporsi che scendeva dalla vettura e si metteva a errare per i campi nella notte, senza direzione. 4998_5411_000246 matto. difatti, la sera lauretta glielo conferma. messa in curiosità dalle domande di clementina, ella ha domandato notizie di quel giovine e le hanno detto ch'egli è impazzito da circa un anno per la morte della fidanzata che abitava lí. 4998_5411_000247 alla moglie povera vecchia, o al figliuolo o a qualche amico- no, al largo gli amici, chi lo aveva ajutato? 4998_5411_000248 vieni anche tu, sali, ti do viaggio gratis. nella borgata marina il ciunna era noto a tutti. 4998_5411_000249 scrivi. gl'indicò la scrivania con la rivoltella, anzi, quasi lo prese e lo condusse a seder lí per mezzo dell'arma puntata contro il petto. che che vuoi che scriva? balbettò, paroni annichilito. 4998_5411_000250 il giorno appresso da capo, egli è là nello stesso atteggiamento, coi gomiti sul davanzale e il bel capo biondo tra le mani, e la guarda. la guarda come il giorno avanti, con quella strana intensità nello sguardo. 4998_5411_000251 aspettare che la vettura s'allontanasse un po per l'erto stradone e poi cacciarsi nella campagna e correre, correre fino al mare. là in fondo intanto non si moveva. 4998_5411_000252 palma. restò il veleno lí in tasca. il veleno dimenticato. strizzò gli occhi, se lo cacciò in bocca, inghiottí rapidamente. ricacciò la mano in tasca, ne trasse altri pezzetti, li inghiottí. 4998_5411_000253 clementina non può piú rimanere lí presso la finestra. scende dalla sedia tutta in sussulto e, come una bestiolina insidiata, va a spiare dalla finestra della camera accanto dietro le tendine abbassate. 4998_5411_000254 poteva farlo e non l'ha fatto. non l'ha fatto perché ha avuto schifo e pietà di me e della mia paura. gli è bastato che gli dichiarassi che il vero imbecille sono io. 4998_5411_000255 storpii o ciechi che dalla borgata marina salivano alla città sul colle o da questa scendevano a quella per un soldo o un tozzo di pane promessi per quel tal giorno. 4998_5411_000256 un piccolo assaggio dell'elemento. mormorò. sentí picchiare alle tavole del camerino accanto e la voce dell'imbrò: ci siamo, io sono già in maglia, tinino dalle belle gambe. 4998_5411_000257 solo quel fofo era sicuro, sicurissimo d'aver capito bene ogni cosa bestia, volgare e presuntuosa: brocco di reggimento scartato dopo tre anni di servizio perché, a suo dire, 4998_5411_000258 a mezzogiorno, saran piú di tre ore. non terminò la frase. volse in giro uno sguardo come per salutar le cose che lasciava per sempre. 4998_5411_000259 ciunna, che hanno fame come i tuoi nipotini in terra, come gli uccellini in cielo. avrebbe fissato la vettura per il domani alle sette del mattino, col frescolino in via. 4998_5411_000260 per soldi. sposò un tisico sapendo ch'era tisico. ora lei sta cosí grossa e grassa in campagna come una badessa, mentre i poveri figliuoli a uno a uno. 4998_5411_000261 egli si è tratto dal davanzale, non guarda piú fuori, sta ora in un atteggiamento sospeso e accorato ed ecco si volta di tratto in tratto a guardare verso la finestra di lei per vedere se ella vi sia ritornata. 4998_5411_000262 che spettacolo nero. con gli occhi e la lingua fuori, le dita raggricchiate. ah, povero lulú. ma che c'entrava mazzarini? 4998_5411_000263 bastone imboccò la via di contro al caffè. poi voltò a destra, al primo vicolo in fondo al quale era la sua casa. due fanaletti piagnucolosi affogati nella nebbia stenebravano a mala pena quel lercio budello. 4998_5411_000264 entro il nostro carro dalla parte di dietro e mentre si fa quest'operazione, la gente attorno si scopre il capo e sta a mirare sbigottita. 4998_5411_000265 che nei tiri a quattro lo attaccava sempre al timone e mai alla bilancia. che cane, perché tu intendi bene. questi due qua davanti a noi sono per comparsa che tirano. non tirano un corno, tiriamo noi. 4998_5411_000266 imbecille gliel'avrebbe pagato lui il viaggio. dice con permesso, caro signore. s'alzò di scatto, si strinse da sotto con ambo le mani lo scialle attorno al volto fino alla visiera del berretto e cosí imbacuccato, 4998_5411_000267 roba da impazzire. tre ore di fermo con tutte queste galanterie addosso che ti levano il respiro, le gambe impastojate, la coda imprigionata, le orecchie tra due fori allegro con le mosche che ti mangiano sotto la coda. 4998_5411_000268 e clementina ora pensa a questo futuro marito di lauretta. chi sarà? come si conosceranno per via? forse egli la guarderà, la seguirà, poi qualche sera la fermerà. e che si diranno? 4998_5411_000269 vediamo un po. disse alla fine, dopo lo sbuffo, riaprendo gli occhi. il sole tramontava il mare d'un verde vitreo. presso la riva s'indorava intensamente in tutta la vastità tremula. 4998_5411_000270 e dovremmo servire a qualche cosa. stanco di penare, il povero pulino, oggi si è impiccato all'ànsola del lume in cucina. eh, ma cosí? no, non mi piace. 4998_5411_000271 dito: costanova è un gran paese, disse poi l'universo tutto quanto gràvita attorno a. 4998_5411_000272 piano, piano, piano, dove devi arrivare, arrivi sempre a tempo. e quel carro- lí io l'ho capito bene- dev'essere per gli uomini oggetto di particolare venerazione. 4998_5411_000273 dietro, cosí a gambe levate non potevano. grazie tante, addio, amici, ne faccio a meno volentieri. i basta questo strepito dei vetri della carrozza e quest'allegria qua dei. 4998_5411_000274 per te, niccolino. seguitava infatti il ciunna, rivolgendosi mentalmente al figliuolo. per te ho rubato, ma non credere che ne sia pentito. 4998_5411_000275 ah, ah, vorresti accompagnarmi? sarebbe curiosa? no, no, grazie, tinino, mio grazie, vado solo da me. ho bevuto, ho mangiato e ora, addio, eh. 4998_5411_000276 un lontano abbajare e pensò che quel cane abbajasse a lui, errante, laggiú, laggiú, per la valle ferma. ripeté poco dopo, quasi senza voce, riabbassando su gli occhi le palpebre lente. 4998_5411_000277 credette di discernere. laggiú, in fondo, proprio innanzi alla sua casa, qualcuno appostato si sentí rimescolar tutto il sangue e si fermò. chi poteva essere lí a? 4998_5411_000278 tanto che, se lei permette, guardi domani. ciunna se ne scenderà in carrozza. giú alla marina con le due medaglie del sessanta sul petto. 4998_5411_000279 dove la metto. pensò di metterla sul guanciale del letto, proprio nel posto in cui aveva posato la testa per l'ultima volta. qua la vedranno meglio. sapeva che la moglie e la serva non entravano mai prima di mezzogiorno a rifar la camera. 4998_5411_000280 qua clementina, tutt'a un tratto aveva fatto il groppo là a poco piú d'un metro da terra. i medici, eh subito, con la loro scienza, avevano compreso che non sarebbe cresciuta piú. 4998_5411_000281 c'è pericolo, mi rúbino finanche le suole delle scarpe. appena alzo il piede per camminare. ecco il mio vecchio maestro alfin, ti riconosco, paghi, paghi e andiamo via. 4998_5411_000282 sarebbero stati venduti e difatti, nero non comprendeva ancora dove fosse capitato. male, proprio male, no. 4998_5411_000283 io no. chi è? clementina glielo descrive minutamente e lauretta allora le dichiara di non saperne nulla, di non averlo mai incontrato, mai veduto, né da vicino né da lontano. 4998_5411_000284 l'imbrò fece una smusata e pensò: e gli anni, gli anni, pare impossibile che ciunna, in fin dei conti, che avrà bevuto il ciunna? si voltò e, alzando e agitando un dito all'altezza degli occhi che ammiccavano furbescamente, gli disse: 4998_5411_000285 dio mio, dio mio, disse alla fine, improvvisamente smarrito e si strinse forte la fronte con una mano. ma poi pensò che giú, la carrozza aspettava e uscí a precipizio. 4998_5411_000286 si levarono di tavola. ch'erano circa le quattro, il vetturino s'affacciò alla porta della trattoria. debbo attaccare se non te ne vai. 4998_5411_000287 per fargli dispetto. sai dove siamo? noi siamo in un ufficio di spedizione. ce n'è di tante specie, questo è detto delle pompe funebri. 4998_5411_000288 non credo a niente, eppure non t'ammazzo. né credo d'essere un imbecille. se non t'ammazzo, ho pietà di te della tua buffoneria ecco. 4998_5411_000289 c'era uno, senza dubbio ed evidentemente appostato lí, proprio innanzi alla porta di casa sua. dunque per lui, non per rubare. certo, tutti sapevano ch'egli era povero come cincinnato. 4998_5411_000290 tutto aggruppato con uno scialle di lana su le spalle e un berretto da viaggio in capo, dalla larga visiera che gli tagliava con l'ombra metà del volto. 4998_5411_000291 cosí tutto storpio com'è e darà in autunno i suoi frutti, mentre una povera sbiobbina là via era una cosa riuscita male e che non si poteva rimediare in alcun modo. 4998_5411_000292 ma li vedo troppo incerti e sbigottiti e dalla lunga consuetudine che ormai ho con essi ho ricavato questa esperienza che tante cose fanno gli uomini, caro mio, senza punto sapere perché le facciano. 4998_5411_000293 grazie, tino mio. disse il ciunna, intenerito dalla festosa accoglienza dell'allegro giovinotto. guarda, ho davvero un affare molto urgente da sbrigare, poi bisogna che torni su. 4998_5411_000294 come fosse una burla, uno scherzo. compatibile, sí e no, per un minuto solo e poi basta. poi dritta sú, svelta, agile, alta e via tutta quella oppressione, ma che sempre cosí. 4998_5411_000295 lo guarda tutta tremante, con gli occhi sbarrati, egli le tende le braccia, le invia baci. e allora, è matto, pensa clementina, stringendosi, storcendosi le mani. oh dio, è matto, è matto. 4998_5411_000296 la tua dignità la salvi meglio, caro mio, guardando la carta su cui scrivi, anziché quest'arma che ti sta sopra. hai scritto: firma. adesso. si fece porgere la carta, la lesse attentamente, disse: 4998_5411_000297 non ne prova invidia, però sí un timor vago e come un intenerimento angoscioso di pietà per sé lauretta. un giorno o l'altro si lancerà in quel mondo fatto per lei. e come resterà allora la povera clementina? 4998_5411_000298 un'oretta per scendere alla marina e alle otto e mezzo, addio ciunna. intanto, proseguendo per il viale, formulava la lettera da lasciare a chi indirizzarla. 4998_5411_000299 plumf si provò a fare con la lingua torpida. a un tratto un guizzo nel cervello lo fece sobbalzare e con la mano destra convulsa cominciò a grattarsi celermente la fronte. la lettera, la lettera. 4998_5411_000300 benedetta. prolífica figliuolo mio. prolífica pòpola di piccoli ciunna il paese, visto che la miseria non ti concede altra soddisfazione. prolífica figliuolo. 4998_5411_000301 leopoldo paroni, nell'atteggiamento, che gli era abituale, di sdegnosa, accigliata fierezza, sollevò di traverso il capo e cosí, col pizzo all'aria, attraversò la piazza facendo il mulinello col bastone. 4998_5411_000302 sí, ma io ti vedo. e come se veramente si vedesse scoperto, l'uomo si fermava e, spalmando le manacce sul petto, esclamava con intensa esasperazione: 4998_5411_000303 eh via, esclamò quello, trascinando il ciunna per un braccio troverà tutto l'occorrente. alla rotonda il ciunna si sottomise alla vivace, affettuosa tirannía del giovanotto. 4998_5411_000304 egli avrà potuto avere cosí da lontano l'illusione di veder lauretta al lavoro quella sera stessa? ne domanda alla sorella: ma questa casca dalle nuvole. che giovine sta lí dirimpetto, non te ne sei accorta? 4998_5411_000305 svegliato la mattina dopo dalla serva alle sette in punto, si stupí d'aver dormito saporitamente tutta la notte. c'è già la carrozza. 4998_5411_000306 chi scrive una lettera, se non gli vien bene, la strappa e la rifà da capo. ma una vita non si può mica rifar da capo. a strapparla una volta, la vita, e poi dio non vuole. 4998_5411_000307 chi è il vecchio cameriere? tentennò il capo amaramente, si picchiò il petto con un dito e rispose sospirando anche lui: eh, poco piú potrà tirare tutti di famiglia. 4998_5411_000308 e intanto non trovava la forza di riscuotersi, di muovere un dito, aveva le membra come di piombo e una tetra gravezza al capo. 4998_5411_000309 sta bene, me la troveranno addosso domani. la piegò in quattro e se la mise in tasca, consolati leopoldo, col pensiero ch'io vado a fare adesso una cosa un tantino piú difficile. 4998_5411_000310 prese come con due dita, signor ispettore. ah sí, bravo, ciunna. prese come un pizzico di rapé. 4998_5411_000311 poco dopo, però, l'imbrò, rientrando nel recinto e volgendo in giro lo sguardo, non ve lo ritrovò, piú già risalito e si avviava, per accertarsene, verso la scaletta del camerino. 4998_5411_000312 perché, guaj, se passando ci allunghi le labbra, basta. me ne stavo lí fermo, allorché mi s'accostò un povero, mio antico compagno di servizio al reggimento ridotto assai male. 4998_5411_000313 pare voglia dire: non mi deridete via, perché vedete, ne sorrido io per la prima. sono fatta cosí. non mi son fatta da me, dio l'ha voluto e dunque non ve n'affliggete neppure, come non me n'affliggo io. 4998_5411_000314 no, sono di passaggio, siamo tutti di passaggio, caro signore, e aprí la bocca cosí dicendo e scoprí i denti in un ghigno frigido, muto. 4998_5411_000315 gambe. il ciunna sorse in piedi. ecco mi svesto. cominciò a svestirsi. nel trarre dal taschino del panciotto l'orologio per nasconderlo prudentemente dentro una scarpa, volle guardar l'ora: erano circa le nove e mezzo- e pensò: 4998_5411_000316 sí, clementina, non è brutta di faccia, somiglia veramente un po alla sorella, ma il corpo forse chi sa, vedendola seduta lí davanti al tavolino col cuscino sotto. 4998_5411_000317 addio rosa di che torno prima di sera traversando in carrozza di trotto il paese. quella bestia del vetturino aveva messo le sonagliere ai cavalli, come per una festa in campagna. 4998_5411_000318 bagnato tutto il lastricato della piazza e attorno a ogni fanale, sbadigliava un alone appena fuori della porta del caffè. tutti si tirarono su il bavero del pastrano e ciascuno, salutando, s'avviò per la sua strada. 4998_5411_000319 la cassa è tratta dal carro. tutti di nuovo si scoprono il capo e quelli segnano sulla cassa il lasciapassare. dove vada tutta questa roba preziosa che noi spediamo. questo vedi. 4998_5411_000320 se lauretta fosse in casa, lei penserebbe che quel giovine- ma lauretta- non è mai in casa di giorno. forse alla finestra del quartierino accanto sarà affacciata qualche bella ragazza con cui quel giovine fa all'amore, ma si direbbe proprio che egli guarda qua. 4998_5411_000321 i famigli non riuscivano ancora a tener fermo. nero il cocchiere s'era levato in piedi e tirava furiosamente le briglie invano. nero seguitava a zampare, a nitrire, friggeva con la testa volta verso il portone del palazzo. 4998_5411_000322 e il vecchio cameriere, accorse al crocchio degli urloni che, pagata la consumazione, si disponevano a uscire dal caffè. con leopoldo paroni, in testa serataccia umida di novembre, la nebbia s'affettava. 4998_5411_000323 ti vedo da lontano e mi sembri cosí piccolo e miserabile. ma la tua buffoneria la voglio patentare. come fece paroni con una mano a campana, non avendo udito l'ultima parola nell'intronamento in cui era caduto. 4998_5411_000324 ma lauretta l'ha rassicurata, le ha giurato che non l'abbandonerà mai, anche se le avverrà di prender marito. 4998_5411_000325 da che dipendono le sorti dell'universo dal partito repubblicano di costanova, il quale non può aver bene in nessun modo. tra mazzarini da un lato e l'ex-sindaco cappadona dall'altro. che fa il re? 4998_5411_000326 appena fuori della borgata cominciò l'erta penosa. i due cavalli tiravano la carrozza chiusa accompagnando con un moto della testa china. ogni passo allungato a stento e i sonagli ciondolanti pareva misurassero la lentezza e la pena. 4998_5411_000327 a roma. a roma, apro. sai chi mi vedo davanti? guido mazzarini, lui a casa tua. luca fazio fece di sí piú volte col capo, poi seguitò. 4998_5411_000328 via pigli ombra facilmente, perché vedrai che tra poco i ceri accesi te li metteranno proprio sotto il naso. piano, uh, piano che ti piglia. vedi una prima strappata t'ha fatto male. 4998_5411_000329 povero corbino, chi sa dov'era andato a finire dopo tant'anni d'onorato servizio. il buon giuseppe il vecchio cocchiere. 4998_5411_000330 non hai paura, aspetta, sghignò. luca fazio lo dici troppo presto. a roma, vedendomi cosí agli estremi, mi mangiai tutto. serbai solo poche lire per comperarmi questa rivoltella. 4998_5411_000331 notte e s'era procurato, per mezzo dell'inserviente dell'istituto chimico, alcuni pezzetti cristallini d'anidride arseniosa. con quei pezzetti in tasca era anzi andato a confessarsi. morire sta bene, ma in grazia di dio. 4998_5411_000332 insomma tutto, come se lui stesso in fondo non credesse ancora che tra poco si sarebbe ucciso il sonno, le scarpe. 4998_5411_000333 per carità, luca, che fai? ti sono stato sempre amico. prese a scongiurar paroni storcendosi per scansar la bocca della rivoltella. guizzava veramente negli occhi di fazio la folle tentazione di premere il grilletto. 4998_5411_000334 zitto, zitto. duemila e settecento lire. duemila e settecento lire sottratte alla cassa del magazzino generale dei tabacchi. dunque, reo ssss di peculato. 4998_5411_000335 ora invece si ritrovava con gli occhi sbarrati nel bujo della vettura, fissi sul vetro dirimpetto che strepitava continuamente. gli pareva che fosse or ora uscito inavvertitamente da un sogno. 4998_5411_000336 e dunque, oh, ecco, gli ripete il cenno di jeri: la saluta con la mano, china il capo piú volte, come per dire a te, sí, a te, e si nasconde il volto con le mani dolorosamente. 4998_5411_000337 che mi veniva di sparar calci caro mio a dritta e a manca e poi di mettermi a rotolar per terra come un matto. forse oggi sarà lo stesso. 4998_5411_000338 il nostro è un servizio piano, non si nega, ma vuole compostezza e solennità. niente sbruffi, niente beccheggio. è già troppo che ti concedano di dondolar la coda appena appena. 4998_5411_000339 perché il carro che noi tiriamo, torno a dirtelo, è molto rispettato. vedrai che tutti, come ci vedono passare, si levano il cappello. sai come ho capito che si debba trattare di spedizione? l'ho capito da questo. 4998_5411_000340 domani sarebbe arrivato l'ispettore ciunna. qui mancano duemila e settecento lire. sissignore, me le son prese io, signor ispettore. 4998_5411_000341 erano quei due mori che fofo aveva qualificato cavallo da medico, e truttrú calabrese, codesto calabresaccio ce l'hai davanti, tu, per fortuna, sentirai caro, t'accorgerai che di porco non ha soltanto le orecchie. 4998_5411_000342 che non crescono forse cosí del resto, anche certi alberelli, tutti a nodi e a sproni e a giunture storpie, cosí. 4998_5411_000343 e il fiero repubblicano si voltò a guardare indietro, perplesso, se non gli convenisse ritornare al caffè o correre a raggiungere gli amici da cui si era separato. 4998_5411_000344 luca fazio è venuto a trovarmi armato di rivoltella, hai scritto e mi ha detto che conseguentemente anche lui, per non esser chiamato imbecille da mazzarini o da qualche altro. 4998_5411_000345 per dir la verità, non aveva chiesto ajuto a nessuno, ma perché sapeva in precedenza che nessuno avrebbe avuto pietà di lui. e la prova eccola qua. 4998_5411_000346 non si capiva niente. una ventina di energumeni urlavano nel caffè con le braccia levate. qualcuno era anche montato sulla sedia. 4998_5411_000347 guardati richiamarono lo spirito del ciunna, ancora tra annebbiato dai vapori del vino e abbagliato dallo splendore del tramonto sul mare. a poco a poco, col crescere dell'ombra, aveva chiuso gli occhi, quasi per lusingar se stesso che poteva dormire. 4998_5411_000348 lavora da modista in una bottega, va ogni mattina alle otto, rincasa la sera alle sette. fra loro, le due sorelle si son fatte da mamma a vicenda: clementina prima a lauretta. 4998_5411_000349 il cielo era tutto in fiamme e limpidissima l'aria, nella viva luce, su tutto quel tremolío d'acque incendiate. io là domandò il ciunna poco dopo, guardando il mare oltre gli ultimi scogli, per duemila e settecento lire. 4998_5411_000350 là dove l'ombra era piú fitta. eccolo ora. si scorgeva bene, era imbacuccato. paroni riuscí a stento a vincere il tremore e la tentazione di darsela a gambe. 4998_5411_000351 ah no, signor ispettore, la farò piangere io con me. e se lei, signor ispettore, ha il cuore duro come questo scoglio qua, ebbene, mi mandi pure davanti ai giudici. voglio vedere se avranno cuore loro da condannarmi. 4998_5411_000352 gran gala. hai visto il cocchiere come s'è parato anche lui. e ci sono anche i famigli, i torcieri di. tu sei sitoso? non capisco. 4998_5411_000353 dio solo sa quanto peni clementina a farle andare quelle gambe, e tuttavia sorride. la pena è anche accresciuta dallo studio ch'ella pone a non barellare tanto per non dar troppo nell'occhio alla gente. 4998_5411_000354 gambe tossí. gridò forte: chi è là? paroni chiamò una voce cavernosa. un'improvvisa gioja invase e sollevò paroni nel riconoscere quella voce. 4998_5411_000355 passare inosservata. non potrebbe, sbiobbina è, ma via andando cosí con una certa lestezza, e poi modesta, e poi sorridendo. 4998_5411_000356 tu non mi conosci. poi si diresse verso il piú lungo braccio del porto, quello di ponente, ancora senza banchina, tutto di scogli rammontati l'uno su l'altro, fra i quali il mare si cacciava con cupi tonfi seguiti da profondi risucchi. 4998_5411_000357 nero dubitava. gli pareva che tutti quanti, anzi, stessero di continuo a pensarci senza tuttavia venirne a capo. quel dondolío lento di code prolisse, quel raspare di zoccoli di tratto in tratto. certo, erano di cavalli. 4998_5411_000358 la proposta fu accolta da un turbine d'applausi. verso le sei scioltasi la compagnia. dopo la visita al vapore, il ciunna disse all'imbrò: caro tinino, è tempo di far via. non so come ringraziarti. 4998_5411_000359 e si contorse nella vettura, addentando un cuscino per soffocar l'urlo del primo spasimo tagliente alle viscere. silenzio, una voce, chi cantava? 6348_5411_000000 ma allora scappò sú dal cuore a carlino tito. a questa esclamazione non seppe piú frenarsi e uscí dalla stanza, scrollandosi furiosamente con le braccia per aria e gridando: ma che allora? che allora? che allora? 6348_5411_000001 tutti gli abitanti, tranne quel pugno di buffoni, capitanati dal repubblicano leopoldo paroni, eran per lui piú sudditi che elettori. aveva una scuderia magnifica, una muta di cani preziosa, amava le donne, amava la caccia. e dunque chi piú vittorio emanuele di lui? 6348_5411_000002 ma tirata, strappata di qua e di là, dispettosamente, in quella finzione di libertà che volevano darsi. sapevano che la catena, pur tirata e strappata, cosí non poteva e non doveva spezzarsi, ma lo facevano apposta per farsi piú male quanto piú male potevano. 6348_5411_000003 a un certo punto il cappadona, che lo guardava fieramente, scattò in piedi serrando le pugna. scusi, disse: non si potrebbero almeno accostare un tantino queste finestre? due, tre fischi partirono in quel momento dalla folla raccolta nella piazza sottostante. 6348_5411_000004 pochi giorni dopo, com'era da aspettarsi, arrivò a entrambi la risposta di melina: poche righe quasi indecifrabili che, impedendo la commozione per il modo ridicolo con cui l'ambascia e la disperazione erano espresse, produssero uno strano effetto di rabbia negli animi dei due giovani. 6348_5411_000005 invano, alzando le mani gli aveva fatto cenno di calmarsi. invano lo aveva ammonito di non esagerare, di non eccedere. non esagereremo, no, gli aveva risposto dentro il demonio. 6348_5411_000006 ed erano venuti in abito lungo e cappello a stajo, palí aveva cercato di dissuaderli, dimostrando loro che non si doveva in nessun modo. non c'era riuscito e alla fine era venuto anche lui coi miseri panni giornalieri, però in segno di protesta. 6348_5411_000007 che aveva perciò quasi un diritto naturale a professarne la somiglianza. eh ma allora qualunque mascalzone, purché avesse il naso un po in sú e un po di crescenza nei peli della faccia, poteva figurare da ittorio manuele se non si doveva tener conto del colore del pelo, del colore degli occhi. 6348_5411_000008 e a cui dovevano ormai abituarsi, come tanti altri. e negli occhi chiari, quasi infantili, di tito morena, lo sguardo avrebbe voluto avere una durezza di gelo. 6348_5411_000009 il rimorso condiviso sarebbe stato minore. ebbene, gli avevano fatto questo tradimento e tanto piú ne era arrabbiato, quanto piú vedeva che la vendetta che istintivamente si sentiva spinto a trarne lo rendeva, contro il suo stesso sentimento, crudele. 6348_5411_000010 e allora, giudiziosamente, come sempre, avevano disposto che ella non coabitasse con loro. le avevano preso in affitto due stanzette modeste in un quartiere lontano, fuori di porta, e lí andavano a trovarla. 6348_5411_000011 e prima d'andare in chiesa, tirati per mano, si voltano poveri piccini ad allungargli certi sguardi cosí densi di perplessa angoscia e di doglioso rimprovero che il mio amico signor daniele catellani, si metterebbe a urlare chi sa quali imprecazioni. se invece 6348_5411_000012 perché l'ho detto prima a te e non a tito? non lo so, il cuore mi ha suggerito cosí è anche lui tanto buono. tito, parlagliene tu come credi, quando credi. io sono qua, in mano vostra. non dirò piú nulla, farò come voi vorrete. 6348_5411_000013 s'intese il fischio del treno. campana ordinò allora il capostazione che s'era avvicinato a ossequiare il cavalier cappadona. ed ecco il treno sbuffante, maestoso. 6348_5411_000014 era indignato non tanto per lo scioglimento del consiglio. glien'importava un fico ico, un fico secco. ecco a lui, se non era piú consigliere. 6348_5411_000015 ma scusa, ma scusa, ma scusa. e perché non vuoi tu restare ai patti? che cosa chiede lei, alla fine, che tu non possa accordarle? se non ci fa nessun carico del figliuolo, se lo terrà per sé. ma senti, ma ascolta. 6348_5411_000016 timidezza. nillí, cresciuto in campagna, era bruno, robusto, sanguigno e vivacissimo. l'amore di quel piccolino per nillí aveva qualcosa di morboso e inteneriva assai la moglie del colonnello. 6348_5411_000017 il cavalier decenzio cappadona s'era allontanato, fosco e col frustino si sfogava contro la innocente ruchetta bianca e il crespignolo dai fiori gialli che crescevano di tra le crepe dell'antica spalletta che impedisce l'ingresso alla stazione. 6348_5411_000018 che la mattina dopo, anziché aiutata, vedeva insidiata e ostacolata la sua puntualità da quei pensieri della notte. e cresciuto enormemente lo stento di tenersi stretto a quell'odiosa sua qualità di giudice istruttore. 6348_5411_000019 l'avvocato ascoltò prima l'uno e poi l'altro, senza dire all'uno che l'altro era venuto poc'anzi a dirgli le stessissime cose e a fargli la stessissima proposta, che cioè il ragazzo, suo o non suo, fosse lasciato interamente a suo carico. 6348_5411_000020 rossa? sí, perché era maschio. maschio, il suo, nillí, e s'abbandonò. a un tratto crollò sul letto. riversa nell'accensione di quella festa, forse insperata, si consumò subito quell'ultimo filo d'anima trattenuto a forza per loro. 6348_5411_000021 proveniva la sua maternità, il rifiorire di essa che nella trista arsura del vizio non amato s'era per tanti anni isterilita, ora non sarebbero venuti meno d'improvviso, crudelmente alla loro opera stessa, ricacciando melina nell'avvilimento di prima. 6348_5411_000022 certo, uno tito morena era piú bello, ma carlino sanni, che non era poi brutto neanche lui, quantunque avesse la testa d'una forma curiosa, molto piú vivace e grazioso. 6348_5411_000023 protetti dall'on. mazzarini, deputato del collegio, che a costanova però non aveva raccolto piú di ventidue voti oti ora. questa, senz'alcun dubbio, era una vendetta del mazzarini, il quale, partendo per roma, aveva giurato di dare una lezione memorabile al paese. 6348_5411_000024 ecco, era questo, era questo. ma a me carlino rispose pronta con ardore: melina, a me appartiene di certo. e la responsabilità perché dovete assumervela voi, me l'assumo, io ti dico intera. e come gridò il giovine. 6348_5411_000025 e dovrebbe sul serio sentirsi in mezzo alla sua famiglia un goj, uno straniero, e sul serio, infine, prendere per il petto questo suo signor suocero, cristianissimo e imbecille, e costringerlo ad aprir bene occhi e a considerare che via non è lecito persistere a vedere nel suo genero un deicida. 6348_5411_000026 i ricordate noli. egli, con gli occhi nel vuoto della notte, bisbigliò: sí, sí, signora, ricordo, piangete, ricordo. 6348_5411_000027 tito s'accorse che aveva provato sempre vergogna, senza dirselo, del troppo appetito che carlino dimostrava mangiando anche dopo cena. ciascuno s'avviava per suo conto a passar fuori le due o tre ore prima d'andare a letto. 6348_5411_000028 non dovevano piangere, tremavano. tutti e due non potevano piú guardarsi. sentivano che rimaner cosí a guardare con gli occhi bassi la morta non potevano. 6348_5411_000029 uniti com'erano dallo stesso sentimento, che non poteva piú in alcun modo svolgersi in un'azione comune d'amore, non potevano ammettere che esso ora venisse a mancare. volevano che durasse per svolgersi invece cosí necessariamente in un'azione di reciproco odio. 6348_5411_000030 c'era in quel processo una vittima che non poteva prendersela con nessuno. aveva voluto prendersela con due lí in quel processo, coi primi due che gli erano capitati sotto mano e, sissignori, la giustizia doveva dargli torto, torto, torto, senza remissione. ribadendo cosí ferocemente: 6348_5411_000031 se uno gli domandava qualcosa dell'altro, risponder poco, un sí, un no, e basta. se poi volevano sapere a chi egli volesse piú bene, rispondere a ciascuno piú a te, solo per contentarli. ecco perché poi egli doveva voler bene a tutti e due allo stesso modo. 6348_5411_000032 carlino sanni parlò a tito morena il giorno dopo, si mostrò seccatissimo di melina e veramente credeva di avercela con lei. ma appena vide tito accordarsi con lui nel disapprovare la proposta di melina, si accorse che aveva la stizza in corpo. non per lei. 6348_5411_000033 vedere. non aveva potuto vedere molte cose il giudice d'andrea, ma certo moltissime ne aveva pensate, e quando il pensare è piú triste, cioè di notte. 6348_5411_000034 forse non li avrebbe riveduti mai piú, quei suoi cari vecchi, la mamma. la mamma specialmente, ah. come l'aveva ritrovata dopo sette anni di lontananza, curva, rimpiccolita in cosí pochi anni e come di cera e senza piú denti. 6348_5411_000035 tanto vero che in ogni città era raro il caso che non ci fosse per lo meno uno che non somigliasse, o non si sforzasse di somigliare, a ittorio manuele o anche a umberto i, senz'esser per questo nemmeno consigliere della minoranza. 6348_5411_000036 diceva chiaramente che lei, non ostante quell'ambiguo suo stato, da due anni mercé loro, si sentiva rinata e appunto da questo suo rinascere alla modestia degli antichi sentimenti, dovuto a loro, al modo con cui essi, quasi a loro insaputa, l'avevano trattata. 6348_5411_000037 ora. lasciamo andare che batti oggi e batti domani, a causa della bile che già comincia a muoverglisi dentro l'homo judaeus prende a poco a poco a rinascere e a ricostituirsi in lui, senza ch'egli per altro voglia riconoscerlo. lasciamo andare. 6348_5411_000038 qualcuno piú francamente prorompeva: per la madonna santissima, ti vuoi star zitto? ma non poteva starsi zitto il magro giudice d'andrea. se n'era fatta proprio una fissazione di quel processo. gira gira ricascava per forza a parlarne. 6348_5411_000039 imbecille buffone cosí nero. quando mai ittorio manuele, secondo, fu cosí nero, biondo, scuro e con gli occhi cilestri. cco, com era ittorio manuele, com era lui, insomma, il commendator zegretti. 6348_5411_000040 le stelle, anch'esse, lanciando quei loro guizzi di luce negli abissi dello spazio, chiedevano perché lo chiedeva il mare, con quelle stracche ondate e anche le piccole conchiglie lasciate qua. 6348_5411_000041 donna, nossignori di questa libertà. carlino non voleva profittare, non solo, ma neppur dargli merito. la negava senza comprendere che se egli avesse ceduto, se fosse tornato da melina per farci andare anche lui, tutta la vittoria sarebbe stata di loro due. 6348_5411_000042 cantavate in ffalsetto con tanta dolcezza, con tanta grazia appassionata. non ricordate piú egli si sentí sommuovere tutto il fondo dell'essere alla rievocazione improvvisa di quel ricordo ed ebbe nei capelli, per la schiena, i brividi d'un. 6348_5411_000043 andiamo tutti e due insieme. allora propose carlino, tutti e due insieme a dirle di no. io già gliel'ho detto per conto mio. ora andiamo a ripeterglielo insieme e, se vuoi, parlerò io piú forte, le dimostrerò io che non è possibile accordarle quello che chiede. 6348_5411_000044 il chiàrchiaro scosse piú volte il capo con la bocca aperta a un muto ghigno di sdegnosa commiserazione. i pare piuttosto, signor giudice. poi disse che lei non capisca niente, il d'andrea lo guardò un pezzo. 6348_5411_000045 e lei ci vuole un bel coraggio, perdio. ma si levi, ma vada via. io mascherato, ma dove? ma quando lo vide mai lei vittorio emanuele, che ha fatto calunniare lí? in quel ritratto non era mica cosí nero. sa come lei se l'immagina, vittorio emanuele? 6348_5411_000046 la rivide come se già vi fosse, con tutti i suoi colori, in tutti i suoi particolari, con entro la moglie e il suo piccino che gli avrebbero fatto festa. 6348_5411_000047 carlino schivava di guardarla, voltando la testa di qua e di là, e alzava una spalla e apriva e chiudeva le mani e sbuffava, prima di tutto via. ci voleva poco a intendere che lui, cosí, su due piedi e senza consultare l'altro, non poteva darle nessuna risposta. 6348_5411_000048 tutti si allineano in attesa, ansiosi e con quell'eccitazione che l'arrivo del convoglio, con la sua imponenza rumorosa e violenta, suol destare. i ferrovieri corrono ad aprir gli sportelli gridando costanova, costanova da. 6348_5411_000049 il rimorso, a loro insaputa, si manifestava in una certa acredine di parole, di sorrisi, di modi che essi credevano invece effetto di quella vita arida, priva di cure, intime, in cui piú nessun affetto vero avrebbe potuto metter radici, che eran costretti a vivere. 6348_5411_000050 ma se ti dico che seguiterò a dar la parte mia, grazie tante. non posso accettare già in mezzo. resterei sempre io di piú. perché vuoi restarci? 6348_5411_000051 ebbene, all'avvocato manin baracca, io, rosario chiàrchiaro, io stesso sono andato a fornire le prove del fatto, cioè che non solo mi ero accorto da piú d'un anno che tutti, vedendomi passare, facevano le corna, 6348_5411_000052 e difatti nessuno de due, quantunque entrambi se ne sentissero struggere dalla voglia cedette all'invito di melina di correre a vedere il bambino appena nato. 6348_5411_000053 si alteravano in viso e si ficcavano subito una mano in tasca a stringervi una chiave o, sotto sotto, allungavano l'indice e il mignolo a far le corna, o s'afferravano sul panciotto. i gobbetti d'argento, i chiodi, i corni di corallo pendenti dalla catena. 6348_5411_000054 forse in questa macerazione cercavano di stordir la pena cocente e il rimorso per la donna che seguitava invano a chiedere conforto e pietà? 6348_5411_000055 ebbero la rivelazione terribile alcuni giorni dopo, quando una vecchia vicina di casa della poveretta venne a chiamarli perché accorressero subito al letto di lei che moriva. 6348_5411_000056 dovrebbe ammettere, altrimenti sul serio, d'aver commesso un'inutile vigliaccheria a voltar le spalle alla fede dei suoi padri, a rinnegare nei suoi figliuoli il suo popolo eletto. am olam, come dice il signor rabbino. 6348_5411_000057 l'uno avrebbe ucciso l'altro sicuramente, o avrebbe ucciso il bimbo per la soddisfazione atroce di sottrarlo alla carezza dell'altro. intollerabile, come durare a lungo in questa condizione? 6348_5411_000058 e dovremmo abbandonarla. cosí domandò carlino, accigliato. ma nient'affatto abbandonarla. esclamò tito. t'ho detto e ripetuto che seguiterò a dar la parte mia finché ella si troverà in questo stato e non troverà modo di provvedere a sé altrimenti. 6348_5411_000059 il cappadona balzò in piedi sacrando e tirò una spinta cosí furiosa a melchiorino palí, rimasto a bocca aperta e con le dieci dita per aria, che lo mandò a schizzare addosso a uno dei colleghi. 6348_5411_000060 marcocci tonò in quel punto il commendator zegretti, facendosi su la soglia della sala d'aspetto furibondo, il povero segretario, schiacciato sotto l'incarico che gli avevano dato gli ex-consiglieri, accorse come un cane che fiuti in aria: le busse una vettura. 6348_5411_000061 ma neanche a farlo apposta. la notte, spazzolando la mano a quei suoi capelli da negro e guardando le stelle, gli venivano tutti i pensieri contrarii a quelli che dovevano fare al caso per lui, data la sua qualità di giudice istruttore. 6348_5411_000062 tanto disse che alla fine fece perdere la calma anche a tito. e tutt'a un tratto i due, finora l'uno accanto all'altro amici cordialissimi, si scoprirono negli occhi l'uno di fronte all'altro cordialissimi nemici. 6348_5411_000063 vide in quella sudicia impronta la sua vita e prese tra i denti il fazzoletto, quasi per stracciarlo. alla fine il treno si fermò alla stazione di castellammare adriatico. 6348_5411_000064 ma la popolazione di costanova, ben pagata ed eccitata dal vino delle cantine di sua maestà, non si lasciò intimidire da quel rinforzo e il giorno segnato insorse in una frenetica dimostrazione. 6348_5411_000065 ma scusa, non dici quello che dico io. e carlino, ma sí, ma sí, ma sí. a ragionare, infatti, non potevano non esser d'accordo e anche il sentimento avevano entrambi comune. 6348_5411_000066 non pensò che aveva il viso tutto affumicato dal lungo viaggio e, guardando il fazzoletto, restò offeso e indispettito dalla sudicia impronta del suo pianto. 6348_5411_000067 cosí in cammino, tutti verso la grotta di bethlehem. ebbene, resteremo nello scherzo anche noi. non dubitare, sarà uno scherzo anche il nostro, e non meno carino, vedrai. 6348_5411_000068 dite pure. dite pure, caro chiàrchiaro. forse è una verità sacrosanta, questa, che vi è scappata dalla bocca, ma abbiate la bontà di spiegarmi perché non capisco niente. 6348_5411_000069 si sarebbero fatte le nuove elezioni e sarebbe stato rieletto sindaco riacclamato re. senz'alcun dubbio. l'avvisatore elettrico cominciò a squillare. il cavalier cappadona sbadigliò, si alzò, si batté il frustino su gli stivali, facendo al solito con le labbra. 6348_5411_000070 e subito compresero che non potevano e non dovevano piú parlare su quell'argomento. quell'odio comandava loro non solo di non far prorompere la rabbia ond'erano divorati, ma anzi d'indurir ciascuno il proprio proposito in una livida freddezza. dovevano rimanere insieme, per forza. 6348_5411_000071 atterriti da quel traboccare improvviso sul letto, i due accorsero per sollevarla morta. si guardarono l'uno, cacciò nell'anima dell'altro fino in fondo, con quello sguardo, la lama d'un odio inestinguibile. 6348_5411_000072 ahimè, è proprio vero che è molto piú facile fare il male che il bene. non solo perché il male si può fare a tutti e il bene solo a quelli che ne hanno bisogno. 6348_5411_000073 d'entrambi, d'indole, mitissima, di poche parole e ritegnosa, melina si era mostrata amica a tutt'e due, senz'ombra di preferenza né per l'uno né per l'altro. erano due bravi giovani, bene educati e cordiali. 6348_5411_000074 cespugliuta, s'era insellato sul naso un pajo di grossi occhiali cerchiati d'osso, che gli davano l'aspetto d'un barbagianni. aveva poi indossato un abito lustro sorcigno, che gli sgonfiava da tutte le parti. 6348_5411_000075 come cercando qualcuno che volesse adottarlo. se i due volevano, egli poteva assumersi quest'incarico. nessuno dei due volle. 6348_5411_000076 melina era buona, modesta e poi cosí disgustata dall'antica sua vita a roma. non conosceva nessuno, viveva appartata e, se non proprio contenta, si dimostrava gratissima della condizione che le avevano fatta richiamandola, due anni addietro, da padova. 6348_5411_000077 in quel paese, a cui non poteva mostrarsi senza promuover subito uno scoppio di risa. se non ci fosse stato quell'altro, egli avrebbe certo ispirato maggior reverenza col suo aspetto che attestava devozione alla monarchia, culto anche fanatico della memoria del gran re. 6348_5411_000078 disordine. quando, introdotto dal segretario marcocci, vide il gran tappeto persiano che copriva da un capo all'altro il pavimento ridotto in uno stato miserando, come se ci fosse passato sopra un branco di porci, si sentí tutto rimescolare. 6348_5411_000079 le palpebre chiuse non riuscirono piú a contenere le lagrime di cui s'erano riempite, mordendosi il labbro, come per impedire che gli rompesse dalla gola anche qualche singhiozzo silvestro. noli trasse di tasca un fazzoletto. 6348_5411_000080 quanto al bimbo all'ospizio, no, è vero. ebbene, conosceva lei una balia, una contadina d'alatri venuta a sgravarsi all'ospedale di san giovanni. 6348_5411_000081 poi si nascose dietro il presepe. lascio immaginare a voi come rise là dietro quando, alla fine della messa notturna, 6348_5411_000082 non sarebbe dunque prudente. ci vedremo al unicipio i faccia venire qua, la prego, il mio segretario dov'è? dove s'è cacciato il segretario? sotto la tettoja. era assediato dai membri del consiglio, disciolto. melchiorino palí aveva posto crudamente il dilemma. 6348_5411_000083 ti piace? il giovine finse, dapprima di non comprendere, esaminò, appressandosi al lume, la tela con gli occhi, col tatto. 6348_5411_000084 jettatore patentato dal regio tribunale, e poi e poi me lo metto come titolo nei biglietti da visita. signor giudice, mi hanno assassinato. 6348_5411_000085 e di rinunziar la sera, prima di cena, alla solita passeggiata coi colleghi per il viale attorno alle mura del paese. questa puntualità, considerata da lui come dovere imprescindibile, gli accresceva terribilmente il supplizio. 6348_5411_000086 il noli sbalordito, costernato, commosso, arretrò istintivamente per staccarsela d'addosso, comprese che quella povera donna, nello stato di disperazione in cui si trovava, si sarebbe aggrappata forsennatamente al primo uomo di sua conoscenza che le fosse venuto innanzi. 6348_5411_000087 gli altri avevano potuto credere che se la fosse portata via con sé, ma lui sapeva di averla lasciata. lí invece la sua partendo, e ora a non ritrovarcela piú, nel sentirsi dire che non poteva piú trovarci nulla. 6348_5411_000088 e fosse consapevole di quei misteriosi, infiniti travagli di secoli che su la vasta fronte protuberante gli avevano accumulato tutto quel groviglio di rughe e tolto quasi la vista ai piccoli occhi plumbei e scontorto tutta la magra, misera personcina. 6348_5411_000089 questa certezza non c'era. ma ecco, nel dubbio, stesso carlino voleva che quella violenza non si commettesse. dovevano essere insieme d'accordo, tutti e tre a volere e a commettere la violenza. 6348_5411_000090 il chiàrchiaro protese di nuovo il braccio, batté la canna d'india sul pavimento e, portandosi l'altra mano al petto, ripeté con tragica solennità la patente. 6348_5411_000091 ah, figlio, caro a chiunque gli facesse qualche scherzosa osservazione per il suo strambo modo di vivere, non era ancor vecchio, poteva avere appena. 6348_5411_000092 e allora egli, socchiudendo dietro le lenti i piccoli occhi plumbei, stese le mani e abbracciò il chiàrchiaro a lungo, forte, forte, a lungo questi lo lasciò fare. 6348_5411_000093 dal profilo di vecchio uccello di rapina, e il grasso manin baracca, il quale, portando in trionfo su la pancia un enorme corno comperato per l'occasione e ridendo con tutta la pallida carnaccia di biondo majale eloquente. 6348_5411_000094 spesso lo aveva, ma pure talvolta quello sguardo gli si velava per la commozione improvvisa di qualche lontano ricordo. e allora quella velatura di gelo era come l'appannarsi dei vetri d'una finestra per il caldo di dentro e il freddo di fuori. 6348_5411_000095 sentiva che il fosco silenzio del compagno assumeva per la sua coscienza un peso che egli da solo non voleva sopportare, se quella ragazza da loro invitata a venir da padova a roma. 6348_5411_000096 non è vero niente, signor giudice. disse agitando quel dito. come no? esclamò il d'andrea là, accusate come diffamatori due giovani perché vi credono, jettatore. 6348_5411_000097 era veramente iniquo quel processo là. iniquo perché includeva una spietata ingiustizia contro alla quale un pover'uomo tentava disperatamente di ribellarsi senza alcuna probabilità di scampo. 6348_5411_000098 e sui cammelli ammantati, incoronati e solenni, i tre re magi che vengono col loro seguito da lontano, lontano, dietro alla stella cometa che s'è fermata su la grotta di sughero dove, su un po di paglia vera, è il roseo bambinello di cera tra maria e san giuseppe. 6348_5411_000099 mai piú, mai piú, mai piú. da quanto tempo il fragor cadenzato delle ruote gli ripeteva nella notte queste due parole: mai piú, sí, mai piú. la vita, gaja della sua giovinezza, mai piú, là, tra i compagni spensierati sotto i portici popolosi della sua torino. 6348_5411_000100 male che nella stazione c'era il caffè aperto tutta la notte, ampio, bene illuminato, con le tavole apparecchiate, nella cui luce e nel cui movimento si poteva in qualche modo ingannar l'ozio e la tristezza della lunga attesa. 6348_5411_000101 ecco, vedi, badando a voi, come faccio alla vostra biancheria, ai vostri abiti, m'avanza ancora tanto tempo, tanto che, lo sai, ho imparato a leggere e a scrivere da me. 6348_5411_000102 il mare sterminato non si vedeva, ma si sentiva vivo e palpitante nella nera, infinita, tranquilla voragine della notte. solo da un lato, in fondo, s'intravedeva tra le brume sedenti su l'orizzonte. alcunché di sanguigno e di torbo tremolante su le acque. 6348_5411_000103 ma a patto che i due zii venissero a visitarlo spesso, ma insieme, sempre insieme, in casa dei genitori adottivi, e cosí carlino sanni e tito morena. 6348_5411_000104 quella melina, no, no, là, diceva la poveretta, indicando la culla che l'avrebbero ritrovata, là, la melina che conoscevano cercando, là, in quella culla. 6348_5411_000105 allora, subito, quel primo sentimento di repugnanza si cangiò in ciascuno, in un sentimento di feroce gelosia per l'altro, al pensiero che l'altro andava lí con lo stesso suo diritto a togliersi in braccio il bambino e a baciarlo, a carezzarlo per una intera giornata e a crederlo suo. 6348_5411_000106 era tranquilla. eh, troppa grazia per una povera donna come lei, avvezza a cosí poca considerazione da parte degli uomini. e poi tranquilla, va bene, ma perché non andavano nemmeno a vederla a domandarle come stesse se avesse bisogno di qualche cosa? 6348_5411_000107 piú d'uno a costanova, dava ragione al regio commissario, sosteneva cioè che veramente, egli, piú del cappadona, somigliava a ittorio manuele, con quegli occhi da vitellone. altri invece sosteneva il contrario, e le discussioni si facevano di giorno in giorno piú calorose. 6348_5411_000108 carlino era sicuro adesso che se melina si fosse prima rivolta all'altro, lui non ci avrebbe trovato nulla da ridire. basta, bisognava scrivere la lettera adesso. 6348_5411_000109 non solo amministrare la giustizia gli toccava, ma d'amministrarla cosí su due piedi per poter essere meno frettolosamente puntuale. credeva d'ajutarsi meditando la notte. 6348_5411_000110 il signor daniele catellani, mio amico, bella testa, ricciuta e nasuta, capelli e naso di razza, ha un brutto vizio: ride nella gola in un certo modo cosí irritante che a molti tante volte viene la tentazione di tirargli uno schiaffo. 6348_5411_000111 appena lo vedevano passare per via, tutti uscivano fuori dalle botteghe, s'affacciavano alle finestre, si fermavano a mirarlo. ma bello, vah, magnifico, guardatelo. 6348_5411_000112 non men gravoso d'un matrimonio per adesso e forse per sempre, conteso loro dalle ristrettezze finanziarie e difficoltà della vita. e avevano pensato a melina, tenera e dolce amica degli studenti padovani. 6348_5411_000113 voleva indurlo a desistere dalla querela, dimostrandogli quattro e quattr'otto che quei due giovanotti non potevano essere condannati secondo giustizia e che dalla loro assoluzione inevitabile sarebbe venuto a lui certamente maggior danno, una piú crudele persecuzione. 6348_5411_000114 se le dà, lei mi pare, le arie. non si è degnato nemmeno d'alzarsi quando io sono entrato, come se fosse entrato il signor nessuno qua, dove pure tutto mi appartiene. 6348_5411_000115 con la penna infitta da un lato nel nastro, ch'erano tali e quali quelli che il gran re portava nel ritratto famoso che al cavalier decenzio serviva da modello. 6348_5411_000116 come siete ffresco voi, noli come siete ffresco voi. e in cosí dire? in mezzo all'umido viale, deserto sotto le pallide lampade elettriche, le quali, troppo distanti l'una dall'altra, diffondevano appena nella notte un rado chiarore opalino. 6348_5411_000117 con fredda calma ostentata il commendator zegretti marcando le ciglia a mezzaluna, ma io disse: io invece sa, sono qua per vedere che cosa ha fatto lei piuttosto. 6348_5411_000118 gli occhi azzurri del bimbo, invece, erano un segno rivelatore per tito morena, che li aveva azzurri anche lui. sí, ma anche la madre, per dire la verità, li aveva azzurri, ma non cosí chiari e tendenti al verde. ecco. 6348_5411_000119 carlino sanni, dal canto suo, si raschiava con le unghie le gote rase e rompeva, con lo stridore dei peli rinascenti, certi angosciosi silenzii interiori e si richiamava all'ispida realtà del suo vigor maschile che via gl'imponeva ormai d'esser uomo. vale a dire un po crudele. 6348_5411_000120 letto s'incupivano sempre piú, covando in quella solitudine il rancore. ma l'uno non voleva dare a vedere all'altro la macerazione che aveva da quella catena non trascinata. piú di conserva per una stessa via. 6348_5411_000121 il cavalier decenzio cappadona, col volto in fiamme, uscí tutto sbuffante di fierissimo sdegno in piazza. fu accolto da un fragoroso scoppio d'applausi agli amici piú intimi, che lo attendevano ansiosi. non poté rispondere fuorché queste parole: faccio nascere un macello parola. 6348_5411_000122 il giudice d'andrea si curvò, si prese la testa tra le mani, commosso e ripeté: povero caro chiàrchiaro mio, povero caro chiàrchiaro mio, bel capitale. 6348_5411_000123 perché bisogna sapere che, nonostante la gran carneficina, con una magnifica faccia tosta, il signor pietro ambrini quell'anno aveva pensato di festeggiare per i cari nipotini la ricorrenza del santo natale piú pomposamente che mai. 6348_5411_000124 venne intanto il momento che entrambi si videro costretti a riparlar di melina. cadeva il mese e bisognava farle avere il denaro per provvedere a sé e pagar la pigione delle due stanzette. 6348_5411_000125 era dunque vero ch'egli se l'era portata via con sé la vita dalla casa paterna di torino. ancora laggiú la aveva con sé, certo, se cantava. 6348_5411_000126 poi la donna alzò i begli occhi neri al cielo e scoprí, a lui, al lume delle stelle, il pallore della fronte torturata, della gola serrata. certo, 6348_5411_000127 vorrei sapere intanto perché prima l'ha detto a te e non a me, perché jersera c'ero io e l'ha detto a me. poteva bene aspettar domani e dirlo a me. 6348_5411_000128 in alto. tutto quel silenzio fascinoso era trafitto da uno sfavillío acuto, incessante di innumerevoli stelle cosí vive che pareva volessero dire qualcosa alla terra nel mistero profondo della notte. 6348_5411_000129 amministrativa s'era raccolta sotto il municipio. figurarsi dunque l'animo del cavalier decenzio nel recarsi tra tanta gente assiepata a quel convegno e l'animo del commendator zegretti a cui ne saliva dalla piazza il brusío. 6348_5411_000130 salute. perché, signor giudice, ho accumulato tanta bile e tanto odio, io, contro tutta questa schifosa umanità che veramente credo d'aver ormai in questi occhi la potenza di far crollare dalle fondamenta una intera città. 6348_5411_000131 ancora, dopo nove anni, non ostante la remissione di cui il genero gli ha dato e seguita a dargli le piú lampanti prove, il signor pietro ambrini non disarma. 6348_5411_000132 si videro tutti e due, nella notte, sperduti in quel lungo, ampio viale, deserto e malinconico, che andava al mare, tra i villini e le case dormenti di quella città, cosí lontana dai loro primi e veri affetti e pur cosí vicina ai luoghi ove la sorte crudele aveva fermato la loro dimora. 6348_5411_000133 impedendole di raccogliere il frutto di tutto il bene che le avevano fatto. questo i due amici avvertivano in confuso nel turbamento della coscienza. 6348_5411_000134 allo scatto del giudice non si scompose, dilatò le nari, digrignò i denti gialli e disse: sottovoce, lei dunque non ci crede. 6348_5411_000135 osava pure scimmiottare l'immagine d'un re. il commendator zegretti stava seduto innanzi a un'elegantissima scrivania, piena zeppa di carte, che s'era fatta trasportare lí nel salone, e scriveva, senza neppure alzar gli occhi, disse seccamente: s'accomodi. 6348_5411_000136 se l'uno avesse fatto un passo verso di essa, l'altro sarebbe corso a strapparlo indietro. come fare? che fare? lo avevano intravisto appena là, tra i veli, roseo placido, nel sonno. la vecchia vicina disse: 6348_5411_000137 gli si appese al braccio, gli cacciò sul petto la testa chiusa nella cuffia di crespo vedovile, frugando come per affondargliela dentro, e ruppe in smaniosi singhiozzi. 6348_5411_000138 vibrò di tutto il loro interno ribollimento e rese a ciascuno spasimosa l'attesa che l'altro parlasse. la voce uscí prima, sorda, opaca, dalle labbra di carlino. 6348_5411_000139 fece, per mezzo del direttore stesso, la proposta d'adottare il ragazzo a cui il piccino defunto era legato di tanto amore. carlino sanni e tito morena chiesero tempo per riflettere. 6348_5411_000140 poche migliaja di lire, non me le avevano ancora liquidate. ho strillato tanto al ministero che mi hanno preso per pazza. cara signora dice: docce ffredde, docce ffredde. ma sí fforse, impazzisco davvero. 6348_5411_000141 cominciamo che, per non offendere col suo distintivo semitico, troppo apertamente palesato dal suo primo cognome, levi, l'ha buttato via e ha invece assunto quello di catellani. ma ha fatto anche di piú. 6348_5411_000142 che erano soliti andar a trovare in via del santo nelle sere d'inverno e di primavera. lassú melina sarebbe stata la piú adatta per loro. avrebbe recato con sé da padova tutti i lieti ricordi della prima spensierata gioventú. le avevano scritto: aveva accettato. 6348_5411_000143 considerarono che la loro condizione e quella di nillí sarebbe divenuta, con gli anni, sempre piú difficile e triste. considerarono che quel colonnello e sua moglie erano due ottime persone, che la moglie era molto ricca e che perciò per nillí quell'adozione sarebbe stata una fortuna. 6348_5411_000144 carlino sanni e tito morena sapevano che quest'intimità non poteva piú essere per loro staccati, come già ne erano per sempre, ma in fondo erano rimasti come due uccellini. 6348_5411_000145 ne venne fuori poco dopo. al solito l'eco soltanto attenuata. one one, la cornetta del casellante strepé in distanza. 6348_5411_000146 i due si fermarono sotto una delle lampade elettriche e si guardarono e si compresero. ella era dell'estremo lembo d'italia di bagnara calabra. 6348_5411_000147 piccino. piccino. con la barbetta rossa e gli occhiali azzurri. oppresso da un cappello duro, roso, inverdito, che gli sprofondava fin su la nuca, gli orecchi curvi sotto le tese, oppresso da un greve soprabito color tabacco, continuava a sfogarsi, gestendo furiosamente. 6348_5411_000148 le si scrive di nuovo che stia tranquilla, fischiò tra i denti carlino tito. si voltò appena a guardarlo con le ciglia alzate. ma sí, puoi dirglielo tranquillissima. 6348_5411_000149 i suoi colleghi del consiglio- disciolto icconsiglio andato a male, come diceva sotto sotto il guardasala, ch'era un vecchietto toscano, ascritto, com'era allora di regola, alla lega socialista dei ferrovieri- avevano, dopo lungo dibattito, deciso di venire alla stazione per accogliere l'ospite, quantunque avversario. 6348_5411_000150 ma capirai che ella ha insistito, ha pianto, ha scongiurato, ha fatto tante promesse e tanti giuramenti. e di fronte a queste lagrime e a queste promesse, io non so, non potevo sapere come saresti rimasto tu e se anche tu, per tuo conto, avresti voluto risponderle di no. 6348_5411_000151 c'è scusi, c'è anche il, come si chiama l'ex-sindaco cavalier cappadona. sissignore, sarebbe anzi, appunto, va bene, va bene, me lo ringrazi tanto, ma dica che che io son venuto anche per fare una, una piccola inchiesta, ecco. 6348_5411_000152 due, diceva al suo affetto, pur d'uscire da quella insopportabile situazione. ma non c'era, né ci poteva essere modo a uscirne finché nessuno dei due voleva abbandonar del tutto all'altro il ragazzo. 6348_5411_000153 gliel'ho detto, che cosa ho fatto io, e ci sono le prove. lí c'è tutto il paese che può rispondere per me. chi è lei? che cosa vuole da me? io rappresento qua il governo, rispose infoscandosi il commendator zegretti e poggiò ambo le mani su la scrivania. 6348_5411_000154 i due seguitarono ad andar muti un lungo tratto su la rena umida, cedevole. l'orma dei loro passi durava un attimo. l'una vaniva, appena l'altra s'imprimeva. si udiva solo il fruscío dei loro abiti. 6348_5411_000155 del municipio, se mai no, mia, mia, mia fatta a mie spese, mia la sedia su cui lei siede, mia la scrivania su cui lei scrive tutto quello che lei vede qua, mio, mio, mio fatto col denaro mio, lo sappia. 6348_5411_000156 quanto penò e mai un lamento dalle sue labbra. ah, povera creatura, non gliela doveva negare, dio, questa consolazione del figlio dopo tutto quello che penò per lui. 6348_5411_000157 l'annunzio inatteso di quel caso impreveduto gettò i due amici in preda a una profonda costernazione. un figlio, uno di loro due, era stato certamente chi de due. né l'uno né l'altro, né la stessa melina potevano sapere. 6348_5411_000158 senti, carlino, senti, per carità, io non voglio nulla, non chiedo nulla di piú. come ho comperato questa tela cosí con altri piccoli risparmi potrei provvedere io a tutto? no, senti, stammi prima a sentire, senz'alzar le spalle, senza farmi cotesti occhiacci. 6348_5411_000159 dieci, venti, trenta lire al giorno a un tramviere, a un ferroviere? quattro, cinque mesi di preparazione, seppure e un professor di liceo, un giudice che han dovuto studiar vent'anni per strappare una laurea e affrontare esami e concorsi difficilissimi, non le avevano. non le avevano trenta lire al giorno. 6348_5411_000160 ma, nossignori, carlino non andava piú neppur lui. carlino non si prendeva piú, neppur lui nessun piacere dalla donna. e cosí non solo gl'impediva di togliersi il rimorso con quel pensiero, ma anzi glielo aggravava. 6348_5411_000161 ma come muoversi? come parlar tra loro? come assegnarsi le parti? chi de due doveva pensare alla morta pei funerali? chi de due al bambino per una balia? 6348_5411_000162 anche lui, il cavalier cappadona, era venuto coi panni giornalieri, ma che c'entra? era noto a tutti ch'egli non cambiava mai, neanche nelle piú solenni occasioni, quel suo splendido abito di velluto alla cacciatora e gli stivali e il cappellaccio a larghe tese. 6348_5411_000163 gridano di tratto in tratto il disperato lamento di dover trascinare cosí nella notte la follía umana lungo le vie di ferro tracciate per dare uno sfogo alle sue fiere smanie infaticabili. 6348_5411_000164 ma si rivolgeva ora di preferenza ai manifesti illustrati appesi alle pareti della sala d'aspetto, visto che nessuno dei colleghi gli dava piú ascolto. 6348_5411_000165 il commendator zegretti licenziò allora il guardaportone, ch'era un povero vecchietto allogato lí per carità e che non ne aveva nessuna colpa. egli infatti lasciava in custodia alla moglie l'entrata e andava in giro tutto il giorno domandando ad alta voce da lontano: 6348_5411_000166 e restarono allibiti davanti a quel letto, da cui uno scheletro vestito di pelle, con la bocca enorme, arida, che scopriva già orribilmente tutti i denti, con enormi occhi i cui globi parevan già appesiti e induriti dalla morte, voleva loro far festa. 6348_5411_000167 a quell'angolo del tavolino dove giaceva l'incartamento, voltava la faccia e, serrando le labbra, tirava con le nari fischianti aria, aria, aria e la mandava dentro quanto piú dentro poteva ad allargar le viscere contratte dall'esasperazione. 6348_5411_000168 oh, fece tito con un sorriso stirato, guardandolo dall'alto in basso. non ti credere che voglia venir meno a quanto debbo. seguiterò a dare la parte mia finché lei sarà in quello stato, poi faccia quello che vuole. se vuol tenersi il figlio, se lo tenga. se vuol buttarlo via, lo butti. per me non vorrò piú saperne. 6348_5411_000169 ma lo scadere ch'egli fa di giorno in giorno, nella considerazione e nel rispetto della gente per tutto quell'eccesso di pratiche religiose della sua famiglia, cosí deliberatamente ostentato dal suocero. 6348_5411_000170 ma ecco, per esempio, la testa non era forse un po come quella di carlino? poco sí, appena appena un'idea. ma era pure un segno, questo. 6348_5411_000171 non per sentimento sincero, ma per un dispetto a lui e con l'intenzione manifesta di recare a lui una gratuita offesa. non può non essere avvertito dal mio amico, signor daniele catellani. e c'è di piú. 6348_5411_000172 uno come lui, sciolto fin dall'infanzia da ogni fede positiva e disposto a rispettar quella degli altri: cinese, indiana, luterana, maomettana. eppure è proprio cosí. c'è poco da dire. il suocero lo perseguita. 6348_5411_000173 ora, come un leone in gabbia, il commendator zegretti nella magna sala del municipio, ripensando all'impegno di quel deputato a roma perché lui e non altri, fosse mandato quale regio commissario a. 6348_5411_000174 e di rispettare col massimo zelo tutti i precetti di essa, senza mai venir meno a nessuna delle pratiche religiose pretese. inoltre, 6348_5411_000175 se carlino avesse seguitato ad andare da melina, egli avrebbe potuto almeno in parte togliersi questo rimorso col pensiero che, pur seguitando a pagare, non si prendeva piú nessun piacere dalla donna. 6348_5411_000176 il colonnello per contentar la moglie inconsolabile, saputo dal direttore del collegio che nillí era orfano e che quei due signori che venivano la domenica a visitarlo erano zii. 6348_5411_000177 ma qui sola, con tre bambini, sconosciuta da tutti. che ffarò? sono disperata, mi sento perduta. sono stata a roma a sollecitare qualche assegno. non ho diritto a niente. undici anni soli d'insegnamento, undici mesate. 6348_5411_000178 e si mossero entrambi per ritornare alla stazione. nel piú profondo recesso della loro anima il ricordo di quella notte s'era chiuso. forse, chi sa, per riaffacciarsi poi qualche volta nella lontana memoria, con tutto quel mare placido, nero, con tutte quelle stelle sfavillanti. 6348_5411_000179 volse un'ultima occhiata alla fiammella fumolenta che vacillava e quasi veniva a mancare agli sbalzi della corsa per l'olio caduto e guazzante nel vetro concavo dello schermo. 6348_5411_000180 stabilito cosicché sempre sarebbe rimasta attaccata a lui soltanto la parte odiosa. e dunque no, perdio, no, perché cedere adesso, sarebbe stato anche inutile. 6348_5411_000181 il fatto è che il consiglio era stato sciolto. a momenti sarebbe arrivato il regio commissario. il cavalier decenzio s'era incomodato a venire alla stazione. lo avrebbe accolto cortesemente, nella certezza che anche costui sarebbe diventato suo suddito temporaneo devotissimo. 6348_5411_000182 ricordo. tacquero di nuovo guardando entrambi nella notte. sentivano ora che la loro infelicità quasi vaporava. non era piú di essi soltanto. 6348_5411_000183 era nato un bambino e, cosa atroce, anche quel suo bambino aveva sentito fin dal primo giorno estraneo a sé, come se fosse appartenuto tutto alla madre e niente a lui. forse il figliuolo sarebbe diventato suo se egli avesse potuto strapparlo da quella casa, da quel paese. 6348_5411_000184 mondo, gesú, sissignori, tutti fratelli, per poi scannarsi tra loro, è naturale e tutto a fil di logica con la ragione che sta da ogni parte, per modo che, a mettersi di qua, non si può fare a meno d'approvare ciò che s'è negato stando di là. 6348_5411_000185 era una sciagura per tutti e tre, e nessuno de due amici s'arrischiò a domandare dapprima alla donna- tu chi credi? per timore che l'altro potesse sospettare ch'egli intendesse con ciò di sottrarsi alla responsabilità, rovesciandola soltanto addosso a uno. 6348_5411_000186 qua, qua, vicino a città sant'angelo, la vedovina gli lasciò anche il braccio. ma non siete piemontese, voi sí, di torino proprio. e la vostra signora, ah no, la mia signora è di qua. 6348_5411_000187 l'iniquità di cui quel pover'uomo era vittima a passeggio. tentava di parlarne coi colleghi, ma questi, appena egli, faceva il nome del chiàrchiaro, cioè di colui che aveva intentato il processo. 6348_5411_000188 ruggí il commendator zegretti e gli si parò di fronte quasi per scoppiargli addosso, gonfio com'era di collera e di sdegno. sa lei che io sono qua adesso la prima autorità del paese? sissignore, sissignore, come non lo so? e dunque una vettura. 6348_5411_000189 e se no, perdio, la faremo noi. la rivoluzione one, perdio noi. quel collega si guardava il bottone, aveva un tubino spelacchiato, ma lo portava con tanta dignità e s'era tutto aggiustato con tanta cura. 6348_5411_000190 il colonnello e la moglie eran molto grati a nillí dell'affetto e della protezione che esso aveva per il piccolo amico il quale, pur essendo della sua età, appariva minore per la bionda gracilità feminea e la timidezza. 6348_5411_000191 il chiàrchiaro s'era combinata una faccia da jettatore, ch'era una meraviglia a vedere. s'era lasciata crescere su le cave gote gialle, una barbaccia ispida e cespugliuta. 6348_5411_000192 inesperti della vita, non si figuravano neppur lontanamente tra quali atroci difficoltà si fosse dibattuta quella poveretta, cosí sola, abbandonata, nel mettere al mondo quel bambino. 6348_5411_000193 questa seconda malignazione poteva forse avere qualche fondamento di verità. la prima no. non bastava infatti, nemmeno a quei tempi, somigliare a ittorio manuele per esser sindaco di un comune. 6348_5411_000194 me lo domanda perché, le ripeto, lei è un mio nemico, io sissignore, perché mostra di non credere alla mia potenza, ma per fortuna ci credono gli altri, sa. 6348_5411_000195 né il giudizio di salomone era applicabile. salomone si era trovato in condizioni molto piú facili, perché si trattava allora di due madri e una delle due poteva esser certa che il figlio era suo. 6348_5411_000196 o si rade l'uno o si rade l'altro, ma che? ma no, bisognava che si radesse il nuovo arrivato per forza, perché del cappadona era nota a tutti la somiglianza con vittorio emanuele. 6348_5411_000197 no, no. gridarono a un tempo alla vecchia, impedendo che lo mostrasse. loro s'accordarono con lei circa alle disposizioni da prendere per il trasporto del cadavere e il seppellimento. la vecchia fece un conto approssimativo, essi lasciarono il denaro e uscirono insieme senza parlare. 6348_5411_000198 dietro quello spilungone miope scende maestoso su la predella della vettura un altro ittorio manuele, piú ittorio manuele del cavalier decenzio cappadona. 6348_5411_000199 e s'era fatti fabbricare tanti e tanti pastorelli di terracotta, i pastorelli che portano le loro umili offerte alla grotta di bethlehem, al bambinello gesú appena nato. 6348_5411_000200 il giudice d'andrea, ancora con la testa tra le mani, aspettò un pezzo, che l'angoscia che gli serrava la gola desse adito alla voce, ma la voce non volle venir fuori. 6348_5411_000201 e poi fece tito. credi che ella sarebbe piú quale è stata finora. se desidera tanto di tenersi il figlio, la faremmo infelice. credi carlino, inutilmente, perché. 6348_5411_000202 perché? perché da solo sai bene che non posso accollarmi tutto il peso del mantenimento. non posso e non debbo del resto, perché non so di certo se il figlio sia mio- e tu non puoi lasciarmi su le spalle il peso d'un figlio che può esser tuo. 6348_5411_000203 ma ora cosí? e se qualcuno ne avesse scritto a roma, ai giornali? se qualche deputato ne avesse parlato alla camera? cosí pensando, il commendator zegretti sentiva di punto in punto crescer l'orgasmo. 6348_5411_000204 qua l'uno e l'altro, non potendo aver questa certezza ed essendo animati da un odio reciproco cosí feroce, avrebbero lasciato spaccare a metà il ragazzo per prendersene mezzo per uno. 6348_5411_000205 e tito, dal canto suo, che carlino voleva lui invece usargli violenza con quel suo astenersi d'andare, ma sí per forzarlo cosí a recedere dal suo proposito e averla vinta, pur essendo venuto meno di sorpresa a quanto già tra loro d'accordo si era stabilito. 6348_5411_000206 ma le prove, anche prove documentate e testimonianze irrepetibili dei fatti spaventosi su cui è edificata incrollabilmente, incrollabilmente. capisce, signor giudice, la mia fama di jettatore. 6348_5411_000207 piú fiera vendetta di quella l'on. mazzarini non poteva prendersi, non solo contro il cavalier decenzio cappadona, suo acerrimo avversario, ma anche contro l'autorità costituita, lui socialista. 6348_5411_000208 ripensando alla grande soddisfazione che egli, per quell'impegno, aveva provato, fremeva di rabbia. s'arrotolava i baffoni fino a storcersi il labbro. di qua e di là si stirava il gran pizzo, si affondava le unghie nelle palme delle mani, vedeva rosso. 6348_5411_000209 amava tanto il teatro, la musica, tutte le arti, e quasi non sapeva parlar d'altro. sarebbe rimasto sempre con la sete di esse, anche di esse sí, come d'un bicchier d'acqua pura. 6348_5411_000210 bisognava che si contentasse di questo per ora. e carlino scrisse la lettera in questo senso con molta circospezione, perché tito leggendola- e voleva che la leggesse, non pigliasse altra ombra. 6348_5411_000211 non sanno quale, ma in lui dev'essere di certo il buon dio, il buon gesú, ecco, il buon gesú specialmente, ma anche i santi, oggi questo e domani quel santo, ch'essi vanno a pregare in chiesa col nonno ogni giorno. 6348_5411_000212 io che, c'entro, io so un corno, io, se il chiodo si stacca, si rivoltò furibondo il palí, quindi, parandosi di faccia a quel collega e prendendogli un bottone sul petto della finanziera. 6348_5411_000213 non si poteva. eh, dunque, un rimedio? l'unico, per il momento, era di mettere in collegio il ragazzo e accordarsi d'andarlo a visitare una domenica l'uno e una domenica l'altro, e che le feste le passasse un po con l'uno e un po con. 6348_5411_000214 nessuno poté assistere però alla scena piú buffa che si svolse nella sala del municipio dove una mattina dovettero pur trovarsi di fronte tutt'e due quei vittorii emanueli. 6348_5411_000215 prima d'entrare in paese, qui stesso, dicevano quei signori, perché lei ha veduto, c'è qui quello che l'ex-sindaco lei ha veduto ora. dicevano quei signori. insomma, si spieghi, gli urlò lo. 6348_5411_000216 forse perché preso alla sprovvista là in un suo mondo astratto cosí diverso da quello a cui voi d'improvviso lo richiamate? prova quella certa impressione per cui alle volte, un cavallo arriccia le froge e nitrisce. 6348_5411_000217 che, sotto le penne già cresciute e per necessità, abituate al volo, avessero serbato e volessero custodir nascosto il tepore del nido che li aveva accolti implumi. 6348_5411_000218 tolse via in fretta e furia i re magi e i cammelli, le pecorelle e i somarelli, i pastorelli del cacio raviggiolo e dei panieri d'uova e delle fiscelle di ricotta, personaggi e offerte al buon gesú che il suo demonio non aveva stimato convenienti al natale d'un anno di guerra come quello. 6348_5411_000219 avevano dovuto per forza accostarsi, giacché i due piccini, i piú piccoli del collegio, entravano nel salone delle visite domenicali tenendosi per mano senza volersi staccare. 6348_5411_000220 se per caso ci fosse qualcuno che volesse farsi la barba buttato in mezzo alla strada. se n'andò a piangere dal cavalier cappadona. sua maestà gli promise che, rifatte le elezioni, lo avrebbe riassunto in servizio e intanto gli diede da vivere per sé e per la sua famiglia. 6348_5411_000221 ah, non la poteva bere, lui, quell'acqua greve, cruda, renosiccia delle cisterne. dicevano che non faceva male, ma egli si sentiva da un pezzo anche malato di stomaco immaginario, già per giunta la. 6348_5411_000222 e pareva sbuffasse e di continuo si passava il fazzoletto su la punta del naso e sul labbro superiore che stranamente, nella furia del parlare, le s'imperlavano di sudore. 6348_5411_000223 e tanto quest'odio li accecava che nessuno dei due per il momento pensava che cosa avrebbero fatto domani di fronte a quel figliuolo che non avrebbero potuto entrambi amare insieme. 6348_5411_000224 non che questo sentimento comune, anziché accordarli, non solo li divideva, ma li rendeva l'uno all'altro nemici. tito ch'era il piú calmo in quel momento. comprese bene che a lasciar prorompere il sentimento sarebbe di certo e subito avvenuta tra loro una rottura insanabile. 6348_5411_000225 il giorno per le elezioni era ormai vicino, per prudenza, prevedendo l'esplosione del giubilo popolare per la vittoria incontrastabile del cappadona, domandò al prefetto del capoluogo un rinforzo di soldati. 6348_5411_000226 si staccò dalla parete e precipitò con fracasso sul divano di cuojo, ove stava seduto l'ex-sindaco cav decenzio cappadona. vai è ito, via, icchiodo. esclamò allora, accorrendo e sghignando il vecchietto guardasala. 6348_5411_000227 che non si commettesse la violenza di buttar via il figlio, che o dell'uno o dell'altro era di certo. ebbene, lo volevano lasciar solo a sentire il rimorso di questa violenza. 6348_5411_000228 ritornata a loro sola, melina non chiese nulla. intuí la loro decisione, ma intuí pure con quale animo entrambi la avevano presa. 6348_5411_000229 e una mano spalmata sotto il naso in atteggiamento pensieroso, sí, ma che par fatto apposta per nasconder baffi e appendici, quei quei signori scusi del consiglio disciolto, sissignore, venuti apposta per ossequiarla, signor commendatore. 6348_5411_000230 a poco a poco, però, cioè non appena nillí cominciò a formare i primi sorrisi, a muoversi, a balbettare, l'uno e l'altro, istintivamente, furono tratti a riconoscer ciascuno se stesso in quei primi segni e a escludere ogni dubbio che il figlio non fosse suo. 6348_5411_000231 ne provavano intanto quasi vergogna, come per una debolezza che, a confessarla, avrebbe potuto renderli ridicoli. e forse l'avvertimento di questa vergogna cagionava loro un segreto rimorso. 6348_5411_000232 appena un filo d'anima trattenuto a forza per riveder loro un'ultima volta tutta l'anima sua, tutta la sua vita, tutto il suo amore. erano in quella culla e là, là, nei cassetti del canterano, ov'era il corredino del bimbo, pieno di merletti, di nastri e di ricami. 6348_5411_000233 con quale inflessione di voce e quale atteggiamento d'occhi e di mani, curvandosi come chi regge rassegnatamente su le spalle un peso insopportabile. il magro giudice d'andrea soleva ripetere: 6348_5411_000234 già da un pezzo ella si era arresa a ciò che credeva la loro volontà. ma no, erano essi ora a volere assolutamente che ella si tenesse il figliuolo. 6348_5411_000235 dirglielo tranquillissima. ora, ogni sera, uscendo dal ministero, non andavano piú insieme come prima, a passeggio o in qualche caffè. si salutavano freddamente e uno prendeva di qua, l'altro di là. 6348_5411_000236 aspetti. perdoni, signor commendatore, si provò a dire il marcocci. se se lei volesse, dicevano quei signori. 6348_5411_000237 e tutto bello in rilievo, con poggi e dirupi, agavi e palme e sentieri di campagna, per cui si dovevano veder venire tutti quei pastorelli, ch'eran perciò di varie dimensioni, coi loro branchetti di pecorelle e gli asinelli e i re magi. 6348_5411_000238 e sentirono l'uno per l'altra una profonda pietà che, anziché ad unirsi, li persuadeva amaramente a tenersi discosti l'uno dall'altra, chiuso ciascuno nella propria miseria inconsolabile. 6348_5411_000239 fuggito due anni dopo in america per ragioni delicatissime di cui è meglio non far parola. il fatto è che il suocero, cedendo obtorto collo alle nozze, impose alla figlia, come condizione imprescindibile, di non derogare d'un punto alla sua santa fede. 6348_5411_000240 difficilissimo. se n'accorse bene. quella volta. il giudice d'andrea appena alzò gli occhi a guardare il chiàrchiaro che gli era entrato nella stanza. mentr'egli era intento a scrivere. 6348_5411_000241 e carlino prese a inseguir per la stanza tito che si allontanava, scrollandosi per trattenerlo a ragionare e non intendeva che, assumendo ora quel tono persuasivo, quella pacata difesa della donna faceva peggio. 6348_5411_000242 ora, durante l'ultima amministrazione, qualcuno degli assessori aveva dovuto commettere qualche piccola sciocchezza amministrativa. il cavalier decenzio non sapeva bene, era re, lui regnava e non governava. 6348_5411_000243 che si sentiva struggere ora a quel discorso e approvava e sbuffava e strabuzzava gli occhi. alla fine non ne poté piú. lo lasciò lí in asso e s'accostò al cavalier cappadona per pregarlo che, avvalendosi della sua autorità, facesse tacere quell'energumeno era. 6348_5411_000244 ora l'uno, ora l'altro, cosí come s'erano accordati, senza invidia e senza gelosia. tutto era andato bene per due anni, con soddisfazione d'entrambi. 6348_5411_000245 a poco a poco la tenebra cominciò a diradarsi, cominciò ad aprirsi sul mare un primo frigido pallore d'alba. allora, quanto c'era di vaporoso, d'arcano, quasi di vellutato nel cordoglio di quei due rimasti appoggiati ai fianchi della lancia capovolta su la sabbia. 6348_5411_000246 tutto preparato da lei con le sue mani, anche anche cifrato sí di rosso, tutto capo per capo, capo per capo. volle che la vecchia vicina lo mostrasse loro. 6348_5411_000247 tanto piú che subito dopo approva ciò che state a dirgli, approva col capo, approva con precipitosi, già, già, già, già, come se poc'anzi non fossero state le vostre parole a provocargli quella dispettosissima risata. 6348_5411_000248 buona? disse: e quanto l hai pagata? melina alzò gli occhi ove la malizietta sorrideva implorante. oh, poco rispose, indovina quanto. no dico perché l'ho comperata. 6348_5411_000249 morto, sí, sí, morto. lo sapeva morto pochi mesi addietro a lanciano. ancor giovane ne aveva letto con doloroso stupore l'annunzio nel bollettino. 6348_5411_000250 era uscita da parecchi giorni, il figlietto le era morto e quella sera stessa sarebbe ripartita per alatri buona, ottima giovine maritata. sí, il marito le era partito da pochi mesi per l'america sana, forte. 6348_5411_000251 quanto piú vedeva che, anche a non trarne alcuna vendetta, esso il tradimento restava. restava pur sempre l'accordo di quei due nel venir meno, per i primi, a quanto si era stabilito. 6348_5411_000252 e tra l'occhio e la stella stabiliva il legame d'un sottilissimo filo luminoso e vi avviava l'anima a passeggiare come un ragnetto smarrito. 6348_5411_000253 e anche la moglie forse, sarebbe diventata sua compagna, veramente, ed egli avrebbe sentito la gioja d'avere una casa sua, una famiglia sua, se avesse potuto chiedere e ottenere un trasferimento altrove. 6348_5411_000254 porto tito si voltò a guardarlo e disse seccamente: e io neppure. il silenzio in cui l'uno e l'altro, dopo questo scambio di parole con estremo sforzo, si tennero per un lungo tratto. 6348_5411_000255 pur sicuro che non eccederemo codesti pastorelli con le fiscelline di ricotta e i panierini d'uova e il cacio raviggiolo. sono un caro scherzo. chi lo può negare? 6348_5411_000256 poteva egli allora pretendere che quest'altro si assumesse intero il rimorso di buttar via il proprio figliuolo per far piacere a lui? se egli, tito, avesse avuto la certezza d'essere il padre e carlino avesse preteso che il figliuolo fosse buttato via, non si sarebbe egli ribellato. 6348_5411_000257 ma capisci che ora che ho imparato a lavorare, non posso piú buttarlo via. lo terrò con me, mi darà qui conforto e compagnia e poi, quando voi non mi vorrete piú, avrò lui, almeno avrò lui. capisci lo so. non devi né puoi dirmi di sí, per ora da solo. 6348_5411_000258 vennero incontro alla meravigliosa sorpresa: il nonno pietro coi nipotini e la figlia e tutta la folla degli invitati, mentre già l'incenso fumava e i zampognari davano fiato alle loro ciaramelle. 6348_5411_000259 ah, che sbaglio aveva commesso melina non rivolgendosi prima a tito. e un altro sbaglio, piú grosso, aveva poi commesso lui, riferendo a tito la proposta di lei. 6348_5411_000260 e tutte le commiserazioni intanto, e tutte le cure per il cosí detto proletariato, ato, ato. a questo punto non si sa come la ragazza scollacciata di quel manifesto, quasi fosse stufa, di offrire invano la sua tazza di birra a uno che le avventava contro tanta furia di gesti irosi. 6348_5411_000261 e ce n'era pure un terzo, lí dipinto a olio grande, al vero che se li godeva dall'alto della parete. cosí ammusati una gran folla quella mattina all'annunzio dell'invito che il regio commissario aveva fatto al cappadona per interrogarlo su l'ultima gestione amministrativa. 6348_5411_000262 e chi sa, poi forse anche con l'illusione che la scelta stessa della sposa d'una famiglia cosí notoriamente divota alla santa chiesa cattolica? 6348_5411_000263 minacciava che, anziché dai suoi si sarebbe divisa da lui a un caso di trasferimento. dunque, lí funghire, lí stare lí ad aspettare, in quell'orrenda solitudine, che lo spirito, a poco a poco, gli si vestisse d'una scorza di stupidità. 6348_5411_000264 il cappadona si scrollò tutto tre volte. ma nossignore, ma che governo? ma non ci creda, glielo dico io. che cosa rappresenta lei qua? oh, insomma, gridò il regio commissario levandosi in piedi anche lui. io non posso assolutamente tollerare che lei si dia codeste arie davanti a me. 6348_5411_000265 la laurea. sí, ebbene, voglio anch'io la mia patente, signor giudice, la patente di jettatore col bollo, con tanto di bollo legale. 6348_5411_000266 era chiaro. e perché se adesso erano d'accordo per non aver riconosciuto prima di non aver ragione d'opporsi, eh già ora gli pareva troppo tardi e non si voleva piú dare per vinto. 6348_5411_000267 e che venissero dalla sabina la notte di natale due zampognari a sonar, l'acciarino e le ciaramelle. i nipotini non ne dovevano saper nulla. 6348_5411_000268 e quell'altro vittorio emanuele, che è il commendatore amilcare zegretti, proprio lui, il regio commissario, passa tra tutti quegli uomini quasi esterrefatti e si caccia con un acuto sgrigliolío delle scarpe. 6348_5411_000269 prometteva ai concittadini che presto in tribunale, sarebbe stata per tutti una magnifica festa. orbene, proprio per non dare al paese lo spettacolo di quella magnifica festa alle spalle d'un povero disgraziato, 6348_5411_000270 il d'andrea. stette a guardarlo freddamente, poi disse: quando sarete comodo, i ho mandato a chiamare per il vostro bene. là c'è una sedia sedete. 6348_5411_000271 ma una vera e propria guerra religiosa. quel benedett'uomo del suocero gliela viene a rinnovare in casa ogni giorno, a tutti i costi e con animo inflessibilmente e acerrimamente nemico. 6348_5411_000272 rientrava al municipio. lungo l'androne c'erano parecchie porte murate. rimanevano però, di qua e di là, gli sguanci nella grossezza del muro, come tante nicchie. 6348_5411_000273 e se si vuole prendere il disturbo d'affacciarsi un pochino alla finestra, le faccio vedere là l'edificio delle scuole che ho fatto levare io di pianta e costruire a mie spese e arredare di tutto punto io. 6348_5411_000274 qualche seria costipazione, costipazione d'anima s'intende, e al giudice d'andrea, quando si faceva giorno, pareva una cosa buffa e atroce nello stesso tempo. 6348_5411_000275 come non dormiva lui, cosí sul suo tavolino nell'ufficio d'istruzione. non lasciava mai dormire nessun incartamento, anche a costo di ritardare di due o tre ore il desinare. 6348_5411_000276 per altri venti minuti di cammino. gli toccava aspettare piú di cinque ore in quella stazione. era la sorte dei viaggiatori che arrivavano con quel treno notturno da roma e dovevano proseguire per le linee d'ancona o di foggia. 6348_5411_000277 perché s'era portato via tutto. lui aveva provato, nel vuoto, un gelo di morte. con questo gelo nel cuore ritornava ora in abruzzo, spirata la licenza di quindici giorni concessagli dal direttore delle scuole normali maschili di città, sant'angelo, ove da cinque anni insegnava disegno. 6348_5411_000278 ciascuno dei due pensava che quel batuffolo di carne lí poteva anche non esser suo, ma di quell'altro. e a tal pensiero, per l'odio acerrimo che l'uno portava all'altro, avvertivano subito un ribrezzo invincibile non solo a toccarlo, ma anche a guardarlo. 6348_5411_000279 e siccome, sopra tutto, nella notte appajon vane, prive come sono delle illusioni della luce, e anche per quel senso di precarietà angosciosa che tien sospeso l'animo di chi viaggia e che ci fa vedere sperduti su la terra. 6348_5411_000280 e al loro posto mise piú propriamente che cosa? niente altri giocattoli soldatini di stagno, ma tanti, ma tanti eserciti di soldatini di stagno d'ogni nazione. 6348_5411_000281 s'era lasciati crescere da parecchi giorni i peli su le guance. la sera stessa di quel giorno memorabile, egli, profondamente accorato, se ne andò con una barbaccia da padre cappuccino, mentre l'altro s'insediava di nuovo, trionfante, nel municipio di. 6348_5411_000282 ma gli era negato anche di sperare in un tempo lontano questa salvezza perché sua moglie, che non s'era voluta muovere dal paese neanche per un breve viaggio di nozze, neanche per andare a conoscere la madre e il padre di lui e gli altri parenti a torino. 6348_5411_000283 ebbene, ora lascerò questo e cercherò altro lavoro da fare qui in casa e sarò felice. credimi, credimi, non vi chiederò mai nulla, carlino, mai nulla. concedetemi questa grazia, per carità. sí, sí, 6348_5411_000284 a me osa dir questo tonò il vittorio emanuele paesano. la sua voce s'intese nella piazza sottostante e un uragano di fischi e di grida scomposte si levò, minaccioso. 6348_5411_000285 guarda, ti giuro, ti giuro che non n'avrete mai nessun fastidio, nessun peso, mai. lasciami dire: m'avanza tanto tempo qua ho imparato a lavorare per voi, seguiterò sempre a lavorare. oh, potete star sicuri che non vi mancheranno mai le mie cure. 6348_5411_000286 arrivò alla balia una lettera del marito che la chiamava in america. carlino sanni e tito morena, senza che l'uno sapesse dell'altro, nel ricevere quest'annunzio, andarono da un giovane avvocato, loro comune amico, conosciuto tempo addietro, nella trattoria dove prima si recavano a desinare insieme. 6348_5411_000287 si restrinse, si precisò con nuda durezza, come i lineamenti dei loro volti. nella incerta, squallida prima luce del giorno, egli si sentí tutto ripreso dalla miseria abituale della sua casa vicina, ove tra poco sarebbe arrivato. 6348_5411_000288 questo per il momento. se poi volevano veramente risolvere la situazione, il giovane avvocato non ci vedeva altro mezzo che questo: che il figlio, non potendo essere di uno soltanto, non fosse piú di nessuno dei due. 6348_5411_000289 e avresti avuto il coraggio cosí commosso e intenerito di dirle di no, anche per conto di un altro che forse al tuo posto si sarebbe come te commosso e intenerito. rispondi a questo, rispondi. 6348_5411_000290 mascalzone offesa alla memoria, alla effigie del nostro gran re, irrisione, attentato al prestigio dell'autorità. bisognava a ogni costo impedirlo, mandare presto, presto per un barbiere fidato. 6348_5411_000291 i metterò a ronzare attorno a tutte le fabbriche, mi pianterò innanzi a tutte le botteghe e tutti, tutti mi pagheranno la tassa. lei dice dell'ignoranza, io dico la tassa della salute. 6348_5411_000292 no, egli non doveva riferirgliela. doveva dire a melina che ne parlasse a tito direttamente e che, anzi, non gli facesse intravvedere di averne prima parlato a lui. ecco, come avrebbe dovuto fare. ma poteva mai immaginarsi che tito se la pigliasse cosí a male? 6348_5411_000293 i due lasciarono parlar sempre la vecchia, approvando col capo ogni proposta dopo essersi guardati un attimo con la coda. 6348_5411_000294 che dire a quella povera figliuola? in quello stato, meglio non dirle nulla di quanto era avvenuto tra loro due. trovare una scusa plausibile di quel non andare nessuno de due a trovarla. ma che scusa? l'unica poteva esser questa: che volevano lasciarla tranquilla nello stato in cui era. 6348_5411_000295 né l'uno né l'altro poterono proferirle. si guardarono ciascuno lesse negli occhi dell'altro la sfida a parlare, ma lessero anche chiaramente l'odio che adesso li univa in luogo dell'antica amicizia. 6348_5411_000296 lasciò passare qualche tempo, quando le parve il momento opportuno. a carlino sanni, che quella sera si trovava con lei, mostrò, con gli occhi bassi e un timido sorriso sulle labbra, una pezza di tela comperata il giorno avanti co suoi risparmi. 6348_5411_000297 forse però, almeno a quanto si dice, non sarebbe riuscito a impiccarsi il mio amico catellani senza l'ajuto non del tutto disinteressato del giovine millino ambrini, fratello della signora. 6348_5411_000298 gli occhi soli, ancora vivi, poveri, cari, santi, occhi belli, guardando la madre, guardando il padre, ascoltando i loro discorsi, aggirandosi per le stanze e cercando attorno. aveva sentito bene che non per lui soltanto aveva avuto fine la vita della casa paterna. 6348_5411_000299 il cavalier decenzio cappadona l'aveva fatta decorare e addobbare sontuosamente a sue spese. nella parete di fondo troneggiava un gran ritratto a olio del primo re d'italia, che il cappadona stesso aveva fatto eseguire lí a costanova da un pittore di passaggio, sedendo lui per modello. 6348_5411_000300 si scosse in un brivido lungo che finí quasi in un nitrito, iprese, i levò dal mio paese, dove ora non ho piú nessuno, tranne una sorella maritata, per conto suo, che andrei piú a ffare lí. non voglio dare spettacolo della mia miseria a quanti mi invidiarono un giorno. 6348_5411_000301 quando, in nome di questo dio, ucciso duemil'anni fa dagli ebrei, i cristiani che dovrebbero sentirsi in cristo, tutti quanti fratelli, per cinque anni si sono scannati tra loro allegramente in una guerra che, senza giudizio di quelle che verranno, non aveva avuto finora uguale nella storia. 6348_5411_000302 eppure, per la prima volta da circa una settimana, dormiva un incartamento sul tavolino del giudice d'andrea e per quel processo che stava lí da tanti giorni in attesa, egli era in preda a una irritazione smaniosa, a una tetraggine soffocante. 6348_5411_000303 il commendator zegretti guardò le tende, guardò il tappeto, si buttò indietro su la spalliera del seggiolone e, accarezzandosi ora l'interminabile pizzo, mah sospirò. 6348_5411_000304 né melina tentò minimamente d'indurre l'uno o l'altro a credere che il padre fosse lui. ella era nelle mani di tutti e due e a tutti e due, non all'uno né all'altro voleva affidarsi. 6348_5411_000305 proprio a lei, sissignore, perché io non ho paura. inveí pallidissimo il commendator zegretti, e se trovo qua fra queste carte qualche irregolarità, i manda in galera. 6348_5411_000306 e la salivazione le si attivava con tanta abbondanza che la voce a tratti quasi vi affogava. ah, noli, vedete qua, caro noli m'ha lasciata qua sola con tre ffigliuoli, in un paese dove non conosco nessuno, dov'ero arrivata da due mesi appena. 6348_5411_000307 e quella visita mensile in fondo non aveva altro scopo che d'accertarsi se la balia curasse bene il bambino- provavano istintivamente una certa diffidenza ombrosa, se non proprio una decisa ripugnanza per lui. 6348_5411_000308 e i due vittorii emanueli si guardarono finalmente negli occhi pallidi e vibranti. d'ira io le arie fece con un sogghigno il cappadona. 6348_5411_000309 non che, passando innanzi a un tavolino, si sentí chiamare da una signora di piccolissima statura, esile, pallida, magra, in fitte gramaglie, vedovili. 6348_5411_000310 prima raccorciandosi, poi attrappandosi, come un baco infratito che non possa piú fare il bozzolo. appena, o per qualche rumore, o per un crollo piú forte del capo, si ridestava e gli occhi gli andavano lí. 6348_5411_000311 sola, sola. ah, che uomo terribile. noli. s'è distrutto e ha distrutto anche me, la mia salute, la mia vita, tutto addosso. noli, lo sapete, m'è morto addosso, addosso. 6348_5411_000312 fu peggio quando il segretario marcocci, divenuto d'un estremo squallore e molto piú miope dal giorno dell'arrivo, una sera cercando in uno sgabuzzino alcune carte. 6348_5411_000313 ora che il figlio non poteva piú essere né dell'uno né dell'altro, ritornarono a poco a poco di nuovo amici come prima, con 6348_5411_000314 se innumerevoli testimonii potevano venire in tribunale a giurare che egli, in tante e tante occasioni, aveva dato segno di conoscere quella sua fama, ribellandosi con proteste violente. 6348_5411_000315 e il giudice d'andrea infrontò gl'indici delle mani per significare che le due vie gli parevano opposte. il chiàrchiaro si chinò e tra i due indici cosí infrontati del giudice ne inserí uno suo tozzo peloso e non molto pulito. 6348_5411_000316 avrebbe trovato modo di provvedere all'avvenire suo e dei tre piccini. si racconciò con le mani i capelli su la fronte e disse sorridendo al noli: chi sa che ffaccia avrò, caro amico, non è vero. 6348_5411_000317 migliore occasione di quella non poteva darsi. e meglio sí meglio, che il bimbo andasse lontano, affidato alla balia. sarebbero andati a vederlo ad alatri un mese l'uno e un mese l'altro, giacché insieme non potevano. 6348_5411_000318 questo sarà un po difficile, sorrise mestamente il d'andrea, ma vediamo di intenderci. caro chiàrchiaro, voglio dimostrarvi che la via che avete preso non è propriamente quella che possa condurvi a buon porto. 6348_5411_000319 disarma, freddo, incadaverito e imbellettato, con gli abiti che da anni e anni gli restano sempre nuovi addosso e quel certo odore ambiguo della cipria che le donne si dànno dopo il bagno sotto le ascelle e altrove, ha il coraggio d'arricciare il naso vedendolo passare. 6348_5411_000320 il chiàrchiaro ebbe un prorompimento di stizza per la durezza di mente del giudice d'andrea, si levò in piedi gridando con le braccia per aria: ma perché io voglio, signor giudice, un riconoscimento ufficiale della mia potenza. non capisce ancora. 6348_5411_000321 da una vettura di prima classe, uno spilungone miope squallido, con certi baffi biondicci alla cinese, tende una valigia al facchino e gli dice: piano regio, commissario. 6348_5411_000322 via, porto, che porto e che via, domandò aggrondato il chiàrchiaro. né questa d'adesso, rispose il d'andrea, né quella là del processo. già l'una e l'altra, scusate, son tra loro cosí? 6348_5411_000323 giacché non era mica provato che egli dovesse avere il rimorso di voler buttare il proprio figliuolo, potendo questo benissimo essere invece dell'altro. eh già, ma a ragionare cosí, ad ammettere cioè che il figlio fosse. 6348_5411_000324 ma anche, anzi, sopra tutto, perché questo bisogno d'aver fatto il bene rende spesso cosí acerbi e irti gli animi di coloro che si vorrebbero beneficare che il beneficio diventa difficilissimo. 6348_5411_000325 si sprofondava tanto in questa tetraggine che gli occhi, aggrottati, a un certo punto gli si chiudevano con la penna in mano, dritto sul busto. il giudice d'andrea si metteva allora a pisolare. 6348_5411_000326 e pareva ch'egli, oltre che della sua povera, umile, comunissima storia familiare, avesse notizia certa di quei mostruosi intrecci di razze donde al suo smunto, sparuto viso di bianco, eran potuti venire quei capelli crespi, gremiti da negro. 6348_5411_000327 passeggiava, si fermava, passeggiava ancora un po, si rifermava, sbuffando ogni volta e scotendo in aria le pugna. quella sala del municipio era magnifica, dal palco scompartito in rilievo, ornato di dorature. 6348_5411_000328 interminabile. quella volta però, ecco, il signor daniele catellani volle fare l'ultimo anno della grande guerra europea. uno scherzo al suo signor suocero pietro ambrini, uno scherzo di quelli che non si dimenticano piú. 6348_5411_000329 lo chiamavano a costanova, sua maestà, perché era il ritratto spiccicato di ittorio manuele vestito da cacciatore. la stessa corporatura, gli stessi baffi, lo stesso pizzo, lo stesso naso. 6348_5411_000330 cosí sbilenco, con una spalla piú alta dell'altra, andava per via di traverso come i cani. nessuno però moralmente sapeva rigar piú diritto di lui. lo dicevano tutti. 6348_5411_000331 aveva messo in quella relazione con melina tutto il proprio cuore, per quel segreto cocente bisogno d'intimità familiare, e avvertirono un sordo astio, un'agra amarezza di rancore, non propriamente contro la donna. 6348_5411_000332 bene. da ciascuna saltava fuori un monello al passaggio del commendatore, un saluto militare, uno strillo maestà e via a gambe levate. 6348_5411_000333 i sono parato cosí, con questi occhiali, con quest'abito, mi sono lasciato crescere la barba e ora aspetto la patente per entrare in campo. lei mi domanda come. 6348_5411_000334 ma contro il corpo di lei che, nell'incoscienza dell'abbandono, aveva evidentemente dovuto prendersi piú dell'uno che dell'altro. non gelosia perché il tradimento non era voluto. il tradimento era della natura ed era un tradimento quasi beffardo. 6348_5411_000335 perché non aveva sofferto meno lui, della durezza che era stato costretto a usare verso melina per colpa di carlino. inutile dunque tentare di metterli d'accordo. nillí fu chiuso in collegio, ricominciò con la vicinanza piú aspra e piú fiera, la tortura di prima e durò un anno. 6348_5411_000336 il bambino era là nella culla di chi era morta la madre. esso restava a tutti e due, ma come sentivano che nessuno dei due poteva piú accostarsi a quella culla. 6348_5411_000337 la frase il cappadona sghignazzando. ma si provi, si provi, vedrà che cosa succede. lei qua non rappresenta che quattro mascalzoni messi sú da quel farabutto del mazzarini, deputato socialista, nemico della patria e del re. ha capito del re, del re. 6348_5411_000338 coraggio, coraggio. signora le disse fresco, eh sí, fresco, ho già moglie, io, signora mia. ah, fece la donnetta staccandosi subito: moglie, avete preso moglie. già da quattr'anni, signora, ho anche un bambino. 6348_5411_000339 tito stesso. alla fine glielo gridò: sarà un sospetto ingiusto, ma che vuoi farci? m'è entrato, non posso piú scacciarlo. non posso seguitare cosí insieme una relazione che era solo possibile a patto che nessun contrasto sorgesse tra noi. 6348_5411_000340 ma sentí addirittura artigliarsi le dita nel vedere che colui lo accoglieva senza il minimo riguardo. signori miei, quell'intruso lí. quell'intruso che, dimostrandosi fino a tal segno villano e indegno d'abitare in un luogo addobbato con tanto decoro e tanto sfarzo, 6348_5411_000341 i piace. sa, mi piace lavorare alla luce del sole. eh, squittí il cappadona se non si rovinasse la tappezzeria. capisco che a lei non importa nulla, ma se permette, le faccio osservare che importa a me perché è roba mia. 6348_5411_000342 che fosse meglio, cioè per lei e anche per il bimbo, tenerli cosí a bada tutti e due, senz'affermare mai e senza negare recisamente: era difatti una gara tra i due d'amorevolezze, di pensieri squisiti, di regali. 6348_5411_000343 uno era stato, ma chi de due? ella non solo non poteva dire, ma non voleva nemmeno supporre. legati ancora alla propria famiglia lontana, con tutti i ricordi dell'intimità domestica. 6348_5411_000344 se invece non preferisse buttare indietro la testa ricciuta e nasuta e prorompere in quella sua solita risata nella gola, ma sí, via. 6348_5411_000345 vedendo da quei begli occhi neri sgorgare due grosse lacrime, il noli invitò la signora ad alzarsi e ad uscire con lui dal caffè per parlare liberamente lungo il viale deserto fino al mare in fondo. 6348_5411_000346 fiscelle di candida, ricotta, panieri d'uova e cacio raviggiolo e anche tanti branchetti di boffici, pecorelle e somarelli, carichi anch'essi d'altre piú ricche offerte, seguiti da vecchi massari e da campieri. 6348_5411_000347 silvestro noli, bevuta a lenti sorsi una tazza di latte. si alzò per uscire dalla stazione per l'altra porta del caffè in fondo alla sala. voleva andare alla spiaggia a respirar la brezza notturna del mare attraversando il largo viale della città dormente. 6348_5411_000348 che gli si era dimostrato cosí acerrimamente nemico. ico. ma che lezione? lo scioglimento del consiglio. eh via miserie. melchiorino palí considerava da un punto piú alto la questione one. 6348_5411_000349 domandarono a nillí se aveva piacere di prendere il posto del suo amicuccio nel cuore e nella casa di quei due poveri genitori. e nillí, che per i discorsi e i consigli della balia doveva aver capito cosí in aria qualcosa disse di sí. 6348_5411_000350 rimasto solo carlino pensò un pezzo al senso da cavare da quella prima condiscendenza di tito, a cui poi cosí bruscamente era seguito lo scatto che, nel modo piú aperto, raffermava la sua irremovibile decisione. 6348_5411_000351 dimostrasse a tutti che egli reputava come un accidente involontario da non doversi tenere in alcun conto. l'esser nato semita, lotte acerrime ebbe a sostenere per questo matrimonio. 6348_5411_000352 povera, povera creatura. e ora per me, se vogliono, eccomi qua. si tolse lei l'incarico d'attendere al cadavere insieme con altre vicine. 6348_5411_000353 se si vuole alzare un pochino e affacciare alla finestra, le faccio vedere piú là un altro edificio, l'ospedale, costruito, arredato e mantenuto anche da me, a mie spese. 6348_5411_000354 ma è un fatto che i maggiori stenti che ci avvenga di soffrire nella vita sono sempre quelli che affrontiamo per fabbricarci con le nostre stesse mani la forca. 6348_5411_000355 e san giuseppe ha in mano il bàcolo fiorito e dietro sono il bue e l'asinello aveva voluto che fosse ben grande il presepe quell'anno, il caro nonno, 6348_5411_000356 e veramente a nillí non costava alcuno sforzo rispondere, secondo i consigli della balia, all'uno e all'altro dei due, zii piú a te, perché stando con l'uno o con l'altro, gli sembrava ogni volta che non si potesse star meglio, tanto amore e tante cure gli prodigavano entrambi. 6348_5411_000357 era un'indecenza strillare cosí con tutta quella trucia addosso, comprometteva. ecco ma il cavalier decenzio cappadona, che s'era già ricomposto e se ne stava ora astratto e assorto, fece un atto appena, appena con la mano e seguitò a lisciarsi il gran pizzo regale. 6348_5411_000358 non ti pajono sacrosante ragioni, perché, sissignore, io ci sto, trenta lire al giorno, orno al tramviere, al ferroviere ci sto, ma datene allora cento al giudice, al professore ore. 6348_5411_000359 niente, sissignore. eccomi qua, disse il chiàrchiaro accostando la seggiola. non solo le farò vedere che lei non capisce niente, ma anche che lei è un mio mortale nemico. lei, lei sissignore, lei che crede di fare il mio bene. 6348_5411_000360 ma s'era già accomodato da sé senz'invito, il cappadona sulla poltrona di faccia. il regio commissario, tenendo ancora gli occhi bassi, prese a esporre all'ex-sindaco la ragione per cui lo aveva invitato a venire. 6348_5411_000361 aveva lavorato di nascosto per piú d'un mese con l'ajuto di due manovali che avevan levato il palco in una stanza per sostener la plastica e aveva voluto che fosse illuminato da lampadine azzurre in ghirlanda. 6348_5411_000362 la poverina scongiurava che tutti e due insieme andassero a trovarla, ripetendo ch'era pronta a fare quel che essi volevano. vedi, per causa tua, tutti e due si trovarono sulle labbra le stesse parole: carlino per l'ostinazione di tito a non cedere, tito per quella di carlino a non andare. 6348_5411_000363 tutti, tutti ci credono. e ci son tante case da giuoco in questo paese. basterà che io mi presenti, non ci sarà bisogno di dir nulla. i pagheranno per farmi andar via. 6348_5411_000364 andarono muti fino alla spiaggia sabbiosa e si appressarono al mare. la notte era placidissima, la frescura della brezza marina deliziosa. 6348_5411_000365 cosí, sfidato, con gli occhi negli occhi, tito non volle darsi per vinto e mentí imperterrito: io commosso chi te lo dice. e dunque è vero. esclamò allora carlino, trionfante, che il cuor duro sei tu e puoi bene andarglielo a dire. 6348_5411_000366 tempo ch'egli dovesse recarsi al suo ufficio d'istruzione ad amministrare, per quel tanto che a lui toccava, la giustizia ai piccoli, poveri uomini feroci. 6348_5411_000367 si voltava di scatto con gli occhi che gli schizzavano fiamme e subito, ah, scusi, signor commendatore, credevo che fosse il cavalier cappadona, capirà perdoni. 6348_5411_000368 un pandemonio. ma radersi no, ah, radersi no, piuttosto, il commendator zegretti, non per paura, ma per non darla vinta a colui che indegnamente si credeva il ritratto di ittorio manuele e per non far fuggire, sconfitta nella sua persona, la vera immagine del gran re. 6348_5411_000369 no, no, via ridere, ridere. son cose da pensare e da dir sul serio al giorno d'oggi. il mio amico, signor daniele catellani, sa bene come va il mondo. 6348_5411_000370 tre giorni dopo, allorché il bimbo fu partito con la balia per alatri, con tutto il corredo preparato dalla povera melina, si divisero per sempre. fu nei primi tempi una distrazione, quella gita d'un giorno, un mese sí e un mese no ad alatri. 6348_5411_000371 una fischiata generale sarebbe scoppiata, tutto il paese sarebbe crepato dalle risa, fin le case di costanova avrebbero traballato per un sussulto di spaventosa ilarità. fino i ciottoli delle vie sarebbero saltati fuori, scoprendosi come tanti denti in una convulsione di riso. 6348_5411_000372 il giudice d'andrea prese alla fine la risoluzione di mandare un usciere in casa del chiàrchiaro per invitarlo a venire all'ufficio d'istruzione, anche a costo di pagar lui le spese. 6348_5411_000373 volle, recalcitrarono, si scrollarono furiosamente alla proposta. l'uno tornò a gridar contro l'altro le ingiurie piú crude per la sopraffazione che intendeva usare. il figlio era suo, era suo, non poteva esser che suo. per questo segno e per 6348_5411_000374 e vedendo a questa domanda supplichevole restare il giovine tra confuso e seccato e commosso, subito gli prese una mano, lo attirò a sé e s'affrettò a soggiungere con foga. 6348_5411_000375 lí non fu piú ripreso, ma seguitò nell'animo di entrambi e a mano a mano, tanto piú violento, quanto piú cresceva la violenza che l'uno e l'altro si facevano per tacere. 6348_5411_000376 tito avrebbe voluto schivare il discorso. tratta dal portafogli la sua quota. l'aveva posata sul tavolino senza dir nulla. carlino, guardati un pezzo quei denari. alla fine uscí a dire: io non glieli porto. 6348_5411_000377 ma non gravoso. prendevano infine una boccata d'aria. facevano, benché soli, una scampagnata dall'alto dell'acropoli su le maestose mura ciclopiche. si scopriva una vista meravigliosa. 6348_5411_000378 che fare intanto, la maternità in quella ragazza assumeva per la loro coscienza un senso e un valore che li turbava tanto piú profondamente in quanto sapevano che ella non si sarebbe affatto ribellata se essi non avessero voluto. 6348_5411_000379 il chiàrchiaro sedette e, facendo rotolar con le mani su le cosce la canna d'india a mo d'un matterello, si mise a tentennare il capo per il mio bene. ah, lei si figura di fare il mio bene, signor giudice, dicendo di non credere alla jettatura. 6348_5411_000380 mai piú il conforto, quel caldo alito familiare della sua vecchia casa paterna, mai piú le cure amorose della madre, mai piú il tenero sorriso nello sguardo protettore del padre. 6348_5411_000381 il commendator zegretti alzò il capo stirandosi un baffo con aria grave e disse: ma io non ho paura, sa, e chi ha paura fece il cappadona. dico per queste povere tende, per questo tappeto, capirà. 6348_5411_000382 sí, sí, era vero. egli cantava allora fino laggiú a matera. ancora aveva nell'anima i dolci canti appassionati della sua giovinezza e nelle belle sere, passeggiando con qualche amico sotto le stelle, quei canti gli rifiorivano su le labbra. 6348_5411_000383 avoravo, i hanno fatto cacciar via dal banco dov'ero scritturale con la scusa che, essendoci io, nessuno piú veniva a far debiti e pegni. mi hanno buttato in mezzo a una strada con la moglie paralitica da tre anni e due ragazze nubili di cui nessuno vorrà piú sapere perché sono figlie mie. 6348_5411_000384 forse tanti e tanti s'eran sentiti stringere il cuore al fischio lamentoso del treno in corsa nella notte. ognun d'essi stava lí, forse a pensare che le brighe umane non han requie neanche nella notte? 6348_5411_000385 e ora qua, voi stesso vi presentate innanzi a me in veste di jettatore e pretendete anzi ch'io creda alla vostra jettatura. sissignore, e non vi pare che ci sia contraddizione? 6348_5411_000386 e ci sono anche le scuole tecniche che il signor mazzarini, deputato del collegio, non è stato buono a ottenere dal governo com'era d'obbligo, e che mantengo io, a mie spese io. 6348_5411_000387 era forse l'ultimo quarto della luna che declinava avviluppata nella caligine. su la spiaggia, le ondate si allungavano e si spandevano senza spuma. 6348_5411_000388 per avere un qualche lume dai colleghi, diceva per discutere cosí in astratto il caso, perché in verità era un caso insolito e speciosissimo, quello d'un jettatore. 6348_5411_000389 e poi sí era presto detto: nessun peso, nessun fastidio. il peso, il fastidio sarebbero stati il meno, la responsabilità, la responsabilità d'una vita, perdio, che a uno dei due apparteneva di certo, ma a quale dei due? non si poteva sapere. 6348_5411_000390 le guardie che presidiavano il municipio caricarono violentemente la folla, ma le spinte, gli urtoni che scaraventavano di qua e di là i dimostranti e li lasciavano un pezzo, compressi da tutte le parti, a boccheggiar come pesci non giovarono a nulla. 6348_5411_000391 le cuffiette, ecco, ecco le cuffiette. sí, quella coi fiocchi rossi, no, quell'altra, quell'altra. e i bavaglini e le camicine e la vestina lunga ricamata del battesimo col trasparente di seta rossa. 6348_5411_000392 pareva che con melina ora non ce l'avesse piú. se era disposto a rispettare il sentimento di lei e a fare ciò che ella voleva, dunque ce l'aveva con lui. 6348_5411_000393 e carlino sanni credeva anche d'aver maggior diritto perché lui, lui tito, aveva fatto morire quella povera donna di cui egli aveva avuto sempre pietà. ma allo stesso modo tito morena credeva anche d'aver maggior diritto. 6348_5411_000394 si mise a parlare affollatamente e subito le s'infiammarono di qua e di là le tempie e gli zigomi raddoppiava per un vezzo di pronunzia la effe in principio di parola. 6348_5411_000395 ho qui, perpetuo, qui, un dolore come un rodío, un tiramento qui al cervelletto noli, e sono come arrabbiata. sí, sí, sono rimasta come arrabbiata, come arsa dentro, con un ffuoco, con un ffuoco in tutto il corpo. 6348_5411_000396 il figlietto le era morto per disgrazia nel parto, non già per malattia, del resto. potevano farla visitare da un medico, ma non ce n'era bisogno. già il bimbo, per altro, da due giorni, s'era attaccato a lei, poiché la povera mamma non avrebbe potuto allevarlo, ridotta in quello stato. 6348_5411_000397 è chiaro ormai che hanno bisogno di tutte quelle loro preghiere, perché lui, il papà, deve aver fatto loro di certo, chi sa che grosso male al buon gesú specialmente. 6348_5411_000398 allora le si scrive, le si mandano per posta. scrivi, disse tito, scriveremo insieme. insieme, va bene, poiché ti piace di far la parte della vittima e ch'io faccia quella del tiranno. 6348_5411_000399 prima che in abruzzo, era stato professore un anno in calabria, un altro anno in basilicata, a città sant'angelo. vinto e accecato dal bisogno cocente e smanioso d'un affetto che gli riempisse il vuoto in cui si vedeva sperduto, aveva commesso la follia di prender moglie. 6348_5411_000400 a natale, rientrando tutti imbacuccati e infreddoliti dalla messa notturna, avrebbero trovato in casa quella gran sorpresa: il suono delle ciaramelle, l'odore dell'incenso e della mirra e il presepe là come un sogno, illuminato da tutte quelle lampadine azzurre. in ghirlanda, 6348_5411_000401 una lancia biancheggiante nell'ombra, tirata a secco e capovolta su la sabbia, le attrasse i si posero a sedere, lei da un lato, lui dall'altro, e rimasero ancora un pezzo in silenzio a mirar le ondate che si allargavano, placide vitree su la bigia rena molliccia poi. 6348_5411_000402 s'offerse da sé. infine, un caso che rese possibile e accettabile ai due la proposta del giovane avvocato nillí. nel collegio, durante quell'anno, aveva stretto amicizia con un piccolo compagno unico, figliuolo d'un colonnello a cui tanto carlino sanni quanto tito morena. 6348_5411_000403 e perché allora avrebbero sofferto tanto e tanto, la avrebbero fatta soffrire. tornare indietro come prima non era piú possibile ormai, e dunque no, no, ella doveva tenersi il figliuolo. nessuna discussione piú su questo punto. 6348_5411_000404 due poich'egli alla fine avrebbe fatto quello che essi volevano. e non era una violenza, questa, no perdio. seguitava a pagare e basta. 6348_5411_000405 non sarò piú certo buona per voi. vi sarete certo stancati di me. ebbene, fino a dieci anni sarà ancora ragazzo il mio figliolo e non vi darà né spesa né fastidio, perché provvederò io a tutto col mio lavoro. 6348_5411_000406 quanto per lo spettacolo stomachevole che il governo dava all'intera nazione, trescando spudoratamente col partito socialista fino a darla vinta a quei quattro mascalzoni che a costanova andavano per via col garofano rosso. 6348_5411_000407 il d'andrea sedette anche lui e disse: volete che vi dica che ci credo? e vi dirò che ci credo. va bene? cosí, nossignore? negò recisamente il chiàrchiaro col tono di chi non ammette scherzi. lei deve crederci sul serio e deve anche dimostrarlo istruendo il processo. 6348_5411_000408 sotto la tettoja. il capostazione è rimasto a guardare a uno a uno i membri del consiglio disciolto, tutti ancora intronati e il cavalier decenzio cappadona, basito addirittura e quasi levato di cervello. 6348_5411_000409 noli non cantate piú io cantare, ma sí voi cantavate un tempo nelle belle notti, non vi ricordate a matera cantavate? l'ho ancora negli orecchi il suono della vostra vocetta intonata. 6348_5411_000410 dicono però che quella risata cosí irritante del mio amico signor catellani, ha la data appunto di questo suo matrimonio, misto, a quanto pare, non per colpa della moglie, però, bravissima signora, molto buona con lui. 6348_5411_000411 e io domandò: carlino, ma farai anche tu ciò che ti pare, non è mica vero. perché no, lo capisci bene? perché no, se non ci vai piú tu, non potrò piú andarci neanche io. e perché? 6348_5411_000412 nel dubbio inovviabile, i due amici decisero che, senza dirne nulla per adesso a melina, quando sarebbe stata l'ora, l'avrebbero mandata a liberarsi in qualche ospizio di maternità, da cui quindi sarebbe ritornata a loro sola. 6348_5411_000413 ognun d'essi forse stava lí a pensare che la follía accende i fuochi nelle macchine nere e che nella notte, sotto le stelle, i treni, correndo per i piani buj, passando strepitosi sui ponti, cacciandosi nei lunghi trafori. 6348_5411_000414 ciecamente, di soppiatto, la natura s'era divertita a guastar quel nido che essi volevano credere, costruito piú dalla loro saggezza che dal loro cuore. 6348_5411_000415 mazzarini, mazzarini strillava piú forte degli altri. melchiorino palí, è stato lui, l'on. mazzarini. ecco la vendetta che ci ha giurato la lezione memorabile l'ha scelto lui a roma, il regio. commissario per costanova ova. 6348_5411_000416 cosí il signor daniele s'era lasciato tentare dal suo demonio, vinto sopra tutto da questa capziosa considerazione, che cioè sarebbe restato nello scherzo anche lui. 6348_5411_000417 morena e carlino sanni avevano stimato prudente e giudizioso due anni addietro cioè ai primi aumenti dello stipendio provvedere anche insieme al bisogno indispensabile d'una donna. 6348_5411_000418 piú, s'è imparentato con una famiglia cattolica nera tra le piú nere, contraendo un matrimonio cosiddetto misto, vale a dire a condizione che i figliuoli- e ne ha già cinque- fossero come la madre battezzati e perciò perduti irremissibilmente per la sua fede. 6348_5411_000419 il mio piú acerrimo nemico. sa o non sa che i due imputati hanno chiesto il patrocinio dell'avvocato manin baracca? sí, questo lo so. 6348_5411_000420 perseguita sarà ridicola, ridicolissima, ma una vera e propria persecuzione religiosa in casa sua esiste. sarà da una parte sola e contro un povero inerme, anzi, venuto apposta senz'armi per arrendersi. 6348_5411_000421 e che te ne fai, che te ne fai, che me ne faccio, rimbeccò pronto il chiàrchiaro lei, padrone mio, per esercitare codesta professione di giudice anche cosí male come la esercita, mi dica un po, non ha dovuto prender la laurea. 6348_5411_000422 glielo grido sul muso, a lei mascherato. a codesto modo trasecolò nel suo furore il commendator zegretti. io mascherato, disse: 6348_5411_000423 voglio che sia ufficialmente riconosciuta questa mia potenza spaventosa, che è ormai l'unico mio capitale. e, ansimando, protese il braccio, batté forte sul pavimento la canna d'india e rimase un pezzo impostato in quell'atteggiamento grottescamente imperioso. 6348_5411_000424 io fo, rispose, carlino, alzandosi precisamente quello che fai tu, né piú né meno. e va bene. ripeté tito, e dunque puoi scriverle che da parte mia, sono disposto a rispettare il suo sentimento e a fare tutto ciò che vuole, disposto a pagare finché lei stessa non dirà basta. 6348_5411_000425 sulla fine dell'anno scolastico. esso morí all'improvviso una notte lí nel collegio, come un uccellino, dopo aver chiesto e bevuto un sorso. 6348_5411_000426 fondo ella fremeva in tutta la misera personcina nervosa e pareva andasse a sbalzi e gesticolava a scatti con le spalle, con le braccia, con le lunghissime mani quasi scusse di carne. 6348_5411_000427 melina allora alzò la tela e vi nascose la faccia. stette un pezzo, cosí poi, con gli occhi pieni di lagrime, scotendo amaramente il capo, disse dunque: no, proprio no, è vero, non debbo. non debbo preparar nulla. 6348_5411_000428 i due uomini cosí davanti a petto si guatano allibiti. nessuno degli ex-consiglieri osa farsi avanti. anche il capostazione che s'era proposto di presentare l'ex-sindaco al regio commissario, rimane inchiodato al suo posto. 6348_5411_000429 privandosi egli solo del piacere e, pur non di meno, seguitando a dar la parte sua. avrebbe potuto anche pensare che faceva un sacrifizio sciocco e fors'anche superfluo. 6348_5411_000430 sopra a tutto, far quello che volevano loro, tutt'e due insieme contro di lui. non bastava che seguitasse a pagare, lasciando all'altro la libertà d'andare a trovar la donna. 6348_5411_000431 professor noli si fermò perplesso, stupito signora. oh lei, signora nina, come mai era la moglie d'un collega del professor ronchi, conosciuto sei anni fa a matera nelle scuole tecniche? 6348_5411_000432 voi dal baracca, sissignore, io il giudice lo guardò piú imbalordito che mai capisco, anche meno di prima. ma come per render piú sicura l'assoluzione di quei giovanotti? e perché allora vi siete querelato il? 6348_5411_000433 quel giorno melchiorino palí, nella sala d'aspetto della stazione, picchiandosi il petto, con tutte e due le manine perdute in un vecchio pajo di guanti grigi sforacchiati nelle punte, si sfogava a dire: ma la faremo noi, noi. la rivoluzione one noi. 6348_5411_000434 i maligni dicevano che non aveva altri titoli per esser sindaco di costanova fuor che quella straordinaria somiglianza e che non aveva fatto in vita sua altri studii oltre a quello attentissimo sul ritratto del primo re. 6348_5411_000435 che gli fosse riconosciuto come sacrosanto il diritto di sorvegliare perché precetti e pratiche fossero tutti, a uno a uno, osservati scrupolosamente non solo dalla nuova signora catellani, ma anche e piú dai figliuoli che sarebbero nati da lei. 6348_5411_000436 lui venuta la notte di natale appena, il signor pietro ambrini con la figlia e i nipotini e tutta la servitú si recarono in chiesa per la messa di mezzanotte, il signor daniele catellani entrò tutto fremente d'una gioja quasi pazzesca nella stanza del presepe. 6348_5411_000437 si riunivano a cena, ma spesso, non arrivando alla trattoria alla stess'ora e non trovando posto da sedere accanto, l'uno cenava a un tavolino e l'altro a un altro. ma meglio cosí. 6348_5411_000438 i figliuoli, quei poveri bambini cosí vessati dal nonno, cominciano anch'essi ad avvertir confusamente che la cagione di quella vessazione continua, che il nonno infligge loro dev'essere in lui, nel loro papà. 6348_5411_000439 tu poi, per conto tuo, fa quello che credi. te lo dico proprio senz'astio. bada, e con la massima franchezza, carlino rimase muto, ingrugnato, a raschiarsi con le unghie le gote rase e per quel giorno il discorso finí lí. 6348_5411_000440 e questa ora è la ricompensa. caro signore i si manda qua lei. non so perché, aspetto che lei me lo dica, mi spieghi bene che cosa sia venuto a far qua lei, ma già lo vedo, già lo vedo. e il cavalier decenzio cappadona, aprendo le braccia si mise a guardare il tappeto rovinato. 6348_5411_000441 lo sento, lo sento bene, per me è finita, sarà un dispetto sciocco, non mi passa. sento che non mi passa, e allora non posso, non voglio piú tornarci, ecco. 6348_5411_000442 ma cose stranissime e quasi inverosimili: mostruosi intrecci di razze, misteriosi travagli di secoli, bisognava immaginare, per giungere a una qualche approssimativa spiegazione di quel prodotto umano che si chiamava il giudice d'andrea. 6348_5411_000443 e forse, se ciascuno dei due avesse potuto esser sicuro che il figlio era suo, non avrebbe esitato ad assumersene il peso e la responsabilità, persuadendo l'altro a ritrarsi. ma chi poteva dare all'uno o all'altro questa certezza? 6348_5411_000444 il demonio che gli s'è domiciliato da tant'anni nella gola. quell'anno, per natale non gli aveva voluto dar piú requie. giú risate e risate senza fine. 6348_5411_000445 il signor daniele lo aveva veduto per casa, tutto assorto in queste misteriose faccende, e aveva riso. aveva sentito le martellate dei due manovali che piantavano il palco di là e aveva riso. 6348_5411_000446 la fresca, placida tenebra, trapunta da tante stelle sul mare, avvolgeva il loro cordoglio che si effondeva nella notte e palpitava con quelle stelle e s'abbatteva lento, lieve, monotono, con quelle ondate, su la spiaggia silenziosa. 6348_5411_000447 come mai, voi dite, il signor daniele catellani andò a cacciarsi in una famiglia munita d'un futuro suocero di quella forza? mah, si vede che, concepita l'idea di contrarre un matrimonio misto, volle attuarla senza mezzi termini. 6348_5411_000448 pronti a soddisfare ogni suo capriccio, pendendo ciascuno da ogni suo minimo cenno. d'improvviso, ma quando già carlino sanni e tito morena erano piú che mai sprofondati nella costernazione circa ai provvedimenti da prendere per l'educazione di nillí, che aveva ormai compiuti i cinque anni. 6348_5411_000449 e poi, e poi tanti cannoncini di piombo, intere batterie, d'ogni foggia, d'ogni dimensione, puntati anch'essi di sú di giú, da ogni parte, tutti contro la grotta di bethlehem, i quali avrebbero fatto veramente un nuovo e graziosissimo spettacolo. 6348_5411_000450 ecco la vedovina, portandosi alla bocca il fazzoletto listato di lutto. guardandolo con gli occhi neri, bellissimi, affondati nelle livide occhiaje enfiate, gli diceva con un lieve tentennío del capo l'atrocità della sua tragedia recente. 6348_5411_000451 partivano la sera del sabato, ritornavano la mattina del lunedí, andavano, come per obbligo, a visitare il bambino. questo, quasi non esistendo ancora per sé, non esisteva neppure propriamente per loro, se non cosí come un obbligo. 6348_5411_000452 con la sua ultima partenza, sette anni addietro, la vita era finita lí, anche per gli altri. se l'era dunque portata via lui con sé e che ne aveva fatto dov'era piú in lui la vita. 6348_5411_000453 rivoluzione, rivoluzione. incalzava melchiorino palí, il quale, quand'era cosí eccitato, soleva ripetere due e tre volte le ultime sillabe delle parole, come se egli stesso si facesse. 6348_5411_000454 già pare, rispondeva all'uno e all'altro: la balia dapprima costernata e afflitta da quell'accanita contesa sul bimbo, ma poi raffidata appieno per il consiglio che le avevano dato i parenti e i vicini. 6348_5411_000455 e s'avviò innanzi col petto in fuori, aggrondato, i baffoni in aria, il naso al vento. naturalmente, a costanova accadde quel che i membri del consiglio disciolto avevano purtroppo preveduto: 6348_5411_000456 gli s'accostò e fece per posargli una mano su la spalla. subito il chiàrchiaro sfagliò come un mulo fremendo. signor giudice, non mi tocchi, se ne guardi bene, o lei, com'è vero, dio diventa cieco. 6348_5411_000457 per quanto però con questi argomenti cercasse di raffermarsi nella risoluzione, di non cedere e volesse concludere che la ragione stava dalla sua tito, si sentiva di giorno in giorno crescer l'orgasmo per la passiva ostinazione di carlino. 6348_5411_000458 oh, sai che ti dico, io invece fremé, tito, al colmo del dispetto, che n'ho abbastanza io di codesta storia e voglio farla finita. carlino gli s'appressò di nuovo, minaccioso cioè cioè, cioè, piano, piano, caro mio, aspetta, farla finita adesso. in che modo? 6348_5411_000459 cosí, la parte del cuor duro del tiranno la faccio io e tu rimani per lei quello che si era piegato, commosso e intenerito. e se fosse cosí saltò sú carlino, guardandolo da presso negli occhi, sei sicuro tu che non ti saresti piegato, commosso e intenerito al posto mio? 6348_5411_000460 si bruciò, per disgrazia, con la candela che teneva in mano uno di quei suoi baffi biondicci alla cinese, e fu perciò costretto a radersi anche l'altro. tutto il paese, il giorno dopo, vedendolo cosí raso, lo riaccompagnò, quasi in trionfo, al municipio. 6348_5411_000461 ma fatemi il piacere, ripeté il giudice d'andrea. non facciamo scherzi, caro chiàrchiaro, o siete impazzito, via via sedete, sedete qua. 6348_5411_000462 e tutt'intorno nelle cose preparate per il suo bimbo e nelle quali si era distrutta, o piuttosto trasfusa qua sul letto. ormai ella non c'era piú. non c'eran piú che i resti di lei, miseri, irriconoscibili. 6348_5411_000463 questa minaccia arrivò agli orecchi del commendator zegretti, il quale d'allora in poi prese a uscire, seguito da due guardie. e allora, da lontano, fischi, urli e altri rumori sguajati che arrivavano al cielo. 6348_5411_000464 il pensare cosí di notte non conferisce molto alla salute. l'arcana solennità che acquistano i pensieri produce quasi sempre, specie a certuni che hanno in sé una certezza su la quale non possono riposare: la certezza di non poter nulla sapere e nulla credere non sapendo. 6348_5411_000465 e lí stesso nella sala d'aspetto, indurre il regio commissario a sacrificare almeno il pappafico, sí, e un pochino pochino anche i baffi, prima d'entrare in paese. ma chi si prendeva l'accollo di fare una simile proposta al commendator zegretti? 6348_5411_000466 il d'andrea si struggeva. si struggeva di piú incontrando per via gli avvocati nelle cui mani si erano messi quei due giovanotti: l'esile e patitissimo avvocato grigli. 6348_5411_000467 viviamo del soccorso che ci manda da napoli un mio figliuolo, il quale ha famiglia, anche lui quattro bambini, e non può fare a lungo questo sacrifizio per noi. signor giudice, non mi resta altro che di mettermi a fare la professione del. 6348_5411_000468 zegretti. ecco, sissignore, qui stesso si potrebbe, se lei volesse, dicevano, mandare per un, come si chiama, e farsi un pochino, pochino almeno. ecco i baffi soltanto, signor commendatore, dicevano quei signori che 6348_5411_000469 carlino si strinse nelle spalle fingendo ancora di non comprendere: oh bella, perché ti bisognava, ma l'hai comperata da te e non dovevi potevi dirci che ti bisognava. 6348_5411_000470 della remissione del signor daniele catellani e della sua buona volontà d'accostarsi senz'urti al mondo altrui. ci sono del resto non poche prove della cui sincerità sarebbe, io credo, indizio di soverchia diffidenza dubitare. 6348_5411_000471 il vecchio guardasala, intanto se lo stava a godere, con un risetto canzonatorio su le labbra, da uno di quei manifesti, un bel tocco di ragazza scollacciata gli offriva ridendo una tazza di birra dalla spuma traboccante, come per farlo tacere, ma invano. 6348_5411_000472 se l'ha detto, jersera, che c'eri tu, è segno che t'ha creduto piú tenero di cuore e piú disposto a venir meno a ciò che tutti e due insieme, di pieno accordo, avevamo stabilito. ma nient'affatto, perché io le ho detto di no, di no precisamente, come dici tu. 6348_5411_000473 che si querelava per diffamazione contro i primi due che gli erano caduti sotto gli occhi nell'atto di far gli scongiuri di rito al suo passaggio. diffamazione, ma che diffamazione. povero disgraziato se già da qualche anno era diffusissima in tutto il paese la sua fama di jettatore. 6348_5411_000474 come se quel pover'uomo si fosse raso per dare una soddisfazione al comune di costanova e il buon esempio al suo principale. il commendator zegretti non si lasciò piú vedere per il paese. 6348_5411_000475 lo so perché spesso ne abbiamo parlato insieme. il signor daniele catellani ride in quel suo modo nella gola, non tanto perché gli sembri buffa questa vana ostinazione del fiero suocero a vedere in lui per forza un nemico della sua fede. 6348_5411_000476 socialista, retrogrado, conservatore. il paese di costanova, là due re, di cui l'uno il ritratto dell'altro e l'un contro l'altro armato. 6348_5411_000477 poi la ributtava via spalancando la bocca con un versaccio di nausea, e subito si portava una mano sul naso adunco a regger le lenti che per il sudore gli scivolavano. 6348_5411_000478 brusío. oltre l'irrisione che era patente nella curiosità di tutti quegli oziosi, qualche altra cosa irritava sordamente il cavalier cappadona. quantunque molto munifico al paese, era pur non di meno gelosissimo di tutti i suoi doni al comune. 6348_5411_000479 ma li avrebbe in cuor suo giudicati ingiusti e cattivi. era in lei tanta dolcezza, dolente e rassegnata con gli occhi, il cui sguardo talvolta esprimeva il sorriso mesto delle labbra non mosse. 6348_5411_000480 regio, commissario. gli aspettanti lo mirano delusi, toccandosi sotto sotto coi gomiti, e il cavalier decenzio cappadona si fa avanti con la sua impostatura regale, quando tutt'a un tratto è uno scherzo. 6348_5411_000481 non s'era stabilito. no, dunque no. carlino sanni si scrollò rabbiosamente: va bene, e ora andrai a dirglielo: tu bello, mi piace. 6348_5411_000482 e metteva le piú vive in rapporti ideali di figure geometriche di triangoli e di quadrati e, socchiudendo le palpebre dietro le lenti, pigliava, tra i peli delle ciglia, la luce d'una di quelle stelle. 6348_5411_000483 nessuno de due andò piú a trovar melina e carlino. non andando, voleva dimostrare a tito che la violenza la commetteva lui, che gl'impediva lui d'andare. 6348_5411_000484 povero ronchi, appena arrivato al liceo dopo tanti concorsi disgraziati, morto all'improvviso di sincope. per troppo amore, dicevano, di quella sua minuscola mogliettina, ch'egli, come un orso gigantesco, violento, testardo, si trascinava sempre dietro. 6348_5411_000485 che li curasse e salvasse dal rischio a cui erano esposti, seguitando ciascuno per suo conto a cercare una qualche sicura stabilità d'amore, di contrarre un tristo legame. 6348_5411_000486 esso doveva vivere, non potendo né per l'uno né per l'altro esclusivamente, sarebbe vissuto per la madre, ai loro costi, cosí senza che nessuno de due neppur lo vedesse. 6348_5411_000487 che pare esprima la fierissima stizza. ond'è preso nella sala d'aspetto, seguito dal suo allampanato segretario particolare. mi mi on, trova piú la voce quegli intanto non ardisce alzare gli occhi a guardarlo in faccia. i chiami il ca, il capostazione, la prego. 6348_5411_000488 ma di tutto il mondo, di tutti gli esseri e di tutte le cose, di quel mare tenebroso e insonne, di quelle stelle sfavillanti nel cielo, di tutta la vita che non può sapere perché si debba nascere, perché si debba amare, perché si debba morire. 6348_5411_000489 e perciò, se si fosse raso, lui e il regio commissario fosse entrato in sua vece da vittorio emanuele in costanova, lo scandalo non si sarebbe evitato. scandalo inaudito perché a costanova l'arrivo di quel regio commissario rappresentava un vero e proprio avvenimento. 6348_5411_000490 avrebbe voluto perciò lasciar lí il discorso, ove la sua ragione e quella dell'amico, freddamente e cosí fuor fuori, potevano restar d'accordo. ma carlino, turbato dalla stizza, non seppe trattenersi. 6348_5411_000491 ma erano dipinti sui visi gonfii, pallidi, sudici e sbattuti dei viaggiatori. una tetra ambascia, un fastidio opprimente, un'agra nausea della vita che, lontana dai consueti affetti, fuor della traccia delle abitudini, si scopriva a tutti vacua, stolta, incresciosa. 6348_5411_000492 e la guerra cominciò, ferocissima, tra i due re. com'era però da prevedersi, la sconfitta fu per il commendator zegretti, avendo il cappadona, tutto il paese dalla sua. 6348_5411_000493 all'arrivo e anch'ella, la vedovina, non vide piú cosí nera e cosí disperata la sua sorte. aveva con sé parecchie migliaja di lire, cioè la vita assicurata per qualche tempo. 6348_5411_000494 i vuol bene, davvero gli domandò. e allora, istruisca subito il processo, e in modo da farmi avere al piú presto quello che desidero: la patente. 6348_5411_000495 accanto a questa povera piccola amica, a cui forse aveva fatto un po di corte in quei giorni lontani. oh cosí, per simpatia, senza malizia, per bisogno di sentirsi accanto, il tepore d'un po d'affetto, la tenerezza blanda d'una donna amica. 6348_5411_000496 amarezza. chi era stato uno de due, certamente, o forse un terzo ignoto, ma no in coscienza, né l'uno né l'altro de due amici avevano alcun motivo di sospettarlo. 6348_5411_000497 dove studenti allora d'università l'avevano conosciuta, vinto insieme un concorso al ministero della guerra, collegata la loro vita in tutto. 6348_5411_000498 contento il vecchietto mostrò le forbici al cavalier cappadona. non dubiti, signor cavaliere, che se m'avviene di ripigliarlo a comodo, lo acciuffo e lo toso di prepotenza. baffi e pappafico, signor cavaliere. 6348_5411_000499 ne aveva chiesto ingenuamente la ragione. ciascuno dei due aveva assicurato la balia che il figlio era suo, traendone la certezza da questo e da quel tratto del bimbo, il quale, certo, non somigliava spiccatamente né all'uno né all'altro, perché aveva preso molto dalla madre. 6348_5411_000500 come condannare in coscienza quei due giovanotti quali diffamatori, per aver fatto al passaggio di lui il gesto che da tempo solevano fare apertamente tutti gli altri e primi fra tutti, eccoli là, gli stessi giudici. 6348_5411_000501 quanto per ciò che avverte in sé da un pezzo a questa parte, possibile via che in un tempo come il nostro, in un paese come il nostro, debba sul serio esser fatto segno a una persecuzione religiosa. 6348_5411_000502 anziché dargli compagnia, gli aveva accresciuto attorno la solitudine, facendogli sentire ogni momento quanto fosse lontano dall'intimità d'una famiglia che avrebbe dovuto esser sua e nella quale, invece, né un suo pensiero né un suo sentimento riuscivano mai a penetrare. 6348_5411_000503 fu un attimo il rimorso, per ora li sbigottiva. avrebbero avuto tempo di dilaniarsi tutta la vita. per ora qua bisognava provvedere, ancora d'accordo, provvedere alla vittima, provvedere al bambino. 6348_5411_000504 ah no, com'era. rosso nero, repubblicano, socialista come voi, protettore di farabutti. ma radetevi, radetevi, ci farete miglior figura. non profanate cosí l'immagine del re e basta. non vi dico altro. ce la vedremo, caro signore, alle prossime elezioni. 6348_5411_000505 e s'era inchiodato lí per sempre, la moglie nata e cresciuta in quell'alto, umido paesello, privo anche d'acqua, coi pregiudizii angustiosi, le gretterie meschine e la scontrosità e la rilassatezza della pigra, sciocca vita provinciale. 6348_5411_000506 appena si mostrava per via. due, tre lo chiamavano forte cavaliere, signor sindaco, tirava via di lungo. e un quarto, ecco, lo raggiungeva di corsa. gli batteva amichevolmente una mano su la spalla, caro decenzio. 6348_5411_000507 ora da piú giorni, passando sotto il municipio, aveva veduto spalancate al sole le ampie finestre poste sul davanti, ch'eran quelle appunto del salone. povere tende, dunque, poveri, mobili a quella luce sfacciata, e chi sa quanta polvere che disordine. 6348_5411_000508 il segretario particolare gli s'accosta timido, vacillante- scusi, signor capo una parolina, il capostazione. accorre premuroso alla sala d'aspetto e vi trova il commendator zegretti con tanto d'occhi sbarrati e fulminanti. 6348_5411_000509 per guadagnarsi quanto piú potevano il cuore del bimbo, a cui ella intanto dava istruzioni non di malizia ma d'accortezza, se veniva zio carlo, non parlare di zio tito e viceversa. 6348_5411_000510 e chiuse gli occhi con la speranza che il sonno per la stanchezza del lungo viaggio viaggiava da un giorno e una notte lo togliesse all'angoscia nella quale si sentiva affogare sempre piú man mano che il treno lo avvicinava al luogo del suo esilio. 6348_5411_000511 come, ma cosí me l'assumo. stammi a sentire. per carità, guarda tra dieci anni, carlino, chi sa quante cose potranno accadere a voi due tra dieci anni e quand'anche voleste seguitare a vivere cosí, tutti e due insieme, tra dieci anni, che sarò piú io? 6348_5411_000512 in verità ci voleva qualcos'altro, e questo qualcos'altro il cavalier decenzio cappadona lo aveva, milionario, poteva pigliarsi il gusto di sfogare esclusivamente tutta l'attività morale e materiale di cui era capace nella professione di quella somiglianza. 6348_5411_000513 il giudice d'andrea non poteva dormire. passava quasi tutte le notti alla finestra a spazzolarsi una mano a quei duri, gremiti suoi capelli da negro, con gli occhi alle stelle placide e chiare le une come polle di luce guizzanti e pungenti le altre. 6348_5411_000514 per ora nillí era piccino piccino e poteva star lí con la balia che assicurava di volerlo tenere con sé come un figliuolo, almeno fino al ritorno del marito dall'america. ma non ci poteva star sempre crescendo, bisognava pur dargli una certa educazione. 6348_5411_000515 naturalmente voi restate irritati e sconcertati, ma badate che è poi certo che il signor daniele catellani farà come voi dite. non c'è caso che s'opponga a un giudizio, a una proposta, a una considerazione degli altri. ma prima ride. 6348_5411_000516 cioè quella stessa parte che molto volentieri si sarebbe assunta lui, ove non avesse temuto di far peggio. si stizzí del subitaneo accordo e tito rimase stordito di quella stizza inattesa. lo guardò un poco, gli domandò: 6348_5411_000517 e tutti i casigliani sarebbero venuti a vedere, insieme coi parenti e gli amici invitati al cenone, questa gran maraviglia ch'era costata a nonno pietro tante cure e tanti quattrini. 6348_5411_000518 sí, era inutile per adesso amareggiarsi di piú il sangue pensando all'avvenire. bastava la tortura presente. l'uno e l'altro s'erano confidati con la balia, la quale impressionata dal fatto che quei due zii non venivano mai insieme a visitare il nipotino. 6348_5411_000519 ma perché prevedeva l'opposizione di tito? prevedeva l'opposizione eppure forse in fondo sperava che tito invece si assumesse contro a lui la parte di contentare melina. 6348_5411_000520 bembè, bembè e uscí, seguito dagli altri, sotto la tettoja della stazione. melchiorino palí ripeteva ancora una volta che dobbiamo farla noi la rivolu, ma vide due carabinieri alla porta della sala d'aspetto e le ultime sillabe della parola gli rimasero in gola. 6348_5411_000521 ciascuno de due sentiva artigliarsi le dita, si dibatteva sotto la morsa d'un'indicibile tortura, se per un caso si fossero incontrati insieme là nella casa della balia. 6348_5411_000522 non potevano piangere l'uno di fronte all'altro. sentivano che se per poco nell'orgasmo avessero ceduto al sentimento, l'uno al suono del pianto dell'altro, sarebbe diventato feroce. l'uno si sarebbe avventato alla gola dell'altro per soffocarlo, quel pianto. 6348_5411_000523 a costanova, era re la sua casa. una reggia teneva in campagna una numerosa scorta di campieri in divisa ch'erano come il suo esercito. 6348_5411_000524 come le pare? ah sí, e allora io la invito a uscir fuori. là, e il commendator zegretti additò fieramente la porta, si videro ora, l'uno addosso all'altro, i due re: i baffi tremavano, tremavano i pappafichi e i nasi all'erta fremevano. 6348_5411_000525 resa madre da uno di loro. due ora in quello stato, si dibatteva in una incertezza angosciosa: di chi la colpa? che pretendeva ella infine, senza fastidio, senza peso né responsabilità da parte loro. 6348_5411_000526 ebbe uno scatto violentissimo e buttò all'aria le carte, balzando in piedi e gridandogli: ma fatemi il piacere, che storie son queste? vergognatevi. 6348_5411_000527 francesi e tedeschi, italiani e austriaci, russi e inglesi, serbi e rumeni, bulgari e turchi, belgi e americani e ungheresi e montenegrini, tutti coi fucili spianati contro la grotta di. 6348_5411_000528 considerazione per un verso e tanta noncuranza per un altro. bella tranquillità le avrebbero data, ma via infine, nella lettera poteva darle la piú ferma assicurazione che non le sarebbe venuto meno l'assegno e tutto quell'ajuto che avrebbe potuto aver da loro. 6380_5411_000000 e bobbio si cacciò la tuba in capo e, aggrondato feroce con la mano su la guancia, si precipitò in cerca d'un dentista. recitò o non recitò durante il tragitto, senza saperlo di nuovo l'avemaria? forse sí, forse no. il fatto è che davanti alla porta del dentista 6380_5411_000001 ma sapeva per esperienza che ad avvilirsi sotto il male o ad arrabbiarsi avrebbe fatto peggio. si sforzò dunque di dominarsi. andò a buttarsi di nuovo su la greppina e vi rimase un pezzo con le palpebre semichiuse, quasi a covar lo spasimo. poi le riaprí, riprese il libro e la lettura. 6380_5411_000002 ahi, ahi, piú forte, piú forte, oh maria, oh maria. e bobbio rimase sbalordito. quest'ultima reiterata invocazione non era stata sua. gli era uscita dalle labbra con voce non sua, con fervore non suo. 6380_5411_000003 i ragazzi facevano il chiasso tra loro, gli uomini andavano a caccia o giocavano alle bocce. era uno spasso e uno spavento veder correre bobbio dietro alle bocce, con quei tre menti e il pancione traballanti. 6380_5411_000004 e lo studio della filosofia a poco a poco aveva avuto per conseguenza la perdita della fede fervidissima. un tempo quando bobbio era fanciullino e ogni mattina andava a messa con la mamma e ogni domenica si faceva la santa comunione nella chiesetta della badiola al carmine. 6380_5411_000005 aveva recitato l'avemaria, e come lui. ma sí passato, c'era poco da dire per l'avemaria, come crederlo? gli era venuto di recitarla cosí all'improvviso, come una feminuccia. 6380_5411_000006 una di quelle domeniche ch'era sceso in villa da richieri, il cognato con tutta la famiglia, moglie e figli e parenti della moglie e parenti dei parenti, cinque carrozzate e si era stati allegri piú che mai, paf. 6380_5411_000007 tutti erano restati sospesi e costernati a guardargli la bocca, come se davvero s'aspettassero di vederne colar farina. ma che farina. 6380_5411_000008 e all'improvviso un silenzio, un gran silenzio gli s'era fatto dentro e anche fuori, un gran silenzio misterioso, come di tutto il mondo, un silenzio pieno di freschezza, arcanamente lieve e dolce. 6380_5411_000009 poco dopo in carrozza, solo come aveva voluto, abbandonato, sprofondato, perduto nel rombo dello spasimo atroce, mentre lungo lo stradone in salita i cavalli andavano quasi a passo. nella sera sopravvenuta. ma che era accaduto? 6380_5411_000010 si era tolta la mano dalla guancia ed era rimasto attonito, sbalordito, ad ascoltare un lungo, lungo respiro di refrigerio di sollievo. gli aveva ridato l'anima, oh dio, ma come il mal di denti gli era passato, gli era proprio passato, come per un miracolo. 6380_5411_000011 bava, bava gli colava. non questo soltanto, però era assurdo. tutto era assurdo nel mondo e mostruoso e atroce. 6380_5411_000012 marco saverio bobbio, ben noto a richieri non solo per la sua qualità di eccellente e scrupolosissimo notajo, ma anche, e forse piú, per la gigantesca statura che la tuba tre menti e la pancia esorbitante rendevano spettacolosa. 6380_5411_000013 ormai senza fede e scettico, aveva tuttora dentro, e non lo sapeva, il fanciullo che ogni mattina andava a messa con la mamma e le due sorelline e ogni domenica si faceva la santa comunione nella chiesetta della badiola al carmine. 6380_5411_000014 e che, forse tuttora all'insaputa di lui, andando a letto con lui, per lui giungeva le manine e recitava le antiche preghiere di cui bobbio forse non ricordava piú neanche le parole. se n'era accorto bene lui stesso parecchi anni fa, quando appunto gli era occorso questo singolarissimo caso. 6380_5411_000015 non poteva parlare uno solo, andasse giú uno solo a far attaccare subito i cavalli a una delle carrozze arrivate la mattina. voleva correre a richieri a farsi strappare il dente. 6380_5411_000016 ma che al richiamo improvviso d'una sensazione, sia sapore, sia colore o suono possono ancora dar prova di vita, mostrando ancor vivo in noi un altro essere insospettato. 6380_5411_000017 la bocca semiaperta e gli occhi come di piombo, pregando tutti che attendessero a mangiare senza darsi pensiero di lui. ma un'ora dopo era ricomparso, come uno che non sapesse piú in che mondo si fosse. 6380_5411_000018 ave maria piena di grazie. il signore è con te, benedetta tra tutte le donne e benedetto il frutto del tuo ventre, gesú. santa maria, madre di dio, prega per noi peccatori ora e nell'ora della nostra morte. cosí sia. 6380_5411_000019 si trovava a villeggiare con la famiglia in un suo poderetto a circa due miglia da richieri. andava la mattina col somarello, povero somarello, in città per gli affari dello studio che non gli davano requie. ritornava la sera. 6380_5411_000020 che marco saverio bobbio notajo a richieri tra i piú stimati guarí. una volta, all'improvviso, d'un feroce mal di denti, recitando un'avemaria bobbio, chiuse gli occhi, accomodò la bocca ad o come fanno le scimmie e mandò fuori un po. 6380_5411_000021 nello sconvolgimento della coscienza, bobbio, all'improvviso aveva provato un tremore, un tremito di tenerezza angosciosa per se stesso, che soffriva, oh dio, soffriva da non poterne piú. la carrozza passava in quel momento davanti a un rozzo tabernacolo della ss. vergine delle grazie. 6380_5411_000022 iente i è passato tutt'a un tratto da sé lungo lo stradone, poco dopo il tabernacolo della madonna delle grazie da sé. orbene, a questo suo caso singolarissimo di parecchi anni fa, pensava bobbio con un risolino scettico a fior di labbra. 6380_5411_000023 subito, subito, intanto tutti a sedere, appena pronta la carrozza. ma no, voleva andar, sú solo, non poteva sentir parlare, non poteva veder nessuno. per carità, solo solo. 6380_5411_000024 una donna a cartagine guarire d'un cancro col segno della croce fattovi sopra da una donna di recente battezzata. ma allo stesso modo il gran sant'agostino avrebbe potuto affermare, o diciamo: autenticare su la mia testimonianza: 6380_5411_000025 è passato già da sé e lo dice cosí sia. lodato dio bobbio. lo guardò con una grinta da cane idrofobo, un corno, gridò: che lodato io i dico da sé. ma perché vi dico cosí? 6380_5411_000026 poi gli ritornava in dominio riequilibrato. gli ritornava con certi strani dolori e guasti improvvisi a un braccio, a una gamba, alla testa, piú spesso ai denti. 6380_5411_000027 e che poi, veramente, dopo, l'avemaria, il mal di denti gli era passato, lo irritava e lo sconcertava. e poi il rimorso di riconoscere anche, nello stesso tempo, che si mostrava ingrato non credendo, non potendo credere, che si fosse liberato dal male per quella preghiera. 6380_5411_000028 all'improvviso sul tardi, giusto nel momento di mettersi a tavola. uno di quei dolori, ma uno di quelli per non guastare agli altri la festa, il povero bobbio s'era ritirato in camera con una mano sulla guancia. 6380_5411_000029 fiato cattivo. strinse le labbra e, piegando la testa da un lato, sempre con gli occhi chiusi, si passò di nuovo piú forte la mano su. 6380_5411_000030 con la mano su la guancia e la fronte contratta e il naso ansante, si recò davanti allo specchio della mensola, si cacciò un dito a un angolo della bocca e la stirò per guardarvi dentro: il dente cariato. 6380_5411_000031 ciò che conosciamo di noi è però solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa. bobbio anzi diceva che ciò che chiamiamo coscienza è paragonabile alla poca acqua che si vede nel collo d'un pozzo senza fondo. 6380_5411_000032 la carrozza, intanto, aveva seguitato a salire verso richieri e, bobbio, intronato, avvilito, non aveva pensato di dire al vetturino di ritornare indietro alla villa. una pungente vergogna di riconoscere prima di tutto il fatto che lui, come una feminuccia, aveva potuto recitare l'avemaria. 6380_5411_000033 un caso singolarissimo era accaduto parecchi anni addietro a marco saverio bobbio notajo, a richieri tra i piú stimati. nel poco tempo che la professione gli lasciava libero si era sempre dilettato di studii filosofici. 6380_5411_000034 cariato all'impressione dell'aria, sentí una fitta piú acuta di dolore e subito serrò le labbra e contrasse tutto il volto per lo spasimo. poi levò il volto al soffitto e scosse le pugna esasperato. 6380_5411_000035 e intendeva forse significare con questo che oltre i limiti della memoria vi sono percezioni e azioni che ci rimangono ignote perché veramente non sono piú nostre, ma di noi quali fummo in altro tempo, con pensieri e affetti già da un lungo oblío, oscurati in noi, cancellati, spenti? 6380_5411_000036 levava come un orso, ora una cianca, ora l'altra da terra e dimenava la testa come se la volesse sbattere alle pareti. tutti gli atti e i gesti erano nell'intenzione di rabbia e violenti, ma si manifestavano molli e invano, quasi per non disturbare il dolore. 6380_5411_000037 se un molino a vapore, proprio un molino a vapore strepitoso, rombante, era potuto entrargli nella testa e macinargli in bocca sí, sí, in bocca, in bocca, furiosamente. 6380_5411_000038 e rientrando nella villa, leggero come una piuma ridente esultante a tutti i convitati che gli erano corsi incontro, bobbio aveva annunziato: 6380_5411_000039 con un lanternino acceso pendulo innanzi alla grata e bobbio, in quel fremito di tenerezza angosciosa, con la coscienza sconvolta, senza sapere piú quello che si facesse, aveva fissato lo sguardo lagrimoso a quel lanternino e 6380_5411_000040 vedrete che forse di qui a un momento mi ritornerà, ma sapete che faccio, non mi duole piú, ma me lo faccio strappare lo stesso. tutti me li faccio strappare a uno a uno, tutti, ora stesso me li faccio strappare. 6380_5411_000041 non stavano lí, tutti a banchettare, festanti mentre lui arrabbiava, impazziva, mentre l'universo gli si sconquassava nella testa ansando, con gli occhi stravolti, la faccia congestionata, le mani sfarfallanti. 6380_5411_000042 ora che aveva ottenuto la grazia. e infine un segreto timore che, per questa ingratitudine subito, il male lo potesse riassalire, ma che il male non lo aveva riassalito. 6380_5411_000043 e allora disse: vediamo un po, montaigne e sant'agostino mi siano testimonii, vediamo un po se mi passa ora, come mi passò. allora chiuse gli occhi e col sorriso frigido su le labbra tremanti per lo spasimo interno, recitò pian piano, con stento, cercando le parole, l'avemaria, questa volta in latino. 6380_5411_000044 mandibola, perdio il dente. o non gli faceva male di nuovo il dente, e forte, anche gli faceva male. perdio di nuovo. sbuffò, si levò in piedi faticosamente, buttò il libro su la greppina e si mise a passeggiare per la stanza. 6380_5411_000045 i filosofi, a suo dire, avevano dovuto avere e dovevano avere in bocca almeno un dente guasto. schopenhauer, certo, piú d'uno: il mal di denti: lo studio della filosofia. 6380_5411_000046 per non arrabbiarlo di piú, per carità, per carità, a sedere a sedere, oh dio, lo volevano fare impazzire peggio, saltandogli addosso cosí a sedere a sedere. niente, nessuno poteva dargli ajuto. sciocchezze, imposture, niente. per carità. 6380_5411_000047 eh già, fece bobbio a questo punto, accentuando il risolino. eh già, ce grand sainct augustin attesta, o diciamo autentica, d'aver veduto su le reliquie di san gervaso e protaso a milano un fanciullo cieco riacquistare la vista. 6380_5411_000048 non voglio di questi scherzi, non voglio piú di questi scherzi. io, tutti, a uno a uno, me li faccio strappare e si cacciò, furibondo, tra le risa di quell'amico, nel portoncino del dentista. 6380_5411_000049 il ghigno gli si contorse subito in una smorfia per un tiramento improvviso del dolore, ed egli vi applicò la mano sú forte, a pugno chiuso. il ghigno era di sfida. 6380_5411_000050 e molti e molti libri d'antica e nuova filosofia aveva letti, e qualcuno anche riletto, e profondamente meditato. purtroppo bobbio aveva in bocca piú d'un dente guasto e niente secondo lui poteva meglio disporre allo studio della filosofia che il mal di denti. 6380_5411_000051 i denti. i denti erano la disperazione di bobbio. se n'era fatti strappare cinque, sei. non sapeva piú quanti, ma quei pochi che gli erano restati pareva si fossero incaricati di torturarlo anche per gli altri. andati via. 6380_5411_000052 marco, gli gridava la moglie da lontano: non ti strapazzare, bada, marco, se starnuti, perché dio liberi. se bobbio starnutava, era ogni volta una terribile esplosione da tutte le parti e spesso tutto sgocciolante. 6380_5411_000053 si fermò di botto piú che mai, grondato con rivoli di sudore per tutto il faccione, in tale buffo atteggiamento di balorda sospensione che un amico lo chiamò signor notajo. ohé, e che fa lí. io niente, avevo un, un dente che mi faceva male. 6380_5411_000054 la domenica però: ah, la domenica voleva passarsela tutta e beatamente. in vacanza venivano parenti, amici e si facevano gran tavolate all'aperto. le donne attendevano a preparare il pranzo o cicalavano. 6380_5411_000055 doveva correre ai ripari con una mano davanti e l'altra dietro, non aveva il governo di quel suo corpaccio. pareva che esso, rompendo ogni freno, gli scappasse via, gli si precipitasse sbalestrato, lasciando tutti con l'anima pericolante in atto di pararglielo. 2033_5411_000000 pareva lo tenesse, come per punizione, in bilico su i pochi grigi capelli chiusi e impastocchiati entro una reticella nera. cosí immobile, non cessava un momento di guardar la giovine che doveva essere la sua signora. 2033_5411_000001 erano straniere tedesche. come potei accertarmi poco dopo udendole parlare una. la giovane soffriva forse del viaggio. doveva esser malata. teneva gli occhi chiusi, il capo biondo abbandonato su la spalliera ed era. 2033_5411_000002 negli occhi, però, non aveva quella disperata remissione al dolore che si suole avere per un caso di morte, ma una durezza di rabbia feroce, forse, contro qualcuno che le faceva soffrir cosí quella creatura adorata. 2033_5411_000003 a un tratto, nella cupa ombra della sera imminente, dalle labbra di quella rozza contadinona si svolse a mezza voce, con soavità inverosimile, con fascino d'ineffabile amarezza, la nenia mesta. 2033_5411_000004 non so quante volte sospirai, fantasticando su quelle due straniere. so che di tratto in tratto, a ogni sospiro, mi riscotevo per guardarmi intorno. 2033_5411_000005 ella, al canto dolcissimo, aveva riaperto i begli occhi celesti e li teneva invagati nell'ombra, che pensava che rimpiangeva. 2033_5411_000006 veglio, veglio su te. fammi la ninna. chi t'ama piú di me, figlia, t'inganna? non so perché. guardando la giovine straniera abbandonata lí in quell'angolo della vettura, mi sentii stringere la gola da un nodo angoscioso di pianto. 2033_5411_000007 l'altra, vecchia, dal torso erto massiccio, bruna di carnagione, pareva stesse sotto l'incubo del suo ispido cappelletto dalle falde dritte stirate. 2033_5411_000008 a un certo punto, dagli occhi chiusi della giovine vidi sgorgare due grosse lagrime e subito guardai in volto la vecchia che strinse le labbra rugose e ne contrasse gli angoli in giú, evidentemente per frenare un impeto di commozione. 2033_5411_000009 il sole era tramontato da un pezzo perdurava fuori ancora un ultimo tetro barlume del crepuscolo, ora angosciosa per chi viaggia. 2033_5411_000010 mamma, ecco un altro seccatore. cosí m'accolse e me lo meritavo- il maggiore dei due ragazzi, che poteva aver circa sei anni, magrolino, orecchiuto, coi capelli irti e il nasetto in sú. 2033_5411_000011 parve a me che il ragazzo ragionasse a meraviglia, ma la madre, con un fare stanco e infastidito. lo rimproverò di nuovo. non dire sciocchezze, carlino. 2033_5411_000012 quattro donne lí, due ragazzi e una bimba lattante, esposta per giunta proprio in quel momento con le gambette all'aria su le ginocchia d'una goffa balia enorme che stava tranquillamente a ripulirla con la massima libertà. 2033_5411_000013 rivolgendosi alla signora che leggeva in un angolo, con un ampio velo verdastro rialzato sul cappello: speciosa cornice al volto pallido e affilato. 2033_5411_000014 e si alzò, andò a sederle a fianco e si trasse su l'arido seno, il biondo capo di lei che piangeva in silenzio, mentre l'altra nutrice nell'ombra ripeteva alla bimba ignara: chi t'ama piú di me, figlia, t'inganna. 2033_5411_000015 secondo l'intenzione che mi ha suggerito questo titolo, avrei desiderato che tutt'intera la raccolta fosse contenuta in un volume, solo di quei monumentali che da gran tempo ormai per opere di letteratura non usano piú. 2033_5411_000016 piú. l'editore- e chi legge ne intenderà facilmente le ragioni- non ha voluto seguirmi in questo desiderio e m'ha anzi consigliato di dividere la raccolta non in dodici volumi, di trenta e piú novelle ciascuno, come almeno m'ero rassegnato a chiedergli. 2033_5411_000017 il ragazzo guardò la madre, sorpreso del rimprovero, e parve che le dicesse con quello sguardo: ma come se l'hai detto tu. poi guardò me e sorrise cosí interdetto e nello stesso tempo con una mossa, cosí birichina, ch'io non seppi tenermi dal dirgli: 2033_5411_000018 una novella al giorno per tutt'un anno, senza che dai giorni, dai mesi o dalle stagioni nessuna abbia tratto la sua qualità. 2033_5411_000019 i voltai dall'altra parte a osservare le altre due compagne di viaggio che sedevano agli angoli l'una di fronte all'altra, tutte e due vestite di nero. 2033_5411_000020 nostro. m'affretto ad avvertire che le novelle di questi ventiquattro volumi non vogliono essere singolarmente né delle stagioni, né dei mesi, né di ciascun giorno. 2033_5411_000021 l'altra ragazzetta di circa tre anni, stava in piedi sul sedile presso il balione e guardava, attraverso il vetro del finestrino, la campagna fuggente. 2033_5411_000022 che può sembrar modesto e, al contrario, è forse troppo ambizioso, se si pensa che, per antica tradizione, dalle notti o dalle giornate s'intitolarono spesso altre raccolte del genere, alcune delle quali famosissime. 2033_5411_000023 raccolgo in un sol corpo tutte le novelle pubblicate finora in parecchi volumi e tant'altre ancora inedite, sotto il titolo novelle per un anno. 2033_5411_000024 la signora si turbò, ma finse di non sentire e seguitò a leggere scioccamente perché il ragazzo, com'era facile supporre, tornò ad annunziarle con lo stesso tono: mamma, ecco un altro seccatore. 2033_5411_000025 chi piangeva, o perché piangeva cosí pallida e vinta nel suo cordoglio quella giovane signora, la vecchia, massiccia, piena di forza. nel guardarla pareva si struggesse dall'impotenza di venirle in ajuto. 2033_5411_000026 i due ragazzi si erano addormentati, la madre aveva abbassato il velo sul volto e forse dormiva anche lei col libro su le ginocchia. solo la bambina lattante non riusciva a prender sonno: pur senza vagire, si dimenava irrequieta, si stropicciava il volto coi pugnetti. 2033_5411_000027 tra gli sbuffi della balia che le ripeteva sottovoce: la ninna cocca, bella la ninna cocca. e accennava svogliata, quasi prolungando un sospiro d'impazienza, un motivo di nenia paesana: aoòh, aoòh. 2033_5411_000028 di tanto in tanto, con la manina, toglieva via l'appannatura del proprio fiato sul vetro e se ne stava zitta, zitta, a mirare il prodigio di quella fuga illusoria d'alberi e di siepi. 2033_5411_000029 zitto impertinente, gridò stizzita la signora, poi volgendosi a me con ostentata mortificazione: perdoni, signore, la prego, ma si figuri, esclamai io sorridendo. 2033_5411_000030 lo compresi poco dopo, quando udii la vecchia vigile domandarle piano con voce oppressa dalla commozione: willst du deine amme nah? vuoi accanto la tua nutrice. 2033_5411_000031 grazia almeno di questa cura. l'autore delle novelle per un anno spera che i lettori vorranno usargli venia se dalla concezione ch'egli ebbe del mondo. 2033_5411_000032 sai carino, se no perdevo il treno. il ragazzetto diventò serio, fissò gli occhi, poi, riscotendosi con un sospiro, mi domandò: 2033_5411_000033 e come lo perdevi? il treno non si può mica perdere, cammina solo con l'acqua bollita sul biranio. ma non è una caffettiera, perché la caffettiera non ha ruote e non può camminare. 2033_5411_000034 mentre gli occhi, battendo piú e piú volte di seguito, frenavano le lagrime. quale ignoto dramma si chiudeva in quelle due donne vestite di nero in viaggio lontane dal loro paese. 2033_5411_000035 e della vita troppa amarezza e scarsa gioja avranno e vedranno in questi tanti piccoli specchi che la riflettono intera. 2033_5411_000036 potei a stento afferrarmi a un vagone di seconda classe e aperto lo sportello con l'ajuto d'un conduttore accorso su tutte le furie, mi cacciai dentro benone. 2033_5411_000037 ogni volume ne conterrà non poche nuove e di quelle già edite, alcune sono state rifatte da cima a fondo, altre rifuse e ritoccate qua e là e tutte, insomma, rielaborate con lunga e amorosa cura. 2033_5411_000038 ma in ventiquattro, il che potrebbe suggerire a chi ne avesse veglia qualche non inutile considerazione sull'indole e le necessità del tempo nostro. 5077_5411_000000 gli altri dieci dietro a branco. il lastricato delle strade aveva schizzato faville tutto il giorno al cupo fracasso dei loro scarponi imbullettati di cuojo grezzo, massicci e. 5077_5411_000001 né fitto. senza neanche chiedergli il permesso d'invadere cosí la sua proprietà, egli poteva mandare i suoi campieri a cacciarli via tutti, come tanti cani, e a diroccar le loro case. non lo aveva fatto. 5077_5411_000002 via via calava l'ombra della sera e quanto piú lungo si faceva il ritardo del loro ritorno, tanto piú forse si radicava e cresceva nel cuore di tutti. lassú quella speranza. 5077_5411_000003 non potrebbero restare un po indietro? gli domandò tenersi un poco discosti, se si potesse far credere pietosamente a quel povero vecchio che abbiamo ottenuto la concessione. 5077_5411_000004 lavato, pettinato e parato da morto. aveva accanto alla seggiola su cui stava posato, come un'enorme balla ansimante, la sua cassa d'abete, già pronta da parecchi giorni. eran preparati, sul coperchio di quella cassa, una papalina di seta nera. 5077_5411_000005 la punta dei piedi per dominarla tutta. ecco, ecco, guardate, o cristiani a queste due donne qua, dove siete, mostratevi. 5077_5411_000006 ma quando, dopo molte ore d'affannoso cammino, cominciò la salita della montagna, s'intravidero da lontano, non ostante il bujo già fitto. 5077_5411_000007 che c'è, dico, d'umanità d'u non poté seguitare un folto manipolo di guardie e di carabinieri. irruppe nella folla e, dopo molto scompiglio, tra urla e fischi e applausi, riuscí a disperderla. 5077_5411_000008 e, sul dorso roccioso della montagna, levò con le sue mani la prima casa di canne e creta. ora le case lassú, sono piú di centocinquanta, piú di quattrocento gli abitanti, il paese piú vicino o cristiani. 5077_5411_000009 quella che sarebbe schiumata dalla sua terra tra poco, là su la sua fossa e verso di essa. allungava i piedi deformati dal gonfiore, ridotti come due vesciche entro le grosse calze di cotone turchino. appena attorno a lui la sua gente. 5077_5411_000010 il vecchio nostro, con la brama di sapersi seppellito là dove in tante case ora arde il fuoco da lui acceso. per la prima volta noi siamo venuti qua a reclamare non un diritto propriamente legale, ma d'u che che. 5077_5411_000011 che era avvenuto sú di carriera di carriera. tutta la borgata lassú si era raccolta quasi a celebrare un selvaggio rito funebre, il vecchio non sapendo piú reggere all'impazienza dell'attesa, sperando. 5077_5411_000012 stava anche di notte, lí seduto, boccheggiante, con gli occhi alle stelle, assistito da tutta la borgata che da un mese non si stancava di vegliarlo. se fosse almeno possibile impedirgli la vista di tutte quelle guardie, padre sarso si rivolse al maresciallo che gli cavalcava a fianco. 5077_5411_000013 buone, buone. le esortava allora il prete sotto sotto, anche lui, con la voce gonfia di commozione. quelle levavano il capo appena e scoprivano gli occhi bruciati dal pianto, volgendo intorno un rapido sguardo pieno d'ansietà torbida e schiva. 5077_5411_000014 erano poi sudati per il gran correre, e l'esasperazione a cui erano in preda faceva sbomicare dai loro corpi una certa acrèdine. 5077_5411_000015 e gli occhi dei dieci uomini, anche quelli del prete, s'invetravano di lagrime. appena il pianto delle donne, sommesso, accennava di farsi piú affannoso per l'úrgere improvviso di pensieri che facilmente essi indovinavano. 5077_5411_000016 lagrime per nostro padre che muore, per nostro padre che vuol sapere, prima di chiudere gli occhi per sempre, che dormirà nella fossa che s'è fatta scavare sotto l'erbuccia. 5077_5411_000017 insomma tutto l'occorrente per l'ultima vestizione. attorno coi lumi era tutta la gente della borgata che cantava al vecchio le litanie sancta dei genitrix. 5077_5411_000018 ma sí, meglio morto nell'incertezza, con la speranza almeno che essi fossero riusciti a strappare al barone la concessione del camposanto sú. 5077_5411_000019 noi non siamo qua per vivere soltanto o cristiani. siamo qua per vivere e per morire. se una legge umana iniqua nega al povero in vita il diritto d'un palmo di terra su cui, posando il piede, possa dire: questo è mio, non può negargli in morte il diritto della fossa. 5077_5411_000020 né sua eccellenza il ministro e neppure sua maestà il re avevano il potere di contentarli in quello che chiedevano alla fine per disperato. 5077_5411_000021 aveva dovuto promettere che avrebbero avuto udienza dal signor prefetto quella mattina alle undici. presente anche il proprietario del fèudo, barone di. 5077_5411_000022 a una mula, signor prefetto, i nostri morti come bestie macellate. il riposo dei morti, signor prefetto, vogliamo le nostre fosse un palmo di terra dove gettare le nostre ossa e le donne tra un diluvio di lagrime. 5077_5411_000023 perché siamo forse gente di mal affare da essere scortati cosí dalla forza? ma già meglio sí. anzi, se ci volete ammanettare, sú sú, andiamo a cavallo. a cavallo pareva che avesse affrontato e sofferto il martirio. 5077_5411_000024 non lo faceva e lasciava vivere e moltiplicare peggio dei conigli. ognuna di quelle donne metteva al mondo una ventina di figliuoli, tanto che in meno di sessant'anni era cresciuta lassú una popolazione. 5077_5411_000025 che già s'era fatta scavare nel posto ove sognava che dovesse sorgere il cimitero, appena le due figliuole e quel prete gli annunzierebbero il rifiuto. quando, difatti, nel pomeriggio, padre sarso e la sua ciurma furono. 5077_5411_000026 d'aglio ch'era come il segno della loro ferinità. se pur s'accorgevano di quei versacci, li attribuivano alla nimicizia che, in quel momento, credevano d'avere da parte di tutti i signori congiurati al loro danno. 5077_5411_000027 da cui temessero di non trovar piú scampo che nella pazzia erano stati dal sindaco e da tutti gli assessori e consiglieri comunali. ora, per la seconda volta, 5077_5411_000028 disse che da anni e anni egli non era piú padrone di andare nelle sue terre, dove coloro avevano edificato le loro case e quel prete la sua chiesa, senza pagare né censo. 5077_5411_000029 quanti sette erano rimasti in piedi, addossati alla parete dietro i sei seduti, tra i quali il prete. in mezzo alle due donne, queste piangevano con la mantellina di panno nero tirata fin sugli occhi. 5077_5411_000030 il prefetto gli aveva dato ragione. gli aveva anzi promesso di mandare lassú guardie e carabinieri per impedire ogni violenza, perché il vecchio, da un mese moribondo per idropisia, era uomo da farsi seppellire vivo nella fossa. 5077_5411_000031 nelle dure facce contadinesche. irte d'una barba non rifatta da parecchi giorni, negli occhi lupigni fissi in un'intensa doglia tetra, avevano un'espressione truce di rabbia a stento contenuta. parevano cacciati dall'urgenza d'una necessità crudele. 5077_5411_000032 smanie della soffocazione, s'era fatto trasportare su una seggiola al posto dove sarebbe sorto il camposanto innanzi alla sua fossa. 5077_5411_000033 esalavano tutti, compreso il prete, un lezzo caprino misto a un sentor grasso di concime, cosí forte che gli altri aspettanti o storcevano la faccia, disgustati, o arricciavano il naso. qualcuno anche gonfiava le gote e sbuffava, ma essi non se ne davano per intesi. 5077_5411_000034 c'è gente? rispondevano gli uscieri. alla fine l'uscio s'aprí e venne fuori dalla sala dopo uno scambio di cerimonie: proprio lui, il barone di màrgari, col faccione in fiamme e un fazzoletto in mano, tozzo panciuto, le scarpe sgrigliolanti, insieme col consigliere delegato. 5077_5411_000035 che finora se ne era stato discosto tra un crocchio di conoscenti stronfiando, come se si sentisse a mano a mano soffocare e schiacciare sotto il peso dello scandalo pubblico. 5077_5411_000036 o cristiani sul dorso d'una mula per essere trasportato, sguazzante, nella bara per miglia e miglia di ripido cammino tra le rocce, e piú volte s'è dato il caso. 5077_5411_000037 ma non bastava. ecco, non erano contenti. quel prete avvocato che viveva alle loro spalle, che aveva imposto a tutti una tassa per il mantenimento della sua chiesa, li metteva sú. ed eccoli qua. non solo volevano stare nelle sue terre da vivi, ci volevano stare anche da morti. 5077_5411_000038 è a circa sette miglia di distanza. ognuno di questi uomini a cui muore il padre o la madre, la moglie o il figlio, il fratello o la sorella, deve patir lo strazio di vedere il cadavere del parente issato. 5077_5411_000039 perché il signor barone di màrgari ci nega barbaramente il permesso di seppellire in un cantuccio sotto la nostra borgatella i nostri morti, da poterli avere sotto gli occhi e custodire? abbiamo finora sopportato lo strazio. 5077_5411_000040 si mosse, attorniato da gente sempre in maggior numero e terreo ansimante come se fosse or ora uscito da una rissa mortale, si mise a raccontare che lui e prima di lui suo padre, don raimondo màrgari, rappresentati da quella gente là, 5077_5411_000041 quello era il loro odore e non l'avvertivano l'odore della loro vita tra le bestie da pascolo e da lavoro, nelle lontane campagne arse dal sole e senza un filo. 5077_5411_000042 il maresciallo tardò un pezzo a rispondere, diffidava di quel prete, temeva di compromettersi. acconsentendo alla fine, disse: vedremo padre, vedremo sul posto. 5077_5411_000043 le undici eran già passate da un pezzo, stava per sonare mezzogiorno e il barone non si vedeva ancora intanto. l'uscio della sala ove il prefetto dava udienza rimaneva chiuso anche agli altri aspettanti. 5077_5411_000044 per l'oltracotante predica di quel prete e piú volte aveva cercato di divincolarsi dalle braccia che lo trattenevano per lanciarsi addosso all'arringatore ora che la folla si disperdeva. 5077_5411_000045 per non morir di sete dovevano ogni mattina andare con le mule per miglia e miglia a una gora limacciosa in fondo alla vallata. figurarsi dunque se potevano sprecarne per la pulizia. 5077_5411_000046 ancora umidi e tesi per l'insolita pettinatura. movendo appena le mani enfiate una sul dorso dell'altra, gemeva tra il grasso rantolo, come per confortarsi e averne refrigerio l'erbuccia. 5077_5411_000047 avevano già esposto il loro reclamo contro il proprietario del fèudo al consigliere delegato, il quale invano s'era scalmanato a dimostrare che né il sindaco, né lui, né il signor prefetto 5077_5411_000048 tali cose straordinarie che nessuno pensò piú di poter fare al vecchio. quell'inganno pietoso era su l'alta costa, rocciosa come un formicolío di lumi. 5077_5411_000049 ecco a queste due donne, qua sta per morire il padre che è il padre di tutti noi, il nostro capo, il fondatore della nostra borgata or son piú di sessant'anni. quest'uomo, ora moribondo, salí alle terre di. 5077_5411_000050 ora pro nobis. sancta virgo virginum, ora pro nobis. e al formicolio di tutti quei lumi rispondeva, dalla cupola immensa del cielo, il fitto sfavillío delle stelle. sul capo del vecchio tremolavano, alla brezzolina notturna, i radi capelli. 5077_5411_000051 che la mula è scivolata e la bara s'è spaccata e il morto è balzato tra i sassi e il fango del letto dei torrenti. questo è accaduto, o cristiani? 5077_5411_000052 fu trattenuto, tutti gli si strinsero attorno come a proteggerlo dalla forza, ma il maresciallo riuscí a rompere la calca e ordinò che subito quel moribondo fosse trasportato a casa e che tutti sgombrassero di là. 5077_5411_000053 la seggiola, come un santone su la bara. il vecchio fu sollevato e i margaritani, reggendo alti i lumi, gridando e piangendo, s'avviarono verso le loro casupole che biancheggiavano in alto. sparse su la roccia. la scorta rimase al bujo sotto le stelle, a guardia della fossa vuota. 5077_5411_000054 fasci di paglia ardevano qua e là, da cui salivano alle stelle spire dense di fumo infiammato, come nella novena di natale, e cantavano lassú. cantavano, sí, proprio come nella novena di natale, al lume di quelle fiammate. 5077_5411_000055 o cristiani. questa gente è qua in nome di altri quattrocento infelici per reclamare il diritto della sepoltura. vogliono le loro fosse. 5077_5411_000056 padre sarso fu preso per le braccia da un delegato e tradotto insieme con gli altri dodici margaritani al commissariato di polizia. intanto il barone di 5077_5411_000057 e tanto piú grave sarebbe stata allora la disillusione. gesú, gesú, che strepito di cavalcature. pareva una marcia di guerra. chi sa come sarebbero restati a màrgari vedendoli ritornare accompagnati cosí da tanta forza. il vecchio se ne sarebbe subito accorto. 5077_5411_000058 e da quel prete ciarlatano come barbari spietati che negavano loro il diritto della sepoltura. erano invece da sessant'anni vittime d'una usurpazione inaudita da parte del padre di quelle due donne là, uomo terribile, soperchiatore e abisso d'ogni malizia. 5077_5411_000059 i sei seduti balzarono in piedi, le due donne levarono acute le strida e il prete fiero si fece avanti gridando con enfasi: sbalordito, ma questo. 5077_5411_000060 sepoltura s'era già fatto tardi e si sapevano aspettati con impazienza fin dalla sera avanti. chi sa se il vecchio era ancora in vita. tutti si auguravano in cuore che fosse morto. o padruccio, o padruccio. piagnucolavano le due donne. 5077_5411_000061 le grida. vedendo accorrere, tra strepito di sciabole, sú per l'erta una cosí grossa frotta di cavalcature, provò a rizzarsi in piedi. udí il pianto e le risposte affannose dei sopravvenuti e, comprendendo, tentò di gettarsi a capofitto giú nella fossa. 5077_5411_000062 anche quelli che non c'entravano su la strada maestra. al precipitarsi di tutti quegli uomini urlanti dal palazzo della prefettura, si raccolse subito una gran folla. e allora, padre sarso, al colmo dell'indignazione. 5077_5411_000063 un pajo di pantofole di panno e un fazzoletto, anch'esso di seta nera, ripiegato a fascia che, appena morto, passato sotto il mento e legato sul capo, doveva servire a tenergli chiusa la bocca. 5077_5411_000064 erano dodici: dieci uomini e due donne in commissione col prete che li conduceva, tredici nell'anticamera, ingombra d'altra gente in attesa. non avevano trovato posto da sedere. tutti quanti. 5077_5411_000065 questo è un tradimento, padre sarso. chiamò forte un usciere dall'uscio della sala rimasto aperto. il consigliere delegato si rivolse al prete: ecco, siete chiamato per la risposta, entrate voi solo. calma, signori miei, calma il prete, agitato, sconvolto. 5077_5411_000066 eis domine accorsero a quel pandemonio da ogni parte: uscieri, guardie, impiegati che, a un comando gridato dal prefetto, dalla soglia sgombrarono violentemente l'anticamera, cacciando via tutti per la scala. 5077_5411_000067 moriva all'aperto, in mezzo ai suoi, seduto innanzi alla porta della sua casa terrena, non potendo piú stare a letto, soffocato com'era dalla tumefazione enorme. 5077_5411_000068 gonfio di quanto aveva fatto, non gli pareva l'ora d'arrivare alla borgata con quella scorta che avrebbe attestato a tutti lassú con quanto fervore, con quale violenza egli si fosse adoperato a ottenere al vecchio la sepoltura. 5077_5411_000069 ecco sí, al popolo, al popolo e prese ad arringare. parlo in nome di dio o cristiani, che sta sopra ogni legge che altri possa vantare ed è padrone di tutti e di tutta la terra. 5077_5411_000070 ebbene no, questo, no, questo mai i sopportava da vivi, ma la soperchieria di averli anche morti nelle terre, mai. anche perché l'usurpazione loro non si radicasse sottoterra coi loro morti. 5077_5411_000071 per sé e per i loro morti. il camposanto, il camposanto. urlarono di nuovo tutti insieme, con le braccia per aria e gli occhi pieni di lagrime, i dodici margaritani e il prete, prendendo nuovo ardire dallo sbalordimento della folla, cercando di sollevarsi quanto piú poteva. 5077_5411_000072 senza gridare, contentandoci di pregare, di scongiurare a mani giunte questo barbaro signore, ma ora che muore il padre di tutti noi, o cristiani, 5077_5411_000073 noi. ma come che risposta? poi tutti insieme, in gran confusione, presero a vociare: noi vogliamo il camposanto, siamo carne battezzata. 5077_5411_000074 venivano dalle alture rocciose del fèudo di màrgari ed erano in giro dal giorno avanti, il prete fiero tra le due donne in testa. 5077_5411_000075 e dell'esaltazione. pressato dalle domande che gli piovevano da tutte le parti, si mise ad agitar le braccia come un naufrago e a far cenni, col capo con le mani, di voler rispondere a tutti. or ora. ecco sí, piano, un po di largo cacciato. 4974_5411_000000 era stato prima schiaffeggiato e poi sfidato a duello dal tenente de venera, comandante il distaccamento, perché, senza voler dare alcuna spiegazione, aveva confermato d'aver detto: 4974_5411_000001 tanto lei che lui. non dubitare, ci siamo qua noi, per te e per niní. niní era un badalone grosso, grosso, pacioso, con le gambette un po a roncolo e la lingua ancora imbrogliata. 4974_5411_000002 ora, ogni mattina, prima di recarsi a scuola, per ingraziarsi quel vicinato ostile e dimostrar la cura e la sollecitudine che si dava de due orfanelli. 4974_5411_000003 quand'ella gli era passata davanti con quel gambo in bocca. ora poteva egli confessare d'avere ingiuriato cosí quella signorina per un filo. 4974_5411_000004 morta la moglie, morte prima di nascere le sue creature gemelle. la casa non era sua, la dote non era sua, quei due figliuoli non erano suoi. che stava piú a far lí? se lo domandava lui stesso. 4974_5411_000005 e vento. eh, ma era già tutto avvertire e riconoscere che quelle che veleggiavano luminose per la sterminata azzurra vacuità erano nuvole. 4974_5411_000006 poi sú. sú sempre piú alto, ardito, baldanzoso, con un pennacchietto rossigno in cima, come una cresta di galletto. 4974_5411_000007 d'un tratto come una raffica corse per tutto il paese, una notizia che sbalordí tutti. tommasino unzio canta l'epistola. 4974_5411_000008 oh, ambizioni degli uomini. che grida di vittoria perché l'uomo s'era messo a volare come un uccellino. ma ecco qua un uccellino come vola: è la facilità piú schietta e lieve che s'accompagna spontanea a un trillo di gioja. 4974_5411_000009 nenè. certe mattine scappava di casa in camicia a piedi nudi, si metteva a sedere su lo scalino innanzi all'uscio di strada, accavalciando una gambetta su l'altra e squassando la testina per mandarsi via dagli occhi le ciocche ribelli. 4974_5411_000010 mentre lo spirito gli s'immalinconiva e s'assottigliava sempre piú nelle disperate meditazioni, con un corpo ben pasciuto e florido da padre abate. 4974_5411_000011 sopra tutto, e con ragione, paura delle suocere, perché ognuna di quelle mamme disilluse sarebbe certo diventata subito una suocera per lui. 4974_5411_000012 pensare adesso al goffo apparecchio rombante e allo sgomento, all'ansia, all'angoscia mortale dell'uomo che vuol fare l'uccellino: qua, un frullo e un trillo, là un motore strepitoso e puzzolente e la morte davanti. 4974_5411_000013 eh, perdio schiaffeggiato, e si batterà domani alla pistola, col tenente de venera, alla pistola, alla pistola. 4974_5411_000014 ora da circa un mese. egli aveva seguito giorno per giorno la breve storia d'un filo d'erba, appunto d'un filo d'erba- tra due grigi macigni tigrati di musco, dietro la chiesetta abbandonata di santa maria di loreto. 4974_5411_000015 dell'esistenza. formichetta si nasceva e moscerino e filo d'erba. una formichetta nel mondo. nel mondo un moscerino, un filo. 4974_5411_000016 e cosí a tommasino unzio uscito suddiacono dal seminario senza piú tonaca per aver perduto la fede, era stato appiccicato il nomignolo di canta l'epistola la. 4974_5411_000017 una megera, certo, una tiranna ne avrebbe avuto. chi sa quanti figliuoli a cui nenè e niní sarebbero stati costretti a far da servi, fintanto che, a furia di maltrattamenti di sevizie, prima l'una e poi. 4974_5411_000018 e zitto, zitto, senza dirgliene nulla, si mette a vivere per conto suo, a godere della buon'aria e dei cibi sani. avvenne cosí a tommasino di ritrovarsi, in breve e quasi per ischerno. 4974_5411_000019 della sua vita, irreparabilmente crollata e rimasta come un ingombro lí per casa. volle però dimostrare a tutti che non s'era spretato per voglia di mettersi a fare il porco come il padre: pulitamente era andato sbandendo per tutto il paese. 4974_5411_000020 e nel fonte dell'acqua benedetta. difficilmente chi perde la fede. è convinto d'aver guadagnato in cambio qualche cosa tutt'al piú lí per lí non si lagna della perdita, in quanto riconosce d'aver perduto, in fine, una cosa che non aveva piú per lui alcun valore. 4974_5411_000021 sí, perché in fondo via era vedovo, ma appena si poteva dire che quasi non aveva avuto tempo d'essere ammogliato. e quanto ai figliuoli, sí, c'erano, ma non erano suoi. 4974_5411_000022 l'onta la trepidazione per lo scandalo enorme furono tali e tanta la rabbia per quella ostinata, feroce iniquità. 4974_5411_000023 caterina mia, mi raccomando, so, so la tua mansuetudine, cara, ma procura per carità di non dare il minimo incentivo a tutte queste vipere attorno di schizzar veleno. 4974_5411_000024 udire il vento che faceva nei castagni del bosco come un fragor di mare e nella voce di quel vento e in quel fragore sentire, come da un'infinita lontananza, la vanità d'ogni cosa e il tedio angoscioso della vita. 4974_5411_000025 tommasino, con gli occhi socchiusi, con voce spenta, tra un sospiro- ch'era anche sorriso dolcissimo- gli rispose semplicemente: 4974_5411_000026 se poi caterina, per non farli strillare, lasciava nenè spettinata e sporco niní. ma guardate qua questi due amorini, come sono ridotti: una cagnetta scarduffata e un porcellino. 4974_5411_000027 il vecchio dottor fanti rivolgendo quelle domande a tommasino unzio, uscito or ora dal seminario senza piú tonaca per aver perduto la fede. 4974_5411_000028 la casa. intanto, fino alla maggiore età di questi ch'erano ancor tanto piccini, era per lui, e cosí, anche, il frutto della dote, il quale, insieme col suo stipendio di professore, faceva un'entratuccia piú che discreta. 4974_5411_000029 lenti, ma perdio da quel suo collo cosí lungo. egli credeva di saper tuttavia cavar fuori una seducentissima voce e accompagnare le sue frasi, dolci e gentili, con molta grazia di sguardi, di sorrisi e di gesti. 4974_5411_000030 crescere come una diavola, messa sú da quelle perfide pettegole sguajata, senza rispetto per nessuno. la casa è mia, la dote è mia. 4974_5411_000031 dal canto suo, però, la signorina olga fanelli giurava e spergiurava, con le lagrime agli occhi, che non poteva esser quella la ragione dell'ingiuria, perché ella non aveva veduto se non due o tre volte quel giovine. 4974_5411_000032 piú di tutti si struggeva tommasino, di non poterla dire, sicuro com'era che se l'avesse detta nessuno la avrebbe creduta e che, anzi, a tutti sarebbe sembrato che egli volesse aggiungere a un segreto inconfessabile. 4974_5411_000033 non foss'altro quello della libertà di fare e dire certe cose che prima con la fede non riteneva compatibili. quando però cagione della perdita non sia la violenza di appetiti terreni, ma sete d'anima, che non riesca piú a saziarsi nel calice. 4974_5411_000034 si chiuse in sé e non uscí piú dalla sua cameretta, se non per qualche passeggiata solitaria o sú per i boschi di castagni fino al pian della britta. 4974_5411_000035 rabbiose scrollatine s'impostava fieramente incontro alle minacce immaginarie, ai maltrattamenti, ai soprusi della futura matrigna che le vicine le facevano balenare e, mostrando il piccolo pugno chiuso, gridava e io: 4974_5411_000036 e ogni giorno per una o due ore, contemplandolo e vivendone la vita. aveva con esso tentennato a ogni piú lieve alito d'aria. trepidando era accorso in qualche giorno di forte vento. 4974_5411_000037 la eccessiva magrezza lo rendeva ispido e aveva il collo troppo lungo e per di piú fornito d'un formidabile pomo d'adamo, la sola cosa grossa in mezzo a tanta magrezza. 4974_5411_000038 questi senz'altro le impose d'obbedire al proprio dovere e alla propria coscienza, senza badare alle proteste infami di tutti quei malvagi. 4974_5411_000039 e guardi il mio toto, eccolo là a cavalluccio. eh, niní gioja cara, quanto sei bello to caro, to amore. 4974_5411_000040 il quale del resto non aveva mai neppure alzato gli occhi a guardarla e mai e poi mai neppure per un minimo segno le aveva dato a vedere di covar per lei quella furiosa passione segreta che tutti dicevano. 4974_5411_000041 nell'incredulità. tommasino, sfidato a duello stupida alla signorina fanelli, confermato senza spiegazioni e ha accettato la sfida. 4974_5411_000042 il filo d'erba nasceva, cresceva, fioriva, appassiva e via per sempre. mai piú, quello, mai piú. 4974_5411_000043 sposa, sposa quel toto, cara della signora ninfa. non temere, verrai presto a raggiungermi. 4974_5411_000044 e lascia allora che provveda lui, insieme con l'altra, a quei due piccini. stai pur certa, cara, che morrà presto anche lui. 4974_5411_000045 perché tutto è tuo. sai, la casa è tua, la dote della tua mammina è tua, tua e del tuo fratellino. capisci e devi difenderlo, tu, il tuo fratellino, e se tu non basti, ci siamo qua noi a farli stare a dovere. 4974_5411_000046 una serva vecchia. ma lui aveva preso moglie perché la vita di scapolo, quell'andare accattando l'amore non gli era parso piú compatibile con la sua età e con la sua dignità di professore. 4974_5411_000047 che lui forse si sarebbe dichiarato gratissimo se veramente il modo non lo avesse offeso. sí, sapeva che molti, purtroppo, giudicano dall'apparenza soltanto. 4974_5411_000048 rideva e annunziava a tutti: sono castigata. poco dopo, piano piano, scendeva con le gambette a roncolo niní in camicina e scalzo, anche lui reggendo per il manico l'orinaletto di latta. 4974_5411_000049 si fosse preso d'una tenerissima pietà per tutte le cose che nascono alla vita e vi durano alcun poco, senza saper perché, in attesa del deperimento e della morte. 4974_5411_000050 la fede si può perdere per centomila ragioni e in generale chi perde la fede è convinto, almeno nel primo momento, di aver fatto in cambio qualche guadagno. 4974_5411_000051 il professor erminio del donzello, costretto a cedere, se n'andava come tra le spine, voltandosi a sorridere di qua e di là, quasi a chiedere scusa alle altre vicine. 4974_5411_000052 eppure nella piazza aerea del paese, tutta frusciante di foglie secche, che s'oscurava e rischiarava a una rapida vicenda di nuvole e di sole. 4974_5411_000053 e ora, con quei due piccini no via era. era veramente una necessità ineluttabile. 4974_5411_000054 tutte quante si sarebbero costituite mamme postume della sua povera moglie defunta e nonne di quei due orfanelli. e che mamma, che nonna, che suocera sarebbe stata, ad esempio, quella signora ninfa della casa. 4974_5411_000055 senza piú affetti, né desiderii, né memorie, né pensieri, senza piú nulla che desse senso e valore alla propria vita. 4974_5411_000056 la ferita dapprima non parve tanto grave, poi s'aggravò. la palla aveva forato il polmone. una gran febbre, il delirio, quattro giorni e quattro notti di cure disperate. 4974_5411_000057 figurarsi attorno le grida di commiserazione e di sdegno delle vicine indignate. eccoli qua, ignudi. 4974_5411_000058 sa forse d'essere la nuvola, né sapevan di lei l'albero e le pietre che ignoravano anche se stessi. 4974_5411_000059 e a questa domanda, altri prorompimenti di frenetiche amorevolezze in tutte quelle buone vicine. dei frutti di questa scuola il professor erminio del donzello si accorse bene. 4974_5411_000060 per arrivare a un comignolo e per fare uscir poi da questo comignolo un po di fumo, subito disperso nella vanità dello spazio e, come quel fumo, ogni pensiero, ogni memoria degli uomini. 4974_5411_000061 con la figliuola romilda e il figlio toto a nenè e niní. che prevenzioni, che sospetti insinuavano nelle loro animucce e che paure. 4974_5411_000062 fa che questi angioletti non gridino e non piangano per nessuna ragione. i raccomando. va bene, ma nenè? ecco, aveva i capelli arruffati, non si doveva pettinare. 4974_5411_000063 i medici domandarono chi dovesse salvare, se la madre o le creaturine- la madre s'intende, e le due nuove creaturine furono sacrificate. 4974_5411_000064 d'erba, quand'era già a pochi passi dalla chiesetta, aveva scorto, dietro a questa seduta, su uno di quei due macigni, la signorina olga fanelli, che forse stava lí a riposarsi un po prima di riprendere il cammino. 4974_5411_000065 lo posava accanto alla sorellina, vi si metteva a sedere e ripeteva: serio, serio, aggrondato e con la lingua grossa so cattigato. 4974_5411_000066 ma davanti all'ampio spettacolo della natura, a quell'immenso piano verde di querci e d'ulivi e di castagni, degradante dalle falde del cimino fino alla valle tiberina, laggiú, laggiú. 4974_5411_000067 e tommasino, per contentar la mamma, si piegò a ricevere un confessore, quando questo, al letto di morte, gli chiese: ma perché, figliuolo mio? perché? 4974_5411_000068 sarebbero stati soppressi fremiti di sdegno. brividi d'orrore. assalivano a siffatti pensieri uomini e donne del vicinato. 4974_5411_000069 il professor erminio del donzello, pareva in pochi mesi invecchiato di dieci anni. guardava la povera moglie che gli piangeva davanti, disperata, e non sapeva dirle niente, come non sapeva dir niente a quei due diavoletti scatenati. 4974_5411_000070 e lui, avvertendo e riconoscendo le nuvole, poteva anche- perché no? pensare alla vicenda dell'acqua che divien nuvola per ridivenir poi acqua di nuovo. e a spiegar questa vicenda bastava un povero professoruccio di fisica. 4974_5411_000071 il tenente de venera lo aveva schiaffeggiato: tommasino era stanco dell'inutile vita, stanco dell'ingombro di quella sua stupida carne. 4974_5411_000072 via. vieni tu almeno, caro, caro, fa vedere alla sorellina come ti fai lavare. e niní, placido e cupo, imitando goffamente il gesto della sorella, non mi vollo lavare. 4974_5411_000073 ma che fa? ih strappa i capelli alla grande. senti che schiaffi al piccino. ah, che strazio. dio, dio, abbiate pietà di questi due poveri innocenti. 4974_5411_000074 nenè e niní restarono orfani anche di madre, con uno che non sapevano neppure come si chiamasse né che cosa stesse a rappresentar lí in casa loro. 4974_5411_000075 signore iddio la dote: una piccina alta, un palmo che strillava e levava i pugni e pestava i piedi per la dote. 4974_5411_000076 suddiacono canta l'epistola, regge il libro al diacono mentre canta il vangelo, amministra i vasi della messa. tiene la patina avvolta nel velo in tempo del canone. 4974_5411_000077 questo conto se l'erano fatto bene tutte le mamme e le signorine del vicinato. ma il professor erminio del donzello era certo che si sarebbe attirate addosso tutte le furie dell'inferno se avesse fatto la scelta in quel vicinato. 4974_5411_000078 ma a spiegare il perché del perché sú nel bosco dei castagni picchi d'accetta. giú nella cava picchi di piccone. 4974_5411_000079 perché con tutte le altre lo vegliassero durante la notte. e proprio con gli occhi della mente, da lontano, vedeva quel suo filo d'erba, tra i due macigni, sotto le stelle fitte, fitte, sfavillanti nel cielo nero. 4974_5411_000080 niní non era ancor nato, ma già c'era, si aspettava. ecco, se niní non ci fosse stato, forse la mammina, quantunque bella e giovane, non avrebbe pensato di passare a seconde nozze. 4974_5411_000081 il padre, inoltre, non s'era tenuto di prenderlo a schiaffi, a calci e di lasciarlo parecchi giorni a pane e acqua e di scagliargli in faccia ogni sorta di ingiurie e di vituperii. 4974_5411_000082 e dunque il motivo doveva esser gravissimo. pareva a tutti non si potesse mettere in dubbio una furiosa passione tenuta finora segreta e forse le aveva gridato in faccia stupida perché ella, invece di lui, amava il tenente de venera. 4974_5411_000083 ma d'altra parte aveva compreso che le sue guance, le sue spalle, il suo stomaco dovevano offrire uno sfogo al padre per il dolore che sentiva anche lui. 4974_5411_000084 le risa erano prorotte, squacquerate, appena andato via tommasino, inseguito da tutte quelle foglie secche. poi, l'uno aveva preso a domandare: all'altro canta l'epistola e l'altro a rispondere: canta l'epistola, e 4974_5411_000085 chi avrebbe infatti creduto che lui tommasino unzio da qualche tempo in qua, nella crescente e sempre piú profonda sua melanconia. 4974_5411_000086 era destino e non c'era dunque né da fare né da dir nulla. la moglie, vedendo che non riusciva in nessun modo a scuoterlo da quella fissazione che lo inebetiva, si recò per consiglio dallo zio curato. 4974_5411_000087 tutta scatti, tra risatine nervose, coi capelli neri irrequieti sempre davanti agli occhi, per quanto di tratto in tratto se li mandasse via con rapide, rabbiose scrollatine. 4974_5411_000088 poteva forse durare a lungo, cosí quelle famiglie si prestavano con tanto zelo di carità ad accogliere i piccini per adescarlo? non c'era dubbio. 4974_5411_000089 ineffabile, lo carezzava, lo lisciava con due dita delicatissime, quasi lo custodiva con l'anima e col fiato e, nel lasciarlo la sera, lo affidava alle prime stelle che spuntavano nel cielo crepuscolare. 4974_5411_000090 come poteva dio permetter questo? ah sí, di nascosto, è vero. essi di nascosto erano scappati dal letto. e perché erano scappati? segno che i due piccini, chi sa com'erano trattati. 4974_5411_000091 quanto piú labili e tenui e quasi inconsistenti le forme di vita, tanto piú lo intenerivano, fino alle lagrime talvolta. 4974_5411_000092 per dare a nenè e a niní una guida, un sostegno. sarebbe passata a sua volta a seconde nozze e sarebbe morta. lei allora, e a quel secondo marito toccherebbe di riammogliarsi e 4974_5411_000093 perfida tiranna, spietata megera sarebbe stata solo quell'una che il professor erminio del donzello avrebbe scelto tra esse. 4974_5411_000094 ma nelle ore che lui, sempre coi guanti di filo di scozia, insegnava il francese ai ragazzi delle scuole tecniche, che scuola facevano quelle vicine là, e segnatamente la signora ninfa. 4974_5411_000095 che? ma lasci dire, lasci dire, professore, lei può star sicuro che come stanno da noi, non stanno da nessuno. la mia romilda ne è pazza, sa proprio pazza, tanto dell'una quanto. 4974_5411_000096 profferte era, s'intende in ciascuna di queste famiglie, piú delle altre caritatevoli e in pensiero per la sorte dei piccini, almeno una ragazza da marito. 4974_5411_000097 o giú per la carraja a valle, tra i campi, fino alla chiesetta abbandonata di santa maria di loreto, sempre assorto in meditazioni e senza mai alzar gli occhi in volto a nessuno. 4974_5411_000098 subito, allora le vicine. ecco che comincia. ah, povere creature, dio di misericordia, senti, senti. 4974_5411_000099 storceva il collo come una cicogna. vede, cara signora, carissima signorina, non vorrei che, non vorrei che 4974_5411_000100 non gli aveva fatto tanto male la violenza quanto la volgarità dell'atto cosí contrario alla ragione per cui s'era spogliato dell'abito sacerdotale. 4974_5411_000101 lí su l'erba con le mani intrecciate dietro la nuca, guardare nel cielo azzurro, le bianche nuvole abbarbaglianti, gonfie di sole. 4974_5411_000102 ma se ne poteva forse andare? lo chiedeva con gli occhi rossi e quasi smarriti nel pianto a tutto il vicinato che, dal momento della disgrazia, gli era entrato in casa da padrone, costituendosi da sé tutore e protettore de due orfanelli. 4974_5411_000103 se tutti, e in ispecie il padre e la madre, i due padrini, il de venera e la signorina stessa, si struggevano di saper la vera ragione. 4974_5411_000104 l'imbarazzo della scelta. intanto gli cresceva di giorno in giorno. di giorno in giorno lo esasperava sempre piú. 4974_5411_000105 me figlia t'inganna nenè e niní nenè aveva un anno e qualche mese quando il babbo le morí. 4974_5411_000106 valore tommasino, unzio con la fede, aveva poi perduto tutto, anche l'unico stato che il padre gli potesse dare, mercé un lascito condizionato d'un vecchio zio sacerdote. 4974_5411_000107 la moglie s'era dovuta asserragliare in casa e c'erano guardie e carabinieri innanzi alla porta. tutto il vicinato aveva apposto le firme a una protesta da presentare alla questura per le sevizie che si facevano a quei due angioletti. 4974_5411_000108 e dire che in principio aveva creduto che dovesse riuscirgli molto difficile trovare una seconda moglie in quelle sue condizioni. gliene bisognava una. ne aveva trovate subito dieci, dodici, quindici, una piú pronta e impaziente. 4974_5411_000109 di fronte al sentimento che spirava dalle cose che restano e sopravanzano ad essi impassibili, quasi vicende di nuvole, gli apparivano nell'eternità della natura i singoli fatti degli uomini. 4974_5411_000110 la signora unzio religiosissima. quando i medici alla fine dichiararono che non c'era piú nulla da fare, pregò: scongiurò il figliuolo che, almeno prima di morire, volesse ritornare in grazia di dio. 4974_5411_000111 ignudi. che barbarie, con questo freddo far morire cosí d'una bronchite, d'una polmonite due povere creaturine. 4974_5411_000112 quanto al nome, se nenè e niní lo volevano proprio sapere. la risposta era facile: erminio del donzello si chiamava ed era professore, professore di francese nelle scuole tecniche. 4974_5411_000113 non aver piú coscienza d'essere come una pietra, come una pianta, non ricordarsi piú neanche del proprio nome, vivere per vivere senza saper di vivere come le bestie, come le piante. 4974_5411_000114 lo aveva seguito quasi con tenerezza materna nel crescer lento tra altri piú bassi che gli stavano attorno, e lo aveva veduto sorgere dapprima, timido, nella sua tremula esilità. 4974_5411_000115 stupida in faccia alla signorina olga fanelli, fidanzata del tenente, la sera avanti, lungo la via di campagna che conduce alla chiesetta di santa maria di loreto. 4974_5411_000116 n'era profondamente convinto il professor erminio del donzello. toccava a lui, domani, la sua vedova, quella povera caterina. 4974_5411_000117 erminio del donzello si ridusse in pochi giorni in fin di vita per un travaso di bile improvviso e tremendo. 4974_5411_000118 una santa. anche una santa avrebbe perduto la pazienza. quella povera donna sentiva voltarsi il cuore in petto, non solamente per la crudele ingiustizia, ma anche per lo strazio di veder quella ragazzetta. nenè cosí bellina. 4974_5411_000119 nenè e niní. intanto, in casa d'una vicina avevano trovato una gattina mansa e un pappagalletto imbalsamato e ci giocavano ignari e felici. 4974_5411_000120 mutilare la montagna, atterrare gli alberi per costruire case lí in quel borgo montano, altre case, stenti, affanni, fatiche e pene d'ogni sorta perché? 4974_5411_000121 stanco della baja che tutti gli davano e che sarebbe diventata piú acerba e accanita se egli, dopo gli schiaffi, si fosse ricusato di battersi. 4974_5411_000122 ma che nessuna pietà, nessuna considerazione per lui in tutto quel vicinato, per la sua doppia sciagura. 4974_5411_000123 la prima volta che caterina lo mise in pratica, erminio del donzello. ritornando da scuola, si vide venire con le mani in faccia quel toto della signora ninfa, seguito da tutte le vicine urlanti con le braccia levate. 4974_5411_000124 se con la bontà quei due piccini non si riducevano, a ragione, usasse pure la forza. il consiglio fu savio, ma ahimè, non ebbe altro effetto che affrettar la fine del povero professore. 4974_5411_000125 ma che no, non quella. qualche altra ragione doveva esserci sotto, ma quale? per niente non si grida stupida in faccia a una signorina. 4974_5411_000126 era chiaro, e veramente tutti in paese giudicavano che soltanto una stupida si potesse innamorare di quel ridicolissimo de venera. ma non lo poteva credere lui, naturalmente il de venera, e perciò aveva preteso una spiegazione. 4974_5411_000127 con la scuola tutte le mattine, le lezioni particolari nelle ore del pomeriggio, la correzione dei còmpiti tutte le sere. una serva in casa. egli era giovine e caldo, quantunque di fuori non paresse. 4974_5411_000128 e ruvidi, i baffi ruvidi, i capelli pettinati a ventaglio dietro gli orecchi e gli occhi armati di occhiali a staffa, poiché il naso non gli si prestava a reggere un piú svelto pajo di lenti. 4974_5411_000129 e che i giudizii che si davano di lui forse erano iniqui, addirittura perché effettivamente la figura non lo ajutava troppo. 4974_5411_000130 allorché, dopo un anno di titubamenti e angosciose perplessità, scelta alla fine una casta zitella attempata di nome caterina, nipote d'un curato, la sposò e la portò in casa. 4974_5411_000131 si sarebbe dedicata tutta alla piccola nenè. aveva da campare sul suo, modestamente, nella casetta lasciatale dal marito e col frutto della sua dote. 4974_5411_000132 se egli avesse fatto a lungo le viste di non comprenderlo, tra un po di tempo gli avrebbero chiuso la porta in faccia. non c'era dubbio neanche su questo, e allora poteva forse da solo attendere a quei due piccini. 4974_5411_000133 e cosí per poco tempo, per un giorno solo talvolta, e in un piccolissimo spazio, avendo tutt'intorno ignoto l'enorme mondo, la vacuità enorme e impenetrabile del mistero. 4974_5411_000134 mangione aveva il musetto sporco e sporchi anche i ginocchi. non si doveva lavare. nenè vieni, amorino, che ti pèttino, e nenè pestando un piede non mi voglio pettinare. 4974_5411_000135 già nenè che s'era fatta una bella bamboccetta vispa e tosta, con le fossette alle guance, la boccuccia appuntita, gli occhietti sfavillanti, acuti e furbi. 4974_5411_000136 venivano tutti e tre quasi ogni mattina a strappargli di casa i piccini perché non li conducesse altrove via uno almeno, ne desse loro, uno almeno o nenè, o niní, meglio, nenè. oh, cara, ma anche. 4974_5411_000137 prima di chiuder gli occhi per sempre, si chiamò la moglie accanto al letto e con un fil di voce le disse: caterina mia, vuoi un mio consiglio? 4974_5411_000138 tutta la pietà era per i due orfanelli di cui in astratto si considerava la sorte. ecco qua il patrigno. adesso senza alcun dubbio avrebbe ripreso, moglie. 4974_5411_000139 era uno sbalordimento misto d'ilarità, che pareva s'appigliasse a un interrogazione su questo o quel dato della notizia. non precipitare di botto. 4974_5411_000140 avevate preso gli ordini. tutti no, fino al suddiaconato. ah, suddiacono. e che fa il suddiacono? 4974_5411_000141 subito all'atto quelle le si precipitavano addosso, se la strappavano per soffocarla di baci e di carezze. oh, cara, amore, angelo, sí, cara, cosí. 4974_5411_000142 pareva anzi che la morte della moglie e delle sue creaturine gemelle fosse giudicata da tutti come una giusta e ben meritata punizione. 4974_5411_000143 o per paura di non arrivare a tempo a proteggerlo da una greggiola di capre che ogni giorno alla stess'ora passava dietro la chiesetta e spesso s'indugiava un po a strappare tra i macigni qualche ciuffo. 4974_5411_000144 e volle battersi alla pistola la mattina appresso all'alba, proprio là nel recinto del tir'a, segno una palla in petto. 4974_5411_000145 era inebetito. no, non parlava perché si sentiva male. e si sentiva male perché? perché proprio portavano con sé questo destino, quei due piccini là. 4974_5411_000146 sentiva a poco a poco rasserenarsi in una blanda, smemorata mestizia. tutte le illusioni e tutti i disinganni e i dolori e le gioje, e le speranze e i desiderii degli uomini gli apparivano vani e transitorii. 4974_5411_000147 perché era una necessità ineluttabile che il professor erminio del donzello riprendesse moglie. se l'aspettava di giorno in giorno tutto il vicinato e, per dir la verità, ci pensava sul serio anche lui. 4974_5411_000148 il sacrifizio però non valse a nulla, perché dopo circa un mese di strazii atroci la povera mammina se ne morí, anche lei disperata. 4974_5411_000149 e se caterina lo costringeva appena o s'accostava loro col pettine o col catino, strilli che arrivavano al cielo. 4974_5411_000150 oh, caro, e baci, e chicche, e carezze senza fine. il professor erminio del donzello non sapeva come schermirsi, sorrideva angustiato, si volgeva di qua e di là, si poneva innanzi al petto le mani inguantate. 4974_5411_000151 che piú delle altre gli aveva fatto e seguitava a fargli le piú pressanti esibizioni d'ogni servizio, insieme con la figliuola romilda e il figlio toto. 4974_5411_000152 e tutte senza eccezione. queste ragazze da marito sarebbero state mammine svisceratamente amorose di quei due orfanelli. 4974_5411_000153 e impetuosamente i due piccini, in questa o in quella casa erano abbracciati e inondati di lagrime. perché il professor erminio del donzello 4974_5411_000154 uomini. bastava guardare quegli alti monti di là dalla valle tiberina, lontani, lontani. sfumanti all'orizzonte, lievi e quasi aerei nel tramonto. 4974_5411_000155 quella poverina pareva seguitasse a recitar le orazioni, anche quando, con gli occhi bassi, parlava della spesa o del bucato. pur non di meno, il professor erminio del donzello ogni mattina, prima d'andare a scuola, le diceva: 4974_5411_000156 che lo vegliavano. ebbene, quel giorno, venendo alla solita ora per vivere un'ora con quel suo filo, 4974_5411_000157 oh, in quanti modi si nasceva, e per una volta sola, e in quella data, forma unica. perché mai due forme non erano uguali? 4974_5411_000158 altro che tommasino. adesso tommasone canta l'epistola. ciascuno a guardarlo avrebbe dato ragione al padre, ma si sapeva in paese come il povero giovine vivesse e nessuna donna poteva dire d'essere stata guardata da lui, fosse pur di sfuggita. 4974_5411_000159 imbrogliata. quando nenè la sorellina, levava il pugno e gridava: e io l'ammazzo? si voltava piano, piano a guardarla e domandava con voce cupa e con placida serietà: l'ammassi davero. 4974_5411_000160 accettò la sfida, ma a patto che le condizioni del duello fossero gravissime. sapeva che il tenente de venera era un valentissimo tiratore. ne dava ogni mattina la prova durante le istruzioni del tir'a segno. 4974_5411_000161 finora, cosí il vento come le capre avevano rispettato quel filo d'erba e la gioja di tommasino, nel ritrovarlo intatto lí, col suo spavaldo pennacchietto in cima, era ineffabile. 4974_5411_000162 con le mani costantemente calzate da guanti di filo di scozia, che non si levava neanche a scuola impartendo le sue lezioni di francese ai ragazzini delle tecniche, che naturalmente ne ridevano. 4974_5411_000163 il padre era morto e la mamma, per provvedere a loro, si era rimaritata ed era morta. ora, ora toccava a lui. 4974_5411_000164 oltre due macigni ingrommati, quasi avesse paura e insieme curiosità d'ammirar lo spettacolo che si spalancava sotto della verde, sconfinata pianura. 4974_5411_000165 s'era guardata un po attorno. poi, distrattamente, allungando la mano, aveva strappato giusto quel filo d'erba e se l'era messo tra i denti col pennacchietto ciondolante. 4974_5411_000166 forse per il troppo pensiero di niní, non badò che si potesse dare il caso d'aver altri figliuoli da questo secondo marito. ma non trascorse neppure un anno che si trovò nel rischio mortale d'un parto doppio. 4974_5411_000167 ma tommasino aveva sopportato tutto con dura e pallida fermezza e aspettato che il padre si convincesse non esser quelli propriamente i mezzi piú acconci per fargli ritornar la fede e la vocazione. 4974_5411_000168 e cosí via via, un'infinita sequela di sostituti genitori sarebbe passata in poco tempo per quella casa. la prova evidente era nel fatto ch'egli si sentiva già molto, molto male. 4974_5411_000169 la persuase ad accettar la domanda d'un buon giovine che prometteva d'esser padre affettuoso per i due poveri orfanelli. nenè aveva circa tre anni e niní uno e mezzo quando la mammina passò a seconde nozze. 4974_5411_000170 il motore si guasta, il motore s'arresta. addio uccellino uomo. diceva: tommasino unzio lí sdrajato sull'erba, lascia di volare perché vuoi volare e quando hai volato. 4974_5411_000171 è vero intanto che il corpo, anche quando lo spirito si fissi in un dolore profondo o in una tenace ostinazione ambiziosa, spesso lascia lo spirito cosí fissato. 4974_5411_000172 padre per un filo d'erba e tutti credettero ch'egli, fino all'ultimo, seguitasse a delirare. 4974_5411_000173 dopo averli ben lavati e calzati e vestiti, se li prendeva per mano, uno di qua, l'altra di là, e li andava a lasciare ora, in questa, ora, in quella famiglia, tra le tante che si erano profferte. 4974_5411_000174 si era fermato, non osando avvicinarsi per aspettare ch'ella riposatasi gli lasciasse il posto. e difatti, poco dopo, la signorina era sorta in piedi, forse seccata di vedersi spiata da lui. 4974_5411_000175 aveva composto la faccia caprigna a una tale aria che tutti gli sfaccendati del paese, seduti in giro innanzi alla farmacia dell'ospedale, parte storcendosi e parte turandosi la bocca, s'erano tenuti a stento di ridere. 4974_5411_000176 il pensiero d'un maschio da educare, cosí inesperta come lei stessa si riconosceva, e senza guida o consiglio di parenti né prossimi né lontani. 6379_5411_000000 per carità, gemeva, implorava il professor carmelo sabato, tra le lagrime sussultando enrichetto, enrichetto, mio. no, per carità, non mi dire che ho un'anima immortale. 6379_5411_000001 per star piú comodo su la panchetta bassa di legno a sedere con le gambe distese e aperte una qua una là sotto il tavolinetto rustico imporrito dalla pioggia e dal sole. 6379_5411_000002 aveva in bocca di nuovo il bicchiere che già gli ballava in mano, accennò di sí col testone, seguitando a bere. 6379_5411_000003 egli si rimise di nuovo, cominciò a dir di sí, di sí col capo, aspettando il pianto che alla fine gli proruppe, dapprima con un mugolío dalla gola serrata, poi in tremendi singhiozzi. 6379_5411_000004 ma sentite come parlate ancora bene voi, professore, e ricordo che sempre avete parlato cosí bene voi, anche quando ci facevate lezione. 6379_5411_000005 m'hanno scritto: tutt'e due volevano veder la madre. m'hanno scritto: socchiuse gli occhi e aspirò col naso a lungo. 6379_5411_000006 perché poi volete vedere piccole e meschine, quelle che a tutti pajono, grandi e gloriose pajono e sono professore. 6379_5411_000007 e bevevano vino. il professor, sabato vino fino a schiattarne. voleva morire. il professor lamella birra, non voleva morire. 6379_5411_000008 il professor carmelo, sabato, scamiciato col testone ciondolante, il viso bagnato di lagrime, sbirciò l'uno e l'altra, sorpreso, intontito da tanta premura silenziosa. 6379_5411_000009 ancora sorretto per le ascelle ansimante, guardò un pezzo la morta, quasi atterrito in silenzio. poi si volse al lamella come a fargli una domanda: ah. 6379_5411_000010 che vuol dire? vuol dire ch'egli intende e concepisce l'infinita grandezza dell'universo e, come si può dir? piccolo dunque. 6379_5411_000011 si calmò, esortato dalle due suore. poi, non pensando d'aver lasciato sú nella terrazza, la giacca cominciò a frugarsi in petto con una mano. 6379_5411_000012 un'anima me la ricordo io. la vostra anima nobile, accesa di bene, me la ricordo io, per carità. 6379_5411_000013 le due suore si voltarono inorridite. il lamella si chinò subito a strapparlo da terra e trascinarlo via nella stanza accanto. 6379_5411_000014 fuori, fuori, ecco sí, ecco quello che io dico: fuori sarà fuori l'anima immortale e tu la respiri, tu sí, perché non ti sei ancora guastato. 6379_5411_000015 qualcosa che, se io affiso cosí gli occhi alle stelle, ecco, s'apre, egregio professore. s'apre e diventa come niente, piaga di spazio in cui roteano mondi. dico mondi. 6379_5411_000016 ma vide il professor sabato, immobile come morto, con la fronte appoggiata allo spigolo del tavolinetto. era stato forse lo strido d'un pipistrello? 6379_5411_000017 di cui sento e comprendo la formidabile grandezza. ma questa grandezza di chi è? è mia, caro professore, perché è sentimento mio. e come potete dunque dire che l'uomo è piccolo se ha in sé tanta grandezza? 6379_5411_000018 e che non è mai cosí piccolo come quando si sente grande. questo significa, e che conforto, che consolazione ti può venir da questo? 6379_5411_000019 alla fine, sorreggendolo per le ascelle, lo introdussero a traverso due stanzette buje nella camera in fondo, illuminata da due candele, or ora accese sui due comodini ai lati del letto matrimoniale. 6379_5411_000020 la suora, senza sdegno. con umiltà dolente e paziente, gli fe cenno di mettersi in ginocchio. ecco cosí come faceva lei. 6379_5411_000021 l'anima. eh disse alla fine, il sabato, con un sussulto: l'anima immortale, eh, signore, supplicò l'altra suora, piú anziana. 6379_5411_000022 l'alta terrazza sui tetti, irta di comignoli, di fumajoli, di stufe, di tubi d'acqua, sotto lo sfavillío fitto continuo delle stelle che pungevano il cielo senz'allargar le tenebre della notte profonda, conversavano. 6379_5411_000023 il professor lamella antico alunno del sabato con due bottiglie di birra, una per mano e da piú. 6379_5411_000024 gli venne fuori, con suono stridulo e imbrogliato, il ritornello d'una canzonettaccia francese- mets-la en trou, mets-la en trou, seguíto da un ghigno ih. 6379_5411_000025 che fate? ah, voi piangete, ho capito, siete già ubriaco, professore il lamella. 6379_5411_000026 le due suore alzarono le mani come a turarsi gli orecchi, col viso atteggiato di commiserazione, e ritornarono alla camera della defunta chiudendone l'uscio. 6379_5411_000027 come se si lamentasse in sogno, enrichetto, enrichetto mio. diceva: mi fai male, t'assicuro che mi fai male, tanto male. 6379_5411_000028 allungando un braccio poteva prendere da terra la bottiglia. prendeva quasi sempre la vuota e si stizziva tanto che alla fine con una manata la mandò a rotolare sul pavimento in pendío. 6379_5411_000029 il giovane professore accorse, confabulò piano con la suora. poi tutt'e due vennero premurosamente verso l'ubriaco e lo tirarono per le braccia su in piedi. 6379_5411_000030 lo pose a sedere su una seggiola e lo scrollò forte, forte, a lungo, intimandogli: zitto, zitto. 6379_5411_000031 perché non è piccolo come voi credete, l'uomo che le ha fatte, l'uomo che ha qua qua, in petto, in sé, la grandezza delle stelle, quest'infinito, quest'eternità dei cieli, l'anima dell'universo immortale. 6379_5411_000032 le stelle sono grandi, io sono piccolo e dunque m'ubriaco. è vero, questa è la vostra logica, ma le stelle sono piccole. 6379_5411_000033 piccolo, tra cose piccole e meschine, sí, cosí su un corpuscolo infinitesimale dello spazio. è vero, sí, sí, infinitesimale, ma 6379_5411_000034 il sabato. allora, contro la sopraffazione, provò di levarsi fiero in piedi. non poté, alzò un braccio, gridò. 6379_5411_000035 per carità sei matto, giú parrà un tuono parlando. il lamella si storceva tutto. non poteva star fermo un momento, si raggricchiava, si stirava, dava calci e pugni. 6379_5411_000036 tu mi rovini, tu mi rovini, ma a un tratto, balenandogli un'idea, levò il capo irosamente e gridò all'antico alunno. 6379_5411_000037 piccole se voi non le concepite grandi. la grandezza dunque è in voi, e se voi siete cosí grande da concepir grandi le cose che pajono piccole. 6379_5411_000038 teneva ciondoloni, il testone calvo e raso socchiusi, gli occhi bovini torbidi, venati di sangue sotto le foltissime sopracciglia spioventi, e parlava con voce languida, velata, stiracchiata. 6379_5411_000039 e vi levo il vino e vi faccio cangiar di sentimento: i fai male, i faccio bene. state a sentire, voi dite: 6379_5411_000040 l'uscio, inginocchiate di nuovo a piè del letto funebre, udirono a lungo la contesa di quei due rimasti al bujo. i proibisco di ricordarlo, gridava soffocato il giovine. 6379_5411_000041 che cercate, gli domandò il lamella, guardando smarritamente le due suore e l'antico alunno. ora l'una, ora l'altro rispose. 6379_5411_000042 due figlie. costei due figlie, mi buttò alla perdizione. due figlie accorsero, le due suore, a scongiurarlo di calmarsi, di tacere, di perdonare. 6379_5411_000043 alla fine, nonostante l'ammonimento di lamella, professore, voi vi raffreddate. s'era tolta la giacca e con molti sospiri ripiegatala, se l'era messa sotto. 6379_5411_000044 guardo le stelle, è vero? no, voi dite rimiro, è piú bello. sí, rimiro le stelle, e subito sento la nostra infinita, inferma piccolezza inabissarsi. 6379_5411_000045 la notte era afosa e il professor carmelo sabato s'era dapprima snodata la cravatta e sbottonato il colletto davanti, poi anche sbottonato il panciotto e aperta la camicia sul petto velloso. 6379_5411_000046 tese una mano e afferrò un braccio del lamella, quella che volevi tu. il lamella mortificato davanti alle due suore s'infoscò in volto giovannina vanninella sí. 6379_5411_000047 un'altra suora pregava, inginocchiata e a mani giunte a piè del letto, il professor carmelo sabato. 6379_5411_000048 voi scherzate, piccolo, ma dentro di me dev'esserci per forza capite qualcosa di quest'infinito, se no io non lo intenderei, come non lo intende che so questa mia scarpa putacaso o il mio cappello. 6379_5411_000049 ah, sí, sí, subito. si rimise come spaurito il professor carmelo sabato, calandosi faticosamente sui ginocchi. 6379_5411_000050 dalle case, dalle vie della città non saliva piú da un pezzo. nessun rumore, solo di tratto in tratto qualche remoto rotolío di vettura. 6379_5411_000051 in quella positura. piú volte il professore carmelo, sabato, ascoltando le parole del lamella, aveva gemuto. 6379_5411_000052 improvviso curioso strido zrí ferí il silenzio succeduto vastissimo. all'ultima domanda del lamella, questi si voltò di scatto. come che dite? 6379_5411_000053 con grande angoscia, anzi terrore, del vecchio professor sabato, che si buttò subito a terra gattoni e le corse dietro per pararla, fermarla, gemendo, arrangolando. per carità, per carità. 6379_5411_000054 i farò male, ne sono persuaso, caro professore, ma apposta lo faccio. voi dovete guarire. vi voglio rialzare e vi ripeto che le vostre idee sono antiquate, antiquate, antiquate. 6379_5411_000055 sí, l'anima disse piano ansimando l'ubriaco: anche lei l'anima la plaga. 6379_5411_000056 cadde carponi con la faccia a terra e stette cosí un pezzo, picchiandosi il petto col pugno, ma a un tratto dalla bocca, lí contro terra. 6379_5411_000057 diede di piglio al fiasco furiosamente e ingollò due bicchieri di vino uno sopra l'altro, come se li fosse meritati e ne avesse acquistato un incontrastabile diritto. dopo quanto aveva detto, 6379_5411_000058 sú sú, smettetela, perdio. gli gridò i fate rabbia perché mi fate pietà, un uomo del vostro ingegno, dei vostri studii, ridursi cosí vergogna. voi avete un'anima, un'anima. 6379_5411_000059 deliziosamente, accompagnando l'aspirazione con un gesto espressivo della mano. che profumo. che profumo: lauretta da torino, l'altra da genova. 6379_5411_000060 piú. a questo punto una voce dolce chiamò dal fondo della terrazza: signore il lamella. si volse là nel vano nero dell'usciolo biancheggiavano le ampie ali della cornetta d'una suora di carità. 6379_5411_000061 rifletteteci bene e mi darete ragione. enrichetto, enrichetto, mio, non sono idee, implorava quello con voce stiracchiata, lamentosa. forse prima erano idee. 6379_5411_000062 il lamella avanti con quasi tutto il peso addosso di quel corpaccio cascante, la suora dietro curva a trattener con ambedue le braccia quanto piú poteva quel peso. 6379_5411_000063 io no, mi sono guastato apposta per non respirarla piú. m'empio di vino apposta perché non la voglio piú, non la voglio piú dentro di me. 6379_5411_000064 lezione: inabissarsi. è detto benissimo. che cosa diventa la terra? voi domandate: l'uomo? tutte le nostre glorie, tutte le nostre grandezze? è vero? dite cosí? 6379_5411_000065 e che c'entra, e che c'entra, gridava intanto il lamella: tirate le gambe fuori dell'amaca e agitandole insieme con le braccia, come se volesse lanciarsi sul professore. conforto, consolazione. 6379_5411_000066 il lamella biondino, magro, itterico, nervosissimo, stava sdrajato su una specie d'amaca sospesa di qua a un anello nel muro del terrazzo, di là a due bacchette di ferro sui pilastrini del parapetto. 6379_5411_000067 saltò dall'amaca e si chinò sul professor sabato che, appoggiato al muro, si scoteva tutto sussultando, quasi ruttando i singhiozzi che, a uno a uno, gli rompevano dal fondo delle viscere fetidi di vino. 6379_5411_000068 non disse nulla, si lasciò condurre, cempennante, la discesa per la buja, angusta, ripida scaletta di legno. fu difficile. 6379_5411_000069 rigido, impalato sul letto, con le braccia in croce, stava il cadavere della moglie. 6379_5411_000070 il professor sabato fece di sí piú volte col testone raso. aveva una mano abbandonata come morta su la panchetta e con l'altra, sotto la camicia, s'acciuffava sul petto i peli da orso. 6379_5411_000071 che l'uomo è dannato qua, a questa atroce disperazione di vedere grandi le cose, piccole tutte le cose nostre qua della terra, e piccole le grandi là le stelle. 6379_5411_000072 voi cercate questo. lo so, voi avete bisogno di vedervi, di sapervi piccolo, piccolo, sí, piccolo piccolo. 6379_5411_000073 significa? significa che la grandezza dell'uomo, se mai, è solo a patto di sentire la sua infinita piccolezza. significa che l'uomo è solo grande quando al cospetto dell'infinito si sente e si vede piccolissimo. 6379_5411_000074 la plaga di spazio, dove, dove roteano mondi, mondi. statevi zitto. seguitava a gridargli in faccia, con voce soffocata, il lamella, scrollandolo: statevi zitto. 6379_5411_000075 il professor carmelo sabato tozzo pingue calvo con in braccio, come un bamboccetto in fasce, un grosso fiasco di vino. 6379_5411_000076 vergognatevi. vergognatevi, inveí il lamella. se la vita ha in sé, se l'uomo ha in sé quella sventura che voi dite, sta a noi di sopportarla nobilmente. 6379_5411_000077 il lamella riprese con furia. e vi sembra serio questo, egregio professore? ma scusate, se l'uomo può intendere e concepire cosí la infinita sua piccolezza? 6379_5411_000078 va a guardare le stelle. va a guardare le stelle, diceva l'altro, siete un buffone. sí e sai. vanninella m'ha. 6379_5411_000079 dal viso duro, arcigno illividito dal riverbero delle candele sul soffitto basso opprimente della camera. 6379_5411_000080 tu cosí ragioni? questo prima di tutto l'ha detto pascal. ma va avanti, va avanti. perdio, dimmi ora che significa. 6379_5411_000081 il sabato insaccò il capo fra le spalle per paura, ma guardò da sotto in sú con malizia l'antico alunno. 6379_5411_000082 la lascio a voi, sentitevela dentro voi. io non ne posso piú, non ne posso piú. 6379_5411_000083 ora sono il sentimento mio, quasi un bisogno figliuolo come questo vino. un bisogno e io vi dimostro che è stupido. incalzava. 6379_5411_000084 la respiri come l'aria e te la senti dentro, certi giorni piú, certi giorni meno. ecco quello che io dico fuori. fuori, per carità, lasciala fuori l'anima immortale, io no. 6379_5411_000085 m'ha anche mandato un po di danaro e io non gliel'ho rimandato. sai, sono andato alla posta a riscuotere il vaglia e e e ci ho comprato la birra. per te, idealista. 6379_5411_000086 piccolo, piccolo diceva, come da una lontananza infinita, il professor sabato e il lamella sempre piú infuriato. 659_547_000000 ma lomino. invece di ridere si sentì preso da tanto amore per quellirrequieto asinello che con un bacio gli portò via di netto la metà di quellaltro orecchio. poi disse al burattino: rimonta pure a cavallo e non aver paura, quel ciuchino aveva qualche grillo per il capo. 659_547_000001 si voltò: erano due carabinieri. che cosa fai così sdraiato per terra? domandarono: a pinocchio, assisto questo mio compagno di scuola che gli è venuto male. 659_547_000002 il pappagallo si messe a ridere e viceversa, di duemila monete non trovai più nulla- la quale il giudice, quando seppe che ero stato derubato, mi fece subito mettere in prigione, per dare una soddisfazione ai ladri di dove col venir via. 659_547_000003 caro mio, non si sa mai quel che ci può capitare in questo mondo. i casi son tanti. 659_547_000004 e senza dargli nemmeno il tempo di dire ohi, se lo mangiò in un boccone con le penne e tutto mangiato che lebbe e ripulitasi la bocca, chiuse gli occhi daccapo e ricominciò a fare il cieco come prima. povero merlo disse: pinocchio al gatto, perché lhai trattato così male. ho fatto per dargli una lezione. 659_547_000005 che mi condussero allosteria del gambero rosso, dove mangiarono come lupi e partito. solo di notte incontrai gli assassini, che si messero a corrermi dietro e io via e loro dietro, e io via e loro sempre dietro e io via, finché mimpiccarono a un ramo della quercia grande. 659_547_000006 dunque compar geppetto disse il falegname in segno di pace fatta. qual è il piacere che volete da me? vorrei un po di legno per fabbricare il mio burattino. me lo date? 659_547_000007 perché mi hanno mangiato i piedi. e chi te li ha mangiati? il gatto, disse. pinocchio, vedendo il gatto che colle zampine davanti, si divertiva a far ballare alcuni trucioli di legno. aprimi, ti dico ripeté, geppetto. se no, quando vengo in casa il gatto te lo do io. 659_547_000008 e, tirata fuori la lingua, mi prese pari pari e minghiottì come un tortellino di bologna e quantè che siete chiuso qui dentro, domandò: pinocchio. da quel giorno in poi saranno oramai due anni. due anni, pinocchio mio, che mi son parsi due secoli. e come avete fatto a campare? e dove avete trovata la candela? 659_547_000009 in quel mentre che il povero pinocchio, impiccato dagli assassini a un ramo della quercia grande, pareva oramai più morto che vivo, la bella bambina dai capelli turchini si affacciò daccapo alla finestra. 659_547_000010 per beccarvi alcune grosse faine che erano il flagello di tutti i pollai del vicinato. 659_547_000011 che lui era un povero burattino e che non aveva in tasca nemmeno un centesimo falso. via via meno ciarle e fuori i denari gridavano minacciosamente i due briganti e il burattino fece col capo e colle mani un segno come dire non ne ho. 659_547_000012 come fai a dirlo se non lhai nemmeno assaggiata? me lo figuro. lho sentita allodore: voglio prima unaltra pallina di zucchero e poi la beverò. allora la fata, con tutta la pazienza di una buona mamma, gli pose in bocca un altro po di zucchero. 659_547_000013 arrivato sulla strada maestra, si voltò in giù a guardare nella sottoposta pianura e vide benissimo, a occhio nudo, il bosco dove, disgraziatamente, aveva incontrato la volpe e il gatto. vide, fra mezzo agli alberi, inalzarsi la cima di quella quercia grande alla quale era stato appeso ciondoloni per il collo. 659_547_000014 credendo quasi che fosse un sogno, si rigirava questuovo fra le mani e lo toccava e lo baciava, e baciandolo diceva: e ora, come dovrò cuocerlo? ne farò una frittata. no, è meglio cuocerlo nel piatto. 659_547_000015 gli è grosso, replicò il delfino. perché tu possa fartene unidea, ti dirò che è più grosso di un casamento di cinque piani ed ha una boccaccia così larga e profonda che ci passerebbe comodamente tutto il treno della strada ferrata, colla macchina accesa. 659_547_000016 ma le gambe di dietro gli rimasero disgraziatamente impigliate nel cerchio, motivo per cui ricadde in terra dallaltra parte tutto in un fascio. quando si rizzò, era azzoppito e a malapena poté ritornare alla scuderia. 659_547_000017 ma la colpa non è mia. la colpa, credilo, marmottina, è tutta di lucignolo. e chi è questo lucignolo? un mio compagno di scuola. io volevo tornare a casa, io volevo essere ubbidiente, io volevo seguitare a studiare e a farmi onore. ma lucignolo mi disse: 659_547_000018 il solo difetto che avesse era quello di bazzicare troppi compagni, e fra questi cerano molti monelli conosciutissimi per la loro poca voglia di studiare e di farsi onore. il maestro lo avvertiva tutti i giorni e anche la buona fata non mancava di dirgli e di ripetergli più volte: bada, pinocchio. 659_547_000019 pinocchio prese di mala voglia il bicchiere in mano e vi ficcò dentro la punta del naso. poi se laccostò alla bocca, poi tornò a ficcarci la punta del naso. finalmente disse: è troppo amara, troppo amara, io non la posso bere. 659_547_000020 sono? io sono un povero tonno inghiottito dal pesce-cane, insieme con te. e tu, che pesce sei? io non ho che vedere nulla coi pesci, io sono un burattino. 659_547_000021 povero vecchio, lo compatisco, etcì, etcì, etcì e fece altri tre starnuti. felicità, disse pinocchio. grazie. 659_547_000022 galoppa, galoppa, cavallino, ché mi preme di arrivar presto. il colombo prese laire e in pochi minuti arrivò col volo tanto in alto che toccava quasi le nuvole. giunto a quellaltezza straordinaria, il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giù a guardare. 659_547_000023 ma nessuno di loro aveva appetito. il povero gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non poté mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla parmigiana. 659_547_000024 perché si levò il berretto anche lui e lo salutò e a furia di gesti gli fece capire che sarebbe tornato volentieri indietro, ma il mare era tanto grosso che glimpediva di lavorare col remo e di potersi avvicinare alla terra. 659_547_000025 a questa parlantina fatta sul serio, quei poveri assassini- mi par di vederli- scapperebbero via come il vento. caso poi fossero tanto ineducati da non voler scappare, allora scapperei io e così la farei finita. 659_547_000026 ma io non voglio esser digerito. urlò pinocchio ricominciando a piangere. neppure io vorrei esser digerito. soggiunse il tonno, ma io sono abbastanza filosofo e mi consolo pensando che quando si nasce tonni, cè più dignità a morir sottacqua che sottolio. 659_547_000027 rido di quei barbagianni che credono a tutte le scioccherie e che si lasciano trappolare da chi è più furbo di loro. parli forse di me? sì, parlo di te, povero pinocchio, di te che sei così dolce di sale da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi come si seminano i fagioli e le zucche. 659_547_000028 se io sotterrassi in quel campo i miei cinque zecchini la mattina dopo, quanti zecchini ci troverei? è un conto facilissimo: rispose la volpe. un conto che puoi farlo sulla punta delle dita. 659_547_000029 allora pinocchio, mortificato di sentirsi scambiare per un granchio, disse con accento risentito: ma che granchio e non granchio. guardi come lei mi tratta. io, per sua regola, sono un burattino. un burattino, replicò il pescatore. 659_547_000030 pinocchio, che sentì il tonfo e gli schizzi dellacqua, urlò ridendo e seguitando a correre: buon bagno, signori assassini. e già si figurava che fossero belle affogati. quando invece, voltandosi a guardare, 659_547_000031 perché le quattro monete doro me lero nascoste in bocca e uno degli assassini si provò a mettermi le mani in bocca e io con un morso gli staccai la mano e poi la sputai. ma invece di una mano sputai uno zampetto di gatto. 659_547_000032 portato a vendere sul mercato degli asini. fui comprato dal direttore di una compagnia equestre, il quale si messe in capo di far di me un gran ballerino e un gran saltatore di cerchi, ma una sera, durante lo spettacolo, feci in teatro una brutta cascata e rimasi zoppo da tutte due le gambe. 659_547_000033 e dopo le bucce anche i torsoli. e quandebbe finito di mangiare ogni cosa, si batté tutto contento le mani sul corpo e disse gongolando: ora sì che sto bene. vedi dunque, osservò, geppetto, che avevo ragione io quando ti dicevo che non bisogna avvezzarsi né troppo sofistici, né troppo delicati di palato. 659_547_000034 ma quanto sarebbe stato meglio che avessi continuato a studiare. a questora, invece di fieno potrei mangiare un cantuccio di pan fresco e una bella fetta di salame. 659_547_000035 le solite storie. buona notte grillo, buona notte pinocchio, e che il cielo ti salvi dalla guazza e dagli assassini. appena dette queste ultime parole, il grillo parlante si spense a un tratto, come si spenge un lume soffiandoci sopra e la strada rimase più buia di prima. 659_547_000036 i prometto, disse il burattino singhiozzando, che da oggi in poi sarò buono. tutti i ragazzi, replicò geppetto, quando vogliono ottenere qualcosa, dicono così: i prometto che anderò a scuola, studierò e mi farò onore. 659_547_000037 quante disgrazie mi sono accadute, e me le merito, perché io sono un burattino testardo e piccoso e voglio far sempre tutte le cose a modo mio, senza dar retta a quelli che mi voglion bene e che hanno mille volte più giudizio di me. 659_547_000038 e nella gran furia del correre, saltava greppi, altissimi siepi di pruni e fossi pieni dacqua tale e quale. come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori? 659_547_000039 che almeno la mia disgrazia possa servire di lezione a tutti i ragazzi disobbedienti e che non hanno voglia di studiare. pazienza, pazienza. 659_547_000040 lo stesso silenzio. avvedutosi che il bussare non giovava a nulla, cominciò, per disperazione, a dare calci e zuccate nella porta. allora si affacciò alla finestra una bella bambina coi capelli turchini e il viso bianco come unimmagine di cera. 659_547_000041 solo saremo più di cento ragazzi e il viaggio lo fate a piedi. a mezzanotte passerà di qui il carro che ci deve prendere e condurre fin dentro ai confini di quel fortunatissimo paese. che cosa pagherei che ora fosse mezzanotte, perché? 659_547_000042 poi cadde disteso sulla rena del lido. alla vista di quel morticino, i ragazzi, spaventati, si dettero a scappare a gambe e in pochi minuti non si videro più. ma pinocchio rimase lì e sebbene per il dolore e per lo spavento anche lui fosse più morto che vivo. 659_547_000043 i meraviglio, rispose il burattino quasi offeso. per vostra regola, io non ho fatto mai il somaro, io non ho mai tirato il carretto meglio per te, rispose il carbonaio. allora, ragazzo mio, se ti senti davvero morir dalla fame, 659_547_000044 ti sta bene, sei stato cattivo e te lo meriti. e io gli dissi: bada, grillo. e lui mi disse: tu sei un burattino e hai la testa di legno. e io gli tirai un martello di legno e lui morì. ma la colpa fu sua, perché io non volevo ammazzarlo. prova ne sia che messi un. 659_547_000045 che vuoi che faccia qui, solo in questo mondo, ora che ho perduto te e il mio babbo, chi mi darà da mangiare? dove anderò a dormire la notte? chi mi farà la giacchettina nuova? 659_547_000046 in sulle prime. la buona donnina cominciò col dire che lei non era la piccola fata dai capelli turchini, ma poi, vedendosi oramai scoperta e non volendo mandare più a lungo la commedia, fini col farsi riconoscere e disse a pinocchio: 659_547_000047 né la fame, né la sete, né il sonno. appena che il carro si fu fermato, lomino si volse a lucignolo e con mille smorfie e mille manierine gli domandò sorridendo: dimmi mio bel ragazzo. 659_547_000048 dunque, la grazia è fatta? domandò il povero arlecchino con un fil di voce che si sentiva appena: la grazia è fatta. rispose: mangiafoco. 659_547_000049 portale al tuo babbo. e io invece per la strada trovai una volpe e un gatto, due persone molto per bene, che mi dissero: vuoi che codeste monete diventino mille e duemila? 659_547_000050 gli diè improvvisamente uno spintone e lo gettò nellacqua. pinocchio, con quel macigno al collo, andò subito a fondo e il compratore, tenendo sempre stretta in mano la fune, si pose a sedere sullo scoglio aspettando che il ciuchino avesse tutto il tempo di morire affogato, per poi levargli la pelle. 659_547_000051 il povero ciuchino, tirato fuori un palmo di lingua, durò a leccarsi il naso almeno cinque minuti, credendo forse così di rasciugarsi il dolore che aveva sentito. ma quale fu la sua disperazione quando, voltandosi in su una seconda volta, vide che il palco era vuoto e che la fata era sparita. 659_547_000052 e così ti porteremo via le monete doro che hai nascoste sotto la lingua. e ora, le quattro monete, dove le hai messe? gli domandò la fata: le ho perdute, rispose pinocchio. 659_547_000053 alla notizia della grazia ottenuta, i burattini corsero tutti sul palcoscenico e, accesi i lumi e i lampadari, come in serata di gala, cominciarono a saltare e a ballare. era lalba e ballavano sempre. 659_547_000054 pretenderesti forse burlarti di me, burlarmi di voi? tuttaltro, caro padrone, io vi parlo sul serio. ma come mai, tu che poco fa eri un ciuchino, ora, stando nellacqua, sei diventato un burattino di legno? 659_547_000055 tornò a casa bagnato come un pulcino e rifinito dalla stanchezza e dalla fame e perché non aveva più forza di reggersi, ritto si pose a sedere. 659_547_000056 di te chétati, grillaccio del malaugurio, gridò pinocchio. ma il grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce. 659_547_000057 ma non devessere ancora morto, perbene, perché appena gli ho sciolto il nodo scorsoio che lo stringeva intorno alla gola, ha lasciato andare un sospiro, balbettando a mezza voce. ora mi sento meglio. 659_547_000058 gli occhi chiusi e le mani incrociate sul petto, la quale, senza muovere punto le labbra, disse con una vocina che pareva venisse dallaltro mondo: in questa casa non cè nessuno, sono tutti morti. 659_547_000059 pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno liniqua frode di cui era stato vittima, dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini e finì col chiedere giustizia. 659_547_000060 più di mille chilometri, mille chilometri, o colombo mio. che bella cosa potessi avere le tue ali. se vuoi venire, ti ci porto io come. 659_547_000061 sentiamo il patto: leviamoci tutte due il berretto nello stesso tempo: accetti, accetto, dunque attenti. e pinocchio cominciò a contare a voce alta: uno, due, tre. alla parola tre, i due ragazzi presero i loro berretti di capo e li gettarono in aria. 659_547_000062 o, per dir meglio, arrivarono al legno perché, come vedete, io son fatto di legno durissimo. ma dopo, dati i primi morsi, quei pesci ghiottoni si accorsero subito che il legno non era ciccia per i loro denti. 659_547_000063 tu sei pinocchio preciso e tu io sono il tonno, il tuo compagno di prigionia, in corpo al pesce-cane. e come hai fatto a scappare? 659_547_000064 io non lo posso credere. questo legno, eccolo qui. è un pezzo di legno da caminetto come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco cè da far bollire una pentola di fagioli. 659_547_000065 ma quando seppero che i panini da inzuppare nel caffè e latte sarebbero stati imburrati anche dalla parte di fuori, finirono tutti col dire: verremo anche noi per farti piacere. 659_547_000066 di pavoni, tutti scodati, che si vergognavano a farsi vedere, e di fagiani che zampettavano cheti cheti, rimpiangendo le loro scintillanti penne, doro e dargento, oramai perdute per sempre, in mezzo a questa folla di accattoni e di poveri vergognosi. 659_547_000067 se oggi ti sei liberato dalla noia dei libri e delle scuole, lo devi a me, ai miei consigli, alle mie premure. ne convieni: non vi sono che i veri amici che sappiano rendere di questi grandi favori. è vero, lucignolo, se oggi io sono un ragazzo veramente contento, è tutto merito tuo. 659_547_000068 sono lombra del grillo parlante, rispose lanimaletto con una vocina fioca fioca che pareva venisse dal mondo. di là che vuoi da me, disse il burattino. 659_547_000069 altro. da questa mattina in poi ho un orecchio che mi fa spasimare. ho lo stesso male anchio anche tu. e qual è lorecchio che ti duole, tutte due e tu. 659_547_000070 altro. il burattino, non volendo fare a fidarsi troppo, stimò cosa prudente di gettarsi novamente in mare e, allontanandosi dalla spiaggia, gridò allamico: salvato. addio alidoro, fai buon viaggio e tanti saluti a casa. 659_547_000071 no, ha imparato da sé a borbottare qualche parola, essendo stato tre anni in una compagnia di cani ammaestrati. povera bestia, via, via disse: lomino. non perdiamo il nostro tempo a veder piangere un ciuco. rimonta a cavallo e andiamo. 659_547_000072 fatto sta che in un batter docchio si era tanto allontanato che non si vedeva quasi più, ossia si vedeva solamente sulla superficie del mare un puntolino nero che di tanto in tanto rizzava le gambe fuori dellacqua e faceva capriole e salti come un delfino in vena di buonumore. 659_547_000073 e nel tempo stesso vide uscire dalla grotta un pescatore così brutto, ma tanto brutto che pareva un mostro marino. invece di capelli aveva sulla testa un cespuglio foltissimo di erba verde. 659_547_000074 orbene, vola subito laggiù, rompi col tuo fortissimo becco il nodo che lo tiene sospeso in aria e posalo delicatamente, sdraiato sullerba, a piè della quercia. 659_547_000075 trovi, trovi un bellalbero carico di tanti zecchini doro. quanti chicchi di grano può avere una bella spiga nel mese di giugno. sicché dunque disse pinocchio sempre più sbalordito. 659_547_000076 appena il pescatore lebbe cavato fuori, sgranò dalla maraviglia i suoi occhioni verdi gridando quasi impaurito: che razza di pesce è questo? dei pesci fatti a questo modo? non mi ricordo di averne mai mangiati e 659_547_000077 allora la bocca smesse di ridere, ma cacciò fuori tutta la lingua geppetto, per non guastare i fatti suoi. finse di non avvedersene e continuò a lavorare. 659_547_000078 ma non erano ancora finite dentrare che sentirono la porticina richiudersi con grandissima violenza. quello che laveva richiusa era pinocchio, il quale, non contento di averla richiusa, vi posò davanti, per maggior sicurezza, una grossa pietra a guisa di puntello. 659_547_000079 se tu non hai nemmeno un centesimo, io non ho nemmeno un dito di latte. pazienza, disse pinocchio e fece latto di andarsene. aspetta un po, disse giangio. fra te e me ci possiamo accomodare. vuoi adattarti a girare il bindolo? 659_547_000080 io non mi chiamo melampo, rispose il burattino. o dunque, chi sei? io sono pinocchio e che cosa fai costì? faccio il cane di guardia, o melampo dovè? dovè il vecchio cane che stava in questo casotto? 659_547_000081 appena che pinocchio fu entrato nel letto, si addormentò a colpo e principiò a sognare. e sognando gli pareva di essere in mezzo a un campo e questo campo era pieno di arboscelli carichi di grappoli. 659_547_000082 questaltri capitoli la storia di pinocchio col grillo parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro. 659_547_000083 ma lortolano gli disse: quanto ne vuoi del latte? ne voglio un bicchiere pieno. un bicchiere di latte costa un soldo. comincia intanto dal darmi il soldo. non ho nemmeno un centesimo, rispose pinocchio, tutto mortificato e dolente, male burattino mio, replicò lortolano. 659_547_000084 quando torno a rimettere il capo fuori. il povero cane aveva gli occhi impauriti e stralunati e, abbaiando, gridava: affogo, affogo, crepa. gli rispose pinocchio da lontano, il quale si vedeva oramai sicuro da ogni pericolo: aiutami, pinocchio mio, salvami dalla morte. 659_547_000085 e il serpente colla coda che gli fumava, cominciò a ridere e gli si strappò una vena sul petto. e così ritornai alla casa della bella bambina che era morta e il colombo, vedendo che piangevo, mi disse: ho visto il tu babbo che si fabbricava una barchettina per venirti a cercare. e io gli dissi: oh, se avessi lali anchio. e lui mi disse: 659_547_000086 addio lucignolo, fai buon viaggio, divertiti e rammentati qualche volta degli amici. ciò detto, il burattino fece due passi in atto di andarsene, ma poi, fermandosi e voltandosi allamico, gli domandò: 659_547_000087 ci sono altre due parole e poi è finita. dopo avermi comprato, mi avete condotto in questo luogo per uccidermi, ma poi, cedendo a un sentimento pietoso dumanità, avete preferito di legarmi un sasso al collo e di gettarmi in fondo al mare. questo sentimento di delicatezza vi onora moltissimo. 659_547_000088 per ricompensarvi di quanto avete fatto per me. disse pinocchio al suo babbo: voglio subito andare a scuola. bravo ragazzo, ma per andare a scuola ho bisogno dun po di vestito. 659_547_000089 vedendo quel burattino di legno, il poveruomo credé di sognare e rimase lì, intontito, a bocca aperta e con gli occhi fuori della testa. riavutosi un poco dal suo primo stupore, disse piangendo e balbettando: 659_547_000090 perché no, ma prima voglio vedere i tuoi, caro pinocchio. no, il primo devi essere tu. no, carino, prima tu e dopo io. ebbene, disse allora il burattino: facciamo un patto da buoni amici. 659_547_000091 invece di essere ferrati come tutti le altre bestie da tiro o da soma, avevano ai piedi degli stivali da uomo di vacchetta bianca e il conduttore del carro. figuratevi un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa. una. 659_547_000092 allora geppetto disse al burattino: chiudi gli occhi e dormi. e pinocchio chiuse gli occhi e fece finta di dormire. e nel tempo che si fingeva addormentato, geppetto, con un po di colla sciolta in un guscio duovo, gli appiccicò i due piedi al loro posto. 659_547_000093 verde era la pelle del suo corpo, verdi gli occhi, verde la barba lunghissima che gli scendeva fin quaggiù. pareva un grosso ramarro ritto su i piedi di dietro. 659_547_000094 quella giornata prometteva dessere molto bella e molto allegra, ma disgraziatamente nella vita dei burattini cè sempre un ma che sciupa ogni cosa. 659_547_000095 e il salto fu così bello che i ragazzi, smesso di ridere, cominciarono a urlare viva pinocchio e a fare una smanacciata di applausi che non finivano più. 659_547_000096 porta pinocchio, ritrova la volpe e il gatto e va con loro a seminare le quattro monete nel campo de miracoli, come potete immaginarvelo, la fata lasciò che il burattino piangesse e urlasse una buona mezzora a motivo di quel suo naso che non passava più dalla porta di camera. 659_547_000097 che aveva appena il fiato di reggersi in piedi, gli disse: appoggiatevi pure al mio braccio, caro babbino, e andiamo. cammineremo pian pianino, come le formicole, e quando saremo stanchi ci riposeremo lungo la via. e dove dobbiamo andare, domandò geppetto. 659_547_000098 senza aggiungere altre parole. il burattino salutò la sua buona fata, che era per lui una specie di mamma, e cantando e ballando uscì fuori della porta di casa. 659_547_000099 finché, fatti altri cento passi, videro in fondo a una viottola, in mezzo ai campi, una bella capanna tutta di paglia e col tetto coperto dembrici e di mattoni. quella capanna devessere abitata da qualcuno. disse pinocchio, andiamo là e bussiamo. 659_547_000100 geppetto, che era povero e non aveva in tasca nemmeno un centesimo. gli fece allora un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza di albero e un berrettino di midolla di pane. 659_547_000101 appena giunto sotto la vite, crac sentì stringersi le gambe da due ferri taglienti che gli fecero vedere quante stelle cerano in cielo. il povero burattino era rimasto preso da una tagliuola appostata là da alcuni contadini. 659_547_000102 e coi primi quattrini che mi verranno in tasca, voglio subito fare al mio babbo una bella casacca di panno. ma che dico di panno? gliela voglio fare tutta dargento e doro e coi bottoni di brillanti. 659_547_000103 come stai, mio caro lucignolo? benissimo, come un topo in una forma di cacio parmigiano. lo dici proprio sul serio. e perché dovrei dirti una bugia, scusami amico. e allora perché tieni in capo codesto berretto di cotone che ti cuopre tutti gli orecchi? 659_547_000104 e quando il burattino si provò a ricavarlo fuori, fu tutta fatica inutile, perché il piede cera rimasto conficcato dentro come un chiodo ribadito. figuratevi, il povero pinocchio dové passare tutto il resto della notte con un piede in terra e con quellaltro per aria. 659_547_000105 la fame non ha capricci né ghiottonerie. fatto alla svelta un piccolo spuntino, si riposero in viaggio e via. la mattina dopo arrivarono sulla spiaggia del mare, il colombo posò a terra pinocchio e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione. 659_547_000106 pur troppo colpita da mille disgrazie, si è gravemente ammalata e non ha più da comprarsi un boccon di pane. davvero, oh, che gran dolore che mi hai dato. oh, povera fatina, povera fatina, povera fatina, se avessi un milione correrei a portarglielo. 659_547_000107 uomo, il can barbone, era vestito da cocchiere, in livrea di gala, aveva in capo un nicchiettino a tre punte, gallonato doro, una parrucca bianca coi riccioli che gli scendevano giù per il collo. 659_547_000108 e il maestro invece, sai che cosa mi diceva parlando di te? i diceva sempre: non praticare quella birba di lucignolo, perché lucignolo è un cattivo compagno e non può consigliarti altro che a far del male. 659_547_000109 chi vi ha portato da me compar geppetto le gambe. sappiate, mastrantonio, che son venuto da voi per chiedervi un favore. 659_547_000110 e poi cominciò ad abbaiare e abbaiando, proprio come se fosse un cane di guardia, faceva colla voce: bu, bubu, bu. a quellabbaiata il contadino saltò dal letto e preso il fucile e affacciatosi alla finestra domandò: che cè di nuovo? 659_547_000111 babbo il pescecane dorme come un ghiro, il mare è tranquillo e ci si vede come di giorno. venite dunque, babbino, dietro a me e fra poco saremo salvi. 659_547_000112 tutta un tratto venne una terribile ondata e la barca sparì. aspettarono che la barca tornasse a galla, ma la barca non si vide più tornare. poveromo, dissero allora i pescatori che erano raccolti sulla spiaggia e, brontolando sottovoce una preghiera, si mossero per tornarsene alle loro case. 659_547_000113 e, non avendo né calamaio né inchiostro, lo intingeva in una boccettina ripiena di sugo di more e di ciliege. fatto sta che, con la sua buona volontà dingegnarsi di lavorare e di tirarsi avanti, non solo era riuscito a mantenere quasi agiatamente il suo genitore sempre malaticcio. 659_547_000114 i fareste la carità di darmi un soldo, perché mi sento morir dalla fame. non un soldo solo rispose il carbonaio, ma te ne do quattro, a patto che tu maiuti a tirare fino a casa questi due carretti di carbone. 659_547_000115 quandecco che unaltra risata, anche più impertinente della prima, si fece sentire nella solitudine silenziosa di quel campo. insomma, gridò pinocchio arrabbiandosi. si può sapere, pappagallo mal educato, di che cosa ridi? 659_547_000116 e pinocchio, ubbidiente al comando, cambiò il passo in trotto al galoppo e pinocchio staccò il galoppo alla carriera. e pinocchio si dette a correre di gran carriera, ma in quella che correva come un barbero, il direttore, alzando il braccio in aria, scaricò un colpo di pistola. 659_547_000117 miei rispettabili auditori. non starò qui a farvi menzogne delle grandi difficoltà da me soppressate per comprendere e soggiogare questo mammifero mentre pascolava liberamente di montagna in montagna, nelle pianure della zona torrida. osservate, vi prego. 659_547_000118 voglio andare a trovarlo. non potrebbe darsi il caso che fosse qualche vecchio pesce capace di insegnarmi la strada per fuggire? io te lauguro di cuore, caro burattino. addio tonno, addio burattino, e buona fortuna. 659_547_000119 intanto che pinocchio nuotava alla ventura, vide in mezzo al mare uno scoglio che pareva di marmo bianco e su, in cima allo scoglio, una bella caprettina che belava amorosamente e gli faceva segno di avvicinarsi. 659_547_000120 come mai sei qui? come mai sei qui, ripeté il gatto? è una storia lunga, disse il burattino, e ve la racconterò a comodo. sappiate però che laltra notte, quando mi avete lasciato solo nellosteria, ho trovato gli assassini per la strada. gli assassini. 659_547_000121 e lì, da un momento allaltro, il combattimento diventò generale e accanito. pinocchio, sebbene fosse solo, si difendeva come un eroe con quei suoi piedi di legno durissimo. lavorava così bene da tener sempre i suoi nemici a rispettosa distanza. 659_547_000122 anderei loro sul viso gridando: signori assassini, che cosa vogliono da me? si rammentino che con me non si scherza. se ne vadano dunque per i fatti loro e zitti. 659_547_000123 capo ehi pinocchio. gridò allora il più grande di quei ragazzi andandogli sul viso: non venir qui a fare lo smargiasso, non venir qui a far tanto il galletto, perché se tu non hai paura di noi, noi non abbiamo paura di te. ricordati che tu sei solo e noi siamo in sette. 659_547_000124 quando avrà gridato: ben bene, si cheterà. intanto si era già fatta notte e notte buia quando a un tratto videro muoversi in lontananza un lumicino e sentirono un suono di bubboli e uno squillo di trombetta così piccolino e soffocato che pareva il sibilo di una zanzara. 659_547_000125 erano il gatto e la volpe, ma non si riconoscevano più da quelli. duna volta, figuratevi che il gatto, a furia di fingersi cieco, aveva finito collaccecare davvero. 659_547_000126 fareste, galantuomo, la carità dun soldo a un povero ragazzo che sbadiglia dallappetito. volentieri vieni con me a portar calcina, rispose il muratore. e invece dun soldo, te ne darò cinque. 659_547_000127 il giudice era uno scimmione della razza dei gorilla, un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali doro senza vetri che era costretto a portare continuamente a motivo di una flussione docchi che lo tormentava da parecchi anni. 659_547_000128 noi non ti guarderemo più in faccia e alla prima occasione ce la pagherai. in verità, mi fate quasi ridere, disse il burattino con una scrollatina di capo. 659_547_000129 e promise loro un bellissimo regalo. noi non vogliamo regali, risposero quei due malanni. a noi ci basta di averti insegnato il modo di arricchire senza durar fatica. 659_547_000130 cera. una volta un pezzo di legno non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che dinverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. 659_547_000131 non ti vergogni. invece di fare il bighellone per la strada, và piuttosto a cercarti un po di lavoro e impara a guadagnarti il pane. finalmente passò una buona donnina che portava due brocche dacqua. 659_547_000132 e in pochi minuti, come è facile immaginarselo, diventarono gli amici di tutti, chi più felice, chi più contento di loro. in mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane passavano come tanti baleni. 659_547_000133 e se non ti garba di andare a scuola, perché non impari almeno un mestiere, tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane? vuoi che te lo dica? replicò pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. fra tutti i mestieri del mondo non ce nè che uno solo che veramente mi vada a genio. 659_547_000134 che te ne pare? uhm, fece pinocchio e tentennò leggermente il capo, come dire: è una vita che farei volentieri. anchio dunque, vuoi partire con me, sì o no? risolviti. 659_547_000135 il burattinaio mangiafoco regala cinque monete doro a pinocchio perché le porti al suo babbo geppetto, e pinocchio invece si lascia abbindolare dalla volpe e dal gatto e se ne va con loro. 659_547_000136 pazienza. un corno urlò il padrone, entrando in quel momento nella stalla. credi forse mio bel ciuchino chio ti abbia comprato unicamente per darti da bere e da mangiare? 659_547_000137 voglio andare avanti. la strada è pericolosa, voglio andare avanti. ricordati che i ragazzi che vogliono fare di loro capriccio e a modo loro, prima o poi se ne pentono. 659_547_000138 non mi riconosci, disse la umaca. i pare e non mi pare. non ti ricordi di quella lumaca che stava per cameriera con la fata dai capelli turchini. 659_547_000139 schizzò giù dallo sgabello per correre a tirare il paletto, ma invece dopo due o tre traballoni cadde di picchio, tutto lungo disteso sul pavimento. 659_547_000140 tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono sempre allo spedale o in prigione. bada grillaccio del malaugurio. se mi monta la bizza, guai a te. overo inocchio i fai proprio compassione, perché ti faccio compassione. 659_547_000141 non conosci per caso fra i tuoi compagni un burattino che ha nome pinocchio? pinocchio, hai detto pinocchio, ripeté il burattino, saltando subito in piedi: pinocchio, sono io. 659_547_000142 tremava fitto, fitto, come se al poveruomo gli battesse la febbre terzana. tremava di freddo o di paura, chi lo sa? forse un po delluno e un po dellaltro, ma pinocchio, credendo che quel tremito fosse di paura, gli disse per confortarlo: 659_547_000143 addormentò pinocchio, scuopre i ladri e, in ricompensa di essere stato fedele, vien posto in libertà. ed era già più di due ore che dormiva saporitamente quando, verso la mezzanotte, fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi pissi di vocine strane. 659_547_000144 una, due, tre gridò il burattino e, slanciandosi con una gran rincorsa, saltò dallaltra parte e gli assassini saltarono anche loro, ma, non avendo preso bene la misura, patatunfete cascarono giù nel bel mezzo del fosso. 659_547_000145 ma non poté levarsi questa voglia perché il cane mastino e pinocchio sollevarono lungo la strada un tal polverone che dopo pochi minuti non fu più possibile di veder nulla. 659_547_000146 dio mio, come farò ora a tornare a casa? con che coraggio potrò presentarmi alla mia buona mamma che sarà di me? dove fuggirò? dove andrò a nascondermi? oh, quantera meglio, mille volte meglio che fossi andato a scuola, perché ho dato retta a questi compagni che sono la mia dannazione. 659_547_000147 in poco più dunora tutti i suoi amici furono invitati. alcuni accettarono subito e di gran cuore, altri da principio si fecero un po pregare. 659_547_000148 appena fu sulla spiaggia, il burattino spiccò un bellissimo salto- come avrebbe potuto fare un ranocchio- e andò a cascare in mezzo allacqua. alidoro invece voleva fermarsi ma, trasportato dallimpeto della corsa, entrò nellacqua anche lui. 659_547_000149 non mi picchiar tanto forte. figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro ciliegia. girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina. e non vide nessuno. 659_547_000150 perché, marmottina mia, io sono un burattino senza giudizio e senza cuore. oh, se avessi avuto un zinzino di cuore, non avrei mai abbandonato quella buona fata che mi voleva bene come una mamma. 659_547_000151 e vi sarebbe rimasto anche di più se non si fosse dato un caso fortunatissimo, perché bisogna sapere che il giovane imperatore che regnava nella città di acchiappacitrulli, avendo riportato una gran vittoria contro i suoi nemici, ordinò grandi feste pubbliche: luminarie, fuochi artificiali, corse di barberi e velocipedi. 659_547_000152 a morire. pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi. però quando vede i becchini che vengono a portarlo via, allora si purga. poi dice una bugia e per gastigo gli cresce il naso. 659_547_000153 il pescatore, arrabbiatissimo di vedersi strappar di mano un pesce che egli avrebbe mangiato tanto volentieri, si provò a rincorrere il cane, ma fatti pochi passi, gli venne un nodo di tosse e dové tornarsene indietro. 659_547_000154 e si rasciugò una lacrima. restavano sempre da fare le gambe e i piedi. quando geppetto ebbe finito di fargli i piedi, sentì arrivarsi un calcio sulla punta del naso. me lo merito, disse allora fra sé. 659_547_000155 pinocchio, non dar retta ai consigli dei cattivi compagni, se no te ne pentirai. povero merlo non lavesse mai detto il gatto. spiccando un gran salto gli si avventò addosso. 659_547_000156 ci siamo intesi bene, anche troppo bene. rispose pinocchio e tentennò il capo in un certo modo minaccioso, come se avesse voluto dire: fra poco ci riparleremo. 659_547_000157 gridò pinocchio, pigliandosi con le mani tutte due gli orecchi e tirandoli e strapazzandoli rabbiosamente come se fossero gli orecchi di un altro caro mio. replicò la marmottina per consolarlo. 659_547_000158 che pinocchio, cascando giù in corpo al pesce-cane, batté un colpo così screanzato da restarne sbalordito per un quarto dora. quando ritornò in sé da quello sbigottimento, non sapeva raccapezzarsi nemmeno lui in che mondo si fosse. 659_547_000159 venne finalmente il giorno in cui il suo padrone poté annunziare uno spettacolo veramente straordinario. i cartelloni di vario colore attaccati alle cantonate delle strade dicevano così e d a. 659_547_000160 ma poi capì che usciva dai polmoni del mostro, perché bisogna sapere che il pesce-cane soffriva moltissimo, dasma, e quando respirava pareva proprio che tirasse la tramontana. 659_547_000161 a chi, mai posso domandarlo? a chi, se non cè nessuno, questidea di trovarsi solo, solo solo in mezzo a quel gran paese disabitato gli messe addosso tanta malinconia, che stava lì, lì per piangere. 659_547_000162 addio a domani. quando domani torneremo qui, si spera che ci farai la garbatezza di farti trovare belle morto e con la bocca spalancata, e se ne andarono. 659_547_000163 e via a correre daccapo attraverso ai campi e ai vigneti, e gli assassini dietro, sempre dietro, senza stancarsi mai. intanto cominciava a baluginare il giorno. 659_547_000164 anche se non possono esser citati come modelli dubbidienza e di buona condotta. metti giudizio per lavvenire e sarai felice. a questo punto il sogno finì. 659_547_000165 non avrei mai creduto che le veccie fossero così buone. bisogna persuadersi, ragazzo mio, replicò il colombo che quando la fame dice davvero e non cè altro da mangiare, anche le veccie diventano squisite. 659_547_000166 loro case. pinocchio arriva allisola delle api industriose e ritrova la fata. pinocchio, animato dalla speranza di arrivare in tempo a dare aiuto al suo povero babbo, nuotò tutta quanta la notte. 659_547_000167 geppetto che di tutto quel discorso arruffato aveva capito una cosa sola, cioè che il burattino sentiva morirsi dalla gran fame, tirò fuori di tasca tre pere. 659_547_000168 ma io il torsolo non lo mangio davvero. gridò il burattino rivoltandosi come una vipera. chi lo sa? i casi son tanti. ripeté geppetto senza riscaldarsi. fatto sta che i tre torsoli, invece di essere gettati fuori dalla finestra, vennero posati sullangolo della tavola in compagnia delle bucce. 659_547_000169 il povero pinocchio, che aveva sempre gli occhi fra il sonno, non sera ancora avvisto dei piedi che gli si erano tutti bruciati, per cui appena sentì la voce di suo padre. 659_547_000170 ma quando pinocchio fu sul più bello, quando cioè allungò la mano per prendere a manciate tutte quelle belle monete e mettersele in tasca, si trovò svegliato allimprovviso da tre violentissimi colpi dati nella porta di camera. 659_547_000171 numi del firmamento. sogno o son desto? eppure quello laggiù è pinocchio. è pinocchio davvero? grida pulcinella, è proprio lui. strilla la signora rosaura facendo capolino di fondo alla scena. 659_547_000172 figuriamoci i belli studi che devi aver fatto. il burattino, sentendosi mortificato da quelle parole, non rispose, ma prese il suo bicchiere di latte quasi caldo e se ne tornò alla capanna. 659_547_000173 dovevo pensarci prima. ormai è tardi. poi prese il burattino sotto le braccia e lo posò in terra sul pavimento della stanza per farlo camminare. pinocchio aveva le gambe aggranchite e non sapeva muoversi. 659_547_000174 si sentì come morire. gli occhi gli si empirono di lacrime e cominciò a piangere dirottamente. nessuno però se ne accorse, e meno degli altri il direttore, il quale anzi, schioccando la frusta, gridò: 659_547_000175 una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella dun gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa. tutti i ragazzi, appena lo vedevano, ne restavano innamorati e facevano a gara nel montare sul suo carro. 659_547_000176 ma per di più aveva potuto mettere da parte anche quaranta soldi per comprarsi un vestitino nuovo. una mattina disse a suo padre: vado qui al mercato vicino a comprarmi una giacchettina, un berrettino e un paio di scarpe. 659_547_000177 ecco perché son venuta a cercarti fin qui. io sarò la tua mamma. oh, che bella cosa. gridò pinocchio saltando dallallegrezza. tu mi ubbidirai e farai sempre quello che ti dirò io: volentieri, volentieri, volentieri. 659_547_000178 fatti loro pinocchio è derubato delle sue monete doro e per gastigo si busca quattro mesi di prigione. il burattino, ritornato in città, cominciò a contare i minuti a uno a uno. 659_547_000179 un burattino maraviglioso che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. con questo burattino voglio girare il mondo per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino. che ve ne pare? 659_547_000180 ma allora sarà tardi. a queste parole bisbigliate sommessamente il burattino, spaventato più che mai, saltò giù dalla groppa della cavalcatura e andò a prendere il suo ciuchino per il muso. e immaginatevi come restò quando saccorse che il suo ciuchino piangeva e piangeva proprio come un ragazzo. 659_547_000181 e porteremo via otto galline. di queste galline, sette le mangeremo noi e una la daremo a te, a condizione, sintende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai lestro di abbaiare e di svegliare il contadino. 659_547_000182 quandebbero cenato, la volpe disse: alloste: dateci due buone camere, una per il signor pinocchio e unaltra per me e per il mio compagno. prima di ripartire, schiacceremo un sonnellino. 659_547_000183 e melampo faceva proprio così. domandò pinocchio faceva così, e fra noi e lui siamo andati sempre daccordo. dormi dunque tranquillamente e stai sicuro che, prima di partire di qui, ti lasceremo sul casotto una gallina belle pelata per la colazione di domani. 659_547_000184 scappare. liberato dalla prigione, si avvia per tornare a casa della fata, ma lungo la strada trova un serpente orribile e poi rimane preso alla tagliuola. 659_547_000185 aveva comprato nel vicino paese, per pochi centesimi, un grosso libro al quale mancavano il frontespizio e lindice, e con quello faceva la sua lettura. quanto allo scrivere, si serviva di un fuscello temperato a uso penna. 659_547_000186 ma geppetto per punirlo della monelleria fatta, lo lasciò piangere e disperarsi per una mezza giornata. poi gli disse: e perché dovrei rifarti i piedi? forse per vederti scappar di nuovo da casa tua? 659_547_000187 fu lo stesso che dire al muro: nessuno si mosse. allora riprese colla solita vocina. deve sapere, signor serpente, che io vado a casa, dove cè il mio babbo che mi aspetta, e che è tanto tempo che non lo vedo più. si contenta dunque che io seguiti per la mia strada. 659_547_000188 intanto la barchetta, sbattuta dallinfuriare dellonde, ora spariva fra i grossi cavalloni, ora tornava a galleggiare e pinocchio ritto sulla punta di un alto scoglio. 659_547_000189 ma luva era tua, no. e allora, chi tha insegnato a portar via la roba degli altri? avevo fame. la fame, ragazzo mio, non è una buona ragione per potere appropriarsi la roba che non è nostra. è vero, è vero, gridò pinocchio piangendo, ma unaltra volta non lo farò più. 659_547_000190 dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e duva paradisa, e poi non volle altro. aveva tanta nausea per il cibo, diceva lei, che non poteva accostarsi nulla alla bocca. 659_547_000191 in quel mentre si udì nella grotta una vocina fioca, fioca che disse: salvami, alidoro, se non mi salvi, son fritto. il cane riconobbe subito la voce di pinocchio e si accorse, con sua grandissima maraviglia, che la vocina era uscita da quel fagotto infarinato che il pescatore teneva in mano. 659_547_000192 il quale vi spellerà e vi cucinerà a uso lepre dolce e forte. è un onore che non vi meritate, ma gli uomini generosi come me non badano a queste piccolezze. 659_547_000193 no, no, no e poi no. oramai ho promesso alla mia buona fata di diventare un ragazzo perbene, e voglio mantenere la promessa. anzi, siccome vedo che il sole va sotto, così ti lascio subito e scappo via. dunque, addio e buon viaggio. 659_547_000194 aspettami, costì che ora scendo giù e ti apro subito. spicciatevi, per carità, perché io muoio dal freddo. ragazzo mio, io sono una lumaca e le lumache non hanno mai fretta. intanto passò unora, ne passarono due e la porta non si apriva. 659_547_000195 ma non poté finir la parola perché sentì afferrarsi per il collo e le solite due vociaccie che gli brontolarono minacciosamente: ora non ci scappi più. 659_547_000196 per il solito: o sono matti o imbroglioni. dai retta a me ritorna indietro e io invece voglio andare avanti. lora è tarda, voglio andare avanti, la nottata è scura. 659_547_000197 ma non vide nulla. fece altri cento passi in avanti e nulla. entrò sul campo. andò proprio su quella piccola buca dove aveva sotterrato i suoi zecchini, e nulla. 659_547_000198 figuratevi il povero arlecchino: fu tanto il suo spavento che le gambe gli si ripiegarono e cadde bocconi per terra. pinocchio, alla vista di quello spettacolo straziante, andò a gettarsi ai piedi del burattinaio. 659_547_000199 quandecco che si trovò in mezzo a una piazza tutta piena di gente, la quale si affollava intorno a un gran baraccone di legno e di tela dipinta di mille colori. che cosè quel baraccone? domandò pinocchio, voltandosi a un ragazzetto che era lì del paese: leggi il cartello che cè scritto e lo saprai. 659_547_000200 e si rincorrevano sempre. quandecco che pinocchio si trovò sbarrato il passo da un fosso largo e profondissimo, tutto pieno di acquaccia sudicia color del caffè e latte. che fare? 659_547_000201 non avrei mai creduto che i pesci fossero più ghiotti anche dei ragazzi. chi mi mangiò gli orecchi, chi mi mangiò il muso, chi il collo e la criniera, chi la pelle delle zampe, chi la pelliccia della schiena, e fra gli altri? vi fu un pesciolino così garbato che si degnò perfino di mangiarmi la coda. 659_547_000202 sentì pioversi addosso unenorme catinellata dacqua che lo annaffiò tutto dalla testa ai piedi, come se fosse un vaso di giranio appassito. 659_547_000203 e dopo gli presentò daccapo il bicchiere, così non la posso bere, disse il burattino facendo mille smorfie: perché? perché mi dà noia quel guanciale che ho laggiù sui piedi, la fata. gli levò il guanciale. 659_547_000204 ve ne sono sicuro, rispose il delfino. anzi, ne troverai uno poco lontano di qui. e che strada si fa per andarvi? devi prendere quella viottola là a mancina. 659_547_000205 gli altri soggiungevano malignamente: quel geppetto pare un galantuomo, ma è un vero tiranno coi ragazzi. se gli lasciano quel povero burattino fra le mani, è capacissimo di farlo a pezzi. 659_547_000206 spiccare un salto e gettarvisi sopra. fu un punto solo, era un uovo. davvero la gioia del burattino è impossibile descriverla, bisogna sapersela figurare. 659_547_000207 e, dopo avergliela con un morso staccata di netto, la sputò e figuratevi la sua maraviglia quando, invece di una mano, si accorse di aver sputato in terra uno zampetto di gatto. 659_547_000208 ma mi trovavo a tocco e non tocco di diventare un ragazzo come in questo mondo. ce nè tanti, se non che per la mia poca voglia di studiare e per dar retta ai cattivi compagni scappai di casa. 659_547_000209 e il povero geppetto a corrergli dietro senza poterlo raggiungere perché quel birichino di pinocchio andava a salti come una lepre e, battendo i suoi piedi di legno sul lastrico della strada, faceva un fracasso come venti paia di zoccoli da contadini. 659_547_000210 che la comprò per farsene uno scacciamosche, o pinocchio, gridò la volpe con voce di piagnisteo: fai un po di carità a questi due poveri infermi. infermi, ripeté il gatto. 659_547_000211 chi alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra a un cavallino di legno? questi facevano a mosca cieca, quegli altri si rincorrevano, altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa. chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali? 659_547_000212 ma guarda di qua, guarda di là, non gli fu possibile di vedere la piccola casa della bella bambina dai capelli turchini. allora ebbe una specie di tristo presentimento e, datosi a correre con quanta forza gli rimaneva nelle gambe, si trovò in pochi minuti sul prato dove sorgeva una volta la casina bianca. 659_547_000213 non cè bisogno, replicò il cane. tu salvasti me e quel che è fatto è reso si sa. in questo mondo bisogna tutti aiutarsi, luno collaltro. 659_547_000214 povero amico. e che cosa volevano i? volevano rubare le monete doro. infami, disse la volpe, infamissimi, ripeté il gatto, ma io cominciai a scappare. continuò a dire il burattino, e loro sempre dietro, finché mi raggiunsero e mimpiccarono a un ramo di quella quercia. 659_547_000215 chi batteva le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto lovo. insomma, un tal pandemonio, un tal passeraio. 659_547_000216 peccato, questaffronto mi avrebbe fatto tanto piacere, disse pinocchio grattandosi il capo. poi domandò: e dove hanno detto di aspettarmi quei buoni amici? 659_547_000217 e scava, scava, scava, fece una buca così profonda che ci sarebbe entrato per ritto un pagliaio, ma le monete non ci erano più. allora, preso dalla disperazione, tornò di corsa in città e andò difilato in tribunale per denunziare al giudice i due malandrini che lo avevano derubato. 659_547_000218 e le bugie che hanno il naso lungo. la tua, per lappunto, è di quelle che hanno il naso lungo pinocchio. non sapendo più dove nascondersi per la vergogna, si provò a fuggire di camera, ma non gli riuscì. il suo naso era cresciuto tanto che non passava più dalla porta. 659_547_000219 strada. collanimo risoluto di fermarlo e di impedire il caso di maggiori disgrazie. ma pinocchio: quando si avvide da lontano del carabiniere che barricava tutta la strada, singegnò di passargli per sorpresa. frammezzo alle gambe. 659_547_000220 case quandecco che udirono un urlo disperato e, voltandosi indietro, videro un ragazzetto che, di vetta a uno scoglio, si gettava in mare gridando: voglio salvare il mio babbo. 659_547_000221 quando tutta un tratto vide passare a poca distanza dalla riva un grosso pesce che se ne andava tranquillamente per i fatti suoi, con tutta la testa fuori dellacqua, non sapendo come chiamarlo per nome, il burattino, gli gridò a voce alta per farsi sentire: ehi, signor pesce che mi permetterebbe una parola? 659_547_000222 eccola qui, disse la fata tirandola fuori da una zuccheriera. doro, prima voglio la pallina di zucchero e poi beverò quellacquaccia amara, me lo prometti, sì. 659_547_000223 e, dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce: questo legno è capitato a tempo. voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. 659_547_000224 poi ricuopri la buca con un po di terra, lannaffi con due secchie dacqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale e la sera te ne vai tranquillamente a letto. intanto, durante la notte lo zecchino germoglia e fiorisce e la mattina dopo di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi. 659_547_000225 cioè tu hai una gran brutta febbre. e che febbre sarebbe? è la febbre del somaro. non la capisco, questa febbre, rispose il burattino che laveva, pur troppo capita. 659_547_000226 lumachina bella. gridò pinocchio dalla strada. sono due ore che aspetto, e due ore a questa serataccia diventano più lunghe di due anni. spicciatevi, per carità. 659_547_000227 intanto la fame lo tormentava, perché erano oramai passate ventiquattrore che non aveva mangiato più nulla, nemmeno una pietanza di veccie. che fare? non gli restavano che due modi per potersi sdigiunare: o chiedere un po di lavoro, o chiedere in elemosina un soldo o un boccone di pane. 659_547_000228 il padre e il figliuolo erano oramai sul punto di affogare quando udirono una voce di chitarra scordata che disse: chi è che muore? sono io e il mio povero babbo. questa voce la riconosco. 659_547_000229 e, nauseati da questo cibo indigesto, se ne andarono chi in qua chi in là, senza voltarsi nemmeno a dirmi grazie. ed eccovi raccontato come qualmente voi, tirando su la fune, avete trovato un burattino vivo invece dun ciuchino morto. 659_547_000230 perché bisogna sapere che alidoro- era questo il nome del can mastino- a furia di correre e correre, laveva quasi raggiunto. basti dire che il burattino sentiva dietro di sé, alla distanza dun palmo, lansare affannoso di quella bestiaccia. 659_547_000231 ricordatevi però che a mezzanotte vogliamo essere svegliati per continuare il nostro viaggio. sissignori, rispose loste e strizzò locchio alla volpe e al gatto. come dire: ho mangiata la foglia e ci siamo intesi. 659_547_000232 prova ne sia che, quando vide portarsi davanti quel povero pinocchio che si dibatteva per ogni verso urlando: non voglio morire, non voglio morire, principiò subito a commuoversi e a impietosirsi. 659_547_000233 i burattini riconoscono il loro fratello pinocchio e gli fanno una grandissima festa. ma sul più bello esce fuori il burattinaio mangiafoco e pinocchio corre il pericolo di fare una brutta fine. 659_547_000234 intanto cominciò a farsi notte e pinocchio, ricordandosi che non aveva mangiato nulla, senti unuggiolina allo stomaco che somigliava moltissimo allappetito. 659_547_000235 e mettici dentro le monete doro. pinocchio ubbidì, scavò la buca, ci pose le quattro monete doro che gli erano rimaste e dopo ricoprì la buca con un po di terra. ora poi disse: la volpe vai alla gora, qui vicina. 659_547_000236 liberi, te ne liberi. ripeté il gatto. noi riprese la volpe. non lavoriamo per il vile interesse, noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri. gli altri, ripeté il gatto. che brave persone. pensò dentro di sé pinocchio. 659_547_000237 e già era presso lo scoglio. e già la caprettina, spenzolandosi tutta sul mare, gli porgeva le sue zampine davanti per aiutarlo a uscire dallacqua, ma oramai era tardi. 659_547_000238 anche per questa volta ti perdono, gli disse la fata, ma guai a te se me ne fai unaltra delle tue pinocchio. promise e giurò che avrebbe studiato e che si sarebbe condotto sempre bene. 659_547_000239 alla fine e per buona fortuna, capitò un carabiniere il quale, sentendo tutto quello schiamazzo e credendo si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone, si piantò coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada. 659_547_000240 il solito pesce-cane, che quel giorno aveva un appetito eccellente. dopo aver inghiottito me, inghiottì anche il bastimento, come lo inghiottì tutto in un boccone. domandò pinocchio maravigliato. 659_547_000241 non lo vedi, piango? disse pinocchio, alzando il capo verso quella voce e strofinandosi gli occhi. colla manica della giacchetta dimmi. soggiunse allora il colombo. 659_547_000242 da oggi in poi, disse il compratore inorridito, faccio giuro di non assaggiar più carne di pesce. i dispiacerebbe troppo di aprire una triglia o un nasello fritto e di trovargli in corpo una coda di ciuco. 659_547_000243 né si contentò di questo, perché a tempo avanzato imparò a fabbricare anche i canestri e i panieri di giunco, e coi quattrini che ne ricavava provvedeva con moltissimo giudizio a tutte le spese giornaliere. 659_547_000244 e che orribile nottata fu quella: diluviò, grandinò, tuonò spaventosamente e con certi lampi che pareva di giorno. sul far del mattino gli riuscì di vedere poco distante una lunga striscia di terra: era unisola in mezzo al mare. allora, fece di tutto per arrivare a quella spiaggia, ma inutilmente. 659_547_000245 buone queste triglie. disse guardandole e annusandole con compiacenza e dopo averle annusate, le scaraventò in una conca senzacqua. 659_547_000246 io sono un ragazzo e non compro nulla dai ragazzi. gli rispose il suo piccolo interlocutore che aveva molto più giudizio di lui. per quattro soldi labbecedario lo prendo io. gridò un rivenditore di panni usati che sera trovato presente alla conversazione. 659_547_000247 a che ora, fra poco. e dove vai? vado ad abitare in un paese che è il più bel paese di questo mondo, una vera cuccagna. e come si chiama? si chiama il paese dei balocchi. 659_547_000248 il colpo fu così forte che battendo in terra gli crocchiarono tutte le costole e tutte le congiunture, ma si consolò subito col dire: anche per questa volta, lho, proprio scampata bella. 659_547_000249 per cui pinocchio, che tremava dal freddo, dalla paura e dallacqua che aveva addosso, si fece cuore e bussò una seconda volta, e bussò più forte. a quel secondo colpo si aprì una finestra del piano di sotto e si affacciò la solita lumaca. 659_547_000250 ma invece della chiara e del torlo scappò fuori un pulcino tutto allegro e complimentoso, il quale, facendo una bella riverenza, disse: mille grazie, signor pinocchio. davermi risparmiata la fatica di rompere il guscio. 659_547_000251 e, presolo subito in collo, si dette a baciarlo e a fargli mille carezze e mille moine e coi luccioloni che gli cascavano giù per le gote, gli disse singhiozzando: pinocchiuccio mio, comè che ti sei bruciato i piedi. 659_547_000252 aprimi almeno tu, gridò pinocchio, piangendo e raccomandandosi: sono morta, anchio morta. e allora che cosa fai costì? alla finestra aspetto la bara che venga a portarmi via. appena detto così, la bambina disparve e la finestra si richiuse senza far rumore. 659_547_000253 e fece latto di volere uscire. ma quando fu sulla porta si ricordò che aveva gli orecchi dasino e, vergognandosi di mostrarli al pubblico, che cosa inventò? prese un gran berretto di cotone e ficcatoselo in testa. se lo ingozzò fin sotto la punta del naso. poi uscì e si dette a cercar lucignolo dappertutto. 659_547_000254 e di lì schizza sul palcoscenico. è impossibile figurarsi gli abbracciamenti, gli strizzoni di collo, i pizzicotti dellamicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza. 659_547_000255 la bella bambina dai capelli turchini, fa raccogliere il burattino, lo mette a letto e chiama tre medici per sapere se sia vivo o morto. 659_547_000256 il mostro lo aveva raggiunto. il mostro, tirando il fiato a sé, si bevve il povero burattino come avrebbe bevuto un uovo di gallina e lo inghiottì con tanta violenza e con tanta avidità. 659_547_000257 in cerca di una casa o duna capanna dove ci diano, per carità, un boccon di pane e un po di paglia che ci serva da letto. non avevano ancora fatti cento passi che videro seduti sul ciglione della strada due brutti ceffi, i quali stavano lì in atto di chiedere lelemosina. 659_547_000258 e così dicendo, agguantò con tutte due le mani quel povero pezzo di legno e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza. poi si messe in ascolto per sentire se cera qualche vocina che si lamentasse. 659_547_000259 aspettò due minuti e nulla, cinque minuti e nulla. dieci minuti e nulla. ho capito, disse allora, sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca. 659_547_000260 a sentir lui. gli facevano nausea, gli rivoltavano lo stomaco, ma quella sera ne mangiò a strippapelle e quando lebbe quasi finite, si voltò al colombo e gli disse: 659_547_000261 non lo so, babbo, ma credetelo che è stata una nottata dinferno e me ne ricorderò fin che campo tonava, balenava e io avevo una gran fame. e allora il grillo parlante mi disse: 659_547_000262 del resto bisogna compatire anche me perché, come vedi, non ho più legna per finire di cuocere quel montone arrosto. e tu dico la verità. in questo caso mi avresti fatto un gran comodo. 659_547_000263 gli assassini tentarono di arrampicarsi anche loro, ma giunti a metà del fusto sdrucciolarono e ricascando a terra si spellarono le mani e i piedi. non per questo si dettero per vinti che anzi, raccolto un fastello di legna secche a piè del pino, vi appiccarono il fuoco. 659_547_000264 quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro, andarono difilato al pollaio che rimaneva appunto vicinissimo al casotto del cane. e aperta a furia di denti e di unghioli la porticina di legno che ne chiudeva lentratina, vi sgusciarono dentro, una dopo laltra. 659_547_000265 e, chinatosi fino a lui, gli domandò in dialetto asinino: chi sei? a questa domanda il ciuchino apri gli occhi moribondi e rispose balbettando nel medesimo dialetto: sono lu ci gno lo. 659_547_000266 da bravo pinocchio. ora farete vedere a questi signori con quanta grazia sapete saltare i cerchi. pinocchio si provò due o tre volte, ma ogni volta che arrivava davanti al cerchio, invece di attraversarlo ci passava più comodamente di sotto. alla fine spiccò un salto e lattraversò. 659_547_000267 a quella seconda frustata, pinocchio, per prudenza, si chetò subito e non disse altro. intanto la stalla fu chiusa e pinocchio rimase solo e perché erano molte ore che non aveva mangiato, cominciò a sbadigliare dal grande appetito e, sbadigliando, spalancava una bocca che pareva un forno. 659_547_000268 paese, colla lingua fuori e col fiato grosso come un cane da caccia, ma trovò tutto buio e tutto deserto. le botteghe erano chiuse, le porte di casa chiuse, le finestre chiuse e nella strada nemmeno un cane. pareva il paese dei morti. 659_547_000269 per un poco pinocchio usò disinvoltura e tirò via, ma finalmente, sentendosi scappar la pazienza, si rivolse a quelli che più lo tafanavano e si pigliavano gioco di lui e disse loro: a muso duro. 659_547_000270 che bel signore, allora che diventerei. vorrei avere un bel palazzo, mille cavallini di legno e mille scuderie, per potermi baloccare una cantina di rosoli e di alchermes. 659_547_000271 che in pochi minuti quel naso enorme e spropositato si trovò ridotto alla sua grandezza naturale. quanto siete buona fata mia? disse il burattino asciugandosi gli occhi. 659_547_000272 e quellaltro lo prese per la bazza. e lì cominciarono a tirare screanzatamente, uno per in qua e laltro per in là, tanto da costringerlo a spalancare la bocca, ma non ci fu verso. 659_547_000273 tuonava forte, forte, lampeggiava, come se il cielo pigliasse fuoco e un ventaccio freddo e strapazzone, fischiando rabbiosamente e sollevando un immenso nuvolo di polvere, faceva stridere e cigolare tutti gli alberi della campagna. 659_547_000274 allora uscì fuori il burattinaio, un omone così brutto che metteva paura soltanto a guardarlo. aveva una barbaccia nera come uno scarabocchio dinchiostro e tanto lunga che gli scendeva dal mento fino a terra. basta dire che quando camminava, se la pestava coi piedi. 659_547_000275 ora avvenne che un bel giorno, mentre camminava verso scuola, incontrò un branco dei soliti compagni che, andandogli incontro, gli dissero: sai la gran notizia? no, qui, nel mare vicino è arrivato un pesce-cane grosso come una montagna davvero. 659_547_000276 meriterebbero di essere abbandonati e lasciati in balia a se stessi. dicevo dunque che la buona fata, appena mi vide in pericolo di affogare, mandò subito intorno a me un branco infinito di pesci i quali, credendomi davvero un ciuchino belle morto, cominciarono a mangiarmi. e che bocconi che facevano. 659_547_000277 e perché mi avete comprato? voi mi avete comprato per fare con la mia pelle un tamburo, un tamburo pur troppo. e ora dove troverò unaltra pelle? 659_547_000278 lontano, lontano, lontano. e io che son venuto a cercarti a casa tre volte che cosa volevi da me. non sai il grande avvenimento, non sai la fortuna che mi è toccata, quale. 659_547_000279 ma quale fu il suo disinganno quando, incominciando a mangiare, si dové accorgere che il pane era di gesso, il pollastro di cartone e le quattro albicocche di alabastro colorite al naturale. 659_547_000280 domani, finalmente, il tuo desiderio sarà appagato, cioè domani finirai di essere un burattino di legno e diventerai un ragazzo perbene. chi non ha veduto la gioia di pinocchio a questa notizia tanto sospirata non potrà mai figurarsela. 659_547_000281 e così abbiamo volato tutta la notte, e poi la mattina tutti i pescatori che guardavano verso il mare mi dissero: cè un poveruomo in una barchetta che sta per affogare. e io, da lontano, vi riconobbi subito. 659_547_000282 e allora che cosa devo fare per contentarvi? devi prendere a noia anche tu la scuola, la lezione e il maestro, che sono i nostri tre grandi nemici. e se io volessi seguitare a studiare? 659_547_000283 se il mio babbo fosse qui ora non mi troverei a morire di sbadigli. oh, che brutta malattia che è la fame. quandecco gli parve di vedere nel monte della spazzatura qualche cosa di tondo e di bianco che somigliava tutto a un uovo di gallina. 659_547_000284 pinocchio non rispose, ma fece un sospiro, poi fece un altro sospiro, poi un terzo sospiro. finalmente disse: fatemi un po di posto, voglio venire anchio. i posti son tutti pieni. replicò: lomino. 659_547_000285 o il pesce-cane dovè, domandò voltandosi ai compagni. sarà andato a far colazione, rispose uno di loro ridendo, o si sarà buttato sul letto per far un sonnellino, soggiunse un altro ridendo più forte che mai. 659_547_000286 a tutte queste domande, fatte precipitosamente e senza ripigliar fiato, la lumaca rispose con la sua solita flemma: pinocchio mio. la povera fata giace in un fondo di letto, allo spedale, allo spedale. 659_547_000287 è facilissimo: si va da un libraio e si compra. e i quattrini, io non ce lho. nemmeno io soggiunse il buon vecchio facendosi tristo, e pinocchio, sebbene fosse un ragazzo allegrissimo, si fece tristo anche lui. 659_547_000288 da retta a me bevila. a me lamaro, non mi piace bevila. e quando lavrai bevuta ti darò una pallina di zucchero per rifarti la bocca. dovè la pallina di zucchero? 659_547_000289 davvero, disse fra sé il burattino rimettendosi in viaggio. come siamo disgraziati, noialtri, poveri ragazzi. tutti ci sgridano, tutti ci ammoniscono, tutti ci danno consigli. 659_547_000290 pinocchio, lucignolo e tutti gli altri ragazzi che avevano fatto il viaggio collomino. appena ebbero messo il piede dentro la città, si ficcarono subito in mezzo alla gran baraonda. 659_547_000291 con una lezione di più o con una di meno, si rimane sempre gli stessi somari e il maestro che dirà? il maestro si lascia dire: è pagato apposta per brontolare tutto il giorno. e la mia mamma- le mamme non sanno mai nulla- risposero quei malanni. 659_547_000292 e perché faceva tempaccio e lacqua veniva giù a catinelle, andò diritto diritto alla casa della fata, collanimo risoluto di bussare alla porta e di farsi aprire. 659_547_000293 sono malato, marmottina mia, molto malato e malato duna malattia che mi fa paura, te ne intendi, tu del polso. un pochino. senti dunque, se per caso avessi la febbre. 659_547_000294 non ti vergogni a mostrarti tutti i giorni così preciso e così diligente alle lezioni. non ti vergogni a studiar tanto come fai. e se io studio, che cosa ve ne importa? a noi ce ne importa moltissimo, perché ci costringi a fare una brutta figura col maestro. 659_547_000295 e fu preso da tanta paura e da tali giracapi che, per evitare il pericolo di venir disotto, si avviticchiò colle braccia, stretto, stretto, al collo della sua piumata cavalcatura. volarono tutto il giorno. 659_547_000296 chi gli levava il berretto di mano, chi gli tirava il giubbettino di dietro, chi si provava a fargli collinchiostro due grandi baffi sotto il naso e chi si attentava perfino a legargli dei fili ai piedi e alle mani per farlo ballare. 659_547_000297 addio mascherine. ricordatevi del proverbio che dice: la farina del diavolo va tutta in crusca. non ci abbandonare are, ripeté il gatto. 659_547_000298 dimmi che non è vero che sei morta. se davvero mi vuoi bene, se vuoi bene al tuo fratellino, rivivisci, ritorna viva come prima. non ti dispiace a vedermi solo e abbandonato da tutti? se arrivano gli assassini, mi attaccheranno daccapo al ramo dellalbero e allora morirò per sempre. 659_547_000299 anche due. rispose: il pesce, il quale era un delfino così garbato come se ne trovano pochi in tutti i mari del mondo. i farebbe il piacere di dirmi se in questisola vi sono dei paesi dove si possa mangiare senza pericolo desser mangiati. 659_547_000300 ohimè, non mi riesce più di star ritto sulle gambe, non mi riesce più neanche a me. gridò pinocchio piangendo e traballando. e mentre dicevano così, si piegarono tutte due carponi a terra e, camminando con le mani e coi piedi, cominciarono a girare e a correre per la stanza. 659_547_000301 tutti i ragazzi, quando vogliono ottenere qualcosa, ripetono la medesima storia. ma io non sono come gli altri ragazzi. io sono più buono di tutti e dico sempre la verità. i prometto, babbo, che imparerò unarte e che sarò la consolazione e il bastone della vostra vecchiaia. 659_547_000302 ma dun color turchino sfolgorante, che rammentava moltissimo i capelli della bella bambina. lascio pensare a voi se il cuore del povero pinocchio cominciò a battere più forte. 659_547_000303 calci e, tiratosi un poco indietro, lasciò andare una solennissima pedata nelluscio della casa. il colpo fu così forte che il piede penetrò nel legno fino a mezzo. 659_547_000304 se fossi stato un ragazzino per bene come ce nè tanti, se avessi avuto voglia di studiare e di lavorare, se fossi rimasto in casa col mio povero babbo, a questora non mi troverei qui in mezzo ai campi a fare il cane di guardia alla casa dun contadino. 659_547_000305 andava via come una palla di fucile. i carabinieri, giudicando che fosse difficile raggiungerlo, gli aizzarono dietro un grosso cane mastino che aveva guadagnato il primo premio in tutte le corse dei cani. 659_547_000306 e io ve ne serberò eterna riconoscenza. per altro, caro padrone, questa volta avete fatto i vostri conti senza la fata. e chi è questa fata? 659_547_000307 volentieri e con tutto il cuore. attaccatevi tutte due alla mia coda e lasciatevi guidare. in quattro minuti vi condurrò alla riva. geppetto e pinocchio, come potete immaginarvelo, accettarono subito linvito. 659_547_000308 e piangendo diceva: eppure il grillo parlante aveva ragione: se non fossi scappato di casa e se il mio babbo fosse qui ora, non mi troverei a morire di fame. oh, che brutta malattia che è la fame. 659_547_000309 e la coda tutta intrecciata con nastri di velluto amaranto e celeste. era insomma un ciuchino da innamorare. il direttore, nel presentarlo al pubblico, aggiunse queste parole: 659_547_000310 questo improvviso cambiamento in casa nostra. è tutto merito tuo, disse geppetto. perché merito mio? perché quando i ragazzi di cattivi diventano buoni, 659_547_000311 andiamo pure io vengo con voi. e partirono. dopo aver camminato una mezza giornata, arrivarono a una città che aveva nome acchiappa citrulli. appena entrato in città, pinocchio vide tutte le strade popolate di cani spelacchiati che sbadigliavano. 659_547_000312 chi è, domandò lucignolo, di dentro sono io, rispose il burattino: aspetta un poco e ti aprirò. dopo mezzora la porta si aprì e figuratevi come restò pinocchio quando, entrando nella stanza, vide il suo amico lucignolo con un gran berretto di cotone in testa che gli scendeva fin sotto il naso. 659_547_000313 abbiamo più paura delle medicine che del male. vergogna. i ragazzi dovrebbero sapere che un buon medicamento, preso a tempo, può salvarli da una grave malattia e forsanche dalla morte. oh, ma unaltra volta non mi farò tanto pregare. i rammenterò di quei conigli neri. colla bara sulle spalle. 659_547_000314 di pecore tosate che tremavano dal freddo, di galline rimaste senza cresta e senza bargigli che chiedevano lelemosina dun chicco di granturco. di grosse farfalle che non potevano più volare perché avevano venduto le loro bellissime ali colorite. 659_547_000315 e un grosso falco venne a posarsi sul davanzale della finestra. che cosa comandate, mia graziosa fata? disse il falco abbassando il becco in atto di reverenza, perché bisogna sapere che la bambina dai capelli turchini non era altro, in fin dei conti, che una buonissima fata. 659_547_000316 ma invece di attaccarsi alla coda giudicarono più comodo di mettersi addirittura a sedere sulla groppa del tonno. siamo troppo pesi, gli domandò: pinocchio pesi neanche per ombra? i par di avere addosso due gusci di conchiglia. 659_547_000317 lo so ed è per questo che ti ho perdonato. la sincerità del tuo dolore mi fece conoscere che tu avevi il cuore buono. e dai ragazzi buoni di cuore, anche se sono un po monelli e avvezzati male, cè sempre da sperar qualcosa, ossia cè sempre da sperare che rientrino sulla vera strada. 659_547_000318 oh, se potessi rinascere unaltra volta. ma oramai è tardi e ci vuol pazienza. fatto questo piccolo sfogo che gli venne proprio dal cuore, entrò dentro il casotto e si addormentò. 659_547_000319 e per lappunto, cadde così male che restò col capo conficcato nel fango della strada e con le gambe ritte su in aria alla vista di quel burattino che sgambettava a capofitto con una velocità incredibile. 659_547_000320 ma io non sono come gli altri. io quando dico una cosa la mantengo, vedremo caso poi tu disubbidissi. tanto peggio per te perché 659_547_000321 ma dunque soggiunse pinocchio. tu sei veramente sicuro che in quel paese non ci sono punte scuole, neanche lombra e nemmeno maestri nemmenuno? 659_547_000322 gli è il babbo più buono del mondo, come io sono il figliuolo più cattivo che si possa dare. colla burrasca che ha fatto questa notte, rispose il delfino. la barchettina sarà andata sottacqua. 659_547_000323 cannonata. finalmente pinocchio cessa dessere un burattino e diventa un ragazzo. mentre pinocchio nuotava alla svelta per raggiungere la spiaggia, si accorse che il suo babbo, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle e aveva le gambe mezze nellacqua. 659_547_000324 cotesti sentimenti ti fanno onore e per provarti la mia grande soddisfazione, ti lascio libero fin dora di tornare a casa e gli levò il collare da cane. 659_547_000325 vinti allora dalla vergogna e dal dolore, si provarono a piangere e a lamentarsi del loro destino. non lavessero mai fatto. invece di gemiti e di lamenti, mandavano fuori dei ragli asinini. 659_547_000326 sul far della sera il colombo disse: ho una gran sete e io una gran fame. soggiunse: pinocchio, fermiamoci a questa colombaia pochi minuti e dopo ci rimetteremo in viaggio per essere domattina allalba sulla spiaggia del mare. 659_547_000327 vieni con noi e ti condurremo al campo dei miracoli. e io dissi: andiamo. e loro dissero: fermiamoci qui, allosteria del gambero rosso, e dopo la mezzanotte ripartiremo. 659_547_000328 rispose il tonno, il quale era di una corporatura così grossa e robusta da parere. un vitello di due anni, giunti alla riva pinocchio, saltò a terra il primo per aiutare il suo babbo a fare altrettanto. poi si voltò al tonno e, con voce commossa, gli disse: 659_547_000329 pinocchio, sulle prime singegnò di farsi un poco di coraggio, ma quandebbe la prova e la riprova di trovarsi chiuso in corpo al mostro marino, allora cominciò a piangere e a strillare, e piangendo diceva: aiuto, aiuto. oh povero me non cè nessuno che venga a salvarmi. 659_547_000330 come si porterebbe un agnellino di latte. arrivato che fu sullaia dinanzi alla casa, lo scaraventò in terra e, tenendogli un piede sul collo, gli disse: oramai è tardi e voglio andare a letto. i nostri conti li aggiusteremo domani. 659_547_000331 io sono entrato nel campo per prendere soltanto due grappoli duva. chi ruba luva è capacissimo di rubare anche i polli. lascia fare a me che ti darò una lezione da ricordartene per un pezzo e, aperta la tagliuola, afferrò il burattino per la collottola e lo portò di peso fino a casa. 659_547_000332 e che cosa sarò fra due o tre ore? tu diventerai un ciuchino vero e proprio, come quelli che tirano il carretto e che portano i cavoli e linsalata al mercato. oh, povero me, povero me. 659_547_000333 lo sciagurato. in quel momento non sapeva a quali paure e a quali orribili disgrazie andava incontro. 659_547_000334 e sapete chi era quel mostro marino? quel mostro marino era né più né meno quel gigantesco pesce-cane ricordato più volte in questa storia. 659_547_000335 dentro un omino piccino, piccino, pinocchio. appuntò gli occhi da quella parte e, dopo aver guardato attentamente, cacciò un urlo acutissimo gridando: gli è il mi babbo, gli è il mi babbo. 659_547_000336 ora vediamo un po che pesci abbiamo presi, disse il pescatore verde e, ficcando nella rete una manona così spropositata che pareva una pala da fornai, tirò fuori una manciata di triglie. 659_547_000337 e il mio babbo, a questora, lavrà inghiottito il terribile pesce-cane che da qualche giorno è venuto a spargere lo sterminio e la desolazione nelle nostre acque. che è grosso di molto, questo pesce-cane? domandò pinocchio che digià? cominciava a tremare dalla paura. 659_547_000338 e così da che sono al mondo, non ho mai avuto un quarto dora. di bene, dio mio, che sarà di me? che sarà di me, che sarà di me. 659_547_000339 le quali correvano dietro a lui a salti e in punta di piedi come se fossero due fantasmi. eccoli davvero, disse dentro di sé e, non sapendo dove nascondere i quattro zecchini, se li nascose in bocca, e precisamente sotto la lingua. 659_547_000340 non avrei mai creduto, ragazzo mio, che tu fossi così boccuccia e così schizzinoso di palato male in questo mondo. fin da bambini bisogna avvezzarsi abboccati e a saper mangiare di tutto, perché non si sa mai quel che ci può capitare. i casi son tanti. 659_547_000341 allora diventò pensieroso e, dimenticando le regole del galateo e della buona creanza, tirò fuori una mano di tasca e si dette una lunghissima grattatina di capo. in quel mentre sentì fischiare negli orecchi una gran risata. 659_547_000342 che cosa trovò? ve lo do a indovinare in mille. trovò una piccola tavola apparecchiata con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde. 659_547_000343 egli è, rispose balbettando pinocchio: egli è. egli è che voi somigliate, voi mi rammentate. sì, sì, sì. la stessa voce, gli stessi occhi, gli stessi capelli. 659_547_000344 e lo fece per dargli una severa lezione, perché si correggesse dal brutto vizio di dire le bugie, il più brutto vizio che possa avere un ragazzo. ma quando lo vide trasfigurato e cogli occhi fuori della testa dalla gran disperazione, allora mossa a pietà, batté le mani insieme. 659_547_000345 e il gatto spalancò tutte due gli occhi, che parvero due lanterne verdi, ma poi li richiuse subito, tantè vero che pinocchio non si accorse di nulla. e ora gli domandò: la volpe, che cosa vuoi farne di codeste monete? 659_547_000346 ma nellapoteosi che il tempo piovoso minacciasse acqua, allora lo spettacolo invece di domani sera sarà posticipato a domattina, alle ore undici antimeridiane del pomeriggio. 659_547_000347 tutti della medesima grandezza, ma di diverso pelame. alcuni erano bigi, altri bianchi, altri brizzolati a uso pepe e sale. 659_547_000348 e perché il corpo gli seguitava a brontolare più che mai e non sapeva come fare a chetarlo, pensò di uscir di casa e di dare una scappata al paesello vicino, nella speranza di trovare qualche persona caritatevole che gli avesse fatto lelemosina di un po di pane. 659_547_000349 in mezzo a tutte queste meraviglie che si succedevano le une alle altre, pinocchio non sapeva più nemmeno lui se era desto davvero o se sognava sempre a occhi aperti. 659_547_000350 o dunque che ci sia nascosto dentro qualcuno? se cè nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. ora laccomodo io. 659_547_000351 e la fata oramai ho fatto tardi. e tornare a casa unora prima o unora dopo è lo stesso, povero pinocchio. e se la fata ti grida, pazienza, la lascerò gridare. 659_547_000352 geppetto che, sebbene facesse il viso di tiranno, aveva gli occhi pieni di pianto e il cuore grosso dalla passione di vedere il suo povero pinocchio in quello stato compassionevole. non rispose altre parole. 659_547_000353 appena che pinocchio fu entrato nella stalla, vide un bel ciuchino disteso sulla paglia, rifinito dalla fame e dal troppo lavoro. quando lebbe guardato fisso fisso, disse dentro di sé turbandosi: eppure quel ciuchino lo conosco, non mi è fisonomia nuova. 659_547_000354 è qui a due passi. detto fatto, traversarono la città e, usciti fuori dalle mura, si fermarono in un campo solitario che su per giù somigliava a tutti gli altri campi. eccoci giunti, disse la volpe al burattino. ora, chinati giù a terra, scava con le mani una piccola buca nel campo. 659_547_000355 chi vuoi che ti salvi, disgraziato? disse in quel buio una vociaccia fessa di chitarra scordata. chi è che parla così? domandò pinocchio, sentendosi gelare dallo spavento. 659_547_000356 ma invece di queste parole gli uscì dalla gola un raglio così sonoro e prolungato che fece ridere tutti gli spettatori, e segnatamente tutti i ragazzi che erano in teatro. 659_547_000357 allarrivo delle faine sullaia eri sveglio o dormivi? continuò a chiedergli il contadino. dormivo, rispose pinocchio. ma le faine mi hanno svegliato coi loro chiacchiericci e una è venuta fin qui al casotto per dirmi: se prometti di non abbaiare e di non svegliare il padrone, noi ti regaleremo una pollastra belle pelata. 659_547_000358 e gli fece subito i capelli, poi la fronte, poi gli occhi. fatti gli occhi, figuratevi la sua maraviglia quando si accorse che gli occhi si muovevano e che lo guardavano fisso, fisso. 659_547_000359 i contentate, buona donna, che io beva una sorsata dacqua alla vostra brocca, disse pinocchio che bruciava dallarsione della sete. bevi pure, ragazzo mio, disse la donnina posando le due brocche in terra. quando pinocchio ebbe bevuto come una spugna, borbottò a mezza voce, asciugandosi la bocca. 659_547_000360 gli pareva di sognare. e che brutto sogno. era fuori di sé, i suoi occhi vedevano tutto doppio. le gambe gli tremavano, la lingua gli era rimasta attaccata al palato e non poteva più spiccicare una sola parola. 659_547_000361 la maniera è facilissima: invece di tornartene a casa tua, dovresti venire con noi. e dove mi volete condurre? nel paese dei barbagianni. pinocchio ci pensò un poco e poi disse risolutamente: no, non ci voglio venire. 659_547_000362 le gradinate del circo formicolavano di bambini, di bambine e di ragazzi di tutte le età che avevano la febbre addosso per la smania di veder ballare il famoso ciuchino pinocchio. 659_547_000363 difatti si affacciò un vecchino col berretto da notte in capo, il quale gridò tutto stizzito. che cosa volete a questora che mi fareste il piacere di darmi un po di pane? 659_547_000364 poi andò a letto e si addormentò, e nel dormire gli parve di vedere in sogno la fata tutta bella e sorridente, la quale, dopo avergli dato un bacio, gli disse così: 659_547_000365 che la stessa facoltà medicea di parigi riconobbe essere quello il bulbo rigeneratore dei capelli e della danza pirrica, e per questo io lo volli ammaestrare nel ballo. 659_547_000366 fatto un altro mezzo chilometro, pinocchio sentì la solita vocina fioca che gli disse: tienlo a mente, grullerello, i ragazzi che smettono di studiare e voltano le spalle ai libri, alle scuole e ai maestri. 659_547_000367 che, vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricacciò il capo sottacqua e sparì. intanto sera fatto giorno. allora pinocchio, offrendo il suo braccio a geppetto. 659_547_000368 e ritrova la fata pinocchio. promette alla fata di essere buono e di studiare, perché è stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo. 659_547_000369 ma come mai sei capitato in quella grotta? ero sempre qui disteso sulla spiaggia, più morto che vivo, quando il vento mi ha portato da lontano un odorino di frittura. quellodorino mi ha stuzzicato, lappetito e io gli sono andato dietro se arrivavo un minuto più tardi. 659_547_000370 e, piangendo dirottamente e bagnandogli di lacrime tutti i peli della lunghissima barba, cominciò a dire con voce supplichevole: pietà, signor mangiafoco. 659_547_000371 appena riebbe luso della parola, cominciò a dire, tremando e balbettando dallo spavento: ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto: ohi, eppure qui non cè anima viva. che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino. 659_547_000372 la masticava, si dové accorgere che il sapore della paglia tritata non somigliava punto né al risotto alla milanese, né ai maccheroni alla napoletana. pazienza, ripeté, continuando a masticare. 659_547_000373 passa via, ti dico gli, ripeté il pescatore e allungò la gamba per tirargli una pedata. allora il cane, che quando aveva fame davvero non era avvezzo a lasciarsi posar mosche sul naso, si rivoltò ringhioso al pescatore mostrandogli le sue terribili zanne. 659_547_000374 bravo, pinocchio. in grazia del tuo buon cuore, io ti perdono tutte le monellerie che hai fatto fino a oggi. i ragazzi che assistono amorosamente i propri genitori nelle loro miserie e nelle loro infermità meritano sempre gran lode e grande affetto. 659_547_000375 a battaglia finita, mastrantonio, si trovo due graffi di più sul naso e quellaltro due bottoni di meno al giubbetto. pareggiati in questo modo, i loro conti si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita. 659_547_000376 mamma mia, gridò spaventato il burattino e, rivestitosi in fretta e furia, si voltò al delfino e gli disse: arrivedella, signor pesce, scusi tanto lincomodo e mille grazie della sua garbatezza. 659_547_000377 sarà effetto dellacqua del mare. il mare ne fa di questi scherzi. bada, burattino, bada, non credere di divertirti alle mie spalle. guai a te se mi scappa la pazienza. 659_547_000378 e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine. ma la cosa più singolare era questa: che quelle dodici pariglie, ossia quei ventiquattro ciuchini, 659_547_000379 voleva piangere, voleva darsi alla disperazione, voleva buttar via il vassoio e quel che cera dentro, ma invece, o fosse il gran dolore o la gran languidezza di stomaco, fatto sta che cadde svenuto. quando si riebbe, si trovò disteso sopra un sofà e la fata era accanto a lui. 659_547_000380 e, dopo una corsa disperata di quasi due ore, finalmente, tutto trafelato, arrivò alla porta di quella casina e bussò: nessuno rispose. tornò a bussare con maggior violenza perché sentiva avvicinarsi il rumore dei passi e il respiro grosso e affannoso de suoi persecutori. 659_547_000381 allora il burattinaio disse loro con voce rantolosa: pigliatemi lì quellarlecchino, legatelo ben bene e poi gettatelo a bruciare sul fuoco. io voglio che il mio montone sia arrostito bene. 659_547_000382 e il ciuchino che ho gettato in mare. dovè quel ciuchino? son io, rispose il burattino ridendo: tu io, ah, mariuolo. 659_547_000383 ma non erano gatti, erano faine, animaletti carnivori ghiottissimi, specialmente di uova e di pollastrine giovani. una di queste faine, staccandosi dalle sue compagne, andò alla buca del casotto e disse sottovoce: buona sera melampo. 659_547_000384 il povero figliuolo. si raccomandava cogli occhi, ma il pescatore verde, senza badarlo neppure, lo avvoltolò cinque o sei volte nella farina, infarinandolo così bene dal capo ai piedi che pareva diventato un burattino di gesso. poi lo prese per il capo e 659_547_000385 ho capito, disse allora uno di loro: bisogna impiccarlo, impicchiamolo, impicchiamolo. ripeté laltro. detto fatto, gli legarono le mani dietro le spalle. 659_547_000386 vuoi raddoppiare le tue monete doro, cioè vuoi tu di cinque miserabili zecchini farne cento mille, duemila magari. e la maniera? 659_547_000387 pinocchio corse subito e, arrampicandosi come uno scoiattolo su per la barba del burattinaio, andò a posargli un bellissimo bacio sulla punta del naso. 659_547_000388 quando lebbe visitato, dichiarò che sarebbe rimasto zoppo per tutta la vita. allora il direttore disse al suo garzone di stalla: che vuoi tu che mi faccia dun somaro zoppo? sarebbe un mangiapane a ufo. portalo dunque in piazza e rivendilo. 659_547_000389 dimmi, grillino, dove potrei trovare un bicchiere di latte per il mio povero babbo? tre campi distante di qui cè lortolano giangio che tiene le mucche, và da lui e troverai il latte. che cerchi, pinocchio. andò di corsa a casa dellortolano giangio. 659_547_000390 il giorno dopo pinocchio andò alla scuola comunale. figuratevi quelle birbe di ragazzi quando videro entrare nella loro scuola un burattino. fu una risata che non finiva più. chi gli faceva uno scherzo, chi un altro. 659_547_000391 che pinocchio ricevé, in mezzo a tanto arruffio, dagli attori e dalle attrici di quella compagnia, drammatico vegetale. questo spettacolo era commovente, non cè che dire. ma il pubblico della platea, vedendo che la commedia non andava più avanti, simpazientì e prese a gridare. 659_547_000392 io sono il grillo parlante ed abito in questa stanza da più di centanni. oggi però questa stanza è mia, disse il burattino, e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito senza nemmeno voltarti indietro. 659_547_000393 e di tanto in tanto, cacciandosi rabbiosamente le mani dentro al collare che gli serrava la gola, diceva piangendo: i sta bene, pur troppo mi sta bene. ho voluto fare lo svogliato, il vagabondo, ho voluto dar retta ai cattivi compagni e per questo la sfortuna mi perseguita sempre. 659_547_000394 rispose il burattino, vergognandosi a confessare che lo avevano infarinato come un pesce per poi friggerlo in padella. o della tua giacchetta, de tuoi calzoncini e del tuo berretto. che cosa ne hai fatto? 659_547_000395 la sete. me la sono levata così mi potessi levar la fame. la buona donnina, sentendo queste parole, soggiunse subito: se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche dacqua, ti darò un bel pezzo di pane. 659_547_000396 compratore. addio padrone, se avete bisogno di una pelle per fare un tamburo, ricordatevi di me. e poi rideva e seguitava a nuotare e dopo un poco, rivoltandosi indietro, urlava più forte: addio padrone, se avete bisogno di un po di legno stagionato per accendere il caminetto, ricordatevi di me. 659_547_000397 di tanto in tanto, voltandosi indietro, canzonava i suoi compagni rimasti a una bella distanza e nel vederli ansanti, trafelati, polverosi e con tanto di lingua fuori, se la rideva proprio di cuore. 659_547_000398 ma io non voglio fare né arti né mestieri, perché? perché a lavorare mi par fatica, ragazzo mio disse la fata. quelli che dicono così finiscono quasi sempre o in carcere o allospedale. 659_547_000399 e così, in pochi anni aveva fatto fior di quattrini ed era diventato milionario. quel che accadesse di lucignolo non lo so. so per altro che pinocchio andò incontro fin dai primi giorni a una vita durissima e strapazzata. 659_547_000400 debbano finire prima o poi col trasformarsi in tanti piccoli somari. ma davvero è proprio così? domandò singhiozzando il burattino. purtroppo è così, e ora i pianti sono inutili. bisognava pensarci prima. 659_547_000401 pinocchio. guardò la brocca e non rispose né sì né no. e insieme col pane ti darò un bel piatto di cavolfiore condito, collolio e collaceto. soggiunse la buona donna. 659_547_000402 incoraggiato da questa prima vittoria, si liberò a forza dalle unghie degli assassini e, saltata la siepe della strada, cominciò a fuggire per la campagna e gli assassini a correre dietro a lui come due cani dietro una lepre. 659_547_000403 ma poi finì col fare come fanno tutti i ragazzi, senza un fil di giudizio e senza cuore. finì cioè col dare una scrollatina di capo e disse: alla volpe. 659_547_000404 ma come si passano le giornate nel paese dei balocchi? si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera, la sera poi si va a letto e la mattina dopo si ricomincia daccapo. 659_547_000405 lì non vi sono maestri, lì non vi sono libri. in quel paese, benedetto, non si studia mai. il giovedì non si fa scuola e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica. 659_547_000406 pazienza, disse pinocchio, se non cè altro, mangerò una buccia e cominciò a masticare. da principio storse un po la bocca, ma poi, una dietro laltra, spolverò in un soffio tutte le bucce. 659_547_000407 cercò di scansarlo, di cambiare strada, cercò di fuggire, ma quella immensa bocca spalancata gli veniva sempre incontro con la velocità di una saetta. 659_547_000408 tanto buona. e il mio babbo dove sarà? o fatina mia, dimmi dove posso trovarlo, che voglio stare sempre con lui e non lasciarlo più più più, o fatina mia. 659_547_000409 chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria? chi mandava il cerchio? chi passeggiava vestito da generale, collelmo di foglio e lo squadrone di cartapesta? chi rideva, chi urlava, chi chiamava? 659_547_000410 voleva dire un monte di cose e invece mugolava confusamente e balbettava delle parole tronche e sconclusionate. finalmente gli riuscì di cacciar fuori un grido di gioia e 659_547_000411 prima di tutto, rispose il burattino, voglio comprare per il mio babbo una bella casacca nuova, tutta doro e dargento e coi bottoni di brillanti, e poi voglio comprare un abbecedario per me. per te, davvero, perché voglio andare a scuola e mettermi a studiare a buono. guarda me, disse la volpe. 659_547_000412 di certissimo che bel paese ripeté pinocchio sputando dalla soverchia consolazione. poi, fatto un animo risoluto, soggiunse in fretta e furia. 659_547_000413 i ciuchini galoppavano, il carro correva. i ragazzi dentro al carro dormivano. lucignolo russava come un ghiro e lomino, seduto a cassetta, canterellava fra i denti. tutti la notte dormono e io non dormo mai. 659_547_000414 mentre, tutto commosso, diceva così, gli parve di sentire in lontananza una musica di pifferi e di colpi di grancassa: pì, pì, pì, pì, pì, pì, zum, zum, zum, zum si. 659_547_000415 povero granchio, fu lo stesso che avesse predicato al vento, anzi, quella birba di pinocchio. voltandosi indietro a guardarlo, in cagnesco gli disse sgarbatamente: 659_547_000416 e quel poveruomo se la merita davvero perché, insomma, per comprarmi i libri e per farmi istruire è rimasto in maniche di camicia. a questi freddi non ci sono che i babbi che sieno capaci di certi sacrifizi. 659_547_000417 vuoi aprirla la bocca, sì o no? ah, non rispondi, lascia fare, ché questa volta te la faremo aprir noi. e cavato fuori due coltellacci lunghi, lunghi e affilati come rasoi zaff. 659_547_000418 dette in un grande scoppio di pianto. pianse tutta la notte e la mattina dopo, sul far del giorno, piangeva sempre, sebbene negli occhi non avesse più lacrime. 659_547_000419 povero figliuolo, replicò la lucciola, fermandosi impietosita a guardarlo. come mai sei rimasto colle, gambe attanagliate, fra codesti ferri arrotati? sono entrato nel campo per cogliere due grappoli di questuva moscadella e. 659_547_000420 io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare è quella di stare zitto. del resto, quel burattino lì non mè fisonomia nuova, io lo conosco da un pezzo. 659_547_000421 i primi a ballare nellolio bollente furono i poveri naselli. poi toccò ai ragnotti, poi ai muggini, poi alle sogliole e alle acciughe, e poi venne la volta di pinocchio. 659_547_000422 e a quel segnale entrarono in camera dalla finestra un migliaio di grossi uccelli chiamati picchi, i quali, posatisi tutti sul naso di pinocchio, cominciarono a beccarglielo tanto e poi tanto. 659_547_000423 più. a questo punto il dialogo fu interrotto da un piccolissimo rumore di passi che si avvicinavano. era il padrone del campo che veniva in punta di piedi a vedere se qualcuna di quelle faine che mangiavano di nottetempo i polli fosse rimasta al trabocchetto della tagliuola. 659_547_000424 voi no, rispose il carceriere, perché voi non siete del bel numero. domando scusa, replicò pinocchio, sono un malandrino anchio. in questo caso avete mille ragioni, disse il carceriere e, levandosi il berretto, rispettosamente e salutandolo, gli aprì le porte della prigione e lo lasciò scappare. 659_547_000425 che sia quel medesimo pesce-cane di quando affogò il mio povero babbo. noi andiamo alla spiaggia per vederlo. vieni anche tu. io no, voglio andare a scuola. che timporta della scuola. alla scuola ci anderemo domani. 659_547_000426 e, chinatosi verso pinocchio, gli bisbigliò sottovoce: buone nuove fratello. il burattinaio ha starnutito e questo è segno che sè mosso a compassione per te e oramai sei salvo. 659_547_000427 smetti, tu mi fai il pizzicorino sul corpo. questa volta il povero maestro ciliegia cadde giù come fulminato. quando riaprì gli occhi, si trovò seduto per terra. 659_547_000428 appena i tre medici furono usciti di camera, la fata si accostò a pinocchio e, dopo averlo toccato sulla fronte, si accòrse che era travagliato da un febbrone da non si dire. allora sciolse una certa polverina bianca in un mezzo bicchier dacqua. 659_547_000429 ma è proprio vero, domandò il burattino, che in quel paese i ragazzi non hanno mai lobbligo di studiare, mai, mai, mai. che bel paese, che bel paese, che bel paese. 659_547_000430 poi soggiunse sospirando e tentennando il capo. pazienza, per questa sera mi rassegnerò a mangiare il montone mezzo crudo, ma unaltra volta guai a chi toccherà. 659_547_000431 il burattino, sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo, rimase di princisbecco e voleva protestare, ma i giandarmi, a scanso di perditempi inutili, gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia. e lì vebbe a rimanere quattro mesi, quattro lunghissimi mesi. 659_547_000432 giangio condusse il burattino nellorto e glinsegnò la maniera di girare il bindolo. pinocchio si pose subito al lavoro, ma prima di aver tirato su le cento secchie dacqua era tutto grondante di sudore, dalla testa ai piedi. una fatica, a quel modo non laveva durata mai. 659_547_000433 ma quando fu lì, sentì mancarsi il coraggio e, invece di bussare, si allontanò correndo una ventina di passi. si avvicinò una seconda volta alla porta e non concluse nulla. 659_547_000434 affréttati, pinocchio, per carità. gridava belando la bella caprettina. e pinocchio nuotava disperatamente con le braccia, col petto, con le gambe e coi piedi. corri, pinocchio, perché il mostro si avvicina. e pinocchio, raccogliendo tutte le sue forze, raddoppiava di lena nella corsa. 659_547_000435 e cresci, cresci, cresci, diventò in pochi minuti un nasone che non finiva mai. il povero geppetto si affaticava a ritagliarlo, ma più lo ritagliava e lo scorciva e più quel naso impertinente diventava lungo. dopo il naso gli fece la bocca. 659_547_000436 ma da questa volta in là faccio proponimento di cambiar vita e di diventare un ragazzo ammodo e ubbidiente, tanto ormai ho belle, visto che i ragazzi a essere disubbidienti ci scapitano sempre e non ne infilano mai una per il su verso. 659_547_000437 che gli pareva di essere a mezza quaresima, e più andava avanti e più il chiarore si faceva rilucente e distinto. finché cammina, cammina. alla fine arrivò e quando fu arrivato, 659_547_000438 io avrò pietà del babbo e anche del figliuolo, ma ho voluto rammentarti il brutto garbo ricevuto per insegnarti che in questo mondo, quando si può, bisogna mostrarsi cortesi con tutti, se vogliamo esser ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno. 659_547_000439 difatti, andò subito a cercarlo a casa per invitarlo alla colazione e non lo trovò. tornò una seconda volta e lucignolo non cera. tornò una terza volta e fece la strada invano. 659_547_000440 e cominciò a tirare la fune con la quale lo aveva legato per una gamba, e tira, tira, tira. alla fine vide apparire a fior dacqua- indovinate- invece di un ciuchino morto, vide apparire a fior dacqua un burattino vivo che scodinzolava come unanguilla. 659_547_000441 io ti ho comprato perché tu lavori e perché tu mi faccia guadagnare molti quattrini su. dunque, da bravo, vieni con me nel circo e là ti insegnerà a saltare i cerchi, a rompere col capo le botti di foglio e a ballare il valzer e la polca stando ritto sulle gambe di dietro. 659_547_000442 gli occhi gli si chiusero e la coda gli smesse di fumare. che sia morto davvero, disse pinocchio dandosi una fregatina di mani dalla gran contentezza e, senza mettere tempo in mezzo, fece latto di scavalcarlo per passare dallaltra parte della strada. 659_547_000443 oggi nella dispensa non cè più nulla e questa candela che vedi accesa è lultima candela che mi sia rimasta e dopo e dopo, caro mio, rimarremo tutte due al buio. allora, babbino mio disse: pinocchio, non cè tempo da perdere, bisogna pensar subito a fuggire. 659_547_000444 amico mio, tu hai salvato il mio babbo. dunque non ho parole per ringraziarti abbastanza. permetti almeno che ti dia un bacio in segno di riconoscenza eterna. 659_547_000445 è morto questa mattina. morto, povera bestia, era tanto buono. ma giudicandoti alla fisonomia, anche te mi sembri un cane di garbo. domando scusa, io non sono un cane o chi sei, io sono un burattino. 659_547_000446 maestro ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino maraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali. 659_547_000447 a questo punto si sentì nella camera un suono soffocato di pianti e di singhiozzi. figuratevi come rimasero tutti allorché, sollevati un poco i lenzuoli, si accorsero che quello che piangeva e singhiozzava era pinocchio. 659_547_000448 ma tu non puoi crescere, replicò la fata. perché? perché i burattini non crescono mai. nascono burattini, vivono burattini e muoiono burattini. oh, sono stufo di far sempre il burattino, gridò pinocchio dandosi uno scappellotto. sarebbe ora che diventassi anchio un uomo come tutti gli altri. 659_547_000449 prima però di fare il gran salto, il burattino disse al suo babbo: montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte, forte. al resto ci penso io. 659_547_000450 perché non vai a seminarle nel campo dei miracoli? oggi è impossibile. vi anderò un altro giorno. un altro giorno sarà tardi, disse la volpe. perché? 659_547_000451 si avvicinò una terza volta e nulla. la quarta volta prese tremando il battente di ferro in mano e bussò un piccolo colpettino: aspetta, aspetta. finalmente dopo mezzora si aprì una finestra dellultimo piano. 659_547_000452 è con questo bel garbo mastrantonio che voi regalate la vostra roba. mavete quasi azzoppito i giuro che non sono stato io. allora sarò stato io. la colpa è tutta di questo legno. lo so che è del legno, ma siete voi che me lavete tirato nelle gambe. 659_547_000453 il quale, a titolo di correzione, voleva dargli subito una buona tiratina dorecchi. ma figuratevi come rimase quando, nel cercargli gli orecchi, non gli riuscì di poterli trovare. 659_547_000454 vivo. nondimeno, corse a inzuppare il suo fazzoletto nellacqua del mare e si pose a bagnare la tempia del suo povero compagno di scuola. e intanto, piangendo dirottamente e disperandosi, lo chiamava per nome e gli diceva: 659_547_000455 entrarono in una colombaia deserta, dove cera soltanto una catinella piena dacqua e un cestino ricolmo di veccie. il burattino, in tempo di vita sua non aveva mai potuto patire le veccie. 659_547_000456 geppetto, vedendosi guardare da quei due occhi di legno, se nebbe quasi per male e disse con accento risentito: occhiacci di legno, perché mi guardate? nessuno rispose. allora, dopo gli occhi, gli fece il naso. ma il naso appena fatto cominciò a crescere. 659_547_000457 io opo cinque mesi di cuccagna. pinocchio, con sua grande maraviglia, sente spuntarsi un bel paio dorecchie asinine e diventa un ciuchino con la coda e tutto. 659_547_000458 e andando avanti per far lume, disse al suo babbo: venite dietro a me e non abbiate paura. e così camminarono un bel pezzo e traversarono tutto il corpo e tutto lo stomaco del pesce-cane, ma giunti che furono al punto dove cominciava la gran gola del mostro. 659_547_000459 par di sì, altro che male, disse uno dei carabinieri chinandosi e osservando eugenio da vicino. questo ragazzo è stato ferito in una tempia. chi è che lha ferito? 659_547_000460 dato così il segnale della partenza, quel branco di monelli, coi loro libri e i loro quaderni sotto il braccio, si messero a correre attraverso ai campi e pinocchio era sempre avanti. a tutti pareva che avesse le ali ai piedi. 659_547_000461 quello che mangiò meno di tutti fu pinocchio. chiese uno spicchio di noce e un cantuccino di pane e lasciò nel piatto ogni cosa. il povero figliuolo, col pensiero sempre fisso al campo dei miracoli, aveva preso unindigestione anticipata di monete doro. 659_547_000462 e rimase là, incantato, cogli occhi spalancati, colla forchetta per aria e colla bocca piena di pane e di cavolfiore. che cosè mai tutta questa maraviglia? disse ridendo la buona donna. 659_547_000463 e se poi la fata mi grida, lasciala gridare quando avrà gridato. ben bene, si cheterà, disse quella birba di lucignolo. e come fai parti solo o in compagnia. 659_547_000464 quandecco che allimprovviso il ciuchino alzò tutte due le gambe di dietro e dando una fortissima sgropponata scaraventò il povero burattino in mezzo alla strada sopra un monte di ghiaia, allora grandi risate daccapo. 659_547_000465 e mandava fuori una nuvola di fumo che pareva fumo davvero. appena entrato in casa, geppetto prese subito gli arnesi e si pose a intagliare e a fabbricare il suo burattino. 659_547_000466 il suo viso pareva trasfigurato e perfino la punta del naso di paonazza, come era quasi sempre, gli era diventata turchina, dalla gran paura. 659_547_000467 queste parole toccarono lanimo di pinocchio il quale, rialzando vivacemente la testa, disse alla fata, io studierò, io lavorerò, io farò tutto quello che mi dirai perché, insomma, la vita del burattino mi è venuta a noia e voglio diventare un ragazzo a tutti i costi. 659_547_000468 e dopo aver resistito un bel pezzo, alla fine non ne poté più e lasciò andare un sonorissimo starnuto. a quello starnuto arlecchino, che fin allora era stato afflitto e ripiegato come un salcio piangente, si fece tutto allegro in viso. 659_547_000469 stette in ascolto e non senti nessun rumore. solamente di tanto in tanto sentiva battersi nel viso alcune grandi buffate di vento. da principio non sapeva intendere da dove quel vento uscisse. 659_547_000470 appena geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo pinocchio, sicurissimo del fatto suo, si gettò nellacqua e cominciò a nuotare. il mare era tranquillo come un olio. 659_547_000471 lucignolo fu comprato da un contadino a cui era morto il somaro il giorno avanti, e pinocchio fu venduto al direttore di una compagnia di pagliacci e di saltatori di corda, il quale lo comprò per ammaestrarlo e per farlo poi saltare e ballare insieme con le altre bestie della compagnia. 659_547_000472 tu tutte due, che sia la medesima malattia? ho paura di sì. vuoi farmi un piacere? lucignolo volentieri con tutto il cuore. i fai vedere i tuoi orecchi. 659_547_000473 per cui pinocchio, affacciandosi al principio della gola e guardando in su, poté vedere, al di fuori di quellenorme bocca spalancata, un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna. questo è il vero momento di scappare, bisbigliò allora voltandosi al suo babbo. 659_547_000474 eccomi qui che guardo da tutte le parti e non vedo altro che cielo e mare. ma io vedo anche la spiaggia, disse il burattino. per vostra regola, io sono come i gatti: ci vedo meglio di notte che di giorno. 659_547_000475 pazienza. la mattina dopo, svegliandosi, cercò subito nella greppia un altro po di fieno, ma non lo trovò perché laveva mangiato tutto nella notte. allora prese una boccata di paglia tritata. 659_547_000476 intanto geppetto prese con se il suo bravo pezzo di legno e, ringraziato mastrantonio, se ne tornò zoppicando a casa, geppetto tornato a. 659_547_000477 sì, sì, sì, anche voi avete i capelli turchini come lei, o fatina mia, o fatina mia. ditemi che siete voi, proprio voi. non mi fate più piangere. se sapeste, ho pianto tanto, ho patito tanto. 659_547_000478 a questa seconda bugia, il naso seguitò a crescere. se le hai perdute nel bosco vicino, disse la fata, le cercheremo e le ritroveremo, perché tutto quello che si perde nel vicino bosco si ritrova sempre. ah, ora che mi rammento bene, replicò il burattino imbrogliandosi. 659_547_000479 rido della bugia che hai detto. come mai sapete che ho detto una bugia? le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito perché ve ne sono di due specie. vi sono le bugie che hanno le gambe corte. 659_547_000480 dove poterlo ripescare. cerca di qua, cerca di là. finalmente lo vide nascosto sotto il portico di una casa di contadini. che cosa fai costì? gli domandò, pinocchio avvicinandosi. aspetto la mezzanotte per partire dove vai? 659_547_000481 andò nuotando a raggiungere alidoro e, presolo per la coda con tutte e due le mani, lo portò sano e salvo sulla rena asciutta del lido. il povero cane non si reggeva più in piedi. aveva bevuto, senza volerlo, tantacqua salata che era gonfiato come un pallone. 659_547_000482 tormentato dalla passione di rivedere il suo babbo e la sua sorellina dai capelli turchini, correva a salti come un cane levriero e nel correre le pillacchere gli schizzavano fin sopra il berretto. intanto andava dicendo fra sé e sé: 659_547_000483 come rimanesse il burattino quandebbe compitate alla peggio. quelle parole lo lascio pensare a voi. cadde bocconi a terra e coprendo di mille baci quel marmo mortuario, 659_547_000484 poi si provò a scappare, ma non aveva ancor fatto il primo passo che sentì agguantarsi per le braccia e intese due voci orribili e cavernose che gli dissero: o la borsa o la vita. 659_547_000485 ma si può dare un ragazzo più ingrato e più senza cuore di me? nel tempo che diceva così, si fermò tutta un tratto spaventato e fece quattro passi indietro. che cosa aveva veduto? 659_547_000486 aperto il portamonete: invece dei quaranta soldi di rame vi luccicavano quaranta zecchini doro, tutti nuovi, di zecca. dopo andò a guardarsi allo specchio. 659_547_000487 ma il battente, che era di ferro, diventò a un tratto unanguilla viva che, sgusciandogli dalle mani, sparì nel rigagnolo dacqua in mezzo alla strada. ah sì, gridò pinocchio sempre più accecato dalla collera. se il battente è sparito, io seguiterò a bussare a furia di calci. 659_547_000488 vai pure, ma facciamo una cosa lesta. il burattino andò, raccattò il berretto, ma invece di metterselo in capo se lo mise in bocca fra i denti e poi cominciò a correre di gran carriera verso la spiaggia del mare. 659_547_000489 intanto, siccome oggi mi è morto il cane che mi faceva la guardia di notte, tu prenderai subito il suo posto, tu mi farai da cane di guardia. detto fatto, glinfilò al collo un grosso collare, tutto coperto di spunzoni di ottone. 659_547_000490 ora bisogna sapere che pinocchio, fra i suoi amici e compagni di scuola, ne aveva uno prediletto e carissimo, il quale si chiamava di nome romeo, ma tutti lo chiamavano col soprannome di lucignolo per via del suo personalino asciutto, secco e allampanato. 659_547_000491 perché mai tanta fretta? perché il gatto ha ricevuto unimbasciata che il suo gattino maggiore, malato di geloni ai piedi, stava in pericolo di vita e la cena lhanno pagata. che vi pare? quelle lì sono persone troppo educate perché facciano un affronto simile alla signoria vostra. 659_547_000492 ragazzo mio, te ne pentirai. non me nimporta, la tua malattia è grave. non me nimporta, la febbre ti porterà in poche ore allaltro mondo. non me nimporta, non hai paura della morte. 659_547_000493 senza farselo ripetere. il burattino cominciò a camminare per quella viottola che conduceva al paese, ma il povero diavolo non sapeva più nemmeno lui in che mondo si fosse. 659_547_000494 il colombo. a questa risposta, si calò velocemente e venne a posarsi a terra. era più grosso di un tacchino. conoscerai dunque anche geppetto, domandò al burattino. se lo conosco, è il mio povero babbo. 659_547_000495 no, no, no, il mio povero babbo. no, gridò pinocchio con accento disperato, ma nel gridare così, gli zecchini gli suonarono in bocca. ah, furfante dunque i denari, te li sei nascosti sotto la lingua. 659_547_000496 te li darei volentieri, gli rispose laltro canzonandolo: ma oggi per lappunto non te li posso dare per quattro soldi. ti vendo la mia giacchetta. gli disse allora il burattino. 659_547_000497 scioccherie, gridò pinocchio. la mia è unopinione, replicò il tonno. e le opinioni, come dicono i tonni politici, vanno rispettate. insomma, io voglio andarmene di qui, io voglio fuggire. fuggi se ti riesce. 659_547_000498 la marmottina, alzò la zampa destra davanti e, dopo aver tastato il polso di pinocchio, gli disse sospirando: amico mio, mi dispiace doverti dare una cattiva notizia. 659_547_000499 quando fu condotto nella stalla, il nuovo padrone gli empì la greppia di paglia, ma pinocchio, dopo averne assaggiata una boccata, la risputò. allora il padrone, brontolando, gli empì la greppia di fieno, ma neppure il fieno gli piacque. 659_547_000500 è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come tutti gli altri ragazzi. ma come avete fatto a crescere così presto? è un segreto, insegnatemelo. vorrei crescere un poco anchio. non lo vedete, sono sempre rimasto alto come un soldo di cacio. 659_547_000501 che nome gli metterò? disse fra sé: e sé lo voglio chiamar pinocchio, questo nome gli porterà fortuna. ho conosciuto una famiglia intera di pinocchi. 659_547_000502 giunto che fu sulla spiaggia, pinocchio dette subito una grande occhiata sul mare, ma non vide nessun pescecane. il mare era tutto liscio come un gran cristallo da specchio. 659_547_000503 a sentirsi chiamare eccellenza. il burattinaio fece subito il bocchino tondo. e diventato tutta un tratto più umano e più trattabile. disse a pinocchio: ebbene, che cosa vuoi da me? 659_547_000504 conduci. dobbiamo ritentare la fuga. venite con me e non abbiate paura. ciò detto, pinocchio prese il suo babbo per la mano e, camminando sempre in punta di piedi, risalirono insieme su per la gola del mostro. poi traversarono tutta la lingua e scavalcarono i tre filari di denti. 659_547_000505 oramai sono vicino a casa e voglio andarmene a casa, dove cè il mio babbo che maspetta chi lo sa, povero vecchio, quanto ha sospirato ieri a non vedermi tornare. pur troppo io sono stato un figliolo cattivo. 659_547_000506 non avendo noi da dargli nemmeno una lisca di pesce, che cosa ha fatto, lamico mio che ha davvero un cuore di cesare? si è staccato coi denti uno zampetto delle sue gambe davanti e lha gettato a quella povera bestia perché potesse sdigiunarsi e la volpe. nel dir così si asciugò una lacrima. 659_547_000507 non finiva più dal chiamare il suo babbo per nome e dal fargli molti segnali colle mani e col moccichino da naso e perfino col berretto che aveva in capo, e parve che geppetto, sebbene fosse molto lontano dalla spiaggia, riconoscesse il figliuolo. 659_547_000508 poi ripeté più volte la solita operazione e, via via che cavava fuori gli altri pesci, sentiva venirsi lacquolina in bocca e, gongolando, diceva: buoni questi naselli, squisiti questi muggini, deliziose queste sogliole, prelibati questi ragnotti. 659_547_000509 e perché gli mancavano la legna per finirlo di cuocere e di rosolare. chiamò arlecchino e pulcinella e disse: loro: portatemi di qua quel burattino che troverete attaccato al chiodo. 659_547_000510 quando tornerò a casa, soggiunse ridendo, sarò vestito così bene che mi scambierete per un gran signore. e, uscito di casa, cominciò a correre, tutto allegro e contento, quando a un tratto sentì chiamarsi per nome e, voltandosi, vide una bella lumaca che sbucava fuori della siepe. 659_547_000511 tutto in un boccone e risputò solamente lalbero maestro perché gli era rimasto fra i denti come una lisca. per mia gran fortuna, quel bastimento era carico di carne conservata in cassette di stagno, di biscotto, ossia di pane abbrostolito. 659_547_000512 ammonticchiati gli uni sugli altri come tante acciughe nella salamoia. stavano male, stavano pigiati, non potevano quasi respirare, ma nessuno diceva ohi. 659_547_000513 quindi, avvicinatosi a pinocchio, cominciò a fargli molte carezze e, fra le altre cose, gli domandò comhai fatto a scuoprire il complotto di queste quattro ladroncelle e dire che melampo, il mio fido melampo, non sera mai accorto di nulla. il burattino allora avrebbe potuto raccontare quel che sapeva. 659_547_000514 quando pinocchio entrò nel teatrino delle marionette, accadde un fatto che destò mezza rivoluzione. bisogna sapere che il sipario era tirato su e la commedia era già incominciata. 659_547_000515 bada, pinocchio, il mostro ti raggiunge. eccolo, eccolo, affréttati, per carità, o sei perduto. e pinocchio a nuotar, più lesto che mai, e via e via e via. come andrebbe una palla di fucile? 659_547_000516 ci sono i ladri. rispose: pinocchio, dove sono nel pollaio, ora scendo subito. e infatti, in men che non si dice: amen, il contadino scese. 659_547_000517 intanto, alidoro ritrovata che ebbe la viottola che conduceva al paese, si fermò e posò delicatamente in terra. lamico pinocchio, quanto ti debbo ringraziare? disse il burattino. 659_547_000518 allora il giudice, accennando pinocchio ai giandarmi, disse loro: quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete doro. pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione. 659_547_000519 come andò che maestro ciliegia falegname, trovò un pezzo di legno che piangeva e rideva come un bambino. cera una volta un re, diranno subito i miei piccoli lettori. no, ragazzi, avete sbagliato. 659_547_000520 è pinocchio, è pinocchio. urlano in coro tutti i burattini, uscendo a salti fuori delle quinte. è pinocchio, è il nostro fratello pinocchio. evviva pinocchio. 659_547_000521 aspettami costì che torno subito, rispose il vecchino credendo di aver da fare con qualcuno di quei ragazzacci rompicollo che si divertono di notte a suonare i campanelli delle case per molestare la gente. per bene che se la dorme tranquillamente. dopo mezzo minuto la finestra si riaprì. 659_547_000522 vieni via con noi e staremo allegri. no, no, no, vieni via con noi e staremo allegri. gridarono altre quattro voci di dentro al carro. vieni via con noi e staremo allegri. urlarono tutte insieme. un centinaio di voci di dentro al carro. e se vengo con voi? 659_547_000523 pinocchio, non potendo rispondere con le parole a motivo delle monete che aveva in bocca, fece mille salamelecchi e mille pantomime per dare ad intendere a quei due incappati di cui si vedevano soltanto gli occhi attraverso i buchi dei sacchi. 659_547_000524 tutti i suoi amici e compagni di scuola dovevano essere invitati per il giorno dopo a una gran colazione in casa della fata per festeggiare insieme il grande avvenimento. e la fata aveva fatto preparare dugento tazze di caffè e latte e quattrocento panini imburrati di sotto e di sopra. 659_547_000525 due camelie bianche agli orecchi, la criniera divisa in tanti riccioli legati con fiocchettini dargento, attraverso alla vita. 659_547_000526 ma pinocchio non poté finire il suo ragionamento perché in quel punto gli parve di sentire dietro di sé un leggerissimo fruscio di foglie. si voltò a guardare e vide nel buio due figuracce nere, tutte imbacuccate in due sacchi da carbone. 659_547_000527 avrebbe preferito piuttosto di morire. erano già arrivati e stavano per entrare in paese quando una folata di vento strapazzone levò di testa a pinocchio il berretto, portandoglielo lontano una decina di passi. si contentano, disse il burattino ai carabinieri, che vada a riprendere il mio berretto. 659_547_000528 ah, non ti piace neppure il fieno, gridò il padrone imbizzito: lascia fare, ciuchino. bello che se hai dei capricci per il capo, penserò io a levarteli. e a titolo di correzione, gli affibbiò subito una frustata nelle gambe. 659_547_000529 fra le altre cose, costruì da sé stesso un elegante carrettino per condurre a spasso il suo babbo alle belle giornate e per fargli prendere una boccata daria nelle veglie, poi della sera si esercitava a leggere e a scrivere. 659_547_000530 ma lungo la strada, non potendo più reggere ai morsi terribili della fame, saltò in un campo collintenzione di cogliere poche ciocche duva moscadella non lavesse mai fatto. 659_547_000531 carine queste acciughe col capo. come potete immaginarvelo, i naselli, i muggini, le sogliole, i ragnotti e le acciughe andarono tutti alla rinfusa nella conca a tener compagnia alle triglie. lultimo che restò nella rete fu pinocchio. 659_547_000532 e questi riguardi sarebbero in segno di amicizia e di stima particolare. lascerò a te la scelta del come vuoi essere cucinato: desideri essere fritto in padella, oppure preferisci di essere cotto nel tegame colla. salsa di pomidoro. 659_547_000533 ma, presi in mano gli arnesi del mestiere e due pezzetti di legno stagionato, si pose a lavorare di grandissimo impegno e in meno dunora i piedi erano belle fatti: due piedini svelti, asciutti e nervosi, come se fossero modellati da un artista di genio. 659_547_000534 al campo dei miracoli. domattina, allo spuntare del giorno, pinocchio pagò uno zecchino per la cena sua e per quella dei suoi compagni e dopo partì. 659_547_000535 gli dette una gran musata nello stomaco e lo gettò a gambe allaria. figuratevi la risatona impertinente e sgangherata di tutti quei ragazzi presenti alla scena. 659_547_000536 e nel battere in terra fece lo stesso rumore che avrebbe fatto un sacco di mestoli cascato da un quinto piano. aprimi intanto, gridava geppetto dalla strada. babbo mio, non posso, rispondeva il burattino piangendo e ruzzolandosi per terra. perché non puoi? 659_547_000537 cè altro da fare. nientaltro, rispose la volpe. ora possiamo andar via. tu poi ritorna qui fra una ventina di minuti e troverai larboscello già spuntato dal suolo e coi rami tutti carichi di monete. il povero burattino, fuori di sé dalla contentezza, ringraziò mille volte la volpe e il gatto. 659_547_000538 in quel frattempo passò per la strada un uomo tutto sudato e trafelato, il quale da sé tirava con gran fatica due carretti carichi di carbone. pinocchio, giudicandolo dalla fisonomia per un buon uomo, gli si accostò e, abbassando gli occhi dalla vergogna, gli disse sottovoce: 659_547_000539 anchio lho creduto una volta e oggi ne porto le pene. oggi, ma troppo tardi. mi son dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o collingegno della propria testa. 659_547_000540 ma io gli ho detto due paroline negli orecchi e spero di averlo reso mansueto e ragionevole. pinocchio montò e il carro cominciò a muoversi, ma nel tempo che i ciuchini galoppavano e che il carro correva sui ciotoli della via maestra. 659_547_000541 è verissimo, soggiunse il pescatore e siccome vedo che sei un pesce, che hai la fortuna di parlare e di ragionare come me, così voglio usarti anchio i dovuti riguardi. 659_547_000542 piglialo, piglialo urlava geppetto, ma la gente che era per la via, vedendo questo burattino di legno che correva come un barbero, si fermava incantata a guardarlo e rideva, rideva e rideva, da non poterselo figurare. 659_547_000543 ma non aveva ancora finito di alzare la gamba che il serpente si rizzò allimprovviso come una molla scattata e il burattino, nel tirarsi indietro, spaventato, inciampò e cadde per terra. 659_547_000544 davvero, davvero, gridò il burattino saltando dallallegrezza. dunque, la ferita non era grave, ma poteva riuscire gravissima e anche mortale, rispose il vecchietto, perché gli tirarono sul capo un grosso libro rilegato in cartone. 659_547_000545 allapparizione inaspettata del burattinaio, ammutolirono tutti. nessuno fiatò più si sarebbe sentito volare una mosca. quei poveri burattini, maschi e femmine, tremavano tutti come tante foglie. 659_547_000546 e pinocchio seguitava a dormire e a russare come se i suoi piedi fossero quelli dun altro. finalmente, sul far del giorno, si svegliò perché qualcuno aveva bussato alla porta. 659_547_000547 oh, che bella vita, diceva pinocchio tutte le volte che per caso simbatteva in lucignolo. vedi dunque se avevo ragione, ripigliava questultimo, e dire che tu non volevi partire. e pensare che teri messo in capo di tornartene a casa dalla tua fata per perdere il tempo a studiare. 659_547_000548 e il nodo scorsoio, stringendosi sempre più alla gola, gli toglieva il respiro. a poco a poco gli occhi gli si appannavano e sebbene sentisse avvicinarsi la morte, pure sperava sempre che da un momento allaltro sarebbe capitata qualche anima pietosa a dargli aiuto. 659_547_000549 passavano di tanto in tanto alcune carrozze signorili con dentro o qualche volpe o qualche gazza ladra o qualche uccellaccio di rapina. e il campo dei miracoli dovè? domandò pinocchio. 659_547_000550 da principio voleva dire e voleva fare, ma poi quando vide il suo pinocchio sdraiato in terra e rimasto senza piedi, davvero allora sentì: 659_547_000551 non è roba per noi. noi siamo avvezzi a cibarci molto meglio. intanto, il combattimento sinferociva sempre più quandecco che un grosso granchio che era uscito fuori dellacqua e sera, adagio adagio, arrampicato fin sulla spiaggia, gridò con una vociaccia di trombone infreddato. 659_547_000552 non posso star ritto, credetelo, o povero me, povero me che mi toccherà a camminare coi ginocchi per tutta la vita. geppetto, credendo che tutti questi piagnistei fossero unaltra monelleria del burattino, pensò bene di farla finita e, arrampicatosi su per il muro, entrò in casa dalla finestra. 659_547_000553 appena che questi zecchini gli avrò raccolti, ne prenderò per me duemila e gli altri cinquecento di più li darò in regalo a voi. altri due, un regalo a noi. gridò la volpe sdegnandosi e chiamandosi offesa. 659_547_000554 allora pinocchio, figurandosi di aver coraggio, si avvicinò a pochi passi di distanza e, facendo una vocina dolce, insinuante e sottile, disse al serpente- scusi, signor serpente, che mi farebbe il piacere di tirarsi un pochino da una parte, tanto da lasciarmi passare. 659_547_000555 il suo stomaco pareva un quartiere rimasto vuoto e disabitato da cinque mesi. calmati a poco a poco i morsi rabbiosi della fame. allora alzò il capo per ringraziare la sua benefattrice. ma non aveva ancora finito di fissarla in volto che cacciò un lunghissimo ohhh di maraviglia. 659_547_000556 a mio credere, il burattino è belle morto, ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo. i dispiace, disse la civetta, di dover contraddire il corvo mio illustre amico e collega. 659_547_000557 vuoi venire anche tu in quel fortunato paese? sicuro che ci voglio venire, ma ti avverto, carino mio, che nel carro non cè più posto. come vedi, è tutto pieno pazienza, replicò lucignolo. 659_547_000558 arrivati in piazza, trovarono subito il compratore, il quale domandò al garzone di stalla: quanto vuoi di cotesto ciuchino zoppo? venti lire, io ti do venti soldi. non credere che io lo compri per servirmene: lo compro unicamente per la sua pelle. 659_547_000559 e camminare sempre diritto al naso. non puoi sbagliare i dica unaltra cosa: lei che passeggia tutto il giorno e tutta la notte per il mare, non avrebbe incontrato per caso una piccola barchettina con dentro il mi babbo? e chi è il tuo babbo? 659_547_000560 arrivedella, stia bene e tanti saluti a casa. ciò detto, distese le ali e, infilata la finestra che era aperta, se ne volò via a perdita docchio. 659_547_000561 detto fatto, prese subito, lascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo. ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria perché sentì una vocina sottile che disse raccomandandosi: 659_547_000562 e le sue grida e i suoi lamenti erano così strazianti e acuti che tutte le colline allintorno ne ripetevano leco e piangendo diceva: o fatina mia, perché sei morta? perché invece di te non sono morto io che sono tanto cattivo, mentre tu eri tanto buona. 659_547_000563 la brocca era molto pesa e il burattino, non avendo forza da portarla colle mani, si rassegnò a portarla in capo. arrivati a casa, la buona donnina fece sedere pinocchio a una piccola tavola apparecchiata e gli pose davanti il pane, il cavolfiore condito e il confetto. pinocchio non mangiò, ma diluviò. 659_547_000564 questa volta, maestro ciliegia, restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana. 659_547_000565 povero pinocchio. oramai non lo rivedrò più. il pesce-cane a questora lavrà belle divorato, ha detto proprio così. dunque, era lei, era lei, era la mia cara fatina. cominciò a urlare pinocchio, singhiozzando e piangendo dirottamente. 659_547_000566 per darsi interamente ai balocchi e ai divertimenti, non possono far altro che una fine disgraziata. io lo so per prova e te lo posso dire: verrà un giorno che piangerai anche tu, come oggi piango io. 659_547_000567 io scappai a vedere i burattini e il burattinaio mi voleva mettere sul fuoco perché gli cocessi il montone arrosto, che fu quello poi che mi dette cinque monete doro perché le portassi a voi. ma io trovai la volpe e il gatto. 659_547_000568 arrivato che sarai sotto la quercia grande, troverai disteso sullerba un povero burattino mezzo morto. raccoglilo con garbo, posalo pari pari su i cuscini della carrozza e portamelo qui. hai capito? 659_547_000569 non vi date alla disperazione. padrone dei ciuchini, ce nè tanti in questo mondo. dimmi monello impertinente e la tua storia finisce qui. no, rispose il burattino. 659_547_000570 o bella bambina dai capelli turchini gridava: pinocchio, aprimi, per carità, abbi compassione di un povero ragazzo inseguito dagli assass. 659_547_000571 e dopo poco tornarono in cucina portando sulle braccia il povero pinocchio il quale, divincolandosi come unanguilla fuori dellacqua, strillava disperatamente: babbo mio, salvatemi, non voglio morire, non voglio morire. 659_547_000572 il burattino, vedendosi balenare la morte dinanzi agli occhi, fu preso da un tremito così forte che, nel tremare, gli sonavano le giunture delle sue gambe di legno e i quattro zecchini che teneva nascosti sotto la lingua. dunque, gli domandarono gli assassini. 659_547_000573 ma per mostrarti quanto sei gradito, posso cederti il mio posto a cassetta e voi e io farò la strada a piedi. no, davvero che non lo permetto. preferisco piuttosto di salire in groppa. a qualcuno di questi ciuchini gridò pinocchio. 659_547_000574 dunque, la mia medicina tha fatto bene, davvero altro che bene: i ha rimesso al mondo. e allora, come mai ti sei fatto tanto pregare a beverla? egli è che noi ragazzi siamo tutti così. 659_547_000575 e la fata mi perdonerà la brutta azione che le ho fatto. e pensare che ho ricevuto da lei tante attenzioni e tante cure amorose e pensare che se oggi son sempre vivo, lo debbo a lei. 659_547_000576 intanto, posata da una parte, lascia prese in mano la pialla per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno. ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, senti la solita vocina che gli disse ridendo: 659_547_000577 strada facendo, raccoglieva con promesse e con moine tutti i ragazzi svogliati che avevano a noia i libri e le scuole e, dopo averli caricati sul suo carro, li conduceva nel paese dei balocchi perché passassero tutto il loro tempo in giochi, in chiassate e in divertimenti. 659_547_000578 allora messe loro la cavezza e li condusse sulla piazza del mercato con la speranza di venderli e di beccarsi un discreto guadagno. e i compratori, difatti, non si fecero aspettare. 659_547_000579 rido perché nello spollinarmi mi son fatto il solletico sotto le ali. il burattino non rispose. andò alla gora e, riempita dacqua la solita ciabatta, si pose nuovamente ad annaffiare la terra che ricuopriva le monete doro. 659_547_000580 e guardando, vide in un palco una bella signora che aveva al collo una grossa collana doro dalla quale pendeva un medaglione. nel medaglione, cera dipinto il ritratto dun burattino. 659_547_000581 pinocchio era sulle spine, stava lì lì per fare unultima offerta, ma non aveva coraggio, esitava, tentennava, pativa. alla fine disse: vuoi darmi quattro soldi di questabbecedario nuovo? 659_547_000582 la fata, gli dette la pallina e pinocchio. dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un attimo disse leccandosi i labbri: bella cosa, se anche lo zucchero fosse una medicina, i purgherei tutti i giorni. ora mantieni la promessa e bevi queste poche gocciole dacqua che ti renderanno la salute. 659_547_000583 non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastrantonio. 659_547_000584 domani finisco di essere un burattino e divento un ragazzo come te e come tutti gli altri. buon pro ti faccia. domani, dunque, ti aspetto a colazione a casa mia, ma se ti dico che parto questa sera, 659_547_000585 lo cercò nelle strade, nelle piazze, nei teatrini, in ogni luogo, ma non lo trovò. ne chiese notizia a quanti incontrò per la via, ma nessuno laveva veduto. allora andò a cercarlo a casa e, arrivato alla porta, bussò. 659_547_000586 e, in segno di maggiore esultanza, volle che fossero aperte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini. se escono di prigione gli altri, voglio uscire anchio, disse pinocchio al carceriere. 659_547_000587 fatto sta che il compratore, appena pagati i venti soldi, condusse il ciuchino sopra uno scoglio chera sulla riva del mare e messogli un sasso al collo e legatolo per una zampa con una fune che teneva in mano. 659_547_000588 no, si. e riscaldandosi sempre più, vennero dalle parole ai fatti e, acciuffatisi fra di loro, si graffiarono, si morsero e si. 659_547_000589 è un monellaccio, uno svogliato, un vagabondo. pinocchio si nascose la faccia sotto i lenzuoli. quel burattino lì è un figliuolo disubbidiente che farà morire di crepacuore il suo povero babbo. 659_547_000590 e il gatto che era cieco, si lasciava guidare dalla volpe. buon giorno, pinocchio. gli disse la volpe, salutandolo garbatamente. comè che sai il mio nome? domandò il burattino: conosco bene il tuo babbo. 659_547_000591 non era ancora passato un quarto dora che la carrozzina tornò e la fata che stava aspettando sulluscio di casa prese in collo il povero burattino e portatolo in una cameretta che aveva le pareti di madreperla, mandò subito a chiamare i medici più famosi del vicinato. 659_547_000592 addio mascherine, rispose il burattino. i avete ingannato una volta e ora non mi ripigliate più. credilo, pinocchio, che oggi siamo poveri e disgraziati. davvero, davvero, ripeté il gatto. 659_547_000593 e, dopo mille sguaiataggini, finirono col dare in una bella risata e risero, risero, risero da doversi reggere il corpo, se non che sul più bello del ridere, lucignolo tutta un tratto si chetò e, barcollando e cambiando colore, disse allamico: aiuto, aiuto, pinocchio, che coshai. 659_547_000594 ma il momento più brutto per que due sciagurati. sapete quando fu il momento più brutto e più umiliante? fu quello quando sentirono spuntarsi di dietro la coda. 659_547_000595 e tornò a guardarlo attentamente e, dopo averlo guardato ben bene, per ogni verso, finì col dire: ho già capito devessere un granchio di mare. 659_547_000596 tutta di raso turchino per mettervi dentro la coda. quando il tempo cominciava a piovere su da bravo medoro, disse la fata al can barbone: fai subito attaccare la più bella carrozza della mia scuderia e prendi la via del bosco. 659_547_000597 detto fatto, salirono su per la gola del mostro marino e, arrivati in quellimmensa bocca, cominciarono a camminare in punta di piedi sulla lingua, una lingua così larga e così lunga. 659_547_000598 figùrati che le vacanze dellautunno cominciano col primo di gennaio e finiscono collultimo di dicembre. ecco un paese come piace veramente a me, ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili. 659_547_000599 parete. pinocchio ha fame e cerca un uovo per farsi una frittata. ma sul più bello, la frittata gli vola via dalla finestra. 659_547_000600 cucù fece il burattino, battendosi collindice sulla punta del naso in segno di canzonatura: pinocchio la finisce male. cucù ne toccherai quanto un somaro cucù. 659_547_000601 e si pose a guardare di qua e di là, se per caso avesse potuto scorgere su quella immensa spianata dacqua una piccola barchetta con un omino dentro. ma dopo aver guardato ben bene, non vide altro dinanzi a sé che cielo, mare e qualche vela di bastimento, ma così lontana che pareva una mosca. 659_547_000602 quando poi quei poveri ragazzi, illusi a furia di baloccarsi sempre e di non studiare mai, diventavano tanti ciuchini, allora tutto, allegro e contento, simpadroniva di loro e li portava a vendere sulle fiere e sui mercati. 659_547_000603 e glielo strinse in modo da non poterselo levare passandoci la testa. dentro al collare cera attaccata una lunga catenella di ferro e la catenella era fissata nel muro. 659_547_000604 di lì a poco suonò la mezzanotte, poi il tocco, poi le due dopo mezzanotte, e la porta era sempre chiusa. allora, pinocchio, perduta la pazienza, afferrò con rabbia il battente della porta per bussare un gran colpo da far rintronare tutto il casamento. 659_547_000605 siamo venuti a prenderti, rispose il coniglio più grosso a prendermi. ma io non sono ancora morto, ancora no, ma ti restano pochi minuti di vita. avendo tu ricusato di bevere la medicina che ti avrebbe guarito dalla febbre, o fata, o fata mia cominciò allora a strillare il burattino. 659_547_000606 e per questo eccomi qui. a tali parole, i due ciuchini rimasero mogi, mogi, colla testa giù, con gli orecchi bassi e con la coda fra le gambe. 659_547_000607 metti fuori i denari o sei morto, disse lassassino più alto di statura. morto. ripeté laltro e dopo ammazzato te, ammazzeremo anche tuo padre, anche tuo padre. 659_547_000608 aveva veduto un grosso serpente disteso attraverso alla strada, che aveva la pelle verde, gli occhi di fuoco e la coda appuntuta, che gli fumava come una cappa di camino. 659_547_000609 vorrei sapere da lor, signori, se questo disgraziato burattino sia morto o vivo. a questinvito il corvo, facendosi avanti: per il primo tastò il polso a pinocchio, poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi e quandebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole: 659_547_000610 a quella vista, il povero pinocchio ebbe unallegrezza così grande e così inaspettata che ci mancò un ette non cadesse in delirio. voleva ridere, voleva piangere. 659_547_000611 che pareva il viottolone dun giardino. e già stavano lì, lì per fare il gran salto e per gettarsi a nuoto nel mare quando, sul più bello, il pesce-cane starnutì. e nello starnutire, 659_547_000612 il povero burattino rimase lì come incantato, cogli occhi fissi, colla bocca aperta e coi gusci delluovo in mano, riavutosi peraltro dal primo sbigottimento. cominciò a piangere, a strillare, a battere i piedi in terra per la disperazione. 659_547_000613 e quando gli parve che fosse lora, riprese subito la strada che menava al campo dei miracoli. e mentre camminava con passo frettoloso, il cuore gli batteva forte e gli faceva tic tac, tic tac come un orologio da sala, quando corre davvero. e intanto pensava dentro di sé. 659_547_000614 finito il combattimento, mastrantonio si trovò fra le mani la parrucca gialla di geppetto e geppetto si accorse di avere in bocca la parrucca brizzolata del falegname. 659_547_000615 chi è? domandò sbadigliando e stropicciandosi gli occhi. sono io. rispose una voce. quella voce era la voce di geppetto. 659_547_000616 sapessi almeno come si chiama questisola- andava dicendo- sapessi almeno se questisola è abitata da gente di garbo, voglio dire da gente che non abbia il vizio di attaccare i ragazzi ai rami degli alberi. 659_547_000617 ti pare che io voglia perdere loccasione di assaggiare un pesce così raro? non capita mica tutti i giorni un pesce burattino in questi mari. lascia fare a me. ti friggerò in padella assieme a tutti gli altri pesci e te ne troverai contento. lesser fritto in compagnia è sempre una consolazione. 659_547_000618 aspettò un segno di risposta a quella dimanda, ma la risposta non venne. anzi, il serpente che fin allora pareva arzillo e pieno di vita diventò immobile e quasi irrigidito. 659_547_000619 e la capra dovè andata. domandò pinocchio con vivissima curiosità. non lo so e quando ritornerà? non ritornerà mai. ieri è partita tutta afflitta e belando. pareva che dicesse: 659_547_000620 prima di partire, i carabinieri chiamarono alcuni pescatori che in quel momento passavano per lappunto colla loro barca vicino alla spiaggia e dissero loro: i affidiamo questo ragazzetto ferito nel capo, portatelo a casa vostra e assistetelo. domani torneremo a vederlo. 659_547_000621 hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridente anche allinterno delle loro famiglie. e il vecchio pinocchio di legno? dove si sarà nascosto? eccolo là, rispose geppetto. 659_547_000622 e se invece di mille monete ne trovassi su i rami dellalbero duemila? e se invece di duemila ne trovassi cinquemila? e se invece di cinquemila ne trovassi centomila? 659_547_000623 i dispiace davvero di farvi venire lacquolina in bocca, ma queste qui, se ve ne intendete, sono cinque bellissime monete. doro e tirò fuori le monete avute in regalo da mangiafoco. al simpatico suono di quelle monete, la volpe, per un moto involontario, allungò la gamba che pareva rattrappita. 659_547_000624 sono io, chi io pinocchio, chi pinocchio il burattino, quello che sta in casa colla fata. ah, ho capito, disse la lumaca. 659_547_000625 fermiamoci un po qui, disse la volpe, tanto per mangiare un boccone e per riposarci qualche ora a mezzanotte, poi ripartiremo per essere domani allalba nel campo dei miracoli. entrati nellosteria, si posero tutti e tre a tavola. 659_547_000626 morire. mangiafoco starnutisce e perdona a pinocchio, il quale poi difende dalla morte il suo amico arlecchino. il burattinaio mangiafoco, che questo era il suo nome, pareva un uomo spaventoso. non dico di no. 659_547_000627 il burattino raccattò di terra il trattato di aritmetica, rilegato in cartone e cartapecora per mostrarlo al carabiniere. e questo libro di chi è mio? 659_547_000628 ed io, quando mi svegliai, loro non cerano più perché erano partiti. allora io cominciai a camminare di notte, che era un buio che pareva impossibile, per cui trovai per la strada due assassini dentro due sacchi da carbone che mi dissero: metti fuori i quattrini. e io dissi: non ce nho. 659_547_000629 pinocchio, commosso, anche lui si avvicinò al gatto, sussurrandogli negli orecchi: se tutti i gatti ti somigliassero, fortunati i topi. e ora che cosa fai in questi luoghi? domandò la volpe al burattino. aspetto il mio babbo, che deve arrivare qui di momento in momento, e le tue monete doro. 659_547_000630 che cosa sarà mai quel lumicino lontano, lontano, disse pinocchio. sarà qualche nostro compagno di sventura che aspetterà, come noi, il momento di esser digerito? 659_547_000631 i medici arrivarono subito, uno dopo laltro, arrivò cioè un corvo, una civetta e un grillo parlante. vorrei sapere da lor, signori, disse la fata rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di pinocchio. 659_547_000632 e allora avvenne una scena che parrebbe incredibile se non fosse vera. avvenne cioè che pinocchio e lucignolo, quando si videro colpiti tutte due dalla medesima disgrazia, invece di restar mortificati e dolenti, cominciarono ad ammiccarsi i loro orecchi, smisuratamente cresciuti. 659_547_000633 e tirò fuori un piccolo portamonete davorio sul quale erano scritte queste parole: la fata dai capelli turchini restituisce al suo caro pinocchio i quaranta soldi e lo ringrazia tanto del suo buon cuore. 659_547_000634 birba dun burattino, come mai ti sei accorto che ero io? gli è il gran bene che vi voglio. quello che me lha detto ti ricordi. i lasciasti bambina e ora mi ritrovi donna, tanto donna che potrei quasi farti da mamma. lho, caro dimolto, perché così, invece di sorellina, vi chiamerò la mia mamma. 659_547_000635 grande, dovecché la bella bambina dai capelli turchini mi mandò a prendere con una carrozzina e i medici, quando mebbero visitato, dissero subito: se non è morto è segno che è sempre vivo. 659_547_000636 e, nel dir così, pinocchio piangeva dirottamente e, gettandosi ginocchioni per terra, abbracciava i ginocchi di quella donnina misteriosa. 659_547_000637 che cosa dirà la mia buona fata? disse il burattino che cominciava a intenerirsi e a ciurlar nel manico: non ti fasciare il capo con tante melanconie. pensa che andiamo in un paese dove saremo padroni di fare il chiasso dalla mattina alla sera. 659_547_000638 i tuoi lamenti mi hanno messo unuggiolina. in fondo allo stomaco sento uno spasimo che quasi quasi etcì, etcì e fece altri due starnuti. felicità, disse pinocchio. 659_547_000639 per vedervi partire tutti insieme. rimani qui un altro poco e ci vedrai. no, no, voglio ritornare a casa. aspetta altri due minuti. ho indugiato anche troppo. la fata starà in pensiero per me. povera fata che ha paura forse che ti mangino i pipistrelli. 659_547_000640 ehi, signor omino, gridò allora pinocchio al padrone del carro. sapete che cosa cè di nuovo? questo ciuchino piange. lascialo piangere, riderà quando sarà sposo, ma che forse gli avete insegnato anche a parlare. 659_547_000641 ma oramai mi sono impietosito e ci vuol pazienza. invece di te metterò a bruciare sotto lo spiedo qualche burattino della mia compagnia, olà giandarmi. 659_547_000642 chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e dato un grande scrollone. rimase lì come intirizzito. 659_547_000643 figuratevi lallegrezza di pinocchio quando si sentì libero, senza stare a dire che è e che non è. uscì subito fuori della città e riprese la strada che doveva ricondurlo alla casina della fata. 659_547_000644 gli affibbiarono due colpi nel mezzo alle reni, ma il burattino, per sua fortuna, era fatto dun legno durissimo, motivo per cui le lame spezzandosi andarono in mille schegge e gli assassini rimasero col manico dei coltelli in mano a guardarsi in faccia. 659_547_000645 quanto tempo ci vuole di qui alla spiaggia, domandò il burattino fra unora, siamo belle, andati e tornati, dunque via. e chi più corre è più bravo, gridò pinocchio. 659_547_000646 tutta imbottita di penne di canarino e foderata nellinterno di panna montata e di crema coi savoiardi. la carrozzina era tirata da cento pariglie di topini bianchi e il can barbone, seduto a cassetta, schioccava la frusta a destra e a sinistra come un vetturino quandha paura di aver fatto tardi. 659_547_000647 coraggio, babbo. fra pochi minuti arriveremo a terra e saremo salvi. ma dovè questa spiaggia benedetta? domandò il vecchietto, diventando sempre più inquieto e appuntando gli occhi, come fanno i sarti quando infilano lago. 659_547_000648 la sua bocca era larga come un forno, i suoi occhi parevano due lanterne di vetro rosso col lume acceso di dietro e con le mani faceva schioccare una grossa frusta fatta di serpenti e di code di volpe attorcigliate insieme. 659_547_000649 ballo, nonché nei relativi salti dei cerchi e delle botti foderate di foglio. ammiratelo e poi giudicatelo. prima però di prendere cognato da voi, permettete o signori, che io vinviti al diurno spettacolo di domani sera? 659_547_000650 se si voltava di là, lo batteva nelle pareti o nella porta di camera. se alzava un po di più il capo, correva il rischio di ficcarlo in un occhio alla fata. e la fata lo guardava e rideva. perché ridete? gli domandò il burattino, tutto confuso e impensierito di quel suo naso che cresceva a occhiate. 659_547_000651 diventato un ciuchino vero. è portato a vendere e lo compra il direttore di una compagnia di pagliacci per insegnargli a ballare e a saltare i cerchi. ma una sera azzoppisce e allora lo ricompra un altro per far con la sua pelle un tamburo. 659_547_000652 oggi alla scuola voglio subito imparare a leggere. domani poi imparerò a scrivere, e domani laltro imparerò a fare i numeri. poi, colla mia abilità, guadagnerò molti quattrini. 659_547_000653 pinocchio, il padre, pinocchia, la madre e pinocchi, i ragazzi, e tutti se la passavano bene. il più ricco di loro chiedeva lelemosina quando ebbe trovato il nome al suo burattino. allora cominciò a lavorare a buono. 659_547_000654 sputali subito e pinocchio duro. ah, tu fai il sordo. aspetta un poco che penseremo noi a farteli sputare. difatti, uno di loro afferrò il burattino per la punta del naso. 659_547_000655 che ebbe già lonore di ballare al cospetto di sua maestà, limperatore di tutte le corti principali deuropa e col ringraziandoli, aiutateci, della vostra animatrice presenza e compatiteci. 659_547_000656 quando il pescatore ebbe tirata fuori la rete dal mare, gridò tutto contento. provvidenza benedetta, anchoggi, potrò fare una bella scorpacciata di pesce. 659_547_000657 quando, allimprovviso che è, che non è arlecchino- smette di recitare e, voltandosi verso il pubblico e accennando colla mano qualcuno in fondo alla platea, comincia a urlare in tono drammatico: 659_547_000658 le ho sempre in tasca, meno una che la spesi allosteria del gambero rosso. e pensare che invece di quattro monete potrebbero diventare domani mille e duemila. perché non dai retta al mio consiglio? 659_547_000659 allora entrò in bottega un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva nome geppetto, ma i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di polendina. 659_547_000660 ma invece di cogliere il burattino, colse nella testa uno dei compagni, il quale diventò bianco come un panno lavato e non disse altro che queste parole: o mamma mia, aiutatemi perché muoio. 659_547_000661 non ti rammenti di quella volta quando scesi a farti lume e che tu rimanesti con un piede confitto nelluscio di casa. i rammento di tutto. gridò pinocchio: rispondimi subito, lumachina bella. 659_547_000662 la sua popolazione era tutta composta di ragazzi: i più vecchi avevano quattordici anni, i più giovani ne avevano otto. appena nelle strade, unallegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello, branchi di monelli dappertutto. chi giocava alle noci, chi alle piastrelle? 659_547_000663 allora il burattino perdutosi, danimo, fu proprio sul punto di gettarsi in terra e di darsi per vinto quando, nel girare gli occhi allintorno, vide fra mezzo al verde cupo degli alberi biancheggiare in lontananza una casina candida come la neve. 659_547_000664 vedo che ha la pelle molto dura e con la sua pelle voglio fare un tamburo per la banda musicale del mio paese. lascio pensare a voi ragazzi il bel piacere che fu per il povero pinocchio quando sentì che era destinato a diventare un tamburo. 659_547_000665 il suo naso raccorcì e tornò della grandezza naturale come era prima. e perché sei tutto bianco? a codesto modo, gli domandò a un tratto il vecchino. i dirò, senza avvedermene, mi sono strofinato a un muro che era imbiancato di fresco. 659_547_000666 figuratevi come restò il suo naso, che era già lungo, gli diventò più lungo almeno quattro dita. allora si dette a correre per la stanza e a frugare per tutte le cassette e per tutti i ripostigli, in cerca di un po di pane. 659_547_000667 ho imitato il tuo esempio. tu sei quello che mi hai insegnato la strada e dopo te sono fuggito. anchio tonno mio, tu càpiti proprio a tempo. ti prego per lamor che porti ai tonnini tuoi figliuoli: aiutaci, o siamo perduti. 659_547_000668 pregate la fata. da parte mia, la fata dorme e non vuol essere svegliata. ma che cosa volete che io faccia, inchiodato tutto il giorno a questa porta, divèrtiti a contare le formicole che passano per la strada. 659_547_000669 poi, tirato fuori un vassoiaccio di legno pieno di farina, si dette a infarinare tutti quei pesci e, man mano che li aveva infarinati, li buttava a friggere dentro la padella. 659_547_000670 intorno a sé cera, da ogni parte un gran buio, ma un buio così nero e profondo che gli pareva di essere entrato col capo in un calamaio pieno dinchiostro. 659_547_000671 perché bisogna sapere che i burattini di legno hanno il privilegio di ammalarsi di rado e di guarire prestissimo. e la fata, vedendolo correre e ruzzare per la camera, vispo e allegro come un gallettino di primo canto, gli disse: 659_547_000672 perché? perché gli scolari che studiano fanno sempre scomparire quelli come noi che non hanno voglia di studiare. e noi non vogliamo scomparire. anche noi abbiamo il nostro amor proprio. 659_547_000673 la platea tutta attenta si mandava a male dalle grandi risate nel sentire il battibecco di quei due burattini che gestivano- e si trattavano- dogni vitupero, con tanta verità, come se fossero proprio due animali ragionevoli e due persone di questo mondo. 659_547_000674 e questa sorpresa quale fu? ve lo dirò io, miei cari e piccoli lettori. la sorpresa fu che pinocchio, svegliandosi, gli venne fatto naturalmente di grattarsi il capo. e nel grattarsi il capo si accorse. 659_547_000675 voi direte: bene, soggiunse pinocchio. ma io non mangerò mai una frutta che non sia sbucciata le bucce, non le posso soffrire. e quel buon uomo di geppetto cavato fuori un coltellino e armatosi di santa pazienza. 659_547_000676 avrebbe potuto, cioè raccontare i patti vergognosi che passavano fra il cane e le faine. ma ricordatosi che il cane era morto, pensò subito dentro di sé: a che serve accusare i morti? i morti son morti e la miglior cosa che si possa fare è quella di lasciarli in pace. 659_547_000677 stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali. levatemi una curiosità, babbino: ma come si spiega tutto questo cambiamento improvviso? gli domandò pinocchio, saltandogli al collo e coprendolo di baci. 659_547_000678 e padre e figliuolo rimasero al buio. e ora domandò pinocchio, facendosi serio. ora, ragazzo mio, siamo belle perduti perché perduti? datemi la mano, babbino, e badate di non sdrucciolare dove mi conduci. 659_547_000679 e quanto bene vi voglio. ti voglio bene, anchio, rispose la fata, e se tu vuoi rimanere con me, tu sarai il mio fratellino e io la tua buona sorellina. 659_547_000680 che gli parve di sentire nellaia messa fuori la punta del naso dalla buca del casotto, vide riunite a consiglio quattro bestiuole di pelame scuro che parevano gatti. 659_547_000681 avviandosi un passo dietro laltro verso quel piccolo chiarore che vedeva baluginare lontano, lontano. e nel camminare sentì che i suoi piedi sguazzavano in una pozzanghera dacqua grassa e sdrucciolona, e quellacqua sapeva di un odore così acuto di pesce fritto. 659_547_000682 e, ragliando sonoramente, facevano tutte due coro j a, j a, j a. in quel frattempo fu bussato alla porta e una voce di fuori disse: aprite, sono, lomino. sono il conduttore del carro che vi portò in questo paese. 659_547_000683 rispettabile pubblico, cavalieri e dame lumile, sottoscritto, essendo di passaggio per questa illustre metropolitana, ho voluto procrearmi lonore nonché il piacere di presentare a questo intelligente e cospicuo uditorio un celebre ciuchino. 659_547_000684 e un gatto, cieco da tutte due gli occhi, che se ne andavano là là aiutandosi fra di loro da buoni compagni di sventura. la volpe, che era zoppa, camminava appoggiandosi al gatto. 659_547_000685 si accòrse che gli correvano dietro tutti e due, sempre imbacuccati nei loro sacchi e grondanti acqua come due panieri sfondati. 659_547_000686 che credi che un pesce di quella grossezza voglia star lì a fare il comodo tuo. appena sè annoiato, piglia il dirizzone per unaltra parte. e allora, chi sè visto, sè visto. 659_547_000687 se capita loccasione, ci riparleremo. pinocchio seguitò a nuotare, tenendosi sempre vicino alla terra. finalmente gli parve di esser giunto in un luogo sicuro. 659_547_000688 e qui il direttore fece unaltra profondissima riverenza, quindi, rivolgendosi a pinocchio, gli disse: animo, pinocchio, avanti, di dar principio ai vostri esercizi. salutate questo rispettabile pubblico, cavalieri, dame e ragazzi, pinocchio ubbidiente. 659_547_000689 e dando un occhiata alla spiaggia, vide sugli scogli una specie di grotta dalla quale usciva un lunghissimo pennacchio di fumo. in quella grotta disse allora fra sé: ci deve essere del fuoco. tanto meglio, anderò a rasciugarmi e a riscaldarmi, e poi, e poi sarà quel che sarà. 659_547_000690 ma quando aspetta, aspetta, vide che non compariva nessuno, proprio nessuno. allora gli tornò in mente il suo povero babbo e balbettò quasi moribondo: oh, babbo mio, se tu fossi qui. e non ebbe fiato, per dir altro. 659_547_000691 alla fine lo persero, docchio e non lo videro più. povero ragazzo. dissero allora i pescatori che erano raccolti sulla spiaggia e, brontolando sottovoce una preghiera, tornarono alle loro case. 659_547_000692 pinocchio si voltò e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su per il muro. dimmi grillo, e tu chi sei? 659_547_000693 del vicinato. pinocchio è preso da un contadino, il quale lo costringe a far da can da guardia a un pollaio pinocchio. come potete figurarvelo. 659_547_000694 lo leggerei volentieri, ma per lappunto oggi non so leggere. bravo bue, allora te lo leggerò. io sappi dunque che in quel cartello a lettere rosse come il fuoco cè scritto: 659_547_000695 la cosa più singolare era questa: che la lana della caprettina, invece di esser bianca o nera, o pallata di due colori, come quella delle altre capre, era invece turchina. 659_547_000696 domani il mio babbo sarà un gran signore perché questi quattro zecchini diventeranno duemila. non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. 659_547_000697 voglio darti un consiglio: ritorna indietro e porta i quattro zecchini che ti sono rimasti al tuo povero babbo che piange e si dispera per non averti più. veduto. 659_547_000698 comè naturale, pinocchio chiese subito alla fata il permesso di andare in giro per la città a fare gli inviti e la fata gli disse: vai pure a invitare i tuoi compagni per la colazione di domani, ma ricordati di tornare a casa prima che faccia notte. 659_547_000699 quella sera, come potete figurarvelo, unora, prima che cominciasse lo spettacolo, il teatro era pieno stipato. non si trovava più né un posto distinto, né un palco, nemmeno a pagarlo a peso doro. 659_547_000700 difatti andarono e bussarono alla porta. chi è? disse una vocina di dentro. siamo un povero babbo e un povero figliuolo senza pane e senza tetto, rispose il burattino: girate la chiave e la porta si aprirà, disse la solita vocina. 659_547_000701 mangiafoco. invece, ogni volta che sinteneriva davvero, aveva il vizio di starnutire. era un modo come un altro per dare a conoscere agli altri la sensibilità del suo cuore. dopo aver starnutito il burattinaio, seguitando a fare il burbero, gridò a pinocchio: finiscila di piangere. 659_547_000702 pensarono bene di fermarsi per dare unocchiata e cogliere il momento opportuno alla fuga. ora bisogna sapere che il pesce-cane, essendo molto vecchio e soffrendo dasma e di palpitazione di cuore, era costretto a dormir a bocca aperta. 659_547_000703 io la penso come voi, replicò il burattino ridendo. del resto, dovete sapere che quando i pesci ebbero finito di mangiarmi tutta quella buccia asinina che mi copriva dalla testa ai piedi, arrivarono, comè naturale, allosso. 659_547_000704 perché me lo diceva il core e vi feci cenno di tornare alla spiaggia. ti riconobbi anchio, disse geppetto, e sarei volentieri tornato alla spiaggia. ma come fare? 659_547_000705 andò subito in cerca di uno specchio per potersi vedere. ma non trovando uno specchio, empì dacqua la catinella del lavamano e specchiandovisi dentro, vide quel che non avrebbe mai voluto vedere. vide cioè la sua immagine abbellita di un magnifico paio di orecchi asinini. 659_547_000706 saltando giù dal letto trovò preparato un bel vestiario nuovo, un berretto nuovo e un paio di stivaletti di pelle che gli tornavano una vera pittura. appena si fu vestito, gli venne fatto naturalmente di mettere la mani nelle tasche. 659_547_000707 eh, avere la sfacciataggine di fare a me una simile proposta, perché bisogna sapere che io sono un burattino che avrò tutti i difetti di questo mondo, ma non avrò mai quello di star di balla e di reggere il sacco alla gente disonesta. bravo ragazzo, gridò il contadino battendogli sur una spalla. 659_547_000708 il giudice lo ascoltò con molta benignità. prese vivissima parte al racconto. sintenerì si commosse e, quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello. a quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi. 659_547_000709 appoggiando i piedi fradici e impillaccherati sopra un caldano pieno di brace accesa. e lì si addormentò. e nel dormire, i piedi, che erano di legno, gli presero fuoco e, adagio adagio, gli si carbonizzarono e diventarono cenere. 659_547_000710 e glieli appiccicò così bene che non si vedeva nemmeno il segno dellattaccatura. appena il burattino si accorse di avere i piedi, saltò giù dalla tavola dove stava disteso e principiò a fare mille sgambetti e mille capriole, come se fosse ammattito dalla gran contentezza. 659_547_000711 chi ne diceva una, chi unaltra. povero burattino, dicevano alcuni, ha ragione a non voler tornare a casa. chi lo sa? come lo picchierebbe quellomaccio di geppetto. 659_547_000712 io non ve lho tirato, bugiardo geppetto. non mi offendete se no. vi chiamo polendina, asino polendina, somaro polendina, brutto scimmiotto polendina. 659_547_000713 ma si può dire che partisse a tastoni, perché fuori dellosteria cera un buio così buio che non ci si vedeva da qui a lì. nella campagna allintorno non si sentiva alitare una foglia, solamente alcuni uccellacci notturni traversando la strada da una siepe allaltra. 659_547_000714 e dopo richiuse gli occhi e spirò. oh povero lucignolo. disse pinocchio a mezza voce e, presa una manciata di paglia, si rasciugò una lacrima che gli colava giù per il viso. ti commovi tanto per un asino che non ti costa nulla, disse lortolano. 659_547_000715 fuori pinocchio. vogliamo il ciuchino, fuori il ciuchino. gridavano i ragazzi dalla platea, impietositi e commossi al tristissimo caso. ma il ciuchino per quella sera non si fece rivedere. la mattina dopo il veterinario, ossia il medico delle bestie. 659_547_000716 aspettò, unora due ore, tre ore, ma il serpente era sempre là e anche di lontano si vedeva il rosseggiare de suoi occhi di fuoco e la colonna di fumo che gli usciva dalla punta della coda. 659_547_000717 e pinocchio. continuava a piangere e berciare, a darsi pugni nel capo e a chiamar per nome il povero eugenio, quando sentì a un tratto un rumore sordo di passi che si avvicinavano. 659_547_000718 e che per le sue stragi e per la sua insaziabile voracità veniva soprannominato lattila dei pesci e dei pescatori. immaginatevi lo spavento del povero pinocchio alla vista del mostro. 659_547_000719 raddoppiando di forza e di energia. si diè a nuotare verso lo scoglio bianco ed era già a mezza strada quando ecco uscir fuori dallacqua e venirgli incontro una orribile testa di mostro marino con la bocca spalancata come una voragine e tre filari di zanne che avrebbero fatto paura anche a vederle dipinte. 659_547_000720 dico la verità, il pesce burattino è per me un pesce nuovo. meglio così, ti mangerò, più volentieri mangiarmi. ma la vuol capire che io non sono un pesce? o non sente che parlo e ragiono come lei? 659_547_000721 e che gomiti anche più duri dei piedi. disse un altro che per i suoi scherzi sguaiati sera beccata una gomitata nello stomaco. fatto sta che dopo quel calcio e quella gomitata, pinocchio acquistò subito la stima e la simpatia di tutti i ragazzi di scuola. 659_547_000722 e intanto la fame cresceva e cresceva sempre, e il povero pinocchio non aveva altro sollievo che quello di sbadigliare, e faceva degli sbadigli così lunghi che qualche volta la bocca gli arrivava fino agli orecchi. 659_547_000723 alla vista di quel berretto pinocchio sentì quasi consolarsi e pensò subito dentro di sé che lamico sia malato della mia medesima malattia, che abbia anche lui la febbre del ciuchino. e, facendo finta di non essersi accorto di nulla, gli domandò sorridendo: 659_547_000724 è molto grosso, questo pesce-cane che ci ha inghiottiti? domandò il burattino, figùrati che il suo corpo è più lungo di un chilometro, senza contare la coda. nel tempo che facevano questa conversazione, al buio, parve a pinocchio di veder lontan lontano una specie di chiarore. 659_547_000725 a lasciarli dire: tutti. si metterebbero in capo di essere i nostri babbi e i nostri maestri. tutti, anche i grilli parlanti. ecco qui, perché io non ho voluto dar retta a quelluggioso di grillo. chi lo sa? quante disgrazie secondo lui mi dovrebbero accadere. dovrei incontrare anche gli assassini. 659_547_000726 nuotò finché ebbe fiato. poi si voltò col capo verso geppetto e disse con parole interrotte: babbo mio, aiutatemi, perché io muoio. 659_547_000727 povero maestro. replicò laltro tentennando il capo. lo so purtroppo che mi aveva a noia e che si divertiva sempre a calunniarmi, ma io sono generoso e gli perdono. 659_547_000728 e il mio babbo mi avrà aspettato, ce lo troverò a casa della fata. è tanto tempo, poveruomo, che non lo vedo più, che mi struggo di fargli mille carezze e di finirlo dai baci. 659_547_000729 pinocchio, girò la chiave e la porta si apri. appena entrati dentro, guardarono di qua, guardarono di là e non videro nessuno, o il padrone della capanna dovè? disse pinocchio, maravigliato, eccomi quassù. 659_547_000730 pinocchio. essendo tutto di legno, galleggiava facilmente e nuotava come un pesce. ora si vedeva sparire sottacqua, portato dallimpeto dei flutti. ora riappariva fuori, con una gamba o con un braccio, a grandissima distanza dalla terra. 659_547_000731 te lo spiego subito, disse la volpe. bisogna sapere che nel paese dei barbagianni cè un campo benedetto, chiamato da tutti il campo dei miracoli. tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino doro. 659_547_000732 e che aveva fatto tanto per me. e a questora non sarei più un burattino, ma sarei invece un ragazzino a modo come ce nè tanti. oh, ma se incontro lucignolo, guai a lui. gliene voglio dire un sacco e una sporta. 659_547_000733 losteria del gambero rosso. cammina, cammina, cammina. alla fine, sul far della sera arrivarono stanchi morti. allosteria del gambero rosso. 659_547_000734 il mare era grosso e un cavallone marrovesciò la barchetta. allora un orribile pesce-cane che era lì vicino, appena mebbe visto nellacqua, corse subito verso di me. 659_547_000735 ma lungo la strada non si sentiva punto tranquillo, tantè vero che faceva un passo avanti e uno indietro e discorrendo da se solo andava dicendo: come farò a presentarmi alla mia buona fatina, che dirà quando mi vedrà? 659_547_000736 era di quattro piani e pinocchio vide affacciarsi una grossa lumaca che aveva un lumicino acceso sul capo, la quale disse: chi è a questora? la fata è in casa, domandò il burattino. la fata dorme e non vuol essere svegliata. ma tu chi sei? 659_547_000737 capito il can barbone. per fare intendere che aveva capito, dimenò tre o quattro volte la fodera di raso turchino che aveva dietro e partì come un barbero. di lì a poco si vide uscire dalla scuderia una bella carrozzina color dellaria. 659_547_000738 intanto, mentre camminava, vide sul tronco di un albero un piccolo animaletto che riluceva di una luce pallida e opaca come un lumino da notte, dentro una lampada di porcellana trasparente. chi sei? gli domandò pinocchio. 659_547_000739 mangia due belle fette della tua superbia e bada di non prendere unindigestione. dopo pochi minuti passò per la via un muratore che portava sulle spalle un corbello di calcina. 659_547_000740 per la passione sciocca di studiare ho perduto una gamba. guarda me, disse il gatto. per la passione sciocca di studiare ho perduto la vista di tutti e due gli occhi. in quel mentre, un merlo bianco che se ne stava appollaiato sulla siepe della strada fece il solito verso e disse: 659_547_000741 dove corri con tanta furia a casa. la mia buona fata vuole che ritorni prima di notte. aspetta altri due minuti. faccio troppo tardi, due minuti soli. 659_547_000742 la mattina, sul far del giorno. finalmente la porta si aprì. quella brava bestiola della lumaca a scendere dal quarto piano fino alluscio di strada ci aveva messo solamente nove ore. bisogna proprio dire che avesse fatto una sudata. 659_547_000743 e strada facendo, fantasticava nel suo cervellino mille ragionamenti e mille castelli in aria, uno più bello dellaltro, e discorrendo da sé, solo diceva: 659_547_000744 e sapete perché? perché nella furia di scolpirlo, si era dimenticato di farglieli. allora lo prese per la collottola e, mentre lo riconduceva indietro, gli disse, tentennando minacciosamente il capo: andiamo a casa. quando saremo a casa, non dubitare che faremo i nostri conti. 659_547_000745 lo prometto. voglio diventare un ragazzino perbene e voglio essere la consolazione del mio babbo. dove sarà il mio povero babbo a questora? non lo so. avrò mai la fortuna di poterlo rivedere e abbracciare? 659_547_000746 buon giorno. mastrantonio disse: geppetto, che cosa fate costì per terra, insegno labbaco alle formicole. buon pro vi faccia. 659_547_000747 babbo e figliuolo si voltarono subito verso il soffitto e videro sopra un travicello il grillo parlante. oh mio caro grillino, disse pinocchio salutandolo garbatamente: ora mi chiami il tuo caro grillino, non è vero? 659_547_000748 punto paura. piuttosto morire che bevere quella medicina cattiva. a questo punto la porta della camera si spalancò ed entrarono dentro quattro conigli neri come linchiostro, che portavano sulle spalle una piccola bara da morto. che cosa volete da me? gridò pinocchio, rizzandosi tutto impaurito a sedere sul letto. 659_547_000749 perché mi faceva caldo. pinocchio capì questa risposta a volo e, non potendo frenare limpeto del suo buon cuore, saltò al collo di geppetto e cominciò a baciarlo per tutto il viso. 659_547_000750 malumore a pinocchio, gli vengono gli orecchi di ciuco e poi diventa un ciuchino vero e comincia a ragliare. 659_547_000751 dové vendere lunica casacca che aveva addosso una casacca che, fra toppe e rimendi, era tutta una piaga. povero diavolo, i fa quasi compassione. ecco qui cinque monete doro. vai subito a portargliele e salutalo tanto da parte mia, pinocchio, comè facile immaginarselo. 659_547_000752 allora che cosa fa? spicca un gran lancio da terra, abbocca quel fagotto infarinato e, tenendolo leggermente coi denti, esce correndo dalla grotta e via come un baleno. 659_547_000753 manco male che io non sono un pesce, disse pinocchio dentro di sé, ripigliando un po di coraggio. la rete piena di pesci fu portata dentro la grotta, una grotta buia e affumicata in mezzo alla quale friggeva una gran padella dolio che mandava un odorino di moccolaia da mozzare il respiro. 659_547_000754 e sgusciandogli violentemente dalle mani, andò a battere con forza negli stinchi impresciuttiti del povero geppetto, ah. 659_547_000755 eugenio, povero eugenio mio, apri gli occhi e guardami, perché non mi rispondi? non sono stato io. sai che ti ho fatto tanto male, credilo, non sono stato io. apri gli occhi, eugenio. se tieni gli occhi chiusi, mi farai morire anche me. 659_547_000756 in quel frattempo i ragazzi che avevano finito oramai di tirare tutti i loro libri occhiarono lì, a poca distanza, il fagotto dei libri del burattino e se ne impadronirono. in men che non si dice: fra questi libri vera un volume rilegato in cartoncino grosso, colla costola e colle punte di cartapecora. 659_547_000757 da quelle risposte sconclusionate e da quelle risatacce grulle, pinocchio capì che i suoi compagni gli avevano fatto una brutta celia dandogli ad intendere una cosa che non era vera. 659_547_000758 il povero pinocchio corse subito al focolare, dove cera una pentola che bolliva, e fece latto di scoperchiarla per vedere che cosa ci fosse dentro. ma la pentola era dipinta sul muro. 659_547_000759 perché vuoi annoiarti a studiare, perché vuoi andare alla scuola, vieni piuttosto con me nel paese dei balocchi. lì non studieremo più, lì ci divertiremo dalla mattina alla sera e staremo sempre allegri. e perché seguisti il consiglio di quel falso amico, di quel cattivo compagno, perché? 659_547_000760 e fai da cane di guardia, purtroppo per mia punizione. ebbene, io ti propongo gli stessi patti che avevo col defunto melampo e sarai contento. e questi patti sarebbero: noi verremo una volta la settimana, come per il passato, a visitare di notte questo pollaio. 659_547_000761 il giorno dipoi mangiafoco, chiamò in disparte pinocchio e gli domandò: come si chiama tuo padre? geppetto? e che mestiere fa il povero? guadagna molto, guadagna tanto quanto ci vuole per non aver mai un centesimo in tasca. si figuri che per comprarmi labbecedario della scuola. 659_547_000762 i pare un burattino fatto di un legname molto asciutto e sono sicuro che a buttarlo sul fuoco mi darà una bellissima fiammata. allarrosto, arlecchino e pulcinella da principio esitarono, ma, impauriti da unocchiataccia del loro padrone, obbedirono. 659_547_000763 ma sei proprio sicuro che in quel paese tutte le settimane sieno composte di sei giovedì e di una domenica? sicurissimo, ma lo sai di certo che le vacanze abbiano principio col primo di gennaio e finiscano collultimo di dicembre? 659_547_000764 ringraziò mille volte il burattinaio, abbracciò a uno a uno tutti i burattini della compagnia, anche i giandarmi, e, fuori di sé dalla contentezza, si mise in viaggio per tornarsene a casa sua. ma non aveva fatto ancora mezzo chilometro che incontrò per la strada una volpe zoppa da un piede. 659_547_000765 dette unocchiata allintorno e invece delle solite pareti di paglia della capanna, vide una bella camerina ammobiliata e agghindata con una semplicità quasi elegante. 659_547_000766 e, pigliandosela a male, disse a loro con voce di bizza: e ora che sugo ci avete trovato a darmi ad intendere la storiella del pesce-cane. il sugo cè sicuro, risposero in coro quei monelli, e sarebbe quello di farti perdere la scuola e di farti venire con noi. 659_547_000767 ma è piuttosto il vestito pulito. a proposito, soggiunse il burattino per andare alla scuola. mi manca sempre qualcosa, anzi, mi manca il più e il meglio. ioè i manca labbecedario, hai ragione, ma come si fa per averlo? 659_547_000768 perché la miseria, quando è miseria davvero la intendono tutti, anche i ragazzi. pazienza, gridò geppetto tutta un tratto, rizzandosi in piedi e, infilatasi la vecchia casacca di fustagno tutta toppe e rimendi, uscì correndo di casa. 659_547_000769 quando il morto piange è segno che è in via di guarigione, disse solennemente il orvo i duole di contraddire il mio illustre amico e collega soggiunse la civetta. ma per me quando il morto piange è segno che gli dispiace a morire. 659_547_000770 pinocchio correva e il cane correva più di lui, per cui tutta la gente si affacciava alle finestre e si affollava in mezzo alla strada, ansiosa di veder la fine di questo palio feroce. 659_547_000771 chétati granchio delluggia. faresti meglio a succiare due pasticche di lichene per guarire da codesta infreddatura di gola. vai piuttosto a letto e cerca di sudare. 659_547_000772 ma ogni mia gentilezza, invece di farmi da lui benvolere, me ne ha maggiormente cattivato lanimo. io però, seguendo il sistema di galles, trovai nel suo cranio una piccola cartagine ossea. 659_547_000773 finalmente il burattino, con una vocina melliflua e flautata, disse al suo compagno: levami una curiosità, mio caro lucignolo, hai mai sofferto di malattia agli orecchi? mai, e tu mai. 659_547_000774 pinocchio dette unaltra occhiata alla brocca e non rispose né sì né no. e dopo il cavolfiore ti darò un bel confetto ripieno di rosolio alle seduzioni di questultima ghiottoneria. pinocchio non seppe più resistere e, fatto un animo risoluto, disse: azienza, i porterò la brocca fino a casa. 659_547_000775 eppure, in mezzo a quella specie di stupidità e di rintontimento, una spina acutissima gli bucava il cuore, il pensiero cioè di dover passare sotto le finestre di casa della sua buona fata in mezzo ai carabinieri. 659_547_000776 per essere condotti da lui in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di paese dei balocchi. difatti, il carro era già tutto pieno di ragazzetti fra gli otto e i dodici anni. 659_547_000777 e il mio babbo dovè. gridò tutta un tratto ed entrato nella stanza accanto, trovò il vecchio geppetto, sano arzillo e di buonumore come una volta, il quale, avendo ripreso subito la sua professione, dintagliatore in legno. 659_547_000778 le quattro monete. non le ho perdute, ma senza avvedermene, le ho inghiottite mentre bevevo la vostra medicina. a questa terza bugia, il naso gli si allungò in un modo così straordinario che il povero pinocchio non poteva più girarsi da nessuna parte. se si voltava di qui, batteva il naso nel letto o nei vetri della finestra. 659_547_000779 a sentirsi chiamar polendina. per la terza volta geppetto perse il lume degli occhi, si avvento sul falegname e lì se ne dettero un sacco e una sporta. 659_547_000780 tentò subito di fuggire, ma oramai era tardi perché con sua grandissima maraviglia si trovò rinchiuso dentro a una grossa rete, in mezzo a un brulichio di pesci dogni forma e grandezza che, scodinzolando, si dibattevano come tantanime disperate. 659_547_000781 e lo diventerai se saprai meritartelo davvero. e che posso fare per meritarmelo? una cosa facilissima: avvezzarti a essere un ragazzino perbene. 659_547_000782 venivano a sbattere le ali sul naso di pinocchio, il quale, facendo un salto indietro per la paura, gridava: chi va là? e leco delle colline circostanti ripeteva, in lontananza: chi va là, chi va là, chi va là. 659_547_000783 che cosa ci vuoi tu fare? oramai è destino, oramai è scritto nei decreti della sapienza che tutti quei ragazzi svogliati che, pigliando a noia i libri, le scuole e i maestri passano le loro giornate in balocchi, in giochi e in divertimenti. 659_547_000784 e perché si divincolava come un anguilla e faceva sforzi incredibili per isgusciare dalle grinfie del pescatore verde. questi prese una bella buccia di giunco e, dopo averlo legato per le mani e per i piedi come un salame, lo gettò in fondo alla conca cogli altri. 659_547_000785 al rumore di quelle grida acutissime entrò nella stanza una bella marmottina che abitava il piano di sopra la quale, vedendo il burattino in così grandi smanie, gli domandò premurosamente: che coshai, mio caro casigliano? 659_547_000786 se vuoi piglialo, eccolo là. e pinocchio non se lo fece dire due volte. prese subito il sacchetto dei lupini che era vuoto e, dopo averci fatto colle forbici, una piccola buca nel fondo e due buche dalle parti, se lo infilò a uso camicia e vestito leggerino. a quel modo si avviò verso il paese. 659_547_000787 prendi una secchia dacqua e annaffia il terreno dove hai seminato pinocchio. andò alla gora e perché non aveva lì per lì una secchia, si levò di piedi una ciabatta e riempitala dacqua. annaffiò la terra che copriva la buca. poi domandò: 659_547_000788 e gli assassini a corrermi dietro e io corri, che ti corro, finché mi raggiunsero e mi legarono per il collo a un albero di questo bosco col dire: domani torneremo qui e allora sarai morto e colla bocca aperta. 659_547_000789 se non che tutti lo chiamavano maestro ciliegia per via della punta del suo naso che era sempre lustra e paonazza come una ciliegia matura. appena maestro ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto. 659_547_000790 eccolo, gridò lucignolo, rizzandosi in piedi. chi è? domandò sottovoce pinocchio, è il carro che viene a prendermi, dunque vuoi venire sì o no. 659_547_000791 se siete poveri, ve lo meritate. ricordatevi del proverbio che dice: i quattrini rubati non fanno mai frutto. addio mascherine, abbi compassione di noi, di noi. 659_547_000792 a motivo del tempo piovigginoso la strada era diventata tutta un pantano e ci si andava fino a mezza gamba, ma il burattino non se ne dava per inteso. 659_547_000793 vuoi venire dal tuo babbo? e io gli dissi: magari, ma chi mi ci porta? e lui mi disse: ti ci porto io. e io gli dissi: come? e lui mi disse: montami sulla groppa. 659_547_000794 e impietositasi alla vista di quellinfelice che, sospeso per il collo, ballava il trescone alle ventate di tramontana. batté per tre volte le mani insieme e fece tre piccoli colpi. a questo segnale si sentì un gran rumore di ali che volavano con foga precipitosa. 659_547_000795 a chiedere lelemosina. si vergognava perché il suo babbo gli aveva predicato sempre che lelemosina hanno il diritto di chiederla solamente i vecchi e glinfermi, i veri poveri in questo mondo, meritevoli di assistenza e di compassione. 659_547_000796 vieni con noi o rimani. io rimango, rispose pinocchio. io voglio tornarmene a casa mia, voglio studiare e voglio farmi onore alla scuola, come fanno tutti i ragazzi. perbene, buon pro ti faccia. pinocchio. disse allora: lucignolo, dai retta a me. 659_547_000797 dopo cinquanta minuti che il ciuchino era sottacqua, il compratore disse discorrendo da sé: solo a questora il mio povero ciuchino zoppo deve essere bellaffogato. ritiriamolo dunque su e facciamo con la sua pelle questo bel tamburo. 659_547_000798 se non cè posto dentro, io mi adatterò a star seduto sulle stanghe del carro e, spiccato un salto, montò a cavalcioni sulle stanghe e tu, amor mio, disse, lomino volgendosi tutto. complimentoso a pinocchio, che intendi fare? 659_547_000799 ma quella contentezza durò poco, perché sentì nella stanza qualcuno che fece crì, crì, crì, chi è che mi chiama? disse: pinocchio, tutto impaurito, sono io. 659_547_000800 parve al burattino di sentire una voce sommessa e appena intelligibile che gli disse: povero gonzo, hai voluto fare a modo tuo, ma te ne pentirai. pinocchio, quasi impaurito, guardò di qua e di là per conoscere da qual parte venissero queste parole, ma non vide nessuno. 659_547_000801 gli sciolse subito il nodo della fune che lo teneva legato e allora pinocchio, trovandosi libero come un uccello nellaria, prese a dirgli così. sappiate dunque che io ero un burattino di legno, come sono oggi. 659_547_000802 rivendetemi. pure io sono contento, disse pinocchio. ma nel dir così fece un bel salto e schizzò in mezzo allacqua e, nuotando allegramente e allontanandosi dalla spiaggia, gridava al povero compratore. 659_547_000803 intanto sera levato un vento impetuoso di tramontana che, soffiando e mugghiando con rabbia, sbatacchiava in qua e in là il povero impiccato, facendolo dondolare violentemente come il battaglio di una campana che suona a festa, e quel dondolìo gli cagionava acutissimi spasimi. 659_547_000804 hai capito fra unora prometto di essere belle ritornato, replicò il burattino. bada, pinocchio, i ragazzi fanno presto a promettere, ma il più delle volte fanno tardi a mantenere. 659_547_000805 pinocchio si voltò a guardarlo e dopo che lebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza: comero buffo, quandero un burattino e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene. 659_547_000806 ma il pulcino scappò fuori e disse arrivedella e tanti saluti a casa e la fame cresceva sempre, motivo per cui quel vecchino col berretto da notte, affacciandosi alla finestra, mi disse: fatti sotto e para il cappello. 659_547_000807 quindi si volsero a pinocchio e, dopo averlo messo in mezzo a loro due glintimarono con accento soldatesco: avanti e cammina, spedito, se no, peggio per te. 659_547_000808 che cosè il bindolo? gli è quellordigno di legno che serve a tirar su lacqua dalla cisterna per annaffiare gli ortaggi. i proverò dunque. tirami su cento secchie dacqua e io ti regalerò in compenso un bicchiere di latte. sta bene? 659_547_000809 intanto si fece notte, un po per lo spasimo della tagliuola che gli segava gli stinchi e un po per la paura di trovarsi solo e al buio. in mezzo a quei campi il burattino principiava quasi a svenirsi. 659_547_000810 quando, a un tratto, vedendosi passare una lucciola di sul capo, la chiamò e le disse: o lucciolina, mi faresti la carità di liberarmi da questo supplizio? 659_547_000811 pensarono bene di metter mano ai proiettili e, sciolti i fagotti de loro libri di scuola, cominciarono a scagliare contro di lui i sillabari, le grammatiche, i giannettini, i minuzzoli. 659_547_000812 le onde, rincorrendosi e accavallandosi, se lo abballottavano fra di loro come se fosse stato un fuscello o un filo di paglia. alla fine, e per sua buona fortuna, venne unondata tanto prepotente e impetuosa che lo scaraventò di peso sulla rena del lido. 659_547_000813 così unaltra volta imparerà a non metter bocca nei discorsi degli altri. erano giunti più che a mezza strada quando la volpe, fermandosi di punto in bianco, disse al burattino: 659_547_000814 io mi rido della tua storia. gridò il compratore imbestialito- io so che ho speso venti soldi per comprarti- e rivoglio i miei quattrini. sai che cosa farò? ti porterò daccapo al mercato e ti rivenderò a peso di legno stagionato per accendere il fuoco nel caminetto. 659_547_000815 poi, alzando il viso e guardandola amorosamente, le domandò: dimmi, mammina, dunque, non è vero che tu sia morta? par di no. rispose sorridendo la fata. se tu sapessi che dolore e che serratura alla gola che provai quando lessi qui giace. 659_547_000816 a questo comando comparvero subito due giandarmi di legno lunghi, lunghi, secchi, secchi, col cappello a lucerna in testa e colla sciabola sfoderata in mano. 659_547_000817 non me lo dire, urlò pinocchio che tremava ancora dalla paura. non me lo dire. se tu arrivavi un minuto più tardi, a questora io ero belle, fritto, mangiato e digerito. brrr, mi vengono i brividi soltanto a pensarvi. alidoro, ridendo, stese la zampa destra verso il burattino. 659_547_000818 me lhai promesso, non è vero? te lho promesso e ora dipende da te. 659_547_000819 e pinocchio si svegliò con tanto docchi spalancati. ora, immaginatevi voi quale fu la sua maraviglia quando, svegliandosi, si accorse che non era più un burattino di legno, ma che era diventato invece un ragazzo come tutti gli altri. 659_547_000820 figuratevi i pesci. i pesci, credendo che quei libri fossero roba da mangiare, correvano a frotte a fior dacqua, ma dopo avere abboccata qualche pagina o qualche frontespizio, la risputavano subito, facendo con la bocca una certa smorfia che pareva volesse dire: 659_547_000821 e allora, se non sei un pesce, perché ti sei fatto inghiottire dal mostro? non son io che mi son fatto inghiottire, gli, è lui che mi ha inghiottito. ed ora che cosa dobbiamo fare, qui al buio, rassegnarsi e aspettare che il pesce-cane ci abbia digeriti tutte due? 659_547_000822 e allora piglierò subito il bicchiere in mano e giù, ora vieni un po qui da me e raccontami come andò che ti trovasti fra le mani degli assassini. gli andò che il burattinaio mangiafoco mi dette alcune monete doro e mi disse: to. 659_547_000823 riprese subito il volo e sparì. la spiaggia era piena di gente che urlava e gesticolava guardando il mare. che cosè accaduto? domandò pinocchio a una vecchina. gli è accaduto che un povero babbo, avendo perduto il figliolo, gli è voluto entrare in una barchetta per andare a cercarlo di là dal mare. 659_547_000824 allora il direttore, per insegnargli e per fargli intendere che non è buona creanza mettersi a ragliare in faccia al pubblico gli diè col manico della frusta, una bacchettata sul naso. 659_547_000825 io resterei volentieri, ma il mio povero babbo, ho pensato a tutto. il tuo babbo è stato digià avvertito e prima che faccia notte sarà qui. davvero gridò pinocchio saltando. 659_547_000826 ebbene, padrone, volete sapere tutta la vera storia? scioglietemi questa gamba e io ve la racconterò, quel buon pasticcione del compratore curioso di conoscere la vera storia. 659_547_000827 perché sei venuto a mettere lo scompiglio nel mio teatro? domandò il burattinaio a pinocchio con un vocione dorco, gravemente infreddato di testa, la creda illustrissimo che la colpa non è stata mia. basta così, stasera faremo i nostri conti. 659_547_000828 e ora avete capito, miei piccoli lettori, qual era il bel mestiere che faceva lomino, questo brutto mostriciattolo che aveva una fisionomia tutta latte e miele, andava di tanto in tanto con un carro a girare per il mondo. 659_547_000829 non avranno mai bene in questo mondo e prima o poi dovranno pentirsene amaramente. canta pure grillo mio come ti pare e piace, ma io so che domani allalba 659_547_000830 ritorna a casa della fata, la quale gli promette che il giorno dopo non sarà più un burattino, ma diventerà un ragazzo. gran colazione, di caffè e latte per festeggiare questo grande avvenimento. 659_547_000831 e il maestro me laveva detto, e la mia mamma me lo aveva ripetuto: guàrdati dai cattivi compagni. ma io sono un testardo, un caparbiaccio, lascio dir tutti e poi fo sempre a modo mio, e dopo mi tocca a scontarle. 659_547_000832 e quel disgraziato non sapeva nuotare, per cui cominciò subito ad annaspare colle zampe per reggersi a galla. ma più annaspava e più andava col capo sottacqua. 659_547_000833 i racconti del thouar, il pulcino della baccini e altri libri scolastici. ma il burattino, che era docchio, svelto e ammalizzito, faceva sempre civetta a tempo, sicché i volumi, passandogli di sopra al capo, andavano tutti a cascare nel mare. 659_547_000834 dopo questultimo avvertimento, il contadino entrò in casa chiudendo la porta con tanto di catenaccio e il povero pinocchio rimase accovacciato sullaia, più morto che vivo a motivo del freddo, della fame e della paura. 659_547_000835 rendimi la mia parrucca, gridò mastrantonio, e tu rendimi la mia e rifacciamo la pace. i due vecchietti, dopo aver ripreso ognuno di loro la propria parrucca, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita. 659_547_000836 giunto dinanzi a casa, trovò luscio di strada socchiuso. lo spinse, entrò dentro e, appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza. 659_547_000837 pinocchio corse subito a specchiarsi in una catinella piena dacqua e rimase così contento di sé che disse pavoneggiandosi: paio proprio un signore. davvero. replicò geppetto, perché tienlo a mente, non è il vestito bello che fa il signore. 659_547_000838 piegò subito i due ginocchi davanti fino a terra e rimase inginocchiato fino a tanto che il direttore, schioccando la frusta, non gli gridò al passo. allora il ciuchino si rizzò sulle quattro gambe e cominciò a girare intorno al circo, camminando sempre di passo. dopo un poco il direttore grido al trotto. 659_547_000839 dunque gli occhi mi dicono il vero, replicò il vecchietto stropicciandosi gli occhi. dunque tu sé proprio il mi caro pinocchio? sì, sì, sono io, proprio io. e voi mi avete digià perdonato, non è vero? oh, babbino mio, come siete buono. 659_547_000840 ma disse una bugia. perché invece le aveva in tasca, appena detta la bugia, il suo naso, che era già lungo, gli crebbe subito due dita di più. e dove le hai perdute? nel bosco qui vicino. 659_547_000841 no, non è giusta che il povero arlecchino, il vero amico mio, debba morire per me. queste parole, pronunziate con voce alta e con accento eroico, fecero piangere tutti i burattini che erano presenti a quella scena. 659_547_000842 da principio lomino. li lisciò, li accarezzò, li palpeggiò. poi, tirata fuori la striglia, cominciò a strigliarli perbene. e quando, a furia di strigliarli, li ebbe fatti lustri come due specchi. 659_547_000843 in quel punto fu bussato alla porta passate pure disse il falegname, senza aver la forza di rizzarsi in piedi. 659_547_000844 il serpente fu preso da una tal convulsione di risa che ridi, ridi, ridi. alla fine, dallo sforzo del troppo ridere, gli si strappò una vena sul petto e quella volta morì davvero. allora pinocchio ricominciò a correre per arrivare a casa della fata prima che si facesse buio. 659_547_000845 vidi un bel grappolo duva in un campo, che rimasi preso alla tagliola, e il contadino, di santa ragione, mi messe il collare da cane perché facessi la guardia al pollaio, che riconobbe la mia innocenza e mi lasciò andare. 659_547_000846 e la voce del solito vecchino gridò a pinocchio: fatti sotto e para il cappello. pinocchio si levò subito il suo cappelluccio, ma mentre faceva latto di pararlo. 659_547_000847 allora, fatina mia, se vi contentate, vorrei andargli incontro. non vedo lora di poter dare un bacio a quel povero vecchio che ha sofferto tanto per me. vai pure, ma bada di non ti sperdere. prendi la via del bosco e sono sicurissima che lo incontrerai. pinocchio partì. 659_547_000848 e voltatosi in su vide, sopra un albero, un grosso pappagallo che si spollinava le poche penne che aveva addosso perché ridi. gli domandò pinocchio con voce di bizza. 659_547_000849 invece di balocchi. non voglamo più schole invece di non vogliamo più scuole. abbasso larin. metica invece di laritmetica e altri fiori consimili. 659_547_000850 ma lappetito nei ragazzi cammina presto e di fatti, dopo pochi minuti lappetito diventò fame. e la fame dal vedere al non vedere si converti in una fame da lupi, una fame da tagliarsi col coltello. 659_547_000851 era loste che veniva a dirgli che la mezzanotte era suonata e i miei compagni sono pronti? gli domandò il burattino. altro che pronti, sono partiti due ore fa. 659_547_000852 oh, sarebbe meglio, cento volte meglio che morissi anchio. sì, voglio morire, ih, ih, ih. e mentre si disperava a questo modo, fece latto di volersi strappare i capelli. ma i suoi capelli, essendo di legno, non poté nemmeno levarsi il gusto di ficcarci dentro le dita. 659_547_000853 io no, balbettò il burattino che non aveva più fiato in corpo. se non sei stato tu, chi è stato dunque che lha ferito? io no, ripeté pinocchio. e con che cosa è stato ferito? con questo libro. 659_547_000854 pinocchio, che fin allora era stato immobile come un vero pezzo di legno, ebbe una specie di fremito convulso che fece scuotere tutto il letto. quel burattino lì seguitò a dire: il grillo parlante è una birba matricolata. pinocchio aprì gli occhi e li richiuse subito. 659_547_000855 ma io non ho che quaranta soldi. eccoli qui. andavo giusto a comprarmi un vestito nuovo. prendili lumaca e và a portarli subito alla mia buona fata. e il tuo vestito nuovo che mimporta del vestito nuovo. venderei anche questi cenci che ho addosso per poterla aiutare. 659_547_000856 indovinate un po di che cosa si accorse. si accorse, con sua grandissima maraviglia, che gli orecchi gli erano cresciuti più dun palmo. voi sapete che il burattino fin dalla nascita aveva gli orecchi piccini. 659_547_000857 e geppetto lo conduceva per la mano per insegnargli a mettere un passo dietro laltro. quando le gambe gli si furono sgranchite, pinocchio cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza finché, infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare. 659_547_000858 e tutti gli facevano mille carezze e tutti gli volevano un bene dellanima. e anche il maestro se ne lodava perché lo vedeva attento, studioso, intelligente, sempre il primo a entrare nella scuola, sempre lultimo a rizzarsi in piedi a scuola finita. 659_547_000859 ritornerai a casa col naso rotto. cucù, ora, il cucù te lo darò. io gridò il più ardito di quei monelli. prendi intanto questacconto e serbalo per la cena di stasera. 659_547_000860 allora pinocchio, preso dalla disperazione e dalla fame, si attaccò al campanello duna casa e cominciò a suonare a distesa, dicendo dentro di sé: qualcuno si affaccierà. 659_547_000861 quando una mattina pinocchio, svegliandosi ebbe, come si suol dire, una gran brutta sorpresa che lo messe proprio di malumore a 659_547_000862 le tre pere e pose tutte le bucce sopra un angolo della tavola. quando pinocchio, in due bocconi, ebbe mangiata la prima pera, fece latto di buttar via il torsolo, ma geppetto gli trattenne il braccio dicendogli: non lo buttar via. tutto in questo mondo può far comodo. 659_547_000863 e il grillo parlante aveva ragione quando diceva: i ragazzi disobbedienti non possono aver bene in questo mondo. e io lho provato a mie spese, perché mi sono capitate dimolte disgrazie e anche ieri sera in casa di mangiafoco ho corso pericolo. 659_547_000864 dette uno scossone così violento che pinocchio e geppetto si trovarono rimbalzati allindietro e scaraventati novamente in fondo allo stomaco del mostro. nel grandurto della caduta, la candela si spense. 659_547_000865 rimettiamoci a lavorare. e ripresa, lascia in mano. tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno. ohi tu mhai fatto male. gridò rammaricandosi, la solita vocina. 659_547_000866 e nessuno apri luscio di bottega per dare unocchiata anche sulla strada. e nessuno, o dunque ho capito. disse allora ridendo e grattandosi la parrucca. si vede che quella vocina me la sono figurata io. 659_547_000867 guardò sotto il banco e nessuno guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso e nessuno guardò nel corbello dei trucioli e della segatura. 659_547_000868 detto fatto, si avvicinò al ciuchino manritto della prima pariglia e fece latto di volerlo cavalcare, ma la bestiola voltandosi a secco, 659_547_000869 si dette a piangere, a strillare, a raccomandarsi, ma erano pianti e grida inutili, perché lì allintorno non si vedevano case e dalla strada non passava anima viva. 659_547_000870 finita la prima parte dello spettacolo, il direttore della compagnia, vestito in giubba nera, calzoni bianchi a coscia e stivaloni di pelle fin sopra ai ginocchi, si presentò allaffollatissimo pubblico e, fatto un grande inchino, recitò con molta solennità il seguente spropositato discorso: 659_547_000871 perché non vieni anche tu? è inutile che tu mi tenti. oramai ho promesso alla mia buona fata di diventare un ragazzo di giudizio e non voglio mancare alla parola. dunque, addio e salutami tanto le scuole ginnasiali e anche quelle liceali, se le incontri per la strada. 659_547_000872 grosso come una casa di cinque piani e con un treno della strada ferrata in bocca. dopo mezzora di strada arrivò a un piccolo paese detto il paese delle api industriose. le strade formicolavano di persone che correvano di qua e di là per le loro faccende. tutti lavoravano. 659_547_000873 il quale gliela strinse forte, forte, in segno di grande amicizia, e dopo si lasciarono. il cane riprese la strada di casa e pinocchio, rimasto solo, andò a una capanna lì poco distante e domandò a un vecchietto che stava sulla porta a scaldarsi al sole: 659_547_000874 io non me ne anderò di qui, rispose il grillo, se prima non ti avrò detto una gran verità: dimmela e spìcciati. guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna. 659_547_000875 e invece fece fiasco. il carabiniere, senza punto smoversi, lo acciuffò pulitamente per il naso- era un nasone spropositato che pareva fatto apposta per essere acchiappato dai carabinieri- e lo riconsegnò nelle proprie mani di geppetto. 659_547_000876 fino da domani. soggiunse la fata, tu comincerai collandare a scuola. pinocchio diventò subito un po meno allegro. poi sceglierai a tuo piacere unarte o un mestiere. pinocchio diventò serio. 659_547_000877 sciagurato figliuolo e pensare che ho penato tanto a farlo. un burattino per bene. ma mi sta il dovere. dovevo pensarci prima. quello che accadde dopo è una storia da non potersi credere e ve la racconterò in questaltri. 659_547_000878 pinocchio. a questa antifona si buttò per terra e non volle più camminare. intanto i curiosi e i bighelloni principiavano a fermarsi lì dintorno e a far capannello. 659_547_000879 questo discorso fu accolto da molte risate e da molti applausi, ma gli applausi raddoppiarono e diventarono una specie di uragano alla comparsa del ciuchino pinocchio in mezzo al circo. egli era tutto agghindato a festa, aveva una briglia nuova di pelle lustra, con fibbie e borchie dottone. 659_547_000880 e ne sentiva perfino la vampa calda delle fiatate. per buona fortuna la spiaggia era oramai vicina e il mare si vedeva lì, a pochi passi. 659_547_000881 bravo polendina. gridò la solita vocina che non si capiva di dove uscisse a sentirsi chiamar polendina. compar geppetto diventò rosso come un peperone dalla bizza. 659_547_000882 e non cè mai lobbligo di studiare. mai, mai, mai. che bel paese, disse pinocchio sentendo venirsi lacquolina in bocca. che bel paese. io non ci sono stato mai, ma me lo figuro. 659_547_000883 e il libro fu venduto lì sui due piedi. e pensare che quel poveruomo di geppetto era rimasto a casa a tremare dal freddo, in maniche di camicia, per comprare labbecedario al figliuolo i. 659_547_000884 e, spalancando le braccia e gettandosi al collo del vecchietto, cominciò a urlare: oh, babbino mio, finalmente vi ho ritrovato. ora poi non vi lascio più. mai più, mai più. 659_547_000885 linfelice pinocchio, a questantifona cominciò a piangere, a strillare, a raccomandarsi e piangendo diceva: quantera meglio che fossi andato a scuola. ho voluto dar retta ai compagni e ora la pago. ih, ih, ih. 659_547_000886 date. mastrantonio, tutto contento, andò subito a prendere sul banco quel pezzo di legno che era stato cagione a lui di tante paure. ma quando fu lì per consegnarlo, allamico, il pezzo di legno, dette uno scossone. 659_547_000887 non ti capisco, disse il burattino, che già cominciava a tremare dalla paura. azienza i spiegherò meglio. soggiunse il pappagallo. sappi dunque che mentre tu eri in città, la volpe e il gatto sono tornati in questo campo, hanno preso le monete doro sotterrate. 659_547_000888 meno male che agli assassini io non ci credo, né ci ho creduto mai. per me gli assassini sono stati inventati apposta dai babbi per far paura ai ragazzi che vogliono andare fuori la notte. e poi, se anche li trovassi qui sulla strada, mi darebbero forse soggezione neanche per sogno? 659_547_000889 pinocchio dal gran dolore cominciò a piangere e a ragliare, e ragliando disse: j a j a, la paglia non la posso digerire, allora mangia il fieno. replicò il padrone, che intendeva benissimo il dialetto asinino. 659_547_000890 che vuoi che mi faccia di una giacchetta di carta fiorita? se ci piove su, non cè più verso di cavartela da dosso. vuoi comprare le mie scarpe? sono buone per accendere il fuoco? quanto mi dai del berretto bellacquisto davvero un berretto di midolla di pane? cè il caso che i topi me lo vengano a mangiare in capo. 659_547_000891 ho incontrato i ladri e mi hanno spogliato: dite: buon vecchio, non avreste per caso da darmi un po di vestituccio, tanto perché io possa ritornare a casa? ragazzo mio, in fatto di vestiti io non ho che un piccolo sacchetto dove ci tengo i lupini. 659_547_000892 e la sua maraviglia fu grandissima quando, tirata fuori la lanterna di sotto il pastrano, saccorse che invece di una faina cera rimasto preso un ragazzo. 659_547_000893 magari un po di pan secco, un crosterello, un osso avanzato al cane, un po di polenta muffita, una lisca di pesce, un nocciolo di ciliegia, insomma di qualche cosa da masticare. ma non trovò nulla, il gran nulla, proprio nulla. 659_547_000894 i ragazzi perbene dicono sempre la verità e io sempre le bugie. i ragazzi perbene vanno volentieri alla scuola e a me la scuola mi fa venire i dolori di corpo, ma da oggi in poi voglio mutar vita, me lo prometti. 659_547_000895 addio, mascherine. ricordatevi del proverbio che dice: chi ruba il mantello al suo prossimo, per il solito muore senza camicia. e così dicendo, pinocchio e geppetto seguitarono tranquillamente per la loro strada. 659_547_000896 credo di sì, anzi ne sono sicura. a questa risposta fu tale e tanta la contentezza di pinocchio che prese le mani alla fata e cominciò a baciargliele con tanta foga che pareva quasi fuori di sé. 659_547_000897 vogliamo la commedia. vogliamo la commedia. tutto fiato buttato via. perché i burattini, invece di continuare la recita, raddoppiarono il chiasso e le grida e, postosi pinocchio sulle spalle, se lo portarono in trionfo davanti ai lumi della ribalta. 659_547_000898 il povero pinocchio. faceva finta di essere di buonumore, ma invece invece cominciava a scoraggiarsi: le forze gli scemavano, il suo respiro diventava grosso e affannoso. insomma, non ne poteva più. la spiaggia era sempre lontana. 659_547_000899 ti ha forse parlato di me? i conduci da lui, ma è sempre vivo. rispondimi, per carità. è sempre vivo? lho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare. che cosa faceva? si fabbricava da sé una piccola barchetta per traversare. 659_547_000900 e il mare oggi è molto cattivo e la barchetta sta per andare sottacqua. dovè la barchetta? eccola laggiù, diritta al mio dito, disse la vecchia, accennando una piccola barca che, veduta in quella distanza, pareva un guscio di noce. 659_547_000901 e io con quella catinellata dacqua sul capo. perché il chiedere un po di pane non è vergogna, non è vero? me ne tornai subito a casa e, perché avevo sempre una gran fame, messi i piedi sul caldano per rasciugarmi. 659_547_000902 entrò di corsa nel pollaio e, dopo avere acchiappate e rinchiuse in un sacco le quattro faine, disse loro con accento di vera contentezza: alla fine siete cascate nelle mie mani. potrei punirvi, ma sì, vil non sono. i contenterò invece di portarvi domani alloste del vicino paese. 659_547_000903 badate, ragazzi, io non son venuto qui per essere il vostro buffone. io rispetto gli altri e voglio essere rispettato. bravo, berlicche, hai parlato come un libro stampato, urlarono quei monelli, buttandosi via dalle matte risate. 659_547_000904 finora questa fatica di girare il bindolo, disse lortolano, lho fatta fare al mio ciuchino, ma oggi quel povero animale è in fin di vita. i menate a vederlo, disse pinocchio volentieri. 659_547_000905 difatti, finita la recita della commedia, il burattinaio andò in cucina, dovegli sera preparato per cena un bel montone che girava lentamente, infilato nello spiedo. 659_547_000906 o che forse non sono tuttaltro. i ragazzi perbene sono ubbidienti e tu invece, e io non ubbidisco mai. i ragazzi perbene prendono amore allo studio e al lavoro e tu e io invece faccio il bighellone e il vagabondo, tutto lanno. 659_547_000907 che cosa fate con codesto piede conficcato nelluscio? domandò ridendo al burattino: è stata una disgrazia. vedete un po, lumachina bella. se vi riesce di liberarmi da questo supplizio, ragazzo mio, così ci vuole un legnaiolo, e io non ho mai fatto la legnaiola. 659_547_000908 non date retta, galantuomo, a tutto il bene che ve ne ho detto, perché conosco benissimo pinocchio e posso assicurarvi anchio che è davvero un ragazzaccio, un disubbidiente e uno svogliato che invece di andare a scuola va coi compagni a fare lo sbarazzino. appena ebbe pronunziate queste parole. 659_547_000909 e questo mestiere sarebbe quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare, dalla mattina alla sera, la vita del vagabondo. per tua regola, disse il grillo parlante con la sua solita calma. 659_547_000910 che da più di millanni abitava nelle vicinanze di quel bosco. vedi tu quel burattino attaccato penzoloni a un ramo della quercia grande, lo vedo. 659_547_000911 addio lumaca, e fra due giorni ti aspetto. la lumaca, contro il suo costume, cominciò a correre come una lucertola nei grandi solleoni. dagosto, quando pinocchio tornò a casa, il suo babbo gli domandò: e il vestito nuovo. 659_547_000912 smettetela, birichini, che non siete altro. queste guerre manesche fra ragazzi e ragazzi raramente vanno a finir bene. qualche disgrazia accade sempre. 659_547_000913 frasche. difatti, vide apparire sulla strada, indovinate chi: la volpe e il gatto, ossia i due compagni di viaggio coi quali aveva cenato allosteria del gambero rosso. ecco, il nostro caro pinocchio, gridò la volpe, abbracciandolo e baciandolo. 659_547_000914 lo conosci tu questo pinocchio di vista, rispose il burattino. e tu che concetto ne hai? gli chiese il vecchietto. a me mi pare un gran buon figliuolo, pieno di voglia di studiare, ubbidiente, affezionato al suo babbo e alla sua famiglia. 659_547_000915 non mè stato possibile di trovarne uno che mi tornasse bene. pazienza, lo comprerò unaltra volta. quella sera. pinocchio, invece di vegliare fino alle dieci, vegliò fino alla mezzanotte suonata. e invece di far otto canestre di giunco, ne fece sedici. 659_547_000916 e, tiratisi di nuovo la piccola bara sulle spalle, uscirono di camera bofonchiando e mormorando fra i denti. fatto sta che di lì a pochi minuti pinocchio saltò giù dal letto. belle guarito. 659_547_000917 illusioni, ragazzo mio, replicò geppetto, scotendo il capo e sorridendo malinconicamente. ti par egli possibile che un burattino alto appena un metro come sei tu, possa aver tanta forza da portarmi a nuoto sulle spalle? 659_547_000918 perché gli mancava in fondo tutto lo zampetto cogli unghioli, per cui gli domandò: che cosa hai fatto del tuo zampetto? il gatto voleva rispondere qualche cosa, ma simbrogliò allora la volpe, disse subito. 659_547_000919 j a j a. il fieno mi fa dolere il corpo. pretenderesti dunque che un somaro par tuo lo dovessi mantenere a petti di pollo e cappone. in galantina, soggiunse il padrone, arrabbiandosi sempre più e affibbiandogli una seconda frustata. 659_547_000920 poni che ogni zecchino ti faccia un grappolo di cinquecento zecchini. moltiplica il cinquecento per cinque e la mattina dopo ti trovi in tasca duemila cinquecento zecchini lampanti e sonanti. oh, che bella cosa gridò pinocchio ballando. 659_547_000921 hai ragione, grillino, hai ragione da vendere e io terrò a mente la lezione che mi hai data. ma mi dici come hai fatto a comprarti questa bella capanna? questa capanna mi è stata regalata ieri da una graziosa capra che aveva la lana dun bellissimo colore turchino. 659_547_000922 tutti avevano qualche cosa da fare. non si trovava un ozioso o un vagabondo nemmeno a cercarlo col lumicino. ho capito, disse subito quello svogliato di pinocchio: questo paese non è fatto per me, io non son nato per lavorare. 659_547_000923 ragazzo mio. gli rispose: dalla finestra: quella bestiola tutta pace e tutta flemma. ragazzo mio, io sono una lumaca e le lumache non hanno mai fretta. e la finestra si richiuse. 659_547_000924 gran combattimento fra pinocchio e i suoi compagni, uno de quali, essendo rimasto ferito, pinocchio viene arrestato dai carabinieri. 659_547_000925 il falco volò via e dopo due minuti tornò dicendo: quel che mi avete comandato è fatto. e come lhai trovato, vivo o morto? a vederlo pareva morto. 659_547_000926 geppetto rifà i piedi a pinocchio e vende la propria casacca per comprargli labbecedario. il burattino, appena che si fu levata la fame, cominciò subito a bofonchiare e a piangere perché voleva un paio di piedi nuovi. 659_547_000927 era un trattato di ritmetica. i lascio immaginare se era peso dimolto. uno di quei monelli agguantò quel volume e, presa di mira la testa di pinocchio, lo scagliò con quanta forza aveva nel braccio. 659_547_000928 perché quel campo è stato comprato da un gran signore e da domani in là non sarà più permesso a nessuno di seminarvi i denari. quantè distante di qui il campo dei miracoli? due chilometri appena. 659_547_000929 grazie, e il tuo babbo e la tua mamma sono sempre vivi. gli domandò: mangiafoco il babbo: sì, la mamma non lho mai conosciuta. chi lo sa? che dispiacere sarebbe per il tuo vecchio padre se ora ti facessi gettare fra quei carboni ardenti. 659_547_000930 e da quel giorno in poi continuò più di cinque mesi a levarsi ogni mattina prima dellalba per andare a girare il bindolo e guadagnare così quel bicchiere di latte che faceva tanto bene alla salute cagionosa del suo babbo. 659_547_000931 ma il burattino, dopo tre ore aveva sempre gli occhi aperti, la bocca chiusa e sgambettava più che mai. annoiati finalmente di aspettare, si voltarono a pinocchio e gli dissero sghignazzando: 659_547_000932 a fuggire, e come? scappando dalla bocca del pesce-cane e gettandosi a nuoto in mare. tu parli bene, ma io, caro pinocchio, non so nuotare. e che importa, voi mi monterete a cavalluccio sulle spalle e io, che sono un buon nuotatore, i porterò sano e salvo fino alla spiaggia. 659_547_000933 tanto piccini che a occhio nudo non si vedevano neppure. immaginatevi dunque come restò quando si poté scorgere che i suoi orecchi, durante la notte, erano così allungati che parevano due spazzole di padule. 659_547_000934 a quel colpo il ciuchino, fingendosi ferito, cadde disteso nel circo come se fosse moribondo davvero. rizzatosi da terra in mezzo a uno scoppio di applausi durli e di battimani che andavano alle stelle, gli venne naturalmente di alzare la testa e di guardare in su. 659_547_000935 eccomi qui, pronto a servirvi, replicò il falegname rizzandosi su i ginocchi. stamani mè piovuta nel cervello unidea, sentiamola: ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino di legno. 659_547_000936 nessuno si lamentava. la consolazione di sapere che fra poche ore sarebbero giunti in un paese dove non cerano né libri, né scuole, né maestri, li rendeva così contenti e rassegnati che non sentivano né i disagi, né gli strapazzi. 659_547_000937 la bocca del burattino pareva inchiodata e ribadita. allora lassassino, più piccolo di statura, cavato fuori un coltellaccio, provò a conficcarglielo, a guisa di leva e di scalpello fra le labbra. ma pinocchio, lesto come un lampo, gli azzannò la mano coi denti. 659_547_000938 sulla scena si vedevano arlecchino e pulcinella che bisticciavano fra di loro e, secondo il solito, minacciavano da un momento allaltro di scambiarsi un carico di schiaffi e di bastonate. 659_547_000939 non sono altro che quelli che, per ragione detà o di malattia, si trovano condannati a non potersi più guadagnare il pane col lavoro delle proprie mani. tutti gli altri hanno lobbligo di lavorare e se non lavorano e patiscono la fame, tanto peggio per loro. 659_547_000940 dove hai lasciato la mia buona fata che fa i? ha perdonato, si ricorda sempre di me, i vuol sempre bene. è molto lontana da qui, potrei andare a trovarla? 659_547_000941 e fatti quattro o cinque starnuti, aprì affettuosamente le braccia e disse: a pinocchio, tu sei un gran bravo ragazzo, vieni qua da me e dammi un bacio. 659_547_000942 basta così, non occorre altro. rìzzati subito e vieni via con noi. ma io via con noi, ma io sono innocente via con noi. 659_547_000943 ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta, così dové contentarsi di una semplice lepre dolce e forte con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. 659_547_000944 ma la calcina è pesa, replicò pinocchio, e io non voglio durar fatica. se non vuoi durar fatica, allora, ragazzo mio, divertiti a sbadigliare e buon pro ti faccia. in men di mezzora passarono altre venti persone e a tutte pinocchio chiese un po delemosina, ma tutte gli risposero: 659_547_000945 passa via. gli gridò il pescatore, minacciandolo e tenendo sempre in mano il burattino infarinato. ma il povero cane aveva una fame per quattro e, mugolando e dimenando la coda, pareva che dicesse: dammi un boccon di frittura e ti lascio in pace. 659_547_000946 e pensare che io invece, oh, ma se sapeste quante disgrazie mi son piovute sul capo e quante cose mi son andate per traverso. figuratevi che il giorno che voi, povero babbino, col vendere la vostra casacca, mi compraste. 659_547_000947 il quale, a vedersi così vicino alla morte- e che brutta morte- fu preso da tanto tremito e da tanto spavento che non aveva più né voce né fiato per raccomandarsi. 659_547_000948 che cosa brontoli fra i denti, domandò la fata con accento risentito. dicevo, mugolò il burattino a mezza voce che oramai per andare a scuola mi pare un po tardi. nossignore, tieni a mente che per istruirsi e per imparare non è mai tardi. 659_547_000949 dopo la bocca gli fece il mento, poi il collo, le spalle, lo stomaco, le braccia e le mani. appena finite le mani, geppetto, senti portarsi via la parrucca dal capo. si voltò in su e che cosa vide? vide la sua parrucca gialla in mano del burattino. 659_547_000950 i domando: grazia per il povero arlecchino, qui non cè grazia che tenga. se ho risparmiato te, bisogna che faccia mettere sul fuoco lui, perché io voglio che il mio montone sia arrostito bene. 659_547_000951 mangiate, o, per dir meglio, divorate le tre pere. pinocchio fece un lunghissimo sbadiglio e disse piagnucolando: ho dellaltra fame, ma io, ragazzo mio, non ho più nulla da darti, proprio nulla, nulla. ci avrei soltanto queste bucce e questi torsoli di pera. 659_547_000952 in men, che non si dice, il pino cominciò a bruciare e a divampare come una candela agitata dal vento pinocchio. vedendo che le fiamme salivano sempre più e non volendo far la fine del piccione arrosto, spiccò un bel salto di vetta allalbero. 659_547_000953 e chi glielo tirò? un suo compagno di scuola, un certo pinocchio. e chi è questo pinocchio? domandò il burattino facendo lo gnorri. dicono che sia un ragazzaccio, un vagabondo, un vero rompicollo. calunnie, tutte calunnie. 659_547_000954 ma ti rammenti di quando, per scacciarmi di casa tua, mi tirasti un martello di legno. hai ragione, grillino, scaccia anche me, tira anche a me un martello di legno, ma abbi pietà del mio povero babbo. 659_547_000955 allora il direttore, non sapendo che cosa farsi dun asino zoppo, mi mandò a rivendere e voi mi avete comprato pur troppo e ti ho pagato venti soldi. e ora chi mi rende i miei poveri venti soldi? 659_547_000956 quei tuoi compagnacci di scuola finiranno prima o poi col farti perdere lamore allo studio e forse, forse, col tirarti addosso qualche grossa disgrazia. non cè pericolo, rispondeva il burattino, facendo una spallucciata e, toccandosi, collindice in mezzo alla fronte, come per dire: cè tanto giudizio qui dentro? 659_547_000957 vedendo che la porta non si apriva, lomino la spalancò con un violentissimo calcio ed, entrato che fu nella stanza, disse col suo solito: risolino a pinocchio e a lucignolo. bravi ragazzi, avete ragliato bene e io vi ho subito riconosciuti alla voce. 659_547_000958 i dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero geppetto era condotto, senza sua colpa, in prigione, quel monello di pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso ai campi per far più presto a tornarsene a casa. 659_547_000959 e voltandosi verso il falegname, gli disse: imbestialito, perché mi offendete? chi vi offende? i avete detto: polendina, non sono stato io. sta un po a vedere che sarò stato io. io dico che siete stato voi, no, si. 659_547_000960 una giubba color di cioccolata, coi bottoni di brillanti e con due grandi tasche per tenervi gli ossi che gli regalava a pranzo la padrona, un paio di calzoni corti di velluto cremisi, le calze di seta, gli scarpini scollati e, di dietro, una specie di fodera da ombrelli. 659_547_000961 e intanto che correvano, i loro bracci diventarono zampe, i loro visi si allungarono e diventarono musi e le loro schiene si coprirono di un pelame grigiolino chiaro brizzolato di nero. 659_547_000962 nella parete di fondo si vedeva un caminetto col fuoco acceso, ma il fuoco era dipinto e accanto al fuoco, cera dipinta, una pentola che bolliva allegramente. 659_547_000963 e gli parve dessere un altro. non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide limmagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con unaria allegra e festosa come una pasqua di rose. 659_547_000964 allora te la spiegherò. io soggiunse la marmottina. sappi dunque che fra due o tre ore tu non sarai più burattino né un ragazzo. 659_547_000965 e questi grappoli erano carichi di zecchini doro che, dondolandosi mossi dal vento, facevano zin zin zin, quasi volessero dire: chi ci vuole, venga a prenderci. 659_547_000966 appena pinocchio non sentì più il peso durissimo e umiliante di quel collare intorno al collo. si pose a scappare attraverso i campi e non si fermò un solo minuto finché non ebbe raggiunta la strada maestra che doveva ricondurlo alla casina della fata. 659_547_000967 e uno di loro, più impertinente degli altri, allungò la mano, collidea di prendere il burattino per la punta del naso, ma non fece a tempo perché pinocchio stese la gamba sotto la tavola e gli consegnò una pedata negli stinchi. ohi, che piedi duri. urlò il ragazzo, stropicciandosi il livido che gli aveva fatto il burattino. 659_547_000968 è la mia mamma, la quale somiglia a tutte quelle buone mamme che vogliono un gran bene ai loro ragazzi e non li perdono mai, docchio e li assistono amorosamente in ogni disgrazia, anche quando questi ragazzi, per le loro scapataggini e per i loro cattivi portamenti, 659_547_000969 si fermò e stette in ascolto. quei suoni venivano di fondo a una lunghissima strada traversa che conduceva a un piccolo paesetto fabbricato sulla spiaggia del mare. che cosa sia questa musica? peccato che io debba andare a scuola, se no, e rimase lì perplesso. 659_547_000970 portatemi almeno qualche cosa da mangiare, perché mi sento rifinito subito, disse la lumaca. difatti, dopo tre ore e mezzo, pinocchio la vide tornare con un vassoio dargento in capo. 659_547_000971 casa. dopo poco tornò e quando tornò aveva in mano labbecedario per il figliuolo, ma la casacca non laveva più. il poveruomo era in maniche di camicia e fuori nevicava. e la casacca, babbo lho venduta perché lavete venduta. 659_547_000972 te lo prometto, te lo prometto: spicciati per carità, perché se indugi un altro mezzo minuto son belle morto. pinocchio esitò un poco, ma poi, ricordandosi che il suo babbo gli aveva detto tante volte che a fare una buona azione non ci si scapita mai, 659_547_000973 intanto passò su per aria un grosso colombo il quale, soffermatosi a ali distese, gli gridò da una grande altezza: dimmi bambino, che cosa fai costaggiù? 659_547_000974 lha ordinato il medico perché mi sono sbucciato un piede. oh povero pinocchio, oh povero lucignolo. a queste parole tenne dietro un lunghissimo silenzio durante il quale i due amici non fecero altro che guardarsi fra loro in atto di. 659_547_000975 a quelle grida strazianti, il burattino, che in fondo aveva un cuore eccellente, si mosse a compassione e, voltosi al cane, gli disse: ma se io ti aiuto a salvarti, mi prometti di non darmi più noia e di non corrermi dietro. 659_547_000976 e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido, povero grullerello. ma non sai che facendo così diventerai da grande un bellissimo somaro e che tutti si piglieranno gioco di te? 659_547_000977 me lha ordinato il medico perché mi sono fatto male a questo ginocchio e tu, caro burattino, perché porti codesto berretto di cotone ingozzato fin sotto il naso. 659_547_000978 ah, ladracchiòlo, disse il contadino incollerito. dunque sei tu che mi porti via le galline. io no, io no, gridò pinocchio singhiozzando. 659_547_000979 qui non ci son signori, replicò duramente il burattinaio. pietà signor cavaliere, qui non ci son cavalieri. pietà signor commendatore, qui non ci son commendatori. pietà, eccellenza. 659_547_000980 ma lomino non rise. si accostò pieno di amorevolezza al ciuchino ribelle e, facendo finta di dargli un bacio, gli staccò con un morso la metà dellorecchio destro. intanto pinocchio, rizzatosi da terra tutto infuriato, schizzò con un salto sulla groppa di quel povero animale. 659_547_000981 lascio pensare a voi il dolore, la vergogna e la disperazione del povero pinocchio. cominciò a piangere, a strillare, a battere la testa nel muro, ma quanto più si disperava e più i suoi orecchi crescevano, crescevano e diventavano pelosi verso la cima. 659_547_000982 provatevi e vedrete. a ogni modo, se sarà scritto in cielo che dobbiamo morire, avremo almeno la gran consolazione di morire abbracciati insieme e senza dir altro pinocchio, prese in mano la candela. 659_547_000983 la notte è fresca e la strada è lunga. pinocchio obbedì senza rifiatare il carro, riprese la sua corsa e la mattina, sul far dellalba, arrivarono felicemente nel paese dei balocchi. questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. 659_547_000984 a cavallo sulla mia groppa. sei peso di molto peso, tuttaltro, son leggiero come una foglia. e lì, senza stare a dir altro, pinocchio saltò sulla groppa al colombo e messa una gamba di qua e laltra di là, come fanno i cavallerizzi, gridò: tutto contento. 659_547_000985 io avessi tanto fiato da arrivare fino a quella casa, forse sarei salvo, disse dentro di sé e, senza indugiare un minuto, riprese a correre per il bosco a carriera distesa, e gli assassini sempre dietro. 659_547_000986 mantenne la parola per tutto il resto dellanno. difatti, agli esami delle vacanze ebbe lonore di essere il più bravo della scuola e i suoi portamenti in generale furono giudicati così lodevoli e soddisfacenti che la fata, tutta contenta, gli disse: 659_547_000987 il tonno cacciò il muso fuori dallacqua e pinocchio, piegandosi coi ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca. a questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero tonno, che non cera avvezzo, si sentì talmente commosso. 659_547_000988 e appena entrato nel bosco cominciò a correre come un capriolo, ma quando fu arrivato a un certo punto, quasi in faccia alla quercia grande, si fermò perché gli parve di aver sentito gente fra mezzo alle frasche. 659_547_000989 finalmente il carro arrivò, e arrivò senza fare il più piccolo rumore, perché le sue ruote erano fasciate di stoppa e di cenci. lo tiravano dodici pariglie di ciuchini. 659_547_000990 dove lhai veduto? lho veduto ieri sulla porta di casa sua e che cosa faceva: era in maniche di camicia e tremava dal freddo, povero babbo. ma se dio vuole, da oggi in poi non tremerà più. 659_547_000991 pinocchio aveva una gran paura dei tuoni e dei lampi, se non che la fame era più forte della paura, motivo per cui accostò luscio di casa e, presa la carriera, in un centinaio di salti arrivò fino al paese. 659_547_000992 vorrà perdonarmi questa seconda birichinata. scommetto che non me la perdona. oh, non me la perdona di certo, e mi sta il dovere, perché io sono un monello che prometto sempre di correggermi e non mantengo mai. arrivò al paese che era già notte buia. 659_547_000993 e un bel giorno, svegliandomi, mi trovai cambiato in un somaro con tanto di orecchi e con tanto di coda. che vergogna fu quella per me. una vergogna, caro padrone. che santantonio benedetto non la faccia provare neppure a voi. 659_547_000994 e voi siete tornato e me li sono trovati bruciati. e intanto la fame lho sempre e i piedi non li ho più. ih, ih, ih, ih. e il povero pinocchio cominciò a piangere e a berciare così forte che lo sentivano da cinque chilometri lontano. 659_547_000995 prime monellerie del burattino. la casa di geppetto era una stanzina terrena che pigliava luce da un sottoscala. la mobilia non poteva essere più semplice: una seggiola cattiva, un letto poco buono e un tavolino tutto rovinato. 659_547_000996 mentre il pescatore era proprio sul punto di buttar pinocchio nella padella, entrò nella grotta un grosso cane, condotto là dallodore acutissimo e ghiotto della frittura. 659_547_000997 e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato sur una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo da parere. un miracolo se stava ritto. 659_547_000998 perché bisogna sapere che, mentre tutti gli uomini, quando si sentono impietositi per qualcuno, o piangono o per lo meno fanno finta di rasciugarsi gli occhi, 659_547_000999 e i fiammiferi per accenderla. chi ve li ha dati? ora ti racconterò tutto. devi dunque sapere che quella medesima burrasca che rovesciò la mia barchetta fece anche affondare un bastimento mercantile. i marinai si salvarono tutti, ma il bastimento colò a fondo. 659_547_001000 il povero pinocchio. per amore o per forza dové imparare tutte queste bellissime cose, ma per impararle gli ci vollero tre mesi di lezioni e molte frustate da levare il pelo. 659_547_001001 e, porgendolo al burattino, gli disse amorosamente: bevila e in pochi giorni sarai guarito. pinocchio guardò il bicchiere, storse un po la bocca e poi dimanda con voce di piagnisteo: è dolce o amara, è amara, ma ti farà bene. se è amara, non la voglio. 659_547_001002 perché non vieni anche tu io? no, davvero hai torto pinocchio. credilo a me che se non vieni te ne pentirai. dove vuoi trovare un paese più salubre per noialtri ragazzi? lì non vi sono scuole. 659_547_001003 a inocchio piange la morte della bella bambina dai capelli turchini. poi trova un colombo che lo porta sulla riva del mare e lì si getta nellacqua per andare in aiuto del suo babbo geppetto. 659_547_001004 e la volpe invecchiata, intignata e tutta perduta. da una parte non aveva più nemmeno la coda. così è quella trista ladracchiola, caduta nella più squallida miseria, si trovò costretta, un bel giorno, a vendere perfino la sua bellissima coda a un merciaio ambulante. 659_547_001005 a dir la verità, rispose pinocchio, se io debbo scegliere, preferisco piuttosto di essere lasciato libero per potermene tornare a casa mia. tu scherzi? 659_547_001006 sette, sette come i peccati mortali, disse pinocchio con una gran risata. avete sentito? ci ha insultati tutti. ci ha chiamati col nome di peccati mortali. pinocchio, chiedici scusa delloffesa. se no, guai a te. 659_547_001007 presa questa risoluzione, si avvicinò alla scogliera, ma quando fu lì per arrampicarsi, sentì qualche cosa sotto lacqua che saliva, saliva, saliva e lo portava per aria. 659_547_001008 e, porgendogliele, disse: queste tre pere erano per la mia colazione, ma io te le do volentieri mangiale e buon pro ti faccia. se volete che le mangi, fatemi il piacere di sbucciarle. sbucciarle, replicò geppetto meravigliato. non 659_547_001009 in questo caso gridò fieramente pinocchio, rizzandosi e gettando via il suo berretto di midolla di pane. in questo caso conosco qual è il mio dovere. avanti, signori giandarmi, legatemi e gettatemi là fra quelle fiamme. 659_547_001010 e nel dir così, gli appiccicò un pugno sul capo. ma fu, come si suol dire, botta e risposta, perché il burattino, come cera da aspettarselo, rispose con un altro pugno. 659_547_001011 brrr, mi viene i bordoni soltanto a pensarci. dunque, disse la volpe: vuoi proprio andare a casa tua? allora vai pure. e tanto peggio per te. tanto peggio per te, ripeté il gatto. pensaci bene, pinocchio, perché tu dai un calcio alla fortuna. 659_547_001012 luomo, per tua regola, nasca ricco o povero, è obbligato in questo mondo a far qualcosa, a occuparsi, a lavorare. guai a lasciarsi prendere dallozio lozio. è una bruttissima malattia e bisogna guarirla subito, fin da ragazzi. se no, quando siamo grandi non si guarisce più. 659_547_001013 addio pinocchio, rispose il cane. mille grazie di avermi liberato dalla morte. tu mi hai fatto un gran servizio e in questo mondo quel che è fatto è reso. 659_547_001014 impossibile immaginarsi la paura del burattino il quale, allontanatosi più di mezzo chilometro, si mise a sedere sopra un monticello di sassi aspettando che il serpente se ne andasse una buona volta per i fatti suoi e lasciasse libero il passo della strada. 659_547_001015 di bottiglie di vino, duva secca, di cacio, di caffè, di zucchero, di candele steariche e di scatole di fiammiferi di cera. con tutta questa, grazia di dio, ho potuto campare due anni, ma oggi sono agli ultimi sgoccioli. 659_547_001016 pinocchio, rendimi subito la mia parrucca. e pinocchio, invece di rendergli la parrucca, se la messe in capo per sé, rimanendovi sotto mezzo affogato a quel garbo insolente e derisorio geppetto, si fece triste e melanconico come non era stato mai in vita sua. 659_547_001017 intanto, a poco a poco il cielo si rasserenò, il sole apparve fuori in tutto il suo splendore e il mare diventò tranquillissimo e buono come un olio. allora il burattino distese i suoi panni al sole per rasciugarli. 659_547_001018 la bocca non era ancora finita di fare che cominciò subito a ridere e a canzonarlo. smetti di ridere, disse geppetto impermalito. ma fu come dire al muro: smetti di ridere, ti ripeto. urlò con voce minacciosa. 659_547_001019 dite galantuomo? sapete nulla di un povero ragazzo ferito nel capo e che si chiamava eugenio? il ragazzo è stato portato da alcuni pescatori in questa capanna e ora, ora sarà morto. interruppe pinocchio con gran dolore. no, ora è vivo ed è già ritornato a casa sua. 659_547_001020 il mio amico è troppo modesto e per questo non risponde, risponderò io per lui. sappi dunque che unora fa abbiamo incontrato sulla strada un vecchio lupo, quasi svenuto dalla fame, che ci ha chiesto un po delemosina. 659_547_001021 allora la fata, battendo le mani insieme, fece due piccoli colpi e apparve un magnifico can barbone che camminava, ritto sulle gambe di dietro tale e quale, come se fosse un uomo. 659_547_001022 nel vassoio cera: un pane, un pollastro arrosto e quattro albicocche mature. ecco la colazione che ti manda la fata, disse la lumaca. alla vista di quella grazia di dio, il burattino sentì consolarsi tutto. 659_547_001023 e, voltandosi verso pinocchio, gli disse: birba dun figliuolo, non sei ancora finito di fare e già cominci a mancar di rispetto a tuo padre. male ragazzo, mio male. 659_547_001024 pinocchio vende labbecedario per andare a vedere il teatrino dei burattini. smesso che fu di nevicare, pinocchio, col suo bravo abbecedario nuovo sotto il braccio, prese la strada che menava alla scuola. 659_547_001025 si vede che quella vocina che ha detto: ohi, me la sono figurata io, rimettiamoci a lavorare. e perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po di coraggio. 659_547_001026 anima grande, disse pinocchio, abbracciando affettuosamente lamico e dandogli un bacio in mezzo agli occhi. intanto, era già da cinque mesi che durava questa bella cuccagna di baloccarsi e di divertirsi le giornate intere senza mai vedere in faccia né un libro, né una scuola. 659_547_001027 un tal baccano indiavolato da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere assorditi. su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone. delle bellissime cose come queste, viva i balocci. 659_547_001028 detto ciò, prese subito la viottola e cominciò a camminare di un passo svelto, tanto svelto che pareva quasi che corresse, e a ogni più piccolo rumore che sentiva si voltava subito a guardare indietro per la paura di vedersi inseguire da quel terribile pesce-cane. 659_547_001029 dove i suoi piedi potevano arrivare e toccare, ci lasciavano sempre un livido per. ricordo allora i ragazzi indispettiti di non potersi misurare col burattino a corpo a corpo. 659_547_001030 a motivo della sua parrucca gialla che somigliava moltissimo alla polendina di granturco geppetto. era bizzosissimo, guai a chiamarlo polendina. diventava subito una bestia e non cera più verso di tenerlo. 659_547_001031 e perché la trippa non gli pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato. la volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei. 659_547_001032 detto fatto, infilò giù per la strada, traversa e cominciò a correre a gambe. più correva e più sentiva distinto il suono dei pifferi e dei tonfi della grancassa: pì, pì, pì, pì, pìpì, zum, zum, zum, zum. 659_547_001033 di veder nulla. pinocchio corre pericolo di essere fritto in padella come un pesce. durante quella corsa disperata vi fu un momento terribile, un momento in cui pinocchio si credé perduto. 659_547_001034 messe nel tegamino, invece dolio o di burro, un po dacqua, e quando lacqua principiò a fumare, tac spezzò il guscio delluovo e fece latto di scodellarvelo dentro. 659_547_001035 voglio andarmene di qui perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola e, per amore o per forza, mi toccherà studiare. e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia. 659_547_001036 loceano, quel poveruomo: sono più di quattro mesi che gira per il mondo in cerca di te e, non avendoti potuto trovare ora, si è messo in capo di cercarti nei paesi lontani del nuovo mondo. quanto cè di qui alla spiaggia? domandò pinocchio con ansia affannosa. 659_547_001037 datemi subito quel bicchiere, spicciatevi, per carità, perché non voglio morire. no, non voglio morire. e, preso il bicchiere con tutte due le mani, lo votò in un fiato. pazienza, dissero i conigli. per questa volta abbiamo fatto il viaggio a ufo. 659_547_001038 quel ritratto è il mio. quella signora è la fata, disse dentro di sé pinocchio, riconoscendola subito e, lasciandosi vincere dalla gran contentezza, si provò a gridare: oh, fatina mia, oh, fatina mia. 659_547_001039 e passatogli un nodo scorsoio intorno alla gola. lo attaccarono penzoloni al ramo di una grossa pianta detta la quercia grande. poi si posero là seduti sullerba, aspettando che il burattino facesse lultimo sgambetto. 659_547_001040 la luna splendeva in tutto il suo chiarore e il pesce-cane seguitava a dormire di un sonno così profondo che non lavrebbe svegliato nemmeno una cannonata. 659_547_001041 pinocchio, vieni quassù da me, grida arlecchino, vieni a gettarti fra le braccia dei tuoi fratelli di legno. a questo affettuoso invito pinocchio spicca un salto e di fondo alla platea va nei posti distinti. poi con un altro salto dai posti distinti monta sulla testa del direttore dorchestra. 659_547_001042 dunque, addio davvero, e buon viaggio. addio fra quanto partirete fra due ore. peccato, se alla partenza mancasse unora sola, sarei quasi quasi capace di aspettare. 659_547_001043 alla fine, non trovando altro nella greppia, si rassegnò a masticare un po di fieno e, dopo averlo masticato ben bene, chiuse gli occhi e lo tirò giù. questo fieno non è cattivo. poi disse dentro di sé. 659_547_001044 e una libreria tutta piena di canditi, di torte, di panettoni, di mandorlati e di cialdoni colla panna. così fantasticando, giunse in vicinanza del campo e lì si fermò a guardare se per caso avesse potuto scorgere qualche albero coi rami carichi di monete. 659_547_001045 e quello che aveva perduto. uno zampetto correva con una gamba sola, né si è saputo mai come facesse. dopo una corsa di quindici chilometri, pinocchio non ne poteva più. allora, vistosi perso, si arrampicò su per il fusto di un altissimo pino e si pose a sedere in vetta ai rami. 659_547_001046 pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano e la mattina dopo si sveglia coi piedi tutti bruciati. per lappunto, era una nottataccia dinferno. 659_547_001047 insomma, tanto dissero e tanto fecero che il carabiniere rimise in libertà pinocchio e condusse in prigione quel poveruomo di geppetto il quale, non avendo parole, lì per lì per difendersi, piangeva come un vitellino e, nellavviarsi verso il carcere, balbettava singhiozzando. 659_547_001048 è inutile. nemmeno così la posso bere. che cosaltro ti dà noia i dà noia luscio di camera, che è mezzo aperto la fata. andò e chiuse luscio di camera. insomma, gridò pinocchio, dando in uno scoppio di pianto: questacquaccia amara non la voglio bere, no, no, no. 659_547_001049 perché? perché io sono diventato un gran signore. un gran signore tu, disse la volpe, e cominciò a ridere di un riso sguaiato e canzonatore. e il gatto rideva anche lui, ma per non darlo a vedere si pettinava i baffi: colle zampe, davanti cè poco da ridere, gridò pinocchio impermalito. 659_547_001050 e, dopo avere sbadigliato, sputava e sentiva che lo stomaco gli andava via. allora, piangendo e disperandosi, diceva: il grillo parlante aveva ragione, ho fatto male a rivoltarmi al mio babbo e a fuggire di casa. 659_547_001051 gli stessi giandarmi, sebbene fossero di legno, piangevano come due agnellini di latte. mangiafoco sul principio rimase duro e immobile come un pezzo di ghiaccio, ma poi, adagio, adagio, cominciò anche lui a commuoversi e a starnutire. 659_547_001052 è molto che è incominciata. la commedia comincia ora. e quanto si spende per entrare? quattro soldi. pinocchio, che aveva addosso la febbre della curiosità, perse ogni ritegno e disse senza vergognarsi al ragazzetto col quale parlava: i daresti quattro soldi fino a domani. 659_547_001053 mentre il burattino sfilava a faccia fresca tutte queste bugie, si toccò il naso e si accorse che il naso gli sera allungato più dun palmo. allora, tutto impaurito, cominciò a gridare. 659_547_001054 quanta selvaggina trasudi dà suoi occhi. conciossiaché, essendo riusciti, vanitosi tutti i mezzi per addomesticarlo al vivere dei quadrupedi civili, ho dovuto più volte ricorrere allaffabile dialetto della frusta. 659_547_001055 tale e quale, come il lucignolo nuovo di un lumino da notte. lucignolo era il ragazzo più svogliato e più birichino di tutta la scuola, ma pinocchio gli voleva un gran bene. 659_547_001056 perché i ragazzi che non danno retta ai consigli di chi ne sa più di loro vanno sempre incontro a qualche disgrazia. e io lho provato, disse pinocchio, ma ora non ci ricasco più. vedremo se dici il vero. 659_547_001057 e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco, come se fosse di neve o di panna montata, il quale se ne stava lì biascicando alcuni pesciolini vivi, ma tanto vivi che alle volte, mentre li mangiava, gli scappavano perfino di bocca. 659_547_001058 sapete che cosa farò, disse pinocchio il pescecane. voglio vederlo per certe mie ragioni, ma anderò a vederlo dopo la scuola. povero giucco, ribatté uno del branco. 659_547_001059 o non sarebbe più saporito se lo friggessi in padella o se invece lo cuocessi a uso uovo da bere? no, la più lesta di tutte è di cuocerlo nel piatto o nel tegamino. ho troppa voglia di mangiarmelo. detto fatto, pose un tegamino sopra un caldano pieno di brace accesa. 659_547_001060 alla fortuna. ripeté il gatto. i tuoi cinque zecchini, dalloggi al domani, sarebbero diventati duemila. duemila, ripeté il gatto. ma comè mai possibile che diventino tanti? domandò pinocchio, restando a bocca aperta dallo stupore. 659_547_001061 e poi sono fuggiti come il vento. e ora chi li raggiunge è bravo. pinocchio restò a bocca aperta e, non volendo credere alle parole del pappagallo, cominciò, colle mani e colle unghie a scavare il terreno che aveva annaffiato. 659_547_001062 che cosa dovrei far io che lo comprai a quattrini contanti? i dirò: era un mio amico, tuo amico, un mio compagno di scuola. come urlò giangio, dando in una gran risata. come avevi dei somari per compagni di scuola. 659_547_001063 se questa notte, disse il contadino, cominciasse a piovere, tu puoi andare a cuccia in quel casotto di legno dove cè sempre la paglia che ha servito di letto per quattranni al mio povero cane. e se per disgrazia venissero i ladri, ricordati di stare a orecchi ritti e di abbaiare. 6348_5568_000000 le dita avevano perduto l'agilità, le gambe la forza di mandare avanti il pedale della macchina. eh, ci galoppava prima su un pedale di macchina, ora invece. 6348_5568_000001 lei mi guarda da un pezzo, me ne sono accorto. mi guarda e m'invidia perché sto qua, più comodo, col finestrino accanto e sostenuto da questo sudicio bracciuolo. 6348_5568_000002 oh, sonavano alla porta. e chi poteva essere con quella bella giornata? la signora elvira, che piacere. la padrona della bottega d'adelaide s'era incomodata a venir lei stessa a pagare fino in casa la settimana. quanta bontà, no. 6348_5568_000003 i maschi che avrebbero potuto sostener la casa e formarsi facilmente uno stato morti. e quelle due povere figliuole, invece, che le avevano dato e le davano tuttora tanto pensiero, quelle sì le erano rimaste. 6348_5568_000004 venivano fuori da un vicoletto bujo, il romelli e lo spina, e il padre s'univa ad essi. il romelli aveva sugli occhi un fazzoletto listato di nero e singhiozzava. tutti e tre andavano ad appoggiarsi alla spalletta del. 6348_5568_000005 scendendo e risalendo per quattro volte- dico quattro volte- con un bambino per volta aggrappato alle spalle lungo un doccione di cisterna, dal terzo piano a terra. 6348_5568_000006 col pomo del bastone, sotto il mento affondato nella pappagorgia lustra di sudore l'uomo, solo luigi pirandello, sapeva da tant'anni che la moglie vezzosa, donnettina dal nasino ritto due fossette impertinenti alle guance e occhietti vivi, vivi da furetto, lo tradiva. 6348_5568_000007 ora per uno sguardo fuggevole, ora per un sorriso lieve di compiacenza che riuscivano a cogliere da questa o da quella, tra il frastuono delle vetture e il passerajo fitto, continuo, che veniva dalle prossime ville. 6348_5568_000008 la ringhiera del balcone a cui ci fidavamo. avrei salvato del resto anche la sesta, se la troppa furia e il terrore non la avessero spinta sconsigliatamente a tentare da sé il salvataggio. 6348_5568_000009 quando gli aveva dato quella tal gioja che quest'altra ora gli ridestava pungente nella memoria e subito serrava le labbra per l'impeto della commozione che gli saliva amara alla gola e socchiudeva un po gli occhi, come fanno al vento gli uccelli abbandonati su un ramo. 6348_5568_000010 tutto quello che avevano potuto mettere in pegno, lo avevano già messo. fosse morta lei, almeno, vecchia e ormai inutile, adelaide dal letto, pur con quel tarlo alle reni, ajutava la sorella, incollava i cartoncini, li rifilava. 6348_5568_000011 piombi la sera tardi a bottega, approfitti che non ho tempo di vedere e che mi fido di te. ah, cara mia, no, io non le pago. centoquattordici lire, fossi matta. ci ho colpa anch'io che non ho sorvegliato. pagheremo metà io, metà tu. 6348_5568_000012 e contemplando quella figura d'uomo zazzeruto tentennava amaramente il capo. lo aveva sposato per forza. ai suoi tempi, quel tomo lì era stato un famoso baritono buffo. 6348_5568_000013 eccole là: piove, nené piove da quindici giorni. pioveva, signori miei, senza smettere un momento. e per l'umidaccio che la acchiappava subito alle reni adelaide, ecco, non si poteva tenere neppure a sedere sul letto. 6348_5568_000014 li volse senza sguardo al soffitto. poco dopo, nené scoppiò in una fragorosa risata: bello davvero. oh, quello sposino fortune. sospirò dalla poltrona la madre adelaide dal letto imbecille. 6348_5568_000015 un tonfo, due gridi e un terzo grido da lontano, più acuto del figlio che non poteva accorrere con le gambe quasi stroncate dal terrore. 6348_5568_000016 tormento andar su. è vero pregare la madre che s'arrendesse, finalmente sentirsi dire di no. ancora una volta, no, no e risoluto. davanti al vicolo, sotto il fanale, s'impuntò e disse al padre: no sai, papà, io non salgo, io non ci vado. 6348_5568_000017 l'ombra s'era addensata nella camera e spiccava solo in quell'ombra: un fazzoletto bianco sulle ginocchia della madre e il bianco della rimboccatura del lenzuolo sul letto d'adelaide ai vetri della finestra: lo squallore dell'ultimo crepuscolo. 6348_5568_000018 no, no, care, mie seguitò bontà, scusate, bontà fino a un certo punto, se non mi sfogo schiatto. dov'è la tasca? eccola qua, leggi, leggi tu, anima mia, leggi qua. 6348_5568_000019 si struggeva in quella sua tenerezza, sentiva proprio che il cuore gli si sfaceva in petto, strizzato dall'angoscia, macerato dalla pena. 6348_5568_000020 la seguiva e la infastidiva per via quand'ella si recava a lasciare a bottega i sacchettini e le scatolette o a prender le commissioni. più che per adelaide, la signora maddalena sentiva pietà per questa più piccola. 6348_5568_000021 non solo il corpo, ma pure l'anima si sarebbe venduta per dar da mangiare a quei piccini. aveva fatto di tutto, anche da serva. tre mesi poi i tre maschietti le erano morti fra gli stenti e quelle due femminucce se le era tirate su, non sapeva più, come neanche lei. 6348_5568_000022 dove vado, con che vado, gridò nené, scattando in piedi rabbiosamente. potresti da lei, da chi? dalla tua amica, con una scusa: grazie, oh, per me sai. disse allora stanca la madre, se mi lasci morire così, tanto meglio. 6348_5568_000023 tanto che dal letto in camera mia, attraverso una di queste aperture momentanee, io con questi occhi, potei vedere in cielo la luna, una magnifica luna che guardava, placidissima nella notte, la danza di tutte le case della città. 6348_5568_000024 ebbene no, dalle formiche. no, lei non si sarebbe lasciata mangiare. nené chiamò la madre per scuoterla, ma nené uscì di fretta senza salutar nessuno. mandò i denari ogni giorno. non la rividero più. 6348_5568_000025 ecco quella vecchia sciancata, quella mia suocera immortale, a cui è rimasta in corpo una rabbia inestinguibile contro di me, presentarsi alla soglia del mio studiolo, arrovesciar le mani sui fianchi con le gomita appuntate davanti e chinandosi quasi fino a terra. 6348_5568_000026 donne tu ne trovi adesso. ti posso anche ammettere che quanto a questo tu stai meglio di me per ora. ma la gioventù, caro, è assai più breve della vecchiaja. lo scapolo gode in gioventù, ma poi soffre in vecchiaja, l'ammogliato al contrario. 6348_5568_000027 se l'eroe era un uomo, egli esclamava con quello scatto: strano, disgraziato. se donna, disgraziata, ma scusi. perché non poté più fare a meno di domandare, a un certo punto, un giovinotto che gonfiava in silenzio da un pezzo. 6348_5568_000028 a nené di raggranellare il mensile per il padrone di casa e aveva lavorato anche di notte, con le mani stanche e gli occhi imbambolati dal sonno. 6348_5568_000029 quel rimprovero che forse avrebbero voluto rivolgerle a tempo e che non le avevano rivolto per delicatezza, giacché vivevano ormai alle spalle di lei. 6348_5568_000030 impossibile. tu non puoi comprendere il pudore. la santità della casa lo spina. allora si volgeva al padre, nella chiara sera di maggio, presso le acque del fiume che pareva ritenessero ancora la luce del giorno sparito. 6348_5568_000031 poiché quella sola avrebbe potuto darglielo onestamente, legato com'era dal vincolo del matrimonio e con quel suo povero figliuolo, accanto all'ombra dei grandi alberi della via, brulicava quella sera con fremito più intenso la vita. 6348_5568_000032 lo stato in cui si trovava, così senza cure alla sua età, la sua disperazione, il suo pianto, e che non poteva dormire e che non sapeva più reggere né come fare. 6348_5568_000033 solo per avvertirla che sarebbe ritornata tra poco. per ora, lì da brava a sedere su quella poltrona in attesa, ma come dio mio, così, senza più forza neanche di sollevare un braccio. 6348_5568_000034 ma anche a questa non si diede molto peso perché in fin dei conti era un frattura, dovuta per giunta alla troppa furia, quando potevamo invece essere morti tutti quanti col terremoto. 6348_5568_000035 i pettino e poi domandò nené riscotendosi, e poi poi t'acconci un po, aggiunse la madre: non vuoi davvero andare per quei sacchettini? 6348_5568_000036 uno solo s'era fatto avanti l'inverno scorso un bel tipo, vecchio impiegato in ritiro. tutto ritinto doveva aver messo da parte chi sa come una buona sommetta perché prestava a usura. 6348_5568_000037 e detto fatto, mi slanciai per risalire. ma sì, cocciuta incornata, per non dovermi nulla, prese nello stesso tempo a discendere. a un certo punto il lenzuolo, non potendo più reggerci entrambi, si snodò dalla ringhiera e patapùmfete giù, io e lei. 6348_5568_000038 sole, a coppie o accompagnate dai mariti, spose, giovinette, giovani, madri coi loro bambini e quelle che scendevano dalla tranvia. 6348_5568_000039 bella cosa. esclamò a questo punto acceso di fervido sdegno il giovinotto, e avrebbe fatto morire i quattro figliuoli senza nemmeno tentare di salvarli in qualche modo. sarebbe stata una madre indegna e snaturata. 6348_5568_000040 là attorno al tavolino dopo i saluti. raramente scambiavano tra loro qualche parola, sorseggiavano una piccola pilsen, succhiavano qualche sciroppo con un cannuccio di paglia e stavano a guardare, a guardar tutte le donne che passavano per via. 6348_5568_000041 lasciato lì quieto in mezzo alla via deserta. torellino, dapprima un po stordito, ebbe a un tratto l'impressione che il padre si fosse per sempre staccato da lui. 6348_5568_000042 aveva esordito a palermo prima del al carolino e aveva fatto furore, eh altro. ma quell'uomo, là, con la zazzera che cantava con lei, innamorato cotto, l'aveva chiesta subito in moglie. 6348_5568_000043 sono così tormentosamente dialettici, questi nostri bravi confratelli meridionali affondano nel loro spasimo a scavarlo fino in fondo, la saettella di trapano del loro raziocinio, e fru e fru e fru non la smettono più. 6348_5568_000044 il groa fece segno con gli occhi ai due di non parlar di tali cose davanti al suo figliuolo. poi, comprendendo che essi, così accesi com'erano, non avrebbero saputo frenarsi, si volse a torellino e lo invitò a farsi una giratina lì a villa borghese. 6348_5568_000045 non che certe volte se ne dimenticava. e allora il contrasto fra quella truccatura di rosea zitellina e la sguajataggine della vecchia, inacidita, strideva buffissimo e sconcio. 6348_5568_000046 nato per la casa, per adorare una donna sola nella vita, che gli volesse non molto, non molto, un po di bene. quanto compenso le avrebbe saputo dare per questo po di bene? 6348_5568_000047 ah, quella vita di bivacco, tre mesi sotto la baracca, con la gioventù che ferve in corpo e la riconoscenza che brilla e aizza, senza saperlo, senza volerlo, dagli occhi d'una madre ancora giovane e bella. 6348_5568_000048 ma tanto buona poverina, da più d'un anno non si faceva vedere. ora veniva tutta festante, vestita bene, ad annunziare all'amica il suo prossimo matrimonio. 6348_5568_000049 e dalla piazza piena di sole, nelle belle giornate arrivavano in quella tomba gli allegri rumori della vita. avrebbe tanto desiderato la signora maddalena d'andare ad abitar lontano, lontano, magari, fuor di porta, non potendo, dove sapeva lei. 6348_5568_000050 nené guardò l'una e l'altra, poi alzò le spalle e rispose semplicissimo: non glieli farò, come se hai preso l'impegno, disse la madre. 6348_5568_000051 perché tante volte sa com'è uno parla e l'altro lo contraddice. non perché non sia convinto della ragione, ma perché quello sta seduto in un posto. 6348_5568_000052 ma non ti pare almeno che sia una nequizia farmi morire così? perché sai, io muojo, io vi lascio tutti e due in mezzo a una strada e la faccio finita. la faccio finita. 6348_5568_000053 e non trovare, in tanti anni, da accasarsi. belline, com'erano sagge, modeste, laboriose. eppure, oh, se ne facevano di matrimonii. quanti sacchetti, quante scatoline ogni giorno. ma li facevano per le altre, i sacchetti e le scatoline le sue figliuole. 6348_5568_000054 non staccavano gli occhi da una che per attaccarli subito a un'altra, e la seguivano con lo sguardo, studiandone ogni mossa o fissandone qualche tratto. il seno, i fianchi, la gola, le rosee braccia trasparenti dai merletti delle maniche. 6348_5568_000055 meglio nené. non rispose lì per lì, ma sentì in quel breve silenzio crescere in sé l'esasperazione. alla fine proruppe: ma se non basto, se non basto, non vedete, 6348_5568_000056 dirette a villa borghese e quelle che ne tornavano in carrozza e le forestiere che entravano al grande albergo dirimpetto o ne uscivano a piedi in automobile. 6348_5568_000057 eccolo là, panciuto, sciamannato, con una grinta da can mastino, con gli occhiali ispido di una barba non rifatta chi sa da quanti giorni, e con la giacca senza bottoni, il colletto spiegazzato giallo di sudore, la cravatta sudicia annodata di traverso. 6348_5568_000058 domanda. e ora, come si fa? come si fa? rispose agra: nené, si fa così che mi corico anch'io e staremo a guardar dal letto tutte e tre come piove. 6348_5568_000059 aveva in sé, ma né fin allora ne era morta, né forse mai ne sarebbe morta se quel suo eroismo non avesse tutt'a un tratto, dopo tanti anni d'abbandono e di maltrattamenti, ispirato al marito un tal desiderio di lei da non fargli più tener conto del divieto dei medici. 6348_5568_000060 gli apparve bella, capite, irresistibilmente desiderabile. signori, quella poveretta morì dopo tre mesi d'un aborto naturale, conseguenza del suo sublime eroismo. 6348_5568_000061 e che altro tormento. ogni qual volta ritornava da quelle visite, il padre lo aspettava a piè della scala, ansante la faccia infiammata e gli occhi acuti e spasimosi lustri di lagrime. 6348_5568_000062 dal terribile disastro del dicembre, non potranno mai figurarsi l'impressione che si aveva allorché, passando in treno pochi mesi dopo la catastrofe, cominciava a scoprirsi tra il verde lussureggiante dei boschi d'aranci e di limoni. 6348_5568_000063 poco dopo, questi si sgruppò, come se la bile che gli fermentava in corpo gli si fosse rigonfiata in un nuovo bollore. sghignò come prima, guardandoci tutti negli occhi. 6348_5568_000064 ha più tempo di goder l'ammogliato. dunque, come vedi, sissignori, bella risposta. gli aveva dato la sorte lo spina. ora, vecchio scapolo, cominciava a soffrire del vuoto della sua vita in una camera d'affitto tra mobili volgari neppur suoi. 6348_5568_000065 venivano alla fine insieme gli altri due, filippo romelli e carlo spina. il romelli era vedovo da cinque mesi, lo spina scapolo. 6348_5568_000066 papà il groa parve. non lo sentisse, lo guatò: serrò le labbra con una smorfia di pianto quasi infantile ed ebbe per tutta la persona uno scotimento di singhiozzi soffocati. 6348_5568_000067 sul cassettone ci si poteva scrivere col dito: tanta era la polvere, stracci e l'uomo. solo luigi pirandello ritagli per terra e lo specchio. su quel cassettone, fin dall'estate scorsa, tutto ricamato dalle mosche, ma se non si curava più neanche della sua persona, quella povera figliuola. 6348_5568_000068 tutto facile tra quella difficoltà, tutto agevole tra quella indescrivibile confusione e l'alacrità più ilare, col disdegno dei più urgenti bisogni. 6348_5568_000069 c'è il bue qua che lavora per voi, seguitate, seguitate, senza nessuna considerazione per me. ma non lo capisci, perdio, che io non posso più vivere così, che ho bisogno d'ajuto, che io così muojo, non lo capisci, non lo capisci. 6348_5568_000070 quanto sono disgraziati tutti coloro che, dopo uno di questi eroismi, sono rimasti vivi, perché lei deve riconoscere che un eroismo è l'affare di un momento. 6348_5568_000071 si distinguevano con precisione tutti i gesti e anche i tratti del volto di quei tre uomini agitati. lo spina voleva ora convincere il padre del torto del romelli che seguitava ad asciugarsi il volto in disparte. 6348_5568_000072 oh, ma ella era venuta per un buon fine. sapeva delle malattie, sapeva delle angustie e aveva pensato subito alla sua. nené, ecco, per commissionarle i sacchettini dei confetti, i voleva fatti da lei. 6348_5568_000073 la sposina corse a baciare la signora maddalena, poi adelaide baciò e ribaciò: nené bacioni di cuore e via. le tre donne questa volta non tornarono a guardarsi negli occhi. la madre li richiuse mentre le labbra le fremevano di pianto. 6348_5568_000074 nipotini. mentr'io col vecchio scendevo dal terrazzo della strada, ella, senz'aspettarmi, s'affidò al lenzuolo che pendeva dal balcone e si calò giù vedendole scavalcare il parapetto del terrazzo. io, dalla strada le gridai che or ora venivo su per lei m'aspettasse. 6348_5568_000075 settimana, stimando vano ogni sfogo di parole, si stettero zitte tutt'e tre. nello sguardo della madre, però, e in quello d'adelaide parve a nené di scorgere come un rimprovero per quel lavoro eseguito male. 6348_5568_000076 ma tutta la notte nené s'agitò in continue smanie sul letto. il padrone di casa venne nelle prime ore della giornata e si portò via tutto il denaro. 6348_5568_000077 no, cara, le disse subito: nené, non ho proprio bisogno di nulla, va pure tranquilla, proprio di nulla. e allora, cento eh cento ti servo io e rallegramenti. 6348_5568_000078 io, sissignori, vorrebbero da me, ne miei scritti, luce, luce d'idealità, fervor di fede. e che so io, sissignori, qua abbiamo questo bellissimo terremoto, l'uomo solo luigi pirandello. ce ne fu un altro quindici anni fa, quand'io venni professore di filosofia al liceo a reggio di calabria. 6348_5568_000079 perché si lamentava anche, per giunta sicuro, certi lamenti modulati nel sonno. la debolezza bestialmente la faceva lamentare, così appena socchiudeva gli occhi, per cui si sforzava di tenerli quanto più poteva aperti. 6348_5568_000080 stettero in silenzio per un lungo pezzo. poi la madre disse: e pettinati, almeno nené, non posso più vederti così arruffata. 6348_5568_000081 che cos'è? centoquattordici lire di ritenuta? bisogna che mi vuoti il cuore dalla bile o schiatto. sono parti da fare a una come me. ma dico: lo sa dio quel che sto patendo per voi a bottega per serbare il posto a lalla? e tu intanto, anima mia qua. 6348_5568_000082 aveva preferito di morir lì, nella gabbia mangiata da un esercito di formiche venute su per il muro da una finestrella ferrata del pianterreno. dov'era forse una dispensa? proprio così. 6348_5568_000083 e per miracolo non saltava dalla gioja senza pensare che lì, in quella camera squallida, c'erano due povere malate e che la sua amica, tanto più giovane, tanto più bellina di lei. 6348_5568_000084 colei che lo accoglieva ogni volta con tanta festa e lo curava, e lo lisciava, e gli ripeteva con gli occhi ridenti come e quanto fosse contenta d'esser sua. 6348_5568_000085 sul davanzale di quella finestra, in un angolo, era rimasta dimenticata una gabbietta dalle gretole irrugginite, infradiciata ora dalla pioggia che cadeva da tanti giorni. 6348_5568_000086 tutta accesa e abbagliata nella fiamma dell'eroismo. lei non sa, lei non se n'accorge, non se ne può accorgere. se ne accorgerà quando l'anima le ricascherà come un pallone sgonfiato nel pantano della vita ordinaria. 6348_5568_000087 poltrona rifece anche il letto di lei e aggiustò alla meglio quello di adelaide che volle provarsi a seder di nuovo, sorretta dai guanciali. ma perché, se non c'era proprio nulla da fare? 6348_5568_000088 ma lei niente, neanche la colla in cucina poteva preparare. doveva rimanere lì per castigo, lei su quella poltrona ad affliggere le due figliuole con la sua vista e i suoi lamenti. 6348_5568_000089 aveva coscienza di non aver fatto mai, mai il minimo torto a quell'infame donna che lo aveva trattato così. che ci poteva far lui, se attorno al suo cuore tenero e semplice di bambino era cresciuto tutto quel corpaccio da maiale? 6348_5568_000090 poi, balzando sul parapetto dell'argine, gridava: con le braccia levate enorme. ecco, si fa così e giù nel fiume. 6348_5568_000091 eccola là, tutta sbracata, senza busto, in sottanina e col corpetto sbottonato e i capelli spettinati che le cascavano da tutte le parti. ma che seno e che respiro di gioventù. 6348_5568_000092 il groa guardò il figlio con occhi atroci- no, fremette, no, e lo respinse da sé, piano, senza aggiungere altro. 6348_5568_000093 io non mi feci nulla. lei si fratturò il femore. parve questa a tutti e anche a me. allora, povero imbecille, l'unica disgrazia che ci fosse toccata in 6348_5568_000094 giovanotto. e allora sì, acceso di tanta luce, d'idealità e pieno di fede e di sogni, balzai, subito dal terrore che dapprima m'invase: eroe, eroe anch'io. credano pure sublime. 6348_5568_000095 poi le si erano gonfiate le gambe e aveva dovuto farsi vedere da un medico dottore che è niente cosa, da nulla nefrite. state a letto tre o quattro mesi, ben riguardata dal fresco, con una bella fascia di lana attorno alla vita. 6348_5568_000096 la madre e la sorella non insistettero, sicure che la mattina dopo, ripensandoci meglio, nené si sarebbe recata a provvedersi a credito della stoffa per quel lavoro di cui c'era tanto bisogno. 6348_5568_000097 subito, appena lo vedeva, lo assaliva di domande: com'è, com'è che t'ha detto, come l'hai trovata? e a ogni risposta arricciava il naso, chiudeva gli occhi, divaricava le labbra, come se ricevesse pugnalate. 6348_5568_000098 una gatta non sarebbe stata capace di tanto sublime, è vero. ora dico sublime anch'io, e voi tutti gongolate: ma che sublime, signori miei, disgraziata, disgraziata. sapete come le andò a finire. 6348_5568_000099 petto, l'ansito gli fischiava nel naso tra l'ispida barbaccia nera, incolta, brizzolata. il giovinotto restò balordo e si volse a guardare intorno con un sorriso vano. il silenzio di tutti noi rimasti intenti a spiare il volto di quel singolare compagno. 6348_5568_000100 irta sempre di piccoli ostacoli innumerevoli e spesso insormontabili, e assillata da continui bisogni materiali e premuta da cure spesso meschine e regolata da mediocri doveri. 6348_5568_000101 e tra le rovine. quindici anni fa, non come queste, è vero- luttuose e orrende. negli attendamenti si folleggiava la notte sotto le stelle, davanti a questo mare divino, e canti e suoni e balli. 6348_5568_000102 a casa, geloso, no, dio liberi. geloso, no, ma non vuol perdere neanche un minutino, capisci? oh, senti, nené mia, senza cerimonie tra noi. tu avrai certo bisogno di qualche anticipazioncina per le spese. 6348_5568_000103 massime, quando sia crollata la scala e tocchi a scendere da un balcone prima su un terrazzino e poi dal terrazzino alla strada, a uno, a uno, dio ajutando e ne salvai cinque, mentre le scosse seguitavano a breve distanza l'una dall'altra, scrollando e minacciando di scardinare. 6348_5568_000104 ma dicano loro chi dovevo salvar prima: i tre bambini? no, poi la mamma era svenuta e fu l'impresa più difficile. no, dico male, più difficile fu il salvataggio del vecchio padre paralitico, anche perché già le forze mie erano stremate e solo l'animo me le sosteneva. 6348_5568_000105 tutt'e tre, insomma, riuscivano a mettere insieme appena, appena tanto da pagar la pigione di casa e da levarsi la fame. non sempre 6348_5568_000106 parlò sempre lei, in quella mezz'oretta che si trattenne in casa dell'amica. più non poteva, perché era già tardi. alle cinque e mezzo lui usciva dal ministero, volava da lei e guai se non la trovava a casa geloso. 6348_5568_000107 restavano i debiti coi fornitori, i quali, certo, non ricevendo neppure il piccolo acconto promesso, non le avrebbero fatto più credito per un'altra settimana. 6348_5568_000108 godi. ma la passeretta? chi sa perché non aveva voluto prendere il volo. per due giorni lo sportellino era rimasto aperto, accoccolata sulla bacchetta sorda agli inviti dei passeri che la chiamavano dai tetti vicini. 6348_5568_000109 ruggirmi tra le gengive bavose. non so se per imprecazione o per ingiuria o per condanna. 6348_5568_000110 ciascuno con quel quadro fascinoso davanti, pensando alla propria casa senza donna, vuota, squallida, muta, compreso da una profonda amarezza, sospirava. 6348_5568_000111 e allegramente. la padrona della bottega aveva promesso di serbare il posto ad adelaide e che intanto, per tutto il tempo della malattia non avrebbe fatto venir meno il lavoro a nené. ma con un pajo solo di mani, che poteva fare adesso questa povera figliuola? cresciute le spese per la cura di due malate. 6348_5568_000112 adelaide allora balzò dal letto, pallida, risoluta, qua la veste, dammi la veste, torno a bottega. nené accorse per costringerla a rimettersi a letto. la madre si protese spaventata dalla poltrona, ma adelaide insisteva, cercando di svincolarsi dalla sorella. 6348_5568_000113 così diciamo, precinta d'eroismo, così raggiante di sublimità, naturalmente apparve un'altra al marito, commosso e ammirato fino al delirio. al marito che da parecchi anni, per un divieto dei medici, non la teneva più in conto di moglie e la trattava perciò a modo d'una cagna a cinghiate. 6348_5568_000114 fedele. e ecco che ora gli toccava a risentire l'irrequietezza di esso, fuori tempo e perciò ridicola e disperata allo spina. amico suo, indivisibile da tanti anni, aveva detto più volte: 6348_5568_000115 guardava le donne con occhiacci feroci, quasi se le volesse mangiare, e ogni tanto, fissandone qualcuna, ansimava come se gli si stringesse il naso, si scoteva facendo scricchiolar la sedia e si metteva in un'altra positura non meno truce. 6348_5568_000116 questo divieto, solo questo divieto, era conseguenza del male: il divieto e dunque l'abbandono e dunque i maltrattamenti del marito. invece, il desiderio improvviso e naturalissimo, il non tener conto di quel divieto e la morte erano conseguenza. 6348_5568_000117 contenta delle duecento lire al mese ch'egli le passava per mezzo del figliuolo, il quale andava a visitarla ogni due giorni. il pover uomo era divorato dalla brama di riaverla. la amava ancora come un pazzo e senza lei non poteva più stare, non aveva più requie. 6348_5568_000118 lezione sono di fatti professore. purtroppo la vita non è fatta di questi momenti, la vita ordinaria di tutti i giorni. voi sapete bene com'è. 6348_5568_000119 e non m'arrischio a parlare, per non dar spettacolo soverchio a lor signori, di tutto ciò che mi ribolle qua dentro. e mi sconvolge la ragione se penso ai sogni miei, d'una volta, ai propositi miei. 6348_5568_000120 spesso il figliuolo che gli dormiva accanto, sentendolo piangere o gemere con la faccia affondata nel guanciale, si levava su un gomito e cercava di confortarlo amorosamente. 6348_5568_000121 sissignori, perché bisognava prender la donna com'era, col suo male, non già fabbricarsene una sana apposta, capace di mettere al mondo pacificamente un figliuolo, per il solo gusto di contraddire? 6348_5568_000122 d'accordo, rimbeccò pronto. quel signore invece è stata un'eroina e lei la ammira, e io la ammiro e tutti la ammiriamo, ma essa è morta. i consentirà, spero che la chiami almeno per questo disgraziata. 6348_5568_000123 signori, se in qualche momento di tregua io tento di raccogliermi e cedo alla vana speranza di potermi rimettere a conversare con l'anima mia d'un tempo, 6348_5568_000124 con gli occhi invetrati dalle lagrime a stento contenute, ora stava a mirar per via ogni coppia di sposi che gli pareva andasse d'amore e 6348_5568_000125 e quindici, tutto sommato, con mio padre e mia madre e una mia sorella nubile al cui mantenimento provvedo io. ecco l'eroe, cari signori. quel terremoto è passato, anche quest'altro è passato. terremoto perpetuo è rimasta la vita mia, ma sono stato un eroe, non c'è che dire. 6348_5568_000126 in tutte le donne che vedeva passare per via. lui badava ora a sorprender la grazia di qualche mossa che gli richiamasse viva l'immagine della sua donna, non com'era ultimamente, ma qual era stata un tempo. 6348_5568_000127 ma almeno poteva dire d'aver goduto a suo modo in gioventù e d'aver voluto lui che fosse così sola e senza conforto, di cure amiche e senz'abitudine d'affetti la sua vecchiaja. ma lui, 6348_5568_000128 ma ormai adelaide aveva trentasei anni, dieci di meno, nené, perché tra l'una e l'altra c'erano stati tre maschi che il buon dio aveva voluti per sé. 6348_5568_000129 sposava, sposava anche lei e pareva non ci sapesse credere. lei stessa stringeva forte, forte le braccia a nené nel darle l'annunzio e rideva: 6348_5568_000130 una donzella, eh, cinque fantolini, tre vegliardi, eh, parlo bene, stile eroico, dica la verità. ma, caro signore, caro signore, e si figura che lei, dopo i suoi eroismi sublimi e gloriosi, sarebbe così lindo e pinto com'è adesso? no, sa, no sa. 6348_5568_000131 centoquattordici lire di ritenuta. impazzisco, ma che c'entro? io fece nené, che c'entri tu, rimbeccò pronta quella. e il lavoro chi l'ha fatto? 6348_5568_000132 senza punto avvilirsi di quella vivace, concorde opposizione. il signore barbuto tornò a sghignare parecchie volte e lasciando stare che anche questa della nascita d'un quinto figliuolo in quelle deliziose condizioni, a suo giudizio sarebbe stata per se stessa una grande disgrazia. 6348_5568_000133 si recava tutte le domeniche al camposanto a portar fiori alla sua morta e più degli altri due sentiva l'orrore della propria casa, attufata dai ricordi, dove ogni oggetto, nell'ombra e nel silenzio, pareva stesse ancora ad aspettare colei che non vi poteva più far ritorno. 6348_5568_000134 che cos'è? domandò la signora maddalena dalla poltrona costernata. la signora elvira porse a nené una lettera e rispose con le mani per aria. 6348_5568_000135 e ora m'accusano che non faccio più il mio dovere, che sono un pessimo professore e ho il disprezzo freddo di chi sperò in me. e i giornali mi danno del cinico. 6348_5568_000136 quella passeretta era stata uccisa dalle formiche in una notte mangiata dalle formiche, sciocca per non aver voluto volare, per non aver voluto cedere all'invito, forse, d'un vecchio passero spennacchiato ch'era stato in gabbia anch'esso tre mesi, una volta per offese al buon costume. 6348_5568_000137 intanto riprese la madre, che non si scorgeva quasi più l'anticipazione. sei andata a dirle che non ne avevi bisogno. già come farai soggiunse adelaide. 6348_5568_000138 purché il figlio andasse ben vestito di tutto punto e si presentasse alla mamma ogni due giorni come un figurino, s'inteneriva lui stesso di quella sua bontà, non solo non rimeritata, ma neppur commiserata da nessuno, calpestata anzi da tutti. 6348_5568_000139 signore, lei s'indigna, è vero, s'indigna perché se fosse stato presente al disastro e una trave, un mobile, un muro non la avessero schiacciata come un topo. anche lei, è vero, vuole dir questo. anche lei sarebbe stato un eroe, avrebbe salvato. che dico? 6348_5568_000140 ah, niente, è vero. e si mordeva le mani dalla rabbia, poi prorompeva: eh sì, eh sì, seguitate, seguitate, è comodo. seguita così tu pure, caro sfido che vi manca. 6348_5568_000141 e qua, guardi, qua ho un giornale ove si dice, a proposito d'un mio libercolo, che sono un vilissimo cinico grossolano, che mi pascolo nelle più basse malignità della vita e del genere umano. 6348_5568_000142 e subito, appena sposati, le aveva proibito di seguitare a cantare per gelosia, pezzo d'imbecille. sì, guadagnava tesori, lui è vero, e la teneva come una regina, ma sempre incinta e senza casa, di città in città, con un esercito di casse e di fagotti appresso. 6348_5568_000143 si sarebbe buttato in ginocchio davanti a ogni moglie onesta e saggia che fosse il sorriso e la benedizione d'una casa che amasse teneramente il suo sposo e curasse i suoi figliuoli. 6348_5568_000144 la signora maddalena e adelaide s'erano accorte e lei stessa nené sapeva bene che veramente la manifattura di quelle scatoline per un dolciere d'aquila lasciava molto a desiderare. 6348_5568_000145 il giovinotto rise con tutti noi di questo razzo inatteso e, poiché quegli seguitava a insistere in piedi, lo ringraziò dicendogli che rimanesse pur comodo al suo posto. 6348_5568_000146 c'è malattie, compatisco, ti do la metà e basta, statevi bene. posò il denaro sul cassettone e scappò via le tre donne. rimasero un pezzo a guardarsi negli occhi senza fiatare. 6348_5568_000147 prima nero come un corvo e ora biondo come un canarino. per poco nené non gli aveva fatto ruzzolar le scale, eppure ancora laido vecchiaccio sfrontato. 6348_5568_000148 in gioventù, una trentina d'anni fa. si doveva esser molto compiaciuta di se stessa, quella signora elvira, se con tanta ostinazione aveva voluto conservarsi tal quale. 6348_5568_000149 e con che pago? io fece nené, quasi ridendo, me lo sconti col lavoro, rispose la signora elvira: oh bella, toh, cominciando da questa settimana. 6348_5568_000150 coi romori che gli si attutivano agli orecchi, come se venissero da lontano, lontano e non da tutto quel sogno lì maraviglioso. alla fine quegli altri due arrivarono, discutevano tra loro animatamente. 6348_5568_000151 ridammi il paracqua e ringrazia dio, anima mia, se non ti volto le spalle come dovrei. se non tutto in una volta, sconterai a poco a poco in considerazione, bada bene, di tua sorella, che mi lasciò sempre contenta, e di tua madre. 6348_5568_000152 torellino si sentiva trascinato verso la casa ove abitava la madre. ecco, vi sarebbero giunti tra poco. era là, in capo al secondo vicolo, ove ardeva il fanale. 6348_5568_000153 offrivano, con quel sorriso all'ammirazione e al desiderio degli uomini, il loro corpo disegnato nettamente dagli abiti succinti. le rose d'una bottega di fiorajo, lì presso, dietro le spalle del groa, esalavano un profumo così voluttuoso. 6348_5568_000154 vedete, m'arrabatto. e per far più presto, invece di guadagnare, la ritenuta a quella strega ritinta, e qua i sacchettini alla giraffa sposa che li vuol. belli, non ne posso più. che vita è questa? 6348_5568_000155 alla fine un brutto giorno. era stato costretto ad accorgersene e s'era diviso da lei legalmente. se n'era pentito subito dopo, ma lei non aveva più voluto saperne. 6348_5568_000156 respirando, palpitando, muovendosi nell'aerea sublimità di quei momenti. se lei però, signor mio, che bei tiri le gioca, che razza di scherzetti le combina, che graziose sorprese le prepara la sua anima, libera e sciolta da ogni freno, destituita d'ogni riflessione. 6348_5568_000157 agli strilli disperati di tre creaturine che dormivano nella cameretta accanto alla mia e di due vecchi nonni e della loro figliuola vedova, che mi ospitavano con un solo pajo di braccia, capiranno: non è possibile salvare sei tutti in una volta. 6348_5568_000158 ah, per lui la sorte era stata veramente crudele: vedersi strappare la compagna in quel punto, alla soglia della vecchiaja, quando ne aveva più bisogno, quando anche l'amore sempre irrequieto nella gioventù cominciava a pregiar soltanto la tranquillità del nido fedele. 6348_5568_000159 e tu non gliela dare come non gliela do, siamo in arretrato di due mesi. ci butta in mezzo alla strada. creda, signora elvira, che le vogliono fare una soperchieria, perché il lavoro? zitta, zitta, bella mia, non mi parlare del lavoro, la interruppe quella. 6348_5568_000160 lei cento e belli, belli, belli li voleva e senza risparmio pagava, lui lo sposo. un ottimo posto, sai segretario al ministero della guerra e un anno meno di me un bel giovine. sì, eccolo qua. 6348_5568_000161 e quelle giovinette, chi sa com'eran disposte e pronte a dar la gioja del loro corpo e dovevano invece sciuparsi in un'attesa forse vana, tra finte ritrosie in pubblico e chi sa che smanie in segreto. 6348_5568_000162 poco lo mendicava, con quegli occhi che parevano truci a tutte le donne che vedeva passare, ma non per averlo da esse, da una sola, da quella. lui lo voleva. 6348_5568_000163 ma che ci posso fare io? papà si scrollava torellino alla fine esasperato: niente, niente. seguita, riprendeva lui, ingozzando le lagrime. 6348_5568_000164 non io sola, tu per la maggior parte, tu che vuoi prendertene sempre più di quello che puoi fare. ed ecco che ne viene. hai visto, 6348_5568_000165 così vecchio e così, ma già il mondo tutto rivoltato e non aveva avuto il coraggio di ripresentarsi dopo tre mesi, appena uscito dal carcere. 6348_5568_000166 il piccolo romelli, vestito di nero, era nervoso, convulso, scattava a tratti come per scosse elettriche e lo spina, accalorato, cercava di calmarlo, di convincerlo. sì, due sorelle, due sorelle, lasciate fare a me ancora. è presto, ora sediamo. 6348_5568_000167 figurarsi che la maggiore adelaide nella bottega, dov'era anche addetta alla vendita e alla cassa, tirava in tutto tre lire al giorno, guadagnava un po più la minore col lavoro a cottimo, ma non trovava da lavorare ogni giorno nené. 6348_5568_000168 in quella gabbietta era stata per circa due mesi una passerina caduta dal nido. nei primi giorni della scorsa primavera l'uomo solo luigi pirandello, nené l'aveva allevata con tante cure. poi, quando aveva creduto ch'essa fosse in grado di volare, le aveva aperto lo sportellino della gabbia. 6348_5568_000169 ora, con la giunta di quelle poche lire, il mensile per il padrone di casa lo metteva insieme, ma non restava nulla per la settimana ventura, cioè. 6348_5568_000170 e a mano a mano s'induriva contro il braccio del padre, il quale, avvertendo la resistenza, lo guardava ansioso per intenerirlo. oh dio, oh dio, pensava torellino. la solita storia, il solito tormento. 6348_5568_000171 verità sacrosanta. amico mio, l'uomo non può esser tranquillo se non s'è assicurate tre cose: il pane, la casa. 6348_5568_000172 perché adelaide almeno da ragazzina aveva goduto, mentre nené era nata e cresciuta sempre in mezzo alla miseria. di tratto in tratto la signora maddalena alzava gli occhi a un ritratto fotografico ingiallito e quasi svanito appeso in cornice alla parete di faccia. 6348_5568_000173 scapolo mariano groa, era diviso dalla moglie da circa un anno e s'era tenuto con sé l'unico figliuolo, torellino, già studente di liceo. smilzo tutto naso, dai lividi occhietti infossati e un po loschi. 6348_5568_000174 signora elvira, non sento ragioni, ma guardi come siamo tutt'e tre. se ci toglie, domani viene il padron di casa per la pigione. 6348_5568_000175 i due amici spina e romelli tardavano ancora a venire. l'aria, satura di tutte le fragranze delle ville vicine pareva grillasse d'un baglior d'oro e tutti i visi delle donne sotto i cappelloni spavaldi sorridevano accesi da riflessi purpurei. 6348_5568_000176 e il dolce azzurro del mare, la vista atroce dei primi borghi in rovina, gli squarci e lo sconquasso delle case. io vi passai pochi mesi dopo e da miei compagni di viaggio udii i lamenti su l'opera lenta dello sgombero delle macerie. 6348_5568_000177 da giovane lei aveva studiato canto perché aveva una bellissima voce di soprano sfogato. faceva all'amore allora con un giovanotto che forse l'avrebbe resa felice. 6348_5568_000178 un momento sublime, d'accordo, un'esaltazione improvvisa di tutte le energie più nobili dello spirito, un subito insorgere e infiammarsi della volontà e del sentimento per cui si crea o si compie un atto degno di ammirazione e, diciamo pur, di gloria, anche se sfortunato. ma sono momenti, signori miei. 6348_5568_000179 il padre era solo ad attenderlo in una solitudine disperata, con un viso così alterato, con tanto spasimo tetro negli occhi, che il figlio restò a mirarlo sgomento: vogliamo andare, papà. 6348_5568_000180 filippo romelli, il vedovo piccolino, di statura pulito, in quel suo abito nero da lutto, ancora senza una grinza, preciso in tutti i lineamenti, fini d'omettino, bello vezzeggiato dalla moglie. 6348_5568_000181 il padre stava a guardar lo spina con occhi sbarrati, feroci, all'improvviso lo afferrava per il bavero della giacca, gli dava un poderoso scrollone e lo mandava a schizzare lontano. 6348_5568_000182 niente, quasi quel che portava a casa. ma pure poteva dire allora di non stare del tutto a carico delle figliuole, le quali lavoravano poverine dalla mattina alla sera, la maggiore a bottega, la minore a casa. 6348_5568_000183 era un tormento per torellino e anche una vergogna che lo sconcertava tutto e lo faceva sudar freddo. tanto più che poi quelle ambasciate non servivano a nulla, perché già più volte la madre irremovibile gli aveva fatto rispondere che non ne voleva nemmeno sentir parlare. 6348_5568_000184 eppure, forse più crudele della sua era la sorte di mariano groa. bastava guardarlo, poveretto, per comprenderlo, lui romelli pur così sconsolato. 6348_5568_000185 i prenderò il gusto di farla sposare senza sacchettini. oh, a lei poi non glieli fo, non glieli fo e non glieli fo. questo piacere me lo voglio prendere, non glieli fo. 6348_5568_000186 coi capelli biondi d'allora e il roseo delle guance e il rosso delle labbra e quella ridicola formosità del busto e dei fianchi, sapendo di non poter più ingannare nessuno e neanche se stessa. 6348_5568_000187 si ritruccava quella sua povera maschera, sciupata con violento dispetto per rappresentare, almeno per qualche momento di sfuggita, davanti allo specchio, quella lontana immagine di gioventù passata invano. 6348_5568_000188 e la vita eroica seguitò. seguitò per circa tre mesi. come professore di liceo, io m'ebbi una della prime baracche e naturalmente vi portai dentro i bambini, la signora, i due vecchi e, come lor, signori, si possono immaginare, diventai, tranne che per quella vecchia, il loro nume. 6348_5568_000189 e la soddisfazione non si sa bene di che, una soddisfazione che inebria e incita a sempre nuovi sacrifizi che non paion più, tali per il premio che danno. 6348_5568_000190 ah sì, tranquilla, non dice niente. ah, dice che sta bene così. e tu, tu che le hai detto niente, io papà. 6348_5568_000191 no care mie prese a dire la signora elvira, deponendo nelle mani di nené l'ombrello sgocciolante e poi un fazzoletto e poi la borsetta per tirarsi su e commiserare le sue sottane zuppe da strizzare. 6348_5568_000192 nené aveva detto di sì, solo per farle chiudere gli occhi meno disperatamente. ma poi s'era presto capito che tanta voglia di sposare colui non la aveva e che invece, ma sì, tutt'a un tratto s'era sparsa la voce, che lo avevano messo dentro per offese al buon costume. 6348_5568_000193 che il pover uomo ne aveva un greve stordimento di ebbrezza, per cui già tutto quel brulichio di vita assumeva innanzi a lui contorni vaporosi di sogno e gli destava quasi il dubbio della irrealità di quanto vedeva. 6348_5568_000194 trovava tuttavia in sé la forza di pulirsi, d'aggiustarsi, perfino d'insegarsi ancora i baffettini grigi, mentre quel povero groa. 6348_5568_000195 che la madre, dalla poltrona, rimase a mirarla per un lungo pezzo, atterrita, non disse altro nené. prima d'uscire, col cappello già in capo, stette a lungo, a lungo, presso la finestra a guardar fuori attraverso i vetri bagnati dalla pioggia. 6348_5568_000196 poi si volse al giovinotto. stava per riprendere a parlare quando d'improvviso si alzò e vuole il mio posto. gli domandò: ecco, se lo prenda pure, segga qua. ma no, perché fece più che mai intontito, quel giovinotto. 6348_5568_000197 tanto vero che, se ella non lo avesse compiuto, il marito non solo non l'avrebbe ammirata né desiderata, ma la avrebbe trattata anche peggio di prima e lei non sarebbe morta. 6348_5568_000198 ma stupido perché gridava lo spina, scotendo per un braccio il romelli, tanto carina, tanto graziosa, e il romelli tra i singhiozzi: impossibile. 6348_5568_000199 sentivano tutti e quattro, ciascuno a suo modo, il bisogno cocente della donna, di quel bene che nella vita può dar solo la donna, che tante di quelle donne già davano col loro amore, con la loro presenza, con le loro cure. 6348_5568_000200 si pentiva subito di queste sfuriate e compensava con carezze, con regali il figliuolo, lo avviziava, gli prodigava le cure di una madre e non badava a sé, ai suoi abiti, alle sue scarpe, alla sua biancheria. 6348_5568_000201 ma non fare storie. le disse allora: nené, non prendere altro fresco, e non scherziamo. la ajutò a ricoricarsi, esco io più tardi. poi disse, facendosi davanti allo specchio sul cassettone e ravviandosi dopo tanti giorni i capelli con un tale gesto: 6348_5568_000202 astucci, scatole, sacchettini per nozze e per nascita. lavoro fino delicato, ma che non fruttava quasi più nulla ormai. 6348_5568_000203 eh, via dica la verità. tutti, specialmente in un lungo viaggio, invidiano i quattro fortunati che stanno agli angoli. via segga qua e non mi contraddica più. 6348_5568_000204 luigi pirandello, lasciato lì sul cassettone dalla padrona della bottega, fosse dato come in elemosina a lei che aveva lavorato non perché lo meritasse, ma solamente per riguardo alla sorella che se ne stava a letto e alla madre che se ne stava in poltrona. 6348_5568_000205 ma che bello spettacolo, allora. pareva una tomba quella camera senz'aria, senza luce, là a mezzanino, in una delle vie più vecchie e più anguste, presso piazza navona. 6348_5568_000206 non che di tratto in tratto, nei punti più salienti del racconto, scattava, scrollando tutta la magra persona irrequieta, in un'esclamazione che a molti dava ai nervi perché non pareva encomio degno all'eroismo narrato. 6348_5568_000207 non per una fredda esercitazione mentale, ma anzi, al contrario, per acquistare più profonda e intera la coscienza del loro dolore. eppure, creda che per me, caro signore, riprese poco dopo con un sospiro- non è stata tanto disgraziata questa donna che è morta. 6348_5568_000208 oh, allora guardi, torno da roma, ove al ministero da cui dipendo mi hanno inflitto una solenne riprensione, ove i miei maestri della sapienza mi hanno accolto col più freddo sdegno perché son venuto meno? dicono a tutto ciò che s'aspettavano da me. 6348_5568_000209 e tanti racconti di orribili casi e di salvataggi quasi prodigiosi e di mirabili eroismi. c'era in quello scompartimento di prima classe un signore barbuto il quale, in particolar modo, al racconto degli atti eroici mostrava di prestare ascolto. 6348_5568_000210 piove nené. pioveva anche quel giorno e tutta la notte era piovuto. nené rifece il suo lettino. ajutò la madre a vestirsi, l'adagiò pian piano sulla poltrona. 6348_5568_000211 anche nella sua donna. negli ultimi tempi aveva amato il ricordo delle gioje passate, che non potevano più ormai esser per lui. nessuna donna più lo avrebbe amato. ora per se stesso aveva già quasi. 6348_5568_000212 e forse senz'esserne ricompensate a dovere dagli uomini ingrati. appena questo dubbio sorgeva in essi, per l'aria triste di qualcuna, i loro sguardi s'affrettavano a esprimere un intenso accoramento, o un'acerba condanna, o una pietosa adorazione. 6348_5568_000213 tre lettini in quella camera: un cassettone, un tavolino, un divanuccio e quattro sedie. puzzo di colla, tanfo di rinchiuso. la povera nené non aveva più tempo e neanche voglia, per dir la verità, di fare un po di pulizia. 6348_5568_000214 ma si doveva avere, sì o no, una maggiore considerazione per quel povero vecchio accidentato e impotente a darsi ajuto da sé? ebbene, non l'intendeva così la vecchia moglie. 6348_5568_000215 lo spina, certo li tentava. quando dopo una mezz'ora, torellino ritornò, i due, il romelli e lo spina, erano andati via. 6348_5568_000216 sentì mancare. si sorresse al letto, sedette sulla seggiola lì in camicia, si nascose il volto con le mani e ruppe. 6348_5568_000217 recandosi a cucire a giornata, ora, da questa, ora, da quella signora che le davano da mangiare e qualche soldo più per carità, che per altro lo capiva lei stessa- non ci vedeva quasi più. 6348_5568_000218 a lui, giusto a lui, doveva toccare una donna come quella. chi sa quante ce n'erano di buone lì tra quelle che passavano per via, quante avrebbero fatto la sua felicità perché non chiedeva molto, lui un po d'affetto poco. 6348_5568_000219 fu così ch'io alla fine mi ritrovai secondo padre di tre bambini non miei e poi, d'anno in anno, padre legittimo di cinque miei, che fanno, se non sbaglio, otto e nove con la moglie e undici coi l'uomo- solo luigi pirandello, suoceri, e dodici con me. 6348_5568_000220 ma la madre, donna terribile, un giorno, rimedio spiccio, l'aveva schiaffeggiata pulitamente al balcone coram populo, mentre stava in dolce corrispondenza con l'innamorato seduto sul balcone, dirimpetto. 6348_5568_000221 non stia a crederlo, caro signore. lei sarebbe come me, tale e le e i vede come le sembro? io viaggio in prima classe perché a roma mi hanno regalato il biglietto. non creda, sono un povero disgraziato. sa, e lei sarebbe come me. 6348_5568_000222 il terremoto d'allora non fu veramente come quest'ultimo, ma le case, ricordo io, traballarono bene. i tetti si aprivano e si richiudevano come fanno le palpebre. 6348_5568_000223 così infatti aveva detto colei. non meritava dunque nessuna considerazione, lei come lei, pur essendo ridotta in quello stato peggio d'una serva e sissignori. per disgrazia, a un certo punto ad adelaide scappò un sospiro in forma di domanda. 6348_5568_000224 la veste, la veste sei matta. vuoi morire, morire? lasciami adelaide. ma dici sul serio, lasciami. ti dico: ebbene, va, disse allora, nené lasciandola. voglio vederti. 6348_5568_000225 storditi, inebriati da tutto quel brulichio, da tutto quel fremito di vita, da tanta varietà d'aspetti e di colori e di espressioni e tenuti in un'ansia angosciosa di confusi sentimenti e pensieri e rimpianti e desiderii. 6348_5568_000226 non mi faccia ridere- un disgraziato. un disgraziato- s'afferrò così dicendo con una mano e con l'altra le braccia, e s'accasciò, torvo e fremente, nell'angolo della vettura col mento affondato sul petto. 6348_5568_000227 letto lana e latte, latte, lana e letto tre elle la nefrite si cura. così quel guadagno fisso su cui facevano il maggiore assegnamento era venuto per tanto a mancare. 6348_5568_000228 di nuovo alla porta, un'altra visita. la provvidenza, questa volta un'amica di nené, una spilungona miope tutta collo, dai capelli rossi, crespi e gli occhi ovati e una bocca da pescecane. 6348_5568_000229 si riunivano all'aperto, ora che la stagione lo permetteva, attorno a un tavolinetto del caffè, sotto gli alberi di via veneto. venivano prima i groa, padre e figlio, e tanta era la loro solitudine che, pur così vicini, parevano l'uno dall'altro lontanissimi. 6348_5568_000230 papà, papà. ma spesso anche torellino si seccava a vederlo smaniare così e nei giorni che doveva recarsi a visitare la madre sbuffava ogni qual volta egli si metteva a suggerirgli tutto quello che avrebbe desiderato le dicesse per intenerirla. 6348_5568_000231 quasi balzando d'improvviso laggiù lontano, e che per sempre si perdesse, confuso l'uomo. solo luigi pirandello, estraneo tra i tanti estranei che andavano per quella via in discesa, allora si mosse a seguirlo da lontano, costernato. 6348_5568_000232 lo seguì senza farsi scorgere giù per capo le case, giù per via, due macelli per via, condotti per via fontanella di borghese, per piazza nicosia, sboccando in via di tordinona. si fermò. 6348_5568_000233 poi si alzò, prese il figlio per un braccio, glielo strinse con tutta la forza, come se volesse comunicargli, con quella stretta qualcosa che non poteva o non sapeva dire, e andarono, andarono verso via. 6348_5568_000234 tanto vero che, se non avesse avuto quel male, apparendo allo stesso modo bella e desiderabile al marito per il recente eroismo, ella non sarebbe morta e avrebbe messo al mondo pacificamente un figliuolo. 6348_5568_000235 il ragazzo s'avviò svogliato, sbuffando. fatti pochi passi, si voltò e vide che i tre, con le teste riunite, confabulavano misteriosamente attorno al tavolino, ma il padre scrollava il capo, diceva di no, di no. 6348_5568_000236 allora quel signore, come se anche lui da un pezzo attendesse quella domanda, protese impetuosamente la faccia verde di bile e sghignò: ah perché? perché lo so io, caro signore. 6348_5568_000237 domandò se, a ogni modo, questo figliuolo, a giudizio nostro, non era stato frutto e conseguenza dell'eroismo. eh via sì, questo almeno era innegabile. 6348_5568_000238 s'era forse ingrassata un po, ma era pur tanto bellina. ancora un po meno forse della sorella maggiore, che aveva un volto da madonna prima che il male glielo gonfiasse a quel modo. 6348_5568_000239 ma ora, al principio di quell'inverno, anche adelaide s'era ammalata e come veramente avvertiva, da un pezzo quello spasimo fisso alle reni. ma finché s'era potuta reggere non ne aveva detto nulla. 6348_5568_000240 e i denari, com'erano entrati, eran volati via. poi lui s'era ammalato, aveva perduto la voce di baritono buffo e buonanotte ai sonatori. lui morto in un ospedale e lei rimasta in mezzo alla strada con cinque figliuoli, tutti piccini così. 6348_5568_000241 oh, dunque innegabile. e se frutto e conseguenza dell'eroismo era stato il figliuolo, frutto e conseguenza dell'eroismo era anche la morte di lei. 6348_5568_000242 perché non lo contraddiceva per questo, ma perché non gli pareva proprio che si dovesse chiamar disgraziato chi aveva compiuto un'eroica azione. no, eh, riprese quegli allora. e senta, questa prego, stieno a sentire anche. 6348_5568_000243 brodi consumati polli. che altro latte d'uccello, lingue di pappagallo. cari i signori medici, prima che questo male la assolasse così poteva almeno ajutare un poco le due povere figliuole. 6348_5568_000244 voleva essere salvata, lei, non solo prima del marito paralitico, ma anche prima di tutti, e urlava, ballava dalla rabbia e dal terrore sul balconcino sconquassato, strappandosi i capelli, scagliando vituperii a me, alla figlia, al marito, ai nipotini. 6348_5568_000245 e così sciolta e libera, respira, palpita, si muove in un'aria fervida e infiammata, ove le cose più difficili diventano facilissime, le prove più dure lievissime e tutto è fluido e agevole, come in un'ebbrezza divina. 6348_5568_000246 aveva il ritratto con sé, lo aveva portato apposta per farlo vedere a nené bello, eh, e tanto buono e tanto innamorato. uh, pazzo, addirittura fra una settimana le nozze. bisognava dunque che fossero fatti presto quei sacchettini. 6348_5568_000247 si sarebbe contentata anche su ai quartieri alti, magari in una stanza più piccola ma non così oppressa dalle case di rimpetto. lì però eran più basse le pigioni e vicina la bottega ove adelaide doveva recarsi ogni mattina, quando vi si recava. 6348_5568_000248 e perché si sublima l'anima in quei rari momenti. ma appunto perché si libera da tutte quelle miserie, balza su da tutti quei piccoli ostacoli, non avverte più tutti quei bisogni, si scrolla da addosso tutte quelle cure meschine e quei mediocri doveri. 6348_5568_000249 a questa conclusione inaspettata e grottesca s'opposero insorgendo tutti i miei compagni di viaggio. ma che ma? via. ma perché doveva dirsi dipesa dall'eroismo la disgrazia di quella poveretta e non piuttosto dal male di cui soffriva prima. 6348_5568_000250 narro il caso d'una povera donna conosciuta da me, moglie d'un conduttore qua della ferrovia. il marito viaggiava, lei sola, inferma da tant'anni mezza tisica, ebbe l'animo e la forza di salvare i suoi quattro figliuoli in una maniera si figurino. 6348_5568_000251 appena seduti, sprofondavano in un silenzio smemorato che li allontanava anche da tutto, così che se qualche cosa cadeva loro per caso sotto gli occhi, dovevano strizzare un po le palpebre per guardarla. 1595_5568_000000 per lei, in quanto, se da una parte non s'avvantaggiava lasciando di sposare uno molto più giovane di me, dall'altra certamente ci avrebbe guadagnato la sicurezza assoluta dell'esistenza, la tranquillità, il poter rimanere nella propria casa senz'abbassamento o mutamento di stato. 1595_5568_000001 ognuno fa il suo mestiere nella vita, io quello del galantuomo e t'ho salvato, addio. notte serena, i trattengo un po alla finestra a contemplare le stelle sfavillanti. 1595_5568_000002 mezzanotte momino l'ora solita, me ne vado a letto. che silenzio. i pare che tutta la notte intorno sia piena della tua morte. e questo ronzio del lumetto. 1595_5568_000003 neanch'io. per dir la verità, mi sento maturo per un'altra vita. ahimè, per maturarmi bene dovrei, con questo stomacuccio di taffetà che mi son fatto, digerir tante cose che non riesco neppure a mandar giù quel tuo signor postella, per esempio. 1595_5568_000004 capisco che la pagherò io. mi par di sentirmelo gridare da una vocina dentro la cassaforte qui accanto, ma ciò non toglie che non sia una segnalata pazzia. e giacché siamo a questi discorsi angustiosi, intratteniamocene ancora un po. 1595_5568_000005 ma io mi ero fatta l'illusione che per mio mezzo un barlume di vita potesse inalbarti il bujo in cui sei caduto e la mia voce, che pure è grossa. 1595_5568_000006 ma che intanto, qualcosina, attaccata alle estremità, gl'impicci nel salto. difatti, riuscendo vano ogni sforzo coi piè davanti, nettandoli vivacemente, cerca distrigarsene. 1595_5568_000007 tornando questa mattina dal cimitero, mi son sentito chiamare per via nazionale l'uomo solo luigi pirandello. signor, erano i volto, il nipote del notajo zanti, uno di quei giovanotti che tu non so perché chiamavi discinti. i stringe la mano e mi dice: quel povero signor gerolamo, che pena. 1595_5568_000008 tu, per tanti rispetti, t'eri ben maturato per un'altra vita superiore, ma poi all'ultimo volesti commettere la bestialità di prender moglie e vedrai che ti faranno tornare soltanto per questo. 1595_5568_000009 sai, poverina, era molto contenta però oggi tua moglie- e me lo diceva ritornando dal verano- di saperti collocato bene, ora, secondo i tuoi meriti, in una tomba pulita, nuova e tutta per te. 1595_5568_000010 come ti senti, momino di la verità? tu ti devi sentir male. abbiamo tratto oggi dal loculo al pincetto la tua cassa per allogarla definitivamente in una modesta tomba. 1595_5568_000011 e m'è toccato, momino, di spiegargli il congegno del tuo orologio automatico: il martelletto che balza col moto della persona e carica così la macchina senza bisogno d'altra corda, ecc. ecc. ti risparmio le frasi ammirative del signor postella. 1595_5568_000012 e m'immagino difatti che questo ronzio venga da lontano, lontano da dove sei tu. ed ecco, oe, e erano i metto dietro col pensiero e vado e vado finché. guarda, guarda, momino, è venuta una terza lagrimuccia di sperduta malinconia. 1595_5568_000013 furono le tue ultime parole il giorno appresso, alle nove del mattino, dopo tredici ore di agonia, morto. 1595_5568_000014 ma la volpe non ci si metterebbe, perché son sicuro che con la sua sagacia intenderebbe che, se, per modo d'esempio, un favolista fa parlare un asino come un uomo sciocco, sciocco non è l'asino, ma asino è. 1595_5568_000015 il signor postella, che aveva drizzato le orecchie qui, m'interruppe battendo le palpebre: prego, prego, o parla lei o parlo. io gli ho intimato brusco: oh, ma parli lei. dunque mi lasci dire prima di tutto: lei, cara giulia, non doveva ringraziarmi affatto di nulla. 1595_5568_000016 di tratto in tratto. è un pipistrello invisibile che svola curioso qui davanti al vano luminoso aperto nel bujo della piazza deserta. 1595_5568_000017 i più non l'intendono. e tu hai un bel gridare: bada, bada, chi se l'è parata? appunto perché se l'è parata, ci dà dentro e poi si mette a piangere e a gridare: ajuto. 1595_5568_000018 ti farei trovare ogni sera una buona tazza di caffè e tu, caffeista, giudicheresti se lo faccio meglio io o tua moglie. la pipetta e il giornale. 1595_5568_000019 ah, momino, momino, corrotta veramente la francia. si diventa per forza o così enfatici, o così sdolcinati a parlar francese, specialmente delle donne e con le donne. 1595_5568_000020 sentirai, sentirai, se mi ci metto per davvero, che bellissimi paragoni ti farò. intanto, oltre a quello del muro cadente e della barbara mano pigliati, quest'altro del monaco di clausura. 1595_5568_000021 imbecillità. e se, per caso, alla volpe che ha la fama di savia venisse in mente di comporre favole in risposta a tutte quelle che da gran tempo gli uomini van mettendo fuori, calunniando le bestie, quanta materia non le offrirebbero queste scoperte umane, pipistrello mio, e questa scienza umana? 1595_5568_000022 e quella bella polvere di vecchiaja che s'era ormai posata e distesa per noi su tutte le cose della vita, perché noi con un dito ci divertissimo a scriverci sopra vanità. 1595_5568_000023 se te la facessi vedere questa noticina, presentatami jeri dall'agente della nuova società di pompe funebri, ti metteresti le mani ai capelli. eppure, prezzi di concorrenza, bada. ma quello che m'ha fatto groppo è stato il pretino unto e bisunto della parrocchia qua di san rocco, che ha voluto venti lire per spruzzarti un po d'acqua su la bara e belarti un requiem. 1595_5568_000024 di grazie al signor postella momino. non ho potuto dirglielo io perché non so. quella sua faccia, quei suoi modi mi mettono un tal prurito nelle mani che, se dovessi fargli una carezza, sento che lo schiaffeggerei voluttuosamente. egli se ne accorge e mi sorride. 1595_5568_000025 ma stia tranquillo, caro signor postella, gli ho detto: stia tranquillo e rassicuri la signora ch'io non verrò a disturbarla. che assai di raro. e stavo per aggiungere, tanto per saperne dare qualche notizia a momino. 1595_5568_000026 e stanchi e tardi, col collo basso, andarono a sdrajarsi poco discosto, invano. il figlio cercò di scuoterli, di aizzarli novamente alla corsa e al gioco. 1595_5568_000027 che, se questo mondaccio sa e può fare a meno di tutti quelli che se ne vanno, di te non so, né posso fare a meno io. e perciò, a dispetto della morte, bisogna che il mondo per mio mezzo continui a vivere per te e tu per lui, o, se no, me ne vado anch'io e 1595_5568_000028 l'ho accompagnata fino al portone di casa. poi, dopo il tramonto, mi sono recato a passeggiare lungo la riva destra del tevere, oltre il recinto militare, in prossimità del poligono, e qua ho assistito a una scenetta commovente, o che m'ha commosso per la speciale disposizione di spirito in cui mi trovavo. 1595_5568_000029 venir come vocina di ragnatelo a vellicare, non che altro l'umido e nudo silenzio intorno a te. sono passati dieci mesi. momo, te ne sei accorto? ti ho lasciato al bujo dieci mesi senza scriverti un rigo. 1595_5568_000030 mi aveva fatto maggiore impressione, sono rimasto disilluso. eppure dicono che i vecchi non riescono a veder più le cose come sono, bensì come le hanno altra volta vedute. 1595_5568_000031 tanta vita. lo so come sfugge a me, sfuggirà anche a te la vita, per esempio, degli altri paesi. ma- cosa che non ho mai fatta- leggerò anche i giornali per farti piacere e ti saprò dire se quella cara nostra sorella francia, se quella prepotente, 1595_5568_000032 basta l'intima e vera ragione della sua visita. d'oggi, però avrà pur bisogno, vedrai, d'esser chiarita meglio da una seconda visita domani. io almeno non ho saputo vederci chiaro abbastanza. 1595_5568_000033 maledetto terrazzino. uh, che bellezza, uh, che meraviglia. e chi li coltiva così bene, tutti questi fiori? e tu subito io, come se tutti i semi a uno a uno per trovarteli. le gambe non me le fossi rotte io per intere giornate, pezzo d'ingrato. 1595_5568_000034 ti basti sapere che tua moglie voleva che mi riprendessi i mobili di mia pertinenza- che sono ancora nella casa che fu nostra e che, alla mia assicurazione che non sapevo più che farmene né dove metterli e che perciò se li tenesse pure, considerandoli ormai come suoi, mi rimandò l'assegno mensile dicendomi di non averne più bisogno. 1595_5568_000035 enti i par chiaro come la luce del sole che tu sei morto così precipitosamente per causa sua. non ti ripeterò qui adesso le ragioni che ti dissi cinque anni fa, nel giorno più brutto della mia vita, e delle quali facesti a tue spese la più trista delle esperienze. 1595_5568_000036 parlandoti della vita, potevo arrivare come niente povero momino mio a concludere queste notizie del mondo con l'inviarti in un cartoncino litografato la partecipazione delle mie nozze con tua moglie, hai capito. 1595_5568_000037 e che io non ti potevo compatire perché le donne, io traditore, traditore e fanatico, non facevi delle donne anche tu la stessissima mia stima, prima che venisse su a cangiarti in un momento da così a così. 1595_5568_000038 i diverto a vederlo nuotare come un disperato e osservo con ammirazione quanta fiducia esso serbi nell'agile virtù di que due suoi piedi. morrà certo ostinandosi a credere che essi sono ben capaci di springare anche sul liquido. 1595_5568_000039 la moglie se ne stava quatta musando come una botta. è la casa di momo? ho risposto a giulia, infine, sillabando: la casa di suo marito non è mia, ma se tutto qua appartiene a lei, 1595_5568_000040 tuttavia, mi pareva di doverle riconoscere una più giusta dell'altra, una più dell'altra assennata. sì, per te e per lei, giuste e assennate. 1595_5568_000041 e ora torno a maledire il momento che, a tua insaputa, mi posi con impegno a fartelo ottenere. quel posticino alle tecniche, stando con me non ti sarebbe mancato mai nulla, invece, professor di francese. 1595_5568_000042 pare difatti che suo cognato abbia intrapreso non so che negozio molto lucroso su medicinali con un suo socio di napoli, per cui la salute, amico mio, diventerà sempre più preziosa perché con questo negozio, povero a chi la perde e vorrà riacquistarla. 1595_5568_000043 e segue appunto da ciò la diversità dei gusti e delle opinioni. e segue pure che s'io voglio farti vedere ancora il mondo, bisogna che mi provi a guardarlo con gli occhi tuoi. 1595_5568_000044 ora, tanto è il silenzio, momino, che lo sento ronzare un ronzio. sai che pare piuttosto degli orecchi quando ti s'otturano. eh, tu l'hai otturati. bene adesso, momino mio. 1595_5568_000045 faccia tosta. i sarei alzato, l'avrei preso per il bavero della giacca. gli avrei detto: è casa mia, ne conviene? mi faccia dunque il piacere di levarmisi dai piedi. 1595_5568_000046 ho potuto capire a tempo, per fortuna, tutto l'orrore della vita, amico mio, nei riguardi di chi muore, e che un vero delitto è seguitare a dare ai morti notizie della vita. 1595_5568_000047 appena mi vide uno scoppio di pianto, io ho avuto come un singhiozzo nella gola e volentieri avrei dato un gran pugno in faccia al signor postella che, additandomela quasi facesse la spiegazione d'un fenomeno in un baraccone da fiera, ha esclamato così: da otto giorni non mangia, non dorme. 1595_5568_000048 la moglie non ha detto nulla, ma per lei ha scricchiolato la seggiola su cui stava seduta. sì, badi, ho ripreso io impassibile, non desidererei di meglio, signor mio. 1595_5568_000049 basta, chiudo la finestra, momino, vado a letto, l'uomo solo luigi pirandello. filosofia, eh, questa notte un po animalesca veramente, con quei cavalli a principio, e poi con quell'insetto, e ora il pipistrello e la tartaruga, e il coniglio e la volpe e 1595_5568_000050 come vuoi che faccia io, se mi diventa subito palese la frode? che chiunque voglia vivere solo perché vive deve pur patire dalle proprie illusioni. 1595_5568_000051 l'orso sogna pere, momino e di qui a qualche mese e forse meno. se per caso ti venisse in mente di saper che ora è, va a domandarlo a tuo cognato. va, ti avverto intanto che è mezzanotte col mio. 1595_5568_000052 li ho guardati a lungo non credendo a gli occhi miei, ma erano ben dessi, senz'alcun dubbio, lì al lor posto, e ho sentito in fine, come se essi avessero risposto così alla mia disillusione. 1595_5568_000053 e quando lei disse che giù con la mamma malata, non faceva altro che parlare di noi due, della dolcezza della nostra vita in comune, due poveri vecchi, m'affrettai a dirle: ti ricordi, guardandola con certi occhi da farla sprofondare tre palmi sottoterra dalla vergogna. 1595_5568_000054 ma voglio riallacciare le fila proprio dal momento che il mondo per te si fece vano, dal momento che, sentendoti colpire improvvisamente dalla morte a tavola mentre si cenava, alla mia esclamazione non è niente, non è niente. rispondesti l'ora di dire addio. 1595_5568_000055 fui sul punto d'alzarmi e andarmene senza salutar nessuno, ma poi m'è sovvenuto lo scopo della visita e ho detto: senz'altro sono venuto, giulia, per dirle che la sua lettera di jeri mi ha recato molto dispiacere. questa mattina suo cognato, in casa mia, mi ha spiegato il malinteso sorto a cagione d'una mia frase. 1595_5568_000056 e quest'ultimo pensiero mi ha gettato in preda a una tristezza indicibile. ah, per i vecchi che restano soli e senza neanche la propria casa. aggiungi, gli ultimi giorni sono proprio intollerabili. 1595_5568_000057 tu lo notasti e subito imbecille, lasciamelo dire. no, sa, vecchio, lui solo signorina e brontolone e seccatore, non creda mica alla dolcezza della nostra vita, sapesse che arrabbiature mi fa prendere. 1595_5568_000058 che tradimento, lasciamelo dire. tante cose ti perdonai in vita, questa no, né te la perdonerò mai, tua moglie. 1595_5568_000059 ma nel dirmi questo, le palpebre del signor postella parevano addirittura impazzite sotto il mio sguardo, a mano a mano più sdegnoso e sprezzante. io non mi faccio ombra d'illusione su la natura dei sentimenti di tua moglie. per me le antipatie sono reciproche. 1595_5568_000060 dei quali svendono la casa vecchia per comperarne loro una nuova nell'altro cimitero. che sciocco. le dico a te codeste cose che ci stai e devi saperle, ma io questa la imparo adesso fresca, fresca. 1595_5568_000061 basta, diventerò l'uomo più curioso della terra. spierò, braccherò, andrò in giro tutto il giorno per raccoglier notizie e impressioni che poi la sera ti comunicherò qua per filo e per segno. 1595_5568_000062 ma se non vuol nulla, si arrischiò di sospirare a questo punto: postella: moglie, tu non t'immischiare. le diede subito su la voce il marito, il signor tommaso, lo fa per cerimonia. l'orologio solo via, se lo prenda. 1595_5568_000063 vale a dire, momino, la coscienza che ti si para davanti di soprassalto, la coscienza d'una bestialità che abbiamo detto o fatto tra le tante di cui al bujo non ci siamo accorti. 1595_5568_000064 l'ombra già calata su la vasta pianura faceva apparir fosco nell'ultima luce monte mario, col cimiero dei cupi cipressi, ritti nel cielo denso di vapori cinerulei, dai quali, per uno squarcio in alto, la luna assommava come una bolla. cattivo tempo domani, momino. 1595_5568_000065 lasciami sfogare. ho traversato un periodo crudele. a un certo punto ho fatto le valige e via. ho voluto rivedere i tre laghi e con particolar desiderio quello di lugano che, date le condizioni d'animo con cui avevo intrapreso il primo viaggio al tempo del tuo matrimonio. 1595_5568_000066 sai che sono metodico e meticoloso e che soglio tener conto di tutto. sto facendo la nota delle spese mensili e ci sono anche quelle che ho fatte per te. vogliamo parlare un po d'interessi, come prima. 1595_5568_000067 nelle ore pomeridiane di oggi. mi sono poi recato a casa tua per intendermi con tua moglie. che impressione momo: la tua casa senza di te. la nostra, la nostra casa, momino, senza di noi. 1595_5568_000068 l'acqua in cui sei caduto. se permetti, non la berrò e di qui a poco tu attirato novamente dal lume. forse rientrerai nella stanza e verrai a punzecchiarmi con la piccola proboscide velenosa. 1595_5568_000069 ma come? e che potrei vedere e prevedere veramente, se non sentissi nulla, momino, e come aver questo riso che par tanto crudele, questa crudeltà di riso, anzi. 1595_5568_000070 ma qui proteste calorosissime del signor postella, alle quali ha stimato opportuno di partecipare anche la moglie, ma con la mimica soltanto, quasi per rafforzare e rendere più efficaci i gesti del piccolo marito che d'ajuto di parole non aveva bisogno. 1595_5568_000071 questa qui, lei lo sa bene, è casa sua, non è casa mia. i venne fatto, non so perché, di guardare il signor postella. egli aprì subito le braccia, mostrandomi le palme delle mani, e fece col capo una mossettina e sorrise, come per confermare le parole di tua moglie. 1595_5568_000072 par che mi domandi: che fai? scrivo a un morto amico pipistrello, e tu che fai? che cosa è mai codesta tua vita nottambula svoli e non lo sai. 1595_5568_000073 ma il letto a casa tua, no, mai più. e ogni notte, sai, prima di lasciarti, pregavo tutti i venti della terra che andassero a prendere e rovesciassero su roma un uragano, perché tu provassi rimorso. 1595_5568_000074 e ti sei tutto. ah, dio, il letto, la camicia, tu sempre così pulito, e quell'arrangolio fischiante che faceva venir la disperazione a chi ti stava vicino di non poterti far nulla. 1595_5568_000075 o che forse pretenderebbero gli uomini che al loro cospetto il coniglio si rizzasse su due piedi e movesse loro incontro per farsi prendere e uccidere. meno male che il coniglio non ci sente. 1595_5568_000076 per te, in quanto, dovesse riuscirti, assai meno ingrato che la sposassi io, tua moglie, anziché un estraneo, perché così tu potevi esser sicuro di rimaner sempre terzo in ispirito nella famiglia, senz'essere mai dimenticato. 1595_5568_000077 passati ora una mano sulla coscienza. mi meritavo questo da te. lasciamo andare. ti castigai. questa casa, che tengo in affitto da cinque anni, rappresentò il castigo per te, non ostante che poco dopo il tuo matrimonio non avessi saputo tener duro e avessi ripreso a vivere quasi tutto il giorno con te. 1595_5568_000078 andò nella camera che è già divenuta sua e poco dopo ritornò con una scatolina in mano nella quale ho veduto i tuoi tre anelli, l'orologio d'oro con la catena, due spille e la tabacchiera. 1595_5568_000079 tu forse la pensi come ugo foscolo: io no, più vado avanti io e più odio la società e la civiltà. ma lasciamo questo discorso fosse almeno una tomba fissa. nossignori, 1595_5568_000080 intanto bisogna dire la verità. tua moglie t'ha pianto molto, sai, e seguita io no. ma stordito come sono ancora, ho pensato a tutto io. 1595_5568_000081 buona notte. oggi mi sono accorto che anche i cimiteri sono fatti per i vivi. questo del verano, poi addirittura una città ridotta. 1595_5568_000082 ah, se tu potessi veramente, anche come una fantasima, farti vedere da me le notti, venire qua comunque a tenermi compagnia, ma già potendo, tu te n'andresti da tua moglie ingrato. 1595_5568_000083 ma queste notizie, amico mio, tu dovresti ormai sapere perché e con che cuore io te le do e non essere come gli altri che s'ostinano a non volere intendere. perché venga tanta crudele apparenza di riso a tutto ciò che mi scappa dalla bocca. 1595_5568_000084 ora, non ti pare che la crudeltà sia di questa beffa che fa a tutti la vita e intanto dicono ch'è mia solo perché io l'ho preveduta? ma posso mai fingere di non capire come tanti fanno? 1595_5568_000085 ridotto monaco di clausura nel convento della tua amicizia. nessuna parte di me è rimasta aperta a una relazione, sia pur lontana, con altri esseri viventi. 1595_5568_000086 da buoni amici, caro momo, facciamo a metà: una per te morto, una per me vivo. ma sarebbe meglio, credi, che me le prendessi tutt'e due per me. 1595_5568_000087 ho grattato un po la testa, come facevi tu, dietro le orecchie, nel mezzo della tavola. intanto, sul tappeto ho visto che c'era il solito portafiori e nel portafiori garofani freschi. 1595_5568_000088 sai che ancora un po di quel che avevo mi resta. sai che i bisogni miei sono limitatissimi e che ormai nessun desiderio più m'invoglia di sperare, tranne quello di morir presto. sperare che sia senza. 1595_5568_000089 m'è parso soltanto di dover capire che il signor postella intende di far doppio giuoco e ho voluto metter subito le carte in tavola. veramente prima l'ho lasciato dire e dire. 1595_5568_000090 come no? fece a questo punto tua moglie senza levar gli occhi dal fazzoletto. proprio così le ho risposto: io son conti giulia, che ci faremo poi insieme, momo e io, nel mondo di là. 1595_5568_000091 per la vasta pianura che serve da campo d'esercitazione alle milizie, una coppia di cavalli lasciati in libertà si spassavano a rincorrere un loro puledretto vivacissimo il quale, springando di qua e di là e facendo mille sgambetti e giravolte, dimostrava di prender tanta allegrezza di quel giuoco. 1595_5568_000092 sorse all'improvviso il sospetto che, oscuramente, dalla prima impressione di quella tua cassa così gonfiata un rimorso gli fosse nato. 1595_5568_000093 vada a riporli. signor postella, se lo fa per giulia, ha insistito tuo cognato. le faccio notare che, essendo oggetti da uomo, credo che guardi, prenda. 1595_5568_000094 ella ha guardato invece con que suoi occhi bovini il marito, come per domandargli se aveva fatto male a sospirare e se stava in decretis. l'uomo solo luigi pirandello. perla d'uomo. ha esclamato il signor postella, rispondendo allo sguardo della moglie e scrollando il capo. perla d'uomo. 1595_5568_000095 momo, prenditi questo decottino a digiuno. sai come m'ha risposto tua moglie? m'ha ringraziato prima di tutto, come si può ringraziare un qualunque estraneo. ma lasciamo andare. 1595_5568_000096 bella occupazione, intanto piangere e poter dire: non ho altro da fare. ho pensato questo guardando tua moglie mentre io, impedito dai sospiri e dalle esclamazioni dei coniugi postella, non potevo più parlare di te e non sapevo che dire. e rimanevo lì, impacciato e stizzito. 1595_5568_000097 e a proposito del dischiavacciato, la chiave dello stipetto, dove l'hai lasciata, non si è potuta trovare e quel linguajo, lo vedi, ha dovuto ricorrere al dischiavacciamento, questi napoletani, quando parlano l'italiano. ma chi sa, la troppa fretta d'aprire non gli avrà forse lasciato cercar bene e trovare la chiave? 1595_5568_000098 di quella stessa vita di cui dentro di noi fu composta la loro realtà finché vissero e che, seguitando a durare nel nostro ricordo finché noi viviamo, è naturale che ormai senza difesa e immeritamente, debba esserne straziata. 1595_5568_000099 per esser giusti, ecco due posti usurpati ai morti di professione nel loro stesso domicilio. i sono poi strade, piazze, viali, vicoli e vicoletti ai quali farebbero bene a porre un nome perché i visitatori vi si potessero meglio orientare. 1595_5568_000100 questa notte la mia giacca, posata su la poltrona a piè del letto, d'accordo col lumino da notte relegato sul pavimento in un angolo della camera, s'è divertita a farmi provare un soprassalto combinandomi uno scherzetto. 1595_5568_000101 necessità, indovinerai dalle frasi che ti ho trascritte chi ha dettato a tua moglie questa lettera. i graziosi favori, il dischiavacciato, il sudor delle tue fatiche non possono uscire che dalla bocca di tuo cognato. cioè no, verrebbe a essere di te, cognato di tua moglie. è vero. 1595_5568_000102 se avessi visto come si mostrava afflitto della lettera di tua moglie, afflittissimo e siccome non la finiva più a un certo punto, per consolarlo gli ho detto: 1595_5568_000103 sì, amico mio, ella sposerà tra poco questo fratello del socio di napoli, ma io non me ne sarei scappato in isvizzera per un caso così ordinario, perdonami, e così facilmente prevedibile. se 1595_5568_000104 signor aversa, se per caso volesse qualche ricordo dell'amico. oh, grazie, non s'incomodi, mi sono affrettato a dirgli: caro, signor postella, non ne ho bisogno. intendo benissimo, ma sa, siccome fa sempre piacere possedere qualche oggetto appartenuto a una persona cara, credo che grazie, grazie no. 1595_5568_000105 ma sarà per me, se permetti, mi sento davvero così- solo su avanti, avanti. vorrei proprio fartela vedere, ancora vedere e sentire la vita, anche col tempo che fa, anche coi minimi mutamenti che vi succedono. 1595_5568_000106 permetti riprese con timidezza la moglie. codesto orologio casimiro mio, al povero momo lo aveva regalato appunto il signor tommaso quando tornò dal suo viaggio in isvizzera. 1595_5568_000107 e ora dovrei venire alle cose brutte per te, ma sento che non mi è possibile. l'uomo solo. luigi pirandello, l'immagine di quella tua cassa gonfia m'occupa come un incubo lo spirito e penso che, se non è ancora scoppiata, scoppierebbe se ti dicessi ciò che sta per avvenire a casa tua. 1595_5568_000108 hai fatto male, vecchio, a ritornare. eravamo per te alberi altissimi e superbi, ma vedi ora, noi siamo stati sempre così tristi e meschini. 1595_5568_000109 fatto sta, a ogni modo, che tua moglie ha potuto pensar di coglierli e di metterli lì sulla tavola, e non davanti al tuo ritratto sul cassettone. basta. 1595_5568_000110 ma tu volevi veder per forza tutto buono e tutto bello il mondo e spesso ci riuscivi, perché è proprio in noi il modo e il senso delle cose. 1595_5568_000111 ah sì, fece il signor postella, rivolto a me quasi con stupore, e mi parve che l'istinto predace gli sfavillasse negli occhi. ah sì, scusi, e allora mi spieghi: sente che rumore fa? 1595_5568_000112 e quante volte non ti vidi parar così della bianca stola della tua sincerità qualche mala bestia della quale ti bisognava un morso o un calcio per riconoscere la vera natura. 1595_5568_000113 e poi io dico: perché che ti mancava, stavamo così bene tutti e due insieme. in santa pace nossignori, la moglie, e sostenere che non era vero che la casa, come ce l'eravamo fatta a poco a poco con quei miei vecchi mobili e con gli altri comperati di combinazione, ti potesse bastare. 1595_5568_000114 ha poi soggiunto che per il momento sì, dice. purtroppo si vede costretta a non ricusare i miei graziosi favori perché, avendo dischiavacciato lo stipetto dove tu eri solito di riporre il sudor delle tue fatiche, dice: 1595_5568_000115 che non al gas, ma a ben altro si dovesse attribuire la causa di quella tua enorme gonfiatura. e ti confesso che mi sentii rimordere anch'io, momino, per tutte le notizie che t'ho date. 1595_5568_000116 ho guardato il signor postella, che mi ricambiò lo sguardo con aria di trionfo, come se volesse dire: vede che i termini della lettera erano proprio di lei. poi ha chiuso gli occhi ed ha aperto di nuovo le braccia, ma con un'altra espressione: stringendosi nelle spalle, come per significare: 1595_5568_000117 scusi se lei non vuole tener conto di me, della casa che è sua, dell'ottima compagnia che potranno tenerle tanto sua sorella quanto il suo signor cognato. 1595_5568_000118 io avevo usato la frase contribuire alle spese di casa. ha capito? dice ch'io volessi seguitare a vivere come per l'addietro, e cioè più a casa tua che in queste tre stanzette mie. 1595_5568_000119 come un vecchio muro cadente. sono rimasto momino a cui una barbara mano abbia tolto l'unico puntello. bella, eh, la barbara mano, ma non so piangere. lo sai? i ci provo e riesco solo a farmi più brutto e faccio ridere. 1595_5568_000120 il forte è morire morto. credo che nessuno vorrebbe rinascere. che ne dici momino, ah, tu già ci hai qua tua moglie, me ne dimenticavo, bisogna sempre parlare per conto proprio a questo 1595_5568_000121 il nome del morto più autorevole: via o vicolo tizio, viale o piazza cajo. quando sarò anch'io dei vostri momo, se ci riuniamo qualche notte in assemblea, vedrai che farò questa e altre proposte, sia per l'affermazione sia per la tutela dei nostri diritti e della nostra dignità. 1595_5568_000122 no, momo, me ne sono scappato perché stavo per cascarci. sì, amico mio, come un imbecille. e se imbecille non ti basta, di di pure come vuoi, i piglio tutto. non ha altra ragione quest'interruzione di dieci mesi nella nostra corrispondenza. 1595_5568_000123 quei mobili nostri, lì, subito dopo l'entratina, nella sala da pranzo, con la portafinestra che dà sul terrazzino, quella vecchia tavola massiccia, quadrata, che comperammo, dio mio, trentadue anni fa in quella rivendita di mobili, per così poco. 1595_5568_000124 e non solo dotati dei sentimenti d'una volta, ma anche vestiti degli stessi panni. riproduzione, insomma, perfetta. sarei propenso a immaginare tal credenza abbia avuto origine dal sogno di due esseri felici. 1595_5568_000125 io la ringrazio, signor tommaso, e me le dichiaro gratissima per tutta la vita, ma i suoi beneficii non posso più accettarli. ci pensi e m'intenderà. per ora non mi sento in grado di dirle altro. ne riparleremo, se non le dispiace, un'altra volta. 1595_5568_000126 poi ho pensato: ma davvero non saprei adattarmi a vivere in queste tre stanzette, perchè cerco una casa più ampia, per vedermi forse crescere attorno la solitudine. 1595_5568_000127 dopo aver dormito un pezzo con la faccia al muro, nel voltarmi mi sono mezzo svegliato e ho avuto la momentanea impressione che qualcuno fosse seduto su la poltrona. ho subito pensato a te, ma perché mi sono spaventato? 1595_5568_000128 ho cercato di far tutto, momino mio, trasporto funebre, sotterramento, eccetera, con decenza, salvando quella modestia che tu hai tanto raccomandato nel tuo testamento. ma mi sono accorto che a roma, quasi quasi, costa più il morire che il vivere, che pur costa tanto, e tu lo sai. 1595_5568_000129 e mi suona ancora negli orecchi la tua voce quando, con gli occhi chiusi, mi dicevi quasi recitando a memoria: per le anime lente e pigre come la tua, per le anime che non sanno cavar nulla da sé, tutto per forza è muto e senza valore. 1595_5568_000130 capo e così mi parrà di continuarti la vita, riallacciandoti a essa con le stesse fila che la morte ha spezzate. non trovo altro rimedio alla mia solitudine. 1595_5568_000131 per tutti coloro a cui torna conto restare scapoli, la porta della vita dovrebbe chiudersi su la soglia della vecchiaja. buono e tranquillo albergo soltanto per i nonni, cioè per chi vi entra munito del dolce presidio dei nipoti. 1595_5568_000132 basta, qua nella camera attigua, per me un letto candido e soffice, tu chiuso in una doppia cassa, in quel grottino al incetto umero, povero momino mio, non ho il coraggio di dirti. 1595_5568_000133 egli, il signor postella, ne fu dolentissimo ed ecco me ne dava una prova con la sua visita d'oggi. dall'altro canto, però, ha voluto scusar tua l'uomo solo luigi pirandello, moglie, e che la scusassi anch'io, considerando le delicate ragioni. dice che le avevano consigliato di farmi scrivere in quel modo. 1595_5568_000134 come io del resto non so che cosa sia la mia, io che pure so tante cose, le quali, in fondo, non mi hanno reso altro servizio che quello di crescere, innanzi a gli occhi miei, alla mia mente, il mistero, ingrandendomelo con le cognizioni della pretesa scienza. 1595_5568_000135 pianga, pianga pure, giacché lei ha codesto benedetto dono delle lagrime, momo ne merita molte. ho sentito, a questo punto un sospirone di tua cognata, che se ne stava con le mani intrecciate sul ventre, e mi sono interrotto per guardarla. 1595_5568_000136 per farla breve, il signor postella ha confermato d'averla scritta, lui la lettera, ma beninteso per espresso incarico di tua moglie, che nel dolore, dice, al quale tuttavia è in preda, non sentendosi in grado, dice, di stenderla. lei gliene suggerì i termini. 1595_5568_000137 e come farò? per cominciare, m'immagino che debbano interessarti maggiormente le cose che ti stavano più vicine, quelle, per esempio, di casa tua, tua moglie, ah. 1595_5568_000138 ella però ti chiuderebbe la porta in faccia, sai, o scapperebbe via dallo spavento. e allora tu te ne verresti qua da me per essere consolato e io, seduto come sono adesso davanti al tavolino e tu di fronte a me, converseremmo insieme come ai bei tempi. 1595_5568_000139 date. temetti veramente che la presenza nostra ti potesse far dare, da un istante all'altro, a non star zitti, una così formidabile sbuffata da scagliarci addosso quella tua cassa squarciata in mille pezzi da ogni parte. 1595_5568_000140 vedute. più d'ogni altro mi ha fatto dispetto un certo gruppo d'alberi di cui avevo serbato memoria che fossero altissimi e superbi, i ho ritrovati all'incontro quasi nani e storti, umili e polverosi. 1595_5568_000141 battevi forte il pugno sulla tavola e io restavo perplesso tra i bicchieri che saltavano e i tuoi occhiacci che mi fissavano di sui cerchi delle lenti, insellate sempre un po a sghimbescio sul tuo naso grosso. 1595_5568_000142 i poveri peggio che a pianterreno i ricchi. palazzine di vario stile, giardinetto intorno, cappella dentro e coltiva quello un giardiniere vivo e pagato e officia in questa un prete vivo e pagato. 1595_5568_000143 che ti ho fatto costruire a mie spese per rimediare al primo errore di tua moglie. e che spettacolo, momino, che spettacolo. l'ho ancora davanti agli occhi e non me lo posso levare. 1595_5568_000144 visto però che spesso i men savii sono coloro che si persuadono saper più e fanno intanto le più scervellate pazzie, dovrei vergognarmene. non me ne vergogno. 1595_5568_000145 chiudo gli occhi e sospiro, e il giovinotto dica: signor tommaso, e la moglie, la vedova, piange, poverina, me l'immagino andrò oggi stesso a fare il mio dovere. 1595_5568_000146 poveretto, non se l'aspettava ha battuto per lo meno cento volte di seguito le palpebre per quel tic nervoso che tu gli sai poi col risolino scemo di chi non vuol capire e finge di non aver capito. come, come? 1595_5568_000147 quanto mi piacerebbe se ci facessero tornare tutti e due insieme. sono sicuro che, pur non avendo memoria della nostra vita anteriore, noi ci cercheremmo su la terra e saremmo amici come prima. 1595_5568_000148 e poi il piacere, velenoso per te, di vedermi fare anche più vecchio di te, quello per cui in vita tanto ti condannai. 1595_5568_000149 andiamo avanti. la lettera mi annunziava, seguitando alcuni disegni per l'avvenire, che tua moglie cioè spera, o almeno desidera di trovar da lavorare in casa o qualche dignitoso collocamento in una nobile famiglia come lettrice o istitutrice mettendo a profitto. dice: 1595_5568_000150 nel vedermi andar via, solo, povero l'uomo, solo luigi pirandello, vecchio a dormire altrove, mentre prima il mio lettuccio era accanto al tuo e tenevamo calda la cameretta nostra. 1595_5568_000151 ah, quando muojo io. niente già al fuoco è più spiccio e più pulito. ognuno però la pensa a modo suo, e pure da morti abbiamo la debolezza di volerci in un modo anziché in un altro, basta interessi. 1595_5568_000152 i preziosi ammaestramenti che tu le lasciasti in unica e cara eredità. ma non ti dar pensiero neanche di questo. finché ci sono qua io, sta pur sicuro che non ne farà di nulla. 1595_5568_000153 faceva un tempaccio, pioveva a dirotto e nel vederti così acceso manifestai l'opinione ricordi che non mettesse conto per questi porci d'italia che tu rischiassi di prendere un malanno uscendo sul terrazzino sotto la pioggia. 1595_5568_000154 a patto che la sposassi. io capisci io tua moglie, e sai perché. per usare un ultimo riguardo alla tua santa memoria, ebbene, momo, credi ch'io me ne sia scappato in isvizzera per indignazione. 1595_5568_000155 lei sa che tra me e lui non ci fu mai né tuo né mio. non vedo la ragione d'un cambiamento adesso. momo per me non è morto. lasciamo questo discorso. se poi a lei fa dispiacere ch'io venga qualche volta a pregarla di valersi di me in tutte le sue opportunità, me lo dica francamente che io. ma che dice mai, signor tommaso? esclamò tua moglie interrompendomi. 1595_5568_000156 tanto più è sincera, quanto e dove più sembra voluta, perché, appunto, strazia prima degli altri me stesso, là dove esteriormente si scopre come un giuoco ch'io voglia fare crudele, parlando a te, così, per esempio, di tutte queste amarezze che dovrebbero esser tue e sono invece mie. 1595_5568_000157 è fatta così, bisogna compatirla. secondo sospirone di tua cognata, l'uomo solo luigi pirandello. stavo per prendere il cappello e il parapioggia quando il signor postella con la mano mi fece segno d'attendere misteriosamente. 1595_5568_000158 come mi guardasti, ma io t'ammiravo. sai, t'ammiravo tanto, tanto perché mi sembravi un ragazzo, in quei momenti, e spesso non sapevo trattenermi dal dirtelo. e tu t'arrabbiavi e perfino m'ingiuriavi quando alle tue ire focose. 1595_5568_000159 e anche il padre e la madre. pareva che da tutto quel grazioso tripudio del figlio si sentissero d'un tratto ritornati giovani e in quel momento d'illusione si obliassero. ma poco dopo, d'un tratto, come se nella corsa un'ombra fosse passata loro davanti, s'impuntarono, scossero più volte, sbruffando la testa. 1595_5568_000160 in tutto due lagrimucce. tre ore coi gomiti sul tavolino, la testa tra le mani, sissignori, a forza di strizzarmi il cuore. eccole qua nel fazzoletto, proprio due spremute agli angoli degli occhi. 1595_5568_000161 nelle nostre favole, intanto, chiamiamo tarda e pigra la tartaruga, la quale per aver tanto tempo davanti a sé non si dà nessuna fretta, e chiamiamo pauroso il coniglio che al primo vederci scappa via. 1595_5568_000162 e non dimenticherò mai, mai la lugubre veglia della notte, appresso, con tutte le finestre aperte sul fiume. vegliare di notte un morto con un fiume che si sente scorrere sotto, affacciarsi alla finestra e vedere andar piccola, piccola l'ombra di qualche passante sul ponte illuminato. 1595_5568_000163 tu rosso come un gambero, con gli occhi schizzanti dalle orbite, la ragiono che sei un somaro. quanto mi ci divertivo. 1595_5568_000164 rimasero lì, serii e gravi, come sotto il peso d'una grande malinconia. e uno che doveva essere il padre, scrollando lentamente la testa alle tentazioni del puledrino, mi parve che con quel gesto volesse significargli: figlio, tu non sai ciò che t'aspetta. 1595_5568_000165 ma non tua moglie, momo, lui lui. il signor postella ha temuto invece che fosse mia intenzione seguitare nel solito andamento di vita, come se tu non fossi morto. guarda, ci metterei le mani sul fuoco e avrà persuaso tua moglie a scrivermi a quel modo, dandole a intendere che la gente altrimenti avrebbe potuto malignare su lei e su me. 1595_5568_000166 oh, carità umana corrotta dall'estetica. ecco o insetto infelice il salvataggio. caccio la punta di questa penna nell'acqua, poi ti farò asciugare un po al calore del lume e infine ti metterò fuori della finestra. 1595_5568_000167 e poi che possa far tanti risparmi da accumulare quanto basti a comperar questa tomba, diciamo così di seconda mano. e la pigione del loculo in tutto questo tempo, chi la paga? 1595_5568_000168 maggior danno però forse per me, rimasto così solo e abbandonato, che per te, colpevole verso l'amico di tanta ingiustizia, per non dire ingratitudine. 1595_5568_000169 sai che bell'idea piuttosto m'è venuta di mettermi ogni sera a parlare da solo con te qua, a dispetto della morte, darti notizia di tutto quanto avviene ancora in questo porco mondaccio che hai lasciato e di ciò che si dice e di ciò che mi passa per il capo. 1595_5568_000170 io di me non presumo troppo. non leggo mai nulla, tranne qualche libro antico di tanto in tanto. so questo, è vero che se mi picchio un po su la fronte sento, perdio, che vi sta di casa un cervello, ma ignorante sì, più di me è difficile trovarne un altro. 1595_5568_000171 gli scapoli maturi dovrebbero interdirsene l'entrata o entrarci appajati da fratelli, com'era mia intenzione. ma tu, nel meglio, mi tradisti. frutto del tradimento, la tua morte affrettata. 1595_5568_000172 e qui s'è chiarito un equivoco, o meglio un malinteso, tua moglie, nel leggere la mia lettera dove promettendole che avrei continuato a far per lei quello che facevo per te, 1595_5568_000173 torniamo alla città ridotta. tua moglie ha commesso, secondo me, una di quelle sciocchezze che non ho saputo mai tollerare in silenzio. giudicane tu. si è impegnata nella spesa insostenibile d'una sepoltura privilegiata e temporanea per te. 1595_5568_000174 ma il bisogno di farti subito bello davanti a quella mademoiselle esclamativa, a vederti tutt'a un tratto quel lustro di vecchio ubriaco negli occhi piccini, piccini, e liquefare in certi sorrisi da scemo. ti avrei bastonato. ti avrei bastonato parola. 1595_5568_000175 a rivederla. momino adesso sotto la lampada a sospensione, con quel berrettone rosso di cartavelina con cui l'ha parata tua moglie per paralume eleganze di donnette nuove. che, lo sai, mi diedero subito ai nervi appena tua moglie le portò. 1595_5568_000176 i ritorna viva nell'anima l'impressione che provavo da giovine, nel vedere per via qualche vecchio trascinare pesantemente le membra debellate dalla vita. io li seguivo un tratto, assorto quei poveri vecchi, osservando ogni loro movimento e le gambe magre piegate. 1595_5568_000177 ma se ai topi di campagna, ai grilli, alle lucertole, agli uccelli noi domandassimo notizia del coniglio, chi sa che cosa ci risponderebbero? non certo però che sia una bestia paurosa. 1595_5568_000178 così te lo leggeresti da te il giornale, perché io, sai, non c'è verso, non ci resisto. mi ci sono provato tre volte e ho dovuto smettere subito i. sono confortato pensando che, se io vivo posso farne a meno, a più forte ragione potrai farne a meno tu. ormai non è vero? dimmi di sì, ti prego. 1595_5568_000179 e ora mi vedi, ora che non ho più nulla da fare per te, come in questi tre ultimi giorni dopo la tua morte. eccomi qua, solo, in questa casa che non mi par mia, perché la vera casa mia era la tua. 1595_5568_000180 che te ne pare, intanto, stasera, di queste mie riflessioni, con questo po di vita che mi resta- non mi sento più di qua, caro momo, dacché tu sei morto, e vorrei spenderlo, questo po di resto, per darvi l'uomo. solo luigi pirandello, come posso qualche sollazzo? 1595_5568_000181 ora intendi, tua moglie spera in una di queste certo non frequenti occasioni. io penso però che ella conta su tante cose che le verranno certo a fallire e prima che, con tutta quella sua bravura nel parlar francese, le debba durare tanto affetto e tal pensiero per te. 1595_5568_000182 valore. e questo perché non mi sapevo cavar dall'anima tutta quella candida, santa ingenuità che tu cavavi dalla tua per vestirne uomini e cose. 1595_5568_000183 voglio dire tua moglie, io e i coniugi postella che erano venuti con lei. pericolosa momino, perché sai, quella tua cassa di zinco s'era tutta così enormemente gonfiata e deformata. 1595_5568_000184 la vita è trista, amico mio, e chi sa quali e quante amarezze ci riserba mezzanotte. dormi in pace. 1595_5568_000185 orbene, poiché certe cose si scrivono meglio che non si dicano a voce, ho scritto a tua moglie che era mia ferma intenzione e che, anzi, stimavo come dovere continuare a fare per la vedova dell'unico amico mio quel ch'ero solito di fare per lui, contribuire cioè alle spese di casa. 1595_5568_000186 i dispiace per lo stipetto ch'era roba nostra in comune, lo stipetto di mia madre, una santa reliquia. per me basta, parliamo. 1595_5568_000187 ma scommetto che ora tu mi dici al solito che queste mie riflessioni non sono originali. bada, ch'era davvero curiosa. ora te lo voglio dire che tutto quello che mi scappava di bocca in tua presenza tu pretendevi d'averlo letto in qualche libro del quale spesso dicevi di non rammentarti né il titolo. 1595_5568_000188 se ai morti, nell'ozio della tomba, venisse in mente di porre un catalogo dei torti e delle colpe che ora si pentono avere nel decorso della loro vita commessi, catalogo che un bel giorno sarebbe edificante, apparisse nella parte posteriore delle tombe come il rovescio delle menzogne spesso incise nella lapide. 1595_5568_000189 che si diceva: ah, dico che debbo farmene di questo poco, che mi resta lasciarlo dopo morto, in opere di carità. prima di tutto, chi sa come e dove andrebbe a finire. poi, io non ho di queste tenerezze tardive per il prossimo, in generale il prossimo io voglio sapere come si chiama. 1595_5568_000190 me ne vado perché mi parrà proprio di non aver più ragione di restarci, tanto è stata sempre così. per me la vita a lampi e a cantonate. non sono riuscito a vederci mai niente. ogni tanto un lampo, ma per veder che cosa? una cantonata. 1595_5568_000191 corrispondenza. fin dov'ero arrivato. fin dov'ero arrivato, amico mio, ero arrivato fino al punto d'accordarmi col pensiero che tu stesso, proprio tu, mi persuadessi a sposare tua moglie con tante considerazioni che, sebbene fondate in un proponimento disperato, 1595_5568_000192 scusi, tutta quanta la casa non l'ha forse lasciata a lei? suo marito momo mi rispose: tua moglie non poteva lasciarmi ciò che non gli apparteneva. come no, ho esclamato io. ma che va pensare? lei adesso vuole che non ci pensi? ma si metta un po al posto mio. vede come sono rimasta. 1595_5568_000193 io non ci posso portare, amico mio, nessun rimedio. t'ho detto che in principio fui distratto dallo scriverti, dalla ricerca d'una nuova casa, ma non te n'ho detto la vera ragione, come poi del mio viaggio lassù. 1595_5568_000194 il signor postella, insomma, il quale te ne avverto di passata, ha preso definitivamente domicilio in casa tua insieme con la sua metà, e dormono nella stessa camera in cui sei morto, in cui dormivamo tu e io. 1595_5568_000195 quel che importa non è volare più presto o più piano, più alto o più basso, ma sapere perché si vola e perché dovrebbe affrettarsi la tartaruga condannata a vivere una lunghissima vita. 1595_5568_000196 male che non ha testa da ragionare a modo nostro, altrimenti avrebbe fondamento di credere che spesso tra gli uomini non debba correre molta differenza tra eroismo e imbecillità. e se 1595_5568_000197 la frode è inevitabile, momo, perché necessaria è l'illusione, necessaria la trappola che ciascuno deve, se vuol vivere, parare a se stesso. 1595_5568_000198 e provavo una profonda ambascia ch'era insieme oscura costernazione e dispetto della vita, la quale si spassa a ridurre in così miserando stato le sue povere creature. 1595_5568_000199 bel servizio, davvero. che diresti tu, amico pipistrello, se a un tuo simile venisse in mente di scoprire un apparecchio da aggiustarti sotto le ali per farti volare più alto e più presto. forse dapprima ti piacerebbe, ma e poi? 1595_5568_000200 e la lasci piangere, signor mio, finché ne ha la buona volontà. m'è venuto quasi di gridargli. ora, io non nego che possa esser vera la notizia del signor postella, ma perché ha voluto darmela? ha forse avuto il sospetto ch'io non volessi credere? 1595_5568_000201 i parrà sempre d'udire, nel silenzio della notte, il tremendo rantolo della tua agonia. che cosa orribile, momino, rantolare a quel modo. non mi pareva vero che lo potessi far tu. 1595_5568_000202 tua moglie usufruirà indirettamente di questo negozio, perché quel socio di napoli pare che abbia un fratello e pare che questo fratello, venuto a roma per concludere la società, la abbia conclusa includendovi per conto suo, tua moglie. 1595_5568_000203 la vera ragione per cui quello ora piange e grida ajuto e mostrare d'esser cieco. anch'io, quando l'ho preveduta, tu dici: l'hai preveduta perché tu non senti nulla. 1595_5568_000204 sono venuti a trovarmi per chiarire. dice la lettera che jeri mi scrisse: tua moglie capisci che fa tuo cognato prima scrive in quella razza di maniera e poi viene a chiarire. 1595_5568_000205 ah, dio mio momo, forse le notizie politiche non t'interessano più. non è possibile. erano ormai quasi tutta la tua vita e dobbiamo seguitare a fare, come ogni sera quando, dopo cena, il portinajo ti portava su il giornale e tu, leggendolo, a qualche notizia. 1595_5568_000206 lo salvo, momino sì o no. se lo salvo, esso senza dubbio ne darà merito ai suoi piedi. affoghi dunque. e se invece fosse una graziosa farfallina rassegnata a morire, l'avrei tratta fuori da un pezzo accuratamente. 1595_5568_000207 plinio insegna che le donnole innanzi che combattano con le serpi. si muniscono mangiando ruta, io fo meglio mi munisco lasciando parlare il signor postella. assorbisco il succo del suo discorso, poi lo mordo col suo stesso veleno. 1595_5568_000208 perché poi, tra l'altro, bisognava accorgersi che erano una stonatura tra la ruvida semplicità d'una casa patriarcale come la nostra. basta che dicevo: ah, quella tavola a rivederla, il tuo posto ci stava su ragnetta, sai, e m'è parsa più magra, povera bestiolina. 1595_5568_000209 senta, caro signor postella, lei ha non so se la disgrazia o la fortuna di possedere uno stile, dote rara. se la guardi, dica un po. è forse pentito di quello che m'ha fatto scrivere jeri dalla moglie dell'amico mio? 1595_5568_000210 la bella mademoiselle delle due stanze d'abbasso, con la scusa di vedere quei fiori del terrazzino che su a te attecchivano e giù a mademoiselle, nei vasi sul davanzale della finestra. non volevano attecchire. 1595_5568_000211 approfittando che nel verano c'è pure l'est locanda, tua moglie ha preso a pigione per te uno di quei grottini, detti loculi. venticinque lire per tre mesi e poi dieci lire in più per ogni mese dopo i tre. 1595_5568_000212 e allora è venuta fuori la spiegazione, durante la quale ho molto ammirato postella moglie che pendeva dalle labbra del marito e approvava col capo quasi a ogni parola, lanciandomi di tanto in tanto qualche sguardo come per dirmi: ma sente come parla bene? 1595_5568_000213 quante amarezze ci riserba mezzanotte. dormi in pace. che buffoni, amico mio, che buffoni sono venuti stamane a trovarmi il signor postella e quella montagna di carne ch'egli ha il coraggio di chiamare la sua metà. 1595_5568_000214 avrei voluto, guarda in una di queste notti di pioggia e di vento, ammalarmi, per accrescerti il rimorso, anche morire. sì, sono arrivato ad assaporare il tossico di queste voluttà, ma io, ahimè, ho la pelle dura, io e sei morto tu. invece tu, e per causa di lei, lasciamelo dire. 1595_5568_000215 ma poi non riesco a spiegarmi perché essi abbiano voluto assegnare un periodo così lungo al ritorno della loro felicità. certo, l'idea non poteva venire in mente a un disgraziato, e forse a nessuno oggi al mondo farebbe piacere la certezza che di qui a trenta mil'anni si ripeterà questa bella fantocciata dell'esistenza nostra. 1595_5568_000216 sono rimasto stordito, momino, come se mi avessero dato una gran legnata tra capo e collo. tua moglie s'è alzata ed è scappata via per nascondermi un nuovo scoppio di pianto. 1595_5568_000217 ma dalla fretta con cui il signor postella accolse questa spiegazione per vincere lo sbigottimento da cui tutti, a quella vista, fummo invasi. 1595_5568_000218 sai che nel cimitero qualche volta avvengono pure gli sgomberi, precisamente come in città. sì, i morti sgomberano, o per dir meglio i vivi superstiti. andando via da roma, poniamo, per domiciliarsi in un'altra città, coi bauli e gli altri arredi di casa, si portano via anche i loro morti. 1595_5568_000219 ho comperato un lume, lo vedi bello, di porcellana, col globo smerigliato. prima non ne sentivo bisogno, perché le sere le passavo da te e per venirmene a letto qua mi bastava un mozzicone di candela, che spesso mi davi tu. 1595_5568_000220 si è assicurato così che nessuno verrà più a molestarlo in casa di tua moglie. ma d'altra parte, poi ha temuto che io, nel vedermi messo alla porta, per risposta avrei chiuso la bocca al mio sacchetto. e allora, capisci: è venuto tutto sorridente a farmi scuse e cerimonie, che vorrebbero essere uncini per tirarmi a pagare. 1595_5568_000221 io non so se quel baccellone di piano abbia mai posseduto un cervello. certo è che ora, se lo ha, non lo tiene più in esercizio. tale e tanta fiducia ripone in quello del marito, che è uno, sì, ma basta secondo lei per tutti e due, e ne avanza. 1595_5568_000222 i piedi che pareva non potessero spiccicarsi da terra, la schiena curva, le mani tremule, il collo proteso e quasi schiacciato sotto un giogo disumano di cui gli occhi risecchi, senza ciglia, nel chiudersi, esprimevano il peso e la pena. 1595_5568_000223 dunque può non esser vero. oh dio, come sono spesso imbecilli le persone scaltre. non posso farle coraggio, cara giulia, perché sono più sconsolato di lei. ho detto a tua moglie: 1595_5568_000224 non vi ha trovato che sole lire cinquanta, con le quali evidentemente dice: non è possibile pagar la pigione di casa che scade il giorno quindici, saldare alcuni conti con parecchi fornitori di commestibili e farsi un modesto abito da lutto di assoluta necessità. 1595_5568_000225 ora capirai questa spesa a mano a mano crescente. di qui a sette, otto mesi, tua moglie non potrà più certo sostenerla. e allora che avverrà? ma ella spera, dice in uno sgombero. i spiego: 1595_5568_000226 eh, comincia a far freddo e ho bisogno d'un soprabito nuovo e d'un nuovo parapioggia. ho preso l'abitudine, sai, di stare ogni notte a guardare a lungo il cielo. penso qualcosa di momino. forse sarà ancora per aria sperduta qua in mezzo ai nuovi misteriosi spettacoli che gli saranno aperti davanti. 1595_5568_000227 molte visite di condoglianza riceverà tua moglie, momino, e se fosse brutta e vecchia, nessuna. anche a costo di parer crudele, bisogna che io ti abitui a queste notizie. con l'andar del tempo, temo non debba dartene di assai peggiori. 1595_5568_000228 non ho potuto fare a meno di notarli. perché capirai, in una casa da cui è uscito un morto appena otto giorni fa, quei fiori freschi. ma forse erano dei vasi del terrazzino. 1595_5568_000229 mentre scrivo in un bicchier d'acqua, sul tavolino è caduto un insetto schifoso, esile dalle ali piatte a sei piedi, dei quali gli ultimi due lunghi, finissimi, atti a springare. 1595_5568_000230 insomma, momo, faccio conto che la tua cassa sia già scoppiata- e te lo dico, tua moglie, con l'ajuto del signor postella, ha avuto il coraggio di farmi intendere chiaramente che a un solo patto avrebbe respinto la profferta di matrimonio di quel fratello del socio di napoli, e sai a qual patto. 1595_5568_000231 enfasi. credesti di poterti permettere di prender moglie all'età tua e ti rovinasti. non ci si pensi più. tu sai che sentimenti nutra io per tua moglie. tuttavia, non dubitare, ti darò frequenti notizie anche di lei. 1595_5568_000232 intanto la lettera terminava con questa frase: e fiducialmente la saluto, fiducialmente, dove va a pescarle le espressioni tuo cognato, bada che è buffo, sul serio. 1595_5568_000233 non rammento più dov'abbia letto d'una antica credenza, detta del grande anno, che la vita cioè debba riprodursi identica fin nei menomi particolari dopo trenta mil'anni, con gli stessi uomini. l'uomo solo luigi pirandello, nelle medesime condizioni d'esistenza, soggetti alla stessa sorte di prima. 1595_5568_000234 opponevo questa mia bella faccia di luna piena, sorridente e stizzosa. ti facevo uscir dai gangheri, talvolta, e dirne d'ogni colore a qualcuna più grossa. tranquillissimo, ti domandavo: e come la ragioni? 1595_5568_000235 te la pigliavi con me, mi apostrofavi come se io, poveretto, che non mi sono mai occupato di politica, rappresentassi davanti a te tutto il popolo italiano, vigliacchi, vigliacchi. e quella sera che, terribilmente indignato, volevi dal terrazzino buttar giù nel fiume le tue medaglie garibaldine. 1595_5568_000236 e le due stupidissime tartarughe, marito e moglie, tarà e tarù, che ci davano motivo a tante sapientissime considerazioni, là, nel terrazzino pieno di fiori, sostenere, santo dio, che sempre come tarù ne avevi sentito il bisogno tu d'una moglie. 1595_5568_000237 che da un momento all'altro, dio liberi, avrebbe potuto scoppiare. i portantini spiegarono naturalmente il fenomeno, attribuendolo cioè a uno straordinario sviluppo di gas. 1595_5568_000238 dissero i portantini che non ne avevano veduto mai uno simile e trattarono quella tua cassa come una cosa molto pericolosa, non solo per loro, ma anche per noi che assistevamo alla cerimonia. 1595_5568_000239 perché sono nell'idea che c'è chi muore maturo per un'altra vita e chi no, e che quelli che non han saputo maturarsi su la terra siano condannati a tornarci finché non avranno trovata la via. 1595_5568_000240 giacer morto in una tomba gentilizia o nel campo dei poveri, o nuda spoglia ai piedi d'un albero, o in fondo al mare o dove che sia, non è tutt'uno. ugo foscolo dice prima di sì e poi di no per certe sue nobili ragioni sociali e civili. 1595_5568_000241 ma sta pur sicuro che non hai perduto nulla di nuovo. il mondo è sempre porco, a un modo, e sciocco, forse un po peggio. non credere che t'abbia un solo istante dimenticato i ha prima distratto dallo scriverti ogni sera la ricerca d'un nuovo alloggio. 4974_5568_000000 san romé, prego, san romé, venga qua, così andranno un po più piano quelle benedette ragazze. e per tenerlo con sé, gli volle narrare la sua storia, la generalessa, come l'aveva narrata a tutti i villeggianti, giù a sarli. 4974_5568_000001 cercai di confortarlo, di calmarlo, ma il pover uomo in preda a un crescente tremor, convulso di tutto il corpo, annaspando con gli occhi fuggevoli. 4974_5568_000002 caso? ecco, sissignore, rispose dolcemàscolo, ingollando: poniamo che io su lo sporto tenga esposta un po di salsiccia. putacaso ora, vossignoria. forse questo già stavo per dire di nuovo. 4974_5568_000003 andasse al nipote e intero alla moglie l'usufrutto vita natural durante, a patto s'intende, che non avesse ripreso marito. 4974_5568_000004 questa notizia fu commentata malignamente sotto sotto dal crocchio delle signorine. roberto san romé se n'accorse dalla finestra, vide quella smorfiosa della tani, tutta cascante di vezzi, ammiccare all'altra viperetta della bongi e si morse il labbro. 4974_5568_000005 scese allo spiazzo per un ultimo tentativo, pregare le signore che inducessero loro la cognata a venire. lo affollarono di domande perché che ha, si sente male? oh, guarda, oh, poverina, ma come? da quando? 4974_5568_000006 pirandello seminato con le loro cacatine, tra le tante virtù di cui erano ricche le iscrizioni di quelle pietre tombali. troppe virgole, forse, e troppi punti ammirativi. 4974_5568_000007 ma sì, aspetta, loverde il nome carlo. ah, carlo, dunque come me. ebbene, non mi riconosci proprio, sono io, non mi vedi carlino bersi. 4974_5568_000008 là, quasi in mezzo alla stanzetta. grazie la vedo riprese il mèndola. dico perché la tieni lì, è del cavalier piccarone eccellenza. 4974_5568_000009 e volevano persuaderla che per questo sì ne avrebbe trovati quanti ne voleva e che poteva fare il piacer suo senza commettere la pazzia di perdere con un secondo matrimonio l'usufrutto dei beni del primo marito. 4974_5568_000010 era maraviglioso: i guardava fisso, fisso e con gli occhiali facendomi quelle domande, ma non aveva negli occhi se non l'ansia di scoprirmi nel volto, se fosse sincera come la sua la mia amicizia e pari al suo il mio affetto per carlino. 4974_5568_000011 c'era, sì, c'era qualcosa in tutti quei racconti che forse somigliava lontanamente ai miei ricordi. erano forse quei racconti ricamati su lo stesso canovaccio de miei ricordi? 4974_5568_000012 che sguardo rivolse la generalessa a quel savio uomo che dal tondo faccione, dagli occhietti porcini, spirava la beatitudine della più impenetrabile balordaggine. 4974_5568_000013 eh sì, proprio, e non solo di me, ma anche della maggiore delle mie sorelle parlava, della quale era stata compagna di scuola fino al primo corso normale. 4974_5568_000014 ma dunque, se questo era il mondo, se in questo mondo di fronte all'interesse non si capiva più nulla, neppure il sentimento più santo, quello dell'amor materno. 4974_5568_000015 le aveva già avvistate da lontano, quelle corna, e gli pareva assai che gli amici non ne profittassero per qualche poetica allusione. entrarono nel bosco. 4974_5568_000016 basta. so, come le ho detto, a chi appartiene il cane. lo sanno anche questi due amici miei presenti al furto. ora, vossignoria, uomo di legge, mi deve dire semplicemente se il padrone del cane è tenuto a risarcirmi del danno. ecco, 4974_5568_000017 tutti lo dicono e lo credi anche tu. va là due, uh, due testimoni per la verità, tanto per lei quanto per me. 4974_5568_000018 io a a lei balbettò i par chiaro, figliuolo spiegò: piccarone, tu fai l'oste, io debolmente. 4974_5568_000019 gambe cesare, gridò trasecolando il fratello che stava a guardare in estasi le prime stelle nel cielo crepuscolare, mentre la mogliettina, tutta languida, cantava. 4974_5568_000020 aveva voluto farle comprendere subito che s'era accorto di tutto e che avvertiva a ogni parola, a ogni sguardo, a ogni mossa di lei, quando pepi era là e anche quando non. 4974_5568_000021 lei per non affaticarsi troppo. il cuore stancare, no, non si stancava la generalessa, ma certo quanto più si va in là, eh più si va piano. lo sapeva bene il signor generale, suo marito, rimasto a sarli. 4974_5568_000022 non se ne sarebbe accorto. sta bene per la bontà di lei, ma se qualche dissapore un giorno o l'altro fosse sorto, com'era facile prevedere, tra donne, cioè tra lei e la moglie di lui, l'una di fronte all'altra quasi suocera e nuora, 4974_5568_000023 i due contadini si guardarono negli occhi. dolcemàscolo alzò una mano per far loro cenno di non fiatare piccarone, fingendo tuttavia di leggere. si grattò il mento con una mano, grugnì, disse: 4974_5568_000024 s'infocasse. ecco, disse san romé ritirandosi: dora sarà pronta un momentino? e andò al piano di sopra a picchiare all'uscio della camera della cognata che non s'era ancor fatta vedere. 4974_5568_000025 corriamo tutti e tre insieme appresso al cane, ma non riusciamo a raggiungerlo. del resto, anche a raggiungerlo, vossignoria, mi dica che avrei potuto farmene più di quella salsiccia addentata e strascinata per tutto lo stradone. inutile raccattarla. 4974_5568_000026 il ventaglio in mano le fremeva, agitato, convulsamente, sotto il mento, a smorzar le vampe della vergogna e della rabbia. a spasso, zia michelì, le domandava dall'uscio velenosamente qualche vicina. 4974_5568_000027 ma, nossignori, nessuno sentiva quella deliziosa, cruda, frescura d'ombra, insaporata d'acute fragranze, quel silenzio tutto pieno di fremiti, di fritinii, di grilli, di risi, di rivoli. 4974_5568_000028 ma non pareva affatto, povera generalessa, almeno fino a una cert'ora del giorno. non ostante la pinguedine, lei di mattina era sempre poetica. 4974_5568_000029 bei giovenchi dal quadrato petto, erte sul capo le lunate corna, dolci negli occhi, nivei, che il mite virgilio amava. 4974_5568_000030 e che la proprietà lo zio gliel'ha lasciata solo per guardarla da lontano e che dovrà aspettare d'esser vecchio per potersi dire veramente padrone. 4974_5568_000031 piccarone stette un pezzo a guardare dolcemàscolo come allocchito, poi tutt'a un tratto abbassò gli occhi e si mise a leggere nel libraccio che teneva aperto su la tavola: 4974_5568_000032 come ripeté il cognato, perché non puoi che t'è accaduto, dora. alzò una mano alla testa e sospirò. non vedi, non mi reggo in piedi dal mal di capo. 4974_5568_000033 ora avrebbero potuto distrarsi tutti quei cari signori ammirando, come faceva la generalessa, quasi per obbligo, e il signor raspi per fare una piccola sosta e riprender fiato. qua una cascatella spumosa, là un botro scosceso e cupo, all'ombra di bassi ontani. 4974_5568_000034 andando al cannatello già, e avrà veduto allora certamente che su lo sporto sotto la pergola tengo sempre esposta un po di roba: pane, frutta, qualche presciutto piccarone. accennò di sì col capo, poi aggiunse misteriosamente: 4974_5568_000035 dunque turco è stato. glielo posso giurare, signor cavaliere. esclamò dolcemàscolo, alzandosi in piedi e incrociando le mani sul petto per dar solennità. 4974_5568_000036 ecco qua ho un biglietto per lei di carlino bersi. ah, carlino, carlino mio, proruppe giubilante il dottor palumba, stringendo e accostando alle labbra quel biglietto, quasi per baciarlo. 4974_5568_000037 ma sai che mio marito stesso non si permetterebbe codesto tono con me. t'ha lasciato detto ch'io ti debbo proprio ubbidienza intera, caro mio tutore, caro mio custode, caro mio signor carabiniere. 4974_5568_000038 tra i castagni intravide pepi seduto e assorto. senza dubbio, nel ricordo della gioja recente, si fermò. 4974_5568_000039 più dolcemàscolo. lì per lì credette d'aver inteso male. come dice ventuna lira: ripeté placido piccarone. qua ci sono due testimoni per la verità, tanto per me quanto per te. va bene, tu sei venuto da me per un parere. 4974_5568_000040 corna, corna, non vide altro che corna, da per tutto san romé. quel giorno le toccò poi quasi con mano. 4974_5568_000041 se ero arrivato, se stavo bene, dov'ero alloggiato, per quanto tempo intendevo di trattenermi in paese? tutti con commovente unanimità. 4974_5568_000042 ed era uscita, per esempio, sola per tempissimo dal villino, costringendolo a correre come un bracco a scovarla nel bosco dei castagni, a mezza via tra sarli e gori. 4974_5568_000043 mento inchiodato sul petto e le labbra stirate per aguzzar gli occhi. a guardare di sui cerchi degli occhiali, i sentii subito riavere. no, niente, neppure un briciolo di me della mia vita poteva essere in. 4974_5568_000044 e allora il mèndola a giurare: che parola d'onore la aveva veduta lui con gli occhi suoi: la cassa da morto nel bugigattolo di sacramento. 4974_5568_000045 non era più lui solo, c'era anche antonia adesso, che si diceva amica d'una delle mie sorelle e costei. affermava d'avermi veduto tante volte piccino in casa mia quando veniva a trovare quella mia sorella. 4974_5568_000046 e rimaneva pallida ombra di quel mio sogno lontano. qualche altro era andato a finir male. prestava umili servizi per campar la vita. 4974_5568_000047 oh, cattiva grugnì il signor raspi. le bestie non ne mangiano. qui la chiamano frujosa o scaletta. non serve a nulla, sa. 4974_5568_000048 ma è un mio vezzo. vossignoria, forse non lo sa, ma di questi giorni abbiamo il passo delle quaglie. dunque, per lo stradone, cacciatori, cani continuamente. 4974_5568_000049 mentre ero più che sicuro della sua buona fede, più che sicuro ormai d'essere stato uno sciocco a maravigliarmi tanto, poiché io stesso avevo già sperimentato. 4974_5568_000050 ma non era. no, non poteva esser bella per quel ragazzo. già sotto i capelli biondi sulle tempie ne aveva tanti appassiti, quasi bianchi. bianchi sarebbero diventati domani. 4974_5568_000051 stavo qua a studiare. come vedi, m'hai fatto perdere un'ora di tempo. ventuna lira tariffa. se non ne sei ben persuaso, da ascolto a me caro, va da un altro avvocato a domandare se mi spetti o no questo compenso. 4974_5568_000052 pigliati tutte le donne che vuoi, tutti i piaceri che vuoi, a patto di non alzar mai gli occhi su me. me n'andrò al podere a nascondermi dove andasti a nasconderti tu, per non aver le mie carezze di madre, e là resterò per sempre e non ti farai più vedere da me. 4974_5568_000053 credo sia questa una delle più tristi impressioni- forse la più triste che avvenga- di provare a chi ritorni dopo molti anni nel paese natale. 4974_5568_000054 prese anche il braccio del cognato per risalire pian piano a gori e col tono di voce più carezzevole gli domandò: e di roberto ti sei divertito? 4974_5568_000055 lei si era allora armata di quel suo riso dispettoso, quasi accettando la sfida ch'era negli sguardi cupi e fermi di lui. non voleva riconoscergli alcuna autorità su lei. 4974_5568_000056 ecco, c'era da considerar questo. e i dissapori, si sa come cominciano, non si sa come possano andare a finire. zia michelina si vide, si sentì sola, sola e come sperduta. 4974_5568_000057 restò come basita, però, nell'accorgersi, a un certo punto, che nessuna di quelle vicine comprendeva e apprezzava il sentimento di lei. 4974_5568_000058 ma quando mai? perché se pure a quei miei antichi compagni, come a tutti, l'infanzia si rappresentava con la soave poesia della lontananza? 4974_5568_000059 quando sul tardi, avendo accompagnato la comitiva fino a sarli per la via più corta e risalendosene solo per il viale a gori, a un certo punto giù nella valle, 4974_5568_000060 questo. questo perché che dite? il cognato, in luogo di rispondere, uscì in una domanda curiosa: i siete mai guardata allo specchio, cara comare? 4974_5568_000061 di fronte al terrore de due contadini, dolcemàscolo contrasse il volto come per uno spasimo di riso o che non lo aveva nemmeno toccato. quelli si chinarono sul giacente, gli mossero un braccio: scappate, scappate. 4974_5568_000062 o di aver conosciuto appena, o di cui anzi mi durava qualche ingrato ricordo, o d'istintiva antipatia o di sciocca rivalità infantile. 4974_5568_000063 non voglio attaccar lite con nessuno, badi fossi matto. sono venuto qua per un semplice parere che vossignoria solo mi può dare. 4974_5568_000064 ove tutto odorava delle abbondanti quotidiane provviste della campagna lontana e tutto aveva la solida quadratura dell'antica vita patriarcale. 4974_5568_000065 che amava virgilio le corna, giusto le corna, disse la generalessa, e tutti scoppiarono a ridere. lui, san romé. 4974_5568_000066 il povero dottor palumba restò come fulminato, levò le mani alla testa mentre il viso gli si scomponeva tra guizzi nervosi, quasi pinzato da spilli invisibili. 4974_5568_000067 sola. sì, l'aveva trovata sola sempre, ma poi, più d'una volta, gli era parso di scorgere, attraverso le stecche delle persiane pepi, là a gori, di notte, presso il villino pepi che villeggiava a sarli. 4974_5568_000068 come una buona mamma, zia michelina gli fece coraggio. gli raccomandò di pensar sempre a lei e che le scrivesse appena aveva bisogno di qualche cosa, subito, che subito. lei si sarebbe data cura di contentarlo in tutto. 4974_5568_000069 ritornavo a loro da un mondo che non era mai esistito se non nella mia vana memoria e facendo qualche timido accenno a quelli che per me eran ricordi lontani. avevo paura di sentirmi rispondere: ma dove mai? 4974_5568_000070 ma un po la vanità, un po le beffe della gente, un po la parte che s'era assunta d'innamorato, persuasero marruchino, dopo due giorni di combattimento con se stesso, ad andar di notte a picchiare alla porta della cascina di quel podere. 4974_5568_000071 a spasso. già avete comandi da darmi? rispondeva dalla strada, inchinandosi con una smorfia di dispetto che l'ombra dietro nel sole le rifaceva goffamente. 4974_5568_000072 ora, io i pareri figliuolo mio, i consulti legali, li faccio pagare venticinque lire, tariffa quattro. te ne devo di salsicce, dammene ventuna e non se ne parli più. 4974_5568_000073 basiti dolcemàscolo non pensò che nocio pàmpina detto sacramento, dopo la visita e l'osservazione dell'assessore, si fosse affrettato a mettersi in regola, rimandando a destino quella cassa. 4974_5568_000074 aveva veduta, lui là, la cassa da morto con gli occhi suoi, pregustava le risate che avrebbero accolto il suo racconto bisbigliato con la vocina di pàmpina, e non avvertiva neppure alla nuvola di polvere e al fragore che il biroccino sollevava per la corsa furiosa del cavalluccio. 4974_5568_000075 tutto punteggiato in alto da certi pennacchietti d'un rosso cupo bellissimi, come si chiamava quella pianta graziosa. 4974_5568_000076 non ebbi il coraggio d'insorgere e di protestare. ma dove mai? ma quando mai? chi è questo palumba? io non l'ho sentito mai nominare. 4974_5568_000077 cieco. i sentivo raggelare dall'impressione che quelli ricevevano nel vedermi chieder notizia di certuni che o erano spariti o non meritavano più che uno come me se ne interessasse. 4974_5568_000078 chiamiamo i nostri ricordi quel povero. 4974_5568_000079 so che andate dicendo a tutti che voglio finire di rovinare vostro figlio mettendomi con qualcuno per fargli commettere uno sproposito appena torna da soldato. 4974_5568_000080 domandò san romé, affacciandosi a una delle finestre basse del grazioso villino azzurro, dalle torricelle svelte e i balconi di marmo scolpiti a merletti e a fiorami. 4974_5568_000081 si riaccostava ad essi, si sforzava a parlare, scacciando l'immagine viva, scolpita di quel tradimento che gli pareva fatto a lui più che al fratello, ignaro e lontano. 4974_5568_000082 piccarone e perché non è mica morto. no, no, eccellenza, non sia mai, disse pàmpina. ma vossignoria saprà che il mese scorso gli morì la moglie, povero galantuomo, e con ciò. 4974_5568_000083 lei, se c'era differenza d'età- che c'era, sì, ma non poi tanta com'ella si figurava questa differenza quasi spariva per la perfetta conservazione e la florida salute di lei, che certo era di quelle donne che non invecchiano mai. 4974_5568_000084 esasperata zia michelina ripeté alle vicine il suo proponimento di dar moglie al nipote subito appena di ritorno, e di farlo padrone di tutto e contento. approvarono quelle oh sì e la lodarono molto. 4974_5568_000085 il signor raspi da lontano, si mise a ridere in una sua special maniera, come se frignasse, e domandò al casòli: 4974_5568_000086 e, con un gesto furbesco che gli era abituale, strizzò un occhio e con l'indice teso si tirò giù la palpebra dell'altro. che via avesse trovato, non volle dire. disse che aspettava dalla campagna i due contadini che erano stati presenti la mattina al furto della salsiccia. 4974_5568_000087 ma una più viva maraviglia provai nel ritrovarmi d'improvviso intimo amico di tanti che avrei potuto giurare di non aver mai conosciuto. 4974_5568_000088 entrò nel chiosco esclamando con finta ammirazione: gran bel cane, gran bella bestia, che guardia vale tant'oro quanto pesa. 4974_5568_000089 ma uno strillò manca, pepi. s'è affogato in via della buffa, aggiunse la generalessa de robertis, togliendosi dal braccio il seggio a libriccino per mettersi a sedere. 4974_5568_000090 i vogliono tutti, ma nessuno per moglie, perché pare a tutti una pazzia ch'io debba perdere il mio sposando un altro. voi solo non potete crederlo, sapendo perché voglio farlo. ebbene, sposatemi voi. 4974_5568_000091 ma si ricordò in un lampo di ciò che il mèndola aveva detto la mattina, là nella trattoria. e all'improvviso, in quella cassa vuota che aspettava e sopravveniva ora al punto giusto come chiamata misteriosamente, vide il destino. 4974_5568_000092 senza dubbio dora gli sarebbe andata incontro pian piano venendo giù da gori. poi, certo, avvistandosi da lontano, avrebbero lasciato il viale, lei di sopra, lui di sotto, e sarebbero scesi nella valle boscosa del sarnio. 4974_5568_000093 libera d'ogni obbligo di fedeltà. non doveva dar conto a nessuno se si metteva con questo o con quello. a sentir questi discorsi, zia michelina si macerava dentro dallo sdegno. 4974_5568_000094 che c'entra pepi? domandò lei, accigliandosi lievemente mal di capo, mal di capo anche lui, e non é venuto. rispose san romé pigiando su le parole. 4974_5568_000095 e mi dissero che tanto affetto, una così ardente simpatia dimostrava per me in tutti quei racconti che io, pur provando per qualcuno di essi che mi fu riferito, 4974_5568_000096 più dolcemàscolo. lo guardò in faccia, perplesso se ridere o piangere, non volendo credere che dicesse sul serio e parendogli tuttavia che non scherzasse. 4974_5568_000097 gente. dora s'intrecciò sul capo le belle mani inanellate, lasciando scivolar su le braccia le ampie maniche dell'accappatojo, sorrise impercettibilmente, strizzò gli occhi un po miopi e disse: 4974_5568_000098 ma non me n'ero composta una anch'io per mio conto ch'era subito svanita, appena rimesso il piede nel mio paesello natale. gli ero stato un'ora di fronte e non mi aveva riconosciuto, ma, sfido, vedeva entro di sé carlino bersi. 4974_5568_000099 partiva senza neanche venire a salutarla. ebbene sì, forse meglio così. e per quel contadino gli mandò una buona sommetta di danaro e la sua materna benedizione. 4974_5568_000100 sentì finirsi lo stomaco, san romé, ascoltando gli amorevoli consigli di tutte quelle ipocrite nelle quali aveva sperato ajuto e che invece, ma sì, pallidina, ma sì, le si vede dagli occhi. 4974_5568_000101 oh, caro palumba, ma guarda quanto me ne dispiace la moglie, povero palumba, e quanti figliuoli gli ha lasciati. 4974_5568_000102 lasciato. s'immaginavano invece che, ancora bella com'era insofferente della vedovanza, cercasse piuttosto qualcuno con cui darsi bel tempo. 4974_5568_000103 aveva scritto cinque, sei, sette volte al marito ch'ella di gori ne aveva già fin sopra gli occhi e che venisse subito, subito a prenderla. 4974_5568_000104 quand'ecco para para, udì gridare a squarciagola dall'osteria del cacciatore che un tal dolcemàscolo teneva lì su lo stradone. 4974_5568_000105 era famoso in paese, gerolamo piccarone, avvocato e, al tempo dei borboni, cavaliere di san gennaro per la spilorceria e la furbizia. 4974_5568_000106 fu così viva questa impressione e gli fece tale impeto dentro ch'egli sentì a un tratto quanto fosse ridicola la parte che rappresentava da circa tre mesi, da quando cioè suo fratello cesare era venuto a lasciar la moglie a gori. 4974_5568_000107 a causa, a causa d'un certo mal di capo che ho dovuto simulare per sottrarmi alla gita. passato sai caro, passato del tutto. 4974_5568_000108 me nient'affatto negò piccarone, se non l'ho mangiata io, l'ha mangiata il mio cane. dunque si dice: a occhio due chili, va bene, a due lire il chilo, faccia come crede. 4974_5568_000109 ho saputo tutto, m'hanno riferito tutto. l'avete gridato ai quattro venti che non è stato giusto, perché posso vivere ancora trenta e più anni io e che vostro figlio potrebbe anche morire prima ch'io gli lasciassi l'usufrutto della proprietà. 4974_5568_000110 e che con essi prima di sera si sarebbe recato alla villetta di piccarone. il mèndola rimontò sul biroccino senza bere gaglio e ficarra saldarono il conto e, dopo aver consigliato all'oste di piantare per il suo meglio quell'impresa, di farsi pagare, andarono via. 4974_5568_000111 non era una buona ragione, ma avendo sempre chiamato compare il fratello per via di quel battesimo, credeva di dover chiamare comare anche la seconda cognata. 4974_5568_000112 che si fanno belli dell'amicizia di chiunque, fuori del cerchio del paesello nativo, sia riuscito a farsi comunque un po di nome anche di ladro emerito. 4974_5568_000113 lui e provai, avvicinandomi a questo e a quello degli antichi compagni d'infanzia e di giovinezza, una segreta, indefinibile ambascia. 4974_5568_000114 perché tutto stava che lei, non volendo sposare suo figlio, non si mettesse con altri e che il beneficio dell'usufrutto restasse in famiglia. 4974_5568_000115 aveva deciso, lì per lì, di fare quell'ispezione al cimitero, promessa ai colleghi della giunta e rimandata per tanti giorni. non bastano i vivi, pensava salendo al poggio, danno da fare anche i morti in questo porco paese. 4974_5568_000116 cappellone un due povero marruchino senza figli del primo letto. lo zio gli s'era tanto affezionato che, rimasto vedovo, non aveva voluto ridarlo al fratello di cui era figliuolo. 4974_5568_000117 quattro giorni dopo venne alla casa di zia michelina il cognato padre di marruchino che dal giorno della morte del fratello non s'era più fatto vedere a causa del testamento. 4974_5568_000118 ne doveva aver messi da parte parecchi a chi li avrebbe lasciati alla sua morte. non aveva parenti, né prossimi né lontani, e i biglietti di banca magari sì, avrebbe potuto portarseli giù con sé in quella bella cassa da morto che s'era fatta riporre. 4974_5568_000119 si scambiavano occhiate. qualcuno, anche per chiasso, la chiamava ps, ps. come si fa con le donne di mal affare, l'uomo solo luigi pirandello. lei tirava via, più rossa che mai, senza voltarsi, col cuore che le ballava in petto finché, non potendone più, andava a ficcarsi in qualche chiesa. 4974_5568_000120 il mèndola non volle più né sapere né veder altro. non gli parve l'ora di giungere al paese per spargervi la nuova di quella cassa da morto che piccarone aveva fatto riporre per sé. 4974_5568_000121 esci fuori, risponderai anche d'ingiurie a un galantuomo. che galantuomo ruggì dolcemàscolo afferrandogli quel braccio e scotendoglielo furiosamente. 4974_5568_000122 ma è mai possibile? smaniavo tra me e me con crescente orgasmo. è mai possibile che di questo palumba soltanto io non abbia serbato alcun ricordo, la più lieve traccia nella memoria? 4974_5568_000123 chiosco dolcemàscolo, ne trasse uno avanti presso la tavola dicendo ai due contadini: sedete là voi. vengo da vossignoria, uomo di legge, per un parere. 4974_5568_000124 il mèndola, il gaglio, il ficarra scoppiarono a ridere. il mèndola disse: te li sali, caro mio dolcemàscolo? alzò un pugno, schizzò fiamme dagli occhi. 4974_5568_000125 e ad annunziare che il padroncino partiva il giorno dopo perché la licenza era spirata. zia michelina guardò a lungo in faccia quel contadino come intronata. 4974_5568_000126 fargli da moglie. alla fin fine non voleva mica dire: andare alla guerra, che storie. 4974_5568_000127 zia michelina rimase a piangere per più giorni di fila, l'uomo solo luigi pirandello. vennero le vicine a confortarla e si sfogò con esse, senza poter frenare ancora le lagrime. 4974_5568_000128 bisogna assolutamente, dissi a me stesso- ch'io vada a vederlo e che gli parli. io non posso dubitare di lui. egli è qua per tutti, di fatto l'amico più intimo di carlino bersi. 4974_5568_000129 e come vecchiaccio, gli gridò: zia michelina, mettendomi con voi: ah, brutta bestia, e gli interessi di vostro figlio, che predicate e difendete da un anno, finirebbero così, trattandosi di voi. 4974_5568_000130 sapeva ormai ciò che le restava da fare. appena marruchino ritornò da soldato e le si presentò più magro e più torbido di com'era venuto in licenza, gli disse: 4974_5568_000131 ma poco dopo, all'improvviso, non potendo interessarsi di quelle vuote chiacchiere, era riassalito da quell'immagine e si sentiva schernito da quella gente. 4974_5568_000132 qualcuno era morto poco dopo il mio allontanamento dal paese e quasi non si serbava più memoria di lui. ora, immagine sbiadita, attraversava il tempo che per lui non era stato più, ma non riusciva a rifarsi vivo, nemmeno per un istante. 4974_5568_000133 piccarone, con le ciglia aggrottate e gli occhi socchiusi, grugnì più volte assentendo col capo a quegli elogi. poi disse che volete sedete e indicò gli sgabelletti di ferro disposti, giro, giro nel chiosco. 4974_5568_000134 mani, ma vossignoria mi deve perdonare se, da povero, ignorante come sono, ho fatto debolmente un giro così lungo per venirle a dire che, vossignoria deve pagarmi la salsiccia perché il cane che me l'ha rubata è proprio il suo turco. 4974_5568_000135 cavaliere mio, ora che il treno ha fischiato. quando il vecchio marruca morì, il nipote marruchino, come lo chiamavano, aveva circa vent'anni e stava per partire soldato. 4974_5568_000136 tutto quel giorno, che non hanno alcun fondamento di realtà, quelli che noi chiamiamo i nostri ricordi. quel povero dottor palumba credeva di ricordare. s'era invece composta una bella favola di me. 4974_5568_000137 non è vero, non è vero, ditelo voi. ma non erano per nulla stupiti quei due portantini da che avevano portata appunto quella cassa da morto. 4974_5568_000138 tutti, tutti gli rispose a una voce dal verde spiazzo, ancor bagnato e luccicante di guazza, la comitiva dei villeggianti, ravvivati dalla gaja freschezza dell'aria mattutina, essendo venuti su da sarli a piedi. 4974_5568_000139 quattro lire, benone. ora dimmi un po figliuolo mio: venticinque meno quattro, quanto fanno ventuno? se non m inganno, ene i dai ventuna lira e non ne parliamo più. 4974_5568_000140 cantava, sussultò al grido e gli s'avvicinò con dora, la quale, vedendolo, scoppiò in una di quelle sue interminabili risate: tu qua fece san romé, e quando sei arrivato, 4974_5568_000141 podere tempestò per ore e ore tra un furibondo abbajare di tutti i cani dei dintorni nelle tenebre notturne, finché lei non scese ad aprirgli. 4974_5568_000142 mi informarono che non passava giorno che quel dottor palumba non parlasse di me a lungo, raccontando con particolari inesauribili non solo i giuochi della mia infanzia, le birichinate di scolaretto e poi le prime ingenue avventure giovanili. 4974_5568_000143 disse che, avendo ottenuto ciò che desiderava e per cui aveva tanto combattuto, non aveva nessuna ragione di commettere quel delitto. portò tanti testimoni che erano a conoscenza del suo sentimento, delle sue oneste intenzioni e delle opposizioni e minacce di lei. 4974_5568_000144 e tanto più mi dolgo della mia crudeltà, in quanto quel poverino dovette credere senza dubbio ch'io avessi voluto prendermi il gusto di smascherarlo di fronte al paese con quella burla. 4974_5568_000145 piccolezze, se non che, entrando nel bugigattolo del custode, a destra del cancello, il mèndola restò e quella lì. 4974_5568_000146 capo san romé strinse le pugna, impallidì con gli occhi gonfi d'ira. anche tu proruppe e temi niente, niente che ti prenda la febbre. eh, ma guarda un po che combinazione. il signor pepi. 4974_5568_000147 questa poesia, certamente, non aveva potuto mai prendere nell'anima loro quella consistenza che aveva preso nella mia, avendo essi di continuo sotto gli occhi il paragone della realtà misera, angusta, monotona. 4974_5568_000148 e dava del lei rispettosamente a coloro coi quali, da fanciullo e da giovanetto, trattava da pari a pari. qualche altro era stato anche in prigione per furto. 4974_5568_000149 ti do tre giorni. se in capo al terzo giorno non mi avrai pagato, sta pur sicuro figliuolo mio che ti cito. ma, signor cavaliere, scongiurò di nuovo dolcemàscolo a mani giunte, alterandosi però in volto improvvisamente. 4974_5568_000150 ah. perciò disse, accostandoglisi con le mani levate e contratte: perciò è così ladro, il suo cane l'ha addottorato lei piccarone. si levò in piedi torbido, levò un braccio. 4974_5568_000151 gli altri due, a loro volta, presero a narrare di piccarone altre prodezze già note. il mèndola voleva rimontar subito sul biroccino, ma quelli avevano già ordinato a dolcemàscolo un bicchiere per l'amico assessore e volevano che questi bevesse. 4974_5568_000152 lei che restava sola, amara lei a custodirgli per suo conforto la cameretta, il lettino, la guardaroba e ogni cosa così come la lasciava. 4974_5568_000153 una mia illusione, una mia finzione d'allora, e vani perciò tutti i miei ricordi. 4974_5568_000154 eh, cominciò a fare il cognato, dimenando il capo, dimenandosi tutto sulla seggiola, sempre con quel sorrisetto ambiguo negli occhi e sulle labbra. è appunto questo il guajo, cara comare, appunto questo. 4974_5568_000155 uh, tanta, signora mia, c'è tempo. sbuffò san romé da dieci a dodici chilometri, ora però entreremo nel bosco. oh bello, oh bello, ripeté la generalessa. 4974_5568_000156 ma certo un po di riposo le farà bene. quanto ci duole, quanto ci dispiace. roccia balda è lontana, non potrebbe far tanto cammino? 4974_5568_000157 dove avevo passato l'infanzia e la prima giovinezza. ch'esso, pur non essendo in nulla mutato- non era affatto quale era rimasto in me, ne miei ricordi. 4974_5568_000158 quei signori sarebbero potuti andare più agevolmente e più presto da sarli, ed eran venuti su a gori apposta per prender dora, e lui non poteva dunque in nessun modo, con nessuna scusa, rimandarli indietro. 4974_5568_000159 temo finanche che mi prenda la febbre. roberto san romé ebbe la tentazione di tirarle una spinta da mandarla a schizzar fuori della finestra. ah, quanto gli avrebbe fatto bene al cuore per votarselo di tutta la bile accumulata in quei tre mesi. 4974_5568_000160 sapeva che non avrebbe avuto mai figliuoli da parte sua. robusto però e ben piantato come un albero da ombra e non da frutto, aveva sempre tenuto a dimostrare che, se frutti non ne dava, questo non dipendeva da scarso vigore. 4974_5568_000161 pareva beatrice cenci, come esclamò, restando ancora così: son tutti giù che t aspettano. i dispiace, disse dora socchiudendo gli occhi, ma io non posso venire. 4974_5568_000162 alla fine, come un forsennato, se ne scappò via a passar gli ultimi giorni della licenza in uno dei poderi più lontani dal paese. nel vederlo scappar via così, ripensando al modo con cui la aveva guardata, sottraendosi alle sue premure materne, alle sue carezze, 4974_5568_000163 nato nandino, lei aveva saputo far le cose per bene. aveva dato il bambino a balia e aveva sposato. bisogna sempre saper fare le cose per bene, caro mio. 4974_5568_000164 partito marruchino si diede tutta al governo dei poderi e delle case. come un uomo negli ultimi tempi, non potendo più lo zio a causa. 4974_5568_000165 le ferrovie, non viaggio l'illuminazione, non esco di sera. non pretendo nulla, io grazie, non voglio nulla. un po d'aria soltanto per respirare. l'avete fatta anche voi l'aria, debbo pagare anche l'aria che respiro. 4974_5568_000166 e di tanto in tanto si voltavano indietro a spiare se mai egli stesse in orecchi. su l'ultimo prato in declivio stavano a guardia d'alcuni giovenchi, due brutte vecchie, rugose e rinsecchite, intente a filar la lana all'ombra dei primi castagni del bosco. 4974_5568_000167 attraversando tra i prati cinti di altissimi pioppi, i primi ceppi di case, frazioni di gori, tutte sonore d'acque correnti giù per borri e per zane e vedendo san romé pallido e taciturno, vollero esortarlo a gara a non apprensionirsi tanto. 4974_5568_000168 due amici, bartolo gaglio e gaspare ficarra, cacciatori accaniti, seduti davanti all'osteria sotto la pergola, s'erano messi a gridare a quel modo, credendo che il cavalluccio avesse preso la mano al mèndola. 4974_5568_000169 possibile, possibile. non osò mandare nessuno a prender notizie di lui al podere. pochi giorni dopo, un contadino venne a ritirar la valigia e il cappotto di soldato. 4974_5568_000170 ah, che serpe, mio dio, che serpe mi sono allevata in petto, via, via, via, per prudenza, il cognato si ritirò. 4974_5568_000171 vedendosi d'improvviso un cane sotto gli occhi, assalito da un dubbio atroce, si domandava: questo l'ho mangiato qui, quest'altro l'ho mangiato lì, ma questo diavolo di cane dove l'ho mai mangiato? 4974_5568_000172 non lo avevo mai veduto, di sicuro, né egli aveva mai veduto me, buff, com'ha detto. scusi, 4974_5568_000173 che credevano tutti che la vera interessata fosse lei, che volesse rimaner padrona di tutto e tener soggetto il nipote. questo credevano interessata lei. 4974_5568_000174 e che intanto, avendo saputo della disgrazia capitata al suo dilettissimo amico, dottor palumba, ha mandato subito me, filippo buffardelli, a far 4974_5568_000175 non quale io ero, ma com'egli mi aveva sempre sognato. ecco, ed ero andato a svegliarlo da quel suo sogno. 4974_5568_000176 disperazione, che disperazione. più volte la zia lo pregò, lo scongiurò, di confidargliela. marruchino rispose sempre che non poteva, che non sapeva. eh, innamorato, certo, ci voleva poco a intenderlo. 4974_5568_000177 e cominciò a imprecare all'infame servizio ferroviario, poi a domandarmi se ero amico di carlino da molto tempo, se stavamo insieme anche di casa a roma. 4974_5568_000178 non era mai stata quella vita se non in me. ed ecco, al cospetto delle cose, non mutate, ma diverse, perché io ero diverso. quella vita mi appariva irreale, come di sogno. 4974_5568_000179 istruzione obbligatoria. e se voglio restar somaro nossignore, istruzione obbligatoria, tasse e piccarone paga. 4974_5568_000180 che si sente. lui si guardò bene dal dichiarare il male che accusava la cognata. ma lo dichiarò lei, dora, poco dopo là, come se nulla fosse, a quelle signore. e volle anche aggiungere, calcando su la voce: 4974_5568_000181 di carlino, commediante e marionettista e cavallerizzo e lottatore e avvocato e bersagliere e brigante e cacciatore di serpi e pescatore di ranocchie. 4974_5568_000182 e assicurar quelle buone signore, quelle care signorine, che lui non era punto in pensiero per il male della cognata e ch'era anzi lieto, lietissimo di trovarsi in così bella compagnia per tutta la giornata. 4974_5568_000183 vani allo stesso modo e inconsistenti, e per di più spogliati d'ogni poesia. immiseriti, resi sciocchi come rattrappiti e adattati al misero aspetto delle cose, all'affliggente angustia dei luoghi. 4974_5568_000184 e astutamente, attraverso un faticoso garbuglio di parole, le fece alla fine intendere che non per gli altri soltanto, ma anche per lui sarebbe stata una pazzia, una solenne pazzia. sì, 4974_5568_000185 ebbene, non sono per lui un gran burlone. gli dirò che ho voluto fargli questa burla. molti degli antichi compagni, quasi tutti, avevano stentato in prima a riconoscermi. 4974_5568_000186 l'africa, l'asia, le montagne che c'erano, i fiumi, i laghi, le città. ma a lui bastava conoscer bene il pezzetto di terra in cui dio aveva voluto farlo nascere. più ingegno di così. 4974_5568_000187 con me questi due poveracci ch'erano entrati nella bottega per comperarsi un po di companatico prima di recarsi in campagna al lavoro. è vero? sì o no? 4974_5568_000188 comare e aveva negli occhi e sulle labbra un sorrisetto ambiguo, impacciato, calvo, secco, coriaceo. 4974_5568_000189 e uno costantino. eccolo lì, guardia di città, pezzo d'impertinente che si divertiva a sorprendere in contravvenzione tutti gli antichi compagni di scuola. 4974_5568_000190 era difatti una bellissima cassa da morto, lustra di castagno, con borchie e dorature, fatta proprio senza risparmio. 4974_5568_000191 ah, se veramente fu un lampo, balzò in piedi, corse a guardarsi allo specchio. sì, per vedere. 4974_5568_000192 andava ancora vestito alla moda del ventuno. portava la barba a collana, tozzo rude, insaccato nelle spalle, con le ciglia sempre aggrottate. 4974_5568_000193 mio figlio. gli gridò pensare una cosa simile: mio figlio per me gliel'avrete messo in mente voi, demoniaccio tentatore, voi che non vi siete dato mai pace per quel maledetto testamento. 4974_5568_000194 roberto san romé fece istintivamente un passo, quasi per trattenerla, e rimase tutto, vibrante, innanzi all'uscio chiuso, con le mani alle guance, come se lei con quel riso gliel'avesse sferzato. 4974_5568_000195 ma io riconosco il cane. so a chi appartiene. u un momento interruppe a questo punto piccarone, non c'era il padrone. 4974_5568_000196 più là, un ciottolo nel rivo, vestito d'alga su cui l'acqua si frangeva come se fosse di vetro, suscitando una ridda minuta di scagliette vive. 4974_5568_000197 e lui non poteva trarsi indietro. l'aveva proposta lui. quella gita a roccia balda aveva mandato già avanti la colazione per tutti, lassù. 4974_5568_000198 intanto dallo spiazzo, la comitiva impaziente gli gridava di far presto. s'eran levati tutti a bujo giù a sarli per fare pian piano la salita fino a gori. 4974_5568_000199 non si diceva intristito per la durezza della vita militare o per la lontananza dai luoghi cari, dalle persone care. tutt'altro. diceva anzi che voleva rinnovar la ferma e non ritornare mai più in paese per una certa disperazione che gli era entrata. 4974_5568_000200 se, al cospetto d'una realtà così diversa, mi si scopriva illusione la mia vita d'allora, que miei antichi compagni, vissuti sempre fuori e ignari della mia illusione, com'erano chi erano. 4974_5568_000201 e di carlino, quando cadde da un terrazzo su un pagliajo e sarebbe morto se un enorme aquilone non gli avesse fatto da paracadute. e di carlino, io stavo ad ascoltarlo, sbalordito. no, che dico sbalordito, quasi atterrito. 4974_5568_000202 baci saluti. altre raccomandazioni e per non far troppo tardi e perché la colazione era già partita per roccia balda, finalmente s'avviarono dolentissime di lasciarla. 4974_5568_000203 portandosi quel bravo, quel gentile san romé che aveva avuto la felicissima idea di una gita così piacevole. né si fermarono lì. 4974_5568_000204 doveva andar con loro, senza meno, e certamente in quel giorno. ah, povero cesare. come annunziare intanto che anche dora, come pepi, giù a sarli, aveva il mal di capo? 4974_5568_000205 chiamava: siatemi tutti testimoni che non l'ho nemmeno toccato. questa lo chiamava. l'aveva fatta metter da parte per sé ed eccola qua che viene perché doveva morire e prendendo per le braccia i due portantini per scuoterli dallo stupore. 4974_5568_000206 ma poiché cesare su questo punto non s'era nemmeno curato di risponderle e con la scusa di certi affari da sbrigare se la spassava liberamente a milano per dispetto, là s'era attaccata a quel signor pepi che le faceva una corte scandalosa. 4974_5568_000207 con le maniche della camicia rimboccate su le braccia pelose, si riscosse sospirando di io e nelle uaglio sto quagliando propriamente a sentire i loro discorsi. 4974_5568_000208 ecco, allora avrebbe lasciato tutto al nipote, a questo perfido che la voleva, che voleva la sua mamma, per il danaro glielo avrebbe buttato in faccia e avrebbe dimostrato a tutti che non s'opponeva per questo. 4974_5568_000209 io, io stessa, appena ritornato, gli avrei detto: simonello mio, scegliti una buona compagna, portala qui, tu sarai il padrone, io godrò della tua felicità e alleverò i tuoi figliuoli com'ho allevato te. 4974_5568_000210 il destino che s'era servito di lui, della sua mano. s'afferrò la testa e si mise a gridare: eccola, eccola. questa lo chiamava. 4974_5568_000211 io dubito di me carlino bersi, finché non lo vedo che si scherza. c'è tutta una parte della mia vita che vive in un altro e della quale non è in me la minima traccia. 4974_5568_000212 normale. perdio quest'ultima notizia. m'afferrò, dirò così per le braccia, e m'inchiodò lì a considerare che infine qualcosa di vero doveva esserci nella sviscerata amicizia di questo palumba per me. 4974_5568_000213 male lingue dicevano ch'era fatta di sassolini trovati per via e sospinti fin là a uno, a uno coi piedi, dallo stesso piccarone, il quale era pure un dottissimo giureconsulto e uomo d'alta mente e di profondo spirito filosofico. 4974_5568_000214 è mai possibile ch'io viva così in un altro a me del tutto ignoto, senza che ne sappia nulla? oh, via, via, non è possibile. no. 4974_5568_000215 gli dico che carlino è dovuto ritornare a rotta di collo a palermo per rintracciare alla dogana i nostri bagagli con tutti gli attrezzi. 4974_5568_000216 e il mio più intimo amico, a detta di tutti, era un certo dottor palumba, mai sentito nominare, il quale, poveretto, sarebbe venuto certamente ad accogliermi alla stazione se da tre giorni appena non avesse perduto la moglie. 4974_5568_000217 facciamo così, caliamo la sant'anima. dice pulitamente con quella di zinco che sta dentro e questa me la riponi, servirà anche per me uno di questi giorni. sull'imbrunire manderò a ritirarla. 4974_5568_000218 segui gli antichi, figlio mio, so poi quant'era coscienzioso vossignoria. nella professione dei giovani avvocatucci d'oggi poco mi fido. 4974_5568_000219 le lettere che ora mandava dal reggimento erano l'unico conforto di zia michelina, quantunque attraverso lo stento che le costava il decifrarle. 4974_5568_000220 tre- eh già, sì, dovevano esser tre. e piccini tutti e tre. sicuro perché aveva sposato da poco. meno male però che aveva in casa una sorella nubile. 4974_5568_000221 adesso sai che se un cane ti ruba la salsiccia, il padrone del cane è tenuto a fartene indenne. lo sapevi prima? no, le cognizioni si pagano, caro mio. ho penato e speso tanto io per apprenderle. credi che ti faccia celia? 4974_5568_000222 era cresciuto, aveva vent'anni e lei, che non ne aveva ancora quaranta, si considerava già vecchia. piansero molto l'una e 4974_5568_000223 poiché zia michelina, oppressa dall'onta, s'era messa a piangere, prendendo questo pianto come remissione, per confortarla e dimostrarle che marruchino aveva ben ragione se si era innamorato di lei, ripeté il consiglio d'andarsi a guardare allo specchio. 4974_5568_000224 furiosa, ch'egli non voleva questo, ch'egli voleva esser capito, capito, capito. smarrita, stordita, zia michelina stava a domandarsi ancora che cosa dovesse capire quando, improvvisamente, 4974_5568_000225 mortificato. una sciocchezza, signor cavaliere, disse: saranno stati una ventina di rocchi, poco più, poco meno. non mette quasi conto di parlarne. no, no, rispose piccarone, fermo. dimmi quant'è, te la devo e te la voglio pagare. 4974_5568_000226 di dirlo alla mamma sua, che avrei fatto di tutto per contentarlo. voi lo sapete, cognato l'ho trovato qua di due anni, orfano di madre, e l'ho allevato io come se fosse mio. 4974_5568_000227 ma le cose erano dove e quando era mai stato per me questo palumba. ero insomma come quell'ubriaco che nel restituire in un canto deserto la gozzoviglia di tutta la giornata. 4974_5568_000228 fine suo cognato, il padre di marruchino, quel brutto, secco, sudicio avaraccio a cui non pareva l'ora che il figlio diventasse padrone dell'eredità dello zio. 4974_5568_000229 forse fino a quel giorno non era accaduto nulla di grave, ma ora ecco qua, ad onta di tutte le sue diligenze, si vedeva come preso al laccio. era evidente, evidentissima un'intesa tra i due, tra il pepi e dora. 4974_5568_000230 un suo libro su lo gnosticismo, un altro su la filosofia cristiana. erano stati anche tradotti in lingua tedesca, dicevano: ma era malva di tre cotte piccarone, cioè nemico acerrimo di ogni novità. 4974_5568_000231 un certo imbarazzo e anche un certo sdegno e avvilimento, perché o non riuscivo a riconoscermi in l'uomo solo luigi pirandello esso, o mi vedevo rappresentato in una maniera che più sciocca e ridicola non si sarebbe potuta immaginare. 4974_5568_000232 non diversa per loro, come diversa appariva a me. adesso domandai notizia di tanti e con maraviglia ch'era, a un tempo, angoscia e dispetto, vidi a qualche nome certi visi oscurarsi. 4974_5568_000233 bravo, sì, tanto per me quanto per te. dici bene, le tasse ingiuste, caro mio, non voglio pagare. ma quel ch'è giusto, sì, lo pago volentieri, l'ho sempre pagato. 4974_5568_000234 ma egli giurò e spergiurò di non averla uccisa lui, ma che s'era uccisa da sé per aver egli voluto ciò che ogni marito è in diritto di pretendere dalla propria moglie. 4974_5568_000235 lo mandò via e non volle più rivederlo fino al giorno stabilito per le nozze. l'uomo solo, luigi pirandello, andò in chiesa e al municipio vestita di nero. 4974_5568_000236 la generalessa san romé non poté più reggere e la lasciò col raspi. di là quelle pettegoline, la bongi, la tani, tenendosi per la vita, avevano attaccato un discorsetto fitto, fitto, interrotto da brevi risatine. 4974_5568_000237 io non ho voluto dirgli nulla per non guastargli il divertimento che pareva gli stesse tanto a cuore. i dispiace solamente. aggiunse che l'ho tenuto forse in pensiero a causa. 4974_5568_000238 ma piuttosto con un cane. mi metto allora anziché con voi. laido vecchiaccio, puh. e zia michelina se n'andò su le furie. 4974_5568_000239 né c'era alcuna probabilità di liberarsi prima di sera con quel bravo signor bortolo raspi di sarli che pesava a dir poco un quintale e mezzo e a piedi era. 4974_5568_000240 no, e perché? dunque? dopo colazione, quel bravo signor bortolo raspi cavò di tasca il fazzoletto, vi fece quattro nodini a gli angoli e se lo pose sul testone sudato, ma per mostrargli anche lui due bei cornetti su la fronte. 4974_5568_000241 celia. ma sissignore confessò dolcemàscolo, con le lagrime in pelle, aprendo le braccia. io le abbono le salsicce, signor cavaliere, sono un povero ignorante, mi perdoni e non ne parliamo più davvero. 4974_5568_000242 i due contadini si precipitarono per trattenerlo, ma tutt'a un tratto che è che non è il vecchio, si abbandonò, appeso inerte per quel braccio, alle mani violente di dolcemàscolo. e come questi, allibito le aprì. 4974_5568_000243 quanto fossero buffe quelle sue premure, quella sua mutria, quella sua sorveglianza. col tatto, col garbo, egli si lusingava d'esser riuscito finora a impedire che lo scandalo andasse tropp'oltre e diventasse irreparabile. 4974_5568_000244 risposi alla meglio, compreso com'ero e commosso da quella maraviglia. poi lo spinsi a parlare di me. 4974_5568_000245 no, no che era un'infamia, era una perfidia. ma se almeno per un altro, ecco, se almeno. 4974_5568_000246 ho mal di capo, veramente, e basta così. si ritirò nella camera attigua, sbattendo l'uscio, ci mise il paletto e gli mandò di là. un'altra bella risata. 4974_5568_000247 si voltò di scatto e si vide venire incontro la cognata col capo appoggiato languidamente alla spalla d'un uomo che la teneva per la vita: roberto san romé. sentì stroncarsi le gambe. 4974_5568_000248 perché la generalessa volle saper da lui come si chiamassero quei due picchi cinerulei di là dall'ampia vallata, ma per fargli vedere che gli facevano le corna là da lontano anche i due picchi di monte merlo. 4974_5568_000249 io. che cosa che vuoi da me, che debbo capire? quante più carezze gli prodigò, tanto più furioso divenne. 4974_5568_000250 perché via, in fin de conti, era una lieve indisposizione che sarebbe presto passata, e il pover uomo dovette allora sorridere. 4974_5568_000251 zitto, dunque, no, che zitto. m'affrettai a dimostrare anch'io una vivissima premura di conoscere intanto la recente disgrazia di quel mio povero, intimo amico. 4974_5568_000252 senti svergognato. so perché vuoi sposare e questo, agli occhi miei, in parte ti scusa. tu vuoi che sposi io perché perda tutto e tu resti padrone. ebbene, per questo solo ti sposo. 4974_5568_000253 vado a presentarmigli sotto un finto nome, gli dico che sono il signor, il signor buffardelli ecco, amico e compagno d'arte e di studio a roma di carlino bersi, venuto con lui in sicilia per un'escursione artistica. 4974_5568_000254 era per loro la cosa più naturale del mondo che trovassero morto l'avvocato piccarone. si strinsero nelle spalle, e l'uomo solo luigi pirandello. ma sì, dissero: eccoci qua. 4974_5568_000255 il cielo era splendido e non c'era davvero pericolo che si rovesciasse uno di quegli acquazzoni improvvisi così frequenti in montagna, a interromper la gita. 4974_5568_000256 vedevano me qual ero adesso- e ciascuno di certo mi vedeva a suo modo- e sapevan degli altri. loro sì, sapevano come s'eran ridotti. 4974_5568_000257 veduto e sentito, anche qualche volta sentito che sanno di rena figliuolo, capirai la polvere dello stradone. basta, vieni al caso. 4974_5568_000258 pure sprofondato nel cordoglio della sciagura. recentissima però il dottor palumba, agli amici andati a fargli le condoglianze aveva chiesto con ansia: di me: 4974_5568_000259 apposta più d'una volta, non potendone più. era stato sul punto di piantarlesi di l'uomo solo luigi pirandello faccia. e di gridarle: bada, dora, son tomo da rompergli il grugno. io a quel tuo spasimante, e se non ne sei persuasa, te ne faccio subito la prova. 4974_5568_000260 piccarone, alzò il mento, alzò le mani. non sento ragioni. ti cito dolcemàscolo. allora perdette il lume degli occhi. l'ira lo acciuffò. 4974_5568_000261 ero sicuro che se così avessi detto, si sarebbero tutti allontanati da me con paura, correndo ad annunziare ai quattro venti. sapete, carlino bersi è impazzito, dice di non conoscere palumba, di non averlo mai conosciuto. 4974_5568_000262 o meglio che sì, lo apprezzavano e ne tenevano conto, ma tenevano anche conto del sentimento di lui, di marruchino, e delle condizioni infelici in cui quel testamento dello zio lo aveva lasciato. ma perché infelici? perché 4974_5568_000263 e, sentendosi diventar rossa, rossa si sarebbe messa a piangere, ma proprio a piangere come una ragazzina. ora tutti, quasi capissero ch'era uscita di casa non per bisogno, ma per mettersi in mostra, si fermavano per vederla passare. 4974_5568_000264 ma che dice vossignoria? gli risposi, ma lui stà zitto dice: senti, questa cassa, figliuolo mio, mi costa più di vent'onze. 4974_5568_000265 bevesse dolcemàscolo, però era rimasto lì come un ceppo dolcemàscolo. ohé, gli gridò il gaglio, l'oste col berretto di pelo a barca, buttato a sghembo su un orecchio senza giacca. 4974_5568_000266 pareva andasse in cerca di se stesso, del suo spirito, che si smarriva e volesse trattenerlo, arrestarlo, e non si dava pace e seguitava a balbettare. 4974_5568_000267 con la spagnoletta di pizzo e il ventaglio, le scarpine lucide dai tacchetti alti, ben pettinata e con quell'impaccio particolare delle donne che non vogliono mostrare il desiderio d'esser guardate- e che è pure un'arte per farsi guardare. 4974_5568_000268 ragion per cui s'era scelta giovanissima la nuova sposa. e della scelta non s'era pentito zia michelina, di sangue placido, d'indole mite, subito s'era sentita a posto in quella casa di contadini arricchiti. 4974_5568_000269 e apriva e chiudeva le mani, affondandosi le unghie nelle palme, quindi notando che quegli altri si accorgevano del suo irrequieto malumore e che tuttavia ora non gli dicevano più nulla, come se paresse loro naturalissimo. 4974_5568_000270 scappate. dolcemàscolo li guardò entrambi come inebetito scappare. s'intese in quel punto cigolare una banda del cancello e si vide la cassa da morto. 4974_5568_000271 nella notte stessa, dopo un'ora appena, livido, sgraffiato in faccia, al collo, alle mani, se ne fuggì e, giunto all'alba al paese, corse a chiudersi in casa. 4974_5568_000272 bada riprese. allora, zia michelina, tu hai giurato. sappi, ragazzo, ch'io sono capace di tutto: d'ucciderti o d'uccidermi, se non stai al patto e non mantieni il giuramento bada. 4974_5568_000273 per sé, dunque, il mio paesello non aveva quella vita di cui io per tanto tempo avevo creduto di vivere, quella vita che per tanto altro tempo aveva, nella mia immaginazione, seguitato a svolgersi in esso. 4974_5568_000274 e la terza parca dov'è? domandò loro forte, seriamente, biagio casòli. quelle risposero che non lo sapevano, e allora il casòli si mise a declamare. 4974_5568_000275 perché il sentimento cangiato non riesce più a dare a quei luoghi la realtà ch'essi avevano prima: non per se stessi, ma per lui. 4974_5568_000276 ed era cominciato allora il supplizio di san romé. si poteva dare ufficio più ridicolo del suo far la guardia alla cognata che, nel vederlo così vigile e sospettoso e costretto a usar prudenza, pareva glielo facesse apposta? 4974_5568_000277 s'era infatti appartato in quella sua villetta, ritirato dalla professione che, pure fino a pochi anni addietro, gli aveva dato lauti guadagni. 4974_5568_000278 che tutti, parenti e amici, sapute le disposizioni del testamento, tutti d'accordo, avevano pensato che lodevolmente la cosa si potesse accomodar così e che questo era segno che nessuno ci vedeva il male che voleva vederci lei. 4974_5568_000279 zia michelina si sentì riassalire improvvisamente dall'orrore di quel primo sospetto. ma misto di schifo, questa volta scattò in piedi. 4974_5568_000280 no, e perché dunque più tardi, cioè quando finalmente arrivarono a roccia balda e tutti, dall'alto, si misero ad ammirare la vista maravigliosa della valsarnia? 4974_5568_000281 ma dissero tanto per dire: badiamo così, per ragionare dissero che pure non era la stessa cosa per il giovine. e che altra cosa allora? 4974_5568_000282 ora, come io non nego il tuo diritto al risarcimento, così tu non negherai il mio per i lumi che m'hai chiesti e 4974_5568_000283 dora scoppiò in una risata interminabile. poi si levò in piedi, gli s'accostò, reggendosi con una mano la benda su la fronte, e gli disse: 4974_5568_000284 peccato mortale. il cognato, per quanto in prima sconcertato, non si diede per vinto. si mostrò offeso dell'accusa, disse che lui non. 4974_5568_000285 già già? sì, sì, come no. me ne ricordavo benissimo. gli aveva fatto da madre quella sorella nubile. oh, tanto buona, tanto buona anche lei, carmela. 4974_5568_000286 bella la vedi, per la sant'anima, capirai, non ho badato a spese, ma ora la comparsa è fatta. dice che se ne fa più la sant'anima di questa bella cassa sottoterra, peccato sciuparla. dice. 4974_5568_000287 per un vecchio della sua età potesse ancora esser tanto bella e piacente da esser chiesta in moglie. per la sua bellezza soltanto, ecco, ecco. 4974_5568_000288 la accompagnò fino qua a piedi, attempatello com'è sissignore. poi mi chiamò, dice: senti, sacramento, non scappa una mese, avrai anche me. 4974_5568_000289 patriarcale s'era mostrata paga del marito, pur di tant'anni maggiore di lei e amorosissima del nipotino. ora, questo nipotino, eccolo qua. 4974_5568_000290 ugualmente senza di me, e i luoghi e le cose non avevano quegli aspetti che io, con tanta dolcezza di affetto, avevo ritenuto e custodito nella memoria. 4974_5568_000291 forse non dico di no. pensare che da morti saremo trattati male, affidati alla custodia di pàmpina stolido e ubriacone, può far dispiacere. basta, adesso vedrò. 4974_5568_000292 subito. figliuolo mio, tu lavori, hai patito un danno, devi essere risarcito. quant'è dolcemàscolo? si strinse nelle spalle, sorrise e disse: venti rocchi di quei grossi due chili a una lira e venti il chilo. 4974_5568_000293 pallida, spettinata e piangente. finita la cerimonia, lasciò tutti a banchettare, montò su una mula e se ne partì sola per il lontano podere. 4974_5568_000294 faccia, abbiamo simonello furioso. eh, cara comare brutto, guajo, brutto, guajo l'amore. ah, dunque, innamorato, esclamò zia michelina, benedetto figliuolo, l'ho tanto pregato, scongiurato, di dirmi che cosa avesse. 4974_5568_000295 la trovò stesa su una sedia a sdrajo in accappatojo bianco, coi bellissimi capelli biondi disciolti e una grossa benda bagnata ravvolta studiatamente intorno al capo come un turbante. 4974_5568_000296 a metter su quella villetta d'un sol piano, sul viale all'uscita del paese, gerolamo piccarone, avvocato e cavaliere di san gennaro al tempo di re bomba. s'era industriato per più di vent'anni ed era fama, non gli fosse costata neppure un centesimo. 4974_5568_000297 e chi le consigliò questo e chi quel rimedio, e che si prendesse cura a ogni modo di quel male che non avesse a diventar più grave. povera dora, povera cara, 4974_5568_000298 vengo, vengo al caso. passa un cane, signor cavaliere, spicca un salto e m'afferra la salsiccia dallo sporto un cane sissignore, io mi precipito dietro. 4974_5568_000299 oh bello, oh bello. e si fermò ad ammirare un prato su cui una moltitudine di gambi esili dritti stendevano come un tenuissimo velo. 4974_5568_000300 il vecchio rimase un pezzo come stordito a quella proposta. a bruciapelo, poi, sulle labbra cominciò a delinearglisi quel certo sorrisetto ambiguo dell'altra volta. eh, eh. 4974_5568_000301 ecco marruchino, piombarle in casa in licenza. restò nel vederselo davanti, così cangiato che quasi non pareva più lui magro tutto occhi come roso dentro da un verme che. 4974_5568_000302 e che gli altri lo potessero così facilmente scusare. no, brutta non era. non mostrava certo ancora gli anni che aveva. 4974_5568_000303 le apparisse sempre più manifesto da esse che marruchino, al reggimento, aveva perduto del tutto quel battagliero buonumore con cui, fin da ragazzo, s'era coraggiosamente difeso ribellandosi a una soverchia istruzione. 4974_5568_000304 e fu assolto. ancora, le vicine parlano di zia michelina come d'una pazza. perché, signore iddio, se pur le faceva senso mettersi con un ragazzo che lei amava come un figliuolo, dato che questo ragazzo era poi divenuto suo marito. 4974_5568_000305 quando il biroccino fu sotto la chiesina di san biagio lungo lo stradone, il mèndola di ritorno dal podere pensò di salire al cimitero, sul poggio, a veder che cosa ci fosse di vero nelle lagnanze rivolte al municipio. per quel custode nocio pàmpina detto sacramento. 4974_5568_000306 eh già, sorrideva san romé, che si sentiva struggere dalla brama di mordere e avrebbe voluto risponderle che sapeva quel che le male lingue dicevano, che ella cioè era stata cameriera di quel marchese prima del generale. poi, 4974_5568_000307 padrone nossignore rispose subito: dolcemàscolo: tra quei cacciatori, là non c'era. si vede che il cane era scappato di casa. bestie da fiuto, capirà. sentono la caccia, soffrono a star chiusi, scappano. 4974_5568_000308 ma dove andava, non lo sapeva lei stessa, a spasso e si guardava andando la punta delle scarpette perché, ad alzar gli occhi, non avrebbe saputo dove né che cosa guardare. 4974_5568_000309 intenderlo? qualche passionaccia contrastata. ragazzaccio, bisognava mandargli danaro, molto danaro, perché si distraesse. con grande stupore, zia michelina si vide rimandare indietro il danaro, accompagnato da una protesta furiosa. 4974_5568_000310 aveva concertato: feste, escursioni scampagnate. dapprima la cognatina, elegante e capricciosa, s'era annojata e gliel'aveva dimostrato in tutti i modi. 4974_5568_000311 ah, per questo borbottò piccarone. ma io ti credo, caro mio siedi, sei un gran dabbenuomo. ti credo e ti pago. godo fama di mal pagatore. eh, chi lo dice, signor cavaliere? 4974_5568_000312 ecco l'unico mezzo, e così lei avrebbe dimostrato a tutti qual era il piacere che andava cercando. risoluta. si presentò un giorno in casa del cognato. 4974_5568_000313 ma anche tutto ciò che avevo fatto da che m'ero allontanato dal paese, avendo egli sempre chiesto notizie di me a quanti fossero in caso di dargliene. 4974_5568_000314 quella il marito e questi lo zio, il quale, da quel brav'uomo pieno di senno ch'era sempre stato, aveva nel testamento disposto che la proprietà più che modesta dei beni 4974_5568_000315 dalla via che avevano percorsa. argomentavano a qual punto del viale che va da sarli a gori poteva esser giunto a quell'ora il pepi. 4974_5568_000316 antonia, ecco, adesso mi ricordavo benissimo, e c'era da scommettere che anche lei, antonia, non passava giorno che non parlasse di me a lungo. 4974_5568_000317 contenermi. loverde, eh sì, ora ricordo in terza elementare. sì, ma conosciuto appena lei, come lei mi ha conosciuto. 4974_5568_000318 a cui non poteva dar sfogo, perché capiva che veramente l'apparenza era contro di lei. uno solo, forse uno solo poteva comprendere perché lei cercava marito e accoglierla e prendersela in moglie per lo stesso fine. 4974_5568_000319 lume fremente, con gli occhi sbarrati dietro la tavola, zia michelina seguitò a gridargli: se t'arrischi un'altra volta guaj, a te lo faccio per lasciarti tutta la libertà di fare quello che ti parrà e piacerà. 4974_5568_000320 marruchino sapeva bene che cosa vi avrebbe fatto lui. perché immischiarsi nei fatti degli altri? le altre parti del mondo, quali l'america, non ci sarebbe mai andato. 4974_5568_000321 questo cane, io non l'ho mangiato. questo, dottor palumba, dev'essere un fanfarone, uno dei soliti cianciatori delle farmacie rurali. 4974_5568_000322 ma più le mostrava stizza e più lei gli sorrideva sfacciatamente. oh, certi sorrisi, certi sorrisi che tagliavano più d'un rasojo e gli dicevano chiaro e tondo: 4974_5568_000323 oh, vanità dei ricordi. i accorgevo bene visitando, dopo lunghi e lunghi anni, il paesello ov'ero nato. 4974_5568_000324 piccarone, aprì gli occhi. non faccio più l'avvocato caro mio, da tanto tempo lo so. s'affrettò a soggiungere dolcemàscolo vossignoria, però è uomo di legge antico e mio padre sant'anima, mi diceva sempre: 4974_5568_000325 si vide allora per parecchi mesi zia michelina uscir di casa e andare in chiesa e poi a spasso, tutta attillata, benché vestita di nero. 4974_5568_000326 giusto questa mattina il cane del cavalier piccarone turco, quella brutta bestiaccia che va e viene da sé dalle terre del cannatello alla villetta quassù. 4974_5568_000327 tutti risero, anche san romé dalla finestra, ma più per quel che vide, cioè la generalessa enormemente fiancuta, che presentava il di dietro china nell'atto d'assicurare i piedi del seggiolino su l'erba dello spiazzo. 4974_5568_000328 pallido, fremente, coi denti serrati, serrate le pugna, perplesso come tenuto tra due, tra la prudenza e la brama impetuosa di lasciarsi andar giù a precipizio piombare addosso. 4974_5568_000329 per vedere se fosse tale, davvero tali le sue fattezze, tale il suo aspetto, che il nipote si fosse potuto accecare per lei fino al punto di non pensar più di quale amore lei finora lo aveva amato. 4974_5568_000330 vi aveva atteso, lui marruchino, tolto presto dalle scuole, non perché fosse privo d'ingegno, ma anzi, a giudizio dello zio, perché ne aveva troppo. 4974_5568_000331 ma stamattina alle nove perbacco, gli rispose il fratello. non hai visto, jersera, il mio telegramma? non l'ha visto. non l'ha visto, disse dora, guardando il cognato con gli occhi sfavillanti. era già a sarli per concertar la gita a roccia balda. 4974_5568_000332 e perché manca pepi mal di capo, rispose: biagio casòli, sono andato a svegliarlo io stamattina teme dice che gli prenda la febbre. 4974_5568_000333 l'italia. hanno fatto l'italia. che bella cosa, uh, l'italia: ponti e strade, uh, illuminazione, esercito e marina. uh, uh uh. 4974_5568_000334 per ritrovarsi senza mal di capo laggiù, ben protetti dagli alberi. tutte queste supposizioni si dipingevano così vive alla mente di 4974_5568_000335 piccarone non pose tempo a rispondere, sicuro che è tenuto, figliuolo dolcemàscolo, balzò dalla gioja. ma subito si contenne, si volse a due contadini. avete sentito il signor avvocato dice che il padrone del cane è tenuto a risarcirmi del danno. 4974_5568_000336 poche ore dopo vennero ad arrestarlo perché avevano trovata morta zia michelina nel podere, gli sgraffi al collo e alla faccia, gli sgraffi e i morsi alle mani lo accusavano. 4974_5568_000337 io voglio invece il suo bene sposare, appunto per levarmi di mezzo e lasciarlo padrone. cerco uno che mi sposi e non lo trovo. 4974_5568_000338 nocio pàmpina. detto sacramento aprì le labbra squallide a un'ombra di sorriso e bisbigliò: cassa da morto eccellenza. 4974_5568_000339 una vocina di zanzara, pareva proprio un morto, uscito di sotterra per attendere, così come poteva, alle faccenduole di casa. che c'era da fare? poi tutta gente, dabbene lì ormai e tranquilla. 4974_5568_000340 marchesa, perché suo papà, a diciott'anni, quand'era ancora un tocco di ragazza da chiudere a doppia mandata in guardaroba, l'aveva dapprima sposata a un marchese, che però glien'aveva fatte vedere d'ogni colore. oh, le era toccato finanche a servirlo. otto anni con la spinite. 4974_5568_000341 giura, voglio che lo giuri. marruchino si contorse sotto l'imposizione e finse di giurare solo per piegarla a condiscendere alle nozze, non perché riconoscesse ch'ella aveva ragione, sospettando di lui che la volesse per il danaro. 4974_5568_000342 tutte calunnie. come custode di cimitero nocio pàmpina, detto sacramento era l'ideale: già una larva che lo portava via il fiato e certi occhi chiari, spenti. 4974_5568_000343 o demoniaccio, e che credete ch'io avrei lasciato il mio figliuolo così ad aspettare a sospirare la mia morte? 4974_5568_000344 paga, pagava poco o nulla, veramente a furia di sottilissimi cavilli che stancavano ed esasperavano la pazienza più esercitata. concludeva sempre così: che c'entro io. 4974_5568_000345 non somigliava affatto né al fratello né al figliuolo, vedovo da molti anni rozzo eppure astuto, sudicio e malvestito per avarizia. parlava senza mai guardare in faccia. 4974_5568_000346 così a poco la vendi. domandò piccarone, capirà, rispose: dolcemàscolo, tutto miele. vossignoria non l'ha mangiata, gliela faccio pagare. non vorrei, gliela faccio pagare per quanto costa a me. 4974_5568_000347 e difatti sì, m'accorgevo io stesso d'esser molto cambiato, così grasso e barbuto adesso e senza più capelli, ahimè. i feci indicare la casa del dottor palumba e andai. 4974_5568_000348 luoghi, cose e persone. sì, tutto era divenuto per me diverso, ma infine un dato, un punto, un fondamento sia pur minimo di realtà, o meglio di quella che per me era realtà allora. 4974_5568_000349 ebbene, se è così, ora lo accomodo io. egli prova gusto a rappresentarmi a tutti come il più sciocco burlone di questo mondo. 4974_5568_000350 al generale faceva lei da mangiare. sì, perché bocca schifa. quel benedett'uomo, mai e poi mai avrebbe assaggiato un cibo apparecchiato da altre mani. 4974_5568_000351 non comprendeva che in certe ore poetiche conveniva anche ammirare le cose che non servono a nulla. san romé, non perché tema di stancarmi, ma dico per calcolar l'ora che si potrà fare. che via c'è ancora fino a roccia balda. 4974_5568_000352 caro, caro. ma che gli è accaduto? gli dissi dei bagagli andati a rintracciare alla dogana di palermo, perduti forse quanto se n'afflisse quel caro uomo. c'era forse qualche dipinto di carlino? 4974_5568_000353 ah no, ah no, caro mio, esclamò piccarone, non abbono niente io. il diritto è diritto tanto per te quanto per me. pago, io pago, voglio pagare, pagare ed esser pagato. 4974_5568_000354 cascò prima a sedere su lo sgabello, traboccò poi da un lato e rotolò per terra. giù tutto in un fascio. 4974_5568_000355 piccarone: richiuse gli occhi, parla, t'ascolto, vossignoria sa, cominciò dolcemàscolo, ma piccarone ebbe uno scatto e uno sbuffo. 4974_5568_000356 la quale, sapendo benissimo qual supplizio fosse per lui quella gita, ecco, gli sorrideva per dimostrarglisi grata del piacere ch'egli aveva loro procurato e gli domandava: certe cose, certe cose, ecco qua. 4974_5568_000357 incatenarlo. dolcemàscolo che la sapeva lunga, s'era vestito di domenica e bello raso tra quei due poveri contadini che ritornavano stanchi e cretosi dal lavoro. appariva più del solito prosperoso e, signorile. 4974_5568_000358 bastò la spinterella, lieve, lieve d'una parola. un torrente m'investì d'aneddoti stravaganti di carlino bimbo, che stava in via san pietro e tirava dal balcone frecce di carta sul nicchio del padre beneficiale. 4974_5568_000359 vedere i proprii ricordi cader nel vuoto, venir meno a uno a uno, svanire i ricordi che cercano di rifarsi vita e non si ritrovano più nei luoghi. 4974_5568_000360 o forse per un'inflessione di voce, non so, fu un lampo. sprofondai lo sguardo nella lontananza del tempo e a poco a poco ne ritornai, con un sospiro e un nome. 4974_5568_000361 o forse avrebbero pensato che, per quel po di gloriola che qualche mio quadretto mi ha procacciata, io ora mi vergognassi della tenera, devota, costante amicizia di quell'umile e caro dottor palumba. 4974_5568_000362 ma tutta quella giornata in campagna s'era sentito bene il moto, lo svago e per bravar la paura segreta. 4974_5568_000363 ecco, se lei non avesse avuto quel sentimento materno che diceva e avesse invece potuto corrispondere a quello di lui, certo per marruchino sarebbe stato molto meglio, perché al modo che diceva lei egli sarebbe rimasto sempre soggetto, come un figlio di famiglia. 4974_5568_000364 fuori di qui. gli gridò allora, levandosi di nuovo come una furia: zia michelina, fuori di qui, demonio, non voglio più vedervi, né voi né vostro figlio. via il suo letto, via quanto c'è di lui in questa casa. 4974_5568_000365 altri atteggiarsi di stupore o di disgusto, o di compassione, e in tutti era quella pena quasi sospesa che si prova alla vista di uno che, pur con gli occhi aperti e chiari, vada nella luce a tentoni. 4974_5568_000366 farne strazio e vendicarsi così della tortura di tutta quella giornata. ma in quel l'uomo solo luigi pirandello, punto. gli arrivò dalla svolta del viale una vocetta limpida e fervida che canticchiava un'arietta a lui ben nota. 4974_5568_000367 ma che mano correvo. ah, tu corri. così disse il gaglio. hai qualche altro collo di ricambio a casa, se sapeste, cari miei, esclamò il mèndola, smontando ilare e ansimante. 4974_5568_000368 questo mi proponevo di dirgli: ebbene, scriveteglielo voi, se avete in mente qualcuna che possa piacergli, ditemelo, gliela proporrò io stessa, ma levate dal capo al vostro figliuolo un'infamia come questa che gli avete suggerita. 4974_5568_000369 poi, è vero, cascava a parlar di cucina, ma perché le era sempre piaciuto, diceva, attendere alle cure casalinghe e insegnava volentieri alle amiche qualche buon manicaretto. 4974_5568_000370 ma la villetta e il podere laggiù, al cannatello. quando dolcemàscolo, in compagnia de due contadini, si fece innanzi al cancello turco, il canaccio di guardia, come se avesse compreso che l'oste veniva per lui, si fogò furibondo contro le sbarre. 4974_5568_000371 su dora, ti prego, levati e smetti codesta commedia. ho incomodato per te una ventina di signore e signori e t'avverto che gonfio da un pezzo in silenzio e voglio che tu la finisca. 4974_5568_000372 che era il danno. niente alle beffe. pensò che avrebbe avute, che già indovinava guardando le facce allegre di quei due contadini. lui che si credeva tanto scaltro, lui che s'era impegnato di spuntarla e già aveva quasi toccato con mano la vittoria. 4974_5568_000373 e gli occhi socchiusi, si grattava di continuo il mento e approvava i suoi segreti pensieri con frequenti grugniti. 4974_5568_000374 ah no, perdio, a me la salsiccia. me la pagherà, me la pagherà, me la pagherà. ribatté di fronte alle risate incredule e al negare ostinato dei tre avventori. lor signori, vedranno, ho trovato la via. so di che pelame. 4974_5568_000375 che non andava più neanche piano. da sette anni ormai in riposo assoluto. nandino, nandino, non ti precipitare al tuo solito. figliuolo mio t'accaldi troppo. 4974_5568_000376 furbizia mal pagatore. poi se ne raccontavano sul suo conto, da far restare a bocca aperta. ma questa pensava il mèndola, tempestando allegramente di frustate il povero cavalluccio. questa le passava tutte. e vera, ohé, come la stessa verità. 4974_5568_000377 ah, che sollievo. in un salottino fiorito di tutte le eleganze provinciali, mi vidi venire innanzi uno spilungone biondastro in papalina e pantofole ricamate. 4974_5568_000378 pur chiacchierando tra loro, facevan tutti come san romé, che se ne stava in silenzio e diventava a mano a mano più fosco e più nervoso. un certo calcolo approssimativo. 4974_5568_000379 le foglie? sì, qualche foglia caduta dalle siepi ingombrava i vialetti, qualche sterpo era cresciuto qua e là e i passeri monellacci, ignorando che lo stil lapidario non vuole interpunzioni. 4974_5568_000380 ma già sono sempre quelli. i vivi, rottorio sanno un corno i morti, se son guardati bene o male. 4974_5568_000381 che il vecchio aveva fatto riporre per sé entrare in trionfo su le spalle di due portantini ansanti, quasi chiamati lì per lì al bisogno. a tale apparizione restarono tutti come basiti. 4974_5568_000382 tani, per esempio, a un certo punto, se credeva che quell'albero là fosse stato colpito dal fulmine, perché? perché pareva che facesse le corna, quel ceppo biforcuto. 4974_5568_000383 non capisco. non è permesso aver mal di capo in casa vostra, in casa nostra. prese a risponderle san romé con violenza, ma si contenne, cangiò tono. 4974_5568_000384 santo dio, perché faceva così? una donna cerca marito per trovare uno stato. ora, chi poteva immaginarsi che lei, al contrario, ne cercava un secondo per perdere quello che il primo le aveva lasciato? 4974_5568_000385 anzi, proprio per lui, ancora in tenera età e bisognoso di cure materne, aveva, benché anziano, ripreso moglie. 4974_5568_000386 cara comare, cara comare, comare la chiamava, e non cognata, perché l'altra, la prima moglie del fratello, aveva tenuto a battesimo marruchino. 4974_5568_000387 e come e donde eran potuti venire a quell'uomo che mi stava di fronte, che mi guardava e non mi riconosceva che io guardavo e ma sì, forse fu per un guizzo di luce che gli scorsi negli occhi. 4974_5568_000388 che gli pareva proprio di vederli, quei due, muovere al convegno, ridersi di lui prima fra sé e sé poi tutt'e due insieme. 4974_5568_000389 ma, dato il caratterino della cognata, non era ben sicuro di non aver fatto peggio, qualche volta, con quella assidua e mal dissimulata vigilanza, di non aver cioè provocato qualche imprudenza troppo avventata. 4974_5568_000390 e sei venuto qua, riprese cupo e calmo piccarone con due testimoni. eh, nossignore, negò subito dolcemàscolo. per il caso che vossignoria non avesse voluto credere alle mie parole, 4974_5568_000391 zia michelina si vide a un tratto assalire da un sospetto che le fece orrore. cadde a sedere su una seggiola e rimase lì per un pezzo pallida, con gli occhi sbarrati a grattarsi con le dita la fronte. 4974_5568_000392 ma fui adottato a sedici anni dal dottor cesare palumba, capitano, medico che, ma lei scusi, come lo sa, non seppi contenermi. 4974_5568_000393 tale impeto gli diede il vedersi preso ora- quando meno se l'aspettava- nella sua stessa ragna che si trovò d'un tratto mutato in bestia feroce. 4974_5568_000394 lei, tu, carlino, lei tu, ma come io. oh dio, ma che fui crudele, lo riconosco. 4974_5568_000395 quante cose so io, quante ne sai tu so, so sa. e vieni al caso, caro mio dolcemàscolo rimase un po male, tuttavia sorrise e ricominciò. 4974_5568_000396 di carlino, ragazzo che faceva la guerra contro i rivali di piazza san francesco, di carlino a scuola e di carlino in vacanza. di carlino quando gli tirarono in faccia un torso di cavolo e per miracolo non lo accecarono. 4974_5568_000397 febbre. no, cara, s'affrettò a dirle la generalessa, proprio come se credesse: al mal di capo faccia sentire il polso. agitatino, agitatino, riposo, cara, sarà un po di flussione. 4974_5568_000398 turco t'ha rubato la salsiccia, dimmi quant'è e te la pago. dolcemàscolo, venuto con la prevenzione di dover combattere chi sa che battaglia contro i cavilli e le insidie di quel vecchio rospo, di fronte a tanta remissione, s'abbiosciò a un tratto mortificato. 4974_5568_000399 presso la madre, da un anno inferma e relegata a letto. aveva fatto di tutto per renderle piacevole il soggiorno in quel borgo alpestre. la aveva condotta quasi ogni mattina giù a sarli, dov'eran più numerosi i villeggianti. 4974_5568_000400 ma con radi puntacci, sgarbati e sbilenchi. potevano essere, insomma, quei racconti, press'a poco i miei stessi ricordi. 4974_5568_000401 difatti, non c'era stato mai verso di fargli intendere che gli potesse recar vantaggio il sapere che cosa gli altri uomini avevano fatto fin dal tempo dei tempi sulla faccia della terra. 4974_5568_000402 con un certo viso latte e rosa, ch'era una bellezza a vedere e la simpatia di quel porretto peloso sulla guancia destra presso la bocca. 4974_5568_000403 le mie illusioni lo avevano. poggiava su qualche cosa la mia finzione? avevo potuto riconoscer vani i miei ricordi, in quanto gli aspetti delle cose mi si eran presentati diversi dal mio immaginare, eppur non mutati. 4974_5568_000404 i presenterò anzi con un biglietto di carlino. sono sicuro, sicurissimo, che egli abboccherà all'amo, ma dato e non concesso ch'egli veramente mi abbia una volta conosciuto e ora mi riconosca. 4974_5568_000405 e come non è venuto dov'è, dov'è andato. se sapesse come ardo di rivederlo, che consolazione sarebbe per me una sua visita in questo momento. ma verrà, ecco sì, mi promette che verrà. 4974_5568_000406 ricominciò. sissignore, volevo dire che vossignoria sa che ho sullo stradone una trattoria del cacciatore. sì, ci sono passato tante volte. 4974_5568_000407 parole. bada, dora, che giù è stata notata la malattia improvvisa di questo signore e ti prego di non dar nuova esca alla malignità della gente. 4974_5568_000408 ma sanno che m'ha fatto più di venti rocchi di salsiccia, m'ha rubati che tenevo lì su. lo sporto che gli facciano veleno. fortuna dico che ho due testimoni. 4974_5568_000409 gli volle dare in quel momento la consolazione di sapere che suo papà aveva una bella posizione perché guadagnava bene suo papà, e che lei era anche marchesa sicuro, ma che non ci teneva affatto. 4974_5568_000410 a piedi anche lui, vantandosi d'essere un gran camminatore, lui, e già cominciava a soffiare come un biacco e a far eco alla generalessa che s'era portato intanto il seggio a libriccino e dichiarava d'aver bisogno di sostare di tratto in tratto. 4974_5568_000411 e per cominciare, narrò a que due amici la storia della cassa da morto. quelli finsero lì per lì di non volerci credere, ma per un modo di dimostrar la loro maraviglia. 4974_5568_000412 che fai? no, via, non t'arrischiare, scostati, o ti tiro questo in faccia. marruchino aveva tentato di saltarle al collo per baciarla e lei avea brandito un lume. 4974_5568_000413 il vecchio servo accorso non fu buono a trattenerlo e allontanarlo. bisognò che piccarone, il quale se ne stava a leggere nel chiosco in mezzo al giardinetto, lo chiamasse col fischio e lo tenesse poi agguantato per il collare finché il servo non venne a incatenarlo. 4974_5568_000414 uno come me non vedevano, non potevano vedere ch'io movevo quelle domande da un tempo remoto e che coloro di cui chiedevo notizia erano ancora i miei compagni d'allora. 4974_5568_000415 assessore comunale da circa un anno. nino mèndola, proprio dal giorno che aveva assunto la carica, non stava più bene. soffriva di capogiri senza volerlo confessare a se stesso. temeva d'esser colpito da un giorno all'altro d'apoplessia male di. 2033_5568_000000 sì, sapeva la vita che vi si viveva, la vita che un tempo vi aveva vissuto anche lui e seguitava quella vita. aveva sempre seguitato, mentr'egli qua, come una bestia bendata girava la stanga del molino. 2033_5568_000001 ah, c'era, fuori di quella casa orrenda, fuori di tutti i suoi tormenti, c'era il mondo, tanto, tanto mondo lontano a cui quel treno s'avviava. 2033_5568_000002 morrà, impazzirà? mah morire, pare di no, ma che dice che dice sempre la stessa cosa: farnetica, povero belluca. 2033_5568_000003 letti ampii matrimoniali. ma tre zuffe, furibonde inseguimenti mobili, rovesciati stoviglie, rotte, pianti, urli, tonfi. 2033_5568_000004 proprio aveva il diritto di fargliela. il capo-ufficio già s'era presentato la mattina con un'aria insolita nuova e, cosa veramente enorme, paragonabile che so al crollo d'una montagna. era venuto con più di mezz'ora di ritardo. 2033_5568_000005 veramente il fatto che belluca la sera avanti s'era fieramente ribellato al suo capo-ufficio e che poi, all'aspra riprensione di questo, per poco non gli s'era scagliato addosso? 2033_5568_000006 nessuno se la può spiegare, perché nessuno sa bene come quest'uomo ha vissuto finora. io che lo so, son sicuro che mi spiegherò tutto, naturalissimamente, appena l'avrò veduto e avrò parlato con lui. 2033_5568_000007 e frasi. senza costrutto gli uscivano dalle labbra cose inaudite, espressioni poetiche immaginose, bislacche che tanto più stupivano in 2033_5568_000008 dava un serio argomento alla supposizione che si trattasse d'una vera e propria alienazione mentale, perché uomo più mansueto e sottomesso, più metodico e paziente di belluca non si sarebbe potuto immaginare. 2033_5568_000009 principio di febbre cerebrale. avevano detto i medici e lo ripetevano tutti i compagni d'ufficio che ritornavano a due a tre dall'ospizio. ov'erano stati a visitarlo. 2033_5568_000010 in quanto non si poteva in alcun modo spiegare come per qual prodigio fiorissero in bocca a lui, cioè a uno che finora non s'era mai occupato d'altro che di cifre e registri e cataloghi, rimanendo come cieco e sordo alla vita. 2033_5568_000011 chi veda soltanto una coda facendo astrazione dal mostro a cui essa appartiene, potrà stimarla per se stessa mostruosa. bisognerà riattaccarla al mostro, e allora non sembrerà più tale, ma quale dev'essere appartenendo a quel mostro. 2033_5568_000012 e che tutto ciò che belluca diceva e che pareva a tutti delirio, sintomo della frenesia, poteva anche essere la spiegazione più semplice di quel suo naturalissimo caso. 2033_5568_000013 orbene, cento volte questo vecchio somaro era stato frustato, fustigato senza pietà, così per ridere, per il gusto di vedere se si riusciva a farlo imbizzire un po. 2033_5568_000014 e a nessuno passava per il capo che, date le specialissime condizioni in cui quell'infelice viveva da tant'anni, il suo caso poteva anche essere naturalissimo. 2033_5568_000015 allora il capo-ufficio, che quella sera doveva essere di malumore, urtato da quelle risate, era montato su tutte le furie e aveva malmenato la mansueta vittima di tanti suoi scherzi crudeli. 2033_5568_000016 note, libri, mastri, partitarii, stracciafogli e via dicendo, casellario ambulante, o piuttosto vecchio somaro che tirava zitto, zitto, sempre d'un passo, sempre per la stessa strada, la carretta con tanto di paraocchi. 2033_5568_000017 chi venne a riferirmele, insieme con la notizia dell'improvvisa alienazione mentale, rimase però sconcertato, non notando in me non che meraviglia, ma neppur una lieve sorpresa. 2033_5568_000018 due sere avanti, buttandosi a dormire stremato su quel divanaccio, forse per l'eccessiva stanchezza. insolitamente non gli era riuscito d'addormentarsi subito. 2033_5568_000019 firenze, bologna, torino, venezia, tante città in cui egli da giovine era stato e che, ancora certo, in quella notte, sfavillavano di luci sulla terra. 2033_5568_000020 cammin, facendo verso l'ospizio ove il poverino era stato ricoverato, seguitai a riflettere per conto mio l'uomo solo, luigi pirandello, a un uomo che viva come belluca, finora ha vissuto, cioè una vita impossibile. 2033_5568_000021 pareva che il viso tutt'a un tratto gli si fosse allargato. pareva che i paraocchi gli fossero tutt'a un tratto caduti e gli si fosse scoperto spalancato d'improvviso all'intorno lo spettacolo della vita. 2033_5568_000022 se non che questa volta la vittima con stupore e quasi con terrore di tutti s'era ribellata. aveva inveito gridando, sempre quella stramberia del treno che aveva fischiato. 2033_5568_000023 si procurava altro lavoro per la sera in casa, carte da ricopiare, e ricopiava tra gli strilli indiavolati di quelle cinque donne e di quei sette ragazzi, finché essi tutt'e dodici non trovavan posto nei tre soli letti della casa. 2033_5568_000024 seguitava ancora qua a parlare di quel treno, ne imitava il fischio- oh, un fischio assai lamentoso, come lontano nella notte accorato, e subito dopo soggiungeva: si parte, si parte, signori. per dove? per dove? 2033_5568_000025 difatti, io accolsi in silenzio la notizia e il mio silenzio era pieno di dolore. tentennai il capo, con gli angoli della bocca contratti in giù amaramente, e dissi: 2033_5568_000026 allora a buttarsi, spesso vestito, su un divanaccio sgangherato, e subito sprofondava in un sonno di piombo da cui ogni mattina si levava a stento, più intontito che mai. 2033_5568_000027 di cui nessuno si può dar la spiegazione, se non pensa, appunto, che la vita di quell'uomo è impossibile. bisogna condurre la spiegazione là, riattaccandola a quelle condizioni di vita impossibili, ed essa apparirà allora semplice e chiara. 2033_5568_000028 e tutto il giorno non aveva combinato niente. la sera il capo-ufficio, entrando nella stanza di lui, esaminati i registri, le carte e come mai che hai combinato? 2033_5568_000029 e che perdio, ora, non più ora ch'egli aveva sentito fischiare il treno. non poteva più, non voleva più esser trattato a quel modo. lo avevano a viva forza preso, imbracato e trascinato all'ospizio dei matti. 2033_5568_000030 per filo e per segno. era sì ancora esaltato un po, ma naturalissimamente, per ciò che gli era accaduto rideva dei medici e degli infermieri e di tutti i suoi colleghi che lo credevano impazzito. 2033_5568_000031 e d'improvviso, nel silenzio profondo della notte, aveva sentito da lontano fischiare un treno. gli era parso che gli orecchi, dopo tant'anni, chi sa come- d'improvviso gli si fossero sturati. 2033_5568_000032 il fischio di quel treno gli aveva squarciato e portato via d'un tratto la miseria di tutte quelle sue orribili angustie e, quasi da un sepolcro scoperchiato, s'era ritrovato a spaziare, anelante nel vuoto arioso del mondo. 2033_5568_000033 e lui, con l'immaginazione d'improvviso risvegliata, poteva, ecco, poteva seguirlo per città note e ignote, lande, montagne, foreste, mari. 2033_5568_000034 non ci aveva pensato più. il mondo s'era chiuso per lui nel tormento della sua casa, nell'arida, ispida angustia della sua. 2033_5568_000035 tutt'oggi, belluca lo aveva guardato sorridente, quasi con un'aria d'impudenza, aprendo le mani. che significa? aveva allora esclamato il capo-ufficio, accostandoglisi e prendendolo per una spalla e scrollandolo: ohé. 2033_5568_000036 dissi belluca, signori, non è impazzito. state sicuri che non è impazzito. qualche cosa dev'essergli accaduta, ma naturalissima. 2033_5568_000037 macchinetta di computisteria. ora parlava di azzurre fronti di montagne nevose levate al cielo. parlava di viscidi cetacei che, voluminosi sul fondo dei mari, con la coda, facevan la virgola: cose, ripeto, inaudite. 2033_5568_000038 come mai quell'uomo potesse resistere in quelle condizioni di vita. aveva con sé tre cieche: la moglie, la suocera e la sorella della suocera, queste due vecchissime per cataratta. l'altra, la moglie senza cataratta, cieca, fissa, palpebre murate. 2033_5568_000039 computista senz'altra memoria, che non fosse di partite aperte, di partite semplici o doppie o di storno, e di defalchi e prelevamenti e impostazioni. 2033_5568_000040 magari diceva: magari, signori belluca, s'era dimenticato da tanti e tanti anni, ma proprio dimenticato che il mondo esisteva? 2033_5568_000041 naturalmente, il primo giorno aveva ecceduto, s'era ubriacato tutto il mondo. dentro d'un tratto un cataclisma. 2033_5568_000042 ora, nel medesimo attimo ch'egli qua soffriva, c'erano le montagne solitarie, nevose, che levavano al cielo notturno le azzurre fronti. sì, sì, le vedeva, le vedeva, le vedeva. così c'erano gli oceani, le foreste. 2033_5568_000043 alla fine si faceva silenzio e belluca seguitava a ricopiare fino a tarda notte, finché la penna non gli cadeva di mano e gli occhi non gli si chiudevano da sé. 2033_5568_000044 questo stesso brivido, questo stesso palpito del tempo, c'erano, mentr'egli qua viveva questa vita impossibile, tanti e tanti milioni d'uomini sparsi su tutta la terra, che vivevano diversamente. 2033_5568_000045 febbre cerebrale e volevan sembrare afflitti, ma erano in fondo così contenti anche per quel dovere compiuto nella pienezza della salute. usciti da quel triste ospizio al gajo azzurro della mattinata invernale. 2033_5568_000046 pareva provassero un gusto particolare a darne l'annunzio coi termini scientifici appresi or ora dai medici a qualche collega ritardatario che incontravano per via frenesia: frenesia, encefalite, infiammazione della membrana. 2033_5568_000047 assorto nel continuo tormento di quella sua sciagurata esistenza. assorto tutto il giorno nei conti del suo ufficio senza mai un momento di respiro, come una bestia bendata, aggiogata alla stanga. 2033_5568_000048 soltanto il capo-ufficio ormai non doveva pretender troppo da lui. come per il passato, doveva concedergli che di tanto in tanto, tra una partita e l'altra da registrare. 2033_5568_000049 registrare egli facesse una capatina: sì, in siberia, oppure oppure nelle foreste del congo. si fa in un attimo, signor cavaliere mio, ora che il treno ha fischiato. 2033_5568_000050 mai porgevano qualche ajuto alla madre. soltanto con lo scarso provento del suo impieguccio di computista poteva belluca dar da mangiare a tutte quelle bocche. 2033_5568_000051 a poco a poco si sarebbe ricomposto. era ancora ebro della troppa, troppa aria, lo sentiva. sarebbe andato appena ricomposto del tutto a chiedere scusa al capo-ufficio e avrebbe ripreso come prima la sua. 2033_5568_000052 pareva che gli orecchi tutt'a un tratto gli si fossero sturati e percepissero per la prima volta voci, suoni non avvertiti mai. così ilare d'una ilarità vaga e piena di stordimento s'era presentato. 2033_5568_000053 la cosa più ovvia, l'incidente più comune. un qualunque lievissimo inciampo impreveduto- che so io- d'un ciottolo per via possono produrre effetti straordinarii. 2033_5568_000054 e dunque lui, ora che il mondo gli era rientrato nello spirito, poteva in qualche modo consolarsi. sì, levandosi ogni tanto dal suo tormento per prendere, con l'immaginazione, una boccata d'aria nel mondo. gli bastava. 2033_5568_000055 ma ora ecco, gli rientrava come per travaso violento nello spirito. l'attimo che scoccava per lui qua, in questa sua prigione, scorreva come un brivido elettrico per tutto il mondo. 2033_5568_000056 ebbene signori, a belluca, in queste condizioni, era accaduto un fatto naturalissimo. quando andai a trovarlo all'ospizio, me lo raccontò lui stesso. 2033_5568_000057 nòria o d'un molino sissignori, s'era dimenticato da anni e anni, ma proprio dimenticato che il mondo esisteva. 2033_5568_000058 ma che diavolo dici stanotte, signor cavaliere, ha fischiato. l'ho sentito fischiare il treno, sissignore, e se sapesse dove sono arrivato, in siberia, oppure oppure nelle foreste del congo? si fa in un attimo, signor cavaliere. 2033_5568_000059 che gli si spalancava, enorme tutt'intorno. l'uomo, solo luigi pirandello, s'era tenuto istintivamente alle coperte che ogni sera si buttava addosso ed era corso col pensiero dietro a quel treno che s'allontanava nella notte. 2033_5568_000060 gli altri impiegati, alle grida del capo-ufficio imbestialito, erano entrati nella stanza e sentendo parlare così belluca, giù risate da pazzi. 2033_5568_000061 perché qualcuno dei ragazzi al bujo scappava e andava a cacciarsi fra le tre vecchie cieche che dormivano in un letto a parte e che ogni sera litigavano anch'esse tra loro, perché nessuna delle tre voleva stare in mezzo e si ribellava quando veniva la sua volta. 2033_5568_000062 una coda naturalissima. non avevo veduto mai un uomo vivere come belluca. ero suo vicino di casa, e non io soltanto, ma tutti gli altri inquilini della casa si domandavano con me. 2033_5568_000063 a fargli almeno, almeno drizzare un po le orecchie abbattute, se non a dar segno che volesse levare un piede per sparar qualche calcio niente. 2033_5568_000064 e guardava tutti con occhi che non erano più i suoi. quegli occhi, di solito cupi, senza lustro, aggrottati, ora gli ridevano, lucidissimi, come quelli d'un bambino o d'un uomo felice. 2033_5568_000065 murate. tutt'e tre volevano esser servite. strillavano dalla mattina alla sera perché nessuno le serviva. le due figliuole vedove, raccolte in casa dopo la morte dei mariti, l'una con quattro, l'altra con tre figliuoli, non avevano mai né tempo né voglia da badare ad esse. 2033_5568_000066 scrollandolo. ohé, belluca, niente aveva risposto belluca, sempre con quel sorriso tra d'impudenza e d'imbecillità su le labbra. il treno, signor cavaliere, il treno, che treno ha fischiato. 2033_5568_000067 s'era prese le frustate ingiuste e le crudeli punture in santa pace, sempre senza neppur fiatare come se gli toccassero, o meglio, come se non le sentisse più, avvezzo com'era da anni e anni alle continue solenni bastonature della sorte. 2033_5568_000068 inconcepibile, dunque, veramente, quella ribellione in lui, se non come effetto d'una improvvisa alienazione mentale, tanto più che la sera avanti proprio gli toccava la. 5421_5568_000000 e davano alle cose che nell'ombra calante ritenevano ancora per poco, i colori come uno smalto soavissimo che a mano a mano s'incupiva vie più e riflessi di madreperla alle tranquille acque del fiume. 5421_5568_000001 voce nossignore, eccellenza. la colpa non è stata neanche di quella povera disgraziata. la colpa è stata della signora, della moglie del signor cavaliere fiorìca, che non ha voluto lasciare le cose quiete. 5421_5568_000002 mortificato ancora per lo sgarbo involontario fatto a quella signora dal barboncino nero. incontrò là un mortorio che procedeva lento, lento sotto gli alberi rinverditi, con la banda in testa. dio come stonava quella banda. 5421_5568_000003 chi aveva ucciso? lui, infine, se non se stesso? chi strozzato, se non la propria vita? e per giunta, la galera da 5421_5568_000004 la sua sciagura ancor calda. calda l'aveva senz'altro allontanata nel tempo, respinta e composta nel passato, ma bisognava vedere da quale altezza e con quanta dignità ne parlava. 5421_5568_000005 vent'anni addietro, quando ne aveva venticinque, aveva rapito a un usurajo la figliuola poverina. che pietà timida, timida, pallida, pallida e con la spalla destra un tantino più alta. 5421_5568_000006 che la farina sarebbe stata quella stessa del grano versato. bisognava che ciascuno chiudesse gli occhi e accettasse con rassegnazione la farina che gli davano. 5421_5568_000007 da circa venti anni egli vi stava carcerato a scontare un delitto che, in fondo, non aveva recato male se non a lui, ma sì. 5421_5568_000008 può aversi a male, vossignoria d'una sporca contadina. il cavaliere con lei mangia sempre pane fino francese. lo compatisca se di tanto in tanto gli fa gola un tozzo di pane di casa nero e duro. 5421_5568_000009 signor avvocato, prego, ripigliò. risentito il presidente. lasciamo parlare l'accusato. a voi tararà. intendete dir questo? tararà? negò prima con un gesto del capo, poi con la voce. 5421_5568_000010 aveva trovato uno scandalo grosso nel vicolo dell'arco di spoto, ove abitava, su le alture di san gerlando. poche ore avanti, sua moglie era stata sorpresa in flagrante adulterio insieme col cavaliere don agatino fiorìca, la. 5421_5568_000011 il vicinato non aveva potuto nascondere a tararà la sua disgrazia, perché la moglie era stata trattenuta in arresto col cavaliere tutta la notte. la mattina seguente, tararà 5421_5568_000012 era stato anche a villa borghese: stanco, s'era sdrajato per più ore su l'erba d'un prato e, sì, forse per il vino aveva anche pianto, sentendosi perduto, come in una lontananza infinita, e gli era parso di ricordarsi di tante cose che forse per lui non erano mai esistite. 5421_5568_000013 siete accusato d'aver assassinato con un colpo d'accetta la mattina del dicembre. osaria emminella vostra moglie. che avete a dire in vostra discolpa? rivolgetevi ai signori giurati e parlate chiaramente e col dovuto rispetto alla giustizia. 5421_5568_000014 su la chiatta in cui stava confitto verticalmente un palo presso i due coppi giranti. ecco, reggendosi a quel palo, egli avrebbe potuto spiccare un salto. 5421_5568_000015 che non avrebbe portato nessuna conseguenza perché non ci sarebbe stato un marito di mezzo. ma con quale diritto vossignoria è venuta a inquietare me che mi sono stato sempre quieto, che non c'entravo né punto né poco, che non avevo voluto mai né vedere né sentire nulla? 5421_5568_000016 caro il mio dottore, ho gran paura ch'ella non vedrà più niente né nessuno. e dunque, via, si consoli, o piuttosto si rassegni e mi lasci attendere a miei poveri personaggi, i quali saranno cattivi, saranno scontrosi. 5421_5568_000017 è mia vecchia abitudine dare udienza ogni domenica mattina ai personaggi delle mie future novelle. cinque ore, dalle otto alle tredici. 5421_5568_000018 come avrebbe potuto rinnovarsi il corpo già logoro? come andar più con quel corpo in cerca d'amore, senza amore, senz'altro bene, era passata per lui la vita che poteva. oh sì, poteva esser bella, e tra poco sarebbe finita. 5421_5568_000019 era ricco anche lui allora, ricco d'anima e di sogni. che scherno l'eredità del suocero. tutto quel denaro, ora che il sentimento della vita gli s'era indurito in quella realtà ispida, squallida, come in un terreno sterpigno, pieno di cardi spinosi e di sassi aguzzi. 5421_5568_000020 con una certa compiacenza, perché per lui era quasi una festa, quella dopo tanti e tanti mesi di carcere preventivo, e s'era parato come di domenica per far buona comparsa. 5421_5568_000021 il silenzio profondo, quasi attonito. era lì presso, però non rotto, ma per così dire animato da un certo cupo tonfo cadenzato, a cui seguiva ogni volta uno sgocciolio vivo. 5421_5568_000022 accusato tararà, fece un atto appena appena con la mano e col suo solito sorriso rispose: eccellenza. per dire la verità, non ci ho fatto caso. il presidente allora lo redarguì con molta severità. 5421_5568_000023 cioè come già lontanissimo nel tempo e impostato negli archivii del passato. con questo metodo s'era liberato d'ogni pena e d'ogni fastidio. 5421_5568_000024 terminata la lettura, il presidente fece alzare di nuovo l'imputato per l'interrogatorio. imputato: argentu, avete sentito di che siete accusato. 5421_5568_000025 ma non ha pensato, vossignoria, che c'era un altro uomo di mezzo e che quest'uomo non poteva lasciarsi beccare la faccia dal prossimo e che doveva far l'uomo? se vossignoria fosse venuta da me prima ad avvertirmi, io le avrei detto: lasci andare, signorina. uomini siamo e l'uomo, si sa, è cacciatore. 5421_5568_000026 lì fissato, inchiodato a un martirio senza fine. aria, aria vita. ma guardi, fileno. mi ha messo nome, fileno. le pare sul serio che io mi possa chiamar fileno? imbecille, imbecille. 5421_5568_000027 guardò il cielo, in cui erano già spuntate le prime stelle, ma pallide. per l'imminente alba lunare si annunziava una serata di maggio deliziosa, e più nera e più amara si faceva a mano a mano la malinconia di bernardo morasco. 5421_5568_000028 se avesse fatto di lui il centro della narrazione, anche tutti quegli elementi artificiosi di cui s'era valso si sarebbero forse trasformati, sarebbero diventati subito vivi. 5421_5568_000029 una così intensa e disperata angoscia si dipinse sul volto del dottor fileno che subito tutti quegli altri, i miei personaggi che ancora stavano a trattenerlo, impallidirono, mortificati e si ritrassero. 5421_5568_000030 e una gran pena e un gran dispetto s'erano impadroniti di me per quella vita miseramente mancata. ebbene, 5421_5568_000031 non solo non aveva avuto mai una parola aspra per quella poverina, ma per non far mancare il pane prima a lei, poi ai quattro figliuoli che gli erano nati via sogni, via arte, via tutto. 5421_5568_000032 e chi nasce mercé quest'attività creatrice che ha sede nello spirito dell'uomo, è ordinato da natura a una vita di gran lunga superiore a quella di chi nasce dal grembo mortale d'una donna. 5421_5568_000033 ora, invece che avverrà niente silenzio o forse qualche stroncatura in due o tre giornaletti, forse qualche critico esclamerà: quel povero dottor fileno. peccato, quello sì era un buon personaggio. e tutto finirà così. 5421_5568_000034 l'inutilità di quel girare monotono d'un così grosso e cupo ordegno gli diede una tristezza infinita. si riaccasciò su l'erba. gli parve che tutto fosse vano nella vita come il girare di quei due coppi. 5421_5568_000035 il giovane avvocato difensore incaricato d'ufficio, gli aveva detto che poteva essere sicuro dell'assoluzione perché aveva ucciso la moglie di cui era provato. 5421_5568_000036 quest'ultima domenica sono entrato nello scrittojo per l'udienza un po più tardi del solito. l'uomo solo luigi pirandello, un lungo romanzo inviatomi in dono. 5421_5568_000037 e a chi vuole che mi rivolga. se lei, ma io non so, provi, forse non stenterà molto a trovarne qualcuno perfettamente convinto della legittimità di codesto diritto. 5421_5568_000038 ma bisogna anche aggiungere che, per mia disgrazia, non sono di facile contentatura. sopportazione: buona grazia sì, ma esser gabbato non mi piace. e voglio penetrare in fondo al loro animo con lunga e sottile indagine. 5421_5568_000039 guardando in alto, mentre il coppo si risollevava, vide come schiantarsi tutte le stelle del cielo e istintivamente, in un attimo, preso dal terrore. 5421_5568_000040 presidente, troncò con una nuova e più lunga scampanellata i commenti, le risa, le svariate esclamazioni che seguirono per tutta l'aula, la confessione fervorosa di 5421_5568_000041 ma il viale seguitava spazioso, alto sul fiume, a scarpa su le sponde naturali, con una lunga staccionata per parapetto. a un certo punto bernardo morasco scorse un sentieruolo che scendeva tra la folta erba della scarpata giù alla sponda. 5421_5568_000042 romanzo, m'era apparso manifesto che l'autore, tutto inteso ad annodare artificiosamente una delle trame più solite, non aveva saputo assumere intera coscienza di questo personaggio il quale, contenendo in sé 5421_5568_000043 gridai: signori miei, che modo è codesto? dottor fileno, io ho già sprecato con lei troppo tempo. che vuole da me? lei non m appartiene. i lasci attendere in pace adesso a miei personaggi e se ne vada. 5421_5568_000044 intendo dire, eccellenza, che la colpa non è stata mia, ma come non è stata vostra. il giovane avvocato incaricato d'ufficio. credette a questo punto suo dovere ribellarsi contro il tono aggressivo assunto dal presidente verso il giudicabile? 5421_5568_000045 aveva guidato lei stessa in persona, il delegato di pubblica sicurezza spanò e due guardie di questura là nel vicolo dell'arco di spoto, per la constatazione. 5421_5568_000046 bevuto? eh, un tantino sì, aveva bevuto, ma tuttavia parlava bene, nardino. parli bene, nardino. 5421_5568_000047 ma no, ecco, ecco, la forza del fiume vinceva, il coppo riprendeva a girare. perdio, no, aveva atteso troppo quell'esitazione, quell'arresto momentaneo dell'ordegno per il peso del suo corpo. gli era già sembrato uno scherzo e quasi ne aveva riso. ora, 5421_5568_000048 se qualcuno si attenta un'altra volta a ridere, farò sgombrare l'aula e mi duole di dover richiamare anche i signori giurati a considerare la gravità del loro compito. 5421_5568_000049 non c'è peggio- mi rivolgo a voi, signori giurati- non c'è peggio delle donne cimentose. se suo marito direi a questa signora, avendola davanti, se suo marito si fosse messo con una zitella, vossignoria, si poteva prendere il gusto di fare questo scandalo. 5421_5568_000050 questo per far vedere a vostra eccellenza che la mia intenzione era di non fare danno. l'uomo è uomo, eccellenza, e le donne sono donne. 5421_5568_000051 così le avrei detto, signor presidente, e forse non sarebbe accaduto nulla di quello che purtroppo, non per colpa mia, ma per colpa di questa benedetta signora, è accaduto. 5421_5568_000052 avere il privilegio di esser nato personaggio vivo, ordinato dunque, anche nella mia piccolezza, all'immortalità e, sissignore, esser caduto in quelle mani, esser condannato a perire. 5421_5568_000053 ma pur tra le risa, il presidente colse subito a volo la nuova posizione in cui l'imputato veniva a mettersi di fronte alla legge. dopo quanto aveva detto, se n'accorse anche il giovane avvocato difensore e di scatto vedendo crollare tutto l'edificio della sua difesa. 5421_5568_000054 fosco, angosciato. era uscito da villa borghese, aveva attraversato piazza del popolo, imboccato via ripetta, poi, sentendosi per questa via soffocare, aveva passato il ponte e giù per il lungotevere dei mellini. 5421_5568_000055 buffoni, come in un libretto d'opera, lui. ecco qua invece, come s'era ridotto lui per non dare questa soddisfazione alla gente e a. 5421_5568_000056 e chi era più lui? adesso, ecco qua uno che faceva schifo, propriamente schifo a se stesso se si paragonava a quello che avrebbe potuto e dovuto essere. 5421_5568_000057 certo, se in campagna qualcuno fosse venuto a dirmi: tararà- bada che tua moglie se l'intende col cavalier fiorìca, io non ne avrei potuto fare di meno e sarei corso a casa con l'accetta a spaccarle la testa. 5421_5568_000058 se non che mi ascolti un po, caro dottor fileno: è lei, sì o no, veramente l'autore della filosofia del lontano? e come no scattò il dottor fileno, tirandosi un passo indietro e recandosi le mani al petto. oserebbe metterlo in dubbio? 5421_5568_000059 sua moglie lo chiamava così: nardino. perdio, ci voleva coraggio, un nome come il suo, bernardo morasco, divenuto in bocca a sua moglie nardino. 5421_5568_000060 basta, basta, ah no, perdio. scattò il dottor fileno con un fremito d'indignazione per tutta la persona. lei dice così perché non son cosa sua. la sua noncuranza, il suo disprezzo mi sarebbero, creda, assai meno crudeli che codesta passiva commiserazione. 5421_5568_000061 si mise a gridare il presidente, scrollando furiosamente il campanello. dove siamo? qua? siamo in una corte di giustizia e si tratta di giudicare un uomo che ha ucciso. 5421_5568_000062 e l'incanto della notte gli apparve ritrovato con le stelle ben ferme e brillanti nel cielo e quelle sponde e quella pace e quel silenzio. 5421_5568_000063 va bene, quant'anni avete eccellenza? non lo so. come non lo sapete, tararà si strinse nelle spalle e significò chiaramente, con l'atteggiamento del volto, che gli sembrava quasi una vanità, ma proprio superflua, il computo degli anni. 5421_5568_000064 povero era, tanto che non aveva potuto neanche pagarsi un avvocato e ne aveva uno d'ufficio. ma per quello che dipendeva da lui, ecco, pulito, almeno sbarbato, pettinato e con l'abito delle feste. 5421_5568_000065 bernardo morasco stese un braccio al palo, tutte e due le braccia. vi s'abbrancò con uno sforzo così disperato che alla fine sguizzò dal coppo in piedi su la chiatta. il coppo, con un tonfo violentissimo per lo strappo, si rituffò schizzandogli una zaffata d'acqua addosso. 5421_5568_000066 le mosche, gli si posavano su le mani, gli svolavano ronzanti sonnacchiose attorno alla faccia, gli s'attaccavano voraci su la fronte, agli angoli della bocca e perfino a quelli degli occhi. non le sentiva, non le cacciava e poteva seguitare a sorridere. 5421_5568_000067 già da parecchio tempo aveva un certo pensiero segreto, come in agguato e pronto a scattar fuori al momento opportuno. lo teneva riposto quasi all'insaputa di tutti i suoi doveri, che stavano come irsute sentinelle a guardia del reclusorio della sua coscienza. 5421_5568_000068 ci sputavano sopra adesso, moglie e figliuoli, a queste sue belle fatiche, da cui per tanti anni era venuto loro un così scarso pane. gli toccava anche questo. per giunta, la commiserazione. 5421_5568_000069 povera donna, anche lei si scrollò, ma che povera donna. adesso sua moglie era ricca, i suoi quattro figliuoli erano ricchi, adesso suo suocero era finalmente crepato e così, dopo vent'anni di galera, egli aveva finito di scontare la pena. 5421_5568_000070 neppure il nome ha saputo darmi, io fileno. e poi già io, io l'autore della filosofia del lontano, proprio io dovevo andare a finire in quel modo indegno per sciogliere tutto quello stupido garbuglio di casi là. 5421_5568_000071 gli dava più la forza di rompere quel terreno e rilavorarlo, perché vi nascessero i fiori un tempo sognati. ah, quali fiori più. se ne aveva perduto finanche il seme là, i pennacchioli di quei cardi. tutto era ormai finito per lui. 5421_5568_000072 la signora donna graziella fiorìca, moglie del cavaliere, con le dita piene d'anelli, le gote tinte di uva turca e tutta infiocchettata come una di quelle mule che recano, a suon di tamburo, un carico di frumento alla chiesa. 5421_5568_000073 addosso, rabbrividì e rise, quasi nitrì, di nuovo convulso, volgendo gli occhi in giro come se avesse fatto lui ora uno scherzo: al fiume, alla luna, ai cipressi di monte mario. 5421_5568_000074 eccellenza. dico la verità riprese. tararà questa volta con tutt'e due le mani sul petto. e la verità è questa che era come se io non lo sapessi. 5421_5568_000075 tra quelli che rimangono indietro in attesa, sopraffatti chi sospira, chi s'oscura, chi si stanca e se ne va a picchiare alla porta di qualche altro scrittore. 5421_5568_000076 eppure vivono eterni perché vivi germi ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire per. 5421_5568_000077 ora avviene che a certe mie domande più d'uno aombri e s'impunti e recalcitri furiosamente, perché forse gli sembra ch'io provi gusto a scomporlo dalla serietà con cui mi s'è presentato. 5421_5568_000078 ma che il peso del suo corpo aveva arrestato il movimento. rimaneva in bilico dentro il coppo. riaprì gli occhi stordito di quel caso fremente, quasi ridente. oh dio, non si moveva più. 5421_5568_000079 si voltò verso la gabbia a far cenno a tararà di fermarsi troppo tardi. il presidente, tornando a scampanellare furiosamente, domandò all'imputato: dunque voi confessate che vi era già nota la tresca di vostra moglie col cavaliere fiorìca. 5421_5568_000080 il quale invece, guardando dalla gabbia, seguitava a sorridere e ora alzava una scabra manaccia terrosa, ora piegava il collo di qua e di là, non propriamente a salutare, ma a fare a questo e a quello degli amici e compagni di lavoro un cenno di riconoscimento. 5421_5568_000081 tararà. l'anno avanti s'era sentita sorgere dentro e, a mano a mano, ingrandire con lo stupore la diffidenza. ciascuno avrebbe portato il suo grano a quel molino, ma chi avrebbe poi assicurato agli avventori? 5421_5568_000082 siete nato nel vete, dunque trentanove anni tararà. aprì le braccia e si rimise come comanda vostra eccellenza. 5421_5568_000083 dalla folla di tutti quei contadini si levava, denso, ammorbante, un sito di stalla e di sudore, un lezzo caprino, un tanfo di bestie inzafardate che accorava. 5421_5568_000084 persuadeva l'anima a esser contenta di mettersi a guardare dalla lente più grande attraverso la piccola appuntata al presente, per modo che tutte le cose subito le apparissero piccole e lontane. 5421_5568_000085 ora, passando il ponte margherita, si ritrovava di nuovo quasi di fronte a villa borghese. no via avrebbe seguito da quest'altra parte il lungotevere fino al nuovo ponte flaminio. 5421_5568_000086 uno solo che tutti gli altri finora avevano potuto credere, come loro resta spoglio morto: era lui. 5421_5568_000087 incuriosito, bernardo morasco si rizzò sul busto a guardare e vide dalla sponda allungarsi nel fiume come la punta d'una chiatta nera, terminata in una solida asse che reggeva due coppi, due specie di nasse di ferro, giranti per la forza stessa. 5421_5568_000088 ma dove sono oggi i critici di buona volontà? è bene avvertire che alcuni personaggi, in queste udienze, balzano davanti agli altri. 5421_5568_000089 di coloro per cui si era sacrificato, martoriato, distrutto, diventati ricchi. che rispetto, più che considerazione potevano avere per uno che si era arrabattato a metter su sconci pupazzi e caricature per lasciarli tant'anni quasi morti di fame? 5421_5568_000090 ove quel potere manchi, per forza questa volontà deve apparire ridicola e vana. non se ne vogliono persuadere? e allora io, che in fondo sono di buon cuore, li compatisco. ma è mai possibile il compatimento di certe sventure, se non a patto che se ne rida. 5421_5568_000091 indegna d'un artista. mi scusi, nessuno può sapere meglio di lei che noi siamo esseri vivi, più vivi di quelli che respirano e vestono panni forse meno reali, ma più veri. 5421_5568_000092 era per tararà, come quel nuovo grande molino a vapore che s'era inaugurato con gran festa l'anno avanti, visitandone con tanti altri curiosi il macchinario, tutto quell'ingranaggio di ruote, quel congegno indiavolato di stantuffi e di pulegge. 5421_5568_000093 ma ha saputo lei, caro dottore, trar partito veramente della sua teoria. ecco, volevo dirle proprio questo. mi lasci dire: se ella crede sul serio, come me, alla virtù della sua filosofia, perché non la applica un po al suo caso? 5421_5568_000094 passò sotto alla staccionata e scese alla sponda, abbastanza larga. lì, e coperta anch'essa di folta erba, i si sdrajò. le ultime fiamme del crepuscolo trasparivano dai cipressi di monte mario, lì quasi dirimpetto. 5421_5568_000095 tararà. disse queste cose con le lagrime agli occhi e nella voce, scotendo le mani innanzi al petto, con le dita intrecciate, mentre le risate scoppiavano irrefrenabili in tutta l'aula e molti anche si torcevano in convulsione. 5421_5568_000096 l'accordo della grancassa coi piattini. nelle marce funebri, grancassa e piattini non suonano più d'accordo. la grancassa rulla a tratti per conto suo, come se ci avesse i cani in corpo e i piattini cing e ciang per conto loro. 5421_5568_000097 fatta questa bella riflessione e salutato il morto, riprese ad andare. quando fu al ponte margherita, si rifermò dove andava. non si reggeva più su le gambe dalla stanchezza perché aveva preso per via ripetta. 5421_5568_000098 rispose: abito in campagna eccellenza. chi ci pensa? risero tutti e il presidente chinò il capo a cercare nelle carte che gli stavano aperte davanti. 5421_5568_000099 riconoscere che nessun grido poteva più erompere a lui dall'anima, che avesse la gioja di quei trilli, di quel cinguettio. nessun pensiero più, nessun sentimento nascere a lui nella mente e nel cuore. 5421_5568_000100 e lo stese accuratamente su uno dei gradini della panca per non sporcarsi sedendo. l'abito delle feste di greve: panno turchino. nuovo l'abito e nuovo il fazzoletto. 5421_5568_000101 i è avvenuto non di rado di ritrovare nelle novelle di parecchi miei colleghi certi personaggi che prima s'erano presentati a me, come pure m'è avvenuto di ravvisarne certi altri, i quali non contenti del modo com'io li avevo trattati, 5421_5568_000102 questo è un nomignolo, il vostro nome, ah, sissignore argentu saru, argentu eccellenza, ma tutti mi conoscono per tararà. 5421_5568_000103 ci ho da fare io, signori giurati, se poi quella benedetta signora, all'improvviso, ecco, signor presidente, vostra eccellenza dovrebbe farla venire qua, questa signora, di fronte a me, ché saprei parlarci io. 5421_5568_000104 il giovane avvocato diede un pugno sul banco e si voltò sbuffando a sedere da un'altra parte. dite la verità nel vostro stesso interesse, esortò il presidente l'imputato. 5421_5568_000105 intendo dire eccellenza, spiegò, tararà riponendosi la mano sul petto. intendo dire che l'ho fatto ecco e basta. l'ho fatto sì, eccellenza. 5421_5568_000106 quel coppo che il fiume del tempo faceva girare tuffare nell'acqua per non prendere che acqua. tutt'a un tratto s'alzò appena in piedi. gli parve strano che si fosse alzato. avvertì che non si era alzato da sé, ma che era stato messo in piedi da una spinta interiore, non sua. 5421_5568_000107 forse di quel pensiero riposto come in agguato dentro di lui da tanti anni. era dunque venuto il momento. si guardò attorno: non c'era nessuno. 5421_5568_000108 ora io, padroni miei, sono sicuro che quella disgraziata avrebbe avuto sempre per me questa considerazione, e tant'è vero che io non le avevo mai torto un capello. tutto il vicinato può venire a testimoniare. 5421_5568_000109 che facevano scattare in gesti irosi i signori giurati, il procuratore del re, il presidente, il cancelliere, gli avvocati, gli uscieri e finanche i carabinieri. 5421_5568_000110 nella vita c'era la giustizia. come per la campagna, le cattive annate e la giustizia con tutto quell'apparato solenne di scanni maestosi, di tocchi, di toghe e di pennacchi. 5421_5568_000111 lo avvertì e rimase un pezzo sospeso e smarrito su dite. insomma, lo esortò il presidente. dite ai signori giurati quel che avete da dire. 5421_5568_000112 e pur compreso di pietà gli domandai, ma persuadere di che sono persuasissimo che lei, caro dottore, meritava di capitare in migliori mani. ma che cosa vuole ch'io le faccia? i sono doluto già molto della sua sorte, ora basta. 5421_5568_000113 nulla, signor presidente, ha detto soltanto che la colpa, secondo lui, è della signora fiorìca che è andata a far uno scandalo innanzi alla sua abitazione. va bene, e può lei impedirmi adesso di domandare all'imputato se gli era nota la tresca della moglie col fiorìca? 5421_5568_000114 dovevo sposarla io, è vero, in seconde nozze, quell'oca di graziella invece del notajo negroni. ma mi faccia il piacere, questi sono delitti, caro signore, delitti che si dovrebbero scontare a lagrime di sangue. 5421_5568_000115 seduto, volse la faccia e sorrise a tutti i contadini che gremivano dalla ringhiera in giù la parte dell'aula riservata al pubblico. l'irto grugno, raschioso, raso di fresco, gli dava l'aspetto d'uno scimmione. gli pendevano dagli orecchi due catenaccetti d'oro. 5421_5568_000116 finestre apparve allora lampante e incontestabile la superiorità dell'imputato di fronte a coloro che dovevano giudicarlo. seduto su quel suo fazzolettone rosso fiammante, tararà non avvertiva affatto quel lezzo abituale al suo naso e poteva sorridere. 5421_5568_000117 esso solo il germe d'una vera e propria creazione, era riuscito a un certo punto a prender la mano all'autore e a stagliarsi per un lungo tratto con vigoroso rilievo su i comunissimi casi narrati e rappresentati. 5421_5568_000118 eccellenza. certe ingiurie, sì, eccellenza, mi rivolgo ai signori giurati. certe ingiurie, signori giurati, altro che beccare, tagliano la faccia all'uomo e l'uomo non le può sopportare. 5421_5568_000119 si nasce alla vita in tanti modi, caro signore, e lei sa bene che la natura si serve dello strumento della fantasia umana per proseguire la sua opera di creazione. 5421_5568_000120 perché la cosa? sì, eccellenza. mi rivolgo ai signori giurati- perché la cosa, signori giurati, era tacita e nessuno, dunque, poteva venirmi a sostenere in faccia che io la sapevo. 5421_5568_000121 e nessuna traccia sarebbe rimasta di lui che pure aveva un tempo sognato d'avere in sé la potenza di dare un'espressione nuova, un'espressione sua alle cose. ah, che vanità. 5421_5568_000122 il cancelliere si mise a leggere l'atto d'accusa, ma a un certo punto dovette interrompere la lettura perché il capo dei giurati stava per venir meno. a causa del gran lezzo ferino che aveva empito tutta l'aula, bisognò dar ordine agli uscieri che fossero spalancate porte e finestre. 5421_5568_000123 male che il morto non poteva più sentirla. e tutto quel codazzo d'accompagnatori. ah, la vita, ecco, si poteva felicemente definire così la vita. 5421_5568_000124 condannato a morte, io, l'autore della filosofia del lontano, che quell'imbecille non ha trovato modo neanche di farmi stampare a mie spese. eh già, se no sfido come avrei potuto sposare in seconde nozze quell'oca di graziella? ah, non mi faccia pensare. 5421_5568_000125 peccato- c'era tanta materia in esso da trarne fuori un capolavoro- se l'autore non lo avesse così indegnamente misconosciuto e trascurato. 5421_5568_000126 la primavera, l'ebbrezza del primo tepore del sole su la tenera erba dei prati, i primi fiorellini timidi e il canto degli uccelli. quando mai per lui avevano cantato così giojosamente gli uccelli? 5421_5568_000127 tararà non sentiva caldo, pur vestito com'era di quel greve abito di panno turchino. tararà, infine, non aveva alcun fastidio dalle mosche. 5421_5568_000128 come venne fuori di qua, man mano, alzandosi, mentre quell'altro si tuffava, veramente fece un balzo e vi si cacciò dentro con gli occhi strizzati, i denti serrati, tutto il volto contratto nello spasimo dell'orribile attesa. 5421_5568_000129 ma io sorrido e dico loro pacatamente, che scontino ora il loro peccato originale e aspettino ch'io abbia tempo e modo di ritornare ad essi. 5421_5568_000130 quieto, signori giurati ad affannarmi il pane in campagna con la zappa in mano dalla mattina alla sera. vossignoria, scherza. le direi se l'avessi qua davanti, questa signora. che cosa è stato lo scandalo per vossignoria? niente, uno scherzo. dopo due giorni ha rifatto pace col marito. 5421_5568_000131 che avessero la timidità gentile di quei primi fiorellini, la freschezza di quella prima erba dei prati, riconoscere che tutta quella delizia per le anime giovani si convertiva per lui in una infinita angoscia di rimpianto. 5421_5568_000132 ella va cercando oggi tra noi uno scrittore che la consacri all'immortalità. ma guardi a ciò che dicono di noi, poveri scrittorelli contemporanei, tutti i critici più ragguardevoli. 5421_5568_000133 nido di serpi e di gufi su questo terreno, ora la pioggia d'oro, che consolazione. e chi gli dava più la forza di strappare tutti quei cardi, di portar via tutti quei sassi, di schiacciare la testa a tutti quei serpi, di dare la caccia a tutti quei gufi? 5421_5568_000134 signor presidente, insorse l'avvocato difensore balzando in piedi. scusi, ma io così, io così che così e così. lo interruppe gridando il presidente. bisogna che io metta in chiaro questo, per ora. 5421_5568_000135 scovato lì, in maniche di camicia e coi calzoni in mano, signor presidente, nella tana d'una sporca contadina. dio solo sa, signor presidente, quello che siamo costretti a fare per procurarci un tozzo di pane. 5421_5568_000136 s era chiuso da sé, se li era piantati a guardia da sé, con la bajonetta in canna, tutti quegl'irsuti doveri, così che non solo non gli lasciassero mai intravedere una probabile lontana via di scampo, ma non lo lasciassero più nemmeno respirare. 5421_5568_000137 io ascolto tutti con sopportazione, li interrogo con buona grazia, prendo nota de nomi e delle condizioni di ciascuno. tengo conto de loro sentimenti e delle loro aspirazioni. 5421_5568_000138 rappresentava un pover uomo, un certo dottor fileno, che credeva d'aver trovato il più efficace rimedio a ogni sorta di mali, una ricetta infallibile per consolar se stesso e tutti gli uomini d'ogni pubblica o privata calamità. 5421_5568_000139 anche dopo la sua scomparsa da quella scena, bernardo morasco si mosse per la sponda, ma solo quasi per curiosità di osservare da vicino quello strano ordegno da pesca. 5421_5568_000140 che c'entrava, signor presidente, andare a fare uno scandalo così grande davanti alla porta di casa mia che finanche il selciato della strada, signor presidente, è diventato rosso dalla vergogna a vedere un degno galantuomo, il cavaliere fiorìca, che sappiamo tutti. che, signore. 5421_5568_000141 ma, povera donna, così lo capiva lei. ino, ino, ino, ino. e bernardo morasco, passando il ponte da ripetta al lungotevere dei mellini, si rincalcò con una manata il cappellaccio su la folta chioma riccioluta già brizzolata. 5421_5568_000142 tararà si recò una mano al petto per significare che non aveva la minima intenzione di mancare di rispetto alla giustizia. ma tutti ormai nell'aula avevano disposto l'animo all'ilarità e lo guardavano col sorriso preparato, in attesa d'una sua risposta. 5421_5568_000143 dopo le prime formalità. costituita la giuria, il presidente invitò l'imputato ad alzarsi. come vi chiamate, tararà. 5421_5568_000144 passata per sempre la sua stagione, chi può dire d'inverno quale tra tanti alberi sia morto? tutti pajono morti, ma appena viene la primavera, prima uno, poi un altro, poi tanti insieme rifioriscono. 5421_5568_000145 più che bevuto, no appena tre bicchieri. forse il vino lo eccitava più del solito per l'animo in cui era dalla mattina e anche per ciò che aveva in mente di fare, quantunque non ne fosse ancora ben sicuro. 5421_5568_000146 veramente più che rimedio o ricetta. era un metodo, questo, del dottor fileno, che consisteva nel leggere da mane a sera libri di storia e nel veder nella storia anche il presente. 5421_5568_000147 e che aspettava da più d'un mese d'esser letto, mi tenne sveglio fino alle tre del mattino per le tante considerazioni che mi suggerì un personaggio, di esso l'unico vivo tra molte ombre vane. 5421_5568_000148 ah, ma perdio. voleva aver l'orgoglio di sputare anche lui, ora, a sua volta, su quella ricchezza e di provarne schifo, ora che non poteva più servirgli per attuare quel sogno che gliel'aveva fatto un tempo desiderare. 5421_5568_000149 appena un coppo si tuffava, l'altro veniva fuori dalla parte opposta, sgocciolante. non aveva mai veduto quell'arnese da pesca, non sapeva che fosse né che significasse. 5421_5568_000150 e nemmeno si sognava di trarre dal presente norme o previsioni per l'avvenire. anzi, faceva proprio il contrario: si poneva idealmente nell'avvenire per guardare il presente e lo vedeva come passato. 5421_5568_000151 poi, all'improvviso, sformato e immiserito, s'era lasciato piegare e adattare alle esigenze d'una falsa e sciocca soluzione. ero rimasto a lungo nel silenzio della notte con l'immagine di questo personaggio davanti agli occhi, a fantasticare. 5421_5568_000152 somma di quel suo metodo, il dottor fileno s'era fatto come un cannocchiale rivoltato: lo apriva, ma non per mettersi a guardare verso l'avvenire, dove sapeva che non avrebbe veduto niente. 5421_5568_000153 e piantò, gli occhi sbarrati, ilari, parlanti in faccia a una povera signora attempatella che gli passava accanto, seguita da un barboncino nero, lacrimoso, che reggeva in bocca un involto: l'uomo solo, luigi pirandello. la signora sussultò dallo spavento e al barboncino cadde di bocca l'involto. 5421_5568_000154 un uomo, se si trova avviluppato in condizioni di vita a cui non possa o non sappia adattarsi, può scapparsene, fuggire, ma un povero personaggio no. 5421_5568_000155 appena se la era vista ricomparire zitta zitta davanti all'uscio di strada, prima che le vicine avessero tempo d'accorrere. le era saltato addosso con l'accetta in pugno e le aveva spaccato la testa. chi sa che cosa stava a leggere adesso il signor cancelliere? 5421_5568_000156 chi nasce personaggio, chi ha l'avventura di nascere personaggio vivo, può infischiarsi anche della morte. non muore più morrà l'uomo, lo scrittore, strumento naturale della creazione, la creatura non muore più. 5421_5568_000157 e per vivere eterna non ha mica bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi. i dica lei chi era ancho anza. i dica lei chi era don abbondio. 5421_5568_000158 ma lui doveva pensare all'arte, non alle donne. le donne, lui non le aveva potute mai soffrire per quello che da una donna poteva aver bisogno, quella poverina. anche quella poverina bastava ogni tanto con gli occhi chiusi là e addio. 5421_5568_000159 la dote che s'aspettava non era però venuta, quell'usurajo del suocero, dopo il ratto, non s'era dato per vinto e tutti allora si erano attesi da lui che, fallito il colpo, abbandonasse quella disgraziata all'ira del padre e al disonor. 5421_5568_000160 il morasco. restò un momento mortificato e perplesso. aveva forse detto qualche cosa a quella signora? oh dio, non aveva avuto la minima intenzione d'offenderla. parlava con sé, di sua moglie parlava. 5421_5568_000161 han voluto provare di fare altrove miglior figura. non me ne lagno, perché solitamente di nuovi me ne vengon davanti due e tre per settimana, e spesso la ressa è tanta ch'io debbo dar retta a più d'uno contemporaneamente. 5421_5568_000162 per conto suo sapeva che aveva spaccato la testa alla moglie con un colpo d'accetta perché ritornato a casa fradicio e inzaccherato una sera di sabato dalla campagna sotto il borgo di montaperto nella quale lavorava tutta la settimana da garzone. 5421_5568_000163 balzar dentro a uno di quei coppi e farsi scodellare nel fiume bello nuovo. sì, e afferrò con tutt'e due le mani il palo, come per far la prova. e, sorridendo convulso, aspettò che il coppo che or ora si tuffava di là nell'acqua facesse il giro. 5421_5568_000164 restai un pezzo a mirare in faccia il dottor fileno. si fa scrupolo? mi domandò scombujandosi. si fa scrupolo, ma è legittimo? legittimo, sa? è suo diritto sacrosanto riprendermi e darmi la vita che quell'imbecille non ha saputo darmi. 5421_5568_000165 tredici, m'accade quasi sempre di trovarmi in cattiva compagnia. non so perché di solito accorre a queste mie udienze la gente più scontenta del mondo, o afflitta da strani mali, o ingarbugliata in speciosissimi casi, con la quale è veramente una pena trattare. 5421_5568_000166 ma nessuno era mai venuto a dirmelo, signor presidente, e io, a ogni buon fine, se mi capitava qualche volta di dover ritornare al paese in mezzo della settimana, mandavo avanti qualcuno per avvertirne mia moglie. 5421_5568_000167 da tutta l'aula si levarono a questo punto, verso tararà, pressanti, violenti cenni di diniego. il presidente montò su tutte le furie e minacciò di nuovo lo sgombro dell'aula. rispondete, imputato argentu? vi era nota, sì o no, la tresca di vostra moglie? 5421_5568_000168 qualche donna vestita di nero, con la mantellina di panno tirata fin sopra gli orecchi, si mise a piangere perdutamente alla vista. 5421_5568_000169 e attendeva da varii anni a comporre un libro che avrebbe fatto epoca. certamente la filosofia del lontano durante la lettura del romanzo. 5421_5568_000170 un gran pittore, sissignori mica di quelli che dipingono per dipingere alberi e case, montagne e marine, fiumi, giardini e donne nude. idee voleva dipingere lui, idee vive in vivi, corpi di immagini come i grandi. 5421_5568_000171 non che a un certo punto lo spirito, così diviso e frastornato, si ricusa a quel doppio o triplo allevamento e grida esasperato che o uno alla volta, piano, piano, riposatamente, o via nel limbo tutt'e tre. 5421_5568_000172 mi rivolgo ai signori giurati. l'ho fatto propriamente, signori giurati, perché non ne ho potuto far di meno. ecco e basta. serietà, serietà, signori, serietà. 5421_5568_000173 certo, l'uomo deve considerare la donna che l'ha nel sangue d'essere traditora, anche senza il caso che resti sola, voglio dire col marito assente tutta la settimana. ma la donna, da parte sua, deve considerare l'uomo e capire che l'uomo non può farsi beccare la faccia dalla gente. 5421_5568_000174 i oppongo alla domanda, signor presidente, lei non può mica opporsi, signor avvocato, l'interrogatorio lo faccio io e io allora depongo la toga. ma faccia il piacere, avvocato, dice sul serio se l'imputato stesso confessa? 5421_5568_000175 quella mattina, entrando tardi nello scrittojo, vi trovai un insolito scompiglio, perché quel dottor fileno s'era già cacciato in mezzo ai miei personaggi aspettanti, i quali, adirati e indispettiti, gli erano saltati addosso e cercavano di cacciarlo via, di strapparlo indietro. 5421_5568_000176 nella beata incoscienza delle bestie. non aveva neppur l'ombra del rimorso perché dovesse rispondere di ciò che aveva fatto, di una cosa cioè che non riguardava altri, che lui non capiva. accettava l'azione della giustizia come una fatalità. 5421_5568_000177 poi, rivolgendosi con fiero cipiglio all'imputato- che intendete dire voi che non ne avete potuto far di meno? tararà, sbigottito, in mezzo al violento silenzio sopravvenuto, rispose: 5421_5568_000178 orbene, i personaggi delle mie novelle vanno sbandendo per il mondo che io sono uno scrittore crudelissimo e spietato. ci vorrebbe un critico di buona volontà che facesse vedere quanto compatimento sia sotto a quel riso. 5421_5568_000179 rimase a lungo stupito e accigliato a mirarlo, compreso quasi da un senso di mistero per quel lento moto cadenzato di quei due coppi là che si tuffavano uno dopo l'altro nell'acqua per non prender che acqua. 5421_5568_000180 se posso, se non le dispiace, oh sì, caro vecchietto, aveva scelto il momento più opportuno e lo feci morire, subito, subito, in una novelletta intitolata musica vecchia. 5421_5568_000181 io parlo così perché abito in campagna. signori giurati, che può sapere un pover uomo che butta sangue in campagna dalla mattina del lunedì alla sera del sabato? sono disgrazie che possono capitare a tutti. 5421_5568_000182 ricordo sempre con quanta remissione aspettò il suo turno un povero vecchietto arrivatomi da lontano, un certo maestro, icilio saporini, spatriato in america nel alla caduta della repubblica romana. 5421_5568_000183 chiostro. ciociarette che fanno all'amore in piazza di spagna, butteri a cavallo dietro una staccionata. tempietti di vesta con tramonti al torlo d'uovo, rovine d'acquedotti in salsa di pomodoro, poi tutti i peggio. fattacci di cronaca per le pagine a colori dei giornali illustrati. 5421_5568_000184 parai le mani per arrestarlo, sorridendo e dicendo: va bene, va bene, ma e lei, scusi, io come io si lamenta del suo autore. 5421_5568_000185 tararà. si strinse nelle spalle e disse: ecco, eccellenza, loro signori sono alletterati e quello che sta scritto in codeste carte lo avranno capito. io abito in campagna, eccellenza. ma se in codeste carte sta scritto che ho ammazzato mia moglie, è la verità e non se ne parla più. 5421_5568_000186 se n'era accorto bene, vagando quella mattina, libero, finalmente fuori della sua carcere, poiché la moglie e i figliuoli non avevano più bisogno di lui. era uscito di casa col fermo proposito di non ritornarvi mai più. 5421_5568_000187 su, su, all'opera, all'opera. caro signore, i riscatti, lei subito, subito mi faccia viver, lei che ha compreso bene tutta la vita che è in me, a questa proposta, avventata furiosamente come conclusione del lunghissimo sfogo. 5421_5568_000188 per aver musicato non so che inno patriottico e ritornato in italia dopo quarantacinque anni, quasi ottantenne, per morirvi cerimonioso. col suo vocino di zanzara lasciava passar tutti innanzi a sé. 5421_5568_000189 perdoni, signor presidente, ma così finiremo d'imbalordire questo pover uomo. i pare ch'egli abbia ragione di dire che la colpa non è stata sua, ma della moglie che lo tradiva col cavalier fiorìca, è chiaro. 5421_5568_000190 ma sì, caro dottore, tutto questo sta bene, gli dissi, ma non vedo ancora che cosa ella possa volere da me. ah no, non vede, fece il dottor fileno. ho forse sbagliato strada? sono caduto per caso nel mondo della luna? ma che razza di scrittore è lei? scusi, 5421_5568_000191 e s'impongono con tanta petulanza e prepotenza ch'io mi vedo costretto qualche volta a sbrigarmi di loro. lì per lì, parecchi di questa lor furia, poi si pentono amaramente e mi si raccomandano per avere accomodato chi un difetto e chi un altro. 5421_5568_000192 così, ora, con la stessa diffidenza, ma pur con la stessa rassegnazione, tararà recava il suo caso nell'ingranaggio della giustizia. 5421_5568_000193 per non provocare nuove risate, il presidente fece le altre interrogazioni, rispondendo da sé a ognuna. è vero, è vero? infine, disse: sedete ora. sentirete dal signor cancelliere di che cosa siete accusato. 5421_5568_000194 e finalmente, un giorno ch'ero ancor convalescente d'una lunga malattia, me lo vidi entrare in camera, umile, umile, con un timido risolino su le labbra. 5421_5568_000195 con pazienza, con buona grazia, m'ingegno di far vedere e toccar con mano che la mia domanda non è superflua, perché si fa presto a volerci in un modo o in un altro. tutto sta poi se possiamo essere quali ci vogliamo. 5421_5568_000196 ma dunque, sul serio, lei non comprende l'orrore della tragedia mia: avere il privilegio inestimabile di esser nato personaggio oggi come oggi. voglio dire oggi che la vita materiale è così irta di vili difficoltà che ostacolano, deformano, immiseriscono ogni esistenza. 5421_5568_000197 tori in fuga e crolli di campanili, guardie di finanza e contrabbandieri in lotta. salvataggi eroici e pugilati alla camera dei deputati. 5421_5568_000198 non si sognava neppure il dottor fileno di trarre dal passato ammaestramenti per il presente. sapeva che sarebbe stato tempo perduto. e da sciocchi, perché la storia è composizione ideale d'elementi raccolti secondo la natura: le antipatie. 5421_5568_000199 gli era morta, per esempio, da pochi giorni, una figliuola. un amico era andato a trovarlo per condolersi con lui della sciagura. ebbene, lo aveva trovato già così consolato, come se quella figliuola gli fosse morta da più che. 5421_5568_000200 siamo e non siamo, caro dottore, e sottoponga insieme con noi al suo famoso cannocchiale rivoltato i fatti più notevoli, le questioni più ardenti e le più mirabili opere dei. 5421_5568_000201 non mi scacci, per carità, non mi scacci i accordi, cinque soli minuti d'udienza, con sopportazione di questi signori, e si lasci persuadere, per carità. 5421_5568_000202 questa volta scoppiò a ridere senza volerlo. anche il presidente non se ne parla più. aspettate e sentirete caro se se ne parlerà. 5421_5568_000203 che strazio in mezzo a quel primo verde così vivido e fresco d'infanzia: sentirsi grigi i capelli, arida la barba, sapersi vecchio. 5421_5568_000204 smarrito, combattuto. guardò l'avvocato, guardò l'uditorio e alla fine debbo. debbo dire di no, balbettò. ah, broccolo. gridò un vecchio contadino dal fondo. 5421_5568_000205 c'era il silenzio che, formidabilmente sospeso, attendeva il fruscio dell'erba a un primo passo di lui verso il fiume, e c'erano tutti quei fili d'erba che sarebbero rimasti lì, tali e quali, sotto il chiarore umido e blando della luna. 5421_5568_000206 là, tordi, per tutti i negozianti di quadretti di genere, cavalieri piumati e vestiti di seta che si battono a duello in cantina, cardinali parati di tutto punto che giuocano a scacchi in un chiostro. 5421_5568_000207 e aveva trovato, senza bisogno di morire, la pace, una pace austera e serena, soffusa di quella certa mestizia senza rimpianto che serberebbero ancora i cimiteri su la faccia della terra anche quando tutti gli uomini vi fossero morti. 5421_5568_000208 le simpatie, le aspirazioni, le opinioni degli storici e che non è dunque possibile far servire questa composizione ideale alla vita che si muove con tutti i suoi elementi ancora scomposti e sparpagliati. 5421_5568_000209 a soffocare in quel mondo d'artifizio dove non posso né respirare né dare un passo, perché è tutto finto, falso, combinato, arzigogolato, parole e carta, carta e parole. 5421_5568_000210 ma non sapeva ancora che cosa avrebbe fatto né dove sarebbe andato a finire. vagava, vagava. era stato sul gianicolo e aveva mangiato in una trattoria lassù e bevuto- sì, bevuto più più di tre bicchieri. la verità. 5421_5568_000211 capisco, capisco, è sempre per colpa di quel mio assassino. ha dato appena, appena e in succinto di passata un'idea delle mie teorie, non supponendo neppure lontanamente tutto il partito che c'era da trarre da quella mia scoperta del cannocchiale rivoltato. 4998_5568_000000 il corpo di quella bimba. sì, viveva e si nutriva e cresceva sotto le carezze e le cure della mamma morta. la mamma, lei aveva cominciato a non sentire più neanche il suo corpo. 4998_5568_000001 fissando gli occhi nel vuoto, didì vide le stanze di quel fosco palazzo. non c'era già stata una volta? sì, in sogno, una volta, per restarvi per sempre, una volta. 4998_5568_000002 no, vi dico: riprese convulso don nuccio, trattenendolo per un braccio. in nome di dio vi dico: non entrate. 4998_5568_000003 poteva esser volere di dio che, in quella miseria nera come la pece, l'unico lume di carità gli venisse da quel demonio in veste da prete. 4998_5568_000004 ventotto. no, le aveva detto cocò, ridendo di quella vampata di sdegno, che ventotto didì ventisette. siamo giusti: ventisette e qualche mese. 4998_5568_000005 poi, quasi senza badare a quello che faceva, la sturò pian piano e lentamente l'accostò alle labbra, tenendo fissi gli occhi ai due che dormivano. 4998_5568_000006 le avevano fatto indossare quella veste lunga per trascinarla lì, a quella laida impresa che non faceva l'uomo, solo luigi pirandello, più loro alcuna impressione. giusto lì la trascinavano, a zùnica, ch'era il paese di sogno della sua infanzia felice. 4998_5568_000007 e grattandosi con ambo le mani, la fronte gemeva. oh, benedetto il nome del signore. mi lasci pensare ai casi miei, signorina. 4998_5568_000008 e l'aveva registrata, lui, don nuccio, al banco, la scommessa di quel vicino. ecco una prova della sua. 4998_5568_000009 ma se li taglierà, puoi esserne sicura. se li taglierà, ogni mattina all'alba esce solitario, ti piace? solitario e avvolto in un mantello per una lunga passeggiata fino alla montagna. 4998_5568_000010 era anzi il suo modo d'intercalare, e ogni volta s'aggiustava sui polsi la rimboccatura delle maniche. 4998_5568_000011 don nuccio strinse le pugna: se la sua figliuola moriva, egli non aveva più bisogno di nulla, di nessuno, tanto meno poi di colui che, soccorrendo ai bisogni del corpo, gli dannava. 4998_5568_000012 anche del capo, ora accompagnava l'offerta che egli si sentì forzato a protendersi, ad allungare, una mano tremante verso la mano della vergine, e già stava per riceverne il rosario. 4998_5568_000013 ch'io parli a mezz'aria. va là che tu m'intendi e intendi anche più ch'io non dica, perché è molto difficile esprimere questo sentimento oscuro che mi domina e mi sconvolge. 4998_5568_000014 don nuccio cadde sui ginocchi, annichilito. quanto tempo stette lì sul pianerottolo come un sacco vuoto. chi lo portò in chiesa davanti alla nicchia della vergine si ritrovò là come in sogno, prosternato con la faccia sullo scalino della nicchia. 4998_5568_000015 il padre, il fratello s'erano messi a vivere per conto loro, fuori di casa, certo, e quegli atti della vita che seguitavano a compiere lì, insieme con lei. 4998_5568_000016 esse ci rimettono per un momento nello stato di incandescenza per cavar da noi un altro essere condannato alla morte. tanto fanno e tanto dicono che alla fine ci fanno cascare. 4998_5568_000017 cocò la sera avanti le aveva detto che finalmente era venuto il tempo di pensare sul serio ai casi loro. didì aveva sgranato tanto. 4998_5568_000018 ma avete potuto riderne perché non vi siete mai affondati a considerare il mio bisogno smanioso di presentarmi a me stesso nello specchio con un aspetto diverso, di illudermi di non esser sempre quell'uno, di vedermi un altro. 4998_5568_000019 i sentite le ali. bene, facciamoci una bella volatina, per sollievo i conduco io. la figliuola stava a guardare dal letto con tanto d'occhi sbarrati, sgomenta, angosciata, levata su un gomito. 4998_5568_000020 poi, come se in tempo che lo fissava avesse maturato in sé una feroce vendetta, scoppiò in una risata di scherno, ripeté tre volte con crescente sprezzo: bestia, bestia, bestia e se n'andò. 4998_5568_000021 e don nuccio cadde come fulminato. subito un uomo accorse vociando. lo afferrò per le braccia, lo tirò su in piedi scrollandolo, malmenandolo. 4998_5568_000022 e vide mentre beveva che il padre alzava una mano nel sonno per scacciare una mosca che gli scorreva su la fronte lieve. 4998_5568_000023 eccola già. a lui era morta la prima figlia, assunta di dodici anni come te. quella non ti perdona, nuccio d'alagna. 4998_5568_000024 lo specchio per sé non vede lo specchio. è come la verità. ti pare ch'io farnetichi? 4998_5568_000025 e scoperti aveva anche sotto non solo i piedacci, imbarcati in due grossi scarponi contadineschi, ma spesso perfino i fusoli delle gambe cotti dal sole. 4998_5568_000026 casi loro, che casi ci potevano esser, casi anche per lei, a cui pensare. e per giunta, sul serio, dopo la prima sorpresa, una gran risata. 4998_5568_000027 bagheria sparsa tra il verde bianca, sotto il turchino ardente del cielo. l'anno scorso era stata anche più vicino, tra i boschi d'aranci di santa flavia, e ancora con le vesti corte. 4998_5568_000028 ma sempre per la stessa ragione: perché siete vigliacchi, perché avete paura di voi stessi, cioè di perdere mutando la realtà che vi siete data. 4998_5568_000029 e pensa, oh, pensa che da giovine fino a venticinque anni, cioè finché non lo richiamarono a zùnica per il rovescio finanziario, lui fece vita. e che vita, cara mia. 4998_5568_000030 fissate anch'esse per la morte e che pur l'hanno in sé, la trappola per quelli che verranno. la trappola per noi uomini è in loro, nelle donne. 4998_5568_000031 e mentre don bartolo addormentava la sonnambula, muto l'uomo. solo luigi pirandello, spettrale, con le mani sospese sul capo di lei, al lume vacillante d'un lampadino a olio. 4998_5568_000032 e cocò te le saluto. quelle ormai non si vedranno più. gliele aveva guardate e le aveva salutate con ambo le mani. poi, sospirando, aveva soggiunto. 4998_5568_000033 tante ne ho viste e ancora non ho finito. vergine santa, e sempre v'ho lodata morire io prima. no, voi non avete voluto. sia fatta la vostra santa volontà. comandatemi, e sempre fino all'ultimo. 4998_5568_000034 aveva aperto la finestra. e che carezze a quel capino bagnato dalla pioggia. poi se l'era posato su la spalla, come un tempo, ed esso, a bezzicargli il lobo dell'orecchio, si ricordava, dunque lo riconosceva. 4998_5568_000035 zùnica per didì era un paese di sogno lontano, lontano, ma più nel tempo che nello spazio. da zùnica, infatti, il padre recava un tempo a lei, bambina. 4998_5568_000036 quasi che anch'esso si fosse diradato, come tutt'intorno la vita della famiglia, la realtà che lei non riusciva più a toccare in nulla. 4998_5568_000037 lasciamo fare a dio. arrischiava soltanto con un sospiro. a quando, a quando? ma don bartolo gli dava subito sulla voce un corno. 4998_5568_000038 come lei, per far più presto, la chiamava donna. be, pensava sempre ai casi suoi. investita spinta, trascinata da certi suoi furibondi impeti improvvisi, la poveretta fingeva di mettersi a frignare. 4998_5568_000039 intravedendo su la piazza assolata l'ombra del cippo che sorgeva davanti la chiesa, come se quell'ombra si rizzasse d'improvviso dalla piazza assumendo l'immagine di don bartolo scimpri. 4998_5568_000040 doveva essere una tristezza divoratrice se, in sì poco tempo, suo fratello, già così fresco e candido, s'era ridotto a quel modo. se rorò campi la sua amicuccia. dopo un anno appena ne era morta. 4998_5568_000041 era tempo di finirla con tutta quella sciocca commedia delle pratiche esteriori del culto. messe e quarant'ore e paragonava il prete nella lunga funzione del consacrar l'ostia per poi inghiottirsela al gatto che prima scherza col topo e poi se lo mangia. 4998_5568_000042 e quell'amministrazione da cui per vent'anni al padre era venuta la larga agiatezza della quale loro due, cocò e didì, avevano sempre goduto, sarebbe finita tra pochi mesi. 4998_5568_000043 tremavano, tremavano allorché, lasciando nel tugurio la donna addormentata, egli li invitava a uscir con lui all'aperto e li faceva inginocchiare sulla nuda terra sotto il cielo stellato. 4998_5568_000044 non vuole ancora finire. non ti sembra atroce restar così per un punto solo, ancora preso nella trappola senza potersi liberare? 4998_5568_000045 ma eran rimaste stampate a muro sulla vecchia carta da parato scolorita, qua e là strappata e con gli strambelli pendenti, le impronte degli altri mobili pegnorati e svenduti. 4998_5568_000046 nell'antico palazzo, dove non si poteva far altro che dormire come dormivano quei due, provò a un tratto in quel fantasticare che assumeva nel suo spirito una realtà massiccia, ponderosa, infrangibile. 4998_5568_000047 tutto ciò che si toglie dallo stato di fusione e si rapprendende in questo flusso continuo, incandescente e indistinto, è la morte. 4998_5568_000048 forse perché era sempre assente da se stessa, lontana. tutto era sospeso, fluido e irrequieto dentro di lei. 4998_5568_000049 didì aveva aggrottato le ciglia. che vuol dire? vuol dire, vuol dire che ci sono altre attorno al marchese, ecco, e una, specialmente una. 4998_5568_000050 e la vergine moveva la mano da cui pendeva un rosario d'oro e di perle. tieni, ripetevano le labbra più visibilmente, poiché egli se ne stava lì come impietrito. 4998_5568_000051 ma io, io posso pensare a lui e penso che sono un germe di quest'uomo che non si muove più, che se sono intrappolato in questo tempo e non in un altro lo debbo a lui. 4998_5568_000052 con gli occhi costantemente pieni d'angoscia e con le lunghe mani esili e fredde che le tremavano di timidezza, incerte e schive. doveva essere la purezza e la bontà in persona, poverina, non aveva mai dato un passo fuori del palazzo. 4998_5568_000053 e se viene? fece agatina sorridendo: lo caccio via. disse allora don nuccio, e uscì risoluto dalla camera. questo voleva dio, e perciò lo lasciava in vita e gli toglieva la figlia. voleva un atto di ribellione alla tirannia di quel demonio. 4998_5568_000054 don bartolo saliva pian piano gli ultimi scalini, alzò il capo, vide don nuccio sul pianerottolo a capo di scala e lo salutò al solito, benedicite. 4998_5568_000055 avrebbe ella sempre sentito quel vuoto, quella smania di un'attesa ignota di qualche cosa che dovesse venire a colmarglielo quel vuoto e a ridarle la fiducia, la sicurezza, il riposo. 4998_5568_000056 bruttina era sì, ma pazienza per moglie poteva passare. era tanto buona poi, e avvezza a non aver mai nulla, si sarebbe contentata anche di poco. 4998_5568_000057 dove nessuna delle sorelle morte prima era voluta andare, ci si moriva lo stesso. no, don nuccio scoteva un dito con convinzione: era un'altra cosa, più pulita. 4998_5568_000058 più pensare. se ci fosse uno in questa stanza, si alzerebbe e accenderebbe un lume. io non accendo il lume perché non ci sono più. 4998_5568_000059 doveva restar solo lui, invece, assistere anche alla morte di quell'ultima innocente. così voleva dio. 4998_5568_000060 e serii, molto serii, come quella sua veste lunga da viaggio, fin da bambina, vedendo andare il padre ogni settimana, e talvolta anche due volte la settimana, a zùnica. 4998_5568_000061 viene, disse anche quel giorno don nuccio alla figlia, la quale dopo quel forte assalto di tosse s'era sentita subito meglio, davvero sollevata, e insolitamente s'era messa a parlare non di guarigione- no, fino a tanto non si lusingava, ma 4998_5568_000062 a un tratto, nel delirio della preghiera, vide il miracolo. un riso muto, quasi da pazzo, gli s'allargò smisuratamente nella faccia trasfigurata. sì, 4998_5568_000063 didì, al primo annunzio, era diventata in volto di bragia e gli occhi le avevano sfavillato di sdegno. lo sdegno era scoppiato in lei. 4998_5568_000064 liberatemene, vergine, maria, liberatemene voi. inginocchiato sullo scalino innanzi alla nicchia della vergine, lì tutta parata di gemme e d'ori, vestita di raso azzurro, col manto bianco stellato. 4998_5568_000065 io non la vidi, non vidi che mi veniva addosso, forse non mi vide neanche lei? all'urto gittò un grido. finse di svenire tra le mie braccia, sul mio petto. 4998_5568_000066 aveva anche sognato tutta una notte, di ritorno dal teatro, di farsi ballerina sì e suora di carità, la mattina dopo, quand'erano venute per la questua le monacelle del boccone del povero. 4998_5568_000067 colossale che scoteva il capo di nuovo, in quella sua risata diabolica, diede un grido e s'abbandonò inerte tra le braccia della gente che lo trascinava. 4998_5568_000068 perché le calze di cotone, a furia di rimboccarle da capo, attortigliate in un punto perché si reggessero, s'erano slabbrate e gli ricadevano sulla fiocca dei piedi. 4998_5568_000069 don nuccio alzava gli occhi lagrimosi al volto sorridente della madre divina. a lei si rivolgeva di preferenza perché gl'impetrasse da dio il perdono, non tanto per il pane maledetto che mangiava, non tanto per quelle scritture diaboliche che gli toccava di ricopiare. 4998_5568_000070 aveva lo strascico finanche negli sguardi. alzava a tratti le sopracciglia come a tirarlo su questo strascico dello sguardo e teneva alto il nasino ardito, alto il mento con la fossetta e chiusa la bocca. 4998_5568_000071 la prima volta lo aveva fatto per la figlia, per trovare nel sonno magnetico l'erba che gliela doveva guarire. 4998_5568_000072 vive dio, vive vive quelle labbra e con così vivo, vivo e pressante invito, il gesto della mano e anche del capo. 4998_5568_000073 un corno. gli rispondeva però volta per volta don bartolo scimpri, l'unico che non avesse paura, ormai, d'avvicinarlo. 4998_5568_000074 o la fiammella del lampadino crepitava a un soffio d'aria. un brivido coglieva quei contadini intenti e raggelati dalla paura. trovato il tesoro, sarebbe sorta la chiesa nuova, aperta all'aria e al sole, senz'altari e senz'immagini. 4998_5568_000075 e le avevano messo quella veste lunga. ora, così, su un corpo che lei non si sentiva assai più del suo corpo pesava quella veste. 4998_5568_000076 ladro, vecchio e ladro dentro la casa del signore spogliare la santa vergine, ladro, ladro, e lo trascinava così, apostrofandolo e sputandogli in faccia verso la porta della chiesa. 4998_5568_000077 parecchi chilometri lontano dal paese. aveva queste notizie dal padre. lei non era mai stata più là di bagheria presso palermo per la villeggiatura. 4998_5568_000078 ciò che i nuovi sacerdoti vi avrebbero fatto. don bartolo veniva ogni giorno a spiegarlo a don nuccio d'alagna, il quale era pure il solo che, almeno in apparenza, stesse a sentirlo senza ribellarsi o scappar via con le mani agli orecchi. 4998_5568_000079 era come perduto in quella sua enorme giacca, che non si sapeva più di che colore fosse e che dava a vedere che anche la carità, se ci si mette, può apparire beffarda. 4998_5568_000080 don nuccio s'era dovuto arrendere a questa lampante verità e se n'era andato da quel botteghino piangendo. era un sabato sera e nella casa dirimpetto, quello stesso vicino che aveva cacciato il ciuffolotto dalla gabbia festeggiava una vincita. 4998_5568_000081 e che strana impressione di dolore, misto a ribrezzo, provava da alcun tempo nel vederlo da quella trista vita impenetrabile, accostarsi a lei. 4998_5568_000082 senza più guida, senza più nulla di consistente attorno. non sapeva che cosa dovesse fare della vita, qual via prendere. un giorno avrebbe voluto essere in un modo, il giorno appresso in un altro. 4998_5568_000083 il fratello maggiore, quel birbante di cocò il quale, col capo abbandonato su la spalliera rossa dello scompartimento di prima classe, tenendo gli occhi bassi e la sigaretta attaccata al labbro superiore, di tanto in tanto le sospirava stanco. 4998_5568_000084 piange. vedi, piange sempre così e fa piangere anche me. forse vuol essere liberato. lo libererò qualche sera insieme con me. 4998_5568_000085 come per mezzo della sonnambula, ne aveva una che lo ajutava anche a indovinar le malattie, perché don bartolo curava anche i malati, i curava con certi intrugli estratti da erbe speciali, sempre secondo le indicazioni di quella sonnambula. 4998_5568_000086 questo è mio padre. da sette anni sta lì, non è più niente. due occhi che piangono, una bocca che mangia, non parla, non ode, non si muove più. 4998_5568_000087 passiamo questo mare, rispondeva cupamente don bartolo con la fronte contratta, quasi in un supremo sforzo di volontà. scendiamo a napoli, don nuccio, vedrete che bella città. 4998_5568_000088 preso co-a-gu-la-to fissato durerà un pezzetto, sta bonino. 4998_5568_000089 voliamo don nuccio, voliamo. gli diceva don bartolo, tenendogli i pollici delle due mani. mentr'egli già dormiva e vedeva. 4998_5568_000090 fuori, in continente, a roma, a firenze, corse, il mondo fu a parigi, a londra. ora, pare che da giovanotto abbia amato questa cugina di cui t'ho parlato, che si chiama fana lopes. 4998_5568_000091 sono perciò così feroce l'uomo, solo luigi pirandello, una trappola infame. se l'avessi veduta una madonnina timida, umile. 4998_5568_000092 sa quale altra mano, ma per loro è lo stesso. tengono dentro per ora i vostri abiti, vuote spoglie appese che hanno preso il grinzo, le pieghe dei vostri ginocchi stanchi, dei vostri gomiti aguzzi. 4998_5568_000093 ma sento che il corpo di giorno in giorno stenta vie più a seguire lo spirito irrequieto: casca, casca. ha i ginocchi stanchi e le mani grevi. vuole il riposo, glielo darò. 4998_5568_000094 egli guardava, smarrito, angosciato dalla commozione, su questo e su quel letto. alla fine, il prete gli diceva qua: 4998_5568_000095 per farsi insegnare dalla sonnambula il luogo preciso di certe trovature: tesori nascosti che dicevano di saper sotterrati nelle campagne del circondario al tempo della rivoluzione. 4998_5568_000096 ma ogni cosa, come quella giacca, la sua miseria, le sue disgrazie. la nudità della casa, pur tutta piena di sole ma anche di mosche, dava l'impressione di una esagerazione quasi inverosimile. 4998_5568_000097 finché il movimento non cessa del tutto nella forma irrigidita. abbiamo finito di morire e questo abbiamo chiamato vita. 4998_5568_000098 e forse le sarebbe toccato di sostituire la cognata nelle cure di quelle due vecchie ottuagenarie, seppure il padre fosse riuscito nella sua insidia. 4998_5568_000099 tre ore dopo arrivò, piccola morta, con quella sua veste lunga a zùnica, al paese di sogno della sua infanzia felice. 4998_5568_000100 ci siamo, domandò afflitto e premuroso don bartolo, interpretando l'agitazione del vecchio come cagionata dall'imminente sciagura. lasciatemela vedere. 4998_5568_000101 ora comincia a far freddo. accenderemo una di queste sere un po di fuoco, se ne vuoi profittare. no, eh, i ringrazii. 4998_5568_000102 ma è più facile che il marchese guarda. per farle dispetto, sposi un'altra cugina zitellona, questa una certa tuzza la dia. 4998_5568_000103 e un berretto in capo di velluto anch'esso ricamato e col fiocco di seta bello lungo. il baronello cocò la virtù. come sarò bello, didì mia. 4998_5568_000104 sa d'una breve tregua del male che le permettesse di lasciare un po il letto. sentendola parlar così, don nuccio s'era sentito morire, o vergine maria, che quello fosse l'ultimo giorno. 4998_5568_000105 beato il capo su cui si posano in cielo codeste mani. se io ne sono degno, ora mi soccorreranno, m'ajuteranno a provvedere alla figlia mia? 4998_5568_000106 poi ripigliamo il volo e andiamo a roma a molestare il papa, ronzandogli attorno in forma di calabrone. l'uomo solo luigi pirandello, ah, vergine maria, madre santissima. andava poi a pregar don nuccio davanti alla nicchia. 4998_5568_000107 rideva in silenzio nel suo cuore malvagio e aspettava finché una sera fu qua in questa stanza. 4998_5568_000108 le giornate eran passate per didì come nuvole davanti alla luna. quante sere senz'accendere il lume nella camera silenziosa non se n'era stata dietro le alte invetriate della finestra a guardar le nuvole bianche e cineree che avviluppavano la luna? 4998_5568_000109 in pochi anni aveva veduto sciuparsi la freschezza del bel volto fraterno, alterarsi l'aria di esso, l'espressione degli occhi e della bocca. 4998_5568_000110 un senso di vuoto così arido, una così soffocante e atroce afa della vita che istintivamente, proprio senza volerlo, cauta. allungò una mano alla borsetta di cuojo che il padre aveva posato aperta sul sedile. 4998_5568_000111 questa è la vela, esclamava battendosi la fronte: ci soffia lo spirito divino. poi si prendeva con due dita il nasone e questo il timone. 4998_5568_000112 invece, sorridendo, con le ciglia alzate, gli rispondeva senza scomporsi: caro mio, sei un cretino. ridere della sua veste lunga e anche, se vogliamo, delle arie che si dava. 4998_5568_000113 e s'era messo a passeggiare melenso. melenso col collo torto, gli occhi bassi, il bocchino appuntito, le mani una su l'altra pendenti dal mento a barba di capro. 4998_5568_000114 stammi a sentire. tu non puoi darmi torto. nessuno, ragionando così in astratto, può darmi torto. quello che sento io, senti anche tu e sentono tutti. 4998_5568_000115 cinta da ogni parte dai lividi tufi arsicci delle zolfare e da scabre rocce gessose fulgenti alle rabbie del sole, e che quei frutti, non più gli stessi della sua infanzia, venivano da un feudo detto di ciumìa. 4998_5568_000116 mi fai schifo, ecco schifo. gli aveva allora gridato. didì tutta fremente, mostrandogli le pugna e cocò. 4998_5568_000117 e prima ancora che don bartolo ponesse il piede su la scala, egli, seduto accanto alla figlia, presentiva ogni volta con un tremore di tutto il corpo la venuta di lui. 4998_5568_000118 nella nostra forma separata, staccata e fissata. ma ecco, a poco a poco si rallenta, il fuoco si raffredda, la forma si dissecca. 4998_5568_000119 la coscienza don nuccio mio, io ce l'ho, ma sono anche ricevitore del lotto. gli aveva detto lo spiga che da tant'anni lo teneva nel suo botteghino. 4998_5568_000120 tutta la vita s'era come diradata e fatta vana. con la scomparsa di lei, tutte le cose pareva avessero perduto il loro corpo e fossero diventate ombre. e che sarebbe avvenuto domani? 4998_5568_000121 con un gesto molto espressivo, cocò le aveva lasciato immaginare una straordinaria bellezza: vedova sai su i trent'anni, cugina per giunta e con gli occhi socchiusi. s'era baciate le punte delle dita. 4998_5568_000122 chiesa accorse gente dalla piazza e ora, tra un coro d'imprecazioni rafforzate da calci, da sputi e da spintoni, don nuccio d'alagna, insensato, dono balbettava gemendo, dono della vergine maria. 4998_5568_000123 no, no, non so. non voglio rassegnarmi a dare anch'io lo spettacolo, miserando, di tutti i vecchi che finiscono di morir lentamente. 4998_5568_000124 la quale era composta, salvo errore, di tre fratelli e di una sorella. salvo errore perché nell'antico palazzo in cima al paese c'erano anche due vecchie ottuagenarie, due znne. 4998_5568_000125 i riscosse alla fine la sua risata, una risata diabolica. l'ho qua ancora negli orecchi, rise, rise, scappando la malvagia rise della trappola che mi aveva teso con la sua modestia. 4998_5568_000126 con l'abito da sposa dopo il matrimonio col marchese andrea dai capelli lunghi. che razza di discorsi. quel cocò ora in treno didì guardava il fratello sdrajato sul sedile dirimpetto e si sentiva prendere a mano a mano da una gran pena per lui. 4998_5568_000127 certi freschi, deliziosi frutti fragranti, che poi non aveva saputo più riconoscere, né per il colore, né per il sapore, né per la fragranza, in tanti altri che il padre le aveva pur recati di là. 4998_5568_000128 in confidenza, però potresti chiamarlo nenè, come lo chiama agata l'uomo. solo luigi pirandello, cioè titina, sua sorella, è davvero un uomo. nenè sai, ti basti sapere che ha avuto la la, come si chiama. 4998_5568_000129 liberatemi voi da questo demonio che mi tiene. e lo teneva davvero. bastava che don bartolo lo guardasse in un certo modo perché d'un tratto avvertisse un curioso abbandono di tutte le membra e gli occhi gli si chiudessero da sé. 4998_5568_000130 pirandello, l'anima verme di terra. ti schiaccerei sotto il piede se non mi facessi schifo e pietà insieme. guardami negli occhi, guardami. chi ti darà da sfamarti, chi ti darà da sotterrare la figlia? 4998_5568_000131 e di riconoscere quindi che essa non era altro che una vostra illusione, che dunque non esiste alcuna realtà se non quella che ci diamo noi. 4998_5568_000132 e un po voleva chiudersi tutta in se stessa e andar vagando per il mondo assorta nella scienza teosofica, come frau wenzel, la sua maestra di tedesco e di pianoforte, un po voleva dedicarsi tutta all'arte, alla pittura. 4998_5568_000133 e l'aveva baciata in bocca. via da quel giorno e per sempre. tavolozza, pennelli e cavalletto. il cavalletto glielo aveva rovesciato addosso e, non contenta, gli aveva anche scagliato in faccia il fascio dei pennelli. 4998_5568_000134 quanto per un altro peccato, senza dubbio più grave di tutti. lo confessava tremando: si prestava a farsi addormentare da don bartolo come la sonnambula. 4998_5568_000135 si vedevano solo in quel viso le fosse azzurre degli occhi, ma in l'uomo solo luigi pirandello, compenso poi tutt'intorno sul guanciale un incendio al sole dei capelli rossi di lei. 4998_5568_000136 e gli dava da ricopiare per elemosina, a un tanto a pagina i capitoli della nuova fede che scarabocchiava la notte. gli portava anche da mangiare e qualche magica droga per la figliuola ammalata. 4998_5568_000137 e lo attirava presso la sponda d'uno di quei letti ove giaceva, moribonda irriconoscibile, quella sciagurata che, dopo avergli messo al mondo sei creaturine, se n'era scappata di casa per andar poi a finir lì. 4998_5568_000138 dopo il serio discorso che le aveva tenuto la sera avanti a proposito di questo viaggio misterioso a zùnica. era o non era questo viaggio una specie di spedizione, un'impresa, qualcosa come la scalata a un castello ben munito in cima a una montagna? 4998_5568_000139 sì, sì, andiamo fuori, andiamo fuori. amico mio, vedo che tu hai bisogno di rivedere il sole per via. 4998_5568_000140 tuttora didì. ne sentiva un desiderio angoscioso che la faceva piangere, insaziabilmente inginocchiata innanzi a un antica cassapanca, ov'erano conservate le vesti della madre. 4998_5568_000141 scaccio subito ogni idea che tenda a raffermarsi in me, interrompo subito ogni atto che tenda a divenire in me un'abitudine. non voglio doveri, non voglio affetti, non voglio che lo spirito mi s'indurisca anch'esso in una crosta di concetti. 4998_5568_000142 la quale, già nei quindici giorni ch'egli s'era trattenuto a zùnica, aveva mostrato, pur con la timidezza che le era propria, di vedere in lui il suo salvatore. ma sì, certamente era interesse dei fratelli e specie di quel così detto cavaliere. 4998_5568_000143 rivedeva difatti col pensiero una lunga corsia lucida con tanti e tanti lettini bianchi in fila di qua e di là e un finestrone ampio, in fondo, sull'azzurro del cielo. 4998_5568_000144 là celse more, in rustici ziretti di terracotta tappati con pampini di vite perine, ceree da una parte e sanguigne dall'altra, con la corona e susine iridate e pistacchi e lumie. 4998_5568_000145 lo meno. vedi queste unghie affondarle nella faccia d'ogni femmina bella che passi per via stuzzicando gli uomini. 4998_5568_000146 un mascalzone, così poteva entrarle in casa e permettersi come niente di baciarla in bocca. che schifo le era rimasto di quel bacio: s'era stroppicciate fino a sangue le labbra e ancora, a pensarci istintivamente, si portava una mano alla bocca. 4998_5568_000147 e che qualcuno, vedendolo passare, faceva certi atti. l'uccellino gli era rimasto in casa tutto l'inverno a saltellare e a svolare, cantando per le due stanzette. 4998_5568_000148 com'era stato. lei a un certo punto gli aveva domandato vermiglione o carminio, e lui: muso di cane, signorina carminio, così. 4998_5568_000149 lui eccolo viene, diceva. e poco dopo, difatti, ecco don bartolo che salutava il padre e la figlia col cupo. vocione benedicite. 4998_5568_000150 e ancora attaccato al muro qualche resto dei ragnateli un tempo nascosti da quei mobili. la luce era tanta, in quella stanza nuda e sonora, che quasi si mangiava il pallore del viso emaciato dell'inferma giacente sul letto. 4998_5568_000151 lasciarono la cassa mortuaria aperta. quando la portarono in chiesa a san domenico la mattina io ero là in chiesa, vidi la bara tra i ceri e mi accostai. 4998_5568_000152 e non il padre soltanto, anche cocò le pareva che fosse rimasta lei sola a vivere ancora della vita della casa, o piuttosto a sentire il vuoto di essa, dopo la scomparsa di colei, che la riempiva tutta e teneva tutti uniti. 4998_5568_000153 basta. aveva concluso la sera avanti. cocò ora chinati didì e tienti con la punta delle dita l'orlo della veste su le gambe. stordita da quel lungo discorso, didì s'era chinata domandando perché. 4998_5568_000154 più e pazienza. cacciar via un uccellino, ma cacciar via anche lui, buttarlo in mezzo a una strada con la figlia moribonda: c'era coscienza. 4998_5568_000155 sedile. il turacciolo smerigliato della fiala aveva già attratto con la sua iridescenza lo sguardo di lei. il padre, il fratello seguitavano a dormire e didì stette un pezzo a esaminare la fiala che luceva col veleno roseo. 4998_5568_000156 per maneggi e brighe d'ogni sorta, amministratore giudiziario dell'immenso patrimonio di quei marchesi di zùnica. ora, c'era tutto il pericolo di ricadere in quegli stenti che, se anche minori, sarebbero sembrati più duri dopo. 4998_5568_000157 le ferveva negli occhi, vivo il riso delle labbra, e da quelle labbra egli vide muoversi senza suono di voce una parola: tieni. 4998_5568_000158 lo diceva senz'ombra d'irrisione don nuccio d'alagna, che se tutto questo gli accadeva era segno che dio voleva così. 4998_5568_000159 si erano addormentati entrambi in penosi atteggiamenti. ridondava al padre da un lato, premuta dal colletto, la flaccida giogaja sotto il mento e aveva la fronte imperlata di sudore e nel trarre il respiro gli sibilava un po il naso. 4998_5568_000160 contento di qualche briciola di pane. poi, venuto il bel tempo, se n'era andato via. non tutt'a un tratto, però. erano state prima scappatine sui tetti delle prossime case. ritornava la sera, poi non era tornato più. 4998_5568_000161 perché anche le altre figliuole così meglio, meglio ed erano spirate poco dopo. questa dunque la liberazione che la vergine gli concedeva. 4998_5568_000162 ogni mestiere, ogni professione vuole una sua particolar coscienza e uno che sia ricevitore del lotto si può dire che commetta una cattiva azione. 4998_5568_000163 era il primo viaggio lungo di didì da palermo a zùnica, circa otto ore di ferrovia. 4998_5568_000164 prima di recarsi di là. aspettò un pezzetto, sapendo che la figlia non voleva che accorresse a lei subito dopo quegli accessi di tosse, e intanto cancellò col dito quel camposanto segnato sul piano del tavolino. 4998_5568_000165 ciechi, infocati e violenti, là nella loro trappola, anche me, anche me ci hanno fatto cascare, anche me ora, di recente. 4998_5568_000166 ecco davanti a voi, in quella luce, vedete nella camera muoversi con aspetto e andatura spettrale le vostre illusioni del giorno. guardatele bene: hanno le vostre stesse occhiaje enfiate e acquose e la giallezza della vostra insonnia. 4998_5568_000167 no, ecco il padre, il fratello, balzavano dal sonno, le erano sopra. come aggrapparsi più a loro? didì: stese le braccia, ma non prese, non vide, non udì più nulla. 4998_5568_000168 egli avrebbe edificato la chiesa nuova. già pensava ai capitoli della nuova fede. ci pensava la notte e li scriveva, ma prima bisognava trovare il tesoro. 4998_5568_000169 non voleva esser triste, no, voleva anzi esser lieta. alacre, vispa, ma nella solitudine, in quel vuoto, questo desiderio non trovava da sfogarsi altrimenti che in veri impeti di follia che sbigottivano la povera donna bebé. 4998_5568_000170 sposo la virtù didì e ti faccio schifo. ha un annetto anche lei più di me, ma la virtù didì mia ti faccio notare, non può esser molto giovane. 4998_5568_000171 di correre a raggiungere quella malvagia e di strozzarla prima che metta in trappola quell'infelice cavato così a tradimento. da me, amico mio, sono contento di non aver conosciuto mia madre. forse, se l'avessi conosciuta, questo sentimento feroce non sarebbe nato in me. 4998_5568_000172 le pareva ch'egli fosse come arso dentro e quest'arsura interna di trista febbre gliela scorgeva negli sguardi, nelle labbra, nell'aridità e nella rossedine della pelle, segnatamente sotto gli occhi. 4998_5568_000173 il tugurio dov'abitava in un suo poderetto vicino al camposanto. sul paese pareva l'officina d'un mago. i contadini dei dintorni vi si recavano la notte incappucciati e con un lanternino in mano. 4998_5568_000174 degli altri due fratelli. uno era prete don arzigogolo, come lo chiamava il padre, l'altro il così detto cavaliere, un villanzone. bisognava guardarsi dall'uno e dall'altro, e più dal prete che dal villanzone. 4998_5568_000175 al pensiero che egli, pur sempre per lei buon fratellino affettuoso, fosse poi fuori di casa. peggio che un discolo, un vizioso, se non proprio un farabutto, come tante volte nell'ira gli aveva gridato in faccia il padre. 4998_5568_000176 si levò in piedi, si premette forte le mani sulla faccia. papà che hai? gli domandò la figlia sorpresa. viene viene rispose quasi parlando tra sé, e apriva e chiudeva le mani senza curarsi di nascondere. 4998_5568_000177 egli non può pensare a suo padre, che lo fissò settantasei anni addietro, per questa morte, la quale tarda così spaventosamente a compirsi. 4998_5568_000178 perché? perché non aveva egli per gli altri lo stesso cuore che per lei? se era così buono per lei senza mentire, come poteva poi, nello stesso tempo, essere così tristo per gli altri? 4998_5568_000179 e lei lo sapeva, o almeno, se non proprio la certezza, doveva averne il sospetto. perciò rideva di me, di me. rideva di me che l'ammiravo per quella sua presunta incapacità. 4998_5568_000180 vengono a tempo certe promozioni. io non vedrò il mio rimorso, non lo vedrò, ma ho la tentazione in certi momenti. 4998_5568_000181 spettacolo luminoso: acqua, tant'acqua, tant'acqua, diceva difatti ansando don nuccio e pareva che la sua voce arrivasse da lontano, lontano. 4998_5568_000182 anche tu, dunque, povero verme, come tutta questa mandra di bestie. mi credi un demonio? rispondi don nuccio s'era addossato al muro presso la porta. non si reggeva più in piedi e a ogni parola di don bartolo pareva diventasse più piccolo. 4998_5568_000183 no, ma prima non so. vorrei far qualche cosa d'enorme, d'inaudito, per dare uno sfogo a questa rabbia che mi divora. 4998_5568_000184 e aveva seguitato a parlare a lungo, apposta di sé, solamente su questo tono, cioè del bene che pur si riprometteva di fare. perché didì, stuzzicata così da una parte e dall'altra, indispettita di vedersi messa da canto, alla fine domandasse: 4998_5568_000185 la ammiravo perché non dava al marito la soddisfazione di mettere in trappola un altro infelice. credevo che fosse lei e invece no, non mancava per lei, mancava per. 4998_5568_000186 una mattina aveva veduto aprire a un suo vicino di casa che abitava, dirimpetto lo sportello della gabbiola per cacciarne via un ciuffolotto ammaestrato ch'egli alcuni giorni addietro gli aveva venduto per pochi soldi. 4998_5568_000187 petto. chinai il viso, la mia guancia. sfiorò la guancia di lei. sentii vicino l'ardore della sua bocca anelante e 4998_5568_000188 il treno in salita andava lentissimamente, quasi ansimando, per terre desolate, senza un filo d'acqua, senza un ciuffo d'erba, sotto l'azzurro intenso e cupo del cielo. 4998_5568_000189 appena mi vedeva, chinava gli occhi e arrossiva perché sapeva che io altrimenti non ci sarei mai cascato. veniva qua per mettere in pratica una delle sette opere corporali di misericordia. 4998_5568_000190 che fare, signore? che fare? che gran peccato aveva commesso perché anche quel boccone di pane dovesse parergli attossicato per la mano che glielo porgeva. certo, un potere diabolico esercitava quell'uomo su lui. 4998_5568_000191 una è morta, padre a nome delle altre cinque che le terranno dietro, tutte, davvero, una dopo l'altra, ed egli ora era quasi inebetito. 4998_5568_000192 come la mano trema tutta la vostra realtà i si scopre fittizia e inconsistente, artificiale come quella luce di candela. 4998_5568_000193 l'erba non si era trovata, ma egli seguitava ancora a farsi addormentare per provar quella delizia nuova, la beatitudine di quel sonno strano. 4998_5568_000194 il quale aveva con sé, fuori del palazzo, una donnaccia da cui aveva avuto dieci, quindici, venti, insomma non si sa quanti figliuoli. 4998_5568_000195 e tutti i vostri sensi vigilano, tesi con ispasimo, nella paura che, sotto a questa realtà di cui scoprite la vana inconsistenza, un'altra realtà non vi si riveli oscura, orribile: la vera. 4998_5568_000196 dunque veniva qua, i figuro, diceva, con gli occhi bassi, arrossendo, mi figuro che strazio dev'esser per lei, signor fabrizio, vedere il padre da tanti anni in questo stato. 4998_5568_000197 prima di lasciare quell'amministrazione giudiziaria, concludere due matrimoni, dare cioè a didì il marchese andrea e agata a lui cocò. 4998_5568_000198 ho giocato coi peli: gli occhi, il naso, la bocca, gli orecchi, il torso, le gambe, le braccia, le mani. non ho potuto mica alterarli. 4998_5568_000199 siamo tanti morti affaccendati che c'illudiamo di fabbricarci la vita. ci accoppiamo un morto e una morta e crediamo di dar la vita e diamo la morte. un altro essere in trappola. 4998_5568_000200 dormivate con essi lì attorno. ma essi non dormono. stanno lì così di giorno come di notte. la vostra mano li apre e li chiude per ora. domani li aprirà e chiuderà un'altra mano. 4998_5568_000201 aveva ancora in punta, come una fiammellina, la sua fede, la morte, la vita. gli uomini da anni soffiavano, soffiavano per spegnergliela. non c'erano riusciti. 4998_5568_000202 voleva dargli tempo di far penitenza del suo gran peccato e mosse incontro a don bartolo per fermarlo. 4998_5568_000203 la prima. no, veramente cocò era già stato a zùnica col padre circa tre mesi addietro in ricognizione. vi si era trattenuto quindici giorni e aveva conosciuto la famiglia nigrenti. 4998_5568_000204 pochino pochino delle gambe che aveva finora mostrato, e subito aveva pensato alle gambe di rorò campi, morta a letto. aveva voluto riguardarsele sotto le coperte impalate stecchite, immaginandosi morta anche lei dentro una bara. 4998_5568_000205 no, no. come rassegnarmi? e perché se avessi qualche dovere verso altri? forse sì, ma non ne ho. e allora perché? 4998_5568_000206 ora per il viaggio lungo fino a zùnica. indossava anche per la prima volta una veste lunga e le pareva d'esser già un'altra, una damina, proprio per la quale. 4998_5568_000207 io vedo con ribrezzo il mio spirito dibattersi in questa trappola, per non fissarsi anch'esso nel corpo già leso dagli anni e appesito. 4998_5568_000208 appena andato via, don nuccio scappava in chiesa a chieder perdono a dio padre, a gesù, alla vergine, a tutti i santi, di quanto gli toccava d'udire, delle diavolerie che gli toccava di ricopiar la sera per necessità. 4998_5568_000209 perché avete tanta paura di svegliarvi la notte? perché per voi la forza alle ragioni della vita viene dalla luce del giorno, dalle illusioni della luce? 4998_5568_000210 era in guerra aperta con tutto il clero perché il clero, a suo dire, aveva azzoppato dio. il diavolo invece, aveva camminato. 4998_5568_000211 tentato da un ronzio perpetuo, vicino lontano, di mosche, sonnolente nel sole che dai vetri pinticchiati delle finestre sbadigliava sulle nude pareti gialle di vecchiaia o si stampava polveroso sul pavimento di logori mattoni di terracotta. 4998_5568_000212 e lei che, zitta zitta a quel sole che le veniva sul letto, si guardava le mani o si avvolgeva attorno alle dita i riccioli di quei magnifici capelli, così. 4998_5568_000213 occhi. sapeva ch'egli rincasava tardissimo ogni notte che giocava sospettava altri vizi in lui, più brutti dalla violenza dei rimproveri che il padre gli faceva, spesso di l'uomo. solo luigi pirandello, nascosto a lei, chiusi l'uno e l'altro nello scrittojo. 4998_5568_000214 d'avvicinarlo sperticatamente. alto di statura, ossuto e nero come un tizzone, questo don bartolo scimpri, benché da parecchi anni scomunicato, vestiva ancora da prete. 4998_5568_000215 zitta così quieta che a guardarla e a guardar poi attorno la camera in tutta quella luce, se non fosse stato per il ronzio di qualche mosca, quasi non sarebbe parsa vera. 4998_5568_000216 stava qui nel quartierino accanto e s'era fatta amica della mia governante, con la quale si lagnava del marito imbecille che sempre la rimbrottava di non esser buona a dargli un figliuolo. 4998_5568_000217 dove la conducevano quei due che anche lì la lasciavano così sola a un'impresa vergognosa. e dormivano, sì, perché forse era tutta così e non era altro la vita. 4998_5568_000218 dio si prega così nel suo tempio, coi grilli e con le rane ora all'opera. e se qualche tarlo si svegliava nell'antica cassapanca che pareva una bara là in un angolo. 4998_5568_000219 io mi sento preso in questa trappola della morte, che mi ha staccato dal flusso della vita in cui scorrevo senza forma e mi ha fissato nel tempo, in questo tempo. 4998_5568_000220 la fermezza, di star vent'anni chiuso in casa. vent'anni- capisci, non si scherza- dacché tutto il suo patrimonio cadde sotto amministrazione giudiziaria. figurati i capelli, didì mia, come gli sono cresciuti in questi. 4998_5568_000221 l'alito della famiglia era racchiuso là in quella cassapanca antica di noce lunga e stretta come una bara, e di là dalle vesti della mamma esalava a inebriarla amaramente coi ricordi dell'infanzia felice. 4998_5568_000222 ah, ma non questa. non questa aveva invocata tante volte, ma la propria morte, ché la figlia, allora, nel vedersi sola, si sarebbe lasciata portare. 4998_5568_000223 più che per la cosa in se stessa, per l'aria cinicamente rassegnata con cui cocò la accettava per sé e la profferiva a lei come una salvezza: sposare per denari un vecchio, uno che aveva ventotto anni più di lei. 4998_5568_000224 didì si sentì pesare sui piedini fino al giorno avanti, liberi e scoperti, la veste lunga e ne provò un fastidio smanioso. si sentì oppressa da una angoscia soffocante. 4998_5568_000225 e vivai muscosi e boschetti d'agrumi imbalsamati di zagare e di gelsomini. era per didì tutt'uno, quantunque già da un pezzo sapesse che zùnica era una povera, arida cittaduzza dell'interno della sicilia. 4998_5568_000226 e tutte le illusioni di vita che noi, morti d'ogni tempo, ci fabbrichiamo, con quel po di movimento e di calore che resta chiuso in noi, del flusso continuo che è la vera vita e non s'arresta mai. 4998_5568_000227 ove aveva lasciato acceso un lumino da notte, il cui barlume si soffuse appena appena nella tenebra, quasi senza diradarla a traverso lo spiraglio dell'uscio io. 4998_5568_000228 la sorella aveva ventisette anni, un anno più di cocò e si chiamava agata, o titina, gracile come un'ostia e l'uomo solo luigi pirandello, pallida come la cera. 4998_5568_000229 già prima d'andare a letto aveva voluto provarsi ancora una volta la veste lunga da viaggio davanti allo specchio dell'armadio, dopo il gesto espressivo con cui cocò aveva descritto la bellezza di colei come si chiamava fana fana. 4998_5568_000230 scappa, scappa in chiesa. va a chiederlo a quella tua vergine, parata come una sgualdrina. rimase un pezzo a fissarlo con occhi terribili. 4998_5568_000231 che credo abbia sospirato sempre in segreto per lui, pregando iddio. dati gli umori del marchese e i suoi capelli lunghi, dopo questi venti anni di clausura è temibile anche questa zitellona, cara didì. 4998_5568_000232 ma forse la tristezza era fuori fuori là nel mondo, ove, a una certa età, lasciati i sereni, ingenui affetti della famiglia. 4998_5568_000233 e anche i vostri dolori artritici. sì, il rodio sordo dei tofi alle giunture delle dita. e che vista che vista assumono gli oggetti della camera: sono come sospesi anch'essi in una immobilità attonita. che v'inquieta? 4998_5568_000234 seduto presso la finestra, guardava nella casa, dirimpetto la mensa imbandita e i convitati che schiamazzavano mangiando e bevendo. a un certo punto uno s'era alzato ed era venuto a sbattergli in faccia gli scuri della finestra. così voleva dio. 4998_5568_000235 assunta filomena crocifissa angelica, margherita così una crocetta e il nome della figlia morta accanto. cinque in colonna. 4998_5568_000236 eccolo, eccolo e levando la fronte si dava a improvvisare stranissime preghiere che a quelli parevano evocazioni diaboliche e bestemmie. rientrando, diceva: 4998_5568_000237 c'erano attorno alcune donne del popolo che ammiravano il ricco abito da sposa di cui il marito aveva voluto che fosse parata da morta. a un certo punto, una di quelle donnette sollevò un lembo della veste per osservare il merletto della sottana. 4998_5568_000238 rise della mia ferocia e d'altro, rise che seppi dopo, è andata via da tre mesi col marito promosso professor di liceo in sardegna. 4998_5568_000239 didì aveva avuto uno scatto di sprezzo e se lo pigli. ma subito cocò una parola: se lo pigli, ti pare che il marchese andrea bel nome, andrea. senti come suona bene il marchese andrea. 4998_5568_000240 a cavallo. sai, la cavalla è piuttosto vecchiotta, bianca, ma lui cavalca divinamente, sì, divinamente, come la sorella titina suona divinamente il pianoforte. 4998_5568_000241 il bujo, il silenzio vi atterriscono e accendete la candela. ma vi par triste, eh. 4998_5568_000242 e volse lo sguardo dal fratello al padre, che sedeva all'altro angolo della vettura, intento a leggere alcune carte d'amministrazione tratte da una borsetta di cuojo aperta su le ginocchia. 4998_5568_000243 mangia e piange. mangia imboccato, piange da solo, senza ragione o forse perché c'è ancora qualche cosa in lui. un ultimo resto che, pur avendo da settantasei anni principiato a morire. 4998_5568_000244 trappola. qua, caro, qua comincia a morire. caro, comincia a morire, piangi, eh, piangi e sguizzi. avresti voluto scorrere ancora. sta, bonino, caro, che vuoi farci? 4998_5568_000245 erano, quasi, per apparenza, senza più quella cara antica intimità da cui spira quell'alito familiare che sostiene, consola e rassicura. 4998_5568_000246 e quasi fosse suo lo spasimo di quella tosse. strizzò gli occhi e tutta la faccia squallida irta di peli grigi. poi s'alzò. 4998_5568_000247 e lo aveva cacciato via senza neanche dargli il tempo di lavarsi. la grinta impudente, tutta pinticchiata di verde, di giallo, di rosso, era alla discrezione del primo venuto. ecco, non c'era più nessuno in casa che la proteggesse. 4998_5568_000248 vita. essi che già c'erano entrati lo sapevano. c'erano ormai avvezzi e, andando lasciandosi portare dal treno, potevano dormire. 4998_5568_000249 ecco, io stesso, con le mie mani, sono venuto a offrirvi l'ultima figlia mia, l'ultimo sangue mio. prendetevela presto. madre degli afflitti. 4998_5568_000250 a un tratto, la mano che reggeva la fiala le cascò in grembo pesantemente, come se gli orecchi le si fossero all'improvviso sturati. avvertì enorme fragoroso intronante, il rumore del treno così forte che temette dovesse soffocare il grido che le usciva dalla gola e gliela lacerava. 4998_5568_000251 dacché m'è nato, sono contento di non aver conosciuto mia madre, l'uomo solo luigi pirandello. vieni, vieni, entra qua con me in quest'altra stanza, guarda. 4998_5568_000252 credo si fosse anche fidanzato con lei, ma, venuto il dissesto, lei non volle più saperne e sposò un altro. adesso che egli ritorna nel primiero stato, capisci? 4998_5568_000253 da un pezzo, cioè dalla morte della madre, avvenuta tre anni addietro. didì aveva l'impressione che il padre si fosse come allontanato da lei, anzi staccato, così che lei, ecco, poteva osservarlo come un estraneo. 4998_5568_000254 togliendo il pane di bocca a un vecchio il quale, con la fama di jettatore che gli hanno fatta in paese, certo non chiama più gente al banco a giocare. 4998_5568_000255 se l'erano portata via con loro la sua anima, le cinque figliuole morte. per quest'ultima gliene restava un filo appena, ma pur quel filo era ancora acceso in punta. 4998_5568_000256 poi, rizzandosi sui ginocchi, un flutto di parole che non gli parvero nemmeno sue gli sgorgò, fervido, impetuoso, dalle labbra. tanto ho penato. 4998_5568_000257 don bartolo lo guardò stordito. perché? perché dio mi comanda, così andate via. l'anima mia forse è dannata, ma rispettate quella d'una innocente che sta per comparire davanti alla giustizia divina. 4998_5568_000258 e pensò che il padre era da anni sotto la minaccia continua d'una morte improvvisa, potendo da un istante all'altro essere colto da un accesso del suo male cardiaco, per cui portava sempre con sé quella fiala. 4998_5568_000259 luce elettrica, luce elettrica. gridava agitando le lunghe braccia: smanicate, lo so io. a chi giova tanta oscurità? e dio vuol dire luce. 4998_5568_000260 non me la fate penare più, lo so. né soli, né abbandonati, abbiamo l'ajuto vostro prezioso e a codeste mani pietose e benedette, ci raccomandiamo: o sante mani o dolci mani, mani che sanano ogni piaga. 4998_5568_000261 entro quella borsetta foderata di stoffa rossa spiccava lucido il turacciolo smerigliato di una fiala. didì vi fissò gli occhi. 4998_5568_000262 conosceva una persona sola, fatta apposta per pensare ai casi suoi e anche a quelli di tutti loro: donna sabetta, la sua governante, intesa donna bebé o donna be. 4998_5568_000263 che dio cioè le aprisse la mente, che quel duro patire lì sul saccone sudicio di quel letto nella casa vuota, la persuadesse a chiedere d'esser portata. 4998_5568_000264 e dunque arrestare in noi il perpetuo movimento vitale, far di noi tanti piccoli e miseri, stagni in attesa di putrefazione, mentre la vita è flusso continuo, incandescente e indistinto. 4998_5568_000265 erano o non erano macchine da guerra per quella scalata le sue vesti lunghe? e dunque, che c'era da ridere se lei, sentendosi armata con esse per una conquista, provava di tratto in tratto le armi col darsi quelle arie? 4998_5568_000266 eh, triste quella luce di candela, perché non è quella la luce che ci vuole per voi. il sole, il sole. 4998_5568_000267 entrava coi calzoni lunghi gli uomini con le vesti lunghe le donne, e doveva essere una laida tristezza se nessuno osava parlarne, se non sottovoce e con furbeschi ammiccamenti che indispettivano chi, come lei, non riusciva a capirci nulla. 4998_5568_000268 tu sai come ho vissuto finora, sai che ho provato sempre ribrezzo, orrore di farmi comunque una forma di rapprendermi, di fissarmi anche momentaneamente in essa. 4998_5568_000269 ho cercato di compensarmi con lo spirito. ah, con lo spirito ho potuto giocar meglio. voi pregiate sopra ogni cosa e non vi stancate mai di lodare la costanza dei sentimenti e la coerenza del carattere. e perché? 4998_5568_000270 ma che vuol dire, domando io, darsi una realtà, se non fissarsi in un sentimento, rapprendersi, irrigidirsi, incrostarsi in esso? 4998_5568_000271 questo mio tempo, tutte le cose che finiscono di morire con me a poco a poco. odio e pietà, ma più odio, forse, che pietà. 4998_5568_000272 per impedirlo bisognava che riuscisse ora, ma proprio bene, e in tutto il piano di battaglia architettato dal padre e di cui quel viaggio era la prima mossa. 4998_5568_000273 gli occhi ceruli ovati, gli s'accendevano allora di un'acuta vivezza maliziosa, in contrasto con la floscia stanchezza della faccia carnuta e porosa da cui schizzavano sotto il naso gl'ispidi e corti baffetti rossastri, già un po grigi, a cespugli. 4998_5568_000274 noi tutti siamo esseri presi in trappola, staccati dal flusso che non s'arresta mai e fissati per la morte. dura ancora per un breve spazio di tempo il movimento di quel flusso in noi. 4998_5568_000275 tuttora dire zùnica e immaginare un profondo bosco d'olivi saraceni e poi distese di verdissimi vigneti e giardini vermigli con siepi di salvie ronzanti d'api. 4998_5568_000276 aspirava fortemente una boccata d'aria e, al rumore che l'aria faceva nel naso otturato, alzava subito quelle due dita e le scoteva in aria come se le fosse scottate. 4998_5568_000277 visitare gl'infermi. per mio padre veniva, non già per me, veniva per aiutare la mia vecchia governante a curare, a ripulire il mio povero padre di là. 4998_5568_000278 e sentendo parlare del feudo di ciumìa e delle zolfare di monte diesi e d'altre zolfare e poderi e case, didì aveva sempre creduto che tutti questi beni fossero del padre. la baronia dei brilla. 4998_5568_000279 sole. chiedete angosciosamente il sole voialtri, perché le illusioni non sorgono più spontanee, con una luce artificiale procacciata da voi stessi con mano tremante. 4998_5568_000280 don nuccio, seduto su quell'unica seggiola, s'era messo a pensare a una cosa bella, bella per la figliuola, alla sola cosa a lei ormai desiderabile. 4998_5568_000281 ero al bujo. sai che mi piace veder morire il giorno ai vetri d'una finestra e lasciarmi prendere e avviluppare a poco a poco dalla tenebra e pensare: non ci sono più. 4998_5568_000282 brutto vigliacco ingrato seguitò questi. allora anche tu ti metti contro di me, codiando la gente che t'ha preso a calci come un cane rognoso. mordi la mano che t'ha dato il pane. 4998_5568_000283 altri piccoli morti che gli somiglino e facciano tutti quegli attucci che lui non può più fare. è uno spasso lavar la faccia ai piccoli morti che non sanno ancora d'esser presi in trappola, e pettinarli e portarseli a spassino. 4998_5568_000284 che stupide, miserabili e incoscienti creature sono. tutte le femmine si parano, s'infronzolano, volgono gli occhi ridenti di qua e di là, mostrano quanto più possono le loro forme provocanti e non pensano che sono nella trappola. 4998_5568_000285 e pareva che corresse la luna per liberarsi da quei viluppi. e lei era rimasta a lungo lì nell'ombra, con gli occhi intenti e senza sguardo, a fantasticare, e spesso gli occhi, senza che lei lo volesse, le si erano riempiti di lagrime. 4998_5568_000286 vedeva le palpebre chiuse del padre fervere come se, nella rapidità vertiginosa del volo, la vista di lui abbarbagliata fosse smarrita nell'immensità d'uno spettacolo luminoso. 4998_5568_000287 ma poi il corpo fa il groppo. cominciamo a sentirne il peso, cominciamo a sentire che non possiamo più muoverci come prima. 4998_5568_000288 ma perché quel vicino lo aveva cacciato via dalla gabbia? non aveva tardato a capirlo. don nuccio aveva già notato da alcuni giorni che la gente per via lo scansava. 4998_5568_000289 non passava nulla, mai nulla. davanti al finestrino della vettura, solo di tanto in tanto, lentissimamente, un palo telegrafico, arido, anch'esso coi quattro fili che s'avvallavano appena. 4998_5568_000290 le maniche della vecchia tonaca, unta e inverdita, avevano il difetto opposto di quelle della giacca di don nuccio: gli arrivavano poco più giù dei gomiti, lasciandogli scoperti gli avambracci pelosi. 4998_5568_000291 ma capisci com'è: quando uno comincia a irrigidirsi, a non potersi più muovere come prima, vuol vedersi attorno altri piccoli morti, teneri teneri, che si muovano ancora come si moveva lui quand'era tenero tenero. 4998_5568_000292 ho fatto sempre ridere i miei amici per le tante, come le chiamate alterazioni- già alterazioni- de miei connotati. 4998_5568_000293 e inginocchiato. anche lui prima tendeva l'orecchio ai sommessi rumori della notte, poi diceva misteriosamente: 4998_5568_000294 didì era veramente nata e cresciuta in mezzo a quell'agiatezza. aveva poco più di sedici anni, ma cocò ne aveva ventisei. e cocò serbava una chiara, per quanto lontana, memoria dei gravi stenti tra cui il padre s'era dibattuto prima d'esser fatto. 4998_5568_000295 o forse le stesse, ma sotto aspetti diversi, diversamente ordinate. tu non puoi immaginare l'odio che m'ispirano le cose che vedo. 4998_5568_000296 lo aveva ammonito severamente il vecchio sacerdote: siamo davanti alla morte? sì, padre, dio lo vuole, e io la perdono anche a nome delle figlie. 4998_5568_000297 se d'un tratto egli fosse venuto a mancarle? oh dio no. perché pensare a questo? egli, pur con quella fiala lì davanti, non ci pensava, leggeva le sue carte. 4998_5568_000298 perché in questo tempo potevo scorrere ancora ed esser fissato più là, almeno in un'altra forma. 4998_5568_000299 didì, senza volerlo, aveva sbruffato una risata e allora cocò s'era messo a rabbonirla, carezzandola e parlandole di tutto il bene che egli avrebbe potuto fare a quella poveretta gracile come un'ostia pallida come la cera. 4998_5568_000300 e perché ne morisse dopo un anno, come la sua amichetta, rorò campi l'ignota attesa, l'irrequietezza del suo spirito. dove in che si sarebbero fermate? in una cittaduzza morta, in un fosco palazzo antico accanto a un vecchio marito dai capelli lunghi? 4998_5568_000301 a ogni costo ringiovanire dio, farlo viaggiare in ferrovia col progresso, senza tanti misteri, per fargli sorpassare il diavolo. 4998_5568_000302 oltre al lettuccio dell'inferma, in quell'altra camera c'era soltanto una seggiola sgangherata e un pagliericcio arrotolato per terra che il vecchio ogni sera si trascinava nella stanza vicina per buttarvisi a dormir vestito. 4998_5568_000303 bocca, bocca da signora con la veste lunga, bocca che nasconde i denti, come la veste lunga i piedini, se non che seduto dirimpetto a lei c'era cocò. 4998_5568_000304 io voglio essere come loro e non vedermi e dimenticare di esser qua. dunque ero al bujo. ella entrò di là in punta di piedi dalla camera di mio padre. 4998_5568_000305 dio, e non poter fuggire. non poter fuggire, legata com'era qua dal sonno di quei due, dalla lentezza enorme di quel treno, uguale alla lentezza del tempo là. 4998_5568_000306 assisteva le due vecchie ottuagenarie, le due znne, ricamava e sonava divinamente il pianoforte. ebbene, il piano del padre era questo. 4998_5568_000307 lui. come lui si sarebbe lasciato piuttosto morir di fame. ma era per la figlia, per quella povera anima innocente. i fedeli cristiani lo avevano tutti abbandonato. 4998_5568_000308 nubile, tappata lì a muffir nell'ombra, ebbene, egli sarebbe stato il sole. per lei la vita la avrebbe tratta fuori di lì, condotta a palermo in una bella casa nuova, feste, teatri, viaggi, corse in automobile. 4998_5568_000309 ma sì che ho potuto alterare. sono arrivato, è vero, anche a radermi il capo per vedermi calvo prima del tempo. 4998_5568_000310 e io, venuta fuori la domanda, cocò le aveva risposto con un profondo sospiro: eh, per te, didì mia, per te la faccenda è molto, ma molto più difficile. non sei sola. 4998_5568_000311 finché siamo piccini, finché il nostro corpo è tenero e cresce e non pesa, non avvertiamo bene d'esser presi in trappola. 4998_5568_000312 la prendeva. per donna. be, adesso, cocò no, non la prendeva per donna, be cocò la sera avanti le aveva assicurato che proprio questi benedetti cari loro, 4998_5568_000313 la gente però non sapeva ancor bene se crederlo matto o imbroglione. chi diceva matto e chi imbroglione eretico era di certo forse indemoniato. 4998_5568_000314 stato sissignora. le rispondevo io sgarbatamente e le voltavo le spalle e me n'andavo. sono sicuro adesso che appena voltavo le spalle per andarmene, lei rideva tra sé, mordendosi il labbro per trattenere la risata. 4998_5568_000315 ma no, no alla pittura, veramente no più. le faceva orrore ormai la pittura, come se avesse preso corpo in quell'imbecille di carlino volpi, figlio del pittore volpi, suo maestro. perché un giorno carlino volpi venuto invece del padre ammalato a darle lezione. 4998_5568_000316 si figuravano che ci fosse qualcuna una donna sotto quella veste lunga, e invece no. invece lei tutt'al più non poteva sentirvi altro dentro che una bambina. 4998_5568_000317 quando dall'ombra dell'altra navata della chiesa un grido rimbombò come un tuono: ah ladro. 4998_5568_000318 ah, mi scacci. disse trasecolato don bartolo scimpri, appuntandosi l'indice d'una mano sul petto, scacci, me incalzò, trasfigurandosi nello sdegno, drizzandosi sul busto. 4998_5568_000319 e ora mi sono raso i baffi lasciando la barba, o viceversa, ora mi sono raso baffi e barba o mi son lasciata crescer questa, ora in un modo, ora in un altro, a pizzo spartita sul mento, a collana. 4998_5568_000320 e io n'ho tanto bisogno. sono un discolaccio, un viziosaccio, tu lo sai, un farabutto, come dice papà. metterò senno avrò ai piedi un bellissimo pajo di pantofole ricamate con le iniziali in oro e la corona baronale. 4998_5568_000321 disse e ammutolì subito dopo, piegandosi indietro, atterrito a sedere sui talloni con le braccia conserte al petto sul volto della vergine. in un baleno il sorriso degli occhi e delle labbra s'era fatto vivo. 4998_5568_000322 ora questo viaggio. guardando di nuovo il padre e il fratello didì, provò dentro a un tratto una profonda, violenta repulsione. 4998_5568_000323 benedicite, piano fermatevi. prese a dire concitatamente don nuccio d'alagna, quasi senza fiato, parandoglisi davanti con le braccia protese. qua oggi deve entrare il signore per mia figlia. 4998_5568_000324 stanco, didì: mi fai ridere. dio, che rabbia. dio, che prurito nelle dita l'uomo. solo luigi pirandello. ecco, se cocò non si fosse rasi i baffi come voleva la moda, didì, glieli avrebbe strappati saltandogli addosso come una gattina. 4998_5568_000325 domani terranno appese le spoglie aggrinzite d'un altro. lo specchio di quell'armadio ora riflette la vostra immagine e non ne serba traccia. non serberà traccia domani di quella d'un altro. 4998_5568_000326 erano invece dei marchesi nigrenti di zùnica. il padre barone brilla, ne era soltanto l'amministratore giudiziario. 4998_5568_000327 sono come le seggiole di questa stanza, come il tavolino, le tende, l'armadio, il divano, che non hanno bisogno di lume e non sanno, e non vedono che io sono qua. 4998_5568_000328 ma aveva un bocca veramente non se la sentiva. ecco, si stringeva forte, forte con due dita il labbro e non se lo sentiva. e così di tutto il corpo non se lo sentiva. 4998_5568_000329 la vita è il fuoco, non la terra, che si incrosta e assume forma, l'uomo solo, luigi pirandello. ogni forma è la morte. 4998_5568_000330 truccarmi come un attore di teatro. ne ho avuto qualche volta la tentazione, ma poi ho pensato che sotto la maschera il mio corpo rimaneva sempre quello e invecchiava. 4998_5568_000331 sì, ancora di nascosto a tutti, la bambina ch'era stata quando tutto ancora intorno aveva per lei una realtà: la realtà della sua dolce infanzia, la realtà sicura che sua madre dava alle cose col suo alito e col suo amore. 4998_5568_000332 e di tratto in tratto si aggiustava le lenti insellate su la punta del naso. poi, ecco, si passava la mano grassoccia, bianca e pelosa sul capo calvo, lucidissimo, oppure staccava gli occhi dalla lettura e li fissava nel vuoto, restringendo un po le grosse palpebre rimborsate. 4998_5568_000333 era d'inverno e pioveva. il povero uccellino era venuto a batter le alucce ai vetri dell'antica finestra, quasi a chiedergli ajuto e ospitalità. 4998_5568_000334 soggiunto. rorò ricordi, rorò campi la tua amichetta. ricordi che salutai le gambe anche a lei l'ultima volta che portò le vesti corte. credevo di non dovergliele più rivedere, eppure gliele rividi. 4998_5568_000335 io me n'andavo perché, mio malgrado, sentivo d'ammirar quella femmina, non già per la sua bellezza: era bellissima e tanto più seducente quanto più mostrava, per modestia, di non tenere in alcun pregio la sua bellezza. 4998_5568_000336 è vero? sì, caduto più là nella trappola. avrei allora odiato quell'altra forma, come ora odio questa. avrei odiato quell'altro tempo come ora questo. 4998_5568_000337 il marchese si chiamava andrea, aveva circa quarantacinque anni e, cessata l'amministrazione giudiziaria, sarebbe stato, per le disposizioni testamentarie, il maggior erede. 4998_5568_000338 è questo il pensiero che mi sconvolge e mi rende feroce. la vita è il vento. la vita è il mare. 4998_5568_000339 allegramente si vantava della sua bruttezza, di quella sua fronte che dalla sommità del capo calvo pareva gli scivolasse giù, giù fino alla punta dell'enorme naso, dandogli una stranissima somiglianza col tacchino. 4998_5568_000340 mia o vergine santa, i ceri e la bara. come farò? farete voi, provvederete voi, è vero. è vero. 4998_5568_000341 poi una sesta che aspettava il nome dell'ultima agata a cui poco ormai restava da patire: don nuccio d'alagna. si turò le orecchie per non sentirla tossire di là. 4998_5568_000342 che cocò non sapeva bene se fossero dei nigrenti anche loro, cioè se sorelle del nonno del marchese o se sorelle della nonna. 4998_5568_000343 e io così rividi le gambe della povera rorò. tutta quella notte didì s'era agitata sul letto senza poter dormire. 4998_5568_000344 là sarebbe stato lo stesso. tu pensi: eh sì, prima o poi, ma sarei stato un altro più là. chi sa chi e chi sa come, intrappolato in un'altra sorte, avrei veduto altre cose. 4998_5568_000345 si contavano miracoli di guarigioni, ma don bartolo non se ne inorgogliva. la salute del corpo la ridava gratis a chi avesse fiducia nei suoi mezzi curativi. aspirava a ben altro, lui: a preparare alle genti la salute. 4998_5568_000346 fana fana lopes, si era veduta lì nello specchio, troppo piccola magrolina miserina. poi s'era tirata su la veste davanti per rivedersi quel tanto. 4998_5568_000347 rivedeva le suore di carità, con quelle grandi ali bianche in capo e quel tintinnio delle medaglie appese al rosario. a ogni passo rivedeva pure un vecchio sacerdote che lo conduceva per mano lungo quella corsia. 4998_5568_000348 aveva certo avuta in elemosina quella vecchia giacca e don nuccio, per rimediare, dov'era possibile, al soverchio della carità, teneva più volte rimboccate sui magri polsi le maniche. 4998_5568_000349 quando? ma ora, ecco, e già da tanto tempo vi era e per starvi per sempre, soffocata nella vacuità d'un tempo fatto di minuti eterni. 1595_5616_000000 che ne sapevano qualche cosa delle collere dell'atlantico. di quando in quando la città, per quanto saldamente fissata allo scoglio sottomarino e trattenuta da immani colonne d'acciaio, subiva dei soprassalti come se fosse lì, lì per essere strappata e portata via. anche i tre americani non erano punto tranquilli, malgrado le assicurazioni di jao. 1595_5616_000001 la neve doveva aver coperto già da qualche mese quelle terre d'uno strato considerevole, ed al di fuori il freddo doveva essere intensissimo, eppure i viaggiatori non se ne accorgevano affatto. d'altronde, bastava la lampada a radium per spandere negli scompartimenti un dolce calore che si poteva aumentare a volontà. 1595_5616_000002 avviene così che la nave, avvicinandosi alla riva, riceve dalla motrice tutta la forza che s'accumula su due ruote, collocate a prora e nascoste entro due nicchie aperte nella carena. 1595_5616_000003 le grosse vetrate si spezzavano e l'acqua precipitava come una fiumana nell'interno. le grida dei disgraziati che annegavano nel fondo senza potersi sottrarre in modo alcuno alla morte a poco a poco diventavano più rade e più fioche. 1595_5616_000004 ed entrarono in un salotto abbastanza ampio, illuminato da due finestre larghe e alte fino al soffitto, che permettevano all'aria di entrare liberamente. era ammobiliato con semplicità non esente da una certa eleganza. 1595_5616_000005 la forza necessaria agli stabilimenti dell'america centrale e anche delle coste settentrionali della guayana, del venezuela, della columbia e del brasile. 1595_5616_000006 diamine. i governi dell'america, dell'europa, dell'asia e dell'africa hanno popolato quelle isole di tutti gli animali che un tempo esistevano su tutti i cinque continenti. perché chiese brandok per? 1595_5616_000007 toby disse brandok, mentre le onde continuavano a passare e ripassare sulla cupola con impeto spaventevole. da buon americano, le avventure non mi sono mai dispiaciute, però comincio ad averne abbastanza di questa interminabile storia. sai a che cosa penso io. 1595_5616_000008 tutti gli altri piatti si componevano di vegetali, fra cui molti che erano assolutamente sconosciuti a toby ed a brandok. in compenso, il vino era così eccellente che né l'uno né l'altro mai ne avevano gustato di simile. 1595_5616_000009 fu subito scorto dagli abitanti, i quali non cessavano di guardare in alto, sempre colla speranza di veder scendere l'ascensore, ed un coro d'invettive salì su pel pozzo con un frastuono indiavolato: eccolo il brigante, eccolo il traditore. linciamo quell'avanzo di galera che ha giurato da sempre la nostra distruzione. 1595_5616_000010 durante la giornata la corsa continuò senza notevoli incidenti e verso le cinque brandok segnalava un gran fascio di luce che forava la nebbia. è la stazione di nettelling, disse holker. fra pochi minuti noi saliremo sul tramvai elettrico che ci condurrà al polo nord. 1595_5616_000011 avete fretta di visitare l'europa. nessuna risposero ad una voce brandok e toby: volete che andiamo al polo nord? ridiscenderemo in europa per lo. 1595_5616_000012 l'immensa cascata non si scorgeva ancora. si udiva invece il rombo dell'enorme massa d'acqua da qualche minuto. una viva eccitazione si era impadronita di toby e brandok. i loro muscoli sussultavano, le loro membra tremavano e, lisciandosi, i capelli facevano sprigionare delle scintille elettriche. 1595_5616_000013 dietro quelle se ne vedevano delle altre, fornite di tubi di metallo. sulla piazza, un numero immenso di barili, di pertiche e di reti si trovavano ammucchiate alla rinfusa. 1595_5616_000014 l'acqua dolce non poteva mancare, essendovi dei potenti distillatori elettrici che potevano fornirne in grande quantità i viveri, nemmeno perché reti ve n'erano in abbondanza, e si sa che gli oceani sono ben più ricchi dei mari. 1595_5616_000015 e torneremo in europa. così chiese brandok. il mio povero centauro non può ormai più riprendere il volo. guardate come i cavalloni frantumano le ali e le eliche, ma non ve ne date pensiero. noi camminiamo con una velocità di quaranta miglia all'ora perché le macchine non si sono guastate. 1595_5616_000016 io vorrei sapere per quale ragione si scannano a quel modo, disse holker. sono ancora ubriachi. non lo vedete, disse il capitano. vomitano sangue e alcool insieme. finitela. gridava intanto con quanta voce aveva in gola: jao, basta, miserabili, basta. 1595_5616_000017 i pare che questo cassone d'acciaio si sia spostato, disse il capitano. quel rombo spaventevole pareva che fosse stato avvertito anche dagli ubriaconi, poiché le loro grida erano improvvisamente cessate. 1595_5616_000018 studiano il progetto da moltissimi anni, rispose holker. sarà il più grande successo della scienza del duemila. si tratterebbe di alleggerire del troppo peso il polo australe, disse toby, e per di più trasportarlo al polo boreale, rispose holker. 1595_5616_000019 non temete, anche il vostro compagno sta per tornare alla vita e fra poco riaprirà gli occhi. provate molta difficoltà a muovere la lingua. vediamo, zio, sono dottore anch'io, al pari di voi. 1595_5616_000020 che esce dall'acqua e che prosegue la sua corsa senza cambiare apparentemente nulla, senza interrompersi nemmeno un istante, che diventa vettura dopo essere stata battello e che torna di nuovo battello dopo essere vettura, con un'agilità e rapidità unica, aggiunse holker. 1595_5616_000021 un rombo sonoro prodotto dalle pareti d'acciaio. poi l'enorme massa rimase immobile mentre le onde attraversavano velocemente la cupola, lasciando cadere entro il pozzo dei torrenti d'acqua, i quali precipitarono sulle teste degli ubriachi come una gran doccia salutare. 1595_5616_000022 dopo, il condor correva sopra un raggruppamento di case immense, di torri e di campanili. descrisse alcuni giri in aria proiettando il fascio di luce sui tetti delle case, poi calò su una vasta terrazza di metallo situata sulla cima d'un palazzo di venti piani. siamo giunti, padrone, disse il negro. 1595_5616_000023 ondate alte come montagne si rovesciavano con spaventevoli muggiti contro le balaustrate di ferro, torcendole come se fossero di stagno, e raffiche tremende passavano sopra la città sottomarina con fischi assordanti. 1595_5616_000024 è scomparso dopo una serie di esperimenti che hanno scontentato tutti e contentato nessuno. era una bella utopia che in pratica non poteva dare alcun risultato, risolvendosi infine in una specie di schiavitù. 1595_5616_000025 e quando la vedrete salire sulla riva e correre sui campi di ghiaccio della terra di baffin come una immensa vettura? disse holker, è incredibile e nessuno ai nostri tempi avrebbe mai osato sperare di trasformare una nave in un tramvai, disse toby. 1595_5616_000026 cent'anni fa l'elettricità non aveva ancora raggiunto un grande sviluppo, mentre ora l'atmosfera ed il suolo ne sono saturi. ma vi abituerete, ne son certo, e per oggi basta. 1595_5616_000027 magge entrava in quel momento portando su un piatto d'argento un bel pasticcio dalla crosta dorata che fumava ancora e che spandeva un profumo delizioso. è attaccato il poney, chiese il dottore. sì, padrone, rispose la cuoca. allora sbrighiamoci. 1595_5616_000028 chi mi ha fischiato agli orecchi. si chiese che io abbia sognato. stava per chiamare brandok quando udì una voce che pareva umana sussurrargli agli orecchi. 1595_5616_000029 una iniezione in direzione del cuore e una nel collo. vedremo se avranno qualche effetto. signor holker, disse il notaio. voi che siete dottore, vi sembra che siano morti. hanno un certo aspetto di mummie egiziane. no, perché le loro carni hanno ancora una certa freschezza. allora di persone non morte? disse: 1595_5616_000030 si pescano ancora con le lenze anticaglie, quelle oggi delle gigantesche navi munite di motori d'una potenza straordinaria vengono qui e gettano delle reti di cinque o sei miglia di lunghezza, che vengono poi rapidamente rimorchiate a terra. 1595_5616_000031 polare deve trovarsi in quel vaso che scorgete, là in quell'angolo. aprite, signor holker, disse il notaio. sono impaziente di assistere alla risurrezione di quei due uomini. fecero il giro della piccola costruzione finché scoprirono una porticina di ferro. holker introdusse la chiave nella. 1595_5616_000032 e ciò per precauzione. se una tempesta sposta l'isola galleggiante e questa viene trascinata via, si avverte la stazione più vicina con un dispaccio ed i più potenti rimorchiatori disponibili accorrono per ricondurla a posto. 1595_5616_000033 se così non fosse, l'irlanda, la scozia e anche l'inghilterra sarebbero state tramutate in terre quasi polari, giacendo sotto la medesima latitudine della iberia isola. si udì in quell'istante gridare al di fuori. 1595_5616_000034 saldarono il conto, presero i loro bagagli e salirono sulla slitta dell'albergo, che era tirata da sei vigorosi cani di terranova, più robusti e più obbedienti di quelli di razza esquimese. un quarto d'ora dopo si fermavano sotto la tettoia della stazione europea, che si trovava nell'altro lato della città. 1595_5616_000035 e forse non basterebbe, disse il pilota. eppure bisogna fare qualche cosa per quei disgraziati, disse toby. che stupido sono, esclamò in quel momento jao. e più stupidi di me sono anche loro. perché amico? chiese il capitano. 1595_5616_000036 era l'influenza del freddo o l'isolamento che aveva operato quel prodigio su quei cervelli esaltati? probabilmente l'una e l'altra cosa insieme. certo non ci trovavano più gusto a parlare di bombe d'incendi e di stragi con un freddo di sotto zero. 1595_5616_000037 il canada è uno stato indipendente, l'australia, pure, l'africa meridionale non ha più nulla di comune coll'inghilterra. perfino l'india forma uno stato a parte. 1595_5616_000038 udì uno scoppio terribile che fece tremare le rupi e che sollevò una immensa nuvola di polvere. era una piccola bomba di quella terribile materia esplosiva che il capitano del centauro aveva chiamata silurite, che era esplosa in mezzo alle belve. alzatevi, signori. gridò la voce di prima. ormai non vi sono più belve intorno a voi. 1595_5616_000039 aspettava il pover'uomo, si strappava i capelli e bestemmiava in tutte le lingue. le lampade erano state riaccese sulla piccola piazza e sotto quegli sprazzi di luce intensa si vedevano agitarsi forsennatamente gli abitanti della città sottomarina. 1595_5616_000040 per essere meglio udito dai forzati, si calò fino sulle traverse d'acciaio che avevano servito di sostegno all'ascensore, comparendo fra i potenti fasci di luce proiettati dalle lampade a radium che non erano state più spente. 1595_5616_000041 buon segno: vestitevi e poi andremo a pranzare. le vesti saranno un po diverse da quelle che si portavano cent'anni fa, però sono più comode e dal lato igienico nulla lasciano a desiderare, essendo disinfettate perfettamente. 1595_5616_000042 che riproduceva con meravigliosa esattezza la terribile strage annunciata poco prima dal giornale. per dieci minuti quel rovinio continuò. poi finì con una fuga disordinata di gente che si rovesciava verso una spiaggia, mentre il cielo rifletteva la luce degli incendi. 1595_5616_000043 gli aprì la bocca e tirò parecchie volte quell'organo che pareva si fosse atrofizzato, ripiegandolo poi in tutti i sensi per fargli riacquistare la perduta agilità: agisce ora. 1595_5616_000044 di tè con un bicchierino di whisky. prima di tutto, disse holker, entrando in una sala che serviva da ristorante e che era splendidamente illuminata da una grossa lampada a radium. deve fare molto freddo fuori. 1595_5616_000045 poi scosse il capo, mandò un lungo sospiro e riprese la passeggiata, per fermarsi alcuni minuti dopo dinanzi a una bella casetta a due piani, tutta bianca, colle persiane verniciate e un giardinetto chiuso da una cancellata in legno. 1595_5616_000046 chi metterà del ghiaccio nella nostra tomba. non ce ne sarà bisogno. ho scoperto un certo liquido che abbasserà la temperatura della nostra tomba a gradi sotto lo zero e si manterrà. 1595_5616_000047 credevo che gli americani fossero più innanzi di noi europei, disse il capitano. dunque voi avete sempre ignorato la terribile catastrofe che ha colpito quelle disgraziate isole. 1595_5616_000048 buon appetito, signori. gridò con una voce da granatiere. come va, signor brandok? v'è passato lo spleen dopo la vostra gita a nuova york? comincia a lasciarmi un po di tregua. signor max, rispose il giovine. 1595_5616_000049 holker, sapete che non dispero. batte il loro cuore. no, sono freddi, sfido io colla temperatura che regnava qui dentro. sono immersi in una specie di catalessi che mi ricorda gli straordinari esperimenti dei fakiri indiani. dunque, non disperate mah, constato solamente che sono meravigliosamente. 1595_5616_000050 girò due volte sulla baia. poi prese lo slancio dirigendosi verso sud ovest con rapidità fantastica. dinanzi alla baia si estendevano degli immensi banchi di ghiaccio solcati da canali più o meno larghi e che mandavano in alto un bagliore intenso, quasi accecante. 1595_5616_000051 ah, mi scordavo che un secolo fa gli albergatori erano pure indietro di cento anni, disse holker ridendo: hanno progredito anche loro, guardate. s'accostò ad una parete ed abbassò una lastra di metallo lunga un paio di metri e larga una trentina di centimetri, unendola alla tavola in modo da formare un piccolo ponte. 1595_5616_000052 una mattina degli ultimi giorni di settembre del. 1595_5616_000053 la risposta che ne ebbe fu terribile, quantunque io stenti a credere che questi uomini abbiano trovato il segreto di poter dormire un secolo intero, disse il medico. 1595_5616_000054 il capitano, che teneva pronta anche la rivoltella elettrica, attese che si fosse spinto bene innanzi. poi gridò: gettate la pietra. violentemente spinta innanzi, rotolò giù per la spaccatura con rapidità fulminea e piombò addosso alla belva, la quale in quel momento si trovava in una strettoia. 1595_5616_000055 dopo aver fatto un'abbondante colazione, innaffiata da parecchi bicchieri di generoso vino spagnolo ed italiano, il signor holker ed i suoi compagni congedarono harry e si diressero verso un enorme fabbricato sormontato da una torre d'acciaio dalla cui cima si diramavano parecchi grossi fili di metallo. 1595_5616_000056 il suo fondo, coperto di alghe e d'incrostazioni marine, apparve per un momento in aria, poi la massa intera fu inghiottita e scomparve sotto le onde, coi suoi morti ed i suoi vivi, se ve n'erano ancora. 1595_5616_000057 forse meno di quello che sembra, disse il dottore. sai che cosa sono i fakiri? dei fanatici indiani che eseguono degli esperimenti meravigliosi? 1595_5616_000058 ma finitela pazzi. volete ascoltarmi, sì o no? se continuate, risalgo e non mi rivedrete più mai. sì, sì, lasciamolo parlare, gridarono parecchie voci. parla dunque vecchio, disse una voce. 1595_5616_000059 signor brandok, aveva gridato il pilota quando il battello a vapore s'era ormeggiato al ponte di legno siamo giunti il passeggero che durante la traversata era rimasto sempre seduto a prora senza scambiare una parola con nessuno. 1595_5616_000060 la città galleggiante, intanto, continuava ad andare attraverso alle onde come un semplice guscio di noce. non era già una nave: si poteva considerare un immenso rottame in balìa dei furori. 1595_5616_000061 l'intero equipaggio, munito di lampade e di picconi, si era già messo al lavoro per sgretolarlo, aiutato da una ventina di esquimesi accorsi subito da un villaggio vicino. 1595_5616_000062 ipnotizzati. anch'egli era estremamente pallido e tremava, come se subisse di quando in quando delle scosse elettriche. che cosa hanno questi signori, chiese tompson. non lo so, rispose il capitano del centauro, che pareva vivamente impressionato. 1595_5616_000063 l'orgia era al colmo e dalla città sottomarina saliva un tanfo così acuto da non poter quasi resistere. i forzati che continuavano a bere ridevano come pazzi e pareva che non sapessero ormai più che cosa facessero. 1595_5616_000064 i. è però un'altra cosa che mi preoccupa assai. quale la risposta dovete darmela voi, jao, parlate: capitano, i vostri sudditi posseggono dei viveri per due o tre giorni, non di più, e noi, prima che l'uragano scoppiasse, vi erano molti pesci messi a seccare lungo le balaustrate. 1595_5616_000065 i biglietti chiese toby sono già nel mio portafoglio. ho preso uno scompartimento per noi, così potremo discorre tranquillamente senza che vi siano testimoni. all'estremità della scala si udì una voce poderosa gridare: pronti, il treno è giunto. 1595_5616_000066 sono piatti diventati un po rari oggi, mio caro, e pel semplice motivo che i buoi ed i montoni sono quasi scomparsi. ah, ve ne stupite molto. 1595_5616_000067 io credo che quel buon toby perda inutilmente il suo tempo. eppure egli è molto più felice di me. tornò a sospirare, attraversò lentamente il giardinetto, il cui cancello era aperto, e salì la scala. 1595_5616_000068 abbiamo sangue e muscoli al pari delle bestie e un cuore che funziona egualmente. volevo farti la proposta di addormentarti con me ora. vi rinunzio. 1595_5616_000069 un pallone dirigibile. chiese. no, signori, una macchina volante che funziona perfettamente, dotata d'una velocità straordinaria tale da poter gareggiare colle rondini ed i colombi viaggiatori. ve n'erano ai vostri tempi. 1595_5616_000070 e non so come ce la caveremo, signori miei, perché è appunto su quest'isola che hanno radunate tutte le belve feroci, capaci di difendersi da sole e quindi in grado di conservare la loro razza. e non avete che la vostra rivoltella. 1595_5616_000071 la gigantesca cassa d'acciaio, dopo essere sprofondata, era subito risalita a galla, rollando spaventosamente e girando su se stessa. se i piloni d'acciaio avevano ceduto sotto gli urti possenti delle onde, 1595_5616_000072 un grosso maschio di statura imponente. dopo aver lanciato un ruggito formidabile che parve un colpo di tuono, superato il contrafforte, si cacciò nel canalone, piantando le unghie nelle fenditure della roccia. 1595_5616_000073 noi non potremo mai andare d'accordo con quelle canaglie. mormorò brandok, il galeotto di cent'anni fa, mi pare che si sia mantenuto eguale. la scienza tutto ha perfezionato fuorché la razza e l'uomo malvagio è rimasto malvagio. 1595_5616_000074 la società vuole vivere e lavorare tranquillamente, rispose il capitano. tanto peggio per i furfanti. bah, lasciamo questi poco interessanti discorsi e facciamo colazione, giacché l'oceano ci lascia un po di tregua. 1595_5616_000075 l'assenza del capitano e del pilota fu brevissima. furono visti ritornare velocemente fra i nembi di spuma che coprivano tutta la cupola. dunque chiesero ansiosamente tutti insieme i tre, americani e jao. 1595_5616_000076 holker pagò senza mercanteggiare l'importo, poi condusse i suoi amici al ristorante della stazione, anche quello automatico, e offrì da bere. abbiamo dieci minuti di tempo per prendere il treno per il polo nord, disse: approfittiamone per scaldarci lo stomaco con un po di caper brandy. 1595_5616_000077 appena aperti gli occhi, il suo sguardo si fissò sul signor holker, che gli stava presso occupato a soffregar il petto di brandok buongiorno, gli disse il pronipote, accostandoglisi rapidamente. 1595_5616_000078 ecco la grande officina elettrica degli stati uniti, disse holker, che mette in moto, senza un chilogrammo di carbon fossile migliaia e migliaia di macchine. quest'acqua ha fatto abbandonare tutte le miniere di combustibile. quale forza enorme deve produrre? esclamò il dottore. 1595_5616_000079 non so se potremo farci l'abitudine, che cosa temi nulla. per ora, tuttavia, provi lo spleen. finora no, rispose brandok. come sarebbe possibile annoiarsi con tante meraviglie da vedere? questa è una seconda esistenza per noi. meglio così. 1595_5616_000080 nient'altro, signore, corriamo dunque il pericolo di terminare il nostro viaggio nel ventre di questi ferocissimi e sanguinari abitanti. purtroppo non avremo da rimpiangere la sorte toccata agli abitanti della città sottomarina. potremmo forse invidiarla, rispose il capitano. 1595_5616_000081 passeranno secoli e secoli, ma levato lo strato di vernice datogli dalla civiltà, sotto si troverà sempre l'uomo primitivo dagli istinti sanguinari. 1595_5616_000082 internamente erano tutte illuminate, sicché scintillavano fra la nebbia come se fossero colossali diamanti, essendo il ghiaccio mantenuto sempre sgombro dalla neve che vi si accumulava sopra. 1595_5616_000083 sembrava però che le speranze dovessero diventare ben magre, poiché l'uragano continuava sempre ad infuriare, sconvolgendo l'atlantico per un tratto certamente immenso. nondimeno, la città galleggiava sempre benissimo, ora sollevandosi ed ora sprofondandosi fino a metà della cupola. 1595_5616_000084 ahimè, la preziosa semente che il fiore della risurrezione custodiva con tanta gelosa cura da tanti secoli era irrimediabilmente sterile. 1595_5616_000085 il terreno è troppo prezioso oggidì e quel lusso è stato bandito. non si può sottrarre spazio all'agricoltura. ma comincia a far buio. sarebbe tempo d'illuminare il mio salotto. 1595_5616_000086 quasi tutti fumavano enormi pipe di porcellana, gettando in aria delle vere nuvole di fumo. siamo al polo, amici miei, disse holker prendendo i bagagli. 1595_5616_000087 i forzati, che non potevano indovinare di che cosa si trattasse, urlavano spaventosamente senza che nessuno si occupasse di spiegare loro da dove provenivano quei bagliori intensi. 1595_5616_000088 la città galleggiante, sempre sospinta dalle onde, era entrata nella zona illuminata. pareva che navigasse su un mare incandescente. i vetri della cupola, riflettendo i bagliori del vulcano, proiettavano fino in fondo alla città una luce così intensa da far impallidire quella delle lampade a radium. 1595_5616_000089 erano trascorse altre due ore quando il dottor toby pel primo aperse finalmente gli occhi dopo cent'anni che li aveva tenuti chiusi. dopo una immersione durata un quarto d'ora in una vasca piena di acqua tiepida, aveva già cominciato a dare qualche segno di vita e a perdere la tinta giallastra. 1595_5616_000090 amico james disse: toby, ti penti d'aver dormito cent'anni per poter vedere le meraviglie del duemila. oh no, esclamò vivamente il giovane. credevi di veder il mondo così progredito? non mi aspettavo tanto. e il tuo spleen non lo provo più. tuttavia, non senti nulla tu. 1595_5616_000091 non so che cosa vogliate dire con ciò, capitano, disse brandok sempre più stupito. disgraziata la nave marina od aerea che cadesse su quelle isole, rispose il capitano, nessun uomo dell'equipaggio uscirebbe certamente vivo. che cosa è successo dunque su quelle isole, chiese toby, che non era meno sorpreso di brandok. 1595_5616_000092 e si vedevano lungo le pareti e sulla cima di colonne di ferro, roteare con velocità straordinaria delle macchine volanti di dimensioni mai viste. che cosa fanno laggiù, chiese brandok. 1595_5616_000093 furfanti, gridò: jao, che cosa avete fatto, signor jao? gridò un uomo di statura quasi gigantesca. perdonateci, eravamo diventati come pazzi e non sapevamo più quello che facevamo. tutta la colpa è dell'alcool, al quale non eravamo più abituati. 1595_5616_000094 l'inverno si annunzia rigidissimo quest'anno ed il lago è già gelato da tre settimane e l'oceano tutto lo stretto è percorso da massi enormi di ghiaccio. funziona ancora il battello tramvai. 1595_5616_000095 certo, rispose il capitano, avremo occasione di vedere quei famosi mulini. cerco anzi di dirigermi verso l isola per vedere se là posso sbarazzarmi del galeotto che si trova chiuso nell'ultima cabina e che voi non avete ancor veduto. quell'isola si trova a venticinque miglia dalla città sottomarina portoghese d'escario. 1595_5616_000096 non ve ne date pensiero, rispose holker. alla stazione di quebec troveremo i bagagli contenenti l'occorrente per sfidare i freddi più intensi. aspettate un momento che vada a far lanciare un telegramma aereo ad uno di quei negozianti che conosco. 1595_5616_000097 in quel momento un cupo rimbombo si ripercosse entro la immensa cupola, facendo vibrare le vetrate. è un tuono. questo disse il capitano del centauro, la cui fronte si era oscurata. che questa volta ci piombino addosso tutte le disgrazie. 1595_5616_000098 sono perduti, disse il capitano che si teneva aggrappato ad una roccia a fianco di brandok. lo credete? chiese questi con voce commossa. nessuna costruzione umana può resistere a simili cozzi. fra mezz'ora, e forse meno, le pareti metalliche si apriranno e nessuno di quei disgraziati si salverà. 1595_5616_000099 tenerife non era che a poche gomene ed i cavalloni continuavano a sospingere la città galleggiante con grande impeto. avrebbe resistito o si sarebbe sfasciata? era quella la domanda che tormentava tutti, senza trovare una risposta. 1595_5616_000100 a quale suolo affidare quei granelli? quale sole avrebbe potuto tenerli in vita? sorpreso e ammirato, il dottore portò seco la meravigliosa pianta. 1595_5616_000101 l'interno della galleria era diviso in quattro scompartimenti: uno riservato alle macchine e all'equipaggio, uno a camera da letto suddivisa in piccole cabine di leggera lamiera d'alluminio o d'un metallo consimile. 1595_5616_000102 io sono fermamente convinto che più nulla sarà impossibile agli scienziati del duemila. in attesa che vi riescano, io dormo, disse brandok. non so da che cosa possa derivare, ma da qualche tempo mi trovo spesso tutto spossato e provo anche degli strani perturbamenti al cervello. 1595_5616_000103 quello di polonia, formato dalle province polacche della russia, dell'austria e della germania. l'europa cinquant'anni fa si agitava pericolosamente, minacciando una guerra spaventosa. 1595_5616_000104 a mezzodì i naufraghi mangiarono alla meglio qualche boccone, poi, dopo essersi assicurati con delle reti alle traverse dei vetri, cercarono di dormire qualche ora sotto la guardia del pilota del centauro. 1595_5616_000105 sicché queste navi volanti si possono all'occorrenza trasformare in scialuppe, esclamò toby con stupore. e perfettamente navigabili, zio, rispose holker, perché la poppa nasconde entro un incavo un'elica di metallo che funziona colla stessa macchina che mette in moto le ali. 1595_5616_000106 il capitano, vedendo un'altra belva incanalarsi nella spaccatura, non esitò a consumare un'altra palla ed essendo un valente tiratore, anche questa volta non mancò il bersaglio e tre disse. ve ne sono però ancora quindici o sedici, senza contare tutte le altre bestie che pare siano ansiose di assaggiare un po di carne umana. 1595_5616_000107 ha un corso più rapido dell'amazzoni e più impetuoso del mississippi e la portata di questi due fiumi, giudicati i più grandi del mondo, non rappresentano nemmeno la millesima parte del volume delle acque che quella corrente giornalmente conduce. 1595_5616_000108 mentre dei gruppi ballavano furiosamente sulla piazza, saltando come capre, urtandosi, buttandosi a terra a dozzine per volta, altri, presi da una improvvisa furia di distruzione, abbattevano le case, gettando in aria letti e tavolini, laceravano le reti, spezzavano ordigni da pesca, urlando e ridendo. 1595_5616_000109 l'ultima battaglia combattuta per mare e per terra fra le nazioni americane ed europee è stata terribile, spaventevole ed è costata milioni di vite umane, senza vantaggio né per le une né per le altre potenze. 1595_5616_000110 ai nostri tempi le montagne bastavano, quelle servono ai modesti borghesi. farà buoni affari in quella stagione la linea polare. i viaggiatori accorrono al polo a migliaia. 1595_5616_000111 signor holker chiese brandok: gli scienziati moderni approssimativamente hanno calcolato quando potrebbe accadere quella tremenda catastrofe? positivamente no. è certo però che la massa della calotta glaciale non potrà essere ragionevolmente prolungata al di là di un certo punto. 1595_5616_000112 per sei rispondo io. in quanto agli altri, ah, fate raccolta di sassi, di macigni, di tutto ciò che può servire come proiettile. ve ne sono nel canalone. presto, signori, non vi è tempo da perdere. 1595_5616_000113 e lo dobbiamo alle razze nordiche e le razze latine. la sola italia è cresciuta, e rapidamente, perché ha i suoi cinquanta milioni, mentre la spagna e soprattutto la francia sono rimaste quasi stazionarie. 1595_5616_000114 pareva che la grande elettricità sviluppata dalle infinite macchine elettriche funzionanti sulla crosta terrestre avesse avuto una ripercussione anche negli alti strati aerei, perché i due americani non avevano mai veduto, ai loro tempi, lampi così abbaglianti e di così lunga durata. 1595_5616_000115 un giorno incontrò un arabo infermo ed il dottore lo curò amorosamente, salvandogli la vita. il figlio del deserto era povero, eppure volle ricompensare il suo salvatore dandogli un tesoro che da solo valeva tutte le pietre preziose del mondo. 1595_5616_000116 frusta brandok era ridiventato taciturno, come se lo spleen lo avesse ripreso. il notaio pure non parlava, tutto occupato a fumare la sua pipa, che eruttava un fumo denso come la ciminiera d'un battello a vapore. 1595_5616_000117 udendo aprirsi la porta, si levò gli occhiali e si voltò con una certa vivacità, esclamando con voce giuliva: ah, sei tornato, amico james, ti sei stancato presto di nuova york e mi pare che tu non abbia un'aria molto soddisfatta. 1595_5616_000118 era però un'alba grigiastra di triste aspetto. non permettendo le tempestose nubi che la luce si diffondesse liberamente, verso levante, ad una grande altezza una colonna di fuoco s'alzava, oscillando in tutte le direzioni e forando il cielo. 1595_5616_000119 è la piazza della borsa, rispose holker. sembra che quegli uomini abbiano il fuoco addosso, vanno e vengono quasi correndo, e anche la gente che si affolla nelle vie vicine pare che cammini sui tizzoni, disse toby. eppure non saranno borsisti. quelli là camminavano diversamente cent'anni fa, chiese holker con una certa sorpresa. 1595_5616_000120 un altro leone, che si era subito dopo cacciato nella spaccatura senza essere veduto dagli assediati, troppo occupati a sorvegliare le mosse del primo, annunciò la sua presenza con un formidabile ruggito. balzare sopra il corpo del compagno e precipitarsi all'assalto fu cosa d'un sol momento. 1595_5616_000121 il condor, dopo essere passato sopra la città, si diresse verso una piccola altura su cui si vedeva ergersi una torre immensa, munita sulla cima di un'antenna smisurata che pareva un cannone mostruoso minacciante il cielo. 1595_5616_000122 ah, ora comprendo, disse toby, è la grande tensione elettrica che agisce sui loro nervi. il mondo è impazzito, o quasi. harry disse: holker, muovi verso brooklyn. 1595_5616_000123 ma che cos'è dunque avvenuto, chiese toby, quello che temevo, rispose il capitano del centauro. non sentite questo odore? sì, la città è appestata dall'alcool: il mio, quello che dovevo trasportare ad amburgo e che questi miserabili hanno saccheggiato. 1595_5616_000124 possibile che siano ancora vivi. nessuno lo ammetterebbe. i suoi compagni si erano anche essi accostati e guardavano con una specie di terrore quei due uomini, chiedendosi ansiosamente se si trovavano dinanzi a due cadaveri o a due addormentati. quello che si trovava a destra 1595_5616_000125 ci rifugeremo in fondo alla città e allora i forzati ci faranno a pezzi. ah diavolo, non avevo pensato che abbiamo un vulcano anche sotto i nostri piedi, disse il capitano del centauro. non siamo però ancora a terra e non sappiamo ancora dove queste onde capricciose manderanno a sfracellarsi questa immensa cassa di metallo. 1595_5616_000126 d'altronde non hanno torto: sono molti anni, di certo, che non gustano di questi piatti. un quarto leone, dopo aver mandato un ruggito spaventevole, si scagliò pure attraverso la spaccatura, balzando sopra i cadaveri dei compagni, ma non ebbe miglior fortuna. 1595_5616_000127 hai trovato finalmente il modo di prolungar la vita, chiese brandok, con tono leggermente ironico, di fermarla. invece, ah, ne vuoi una prova possibile che tu abbia fatta una simile scoperta? esclamò brandok con stupore. 1595_5616_000128 poi s'avanzò lentamente finché l'acqua venne a mancare. le quattro ruote avevano lasciate le loro nicchie abbassandosi in attesa di mettersi in funzione. ecco che diventa tramvai, disse holker. la nave lascia il mare per la terra. 1595_5616_000129 che cosa mai ci narri, vedrete, vedrete. siamo nel duemila, miei cari amici, e non già nei lontani tempi del ed esquimesi ve ne sono ancora nelle regioni polari, chiese brandok. 1595_5616_000130 in pochi minuti fecero sparire il pudding, vuotarono una tazza di tè, poi scesero nel cortile dove li attendeva un carrozzino tirato da un piccolo cavallo bianco che sembrava impaziente di partire. andiamo, disse il dottore, raccogliendo le briglie ed impugnando la frusta. fra mezz'ora saremo allo scoglio di retz. 1595_5616_000131 più, più volte, dei viaggiatori che si recavano alle colonie polari, presi dall'orrore di quel che accadeva in quelle capanne funebri, avevano forzata l'entrata per portar via il morente e avevano ricevuto questo rimprovero. chi viene a turbare la mia agonia? non si può dunque morire in pace. 1595_5616_000132 come è giunto qui quel cilindro, chiese brandok, per mezzo d'un tubo comunicante coll'ufficio postale più vicino e rimorchiato da una piccola macchina elettrica. e come si ferma? 1595_5616_000133 quindi è sepolto vivo. non durerà molto, rispose holker. se la malattia non lo uccide, presto s'incaricherà la fame di mandarlo nel paradiso degli esquimesi. spiegati meglio, nipote mio, disse toby, perché lo hanno sepolto vivo. 1595_5616_000134 sopprimendo sui loro bilanci le spese di mantenimento per esseri ormai inutili, aveva però procurato loro degli asili sicuri d'una solidità a tutta prova, per non esporli ad una morte certa. 1595_5616_000135 almeno qui abbiamo della selvaggina, disse brandok, un piatto di gran lusso al giorno d'oggi. è vero, signor holker? dite rarissimo anche nelle grandi città. vive qui ancora qualche gruppo di renne e si trovano anche dei caribou e qualche morsa. 1595_5616_000136 il governatore della colonia, disse il capitano volgendosi verso brandok, toby ed holker: seguitemi, signori, disse il galeotto con un amabile sorriso. ah, devo lasciarvi qui un espulso dall'europa, un suddito inglese che consegnerete più tardi a qualche nave della sua nazione, disse il capitano. 1595_5616_000137 fra le sue mani la pianta misteriosa non fece che rinascere e morire, senza che egli potesse penetrarne i segreti. ad ogni operazione ripeteva colla tristezza del genio impotente. nulla c'è in natura che somigli a questa pianta. 1595_5616_000138 ma voi, capitano, avete la iettatura, disse brandok, si direbbe davvero, purché invece non l'abbia jao o la sua città ci spinge proprio sui sargassi. il vento, disse toby, e le onde anzi lo aiutano, rispose il capitano, che diventava sempre più. 1595_5616_000139 a me è d'imbarazzo, perché un ciclone mi ha guastato le ali e le eliche. datemelo pure, ci penserò io. andiamo, signori, perché fra mezz'ora farò suonare il silenzio e allora si spegneranno tutte le lampade. 1595_5616_000140 gas? che cos'è? chiesero ad una voce brandok e toby. un semplice pezzetto di radium. rispose holker, il radium, esclamarono i due, risuscitati. 1595_5616_000141 batte dunque il cuore? chiesero ad una voce il sindaco ed il notaio. sì, batte, non v'ingannate, sono un medico. eppure la tinta giallastra non scompare. ancora, disse il notaio dopo, dopo il bagno. forse sì, il cuore batte, è un miracolo. 1595_5616_000142 nessuno sono rimasti tali e quali come li avevano trovati gli esploratori del secolo scorso. sono esseri incapaci di civilizzarsi e perciò finiranno anche essi con lo scomparire. i ho già detto che il loro numero è immensamente scemato dopo la distruzione delle balene, delle foche e delle morse. 1595_5616_000143 che non vi è alcun albergo aperto in questa stagione, rispose holker, saremo costretti a rimanere nelle sale della stazione o a chiedere asilo a qualche famiglia di pescatori. 1595_5616_000144 consisteva in un enorme tubo di lamiera d'acciaio lungo centocinquanta metri, con un diametro di cinque, pesante ottantamila chilogrammi e fissato su due enormi pilastri di pietra. 1595_5616_000145 da due anni gli scienziati dei due mondi si occupano di questa grande questione. per dare uno sfogo alla crescente popolazione della terra, abbiamo oggi degli esplosivi mille volte più formidabili della polvere e della dinamite che si usava anticamente, anticamente, esclamò brandok, quasi scandalizzato. 1595_5616_000146 intanto, l'enorme cassa d'acciaio, spinta e risospinta dalle onde che non cessavano d'investirla, continuava a urtare con un fragore infernale contro le rocce della costa ed a piegarsi. 1595_5616_000147 erano già tre notti che non dormivano più e solo il capitano ed il suo pilota, abituati alle lunghe veglie, potevano ancora resistere a quella lunga prova. quel sonno benefico durò fino alle otto del mattino e forse chissà quanto sarebbe durato se il capitano non li avesse svegliati con delle vigorose e replicate scosse. 1595_5616_000148 poi aveva sollevato rapidamente il guanciale, poiché la voce s'era fatta udire più precisamente dietro la sponda del letto, e scorse una specie di tubo sul cui orlo era scritto abbonamento al world. 1595_5616_000149 non poteva competere certo coi veri transatlantici, dotati ormai d'una velocità straordinaria. nondimeno, nulla aveva da perdere in confronto a quelli d'un secolo prima, che anzi avrebbe potuto vincere facilmente nella corsa. 1595_5616_000150 dopo aver sepolto sotto massi enormi di ghiaccio quei continenti, il diluvio attraverserà l'equatore, si lancerà sull'america del nord, sull'europa e sull'asia, distruggendo dappertutto la vita e 1595_5616_000151 avrei preferito cenare al ristorante della stazione, disse brandok, stiamo meglio qui, disse holker, fuori fa un freddo cane quanti gradi. chiese al cameriere che aveva portato la cena. quindici sotto zero, signore, rispose. 1595_5616_000152 mio caro signore. la popolazione del globo in questi cento anni è enormemente cresciuta e non esistono più praterie per nutrire le grandi mandrie che esistevano ai vostri tempi. 1595_5616_000153 nel mezzo si ergeva una torre pure in metallo, alta quattro metri, sulla cui piattaforma stavano seduti presso la ruota due timonieri. dietro si innalzava un albero per la telegrafia aerea. 1595_5616_000154 con una piccola ferrovia elettrica simile a quella che già avete veduta. ecco soppressi quei noiosi camerieri e anche il pessimo uso delle mance e dobbiamo mangiare in piedi. 1595_5616_000155 vuotarono la bottiglia, poi il dottore sturò una fiala ed empì due piccole tazze. era un liquore rossastro un po denso che aveva un profumo speciale. 1595_5616_000156 dei veri mostri. insomma, esclamò toby, che ascoltava con viva curiosità quei particolari. non sembra infatti che siano troppo belli, rispose holker. ma andiamo a prendere il tè o lo troveremo freddo. riparleremo dei martiani e del loro pianeta quando saremo alla stazione ultrapotente di brooklyn. 1595_5616_000157 hanno dato allo scafo una forma di sigaro molto affilato a prora e la coperta è quasi scomparsa, non essendovi che il posto per una torre destinata ai timonieri. come vedete, le navi moderne sono quasi tutte sommerse e chiuse sopraccoperta, in modo che, durante le tempeste, le onde possono spazzarle senza produrre il minimo inconveniente. 1595_5616_000158 il giovane brandok aveva alzato la testa, che teneva inclinata su una spalla, interrogando il dottore: collo, sguardo, sì, riprese, toby, io voglio vedere che cosa sarà l'america fra venti lustri. 1595_5616_000159 il dottore v'immerse un dito per assicurarsi del calore dell'acqua, poi levò la vaschetta deponendola sulla tavola. fai fare un bagno al morto, chiese brandok, cioè all'addormentato, corresse il dottore. è necessario allentare a questo dormiglione i nervi che da tanti anni non agiscono più. 1595_5616_000160 la mattina del terzo giorno, quando già il vento cominciava finalmente a scemare di violenza, il capitano avvertì i viaggiatori di rifugiarsi nella galleria per non venire trascinati via dalle onde. 1595_5616_000161 quella battaglia spaventosa durò più di una mezz'ora, con grande strage da una parte e dall'altra. poi i superstiti, un centinaio appena esausti, si separarono, rifugiandosi chi nelle baracche semisfondate, chi negli angoli più oscuri della città, lasciandosi cadere al suolo come corpi morti. 1595_5616_000162 il ponte di brooklyn esclamò: brandok, lo riconosco ancora. ha dunque resistito fino ad oggi. già sono più di centoventi anni che è lì. gl'ingegneri dei vostri tempi erano buoni costruttori. disse. 1595_5616_000163 l'enorme massa aveva ripresa la sua danza disordinata. dove andava? nessuno lo sapeva. certo, però il vento e le onde li spingevano verso nord est, in direzione delle canarie. 1595_5616_000164 il sole era sorto da qualche ora, però i suoi raggi non riuscivano ad attraversare l'enorme massa di vapori, sicché sull'oceano regnava una semioscurità spaventosa. 1595_5616_000165 è finito il nostro viaggio, capitano, disse brandok che si teneva aggrappato disperatamente al margine del pozzo. purtroppo, rispose il comandante del centauro, siamo peggio che arenati e non saprei chi potrebbe trarre dal mezzo di queste alghe questo gigantesco cassone di metallo. nemmeno una flotta intera vi riuscirebbe. 1595_5616_000166 avevano costeggiato per un lungo tratto la groenlandia settentrionale, poi avevano attraversato una parte dell'oceano coperto da immensi banchi di ghiaccio, giungendo alla stazione russa. la galleria terminava là, però. la linea continuava fino al porto della ricerca. 1595_5616_000167 i vuoi per compagno. toby, sono pronto. anche se morissi, non perderei nulla. dunque, ti piace la mia idea? sì, francamente, sei eccentrico come un vero inglese. e non sono forse un inglese? disse brandok, ridendo. 1595_5616_000168 abbiamo detto, aveva assunto una tinta giallastra, simile a quella delle razze mongoliche. qual è il vostro antenato? chiese il notaio il più vecchio. l'altro è il signor james brandok. agirete subito, senza ritardo. siete medico, è vero? come il mio antenato, sapete come dovete operare. il documento lasciato da toby. 1595_5616_000169 bianco, signor brandok disse: holker, ai vostri tempi il servizio era così pronto. oh no, in fede mia, esclamò il giovine. a quale punto è giunta la meccanica e come arrivano qui queste tazze? 1595_5616_000170 l'albergo del genio polare, disse holker, è tenuto, anche questo, da un anarchico, chiese toby, da un terribile nichilista russo che trent'anni addietro lanciò tre bombe contro lessio, imperatore di russia. 1595_5616_000171 riscaldatisi lo stomaco, lasciarono la stazione, seguiti da altri otto o dieci viaggiatori, per la maggior parte inglesi e tedeschi, che si recavano al polo. era ancora notte, però numerose lampade a radium illuminavano le vie del piccolo villaggio costruito sulle rive dell'oceano polare. 1595_5616_000172 una buona bomba di silurite lasciata cadere da qualche vascello aereo li avrebbe egualmente affondati per punirli della loro ribellione. che cos'è questa silurite? disse toby. 1595_5616_000173 entriamo, disse il dottore. con una chiave a segreto aprì una porticina di ferro tanto bassa che non si poteva entrarvi che carponi ed i tre uomini si introdussero nel piccolo edificio. 1595_5616_000174 andate a visitare quelle del niagara, chiese l'astronomo. sì, rispose holker. strinsero la mano allo scienziato, salirono sul condor e pochi istanti dopo sfilavano sopra brooklyn dirigendosi verso il nord est i. 1595_5616_000175 così dicendo, il comandante, prima che gli altri avessero il tempo di opporsi, con una spinta formidabile lo rovesciò giù dalla cupola. le alghe, che in quel luogo non erano troppo fitte, s'aprirono e lo inghiottirono. 1595_5616_000176 per tre giorni holker ed i suoi due amici si trattennero nella colonia polare, facendo delle escursioni nei dintorni sulla slitta dell'albergo, visitando parecchie case degli anarchici e qualche capanna esquimese, nonostante il freddo eccessivo che regnava. 1595_5616_000177 brandok e toby si erano vivamente alzati, guardando nella direzione indicata dal loro amico, e videro delinearsi sull'orizzonte una specie di fuso lunghissimo che correva sulle onde con estrema rapidità, senza alcuna traccia di fumo. 1595_5616_000178 brandok aveva picchiato sulla tavola un pugno così violento da far traballare i bicchieri e rovesciare una bottiglia. tu vorresti, gridò, farmi rinchiudere nel rifugio che mi son fatto preparare sulla cima dello scoglio di retz. 1595_5616_000179 ed aprì facilmente. subito una corrente estremamente fredda investì i tre uomini, costringendoli a retrocedere rapidamente. i è un banco di ghiaccio là dentro, esclamò il sindaco. che cosa contiene quel vaso per produrre un simile freddo? che gli scienziati di cent'anni fa valessero meglio di quelli d'oggi? grand'uomo, quel mio. 1595_5616_000180 i vascelli volanti si fermano e deviano, ed ecco tolto ogni pericolo d'investimento. che cosa ne dite ora, signor brandok? il giovine scosse il capo senza rispondere. 1595_5616_000181 quando il conduttore, che come vedete si trova a cavalcioni del collo come i cornac indiani, scorge delle immondizie sulla via, preme una leva collocata a portata della sua mano, la quale dirige i movimenti della tromba e dell'apparato aspirante. 1595_5616_000182 ad un tratto la città galleggiante, che si trovava un po sbandata, si raddrizzò di colpo, emergendo bruscamente di parecchi metri. aggrappatevi alle traverse, aveva gridato jao. 1595_5616_000183 si sono risvegliati, disse toby. signor jao, cercate di calmare quelle furie, se potete, e di spiegare loro quanto è avvenuto durante la loro sbornia fenomenale. sarà un affare un po serio. sarebbe meglio per noi che finissero di scannarsi tutti. 1595_5616_000184 nel mezzo curvo, su una tavola vi era un uomo sui cinquantacinque anni, di forme quasi erculee, con una lunga barba un po brizzolata e tutto intento ad osservare un coniglio che pareva a prima vista o morto o addormentato. 1595_5616_000185 si formavano abissi profondi che subito si riempivano per riaprirsi più oltre e dai quali uscivano dei muggiti formidabili prodotti dall'irrompere tumultuoso delle acque. 1595_5616_000186 sepolto chissà quanti secoli prima dell'era cristiana e che portava dei bottoncini arsi dal sole ed ingialliti. non aveva potuto trattenersi dal sorridere. ed io avrei fatto altrettanto, disse brandok. 1595_5616_000187 poiché le onde eran diventate meno tumultuose, opponendo le due isole, due barriere insormontabili ai furori dell'atlantico, il capitano ed i suoi compagni si erano alzati. 1595_5616_000188 vortici di fumo pure rossastro, ma che di quando in quando avevano dei bagliori sinistri, lividi, come se masse di zolfo ardessero entro il cratere. si stendevano al di sotto delle tempestose nubi, turbinando sulle ali del vento. 1595_5616_000189 toby ripeté per la terza volta, tentando di rizzarsi sul guanciale: non vi movete, signor brandok disse: holker, sono lieto di darvi il buongiorno e di udirvi anche parlare. rimanete coricati. vi è necessario un buon sonno, del vero sonno. 1595_5616_000190 la ferrovia chiese brandok. le porte di ferro si erano chiuse con fracasso. per qualche istante si udirono delle voci gridare e poi più nulla. anche le porte dello scompartimento si chiusero da sé, sorgendo da terra. 1595_5616_000191 poi holker salì sul davanzale, che era molto basso, e mise i piedi sulla piattaforma della macchina volante, su cui erano state collocate quattro comode poltroncine. 1595_5616_000192 e come vien trasmessa quella forza? mediante fili aerei? no zio con gomene sottomarine, simili a quelle che voi usavate anticamente per la telegrafia transatlantica. quale rapidità sviluppa la corrente del gulf stream? chiese brandok. 1595_5616_000193 che dolce tepore. non si direbbe che fuori il termometro segna sotto zero. e come sono eleganti questi scompartimenti, disse toby che li aveva già percorsi. 1595_5616_000194 dal soffitto pendeva un'asta di ferro che finiva in una palla composta d'un metallo azzurro. il signor holker l'aprì facendola scorrere sopra l'asta e tosto una luce brillante, simile a quella che mandavano un tempo le lampade elettriche, si sprigionò, inondando il salotto. 1595_5616_000195 coi lineamenti regolarissimi, gli occhi azzurri ed i capelli biondi. aveva invece negli sguardi un non so che di triste e di vago, che colpiva coloro che lo avvicinavano. 1595_5616_000196 e difeso al di sopra da una specie di gabbia d'acciaio destinata certamente a ripararlo dalla caduta di qualche masso che poteva staccarsi dalla volta della galleria. tre lampade a radium di grande potenza lo illuminavano, o meglio lo inondavano di luce. 1595_5616_000197 per risvegliarmi. fra cento anni, mio caro, si incaricheranno i discendenti del notaio e il futuro sindaco di nantucket, o i suoi successori, a farmi ritornare in vita. 1595_5616_000198 non siamo stati noi a commettere la strage, disse il capitano, ne sopportino le conseguenze. ora, noi non possiamo, in così piccolo numero e senza ascensore, far salire fino a noi quattrocento e più cadaveri. ci vorrebbe una settimana di lavoro. 1595_5616_000199 si è constatato che i ghiacci, da un secolo a quest'oggi, hanno fatto dei progressi spaventevoli, raggiungendo l'incredibile altezza di trentasette chilometri, non essendovi laggiù mai piogge né avvenendo squagliamenti considerevoli. 1595_5616_000200 la città galleggiante, investita per di sotto, si agitava in tutti i sensi. pareva che dei marosi d'una potenza incalcolabile la urtassero nella sua parte inferiore, poiché di quando in quando subiva dei soprassalti violentissimi che mettevano a dura prova i muscoli dei tre americani e dei loro compagni. 1595_5616_000201 senza quasi rispondere al saluto di una grassa e rubiconda fantesca che gli aveva gridato dalla cucina: buon giorno, signor brandok. il mio padrone è nel suo studio. 1595_5616_000202 quello è stato un puro caso e poi avete saputo come sono stati trattati dai pompieri spagnoli: pochi getti d'acqua elettrizzata a correnti altissime e tutto è finito. diamine, il mondo ha il diritto di vivere e di lavorare tranquillamente senza essere disturbato. 1595_5616_000203 percorre tutto il golfo del messico, si slancia attraverso l'oceano atlantico, sale al nord prima, si piega quindi verso oriente, tocca le coste dell'europa conservando intatte le acque calde che trascina con sé per un tragitto di migliaia e migliaia di leghe. 1595_5616_000204 tutti i tentativi fatti per colonizzare queste vaste terre sono riusciti vani. è un vero peccato, perché qui lo spazio non mancherebbe per far sorgere delle città gigantesche e piantare cavoli e seminar grano, disse brandok ridendo. eppure qualche cosa nasce e matura qui, nonostante il freddo. 1595_5616_000205 da qualche parte vedremo sbucare quello che ci deve portare a quebec. sai, toby, che io a forza di cadere di stupore in stupore finirò per diventare pazzo. non ti senti bene? i trovavo meglio cent'anni fa col mio. 1595_5616_000206 eppure vedrete, se camperemo molto, che i nostri scienziati riusciranno a mantenere in equilibrio il nostro pianeta e a salvare l'umanità. dopo tutto quello che ho veduto finora, non ne dubito nemmeno io. disse toby: che progressi ha fatto la scienza in questi cent'anni? c'è da perdere la testa. 1595_5616_000207 di ghiaccio, disse toby, precisamente un materiale a buon mercato cementato con un miscuglio di sale per dare ai blocchi maggior coesione. la galleria è larga undici piedi, alta otto colle, pareti che hanno uno spessore di due metri costruite con blocchi di ghiaccio di due piedi di lunghezza e mezzo di larghezza. 1595_5616_000208 signor holker disse brandok, in questi cento anni la corrente del gulf stream ha subìto qualche deviazione? perché mi fate questa domanda? perché ai nostri tempi si temeva che l'apertura del canale di panama potesse produrre uno spostamento nella corrente a causa della spinta delle acque del pacifico. 1595_5616_000209 non ne abbiamo mai udito parlare, rispose brandok. già si sapeva che tutte quelle isole erano d'origine vulcanica, rispose il capitano. non erano altro che le punte estreme d'immense montagne, o meglio di vulcani, inghiottiti forse durante il gigantesco cataclisma che fece sprofondare l'antica atlantide. 1595_5616_000210 perché hanno quelle lance per allontanare i ghiacci che s'accostano al battello. ve ne saranno molti al largo. e dove ci porterà questo battello? fin sulla terra di baffin, oltre il lago di nettelling. mio caro nipote, disse toby. ai nostri tempi quel lago si trovava nel cuore dell'isola. è così zio. 1595_5616_000211 vieni a prenderla, rispose jao. ti sfido, non mi scapperai, te lo giuro. sì, accoppiamoli tutti, urlarono in coro gli altri. lasciamoli gridare e occupiamoci dei nostri affari, disse il capitano. già non potranno mai salire fino a noi se non caliamo l'ascensore. e, per togliere loro ogni speranza, lo getto in mare. 1595_5616_000212 una meraviglia del duemila, esclamò. i giornali comunicano direttamente le notizie a casa degli abbonati che abbiano soppressa la carta e le macchine per stamparla. ai nostri tempi queste comodità non si conoscevano ancora. come è progredito il mondo? 1595_5616_000213 quando il ciclone si calmerà, riprenderemo la corsa verso l'inghilterra. a liverpool prenderete o il treno o il vascello che va a londra. non è questione che di qualche giorno di ritardo questo ventaccio finirà per cambiare. 1595_5616_000214 vieni. james disse toby quando furono soli: guarda un'ultima volta l'oceano. l'ho guardato abbastanza, e poi non lo troveremo certo cambiato se risusciteremo. 1595_5616_000215 la natura ha provveduto egualmente, disse l'astronomo, non circolando l'acqua con un sistema di nubi di piogge e di sorgenti. come da noi, vi hanno riparato le nevi condensate nelle regioni polari. 1595_5616_000216 i cinque uomini si erano lasciati scivolare attraverso la spaccatura, dove vi erano non pochi macigni staccati dalle rocce, dagli acquazzoni. con uno sforzo supremo ne trassero parecchi sulla piccola piattaforma, allineandoli di fronte all'imboccatura del crepaccio. 1595_5616_000217 i brooklynesi parevano pure impazziti e correvano piuttosto che camminare, come se avessero addosso il diavolo e l'argento vivo nelle vene. la tensione elettrica produceva i medesimi effetti anche sugli abitanti del sobborgo. 1595_5616_000218 sicché è loro proibito di tornare in europa ed in america e anche in asia. ed il mondo è tornato tranquillo dopo la loro espulsione. abbastanza, rispose holker, e nella colonia polare regna la calma. 1595_5616_000219 un masso enorme che doveva essersi staccato da qualche ghiacciaio. avendo il narval raggiunto un gruppo di collinette piuttosto ripide, era rotolato fino sulla via segnalata dai pali ed aveva fermata bruscamente la corsa. 1595_5616_000220 ci siamo, gridò il capitano, dominando per un istante colla sua voce tonante i mille fragori della tempesta. tenetevi saldi. una montagna liquida sollevò la città, la tenne un momento come sospesa in aria, poi la scaraventò innanzi con forza inaudita. 1595_5616_000221 quale filtro misterioso hai scoperto? non ti prendi gioco di me, toby. a quale scopo chiudiamo le porte? perché nessuno ci oda o ci veda e tu assisterai ad una risurrezione meravigliosa. 1595_5616_000222 gli anarchici continuavano intanto la loro opera di distruzione e le scene si succedevano alle scene con vertiginosa rapidità e senza la minima interruzione. era una specie di cinematografo d'una perfezione straordinaria, veramente stupefacente. 1595_5616_000223 senza barba e senza baffi, le braccia e le gambe lunghissime, perfino troppo in proporzione del tronco, e gli occhi molto dilatati e quasi bianchi. gli altri due erano più giovani di qualche dozzina d'anni, anch'essi bene sviluppati, con muscolature possenti e cogli occhi egualmente bianchi. 1595_5616_000224 tu hai pensato a me, sì, sperando che con un riposo di cento anni il tuo spleen finirebbe per andarsene. se l'altro giorno volevo gettarmi dal faro della libertà, vedi in quale conto ormai tengo la mia vita. 1595_5616_000225 ma credo che il mare abbia portato via tutto. ne potremo avere dai forzati, forse quando si saranno stancati di bere. rispose ao i. sono però delle reti in un ripostiglio della cupola. 1595_5616_000226 bevi disse, porgendo una delle tazze a brandok: cos'è il narcotico che ci addormenterà o meglio, che sospenderà la nostra vita e che impedirà alle nostre carni di corrompersi? 1595_5616_000227 holker spinse i suoi compagni verso una di quelle porte dicendo: presto salite. i due risuscitati si trovarono in un piccolo scompartimento con quattro comode poltroncine che si potevano trasformare in letti, tutte di raso rosso e illuminato da una lampadina contenente un pezzetto di radium. 1595_5616_000228 ormai aveva perduta ogni speranza. brandok e toby erano stati dichiarati pazzi, e per di più pazzi inguaribili. 1595_5616_000229 dormivano da parecchie ore quando furono improvvisamente svegliati da un urlio spaventevole e da un fracasso indiavolato. toby pel primo era balzato giù dal lettuccio riaccendendo la lampadina. che cosa c'è? chiese brandok vestendosi rapidamente. che la cupola abbia ceduto? gridò holker spaventato. 1595_5616_000230 il frastuono prodotto dall'incessante infrangersi dei cavalloni era diventato orrendo i erano certi momenti in cui pareva che l'intera cupola dovesse sfasciarsi sotto quegli urti possenti. 1595_5616_000231 la porta del salotto s'era aperta fragorosamente ed il notaio era entrato con un passo così pesante da far traballare le bottiglie ed i bicchieri. 1595_5616_000232 si dice che bressak sia stata distrutta e che molte famiglie anarchiche siano rimaste annegate. il dottore aveva ascoltato, con uno stupore facile ad indovinarsi, quella voce che annunziava uno spaventevole disastro. 1595_5616_000233 scendendo dal polo australe, la valanga dei massi giganteschi scaverà un immenso solco negli oceani, le cui acque si troveranno lanciate con impeto irresistibile sulle sponde dell'america meridionale. 1595_5616_000234 brooklyn spariva rapidamente fra le nebbie dell'orizzonte ed il condor volava sopra bellissime campagne coltivate con grande cura, in mezzo alle quali si vedevano correre delle strane macchine agricole di proporzioni gigantesche. 1595_5616_000235 che cosa sono in confronto, quelle di cui si vantavano tanto gli scienziati francesi nel secolo scorso, disse brandok, volete parlare del grande telescopio di parigi? sì, per molti anni fu ritenuto una meraviglia, disse l'astronomo. quello però non avvicinava la luna che a soli centoventotto chilometri, ed era già molto per quei tempi. 1595_5616_000236 una parte della cupola si spezzò con immenso fragore, rovinando nell'interno della città con jao ed il giovine forzato che si trovavano disgraziatamente da quella parte. 1595_5616_000237 nonostante la bella tinta rosea della sua pelle, quella tinta che indica la ricchezza e la bontà del sangue delle forti razze anglosassoni. come abbiamo detto, udita la voce del pilota, il signor brandok s'era alzato quasi a fatica, come se si risvegliasse in quel momento da un lungo sonno. 1595_5616_000238 si vedevano delle montagne galleggianti andare alla deriva, spinte dal vento polare, e anche molti banchi popolati da una grande quantità di uccelli marini, sotto i fasci di luce della potente lampada a radium che brillava sulla cima. 1595_5616_000239 il tuono rumoreggiava sempre nelle profondità del cielo, gareggiando collo spaventevole fragore delle onde e colle urla diaboliche del vento giù nella città il fracasso era cessato. 1595_5616_000240 che cosa non hanno utilizzato questi uomini, esclamò toby, perfino la corrente del gulfstream, a cui non davamo altra importanza che quella di diffondere un benefico calore sulle spiagge dell'irlanda e della scozia. che uomini, che uomini. 1595_5616_000241 la cena, quantunque composta esclusivamente di prodotti di mare con contorni di piccole alghe sapientemente marinate e d'una sola bottiglia di vino, che jao aveva forse serbato per qualche grande occasione, fu assai gustato dai naviganti del centauro, ai quali l'appetito non faceva difetto. 1595_5616_000242 un esplosivo, potentissimo, inventato di recente, che vi polverizza una casa di venti piani come se fosse un semplice castello di carta, rispose il capitano. signori, vedo ergersi sopra di noi una roccia che mi pare sia tagliata quasi a picco. volete un buon consiglio? affrettiamoci a raggiungerla prima che sorga. 1595_5616_000243 è meravigliosa questa risurrezione, non dico di no, una scoperta che metterà sossopra il mondo? niente affatto, perché io mi guarderò bene dal divulgarla. 1595_5616_000244 provo sempre una eccitazione strana è la tensione elettrica. amici miei, disse in quel momento holker: il treno sta per giungere, abbiamo appena il tempo di discendere la scala. 1595_5616_000245 l'uragano che il capitano aveva annunciato si avanzava con un crescendo orribile di tuoni e di lampi così intensi che brandok e toby si sentivano accecare. 1595_5616_000246 mise un dito sul numero, s'aprì uno sportellino e trasse la sua corrispondenza. poi fece ridiscendere il quadro e premette un altro bottone. ecco il cilindro ripartito. disse: va a distribuire la corrispondenza agli inquilini della casa. 1595_5616_000247 la stazione ultrapotente. disse holker: vedete là a fianco della torre anche un tubo lucente di dimensioni pure enormi. sì, e cos'è, chiese toby. 1595_5616_000248 vita, che triste esistenza devono condurre fra queste nevi. meno di quello che credete, zio, rispose holker. ogni capo di famiglia ha una capanna di legno, fornitagli dal suo governo e ben riscaldata con lampade a radium. 1595_5616_000249 ai nostri tempi si parlava molto di vegetarianismo, specialmente in germania ed in inghilterra. si vede che quella cucina ha fatto dei progressi. perché non trovate delle bistecche? sì, e mi stupisce come i moderni americani abbiano rinunciato alle succose bistecche ed ai sanguinanti roast. 1595_5616_000250 aveva appena terminato di parlare che tutti quegli uomini si precipitavano verso i quattro angoli della città galleggiante, dove si vedevano degli enormi tubi d'acciaio. si udirono tosto dei fischi acutissimi, poi una corrente d'aria gelida eruppe dal pozzo, mentre le lastre di vetro si coprivano per di sotto d'uno strato di ghiaccioli. 1595_5616_000251 e che quindi, con un simile sviluppo di cervello, non devono essere più arretrati di noi ed il corpo. i martiani, da quanto abbiamo potuto comprendere, sono anfibi che rassomigliano alle foche, con braccia cortissime che terminano con dieci dita e piedi, molto grandi e palmati. 1595_5616_000252 era appena spuntata l'alba quando holker entrò nella stanza del suo antenato e del signor brandok gridando: in piedi, miei cari amici, il mio condor ci aspetta dinanzi alle finestre del salotto e l'htel ci ha già mandato il tè. 1595_5616_000253 brandok, toby holker ed il pilota erano pure saliti sulla nave. il primo però, appena messi i piedi sul ponte, fu preso da un tremito così intenso che per poco non cadde addosso a holker. che cosa avete, signore? chiese il capitano del centauro. 1595_5616_000254 fece girare le chiavi, chiuse un po le finestre, accostò una sedia al tavolino e, dopo aver offerto al suo giovine amico un sigaro, disse: ascoltami ora, poi verrà. 1595_5616_000255 ecco una buona occasione per visitare quella città, disse holker, e anche i grandi mulini del gulf stream. non supponevo di essere tanto fortunato. avete più nulla da imbarcare, chiese il capitano. null'altro, signore, rispose brandok. 1595_5616_000256 eccoci giunti. il capitano deve aver avvertito gli abitanti del nostro arrivo. sento il nostro apparecchio elettrico funzionare. il centauro si era fermato dinanzi ad una immensa cupola che doveva avere almeno metri di circonferenza. 1595_5616_000257 in quell'istante, delle grida spaventevoli scoppiarono nell'interno della città galleggiante. i tre americani, il capitano, il pilota e jao, si affrettarono a raggiungere la bocca del pozzo. 1595_5616_000258 toby esclamò: brandok, con profonda ammirazione, tu sei un grand'uomo, tu sei il più grande scienziato del secolo. di questo o dell'altro, chiese il dottore. 1595_5616_000259 avete condannato a una morte certa quegli sciagurati. disse toby, se domani una nave approdasse qui, sapete che cosa farebbe? chiese il capitano. no, farebbe senz'altro saltare questa città con una buona bomba ad aria liquida, insieme a tutti quelli che contiene morti e vivi. è vero, jao? 1595_5616_000260 verso sera, uno splendido raggio di sole ruppe finalmente le nubi, illuminando di traverso le onde. essendo l'astro prossimo al tramonto, il capitano, avvertito dal pilota, si era affrettato ad alzarsi per cercare di conoscere, almeno approssimativamente, dove l'uragano aveva spinto la città galleggiante. 1595_5616_000261 dovuto alla rifrazione di tutta quella massa trasparente. in lontananza, invece, appariva la tinta azzurro cupa del mare, che indicava le acque libere dell'oceano atlantico. 1595_5616_000262 è un po amaro, però non è cattivo. disse: ah, che freddo. oby, i pare di avere un blocco di ghiaccio al posto del cuore. non è nulla, e poi durerà poco. gettati sul letto e copriti. 1595_5616_000263 conduceteli fra le montagne dell'alvernia, nel sanatorio del mio amico bandin. chissà, forse l'aria vivificante di quelle vette potrebbe operare un miracolo. 1595_5616_000264 una nuvolaglia nera come la pece correva sbrigliatamente pel cielo, scatenando lampi e tuoni. i cinque uomini si erano avanzati verso la parte meridionale della cupola. 1595_5616_000265 ogni mese, poi, il governo inglese manda qui una nave per provvederci di viveri e di quanto possa occorrerci. per di più, ogni anno abbiamo un mese di permesso che trascorriamo in patria. che cosa possiamo desiderare di meglio? e delle tempeste? oh, ce ne ridiamo, signore, e non turbano affatto i nostri sonni. 1595_5616_000266 qualche pallone dirigibile, sempre pericoloso, disse toby. e siccome i palloni causavano troppe disgrazie, noi da cinquant'anni abbiamo abbandonato l'idrogeno per le ali. prendiamo il tè, poi avrete il tempo di osservare il mio condor e di vederlo manovrare. 1595_5616_000267 anche durante l'intera notte l'uragano non cessò un momento di infuriare. il vento che soffiava ad oriente aveva respinto il centauro assai lontano dalla sua rotta, trascinandolo in mezzo all'oceano atlantico. 1595_5616_000268 torrenti d'acqua elettrizzata al massimo grado, ogni goccia fulmina e l'affare è sbrigato presto. un mezzo un po brutale, signor holker, e anche inumano. 1595_5616_000269 nessuna signore. le pareti, che sono formate da lastre d'acciaio, collegate con armature solidissime e trattenute da enormi colonne di ferro piantate profondamente nella roccia, possono sopportare qualsiasi urto. 1595_5616_000270 signor hibert disse: holker, conduceteci sulla torre. devo mandare un saluto al mio amico onix. è il tuo marziano, chiese toby, che cosa fa quell'uomo, o meglio quell'anfibio? chiese brandok. 1595_5616_000271 ritengo inutile che tu ti provveda di un letto, questo è più che sufficiente per tutti e due ed il sotterraneo dove hai depositato i tuoi valori. il dottore si curvò. 1595_5616_000272 e l'agricoltura. come va senza buoi anticaglie, disse holker. i nostri campagnoli non fanno uso che di macchine mosse dall'elettricità. 1595_5616_000273 un carrozzone simile a quello della linea americana aspettava i viaggiatori. anche quello era diviso in scompartimenti e addobbato con lusso ed eleganza. 1595_5616_000274 la vita diventa ogni giorno più insopportabile e finirò per sopprimermi. un viaggio all'altro mondo non mi dispiacerebbe? forse là m'annoierò meno. 1595_5616_000275 fino alla borgata. non è necessario, rispose il signor holker. ho dato ordine al mio macchinista di raggiungermi col condor e non tarderà a venire. porterò il mio antenato ed il signor brandok a casa mia a nuova york. desidero che tutti ignorino per ora la risurrezione di questi due uomini. mentre parlava aveva aperto. 1595_5616_000276 un uomo sulla sessantina, che aveva una testa ancor più grossa del signor holker ed il viso completamente rasato. era uscito dall'immensa torre che s'innalzava nel centro della cinta e si era affrettato ad andare incontro ai visitatori dicendo: buon giorno, dottore. è un po di tempo che non vi si vede qui. 1595_5616_000277 dove siamo ora? a duecento miglia dalla stazione del lago, signori, disse in quel momento il capitano che era risalito a bordo. ne avremo per tre ore, se volete approfittarne per visitare il villaggio esquimese dei. 1595_5616_000278 che rovesciò sul nostro globo, quel tremendo diluvio di cui parlano gli antichi e di cui ormai abbiamo prove lampanti: collo sconquasso, antartico. le terre settentrionali verranno indubbiamente sommerse, per lasciar sorgere invece quelle meridionali, che ora si trovano. 1595_5616_000279 i nostri scienziati hanno già accertato che per giungere al punto attuale ha dovuto cambiare quattro volte. nel primo periodo, che sarebbe durato anni, la quantità d'acqua era di un terzo minore del volume attuale e con una caduta di soli sessanta metri ed una larghezza di chilometri. 1595_5616_000280 una semplice puntura del mio filtro misterioso è bastata per fermare le pulsazioni del cuore di questo animale e per conservarlo per un così lungo tempo. è meraviglioso. 1595_5616_000281 v'ingannate, caro signore. guardate attentamente lassù e vedrete, dinanzi all'obbiettivo, nel prolungamento dell'asse, uno specchio che è mobile ed è destinato a rinviare le immagini degli astri nell'asse del telescopio. 1595_5616_000282 meraviglioso filtro. ecco un segreto che, se divulgato, renderà il mio antenato l'uomo più famoso del mondo. lasciamoli riposare. credo che ormai siano salvi. 1595_5616_000283 toby, dopo essere stato alcuni momenti silenzioso, raccolto in se stesso, s'era alzato per prendere da uno degli scaffali un vaso di vetro contenente una piccola pianta disseccata che pareva unica nel suo genere. 1595_5616_000284 allora mancherà la vegetazione su marte? niente affatto, mio caro signore. vi sono piantagioni e foreste splendide che nulla hanno da invidiare al nostro globo. e chi le innaffia, se non piove, chiese brandok. 1595_5616_000285 non potendo cucinare tutti quei piccoli pesci, poiché i fornelli a radium si trovavano in fondo alla città galleggiante, i tre americani ed i loro compagni furono costretti a mangiare quella squisita frittura viva. 1595_5616_000286 ad un tratto si fermò dinanzi ad una parete rocciosa dietro la quale si udiva l'oceano muggire furiosamente. siamo giunti, disse il dottore, balzando a terra: ecco lo scoglio di retz. 1595_5616_000287 il comandante aveva dato ordine ai suoi macchinisti di aumentare la velocità, sperando di sottrarsi agli assalti imminenti del ciclone e dando la possibilità ai timonieri di dirigersi verso ovest per evitare il centro della bufera. 1595_5616_000288 delle montagne enormi, dei così detti ice bergs, apparivano di quando in quando cappeggiando pericolosamente e dondolandosi fra le onde e minacciando di rovesciarsi addosso alla piccola nave. 1595_5616_000289 ci avverte che siamo giunti chiese brandok. no, è una comunicazione dell jum, a cui è abbonata questa linea ferroviaria per tenere i viaggiatori al corrente delle notizie più importanti, anche viaggiando. in qual modo? mediante un filo che si svolge su un rocchetto. a misura che il treno procede, ascoltiamo. 1595_5616_000290 otto giorni dopo, prima del tramonto del sole brandok, il dottore ed il notaio lasciavano inosservati la borgata e si mettevano in cammino per lo scoglio di. 1595_5616_000291 chi secca gli altri si manda nel regno delle tenebre, e vi assicuro che nessuno piange. una specie di giustizia turca, disse brandok ridendo: chiamatela come volete. tutti l'approvano e l'approveranno anche in avvenire. 1595_5616_000292 il condor stava attraversando una vasta piazza quando l'attenzione di brandok fu attirata dal passaggio di quattro mostruosi animali montati ognuno da un uomo. oh bella, esclamò degli elefanti. dove, chiese holker, laggiù, guardateli. 1595_5616_000293 è finita, disse il capitano, che per la prima volta apparve un po commosso. d'altronde, anche se fossero sfuggiti per ora alla morte, non si sarebbero salvati più tardi dalle vendette della società. 1595_5616_000294 ora rallentava. poi, quando trovava uno spazio libero o un canale, aumentava considerevolmente la velocità. talora investiva poderosamente i banchi di ghiaccio col suo tagliamare e li stritolava adoperando certi bracci d'acciaio forniti di denti, come quelli delle seghe. 1595_5616_000295 signor holker, siete stato altre volte qui, chiese ran dok i. sono recato al polo già due volte. conoscete dunque gli esquimesi benissimo. quali progressi hanno fatto in questi cento anni? 1595_5616_000296 poi si mise ad alzare ed abbassare le gambe anteriori come per provocare la respirazione, e aspettò, guardando l'amico che s'era fatto. tutto serio, pare che tu cominci a credere al buon risultato della strana operazione, gli disse il dottore. è vero, james? non ancora rispose il giovine. 1595_5616_000297 si lasciarono scivolare lungo le invetriate della cupola, tenendosi con una mano alle traverse di metallo, e si calarono sul campo di sargassi, che era in quel luogo così folto da poter reggere benissimo un uomo. 1595_5616_000298 non sono mai successe rivoluzioni, chiese toby. a quale scopo farne? io non sono un re, io non rappresento nessun potere. se non sono contenti di me, mi dicono di lasciare il posto ad un altro e tutto finisce lì. 1595_5616_000299 l'uragano, intanto, a poco a poco si calmava, le nuvole si erano finalmente spezzate, il vento aveva terminato di lanciare i suoi poderosi soffi e l'atlantico, come se si fosse stancato di quella gigantesca battaglia che durava da quarantotto ore, si spianava rapidamente. 1595_5616_000300 bell'affare se una nave non verrà a toglierci d'impiccio ed a vendicarvi, disse il vecchio jao. i governi d'europa e d'america, come vi ho detto, non sono troppo teneri verso gli abitanti delle città sottomarine. 1595_5616_000301 scivoleremo. è la parola, e come lo saprete quando avremo raggiunto i confini del continente americano e ci inoltreremo sull'oceano polare. brandok toby, sogni ancora sempre e sogno anch'io. 1595_5616_000302 per modo di dire, disse l'astronomo: può darsi che un giorno si riesca a lanciare fra i martiani qualche bomba mostruosa piena di abitanti terrestri. non si sa cosa ci riserba. 1595_5616_000303 lì presso si innalzava un alto fabbricato di legno da cui uscivano dei cupi fragori, come se delle macchine poderose fossero in funzione. in lontananza, invece, si scorgeva una lunga fila di lampade che proiettavano una luce un po diversa da quelle a radium. 1595_5616_000304 il giovine era già al secondo piano, aprì una porta ed entrò in una stanza piuttosto vasta e bene illuminata da due ampie finestre, tutta circondata da scaffali di noce pieni di un numero infinito di storte e di bottiglie variopinte. 1595_5616_000305 e come arriva qui? per mezzo d'un tubo e cammina mosso da una piccola pila elettrica, d'una potenza tale però che le imprime una velocità di quasi cento chilometri all'ora. queste vivande non sono state rinchiuse nei loro recipienti, che da qualche minuto, infatti, vedete che fumano, anzi scottano. 1595_5616_000306 quasi nel medesimo istante si udì una voce gridare: montreal, di già nel canada, esclamò brandok, sono le due. disse holker osservando il suo cronometro. 1595_5616_000307 il battello non ha che una sola macchina messa in moto dall'elettricità, capace però di servire a diversi fini e producente. una forza applicabile in parecchi modi per un'azione sempre diversa. 1595_5616_000308 per fare la nostra provvista d'acqua. signore, voi siete un uomo meraviglioso. chi scenderà? io? e se vi accoppano, non vi è alcun pericolo, disse toby. quei furfanti non si sveglieranno prima di ventiquattro ore ed i miei marinai chiese il capitano che siano stati uccisi. 1595_5616_000309 fino alle cinque di domani mattina non verremo più disturbati. e poi cambiamo treno, chiese toby. sì, per prendere il battello tramvai, rispose holker. che cos'è? lo vedrete domani mattina, zio, una bella e comoda invenzione anche quella ceniamo. 1595_5616_000310 sembrava che una profonda preoccupazione turbasse i loro cervelli ed alla più piccola emozione, il tremito ed i sussulti dei muscoli li riprendevano. il signor holker, che cominciava a spaventarsi, li fece condurre alla stazione, dove aveva già noleggiato uno scompartimento speciale. 1595_5616_000311 preferivano fumare la pipa accanto ad una lampada a radium, godendosi il calore che essa mandava. come si vede, i governi d'europa e d'america avevano avuto una eccellente idea a mandarli in quel clima perché si raffreddassero. 1595_5616_000312 le nostre cascate del niagara, per esempio, fanno lavorare delle macchine che si trovano a mille miglia di distanza. se noi volessimo, potremmo dare di quelle forze anche all'europa, mandandole attraverso l'atlantico, ma anche laggiù hanno costruito delle cascate sui loro fiumi e non hanno più bisogno di noi. 1595_5616_000313 in vita dopo cent'anni? chi lo crederebbe? ed il polso vibra sempre con maggior forza. rivolgetevi al signor brandok, dottore, disse il sindaco. in quel momento un fischio sonoro echeggiò al di fuori. il mio condor disse il signor holker giunge in tempo. desiderate qualche? 1595_5616_000314 non vedete come sono tranquilli i macchinisti e i timonieri? da questo potete capire se si ritengono perfettamente sicuri. e dove ci troviamo noi? chiese toby, a non meno di quattro o cinquecento miglia dalle coste della spagna? rispose il capitano che lo aveva udito. 1595_5616_000315 scambiate per la luna, esclamò holker. v'ingannate, zio. che cosa può essere la cupola della città sottomarina d'escario? io vorrei sapere perché voi avete fondate delle città sottomarine che devono essere costate somme enormi. 1595_5616_000316 addio, signor brandok. disse poi con voce rotta, porgendogli la mano: i auguro di tornare in vita e di ricordarvi di me. ve lo promettiamo, rispose il giovane. addio, signor max, noi andiamo a dormire. 1595_5616_000317 fra le ruote s'innalzavano quattro abitazioni, pure in ferro, ad un solo piano, munite di parafulmini, destinate una come magazzino dei viveri, le altre ai guardiani. 1595_5616_000318 quanti anni durerà? ancora pochi lustri, di certo, rispose holker. non sono uomini da poter prendere parte alla grande lotta per l'esistenza. scomparse le foche e le balene, di che cosa potrebbero vivere se i viaggiatori che vanno al polo non li aiutassero a quest'ora? sarebbero completamente spariti. 1595_5616_000319 temo che questi uomini siano perduti. mormorò holker: ai loro tempi l'elettricità non aveva ancora preso un così immenso sviluppo. che cosa accadrà di loro? io comincio ad aver paura. 1595_5616_000320 ne hai mai veduta una simile, amico. james il giovine brandok guardò il dottore con una certa sorpresa dicendo: vorrei sapere che cosa c'entra questa pianticella coi conigli che dormono da tanti anni. 1595_5616_000321 e in estate è popolata questa grande isola chiese toby è una stazione di prim'ordine, mio caro signore. non vi giungono mai meno di cinque o seimila persone. 1595_5616_000322 che è composta di un centinaio di tubi d'acciaio rientranti l'uno nell'altro in modo da dare ad essa un'agilità straordinaria. nella testa, invece, vi è un potente apparato aspirante, mentre il motore, che è elettrico, si nasconde nei fianchi. 1595_5616_000323 l'interno era diviso in cinque scompartimenti: salotto per pranzare, gabinetto di toeletta, stanza da letto, sala da gioco e da lettura ed una piccola cucina. 1595_5616_000324 i due addormentati e portali nella mia camera e silenzio con tutti. 1595_5616_000325 i tre americani, il capitano ed il pilota, più fortunati, erano riusciti a balzare a terra in tempo, arrampicandosi velocemente su per la spiaggia dirupata prima che l'ondata di fondo ritornasse. 1595_5616_000326 allora vuol dire che tu non hai alcuna fiducia nella mia grande scoperta? sì, piena fiducia, però tu non sei un coniglio. e poi, cento anni non sono quattordici, disse brandok. 1595_5616_000327 quando giungeremo a londra, chiese toby. fra quarantasei ore, disse il comandante della nave. dobbiamo spingerci prima fin sulle coste dell'irlanda per deporre nella città sottomarina un pericoloso galeotto che ci è stato consegnato dalle autorità norvegesi di bergen e che è suddito inglese. 1595_5616_000328 una temperatura da siberia aveva invaso la stanza. pareva che da quel vaso misterioso uscisse una corrente d'aria gelata, come quella che spira nelle regioni polari. 1595_5616_000329 i marosi vi si precipitavano sopra con furia incredibile, facendo tremare le armature. guai se i vetri avessero ceduto: nessuna delle persone rinchiuse sarebbe uscita più viva. perbacco, mormorava brandok, che si teneva aggrappato ad uno dei sostegni della galleria per poter meglio resistere a quelle scosse. 1595_5616_000330 al mattino del giorno appresso, scendevano alla stazione della capitale francese, raddoppiata ormai per superficie e per popolazione in quei cento anni e diventata una delle città più industriali del mondo. 1595_5616_000331 ecco il mulino più mostruoso che appartiene all'inghilterra, disse holker. erano usciti frettolosamente dalla galleria, ciò che potevano fare senza correre alcun pericolo, essendo ormai le onde calmissime. 1595_5616_000332 holker si era alzato anche lui. le tenebre erano incominciate a calare e verso oriente si vedeva scintillare a fior d'acqua un mezzo disco di forme gigantesche che proiettava intorno a sé una luce intensa, leggermente azzurrognola. 1595_5616_000333 nessuno s'era alzato, con una certa aria annoiata che non era sfuggita né al pilota né ai quattro marinai. i divertimenti di nuova york non lo hanno guarito dal suo spleen, mormorò il timoniere del piccolo battello volgendosi verso i suoi uomini. 1595_5616_000334 gelerete anche i vivi, disse brandok. hanno delle coperte, che si coprano, disse il capitano. cercate almeno prima di calmarli ed avvertirli. disse toby, non udite come picchiano contro le pareti della città. non dubito che siano robustissime, però potrebbero cedere in qualche punto. avete ragione, rispose jao. 1595_5616_000335 modificò un po la direzione e s'avviò verso buffalo, passando sopra campagne sempre coltivate con grande accuratezza. alle undici il condor si librava in vista del niagara, quell'ampio fiume che mette in comunicazione due dei più grandi laghi dell'america settentrionale, l'ontario e l'erie. 1595_5616_000336 otto ore dopo il dottor toby veniva svegliato da un sibilo leggero che pareva venisse dal disotto del guanciale. assai sorpreso s'era alzato a sedere, gettando intorno a sé uno sguardo meravigliato. nella stanza non vi era nessuno e brandok continuava a russare nell'altro letto. 1595_5616_000337 aggrappati tenacemente alle traverse. avevano aspettato che la città ritornasse a galla, opponendo una resistenza disperata alle onde. credevo che la nostra ultima ora fosse giunta, disse brandok, dopo aver respirata una gran boccata d'aria. e tu, toby? 1595_5616_000338 formando ora delle strisce ed ora dei veri campi, talvolta così fitti da arrestare i velieri che hanno la disgrazia di venire spinti là dentro. si crede che là sotto esista quella famosa atlantide, così misteriosamente scomparsa, coi suoi milioni e milioni di abitanti. 1595_5616_000339 abbiamo l'ascensore, capitano, disse jao, che ci servirà ottimamente per farci accoppare da quei pazzi. non sarò certamente io che scenderò nella città per chiedere dell'acqua a quei furfanti. a proposito, che cosa fanno che si siano accorti che la loro prigione cammina attraverso? 1595_5616_000340 frequenti risse scoppiavano di tratto in tratto fra danzatori e demolitori, ed erano allora vere grandinate di pugni e di legnate che piovevano da tutte le parti. le teste rotte non si contavano più. 1595_5616_000341 e poi dovreste sapere che a otto o dieci metri sotto il livello dell'acqua le onde non si fanno sentire. è la cupola che sopporta tutto l'impeto dei cavalloni e può sfidarli impunemente. 1595_5616_000342 perché i cinquecento forzati che l'abitavano si erano ribellati uccidendo il capitano di una nave e tutti i passeggeri, per saccheggiare poi il carico. queste sono leggi inumane, disse brandok. 1595_5616_000343 bensì un'ombra gigantesca che si agitava dinanzi alle due ampie finestre. che cos'è? chiesero slanciandosi innanzi. il mio condor rispose tranquillamente: holker. 1595_5616_000344 il dottore aveva regalato la sua casetta alla sua cuoca e fatto innalzare intorno alla piccola costruzione la cancellata di ferro sulla quale aveva fatto collocare parecchie lastre di metallo. colla scritta: proprietà privata del dottor toby holker. 1595_5616_000345 la nostra città si è staccata dallo scoglio e la tempesta ci ha portati fra i sargassi. tu menti che uno di voi, ma uno solo, salga per accertarsi se io ho detto la verità. cala l'ascensore, il mare l'ha portato via. manda giù una fune, allora. 1595_5616_000346 holker s'informò se il vascello volante inglese era giunto ed ebbe una risposta negativa. ventiquattro ore prima un violento ciclone si era scatenato sull'atlantico settentrionale e probabilmente aveva costretto il vascello aereo a rifugiarsi in qualche porto della norvegia. 1595_5616_000347 il capitano s'ingannava. l'uragano imperversò con furia estrema per due giorni ancora, mettendo più volte in serio pericolo il centauro, le cui ali a poco a poco si sfasciavano. 1595_5616_000348 momento sarà quello, disse brandok. fortunatamente noi non saremo più vivi allora, a meno che l'amico toby non trovi il mezzo di riaddormentarci per secoli. una seconda prova ci sarebbe fatale, rispose il dottore. 1595_5616_000349 chi sono? chiese brandok, che era sempre il più curioso di tutti. navi speciali appartenenti a tutte le nazioni, incaricate di vigilare su tutti gli oceani e di prestare aiuto ai naviganti. signori, volete accettare una cena nella mia modesta casetta ed un letto? può essere pericoloso dormire sul centauro con quest'uragano che si avanza. 1595_5616_000350 signor holker disse brandok, che mangiava con un appetito invidiabile, come se si fosse svegliato solo da dieci o dodici ore. siete vegetariano voi? perché mi fate questa domanda? chiese il lontano pronipote del dottore. 1595_5616_000351 domani sera. allora possiamo cenare e coricarci. i saranno delle cabine in questo battello e bene riscaldate e con un comodo letto. la società polare ferroviaria non lesina mica in fatto di comodità. venite amici. per intanto andiamo in sala da pranzo. 1595_5616_000352 il mare in quel luogo offriva uno spettacolo orribile. i cavalloni, arrestati bruscamente nella loro corsa impetuosissima, montavano all'assalto dell'isola con un frastuono. 1595_5616_000353 devono esser costate somme enormi quelle città, disse brandok. non dico di no, ma quale vantaggio non ne ritraggono ora gli stati e la società? i milioni che prima si spendevano nel mantenimento di tanti birbanti rimangono ora nelle casse dei governi. 1595_5616_000354 quel tunnel, formato tutto di blocchi di ghiaccio cementato con mistura di sale, era veramente meraviglioso. ogni cinquecento passi una lampada elettrica da tre o quattrocento candele lo illuminava. 1595_5616_000355 se non si facesse così, le nazioni si vedrebbero costrette ad avere delle truppe per mantenere l'ordine- e del resto siamo in troppi in questo mondo- e se non troviamo il mezzo d'invadere qualche pianeta, 1595_5616_000356 poi il fiore a poco a poco rovesciò la sua corolla dalle tinte iridescenti, scoprendo in mezzo ai petali alcuni granelli antichissimi. 1595_5616_000357 un odore nauseante regnava in quella piccola abitazione, dove alcune volpi e dei pesci imputridivano affinché le loro carni risultassero più squisite ai palati esquimesi. 1595_5616_000358 con quattro ali e due eliche collocate le une lateralmente alle altre, tutte di tela, con stecche d'acciaio e una piccola macchina che le faceva agire il gas, come si vede, non vi entrava per nulla. la meccanica aveva trionfato sui palloni dirigibili del secolo precedente. 1595_5616_000359 aggrappandosi agli sterpi ed aiutandosi l'un l'altro, dopo venti minuti riuscirono a raggiungere la cima del cono, il quale era tronco. la piattaforma superiore era piccolissima, però poteva bastare per cinque uomini. 1595_5616_000360 brandok ed i suoi compagni si erano pure voltati guardando in aria un punto nero un po allungato, che non si poteva confondere con un uccello, aquila o condor e che s'ingrossava con fantastica rapidità. 1595_5616_000361 nelle dimensioni e nella forma non era diversa da quella americana, era solamente un po meno illuminata, non disponendo le nazioni europee settentrionali d'una forza elettrica pari a quella nordamericana perché non hanno le cascate del niagara. 1595_5616_000362 larghissime braccia, grosse e muscolose. harry, disse il signor holker rivolgendosi verso il gigante: prendi queste due persone e, portale sul condor, bada di non stringerle troppo. sì, padrone, sono pronti i materassi e anche la tenda. sbrigati, ragazzo mio, il signor holker. 1595_5616_000363 una ventina di persone, che pareva avessero il diavolo addosso, si erano precipitate giù dalla gradinata. holker ed i suoi amici le avevano seguite. una galleria fornita di una decina di porte, che in quel momento erano aperte e attraverso le quali si vedevano uscire sprazzi di luce intensa, si allungava per una quarantina di metri. 1595_5616_000364 voi dimenticate, signori, che siamo nel duemila, disse olker. i mostrerò ora come i ristoranti d'oggi siano migliori di quelli d'un tempo e come il servizio sia inappuntabilmente pronto. signor brandok, prendete una tazza di brodo, innanzitutto, i farà bene. 1595_5616_000365 la neve che cade si muta in ghiaccio compatto, il quale esercita una pressione enorme, nonostante le perdite cui va soggetta la calotta gelata, per la dislocazione di quegli immensi massi che, staccandosi dai suoi margini estremi, vanno a perdersi nell'oceano atlantico e nel pacifico. 1595_5616_000366 per qualche minuto. non riesco a comprenderne il motivo, disse il compagno del notaio, per non esporci ad un potente raffreddore. signor sindaco, disse holker, si fa presto a buscarsi una polmonite, che vi sia molto freddo lì dentro. sembra che il dottor toby oltre il filtro avesse anche scoperto un certo liquido capace di sprigionare. 1595_5616_000367 asia. il governo dell'india si trova in gravi imbarazzi causa la carestia. gl'indiani muoiono di fame a milioni. brandok. tutto ciò non è prodigioso, chiese toby. 1595_5616_000368 gli altri leoni, resi più prudenti, si erano fermati, poi si erano messi a girare e rigirare intorno al cono, empiendo l'aria di ruggiti. intanto, sul margine della foresta, altri animali erano comparsi. 1595_5616_000369 essendo le lampade a radium rimaste accese, brandok, holker e toby si trovarono riuniti quasi nello stesso tempo nella sala dove avevano cenato e dove già si erano raccolti gli altri viaggiatori. 1595_5616_000370 e sono molti qui gli anarchici. un migliaio. e quasi tutti hanno con loro una compagna, ed i figli che nascono sono mandati in europa ed in america a studiare ed a educarsi per farne dei cittadini operosi. andiamo all'albergo del genio polare, è l'unico che ci sia e non ci troveremo male. 1595_5616_000371 quel pezzetto lì non vale che un dollaro e brucia sempre, senza mai consumarsi: è il fuoco eterno. meraviglioso metallo. sì, meraviglioso, perché oltre a darci la luce ci dà anche il calore. 1595_5616_000372 risparmiamo finché si può le munizioni, disse il capitano. aiutatemi a lanciare questa bomba, signori. incanalarono un masso del peso d'una quarantina di chilogrammi che poco prima avevano issato non senza fatica fino alla piattaforma e attesero il momento opportuno per scaraventarlo. 1595_5616_000373 siano i benvenuti, rispose il signor hibert stringendo la mano agli ospiti. sono a loro disposizione. il più grande astronomo d'america, disse holker dopo la presentazione. la gloria di aver messa in comunicazione la terra con marte la dobbiamo a lui. 1595_5616_000374 la pianta. appena sentì inumidirsi, cominciò a fremere, poi ad agitarsi. i suoi tessuti si raddrizzarono e i suoi bottoni si gonfiarono, poi si schiusero il fiore. a poco a poco sbocciava. 1595_5616_000375 e da quel fiore mi è sorta l'idea di fermare la vita umana per farla risvegliare dopo un numero più o meno lungo di anni. perché se poteva rivivere un umile fiorellino non avrebbe potuto fare altrettanto un organismo così completo come quello? 1595_5616_000376 conosciamo anche le sue più piccole rocce: è popolata, è un corpo spento senz'aria, senz'acqua, senza vegetazione e senza abitanti. 1595_5616_000377 quei trecento e più furfanti non si erano mossi e russavano con un fragore tale da far tremare perfino i vetri della cupola. l'ascensore risalì e fu subito bloccato perché non potessero servirsene quelli che stavano sotto. 1595_5616_000378 guizzavano miriadi di piccoli pesci piatti deformi con una bocca molto larga, lunghi appena un centimetro, del genere degli antennarius di octopus purpurei, e saltellavano dei piccoli cefalopodi e dei grossi granchi, occupati a fare delle vere stragi dei loro sfortunati vicini. 1595_5616_000379 si spinsero verso il pozzo dell'ascensore, le lampade a radium ardevano sempre ed un profondo silenzio regnava nell'interno della città galleggiante. 1595_5616_000380 poi si risollevava bruscamente con mille strani fragori che impressionavano specialmente brandok, i cui nervi già da qualche tempo sembravano fortemente scossi. talvolta s'alzava sulle creste dei cavalloni con un dondolio spaventoso, quindi scendeva. scendeva con rapidità vertiginosa, roteando come una trottola. 1595_5616_000381 né io né altri potranno salvarli. sia l'elettricità intensa a cui non erano abituati o l'emozione prodotta dalle nostre meravigliose opere. il loro cervello ha subito una scossa tale da non guarire mai più. 1595_5616_000382 un'onda mostruosa, passando attraverso il campo dei sargassi contro cui s'appoggiava la città galleggiante. avanzava con mille muggiti, spingendo innanzi a sé delle fitte cortine d'acqua polverizzata che velavano perfino la luce dei lampi. 1595_5616_000383 filava velocemente quasi senza produrre alcun rumore, lasciandosi dietro una scia candidissima che pareva oleosa. più che una nave, sembrava un balenottero lanciato a tutta velocità. 1595_5616_000384 chi getterà in mare quei tre o quattrocento morti? col calore che regna qui si corromperanno presto e scoppierà fra i superstiti qualche malattia che finirà per distruggerli e che forse non risparmierà nemmeno noi, disse toby, se non troveremo qualche mezzo per lasciare questa città di morti. 1595_5616_000385 brandok disse: toby, cosa ne dici? che sogno? sempre rispose il giovine: scendiamo ed andiamo a prendere il nostro posto sul tramvai elettrico. disse holker, faremo colazione là dentro. 1595_5616_000386 eppure che cosa manca a lui: bello, giovane e ricco, se fossi io al suo posto? il passeggero era difatti un bel giovane, tra i venticinque e i ventott'anni, di statura alta, come sono ordinariamente tutti gli americani, questi fratelli gemelli degli inglesi. 1595_5616_000387 freddo? ed in qual modo avete potuto ottenere questi miracoli? proiettando sulle piante e sul terreno un continuo getto di luce a radium, rispose holker. le patate vi crescono assai bene, e anche i funghi nelle cantine delle case. 1595_5616_000388 salmone, filetti di narvalo, fegato di caribou, coscia di renna con crescione, pasticcio di fegato di morsa, gelato e liquori a discrezione, con tè e caffè a scelta. 1595_5616_000389 fra le due stazioni principali vi sono delle pompe mosse da macchine poderose che iniettano nel tubo correnti d'aria. in quella di partenza le pompe sono prementi, in quella d'arrivo, invece delle pompe aspiranti. 1595_5616_000390 il condor descrisse due o tre giri al di sopra della muggente cascata, entrando e uscendo dalla nube di pulviscolo. poi si diresse verso buffalo per arrivare al treno. 1595_5616_000391 cortesemente i nuovi arrivati in diverse lingue. i tre amici sedettero ad un tavolino e fecero portare della zuppa di pemmican, del fegato di tricheco, del narvalo arrostito e frutti gelati e così duri che quasi non riuscivano a mangiarli. 1595_5616_000392 cento brandok, che nella sua gioventù l'aveva attraversato già tante volte. mai l'aveva visto così. ma era soprattutto l'estrema tensione elettrica che colpiva i due americani. i lampi avevano una durata straordinaria di cinque e perfino dieci minuti, e le folgori cadevano a dozzine alla volta. 1595_5616_000393 il dottor toby aveva mormorato: grazie, mio lontano parente. poi aveva quasi subito chiusi nuovamente gli occhi. il signor brandok dormiva di già, russando sonoramente. 1595_5616_000394 questa era un tubo mostruoso di quattrocento metri d'altezza, con un diametro di centocinquanta alla base, costruito parte in acciaio e parte in vetro, munito all'esterno d'una cornice che saliva a spirale, larga tanto da permettere il passaggio ad un vagoncino contenente otto persone. 1595_5616_000395 si conosceva. ai vostri tempi l'avevano già scoperto, rispose toby. ma non si usava ancora a causa dell'enorme suo costo: un grammo non si poteva avere a. 1595_5616_000396 ridendo il battello tramvai, continuava intanto a lottare vigorosamente contro i ghiacci per raggiungere le sponde meridionali della terra di baffin, che si discernevano già vagamente fra le brume. 1595_5616_000397 spaventati da tutto quel fracasso, non sapendo che cosa succedeva all'esterno, chiedevano che si calasse l'ascensore, che ormai non c'era più, minacciando di sfondare le pareti della città galleggiante e di annegare tutti. 1595_5616_000398 guastando l'ascensore, non verranno più ad importunarci, rispose jao. l'elevazione della cupola è troppo considerevole perché possano raggiungerci e le pareti metalliche sono perfettamente lisce. ah, disgraziato me. non mi aspettavo una simile rivolta. 1595_5616_000399 l'uragano era cessato ed il sole, già alto, lanciava i suoi ardenti raggi sulla verdeggiante isola che un tempo era stata una delle più splendide perle. 1595_5616_000400 comincia a far buio. come son brevi le giornate in questa stagione sulle terre polari. ecco che il sole tramonta e non sono che le tre pomeridiane. quando prenderemo il treno polare? chiese toby con evidente impazienza. 1595_5616_000401 dopo venti secoli e più di sonno, svolgendo i suoi leggeri petali, i quali si distendevano come raggi superbi intorno ad un punto centrale, pieni di eleganza e di freschezza. strano fenomeno, esclamò brandok, che pareva avesse dimenticato il suo. 1595_5616_000402 raccogliere dei funghi presso il circolo polare artico. questa è grossa. che cosa direbbero franklin e ross se tornassero in vita? in quel momento un fischio acuto risuonò a breve distanza ed un potente fascio di luce fu proiettato sulla piccola schiera che era guidata da un impiegato ferroviario. 1595_5616_000403 eterni. essi infatti non facevano smorfie dinanzi ad un pesce avariato o a dei volatili in piena decomposizione e a degli intestini d'orso bianco, e perfino dinanzi a degli escrementi o agli avanzi non ancora digeriti che ritiravano dal ventre delle renne uccise. 1595_5616_000404 scusate la mia ignoranza, capitano, ma noi veniamo dalle parti più remote del continente americano, dove non giungono notizie di tutti gli avvenimenti del mondo. disse toby, che non desiderava affatto far conoscere la storia della loro risurrezione. 1595_5616_000405 le forze brutali della natura avevano nuovamente vinto, ma questa volta non in peggio, perché avevano liberati i naufraghi- si potevano chiamare così ormai- da una prigionia che avrebbe potuto diventare fatale a tutti. 1595_5616_000406 come troveremo noi l'europa come quella d'un secolo fa? o sono avvenuti dei mutamenti politici nei diversi stati? sì, molti mutamenti, e ciò per mantenere la pace fra i diversi popoli, eliminando così per sempre le guerre, rispose il nipote di toby. 1595_5616_000407 dalle descrizioni che abbiamo ricevuto da loro, non sono affatto simili a noi. tuttavia, in fatto di civiltà e di scienza sembra che non siano a noi inferiori. figuratevi, zio, che hanno delle teste quattro volte più grosse delle nostre. 1595_5616_000408 sbadigliò due o tre volte. gettò uno sguardo assonnato sulla riva, toccò appena la tesa del suo cappello per rispondere al saluto rispettoso dei marinai e scese lentamente sul pontile di legno. 1595_5616_000409 i forzati si erano svegliati e, presi chissà da quale furioso delirio, si azzuffavano ferocemente fra di loro. armati degli attrezzi da pesca e di coltelli, i miserabili cadevano a dozzine, immersi in veri laghi di sangue. 1595_5616_000410 si gettarono sui lettucci, spensero la lampadina a radium e chiusero gli occhi, mentre in lontananza il tuono rumoreggiava così fortemente da far tremare i vetri della cupola. 1595_5616_000411 i nostri ingegneri navali hanno potuto imprimere alle nostre navi cinquanta e perfino sessanta miglia all'ora e voi mi avete detto che non rollano e non beccheggiano. il mal di mare è ora quasi sconosciuto sui piroscafi moderni, e anche le più formidabili ondate non riescono nemmeno a scuoterli. 1595_5616_000412 non vi pare che si calmi? niente affatto. infuria sempre tremendamente e temo che ci faccia ballare per molto tempo. soffrite il mal di mare? niente affatto, allora tutto va bene. 1595_5616_000413 monarchi ed i capi delle repubbliche pensarono quindi a regolare meglio la carta europea mediante un grande congresso che fu tenuto all'aia sede dell'arbitrato mondiale. 1595_5616_000414 e vi siete scannati banditi. se eravamo come pazzi e avete distrutte perfino le case e rovinati tutti gli attrezzi da pesca, è colpa dell'alcool, gridò un altro. se quel maledetto capitano non l'avesse portato, oggi non piangeremmo tanti camerati. 1595_5616_000415 come sono bruni, si direbbero indiani, disse bran dok. a proposito, che cosa è avvenuto dei pellirosse, che erano ancora assai numerosi cent'anni fa? sono stati completamente assorbiti dalla nostra razza e si sono del tutto fusi con noi. 1595_5616_000416 no, mio caro james, io penso, rispose il dottore ridendo. pare che tu abbia dimenticato la tua scoperta, tutt'altro. allora parliamone al pudding. 1595_5616_000417 sicché quelle isole sono diventate tanti serragli disse toby: sì, signore, di quando in quando dei coraggiosi cacciatori si recano là a fare delle battute onde provvedere i musei ed impedire che quegli animali diventino troppo numerosi. 1595_5616_000418 continuava la sua corsa fulminea. aveva passato l'isola e correva sopra l'oceano, mantenendosi ad un'altezza di centocinquanta metri. la sua lampada mandava sempre un lungo sprazzo di luce che si rifletteva sulle onde. a mezzanotte, verso ovest, si scorsero a un tratto delle ondate di luce bianca che salivano a grande. 1595_5616_000419 nella forma somiglia ad un arco perfetto ed è illuminata a luce elettrica perché le pareti non si fondano, come sarebbe potuto accadere con quella a radium. quanto hanno impiegato a costruirla, chiese, toby? non più di sette mesi, lavorando appena operai. 1595_5616_000420 bella, splendida. esclamò brandok che seguiva collo, sguardo il velocissimo piroscafo. quando potrà giungere in islanda domani sera? rispose holker. malgrado i ghiacci, se ne ridono dei ghiacci. le nostre navi i assalgono a colpi di sperone e li disgregano. per quanto spessore abbiano, sono veri arieti d'una potenza inaudita. 1595_5616_000421 puoi esserti ingannato, tom disse. il capitano può darsi, rispose il pilota. preferirei però accertarmene. si può tentare di raggiungere la balaustrata. se esisterà ancora, le onde vi porteranno via. signore, disse brandok. io e tom le conosciamo da lungo tempo e non ci lasceremo sorprendere. vieni pilota. 1595_5616_000422 doveva essere istupidito. non morrà, chiese brandok. stasera lo vedrai mangiare e correre assieme ai suoi compagni, che tengo giù nel mio giardino. 1595_5616_000423 quelle strade erano ampie, illuminate da lampade elettriche, essendo già da giorni incominciata la lunga notte polare, e fiancheggiate da casette di legno ad un solo piano, semisepolte dalla neve. 1595_5616_000424 noi, sempre noi soli, a dominare il mondo. è la lotta per la vita, signor brandok, o meglio la lotta di razza, come volete, rispose holker. 1595_5616_000425 entrarono nella galleria assieme all'equipaggio e al comandante, potendosi maneggiare i due timoni anche dall'interno, ed il centauro calò lentamente in mezzo ai flutti. 1595_5616_000426 resi maggiormente furiosi dal rifiuto di jao di calare l'ascensore, avevano saccheggiato i magazzini gettando tutto sottosopra, poi avevano ripresa la demolizione delle casupole che ancora rimanevano, tutto fracassando e tutto disperdendo. 1595_5616_000427 enormi montagne di ghiaccio si elevavano intorno alla borgata e rifrangevano la luce delle lampade con effetto meraviglioso. pareva che quelle case si trovassero incastrate fra diamanti giganteschi. 1595_5616_000428 disgraziatamente, l'uragano aveva ben poca intenzione di finire. né le onde né il vento accennavano a calmarsi, minacciando di trascinare la città galleggiante in mezzo all'atlantico, poiché la bufera imperversava da levante. 1595_5616_000429 miei cari signori, noi corriamo il pericolo di venir fermati per sempre nella nostra corsa ed imprigionati da chi chiesero ad una voce i tre americani dai sargassi. se questo enorme cassone si caccia fra quegli ammassi di alghe, non ne uscirà più, ve lo assicuro io, a meno che un'altra tempesta non scoppi soffiando in senso inverso. 1595_5616_000430 il terzo a sala da pranzo, il quarto a biblioteca e sala da conversazione, con un organo elettrico per divertire i viaggiatori. bellissimo, aveva esclamato brandok osservando i ricchi mobili che arredavano le sale. meraviglioso e quello che conta, tanto più sicuro delle navi che solcano gli oceani, disse holker. 1595_5616_000431 il signor holker rimase nella stanza parecchi minuti, curvandosi ora sull'uno, ora sull'altro, dei risuscitati e ripetendo con visibile soddisfazione: ecco il vero sonno che farà ricuperare loro le forze. 1595_5616_000432 aspetta, james? disse il dottore, vedendo apparire sulle labbra del giovine un sorriso d'incredulità. in un angolo vi era un bacino di metallo sotto cui ardeva una lampadina ad alcool. 1595_5616_000433 andiamo dunque: chiese. brandok, che col robusto braccio destro teneva fermo toby affinché non venisse portato via dal cavallone, una tromba, una vera tromba d'acqua passò su di loro, coprendoli ed inzuppandoli dalla testa ai piedi. 1595_5616_000434 quand'ero sul cono, invece, provavo un benessere straordinario. è la grande tensione elettrica che regna qui che vi produce quegli effetti. signor brandok, quando saremo a terra, il vostro tremito passerà. 1595_5616_000435 due minuti dopo, il vagoncino si fermava automaticamente sulla piattaforma della torre, dinanzi all'immensa antenna d'acciaio che doveva sostenere gli apparecchi della telegrafia aerea. 1595_5616_000436 a che piano siamo, chiese brandok, al diciannovesimo. si respira meglio in alto ed i rumori della via giungono appena allora. che automobile è la vostra per salire a simile altezza? 1595_5616_000437 si curvarono tutti sull'orlo del pozzo e videro sotto di loro, radunati sulla piazza che era ingombra di cadaveri, cinquanta o sessanta uomini che guardavano per aria urlando come belve feroci: l'ascensore, calate l'ascensore, vogliamo fuggire. 1595_5616_000438 straordinario, ripeteva il dottore quando la parete tornò bianca. che progresso ha fatto il giornalismo in questi cento anni e chissà quante meraviglie dovremo vedere ancora. 1595_5616_000439 mentre si scambiavano queste parole, il direttore aveva lanciato già parecchie onde elettriche agli abitanti di marte. ci vollero ben quindici minuti prima che la suoneria elettrica annunciasse la prima risposta, che era un saluto dell'amico di holker. 1595_5616_000440 io mi domando se sto sognando, disse brandok. è impossibile che tutto ciò sia realtà. mio caro brandok, siamo nel duemila, tutto quello che vorrete, eppure stento a persuadermi che il mondo, in soli cent'anni, sia così progredito. trasformare gli uomini in uccelli è incredibile. 1595_5616_000441 il paesaggio variava rapidamente, accennando a diventare più selvaggio man mano che s'accostavano alla spiaggia orientale dell'isola. non si vedevano più casette né abitanti, soltanto le macchie dei pini e degli abeti diventavano più numerose e più folte, e le scogliere più alte e più ripide. 1595_5616_000442 preferirei però trovarmi lontano da qui, ed io non meno di voi. verrà qualche nave a levarci da questa imbarazzante situazione? è possibile che qualche legno volante, per accorciare il cammino, passi sopra questo mare d'erbe, ma quando un tumulto spaventevole scoppiò in quel momento nelle profondità della città galleggiante, 1595_5616_000443 venticinque minuti dopo, i carrozzoni partivano entro il tubo della linea sotterranea con una velocità di all ora. a traversata della spagna si compì in sei ore, senza scendere in alcuna stazione. 1595_5616_000444 respiro un po più liberamente, disse brandok. l'idea di terminare il mio viaggio in fondo al mare non mi sorrideva affatto, anche se una bestemmia del pilota gl'interruppe la frase cos'hai tom? chiese il capitano. 1595_5616_000445 era fiato sprecato. la strage orrenda continuava con maggior rabbia fra i due partiti, formatisi chissà per quale motivo. combattevano sulla piazza, nelle viuzze, perfino dentro le case, fra urla e bestemmie. 1595_5616_000446 cassetta di ferro dove si vedevano dei documenti, due fiale di cristallo piene d'un liquido rossastro e delle siringhe. ecco il filtro misterioso. disse: prendendo le fiale agiremo senza perdere tempo. denudò il petto dei due addormentati, poi immerse una siringa in una delle due fiale, dicendo: 1595_5616_000447 è stato smembrato dalle grandi potenze europee ed a tempo per impedire una spaventevole invasione. la razza cinese in questi cento anni è raddoppiata e, senza il pronto intervento dei bianchi spinta dalla fame, non avrebbe tardato a rovesciarsi sull'europa e 1595_5616_000448 sempre numerosi in grazia della cattiva qualità delle loro carni, eccessivamente oleose per i palati americani ed europei. erano molto sparuti però, quei poveri diavoli, quantunque si sapesse, anche cent'anni prima, di che specie di appetito erano dotati quegli abitanti dei ghiacci eterni. 1595_5616_000449 sicché non vi sono più neanche cavalli. a che cosa potrebbero servire? ce ne sono ancora alcuni conservati, più per curiosità che 1595_5616_000450 le sedie, la credenziera, gli scaffali situati negli angoli e perfino la tavola che occupava il centro erano formati di un metallo bianco e lucentissimo che assomigliava all'alluminio. il signor holker era già seduto a tavola, la quale era coperta da una tovaglia colorata che non sembrava di tela. 1595_5616_000451 il narval si era bruscamente inclinato e le ruote anteriori si erano messe in movimento. mentre la poppa era ancora in acqua, la prora saliva la riva senza scosse e senza fatica. 1595_5616_000452 sicché non vi saranno più scioperi- è una parola sconosciuta ai nostri tempi- si imponevano, e come, specialmente dopo l'organizzazione fatta dal grande partito socialista. che cosa è avvenuto, anzi, del socialismo? si prediceva un grande avvenire a quel partito. 1595_5616_000453 i cassoni d'aria che riempivano la sua carena lo tenevano meravigliosamente a galla, meglio d'una botte vuota, ma che soprassalti di quando in quando e che ondate doveva sopportare la galleria. 1595_5616_000454 non lo so, rispose toby, che non era meno impressionato- qualche cosa di grave. di certo, però, in quel momento la porta s'aprì ed il capitano del centauro si precipitò nella cabina tenendo in mano una grossa rivoltella elettrica. 1595_5616_000455 in mezzo a quella terra ubertosa, ricca delle più splendide piante dei tropici, campeggiava immenso gigante, il vulcano, dal cui cratere uscivano ancora immense lingue di fuoco e nuvoloni fittissimi di fumo che oscuravano il cielo. 1595_5616_000456 che non ci faccia saltare in aria per provare qualche nuovo esplosivo. chiese: brandok rogodoff è diventato un vero agnellino e credo che non nutra più odio nemmeno contro l'imperatore, da quando quel potente ha rinunciato all'autocrazia. 1595_5616_000457 nessuno, non dubitate. quelli sanno che qualunque cattiva azione usata ad uno straniero segnerebbe la sommersione della loro città. una misura un po inumana, se vogliamo che li tiene a freno, però, e come? 1595_5616_000458 sonno, s'avvicinò ad un tavolino su cui stavano parecchie fiale, ne prese una e versò il contenuto in due tazze d'argento. bevete questo. cordiale disse porgendo ad entrambi le tazze, i darà forza. 1595_5616_000459 le onde che si rovesciavano al di sopra degli sterminati campi di alghe, tentando invano di scompaginarli, l'assalivano ancora, investendo specialmente la cupola, con poco divertimento, dei sei uomini, i quali correvano il pericolo di venire portati via. però le ondate non riuscivano più a scuoterla. 1595_5616_000460 ora non son più da temersi, essendo relegati colle loro famiglie al polo nord e nelle città sottomarine. oh, non inquieteranno più l'umanità. eppure il dispaccio di quel tal giornale smentisce ciò che voi avete affermato, osservò brandok. 1595_5616_000461 gli costruiscono a poca distanza una nuova capanna di ghiaccio, vi stendono delle pelli, vi portano una brocca d'acqua ed una lampada. il malato vien portato nella sua tomba e si corica sul suo letto. 1595_5616_000462 il dottore s'era messo a passeggiare per la stanza con le mani dietro al dorso, la testa bassa, come se un profondo pensiero lo preoccupasse. ad un tratto si fermò dinanzi al coniglio dicendo: james, ti piacerebbe vedere come camminerà il mondo fra? 1595_5616_000463 voi avete costruita una galleria che conduce al polo, esclamò il dottore. come volevate arrivarci con delle navi? forse voi sapete che anche ai vostri tempi hanno fatto cattiva prova. 1595_5616_000464 quanta elettricità regna qui, disse toby, l'aria ne è satura, provi un certo malessere. james sì, rispose il giovane. non saprei resistere a lungo a questa tensione che mi fa scattare. 1595_5616_000465 il condor aveva superata una vasta cinta che circondava la stazione e scendeva dolcemente descrivendo delle curve allungate. alle otto del mattino s'adagiava a trenta metri dall'enorme telescopio. 1595_5616_000466 dai cinque agli otto chilometri all'ora, rispose holker. e possono resistere quelle isole agli uragani? sono solidamente ancorate. e poi, anche se gli ormeggi si rompessero, gli uomini incaricati della sorveglianza dei mulini? 1595_5616_000467 vi immerse una siringa, poi punse replicatamente il coniglio, la prima volta in direzione del cuore e la seconda volta alla gola. l'animale non aveva dato alcun segno di vita ed aveva conservata la sua rigidezza. 1595_5616_000468 allora partiamo senza indugio. sta per scoppiare un nuovo ciclone e non amo fermarmi qui o dovermi rifugiare ancora nei fiords della norvegia a causa degli uragani. sono già in ritardo di due giorni. 1595_5616_000469 l'atlantico, che si trovava fermato nella sua corsa furibonda, sferzato poderosamente dal vento che lo incalzava senza tregua, raddoppiava la sua rabbia, cercando di sfondare, ma invano, quelle interminabili masse di alghe saldamente intrecciate le une colle altre per mezzo d'un numero infinito di radici. 1595_5616_000470 giunti sulla cima, che era piatta, anziché terminare a punta brandok scorse una muraglia della circonferenza di quattro o cinque metri che era sormontata da una cupola di cristallo munita di un parafulmine altissimo. 1595_5616_000471 è morto. no, dorme da quattordici anni. è impossibile. fra poco te lo farò risuscitare con una semplice puntura e un bagno tiepido. 1595_5616_000472 è la seconda volta che mi succede questo ed io provo i medesimi effetti, disse toby, lasciandosi cadere al suolo come corpo morto. una buona dormita vi calmerà, disse il capitano. voi avete provate troppe emozioni in così pochi giorni. 1595_5616_000473 sì, rispose ao i avverto però che se sale più d'uno, la taglieremo. la cupola è avariata e crollerebbe sotto il vostro peso. e vuoi che crepiamo qui fra tutti questi cadaveri che puzzano orrendamente? gridò un altro. aprite i serbatoi dell'aria liquida e geleranno presto. 1595_5616_000474 il macchinista, dopo aver ricevuto dal suo padrone un ordine, fece scendere la macchina in una vasta piazza che era circondata da palazzoni di diciotto o venti piani, costruiti per la maggior parte in lastre metalliche e che non mancavano all'esterno almeno d'una certa eleganza. 1595_5616_000475 l'oceano si rompeva in ondate che diventavano rapidamente altissime, le quali disgregavano con mille fragori i banchi di ghiaccio scendenti. 1595_5616_000476 ah, mi scordavo di dirvi che i vostri milioni sono al sicuro qui in casa mia. ricoricatevi, fate una buona dormita e questa sera pranzeremo insieme, ne sono certo. 1595_5616_000477 dove posa la città chiese toby? sulla cima d'un isolotto sommerso a quindici metri di profondità. non prova scosse la città quando al di fuori infuria la tempesta. 1595_5616_000478 tutti si erano affrettati a sdraiarsi senza chiedere nessuna spiegazione. un momento dopo, una palla rossastra non più grossa di un arancio cadeva all'estremità del canalone, dove leoni, tigri e giaguari in pieno accordo si erano radunati per tentare un ultimo e più formidabile assalto del cono. 1595_5616_000479 chi avrebbe detto che l'uomo sarebbe riuscito a dividere cogli uccelli l'impero dello spazio? che cosa sono i famosi condor in confronto a questi vascelli volanti? questi vascelli superano in velocità gli uccelli. chiese oby i lasciano indietro senza fatica, rispose holker. 1595_5616_000480 e la conseguenza di ciò sarà che tre quinti delle acque del globo si troveranno spostate dal primitivo loro centro di gravità e pronte a rovesciarsi verso il nord. 1595_5616_000481 cinquanta ore dopo, i tre viaggiatori che avevano veduto a poco a poco diradarsi le tenebre di miglio in miglio che s'allontanavano dal polo, giungevano felicemente sulle coste settentrionali della maggior isola del gruppo dello. 1595_5616_000482 e perché, chiese toby? perché i loro fianchi sono spalmati d'una vernice grassa che, distendendosi lentamente sull'acqua, produce il medesimo effetto dell'olio usato dai balenieri nelle tempeste. 1595_5616_000483 non esistono ormai che poche centinaia di famiglie confinate nell'alto yucon e presso il circolo polare. era la sorte che loro spettava, disse il dottore. e dei negri, che erano numerosissimi anche qui? 1595_5616_000484 ancora cattivo tempo, è vero, capitano? chiese brandok? sì, rispose il comandante del centauro, che appariva più preoccupato del solito. avremo una seconda burrasca, signori miei, che getterà completamente fuori di rotta le navi volanti che potrebbero trovarsi in questi paraggi. ho però una speranza. 1595_5616_000485 uscirono, chiusero la porticina, scesero lo scoglio e salirono sulla carrozzella senza aggiungere altra parola. dobbiamo confessare, però, che tutti e tre erano visibilmente commossi. 1595_5616_000486 la città galleggiante continuava intanto ad avanzare passando fra il vastissimo canale della grande canaria e l'isola di puerto ventura, col grave pericolo di urtare contro le innumerevoli scogliere che erano sorte dopo l'ultima eruzione del tenerifa. 1595_5616_000487 dalmazia, sicché l'italia è oggidì la più potente delle nazioni latine, avendo riavuto anche malta, nizza e la corsica, e la turchia è stata respinta definitivamente nell'asia minore e nell'arabia. 1595_5616_000488 e quei nostri bravi antenati affermavano che con simili corrieri le distanze ormai erano scomparse. si contentavano di poco i nostri vecchi, disse holker. un sibilo acuto che proveniva dall'alto fece alzare la testa a brandok ed a toby. era uscito da un piccolo tubo che si ripiegava in basso, vicino alla lampada. 1595_5616_000489 lasciarono la galleria e scesero in uno splendido salone illuminato da quattro grosse lampade a radium che mantenevano un calore piacevolissimo. si assisero ad una tavola dove si vedevano oltre a dei piatti. 1595_5616_000490 tutta la notte non avevano chiuso un solo istante gli occhi, e specialmente brandok e toby si sentivano estremamente stanchi ed in preda a dei tremiti convulsi che li impressionavano non poco. 1595_5616_000491 i forzati, aperte le valvole, erano corsi a chiudersi nelle case che ancora si mantenevano, bene o male, in piedi, impadronendosi di tutte le coperte che trovavano, se sotto la cupola andava formandosi il ghiaccio. quale freddo doveva regnare laggiù, con quei quattro serbatoi che soffiavano fuori gradi e gradi di gelo? 1595_5616_000492 tutti guardavano con angoscia i cavalloni i quali, riflettendo la luce intensa proiettata dalle lampade a radium, sembravano masse di bronzo fuso, quantunque rassicurati dalle parole di jao, il quale doveva conoscere a fondo la resistenza che poteva offrire quello strano penitenziario. 1595_5616_000493 quella macchina, inventata dagli scienziati del duemila, era davvero stupefacente e, quello che è, più d'una semplicità straordinaria. non si componeva che di una piattaforma di metallo che pareva più leggero. 1595_5616_000494 ed altri formati da sole due ali, somiglianti a quelle dei pipistrelli, che reggevano una poltroncina montata da una sola persona e che pure manovravano con non minore precisione e rapidità degli altri. 1595_5616_000495 costretti a pescare ed a cacciare incessantemente, non hanno più tempo di occuparsi delle loro pericolose teorie. così regna la calma ed un certo accordo. erano diventati numerosi, in questi cento anni, chiese toby sì, e anche molto pericolosi. 1595_5616_000496 è compiuto, mio caro signore, e già da anni quella grande impresa è stata condotta a termine, sì, dai nostri connazionali, ed altre ancora ne sono state ultimate per accorciare i viaggi alle navi. 1595_5616_000497 la pesca oggi è quadruplicata e ringraziamo la provvidenza che abbia popolato tanto gli oceani. si erano seduti dinanzi ad una tavola ben apparecchiata dalla moglie e dalle figlie del pescatore, i fumava un enorme pezzo di renna arrostito che fu dichiarata squisita. 1595_5616_000498 il dottore badava che il poney filasse diritto e non mettesse le zampe in qualche crepaccio o s'avvicinasse troppo alla scogliera che in quel luogo cadeva a picco. 1595_5616_000499 finché avranno dell'alcool, continueranno a bere e potrebbero diventare pericolosi. salviamoci più in fretta che possiamo. girarono dietro le case, guidati dal vecchio jao che piangeva di rabbia, e si diressero verso l'ascensore, mentre i forzati che non cessavano di vuotare barilotti di alcool s'abbandonavano ad una danza scatenata. 1595_5616_000500 i quali galleggiano in molti luoghi sull'oceano. perciò hanno subito cercato di evitarli, una cosa che mi sembrerebbe difficile per gli uomini del millenovecento. forse sì, non per quelli del duemila, disse holker. che cosa hanno pensato di fare? 1595_5616_000501 a tre o quattro miglia verso il settentrione si scorgeva un'alta antenna che si rizzava sopra una torre di forme tozze colorata in rosso: l'antenna per la telegrafia aerea. disse holker, ne sono forniti tutti i mulini, chiese brandok. 1595_5616_000502 ed a noi quale sorte sarà riserbata? chiese brandok. non lieta di certo se non giunge in nostro soccorso qualche nave, rispose il capitano. domani ci troveremo fra i leoni, le tigri, i leopardi. 1595_5616_000503 ecco la stazione ferroviaria, disse holker. scusate signor holker, disse brandok, nel momento di entrare, voi ci promettete di condurci al polo nord. sì, avete trovato il modo di avvicinare il sole, per caso? 1595_5616_000504 eppure, che cosa direste se io vi raccontassi che l'idea di fare dei segnali a noi nacque prima nel cervello dei martiani, disse l astronomo. i pare impossibile, esclamò brandok. eppure è precisamente così, mio caro signore. 1595_5616_000505 signor holker disse: brandok. c'è una cosa che non riesco a spiegarmi: quale ai nostri tempi questi territori erano coperti da linee ferroviarie, mentre ora non riesco a scorgerne una. eppure in questo momento passiamo sopra. una delle più importanti linee è quella che unisce patterson. 1595_5616_000506 ecco degli esseri felici. mormorò con un tono d'invidia. essi almeno non sanno che cosa sia lo spleen. stette qualche istante immobile. 1595_5616_000507 salivano di quando in quando dal pozzo urla feroci che commuovevano non poco toby e brandok, ma che lasciavano assolutamente indifferenti il capitano jao, il pilota e perfino holker, i quattro uomini moderni ormai abituati a considerare i malviventi come belve pericolose per la società. 1595_5616_000508 quando ebbero ricevuta una risposta negativa, invitarono i viaggiatori a salire sull'isola a visitare le loro abitazioni ed il macchinario destinato a trasmettere in inghilterra la forza prodotta dalle gigantesche ruote. 1595_5616_000509 ecco la mia dimora, o meglio la nostra, disse toby rivolgendosi all'amico: ti rincresce? niente affatto, rispose il giovane che guardava l'oceano attraverso la cupola di vetro. 1595_5616_000510 eserciti cavalleria. chi se ne ricorda? ora non vi sono più. eserciti chiesero ad una voce: toby e brandok. da sessant'anni sono scomparsi dopo che la guerra ha ucciso la guerra. 1595_5616_000511 il dottor holker aveva detto la verità: il brodo era squisitissimo, ma nessuna pietanza era di carne di bue, di maiale e di montone, solo dei pesci. 1595_5616_000512 trascorrono la loro vita cacciando e pescando e non fanno cattivi affari trafficando in pellicce e poi di quando in quando ricevono viveri e tabacco. non sono proibiti che i liquori. 1595_5616_000513 il mio numero d'abbonamento postale è il disse holker. eccolo qui, e in un piccolo scompartimento sono state collocate le mie lettere. 1595_5616_000514 sotto le coperte parevano irrigidite. non si riscontrava su di loro alcun indizio di corruzione delle carni. il signor holker s'era accostato rapidamente a loro e aveva sollevato le coperte. è incredibile, esclamò: come si possono essere conservati così questi due uomini dopo? 1595_5616_000515 guardati invece dalle onde. insidiano la nostra vita, e la insidiavano davvero. mai l'atlantico aveva avuto un simile scatto di collera in cinquant'anni o forse cento. 1595_5616_000516 in questa parte dell'oceano sono però rari, è vero, capitano, non se ne trovano affatto fino alle azzorre, rispose il comandante del centauro. possiamo quindi percorrere più di trecento miglia con la piena sicurezza di non urtare. 1595_5616_000517 uno scroscio formidabile si fece udire. in quel momento un cavallone colossale si era rovesciato sulla città sottomarina, scuotendola così violentemente da far stramazzare l'uno sull'altro i tre americani che si erano alzati per vedere se l'orgia dei forzati era terminata o se continuava sempre. 1595_5616_000518 nessuno dei forzati sarebbe di certo sfuggito all'invasione delle acque. gli ultimi bagliori del crepuscolo stavano per scomparire quando la città galleggiante, che continuava la sua corsa verso il sud ovest, si trovò in mezzo alle prime alghe. 1595_5616_000519 per ora no, rispose il comandante del centauro. dove ci spinge il vento? verso sud ovest, lontano dalle rotte tenute dalle navi, purtroppo, signore. dove andremo a finire, dunque, sarebbe impossibile dirlo, poiché il vento potrebbe anche cambiare da un momento. 1595_5616_000520 andate a riposare e domani mattina faremo una corsa attraverso nuova york sul mio condor. è un'automobile, chiese brandok: sì, ma di nuovo genere, rispose holker con un sorriso. cominceremo così il nostro viaggio attraverso il mondo. 1595_5616_000521 i tre amici rimasero qualche ora sull'isolotto galleggiante e vuotarono alcune bottiglie coi guardiani. poi, verso le quattro del pomeriggio, il centauro riprendeva la corsa verso le coste dell'europa per sbarcare il galeotto nella città sottomarina di escario. 1595_5616_000522 a mezzanotte ci riposeremo fra i ghiacci dell'oceano artico in un letto non meno comodo di quello su cui avete dormito la notte scorsa in casa mia. sei divenuto pazzo, nipotino mio, o vuoi burlarti di noi? gridò: toby, non ne ho alcuna voglia, zio mio. comprendo che la proposta vi possa stupire, tuttavia vi prometto che la manterrò. 1595_5616_000523 la prova l'abbiamo nelle nostre casseforti, che hanno portato qui mentre ci riposavamo. chi potrà credere che noi siamo risuscitati? il mio parente di certo, poiché è venuto lui a toglierci dal sepolcreto. 1595_5616_000524 io mi domando se sono ancora vivo o se navigo sotto l'atlantico, rispose il dottore. spero che sarai soddisfatto degli ingegneri che hanno fatto costruire questa colossale cassa. gente meravigliosa, mio caro. ai nostri tempi non sarebbero stati capaci di fare altrettanto, ne sono pienamente convinto. 1595_5616_000525 non ci muoviamo, chiese dopo qualche istante brandok. siamo già in viaggio, rispose holker ridendo. io non provo nessuna scossa né odo alcun rumore di macchine, eppure il treno corre con una velocità fantastica. quanto percorrevano all'ora i vostri treni? 1595_5616_000526 condusse i tre viaggiatori ed il capitano dinanzi ad una specie di pozzo che s'apriva nel mezzo della cupola, dove si trovava pronto un ascensore. i fece sedere sulle panchine e l'apparecchio scese rapidamente, passando fra un cerchio di lampade a radium che versavano torrenti di luce in tutte le direzioni. 1595_5616_000527 che velocità sviluppano queste navi volanti? centocinquanta chilometri all'ora, rispose holker. e dire che noi, ai nostri tempi, andavamo superbi delle nostre torpediniere che riuscivano a percorrere ventiquattro o venticinque miglia all'ora, disse toby: che progressi, che progressi. 1595_5616_000528 i rincrescerebbe approdare a quelle isole chiese brandok con sorpresa. il capitano del centauro guardò a sua volta l'americano con profonda sorpresa. ma da dove venite voi, gli chiese? dall'america, signore, un paese che non è poi molto lontano dalle canarie. 1595_5616_000529 le bombe continuavano a grandinare con un fragore di tuono, schiantando ed incendiando le antichissime selve, mentre i torrenti di lava dilagavano come un mare di fuoco. ho veduto una volta il vesuvio, disse brandok. quello però era un giocattolo in confronto a questo titano. 1595_5616_000530 non era un pallone, era un vero vascello che obbediva alle mosse dei due timoni che funzionavano come le code dei volatili. una scoperta stupefacente, ripeteva brandok, che respirava a pieni polmoni l'aria gelata, eppur 1595_5616_000531 per conservare le razze. là vi sono tigri, leoni, elefanti, pantere, giaguari, coguari, bisonti, serpenti e tante altre bestie delle quali io non conosco nemmeno il nome, rispose il capitano. 1595_5616_000532 si ritirarono verso la parte più elevata della cupola, bloccarono l'ascensore per essere più sicuri che i forzati non lo facessero ridiscendere e si misero a guardare giù attraverso la larga apertura. 1595_5616_000533 praticissima, affrettarono il passo e dopo qualche minuto si trovarono sulla spiaggia dell'oceano artico, all'estremità di un ponte di legno illuminato da parecchie lampade. 1595_5616_000534 infine, il fiore della pianta egiziana venne offerto ad alessandro humboldt ed il grande naturalista lo risuscitò più volte davanti ai suoi dotti colleghi. 1595_5616_000535 europa. gli anarchici della città sottomarina che hanno saccheggiato cadice sono stati completamente distrutti dai pompieri di malaga. il governo spagnolo indennizzerà gli abitanti. 1595_5616_000536 è vero che si conosceva fin dai primi anni dello scorso secolo e che fu perfezionata dalle scoperte di un bravo scienziato italiano, il signor marconi, ma allora non aveva la potenza. 1595_5616_000537 una volta scatenati, non si domano più e se mi presentassi a loro e cercassi di far loro intendere la ragione, mi accopperebbero sull'istante. già vi ho detto che i governatori di questi penitenziari non hanno che un'autorità molto problematica. allora, prima che salti loro il ticchio di prendersela anche con noi, impediremo che possano giungere quassù, disse brandok. 1595_5616_000538 non abbiamo altre truppe al giorno d'oggi e vi assicuro che sanno mantenere l'ordine in tutte le città e sedare qualunque tumulto. mettono in batteria alcune pompe e rovesciano sui. 1595_5616_000539 è diventato immenso quel sobborgo, esclamò il dottore, guardando con ammirazione la distesa di palazzi immensi che si estendeva a perdita d'occhio. quattro milioni di abitanti, disse holker, ormai gareggia con nuova york e londra. che cosa sarà mai? 1595_5616_000540 dentro v'era un cilindro di metallo coperto di numeri segnati in nero lungo sessanta o settanta centimetri, con una circonferenza di trenta o quaranta. 1595_5616_000541 la fune, finalmente solidamente trattenuta dal capitano, dal pilota e da jao, toccò il suolo. ma allora un altro e più spaventevole tumulto scoppiò fra quei furibondi. 1595_5616_000542 il centauro, ad un comando del capitano, aveva rimesso in movimento le due poderose macchine e si era innalzato di duecento metri salutando la popolazione della stazione con dei sibili acutissimi. 1595_5616_000543 se non vi fosse l'italia, la razza latina a quest'ora sarebbe stata assorbita dagli anglosassoni e dagli slavi. ecco là, in fondo ulmina, stiamo rientrando nello stato di nuova york e fra due ore saremo alle cascate. 1595_5616_000544 paulin aveva impiegato venti giorni per recarsi da costantinopoli a fontainebleau per portare un messaggio. a francesco i burocchio ne aveva impiegati quattro per portare al re di polonia la notizia della morte di arlo e marivaux, quattro giorni per percorrere la distanza che corre fra parigi e marsiglia. 1595_5616_000545 non siate troppo impazienti, disse. bisogna vedere le cose una alla volta o vi affaticherete troppo. il tempo non ci manca. bevettero il tè bagnandovi qualche biscotto. 1595_5616_000546 si comportava meravigliosamente bene, gareggiando coi lesti gabbiani e coi grossi albatros che lo seguivano o lo precedevano. manteneva una linea rigorosamente diritta, orientata sulla bussola, senza abbassarsi nemmeno d'un metro. 1595_5616_000547 hanno fatto costruire delle enormi isole galleggianti in lamiera d'acciaio, fornite di ruote colossali simili a quelle dei vostri antichi mulini, e le hanno rimorchiate fino al gulf stream ancorandole solidamente. 1595_5616_000548 come vedete, nessun pericolo ci minaccia e anche calando, noi potremo giungere. egualmente in inghilterra. c'è da impazzire, disse brandok. questi uomini moderni hanno pensato a tutto. 1595_5616_000549 saranno poi proprio degli elefanti in carne ed ossa, chiese il pronipote del dottore. guardandoli un po ironicamente, sospetto che voi v'inganniate, signor brandok, non sono cieco, signor holker, e nemmeno io disse toby, sono dei veri elefanti. 1595_5616_000550 non tutti potranno permettersi un lusso simile, osservò il dottore toby. certo, rispose holker, ma quelli che non possono abbonarsi all'htel se la sbrigano anche più presto a mangiare, forse non certo a prepararsi il pranzo. 1595_5616_000551 venti notti dopo, i martiani rispondevano con una lingua di fuoco della stessa forma. il dubbio ormai non poteva più sussistere. i martiani chissà da quanto tempo cercavano di mettersi in relazione con noi. per un mese furono continuate le prove, cambiando sempre lettera, e con crescente successo. 1595_5616_000552 a poppa vi sono pure altre due ruote, le quali agiscono perché trascinate dall'impulso di quelle anteriori. ecco la nave trasformata, senza bisogno di manovre faticose, in un enorme tramvai. 1595_5616_000553 non si scioglierà certo in questo secolo quell'arduo problema. tuttavia, nel secolo venturo qualche cosa si farà. comprenderete che si tratta di salvare cinque continenti e centinaia di milioni di vite umane. spiegati meglio, disse toby: non ti capisco che cosa vogliono tentare gli scienziati del duemila. 1595_5616_000554 con molta sorpresa di toby e brandok, videro ergersi sulle rive nevose di quella baia, cent'anni prima appena frequentata da rari balenieri e da cacciatori di foche, dei palazzi imponenti che erano alberghi destinati ad accogliere, nella stagione estiva, i ricchi europei. 1595_5616_000555 immagino che non avrai l'intenzione di aumentare le mie noie. niente affatto, riprese toby, imperturbabilmente. tu dunque non conosci questo fiore, quantunque tu abbia assai viaggiato, sai bene che io di botanica non me ne sono mai occupato. allora non hai mai udito parlare del fiore della risurrezione. 1595_5616_000556 lasciate che si scannino, disse brandok, tanti pessimi soggetti di meno. d'altronde, noi nulla potremmo fare per calmarli, disse il capitano del centauro. se scendessimo, ci farebbero a pezzi. 1595_5616_000557 alla base della rupe, le onde s'infrangevano, rompendo il silenzio che regnava sull'immenso oceano. i tre uomini tacevano: il notaio sembrava profondamente commosso, brandok e toby un po preoccupati. 1595_5616_000558 ad una viva emozione. signor holker, vi sareste ingannato, chiese il notaio. non so che dire ora. ho una lontana speranza di poter rivedere vivo il mio antenato. entriamo, signore, avete la chiave del sepolcreto. sì, non entriamo subito, però, perché il mio antenato ha lasciato scritto che si lasci prima la porta. 1595_5616_000559 d'altronde, non abbiamo più bisogno di carne al giorno d'oggi. i nostri chimici, in una semplice pillola dal peso di qualche grammo, fanno concentrare tutti gli elementi che prima si potevano ricavare da una buona libbra di ottimo bue. 1595_5616_000560 appena quindici o venti, i quali recarono in europa la terribile notizia, rispose il capitano. quell'eruzione spaventevole durò vent'anni, facendo scomparire parecchie isole. 1595_5616_000561 erano molto più calmi gli uomini, mentre ora vedo che perfino le signore marciano a passo di corsa, come se avessero paura di perdere il treno. io ho sempre veduto, da quando son venuto al mondo, correre così frettolosamente. 1595_5616_000562 il marinaio non rispose. con una mano tesa dinanzi agli occhi, guardava in alto con una fissità intensa. ebbene, pilota, sei diventato muto, chiese il capitano. 1595_5616_000563 con visibile stupore di brandok e di toby, i quali stentavano a credere ai loro occhi. si trovarono su una vasta piazza rettangolare di cento metri di lunghezza su sessanta di larghezza, tutta cinta da bellissime tettoie coi tetti di zinco, divise in piccoli scompartimenti che formavano le cabine destinate ai galeotti. 1595_5616_000564 noi possiamo tramutare la città galleggiante in una immensa ghiacciaia e nessuno prima ci aveva pensato. tre volte bestia con cento corna. in qual modo chiesero brandok e toby? 1595_5616_000565 va bene, gridò jao. ne riparleremo quando sarete diventati più ragionevoli ed i fumi dell'alcool non vi guasteranno più il cervello. ah, cane d'un governatore, vociò il gigante. non morrò contento se prima non avrò la tua pelle. 1595_5616_000566 toby prese dalla mensola una bottiglia e due bicchieri e la stappò un buon bicchiere di champagne, disse, versando lo spumeggiante nettare alla nostra risurrezione, james. 1595_5616_000567 cent'anni fa si perdeva troppo tempo, camminavate ed agivate colla lentezza delle tartarughe. oggi invece si gareggia coll'elettricità. mangiate, signori miei, o i cibi si raffredderanno. una tazza di buon brodo, signor brandok, prima di tutto. poi sceglierete quello che più vi piace. 1595_5616_000568 alla mezzanotte, l'oceano, sollevato da un vento impetuosissimo, diede i primi cozzi ai campi dei sargassi. i suoi cavalloni piombavano sulle masse erbose con furia estrema, rodendo o sfondando qua e là i margini. 1595_5616_000569 essendo tutti stanchi, il governatore li condusse nella stanza loro destinata, un'altra cabina appena capace di contenere brandok, toby e holker. il capitano del centauro li aveva poi lasciati per vedere come si svolgeva l'uragano e mettere in salvo almeno il suo equipaggio. 1595_5616_000570 era uno strano sfolgorio, come se i ghiacci scintillassero. che cosa c'è laggiù, chiesero brandok e toby, la grande galleria che conduce al polo? rispose holker: una delle più grandi meraviglie del nostro secolo. 1595_5616_000571 gravi avvenimenti sono avvenuti ieri nella città di cadice. gli anarchici della città sottomarina di bressak, impadronitisi della nave hollendorf, sono sbarcati nella notte facendo saltare parecchie case con bombe. 1595_5616_000572 osservo una cosa disse brandok. datemi una spiegazione. dite pure: i cilindri collo sfregamento non s infiammano i pare che noi dovremmo cuocere qui dentro, mentre la temperatura si conserva relativamente fresca. 1595_5616_000573 spero che nessuno verrà a disturbarci prima del giorno che avremo fissato nel nostro testamento. che piacere udire il fragore delle onde. ecco una bella compagnia. 1595_5616_000574 non poteva avvicinarla di più, essendo la luna distante da noi chilometri. ora noi l'avviciniamo ad un metro, amici. disse holker: partiamo o faremo colazione troppo tardi. le cascate sono un po lontane. 1595_5616_000575 salirono la collina, entrarono nel recinto e s'imbarcarono dopo aver fatto acquisto del biglietto. a bordo del vascello aereo non vi erano che sette uomini: il comandante, due macchinisti, due timonieri, uno stewart ed un medico. 1595_5616_000576 un semplice eppure preziosissimo apparecchio formato da due imbuti ricevitori del suono, separati fra di loro da un diaframma centrale. questi due imbuti vengono applicati agli orecchi del timoniere e quando questi apparecchi si trovano nella direzione delle onde sonore emesse da un corpo qualunque, 1595_5616_000577 spero che fra alcuni giorni se ne starà tranquillo per un buon secolo, poi vedremo. ah, ho capito, disse il notaio ridendo: toby, ha trovato un compagno che mi terrà buona compagnia, disse il dottore empiendo un bicchiere. assaggiate questo medoc, mio caro notaio. non se ne trova di simile nemmeno in francia. 1595_5616_000578 appena l'acqua comincia a mancare, quelle ruote, mediante un meccanismo speciale, si abbassano e si mettono in funzione, mentre le eliche vengono fermate. 1595_5616_000579 il lavoratore non fa più cucina in casa, non avendo tempo da perdere. otto o dieci pillole ed ecco inghiottito un buon brodo, il succo d'una mezza libbra di bue o di pollo, o di una libbra di maiale o di un paio d'uova, d'una tazza di caffè, e così via. 1595_5616_000580 e a chi devo ordinaria se non vedo nemmeno il padrone del bar o un cameriere? chissà dove sarà il padrone del ristorante, ma la sua presenza non è necessaria, e nemmeno un cameriere per farne che. brandok era rimasto a bocca aperta guardando toby, che non sembrava meno sorpreso di lui. 1595_5616_000581 un tronco tozzo su due gambe pure tozze. una testa grossa cogli zigomi sporgenti, faccia larga, capelli neri, naso schiacciato. una certa somiglianza, insomma, con le loro buone amiche ormai scomparse, le foche. 1595_5616_000582 ditemi, signor holker disse brandok, le navi moderne che velocità? raggiungono le cinquanta e anche le sessanta miglia all'ora. rispose l'interrogato, che macchine hanno mosse dall'elettricità? e 1595_5616_000583 il giovine scosse il capo con un atto di scoramento, poi disse con un soffio di voce: io e toby siamo uomini d'altri tempi. quattro robusti marinai presero il giovane americano e toby sotto le ascelle e li portarono nelle cabine di poppa adagiandoli su dei comodi lettucci. 1595_5616_000584 non possiamo tentare nulla per strapparli alla morte? chiese toby, che si trovava dall'altro lato del capitano. che cosa vorreste fare se scendiamo, le onde ci porteranno via senza che possiamo recare nessun aiuto agli abitanti della povera città. 1595_5616_000585 ah sì, la distruzione di cadice da parte degli anarchici bazzecole. ormai questi bricconi irrequieti saranno stati completamente distrutti dai pompieri di malaga e di alicante, dai pompieri. 1595_5616_000586 i sei uomini si sdraiarono presso l'orifizio del pozzo per concedersi, se era possibile, qualche ora di sonno. l'enorme massa metallica subiva però dei soprassalti così terribili e così bruschi da rendere impossibile una buona dormita. 1595_5616_000587 è naturale che ciò vi stupisca. ai vostri tempi s'impiegavano quarantacinque o cinquanta giorni, se non m'inganno, e ci sembrava d'aver raggiunto la massima velocità delle tartarughe, disse holker, ridendo. poi faremo anche una corsa al polo nord a visitare quella colonia. 1595_5616_000588 sarete costretto a rifugiarvi nuovamente sulle coste norvegesi. non voglio perdere altro tempo. sfiderò il ciclone. resisterà la vostra nave chiese brandok. non vi inquietate, signori, il mio centauro è costruito con acciaio di prima qualità. 1595_5616_000589 un grido sfuggì in quello stesso momento dalle labbra del marinaio: un punto nero nello spazio, un vascello aereo, chiese il capitano facendo un salto. non so, comandante, se sia un grosso volatile o qualche soccorso che ci giunge in buon punto. guardate bene, mentre io tengo d'occhio i leoni. 1595_5616_000590 ed il freddo era intensissimo. la neve copriva ogni cosa e doveva avere uno spessore considerevole. chi abita questo paese da lupi? chiese brandok mentre si infagottava in un ampio mantello di pelle d'orso nero. i sono qui tre o quattro dozzine di pescatori canadesi, rispose holker. 1595_5616_000591 per ora, rassegnatevi, signori, disse il capitano. non vedo alcuna terra sorgere all'orizzonte. il centauro deve essere stato costruito quando brillava una cattiva stella. mio caro capitano, disse brandok. 1595_5616_000592 chissà che un giorno non riescano a compiere anche quel miracolo, rispose toby, come ai nostri tempi hanno saputo imprigionare il fulmine. un giorno o l'altro questi esseri straordinariamente possenti finiranno per mettere a dovere anche i furori degli oceani e gli impeti dei venti. 1595_5616_000593 il signor max era un uomo sulla sessantina, grasso come una botte e col viso rubicondo, nel cui mezzo faceva bella mostra un naso che poteva stare a paragone senza arrossire, con quello del guascone cyrano di bergerac. 1595_5616_000594 non è meraviglioso tutto ciò? signor brandok chiese holker. questo è un nuovo mondo, rispose l'americano. mai mi sarei aspettato di vedere, dopo soli cento anni, tante straordinarie novità. 1595_5616_000595 sono già a posto nel piccolo sotterraneo che ho fatto scavare sotto la mia tomba, in una cassaforte. colla chiave a segreto e sei certo che i nostri corpi si conserveranno. meravigliosamente, disse il dottore. ci conserveremo come fossimo carni gelate: geleremo sì. 1595_5616_000596 siamo nella stagione del cambiamento degli alisei ed il tempo diventa brutto da un momento all'altro. risaliamo, signori. la piccola comitiva prese posto nell'ascensore ed in pochi momenti si trovò sull'immensa cupola. 1595_5616_000597 alle cinque del mattino, i tre amici che, dopo aver indossati i pesanti vestiti dei viaggiatori polari, si erano addormentati, venivano svegliati dalle grida degli impiegati ferroviari della stazione di. 1595_5616_000598 il leone, insospettito da quella manovra, si era fermato, ma poi, spinto dalla fame ed incoraggiato dai ruggiti dei suoi compagni, ricominciò ad arrampicarsi. 1595_5616_000599 colpita alla testa da quel proiettile di nuovo genere, stramazzò fulminata, ostruendo col suo corpo il passaggio. non era però un ostacolo sufficiente per quei saltatori che non s'arrestano nemmeno dinanzi ad una palizzata alta tre o quattro metri. 1595_5616_000600 rimase subito colpito dalla presenza di enormi masse di alghe che fluttuavano in mezzo alle onde. lo temevo. disse aggrottando la fronte: che cosa avete? chiese brandok con apprensione. 1595_5616_000601 entrato colà. vediamo, disse holker, aprendosi il passo fra gli sterpi. s'accostò, non senza provare una certa emozione, alla piccola costruzione e, rizzandosi quanto era lungo, appoggiò il viso alla cupoletta di vetro. subito un grido: gli sfuggì: è incredibile, sono là. 1595_5616_000602 dopo mezz'ora si librava sopra la città fra un gran numero di battelli volanti che si dirigevano per la maggior parte verso le cascate, carichi di forestieri giunti forse. 1595_5616_000603 quindi, è facile comprendere quanto sia precaria la situazione degli abitanti dell'emisfero settentrionale, anzi quanto sia pericolosa. tutta la nostra salvezza risiede nella coesione degli ottanta milioni di chilometri cubi di ghiaccio che gravitano sul polo australe. 1595_5616_000604 giunto all'estremità della borgata, si fermò e aprì gli occhi, fissandoli su un gruppo di monelli scalzi, ad onta dell'aria frizzante, che si rincorrevano lungo le dune ridendo e schiamazzando. ecco. 1595_5616_000605 ne ho bisogno, disse brandok, che era diventato pallidissimo, come se quel supremo sforzo lo avesse completamente accasciato. io non so che cosa mi prenda. le mie membra tremano tutte ed i miei muscoli sussultano come se ricevessero delle continue scosse elettriche. 1595_5616_000606 vieni. james legò il poney al tronco d'una betulla, poi prese un piccolo sentiero scavato nella viva roccia, che s'innalzava a. 1595_5616_000607 l'oceano era sempre coperto da vasti banchi di ghiaccio e anche ice bergs, i quali proiettavano dei riflessi accecanti. qua e là si scorgevano dei canali entro i quali mostravasi ancora qualche rarissima foca, una delle poche sfuggite alle feroci distruzioni dei pescatori norvegesi e russi. 1595_5616_000608 aprirono la porticina ed entrarono nella loro tomba, che gli ultimi raggi di sole illuminavano a sufficienza facendo scintillare la cupoletta di vetro. 1595_5616_000609 nel medesimo istante, il dottore vide illuminarsi un gran quadro che occupava la parete di fronte al letto e svolgersi una scena orribile e d'una verità straordinaria. 1595_5616_000610 come holker aveva già detto, era un enorme galleggiante in lamiera d'acciaio di forma circolare con una circonferenza di metri, fornito nel centro di quattro immense ruote che la corrente faceva girare con notevole velocità. 1595_5616_000611 se l'europa ne volesse, potremmo cedergliene una buona parte, rispose holker. e quale modificazione ha subita la cascata, disse brandok, e si modificherà ancora, rispose holker. 1595_5616_000612 caliamole nella ghiacciaia, disse brandok, che respirava a pieni polmoni l'aria fredda che usciva sempre a folate dal pozzo. siamo quasi sotto l'equatore e battiamo già i denti. che cosa non hanno dunque inventato questi meravigliosi uomini del duemila? io finirò per impazzire, davvero, te lo assicuro. 1595_5616_000613 il carrozzone, dopo una corsa velocissima durata tutta la notte, era giunto alla stazione ferroviaria del polo nord e s'era fermato sotto una lunghissima tettoia di legno, chiusa alle estremità da gigantesche portiere a vetro e illuminata da un gran numero di lampade elettriche. 1595_5616_000614 sono stati uccisi dalla fame? sì, signor brandok. eppure mi avete detto che vi è una numerosa colonia polare. è vero, ed è costituita da anarchici colà confinati perché non turbino la pace del mondo. 1595_5616_000615 le quali s'infrangevano con mille boati, balzando e rimbalzando delle barche pescherecce, colle loro belle vele dipinte di giallo e di rosso, a strisce e macchie nere. 1595_5616_000616 fu nel che si fece il primo esperimento nelle immense pianure del far west. duecentomila uomini furono disseminati in modo da formare pure una j e duecentomila fuochi furono accesi durante una notte scurissima. 1595_5616_000617 non possono accadere, non essendovi che uno o al più due treni nel tubo che seguono la medesima via. quando si pensa come si viaggiava una volta, c'è da impazzire. che cosa direbbero francesco i re di francia e carlo v se potessero tornare al mondo e pretendevano di avere i più rapidi corrieri del mondo? 1595_5616_000618 centauro brandok non rispose subito. era trasfigurato e pallidissimo, i suoi occhi assai dilatati, pareva che gli schizzassero dalle orbite ed i muscoli del suo viso sussultavano in modo strano. 1595_5616_000619 che dopo i forzati dobbiamo aver a che fare colle belve feroci. non tutte le isole sono popolate di leoni, di tigri, di pantere, di giaguari, di leopardi, eccetera, signore, ve ne sono molte che servono d'asilo sicuro ad animali inoffensivi o quasi come i bisonti, gli ultimi campioni del vostro paese. 1595_5616_000620 furono condotti in un albergo in preda al delirio. il signor holker, sempre più spaventato, fece chiamare subito uno dei più noti medici a cui raccontò ciò che era toccato ai suoi disgraziati amici, non dimenticando d'informarlo della loro miracolosa risurrezione. 1595_5616_000621 inoltre, le acque dei mari circostanti, restando sotto il punto di congelamento, come hanno constatato i nostri ultimi navigatori, contribuiscono ad aumentare il volume della sterminata massa glaciale risultata dalle incessanti nevicate. 1595_5616_000622 vada pel brodo holker. diede uno sguardo all'intorno, poi condusse i suoi compagni verso una di quelle colonne attorno alle quali, ad un metro dal suolo, si vedevano quattro mensole di metallo, ed introdusse in alcuni buchi delle monete. 1595_5616_000623 non credevate certo di poter tornare vivo. sì, sì, borbottò il dottore. in quell'istante, una voce fioca chiese toby toby. il signor brandok aveva aperto gli occhi e guardava il suo vecchio amico con uno stupore facile a comprendersi. 1595_5616_000624 lascio ventimila dollari, appunto per farmi risuscitare, unitamente alla fiala contenente il misterioso liquido che mi dovranno iniettare nei punti indicati nel mio testamento: ti ucciderai. 1595_5616_000625 è un vero uragano che sta per scoppiare. signori miei, disse il capitano del centauro, con una nave così avariata io non oserò riprendere la corsa verso l'europa. saremo dunque costretti a passare la notte qui, chiese brandok preoccupato. 1595_5616_000626 i. si spezza il cuore nel vederli morire tutti in quel modo. supponete di assistere al naufragio d'un bastimento? l'oceano vuole di quando in quando le sue vittime. 1595_5616_000627 gli alberi erano rari, le piante basse invece infinite. a che cosa, infatti, sarebbe dovuto servire il legname, dal momento che gli abitanti del globo avevano il radium per scaldarsi negli inverni e non costruivano che col ferro e coll'acciaio? 1595_5616_000628 è il più grande cannocchiale che esista al mondo. deve essere immenso: è lungo centocinquanta metri. signori miei, una vera meraviglia che permette di vedere la luna ad un solo metro di distanza, sicché voi avete realizzato l'antico sogno dei nostri astronomi. 1595_5616_000629 si gettarono bocconi e sordi ai consigli dei tre americani e di jao. si allontanarono strisciando, tenendosi ben stretti alle traverse d'acciaio che servivano di appoggio alle lastre di vetro. 1595_5616_000630 è una stazione estiva molto frequentata durante i mesi di giugno, luglio ed anche d'agosto, al pari di quella dello spitzbergen. dello spitzbergen, esclamò toby. perché vi stupite, zio? perché ai nostri tempi quella grande isola dell'oceano artico non era frequentata che da orsi bianchi e da cacciatori di foche e di balene. 1595_5616_000631 il giorno dopo, prima del mezzodì, il vascello volante imboccava il tago ed entrava a tutta velocità nella capitale del portogallo. brandok e toby si erano a poco a poco tranquillizzati, però non parevano più i due allegri amici di prima. 1595_5616_000632 ed entrarono in una sala vastissima, arredata con un certo lusso, il cui soffitto era sostenuto da una ventina di colonne di metallo. con viva sorpresa di brandok e di toby, in quel preteso ristorante non vi erano né tavole, né sedie e nemmeno un cameriere. 1595_5616_000633 ha una superficie di miglia quadrate con una lunghezza di e una larghezza cha varia dalle alle miglia. 1595_5616_000634 salivano sulle murate immergendo nell'acqua le loro aste. dalla punta ferrata, lo stretto di hudson, che separa il territorio del labrador dalla grande isola di baffin, era tutto ingombro di ghiacci. 1595_5616_000635 e se fra un paio di giorni questo cassone si schiaccerà contro qualche scoglio, andrà anche allora tutto bene? chiese holker, ridendo: non l'abbiamo ancora incontrato quello scoglio. quindi, finché non lo incontreremo, non abbiamo alcun motivo per allarmarci, rispose il capitano del centauro. 1595_5616_000636 i nostri strumenti, perfezionati da molti scienziati, hanno raggiunto una tale forza che noi potremmo corrispondere anche col sole, se lassù vi fossero degli abitanti e dei ricevitori elettrici. 1595_5616_000637 sulla cima, dove pareva si aprisse un foro, erano comparsi due uomini piuttosto attempati che indossavano delle vesti di panno grossolano e che calzavano alti stivali da mare. 1595_5616_000638 toby s'era alzato avvicinandosi al tavolino e aveva preso fra le mani il coniglio che pareva morto, avendo le gambe e la testa irrigidite. ha odore questo animale fiutalo, james, credi che sia morto. 1595_5616_000639 lungo i suoi fianchi scoscesi, veri fiumi di lava scendevano facendo avvampare le foreste. bombe colossali uscivano dal suo cratere fiammeggiante e, dopo aver attraversate le nubi, ricadevano descrivendo delle arcate superbe, lasciandosi dietro getti di fuoco, e si spaccavano scoppiando. 1595_5616_000640 che cosa c'entra quel pasticcio? ti ho detto che verrà ad assaggiarlo anche il notaio della borgata, quel bravo, signor max. ma insomma, che cosa c'entra lui perdinci, se c'entra. se dopo cent'anni nessuno più si ricordasse di me e mi lasciassero dormire per sempre, tanto varrebbe morire. 1595_5616_000641 ti sembra morto ora, disse toby con accento beffardo. ti guarda? esclamò il giovine. lo vedo, agita le zampe e respira anche. miracolo, miracolo, zitto, james, non gridar tanto forte. 1595_5616_000642 la rupe chiamata impropriamente lo scoglio di retz, era di mole enorme, alta un centinaio di metri, e formava il capo più alto dell'isola verso oriente. 1595_5616_000643 andiamo a raggiungerlo subito, disse brandok, che li aveva seguiti, assieme al pescatore che portava le valigie. il centauro non si ferma più d'un quarto d'ora, appena, il tempo sufficiente per consegnare la posta e sbarcare. dei viveri e del tabacco per i pescatori e per i guardiani. 1595_5616_000644 tutti i terreni disponibili sono ora coltivati intensivamente per chiedere al suolo tutto quello che può dare. se così non si fosse fatto, a quest'ora la popolazione del globo sarebbe alle prese colla fame. 1595_5616_000645 tela avanti, miei cari amici, disse andando loro incontro. il pranzo e pronto, e dove lo mangeremo? chiese brandok, che non aveva scorto sulla tavola né piatti, né bicchieri, né posate, né salviette, né cibi di alcun genere. 1595_5616_000646 l'enorme cassa di metallo che per lunghi anni, sullo scoglio a cui era stata avvinta, aveva sfidato impunemente le rabbie dell'atlantico, a poco a poco si sfasciava. 1595_5616_000647 in alto, in basso s'incrociavano saluti e chiamate, poi la flottiglia aerea si disperdeva in tutte le direzioni, calando sulle vie, sulle piazze, sulle immense terrazze delle case o fermandosi dinanzi alle finestre od ai poggioli per imbarcare nuove persone. 1595_5616_000648 qualche volta soffriranno la fame, disse brandok. l'oceano fornisce loro cibo più che sufficiente. i pesci, attratti dalla luce che mandano le lampade che illuminano quelle città, accorrono in masse enormi. gli abitanti ne salano, anzi in grande quantità e li mandano in europa e anche in america. e l'acqua. 1595_5616_000649 coraggio, signori, gridava il capitano, il quale di quando in quando sparava qualche colpo di rivoltella. ricacciamo queste canaglie affamate nella boscaglia. e la tempesta di massi e di ciottoli continuava furiosa, specialmente entro il canalone, dove cercavano d'insinuarsi le fiere, essendo quello l'unico punto vulnerabile del piccolo cono. 1595_5616_000650 l'atlantico aveva assunto un brutto aspetto ed il cielo era più brutto ancora. da ponente giungevano delle grosse ondate e delle fosche nuvole. si avanzavano con velocità vertiginosa. in lontananza il tuono rullava fragorosamente. 1595_5616_000651 parecchie persone assai barbute, avvolte in pelli d'orso bianco, si erano raccolte intorno al tramvai, parlando diverse lingue: spagnolo, russo, inglese, tedesco e perfino italiano. 1595_5616_000652 fra due giorni al più giungeremo a lisbona od a cadice, ed in quei porti navi e vascelli volanti diretti in inghilterra ne troverete quanti vorrete. sicché disse brandok, noi saremo costretti a tagliare la corrente del gulf stream per tornare in europa. 1595_5616_000653 anche i vostri scienziati hanno tentato di avvicinare di tanto il nostro satellite. sì, nipote mio, rispose toby, e senza riuscirvi, sicché ora la luna è ormai conosciuta minutamente. 1595_5616_000654 abbiamo dei letti comodi e posso offrirvi anche una buona cena a base di pesce. s'intende, disse jao. i miei compagni non vi daranno alcun fastidio, ve l'assicuro. ho delle preoccupazioni però per la mia nave, disse il capitano del centauro. le onde con la loro forza possono scaraventarla addosso alla cupola. 1595_5616_000655 alle nove del mattino, il condor, dopo essere passato in vista di patterson, diventata anche quella una città immensa, entrava nello stato della pennsylvania alla velocità di centododici chilometri. 1595_5616_000656 come li puniranno, chiese toby, annegandoli tutti. la giustizia è spiccia. oggidì non potreste voi, jao, cercar di calmare quei forsennati? domandò il capitano. 1595_5616_000657 il centauro che procedeva velocissimo, aiutato anche dalla corrente del gulf stream che aveva in favore e che in quel luogo percorreva tre miglia e mezzo all'ora. in breve, si trovò nelle acque del mulino. 1595_5616_000658 e chi li governa. questo è un affare che riguarda loro. si eleggono dei capi, e pare che finora regni un accordo mirabile in quei penitenziari. e poi vi è un'altra cosa che concorre a renderli docili, quale l'incessante lotta colla fame. 1595_5616_000659 se si dimenticassero di risvegliarci. sai che io non ho nessun parente. io ho una sorella che ha sette figli, rispose toby. spero che fra cent'anni esisterà ancora qualche pronipote per venire a riaprirci gli occhi. 1595_5616_000660 disgraziatamente ci troviamo fuori dalla rotta ordinaria che tengono le navi che dall'europa vanno in america. bah, non disperiamo. si coricarono in mezzo alla piattaforma, l'uno accanto all'altro, aspettando pazientemente che l'aurora spuntasse. 1595_5616_000661 i erano dentro alcuni abitanti della colonia e anche qualche esquimese, occupati a tracannare dei boccali di birra prima sgelata non senza fatica. erano tipi veramente poco rassicuranti, con delle barbe incolte che davano loro un aspetto brigantesco. 1595_5616_000662 mille fragori salivano fino agli orecchi dei due risuscitati prodotti, chissà da quali macchine gigantesche fischi, colpi formidabili, detonazioni, scoppi. 1595_5616_000663 il franamento di quell'enorme massa di ghiaccio avrebbe per effetto lo spostamento della forza di gravità. il ghiaccio sarebbe istantaneamente trasferito sulla parte settentrionale del nostro globo. 1595_5616_000664 vedendo il battello avanzarsi, si affrettavano a uscire dalle loro casupole per chiedere qualche biscotto o qualche scatola di carne o di brodo concentrato. erano i medesimi tipi di cent'anni prima. 1595_5616_000665 sono io, rispose il nipote di toby muovendogli incontro: siete ai servigi del signor wass. sì, signore, le valigie devono contenere gli indumenti per una gita al polo. allora siete proprio quello che cercavo. abbiamo ricevuto il vostro telegramma due ore or sono da buffalo. 1595_5616_000666 si vede che quel brav'uomo si trovava alla stazione telegrafica, disse il nipote di toby, certo, aspettava mie notizie. signor hibert, riuscirete un giorno a dare la scalata a marte? io credo che ormai non vi sia più nulla d'impossibile, rispose con grande serietà l'astronomo. 1595_5616_000667 sì, rispose l'astronomo. sono lavori imponenti, colossali, avendo taluni una larghezza di cento e più chilometri. e noi andavamo orgogliosi delle opere degli antichi egiziani. 1595_5616_000668 hanno tuttavia invaso buona parte del globo non come conquistatori, ma come emigranti, e si trovano oggidì colonie cinesi perfino nel centro dell'africa e dell'australia. ed i malesi è un'altra razza che non esiste più. 1595_5616_000669 che si sfasci, chiese toby. le spiagge di quelle isole sono quasi dovunque tagliate a picco e non vi saprei dire, signore, in quale stato noi potremo approdare troppo buono. no, di certo troveremo là dei flutti di fondo che scaraventeranno la città galleggiante, chi sa mai dove. 1595_5616_000670 potrebbero tentare l'assalto dalla parte della fenditura, rispose il capitano. fortunatamente il passaggio è stretto e non potranno presentarsi più d'uno per volta. avete abbastanza palle per arrestarli? chiese brandok. 1595_5616_000671 dal vostro macchinista. domandò il notaio che porti una leva per aprire il sotterraneo. ed ora occupiamoci del signor brandok. denudò il petto del giovane e ripeté su di lui le iniezioni fatte già al signor toby. due minuti dopo udì un lieve fremito nei polsi e constatò per di più che la tinta. 1595_5616_000672 il dottore non diede alcuna risposta. egli era fermo in mezzo al ponte della nave e fissava una grossa lampada a radium, con uno sguardo vitreo, simile a quello che si scorge negli ipnotizzati. 1595_5616_000673 il giovine si lasciò cadere sopra una sedia che si trovava presso la tavola e rispose con un mesto sorriso. dunque chiese l'uomo attempato dopo un breve silenzio: sono più annoiato di prima ed è un miracolo che sia qui, rispose brandok, perché. 1595_5616_000674 di quando in quando, dei gruppi si staccavano e correvano a rinforzarsi ai pochi barili che il pilota e jao non avevano veduto e sfondato. poi, vieppiù eccitati, si scagliavano con furore nella mischia. 1595_5616_000675 tompson, esclamò il capitano del centauro quand'ebbe scavalcata la murata. firsen esclamò l'altro, dandogli una buona stretta di mano all'inglese: ti cercavo da una settimana, tu. 1595_5616_000676 molte che vi faranno assai stupire, zio. appena vi sarete completamente rimessi, vi proporrò di fare una corsa attraverso il mondo in sette giorni. saremo nuovamente a casa. il giro del mondo in una settimana. 1595_5616_000677 l'aria della grande capitale, satura di elettricità a causa del numero infinito delle sue macchine elettriche, non fece che aggravare le condizioni di toby e brandok. 1595_5616_000678 on. è pericolo che queste macchine volanti cadano. chiese, toby. qualche volta succedono degli scontri, le ali si spezzano, le eliche si lacerano e allora guai a chi cade. eppure, chi ci bada? forse che ai vostri tempi non s'urtavano le vecchie ferrovie e le navi? sono incidenti che non commuovono nessuno. 1595_5616_000679 e quale chiesero toby e brandok, che si mostravano sempre più curiosi: cercano il modo di equilibrare il nostro pianeta per liberare i nostri discendenti da uno spaventoso cataclisma, da un altro diluvio universale. insomma, disse holker, 1595_5616_000680 dopo aver avvertito l'equipaggio di abbandonarla al più presto e di raggiungerli, presero posto nell'ascensore e discesero nella piccola piazza che era ancora splendidamente illuminata e dove si trovavano parecchi forzati ancora intenti a rammendare le loro reti perché fossero pronte appena calmatosi l'oceano. 1595_5616_000681 rimasero così parecchi minuti, guardando ora le barche ed ora il sole che pareva si tuffasse in acqua. poi, ad un tratto, il dottore si scosse dicendo: non ti penti della parola data, james. no, rispose brandok con voce calma, anche se non dovessimo risvegliarci mai più nemmeno. 1595_5616_000682 ho pensato anzi di lasciare alle cascate del niagara il mio condor e di condurvi a quebec colla ferrovia canadese, per imbarcarvi poi di là per l'europa. mio caro nipote disse: toby, tu trascuri i tuoi affari, suppongo che avrai qualche occupazione. 1595_5616_000683 avete ricevuto qualche cattivo dispaccio, comandante? chiese olker. i telegrafano dalla stazione scozzese di capo york che una bufera terribile imperversa da due giorni intorno alle isole britanniche, rispose il capitano. s'annuncia ben cattivo. 1595_5616_000684 ben presto l'intera nave si trovò in terra e partì con una velocità di trentacinque o quaranta chilometri all'ora, come fosse un vero tramvai elettrico, percorrendo una via segnalata da altissimi pali. 1595_5616_000685 e toby a quella inaspettata proposta, non caddero per lo stupore. fu un vero miracolo andare al polo nord, avevano esclamato: da quebec, in cinque ore potremo raggiungere la galleria americana. 1595_5616_000686 era un rombo continuo, sempre più fragoroso, che impediva ai tre amici di parlare. la strada era finita, però il poney non cessava di trottare senza manifestare alcuna fatica e faceva traballare maledettamente la carrozzella. 1595_5616_000687 l'uragano scoppiava in quel momento con furia inaudita. raffiche furiose spazzavano l'oceano, sollevando gigantesche ondate, le quali si frangevano con scrosci e con muggiti spaventevoli contro le pareti e la cupola della città sottomarina. 1595_5616_000688 che cosa farà il dottore? mormorò guardando le finestre. starà tormentando qualche cavia o qualche povero coniglio? il segreto di poter rivivere dopo. 1595_5616_000689 e dove ci troviamo noi, ancora a nantucket, non lo saprei davvero. e tu, come stai, provo un turbamento che non so spiegarmi e mi pare di essere molto debole. 1595_5616_000690 carrozzone brandok. lo guardò come se non avesse compreso, mio caro signore, proseguì holker. i costruttori di questa linea avevano previsto che dei gravi pericoli avrebbero potuto minacciare i viaggiatori, appunto a causa delle pressioni e dei ghiacci. 1595_5616_000691 per noi poco importa, disse toby. non fu difficile accordarsi con una famiglia mediante un modesto compenso. la casetta era pulitissima, essendo i suoi proprietari norvegesi, ben riscaldata e anche ben provvista di viveri. ci troveremo bene anche qui, disse brandok. 1595_5616_000692 aspettate, signor sindaco. il filtro ha appena cominciato ad agire e tacete. meraviglioso, incredibile. cos'ha inventato il mio antenato? che cosa sono in suo paragone i medici moderni degli asini, compreso me? 1595_5616_000693 che cosa mi ricordano, nella forma, queste nuove navi? i battelli sottomarini che si incominciavano ad usare ai nostri tempi. è vero, confermò toby. e come procedono ancora? ad elica, sì, e a ruote. 1595_5616_000694 a mezzodì, quando il capitano, approfittando d'un raggio di sole, fece il punto, s'accorse d'aver oltrepassata la scozia di qualche centinaio di miglia. pel momento dobbiamo rinunciare alla speranza di approdare in inghilterra, disse ad holker che lo interrogava. 1595_5616_000695 spaventevole. immani colonne di spuma si rovesciavano, col fragore del tuono, contro le rocce, sgretolandole, polverizzandole. la città galleggiante, urtata da tutte le parti, cozzava e tornava a cozzare contro la costa. 1595_5616_000696 venti mani l'avevano afferrata e non volevano più lasciarla. quelli che non avevano potuto farsi innanzi a tempo si erano messi a percuotere spietatamente i compagni che pei primi l'avevano presa. il capitano ed i suoi compagni, nauseati da quelle scene, invano si erano provati a ritirare la fune. sarebbe stato necessario un argano. 1595_5616_000697 i forzati, svegliati dal rombare incessante dei tuoni, dai bagliori intensissimi dei lampi e dal rumoreggiare delle onde, avevano ricominciato a urlare, mescolando le loro voci a quella possente della tempesta. 1595_5616_000698 splendida, splendida, ripeteva brandok, che si era seduto presso il manovratore fumando un buon sigaro avana. questa è certamente l'idea più grandiosa concepita dagli uomini del duemila. lo credo anch'io, signor brandok, rispose holker che lo aveva raggiunto mentre toby giocava una partita a whist con due inglesi. 1595_5616_000699 il vascello volante era ormai visibile e solcava lo spazio maestosamente, tenendosi a centocinquanta metri dai banchi di ghiaccio che si stendevano sull'oceano. somigliava agli omnibus volanti che già brandok e toby avevano veduto a nuova york. 1595_5616_000700 come vi sentite male? forse? toby fece un gesto negativo. poi alzò le mani, facendo dei segni assolutamente incomprensibili pel signor holker. ad un tratto le abbassò, puntandole verso il signor brandok che stava coricato in un letto vicino. 1595_5616_000701 anche al polo non si sta male, disse brandok, sorseggiando una tazza di caffè ben caldo. chi ce l'avrebbe detto? che cent'anni più tardi si sarebbe potuto divorare una colazione al parallelo? ditemi un po, signor holker, voi che siete stato qui altre volte che cosa hanno trovato di sorprendente al polo? 1595_5616_000702 alcune famiglie soltanto. le altre tribù sono invece quasi tutte scomparse. e per quale motivo? in seguito alla totale distruzione delle balene e delle foche che costituivano la loro alimentazione. 1595_5616_000703 dei ragazzi. di quando in quando sbucavano dalle macchie di pini e di abeti che si prolungavano verso l'interno dell'isola e rincorrevano per qualche tratto il carrozzino gridando a squarciagola: buona passeggiata, dottore. 1595_5616_000704 erano allora le due del mattino. il vulcano avvampava e tuonava sempre con crescente furore. pareva che tutta l'isola ardesse. i tre americani, il capitano, il pilota ed i due forzati, si erano sdraiati sulla cupola, tenendosi stretti alle traverse. 1595_5616_000705 sono officine meccaniche, rispose holker. chissà quante migliaia di operai lavoreranno là dentro i ingannate. mio caro signore, gli operai oggidì sono quasi scomparsi. non vi sono che dei meccanici per dirigere le macchine. 1595_5616_000706 dietro il quadro vi è uno strumento destinato ad interrompere la corrente elettrica. appena il cilindro vi passa sopra si ferma e non riparte se io prima non riattivo la corrente premendo quel bottone. 1595_5616_000707 i tre americani, comprendendo che la loro salvezza stava lassù, quantunque si reggessero appena in piedi dopo tante veglie alle quali non erano abituati, seguirono il capitano ed il pilota. 1595_5616_000708 tendeva a scomparire e che un lievissimo rossore compariva sulle gote dell'addormentato. quale miracolo, ripeteva il signor holker, domani questi uomini parleranno come noi. il notaio era ritornato con un negro di statura imponente, un vero ercole con spalle. 1595_5616_000709 se tu riesci a far rivivere questo animale, io ti proclamo il più grande scienziato del mondo. non esigo tanto, rispose toby ridendo, immerse il coniglio nel bacino, tenendogli la testa fuori. 1595_5616_000710 e tu, nipote, io non provo assolutamente nulla. rispose holker. noi ci siamo ormai abituati. non so se noi ci riusciremo. disse toby, che pareva assai preoccupato. noi siamo persone d'un altro secolo. io spero di sì, rispose holker. ah, ecco le cascate. 1595_5616_000711 dove si trova questo htel, in questa casa? anzi, è piuttosto lontano, sulla riva opposta dell'hudson. siamo dunque a nuova york, esclamarono ad una voce toby e brandok. dove credevate di essere ancora? a nantucket? 1595_5616_000712 no mai, disse il giovine. ascoltami, dunque, la storia è interessante e non t'annoierà. cinquant'anni or sono, un mio collega, il dottor dek, viaggiava nell'alto egitto collo scopo di trovare un'antica miniera di metalli in cui lavoravano un tempo dei sudditi dei faraoni. 1595_5616_000713 non credo che il suo costo abbia superato i duecentomila dollari e non si scioglie. è impossibile attraversando una regione dove il termometro, anche in giugno e in luglio, non segna mai più di tre o quattro gradi sotto zero. infatti, in quattordici anni che funziona, nessuna arcata è mai crollata. 1595_5616_000714 quantunque il freddo fosse così intenso da rendere perfino la respirazione dolorosa. parecchi abitanti passeggiavano per le vie chiacchierando animatamente, come se si trovassero su un boulevard di parigi o un rintgstrasse di berlino o di vienna. 1595_5616_000715 viaggia in questo mondo amico. dove vuoi che vada? toby disse brandok: ho visitato l'australia, l'asia, l'africa, l'europa e mezza america. che cosa vuoi che vada a vedere? 1595_5616_000716 la proboscide allora s'allunga verso l'oggetto da raccogliere e l'apparato si mette in azione. ne segue quindi un'aspirazione violenta a cui nulla resiste, di modo che pietre, cenci, pezzi di carta, torsoli, immondizie d'ogni sorta vanno ad inabissarsi nel corpo dell'elefante spazzino. 1595_5616_000717 l'armatura della galleria è di una solidità a tutta prova ed i vetri hanno uno spessore di cinque centimetri. le onde non riusciranno mai a sfondarla. diventiamo marinai. dopo essere stati volatili, noi già non soffriamo il mal di mare. 1595_5616_000718 qualche colonia tedesca e russa sussiste nondimeno ancora composta da vecchi socialisti che coltivano in comune alcune plaghe della patagonia e della terra del fuoco, ma nessuno si occupa di loro né hanno alcuna importanza, anzi, vanno scomparendo poco a poco. 1595_5616_000719 so che tu da molti anni ti dedichi a certi esperimenti. e sono pienamente riusciti, disse il dottore. vedi questo coniglio. 1595_5616_000720 precedette i tre amici e salutò uno dei due uomini con un cortese e familiare buona sera, papà jao. come va la vita qui? benissimo, capitano. rispose l'interrogato levandosi cortesemente il cappello dinanzi ai tre viaggiatori. 1595_5616_000721 l'enorme massa d'acciaio, investendo i sargassi, con uno dei suoi lati vi si era incastrata come un immane cuneo dentro un tronco d'albero ancora più immane. 1595_5616_000722 giorno. signor hibert aveva risposto olker i. conduco due miei amici giunti ieri dall'inghilterra e che sono curiosi di visitare la vostra stazione e di avere notizie dei martiani. 1595_5616_000723 l'uragano assumeva proporzioni spaventevoli: era una furia d'acqua e di vento che si rovesciava sulla cupola con rabbia inaudita. cavalloni giganteschi si infrangevano contro le pareti della città, imprimendo a tutta la massa delle oscillazioni che inquietavano non poco il capitano del centauro ed il pilota. 1595_5616_000724 non rassomiglia affatto alle navi che solcavano i mari ai nostri tempi, disse brandok quando il capitano si fu allontanato. le hanno modificate i costruttori del duemila, in gran parte per ottenere una maggiore velocità e meno rollio e beccheggio, disse 1595_5616_000725 fortunatamente l'ascensore si trovava piuttosto lontano dalla piazza e non era stato guastato, salendo automaticamente senza bisogno di nessuno i cinque uomini vi balzarono dentro ed in pochi secondi si trovarono sulla cupola. un uragano spaventevole imperversava sull'oceano atlantico. 1595_5616_000726 così pare, non è stato che un continuo succedersi di disgrazie. chissà. aspettiamo la fine di questo poco allegro viaggio. la città per ora non minaccia di affondare, quindi abbiamo diritto di sperare. 1595_5616_000727 perché il notaio, il dottore, invece di rispondere, si affacciò alla finestra e, vedendo un garzone che stava innaffiando le zolle del giardino, gli gridò: tom, avverti magge che siamo pronti per assaggiare le sue triglie e le sue dorate, e per le due attacca il poney. dobbiamo fare una gita allo scoglio di retz. 1595_5616_000728 avevano appena terminata la raccolta quando i leoni, già abbastanza stanchi di guardare i cinque uomini da lontano, si mossero salendo la roccia. ruggivano spaventosamente e mostravano i loro denti aguzzi, mentre le loro criniere 1595_5616_000729 quando giunsero sulla cima della rupe, il sole stava per tramontare in un oceano di fuoco. tutti e tre s'erano fermati guardando l'oceano che fiammeggiava sotto i riflessi del tramonto e che s'increspava leggermente sotto la brezza della sera. 1595_5616_000730 questi si trasportano sul luogo ove il crollo o la frana sono avvenuti e riparano il guasto. potete quindi viaggiare tranquillamente, signor brandok, senza temere alcun disastro. è ingegnoso il mezzo, disse il giovine, e sicuro soprattutto, rispose holker. 1595_5616_000731 sembrano intatti che il mio antenato sia proprio riuscito a scoprire un filtro così meraviglioso da poter sospendere la vita per cent'anni. i suoi due compagni avevano gettato uno sguardo attraverso i vetri e anch'essi non avevano potuto frenare un grido di stupore: sono là, sono là e pare che dormano, disse holker. 1595_5616_000732 e che ogni mattina viene pesata dalla donna più vecchia della tribù o dall'angekoc, che è una specie di stregone. se la pietra non diminuisce di peso, significa che il malato è spacciato. 1595_5616_000733 la sua fronte massiccia, tagliata a picco, opponeva un formidabile ostacolo all'irrompere delle onde dell'atlantico, quindi non vi era pericolo che cedesse, nemmeno dopo. 1595_5616_000734 un cannone colossale esclamò: brandok, come fate a muovere questo mostro? non ve n'è bisogno, rispose l'astronomo, anzi, è fisso. allora non potete osservare che una sola porzione del cielo? osservò toby. 1595_5616_000735 di quando in quando la cupola subiva come dei soprassalti i vetri, malgrado il loro enorme spessore e la robustezza delle traverse d'acciaio, stavano forse per cedere ad un tratto un nuovo e più formidabile cavallone? 1595_5616_000736 io ormai non valgo assolutamente nulla di fronte ai medici moderni, disse toby con un sospiro. tuttavia li attribuisco alla grande tensione elettrica che regna ormai su questo povero pianeta. spero però che finirai coll'abituarti. 1595_5616_000737 ciò che la produceva era una pallottolina appena visibile, che si trovava infissa sotto la sfera, e la luce che tramandava espandeva un dolce calore assai superiore a quello del gas. 1595_5616_000738 poi, perché il cilindro di testa e quello di coda sono formati da due immensi serbatoi, i quali proiettano incessantemente getti d'acqua, impedendo il riscaldamento, e l'aria pei viaggiatori viene fornita da cilindri d'acciaio che sono serbatoi d'aria compressa. 1595_5616_000739 il vento ci trascina, come se il mio centauro fosse diventato un veliero e non sarebbe prudente cercare di resistergli. e dove andremo a finire noi? i spaventa una corsa in mezzo all'atlantico? no, purché il vento non ci faccia tornare in america. noi desideriamo visitare le grandi capitali degli stati europei. 1595_5616_000740 aveva levato dalla vaschetta il coniglio e l'aveva messo sul tavolino avvolgendolo in un pezzo di stoffa di lana. l'animale aveva gli occhi aperti, respirava liberamente, raggrinzando il naso, però si vedeva che era debolissimo, non riuscendo a reggersi sulle zampe né cercava di fuggire. 1595_5616_000741 che cosa hanno fatto dunque gli uomini del duemila? delle cose meravigliose. ve lo dissi già. terminiamo la nostra colazione, rimandiamo il condor a nuova york e poi prenderemo la ferrovia canadese. 1595_5616_000742 entrarono nell'albergo, che era bene riscaldato dalle lampade a radium e arredato con una certa eleganza con sedie imbottite, tavolini coperti di tovaglie di carta di seta e stoviglie di lusso. 1595_5616_000743 a cento miglia all'ora. ragazzo mio, disse holker al negro, ho molta fretta. le ali e le eliche si misero in movimento e la macchina volante partì con velocità fulminea, passando sopra l'isola di nantucket e tenendo la prora verso il sud ovest. il signor holker esaminava intanto il dottore toby ed il suo 1595_5616_000744 brandok e toby si divertivano immensamente a quel viaggio marittimo. passeggiavano per delle ore intere sulla cima della galleria, dove si trovava un piccolo ponte di metallo che andava da prora a poppa, respirando a pieni polmoni la salubre brezza marittima. 1595_5616_000745 i avevo detto, signori, che avremmo rimpianto la fine dei forzati. era meglio morire annegati piuttosto che provare gli artigli ed i denti di queste belve. l'oceano ci ha risparmiati per condannarci ad una fine più miseranda: poteva inghiottirci. che cosa ne dici tu, pilota? 1595_5616_000746 settentrionale. brandok invece, cosa assolutamente nuova, sembrava che non fosse più tormentato dallo spleen. chiacchierava per due, tempestando il compagno di domande su quella meravigliosa scoperta che doveva a sentir lui. 1595_5616_000747 sotto la carena, entro appositi incavi, ne hanno otto, dieci e perfino dodici, che talvolta aiutano potentemente le eliche poppiere, disse holker, con questo doppio sistema che ricorda un po i nostri antichi piroscafi rotanti. 1595_5616_000748 un brutto giorno: il tenerifa, dopo chi sa quante migliaia d'anni di sonno, cominciò a svegliarsi vomitando lave in quantità prodigiosa e tanta cenere da coprire tutte le isole del gruppo. 1595_5616_000749 premette un bottone al disotto d'un quadro che rappresentava una battaglia navale, la figura scomparve, innalzandosi entro due scanalature e lasciando un vano d'un mezzo metro quadrato. 1595_5616_000750 una pianura immensa, quasi liscia, coperta da un alto strato di ghiaccio e di neve gelata, si estendeva a perdita d'occhio dinanzi ai viaggiatori polari. quella terra, quantunque spazzata dai venti e dagli uragani polari, non era del tutto disabitata. 1595_5616_000751 mancava il tempo ai difensori della collinetta di scagliare un nuovo masso. fortunatamente il capitano aveva la rivoltella. si udì un leggero sibilo e anche la seconda fiera cadde con una palla nel cervello. bravo, capitano. gridò brandok. 1595_5616_000752 io lo spero, dopo un buon bagno nell'acqua tiepida. fra quattro ore io sarò a nuova york e domani vi darò mie notizie. uscirono dal sepolcreto e dalla cinta, chiudendo il cancello e si diressero verso il margine della rupe che si affacciava sull'oceano, dove si vedeva vagamente. 1595_5616_000753 quante straordinarie invenzioni, quante meraviglie esclamò toby, e quanta praticità e quante comodità, soprattutto, aggiunse il buon brandok, amici miei, disse ad un tratto: holker, se cambiassimo un po l'itinerario del nostro viaggio, 1595_5616_000754 d'altronde quel mestiere era indegno degli uomini. quegli animali sono spazzini, esclamò brandok, che stentava a credere alle parole di holker. e come funzionano bene? essi eseguono la pulizia delle vie e delle piazze per mezzo della proboscide. 1595_5616_000755 era di forma rotonda, come quella dei fari, e certo d'una resistenza tale da sfidare i più poderosi cicloni dell'atlantico. toby brandok, l'astronomo, e holker presero posto nel. 1595_5616_000756 su centinaia e centinaia di milioni di persone scomparse nel gran baratro della morte. noi soli siamo sopravvissuti, ed ho il coraggio di lamentarmi. contentati dunque di vivere un'ora o un mese e non pensare ad altro. checché debba succedere, nessun altro mortale avrà avuto tanta fortuna. 1595_5616_000757 poi cessò bruscamente. i governi europei ed americani, dopo aver invano cercato di ripopolare quelle terre, hanno allora pensato di relegarvi tutti gli animali, feroci o no, che ancora sussistevano sui cinque continenti, per impedirne la totale distruzione. 1595_5616_000758 i rinchiuderò anche i miei valori. domani andrò a nuova york a cambiare la mia carta e le mie azioni ferroviarie in oro. ne avremo abbastanza al nostro risveglio, a quando il nostro sonno? fra otto giorni appena avranno chiusa la base della roccia colla cancellata. una domanda ancora, mio caro dottore. 1595_5616_000759 stava per chiamare l'amico che non si decideva ad aprire gli occhi quando udì uscire dal tubo un altro fischio, poi la medesima voce che diceva: guardate la scena. 1595_5616_000760 e che in trentasei ore vi sbarcano in inghilterra ed in quaranta nel giappone o nella cina o nell'australia. non vi sono più navi sui mari. oh sì, ne abbiamo ancora, ma non sono più quelle che si usavano nel secolo scorso. ne vedrete molte quando attraverseremo. 1595_5616_000761 questa, con una rapida manovra, le evitava, gettandosi in mezzo ai banchi, che sormontava con slanci impetuosi e che spezzava col proprio peso. nessuna nave si scorgeva su quel mare da quando le balene erano scomparse e le foche pure. quelle acque erano diventate deserte. 1595_5616_000762 la città galleggiante, infatti, veniva spinta verso l'antico possedimento spagnolo che i furori dell'immensa montagna avevano ormai resi inabitabili. l'enorme cono, quasi volesse fare un degno accompagnamento alla rabbia dell'atlantico, eruttava con gran lena, coprendosi tutto di fuoco. 1595_5616_000763 servizio automatico brodo aveva letto con sorpresa di brandok su una piccola piastra situata sopra la mensola. ah, ora comprendo, esclamò toby. 1595_5616_000764 morendo, il dottor dek regalò il fiore della risurrezione al discepolo ed amico suo james, il quale ripeté anch'egli con eguale successo la prodigiosa esperienza. 1595_5616_000765 avevano ormai prese tutte le disposizioni per quella dormita che doveva durare cent'anni, e tutte le misure perché in quel lunghissimo tempo nessuno si recasse a disturbarli. 1595_5616_000766 che cosa è avvenuto della grande inghilterra? è ora una piccola inghilterra, sempre ricca ed industriosissima. perché dite piccola? perché ormai ha perduto tutte le sue colonie, staccatesi a poco a poco dalla. 1595_5616_000767 amico james, che cosa dici di questa nuova invenzione, chiese toby, che finirò per non stupirmi più di nulla, anche se dovessi trovare dei mari tramutati in campi fertili, rispose brandok. giunti all'estremità del ponte, salirono sul piroscafo, cortesemente salutati dal capitano e dai suoi due ufficiali. 1595_5616_000768 i forzati sono diventati pazzi. gridò: seguitemi subito pazzi. esclamarono brandok, toby e holker: spiegatevi, tacete più tardi, fuggite prima che succeda un massacro. i tre amici si slanciarono fuori della casetta senza fare altre domande. jao li aspettava. 1595_5616_000769 noi siamo uomini d'altri tempi. nonostante i fragori del mare, i ruggiti del vento ed i boati formidabili del vulcano, i tre americani avevano chiusi gli occhi, addormentandosi quasi di colpo. 1595_5616_000770 i è un cilindro per ogni casa. sì, signor brandok, devo avvertirvi che le abitazioni moderne hanno venti o venticinque piani e che contengono dalle cinquecento alle mille famiglie, la popolazione d'uno dei nostri antichi sobborghi, disse il dottore. non ci sono dunque più case piccole. 1595_5616_000771 pare impossibile come i vostri signori scienziati non si siano mai occupati della forza immensa che racchiudono queste acque. che cosa ne avete fatto voi di questo fiume del mare? chiese toby, tu mi hai parlato di mulini. è vero zio? rispose holker. 1595_5616_000772 è cambiata. la russia oggi ha una camera e un senato come gli altri stati, dunque non più deportati in siberia, disse toby. la siberia è diventata un paese civile quanto gli stati uniti, la francia, l'inghilterra e non ha più un deportato. 1595_5616_000773 passa lo stretto di lancaster, che, come sapete, non sgela mai, nemmeno in estate, quindi sull'isola di devon, poi su quella di lincoln d'ellesmere fino a grant e giunge al polo sotto l di longitudine. 1595_5616_000774 delle immense linee di fuoco che si estendevano per migliaia di chilometri. me ne ricordo, disse il dottor toby, l'ho già letto su una vecchia collezione di giornali del che conservo in casa mia. si credeva allora che quei fuochi fossero segnali fattici dagli abitanti di marte. 1595_5616_000775 quello che colpiva sempre i risuscitati era la mancanza assoluta dei cavalli e delle carrozze. perfino le automobili erano quasi scomparse, non vedendosene che qualcuna. 1595_5616_000776 nessuno, fuorché il capitano, cui nulla sfuggiva, aveva prima di allora notato che un po più indietro s'innalzava un piccolo scoglio di forma piramidale, che aveva i fianchi quasi tagliati a picco e che poteva diventare un ottimo rifugio contro gli assalti delle innumerevoli belve che popolavano la vasta isola. 1595_5616_000777 katterson, esclamò il comandante del centauro. voi, capitano, esclamò quell'uomo che non era altro che il pilota della nave aerea. credevo che vi avessero già ucciso. non ancora dov'è il centauro, resiste ancora. è scomparso, capitano. rispose. 1595_5616_000778 l'uragano, questa volta veniva da ponente. era quindi probabile che il mare dei sargassi, scompaginato dai furiosi assalti dell'atlantico, allargasse le sue mille e mille braccia, lasciando libera la città galleggiante. 1595_5616_000779 e gli eserciti non ne fanno più uso, chiese il dottor toby. ai nostri tempi tutte le nazioni ne avevano dei reggimenti. e che cosa ne facevano? chiese holker con aria ironica: se ne servivano nelle guerre. 1595_5616_000780 anche qui non corriamo alcun pericolo, osservò brandok. le onde non giungono fino a noi, potrebbero però giungere le belve. caro signore, rispose il capitano, la scalata a questo scoglio non sarà troppo difficile per una pantera o per un leopardo. seguitemi, o più tardi ve ne pentirete. 1595_5616_000781 se quei furibondi potessero salire, sfonderebbero anche i vetri della cupola, disse toby, che riescano a fracassare le pareti di ferro della città, chiese brandok con ansietà. non temete, rispose jao. sono di uno spessore notevole e poi non posseggono né mazze né altri strumenti adatti. 1595_5616_000782 fu convenuto di restituire a tutti gli stati le province che loro appartenevano per diritti geografici e storici e di crearne anche uno nuovo, la polonia, che minacciava di produrre la guerra fra la russia, l'austria e la germania. 1595_5616_000783 fresca? niente affatto. prima, perché viene adoperato un metallo che è lentissimo a riscaldarsi, il tantalio, che, se non erro, ai vostri tempi valeva lire al chilogrammo, e la chimica d'oggi può dare ad un prezzo eguale a quello. 1595_5616_000784 i chiedete se il vostro compagno è vivo o morto. è vero? il dottore accennò di sì. non temete, signor zio, se non vi rincresce che vi chiami con questo titolo di parentela, poiché appartengo alla vostra famiglia come discendente di vostra sorella. 1595_5616_000785 è freddo e il cuore non batte più, eppure la sua vita non è altro che sospesa da quattordici anni. è dunque la morte artificiale che hai scoperto. 1595_5616_000786 fra pochi anni vedrete che quegli animali e quegli anfibi saranno completamente scomparsi. cenarono con molto appetito e verso le cinque, mentre un folto nebbione al di fuori scendeva sulle pianure di ghiaccio. 1595_5616_000787 non perdiamo tempo, disse jao. aiutatemi, signori. l'ascensore fu sbloccato e l'ex governatore scese nella città accompagnato dal pilota. 1595_5616_000788 l'istmo di corinto, che univa la morea alla grecia, è stato pure tagliato, quello della penisola di malacca pure, ed ora si sta compiendo un'altra grande opera, quale il grande deserto del sahara sta per divenire un mare accessibile anche alle più grandi navi. 1595_5616_000789 e la mia nave è scomparsa. l'hanno portata via dopo avere scaricato tutti i barili d'alcool. a quanto ho potuto capire, mentre noi dormivamo, i galeotti hanno tramata una congiura per impadronirsi del carico e fare una spaventevole baldoria. 1595_5616_000790 i miei successori non si dimenticheranno di voi, siatene certi, disse il signor max. hai nessun'altra obiezione da fare? james chiese toby. no, rispose il giovane. sei risoluto a tentare l'esperimento. hai la mia parola. allora torniamo a casa mia a fare gli ultimi preparativi. 1595_5616_000791 già il primo. stava per proporre di tagliarla quando un giovine galeotto, più lesto degli altri, con un salto degno d'un clown, balzò sopra le teste dei rissanti, aggrappandovisi e troncandola con un colpo di coltello sotto i propri piedi. su, su, gridò il capitano. 1595_5616_000792 scoppiando. boati spaventevoli, che soffocavano talvolta il rombare dei tuoni, uscivano dalla gola fiammeggiante del vulcano. chi avrebbe detto che quel colosso si sarebbe un giorno ridestato? e per due volte di seguito, mormorò: toby, ciò indica che la terra non ha ancora incominciato il suo raffreddamento. 1595_5616_000793 come ben sapete, ormai tutti i continenti sono fittamente popolati, quindi quegli animali non avrebbero più trovato né rifugio né scampo. gli zoologi di tutto il mondo, prima della distruzione completa di tutte le belve, hanno pensato di conservare almeno le ultime razze. 1595_5616_000794 era anzi probabile che non potesse arrivare nemmeno il giorno dopo, essendo il cielo assai nebbioso ed il vento violentissimo. noi già non abbiamo fretta, disse brandok. qui fa meno freddo che al polo. 1595_5616_000795 che macchine sono quelle che fanno agire le ali? macchine elettriche di grande potenza. come vi ho detto, in questi cent'anni l'elettricità ha fatto dei progressi stupefacenti. e quale velocità potete imprimere a queste navi volanti? 1595_5616_000796 i avverto che è un pranzo a base di vegetali, ma queste pietanze non sono meno nutrienti e non vi parranno meno saporite. poi parleremo finché vorrete. 1595_5616_000797 tenebre, una massa nera che agitava sopra di sé delle ali mostruose. accendi il fanale, harry, disse il signor holker. uno sprazzo di luce vivissima si sprigionò, illuminando tutta la cima della rupe e la massa che si agitava presso il margine. era una specie di macchina volante. 1595_5616_000798 non potevate però comprendervi, disse toby. sarebbe stato necessario che avessero avuto un alfabeto eguale al nostro, e poi quel mezzo sarebbe stato molto costoso. nacque allora nella mente degli scienziati l'idea di mandare lassù un'onda herziana, nella speranza che anche i martiani avessero uno strumento ricevitore. 1595_5616_000799 toby e holker, ben coperti dai loro mantelli di pelo, si erano seduti fuori della galleria sulle panchine di prora per godersi meglio quello spettacolo: il vascello volante nonostante la sua mole. 1595_5616_000800 e come vivono quelli? i pesci abbondano ancora al di là del circolo polare e poi i governi americani ed europei li provvedono di viveri, a patto che non lascino i ghiacci. 1595_5616_000801 nessuna casa, però nessun pezzo di terra coltivato. cittadelle e villaggi erano scomparsi sotto quella vigorosa vegetazione. è questo l'impero delle belve feroci? chiese brandok, che si era un po rimesso dai suoi sussulti nervosi. sì, signore, rispose il capitano. 1595_5616_000802 un suono dapprima confuso uscì dalle labbra del dottor toby, poi un grido: la vita, la vita mercé il vostro filtro zio cent'anni, sì, dopo cent'anni di sonno, rispose holker. non. 1595_5616_000803 se si staccasse dallo scoglio, chiese brandok ad un certo momento. che cosa succederebbe allora di tutti noi? sarebbe finita per tutti, disse il capitano. niente affatto, rispose jao, che non dimostrava invece alcuna apprensione. questa città è come un immenso cassone di ferro e galleggerebbe benissimo. 1595_5616_000804 il condor, che procedeva sempre colla velocità di centodieci chilometri, rientrava infatti nello stato di nuova york, passando in vista di ulmina città, cento anni prima, di modeste proporzioni ed ora diventata vastissima. 1595_5616_000805 lasciarono la stanza ed entrarono nel salotto. la piccola ferrovia con un solo vagoncino stava ferma all'estremità della piastra di metallo. non fu però quella che attrasse l'attenzione di brandok e del dottore. 1595_5616_000806 partiamo, amici, disse holker. d'inverno il polo è poco piacevole e ritengo che ne abbiate abbastanza del nostro soggiorno fra i ghiacci eterni. amerei di più trovarmi in un clima meno rigido, rispose brandok. io non ho nelle mie vene il sangue ardente degli anarchici, e nemmeno io, disse toby. 1595_5616_000807 infatti, dieci minuti dopo, i tre amici prendevano posto in uno scompartimento del treno del labrador diretti al capo wolstenholme sullo stretto di hudson e partivano con una velocità di duecentosettanta chilometri. 1595_5616_000808 signor brandok, andiamo a coricarci. il tempo passerà più in fretta e quando riapriremo gli occhi noi saremo fra gli anarchici della colonia polare una. 1595_5616_000809 che davano loro l'apparenza di gigantesche farfalle, spiccavano vivamente sull'azzurro cupo delle acque, spingendosi lentamente al largo, mentre in alto stormi di grossi uccelli marini, di gabbiani e di fregate volteggiavano. 1595_5616_000810 pranzo, composto per la maggior parte da pesci eccellenti, cucinati in diverse maniere, che innaffiarono con dello squisito vino bianco secco di california. il carrozzone, intanto, era già partito con una velocità di centocinquanta chilometri all'ora, inoltrandosi sotto la galleria polare. 1595_5616_000811 ci hai avvelenati apposta. qualche infame governo ti aveva mandato qui per farci diventare pazzi e poi ammazzarci l'un l'altro a morte, a morte. toby esclamò: brandok, hanno ancora ragione loro. 1595_5616_000812 l'uragano, intanto, invece di calmarsi, aumentava sempre. lampi accecanti si succedevano senza tregua con un crescendo terrorizzante, seguiti da tuoni formidabili che si ripercuotevano sinistramente, perfino dentro la città, facendo vibrare le pareti di metallo senza riuscire a svegliare gli ubriachi. 1595_5616_000813 io dico che se ci giunge addosso un'altra ondata come quella che è passata or ora, la città non potrà resistere. ho udito dei tonfi che le colonne d'acciaio abbiano ceduto. 1595_5616_000814 prima andremo a vedere la stazione ultrapotente di brooklyn, dovendo dare mie notizie al mio amico marziano. quel brav'uomo deve essere un po inquieto pel mio lungo silenzio e saprà con piacere la notizia della vostra risurrezione. 1595_5616_000815 provate difficoltà a respirare. no, rispose randok. i è un tubo solo per ogni linea, chiese toby. no, zio, ve ne sono quattro: uno pei treni diretti, che non si fermano che nelle grandi stazioni come questo, uno per le stazioni intermedie e due pei treni merci. 1595_5616_000816 brandok fu il primo a balzare in piedi. gli effetti prodotti da quella minuscola bomba erano spaventevoli: metà della roccia che serviva di contrafforte al cono era saltata e degli animali non si scorgeva più alcuna traccia. il potente esplosivo aveva polverizzato tigri, leoni e giaguari. 1595_5616_000817 il rumore che produce spostando la massa d'aria e anche le vibrazioni delle ali si trasmettono subito agli imbuti del nostro timoniere. che cosa si fa allora? si lancia un telegramma che viene raccolto e trasmesso sul vascello dall'apparecchio elettrico. 1595_5616_000818 i tre amici stavano per terminare il pasto, semplice sì, ma assai abbondante, quando udirono la suoneria dell'apparato elettrico tintinnare, e poco dopo videro comparire il capitano colla fronte abbuiata. 1595_5616_000819 la bufera, intanto, aumentava di miglio in miglio che il centauro guadagnava. il vento si era scatenato con un fragoroso accompagnamento di urli, di fischi e di muggiti, balzando ora dal sud al nord ed ora dall'est all'ovest, come se eolo fosse completamente impazzito. 1595_5616_000820 nessuno lo sa, quindi potrete dormire tranquilli, rispose jao. e poi i miei sudditi, come li chiamate voi a quest'ora, devono aver perduta l'abitudine di bere. poiché è severamente proibito vendere loro bevande spiritose, la nave che ce ne fornisse verrebbe subito confiscata dai vigilanti. 1595_5616_000821 la slitta, che era tirata da una dozzina di cani dal pelo lunghissimo, che assomigliavano ad un tempo alla volpe e al lupo, attraversò sempre correndo parecchie vie, sollevando attorno ai viaggiatori un fitto nevischio che quasi subito si condensava, ricadendo al suolo sotto forma di sottili aghi di ghiaccio. 1595_5616_000822 ah, se si potesse dar la scalata a marte, che ha invece una popolazione così scarsa e tante terre ancora incolte. come lo sapete voi, chiese toby facendo un gesto di stupore. 1595_5616_000823 nel secondo, il fiume fu diviso in tre cascate di centoventotto metri e durò anni. ora siamo nel quarto, andiamo a far colazione e poi prenderemo il treno che ci condurrà a quebec. non faremo che una volata sola. 1595_5616_000824 che crepino. tutti sono dei miserabili che non destano alcuna compassione, rispose jao con rabbia. io non mi occuperò più di loro. eppure, io temo invece che noi saremo costretti ad occuparcene. e molto, disse brandok. 1595_5616_000825 i tre americani ed i loro compagni, seduti sull'orlo del pozzo, un po tristi, guardavano il cielo che era tornato ad oscurarsi, chiedendosi quale altro malanno stava per coglierli. 1595_5616_000826 la cupola aveva meravigliosamente resistito al tuffo e, meglio ancora, avevano resistito i tre americani, il capitano ed il pilota del centauro e jao. 1595_5616_000827 perché mi fate questa domanda? fa ancora freddo come ai vostri tempi e forse più ve lo dissi già l'anno passato. la stazione polare ha segnato sotto zero e ci condurrete con queste vesti. 1595_5616_000828 i naufraghi della città sottomarina, sicuri ormai di venire raccolti dal vascello volante il quale, ingigantiva di momento in momento, avevano cominciato a far rotolare i massi raccolti, scagliandoli in tutte le direzioni per arrestare non solo lo slancio dei leoni, bensì anche quello degli altri animali. 1595_5616_000829 una scossa piuttosto brusca, seguita da un tintinnio di campanelli elettrici e da un vociare piuttosto acuto, svegliò l'indomani mattina i viaggiatori, facendoli scendere precipitosamente dalle loro comode brande. 1595_5616_000830 scurissima. ventiquattr'ore dopo, lo stesso segnale appariva pure su uno degli immensi canali del pianeta marziano. si pensò allora, per meglio accertare che si rispondeva a noi, di ripetere l'esperimento, cambiando però la forma del segnale, e fu scelta la lettera z. 1595_5616_000831 il giovine montava rapidamente poiché anche gli americani prestavano man forte al capitano. i forzati, vedendo salire il compagno, lo coprivano d'ingiurie minacciando di sventrarlo appena fosse disceso. 1595_5616_000832 e i vostri scienziati ritengono che quella catastrofe avverrà, chiese toby. nessuno più ne dubita, rispose holker. il movimento delle acque del polo sud è strettamente connesso coll'aumento graduale della calotta di ghiaccio australe. 1595_5616_000833 sono medico nel grande ospedale di brooklyn. per ora non si ha bisogno di me, avendo io due mesi di vacanza. anche tu, dottore, esclamò toby, che farà una ben meschina figura dinanzi all'uomo che ha fatto una così grande scoperta. ne sarai l'erede, disse toby. 1595_5616_000834 come sarebbe possibile una guerra con simili bombe, mormorò l'americano. dieci vascelli volanti basterebbero per distruggere in dieci minuti la più gigantesca città del mondo. 1595_5616_000835 in qual modo non avete osservato che la parte inferiore della piattaforma è quasi sferica, come quella delle scialuppe e delle navi, e che ha anche una chiglia? nell'interno vi sono delle casse d'aria le quali impediranno al centauro di sommergersi. 1595_5616_000836 abbiamo più di venti serbatoi pieni d'aria liquida per la conservazione del pesce. dieci si trovano sotto la cupola e gli altri nei quattro angoli della città. fra cinque minuti i cadaveri geleranno, o poco meno, e la loro putrefazione sarà immediatamente arrestata. 1595_5616_000837 non fu che alle prime ore dell'indomani che furono avvertiti dal loro ospite che il vascello aereo era comparso all'orizzonte. sorseggiarono una tazza di tè e, indossati i grossi mantelli di pelle d'orso, si precipitarono verso la baia per godersi lo spettacolo. 1595_5616_000838 dal notaio e dal sindaco e si trovò in una celletta di due metri quadrati contenente due casseforti d'acciaio. sono qui dentro i milioni, disse i fate portare sul vostro condor, chiese il notaio, appartengono al mio antenato ed al signor brandok. essendo vivi, non ho più alcun diritto su queste ricchezze. 1595_5616_000839 l'atlantico offriva uno spettacolo impressionante: masse d'acqua coperte di spuma si accavallavano rabbiosamente, urtandosi e spingendosi. 1595_5616_000840 noi corriamo il grave pericolo di venire a nostra volta assaliti dalle altre due razze. dunque, il mondo minaccia di divenire tutto giallo, disse toby. purtroppo zio, rispose holker. 1595_5616_000841 parecchi uomini coperti da vestiti villosi che li facevano rassomigliare ad orsi polari stavano allineati lungo le murate tenendo in mano delle lunghe aste colla punta d'acciaio dei soldati polari. chiese brandok dei marinai. rispose holker. 1595_5616_000842 quando giungeremo al polo? signor holker, chiese brandok, non prima delle nove di domani mattina, col sole. voi parlate del sole in questa stagione. è tramontato da dodici giorni e al polo ora regna una notte perfetta, anche in pieno mezzodì. 1595_5616_000843 il negro stava invece all'estremità della piattaforma, dietro ad una piccola macchina munita di parecchi tubi. arrivederci presto, signori, disse holker, salendo sulla piattaforma e sedendosi presso i due risuscitati. buon viaggio, signor holker, risposero il notaio ed il sindaco. dateci domani notizie del dottore e del signor brandok. 1595_5616_000844 l'america del nord aveva le sue famose cascate, quella del sud i suoi fiumi numerosi, l'europa pochi corsi d'acqua con misere cascate, assolutamente insufficienti. 1595_5616_000845 io non le vedo però, quelle terribili bestie. non desiderate di vederle, signore? oh, non tarderanno a giungere. avete ragione, capitano, disse il pilota. non tarderanno. eccone laggiù alcune, che fanno capolino fra i cespugli che circondano la roccia. ci hanno già fiutati e si preparano a riempirsi il ventre colle nostre carni. là guardate. 1595_5616_000846 il vascello volante. scomparve per qualche istante fra i turbini di fumo, poi ricomparve, abbassandosi rapidamente. aveva puntata la prora verso il piccolo cono e si avanzava coll'impeto di un condor. ci hanno scorti e si dirigono verso di noi, gridò il pilota: tenete duro alcuni istanti ancora, comandante. 1595_5616_000847 da lastre di vetro ben connesse da armature di rame. nel mezzo vi era un letto abbastanza largo e su di esso, avvolti in grosse coperte di feltro, si scorgevano due esseri umani coricati l'uno presso l'altro. i loro volti erano gialli, gli occhi chiusi e le loro braccia che 1595_5616_000848 alla nostra risurrezione nel duemilatre, esclamò alzando il bicchiere: lo svuotò di un fiato, stette qualche minuto soprappensiero. poi disse quanto possiedi, james: cinque milioni di lire in cartelle dello stato. sì, 1595_5616_000849 questo è un bar chiese brandok dove si mangia benissimo e a buoni prezzi. anche, rispose holker, qui potrete trovare forse qualche bistecca di maiale sapientemente rosolata con contorno di rape. 1595_5616_000850 struzzi, giraffe, gazzelle, cervi, daini e tanti altri che non saprei nominarvi. se le onde ci spingeranno verso una di queste ultime, non avremo nulla da temere, anzi, avremo da guadagnare degli arrosti squisiti. disgraziatamente, mi pare che le onde ci caccino verso enerife i. fate venire la pelle d'oca, capitano. 1595_5616_000851 solidamente. oggidì ve ne sono più di scaglionate presso le coste europee e quasi altrettante nel golfo del messico, incaricate di somministrare senza quasi nessuna spesa. 1595_5616_000852 e nessuno ha mai potuto penetrare il mistero di quella pianta che, tolta dal sepolcro dopo migliaia di anni, risuscitava grazie ad una goccia d'acqua e riapriva la sua corolla eternamente bella, come per dire al mondo: ecco come ero al tempo dei faraoni, chiese brandok. 1595_5616_000853 ecco un altro pericolo, e forse maggiore, disse brandok. perché, chiese holker, se il centauro s'incontrasse con qualche altro vascello aereo procedente in senso inverso? chi riuscirebbe a salvarsi da una collisione fra due macchine spinte colla velocità di centocinquanta chilometri? 1595_5616_000854 oggi è diventata un po come la svizzera, rispose holker: fra quelle montagne nevose si trovano alberghi che nulla hanno da invidiare a quelli di nuova york. vedrete che meraviglie passeremo di là. sì, nel ritorno, perché la galleria polare sbocca appunto in. 1595_5616_000855 mentre si recava all'ufficio telegrafico, toby e brandok erano entrati in un'ampia sala alla cui estremità si scorgeva uno scalone. dove sono questi treni? io non li vedo e non odo quei mille fragori che ai nostri tempi si ripercuotevano sotto le immense tettoie, disse brandok. 1595_5616_000856 abbiamo veduto che tutto era in ordine qui dentro, quindi nessuno può esservi entrato. passò la leva portata dal macchinista nell'anello e alzò non senza fatica la piastra. essendo già calate le tenebre, accese una lampada elettrica e scorse una scaletta scavata nella viva roccia, scese giù seguito. 1595_5616_000857 e si fermò finalmente davanti a una casa più vasta delle altre, però ad un solo piano, anch'essa riparata sul dinanzi da una galleria a vetri con parecchie porte onde impedire la dispersione del calore. 1595_5616_000858 il freddo ora aveva messo in fuga albergatori ed ospiti, i si trovavano invece due o tre dozzine di pescatori di merluzzi ed alcuni guardiani incaricati della sorveglianza degli alberghi. 1595_5616_000859 e rinnovò in europa centinaia di volte l'esperimento del vecchio arabo. e sempre il piccolo fiore del deserto, la pianta misteriosa degli antichi faraoni, risuscitò nella sua immortale bellezza, mercé alcune gocce. 1595_5616_000860 salvare il mondo. ve l'ho detto. chi lo minaccia? i ghiacci del polo sud. in qual modo? squilibrando il nostro globo al polo sud. 1595_5616_000861 ve ne sono molte di queste navi, sì, specialmente in europa dove esistono spiagge basse, come in germania, in danimarca, in irlanda, in italia e così via. e questi battelli conservano la loro velocità anche in terra. chiese brandok. 1595_5616_000862 così la città sottomarina, strappata dallo scoglio, dall'impeto dei cavalloni, non era diventata altro che una città galleggiante, abbandonata, è vero, ai capricci delle correnti e dei venti. 1595_5616_000863 un orribile tanfo saliva. sempre dormono come ghiri, disse brandok, sfido io dopo una simile orgia, rispose toby, un barile di ammoniaca non basterebbe a rimetterli in piedi e noi approfitteremo del loro sonno, disse jao, per fare che cosa? chiese il capitano del centauro. 1595_5616_000864 e che si fanno seppellire talvolta per quaranta e anche cinquanta giorni entro una cassa sigillata, colla bocca e le narici turate da uno strato di cera, e che poi risuscitano senza aver l'aspetto d'aver sofferto. 1595_5616_000865 che cosa avete dunque, signore? ripeté il capitano, questo vascello va elettricamente, è vero? chiese finalmente l'americano con una voce così alterata da far stupire tutti. sì, signore, ora comprendo, toby. 1595_5616_000866 che cosa hanno dunque pensato i suoi scienziati? sono ricorsi all'oceano atlantico e hanno fissati i loro sguardi sul gulf stream. ed infatti, quali forze immense si potevano trarre da quel fiume del mare? 1595_5616_000867 che cosa fai, toby? chiese brandok. qui dentro vi sono le fiale contenenti il misterioso liquido che dovrà ridarci la vita e insieme la ricetta che insegnerà come dovranno servirsene coloro che verranno a risvegliarci. hai finito? sì, un altro bicchiere sia, rispose brandok. 1595_5616_000868 fendeva lo spazio ad un'altezza straordinaria, come se volesse passare sopra l'immensa colonna di fuoco e di fumo che irrompeva dal cratere del pico de teyde. sì, un vascello, un vascello, urlarono tutti. ecco la salvezza che giunge in buon punto, rispose il capitano sparando su un terzo leone che si era deciso a muovere. 1595_5616_000869 jao aveva lanciato intorno una rapida occhiata. sì, disse poi, la città si è spostata. il palo d'acciaio che serviva d'appoggio principale non si vede più. il cavallone l'ha portato via. consolante notizia, disse holker. che cosa succederà ora? nessuno rispose. 1595_5616_000870 e non ha conservato in europa che costantinopoli, città che era ambita da troppe nazioni e che poteva diventare una causa pericolosa di discordia permanente. ah, dimenticavo di dirvi che è sorto un nuovo stato, quale? 1595_5616_000871 disse holker, farò una ben meschina figura io vicino a lui. attesero alcuni minuti. poi, quando la corrente fredda diminuì, uno alla volta s'introdussero nel sepolcreto, avanzandosi carponi. essendo la porta assai bassa e stretta, si trovarono in una stanza circolare colle pareti. 1595_5616_000872 la proposta fu subito approvata anche dagli altri viaggiatori e qualche minuto dopo il drappello lasciava la nave, preceduto da un marinaio che illuminava la via con due lampade a radium. 1595_5616_000873 in quel momento il condor si abbassò bruscamente su una vasta piazza brulicante di gente che pareva impazzita. che cosa accade laggiù? chiese brandok, che si era curvato sul parapetto della piattaforma. 1595_5616_000874 la nostra situazione minaccia di diventare disperata, disse il capitano. quand'anche riuscissimo a distruggere i leoni, ecco là altri animali non meno pericolosi pronti a surrogarli. 1595_5616_000875 ed avresti avuto torto, disse toby. poiché l'arabo prese la pianta, la bagnò con alcune gocce d'acqua e, sotto gli sguardi del dottore, si compì un prodigio meraviglioso. 1595_5616_000876 signor holker disse brandok, vedendolo scambiare alcune frasi con uno degli ufficiali che era sceso nella sala. che cos'è avvenuto? nulla di grave, rassicuratevi. rispose il nuovayorkese con voce tranquilla. il battello ha urtato contro un enorme masso di ghiaccio che la nebbia impediva di vedere e che sbarrava la via. 1595_5616_000877 e l'albergatore. come viene avvertito dal cliente di ciò che desidera per mezzo del telefono. al mattino il mio servo trasmette all'htel il menù per il pranzo e per la cena e le ore in cui desidero mangiare, ed il treno giunge con precisione matematica. 1595_5616_000878 il quale cominciò a salire con velocità vertiginosa, girando intorno alla torre, mentre i vetri, che pareva si agitassero meccanicamente, davano ai viaggiatori l'illusione di salire intorno ad un colossale tubo di cristallo. 1595_5616_000879 mentre così passavano il tempo, il treno correva entro il tubo d'acciaio con velocità spaventevole, attraversando i gelidi territori del labrador, essendo, come abbiamo detto, autunno assai inoltrato. 1595_5616_000880 una delle donne stava masticando un paio di grossi stivali di pelle di morsa che il gelo aveva indurito e che essa cercava di rammollire coi suoi possenti molari. l'altra era occupata a preparare il pasto. 1595_5616_000881 passarono in un'altra capanna più vasta e meglio illuminata e, dopo essersi introdotti nell'angusto corridoio, si trovarono nell interno i erano due donne coperte di vecchie pellicce sbrindellate ed una mezza dozzina di fanciulli seminudi, poiché vi regnava un caldo soffocante. 1595_5616_000882 ecco la domanda che mi rivolsi e alla cui soluzione impiegai venticinque anni di studi ininterrotti. e ci sei riuscito pienamente, rispose toby. 1595_5616_000883 fumavano dei sigari eccellenti che regalava loro il capitano e facevano soprattutto onore ai pasti, essendo ambedue dotati d'un appetito invidiabile, e si trovavano tanto meglio perché non provavano più quegli strani turbamenti e quei sussulti nervosi. 1595_5616_000884 signori, disse holker quando anche la seconda fu levata: la vostra missione è finita. il signor brandok ed il mio avo sapranno ricompensarvi presto della vostra gentilezza. ce li condurrete un giorno, chiese il notaio, ve lo prometto. siete ormai certo che essi tornino in vita? domandò: 1595_5616_000885 e non troveranno più alcool per continuare la loro indecente orgia. attenzione, l'urto sarà abbastanza forte per scaraventarvi in acqua se non vi terrete ben saldi. 1595_5616_000886 che li avevano non poco inquietati quando passavano sopra le grandi città americane e sopra le turbine gigantesche delle cascate del niagara. holker non li lasciava un minuto, discutendo animatamente sui futuri e straordinari progetti che stavano studiando gli scienziati del duemila. 1595_5616_000887 lo stesso giorno il signor holker, con due infermieri e i due pazzi, saliva su un vascello volante noleggiato appositamente e partiva per l'alvernia. un mese più tardi egli riprendeva, solo e triste, la ferrovia di parigi per far ritorno in america. 1595_5616_000888 brandok e toby si erano appena seduti che il condor s'innalzò subito obliquamente fino al di sopra delle immense case, descrivendo una serie di giri d'una precisione ammirabile. 1595_5616_000889 ecco un grande problema che dovrebbe preoccupare le menti dei nostri scienziati. 1595_5616_000890 escario, la città sottomarina, continuando l'oceano a mantenersi calmo. dopo l'ultima sfuriata del ciclone, il centauro avanzava senza alcuna difficoltà come un vero piroscafo, galleggiando magnificamente. 1595_5616_000891 a sufficienza, disse brandok che si sentiva soffocare. questi bravi abitanti del polo non hanno fatto un passo avanti da un secolo a oggi. gettarono ai ragazzi alcune manciate di biscotti e tornarono frettolosamente. 1595_5616_000892 della spagna, avete detto dell'inghilterra. volevate dire no, signore? il vento, dopo averci allontanato dalle coste inglesi, ci ha trascinati verso il sud, in direzione delle isole canarie. 1595_5616_000893 l'elettricità ha ucciso il lavoratore. cosa è avvenuto di quelle masse enormi di lavoratori che esistevano un tempo? sono diventati pescatori ed agricoltori. il mare e le campagne a poco a poco hanno assorbito gli operai. 1595_5616_000894 io non potrò mangiare tranquillamente pensando che sotto di me vi sono forse cento persone che cominciano a soffrire la fame. i viveri non mancheranno loro per parecchi giorni, disse jao. 1595_5616_000895 e non vi sarà pericolo che una volta o l'altra succeda una catastrofe. supponiamo che in qualche luogo il ghiaccio ceda o si sgretoli per effetto delle pressioni, o che un pezzo di galleria si rompa. come potrebbe questo carrozzone, lanciato a tale velocità, evitare un disastro in un modo semplicissimo? fermandosi, disse holker, ridendo. 1595_5616_000896 holker, per il primo aveva aperto gli occhi dicendo ai suoi amici: siamo sulle rive dell'oceano artico ed il battello tramvai ci aspetta per attraversare lo stretto d'hudson. non abbiamo tempo da perdere. presero i loro bagagli, lasciarono il caldo scompartimento e uscirono dalla galleria d'acciaio per entrare nella stazione. 1595_5616_000897 l'interno era tutto coperto da vetri molto spessi incastrati in robuste cerniere di rame e di notevole. non aveva che un letto molto largo e basso con coperte piuttosto pesanti ed un piccolo scaffale su cui stavano delle bottiglie e delle siringhe. 1595_5616_000898 tempesta, alghe, morti e persone pericolose sotto i piedi, mormorò: brandok, non valeva proprio la pena di ritornare in vita dopo cent'anni per provare simili avventure. 1595_5616_000899 quattro gradinate mettevano sul mare, fornite ognuna d'una gru sostenente una scialuppa. i guardiani, una dozzina di persone, vedendo avvicinarsi il mutilato vascello volante, si erano affrettati a chiedere premurosamente se avevano bisogno di soccorsi. 1595_5616_000900 ebbene, toby disse brandok quando furono soli. pare che il mondo sia cambiato, ma che la natura non abbia perduto nulla della sua violenza brutale. questi uomini moderni, veramente meravigliosi, non sono riusciti ad imbavagliarla. 1595_5616_000901 che disgrazia non possedere una buona padella ed una bottiglia d'olio, mormorava brandok, che non perdeva però il suo tempo. che ottima frittura si potrebbe mangiare la caccia, poiché si trattava d'una vera caccia anziché d'una pesca. durò una buona mezz'ora e fu abbondantissima. 1595_5616_000902 i erano delle tigri, dei leopardi e dei giaguari e, cosa strana, pareva che fossero in buone relazioni poiché non si assalivano reciprocamente come forse avrebbero fatto se si fossero trovati nelle loro selve natie. 1595_5616_000903 un'enorme macchina aerea, fornita di sei paia d'ali immense e di eliche smisurate, con una piattaforma di venti metri di lunghezza, carica di persone, s'avanzava con velocità vertiginosa, tenendosi a cento metri dal suolo. magnifico, esclamò il dottore. chi sono contadini che portano i loro prodotti? a? 1595_5616_000904 uscirono dalla tettoia e si trovarono dinanzi a parecchie slitte tirate da cani esquimesi, guidate da uomini che parevano orsi marini. salirono su una slitta e partirono di corsa attraverso le vie del villaggio polare che erano coperte da uno strato immenso di neve. 1595_5616_000905 la mattina del quarto giorno, mentre holker, brandok e toby stavano prendendo una bollente tazza di tè, furono finalmente avvertiti che durante la notte era giunto il tramvai elettrico dallo spitzbergen e che si preparava a far ritorno in europa. 1595_5616_000906 i miei amici non sono abituati all'intenso sviluppo di elettricità che regna su queste navi. disse ai due capitani: fateli trasportare nelle loro cabine e cerchiamo di raggiungere la terra ferma al più presto. i offro mille dollari se domani giungeremo a lisbona. 1595_5616_000907 e chi sono questi uomini che ci guardano di traverso? chiese, toby, anarchici pericolosi provenienti da tutti i paesi del mondo e condannati a finir qui la loro vita. 1595_5616_000908 e dando loro spiegazioni su mille cose che ancora non avevano potuto vedere causa la rapidità del loro viaggio. signor holker disse un pomeriggio brandok, mentre stavano prendendo il caffè sul ponte della galleria. 1595_5616_000909 per molti mesi lanciammo onde elettriche senza alcun risultato. un giorno, con nostra grande meraviglia, udimmo i segnalatori suonare. erano i martiani che finalmente ci rispondevano. quel popolo ha fatto anche da parte sua delle meravigliose scoperte, esclamò toby. 1595_5616_000910 che cosa vuol dire? chiese brandok, ho capito. disse holker, è una tomba, questa, dove sta morendo tranquillamente qualcuno della tribù. non disturbiamo la sua agonia, come là dentro vi è uno che muore, esclamò brandok. sì, e solo. la galleria deve essere già stata otturata. 1595_5616_000911 e una piccola macchina seguita da sei vagoncini di alluminio di forma cilindrica s'avanzò correndo su due incavi che servivano da rotaie. il pranzo che manda l'albergo, chiesero toby e brandok. 1595_5616_000912 credevo che fossero stati gli scienziati europei. disse toby, so che se ne occupavano molto un tempo l'america li ha preceduti. disse holker, sarei curioso di sapere come siete riuscito a dare a quei lontani abitanti notizie della terra. dovete aver superate delle difficoltà immense. 1595_5616_000913 fino alla spiaggia di baffin. quali notizie della galleria? è più salda che mai. non si è prodotta nessuna screpolatura nemmeno quest'anno. buon viaggio, signori. il treno riparte. depose le vivande sulle mensole che si trovavano vicino alle poltroncine, poi scese rapidamente. 1595_5616_000914 di quando in quando, a lunghi intervalli, il narval passava dinanzi a piccoli raggruppamenti di case di ghiaccio di forma semiovale abitate dalle ultime famiglie di esquimesi sfuggite miracolosamente alla morte per fame dopo la distruzione delle ultime balene e delle ultime foche da parte degli avidi pescatori americani. 1595_5616_000915 bastano pochi giorni per terminare la stagione della pesca, mentre ai vostri tempi durava quattro mesi. tutto ad elettricità, esclamò brandok. quanti cambiamenti in questi cent'anni si fa tutto in grande. se così non si facesse, come potrebbe nutrirsi? 1595_5616_000916 il capitano del centauro guardò brandok con stupore. cent'anni, avete detto, esclamò scherzavo. rispose l'americano. ditemi, vi obbediscono sempre i vostri sudditi. 1595_5616_000917 così hanno decretato i governi dell'europa e dell'america per tenere a freno i rifiuti della società, rispose il vecchio. non sono ancora tre mesi che una nave aerea mandata dal governo americano ha colato a fondo la città sottomarina di. 1595_5616_000918 al sicuro dai colpi di mare e dai terribili colpi di vento, sia pure alle prese col freddo intenso che si sprigionava incessantemente dai serbatoi d'aria liquida. l'uragano infuriava con rabbia estrema. pareva che ormai avesse decretata la perdita di quella disgraziata città galleggiante. 1595_5616_000919 quella lotta disperata continuava da parecchi minuti quando una voce sonora ed insieme imperiosa cadde dall'alto. tutti a terra. il capitano aveva alzati gli occhi, il vascello aereo, una bella nave tutta dipinta di grigio, fornita d'immense eliche, stava quasi sopra di loro. obbedite, gridò. 1595_5616_000920 durante un viaggio che feci venticinque anni or sono in egitto, potei avere uno di quei fiori e studiare e anche spiegare i misteri della sua risurrezione. 1595_5616_000921 poi la città galleggiante si spostò e fece un salto immenso: era nuovamente libera per la 1595_5616_000922 devo aggiungere poi che lo spauracchio di essere mandati nelle città sottomarine ha fatto diminuire immensamente il numero dei delitti. non correremo alcun pericolo entrando, o meglio scendendo, ad escario, chiese toby. 1595_5616_000923 un grande avvenire. quello che non hanno potuto fare i chimici del, l hanno fatto quelli del duemila, disse holker. 1595_5616_000924 nessuna, signor mio, rispose holker. chi potrebbe far deviare una corrente così grande? e le coste inglesi continuano a risentire i benefici effetti dovuti al calore della corrente. 1595_5616_000925 questo battello non potrà quindi spingersi fin là, a meno che non abbia delle ruote che lo conducano. e se così fosse, se questo meraviglioso battello potesse ad un tempo navigare e correre anche sulla terra come una semplice automobile. 1595_5616_000926 nella stanza vicina aveva udito magge che gridava: è sempre in ritardo, signor max, cinque minuti ancora e non assaggiava più il mio pudding. un'altra volta me lo farà bruciare. 1595_5616_000927 i leoni, come se si fossero accorti che le prede umane stavano per sfuggire loro, tornavano all'assalto, mentre parecchie tigri e parecchi giaguari sbucavano attraverso i cespugli per prendere parte anche essi al banchetto umano. 1595_5616_000928 come vi trovate, chiese brandok ad uno dei guardiani che serviva loro di guida. benissimo, signore, non vi annoiate in questo isolamento. per niente, signore i è sempre da fare qualche cosa qui. e poi ci dedichiamo alla pesca e anche alla caccia, venendo qui numerosi uccelli marini che ci offrono degli arrosti eccellenti. 1595_5616_000929 o alla nostra morte, che per me sarà lo stesso, rispose il giovine forzandosi di sorridere. almeno lo spleen non mi tormenterà più. vuotarono d'un fiato i bicchieri, poi il dottore chiuse in un plico alcuni documenti che collocò entro una cassetta di metallo. 1595_5616_000930 i cilindri che costituiscono i carrozzoni e che sono pure di acciaio, vengono in tal guisa spinti ed aspirati. in poche parole, sono treni ad aria compressa. stupefacente, esclamò toby. che cosa non avete inventato voi, uomini del duemila? 1595_5616_000931 capitano? dove ci spinge la tempesta? verso sud ovest, rispose il comandante del entauro. i sono isole in questa direzione: le azzorre. andremo a sfracellarci contro di esse? ciò dipende dalla durata della bufera, signore. 1595_5616_000932 il nostro prigioniero, più furbo degli altri, si è invece imbarcato con dei suoi amici, che ha trovato qui, ed ha preso il largo. e noi che cosa faremo ora? chiese brandok, il quale però non sembrava molto impressionato. 1595_5616_000933 il capitano aveva detto il vero, assicurando che la colazione non sarebbe mancata, in mezzo alle alghe formate da fronde brune molto ramificate con corti peduncoli forniti di foglie lanceolate. 1595_5616_000934 nessuna nave, né aerea né marittima, appariva solamente dei grossi albatros. volteggiavano fra la spuma e la caligine, grugnendo come porci, nessuna speranza di venire salvati. è vero, capitano chiese brandok. 1595_5616_000935 nipote mio disse: toby, che cosa è avvenuto dei battelli sottomarini che ai nostri tempi facevano tanto parlare? dopo che le guerre sono state rese impossibili? sono scomparsi o quasi. ve ne sono ancora alcuni che servono per le esplorazioni sottomarine e per il ricupero delle ricchezze perdute in fondo ai mari e del canale di panama. chiese brandok. 1595_5616_000936 accadeva spesso, durante l'autunno, terminata la stagione balneare, che rarissime persone approdassero a quell'isola, abitata solo da qualche migliaio di famiglie di pescatori che non s'occupavano d'altro che d'affondare le loro reti nei flutti. 1595_5616_000937 scendiamo e venite a vedere il mio telescopio, che è il più grande che sia stato finora costruito. risalirono sul vagoncino ed in mezzo minuto si trovarono alla base della torre. lì vicino si ergeva il mostruoso cannocchiale. 1595_5616_000938 bah, il governo inglese mi ricompenserà, disse il capitano del centauro alzando le spalle. preferisco che riposi in fondo all'atlantico piuttosto che abbia a diventare una nave pirata. chiedo ospitalità per me e per questi signori che mi accompagnano dove vai in francia. benissimo, è sempre un bel paese, quello. 1595_5616_000939 questo fiume del mare, come giustamente lo chiamano i naviganti, trae la sua origine dall'immenso raggruppamento di scogli e di scogliere che costituisce l'arcipelago delle isole bahama nel mar delle antille. 1595_5616_000940 anche di sopra all'antico sobborgo di nuova york si vedevano volteggiare un gran numero di macchine volanti cariche di persone, che si dirigevano per lo più verso l'hudson o verso il mare. 1595_5616_000941 toby era rimasto muto, nondimeno i suoi occhi parlavano per lui. i era nel suo sguardo dello stupore, dell'ansietà, fors'anche della paura. 1595_5616_000942 ne vedo qualcuno steso sulla piazza, disse il pilota. essi non hanno potuto resistere alla tentazione di fare una colossale bevuta ed hanno fatto causa comune coi forzati. non contate più su di loro, miserabili. sono tutti irlandesi. voi sapete quanto me se quella gente beva quando si presenta. 1595_5616_000943 grossi tappeti di feltro erano stesi sul suolo e pesanti pellicce coprivano le brande che servivano da letto. come si sta bene qui, esclamò brandok, sbarazzandosi della pelliccia ed entrando nel salotto da pranzo, dove già si trovavano i viaggiatori tedeschi ed inglesi che li avevano accompagnati sul narval. 1595_5616_000944 alle otto della sera, il treno si fermava alla stazione di mississinny, innalzata sulle rive del lago omonimo. appena aperte le porte d'acciaio e le portiere dei carrozzoni, degli uomini si presentarono ai viaggiatori portando delle tazze fumanti di brodo, dei pesci bolliti e fritti, dei puddings, liquori e tè. 1595_5616_000945 i governi non passano viveri a quei condannati, passano delle reti, delle macchine per eseguire varie produzioni, come stoffe stivali, vasellami e così via, che poi vendono alle navi che approdano, comperando in cambio le materie prime necessarie a quelle industrie: tabacco, viveri, eccetera. 1595_5616_000946 e può darsi benissimo che quell'isola serva di fondo a quello sterminato ammasso di vegetali. la città galleggiante, spinta in mezzo alle alghe dal possente urto delle onde, vi si era così ben incastrata da rimanere quasi di colpo immobile, come se si fosse arenata sopra un banco di sabbia. 1595_5616_000947 che cosa c'è, chiese toby, è il battello tramvai che ci chiama? rispose holker, è un piroscafo od un carrozzone che viaggia sulla terra, l'uno e l'altro. zio disse: holker, un'altra invenzione diabolica ma praticissima. 1595_5616_000948 ed i vostri amministrati? che cosa fanno? jao, chiese il capitano. russano in mezzo ai morti. ancora meglio per noi se non si svegliassero più. sarei ben contento, poiché sono certo che ci daranno non pochi fastidi quando finalmente apriranno gli occhi. 1595_5616_000949 adunque, però t'avverto, disse il capitano, che se tenterai qualche cosa contro di noi, avrai da aggiustare i conti colla mia rivoltella elettrica. non vi darò alcun impiccio, ve lo giuro, signore. 1595_5616_000950 la medesima, rispose holker, e la loro forza locomotrice è di centosessanta metri al minuto. e sempre nuove invenzioni, le une più meravigliose e più sorprendenti delle altre. ah, toby. 1595_5616_000951 appena però le due eliche d'acciaio uscirono dalle loro nicchie e si misero in moto, il centauro riprese la sua stabilità e si mise in marcia come un piroscafo qualunque, salendo e scendendo i cavalloni. 1595_5616_000952 lo vedrete. sbrigatevi, amici, perché ho desiderio di condurvi stamane fino alle cascate del niagara per mostrarvi i colossali impianti elettrici che forniscono la forza a quasi tutti gli stabilimenti della federazione. 1595_5616_000953 date la colpa alla tempesta che ci ha impedito di ripartire, disse toby, ed al carico della mia nave, aggiunse il capitano orsù. non ci occupiamo per ora che di resistere ai colpi dell'uragano. quando il sole spunterà, vedremo quello che si potrà fare per lasciare questa poco piacevole città sottomarina ed i suoi pericolosissimi abitanti. 1595_5616_000954 sono stati affondati da me con una mezza dozzina di bombette alla silurite, a duecento miglia dallo stretto di gibilterra, e la mia nave è saltata insieme a loro. non volevano arrendersi. 1595_5616_000955 uno dei due che lo accompagnavano. almeno le sue ossa le troveremo, ed anche quelle del suo amico, rispose il signor holker. ed i milioni, giacché voi siete l'unico erede. è vero, signor notaio? potrete aprire? proviamo. rispose il signor holker, introdusse la chiave nella toppa e, dopo qualche 1595_5616_000956 immediatamente l'urto viene trasmesso al manovratore del nostro carrozzone, il quale, messo in allarme dalla suoneria, s'affretta a fermarsi. ecco dunque evitato qualsiasi pericolo. si avvertono tosto gli uomini incaricati di riparare la galleria. 1595_5616_000957 verso le dieci del mattino, dopo un'abbondante colazione offerta dal capitano ai passeggeri e che era già compresa nel prezzo del biglietto, il narval- tale era il nome del battello- giungeva dinanzi alle spiagge meridionali della terra di baffin. 1595_5616_000958 finché non sfonderanno la nostra cupola di cristallo per farci risuscitare, staremo benissimo là dentro, te lo assicuro. ah, ecco, quel bravo notaio giunge a tempo per assaggiare il pudding della mia cuoca e per vuotare un bicchiere di questo delizioso medoc. 1595_5616_000959 non temete, disse holker. ciò può avvenire in una città dove le macchine volanti sono numerosissime. in mare no, e perché no? ogni macchina volante è fornita d'un eofono. che bestia è questo eofono? un. 1595_5616_000960 pianure. cessata la fusione, le acque si ritirano, fuggendo per gli stessi canali e lasciando nuovamente allo scoperto le terre. i grandi canali, dunque, che gli scienziati dello scorso secolo avevano già segnalato, sono opera dei martiani, disse toby. 1595_5616_000961 cinque minuti dopo, il dottore e il signor brandok, seduti in una elegante saletta da pranzo dinanzi ad una tavola bene imbandita, gustavano con molto appetito le grosse ostriche di new jersey, le più deliziose che si trovino sulle coste orientali dell'america settentrionale. 1595_5616_000962 se noi non potremo resistere alle tensioni elettriche, che si faranno sentire fortemente anche nelle grandi città europee, ci rifugeremo al polo e diventeremo anche noi anarchici, disse il dottore ridendo. 1595_5616_000963 rassomiglia questa stazione più in grande, a quella che il signor marconi, cent'anni fa, aveva piantata al capo bretone. mormorò, toby, agli orecchi di brandok: ti ricordi che l'avevamo visitata insieme? sì, ma quale potenza sono riusciti a dare ora alle onde elettriche? rispose il giovine: ah, quante meraviglie, quante. 1595_5616_000964 potrà accadere fra mill'anni, come potrebbe accadere fra dieci. se dovesse avvenire, sarebbe certo un disastro spaventevole, disse toby. immaginatevi, zio, la immensa voragine lasciata aperta dallo spostamento d'una massa di oltre cento milioni di metri cubi. 1595_5616_000965 ancora si fosse limitato a questo. vomitò invece anche una tale massa di gas asfissiante da distruggere completamente la popolazione. non ne scampò nemmeno uno, chiese brandok. 1595_5616_000966 il condor, dopo aver superato una collina che impediva la visuale, con una rapida volata, era giunto sopra le famose cascate, librandosi fra una immensa nuvola d'acqua polverizzata in mezzo a cui spiccava un superbo arcobaleno. 1595_5616_000967 toby mi riprende- il fremito dei muscoli è l'elettricità. che non soffrano di quest'agitazione gli uomini di oggi: essi son nati e cresciuti in mezzo alla grande tensione elettrica, mentre noi siamo persone di un'altra epoca. ciò mi preoccupa, amico james, non te lo nascondo perché. 1595_5616_000968 un momento dopo le portiere si chiusero, le porte d'acciaio anche ed il treno, aspirato da una parte e spinto dall'altra, riprese la corsa. ceniamo, facciamo la nostra toeletta polare e poi cerchiamo di fare una dormita. 1595_5616_000969 l'anno è due volte più lungo, ossia conta giorni, e l'aria è uguale alla nostra, è più leggera, cosicché l'atmosfera lassù è più pura, non si formano nubi, non si scatenano tempeste, i venti mancano quasi del tutto e le piogge sono sconosciute. e l'acqua 1595_5616_000970 in lontananza, un grande piroscafo fumava, dirigendosi verso la costa americana. lungo le scogliere dell'isola, alcune barche pescherecce s'avanzavano dolcemente, tornando verso il porto della piccola borgata. 1595_5616_000971 i sette uomini. essendo rimasto con loro il giovine forzato, non si trovavano però in liete condizioni. erano ben più fortunati i galeotti, i quali almeno stavano al sicuro entro le pareti. 1595_5616_000972 dagli stessi martiani, rispose holker. dagli abitanti di quel pianeta esclamò brandok, ah, dimenticavo che ai vostri tempi non si era trovato ancora un mezzo per mettersi in relazione con quei bravi martiani. 1595_5616_000973 e così fanno ancora, disse toby. lo vedete che sia morto, l'uomo che si trova in quella capanna potrebbe essere ancor vivo. lasciamolo in pace per non attirarci addosso l'ira dei suoi parenti e rispettiamo la sua volontà. 1595_5616_000974 disgraziatamente per loro, non si nutrivano più colle carni delle loro foche, come un secolo prima, non si vestivano più colle loro calde pellicce, non illuminavano più le loro casupole col loro grasso. 1595_5616_000975 e quei furfanti là abbasso continuano a divertirsi, disse toby. lasciateli crepare, disse brandok, purché non veniamo inabissati. anche noi i ho detto che se anche la città dovesse venire strappata dallo scoglio, non correremmo alcun pericolo, almeno fino a quando non incontreremo un altro scoglio che le sfondi i fianchi. 1595_5616_000976 il notaio s'allontanò, volgendosi più volte per un gesto d'addio, poi scomparve pel sentiero che conduceva alla base della rupe, dove aveva collocato una grossa cartuccia di dinamite per distruggerlo. 1595_5616_000977 toby ed il suo compagno guardavano con stupore quel congegno straordinario che si alzava e si abbassava, e girava e rigirava come fosse un vero uccello. altri consimili ne volavano in gran numero sopra i tetti dei palazzi, gareggiando in velocità. 1595_5616_000978 le dorate e le triglie preparate dalla brava magge, innaffiando le une e le altre con dell'eccellente vino bianco dei vigneti della florida. il dottore non parlava, pareva tutto intento a divorarsi quei deliziosi pesci, i migliori forse che possegga l'atlantico settentrionale. 1595_5616_000979 cos'hai, james? sai che fra questi ghiacci non provo più quella strana agitazione che mi faceva sussultare i muscoli. nemmeno io, rispose il dottore, e ciò dipende dall'essere lontani dalle grandi città. qui l'elettricità non può farsi sentire come laggiù o come sopra le cascate del niagara. 1595_5616_000980 semplicemente per sbarazzare la società dagli esseri pericolosi che ne turbano la pace. ogni stato ne possiede una, il più lontano possibile dalle coste, e vi manda la feccia della società, i ladri impenitenti, gli anarchici più pericolosi, gli omicidi più sanguinari. 1595_5616_000981 è un fiume gigantesco che scorre attraverso l'oceano atlantico senza confondere le sue acque con quelle del mare, che lo stringono da tutte le parti. in nessun'altra parte del nostro globo esiste una corrente così meravigliosa. 1595_5616_000982 di che cosa è fatta quella galleria? chiese brandok, il cui stupore non aveva più limite con materiale trovato sul luogo e che non è costato nemmeno un dollaro, rispose holker. 1595_5616_000983 se il cuore ed i polmoni non danno segno d'aver sofferto dopo una così lunga fermata, suppongo che anche gli intestini riprenderanno il loro lavoro. eppure temevo che si atrofizzassero, disse toby. 1595_5616_000984 far precedere i carrozzoni da un vagoncino che ha la funzione di pilota, vuoto, sì, signor brandok, ed unito al carrozzone da un filo elettrico. supponete ora che quel vagoncino paragonabile pei suoi armamenti di fili elettrici. 1595_5616_000985 coi crani spaccati da colpi di rampone o coi petti squarciati da colpi di coltello. disgraziati, che cosa fate? gridò jao inorridito. la sua voce si perdette fra i clamori spaventevoli dei combattenti. 1595_5616_000986 non servono che per divertirsi o per compiere delle piccole corse di piacere e pei lunghi viaggi attraverso gli oceani. anche proseguì holker, noi abbiamo dei veri vascelli aerei che partono regolarmente da tutti i porti dell'atlantico e del pacifico. 1595_5616_000987 le ondate, non trovando sfogo, si ritorcevano su loro stesse, provocando dei contrassalti d'una violenza indescrivibile. immense cortine di spuma vagavano al di sopra dei sargassi, abbattendosi di quando in quando e lacerandosi sotto i vigorosi soffi delle raffiche. 1595_5616_000988 saremo dunque costretti a vivere eternamente qui o a morire di fame? di fame, no, poiché il mar dei sargassi è ricco di pesci, minuscoli, sì, però non meno eccellenti né meno nutritivi degli altri, e che si possono prendere senza l'aiuto delle reti. troveremo anzi anche dei voracissimi e grossi granchi, che ci forniranno dei piatti squisiti. 1595_5616_000989 sì, un'agitazione strana, un'irritazione inesplicabile del sistema nervoso, disse oby i. sembra che i muscoli ballino sotto la mia pelle, anche a me, disse brandok. 1595_5616_000990 sfido io: dopo un così lungo digiuno, disse brandok ridendo, non senti appetito? io mangerei volentieri una bistecca, per esempio. adagio mio caro, non sappiamo ancora come funzioneranno i nostri organi interni. 1595_5616_000991 il capitano sparò alcuni colpi della sua rivoltella elettrica, sperando che quelle detonazioni troppo deboli, però, attirassero l'attenzione di quei furfanti. nessuno vi aveva fatto caso. forse nemmeno un colpo di cannone sarebbe stato sufficiente ad impressionarli. 1595_5616_000992 e nelle sue mosse qualcosa di pesante e di stanco che contrastava vivamente col suo aspetto robusto e florido. si sarebbe sospettato che un male misterioso minasse la sua gioventù e la sua salute. 1595_5616_000993 quella nave è il tangaroff, disse il capitano del vascello aereo. viene dal mar bianco e si reca in islanda. una bella nave, ve lo dico io, che cammina come uno squalo, non ha paura dei ghiacci. la sua prora. 1595_5616_000994 saremo costretti ad aspettare il passaggio di qualche nave, rispose il capitano. io non vi consiglierei di ridiscendere finché quei pazzi posseggono dell'alcool. ne avevate molto a bordo, chiese toby: trenta tonnellate tanto da bere a crepapelle per una settimana. disse. 1595_5616_000995 le onde, che si succedevano alle onde, con furia sempre maggiore, la scrollavano terribilmente e la facevano talvolta girare su se stessa. essendo sprovvista di timoni, di quando in quando sprofondava pesantemente negli avvallamenti, come se dovesse scomparire per sempre nei baratri. 1595_5616_000996 divertente, chissà. aspettiamo che il sole si mostri per poter meglio giudicare la violenza e la durata di questo ciclone, emergendo assai la città galleggiante dopo il suo distacco dalla roccia e non essendovi alcun pericolo che le onde giungessero fino al culmine della cupola. 1595_5616_000997 continuiamo a sognare, rispose il giovine. ormai io sono convinto di essermi risvegliato, non più sulla terra, bensì in un altro mondo, e quasi lo penso anch'io, rispose toby. eppure esistono altre meraviglie ben più grandiose, disse holker. una lieve scossa ed un fragore di porte che pareva s'aprissero. lo interruppero. 1595_5616_000998 non sogno io. dopo cent'anni silenzio, ascoltiamo se anche il cuore dà qualche segno di vita. il signor holker aveva appoggiato il capo sul largo petto del suo antenato. è freddo, chiese il sindaco. finora sì, cattivo segno. i morti sono sempre. 1595_5616_000999 non siamo che in tre sole persone a conoscerla: io, tu ed il notaio del borgo, quell'eccellente signor max, perché la conosce. anche il notaio chiese brandok, lo saprai più tardi. guarda il risultato per ora. 1595_5616_001000 lo spettacolo era spaventevole e nel medesimo tempo sublime. in quei cent'anni, delle notevoli modificazioni erano avvenute nella cascata. 1595_5616_001001 con un gran numero di guardiani, nemmeno uno mio caro zio. allora si massacreranno? tutt'altro, al minimo disordine che nasce, sanno che la città viene affondata senza misericordia. questa minaccia ha prodotto degli effetti insperati. la paura doma quelle belve le quali finiscono per ammansirsi. e chi 1595_5616_001002 tenendosi bene stretti alle balaustrate per non farsi trascinar via dal vento che aveva acquistato una velocità incalcolabile. quando un uomo sorse quasi sotto i loro piedi gridando indietro: birbanti o vi uccido. 1595_5616_001003 holker, che vedeva i suoi compagni aggravarsi sempre più, aveva fretta di giungere nella capitale francese per consultare uno di quegli scienziati sulla malattia che li aveva colpiti e che poteva forse avere altra origine. 1595_5616_001004 io non la vedo perché al giorno d'oggi le ferrovie non scorrono più sopra il suolo, bensì sotto, diversamente l'aria sfuggirebbe. guardate là, non scorgete una casa sormontata da un albero che non è altro che un segnalatore e trasmettitore elettrico della telegrafia aerea. la scorgo? 1595_5616_001005 e chi regola le questioni che potrebbero insorgere? la corte arbitrale dell'aia, che è stata ormai riconosciuta da tutte le nazioni del mondo. d'altronde, come vi dissi al giorno d'oggi, una guerra sarebbe impossibile e condurrebbe al più completo sterminio le nazioni belligeranti. 1595_5616_001006 conservati dopo venti lustri. aiutatemi, signor sterken. che cosa devo fare? tenete semplicemente una di queste fiale, mentre io inietto il liquido scoperto dal mio antenato, che sia invece fatale. io eseguisco la sua ultima volontà. se muore, ammesso che dorma ancora, non sarà colpa mia. 1595_5616_001007 e non si ribellano mai. i governi mantengono qui due dozzine di pompieri per tenerli a freno e l'acqua è sempre mantenuta pronta dentro le pompe. i ho detto già come fulmina quell'acqua e quale spavento incute a tutti. 1595_5616_001008 sono degli spazzini di acciaio, signori miei, disse holker, ridendo qualche nuova invenzione, esclamarono toby e brandok. e non meno utile delle altre, disse holker, e anche molto economica, perché così il comune può fare a meno d'un esercito di spazzini. 1595_5616_001009 il centauro, vivamente sballottato, s'alzava come una palla di gomma, quantunque avesse gettate le sue ancore. cattiva notte, disse il capitano scrollando la testa. non so se la mia povera nave potrà resistere. 1595_5616_001010 il dottore s'alzò, andò a prendere su una mensola una polverosa bottiglia che doveva contare un bel numero d'anni e la sturò empiendo i due bicchieri medoc del milleottocentoottantotto, disse: dopo ventiquattr'anni di riposo, deve essere diventato eccellente. 1595_5616_001011 se quel blocco piombava nel momento in cui passava il battello eravamo fritti, disse brandok. lo schiacciava come una nocciola. sono casi piuttosto rari, non essendovi che poche collinette in quest'isola, rispose holker. non ho mai udito raccontare che uno di questi battelli sia stato schiacciato. 1595_5616_001012 il capitano del centauro accostò con precauzione la nave ad una delle quattro scale di ferro che conducevano sulla cima della scintillante cupola, invitando i viaggiatori a seguirlo. qui sono conosciuto, disse. non avete da temere. 1595_5616_001013 i udite, chiese holker. il dottore fece col capo un segno affermativo, poi mosse le labbra a più riprese senza che potesse emettere alcun suono. certo, la lingua non aveva ancora riacquistata la sua elasticità, dopo essere stata per tanti anni immobilizzata. 1595_5616_001014 dei capi che governano le diverse tribù disperse sui continenti. tutto il mondo è paese? pare di sì, disse holker ridendo. venite, signori, disse l'astronomo. la macchina è pronta a portarci lassù fino alla piattaforma. 1595_5616_001015 quelle alghe della specie sargassum bacciferum si presentano a ciuffi staccati che hanno una lunghezza da trenta a ottanta centimetri, e si vedono ora sparsi ed ora agglomerati. 1595_5616_001016 una città di dodici milioni e parigi, una metropoli sterminata più grossa ancora. harry va diritto alla stazione ultrapotente. il condor oltrepassato il ponte. aveva affrettato il volo. 1595_5616_001017 toby e anche holker per un momento temettero di finire in fondo all'atlantico. appena il vascello volante si posò sulle acque, subì una serie di sussulti e di beccheggi così spaventevoli da temere che si rovesciasse per non raddrizzarsi mai più. 1595_5616_001018 ogni sei mesi, verso l'epoca dell'equinozio, si fondono e producono delle inondazioni sopra immense estensioni di centinaia di migliaia di chilometri. le acque, regolate da una serie di canali costruiti da quegli abitanti, scorrono e s'inoltrano attraverso i continenti, fertilizzando le terre e bagnando le pianure. 1595_5616_001019 nello stesso momento, l'ultimo raggio di sole si spegneva e le prime ombre della notte scendevano sul sepolcreto. 1595_5616_001020 non prenderti nessun pensiero per i miei dubbi. ti ho detto che la vita ormai è diventata troppo pesante per me, quindi poco m'importerebbe anche se non mi risvegliassi mai più. mostrami dunque la nostra ultima dimora, non l'ultima, come vuoi. 1595_5616_001021 bisognerebbe farli salire, e allora ci accopperanno tutti, rispose il vecchio che cominciava a tremare. cercate di rassicurarli, non mi ascolteranno. vogliono uscire da quella bolgia infernale dove soffocano. non sentite che puzza orrenda comincia a sprigionarsi da tutti quei cadaveri. 1595_5616_001022 l'austria ha perduto i suoi arciducati tedeschi e l'ungheria riconquistata la sua indipendenza. occupa ora la turchia europea e gli arciducati sono stati assorbiti dalla germania, mentre l'istria ed il trentino sono stati restituiti all'italia, assieme alle antiche colonie veneziane della dalmazia. 1595_5616_001023 delle macchine che sollevano delle montagne. possiamo sprigionare colla semplice pressione del dito una scintilla elettrica trasmissibile a centinaia di miglia di distanza e far scoppiare qualsiasi deposito di polvere. 1595_5616_001024 ora voi vedrete un'altra delle più meravigliose invenzioni dei nostri scienziati, disse holker, appena il centauro si trovò fra le acque del gulf stream, vedrete quale profitto gli uomini del duemila hanno saputo trarre da questa grande corrente che ai vostri tempi era stata così trascurata. 1595_5616_001025 quante cose hanno fatto questi uomini in cent'anni. mormorò brandok che era diventato pensieroso: se potessimo ripetere l'esperimento, che cosa vedremmo fra un altro secolo? forse noi uomini d'altri tempi non potremmo più vivere. 1595_5616_001026 non erano trascorse tre ore che già la bufera annunciata dalla stazione scozzese si faceva sentire anche nei paraggi percorsi dal vascello volante. il cielo si era oscurato e dei soffi impetuosi, delle vere raffiche marine, giungevano dal mezzodì, investendo poderosamente le ali e le eliche del centauro. 1595_5616_001027 è incredibile. che cosa avete chiesero ad una voce il notaio ed il sindaco? quest'uomo non è morto. batte il suo polso. ho sentito una leggera vibrazione. che vi siate ingannato? domandò il notaio, che era diventato pallidissimo. no, è impossibile. il polso batte leggermente, sì, tuttavia. 1595_5616_001028 ormai al mondo non ci sono più che bianchi, gialli e negri che tentano di sopraffarsi, e finora sono i secondi che hanno maggiore probabilità di vittoria, essendo spaventevolmente prolifici. 1595_5616_001029 la minuscola isola era tenuta con pulizia scrupolosa. i erano piccoli viali fiancheggiati da casse di ferro piene di terra entro cui maturavano cavoli, zucche, carote ed altri vegetali mangiabili o dove finivano di seccare, appesi a delle funi, grossi pesci pescati nella corrente. 1595_5616_001030 era una bella nave, dai fianchi piuttosto rotondi per meglio sfuggire alle strette dei ghiacci, lunga una trentina di metri, con in mezzo una galleria formata da vetri di grande spessore per difendere i viaggiatori dai morsi del vento polare senza impedire loro di vedere ciò che succedeva all'esterno, e bene illuminata. 1595_5616_001031 quando giungeremo allo spitzbergen chiese brandok, fra sessanta ore, essendo la galleria europea più lunga di quella americana. e poi dove andremo? c'imbarcheremo sul battello volante che fa il servizio fra le isole e l'inghilterra. desidero mostrarvi un'altra meraviglia: quale. 1595_5616_001032 erano giunti dinanzi al villaggio, il quale si componeva d'una mezza dozzina di abitazioni di forme semisferiche, composte di massi di ghiaccio sovrapposti con un certo ordine, aventi sul davanti una piccola galleria che immetteva alla porta. 1595_5616_001033 abbiamo camminato colle invenzioni. mio caro zio disse holker, ah, ecco il pranzo. un sibilo acuto era sfuggito da una piccola fessura della mensola. poi una porticina si era aperta automaticamente all'estremità della lastra di metallo che si univa alla tavola. 1595_5616_001034 ecco una razza destinata a scomparire, al pari dei pellirosse, disse brandok, che era già uscito parecchie volte dalla galleria per gettare a quei disgraziati parecchie ceste di biscotti acquistate dal dispensiere del. 1595_5616_001035 signor max, salutiamoci ed abbracciamoci, poiché non ci rivedremo mai più. a meno di un miracolo, bisognerebbe che campassi centoquarant'anni. una età impossibile, disse il notaio sospirando. io morrò mentre. 1595_5616_001036 ed i gialli, da seicento milioni sono saliti ad un miliardo e cento milioni. che aumento, esclamò il dottore. ed i bianchi, quanti sono dunque? raggiungono appena i seicento milioni, un aumento non troppo sensibile. 1595_5616_001037 il signor brandok aveva già fatto trasportare nottetempo i suoi milioni e li aveva rinchiusi nella cassaforte nascosta nel piccolo sotterraneo. aveva venduto tutti i suoi possedimenti, lasciando una parte del ricavato al comune dell'isola, purché vegliasse sulla tomba. 1595_5616_001038 e precisamente all'imboccatura di un canale che era formato da due immense rupi, alla cui estremità si vedeva la terra scendere dolcemente la nave. con pochi colpi di sperone si aprì il passo fra i ghiacci che avevano già otturata l'entrata del passaggio. 1595_5616_001039 sale la riva e si mette in marcia per terra e prosegue fino a che trova o qualche canale, o qualche lago, o qualche braccio di mare. allora le ruote entrano nelle loro nicchie, le eliche si rimettono in funzione ed ecco il tramvai tornato battello. non è ingegnoso tutto ciò? 1595_5616_001040 era un fuso enorme, tutto in acciaio, lungo più di centocinquanta metri, colla prora acutissima e largo al centro una quindicina di metri. era tutto coperto con un gran numero di finestre al posto della coperta, difese da vetri che dovevano avere un grande spessore. 1595_5616_001041 la campana ci chiama a colazione. quest'aria marina mi ha messo addosso un appetito da lupo. imitatemi amici, vi troverete meglio dopo. mentre passavano nel salotto da pranzo, il vascello volante continuava la sua corsa verso sudovest, divorando lo spazio con una rapidità di centoventi chilometri. 1595_5616_001042 sotto i forzati, urlavano a squarciagola. la gran voce della tempesta, però, non tardò a soffocare tutti quei clamori. l'uragano sconvolgeva per la seconda volta l'atlantico. dove andremo, si chiese il capitano che guardava con inquietudine le onde che si rovesciavano con furia estrema sui campi dei sargassi. 1595_5616_001043 tuttavia, il centauro subiva dei sussulti improvvisi e si trovava talvolta impotente a resistere alle raffiche. già più d'una volta era stato trascinato per qualche tratto verso il settentrione, nonostante gli sforzi delle ali e delle immense eliche. cadremo in mare. chiese brandok, che si era collocato dietro i vetri dello scompartimento prodiero. 1595_5616_001044 sicché non potrà più avanzare fino a che non si sarà tolto l'ingombro. non sarà che un ritardo di un paio d'ore. saliamo sulla galleria ed andiamo a vedere. 1595_5616_001045 potrei risparmiare una gita inutile fin là. no, signor capitano, disse holker: i miei amici non hanno ancora veduto uno di quei rifugi dei peggiori bricconi del mondo. siamo pronti a pagare doppio biglietto se ci condurrete ad escario. 1595_5616_001046 sono sempre tranquilli i vostri amministrati. non ho da lagnarmi di loro. e poi perché dovrebbero diventar cattivi? viviamo nell'abbondanza e nulla ci manca. i sono questi signori che desiderano visitare la vostra città. rispondete della loro sicurezza perfettamente. siano i benvenuti. 1595_5616_001047 quei ghiacci scintillavano come enormi diamanti e producevano un effetto sorprendente e meraviglioso. il battello abilmente guidato si teneva a distanza da quei pericolosi ostacoli. 1595_5616_001048 quando giungeremo a quebec alle tre e qualche minuto ed al polo nord fra due giorni, e noi supereremo in così breve tempo una così enorme distanza, scivoleremo con una velocità di duecento miglia all'ora: altro che la foga degli uragani. 1595_5616_001049 producono un rumore nella medesima intensità e sono così sensibili da registrare le vibrazioni più impercettibili. supponete ora che un vascello volante s'accosti a noi. 1595_5616_001050 diavolo disse brandok. ecco un'impresa che mi pare difficile. altri- e mi sembra che la cosa possa essere più facile- propongono di rimorchiare parte della immensa calotta gelata fino sotto l'equatore e lasciarla sciogliere. che razza di macchine ci vorrebbero? 1595_5616_001051 prima, quando infuria la tempesta e la luna manca, preferiscono riposarsi perché getterebbero inutilmente le reti con questa brutta notte. non lasceranno i loro letti, me lo assicurate. rispondo di loro. l'ho chiesto perché porto un carico di alcool destinato non so a quali combinazioni chimiche. 1595_5616_001052 tutte le foreste della montagna ardevano, contorcendosi sotto le strette delle lave che scendevano giù senza posa. tutte le pianure, che si estendevano fino sulle rive del mare, con leggere ondulazioni, erano coperte da superbe foreste di palme, di cocchi e di banani. 1595_5616_001053 il freddo era intensissimo. al di fuori, un nebbione pesante, fittissimo, che la luce delle lampade appena appena riusciva a diradare, calava sulle pianure di ghiaccio e un forte vento soffiava dal polo. 1595_5616_001054 vi era un grosso battello sormontato da un solo albero, sulla cui cima brillava una grossa palla di radium che lanciava in tutte le direzioni dei fasci di luce brillantissima, leggermente azzurrina. 1595_5616_001055 per la maggior parte montati da signore che ridevano allegramente e da fanciulli schiamazzanti. ve n'erano di tutte le dimensioni, di grandissimi, che portavano perfino venti persone, e di piccolissimi, appena sufficienti per due. 1595_5616_001056 e questi pescatori che cosa fanno qui? aspettano il passaggio dei grandi branchi di merluzzi. sapete che quegli eccellenti pesci non frequentano più le coste di terranova. 1595_5616_001057 portare la rivoluzione nel mondo. con tutto ciò non riusciva che a strappare qualche sorriso allo scienziato. dunque, queste triglie e queste dorate ti hanno reso muto. gridò ad un tratto brandok che cominciava ad arrabbiarsi. sono venti minuti che i tuoi denti continuano a masticare e che invece la tua lingua rimane immobile. 1595_5616_001058 ancora brandok. hai finito il tuo sonno udendo quella chiamata. il giovane aprì finalmente gli occhi, sbadigliando come un orso che si sveglia dopo il lungo sonno invernale. 1595_5616_001059 ecco una emozione che fa venire la pelle d'oca. signor holker, non finiremo per caso il nostro viaggio con un capitombolo negli abissi dell'atlantico? non abbiate paura, questi vascelli sono meravigliosamente costruiti e possono resistere anche in mare, alle più violente ondate. 1595_5616_001060 ma nessun distillatore per procurarci l'acqua, quassù no. corriamo dunque il pericolo di morire, se non di fame, per lo meno di sete, se i vostri sudditi si rifiuteranno di fornirci l'acqua. ecco quello che temevo. 1595_5616_001061 dormivano da parecchie ore quando furono bruscamente svegliati da un urto piuttosto violento che si ripercosse in tutto lo scafo del battello tramvai e dalle grida: 1595_5616_001062 hanno sentito anche loro il bisogno di qualche novità, sembra, rispose holker. da sessanta e più anni non si mostrano più sulle coste canadesi. ora frequentano questi paraggi, dove si lasciano prendere in numero sterminato. 1595_5616_001063 abbondavano invece sempre gli uccelli marini. anzi, si mostravano così familiari che calavano in buon numero sulla galleria del battello senza inquietarsi per la presenza dei marinai. 1595_5616_001064 holker stava per introdursi in una di quelle gallerie così basse e strette che non si poteva avanzare, che strisciando, quando un esquimese che li aveva seguiti lo fermò dicendo: 1595_5616_001065 la popolazione è fuggita e gli anarchici hanno saccheggiata la città. si chiamano sotto le armi i volontari di malaga e di alicante, che verranno trasportati sul luogo dell'invasione con flotte aeree. 1595_5616_001066 non correrebbero alcun pericolo, essendo quelle isole, o meglio quei vasti galleggianti, insommergibili. ed ognuna di esse quanta forza può fornire un milione di cavalli? 1595_5616_001067 non accennava invece a calmarsi la rabbia dei forzati. le troppo copiose libazioni dovevano aver sconvolto completamente quei cervelli che, forse, non erano mai stati equilibrati. 1595_5616_001068 sì, è lui il birbante. urlarono trenta o quaranta voci. e voi siete dei ladri. gridò il capitano del centauro, mostrandosi un immenso clamore. scoppiò un clamore che parve il ruggito di cento leoni riuniti. miserabile. 1595_5616_001069 una guerra al giorno d'oggi segnerebbe la fine dell'umanità. la scienza ha vinto ormai su tutto e su tutti. eppure quest'oggi, appena svegliato, mi fu comunicata dal vostro giornale una notizia che smentirebbe quello che avete detto ora. mio caro nipote disse toby: 1595_5616_001070 qui invece si allevano ancora molte renne, che vengono poi esportate in russia e anche in norvegia. nonostante i lunghi inverni e le forti nevicate, quegli animali riescono a trovare ancora di che nutrirsi cercando i licheni sepolti sotto il ghiaccio. 1595_5616_001071 non ci volevano che le parole. ci aspetta dinanzi alle finestre per far balzare giù dal letto. il dottore ed il suo compagno, l'automobile davanti alle finestre, avevano esclamato infilando i calzoni: i sorprendete. 1595_5616_001072 giunti sull'orlo superiore dello scoglio, si erano fermati dinanzi ad un'alta cancellata di ferro arrugginito e corroso dai sali marini, che racchiudeva una piccola costruzione di forma circolare sormontata da una cupoletta di vetro. una lastra di metallo situata in cima ad un palo portava la seguente scritta: ancora 1595_5616_001073 e la profonda oscurità addensata sugli sterminati banchi di ghiaccio della regione polare, dovettero constatare, e ne furono molto lieti, che quegli uomini, un giorno così pericolosi, erano diventati assolutamente pacifici e mansueti come agnellini. 1595_5616_001074 levò una piastra di ferro che si trovava ai piedi del letto e mostrò una stretta gradinata scavata nella viva roccia che doveva mettere in qualche cella sotterranea. la cassaforte si trova là dentro, disse. 1595_5616_001075 e la forma è quella d'un tempo. giudicatene voi. ecco laggiù, appunto, una nave che forse viene dall'isola degli rsi. i sembra che rassomigli ad una di quelle che percorrevano gli oceani ai vostri tempi. 1595_5616_001076 non è il primo che io faccio risuscitare. la settimana scorsa ne ho fatto rivivere un altro dinanzi al notaio, ed anche quello dormiva da quattordici anni. ora mangia, saltella e dorme come gli altri e tutti i suoi organi funzionano perfettamente bene. 1595_5616_001077 salirono e qualche minuto dopo il tramvai, preceduto dalla macchina pilota partita già cinque minuti prima, si cacciava sotto la galleria europea, fatta costruire a spese delle nazioni settentrionali del continente: russia, svezia, norvegia ed inghilterra. 1595_5616_001078 un po. avendo terra e acqua al pari del nostro globo, le sue condizioni fisiche sono invece molto differenti. i mari di quel pianeta non occupano nemmeno la metà dell'estensione totale di quel globo. il calore che riceve dal sole è mediocre, essendo la distanza da esso maggiore di quella della terra. 1595_5616_001079 scendiamo in mare, chiese holker. sì, signore, rispose il comandante. il centauro non si sostiene in aria che con grandi sforzi e piuttosto di cadere improvvisamente, preferisco scendere. l'oceano è sconvolto, osservò brandok. 1595_5616_001080 al mattino del secondo giorno il capitano, che stava sempre di guardia col pilota, resistendo tenacemente al sonno, mandò un grido: tenerife, i tre americani, jao ed il giovine galeotto. 1595_5616_001081 copriti. mentre brandok obbediva, il dottore bevve anch'egli la sua tazza. poi s'accostò barcollando ad un vaso di terra che si trovava in un angolo ed afferrato un martello che si trovava lì presso, con un colpo vigoroso ne spezzò il coperchio, poi raggiunse frettolosamente il compagno. 1595_5616_001082 era troppa l'ansia, o meglio l'angoscia che si era impadronita del capitano e dei suoi compagni per pensare a quelli che gelavano entro la gigantesca massa d'acciaio. l'urto stava per accadere. 1595_5616_001083 la luce intensa proiettata dal fiammeggiante vulcano permetteva di scegliere la parte meno difficile per dare la scalata al piccolo cono. le pareti però erano così lisce che il capitano cominciava a dubitare molto di poter raggiungere la cima. 1595_5616_001084 insieme al galeotto che avevamo sbarcato e ad una dozzina di forzati ed i miei marinai sono stati sorpresi nel sonno, fatti prigionieri, e mi pare che abbiano fatto- non so se volontariamente o per salvare la vita- causa comune cogli abitanti di questa maledetta città, poiché prima di fuggire quassù li ho veduti bere insieme a loro. 1595_5616_001085 il vascello si abbassava dolcemente, mentre il suo equipaggio lanciava una scala di corda. il capitano del centauro fu il primo ad afferrarla ed a spingersi in alto, dove un uomo barbuto e molto tarchiato lo aspettava sorridendo, colle, braccia aperte. 1595_5616_001086 cosa vi sentite, signor brandok? gli chiese con accento premuroso, non so, balbettò il giovine. provo un tremito strano ed un turbamento inesplicabile. i hanno colto appena ho messo i piedi su questo vascello. si direbbe che il mio cervello riceva delle continue scosse. 1595_5616_001087 le rocce che dapprima la dividevano erano scomparse e l'acqua si precipitava ormai senza intoppi, facendo girare vertiginosamente le ruote. un numero infinito di grossi fili, d'acciaio, destinati a portare a grandi distanze e suddividere la forza della cascata, si diramavano in tutte le direzioni. 1595_5616_001088 trasportandole alle canarie. sì, signor brandok, rispose il capitano, e gli abitanti di quelle isole non vengono divorati. quali abitanti non ve ne sono più? 1595_5616_001089 harry, il negro gigante, stava dietro alla macchina tenendo le mani su una piccola ruota che faceva agire due immensi timoni di forma triangolare, costruiti con una specie di tela lucidissima, montati sopra una leggera armatura di metallo. 1595_5616_001090 io nche chilometri all'ora, sicché avete abolito i treni ferroviari, chiese brandok. oh no, mio caro signore, non son più quelli che si usavano ai vostri tempi, troppo lenti per noi, ma ne abbiamo ancora moltissimi. capirete che queste macchine volanti non si possono caricare. 1595_5616_001091 avevo già deciso di fare un bel salto dal faro della libertà e di sfracellarmi sul molo. una brutta sciocchezza, mio caro james, a ventisei anni, con un milione di dollari e cento milioni di noia, che mi fa sbadigliare da mattina a sera, disse il giovine interrompendolo. 1595_5616_001092 che dall'arabo era stata scoperta in una antichissima tomba nel seno di una sacerdotessa egiziana che per bellezza non aveva avuto uguali, il dottor dek. ascoltando i pomposi elogi fatti a quel piccolo fiore, 1595_5616_001093 è un branco di leoni, esclamò il capitano. ecco dei brutti vicini che ci faranno passare un terribile quarto d'ora. potranno giungere fino a noi? chiesero toby e holker, che erano ben più spaventati di brandok. 1595_5616_001094 fiancheggiate da palazzi mostruosi di venti, venticinque e perfino di trenta piani, che dovevano contenere migliaia di famiglie, ciascuno la popolazione di un villaggio. 1595_5616_001095 brandok, holker e toby presero posto a prora sotto la galleria, seguiti subito dagli altri passeggeri. la porta fu chiusa, la macchina lanciò un fischio acuto ed il battello si mise in moto a velocità moderata, mentre i suoi uomini, che si trovavano fuori della galleria 1595_5616_001096 tutta la notte l'enorme massa oscillò e girò, percossa incessantemente dai cavalloni, i quali la spingevano verso il mar dei sargassi piuttosto che verso le azzorre, come dapprima aveva creduto il capitano. finalmente, verso le quattro del mattino, un barlume di luce apparve fra uno squarcio delle tempestose nubi. 1595_5616_001097 come state zio, i permettete di chiamarvi così d'ora innanzi. certo, mio caro tardo nipote, rispose il dottore. i trovo abbastanza bene, anche voi, signor brandok, ho solamente un po di fame. 1595_5616_001098 e finisce al polo. la galleria chiese brandok. no, signore. i russi e gli inglesi poi ne hanno costruita un'altra, che parte dalla colonia polare e sbocca a nord dello spitzbergen. quella di quando in quando frana al suo sbocco, non essendovi in quelle isole un freddo sempre intenso. le riparazioni però sono facili. 1595_5616_001099 tutto il necessario, insomma, per un pranzo abbondante. quand'ebbe terminato, premette un bottone, la porticina si aprì ed il minuscolo treno scomparve, retrocedendo colla velocità d'un lampo. 1595_5616_001100 io non ho mai veduto una simile orgia, disse il capitano del centauro. quegli uomini, se continuano a bere a quel modo, finiranno per tramutare questa città in un vero manicomio. come finirà tutto ciò? confesso che non sono affatto tranquillo. non possiamo sperare che nella provvidenziale comparsa di qualche nave? 1595_5616_001101 ah, ecco la mia corrispondenza che arriva, disse holker, alzandosi. un'altra meraviglia, esclamarono toby e brandok alzandosi. una cosa semplicissima, rispose holker. guardate, amici miei. 1595_5616_001102 poi chiudono la galleria con massi di ghiaccio e lasciano che il malato si spenga da sé e si lasciano rinchiudere senza protestare. anzi, sono loro che pregano i parenti di portarli nella capanna da cui non usciranno mai più. 1595_5616_001103 alla sera, però, tutto quel baccano cessò. i forzati, stanchi di distruggere e di urlare, si erano finalmente decisi a riposarsi, malgrado il tanfo insopportabile che cominciava ad espandersi al di sotto della immensa cupola. i cadaveri cominciavano a decomporsi. 1595_5616_001104 quel fiore, proseguì il dottore, assomigliava ad una margherita raccolta in qualche giardino incantato. quella risurrezione misteriosa durò parecchi minuti. 1595_5616_001105 che agivano ai due lati della prora e che in pochi istanti sgretolavano i massi. una vera nave da ghiaccio, disse brandok, che guardava con viva curiosità. quante belle invenzioni. 1595_5616_001106 giovane di venticinque o trent'anni, coi capelli di color biondo rossiccio, di statura alta e slanciata. l'altro invece dimostrava cinquanta o sessant'anni, aveva i capelli brizzolati ed era più basso, di statura e di forme più massicce. sia l'uno che l'altro erano meravigliosamente conservati, solo la pelle del viso. 1595_5616_001107 è un mercante di pesce che si duole sempre di non potermi fare assaggiare le gigantesche anguille che i suoi pescatori prendono nel canale d'eg. dunque, lassù vi sono padroni e lavoratori, come sul nostro globo, anche dei re. 1595_5616_001108 però più in grande, avendo la piattaforma più larga: dieci ali, quattro eliche mostruose e doppi timoni. sopra si estendeva una galleria a vetri riservata ai viaggiatori e sormontata da un albero con una antenna- probabilmente qualche apparecchio elettrico- per la trasmissione dei telegrammi aerei. 1595_5616_001109 probabilmente il continuo contatto li aveva persuasi a rispettarsi reciprocamente, conoscendosi quasi d'eguale forza. è certo però che non dovevano rispettare quelli più deboli per non morire di fame. 1595_5616_001110 le onde che si rovesciavano attraverso il canale non cessavano di muovere, all'assalto di quel colossale ostacolo che impediva loro di stendersi liberamente. giungevano una dietro l'altra a brevissimi intervalli, sollevando dei formidabili flutti di fondo. 1595_5616_001111 brandok, forse più nervoso di toby, sussultava come se ricevesse delle vere scariche elettriche e quando si passava una mano sulla testa, i suoi capelli, quantunque bagnati, crepitavano e sprigionavano delle vere scintille. 1595_5616_001112 il fondo è buono intorno a questo scoglio e le vostre ancore la terranno ferma. i è un'altra cosa però che m'inquieta: i vostri compagni dormono sempre la notte. perché mi fate questa domanda? chiese jao, stupito. rispondetemi prima. 1595_5616_001113 a che cosa possono servire? zio, disse holker. come voi sapete, tutte le nostre macchine funzionano ad elettricità, quindi noi avevamo bisogno d'una forza enorme per le nostre gigantesche dinamo. 1595_5616_001114 appoggiando spesso la mano sui loro petti e tastando di quando in quando anche i polsi. la vitalità tornava lentamente nei due addormentati. il loro polso cominciava già a battere assai debolmente, però, ma ancora non respiravano ed il cuore rimaneva muto. vedremo dopo il bagno, mormorava. 1595_5616_001115 la mia città, disse il governatore, è tutta qui. quanti abitanti conta? chiese toby, milleduecento sessanta tettoie e venti opifici dove lavorano coloro che non si dedicano alla pesca. 1595_5616_001116 harry, il negro, che era già tornato dopo aver portato via toby e brandok, scese nel sotterraneo. aiutami, gli disse holker. basto, io, signore, rispose il gigante, i miei muscoli sono solidi e le mie spalle larghe. prese la cassa più grossa e la portò via. 1595_5616_001117 il dottor toby e brandok si cambiarono, fecero un po di toeletta, poi lasciarono la stanza, inoltrandosi in un corridoio le cui pareti lucidissime avevano degli strani splendori, come se sotto la vernice che le copriva vi fosse qualche strato di materia fosforescente. 1595_5616_001118 che si trova qui presso. non vi mancherà il tempo. una visita agli abitanti del polo è sempre interessante per un turista. metto a vostra disposizione un marinaio con due lampade. approfittiamone pure, disse brandok. io non sono mai stato nelle regioni polari. 1595_5616_001119 in tutti e tre, poi, si osservava uno sviluppo assolutamente straordinario della testa e specialmente della fronte. i loro vestiti erano d'una certa stoffa color caffè chiaro, che pareva una seta, e consistevano in casacche larghissime e in calzoni corti ed ampi fermati sotto il ginocchio. 1595_5616_001120 guarda dunque e va a riferire ai tuoi compagni quello che hai veduto. gli disse jao, che siamo sul mare o all'inferno, poco m'importa. rispose il galeotto, respirando a lungo. sono uscito da quel macello e mi basta, accoppatemi se volete, ma io non ritornerò mai più laggiù. i farebbero a brani. 1595_5616_001121 degli uomini erano comparsi in mezzo a delle case e correvano all'impazzata lanciando delle bombe che scoppiavano con lampi vivissimi. i muri si sfasciavano, i tetti crollavano, uomini, donne e fanciulli precipitavano nelle vie, mentre larghe lingue di fuoco si alzavano sopra quegli ammassi di macerie, tingendo tutto il quadro di rosso. 1595_5616_001122 centoventi chilometri al massimo, e questo procede colla velocità di trecento. quale macchina lo spinge? nessuna macchina. viene aspirato e spinto contemporaneamente. 1595_5616_001123 le onde dell'oceano atlantico vi s'infrangevano con una violenza tale che pareva si sparassero delle cannonate in fondo ai piccoli fiordi scavati dall'eterna azione delle acque. 1595_5616_001124 noi abbiamo i nostri motivi per credere che siano molto più avanti di noi. dapprima i segnali furono confusi e ci riuscì impossibile intenderci. a poco a poco, però, fu combinato un cifrario speciale che i martiani, dopo un paio d'anni, riuscirono a comprendere. 1595_5616_001125 ed al polo sud hanno pure aperta una galleria, chiese toby con curiosità. non ancora, però i nostri scienziati stanno studiando assiduamente su ciò che meglio converrà fare. anche in quell'estremo lembo del mondo. c'è una grave questione che è più importante d'una galleria polare e che preoccupa molto. 1595_5616_001126 e avremo carne a tutti i pasti, disse holker, ciò che al giorno d'oggi non si può trovare dappertutto sui continenti: carne d'orso, chiese toby. sono più di cinquant'anni che gli orsi sono scomparsi, rispose holker. anche nelle regioni polari ormai la selvaggina è diventata rarissima. 1595_5616_001127 quando si risveglieranno e sentiranno la loro città ballare, vorranno salire anche loro e ci daranno non pochi fastidi. ed io condivido il vostro pensiero, signore. disse il capitano: avremo la tempesta sopra le nostre teste e quei pazzi sotto di noi. la nostra passeggiata attraverso l'atlantico prevedo che non sarà troppo divertente. 1595_5616_001128 jao condusse i suoi ospiti verso una bella casetta, tutta costruita in lamine di ferro, divisa in quattro minuscole stanze che sembravano più che altro delle cabine, essendo lo spazio troppo prezioso in quella strana città per permettersi il lusso di averne di più ampie. 1595_5616_001129 quei re, disse holker, avevano delle lumache? forse? e che cosa direbbero il capitano paulin, burocchio, chameran e soprattutto marivaux? chi erano costoro, chiese brandok, i più rapidi corrieri dell'europa medievale che fecero in quell'epoca, stupire tutti per la loro velocità. 1595_5616_001130 o per impossessarsi del nostro tesoro, nel caso che noi fossimo proprio morti. e poi vi è il notaio, ed ho anche depositato un atto presso il sindaco. non temere, james, qualcuno verrà a raccogliere la nostra eredità. 1595_5616_001131 è vero, mi dimenticavo che siamo in autunno. inoltrato a tavola, signori miei, ed imitiamo i nostri compagni di viaggio. si misero ad uno dei sei tavolini che occupavano il salotto e si fecero servire un pranzo abbondante e anche succulento, fornito dal cuoco del tramvai polare. 1595_5616_001132 anche le fregate sono gli unici volatili che li superano, potendo quelli percorrere centosessanta chilometri all'ora, e gli albatros chiese brandok, quantunque abbiano un'ampiezza d'ali che in media va dai quattro metri ai quattro e mezzo, non possono lottare colle fregate. 1595_5616_001133 si vedeva che tutto avevano sacrificato per non correre il pericolo di trovarsi ben presto alle prese colla fame, dato l'immenso e rapido aumento della popolazione. 1595_5616_001134 io non comando mai loro di fare questa o quella cosa, rispose il capo della città sottomarina. chi non lavora non mangia. perciò sono costretti a fare tutti qualche cosa, senza che io glielo imponga. 1595_5616_001135 tenetevi stretti. il vecchio jao non si era ingannato se la nuova società del duemila aveva pensato di relegare in quelle strane città sottomarine gl'individui pericolosi. 1595_5616_001136 già anche i nostri astronomi l'avevano supposta così. e marte, a quanta distanza lo vedete col vostro cannocchiale chiese brandok a soli trecento metri. che meraviglie. adagio harry: scendi piano. 1595_5616_001137 il massacro è stato tale da decidere le diverse nazioni del mondo ad abolire per sempre le guerre, e poi non sarebbero più possibili. oggi noi possediamo degli esplosivi capaci di far saltare una città di qualche milione di abitanti. 1595_5616_001138 dall'interno s'alzavano urla orribili, i, forzati, vedendo l'acqua rovesciarsi attraverso la cupola seminfranta, scappavano da tutte le parti per non morire annegati dal formidabile assalto delle onde. 1595_5616_001139 talvolta i cavalloni giungevano quasi fino presso i sei uomini, i quali si tenevano bene aggrappati all'orlo del pozzo per paura di venire portati via. la spuma talvolta li avvolgeva così fittamente che non potevano distinguersi l'uno dall'altro, quantunque si trovassero molto vicini. 1595_5616_001140 sia, rispose il comandante dopo una breve esitazione. chissà che non trovi là alcuni meccanici per rimettere a posto il mio centauro diciotto ore. 1595_5616_001141 perché è stato giudicato inguaribile. qui, quando un uomo od una donna vengono colpiti da qualche malattia, si cerca di curarli dapprima con degli incantesimi, urlando e correndo intorno alla capanna e mettendo accanto all'infermo una pietra di due o tre chilogrammi, secondo la gravità della malattia. 1595_5616_001142 dove un tempo s'innalzavano superbi edifici e città e si estendevano campi, sarà la desolazione più lugubre, il più spaventoso deserto. e i vostri scienziati pensano di evitare una simile catastrofe? chiese brandok. 1595_5616_001143 il capitano ed i tre americani seguirono cogli sguardi la direzione che il pilota indicava col braccio e non poterono trattenere un brivido di terrore. trenta o quaranta animali dal pelame fulvo e dalle folte criniere nerastre s'aprivano il passo attraverso i cespugli, avvicinandosi alla roccia che serviva da contrafforte al cono. 1595_5616_001144 eppure vi è una colonia polare lassù, mi avete detto: quelli sono uomini che appartengono alla nostra razza. rispose holker: ecco l'egoismo della razza bianca. in coscienza non posso darvi torto. 1595_5616_001145 invece di dirigersi verso la borgata, le cui casette s'allineavano a duecento passi dal porticciolo, si mise a camminare lungo la spiaggia colle mani affondate nelle tasche dei pantaloni e gli occhi semichiusi, come fosse in preda ad una specie di sonnambulismo. 1595_5616_001146 ai tentacoli che servono ai pesci ciechi per avanzarsi nelle grandi profondità o nelle caverne sottomarine, vada a urtare contro un ostacolo qualunque o precipiti in qualche spaccatura apertasi nei banchi di ghiaccio sostenenti la galleria. 1595_5616_001147 facendo scintillare meravigliosamente le pareti. e ad ogni venti chilometri vi era uno sbocco laterale attraverso cui si scorgevano delle casette di legno abitate dai sorveglianti della linea. 1595_5616_001148 si sarebbe detto che un nuovo uragano stava per scatenarsi sull'irrequieto oceano. un'afa pesante, soffocante regnava negli alti e nei bassi strati, satura di elettricità. il sole, qualche ora prima, si era tuffato più rosso del solito dentro una nuvolaccia nera che era apparsa verso ponente. 1595_5616_001149 null'altro che ghiaccio ed una montagna altissima che sembra un vulcano spento e su quella s'incrociano tutti i meridiani del nostro globo e vi si nasconde uno dei due cardini della terra, rispose holker scherzando. 1595_5616_001150 i grandi pascoli dell'argentina e i nostri del far west non esistono più ed i buoi ed i montoni a poco a poco sono quasi scomparsi, non rendendo le praterie in proporzione. 1595_5616_001151 non era trascorso un quarto d'ora che il narval entrava sotto una immensa tettoia illuminata da un gran numero di lampade e dove si muovevano parecchie persone che si potevano facilmente scambiare per bestie polari. 1595_5616_001152 senza il mio liquore, che cosa saresti tu a quest'ora? un pizzico di cenere senza nemmeno un pezzetto d'osso. hai ragione, toby, rispose brandok sforzandosi di sorridere. 1595_5616_001153 fornita di quattro ali gigantesche e di eliche grandissime, collocate al di sopra di una piattaforma di metallo lunga e stretta, difesa all'intorno da una balaustra. nel mezzo, collocati su un soffice materasso e riparati da una cortina, si trovavano il dottor toby e brandok, coricati l'uno presso 1595_5616_001154 abbastanza visibile, proprietà privata del dottor toby holker. ci siamo, aveva detto l'uomo attempato, levandosi da una tasca una chiave vecchissima d'una forma speciale e una carta ingiallita. che belle chiavi si usavano cent'anni fa e sperate di farlo risuscitare il vostro antenato, signor holker? 1595_5616_001155 che domanda è questa? mio caro james, tu devi aver fame ed il pranzo è pronto. l'aria di mare mette appetito e la mia vecchia magge mi ha promesso un superbo piatto di pesce. lasciamo qui il coniglio e andiamo a riempirci lo stomaco. la cuoca sarà già arrabbiata per il ritardo. avremo anche il notaio al. 1595_5616_001156 ma che poteva aspettare benissimo l'incontro di qualche nave marina o volante, purché qualche bufera non la scaraventasse contro qualche ostacolo. tutto il pericolo stava lì. 1595_5616_001157 ora, disse jao, possiamo aspettare l'incontro di una nave per quindici giorni, almeno non correremo il pericolo di morire di fame e di sete ed i vostri sudditi ne avranno abbastanza per resistere tanto chiese. 1595_5616_001158 tanto valeva che non si fossero risvegliati dal loro sonno secolare. mormorò il signor holker con un lungo sospiro, prendendo posto nello scompartimento del carrozzone. 1595_5616_001159 in che cosa consisteva, chiese brandok, che cominciava ad interessarsi vivamente a quel racconto che assomigliava ad uno di quelli delle mille ed una notte, in una piccola pianta disseccata. 1595_5616_001160 toby esclamò: brandok, che cosa hai intenzione di fare? vedere come camminerà il mondo fra cent'anni e null'altro. come tu vorresti fare un sonno di venti lustri? sei pazzo, non lo credo, rispose il dottore con voce tranquilla. 1595_5616_001161 il giovane prese la tazza con mano ferma, guardò il liquido in trasparenza, poi lo tracannò senza che un muscolo del suo viso avesse trasalito. 1595_5616_001162 è già la seconda o la terza volta che li vedo tremare così. chi sono dei signori americani che fanno il giro del mondo? in quel momento holker si avvicinò a loro. 1595_5616_001163 sapete da che cosa deriva, chiese holker. non saprei indovinarlo, rispose toby, dall'immensa tensione elettrica che regna ormai in tutte le città del mondo ed a cui voi non siete ancora abituati. 1595_5616_001164 strappò quasi per forza il dottore e brandok dalle finestre e trasse dal vagoncino le tazze, la salvietta ed il recipiente contenente la profumata bevanda, nonché dei biscotti. 1595_5616_001165 anche se ciò avvenisse, poco danno ne avremmo, rispose holker, non andremo sott'acqua. niente affatto, mio caro signore. i nostri ingegneri avevano pensato anche a simili disgrazie e vi hanno posto rimedio. 1595_5616_001166 durante tutto quel tempo, i forzati, probabilmente molto impressionati dai fragori delle onde, dal rombare incessante dei tuoni e dai soprassalti disordinati della loro città, si erano mantenuti tranquilli. 1595_5616_001167 il vascello, che si avanzava con grande velocità, fu ben presto sopra la baia, descrisse, nonostante il forte vento, una curva assai allungata ed andò a posarsi dolcemente entro un recinto costruito su una collinetta che sorgeva a qualche centinaio di metri dalla stazione estiva. 1595_5616_001168 capisco, disse toby. da migliaia e migliaia d'anni, dunque, la calotta glaciale del polo sud, che non è altro che una immane montagna di ghiaccio, non ha fatto altro che aumentare, occupando oggidì una superficie di otto milioni di miglia quadrate, pari cioè a quella di tutta l'america settentrionale. 1595_5616_001169 avevano anche essi un pezzo di radium, ed invece di avere delle fiocine colla punta di osso, portavano a tracolla dei buoni fucili elettrici coi quali si procuravano il cibo giornaliero massacrando gli uccelli marini. 1595_5616_001170 un abbraccio amico e lasciamoci il signor max, vivamente commosso, cogli occhi umidi, si strinse fra le braccia il dottore, tenendoselo per qualche momento sul petto. 1595_5616_001171 devi cambiarle in oro, amico mio. fra cent'anni quelle cartelle potrebbero non avere più valore alcuno, mentre invece l'oro rimane sempre oro, sia che si trovi in verghe od in pezzi da venti lire. io posseggo soltanto ottantamila dollari, tuttavia spero che mi basteranno anche fra cento anni per non morir di fame. 1595_5616_001172 nel momento in cui passavano sotto il centauro. l'apparato elettrico di questo fece udire un lungo tintinnio e registrò un dispaccio lanciato dai timonieri del tangaroff. era un cordiale buon viaggio che inviavano ai naviganti dell'aria, unitamente alla notizia che i ghiacci avevano ormai interrotta la navigazione nel mar bianco. 1595_5616_001173 senza esservi mai veduti, esclamò brandok, dietro alcune mie indicazioni, avrà scarabocchiato il mio ritratto. e tu, chiese: toby, ho il suo. come sono dunque gli abitanti di marte? somigliano a noi. 1595_5616_001174 così la pace fu assicurata mercé l'intervento poderoso delle confederazioni americane e delle antiche colonie inglesi che ridussero a dovere le nazioni recalcitranti. ora una pace assoluta regna da dieci lustri nel vecchio continente europeo. 1595_5616_001175 in quel momento la porta si aprì ed il signor holker comparve, seguito dal gigantesco negro che portava dei vestiti simili a quelli che indossava il suo padrone e della biancheria. 1595_5616_001176 fratelli, sorelle, moglie, figli e parenti vanno a portargli il loro ultimo saluto, non fermandosi più del necessario perché, se la morte sorprendesse il malato, i visitatori sarebbero costretti a spogliarsi dei loro abiti e gettarli via, perdita non disprezzabile in questi climi. 1595_5616_001177 già da molti lustri, anzi fin dal e anche prima, i nostri vecchi astronomi e anche quelli europei, specialmente l'italiano schiaparelli, avevano notato che su quel pianeta apparivano di quando in quando, specialmente dopo il ritiro delle acque che ogni anno invadono quelle terre. 1595_5616_001178 è una stazione e la ferrovia i passa sotto i. avete parlato d'aria. cosa c'entra colle ferrovie? lo saprete quando prenderemo il treno che ci porterà a quebec. ah, ecco l'omnibus che va. 1595_5616_001179 li introdusse nel suo gabinetto particolare, che serviva nel medesimo tempo da sala da pranzo, li fece sedere e servì loro egli stesso, non avendo servi a sua disposizione, poiché anche il governatore non poteva godere prerogative speciali degli eccellenti pesci cucinati al mattino e delle pagnotte. 1595_5616_001180 sì, signori, e con tutto il necessario. come vedete, è una cosa molto comoda, che mi dispensa dall'avere una cuoca ed una cucina, rispose holker. aprì il primo vagoncino, che aveva una circonferenza di quaranta centimetri e una lunghezza uguale. 1595_5616_001181 quella grandine di massi ebbe maggior successo che i colpi di rivoltella del capitano. le belve spaventate avevano cominciato a indietreggiare, spiccando salti giganteschi per non farsi fracassare le costole. 1595_5616_001182 uscito dalla cinta, il piccolo cavallo aveva preso una via abbastanza larga che costeggiava l'oceano, slanciandosi ad un trotto rapidissimo, senza che il dottore avesse avuto bisogno di eccitarlo colla frusta. 1595_5616_001183 sono diventati invece spaventosamente numerosi, rispose holker. hanno buon sangue gli africani e non si lasciano assorbire, e così pure gli uomini di razza gialla. c'è ancora la cina. la cina sì, ma non l'impero, rispose holker ridendo. 1595_5616_001184 ghiaccioli. intanto brandok, il capitano ed il pilota avevano attaccato le funi che una volta servivano per sospendere le reti e che le onde in parte avevano risparmiate e le avevano annodate. 1595_5616_001185 l'immensa massa d'acqua si rovesciava nel fiume sottostante con un fragore assordante, mettendo in moto un numero infinito di ruote gigantesche, costruite tutte in acciaio, destinate a trasmettere la forza a tutte le macchine elettriche della federazione americana. 1595_5616_001186 non so come se la caveranno i nostri pronipoti fra altri cent'anni, a meno che non tornino, come i nostri antenati, all'antropofagia. la produzione della terra e dei mari non basterebbe a nutrire tutti, e questo è il grave problema che turba e preoccupa gli scienziati. 1595_5616_001187 la città galleggiante rollava in modo inquietante, tuffando i suoi fianchi nelle onde. tutte le sue balaustrate erano state strappate, però le traverse d'acciaio delle invetriate resistevano sempre. guai se avessero ceduto sotto il peso immane dei cavalloni. 1595_5616_001188 il capitano aveva avuto ragione a dire che erano divenuti tutti pazzi: urlavano, saltavano, si picchiavano, si gettavano a terra, rotolandosi fra un frastuono orrendo prodotto da sbarre di ferro che picchiavano furiosamente le pareti metalliche che li difendevano dall'invasione delle acque. 1595_5616_001189 e anche la stoffa mi sembra diversa, stoffa vegetale. già da sessant'anni abbiamo rinunciato a quella animale troppo costosa e poco pulita. in paragone a questa, ah, troverete il mondo ben cambiato. per ora non vi dico altro per non scemare la vostra curiosità. i aspetto nella sala da pranzo. 1595_5616_001190 se poi verranno a più miti consigli, li sbarazzeremo dei cadaveri perché non scoppi qualche terribile epidemia, che sarebbe indubbiamente fatale anche a noi, col calore spaventevole che regna in questa regione, e permetteremo loro di venire a respirare una boccata d'aria. che cosa ne dite, capitano? 1595_5616_001191 una profonda inquietudine si era impadronita di tutti. si sarebbe detto che non respiravano più e che i loro cuori non battevano più, tanta era la loro ansietà. quell'enorme cassa metallica avrebbe realmente galleggiato o sarebbe invece andata a fondo come una massa inerte? 1595_5616_001192 nuova york, padrone, disse. il negro di già rispose: holker, hai superato le cento miglia all'ora. mio buon harry, sbrighiamoci e bada di non urtare. qualcuno si era alzato e guardava verso quelle luci. arriveremo presto, mormorò. 1595_5616_001193 in questo secolo i nostri astronomi, vedendo che quelle linee di fuoco si ripetevano con maggior frequenza e che descrivevano per lo più una forma rassomigliante ad una j mostruosa, supposero che fossero veramente segnali e decisero di provare a rispondere. 1595_5616_001194 il dottore scosse la testa e guardò brandok che sussultava come se avesse qualche pila dentro il corpo. questa intensa elettricità che ormai ha saturato tutta l'aria del globo e alla quale noi non siamo abituati, temo che ci sia fatale. mormorò poi. 1595_5616_001195 esclamò in quel momento toby che si era levato. s'alza la luna laggiù come sembra mostruosa. io non l'ho mai veduta apparire così grossa che anche quel satellite si sia modificato. 1595_5616_001196 già fin dai nostri tempi. l'impero cominciava a sgretolarsi, disse brandok, e la russia ha perso la siberia, diventata anch'essa indipendente con un re appartenente alla famiglia russa. 1595_5616_001197 andiamo a fare colazione al bar del niagara, disse olker i farete così un concetto degli alberghi moderni. sbarcarono ed attraversarono la piazza, che era quasi deserta essendo mezzogiorno, ossia l'ora del pasto. 1595_5616_001198 se avete sonno, dormite, disse il capitano. c'incaricheremo noi di vegliare fino allo spuntare del sole. non correremo nessun pericolo. le belve sono troppo spaventate dall'eruzione per pensare ora a noi. questa notte non lasceranno i loro covi. 1595_5616_001199 una voce metallica si fece subito udire. grave disastro sul missouri prodotto da una piena improvvisa. omaha è quasi interamente distrutta e sessantamila persone si sono annegate. il governo del nebraska ha mandato ingegneri con ventimila uomini, viveri e scialuppe. 1595_5616_001200 e i frammenti della calotta antartica, con tutte le acque trattenute ora intorno ad essa, si rovescerebbero con impeto irresistibile verso il polo nord attraverso l'oceano atlantico e pacifico. 1595_5616_001201 la notizia che dei furfanti si erano impadroniti della tua nave è giunta in inghilterra ed in francia. sai che avevano osato assalire delle navi marittime. chi quelli che t'avevano preso il centauro? e che cosa è successo di loro? 1595_5616_001202 ai vostri tempi, a quanto ascendeva la popolazione del globo? a circa millecinquecento milioni e l'elemento mongolo vi figurava con circa seicento milioni. la popolazione attuale è invece di due miliardi e duecento milioni. 1595_5616_001203 io ora mi domando se, aumentando la tensione elettrica, l'umanità intera in un tempo più o meno lontano non finirà per impazzire. 1595_5616_001204 inoltre, il freddo intenso che regnava laggiù doveva aver calmati i loro furori. mai ghiacciaia era stata così fredda. di certo poiché i cristalli di ghiaccio avevano avvolto perfino i cadaveri, arrestandone la putrefazione. 1595_5616_001205 come ti senti, amico mio? chiese: toby: benissimo, il tuo spleen. per ora non m'accorgo che mi tormenti. e dimmi, toby, abbiamo sognato o è proprio vero che noi abbiamo dormito un secolo? 1595_5616_001206 delle coppe di cristallo piene di fiori ottimamente conservati, raccolti probabilmente nelle serre di quebec. la composizione della cena era veramente polare. 1595_5616_001207 divorarono poscia un'abbondante zuppa di pesce, vuotarono alcune tazze di latte di renna, poi, essendosi il vento un po calmato, fecero una escursione nei dintorni della baia, colla speranza di veder giungere il vascello aereo che doveva condurli in europa. 1595_5616_001208 ai vostri tempi che cosa si accendeva alla sera? gas, petrolio, luce elettrica, disse brandok. povera gente, disse holker. e come doveva costar cara allora l'illuminazione? certo, signor holker, disse brandok. ora invece abbiamo quasi gratis la luce ed il calore. 1595_5616_001209 un bagno nell'acqua calda, un po di burro sulla loro lingua per renderla più pieghevole ed eccoli ritornare alla vita. ora vedrai prese da uno scaffale una piccola fiala di vetro che conteneva un liquido rosso. 1595_5616_001210 il letto e mise le mani su una piastra di ferro di forma circolare munita d'un anello. deve essere qui sotto il sotterraneo, contenente i milioni del mio antenato e del signor brandok, disse i saranno ancora, chiese il notaio. solo noi potevamo sapere che i due addormentati ve li avevano posti. e poi noi, 1595_5616_001211 quel peso immenso? che cosa produrrà uno spostamento del nostro pianeta simile a quello già avvenuto venticinquemila anni fa, prodotto dalla massa della calotta di ghiaccio del polo artico? 1595_5616_001212 i pilastri d'acciaio crollano uno ad uno, rispose il capitano. allora verremo portati via, disse brandok. sì, se l'uragano non si calma, avete speranza che le onde rallentino la loro furia indiavolata. temo invece che si vada formando uno spaventevole ciclone. 1595_5616_001213 parla chiaro: non si tratta che di far due iniezioni ed il liquido misterioso deve trovarsi in quella cassetta, rispose il signor holker indicando una scatola di metallo che si trovava in fondo al letto. torneranno subito in vita, non credo. forse dopo che li avremo immersi nell'acqua tiepida? dovremo quindi 1595_5616_001214 quando ci avete trasportati? domandò brandok. al colmo della sorpresa, ieri sera alle otto ho lasciato l'isola e a mezzanotte eravate qui, in quattro sole ore, mentre cent'anni fa se ne impiegavano sedici. e con una scialuppa a vapore, esclamò il dottore. 1595_5616_001215 cerchiamo la nostra colazione, ripeté il capitano, non ci conviene consumare il nostro pesce secco, che potremmo più tardi rimpiangere. scendiamo sui sargassi, signori. i pesci, i granchi grossi ed i granchiolini, come vi ho detto, abbondano fra queste alghe. 1595_5616_001216 eppure sento che la testa del coniglio comincia a diventar calda- effetto del calore dell'acqua- e che la carne freme. non vedo muoversi le gambe. ad un tratto mandò un grido di stupore. il coniglio aveva aperti gli occhi e fissava il dottore colle pupille dilatate. 1595_5616_001217 scendi cane, scendi jao. li lasciò sfogare, ricevendo filosoficamente, senza turbarsi, quell'uragano d'ingiurie e di minacce e, quando vide che non avevano più fiato, fece loro un gesto amichevole, gridando: 1595_5616_001218 sulla piazza, in mezzo ad un gran numero di barili e d'ogni sorta di rottami, dormivano dei gruppi di forzati, fulminati di certo da quelle terribili bevute. altri giacevano stesi al suolo entro le case semidistrutte prive dei tetti. 1595_5616_001219 vivono ancora nelle capanne di ghiaccio, chiese, toby, sì zio. e l'unico miglioramento che abbiano introdotto è quello di aver soppressa l'antica e fumosa lampada ad olio, con quella a radium che le illumina e li riscalda meglio. eccoci giunti. volete che visitiamo una capanna? turatevi il naso e fatevi coraggio. 1595_5616_001220 levò dei bicchieri, delle posate, delle salviette e quattro bottiglie che dovevano contenere del vino o della birra. dagli altri quattro estrasse successivamente dei piccoli recipienti contenenti del brodo ancora caldissimo, poi dei piatti con pasticci e vivande svariate, delle uova, dei liquori e così via. 1595_5616_001221 come esclamò toby, tu lo avevi informato che un tuo antenato dormiva da cento anni. sì, zio, rispose holker. ci facciamo di tratto in tratto delle confidenze perché siamo legati da una profonda amicizia. 1595_5616_001222 metallo. questi vagoncini hanno una forma cilindrica, la cui circonferenza è esattamente precisa a quella interna del tubo, e possono contenere passeggeri. 1595_5616_001223 ha detronizzato il carbon fossile, la luce elettrica, il gas, il petrolio, le stufe ed i camini, sicché anche le vie sono illuminate con lampade a radium, chiese, toby, e anche gli stabilimenti, le officine e così via, e nelle miniere di carbone non si lavora più. 1595_5616_001224 era una splendida giornata d'autunno, rinfrescata da una brezza vivificante impregnata di salsedine che soffiava dal settentrione. l'oceano atlantico era in perfetta calma, quantunque il flusso avventasse fra le scogliere che proteggevano le spiagge dalle ondate. 1595_5616_001225 appena uno giunge, l'altro di ritorno parte ogni due ore. abbiamo treni che vanno ed altri che giungono, così gli scontri sono impossibili, disse brandok. 1595_5616_001226 non resta poi che andare a scaricare la raccolta. come vedete, la cosa è semplicissima. stupefacente invece, disse brandok: che progresso meccanico, harry accresci la velocità, disse holker. 1595_5616_001227 scherzate, ve lo dico sul serio, mio caro signor brandok, voi comunicate con loro. ho anzi un carissimo amico lassù, che mi dà spesso sue notizie. 1595_5616_001228 ed ora corrispondiamo perfettamente bene e ci comunichiamo le notizie che avvengono sia quaggiù che lassù. stupefacente, esclamarono ad una voce brandok e toby. ve lo avevo detto. disse holker: ditemi, signor hibert, marte assomiglia alla nostra terra. 1595_5616_001229 quello specchio è mosso da un movimento d'orologeria regolato in modo da procedere in senso contrario al moto della terra, così che l'astro che si vuole osservare resta costantemente nel campo del cannocchiale, come se il nostro pianeta fosse completamente immobile. che meravigliose invenzioni, mormorò il dottore. 1595_5616_001230 e la rispetteranno. lo scoglio è mio. l'ho acquistato dal comune con contratto regolare ed il notaio ha l'ordine di far distruggere il sentiero che conduce quassù e di cingere la scogliera con una cancellata di ferro altissima, che ho già ordinata, disse il signor max. nessuno verrà a disturbarvi. 1595_5616_001231 che cosa ne dite, signor brandok? chiese holker che ai nostri tempi queste comodità mancavano assolutamente. e tornerà il treno, certo per riprendere le stoviglie. 1595_5616_001232 il piccolo battello a vapore che fa il servizio postale una volta alla settimana fra nuova york, la più popolosa città degli stati uniti d'america settentrionale, e la piccola borgata dell'isola nantucket. quella mattina era entrato nel piccolo porto con un solo passeggero. 1595_5616_001233 dove il marinaio del narval li aspettava, assieme agli altri viaggiatori che dimostravano d'averne perfin troppo di quella visita. un quarto d'ora dopo rientravano nella galleria della nave, ben lieti di trovarsi al riparo dal freddo e dal nebbione. 1595_5616_001234 come avete fatto a mettervi in relazione coi martiani. ve lo dirò più tardi, quando avrete visitato la stazione elettrica di brooklyn. eh, sono già quarant'anni che siamo in relazione coi martiani. è incredibile, esclamò il dottor toby. quali meravigliose scoperte avete fatto voi in questi. 1595_5616_001235 sicché quel grande impero coloniale, chiese toby, si è interamente sfasciato, rispose holker. senza guerre, tutte quelle colonie si erano unite in una lega per dichiararsi indipendenti il medesimo giorno, e all'inghilterra non è rimasto altro da fare che rassegnarsi per non averle tutte addosso. 1595_5616_001236 a spese dei vari governi americani fu innalzata questa torre d'acciaio, che fu spinta fino a quattrocento metri, e piantata sulla cima una stazione ultrapotente di telegrafia senza fili, una invenzione non moderna, la telegrafia aerea, disse brandok. 1595_5616_001237 il dottore guardò brandok: il giovane non dava più segno di vita. pareva che la morte l'avesse colto di colpo fra cento anni. ebbe appena il tempo di balbettare il dottore e stramazzò. 1595_5616_001238 di colpo. non è possibile, mancherebbe il tempo, ma il manovratore lo potrebbe fermare molto prima se sulla linea vi fosse una interruzione che potesse causare un disastro. in qual modo? abbiamo dinanzi a noi una macchina pilota che ci precede di cinque chilometri e che corre con egual velocità del nostro carrozzone? 1595_5616_001239 che cosa non hanno inventato questi uomini del duemila, esclamò brandok. molte cose, infatti, e utilissime, rispose holker sorridendo. e di navi a vela ce ne sono ancora, chiese toby, da settant'anni non se ne vede più una. guardate che bella nave e ditemi se non vale meglio di quelle che navigavano cent'anni fa. 1595_5616_001240 la grandiosa idea di giungere al polo per mezzo di una galleria la dobbiamo ad un ingegnere nostro compatriotta. essa si diparte dalla riva settentrionale di questo lago, si spinge attraverso la terra di. 1595_5616_001241 del suo antenato. nessuno parlava. tutti tenevano gli sguardi fissi sul dottore, colla speranza di sorprendere su quel viso giallastro una mossa qualsiasi che potesse essere indizio d'un ritorno alla vita. era trascorso un minuto quando il signor holker si lasciò sfuggire un grido di stupore. 1595_5616_001242 a che cosa servirebbe il carbone? poi cominciavano già ad esaurirsi la forza necessaria per far agire le macchine degli stabilimenti. chi ve la dà ora l'elettricità trasportata ormai a distanze enormi? 1595_5616_001243 è più spiccio. e poi gli uomini oggi hanno troppa fretta. volete altri piatti? qui vi sono venti colonne che rappresentano il menù della giornata. basterà che introduciate una moneta da venticinque centesimi e avrete tutto quello che vorrete, compresi i dolci: vino, birra, liquori, caffè e tè. 1595_5616_001244 qualunque cosa succeda, vi consiglio di non abbandonare un solo istante le traverse della cupola. chi si lascerà strappare dai cavalloni verrà indubbiamente sfracellato. occhio a tutto e tenetevi bene stretti. 1595_5616_001245 d'improvviso la città galleggiante si sollevò per parecchi metri con un rombo assordante, poi si rovesciò su un fianco, adagiandosi verso la spiaggia che era improvvisamente comparsa dopo l'ultimo colpo di mare. 1595_5616_001246 ci lavorano da cinque anni e fra cinque o sei mesi anche quell'opera sarà compiuta. che cosa vi rimane ora da fare, chiese brandok: mantenere il mondo in equilibrio. ve lo dissi già, rispose holker, e speriamo che vi riescano i nostri scienziati. 1595_5616_001247 io li lascerei crepare, rispose il comandante del centauro. no, ciò sarebbe inumano, dissero toby e holker. io sono convinto che finiranno per calmarsi, disse brandok. quando i cadaveri cominceranno a corrompersi, saranno costretti ad arrendersi. 1595_5616_001248 metri di circonferenza, formata d'armature d'acciaio d'uno spessore straordinario e di lastre di vetro di forma rotonda, incastrate solidamente e molto grosse. un graticolato di ferro copriva tutta la cupola per meglio preservarla dall'urto delle onde e una galleria vi correva all'intorno piena di reti messe ad asciugare. 1595_5616_001249 avevano anche perduta la loro proverbiale gaiezza. in seguito alla mancanza di scorpacciate di lardo di balena, si capiva che proprio la distruzione di quei giganteschi mammiferi aveva modificato profondamente il loro temperamento, un tempo così gaio. 1595_5616_001250 tutta la notte e anche il giorno seguente, l'enorme massa incessantemente travolta dai cavalloni. errò sull'atlantico senza che i naufraghi nulla potessero tentare per darle una direzione. 1595_5616_001251 quale chiese toby, che questo uragano che verrà da ponente ci tragga dai sargassi e ci spinga nuovamente al largo. sarebbe una vera fortuna, capitano adagio, signore, se il vento ci spingesse questa volta verso le canarie. ecco quello che temo. 1595_5616_001252 brandok e toby erano diventati muti, come se lo stupore avesse paralizzato loro la lingua. non dite nulla, dunque, chiese finalmente holker. avete perduta la favella. 1595_5616_001253 la sua prima preoccupazione fu di sfondare tutti i barili pieni d'alcool che non erano stati ancora vuotati e così por fine a quell'orgia pericolosa. poi s'impadronì d'una cassa di pesce secco e di un caratello d'acqua dolce. nessun forzato si era svegliato. 1595_5616_001254 è finita, disse brandok. che ricomincino e tramutino la città galleggiante in una città di morti. ecco un nuovo pericolo per noi, disse il capitano del centauro. 1595_5616_001255 all'estremità della tettoia era avanzato un carrozzone enorme, lungo più di venti metri su due e mezzo di larghezza, tutto chiuso da vetri che pareva avessero uno spessore notevolissimo. 1595_5616_001256 è quella la nostra ultima dimora? chiese sì, rispose il dottore, quando l'hai fatta costruire lo scorso anno. lo sanno gli abitanti della borgata. no, perché ho fatto venire gli operai ed i vetri da nuova york. 1595_5616_001257 i grandiosi mulini del gulf stream. che cosa saranno? dei mulini, vi ho detto, per macinare granaglie? oh no, poi andremo a visitare una delle città sottomarine inglesi dove si trovano relegati i più pericolosi banditi del regno unito. ecco la slitta, andiamo amici. 1595_5616_001258 non ci mancherebbe altro, esclamò il capitano un po inquieto, se mettono in esecuzione la loro minaccia. buona sera a tutti. non sarà il campo dei sargassi che ci salverà con questo indiavolato ondulamento, caro jao, bisogna cercare di calmarli. 1595_5616_001259 pensi che le onde sono troppo violente e che l'atlantico non è troppo clemente verso gli uomini di cento anni fa. no, che noi finiremo male e ti lamenti, dopo aver vissuto quasi un secolo e mezzo e aver veduto tante meraviglie. 1595_5616_001260 spiegati meglio. nipote mio disse: toby, noi siamo troppo vecchi per capire a volo le invenzioni moderne. noi viaggiamo in un tubo d'acciaio della circonferenza di cinque metri, i cui carrozzoni, che sono ordinariamente in numero di venti, combaciano perfettamente colle pareti di metallo. 1595_5616_001261 io scommetterei di no, disse toby. che dormano, chiese brandok, non odo più le loro grida. andiamo a vedere, disse il capitano. sono curioso di sapere se continuano a bere ed a ballare. 1595_5616_001262 l'altra estremità s'appoggiava ad una piccola mensola sopra la quale sta scritto abbonamento all'htel bardilly. e ora chiese brandok, che guardava con crescente stupore: premo questo bottone ed il pranzo lascia le cucine dell'albergo per venire sulla mia tavola. 1595_5616_001263 è analoga a quella della terra- e ciò si sapeva anche prima- somigliando le nevi accumulate ai due poli di marte, alle nostre, però l'acqua non dà luogo a evaporazione sensibile, quindi niente piogge. 1595_5616_001264 girarono attorno alla colossale torre, guardandola con profonda ammirazione. che meschina figura avrebbe fatto la torre eiffel, costruita venticinque lustri prima a parigi e che pure in quella lontana epoca aveva meravigliato il mondo intero per la sua altezza. 1595_5616_001265 forzeremo le macchine, rispose tompson, e più che potrete, disse holker, che appariva assai preoccupato. s'avvicinò a brandok, che si era appoggiato alla murata di babordo come se fosse incapace di starsene ritto senza un sostegno. 1595_5616_001266 tutti si erano messi in ascolto, ma il fracasso che producevano, i tuoni rombanti in mezzo alle densissime nuvole, misto a quello che saliva dal pozzo dell'ascensore, erano tali da non poter distinguere nessun altro rumore. 1595_5616_001267 sì, è una vera nave meravigliosa. io vorrei sapere come avviene questa trasformazione, disse toby in una maniera semplicissima, rispose holker. 1595_5616_001268 piombò con furia irresistibile sul penitenziario, sradicandolo completamente dallo scoglio e travolgendolo fra fitte cortine di spuma. quasi nel medesimo istante si udì la voce del capitano tuonare fra le spaventevoli urla del ciclone: galleggiamo, tenetevi stretti. 1595_5616_001269 tutto il giorno il centauro lottò vigorosamente, ora innalzandosi ed ora abbassandosi, respinto sovente fuori dalla sua rotta e quando cadde la sera, si trovò avvolto in una nebbia così fitta che le lampade a radium non riuscivano a romperla. 1595_5616_001270 una luce intensa, rossa come quella dell'aurora boreale, scendeva dall'immenso cono, tingendo le acque di riflessi sanguigni. lo spettacolo era sublime ed insieme. 1595_5616_001271 e chi ci condurrà al polo? un carrozzone elettrico di dimensioni straordinarie che scivola su rotaie. qui alla stazione vi sono macchine e dinamo poderose, e anche al polo ve ne sono d'ugual potenza. 1595_5616_001272 ed il centauro chiese brandok, che ne so? io ignoro se galleggi ancora o se sia affondato. ed i vostri marinai non li ho più riveduti. amici, disse toby, non ci rimane che prendere il largo prima che tutti questi furfanti diventino pazzi furiosi. 1595_5616_001273 cinque minuti dopo il treno riprendeva la sua corsa infernale e alle tre pomeridiane si fermava alla stazione di quebec, la capitale del canada. appena usciti dallo scompartimento, un uomo che gridava signor jacob holker entrò nella galleria portando due enormi valigie. 1595_5616_001274 erutta ancora la gigantesca montagna, chiese brandok. sembra che si sia risvegliata, rispose il capitano. ci spinge verso quelle isole il vento, purtroppo. rispose il capitano. 1595_5616_001275 eppure noi abbiamo trovato egualmente il mezzo di andare a visitarli e anche a popolarli. i abbiamo relegati là un sibilo acuto che sfuggì da un foro aperto, sopra una mensola che si trovava in un angolo della stanza. gl'interruppe la frase. 1595_5616_001276 mentre invece il vulcano rombava e tuonava formidabilmente, gareggiando coi fragori della tempesta. ad un tratto la città fu bruscamente sollevata da un cavallone mostruoso e completamente rovesciata. 1595_5616_001277 sonnecchiavano, legati solidamente alle traverse d'acciaio per non venire portati via dai cavalloni che l'atlantico scagliava senza tregua contro la cupola. udendo quel grido, si erano alzati a sedere. cominciava ad albeggiare. allora 1595_5616_001278 uno solo. io disse: toby, tu sì. io ripeté il dottore. dunque, adagio, questo è un segreto. 1595_5616_001279 fece scattare il chiavistello. non fabbricavano male a quei tempi, i fabbri disse spingendo il cancello: non credevo che dopo cent'anni le serrature funzionassero ancora. il piccolo recinto era coperto di ginestre e di sterpi e di cumuli di erbe secche. si capiva che nessuno da moltissimo tempo. 1595_5616_001280 ed i miei uomini chiese il capitano: quando avranno ben ancorata la nave, scenderanno anche loro nella città sottomarina? rispose: ao i farò ospitare presso alcuni forzati che godono buona stima, una grande stima, brontolò brandok. andiamo, signori, disse jao. 1595_5616_001281 quando la mattina mi sveglio, i miei nervi vibrano tutti come se ricevessero delle scariche elettriche. sapresti spiegarmi, tu che sei stato cent'anni fa un dottore, questi fenomeni che, te lo confesso francamente, talvolta mi spaventano. 1595_5616_001282 così siamo tornati all'antico e oggidì vi sono poveri e ricchi, padroni e dipendenti, come era migliaia d'anni prima e come è sempre stato dacché il mondo cominciò a popolarsi. 1595_5616_001283 lo spettacolo che offriva l'oceano da quell'altezza era spaventevole e nello stesso tempo meraviglioso: montagne d'acqua, nere come fossero d'inchiostro, e colle creste invece candidissime e quasi fosforescenti, si rovesciavano in tutte le direzioni, accavallandosi e rimbalzando a grande altezza. 1595_5616_001284 signor holker, morti non sono, quindi non devo disperare. quale sorpresa per loro quando riapriranno gli occhi: rivivere dopo cent'anni. quale meraviglioso filtro ha scoperto il mio antenato. e cosa inesplicabile: non sono invecchiati il condor. 1595_5616_001285 quando scoperse una specie di canale piuttosto ristretto, coi margini coperti di sterpi, che saliva rapidissimo ma che tuttavia poteva servire. coraggio, signori, disse, vedendo che i tre americani non ne potevano proprio più. un ultimo sforzo ancora. quando sarete lassù, potrete riposarvi tranquillamente. 1595_5616_001286 l'enorme blocco di ghiaccio non era stato ancora completamente sgretolato, però poco. ci mancava una cartuccia carica di esplosivo potentissimo. fece saltare quello che rimaneva, sicché verso le otto del mattino il narval si rimetteva in marcia con una velocità notevole, essendo la pianura quasi liscia. 1595_5616_001287 chissà quali meraviglie avranno inventato allora gli uomini: macchine straordinarie, navi colossali, palloni dirigibili e mille altre cose strabilianti. ormai il genio umano non ha più freno e gl'inventori nascono come i funghi. 1595_5616_001288 non era trascorso mezzo minuto che tre porticine s'aprirono e sopra la mensola comparvero, come per incanto, tre tazze di brodo fumante assieme ad una salvietta e ad un cucchiaio di metallo bianco. 1595_5616_001289 mia proviamo. il signor holker prese la siringa, appoggiò la punta acutissima sul petto del dottore, in prossimità del cuore, e fece una iniezione abbondante sottocutanea. ripeté la medesima operazione sul collo, prese la vena giugulare, poi attese in preda ad una profonda ansietà tenendo in mano il polso. 1595_5616_001290 i palazzoni enormi come a nuova york, contenenti centinaia di famiglie, si succedevano senza interruzione e anche nelle vie dell'antico sobborgo della capitale dello stato regnava un'animazione straordinaria, febbrile. 1595_5616_001291 la fune, vigorosamente tirata dal capitano e dai suoi compagni, era giunta presso i margini del pozzo. il galeotto che vi si era aggrappato, un giovinotto quasi ancora imberbe, biondo, allampanato, tutto braccia e gambe, appena si vide a buon punto, lasciò la fune balzando agilmente sulla cupola. 1595_5616_001292 era stata necessaria una nuova iniezione del filtro misterioso perché il cuore riprendesse finalmente le sue funzioni. la rigidità dei muscoli era rapidamente scomparsa ed il colorito roseo era tornato sul suo volto in seguito alla ripresa della circolazione del sangue. 4974_5862_000000 per non veder l'antica fidanzata che gli veniva appresso, appresso e che lo guardava, sbalordita, con tanto d'occhi, patí morte e passione. quegli occhi, cosí stupiti, gli dicevano quant'era cambiato. lo guardavano come di là. 4974_5862_000001 padre d'un bambino di cui gli avevano tanto vantato la bellezza. bello come mamma, dunque. forse felice quell'uomo lí mentre lui. 4974_5862_000002 ma ecco, ecco il sindaco in ritardo. quello sí, anselmo placci, tondo, biondo, rubicondo, quel sindaco stonava non stona. vedrai, mi disse tucci, è il sindaco che ci vuole. 4974_5862_000003 lí per lí gli era parso di toccare il cielo col dito. per piú d'un mese aveva dovuto combattere per strappare il consenso al padre, il quale, saggiamente, gli aveva fatto osservare ch'era troppo intempestivo per lui un impegno di quel genere. 4974_5862_000004 quando questo enorme rivolgimento sarà, nell'industria e nella vita, un fatto compiuto. scusami, diss'io piano all'amico tucci, mentre gli applausi scrosciavano nella sala con tale impeto che il tetto pareva ne dovesse subissare. 4974_5862_000005 lenta a seguire il lentissimo, enorme omnibus fragoroso nella carrozzella, c'era lillí col suo bambino, faustino sangelli. si sentí strappare le viscere, tirare il respiro e non seppe piú da che parte voltarsi. 4974_5862_000006 sapendo che l'antico rivale viaggiava sullo stesso piroscafo, non poteva dormire quella notte che pensava, faustino sangelli stette a spiarlo un pezzo con una pena, con una pena che, a mano a mano crescendo, gli si faceva piú amara e piú. 4974_5862_000007 babau, oh, dio faustino, e non è presto che presto, che presto. meglio che ti trovi accucciata prima che si esca dal porto. giú, giú, la tromba, papà, oh dio faustino, mi gira la testa. ma se siamo ancora fermi, se 4974_5862_000008 e se l'erano mangiata. bene. oh, quella strada, certi solchi, che a infilarli non dico. ci s'andava meglio che in un binario, da non muoversene piú. però badiamo. 4974_5862_000009 sí, centomila volte sí, scambio dei piedi. voleva metterci le froge per terra, come ce le metteva povera decrepita rozza, tanto gli zoccoli sferrati le facevano male. 4974_5862_000010 questo gli avveniva per il fatto che, tra la gente che quella sera partiva da napoli col piroscafo per la sicilia, aveva intraveduto e riconosciuto subito un suo lontano parente, un tal silvestro crispo. 4974_5862_000011 piú angosciosa pena della vita, che è cosí pena delle memorie che dolgono, come se i dolori presenti non bastassero al cuore degli uomini, ma a poco a poco cominciò quasi a svaporargli quella pena nella vastità sconfinata. 4974_5862_000012 e di condotte elettriche e delle relazioni da stabilire tra riserva termica e forza idraulica, oltre la riserva degli accumulatori, citando la società edison di milano e l'alta italia di torino e ciò che per simili impianti s'era fatto a vienna, a pietroburgo. 4974_5862_000013 figurarsi se si voleva far vedere da quello alla luce del giorno, con quella moglie accanto, tutta ammaccata e spettinata, con quei tre piccini, con gli abitucci sporchi e tutti raggrinziti. ma quando alla fine il vapore s'ormeggiò, 4974_5862_000014 con l'aria che batteva viva da terra là sopra coperta e che si portava via il fumo della ciminiera tra il cordame dell'alberatura, nel chiarore aperto e fresco. 4974_5862_000015 si sentiva proprio costretto a sorridere in quel modo, di quel mezzo sorriso freddo e fatuo, tra di compiacenza e di rassegnazione. non poteva farne a meno. 4974_5862_000016 si fosse messa un'altra miscela derivante da un trattamento del carbon fossile col vapore acqueo e l'ossigeno industriale, il potere calorifico sarebbe aumentato di altre sei volte. 4974_5862_000017 non vi farò il torto di credere o, signori, che voi ignoriate chi sia l'illustre professor pictet, colui che con un processo di produzione economica dell'ossigeno industriale. 4974_5862_000018 avrebbe voluto gridarle. e sta zitta, non vedi che sto badando a loro. ma aveva sulle labbra rassegato un sorriso freddo e fatuo, come di chi si presti a far cosa che a lui veramente non appartenga o non prema molto. 4974_5862_000019 l'ansatti se ne accorse e gli gridò: c'è poco da sogghignare, collega zagardi, dico e sostengo di altre sei volte: ci ho qui i libri, te lo dimostrerò. 4974_5862_000020 tante volte, tante volte, ebbro d'amore, gliel'aveva baciato, lui, quel piccolo seno, e ora voleva che quell'uomo lí lo sapesse. 4974_5862_000021 il pan delle vetture è il brecciale, mi spiegò il vetturino, se lo mangiano con le ruote. quando manchi il brecciale, si mangiano la strada. 4974_5862_000022 prepara una memoranda rivoluzione nel mondo della scienza, della tecnica e dell'industria, una rivoluzione che sconvolgerà tutto il macchinismo della vita moderna, sostituendo questo nuovo elemento di luce e di calore a tutti quelli. 4974_5862_000023 e questo legnetto qua per accogliere gli ospiti dove son venuto a cacciarmi, mentre mi pascevo comodamente di queste dolci riflessioni. 4974_5862_000024 ma far la roba è niente, a governarla ti voglio. e dunque gli ulivi si governano ogni tre anni con tre o quattro corbelli di sugo sostanzioso. 4974_5862_000025 e poco dopo egli se n'era scappato dalla sicilia per troncare quel fidanzamento ch'era stato intanto il colpo di grazia per quel silvestro crispo. 4974_5862_000026 di nessuna delle tante lotte sostenute, lui solo contro milocca, tutta lotte rusticane e lotte civili. 4974_5862_000027 i quali, mostrandomi rotti i giocattoli che avevo loro donati la sera avanti, mi domandavano con un lungo, strascicato lamento, uno dopo l'altro, tra lagrime senza fine. 4974_5862_000028 avrebbe seguitato a sorridere, cosí anche se carluccio o niní o bicetta fossero caduti non in mare- no dio liberi- ma lí sopra coperta, e si fossero messi a piangere. 4974_5862_000029 spense la lampadina elettrica, uscí dalla cuccetta, attraversò un po barcollando e reggendosi alle pareti di legno del corridojo e salí in coperta. la notte era scurissima, polverata di stelle. gli alberi del piroscafo vibravano allo scotimento della. 4974_5862_000030 stearica. l'aspettazione nel pubblico era intensa, indimenticabile la scena che offriva quella tetra sala affollata nella 4974_5862_000031 lillí dunque non s'era accorta del marito, se l'era lasciato passar davanti senz'accorgersene ed era venuta apposta cosí di buon mattino allo scalo per accoglierlo all'arrivo. tanta impressione, dunque, le aveva fatto la vista inattesa di lui, dopo tanti anni. 4974_5862_000032 di furia, inferocito con la scusa della caduta di quel piccino, riparata a tempo, mentre tra il cresciuto clamore la sirena della ciminiera. 4974_5862_000033 ma c'erano poi le pettate che me la lasciavano ammirare per tutta un'eternità, tra i cigolii del legno e il soffiar di quella rozza sfiancata che accorava da quanti mai secoli non era stata piú riattata quella strada. 4974_5862_000034 e dalla ciminiera sboccava continuo un pennacchio di fumo denso, rossastro. il mare tutto nero, rotto dalla prua, s'apriva spumeggiando un poco lungo i fianchi del piroscafo. tutti i passeggeri s'erano ritirati nelle. 4974_5862_000035 un impianto idro-termo-elettrico a milocca, quando già spunta su l'orizzonte scientifico la gloria consacrata di 4974_5862_000036 a diciott'anni, innamorato di lillí, aveva sognato la gloria: era finito professor di liceo, non tanto miserabile, perché la moglie gli aveva recato una buona dote. ah dio, un po d'aria, un po d'aria. si sentiva soffocare. 4974_5862_000037 leggendo quell'articolo di giornale, l'amico tucci s'era ricordato d'un tratto che noi eravamo stati compagni di scuola tant'anni al liceo, e 4974_5862_000038 era, come la maestra e donna di tutte le case del paese, la piú squallida e la piú scura, una catapecchia grave in uno spiazzo sterposo con in mezzo un fosco cisternone abbandonato. 4974_5862_000039 perché i consiglieri che lo ascoltavano accigliati, approvavano di tratto in tratto col capo e infine non trovarono nulla da ridire. prestai ascolto anch'io a quel verbale, volgendomi ogni tanto smarrito e sgomento a guardare l'amico tucci. 4974_5862_000040 dio, come i figliuoli non gli premevano. i figliuoli, sí, gli premevano, ma in quel momento faustino sangelli, il quale aveva già trentasei anni e qualche pelo bianco piú d'uno nella barba e alle tempie, 4974_5862_000041 con quelle tre candele accese presso il vecchio gigantesco che, con ampii gesti e voce tonante, magnificava la scienza, feconda madre di luce inestinguibile, produttrice inesauribile di sempre nuove energie e di piú splendida vita. 4974_5862_000042 aspettiamo dunque, fiduciosi e sereni, il vostro giudizio, che sarà equo, certamente, e vi promettiamo fin d'ora che accoglieremo ben volentieri tutti quei consigli, tutte quelle modificazioni che a voi piacerà di proporre. 4974_5862_000043 progetto, sissignore, anzi, tanti progetti ci sono. c'è chi vuol portare la via ferrata fino a milocca, e chi dice il tram, e chi l'automobile. insomma, si studia ecco, per poi riparare come faccia meglio al caso. 4974_5862_000044 tu puoi star sicuro che la scienza a milocca non entrerà mai. hai una scatola di fiammiferi, cavala fuori e fatti lume da te. 4974_5862_000045 la meraviglia mi era poi accresciuta dall'aria, dall'aspetto di quella gente che non mi pareva affatto cosí sciocca da doversi con tanta facilità contentare d'esser trattata com'era, cioè a modo di cani dal municipio. 4974_5862_000046 e cosí grassa come s'era fatta pochi anni dopo il matrimonio, bionda e pallida con gli occhi azzurri ovati. non si curava nemmeno dello spettacolo che dava con quel suo ridicolo sgomento. 4974_5862_000047 voleva egli ora che glielo leggessi io, il mio libro, ma subito, e fu una vera fortuna per lui che non potesse vedere il mio sorriso. 4974_5862_000048 papà a casa, andiamo a casa, papà, mammà. oh dio, ho paura. papà, fermi, perdio, e tu, stenditi giú supina o vado a buttarmi a mare. di solito tanto paziente con la moglie e coi figliuoli, era diventato una belva. 4974_5862_000049 ma allora lillí non si curava di nessuno dei due: di silvestro crispo, perché troppo rozzo, ispido, e brutto di lui perché troppo ragazzo. 4974_5862_000050 la sua vaporizzazione e la sua mescolanza alla forte proporzione d'aria che rendeva la fiamma piú viva e sfavillante di quella ottenuta con qualunque altro sistema. 4974_5862_000051 sicuro perché la mia fama di scrittore era volata fino a milocca, dacché in un giornale s'era letto non so che articolo che parlava di me e d'un mio libro, dove c'era un uomo che moriva due volte. 4974_5862_000052 e teneva fissi gli occhi, spaventati, a una manica a vento, lí presso suo incubo forse, ma anche riparo e protezione. carluccio, dio mio, dov'è faustino? faustino e bicetta. 4974_5862_000053 nel vedersi posposto a un giovanottino ancor imberbe, senza né arte né parte, lui che già lavorava, lui che era già uomo sdegnato, disperato, aveva voluto uccidersi. 4974_5862_000054 ecco perché, correndo appresso a quei bambini non belli e mal vestiti, aveva bisogno di sorridere a quel modo, faustino sangelli, in quel momento. 4974_5862_000055 o fosse per la tempesta suscitata, nella poca aria della sala, dalle deliranti acclamazioni e dai battimani del pubblico, o fosse per mancanza d'alimento. 4974_5862_000056 sí, staremmo freschi veramente se fossero ignoranti i nostri amministratori. tu m'insegni che salvaguardia può esser piú l'ignoranza in tempi come i nostri. 4974_5862_000057 la riserva termica, che in principio la giunta sosteneva non necessaria e che poi finalmente ammetteva- e qui il consigliere maganza con l'ajuto dei libri che gli avevano recati gli uscieri. 4974_5862_000058 che sorreggevano la tenda al bujo. non discerneva bene, ma pareva lui silvestro crispo. doveva esser lui. forse anche prima che egli lo scorgesse tra i passeggeri in partenza quella sera da napoli, era stato scorto da lui. 4974_5862_000059 lí. e che strada. non posso dire d'averla proprio veduta bene tutta quanta, perché in certi precipizii vidi piuttosto la morte con gli occhi. 4974_5862_000060 a berlino. eran passate circa due ore e il brevissimo discorso non accennava ancora di finire. il pubblico stipato pendeva dalle labbra dell'oratore, per nulla oppresso da tanta copia d'irta. spaventevole erudizione. 4974_5862_000061 si scopriva il seno tra il candor delle trine e con la mano. faceva appena appena l'atto d'offrirglielo e subito, con la stessa mano, se lo nascondeva. 4974_5862_000062 i sedici anni di tutti i suoi sogni svaniti e di tante noje e di tante amarezze, i sedici anni che lo avevano invecchiato precocemente, che gli avevano portato la sciagura di quella moglie, il tormento di quei figliuoli. 4974_5862_000063 abisso, ove adesso anche il ricordo della sua lontana immagine precipitava e ogni rimpianto tutto e di qua. dall'abisso, sul carrozzone traballante e fragoroso, ecco c'era lui, lui quale s'era ridotto. 4974_5862_000064 nessuno può far miracoli, e tanto meno, su la base d'un cosí fatto progetto, potrà farne il municipio di milocca. scoppiarono frenetici applausi e il consigliere ansatti si precipitò dal suo banco ad abbracciare e baciare il maganza. 4974_5862_000065 e cosí per l'acqua, e cosí per le strade, e cosí per tutto. da una ventina d'anni il colacci si alza a ogni fine di seduta per inneggiare alla scienza, per inneggiare alla luce. 4974_5862_000066 per invogliarmi forse maggiormente. nell'ultima lettera mi diceva, tra l'altro, che aveva preso in moglie una saggia massaja massaja. in tutto: otto figliuoli in otto anni di matrimonio: due a un parto e un nono per via. 4974_5862_000067 i canzoni, gli gridai: non avete neanche acqua per bere e per lavarvi la faccia, case da abitare, strade per camminare, luce la sera per vedere dove andate a rompervi il collo e siete ricchi e felici. 4974_5862_000068 non potendo negare, per esempio, che quei tre ragazzi là fossero suoi, ecco qua sorrideva proprio come se non fossero, proprio come se lui non fosse, questo faustino d'adesso, ma quello. 4974_5862_000069 mare, faustino sangelli. andando loro dietro si sentiva intanto finir lo stomaco, a quelle raccomandazioni della moglie. non gli era parso mai tanto ridicolo il suo nome in diminutivo sulle labbra di quella donna cosí grassa, né mai tanto sgradevole la voce di lei. 4974_5862_000070 ho sogghignato e sogghigno, collega ansatti, non tanto di sdegno quanto di dolore nel vedere come tu cosí accorto tu. 4974_5862_000071 tucci, ad esempio. mi fece visitare palmo per palmo i suoi campi. gli sorrisi. i fece una nuova e piú diffusa spiegazione della sua grande impresa lí su i luoghi. gli sorrisi. 4974_5862_000072 non che subito dopo, nel vedersi presentare a tutti cosí ancor quasi ragazzo senza uno stato, come promesso sposo di lillí. 4974_5862_000073 si sprofondò in una intricatissima, minuziosa confutazione scientifica, parlando della forza dei torrenti e delle cascate, e di prese e di canali e di condotte forzate e di macchinarii. 4974_5862_000074 oltre a tutti i casi imprevisti e imprevedibili di forza maggiore e a tutte le accidentalità, incagli, intoppi che certamente non sarebbero mancati. come poi fare appunti particolareggiati senza avere a disposizione i disegni d'esecuzione e i dati necessarii. 4974_5862_000075 ma a considerarli bene nelle loro relazioni con quelli che tra poco avrebbero preso posto in essi e che ora passeggiavano per la sala, assorti, taciturni, ispidi, come tanti cocomerelli selvatici, pronti a schizzare a un minimo urto il loro sugo. 4974_5862_000076 sí, sí, sorrideva a quel modo per farglielo sapere e con tal rabbia, con tal livore, pur con quel sorriso sulle labbra. 4974_5862_000077 l'ultima pazzia: fuggire. fuggire perché lo guardava, ella cosí che pensava che voleva. ecco, si chinava verso il bambino che le sedeva accanto, poi rialzava la testa e sorrideva. sorrideva guardando. 4974_5862_000078 bisogno, proprio bisogno di veder viva di ventidue anni là, fuggente e ammiccante tra il rimescolío dei passeggeri lillí. 4974_5862_000079 pensava, sentiva, vedeva tutto questo, che a un certo punto, costretto a correre fin quasi ai piedi di silvestro crispo per acchiappare a tempo uno dei bambini che stava per cadere, 4974_5862_000080 e come col sistema da lui inventato, le fiamme delle reticelle auer sarebbero arrivate alle altissime temperature di tre mila gradi, aumentando di ben venti volte la loro luminosità. 4974_5862_000081 cosí varii e delicati, senza gravi spese di direzione e di sorveglianza e spese legali e amministrative. e l'altra lacuna, ben piú vasta e profonda. 4974_5862_000082 corteggiata da tanti, anche da quel povero silvestro crispo che s'affannava in tutti i modi a lavorare per farsi uno stato e ottener subito la mano di lei. 4974_5862_000083 silvestro crispo, invece lo guardò appena con la coda dell'occhio, evidentemente senza riconoscerlo, e s'allontanò pian piano. 4974_5862_000084 il vecchio gigantesco dalla pinguedine floscia. ma ecco: prima un usciere e poi un altro, e poi un terzo. entrarono come fantasmi nell'aula, reggendo ciascuno una candela stearica. 4974_5862_000085 malignamente faustino sangelli. ma ecco che, sballottato, con la moglie e i tre figliuoli dentro un enorme e sgangherato omnibus d'albergo tutto fragoroso di vetri, là per il viale dei quattro venti, si vide raggiungere da una carrozzella, la quale si mise 4974_5862_000086 lillí che accennava, cosí, fuggendo e riparandosi dietro le spalle dei passeggeri, di scoprirsi ancora il seno e far con la mano, appena, appena, l'atto d'offrirglielo e subito, con la stessa mano, l'atto di. 4974_5862_000087 intanto, due o tre uscieri, zitti zitti in punta di piedi, recavano a questo e a quel banco pile enormi di libri e grossi incartamenti. 4974_5862_000088 la tavola nuda e bisognava sedere in punta in punta per cansare il rischio che la carne rimanesse presa in qualche fessura, giacché il legno, correndo, sganasciava tutto. 4974_5862_000089 aggrappata con la mano tozza piena d'anelli al bracciuolo di legno del sedile, quasi che tenendolo cosí volesse impedire lo scotimento fitto, fitto e continuo della macchina già sotto pressione. 4974_5862_000090 si ficcavano tra la gente da per tutto, tra le scale sul passavanti, le lapazze, i ponti di sbarco, sotto le lance. volevano veder tutto e correvano davvero il rischio anche di precipitar giú in mare. 4974_5862_000091 ella gli s'era accostata, amorosa gli s'era promessa, ma a patto che subito egli si fosse apertamente fidanzato con lei. 4974_5862_000092 alla fine, il vetturino, stanco, morto di quella sua gran fatica, disperato e furibondo, mi propose di andare a piedi. è qui vicino la valigia, gliela porto io. 4974_5862_000093 e tutti quelli che gli porsi. poi, ogni qualvolta il brav'uomo, ch'era straordinariamente erudito, m'interrompeva nella lettura, oh, 4974_5862_000094 fermo, insaccato nelle spalle, anch'esso col bavero del pastrano tirato su e il berretto rincalcato, guardava il mare da guardare, però non c'era nulla in quella tenebra. dunque, pensava anche lui, dunque. 4974_5862_000095 questo era il tempo delle grandi scoperte e ogni amministrazione che avesse veramente a cuore il decoro del paese e il bene dei cittadini doveva stare in guardia dalle sorprese continue della scienza. 4974_5862_000096 si sentiva vaneggiare in un avvilimento di vergogna acre e insopportabile, al quale reagiva seguitando a sorridere a quel modo, mentre avvertiva, con una lucidità che gl'incuteva quasi ribrezzo, che non soltanto lui qual era adesso? 4974_5862_000097 il colacci, vecchio gigantesco calvo sbarbato dalla pinguedine, floscia il maganza bell'uomo militarmente impostato che guardava tutti con rigidezza sdegnosa. 4974_5862_000098 s'era sentito ridicolo agli occhi di tutti, e specialmente di quegli altri giovanotti che, corrisposti, avevano per qualche tempo amoreggiato con la sua fidanzata. 4974_5862_000099 all'improvviso, chi sa perché, forse per qualche dispetto o per qualche disinganno inatteso, o per prendersi una subita rivincita su qualcuno. 4974_5862_000100 giovane e vigile bracco della scienza, ti sia fermato alla nuova scoperta di quel professor francese e abbagliato dalla luce venti volte cresciuta delle reticelle auer. 4974_5862_000101 nessuno ha da fare. osservazioni al verbale? domandò alla fine il sindaco, stropicciandosi le mani paffutelle e guardando in giro. allora s'intende approvato. l'ordine del giorno reca discussione del progetto presentato dalla giunta per un impianto idro-termoelettrico nel comune di milocca. 4974_5862_000102 forse qualche molla. cent'anni fa doveva averla ancora, anche se tre o quattro razzi delle ruote davanti e cinque o sei di quelle di dietro erano di già attorti di spago, cosí come si vedevano adesso cuscini, non ne parliamo. 4974_5862_000103 e delle nuove scoperte che avrebbero finalmente dato la luce al paese di milocca. hai capito? mi domandò tucci, uscendo poco dopo nelle tenebre dello spiazzo sterposo innanzi al municipio. 4974_5862_000104 e glielo dimostrò. difatti, e alla fine, balzando da quella terribile dimostrazione, piú vivo e piú infocato di prima, concluse rivolto alla giunta. 4974_5862_000105 ho sogghignato, disse e sogghigno, collega ansatti, nel vederti cosí tutto fiammante d'ossigeno industriale, paladino caloroso del professor pictet. 4974_5862_000106 arricchito. mentr'io là potrò farmi giulebbare dal suocero dotto latinista, il quale, figuriamoci, mi farà scontare a sudore di sangue le tre lirette spese per il mio libro. 4974_5862_000107 l'ampio velo turchino attorno al cappello di paglia. col vento le sbatteva in faccia. lo lasciava sbattere pur di non muoversi. 4974_5862_000108 ma a cascarci dentro per uno spaglio della bestia. si ribaltava, com'è vero dio, ed era grazia cavarne sano l'osso del collo. 4974_5862_000109 io quasi non tiravo piú fiato, eppure lo stupore mi teneva lí, con gli occhi sbarrati e a bocca aperta. ma alla fine il maganza, mentre il pubblico s'agitava non già per sollievo, anzi per viva ammirazione. 4974_5862_000110 poi rivolto al pubblico e, ritornando man mano al suo posto, prese a gridare: tutto, infocato, con violenti gesti, si osa proporre, o, signori, oggi? 4974_5862_000111 levami un dubbio. non è intanto al bujo il paese di milocca? ma tucci, non volle rispondermi zitto zitto. ecco che parla zagardi, sta a sentire. 4974_5862_000112 zagardi, ti presento l'amico mio e disse il mio nome. quegli si voltò di mala grazia e rispose appena con un grugnito alla presentazione. poi mi domandò a bruciapelo, scusi, com'è illuminata la sua città? 4974_5862_000113 faustino sangelli. quella notte per mare. ma come dio volle verso il tocco, la moglie s'assopí, i bambini s'addormentarono, egli rimase un pezzo nella cuccetta, seduto coi gomiti sulle ginocchia e la testa tra le mani. 4974_5862_000114 dichiari che noi abbiamo fatto di tutto per risolvere, nel minor tempo e nel modo che ci è sembrato piú conveniente, sia per il decoro e per il vantaggio del paese, sia rispetto alle condizioni economiche del nostro comune, il gravissimo problema. 4974_5862_000115 non c'era stato verso d'indurla ad andare a sedere sul piano di coperta destinato alla prima classe a pruavía, s'era buttata come una balla sul sedile del lucernario della camera di poppa. 4974_5862_000116 ma lui anche, qual era stato tant'anni addietro, sedici anni addietro, viveva tuttora e sentiva e ragionava con quegli stessi pensieri, con quegli stessi sentimenti che già da tanto tempo credeva spenti o cancellati in sé. 4974_5862_000117 perché non sorrideva lui cosí propriamente, ma un altro faustino sangelli di circa diciott'anni e dunque senza quella barba e dunque senza né quella moglie né quei figliuoli. 4974_5862_000118 i si saliva per una scalaccia buja intanfata d'umido, stenebrata a malapena da due tisici lumini filanti- di quelli con le spere di latta- appiccati al muro quasi per far vedere come ornati di stucco. 4974_5862_000119 lui e forse quand'egli, sorreggendo il bambino che stava per cadere, s'era rizzato a guardarlo, lo sguardo che colui gli aveva rivolto con la coda dell'occhio, nell'allontanarsi, non era d'indifferenza ma di sdegno e forse d'odio. ora, 4974_5862_000120 ma, come dissi al tucci, questo è il paese ricco e felice, tra i piú ricchi e felici del mondo e tucci, socchiudendo gli occhi, questo e te ne accorgerai. 4974_5862_000121 restai basito, non tanto perché c'ero passato, quanto per il pensiero che, se dio misericordioso aveva permesso che non ci lasciassi la pelle, chi sa a quali terribili prove vuol dire che m'ha. 4974_5862_000122 e tra tanta confusione, per accrescere l'agitazione di chi partiva il suono titillante dei mandolini d'una banda di musici girovaghi. 4974_5862_000123 per domandarmi, con buona grazia, se non credessi, per avventura, che avrei fatto meglio a usare un'altra parola invece di quella che avevo usata, o un'altra frase o un altro costrutto perché daniello bartoli, sicuro, daniello bartoli. 4974_5862_000124 saliva con un contegno, anzi con un cipiglio, che doveva per forza meravigliare uno come me, abituato a non vedere mai prendere sul serio le sedute d'un consiglio comunale. 4974_5862_000125 il consigliere colacci, pertanto, sicuro d'interpretare i voti del buon popolo milocchese e di tutti i colleghi consiglieri, proponeva la sospensiva sul progetto della giunta in vista dei nuovi studii. 4974_5862_000126 pareva che non per gli anni si fossero logorati cosí, ma per la cura cupamente austera del pubblico. bene, per i pensieri roditori che in loro, naturalmente, erano divenuti tarli. 4974_5862_000127 premise che sarebbe stato brevissimo, al solito, suo, tanto piú che per distruggere e atterrare quel fantastico edificio di cartapesta, sic ch'era il progetto della giunta. 4974_5862_000128 tarli tucci, mi mostrò e mi nominò a dito i consiglieri piú autorevoli, l'ansatti tra i giovani, rivale dello zagardi, tozzo e barbuto anche lui, ma bruno. 4974_5862_000129 e andiamo su. sgranchiremo le gambe, dissi io smontando, ma la via è buona. almeno con questo bujo lei non tema, andrò io avanti. lei mi terrà dietro, piano, piano, con giudizio. 4974_5862_000130 e come la luce cosí ottenuta sarebbe stata, a differenza di tutte le altre, molto simile a quella solare. e che, se poi, al posto del gas, 4974_5862_000131 lui, tentennando lievemente il capo, lo derideva su le spine. temendo che la moglie, guardando a quella carrozzella, s'accorgesse della sua agitazione, si prese sulle ginocchia uno dei figliuoli gli grattò con una mano la pancina e si mise a ridere. 4974_5862_000132 ma perché le lasciano cosí senza pane? le vetture a milocca? domandai perché? perché c'è il progetto? mi rispose il vetturino: il. 4974_5862_000133 e intanto, intanto io mi privo di comperare un altro legno e un'altra bestia, perché capirà se mettono il treno o il tram o l'automobile. posso fischiare? 4974_5862_000134 il complesso dei lavori e delle spese, la sanzione che si doveva dare per l'acquisto della concessione dell'acqua di chiarenza, i rischi gravissimi a cui sarebbe andato incontro il municipio. 4974_5862_000135 ed era stato salvato per miracolo. ora, eccolo là, marito di lillí padre. sapeva anche questo faustino sangelli. 4974_5862_000136 da compagno di scuola egli mi ammirava, ma ora vuol essere ammirato lui da me, perché buttati via i libri s'è arricchito. 4974_5862_000137 volte mentr'egli spiegava questi prodigi. il consigliere zagardi, suo rivale, quello che mi aveva compianto per la scala, sogghignava sotto sotto. 4974_5862_000138 i venne di prenderlo a schiaffi perché non s'era mica incretinito quel pezzo d'omaccione. là pareva anzi che l'ingegno naturale, con l'alacrità e l'esperienza della vita nelle dure lotte contro la terra e gli uomini, gli si fosse ingagliardito e acceso. 4974_5862_000139 dello scalo fu buttato il pontile sul barcarizzo, via via di furia, il facchino avanti con le valige, lui faustino dietro coi due maschietti uno per mano, la moglie appresso con la bicetta. se non che giunto a mezzo del pontile gettando per 4974_5862_000140 mentre i lumi si spengono e propone la sospensiva su ogni progetto in vista di nuovi studii e di nuove scoperte. cosí noi siamo salvi, amico mio. 4974_5862_000141 e otto marmocchi, poi, e la suocera, dio immortale, e la nuora buona massaja, e questo paese che tucci mi ha decantato ricchissimo e che intanto si fa trovare al bujo dopo quella stradaccia lí. 4974_5862_000142 non càpita facilmente agli scrittori italiani la fortuna di veder la faccia dabbene d'uno dei tre o quattro acquirenti di qualche loro libro benavventurato. presi il treno e partii per milocca. 4974_5862_000143 sui fagotti attorno alla bocca della stiva. poi, alzando il capo, vide dall'altra parte, sul ponte di poppa, riservato ai passeggeri di seconda, uno, lui, presso il parapetto appoggiato a una delle bacchette di ferro. 4974_5862_000144 tutti i ricordi scottanti, gli errori, i rimorsi della prima gioventù, improvvisamente alla vista di quell'uomo, gli avevano fatto un tale impeto dentro che n'era come stordito. 4974_5862_000145 sprofondare, sparire. dov'era il facchino? chi aveva per mano si cacciò nell'ufficio della dogana. ma in tempo che faceva visitare le valige ai doganieri, vide silvestro crispo attraversar l'ufficio, fosco e solo e come. 4974_5862_000146 l'ombra miserabile di se stesso, ombra irriconoscibile se colui non lo aveva riconosciuto dopo sedici anni. 4974_5862_000147 gli aveva tolto l'amore di lillí loro comune cugina, di cui tutti e due allora erano perdutamente innamorati. e quel poveretto aveva tentato di uccidersi chiudendosi in camera una notte col braciere acceso. 4974_5862_000148 ora lillí. da otto anni era moglie di colui e faustino sangelli. sapeva che nonostante l'età, si conservava ancora bellissima e fresca. 4974_5862_000149 il rischio della costruzione e il rischio dell'esercizio, l'insufficienza della somma preventivata, che saltava agli occhi di tutti coloro che avevano fatto impianti meccanici e sapevano come fosse impossibile contener le spese nei limiti dei preventivi. 4974_5862_000150 ispirandovi, come noi, al bene e alla prosperità del nostro paese. nessun segno d'approvazione e si levò prima a parlare il consigliere maganza, quello dall'impostatura militaresca. 4974_5862_000151 e per un miserabilissimo centesimo si sarebbe ormai avuta la stessa luce che si aveva a quattro o cinque centesimi col vile petrolio, a otto o dieci con l'ambiziosa elettricità, a quindici o venti col pacifico olio. 4974_5862_000152 e il lusol non richiedeva né costruzioni di officine, né impianti, né canalizzazioni. non aveva egli dunque ragione di. 4974_5862_000153 no, per dir la verità non ce ne fossero, ma gromme di muffa sí e tante. saliva con noi una moltitudine di gente attirata dalla discussione di gran momento che doveva svolgersi quella sera. 4974_5862_000154 che aveva anche la suocera in casa. bravissima donna che gli voleva un mondo di bene e anche il suocero in casa. perla d'uomo, dotto latinista e mio sviscerato ammiratore. 4974_5862_000155 signori consiglieri, voi conoscete già questo progetto e avete avuto tutto il tempo d'esaminarlo e di studiarlo in ogni sua parte. prima di aprire la discussione, consentite che io, anche a nome dei colleghi della giunta, 4974_5862_000156 al solo pensiero che quel silvestro crispo potesse vederlo invecchiato e cosí, dietro a quei tre ragazzi mal vestiti e con quella moglie grassa e ridicola che strillava di là. 4974_5862_000157 tutto lampeggiante dei riflessi del sole, al tramonto, sul mare un po mosso a ogni sollevarsi dei parasoli, quei tre benedetti ragazzi, che non erano stati mai su un piroscafo, parevano impazziti. 4974_5862_000158 specialmente quando questi preventivi erano fatti sopra progetti di massima e con l'evidente proposito di fare apparir piccola la spesa, il carattere impegnativo che aveva l'offerta dell'accollatario, fermi restando i dati su i quali l'offerta medesima era fondata. 4974_5862_000159 e s'univa perfidamente a tutti i parenti che se lo prendevano a godere per lo spettacolo che dava loro con quella sua passione precoce e della gelosia che lo assaliva appena vedeva qualcuno ottenere i sorrisi di lei. 4974_5862_000160 ah, come mi metterei a ridere se potesse parermi uno scherzo. ma coi denari dei contribuenti o signori della giunta non è lecito scherzare, ed io non rido, io m'infiammo anzi. 4974_5862_000161 che la villa dell'amico mio e l'accoglienza ch'egli mi fece con tutti i suoi e l'ammirazione del suocero, e via dicendo, mi parvero rose a confronto. 4974_5862_000162 passò tutto, mi sobbarcai a tutto. mi sorbii come decottini a digiuno tutti gli spassi e le distrazioni della giornata, col pensiero fisso alla dimostrazione che dovevo avere quella sera al municipio della ricchezza e della felicità di milocca. 4974_5862_000163 di ventidue anni, bella come quando di nascosto da lontano per tentarlo, tenendo socchiuso l'uscio della sua cameretta. 4974_5862_000164 lo stesso viso, lo stesso corpo, saldo, svelto, formoso. solo gli parve che avesse i capelli ritinti dorati. il pontile, la folla, le valige, lo scalo, la tettoja, tutto gli girò attorno. avrebbe. 4974_5862_000165 avventava il rauco fischio formidabile. acchiappò gli altri due, andò a prendere la moglie e giú a cuccia, a cuccia, andiamo a dormire. ma niní voleva il biscotto, l'acqua bicetta, carluccio, la tromba a dormire, a dormire avete. 4974_5862_000166 dati che per forza il consiglio avrebbe dovuto alterare, con varianti e aggiunte ai lavori idraulici, con varianti e aggiunte agl'impianti meccanici, e ciò 4974_5862_000167 sorrisi. e davvero, l'impeto delle correnti aveva sgrottato tutte le terre e a lui era toccato asciugare e rialzar le campagne corredandole della belletta del grassume prezioso. sí, davvero, oh, che piacere gli sorrisi. 4974_5862_000168 che la cugina aveva quattr'anni piú di lui e che egli, ancora studente, avrebbe dovuto aspettare per lo meno altri sei anni per farla sua. ostinato, dopo molte promesse e giuramenti, era riuscito a spuntarla. 4974_5862_000169 non mi faceva grazia, nelle sue lettere, di nessuno dei tanti palpiti che quella bonifica gli era costata e di nessuno dei tanti mezzi escogitati, dei tanti guaj che gli erano diluviati. 4974_5862_000170 in fondo, non desiderava tanto di procurare un piacere a me quanto a se stesso: il gusto di farmi restare a bocca aperta mostrandomi ciò che aveva saputo fare con molto coraggio, in tanti anni d'infaticabile operosità. 4974_5862_000171 e anche lí mi spiegò come valga piú saper governare il tino che la botte, e com'egli facesse piú colorito il vino e come gli accrescesse forza e corpo mescolandovi certe qualità d'uve scelte spicciolate, ammostate da sé. 4974_5862_000172 senza mai erbe, mai foglie di sambuco o di tiglio, mai tannino o gesso o catrame. e sorrisi anche quando piú morto che vivo. rientrai in villa e mi vidi venire incontro la tribù dei marmocchi in processione. 4974_5862_000173 uno sguardo, sotto la tettoja della banchina, alla gente venuta ad assistere allo sbarco dei passeggeri. faustino sangelli non vide e non capí piú nulla. lí su la banchina, sotto la tettoja, c'era lillí. 4974_5862_000174 il tozzo omacciotto barbuto s'era infatti levato col sogghigno ancora su le labbra, torcendosi sul mento, con gesto dispettoso, il rosso pelo ricciuto. 4974_5862_000175 otto ore buone di ferrovia e cinque di vettura, ma piano con questa vettura cent'anni fa, non dico, sarà anche stata non molto vecchia. 4974_5862_000176 riposati e rigorosi, e qui lo zagardi, non smettendo mai di tormentarsi sul mento la barbetta rossigna, piano, piano, col suo fare mordace e dispettoso. 4974_5862_000177 promettimi che non mi domanderai piú nulla fino a questa sera. ti farò assistere a una seduta del nostro consiglio comunale. appunto, questa sera si discuterà una questione di capitalissima importanza: l'illuminazione del paese. 4974_5862_000178 villa tucci era a circa mezz'ora dal paese. ma o che la rozza veramente non ne potesse piú, o che avesse fiutato la rimessa lí vicina, come diceva sacrando il vetturino. il fatto è che non volle piú andare avanti nemmeno d'un passo. 4974_5862_000179 sentirai. mi ripeté: tucci, stringendomi il braccio. è formidabile, eloquenza, mordace, irruente. sentirai. 4974_5862_000180 dopo le scoperte mirabili di cui avevano parlato l'ansatti e lo zagardi, era piú possibile sostenere l'impianto idro-termo-elettrico proposto dalla giunta. che figura avrebbe fatto il paese di milocca, illuminato soltanto a luce elettrica? 4974_5862_000181 non abbia veduto un piú recente sistema d'illuminazione che il municipio di parigi va sperimentando per farne poi l'applicazione generale nella ville lumière. 4974_5862_000182 no, al contrario. mi rispose merigo tucci con un sorriso, opponendo studiatamente alla mia stizza altrettanta calma. 4974_5862_000183 ora in quali condizioni- o ciechi amministratori, in quali condizioni d'inferiorità si troverebbero il municipio e il paese di milocca, coi loro miserabili cavalli di forza elettrica. 4974_5862_000184 anche lui a ridere, per fare a sua volta un ultimo dispetto a lei che seguitava a venirgli appresso senz'essersi accorta del marito arrivato con lui. ti sei smattinata e adesso a casa sentirai cara, sentirai, pensava e rideva. 4974_5862_000185 concluse cosí. la dura esperienza in altre città o signori ha purtroppo dimostrato che gl'impianti idro-termo-elettrici sono della massima difficoltà e serbano dolorosissime sorprese. 4974_5862_000186 e quel boja di vetturino, intanto, aveva il coraggio di dire che bisognava saperla guidare, lasciarla andare col suo verso, perché ombrava, ombrava e a frustarla ritta gli si levava, come una lepre, certe volte, quella bestiaccia lí. 4974_5862_000187 io dico il lusol, collega ansatti, e non iscioglierò inni in gloria della nuova scoperta, perché non con gl'inni si fanno le rivoluzioni nel campo della scienza, della tecnica e dell'industria, ma con calcoli. 4974_5862_000188 finalmente arrivò la sera. ero vivo. ancora non avrei saputo dir come, ma vivo e potevo avere la famosa dimostrazione che tucci mi aveva promesso. andammo insieme al municipio per la seduta del consiglio comunale. 4974_5862_000189 sotto quella polvere di stelle. e si vide. si sentí piccolissimo e piccolissimo. vide il rivale, piccolissima, la sua miseria, annegarsi nel sentimento che gli s'allargava, smisurato della vanità di. 4974_5862_000190 ma cosí vivo, cosí presentemente vivo, che quasi non parendogli piú vero in quel momento tutto ciò che lo circondava, e pur non potendo negarne a se stesso la realtà, 4974_5862_000191 e calcoli complicatissimi e astrusissime disquisizioni, per cui i capelli del magro, pallido segretario mi pareva si ritraessero verso la nuca man mano ch'egli leggeva e che la fronte gli crescesse mostruosamente. 4974_5862_000192 nella scienza. caro mio, la felicità nostra è fondata nella scienza. piú occhialuta che abbia mai soccorso la povera, industre umanità. 4974_5862_000193 eppure, due enormi lacune apparivano già evidentissime nel progetto: nessuna somma per le spese generali, mentre ognuno comprendeva che non si potevano eseguire lavori cosí grandiosi, cosí estesi. 4974_5862_000194 municipio tucci, fermò per la scala un tozzo omacciotto aggrondato, barbuto rossigno, che evidentemente non voleva esser distratto dai pensieri che lo gonfiavano. 4974_5862_000195 faustino: dio mio, guarda niní, guarda bicetta. gridava al sangelli la moglie che non si moveva per timore del mal di mare, prima ancora che il piroscafo si mettesse in movimento. 4974_5862_000196 nessuno lo salutava, solo il colacci gigantesco gli s'accostò per battergli forte la mano su la spalla. egli sorrise, corse a prender posto sul suo seggio, asciugandosi il sudore. 4974_5862_000197 essendosi la seduta già protratta oltre ogni previsione. il fatto è che alla fine del discorso dello zagardi, i lumi si abbassarono di tanto che si era quasi al bujo quando sorse per ultimo a parlare il colacci. 4974_5862_000198 e costringeva quell'uomo a chiudersi in camera con un braciere acceso per asfissiarsi, ecco che d'un tratto spariva in lui l'immagine di ciò ch'era stato come un'ombra e un'altra ombra. 4974_5862_000199 e nelle terre che sono, grazie a dio, cosí fertili che ci dàn tre raccolti all'anno. ora vedrai, vieni con me. 4974_5862_000200 la bella filosofia gli venne meno di nuovo, come il piroscafo, fu per doppiare monte pellegrino e imboccare il golfo di palermo. ora la moglie era diventata coraggiosissima, una leonessa, e anche i figliuoli, tre leoncini, volevano andare sul ponte, subito, subito. 4974_5862_000201 tu avrai dalle cose stesse che vedrai e sentirai la dimostrazione piú chiara e piú convincente di quanto ti ho detto. intanto, la ricchezza nostra è nelle meravigliose cascate di chiarenza che ti farò vedere. 4974_5862_000202 poche parole. sarebbero bastate. poche parole e qualche cifra. e punto per punto, il consigliere maganza si mise a criticare il progetto con straordinaria lucidità d'idee e parola acuta, incisiva. 4974_5862_000203 diviso in due vite distanti e contemporanee. vere tutt'e due e vane tutte e due nello stesso tempo. 4974_5862_000204 aveva preso a suo rischio e ventura certi terreni paludosi che ammorbavano quel paese e ne aveva fatto i campi piú ubertosi di tutto il circondario: un paradiso. 4974_5862_000205 cosí seduto, si vide a un certo punto sotto gli occhi emergere il pancino che da alcuni anni gli era cresciuto e vide, quasi per ischerno, ciondolare dalla catena dell'orologio una medaglina d'oro, premio volgare d'un misero concorso vinto. 4974_5862_000206 e non seppi darle torto. io, dopo cinque ore di compagnia, m'ero quasi quasi medesimato con quella bestia. non avrei voluto piú andare avanti neanch'io. 4974_5862_000207 e sorrisi anche al suocero, mio ammiratore, il quale, sissignori, era cieco, cieco da circa dieci anni e del mio libro non conosceva che qualche paginetta che il genero gli aveva potuto leggere di sera, dopo cena. 4974_5862_000208 della magnifica vista dell'entrata a palermo. nossignori, non permetto prima. aspettate che il vapore si fermi? oh dio faustino. ma se tutti gli altri passeggeri sono già su, va bene, e voi state giú, ma perché? perché voglio cosí? 4974_5862_000209 e di là quella biondona pallida di cui gli arrivava la voce sgraziata: faustino, faustino. e qua, fuggente e ammiccante tra il rimescolío dei passeggeri, sopra coperta, lillí, lillí. 4974_5862_000210 ma piano, con questo correre, doveva dirlo la bestia. e quella bestia lí non diceva nulla, s'ajutava perfino col muso a camminare. 4974_5862_000211 già tutto grigio e piú ispido e piú cupo di quando, tanti e tanti anni addietro, lui faustino sangelli, allor quasi ragazzo imberbe, studentello, matricolino di lettere all'università di palermo. 4974_5862_000212 cadere. acchiappatolo, si rizzò tutto fremente davanti a lui, quasi a petto, come se si aspettasse che quello dovesse saltargli al collo per strozzarlo. 4974_5862_000213 e sonò il campanello mentre il capo usciere gli porgeva la nota dei consiglieri presenti. non mancava nessuno. il segretario, senza aspettar l'ordine, aveva preso a leggere il verbale della seduta precedente, che doveva essere redatto con la piú scrupolosa diligenza. 4974_5862_000214 le cose allora, con amaro dileggio. si persuase a profittar del mare tranquillo e del sonno della moglie e dei figliuoli per farsi una dormitina, anche lui, fino all'approdo in sicilia, a giorno chiaro. cosí fece? 4974_5862_000215 lamentosamente per bicetta, per niní, per carluccio, ma non osava neppure girare un po la testa per vedere dove fossero. 4974_5862_000216 piano. faustino sangelli restò di gelo a quello sguardo d'assoluta indifferenza, da che rideva, da che baciava, vivo con labbra ardenti, il tepido, piccolo seno bianco di lillí. 4974_5862_000217 il mare, ma che un olio. e che strilli, che strilli. sta zitta, pare che ti scànnino. oh dio, muojo, reggimi, faustino, ah, non arrivo, non arrivo, voglio scendere. scendiamo, papà. 4974_5862_000218 e intanto ha il coraggio di compiangermi. avrà le sue ragioni su, su affrettiamoci o non troveremo piú posto. la mastra sala, la sala del consiglio, rischiarata da altri lumini a cui quelli della scala avevano ben poco da invidiare. 4974_5862_000219 loro cuccette faustino sangelli. tirò su il bavero del pastrano, si diede una rincalcata al berretto da viaggio, passeggiò un tratto sul ponte riservato alla prima classe, guardò i passeggeri di terza buttati come bestie a dormire su la coperta. 4974_5862_000220 fu cosí forte l'impressione che mi fece quella strada e poi l'aspetto di quel paese squallido, nudo, in desolato abbandono, come dopo un saccheggio o un orrendo cataclisma, senza vie, senz'acqua, senza luce. 4974_5862_000221 di potenza molto minore che finora sono in uso. e con questo tono e con crescente fuoco il consigliere ansatti spiegò al pubblico, attonito e affascinato, la scoperta del 4974_5862_000222 pareva un'aula di pretura delle piú sudice e polverose. i banchi dei consiglieri e le poltrone di cuojo erano della piú venerabile antichità. 4974_5862_000223 ma se, ad onta delle mie previsioni, dovevo riconoscer lui merigo tucci, degno veramente d'ammirazione, quel paesettaccio, no e poi no, perdio ricco felice. 4974_5862_000224 la rozza piantata lí su i quattro stinchi si pasceva a sua volta d'una tempesta di frustate imperturbabilmente. 4974_5862_000225 la passione cosí cocente quand'era nascosta, contrariata e derisa aveva perduto a un tratto il fervore, tutta la poesia. 4974_5862_000226 ultime raccomandazioni e grida di richiamo tra i passeggeri di terza classe e la gente che s'affollava su lo scalo dell'immacolatella o sulle barchette ballanti attorno al piroscafo in parterza. 4974_5862_000227 arrivai a milocca a sera chiusa non vidi nulla perché secondo il calendario doveva esserci la luna. quella sera la luna non c'era, i lampioni a petrolio non erano stati accesi e dunque non ci si vedeva neanche a tirar moccoli. 4974_5862_000228 oggi, come se noi ci trovassimo dieci o venti anni addietro, al tempo di galileo ferraris, si osa proporre un impianto idro-termo-elettrico a milocca. 4974_5862_000229 e aveva parlato entusiasticamente del mio straordinario ingegno a suo suocero, il quale subito s'era fatto venire il libro di cui quel giornale parlava. ebbene, confesso che proprio quest'ultima notizia fu quella che mi vinse. 4974_5862_000230 là, ho capito. sai la solita retorica: la ricchezza e la felicità nella beata ignoranza, è vero? vuoi dirmi questo? 4974_5862_000231 città a luce elettrica, risposi e lui: cupo la compiango. sentirà stasera scusi, ho fretta e via a balzi per il resto della scala. 4974_5862_000232 e gli sfolgorava dagli occhi ridenti da cui io, sciupato e immalinconito dalle vane brighe della città, roso dalle artificiose, assidue cure intellettuali, mi sentivo commiserato e deriso. a un tempo, 4974_5862_000233 pecorino, sí, davvero. oh, che piacere. e gli sorrisi, anche quando in cantina, con un'aria da carlomagno, mi mostrò quattro lunghe andane di botti. 4974_5862_000234 parlò della semplicità meravigliosa delle lampade a lusol, nelle quali il calore di combustione dello stoppino e la capillarità bastavano a determinare, senz'alcun meccanismo, l'ascesa del liquido illuminante. 4974_5862_000235 non si muove biccotto, papà, papà, quando bevo: giú, giú, berrai giú andiamo. oh dio faustino, corpo di giusto, qua, cameriere, cameriere, tutta la nottata, quella delizia lí e fosse stato. 4974_5862_000236 sa che scena tra poco sarebbe accaduta a casa, quand'ella, ritornando col bambino, vi avrebbe trovato il marito già arrivato. il marito che avrebbe indovinato subito la ragione per cui ella non s'era accorta di lui là sulla banchina dello scalo: fu per goderne. 4974_5862_000237 a proposito delle strade di milocca. si parlava come niente di londra, di parigi, di berlino, di new york, di chicago, in quel verbale, e saltavan fuori nomi d'illustri scienziati d'ogni nazione. 4974_5862_000238 neanch'io pensavo: chi sa, dopo tant'anni, come ritroverò merigo tucci, già me lo ricordo cosí in nebbia. chi sa come si sarà abbrutito a furia di batter la testa contro le dure, stupide realtà quotidiane d'una meschina vita provinciale? 4974_5862_000239 venuta col suo bambino ad accogliere il marito. lillí che lo guardava sbalordita con tanto d'occhi, piú che sbalordita, quasi oppressa di stupore, la intravide appena. 4998_5862_000000 si rifacesse poi nelle grandi giornate del calendario patriottico, nelle ricorrenze delle feste nazionali, allorché con la camicia rossa scolorita, il fazzoletto al collo, il cappello a cono sprofondato fin su la nuca, 4998_5862_000001 per la sicuro, la come si chiama la pessima figura fatta da quella nazione che che, senza che gridò, seccato il bellone sorgendo in piedi. 4998_5862_000002 e per chi serviranno il vannícoli? diceva per i nipotini, ma il ciotta avrebbe messo le mani sul fuoco che servivano proprio per lui, per il professore stesso. 4998_5862_000003 aspetta, rorò senti. cominciò allora sciaramè, facendosi coraggio. volevo dirti proprio questo. 4998_5862_000004 dell'onore che gli avevano fatto e di cui egli, alla fin fine non si sentiva proprio immeritevole, giacché per la patria aveva pure patito e non poco s'era sdebitato ospitando gratis per tanti anni la società. 4998_5862_000005 conosceva dunque davvero tutti gli orrori della guerra, tutto ciò che narrava, lo aveva veduto, sentito, provato, c'era stato, insomma, davvero alla guerra, quantunque non vi avesse preso parte attiva. 4998_5862_000006 ma diceva per i figliuoli, se la doveva guardare. per quei sette disgraziati la pelle. per distrarlo, i tortorici si misero a parlargli della mal'annata: scarso il frumento, scarso l'orzo, scarse le fave. 4998_5862_000007 rorò ogni giorno, rassettate le due camerette di sopra, indossata una ormai famosa camicetta rossa fiammante, scendeva in quella stanza a terreno e sedeva presso la porta a conversare con le vicine, lavorando. 4998_5862_000008 e chi lo tirava di qua e chi di là per dimostrargli che sosteneva una causa indegna e che se ne doveva vergognare: vergognare perché difendeva quattro mascalzoni scioperati. 4998_5862_000009 la scoperta d'un giardinetto, unica e dolce cura dello zio, aveva suscitato un tripudio frenetico nei sette orfani sconsolati, come li chiamava la grassa cognata napoletana. 4998_5862_000010 alla notizia che garibaldi sarebbe venuto in sicilia per quella festa memorabile, s'erano raccolti nel caffè i pochi garibaldini residenti in paese con l'intento di recarsi insieme a palermo a rivedere per l'ultima volta il loro duce glorioso. 4998_5862_000011 era noto anche a noi da un pezzo, che della società dei reduci garibaldini faceva parte un messer tale che non è punto reduce come non fu mai garibaldino. 4998_5862_000012 come saro e neli tortorici lo avevano lasciato livido, enorme, irriconoscibile, rantolava dalla 4998_5862_000013 donde poco dopo usciva con un cartoccio in mano. i due scolari sapevano che il professor lamis non aveva da fare neppur le spese a un grillo, e non si potevano perciò capacitare della compera di quel cartoccio misterioso tre volte la settimana. 4998_5862_000014 era anche un bel giovane rosolino: la rosa, alto smilzo, con una lunga barba quadra, biondo rossastra e un pajo di baffoni in su che, a stirarli bene, avrebbe potuto annodarseli come niente dietro la nuca. 4998_5862_000015 stropicciarsi. giurlannu zarú a un nuovo richiamo. smise di rantolare, si provò ad aprir gli occhi insanguati, anneriti, pieni di paura. aprí la bocca orrenda e gemette com'arso dentro muojo. 4998_5862_000016 il, la rosa, ricco e fannullone, era orgoglioso di questa sua impresa giovanile. se n'era fatta quasi una fissazione e non sapeva piú parlar. 4998_5862_000017 poi prese a uno a uno gli altri piccini che gli s'erano affollati attorno e glieli spinse di furia fra le gambe, e quest'altro, e quest'altro, e quest'altro, e quest'altro. bestia, bestia, bestia. 4998_5862_000018 lui che se le era ben guadagnate quelle medaglie e non se le era poi potute godere nelle belle feste della patria. ecco qua tutto il suo torto. 4998_5862_000019 non per te cercò d'interromperla, sciaramè. non per te propriamente, figliuola mia. 4998_5862_000020 e a milazzo, dietro quel tralcio di vite, un toffo di terra, qua sul labbro, rorò lo guardava angosciata e sbalordita sentendolo sparlare cosí, papà, papà che dice. 4998_5862_000021 si mise senz'altro a scrivere con l'intenzione di riassumere per sommi capi quello studio critico. a poco a poco, però, scrivendo, si lasciò vincere dalla tentazione d'incorporarlo tutto quanto di filo nella lezione. 4998_5862_000022 e perciò cercava di rendere a mano a mano piú umile l'espressione del volto e della voce, ma ormai non sapeva piú che altro aggiungere. gli pareva d'aver detto abbastanza, d'aver difeso del suo meglio quei giovanotti, e intanto quelli seguitavano a tacere. 4998_5862_000023 ti vuoi star zitto? sciaramè, tuonò a questo punto il bellone dando un gran pugno su la tavola presidenziale. non bestemmiare, non far confronti oltraggiosi. oseresti paragonare l'epopea garibaldina con la pagliacciata della grecia? 4998_5862_000024 novità. scusi, si sono messi forse a pagarle la pigione? i signori reduci? sciaramè fece un sorrisino scemo, come se rorò avesse detto una bella. 4998_5862_000025 a un certo punto il professor lamis tacque e prese un'aria astratta, segno, questo per i due scolari, che il professore voleva esser lasciato solo. 4998_5862_000026 voi dice, rivolto agli uomini che abbacchiavano, e c'erano anche loro, neli e saro tortorici, voi, se volete, andate anche su con le donne a smallare. 4998_5862_000027 medaglie lui però non ne aveva avute. le aveva avute stefanuccio, ma erano come di tutt'e due. del resto, lui non s'era mai vantato di nulla, spinto a parlare, aveva sempre detto quel tanto che aveva veduto. 4998_5862_000028 già acconciata, con la sua camicetta rossa fiammante, entrò nella camera del patrigno, spazientita insomma, esce o non esce. questa mattina non mi ha fatto neanche rassettare la camera, me ne scendo giú. 4998_5862_000029 ma gli studenti, promettendo di far silenzio, vollero che l'uscio fosse riaperto pian piano per godersi, dalla soglia, lo spettacolo di quei loro poveri soprabiti che ascoltavano, immobili sgocciolanti neri. 4998_5862_000030 cosí presto. domandò al patrigno, col piú bel musino duro della terra, che le è accaduto. sciaramè guardò prima il la rosa, che se ne stava coi gomiti sul piano del tavolino e la testa tra le mani. poi disse alla figliastra: 4998_5862_000031 qualcuno poi, volando, aveva potuto inoculare il male al zarú in quella stalla mentre il medico parlava, cosí il zarú aveva voltato la faccia verso il muro. 4998_5862_000032 che si facciano gli affari loro, ché ai miei ci bado io. se questo loro non accomoda, se ne vadano, che mi faranno un grandissimo piacere. io ricevo in casa mia chi mi pare e piace. devo renderne conto soltanto a lei. 4998_5862_000033 per carità, se non voleva farlo morire dal terrore di saperlo esposto alla morte. ancora cosí, ragazzo, via via. ma il fratellino non aveva voluto saperne. e allora anche lui, a poco a poco, fra gli altri volontarii. 4998_5862_000034 amilcare bellone. il presidente era lombardo di brescia, il nardi e il navetta romagnoli e tutti insomma, di varie regioni d'italia, venuti in sicilia, chi per il commercio degli agrumi e chi per quello dello zolfo. 4998_5862_000035 né c'era da rifarsi con la vendemmia, ché tutti i vigneti della contrada erano presi dal male. bella consolazione, andava dicendo ogni tanto il dottore, dimenando la testa. 4998_5862_000036 i due fidi scolari avevano tutto il tempo di scrivere, quasi sotto dettatura. il lamis non montava mai in cattedra, sedeva umilmente davanti al tavolino sotto. 4998_5862_000037 ecco, vorrei farvi osservare che, alla fin fine, questi, questi quattro giovanotti, 4998_5862_000038 intanto, terminata l'ora, dall'aula vicina usciva rumorosamente una frotta di studenti di legge. ch'erano forse i proprietarii di quei soprabiti subito? 4998_5862_000039 c'è stato il figlio però, che ha diritto, mi sembra, di portarla, la camicia rossa, e di farla portare perciò a tutti coloro che lo seguirono in grecia. ecco e dunque. 4998_5862_000040 ora avrebbe dovuto farla lui la parte del ladro e figurarsi come ci riusciva. già non gliela lasciavano nemmeno mettere in prova una volta tanto qualche affaruccio per pagargli. la sensería come carità? 4998_5862_000041 attraversò la stanza terrena e uscí senza dir nulla a rorò che già parlava con una vicina, e non si voltò neppure a guardarlo. 4998_5862_000042 che ci ho i prude. il medico lo guardò accigliato, poi, come se volesse osservarlo meglio, lo condusse fuori della stalla. saro li seguí. 4998_5862_000043 perché il vannícoli credeva che il professor lamis, quand'egli e il ciotta, finita la lezione, lo accompagnavano per un lungo tratto di via verso casa, si rivolgesse unicamente a lui, solo capace d'intenderlo. 4998_5862_000044 cosí dicendo, rosolino la rosa, prese con due dita il bavero della giacca di sciaramè e gli diede una scrollatina. poi, guardandolo negli occhi, aggiunse a questa sera. 4998_5862_000045 per i mandorli, si sapeva, non raffermano sempre carichi un anno e l'altro no. e delle ulive non parlavano: la nebbia le aveva imbozzacchite sul crescere. 4998_5862_000046 ritornato in sicilia dopo la donazione di garibaldi a re vittorio del regno delle due sicilie, egli era stato accolto come un eroe, insieme col fratellino stefano. 4998_5862_000047 poi, dimenticandosi che sciaramè aveva profferto quella stanza precariamente, erano rimasti lí per sempre senza pagar la pigione. 4998_5862_000048 viva la patria sciaramè. e lui sorrideva, abbassando gli occhietti, calvi, quasi mortificato, e rispondeva piano, come a se stesso: viva, viva. 4998_5862_000049 hai letto, leggi qua no- che che è stato balbettò sciaramè, soprappreso con tanta violenza. 4998_5862_000050 parlava fuor di proposito o piú del necessario su un argomento che non rientrava se non di lontano nella materia. 4998_5862_000051 che avvenne poi. giurlannu zarú attese, attese a lungo, con un ansia che gl'irritava dentro tutte le viscere. udiva parlare là fuori, confusamente. 4998_5862_000052 l'impresa non fu nazionale. ma garibaldi, scusate. garibaldi, combatté forse soltanto per l'indipendenza nostra. combatté anche in america, anche in francia. combatté, cavaliere dell'umanità che. 4998_5862_000053 un insolito affollamento e ne lodò in cuor suo i due fidi scolari che evidentemente avevano sparso tra i compagni la voce del particolare impegno con cui il loro vecchio professore avrebbe svolto quella lezione. 4998_5862_000054 la formidabile lezione del professor bernardino lamis. ma il manicheismo, o, signori, il manicheismo, in fondo, che cosa è, ditelo voi. 4998_5862_000055 belle cose, difatti, sono anche queste per due fidanzati che se le dicono stringendosi le mani e guardandosi negli occhi. 4998_5862_000056 sciaramè. però dando gratis la stanza aveva il vantaggio di non pagare le tre lirette al mese che pagavano gli altri per l'abbonamento ai giornali, per. 4998_5862_000057 gli urlò il bellone e riprese a passeggiare. sciaramè si mise a leggere: zitto, zitto. a un certo punto aggrottò le ciglia, poi le spianò, sbarrando gli occhi e spalancando la bocca. 4998_5862_000058 ci si fa una colpa, infatti, del triste e umiliante esito della guerra greco-turca, come se noi, a domokòs, non avessimo combattuto e vinto, lasciando sul campo di battaglia l'eroico fratti e altri generosi. 4998_5862_000059 tante donne che arrossivano turbate, se egli le guardava, in un certo modo, con quegli occhi chiari, vivi, vivi. 4998_5862_000060 gridò il dottore: ah, nossignore, sta morendo tutt'a un tratto, non si sa di che, nelle terre di montelusa, in una stalla. 4998_5862_000061 e allora sentiamo un po, secondo voi, che cosa sono io? ma un bravo giovinotto, siete un buon figliuolo, non ve l'ho detto. grazie tante squittí. rosolino la rosa. 4998_5862_000062 smarrí, scrupolosissimo nel suo officio, soleva ogni anno, in principio, dettare il sommario di tutta la materia d'insegnamento che avrebbe svolto durante il corso, e a questo sommario si atteneva. 4998_5862_000063 che guardate morto. rorò rimase allibita con gli occhi sbarrati a mirarlo. guardò i vicini accorsi, balbettò. 4998_5862_000064 ah, quel sibilo terribile. prima del tonfo carponi, con le reni aperte dai brividi, aveva tentato di allontanarsi. 4998_5862_000065 là esclamò a questo punto il la rosa, protendendo lui adesso le mani e accigliandosi i, aspettavo qua. 4998_5862_000066 il signor dottore sidoro, lopiccolo, scamiciato, spettorato, con una barbaccia di almeno dieci giorni su le guance, flosce. 4998_5862_000067 il povero sciaramè non poteva rispondere a tutti. sopraffatto investito, colse a volo quel che diceva il nardi e gli gridò. 4998_5862_000068 lindo, attillato e sorridente. davanti a questo ritratto egli si recava ora ciabattando, gli mostrava i denti in un ghigno aggraziato, s'inchinava e gli presentava la figliuola malata allungando le braccia. 4998_5862_000069 là in quell'aula, poiché nessuno s'era levato in sua difesa, lui si sarebbe vendicato della villania di quel tedescaccio, dettando una lezione memorabile. 4998_5862_000070 che rorò ne avesse. non ne aveva mai avuti, ma s'era fatta pur troppo questa fama e forse ora se n'avvaleva come d'una ragna a cui nessuno poteva dire che lei avesse posto mano per farvi cascare quel farfallino del la rosa. 4998_5862_000071 neli, il minore dei fratelli. non potendone piú, si fermò un momento per tirar fiato e rispondere a quelle donne, ma saro se lo trascinò via per un braccio. 4998_5862_000072 e che fa domandarono quelli meravigliati dell'aria stravolta del ciotta? questi si pose un dito sulla bocca, poi disse: piano, con gli occhi sbarrati parla solo. 4998_5862_000073 non solo non ha mai preso parte ad alcun fatto d'armi, ma osa per giunta d'indossare una camicia rossa. 4998_5862_000074 e lo aveva avuto. ma ecco, non si risolveva ancora ad andarsene. la verità era questa che sciaramè quella mattina. cercava il coraggio di dire una certa cosa alla figliastra e non lo trovava. 4998_5862_000075 non prendeva mai nulla in quel caffè, neanche un bicchier d'acqua con lo schizzo di fumetto. ma il padrone lo sopportava perché spesso gli avventori si spassavano con lui forzandolo a parlare e di calatafimi. 4998_5862_000076 messa dalla critica ai sette cieli e che, su lo stesso argomento, tre anni prima, bernardino lamis aveva scritto due poderosi volumi di cui il von grobler mostrava di non aver tenuto conto se non solo una volta, e di passata. 4998_5862_000077 ma non gli passava neanche per la mente che potessero esser palle quando proprio lí sul tralcio dietro al quale stava nascosto. 4998_5862_000078 e perché? ma ecco perché, giú sai i, i socii rorò aggrottò subito le ciglia. 4998_5862_000079 prima li vendeva lui, gli agrumi ch'erano il maggior prodotto del podere, diven eva, per modo di dire, se li lasciava rubare, portar via per una manciata di soldi dai sensali ladri. 4998_5862_000080 lo sfidavano a parlare ancora. che dire aggiunse. e dunque mi pare che ti pare. proruppe allora furibondo il bellone andandogli davanti a petto. 4998_5862_000081 un tal rosolino la rosa, il quale, per essere andato in grecia insieme con tre altri giovanotti del paese- il betti, il gàsperi e il marcolini- a combattere nientemeno contro la turchia, si credeva garibaldino anche lui. 4998_5862_000082 se a leggere i giornali là dai reduci fosse venuto qualche altro giovanotto, certo non se ne sarebbe curato. cosí pensando, sciaramè pervenne alla piazza principale del paese e andò a sedere, com'era solito, davanti a uno dei tavolini del caffè. 4998_5862_000083 per non perdere di vista quelle orecchie. non avvertiva neppure al sole che aveva davanti agli occhi e lasciava l'ombrellaccio aperto, foderato di verde, appoggiato su. 4998_5862_000084 perché, quantunque la paura fosse stata piú forte, di lui non sarebbe mai scappato sapendo che il suo fratellino là era intanto nella mischia e che forse in quel punto, ecco, gliel'uccidevano. 4998_5862_000085 già aveva fatto, per quella malaugurata pubblicazione del libro del von grobler, una prima concessione all'amor proprio offeso, entrando quell'anno a parlare, quasi senza opportunità, dell'eresia catara. 4998_5862_000086 una rosa sette figliuoli, ma pochi dodici ne voleva, e a mantenerli si sarebbe ajutato con quel pajo di braccia sole, ma buone che dio gli aveva dato. 4998_5862_000087 nostro cugino. disse allora neli, voltandosi, e alzò una mano in atto di benedire le donne, proruppero in esclamazioni di compianto e di orrore. una domandò forte. 4998_5862_000088 uno de suoi tre compagni, il gàsperi, era stato ferito leggermente a domokòs, ed egli se ne vantava, quasi la ferita fosse invece toccata a lui. 4998_5862_000089 e di fregiarsi il petto di ben sette medaglie che non gli appartengono perché furono di suo fratello morto eroicamente a digione. detto questo, mi sembra superfluo aggiungere altri commenti alla deliberazione. 4998_5862_000090 ah, fidanzato sei. sghignò allora il medico fuori di sé e pigliati questa. allora gli mise cosí dicendo: sulle braccia la figlia malata. 4998_5862_000091 incignate in grecia, linde pulite e senza una macchia, sedete, sedete, siamo qua tutti. apro la seduta senza formalità, senz'ordine del giorno. le liquideremo subito, subito con una botta di penna. 4998_5862_000092 la testa e allora, persuaso dagli altri volontarii, lasciai in libertà il somarello, che poi mi toccò ripagare, e e m'accompagnai con loro. 4998_5862_000093 pum, il navetta con la sua gamba di legno gli s'accostò aggrondato, lo mirò un pezzo. poi si voltò ai compagni e disse: cupo. 4998_5862_000094 basta dire soltanto: da quella nazione degenere bravissimo del genere, del genere non ci vuol altro, approvarono tutti. 4998_5862_000095 ma sicuro, ripeté sciarame. dunque, sono andato, ho combattuto, sono ritornato, ho prove. io, badate, sciaramè prove, prove, documenti che parlano chiaro. 4998_5862_000096 mia, ce n'andremo via noi ora stesso fa schiodare subito la tabella dalla porta. ma come, ma come? non mi passò mai per la mente il sospetto che? 4998_5862_000097 il lume fila, osservò timidamente sciaramè. e tu lascialo filare. signori, io ritengo oziosa, io ritengo umiliante per noi qualsiasi discussione su un argomento cosí ridicolo. 4998_5862_000098 muojo. no, no. s'affrettò a dirgli: saro angosciato, c'è qua il medico, l'abbiamo condotto noi. lo vedi, portatemi al paese. 4998_5862_000099 per due, davvero aveva patito. patito in modo da non potersi dire: durante la battaglia e dopo, ah, dopo fors'anche piú. 4998_5862_000100 rispondi sciaramè. aprí le braccia senza ardire di levare il capo, poi disse: siccome stefanuccio non non se le poté godere. 4998_5862_000101 in preda a una viva emozione, posò il cappello e montò quel giorno, insolitamente, in cattedra. le gracili mani gli tremolavano talmente che stentò non poco a inforcarsi le lenti sulla punta del naso. 4998_5862_000102 recava in trionfo le sue medaglie garibaldine del sessanta, sette medaglie. eppure, arrancando in fila coi commilitoni nel corteo, dietro la bandiera del sodalizio dei reduci, sciaramè sembrava un povero cane sperduto. 4998_5862_000103 guardami, sciaramè con faccia cadaverica, restringendo le palpebre attorno agli occhi smorti. scosse lentamente la testa in segno negativo senza poter parlare, posò sul tavolino il giornale e si recò una mano sul cuore. 4998_5862_000104 non voglio saper questo. secondo voi, sono o non sono garibaldino? siete garibaldino? ma sí, perché no? rispose imbalordito sciaramè, non sapendo dove il la rosa volesse andar a parare. 4998_5862_000105 d r amilcare bellone col giornaletto in mano. mentre tutto il paese commentava meravigliato la protesta del gàsperi, si precipitò furente nella sede della società. 4998_5862_000106 ma come a piedi? urlò il dottore. dieci miglia a piedi. voi siete pazzi. la mula voglio, la mula l'avete portata. 4998_5862_000107 qualche bestia doveva esser morta in quei dintorni di carbonchio, su la carogna buttata in fondo a qualche burrone? chi sa quanti insetti s'erano posati? 4998_5862_000108 cominciò a strillare quella sera, dopo aver letta la domanda del la rosa e compagnia, ballando dalla bile e agitando la carta sotto il naso dei socii e sghignazzando con tutto il faccione affocato. 4998_5862_000109 soffocato. a un certo punto il zarú scosse il capo rabbiosamente, poi alzò la mano, prese neli per la nuca e l'attirò a sé. 4998_5862_000110 ehi commilitone picciotto. picciotto lo aveva scosso dal sonno e chiamato tra gli evviva a far parte del nascente sodalizio. 4998_5862_000111 aspetta. poi disse piú, col gesto che con la voce si provò a inghiottire, ma la lingua gli s'era d'un tratto insugherita, non tirava piú fiato. 4998_5862_000112 il navetta. aggiungiamo, o signori, che la, la, come si chiama la sciagurata guerra della grecia contro la la, come si chiama la turchia, non può, non deve assolutamente esser presa sul serio. 4998_5862_000113 fu strappata dal letto e trascinata nell'altra camera. alcuni corsero a chiamare il bellone, altri rimasero a vegliare il morto. quando il presidente della società dei reduci col navetta, il nardi e gli altri socii 4998_5862_000114 doveva dire, appunto, alla figliastra di non scendere piú in quella stanza, sede della società, e di rimanersene invece a lavorare su nella sua cameretta. 4998_5862_000115 catara, riassumendole dai suoi due volumi. si sarebbe poi lanciato nella parte polemica avvalendosi dello studio critico che aveva già fatto sul libro del von grobler. 4998_5862_000116 signor dottore, c'è un poverello nostro cugino che sta morendo beato. lui, sonate a festa le campane. 4998_5862_000117 che non pareva nemmeno via neli. non ebbe neanche il tempo di risentirsene, perché alla porta del barbiere s'era affacciata luzza con la madre e mita lumía, la povera fidanzata di giurlannu zarú, che gridava e piangeva disperata. 4998_5862_000118 quando rorò che se ne stava seduta presso la porta, scorse il patrigno da lontano, fece segno a rosolino la rosa di scostarsi e di sedere al tavolino dei giornali. 4998_5862_000119 strada presto, presto, per carità, pregò il tortorici. è tutto nero come un pezzo di fegato gonfio che fa paura. per carità. 4998_5862_000120 disse: è vero, non non pagano la pigione e che vogliono? dunque? incalzò fiera rorò che pretendono dettar legge, per giunta in casa nostra. 4998_5862_000121 che lo guardava e restò un po sconcertato vedendo che questi aveva aperto le labbra orrende a un sorriso mostruoso. 4998_5862_000122 ma invano. ed era rimasto lí tra il grandinare delle palle, atterrito, basito, vedendo la morte con gli occhi a ogni tonfo. 4998_5862_000123 se un giorno non si fosse accorto che la cognata, non contenta dello stipendio che a ogni ventisette del mese egli le consegnava intero, ajutava dal giardinetto il maggiore dei figliuoli a inerpicarsi fino alla finestra dello studio. 4998_5862_000124 bernardino lamis, professore ordinario di storia delle religioni, socchiudendo gli occhi addogliati e, come soleva nelle piú gravi occasioni, prendendosi il capo inteschiato tra le gracili mani tremolanti. 4998_5862_000125 e insomma, pareva facesse di tutto per nascondere cosí sotto quel braccio levato le medaglie, dando a ogni modo a vedere che non gli piaceva farne pompa. molti, vedendolo passare, gli gridavano: 4998_5862_000126 segnatamente il grasso e sdentato romagnolo navetta, ch'era un po sordo e aveva una gamba di legno, una specie di stanga su cui il calzone sventolava e che, andando, dava certi cupi tonfi che incutevano ribrezzo. 4998_5862_000127 venite qua per leggere i giornali, non disturbate nessuno. questi giornali, però, ecco questi giornali, caro don rosolino mio, non sono miei, fossero miei, ma tutti figuratevi, non essendo socio. 4998_5862_000128 riceviamo e pubblichiamo. egregio signor direttore, a nome mio e de miei compagni, la rosa, betti e marcolini, le comunico la deliberazione votata ad unanimità dal sodalizio dei reduci garibaldini. 4998_5862_000129 lo aveva seguito davvero quel suo fratellino minore a cui aveva fatto da padre. lo aveva raggiunto davvero con l'asinello prima di calatafimi e scongiurato, a mani giunte, di tornarsene indietro a casa in groppa. 4998_5862_000130 ti avevo pregata di startene su e io le ho risposto che a casa mia cominciò rorò, ma sciaramè la interruppe, minaccioso, alzando il bastoncino e indicandole la scaletta in fondo. 4998_5862_000131 non gli apparteneva. ma ai morti non si sogliono passare sulle lapidi tante bugie peggiori. di questa là, le medaglie tutt'e sette sul cuore. 4998_5862_000132 catara. piú d'una lezione, dunque non avrebbe potuto spenderci. non voleva a nessun costo che si dicesse che per bizza o per sfogo il professor lamis 4998_5862_000133 dalla guancia, lieve, lieve, essa ora scorreva in due tratti sul mento fino alla scalfittura del rasojo e s'attaccava lí vorace. 4998_5862_000134 e gli avevano detto ch'era anche lui un veterano garibaldino, il vecchio patriota del paese e il bellone, acceso dal ricordo dei giovanili entusiasmi e un po anche dal vino, gli s'era senz'altro accostato. 4998_5862_000135 per cui piena di promesse rimaneva la vita che a lui, ecco, veniva improvvisamente a mancare a un tratto: neli. 4998_5862_000136 lui perché carlandrea, sciaramè agiato un tempo, aveva perduto a un certo punto il dominio dei venti e delle piogge. 4998_5862_000137 oh, dio, dio morto e si buttò sul cadavere, poi in ginocchio a piè del letto, con la faccia nascosta, le mani protese. perdono, papà, mio perdono. 4998_5862_000138 papà, papà, perché? che male ho fatto? perché piange che le è avvenuto? va, va, lasciami. disse rantolando sciaramè. 4998_5862_000139 non è autentica proprio cosí. e sa perché? perché non essendo ancor nati o essendo ancora in fasce quando giuseppe garibaldi. 4998_5862_000140 come se finalmente si sentisse pinzato. alzò una mano, cacciò via la mosca e con le dita cominciò a premersi il mento sul taglietto. 4998_5862_000141 quando si sentí chiamare rabbiosamente da amilcare bellone, sopravvenuto come una bufera, sobbalzò e si levò in piedi sotto lo sguardo iroso del presidente della società dei reduci. 4998_5862_000142 giuseppe garibaldi, e basta, e basta, sí e basta. e aggiungiamo: sorse allora a dire: 4998_5862_000143 ma sí, non dico per me. figuratevi tanto onore e tanto piacere esclamò sciaramè. ma gli altri, dico i miei compagni. 4998_5862_000144 era una bella ragazza, bruna e florida, e la chiamavano la garibaldina. ora, sciaramè quel giorno. 4998_5862_000145 e sciaramè ebbe come un brivido lungo la schiena e si strinse piú forte il petto con la mano curvandosi. vie più ma le medaglie, la camicia rossa. 4998_5862_000146 rosa col la rosa, veramente, a pensarci bene, gli sembrava difficile. punto primo: perché rorò era povera. 4998_5862_000147 tutti quei bravi giovani che stavano ad ascoltarlo religiosamente avrebbero parlato di questa sua lezione. avrebbero detto che egli era salito in cattedra quel giorno perché con maggior solennità partisse dall'ateneo di roma. la sua sdegnosa risposta. 4998_5862_000148 quando fu su la soglia del portoncino di casa col suo lungo rotoletto di carta sotto il braccio, pioveva a diluvio. come fare? mancavano appena dieci minuti all'ora fissata per la lezione. 4998_5862_000149 scattò il bellone. si chiamano buffoncelli e basta. ne prenderesti forse le difese? no, rispose subito: sciaramè no. 4998_5862_000150 citando que due volumi in una breve nota. per dirne male, bernardino lamis n'era rimasto ferito proprio nel cuore. 4998_5862_000151 letteratura, prima e ora, purtroppo, anche nei sacri e inviolabili dominii della scienza. parlava della servilità vigliacca radicata profondamente nell'indole del popolo italiano. 4998_5862_000152 no, ma ecco, vorrei farvi osservare, come dicevo, che alla fin fine hanno, hanno combattuto. ecco, questi quattro giovanotti sono stati al fuoco. sí, si sono dimostrati bravi, coraggiosi. 4998_5862_000153 e tanto fecero e tanto dissero che costrinsero il povero sciaramè a votar di no con loro. due giorni dopo, sul giornaletto locale comparve questa protesta del gàsperi, il ferito di domokòs, riceviamo e. 4998_5862_000154 trafelati ansanti. per far piú presto, quando furono sotto il borgo, su di qua coraggio s'arrampicarono per la scabra ripa cretosa, ajutandosi anche con le mani: forza, forza. 4998_5862_000155 e scese la scaletta con una mano appoggiata al muro e l'altra al bastoncino che mandava innanzi poi giú un piede gonfio e poi l'altro, soffiando per le nari a ogni scalino, la pena e lo stento. 4998_5862_000156 giunto in prossimità di piazza san pantaleo, prendeva quell'aria astratta perché solito, prima di imboccare la via del governo vecchio, ove abitava, d'entrare furtivamente, secondo la sua intenzione, in una pasticceria. 4998_5862_000157 una ventina di soprabiti impermeabili, stesi qua e là a sgocciolare nella buja aula deserta, formavano quel giorno tutto l'uditorio del professor bernardino lamis. 4998_5862_000158 i tre si fermarono un tratto a guardarlo, sgomenti e come trattenuti dall'orrore di quella vista. la mula scalpitò, sbruffando su l'acciottolato della stalla. 4998_5862_000159 questo raccontò neli tortorici, là dal barbiere, il quale a un certo punto, distraendosi, lo incicciò col rasojo una feritina presso il mento. 4998_5862_000160 il sole non era ancora riuscito a cuocergli la pelle, a inaridirgli il bel biondo dorato dei capelli riccioluti, che tante donne gli avrebbero invidiato. 4998_5862_000161 a chi parlava dunque con tanto fervore il professor bernardino lamis, zitto zitto in punta di piedi? il ciotta varcò la soglia dell'aula e volse in giro lo sguardo. 4998_5862_000162 del resto, per lui il disturbo era, se mai la sera soltanto, quando i socii si riunivano a bere qualche fiasco di vino, a giocare qualche partitina a briscola, a leggere i giornali e a chiacchierar di politica. 4998_5862_000163 siamo intesi. il povero sciaramè rimase in mezzo alla stanza sbalordito a grattarsi la nuca. erano rimasti a far parte della società dei reduci poco piú d'una dozzina di veterani, nessuno dei quali era nativo del paese. 4998_5862_000164 rossa sciaramè lo aveva capito anche lui, ma sapeva pure che rorò era molto accorta e che il giovanotto era ricco e sventato. 4998_5862_000165 padrone com'era della materia e col lavoro già pronto sotto mano, a una sola fatica sarebbe andato incontro a quella di tenere a freno la penna. 4998_5862_000166 i aveva chiesto di vederli. che male ho fatto. sciaramè le si abbandonò fra le braccia. assalito da un impeto di singhiozzi, rorò lo trascinò fino alla seggiola accanto al letto e lo fece sedere chiamandolo spaventata. 4998_5862_000167 e mentre studiava o scriveva in piedi, com'era solito, mangiucchiava o un amaretto, o una schiumetta, o una bocca di dama, se aveva sete acqua. dopo un anno di quell'inferno si sentiva ora in paradiso. 4998_5862_000168 la parola può parere in prima un po dura, ma non parrà piú tale quando si consideri che questi signori hanno respinto noi dal sodalizio senza pensare che intanto ne fa parte qualcuno il quale non solo non è mai stato garibaldino. 4998_5862_000169 giú poi, nella bacheca del portinajo aveva trovato un bigliettino del vannícoli che lo pregava di scusarlo presso l'amato professore perché 4998_5862_000170 il ciotta né il vannícoli avrebbero mai supposto che in quel cartoccio bernardino lamis si portava a casa tutto il suo pasto giornaliero. 4998_5862_000171 né speso una parola per rilevare l'indegno trattamento usato dallo scrittore tedesco a uno scrittor paesano. piú di due mesi aveva aspettato che qualcuno, almeno tra i suoi antichi scolari, si fosse mosso a difenderlo. 4998_5862_000172 per carità, scongiurò sciarame. non facciamo scandali. lascia andar me. ti prometto che non ci metterà piú piede. credevo che bastasse averlo detto a rorò. ci andrò io, lascia fare. 4998_5862_000173 rivide la mosca lí di nuovo. eccola ora. cacciava fuori la piccola proboscide e pompava ora. 4998_5862_000174 spesso levava un braccio, il sinistro, e con la mano tremicchiante, o si stirava sotto il mento la floscia giogaja o tentava di pinzarsi i peluzzi ispidi sul labbro rientrato. 4998_5862_000175 sí, il giorno avanti, quando s'era buttato lí a dormire aspettando che i cugini finissero di smallare le mandorle del lopes, una mosca gli aveva dato fastidio. poteva esser questa. 4998_5862_000176 su e basta. debbo dire una parolina qua al signor la rosa. a me fece questi come se cascasse dalle nuvole, voltandosi e mostrando la bella barba quadra e i baffoni in su. 4998_5862_000177 i dichiaro pronto a dimostrare, coi documenti alla mano, quanto asserisco. se vi sarò costretto, smaschererò anche pubblicamente questo falso garibaldino, che ha pure avuto il coraggio di votare con gli altri contro la nostra ammissione. 4998_5862_000178 il dottore si voltò a guardarlo come se lo volesse mangiar con gli occhi. è domenica, signorino. si scusò, neli, sorridendo smarrito. sono fidanzato. 4998_5862_000179 e andò a stendersi lungo lungo sul seggiolone, a mano a mano, leggendo. se ne compiacque tanto che per miracolo non si trovò ritto in piedi su quel seggiolone e tutte una dopo. 4998_5862_000180 i ragazzini, signori, i ragazzini, eccoli qua, le nuove camicie rosse a tre lire. il metro di ultima fabbrica, signori miei. 4998_5862_000181 il zarú non badava piú al discorso del medico, ma godeva che questi, parlando, assorbisse cosí l'attenzione del cugino da farlo stare immobile come una statua, da non fargli avvertire il fastidio di quella mosca lí sulla guancia. 4998_5862_000182 ora si nettava celermente le due esili zampine anteriori, stropicciandole fra loro. come soddisfatta, il zarú la scorse e la fissò con gli occhi: una mosca. 4998_5862_000183 gelsi, carrubi, cipressi, olivi serbavano il loro vario verde perenne. le corone dei mandorli s'erano già diradate. 4998_5862_000184 intanto il medico osservava il moribondo: era chiaro un caso di carbonchio. dite un po, non vi ricordate di qualche insetto che v'abbia pinzato? 4998_5862_000185 rosolino la rosa si spezzò in due per inchinarsi a rorò, che già s'avviava per la scaletta. borbottando rabbiosa sciaramè, aspettò che la figliastra fosse su. si volse con un fare umile e sorridente al la rosa e cominciò. 4998_5862_000186 e aveva infine raffermato con nuovi e inoppugnabili argomenti le proprie opinioni contro quelle discordanti dello storico tedesco. 4998_5862_000187 meriteresti ch'io. ma mi fai pietà, tu uscirai ora stesso dal sodalizio. uori uori i cacciate di casa mia. 4998_5862_000188 d'altro canto però, amilcare bellone, non aveva torto neanche lui. questi erano affari di famiglia, in cui la società dei reduci non aveva che vedere. 4998_5862_000189 qualche strillo di calandra, o la risata d'una gazza che faceva drizzar le orecchie alla mula del dottore. mula, mala, mula mala, si lamentava questi allora. 4998_5862_000190 l'altro, il pallido vannícoli dai biondi capelli irti come fili di stoppia e dall'aria spirante appuntí, invece le labbra rese piú dolente che mai, lo sguardo dei chiari occhi languidi. 4998_5862_000191 sforacchiate. quand'era al vespro rincasava disfatto e cadente con due lirette in mano, sí e no. la gente però credeva che di tutte le pene che gli toccava patire. 4998_5862_000192 un corno, un corno. gridarono gli altri, alzandosi anch essi e se lo misero in mezzo e presero a parlare concitatamente tutti insieme. 4998_5862_000193 guardare. s'era recato in una stalla lí vicino per buttarsi a dormire, raccomandando alla ciurma di svegliarlo quando sarebbe venuta l'ora d'andar via. 4998_5862_000194 il la rosa, là sí, e adesso te lo accomodo, io te lo caccio via, io a pedate. 4998_5862_000195 costretto a bere a quell'ora insolita, tropp'oltre la sua sete carlandrea sciaramè s'era lasciata scappare a sua volta la proposta che 4998_5862_000196 voi siete, lo so, un buon giovine, caro don rosolino, mio rosolino. la rosa tornò a spezzarsi in due, grazie di cuore. 4998_5862_000197 uno anzi fu ferito. che volete di piú? dovevano per forza lasciarci la pelle? dio liberi. se lui garibaldi non ci fu, perché non poteva esserci, sfido, era morto. 4998_5862_000198 riempire cioè di quella sua minuta scrittura non piú di cinque o sei facciate di carta protocollo: due le aveva già scritte, le tre o quattro altre facciate dovevano servire per la parte polemica. 4998_5862_000199 stette col naso come in punto a annusar qualche odore sgradevole, per significare che era compreso della pena che al venerato maestro doveva certo costare la trattazione di quel tema, dopo quanto glien'aveva detto privatamente. 4998_5862_000200 vedendolo quella mattina piú oppresso del solito. uno degli avventori gli gridò e su coraggio sciaramè. tra pochi giorni sarà la festa dello statuto. faremo prendere un po d'aria alla vecchia camicia rossa. 4998_5862_000201 o non erano i fratelli tortorici, quei due là sí, neli e saro tortorici? oh, poveretti. e perché correvano cosí? 4998_5862_000202 già nella via. si sparlava di quell'intrighetto del la rosa e di rorò, a cui pareva tenesse mano la società, e il bellone ch'era di questa e del suo buon nome, giustamente geloso, non poteva permetterlo. 4998_5862_000203 aveva indossato, sí, la camicia rossa del fratello e si era fregiato il petto di medaglie non propriamente sue. ma fatto il primo passo, come tirarsi piú indietro? 4998_5862_000204 rorò. vedendogli la faccia come di terra e gli occhi infossati e stravolti, si mise a chiamare ajuto. dalla finestra accorsero costernati, ansanti, alcuni del vicinato. 4998_5862_000205 non sapeva bene se contro se stesso o contro rorò, o contro i reduci, ma qualche cosa bisognava infine che facesse, intanto questa: uscir fuori un po d'aria all'aria aperta. chi sa, qualche idea gli sarebbe venuta. 4998_5862_000206 parendogli che nulla vi fosse di superfluo, né un punto, né una virgola. come rinunziare, infatti, a certe espressioni d'una arguzia cosí spontanea e di tanta efficacia, a certi argomenti cosí calzanti e decisivi? 4998_5862_000207 gialla ora di stoppie e qua e là chiazzata di nero dai fuochi della debbiatura. in fondo si scorgeva il mare d'un aspro azzurro. 4998_5862_000208 il professor bernardino lamis, cosí rigido, sempre, cosí contegnoso, quel giorno gestiva. 4998_5862_000209 un altro, piú piccolo, per i giornali e le riviste: una scansia rustica a tre palchetti, polverosa, piena di libri in gran parte intonsi alle pareti un gran ritratto oleografico di garibaldi. 4998_5862_000210 rorò. nel vederselo comparire davanti in quello stato, gettò un grido, ma egli le fece segno di tacere. poi le indicò il cassettone nella camera e le domandò: quasi strozzato, tu le carte di là al la rosa. 4998_5862_000211 i vicini non sapevano che pensare. perdono, perché che era accaduto? ma rorò parlava di certe carte, di certi documenti. che ne sapeva lei? 4998_5862_000212 mezza la sua biblioteca era andata a finire per pochi soldi sui muricciuoli. indignato su le furie quel giorno stesso, bernardino lamis con sei ceste di libri superstiti e tre rustiche scansie. 4998_5862_000213 no, mezza giornata, dice il lopes, te la conto col tuo salario, il resto a mezza lira, come le donne. 4998_5862_000214 si levò in piedi quant'era lungo e s'accostò a sciaramè che restò di fronte a lui. piccino, piccino, state state seduto, prego, caro don osolino. i volevo dire: ecco, va su, tu rorò. 4998_5862_000215 riteniamo che la società dei reduci, per dare almeno una qualche soddisfazione a questi giovani e provvedere al suo decoro, dovrebbe adesso affrettarsi ad espellere quel socio per ogni riguardo immeritevole di farne parte. 4998_5862_000216 con gli occhi un po abbagliati dalla luce di fuori, per quanto scarsa, intravide anche nell'aula numerosi studenti e ne rimase stupito. possibile si sforzò a guardar meglio. 4998_5862_000217 che tanta e tanta fatica gli era costata e dove tanto tesoro di cognizioni era con sommo sforzo racchiuso e tanta arguzia imprigionata. 4998_5862_000218 un gran crocefisso di cartone, una cassa di biancheria, tre seggiole, un ampio seggiolone di cuojo, la scrivania alta e un lavamano. se n'era andato ad abitare. 4998_5862_000219 ma in quel momento il professor lamis non era piú padrone di sé. quasi morso dalle vipere del suo stile, sentiva di tratto in tratto le reni fènderglisi per lunghi brividi e alzava di punto in punto la voce e gestiva, gestiva. 4998_5862_000220 gli si levano il bellone che s'era ritratto con gli altri in fondo alla camera presso la finestra a confabulare. lo chiamò a sé con la mano. 4998_5862_000221 allegramente, sempre lavorare e cantare, tutto a regola d'arte. non per nulla lo chiamavano liolà il poeta. 4998_5862_000222 scoppiò una clamorosa, irrefrenabile risata. il ciotta chiuse lesto lesto l'uscio dell'aula scongiurando di nuovo: zitti, per carità, zitti, non gli date questa mortificazione. povero vecchio sta parlando dell'eresia catara. 4998_5862_000223 no, che c'entra? si provò a replicare. sciaramè, sai che fui io che volli io offrir loro. 4998_5862_000224 neli tortorici tornò a sorridere scendendo la scala dietro al fratello. aveva vent'anni, lui la fidanzata luzza sedici. 4998_5862_000225 diremo, o signori, nella ventura lezione dell'eresia catara, uno de due studenti il ciotta. 4998_5862_000226 ciotta. li guardò sbigottito, sentí gelarsi il sangue vedendo il professore leggere cosí infervorato, a quei soprabiti la sua lezione e si ritrasse quasi con paura. 4998_5862_000227 sedete, sedete, ma i socii, tranne sciaramè, gli s'erano stretti attorno per vedere quella carta, come se non volessero crederci, e lo affollavano di domande. 4998_5862_000228 tratto saro, rientrò di furia nella stalla, prese la mula e, senza neanche voltarsi a guardarlo, uscí gemendo: ah, neluccio mio, ah, neluccio mio. 4998_5862_000229 tutti d'accordo con una botta di penna. respingeremo questa incredibile, questa inqualificabile, questa non so come dire. 4998_5862_000230 oh, fosse la stessa. allora sí, davvero, avrebbero sposato insieme. una cupa invidia, una sorda gelosia feroce lo avevano preso di quel giovane cugino cosí bello e florido. 4998_5862_000231 e gli baciai anche le mani a piazza pretorio. gliele baciai a palermo, dove s'era accampato, le mani, zitto, svergognato, non voglio piú sentirti, non voglio piú vederti. fai schiodare la tabella. 4998_5862_000232 piú che del caso del cugino zarú. quel giorno egli era afflitto in fondo del broncio che gli avrebbe tenuto la sua luzza, che da sei giorni sospirava. quella domenica, per stare un po con lui. 4998_5862_000233 stavamo lí al sessanta, io e stefanuccio, il mio fratellino, gli avevo fatto da padre, a stefanuccio, aveva appena quindici anni, capisci- i scappò di casa quando, quando sbarcarono i mille. 4998_5862_000234 sua madre che si riprometteva grandi cose da lui. ch'era il beniamino, la colonna, lo stendardo della casa sisiné. 4998_5862_000235 ci volle del bello e del buono per fare intendere a quella poveretta che non poteva andare fino a montelusa a vedere il fidanzato: lo avrebbe veduto prima di sera appena lo avrebbero portato su alla meglio. 4998_5862_000236 via s'abbacchiava da un giorno e mezzo e le mandorle raccolte erano poche. le donne proposero di smallarle tutte quella sera stessa, lavorando fino a tardi e rimanendo a dormire lí il resto della notte. 4998_5862_000237 ogni volta, dopo la lezione, si faceva una giratina per sollievo giú per la piazza del pantheon, poi su per quella della minerva, attraversava via dei cestari e sboccava sul corso vittorio emanuele. 4998_5862_000238 alcuni avventori del caffè avevano allora indicato al bellone carlandrea sciaramè che se ne stava al solito appisolato in un cantuccio discosto. 4998_5862_000239 s'era mangiato inavvertitamente le schiumette che dovevano servirgli per due giorni. mortificato, trasse fuori la tasca vuota per scuoterne la. 4998_5862_000240 spinto dalla curiosità, il ciotta era finanche entrato un giorno nella pasticceria a domandare che cosa il professore vi comperasse: amaretti, schiumette e bocche di dama. 4998_5862_000241 il zarú e con affanno, senza potere accostar le labbra: oh, mamma mia, sí, ecco c'è qua la mula. rispose subito saro. 4998_5862_000242 che mi diceste questo non sono socio. benissimo, rispondete ora a me: in grecia io ci sono stato, sí o no? 4998_5862_000243 tutti gli errori piú o meno grossolani in cui il von grobler era caduto, tutte le parti che costui s'era appropriate della sua opera, senza farne menzione. 4998_5862_000244 nessuno lo sapeva. e la morte intanto era lí, ancora cosí piccola che si sarebbe appena potuta scorgere se qualcuno ci avesse fatto caso. 4998_5862_000245 si guardarono un po cosí. poi il zarú disse, quasi senza volerlo: la mosca neli non comprese, e chinò l'orecchio che dici: la mosca ripeté quello. 4998_5862_000246 poi non era veramente suo padre e non aveva perciò tanta autorità su lei da proibirle di fare una cosa in cui non solo riteneva che non ci fosse nulla di male, ma da cui anzi prevedeva che potesse derivarle un gran bene. 4998_5862_000247 era stato un vero miracolo se in quella giornata non era morto anche lui. sciaramè acquattato in una vigna, sentiva di tratto in tratto, qua e là, certi tonfi strani tra i pampini. 4998_5862_000248 che pareva avessero in punta, invece delle unghie, cinque rosee conchigliette lucenti. annunziò ai due soli alunni che seguivano con pertinace fedeltà il suo corso. 4998_5862_000249 a questo punto sciaramè sollevò il mento dal bastoncino e alzò una mano, permettete? chiese con aria umile. i socii si voltarono a guardarlo, accigliati, e il bellone lo squadrò fosco. 4998_5862_000250 aveva innanzi a sé due giorni per finir di stendere quella lezione che gli stava tanto a cuore. voleva che fosse formidabile. ogni parola doveva essere una frecciata, per quel tedescaccio von grobler. 4998_5862_000251 tutta la casa sossopra una rovina: cocci di piatti, bucce, l'immondizia a mucchi sui pavimenti, seggiole rotte, poltrone sfondate, letti non piú rifatti, chi sa da quanto tempo. 4998_5862_000252 avrebbe voluto anzi correre buttarsi nella mischia anche lui, e anche lui farsi uccidere, se avesse trovato morto stefanuccio. ma le gambe, le gambe. che può fare un povero uomo quando non sia piú padrone delle proprie gambe? 4998_5862_000253 innanzi quell'esercito strillante, accampato sul pianerottolo della scala, davanti la porta, a cavallo d'innumerevoli fagotti e fagottini, era rimasto allibito. 4998_5862_000254 ho capito, disse infoscandosi rorò, avevo capito anche prima che lei si mettesse a parlare. ma risponda ai signori reduci, cosí? 4998_5862_000255 s'era acceso d'entusiasmo ed era andato poi però alle prime schioppettate. no, no, non aveva desiderato di riavere il somarello abbandonato. 4998_5862_000256 perché, essendogli la sera avanti smucciato un piede, nell'uscir di casa aveva ruzzolato la scala, s'era slogato un braccio e non poteva perciò, con suo sommo dolore, assistere alla lezione. 4998_5862_000257 io prese quindi a balbettare, ansimando. io ci ci fui, io a a calatafimi, a a palermo, poi a milazzo e in in calabria, a a melito, poi su. 4998_5862_000258 il vero, il solo, come dice la deliberazione, si mosse a combattere per la liberazione della patria. noi poveretti non potemmo naturalmente con le nostre balie e con le nostre mamme seguir lui. 4998_5862_000259 che dici che farnetichi le medaglie di chi sono, tue o di tuo fratello? parla questo, voglio sapere, sono, lasciami dire, a marsala. 4998_5862_000260 lira come le donne dice: giurlannu zarú. io porto calzoni, i paghi la mezza giornata in ragione di venticinque soldi e vado via. 4998_5862_000261 reduci. gliel'ho detto. sai a rorò gliel'ho detto questa mattina: premise per ammansarlo accostandoglisi. 4998_5862_000262 troppa bile aveva accumulato in sei mesi. troppa indignazione gli avevano cagionato la servilità, il silenzio della critica italiana. e questo ora, ecco, era per lui il momento della rivincita. 4998_5862_000263 a un tratto gli nacque il dubbio che avesse sognato, che avesse fatto quel sogno cattivo nella febbre, ma nel rivoltarsi verso il muro. 4998_5862_000264 ed era entrata a prenderglielo. poco dopo, a una nuova domanda di rorò, aveva ancora trovato modo di dirle che gli bisognava un, sí, un fazzoletto pulito. 4998_5862_000265 per cui è gemma preziosa, qualunque cosa venga d'oltralpe o d'oltremare, e pietra falsa e vile, tutto ciò che si produce da noi. accennava infine agli argomenti piú forti contro il suo avversario da svolgere nella ventura lezione. 4998_5862_000266 superstiti dall'indegna offesa contenuta nell'inqualificabile deliberazione dei nostri reduci. non possiamo, perché ci troviamo di fronte a vecchi, evidentemente. 4998_5862_000267 per essere cosí stupido bisognava che costui garibaldi non lo avesse mai veduto, nemmeno da lontano. io esclamò: sciaramè con un balzo, non lo vidi io? ah, se lo vidi. 4998_5862_000268 ma io si provò a interrompere. rosolino la rosa, lo so voi siete un buon giovine- soggiunse subito sciaramè, protendendo le mani. 4998_5862_000269 fece dolente sciaramè dopo aver letto il titolo e la firma. non ve l'avevo detto io: va avanti, va avanti. 4998_5862_000270 che fare, intanto? come muoverne il discorso a rorò? era da piú di un'ora tra le spine, il povero sciaramè, quando rorò stessa venne a offrirgliene il modo. 4998_5862_000271 solo in quelle due stanzette di via governo vecchio, dopo aver imposto alla cognata di non farsi vedere mai piú da lui. 4998_5862_000272 allora, e abbiamo avuto il torto di seguire invece il figlio che pare, a giudizio dei sullodati veterani, non sia garibaldi, anche lui nell'ellade sacra. 4998_5862_000273 l'aula buja. anche nei giorni sereni pareva, con quel tempo infernale, una catacomba. ci si vedeva a mala pena. non di meno entrando il professor lamis, che non soleva mai alzare il capo, ebbe la consolazione d'intravedere in essa cosí di sfuggita. 4998_5862_000274 ah, che sollievo sarebbe stato per lui se questa benedetta figliuola si fosse maritata magari con qualche altro giovine, se non proprio col la rosa. 4998_5862_000275 che è. restarono alla vista di sciaramè là sulla seggiola rantolante. due piú animosi lo presero per le ascelle e per i piedi e fecero per adagiarlo sul lettuccio, ma non lo avevano ancora messo a giacere che. 4998_5862_000276 e, sentendosi amato da tutti per la sua bontà servizievole e il buon umore costante, sorrideva finanche all'aria che respirava. 4998_5862_000277 ed era durato un anno per lui questo supplizio, e chi sa quant'altro tempo ancora sarebbe durato. 4998_5862_000278 sicché, dunque, davvero, bernardino lamis aveva ragione, uscito dall'università, di sfogarsi quel giorno amaramente, coi due suoi fedeli giovani che lo accompagnavano, al solito, verso casa. 4998_5862_000279 voi vedete, questa è la sede della società dei reduci e io, che sono padrone e non sono padrone, ho verso i miei compagni, verso i socii, una, una certa responsabilità. ecco. 4998_5862_000280 tu che hai da dire? tu, il povero sciaramè, si smarrí, inghiottí. protese un'altra volta la mano. 4998_5862_000281 bruno, ciociaretto di guarcino tozzo e solido, digrignò i denti con fiera gioja e si diede una violenta fregatina alle mani. 4998_5862_000282 quando sul campo di battaglia aveva cercato, tra i morti e i feriti, il fratellino suo, ma che gioja poi nel rivederlo sano e salvo. e cosí lo aveva seguito anche a palermo, fino a gibilrossa, dove lo aveva aspettato. 4998_5862_000283 occhi, stradaccia scellerata, certi precipizi che al dottor lopiccolo facevano vedere la morte con gli occhi. non ostante che saro di qua, neli di là reggessero la mula per la capezza. 4998_5862_000284 in capo a due ore di cammino tutti i discorsi furono esauriti, lo stradone correva diritto per un lungo tratto e su lo strato alto di polvere bianchiccia si misero a conversare adesso i quattro zoccoli della mula e gli scarponi imbullettati dei due contadini. 4998_5862_000285 le labbra nere e orribilmente tumefatte e il rantolo usciva da quelle labbra esasperato come un ringhio. tra i capelli ricci da moro, una festuca di paglia splendeva nel sole. 4998_5862_000286 ma era venuto il von grobler con quel suo libraccio su l'eresia catara a guastargli le feste. quel giorno appena rincasato, bernardino lamis si rimise al lavoro febbrilmente. 4998_5862_000287 e il ciotta, pregustando il piacere che gli sarebbe venuto dall'estro ironico e bilioso del professore, tornava a fregarsi le mani, mentre il vannícoli, afflitto, sospirava. 4998_5862_000288 ci voleva poco a capire che non veniva nella sede dei reduci per leggere i giornali e le riviste, ma per farsi vedere lí come uno di casa tra i garibaldini e anche per fare un po all'amore con rorò dalla camicetta rossa. 4998_5862_000289 e la luna era la faccia tonda della sua luzza, che sorrideva e s'oscurava alle vicende ora tristi e ora liete dell'amore. giurlannu zarú era rimasto nella stalla. 4998_5862_000290 che mosca dove? chiese neli costernato guardando il medico. lí, dove ti gratti, lo so sicuro, disse il zarú neli. mostrò al dottore la feritina sul mento. 4998_5862_000291 bellone. lo afferrò per un braccio, lo tirò a sé e, mettendogli un pugno sotto il naso gli gridò: ma se è là chi? 4998_5862_000292 i banchi nell'aula erano disposti in quattro ordini ad anfiteatro. l'aula era buja e il ciotta e il vannícoli all'ultimo ordine, uno di qua, l'altro di là, ai due estremi, per aver luce dai due occhi ferrati che si aprivano in alto. 4998_5862_000293 contadini. liolà, a un certo punto, si diede a canticchiare, svogliato, a mezza voce, smise presto, non s'incontrava anima viva. 4998_5862_000294 con le coperte a brandelli perché i ragazzi si spassavano a far la guerra sui letti a cuscinate bellini. 4998_5862_000295 una mosca. e perché no? rispose il medico. giurlannu zarú non disse altro, si rimise a mirare quella mosca che, neli quasi imbalordito dalle parole del medico, non cacciava via. 4998_5862_000296 per seguir lui garibaldi coi volontarii. torno a casa, non lo trovo. allora presi a nolo un somarello. lo raggiunsi prima a calatafimi per riportarmelo a casa. 4998_5862_000297 volontario anche tu, e combattesti. non non avevo, non avevo fucile, e avevi invece paura. 4998_5862_000298 la società dei reduci garibaldini aveva sede nella stanza a pianterreno dell'unica casupola rimasta a sciaramè di tutte le sue proprietà. 4998_5862_000299 un mese dopo non c'era piú un filo d'erba in quel giardinetto. il professor lamis era diventato l'ombra di se stesso. 4998_5862_000300 no, è la verità. riprese sciaramè e io, per conto mio, mi sento onorato. grazie di cuore. 4998_5862_000301 il giornale fu per cadergli di mano. lo riprese, lo accostò di piú agli occhi, come se la vista gli si fosse a un tratto annebbiata. il bellone s'era fermato a guardarlo con occhi fulminanti. 4998_5862_000302 in seguito alla nostra domanda d'ammissione, siamo stati respinti. signor direttore, la nostra camicia rossa per i signori veterani del sodalizio. 4998_5862_000303 donne. soperchieria perché mancava forse per gli uomini di lavorare e di guadagnarsi? la giornata intera non pioveva, né piovve difatti per tutta la giornata, né la notte. 4998_5862_000304 proprietà. egli abitava su con la figliastra in due camerette a cui si accedeva per una scaletta da quella stanza terrena. su la porta era una tabella ove a grosse lettere rosse era scritto: 4998_5862_000305 poiché gli scarponi imbullettati, dio sacrato, scivolavano appena s'affacciarono paonazzi sulla ripa. le donne affollate e vocianti intorno alla fontanella all'uscita del paese si voltarono tutte a guardare. 4998_5862_000306 no, fece col capo il zarú insetto, domandò saro il medico, spiegò come poteva a quei due ignoranti il male. 4998_5862_000307 a quindici anni, ragazzino che poteva fare cuore mio, ma lui mi minacciò che si sarebbe fatto saltar la la testa, dice con quel vecchio fucile, piú alto di lui, che gli avevano dato se io lo costringevo a tornare indietro. 4998_5862_000308 e guaj a te, se osi piú gabellarti da garibaldino. e il bellone s'avviò di furia verso la porta. prima d'uscire si voltò a gridargli di nuovo: svergognato. 4998_5862_000309 e dell'entrata di garibaldi a palermo e di milazzo e del volturno sciaramè. ne parlava con accorata tristezza, tentennando il capo e socchiudendo gli occhietti calvi. 4998_5862_000310 e gli occhi gonfi e cisposi, s'aggirava per le stanze strascicando le ciabatte e reggendo su le braccia una povera malatuccia, ingiallita pelle e ossa, di circa nove anni. 4998_5862_000311 spalle. mammalucco disse: e te ne accorgi adesso lo so da tanto tempo io bello mio. e s'avviò curvo, scotendo, il capo appoggiato al bastoncino. 4998_5862_000312 non solamente questo peccatuccio di gola, ma tante e tant'altre cose potevano essere perdonate a quell'uomo che per la scienza s'era ridotto con quelle spalle aggobbate. 4998_5862_000313 le braccia conserte e attendeva fremente una protesta, una smentita, una spiegazione che ne dici? alza il capo, guardami. 4998_5862_000314 e dopo una serie di mal'annate, aveva dovuto vendere il poderetto e poi la casa e, a sessantotto anni, adattarsi a fare il sensale d'agrumi. 4998_5862_000315 il la rosa con una gambata, fu a posto, aprí sottosopra una rivista e s'immerse nella lettura e rorò. 4998_5862_000316 non sentiva in quel silenzio il consenso. sentiva anzi che con esso i compagni quasi lo sfidavano a proseguire, per veder dove arrivasse la sua dabbenaggine o la sua sfrontatezza, oppure per assaltarlo a qualche parola non ben misurata. 4998_5862_000317 nell'aula, il silenzio era perfetto e il professor lamis svolto il rotolo di carta. prese a leggere con voce alta e vibrante, di cui egli stesso restò meravigliato. 4998_5862_000318 e imbattutosi in carlandrea sciaramè, che s'avviava triste e ignaro al caffè della piazza, lo prese per il petto e lo buttò a sedere su una seggiola, schiaffandogli con l'altra mano in faccia il giornale. 4998_5862_000319 accolse quei due contadini come un cane idrofobo che volete. parlò saro tortorici, ancora affannato con la berretta in mano. 4998_5862_000320 questa riduzione gli costò un cosí intenso sforzo intellettuale che non avvertí nemmeno alla grandine, ai lampi, ai tuoni d'un violentissimo uragano che s'era improvvisamente rovesciato su roma. 4998_5862_000321 giunse all'università in uno stato compassionevole, zuppo da capo a piedi, lasciò l'ombrello nella bacheca del portinajo, si scosse un po la pioggia di dosso, pestando i piedi, s'asciugò la faccia e salí. 4998_5862_000322 ma no, è la verità. vi dico, onoratissimo, caro don rosolino, che veniate qua per per leggere i giornali. però ecco, io qua sono padrone e non sono padrone. 4998_5862_000323 perché una volta lo aveva sorpreso per via nel mentre che si cacciava una mano in tasca per trarne fuori una di quelle schiumette- e doveva già averne un'altra in bocca, di sicuro. 4998_5862_000324 e rivolto alla figliastra con gli occhi spenti, le domandò: i li hai mostrati tu al? la rosa rorò non poté in prima rispondere, poi, sconcertata e sgomenta, disse: 4998_5862_000325 dall'alto si scorgeva tutta la vasta campagna a pianure e convalli coltivata a biade a oliveti. 4998_5862_000326 dica un po, forse lei non si fida piú di me. io sí, io sí figliuola mia, e dunque basta, cosí, non ho altro da dirle. 4998_5862_000327 fino a questo punto sciaramè poté parlare, meravigliato lui stesso che lo lasciassero dire, ma pur timoroso e, a mano a mano, vieppiú costernato del silenzio con cui erano accolte sue parole. 4998_5862_000328 le carte. che carte disse, rorò, accorrendo a sostenerlo, tutta sconvolta, le mie, i documenti di di mio fratello. 4998_5862_000329 la società era sorta tanti e tanti anni fa. d'improvviso, una sera, per iniziativa del bellone, si doveva festeggiare a palermo il centenario dei vespri siciliani. 4998_5862_000330 leggi, leggi. gli gridò di nuovo il bellone, serrando le pugna per frenare la rabbia, e si mise a far le volte del leone per la stanza. il povero sciaramè cercò con le mani mal ferme le lenti. 4998_5862_000331 poi perché la chiamavano la garibaldina, e i signori la rosa. invece per il figliuolo sventato cercavano una ragazza assennata, senza fumi patriottici. 4998_5862_000332 intanto pregandola, signor direttore, di pubblicare integralmente nel suo periodico questa mia protesta. ho l'onore di dirmi suo. 4998_5862_000333 il dottore si tirò un passo indietro e proruppe inferocito a montelusa. c'erano dal paese sette miglia buone di strada. e che strada. 4998_5862_000334 la quale gli aveva impedito di rispondere a voce al saluto che lui gli aveva rivolto. ebbene, e se mai che c'è di male debolezze? 4998_5862_000335 dalla finestra di rorò s'allungava graziosamente su quella tabella una rappa vagabonda di gelsomini nella stanza, un tavolone coperto da un tappeto verde per la presidenza e il consiglio. 4998_5862_000336 non potendo per la scala, aveva pensato per un momento di scappare buttandosi dalla finestra. le quattro stanzette della sua modesta dimora erano state invase. 4998_5862_000337 silenzio. nessuno non si resse piú sul gomito, ricadde a giacere e si mise per un pezzo come a grufare per non sentire il silenzio della campagna che lo atterriva. 4998_5862_000338 polemica. prima d'accingervisi, volle rileggere la bozza del suo studio critico sul libro del von grobler, la trasse fuori dal cassetto della scrivania, vi soffiò su per cacciar via la polvere, con le lenti già su la punta del naso. 4998_5862_000339 reclinando indietro il capo, increspando la fronte e stendendo le pàlpebre per potere vedere attraverso le lenti insellate su la punta del naso, dalle cui narici uscivano due cespuglietti di ispidi peli grigi liberamente cresciuti. 4998_5862_000340 c'era una mosca, lí sul muro, che pareva immobile, ma a guardarla bene ora cacciava fuori la piccola proboscide e pompava ora. 4998_5862_000341 non ne avevamo mai fatto parola per carità di patria, né ce ne saremmo mai occupati se ora l'atto inconsulto della suddetta società non avesse giustamente provocato la protesta del signor gàsperi e degli altri giovani valorosi che combatterono in grecia. 4998_5862_000342 va bene, ora i signori veterani non permettono che io venga qua a leggere i giornali perché non sono socio. è vero, l'avete detto voi stesso. 4998_5862_000343 il professore non li vedeva mai durante la lezione. udiva soltanto il raspío delle loro penne frettolose. 4998_5862_000344 aspettato piú morto che vivo parecchi giorni. un'eternità a palermo stefanuccio. per il coraggio dimostrato era stato ascritto alla legione dei carabinieri genovesi che doveva poi essere decimata nella battaglia campale di milazzo. 4998_5862_000345 e altri e altri ancora gliene venivano scrivendo piú lucidi, piú convincenti, a cui non era del pari possibile rinunziare. 4998_5862_000346 che moriva solo, seppure era vivo, ancora solo. difatti, lo trovarono nella stallaccia intanfata steso sul murello. 4998_5862_000347 e per guadagnarsela, quella sensería doveva correre, povero vecchio, un'intera giornata, infermiccio com'era gracile, malato di cuore, con quei piedi gonfi imbarcati in certe scarpacce di panno. 4998_5862_000348 ora capirà, egregio signor direttore, che noi non possiamo difendere come vorremmo il duce nostro, la nobile idealità che ci spinse ad accorrere all'appello, i nostri compagni d'arme caduti e i superstiti. 4998_5862_000349 prima dell'alba saro si era recato a svegliarlo e lo aveva trovato lí, gonfio e nero, con un febbrone da cavallo. 4998_5862_000350 gli voltò le spalle, fece per andarsene, ma tornò indietro, si riprese la malatuccia e gridò ai due: andate via la mula, vengo subito. 4998_5862_000351 le aveva risposto dapprima con una faccetta morbida, ingenua: il bastone cerco e rorò, ma lí non vede all'angolo del canterano. 4998_5862_000352 nessuno supponeva che il povero sciaramè tra la figliastra e il bellone fosse come tra l'incudine e il martello. il presidente bresciano non ammetteva repliche. 4998_5862_000353 il ciotta, che non poteva ancora riprender fiato dall'emozione, stese le braccia e si piantò davanti all'uscio per impedire il passo. per carità, non entrate. c'è dentro il professor lamis. 4998_5862_000354 rossa sciaramè fece scattare in aria una mano, in un gesto che voleva dire che aveva altro per il capo. stava per posare il mento su le mani appoggiate al pomo del bastoncino. 4998_5862_000355 quando fu alla mattina del terzo giorno che doveva dettar la lezione, bernardino lamis si trovò davanti sulla scrivania ben quindici facciate fitte, fitte invece di sei. si smarrí. 4998_5862_000356 riprese il bellone, scrollandolo furiosamente. di chi sono, tue o di tuo fratello, rispondi. 4998_5862_000357 chi è stato? nessuno, dio, gridò neli da lontano. voltarono, corsero alla piazzetta ov'era la casa del medico condotto. 4998_5862_000358 gli tremolava su la nuca una rada zazzeretta argentea che gli accavallava di qua e di là gli orecchi e seguitava barba davanti, su le gote e sotto il mento a collana. 4998_5862_000359 se le pose sulla punta del naso, ma non sapeva che cosa dovesse leggere in quel giornale. il bellone gli s'appressò, glielo strappò di mano e apertolo gl'indicò nella seconda pagina: la protesta qua, qua. leggi qua: 4998_5862_000360 voglio vederli concluse minacciosamente il la rosa. io so che ho diritto di far parte di questa società piú di qualche altro e, all'occorrenza, sciaramè potrei dimostrarlo. avete capito? 4998_5862_000361 su fino a a napoli e poi al volturno. ma come ci fosti le prove, le prove, i documenti, come ci fosti. aspetta, io con con stefanuccio, avevo il somarello. 4998_5862_000362 notare che il professor lamis non aveva voluto prender moglie per non esser distratto in alcun modo dagli studii quando, senz'alcun preavviso, s'era veduto innanzi. 4998_5862_000363 naso e delle labbra che suscitavano a mano a mano piú sguajate le risa degli ascoltatori. il solo sciaramè se ne stava serio. serio ad ascoltare, col mento appoggiato al pomo del bastoncino e gli occhi fissi al lume a petrolio. 4998_5862_000364 ma sicuro che ci siete stato. chi può metterlo in dubbio? benissimo, e la camicia rossa l'ho portata, sí o no? 4998_5862_000365 come, come fece sciaramè sgranando gli occhi, voi socio qua e perché no? domandò rosolino la rosa aggrottando piú fieramente le ciglia. non ne saremmo forse degni, secondo voi? 4998_5862_000366 e io che gli ho difesi, io solo ingrati. io ci fui, lo accompagnai, quindici anni aveva e il somarello alle prime schioppettate: le gambe, le gambe per due patii. 4998_5862_000367 la moglie in un fondo di letto da undici mesi. sei figliuoli per casa, oltre a quella che teneva in braccio ch'era la maggiore. laceri sudici. 4998_5862_000368 permettete almeno che io mi astenga. scongiurò sciaramè a mani. giunte no con noi. con noi, gridarono inflessibili i socii. 4998_5862_000369 uno di minor dimensione di mazzini, uno ancor piú piccolo di carlo cattaneo, e poi una stampa commemorativa della morte dell'eroe dei due mondi fra nastri, lumi e bandiere. 4998_5862_000370 disposti sul marciapiede, lí seduto, ogni giorno aspettava che qualcuno lo chiamasse per qualche commissione, aspettando mangiato dalle mosche e dalla noja. 4998_5862_000371 due anni addietro, gli era piombata addosso da napoli la famiglia d'un suo fratello morto. colà improvvisamente la cognata furia d'inferno con sette figliuoli, il maggiore dei quali aveva appena undici anni. 4998_5862_000372 via. come andare a guastar quella ragna proprio adesso, per far piacere ai signori reduci che non pagavano neppure la pigione e in che consisteva alla fin fine tutto il male, per amilcare bellone. 4998_5862_000373 io sí, coraggio, piangi, non piangere, giurlà, non piangere è nulla. e gli posò una mano sul petto che sussultava dai singhiozzi che non potevano rompergli dalla gola. 4998_5862_000374 ora se i primi albigesi a detta del nostro illustre storico tedesco, signor hans von grobler. 4998_5862_000375 non al von grobler soltanto, ma a tutta quanta la germania leggeva cosí da circa tre quarti d'ora, sempre piú acceso e vibrante. 4998_5862_000376 svergognato, rimasto solo sciaramè provò a levarsi in piedi, ma le gambe non lo reggevano piú. il cuore malato gli tempestava in petto. aggrappandosi con le mani al tavolino, alla sedia, alla parete, si trascinò su. 4998_5862_000377 rifece le scale per munirsi d'ombrello e si avviò sotto quell'acqua riparando alla meglio il rotoletto di carta. la sua formidabile lezione. 4998_5862_000378 no, no piuttosto morire che lasciarlo. seguisti dunque tuo fratello, sí, sempre. 4998_5862_000379 e parlava loro della spudorata ciarlataneria che dal campo della politica era passata a sgambettare in quello della letteratura. 4998_5862_000380 in un'ora. dio lavora. non vorrei, figliuoli, che le mandorle mi rimanessero per terra sotto la pioggia e aveva comandato alle donne che stavano a raccogliere di andar su nel magazzino a smallare. 4998_5862_000381 e difatti il vannícoli sapeva che da circa sei mesi era uscita in germania. halle a s una mastodontica monografia di hans von grobler su. 4998_5862_000382 corro subito a prenderla. s'affrettò a rispondere il tortorici, me la faccio prestare. e io allora disse: neli, il minore, nel frattempo scappo a farmi la barba. 4998_5862_000383 braccia sisiné. eccoti qua, perché cosí sisiné lo chiamava per vezzeggiarlo sua madre. allora, 4998_5862_000384 si nutriva con poco, masticando molto. votava quel famoso cartoccio nelle due ampie tasche dei calzoni, metà qua, metà là. 4998_5862_000385 magari sospirava tra sé e sé sciaramé pensando che veramente pareva già avviluppato bene il farfallino. 4998_5862_000386 per il momento la nuova società avrebbe potuto aver sede nella stanza a terreno nel suo casalino. i reduci avevano subito accettato. 4998_5862_000387 dove la paglia rimasta era bagnata dall'umido, come se veramente fosse piovuto. liolà canta e lui, neli, s'era messo a cantare. all'improvviso la luna entrava e usciva di tra un fitto intrico di nuvolette bianche e nere. 4998_5862_000388 poiché tutti i contadini di domenica erano su al paese, chi per la messa, chi per le spese, chi per sollievo, forse laggiú, a montelusa, non era rimasto nessuno accanto a giurlannu zarú. 4998_5862_000389 ma poteva in coscienza esimersi da quella carità di cristiano, povero giurlannu, era fidanzato anche lui che guajo cosí all'improvviso abbacchiava le mandorle laggiú, nella tenuta del lopes a montelusa. 4998_5862_000390 la vide a un tratto spiccare il volo e si voltò a seguirla con gli occhi. ecco, era andata a posarsi sulla guancia di neli. 4998_5862_000391 ora si nettava celermente le due esili zampine anteriori, stropicciandole fra loro come soddisfatta. 4998_5862_000392 del resto non ne aveva bisogno. non s'era portato nemmeno il letto. dormiva con uno scialletto su le spalle, avvoltolato in una coperta di lana entro il seggiolone. non cucinava, seguace a modo suo della teoria del. 4998_5862_000393 giurlannu zarú. pronto dice: ma la giornata mi corre col mio salario di venticinque soldi. 4998_5862_000394 e non avrebbe mai pensato di entrare a far parte della società se quella maledetta sera lí non ve lo avessero quasi costretto, cacciato in mezzo per forza. 4998_5862_000395 ma il nardi, l'altro romagnolo, volle parlare e disse che stimava necessario e imprescindibile dichiarare una volta per sempre che per garibaldini dovevano considerarsi quelli soltanto che avevano seguito garibaldi. 4998_5862_000396 non se n'andò, rimase ad aspettare fino a sera i cugini che s'erano contentati di smallare a mezza lira con le donne. a un certo punto, però, stanco di stare in ozio a guardare. 4998_5862_000397 solo intatto, in una stanza ch'era stata salottino un ritratto fotografico ingrandito appeso alla parete, il ritratto di lui del signor dottore sidoro, lopiccolo, quand'era ancora giovincello, laureato di fresco. 4998_5862_000398 e chi sa quanto tempo ancora se la sarebbe tenuta, a giudicare dalla risposta, punto garbata, che il lamis a una sua sollecitazione aveva ricevuto dal direttore. 4998_5862_000399 gli aveva detto, seccato il vannícoli, mentre da lontano seguiva con lo sguardo languido il vecchio professore, il quale se ne andava pian piano, molle molle, strusciando le scarpe. 4998_5862_000400 dunque, era vero. ed ecco, lo abbandonavano lí come un cane provò a rizzarsi su un gomito, chiamò due volte: saro, saro. 4998_5862_000401 per risalire al paese la mattina dopo, levandosi al bujo. cosí fecero? il lopes portò fave cotte e due fiaschi di vino. a mezzanotte, finito di smallare, si buttarono tutti, uomini e donne, a dormire al sereno. 4998_5862_000402 poi, tuttoché secondo il suo modo di vedere non gli fosse parso ben fatto, s'era difeso da sé, notando in una lunga e minuziosa rassegna condita di fine ironia. 4998_5862_000403 le mandava ora, per mezzo d'un bidello dell'università, puntualmente ogni mese lo stipendio di cui tratteneva soltanto lo stretto necessario per sé. 4998_5862_000404 perché amilcare bellone, presidente dei reduci, s'era lamentato con lui non propriamente di quest'abitudine di rorò, ch'era infine la padrona di casa, ma perché, con la scusa di venire a leggere i giornali, vi entrava quasi ogni mattina un giovinastro. 4998_5862_000405 mosca poteva essere stata quella o un'altra, chi sa perché. ora, sentendo parlare il medico, gli pareva di ricordarsi. 4998_5862_000406 fratello balbettò sciaramè appressandosi al cassettone: apri, fammi vedere, rorò. aprí il cassetto. sciaramè cacciò una mano con le dita artigliate sul fascetto dei documenti logori, ingialliti, legati con lo spago. 4998_5862_000407 il bellone si liberò della ressa con una bracciata, andò a prender posto al tavolino della presidenza. sonò il campanello e si mise a leggere la domanda dei giovani, con mille smorfie e giocolamenti degli occhi. 4998_5862_000408 ma anche in braccio, giurlà, ti ci porto. io disse neli, accorrendo e chinandosi su lui: non t'avvilire, giurlannu zarú si voltò alla voce di neli. 4998_5862_000409 dalla finestra ferrata presso la mangiatoja entrava il sole a percuotergli la faccia, che non pareva piú umana, il naso nel gonfiore sparito. 4998_5862_000410 te le sei portate a spasso. tu compí la frase il bellone. oh, miserabile impostore. e hai osato di gabbare cosí la nostra buona fede. meriteresti ch'io ti sputassi in faccia. 4998_5862_000411 dice: ma sciaramè con gli occhi senza sguardo, sbarrati, una mano sul cuore, il volto scontraffatto non la sentiva piú, vedeva lontano nel tempo. 4998_5862_000412 non aveva potuto farne a meno e s'era segretamente scusato, pensando che avrebbe cosí rappresentato il suo povero fratellino in quelle feste nazionali, il suo povero stefanuccio, morto a digione. 4998_5862_000413 non lo trovava perché aveva di lei la stessa suggezione che aveva già avuto della moglie morta da circa sette anni di crepacuore. sosteneva: rorò per la imbecillità di lui. 4998_5862_000414 la sera concesse. per tagliar corto, rorò la sera, padronissimi, giacché lei ebbe la felicissima idea d'ospitarli qua. 4998_5862_000415 impetuoso e urlone s'avventava contro chiunque ardisse contraddirlo. i ragazzini, oh i ragazzini. 4998_5862_000416 ricordava gli episodii pietosi, i morti, i feriti, senz'alcuna esaltazione e senza mai vantarsi. 4998_5862_000417 allorché lo studente ciotta, che nel venire all'università era stato sorpreso da un piú forte rovescio d'acqua e s'era riparato in un portone, s'affacciò quasi impaurito all'uscio dell'aula. essendo in ritardo, aveva sperato che il professor lamis, con quel tempo da lupi, non sarebbe venuto a far lezione. 4998_5862_000418 il bellone sghignò poi senza lasciargli il braccio. gli domandò: vuoi sapere che cosa sei? sciaramè sorrise amaramente, stringendosi nelle spalle. 4998_5862_000419 con l'estro della bile, avrebbe scritto in due giorni su quell'argomento due altri volumi piú poderosi dei primi. doveva invece restringersi a una piana lettura di poco piú di. 4998_5862_000420 allora saro tortorici si accostò al moribondo e lo chiamò amorosamente: giurlà, giurlà, c'è il dottore. 4998_5862_000421 questa sua difesa però, per la troppa lunghezza e per lo scarso interesse che avrebbe potuto destare nella maggioranza dei lettori, era stata rifiutata da due riviste. una terza se la teneva da piú d'un mese. 4998_5862_000422 le sue lezioni, egli soleva scriverle, dalla prima parola fino all'ultima, in fogli di carta, protocollo di minutissimo carattere. poi, all'università, le leggeva con voce lenta e grave. 4998_5862_000423 nel fatto che il la rosa aveva portato in grecia la camicia rossa. dispetto e gelosia, la camicia rossa addosso a quel giovanotto. pareva a quel benedett'uomo un vero e proprio sacrilegio e lo faceva infuriare come un toro. 4998_5862_000424 si strinse nelle spalle e confermò il pensiero di quei vicini brontolando: lascia ora è morto. gli fecero un bellissimo funerale. 4998_5862_000425 ti libereremo da un moscone che insidia all'onore della tua casa e tu devi votare con noi, intendi? la domanda deve essere respinta all'unanimità. perdio, vota con noi, vota con noi. 4998_5862_000426 meglio sopravvenne. saro sbraitando che il medico era già a cavallo e non voleva piú aspettare. neli si tirò luzza in disparte e la pregò che avesse pazienza. sarebbe ritornato prima di sera e le avrebbe raccontato tante belle cose. 4998_5862_000427 e rorò piú rossa in volto della sua camicetta. voltò le spalle e se ne scese giú con un diavolo per capello. sciaramè, diede un'ingollatina, poi rimase in mezzo alla camera a stirarsi il labbro e a battere le pàlpebre stizzito. 4998_5862_000428 e piú s'era addolorato e indignato della critica italiana che, elogiando anch'essa a occhi chiusi il libro tedesco, non aveva minimamente ricordato i due volumi anteriori di lui. 4998_5862_000429 ebbene, vado or ora a trovare i miei tre compagni reduci di domokòs. e tutt'e quattro, d'accordo. questa sera stessa presenteremo una domanda d'ammissione alla società. 4998_5862_000430 o che le epopee, le vere epopee come la garibaldina, potevano avere aggiunte appendici di ridicolo. di ridicolo s'era coperta la grecia. 4998_5862_000431 erano venuti i nuovi garibaldini, avevano litigato coi vecchi e lui c'era andato di mezzo, lui che li aveva difesi solo contro tutti. ah, ingrati, lo avevano ucciso. 4998_5862_000432 sicché, alla fine, quelli che lo avevano spinto a parlare per goderselo restavano afflitti invece a considerare come l'antico fervore di quel vecchietto fosse caduto e si fosse spento nella miseria dei tristi anni sopravvissuti. 4998_5862_000433 non aveva voluto prendere neanche una serva a mezzo servizio, temendo che si mettesse d'accordo con la cognata. 4998_5862_000434 reduce, incalzò. questi, allora sono anche reduce perché non sono morto e sono ritornato. 4998_5862_000435 stesso s'aggirava per lo studio come uno che non stia piú in cervello, tenendosi pur nondimeno la testa tra le mani, quasi per non farsela portar via, anche materialmente, da quegli strilli, da quei pianti, da quel pandemonio imperversante dalla mattina alla sera. 4998_5862_000436 e so io quel che mi ci vuole ogni notte a prender sonno con tutte le loro chiacchiere e le canzonacce che cantano ubriachi. ma basta, ora pretenderebbero che io 4998_5862_000437 bisognava dunque assolutamente, nelle poche ore che gli restavano, ridurre a otto, a nove facciate al massimo le quindici che aveva scritte. 4998_5862_000438 avrebbe prima esposto con succinta chiarezza l'origine, la ragione, l'essenza, l'importanza storica e le conseguenze dell'eresia catara. 4998_5862_000439 chiuso prudentemente a chiave per fargli rubare i libri belli grossi neh gennarie belli grossi e nuovi. 4998_5862_000440 fosco e combattuto. carlandrea sciaramè sul suo lettuccio, era parato con la camicia rossa e le sette medaglie sul petto. i vicini, vestendo il povero vecchio, avevano creduto bene di fargli indossare per l'ultima volta l'abito delle sue feste. 4998_5862_000441 la proposta del bellone di fondare lí per lí un sodalizio di reduci che potesse figurare con una bandiera propria nel gran corteo ch'era nel programma di quelle feste, era stata accolta con fervore. 4998_5862_000442 poteva egli in coscienza troncare la probabilità d'un matrimonio vantaggioso per la figliastra? egli era vecchio e povero. tra breve, dunque, come sarebbe rimasta quella ragazza se non riusciva a procurarsi un marito? 4998_5862_000443 vorace. giurlannu zarú stette a mirarla un pezzo intento assorto. poi, tra l'affanno catarroso, domandò con una voce da caverna: una mosca può essere? 4998_5862_000444 che che tu, ecco sí, dico non potresti, dico non ti piacerebbe lavorare quassù in camera tua, piuttosto che giú. 4998_5862_000445 neli andò a legar la mula alla mangiatoja, presso alla quale sul muro era come l'ombra di un'altra bestia, l'orma dell'asino che abitava in quella stalla, e vi s'era stampato a forza di stropicciarsi. 4998_5862_000446 a quali note sarebbe salito allorché finita la parte espositiva per cui non era acconcio quel tono di voce? si sarebbe lanciato nella polemica? 4998_5862_000447 insieme. noi dovevamo sposare e insieme sposeremo. non dubitare, disse neli, levandogli la mano che gli s'era avvinghiata alla nuca. 4998_5862_000448 la mattina avanti, sabato, il tempo s'era messo all'acqua, ma non pareva ci fosse pericolo di pioggia imminente. verso mezzogiorno però il lopes dice: 4998_5862_000449 l'omero vossignoria, non abbia paura, ci siamo qua. noi lo esortavano i fratelli tortorici. paura veramente, il dottore non avrebbe dovuto averne. 4998_5862_000450 vergògnati. vergògnati, perché so bene io la ragione della tua difesa di questi quattro buffoni. ma noi, sappi, prendendo stasera questa decisione, faremo un gran bene anche a te. 4998_5862_000451 lo guatò con quegli occhi insanguati, come se in prima non lo riconoscesse. poi mosse un braccio e lo prese per la cintola. tu bello, tu. 4998_5862_000452 che pareva gli volessero scivolare e fossero tenute su penosamente dal collo lungo, proteso come sotto un giogo tra il cappello e la nuca. la calvizie del professor lamis si scopriva come una mezza luna. 6744_5862_000000 la chiesetta cioè di santa lucia, come la piú umile e la piú fuorimano. per chi se ne volesse andare quasi di nascosto, senza mortorio, cirlinciò insistette, ma alla fine si dovette arrendere alla volontà della vedova. 6744_5862_000001 non se ne curi, però, basterà si sappia che lei l'ha letta nel salotto intellettuale della venanzi. ne parleranno i giornali, il che al giorno d'oggi vuol dire tutto. 6744_5862_000002 le pianete coi ricami e le brusche d'oro, e i càmici e le stole, le mitrie, i manipoli, tutti odorosi d'incenso e di cera. lo persuase poi dolcemente a confessare alla mamma di esser venuto in chiesa quella mattina per il richiamo della sua campana santa. 6744_5862_000003 ma per quanto poi si sforzasse di fare il cattivo e di mostrarsi corrivo a riavere il suo, non solo non gli veniva mai fatto, ma ogni volta, alla fine, era una giunta al danno perché, impietosendosi alle finte lagrime dei debitori maltrattati. 6744_5862_000004 non diceva confessarsi, non diceva comunicarsi la santa messa, almeno la domenica. dio benedetto e, tentato al solito dal diavolaccio che gli andava sempre avanti e dietro, come l'ombra del suo stesso corpo, cercava d'entrar nelle grazie del signor greli. 6744_5862_000005 chi sa, il de marchis forse avrebbe potuto intravedere in quella situazione drammatica un caso simile al suo e avrebbe prestato attenzione fino all'ultimo. e il lamanna seguitava a leggere con molto calore. 6744_5862_000006 conflitto. lesse i personaggi, lesse la descrizione della scena e volse una rapida occhiata al de marchis. questi se ne stava ancora con le ciglia corrugate e pareva attentissimo. 6744_5862_000007 mentre nel salotto della venanzi ferveva la conversazione, in varie lingue, su i piú disparati argomenti, vittorino lamanna pensava alle due notizie che la padrona di casa gli aveva date appena entrato: l'una buona, l'altra cattiva. 6744_5862_000008 poi nella tenebra, si avvisò a mala pena quel lumicino davanti all'altare lontano. a poco a poco, quel barlume si allargò, si diffuse tenuissimo intorno. 6744_5862_000009 lui cirlinciò, piangendo, annuiva: e in prova, narrò alla vedova l'ultima visita del compare alla bottega. lo so, lo so. gli disse donna giacomina: ah, quanto se ne afflisse, povero lizio mio. le vostre parole, compare, gli rimasero confitte nel cuore come tante spade. 6744_5862_000010 il povero vecchio. si recò subito la grossa mano tremante ove la moglie imperiosamente con gli occhi gl'indicava e la guardò, quasi impaurito, con un sorriso scemo sulle labbra. 6744_5862_000011 caro a tutti per il suo buon umore, non pure da cirlinciò, ch'era molto facile, ma dai piú scaltri mercanti del paese. riusciva sempre a ottenere quanto gli bisognasse ed era indebitato fino agli occhi e sempre abbruciato di denari. 6744_5862_000012 e che, anzi, il marito non avrebbe neppur voluto l'accompagnamento funebre e che, infine, aveva indicato la chiesa ove, da morto, voleva passare l'ultima notte. secondo: 6744_5862_000013 per via, tanta gente pareva si divertisse a fermarlo. è morto, lizio gallo. sapete e non vedete che piango. tutti in paese ne facevano le lodi e ne commiseravano la fine immatura, pur sorridendo mestamente al ricordo delle sue tante baggianate. 6744_5862_000014 marchesa, eccole il nostro vittorino lamanna, futura gloria del teatro nazionale. per carità, disse vittorino lamanna, arrossendo, inchinandosi e sorridendo. 6744_5862_000015 la madre. allora s'adirò fieramente via e mi lascia lí quel mausoleo addormentato. ah, è un po troppo, mi pare dov'è andata. mah sospirò. la figlia ha detto che ritornerà tra poco. 6744_5862_000016 tutte le polizzine. poi la domenica erano raccolte, arrotolate in un'urna di cristallo. il padre beneficiale fioríca vi affondava una mano. 6744_5862_000017 e col volto atteggiato di tedio e di disgusto, disse, seguitando, che non gli reggeva piú l'animo a vivere cosí d'espedienti e ch'era troppo il supplizio che gli davano i raffacci aperti o le mute guardatacce dei suoi creditori. cirlinciò, abbassò subito gli occhi e mise un sospiro. 6744_5862_000018 serva, ma guiduccio insisteva, scosso da un brivido a ogni rintocco della campana che seguitava a chiamar sommessa nella notte e per l'angusta viuzza ancora invasa dalle tenebre notturne. abbrividendo, si stringeva alla vecchia serva e, arrivato alla piazzetta della chiesa, 6744_5862_000019 si fece subito dopo. pallido, pallido aggrottò le ciglia sugli occhioni intorbidati. cominciò a tremar, tutto convulso, nascose il volto tra le braccia e, guizzando per divincolarsi dalla ressa delle donne che volevano baciarlo per congratularsi, scappò via dalla chiesa. 6744_5862_000020 si accostò lentamente a una mensola per tuffar la faccia in un gran mazzo di rose. poi, ritraendola, sospirò. povero vecchio, scese pian piano, a gran fatica, la scala. appoggiato al cameriere. 6744_5862_000021 com'era bella, com'era fina e ora peccato. o sarebbe andata a finire sul capo a un becchino o sottoterra inutilmente col compare. 6744_5862_000022 la venanzi. a questo ingenuo sospiro scoppiò a ridere proprio di cuore. non temete, non temete. gli disse poi. procureremo di tenerlo sveglio, ma già vedrete che non ce ne sarà bisogno. l'arte vostra farà da sé il miracolo. 6744_5862_000023 e forse non avrebbe ancora capito se da tutte le casette attorno non fossero accorse le vicine a strappar da terra la scema con parole e atti cosí chiari che il padre fioríca, sbiancato, trasecolato tremante, se n'era fuggito facendosi la croce a due mani. 6744_5862_000024 gli occhi di cirlinciò cominciarono a intravedere a stento, in confuso, qualche cosa. e allora, cauto, trattenendo il fiato si provò a uscire dal nascondiglio. 6744_5862_000025 i molti creditori chiudevano gli occhi sospirando e alzavano la mano per rimettergli il debito. cirlinciò trovò donna giacomina inconsolabile. quattro torcetti ardevano agli angoli del letto su cui il compare giaceva coperto da un lenzuolo. 6744_5862_000026 eccolo là che passa, non fingere di non vederlo, salutalo. salutalo tu per primo, un bell'inchino. con dignitosa umiltà, il padre fioríca ubbidiva subito al suggerimento del diavolo. 6744_5862_000027 in un mondo cosí fatto. poteva mai figurarsi il padre beneficiale fioríca che il diavolo vi potesse entrare da qualche parte? e il diavolo invece vi entrava a suo piacere, ogni qual volta gliene veniva il desiderio di soppiatto e 6744_5862_000028 piangendo la vedova narrò al compare. com'era avvenuta la disgrazia. a tradimento, diceva, ma già volendola dire da parecchio tempo, lizio mio, non pareva piú lui. 6744_5862_000029 ecco che doveva cedere a cavar di tasca la tabacchiera e il grosso fazzoletto di cotone a fiorami. conseguenza: il sermoncino interrotto da un'infilata di almeno quaranta sternuti e arrabbiate e strepitose soffiate di naso che facevano ridere tutta la chiesina. 6744_5862_000030 calcolo sbagliato e ora, poverina, vuol cavare dalla gloria a cui s'è sacrificata tutte quelle magre soddisfazioni che può. si trascina il marito dappertutto, per miracolo non si appende al collo le innumerevoli decorazioni di lui, nazionali e forestiere. il vecchio però, 6744_5862_000031 del suo grande compiacimento per i trionfi di guglielmo marconi, della sua vivissima simpatia per casimiro luna e anche della sua paterna benevolenza per vittorino lamanna, giovane commediografo di belle speranze. 6744_5862_000032 cerco la via per uscire da questi guaj e vedo che l'unica per me sarebbe di morire. lo so morire, masticò, cirlinciò. c'è bisogno di morire tanto la berretta. dovete levarvela in presenza del governatore. 6744_5862_000033 casimiro luna seguitava a parlare ma a un certo punto, seguendo lo sguardo degli altri e vedendo anche lui il de marchis immerso nel sonno, atteggiò il volto di tal commiserazione che, a piú d'uno, scappò irresistibilmente un breve riso, subito soffocato. 6744_5862_000034 ansava, il grand'uomo tozzo e corpulento dal testone calvo, sotto la cui cute liscia giallastra spiccava la trama delle vene turgide. la moglie coi capelli fulvi pomposamente acconciati lo sorreggeva: diritta tronfia. 6744_5862_000035 prevedeva che tra breve tutti gli sguardi si sarebbero rivolti con simpatia al giornalista effimero, elegantissimo, e che nessuno piú avrebbe badato a lui. 6744_5862_000036 ma quanto all'accompagnamento, disse licenziandosi: siate pur certa che tutto il paese oggi sarà dietro al povero compare e non s'ingannò. 6744_5862_000037 arrivò dal salotto, attraverso la vetrata, un fragoroso scoppio di risa. caro, caro quel luna, sentite, trova modo di far ridere anche parlando di una scoperta scientifica. 6744_5862_000038 il povero padre fioríca, smarrito, sbalordito, chino sulla poverina, senza nemmeno tentare di ritirar la mano. le chiedeva: che fuoco marastella. che fuoco figliuola mia. 6744_5862_000039 e ciascuno desiderava ardentemente che quella madonnina gli toccasse in sorte. tuttavia, non poche donne, ammirando il fervore con cui guiduccio pregava davanti a tutti, avrebbero voluto che la madonnina, anziché a qualcuna di loro, sortisse a lui. 6744_5862_000040 dunque né questa né quelli. concluse, cirlinciò duro, lizio gallo si levò pian piano da sedere, sospirando. e va bene, avete ragione. 6744_5862_000041 riuscí finalmente a tirarsi su. guardò flora, le accarezzò una guancia: sei un po sciupatina. le disse bellina mia, che cos'è, facciamo forse? 6744_5862_000042 forse ora s'ajuta un po con la chimica. ah, è stato un vero peccato sacrificare alla gloria di quel vecchio tanta bellezza. calcolo sbagliato: il vecchio glorioso se ne sta lí, come vedete, abbandonato dalla vita, dimenticato dalla morte. 6744_5862_000043 alessandro de marchis, che era pure un celebre fisico, i cui libri, senza dubbio, quel giovine inventore italiano aveva dovuto studiare e consultare. alessandro de marchis s'era messo a dormire col testone reclinato sul petto. vittorino lamanna fu tra i primi ad accorgersene e si sentí gelare. 6744_5862_000044 il fatto è che da quel giorno in poi la voce di quella campana lo chiamò ogni mattina alla chiesa per la prima messa. di nascosto, udendo quella voce, balzava dal letto e correva in cerca della vecchia serva di casa perché lo conducesse con sé e se papà non volesse, gli diceva la serva. 6744_5862_000045 ma contemporaneamente altri due, che si erano nascosti nella chiesetta con lo stesso intento, s'avanzarono cheti e chinati, come lui e con le mani protese, verso il feretro, ciascuno senza accorgersi. 6744_5862_000046 la chiesina modesta dedicata a san pietro, di fronte e di qua la canonica, con tre finestrette riparate da tendine di mussola inamidate che, intravedendosi di là dai vetri, lasciavano indovinare il candore e la quiete delle stanze piene di silenzio e di sole. 6744_5862_000047 la de marchis, infocata in volto, contenendo a stento il dispetto, accorse presso il marito, gli si parò davanti, vicinissima, e gli disse: piano, ma con voce vibrata. alessandro abbottonati, vergogna. 6744_5862_000048 si mise in vettura e poco dopo si addormentò anche lí, senza il piú lontano sospetto che la sera nelle note mondane tutti i giornali piú in vista avrebbero parlato di lui. 6744_5862_000049 e a pregarla che gli concedesse di ritornarci. infine lo invitò, sempre col permesso della mamma, alla canonica a vedere i fiori del giardinetto, le vignette colorate dei libri e i santini e a sentire qualche suo raccontino. 6744_5862_000050 gli pareva di vederselo ancora lí nella bottega, nell'atto di tentennare amaramente il capo: ah, ah, ah e corse alla casa del morto per condolersi con la vedova donna giacomina. 6744_5862_000051 tutto poteva aspettarsi il povero cirlinciò, tranne che lizio gallo, dopo due giorni, dovesse davvero morire. si mise a piangere come un vitello dal rimorso, ripensando: ah, alle ultime parole del compare, ah, 6744_5862_000052 e venite da me riprese cirlinciò col volto avvampato di stizza. scusatemi, compare gnornò, non ve la do, non ve la posso dare, ma io non dico dare, ve la pagherò. avete i denari? i avrò niente. allora quando li avrete? 6744_5862_000053 si recarono nel salotto e stettero un po a contemplare, con una certa pena mista di ribrezzo, quel glorioso dormente in cui ogni luce d'intelletto era estinta da un pezzo. lo scossero pian piano, poi piú forte. 6744_5862_000054 il quale aveva conosciuto il berrettajo che le vendeva zimbello di tutta girgenti. allora perché, dei tanti anni passati in quel commercio, pare non avesse saputo ricavare altro guadagno che il nomignolo di cirlinciò, che in sicilia, per chi volesse saperlo, è il nome di un uccello sciocco. 6744_5862_000055 poco dopo, mentre casimiro luna riferiva brillantemente il suo colloquio col giovine, inventore italiano, sulla famosa scoperta. un'altra impressione, piú penosa della prima, dovettero provare, i convenuti nel salotto della venanzi, guardando il vecchio glorioso. 6744_5862_000056 non riuscendo piú a contenere l'interna esaltazione, gli buttava le braccia al collo e gli si stringeva al petto fremente. ne provava tale gaudio e insieme tale sgomento che si sentiva quasi schiantar l'anima e, piangendo e premendo le mani sulle terga del bimbo, esclamava. 6744_5862_000057 ma quel giorno si presentò con un'altr'aria male compare, sbuffò lasciandosi cadere su una seggiola: i sento stanco, ecco, stanco e nauseato. 6744_5862_000058 tremava di commozione per la grazia che dio gli concedeva di bearsi di quel meraviglioso fiorire della fede in quella candida anima infantile. e quando, sul piú bello di quei racconti, guiduccio. 6744_5862_000059 gli parve perfino che, prendendo quasi a materia il rumore dei passi dei portantini, quel dondolio ripetesse forte a tutti, senza posa: è stato gabbato, è stato gabbato. 6744_5862_000060 quanti siamo, porco paese? sbuffò allora lizio gallo, buttando all'aria la coltre e levandosi in piedi per una berrettaccia di padova, quanti siete? tre, quattro e voi compare. 6744_5862_000061 e fors'anche derisa dal padre e dalle sorelle. ed ecco allora in che modo il diavolo trasse partito da questi e tant'altri piccoli segni che sfuggivano all'accorgimento del padre fioríca nel. 6744_5862_000062 sentiva, cosí pensando, un profondo disgusto anche di sé, vestito e pettinato alla moda, e si vergognava d'esser venuto a cercare la lode, la protezione, l'ajuto di quella gente che non gli badava. 6744_5862_000063 perché domandò stordito, cirlinciò con questi stracci. non mi vedete per l'abito, forse potrei rimediare. mio cognato, che ha su per giú la mia stessa statura, se n'è fatto uno nuovo da pochi giorni e me lo presterebbe, ma la berretta ha un testone cosí. 6744_5862_000064 stentò non poco alessandro de marchis a comprendere che la moglie lo aveva abbandonato lí. se vuole, gli disse la venanzi, lo farò accompagnare fino a casa. 6744_5862_000065 domani morrà, è già quasi morto. lo guardi, vittorino lamanna. pallido, alterato, si voltò per dirgli sgarbatamente che si stesse zitto, ma incontrò lo sguardo della venanzi, che gli fece un cenno levandosi e uscendo dal salotto. 6744_5862_000066 il padre beneficiale fioríca aveva in cuore da anni la spina di questa famiglia che si teneva lontana dalla santa chiesa, non già perché fosse veramente nemica della fede. 6744_5862_000067 ma la peggio di tutte fu quando questo diavolo maledetto s'insinuò nel cuore d'una certa marastella ch'era una poverina svanita di cervello, bambina di. 6744_5862_000068 una scatola di giocattoli di quelle con gli alberetti incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato sotto al tronco perché si reggano in piedi, e le casette a dadi e la chiesina col campanile e ogni cosa. 6744_5862_000069 non se ne poteva accorgere, anche perché, bisogna aggiungere, neppure il diavolo con lui sapeva esser cattivo. si spassava soltanto a farlo cadere in piccole tentazioni che, 6744_5862_000070 non rifiniva piú d'esclamare, piangendo a goccioloni, grossi cosí dalla tenerezza, e picchiandosi il petto con tutte e due le mani. ah, maria, com'è bello: bocca di miele, occhi di sole, cuore mio, come parla e come guarda. 6744_5862_000071 finita la messa, fece segno alla vecchia di condurre il bimbo in sagrestia e lí se lo prese in braccio, lo baciò in fronte e sui capelli. gli mostrò a uno a uno tutti gli arredi e i paramenti sacri. 6744_5862_000072 non si può piú, neanche da morti, esser lasciati in pace al giorno d'oggi, in questo porco paese. speravo di farmi rimettere i debiti, ma sí, quanti siete? tre, quattro, dieci, venti? avreste la forza di tenere il segreto? no, e dunque facciamola finita. 6744_5862_000073 due di qua, due di là sorreggevano per le stanghe, di fissare gli occhi lagrimosi su quella sua fiammante berretta di padova che il morto teneva in capo e che spenzolava e dondolava fuori della testata del cataletto, la berretta che il compare non gli aveva pagata. 6744_5862_000074 già. forse, vedendomi qua e guardando questa berretta, tutti ridono di me sotto i baffi. morso da questo sospetto, lanciò due occhiatacce oblique ai vicini, sicuro di legger loro negli occhi il temuto dileggio. poi si rivolse con rabbioso rammarico alla berretta dondolante. 6744_5862_000075 allora, per la prima volta, guiduccio greli entrò nella chiesina di san pietro. veramente il padre beneficiale fioríca avrebbe desiderato che madrina della campana fosse la signora greli, o almeno una delle figliuole, la maggiore, che aveva circa. 6744_5862_000076 al piú, al piú scoperte, non gli cagionavano altro danno che un po di beffe da parte dei suoi fedeli parrocchiani e dei colleghi e superiori. una volta, per dirne una, questo maledettissimo diavolo indusse una vecchia dama della parrocchia andata a roma per le feste giubilari. 6744_5862_000077 un signore arguto calvo, di cui non ricordava piú il nome, ma che gli ricordava invece quello di tutti gli altri lí presenti, dicendo male di ciascuno chi vuole, caro signore, che capisca un'acca della sua commedia tra tutta questa gente qui. 6744_5862_000078 lanciò di nuovo qualche occhiata intorno e s'accorse che molti, procedendo, seguivano quel dondolar cadenzato che a lui cagionava tante smanie, anzi un vero supplizio. 6744_5862_000079 a quei tre gridi urlò anche lui, spaventato, chi è là? e istintivamente si ridistese sul cataletto, tirandosi di nuovo addosso. la coltre compare, gemette una voce soffocata dall'angoscia: chi è? 6744_5862_000080 la signora greli, per far cessare l'orgasmo del figlio, ordinò che subito la madonnina fosse rimandata indietro alla chiesa e d'allora in poi il padre beneficiale fioríca non vide piú, guiduccio greli. 6744_5862_000081 era accaduto questo: che dei dieci soldi che la mamma gli dava ogni domenica, nove guiduccio li aveva già dati al solito ai ragazzi poveri della parrocchia perché fossero iscritti anche loro al sorteggio. 6744_5862_000082 su un pizzichetto, su, facciamola vedere la bella tabacchiera, per soddisfazione della dama che te l'ha regalata e che sta a guardarti. un pizzichetto. 6744_5862_000083 la perdita di guiduccio. state a sentire? guiduccio era un ragazzo di nove anni, unico figliuolo maschio della piú cospicua famiglia della parrocchia, la famiglia greli. 6744_5862_000084 ma la signora alba s'era già levata e aveva schiuso la bussola per rientrare in salotto con la figlia quando, di lí a poco, questa, con una tazza di tè in una mano e nell'altra il bricco del latte, pregò la signora inglese che sedeva accanto al de marchis di scuoterlo per un braccio. 6744_5862_000085 si chiamava veramente don marcuccio la vela e aveva bottega sulla strada maestra prima della discesa di san francesco. don marcuccio la vela sapeva di quel suo nomignolo e se ne stizziva molto. 6744_5862_000086 questi accorse poco dopo in mutande e camicia, con la lanterna in mano, tutto stravolto, lizio, gallo, lo agguantò per il petto. va a ripigliarmi subito la berretta pezzo di ladro. 6744_5862_000087 mezz'ora dopo nel salotto della venanzi non cera piú nessuno, tranne il vecchio che dormiva sul seggiolone col capo rovesciato sul petto, le labbra flosce da cui pendeva sul panciotto un filo di bava. 6744_5862_000088 a portare di là al padre beneficiale fioríca una bella tabacchiera d'osso con l'immagine del santo padre dipinta a smalto sul coperchio. ebbene, si crederebbe. 6744_5862_000089 cangiasse d'un tratto l'abbaío festoso in acuti guaiti. tutti i parrocchiani raccolti per la festa davanti alla chiesa si levarono in tumulto furibondi contro il. 6744_5862_000090 per compensarli dei maltrattamenti, oltre la berretta ci perdeva qualche pezzo di dodici tarí, porto sottomano. s'era ormai radicata in tutti l'idea che non avesse in fondo ragione di lagnarsi di niente. 6744_5862_000091 questi due casi, e maggiormente il primo, ch'era il piú probabile, cominciarono a esagitarlo, cosí che, senza quasi volerlo, si diede a pensare se ci fosse modo di riavere quella berretta. 6744_5862_000092 la povera cristina evidentemente contò che, sí, il sacrifizio della sua bellezza alla gloria non sarebbe durato tanto e che la luce di questa gloria avrebbe poi illuminato meglio la sua bellezza. 6744_5862_000093 diavolo s'inchinava sorridente, ma il signor greli, accigliato, rispondeva appena, appena, con brusca durezza a quell'inchino e a quel sorriso e il diavolo, si sa, ne gongolava ora. 6744_5862_000094 la madonnina era condotta in processione, tra canti e suoni di tamburi, alla casa del sorteggiato. s'immaginava il padre fioríca, l'esultanza di guiduccio. 6744_5862_000095 per alcuni giorni egli s'ostinava a correre ora dietro a questo, ora dietro a quello, per riavere almeno tra tante il costo di una sola niente. e giurava e spergiurava di non voler piú dare a credenza neanche a gesù cristo, se n'avesse bisogno. ma ci ricascava sempre. 6744_5862_000096 lizio gallo sorrise mestamente e disse: caro compare, se voi mi date tre tarí, lo sapete, io me li mangio e berretta non me ne compro. dunque, datemi la berretta. 6744_5862_000097 la cattiva che casimiro luna. il brillante giornalista luna, reduce da londra ove si era recato a intervistare un giovine scienziato italiano che aveva fatto or ora una grande scoperta scientifica. ne avrebbe parlato nella radunanza prima che l intervista fosse pubblicata sul giornale della sera. 6744_5862_000098 e fu vera grazia di dio se al padre beneficiale fioríca, accorso tutto sconvolto e coi paramenti sacri ancora in dosso, riuscí d'impedire con la sua autorità che la violenza dei suoi fedeli indignati prorompesse e s'abbattesse sulla casa del greli. 6744_5862_000099 a un certo punto, non potendone piú, saltò giú dal letto e, cosí come si trovava in maniche di camicia e mutande, corse su in terrazza, armato di fucile e sissignori, commise il sacrilegio di sparare contro le sante campane della chiesa. 6744_5862_000100 entrò in quel momento flora, la bellissima figliuola della venanzi, a chiamare la madre. casimiro luna aveva finito d'esporre la sua intervista ed era scappato via. 6744_5862_000101 e piú di tutti, naturalmente, lo desiderava il padre beneficiale fioríca. le polizzine della riffa costavano un soldo l'una. il sagrestano aveva l'incarico della vendita durante la settimana e su ogni polizzina segnava il nome. 6744_5862_000102 e tanti conigli che rasenti ai muri spiavano, raccolti e tremanti, e gallinelle ingorde e rissose e porchetti, sempre un po angustiati, si sa, e quasi irritati dalla soverchia grassezza. 6744_5862_000103 è la prima volta gli fece notare, dolente e con calma, il gallo. è la prima volta che vengo da voi per una padovana. ma io ho giurato, lo sapete. ho giurato, ho giurato. 6744_5862_000104 gabbato. no, perdio, no, anche a costo di passare l'intera nottata nascosto nella chiesetta di santa lucia. egli doveva, doveva riavere quella berretta ch'era sua. 6744_5862_000105 madre e figlia, nel salottino accanto, parlavano della pessima figura fatta dal lamanna e mangiucchiavano intanto qualche violetta inzuccherata. oh, esclamò a un tratto la madre, quella lí non torna. bisogna svegliare il vecchio. 6744_5862_000106 tanto che se ne faceva piú. il compare morto era nuova fiammante ed egli avrebbe potuto rimetterla senz'altro dentro lo scaffale, poiché, perdio, non si trattava soltanto di mantenere un proposito deliberato. 6744_5862_000107 e quasi quasi era scontento della generosità del fanciullo il quale, potendo prendere dieci polizze con la mezza lira che ogni domenica gli dava la mamma, si contentava d'una sola per non avere alcun vantaggio sugli altri ragazzi, a cui anzi, lui stesso, con gli altri nove soldi, comperava le polizzine. 6744_5862_000108 cirlinciò. allora con impeto di commozione si profferse per le spese d'una pompa funebre. ma donna giacomina lo ringraziò, gli disse esser quella l'espressa volontà del marito e che lei voleva rispettarla. 6744_5862_000109 lo chiamavano tutti per nome, cosí di qua e di là, ed egli aveva un sorriso e una parola graziosa per ciascuno. accennò di ghermire una rosa dal seno d'una signora e poi egli stesso fece un gesto di stupore e d'indignazione per la sua temerità e la signora ne rise felicissima. 6744_5862_000110 sicuro d'essere scambiato per un buon uomo o una buona donna, o anche, spesso, per un innocuo oggetto qualsiasi. anzi, si può dire che il padre beneficiale fioríca stava tutto il santo giorno in compagnia del diavolo e non se n'accorgeva. 6744_5862_000111 l'industria dei forestieri. idea sbagliata, caro signore, perché venne per fortuna la signora alba venanzi a liberarlo da quel tormento. era entrata nel salotto la marchesa landriani a cui la venanzi lo voleva presentare. 6744_5862_000112 e si lasciava vincere a poco a poco dal malumore al quale, senza bisogno, pareva facesse da mantice un certo signore che la venanzi gli aveva messo alle costole. 6744_5862_000113 ah, ecco sí, bravo, non ricordavo bene. leggo tanto, leggo tanto che poi mi trovo imbarazzata. sí, sí, appunto, bravo, bravo. e lo guardò con le lenti chiare e col sorriso freddo rassegato ancora sulle labbra. 6744_5862_000114 la buona che alla lettura della sua commedia avrebbe assistito quel giorno alessandro de marchis, il vecchio venerando, che tanta luce di pensiero aveva diffuso nel mondo co suoi libri di scienza e di filosofia e che giustamente, ora la patria considerava come una delle sue piú fulgide glorie. 6744_5862_000115 ma come balbettò, cirlinciò appressandosi: tutto tremante. non siete morto. morto vorrei esserlo. per non vedere la vostra spilorceria, gli gridò il gallo indignato sul muso. 6744_5862_000116 e pure voi sospirate, compare. vi vedo soggiunse il gallo, tentennando il capo. ma avete ragione, non posso piú accostarmi a un amico, lo so, i sfuggono tutti. 6744_5862_000117 arrestò a tempo. li placò, rendendosi mallevadore, che il signor greli avrebbe donato una campana nuova alla chiesa e che un'altra e piú solenne festa si sarebbe fatta per il battesimo di essa. 6744_5862_000118 finito, non vide l'ora di trovarsi solo in casa per lacerare in mille, minutissimi pezzi quel suo atto unico ch'era stato per lui strumento d'indicibile tortura. 6744_5862_000119 uscire. cirlinciò allora al solito pentito, lo acchiappò per un braccio e gli disse all orecchio: i do tre giorni di tempo per il pagamento, ma non lo dite a nessuno fra tre giorni, badate. 6744_5862_000120 avrebbe potuto notare, santo dio, una cert'ombra che di tratto in tratto passava sul volto del fanciullo e gli faceva corrugare un po le ciglia. 6744_5862_000121 sarebbe stato uno scandalo se tutti, conoscendo la santa illibatezza del padre beneficiale e l'innocenza della povera scema, non ne avessero riso, ma un giorno marastella vedendo uscire il padre beneficiale dalla chiesa. 6744_5862_000122 a un tratto, però, tre gridi di terrore echeggiarono nella chiesetta buja. lizio gallo, credendosi solo ormai, s'era levato a sedere sul cataletto, imprecando al sagrestano e tastandosi la testa nuda. 6744_5862_000123 pizzichetto e dàlli, e dàlli con tanta insistenza che alla fine il padre beneficiale fioríca, il quale non aveva mai preso tabacco e aveva cominciato a prenderlo molto timidamente dal giorno che aveva avuto quel regalo. 6744_5862_000124 quando fu l'ultima domenica, venuto il momento solenne del sorteggio, appena lo vide salire all'altare, ove, accanto all'urna di cristallo, stava la madonnina di cera. 6744_5862_000125 si sentí fendere le reni da un lungo brivido di tenerezza e dovette far violenza a se stesso per resistere alla tentazione di scendere dall'altare a carezzare quel volto d'angelo e quelle manine congiunte. 6744_5862_000126 scientifica. speriamo che si svegli. sospirò poi alludendo al de marchis. chi sa come deve soffrirne quella povera cristina. cristina, domandò accigliato vittorino lamanna. la moglie spiegò la venanzi, non l'avete, veduta, è tanto bella. 6744_5862_000127 si alzò anche lui poco dopo e la seguí nel salottino accanto. la trovò che accendeva una sigaretta, traendo con voluttà le prime boccate di fumo. fumate, fumate, lamanna, fumate anche voi. gli disse presentandogli una scatola di sigarette. non ne potevo piú. se non fumo, muojo. 6744_5862_000128 avrebbe voluto consigliare a uno di questi di ripiegare sul capo al morto la berretta e porvi sopra la coltre per fermarla. ma sí, non ci mancherebbe altro. rifletteva poi che io, proprio io, vi richiamassi l'attenzione della gente. 6744_5862_000129 vittorino lamanna, che già si disponeva alla lettura, accolse in sé la lusinga che la sua commedia avrebbe veramente incatenato l'attenzione del vecchio, come la venanzi gli aveva lasciato sperare, e lesse a voce alta il titolo. 6744_5862_000130 mano rimestava un po tra il silenzio ansioso di tutti i fedeli inginocchiati. ne estraeva una, la mostrava, la svolgeva e, attraverso le lenti insellate sulla punta del naso, ne leggeva il nome. 6744_5862_000131 né d'adirarsi con nessuno, giacché, se da un canto era vero che gli uomini lo avevano sempre gabbato, era innegabile, dall'altro, che dio, in compenso, lo aveva sempre ajutato. 6744_5862_000132 poi entrò in sagrestia a prender l'olio per rifornire un lampadino votivo davanti a un altare, nel silenzio della chiesa. quei passi strascicati rintronarono cupamente. 6744_5862_000133 e che si portavano allora, cioè a dire nei primi cinquant'anni del secolo scorso, anche in sicilia, non dalla gente di campagna che usava di quelle a calza di filo e con la nappina in punta, ma dai cittadini, anche mezzi. signori, se è vera la storia che mi fu raccontata da un vecchio parente, 6744_5862_000134 spade cirlinciò, pareva una fontana e piú mi piange il cuore. seguitò la vedova che ora me lo vedrò portar via sul cataletto dei poveri sotto uno straccio nero. 6744_5862_000135 d'olio il lampadino. quegli si accostò pian piano al feretro. si chinò poi, senza volerlo, volse in giro uno sguardo e, prima di ritirarsi nella sua cameruccia sopra la sagrestia a dormire, 6744_5862_000136 sorrideva con la bocca sdentata, senza baffi né barba, ed emetteva tra l'ànsito che gli davano la pinguedine e la vecchiaja, come un grugnito, e guardava con gli occhi quasi spenti scialbi acquosi. 6744_5862_000137 della solenne vacuità dell'interno sacro nel bujo cirlinciò ebbe in prima tale sgomento che fu lí lí per farsi avanti e pregare il sagrestano che lo facesse andar via. ma riuscí a trattenersi. 6744_5862_000138 eh già, esclamò il gallo: bella figura ci farei per istrada con l'abito nuovo e la berretta vecchia, ma dite piuttosto che non volete darmela e si mosse per uscire. 6744_5862_000139 ora, andando il mortorio per la strada che conduce alla chiesetta di santa lucia, avvenne a cirlinciò, il quale si trovava proprio in testa, dietro al cataletto. che quattro. 6744_5862_000140 ma perché lei, la chiesa? a giudizio del signor greli, ch'era stato garibaldino, carabiniere genovese nella campagna del e ferito a un braccio nella battaglia di milazzo, 6744_5862_000141 oh, figlio mio, e che vorrà dio da te. ma sí, il diavolo stava intanto in agguato dietro il seggiolone su cui il padre beneficiale fioríca sedeva con guiduccio sulle ginocchia. e il padre beneficiale fioríca, al solito, non se n'accorgeva. 6744_5862_000142 rimase però grato, poi, in cuor suo, al signor greli di non aver voluto condiscendere a quel suo desiderio, vedendo il miracolo che il battesimo della campana operò nell'anima di quel fanciullo. 6744_5862_000143 vittorino lamanna, divenuto nervosissimo, avrebbe voluto gridarle: ma lo lasci dormire, perdio, cosí quelli che non sapevano del continuo sonno del vecchio avrebbero potuto attribuirne la causa alla relazione del luna e non alla prossima lettura della sua commedia. 6744_5862_000144 cominciò a pestare i piedi, a contorcersi tra le braccia della madre e delle sorelle e a gridare: non è vero, non è vero, non la voglio, mandatela via. non è vero, non la voglio. 6744_5862_000145 alzava gli occhi al campanile e allo sgomento misterioso, che gliene veniva non meno misterioso, rispondeva il conforto che, appena entrato nella chiesa, gli veniva dai ceri placidi accesi sull'altare nella frescura dell'ombra solenne insaporata d'incenso. 6744_5862_000146 il lamanna si raffermò in quella lusinga e cominciò a leggere la prima scena, tutto rianimato, s'era proposto di rappresentare un conflitto d'anime, diceva lui. un vecchio benefattore ancor valido aveva sposato la sua beneficata. 6744_5862_000147 conosco, disse molle molle i ajuti a rammentare dove ho letto di recente roba sua. mah, fece il lamanna compiaciuto cercando nella memoria, non saprei, e citò una o due riviste dove aveva di recente stampato qualche cosa. 6744_5862_000148 colpí. delle tre, quella di destra, la piú squillante occhio di antico carabiniere genovese. ma povera campanella, sembrò una cagnolina che colta a tradimento da un sasso mentre faceva rumorosamente le feste al padrone. 6744_5862_000149 nel mese di maggio, dedicato alla vergine nella chiesetta di san pietro. dopo la predica e la recita del rosario. dopo impartita la benedizione e cantate a coro al suono dell'organo, le canzoncine in lode di maria. 6744_5862_000150 si confuse, s'impappinò, perdette il tono, il colore, la misura e, con un gran ronzío negli orecchi, in preda a una esasperazione crescente, di punto in punto strascinò miseramente la lettura del suo lavoro fino alla fine. fu un supplizio per lui e per gli altri, che parve durasse un secolo. 6744_5862_000151 a un tratto però dagli occhi degli ascoltatori, comprese che il vecchio s'era rimesso a dormire. non ebbe il coraggio di guardare per accertarsene. cercò invece gli occhi del gabrini e li incontrò subito, appuntati su lui, taglienti di ironia. 6744_5862_000152 ma subito un vivissimo imbarazzo si diffuse nel salotto: tutti gli occhi, appena guardavano al grand'uomo, si voltavano altrove, schivandosi a vicenda. 6744_5862_000153 fu forse per l'esaltazione della festa, o forse per la simpatia che gli testimoniarono tutti i fedeli della parrocchia? o piuttosto la voce ch'egli per primo trasse da quella campana benedetta, salito su in cima al campanile, nel luminoso azzurro del cielo. 6744_5862_000154 quella lí diceva poco dopo all'orecchio del lamanna, il signore calvo, che evidentemente lo perseguitava. quella lí una talpa, caro, signore, non conosce neppure l'o e non di meno va ripetendo che conosce tutti, che ha letto roba di tutti. 6744_5862_000155 vita, vita, domandò tuttavia a se stesso. e che vita è mai quella ch'egli vive? una continua stomachevole finzione. non uno sguardo, non un gesto, non una parola sinceri. non è più un uomo, è una caricatura ambulante e bisogna ridursi a quel modo per aver fortuna oggi. 6744_5862_000156 raccontino guiduccio. andò ogni giorno alla canonica, avido dei racconti della storia sacra. e il padre beneficiale fioríca vedendosi davanti, spalancati e intenti, quegli occhioni fervidi nel visetto pallido e ardito. 6744_5862_000157 il vecchio se ne vendica: dorme cosí dappertutto, sapete. dorme, dorme ed è già molto che non ronfi. vittorino lamanna sentí cascarsi le braccia. 6744_5862_000158 via via e, rifugiandosi in casa, si buttò tra le braccia della madre e proruppe in un pianto frenetico poco dopo, udendo per la viuzza il rullo del tamburo e il coro dei divoti che gli portavano in casa la madonnina. 6744_5862_000159 sono capace di levarvela dal capo per istrada appena vi vedo passare- sono porco io se mi ci metto- aprí lo scaffale e ne trasse una bellissima berretta di padova. 6744_5862_000160 ma anche di non venir meno a un giuramento fatto. ecco a un giuramento, a un giuramento cosí, quando il mortorio giunse ch'era già sera chiusa alla chiesetta fuorimano, dove lo scaccino aveva preparato i due cavalletti su cui il misero feretro doveva esser deposto. 6744_5862_000161 flora senza arrossire. alzò una spalla e sorrise. che dice mai, senatore, male riprese allora il de marchis. a diciannove anni bisogna fare all'amore e credi pure che non c'è niente di meglio, bellina mia. 6744_5862_000162 salí non visto, con alcuni monellacci al campanile della chiesina di san pietro e lí dàlli a sonare. dàlli a sonare tutte le campane con una furia cosí dispettosa che il signor greli, il quale era d'indole focosa e facilmente si lasciava prendere. 6744_5862_000163 tentazione. cercò piú volte il povero cirlinciò di distrarne lo sguardo, ma poco dopo gli occhi tornavano a guardarla, attirati da quel dondolio che seguiva il passo cadenzato dei portantini. 6744_5862_000164 don lizio gridò quello e fu per cadere in deliquio. il gallo lo sostenne in piedi scrollandolo furiosamente: la berretta. ti dico sporcaccione, e vieni ad aprirmi la porta, non faccio piú il morto. 6744_5862_000165 gente assisteva alla benedizione del cadavere, andò a nascondersi quatto quatto dietro un confessionale. come la chiesa fu sgombra. lo scaccino, con la lanterna in mano, si recò a chiudere il portone. 6744_5862_000166 zitto, zitto. gli si mise dietro le spalle e, sissignori, gli suggerí di leggere nella polizzina estratta il nome di guiduccio greli, allo scoppio d'esultanza di tutti i divoti. guiduccio però diventato in prima di bragia. 6744_5862_000167 nel recarsi alla sagrestia con l'ultimo soldino rimastogli per sé, era stato avvicinato da un ragazzetto tutto arruffato e scalzo il quale, da tre settimane ammalato, non aveva potuto prender parte alla festa e al sorteggio delle madonnine precedenti. 6744_5862_000168 se dall'urna fosse sortito il suo nome e vedendolo lí davanti all'altare inginocchiato, rimestando nell'urna, avrebbe voluto che, per un miracolo, le sue dita indovinassero la polizzina che ne conteneva il nome. 6744_5862_000169 i piantò, lí allocchiti, intontiti come tre ceppi d'incudine, e andò a tempestare di calci e di pugni la porta della sagrestia. ohé, ohé, mascalzone sagrestano. 6744_5862_000170 e la fece innamorare, coram populo, del padre beneficiale fioríca, che aveva già circa sessant'anni e i capelli bianchi come la neve, la poverina, vedendolo in chiesa o sull'altare durante l'ufficio divino o sul pulpito durante la predica. 6744_5862_000171 lo avrà detto anche a lei. scusi, non è vero, non ci creda. per carità. una talpa di prima forza le dico: entrò in quel momento casimiro luna. 6744_5862_000172 destato. alessandro de marchis guardò flora con gli occhi stralunati: ah sí, guglielmo, guglielmo, marconi. no, scusi, senatore, disse flora con un sorriso. col latte o senza col col latte? sí, grazie, preso il tè, rimase sveglio. 6744_5862_000173 la vecchia e grassa marchesa landriani, dall'aria perennemente stordita, stava a togliersi dal naso gli occhiali a staffa azzurri e, prima d'inforcarsi, quelli chiari. rimase un pezzo con gli occhi chiusi e un sorriso freddo, rassegato sulle labbra pallide. 6744_5862_000174 e intanto, piú che per me credetemi, soffro per gli altri a cui debbo cagionare la pena della mia vista. ah, vi giuro che se non fosse per giacomina, mia moglie, a quest'ora che dite gli diede sulla voce. 6744_5862_000175 poi si volse al lamanna e aggiunse: non dubiti, glielo sveglio io or ora, con una tazza di tè. il lamanna, già col sangue tutto rimescolato, avrebbe voluto pregare la venanzi di mandare a monte la lettura della commedia e di permettergli d'andar via di nascosto. 6744_5862_000176 a ottantasei anni scusi, osservò piano all'orecchio del lamanna quello stesso signore arguto, a ottantasei anni, davanti alla soglia della morte. che può piú importare, caro signore, ad alessandro de marchis, che guglielmo marconi abbia scoperto il telegrafo senza fili. 6744_5862_000177 il giardinetto accanto, col pergolato e i nespoli del giappone e il melagrano e gli aranci e i limoni, poi tutt'intorno le casette umili dei suoi parrocchiani, divise da vicoli e vicoletti, con tanti colombi che svolazzavano da gronda a gronda. 6744_5862_000178 ma se mi dice che dorme sempre, no, sempre, sempre, poi no. se mai però gli metteremo accanto il gabrini, sapete quello che vi tormenta? me ne sono accorta. ah, il gabrini è terribile, capacissimo d'allungargli sotto, sotto qualche pizzicotto. lasciate fare a me. 6744_5862_000179 questa volta sí, il diavolo s'era troppo scoperto. riconobbero tutti l'opera sua in quella pazzia di marastella, e allora egli ne pensò un'altra, che doveva costare al padre beneficiale fioríca il piú gran dolore della sua vita. 6744_5862_000180 ah, anche voi. esclamò allora cirlinciò, spalancando tanto d'occhi, come anch'io disse con la faccia piú fresca del mondo il gallo, che son forse solito di andare per via a capo scoperto. ora, questa berretta, vedete, non ne vuol piú sapere. 6744_5862_000181 la venanzi carezzò la splendida figliuola alla presenza del giovanotto, le ravviò i capelli, le rassettò sul seno, ricolmo le pieghe della camicetta di seta flora. la lasciò fare, sorridente con gli occhi rivolti al giovine. poi disse alla madre: sai che donna cristina è andata via anche lei. 6744_5862_000182 lizio gallo se la provò, gli andava bene. quanto mi pesa? disse scotendo il capo, i sentivo male venendo qua. voi mi avete dato il colpo di grazia: compare e se. 6744_5862_000183 la maggior parte, come vede, sono forestieri che spiccicano appena appena qualche parola d'italiano. non sanno bene come si scriva la parola soldo, ma s'accorgono subito adesso se il soldo è falso e sanno meglio di noi che vale cinque centesimi. 6744_5862_000184 tolse pulitamente con due dita la berretta al morto e se la filò zitto, zitto. cirlinciò non se n'accorse. quando sentí chiudere e sprangare la porta della sagrestia, gli parve che la chiesa sprofondasse nel vuoto. 6744_5862_000185 chi sa che quella madonnina, entrando con tanta festa in casa greli, non avesse poi il potere di conciliare con la chiesa tutta la famiglia. cosí il diavolo tentava il padre: beneficiale fioríca, ma fece anche di piú. 6744_5862_000186 e sapete che altro mi tiene. riprese lizio gallo, quel poderetto che mi recò in dote mia moglie. pur cosí gravato com'è d'ipoteche, ho speranza compare che debba essere la mia salvezza per via di non so che scavi che ci vuol fare il governo. dicono che là sotto ci sono le antichità di camíco. uhm, rottami che. 6744_5862_000187 quel corrugamento di ciglia erano provocati dalla bonaria indulgenza con cui egli velava e assolveva certi fatti della storia sacra. bonaria indulgenza che turbava profondamente l'anima risentita del fanciullo, già forse messa in diffidenza a casa. 6744_5862_000188 questa presa, poco dopo, d'amore per un giovane, si dibatteva tra il sentimento del dovere e della gratitudine e il ribrezzo che provava nell'adempimento de suoi doveri di sposa, mentre il suo cuore era pieno di quell'altro. tradire, no, ma mentire. mentire neppure. 6744_5862_000189 la padrona di casa. non ebbe bisogno di presentarlo a nessuno, lo conoscevano tutti. nel vederlo cosí vezzeggiato e incensato, vittorino lamanna pensava quanto facile dovesse riuscire a colui il far valere quel po d'ingegno di cui era dotato. quanto facile la vita. 6744_5862_000190 e guardava di qua e di là, sorridendo con le labbra dipinte. tutti si mossero a ossequiare alessandro de marchis, lasciandosi cadere pesantemente sul seggiolone preparato apposta per lui. 6744_5862_000191 ora dunque, basta. eh, che buon vento compare. lizio gallo aveva in vezzo passarsi e ripassarsi continuamente una mano su i radi e lunghi baffi spioventi. e sotto quella mano, serio, serio, con gli occhi bassi, sballarne di quelle, ma di quelle. 6744_5862_000192 come non vi vergognate venire a spogliare un morto, come quel mascalzone del sagrestano? ebbene, non la ho piú. vedete se l'è presa. e dire che l'avevo promessa a uno dei portantini. 6744_5862_000193 per le sue berrette cirlinciò. non temeva del compare, ben altro: il gallo in grazia del comparàtico. pretendeva da lui uomo sodo. denari voleva, e già gli doveva una buona sommetta. 6744_5862_000194 ma poteva esser certo che esso, all'occorrenza, non lo avrebbe lasciato morir di fame, che voleva dunque di piú. le berrette, intanto, volavano da quella bottega come se avessero le ali. gliene portavano via figli, generi, nipoti, amici e conoscenti. 6744_5862_000195 i s allogò dentro, non ostante la custodia di quell'immagine, e per piú d'un mese ai vespri. mentre il padre beneficiale fioríca faceva alla buona un sermoncino ai divoti prima della benedizione, di là dentro la tabacchiera si mise a tentarlo. 6744_5862_000196 ora, un pomeriggio d'estate, vigilia d'una festa solenne, il diavolo, sapendo che il signor greli s'era ritirato a casa molto stanco del lavoro della mattinata e s'era messo a letto per ristorar le forze con qualche oretta di sonno, che fece. 6744_5862_000197 a ottantasei anni davanti alla soglia della morte. gli parve di leggere in quello sguardo e subito sentí tutto il sangue affluirgli alle guance dalla stizza. 6744_5862_000198 il lamanna non invidiava al luna tutte quelle doti appariscenti che in pochi anni lo avevano reso il beniamino del pubblico, specialmente femminile. gl'invidiava la fortuna. 6744_5862_000199 dalla chiesa s'inginocchiò in mezzo alla piazzetta e, presagli una mano, cominciò a baciargliela perdutamente e poi a passarsela sui capelli, su tutta la faccia, fin sotto la gola, gemendo: ah padre mio, mi levi questo fuoco, per carità, per carità, mi levi questo fuoco. 6744_5862_000200 luna vittorino lamanna lo conosceva bene fin da quand'era come lui un ignoto, ragion per cui il luna lo degnò appena d'un freddissimo saluto, miro, miro. 6744_5862_000201 che saranno. ma se è vero questo sono a cavallo e non dubitate, compare prima di tutti. penserei a voi. già il governatore m'ha fatto sapere che vuol parlare con me. dovrei andarci domattina, ma come ci vado? 6744_5862_000202 ecco, immaginate una di queste scatole data in mano al bambino gesú e che il bambino gesú si fosse divertito a costruire al padre beneficiale fioríca, quella sua parrocchietta, cosí. 6744_5862_000203 bellissima e cara a tutto il vicinato, che rideva dell'inverosimile credulità di lei, tutta sempre sospesa a una perpetua, ansiosa maraviglia, s'insinuò dunque nel cuore di questa marastella. 6744_5862_000204 la prima volta che il padre beneficiale fioríca, voltandosi dall'altare verso i fedeli. se lo vide davanti, inginocchiato dinanzi alla balaustrata, con gli occhioni, tra i riccioli castani, ancora imbambolati, spalancati e lucenti quasi di follia divina. 6744_5862_000205 lo so, ma vedete perché mi serve. non sento ragione, piuttosto guardate. piuttosto vi do tre tarí e vi dico di andarvela a comprare in un'altra bottega. 6744_5862_000206 si faceva il sorteggio, tra i divoti, d'una madonnina di cera custodita in una campana di cristallo. donne e fanciulli, cantando le canzoncine in ginocchio, tenevano fissi gli occhi a quella madonnina sull'altare, tra i ceri accesi e le rose offerte in gran profusione. 6744_5862_000207 lei, la chiesa s'ostinava a rimanere nemica della patria, ragion per cui un patriota come il signor greli credeva di non potervi metter piede. 6744_5862_000208 ora, alla fine, aveva deciso di chiuder bottega non appena esaurita la poca mercanzia che gli restava, della quale non avrebbe dato via neppure un filo se non gli fosse pagato avanti. ma ecco venire un giorno alla sua bottega un tal lizio gallo ch'era suo compare. 6744_5862_000209 e, vedendo ora guiduccio con quell'ultimo soldino in mano, gli aveva chiesto se non era per lui e guiduccio gliel'aveva dato troppe volte il signor greli in casa, scherzando, aveva ammonito il figlio. 6744_5862_000210 aveva difatti una cattiva moglie, indolente, malaticcia, sciupona, e se n'era presto liberato un esercito di figliuoli ed era riuscito in breve ad accasarli bene tutti quanti. ora provvedeva sí gratuitamente di berrette tutto il cresciuto parentado. 6744_5862_000211 bada, duccio, ti vedo con la chierica. duccio, bada, quel tuo prete ti vuole accalappiare. e difatti, perché a lui, quella madonnina, se nessuna polizza recava il suo nome quell'ultima domenica? 6744_5862_000212 ora di politica. il padre beneficiale fioríca non s'era impicciato mai e non riusciva perciò a capacitarsi come l'amor di patria potesse esser cagione che la mamma e le sorelle maggiori di guiduccio e guiduccio stesso non venissero in chiesa almeno la domenica e le feste principali per la santa messa. 6744_5862_000213 no, rispose il vecchio, provandosi piú volte a levarsi dal seggiolone. i basta, mi basta fino a piè della scala, poi mi metto in vettura. 6744_5862_000214 a un tratto nel salotto si fece silenzio e tutti si volsero verso l'uscio. in attesa entrava a braccio della moglie alessandro de marchis. 6744_5862_000215 pensò alla prossima lettura della sua commedia mentre il vecchio dormiva. pensò al detto di un celebre commediografo francese che, durante la lettura o la rappresentazione d'un dramma, il sonno debba esser considerato come un'opinione, e si lasciò scappare dalle labbra. oh dio, e allora? 2033_5862_000000 don angelino, entrato di furia nella cameretta, s'era subito arrestato e poi era venuto avanti in punta di piedi. ora, da una decina di minuti stava a contemplare il dormente in silenzio. 2033_5862_000001 in quella luce di sole per dormire, con una manina sotto la guancia paffuta, il suo roseo sonno tra quegli odori misti d'incenso, di spigo e di caldo pane di casa. 2033_5862_000002 come ad affacciarsi alla finestra immobili giú tra i ciottoli grigi del cortiletto, i fili di erba, i fili di paglia caduti dalla mangiatoja sotto il tettuccio, in un angolo. 2033_5862_000003 sedici mesi le ci eran voluti, e con quali stenti. dio solo lo sapeva. ma ora, ecco qua i due galletti, ed ecco le tre lire, e le mandorle e le noci. 2033_5862_000004 san calògero non ha bisogno né di galletti né di fichi secchi. se vostro figlio ha da scrivervi, state sicura che vi scriverà. quanto alla messa, vi dico che don pietro è malato, andatevene, andatevene. 2033_5862_000005 vanità, vanità, un'altra fede, ma quale, se non ce n'è che una piú viva, piú libera? ecco appunto dov'era la vanità. 2033_5862_000006 e quello acuto dei mazzetti di spigo tra la biancheria dell'antico canterano. pareva che ormai non potesse avvenire piú nulla in quella cameretta immobile, quella luce di sole, immobile, quella pace. 2033_5862_000007 pulite, pulite di qua e di là dal canterano. avevano tutte una crocettina argentata sulla spalliera che dava loro un'aria di monacelle attempate, contente di starsene lí, ben custodite, al riparo, non toccate mai da nessuno. 2033_5862_000008 cosí? o che forse crede che non do a san calògero miracoloso con tutto il cuore quello che gli ho promesso? oh dio, oh dio. forse perché le ho parlato di quanto ho penato per raccoglierlo. 2033_5862_000009 e perfino quella della gabbiola verde che pendeva dal palchetto, col canarino che vi saltellava dentro un odore di pane tratto ora dal forno. giú nel cortiletto era venuto ad alitare caldo e a fondersi con quello umido dell'incenso della chiesetta vicina. 2033_5862_000010 sfogare, socchiudendo ogni tanto gli occhi e accennando, con le labbra bianche, un lieve sorrisino a cui non parevano neppure piú adatte quelle sue labbra, un sorrisino bonariamente ironico, o mormorando senza sdegno, con indulgenza. 2033_5862_000011 avrebbe voluto gridare per svegliarlo. ho deciso: don pietro mi spoglio, ma si sforzava di trattenere perfino il respiro. 2033_5862_000012 veniva a piedi, con quella bisaccia sulle spalle, dalle pianure del cannatello, piú di sette miglia di cammino- e con quell'offerta di due galletti. 2033_5862_000013 aveva assunto in quel sonno e pareva a tradimento, un'espressione cattiva e sguajata, come se nella momentanea assenza. 2033_5862_000014 incerto e oppresso d'angoscia, su la soglia della sagrestia a guardare nella chiesetta deserta. se gli conveniva cosí, senza fede, salire? 2033_5862_000015 e con piacere, pareva, stessero a guardare il modesto lettino di ferro del prete che aveva a capezzale, su la parete imbiancata, una croce nera col vecchio crocefisso d'avorio gracile e ingiallito. 2033_5862_000016 ma ecco che il vecchio schiude, gli occhi imbambolati e, con la bocca ancora aperta, solleva il capo dalla spalliera della poltroncina. ah, tu, angelino, che c'è. 2033_5862_000017 comunque conforto unico per quella miseria. e, finita la messa, si tenne l'offerta e le tre lire per non scemare con una piccola carità la carità grande di quella fede. 2033_5862_000018 e se ne sarebbe accorto bene quando, caduto quell'impeto giovanile, spento quel fervore diabolico, intepidito il sangue nelle vene, non avrebbe piú avuto tutto quel fuoco negli occhietti arditi. 2033_5862_000019 erano passati sedici mesi, non ne aveva piú notizia. non sapeva neppure se fosse vivo o morto. lo avesse almeno saputo vivo. pazienza per lei se non le mandava niente. 2033_5862_000020 e anche per lo strazio che gli dava il vedersi venerato da lei come un piccolo santo. che crudeltà, che crudeltà di spettacolo, quel sonno di vecchio. 2033_5862_000021 nella paura che il vecchio si svegliasse. il raspío delle zampine di quel canarino su lo zinco del fondo. il giorno avanti. 2033_5862_000022 e c'era, nella parola pur ferma, un tale sbalordimento per l'incomprensione di lui quasi incredibile, che don angelino fu costretto a fermarvi. 2033_5862_000023 don angelino, mentre la vecchia parlava, cosí andava su e giú per la sagrestia, volgendo di qua e di là occhiate feroci e aprendo e chiudendo le mani. 2033_5862_000024 la vecchia, sforzandosi di sbirciarlo, barbugliò qualcosa con la lingua imbrogliata entro le gote flosce e cave tra le gengive sdentate, come dite. non sento i chiamate zia croce. 2033_5862_000025 perché aveva la tentazione d'afferrare per le spalle quella vecchia e scrollarla furiosamente urlandole in faccia: questa è la tua fede. 2033_5862_000026 per paura che, svegliandosi quel santo vecchio, se lo trovasse davanti all'improvviso con quell'angoscia rabbiosa che certo doveva trasparirgli dagli occhi e da tutto il viso disgustato. 2033_5862_000027 se non do quello che ho promesso. che vale. ma scusi, a chi parlo? non parlo forse a un sacerdote? e perché allora mi tratta cosí? 2033_5862_000028 appena guarito, però, quel figlio se n'era andato in america. le aveva promesso che di là le avrebbe scritto e mandato ogni mese, tanto da mantenersi. 2033_5862_000029 una finzione indegna per una elemosina di tre lire e don angelino, già parato col calice in mano. si fermò un istante. 2033_5862_000030 chiamò il sagrestano, corse al lavabo e, mentre quello lo ajutava a pararsi, pensò che avrebbe trovato modo di ridare alla vecchia dopo la messa le tre lire e i galletti e quell'altra offerta della. 2033_5862_000031 don angelino si pentí della sua durezza, sopraffatto all'improvviso da un rispetto che quasi lo avviliva di vergogna per quella vecchia che piangeva innanzi a lui, per la sua fede offesa. 2033_5862_000032 e di quella bisaccia di mandorle e di noci e con le tre lire della messa doveva placare don pietro. lo sapeva san calògero, il santo di tutte le grazie che le aveva fatto guarire il figlio d'una malattia mortale. 2033_5862_000033 la discussione s'era fatta, da parte sua soltanto, sempre piú violenta, non tanto per le risposte che gli aveva dato don pietro, quanto per un dispetto man mano crescente contro se stesso. 2033_5862_000034 coi vecchi mattoni di valenza che qua e là avevano perduto lo smalto e sui quali si allungava, quieto e vaporante, in un pulviscolo d'oro, il rettangolo di sole della finestra, con l'ombra precisa delle tendine trapunte. e lí come stampate. 2033_5862_000035 puoi scendere di qua dalla scaletta interna. va va che tu sei sempre il mio buon figliuolo e dio ti benedica. 2033_5862_000036 il voto però non lo aveva adempiuto. don pietro lo sapeva, perché s'era spogliata di tutto per quella malattia del figlio e le erano rimasti appena gli occhi per piangere, piangere, sangue, ecco sangue. 2033_5862_000037 ma vide davanti a quell'altare, prosternata con la fronte a terra, la vecchia e si sentí come da un respiro non suo sollevare tutto il petto e fendere la schiena da un brivido nuovo. 2033_5862_000038 appoggiò il capo alla mano che, scendendo, faceva scorrere lungo il muro, e si rimise a piangere come un bambino, un pianto che gli bruciava gli occhi e lo strozzava. pianto d'avvilimento, pianto di rabbia e di pietà insieme. 2033_5862_000039 san calògero misericordioso si sarebbe placato e tra poco, senza dubbio, le sarebbe arrivata dall'america la notizia che il figlio era vivo e prosperava. 2033_5862_000040 e don angelino salí, come sospinto all'altare, esaltato di tanta carità che le mani gli tremavano e tutta l'anima gli tremava come la prima volta che vi si era accostato. 2033_5862_000041 quando alla fine giunse alla sagrestia, si sentí improvvisamente come alienato da tutto. la sagrestia gli parve un'altra, come se vi entrasse per la prima volta: frigida, squallida e luminosa. 2033_5862_000042 era pure nella miseria infinita di quel corpo stremato in abbandono la dimostrazione piú chiara delle verità nuove che gli s'erano rivelate. 2033_5862_000043 a don angelino che, chiamata dalle sue lagrime, entrasse nella cameretta la sua mamma, piccola cerea e vestita di nero come quella. 2033_5862_000044 magari gliel'avrebbe detta lui invece di don pietro, ma a patto che lei si tenesse le tre lire. la vecchia tornò a guardarlo, quasi atterrita, e ripeté: ma come che dice? e allora che voto è? 2033_5862_000045 ma perché con gli studii e la meditazione era sinceramente convinto d'averne acquistata un'altra, piú viva e piú libera, per cui ormai non poteva accettare né sopportare i dommi, i vincoli, le mortificazioni che l'antica gli imponeva. 2033_5862_000046 pur riconoscendolo incapace d'intendere i suoi tormenti, la sua angoscia, la sua disperazione. e infatti, don pietro lo aveva lasciato sfogare. 2033_5862_000047 ma ecco questa carità, perché avesse il valore che potesse renderla accetta a quella povera vecchia. non richiedeva forse qualcosa ch'egli non sentiva piú d'avere in sé? 2033_5862_000048 vuoi farmi una grazia, figliuolo mio, è arrivata dalla campagna una povera vecchia che chiede di me: vedi che mi reggo appena in piedi, vorresti andare in vece mia è giú in sagrestia. 2033_5862_000049 il corpo volesse vendicarsi dello spirito che per tanti anni, con l'austera volontà, lo aveva martoriato e ridotto in servitù, cosí disperatamente estenuato e miserabile. 2033_5862_000050 e per quella fede pregò a occhi chiusi, entrando nell'anima di quella vecchia, come in un oscuro e angusto tempio dov'essa ardeva. pregò il dio di quel tempio, qual esso era, quale poteva essere, unico bene. 2033_5862_000051 la sorella gli s'accostò e, curvandosi sulla poltrona, gli disse piano qualche parola all'orecchio. allora don pietro si alzò a stento e, strascicando i piedi, venne a posare una mano sulla spalla di don angelino e gli domandò: 2033_5862_000052 che carità sarebbe stata il prezzo d'una messa se, per tutti gli stenti e i sacrifizii durati da quella vecchia per adempiere il voto, egli non avesse celebrato quella messa col piú sincero e acceso fervore. 2033_5862_000053 ma era un sonno ben diverso, il suo sonno a bocca aperta di vecchio, stanco e malato, le palpebre esili pareva non avessero piú forza neanche di chiudersi sui duri globi dolenti degli occhi appannati. 2033_5862_000054 e, trovandovi seduta la vecchia, quasi non comprese che cosa vi stesse ad aspettare e quasi non gli parve vera. era una decrepita contadina tutta infagottata e lercia dalle pàlpebre sanguigne orribilmente arrovesciate. 2033_5862_000055 neanche un rigo di lettera, niente. ma ora tutti in campagna le avevano detto che questo dipendeva perché lei, appena guarito il figlio, non aveva adempiuto il voto a san calògero. e certo doveva essere cosí, lo riconosceva anche lei. 2033_5862_000056 o perché se l'era immaginata bella e radiosa come un sole. finora, la fede, eccola lí. eccola lí nella miseria di quel dolore inginocchiato, nella squallida angustia di quella paura prosternata. la fede. 2033_5862_000057 andatevene. come, intronata da quelle parole furiose la vecchia, gli domandò. ma che dice? non ha capito che questo è un voto, è un voto. 2033_5862_000058 anche in considerazione del cordoglio che avrebbe cagionato alla sua vecchia mamma, che aveva fatto tanti sacrifizii per lui. e veramente al ricordo della mamma, di nuovo ora, don angelino, si sentí salire le lagrime agli occhi. 2033_5862_000059 dalle tegole sanguigne e coi tanti sassolini scivolati dalla ripa che si stendeva, scabra lassú dentro le piccole antiche sedie verniciate di nero. 2033_5862_000060 offesa, le s'accostò, la confortò, le disse che non aveva pensato quello che lei sospettava e che lasciasse lí tutto, anche le tre lire sí, e intanto entrasse in chiesa che or ora le avrebbe detto la messa. 2033_5862_000061 sangue, poi andato via il figlio, vecchia com'era e senz'ajuto di nessuno. come trovare da mettere insieme l'offerta e quelle tre lire della messa, se guadagnava appena tanto ogni giorno da non morire di fame? 2033_5862_000062 per terra, davanti ai piedi, imbarcati in due logore enormi scarpacce da uomo, aveva una sudicia bisaccia piena di mandorle secche e di noci. don angelino la guatò con ribrezzo: che volete? 2033_5862_000063 con quello sguajato abbandono, con quel filo di bava che pendeva dal labbro cadente, voleva dimostrare che non ne poteva piú e, quasi oscenamente, rappresentava la sua sofferenza di bestia. 2033_5862_000064 ma soprattutto un grosso bambino gesú di cera in un cestello imbottito di seta celeste, sul canterano, riparato dalle mosche, da un tenue velo, anche esso celeste, pareva profittasse del silenzio. 2033_5862_000065 dormiva anche su la poltroncina di juta a piè del letto, col capo calvo incartapecorito, reclinato indietro penosamente sulla spalliera don pietro. 2033_5862_000066 e coi capelli canuti o calvo, non sarebbe stato piú cosí bellino e fiero. insomma, lo aveva trattato come un ragazzo, ecco, un buon ragazzo, che sicuramente non avrebbe fatto lo scandalo che minacciava. 2033_5862_000067 aveva discusso accanitamente con don pietro sulla risoluzione d'abbandonare il sacerdozio. non perché avesse perduto la fede, no, 2033_5862_000068 e alzò gli occhi a guardarla quasi con sgomento, senza comprendere in prima il cenno con cui gli domandava: che fa dorme? don angelino fece di sí col capo e tu perché piangi? 2033_5862_000069 ma con un'angoscia che di punto in punto, esasperandosi, gli si cangiava in rabbia, per cui apriva e serrava le mani fino ad affondarsi le unghie nella carne. 2033_5862_000070 don angelino, senza dir nulla andò. forse non aveva neanche compreso bene, per la scaletta interna della cura, buja, angustissima, a chiocciola, si fermò. 2033_5862_000071 l'attenzione, pensò ch'era lí in vece di don pietro e si frenò. con parole meno furiose cercò di persuadere la vecchia a riportarsi i galletti e le mandorle e le noci e le disse che, quanto alla messa, ecco, se proprio la voleva. 2033_5862_000072 ma in quel punto si schiuse l'uscio della cameretta ed entrò la vecchia sorella di don pietro, piccola cerea vestita di nero, con un fazzoletto nero di lana in capo, piú curva e piú tremula del fratello. 2033_5862_000073 ma intanto proprio per lei, proprio per la sua vecchia mamma, era venuto a quella risoluzione, per non ingannarla piú. 2033_5862_000074 e su quell'abiezione facevano bottega. ah dio, come potevano prendersi per una messa le tre lire di quella vecchia, i galletti, le mandorle e le noci. riprendete codesta bisaccia e andatevene. le gridò tutto fremente. 2033_5862_000075 sí, zia croce, era la zia croce don pietro la conosceva bene. la zia croce scoma che il marito le era morto tant'anni fa nel fiume di naro annegato. 2033_5862_000076 quella lo guardò sbalordita, potete andarvene, ve lo dico io. aggiunse don angelino, infuriandosi vieppiù san. 2033_5862_000077 per il bisogno che aveva sentito, invincibile e assurdo, d'andarsi a confidare con quel santo vecchio, già suo primo precettore e poi confessore per tanti anni. 2033_5862_000078 e anzi aveva la tentazione di far saltare con una manata fuori della finestra quella gabbiola che pendeva dal palchetto: tanta irritazione gli cagionava. 2033_5862_000079 per piú di quattr'ore, andando su e giú per quella cameretta, dimenandosi, storcendosi tutto come per staccare e respingere dal contatto col suo corpicciuolo ribelle l'abito talare e movendo sott'esso le gambe come se volesse prenderlo a calci. 2033_5862_000080 le narici s'affilavano nello stento sibilante del respiro irregolare che palesava l'infermità del cuore. il viso giallo, scavato, aguzzo. 2033_5862_000081 biasciando, faceva di continuo balzare il mento aguzzo fin sotto il naso. reggeva in una mano due galletti per le zampe e mostrava nel palmo dell'altra mano tre lire d'argento. chi sa da quanto tempo conservate. 2033_5862_000082 ma no, altri altri, non quella povera vecchia, altri, i suoi colleghi sacerdoti. avrebbe voluto afferrare per le spalle e scrollare i suoi colleghi sacerdoti che tenevano in quell'abiezione di fede tanta povera gente. 2033_5862_000083 e cosí dicendo, si mise a piangere perdutamente, con quegli orribili occhi insanguati, commosso e pieno di rimorso per quel pianto. 6348_5862_000000 se ne può andare. se ne può andare, non c'è piú bisogno di lei. l'abbiamo fatto trasportare al policlinico perché moriva e, cozzando in un braccio il marito violentemente, fallo andar via. 6348_5862_000001 ma un pover'uomo, scusi, che zitto zitto si accuccia per morire, come ripete, vieppiù trasecolato quel signore e il dottor mangoni placidissimo. 6348_5862_000002 eccolo c'è, dice il giovine di farmacia, indicando un pezzo d'omone che dorme penosamente, tutto aggruppato e raffagottato, con la faccia schiacciata contro la spalliera. 6348_5862_000003 ma senza questo male, del resto riparabile, ch'essi cagionavano d'inverno sarebbero stati poi un bene, un refrigerio d'estate no. e dunque dunque l'uomo, se qualche cosa gli va bene, se la prende senza ringraziar nessuno, come se ci avesse diritto. 6348_5862_000004 eh, vicino le tre, alla fine il giovine di farmacia, tutto irto di sonno, col bavero della giacca tirato fin sopra gli orecchi, viene ad aprire. 6348_5862_000005 mentre sulla soglia della stanza in fondo al corridojo appare un tozzo e goffo vecchio in pantofole e papalina, con una grossa sciarpa di lana verde al collo da cui emerge un faccione tutto enfiato e paonazzo illuminato dalla candela stearica sorretta in una mano. 6348_5862_000006 papa-re si pentiva ogni volta anche della poca spesa di quel fuoco che pur gli era indispensabile. non gli restava piú altro di bene nella vita che quella bambina e quello scaldino. 6348_5862_000007 to fatto la solita storia: pare che stiano all'altro mondo. quelli della provincia credono che basti venire a roma per trovare un impiego. t o to fatto. anche mio fratello, sissignore, m'ha fatto questo bel regalo, uno dei soliti spostati, sa. 6348_5862_000008 ma scusi, io le sto parlando, sissignore, ma abbia pazienza. che vuole che m'importi la storia di questo disgraziato per dirle che sono cinque ore e va bene, adesso vedremo. crede lei che gli stia rendendo un bel servizio? 6348_5862_000009 abbia pazienza, il piú l'aveva fatto quel poverino. invece del pane s'era comperato il carbone, i figuro che avrà sprangato l'uscio. no, otturato tutti i buchi, si sarà magari alloppiato. prima erano passate cinque ore e lei va a disturbarlo sul, sul piú bello. 6348_5862_000010 dal caffè posticcio venivano le stridule note del pianofortino e a quando a quando, gli scrosci d'applausi e i fischi degli avventori. papa-re col bavero del pastrano logoro tirato fin sopra gli orecchi, le mani gronchie dal freddo. 6348_5862_000011 e ce l'aveva buttato. qua riprende la moglie balzando in piedi di nuovo, non si sa se per rabbia o per commozione, qua per far nascere in casa mia questa tragedia che non finirà per ora, perché la mia figliuola, la maggiore, se n'è innamorata. capisce come una pazza vedendolo morire. 6348_5862_000012 sigari, candele steariche, scatole di fiammiferi, cerini per le scale e i pochi giornali della sera che gli restavano dal giro per le strade consuete. 6348_5862_000013 metto subito subito in giro per fargli ottenere il rimpatrio dalla questura e intanto potevo lasciarlo in mezzo alla strada di notte, quasi nudo. era morto di freddo con un abituccio di tela che gli sventolava addosso. 6348_5862_000014 la sventura. quando entra in una casa, ha questo di particolare che lascia la porta aperta, cosí che ogni estraneo possa introdursi a curiosare. il dottor mangoni segue zoppicando il signore che attraversa una squallida saletta con un lumino bianco a petrolio per terra presso. 6348_5862_000015 per far lí apertamente, al cospetto della vasta piazza deserta, tutta intersecata dai lucidi binarii delle tramvie. quel che di giorno non è lecito senza i debiti ripari. 6348_5862_000016 accorse di furia una vettura che poco dopo scappò via di galoppo verso l'ospedale di sant'antonio e un groviglio di gente furibonda passò vociando davanti al chiosco e si allontanò verso piazza delle terme. 6348_5862_000017 e piange. sí, ma col corpetto sbottonato e le rosee esuberanti rotondità del seno, quasi tutte scoperte sotto il lume giallo della lampada a sospensione. 6348_5862_000018 sportello papa-re, atterrito dagli urli, dalle imprecazioni, dal tremendo scompiglio dietro il chiosco, si curvò sulla piccina che aveva dato un balzo allo sparo e si restrinse tutto in sé, tremando. 6348_5862_000019 là gl'infonde un cosí frigido scoraggiamento e insieme una cosí acre irritazione che non gli è piú possibile rimanere seduto. si alza sbuffando per andarsene. 6348_5862_000020 ahi, maledizione, diòòòdiodio, che cos'è? s'è fatto male il piede? ahiahi, ma non ci avrebbe un fiammifero. scusi, mannaggia. cerco la scatola, non la trovo. alla fine un barlume che viene da una porta aperta sul sul pianerottolo della terza branca. 6348_5862_000021 che capii a tempo, caro signore, che non metteva conto di nulla e che, anzi, quanto piú ci s'affanna a divenir grandi e piú si diventa piccoli, per forza ha moglie, lei scusi, o issignore i, pare che abbia sospirato dicendo sissignore. 6348_5862_000022 perché è pure un piacere, mentre qualcuno si dibatte in preda a qualche briga per cui deve chiedere agli altri soccorso e assistenza, attendere tranquillamente cosí alla soddisfazione d'un piccolo bisogno naturale e veder che tutto rimane al suo suo posto. 6348_5862_000023 non ci vedevo piú dagli occhi, tanto mi piaceva. e gli sono stata peggio d'una schiava. sai, m'ha bastonata ed io zitta. m'ha lasciata morta di fame ed io zitta ci ho sofferto. ti giuro, non per me, ma per codesta creatura a cui digiuna non potevo dar latte. 6348_5862_000024 ah, fece papa-re che riteneva in confuso i nomi strambi di tutte le canzonettiste, passate e presenti, del caffè. e perché non te ne vai al caldo che stai a far. 6348_5862_000025 strillavano, ma no, che strillavano, poverette, se non avevano neanche fiato per dire: ho fame. eppure quel caffè-concerto era ogni sera pieno zeppo d'avventori che, con la gola strozzata dal fumo e dal puzzo del tabacco, si spassavano come a un carnevale. 6348_5862_000026 papa-re alzava le spalle, socchiudeva gli occhi, pigliava il suo pacco e via dopo tutti gli altri, adoperandosi anche lui a correre con quelle gambe e forzando la voce chioccia a strillare la tribúuuna. 6348_5862_000027 per questi egregi avventori. papa-re stava d'inverno, ogni notte, fin dopo il tocco, a morirsi di freddo nel chiosco, pisolando con la sua mercanzia davanti. 6348_5862_000028 quel signore tira con furia rabbiosa: bell'assistenza notturna. e le parole, sotto il lume della lanterna rossa, vaporano nel gelo della notte, quasi andandosene in fumo. 6348_5862_000029 nello spasimo di quella storta al piede, trovandosi col sacco dell'ossigeno in mano, gli viene la tentazione di scaraventarlo alle spalle di quel signore, ma lo posa per terra, si ferma, si appoggia con una mano al muro e con l'altra, tirato su su il piede, se lo stringe forte alla noce. 6348_5862_000030 e si reca di là per prendere alcune di quelle poesie, ma la figliuola, con rabbia, se le difende per paura che la sorella maggiore, ritornando col fratello dall'ospedale, non gliele lascerà piú leggere, perché vorrà tenersele per sé gelosamente come un tesoro di cui lei sola dev'esser. 6348_5862_000031 come trotta bene questo cavallino, gli dice allora il dottore mangoni: sdrajato voluttuosamente nella vettura, quel signore resta come se al bujo abbia ricevuto un pugno sul sul naso. ma scusi, dottore, ha sentito? 6348_5862_000032 che roba è, domandò il vecchio. mia figlia, tua figlia, ti sei portata appresso anche la bimba. m'hanno cacciata di casa. apa re i ha abbandonata. chi lui cesare? sono in mezzo alla strada con la pupa. 6348_5862_000033 lecci neri piantati in doppia fila intorno alla vasta piazza rettangolare: se d'estate per far ombra, d'inverno perché servivano. 6348_5862_000034 nel bocciuolo della bugia, sul tavolino da notte, accanto al lettino vuoto disfatto i cui guanciali serbano ancora l'impronta della testa del giovinetto suicida. 6348_5862_000035 ma come c'entra mia moglie? scusi il vetturino, a questo punto si volta da cassetta e domanda: insomma, dov'è? a momenti siamo a campoverano. uh, già, esclama il signore. volta volta la casa è passata da un pezzo. 6348_5862_000036 non avrebbe potuto resistere al freddo della notte per tante ore senza quello scaldino papa-re, vecchio com'era ormai e cadente, ah, senza un pajo di buone gambe, senza una voce squillante, come far piú il giornalajo? 6348_5862_000037 si destò di soprassalto quando, aperta la vetrata del caffè, gli avventori cominciarono a uscire rumorosamente, mentre gli ultimi applausi risonavano nella sala. ma ov'era la donna? 6348_5862_000038 alza una mano a un gesto melodrammatico e, provandosi a tirar fuori la voce dalla gola ancora addormentata, accenna l'aria della gioconda. suicidio in questi fieeeriii momenti. 6348_5862_000039 papa-re, scese dal seggiolino, si curvò nel bujo verso la donna accoccolata e le porse la bimba. tieni qua, figlia, tieni qua e vattene. ho i miei guaj, lasciami in pace, fa freddo, disse la donna con voce ancor piú rauca. i cacci via anche tu. 6348_5862_000040 parere un'irrisione considerar come immobile anche questo chiosco di papa-re, che a momenti camminava da solo dai tanti tarli che lo abitavano, in luogo del proprietario sempre assente. 6348_5862_000041 l'altra sera intanto, o che avesse l'anima piú imbecillita del solito, o che si sentisse piú stanco nel mandare avanti e dietro lo scaldino, tutt'a un tratto ecco che gli sfugge di mano e va a schizzar là in mezzo alla piazza, in frantumi. 6348_5862_000042 perché chi dice d'aver moglie, secondo lei dovrebbe sospirare, e il dottor mangoni pronto, come m'immagino, che sospira. lei, cara signora, se qualcuno le domanda se ha marito e glielo addita, poi riprende scusi a quel giovinetto. se non si fosse ucciso, lei avrebbe dato in moglie la sua figliuola. 6348_5862_000043 ma il fisco non bada ai tarli. anche se il chiosco si fosse messo a passeggiare da sé per la piazza e per le strade, avrebbe pagato sempre la tassa come un qualunque altro bene immobile, davvero. 6348_5862_000044 come, ma sí scusi, un ferimento in rissa, una tegola sul sul capo, una disgrazia qualsiasi. prestare ajuto, chiamare il medico. lo capisco. 6348_5862_000045 piega di qua, piega di là, che diavolo non s'apre, provi a sonare. suggerisce, suggerisce il vetturino dove, come si suonasuona: guardi, c'è lí il pallino tiri. 6348_5862_000046 che vuoi piú riscaldarmi? tu ormai sono vecchio, figlia. va, va che vuoi da me. la donna scoppiò in una stridula risata e gli afferrò una gamba. va sta quieta. disse papa-re, schermendosi. che tanfo di zozza hai bevuto. 6348_5862_000047 e spiega che, tra l'altro, c'è affezionato lui a quel cappello, perché è un cappello storico, comperato circa undici anni addietro in occasi one dei solenni funerali di suor maria dell'udienza superiora, del ricovero notturno al vicolo del falco in trastevere. 6348_5862_000048 infine via. è uno dei tanti casi che gli sogliono capitare stando di guardia nelle farmacie notturne, forse un po piú triste degli altri a pensare che probabilmente, chi sa, era un poeta davvero, quel povero ragazzo, ma in questo caso meglio cosí che sia morto. 6348_5862_000049 almeno qualcuna di queste che hai già lette. insiste timidamente il padre, ma quella curva con tutto il seno su le carte, pesta un piede e grida: no. poi le raccoglie dalla tavola, se le ripreme con le mani sul seno scoperto e se le porta via in un'altra stanza di là. 6348_5862_000050 si ferma davanti al freddo chiarore d'una vetrata opaca di farmacia, all'angolo di via san lorenzo. un signore impellicciato si lancia sulla sulla maniglia di quella vetrata per aprirla. 6348_5862_000051 ma no, non ho sospirato affatto. e allora basta. se non ha sospirato non ne parliamo piú. e il dottor mangoni torna a rannicchiarsi nel fondo della vettura, dando a vedere cosí che non gli pare piú il caso di seguitare la conversazione. il signore ci resta male. 6348_5862_000052 parente nossignore. ma la prego, faccia presto. le spiegherò strada facendo. ho qui la vettura. se ha da prendere qualche cosa, sí, dammi, dammi. comincia a dire il dottor mangoni, tentando d'alsusid'alzarsi, rivolto al giovine di farmacia. 6348_5862_000053 e volta le spalle per andarsene. si può sapere perché gli grida dietro la donna inviperita? il dottor mangoni si ferma e le risponde: pacatamente, abbia pazienza, i ammetterà che quel povero ragazzo sognava forse la gloria se faceva poesie. 6348_5862_000054 queste cose non si fanno in casa, d'altri scusi, ah sí, sí, per questa parte sí, ha ragione. riconosce con un sospiro il dottor mangoni, se ne poteva andare a morire fuori dai piedi. lei dice: ha ragione. 6348_5862_000055 ah, che spettacolo se l'è caricato in collo. io non so com'ha fatto, se l'è portato via con l'ajuto del fratello giú per le scale sperando di trovare una carrozza per istrada. forse l'hanno trovata. e mi guardi, mi guardi là quell'altra figliuola come piange. 6348_5862_000056 altra gente però era rimasta lí sul posto a commentare animatamente il fatto e papa-re, con gli orecchi tesi, non si moveva temendo che la bimba mettesse qualche strillo. 6348_5862_000057 ma che medico? ma che medico? insorge strillando nella camera di là una voce di donna e si precipita nel corridojo: la moglie di quel degno vecchio in pantofole. 6348_5862_000058 ecco, dottore, subito la prego, dice impaziente il signore. un caso d'asfissia col carbone? domanda il dottore, volgendosi, ma senza aprir gli occhi. 6348_5862_000059 aspettavo te non entri e che vuoi da me? fatti vedere, non voglio farmi vedere. sto qua accoccolata sotto la tavoletta: entra, ci staremo bene, papa-re. girò il chiosco con la banda in mano ed entrò curvandosi per lo sportello. 6348_5862_000060 a questo punto il signore si china un poco a guardare nel fondo della vettura, il dottore che durante il racconto non ha piú dato segno di vita, temendo che si sia riaddormentato, ripete piú forte dalle sette di sera. 6348_5862_000061 quella lo guarda un pezzo di traverso e poi, come a sfida, gli risponde: e perché no? e se lo sarebbero preso qua con loro in questa casa? torna a domandare il dottor mangoni. 6348_5862_000062 che cosa gli sarebbe diventato l'amore? una donna, anzi peggio, una moglie: la sua figliuola, oh, oh, minaccia quella, venendogli quasi con le mani in faccia. badi come parla della mia figliuola. 6348_5862_000063 e non ti sei mosso, esclamò ridendo il cameriere. sempre col tuo scaldino, eh, col mio scaldino. già disse papa-re curvo, aprendo la bocca sdentata a uno squallido sorriso. 6348_5862_000064 lo squallore di quella stanza, di tutta quella casa, che è una delle tante case degli uomini dove ballonchiano tentatrici a perpetuare l'inconcludente miseria della vita: due mammelle di donna, come quelle ch'egli ha or ora intravedute sotto il lume della lampada, a sospensione nella stanza di là. 6348_5862_000065 sentito sissignore dalle sette di sera, dalle sette a mezzanotte, cinque ore precise. respira, però sa appena, appena è tutto rattrappito. e che bellezza saranno. sí, aspetti tre, no che dico tre, cinque anni saranno. almeno che non vado in carrozza. come ci si va bene. 6348_5862_000066 e parteggiavano anche per questa o per quella, mettendo negli applausi e nelle disapprovazioni tanto calore e tanto accanimento che piú volte la questura era dovuta intervenire a sedarne la violenza rissosa. 6348_5862_000067 penso io, penso io. signor dottore, risponde quello girando la chiavetta della luce elettrica e dandosi attorno, tutt'a un tratto, con una allegra fretta che impressiona l'avventore notturno. 6348_5862_000068 basteranno caffeina, stricnina, una pravaz e l'ossigeno. dottore, ci vorrà pure un sacco d'ossigeno, mi figuro il cappello. ci vuole il cappello, il cappello. prima di tutto, grida tra gli sbuffi il dottor mangoni. 6348_5862_000069 fa, appena a tempo a scansàrlo, si volta, lo vede inciampare nel sacco d'ossigeno. piano, piano, per carità. ma che piano, quello allunga un calcio al sacco. se lo ritrova tra i piedi, è di nuovo per cadere e, bestemmiando, scappa via. 6348_5862_000070 m'ha finita, mi ha distrutta in un anno e sai, in principio diceva anche che mi voleva sposare. roba da ridere, figúrati, figúrati, ripeté, papa-re, già mezzo appisolato. 6348_5862_000071 che se è venuto è perché sono andati a chiamarlo in farmacia, che per ora ci ha guadagnato soltanto una storta al piede, per cui chiede che lo lascino sedere almeno per un momento. 6348_5862_000072 venne dal caffè un piú forte scoppio d'applausi e di grida scomposte, infame. esclamò a denti stretti la donna: se la spassa là con quella brutta scimmia piú secca della morte. di viene qua ogni sera- al solito, è vero- a comprare il sigaro, appena esce. 6348_5862_000073 lei scherza, grida il signore. no, no, dico sul sul serio. oh, perdio, scatta quello. ma sono stato disturbato io, mi sembra. sono venuti a chiamarmi, capisco, già a teatro dovevo lasciarlo morire. e allora altri impicci, è vero, come se fossero pochi quelli che m'ha dati. 6348_5862_000074 prima disgrazia, si sa, la scoronazione del santo padre, poi la morte della moglie, poi quella dell'unica figliuola. 6348_5862_000075 basta un gran pugno allungato dentro la tuba, che per miracolo non la sfonda, e il dottor mangoni se la butta in capo su su le ventitré ai suoi suoi ordini, pregiatissimo signore. 6348_5862_000076 un pochino, mettiti a sedere, vedrai che c'entriamo su cosí monta su, ora ti riscaldo le gambe, o vuoi un altro scaldino? eccotelo. e gli posò su le gambe come un involto caldo caldo. 6348_5862_000077 quel signore fa un atto di stupore e d'indignazione, ma il dottor mangoni subitosubito arrovescia indietro il capo e incignando ad aprire un occhio, solo scusi, dice: è un suo, suo parente. 6348_5862_000078 ma quello alza e protende la mano con la stearica, lo osserva e come imbalordito gli domanda lei chi non diceva il medico? 6348_5862_000079 doveva tutto annerito, era, grida scattando la moglie. ah, quel visino pareva succhiato. e che occhi e quelle labbra nere che scoprivan qua qua i denti, appena appena, senza piú fiato, e si copre il volto con le mani. 6348_5862_000080 non dico niente, s'affretta a protestare. il dottor mangoni. me l'immagino anzi bellissima e adorna di tutte le virtú, ma sempre una donna, cara signora mia, che dopo un po- santo dio lo sappiamo bene- con la miseria e i figliuoli, come si sarebbe ridotta. 6348_5862_000081 poi, con altro tono, la rivoluzione in russiaaa e infine, quasi tra sé importante, stasera, la tribuna. 6348_5862_000082 sta zitta. la interruppe il vecchio, scrollandosi convulso, e si mise a tossire. ricordava la figlia che gli aveva lasciato cosí sulle ginocchia una creaturina come quella. 6348_5862_000083 dove si reca spesso a mangiare ottime ciotole di minestra economica e a dormire, quando non è di guardia, nelle farmacie fnalrnente. finalmente il cappello è trovato non lí nel laboratorio, ma di là sotto il banco della farmacia. ci ha giocato il gattino. 6348_5862_000084 e il mondo, dica un po, il mondo, dove io adesso, con questo piede che mi fa tanto male, mi vado a perdere il mondo. veda lei, veda lei, signora cara, che cosa gli sarebbe diventato una casa, questa casa ha capito. 6348_5862_000085 tutta sussultante, con una nuvola di capelli grigi e ricci per aria, gli occhi affumicati, ammaccati e piangenti, la bocca tagliata di traverso, oscenamente dipinta, che le freme convulsa, sollevando il capo da un lato per guardare, soggiunge imperiosa. 6348_5862_000086 il dottor mangoni, entrando ha già intraveduto nell'attigua saletta da pranzo una figliolona bionda scarmigliata intenta a leggere, coi gomiti sulla tavola e la testa tra le mani. 6348_5862_000087 senta, dice al vecchio che s'è alzato anche lui per riprendere in mano la candela. quel signore che li ha rimproverati e che è venuto a scomodarmi in farmacia dev'essere veramente un imbecille. aspetti, mi lasci dire, non già perché li ha rimproverati, ma perché gli ho domandato se aveva moglie e mi ha risposto di sí. 6348_5862_000088 papa-re, una pistolettata rintronò in quel punto fuori del chiosco. zitto, o arrestano anche te, gridò la donna al vecchio, precipitandosi fuori e richiudendo di furia lo sportello. 6348_5862_000089 si figuri qua, venga, s'accomodi, s'accomodi, signor dottore. s'affretta a dirgli il vecchio, conducendolo nella stanza in fondo al corridojo, mentre la moglie, sempre col capo sollevato da un lato per guardare come una gallina stizzita lo spia, impressionata da tutta quella feroce barba fin sotto gli occhi. 6348_5862_000090 la strinse piano, piano a sé, teneramente. la carezza però non era per lei, era per la nipotina ch'egli in quel punto ricordava, cosí piccola e quieta e buona come questa. 6348_5862_000091 qualche malcreato, spesso gli lasciava andare un lattone e lui se lo pigliava in santa pace e si tirava da canto per non essere investito a mano a mano da quelli che, ottenute le copie, si scagliavano a testa bassa con cieca furia in tutte le direzioni. 6348_5862_000092 il signore s'incuriosisce di quel bel tipo di medico in cui gli è avvenuto cosí per caso d'imbattersi e ride domandando dimissionario, come sarebbe a dire dimissionario? 6348_5862_000093 ma il letto tenta, sa, tenta, tenta morire per terra come un cane. lo lasci dire a uno che non ne ha. che cosa letto lei, il dottor mangoni, tarda a rispondere, poi lentamente, col tono di chi ripete una cosa già tant'altre volte detta. 6348_5862_000094 il dottor mangoni si volta allora a guardar di nuovo quella tristezza di lettino vuoto che rende vana la sua visita. poi guarda la finestra che, non ostante il gelo della notte, è rimasta aperta in quella lugubre stanza per farne svaporare il puzzo del carbone. 6348_5862_000095 direzioni. egli li vedeva scappar via come razzi e sospirava tentennando sulle povere gambe piegate. a te, papa-re, sciala due dozzine. stasera c'è la rivoluzione in russia. 6348_5862_000096 un povero giovine che m'era stato tanto raccomandato da un mio fratello perché gli trovassi un collocamento. eh già capisce, come se fosse la cosa piú facile del mondo. 6348_5862_000097 dormo dove posso, mangio quando posso, vesto come posso. e subito subito aggiunge: ma non creda, oh, che ne sia afflitto, tutt'altro, sono un grand'uomo, io sa, ma dimissionario. 6348_5862_000098 là il muraglione del pincio, vedendo sul tramonto apparire la nipotina quasi scalza, con la vesticciuola sbrendolata e infagottata, povera creatura in un vecchio scialle di lana che una vicina le aveva regalato. 6348_5862_000099 e, facendo scattar le mani in curiosi gesti di nausea e di sdegno, se ne va zoppicando e borbottando: che libri, che donne, che casa. niente, niente, niente, dimissionario, dimissionario, niente. 6348_5862_000100 fuori con questo freddo, la povera creatura mia, tanto ci vorrà poco. una mezz'oretta sí e no via. sii, buono papa-re, rimettiti a sedere e riprenditi la bimba su le ginocchia. qua sotto non la posso tenere, starete piú caldi tutti e due. 6348_5862_000101 poi di seguirlo dietro il banco, nel laboratorio della farmacia. il vetturino intanto rimasto fuori smonta da cassetta e vuole prendersi la soddisfazione di sbottonarsi i calzoni. 6348_5862_000102 ora pensi un po che cosa gli sarebbe diventata la gloria facendo stampare quelle sue poesie: un povero, inutile volumetto di versi. e l'amore, l'amore che è la cosa piú viva e piú santa che ci sia dato provare sulla terra. 6348_5862_000103 se non avesse avuto quella povera innocente da mantenere. l'immagine del destino che opprimeva e affogava nella vecchiaja papa-re si poteva intravedere in quel suo gran cappellaccio roccioso e sbertucciato che, troppo largo di giro, gli sprofondava fin sotto la nuca e fin sopra gli occhi. 6348_5862_000104 manco male che due portinaj in via volturno, uno in via gaeta, un altro in via palestro gli eran rimasti fedeli e lo aspettavano. le altre copie. doveva venderle cosí alla ventura, girando per tutto il quartiere del macao. 6348_5862_000105 quei lecci neri in fila che costeggiano la piazza, gli alti tubi di ghisa che sorreggono la trama dei fili tramviarii, tutte quelle lune vane in cima ai lampioni e qua gli ufficii della dogana accanto alla stazione. 6348_5862_000106 ma senza sospirare. ha capito il vecchio? lo guarda a bocca aperta. evidentemente non capisce. capisce la moglie che salta su. 6348_5862_000107 quella tacquero per un buon pezzo. dalla prossima stazione giungeva il fischio lamentoso di qualche treno in arrivo o in partenza. passava per la vasta piazza deserta qualche cane randagio. 6348_5862_000108 per rovesciare addosso ai passanti, dopo la pioggia, l'acqua rimasta tra le fronde a ogni scosserella di vento, e anche per imporrire di piú il povero chiosco di papa-re servivano. 6348_5862_000109 la luna rischiara il vano di quella finestra nella notte alta. la luna, il dottor mangoni se la immagina come tante volte, errando per vie remote, l'ha veduta quando gli uomini dormono e non la vedono piú inabissata e come smarrita nella sommità dei cieli. 6348_5862_000110 il dottor mangoni lascia il piede e fa per muoversi, volendo sapere che cosa è accaduto, quando si vede venire addosso, come una bufera quel signore che grida: sí, sí, da stupidi, da stupidi, da stupidi. 6348_5862_000111 e lo chiami perdio. eh, una parola capace di tirarmi un calcio, sa, ma è medico, medico, medico, il dottor mangoni, e tira calci, capirà svegliarlo a quest'ora. lo chiamo io. 6348_5862_000112 e quella di nuovo. e perché no? e lei domanda ancora. il dottor mangoni, rivolto al vecchio marito, lei che se n'intende professore di belle lettere a riposo, gli avrebbe anche consigliato di stampare quelle sue poesie. 6348_5862_000113 provandosi a muoverlo in qua e in là col volto tutto strizzato. intanto, nella stanza in fondo al corridojo è scoppiata, chi sa perché, una lite tra quel signore e gl'inquilini, il. 6348_5862_000114 il dottor mangoni storce il capo come un bue che si disponga a cozsuecozzare per difendersi gli occhi dalla súbita luce. sí, bravo, figliuolo, dice, ma mi hai accecato. oh, e il mio elmo dov'è? 6348_5862_000115 s'era rimessa la tramontana che tagliava la faccia e sbiancava finanche il selciato della piazza. non c'era una nuvola in cielo e pareva che anche le stelle lassù tremassero tutte di freddo. 6348_5862_000116 è vero però che d'estate papa-re non poteva goder dell'ombra di quei lecci là dentro il suo chiosco. non poteva goderne perché non vi stava mai durante il giorno, né d'estate né. 6348_5862_000117 l'avventore freme d'impazienza, ma un'altra lunga discussione ha luogo perché il dottor mangoni, con la tuba tutta ammaccata tra le mani, vuole dimostrare che il gattino, sí, senza dubbio ci ha giocato, ma che anche lui, il giovine di farmacia, le ha dovuto dare col piede. per giunta una buona acciaccata sotto il banco. 6348_5862_000118 alle smorfie sguajate e compassionevoli ai lezii da scimmie tisiche di quelle femmine disgraziate le quali, non potendo la voce, mandavano le braccia, e piú spesso le gambe, ai sette cieli. 6348_5862_000119 s'era tremendamente seccato, non guadagnava quasi piú nulla. prima i giornali glieli davano a dozzine, ora il distributore gliene affidava sí e no poche copie. 6348_5862_000120 si leva lamentoso dalla prossima stazione il fischio d'un treno in partenza. il vetturino cava, l'orologio si china, verso uno dei fanaletti dice: 6348_5862_000121 come si butta? lui sí, la voleva buttare davvero. ebbe il coraggio di dirmi che non gli somigliava. ma guardala, papa-re, se non è tutta, lui, ah, infame, lo sa bene che è sua, che io non potevo farla con altri perché per lui io. 6348_5862_000122 quietamente si toglie poi dalle dita le gocce rapprese. e seguita perché dice che, nossignori, non si doveva portare all'ospedale, non si doveva. 6348_5862_000123 morte atroce in un ospedale infame, dopo il disonore e la vergogna, dond'era venuta al mondo quella ragazzetta per cui egli ora seguitava a vivere e a tribolare. 6348_5862_000124 la tavola in mezzo ingombra di bocce, vasetti, bilance, mortaj e imbuti impedisce di vedere in prima se sul sul logoro divanuccio di cuojo, là sotto a quello scaffale dirimpetto all'entrata, sia rimasto a dormire il medico di guardia. 6348_5862_000125 papa-re guardò sospirando il chiosco nero sotto i lecci neri, si cacciò i giornali sotto l'ascella e s'appressò per sfilare la sola banda davanti. papa-re chiamò allora qualcuno con voce rca dall'interno del chiosco: 6348_5862_000126 ti vorresti domiciliare qua dentro? le domandò aspro: papa-re, sei matta o ubbriaca? davvero? la donna non rispose né si mosse. forse piangeva? 6348_5862_000127 dio mi volle castigare, cosí poi che ne sapevo io? poi fu peggio: avere una figlia pare niente. gilda boa, ti ricordi di gilda boa? mi diceva: buttala. 6348_5862_000128 ora poi seguitò cosí per un pezzo, ma papa-re non la sentiva piú stanco. confortato dal calore di quella piccina trovata lí in luogo del suo scaldino, s'era al suo solito addormentato. 6348_5862_000129 poi lo ricopriva con un po di cenere che teneva in serbo nel chiosco e lo lasciava lí a covare, senza neanche curarsi di chiudere a chiave lo sportello. 6348_5862_000130 già che comincerà a cantare domani sera la presenta lui, figúrati, le ha fatto insegnare le canzonette dal maestro a un tanto all'ora. sono venuta per dirgli due paroline appena esce, a lui e a lei. lasciami star qua, che male ti faccio, ti tengo anzi piú caldo. 6348_5862_000131 viene tutto spaventato il figlio della mia inquilina a chiamarmi a mezzanotte e un quarto perché quel disgraziato s'era chiuso in camera. dice: con un braciere acceso dalle sette di sera, capisce? 6348_5862_000132 mesi, me n'approfitto, lo ficco lí a dormire e va bene, passano cinque giorni, non c'è verso d'ottenere il foglio di rimpatrio dalla questura. la meticolosità di questi impiegati come gli uccelli, sa. 6348_5862_000133 alla fin fine forse è meglio cosí e s'avviò per i giornali quella sera, invece di venire a rintanarsi verso le dieci nel chiosco, prese un giro piú alla lontana per le vie del macao. avrebbe trovato freddo il suo covo notturno e piú freddo avrebbe sentito a star lí fermo seduto. 6348_5862_000134 dietro il chiosco, un po piú là, sorgeva un caffè posticcio di legname o piú propriamente, con licenza del proprietario, una baracca dipinta. 6348_5862_000135 ma cosí, cosí, non posso piú stare. qualcuno dovrà pure averne pietà. tu capisci che non trovo da lavorare con lei in braccio, dove la lascio. e poi sí, chi mi prende, neanche per serva, mi vogliono. 6348_5862_000136 verso le dieci, stanco, affannato, andava a rintanarsi nel chiosco ove aspettava, dormendo, che gli avventori uscissero dal caffè. ne aveva fino alla gola di quel mestieraccio. ma quando si è vecchi, che rimedio c'è? vuòtati pure il capo, non ne trovi nessuno. 6348_5862_000137 ma alla fine si stancò. prima d'entrare nel chiosco volle guardare il punto della piazza ove lo scaldino era schizzato, come se gli potesse venire di là un po di caldo. 6348_5862_000138 peccato tornare indietro, dice il dottor mangoni, quando s'è quasi arrivati alla mèta, il vetturino volta bestemmiando una scaletta buja che pare un antro dirupato, tetra umida, fetida. 6348_5862_000139 ma scusi, dico o che era meglio allora che lo lasciavamo morire qua aspettando il medico. il dottor mangoni crede che si rivolga a lui? e gli risponde: eccomi, qua sono io. 6348_5862_000140 come una sfumatura di suono titillante dal fondo di via volturno s'intese nel silenzio una mandolinata che s'avvicinava di punto in punto, ma che poi, a un tratto, tornò a perdersi man mano, smorendo in lontananza. 6348_5862_000141 poco, poco, invece che gli vada male, s'inquieta e strilla bestia irritabile e irriconoscente l'uomo. gli basterebbe, santo dio, non passare sotto i lecci della piazza quand'è piovuto da poco. 6348_5862_000142 e due o tre lire in tasca, non piú di tanto. gli do alloggio in una mia casetta qua a san lorenzo, affittata a certa gente. lasciamo andare gentuccia che subaffitta, subaffitta due camerette mobiliate. non mi pagano la pigione da quattro mesi. 6348_5862_000143 il laboratorio della farmacia, dal tetto basso, tutto scaffalato, è quasi al bujo e appestato dal tanfo dei medicinali. un sudicio sudicio, lumino a olio acceso davanti a un'immagine sacra sulla sulla cornice dello scaffale. dirimpetto all'entrata. pare non abbia voglia di far lume neanche a se stesso. 6348_5862_000144 con cotal pretensione di stil floreale dove, fino a tarda notte, certe cosí dette canzonettiste, con l'accompagnamento d'un pianofortino scordato, dai tasti ingialliti come i denti d'un pover'uomo che digiuni per professione. 6348_5862_000145 non ti ricordi che mi prese con sé l'anno scorso. no, le rispose il vecchio seccato, come vuoi che mi ricordi, se non ti lasci vedere la donna emise un ghigno come un singulto e disse: 6348_5862_000146 guarda la mia figliuola, non è bella. papa-re non rispose. non è bella. insistette la donna. ora, che ne sarà di lei, povera creatura mia? 6348_5862_000147 bada. oh, se per aver fatto il bene dice ora ammansata, a mo di scusa, ci si deve anche prendere i rimproveri. già i rimproveri soggiunge il vecchio cacciando la candela accesa. 6348_5862_000148 eccomi qua. vedete, se voglio vivere, devo stare per forza sotto questo cappello qua che mi pesa e mi toglie il respiro, se voglio vivere. ma non avrebbe voluto vivere per nientissimo, affatto lui. 6348_5862_000149 e tu va a raggiungerlo, se sai che è là, che vuoi da me non posso con la pupa i ha abbandonata, è là con un'altra, e sai con chi? con mignon già con la celebre. 6348_5862_000150 si doveva lasciarlo morire senza ajuto. ridomanda placido il vecchio, ma sa perché s'è arrabbiato? perché sospetta, dice che quel povero ragazzo sia un figlio bastardo di suo fratello. 6348_5862_000151 non mi riconosceresti piú. sono quella che cantava i duettini con quello scimunito di peppot, peppot. sai, monte bisbin. sí, quello, ma non fa nulla. se non ti ricordi, non sono piú quella. 6348_5862_000152 e rideva, rideva, ma come una lumaca sul fuoco. niente la botticella che corre fragorosa nella notte per la vasta piazza deserta. 6348_5862_000153 per carità quelle che gli restavano. dopo aver fornito tutti gli altri rivenditori che s'avventavano vociando per aver prima le loro dozzine e far piú presto la corsa, papa-re, per non farsi schiacciare tra la ressa, se ne stava indietro ad aspettare che anche le donne fossero provviste prima di lui. 6348_5862_000154 che cosa facesse di giorno e dove se ne stesse era un mistero per tutti. tornava ogni volta da via san lorenzo e veniva da lontano e con la faccia scura. il chiosco era sempre chiuso e papa-re, quasi senza goderselo, ne pagava la tassa che grava su tutti i beni immobili. 6348_5862_000155 una gran risata della gente che si trovava a passare accolse quel volo e quello scoppio. per la faccia che fece papa-re nel vedersi scappar di mano il fido compagno delle sue fredde notti e per l'ingenuità della bimba che gli era corsa dietro istintivamente, come se avesse voluto acchiapparlo per aria. 6348_5862_000156 poi, senza chieder permesso a nessunonessuno, un corridojo bujo con tre usci, due chiusi, l'altro in fondo aperto e debolmente illuminato. 6348_5862_000157 il vecchio padre a cui il dottor mangoni ora si volta come intronato, fa con le mani gesti di grande ammirazione sul seno della figliuola. no, su ciò che la figliuola sta leggendo di là, fra tante lagrime: le poesie del giovinetto. 6348_5862_000158 non ci credetti mai. seguitò la donna, dicevo tra me, purché mi tenga. ora- e lo dicevo per via di codesta creatura che non so come, forse perché mi presi troppo di lui- avevo concepito. 6348_5862_000159 dorme, povera creatura, e non dà fastidio. papa-re si rimise a sedere e si riprese la bimba sulle ginocchia borbottando: oh, guarda un po che altro scaldino son venuto a trovare io qua stanotte. ma che gli vuoi dire? niente. due parole, ripeté quella. 6348_5862_000160 infine si pone a sedere curvo, con gli occhi ancora chiusi, sotto le sopracciglia spioventi. uno dei calzoni gli è rimasto tirato sul sul grosso polpaccio della gamba e scopre le mutande di tela legate all'antica con una cordellina sulla sulla rozza calza nera di cotone. 6348_5862_000161 lasciamelo aspettare qua, ti prego. riprese poco dopo la donna cupamente. ma aspettare chi domandò di nuovo papa-re lui? te l'ho detto, cesare, è là nel caffè, l'ho veduto dalla vetrata. 6348_5862_000162 si mette a cercarlo, ci si mette anche l'avventore, poi anche il vetturino entrato a riconfortarsi al caldo della farmacia e intanto il commesso farmacista ha tutto il tempo di preparare un bel paccone di rimedii urgenti. 6348_5862_000163 figlio d'un fattore di campagna, morto da due anni al servizio di questo mio fratello, se ne viene a roma a far che niente. il giornalista dice: i presenta i titoli, la licenza liceale e uno zibaldone di versi dice: lei mi deve trovar posto in qualche giornale, io roba da matti. 6348_5862_000164 chi gliel'aveva regalato, dove lo aveva ripescato? quando, sott'esso, papa-re, fermo in mezzo alla piazza, socchiudeva gli occhi, pareva dicesse: 6348_5862_000165 sul far della sera veniva al chiosco e aspettava che una ragazzetta, sua nipotina, gli recasse un grosso scaldino di terracotta. lo prendeva per il manico e, col braccio teso, lo mandava un pezzo avanti e dietro per ravvivarne il fuoco. 6348_5862_000166 ma il marito dà uno strillo e un balzo perché, cosí cozzato nel braccio, ha avuto sulle dita la sgocciolatura calda della candela. eh piano, santo dio. il dottor mangoni protesta, ma senza troppo. sdegno che non è un ladro né un assassino da esser mandato via a quel modo. 6348_5862_000167 per non esser da meno della moglie. il vecchio risponde anche lui. e perché no? e allora conclude il dottor mangoni: me ne dispiace, ma debbo dir loro che sono per lo meno due volte piú imbecilli di quel signore. 6348_5862_000168 vedendoli arrivare entrambi sorrideva loro da lontano, stropicciandosi le mani, baciava in fronte la nipotina e si metteva ad agitar lo scaldino per ravvivarne la brace. 6348_5862_000169 un povero giovine prende a dir subito, subito il signore, rimontando su su la botticella e stendendo la coperta su su le gambe del dottore e su su le proprie: ah, bravo, grazie. 6348_5862_000170 dove sei qua? disse la donna. non si vedeva nascosta com'era sotto la tavoletta su cui papa-re posava i giornali, i sigari, le scatole di fiammiferi e le candele. stava seduta dove di solito il vecchio appoggiava i piedi quando si metteva a sedere sul sediolino alto. 6348_5862_000171 strette sul petto con le poche copie del giornale che gli erano rimaste. si fermò un pezzo a guardare dietro il vetro appannato della porta. si doveva star bene lí dentro con un poncino caldo in corpo. 6348_5862_000172 poi, per interrompere le proteste dell'avventore, il quale: ma sí, dio mio, sí, tutta quella furia. sí, con ragione chi dice di no, ma dovrebbe pure compatire chi, a quell'ora ha anche ragione d'aver sonno. ecco, ecco, si toglie le mani dagli occhi e prima di tutto gli 6348_5862_000173 un poeta esclama. un poeta che se lei sentisse cose, me ne intendo perché professore di belle lettere a riposo, cose grandi, cose grandi. 6348_5862_000174 poco dopo uno dei camerieri del caffè venne a comperare un sigaro al chiosco. eh, papa-re, hai visto che straccio di tragedia. ho inteso balbettò e non. 6348_5862_000175 io e il signore risolutamente si china sul sul divanuccio e scuote il dormente dottore, dottore. il dottor mangoni muggisce dentro la barbaccia arruffata che gl'invade quasi fin sotto gli occhi le guance. poi stringe le pugna sul sul petto e alza i gomiti per stirarsi. 6348_5862_000176 e nipotina si guardarono negli occhi rimminchioniti, papa-re, ancora col braccio proteso nell'atto di mandare avanti. lo scaldino- eh, troppo avanti, lo aveva mandato. e il carbone acceso, ecco, friggeva là tra i cocci in una pozza d'acqua piovana. 6348_5862_000177 elmo? dov'è l'elmo? è il cappello? lo ha? sí per averlo. lo ha positivo. ricorda d'averlo posato prima d'addormentarsi su su lo sgabello accanto al divanuccio. dov'è andato a finire? 6348_5862_000178 la siringa per le iniezioni, dottore, ce l'ha io. si volta a rispondergli il dottor mangoni con una maraviglia che provoca in quello uno scoppio di risa. bene, bene, dunque si dice: carte senapate, otto basteranno. 6348_5862_000179 cacano da per tutto. scusi, per rilasciare quel foglio debbono far prima. non so che pratiche là al paese, poi qua alla questura. basta, questa sera ero a teatro, al nazionale. 6348_5862_000180 subito, subito il signore, c'è un medico. ma quegli, avvertendo sulla, sulla faccia e sulle sulle mani, il gelo di fuori dà indietro, alza le braccia, stringe le pugna e comincia a stropicciarsi gli occhi, sbadigliando. 6348_5862_000181 non so, disse papa-re alzando le spalle: cesare il milanese, come non sai, quel biondo, alto, grosso, con la barba spartita sul mento sanguigno, ah, è bello e lui lo sa. canaglia e se n'approfitta. 6348_5862_000182 laggiú imbacuccate due guardie notturne. nel silenzio si sentivano perfino ronzare le lampade elettriche. tu hai una nipotina, è vero papa-re? domandò la donna riscotendosi con un sospiro: nena, sí, senza mamma, senza. 6807_5862_000000 ma sentí subito la difficoltà d'un discorso in francese consentaneo all'aria burbera a cui già aveva composta la faccia e l'atteggiamento preso frenò a stento un solennissimo sbuffo d'impazienza e cominciò: mossiur cleen. 6807_5862_000001 e le parve allora che quegli occhi buoni, intensi di passione, la commiserassero a lor volta, la compiangessero di quell'abbandono, del sacrifizio non rimeritato dell'amore che le restava, chiuso in seno, quasi tesoro, in uno scrigno di cui egli avesse le chiavi, ma per non servirsene mai. 6807_5862_000002 fino ad arrampicarsi all'orlo dell'altipiano marnoso, che incombeva sulla spiaggia col suo piccolo e bianco cimitero, lassù col mare, davanti e dietro la campagna, la marna infocata, colpita dal sole cadente. 6807_5862_000003 via. era ormai inutile vietarsi di rivedere, di riosservare quel ritratto. lo prese, riaccese il lume come se la era raffigurata diversamente. quella donna, contemplandone ora la vera effigie, provava rimorso dei sentimenti che la immaginaria le aveva suggeriti. 6807_5862_000004 ma quel mare, lí, quel cielo, quel vaporetto e la sua presente vita. e una tristezza profonda lo invadeva, uno smanioso avvilimento. i suoi nuovi compagni non lo amavano, non lo comprendevano né volevano comprenderlo. 6807_5862_000005 sotto alle cataste s'impiantavano le stadere sulle quali lo zolfo era pesato e quindi caricato sulle spalle degli uomini di mare, protette da un sacco commesso alla fronte, scalzi in calzoni di tela, gli uomini di mare recavano il carico alle spigonare immergendosi nell'acqua fino 6807_5862_000006 venerina, gli si parò subito davanti. no, che fai zio. ti giuro che egli non sa nulla. ti giuro che tra me e lui non c'è stato mai nulla. non hai inteso che se ne vuole andare? 6807_5862_000007 e come quegli animali che, per difesa naturale, prendono colore e qualità dai luoghi, dalle piante in cui vivono, cosí, a poco a poco, era divenuto quasi di carta nella faccia, nelle mani, nel colore della barba e dei capelli. 6807_5862_000008 scene, episodii, brani di descrizioni gli si rappresentavano alla mente con minuta spiccata, evidenza, rivedeva. rivedeva proprio in quel suo mondo alcuni particolari che gli erano rimasti piú impressi durante le sue riletture. 6807_5862_000009 venerina rideva come una matta. sul serio, sul serio, protestava don pietro, e insistette tanto su quel brutto scherzo per far festa alla nipote, che la zitellona non volle tornarsene sola. con lui. in carrozza al paese ordinò al garzone che montasse in cassetta accanto al cocchiere. 6807_5862_000010 ho l'avviso. guarda, arriverà oggi e l'arso è partito porco. diavolo, chi sa se farà a tempo a rivedere il cognato e gli amici. scappò dal di nica con l'avviso in mano. agostino l'hammerfest, il di nica, lo guardò come se lo credesse ammattito. 6807_5862_000011 richiudi la cortina, me lo farai svegliare. non m'ha fatto dormire tutta la notte, poverino, ha le dogliette, ora riposa e io vorrei profittarne. il cleen baciò in fronte commosso la moglie. 6807_5862_000012 sul tardi, sentendo il campanello della porta, corsero ad aprire, ma invece di don pietro si videro davanti quel giovine straniero della mattina. 6807_5862_000013 eccolo grande bello: fuggire da quell'esilio, da quella morte. si buttò tra le braccia del cognato, se lo strinse a sé fin quasi a soffocarlo, scoppiando irresistibilmente in un pianto dirotto. 6807_5862_000014 andarono strette l'una all'altra in punta di piedi e si fermarono poco oltre la soglia della camera sporgendo il capo a guardare sul letto. l'infermo teneva gli occhi chiusi. pareva un cristo di cera deposto dalla croce. 6807_5862_000015 subito venerina, arrivata in carrozza con lo sposo e i due zii, dopo la celebrazione del matrimonio, corse a spalancare tutti i balconi e le finestre, le tende, i cortinaggi. strillava donna rosolina provandosi a correr dietro l'impetuosa nipote. 6807_5862_000016 voleva già. egli non portava piú il berretto di pelo, era vestito come tutti gli altri. eppure, ecco, la gente si voltava a osservarlo, quasi che egli si tenesse esposto lí davanti. 6807_5862_000017 oppure ha voltato, non sentendola nemmeno fiatare. s'immaginava che fosse sprofondata nella lettura e che non gli rispondesse per non distrarsene. sí, legga, legga. la esortava allora piano, quasi con voluttà. 6807_5862_000018 non s'illuse piú neanche lui che quel rimedio potesse giovare e appena poté uscire di camera, si fece condurre allo studio. presso il primo scaffale cercò a tasto un libro, lo prese, lo aprí, vi affondò la faccia, prima con gli occhiali, poi senza, come aveva fatto quel giorno in vettura. 6807_5862_000019 volle che il suo mondo riavesse voce, che si facesse risentire da lui e gli dicesse com'era veramente e non come lui, in confuso. se lo ricordava, mise un altro avviso nei giornali per un lettore o una lettrice. 6807_5862_000020 stordita da quella scena imprevista, a cui s'era lasciata tirare per un malinteso, dal suo amor proprio ferito, non riusciva ancor bene a veder chiaro in sé in ciò che era avvenuto. 6807_5862_000021 accettare, dunque, e compromettersi sarebbe stato tutt'uno. ma come rifiutare quel benefizio, dopo le tante cure e le premure affettuose di lei, quel benefizio offerto in quel modo che non lo legava ancora per nulla, che lo lasciava libero di scegliere, libero di mostrarsi o no grato di quanto gli era stato fatto? 6807_5862_000022 i pare di vederla ancora quando, a qualche raffica più violenta che la investiva da dietro, si fermava su le tozze gambe larghe a cui s'attaccava la veste che gliele disegnava sconciamente, mentre davanti le faceva pallone. 6807_5862_000023 tempo anna s'era lasciata cadere ai piedi la vecchia giacca in cui aveva trovato il ritratto. egli la raccattò infilzandola con la punta dello stocco, poi chiamò dalla finestra nel giardino il servotto, che fungeva anche da cocchiere e che in quel momento attaccava al biroccio il cavallo. 6807_5862_000024 è uno di quei tanti casoni, tutti brutti a un modo, come bollati col marchio della comune volgarità del tempo, in cui furon levati in gran furia nella previsione, che poi si riconobbe errata, d'un precipitoso e strabocchevole affluir di regnicoli a roma, subito dopo la proclamazione di essa a terza capitale del regno. 6807_5862_000025 ora poteva pensare liberamente, espandere la propria anima senza dover sforzare il cervello a indovinare, a intendere i pensieri, i sentimenti di quella creatura tanto diversa da lui e che, tuttavia, gli apparteneva cosí intimamente. 6807_5862_000026 il mílio gli aveva detto che non era possibile che egli stesse nella casa piú oltre non c'era posto per lui. e poi quella vecchia matta della zia s'era stancata e la nipote non poteva restar sola con un estraneo in casa. 6807_5862_000027 o sull'acciottolato sconnesso ove stagnavano pozze di acqua putrida, seppure era acqua. tre maschietti buttati carponi a spiare donde e, come faceva pipí, una bambinuccia di tre anni che non se ne curava, grave, ignara e con un occhio fasciato. 6807_5862_000028 mentre passo leggendo, mi para davanti le sue schifose statuette e me le fa rovesciare. è la terza. i dà la caccia, si mette alle poste, una volta al corso vittorio, un'altra a via volturno, adesso qua. 6807_5862_000029 con l'obbligo di passare mensilmente al fratello minore vita natural durante un assegnino di poche centinaja di lire, quasi a titolo d'elemosina e non perché gli spettassero di diritto, essendosi già mangiata, com'era detto nel testamento, tutta la legittima a lui spettante, in un ozio vergognoso. 6807_5862_000030 il ragazzaccio strepitava pestando i piedi sui cocci d'una volgarissima statuetta di terracotta, misti a quelli di gesso abbronzato della colonnina che la sorreggeva. tutti attorno chi scoppiava in clamorose risate, chi faceva un viso lungo, lungo e chi pietoso. 6807_5862_000031 tanto che aveva pensato di allargare il suo commercio fino a tunisi e malta e a tale scopo aveva ordinato all'arsenale di palermo la costruzione di un altro vaporetto, un po piú grande, che potesse servire anche al trasporto dei passeggeri. 6807_5862_000032 pensarci. s'accorse ora lí, solo, davanti allo spettacolo del mare d'aver sofferto, in quei dieci giorni, una grande oppressione nell'intimità, pur tanto cara, con la giovane sposa. 6807_5862_000033 nell'aprire l'armadio sentí come uno squittío nel cassetto interno e subito si ritrasse impaurita. tolse da un angolo della camera un bastone dal manico ricurvo e, tenendosi stretta alle gambe la veste, prese il bastone per la punta e si provò ad aprire con esso. cosí discosta, il cassetto. 6807_5862_000034 se non è pazzia questa, non c'è piú pazzi al mondo, pensava tra sé. dal canto suo, don paranza, aggrondato tra le spine anche lui, ingozzando a stento la magra cena. 6807_5862_000035 quell'odore del mare tra le scogliere, l'odore del vento salmastro che certe mattine, nel recarsi alla pesca, lo investiva cosí forte da impedirgli il respiro o il passo, facendogli garrire addosso la giacca e i calzoni. 6807_5862_000036 come? e non me ne dici niente. e mi tieni lí per tanti giorni alla tortura e lui, anche lui muto come un pesce venerina sollevò: la faccia dalle mani, non t'ha saputo dir nulla neanche oggi. 6807_5862_000037 se per l'acquisto dei tanti e tanti libri che gl'ingombravano in gran disordine la casa non si fosse perfino indebitato, non potendo piú comprarne di nuovi, s'era dato già due volte a rileggersi i vecchi, a rimasticarseli a uno a uno, tutti quanti, dalla prima all'ultima pagina. 6807_5862_000038 nicola petix arrivò presto a questo nulla che dovrebbe essere la quintessenza d'ogni filosofia: la vista quotidiana dei cento e più inquilini di quel casone lercio e tetro, gente che viveva per vivere, senza saper di vivere, se non per quel poco che ogni giorno pareva condannata a fare sempre le stesse cose. 6807_5862_000039 per amore di quell'uomo, s'era mortalmente ammalata e sarebbe morta se i medici non avessero indotto il padre a condiscendere alle nozze. il padre aveva ceduto, non consentendo però, anzi giurando che ella, per lui, per la casa, dopo quelle nozze non sarebbe piú esistita. 6807_5862_000040 e le spigonare appena cariche. sciolta la vela, andavano a scaricare lo zolfo nei vapori mercantili ancorati nel porto o fuori, cosí fino al tramonto del sole, quando lo scirocco non impediva. 6807_5862_000041 il signor porrella guardando il ponte fosco e certamente pensando che di là erano passati gli antichi romani. la signora porrella seguendo con gli occhi qualche vecchia cercatrice d'insalata tra l'erba del declivio lungo il corso del fiume che appare lí sotto per un breve tratto dopo il ponte. 6807_5862_000042 pesce, ti dico baccalà, gridò don paranza al colmo della stizza. ho il fegato grosso, cosí dalla bile di tutti questi giorni si sarà vergognato, disse venerina, cercando di scusarlo. 6807_5862_000043 e lo disse una di quelle sere alla nipote, rincasando dalla pesca. non s'aspettava che venerina dovesse accogliere l'irosa dichiarazione della insipienza di lui con uno scoppio di risa tutta rossa e raggiante in viso. povero zio ridi, ma sí fatto. 6807_5862_000044 in capo a un erto viale, su lo sfondo di fiamma d'un crepuscolo autunnale, due grossi cavalli neri con le sacche del fieno alla testa. ma non poté reggere a lungo in quel silenzio angoscioso. 6807_5862_000045 una sola, veramente, era stata la bestialità di don paranza, quella di aver avuto vent'anni al quarantotto. se ne avesse avuti dieci o cinquanta, non si sarebbe rovinato. 6807_5862_000046 perché sembrò loro irragionevole ammettere che la presenza invisa di quell'uomo, e anche l'intenzione, che pareva in lui evidente, d'esser venuto lí per essi potessero rappresentare qualcosa di cosí grave da rinunziare a quella sosta consueta di cui la pregnante specialmente aveva bisogno. 6807_5862_000047 era colpa sua. intanto, se gli altri erano maleducati, se egli ancora non poteva uscire per le strade, che subito una frotta di monellacci non lo attorniasse, minacciava e faceva peggio, quelli si sbandavano con grida e lazzi e rumori sguajati. 6807_5862_000048 ora in quel casone là di via alessandria. quando avvenne il delitto, i coniugi porrella abitavano da circa quindici anni, nicola petix da una diecina. 6807_5862_000049 petix ebbe per padre un ingegnere spatriato da gran tempo e morto in america, il quale tutta la fortuna raccolta in tanti anni laggiú con l'esercizio della professione lasciò in eredità a un altro figliuolo, maggiore di due anni, di petix e ingegnere anche lui. 6807_5862_000050 poteva buttarlo in mezzo alla strada. aveva scritto al console di palermo, ma sí, il console gli aveva risposto che desse ricetto e cura al marinajo dell'hammerfest fin tanto che esso non fosse guarito o, nel caso che fosse morto, gli desse sepoltura per bene, che delle spese poi avrebbe avuto il rimborso. 6807_5862_000051 in presenza di tutti qua lo denunzio: i pagherà gli occhi, assassino. ci sono due guardie qua. prendano i nomi subito, il mio e il suo testimoni. tutti guardia, scrivete balicci, sí, balicci, è il mio nome, valeriano, sí, via omentana, ultimo piano. 6807_5862_000052 la volpe è ladra per il padrone della gallina, ma per sé la volpe non è ladra. ha fame e quand'ha fame acchiappa la gallina e se la mangia. e dopo che se l'è mangiata, addio non ci pensa più. 6807_5862_000053 mentre ecco la signorina maestrina dalla faccetta sciupata e dai capelli cascanti attraversa il cortile con un grosso mazzo di fiori, dono del fidanzato che le sorride accanto. 6807_5862_000054 don paranza restò a guardare ancora un pezzo la nipote stordito con la bocca aperta: sei matta o io? all'improvviso si diede a girare per la stanza come se cercasse la via per scappare e agitando per aria le manacce spalmate. che asino, gridò. che imbecille. 6807_5862_000055 quanto poi alla differenza d'età, finora nessun argomento manifesto di delusione per lei o di meraviglia per gli altri, poiché dagli anni il brivio non risentiva il minimo danno, né nel corpo vivacissimo e nervoso, né tanto meno poi nell'animo dotato d'infaticabile energia d'irrequieta. 6807_5862_000056 don paranza era indignato di quella tirchieria, ma non voleva che venerina mancasse di rispetto alla zia. è sorella di tua madre. io poi me ne debbo andare prima di lei, per legge di natura, e da me non hai nulla da sperare. lei ti resterà e bisogna che te la tenga cara. 6807_5862_000057 che c'è, che c'è, gridava padron di nica, facendosi alla porta, teatrino, marionette. i monellacci si sbandavano urlando, fischiando. caro mio, diceva allora il di nica al cleen, voi lo capite? sono selvaggi. andatevene. fatemi questo piacere. 6807_5862_000058 via tutti, via tutti, ordinò don pietro. lasciamoli soli adesso per voi figliuoli, penserà il capitano dell'hammerfest e, richiuso l'uscio, aggiunse, rivolto alla nipote. 6807_5862_000059 dicono che in carcere petix dimostra la smemorata indifferenza d'un gatto che, dopo aver fatto strazio d'un topo o d'un pulcino, si raccolga beato dentro un raggio di sole. 6807_5862_000060 estraneo, allevato quasi soltanto dalla madre e perciò con gli stessi pensieri, con gli stessi sentimenti di lei che sperava straniero, straniero anche per suo figlio. 6807_5862_000061 posso assicurare sulla mia parola d'onore ch'era una provocazione la vista di quei due fuori a passeggio in una giornata come quella, con tutto quel vento, tra il turbine di tutte quelle foglie morte piccoli, sotto gli alti platani nudi che armeggiavano nel cielo tempestoso con l'ispido intrico dei rami. 6807_5862_000062 e a tutti coloro che gli domandavano perché con tanti bei denari non si concedesse il lusso di portare il cappello. non per il cappello, signori miei, rispondeva invariabilmente, ma per le conseguenze del cappello. 6807_5862_000063 ma appena montato in vettura, quel signore occhialuto si drizzò lungo, lungo sulla vita e si mise a voltare a scatti la testa di qua di là in su in giú. infine s'accasciò, aprí il libraccio e vi tuffò la faccia fino a toccar col naso la pagina. 6807_5862_000064 quattro fanali rossi, accesi ancora alla punta dell'alba, in un porto di mare deserto, con una sola nave ormeggiata, la cui alberatura con tutte le sartie si stagliava scheletrica sullo squallore cinereo della prima luce. 6807_5862_000065 come. come esclamava allora don pietro, stupito guardando venerina che rideva, e poi donna rosolina, che stava seria, seduta intozzata su di sé con le labbra strette e le palpebre gravi semichiuse. 6807_5862_000066 ma che non fosse stupido, lo sapeva bene, padron di nica, dal modo con cui gli disimpegnava le commissioni e gli affari con quei ladri agenti di tunisi e di malta. non voleva dirlo, al solito, non per negare il merito e la lode, ma per le conseguenze della lode. ecco. 6807_5862_000067 si sentiva quasi quasi messa in berlina anche lei. il cleen la guardava e quegli sguardi fieri gli parevano vampate di passione. per lui gli piaceva quello sdegno. 6807_5862_000068 ma ogni qualvolta gli veniva di manifestarle ciò che sentiva o di confidarle qualcosa, gli pareva d'urtare contro un muro e taceva e sorrideva, senza intendere che quella bontà sorridente in certi casi non poteva piacere a venerina. 6807_5862_000069 ed ella si era presa tanta cura di quell'abbandonato. chi era egli, donde veniva, quali ricordi custodiva con tanto amore in quella cassetta? 6807_5862_000070 si alzò fra le risa dei due giovani e andò a fumarsi la pipa sul divanaccio brontolando il suo porco diavolo nel barbone lanoso. 6807_5862_000071 non si doveva toccare il freddo, la neve, quei fiori freschi e l'ombra azzurra della cattedrale. niente lí si doveva toccare, era cosí e basta. il suo mondo, il suo mondo di carta. 6807_5862_000072 legnosa nella sua pudibonda severità, per non cedere al contagio del riso, si torturava le labbra massime quando l'infermo accompagnava con gesti comicissimi quelle parole staccate, telegrafando cosí a segni le parti sostanziali del discorso che gli mancavano. 6807_5862_000073 vedendo poi lo stocco sguainato per terra. ah, hai anche tirato di scherma con gli abiti dell'armadio e rise di quel suo riso che partiva soltanto dalla gola, quasi qualcuno gliel'avesse vellicata. e ridendo cosí, guardò la moglie come se domandasse a lei il perché del suo proprio riso. 6807_5862_000074 io le sentirò voltare le pagine, ascolterò il suo silenzio intento, le domanderò di tanto in tanto che cosa legge e lei mi dirà: oh, basterà un cenno. e io la seguirò con la memoria. la sua voce, signorina, mi guasta tutto. 6807_5862_000075 aveva ceduto all'infermo il suo letto e lui a rompersi le ossa sul divanaccio sgangherato che gli cacciava tra le costole le molle sconnesse, cosí che ogni notte sognava di giacer lungo disteso sulle vette di una giogaja di monti. 6807_5862_000076 moglie riaccostò gli scuri e uscí dalla camera in punta di piedi- appena solo si premette le mani sul volto- e soffocò il pianto irrompente che sperava un segno, almeno un segno in quell'esseruccio nel colore degli occhi, nella prima peluria del capo che lo palesasse suo straniero anche lui. 6807_5862_000077 te niente, rispose don pietro rosso e sbuffante, dopo quella terribile fatica. non è vero? avete parlato di me, ho capito benissimo? e tu ti sei arrabbiato. don pietro non si raccapezzava ancora. 6807_5862_000078 e il nome di questo manigoldo dov'è? è qua, lo tengano tre volte, approfittando della mia debole vista, della mia distrazione. sissignori tre schifose statuette. 6807_5862_000079 tirasse almeno avanti ancora un pajo di giorni, ma mi par proprio ch'accenni d'andarsene e non mi mancherebbe altro. ah, che bei guadagni. che bei guadagni mi dà la norvegia. basta, lasciatemi scappare. 6807_5862_000080 lei vorrebbe che io le cercassi ora questi alberi di pepe? gli domandava la signorina, spaventata e sbuffante, se volesse farmi questo piacere. cercando la signorina, maltrattava le pagine, s'irritava alle raccomandazioni di far piano. 6807_5862_000081 se egli si ricusava arricciando il naso, scotendo la testa di prendere qualche medicina o qualche cibo. ella pronunziava quel cleen con voce cupa, d'impero, aggrottando le ciglia su gli occhi fermi, severi, come per dire: obbedisci, non ammetto capricci. 6807_5862_000082 le lusinghe dell'amore in mezzo alla stomachevole oscenità di tutta quella sporca figliolanza che tra poco quella maestrina si sarebbe anche lei adoperata ad accrescere. ora, pensate che da dieci anni, ogni giorno, nicola petix assisteva in quel casone alle periodiche, immancabili gravidanze di quella signora porrella. 6807_5862_000083 piccoli bruti che vivevano per vivere senza saper di vivere, se non per quel poco che ogni giorno parevano condannati a fare sempre le stesse cose. e avvenne pochi giorni dopo ch'io vidi i due coniugi porrella per il viale nomentano. 6807_5862_000084 tra molti giuramenti e proteste d'innocenza, il figurinajo cercava anch'esso di farsi ragione presso i piú vicini. ma che è lui, non è vero, che legge i ci vien sopra o che non veda, o che vada stordito, o che o come fatto si è. 6807_5862_000085 che le richiamò, vivissimo alla memoria il giorno che lars era stato portato su la barella moribondo nell'altra casa dello zio. sí, a lui ella aveva recato l'occorrente per scrivere quella lettera all'abbandonato. 6807_5862_000086 non aveva piú riveduto neanche una volta i suoi genitori, la sorella, lei che li adorava e ch'era stata sempre con loro, docile e confidente, aveva potuto ribellarsi alla loro volontà, ai loro consigli, per amore di. 6807_5862_000087 una passione segreta per quella donna? no, basterebbe che il giovane avvocato d'ufficio mettesse sotto gli occhi ai signori giurati per un momento un ritratto della povera morta. la signora porrella aveva quarantasette anni e a tutto ormai poteva somigliare, tranne che. 6807_5862_000088 i nuovi proprietarii che le avevano acquistate a poco prezzo dalle banche sussidiatrici degli antichi costruttori falliti. facendosi ora il conto di quanto avrebbero dovuto spendere a riattarle e rimetterle in uno stato di decenza per darle in affitto a inquilini disposti a pagare una piú alta pigione, stimarono più conveniente non farne nulla. 6807_5862_000089 le scarse, incerte notizie che ella aveva dello straniero e la confessione di quegli ingenui passatempi. donde era nato quell'amore, fino a quel punto sospeso in aria come un uccello sulle ali. 6807_5862_000090 ah, bravo, grazie il libro sí, obbligatissimo. una vettura per carità a casa, a casa, voglio andare a casa. resta denunziato e si mosse per uscire con le mani avanti. barellò fu sorretto, messo in vettura e accompagnato da due pietosi fino a casa. 6807_5862_000091 non poteva affacciarsi alla finestra, su quel cortile, che non ne vedesse quattro o cinque in fila chinati a far lí i loro bisogni, mentre addentavano qualche mela fradicia o un tozzo di pane. 6807_5862_000092 era pure. era pure la stessa luna ch'egli tante volte in patria, per mare, aveva veduta, ma gli era parso che lí, in quel paese ignoto, ella parlasse ai tetti di quelle case, al campanile di quella chiesa, quasi un altro linguaggio di luce. 6807_5862_000093 ebbe la conferma dalla dedica scritta sul dorso del ritratto al mio vittore, almira sua novembre. 6807_5862_000094 venerina, quest'è vero, riconosceva don pietro. infatti i birbaccioni oggi si chiamano uomini accorti e tuo zio per il primo li rispetta. 6807_5862_000095 non ci pensare. gli diceva venerina che pur se ne affliggeva, ma non tanto, sapendo che la povera gente vive cosí, credeva che dovesse saperlo anche lui, il marito, e perciò, nel vederlo cosí afflitto, sempre piú si raffermava nell'idea che egli fosse di una bontà non comune, quasi morbosa. 6807_5862_000096 lo posò sul tavolino da notte, presentendo, pur contro la propria volontà, che forse ne avrebbe avuto bisogno piú tardi. cominciò a svestirsi in fretta, tenendo gli occhi fissi a terra innanzi a sé. 6807_5862_000097 non rideva piú, ora venerina, nell'insegnare al fidanzato la propria lingua, certe bili, anzi ci pigliava vedi. gli diceva: si sa che ti burlano se dici cosí chiaro. chiaro, ci vuol tanto maria santissima. 6807_5862_000098 il cleen aveva lasciato la sua cuccetta e da un pezzo sul cassero se ne stava a mirare la luna declinante di tra le griselle del sartiame che vibrava tutto alle scosse cadenzate della macchina. 6807_5862_000099 e certo, se bruno, quel volto come dal ritratto appariva di un'aria men ridente del suo biondo e roseo, perché, perché cosí triste? 6807_5862_000100 venerina pareva attentissima alle parole della zia. pensava invece, assorta con un senso di pauroso smarrimento, a quell'infelice che moriva di là solo, abbandonato lontano dal suo paese, dove forse moglie e figliuoli lo aspettavano, e a un certo punto propose alla zia d'andare a vedere come stesse. 6807_5862_000101 sguajati. venerina n'era furibonda. storpiane qualcuno da una buona lezione: è possibile che tu debba diventare lo zimbello del paese. bei consigli, sbuffava don pietro invece di raccomandargli la prudenza. 6807_5862_000102 colpa involontaria. dunque, nel bel meglio degli affari, compromesso nelle congiure politiche, aveva dovuto esulare a malta. la bestialità d'averne ancora trentadue al sessanta era stata, si sa, conseguenza naturale della prima. 6807_5862_000103 purché la mobilia, mi raccomando. camminavano sole, quelle quattro seggiole sgangherate a chiamarle, col frullo delle dita dai tanti tarli che le popolavano e il tanfo di rinchiuso in quella decrepita stamberga perduta tra gli alberi. lassù era insopportabile. 6807_5862_000104 l'avvenire. può crescere l'albero nell'aria se ancora scarse e non ben ferme, ha le radici nella terra. ma questo era certo che lí, ormai e per sempre la sorte lo aveva trapiantato. 6807_5862_000105 era chiaro che tutte le altre camíce, che non dovevano poi esser molte, stavano ad aspettare da mesi dentro la cesta della biancheria da mandare al bucato i vapori mercantili di svezia e norvegia. 6807_5862_000106 passeggeri. forse seguitava a pensare: don pietro, un uomo come l'arso, potrà servirgli. conosce il francese meglio di me e l'inglese benone. lupo di mare poi, o come interprete o come marinajo, purché me lo imbarchi e gli dia da vivere e da mantenere onestamente la famiglia. 6807_5862_000107 cominciava a essere stufa. ecco, era abituata a volare, lei a correre, a correre in treno, in automobile, in ferrovia, in bicicletta, su i piroscafi: correre, vivere. già si sentiva soffocare in quel mondo di carta e un giorno che il balicci le assegnò da leggere certi ricordi di norvegia, non seppe piú tenersi. 6807_5862_000108 certo non avrebbe potuto vivere con gli scarsi proventi di questa saltuaria professione senza l'ajuto della pesca giornaliera e di una misera pensioncina di danneggiato politico. 6807_5862_000109 vecchia ciabatta ancora in uso, per una cosa che pareva tanto. infatti, tenendo per il braccio, il marito avrebbe potuto con qualche strizzatina sotto sotto richiamarlo dalla soddisfazione a cui spesso e con troppa evidenza s'abbandonava. 6807_5862_000110 lí e che ho concluso, donna rosolina, accanto a lui, con le labbra appuntite e gli occhi fissi, acuti, si sforzava d'immaginare che cosa facessero in quel momento gli sposi rimasti soli e dominava le smanie da cui si sentiva prendere e che si traducevano in acre stizza contro quell'omaccio ormai vecchio che le stava a fianco. 6807_5862_000111 vincendo il ribrezzo di tutto quel lerciume e più della mescolanza con quello che sí, dio mio prossimo è, non si nega, ma che pur certamente, poco, poco che si ami la pulizia e la buona creanza, dispiace aver troppo vicino e non si può dire, del resto, che il dispiacere non sia contraccambiato. 6807_5862_000112 che sbarrava nello sgomento certi occhi enormi d'un cosí limpido azzurro che parevano quasi di vetro tra la squallida magrezza del volto su cui la barba era rispuntata. poi, con materna cura, lo sollevò come un bambino e lo pose a giacere sul letto. 6807_5862_000113 quali denari, domandava il di nica, se me ne date voi, e poi niente. qua ho cominciato, qua voglio finire. vedendo entrare il cleen si angustiava. 6807_5862_000114 ebbe appena il tempo di cacciarsi in tasca il ritratto, il marito si presentò sbuffando sulla soglia della camera. che hai fatto al solito, hai rassettato. oh povero me, ora non trovo piú nulla. 6807_5862_000115 ora, nei due giorni che passava in casa, cercava di nascondere il suo animo. né gli riusciva difficile, poiché nessuno badava a lui. don pietro se n'andava al solito alla pesca e venerina era tutta intenta al bambino, che non gli lasciava neppur toccare. 6807_5862_000116 che spiccasse di qua di là il volo, indecisa, e s'arrestasse d'un subito con furioso sbàttito d'ali e saltellasse rigirandosi per ogni verso. irruppe nello studio gridando il suo nome: tilde pagliocchini lei, ah già, me lo. 6807_5862_000117 venerina scrollava a un tratto le spalle con un moto di dispetto, dicendo a se stessa che me n'importa, e lo lasciava lí, solo nella camera, a pascersi di quei suoi segreti ricordi, e si tirava con sé la zia che la seguiva, stordita di quella risoluzione repentina che facciamo. 6807_5862_000118 che genio, quel console. come se lui, pietro mílio, potesse anticipare spese e dare alloggio ai malati. come dove per l'alloggio sí. 6807_5862_000119 pazienza, pazienza, fino a questa sera, sbuffò don paranza. ora scappo a girgenti di un po, lui il malato s'è sentito. tutti e tre entrarono pian pianino per vederlo. restarono trattenendo il fiato presso la soglia. pareva morto. 6807_5862_000120 je ne bois pas de vin, non era vino. chi sa che diavolo gli avevano messo in corpo, si sentiva avvampare e che enorme fatica per far entrare in testa a tutto l'equipaggio che voleva assolutamente conoscere la sposina, che non era possibile cosí, tutti insieme. 6807_5862_000121 si sentiva lasciato da parte e n'era lieto soltanto per lei, quasi, che il figlio nascituro non dovesse appartenere anche a lui, nato lí, in quel paese non suo, da quella madre che non si curava neppure di sapere quel che egli ne sentisse e ne pensasse. 6807_5862_000122 ma comprese che su per giú sarebbe stato lo stesso con qualunque altra lettrice, con qualunque altro lettore. ogni voce che non fosse la sua gli avrebbe fatto parere un altro, il suo mondo. signorina, guardi, mi faccia il favore, provi con gli occhi, soltanto senza voce. 6807_5862_000123 credette tuttavia di dimostrargli largamente quanto fosse contento di lui con l'accordargli dieci giorni di licenza nell'occasione del matrimonio. pochi dieci giorni, ma bastano, caro mio, disse a don pietro che se ne mostrava malcontento. 6807_5862_000124 cosí la pesca andava. benone. anch'egli don paranza, pensando, escogitando il modo e la maniera d'entrare a parlargli di quella faccenda cosí difficile e delicata: si lasciava intanto mangiar l'esca dai pesci. 6807_5862_000125 porco, diavolo e tu e questo pezzo di aspetta, aspetta che te l'aggiusto io ora stesso. e in cosí dire? si lanciò verso l'uscio della camera dove s'era chiuso il cleen. 6807_5862_000126 poi la cena e poi a letto, sí sola, si contentava. no, neppure lei cosí troppo poco, e restava a lungo assorta in una segreta aspettazione che pure le ispirava una certa ambascia quasi di sgomento. 6807_5862_000127 diritto? sí, ma perché lei se ne era cosí perdutamente innamorata. allora dunque il dovere per lui, adesso, di compensarla e invece. 6807_5862_000128 e a un tratto si vedeva girar innanzi, su le mani e sui piedi a ruota, un monellaccio che per quella bravura da pagliaccetto gli chiedeva poi un soldo. e tutti ridevano. 6807_5862_000129 venerina sospesa, costernata a un certo punto nel vedersi additata rabbiosamente dallo zio, diventò di bragia. eh, che parlavano dunque di lei, a quel modo? 6807_5862_000130 ora aveva detto di sí allo zio e certo avrebbe sentito un gran dolore se il cleen se ne fosse andato. sentiva orrore del tedio mortale in cui sarebbe ricaduta sola, sola nella casa vuota e silenziosa. 6807_5862_000131 mentre si vestiva, sentiva giú stridere i carri carichi di zolfo, carri senza molle, ferrati, traballanti sul brecciale fradicio dello stradone polveroso, popolato di magri asinelli bardati, che arrivavano a frotte anch'essi con due pani di zolfo a contrappeso. 6807_5862_000132 cieco ora per la realtà viva che non aveva mai veduto, cieco anche per quella rappresentata nei libri, che non poteva piú leggere. la grande confusione in cui aveva sempre lasciato tutti i suoi libri, sparsi o ammucchiati qua e là sulle seggiole per terra, sui tavolini negli scaffali, lo fece ora disperare. 6807_5862_000133 no, no, il cuore gli volava ancora lontano, lassù, al paese natale, alla casa antica ove sua madre era morta, ove abitava la sorella che forse in quel punto pensava a lui e forse lo credeva felice. 6807_5862_000134 anna aveva notizie molto vaghe della morta. sapeva soltanto che il marito, scoperto il tradimento, l'aveva costretta, con l'impassibilità di un giudice, a togliersi la vita. 6807_5862_000135 lei aveva già trovato il suo posto nella vita. aveva la sua casetta, il marito, tra breve avrebbe avuto anche il figlio desiderato e non pensava che lui straniero. era sul principio di quella sua nuova esistenza e aspettava che ella gli tendesse la mano per guidarlo. 6807_5862_000136 don pietro ve la spingeva. vedrai, tunisi, che quei cari nostri fratelli francesi, sempre aggraziati, ci hanno presa di furto. vedrai malta, dove tuo zio bestione andò a rovinarsi. 6807_5862_000137 perplesso se avesse fatto bene o male, recava in dono un paniere di frutta fresche. lars cleen contemplava stupito quegli esseri umani che gli parevano d'un altro mondo, vestiti a quel modo, cosí anneriti dal sole. 6807_5862_000138 ozio vergognoso. quest'ozio di petix sarà bene, intanto che non venga considerato solamente dal lato del padre, ma un po anche da quello di lui, perché petix veramente frequentò per anni e anni le aule universitarie. 6807_5862_000139 che andava e veniva come una spola tra porto empedocle e le due vicine isolette di lampedusa e di pantelleria, agostino e la patria, il di nica. serio, serio, picchiava con una mano su i dindi nel taschino del panciotto: eccola qua. 6807_5862_000140 tanto vero che questi nuovi venuti sono stati in principio guardati in cagnesco e poi, a poco a poco, se han voluto esser visti men male, han dovuto acconciarsi a certe confidenze, piuttosto prese che accordate. 6807_5862_000141 è vero che di tanto in tanto abbassava su quegli occhi le palpebre livide. ma non tanto per vergogna le abbassava, quanto per il dispetto di vedersi obbligata a sentirla quella vergogna dagli occhi di chi la guardava e la vedeva in quello stato, alla sua età. 6807_5862_000142 se poi egli, in uno scatto di gioconda tenerezza, vedendosela passar da presso, le tirava un po la veste, col volto, illuminato da un sorriso di gratitudine e di simpatia venerina, strascicava quel cleen in una esclamazione di stupore e di rimprovero, come se volesse dirgli: sei matto. 6807_5862_000143 tutte cosí. le nostre donne non debbono far mai piacere ai loro uomini. tu che ne dici? domandava al cleen. non diceva nulla. lui guardava venerina col desiderio di averla con sé, ma non voleva che ella facesse un sacrifizio o che avesse veramente a soffrire del viaggio. 6807_5862_000144 poi chinò gli occhi su la barella che i marinaj, per riprender fiato, avevano deposta presso l'entrata e domandò: chi è che è avvenuto? 6807_5862_000145 soffrí nel vedere entrare, coi pesanti scarponi ferrati, la famiglia del garzone per porgere gli omaggi agli sposini. stava quel garzone a guardia del podere e abitava con la famiglia nel cortile acciottolato della villa, con la cisterna in mezzo in una stanzaccia buja, casa e stalla insieme. 6807_5862_000146 accompagnato. solo gnornò gli disse: donna rosolina, vergognosa e stizzita, con gli occhi bassi: i dispiace, ma debbo dirvelo. nipote, capisco, siete mio nipote, ma la gente vi sa forestiere, con certi costumi curiosi e chi sa che cosa può sospettare. 6807_5862_000147 come l'uovo caro mio. questi dispettucci parevano puerili a don pietro, condannato a far la guardia, e se ne infastidiva. la sua presenza, intanto, impacciava peggio il cleen, che non arrivava ancora a comprendere perché ci fosse bisogno di lui. 6807_5862_000148 buttò il ritratto sul comodino e spense di nuovo il lume, sperando di addormentarsi, questa volta senza pensare piú a quella donna con la quale non poteva aver nulla di comune. ma chiudendo le pàlpebre, rivide subito, suo malgrado, gli occhi della morta e invano cercò di scacciare quella vista. 6807_5862_000149 gli si era affezionato lui, don pietro, ma non si proponeva neppure per curiosità, di cercar d'indovinare com'egli la pensasse, né gli veniva in mente di consigliarlo a venerina. vedrai, anzi, le diceva: vedrai che a poco a poco prenderà gli usi del nostro paese. 6807_5862_000150 e infine anche davanti al giovane avvocato che gli hanno imposto d'ufficio, visto che fino all'ultimo non ha voluto incaricarne uno di sua fiducia. per la difesa di questo silenzio cosí ostinato si dovrebbe pur dare, mi sembra, una qualche interpretazione. 6807_5862_000151 anche lei, venerina, si sentiva quasi rinata, avvezza a star sempre sola in quella casa, povera e nuda, senza cure intime, senza affetti vivi. da un pezzo s'era abbandonata a un'uggia invincibile, a un tedio smanioso. il cuore le si era come isterilito. 6807_5862_000152 cleen, appena solo, si sentiva come caduto in un altro mondo, piú luminoso, di cui non conosceva che tre abitanti soli e una casa, anzi una camera. non si rendeva ragione di quei dispettucci di venerina, non si rendeva ragione di nulla. 6807_5862_000153 politico perché, sissignori bestia non era soltanto da jeri, come egli stesso soleva dire. bestione era sempre stato, aveva combattuto per questa cara patria e s'era rovinato. cara-patria, perciò era anche il nome con cui chiamava qualche volta la sua miserabile finanziera. 6807_5862_000154 una gran confusione di gente in quell'interno: vasto fumido mal rischiarato, cupamente sonoro. ecco, il treno partiva e come se veramente lo vedesse allontanare e sparire nelle tenebre. rientrò d'un subito in sé. 6807_5862_000155 era morto. si fecero un po piú avanti, ma al lieve rumore. l'infermo schiuse gli occhi, quei grandi occhi celesti, attoniti. le due donne si strinsero vieppiù tra loro, poi, vedendogli sollevare una mano e far cenno di parlare, scapparono via con un grido a richiudersi in cucina. 6807_5862_000156 ma quando i compagni intorno gli chiesero costernati la cagione di quel pianto convulso, egli rientrò in sé mentí disse che piangeva soltanto per la gioja di rivederli. 6807_5862_000157 gli pareva di vedere la sorella lontana, la vedeva, ah, lei sola al mondo. gli voleva bene, ormai, e anche quest'altra fanciulla qua possibile. 6807_5862_000158 che aveva distrutto d'un colpo la prima casa di lui. anna aveva odiato quella donna, non sapendo intendere come avesse potuto tradire l'uomo ora da lei adorato. 6807_5862_000159 per questo s'era ammalato fino a toccare la soglia della morte per riprendere lí la via d'una nuova esistenza. chi sa? e tu gli vuoi bene. concludeva intanto di là don pietro, dopo avere strappato a venerina, che non riusciva a quietarsi, le. 6807_5862_000160 subito voltatevi, ordinò donna rosolina don pietro obbedí, e poco dopo udí l'uscio della camera sbatacchiare furiosamente attraverso quell'uscio. allora egli le narrò ciò che gli era accaduto, pregandola di far presto. 6807_5862_000161 il berretto di pelo, il pallore del volto e l'estrema biondezza della barba e dei capelli attiravano specialmente la curiosità. egli alla fine se ne stancava e piano piano rincasava triste. 6807_5862_000162 ma egli vedeva col pensiero una chiesa del suo remoto paese, un fischio di sirena, ed egli vedeva l'hammerfest, perduto nei mari lontani e com'era restato una sera nel silenzio, alla vista della luna, nel vano della finestra. 6807_5862_000163 in capo a due giorni gli si presentò un giovinotto saccente, il quale rimase molto meravigliato nel trovarsi davanti un cieco che voleva riordinata la libreria e che pretendeva, per giunta, di guidarlo. 6807_5862_000164 miracoli, miracoli. esclamava don paranza rincasando la sera con gli attrezzi da pesca. tutto fragrante di mare, trovava ogni cosa in ordine, la tavola apparecchiata, pronta, la cena miracoli. 6807_5862_000165 le due canne con le lenze, una per sé, l'altra per l'arso, i barattoli dell'esca, gli ami di ricambio, ecco sí, per i pesci era ben munito. ma dove trovare l'occorrente per l'altra pesca, quella al marito, per la nipote? 6807_5862_000166 non diceva cosí perché in fondo volesse male a quel povero straniero. no, ma porco diavolo, esclamava don pietro. chi piú poveretto di me manco male che fra pochi giorni si sarebbe liberato. 6807_5862_000167 guardava il paese che gli si stendeva davanti agli occhi, da quella torre detta il rastiglio a piè del molo, fino alla stazione ferroviaria laggiú, e gli pareva che, come su lui gli anni e i malanni, cosí fossero cresciute tutte quelle case, là quasi. 6807_5862_000168 una speranza ancora resisteva in lui, ultimo argine, ultimo riparo contro la malinconia che lo invadeva e lo soffocava. che si vedesse, che si riconoscesse nel suo bambino appena nato e si sentisse in lui e con lui, lí, in quella terra d'esilio. meno solo, non piú solo. 6807_5862_000169 spalle càmbiati, codesto nome ripigliava. venerina esasperata rivolta al cleen: bel piacere sentirsi chiamare la moglie de l'arso e non ti chiamano adesso la nipote di don paranza. che male c'è lui, l'arso, e io paranza allegramente. 6807_5862_000170 era perciò contenta che lo zio fosse ora con lei di là a pensare, a escogitare il modo di vincere, se fosse possibile, tutte le difficoltà che avevano fino allora tenuto sospeso il suo sentimento. 6807_5862_000171 cielo venerina, prese a proteggere e a condurre per mano, come un bambino, il marito, incantato dagli spettacoli che gli offriva la campagna, quella natura per lui cosí strana e quasi violenta. 6807_5862_000172 e le sorse a un tempo dal cuore, la domanda: come mai il marito, che aveva amato quella donna, quella giovinetta certo bella per lui, si fosse poi potuto innamorare di lei cosí diversa. 6807_5862_000173 e gli sputi che si tiravano i calci, gli sgraffii che si davano, le strappate di capelli e gli strilli che ne seguivano, a cui partecipavano le mamme, da tutte le finestre dei cinque piani. 6807_5862_000174 fu l'epilogo buffo e clamoroso d'una quieta sciagura che durava da lunghissimi anni. infinite volte, per unica ricetta del male che inevitabilmente lo avrebbe condotto alla cecità, il medico oculista gli aveva detto di smettere la lettura. 6807_5862_000175 esilio. mentr'ella appariva grande là, su l'oceano di, tra le sartie dell'hammerfest, donde qualcuno dei suoi compagni, forse, in quel punto, la guardava lí. egli, con tutto il cuore, era vicino. 6807_5862_000176 il vaporetto del di nica compiva l'ultima notte di maggio il suo terzo viaggio da tunisi. fra un'ora verso l'alba il vaporetto sarebbe approdato al molo vecchio. a bordo dormivano tutti tranne il timoniere a poppa e il secondo di guardia sul ponte di comando. 6807_5862_000177 e veramente quella mattina don paranza non poteva andare alla pesca, come da tanti anni era solito. gli toccava invece, porco diavolo, vestirsi di gala o impuparsi, secondo il suo modo di dire, già perché era viceconsole, lui, di svezia e norvegia. 6807_5862_000178 lo deridevano per il suo modo di pronunziare quelle poche parole d'italiano che già era riuscito a imparare e lui, per non far peggio, doveva costringere la sua stizza segreta a sorridere di quel volgare e stupido. 6807_5862_000179 lo vide poi chinarsi di nuovo sul letto a baciare piú volte in fronte l'infermo, poi andar via in fretta con un fazzoletto su la bocca per soffocare i singhiozzi irrompenti. donna rosolina, poco dopo, tutta impaurita, sporse il capo dall'uscio e vide venerina che se ne stava seduta lí. 6807_5862_000180 ma ciò non vuol dire che se ne sia stato in ozio e che quest'ozio sia stato vergognoso. ha meditato sempre, studiando a suo modo, sui casi della vita e sui costumi degli uomini. 6807_5862_000181 di ben altro. anna ora, per la prima volta, guardando senza neppur sospettarlo nella sua vita, con gli occhi di quella morta, trovava da lagnarsi del marito. 6807_5862_000182 davanti alla porta per l'angusta scala, una specie di barella sorretta penosamente da un gruppo di marinaj ansanti costernati sotto un'ampia coperta d'albagio. qualcuno stava a giacere su quella barella. 6807_5862_000183 perché qua i fidanzati non si lasciano soli, neppure per un momento. ci vuole. il lampione, sbuffava don pietro, e il cleen s'avviliva di tutte queste costrizioni che gli ammiserivano lo spirito e lo. 6807_5862_000184 c'erano tutti i suoi ricordi e tante lettere e alcuni ritratti. guardandolo obliquamente, mentr'egli rileggeva qualcuna di quelle lettere o se ne stava astratto con gli occhi invagati. 6807_5862_000185 e poiché, dopo quel primo scambio di frasi, la conversazione tra i due fidanzati avrebbe voluto continuare attraverso a lui, egli, battendo le pugna su la tavola, oh, insomma. esclamò: che figura ci faccio io, ingegnatevi tra voi. 6807_5862_000186 non si trattava più per lui del parto imminente della signora porrella che doveva dargli una sconfitta. si trattava dell'uomo dell'uomo che tutte quelle donne volevano che nascesse dal ventre di quella donna, dell'uomo quale può nascere dalla bruta necessità dei due sessi che si sono accoppiati. 6807_5862_000187 a grado a grado, tutta la scala della miopia. ormai da alcuni anni pareva che i libri se li mangiasse davvero, anche materialmente, tanto se li accostava alla faccia per leggerli. condannato dal medico, dopo quella tremenda caldana, a stare per quaranta giorni al bujo. 6807_5862_000188 altre volte il marito s'era allontanato dalla città, e non per pochi giorni soltanto, partendo anche di notte come quella volta. ma anna, ancora sotto l'impressione della scoperta di quel ritratto, provò una strana paura di restar sola e lo disse piangendo al marito. 6807_5862_000189 eh già, perché gli toccava per giunta di muovergliene il discorso in francese, quando non avrebbe saputo dirglielo neppure in siciliano, monsiurre, ma nièsse. e poi poteva spiattellargli chiaro e tondo che quella scioccona s'era innamorata o incapricciata di lui. 6807_5862_000190 e più incredibile che quella moglie si lasciasse portare con un'ostinazione che tanto più appariva crudele contro se stessa quanto più lei sembrava rassegnata allo sforzo insopportabile che doveva costarle. 6807_5862_000191 a che serviva tutto quel denaro con tanto accanimento guadagnato? chi se ne giovava? tutti ricchi e tutti poveri? non un teatro, né un luogo o un mezzo di onesto svago dopo tanto e cosí enorme lavoro. 6807_5862_000192 a poco a poco, venerina era riuscita a insegnare allo straniero qualche frase italiana e un po di nomenclatura elementare. con un mezzo semplicissimo: gl'indicava un oggetto nella camera e lo costringeva a ripeterne piú e piú volte il nome finché non lo pronunziasse correttamente. 6807_5862_000193 la signorina tilde pagliocchini si voltò a guardarlo con tanto d'occhi, come dice senza voce. e allora, come per me, 6807_5862_000194 me lo fai piangere, non sai tenerlo via via. esci un po di casa che stai a guardarmi, vedi come mi sono ridotta su. va a fare una visita alla zia rosolina, che non viene da tre giorni. forse vuol fatta davvero la corte, come dice zio pietro. 6807_5862_000195 il solo beau-frère. il solo beau-frère dov'è vous? seulement, venez, venez. e se lo condusse in casa. il cognato non sapeva ancora della nascita del bambino. aveva recato soltanto alla sposa alcuni doni per incarico della moglie lontana. 6807_5862_000196 venerina si nascose il volto con le mani, accennando piú volte di sí col capo, vivacemente don paranza, pur contento, in cuor suo alleggerito da quel peso, quando meno se l'aspettava, montò su le furie. 6807_5862_000197 ci andò una volta il cleen per far piacere alla moglie, ma ebbe dalla zitellona tale accoglienza che giurò di non ritornarci piú, né solo, né accompagnato. 6807_5862_000198 era tempo, perché donna rosolina non voleva piú saperne di far la guardia alla nipote, protestava d'esser nubile anche lei e che non le pareva ben fatto che due donne stessero a tener compagnia a quell'uomo ch'ella credeva veramente turco e perciò, fuori della grazia di dio. già si era levato di letto, poteva muoversi. 6807_5862_000199 petix non disse nulla e tutto si svolse in un attimo, quasi quietamente. come la donna s'accostò al pietrone per mettervisi a sedere, egli la afferrò per un braccio e la trasse con uno strappo fino all'orlo delle acque straripate. 6807_5862_000200 cosí avrai meno da spazzolare, aggiunse, rivolto alla moglie, e da rassettare, speriamo, e di nuovo emise quel suo riso stentato, battendo piú e piú volte le pàlpebre. 6807_5862_000201 sí, ma non doveva ripartire. fra pochi giorni era già in grado di uscir di casa e di recarsi a piedi sul tramonto. al molo vecchio. una frotta di monellacci scalzi stracciati, alcuni ignudi nati abbrustiti dal sole, seguiva ogni volta lars cleen in quelle sue passeggiate. 6807_5862_000202 e, in secondo luogo, perché i suoi parenti s'erano opposti al matrimonio suo col brivio, come se questi fosse stato responsabile dell'infamia e della morte violenta della moglie infedele. era lei, sí, era lei, senza dubbio, la prima moglie di vittore, colei che s'era uccisa. 6807_5862_000203 costarle. barellava, ansimava e aveva gli occhi come induriti nello spasimo, non già di quello sforzo disumano, ma dalla paura che non sarebbe riuscita a portare fino all'ultimo quel suo ingombro osceno nel ventre che le cascava. 6807_5862_000204 no, non per te che hai capito di nuovo. don pietro, con la testa tra le mani, si mise ad andare in qua e in là per la stanza. bestione somarone, e dico poco, ma quella bertuccia di tua zia che ha fatto qui ha dormito. 6807_5862_000205 gli occhi le si intorbidivano incontrando quelli del cleen e s'abbassavano subito. sorrideva per rispondere al sorriso di lui non meno impacciato. ma volentieri sarebbe scappata a chiudersi sola, sola, in camera, a buttarsi sul letto per piangere, sí, senza saper perché. 6807_5862_000206 in quel punto un altro squittío la fece voltare di scatto in dubbio se anche il primo fosse partito da qualche rondine sguizzante davanti la finestra. scostò con un piede l'arma sguainata e trasse in fuori, tra i due sportelli aperti, il cassetto pieno d'antichi abiti smessi del marito. 6807_5862_000207 sí, ecco, per conto suo, ma grazie tante. scattò balzando in piedi la signorina. lei si burla di me, che vuole che me ne faccia io dei suoi libri. se lei non deve sentire, ecco le spiego. rispose il balicci quieto con un amarissimo sorriso. 6807_5862_000208 ma anche questa speranza gli venne subito meno appena guardato il figlioletto nato da due giorni. durante la sua assenza, somigliava tutto alla madre: nero, nero, povero ninno, mio sicilianaccio, gli disse, venerina dal letto, mentre egli lo contemplava deluso nella cuna. 6807_5862_000209 e questo le dispiaceva. passarono presto quei dieci giorni in campagna. ritornati in paese, venerina accompagnò fino al vaporetto il marito, ma non volle imbarcarsi con lui per il viaggio di nozze concesso dal di nica. 6807_5862_000210 lars cleen si precipitò su una lancia e volò a bordo del suo piroscafo. col cuore in tumulto, non ragionava piú. ah partire, fuggire coi suoi compagni, parlare di nuovo la sua lingua, sentirsi in patria. lí sul suo piroscafo. 6807_5862_000211 niente, niente, caro pietro, manderò alla sposa un regaluccio in considerazione della nostra antica amicizia, ma non lo dire a nessuno, mi raccomando. dal canto suo, la zia donna rosolina si strizzò. si strizzò in petto il buon cuore che dio le aveva dato e venne fuori con un altro regaluccio a venerina. 6807_5862_000212 allora, sí, pietro mílio faceva denari a palate di interpreti per tutti i vapori mercantili che approdavano nel porto. non c'era altri che lui e quella pertica sbilenca di agostino di nica, che gli veniva appresso allora come un cagnolino affamato per raccattar le briciole ch'egli lasciava cadere. 6807_5862_000213 meglio se ti fossi coricato qui, mormorò tra sé e si rialzò stanca. il marito doveva partire quella sera stessa ed ella era entrata nella camera di lui per preparargli l'occorrente per il viaggio. 6807_5862_000214 quella cassetta in cui egli frugava con tanta insistenza, le richiamava davanti agli occhi l'immagine di quell'altro marinajo che lo aveva sollevato dalla barella come un bambino per deporlo sul letto lí e poi se n'era andato piangendo. 6807_5862_000215 vedi poi dici che non siamo fortunati. un vapore a ogni morte di papa, ma quell'uno che arriva è la manna. ringraziamo dio. ma chi è? si può sapere che è avvenuto? domandò di nuovo, venerina. 6807_5862_000216 nulla, ce n'andiamo. venerina ricadeva d'un tratto, in quei momenti, nel suo tedio neghittoso, inasprito da una sorda stizza o aggravato da una pena d'indefiniti desiderii. la casa le appariva vuota, di nuovo vuota la vita e sbuffava. 6807_5862_000217 vergognato. un uomo esclamò: don pietro ha fatto ridere alle mie spalle tutti i pesci del mare. ha fatto ridere dov'è chiamalo? fammelo dire questa sera stessa. non basta che l'abbia detto a te. 6807_5862_000218 brutti imbecilli, disse tra i denti, voltandosi a fulminarli con gli occhi. il cleen sorrideva e venerina si stizzí allora maggiormente. ma non sei buono da rompere il grugno a qualcuno di un po. ti lasci canzonare cosí, sorridendo da questi mascalzoni. 6807_5862_000219 venerina aveva fatto intender bene allo zio che il cleen non s'era ancora spiegato con lei chiaramente e gli aveva perciò raccomandato di comportarsi con la massima delicatezza, tirandolo prima con ogni circospezione a parlare, a spiegarsi. 6807_5862_000220 male lingue, non si sa mai, con un mattaccio come voi. ah, cara donna rosolina, che ne volete piú di me. ormai non posso farvi piú nulla. io le disse don pietro in carrozza di ritorno. 6807_5862_000221 e tu vorresti, chi sa. ogni qual volta ritornava in patria, la sorella gli ripeteva che volentieri avrebbe preferito di non rivederlo mai piú, mai piú in vita, se egli, in uno di quei suoi viaggi lontani, si fosse innamorato di una buona ragazza e la avesse sposata. 6807_5862_000222 il cleen sorrise timido, smarrito, e chinò leggermente il capo piú volte: oui, riprese don paranza e va bene. 6807_5862_000223 solo il cognato. non gli chiese nulla. gli lesse negli occhi la disperazione, il violento proposito con cui era volato a bordo, e lo guardò per fargli intendere che egli aveva compreso. non c'era tempo da perdere. sonava già la campana per dare il segno della partenza. 6807_5862_000224 invece è voluto arrivare fino a porto empedocle perché sapeva che c'era pietro mílio pesce-somaro, basta, andrò oggi stesso a girgenti per trovargli posto all'ospedale. passo prima da tua zia, donna rosolina. voglio sperare che mi farà la grazia di tenerti compagnia finché io non ritornerò da girgenti. 6807_5862_000225 e siccome l'uno e l'altro dei contendenti alla loro presenza riprendevano a gridare piú forte, ciascuno le proprie ragioni, pensarono bene, per togliere quello spettacolo, di condurli in vettura al piú vicino posto di guardia. 6807_5862_000226 ma piú ira gli suscitava l'esclamazione che il cleen aveva imparata da lui e ripeteva spesso sorridendo. nel sollevare a sua volta la canna porco, diavolo don paranza, dimenticandosi in quei momenti di parlargli in francese, prorompeva. 6807_5862_000227 udiva lo squillo della campana di bordo, respirava l'odore particolare della sua antica cuccetta, vi si chiudeva a pensare, a fantasticare. poi riapriva gli occhi e allora, non già quello che aveva veduto, ricordando e fantasticando gli sembrava un sogno. 6807_5862_000228 e perché cosí mesto lo sguardo di quegli occhi intensi. tutto il volto spirava un profondo cordoglio e anna ebbe quasi dispetto della bontà umile e vera che quei lineamenti esprimevano. 6807_5862_000229 lo straniero, scostando tutti, si chinò su la barella, ne tolse via cautamente la coperta e, sotto gli occhi di venerina raccapricciata scoprí un povero infermo quasi ischeletrito. 6807_5862_000230 sforzando la vocetta fessa. quest'ultimo voleva darsi ragione e agitava di continuo le mani che brandivano: l'una un bastoncino d'ebano dal pomo d'avorio, l'altra un libraccio di stampa antica. 6807_5862_000231 anche lei, dunque, davvero, aveva sofferto per lui anche lei. anche lei, accorgendosi di non essere amata, aveva sentito quel vuoto angoscioso. sí, sí, domandò anna soffocata dal pianto. 6807_5862_000232 solo un po strano per via di quei libri. ah, per quei libracci maledetti. anche lei, povera vecchia, eccola là, non sapeva piú se fosse donna o strofinaccio, purché lei glieli legga bene. 6807_5862_000233 il guajo viene quando, di quelle inclinazioni e capacità e intenzioni, di quei sentimenti e istinti, seguiti da dentro perché si hanno e si sentono, si vuol vedere da fuori lo scopo che, appunto perché cercato cosí da fuori non si trova più, come non si trova più nulla. 6807_5862_000234 senza mai voler degnare non che d'una parola, ma neppur d'un lieve cenno di saluto. nessuno ho detto: veniamo al fatto. ma un fatto è come un sacco: che vuoto non si regge. 6807_5862_000235 ma no, scusi, teme che glielo dia? davvero non glielo do, dicevo per farle avvertir subito la differenza. ecco, mi provo a leggere quasi senza voce. badi però che leggendo cosí io fischio l'esse professore alla nuova prova, il balicci si contorse peggio di prima. 6807_5862_000236 io le proibisco di dire che non è com'è detto là. le gridò levando le braccia: m'importa un corno che lei c'è stata, è com'è detto là e basta. dev'essere cosí e basta. 6807_5862_000237 lars, gridava venerina, infuriandosi ora anche contro lo zio, che chiamava a quel modo il fidanzato, come tutto il paese. ma se è lo stesso, sospirava seccato don pietro alzando le spalle. 6807_5862_000238 ora, ogni mattina, levandosi dal divanaccio con le ossa indolenzite don pietro, si esortava cosí coraggio don paranza alla doppia pesca e preparava gli attrezzi. 6807_5862_000239 splendeva bianchissima, mentre il mare d'un verde cupo di vetro presso la riva s'indorava tutto nella vastità tremula dell'ampio orizzonte chiuso, da punta bianca a levante, da capo rossello a ponente. 6807_5862_000240 qualcosa, ella chinò il capo per significargli che aveva compreso e corse a prendergli l'occorrente. quando egli ebbe finito, le consegnò la lettera e una borsetta venerina. non comprese le parole ch'egli le disse, ma comprese bene dai gesti e dall'espressione del volto che le raccomandava il povero compagno. 6807_5862_000241 vedo, le rispondeva lui con una voce che pareva arrivasse da lontano, lontano, poi riscotendosi con un sospiro. eppure ricordo che erano di pepe. 6807_5862_000242 ne erano trascorsi già tre. volentieri si sarebbe rimbarcato sul suo piroscafo di ritorno, volentieri si sarebbe riunito ai compagni. ma come trattenersi tre altri mesi, cosí senza piú alcuna ragione, nella casa che l'ospitava? 6807_5862_000243 con quella porcheria che gli avevano cacciato nello stomaco. a bordo se lo lasciò scappare don paranza. non voleva mostrare il tenerissimo affetto che gli era nato per quel bimbo ch'egli chiamava gattino venerina. si mise a ridere. 6807_5862_000244 venerina e lo zio intanto parlavano di lui nella nuova casetta in cui anche don pietro aveva preso stanza. sí, diceva lei sorridendo, è proprio come tu hai detto. 6807_5862_000245 ma tutta la loro conversazione si riduceva per venerina, che non intendeva il francese e tanto meno il norvegese, a una variazione di tono nel pronunziare il nome di lui: cleen. 6807_5862_000246 lontana. era dispiacentissimo di non poter riabbracciare lars. fra tre giorni l'hammerfest doveva ripartire per marsiglia venerina. non poté scambiare una parola con quel giovine dalla statura gigantesca. 6807_5862_000247 dalla lettera lasciatagli dal compagno insieme col denaro, sapeva che l'hammerfest, dopo il viaggio in america, sarebbe ritornato a porto empedocle fra sei mesi. 6807_5862_000248 che scopo? soltanto quello di farla. ma sí, dio mio, come si fa oggi questa e domani un'altra, o anche la stessa cosa ogni giorno? secondo le inclinazioni o le capacità, secondo le intenzioni, secondo i sentimenti o gl'istinti? come si fa? 6807_5862_000249 meno male che io. ma sí, se padron di nica vorrà saperne domani, domani si vedrà. dormiamo. faceva affaroni col suo vaporetto agostino di nica. 6807_5862_000250 non per lui, non per lui. mormorò allora con smaniosa ostinazione, come se ingiuriandola sperasse di liberarsene e si sforzò di richiamare alla memoria quanto sapeva intorno a. 6807_5862_000251 e che quei platani, là, poiché a tempo avevano rimesso le foglie, ora a tempo se ne spogliassero per rimaner come morti fino alla ventura primavera. 6807_5862_000252 oltre alla differenza di età, ai diciotto anni, che il marito aveva piú di lei, ostacolo piú grave per il padre era stata la posizione finanziaria di lui, soggetta a rapidi cambiamenti per le imprese rischiose a cui soleva gettarsi con temeraria fiducia in sé stesso e nella fortuna. 6807_5862_000253 non c'era piú da aver paura. le narrò a bassa voce la scena commovente tra i due compagni e la pregò che sedesse anche lei a vegliare quel poveretto che moriva, abbandonato nel silenzio della sera sopravvenuta, sonò a un tratto acuto, lungo, straziante, il fischio d'una sirena, come un grido umano. 6807_5862_000254 il marito era fatto per lavorare, la moglie per badare alla casa e far figliuoli. qua, pensava il cleen, qua tutta la vita, e si sentiva stringere la gola sempre piú da un nodo di pianto. 6807_5862_000255 pesce di nuovo genere, non ti confondere. le rispose don pietro, promovendo il sorriso dei marinaj che s'asciugavano la fronte. vera grazia di dio sù, figliuoli, sbrighiamoci di qua sul mio letto. e condusse i marinaj col triste carico nella sua camera ancora sossopra. 6807_5862_000256 venerina s'era nascosto il volto con le mani. gli vuoi bene? ripeté: don pietro ci vuol tanto. a dir di sí, io non lo so. rispose venerina tra due singhiozzi. 6807_5862_000257 maledizione. strillò la zitellona cinquantaquattrenne riparandosi d'un balzo dietro una cortina. chi entra? che modo? ho gli occhi chiusi. ho gli occhi chiusi. protestò. pietro, mílio, non guardo le vostre bellezze. 6807_5862_000258 io, io te lo caccio via. però ora stesso, venerina lo trattenne di nuovo, scoppiando questa volta in singhiozzi e buttandoglisi sul petto. don paranza sentí mancarsi le gambe. con la mano rimasta libera accennò il segno della croce. 6807_5862_000259 non se ne sarebbe afflitto tanto egli, se anche a casa sua, come lí sul vaporetto, non si fosse sentito estraneo. casa sua, questa, in quel borgo di sicilia. 6807_5862_000260 ma dalla tristezza di questi avvenimenti, da lei rievocati dalla viltà del valli e, dopo tanti anni, dalla dimenticanza del marito, il quale, come se nulla fosse stato, s'era potuto rimettere nella vita e riammogliare dalla gioja che ella stessa aveva provato nel divenir moglie di lui. 6807_5862_000261 dalla norvegia o dal console di palermo. avrebbe avuto il rimborso delle spese, probabilmente, ma di quest'altro guajo qui, chi lo avrebbe ricompensato? 6807_5862_000262 e qui, donna rosolina che toglieva ogni volta pretesto dalle continue disgrazie di don paranza per parlare, con mille reticenze e sospiri, del suo mancato matrimonio. anche in quest'ultima volle vedere la mano di dio, il castigo. il castigo d'una colpa remota di lui, quella di non aver preso lei in moglie. 6807_5862_000263 e chi, chi? quello, ah sí, gliele metteva davanti apposta. oh bella, oh bella, lo denunzio. gridò allora il signore balzando in piedi con le mani protese e strabuzzando gli occhi con scontorcimenti di tutto il volto, ridicoli e pietosi a un tempo. 6807_5862_000264 ormai era detto lí, in quel borgo, lí su quel guscio e per quel mare tutta la vita. incerto, come si sentiva ancora nella nuova esistenza, non riusciva a immaginare nulla di preciso per 6807_5862_000265 o guardandosi le mani e rigirandosi pian piano gli anelli attorno alle tozze dita. anche quel giorno vollero arrivare alla meta, non ostante che il fiume, per le abbondanti piogge recenti, fosse in piena e straripato minacciosamente sul declivio, quasi fin sotto a quel loro pietrone. 6807_5862_000266 non posso vederti cosí i fai rabbia e pena. fuori non lo vedeva, ma dall'aria triste con cui egli si disponeva a uscire, cacciato cosí di casa, come un cane caduto in disgrazia. 6807_5862_000267 forse perché diciott'anni addietro, al tempo della prima gravidanza, la donna aveva preparato di tutto punto il corredino del nascituro: fasce, cuffiette, camicine, bavaglini, vestine lunghe infiocchettate. 6807_5862_000268 e altri isolati già compiuti, rimaner deserti lungo intere vie di quartieri nuovi per cui non passava mai nessuno e l'erba, nel silenzio dei mesi, rispuntare ai margini dei marciapiedi, rasente ai muri e poi 6807_5862_000269 come quella volta che, traversando l'oceano in tempesta, s'era buttato dall'hammerfest per salvare un compagno. sí, era vero, e senza alcun merito, perché la sua vita per lui non aveva piú prezzo. 6807_5862_000270 per improvvisa curiosità si mise allora a rovistare in esso e nel riporre una giacca logora e stinta, le avvenne di tastare negli orli, sotto il soppanno, come un cartoncino scivolato lí dalla tasca in petto sfondata. volle vedere che cosa fosse quella carta caduta lí chi sa da quanti anni e dimenticata. 6807_5862_000271 seccante? forse sí, ma naturalissimo per loro che quel vento insorgesse cosí di tratto in tratto e sbattesse furiosamente di qua e di là tutte quelle foglie accartocciate, senza mai riuscire a spazzarle via. 6807_5862_000272 la gente si fermava a osservarlo, mentre egli se ne stava in quell'atteggiamento, tra smarrito ed estatico. lo guardava come si guarda una gru o una cicogna stanca e sperduta discesa dall'alto dei cieli. 6807_5862_000273 si alzò per sottrarsi all'oppressione di quei pensieri. aggiornava: le stelle erano morte. nel cielo crepuscolare, la luna smoriva a poco a poco. ecco laggiú ancora, accesa la lanterna verde del molo. 6807_5862_000274 sapeva che costui aveva sposato, qualche anno dopo, quasi a provare ch'era innocente della colpa che gli voleva addebitare, il brivio di cui aveva respinto energicamente la sfida protestando che non si sarebbe mai battuto con un pazzo assassino. 6807_5862_000275 anna sussultò al rumore della porta ch'egli si chiuse dietro con impeto. rimase col lume in mano nella saletta e sentí raggelarsi le lagrime negli occhi. poi si scosse e si ritirò in fretta nella sua camera per andar subito a letto. 6807_5862_000276 zio, zio. gridò venerina, ma la voce dello zio le rispose dietro quel gruppo d'uomini che s'affannava a salire gli ultimi gradini. niente, non ti spaventare, ho fatto pesca anche stamattina. la grazia di dio non ci abbandona. 6807_5862_000277 guardava le due scogliere del nuovo porto, ora tese al mare come due lunghe braccia per accogliere in mezzo il piccolo molo vecchio al quale, in grazia della banchina, era stato serbato l'onore di tener la sede della capitaneria, e la bianca torre del faro principale. 6807_5862_000278 zitellona corse ranca, ranca a rintanarsi di nuovo, ma venerina, coraggiosamente lo accompagnò nella camera dell'infermo. già quasi al bujo, accese una candela e la porse allo straniero, che la ringraziò chinando il capo con un mesto sorriso. 6807_5862_000279 gli piaceva, sí, quella bruna siciliana, cosí vivace, con quegli occhi di sole. le era gratissimo dell'amorosa assistenza. le doveva la vita, sí, ma sua moglie davvero già concluso. 6807_5862_000280 nel terzo, una sola camicia, chi sa da quanto tempo inamidata, ingiallita don paranza, l'aveva tratta fuori con due dita cautamente, come se anche quella avesse temuto abitata dai prolifici animaletti dei due piani superiori. 6807_5862_000281 ma il balicci aveva accolto ogni volta questa ricetta con quel sorriso vano con cui si risponde a una celia troppo evidente. no, gli aveva detto il medico. e allora séguiti a leggere e poi mi lodi, la fine lei ci perde la vista, glielo dico io. 6807_5862_000282 ma speriamo che l'aria del nostro mare, che dev'essere, sai, piú salato di quello del suo paese, gli giovi. ho gran paura anch'io, però, che somigli troppo a me quanto a giudizio. 6807_5862_000283 trovarono venerina, su tutte le furie quel giovine straniero s'era arrischiato a picchiare all'uscio della camera dove ella s'era chiusa, e chi sa che cosa le aveva bestemmiato nella sua lingua. poi se n'era andato. 6807_5862_000284 in punta di piedi. appena il balicci le assegnava il libro da leggere, la signorina tilde pagliocchini volava via dallo studio e se n'andava a conversare di là con la vecchia domestica. 6807_5862_000285 e va bene. esclamava don paranza, sono diventato beau-père. non sarebbe stato niente se, in qualità di beau-père, non avessero voluto ubriacarlo nonostante le sue vivaci proteste. 6807_5862_000286 doveva essere a questo patto che lavorasse il posto. ecco, glielo aveva procurato lui. quando poi il piroscafo sarebbe arrivato dall'america, ne avrebbe avuti due di posti. e allora a sua scelta, o questo o quello, quale gli sarebbe convenuto di piú. 6807_5862_000287 fra altri pensieri, si dibatteva don pietro sul divanaccio che strideva con tutte le molle sconnesse. le molle stridevano e don paranza sbuffava: pazzi, pazzi. come hanno fatto a intendersi se l'uno non sa una parola della lingua? 6807_5862_000288 ma nel tirare, invece del cassetto, venne fuori agevolmente dal bastone una lucida lama insidiosa- non se l'aspettava n'ebbe ribrezzo e si lasciò cadere di mano il fodero dello stocco. 6807_5862_000289 ma poco dopo, quando il vaporetto finalmente si fu ormeggiato nel molo e il cleen poté scenderne, quella sua gioja fu improvvisamente turbata dalla stizza udendo il saluto che gli altri marinaj rivolgevano, quasi miagolando, al suo fidanzato: bon cion. 6807_5862_000290 su l'hammerfest. appena entrato in porto, fu accolto con gran festa da tutti i marinai compagni del cleen, egli che per gli affari del viceconsolato se la sbrigava con quattro frasucce solite. 6807_5862_000291 e che gli richiamasse il suo paese, lontano che sperava, quand'anche, quand'anche. non sarebbe forse cresciuto lí, come tutti gli altri ragazzi del paese, sotto quel sole cocente, con quelle abitudini di vita alle quali egli si sentiva estraneo? 6807_5862_000292 e al suo posto il mílio aveva trovato tant'altri interpreti, uno piú dotto dell'altro, in concorrenza fra loro. agostino di nica, dopo la partenza di lui per l'esilio rimasto solo, s'era fatto d'oro e aveva smesso di far l'interprete per darsi al commercio con un vaporetto di sua proprietà. 6807_5862_000293 gattino zio. gli gridò, venerina, offesa e sorridente, era felice, le era venuto il da fare in quelle lunghe sere nella casa sola: cuffiette, bavaglini, fasce, camicine, e non le sere soltanto. 6807_5862_000294 a spese della vecchia girgenti che, sdrajata su l'alto colle a circa quattro miglia dal mare, si rassegnava a morir di lenta morte per la quarta o la quinta volta, guardando da una parte le rovine dell'antica acragante, dall'altra il porto del nascente paese. 6807_5862_000295 ma poi, prima il cleen, con qualche ritegno, lo pregò di tradurre per venerina un pensiero gentile che egli non avrebbe saputo manifestarle. quindi, venerina, timida e accesa, lo pregò di ringraziarlo e di dirgli che cosa. domandò don paranza, sbarrando tanto. 6807_5862_000296 quando la veste le cadde attorno ai piedi, pensò che il ritratto era là e con viva stizza si sentí guardata e commiserata da quegli occhi dolenti che tanta impressione le avevano fatto. 6807_5862_000297 si sarebbe sentito meno sperduto, con lo spirito meno confuso, meno sparpagliato. fece mettere un avviso nei giornali per avere qualcuno pratico di biblioteche che si incaricasse di quel lavoro d'ordinamento. 6807_5862_000298 quando voleva qualche cosa, aspettava che venerina si voltasse a guardarlo, e allora congiungeva le mani in segno di preghiera, e quindi spiccicava piú che mai, imperioso e reciso il suo voglio. 6807_5862_000299 malta a la valletta. in quei dodici anni s'era fatto un po di largo, ajutato dagli altri fuorusciti, ma il sessanta ci pensava e fremeva ancora a milazzo, una palla in petto. 6807_5862_000300 un pajo d'orecchini a pendaglio del mille e cinque faceva però la finezza di offrire agli sposi, per quei dieci giorni di luna di miele, la sua campagna sotto il monte cioccafa. 6807_5862_000301 gli aveva risposto da trondhjem con una lunga lettera piena d'angoscia e di lieta meraviglia e annunziato che l'hammerfest a new york, aveva ricevuto un contr'ordine ed era stato noleggiato per un viaggio nell'india, come le aveva scritto il marito. chi sa dunque se egli lo avrebbe piú riveduto? e la sorella? 6807_5862_000302 venerina gli si raccomandò di nuovo con gli occhi e scappò via don pietro. entrò nella camera del cleen. questi se ne stava con la fronte appoggiata ai vetri del balcone a guardar fuori, ma non vedeva nulla. 6807_5862_000303 che cosa di pepe, professore. certi alberi, certi alberi in un viale là. veda nella terza scansia, al secondo palchetto, forse il terz'ultimo libro. 6807_5862_000304 sorridendo, la moglie del garzone annunziava che uno dei cinque figliuoli, il secondo, aveva le febbri da due mesi e se ne stava lí su lo strame come un. 6807_5862_000305 frutto di queste continue meditazioni, un tedio infinito, un tedio insopportabile tanto della vita quanto degli uomini. fare per fare una cosa, bisognerebbe star dentro alla cosa da fare come un cieco, senza vederla da fuori o, se no, assegnarle uno scopo. 6807_5862_000306 tutti gli odori di quel paese, cresciuto quasi con lui, erano cosí pregni di ricordi per don paranza, che, non ostante la miseria della sua vita, era per lui un rammarico pensare che gli anni che facevano lui vecchio erano invece la prima infanzia del paese. 6807_5862_000307 qualche famiglia decaduta o di ceto medio d'impiegati o di professori ha cominciato a cercar ricovero, o per non averlo trovato altrove, o per bisogno o amor di risparmio. 6807_5862_000308 le importava piú di niente. ora, non s'acconciava neppure pochino. quand'egli doveva arrivare, rifatti un po i capelli. almeno le consigliava: donna rosolina, non stai bene, cosí? 6807_5862_000309 quelle a sostenere che la signora porrella avrebbe questa volta fatto il figlio e lui a dir di no, che neanche questa volta l'avrebbe fatto. e quanto più premurose, con infinite cure e consigli e attenzioni, quelle covavano il ventre della donna che di mese in mese ingrossava. 6807_5862_000310 il povero cleen che poteva fare? sorrideva mansueto e si provava a pronunziar meglio, ma poi, dopo due giorni doveva ripartire e di quelle lezioni, cosí spesso interrotte, non riusciva a profittare quanto venerina avrebbe desiderato. 6807_5862_000311 venerina non si risolveva ancora a uscire dalla sua cameretta quando udí per la scala, uno scalpiccío confuso tra ànsiti affannosi e la voce dello zio che gridava: piano piano, eccoci arrivati. corse ad aprire la porta. s'arrestò sgomenta, stupita, esclamando: oh dio che. 6807_5862_000312 volle che lo zio le ripetesse in siciliano ciò che egli diceva per il piccino. dice che somiglia a te. rispose don paranza, ma non ci credere, sai, somiglia a me invece. 6807_5862_000313 chi glielo dava l'amo per tirarlo a parlare. si fermava in mezzo alla stanza con le labbra strette, gli occhi sbarrati, poi scoteva in aria le mani ed esclamava: l'amo francese. 6807_5862_000314 eppure quest'ultimo strazio non fu risparmiato al cleen. per un ritardo nell'arrivo delle polizze di carico, l'hammerfest dovette rimandare d'un giorno la partenza. si disponeva già a salpare da porto empedocle quando il vaporetto del di nica entrò nel molo. 6807_5862_000315 ma presto egli poté anche dire: aprire, chiudere finestra, prendere bicchiere e anche voglio andare letto. se non che imparato quel voglio, cominciò a farne frequentissimo uso e l'impegno che metteva nel superare lo stento della pronunzia dava un piú reciso tono di comando alla parola. 6807_5862_000316 passando da un ordine di studii all'altro, dalla medicina alla legge, dalla legge alle matematiche, da queste alle lettere e alla filosofia, non dando mai, è vero, nessun esame, perché non si sognò mai di fare il medico o l'avvocato, il matematico o il letterato o il filosofo. petix non ha voluto fare, in verità, mai nulla. 6807_5862_000317 quell'altro all'amante, costringendo quasi lo sguardo e la tristezza di quegli occhi a rivolgersi non piú a lei, ma all'antico amante di cui ella conosceva soltanto il nome: arturo valli. 6807_5862_000318 e venerina, che dalla sera avanti sapeva del prossimo arrivo del nuovo piroscafo norvegese, ecco qua non gli aveva preparato né la camicia inamidata, né la cravatta, né i bottoni, né la finanziera, nulla insomma. 6807_5862_000319 appena coricata, chiuse gli occhi e s'impose di seguire col pensiero il marito per la via che conduceva alla stazione ferroviaria. se l'impose per astiosa ribellione al sentimento che tutto quel giorno l'aveva tenuta vigile a osservare, a studiare il marito. 6807_5862_000320 norvegia, viceconsole della scandinavia a porto empedocle don paranza faceva nello stesso tempo anche da interprete su i rari piroscafi che di là venivano a imbarcar zolfo a ogni vapore. una camicia inamidata non piú di due o tre l'anno per amido, poca spesa. 6807_5862_000321 ma che, ma che, ma che proruppe su tutte le furie. io ci sono stata, sa, e le so dire che non è com'è detto qua. il balicci si levò in piedi, tutto vibrante, d'ira e convulso. 6807_5862_000322 professore, sbuffava il giovanotto, ma cosí badi che non la finiamo piú. sí, sí, ecco, ecco. riconosceva subito il balicci. ma lo metta qua, questo aspetti, mi faccia toccare dove l'ha messo bene. bene, qua, per sapermi raccapezzare. 6807_5862_000323 ma egli si arrestava quando ella se l'aspettava meno, davanti a certe cose per lei cosí comuni. ebbene, fichi d'india che stai a guardare. 6807_5862_000324 pedalini di lana che aspettavano ancora di essere usati, ormai ingialliti e stecchiti nella loro insaldatura come cadaverini. ormai da dieci anni, tra tutte quelle donne del casamento che figliavano a più non posso e nicola petix, che a più non posso odiava questa loro sporca figliolanza, s'era impegnata come una sfida. 6807_5862_000325 dove il viale, svoltando ancora una volta dopo sant'agnese e restringendosi un poco, declina verso la vallata dell'aniene. ogni giorno, seduti su quel pietrone, si riposavano della lunga e lenta camminata per una mezz'oretta. 6807_5862_000326 non che adesso, in qualcuna di queste grandi e miserabili case, pur tra cotali inquilini rimasti a compir l'opera di distruzione sulle pareti e sugli usci e sui pavimenti, 6807_5862_000327 si distraeva, non vedeva piú il sughero, non vedeva piú il mare e solo rientrava in sé quando l'acqua, tra gli scogli vicini, dava un piú forte risucchio stizzito, tirava allora la lenza e gli veniva la tentazione di sbatterla in faccia a quell'ingrato. 6807_5862_000328 lui, lui stesso, porco diavolo, m'ha attizzato il fuoco in casa. si scotti, si bruci quell'aria da mammalucco, da innocente, piovuto dal cielo gliel'avrebbe fatta smettere lui. 6807_5862_000329 poi, uscendo, soggiunse alla nipote: i raccomando, te ne starai di là in camera tua. vado e torno con tua zia per istrada. alla gente che gli domandava notizie, seguitò a rispondere senza nemmeno voltarsi: pesca, pesca, tricheco. 6807_5862_000330 sospettare solo, gnornò, verrò io piú tardi a casa vostra, se non volete venire qua con venerina. si vide cosí messo alla porta e non seppe né poté riderne come venerina quand'egli le raccontò. 6807_5862_000331 poggiò allora i gomiti sul letto non toccato, poi vi si stese con tutto il busto, piegando il bel capo biondo su i guanciali e socchiudendo gli occhi, come per assaporare, nella freschezza del lino, i sonni che egli soleva dormirvi. uno stormo di rondini sbalestrate guizzarono, strillando davanti alla finestra. 6807_5862_000332 lo curavano con certi loro decotti infallibili. sarebbe guarito come erano guariti gli altri. e intanto il poverino, che pena. se ne stava a rosicchiare, svogliato, un tozzo di pan nero. 6807_5862_000333 a che cosa stava pensando. don paranza si piantò in mezzo alla camera con le gambe aperte, tentennando il capo. avrebbe voluto fargli un predicozzo da vecchio zio brontolone. 6807_5862_000334 apriva pian piano l'uscio e sporgeva il capo a guardare, col lume in mano, nella saletta buja che era avvenuto? intese solo i singhiozzi di venerina di là e se ne turbò profondamente. perché quella lite? e perché piangeva ella cosí? 6807_5862_000335 magari potessi venirci anch'io. vedresti di che cuore mi schiaffeggerei se m'incontrassi con me stesso per le vie de la valletta, com'ero allora giovane patriota imbecille. 6807_5862_000336 il turbine di quelle foglie morte, buttare i piedi allo stesso modo, nello stesso tempo gravi compunti, come per un cómpito assegnato. la meta della quotidiana passeggiata era un pietrone oltre la barriera. 6807_5862_000337 venuto da girgenti ad abitare alla marina, come allora si chiamavano quelle quattro casucce sulla spiaggia alle cui mura, spirando lo scirocco, venivano a rompersi furibondi i cavalloni. 6807_5862_000338 casa, difficoltà ch'egli non riusciva a penetrare. mah, tant'altre cose da che usciva di casa gli sembravano strane. in quel paese bisognava partire senz'aspettare il piroscafo, questo era certo, e avrebbe perduto il posto di nostromo. 6807_5862_000339 grossi orecchini agli orecchi, la fronte simmetricamente virgolata da certi mezzi riccetti unti non si sa di qual manteca e tinte le guance e le labbra. eccomi, eccomi. 6807_5862_000340 ma era il nome, quello, o una parola affettuosa. l'infermo guardava negli occhi il compagno come se non lo riconoscesse, e allora ella vide il corpo gigantesco di quel giovine marinajo sussultare. 6807_5862_000341 il grido, tre volte ripetuto, d'un banditore dalla voce formidabile: chiamava tutti al lavoro sulla spiaggia. uomini di mare alla fatica don paranza. li udiva dal letto ogni alba, quei tre appelli, e si levava anche lui, ma per andarsene alla pesca brontolando. 6807_5862_000342 gronghi, venerina, assistette dopo cena a quel dialogo che voleva essere in francese tra lo zio e lo straniero- dialogo si sarebbe detto diverbio- piuttosto a giudicare dalla violenza dei gesti ripetuti con esasperazione dall'uno e 6807_5862_000343 in tre anni di matrimonio, anna, circondata da agi, aveva potuto ritenere ingiuste o dettate da prevenzione contraria le considerazioni della prudenza paterna quanto alle sostanze del marito, nel quale, del resto, ella ignara riponeva la medesima fiducia che egli in se stesso. 6807_5862_000344 e lí, su la scogliera del porto, mentre riforniva gli ami di nuova esca, si voltava a guardare l'arso che se ne stava seduto su un masso poco discosto, diritto su la vita, con gli occhi chiari, fissi al sughero della lenza che galleggiava su l'aspro azzurro dell'acqua luccicante d'aguzzi tremolii. 6807_5862_000345 santo nome di dio, gemette don pietro alla vostra età. dite sul serio: né vecchio né giovane, è moribondo. sbrigatevi. 6807_5862_000346 la quale, come può bene immaginarsi, ne fece in poco tempo tale scempio che quando alla fine, con l'andar degli anni, cominciò a roma veramente la penuria degli alloggi, troppo presto temuta prima, troppo tardi, rimediata poi per la paura che teneva tutti di far nuove costruzioni, a causa di quella solenne scottatura. 6807_5862_000347 altro che bestia. si meritava d'esser chiamato. da circa due mesi teneva in casa e cibava come un pollastro. quel marinaio, piovutogli dal cielo a girgenti, manco a dirlo, non aveva potuto trovargli posto. 6807_5862_000348 ma lí ora possibile. questo paesello di mare in sicilia, cosí lontano. lontano era dunque la meta segnata dalla sorte alla sua vita. era egli giunto, senz'alcun sospetto, al suo destino. 6807_5862_000349 ebbene, l'uomo volle distruggere petix, quando fu certo che, finalmente, quella sedicesima gravidanza avrebbe avuto il suo compimento. l'uomo, non uno dei tanti, ma tutti in quell'uomo, per fare in quell'uno la vendetta dei tanti che vedeva lí. 6807_5862_000350 sgomento. quando ih che prescia, esclamò don paranza appena si accorse delle prime nausee, dei primi capogiri, lo previde, quel boja d'agostino di un po, hai avuto paura che tuo zio non ci arrivasse a sentire la bella musica del gattino. 6807_5862_000351 detto babbalacchio. minchione domandava: don paranza, va là, è buono, è buono. e buono che significa zio? osservava sospirando venerina. 6807_5862_000352 forzando la consegna della serva. s'introdusse in casa di donna rosolina, la trovò in gonnella e camicia, con le magre braccia nude e un asciugamani su le spallucce ossute che s'apparecchiava il latte di crusca per lavarsi la faccia. 6807_5862_000353 di cui, a mio modo di vedere, sarebbe la conseguenza più naturale, corroborati come sono l'una e l'altro dall'esplicito rifiuto d'un difensore, ma non voglio anticipar giudizii né mettere avanti per ora la mia opinione. séguito a discutere col signor giudice istruttore. 6807_5862_000354 col camposanto prossimo, ove i fedeli superstiti si recano ogni sabato a ornare di fiori le tombe dei loro morti. ella non riuscí a comprendere perché le mostrasse quella veduta. 6807_5862_000355 di nica, con molti, se con molti, ma aveva accettato la proposta presentatagli dal mílio come una vera fortuna per lui. e le conseguenze: il vaporetto nuovo sarebbe stato pronto fra un mese al piú e lui, il cleen, vi si sarebbe imbarcato in qualità di interprete a prova per il primo mese. 6807_5862_000356 scendendo alla spiaggia, vedeva le spigonare dalla vela triangolare ammainata a metà su l'albero in attesa del carico, oltre il braccio di levante lungo la riva sulla quale si allineava la maggior parte dei depositi di zolfo. 6807_5862_000357 mah pazienza, l'avrebbero smesso col tempo. a poco a poco egli, con l'uso continuo e l'ajuto di venerina, avrebbe imparato a parlare correttamente. 6807_5862_000358 diceva, giacché pure per forza, un giorno o l'altro venerina sarebbe stata l'erede di tutto quanto ella possedeva della casa del poderetto lassù sotto il monte cioccafa. 6807_5862_000359 non ebbe piú tempo né voglia di curarsi di sé. tutta in pensiero già per l'angioletto che sarebbe venuto dal cielo. zia rosolina dal cielo, gridava alla zitellona pudibonda, abbracciandola con furia e scombinandola tutta. 6807_5862_000360 ma se ella sapeva che quella vecchia era cosí fastidiosamente matta, perché spingerlo a fargli fare quella ridicola figura? voleva forse ridere anche lei alle sue spalle? non hai trovato ancora un amico? gli domandava venerina. no, 6807_5862_000361 si era raffigurata una donna piuttosto grassa e rubiconda, con gli occhi lampeggianti e ridenti, inclinata al riso, agli spassi volgari. e invece ora eccola: una giovinetta che dalle pure fattezze spirava un'anima profonda e addolorata. 6807_5862_000362 poi si nascose di nuovo il volto: con le mani se lo tenne stretto, stretto cosí, e andò a buttarsi sul letto vestita. non lo sapeva davvero se lo amava, ma intanto baciava e stringeva il guanciale del lettuccio. 6807_5862_000363 scotendo la testa e soffiando per il naso un gran sospiro, come se si sgonfiasse di tutta quell'allegria dimostrata alla nipote. vorrei aver fatto felice quella povera figliuola. 6807_5862_000364 che t'ha detto, che t'ha inventato, incalzò venerina tutta accesa. vuole andarsene e tu lascialo andare, non me n'importa nulla, sai proprio nulla. 6807_5862_000365 ah oui, l'arso, sí dommage. che rabbia dice: eh, certo non sarà possibile vederlo, se il capitano, capisci già già: oui, engagement, impegni commerciali. capisci, il vapore non può aspettare. 6807_5862_000366 l'odore speciale che la polvere dello zolfo sparsa dappertutto dava al sudore degli uomini affaccendati. l'odore del catrame, l'odore dei salati, l'afrore che esalava sulla spiaggia dalla fermentazione di tutto quel pacciame d'alghe secche misto alla rena bagnata. 6807_5862_000367 nostromo partire, piangeva per questo la sua giovane amica infermiera. fino a notte avanzata, lars cleen stette lí seduto sul letto a pensare, a fantasticare. 6807_5862_000368 ma senza codesti occhiacci, gli raccomandò. venerina, sorridendo, don paranza si placò, scosse il testone lanoso e borbottò nella barba. 6807_5862_000369 beato lui. a me invece pensava: don paranza con tutta la mia miseria. mi tocca d'indossare la finanziera e d'impiccarmi in un colletto inamidato. sono viceconsole io. 6807_5862_000370 e tante all'improvviso restare ruderi nuovi, alzate fino ai quarti piani a infracidar, senza tetto, con tutti i vani delle finestre sguarniti e fissato ancora in alto ai buchi dei muri grezzi qualche resto dell'impalcatura abbandonata, annerito e imporrito dalle piogge. 6807_5862_000371 se non è accettata, bisogna che parta subito, subito, senza remissione. intanto dormiamo, ma che dormire. pareva che le punte delle molle sconnesse fossero diventate piú irte quella notte, compenetrate delle difficoltà fra cui don paranza si dibatteva. 6807_5862_000372 è difficile, lo so, siamo orsi, caro mio. tu poi sei cosí ancora come una mosca senza capo. non ti vuoi svegliare? va a trovare lo zio, almeno sta al porto. 6807_5862_000373 e a uperato il primo impaccio vivissimo della improvvisa intrinsechezza, piú che ogni altra, intima con un uomo che le pareva ancora quasi piovuto dal cielo. 6807_5862_000374 non mi ha neppure salutata. pensò e si mise a piangere di nuovo, quasi che questo pensiero fosse determinatamente la cagione del pianto. sorse a sedere sul letto, ma subito arrestò, la mano tesa nel levarsi per prendere dalla veste il fazzoletto. 6807_5862_000375 lo aspettava con ansia, sí, in quei primi giorni, ma non sapeva neppur desiderarlo, altrimenti. che cosí? due giorni in casa e il resto della settimana fuori. due giorni con lui e il resto della settimana sola, ad aspettare ogni sera che lo zio tornasse dalla pesca. 6807_5862_000376 e mo e mo gli andava incontro col capo reclinato indietro per poter guardare attraverso gli occhiali insellati su la punta del naso e diceva: che cosa volete, figlio mio? niente. e allora prendetevi una seggiola e sedete là fuori della porta. 6807_5862_000377 lo vedeva da per tutto il sole, e specialmente negli occhi e nelle labbra ardenti e succhiose di venerina, che rideva di quelle sue meraviglie e lo trascinava via per mostrargli altre cose che le parevano piú degne d'esser vedute: la grotta del cioccafa, per esempio. 6807_5862_000378 trasse allora dalla cassetta un'altra fotografia, il ritratto d'una giovine. subito venerina vi fissò gli occhi impallidendo, ma il cleen si pose accanto al volto il ritratto per farle vedere che quella giovine gli somigliava. 6807_5862_000379 poi stette a guardare afflitta. vide che egli si chinava su quel letto e posava lieve una mano su la fronte dell'infermo. sentí che lo chiamava con dolcezza: cleen cleen. 6807_5862_000380 si sa che nicola petix s'è barricato in un silenzio impenetrabile prima davanti al commissario di polizia appena arrestato, poi davanti a lui. voglio dire al signor giudice istruttore che inutilmente tante volte e in tutte le maniere s'è provato a interrogarlo. 6807_5862_000381 si strinsero la mano e cosí il matrimonio fu concluso. ma il cleen rimase stordito, sorrideva, sí, d'un timido sorriso, nell'impaccio della strana situazione in cui s'era cacciato senza una volontà ben definita. 6807_5862_000382 e me domandò: don paranza, non sono bello, io, e sono pure sposo, oh, di donna rosolina. due coppie zitto là gridò questa, sentendosi tutta rimescolare. non voglio che si dicano neppure per ischerzo, certe cose. 6807_5862_000383 sí, e se qualche giorno non gli riusciva di pigliar pesci, correva il rischio d'andare a letto digiuno, lui e la nipote, quella povera orfana lasciatagli dal fratello, anche lui cosí sfortunato che, appena sbarcato in america, vi era morto di febbre gialla. 6807_5862_000384 piano, piano, figliuoli. siamo arrivati qua, entrate ora lo adageremo sul mio letto. venerina vide accanto allo zio un giovine di statura gigantesca, straniero, all'aspetto biondo e dal volto un po affumicato, che reggeva sotto il braccio una cassetta. 6807_5862_000385 il cleen all'esclamazione si riscoteva come da un sogno e gli sorrideva. poi tirava pian piano dall'acqua la lenza, credendo che il mílio lo avesse richiamato per questo, e riforniva anche lui gli ami, chi sa da quanto tempo disarmati. 6807_5862_000386 di cui ora soltanto cominciava ad assumer coscienza. non se n'era accorta prima perché lo aveva riempito solo di sé, del suo amore, quel vuoto. se ne accorgeva ora perché in tutto quel giorno aveva tenuto quasi sospeso il suo amore per vedere, per osservare, per giudicare. 6807_5862_000387 venerina ne rideva, ma pensò d'attenuare quel tono insegnando all'infermo di premettere ogni volta a quel voglio un prego, prego, sí, ma poiché egli non riusciva a pronunziare correttamente questa nuova parola, 6807_5862_000388 oh, somarone, a settantotto anni, mamma mia, mamma mia. si voltò di scatto a guardare venerina mettendosi le mani tra i capelli. dimmi un po per questo- m'hai domandato, per dirlo a lui in francese- ch'ero bestia. 6807_5862_000389 sicuro, balicci, c'era scritto sul giornale, anche su la porta. oh dio, per carità. no, guardi, professore, non faccia cosí con gli occhi i spavento, niente, niente, scusi, me ne vado. questa fu la prima entrata, non? 6807_5862_000390 il povero don paranza, sbuffando piú che mai nel cresciuto impiccio, si era recato dapprima solo dal di nica e, ottenuto il posto, era ritornato a casa a offrirlo al cleen, soggiungendogli nel suo barbaro francese che se voleva restare, come gliene aveva espresso il desiderio, se voleva trattenersi fino al ritorno dell'hammerfest. 6807_5862_000391 e la sterilità del sentimento si disfaceva in lei nella pigrizia piú accidiosa. lei stessa, ora, non avrebbe saputo spiegarsi perché le andasse tanto di sfaccendare per casa. lietamente di levarsi per tempo e d'acconciarsi. 6807_5862_000392 e don paranza niente. un marinajo malato di tifo agli estremi. il capitano m'ha visto, questa bella faccia di minchione, e ha detto: guarda, voglio farti un regaluccio. brav'uomo, se quel poveraccio moriva in viaggio finiva in bocca a un pesce-cane. 6807_5862_000393 e l'aveva guardata a lungo con un senso di sgomento angoscioso, sentendo piú acuta che mai la pena dell'abbandono, il proprio isolamento. viveva nel vago, nell'indefinito, come in una sfera vaporosa di sogni. 6807_5862_000394 intanto venerina gli insegnerà a parlare da cristiano. pare che faccia miracoli, lei con la sua scuola. non posso lasciarli piú soli. domani me lo porto con me da padron di nica e se la proposta è accettata, egli aspetterà se vuole, ma venendosene con me ogni giorno alla pesca. 6807_5862_000395 cominciava a sentire una sorda irritazione, un segreto rodío nel vedersi trattato in quel paese e considerato quasi come uno stupido, e temeva di istupidirsi davvero. 6807_5862_000396 perché coi tesori che si ricavavano da quel traffico non si pensava a far lavorare piú umanamente tutti quegli infelici ridotti peggio delle bestie da soma? perché non si pensava a costruire le banchine su le due scogliere del nuovo porto, dove si ancoravano i vapori mercantili? 6807_5862_000397 eh, via disse don paranza. non vedi che scherzano tra compagni, e io non voglio rimbeccò venerina accesa di sdegno. scherzino tra loro e non stupidamente con un forestiere che non può loro rispondere per le rime. 6807_5862_000398 con questi cani. il bastone ci vuole il bastone, smetteranno. smetteranno. sta quieta, appena l'arso avrà imparato. 6807_5862_000399 e il marito che avrebbe dovuto consolarla. il marito stesso pareva non volesse darle alcun merito del sacrifizio ch'ella gli aveva fatto del suo amore filiale e fraterno, come se a lei non fosse costato nulla, come se a quel sacrifizio egli avesse avuto diritto e per ciò nessun dovere avesse ora di compensarnela. 6807_5862_000400 venerina lo vedeva quasi sotto un altro aspetto, come se fosse avvolto in un'altra aria, che lo allontanasse da lei all'improvviso, e notava tante particolarità della diversa natura di lui, non mai prima notate. 6807_5862_000401 guidarlo, noncurante o ignara, lei lo lasciava lí, alla soglia, escluso, smarrito, e ripartiva. e lontano, per quel mare, su quel guscio di noce, si sentiva sempre piú solo e piú angosciato. 6807_5862_000402 tendeva l'orecchio ai rumori della via, si sforzava d'intendere, ma nessuna sensazione della vita di fuori riusciva a destare in lui un'immagine precisa: la campana sí. 6807_5862_000403 come se nulla fosse assorta e con gli occhi lagrimosi: ps, ps. la chiamò e col gesto le disse che fai, sei matta, venerina. le mostrò la lettera e la borsetta che teneva ancora in mano e le accennò d'entrare. 6807_5862_000404 tutti i ricchi del paese hanno interesse che le banchine non siano costruite, perché sono i proprietarii delle spigonare che portano lo zolfo dalla spiaggia sui vapori. bada sai, ti mettono in croce. 6807_5862_000405 dopo aver cercato inutilmente dappertutto questo e quel capo di vestiario e avere imprecato porco diavolo non si sa quante volte, tra sbuffi e grugniti e ogni sorta di gesti irosi, alla fine pietro mílio o 6807_5862_000406 e anche della sua paterna benevolenza per vittorino lamanna, giovane commediografo di belle speranze. la distruzione dell'uomo. vorrei sapere soltanto se il signor giudice istruttore ritiene, in buona fede, d'aver trovato una sola ragione. 6807_5862_000407 non era niente disturbo passeggero il bollore della collera che gli aveva dato agli occhi. a un tratto cessò di dondolare il capo, levò le mani, cominciò ad aprire e chiudere le dita. il libro, il libro. dov'è il libro? 6807_5862_000408 il balicci, intanto, viveva nel libro che le aveva assegnato e godeva del godimento che si figurava ella dovesse prenderne, e di tratto in tratto le domandava: bello, eh? 6807_5862_000409 altri quattro giorni di noja e poi lí. la carrozza passava vicino al camposanto aereo, su l'altipiano che rosseggiava nei fuochi del tramonto. 6807_5862_000410 venerina, sentendo che non si moveva, alzava gli occhi dal cucito, lo vedeva con quell'aria smarrita e rompeva in una gaja risata: che vuoi da me un omaccione, tanto che se ne sta in casa come un ragazzino. dio benedetto, impara un po a vivere come i nostri uomini, piú fuori che dentro. 6807_5862_000411 ma guarda un po, che nuova professione mi tocca adesso d'esercitare. e, scotendo il capo lanoso, andò a buttarsi sul divanaccio sgangherato. rimasta sola venerina, tutta infocata in volto, con gli occhi sfavillanti sorrise. 6807_5862_000412 la voluminosa acconciatura del capo e la veste d'antica foggia non le fecero notare in prima la bellezza di quel volto, ma appena poté coglierne le fattezze astraendole dall'abbigliamento che ora, dopo tanti anni, appariva goffo. 6807_5862_000413 come fermarlo? lí era possibile, e poteva egli aver l'intenzione di fermarsi per lei, tutta la vita fuori di quel suo mondo. voleva sí restare, ma fino all'arrivo del piroscafo dall'america intanto, certo, in patria nessun affetto vivo lo attirava. 6807_5862_000414 un pensiero odioso le balenò in mente e subito staccò gli occhi dall'immagine di quella donna, scorgendovi d'improvviso un'insidia non solo alla sua pace, al suo amore, che pure in quel giorno aveva ricevuto piú d'una ferita. 6807_5862_000415 non voleva capirlo, donna rosolina, e non s'era voluta disfare di nulla in quella occasione, neppur d'un anellino fra tanti che ne aveva, per dimostrare in qualche modo il suo compiacimento alla nipote. poi poi diceva: 6807_5862_000416 guardando, batteva di continuo le pàlpebre celerissimamente su gli occhietti cauti, neri, irrequieti. vittore brivio trattava la moglie come una bambina non d'altro capace che di quell'amore ingenuo e quasi puerile di cui si sentiva circondato spesso con fastidio. 6807_5862_000417 e gli capitò una certa signorinetta tutta fremente, in una perpetua irrequietezza di perplessità. aveva svolazzato per mezzo mondo senza requie e anche per il modo di parlare dava l'immagine d'una calandrella smarrita. 6807_5862_000418 dio gli occhi, non ci vedo piú, non ci vedo piú. il vetturino si fermò di botto. le guardie, il figurinajo sbalorditi. non sapevano neppure se colui facesse sul serio o fosse impazzito. 6807_5862_000419 sí, era vero della noncuranza quasi sdegnosa di lui. ella si era altre volte sentita ferire, ma non mai come quel giorno. e ora, per la prima volta, si sentiva cosí angosciosamente sola. 6807_5862_000420 al ròco quatto chioccolío della vaschetta in mezzo al giardino, lo scampanío festivo delle chiese lontane e il garrire delle rondini ebbre d'aria e di sole. nel ritirarsi dalla finestra, sospirando, 6807_5862_000421 zio. e che dice adesso? gli domandò poco dopo, sentendo parlare lo straniero suo cognato: abbi pazienza, figlia mia, sbuffò: don paranza, non posso attendere a tutt'e due. 6807_5862_000422 e per un pezzo rimase come rimbozzolito a covarlo, con la fronte appoggiata sul dorso dei libri allineati sui palchetti degli scaffali. passava ora le giornate quasi aspettando che, per via di quel contatto, la materia stampata gli si travasasse dentro. 6807_5862_000423 ma io la prego di credere, professore, che la mia voce è bellissima. protestò sulle furie. la signorina, lo credo, lo so, disse subito il balicci. 6807_5862_000424 ma porco diavolo, lo dico sul serio, io tu ridi minchione, che te n'importa. no, no, cosí non poteva durare. non conchiudeva nulla, non solo, ma si guastava anche il fegato. se la sbrighino loro se vogliono. 6807_5862_000425 don paranza e venerina aspettavano l'arrivo del vaporetto dalla banchina. nei due giorni che il cleen stava a porto empedocle, don pietro non si recava alla pesca. gli toccava di far la guardia ai fidanzati, poiché quella scimunita di donna rosolina non s'era voluta prestare neanche a questo. 6807_5862_000426 vittore brivio, frettoloso, nel timore di non fare a tempo e tutto, assorto nel pensiero dei suoi affari, accolse con mal garbo quel pianto insolito della moglie, come perché via via bambinate e andò via di furia, senza neppur salutarla. 6807_5862_000427 tanto vero che il paese prendeva sempre piú di giorno in giorno vita coi giovani e lui, vecchio, era lasciato indietro da parte e non curato ogni mattina all'alba dalla scalinata di montoro. 6807_5862_000428 chi era di guardia a quell'ora su l'hammerfest, chiudeva gli occhi e li rivedeva a uno a uno i suoi compagni, li vedeva salire dai boccaporti, vedeva, vedeva col pensiero il suo piroscafo, come se egli proprio vi fosse: bianco di salsedine, maestoso e tutto sonante. 6807_5862_000429 bicchiere letto, seggiola, finestra. e che risate quando egli sbagliava. risate che diventavano fragorose se s'accorgeva che la zia 6807_5862_000430 chi è, non lo conosco. il vapore di mio nipote e che vuoi da me salutamelo. si mise a ridere con gli occhi chiusi d'una sua speciale risatina nel naso, sentendo le bestialità che scappavano a don pietro nel tumultuoso dispiacere che gli cagionava quel contrattempo. se si potesse. 6807_5862_000431 non si poteva dar pace che quella gente abitasse lí, in quella stanzaccia ch'era divenuta quasi una grotta fumida e fetida. e invano venerina gli ripeteva: ma se togli loro l'asino, il porcellino e le galline dalla camera, non vi possono piú dormire in pace, devono star lí tutti insieme. fanno una famiglia sola. 6807_5862_000432 eh già, gli rispose il di nica, detto fatto ora telegrafo a tunisi e lo faccio tornare a rotta di collo. non dubitare, sempre grazioso sei stato. gli gridò don paranza, lasciandolo in asso: quanto ti voglio bene e tornò a casa a pararsi per la visita a bordo. 6807_5862_000433 malissimo, professore, leggere a voce alta fa bene. meglio poi non leggere affatto, ma scusi, che se ne fa senta picchiava con le nocche delle dita sul libro, non suona sordo? ponga il caso, professore, che io ora le dia un bacio, il balicci s'interiva pallido. le proibisco. 6807_5862_000434 si confortò, sperando che col tempo si sarebbe adattato alle nuove condizioni d'esistenza, si sarebbe messo a pensare a sentire come venerina, o che questa con, l'affetto, con l'intimità, sarebbe riuscita a trovar la via fino a lui, per non lasciarlo piú solo cosí in quell'esilio angoscioso della mente e del cuore. 6807_5862_000435 venerina, nel vederlo cosí timido, smarrito nella beatitudine di quel suo rinascere in un paese ignoto, tra gente estranea, provava per lui una tenerezza quasi materna. 6807_5862_000436 a cena quella prima sera, a tavola provarono tutti e tre un grandissimo imbarazzo. il cleen pareva caduto dalle nuvole venerina col volto in fiamme confusa. non riusciva a guardare né il fidanzato né lo zio. 6807_5862_000437 appena si fu allontanato dal porto, dopo gli ultimi saluti, col fazzoletto alla sposa che agitava il suo dalla banchina del molo e ormai quasi non si distingueva piú, egli provò istintivamente un gran sollievo, che pur lo rese piú triste a pensarci. 6807_5862_000438 poi osservando il collo, lo sparato e i polsini sfilacciati- bravi, aveva aggiunto: avete messo barba e s'era dato a stropicciare sulle sfilàcciche un mozzicone di candela stearica. 6807_5862_000439 e i monelli attaccati ai lampioni, chi abbajava, chi fischiava, chi strombettava sul palmo della mano. è la terza. è la terza, urlava il signore. 6807_5862_000440 io sola, però ne son morta. voi tutti vivete. si vide, si sentí sola nella casa. ebbe paura. viveva, sí, lei, ma da tre anni, dal giorno delle nozze. 6807_5862_000441 me lo terrà lei a battesimo, lei e zio pietro. donna rosolina apriva e chiudeva gli occhi, mandava giú, saliva con l'angoscia nel naso fra le strette di quella santa figliuola che pareva impazzita e non aveva nessun riguardo per tutti i suoi cerotti. 6807_5862_000442 ma anche alla sua orgogliosa dignità di donna onesta, che non s'era mai permesso neppure il piú lontano pensiero contro il marito. colei aveva avuto un amante e per lui forse era cosí triste: per quell'amore adultero e non per il marito. 6807_5862_000443 ch'egli chiamava larso, si chiamava lars cleen, era già entrato in convalescenza e di lí a una a due settimane al piú si sarebbe potuto mettere in viaggio. 6807_5862_000444 tante volte s'era proposto di mettere un po d'ordine in quella babele, di disporre tutti quei libri per materie, e non l'aveva mai fatto, per non perder tempo se l'avesse fatto ora, accostandosi all'uno o all'altro degli scaffali. 6807_5862_000445 ma tre, tre volte, gli domandavano quelli tra le risa. alla fine due guardie di città sudate sbuffanti riuscirono, tra tutta quella calca, a farsi largo. 6807_5862_000446 da quelle banchine non si sarebbe fatto piú presto l'imbarco dello zolfo coi carri o coi vagoncini. non ti scappi mai di bocca una parola su questo argomento. gli raccomandò don paranza una sera dopo cena. vuoi finire come gesú cristo? 6807_5862_000447 vergogna, ansia, dispetto. le fecero a un tratto tale impeto dentro che appena il cleen si ritirò, saltò su a domandare allo zio che c'entro io, che avete detto di me? 6807_5862_000448 trapiantato l'hammerfest, che doveva ritornare dall'america tra sei mesi, non era piú ritornato la sorella, a cui egli aveva scritto per darle notizia della sua malattia mortale e annunziarle il fidanzamento. 6807_5862_000449 la signorina tilde pagliocchini la guardò e, appuntandosi l'indice d'una mano sul petto, io tirò fuori una voce che neanche in paradiso 6807_5862_000450 si voltò a guardarlo, lo vide con gli occhi chiusi. credette che dormisse su, su. a momenti siamo arrivati don pietro riaprí gli occhi rossi di pianto contenuto e brontolò. lo so, sposina, penso ai gronghi di questa sera. chi me li cucina? 6807_5862_000451 presto impossibile, lei, donna rosolina, uscir di casa a quell'ora. impossibile, caso eccezionale, sí, ma quel malato era vecchio o giovane? 6807_5862_000452 e invece, lo so, io borbottò don paranza levandosi, va va a letto ora e procura di dormire domani, se 6807_5862_000453 tanto strazio le dava il vederlo cosí svogliato della vita e rimesso, anzi abbandonato alla discrezione della sorte, esposto a tutte le vicende, pronto alle piú rischiose, senz'alcun ritegno d'affetto per sé. 6807_5862_000454 dovette quella volta violentare orribilmente la sua immaginaria conoscenza della lingua francese per rispondere a tutte le domande che gli venivano rivolte a tempesta sul cleen e ridusse in uno stato compassionevole la sua povera camicia inamidata. 6807_5862_000455 talvolta, rientrando nello studio, la signorina pagliocchini trovava il balicci coi gomiti su i bracciuoli della poltrona e la faccia nascosta tra le mani. professore, a che pensa? 6807_5862_000456 petix aveva la tentazione di correre al cassetto del comodino per tirare una rivoltellata a quella maestrina. tale e tanta furia d'indignazione gli provocavano quei fiori e quel sorriso del fidanzato. 6807_5862_000457 regge, se n'accorgerà bene il signor giudice istruttore se, come pare, vorrà provarsi a farlo reggere cosí senza prima farci entrar dentro tutte quelle ragioni che certamente lo han determinato e che lui forse non immagina neppure. 6807_5862_000458 ma per la cura poteva andare dal farmacista, dal droghiere, dal macellajo a prender roba a credito, dicendo che la norvegia avrebbe poi pagato lí boghe e cefaletti il giorno e gronghi la sera quando ne pescava. e se no, niente. 6807_5862_000459 nella camera, già in ordine, ardeva il lampadino. da notte va pure a dormire, disse anna alla cameriera che la attendeva: fo da me, buona notte. spense il lume, ma invece di posarlo come soleva su la mensola. 6807_5862_000460 degli ori e della mobilia, e anche di quelle otto coperte di lana che ella aveva intrecciate con le sue proprie mani nella speranza, non ancora svanita, di schiacciarvi sotto un povero marito. 6807_5862_000461 a una domanda di lui se le piacesse il tratto che descriveva la cattedrale di trondhjem, accanto alla quale, tra gli alberi, giace il cimitero a cui ogni sabato sera i parenti superstiti recano le loro offerte di fiori freschi. 6807_5862_000462 quell'oretta passata lassù con gli sposi, fu un vero supplizio per donna. rosolina soffrí nel veder toccare questo o quell'oggetto, come se si fosse sentita strappare quei mezzi ricci, unti di tintura, che le virgolavano la fronte. 6807_5862_000463 intanto, nell'attesa, bisognava che andasse con lui ogni giorno alla pesca. alla proposta il cleen era rimasto perplesso. gli era apparso chiaro che la scena di quella sera tra zio e nipote era avvenuta proprio per la sua prossima partenza e che era stato lui perciò la cagione del pianto della sua cara infermiera. 6807_5862_000464 eppure quel povero diavolo era riuscito a non morire. doveva essere a prova di bomba, se non ci aveva potuto neanche il medico del paese, che aveva tanto buon cuore e tanta carità di prossimo da ammazzare almeno un concittadino al giorno. 6807_5862_000465 e cosí per caso, anna scoprí il ritratto della prima moglie del marito. impallidendo, con la vista intorbidata e il cuore sospeso, corse alla finestra e vi rimase a lungo, attonita a mirare l'immagine sconosciuta, quasi con un senso di sgomento. 6807_5862_000466 la premessa di quel segno di preghiera era assolutamente necessaria. ogni qual volta egli voleva presso di sé lo stipetto che il compagno gli aveva portato dal piroscafo il giorno in cui ne era sceso moribondo venerina glielo porgeva ogni volta, di malanimo e senza il garbo consueto. quella cassetta rappresentava per lui la patria lontana. 6807_5862_000467 lo spiavano, scambiandosi ad alta voce osservazioni e commenti che presto si mutavano in lazzi. egli, stordito, abbagliato nell'aria che grillava di luce, si voltava ora verso l'uno, ora verso l'altro, sorridendo 6807_5862_000468 ma mère ici s'affannava a dirle il cleen, indicandole col dito il cimitero lí, all'ombra del magnifico tempio. anche lui, come don pietro, non era molto padrone della lingua francese, che del resto non serviva affatto con venerina. 6807_5862_000469 anna s'accorse che il marito quella mattina s'era dimenticato di guastare il letto, come soleva ogni volta, perché i servi non s'avvedessero che non s'era coricato in camera sua. 6807_5862_000470 ora, petix non è una bestia e bisogna vedere prima di tutto se questa indifferenza è vera, perché, se vera, anche di questa indifferenza si dovrebbe tener conto come di quel silenzio ostinato. 6807_5862_000471 ma quando ne diede il primo saggio al balicci, con certe inflessioni e certe modulazioni e volate e smorzamenti e arresti e scivoli, accompagnati da una mimica tanto impetuosa quanto superflua? 6807_5862_000472 aprí il libro, carezzò con le mani tremolanti le pagine gualcite, poi v'immerse la faccia e restò lí a lungo, assorto nella visione di trondhjem con la sua cattedrale di marmo, col cimitero accanto a cui i devoti ogni sabato sera recano offerte di fiori freschi, cosí, cosí, com'era detto là. 6807_5862_000473 costernazione ora piú viva, ma a lei non ignota, poiché n'era compenetrato tutto il suo amore per il marito appartenuto a quell'altra donna. esaminandone il volto, anna notò subito quanto dissomigliasse dal suo. 6807_5862_000474 intanto, in quella stanzetta umida e buja a pian terreno, certi giorni alle quattro ci si vedeva a mala pena si dovevano accendere i lumi. è una vergogna, padron di nica, con tanti bei denari. 6807_5862_000475 sempre. cosí parve ad anna di sentirsi sospirare dalle labbra dolenti della morta. riaccese il lume e di nuovo, contemplando l'immagine, fu attratta dall'espressione di quegli occhi. 6807_5862_000476 fin da quando aveva imparato a compitare, era stato preso da quella manía furiosa. affidato da anni e anni alle cure di una vecchia domestica che lo amava come un figliuolo, avrebbe potuto campare sul suo piú che discretamente. 6807_5862_000477 e non ostante che, seduto su questo, come se stesse ad aspettarli, scorgessero da lontano il loro coinquilino, nicola petix, tutto aggruppato e raccolto in sé come un grosso gufo. 6807_5862_000478 lo videro cosí vecchio, ne sentirono pietà, pensarono di ricoverarlo all'ospedale e lo fecero morire dopo tre giorni. l'equilibrio, cara mia. toltagli la cesta dalle spalle. quel poveretto perdette l'equilibrio e morí. 6807_5862_000479 sempre. cosí sospirò poi nella camera della nipote, alludendo a don pietro che già se n'era andato, sempre con la testa tra le nuvole. ah, se avesse avuto giudizio. 6807_5862_000480 se il signor giudice istruttore crede che petix sia da punire con tutti i rigori della legge perché per lui non è uno scemo feroce da paragonare a una bestia, né un pazzo furioso che per nulla abbia ucciso una donna a poche settimane del parto? la ragione del delitto di quest'assassinio premeditato quale può essere stata? 6807_5862_000481 appena sera il paese pareva morto, vegliato da quei quattro lampioncini a petrolio, e pareva che gli uomini, tra le brighe continue e le diffidenze di quella guerra di lucro, non avessero neanche tempo di badare all'amore, se le donne si mostravano cosí svogliate, neghittose. 6807_5862_000482 e lui, lui lí, con la canna della lenza in mano e non di rado scotendo rabbiosamente quella canna, gli avveniva di borbottare nella barba lanosa che contrastava col bruno della pelle cotta dal sole e con gli occhi verdastri. 6807_5862_000483 gli parevano siffattamente strani e diversi da lui che si meravigliava poi nel veder loro battere le pàlpebre com'egli le batteva e muovere le labbra com'egli le moveva. ma che dicevano? 6807_5862_000484 aprí gli occhi nella camera silenziosa e provò un senso angoscioso di vuoto, come se qualcosa le mancasse dentro. sentí allora, confusamente, smarrendosi, che da tre anni, forse dal momento in cui era partita dalla casa paterna, ella era in quel vuoto. 6807_5862_000485 no, no. fece di nuovo il cleen col capo e la chiamò a sé col gesto. aprí la cassetta e ne trasse una veduta fotografica di rondhjem i. si vedeva tra gli alberi la maestosa cattedrale marmorea sovrastante tutti gli altri edifici. 6807_5862_000486 orribile, orribile, esclamava egli agitando in aria le mani. e quel povero ragazzo, lí sul pagliericcio per terra, ingiallito dalle febbri continue e quasi. 6807_5862_000487 ma si potevano vincere quelle difficoltà. il cleen, pur lí presente, le pareva tanto, tanto lontano. parlava una lingua ch'ella non intendeva. aveva nel cuore, negli occhi, un mondo remoto ch'ella non indovinava neppure. 6807_5862_000488 spiritò alla proposta di don pietro di far da testimonio nelle nozze. non per quel buon giovine capirai. ma se dio liberi mi ci provassi una volta, non farei piú altro in vita mia. 6807_5862_000489 e al quale si era proposto di prestar solo attenzione di tempo in tempo, mostrando anche allora una condiscendenza quasi soffusa di lieve ironia, come se volesse dire: ebbene, via, per un po diventerò anch'io bambino con te. bisogna fare anche questo, ma non perdiamo troppo tempo. 6807_5862_000490 mugolava. posto a sedere su una seggiola, si diede a dondolare la testa e a passarsi le mani sulle gambe che gli ballavano, senza badare al farmacista che voleva osservargli gli occhi, senza badare ai conforti, alle esortazioni, ai consigli che gli davano tutti che si calmasse. 6807_5862_000491 la vecchia domestica con le lagrime agli occhi. le dimostrò che quello era per lei un posticino proprio per la quale niente pericoli. ma che pericoli. mai che è mai. 6807_5862_000492 da lui aveva ricevuto la borsetta e per averlo veduto piangere a quel modo, ella s'era presa tanta cura del povero infermo. e ora, ora lars era suo marito e quel colosso biondo e sorridente chino su la culla, suo parente, suo cognato. 6807_5862_000493 e quindi un moto di repulsione e di ribrezzo, sembrandole a un tratto di scorgere nello sguardo di quegli occhi la medesima espressione degli occhi suoi allorché, pensando al marito, ella si guardava nello specchio la mattina dopo essersi acconciata. 6807_5862_000494 vedrai in dieci giorni che bel figliuolo maschio ti mettono su. potrei al massimo concedere che, rimbarcandosi si porti la sposa a tunisi e a malta per un viaggetto di nozze. è giovane, serio, mi fido, ma non potrei di piú. 6807_5862_000495 contentarsi di lasciar le scale con gli scalini smozzicati, i muri oscenamente imbrattati, le finestre dalle persiane cadenti e i vetri rotti, imbandierate di cenci sporchi e rattoppati stesi sui cordini ad asciugare. 6807_5862_000496 i capitani, di qualunque nazione fossero, dovevano contentarsi di quelle quattro parole di francese che scaraventava loro in faccia, imperterrito, con pretto accento siciliano: mossiurre, sciosse, ecc. ma la cara patria, la cara patria. 6807_5862_000497 divisa dai suoi parenti, i quali, le pareva in quel momento, la avessero abbandonata lí, quasi che, sposando il brivio, avesse già qualcosa di comune con quella morta e non fosse piú degna d'altra compagnia. 6807_5862_000498 erano per la maggior parte libri di viaggi, d'usi e costumi dei varii popoli, libri di scienze naturali e d'amena letteratura, libri di storia e di filosofia. quando alla fine il lavoro fu compiuto, parve al balicci che il bujo gli s'allargasse intorno in tenebre meno torbide, quasi avesse tratto dal caos il suo mondo. 6807_5862_000499 da quei tre anni trascorsi da lei senza mai un pensiero per quell'altra. inaspettatamente, un motivo di compassione per costei s'impose ad anna, spontaneo. ne rivide viva l'immagine, ma come da lontano, lontano. e le parve che con quegli occhi, intensi di tanta pena, colei le dicesse tentennando lievemente il capo: 6807_5862_000500 aggiunse questa volta venerina comprese, e s'ilarò tutta se poi quella sorella fosse fidanzata o già moglie del giovane marinajo che aveva recato la cassetta venerina. non si curò piú che tanto d'indovinare, le bastò sapere che. 6807_5862_000501 un ragazzaccio sui quindici anni e un signore ispido dalla faccia gialliccia, quasi tagliata in un popone, su la quale luccicavano gli occhialacci da miope, grossi come due fondi di bottiglia. 6807_5862_000502 sorriso. provo piacere che qualcuno legga qua in vece mia- lei forse non riesce a intenderlo, questo piacere, ma gliel'ho già detto- questo è il mio mondo. mi conforta il sapere che non è deserto, che qualcuno ci vive dentro. ecco. 6807_5862_000503 sono proprio già. tu lo sai meglio di me, di un po come hai fatto senza francese. venerina arrossí, sollevò appena le spalle e i neri occhioni le sfavillarono. cosí disse con ingenua malizia: 6807_5862_000504 e non si sa mai, donna rosolina non aggiungeva in queste rimostranze a don pietro che il contegno di venerina verso il convalescente da un pezzo non le garbava piú. il convalescente pareva uscito dalla malattia mortale quasi di nuovo bambino. 6807_5862_000505 speriamo che per questa sera sia tutto finito. aspetta, oh, debbo dire. riaprí l'uscio e rivolse qualche frase in francese a quel giovane straniero che chinò piú volte il capo in risposta. 6807_5862_000506 perplessi nello sbalordimento, avevano quasi un sorriso d'incredulità sulle bocche aperte. c'era là una farmacia e tra la gente ch'era corsa dietro la vettura e l'altra che si fermò a curiosare, quel signore, tutto scompigliato, cadaverico in faccia, sorretto per le ascelle, vi fu fatto entrare. 6807_5862_000507 lei mi vuole rovinare? se ne vada, se ne vada, non può piú stare qua. i lasci solo se ne vada. rimasto solo valeriano balicci. dopo aver raccattato a tentoni il libro che la signorina aveva scagliato a terra, cadde a sedere su la poltrona. 6807_5862_000508 erano anche arrivate da trondhjem le carte del cleen. venerina era cosí lieta e impaziente, quella mattina, di mostrare al fidanzato la loro nuova casetta, già messa in ordine. 6807_5862_000509 donna rosolina, lo acchiappò per un braccio. dite un po, è turco o cristiano, turco, turco, non si confessa. rispose in fretta don pietro, mamma mia scomunicato. esclamò la zitellona, segnandosi con una mano e tendendo l'altra per portarsi via venerina, fuori di quella camera. 6807_5862_000510 piano, piano, sí, volentieri, purché gli mettiate un nome cristiano. io non lo so ancora chiamare tuo marito, lo chiami l'arso, come lo chiamano tutti, le rispondeva ridendo: venerina, non me n'importa piú adesso. 6807_5862_000511 e che là, quel cane randagio fosse condannato, da ogni fiuto nel naso, a fermarsi quasi a tutti i tronchi di quei platani e ad alzare con esasperazione un'anca per non spremer che poche gocciole, appena dopo essersi rigirato piú e piú volte smaniosamente per cercarne il verso. 6807_5862_000512 diversa, sí, da lei, ma non nel senso sguajato di prima. al contrario, anzi, quella bocca pareva non avesse dovuto mai sorridere, mentre la sua, tante volte e lietamente, aveva riso. 6807_5862_000513 a quel primo lampo d'odio, guizzato dalla rivalità per lei sola ormai sussistente, seguí nell'anima di anna la curiosità femminile di esaminare i lineamenti di quel volto, ma quasi trattenuta dalla strana costernazione che si prova alla vista di un oggetto appartenuto a qualcuno tragicamente morto. 6807_5862_000514 ma no, per carità, a bassa voce, piú bassa che può quasi senza voce, capirà. io leggevo con gli occhi soltanto, signorina. 6807_5862_000515 fine, comandò al barcajolo di remare fino all'uscita del porto per poter vedere liberamente il piroscafo allontanarsi man mano nel mare sconfinato e allontanarsi con lui la sua patria, la sua anima, la sua vita. eccolo piú lontano, piú lontano, ancora spariva. 6807_5862_000516 e allora egli sorrideva, l'abbracciava e si lasciava condurre, abbandonato a lei, come un cieco. ricadeva sempre a parlarle con le stesse frasi d'orrore della famiglia del garzone, a cui entrambi avevano fatto la visita promessa. 6807_5862_000517 il mílio aveva già scritto al console in palermo per fargli ottenere gratuitamente il rimpatrio. che fare, partire o attendere? decise di consigliarsi col mílio stesso una di quelle sere, al ritorno dalla pesca dei gronghi. 6807_5862_000518 in nome del padre, del figliuolo e dello spirito santo sospirò. vieni qua, vieni qua, figlia mia, andiamocene nella tua camera e ragioniamo con calma. ci perdo la testa. 6807_5862_000519 lasci che prendano un po d'aria. guardi, guardi come respirano. ah, che delizia. sí, ma con la luce perdono il colore. non sono di broccato zia. 6807_5862_000520 a piè d'ogni fanale, un cerchio d'ombra, le botteghe tutte chiuse ed ecco la vettura che conduceva vittore. come se l'avesse aspettata al varco, si mise a seguirla fino alla stazione. vide il treno lugubre sotto la tettoja a vetri. 6807_5862_000521 e si videro dov'erano antichi parchi, patrizii, magnifiche ville e di là dal fiume, orti e prati, sorger case e case e case. interi isolati per vie eccentriche appena tracciate. 6807_5862_000522 testa ne ha. prima di partire il cleen aveva suggerito a venerina di non lasciar andar piú il vecchio zio alla pesca, ma don pietro non solo non volle saperne, ma anche s'arrabbiò. non sapete piú che farvene adesso de miei gronghi. bene, bene, me li mangerò io solo. 6807_5862_000523 prima perché nubile e il suo pudore si sarebbe scottato al fuoco dell'amore di quei due. poi perché quel forestiere le incuteva soggezione: avete paura che vi mangi. le gridava don paranza, siete un mucchio d'ossa, volete capirlo? 6807_5862_000524 ella si richiamò con soddisfazione alla mente questa condanna del marito, irritata da quel mio e da quel sua, della dedica, come se colei avesse voluto ostentare cosí la strettezza del legame che reciprocamente aveva unito lei e vittore, unicamente per farle dispetto. 6807_5862_000525 un giorno, finalmente, s'accorse che sul coperchio della cassetta erano scritte col gesso tre parole: bet, bet, bet. cosí domandò col gesto a venerina che cosa volessero significare. e venerina pronta, tu bet. 6807_5862_000526 ho capito. concluse don paranza. sei un gran babbalacchio, lars. non comprese la parola siciliana dello zio, ma sorrise vedendo riderne tanto venerina e poco dopo partí solo. 6807_5862_000527 appena il ragazzo si presentò in maniche di camicia, nel giardino, davanti alla finestra, il brivio gli buttò in faccia sgarbatamente la giacca infilzata, accompagnando l'elemosina con un: tieni, è per te. 6807_5862_000528 trovava ogni volta il vecchio dietro gli scritturali, col collo allungato e gli occhiali su la punta del naso, per vedere che cosa essi scrivessero nei registri, non perché diffidasse, ma chi sa? 6807_5862_000529 zio, come si dice bestia in francese, pietro mílio, che stava a lavarsi in cucina, si voltò con la faccia grondante a guardare la nipote. perché vorresti chiamarmi? in francese si dice bte, figlia mia, bte bte, e dimmelo forte, sai. 6807_5862_000530 venerina, nonsí che dice voscenza? esclamò angustiata la contadina ci lasci stare, noi poveretti voscenza goda, che bello sposo. ci crede che non ho il coraggio di guardarlo? 6807_5862_000531 non dica poi se me lo credevo. io la ho avvertita, bell'avvertimento. ma se vivere per lui voleva dir leggere, non dovendo piú leggere, tanto valeva che morisse. 6807_5862_000532 non era egli il fidanzato di venerina. non poteva uscir solo con lei a passeggiare lassù su l'altipiano in campagna. lo aveva proposto un giorno, ma dalla stessa venerina si era sentito domandare: sei pazzo? 6807_5862_000533 porco- diavolo, non m'hanno lasciato neanche pesci nel mare- seduta sul letto coi capelli neri, tutti arruffati e gli occhi gonfi dal sonno. 6807_5862_000534 giuro che non a me soltanto, ma a quanti passavano quel giorno per il viale nomentano sembrava incredibile che quell'omino là potesse mostrarsi cosí soddisfatto di portarsi a spasso quella moglie in quello stato. 6807_5862_000535 temeva che gli scritturali si distraessero davvero e poi non voleva che colui sapesse gli affari dell'agenzia prima del viaggio. il cleen sedeva un po lí su la porta. nessuno dunque lo voleva. 6807_5862_000536 don paranza aveva in compenso le medaglie del quarantotto e del sessanta, con la canna della lenza in mano e gli occhi fissi al sughero galleggiante. assorto nei ricordi della sua lunga vita, gli avveniva spesso di tentennare amaramente il capo. 6807_5862_000537 esile tenerissima, abbrividente a ogni soffio d'aria riprendersi tutto il battuto delle strade. parecchie di queste case, poi, costruite con tutti i comodi per accogliere agiati inquilini, furono aperte, tanto per trarne qualche profitto, all'invasione della gente del popolo. 6807_5862_000538 lo sentí piangere curvo sul letto e parlare angosciosamente, tra il pianto, in una lingua ignota. vennero anche a lei le lagrime agli occhi. poi lo straniero, voltandosi, le fece segno che voleva scrivere qualcosa. 6807_5862_000539 sí, e intanto, su la spiaggia nuda, tra i depositi di zolfo, correvano scoperte le fogne che appestavano il paese e tutti si lamentavano e nessuno badava a provveder d'acqua sufficiente il paese assetato. 6807_5862_000540 ma è chiaro che questa voce, la quale vorrebbe dare a intendere che petix consumò il delitto con l'incoscienza d'una bestia, non è stata accolta dal giudice istruttore, se egli ha creduto di dovere ammettere e sostenere la premeditazione. 6807_5862_000541 superflua. il pover'uomo si prese la testa tra le mani e si restrinse e si contorse, come per schermirsi da tanti cani che volessero addentarlo. no, cosí, no, cosí, no, per carità. si mise a gridare. e la signorina pagliocchini, con l'aria piú ingenua del mondo, non leggo bene. 6807_5862_000542 e fissarne specialmente gli occhi. se ne sentí quasi offesa e un impeto d'odio le balzò dal cuore al cervello: odio di postuma gelosia, l'odio misto di sprezzo che aveva provato per colei nell'innamorarsi dell'uomo ch'era adesso suo marito. dopo undici anni dalla tragedia coniugale. 6807_5862_000543 e di quel regalo d'un soldato borbonico misericordioso non aveva saputo approfittare. era rimasto vivo. tornato a porto empedocle, aveva trovato il paese cresciuto quasi per prodigio. 6807_5862_000544 buttavano i piedi allo stesso modo, nello stesso tempo gravi, come per un cómpito assegnato. forse credevano che di quella passeggiata non si potesse assolutamente fare a meno, ora che la gravidanza era agli ultimi giorni, prescritta dal medico, consigliata da tutte le amiche del vicinato. 6807_5862_000545 le farai fare un po di corte da tuo marito e vedrai che gioverà. del resto, per quel poco che il signore può badare a uno sciocco come me, stai sicura che ci ajuterà. 6807_5862_000546 non voglio farle offesa, ma mi colora tutto diversamente, capisce, e io ho bisogno che nulla mi sia alterato, che ogni cosa mi rimanga tal quale. legga, legga, le dirò io che cosa deve leggere. ci sta? ebbene, ci sto. sí, dia qua. 6807_5862_000547 un senso scottante di vergogna le impediva di rallegrarsi di quella spiegazione con lo zio, forse desiderata inconsciamente dal suo cuore, dopo tanti mesi di sospensione su un pensiero, su un sentimento, che non riuscivano quasi a posarsi sulla realtà, ad affermarsi in qualche modo. 6807_5862_000548 ma veniamo al fatto. i prego, se avete un po di tempo, d'andar a visitare quel vecchio casone in via alessandria, dove abitavano i coniugi porrella e anche, in due stanzette del piano di sotto, nicola petix. 6807_5862_000549 si fa presto, per una momentanea distrazione, a scrivere una cifra per un'altra, a sbagliare una somma e poi per osservare la calligrafia. ecco, la calligrafia era il suo debole, voleva i registri puliti. 6807_5862_000550 tanto piú lui. vedendolo di mese in mese ingrossare, si sentiva crescere l'irritazione, la smania, il furore. negli ultimi giorni d'ogni gravidanza, alla sua fantasia sovreccitata, tutto quel casone si rappresentava come un ventre enorme, travagliato disperatamente dalla gestazione dell'uomo che doveva nascere. 6807_5862_000551 la sollevò, tutto sconvolto, si tirò sulla fronte gli occhialacci e rituffò la faccia nel libro per provarsi a leggere con gli occhi. soltanto dopo tutta questa mimica cominciò a dare in smanie furiose, a contrarre la faccia in smorfie orrende di spavento, di disperazione. 6807_5862_000552 tra voi uomini v'intenderete: io sono donna e non posso tenerti conversazione. ho tanto da fare. egli la guardava. la guardava e gli veniva di domandarle: non mi ami piú. 6807_5862_000553 poco dopo, lars cleen, dalla lancia vedeva uscire dal porto l'hammerfest e lo salutava col fazzoletto bagnato di lagrime, mentre altre lagrime gli sgorgavano dagli occhi senza fine. 6807_5862_000554 e il cleen se ne andava. anche quel vecchio con la sua tirchieria diffidente gli era venuto in uggia, si recava su la spiaggia, tutta ingombra di zolfo accatastato e con un senso profondo d'amarezza e di disgusto assisteva alla fatica bestiale di tutta quella gente sotto la vampa del sole. 6807_5862_000555 sembrava bello, molto piú bello del suo, anche a lei, quel volto che dal ritratto appariva bruno, ecco, e quelle labbra si erano congiunte nel bacio, alle labbra di lui. ma perché mai agli angoli della bocca quella piega dolorosa? 6807_5862_000556 era rimasto però tal quale. bisognava dirlo senza superbia. madre natura, nel farlo, non s'era dimenticata del naso. che naso. una vela. in capo, quella stessa berrettina di tela dalla visiera di cuojo. 6807_5862_000557 cosí io, se mi togliete la lenza gronghi han da essere stasera e domani sera. e fin che campo. e se ne andava con gli attrezzi e col lanternino alla scogliera del porto. sola venerina si metteva anche a pensare al marito lontano. 6807_5862_000558 restò a guardarla con gli occhi chiari, ridenti e smarriti. non comprendeva, o meglio, non sapeva credere. che no, no, e con le mani le fece segno che avesse pietà di lui, che tra poco doveva partire, venerina. scrollò le spalle e lo salutò con la mano: buon viaggio. 6807_5862_000559 d'esser lui, pur cosí piccolino e calvo, e cinquantenne, l'autore di tutto quel grosso guajo. lí non lo richiamava, perché era anzi contenta che avesse il coraggio di mostrarla, lui, quella soddisfazione, mentre a lei toccava di mostrarne vergogna. 6807_5862_000560 non si riconosce piú. figlio mio sorrideva non perché non ne sentisse pena, ma per non mostrare la propria afflizione mentre i padroni erano in festa. verrò a vederlo, le promise venerina. 6807_5862_000561 in due cassetti del canterano, in luogo delle camíce, aveva intravisto una fuga di spaventatissimi scarafaggi, comodi, comodi. scusate del disturbo. 6807_5862_000562 la cosa più spaventevole per nicola petix era questa: che non riusciva a vedere in quei due la ragione per cui, con un'ostinazione cosí cieca e feroce contro se stessi, volevano un figlio. 6807_5862_000563 ma mentre quelli da un pezzo erano entrati nelle grazie di tutti i più antichi casigliani, petix s'era attirato al contrario sempre più l'antipatia generale per il disprezzo con cui guardava, a cominciar dal portinajo ciabattino, tutti 6807_5862_000564 tutti si guardarono negli occhi stupiti. poi risero: ah, aveva un libro con sé. aveva il coraggio, con quegli occhi, di andar leggendo per istrada come tre statuette. ah sí. 6807_5862_000565 non è per questo zio, esclamò venerina. e allora volete farmi morire? riprese don paranza. c'era ai miei tempi un povero contadino che aveva novantacinque anni e ogni santa mattina saliva dalla campagna a girgenti con una gran cesta d'erbaggi su le spalle e andava tutto il giorno in giro per venderli. 6807_5862_000566 proprio un fanciullo le pareva e gli scoppiava a ridere in faccia. dopo averlo guardato un po cosí, allocchito per niente, e lo scoteva, gli soffiava sugli occhi per rompere quello stupore che talvolta lo rendeva attonito: svégliati, svégliati. 6807_5862_000567 sentí il bisogno d'offrirsi uno sfogo andando a gridare alla parete che divideva la sua camera da quella della nipote venerina: dormi, sai, fino a mezzogiorno, cara. ti avverto però che oggi non c'è lo sciocco che piglia pesci per te. 6807_5862_000568 e gli occhietti lupigni guarniti di lunghissime ciglia, lappoleggiando, chiesero a don pietro ammirazione e gratitudine per quell'abbigliamento straordinariamente. sollecito ben altro. un tempo quegli occhi avevano chiesto a don pietro: ma questi pietro di nome, pietra di fatto. 6807_5862_000569 e si mise a piangere dentro quel libro, silenziosamente, piano, piano. poi andò in giro per l'ampia sala tastando qua e là con le mani i palchetti degli scaffali. eccolo lí, tutto il suo mondo, e non poterci piú vivere ora, se non per quel tanto che lo avrebbe ajutato la memoria. 6807_5862_000570 si fermava a contemplare a lungo certi tronchi enormi, stravolti d'olivi, pieni di groppi di sproni, di giunture storpie nodose, e non rifiniva d'esclamare il sole, il sole, come se in quei tronchi vedesse viva impressa tutta quella cocente rabbia solare da cui si sentiva stordito e quasi ubriacato. 6807_5862_000571 entrava nella camera dell'infermo fregandosi le mani: bon suarre, mossiur cleen. bon suarre, buona sera. rispondeva in italiano il convalescente, sorridendo, staccando e quasi incidendo con la pronunzia le due parole. 6807_5862_000572 perché altrimenti, scampato per miracolo dalla morte, avrebbe pensato subito a rimpatriare se voleva aspettare. era segno che anche lui doveva sentire, chi sa forse lo stesso affetto per lei, cosí sospeso e come smarrito nell'incertezza della sorte. 6807_5862_000573 talora gli toccava di minacciare col bastone i piú insolenti. poi sedeva sul muricciuolo della banchina a guardare i bastimenti ormeggiati e il mare infiammato dal riflesso delle nuvole vespertine. 6807_5862_000574 pallone. allora ella non sapeva a qual riparo correr prima col braccio libero, se abbassare cioè quel pallone della veste che rischiava di scoprirla tutta davanti, o se tener per la falda il vecchio cappello di velluto viola, alle cui malinconiche piume nere nasceva, col vento, una disperata velleità di volo. 6807_5862_000575 ma non tardò a comprendere quel giovanotto. che via doveva essere uscito di cervello, quel pover'uomo, se per ogni libro che gli nominava, eccolo là, saltava di gioja, piangeva, se lo faceva dare. e allora palpeggiamenti carezzevoli alle pagine e abbracci come a un amico ritrovato. 6807_5862_000576 erano venuti infatti dal consolato della norvegia quei pochi quattrinucci per il mantenimento prestato al cleen. aveva potuto cosí comperare alcuni modesti mobili, i piú indispensabili per metter su alla meglio la casa degli sposi. 6807_5862_000577 ma lo stupore era finto, il rimprovero dolce espressi l'uno e l'altro per ammansare gli scrupoli di donna rosolina che, assistendo a quelle scene, sarebbe diventata di centomila colori se non avesse avuto sulle magre gote quella patina di rossetto. 6807_5862_000578 ormai, chi n'ha avuto, n'ha avuto cosí. se mi vuole, e se non mi vuole, mi lasci in pace tanto meglio. era cosí esclusiva la gioja di quella sua nuova attesa che il cleen non si sentiva chiamato a parteciparne come di gioja anche sua. 6807_5862_000579 si fermarono scorgendolo, contrariati e perplessi per un istante se andare a sedere altrove o tornare indietro. ma quello stesso avvertimento di contrarietà e di diffidenza li spinse appunto ad accostarsi. 6807_5862_000580 provava un senso d'opprimente angustia, lí, su quel guscio di noce, in quel mare chiuso. e anche sí, anche la luna gli pareva piú piccola, come se egli la guardasse dalla lontananza di quel suo esilio. 6807_5862_000581 avrebbe potuto argomentare come egli si trascinasse per le vie del paese in cui la sorte lo aveva gettato e che egli già odiava. non sapendo dove andare, si recava all'agenzia del. 6807_5862_000582 si dibatteva da circa quindici giorni. lars cleen seguiva mattina e sera il mílio alla pesca. usciva di casa con lui, vi ritornava con lui. 6807_5862_000583 la trasse con sé nell'altra camera, la fece sedere, le porse il fazzoletto perché si asciugasse gli occhi e cominciò a interrogarla paternamente. frattanto lars cleen, che aveva udito dalla sua camera il diverbio tra lo zio e la nipote, senza comprenderne nulla, 6807_5862_000584 gli pareva di aver raggiunto ormai lo scopo della sua lunga, travagliata, scombinata esistenza, che gli restava piú da fare, ormai: mettersi a disposizione della morte con la coscienza tranquilla, sí, ma angosciata. 6807_5862_000585 tante private fortune, non solo di nuovi arricchiti ma anche d'illustri casati, e tutti i sussidii prestati dalle banche di credito a quei costruttori che parvero per più anni in preda a una frenesia quasi fanatica, andarono allora travolti in un enorme fallimento che ancor si ricorda. 6807_5862_000586 e quando, oggi stesso, quando siete tornati a mezzogiorno, dopo il desinare, egli mi prese una mano. io: basta, basta. brontolò don paranza che in vita sua non aveva mai fatto all'amore. è pronta la cena. ora gli parlo io. 6807_5862_000587 le bestie non premeditano se s'appostano: il loro agguato è parte istintiva e naturale della loro naturalissima caccia, che non le fa né ladre, né assassine. 6807_5862_000588 no, venerina, non volle saperne. il mare le faceva paura e poi si vergognava in mezzo a tutti quegli uomini. e non sei con tuo marito, insisteva don pietro. 6807_5862_000589 dopo questo rifiuto, vittore aveva minacciato di ucciderlo ovunque lo avesse incontrato, foss'anche in chiesa, e allora egli era andato via con la moglie dal paese nel quale era poi ritornato appena vittore, riammogliatosi, se n'era partito. 6807_5862_000590 i compagni, nel vederlo cosí triste, non lo deridevano piú come prima, è vero, ma non si curavano di lui proprio come se non ci fosse nessuno. gli domandava che hai, era il forestiere. chi sa com'era fatto e perché era cosí? 6807_5862_000591 si ricordava di quando porto empedocle, non aveva che quel piccolo molo, detto ora molo vecchio, e quella torre alta, fosca, quadrata, edificata forse per presidio dagli aragonesi al loro tempo e dove si tenevano ai lavori forzati i galeotti, i soli galantuomini del paese poveretti. 6807_5862_000592 la vita non l'aveva vissuta, poteva dire di non aver visto bene mai nulla. a tavola, a letto per via, sui sedili dei giardini pubblici, sempre e da per tutto non aveva fatto altro che leggere, leggere, leggere. 6807_5862_000593 il sorriso, lo sguardo, degli occhi limpidi avevano proprio una espressione infantile. era ancora magrissimo, ma il volto gli s'era rasserenato, la pelle gli si ricoloriva leggermente e gli rispuntavano, piú biondi, lievi aerei, i capelli che gli erano caduti durante la malattia. 6807_5862_000594 la piazzetta lí davanti a quell'ora era deserta e buja. i lampioncini a petrolio quella sera riposavano perché della illuminazione del borgo era incaricata la luna. sentendo aprir l'uscio, il cleen si voltò di scatto. 6807_5862_000595 ah sí, prima che donna rosolina si risolvesse a licenziarsi dalla propria immagine nello specchio, dovette passare piú di un'ora. si presentò alla fine tutta aggeggiata come una bertuccia vestita l'ampio scialle indiano, con la frangia fino a terra, tenuto sul seno da un gran fermaglio d'oro smaltato con pendagli a lagrimoni. 6807_5862_000596 don pietro restò come sospeso, non capiva piú nulla. chi, lui se ne vuole andare? chi te l'ha detto? ma al contrario, al contrario non se ne vuole andare. m'hai preso per bestia sul serio. 6807_5862_000597 che valga a spiegare in qualche modo questo ch'egli chiama assassinio premeditato e sarebbe, se mai, doppio assassinio, perché la vittima stava per compire felicemente l'ultimo mese di gravidanza. 6807_5862_000598 si chinò risolutamente a raccogliere dal tappeto la veste e la posò, senza ripiegarla su la poltrona, a piè del letto, come se la tasca che nascondeva il ritratto e il viluppo della stoffa dovessero e potessero impedirle di ricostruirsi l'immagine di quella morta. 6807_5862_000599 la quale, arrivata fra nausee, trepidazioni e patimenti, al settimo o l'ottavo mese, ogni volta rischiando di morire, abortiva. in diciannove anni di matrimonio, quella carcassa di donna contava già quindici aborti. 6807_5862_000600 dell'altra. eppure, sissignori, si sono intesi miracoli della pazzia: si amano. si amano senza pensare che i cefali, le boghe, i gronghi dello zio bestione non possono, dal mare, assumersi la responsabilità e l'incarico di fare le spese del matrimonio e di mantenere una nuova famiglia. 6807_5862_000601 sapeva donde quel sentimento le era venuto e voleva scacciarlo da sé. nello sforzo della volontà che le produceva una viva sovreccitazione nervosa, si rappresentò con straordinaria evidenza: la via lunga, deserta, nella notte rischiarata dai fanali verberanti, il lume tremulo sul lastrico che pareva ne palpitasse. 6807_5862_000602 cose cominciò presto a dargli un'uggia, un'insofferenza smaniosa che si esasperava sempre piú di giorno in giorno. sopra tutto intollerabili gli erano la vista e il fracasso dei tanti ragazzini che brulicavano nel cortile e per le scale. 6807_5862_000603 donna. ricordo d'averla veduta pochi giorni prima del delitto, sulla fine d'ottobre, a braccetto del marito cinquantenne, un pochino più piccolino di lei ma col suo bravo pancino, anche lui, il signor porrella, per il viale nomentano, sul tramonto, non ostante il vento che sollevava in calde raffiche fragorose le foglie morte. 6807_6241_000000 tu qua, anche lei avvocato. sì, c'è la sarta per per gli abitini da lutto. vieni, vieni. ha il cuore grosso, grossa la voce e mostra una gran fretta, forse per nascondere il turbamento e la commozione. 6807_6241_000001 ma forse la sua, signora i lasci dire se la morte, signor mio, fosse come uno di queglinsetti strani, schifosi che qualcuno inopinatamente ci scopre addosso. 6807_6241_000002 no, no, non dico eh ben legati. me limmagino con quellarte speciale che mettono i giovani di negozio nellinvoltare la roba venduta. che mani. 6807_6241_000003 avessero brividi di paura e fremiti d'indignazione. alla fine della visita dell'avvocato aricò, che la signora léuca chiama con le amiche grillo vecchio, dopo aver perorato e perorato, quell'avvocato se n'era andato badando a ripetere fino all'ultimo: eh la vita. 6807_6241_000004 almeno per qualcuna. quella malatuccia di via reggio, dio mio, e quell'orfanella elodina di via alessandria, impossibile non soccorrerle più, abbandonarle là. 6807_6241_000005 eppure, molti nuvoloni tempestosi sono passati da allora, a offuscarli tante volte, ma persiste a fingere di non averne mai saputo nulla. la signorina trecke, e così la sua bontà, che pure è vera, assume spesso apparenze. 6807_6241_000006 udendo queste notizie, la vecchia maragrazia si turava la bocca con lo scialle per non scoppiare in singhiozzi. la foga del dolore le rompeva però dagli occhi sanguigni in lagrime senza fine. 6807_6241_000007 poteva dirmi che le seccava scrivere, sarei andata da un altro, sarei venuta da vossignoria, che è tanto buono. sì, aspettate un po qua, disse il dottore. ora passerò io da questa buona femmina, poi scriveremo la lettera. aspettate. 6807_6241_000008 alta e dritta, elegantemente vestita, col velo sulla faccia. e quali e quanti commenti appena entrando in principio dell'androne svolta per la scaletta a destra che conduce a un terrazzino, o piuttosto a una specie di ballatojo, dove sono le due finestre a usciale delle camere poste sul davanti. 6807_6241_000009 non sa capire in prima la signora léuca, perché il padre, quando ella gliela ripresenta, così bene acconciata ora e così tutta ravvivata, invece d'ammirarla e di compiacersene resti quasi dispiaciuto e turbato. 6807_6241_000010 e troppo cupi e pungenti gli occhi e troppo selvaggio il sangue con cui è impastata, non si prova nemmeno ad accostarsi per cercar di staccarla dal padre e persuaderla a mettersi a giocare con le sorelline, certa com'è che non solo non riuscirebbe a nulla, ma anzi farebbe peggio. 6807_6241_000011 per miracolo non bestemmia il padre, soffocato dalle braccine di quella brutta rosina che gli si stringono sempre più al collo. alla fine, visto che non riesce, per quanto faccia o dica, a farle allentar la stretta, ecco che, inferocito, con uno strappo violento se la stacca dal collo e ben le. 6807_6241_000012 e poi con quelle non c'è gusto. il gusto è con le altre, con quelle dalle groppe da cavalle e certi abissi dove il piacere t'afferra tutto da non potertene più distaccare. 6807_6241_000013 aveva creduto d'edificare con tanto ordine e tanta lindura in sé e attorno a sé la sua coscienza, la sua casa, s'è lasciata mettere a questo cimento. ma chi l'ha consigliata e indotta fin dove vuole che arrivi la carità di lei scendendo a contatto di tanta nascosta vergogna? 6807_6241_000014 non dir niente a nessuno. o guaj sandrina, dopo queste raccomandazioni e queste minacce, sogguardando la faccia scura del padre, non prova più nessun piacere ad andare nella casa bella di quella zia. 6807_6241_000015 basta vedere come va vestita e si dicono di lei certe cose. solo la signora léuca, tra le tante amiche, comprende che se quella ragazza è così, 6807_6241_000016 accigliato, quasi senza volerlo, perché ha veduto il letto che è per uno, mentre lui finora ha dormito in un letto a due. e aggiunge, indicando la piccina che ha sempre al collo per questa pìttima qua. 6807_6241_000017 teme intanto che questo fine interessato appaia chiaro alla moglie, che già ha dimostrato di sospettare che quelle visite di lui possano avere qualche altro scopo oltre il bisogno d'un conforto. 6807_6241_000018 la signora léuca, che stentava ancora a riconoscerlo così cangiato, così arrozzito e invecchiato, dopo undici anni avrebbe voluto accostarsi per sollevarlo da terra. 6807_6241_000019 avesse ghermita, non avrebbe ceduto, lo avrebbe respinto, opponendosi anche alla lusinga della sua coscienza, la quale tentava d'indurla a considerare che, respingendolo, avrebbe dato lei a quell'uomo il pretesto di ricadere nell'orribile vita di prima. 6807_6241_000020 ritrovarla occupata da un altro cliente anchesso col suo male nascosto, o là vuota impassibile in attesa che un altro qualsiasi venga a occuparla. 6807_6241_000021 e quando finalmente non aveva più potuto contenere quest'indignazione e aveva lasciato intendere a quella impudente che non stesse più a venirle per casa, s'era vietata d'assumer coscienza del delitto che lasciava compiere non prevenendo quella stupida signorina trecke e anche il signor parroco. 6807_6241_000022 la signora marzorati si volta a guardarla, sorpresa e accigliata da lei e come a far che? e la signorina trecke risponde: a trovare mia nipote. non ci può esser niente di male per lei in queste visite del signor léuca a sua nipote. 6807_6241_000023 e che cos'era allora questa che da undici anni lei, la signora léuca, viveva qua in questa sua casa, monda e schiva, con le discrete visite, di tanto in tanto, delle sue buone amiche, del patronato di beneficenza e del dotto parroco di sant'agnese e di quel bravo signor ildebrando? 6807_6241_000024 poi verrà certo il momento che non terrà più conto della promessa. ebbene, io dico allora, data questa mia assoluta, assoluta impossibilità, e dico per me: badi, non per lui come per lei. 6807_6241_000025 ecco le s'inquadra lontano, nell'ombra, col luccicore della volgare cornice di rame, il ritratto di quella morta là sul canterano e tutte quelle vicine accorse a vederla scendere dalla vettura. 6807_6241_000026 a sandrina. se intanto quella sera stessa non vuol venire a casa con lei, sandrina risponde subito di sì, battendo le mani. ma anche lauretta dice che vuol venire, e perché non anche la piccina? allora tutt'e tre con lei fin da questa sera. la camera là è pronta. 6807_6241_000027 ah, ecco sì, è costretto a confessare. l'avvocatino, torcendosi un po sulla seggiola, dice che sì, ne ne aveva il sospetto, lui vago. ecco, dice: 6807_6241_000028 e che terrore. poi, che balzo, che scompiglio quando, non potendo parlare, quasi afferrato e costretto dalla disperazione, si buttò a terra sui ginocchi davanti alla moglie, su quell'impiantito sensibilissimo. 6807_6241_000029 che avete visto. insomma, parlate, la incitò il dottore. cose nere, cose nere, sospirò la vecchia scotendo il capo. vossignoria, non era allora neanche nella mente di dio e io le ho viste con questi occhi che hanno pianto da allora lagrime di sangue. 6807_6241_000030 potere esser madre. neanche questo neanche. ma sarebbe stato tutto per lei se avesse potuto esser madre. si guarda le mani: vi scorge l'anello nuziale. ha la tentazione di strapparselo dal dito e buttarlo fuori dalla finestra. 6807_6241_000031 intanto là, le comari del vicinato seguitavano a fare il conto di quelli che partivano il giorno appresso. a un tratto, un vecchio dalla barba e dai capelli lanosi, che se nera stato finora zitto ad ascoltare, steso a pancia allaria e fumando la pipa in fondo alla 6807_6241_000032 i due protestano subito. di no, il parroco davanti a dio. l'avvocatino aricò, come se non bastasse, anche sulla sua parola d'onore. e lui domandò allora la signora léuca: che cosa lui, se lui lo sapeva? 6807_6241_000033 e là quella signora mielli, con quell'aria di non saper mai quello che fa, come se facesse o dicesse tutto lontano da sé, senz'accorgersi di nulla, quasi per poter dire a un bisogno: se colta in fallo. 6807_6241_000034 dunque non ne sanno niente i figli miei del mio stato, che io sto morendo per loro e io li incolpavo, signor dottore, mentrera lei questinfamaccia qua che si è sempre burlata di me. 6807_6241_000035 pïo, pïo, pïo, se li chiama e porta via tutti quanti dove son più le braccia per lavorare le nostre terre. a farnia ormai siamo rimasti noi soli, vecchi, femmine e bambini. 6807_6241_000036 aspettai, aspettai, ah dio, ma già lo sapevo. me lero immaginato pure. pensavo: chi sa, forse non lhanno ammazzato, forse se lo sono ripreso? 6807_6241_000037 terre di pane per la maggior parte gialle, ora di stoppie. un magnifico pino marittimo sorgeva a sinistra come un gigantesco ombrello, meta ai signorotti di farnia delle consuete loro passeggiate vespertine. 6807_6241_000038 sì, perché dico: devessere un bel piacere, questo che lei prova immaginando tante cose. piacere, io già mi figuro, ma che piacere, i dica un po, è stato mai a consulto da qualche medico? bravo? 6807_6241_000039 fui per morire. quando lo misi alla luce i assisteva mia madre santanima, che non me lo fece neanche vedere. lo portò subito dai parenti di lui che lo allevarono ora. non le pare, signor dottore, chio possa dire davvero chegli non è figlio mio? 6807_6241_000040 dice che le bambine piangano o non piangano. bisogna pettinarle, così, se no con la polvere e la porcheria che s'attacca alla testa. 6807_6241_000041 qua cè mia moglie, ci sono i miei figliuoli. possono attestarle comio abbia loro comandato di servire, di rispettare quella vecchia come maria, santissima. perché la mamma è santa, signor dottore, che ho fatto io a questa madre? perché deve svergognarmi così davanti a tutto il paese e lasciar credere di me chi sa che cosa? 6807_6241_000042 e sorge un rimpianto, no, di nulla più ormai, ma di quello che non ha avuto, che non ha potuto avere, e una certa pena anche. 6807_6241_000043 l'atto le aveva fatto meno impressione del pensiero di poterlo fare e che stizza dentro di sé, intanto per quelle sue mani che potevano dargli a vedere e a credere, ch'ella non si sentisse al tutto calma e sicura. 6807_6241_000044 e tu scrivi: ripeté la vecchia ostinata: valgono più quattro pietruzze in patria che tutto un regno fuorivia. scrivi, scrivi. ho scritto. che altro volete aggiungere? 6807_6241_000045 la signora mielli nota poi che l'amica prima così curata, sempre nelle vesti nell'acconciatura, ora è proprio trascurata, pettinata male, se non addirittura spettinata, come se non avesse più né tempo né voglia di guardarsi allo specchio. 6807_6241_000046 ma verrà qui ora di tanto in tanto, ecco sì, come dice l'avvocato, per respirare un po di pace, per ristoro dello spirito- ora che i capelli si son fatti grigi- lei li ha già tutti bianchi- e risentire la dolcezza della casa, benché 6807_6241_000047 imbarazzo soltanto se lei lo guardava. a nessun imbarazzo nel modo di comportarsi, di servirsi, benché per le due figliuole più grandi dovesse esser nuovo quel modo, perché guardavano il padre come se non lo riconoscessero più. 6807_6241_000048 su su nonnetta mia. che volete maragrazia? si cacciò in seno la mano tremolante e ne trasse fuori un foglietto di carta tutto gualcito e una busta. mostrò luno e laltra con aria supplichevole a ninfarosa e disse: se vuoi farmi la solita carità, ancora una lettera. 6807_6241_000049 forse non è stato prudente. bianchi, anche questi. ci sarà il pericolo che presto li macchieranno d'inchiostro. ma ella si propone d'insegnar loro a far tutto a modino e di sorvegliarle sempre, tutt'e due, quando faranno i compiti di scuola, non perché non macchino i tavolini. 6807_6241_000050 quei divani di stoffa scura, di foggia antica, quelle seggiole imbottite spesso scompagne, quelle poltroncine, è roba comprata di combinazione, roba di rivendita messa lì per i clienti. 6807_6241_000051 comprende che il padre non ci va per fare un piacere a lei, ma perché ci vuole andar lui, a rischio d'una lite con la mamma. se questa verrà a saperlo, non certamente da lei, ma se la mamma al ritorno le domanderà dove è stata. 6807_6241_000052 e sapesse quanto e come lavora. fino a quanto riesco ad addentrarmi, vedo la casa di questo e di quello ci vivo, ci respiro, fino ad avvertire. sa quel particolare alito che cova in ogni casa? 6807_6241_000053 la signora léuca si guarda attorno. i mobili della saletta da pranzo, così tersa, si sono come allontanati, nell'attesa che lei risenta in essi la vita monda e schiva di prima. 6807_6241_000054 tre giorni dopo viene il marito con quella piccolina aggrappata al collo come una gattina selvaggia e impaurita che non voglia farsi strappare, arrabbiato per questa selvatichezza della bimba che gli ha impedito di portar su una. 6807_6241_000055 dio mio, che pena vedersi costretta ogni volta a stornar subito gli occhi che le si fissavano sulla bottiglia, senza che lei lo volesse. eppure restava lì, quasi intatta, quella bottiglia. 6807_6241_000056 non ha forse il diritto, lei di domandare, indignata, se non sia troppo facile codesta commiserazione che le han presentato come una prova difficile per il suo spirito di carità? 6807_6241_000057 vorrei sapere se lei, quando andò per la sua figliuola, guardò attentamente la poltrona o la seggiola su cui stette seduto aspettando io. no, veramente, eh già, perché lei non era malato. 6807_6241_000058 è contenta così, certo, poiché dio non volle che fosse contenta altrimenti, che la sua vita, cioè avesse altri, più intimi affetti. 6807_6241_000059 ma neanche i malati spesso ci badano, compresi come sono del loro male. eppure, quante volte certuni, stan lì, intenti a guardarsi il dito che fa segni vani sul bracciuolo lustro di quella poltrona su cui stan seduti. 6807_6241_000060 la signora léuca, infatti, accoglie con molta tenerezza quella piccina, la quale guarda con tanto d'occhi, smarrita, e quasi non bada a lui. oh guarda, vieni, vieni qua. come ti chiami sandrina, brava sei la maggiore, è vero. 6807_6241_000061 anche se, stando così come possono, non stanno come lei. forse vorrebbe pazienza, ora intanto può immaginarsi come farà, come si moverà per le stanze che le sembrano nuove, per le cure nuove che le nasceranno. 6807_6241_000062 due giorni dopo me lo vidi ritornare come un morto. non pareva più. lui non poteva parlare, con gli occhi pieni di quello che aveva veduto, e si nascondeva le mani, poveretto per il ribrezzo di ciò chera stato costretto a fare. ah, signorino mio, mi si voltò il cuore in petto quando me lo vidi davanti così. 6807_6241_000063 per la mia responsabilità avvocato, perché io debbo preveder fin d'ora quello che certamente avverrà. sapendo come so chi mi riprendo in casa, vedrà che mi lascerà qui le bambine e se n'andrà dicendo che sarà stato per causa mia. 6807_6241_000064 va bene, va bene, troncò di nuovo il dottore, andate a dormire. domani scriveremo anche del casalino su: venite vaccompagno. dio la benedica, signor dottore, ma che dice accompagnarmi, vossignoria, vada, vada avanti. io sono vecchierella e vado piano. 6807_6241_000065 di vetro alla parrocchia di sant'agnese. è corsa a dar l'allarme, come una colomba spaventata, la vecchia signorina trecke del patronato di beneficenza. 6807_6241_000066 non ci vuol credere, anche perché sarebbe una fortuna troppo grande. ride anche lui, perciò, di rabbia fredda nel prendersi quei baci che vorrebbero esser morsi velenosi. 6807_6241_000067 ma come sandrina e lauretta ritornano dalla camera coi giocattoli, udendo il suono che lauretta cava dai due cembalini di latta d'un pagliaccetto rosso che apre e chiude le braccia, riaffonda la faccina sotto il mento del padre per non vedere, per non udire, e riprende a smaniare come per rimettersi a piangere. 6807_6241_000068 la sarta hai detto: andiamo, andiamo. sandrina, sei contenta, cara, che sia venuta la zia. sì, è vero, povera cara piccina mia. sì, sì, c'è qua la zia. ora sarà meglio che ci parli io con questa sarta. i prende le misure. no, ha fatto tutto. 6807_6241_000069 ma senta, non lavoravano e lavoravo io per tutti. venivano qua a dirmi che non avevano da cucinare la sera, che la mamma se ne sarebbe andata a letto digiuna e io davo, subriacavano, scialacquavano con le. 6807_6241_000070 forse è meglio no, perché se fanno così piano per non essere intese da lei, vuol dire che un certo ritegno lo sentono. ma sarebbe bene conoscere il perché di quella lite. forse lauretta ha paura di dormir sola, o forse non è rimasta contenta di qualche risposta che sandrina ha dovuto dare per conto di lei. 6807_6241_000071 fissarcisi, ma distrarsene è difficile, con quel sospetto che le persiste, come agguattato sotto il consueto aspetto delle cose, che gli altri credano placidissima la sua vita e abbiano di lei il concetto che sia la serenità in persona. dovrebbe perciò irritarla, almeno in segreto. 6807_6241_000072 ecco, ero venuto, cominciò il medico per parlarvi di vostra madre. rocco trupìa si turbò, sta male. no, saffrettò a soggiungere quello sta al solito, ma così vecchia, capirete, lacera senza cure. 6807_6241_000073 nipote, liquefatta in quel sorriso vano della sua bocca sdentata ora non si vede tanto. confida in quel mentre, nella trecke, in un orecchio alla signorina marzorati. 6807_6241_000074 prova un acerbo dispetto contro se stessa, per quel turbamento che ha avuto e che le pare tanto più indegno quanto più lo confronta con l'umiltà, con l'avvilimento e la mortificazione di lui. 6807_6241_000075 appunto perché questo male, previsto, temuto e da un momento all'altro atteso, le è mancato. ella ha patito il supplizio. è sicura di potere ancora affermare a se stessa, non ostante lo sdegno di cui è piena per la sua carne miserabile, che se una di quelle sere il marito, nel silenzio della casa, 6807_6241_000076 ancora fermamente sostiene che no, non si sarebbe lasciata vincere neppure dalla previsione certa di questo rimorso. sì, ma è ugualmente sicura la signora léuca che se questo fosse avvenuto, il supplizio per lei sarebbe stato molto meno crudele di quello che ha sofferto? non essendo avvenuto? 6807_6241_000077 passano venti giorni, passa un mese, la signora léuca non vede più ritornare. il marito ha aspettato ch'egli le portasse in casa, come aveva promesso, le altre due figliuole più piccole, per fargliele conoscere. 6807_6241_000078 si ferma di nuovo a guardarla. anche sandrina lo guarda, ma abbassa subito gli occhi. hai capito? le ripete lui chino, con voce cattiva, seguitando a guardarla. 6807_6241_000079 ma che ci posso fare? se non resisto a vederlo, neanche da lontano, è tutto, suo padre, signorino mio, nelle fattezze, nella corporatura, finanche nella voce. i metto a tremare. appena lo vedo e sudo freddo, non sono io- si ribella il sangue. ecco che ci posso fare. 6807_6241_000080 se anche un giorno o l'altro- chi sa, anche lui dovesse venire a mancare, la moglie ricca, potrebbe ajutar quelle bambine, lei che ne ajuta tante con la sua beneficenza. così, se ha fatto male a metterle al mondo e poi a rovinarle, almeno potrà dire d'aver fatto qualche cosa per il loro avvenire. 6807_6241_000081 straziata dal rimorso daverli incolpati per tanti anni dellabbandono. sicurissima ora chessi sarebbero ritornati volati a lei se una sola di quelle tante lettere chella aveva creduto di mandar loro fosse stata scritta veramente e fosse loro pervenuta. 6807_6241_000082 non può essere niente, perché a premerlo neanche le fa male. le hanno consigliato di farselo vedere da un medico, ma lei dice che non se ne vuol curare. di ben altro, purtroppo, avrebbe da curarsi. 6807_6241_000083 non si legge, domandò timidamente maragrazia. il dottore si mise a ridere: ma qua non cè scritto nulla. disse quattro sgorbii tirati giù con la penna a zig-zag. guardate. 6807_6241_000084 dove state? ah, signor dottore, ho un casalino qua sotto. alluscita del paese avevo detto a quellinfamaccia di scrivere ai figli miei che lo avrei loro ceduto in vita se volevano ritornare. sè messa a ridere, svergognata, perché sono quattro muretti, di creta e canne, ma io 6807_6241_000085 non sa come proseguire. sandrina, senza darlo a vedere, si fa molto attenta e aspetta ch'egli seguiti a parlare, ma poiché egli non dice più nulla, s'arrischia a domandare. e come si chiama? 6807_6241_000086 ma quella quiete, poi no, non dice che le pesi, dice anzi che n'è contenta. la signora léuca legge, lavora per sé e per i poveri. 6807_6241_000087 e ho la terra e me la vedo patire con un solo pajo di braccia- che posso fare? e ne partono ancora. ne partono. pioggia in faccia e vento alle spalle, dico io: si rompano il collo, maledetti. 6807_6241_000088 mobilia modesta, ma di cui tuttavia si capiva che, ninfarosa, non avrebbe potuto da sola pagarsi il lusso coi suoi guadagni molto incerti di sarta rurale. 6807_6241_000089 procace, sì, ma brutta, con certi occhi da pazza e volgarissima, quella donna. e lei che se l'era immaginata bella. ma era naturale, via, che a lui ormai dovessero piacere le donne di quel genere. 6807_6241_000090 eccolo là, infatti, quasi non osa guardare, non sa che cosa dire, confuso, imbarazzato. ripete con voce grossa: troppo, troppo. 6807_6241_000091 su, su. adesso fai vedere a papà il tuo bel sorrisino su, un sorrisino bello come quello del teatro dei piccoli, quando ti ci portai. la commozione è più per se stesso che per la bambina. 6807_6241_000092 chi predica così disse scendendo su la via: ah jaco, spina meglio, zio jaco, se restiamo a farnia, noi soli zapperemo, noi donne, la terra. 6807_6241_000093 e che lui è lasciato senza un soldo in tasca dall'avarizia di colei, tanto che non ha da pagarsi nemmeno un sigaro, nemmeno una tazza di caffè quando n'ha voglia da prendere in piedi in un bar. 6807_6241_000094 e poi le aggiusta i capellucci davanti, facendoglieli scendere un po sulla fronte perché diano più grazia al visino. che s'è tutto colorito per la gioia. e che lustro, che lustro le hanno preso gli occhi. 6807_6241_000095 una lunga giogaja di monti azzurrognoli limitava in fondo. in fondo, laltipiano. dense nubi candenti, bambagiose stavano dietro ad essi, come in agguato. 6807_6241_000096 vede attuarsi, prendere consistenza l'immagine della nuova vita della casa, quegli oggetti, così ora disposti, cominciano a rappresentargliela, quasi, traendogliela a poco a poco da quell'incertezza in cui le si agita ancora dentro, per fargliela vedere come sarà questo qua, questo là. 6807_6241_000097 va in questua con le amiche del patronato di beneficenza, va in chiesa esce anche spesso per compere o per andare dalla sarta, ché ancora le piace vestir bene. va quando deve dall'avvocato aricò che ha cura dei suoi affari, e insomma, non sta in ozio un momento. 6807_6241_000098 prese la lettera e se la cacciò in seno. aveva pensato di affidarla al figlio di nunzia ligreci, che si recava a rosario di santa fè doverano i suoi figliuoli, e savviò per portargliela. 6807_6241_000099 niente aspetta che mi allontani per rimettersi a seguirmi. ecco, guardi, sporge di nuovo il capo dal cantone, povera signora. 6807_6241_000100 il parroco casca dalle nuvole, ma no, che c'entra lei, signorina trecke, e questa stiracchiando il vano sorriso della bocca bianca. eh, se se ne deve aver pietà, mia nipote dice di conoscerlo. 6807_6241_000101 sollevò una mano per spingere un po indietro su la fronte la berretta nera a calza in segno di saluto. bacio le mani a vossignoria. che comandi ha da darmi? 6807_6241_000102 che combinazione. ecco che ora ritrova qua la sua scolaretta di laggiù il primo giorno di scuola e vuol riportarla a casa alla fine delle lezioni insieme col padre, tenendola per mano. il padre di qua e lei di là. 6807_6241_000103 doveva esser bello. sa che avrei fatto io? li avrei lasciati nella vettura e mia moglie, ah sì, e le mie figliuole e tutte le loro amiche strillare. mi ci sarei spassato un mondo. 6807_6241_000104 poi disse: meglio morto. non disse altro. stette tre giorni nascosto al quarto. uscì. eravamo poverelli, bisognava che lavorasse. uscì per lavorare, venne la sera, non tornò. 6807_6241_000105 a questo punto l'avvocatino aricò, alla cui fretta ogni discussione che non venga al fatto è una siepe di spine, visto che discuter troppo- secondo che ha finito or ora di dire il signor parroco- equivale ad allontanarsi da dio. si prova a metter fuori un. 6807_6241_000106 vorrebbe saperlo per lui, non per sé. se cioè qualche cosa di male fosse accaduta a lui, non perché possa esser male per lei, ch'egli non venga più, né un male né un bene. tutto è per lei ormai come lontano, anche le cose più vicine. 6807_6241_000107 la vecchia sabbandonò su la seggiola sfinita, ansimante, agitata tutta da un tremito convulso. il giovane medico stette a guardarla, raccapricciato, col volto atteggiato di pietà, di ribrezzo e di orrore. 6807_6241_000108 e subito allora la nipote della signorina trecke torna a voltarsi come se, pur discorrendo fervidamente con la signorina marzorati, sia stata sempre a orecchi tesi verso il crocchio delle signore e di scatto rivolgendosi alla zia. 6807_6241_000109 ah sì, mi toccò una volta accompagnare una mia figliuola che soffriva di nervi. bene, non voglio sapere, dico quelle sale, ci ha fatto attenzione? 6807_6241_000110 ma scusi tanto, signor dottore, disse socchiudendo i begli occhi neri. lei saffligge sul serio per quella vecchia matta. qua in paese la conoscono tutti, signor dottore, e non le bada più nessuno. 6807_6241_000111 a un tratto si fermò sotto un lampioncino sentendo romor di passi per la viuzza. chi era? ah, era il nuovo medico condotto, quel giovine venuto da poco ma che presto, a quanto dicevano, sarebbe andato via. 6807_6241_000112 ma come? ora che le spese son fatte, se ci sarà qualche cosa che vogliono conservare, le vicine di casa, conoscenti e amiche della morta si fan tutte sull'uscio o corrono ad affacciarsi alle finestre quand'ella scende dalla carrozza, davanti al vecchio portone sgangherato. 6807_6241_000113 non vuole che l'amarezza delle tristi esperienze insidii e corroda la saldezza della nuova fede e preferisce manifestare la sua bontà come affatto ingenua e inesperta, vale a dire come proprio non è. 6807_6241_000114 può accettare, accogliere qualunque sofferenza, torcersi anche in uno spasimo e non perdere mai questa facoltà di non sentirsene veramente toccare là dove il suo spirito è come immune di quanto può dare la vita di sofferenze e di spasimi. 6807_6241_000115 forse per non dar tempo alla moglie d'osservare intorno la miseria della casa, il disordine di quella sua vergognosa intimità. ma prima di quei poveri abitini da lutto, che saranno certo uno scempio, allestiti così tutt'e tre in pochi giorni, ella vuol vedere conoscere le altre due bambine. 6807_6241_000116 ma non ha tre figli, tre, tre femminucce. questo signor léuca con una, come si dice, sì, con un'altra donna e allora, come che farà adesso, le abbandonerà per riconciliarsi con la moglie. 6807_6241_000117 perché, a poco a poco, l'orrore del corpo di lui, in tutte quelle immagini indelebili che le si erano destate durante la confessione delle sue turpitudini, era divenuto orrore del suo stesso corpo. 6807_6241_000118 rizzò il capo, che teneva appoggiato a una bardella dasino e posandosi le grosse mani rocciose sul petto. sio fossi re, disse e sputò: sio fossi re, nemmeno una lettera farei più arrivare a farnia da laggiù. 6807_6241_000119 no, bello, te li invidio, gli rispondeva la vecchia, perché tu li vedrai, i miei figliuoli di loro, come mhai lasciata che non mi ritroveranno più se tardano ancora. 6807_6241_000120 per la strada, intanfata di fumo e di stalla, ruzzavano ragazzi cotti dal sole, alcuni ignudi nati, altri con la sola camicina a brendoli, sudicia e le galline. razzolovano e grugnivano, soffiando col grifo: tra la spazzatura, i porcellini cretacei quel. 6807_6241_000121 la vista malcerta e il silenzio di quelle viuzze abbandonate. la vecchia maragrazia andava curva, premendosi con una mano sul seno la lettera da mandare ai figliuoli, come per comunicare a quel pezzo di carta il suo calore materno. con laltra o si grattava a una spalla o si grattava in testa. 6807_6241_000122 levano prima da sotto col dorso della mano un lembo, poi da sopra vi abbassano laltro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina come un di più, per amore dellarte. 6807_6241_000123 i sorveglia da lontano e mi verrebbe, creda, dandarla a prendere a calci, ma sarebbe inutile. è come una di quelle cagne sperdute, ostinate, che più lei le prende a calci e più le si attaccano alle calcagna. ciò che quella donna sta soffrendo per me, lei non se lo può immaginare. 6807_6241_000124 oh dio, e come si può fare un simile tradimento a una povera madre, a una povera vecchia come me, o oh, che cosa? oh, il giovane dottore, commosso e indignato, si provò dapprima a quietarla un poco. 6807_6241_000125 a questo punto beata, come se fosse stata in cielo con gli angioletti. nel tempo che le due signore si sono scambiate quelle poche parole, tra molti ammiccamenti, la signorina trecke scappa a dir sorridendo che sì, va fuori di casa. infatti, ogni sera il signor léuca, tant'è vero, soggiunge che viene da me. 6807_6241_000126 tante supposizioni fa la signora léuca. le amiche del patronato di beneficenza che vengono a trovarla in quei giorni osservano così senza parere che forse ne fa troppe. ma se, come ritengono, è una pena per lei ricevere in casa il marito. 6807_6241_000127 se, vossignoria, si vuol levare questa curiosità, non ha da camminare molto. guardi, seguitando per questa via, appena a un quarto di miglio uscito dal paese, troverà a destra quella che chiamano la casa della colonna. sta lì. 6807_6241_000128 ma l'aveva presa. l'aveva presa, dice la signorina trecke. sembra però che abbia dovuto licenziarla su due piedi, perché il marito non so. 6807_6241_000129 quanti fili saranno? tanti giorni ancora io vivrò, ma lo scelga bello grosso, mi raccomando. buona notte, caro signore. 6807_6241_000130 avergli dato così, quasi di nascosto, quel danaro e aver così tentato quella debolezza che aveva chiesto al contrario d'esser sorretta per levarsene davanti subito lo spettacolo nauseante, è stata veramente una. 6807_6241_000131 là, là le trecce, ma almeno santo dio non le facesse così fitte, dure, tirate, da tanto che son tirate, s'attorcono dietro la nuca alle tre povere piccine come due codini di majale congiunti per le punte da una cordellina. 6807_6241_000132 con l'aria d'un cane che preveda d'esser male accolto e, aspettandosi un calcio, sogguardi pietosamente, la signora léuca riesce a dissimulare il turbamento per la contrarietà che ne prova e lo fa entrare e sedere nella saletta da pranzo. 6807_6241_000133 alla fine se ne accorge anche lei, la signora léuca, che fa troppe supposizioni e deve riconoscere che ha una viva curiosità di sapere perché egli non sia più venuto, ma senza il minimo dubbio, tuttavia, sulla natura di quel suo interessamento. 6807_6241_000134 sarà per domani. quando le mette a letto, viene a sapere che non sono solite neanche di farsi la croce prima d'addormentarsi. dice loro alla meglio perché bisogna farsela la croce e le persuade a ripetere con lei una breve preghiera. 6807_6241_000135 la signorina trecke esclama: ah, senti, è dunque venuto. la nipote ha subito uno scatto di fastidio. perché fingi di non saperlo, se lo sai? 6807_6241_000136 poi seguiva, per un lungo tratto dello stradone polveroso, la comitiva che si recava, sovraccarica di sacchi e di fagotti, alla stazione ferroviaria della prossima città, fra le madri, le spose e le sorelle che piangevano disperate. 6807_6241_000137 del giorno s'era stabilito col parroco e l'avvocato che il signor marco léuca non sarebbe venuto mai solo in casa della moglie e che le visite brevi non dovessero essere più di due al mese. invece, a pochi giorni di distanza dalla prima, eccolo un'altra volta e solo. 6807_6241_000138 si fece dire chi fosse quella ninfarosa, dove stesse di casa per farle il giorno dopo una strapazzata come si meritava, ma la vecchia badava ancora a scusare i figliuoli, lontani del lungo silenzio. 6807_6241_000139 ma più russa forse che tedesca, convertita dalla buon'anima di suo cognato al cattolicesimo e zelantissima, ha conservato nel viso pallido e flaccido gli azzurrini occhi primaverili dei suoi diciott'anni, come due chiari laghi che tra la desolazione s'ostinino a riflettere i cieli innocenti e ridenti della sua giovinezza. 6807_6241_000140 ed ecco che, invece del marito, uno di quei giorni viene l'avvocatino aricò, insieme col vecchio parroco di sant'agnese. non c'è più dubbio che qualche cosa dev'essere accaduta. che cosa? 6807_6241_000141 nitidi del salottino gelosi della loro castità. uno sbalordimento d'angosciosa trepidazione. cinque minuti senza poter parlare, ad arrangolare come una bestia ferita, con un tremore spaventoso di tutto il corpo. 6807_6241_000142 io sono cresciuto, signor dottore, coi parenti di mio padre. è vero, fin da bambino. non dovrei rispettarla come madre, perché essa è sempre stata dura con me. eppure lho rispettata e le ho voluto bene. 6807_6241_000143 ha trovato altre amiche in visita: la signora marzorati con la figliuola, la signora mielli, alle quali la signora léuca, spinta a parlare, cerca di dire il meno che può su quella prima visita del marito. 6807_6241_000144 non vedendoli uscire dal portone e dopo aver aspettato un bel po, andando per curiosità a spiare pian piano dalla porta, che cosa sian rimasti a fare tutti e due per le scale. 6807_6241_000145 una miseria da compatire così, stringendo le spalle e socchiudendo gli occhi o spingendo su su il mento come fosse anche un ben duro e amaro boccone da ingozzare. 6807_6241_000146 è abituata a sentirsi chiamar così la zia da parecchie bambine, per suggerimento affettuoso delle mamme che intendono dimostrarle in tal modo la loro gratitudine, e prova un certo piacere che egli abbia pensato di suggerir per lei lo stesso appellativo alla figliuola, benché certo per un'altra ragione. 6807_6241_000147 lei domandi a chi vuole e tutti le diranno che è matta da quattordici anni. sa da che le sono partiti quei due figliuoli per lamerica. non vuole ammettere che essi si siano scordati di lei, comè la verità. e sostina a scrivere, a scrivere ora tanto per contentarla, capisce? 6807_6241_000148 silenzio di specchio, odore di cera ai pavimenti, fresca lindura di tendine di mussola alle finestre. da undici anni così la casa della signora léuca, ma ora s'è fatta nelle stanze come una strana sordità. 6807_6241_000149 l'ha notato il signor parroco dopo l'ultimo convegno delle dame del patronato nella casa parrocchiale, parlandone col signor cesarino che dice di averlo notato anche lui. l'hanno notato ugualmente le amiche signora mielli e signora marzorati e, pare quasi impossibile, anche la brava signorina trecke. 6807_6241_000150 eppure, ecco che quella s'era fatto un vero godimento di venirglielo a sedurre lì sotto gli occhi in casa, quasi ogni giorno, con la scusa di sandrina, sua scolaretta antica, e di lauretta, sua scolaretta nuova. 6807_6241_000151 tante cose, insomma, che le consigliano un particolar riguardo per la sua condizione d'ospite ricoverato e che le destano una pietà molto più intensa di quella a cui già quasi per dovere, si sentiva disposta. 6807_6241_000152 è poco, perché anche in questo ciò che lei fa per gli altri è assai meno di ciò che ha fatto per sé, quando tante volte ha dovuto vincere l'orrore del suo stesso corpo, della sua stessa carne, per tutto ciò che nell'intimità si passa, anche senza volerlo. 6807_6241_000153 la signora léuca lo sente e l'avvilimento che ne prova diventa più forte quanto più considera che forse lui non ne ha provato altrettanto nel prendersi quel danaro. 6807_6241_000154 faranno schifo. ma quando certe cose che nessuno vede, c'è chi trova il modo di farle vedere. è inutile. attirano la curiosità e, anche se non fanno gola, si vogliono sapere. 6807_6241_000155 e invece ecco che vuol mettersi in mezzo, immischiarsi in ciò che non la riguarda. ecco che a proposito di quel signor marco léuca domanda al signor parroco: e allora potrei anche invitarlo a cena a casa mia. 6807_6241_000156 francamente ella ha quattro bambini, non tre, e tutte le cure e tutte le attenzioni per essi, per il marito, per la casa, ma il tempo di pettinarsi a modo e di vestirsi bene e con comodo lo vuole. 6807_6241_000157 attraversa la villa per far più presto. non ha voluto prendere il tram per aver tempo di prevenire la figliuola e di farle le raccomandazioni opportune sulla visita che ora farà. 6807_6241_000158 si rianima subito notando negli occhi della moglie il gradimento inatteso, il piacere ch'egli anzi sia venuto così accompagnato. e allora apre le braccia e, senza darlo a vedere, tira pian piano un gran sospiro, con le labbra atteggiate d'un tremulo sorriso. 6807_6241_000159 invece no, se ne compiace perché anche lei vuol crederlo, sicura di non aver mai dato campo a desiderii di cui, appena balenati, non abbia respinto tante volte. 6807_6241_000160 dicendosi che doveva rifarsi così in fretta, in furia i capelli perché non aveva più tempo con quelle due più grandicelle da badare ogni mattina perché arrivassero in orario alla scuola. 6807_6241_000161 ma poco dopo ch'egli se n'è andato, la signora léuca che s'è recata alla finestra non per veder lui sulla strada insieme con la figliuola, ma per veder questa col suo bel fiocco di capelli sulle spallucce. 6807_6241_000162 il medico non la volle e si chinò a carezzare il bamboccetto per terra, mentre laltro ragazzo scappava a chiamare il padre. poco dopo sintese lo scalpiccio di grossi scarponi imbullettati e di 6807_6241_000163 ma non sono soltanto i capellucci, povera sandrina. quel vestitino, quel cappello, le mutandine che le si scoprono dalla sottanella, e come se sapesse di non aver nessuna grazia conciata, a quel modo va come una vecchina. 6807_6241_000164 a cui bisognerà trovar posto guastando, disponendo altrimenti le stanze, abolendo il salottino, la stanza dello spogliatojo, ammassando e anche portando giù in cantina tanti mobili che forse saranno rivenduti per collocare al loro posto i tre lettini e altri mobili che saranno comperati per le stanze da letto. 6807_6241_000165 qual volta una nuova comitiva di emigranti partiva da farnia, ella si recava da ninfarosa perché le scrivesse una lettera che qualcuno dei partenti doveva per carità consegnare nelle mani delluno o dellaltro di quei figliuoli. 6807_6241_000166 un bel foglio grande di carta doppia, rosea, levigata, chè per sé stessa. un piacere a vederla così liscia che uno ci metterebbe la faccia per sentirne la fresca carezza. la stendono sul banco e poi, con garbo disinvolto, vi collocano su in mezzo la stoffa lieve, ben ripiegata. 6807_6241_000167 di lui che non ha nemmeno osato guardarla e che certamente, certamente non si sogna neppure per ora di poter tentare di riaccostarsi a lei più di quanto ella gli possa permettere. 6807_6241_000168 quasi la butta su una seggiola, gridandole: qua e zitta, o te le do. ma la bimba frenetica si rovescia a terra, urlando, tempestando con le gambette, nascondendosi la faccia con le braccine, le mani afferrate ai capelli, mentr'egli va verso la finestra, esasperato sulle furie. 6807_6241_000169 e un altro schifo. un altro schifo nelle dita, ora che lo avverte, lo schifo d'un biglietto da cento lire che come ubriaca di tutta quella vergogna gli ha dato. 6807_6241_000170 è bussate. la vecchia maragrazia bussò e poi si calò a sedere pian piano sul logoro scalino davanti la porta. era la sua sedia naturale. quello come tantaltri davanti le porte delle casupole di farnia. 6807_6241_000171 belli davvero, oh, e da piangerli, disse ninfarosa. nuotano nellabbondanza laggiù e vi lasciano morire qua. mendica, loro sono i figli e io sono la mamma. replicò la vecchia. come possono capirla la mia pena? 6807_6241_000172 perché, caro signore, non sappiamo da che cosa sia fatto, ma cè, cè, ce lo sentiamo tutti qua, come unangoscia nella gola, il gusto della vita che non si soddisfa mai, che non si può mai soddisfare perché la vita, nellatto stesso che la viviamo, è così sempre ingorda di sé stessa che non si lascia assaporare. 6807_6241_000173 ecco dunque si lancia a dir di nuovo l'avvocatino aricò, vedendo che anche il signor parroco, soddisfatto della spiegazione, ritornando a sorridere, approva e approva, ma purtroppo non ha fortuna. 6807_6241_000174 mah, non sanno dire se una fortuna o una disgrazia, è morta la donna. quella donna morta, sì, improvvisamente, in tre giorni, d'una polmonite. 6807_6241_000175 ma se è vero- e dev'esser vero- ch'esse non sapevano neanche farsi la croce la prima sera ch'ella le accolse in casa, tanto più adesso non dovrebbe trascurare di condurle a messa regolarmente tutte le domeniche, e ora anche alla novena, in preparazione della festa dell'immacolata concezione di maria santissima, che cade il giorno otto. 6807_6241_000176 man mano che il dottore parlava, il turbamento di rocco trupìa cresceva. alla fine non poté più reggere e disse: signor dottore, mi deve dare qualche altro comando. sono pronto a servirla, ma se vossignoria è venuto qua per parlarmi di mia madre, le chiedo licenza, me ne torno al lavoro. 6807_6241_000177 perché lei forse non sa che cosa diventano le donne in villeggiatura, ma sì che lo so, appunto perché lo so dicono tutte che non avranno bisogno di niente. 6807_6241_000178 ma da qualche tempo, se egli si ribella perché vorrebbe veder messe con un po di garbo le figliuole e per esempio accenna di voler disfare quelle treccioline, la minaccia è: bada che te le bacio. 6807_6241_000179 il cammino però è lungo, da via flaminia, dove egli abita fin presso a sant'agnese, e teme che, a farlo tutto a piedi, la piccina non abbia a stancarsi troppo. 6807_6241_000180 come, signor dottore, se lo faccia spiegare da lei. io non ho tempo da perdere. gli uomini di là mi aspettano con le mule cariche di concime. debbo lavorare e guardi, mi sono tutto rimescolato. 6807_6241_000181 fremente, più che mai sbiancato in volto, rocco trupìa si forbì la bocca schiumosa, col braccio. gli occhi gli serano iniettati di sangue. il giovane dottore rimase a guardarlo, sdegnato. 6807_6241_000182 eppure, quel giorno si vedeva, pareva, che tutte le anime degli assassinati gridassero vendetta agli uomini, e a io i misi in quel vento tutta strappata, ed esso mi portò. gridavo più di lui, volai. ci avrò messo appena unora ad arrivare al convento, che stava lassù, lassù tra tante pioppe nere. 6807_6241_000183 bambine. nell'appressarsi a un canterano per accertarsi se non convenga lasciare anche questa biancheria delle bambine, certamente non fine né graziosa com'ella pensa che dev'essere d'ora in poi, la signora léuca sorprende nel marito un atto subito represso, come se volesse trattenerla. non tarda a comprenderne il perché. 6807_6241_000184 congiunse le mani e, agitandole un poco e socchiudendo amaramente gli occhi, emise il sospiro delle rassegnate: lasciamo fare a dio. ritornato in paese, il dottore volle venir subito in chiaro di quel caso, così strano da parer quasi inverosimile. 6807_6241_000185 e c'è anche il caso che il ribrezzo stesso, messo lì al cimento, restringendosi, asciugandosi come carne al fuoco, chieda che tu lo lardelli con certi allarmati. perché che ti domanda per sapere più precisamente, ma così da lontano, senza toccare, 6807_6241_000186 che la signora marzorati e la signora mielli, per non sgraffiargliela dalla stizza che ne provano, preferiscono tenersi in corpo la curiosità e mettersi a parlar d'altro tra loro. 6807_6241_000187 aspetti, aspetti. mi lasci dire, non creda- per render più meritoria la mia carità a costo di quest'avvilimento di lui. tutt'altro anzi, perché mi sarebbe parso più naturale, più umano e più pietoso anche così. 6807_6241_000188 nel voltarsi verso una delle finestre, vede il sole steso là, sul verde vivo di quei vasti terreni da vendere che si scorgono dalla saletta da pranzo, con quella fila di cipressi in mezzo a qualche pino: superstiti di un'antica villa patrizia scomparsa. 6807_6241_000189 la vasta camera un po buja quando la porta era chiusa, perché prendeva luce allora soltanto da una finestra ferrata che sapriva su. la porta stessa era imbiancata, ammattonata, pulita e ben messa con una lettiera di ferro, un armadio, un cassettone dal piano di marmo, un tavolino impiallacciato di noce. 6807_6241_000190 ma anche dolente, perché si vergogna a dirlo, ma da quand'è morta quella, anche di notte la piccina se n'è stata con lui nel letto grande al posto della madre, e forse non sarà possibile indurla a dormir sola adesso in quel lettino. 6807_6241_000191 dando loro agio così di concertar la fuga per la repubblica dell'equatore. la signorina trecke piange, piange inconsolabilmente, non tanto sulla disgrazia che le è toccata, quanto sulla sua irrimediabile ignoranza del male che le fa avere da parte del signor parroco e delle amiche del patronato. 6807_6241_000192 non aveva detto lei che il male sarebbe stato soltanto per il ritorno di lui, perché per il resto, che fossero venute le bambine tanto piacere. ebbene ecco qua, lui se n'era andato, e per giunta non cacciato da lei, e le erano rimaste le bambine. meglio di così. 6807_6241_000193 io esclamò maragrazia, dandosi un pugno sul petto e sorgendo in piedi: trasecolata io, chi lha detto, chi si sia. 6807_6241_000194 chinarsi a baciarla. si sente prendere furtivamente una mano e, prima che abbia il tempo di ritirarla, avverte con ribrezzo il contatto dei baffi e delle labbra di lui. per un lungo pezzo. la signora léuca, risalita nella saletta da pranzo, si stropiccia quella mano. 6807_6241_000195 l'ha tenuto lì per segno del suo stato. ora vede in esso l'obbrobrio dell'uomo che gliel'ha dato, tutti gli obbrobrii che or ora lui le ha confessati, e si torce in grembo le mani. eppure, forse, se la carne anche in lei fosse diventata padrona. 6807_6241_000196 ma forse la madre avrà saputo di quelle visite a lei, gli avrà fatto qualche scenata e impedito di condurre le altre due. suppone ch'egli si vergogni forse di venir solo dopo quella promessa? suppone che possa essersi ammalato, o che possa essersi ammalata qualcuna delle figliuole o anche quella donna? 6807_6241_000197 e di trovarsi di fronte a un caso di coscienza che non gli s'era affacciato alla mente venendo a proporre alla signora d'accogliere in casa quelle tre orfane, come la più grande delle concessioni che potesse fare. c'è anche lui, il marito con le tre piccine. 6807_6241_000198 eppure vedete che se lo viene a riprendere. be, segno che gli serve ancora per me che t'ho da dire una donna con gli occhiali. 6807_6241_000199 impareranno a poco a poco, e imparerà anche lei a far che l'indulgenza suggerita dalla pietà non divenga troppa e nociva. finita la cena, le tiene ancora un po con sé. vorrebbe saper tante cose, ma non concede alla sua curiosità neppur di rivolgere una domanda. 6807_6241_000200 dicevano che anche lui voleva partire per lamerica, ma non aveva più la mamma. lui era solo. signor dottore, pregò maragrazia: vorrebbe farmi una carità? il giovane dottore si fermò sotto il lampioncino frastornato. pensava, andando, e non sera accorto della vecchia. 6807_6241_000201 con che cuore potete partire? promettete di ritornare, poi non ritornate più. ah, povere vecchie, non credete alle loro promesse. i vostri figliuoli, come i miei, non ritorneranno più. non ritorneranno piu. 6807_6241_000202 possibile che nel cuore di lui, alla vista della nuova grazia che la figliuola ha acquistato, si siano destati all'improvviso gli stessi sentimenti che han turbato lei dianzi? 6807_6241_000203 pensano e non vedono. ma che effetto fa quando poi si esce dalla visita riattraversando la sala, il riveder la seggiola su cui, pocanzi, in attesa della sentenza sul nostro male ancora ignoto, stavamo seduti? 6807_6241_000204 i tre lettucci bianchi di ferro smaltato di legno. le avrebbe voluti, ma fosse stato uno, tre costavano troppo e bisognerà pensare a far un po d'economia su tutto d'ora in poi. 6807_6241_000205 la signora léuca respinge un sospetto che le sorge spontaneo, sapendo purtroppo che donna era la madre e che liti s'accendevano tra i due per la gelosia. 6807_6241_000206 e volendo, si trova via, si trova. è chiaro che ancora la signora léuca deve farci l'abitudine a combattere coi figliuoli. eh, vita beata quella che viveva prima. ma il merito può esser soltanto quando si vincono le difficoltà, non quando tutto è semplice e facile, non è vero? 6807_6241_000207 il vecchio parroco guarda la signora léuca accigliata, e poi domanda: suppone che sia stato in previsione di questa morte. non credo. oh, signor parroco, scatta la signora léuca. per carità non mi dica così. 6807_6241_000208 da compiangere fors'anche, certo anzi da compiangere, perché ogni piacere è poi pagato a prezzo di lagrime e di sangue. ma non è facile. 6807_6241_000209 nella sua, nella mia, ma nella nostra. noi non lavvertiamo più, per ché è lalito stesso della nostra vita. mi spiego: eh, vedo che lei dice di sì. 6807_6241_000210 ora, spesso qualche mosca le si attaccava vorace a quegli occhi, ma ella era così sprofondata e assorta nella sua pena che non lavvertiva, nemmeno, non la cacciava. 6807_6241_000211 la signora léuca. ora che tutto è finito, non vuole più dolersi neanche di questa perfida che, sempre per istintiva avversione, le è stata nemica. il marito, per quello ch'era sempre stato e che si sapeva bene che fosse, non aveva certo bisogno d'esser sedotto. 6807_6241_000212 sul murello, davanti la roba, stava seduta la madre che pettinava la figliuola maggiore, la quale poteva aver presso a dodici anni, seduta su un secchio di latta, con un bambinello di pochi mesi su le ginocchia. 6807_6241_000213 questo soltanto, capaci anche di sostenere che ci vanno per risparmiare. poi, appena arrivano in un paesello qua dei dintorni, più brutto è più misero e lercio e più imbizzariscono a pararlo con tutte le loro galenterie più vistose. 6807_6241_000214 peccato. sì, ha perduto la serva affezionata che stava con lei da tanti anni, povera signora léuca, ma naturale avrebbe dovuto prenderne un'altra per ajuto, considerando in tempo che una sola non poteva più bastare, con tre bambine ora e con un uomo per casa. 6807_6241_000215 il giovane dottore. stette un pezzo senza rispondere, assorto a pensare. poi disse: ma lui, in fondo, vostro figlio, che colpa ha? nessuna, rispose subito la vecchia. e quando mai, difatti, le mie labbra hanno detto una parola sola contro di lui? mai, signor dottore, anzi. 6807_6241_000216 ninfarosa. nel vedergli, quel bel faccino stupito, scoppiò a ridere, scoprendo i denti forti e bianchi che davano a suo sorriso la bellezza splendida della salute. 6807_6241_000217 ma non c'è da portar via nulla da quella casa. egli è subito d'accordo con lei: tutta roba da svendere o da spartire lì tra il vicinato. solo i suoi abiti e la sua biancheria e quella in migliore stato delle bambine. 6807_6241_000218 come, come il marito, domanda la signora marzorati. facendo un viso lungo lungo, la signorina trecke apre la bocca al suo solito sorriso. non capisce bene di che cosa si possa essere accorta la signora léuca. 6807_6241_000219 quasi, quasi non han piacere neanche di vedere il padre ora lì nella bella casa dov'esse per tre giorni sono state così bene, sole, a respirare nella nuova vita, in compagnia della zia. 6807_6241_000220 chi siete? ah, voi si ricordò daver veduto più volte quel mucchio di cenci davanti alle porte delle casupole. vorrebbe farmi la carità, ripeté maragrazia, di leggermi questa letterina che debbo mandare ai miei figliuoli? 6807_6241_000221 era ancor desiderabile e che poteva perciò sicuramente prevedere, parlando col parroco e l'aricò, che il marito l'avrebbe messa presto alle strette e si sarebbe fatto cacciar di casa. 6807_6241_000222 la signora léuca, la signora léuca col marito. lo spavento è divenuto stupore e lo stupore s'è poi liquefatto in un sorriso vano della bianca bocca sdentata davanti al placido assentimento del capo con cui il parroco ha accolto la notizia già nota. 6807_6241_000223 i dico di sì, pazienza, abbi un po di pazienza con questa povera vecchia figlia mia. disse: maragrazia, che vuoi, sono mezzo stolida ora. dio ti paghi la carità e la bella madre santissima. 6807_6241_000224 camera, quell'antipatico grillo vecchio dell'aricò dice: troppe spese e che si sarebbero potute risparmiare facendo trasportare dalla casa del marito almeno quei mobili- letti, sedie, tavolini- che potevano servire ancora per il padre e le figliuole. ma niente affatto. 6807_6241_000225 ebbene, è anche unoccupazione simile la mia. ora mi occupa questo, ora quello, in questo momento mi sta occupando lei e creda che non provo nessun piacere, del treno che ha perduto, della famiglia che laspetta in villeggiatura, di tutti i fastidii che posso supporre in lei, uh, 6807_6241_000226 le vicine messe a sedere su luscio. non le badavano più. stavano quasi tutto il giorno lì e chi rattoppava panni, chi sceglieva legumi, chi faceva la calza e insomma tutte occupate in qualche lavoro. 6807_6241_000227 no, cara signorina trecke, niente due case, niente abbandono e neppure una vera e propria riconciliazione. avremo, se dio vorrà, un semplice amichevole riavvicinamento, qualche visitina di tanto in tanto, e basterà così per un po di conforto. 6807_6241_000228 per quanto poi, vedendo che s'era fatta male, dice che s'è messo a piangere. oh, avrà, avrà pianto anche qua, suppongo. la signora léuca. poiché anche le due altre amiche si voltano a guardarla per sapere se il marito abbia pianto davvero durante la visita, è costretta a dir di sì. 6807_6241_000229 possibile che la signora léuca abbia acconsentito che dopo undici anni di separazione il marito torni a convivere con lei? fa dispetto che la pendola grande della sala da pranzo faccia udire in questa sordità? 6807_6241_000230 piccine. l'avvocatino aricò sbarra tanto d'occhi in faccia al signor parroco e si stizzisce notando che questi mostra di comprendere il riposto senso della domanda della signora léuca. 6807_6241_000231 ma non è per superbia, creda, tutt'altro. anzi. avvilir l'oggetto della propria carità, no, me. me, signor parroco, ho piuttosto piacere d'avvilir me se ho fatto un cattivo pensiero, veda. 6807_6241_000232 insegna appunto nella scuola, nella dove lui porta ogni mattina la maggiore delle sue, dio mio. sì, non saranno legittime, ma credo non so che si debbano chiamar figliuole, no, benché non ne portino il nome. eh, nella, come hai detto che si chiamano. 6807_6241_000233 era rosso di pelo e aveva la pelle del viso pallida e sparsa di lentiggini. gli occhi verdastri affossati gli guizzavano a tratti di torvi sguardi sfuggenti. 6807_6241_000234 con queste tre bambine non sue, da curare, da crescere, e con questa pena, con questa pena che non passa, non già per lei soltanto, che forse soffre meno di tant'altri, ma per tutte le cose e tutte le creature della terra. 6807_6241_000235 com'ella le vede nell'infinita angoscia del suo sentimento, che è d'amore e di pietà. questa pena, questa pena che non passa, anche se qualche gioja di tanto in tanto la consoli, anche se un po di pace dia qualche sollievo e qualche ristoro, pena di vivere così. 6807_6241_000236 ora egli si volta a guardarglieli dietro le spalle, a sandrina, quei poveri capellucci così strizzati, mentre se la porta per mano lungo i viali di villa borghese e ha la tentazione di fermarsi. 6807_6241_000237 meglio che rimanga qua ancora per qualche giorno per liquidare quel suo triste passato. così la signora léuca quella sera rientra in casa con le due ragazze vestite di nero. 6807_6241_000238 ecco la vostra camera, vi piace? non riescono neppure a risponder di sì. sandrina e lauretta, tanto ne restano ammirate, qua dormirai. tu, dice a sandrina e lauretta là, e rosina in mezzo, tra voi due, in questo lettino più piccolo. 6807_6241_000239 e ancora, e forse più angosciosamente che mai, ella vede vaneggiarvi, sconsolato ogni suo pensiero, sconsolata ogni opera, sconsolata ogni immagine di vita. 6807_6241_000240 la nipote si scrolla e le volta le spalle per mettersi a parlare con la signorina marzorati, il che cagiona subito una viva apprensione alla mamma, signora marzorati, che non ha affatto piacere che la nipote della signorina trecke parli con la sua figliuola. è davvero uno scandalo, quella nipote della signorina trecke. 6807_6241_000241 anche jeri sera una lite, e difatti egli tiene un fazzoletto avvolto attorno alla mano destra per nascondere un lungo sgraffio- se pure non è stato un morso- e un altro sgraffio più lungo ha sul collo. 6807_6241_000242 vo vossignoria, mi perdoni. balbettò maragrazia ajutandosi con ambo le mani avviluppate nello scialle a rizzarsi. avete passato qua la notte. 6807_6241_000243 non mangia, non dorme più. i viene appresso giorno e notte, così a distanza. e si curasse almeno di spolverarsi quella ciabatta che tiene in capo gli abiti. non pare più una donna, ma uno strofinaccio. le si sono impolverati per sempre anche i capelli, qua sulle tempie. 6807_6241_000244 e quando poi aveva scoperto nella stanza di lui, dentro il cassetto del comodino, aperto per caso, il ritratto di quella donnaccia senza più la cornice di rame, con che occhi da assetata s'era buttata a guardarlo. e che disillusione. 6807_6241_000245 e questa è lauretta. la domanda, per quanto vorrebbe essere affettuosa, le vien fuori fredda dalle labbra. perché quella lauretta è come se lei già la avesse veduta in sandrina. 6807_6241_000246 o piuttosto sconsolati. ogni pensiero, ogni opera. gli occhi si fissano su un oggetto della stanza e, per quanto lì da tanto tempo e familiare, quell'oggetto è come se non l'abbiano mai veduto o come se, tutt'a un tratto, si sia votato d'ogni senso. 6807_6241_000247 detto infamità io ai figli miei, io che lasciatela perdere. la interruppe una delle vicine. non vedete che scherza ninfarosa. prolungò la risata, ondeggiando dispettosamente su le. anche. poi, per rifar la vecchia della celia crudele, le domandò con voce affettuosa: 6807_6241_000248 ora che il disprezzo di prima s'è cangiato in questa commiserazione, che non è propriamente per lui soltanto, ma per tutti quei disgraziati che sentono la vita come lui. 6807_6241_000249 va bene così. e gliele imburra lei, le fettine, gliele spalma lei di marmellata e poi un cucchiaino così di questa marmellata da mettere in bocca, solo senza la fettina. non lo vogliamo? eh, mi pare di sì. 6807_6241_000250 e legano così rapidamente che lei non ha neanche il tempo dammirar la loro bravura, che già si vede presentare il pacco col cappio, pronto a introdurvi il dito. eh, si vede che lei ha prestato molta attenzione ai giovani di negozio. io 6807_6241_000251 marzietta di lama. ecco sì, marzietta, si chiamava marzietta, una di queste ragazze che occhi foravano e che risatine sotto il braccio levato per farle vedere quello sgraffietto sul naso. 6807_6241_000252 ma la morte non è come uno di questi insetti schifosi, tanti, che passeggiano disinvolti e alieni. forse ce lhanno addosso, nessuno la vede, ed essi pensano intanto tranquilli a ciò che faranno domani o doman laltro. 6807_6241_000253 non gliela suggerisce l'aricò, questa riflessione la fa lei che ne fa sempre tante, e allora senz'altro si reca a visitar quella casa, in principio di via flaminia, accompagnata dall'aricò. 6807_6241_000254 notte, sissignore, è niente, ci sono avvezza, si scusò la vecchia che vuole, signorino mio, non mi so dar pace, non mi so dar pace del tradimento di quella scellerata. i verrebbe dammazzarla, signor dottore. 6807_6241_000255 ecco questo che la vostra povera mamma, cari figli, ora che linverno è alle porte, trema di freddo. vorrebbe farsi un vestitino e non può che vogliate farle la carità di mandarle almeno una carta da cinque lire per. 6807_6241_000256 venni a sapere dopo sei giorni che cola camizzi si trovava con la sua banda nel feudo di montelusa, che era dei padri liguorini scappati via. ci andai come una pazza cerano dal pozzetto più di sei miglia di strada. era una giornata di vento, signorino mio, come non ne ho più viste in vita mia: si vede il vento. 6807_6241_000257 perfino la signora mielli, così sempre lontana da tutto, sgrana tant'occhi della repubblica dell'equatore. sì, spiega la signorina trecke perché è partita una spedizione di grossi industriali per la repubblica. 6807_6241_000258 e abilitarlo a venire anche ogni giorno e a chiedere subito chi sa che cos'altro? no, no, bisogna che lo trovi lui da sé, smettendo di piangere, il coraggio di dire perché è ritornato la ragione, una ragione di fatto, se l'ha. 6807_6241_000259 il quale ogni sera, davanti allo specchio, appena ella si richiudeva in camera e senza più girar la chiave nella serratura, le domandava se davvero esso fosse ormai così poco desiderabile da non esser più nemmeno guardato di sfuggita da un uomo come quello che s'era contentato, fino a poco fa, d'una donnaccia volgare. 6807_6241_000260 così allontanati in quell'attesa che lei quasi non li vede più, ora che la sua vita di prima è insidiata, sconvolta, offesa dalla torbida violenza di quel corpo d'uomo entrato lì a cimentar la consistenza di quanto lei finora. 6807_6241_000261 le pareva che ninfarosa lavesse, buttata giù troppo in fretta, e non era neanche ben sicura che ci avesse proprio messo lultima parte delle cinque lire per il vestitino. cinque lire che guasto avrebbero fatto ai suoi figliuoli già ricchi. cinque lire per vestire le carni della loro vecchia mamma infreddolita. 6807_6241_000262 che pianto, che pianto. gridava lamentosamente una quarta più là, tutta la notte, in casa di nunzia ligreci. il figlio nico, tornato appena da soldato, vuol partire anche lui. 6807_6241_000263 bisogno di viver fuori, in questa curiosità della vita degli altri o per riempire il vuoto della nostra, distrarci dai fastidi, dagli affanni che ci dà e così passare il tempo. 6807_6241_000264 avrebbero potuto starsene lì tranquille sotto la luna, ordinate in fila lungo le strade e le piazze obbedienti al piano regolatore della commissione edilizia municipale. case, perdio, di pietra e travi se ne sarebbero scappate. 6807_6241_000265 e capisce che lauretta è discesa dal suo lettino ed è andata a quello di sandrina che la respinge. dio mio, s'azzuffano come due gattine. è certo che si sono afferrate per i capelli e che si danno calci. che fare aprire? sorprenderle? 6807_6241_000266 e andò di fretta dove la vecchia la sera avanti gli aveva indicato. gli avvenne per caso di domandare proprio a ninfarosa, che si trovava già in istrada, lindirizzo di colei a cui voleva parlare. eccomi qua, sono io, signor dottore. gli rispose ridendo e arrossendo ninfarosa e lo invitò a entrare. 6807_6241_000267 e questa allora lo fa per costringerla a comprenderlo e a smettere quella fintaggine insopportabile. e chi sa dove arriverà? ma dio mio. 6807_6241_000268 dagli estranei. sì, non volendo unaltra volta mostrarsi stupito, per nascondere il turbamento crescente, il dottore saccigliò e disse: forse lavrà trattata male, codesto figlio? 6807_6241_000269 e dice che ci vuole andare anche lei, mia nipote, nella repubblica dell'equatore. ecco, parlano di questo. ha una faccia così stupida nel dar quella notizia, la signorina trecke. 6807_6241_000270 quanto verde, quanto sole, e quella frotta di ragazzette che le si faceva attorno ogni qual volta, dal fondo di quella viuzza, si fermava ad ammirare le ampie vallate. 6807_6241_000271 ma lo riconosceva lei, quel modo ch'era con sua meraviglia, quello d'un tempo, ma ancora come nativo in lui e perfettamente spontaneo. il vino. 6807_6241_000272 ora a chi le ha consigliato quella carità per commiserazione della bestialità sofferente e mortificata, per la bestialità che s'è lasciata trascinare cieca fino alle ultime abiezioni. 6807_6241_000273 di tratto in tratto, investita a sbuffi da strani pensieri segreti o subitanee impressioni, le avvampa il viso, le riempie gli occhi di lagrime improvvise perché teme di non esser più creduta, quella fanciullona che è. 6807_6241_000274 benedetta donna, questa signora léuca, nobilissima ma tormentosa per uno che ha tanto da fare, ecco che si volta a dirgli di nuovo: no aspetti, la prego. avvocato. 6807_6241_000275 le quali da due, che erano compresa quella della serva, saranno adesso cinque. la signora léuca cederà la sua, che è la più grande, alle tre bambine e lei dormirà nella stanzetta accanto dov'era prima il salottino, rinunziando al grosso armadio a tre specchi che non vi troverebbe posto. 6807_6241_000276 come esclamò la vecchia restando: ma sì, guardate nulla, non cè scritto, proprio nulla possibile. fece la vecchia, ma come se glielho dettata io a ninfarosa, parola per parola, e lho vista che scriveva. 6807_6241_000277 per troncare quella scena, il dottore dovette prometterle che la mattina seguente avrebbe scritto, lui una lunga lettera per quei figliuoli su su. non vi disperate, così verrete domattina d me a dormire. adesso andate a dormire. 6807_6241_000278 ma c'è il lettuccio per lei. di là s'affretta a rispondergli la signora léuca, in mezzo tra i due delle sorelline. vieni, ti farò vedere. egli resta ammirato davanti alla bella camera bianca e rosea, con quei tre lettini: ammirato e commosso. 6807_6241_000279 ma che povera signora vorrebbe- capisce- chio me ne stessi a casa- mi mettessi là, fermo, placido, come vuol lei, a prendermi tutte le sue più amorose e sviscerate cure, a goder dellordine perfetto di tutte le stanze, della lindura di tutti i mobili, di quel silenzio di specchio che cera prima in casa mia. 6807_6241_000280 ora mi dica lei se, con questo fiore in bocca, io me ne posso stare a casa tranquillo e alieno, come quella disgraziata vorrebbe. le grido: ah sì, e vuoi che ti baci? sì, baciami. 6807_6241_000281 è accaduta una disgrazia, un caso, strano com'è. come si spiega? si corre a vedere, a sentire: ah è così, ma no, che così non può essere. e allora come? 6807_6241_000282 non ne posso più. non ne posso più. si volta verso la moglie e aggiunge: da dieci giorni così aggrappata a me fino a strozzarmi. 6807_6241_000283 come chi? chi è che non lha vista? sè nascosta una donna, mia moglie già, ah, la sua signora. 6807_6241_000284 perché già da un pezzo non pur l'amore, ma ogni stima le era caduta per quell'uomo. non lo allontanò lei volle allontanarsi lui, quando ciò che lei poteva concedergli non gli bastò più. 6807_6241_000285 ritornerà? è sicura di no, la signora léuca. ma del resto, anche se un giorno o l'altro egli dovesse ritornare, che importerebbe più a lei ormai? 6807_6241_000286 eh, lo so, figlia, non piangesti neppure quando ti morì il primo marito, ma se morivo prima io zio jaco ribatté pronta ninfarosa. non avrebbe forse ripreso, moglie, lui dunque? vedete chi piange qua per tutti. 6807_6241_000287 ma il fatto è che sua nipote si mise tanto a ridere, ma tanto, ma tanto, allorché lei andò a dirle di quel licenziamento, come una matta rise, chi sa perché, ma già esclama con gli occhi lontani, lontani, la signora mielli, e certo che quell'uomo adesso 6807_6241_000288 un altro figlio. lei, sissignore, si chiama rocco trupìa. non vuole saperne e perché? perché è proprio matta, non glielo dico. piange giorno e notte per quei due che lhanno abbandonata e non vuole accettare neanche un tozzo di pane da questaltro che la prega a mani giunte. 6807_6241_000289 ma rimasi incinta. ah, signorino mio, le giuro che mi sarei strappate le viscere. mi pareva che stessi a covarci un mostro. sentivo che non me lo sarei potuto vedere tra le braccia, al solo pensiero che avrei dovuto attaccarmelo al petto. gridavo come una pazza. 6807_6241_000290 sicché dunque, signora mia, no aspetti, avvocato, si volge a dirgli subito la signora léuca, scoprendo il volto turbato: sarà male, è certamente male, signor parroco, questo che lei mi rimprovera, e io la ringrazio. 6807_6241_000291 già le donne sopravvenuta la sera erano rientrate in casa e quasi tutte le porte si chiudevano per le straducole anguste. non passava più unanima. il lampionajo andava in giro con la scala in collo per accendere i rari lampioncini a petrolio che rendevano più triste col loro scarso lume piagnucoloso. 6807_6241_000292 la signora léuca, pentita dello scatto, china il capo dolorosamente e si reca le mani al volto. sì, è vero, mormora, sono così, sono così. 6807_6241_000293 le rendevano vano quegli occhi maledetti. lo sforzo di dissimulargli che ella sapeva dall'avvocato aricò del suo vizio d'ubriacarsi quasi ogni sera. certo, egli doveva soffrire a bere così poco, a non ber quasi niente, ma non lo dava affatto a vedere. 6807_6241_000294 ne è contenta, ma non sa che pensarne. dice più col capo che con la voce. sì, da una signora che che io conosco riprende lui, ma tu e si ferma. 6807_6241_000295 ma sa che ha fatto con uno spillo. laltra settimana sè fatto uno sgraffio qua sul labbro e poi mha preso la testa, mi voleva baciare, baciare in bocca, perché dice che vuol morire con me. 6807_6241_000296 teatro si crepava dal caldo. alluscita dico che faccio andarmene a dormire in un albergo. sono già le dodici alle quattro. prendo il primo treno: per tre orette di sonno non vale la spesa e me ne sono venuto qua. questo caffè non chiude, è vero? 6807_6241_000297 occhiali. sarà perché viene da fuori? sarà perché la giornata è cupa? la signora léuca non riesce a discerner nulla. appena entrata da quel ballatojo nella prima stanza. 6807_6241_000298 si ha l'impressione che anche lui, il padre, con quell'aria rabbuffata e cupa, non potrà adattarsi a viver qua e che resterà sempre come estraneo, trattenuto da quelle braccine che non vogliono staccarglisi dal collo. 6807_6241_000299 eh, ma allora tanto peggio per lui. scusi, lei fa già troppo a prendersi in casa quelle figliuole. se egli vuol seguitare a fare, il responsabile sarà lui, non sarà mica lei. 6807_6241_000300 ah sì, oh guarda, io ho fatto questo, ho detto questo. quando alla fine le cinque amiche se ne vanno, si sente così stanca e triste la signora léuca. 6807_6241_000301 e dice che d'ora in poi andranno a un'altra scuola, lì vicino in via novara, e che le vorrà sempre diligenti e giudiziose e pulite. quanto agli abitucci, bisogna che per ora tengano quelli. ne avranno poi di nuovi e di più belli per uscire, altri per casa. e i grembiulini, tutto in ordine. 6807_6241_000302 ma che dicevamo? ah, già, il piacere dellimmaginazione. chi sa perché ho pensato subito a una seggiola di queste sale di medici dove i clienti stanno in attesa del consulto. già veramente. 6807_6241_000303 farà egli adesso a legar quelle treccine, se pure riuscirà a portarle a fine con quelle grosse manone disadatte. e le due cordelline dovranno pure esser quelle, se egli vuol riportare a casa la figliuola tal quale ne è uscita, per non far sapere nulla della visita a lei, a quella donnaccia che lo sgraffia così. 6807_6241_000304 e che lui s'è preso quasi di nascosto da se stesso, strappandoglielo presto, presto dalla mano che pur così quasi di nascosto, glielo porgeva. ora si domanda se non era questo il vero scopo della visita di lui. 6807_6241_000305 non che ecco qua tutta festosa la signorina nella, la nipote della signorina trecke, che non si può dir volgare d'aspetto, eppure è chiaro che piace al marito. 6807_6241_000306 assorto se, vossignoria, volesse farmi la carità che mi ha promesso. e come il dottore, riscotendosi, le disse che era pronto, si accostò con la seggiola alla scrivania e, ancora una volta, con la stessa voce di lagrime, cominciò a dettare: cari figli, 6807_6241_000307 ancora per non dover riconoscere che fosse spinta dalla gelosia. ed ecco adesso lo scandalo. il signor parroco, le dame del patronato se la prendono con la signorina trecke, con quella povera, stupida signorina trecke che ha permesso ai due di vedersi ogni sera in casa sua. 6807_6241_000308 ah, per questo dunque i miei figli non mi rispondono. dunque nulla, mai nulla ha scritto loro di tutto quello che io le ho dettato. per questo, 6807_6241_000309 il signor ildebrando non ha saputo mai perdonare ai suoi genitori, morti da tanto tempo, d'avergli imposto un nome così sonoro e compromettente, il più improprio di tutti i nomi che avrebbero potuto imporgli non solo ai suo corpicciuolo gracile, fievole, ma anche alla sua indole, al suo animo. 6807_6241_000310 la nipote brusca smacca, sarà il cognome della madre. osserva la signora mielli, che pare arrivi ogni volta da molto lontano alle poche parole che le avviene di dire. 6807_6241_000311 solo sandrina, ma evidentemente anche per conto della sorella minore. ha domandato una volta, e papà devono aver compreso, così a mezz'aria, qualche cosa. 6807_6241_000312 ella era ancor bella, e lo sapeva dagli occhi di tanti uomini che spesso, tuttora per via, la richiamavano a ricordarsene. quando meno ci pensava quei capelli divenuti prestissimo di neve, ancor prima di compire. 6807_6241_000313 quattro, s'è liberato dalle angustie affliggenti in cui l'avevano attuffato il parroco e l'avvocato, spingendolo su per la scala della redenzione in casa della moglie. ecco che ora ne discende liberato. la moglie ha come tirato una barra con quelle cento lire, lei di qua e lui di là. 6807_6241_000314 si spiega il perché di quel turbamento di lui e, rinfrancandosi, non può fare a meno di sorridere. lo scorge seduto a metà della terza rampa, su uno scalino intento a rintrecciare fitti, fitti sulla nuca della figliuola, quei due codini di prima. 6807_6241_000315 i volle per forza. tre mesi mi tenne con sé legata, imbavagliata, perché io gridavo: lo mordevo. dopo tre mesi la giustizia venne a scovarlo là e lo richiuse in galera, dove morì poco dopo. 6807_6241_000316 attirata, trascinata cecamente da una curiosità perversa e perfidamente istigata verso certi abissi di perdizione ora intravisti. chi sa se non vi sarebbe precipitata anche lei? 6807_6241_000317 guaj, se viene a sapere che ti ho condotto da lei. hai visto, jeri farebbe peggio e dopo un'altra pausa. hai capito? sì, papà. 6807_6241_000318 pareva un mucchio di cenci: cenci unti e grevi, sempre gli stessi destate e dinverno strappati, sbrindellati, senza più colore e impregnati di sudor puzzolente e di tutto il sudicio delle strade. 6807_6241_000319 mentre non ha perdonato niente lei, la signora léuca, non avendo proprio niente da perdonare per il solo fatto che non ha sofferto della colpa del marito più di quanto non abbia sofferto per tant'altro male, anche non fatto a lei direttamente. 6807_6241_000320 a ogni modo, per scrupolo, non bacia più le bambine. bacia lui, la notte apposta, ridendo di rabbia e tenendogli acciuffata la testa con tutt'e due le mani perché non si muova e lei glieli possa mettere lì su la bocca, quei baci, tutti quelli che vuole lì lì. 6807_6241_000321 tua s'accorge così dicendo che sandrina e lauretta ne sarebbero molto contente, non tanto perché resterebbero loro due sole, allora padrone della bella camera, quanto perché da che stanno qui e han preso quell'aria di ragazzine ben messe e ben educate. 6807_6241_000322 vorrebbero dimostrare che ormai capiscono come bisogna stare in una casa signorile, così diversa da quell'altra in cui sono nate e cresciute, e temono che non sarà loro possibile con quella sorellina, la quale invece dimostra di voler con tanta tenacia rimanere attaccata alla vita di prima. 6807_6241_000323 non ha mai potuto soffrire il signor ildebrando quegli omacci sanguigni e prepotenti che han bisogno di far fracasso, gettar certe occhiatacce, prender certe pose con le mani sul petto. ci sono io, ci sono io. 6807_6241_000324 ci sono le catacombe a sant'agnese e anche la chiesa sotterranea, cupa e solenne, ma poi la casa parrocchiale è in mezzo a un verde così dolce e chiaro e con tanto aperto davanti e tanta aria e tanto sole. 6807_6241_000325 sentiamo, sentiamo. dice che non sarebbe carità, ma un piacere per lei prendersi in casa e curare, educare quelle tre bambine, far loro da mamma. benissimo, e allora basta così. se sarà anzi un piacere per lei, questo è più di quanto s'aspettavano con la loro visita il signor parroco e lui. 6807_6241_000326 e poi, giacché ci sei passando di là, ma come vuoi, cara mia, che in tre ore ti sbrighi tutte codeste faccende? uh, ma che dici prendendo una vettura? 6807_6241_000327 quando quei figliacci partirono per lamerica, subito corsi da lei per prendermela e portarmela qua come la regina della mia casa. nossignore, deve far la mendica per il paese, deve dare questo spettacolo alla gente, e questonta a me, signor dottore. 6807_6241_000328 poi, umile ma tranquillamente, le aveva augurato la buona notte e s'era ritirato nella sua camera da un'ora a letto. ritorna, con la mente a tutte queste sue impressioni, la signora léuca. 6807_6241_000329 se lo faccia dire da lei, bacio le mani e rocco trupìa se nandò curvo comera, venuto con le gambe larghe ad arco e la mano alla schiena. il dottore lo seguì con gli occhi per un tratto, poi si voltò a guardare i piccini. cheran rimasti come basiti e la moglie 6807_6241_000330 i sembra dessere. vorrei essere veramente quella stoffa là di seta, quel bordatino, quel nastro rosso o celeste che le giovani di merceria, dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fanno se lo raccolgono a numero otto intorno al pollice e al mignolo della mano sinistra, prima dincartarlo. 6807_6241_000331 vergogna. vergogna di tutti, e più forse di quanti mostrano d'esserne immuni, perché meglio degli altri riescono a tenerla nascosta anche a se stessi che d'un che se la porti scritta in faccia come quel povero mostro là. 6807_6241_000332 conduce il padre a veder la camera che gli ha assegnata con l'aria di scusarsi che, data la casa, meglio di così, non ha potuto alloggiarlo. ma s'accorge subito che non è giusto che si dia quell'aria. e le fa uno strano effetto ch'egli le risponda infatti accigliato, ma no, ma no che dici. 6807_6241_000333 e che nessuno vuol confessare nemmeno a se stesso. con l'aria consueta di svagata innocenza, la signorina trecke è venuta intanto a prendere informazioni, portando con sé la nipote. 6807_6241_000334 sono serii e fermi e non sempre è buono lo sguardo quand'essi si fissano attenti o quando si volgono obliqui per un istante, quasi di nascosto. 6807_6241_000335 e lei, dapprima, aveva quasi accettato la sfida, che era chiara negli sguardi e nei sorrisi di colei, e aveva finto di non accorgersi di nulla per non dover riconoscere che fosse provocata dall'oscura segreta insorgente gelosia, l'indignazione per tanta sfrontatezza. 6807_6241_000336 sensibilissimo fu jeri, un tintinnire d'oggettini di vetro e d'argento, quasi che le gocciole dei candelabri dorati sulla mensola e i bicchierini della rosoliera sul tavolino da tè. 6807_6241_000337 ma no, ma no. si prova a protestare sorridente, ma pure un po arrossendo il vecchio parroco. ma sì, mi scusi, seguita la signora léuca. poca stima il vecchio parroco. vedendola così insolitamente infiammata, si fa serio. 6807_6241_000338 davvero ninfarosa. si recò le mani dietro la nuca per rassettarsi i capelli attorno allo spadino dargento e sogguardando il dottore con gli occhi che le ridevano promettenti. buona passeggiata, allora disse, e serva sua superata lerta. il dottore si fermò per riprender fiato. 6807_6241_000339 che farà lui, solo a quest'ora, in quell'orribile casa con la piccolina- chi sa perché se lo immagina, fermo davanti a quel canterano con la piccolina in braccio, intento a guardare il ritratto di quella morta ch'ella non ha potuto vedere. 6807_6241_000340 eh, ma la piccina no, la piccina non si stacca dal padre, senza il padre non viene e lui è meglio che rimanga qua ancora per qualche giorno per liquidare quel suo triste passato. 6807_6241_000341 il cuore. il cuore mi parlava, ma egli zitto, sedette vicino al fuoco, sempre con le mani nascoste, così sotto la giaccia, gli occhi da insensato, e stette un pezzo a guardare verso terra. 6807_6241_000342 il male che tutti fanno inevitabilmente volendo vivere, il male che lei stessa sta facendo ora a tante povere bambine per aver voluto accogliere in sé, più viva della loro, la vita di queste tre a lei ugualmente estranee e certo non più disgraziate. 6807_6241_000343 suppone che egli sia rimasto troppo avvilito l'ultima volta, sorpreso lì a sedere in mezzo alla scala con le treccioline di quella povera piccina in mano. forse si sarà accorto del ribrezzo con cui ella ritirò violentemente la mano. 6807_6241_000344 a ogni nuova lettera le rinasceva prepotente la speranza che con quella sarebbe alla fine riuscita a commuovere e a richiamare a sé i figliuoli. certo, leggendo quelle sue parole, pregne di tutte le lagrime versate per loro in quattordici anni, 6807_6241_000345 le debbono anche far male, povera piccina, e come sandrina finisce di far merenda se la porta di là in camera per scioglierle quelle treccioline e fargliene una sola, grossa e lenta, ma fino a metà, e sfioccato il resto con un bel nodo di raso: dove termina la treccia? 6807_6241_000346 ma dio mio, osserva indignata la signora marzorati, se la signora léuca, e ha ragione, poverina moglie, io al suo posto, ma piuttosto mi butterei da una finestra. dico: lei m'intende, signora mielli, fuori di casa però. 6807_6241_000347 conversavano davanti a quelle loro casupole basse che prendevano luce dalluscio, case e stalle, insieme dal pavimento acciottolato come la strada e di qua la mangiatoja, dove qualche asinello o qualche mula scalpitavano, tormentati dalle mosche. di là il letto alto, monumentale. 6807_6241_000348 sì, certo. ed ecco che lei s'era curvata fin quasi a toccarlo con la spalla sul petto, fin quasi a porgli il capo sotto la bocca, tanto che sui capelli ne aveva avvertito il respiro e poi per forza, più volte aveva dovuto toccarlo davvero, dovendo svestirgliela sulle ginocchia, la bimba. 6807_6241_000349 così, quel giorno la signora léuca si vede arrivare in casa, il marito con quella figliuola: è ancora afflitto per la sua bontà mal rimeritata, stizzito e turbato della scarsa gioja che la figlia gli ha manifestato per quella visita furtiva. ma dentro di sé, tuttavia, non pentito. 6807_6241_000350 e peggio, anche quando il padre e la madre si chiudono in camera e di là vengono urti pianti, rumori di schiaffi, di busse, di calci d'inseguimenti, tonfi, fracasso d'oggetti lanciati e andati in frantumi. 6807_6241_000351 eh già, meglio di così può mai confidare la signora léuca a quell'avvocatino aricò che, tutt'a un tratto, appena saputo della fuga di lui sparito come per incanto il piacere? ella si è sentito gravare enormemente sulle braccia il peso di quelle tre bambine non sue. 6807_6241_000352 rosetta si chiama rosetta. che amore sandrina corregge: no, rosina, rosina, sarebbe meglio rosetta, così tombolina. 6807_6241_000353 dio mio, dio mio, dopo due ore di supplizio la signora léuca resta come intronata, convulsa in tutte le fibre del corpo. le ha detto d'esser venuto perché voleva confessarsi, e invano lei gli ha ripetuto più volte ch'era inutile. 6807_6241_000354 niente di male. sai niente di male per la signora léuca, in questo pianto del marito. te n'avverto perché tu non finga di commuovertene. detto questo, riprende il suo discorso con la signorina marzorati. 6807_6241_000355 caro signore, giornate intere ci passo. sono capace di stare anche unora fermo a guardare dentro una bottega attraverso la vetrina. i ci dimentico. 6807_6241_000356 così, turbato dallaffabilità provocante, dalla simpatia che quella bella donna gli dimostrava. il giovane dottore abbasso gli occhi e disse: ma perché voi forse avrete da vivere quella poverina invece. ma che quella rispose vivacemente. 6807_6241_000357 tanti sa. ringrazii dio se sono fastidii. soltanto cè chi ha di peggio. caro signore, io le dico che ho bisogno dattaccarmi con limmaginazione alla vita altrui, ma così, senza piacere, senza punto interessarmene anzi. 6807_6241_000358 e allora, uscendo dalla villa, escendendo per via veneto, prenderemo il tram. intanto senti, ti porto in una bella casa, vuoi? sandrina? alza gli occhi a guardarlo di sotto il cappellino, con un sorriso incerto. ha già notato che il padre le parla con una voce insolita? 6807_6241_000359 vuol dire, dunque, che dio la ispirerà e che per il momento, questo momento che già per lei è come lontano, lontano la conclusione, bisognerà rimetterla alla vita, alla vita com'è stata sempre e come sempre sarà. 6807_6241_000360 le sorge questo pensiero suggerito dalla paura, sandrina si volta di nuovo verso il padre: papà che vuoi. e come dirò allora alla mamma? 6807_6241_000361 non era vita questa che si godeva qua, nella santa pace inalterabile, qua, in tanta lindura d'ordine, in questo silenzio, tra il tic e tac lento e staccato della pendola grande che batte le ore e le mezz'ore con un suono languido e blando entro la cassa di vetro. 6807_6241_000362 e trovava il coraggio di mettergliele davanti là con la più brutale impudenza, convinto che lei, quasi riparata dall'orrore che ne provava, non poteva esserne toccata. 6807_6241_000363 dalla speranza, forse, che lei se ne sarebbe lasciata commuovere, intenerire fino a posargli la mano sui capelli in atto di perdono. non per carezza, dio mio, ma poteva far questo? la signora léuca avrebbe dovuto capirlo che non poteva. 6807_6241_000364 se ci vedo, disse il dottore chera miope, rassettandosi sul naso. le lenti maragrazia trasse dal seno la lettera, gliela porse e restò in attesa chegli cominciasse a leggerle le parole dettate. 6807_6241_000365 io non ho più occhi per piangere. seguitò ninfarosa con un sospiro di stanchezza. e la vecchia, perché gli occhi miei sono abbruciati di vedervi, almeno per lultima volta. 6807_6241_000366 ma non riusciva a vincere il ribrezzo e lo spavento e si tirava indietro invece, per non vederselo così davanti, in ginocchio, e gemeva. ma no, dio, no. 6807_6241_000367 cavare la rivoltella e ammazzare uno che, come lei, per disgrazia, abbia perduto i treno. no, no, non tema, caro signore, io scherzo, me ne vado. ammazzerei me se mai. ma ci sono di questi giorni certe buone albicocche come le mangia lei con tutta la buccia, è vero? 6807_6241_000368 insomma, non sa più nemmeno disprezzarlo. ormai la signora léuca. la vita pare che debba esser così. questo, ecco il disgusto. 6807_6241_000369 per vedere se la carabina era parata bene. costui si buttò in campagna dalle nostre parti, passò per farnia con una banda che sera formata di contadini, ma non era contento, ne voleva altri e uccideva tutti quelli che non volevano seguirlo. 6807_6241_000370 nulla, qua, nemmeno un chiodo di quella casa. eh, ma se questa fosse una ripugnanza che prova soltanto lei. se invece lui e le piccine avessero caro di vedersi attorno qualche oggetto della casa antica. 6807_6241_000371 ed ha accolto con un sorriso di compiacenza le congratulazioni che, a quattr'occhi, ha creduto di venirle a porgere l'avvocatino aricò, ma sì d'essersi liberata, dopo tutto, checché ne dica il signor parroco, di quell'animalone lì che le ingombrava la casa. 6807_6241_000372 sono croci, si sa, e il merito consiste appunto nel rassegnarsi a portarle. ma lascia dire la signora léuca e lascia pur credere che sia mancato per lei. 6807_6241_000373 così vi promette e giura davanti a dio che se voi ritornate a farnia vi cederà in vita il suo casalino. ninfarosa scoppiò a ridere, pure il casalino. ma che volete che se ne facciano, se già sono ricchi di quei quattro muri di creta e canne che crollano a soffiarci su. 6807_6241_000374 ah, vivaddio, s'è liberato e stringe, come ad averne la prova, tra le dita della mano, affondata nella tasca dei calzoni, quel logoro biglietto da cento lire ripiegato in quattro. 6807_6241_000375 io ero maritata da pochi anni e avevo già quei due figliucci che ora sono laggiù in america, sangue mio. stavamo nelle terre del pozzetto che mio marito santanima, teneva a mezzadria. cola camizzi passò di là e si trascinò via anche lui, mio marito, a viva forza. 6807_6241_000376 ha troppo attento lo spirito, ha troppo vissuto in silenzio. la vita le si è quasi diradata, fino al punto che le relazioni tra lei e le cose più consuete non hanno più, talvolta, nessuna certezza. 6807_6241_000377 della casa ricca e lucente, che il babbo è di là buttato sul letto e che c'è la sarta. ah, brava fa la signora léuca sollevando il velo sulla fronte e chinandosi per baciar la piccina. 6807_6241_000378 volevo dirle prima che, anche se egli si fosse riaccostato a me prevedendo prossima la morte di quella donna, io, venendo a saperlo, non mi sarei ritratta dal fare per le sue bambine e per lui tutto quello che mi sarà possibile. 6807_6241_000379 è pazza a casa io non ci sto. ho bisogno di starmene dietro le vetrine delle botteghe, io, ad ammirare la bravura dei giovani di negozio, perché lei lo capisce, se mi si fa un momento di vuoto dentro, lei lo capisce, posso anche ammazzare come niente tutta la vita in uno che non conosco. 6807_6241_000380 appena seppe di che si trattava e lo vide turbato e severo, si piegò procace verso di lui col volto dolente per il dispiacere chegli si prendeva senza ragione via e appena poté, senza commettere la sconvenienza dinterromperlo. 6807_6241_000381 avrà finto, disse il medico stringendosi nelle spalle. maragrazia rimase come un ceppo. poi si diede un gran pugno sul petto. ah, infamaccia, proruppe. e perché mha ingannata così? 6807_6241_000382 il padre, intanto, s'è chinato a riprendersela in braccio. senti, senti i giocattolini. ripresa in braccio, la bimba ancor tutta convulsa, cessa di piangere. 6807_6241_000383 le due piccine che s'aspettavano le meraviglie del padre per il loro contegno e la loro lindura, così ben pettinate, con quei grembiulini nuovi neri, coi risvolti di merletto bianco ai polsi e al collo e la cinturina in mezzo, e le calzette fine e le scarpette nuove, restan deluse e come mortificate. 6807_6241_000384 capisce tutto, si pente di quel che ha fatto senza pensare che avrebbe cagionato a lui un così grave impiccio. si rammenta all'improvviso delle due cordelline bisunte che tenevan legate le treccine della figliuola e che son rimaste sulla specchiera. 6807_6241_000385 quelle tre figlie che il marito ebbe da un'altra donna, da una donna come quella? no, perché lei non l'ha fatto per questa generosità e si sdegnerebbe se se ne sentisse lodare. anzi, il solo pensiero che una tal lode le possa esser rivolta già le accresce il rimorso per quello che ha fatto. 6807_6241_000386 benché, benché la dolcezza della casa lei dice avvocato, la signora léuca sa bene che non ha più nessuna dolcezza la sua casa, solo una gran quiete. 6807_6241_000387 io no, perché non sono mica malato. no, no, glielo domando per sapere se ha mai veduto in casa di questi medici bravi la sala dove i clienti stanno ad aspettare il loro turno per esser visitati. 6807_6241_000388 di sé si duole e di quanto è avvenuto in lei contro ogni sua aspettativa, quando invece s'attendeva che il male, da un momento all'altro, le dovesse venir da fuori, da parte degli altri. 6807_6241_000389 io fingo così di farle la lettera. quelli che partono poi fingono di prendersela per recapitarla e lei, poveraccia sillude. ma se tutti dovessimo far come lei, a questora, signor dottore mio, non ci sarebbe più mondo. guardi anchio che le parlo. sono stata abbandonata da mio marito, sissignore. 6807_6241_000390 il parroco la guarda severamente. lei farebbe bene, cara signorina, a sorvegliare un po la sua nipote io. e come potrei, signor parroco? 6807_6241_000391 a poco a poco bisognerà insegnar tante cose. tante a quelle due povere piccine, per quella prima sera. meglio lasciarle fare a modo loro. sono come incantate: non sanno prendere il bicchiere, non san tenere in mano le posatine comperate apposta per esse. 6807_6241_000392 prese la penna e il calamajo, posò il foglietto gualcito sul piano del cassettone e si dispose a scrivere: lì in piedi: dite su, sbrigatevi, cari figli. cominciò a dettare la vecchia. 6807_6241_000393 a questo punto ninfarosa, schiuse la porta e parve spuntasse il sole. in quella stradetta bruna e colorita, dagli occhi neri sfavillanti, dalle labbra accese, da tutto il corpo solido e svelto, spirava una allegra fierezza. 6807_6241_000394 il giovane medico perdette la pazienza, proruppe: ma come non è figlio vostro che dite? siete stolida o matta? davvero non lavete fatto voi. la vecchia chinò il capo a questa sfuriata, socchiuse gli occhi sanguigni. rispose: sissignore. 6807_6241_000395 era rotta di tratto in tratto, dagli spari dei cacciatori al passo delle tortore o alla prima entrata delle allodole. seguiva a quegli spari un lungo, furibondo abbajare dei cani di guardia. il dottore andava di buon passo per lo stradone, guardando di qua e di là le terre aride che aspettavano le prime piogge per esser lavorate. 6807_6241_000396 ha sentito parlare, vossignoria, dun certo canebardo garibaldi. domandò il medico stordito, sissignore, che venne dalle nostre parti e fece ribellare a ogni legge degli uomini e di dio, campagne e città. nha sentito parlare. sì, sì, dite, ma come centra garibaldi? 6807_6241_000397 mah, pare di sì, che ci sia questo bisogno di sapere che cosa dà agli altri o come è per gli altri la vita, e che se ne pensi, e che se ne dica. 6807_6241_000398 oh, della roba. chiamò il dottore che aveva paura dei cani, fermandosi davanti a un cancelletto di ferro arrugginito e cadente. venne un ragazzotto di circa dieci anni, scalzo, con una selva di capelli rossastri scoloriti dal sole e un pajo di occhi verdognoli da bestiola forastica. 6807_6241_000399 sandrina allora s'affretta a dir di sì più volte col capo a nessuno, a nessuno sai perché non voglio che tu lo dica- soggiunge egli riprendendo a camminare, perché la mamma con questa, con questa zia, è in lite. 6807_6241_000400 la vita così. ecco come lui l'ha scritta in faccia, con una violenza che comincia a rilassarsi sguajatamente. che brutto segno: quel labbro inferiore che gli pende bestialmente e quelle borse nere intorno agli occhi torbidi. e. 6807_6241_000401 nossignore, e così ha lasciato tutti quei pacchetti in deposito alla stazione perché non sono sicuri. erano tutti ben legati. 6807_6241_000402 figli daccapo. no, adesso unaltra cosa. ci ho pensato tutta stanotte. senti, cari figli, la povera vecchia mamma vostra vi promette e giura: 6807_6241_000403 si volge a lui che, rimasto in piedi, guarda ancora in quell'atteggiamento, ma già di nuovo con le lacrime agli occhi, e gli dice: forse non sa chi sono, ma sandrina, con gli occhi bassi, risponde la zia. 6807_6241_000404 addio, silenzio, di specchio, ordine, quiete. lindura e tutta sossopra la casa della signora léuca per accogliere più ospiti che non potrebbe. quattro ospiti nuovi. 6807_6241_000405 intanto le ripulisce ben bene le ripettina, mostra loro tutta la casa dove dormirà il babbo, dove dorme lei, e infine le fa sedere a tavola con sé per la cena. 6807_6241_000406 centra, perché, vossignoria deve sapere che questo canebardo diede ordine, quando venne, che fossero aperte tutte le carceri di tutti i paesi. ora si figuri, vossignoria, che ira di dio si scatenò allora per le nostre campagne. 6807_6241_000407 nel mento rotondo una fossetta acuta nel mezzo. le dava una grazia maliziosa e provocante: vedova dun primo marito, dopo appena due anni di matrimonio era stata abbandonata dal secondo partito per lamerica cinque anni addietro. 6807_6241_000408 e non è ben sicuro ch'ella non abbia a giudicar soverchio l'ardire di portarle in casa la prova là delle sue colpe vergognose di marito. si presenta perciò un po incerto e come sospeso vuol parere un mendico alla porta della pietà di lei, anche per quella sua figliuola mendica. 6807_6241_000409 si avverte ancora che la morte è passata di là da poco tempo in un certo lezzo che è rimasto di fiori, vizzi e di medicinali. ma dov'è lui? sandrina, che è venuta ad aprire in sottanina con le magre braccine nude spettinata, risponde ancora tutta abbagliata dalla vista inattesa della bella zia. 6807_6241_000410 commiserazione, sì, compatimento può aver per lui, carità, come per tutti quei disgraziati che, al pari di lui, sentono la vita come una fame che insudicia e non si sazia mai. 6807_6241_000411 ma, passato il primo stupore, come poté ricomporre le idee? non seppe comprendere che nesso quella truce storia potesse avere col caso di quellaltro figlio e glielo domandò: aspetti, rispose la vecchia, appena poté riprender fiato. quello che prima si ribellò, quello che prese le mie difese, si chiamava marco trupìa. 6807_6241_000412 avrebbe da vivere anche lei ih bella seduta e servita in bocca, se volesse. non vuole come? domandò il dottore alzando gli occhi meravigliato. 6807_6241_000413 e sa che coraggio ha avuto questo bel galantuomo di mandarmi un ritratto di lui e della sua bella di laggiù glielo posso far vedere. stanno tutti e due con le teste luna appoggiata allaltra e le mani afferrate così. permette i dia la mano così e ridono, ridono in faccia a chi li guarda in faccia a me. vuol dire: 6807_6241_000414 sandrina, allora egli si pente della violenza e si china subito a carezzare, commosso la piccina bella, bella mia. non avevo capito, ma sì, te lo dirò io. poi te lo dirò io come devi risponderle se ti domanda dove sei stata. 6807_6241_000415 qualcuna se ne staccava, vagava lenta pel cielo, passava sopra monte mirotta, che sorgeva dietro farnia. a quel passaggio, il monte sinvaporava dunombra cupa, violacea, e subito si rischiarava la quiete silentissima della mattina. 6807_6241_000416 non ci crede neanche lui, o piuttosto non vorrebbe crederci, perché non gli pare possibile che la morte si presenti così in forma di quell'ovolino sui labbro che non prude né fa male, come se non ci fosse. 6807_6241_000417 non dice nulla. guarda le due amiche che si son guardate tra loro facendo un viso lungo, lungo di gelata maraviglia e con pena sorride, come per indurre a compatire per riguardo a quella povera signorina trecke, la quale al solito non ha capito nulla ed è rimasta allo scatto della nipote. 6807_6241_000418 in mano, poi disse in mano quegli assassini, sarrestò di nuovo come soffocata e agitò quella mano quasi volesse lanciare qualcosa. ebbene, domandò il dottore allibito. 6807_6241_000419 perché sapeva. sapeva tutto dall'avvocato aricò ha voluto farle la confessione: turpitudini bagnate di certe lagrime tanto più schifose quanto più sincere, e a ognuna, guardandola con occhi atroci, soggiungeva: ma questo non lo sai. 6807_6241_000420 ma per le le o a e poi. rosei i tappetini a piè del letto, rosea anche la tenda alla finestra e rosee le sopracoperte dei lettucci. così bianca e rosea tutta la camera. 6807_6241_000421 a lui, ma sì a lui, un po di sollievo. alla colpa che pesa il balsamo d'una buona parola al rimorso che punge. non ha chiesto altro e la nostra eccellente signora léuca non avrebbe potuto, del resto, accordargli altro. stia tranquilla. 6807_6241_000422 ah, che vidi. a questo punto maragrazia si levò in piedi, stravolta dallorrore, con gli occhi sanguigni sbarrati, e allungò una mano con le dita artigliate dal ribrezzo. le mancò la voce in prima per proseguire. 6807_6241_000423 sapesse che avvilimento è per me. non ho mica bisogno. creda che a un bambino sudicio sia prima lavato il viso per fargli la carità. i perdoni, lei ha poca stima di me, signor parroco. 6807_6241_000424 non ha ancora dieci anni, sandrina, ma già pensa che a difendersi deve provvedere da sé, cominciando dal padre, dalla madre e dalle sorelline nel visino bianco, non bello, anche perché patito. gli occhi non sono come forse li vorrebbe, il nasetto che si drizza in mezzo a loro un po ardito. 6807_6241_000425 per rispondere al signor parroco che le ha domandato: ma chi le ha detto, in nome di dio, che la carità debba esser facile? lei s'è lasciata persuadere a ricevere il marito di tanto in tanto per una breve visita. 6807_6241_000426 e mi faccia un piacere. domattina, quando arriverà, i figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione allalba lei può far la strada a piedi. il primo cespuglietto derba su la proda. ne conti i fili per me. 6807_6241_000427 e lei non solo non avrebbe mai fatto tante spese e con tanta premura per ospitarle, ma non s'era neppur mai sognata di poterne accogliere in casa qualcuna, modestamente, anche per averne lei stessa il vantaggio di qualche servizio. ha accolto queste perché figlie di lui, del marito. 6807_6241_000428 non solo, ma ha saltato anche la santa messa, qualche domenica più d'una e un certo raffreddamento anche, è evidente, verso le amiche, come se sospettasse anche in loro una certa responsabilità per le non liete condizioni in cui s'è lasciata mettere con quelle tre bambine in casa. 6807_6241_000429 poi domanda licenza d'andare in camera sua a disfar le valige, per mettere a posto la roba, come se all'improvviso gli fosse sorto il timore che altri si fosse messo a disfarle in vece sua. 6807_6241_000430 da quattordici anni erano partiti anche a lei per lamerica. due figliuoli le avevano promesso di ritornare dopo quattro o cinque anni, ma avevano fatto fortuna laggiù, specialmente uno, il maggiore, e si erano dimenticati della vecchia mamma. 6807_6241_000431 nascono pure in lei gli stessi sentimenti che in tutti gli altri. ma mentre gli altri vi s'abbandonano cecamente, lei, appena sorti, li avverte e, se buoni, li accompagna come s'accompagna un bambino per mano. 6807_6241_000432 ha detto sì, per commuoverla, che tutto quel po che gli è rimasto del suo patrimonio l'ha vincolato alle tre figliuole e consegnato all'aricò che ne rimette gl'interessi a quella donna per i bisogni di casa. 6807_6241_000433 e camminando, guardava, affitto, affitto gli occhi di questo o di quel giovane emigrante che simulava una romorosa allegria per soffocare la commozione e stordire i parenti che lo accompagnavano. vecchia matta, qualcuno le gridava. o perché mi guardate così vorreste cavarmi gli occhi? 6807_6241_000434 cera. un gran cortile murato i sentrava per una porticina piccola, piccola. da una parte, mezzo nascosta- ricordo ancora- da un gran cespo di capperi radicato su nel muro, presi una pietra per bussare più forte, bussai, bussai. non mi volevano aprire, ma tanto bussai che finalmente maprirono. 6807_6241_000435 si spaccano a metà, si premono con due dita per lungo come due labbra succhiose. ah, che delizia i ossequi, la sua egregia signora, e anche le sue figliuole in villeggiatura. me le immagino vestite di bianco e celeste, in un bel prato verde, in ombra. 6807_6241_000436 aveva veduto passare più volte per la stradetta quel giovane medico dallaspetto quasi infantile e comera sempre sana, e non avrebbe saputo finger di star male. per chiamarlo ora si mostrò contenta, pur nella sorpresa, che egli fosse venuto da sé per parlare con lei. 6807_6241_000437 credendo così di render questa più meritoria davanti a dio, o piuttosto davanti alla sua coscienza, che già per questo fatto comincerebbe a essere creda qualcosa di diverso. la mia coscienza sì, signora. 6807_6241_000438 le altre due, sandrina qua e la mezzana lauretta, sono sempre un po come intontite, come in attesa sempre d'un nuovo spavento. se ne son presi tanti di spaventi assistendo alle liti furibonde che avvengono in casa quasi ogni giorno sotto i loro occhi. 6807_6241_000439 pare un'altra ora, sandrina, lei stessa guardandosi allo specchio: in mezzo alle belle cose che la circondano in quella camera da letto e che si riflettono, quiete e luminose, nello stesso specchio, quasi non si riconosce più. 6807_6241_000440 proprio di quella certa carità difficile che pure questa volta lei stessa era andata a cercare, santo dio. visto che s'era piegata a riprendersi in casa, il marito poteva bene forzarsi a vincerne il disgusto e acconciarsi a ridivenire in tutto e per tutto sua moglie. 6807_6241_000441 la signora léuca ha allora l'impressione che quella bimba, così avvinghiata al padre, rappresenti come una condanna che gli abbia lasciato quella donna di non potersi più staccare, di non poter più levarsi a respirare, fuori da tutto ciò che essa, in vita, a sua volta, rappresentò per lui. 6807_6241_000442 vediamo di non peccar di superbia, mia cara signora, io lei sì, perché c'è tanti modi. veda di peccar di superbia se per esempio lei, con un sospetto di questo genere, avvilisse troppo l'oggetto della sua carità. 6807_6241_000443 e accusando sé soltanto per la debolezza della propria natura, così purtroppo inchinevole a cedere a tutte le tentazioni dei sensi, non avrebbe potuto. dopo averla pregata a mani giunte, supplicata di voler sorreggere anche con la sua vista, soltanto quella sua debolezza, ora. 6807_6241_000444 vedendosi riaccolto in casa, riprendendo a convivere accanto a lei sotto lo stesso tetto. ah già, ah già. esclama l'aricò, grattandosi con un dito la nuca. 6807_6241_000445 oh, coi capelli bianchi hai visto: sì, ma giovane che avrà. avrà sì e no quarant'anni. eh, signora fina, per quel bestione là. 6807_6241_000446 aspettate, so che non manca per voi, disse il medico per trattenerlo. mhanno detto che voi anzi, venga qua, signor dottore. saltò su a dire: rocco trupìa, improvvisamente additando la porta della roba. 6807_6241_000447 non credo. disse ninfarosa. brutto, sì, sempre ingrugnato, ma non cattivo e lavoratore. poi lavoro moglie e figliuoli, non conosce altro. 6807_6241_000448 ma mi serve, i serve questo, le serve. scusi, che cosa attaccarmi? così dico con limmaginazione, attaccarmi alla vita come un rampicante attorno alle sbarre, duna cancellata. 6807_6241_000449 basta che per un istante le senta vive in sé, e subito le diventano come lontane questa curiosità d'ora, come se un giorno, tanti anni fa, la avesse provata. 6807_6241_000450 e allora, poiché è la zia, bisogna che la nipotina abbia subito, subito la sua merenduccia di cioccolatte e biscottini e fettine di pane imburrato e spalmato di marmellata. qua qua, seduta a tavola e col cuscino sotto così bella, alta come una grande, e ora questa salviettina al collo, qua. 6807_6241_000451 ma l'altro giorno s'è fermato allo specchio d'uno sporto di bottega per guardarsi a lungo le labbra, passandovi sopra un dito, lentamente stirando, per accertarsi che non vi avvertiva nessuna screpolatura. 6807_6241_000452 e se, al contrario, un'altra commiserazione non sia assai più difficile: quella per chi riesca a liberarsi da ogni bestialità nella vita, che è pur questa, piena di miserie e brutture che offendono quando, come si fa, non ci si voglia dar l'aria d'ignorarle, di non averle sperimentate in noi stessi. 6807_6241_000453 zia domanda, allora: lauretta perché noi sì, di nero per la mamma e papà no. la signora leuca, che non ha badato al colore dell'abito del marito, resta a guardar la ragazza e lì per lì non sa che cosa risponderle. 6807_6241_000454 io ho i capelli bianchi. sto a penare da tanto tempo, io, e nho viste, nho viste, ho visto cose, signorino mio, che vossignoria. non si può nemmeno immaginare. 6807_6241_000455 è, e questo provoca tanta stizza in chi le vuol bene, perché non si capisce come lei non riconosca quanto più merito avrebbe della sua bontà se la manifestasse come superstite sperimentata e vittoriosa di tutte le tristezze della vita. 6807_6241_000456 che da vicino, là in basso, forse non c'è e che da lontano e dall'alto si vede, perché la stessa altezza, la stessa lontananza la formano. 6807_6241_000457 e sono stolida, forse matta. no, dio volesse, non penerei più tanto. ma certe cose, vossignoria non le può sapere perché è ancora ragazzo. 6807_6241_000458 epitelioma si chiama: pronunzii, pronunzii. sentirà che dolcezza. epiteli oma. la morte, capisce, è passata. mha ficcato questo fiore in bocca e mha detto: tientelo caro, ripasserò fra otto o dieci mesi. 6807_6241_000459 infine adagiata sul letto con tutte le precauzioni la bambina e usciti tutti e due in punta di piedi dalla camera. era venuto il momento più pericoloso: quello di vedersi loro due soli, di nuovo insieme per un momento, prima di recarsi a dormire nel silenzio e nell'intimità della casa. 6807_6241_000460 ma a ottenere almeno che si lasci prendere in braccio e curare da lei. le altre due stanno a guardare un po invidiose. credono di non meritarsi che lei davanti a loro dia quello spettacolo di voler così bene a quella rosina, che è proprio cattiva, mentre loro sono state sempre buone, buone. 6807_6241_000461 il guajo è capisce che, dovendo trattenermi tre ore sole, sono venuto senza le chiavi di casa, oh bella. e perciò ho lasciato tutto quel monte di pacchi e pacchetti in deposito alla stazione. me ne sono andato a cenare in una trattoria, poi per farmi svaporar la stizza a teatro. 6807_6241_000462 una cosa che, sì, ecco, fa proprio dispiacere. lo zelo della signora léuca s'è più d'un po raffreddato. non viene da circa due mesi alle riunioni del patronato. 6807_6241_000463 sandrina la guarda e sorride, beata, ma come se ancora non credesse bene alla realtà di quanto le accade, di quel che si vede attorno. tanto le par bello e nuovo. ora che la vede sorridere, però, la signora léuca soffre di più a guardarle quel vestitino addosso, così sgarbato, quei capellucci così tirati. 6807_6241_000464 le due vecchie, pesanti valige in cui ha raccolto tutto quel po che ha creduto potesse entrare senza troppa vergogna nella casa della moglie. da quella sua casa ora distrutta, accoglie senza nessuna festa le espansioni d'affetto e di gioja, di sandrina e di lauretta e non ha occhi per vedere com'esse, in tre giorni, son quasi rinate. 6807_6241_000465 guarda le sedie del salottino smosse dov'esse poc'anzi stavano sedute. quelle sedie vuote fuori di posto pare domandino, sperdute, il perché di quel loro disordine, che cosa quelle signore siano venute a fare se avevan proprio bisogno di quella visita. 6807_6241_000466 e le si è intenerito davanti fino alle lagrime parlando di queste privazioni, ma non le ha chiesto nulla, né avrebbe potuto dopo quella confessione che voleva parer fatta con l'intento di scusare, se non in tutto, almeno in parte la sua abiezione, rovesciandola addosso a quella donna. 6807_6241_000467 permettere che s'è aspettato, dio mio, e ha chiuso a chiave l'uscio appena entrata. quasi quasi scenderebbe dal letto per andare a levar quella serratura. tanto le fa stizza che abbia pensato di dover premunirsi così fin dalla prima sera. 6807_6241_000468 e te. avviene allora di scoprire di quelle cose tutt'a un tratto, aspetti nuovi e strani che la turbano, come se d'improvviso e per un attimo, lei penetrasse in un'altra, insospettata realtà che le cose abbiano per sé nascosta, oltre quella che comunemente si dà loro, teme d'impazzire a. 6807_6241_000469 dio, come appar chiaro tutto questo alla signora léuca. ed è una sofferenza, non è mica una soddisfazione per lei che i suoi occhi vedano così chiaro, così a dentro, tutto, con la più precisa coscienza di non ingannarsi. e là, 6807_6241_000470 lei, oggi ancora, si confessa che no, no, il suo corpo non cedeva allora soltanto per quel dovere, ma si concedeva anche per sé, anche sapendo bene che non poteva valer per esso, la scusa di quel dovere, di fronte alla sua coscienza che subito dopo si risvegliava disgustata. 6807_6241_000471 non pentito, perché ha pensato a lungo, lui, che sarebbe un gran bene per quelle sue tre figliuole se riuscisse a metterle sotto la protezione della moglie, se la loro mamma morisse. ma 6807_6241_000472 d'una certa stanchezza per tutta la persona e di quel mal di capo che non la lascia mai, e anche d'una febbretta che le viene la sera. ma lo sa bene da che provengono tutti questi malanni: è la vitaccia che è costretta a fare. 6807_6241_000473 ma c'è pur questo silenzio che a volte, tra un punto e l'altro della maglietta di lana per una bimba povera del quartiere o tra un rigo e l'altro del libro che sta leggendo, pare sprofondi tutt'a un tratto nel tempo senza fine e vi renda vani. 6807_6241_000474 la signorina trecke la guarda e si liquefà nel suo sorriso vano: lo sapevo, ah sì, lo sapevo, ma che doveva venire, non che fosse venuto. 6807_6241_000475 non pena più, veramente un certo senso di disgusto che si fa quasi stizza dentro, per l'inganno che il suo stesso cuore un tempo le fece di potere esser lieta, anzi felice, sposando un uomo che. 6807_6241_000476 ma un vero e proprio sacrifizio. non può dire che l'abbia mai fatto. come sarebbe vincere quel disgusto, quel certo orrore che nasce dalla propria carne al pensiero d'un contatto insoffribile, o rischiar di rompere quell'armonia di vita raccolta in tanta lindura d'ordine? ha paura che non potrà mai farlo. 6807_6241_000477 la signora léuca vede necessario il suo intervento per rimediare al mal fatto, corre a prendere in camera le due cordelline e scende in fretta, risolutamente, le due rampe di scala, dicendo a lui dall'alto, mentre scende: aspetta, aspetta, lascia fare a me. scusami se non ho pensato, hai ragione, hai ragione. 6807_6241_000478 nuova veniva a sedurglielo sotto gli occhi, sicurissima che una signora come lei non dovesse accorgersene e che, se mai se ne fosse accorta, via un po più di sdegno, al massimo per quel pover uomo là accolto con le figliuole, per compassione. 6807_6241_000479 non è vero. non gli negò mai quanto, come marito, poteva pretendere che non gli mancasse da lei, e questo non solo per dovere, non solo per non dargli un facile pretesto d'allontanarsi. 6807_6241_000480 e credo meglio, a ogni modo, che l'ajuto gli venga da una che in questo caso sarebbe stata più cattiva di lui. se è vero che egli quel pensiero non l'ha avuto, forse non so esprimermi chiaramente. 6807_6241_000481 e di tra i fichidindia apparve rocco trupìa, che camminava curvo con le gambe larghe ad arco e una mano alla schiena, come la maggior parte dei contadini. il naso largo schiacciato e la troppa lunghezza del labbro superiore raso rilevato gli davano un aspetto scimmiesco. 6807_6241_000482 davano maggior risalto alla freschezza della carne e una grazia ambigua, come d'una menzogna innocua, al suo sorriso quand'ella, additandoli, diceva: ormai son vecchia. 6807_6241_000483 ringraziare e andarsene. gli pare che non resti altro da fare? nossignori, eh, nossignori, piano, piano il tormento. la signora léuca vuol sapere a qual prezzo intendono che lei paghi questo che sarà un piacere per lei di far da mamma a quelle tre piccine. 6807_6241_000484 ne provo un fastidio, se sapesse una nausea, alla vita degli estranei intorno ai quali la mia immaginazione può lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi, tenendo conto delle minime apparenze scoperte in questo e in quello. 6807_6241_000485 la donna rimase un tratto a guardarlo, turbata, non comprendendo che cosa potesse volere quel medico da suo marito. si cacciò la camicia ruvida dentro il busto, che le era rimasto aperto da che aveva finito dallattare il piccino. se lo abbottonò e si levò in piedi per offrire una sedia. 6807_6241_000486 ma sì, disse: non vuole, signor dottore, ha un altro figlio, qua lultimo, che la vorrebbe con sé e non le farebbe mancare mai nulla. 6807_6241_000487 sul piano di quel canterano c'è il ritratto della morta in una volgare cornice di rame. finge allora di non vederlo e dice a lui che ci sarà tempo di far la scelta di qualche capo da conservare e che, per il resto, se mai penserà lei a farne elemosina. 6807_6241_000488 ma le donne, commissioni, commissioni non la finiscono più. tre minuti. creda appena sceso dalla vettura per dispormi i nodini di tutti quei pacchetti alle dita, due pacchetti per ogni dito. 6807_6241_000489 non appartiene mica alla casa. il signor dottore ha per sé, per le amiche della sua signora, un ben altro salotto, ricco, splendido. chi sa come striderebbe qualche seggiola, qualche poltroncina di quel salotto, portata qua nella sala dei clienti, a cui basta quellarredo così alla buona. 6807_6241_000490 i peggiori ladri, i peggiori assassini, bestie selvagge sanguinarie, arrabbiate da tanti anni di catena. tra gli altri, ce nera, uno il più feroce, un certo cola camizzi capobrigante, che ammazzava le povere creature di dio così per piacere come fossero mosche, per provare la polvere, diceva: 6807_6241_000491 come deve regolarsi la signorina trecke, se si dà sempre il caso che dove lei suppone che ci possa esser male, là nossignori male non c'è e viceversa poi par che ci sia, e grave, dove lei proprio non riesce a capire che ci possa essere? 6807_6241_000492 tanti e tanti rimproveri, tutti meritatissimi ma che purtroppo non varranno a infondere un po di salutare malizia in quei suoi poveri, infantili occhi innocenti che saranno d'ora in poi, per l'abbandono di quell'ingrata nipote, sempre così rossi di pianto. 6807_6241_000493 e la signora léuca torna a sorridere con pena per quell'ambascia di madre. è una ragazzona rubiconda con gli occhiali, la figlia della signora marzorati, soffocata da un gran seno ma gonfio soltanto d'una certa allarmata ingenuità infantile. che 6807_6241_000494 e si sa, questo gelo ora e questo silenzio della cima e veder tutto piccolo e lontano e così per forza velato, soffuso di questa esiliante tristezza di una nebbia. 6807_6241_000495 ma ecco poi disse perché vostra madre non vuole accettare lospitalità che le offrite per codesto odio che nutrite contro i vostri fratelli. è chiaro. 6807_6241_000496 ha in affitto una bella chiusa che gli rende bene. ci vada e vedrà che è come le dico io. il dottore si levò ben disposto da quella conversazione, allettato dalla dolce mattinata di settembre e più che mai incuriosito sul caso di quella vecchia, disse: ci vado davvero. 6807_6241_000497 e com'egli si alza per cederle il posto vergognoso d'essere stato sorpreso da lei nella miseria di quell'imbarazzo, siede sullo scalino e presto, presto, rifà le treccine alla ragazza. 6807_6241_000498 e si domanda che cosa quelle bambine abbiano già per lei più delle altre che finora ha soccorso e che non potrà più soccorrere d'ora in poi. quasi tutte le altre avevan certo assai più di queste bisogno del suo soccorso. 6807_6241_000499 casa da poverelli. ma se vossignoria fa il medico, chi sa quante altre ne avrà vedute. le voglio mostrare il letto, pronto sempre e apparecchiato, per quella buona vecchia. è mia madre, non posso chiamarla altrimenti. 6807_6241_000500 ma questa sì gli sorride, o piuttosto si prova a sorridergli, solo per ubbidire. e tutto il suo visino, freddo e dolente, dice al padre di contentarsi così di questo piccolo, pallido sorrisino che può fargli per quel che vuole. da lei non potrebbe di più. 6807_6241_000501 miseria, abbrutimento, oppressione, e prevede che non potrà nulla. lei, su quella creaturina? forse mai, perché troppo neri e come unti ancora e impregnati ferinamente del vizio da cui è nata. ha i capelli, tutti quei capellucci ricciuti. 6807_6241_000502 non perché avesse fatto cattiva prova, ma perché, malvisto dai pochi signorotti del paese, tutti i poveri invece avevano preso subito a volergli bene. sembrava un ragazzo a vederlo, eppure era proprio vecchio, di senno e dotto. faceva restar tutti a bocca aperta quando parlava. 6807_6241_000503 riconoscere nel viso mutato, alterato sguajatamente dai vizi, quell'antico segno d'intelligenza che le piaceva e che impressione anche nell'osservare in lui ancora i tratti dell'antico signore a tavola. 6807_6241_000504 il turbamento e l'agitazione si fanno tanto più vivi quanto più ella nota in lui modi, atteggiamenti, espressioni che dovrebbero anzi quietarla e rassicurarla, quell'avvilimento, quella remissione e la pazienza e l'affetto per le figliuole di cui, almeno fino a tal punto, non l'avrebbe mai creduto capace. 6807_6241_000505 erano sazii, rivoltati anche loro della tirannia feroce di quel mostro, signor dottore, e io ebbi la soddisfazione di vederlo scannato lì, sotto gli occhi miei, dai suoi stessi compagni, cane assassino. 6807_6241_000506 così ottiene anche, ma dopo una lunga insistenza di sentir la voce di lauretta, che non ha voluto parlare, spegne la luce e le lascia sole in camera. poco dopo, però, origliando all'uscio per accertarsi se han preso sonno, le sente litigare a bassa voce, ma violentemente. 6807_6241_000507 bianchi, però li ha voluti anche bianchi, laccati. bianchi i due cassettoni e l'armadietto a specchio, le seggiole e i due tavolinetti da scrivere col palchettino da un lato, per le due più grandicelle che vanno a scuola. 6807_6241_000508 così distintamente, in tutte le stanze, il suo tic e tac lento e staccato, come se il tempo possa seguitare a scorrere, ormai placido e uguale come prima. 6807_6241_000509 mani caste poverine, che raggricciamenti. ma no, via, toccate, toccate, arrischiate una toccatina a sentire che non fa male, e poi ci starete che vi piacerà. 6807_6241_000510 sei stanca, sandrina? no, papà, non vorresti sedere là su quel sedile un tantino per riposarti? no, papà. 6807_6241_000511 il nuovo aspetto ch'esse a mano a mano cominciano ad assumere, sistemate alla meglio. non le par certo bello. le dà tuttavia uno strano piacere perché nella sistemazione nuova, secondo il bisogno e le necessità dello spazio, sia degli oggetti vecchi sia dei nuovi che a poco a poco arrivano, 6807_6241_000512 c'è tutto da fare nella repubblica dell'equatore: ponti, strade, ferrovie, illuminazione, scuole, e mia nipote conosce uno che fa parte della spedizione. dice che ce ne sarà una nuova, tra poco più numerosa d'operai, di contadini, d'ingegneri e anche d'avvocati, di maestri. 6807_6241_000513 proprio nulla di comune con la più piccola, venuta parecchi anni dopo, perché lauretta ha già otto anni e tre mesi, vuol dire un anno e qualche mese meno di sandrina la maggiore. 6807_6241_000514 ancora con quel sorriso sulle labbra e gli occhi infantili velati di pena per quest'incorreggibile ignoranza che sempre, dio mio, la affliggerà. tre: 6807_6241_000515 basta, basta, basta. fece ninfarosa, ripiegando il foglietto e cacciandolo entro la busta. ho belle scritto: basta anche per le cinque lire. domandò, investita da quella furia inattesa la vecchia: tutto, anche per le cinque lire. gnorsì scritto bene tutto. 6807_6241_000516 di diverso da dio. sì, signora, gliel'avverto da un pezzo, da un pezzo. lo noto in lei. con sommo dispiacere. dico questo: voler troppo vedere le ragioni con troppa inquietudine. ecco, se ne guardi. 6807_6241_000517 voi donne, brontolò di nuovo il vecchio con voce catarrosa, per una cosa sola siete buone. e sputò per che cosa? zio jaco, dite forte piangere. e unaltra cosa. e dunque per due allegramente io non piango, però vedete, 6807_6241_000518 perché è venuto fuori a colei da alcuni mesi, qua al labbro di sotto, come un ovolino duro, duro, un nodo che s'è a poco a poco ingrossato e fatto livido, quasi nero. non sarà niente. 6807_6241_000519 ma gli parlerò io, signora, non dubiti, gli parlerà anche il signor parroco. non potrà mica pretendere da lei l'impossibile. e allora gli domanda, per fermarlo subito, la signora léuca. 6807_6241_000520 il sapore è nel passato che ci rimane vivo dentro. il gusto della vita ci viene di là dai ricordi che ci tengono legati. ma legati a che cosa? a questa sciocchezza qua, a queste noje, a tante stupide illusioni, insulse occupazioni? sì, sì. 6807_6241_000521 non le importa delle parole, come non le importa dei fatti e nell'animo la piaga. che siano su questa piaga come gocce di limone quelle parole, non è male, perché adesso, quanto più le brucia questa piaga, meglio è. 6807_6241_000522 e vince spesso con la volontà. la stanchezza degli occhi e delle mani nel lavorare per i poveri fino a tarda notte dà poi in beneficenza gran parte delle sue rendite, privandosi di cose che per lei non sarebbero al tutto superflue. 6807_6241_000523 avanti, avanti. la incitò ninfarosa. questo glielavete scritto a dir poco una trentina di volte e tu scrivi: è la verità, cuore mio. non vedi, dunque scrivi, cari figli. 6807_6241_000524 restare di là, restare di là, di qua non si passa, non deve più passare che seguiti di là a insudiciarsi quanto gli pare. 6807_6241_000525 ma le assicuro che dev'essere stato al suo tempo un gran tipo chic. il marito della signora léuca, la signora marzorati, dà a vedere di sentirsi più che mai sulle spine vedendo la figliuola interessarsi tanto a ciò che le dice quella diavola là e la. 6807_6241_000526 non capisco proprio nulla io e gliene sto dando ora stesso la prova: proprio nulla, proprio nulla, e così dicendo. apre le braccia e s'inchina per andar via. 6807_6241_000527 lui, il marito, bisognerà che s'adatti nello spogliatoio che, dopo quella delle bambine, è la stanza più larga, benché un po buia. non ha nessun rammarico, la signora léuca, né per la rinunzia a tutte le sue comodità, né per il sacrifizio di tanti oggetti cari. 6807_6241_000528 che altro ha da dire? si vuol togliere del tutto adesso il merito della carità. ah, santo dio, quel signor parroco. che cattiva ispirazione andarla ad accusar di superbia. 6807_6241_000529 e si vede negli occhi limpidi del parroco e si sente nella calda voce di lui il bene che fanno, non pure al corpo anche. 6807_6241_000530 ora io, caro signore, ecco, venga qua qua sotto questo lampione, venga le faccio vedere una cosa. guardi qua sotto questo baffo, qua vede che bel tubero violaceo. sa come si chiama questo? ah, un nome dolcissimo, più dolce: duna caramella. 6807_6241_000531 no, no, sarebbe troppo. sarebbe troppo. e perché poi, chi son esse? infine, si potrà lei veramente compiacere che tutti vantino domani la sua generosità per aver accolto in casa, vincendo ogni risentimento e il disgusto per la laida offesa al suo amor proprio di moglie che non poté esser madre? 6807_6241_000532 poi mostra loro i tavolinetti dove studieranno e ne assegna uno a ciascuna col cassetto. sì, ce l'ha anche l'altro. sono uguali. e c'è anche un cassettino qua, piccolo, piccolo, nel palchetto. 6807_6241_000533 prima s'è levato dalla mano il fazzoletto che vi teneva avvolto e la signora léuca, dall'alto, scorge allora su quella mano il rosso dello sgraffio. e l'altro, più tremendo sgraffio gli scorge sulla nuca. 6807_6241_000534 ecco a che l'ha condotta il consiglio della carità: difficile a farsela a sé, lei stessa, la carità, a danno di tante altre piccole derelitte a cui ora non potrà più pensare. 6807_6241_000535 dev'essere come un castigo per lei, ma castigo di che credono che se lui s'allontanò da casa undici anni addietro fino a cadere in tanta abiezione, sia stato per colpa di lei, che non seppe trattenerlo a sé. 6807_6241_000536 la signora léuca non può non notare che in quelle parole, nel tono con cui sono state proferite, è contenuta una sprezzante provocazione a lei, per uno scopo che non riesce a indovinare, se non è solo quello d'offendere con la derisione il suo modo di comportarsi. 6807_6241_000537 ah, cara sì. la zia. conferma subito la signora léuca che non s'aspetta la risposta da parte di lei e si china a baciarle una manina, perché sa che è segno di simpatia se i bambini parlano prima che abbiano preso confidenza con qualcuno. la zia, la zia. 6807_6241_000538 era una catapecchia, veramente una roba, come i contadini di sicilia chiamano le loro abitazioni rurali, protetta dietro da una fitta siepe di fichidindia. aveva davanti due grossi pagliai a cono. 6807_6241_000539 non come il suo cuore da giovinetta la sognò, ma questa miseria che forse è peccato dirlo ad accostarcisi, pare debba proprio insudiciare. 6807_6241_000540 né rosina né rosetta, veramente perché così bruna, bruna e con quegli occhioni cupi e che pure, dio mio, pungono davvero quegli occhioni e quella boccuccia là, un bottoncino di fuoco e quel nasino che non pare nemmeno cinque anni. 6807_6241_000541 e invece niente. placida e fresca. la signora léuca ne discorre con le amiche come se non fosse avvenuto nulla. ma se non è proprio avvenuto nulla, sorride la signora léuca. e stato qui un quarto d'ora con 6807_6241_000542 lei alla casa, non lo vuol confidare neanche a se stessa, la signora léuca, e si mostra più premurosa e più affettuosa che mai verso quelle tre orfane abbandonate perché non abbiano minimamente ad accorgersi del suo animo mutato, specie le due maggiori. 6807_6241_000543 è, è una zia, le risponde lui, ma tu a casa bada. non devi dirne nulla, non solo alla mamma, ma neanche a laura, neanche a rosina, a nessuno, a nessuno hai capito. 6807_6241_000544 e io davo, quando partirono per lamerica, mi svenai per loro. qua cè mia moglie che glielo può dire. e allora perché? disse di nuovo quasi a sé stesso: il dottore rocco trupìa ruppe in un ghigno. perché? perché mia madre dice che non sono suo figlio? 6807_6241_000545 ebbene, non era accaduto nulla. appena richiuso l'uscio della camera delle bambine, egli aveva tratto un respiro di sollievo e, a bassa voce, sorridendo, le aveva detto che ormai poteva esser sicuro di stare in pace fino a domattina, perché la bimba non si svegliava mai durante la notte. 6807_6241_000546 e nuovo tutto quanto nuovo veramente ha voluto, almeno l'arredo per la camera delle bambine, scegliendo lei ogni cosa in giro per mezze giornate da una bottega. 6807_6241_000547 screpolatura e non le bacia più da alcuni giorni neanche lui. le bambine al più sui capelli, qualche volta la più piccola che non si può fare proprio a meno di baciarla per certe cosette carine che fa o che dice? 6807_6241_000548 spina, esclamò allora una delle vicine. e come farebbero qua le povere mamme, le spose senza notizie e senzajuto? sì, ne mandano assai. brontolò il vecchio e sputò di nuovo. 6807_6241_000549 allora che cosa, avvocato, lei potrà parlargli quanto vuole. non riuscirà mai a mutarlo. sappiamo com'è dio mio e dobbiamo prenderlo com'è. lui prometterà, giurerà a lei e al signor parroco poi. 6807_6241_000550 oh, ma guarda, guarda quella piccola là che amore. in camicina, con le gambottole nude, che alza il braccino e s'afferra alla nuca, tutte quelle belle boccole nere, nere, arruffate. dio che occhi è scontrosa. 6807_6241_000551 cari figli, ma che il medico o non ci vedeva o non riusciva a decifrare la scrittura. accostava agli occhi il foglietto, lo allontanava per vederlo meglio al lume del lampioncino, lo rovesciava di qua di là, alla fine disse, ma che 6807_6241_000552 aveva sul petto colmo un gran fazzoletto di cotone rosso a lune gialle e grossi cerchi doro agli orecchi. i capelli corvini, lucidi, ondulati, volti indietro senza scriminatura, le si annodavano voluminosamente sulla nuca attorno a uno spadino dargento. 6807_6241_000553 a cena. che impressione vedergli alzare a un certo punto, discorrendo dell'avvocato uno dei sopraccigli, ma contraendolo dalla parte del naso in un'increspatura di volontà intelligente, come soleva fare un tempo discutendo con lei nei primi anni del matrimonio. 6807_6241_000554 o dalle parole del parroco, quand'è venuto tutto sossopra, ad annunziar la fuga, o dal gran pianto che è venuta a fare il giorno dopo la signorina trecke, protestando che voleva esser perdonata per la colpa della nipote, o alla scuola. ma si sono acquietate alla risposta che lei ha dato. papà, è partito, ritornerà. 6807_6241_000555 perché veramente lei ha il disgusto della vita che insudicia i sta in mezzo, la cerca per portarvi la sua opera di carità, ma non potrebbe se non sentisse che il suo spirito ne resta immune. il solo sacrificio che lei può fare è questo: vincere quest'orrore. 6807_6241_000556 anche così, per una breve visita di tanto in tanto. dovrebbe esser contenta ch'egli da sé abbia diradato queste visite che, per dir la verità, s'eran fatte un po frequenti e, a quanto pare, non tanto brevi anche. 6807_6241_000557 è sicura, sicurissima, che avverrà. purtroppo, quanto ha previsto, discorrendo col vecchio parroco e con l'avvocato aricò e ponendo i patti per il ritorno del marito in casa, non avverrà oggi, non avverrà domani, ma appena egli avrà vinto quel primo imbarazzo e ripreso un po di confidenza, avverrà di certo. 6807_6241_000558 curandola, assaporando la gioia di quelle cure. ella non ha voluto dir nulla a lui, proprio nulla. non ha neppur pensato ch'egli stesse ad aspettare di là. 6807_6241_000559 il dottore le diede la buona notte e savviò maragrazia, gli tenne dietro a distanza. poi, arrivata al portoncino in cui lo vide entrare, si fermò, si tirò sul capo lo scialle, savvolse bene e sedette su lo scalino lì davanti la porta per passarvi la notte in attesa. 6807_6241_000560 e per la prima volta le danno uggia vera, uggia, tedio, avversione. tutto quell'ordine, tutta quella lindura della sua casa scrolla il capo, balza in piedi ipocrisie. 6807_6241_000561 nessun piacere e così io nessuno. vengono tanti clienti ed esse sono là povere seggiole per essere occupate. 6807_6241_000562 le toccò ripeterla più volte quest'esclamazione, e fu quasi tentata di scapparsene di là a un certo punto, quando parve che lui e l'aricò si volessero azzuffare. 6807_6241_000563 marito. ella adesso insegna nella scuola elementare di via novara, dove vanno sandrina e lauretta. sandrina è stata sua scolaretta due anni fa nell'altra scuola fuori porta del popolo, a cui di prima nomina ella era stata assegnata. 6807_6241_000564 non già perché le sia difficile trovare una ragione qualsiasi, ma perché pensa che egli forse non s'è vestito di nero per un riguardo a lei, per non portarle sotto gli occhi il lutto di quell'altra donna, se n'addolora e se n'impensierisce. egli la deve aver pianta, quella donna. 6807_6241_000565 e ne vede la ragione, per quanto non vorrebbe farsene coscienza. mi vuoi bene, cì le dice quel ci rosina lì in ginocchio su le sue gambe, protendendo le grinfiette artigliate verso il suo collo per. 6807_6241_000566 e bisognerà scontarlo ora. scontarlo, questo male nel silenzio. a un tratto dev'esser molto tardi. le si fa vivo il tic e tac lento e staccato della pendola, il vuoto del suo silenzio di prima. 6807_6241_000567 cè il cane? gli domandò il dottore: cè, ma non fa niente. conosce, rispose il ragazzo. sei figlio di rocco trupìa. tu, sissignore, dovè tuo padre? scarica il concime di là con le mule. 6807_6241_000568 non tale quale, certo, ma con quella stess'aria afflitta, gli stessi occhi fermi e serii, il visino pallido piuttosto lungo e i capelli lisci, non è possibile non notar subito che quelle due sorelline più grandi non hanno nulla. 6807_6241_000569 poi ripiegano da un lato e dallaltro a triangolo e cacciano sotto le due punte. allungano una mano alla scatola dello spago, tirano per farne scorrere quanto basta a legar linvolto. 6807_6241_000570 e non già perché ella tema che sandrina e lauretta siano in grado d'accorgersene più della piccola, ma perché per la piccola? no, per quel batuffolino di carne selvaggia. la signora léuca sente sì che è anche mutato il suo animo, o piuttosto che comincia a mutare, ma mutare all'opposto. 6807_6241_000571 perché gliel'avrò aperta io stessa la porta con le mie mani per ributtarlo alla sua vita di prima. ma nient'affatto, signora, non neghi così precipitosamente. vedrà che avverrà come le sto dicendo io. 6807_6241_000572 allalba dormiva quando il dottore chera mattiniero uscì per le prime visite. essendo il portoncino a un solo battente, nellaprirlo si vide cadere ai piedi la vecchia dormente che vi stava appoggiata. hé oi, i siete fatta male. 6807_6241_000573 che fanno, che fanno, i fanno, e allora sarebbero altri pianti ogni mattina per liberarle a forza di pettine. se basta, tante volte bisogna ricorrere al rasojo e belline, allora tutt'e tre col testoncino raso. 6807_6241_000574 e poi, dopo cena, quella sua bocca divenuta brutta, quasi nera, sotto i baffi neri un po brizzolati nel mezzo, che sorriso bello, di paterna tenerezza aveva saputo trovare nel mostrarle la bimba che gli s'era addormentata sulle ginocchia. 6807_6241_000575 sghignazza e c'è più d'uno che si volta a sbirciarlo. quelle ragazzotte là alla fontana di sant'agnese, carine, fosse lecito tastarle con la scusa d'un sorso d'acqua. ma no, lui vuol bere vino e come un signore, in una bottiglieria di lusso. 6807_6241_000576 e le aveva domandato sottovoce se non sarebbe stato bene provarsi a svestirla pian piano per andarla a deporre sul suo lettino là in camera, dove già erano andate a dormire le sorelline maggiori. 6807_6241_000577 quel giorno si parlava della nuova comitiva demigranti che la mattina dopo doveva partire per lamerica. parte saro scoma. diceva una, lascia la moglie e tre figliuoli, vito scordìa, soggiungeva unaltra, ne lascia cinque e la moglie gravida. 6807_6241_000578 e il suo collo si spiccava ancora, agile e senza una ruga, dal busto formoso. e dio, che miseria quell'intimo esame di tutto il suo corpo per affermare che, sì, sì, era ancor bella. 6807_6241_000579 ma anche se questo male non l'avesse colta all'improvviso, sarebbe morta lo stesso tra poco, perché il medico accorso a curarla l'aveva trovata affetta da parecchi mesi d'un cancro alla bocca. 6807_6241_000580 ma che dormire? circa due ore dopo il dottore, ripassando per quella straducola, la ritrovò ancora lì che piangeva inconsolabile, accosciata sotto il lampioncino. la rimproverò, la fece levare le ingiunse: dandar subito a casa, subito perché era notte. 6807_6241_000581 lunga di gambe, corta di vita e con la schiena ad arco. ancora biondissima a sessantasei anni, la signorina trecke, mezzo russa, mezzo tedesca. 6807_6241_000582 i pochi capelli aridi spartiti sul capo le terminavano in due nodicini pendenti su gli orecchi, i cui lobi erano strappati del peso degli orecchini massicci a pendaglio portati in gioventù dal mento giù giù fin sotto la gola. la floscia giogaja era divisa da un solco nero che le sprofondava nel petto cavo. 6807_6241_000583 visto che il signor léuca s'è riconciliato con la signora léuca e che il signor parroco ha tanto favorito questa riconciliazione. ma che riconciliazione? che riconciliazione le dà sulla voce la signora marzorati? dica un po, sa che discorsi fanno, almeno tra loro. 6807_6241_000584 la colpa non è tutta sua, ma dipende anche da ciò che quotidianamente avviene tra lei e la zia. s'è impegnata tra loro due come una gara molto pericolosa. la zia s'ostina a mostrare di non comprendere il male che la nipote fa. 6807_6241_000585 che fanno un così grazioso effetto e costano poco. ma bisognerebbe consigliare a quel bravo signor ildebrando, l'organista che fa anche da segretario al signor parroco, di non approvarle tanto, con quei melliflui sorrisi e quelle mossettine del capo. se ne sente finir lo stomaco, quella brava signorina trecke. 6807_6241_000586 senza nessuna apparenza di di sublimità, di false nobiltà, d'intenzioni, ma così ecco perché, perché siamo così, e se lui non è stato così, tanto meglio per lui. volevo dirle questo: 6807_6241_000587 finito tutto. non si duole di quanto è avvenuto la signora léuca, né di chi le ha procurato e inflitto un tale supplizio. 6807_6241_000588 ah, deve ancora compirli. e allora, no, via il vestitino nero, anche a lei bianco, con un bel fascione di seta nera in mezzo. ma ci penserà lei a casa. 6807_6241_000589 finito. tutto resta, con quel suo spirito sempre così dolorosamente attento a sé e a tutto. la signora léuca, sotto la candida maschera della sua serenità, lacerata dentro da una prova che nessuno ha sospettato. 6807_6241_000590 nascosto, egli avverte questa segreta ostilità della figlia e, drizzandosi per riprendere il cammino, è pieno d'astio al pensiero che non può aspettarsi nulla di meglio dalle figliuole d'una madre come quella. 6807_6241_000591 lei passa per via, un altro passante allimprovviso lo ferma e, cauto, con due dita protese, le dice: scusi, permette lei, egregio signore? ci ha la morte addosso e con quelle due dita protese gliela piglia e gliela butta via. sarebbe magnifica. 6807_6241_000592 meno male. con l'avvocato ho avuto tanta, oh tanta paura io che venisse solo, ma no, perché mia nipote m'ha detto che è tanto violento. 6807_6241_000593 per un minuto sa. arrivo alla stazione e me lo vedo scappare davanti. poteva corrergli dietro. già è da ridere, lo so. bastava, santo dio che non avessi tutti queglimpicci di pacchi, pacchetti, pacchettini. più carico dun somaro. 6807_6241_000594 che gusto queste lagrime. e la vita perdio al solo pensiero di perderla, specialmente quando si sa che è questione di giorni. ecco, vede là, dico là, a quel cantone, vede quellombra malinconica di donna. ecco, sè nascosta. 6807_6241_000595 vita liquefatta, in quel sorriso vano, comincia a domandare, con una compunta maraviglia, se il signor marco léuca, marito della signora léuca, è dunque veramente degno di perdono, cosa che lei non ha mai immaginato. perché saranno forse calunnie, dato che il signor parroco approva la riconciliazione? 6807_6241_000596 ha bene impresse in mente la signora léuca le orribili cose che le confessò quel giorno e comprende che se egli poté odiare colei mentr'era viva per la schiavitù dei sensi in cui lo teneva. 6807_6241_000597 io non so perché tante lagrime e tanta pena, riprese ninfarosa, quando voi stessa, a quel che dicono, li faceste scappar via per disperati. 6807_6241_000598 e infine, per giunta, si vede accusata anche lei, la signora léuca, d'aver fatto le cose a mezzo, sempre s'intende, per il suo difetto di non saper vincere quella tale schifiltà naturale che tante volte le ha impedito l'intero esercizio della carità. 6807_6241_000599 la signora léuca. a questa notizia s'aombra, domanda al parroco e all'avvocato se, quando le proposero d'accordare al marito il conforto di quelle visite, erano a conoscenza di questo male che minacciava la donna. 6807_6241_000600 nulla mha fatto, saffrettò a rispondere la vecchia. questo debbo riconoscerlo in coscienza. anzi, mè sempre venuto appresso rispettoso. ma io vede come tremo, signorino mio, appena ne parlo non ne posso parlare perché quello lì, signor dottore, non è figlio mio. 6807_6241_000601 cento lire, in compenso, quasi una lira per lagrima. e che gusto a vederla impallidire a certe descrizioni, con gli occhi intorbidati, poverina e pur fissi fino allo spasimo dietro quelle lenti in cima al naso. eh, perché sì? 6807_6241_000602 questa che ora qua è una sciocchezza, questa che ora qua è una noja, e arrivo finanche a dire questa che ora è per noi una sventura, una vera sventura. sissignori a distanza di quattro, cinque, dieci anni. chi sa che sapore acquisterà? 6807_6241_000603 si sente stringere il cuore pensando ch'egli s'è ridotto a vivere in una casa come quella, e l'angoscia e insieme il ribrezzo le crescono, appena gli occhi cominciano a distinguere la miseria, il disordine, la sporcizia. 6807_6241_000604 un altro bambino ruzzava per terra tra le galline, che non lo temevano, a dispetto dun bel gallo che impettito drizzava il collo e scoteva la cresta. vorrei parlare con rocco trupìa, disse il giovane dottore alla donna. sono il nuovo medico del paese. 6807_6241_000605 giocavano là in quel cortile alle bocce, ma con teste duomini nere, piene di terra. le tenevano acciuffate pei capelli e una, quella di mio marito, la teneva lui, cola camizzi e me la mostrò. 6807_6241_000606 in tal caso, beneficiando di questa sua presunta generosità, le tre bambine ospitate verrebbero a godersi sfacciatamente il premio della vergogna della loro madre, della colpa del loro padre, generosamente da lei perdonate. 6807_6241_000607 già, forse riprende la signorina trecke. si figurino che una mattina a questa figliuola, in presenza di mia nipote, diede un, come si dice, ceffone, già ceffone, ma così forte che la mandò in terra, poverina, e dice che con l'unghia, nel darglielo, la ferì alla guancia. 6807_6241_000608 di notte- nessuno doveva saperlo- dalla porticina posta sul dietro della casa dovera lorto qualcuno. un pezzo grosso del paese veniva a visitarla. perciò le vicine oneste e timorate la vedevano di malocchio, quantunque in segreto. poi la 6807_6241_000609 niente di più illogico, spesso, di queste analogie, ma la relazione forse può esser questa. guardi, avrebbero piacere quelle seggiole, dimmaginare chi sia il cliente che viene a seder su loro in attesa del consulto. che male covi dentro. dove andrà? che farà dopo la visita? 6807_6241_000610 e arricciando quel suo puntino di naso e sporgendo anche tutto aggrinzito quel bottoncino di bocca. ma no, dio mio, cosi sei brutta. brutta, tu. a prezzo di quanti sgraffi e di quanti calci e anche di sputi in faccia, è riuscita non già ad entrarle bene, in grazia ancora. 6807_6241_000611 tre giorni dopo, il signor marco léuca, accompagnato dall'avvocatino aricò, fece la sua prima visita alla moglie. tutto arruffato, arrozzito, malandato, irto di commozione, fu tra quella specchiante lindura di casa. per quei mobiletti gracili. 6807_6241_000612 nino mio, gli gridai: santanima, nino mio, che hai fatto? non poteva parlare. te ne sei scappato e se ti riafferrano ora, ti ammazzeranno. 6807_6241_000613 ebbene, vedremo stasera, gli risponde la signora léuca. se riusciamo a metterla a letto qua, le starai tu accanto finché non si sarà addormentata. altrimenti, pazienza, trasporteremo di là il lettuccio e dormirà in camera tua. 6807_6241_000614 anzi per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana la vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla. e questo è da dimostrare bene sa con prove ed esempii. continui a noi stessi. 6807_6241_000615 e così, con le mani sul volto, rivede a questa considerazione l'immagine d'un vecchio, candido pastore inglese, incontrato ad ari in abruzzo quell'estate, che vi andò a villeggiare in quell'antica pensione inglese che pareva un castello in cima al colle. 6807_6241_000616 la vita, la vita dovesse almeno negar col capo o alzar la mano in segno di protesta. la vita, eh già, proprio quella la vita, una vergogna da non potersi nemmeno confessare. 6807_6241_000617 la signorina trecke abbassa con furbizia assassina le vecchie palpebre cartilaginose da scimmia sui chiari occhi innocenti e rapidamente, sempre sorridendo in quel suo modo, accenna più volte di sì col capo. parlano dell'equatore, dice della repubblica. 6807_6241_000618 gettai un grido che mi stracciò la gola e il petto, un grido così forte che quegli assassini ne tremarono. ma come cola camizzi, mi mise le mani al collo per farmi tacere. uno di loro gli saltò addosso, furioso, e allora quattro, cinque, dieci, prendendo ardire da quello, gli savventarono contro, se lo presero in mezzo. 6807_6241_000619 sì, sì, commiserata, commiserata, non ammirata. basta alla fine con questa insulsa ammirazione. non è mica di marmo, lei da non esserle costata nulla la liberazione. 6807_6241_000620 alla loro miseria così nera, mentre per queste qua tanto bianco e tanto roseo di lettucci e di mobiletti laccati e di tappetini e sopracoperte, e il piacere ch'ella già prova a immaginare gli acquisti che farà per loro di biancheria fina, di scarpette eleganti e la cura che si darà perché siano vestite bene e con grazia. 6807_6241_000621 ha riconosciuto la signora léuca che molte delle opere di carità a cui attende sono anche un modo per lei di passare il tempo fa. è vero, più di quanto potrebbe si stanca a salire e scendere tante scale. 6807_6241_000622 è d'aver salito su, su, fino alla cima, una così alta montagna la colpa, e non per orgoglio di salire. che orgoglio può anche essere stata una condanna o il destino. 6807_6241_000623 ah, non lasciarla mai posare un momento limmaginazione, aderire, aderire con essa continuamente alla vita degli altri, ma non della gente che conosco. no, no a quella non potrei. 6807_6241_000624 e anzi lieta in mezzo al disordine delle stanze, le quali, da che davano ordinate l'impressione di tanta solitudine, ora così disordinate e solo perché ancora così disordinate, pajon già piene di vita. 6807_6241_000625 e quell'uomo là il quale, per quanto dicano che sia molto rispettoso verso di lei, pur tuttavia deve pesarle come un macigno sul petto. non c'è dubbio che le daranno molto da fare quelle tre bambine. 6807_6241_000626 misurato dal tic-tac della pendola nel salotto da pranzo. questo vorrebbe io. domando ora a lei per farle intendere lassurdità, ma no che dico lassurdità, la macabra ferocia di questa pretesa. le domando se crede possibile che le case davezzano, le case di messina, sapendo del terremoto che di lì a poco le avrebbe sconquassate. 6807_6241_000627 le giuro che se qualcuno di quei suoi figliacci ritorna a farnia, io lo ammazzo per questonta e per tutte le amarezze che da quattordici anni soffro per loro. lo ammazzo, comè vero che sto parlando con lei in presenza di mia moglie e di questi quattro innocenti. 6807_6241_000628 la vita e si stringeva nelle spallucce, socchiudendo i grossi occhi ovati nel visetto olivigno e stirava penosamente il magro collo per spingere su e su dall'angustia delle spalle così ristrette la punta del piccolo mento aguzzo. 6807_6241_000629 la faccia giallastra era un fitto reticcio di rughe in cui le palpebre sanguinavano, rovesciate, bruciate dal continuo lacrimare. ma tra quelle rughe e quel sangue e quelle lagrime, gli occhi chiari apparivano come lontani, quelli dun infanzia senza memorie. 6807_6241_000630 ed ha appena trentaquattro anni. i fa una stizza che lei non può credere. le salto addosso certe volte le grido in faccia: stupida, scrollandola si piglia tutto. resta lì a guardarmi con certi occhi, con certi occhi che, le giuro, mi fa venire qua alle dita una selvaggia voglia di strozzarla. 6807_6241_000631 e allora per quest'orrore del proprio corpo, di giorno in giorno crescente, quanto più le cresceva la certezza della più tranquilla noncuranza di esso da parte del marito, sempre per altro umile e come mortificato davanti a lei. 6807_6241_000632 ma forse dubita anche lei stessa dentro di sé d'esser qualche volta cattiva, perché resta in forse lei stessa della sua sincerità, per via di quei lampi pazzeschi che nella sua bambinaggine la fanno intravedere diversa da quella che lei si crede e che tutti la credono. 6807_6241_000633 ma la signora léuca ora non guarda più l'avvocato aricò che parla così, guarda il vecchio parroco che tace. e da quel silenzio la signora léuca ha la certezza che il vecchio parroco non pensa più che con questo voler troppo veder le ragioni e con troppa inquietudine la coscienza di lei s'allontani da dio. 6807_6241_000634 forse no, è stata lei a darglielo, quel danaro, per farlo andar via e levarselo davanti. non se ne vorrebbe far coscienza, ma deve pur riconoscere che, almeno esplicitamente, lui non gliel'ha chiesto. 6807_6241_000635 non ha mai voluto esserci per nulla. lui ha cercato sempre di restare in ombra, tepido, appena, appena, insipido e scolorito. gli pare che la signorina trecke, così scolorita, anche lei dovrebbe far come lui? 6807_6241_000636 e, ritrovando la vecchia ancora seduta su lo scalino davanti alla porta della sua casa, come laveva lasciata, la invitò a salire, con una certa asprezza nella voce. sono stato a parlare con vostro figlio alla casa della colonna. poi le disse: perché mi avete nascosto che avevate qua questaltro figlio? 6807_6241_000637 ah, che rifiato. che allegria. e che non s'arrischi a presumere di non aver più bisogno di carità. nobilitandosi cento lire, va a bere ubriacati. guarda attorno con un lustro di pazzia negli occhi e ride impudente. com'ha rappresentato bene la sua parte. 6807_6241_000638 sarà una sventura, ma è così. ecco, per esempio, ha creduto che dovesse portare chi sa quale sconvolgimento nell'animo della signora léuca quella terribile visita del marito, la vista di lui dopo undici anni di separazione. 6807_6241_000639 ah, non si ride. le ammonisce subito seria la signora léuca vergogna mentre la sorellina piange andate. andate piuttosto a prendere i giocattolini che le abbiamo comprato, jeri. 6807_6241_000640 le madri a far le serve e le spose vanno a male. ma perché i guaj che trovano laggiù non li dicono nelle loro lettere? solo il bene dicono e ogni lettera è per questi ragazzacci ignoranti come la chioccia. 6807_6241_000641 ma le braccia mancavano e spirava da tutte quelle campagne un senso profondo di tristezza e dabbandono. ecco laggiù la casa della colonna, detta così perché sostenuta a uno spigolo da una colonna dantico, tempio greco, corrosa e smozzicata. 6807_6241_000642 attese un po, asciugandosi gli occhi col dorso delle mani. poi, temendo che la comitiva degli emigranti partisse da farnia senza la lettera per i suoi figliuoli veri, per i suoi figliuoli adorati, si fece coraggio e disse al dottore, ancora assorto: 6807_6241_000643 e perché, nel mettergliele così davanti, godeva, godeva di farsi sempre più basso per esser calpestato da lei, raggiunto in quel fango dal piede di lei, come maria, tu il serpe. 6807_6241_000644 poche altre povere casette di qua e di là e il paese finiva. la viuzza immetteva nello stradone provinciale che correva diritto e polveroso per più dun miglio sul vasto altipiano tra le campagne. 6807_6241_000645 appena seduto, lui si copre con le grosse mani la faccia e si mette a piangere, ma senza nessuna teatralità. questa volta. la signora léuca lo guarda e comprende che quel pianto, per finire, aspetta che lei dica una parola di pietosa esortazione. 6807_6241_000646 ah, esclamò il medico. dunque, questo rocco, suo figlio, rispose: maragrazia. ma pensi, signor dottore, se io potevo esser la moglie di quelluomo, dopo quanto avevo visto. 6807_6241_000647 nell'acconciare amorosamente quella bambina non sua. non vorrebbe la signora léuca ch'egli credesse che le cure che s'è prese per la piccina siano come un modo di significare a lui il rimpianto che quella figlia non abbia potuto esser sua. 6807_6241_000648 ora, certo tra sé si struggerà d'essersene liberato, e chi sa a qual prezzo vorrebbe riaverla e come e quanto la avrà dunque rimpianta finora e la rimpiangerà a lungo ancora, tranne che la signora léuca tronca la supposizione che da tanti giorni ormai la turba e la tiene agitata. 6807_6241_000649 e poi una lunga cassapanca nera, dabete o di faggio, che pareva una bara, e due o tre seggiole impagliate, la madia e poi attrezzi rurali su le pareti grezze fuligginose, per unico ornamento, certe stampacce da un soldo che volevano raffigurare i santi del paese. 6807_6241_000650 le posa come fossero cose le parole il signor parroco: cose pulite e levigate, là, là, là, bei vasetti di porcellana sul tavolino che gli sta davanti, ciascuno con un fiorellino di carta, di quelli con lo stelo di fil di ferro ricoperto di carta velina verde. 6807_6241_000651 ecco, si sono quietate. lauretta torna in punta di piedi al suo lettino, ma sandrina ora piange sotto le coperte. la signora léuca rimane a pensare a lungo quella sera. 6807_6241_000652 lì seduta, o dormiva o piangeva in silenzio. qualcuno, passando, le buttava in grembo un soldo o un tozzo di pane. ella si scoteva appena dal sonno o dal pianto. baciava il soldo o il pane, si segnava e riprendeva a piangere o a dormire. 6807_6241_000653 odio fece rocco trupìa, serrando le pugna indietro e protendendosi. ora sì, odio, signor dottore, per quello che hanno fatto patire alla loro madre e a me. ma prima, quando erano qua, io li amavo e rispettavo come fratelli maggiori, e loro invece due caini per me. 6807_6241_000654 e vedendo la bimba correr verso di lui, carponi sul pavimento come una bestiolina urlante, ecco la vedi, la vedi. e alza la gamba a cui la bimba è venuta ad avvinghiarsi, sandrina e lauretta si mettono a ridere. 6807_6241_000655 credevano tutti quegli oggettini di vetro e d'argento che la signora léuca, lì, alta e dritta e così fresca, così bianca e rosea, con le piccole lenti in cima al naso, affilato di fronte a quel cosino verde e nero che si storceva tutto per licenziarsi ancora una volta, ripetendo sulla soglia dell'uscio? 6807_6241_000656 lo respinge sia perché quella donna ora è morta, sia perché sa che lui predilige sopra le altre due quella piccola. anzi, per dissimular subito d'averlo avuto, si mette a discutere con la sarta di quei vestitini così mal tagliati e mal cuciti, poi col marito dello scopo della sua visita. 6807_6241_000657 se vuoi? ninfarosa, sbuffò, ma poi, sapendo che non se la sarebbe levata daddosso, la invitò a entrare. la sua casa non era come quelle del vicinato. 6807_6241_000658 perché in quel momento si sente buono, lui, e il cuore gli si gonfia d'una tenerissima gioja. nel sorprendere un sorriso di compiacimento sulle labbra d'una signora che, trovandosi a passargli accanto, lo vede così curvo e premuroso intorno alla figliuola, un premio maggiore s'aspetta dalla boccuccia di sandrina? 6807_6241_000659 ah, signor dottore, tutta la pietà è per chi parte e per chi resta niente. ho pianto anchio, si sa, nei primi tempi, ma poi mi sono fatta una ragione e ora ora tiro a campare e a spassarmela, anche se mi capita, visto che il mondo è fatto così. 6807_6241_000660 guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con linvolto o appeso al dito, o in mano o sotto il braccio. li seguo con gli occhi finché non li perdo di vista, immaginando: uh, quante cose immagino. lei non può farsene unidea? 6807_6241_000661 se n'è uscito stronfiando, ubriaco di soddisfazione, marco léuca, da quella visita alla moglie e ora gli pare che, tra gli alberi e le case, l'aperto del viale se lo faccia lui, se lo allarghi lui, gonfiando il petto per respirare. 6807_6241_000662 la signora léuca, che ha saputo affermare e sostenere in sé, nel suo corpo e contro il suo corpo stesso, questa liberazione. vuole allora, in nome della vita e di tutte le miserie ch'essa comporta, aver l'orgoglio d'essere anche lei, ma ben altrimenti. 6807_6241_000663 scomparsa. e quest'azzurro di bella giornata che ride limpido e puro e dà tanta luce a tutta la casa silenziosa, dio mio, dio mio, torna a gemere la signora léuca, coprendosi il volto con le mani. il male che si fa, il male che si riceve. 6807_6241_000664 questo dipende, sentenziò jaco spina, sdrajandosi di nuovo a pancia allaria, perché la vecchia ha acqua da buttar via e la butta anche dagli occhi. le vicine risero maragrazia, si scosse ed esclamò: due figli: ho perduto belli come il sole e volete che non pianga. 6807_6241_000665 via ogni tentazione di guardarsi allo specchio. non s'era più guardata neanche di mattina per pettinarsi, ma senza voler tuttavia riconoscere che lo faceva per questo, rappresentando la commedia davanti a se stessa. 6807_6241_000666 figlio maragrazia. lo guardò dapprima smarrita, poi quasi atterrita. si passò le mani tremanti su la fronte e sui capelli e disse: ah, signorino, io sudo freddo. se vossignoria mi parla di quel figlio, non me ne parli, per carità, ma perché le domandò, adirato il dottore che vha fatto, dite su. 6807_6241_000667 quando poi non avviene nulla, la noja, il peso delle solite occupazioni e l'angoscia di vedere come ora la signora léuca la vede lentamente morire ai vetri la luce del giorno. 6807_6241_000668 gliene volevano, anche perché in paese si diceva che, per vendicarsi dellabbandono del secondo marito, aveva scritto parecchie lettere anonime agli emigrati in america, calunniando e infamando alcune povere donne. 6807_6241_000669 è vero che càrmine ronca domandava una terza. se lo porta con sé il figliuolo di dodici anni che già andava alla zolfara. oh, santa maria, il ragazzo almeno avrebbe potuto lasciarglielo alla moglie. come farà quella povera cristiana ora a darsi ajuto? 6807_6241_000670 la maggiore, brava, e vai a scuola. oh, già, alla quarta. e allora, quanti anni hai già tanti, nove e mezzo. vuoi levarti il cappellino? ecco, posiamolo qua, siedi, siedi qua, vicino a me. 6807_6241_000671 eh, le donne, caro signore, ma del resto è la loro professione. se tu facessi una capatina in città, caro, avrei proprio bisogno di questo, di questaltro e potresti, anche se non ti secca, caro il. 6807_6241_000672 cerca soltanto di far parlare lauretta, che sta a guardar sempre in bocca sandrina, la quale, per esser stata già una volta con lei, vuol mostrare alla sorellina che ha già preso una certa confidenza. ma lauretta, a ogni incitamento, si volta a sandrina, come convinta che non tocchi a lei di rispondere per quella sera. 6807_6241_000673 è ancora sbalordita, la signora léuca, da certe oscene immagini di vizi insospettati dalla stessa offesa che ne ricevevano i suoi occhi. sono stati attratti a fissarle, precise in tutto il loro schifo, quelle immagini, e ne ha ancora sulle guance le vampe della vergogna. 6807_6241_000674 azzuffare l'aricò, l'aveva investito irritatissimo, gridandogli di non far scenate, d'alzarsi e star tranquillo e composto, e lui l'aveva respinto con una furiosa bracciata per mostrarsi a lei in tutta la sua disperazione e abiezione. 6807_6241_000675 il padre le scuote violentemente la mano per cui la conduce e tutto il braccino con essa, ma nulla, ma nulla t'ho detto. non devi dirle nulla. no, se mi domanda dove sono stata, gli fa osservare: più che mai sbigottita sandrina. 6807_6241_000676 i suoi figliuoli belli, i suoi dolci figliuoli, non avrebbero più saputo resistere. ma questa volta veramente non era molto soddisfatta della lettera che recava in seno 6807_6241_000677 voleva alzare, la faccia disfatta da terra e guardarla, e non poteva. e restava lì, dio. restava lì, certo, con la vergogna, ora, del suo atto teatrale mancato, che pur avrebbe voluto sostenere fino all'ultimo perché vi era stato trascinato dalla foga d'un sentimento sincero. 6807_6241_000678 è vero che quella era la prima volta che sedeva a tavola con lei dopo tanti anni. chi sa se in seguito, domani a colazione, domani sera a cena, sarebbe riuscito a frenarsi ancora così. 6807_6241_000679 no, anche a costo d'una pena che più d'ogni altra ha afflitto l'anima di lei, nell'obbligo crudele che si è sempre fatto della sincerità più difficile, quella che offende e ferisce l'amor proprio. 6807_6241_000680 attraverso le porte chiuse delle casupole. le giungevano intanto le grida di qualche madre che piangeva la prossima partenza del figliuolo. oh, figli, figli, gemeva allora tra sé maragrazia, premendosi più forte la lettera sul seno. 6807_6241_000681 non capisce neanche io, ma è che certi richiami di immagini tra loro lontane sono così particolari a ciascuno di noi e determinati da ragioni ed esperienze così singolari che luno non intenderebbe più laltro se, parlando non ci vietassimo di farne uso. 6807_6241_000682 neanche no, non per lui. le ha accolte per sé, per riempire la sua vita anche coi fastidii e i dispiaceri ch'esse le daranno, e non esse sole certamente. 6807_6241_000683 e poi no, no, che sia ritornato così presto e solo e che lei non si sia rifiutata di riceverlo, è già troppo. incoraggiarlo con qualche buona parola, sarebbe come accettar senz'altro che i patti possano d'ora in poi non esser più rispettati. 6807_6241_000684 ah no. e che allora due case, qua la moglie e là quell'altra con le tre, sì, come si dice, figliuole naturali. ma no, ma no. si prova a rassicurarla il parroco con la consueta placidità soffusa di mite aria protettrice. 6807_6241_000685 ma no, questo no non dev'essere. se non è più possibile ormai considerar le altre bambine da lei finora protette, come le due che ora dormono di là, già divenute sue, troppo rimorso sarebbe per lei il non far più nulla per quelle. 6807_6241_000686 immagini: i cittadini davezzano. i cittadini di messina. spogliarsi tranquilli per mettersi a letto, ripiegare gli abiti, metter le scarpe fuori delluscio e, cacciandosi sotto le coperte, godere del candor fresco delle lenzuola di bucato con la coscienza che fra poche ore sarebbero morti, le sembra possibile? 7230_6241_000000 rise e si stirò a lungo, prima da una parte, poi dall'altra le due bande della barba, ma infine se le strinse tutt'e due nel pugno e rimase a pensare con gli occhi vividi, ilari, parlanti. 7230_6241_000001 poiché non solo lo sguardo, ma tutta l'aria di lui aveva per fulvia un'espressione nuova, incomprensibile, cercò egli con gli occhi di rassicurare, di sorreggere quasi lo sguardo di lei che gli sfuggiva come in un dubbioso attonimento, e aggiunse con la voce: 7230_6241_000002 livida, col viso già orribilmente stirato ai due lati del naso. teneva gli occhi chiusi, i capelli d'un bellissimo color rosso, sciolti e sparsi su guanciale. 7230_6241_000003 righi riprese impacciatissimo la sera dello stesso giorno che ci capitò qua la signora. io e le mie donne credemmo anzi dapprima che fosse un parente. eh, margherita. 7230_6241_000004 il mauri le fe cenno di non parlare. morta, domandò senza voce. quella chinò il capo più volte e allora il mauri, in punta di piedi, corse alla camera da letto. 7230_6241_000005 il gelli e il prete erano rimasti lì sbalorditi dalla violenza di quel forsennato. la nàccheri accorse a liberare la povera sbiobbina che tremava tutta lì, lì per svenire. 7230_6241_000006 ma il gelli non gliene fu grato? no, nient'affatto. negò, anzi, con ira sor venuto, debbo dirlo, per riconoscere il danno, il danno degli antichi miei torti, debbo dirlo. 7230_6241_000007 e si introdusse dicendo: sottovoce: m'ero nascosto qua al bujo, nel corridojo, sss ora che siamo noi, due soli, zitto, zitto, senza fiatare, me ne starò qui. lei me lo può permettere. nessuno ci vede qua, noi due soli, zitti, zitti, eh. 7230_6241_000008 come se dalle cose che balzavan dall'ombra al lume fuggente della candela che quegli teneva in mano volesse prima indovinare dove fosse venuto a cacciarsi. su la soglia della seconda camera si arrestò ansante. 7230_6241_000009 il lete. già il fiume dell'oblìo scorre nelle taverne. ora questo fiume, e io non bevo. 7230_6241_000010 ce ne staremo qua. poi disse: tutti e due insieme, buoni, buoni, a vegliarla fino all'ultimo, come due coccodrilli. poi la accompagneremo fino alla fossa, e quindi ciascuno riprenderà la sua via. 7230_6241_000011 ci ho due grilli maledetti qua negli orecchi, stridono, stridono e mi fanno impazzire. parlo bene, i par d'essere in campagna quando m'esercitavo nell'oratoria sperando d'esser promosso pubblico ministero. 7230_6241_000012 contento. stettero entrambi un lungo tratto in silenzio. poi il mauri disse se lei volesse stendersi qua a riposare un poco. no, è vero, e neanche io, la bestia, vorrebbe dormire, la coscienza non glielo permette. 7230_6241_000013 incolpando sé stessa certi suoi vezzi involontarii. il malvagio istinto, com'ella lo chiamava, il bisogno cioè che sentono tutte le donne di piacere, finanche al marito della propria sorella. seguitò così un pezzo a sparlare, a sparlare. 7230_6241_000014 poi tolse da terra la candela, attraversò il corridojo, infilò per primo l'uscio in fondo. qua disse, in quest'altra camera. il nuovo arrivato lo seguì ansioso, guardingo. 7230_6241_000015 le dica che gli uomini sono vigliacchi. non si disonorano mai gli uomini solo se rubano un po di danaro, perché se poi rubano l'onore a una donna, è niente, se ne vantano. guardi, guardi come dovremmo fare noi uomini. 7230_6241_000016 si alzò, guardò il medico e aggiunse: i assumerei una tremenda responsabilità. sono già tre giorni e una notte, disse il balla, interpretando a suo modo la perplessità del marito, ed è evidente che il processo di infiammazione è molto inoltrato. 7230_6241_000017 uomini. d'improvviso s'inginocchiò davanti alla sbiobbina atterrita, le prese le braccia e le gridò: sputami, sputami, sputami in faccia. 7230_6241_000018 della fabbrica di di murano, credo mandato per restaurare un mosaico di non so più qual chiesa di perugia. ciò, ciò, ciò, un mascalzone che s'ubriacava tutti i santi giorni e e la picchiava. 7230_6241_000019 impressionato dalla lucidezza di questa sua percezione, in quel momento si distrasse, guardò in giro la camera, come per far la conoscenza di quegli oggetti che, così, in un paese lontano a lui ignoto, erano testimoni di quel triste, imprevedibile avvenimento della sua vita. 7230_6241_000020 io, il gelli si pose a sedere su la stessa sedia donde quella s'era levata lì presso al tavolino su cui ardeva la candela. 7230_6241_000021 infermo, già infermo. ripeté, come se il nardoni glielo facesse apposta per creargli imbarazzi. quindi concluse improvvisamente: scusi, ha visitato la signora. il gelli negò col capo: no, come no? ah già. 7230_6241_000022 singhiozza così da questa mattina perché non l'hanno operata a tempo. capisce, non hanno voluto operarla, veda, veda, lei le dia subito ajuto. 7230_6241_000023 dunque che dunque niente una scarrozzata inutile. ho visto il collega cardelli, gli ho riferito, ma egli stima, sì, inutile ormai la sua venuta. 7230_6241_000024 e che dico io? riprese umile il mauri. dico che quell'anima innocente ha avuto il potere di farla rinsavire. non è vero? ma pensi intanto che neppure quella donna sarebbe là se lei non si fosse tenuta la figliuola. 7230_6241_000025 no, scusate, spiegatemi. sopravvenne a dirgli l'altro, guardandolo freddamente con disprezzo, ma s'interruppe vedendo all'improvviso venir fuori da un angolo in ombra un mostriciattolo, una povera sbiobbina. 7230_6241_000026 era bella ancora chi sa fin dove era caduta, ma la nobiltà dei lineamenti era rimasta intatta, come se il fango non l'avesse toccata. o forse ora la morte? 7230_6241_000027 lasci andare, lasci andare. eppure sa, flora, di lei non diceva male, come non diceva male d'alcuno, neppure di quel vigliacco che l'abbandonò così da un giorno all'altro senza ragione. 7230_6241_000028 e tu, disperata, col tuo orgoglio, accettasti infine la sfida. ti lasciasti cogliere dalla vertigine e giù nel precipizio. 7230_6241_000029 la moribonda aveva richiuso gli occhi e le due lagrime ora le scorrevano lente. agitò le labbra. che dici? domandò egli, tornando a chinarsi pronto su lei. tutti si protesero verso il letto. 7230_6241_000030 sì, fulvia, per tutto quello che tu soffristi con me e che hai sofferto dopo per causa mia, fino a questo punto. questo tuo atto disperato ne è una prova. sì, io. 7230_6241_000031 che scompiglio gran dio per questo illustre signore che è venuto a perdonare, per questo signor canonichetto affittacamere. e lei, signora, oh, oh, oh, guarda, e il parrucchino riccio biondo se l'è dimenticato sul tavolino da notte. buffoni, buffoni. 7230_6241_000032 sola come mal'accompagnata, con uno che aspetti un certo gamba sissignore, che si spacciava per artista, per pittore, era invece un miserabile applicatore mosaicista. 7230_6241_000033 signor professore, scusi. si provò a suggerire di nuovo il righi tra le spine. ma no, ma no, lo lasci dire. gli rispose il gelli. siamo davanti alla morte, esclamò il mauri. non c'è più gelosia, né lei, del resto, può aver ragione di adontarsi di me. 7230_6241_000034 mia moglie invece capisce, è andata a trovarla lì a perugia, e le ha detto che le avrà detto: io non so so che lei, lusingandosi di ridar la pace a una famiglia, se n'è venuta qua per torsi di mezzo. 7230_6241_000035 finiamola ora. lei s'è fatto un uomo virtuoso, uno scienziato illustre. sfido. s'è tenuta con sé la figliuola- i proibisco. gridò il gelli, fremendo in tutto i corpo e contenendosi a stento. 7230_6241_000036 la sbiobbina, rimasta presso l'uscio impaurita, chinò più volte il capo guardando il gelli con un sorriso incosciente su le labbra. poi seguitò il righi. quando la signora dopo volle confessarsi con me, seppi che sì, lui la la perseguitava. ecco. 7230_6241_000037 il balla si mise a sfasciare la ferita nel silenzio. gli oggetti della camera, le tende, la candela che ardeva sul cassettone, riflessa nello specchio, parve al gelli che assumessero nella immobilità loro sentimento di vita e fossero come sospesi in una attesa angosciosa. 7230_6241_000038 il gelli si chinò di nuovo a osservare. poi guardò la moglie, senza badare all'altro che domandava: rifasciamo rifasciata e ricoperta fulvia? schiuse gli occhi, guardò il marito e domandò con un filo di voce: 7230_6241_000039 fronte. nossignore m'insulti, mi bastoni, ma mi lasci star qui. proruppe con un orribile schianto nella voce il mauri che le faccio io? che ombra posso più darle. me ne starò qua in questa camera, per carità, i lasci piangere. 7230_6241_000040 don camillo righi. domandò a servirla proprio io, sissignore, e lei, di grazia, il dottor silvio gelli. 7230_6241_000041 tentare ora, dice lei, eh già una tremenda responsabilità. ma d'altra parte, sì, d'altra parte bisognerà pure tentare. soggiunse il gelli. 7230_6241_000042 va, va margherita. oh, guardate, signore iddio, che s'ha a vedere. ma si vergogni lei e la faccia finita una buona volta. siamo stufi, sa, siamo stufi su via, si levi su. 7230_6241_000043 non soffro per te, non soffro per me, soffro per la vita, che è così. tu qua ti uccidi, un altro là impazzisce. chi crede di ragionare e non conclude nulla. 7230_6241_000044 non deve scacciar me che l'ho raccolta, che l'ho adorata e che per lei ho spezzato anche la mia vita. per lei, io, marco mauri, sappia che ho abbandonato la mia famiglia, mia moglie, i miei figli. 7230_6241_000045 guatarlo. non ode, sa, non ode più. aggiunse allora con un gesto disperato, ma quegli si voltò verso il prete che già si era accostato, timido perplesso. 7230_6241_000046 quando il balla. lo richiamò a sé dicendo: ecco, egli chinò subito gli occhi su la ferita scoperta calmo e non vide altro, non pensò più ad altro, come se fosse venuto lì per un consulto. 7230_6241_000047 screanzato, aggiunse la figlia. don camillo righi, rimasto più a lungo degli altri, trasecolato, pensava forse che il matto avrebbe potuto buttargli in faccia ben altre accuse? si scosse per presentare alla cara cognata e alla nipote il signor professore. 7230_6241_000048 chi è dunque costui? domandò sprezzante il gelli? ecco le dirò: è venuto non so di dove, ma sì, da perugia. da perugia, interloquì il mauri, ponendosi a sedere su un divanuccio presso al tavolino su cui ardeva la candela. 7230_6241_000049 eh, il gelli lo guardò sorpreso, accigliato, poi, senza volerlo, sorrise nervosamente a un gesto supplice che quegli, con ambo le mani, gli rivolgeva, scrollò le spalle e gl'indicò il canapè, lì presso il mauri. vi si pose a sedere, tutto contento. 7230_6241_000050 vide il volto contratto come per un fitto spasimo improvviso o per vivo ribrezzo. non vuoi? le domandò il gelli chinandosi un'altra volta su lei. non debbo, è vero. sì, io non sono venuto qua come medico e forse 7230_6241_000051 silvio gelli lo fissò un tratto, poi domandò al righi: questa è casa vostra albergo? rispose il mauri, invece del prete, senza alzar gli occhi. 7230_6241_000052 vengo qua dico: muore, vuole andarsene in pace, va, va accorri. e il mio sentimento s'infrange contro una realtà che non potevo immaginare. sì, io non debbo perdonare, debbo essere perdonato. i perdoni. 7230_6241_000053 con un sorriso nervoso, involontario, che esprimeva sforzo atroce che faceva su sé stesso per dominare il fermento degli opposti sentimenti: odio, nausea, pietà, i dispetto. silvio gelli si chinò su lei. 7230_6241_000054 non me ne vado. ripeté il mauri, rimanendo seduto e guardando fisso il prete con gli occhi da matto. neanche se vi scaccio, io gli gridò allora il gelli, appressandosi e parandoglisi di fronte. 7230_6241_000055 e le ripeto: vada via. quante volte gliel'ho a dire come parere ch'io abbia tollerato la sua sconvenienza? scusi, lei non ha più nulla da far qui ora che è venuto il signor professore, dunque si levi su. 7230_6241_000056 livia. sì, basta ora non agitarti, così parleremo poi. la figlia spiegò piano il righi al dottor balla. 7230_6241_000057 più profondo, intorno a me, più vasto e nero. ho cercato finanche di soffrire, apposta per affermare in qualche modo me stesso in questo vuoto. ma no, niente, non soffro. 7230_6241_000058 perché lui, lui ridusse quella disgraziata alla disperazione tant'anni fa. è vero? lo dica, finiamola là. c'è una donna che muore assassinata. 7230_6241_000059 voi avete abbandonato i vostri figli e avete il coraggio di parlare così di fronte a me, sissignore, e io m'accuso, io, io sono qua con lo strazio d'un doppio delitto. infatti. 7230_6241_000060 il righi. la cognata e la nipote uscirono trepidi, con gli occhi lagrimosi. il dottor balla chiuse l'uscio della camera, poi s'accostò al letto per scoprire la giacente. 7230_6241_000061 anch'io, però sai, fulvia, ho sofferto tanto anch'io, non saprei più dir come, come non mi sarei mai aspettato subito, fin dal primo giorno compresi tutto. 7230_6241_000062 il gelli entrò per primo nella camera da letto. gli altri lo seguirono. la moribonda aveva aperto gli occhi, il cui colore azzurro smoriva con infinita tristezza, tra il livido delle occhiaje incavate. 7230_6241_000063 è in casa il preto. no, è alla pretura il preto. ah, lei non sa, signore, che cosa voglia dire capitare a venticinque anni in un paesettaccio e marcirvi per quattro, cinque, dieci eterni anni pretore. 7230_6241_000064 se riposa, me la vuol far vedere da costà dov'è lei? un momentino? sì, balzò in piedi, gli s'accostò, rattenendo il fiato, si rizzò su la punta dei piedi e guardò nella camera. 7230_6241_000065 ma non il contatto delle mani l'uno e l'altra. avvertirono in quel punto: gli occhi dovevano prima intendersi tra loro e non potevano ancora. 7230_6241_000066 c'era, è vero, un ospedaletto fornito, anche sì discretamente, ma erano due medici soli: l'uno, il nardoni, dedicato più specialmente alla chirurgia, lui alla fisica. ora, il collega nardoni era infermo da parecchi giorni. 7230_6241_000067 nardoni. no, non c'è bisogno di lui. no, scusi, dico: l'infermiera aurelia sta da circa tredici anni lì nel nostro ospedaletto. ah bene, sospirò il gelli astratto tredici anni. 7230_6241_000068 fulvia. eh, vedi, eccomi qua. tu m'hai fatto chiamare, è vero, son venuto. opera di vera misericordia. sospirò di nuovo da l'altra sponda del letto, don camillo righi, per ajutarlo. 7230_6241_000069 si alzò pian piano per non destarla e in punta di piedi si recò nella stanza attigua dove la sbiobbina era rimasta sola ad aspettare dorme. 7230_6241_000070 ma questa come impaurita. fissando il marito, trattenne con una mano la coperta e disse: tu, come domandò il balla, sorpreso e si volse a guardare il gelli. 7230_6241_000071 ma sono venuto proprio per questo, raffermò chinandosi di nuovo sul letto. sì, fulvia, e non mi pento d'esser venuto. si rialzò soddisfatto parendogli d'avere almeno rimediato in qualche modo al ridicolo della sua posizione. 7230_6241_000072 egli comprese che una parola, un nome tremava in quelle lagrime nascoste e su quelle labbra. senza trovar la voce, nell'angoscia si rabbujò in volto profondamente commosso. 7230_6241_000073 vada ad accordarle il perdona e se ne torni dond'è venuto, là là, a como, nell'amena sua villa di cavallasca, con l'amor proprio contento, con la bella soddisfazione della propria generosità. ma vi par questo i luogo e l'ora di rappresentar commedie. 7230_6241_000074 poco dopo sobbalzò l'uscio che dava sul corridoio. si schiudeva come da sé pian piano nel silenzio. marco mauri sporse il capo con un dito su la bocca per far segno di tacere. 7230_6241_000075 non mi aspettavo, vero, di di sentirmelo dire da altri. ecco, e sorrise di nuovo nervosamente guardando in giro: il dottor balla, le due donne, il prete che annuirono. 7230_6241_000076 gli strumenti dell'ospedale. domandò: sì, rispose il gelli tutto e e farò venire anche, aggiunse il balla cercando gli occhi di lui per fargli un cenno d'intelligenza. anche la nostra infermiera, che è il braccio destro del collega nardoni, eh, 7230_6241_000077 muore. gli occhi gli si arrossarono e copiose lagrime ripresero a colargli per le guance, mentre si sforzava di soffocare i singhiozzi che gli scotevano il petto. 7230_6241_000078 a sedere. andate a sedere, sissignore. grazie, disse questi obbedendo: eh, muore, muore. 7230_6241_000079 m'inchino mille ossequii buffoni e, inchinandosi furiosamente e sghignazzando, scappò via. quell'uomo impazzisce, mormorò il gelli stupefatto, ma mi pare che sia già ito via col cervello. scusi, osservò la nàccheri. 7230_6241_000080 lei la riprenderà. lei ha una casa, una gioja ia figliuola ignara i-gna-ra, beata lei. 7230_6241_000081 notturni, quand'ecco di ritorno il mauri ilare che si spingeva innanzi un omacciotto calvo, barbuto, stizzito dalla furia sconveniente di quel matto. ecco, il dottor balla, lei vada via, subito via. 7230_6241_000082 marco mauri. nel bujo della scala, avvivato appena da l'incerto barlume che s'insinuava dal corridojo dove aveva lasciato la candela accesa, domandò a un signore che s'affrettava a salire: il medico venga muore. 7230_6241_000083 e il balla. guardò con stizza il righi compunto e le due donne ancor più compunte. che dobbiamo fare, insomma? domandò alla fine: è già quasi il tocco, scusino. 7230_6241_000084 si levò in piedi così dicendo, con gli occhi sbarrati, le braccia alzate e soggiunse- veda un po se è possibile che lei mi scacci. silvio gelli, in preda a uno sbalordimento che non lasciava intendere se in lui fosse più sdegno o pietà, ira o vergogna. 7230_6241_000085 ti sospinsi fin quasi all'orlo del precipizio e ti lasciai lì esposta, senza riparo, senza difesa, aspettando che la vertigine ti cogliesse. 7230_6241_000086 il dottor balla sbuffò. poi, guardando con dispetto tutti quei visi stravolti intorno a sé, annunziò: sono stato a montepulciano. ah bene dunque, domandò il righi. 7230_6241_000087 che aveva avuto la santa ispirazione di accorrere all'invito per accordare di presenza il perdono. dio lo benedica tanto buono. le due donne cercavano di scusarsi con lui di quanto era accaduto e per i loro indumenti notturni. 7230_6241_000088 ajuto. non s'aspettava che quell'uomo da lui creduto, il medico rimasto lì a piè del letto con gli occhi dilatati, fissi sulla moribonda, si rivoltasse a un tratto a guatarlo. 7230_6241_000089 petto. quand'ebbe pianto così un pezzo, aprì le braccia, si strinse nelle spalle e fece per parlare. ma sentendo che la voce gli usciva ancora grossa di pianto, s'addentò una mano, strizzò gli occhi, ricacciò indietro violentemente le lagrime. 7230_6241_000090 don camillo righi, toccò pian piano il braccio al gelli e indicò la camera della moribonda, che forse si era scossa dal letargo. ma no, scusate, gli disse il gelli con un sorriso sforzato, tremante su le labbra. intenderete bene che io non 7230_6241_000091 sopravvennero alle grida due donne svegliate di soprassalto mezzo discinte: la signora nàccheri, cognata del righi vedova, e la figliuola giuditta con un bambino in braccio. 7230_6241_000092 basta buffonate. tornò a sghignare il mauri. volete sul serio rappresentare la commedia del perdono adesso? bene, vada là, dunque lei. 7230_6241_000093 rimase a guardare quell'uomo già maturo, così alterato dalla furia del disperato cordoglio. gli vide scorrere grosse lagrime per la faccia contratta, che andavano a inzuppargli l'ispida barba nera, qua e là brizzolata, spartita sul mento. 7230_6241_000094 fu trovato morto una notte su la strada con la testa spaccata. il gelli si coprì il volto con le mani orrore eh scattò il mauri levandosi in piedi i faccia il piacere, lasci andare. 7230_6241_000095 sonno tacque un pezzo assorto. poi domandò, fissando la fiamma della candela, come lo chiamavano gli antichi, quel fiume: ah sì, lete. 7230_6241_000096 quegli si arrestò un istante come per discernere chi l'investiva. con quella domanda e con quell'annunzio muore il mauri, singhiozzando e gestendo senza poter rispordere, si mise a risalire a balzi la scala. 7230_6241_000097 ora come vuole ch'io me ne vada? lei, la martire, m'ha perdonato, ma a me non può bastare il suo perdono, bisogna che io me ne stia a piangere qua, finch'ella è in vita. e poi poi non so. 7230_6241_000098 giorni, silvio gelli si sollevò, guardò il balla acutamente, questi si strinse nelle spalle e, tanto per dire qualcosa, indicando certi segni esteriori attorno alla ferita, diede alcune spiegazioni affatto inutili. 7230_6241_000099 se le dicessi che io sposai per avere in casa un pianoforte, perché musica io ho studiato. non ho mai studiato legge e ho sposato una donna più vecchia di me che aveva case e campagne e che 7230_6241_000100 molti anni fa, quando mi morì un figliuolo dopo nove notti di veglia assidua, non sentii pena sul momento. avevo troppo sonno e dovetti prima dormire. 7230_6241_000101 perché l'ho ingannata, io, questa donna sissignore. le ho detto ch'ero scapolo, che non avevo nessuno. le ho detto la verità a modo mio, quella che era verità per me. 7230_6241_000102 l'uomo bisogna vederlo là, nel suo ambiente naturale, come l'ho veduto io tant'anni. che uomini siamo noi. lei mi compatisce e io la rispetto. che bella cosa. 7230_6241_000103 flora, domandò il gelli senza volerlo. fulvia, fulvia, lo so, si corresse subito il mauri, ma s'è fatta chiamar flora dopo. lei non lo sa e io so tutto la sua vita d'ora e quella di prima, tutto, e so anche perché lei è venuto qua. 7230_6241_000104 fin dove era caduta. è vero, che orrore. buffonate via. lei m'insegna che tutto sta nel togliersi d'addosso una prima volta, sotto gli occhi di tutti, l'abito che ci ha imposto la società. 7230_6241_000105 che vuoto. con la piccina sola, abbandonata. io inetto, io indegno, ho cercato di colmarlo. comunque, da allora, questo vuoto dentro e intorno a me con le cure per la bambina, coi miei studii invano dentro di me. 7230_6241_000106 alla vista del marito, fece quasi per rannicchiarsi, sgomenta nel fondo del letto. dagli occhi le sgorgarono due lagrime che, non potendo scorrerle per guance, le invetrarono lo sguardo smarrito. 7230_6241_000107 ah, il marito ghignò il mauri zitto. lei saltò a dirgli: il vecchio pretucolo stizzito fuori di qua, fuori di questa camera, e lo trasse per un braccio nella camera attigua. 7230_6241_000108 se lei è venuto a perdonarla io si nascose il volto con le mani, rompendo un'altra volta in singhiozzi, e andò a buttarsi di nuovo sul divanuccio, tutto raggomitolato nel rabbioso cordoglio che lo divorava. 7230_6241_000109 un po d'acido prussico m andrebbe. i sento gli occhi. sa come questi due archi qua delle ciglia, come i due archi di certi ponticelli che accavalciano la rena e i ciottoli d'un greto asciutto, arido, pieno di grilli? 7230_6241_000110 ah bene, esclamò il gelli. io invece comincio a non saperlo più. glielo dico io, ribatté il mauri: senta, sono su l'orlo d'un abisso. sia ch'ella viva, sia che muoja. posso dunque parlare come voglio, senza più riguardo a nulla né a nessuno. 7230_6241_000111 il mauri si rimise a sedere e domandò ansiosamente: riposa. il gelli accennò di sì col capo e dica: non c'è più speranza, proprio nessuna. 7230_6241_000112 si tolse le mani dalle tempie, aveva come parlato a stesso. si volse verso il letto. ella si era di nuovo assopita, con le ciglia un po sollevate, come inorridita di quel che aveva inteso. 7230_6241_000113 interruppe la preghiera, che labbreggiava distratto accanto al letto, e si levò da sedere in un'ansia dubbiosa mentre il mauri diceva a bassa voce, smaniando tra le lagrime: 7230_6241_000114 abbiamo qui con noi, disse il righi, il marito della signora, il dottor gelli, un luminare. ah, esclamò il balla, felicissimo. 7230_6241_000115 si provi lei una volta a rubare cinque lire e faccia che venga scoperto nell'atto di rubare, me ne saprà dire qualche cosa. ma lei non ruba, è vero? grazie. e quella disgraziata avrebbe forse fatto quello che fece se lei, suo marito. 7230_6241_000116 se le rialzò e si tenne un tratto. le mani sul capo giaceva sul letto disfatto nella camera in disordine, appena rischiarata una donna. 7230_6241_000117 scusi, sa, noi questo diritto ce lo siamo negato perché la società ci ha mandato a scuola da piccini e ci ha insegnato l'educazione per farci soffrire e non farci ingrassare, ma che 7230_6241_000118 proprio tredici anni, è vero, fulvia. tredici anni di che fece il balla? non capiva, attese ancora un po, quindi, seccato, scrollò le spalle e andò via. 7230_6241_000119 dunque pazienza. eh, signora, disse allora il balla tirando pian piano la coperta. ella richiuse gli occhi e aggrottò dolorosamente le ciglia. 7230_6241_000120 quasi compiacendosi di aver saputo così bene precisarle ed esprimerle, gli espose le sciagurate condizioni in cui si trovava in quel piccolo paese di toscana a esercitare la professione di medico. 7230_6241_000121 ma silvio gelli levò il capo dalle braccia e le disse: aggrondato, con gli occhi chiusi, non dormo, sa. 7230_6241_000122 ha fatto bene, benone, benissimo. esclamò il righi sollevato. ma la porta giù, scusate, perché ha da rimanere aperta, domandò la nàccheri stizzita al cognato. che modo è codesto, va margherita, va di che chiudano subito. 7230_6241_000123 poi, quando mi destai, il dolore mi assalì, ma allora la coscienza non mi rimordeva. ora, quattro notti sa che non chiudo occhio e non ho sonno. 7230_6241_000124 ma se si diventa bruti, dopo quattro o cinque anni assediati dalle miserie, dalle bassezze umane, non ci resta più addosso neppur una di quelle finzioni con cui la società ci mascherava. e scopriamo allora che l'uomo è porco per diritto di natura. 7230_6241_000125 e imbussolavo i temi e poi mi mettevo a improvvisare ad alta voce fra gli alberi: signori della corte, signori giurati, parlo, parlo. mi scusi perché non posso farne a meno. ho una smania qua nello stomaco. i metterei a gridare. 7230_6241_000126 nel gabinetto d'un mio collega giudice istruttore. era arrestata nossignore, era venuta per deporre. stava anche lei a perugia da poco più d'un mese, sola come. 7230_6241_000127 gli parve che lo stiramento delle guance si fosse un po allentato e per un momento rivide, precisa in quel volto, l'immagine ch'egli per tanti anni aveva serbato di lei: era bella. 7230_6241_000128 andò e tutti, vedendola passare in mezzo a loro, osservarono il modo con cui ella moveva le gambe sbieche, come se non avessero altro da fare in quel momento. 7230_6241_000129 la sbiobbina che sedeva accanto al letto. vide così le teste di quei due uomini, l'una presso l'altra, che guardavano la moribonda. lo stupore di lei si ripercosse sul gelli, che respinse allora indietro con un braccio il mauri. 7230_6241_000130 me flora, quand'io la conobbi era sulla strada, dunque ha fatto male codesto prete a non scriverle che si è uccisa per me. ma io, si scusò, il righi tirato di nuovo in ballo. io ho obbedito al mio sacro ministero e basta. 7230_6241_000131 silvio gelli, sedette accanto al letto. la moribonda allora volse il capo verso di lui, ma i capelli, nel volgersi, la impacciarono. egli con una mano glieli ravviò e, intenerendosi a quel suo atto, sospirò: povera fulvia. 7230_6241_000132 muojo. no, rispose egli posandole una mano su la fronte: sta tranquilla, sta tranquilla. a domani, dottore, farò io prepari tutto il balla. lo guardò perplesso. se intendere come una pietosa bugia quel proponimento e quell'ordinazione. 7230_6241_000133 era un uomo di circa cinquant'anni alto, di statura dall'aria rabbuffata, portava occhiali a staffa cerchiati d'oro. non aveva né barba né baffi. quasi calva la sommità del capo, ma ciocche di capelli biondi gli scendevano scompostamente su la fronte e su le tempie. 7230_6241_000134 il mauri ruppe in un altro ghigno scrollando il capo. vah, io non capisco, esclamò il prete. non c'è stato possibile, creda, mandarlo via e non me ne andrò, raffibbiò sordamente il mauri guardando verso terra. 7230_6241_000135 glielo dica lei francamente, a codesto prete, che cosa l'ha spinto a venir qua? il rimorso, prete, il rimorso. 7230_6241_000136 alta appena un metro dal volto giallastro disfatto, in cui però spiccavano vivacissimi gli occhi neri, pieni di spavento. di là, margherita, di là, le disse il prete, indicando la camera della moribonda mia sorella. aggiunse, rivolto al gelli, con uno sguardo che invocava compassione. 7230_6241_000137 un gemito angoscioso venne dalla camera da letto. il mauri si mosse istintivamente per accorrere, ma il gelli lo arrestò intimandogli non entri. 7230_6241_000138 il mauri, rimasto ginocchioni, con la faccia per terra, singhiozzava. a un tratto balzò in piedi e domandò: non sono più un uomo civile, io è vero, non c'è più neppure l'ombra della civiltà in me. 7230_6241_000139 le donne che ella odiava tutte profondamente in sé stessa. e quando, pochi giorni or sono, sono venuto a raggiungerla qua, ha voluto scusare anche me, il mio tradimento, la mia menzogna. 7230_6241_000140 occhi, nossignore, rimbeccò pronto il righi su le furie. chi gliel'ha detto? dove sta scritto: questa è, se mai, pensione. ma d'estate ora non è stagione ed è casa mia soltanto e vi ricevo chi mi pare e piace. 7230_6241_000141 ma da qualch'altra cosa insieme, anzi da qualche altra cosa, principalmente da un bisogno strano. doveva dirlo. aspetta, le lasciò la mano e si recò a richiudere. 7230_6241_000142 si stese, così dicendo, bocconi sul canapè, col mento sul bracciuolo e gli occhi sbarrati. il gelli lo guatò e, preso da un senso di paura, si alzò, si diresse verso l'uscio della camera da letto, guardò dentro, poi si trattenne là sulla soglia. 7230_6241_000143 sì, i capelli erano ancora quelli d'un tempo, ma quanto, quanto più misero e sparuto le rendevano ora il volto cangiato. e che ruga ora su quella fronte, un giorno così altera. tredici anni, che abisso. 7230_6241_000144 lo scusava, anzi diceva d'averlo stancato, oppresso coi suoi continui timori e la sua gelosia. e anche lei scusava, incolpando invece d'ogni suo torto le donne. 7230_6241_000145 il gelli stette un pezzo a osservarlo, poi gli domandò con voce cupa: dove l'avete conosciuta io, flora a perugia? s'affrettò a rispondergli il mauri, scotendosi un mese appena dopo il mio trasferimento colà. 7230_6241_000146 grazie, alitò ella. no, no, rispose egli. ora, io che dici? le palpebre chiuse della moribonda si erano gonfiate e nuove lagrime e quasi punte da lievi tremiti si agitavano insieme con le labbra. 7230_6241_000147 balla questi chinò più volte, il capo seccato. poi, vedendosi guardato dal gelli, domandò perplesso: vogliamo? prego, signori, ci lascino soli. 7230_6241_000148 ma alla vista della donna esanime scoppiò in violenti singhiozzi e si buttò su di lei disperatamente. la sbiobbina s'accostò al dormente per scuoterlo. 7230_6241_000149 pareva già come inabissata nella morte, ma frequenti muti singulti incoscienti le scotevano ancora il capo. appena appena un vecchio pretucolo senza sottana, bruno, coi calzoni a mezza gamba, le calze lunghe e le fibbie di argento alle scarpine. 7230_6241_000150 e pareva che ne singultasse ancora dentro. così muta, rigida, col capo volto verso di lui, stette a contemplarla, un pezzo quasi impaurito. 7230_6241_000151 gli s'appressò e con la facondia collerica di un uomo esasperato della propria sorte, il quale, convinto delle persecuzioni continue di essa, abbia precisato nel suo cervello le ingiustizie patite e le ripeta sempre con le stesse parole, con la stessa espressione. 7230_6241_000152 i lasci dire soltanto due parole al dottore. ecco, dottore, la salvi lei. per carità, non la faccia salvare a lui, altrimenti per me è perduta. me ne vado, me ne vado da me. si calmi i raccomando. dot il gelli. gli diede un ultimo spintone e richiuse. 7230_6241_000153 i miei figli invece sanno tutto. ha svelato loro tutto la madre, per istintiva crudeltà, che bisogno ne aveva? non mi ama, non mi ha mai amato, non sa proprio che farsi di me. 7230_6241_000154 il gelli aveva appoggiato le braccia al tavolino e vi aveva affondato il volto s'era addormentato. a un tratto, margherita la sbiobbina si presentò su la soglia, spaventata. 7230_6241_000155 io s'interruppe, volse il capo verso l'uscio che il balla, andandosene, aveva lasciato aperto. di là c'era forse qualcuno che poteva sentire? c'era stato quel matto che, nel furore della passione, osava dire in faccia a tutti la verità. 7230_6241_000156 ha ragione, ha ragione, ma la prego di compatire, costui è pazzo. si lasciò scappare il righi, pazzo, pazzo nicchiò allora il mauri. sì, per disperazione, forse sì per rimorso, ma perché non gli hai tu scritto: prete, che flora s'è uccisa per me? 7230_6241_000157 se li è cresciuti lei là in campagna a modo suo e non hanno mai avuto per me né rispetto né considerazione. i chiamano pretore, anzi preto, come la loro madre si figuri. 7230_6241_000158 facevo che facevo. non mi sono mai divertito, ma era come una sfida a urtoni, ma coi guanti, è vero? 7230_6241_000159 senta, mi vuol dare ascolto? si levi la maschera, lei che è venuto a perdonare, e vada a buttarsi in ginocchio davanti a quel letto a farsi piuttosto perdonare lei, e dica a quella povera donna che è una santa, le dica che è la vittima di tutti noi. 7230_6241_000160 sì, signore, si rimise egli inghiottendo le lagrime. vada, lei è giusto, veda, veda, se sia possibile far qualche cosa. lei è un gran medico, lo so, ma già meglio che muoja dia retta, la lasci morire, perché? 7230_6241_000161 qua, qua, guardi, la ferita è qua e si premeva forte l'indice d'una mano sul basso ventre. qua il colpo evidentemente è deviato. la mano era inesperta, sente. 7230_6241_000162 abisso. ella si provò a sporgere una mano dalle coperte e ripeté più con gli occhi che con le labbra: grazie. egli prese quella mano e la tenne stretta fra le sue. 7230_6241_000163 lei non può piangerla, signore, la lasci piangere a me, perché quella infelice non ha bisogno. creda d'essere perdonata, ma d'esser pianta- lei mi perdoni- avrebbe dovuto ammazzare come un cane colui che prima gliela tolse e poi ebbe cuore d'abbandonarla. 7230_6241_000164 e che aveva creduto di interpretare il sentimento ond'egli era stato spinto ad accorrere al letto della moglie moribonda. ora, egli ripeteva quasi le parole di lui, ma no, no, non era vero. non dal rimorso soltanto era stato spinto a venire. 7230_6241_000165 inveì allora il gelli, afferrando per il bavero della giacca il mauri e scrollandolo e spingendolo verso l'uscio sul corridojo. sissignore, sissignore, disse il mauri senza opporre nessuna resistenza, rinculando. 7230_6241_000166 le annunziò sottovoce, mirandola costernato del mistero che pareva racchiudesse in sé nel silenzio di quella notte orribile: quella creatura che viveva quasi per una atroce beffa della natura. ella gli sorrise di nuovo, di quel suo sorriso incosciente, e disse: vado io. 7230_6241_000167 e nello stesso tempo non compresi più nulla. proprio così, la bestialità mia, cinica, senza ragione e senza scopo, o meglio, con questo solo scopo di dimostrarti che io potevo tutto e tu niente. 7230_6241_000168 il gelli riprese a dire con durezza: i avete scritto che moriva pentita. sì, creda, signor professore. s'affrettò a rassicurarlo il righi proprio pentita, sa. lei stessa, anzi, la poverina ha voluto chiederle perdono per mio mezzo. 7230_6241_000169 a lungo, attentamente la ferita. forse tentata a tempo la laparatomia, ci sarebbe stata qualche speranza di salvezza, ma ormai dopo quattro giorni. 7230_6241_000170 da quattro giorni sa niente, neanche un boccone di pane. acqua là nella conca della fontana, giù in piazza come le bestie, acquaccia amara, renosiccia, puh, ma non mi va niente. 6348_6241_000000 adorato, rimessosi alla meglio, andò a bussare alluscio di rosa, che sera chiusa a chiave, col bimbo stretto tra le braccia. ho capito, ho capito. gli disse rosa voleva ninnì. lui sì, e le sue ragioni capisci. vuol far valere lui e chi può dar ragione a lui è il padre. 6348_6241_000001 cose da pazzi. sbuffò di nuovo il mori, così urtato che spiegazzò il giornale che teneva su le gambe e lo buttò fuori della vettura. credi che ci abbiano mandato soltanto tuo marito a domicilio coatto. ci mandano anche noi, i signori? domandò: annicchia, stupita e incredula. 6348_6241_000002 cesarino, ora ci ripensava: era stato sempre buono e studioso. fin da piccino aveva fatto sempre il suo dovere senza la sorveglianza dalcuno era un po gracile, sì, ma stava pur bene in salute. le ragioni addotte dalla madre non lo persuadevano, punto. 6348_6241_000003 poi di quello in ferrovia e come a un certo punto, sentendosi scoppiare il seno per la furia del latte, si fosse messa a piangere come una bambina. i compagni di viaggio le domandavano che avesse, ma ella si vergognava a dirlo. 6348_6241_000004 panificio. ella era testimonia di quanta longanimità avesse prima dato, prova unicamente per lei che da bambina gli era cresciuta in casa ed era stata compagna di giuoco. 6348_6241_000005 forse disse cesarino: intanto, rosa, bisogna che tu prepari tutto presto, tutto quello che abbiam fatto a ninnì, le mie robe e le tue. anche si va via. stasera siamo aspettati a pranzo. 6348_6241_000006 e ora, finalmente, cesarino poté assaporare davvero la dolcezza della pace conquistata con tanta pena. sapeva il suo ninnì affidato in buone mani e poteva lavorare, studiar tranquillamente. 6348_6241_000007 scrisse in gran fretta poche righe su un foglio di carta, la donazione a rosa della povera suppellettile di casa. poi scappò in cucina, preparò, lesto, lesto, un buon fuoco, lo portò in camera. 6348_6241_000008 e si strinse al seno nònida ch'era tornato a lei e le dimostrava lo stesso amore, quantunque divezzato. la prima volta che la serva glielo recò lì a letto. ne provò una viva repulsione. per lui il suo bambino era morto. 6348_6241_000009 parto. annicchia corse ad abbracciarla festosamente. signorina, signorina mia, eccomi qua. i pare un sogno come sta. ha sofferto molto, è vero? oh, figlia mia, si vede, non si riconosce più. mah, così vuole dio, noi donne siamo fatte per patire. 6348_6241_000010 guarda un po miserabile assa assassino. ma sì, ma certo si calmi, signorino, gli disse rosa, più afflitta e costernata di lui: mica con la forza potrà venire a prenderglielo, il bambino. lei avrà pure le sue ragioni da far valere. 6348_6241_000011 perché si era troppo e per troppo tempo affaticata e proibito duscire, assicurando tuttavia che non cera nulla di grave e che, seguendo scrupolosamente le prescrizioni, sarebbe senza dubbio guarita. 6348_6241_000012 sì, ma deve pur comprendere- pensava annicchia, che il suo figliuolo appartiene ora anche a me- che se ella ci ha messo la pena di farlo, io ci ho rimesso il figlio per lui e ora non mi resta più altro. 6348_6241_000013 ma scusi, pentire, pentire desser venuto qua a infliggermi lonta, ma no, scusi, lonta della sua vista, sissignore, che vuole me. se non mi lascia dire scusi, si calmi, riprese. egli così investito, sconcertato. 6348_6241_000014 poco dopo, nella camera accanto destinata a lei e al piccino, non rifiniva d'esclamare, ammirando la mobilia e i cortinaggi: gesù, che cose, a roma, che cose. e si sentì impacciata davanti a quel letto nuovo, così bello apparecchiato, per lei. 6348_6241_000015 ed ella sera, rintanata in casa a celare il suo stato, e forse aveva perduto il posto dinsegnante alla scuola professionale. con quali mezzi aveva vissuto in quei mesi? certo, coi risparmii accumulati in tanti anni di lavoro. ma adesso 6348_6241_000016 e quasi a ogni notizia tornava a ripetere quella sua solita frase: cose da pazzi. seguitava a leggere, tuttavia, e ogni giorno non si dichiarava soddisfatto se non aveva scorso da capo a fondo tutti i fogli più in vista di roma e di milano. 6348_6241_000017 faceva di tutto per lasciarla contenta, si piegava a tanti servizii a cui non era obbligata. ora che margherita la sorda era andata via e si sforzava di parere allegra e di rincorare anche la padrona che dava in ismanie e si disperava per ogni nonnulla. 6348_6241_000018 leleganza, il gusto, quello scrupolo di pulizia della mamma. e ora, ecco stesa là sulla tavola una sudicia tovaglia, la cena non ancora preparata. 6348_6241_000019 non ringraziò neanche il direttore del collegio quando nella casetta nuova dopo lo sgombero venne ad annunziargli che gli aveva trovato il posto di scrivanello al ministero della pubblica istruzione. 6348_6241_000020 ora questa impressione era cresciuta fino a cagionargli uno stranissimo imbarazzo, allorché molto tardi veramente. ma cesarino, si sa, aveva poca fantasia. 6348_6241_000021 il duomo, la galleria vittorio emanuele, il panettone e basta. la madre, anchessa milanese, era venuta a stabilirsi a roma subito dopo la morte del marito e la nascita di lui. 6348_6241_000022 fastidio. quando, annicchia, si presentò su la soglia e con l'aspetto e con le prime parole raggelò su le labbra delle vicine le frasi ammirative per il signor manfroni. la vecchia suocera alzò la testa e guardò in giro con sdegno le vicine. 6348_6241_000023 tata non torna, luzzì non torna. infine, scoprendo la faccia lacrimosa aggiunse, rivolta alla signora manfroni: non lo conosce ancora, non l'ha veduto quest'angeletto che gli è nato. 6348_6241_000024 dalla levatrice per pregarla di cercare subito una balia. corse a prendere il suo berretto da collegiale, là nella camera mortuaria. 6348_6241_000025 se ne andò senza voltarsi indietro, soffocando i singhiozzi nel fazzoletto. subito cesarino sprangò la porta, si passò una mano su i capelli che gli si drizzarono irti, andò a posare ninn sul letto, gli mise in mano lorologino dargento perché stesse quieto. 6348_6241_000026 la trombetta era il biberon. su ninnì fatti una sonatina e ninnì subito. non se lo faceva dire due volte e non gli bastava che gliela reggessero gli altri. la trombetta, se la voleva reggere anche da sé, là, da bravo trombettiere, e socchiudeva languidi i cari occhiuzzi dalla voluttà. 6348_6241_000027 si sentiva ed era forse davvero infelice, ma di questa sua infelicità incolpava gli altri, anziché la propria indole scontrosa, l'aspro carattere, la mancanza di ogni garbo. 6348_6241_000028 gli ho risposto che sarei venuta a dirvelo. mamma, non voglio, non voglio, gridò subito irosa la vecchia, non vorrei nemmeno io. ma e di nuovo annicchia si rivolse per ajuto alle vicine. 6348_6241_000029 proprio nulla, parla nulla, signorino mio, glielho detto. cercò di nuovo nello stipetto, poi nei cassetti degli armadii, dovunque, scompigliando ogni cosa. non trovò nulla, solo quel nome, solo questa notizia che il padre di quel bimbo si chiamava alberto. 6348_6241_000030 senti margherita, riprese ersilia. questa è la balia arrivata adesso, adesso, sì, bene, ora tu insegnale la sua camera. hai capito, andrai a lavarti. aggiunse rivolgendosi ad annicchia: sei tutta affumicata. 6348_6241_000031 solo con quella creaturina lì che aveva ucciso la mamma venendo al mondo, ed era rimasta anche lei così nello stesso vuoto, abbandonata alla stessa sorte, senza padre come lui. 6348_6241_000032 quegli si trasse indietro, impallidendo e contenendosi i lasci dire: vengo con buone intenzioni. che intenzioni. mia madre è morta, lo so, ah, lo sa, e non le basta. se ne vada via subito o lo farò pentire. 6348_6241_000033 lo guardavano tutte due in estasi e poiché il bimbo spesso prima che finisse di succhiare saddormentava, zitti, zitti si levavano e andavano in punta di piedi e rattenendo il respiro, a deporlo nella culla. 6348_6241_000034 il vuoto lasciato dal padre. da tanto tempo stava tra lui e la madre e sera sempre più ingrandito con gli anni. sua madre, anche lì presente, gli appariva sempre come lontana. 6348_6241_000035 quel fruscio dacqua gli piaceva, gli rinfrescava lo spirito e non voleva che, per distrazione dellortolano, in qualche punto ne cadesse troppa. lo avvertiva subito dal rumore della terra che si faceva creta e nera come affogata. 6348_6241_000036 io titta marullo per tua norma. lo scacciai dal panificio per le sue idee rivoluzionarie, come quelle del signor mori, a cui hai dato tua figlia. lasciami dire: urlò il manfroni. e perché gli ho dato mia figlia io? prima di tutto perché ennio è un ottimo giovine. 6348_6241_000037 potresti darlo ad allevare con un po di quello che avrai da ersilia. oh, per la signorina ersilia s'affrettò a dire: annicchia, si figuri con che cuore lo vorrei fare, ma 6348_6241_000038 ennio a tale proposta, si fermava a guardarla, trasecolato all'ospedale, pietà compassione riprendeva ersilia inviperita. per lei è vero, non per me- che non dormo più da tante notti, che non trovo più neanche il tempo da pettinarmi. devo fare la serva a tutti. 6348_6241_000039 egli non pensò più che al bambino, come salvarlo insieme con sé, fuori, fuori di quella trista casa dove tanta agiatezza, chi sa come, chi sa donde era entrata per finir di confonderlo. 6348_6241_000040 aveva di questi lampi il signor manfroni, nei quali egli per primo s'abbagliava e a cui doveva, a suo credere, la sua ingente fortuna commerciale. con aria derisoria e di sfida, la signora manfroni domandò: sarebbe la moglie di titta marullo. 6348_6241_000041 che gli gridava la moglie: ma muoverti, darti attorno. non vedi che io sono qua, sola, senza nessuno, col bambino in braccio, e non posso badare anche a lei che mi ha cagionato tutto questo scompiglio: va, esci, procura di trovarle posto in qualche ospedale. 6348_6241_000042 hai visto che per stare in pace, per contentarti, mi sono finanche vietato di fare una carezza al mio bambino. diffidi ora di quella poveretta, ma ti pare che possa sorriderle il pensiero di tornare laggiù, dove non troverà più il figlio, dove troverà invece un bruto che la incolpa della morte del bambino e di cui lei ha paura. 6348_6241_000043 sta zitta la interruppe di scatto il mori, come se nominando il re quella poveretta gli avesse pestato un piede. basterebbe una parolina. osò d'aggiungere: annicchia sommessamente. 6348_6241_000044 a mistificarli. finalmente, esclamò la signora manfroni, strappando di mano alla serva la lettera da roma tanto sospirata nella quale il genero ennio mori doveva darle tutti i minuti ragguagli promessi intorno al parto recente della figlia ersilia. 6348_6241_000045 cresciuto sempre solo. non aveva nessuna domestichezza con la madre. la vedeva, la sentiva molto diversa da sé, così alacre, energica e disinvolta. forse egli somigliava al padre. 6348_6241_000046 certe sere perché il lavoro assegnato allufficio fosse terminato. usciva dal ministero unora dopo tutti gli altri. il direttore se lo vedeva arrivare al collegio, trafelato, ansante, con gli occhi induriti dalla fissità spasimosa che dava loro il pensiero di non bastare a difendersi dalle difficoltà. 6348_6241_000047 la quale subito, fingendo di pararlo, se lera premuto al seno con tutte e due le braccia, costringendolo così a cogliere con le nari sulla carne viva, oscenamente, il profumo, quel profumo stesso della sua mamma. 6348_6241_000048 e questo maledetto treno da napoli, insomma, arriva o non arriva. guardò l'orologio, scattò in piedi smarrito: era trascorsa più di un'ora. s'avviò di corsa verso l'uscita. dove trovare adesso quella poveretta che doveva essere arrivata e non sapeva l'indirizzo di casa? 6348_6241_000049 quegli si voltò a guardarlo, fosco, ma aprì poi la bocca a un sorriso tra di sdegno e di compassione per la gracilità di quel ragazzo che lo insultava. vedremo, disse e se n andò. 6348_6241_000050 l'ho comprato, rispose, annicchia, forzandosi a guardarlo in volto che saranno due mesi. l'hai comprato. che dici, come debbo dire: ma fatto, figliuola mia, fatto i figliuoli si fanno, si fanno. che c'è di male? 6348_6241_000051 che fai? gli disse il marullo venendogli avanti a petto. io non ho più nulla da perdere. bada, mia madre è all'ospedale, mio figlio e morto. sono venuto a sputarti in faccia e a prendermi questa cagna su alzati. aggiunse rivolgendosi alla moglie che stava ancora buttata a terra. 6348_6241_000052 ma non appena il pianto accennava di pungergli gli occhi, serrava i denti, stringeva nel pugno la bacchetta di ferro della ringhiera, appuntava lo sguardo allunico fanale della stradicciuola a cui i monellacci avevano fracassato a sassate due vetri. 6348_6241_000053 la vecchia rosa non sapeva come spiegarsi quel ritardo verso le quattro. finalmente lo vide arrivare, ansante, livido, con una fissità truce negli occhi. 6348_6241_000054 per quanto nel vuoto orrendo in cui quella morte improvvisa lo gettava, sentisse prepotente il bisogna di sapere. non volle lonta, era troppa e sua madre nera, morta ed era ancora di là. 6348_6241_000055 me annicchia rimase un po perplessa, poi aggiunse anche a palermo. è venuto alla stazione un altro galantuomo che mi ha poi accompagnata fino al vapore, tanto buono anche lui. e tha comandato anche lui di salutarmi. sissignore, anche lui. 6348_6241_000056 gli parevan così lontane dal suo presente affanno quelle cose da studiare e distratto. in quella lontananza sentiva come vano il suo stesso affanno e che non dovesse né potesse aver mai. 6348_6241_000057 da più mesi. ella non veniva a visitarlo le domeniche al collegio. le ultime volte chera venuta sera, lamentata di non star bene e difatti a cesarino non era sembrata florida come prima. 6348_6241_000058 svenduta a questo e a quello, ma la vecchia non vuole ch'io vada a servizio, è superba. non vuole. però, essendo per la signorina ersilia, forse, ecco, potrei tentare di dirglielo. sì, ma la risposta subito. dovresti partire domattina al più tardi. 6348_6241_000059 con un libro aperto davanti, appoggiato alla bottiglia dellacqua sul riquadro bianco del tovagliolo apparecchiato lì per lì sulla tavola antica di noce. poi si chiudeva in camera a studiare e infine la sera, quando lo chiamavano a cena, 6348_6241_000060 ma chi si curava ora della sua pena? la padrona, anzi, era in collera con lei per via del figlio privato improvvisamente del latte a soli sette mesi. 6348_6241_000061 ma poi, per fortuna, alla prima fermata del treno, un vecchio ch'era lì accanto a lei l'aveva condotta a un altro scompartimento, dove c'era una donna che aveva con sé una bambinuccia di tre mesi, misera, misera, alla quale finalmente aveva potuto dar latte, sentendosi man mano rinascere. 6348_6241_000062 c'è bisogno del medico. disse annicchia, ridendo: non vede come sto? era raggiante di salute, fresca e rosea. ersilia dal letto. la guardò odiosamente, come se ella, con quelle parole, avesse voluto attirare l'attenzione del marito. 6348_6241_000063 cesarino si stringeva nelle spalle, sospettava che rosa parlasse per rancore perché fin da principio, per non essere mandata via, gli aveva proposto dallevare il bimbo col latte sterilizzato, come aveva veduto fare a tante mamme che se nerano poi trovate. 6348_6241_000064 durante quelle discussioni il vecchio scrivano dello studio era mandato in sala. s'inchinava ogni volta profondamente il signor felicissimo ramicelli a quei signori rivoluzionari e usciva con molta dignità. 6348_6241_000065 mobili, tende, tappeti, stoviglie, tutto quellarredo, se non proprio di lusso, certo costoso. lo guardava quasi con rancore per il segreto chesso serbava della sua provenienza. 6348_6241_000066 ma la vecchia non volle piegarsi. si ribellò a tutte le insistenze gridando alla nuora: se vai, è contro la mia volontà e ti maledico ricordatene. 6348_6241_000067 rivide col pensiero la sua casetta, lontana, com'era già allorché titta, senza quelle ideacce cattive che lo avevano rovinato. aveva messa su amorosamente per le nozze. com'era adesso, squallida e nuda, con due seggiole appena e un letto solo per lei e per la suocera. 6348_6241_000068 bisognerebbe, signorino mio, provvedere a tante cose. lo so, lei si trova sperduto così solo povera anima innocente. è venuto il medico. son corsa in farmacia, ho preso tanta roba. questo sarebbe nulla, ma c è da pensare ora anche alla povera mamma. eh, come si fa? 6348_6241_000069 io, perché io le disse: il mori perché tu sei il capo di casa e poi- perché non so che cosa ella si sia fitto in mente- per la pietà, per la commiserazione che tu hai voluto dimostrarle in questa occasione. 6348_6241_000070 usciva tutto raffagottato, intorpidito, rannuvolato, con gli occhi strizzati dietro le lenti da miope. madre e figlio, cenando, scambiavano tra loro poche parole. 6348_6241_000071 non ricordava più nulla, non pensava, non vedeva più nulla. sentiva soltanto il sollievo d'esser giunta finalmente, d'aver superato il terrore della traversata sul piroscafo da palermo a napoli, lo sgomento della furia del treno. 6348_6241_000072 sicilia gliele recava, lei tutta contenta, esultante signorina. signorina che c'è, hai preso un terno al lotto, la agghiacciava ogni volta con quelle parole. stava ad aspettarla ch'ella finisse di leggere la lettera, sperando che le desse subito notizia del suo bambino. ma che nulla. 6348_6241_000073 il mori esasperato, afferrò le prime cartelle già scritte della conferenza e le scaraventò a terra. poco dopo, attraverso l'uscio chiuso, intese il pianto disperato di quella disgraziata e le parole strazianti con cui pregava la padrona di non mandarla via. 6348_6241_000074 già tutte le vicine al tanto lieto quanto falso annunzio di lisi s'erano affollate nella nuda casetta a pian terreno intorno alla vecchia madre del deportato che se ne stava seduta. 6348_6241_000075 fece alzare il capo ad annicchia e le esaminò le glandule del collo. dopo altre osservazioni, distratto, cominciò a sbottonarle il corpetto. annicchia, tremante di vergogna, stupita e imbarazzata, cercò di impedirglielo riparandosi il seno con le mani. 6348_6241_000076 pure esclamò: bello, bello coruccio mio dorme come un angioletto. vossignoria, vedrà quanto glielo farò diventare anche il mio luzziddu era nato così piccolo, piccolo, e ora, se lo vedesse, s'interruppe commossa. 6348_6241_000077 e che se mancava al bambino qualche cura, questo dipendeva perché le toccava far anche da serva e da cuoca, brutta zoticona venuta su dalla campagna, che pareva un tronco d albero e che ora credeva di farsi bella pettinandosi coi capelli alti e 6348_6241_000078 lottava intanto contro se stesso per non accogliere certi pensieri di cui sentiva poi onta e rimorso, tanto più che ora sapeva ammalata la mamma. 6348_6241_000079 ma non gli si poteva voler male di quello che faceva o che diceva. era giusto, in fondo, che licenziasse la serva, dovendo sostenere la grossa spesa della balia per il bambino. 6348_6241_000080 si toglieva le lenti dal naso, fissava con gli occhi socchiusi la fiamma e grosse lagrime. allora gli pollavano dalle palpebre e piombavano sul libro aperto sotto il mento. 6348_6241_000081 di napoli, di torino, di firenze, di cui aveva sempre così piene le tasche. medicina soleva dire: i muovono la bile, troppo però. 6348_6241_000082 ersilia, scoppiò a ridere e spiegò ad annicchia: ho la serva sorda. appena si grida un po, si sente chiamata margherita, margherita. 6348_6241_000083 sì, giusto, dico perticace a metter da banda una sostanza qualsiasi. noi oggi, per tua norma, di fronte all'avvenire che si fa man mano più torbido e minaccioso, hai capito? no, che vuoi che capisca e non te lo dico io, stoppa. 6348_6241_000084 queste, allora, un po l'una e un po l'altra cercarono di persuadere alla vecchia le ragioni per cui la nuora non avrebbe dovuto perder l'occasione che le si offriva di provvedere onestamente a sé, a lei, al bambino. 6348_6241_000085 si accostò a un ferroviere- scusi, il treno da napoli è in ritardo di quaranta minuti. ferrovie italiane, cose da pazzi. e s'allontanò in cerca d'un posto qualunque per sedere. 6348_6241_000086 ora le era venuto in uggia finanche il bambino, perché questi dimostrava di voler più bene alla balia che a lei, e non passava giorno che, anneghittita in quell'ozio, non piangesse di nascosto. 6348_6241_000087 doveva contentarsi di queste risposte. ma possibile che di laggiù non le mandassero a dire altro? ah, come si pentiva adesso di non avere imparato a scrivere. aveva sì supposto, partendo, che la lontananza le sarebbe riuscita penosa, ma tanto poi no, era un vero supplizio così. 6348_6241_000088 avrebbe fatto una pessima figura. ma la vanità, l'ambizione di aver la balia parata riccamente erano più forti in lei. della stessa gelosia. la condusse con sé la prima volta in carrozza. 6348_6241_000089 riprendendo lo studio serale con raddoppiata lena, ormai sicuro dellesito le vere ragioni per cui napoleone bonaparte era stato sconfitto a waterloo, cesarino oramai le penetrava benissimo. 6348_6241_000090 che gli era accaduto. non se ne sapeva render conto. nemmeno lo stesso cesarino. stava ore e ore a studiare, o per dir meglio, coi libri aperti sotto le grosse lenti da miope, ma non poteva più fermare lattenzione su di essi, sorpreso e frastornato da pensieri nuovi e confusi. 6348_6241_000091 il tuo bel consiglio scattò ersilia ripiegando la lettera. non devi farne mai una giusta. io rimbeccò ennio. e che ho forse scritto alla tua degnissima signora madre che mi scegliesse per balia la nuora d'una pazza furiosa? 6348_6241_000092 ma a questo punto il ramicelli, ch'era scappato via non visto, ritornò ansante e spaventato, insieme con due guardie di questura alle quali subito il mori che tremava tutto di rabbia, si rivolse concitatissimo: via, conducetelo via. è venuto a insultarmi, a minacciarmi fino in casa, codesto mascalzone. 6348_6241_000093 coi negozianti di mobili usati e i rigattieri ai quali si rivolse per consiglio degli altri casigliani, ne contrattò la rivendita con accanimento perché- cosa strana- gli parve che appartenessero sopratutto al bambino quei mobili. or che la mamma era morta per lui. 6348_6241_000094 ma linfermità si protraeva e cesarino già stava in pensiero e non gli pareva lora che lanno scolastico terminasse naturalmente in tali condizioni di spirito. le vere ragioni escogitate dal professore di storia, per cui napoleone bonaparte era stato sconfitto a waterloo: 6348_6241_000095 forse perché urtata della sua soverchia insistenza, o forse perché temeva che ella, pensando troppo alla sua creaturina, trascurasse il bimbo? ma questo no, in coscienza non poteva né doveva dirlo. eccolo qua nònida, florido e vispo. 6348_6241_000096 il mori suppose dapprima ch'egli fosse evaso dal domicilio coatto, ma poi venne a sapere che era stato graziato per intercessione del prefetto a cui la madre ammalata aveva rivolto una supplica. 6348_6241_000097 per togliersi appunto da questa curiosa disposizione danimo verso la madre, aveva subito accolto la proposta dentrare in collegio, ma se nera ella accorta o da che era stata spinta a fargli quella proposta. 6348_6241_000098 e savvio, ragioni. voi. gli gridò dietro cesarino, perdendo il lume degli occhi, miserabile, dopo che mhai ucciso la madre. vuoi aver ragioni da far valere, tu contro di me? ragioni? 6348_6241_000099 e dopo avere in cuor suo promesso alla madre che quel suo piccino non sarebbe perito e neanche lui, corse al collegio a parlare col direttore. era divenuto un altro in pochi istanti. 6348_6241_000100 si voltò di nuovo verso la madre. non poté sostenerne la vista, sconvolto dallimprovvisa atroce rivelazione che lo istupidiva e gli strappava ora il cordoglio violentemente. 6348_6241_000101 come ce li mandano i signori. sta zitta, replicò il mori a cui riusciva addirittura insopportabile quella supina ignoranza, e si mise fosco a riflettere su limpresa disperata di dare una nuova coscienza a quellinfima gente della sua sicilia. 6348_6241_000102 mentre lui, almeno finora, aveva avuto la madre buttarlo via. no, no, povero piccino, commosso da una veemente pietà chera già quasi tenerezza fraterna, sentì destarsi dentro una disperata energia. 6348_6241_000103 bella, giovane bella e pare sana, anche sana, ma bruna, eh, bruna. bruna sarebbe stata meglio il latte delle brune, sicuro il latte delle brune. basta, vediamo un po. 6348_6241_000104 non si sentiva amata e sfido che aveva mai fatto. che faceva per essere amata, se pareva anzi che provasse gusto a farsi odiare? 6348_6241_000105 udiva ciò che le si diceva, rispondeva di sì col capo o con la voce, ma poi dimostrava di non aver compreso. il latte le era venuto meno e il bambino si era dovuta svezzare. 6348_6241_000106 il quale scoteva malinconicamente il capo e si volgeva piuttosto a guardare verso l'uscio, per cui era andata via la balia e sospirava. gli giungeva di là qualche volta una certa ninna-nanna paesana. 6348_6241_000107 certo, quando abbiamo finito da poco di patire per loro. no, sempre i odio tutti. a questo punto s'intese dall'altra parte un grido: di ennio mori l'universo mondo. a cui rispose un altro grido: eccomi, signorino i comandi. 6348_6241_000108 rientrò in casa da quella prima passeggiata stordita, quasi vacillante, con gli orecchi che le ronzavano, come se fosse stata in mezzo a un tumulto e avesse faticato tanto a uscirne. 6348_6241_000109 ma aspetta che si rimetta in piedi e ti farò vedere. neanche un giorno, neanche un minuto deve rimanere più in casa mia. non ebbe però il coraggio di porre a effetto questa minaccia. appena annicchia, si fu un poco rimessa. 6348_6241_000110 sua annicchia si mise a piangere, ma poi, temendo che qualcuno se n'avvedesse, asciugò le lagrime e, per confortarsi, pensò che lì, presso, a guardia, c'era la nonna, la quale, all'occorrenza, avrebbe saputo farsi valere con quel suo fare cupo e imperioso. 6348_6241_000111 lisi, che venga subito qua. lisi, che fungeva da cocchiere e da servotto, si presentò su la soglia senza giacca, con le maniche della camicia rimboccate su le braccia e la bocca aperta a un riso muto, come soleva ogni qual volta i padroni lo chiamavano al loro cospetto. 6348_6241_000112 il bambinello chiese: annicchia, non me lo vuol far vedere, lo vedo e me ne vado là? disse ersilia indicando la culla. ma tu, no, non toccare il velo con le mani sporche su margherita, faglielo vedere. 6348_6241_000113 egli le dava brevi risposte: sì, no, prometteva con freddezza e aspettava con impazienza la fine della cena per andarsene a letto presto. presto, poiché era solito di levarsi per tempo la mattina. 6348_6241_000114 sei donna, tu, e per tua norma qua domineddio stoppa, stoppa, cara mia, ti ci ha messo. stoppa in luogo di cervello, con le belle condizioni sociali nelle quali viviamo, 6348_6241_000115 le prese dalla specchiera e seguì la serva nello studiolo della madre. ecco, veda là, in quello stipetto i, trovò poco più di cento lire cherano, forse il residuo dei risparmii. 6348_6241_000116 perché gli veniva a mente, adesso, quella tovaglietta da tè damascata, con lorlo cilestrino e i peneri fitti, fitti, che la mamma stendeva su un tavolinetto per offrire il tè a qualche amica, capitando insolitamente a casa verso le cinque. quella tovaglietta, il corredino di. 6348_6241_000117 schiuse le mani per guardar di nuovo il bimbo, ecco la levatrice lo aveva fasciato e messo a giacere sul lettino in cui egli dormiva quandera in casa. 6348_6241_000118 dunque via via? o doveva forse tenerla perché desse spettacolo della sua bellezza al marito via via e il marito stesso doveva licenziarla? 6348_6241_000119 poi il delirio, le allucinazioni cessarono. rimase come stordita in un istupidimento che costernava anche più delle furie di prima. guardava e pareva non vedesse. 6348_6241_000120 quella cuffietta, quella camicina, quel bavaglino. ma no, ecco, ella intendeva tenerselo. il bimbo lo aveva preparato, lei certo, quel corredino. e dunque, uscendo dal collegio, egli avrebbe trovato in casa quella nuova creaturina. 6348_6241_000121 volevo dare ad allevare il piccino e mettermi a servizio. già titta non troverà più nulla della bella roba comperata quando sposammo: roba da poverelli, si sa, ma pulita. 6348_6241_000122 intanto, di là il mori dava a leggere alla moglie una lettera arrivata dalla sicilia. durante l'assenza di lei, la signora manfroni scriveva alla figlia che la vecchia marullo le aveva rimandato il denaro che ella, secondo l'accordo con annicchia, le aveva anticipato sulla prima mesata del baliatico. 6348_6241_000123 io ripeté, ennio, non le ho dimostrato nulla. io l'avrà forse creduto. lei allora per me fa lo stesso. non vedi, crede già di essere a casa sua. le madri, così qua le padrone di casa, saremmo due. ora, se questo può piacere a te, a me non piace. 6348_6241_000124 a chi somigliava lui, ma ormai non glimportava più di saperlo, gli bastava che ninnì somigliasse alla mamma nera, felice, anzi, perché così non avrebbe baciato su quel visino alcun tratto che avrebbe potuto fargli nascere lidea di quellignoto che ormai non si curava più di scoprire. 6348_6241_000125 veda un po lei, cesarino. andò per prender le chiavi, rivide stesa lunga e rigida sul letto la madre e, come attratto dalla vista, le si. 6348_6241_000126 e al ministero se gli altri scrivani- tutti uomini maturi o vecchi- passavano il tempo a far la burletta nonostante la minaccia dei capi che quellufficio di ricopiatura sarebbe stato soppresso per lo scarso rendimento che dava, egli dapprima sagitava sulla seggiola sbuffando, o pestava un piede. 6348_6241_000127 e questo non soltanto dacché era entrato in collegio, come i professori credevano, ma da qualche tempo prima. anzi, cesarino avrebbe potuto dire che, a causa di questi pensieri, appunto, e di certe strane impressioni, sera lasciato indurre dalla madre a entrare in collegio. 6348_6241_000128 tra gli occhi e le sopracciglia del signor saverio s'impegnò una viva lotta. quelli volevano sbarrarsi per lo stordimento improvviso e queste contemporaneamente aggrottarsi dalla rabbia. ritrasse subito la mano che la giovine inginocchiata voleva baciargli. 6348_6241_000129 ah, mute. mute ora per sempre quelle labbra da cui tante cose egli avrebbe voluto sapere. se lera portato via con sé, nel silenzio orribile della morte, il mistero di quel bimbo di là e laltro della nascita di lui. ma forse cercando, frugando doverano le chiavi. 6348_6241_000130 e faceva peggio perché quelli, ecco, lo sfidavano a farlo. allora lui doveva riconoscere che facendolo avrebbe forse affrettato il danno di tutti. restava a guardarli come se con le loro risate gli avessero squarciato il ventre. 6348_6241_000131 tra tanta ricchezza di nastri, di veli, di merletti, annicchia vide un mostriciattolo dal volto paonazzo, più misero di quella bimba a cui aveva dato latte in treno. 6348_6241_000132 sissignore, dopo, santelena dopo, ma che dice come centra santelena adesso? ah già, lisola delba, ma no, lasci lisola delba. caro brei, crede che un lezione di storia si possa improvvisare? e dunque segga. 6348_6241_000133 leggiti, leggiti la bella lettera del tuo carissimo genero. piuttosto ersilia, sentirai. il signor manfroni si calmò di botto, scorse la lettera poi, ripiegandola: benissimo, ho la balia che ci vuole. 6348_6241_000134 era vero. il rosso acceso dello zendado dava un vivo risalto al biondo dei capelli, all'azzurro, degli occhi limpidi e, gaj ersilia, era certa che uscendo a passeggio con lei. 6348_6241_000135 sarebbe stato meglio custodirlo prima e poi dargli il latte per addormentarlo. lo lasci succhiare, poverino, esclamò annicchia, ha proprio fame. se sentisse come succhia, come succhia. 6348_6241_000136 bravo, sissignore, ma labito che abito. non posso mica andare al ministero vestito ancora da collegiale. indosserai uno degli abiti che avevi prima dentrare in collegio. nossignore, non posso. sono tutti come li voleva la mamma coi calzoni corti e poi neanche neri. 6348_6241_000137 là annicchia, notando le occhiate, i lezii da scimmia del signor ramicelli. non sapeva se dovesse riderne o aversene a male. le sembrava tanto curioso, quel vecchietto ancora così biondo. certo, se non era già andato via col cervello, poco ci doveva mancare. 6348_6241_000138 né queste, però, né altre assicurazioni che la buona vecchia ripeté durante tutta la sera valsero a tranquillare cesarino. il giorno dopo, là al ministero, provò un vero eterno supplizio. 6348_6241_000139 la moglie di quell'avanzo di forca. taci la moglie di quel capopopolo. taci la moglie d'un coatto. lasciami dire: gridò il manfroni. 6348_6241_000140 io non so bene, disse il direttore, comprendendo quella domanda muta. è venuta una donna poco fa da casa a chiamarla: coraggio, figliuolo mio, vada. lascerò il custode a sua disposizione. 6348_6241_000141 troppo cresciuti tra gli orecchi e le gote e quella violenza delle lenti che gli smaltavano gli occhi rimpiccoliti, lucenti e precisi, pinzandogli a sangue le gracili pareti del naso. 6348_6241_000142 rendendo nota a tutti così la vergogna di quellagiatezza. e al bambino almeno, perdio, si poteva concedere il diritto, piccino comera e ignaro di tutto, di non sentirla. quella vergogna se uno invece di lui ne difendeva glinteressi. 6348_6241_000143 carrozza annicchia, infocata in volto dalla vergogna, teneva gli occhi bassi sul piccino che le giaceva in grembo ersilia. intanto notava che tutti per via si fermavano e si voltavano. 6348_6241_000144 dunque, per questo e subito gli balenò il sospetto che di la dondera venuto quel pianto infantile, ci fosse qualcuno, e si voltò a guatare la serva. 6348_6241_000145 non vorrai mica. spero spiattellarle che sua suocera lo rifiuta, ma figùrati darle questo dispiacere, me ne guarderei bene. il mori perdette la pazienza e, scrollandosi rabbiosamente, andò via. 6348_6241_000146 tanto turbamento, la vista della madre gli cagionava da alcuni mesi, figlio unico. non aveva conosciuto il padre, il quale doveva esser morto giovanissimo, se la madre si poteva ancora dir giovane. 6348_6241_000147 piangeva, sa, oh, tanto di nascosto. non uscì più di casa dacché cominciò a parere. lei mintende. cesarino raccapricciato, alzò le mani per accennare alla serva di tacere. 6348_6241_000148 chi non poté dir altro, con la mano che gli ballava voleva reggersi le lenti che gli scivolavano dal naso per le lagrime che, intanto, inavvertitamente, gli sgorgavano dagli occhi. 6348_6241_000149 e si metteva a pensar cose cattive, apposta contro gli scolaretti del convitto, anche contro il direttore, ora che non sentiva più di poter essere come prima fiducioso con lui, avendo capito che gli faceva il bene. sì, ma quasi più per sé, per il compiacimento di sentirsi, lui, buono. 6348_6241_000150 il manfroni balzò in piedi e brandì: la seggiola: aspetta, canaglia lisi, scappo via come un daino, non è vero? fece annicchia appassendo, rivolta alla signora manfroni. 6348_6241_000151 lo mandava a pesare ogni due giorni per paura che calasse di peso con quellallattamento artificiale. non ostante che rosa lo rassicurasse, ma non sente che a momenti pesa più di me, sempre con la trombetta in bocca? 6348_6241_000152 stoppa, afferrò una seggiola, l'accostò a quella su cui stava la moglie e vi sedette in gran furia, sbuffando. io titta, marullo riprese sforzandosi di parlar sotto voce perché i servi non udissero. 6348_6241_000153 il direttore che, ascoltandolo, stava a mirarlo a bocca aperta e con gli occhi pieni di lagrime. subito lo assicurò che avrebbe fatto di tutto per ottenergli al più presto un soccorso e che non lo avrebbe mai, mai abbandonato. 6348_6241_000154 sentendo sonare quel giorno il campanello alla porta e parendole dalla scampanellata che fosse, il postino, s'era recata ad aprire tutta contenta al solito. ma a un tratto, senza aver avuto neanche il tempo d'accorgersi a chi avesse aperto, s'era trovata per terra, intronata da un terribile schiaffo. 6348_6241_000155 ma il bimbo, che aveva già circa tre mesi, non voleva stare con lui. forse perché non vedendolo quasi mai durante la giornata ancora non lo riconosceva. forsanche perché egli non lo sapeva tener bene in braccio, o perché aveva già sonno, come diceva la balia, per scusarlo. 6348_6241_000156 sì, disse cesarino smarrendosi di nuovo. sì, aspettate, voglio, voglio prima vedere e si guardò attorno come se cercasse qualcosa. la serva, gli venne in ajuto. 6348_6241_000157 rosa, si prese in braccio il piccino, che guardava un po sbigottito, ma non poté in prima baciarlo, bisognò che si sfogasse un pezzo, pur dicendo: è una sciocchezza piangere perché domani. ecco a lei, signorino, se lo prenda e coraggio. eh, un bacio anche a lei a domani. 6348_6241_000158 tuttal più se la compassione non lavesse impedito sorridere, se ne poteva, nel vederlo così assaettato, con quelle spallucce strette e troppo in su e la faccetta pallida e dura protesa come a rintuzzare con gli occhi aguzzi dietro quelle forti lenti da miope. 6348_6241_000159 il signor manfroni, fin dal primo vederlo, aveva scoperto uno straordinario ingegno in questo ragazzo. sai dove sta la moglie di titta? marullo, sissignore, ho capito. rispose lisi e sollevò una spalla e si contorse, mentre un sorriso scemo gli alzava quasi il bollo in gola. 6348_6241_000160 l'aggressione patita. il giorno dopo, senza fretta, arrivò la lettera della signora manfroni che annunziava la morte del bambino e la malattia della vecchia marullo di titta. nessun cenno. 6348_6241_000161 eccomi, qua ci sono, io, faccio tutto io, signorina mia, non si confonda, avrebbe voluto in compenso un po più di considerazione, per esempio quando arrivavano le lettere dalla sicilia. 6348_6241_000162 ah, un gigante. certo si sarebbe fatto povero luzziddu, se ella avesse potuto allattarlo. e invece, chi sa, le passavano tante brutte ideacce per il capo. 6348_6241_000163 la bella balietta siciliana, scacciata or ora dalla padrona, quella sera stessa sarebbe venuta a dormire in casa sua. eh, ma già le balie, lui lo sapeva bene, tutte ragazze andate a male, roba da da guerra là. 6348_6241_000164 ma invano. aveva un presentimento cesarino che gli rodeva lanima e non gli dava requie. passò insonne tutta la nottata. il giorno appresso non ritornò a casa a mezzodì per il desinare. 6348_6241_000165 appena varcata la soglia, però, e richiuso l'uscio, strizzava un occhio, sollevava un piede e si stropicciava contentone le mani. poi, rizzandosi le punte dei baffetti ritinti, andava a seder su la panca della sala d'ingresso con la speranza che vi capitasse annicchia. 6348_6241_000166 era convinta che, se si fosse imbattuta in un altr'uomo che l'avesse amata e compresa, non avrebbe sentito tutto quel vuoto che sentiva dentro e attorno a sé. 6348_6241_000167 di tanto in tanto veniva a fargli qualche visitina rosa, la vecchia serva. piano piano gli faceva notare anchessa tutte le magagne di quella balia e per metterlo in guardia gli riferiva quanto le dicevano sul conto di lei le donne del vicinato. 6348_6241_000168 il silenzio di quelle tre stanzette quasi nude era tanto che gli faceva perfino avvertire il ronzio del lume a petrolio tolto dalla sospensione e posato lì sulla tavola per vederci meglio. 6348_6241_000169 dalla tinta itterica invasa e quasi oppressa da una barba nera troppo cresciuta, o si aggiustava le lenti che non volevano reggerglisi sul naso, o si tastava di tanto in tanto le tasche del pastrano e della giacca piene di giornali. 6348_6241_000170 cesarino si mosse per andare, ma sarrestò subito al pensiero di rivedere la madre. ora che sapeva la serva che sera messa a seguirlo, aggiunse più piano. 6348_6241_000171 dalle letterine che di tanto in tanto la madre gli inviava per domandargli se avesse bisogno di qualche cosa. cesarino sapeva che il medico le aveva ordinato di stare in riposo. 6348_6241_000172 inforcò subito gli occhiali e si mise a leggere. già sapeva da telegrammi precedenti che il parto era stato laborioso, ma che tuttavia la figlia non correva alcun rischio. 6348_6241_000173 cava, eh, cava fuori, le disse il medico. ersilia scoppiò a ridere. perché? perché ri? perché ride, gentilissima signora, ma non vede come si vergogna codesta sciocca? gli fece notare ersilia, di me io sono il medico. 6348_6241_000174 segga. cesarino brei, pallido, timido, sedette e il professore seguitò a guardarlo per un pezzo contrarito, se non proprio stizzito. quel ragazzo della cui diligenza e buona volontà nello studio sera tanto lodato ne due primi anni di liceo. 6348_6241_000175 istanti, espose al direttore, senza un lamento, il suo caso, il suo proposito, chiedendogli ajuto, sicuramente con la ferma convinzione che nessuno avrebbe potuto negarglielo. 6348_6241_000176 corno protestò: ersilia, che stupide le donne. tutte così ci provate gusto, è vero, a ripetere che noi donne siamo fatte per patire. e a furia di ripeterlo, eccoli qua. i signori uomini credono davvero, ades, so che nojaltre dobbiamo stare al loro servizio per il loro comodo e per il loro piacere. 6348_6241_000177 bionda, eh, bionda, bionda, diceva in tanto il medico che aveva in vezzo ripetere tre e quattro volte di seguito la stessa parola, guardando con aria astratta, come se stentasse ogni volta a fissare il pensiero. 6348_6241_000178 cesarino, questa volta se le lasciò strappare, chiuse gli occhi e si strinse il bimbo al petto. quieto, ora ninnì quieto. facciamo la nanna, bellino la nanna. 6348_6241_000179 sa qual era veramente il cognome di suo padre, come non ci aveva mai pensato finora a queste cose. senta, povero signorino, gli disse la serva. la levatrice qui vorrebbe dirle questa creaturina. 6348_6241_000180 spesso se lo sognava infermo, magro, magro, pelle e ossa, col colluccio vizzo e un testone da rachitico che gli s'abbandonava ora su una spalluccia, ora sull'altra, e gl'ingrossava. di punto in punto mentr'ella stava a contemplarlo, raccapricciata, allibita. 6348_6241_000181 sorrise, le si affacciò per un istante al pensiero il figliuolo lontano, la vecchia suocera, ma ne scacciò subito l'immagine per il bisogno istintivo di non turbarsi quel momento di sollievo dopo le lunghe sofferenze, angosciose del viaggio. 6348_6241_000182 questa qui faceva ancora l'ingenua, mostrava di credere d'aver compreso che lui la volesse soltanto per serva. eh sì, per serva, perché no, signor ramicelli comandi, signor avvocato, attento: eh, scrittura chiara e mi raccomando senza svolazzi né in su. 6348_6241_000183 si nascose gli occhi con le mani, mentre su, dalle viscere sospese, gli saliva come un urlo che la gola, strozzata dallangoscia, non lasciava passare di parto. dunque, morta di parto, ma come? 6348_6241_000184 ma di lì a pochi giorni, il goffo e pomposo abbigliamento recato dalla sarta doveva maggiormente offenderla in quel suo segreto sentimento. erano proprio per lei tutte quelle galanterie, grembiuli ricamati, nastri di raso spilloni. 6348_6241_000185 le due guardie afferrarono per le braccia il marullo che cercava di svincolarsi gridando: io voglio mia moglie e lo trascinarono via, seguiti dal mori che volle recarsi in questura a denunziare l'aggressione patita. 6348_6241_000186 la questura di roma, intanto, lo aveva rimandato in sicilia sotto la minaccia che sarebbe tornato al suo luogo di pena se laggiù avesse minimamente tentato di sottrarsi alla sorveglianza speciale a cui era stato sottoposto per tre anni. 6348_6241_000187 avrebbe voluto attaccarsi subito al seno il piccino. il padrone era d'accordo con lei, ma ersilia, che doveva in tutto contrariare il marito, nossignore, volle prima che un medico esaminasse il latte. 6348_6241_000188 guadagnava otto lirette al giorno, che gli sarebbero bastate, forse, se non avesse avuto un vizietto, un certo vizietto. eh, come si fa le belle donnine? 6348_6241_000189 la bella balietta siciliana già aveva tentato d'attaccar discorso con lei. sai come mi chiamo: felicissimo, ma annicchia pareva non capisse. gli voltava le spalle e il signor ramicelli diceva allora a sé stesso: 6348_6241_000190 cesarino rimase al bujo nella saletta dietro la porta, tutto vibrante dellimpeto violento che in lui, timido, debole, avevano fatto il rancore lonta la paura di perdere il suo piccino adorato. 6348_6241_000191 quasi quasi a pensarci. cesarino poteva dire di non conoscer bene neppure la madre. non la vedeva quasi mai durante il giorno. dalla mattina fino alle due del pomeriggio ella stava alla scuola professionale dove insegnava disegno e ricamo. 6348_6241_000192 e aveva ragione. sì, perché anche lei era mamma e non poteva darsi pensiero che del suo figliuolo- che importava a lei che quell'altro fosse morto- dispetto poteva sentirne non dolore. 6348_6241_000193 da balia. asino, asino, asino. ohé, non si mangia oggi perché la tavola non è ancora apparecchiata. il signor manfroni entrò vociando, così al solito, di là aveva già sgridato la serva e la cuoca. 6348_6241_000194 alti asino, i tacchi, e parecchie volte la signora manfroni, friggendo, ripeté quell'asino durante la lettura. a un tratto s'impuntò più che mai, stizzita e levò gli occhi dalla lettera e guardò in giro quasi cercasse qualcuno con cui sfogarsi. 6348_6241_000195 dopo cena, sulla stessa tavola appena sparecchiata, si metteva a studiare con lintenzione di presentarsi lanno appresso agli esami di licenza liceale, per entrar poi con lesenzione dalle tasse, se gli veniva fatto. 6348_6241_000196 avrebbe sì potuto farlo con un altra maniera, ma gli si perdonava anche questa, come del resto glielaveva perdonato la stessa rosa, perché forse, poverino, neanche il sospetto poteva avere desser crudele verso gli altri, lui che sperimentava in quel momento e in quella misura la crudeltà feroce della sorte. 6348_6241_000197 su su. le disse: tieni alta la testa, non diamo spettacolo. pare che t'abbiano schiaffeggiata annicchia. si provò ad alzare gli occhi e a tener alta la testa. 6348_6241_000198 per una conversazione tra due compagni di scuola. le prime infantili finzioni dellanima gli erano cadute, scoprendogli improvvisamente certi vergognosi segreti della vita finora insospettati. 6348_6241_000199 noi troveremo di là unaltra casa. tu farai di questa ciò che vorrai. non mi ringraziare. prepara tutto e andiamo via. tu prima non saprei andarmene, lasciandoti qua. poi domani verrai a trovarmi e io ti lascerò la chiave e tutto. 6348_6241_000200 sempre a piedi, sia per risparmiare i soldi del tram, sia per la paura di mancare allorario stando ad aspettare che quello passasse. non ne poteva più. la sera si sentiva così stanco che neanche la forza aveva di reggere in braccio ninnì stando in piedi. 6348_6241_000201 se e come faceva, se laveva mai fatto. ed ecco, un improvviso convulso di lagrime lo assaliva al ricordo duna sera che, andando al solito di furia per via, come un cieco, aveva inciampato in una donnaccia di strada. 6348_6241_000202 affumicata annicchia, sporse il capo per guardarsi nello specchio dell'armadio e subito esclamò con le mani per aria: mamma mia. il fumo della ferrovia e le lagrime versate alla stazione le avevano insudiciato il volto. 6348_6241_000203 a quale clientela destinava quegli abiti. e quelle gale la cacciò via. ah, quelle spoglie quasi vive ancora come serbavano il profumo che tanto lo aveva turbato negli ultimi tempi. 6348_6241_000204 il bambino però, tra pochi giorni avrebbe compiuto sette mesi a nove, per volontà del padre doveva essere svezzato. dunque due mesi ancora di quelle sofferenze, pazienza. 6348_6241_000205 a mezzogiorno scappò a casa trepidante, col cuore in gola. non voleva più ritornare allufficio per le tre del pomeriggio, ma rosa lo spinse ad andare, promettendogli che avrebbe tenuto la porta sprangata e non avrebbe aperto a nessuno, e che non avrebbe lasciato ninnì neanche per un minuto. 6348_6241_000206 che strazio si destava col cuore in gola e fino a giorno non riusciva a togliersi dagli occhi l'immagine del figliuolo ridotto in quello stato. non ardiva più intanto di parlarne alla padrona, che già più volte le aveva risposto male. 6348_6241_000207 se non mi lasciate dire che volete dire: andate via. andate via. avete fatto morire mia madre, andate via o chiamo gente. il rocchi socchiuse gli occhi, trasse gonfiandosi un profondo sospiro e disse: va bene, vuol dire che farò valere altrove le mie ragioni. 6348_6241_000208 su me lo ridia. gli farò far la nanna e poi penserò a lei per la cena, aspettando la cena, lì seduto sul balconcino, nellultima luce fredda del crepuscolo, guardando, senza neppur forse vederla, la fetta di luna già accesa nel cielo scialbo e vano. 6348_6241_000209 era addirittura intronata dal lungo viaggio, dalle tante e nuove impressioni che le avevano tumultuosamente investito la povera anima, chiusa finora e ristretta là nelle abituali occupazioni dell'angusta sua vita. 6348_6241_000210 e la vecchia con la testa bassa emetteva di tratto in tratto come un grugnito- non si sapeva se d'assenso o di dispetto- saettando con gli occhi certi sguardi che esprimevano diffidenza e fastidio. 6348_6241_000211 brei, così ella si firmava e tutti la conoscevano come la maestra brei. se fosse stata vedova, venuta a roma, entrata nellinsegnamento, non avrebbe ripreso il suo cognome, magari facendolo seguire da quello del marito. 6348_6241_000212 ersilia credeva d'aver già preso l'aria della continentale ed ebbe perciò fastidio di quelle vive, ingenue espressioni di pudor paesano. basta a lavarti. ora poi mi dirai della mamma e del babbo: va, va. 6348_6241_000213 donnine, quell'annicchia, per esempio, che bocconcino, ogni qualvolta la vedeva, si sentiva toccar l'ugola e gli pareva anche una buona ragazza. gli pareva, intendiamoci, perché tutte le balie, si sa, ragazze, andate a male roba da da guerra là. 6348_6241_000214 ma poi, commossa dall'amorosa impazienza con cui il piccino ignaro le tendeva le manine, se lo abbracciò stretto, stretto come si sarebbe abbracciato il suo stesso figliuolo, e sciolse il cordoglio che la soffocava in un pianto senza fine. 6348_6241_000215 del resto, che obbligo aveva di tenerla ancora? non era adatta né a far da serva né da bambinaja. ella poi voleva che il suo piccino imparasse a parlar bene l'italiano, e con quella accanto che parlava soltanto in dialetto, non sarebbe stato possibile. 6348_6241_000216 rigida pallida più della cera e già livida nelle occhiaje, ai lati del naso, irriconoscibile come come balbettò, più incuriosito quasi sulle prime che atterrito da quella vista, stringendosi nelle spalle e protendendo il collo a guardare come fanno i miopi. 6348_6241_000217 ero dentro la stazione. non mi sono accorto dell'arrivo del treno. basta, montando in vettura. le raccomandò non far parola a mia moglie di quest'incidente. succederebbe un caso del diavolo. trasse di tasca un altro giornale e si mise a leggere. 6348_6241_000218 mai una parola gentile, mai una carezza, mai e sempre armata di diffidenza, spinosa, dura, arcigna, permalosa. ah, parola d'onore. aveva fatto un bel guadagno a sposarla. 6348_6241_000219 ma che nònida, le diceva il signor ramicelli per stuzzicarla le-o-nida. io non so dirlo e felicissimo. non sai dirlo neppure. elicissimo, i chiamo proprio così sai. 6348_6241_000220 di cui ella sentiva il desiderio smanioso, ma del quale, nello stesso tempo, la riteneva incapace. se l'aspettava dagli altri la vita, senza intendere che ciascuno deve farsela da sé. 6348_6241_000221 ti ha comandato, sissignore, di salutarla. ti avrà pregato, sissignore. ma un padrone mio, ennio, mori, sbuffò e si rimise a leggere il giornale: medicina, medicina, come dice. arrischiò timidamente: annicchia, niente, parlo con me. 6348_6241_000222 e perché? gli domandava ella? infatti, perché non ti compiaci di tuo figlio quando sta in braccio a me e vai invece a fargli tante smorfie quando sta con quella sdegnato, avvilito di quell'ingiusto e odioso sospetto ennio? le gridava: ma se con te non ci sta mai, 6348_6241_000223 e intanto, che bella figura avrebbe fatto ersilia per le vie di roma con a fianco una zotica contadinotta siciliana, da lavare a sei o a sette acque, parata da balia. 6348_6241_000224 venga entri e cesarino glindicò luscio della sua cameretta e lo fece passare avanti. poi richiuso, luscio con le mani che già gli ballavano, si volse alterato, in viso pallidissimo, con gli occhi strizzati dietro le lenti e le ciglia corrugate. 6348_6241_000225 la vecchia non aveva voluto neanche vederlo da lontano, piuttosto diceva sarebbe morta di fame o sarebbe andata a mendicare, di porta in porta un tozzo di pane. 6348_6241_000226 sai annicchia? si riprendeva in braccio il bambino e andava via dalla saletta dicendo: non ci credo, e neppure io, concludeva filosoficamente il signor ramicelli che restava lì ad aspettare che la discussione nello studio terminasse. 6348_6241_000227 andava poi in giro fino alle sei, fino alle sette, talvolta fino alle otto di sera per impartire lezioni particolari anche di lingua francese e di pianoforte. rincasava stanca la sera. 6348_6241_000228 ed ecco perché ella lo aveva chiuso in collegio: per sottrarsi e sottrarlo a una vergogna inevitabile. ma dopo, egli sarebbe pure uscito dal collegio nel prossimo luglio, e allora intendeva ella forse di cancellare ogni traccia della colpa? 6348_6241_000229 tutta una vita a cui egli era rimasto sempre estraneo, si era messa con qualcuno, certo con chi piangeva. dunque costui laveva abbandonata, non volendo o non potendo sposarla. 6348_6241_000230 ma per lagnarsi della caparbietà di lei che, contro i suoi saggi consigli, s'era ostinata a portare fino all'ultimo il busto troppo stretto, i tacchi delle scarpe troppo alti. 6348_6241_000231 ma io non so leggere. gli fece osservare annicchia, che si sforzava di soffocare gli ultimi singhiozzi e si asciugava le lagrime. cose da pazzi. avresti potuto dare l'indirizzo a un vetturino senza che m'incomodassi io a venire. del resto son venuto. 6348_6241_000232 madre trangosciava affamato. ennio avrebbe voluto assistere alla visita, ma la moglie lo cacciò via. che hai da vedere di piuttosto a margherita. che porti un cucchiajo e un bicchier. 6348_6241_000233 e, cavando il capezzolo di bocca al poppante, sollevando con una mano la mammella, fece sprizzare il latte in faccia alle comari del vicinato che, ridendo e riparandosi con le braccia, si scostarono addossandosi l'una. 6348_6241_000234 al grido accorsero il mori, la moglie, il signor ramicelli titta. marullo, pallido come un morto, si accostò al mori, gli prese il bavero della giacca e scrollandoglielo pian piano. 6348_6241_000235 si era alzato al suono del campanello della porta e lo attendeva nella saletta da pranzo. desidera parlarmi? gli domandò cesarino, osservandolo sospeso e costernato. sì, da solo, se permette. 6348_6241_000236 ennio, pur sapendo che faceva peggio, si provò ancora una volta a ragionare: ma scusa, perché vuoi ostinarti a vedere il male dove non è, a crearti fantasmi odiosi, quando io con la mia vita di studio, di lavoro, non ti ho mai dato cagione di dubitare di me? 6348_6241_000237 è poco, sì, ma verrai la sera al collegio, alluscita dal ministero, per qualche lezioncina privata ai convittori scolaretti del ginnasio inferiore. vedrai che ti basterà, tu sei bravo. 6348_6241_000238 gli parve ora, nella bracciata che ne fece per andarle a riporre, di sentirci come lalito del bimbo, a riprova della strana impressione che tutto, tutto lì appartenesse a lui, lavato, incipriato, avvolto in quel corredino ricco chella gli aveva preparato prima di morire. 6348_6241_000239 del resto, se era infelice, non meno infelice era lui che doveva viverci insieme. bella esistenza la sua, tutto il giorno tappato lì nello studio. meno male che di tanto in tanto venivano a trovarlo gli amici del partito, coi quali poteva almeno sfogarsi, discutere liberamente. 6348_6241_000240 ma le dovette render giustizia, alla fine, quando si vide costretto a cacciar via su due piedi quella balia già gravida da due mesi. per fortuna il bambino non soffrì del cambiato allevamento, anche per le cure amorose della buona vecchia, la quale si mostrò lietissima di ritornare al servizio di quei due abbandonati. 6348_6241_000241 cesarino lo guardò con ribrezzo e si volse di nuovo alla serva. nessuno disse quasi tra sé questo bambino, oh, signorino mio. esclamò la serva giungendo le mani. che posso dirle? 6348_6241_000242 ora la vecchia laggiù lo aveva tutto per sé, quel letto a due, poiché forse il bambino dormiva in casa della vicina. povero luzziddu, così piccino là fuori di casa e con la mamma sua così lontana. 6348_6241_000243 quando il medico, finalmente, dopo l'esame del latte, andò via annicchia, si abbandonò su una seggiola sfinita come se avesse sostenuto una tremenda fatica. 6348_6241_000244 doveva rassegnarsi così, senza saperne nulla più, nulla possibile, come fosse morto un cagnolino. oh, povero, innocente, abbandonato senza la mamma sua accanto, senza il padre, senza nessuno, morto lì fra mani estranee. oh dio. 6348_6241_000245 a napoli le domandò a un tratto il mori, è venuto qualcuno a rilevarti sul piroscafo. ah, sissignore, un galantuomo tanto buono s'affrettò a rispondergli: annicchia, anzi, mi ha comandato di salutarla. 6348_6241_000246 ricordò allora l'impaccio più vivo provato due anni addietro alla vista di un altro letto nel quale, per la prima volta, avrebbe dovuto coricarsi non più sola. 6348_6241_000247 il soccorso tenue giunse sollecito e cesarino quasi non se ne accorse perché servì subito per il trasporto della mamma, a cui pensarono gli altri. 6348_6241_000248 e le contrarietà della sorte a cui purtroppo suniva anche la malignità degli uomini. adesso, ma no, ma no, gli diceva il direttore per confortarlo e qualche volta anche lo rimproverava amorevolmente. 6348_6241_000249 cesarino sentì dimprovviso il vuoto spalancarglisi, più nero e più vasto. dattorno si vide solo solo nella vita: senzajuto, senzalcun parente, né prossimo, né lontano. 6348_6241_000250 lo scacciai dal panificio rimasto sul lastrico. il disgraziato si regolò in modo da farsi mandare all'isola a domicilio. coatto. ora io ricco, ma con qui dentro qualcosa che batte e che per tua norma si chiama cuore. 6348_6241_000251 la soglia si presentò la vecchia, sorda, con un'aria tra di offesa e di stralunata. di là il mori, con gli occhi fuori del capo, le aveva fatto un gesto, un certo gesto. 6348_6241_000252 ecco, gli appariva ormai come una cosa preziosa. preziosa e cara, quel bimbo non più soltanto da salvare, ma anche da tener custodito, con tutte quelle cure che certamente avrebbe avuto per lui la mamma. 6348_6241_000253 avventò la domanda alberto rocchi. sì, sono venuto, cesarino, gli sappressò convulso, trasfigurato come se volesse inveire a far che in casa mia. 6348_6241_000254 degna madre di titta, ma buona in fondo, com'era buono titta. certo, col tempo si sarebbe convinta che se la nuora aveva osato disobbedire, vi era stata costretta dalla necessità e per il bene di tutti. 6348_6241_000255 e vorrei veder questa ora che ci levassero ninnì che abbiamo allevato noi. ma stia tranquillo che non si farà più vedere dopo la degna accoglienza che lei gli ha fatta. 6348_6241_000256 ma cesarino aveva poca fantasia, non simmaginava né questa né tantaltre cose. in casa, del resto, non cera alcun ritratto del babbo né alcuna traccia chegli fosse mai esistito. 6348_6241_000257 ma la trovò, per fortuna, nell'ufficio della dogana, dove si visitano i bagagli, che piangeva, seduta sul sacco. i doganieri cercavano di confortarla, le consigliavano di andare in questura non conoscendo essi quell'avvocato moro di cui ella parlava. 6348_6241_000258 poi, all'annunzio della proposta del manfroni, si levò in piedi. che gli hai risposto annicchia, volse uno sguardo alle vicine come per dire: fatele intender, voi, che io debbo accettare. 6348_6241_000259 cose da pazzi. sbuffò, tornò ad aggiustarsi sul naso le lenti, trasse uno dei tanti giornali e si mise a leggere. ma pure in quella lettura, come in casa, trattando con la moglie, non riusciva a trovare un momento di requie. 6348_6241_000260 allora la madre gli era, come balzata, ancor più lontana. negli ultimi giorni passati a casa aveva notato chella, non ostante il gran lavoro a cui attendeva senza requie, dalla mattina alla sera, si conservava bella, molto bella e florida, e che di questa bellezza aveva gran cura. 6348_6241_000261 doveva prima sedere sul balconcino, dalla ringhiera di ferro arrugginita, che gli era parso tanto bello, dapprima là alla vista degli orti suburbani, ora tenendo sulle ginocchia. ninnì avrebbe voluto compensarsi delle corse, delle fatiche, delle amarezze di tutta la giornata. 6348_6241_000262 tardi, annicchia rimase ancora perplessa: sentirò e le saprò dire sì o no. disse infine e andò via. abitava in una viucola, lì presso. 6348_6241_000263 il mori abbassò su le gambe il giornale si aggiustò sul naso le lenti e le domandò: accigliato tuo marito sempre là, sospirò annicchia allisola. ah se, vossignoria che sta qui a roma, che cè il re. 6348_6241_000264 felicissimo, eh già. ma di che gli avevano imposto come un augurio questo bel nome superlativo, grazie. ma proprio nella vita non aveva trovato mai di che dichiararsi, non che felice, ma neppure appena appena contento, il signor ramicelli. 6348_6241_000265 il mori sgranò tanto d'occhi. la balia di mio figlio grida, grida, fa sentire tutto di là. prima mi pungi e poi vuoi che non gridi. 6348_6241_000266 trentasette anni lui già ne aveva diciotto, cioè proprio letà che aveva la madre quando aveva sposato. i conti tornavano. 6348_6241_000267 direttore. saspettava qualche grave riprensione per lo scarso profitto ricavato da quellanno di studio, ma trovò invece il direttore molto benigno e amorevole e anche un po turbato, allaria. 6348_6241_000268 parlava annicchia, signorino. gridò la poveretta levandosi d'un balzo alla voce e per poco non l'abbracciò dalla gioja. tremava tutta. 6348_6241_000269 poi si voltava brusco a guardarli dal suo tavolino, battendo il pugno sulla spalliera della seggiola, non perché gli paresse disonesta quella loro stupida negligenza, ma perché, non sentendo lobbligo di lavorare con lui e quasi per lui, lo mettevano a rischio di perdere il posto. 6348_6241_000270 mentre il marito dava queste spiegazioni, la signora manfroni osservava la giovine e con l'immaginazione la parava da balia e approvava col capo. approvava come se già la vedesse con un goffo zendado rosso in testa e uno spillone dai tremuli fiori d'argento tra i biondi capelli. 6348_6241_000271 a poco a poco, la maraviglia dello spettacolo insolito e grandioso della città le fece scordar la vergogna e si mise a guardare, come allocchita, dove ersilia le indicava: gesù, gesù, mormorava tra sé, annicchia: che cose, grandi, che cose. 6348_6241_000272 la madre che lo chiamava cesare e non cesarino. senza guardarlo negli occhi gli aveva detto: tu hai bisogno, cesare, di cambiar vita. bisogno dun po di compagnia di giovani della tua età e dun po dordine e di regola, non solo nello studio, ma anche nello svago. 6348_6241_000273 poi sissignora, perché socialista sissignora, e mi è convenuto e mi ha fatto gioco. sai dirmi perché sono tanto rispettato, io, da tutta quella canaglia a cui do da mangiare? stoppa, ma qui ennio non c'entra. parlavamo di titta marullo. 6348_6241_000274 certo quella donna non poteva aver per lui le cure che aveva per il proprio figliuolo e luzziddu, messo da parte, doveva aspettar quieto quel po che avanzava lui, lui che finora aveva avuto tutta per sé la mamma sua. 6348_6241_000275 ma mi può togliere forse ninnì? ora lho cacciato via come un cane. gli ho detto che che mha ucciso la madre e che lho raccolto io il bambino e che ora è mio, è mio e nessuno me lo può strappare dalle braccia, mio mio. 6348_6241_000276 bisognava disfarsene al più presto, trattenendo soltanto le cose più umili e necessarie per arredarne: le tre povere stanzette prese a pigione fuori di porta con lajuto del direttore del collegio. 6348_6241_000277 coraggio. gli ripeté il custode, che sapeva tutta la casa era sossopra, come se la morte vi fosse entrata di violenza precipitandosi dentro. cesarino cacciò subito lo sguardo nella camera della madre in fondo e la intravide là sul letto lunga. 6348_6241_000278 intanto era venuta la vicina a cui annicchia aveva affidato il bambino, a protestare contro quella vecchia strega che non le voleva dar nulla, neanche per provvedere ai bisogni della creaturina. 6348_6241_000279 eh, glielo aveva detto anche il medico. troppo sì, forse. ma poi non leggendo i giornali, lo spettacolo diretto dell'amenissima vita italiana, la compagnia della moglie, non gli avrebbero guastato il fegato. meglio dunque i giornali. 6348_6241_000280 leggere. annicchia si restrinse per occupare nella vettura quanto meno posto le fosse possibile. provava una gran soggezione seduta lì accanto al padrone, sola con lui, ma fu per poco. 6348_6241_000281 dondolata dalla balia che addormentava i piccino e, di là dalla siepe, il frusciare dellacqua che usciva a ventaglio dalla tromba, lunga come un serpente, con cui lortolano annaffiava lorto. 6348_6241_000282 aveva dovuto anche attendere alla casa dar le prime istruzioni alla nuova serva, badare anche un po alla malata. ed era su le furie contro il marito che si guardava attorno con un giornale in mano senza saper che fare, ma che avrebbe potuto fare. 6348_6241_000283 chiuse gli scuri luscio e, al lume della lampadina che la vecchia rosa teneva sempre accesa davanti, un immagine della madonna si stese sul letto accanto a ninnì. questo allora lasciò cadere sul letto lorologino e, al solito, alzò la mano per strappare dal naso al fratello le lenti. 6348_6241_000284 là in fondo sotto l'orologio, in qualche sporgenza del muro. poiché tutti i sedili erano ingombri, gli toccava fare anche da servitore alla balia che doveva arrivare. cose da pazzi. 6348_6241_000285 troppo lontano. a roma il signor saverio spiegò lì per lì che, partenza pronti col treno e col piroscafo, non c'erano più distanze ormai. 6348_6241_000286 ma qua cè mio figlio. disse allora quegli torbido e spazientito vostro figlio inveì: cesarino, ah, siete venuto per questo. ve ne ricordate adesso che c è vostro figlio qua, prima non potevo. 6348_6241_000287 ma veramente lessere sua madre ancora giovane e laver sposato a diciotto anni. non voleva poi dire che, per conseguenza, il padre doveva esser morto giovanissimo perché la madre poteva avere sposato uno maggiore detà di lei e forsanche un vecchio. eh. 6348_6241_000288 tentò di muovergliene il discorso dichiarandole che teneva a disposizione di lei il danaro che la suocera aveva rifiutato. ma annicchia, le rispose e che vuole che me ne faccia più. oramai non ho più che questo, qua, ora. 6348_6241_000289 aveva anzi notato una trascuratezza insolita nellacconciatura di lei, che gli aveva fatto sentire più acuto il rimorso dei pensieri cattivi suggeriti dalla soverchia cura chella prima vi poneva. 6348_6241_000290 stavamo insieme. tanto bene, tutte tre, è vero, ninnì mio, ma non hanno voluto, non hanno voluto. ebbene, disse rosa inghiottendo le lagrime: si vuole affliggere così. per me adesso, signorino, io sono vecchia, non conto più. 6348_6241_000291 ersilia era ancora a letto. sotto il roseo parato a padiglione dell'ampio letto, tra il candore dei guanciali e de merletti, appariva più bruna di carnagione quasi nera, immagrita com'era dalle doglie del recente parto. 6348_6241_000292 là, nella saletta d'ingresso, ella tentava di mettere a prova i piedini del bimbo reggendolo sotto le ascelle. non era ancor riuscita, dopo sei mesi, a pronunziare correttamente il nome che il mori aveva imposto al bambino: leonida lo chiamava nònida. 6348_6241_000293 niente aspetta. aveva scorto in quello stipetto alcune lettere- volle leggerle subito, ma erano tre in tutto- di una maestra della scuola professionale dirette alla madre a rio freddo, dove due anni avanti ella insieme con lui aveva passato le vacanze estive. 6348_6241_000294 dopo due anni di matrimonio e di dimora in roma, sua moglie era come uscita or ora da quella tribù di selvaggi dell'estremo lembo della sicilia: non sapeva né muoversi per casa né uscir sola per provvedere ai bisogni minuti della famiglia. 6348_6241_000295 perduta, signorino mio perduta. e come avrei fatto io se vossignoria non veniva. ma quel degnissimo galantuomo di mio suocero le gridò: mori. non poteva scriverti l'indirizzo di casa mia su un pezzettino di carta. 6348_6241_000296 noi le schiave, è vero, e loro i padroni. un corno, ennio mori, a cui era diretta la botta, ripiegò furiosa mente il terzo giornale, sbuffò e uscì dalla camera. 6348_6241_000297 io con lui ce nandremo insieme con ninnì, da lui, da lui. ah così, tutte due insieme. allora, ah, così, va bene, non lo lascerà. e io, signorino questa povera rosa. 6348_6241_000298 tutta inarcocchiata, con un fazzoletto nero in capo annodato sotto il mento, e le mani nodose su un rozzo scaldino di terracotta posato su le ginocchia. lodavano quelle il buon cuore e la generosità del manfroni. 6348_6241_000299 così egli andò, ma rincasò alle sei senza recarsi al collegio per la ripetizione a gli scolaretti. nel vederselo davanti come uno stordito, così abbattuto e costernato, rosa cercò in tutti i modi di scuoterlo. 6348_6241_000300 tutta la casa era sossopra, ersilia, inesperta, inetta a tutto. aveva dovuto vegliar due notti il bambino che voleva la balia e non si quietava un momento. 6348_6241_000301 ogni difficoltà che gli si parava davanti- ed erano tante- lo irritava più che sbigottirlo. voleva vincere, doveva vincere, ma il dovere di farlo vincere pareva che spettasse agli altri quanto più lui ne dimostrava la volontà. 6348_6241_000302 guardò verso l'uscio e urlò fuori. no, tu qua lisi che le hai detto che titta verrà. esclamò annicchia senza levarsi che me l'ha liberato lei, signorino mio. 6348_6241_000303 nella sgraziata magrezza del suo corpicciuolo, appariva come un disperato sforzo che lo rendeva ispido, sospettoso ed anche crudele. sì, anche crudele, come si dimostrò nel licenziare la vecchia serva rosa, che pure era stata tanto buona per lui in quel trambusto. 6348_6241_000304 titta marullo. il marito pallido, scontraffatto dall'ira, le era sopra con un piede alzato per pestarle la faccia. brutta cagna. dov'è il tuo padrone? 6348_6241_000305 lo lascio qua. domandò tanto, se doman debbo ritornare. sì, certo, le rispose cesarino. e ora, eccoti, bacia ninnì, bacialo e addio. 6348_6241_000306 ripeteva, senza volerlo, quel che aveva scritto poco prima che la moglie entrasse nello studio a parlargli, riflettendo intorno al triste caso di quel bambino morto laggiù in sicilia. aveva pensato a un passo dell'opera del malon: le socialisme intégral e. 6348_6241_000307 come comanda, vossignoria s'affrettò a risponderle. annicchia per calmarla i perdoni. vossignoria, ha speso tanti bei denari per me che non merito nulla. 6348_6241_000308 e poi, che c'entra vossignoria, è la padrona. dicevo che mi sembra curioso perché nel nostro paese, qua siamo a roma, troncò ersilia. del resto stai benissimo. 6348_6241_000309 che hai capito, animale. gli gridò il manfroni, che non era in vena d'ammirarlo. in quel momento lisi si storcignò di nuovo, come se il padrone gli avesse fatto un bel complimento e rispose: vado a dirglielo, sissignore dille, che venga subito qua, debbo parlarle. 6348_6241_000310 non so nulla. io dicevo appunto questo alla levatrice: qua non so proprio nulla, qua non è mai venuto nessuno, questo glielo posso giurare. non ti disse mai nulla, non mi confidò mai nulla e io certo non potevo domandarle. 6348_6241_000311 volto, prima d'andare a lavarsi, volle però raccontare alla signorina sua, con vivacissimi gesti e frequenti esclamazioni che facevano sbarrare tanto d'occhi alla serva sorda, le peripezie del viaggio di mare. 6348_6241_000312 mobili più che decenti, tutte le comodità, guardaroba ben fornito, dispensa abbondantemente, provvista. eh sì, sfido con tutto questo gran lavoro della mammina infaticabile. ma che tristezza anche, e che silenzio in quella casa. 6348_6241_000313 caro brei gli disse posandogli insolitamente una mano su la spalla: lei sa che la sua mamma sta peggio. lo interruppe subito cesarino, levando gli occhi a guardarlo quasi con terrore, e il berretto gli cadde di mano. 6348_6241_000314 anche gelosa della balia di mio figlio. adesso sei pazza, tu sei pazzo, avessi tu tanto sale qui quanto ne ho io. intanto che si fa che dobbiamo farne di questo denaro? 6348_6241_000315 doveva domandargliene lei, quando le vedeva rimettere il foglio nella busta. e di luzziddu niente sì, dice che sta bene. e mia suocera, mia suocera anche. 6348_6241_000316 non sentiva né i conforti né i rimproveri come per via correndo. non vedeva mai nulla la mattina per trovarsi puntuale allufficio, venendo dalla casa lontana, fuor di porta, a mezzogiorno, per ritornare fin là a desinare e poi per ritrovarsi a tempo allufficio alle tre. 6348_6241_000317 nel vedersi così richiamati al dovere da un ragazzo, era naturale che quelli ridessero e se lo pigliassero a godere. balzava in piedi, minacciava dandarli a denunziare. 6348_6241_000318 la signora manfroni aggiungeva che aveva dato a quella vicina metà della mesata, a patto però ch'ella desse ogni giorno alla vecchia, come carità che partisse da lei, un piatto di minestra, per non farla proprio morir di fame. 6348_6241_000319 ora però la lettera le dava a sapere che qualche rischio ersilia veramente lo aveva corso e che anzi c'era stato bisogno d'un ostetrico. questa notizia il mori la dava non certo per affliggere i parenti della moglie, ora che tutto, bene o male, era passato. 6348_6241_000320 pensiero annicchia nel vedersi osservata a quel modo. diventò rossa come un papavero bionda. eh, diciamo, gentilissima signora, seguitava intanto il medico bionda, è vero, gentilissima signora? 6348_6241_000321 impossibile. oggi, forse venerdì alberto ripeté guardando la serva: è lui alberto, lo conosci, non sai nulla. 6348_6241_000322 come lui. eh sì, forsanche lui, come non ci aveva mai pensato prima. forsanche lui era nato così che sapeva di suo padre chi era stato quel cesare brei brei. ma non era questo il cognome della madre. sì, enrica brei. 6348_6241_000323 il piccino, le cercava ancora il seno. ah figlio, ah figlio, che vuoi più da me. non ho più nulla. io non posso dar più nulla, io, né a te né a nessuno. finì la mamma tua, amore mio, finì, finì. 6348_6241_000324 poi ricurvava le spallucce sul tavolino e dalli a ricopiare, a ricopiare quante più carte poteva, a rivedere anche le poche ricopiate dagli altri per levarne via gli errori. sordo ai motteggi con cui quelli ora si spassavano. 6348_6241_000325 ma no, brei era il cognome della madre ed egli dunque portava soltanto il cognome di lei. e quel fu cesare, di cui non sapeva nulla, di cui non era rimasta in casa alcuna traccia. forse non era mai esistito cesare, forse sì, ma non brei. 6348_6241_000326 no, ma di volere una balia siciliana. se non avessi avuto questa splendida idea, non ci troveremmo ora in questi impicci. del resto, va là, va là che ti piace, e molto la balietta siciliana. già me ne sono accorta. 6348_6241_000327 si premette le mani sul volto, accostandosi alla finestra per fare da solo, nel bujo della mente, le sue supposizioni. non ricordava daver veduto neanche lui, finché era stato in casa, nessun uomo, mai che potesse dargli sospetto. 6348_6241_000328 come, come ah, la balia non doveva essere romana? o perché no, signor avvocato mori, le balie romane hanno troppe pretensioni. oh, guarda l'economia adesso. come se la dote di ersilia non potesse permettere un tal lusso al signor avvocato socialista. eh già, 6348_6241_000329 e si rialzò lentamente, ci volle del bello e del buono per farle intendere che la liberazione del marito non dipendeva, né poteva dipendere in alcun modo dalla volontà e dalle amicizie del signor manfroni, il quale se lo aveva scacciato dal panificio. 6348_6241_000330 senti, io ti lascio tutto. che dice signorino mio esclamò: rosa, tutto tutto quel po che ho con me in denaro. ben altro ti debbo per tutto laffetto, zitta, zitta. no, ne parliamo, tu lo sai e io lo so. basta anche quei pochi mobili. 6348_6241_000331 in risposta venne dallaltra stanza, a infrangere orribilmente quel silenzio di morte, uno strillo infantile. roco cesarino si voltò di scatto, quasi quello strillo gli fosse arrivato come una rasojata alla schiena. 6348_6241_000332 una, anzi, ch'era venuta col suo figliuolo in braccio, attaccato a una enorme poppa- qua, qua guardate, si mise a gridare: ho latte per due, me lo piglio io, il bambino, qua guardate. 6348_6241_000333 cesarino, si trovò di fronte un uomo di circa cinquantanni alto di statura e ben piantato, vestito tutto di nero per lutto recentissimo, grigio di capelli e bruno in volto. dallaria cupa grave. 6348_6241_000334 e tremando in tutto il corpo, guardò la serva che piangeva in silenzio inginocchiata presso il letto. un bimbo di là gli accennò quella suo. domandò più col fiato che con la voce. allibito la serva accennò di sì col capo. 6348_6241_000335 e doveva uscire, così come se dovesse andare a una mascherata. ersilia, che già s'era levata di letto, si stizzì acerbamente. uh, quante smorfie, me l'aspettavo. qua usa così e così devi vestire, ti piaccia o non ti piaccia? 6348_6241_000336 piano, saverio piano, disse la moglie. sai bene che c'è sempre un mondo da fare in casa nostra, da fare voi e io. 6348_6241_000337 ormai sissignore disse: annicchia. vossignoria dice: bene, ma io sono una povera ignorante, mi sperderei. non ho mai dato un passo fuori del paese. e poi aggiunse: vossignoria sa che ho con me la suocera? come potrei lasciarla, povera vecchia? siamo restate noi due sole. 6348_6241_000338 e di lì a poco il signor manfroni ebbe una prova lampantissima del non comune ingegno di lisi. figurarsi che, mentre era ancora a tavola con la moglie, vide irrompere nella stanza annicchia la moglie di titta, piangente, di gioja, con un bambinello in braccio, di circa due mesi. 6348_6241_000339 pazienza. non s'aspettava, confortandosi e rassegnandosi così alla mala sorte, quel che doveva accaderle proprio nel giorno che il bambino compiva il settimo mese, giorno di doppia festa, perché a nònida era anche spuntato il primo. 6348_6241_000340 oh, cuore mio, esclamò questa stringendosi al seno. ninnì, ma come? che ha detto? come ha potuto? la giustizia è il padre. è il padre, rispose cesarino. dunque è suo. e lei domandò: rosa, come farà lei io? 6348_6241_000341 il bambino. ogni qual volta ella se lo prendeva in braccio si metteva a piangere e tendeva le manine alla balia. forse ella lo teneva male non tanto perché non ci fosse avvezza, quanto per timore che potesse averne sporcate le ricche vesti da camera di cui faceva grande sfoggio. 6348_6241_000342 e lanno. dopo quella maestra, collega della madre, era morta dallultima di quelle lettere. a un tratto scivolò a terra un bigliettino che la serva saffrettò a raccogliere da qua. da qua. era scritto a lapis, senza intestazione, senza data, e diceva così: 6348_6241_000343 lo sapeva perché negli attestati di scuola cera scritto breri cesarino del fu cesare, nato a milano, ecc. a milano sì, ma non sapeva nulla neanche della sua città natale, o, per dir meglio, sapeva che a milano cera il duomo e basta. 6348_6241_000344 si provava a guardar fuori della vettura, ma gli occhi le dolevano. avrebbe avuto tanto tempo di veder roma, la grande città. dov'era il papa? intanto già si trovava accanto a uno ch'ella conosceva e tra poco avrebbe riveduto la signorina sua e si sarebbe di nuovo sentita quasi nel suo paese. 6348_6241_000345 ma erano momenti. la mattina dopo tornava ad assaettarsi più ostinato, protendendo dalle spallucce ricurve a modo dei miopi, quellossuto visetto di cera stirato e madido, con quei capelli lisci di malato. 6348_6241_000346 non che una sera, rientrando in casa di furia come soleva quasi assetato dun bacio del suo ninnì, fu arrestato su la soglia da rosa, la quale, tutta turbata, gli annunziò che cera di là un signore che voleva parlargli e che lo aspettava da una buona mezzora. 6348_6241_000347 il marito le vedeva qualche volta, gli occhi gonfi e rossi, ma fingeva di non accorgersene, schivava quanto più poteva di parlare con lei, ormai certo che per quanto dicesse o facesse non sarebbe riuscito a ispirarle, a comunicarle quell'affetto per la vita. 6348_6241_000348 e che gli avrebbe detto allora la madre: ecco, ecco perché era morta. chi sa quale tremenda tortura segreta in quei mesi. ah, vile vile quelluomo che glielaveva inflitta, abbandonandola dopo averla svergognata. 6348_6241_000349 poi, abbassando gli occhi sulla sudicia stradicciuola deserta, costeggiata da una parte da una siepe secca e polverosa a riparo degli orti, si sentiva invader, lanima in quella stanchezza, da uno squallore angoscioso. 6348_6241_000350 no, non avrebbe potuto mai farlo lui, perché sempre, sempre avrebbe avuto nelle nari, a dargliene lorrore, quel profumo della madre. ora, nel silenzio, gli arrivavano i secchi tonfi sul mattonato dei piedi della seggiola: prima i due davanti, poi i due di dietro. 6348_6241_000351 fu questa, nello stordimento, la prima impressione strana, di meraviglia, lunga oh dio, come se la morte lavesse, stirata a forza. 6348_6241_000352 lo incitava a muoversi un po di giorno allaperto, a esser più vivace, più uomo. via lo studio, sì, ma anche qualche svago ci voleva, soffriva. ecco a vederlo così, uggito, pallido. 6348_6241_000353 allibita, questo. il mio luzziddu così s'è ridotto e voleva, nel sogno angoscioso, dargli il suo latte, subito, subito. ma il bambino allora la guardava con gli occhi cupi, truci della nonna e voltava la faccia rifiutando il seno ch'ella gli porgeva. 6348_6241_000354 affannato, angosciato dalla paura di non arrivare mai a tempo, correva di qua di là per trar partito da tutto. lo ajutavano e non ringraziava nemmeno. 6348_6241_000355 ella gli domandava qualche notizia della scuola, come avesse passato la giornata. spesso lo rimproverava del modo di vita che teneva così poco giovanile e voleva che si scotesse. 6348_6241_000356 e ti maledico ricordatene. l'avvocato ennio mori aspettava alla stazione l'arrivo del treno da napoli. piccolo, di statura, magrissimo, con le spalle in capo, sbuffava impaziente o si grattava la faccetta ossuta. 6348_6241_000357 vispo annicchia. quasi quasi non sapeva più riconoscere nella padrona d'oggi la signorina ersilia, d'un tempo così malamente si vedeva trattata peggio d'una serva. 6348_6241_000358 ad annicchia per lo spavento del marito e lo strazio della morte del figlio, era sopravvenuta una fierissima febbre. parve per tre giorni che volesse impazzire. 6348_6241_000359 ho pensato: se non ti dispiace di farti passare questultimo anno di liceo in collegio, vuoi sera affrettato a rispondere di sì senza pensarci su due volte? 6348_6241_000360 tacque e si lasciò condurre dalla serva nella stanzetta che aveva occupato prima dentrare in collegio cera. di là la levatrice soltanto, che aveva da poco tratto dal bagno il neonato, ancora gonfio e paonazzo. 6348_6241_000361 il direttore glielo porse e ingiunse al custode di rimanere a disposizione del giovane anche per tutta la giornata, se occorreva. cesarino, corse in via finanze overa la casa. pochi passi prima di giungervi, vide il portone socchiuso e sentì mancarsi le gambe. 6348_6241_000362 sicché ognuno svolga liberamente la propria personalità a parità di condizioni sociali, mentre ora il bambino che nasce sano e robusto ma povero deve soccombere nella concorrenza con un bambino nato debole ma ricco. 6348_6241_000363 camera annicchia, guardò la padrona un po impacciata e disse: anche loro, poveretti, hanno tanti guaj: dormire, mangiare e andare a spasso. vorrei fare un po il cambio io. ah, uomo, uomo e cieco d'un occhio. 6348_6241_000364 ma fuori. sua madre era vissuta così poco in casa e che sapeva lui della vita chella aveva condotto fuori, che cosa fosse sua madre, oltre il cerchio ristrettissimo delle relazioni che aveva avuto prima con lui lì, le sere a cena. 6348_6241_000365 dio per me provvederà, purché siano contenti loro. del resto, dica: non potrò forse venire a trovarla, a vedere questo mio angioletto non mi cacceranno via se verrò alla fin fine, perché non devessere così passato il primo momento? sarà forse anche un bene per lei, signorino, che le pare? 6348_6241_000366 tattica: farabutti l'educazione del proletariato. programma minimo: queste e simili espressioni giungevano di tratto in tratto a gli orecchi del ramicelli. 6348_6241_000367 in cui era così profondamente radicato il sentimento della servilità. la carrozza alla fine giunse in via sistina, ove il mori abitava. 6348_6241_000368 il suo letto di là, non ancora rifatto dalla mattina e fosse stato almeno ben curato il bimbo. ma nossignori, sporca la vestina, sporco il bavaglino, e a muoverne a quella balia il minimo rimprovero. 6348_6241_000369 cesarino uscì dalla sala della direzione con la mente scombujata. non sapeva più quel che dovesse fare, di dove prendere per correre a casa. dovera il custode e il berretto. dove aveva lasciato il berretto? 6348_6241_000370 alla fine quelli capirono. e allora un giovinastro le propose di succhiarle, lui, il latte malcreato, e già le stendeva ridendo le mani al petto. ella, gridando, aveva minacciato di buttarsi dal finestrino del vagone. 6348_6241_000371 titta, me l'ha tanto raccomandata. e se sapesse come viviamo io, con le braccia legate da questa creaturina, lei, vecchia di. 6348_6241_000372 consigliava alla figlia di non stare a mandar l'altra metà, che la marullo non avrebbe mai accettato, e concludeva dichiarandosi dolentissima di essersi cacciata in questo impiccio per aver voluto seguire il consiglio altrui. 6348_6241_000373 il piccino lì. poiché tutta quella ricchezza era profusa per lui e lei per terra come una cagna, non le dava proprio l'animo di entrare sotto quelle coperte, pensando allo strame su cui giaceva il suo luzziddu e a quello della suocera. 6348_6241_000374 e suo padre cesare. due nomi, nientaltro, e lei di là, morta, e tutti quei mobili della casa, inconsapevoli, impassibili, e lui ora, senza più, nessun sostegno, in quel vuoto, con quel bimbo là che, appena nato non apparteneva più a nessuno. 6348_6241_000375 per quanti sforzi facesse, non riusciva a penetrarle bene. quel giorno stesso, appena rientrato in collegio, cesarino fu chiamato dal direttore. 6348_6241_000376 devo darglielo. mhanno chiamato in questura cera. anche lui ha mostrato le lettere di mia madre. è suo, disse così a scatti, senza alzar gli occhi a guardare il bimbo che rosa teneva in braccio. 6348_6241_000377 ersilia dal letto la guatò di nuovo. le vide i biondi capelli dorati spartiti nel mezzo in due bande, che si ripiegavano sugli orecchi e le incorniciavano il volto delicato. le intravide il seno meravigliosamente bianco e formoso e le disse: stizzita. 6348_6241_000378 capelli annicchia. allorché il manfroni le espose la ragione per cui aveva mandato lisi a chiamarla, restò tra stordita e perplessa e questo mio bambinello disse- mostrandolo a chi lo lascio, se lo strinse al seno, si mise a piangere di nuovo. 6348_6241_000379 non c'è avvezza, riprese ersilia e poi le nostre donne. sa, noi siciliane non siamo mica come le donne di qua. ah, fece subito il medico. capisco, capisco, so bene, so bene. 6348_6241_000380 ma pazienza. il latte lo aveva buono e il bimbo, quantunque trascurato, prosperava. ah, come somigliava alla mamma. gli stessi occhi e quel nasino, quella boccuccia, la balia, gli voleva far credere che somigliasse a lui, invece, ma che. 6348_6241_000381 perché ne aveva il diritto sacrosanto. ormai, per tutto il male, che innocente gli toccava soffrire dalla propria madre, da quellignoto che gli aveva dato la vita, da questaltro ignoto che gli aveva tolto la madre lasciandogli in braccio un bambino appena nato. 6348_6241_000382 se lei mi scaccia, io mi perdo. signorina, io mi perdo, ma laggiù non torno. durarono a lungo quel pianto e quelle angosciose preghiere. poi il mori non intese più nulla. ritenne che ersilia si fosse impietosita e avesse concesso a quella poveretta di rimanere col bambino. 6348_6241_000383 ora, per dimostrare, quasi a sé stessa, ch'era stato un sacrifizio il suo e che nel compierlo aveva pensato soltanto al bene degli altri e non al suo. avrebbe voluto dormire magari per terra e non lì su quel letto, signorile, sotto quel. 6348_6241_000384 quantunque non ricevesse mai visite e di rado uscisse di casa. pure spendeva enormemente per gli abiti, dei quali alla fine restava sempre scontenta, come di tutto e di sé stessa. 6348_6241_000385 e lei è un povero ragazzo che non potrebbe badare a questo innocente. dicevo: portarlo via, domandò cesarino accigliandosi, ma perché guardi, seguitò quella. io dovrei denunziarlo allo stato civile. bisogna che sappia quel che lei vuol fare. 6348_6241_000386 venga, venga. gli disse la serva. no, dimmi. insistette, ma finalmente saccorse che nella camera attorno al letto cera altra gente chegli non conosceva e che lo guardava con pietoso stupore. 6348_6241_000387 la vecchia rosa obbedì senza rispondere. aveva i cuore così gonfio che ad aprir la bocca per parlare singhiozzi certo, e non parole. le sarebbero venuti fuori. preparò tutto, anche il suo fagotto. 6348_6241_000388 il che gli dava adesso, nel riceverne quel bene, come un impiccio, dumiliazione. e quei compagni dufficio, coi loro sudici discorsi e certe sconce domande che avrebbero voluto avvilirlo di vergogna. 6348_6241_000389 come c'entrano le condizioni sociali? domandò stordita la moglie. c'entrano, c'entrano, ribatté furiosamente il signor saverio, perché noi, noi che siamo riusciti col lavoro assiduo e, per come si dice, perticace, cioè no. 6348_6241_000390 ora, cioè da quando aveva indossato luniforme di convittore del collegio nazionale. pure stando attento, attentissimo alle lezioni da quel bravo alunno che era, eccolo là, neanche le vere ragioni per cui napoleone bonaparte era stato sconfitto a waterloo, sapeva più penetrare. 6348_6241_000391 cesarino, ripensandoci dal collegio, se ne sentiva ancora stringere il cuore. quandera là, appena ritornato dalla scuola, desinava solo svogliato nella saletta da pranzo, ricca ma quasi buja. 6348_6241_000392 ah, se almeno avesse potuto sapere con certezza come, perché fosse morto il suo bambino, se per mancanza di nutrimento o per qualche male non curato. 6348_6241_000393 figliuolo mio. sì, bisogna che lei vada subito a casa. cesarino rimase a guardarlo con una domanda negli occhi, supplichevoli che le labbra non ardivano di proferire. 6348_6241_000394 si sarebbe iscritto in legge e, se riusciva a ottener la laurea, questa gli avrebbe servito per qualche concorso di segretario allo stesso ministero della pubblica istruzione. 6348_6241_000395 ah, signorino, signorino mio, si lasci baciare la mano. e così esclamando, gli s'inginocchiò ai piedi la serva, la cuoca. s'erano affacciate all'uscio per assistere alla scena e lisi, innanzi a loro, rideva trionfante beato. 6348_6241_000396 per cui sera, strappato da lei mugolando ed era fuggito via. gli pareva ora di sentirsi frustato dal dileggio di quelli verginello verginello e tornava a stringere nel pugno la bacchetta della ringhiera e a serrare i denti. 6348_6241_000397 le chiavi. gli domandò: piano che chiavi? fece egli che non pensava a nulla: vuole il mazzetto di chiavi per vedere. non so, guardi, sono di là su la specchiera in camera della mamma. 6348_6241_000398 non sapeva far altro che rimproverar lui, dalla mattina alla sera, sempre imbronciata, e punzecchiarlo dove più si teneva nella logica, nella logica, e affliggerlo con la più stupida e odiosa gelosia, non per amore, ma per puntiglio. 6348_6241_000399 io comprendo, ma bisogna che le dica no. gridò cesarino, risoluto, fremente, levando le gracili pugna. guardi, io non voglio saper nulla, non voglio spiegazioni, le basti avere osato di comparirmi davanti e se ne vada. 6348_6241_000400 se lo strinse al petto, pianse con lui, gli disse che quella sera stessa sarebbe venuto a trovarlo a casa e sperava con una buona notizia. sta bene, sissignore laspetto, e ritornò di furia a casa. 6348_6241_000401 prendo sua moglie, la ficco in un vagone di terza classe e la spedisco a roma, balia del mio nipotino. poteva avere centomila ragioni il signor manfroni, ma aveva anche su uno zigomo un ridicolissimo porro sul quale la moglie appuntava gelidamente uno sguardo. 6348_6241_000402 pero che tutti gli uomini, perché tali, abbiano assicurate le condizioni dell esistenza. che quindi gli uomini siano uguali nel punto di partenza alla lotta per la vita. 6348_6241_000403 già la certezza dindispettirla e il pericolo chella approfittasse dellassenza di lui per sfogare il dispetto contro la creaturina innocente. e poi subito pronta la doppia scusa che, dovendo badare al bambino, non aveva tempo né di rassettare la casa né di attendere alla cucina. 6348_6241_000404 che annicchia. cantava con voce dolce e malinconica, forse pensando al suo bambino e guardando intanto questo che già col suo latte s'era fatto grosso e bello, anche più grosso di quanto aveva lasciato il suo là. 6348_6241_000405 e invece di farsene un rimorso, s'era proposto di farne argomento d'una conferenza che avrebbe tenuto al circolo socialista fra qualche giorno. ersilia, com'era da aspettarsi, si ribellò a quelle riflessioni umanitarie e uscì dallo studio deliberata a licenziare sul momento annicchia. 6348_6241_000406 è pazzo. gridò ersilia, tremando, spaventata il mori respinse con un urtone il marullo, inclicandogli la porta furente nel corpicciuolo nervoso. via. gridò: mascalzone, esci di casa mia subito. 6348_6241_000407 cesarino, per non risponderle direttamente, si tolse in braccio il piccino, se lo strinse al petto e piangendo cominciò a dirgli: la povera rosa ninnì insieme con noi. anche lei, non è giusto, non si può. le lasceremo tutto alla povera rosa, questa poca roba che è qua. 6348_6241_000408 per quanto a ersilia, non dispiacesse di sottrarsi al fastidio del bambino, pure non voleva che questo s'affezionasse di più a colei che già lo considerava come suo e si raffermava sempre più nel proposito di mandarla via. 6348_6241_000409 avendo perduto il proprio figliuolo per esser venuta qua ad allattare il nostro, crede d'aver acquistato il diritto di stare in casa nostra presso a quest'altro bambino al quale ha sacrificato il suo. non ti par giusto, non ti par ragionevole? 6348_6241_000410 voleva sollevarsi al più presto da quella meschina e non ben sicura condizione di scrivano. ma, studiando certe sere, era a poco a poco invaso e vinto da un cupo scoraggiamento. 6348_6241_000411 la sera, rincasando, trovava tutto in ordine ninnì lindo come uno sposino e gustosa la cena e soffice il letto, era la felicità, i primi gridolini, certe mossette piene di grazia di ninnì lo facevano impazzire dalla gioja. 6348_6241_000412 ma pure in casa, in quel po di tempo prima di cena, altre fatiche, certe cure domestiche a cui la serva non avrebbe potuto attendere, e subito dopo cena, la correzione dei lavori delle scolarette private. 6348_6241_000413 il mori gli porse da ricopiare le cartelle già scritte della conferenza. poi seguitò l'eguaglianza tra gli uomini secondo il socialismo, come diceva il malon. si deve intendere quindi in un duplice senso relativo. 6348_6241_000414 di cui era felice di risentire in sé, così dimprovviso ridestata, la bella alacrità coraggiosa, non saccorgeva, come potevano accorgersi gli altri, che la vivace e ardente prontezza disinvolta della mamma. 6348_6241_000415 andò via. gli toccava ora anche questo: privarsi di fare una carezza, finanche di volgere uno sguardo al suo piccino, perché la moglie sospettava già che la balia potesse interpretar quelle carezze, quegli sguardi come rivolti a lei. 6348_6241_000416 di lì a poco entrò nello studio il signor felicissimo ramicelli, senza la consueta dignità, infocato in volto e con gli occhietti lustri. che vittoria, che vittoria. per poco non si fregava le mani, lì sotto gli occhi dell'avvocato, il signor ramicelli. 6348_6241_000417 trasse dallo stipetto alcune gioje della madre e le diede alla serva perché cercasse di cavarne denaro. per il momento si recò nella saletta per pregare il custode, che laveva accompagnato, di attender lui a quanto si doveva ancor fare per la mamma. 6348_6241_000418 e si sentì di gran lunga, di gran lunga più lontana dal suo paese come non si sarebbe mai immaginato, e quasi sperduta in un altro mondo che non le pareva ancor vero. gesù, gesù. 6348_6241_000419 interruppe. la levatrice ha bisogno del latte. ora, questa creatura, chi glielo darà? cesarino la guardò smarrito. ecco riprese la levatrice. io dicevo che, essendo nato così e perché la mamma poverina non cè più. 6348_6241_000420 mio figlio è morto. sai morto, aggiunse, voltandosi verso annicchia, che aveva cacciato un urlo. e tu, ora che vuoi fare, me lo paghi o vuoi darmi il tuo. 6348_6241_000421 si acconciava i capelli con lungo e amoroso studio. ogni mattina vestiva con signorile semplicità, con non comune eleganza, e sera sentito, quasi offeso finanche dal profumo chella aveva addosso. non mai prima avvertito così da lui. 6348_6241_000422 avrebbe rivenduto anche gli abiti e tante galanterie rimaste della mamma a una malinconica rigattiera malaticcia che gli si presentò tutta gale e cascante di stanchezza e di vezzi. se costei parlando molle molle, tra dolci sorrisi, non gli avesse lasciato intendere. 6348_6241_000423 quanto mai dispettoso quando si vedeva costretta a sottomettersi a quelle ragioni. e il signor manfroni, nel vedersi ogni volta guardato il porro, provava un tale urto di nervi che, per non fare uno sproposito, troncava subito la discussione. sonò il campanello e ordinò alla serva. 6348_6241_000424 la madre non gliene aveva mai parlato, né a lui era mai venuta curiosità daverne qualche notizia. sapeva soltanto che si chiamava cesare, come lui e basta. 6348_6241_000425 ah, signorina mia, che vergogna. mi sentivo morire. poco dopo, udendo vagire il bambino, corse alla culla e subito gli porse il petto. tie sàziati, figlio bello mio, animuccia mia. 6348_6241_000426 il medico. voglio subito il medico, insistette e il mori borbottando la sua solita frase: dovette andare per il medico. questi venne verso sera, quando, già annicchia, spasimava di nuovo per il seno inturgidito e il bambino che non riusciva ad attaccarsi a quello, del resto arido, della madre. 4974_6241_000000 aveva avuto il piacere di assicurargli che non era vero niente, perché la mamma sua, invece, eccola qua, viveva ancora. era lei, proprio lei che gli voleva bene, oh, tanto. 4974_6241_000001 non potendo supporre che egli pensasse ancora a quel fanciullo infermo, e non intendendo perciò la domanda, gli domandai a mia volta: quanti giorni di che? 4974_6241_000002 compresi e provai una viva tenerezza. egli intendeva nel suo giardinetto, lassù al camposanto. voleva con sé il bambino lì nella nicchietta sotto le rose. 4974_6241_000003 ancora turbato e commosso, andai quel giorno con molto ritardo a visitare nonno bauer. egli prestò ascolto alla triste notizia recata da me per scusare il ritardo. 4974_6241_000004 a io l vento, tu, cara primavera, non vedo perché debba proprio questanno venire innanzi al dì che gli uomini, ne loro calendarii, tassegnano per il ritorno. 4974_6241_000005 eh, mi pareva assai. esclama ito: via anche lui da jeri. sicché via oincide il professor corvara amidei, séguita a star muto col volto immobile da ebete. 4974_6241_000006 non ricordava daver mai passato un giorno più delizioso di quello in vita sua. si sentiva beato entro quel precoce, voluttuoso tepor primaverile, col mare di qua, sotto lo scoscendimento dellaltipiano. 4974_6241_000007 che te ne pare. ma di lì a poco lo sbaldore ricominciava, ogni passero tornava a inebriarsi del proprio gridìo e di quello degli altri, e il concento diveniva man mano più fitto, più assordante di prima. 4974_6241_000008 che lavorava solo solo in un podere, a scavar conche attorno ad alcuni frutici di mandorlo per riempirle di concime, e si fece il segno della croce perché ci credeva, lui, e come agli spiriti. 4974_6241_000009 il noccia. ora si sentiva su le spine. voleva subito pagare e andar via. intanto aveva messo la borsetta della vecchia nello stesso taschino ove teneva la sua. se nel cavar questa fosse venuta fuori anche. 4974_6241_000010 veleno, ma troppo poco. troppo poco e diluito non sarebbe certamente bastato. e poi, del resto, come lasciar dolfino in quelle condizioni? no via. la tentazione però era forte. 4974_6241_000011 restituirgliela. ebbe naturalmente per quello stesso struggimento un fiero scatto e, arrossendo fin nel bianco degli occhi, le rispose: siete matta. 4974_6241_000012 e strada facendo, morsi da arrabbiato a quel pane ch'era stato per tutto il giorno il suo supplizio. a ogni boccone una mala parola all'indirizzo del corvo boja, ladro traditore, perché non s'era lasciato prendere da lui. 4974_6241_000013 quei pastori si spassarono a tormentarlo un'intera giornata. poi uno di loro se lo portò con sé al paese, ma il giorno dopo, non sapendo che farsene, gli legò per ricordo una campanellina di bronzo al collo e lo rimise in libertà. godi. 4974_6241_000014 il professor corvara amidei risponde subito che se la terrà con sé, cè bisogno di dirlo: le farà lui, da padre che diamine. 4974_6241_000015 o farla prendere dal caffettiere perché la restituisse al proprietario se fosse venuto a cercarla. guardò il caffettiere dietro il banco. 4974_6241_000016 pensò allora che quei pochi avventori del caffeuccio e il caffettiere avevano dovuto accorgersi dal suo portafogli ben fornito ch'egli era un signore. 4974_6241_000017 ma il giorno dopo gli venne bene preparata l'insidia delle fave con la stessa cura. s'era messo da poco al lavoro allorché intese uno scampanellìo scomposto lì presso e un gracchiar disperato tra un furioso sbattito d'ali. 4974_6241_000018 il quale era venuto a riferirgli che il rosajo tutto intorno aveva gettato, tanto che la pietra sepolcrale ne era quasi nascosta. signor bauer, le rose dicono: là dentro non ci si va. 4974_6241_000019 per cui le due donne eran venute alle mani e nera. seguita una scena orribile, dopo la quale egli aveva dovuto mettersi a letto, assalito da una violentissima febbre. 4974_6241_000020 e sembra invece che stia là, triste, a aspettar colui che non potrà più ritornare. satanina piange, inconsolabile. egli, dapprima, non si prova nemmeno a consolarla, stimando che ogni sua parola sarebbe vana. 4974_6241_000021 sentendo questi discorsi, il professor corvara amidei si stringeva nelle spalle, protendeva il collo, socchiudeva gli occhi e ripeteva ancora una volta: 4974_6241_000022 il ritratto. il pittore francese ci andava ogni mattina e ora comincia a battere anche i denti, seguitando a stropicciarsi più forte senza saperlo, le gambe che gli ballano. 4974_6241_000023 ne parla a satanina e con suo sommo stupore sente rispondersi anche da lei che non è possibile, chella non può più ormai rimanere con lui, che le conviene andar via al più presto, anzi subito. 4974_6241_000024 i trattenevo da lui qualche ora. la conversazione però languiva poiché egli, dopo avermi accolto con un sorriso mesto e muto di riconoscenza, spesso richiudeva gli occhi. 4974_6241_000025 perché a un morto non è lecito, perdio, sconcertar così la gente, farla impazzire con tutte quelle sue faccende là attorno al giardinetto o con quella immobilità sul sediolino e quellombrello aperto sulla spalla. 4974_6241_000026 cinque soldi i pagò, quantunque si fosse proposto di limitarsi nelle spese, e riprese a vagare per quei viali profondi, deserti, ombrosi, come in un sogno. 4974_6241_000027 la sera nonno bauer, ritornando a casa, parlava col giardiniere dalla finestra bisognava sentire che conversazioni. aveva ottenuto da lui semi e tralci da trapiantare lassù. 4974_6241_000028 tutta stenti e fatiche. esser privato allultimo di quegli oggetti familiari, testimoni della pace finalmente conquistata, gli era parsa una vera crudeltà. 4974_6241_000029 mentre gli occhi gli lacrimavano, bruciati dalla polvere dello zolfo diffusa nell'aria, stordito dai gridi dei barcaioli e dei facchini del porto, tra un continuo sbaccaneggiar di liti e i fischi delle sirene e il fumo delle macchine. 4974_6241_000030 ma io non ho voluto. sai bene che porto nello stemma un gatto che scherza col topolino e non luccide, come letta in altro tempo in un libro antico, perché la crudeltà ne apparisse più raffinata se la ripeteva tra sé e sé da quindici giorni. 4974_6241_000031 non cè le annunzia con aria stralunata e con faccia cadaverica il padrone da jeri via, o che mi dice: 4974_6241_000032 in seminario cosmo antonio corvara amidei studia e attende alle pratiche religiose con grandissimo fervore, tanto che a sedici anni minaccia di dare in tisico. 4974_6241_000033 egli levò un braccio tremolante e contrasse il volto in una smorfia tra di spasimo e di riso. la la pigna balbettò, la pigna che governa il mondo già. 4974_6241_000034 girano gli sannebbia, la vista trema tutto, perde i sensi, casca dalla seggiola e resta lì. siamo nel marzo del ono, passati nove anni e dieci mesi. 4974_6241_000035 il giorno dopo cichè fu trovato in fondo a un burrone sfracellato, sotto l'asino, anch'esso sfracellato, un carnajo che fumava sotto il sole tra un nugolo di mosche. 4974_6241_000036 sua moglie ne scacciò subito limmagine che gli aveva tutta un tratto, offuscato la dolce visione e si rimise a mirare. ecco là, i monti albani che pareva respirassero nel cielo, lievi, come se non fossero di dura pietra. 4974_6241_000037 gli scrivani del ministero gli avevano dato qualche ragguaglio del paese. si recò nella piazza principale e domandò dove avrebbe potuto trovare un quartierino modesto, di poca spesa, alla vista del mare. 4974_6241_000038 forse mi vede, pensò cichè e si alzò per nascondersi più lontano, ma il corvo seguitò a volare in alto senza dar segno di voler calare. 4974_6241_000039 calerai, calerai. devi aver fame anche tu. il corvo intanto, dal cielo, col suono della campanella, pareva gli rispondesse dispettoso. né tu, né io, né tu né io. 4974_6241_000040 si prova a richiuder le imposte, ma non può, poiché dallo spiazzo nuove grida si levano di soldati, di ufficiali, daltra gente accorsa. 4974_6241_000041 non avrebbe spicci. gli domandò il caffettiere, meravigliato, ed egli non trovò la voce per rispondergli. disse di no col capo. 4974_6241_000042 e gli fa poi ruzzolare la scala insieme con lei. una volta sola ferite di poco conto la più grave: rottura dellosso del naso. 4974_6241_000043 gli pare, a un certo punto, che un ronzìo strano si sia messo a turbinargli dentro nel capo, nel ventre, fin nelle piante dei piedi e nei ginocchi, sommovendo, sconvolgendo, attirando nella sua furia pensieri e sentimenti. 4974_6241_000044 ora, è certo che a un ladro non passa per il capo di restituire una parte del suo furto, ma anche generalmente si crede che neppure a un galantuomo possa passare per il capo di mettersi in tasca una borsetta che non gli appartiene e di negarlo poi in faccia. 4974_6241_000045 le sedie stanno lì, larmadio, sta lì, il letto lì. ma per che farne più ormai? egli ora si stropiccia un po più forte le gambe con ambo le mani, istintivamente. 4974_6241_000046 e bevve con tanta ansia e tanta volontà la brezza marina che nebbe una vertigine e ricadde a sedere su la panca della vettura con le mani sul volto. 4974_6241_000047 compaesani, e d'allora in poi, ciascuno s'era sentito in diritto di negargli quel che gli doveva, sicché per riavere il suo si vedeva ogni volta costretto a intentare una lite. 4974_6241_000048 è per morirne. dio misericordioso non vuole, ma gli muore invece la madre. la quarta balia lo lascia cadere tre volte dal letto e non di più. 4974_6241_000049 andato via il giardiniere cadde in letargo, poi si riscosse con un sospiro e disse se volessero portarlo lì. 4974_6241_000050 tormentavano. per cacciarne una, sfondò il giornale. voleva ripagarlo, ma il padrone non permise. per cacciarne un'altra, per poco non rovesciò la tazza di birra. smise allora di leggere e, sbuffando, allungò le mani sulla panca imbottita di cuojo. 4974_6241_000051 gli scrivani ogni qual volta gli sentono emettere questo sospiro e, va bene, scoppiano a ridere a coro perché il professor corvara amidei non ci ha fatto mai caso. ma ripete: 4974_6241_000052 quella che mi servirà per poi. e quando questo poi sarà arrivato al giardinetto di nonno bauer, verrai a pensarci tu. 4974_6241_000053 monte cavo, con la vetta incoronata di aceri e di faggi, e il vecchio convento e il bosco biancheggiante a mezza costa. ecco più là, frascati solatìa. 4974_6241_000054 tuttavia, non perdetti mai di vista il buon vecchietto. andavo a trovarlo ogni qualvolta ritornavo a roma e lui maccoglieva con tenerezza paterna. 4974_6241_000055 perché, così gracile, così miserino comè, sembra accenni piuttosto di volersene andare dello stesso male di cui il babbo fu minacciato da ragazzo quandera al seminario. 4974_6241_000056 e batteva forte due volte le mani, subito, come per incanto, tutto lalbero taceva, esanime. 4974_6241_000057 dove, alla ventura e perché? il perché glielo spiegano poco dopo i colleghi. ha poco più di trentanni il professor corvara, amidei e satanina, già diciotto. 4974_6241_000058 perché i morti hanno questo di buono che possono anche fare a meno di star comodi e dellaria e del sole. e dogni altra cosa, visto e considerato che si son tolto per sempre il fastidio di muoversi, di respirare. 4974_6241_000059 il treno si arrestò ad anzio per pochi minuti e il professor corvara amidei stette con tanto docchi a mirare ciò che dalla stazione si scorgeva della bella cittadina, dove non era mai stato. 4974_6241_000060 sorgeva e savanzava fin nel mare maestoso, lantico castello sansovinesco, annerito dal tempo. salì su la scogliera sotto il castello e lì rimase per più di unora, stupefatto a contemplare. 4974_6241_000061 egli si stringe nelle spalle, apre le mani e abbozza un sorriso squallido socchiudendo gli occhi. perché con quella domanda è facile intenderlo: la gente vorrebbe farlo. capace della sua imbecillità. 4974_6241_000062 i venne in mente, lì per lì, di persuaderlo a cercar ricovero o in un ospedale o in qualche casa di salute, e gliene feci la proposta. 4974_6241_000063 così gli avvenne, la mattina del quinto giorno, di cacciarsi in un caffeuccio lì nei pressi della stazione per passarvi un po di tempo. 4974_6241_000064 un signore il quale poteva permettersi il lusso d'offrire a quella povera vecchia un compenso di dieci o venti lire per la borsetta perduta. 4974_6241_000065 del resto, ad attestar la sua buona fede stava il fatto che, alla fine, nella rovina del suo principale, egli vide anche la sua. 4974_6241_000066 sì, sì, eccone un altro e un altro. la primavera, ah, da quanto tempo non laveva più veduta nel suo primo nascere, con quel roseo riso dei peschi. 4974_6241_000067 che impressione facesse al corvo quel ciondolo sonoro. lo avrà saputo lui che se lo portava al collo su per il cielo. a giudicare dalle ampie volate a cui s'abbandonava, pareva se ne beasse dimentico ormai del nido e della moglie. 4974_6241_000068 chiamare cichè, cichè così, e i capelli gli s'erano rizzati sotto la berretta. ora, quello scampanellìo lo aveva udito prima da lontano, poi da vicino. 4974_6241_000069 o in qualche biblioteca o al ministero della pubblica istruzione. così, due mesi dopo, cosmo antonio corvara amidei con molto dispiacere de suoi scolaretti che in fin dei conti gli vogliono un gran bene. 4974_6241_000070 gli sembra che dimprovviso un gran silenzio si sia fatto intorno, un silenzio misterioso. di fuori, come di tutto il mondo, si toglie le mani dal volto e resta attonito ad ascoltare. un vetro si scuote appena appena alla finestra. 4974_6241_000071 fatto. protestò allora di fronte al grao stesso, la sua innocenza e la sua buona fede. ma quegli, ammiccando furbescamente e battendogli una mano sulla spalla, 4974_6241_000072 poi andato per la colazione, che la mattina s'era portata da casa mezza pagnotta e un cipolla dentro al tascapane, lasciato insieme con la giacca, un buon tratto più là appeso a un ramo. 4974_6241_000073 egli ormai è ben protetto, non si nega: gli alunni e i monellacci di strada, per paura del dolfi, lo lasciano in pace. ma è vero altresì chegli non è più padrone di sé. 4974_6241_000074 sale la scala interminabile, trae il chiavino, cerca e trova a tasto il buco della serratura: apre: entra satanina, non è in casa e dovè ella, non suole mai andar fuori a quellora. 4974_6241_000075 e non ebbe alcun dubbio che quella piastra e quelle due monetine sarebbero andate a finire nella ciotola dentro il banco. che fare? pensò che il giorno avanti aveva letto nella cronaca d'un giornale un nobile esempio da imitare. 4974_6241_000076 certo, era stato questo spirito maligno a fargli sbagliare quel conto. e intanto, ecco qua, anche capace d'approfittarsi di poche centinaja di lire a danno d'un poveretto. lo avevan creduto i suoi compaesani. 4974_6241_000077 prima, almeno a roma, laveva soltanto di notte la febbre. e vento, e vento, e vento. da quindici giorni non cessav a un minuto, né dì né notte. 4974_6241_000078 e che se son freddi non sentono più nessun bisogno di riscaldarsi. ma veramente nonno bauer, stando intere giornate lassù, quando si sentiva bene, intento a far nascere il giardino da quel suo pezzo di terra. 4974_6241_000079 ma forse allora qualche altro avventore senza scrupoli se la sarebbe presa senza pensar due volte. e quel poveretto che l'aveva smarrita. 4974_6241_000080 gli parla de suoi viaggi, delle sue campagne giornalistiche, de suoi duelli, gli narra le sue innumerevoli straordinarie avventure e vuole anche discutere con lui di filosofia di religione. 4974_6241_000081 insegnava più alauda est laeta e tentennò il capo. ora, quasi, quasi gli parevano belli anche i suoi primi anni dinsegnamento. quando però non sera ancor messo a far casa comune con quel? 4974_6241_000082 aveva in petto il portafogli gonfio di molte migliaja d lire. forse, partendo dalla sicilia, s'era proposto di con cedersi, se non tutti, parecchi di quegli svaghi, per lui affatto nuovi, che una città come roma poteva offrirgli. 4974_6241_000083 poco dopo, di nuovo ripeté al corvo la domanda: ti sei addormentato? e un'altra botta più forte, più forte, allora il corvo? 4974_6241_000084 ora per una di queste liti che da un pezzo si trascinava nei tribunali e che forse il noccia stanco e avvilito avrebbe volentieri mandato a monte se la rabbia non lo avesse forzato a dimostrare ancora una volta che la giustizia stava dalla sua. 4974_6241_000085 tutta l'aria della più onesta saggezza, del più sennato consiglio e che poi, tutt'a un tratto, si scoprono falsi e insidiosi. 4974_6241_000086 diglielo, diglielo. riprese con insistenza, rianimandosi un po e guardandomi negli occhi. glielo dirai. 4974_6241_000087 si vide addosso inaspettatamente l'odio feroce di tutti, i suoi compaesani presero a chiamarlo giuda e a stimarlo capace d'ogni infamia, di ogni perfidia, e ad avvelenargli, con questa stima, anche l'amore per la sposa. 4974_6241_000088 i fornelli spenti e tutto in ordine come a mezzogiorno. ha dovuto lasciarlo la servetta che tengono a mezzo servizio per la spesa e la pulizia di casa. 4974_6241_000089 vera crudeltà. era nato in italia da genitori alsaziani e fin da giovanetto era stato col nonno e poi con mio padre nellumile ufficio di scritturale di banco. 4974_6241_000090 e come brillavano, felici, le frondi della cima e quanta invidia destavano in quelle che stavano giù, senzaria, senza sole. 4974_6241_000091 dai suoi atti e dalle sue buone intenzioni era saltata fuori all'improvviso la dimostrazione contraria, fino al punto che, un giorno, 4974_6241_000092 dunque non così vecchio ancora lui da farle da padre, né così giovine lei da essere semplicemente sua figlia, chiaro, eh, ma il professor corvara amidei si guarda prima la punta delle scarpe, poi quella delle dita. 4974_6241_000093 aveva veduto entrare in casa una certa signora vestita alla bizzarra, incipriata, imbellettata, la quale, fra molte lagrime, 4974_6241_000094 levò l'arcigna faccia e gli domandò, squadrandolo biecamente: lei non l'ha trovata, egli che pur si struggeva di non poter più ormai cacciarsi due dita in tasca per restituirgliela. 4974_6241_000095 cosmo. antonio corvara amidei teme dimpazzire o che tutti si siano messi daccordo per fargli una beffa atroce. non riesce in alcun modo a capacitarsi come quella giovinetta possa sentire sul serio la necessità di diventare sua moglie. 4974_6241_000096 appena fuori, il suo primo pensiero fu quello di buttar via la borsetta in qualche angolo nascosto. ma quell'ultima notizia che gli avevano dato della vecchia nel caffè, che ella cioè era una poveretta mezzo impazzita per la morte della figliuola. 4974_6241_000097 che il babbo gli aveva portato da napoli, ne aveva vestito un povero ragazzetto che se ne stava su la spiaggia, ignudo nato. 4974_6241_000098 le rose che vi fiorivano non erano forse sorelle delle rose che fiorivano lassù meno belle, ma sorelle? 4974_6241_000099 in mezzo al traffico rumoroso del piccolo porto di mare, tra i grandi depositi di zolfo accatastati su la spiaggia a bordo dei piroscafi d'ogni nazione, tra marinai e interpreti e scaricatori e stivatori, aspirando con voluttà l'odor del catrame e della pece. 4974_6241_000100 come dio vuole, ci riesce. entra al bujo. al bujo perviene nella camera da letto. al bujo rimane a attendere, sprofondato in una poltrona. 4974_6241_000101 in un sogno parevano veramente assorti quegli alberi, maestosi nel silenzio che il canto degli uccelli non rompeva ma rendeva anzi più misterioso. gli avevano detto che in quel parco quasi abbandonato cerano molti usignoli. 4974_6241_000102 e si domandò perché mai egli, che non aveva mai fatto per volontà male ad alcuno, doveva esser così bersagliato dalla sorte. 4974_6241_000103 peschi. trasse un lungo sospiro e si sentì da quellaria nuova inebriare duna ebrezza così limpida e pura che lo intenerì fino alle lagrime. 4974_6241_000104 ora avvenne che il proprietario di quella casa un bel giorno pensò di alzar tutto in giro, il muro per fabbricare un altro piano. e allora lalbero che con tanto stento si era guadagnata la libertà del sole dellaria aperta. 4974_6241_000105 di questa persecuzione per le opprimenti vie cittadine. egli aveva quasi unimmagine tangibile. se la sentiva realmente dietro le spalle, come unombra orrenda che lo faceva andar curvo, guardingo tutto ristretto in sé. 4974_6241_000106 quella della camera prospiciente il mare allaltezza dun secondo piano e il mare di qua. pareva proprio che volesse entrare in casa. non si vedeva altro che mare. 4974_6241_000107 ma la sua passione più viva erano le piante. una volta andò via da una casa per non veder morire un albero che era cresciuto non si sa come, in mezzo al cortile. 4974_6241_000108 gli parve una grazia che la sorte nemica gli volesse concedere quella vista deliziosa da cui gli veniva una letizia così arcana che ora, ecco, non sapeva perché. 4974_6241_000109 i accorsi che due lagrime erano sgorgate dai calvi occhi infossati del mio caro vecchietto, due lagrimoni che ora gli scorrevano su le guance di cera. 4974_6241_000110 passava ore e ore in biblioteca a leggere, a studiare, per rendersi conto di tante e tante cose che veramente ormai non doveva più importargli di sapere. restava stordito di ciò che apprendeva così tardi. 4974_6241_000111 per esempio in quello della trappa alle tre fontane. santo luogo, santo luogo, quello che proprio ci voleva per far penitenza. 4974_6241_000112 gli dava a leggere, nelle interminabili ore dufficio, libri e libri e libri dargomento religioso. gli dimostrava con le più lampanti prove che, unica e sola causa di tutte le sciagure sofferte, 4974_6241_000113 nulla. lo sbeffeggino pure tutti gli scrivani del mondo. lo chiamino va bene, va male, va zero. come che sia, egli ha ora satanina e se ninfischia. 4974_6241_000114 e allora anche lei, satanina, gli fa intendere che a un solo patto potrebbe rimanere con lui: a patto, sissignore, di diventare sua moglie. 4974_6241_000115 non se laspettava. gli pare che la casa sia diventata a un tratto vuota, misteriosamente vuota, perché nessun oggetto in essa ha un barlume danima, un qualche ricordo intimo per lui? 4974_6241_000116 quei rami allora palpitavano più dali che di foglie. pareva che ogni foglia avesse voce, che tutto lalbero cantasse. 4974_6241_000117 egli, con la massima buona fede, gli dette sempre quei consigli e quegli schiarimenti che il grao, di nascosto e senza parere, gli aveva suggeriti. 4974_6241_000118 loro. esce dapprima senza meta in cerca, poi si reca al telegrafo e spedisce alla balia di dolfino un telegramma durgenza con risposta pagata. 4974_6241_000119 passò così la giornata. cichè esasperato si sfogò con l'asino, rimettendogli la bardella da cui pendevano, come un festello di nuovo genere, le quattro fave. 4974_6241_000120 il professor corvara amidei non voleva far forte, ma ogni volta, come se la veemenza del vento che sabbatteva ai vetri gli spingesse il braccio, lasciava andare certe spennellature che a quella poveretta, per miracolo, non schizzavan gli occhi dal capo. 4974_6241_000121 quanti esercizi, dalla nascita in poi, il destino saltimbanco non aveva fatto eseguire a cosmo antonio corvara amidei, suo pagliaccetto. 4974_6241_000122 al doppio urlo che gli risponde di sotto, dellufficiale e della precipitata, egli si ritrae raccapricciato, in preda a un tremor convulso di tutto il corpo. 4974_6241_000123 per fortuna gli sopravviene la meningite. esce dal seminario un mese tra la vita e la morte, quando alla fine può riaversi. ha perduto la fede. 4974_6241_000124 no, ebbene, vuol dire che si provvederà in altro modo. intanto lei non si affligga. il povero vecchio alzò gli occhi lacrimosi a ringraziarmi. 4974_6241_000125 naturalmente diventò subito preda dei più furbi speculatori di piazza, e segnatamente di un certo grao, il quale cominciò a irretirlo in una vasta impresa da tentare. 4974_6241_000126 sia per la speranza del direttore del ginnasio che esse valgano a scuotere il professore dal beato istupidimento in cui è caduto. ma questa speranza riesce vana. 4974_6241_000127 cosmo antonio corvara amidei, questa bellissima preghiera che certamente la sua buona sorte aveva dovuto rivolgere alla primavera e che questa, manco a dirlo, aveva subito accolto. 4974_6241_000128 talvolta nel silenzio. attraverso le vetrate giungeva il cinguettìo di un passero. io e le due suore alzavamo gli occhi alla finestra. il passero era lì, su ramo fiorito del mandorlo e scotendo or di qua, or di là il capino. 4974_6241_000129 mezzo svanita di cervello e stordita sempre dal caffè e dai liquori che ingozzava, dacché le era morta all'ospedale l'unica figliuola. 4974_6241_000130 lasci carlo noccia fu da giovane per circa sette anni in africa a bona, commerciante. 4974_6241_000131 non piange perché non glimporta di far conoscere che soffre, non vuole intenerire né chieder conforto o commiserazione. è stupito, in fondo, di non provare tutto quel cordoglio che forse qualche volta aveva pensato di dover provare, se satanina o lamore di lei. 4974_6241_000132 venne allora unidea che non mi piacque affatto quando me la manifestò, quantunque la fondasse in un ragionamento pieno di buon senso. alla mia età mi disse: bisogna pensare, figliuolo mio, anche alla morte. 4974_6241_000133 come con chi? ah, spudorata ancora cosmo. antonio corvara amidei si stringe in sé felinamente, le si accosta senza fare il minimo rumore. 4974_6241_000134 cosmo. antonio corvara amidei sera recato in questura a denunziare quella trista donna che, non contenta d tutto il male fatto a lui, voleva farne dellaltro al figliuol innocente. 4974_6241_000135 il professore corvara amidei tende lorecchio, poi avverte un fresco insolito alle gambe, come se colei di là avesse aperto la finestra possibile. 4974_6241_000136 sissignori, la cipolla sì dentro al tascapane, ma la mezza pagnotta non ce l'aveva più trovata, e in pochi giorni tre volte così. 4974_6241_000137 udendo quello scampanellìo si rizzavano sulla vita. guardavano di qua di là per i piani sterminati sotto la gran vampa del sole. 4974_6241_000138 lè come il latte messo al foco, che prima si gonfia, poi alza il bollo e scappa via su. su, coraggio si provi un po a votarsi il core sor padrone un stia osì. 4974_6241_000139 avrebbe certo accresciuto di molto le ricchezze del suo principale. al primo, al secondo, al terzo colpo fallito, credette sinceramente alla disperazione del grao e che nel nuovo giuoco proposto fosse la salvezza e il rifacimento dei danni? 4974_6241_000140 gli fu indicato un villinetto lì sotto la piazza, a destra su la spiaggia. era veramente un po troppo caro per lui, quel quartierino, ma pazienza. 4974_6241_000141 e un'altra cosa: gli fece intendere che nessuno lo avrebbe lodato di non essersi approfittato del suo posto e di quel giuoco per arricchire e che, anzi, sarebbe stato stimato da tutti uno sciocco, un buono a nulla. 4974_6241_000142 che quando il grao gettò in quella vasta impresa, il suo principale, e questi domandò a lui, suo magazziniere e amministratore, consigli e schiarimenti sui giuochi, ora al rialzo, ora al ribasso, a cui quegli lo esponeva. 4974_6241_000143 la promessa di quel mese di sollievo e di riposo non poteva essere migliore. era piovuto fino al giorno avanti. ora, con la freschezza del primo limpido sole di marzo, pareva che la primavera volesse dire: son qua. 4974_6241_000144 e scoppia così, gridando in un pianto dirotto, in un pianto vero di lagrime vere, senza fine e in singhiozzi, anche in singhiozzi non meno veri che la scuotono tutta. 4974_6241_000145 vabene, quandegli viene a saperlo, si stringe nelle spalle sorridente, allunga il collo, socchiude gli occhi, è proprio lì, lì per sospirar. 4974_6241_000146 per un caso atroce, imprevedibile, gli fossero venuti a mancare. ed ecco nulla. invece nulla saspettava forse che il mondo dovesse crollare, o lui per lo meno restarne fulminato? 4974_6241_000147 la quale, per compir lopera, sera ammalata dangina e doveva starsene a letto anche lei. piano, per carità, signorino mio. 4974_6241_000148 era ritornato con una modesta sostanza ereditata da un cugino morto, celibe. in quei sette anni io ero rimasto solo senza più: la mamma e quasi povero. 4974_6241_000149 mentre egli si beava di te, steso a pancia allaria nella pineta dun bel parco, mi son divertita a fargli cadere in testa una pigna bella, grossa e dura, che avrebbe potuto anche accopparlo, eh altro. 4974_6241_000150 l'asino drizzò le orecchie e s'impuntò arrì, gli gridò cichè dando uno strattone alla cavezza e l'asino riprese ad andare, non ben persuaso però di quel suono insolito che accompagnava il suo lento zoccolare sulla polvere dello stradone. 4974_6241_000151 non che sempre alla scadenza degli impegni, il suo principale, se aveva giocato al ribasso, s'era trovato di fronte a uno spaventoso rialzo e viceversa, sicché in meno d'un anno era stato liquidato. 4974_6241_000152 pareva, perché poi in realtà si portava via soltanto qualche tegola, abbatteva qualche albero o qualche palo telegrafico e infrangeva qualche vetro. 4974_6241_000153 pensa a lei, a satanina, così giovine, così fresca, così florida, e ha come una vertigine sua moglie possibile si reca a ridomandarglielo, balbettando. 4974_6241_000154 qua e veramente al professor corvara amidei, affacciato al finestrino duna vettura di terza classe, parve dintravederla la primavera, appena uscito dalla stazione. 4974_6241_000155 e allora egli si sente così stanco, così stanco da non saper come fare a risalire ancora una volta tutta quella scala. 4974_6241_000156 vide, prossimo a destra, il porto danzio, popolato di navi nereggiante per il traffico del carbone, e poi la sterminata distesa delle acque riscintillante al sole così placida. 4974_6241_000157 il professor corvara amidei pagò la caparra al proprietario, gli disse che sarebbe venuto a prender alloggio la mattina dopo e scese sulla spiaggia. dirimpetto al villino dal lato di ponente. 4974_6241_000158 uno dei carabinieri, spazientito, lo agguanta per un braccio, anche le manette. domanda il professor corvara amidei, ammanettato, si china su dolfino di nuovo e gli dice: figlio mio, questi occhiali. 4974_6241_000159 il corvo sbattuto in quella corsa furiosa, si diede a gracchiare per disperato. ma più gracchiava e più correva l'asino spaventato. 4974_6241_000160 o seduto su la sedia a libricino che si portava ogni mattina, appesa al braccio il cappellaccio di paglia in capo, lombrello aperto su la spalla, immobile, con gli occhi fissi nel vuoto. 4974_6241_000161 e buttandola via ora non avrebbe avuto sempre la colpa della sottrazione, l'avrebbe trovata un altro che non avrebbe sentito l'obbligo di restituirla, l'obbligo che ne aveva lui. 4974_6241_000162 gli parve ascoltando di sentirne cantare uno in fondo e sinternò da quella parte. si trovò dopo un lungo tratto in una meravigliosa pineta. 4974_6241_000163 vi soffrì anche la fame nei primi tempi, e soltanto a furia di stenti, di rischi e d'incredibili fatiche riuscì a metter da parte un gruzzolo modesto. 4974_6241_000164 quandero ragazzo, mi guardò con occhi smarriti. poi guardò in giro, lentamente, la camera la cui vecchia suppellettile gli era tanto cara quanto la sua stessa persona. 4974_6241_000165 egli era già caduto in mano dun certo prete sardo, conosciuto a sassari per nome don melchiorre spanu, il quale s era fisso il chiodo di ricondurre allovile quella pecorella da tantanni smarrita. 4974_6241_000166 ma subito ne ritrasse una, la destra che aveva toccato qualche cosa, e si voltò a guardare: era una vecchia borsetta, evidentemente lasciata lì da qualche avventore. 4974_6241_000167 del suo tempo, del suo misero stipendiuccio di professore di ginnasio inferiore. se ha bisogno imprescindibile di qualche soldino, deve domandarlo a satanina. 4974_6241_000168 linverno è stato piuttosto mite e vorrebbe, prima di spirare, fare almeno un po di guasto. è nel suo diritto. vorrebbe che tu, per esempio, gli lasciassi il tempo di scaricarsi di qualche temporaletto che laddoglia, ma 4974_6241_000169 non gli parve che avesse faccia da restituir la borsetta. se ci fosse dentro qualche cosa, forse sarebbe stato meglio accertarsene prima. allungò cautamente la mano e la prese pesava. 4974_6241_000170 che nina, che niinetta satana si chiama satana. salute o satana, o ribellione o forza vindice della ragione. 4974_6241_000171 e quando le sente dire allufficiale che sta lì sotto: no, gigino, stasera, no, non è possibile. domani, domani, immancabilmente. 4974_6241_000172 venivo proprio ad annunziargli che, dora in poi, non avrei più potuto trattenermi a vegliarlo, a curarlo, come nei primi giorni della malattia, cacciando ora il servo. poteva egli restar solo lì in casa. 4974_6241_000173 era ancora col turbante in capo e se ne stava alla sponda del lettuccio di dolfino, il quale, da che era sceso alla stazione di nettuno, gli si consumava, nel lento cociore della febbre, anche di giorno. 4974_6241_000174 era per me una vera delizia la sua compagnia. conversando con lui mi pareva di tuffar lanima in un bagno di antica semplicità. 4974_6241_000175 vedersi lì in quelle tre stanzette, imprigionato, assediato dal mare e dal vento, troppo eh. tin tin tin. 4974_6241_000176 respiro gli torceva dentro le viscere, gli dava unangoscia rabbiosa e muta, che trovava solo di tanto in tanto un po di sfogo involontario nella gola della povera balia. 4974_6241_000177 non mi sento bene. rispondeva cichè la sera, ritornando dal lavoro, alla moglie che gli domandava perché avesse quell'aria da intronato. 4974_6241_000178 il giorno appresso mi recai con lo stesso ritardo a visitare nonno bauer, e così nei giorni successivi andavo prima a prender notizia del bambino e non già perché questo mi interessasse più del mio caro vecchietto. 4974_6241_000179 poi sorride amaramente via, glielo dicono, per ischerzo si vede costretto a riparlare con satanina per convincerla che commetterebbe una pazzia, una vera pazzia, a andarsene, comella dice. 4974_6241_000180 povero nonno bauer moriva, o meglio si spegneva a poco a poco, lì solo e dopo una lunga vita. 4974_6241_000181 e il verde dei campi e dei boschi. dallaltra parte, il cancello del parco era aperto e il professor corvara amidei savviava, ammirato per uno dei viali in. 4974_6241_000182 pur lì presente, gli pareva dei lievi anni, lontani della sua fanciullezza, là nellincanto del suo paese nativo, e dimenticò allora per un momento, tutte le sue sciagure, passate e presenti. 4974_6241_000183 dopo aver fatto lesploratore in africa e per tantanni a genova. il giornalista sè battuto una diecina di volte e ne ha prese e ne ha date più date che prese. 4974_6241_000184 dovetti cacciar via il servo. lo cacciai anche, in verità, perché lo ritenevo infedele e sgarbato. il vicino giardiniere promise che ci sarebbe andato, lui, ogni giorno, a curare le piante sorelle più belle. 4974_6241_000185 ero andato a casa di quel mio amico per affari e lo avevo trovato con la moglie in preda a un cordoglio angoscioso attorno al lettuccio dellinfermo adorato tifo, tifo. 4974_6241_000186 come una bestia ferita in una caccia feroce e ricoverata in una tana non sua. egli si guardava ormai davanti e dietro, diffidente e ombroso. 4974_6241_000187 domandò un mese di licenza e il dì di marzo del si recò a nettuno per appigionarvi un quartierino alla vista del mare. 4974_6241_000188 del giardino, di quelle rose e degli altri fiori. sinnamorò tanto che cominciò a struggersi dal desiderio di avere anche lui un giardinetto. 4974_6241_000189 riportava lammaestramento al tempo in cui avrebbe potuto giovargli e simmergeva allora in lunghe e profonde considerazioni, immaginando il diverso cammino che avrebbe potuto prendere con esso la sua vita. 4974_6241_000190 allora satanina si vede costretta a scrivere a quel deputato, tanto amico e protettore della buonanima di suo padre, scongiurandolo di far valere la sua cresciuta autorità perché il professor corvara amidei sia tolto subito dallinsegnamento e chiamato invece a prestar servizio più tranquillo. 4974_6241_000191 il caffettiere e i pochi avventori gli diedero ragione e appena la vecchia, piangendo e brontolando, se ne fu andata, gli dissero che era una poveraccia da compatire. 4974_6241_000192 su via. sor padrone, si faccia animo su un. stia osì si dia uno sfogo gnorantaccia. sa lamore, sa comè. 4974_6241_000193 le cure affannose minute gli avevano impedito di levar lo spirito a quelle considerazioni che in gioventù lo avevano travagliato fino a fargli perdere per un momento la ragione e poi la fede. 4974_6241_000194 sera scagliata addosso a quella femmina, le aveva strappato il ragazzo dalle braccia e il povero dolfino, atterrito, aveva sentito ripetere dalla sua balia, a colei che si diceva sua madre turpi parole. 4974_6241_000195 rimase il pover uomo a giacere quietamente, privo di sensi, quasi fulminato. quando poté riaversi, si trovò in una pozza di sangue. 4974_6241_000196 ma dolfino è ancora al buio in camera con colei e il professore corvara va per accendere la candela. lascia, faccio io. gli dice subito: satanina, il lume dovè di là, e scappa a prenderlo, premurosa. 4974_6241_000197 insomma, era un sacro ammonimento. questo perché il professor corvara amidei, lapostata, rimasto solo, si fosse indotto a entrare in qualche convento. 4974_6241_000198 e giacché non ho tanti quattrini da farmi due case con due giardinetti, me ne farò una sola, ma bella, e con un giardinetto che varrà per due. questo mi servirà per sfogare ora il desiderio che 4974_6241_000199 va. ma nonno bauer stava peggio. anche lui quel giorno guardava con occhi spenti, pareva non intendesse. 4974_6241_000200 quel che tanti anni di sofferenze non han potuto può tutta un tratto la gioja cosmo. antonio corvara amidei dimentica la grammatica latina, dimentica tutto, diventa proprio inetto a ogni cosa. 4974_6241_000201 stradone, cichè, andando pensava che da quel giorno per le campagne nessuno più avrebbe udito scampanellare in cielo il corvo di mìzzaro. lo aveva lì e non dava più segno di vita. ora, la mala bestia. 4974_6241_000202 sappia, signor delegato. via via via lo interrompe questi con violenza. vostro figlio sarà condotto al sanatorio. voi venite con me. 4974_6241_000203 dove? domanda con me, senza storie. gli risponde brusco il delegato prendendolo per una spalla. va bene, ma questo figlio, domanda lui di nuovo: è malato, a chi lo lascio? 4974_6241_000204 e subito è accolto male a sculacciate, preso per i piedi dalla levatrice e tenuto per qualche momento a testa giù perché quasi strozzato a causa delle doglie stanche della madre. è entrato nel mondo senza strillare. 4974_6241_000205 che sulla spiaggia sarricciava appena silenziosamente. quando alla fine poté scuotersi dal fascino di quello spettacolo, si recò a prendere un boccone. 4974_6241_000206 furibondo raffibbia al subalterno le più dure riprensioni, ma a che possono giovare? il professor corvara amidei lo guarda sorridente, come se non fossero rivolte a lui. 4974_6241_000207 veramente darsi per così poco tutta quell'aria d'onestà gli parve troppo. che fare allora? durando quell'esitazione, non stimò prudente tenere ancora la borsetta in mano alla vista di tutti. 4974_6241_000208 con un cartoccio di schiumette sotto il braccio- quanto piacciono le schiumette a satanina. il professor corvara amidei rincasa quel giorno al solito alle ore diciotto e mezzo precise. 4974_6241_000209 il pensiero del figlioletto, lontano là in un paesello della sabina, lo ha salvato. ora egli lo ha. 4974_6241_000210 ma il professor corvara amidei a queste ingenue, amorevoli esortazioni tentenna appena il capo, non dice nulla. 4974_6241_000211 ah, ecco dunque è vero. sì, ha preso questo vezzo senzaccorgersene, per la lunga abitudine di rassegnarsi ai colpi del destino avverso. 4974_6241_000212 ritornato in sicilia per non apparire ingenuo in mezzo ai commercianti suoi compaesani, produttori e sensali d'agrumi e di zolfo, gente ladra usa a combattere tra le insidie e con ogni sorta d'inganni. 4974_6241_000213 era affatto ignaro di commercio e attendeva piuttosto a ingraziarsi con servigi e favori gli animi dei suoi compaesani per essere eletto sindaco del comune. 4974_6241_000214 e fu felicissimo quando poté aver la dimostrazione che già gli altri credevano che non avesse più bisogno d'apprender altro. 4974_6241_000215 e i fiori, sosteneva, sbocciavano meglio, assai meglio là che qua, perché infine i morti a qualche cosa erano ancora buoni. 4974_6241_000216 si china labbranca per i piedi e giù la rovescia dalla finestra gridando: signor tenente, se la pigli. 4974_6241_000217 renderesti un gran piacere a lui e uno grandissimo a me, che proteggo tanto. se tu sapessi un bravuomo fin da quandegli è nato. figùrati, per dirtene una, che jeri. 4974_6241_000218 caccio via. sì, sì, sì. maccennò col capo di nuovo. per quanto lindignazione a cui pareva in preda il povero infermo, ora si comunicasse anche a me. 4974_6241_000219 per più giorni il professor corvara amidei non può articolar parola. le nozze si debbono affrettare, sia per la considerazione che i due fidanzati sono costretti a vivere insieme sotto lo stesso tetto. 4974_6241_000220 va a guardarsi allo specchio, si vede anche più brutto di quel che non sia ingiallito dai patimenti e dalla miseria: squallido, calvo, quasi cieco. 4974_6241_000221 era lindegno, modo con cui egli, in gioventù, sera regolato con la santa madre chiesa e che non per nulla, certo dio, pareva si volesse raccogliere ora nella sede degli angeli e dei beati, quel caro ragazzo, quel buon dolfino. 4974_6241_000222 quel disgraziato fosse condotto al vicino sanatorio orsenigo dei. fate bene, fratelli. qua il professor corvara amidei fu prima raso, poi medicato con sette bei punti di cucitura e infine fasciato. 4974_6241_000223 non sapevano dir altro padre e madre, e si nascondevano la faccia con le mani, come per non vedere il fanciulletto avvampato dalla febbre. 4974_6241_000224 tanto che cosmo antonio corvara amidei vorrebbe chiamarla più brevemente e graziosamente nina ninetta, ma dolfo dolfi non vuole. 4974_6241_000225 la noja cupa amara, il peso enorme di quella sua insopportabile esistenza. di contro a tutto il nero che aveva nellanima, ecco il verde dei prati, lazzurro del cielo e quella soave freschezza dellaria. 4974_6241_000226 io. l di agosto del atanina dà felicemente alla luce un maschietto dolfino, fra lesultanza quasi delirante, un solo piccolo guajo. 4974_6241_000227 nonno bauer era rimasto in uno stato di vergine ignoranza per quasi tutte le cose della vita e bisognava vedere con quale e quanta meraviglia la sua mente si aprisse man mano alle cognizioni più ovvie, ora che la vita per lui era quasi finita. 4974_6241_000228 quasi che davvero la convivenza con lui possa dar pretesto a ciarle in paese. ma possibile che tal necessità non le appaja quasi grottesca e a ogni modo ripugnante? 4974_6241_000229 vide in fondo al mare, levarsi azzurrino, quasi fragile, monte cicello come unisola aerea e, più qua, seguendo la riviera, i castello di stura. 4974_6241_000230 ma quando di lì a poco intronato, si reca alla finestra per spiare se qualche fattorino del telegrafo si faccia alla porta di casa, saccorge che quel ronzìo turbinoso proviene, eh maledetta, da una lampada elettrica che sè stizzita giù. 4974_6241_000231 ma che mai può essere accaduto a satanina? forse qualche improvvisa chiamata dalla balia di dolfino e sarebbe partita così, senza neppure avvertirlo al ministero? 4974_6241_000232 ma questa volta l'asino spiccò un salto da montone e prese la fuga. invano, cichè con tutta la forza delle braccia e delle gambe cercò di trattenerlo. 4974_6241_000233 ma in quattro giorni, per quel ritegno ombroso divenuto in lui quasi istintivo, non aveva ancora ceduto a nessuna tentazione e si sentiva stanco, oppresso e inquieto. 4974_6241_000234 ma andava diviato al prete, pur sapendo che quella in via piè di marmo lo avrebbe senza dubbio raggiunto per chiedergli un po di denaro chegli non sapeva negarle. 4974_6241_000235 ma con piacere grandissimo del direttore del ginnasio e dei colleghi, parte per roma comandato al ministero. satanina è incinta e soffre molto durante il viaggio di mare, ma non ci pensa più. 4974_6241_000236 fu trovata addosso la borsetta nella quale, sissignori, c'era la piastra da cinque, ma c'erano anche due vecchi marenghi da venti lire e non due monetine da due centesimi, come al noccia era sembrato a prima vista, là nel caffeuccio. 4974_6241_000237 il servo. gli domandai cercando angustiato uninterpretazione. accennò di sì, più volte col capo irosamente, poi con la mano tremolante. mi fece altri gesti: lo caccio via. 4974_6241_000238 fischiava, mugolava, ruggiva in tutti i toni ed era in certe scosse lunghe e tremende di tanta veemenza che pareva volesse schiantar le case e portarsele via. 4974_6241_000239 i ragazzi, si sa, sono vivaci, il professore è brutto e non ci vede molto. dunque baldoria e, per conseguenza, continue riprensioni del direttore del ginnasio al subalterno che non sa tenere la disciplina. 4974_6241_000240 calare cichè aveva fame, ma pur non voleva dargliela vinta si rimise a zappare. aspetta, aspetta. il corvo sempre lassù, come se glielo facesse apposta. 4974_6241_000241 non ne disse niente a nessuno, perché sapeva che quando gli spiriti prendono a bersagliare uno guaj a lamentarsene, ti ripigliano a comodo e te ne fanno di peggio. 4974_6241_000242 sì, bello, mio sì. sta zitto, sta zitto, silenzio. e perché non torna satanina? non trova forse il lume che fa? 4974_6241_000243 quel povero albero, io lo ricordo- sera levato sul magro stelo cinereo con evidente sforzo e rizzando i rami come a supplicare desideroso di vedere il sole e laria libera. 4974_6241_000244 pregava quella appena. se lo vedeva davanti come una fantasima con la boccetta dellacido fenico in una mano e il pennello nellaltra. piano, per carità, si metteva a sedere sul letto e spalancava la bocca, che pareva un forno arroventato. 4974_6241_000245 là, ormai non è lo stesso, anzi meglio là. hai visto come è bello: i tengo tutti impicciati e io ho tanta voglia di dormire. 4974_6241_000246 intanto dolfo dolfi non cè più per tenere a freno gli scolaretti in iscuola e i monellacci in istrada, e la gazzarra è scoppiata in classe e fuori, più indiavolata che mai. il direttore del ginnasio ne è. 4974_6241_000247 si va avanti così tre anni. tutti domandano al professor corvara amidei come faccia a andar daccordo con quella bufera duomo che è il professor dolfo dolfi. 4974_6241_000248 tanto gli basta la gioja di vedersela davanti ridente e vorace. le darebbe da mangiare anche le sue misere carni, se le stimasse degne dei dentini di lei. 4974_6241_000249 quando gli pare che il telegramma di risposta non possa ormai più tardare di molto, rincasa con la speranza di trovar su satanina. ma il portinajo gliela leva subito. 4974_6241_000250 che, tenendosi con ambo le mani i cerfugli lanosi spioventi su gli occhi, andava curva e piangente, guardando in terra, ancora in cerca della sua borsetta. 4974_6241_000251 dove suonano, non spirava alito di vento. da qual mai chiesa lontana, dunque, poteva arrivar loro quello scampanìo festivo? 4974_6241_000252 è libero pensatore e ha con sé una figliuola naturale a cui ha imposto questo magnifico nome satanina. 4974_6241_000253 aveva stentato tanto per arrivare fin lassù a quellaltezza. più su ormai non poteva arrivare meglio morire. 4974_6241_000254 ed era ritornato a casa col solo berrettino da marinajo in capo. in compenso, il babbo gli aveva detto tante belle cose imbecille, somaro scimunito, e gli aveva carezzato con tanto slancio gli orecchi che per miracolo non glieli aveva strappati. 4974_6241_000255 affamato col pane, lì a due passi, signori miei, senza poterlo toccare, si rodeva dentro cichè, ma resisteva, stizzito ostinato. 4974_6241_000256 il professor corvara amidei apre di nuovo le braccia che provi un po, sor padrone. gli suggerisce allora quella che provi un po a cercarla giù. 4974_6241_000257 ma se questo non ti garba, perché temi che ti sporcheresti i rosei piedini trovando troppo imbrattate le campagne e le vie della città per il tuo ingresso trionfale? 4974_6241_000258 ma la men giovane delle suore che veniva ad aprirmi la porta rispondeva sempre con un gesto di triste rassegnazione alla mia prima, ansiosa domanda. 4974_6241_000259 non sarebbe stato serio prestar fede alla persecuzione di un certo spirito maligno di cui quell'arrestato farneticava. 4974_6241_000260 quando il saltimbanco, tra laccorato stupore della folla raccolta intorno fa lavorare un suo pagliaccetto gracile, pallido come grida. ancora più difficile, signori, stiano a vedere. si passa a un esercizio ancora più diffficile. 4974_6241_000261 si prova a inghiottire. intendono forse i suoi colleghi chegli dovrebbe sposar satanina? appena questidea gli balena. rimane come basito. 4974_6241_000262 e allora io, per non disturbarlo, me ne stavo zitto come le due suore assistenti. veramente quegli occhi, non si sapeva più come. 4974_6241_000263 al ministero. il professore corvara amidei è relegato nella stanza degli scrivani come correttore, ma non corregge nulla. quei miseri impiegatucci alla giornata han fiutato subito con chi hanno da fare. 4974_6241_000264 ed ecco invece nulla. nulla. egli ora può licenziare la serva, pagarle il resto della mesata, rispondere anche alle altre esortazioni chella gli fa, nellandarsene col suo solito. e va bene, e va bene. 4974_6241_000265 il noccia, la fermò toccandole lievemente una spalla, trasse dal portafogli due biglietti da dieci lire e, tutto commosso per la buona azione che faceva, glieli porse balbettando che li accettasse per la perdita sofferta. 4974_6241_000266 e dolfino chiama dallaltra camera, in fondo sbigottito: papà, papà. allora satanina, come sospinta da una susta, scatta in piedi e corre dal figliuolo. 4974_6241_000267 le quali pare stieno a aspettare con tutti i mobili che la placida vita consueta seguiti a svolgersi fra loro. 4974_6241_000268 era rimasto impressionato del caso di quel bambino che moriva contemporaneamente a lui, e mentre per sé non si lagnava nemmeno di quello, si affliggeva così che pareva non se ne potesse dar pace. 4974_6241_000269 che fai? gli domandò, voltandosi e dandogli in testa con la cavezza. ti sei addormentato il corvo alla botta. 4974_6241_000270 scosse il capo con le ciglia corrugate, poi richiuse gli occhi e nella cameretta ritornò il silenzio consueto. quanti giorni sono? domandò dopo un lungo tratto senza aprire gli occhi. 4974_6241_000271 babbaccio e che fai? ma guardate un po le uova cova, servizio di tua moglie babbaccio. non è da credere che il corvo non gridasse le sue ragioni. le gridò, ma da corvo e naturalmente non fu inteso. 4974_6241_000272 quando fu pronto cosmo, antonio corvara amidei si strinse nelle spalle, si provò pian piano a protendere il collo e, socchiudendo gli occhi, sospirò ancora una volta, e va bene. 4974_6241_000273 sicché tutta la nostra condotta appare all'improvviso agli occhi altrui, e anche ai nostri stessi, sotto una luce sinistra dalla quale non sappiamo più così soprappresi come sottrarci. 4974_6241_000274 e va bene. sospirò turbandosi di nuovo. ma fu per poco. passata la stazione di carroceto, cominciò a sentir prossimo il mare. 4974_6241_000275 poi, da lontano ancora e tutt'intorno non c'era anima viva, campagna, alberi e piante che non parlavano e non sentivano che con la loro impassibilità gli avevano accresciuto lo sgomento. 4974_6241_000276 i fusti, altissimi diritti davan, limmagine di colonne dun tempio gigantesco. le fitte corone lassù eran confuse ed escludevano del tutto lo sguardo dalla vista del cielo. 4974_6241_000277 il noccia, ammirava sopra tutti questo grao, lo teneva in conto d'un oracolo, forse a destare in lui tanta ammirazione e così cieca fiducia. 4974_6241_000278 e dal seggiolone di cuojo entro al quale stava sprofondato, volse infine gli occhi alla finestra senza rispondermi. 4974_6241_000279 ma il povero ragazzo che ha già dieci anni e par che li abbia proprio per forza tirati, tirati su dalle più minuziose cure del babbo. il povero ragazzo corre, ahimè, il rischio daver la stessa fortuna del padre, o forse no, si spera. 4974_6241_000280 la malattia della serva. ci aveva guadagnato questo e poi ancora un po di pazienza. bisognava che si facesse tutto da sé. 4974_6241_000281 guarda, guarda. mi diceva, mostrandomi i passerotti che dalle grondaje spiccavano il volo e si tenevano sospesi su le ali, gridando quasi per esortar più da vicino lalbero a rizzarsi. 4974_6241_000282 si sentiva tutto il sangue alla testa e gli occhi gli brillavano come per febbre. trasse dalla tasca in petto il portafogli gonfio di carte da cento. 4974_6241_000283 qualche scherzetto innocente per passare il tempo, quando mancano le pratiche da ricopiare, degli errori poi che essi commettono ricopiando, la colpa, si sa, è appioppata a lui, al professor corvara amidei. 4974_6241_000284 pareva un morto venuto su dalla sua nicchietta sotterranea per darsi ancora da fare, per muoversi, per bearsi ancora dellaria e del sole. zitto, zitto e affaccendato, senza più, nessun pensiero, nessuna curiosità della vita. 4974_6241_000285 egli ti fa sapere che è ancor tutto gonfio di vento, povero vecchio, e ti prega che sii contenta di fargli, se non altro, buttar fuori questo, che ti snebbierebbe anche laria ben bene e ti spazzerebbe le terre dalle sudicerie che vha fatto. 4974_6241_000286 provò il bisogno di lasciar loro intendere che con quelle stesse arti egli aveva guadagnato colà il suo danaro. dovette insomma confarsi al modo di pensare di quelli. 4974_6241_000287 c'è lì la borsetta. la mia borsetta l'ho lasciata lì, così, investito il noccia, guardò la grinta della vecchi e subito concepì il sospetto che 4974_6241_000288 credette sinceramente ch'egli, senza volere, vivendo lì, respirando in quell'aria, avrebbe appreso quell'arte in poco tempo. 4974_6241_000289 e se non ha un fine, avrà pure una fine. questo è certo. lebbe difatti un bel giorno e dimprovviso la fine. ma non per lui, ahimé, per il professor dolfo dolfi. 4974_6241_000290 ah, il vento. ecco, il vento è cessato. e come mai si reca dietro la vetrata a guardare la via illuminata di là, dal prossimo giardino annesso alla casa degli ufficiali, che escono allegri dalla mensa? 4974_6241_000291 papà dice: allora dolfino piano, piano. papà, io non la voglio, fa troppo odore zitto figliuolo, mio zitto. 4974_6241_000292 nessuno volle credere alla buona fede del noccia. come mai non s'era accorto che il grao faceva volta per volta di soppiatto il giuoco inverso? non se n'era accorto perché anche lui credeva a occhi chiusi che quella vasta impresa commerciale, se non proprio centuplicato. 4974_6241_000293 si volge verso la folla ammiccando e scoprendo nella contrazione del volto i denti gialli, si stringe nelle spalle, protende il collo, ma langoscia gli serra troppo la gola e non può ripetere anche questa volta. 4974_6241_000294 e si rimetteva a zappare. si fece l'ora della colazione, perplesso se andare per il pane o attendere ancora un po, cichè alla fine si mosse. 4974_6241_000295 e se la ficcò nel taschino del panciotto per riflettere con comodo se non gli sarebbe meglio convenuto, per non aver tanti impicci, rimetterla al posto dove l'aveva trovata. 4974_6241_000296 tisico tutta un tratto, però, quando ha già preso i primi ordini religiosi, gli avviene dimpuntarsi in questo passo del trattato de gratia. 4974_6241_000297 pareva che la pineta avesse una sua propria aria cuprea, insaporata di quella frescura dombra speciale delle chiese. 4974_6241_000298 e satanina sissignore gli risponde di sì senzarrossire e che, anzi, se egli vi fosse disposto, ella gliene serberebbe eterna gratitudine. 4974_6241_000299 benché in quella cameretta veramente per lombra della sera sopravvenuta non ci si veda quasi più, suona la campana dellavemaria. ave maria, dice forte, apposta la balia dal letto, cominciando la preghiera per sottrarre il padrone alla tentazione. 4974_6241_000300 volle dimostrare che non era, non era perdio, quel che tutti lo stimavano. ma ecco che in tre o quattro occasioni, senza che ne sapesse né il come né il perché, 4974_6241_000301 nonno bauer venne a trovarmi appena ritornato e mi profferse di abitare con lui. non accettai perché, per le buone relazioni di cui godevo, avevo da poco ottenuto un impiego di fiducia che mobbligava a viaggiare continuamente. 4974_6241_000302 eh sì, cosmo antonio corvara amidei in fondo sarebbe anche disposto a ammettere la propria imbecillità. non ne è però al tutto convinto, giacché, a pensarci bene, 4974_6241_000303 cosmo. antonio corvara amidei si mette allora a piangere come un bambino, facendole con la mano cenno di tacere. per carità grata lei. ma che dice? e allora lui? una tal gioja dunque gli serbava la sorte. come crederci? 4974_6241_000304 e forse quei passerotti, anche loro ripetevano al vecchio albero le solite frasi: gli inutili consigli, i vani ammonimenti che si sogliono dare ai caduti, a gli sconsolati. 4974_6241_000305 era statr quattranni a parigi, poi a nizza, poi a torino, poi a milano, cadendo man mano sempre più nel fango. 4974_6241_000306 ché altrimenti vorrebbe anche lui la sua parte per i minuti piaceri. e dove sandrebbe a finire, buona ragazza satanina. 4974_6241_000307 a lei il ritratto a lei. e quando credevo che lo sapesse. ma sì, la sora padrona ci andava, gni mattina ci andava, e poi il. 4974_6241_000308 tanto il direttore del ginnasio quanto i colleghi, a questa sua risposta alzano le spalle e socchiudono gli occhi, sospirando come non ne sono contenti. non pare loro ben fatto. il professor corvara amidei sallontana sconcertato. 4974_6241_000309 al fragore del treno si levò uno stormo di passeri e unallodola in alto, librata sulle ali brillanti, trillò. il professor corvara amidei. si ricordò allora della prima proposizione della grammatica latina, che da tanti anni non insegnava più. 4974_6241_000310 guardava curioso nella camera, come se volesse domandare che fate poi a un tratto un frullo e via, quasi avesse compreso che cosa in quella camera si stesse ad aspettare. 4974_6241_000311 il figliuolo tanto malato, quella donnaccia che lo disonorava, quel prete che lopprimeva la spesa superiore alle sue misere condizioni, alla quale bisognava pur sottomettersi per la speranza, forse vana, ahimé, di recar bene a dolfino. 4974_6241_000312 dalle finestre delle case. i bambini sorridevano, storditi a quel passerajo fitto, continuo, assordante. nonno bauer si affacciava con me, sorrideva con aria misteriosa di vecchio mago. mi diceva socchiudendo gli occhi: aspetta. 4974_6241_000313 si leva da terra e si nasconde la faccia con le mani, seguitando a implorare: bacerò, bacerò la terra dove tu metti i piedi. cosmo, se tu mi perdoni, se tu mi salvi. 4974_6241_000314 a lei dal ministero tien fisso di continuo il pensiero e quasi la vede là nelle stanze dellumile casetta presa a pigione in via san niccolò da tolentino. 4974_6241_000315 volle anzi sapere quanti anni avesse il bambino e se i medici avessero dichiarata la malattia tifo. 4974_6241_000316 massime, quandessa dimostri con tanta perseveranza limpegno di volerla proprio pigliare coi denti contro di uno. in questo caso bisogna lasciarla fare la vita, ché un fine, forse nascosto, lo ha. 4974_6241_000317 intanto era prossima la primavera, stagione più delle altre nociva ai malati di petto, e il medico aveva consigliato al professor corvara amidei di condurre dolfino al mare. 4974_6241_000318 pensò che nel circolo di compagnia gli sfaccendati del suo paese leggevano i giornali di roma, dall'articolo di fondo all'ultimo avviso di pubblicità in sesta pagina. 4974_6241_000319 le aveva già negato più volte il perdono, sdegnosamente a ogni nuovo assalto. per prevenire le rampogne del prete, si accostava a lui sospirando con la solita mossa e stropicciandosi per di più le mani. e va bene, e va bene. 4974_6241_000320 un giorno nonno bauer mi domandò se ero stato a vedere il suo giardinetto. cero stato, ma non avevo voluto dirglielo. perché non me lhai detto, fece egli. 4974_6241_000321 egli lo avrebbe offeso credendo in lui. e chi, dunque? chi dunque, aveva il governo del mondo, di questa sciaguratissima vita degli uomini? 4974_6241_000322 qualcosa certamente devesserle accaduta, perché né la tavola nel salottino da pranzo è apparecchiata, né in cucina cè alcunché preparato per il desinare. 4974_6241_000323 vuol dire che, dora in poi, il professor corvara amidei farà a meno del sigaro, del caffè e di qualche altra coserella per pagar le spese del baliatico? 4974_6241_000324 una pigna, come sì una grossa pigna. staccandosi in quel momento dai rami, lassù piombò, a guisa di fulminea risposta, sul capo del professor corvara amidei. 4974_6241_000325 perfino chiamare. s'era sentito qualche sera, ritornando tardi dalla campagna, lungo lo stradone, presso alle fornaci spente dove a detta di tutti ci stavano di casa. chiamare e come. 4974_6241_000326 eccolo in viaggio per roma a sollecitare di persona il patrocinio del deputato del suo collegio. aveva già quarantasette anni e l'animo gli s'era profondamente incupito per tutta quella guerra d'odio e di invidia. 4974_6241_000327 credette sinceramente che la necessità d'ingannare i cattivi pensieri venissero dal fermento stesso di quella vita esagitata, esalassero dalle bocche delle stive, dall'acqua stessa del mare, sporca di zolfo e di carbone? 4974_6241_000328 col nobilissimo scopo di allibertare il commercio dello zolfo dallo sfruttamento delle case estere d'esportazione che avevano sede nei maggiori centri. 4974_6241_000329 via, venite con me. gli grida il delegato. egli si volta a guardarlo sotto il turbante delle fasce. quella faccia da morto con gli occhiali incute sgomento e orrore alla folla che ha invaso la camera. 4974_6241_000330 ora si sentiva stanco. era tempo di chiudere gli occhi e dormire per sempre là nella nicchietta sotto le rose dellaltro giardino. 4974_6241_000331 gli parlai allora delle sue piante tutte in fiore, esagerando per fargli piacere la mia ammirazione. gli occhi di nonno bauer si avvivarono di contentezza. ci andrò presto. peccato che non possa più vederlo. 4974_6241_000332 e va bene. certi giorni, alluscita dal ministero, lo attendevano don melchiorre spanu, di qua, sui gradini di santa maria della minerva, la moglie di là, appoggiata maestosamente alla ringhiera del pantheon. 4974_6241_000333 non che la balia, che lo aveva allevato e che, rimasta vedova e sola, era venuta a trovarlo per star con lui, da governante ora, e da serva, rientrando in casa con la spesa giornaliera. 4974_6241_000334 dellaltro giardino. ogni giorno, andando a visitarlo, mi sorgeva innanzi alla porta la speranza che la mia assidua costernazione dovesse essere ovviata da un repentino miglioramento. 4974_6241_000335 perciò la vecchia reclamava con tanta rabbia il resto, ma anche cento lire, anche duecento, anche mille. gliene avrebbe. date ora il noccia. 4974_6241_000336 e prima si scostò e poi si alzò per farla cercar. bene, e quando la vecchia, dopo aver cercato su la panca, sotto la panca, tra i piedi dei tavolini, con irosa smania che lasciava intender chiaramente quel sospetto, 4974_6241_000337 e in quel suo volto egli sentiva ora quasi un disagio insolito per certe rughe che di tratto in tratto gli si spianavano ammirando lo splendore della città. 4974_6241_000338 cheto e chinato, col cuore in gola, lasciò il posto e si nascose lontano. il corvo però, come se godesse del suono della sua campanella, s'aggirava in alto, in alto e non calava. 4974_6241_000339 il professor corvara amidei rimette a giacere dolfino che trema tutto dallo spavento, lo esorta pian piano a far buon animo ché non è nulla, ché presto ritornerà a lui, e se lo bacia quasi a ogni parola, rattenendo le lagrime. 4974_6241_000340 accorse, il corvo era lì tenuto per lo spago che gli usciva dal becco e lo strozzava. ah, ci sei caduto. gli gridò afferrandolo per le alacce. 4974_6241_000341 villa. la nanerottola di guardia, nel rivederlo in quello stato, col volto tutto imbrattato di sangue, strillò inorridita, gesù che ha fatto. 4974_6241_000342 egli rimane a bocca aperta. poi comincia a passarsi le mani nocchierute su le gambe, pian piano, zitto, vole, sor padrone, che vada giù io a sentire in due salti, onosco lui il pittore francese. 4974_6241_000343 par che non senta e la servetta allora scappa via. in capo a pochi minuti è su di nuovo, affocata, ansimante, appena può trar fiato. 4974_6241_000344 satanina che, fin dalletà di diciottanni alla morte de padre, voleva andarsene, come si sa, alla ventura fuggita, col pittore francese che le faceva il ritratto. 4974_6241_000345 oh, via. fece tra sé. a questo punto il noccia in fin dei conti son cinque lire e stava per trarre dal taschino la borsa quando entrò di furia nel caffeuccio e s'avventò verso il suo tavolino un sudicia vecchia dalla faccia aguzza. 4974_6241_000346 perché si sente preso dal freddo, da un freddo curioso, alle ossa invadente, ma non si muove. ripete fra sé quelle poche notizie che gli ha dato la 4974_6241_000347 imbecille. vah, poteva starsene qua col su sposo che la trattava. osi, perbenino tranquillo, là poeromo come una tartaruga. 4974_6241_000348 dopo il nostro rovescio finanziario e la conseguente morte di mio padre, se nera andato in alsazia a trovare i parenti sconosciuti. trascorsi circa sette anni, eccolo di ritorno in italia, vinto dalla nostalgia per il paese in cui era nato e cresciuto. 4974_6241_000349 quantunque lo ritenessero capace di approfittarsi anche di poche lire, avrebbero detto sghignazzando che la borsetta lui l'aveva consegnata alla questura perché conteneva soltanto una piastra e quattro centesimi. 4974_6241_000350 dove stanno que certi un so son forastieri che fan le pitture, so duno che le faceva un so il ritratto. il professor corvara amidei si scuote, la guarda un po. 4974_6241_000351 che voleva dirmi laffanno cresciuto. non dava adito alle parole che volevano certo esser aspre, a giudicare dagli sguardi e dai gesti con cui, tossendo, cercava di farmi comprendere. 4974_6241_000352 i due si lanciavano da lontano, occhiatacce fulminanti, il prete stropicciandosi le dita sul mento e su le guance, dove le ispide punte della barba pareva gli rinascessero ogni volta sotto il raschiamento del rasojo. 4974_6241_000353 mentre le povere foglie basse morivano nel fango della via calpestate in tutte le stagioni, allora del tramonto quellalbero si popolava duna miriade di passeri, che pareva vi si dessero convegno da tutti i tetti della città. 4974_6241_000354 ma anche per le vie di sassari. il professor cosmo antonio corvara amidei è sbeffeggiato da tutti i monelli finché non viene un collega dolfo dolfi, professore di scienze naturali, che prende a proteggerlo in iscuola e fuori. 4974_6241_000355 appena arrivato al podere, tolse all'asino la bardella e lo avviò alla costa a mangiar le stoppie rimaste. col suo asino cichè parlava: come sogliono i contadini? 4974_6241_000356 forse era vuota, se non vuota che poteva mai contenere pochi soldi, qualche lira d'argento e il noccia rimase un pezzo perplesso se prenderla. 4974_6241_000357 perduto il posto e quel che più gli dolse, anche la speranza di far sua la figlia del grao, e che si sentì come cascar dalle nuvole allorché il grao gli venne avanti con le braccia aperte per ringraziarlo di quanto aveva fatto. 4974_6241_000358 meglio abbondare, professore, meglio abbondare quando si tratta di ragione. e va bene. sospira il professor corvara amidei stringendosi nelle spalle, allungando il collo e socchiudendo gli occhi dietro le lenti doppie da miope che pajono due fondi di bottiglia. 4974_6241_000359 abbiano pazienza. accendo il lume. balbetta la balia spaventata cosmo. antonio corvara amidei si tiene stretto con tutte e due le braccia. dolfino che sè inginocchiato sul letto. 4974_6241_000360 a nove anni, dopo aver sofferto tutte le malattie, che sono come i gradini, per cui dalla tenera infanzia, con lajuto del medico da un lato e del farmacista dallaltro, si sale alla vispa fanciullezza. 4974_6241_000361 lo legò per i piedi, lo appese all'albero e tornò al lavoro. zappando, si mise a pensare alla rivincita che doveva prendersi: gli avrebbe spuntate le ali perché non potesse più volare. 4974_6241_000362 lui che conosceva a chi essa apparteneva e gliel'aveva negata in faccia. no no, buttarla via sarebbe stato un atto anche più vile di quel che aveva dianzi commesso. 4974_6241_000363 bene sposando, per dare il pane a unorfana, la quale per forza aveva voluto accettarlo a questo patto, mentregli onestamente e con tutto il cuore avrebbe voluto offrirglielo altrimenti. 4974_6241_000364 c'erano pochi avventori e molte mosche. il noccia ordinò una tazza di birra e stese la mano al tavolino accanto per prendere un giornale che vi stava posato, ma le mosche lo tormentavano per. 4974_6241_000365 buona la fava. ora a me brutta bestiaccia sentirai. tagliò lo spago e, tanto per cominciare, assestò al corvo due pugni in testa: questo per la paura e questo per i digiuni. 4974_6241_000366 sonò per un tratto nella notte la furia di quella corsa disperata. poi s'intese un gran tonfo e più nulla. 4974_6241_000367 erano cominciati gli acciacchi della vecchiaja dopo la settantina e nonno bauer, non potendo più uscir di casa tutti i giorni, se ne stava alla finestra a conversar col giardiniere e a fare allamore, comegli diceva, con le rose del giardino. 4974_6241_000368 pesava. l'aprì un poco, vi intravide una piastra d'argento e due monetine da due centesimi. tornò a guardare il caffettiere. 4974_6241_000369 e così nonno bauer si tranquillò. io pensai, conoscendo purtroppo che la morte non poteva esser lontana, di domandare lassistenza di due suore per quegli ultimi giorni, ed egli non si oppose. 4974_6241_000370 e sapete perché quel giorno io trovai nonno bauer così arrabbiato contro il suo servo? perché non era vero che questi si fosse recato ogni mattina al camposanto a curare il giardinetto, come nonno bauer gli aveva ordinato. 4974_6241_000371 proprio come quel suo, principale e degno come questo d'esser giocato e poi buttato là in un canto con una pedata. avvenne intanto che per invidia dell'agiatezza che gli era venuta da quelle nozze con la figlia del ricchissimo speculatore. 4974_6241_000372 piegò avvilito la cima, si curvò sul tronco nonno bauer. vedendolo così cominciò a smaniare, a sentire una pena che gli toglieva il respiro. 4974_6241_000373 beneficii. il noccia cominciò a credere, allora, all'esistenza d'un certo spirito maligno, nato e nutrito dall'odio, dall'invidia, dal rancore, dai cattivi pensieri e, insomma, da tutto il male che ci vogliono i nostri nemici. 4974_6241_000374 ed era per lui una consolazione veder questaltro invece dalla finestra, sollevandosi un poco su la vita a stento e allungando il collo quanto più poteva. 4974_6241_000375 da molti e molti anni fra una grave sciagura e laltra. i diuturni dolori gli avevano quasi vestito la mente. duna scorza di stupidità. 4974_6241_000376 botte finché non strilla entrando. bisogna strillare al di febbrajo del, al di marzo del cinque balie. 4974_6241_000377 era cosciente del suo stato e non se ne rammaricava, punto. aveva vissuto a lungo, aveva assaporato la pace. 4974_6241_000378 il bambino è ammalato, spiegò nonno bauer come se parlasse in sogno. nove giorni, risposi, e la febbre sempre alta, a un modo, 4974_6241_000379 almeno per il primo mese durante il quale laria di roma sarebbe stata per lui troppo sottile. così, cosmo antonio corvara amidei. 4974_6241_000380 finché per le campagne non si sparse la notizia di quel corvo ladro che andava sonando la campanella. per il cielo cichè ebbe il torto di non saperne ridere, come tutti gli altri contadini che se n'erano messi in apprensione. 4974_6241_000381 scese di lì a poco alla stazione di nettuno, ancora stordito e inebriato da quel primo respiro che, rivedendo il mare, aveva tratto proprio dal fondo dei polmoni come non gli era più avvenuto da tanto tempo. 4974_6241_000382 fosse putacaso un vecchio ladro di bella reputazione, allora sì inchini e scappellate. ma un povero galantuomo di quella fatta, perché rispettarlo? del resto non gli fanno nulla. 4974_6241_000383 uno spirito maligno che ci sta sempre attorno, agile, vigile e pronto a nuocerci, approfittando dei nostri dubbi e della nostra perplessità con spinte e suggerimenti e consigli e insinuazioni che hanno in prima. 4974_6241_000384 quando si sentì chiamare da una nanerottola che gli correva dietro come una papera: ehi, ehi, si paga, si paga il biglietto. 4974_6241_000385 non vede che satanina non pensa, che a satanina non sogna, che satanina non attenderebbe più neanche a cibarsi, se satanina stessa non ve lo costringesse? 4974_6241_000386 in mezzo alla via. allalba arriva finalmente la risposta della balia negativa. lultimo filo di speranza così è spezzato. 4974_6241_000387 ma di. ma un consulto non lhanno ancora tenuto e consigliava i medici da chiamare. avrebbe voluto salvarlo a ogni costo. 4974_6241_000388 egli che anzi sera inteso di far sempre il bene. bene lasciando labito ecclesiastico quando la sua logica non sera più accordata con quella dei dottori della chiesa, la quale avrebbe dovuto esser legge per lui. 4974_6241_000389 che già saccarezzava sul labbro un pajo di baffetti immaginarii e a cavallo duna, seggiola, con una sciabola di legno in mano, un elmo di cartone in capo marciava a debellare in africa i beduini. 4974_6241_000390 i grandi occhi chiari d'acciajo negli sguardi obliqui, davano in quel suo volto fosco, bruno, cotto dal sole nelle lontane, arrabbiate spiagge di sicilia, l'impressione d'un vuoto strano. 4974_6241_000391 ora, in quel giorno di tregua, essendo finalmente riuscito a intravedere come si potesse davvero sentir la gioja di vivere, ebbe la cattiva ispirazione di provarsi di nuovo a penetrare nel folto di quelle antiche considerazioni. 4974_6241_000392 e voleva star sempre con lui e curarlo e carezzarlo giorno e notte, così come faceva ora. così il figlietto suo bello, il figlietto suo caro. 4974_6241_000393 protetto da dolfo dolfi cosmo. antonio corvara amidei vorrebbe finalmente rifiatare, ma non può. il suo protettore non gliene lascia il tempo. 4974_6241_000394 uno degli avventori si profferse di cambiar lui il biglietto e il noccia, lasciando una mancia di cinque lire. uscì dal caffeuccio. 4974_6241_000395 si divertiva poi a rendere furioso il mare perché si ripigliasse la spiaggia e venisse a rompersi, fragoroso e spaventevole, contro le mura delle case. 4974_6241_000396 traballando col passo legato, si trascina fino alla camera del figlio, ribellandosi ferocemente alla balia che, saltata dal letto in camicia, a quegli urli, vorrebbe trattenerlo per sapere che ha fatto, che è stato. 4974_6241_000397 ecco sì, avrebbe lasciato al banco venti lire alla presenza di quei testimoni, o avrebbe domandato al caffettiere l'indirizzo della vecchia per recarsi lui stesso a dargliele. 4974_6241_000398 essendosi egli messo in tasca la borsetta quella dovesse ritener per certo che avesse voluto appropriarsela. e allora le rivolse un sorriso vano, da scemo, e si finse ignaro: una borsetta dove? 4974_6241_000399 lo spettacolo di quellessere, ancor del tutto cosciente che con tanta tranquillità sera conciliato col pensiero della morte, mi cagionava un occulto, indefinibile sentimento. ma di lì a pochi giorni, unaltra cosa doveva stupirmi maggiormente. 4974_6241_000400 e a passarsi meccanicamente le mani sulle gambe. la servetta sta un pezzo a mirarlo impietosita, poi esclama tra sé, alludendo alla padrona: 4974_6241_000401 per una inesplicabile intestatura su un conto sbagliato, s'era visto citare in tribunale per poche centinaja di lire da un suo subalterno, colmato di beneficii. 4974_6241_000402 il professor corvara amidei non si ricorda più, quasi dessere stato lì, lì per morire allospedale. allora, dopo quellesercizio, ancora più difficile, 4974_6241_000403 il professor corvara amidei non seppe andar più oltre. si tolse quasi istintivamente il cappello e sedette per terra. poi si sdrajò. 4974_6241_000404 e disonorar le sue fatiche e il frutto di esse per aver pregio e considerazione agli occhi loro. e s'aggirò faccente, con l'aria d'un furbo matricolato. 4974_6241_000405 bussano furiosamente alla porta, la balia scappa a infilarsi, una sottana corre ad aprire un fiume di gente. soldati e ufficiali allagano vociando la casa, ancora al bujo, dietro a due carabinieri e al delegato. 4974_6241_000406 dolfino sapeva fino alletà di otto anni che la mamma sua era morta nel darlo alla luce. ma due anni fa, un bel giorno, mentre il padre si trovava allufficio, 4974_6241_000407 e lui non trovava più modo a confortarlo con qualche parolina, perché quel mugolo del vento, più che il fragore del mare, gli toglieva non che la voce, ma finanche il respiro. 4974_6241_000408 seguita a gironzolare di qua e di là dove lo portano i piedi, con la testa che gli gira come un molino, e non saccorge neppure che sè fatto bujo. 4974_6241_000409 alle porte di roma la primavera, in un non so che di roseo, fuggevole e palpitante tra il tenero verde dei prati, che era forse un gruppo di peschi fioriti. 4974_6241_000410 purtroppo però il fanciullo era spacciato. il giorno in cui diedi a nonno bauer la triste notizia, cera da lui a visita il vicino giardiniere. 4974_6241_000411 il corvo di mìzzaro nero, nell'azzurro della bella mattinata, sonava di nuovo: pei cieli la sua campanella, libero e beato. 4974_6241_000412 di botto. a quella vociaccia inaspettata, l'asino si fermò. il collo ritto, le orecchie tese, cichè scoppiò in una risata, arrì ciccio che ti spaventi. e picchiò con la corda l'asino sulle orecchie. 4974_6241_000413 il vicino giardiniere, venuto quella mattina a fargli visita, gliene aveva dato la brutta notizia. non ci fu verso. 4974_6241_000414 anche nella morte. nello staccarsi dai rami, in autunno le foglie di lassù avevano una lieta sorte: volavano via col vento in alto, cadevano su i tetti, vedevano il cielo ancora. 4974_6241_000415 e tutta lanima gli si allargò, ilare e trepidante, nella viva aspettazione di quella tremula azzurra immensità che, da un momento allaltro, gli si sarebbe spalancata davanti a gli occhi. 4974_6241_000416 entra, si precipita, cade in ginocchio ai piedi del professore, il quale indietreggia sbalordito, gli saggrappa all giacca gridando scarmigliata: cosmo, cosmo, per carità, lasciami veder. dolfino mio, perdonami, salvami, abbi compassione di me. 4974_6241_000417 aveva gran parte una figliuola che costui aveva bellissima e della quale egli si era innamorato. il fatto è: 4974_6241_000418 papà, dove ti corichi tu? per lei non cè letto. tu devi coricarti qui. papà, senti accanto a me. 4974_6241_000419 che vuoi? gli chiede il ragazzo, tremando, atterrito: strappameli dal naso, bello mio, così bravo. ora non ti vedo più. 4974_6241_000420 rimasto solo, però, rimessosi a sedere, saccorge tutta un tratto che non ha più voglia neppure dalzare un dito e che il mondo dunque davvero è crollato per lui. ma così quietamente, senza parere. 4974_6241_000421 l'asino che se ne stava poco discosto a strappar le stoppie dalla costa, sentendo gracchiare il corvo, aveva preso intanto la fuga, spaventato cichè lo arrestò con la voce, poi, da lontano, gli mostrò la bestiaccia nera. eccolo qua, ciccio, lo abbiamo, lo abbiamo. 4974_6241_000422 gli pare che sia forse alquanto più imbecille di lui la vita in genere, ecco, e che non valga perciò la pena dessere o d apparire accorti o scaltri. 4974_6241_000423 cosmo. antonio corvara amidei, animato da fervido zelo religioso, entra in seminario pochi giorni prima dentrarvi seguendo alla lettera una delle sette opere corporali di misericordia: sera spogliato dun bellabituccio nuovo. 4974_6241_000424 aggiustò la bardella sul dorso dell'asino, tolse il corvo e lo appese per i piedi al posolino della groppiera, cavalcò e via la campanella legata al collo del corvo. si mise allora a tintinnire. 4974_6241_000425 e ne perdeva ancora da una bella ferita che dal sommo del capo gli andava giù, giù dietro lorecchio. ancor tutto intronato, riuscì a levarsi in piedi e a grande stento si trascinò fino al cancello della villa. 4974_6241_000426 ridiscende la scala quantè lunga per domandare al portinajo qualche notizia. ne domanda anche ai bottegaj, lì presso alla servetta del pigionale che gli sta accanto. nessuno sa nulla. 4974_6241_000427 la donna con un sogghignetto perfido su le labbra dipinte. il professor corvara amidei, uscendo ogni sera su la piazza, volgeva uno sguardo obliquo a quella ringhiera, dove di solito si appostava la moglie. 4974_6241_000428 zappare. passò un'ora, ne passarono due di tratto in tratto. cichè interrompeva il lavoro credendo sempre di udire il suono della campanella. per aria ritto sulla vita tendeva l'orecchio niente. 4974_6241_000429 quelle tre idee del ritratto del pittore francese e di lei che ci andava ogni mattina, gli si fissano nel cervello come tre stellette di carta, di quelle che piglian vento e girano. 4974_6241_000430 ladro, accorse gente da tutte le parti, accorsero anche due guardie di questura e al noccia che, dapprima stordito, poi abbrancato da cento braccia, aveva preso a divincolarsi inferocito. 4974_6241_000431 angosciato dalla paura di non avere in sé tanto rigoglio da arrivare oltre i tetti delle case che lo circondavano. ma finalmente, cera arrivato. 4974_6241_000432 si vide tutt'a un tratto posto a capo d'uno dei più grossi depositi di zolfo, il proprietario giovanotto ambizioso che aveva dovuto interrompere gli studi universitarii per la morte improvvisa del padre. 4974_6241_000433 quel vento lo faceva impazzire. villeggiatura borbottava tra sé. già metà del mese era passata. la spesa in più del fitto, la mancanza dei comodi di casa, laggravamento del mal di dolfino. 4974_6241_000434 al professor corvara amidei. sembrava di trovarsi su una nave assaltata e sbattuta dalla tempesta. il povero dolfino nera atterrito. 4974_6241_000435 il professor corvara amidei apre le braccia, poi si cala pian piano a sedere su una seggiola e rimane lì come inebetito, aggiunge tutta la notte. o dove mai la polessere andata? 4974_6241_000436 che da quella finestra bassa poteva conversar comodamente col giardiniere e, allungando appena un braccio, toccare i rami dun mandorlo, che adesso pareva tutto fiorito di farfalle. 4974_6241_000437 ma pare che abbia perduto anche tantaltre cose: i capelli, intanto, la parola, un po anche la vista. non si ricorda più di nulla e sta circa un anno intronato e come levato di cervello. 4974_6241_000438 imitare quel nobile esempio in questura. avrebbero voluto il suo nome e lo avrebbero stampato sui giornali nel dar l'annunzio della borsetta trovata. 4974_6241_000439 gli fece stimare più che mai indegno quell'atto, pur ammesso che la vecchia avesse avuto il sospetto ch'egli volesse tenersi la borsetta trovata. 4974_6241_000440 è matto, pensò quella e, spaventata, saffrettò a chiamare il boaro della latteria annessa alla villa perché con lajuto duno del ferrovieri che stavano lì presso al cancello a riattare la linea. 4974_6241_000441 gli fece intendere che lo riteneva anche per quella protesta. suo degno compare, anzi suo degno genero. 4974_6241_000442 ma perché nonno bauer? se ne interessava lui più di me e per prima cosa. ogni giorno, nel vedermi entrare, mi domandava come sta, come sta? 4974_6241_000443 che soffiava come un biacco, col naso da civetta e il muso irto di grigi peluzzi, tirandosi via dagli occhi i capelli lanosi scarmigliati sotto il decrepito cappellino annodato al mento. 4974_6241_000444 cavava dalla tasca il portafogli. se non che anche quel portafogli- come la borsetta, siamo giusti- poteva ormai credersi rubato e il noccia fu trascinato in questura. 4974_6241_000445 il professor corvara amidei rimane inchiodato sulla sedia. gli giungono dalla camera di dolfino le tenere espressioni daffetto che colei rivolge al figliuolo, il suono dei baci che gli dà. 4974_6241_000446 ora inchiodato da quindici giorni in quel seggiolone di cuojo da cui non doveva più rialzarsi, egli non sentiva altra pena che quella di non poter recarsi neanche in vettura a vedere il suo caro giardinetto lassù. 4974_6241_000447 i raccomando, signori miei, lasciatemi riveder le carte. attenzione, lei ragione, con una g sola. la scriva per piacere, mi raccomando. 4974_6241_000448 credetti che vaneggiasse e per richiamarlo in sensi gli domandai: dove nonno bauer lì? e alzò appena la mano. 4974_6241_000449 assorti in qualche pensiero lontano che gli atteggiava dun lieve sorriso. le labbra tra la barbetta argentea, veniva a qualcuno quasi quasi la tentazione dandarlo a scuotere e dordinargli che se ne tornasse giù subito a riporsi. 4974_6241_000450 din dindin i contadini che attendevano curvi a lavorare la terra. 4974_6241_000451 aveva preso alloggio nell'albergo della nuova roma, presso la stazione, e faceva ogni volta chilometri e chilometri per andarvisi a rinchiudere per una mezz'oretta. ne riusciva poco dopo, più smanioso di prima e senza mèta. 4974_6241_000452 bestialità con tanto di petto in fuori. nota bene dolfo. dolfi ha la faccia piena di nèi e parlando se li arriccia tutti. una gamba qua, una gamba là. 4974_6241_000453 mangi, però gli faceva osservare poco dopo la moglie, vedendogli ingollare due e tre scodelle di minestra, una dopo l'altra. mangio già masticava cichè digiuno dalla mattina e con la rabbia di non potersi confidare. 4974_6241_000454 pochi giorni dopo il suo arrivo a roma, era stata veduta dal marito, il quale, nello scorgerla in quello stato, quantunque già se lo fosse immaginato- sera sentito mancare in mezzo alla via ed era stato condotto in una farmacia sorretto per le ascelle. 4974_6241_000455 si riscuote a furia di trombate dacqua alla schiena e a ventidue anni e qualche mese può presentarsi agli esami di licenza liceale e andare a napoli alluniversità per addottorarsi in lettere e filosofia. 4974_6241_000456 forò le fave, le legò alle quattro gugliate di spago attaccate alla bardella e le dispose sul tascapane per terra. poi s'allontanò per mettersi a zappare. 4974_6241_000457 e la ragazza che ha già quindici anni e fa da mammina glielo dà con gran mistero, raccomandandogli di non farne sapere nulla, per carità al babbino. 4974_6241_000458 maggiormente sera ammalato duna malattia assai grave. lunico, figlio di un mio intimo amico, vispo e leggiadro fanciullo di circa sette anni. 4974_6241_000459 alito vivo della primavera e rimase incantato a mirare. sì, poteva, poteva esser bella la vita. 4974_6241_000460 la prima e la seconda cambiate perché scarse di latte. la terza perché, nel fargli il bagno, una mattina lo tuffa nellacqua ancor quasi bollente, scordandosi di temperarla. scottatura di secondo grado. 4974_6241_000461 si leva dalla sponda del letto e va al bujo in punta di piedi a origliare fino alluscio della camera che ha la finestra bassa, sullo spiazzo davanti la caserma. satanina sta affacciata a quella finestra e parla sottovoce con qualcuno giù. 4974_6241_000462 qualche cosa gli va proprio male. quel suo, e va bene. e ormai tutti quegli scrivani fra loro non lo chiamano altrimenti che il professor vabene. 4974_6241_000463 senza neppure accorgersi dello stupore di certi visitatori del camposanto che si fermavano in distanza a mirarlo a bocca aperta. lì chino su questa o quella pianta con la forbice o con la zappetta, o 4974_6241_000464 ma poi il direttore del ginnasio, i colleghi gli domandano come intenda di regolarsi con quella povera orfana, rimasta così in mezzo a una strada, senza diritto a pensione, senza alcun parente, né prossimo né lontano. 4974_6241_000465 ma eccolo, già, eccolo, eccolo, e il professor corvara amidei sorse in piedi, tutto tremante dallemozione si sporse dal finestrino. 4974_6241_000466 per quanto amaro che gli fosse rimasto. ma perché dio? no, dio non poteva voler questo. se dio esisteva, doveva coi buoni esser buono. 4974_6241_000467 fatti coraggio. non bisogna avvilirsi. raccogli le forze, rialzati, ma il vecchio albero non aveva ormai più forza di rialzarsi. 4974_6241_000468 impresa per cui egli, in poco tempo, centuplicando le sue ricchezze e diceva poco, avrebbe avuto gloria di salvatore dell'industria zolfifera siciliana e sarebbe stato eletto sindaco subito, senza alcun dubbio. 4974_6241_000469 ma si vide tutt'a un tratto acciuffato dalla vecchia, la quale, scrollandolo furiosamente, si mise a strillare venti lire. a chi le dai? ah, ladro, e il resto, venti lire sole, mi dai al ladro, al ladro. 4974_6241_000470 e l'asino, rizzando ora questa ora, quell'orecchia di tanto in tanto sbruffava come per rispondergli in qualche modo: va, ciccio, va. gli disse quel giorno: cichè, e sta a vedere ché ci divertiremo. 4974_6241_000471 sputate, sputate, e se ne tornava accanto a dolfino con una fissità truce negli occhi, mentre la boccetta dellacido fenico gli tremava in mano. acido fenico. 4974_6241_000472 bagni freddi gliene fanno anche uno ogni due ore, senza paura diglielo al tuo amico. dopo un altro lungo silenzio. volle sapere anche il nome del fanciullo. 4974_6241_000473 lei non vorrebbe, è vero? maffrettai a dirgli impietosito. negò col capo senza guardarmi, quasi vergognoso, mentre la commozione gli agitava le labbra. 4974_6241_000474 il noccia ritornava con questo proposito, sui proprii passi quand'ecco lì, presso l'entrata del caffeuccio, di nuovo la vecchia. 4974_6241_000475 ma lì in mezzo, a quel verde allaperto, dove la sorte crudele certo non poteva esercitare, come in città, la sua feroce persecuzione. 4974_6241_000476 poi, sapendo che prima delle cinque non avrebbe trovato alcun treno per ritornare a roma, pensò doccupare le tre ore che aveva innanzi a sé in una visita al magnifico parco dei borghese, a mezza via tra anzio e nettuno. 4974_6241_000477 nulla, nulla. risponde lui fremebondo abbracciando il figliuolo sul letto. nulla, non ti spaventare, una tegola, una tegola sul capo a un tenente. 4974_6241_000478 lui accendersi il fuoco, lui andar per la spesa, lui apparecchiar da mangiare e non poter condurre neanche per un minuto il ragazzo sulla spiaggia. 4974_6241_000479 dal muffido pacciame delle alghe secche su la spiaggia solcata scavata dal transito incessante dei carri striduli carichi di minerale. 4974_6241_000480 non ne posso più. voglio esser tutta del mio dolfino. ora lasciamelo assistere, curare, per carità, cosmo. antonio corvara amidei casca a sedere su una seggiola. si nasconde il volto con le mani. anche lui. 4974_6241_000481 al pensiero che quel servo vigliacco si fosse approfittato dei brevi momenti durante la giornata nei quali ero costretto ad allontanarmi. pure restai perplesso. 4974_6241_000482 così scavati dentro come erano nel male che lo consumava, nessun rumore, nessun segno di vita. arrivava in quella linda casetta appartata in cui il vecchietto aspettava tranquillo, la morte. 4974_6241_000483 poche ore dopo viene la servetta per far la spesa giornaliera e rimettere in ordine la casa. è una toscaninà tozza, ma svelta, muso duro e linguacciuta ben alzato. 4974_6241_000484 prometto e giuro. disse che gliela farò pagare. e che fece? si portò nel tascapane insieme con la mezza pagnotta e la cipolla, quattro fave secche e quattro gugliate di spago. 4974_6241_000485 anzi, fa di più: lo invita ad accasarsi con lui. olfo olfi entra tardi nellinsegnamento, senza titoli, senza concorso, per protezione dun deputato autorevolissimo. 4974_6241_000486 dopo le nozze celebrate solo civilmente, non potendo il professor corvara amidei sposare anche davanti a dio per i suoi precedenti impegni con la chiesa. listupidimento cresce con la beatitudine. 4974_6241_000487 quello d'un fattorino di telegrafo che aveva trovato per istrada un portafogli con più di mille lire ed era andato a depositarlo in questura. 4974_6241_000488 e ora, dopo linfame tradimento e la fuga di quella donna indegna che gli aveva spezzata lesistenza, ora, quasi certamente, gli toccava a soffrire anche la pena di vedersi morire a poco a poco il figliuolo lunico bene, 4974_6241_000489 è, secondo la teologia cattolica cristiana, una grazia che dio concede a chi vuol salvare, senza attenzione ai meriti o ai demeriti del salvando deus libere movet, dice san tommaso. 4974_6241_000490 questo sospetto in fondo non era ingiusto, poiché egli, veramente, contro la sua volontà, ridendo prima come uno scemo, poi scostandosi e alzandosi per farla cercar lì nel posto, aveva agito come se in realtà avesse voluto appropriarsi quella borsetta. 4974_6241_000491 su in casa non può resistere a lungo al contrasto fra la confusione che ha nellanimo e lordine e la quiete delle tre stanzette. 4974_6241_000492 tal gioja le suscita il rimetter piede nel continente. il pensiero di roma vicina. ah, che bollore improvviso alza il sangue del padre avventuroso nelle vene di lei. 4974_6241_000493 satanina non si sente di allattare da sé il figliuolo e dolfino è messo a balia, lontano, in un paesello della sabina. pazienza. 4974_6241_000494 ah, il suo mare. da quanto tempo più non lo vedeva e che desiderio acuto, intenso, ardente di rivederlo. 4974_6241_000495 poi lo avrebbe dato in mano ai figliuoli e agli altri ragazzi del vicinato perché ne facessero scempio e tra sé rideva, venuta la sera. 4974_6241_000496 andato via da quella casa. nonno bauer, se nera venuto in questa col giardinetto che non apparteneva a lui, non andava più da un pezzo in biblioteca. 4974_6241_000497 così come il noccia aveva fatto. bisognava dunque trattenerlo in arresto e domandare ragguagli in sicilia sul conto di lui. 4974_6241_000498 tutto potevano immaginarsi, tranne che un corvo sonasse così per aria spiriti. pensò cichè che 4974_6241_000499 cichè urlava, a sua volta tirava, tirava la cavezza, ma ormai le due bestie parevano impazzite dal terrore che si incutevano a vicenda, l'una berciando e l'altra fuggendo. 4974_6241_000500 aveva fretta, temeva di perdere il treno. il medico, sentendo chegli doveva mettersi in viaggio, volle abbondare in cautela e gli combinò allora con le bende una specie di turbante, il quale glimpedì dassettarsi il cappello sul capo. 4974_6241_000501 e un mezzo sorriso quasi puerile gli affiorò alle labbra, che subito si contrassero come per fare il greppo, tanto intenerimento aveva provato in quel punto per sé. 4974_6241_000502 la finestra della cameretta posta sul davanti, verso lo spiazzo di fronte alla caserma dei soldati dartiglieria che venivano in distaccamento per le esercitazioni di tiro, era appena allaltezza dun mezzanino. 4974_6241_000503 così acquistò un buon pezzo di terra al camposanto, la casa sotto invece che sopra e senza nessuna pretesa. una piccola nicchietta e lì. 4974_6241_000504 cosmo. antonio corvara amidei ci ragiona su ben bene, parecchie settimane e una notte. alla fine vien sorpreso in camicia, con una candela in mano, infocato in volto, con gli occhi sbarrati, brillanti di febbre. 4974_6241_000505 che va cercando per il dormitorio una chiave. che chiave? la chiave della perseveranza è ammattito. 4974_6241_000506 cera di là. un giardinetto apparteneva a glinquilini del secondo piano, ma chi veramente ne godeva era lui, nonno bauer. 4974_6241_000507 ma il più difficile ancora, non glielaveva fatto eseguire. aspettava il giorno venti maggio dellanno. 4974_6241_000508 colpo apoplettico fulminante mentre faceva lezione marzo. osmo ntonio orvara midei ne rimane esterrefatto. 4974_6241_000509 calvo, mezzo cieco e col naso schiacciato dalla caduta infantile, nellottobre del ottiene per concorso il posto di reggente nel ginnasio inferiore di sassari. 4974_6241_000510 ma ormai un compenso a tutto ciò che ha sofferto, a tutto ciò che gli toccherà forse a soffrire ancora. lo ha e non glimporta più di nulla. 4974_6241_000511 cosmo, antonio corvara amidei, si fa piccino, piccino man mano che quegli le sballa più grosse e approva. approva, senza mai contraddire. 4974_6241_000512 piano, piano alla porta. chi è? ma lei, satanina, si sa venuta in groppa a quel vento. satanina, la buona mammina che vuole a tutti i costi rivedere il figliuolo malato. 4998_6241_000000 la campagna, infestata nei mesi estivi dalla malaria, pareva respirasse ora per la pioggia abbondante della notte che aveva fatto calar la piena el burrone. 4998_6241_000001 no, così, no, così, no. si dové presto ormai venire a una deliberazione. 4998_6241_000002 ed è voluto venir lui spontaneamente prima delle nozze per prestarti le sue cure, senz'alcun compenso. ora puoi credere con lui, silvio, ch'io volessi lasciarti cieco per farmi sposare da te. che dici lydia? 4998_6241_000003 ma era pur bello, tanto e delicato come una fanciulla e lei, guardandolo, beandosene senza che egli se n'accorgesse, poteva pensare: 4998_6241_000004 dal folto degli alberi sulla costa veniva a quando a quando come un lamento rabbioso. il vecchio, ancora valido, attendeva di là alla rimonda e accompagnava così, con quel lamento, la sua dura fatica. 4998_6241_000005 la giustizia degli uomini si sarebbe impadronita di quel miserabile, scovandolo alla fine dal nascondiglio ov'era andato a cacciare la sua vergogna, e lui e la moglie sarebbero morti dall'onta di saperlo in galera. 4998_6241_000006 si rinnovò quello sbalordimento per il retto giudizio e la giustezza dei consigli e la finezza degli espedienti da lui suggeriti. 4998_6241_000007 ci voleva tanto, forse a crederlo, capace di un sentimento che doveva, in quellora, esser comune a tutti i galantuomini, disgraziati e non disgraziati perdio: il sentimento della dignità del proprio paese. 4998_6241_000008 lei dirà la verità, anzi, la dirò io, di non aver creduto in me. precisamente il falci si strinse nelle spalle, sorrise. 4998_6241_000009 tutto accomodato, sanato, sanato, sarebbe meglio dire. e rise sguajatamente, poi riprendendosi 4998_6241_000010 anch'essi avrebbero detto facilmente che di glaucoma vero e proprio non era più il caso di parlare. asta i sono ricordato anche della mia seconda visita disgraziatissima, e ho pensato che lei, signorina, 4998_6241_000011 si sapeva che da anni e anni non simmischiava più di nulla. tutto assorto comera nelle sue sciagure la morte della moglie e di due figliuoli, la perdita della zolfara dopo una sequela di liti giudiziarie. 4998_6241_000012 ecco, sei tutto mio. perché non ti vedi e non ti sai? perché l'anima tua è come prigioniera della tua sventura e ha bisogno di me per vedere, per sentire. 4998_6241_000013 e a questa voce tutta l'anima sua, sperduta in quel vuoto orrendo, s'era aggrappata. non era altro che una voce per lui: la signorina lydia. 4998_6241_000014 tutta la sua vita trascorsa tra tante miserie e tante fatiche, senza una macchia. che valore poteva avere davanti al candore di quel figlio così vicino a dio? 4998_6241_000015 mese siròli, allegro. esclamò il campiere del lobruno, scostando la bambina e alzandosi per venire incontro al vecchio allegro. vi dico tutto accomodato. 4998_6241_000016 nella corte càrmine trovò un campiere del lobruno seduto sul muretto accanto alla porta. evidentemente il prete era arrivato con lui. 4998_6241_000017 aspetti, disse allora il falci, levandosi anche lui e riprendendo la sua aria consueta. la avverto ch'io non dirò affatto al marchese d'essere venuto quella volta. 4998_6241_000018 e se rideva, aveva subito l'impressione di non aver riso lei, ma di aver piuttosto imitato un sorriso non suo, il sorriso di quell'altra sé stessa che viveva in lui. 4998_6241_000019 che cioè don ciccino cirinciò, chegli tempo addietro aveva conosciuto, fosse questo che ora gli stava davanti, questo possibile. 4998_6241_000020 se da qualche malcreato sentiva fare allusione a quel parto della moglie o a quella virgola nel contratto daffitto, sorrideva triste o scrollava le spalle. 4998_6241_000021 credibile. cirinciò adesso tutta un tratto lo riconosceva anche lui non era credibile. non appariva più credibile neanche a lui stesso che quello del mulino. 4998_6241_000022 credere che, se pure egli, per un miracolo, avesse ora riacquistato la vista, né questo bene sommo, né tutti i piaceri che avrebbe potuto pagarsi con la sua ricchezza, né l'amore d'alcun'altra donna. 4998_6241_000023 ispirava pietà soltanto. no, era anche amore. adesso non sapeva più ritrarre la mano dalla mano di lui, scostare il volto dal volto di lui se egli la attirava troppo a sé. 4998_6241_000024 quasi di pudor sociale che la sua compagnia diveniva a lungo andare insopportabile. invitato dalla marchesa borghi, 4998_6241_000025 il vecchio stette a guardarlo un tratto, poi gli ordinò: strappati cotesta fibbia dalla scarpa. quello si chinò per obbedire il padre. allora gli s'appressò, gli vide la calotta ancora in capo. gliela strappò insieme con un ciuffetto di capelli. 4998_6241_000026 e tutti, alla sua vista, s'erano turbati quasi per ribrezzo. gli avevano risposto duramente a monosillabi, schivando persino di guardarlo. 4998_6241_000027 no, negò con durezza lydia a questo punto, ribellandosi alla tortura che il lungo discorso avvelenato del dottore le infliggeva. 4998_6241_000028 monsignore, ma io no, rispose pronto il vecchio indignato, percotendosi il petto cavo con la mano deforme spalmata. venite a vedere. entrò nella stanza terrena, corse al letto su cui il prete stava buttato nella stessa positura. 4998_6241_000029 il falci, l'aveva guardata un tratto negli occhi, poi, con un sorriso ironico percettibile più nello sguardo che sulle labbra, le aveva risposto. 4998_6241_000030 e troppo chiaramente lasciava intendere il concetto che s'era formato della vita, così nudo di tutte quelle intime e quasi necessarie ipocrisie. 4998_6241_000031 era pertanto piombata come un fulmine su la casa campestre del vecchio siròli. la madre, dapprima, nella sua santità patriarcale, non aveva saputo neanche farsi un'idea del delitto commesso dal figliuolo. 4998_6241_000032 a lungo, ricordo bene, e disse che voleva ritornare per aspetta. lo interruppe subito lydia agitatissima. vado a sentire. 4998_6241_000033 e gli pareva di vedere ancora il figlio, parato per la solennità, con quella splendida pianeta tutta a brusche, d'oro pallido e tremante, muoversi piano, piano su la predella dell'altare, davanti al tabernacolo. 4998_6241_000034 tanto che egli, pur nella gioia, intese che il pianto di lei non era come il suo, e prese allora a dirle che certo, oh, ma certo, neanche lui, in un giorno come quello, avrebbe creduto alle parole dei medico. 4998_6241_000035 e per lui, per lui aveva sacrificato gli altri figliuoli buoni, mansueti, divoti, gli altri figliuoli che ora zappavano di là, poveri innocenti, non ben rimessi ancora dalle ultime febbri. 4998_6241_000036 ma che quando si fosse un po quietato ella gli avrebbe detto di quella visita e certo egli lo avrebbe fatto chiamare. erano trascorsi più di tre mesi, il dottor giunio falci non era stato richiamato. 4998_6241_000037 le parve che tutto ciò che il medico le aveva detto con quel suo fare freddo e mordace, da molto tempo lei lo avesse detto a sé stessa, o meglio che qualcuno in lei lo avesse detto, e lei aveva finto di non udire. 4998_6241_000038 e perché no? moralmente sempre, signorina, quando s'innamorano, ma anche fisicamente. 4998_6241_000039 ci ha messo qua qua. dobbiamo patire e faticare. cieco fino a tal punto nella sua fede, si rassegnava costantemente a ogni più dura avversità, accettandola come volere di dio. 4998_6241_000040 le ore volavano fra le lietissime, affrettate cure del nido e le carezze da cui ella si scioglieva, un po ebbra, con dolce violenza, per salvare da quella libertà che la convivenza dava al loro amore. 4998_6241_000041 rispose lydia pronta e fiera. il dottor falci silvio ha sospettato ciò che del resto è vero, ch'io cioè non ti dissi nulla della sua seconda visita. 4998_6241_000042 io non te ne dissi nulla perché la signorina badi s'affrettò a soggiungere il dottor falci, trattandosi d'un dubbio espresso da me in quel momento in termini molto vaghi. 4998_6241_000043 fece miracoli, a detta di tutti, nei quindici giorni che precedettero lelezione politica. veri miracoli se in due settimane riuscì a cambiare la posizione del laleva in quel comune da così a così. 4998_6241_000044 la vecchia madre, vedendo gli altri tre figliuoli, ruppe in singhiozzi e si coprì il volto con le mani. ma zitta, ma. 4998_6241_000045 da molte stagioni ormai, lui e la moglie erano riusciti a vincere il male e a rendersene immuni. se dio voleva, col volgere degli anni i tre figliuoli che adesso ne pativano avrebbero acquistato anch'essi la immunità. 4998_6241_000046 vi sta ben, vi sta sacerdote. eh, da zappaterra a sacerdote, siete contento? ora, ecco i frutti della vostra smania di salire a ogni costo, senza la preparazione, senza l'educazione necessaria. 4998_6241_000047 speranza, dissimulando il vivissimo interesse che quel caso strano gli destava. le aveva invece manifestato il desiderio di tornare a visitar l'infermo fra qualche mese. 4998_6241_000048 vi si buttavano a dormire i tre fratelli, non mai tutti insieme, giacché ora l'uno, ora l'altro passava la notte all'aperto di guardia. 4998_6241_000049 per pietà, ah, non per altro. e dunque no, no. seppure egli avesse voluto lei, no. come avrebbe potuto accettare lei che lo amava e non lo voleva? 4998_6241_000050 franchezza, diss'egli freddamente, io mi sono raffermato nella mia diagnosi. il marchese verrà domattina nella mia clinica, vada, vada intanto da lui che la aspetta a rivederla. 4998_6241_000051 gli altri figliuoli, destinati alle fatiche della campagna, esposti lì alla morte, non avevano invidiato per nulla la sorte di quel loro fratello. s'erano anzi mostrati orgogliosi di lui, lustro della famiglia. 4998_6241_000052 e se il dubbio s'affrettò a replicare lydia, con aria di sfida, dopo la sua visita non potesse più sussistere. se la speranza restasse delusa, non avrà lei, inutilmente, crudelmente, ora turbata, un'anima che si è già rassegnata. 4998_6241_000053 un certo squallido ometto, scontorto dal cranio davorio, luccicante sotto i lumi, quasi a nascondersi, teneva il capo insaccato nelle spallucce ossute. 4998_6241_000054 parlandogli di lei, gli aveva detto ch'era buona e attenta, di squisite maniere, colta, intelligente. e tale egli ora la sperimentava: nelle cure che aveva per lui, nei conforti che gli dava. 4998_6241_000055 ma io voglio dirle la verità, signorina: mi ero dimenticato di questo caso, quantunque, a parer mio, molto raro e strano. ieri però, chiacchierando del più e del meno con alcuni amici, ho saputo del prossimo matrimonio del marchese borghi con lei. 4998_6241_000056 sentì schiudere l'uscio, ebbe un sussulto, corse istintivamente al corridojo per cui il falci doveva passare. ho rimediato, signorina, alla sua soverchia franchezza. 4998_6241_000057 ci voleva soltanto una sciagura, come quella che gli era toccata, per accasciarlo e distruggerlo. così, pur avendo bisogno di tante braccia per la campagna, aveva voluto far dono a dio di un figliuolo. 4998_6241_000058 ma non aveva voluto manifestare così in prima alla madre il suo dubbio, per non farle nascere di improvviso foss'anche una tenue speranza. 4998_6241_000059 fino a fondar la propria felicità su la sciagura di un altro. ella sì, veramente non aveva allora creduto che colui, quel suo nemico, potesse fare il miracolo di ridar la vista al suo silvio. non lo credeva neanche adesso. 4998_6241_000060 sì, io non t'ho domandato nulla finora, ma no, no, voglio sapere nulla. neanche adesso farai tu. sarà per me uno stupore, un incanto, ma io non vedrò nulla. dapprima te sola. 4998_6241_000061 tutto fuori di sé. là, in preda a quelle energie insospettate e scatenate dun subito in lui, affrontò imperterrito gli avversarii, li forzò a discutere e a riconoscere prima gli errori e linsipienza, poi la vergogna del loro vecchio deputato. 4998_6241_000062 scattò il cieco. ma sì, riprese ella subito con uno strano riso. e può esser vero anche questo, perché difatti, a questo solo patto io potrei diventare la tua che dici: ripeté il borghi interrompendola. 4998_6241_000063 poi si mosse verso la casa campestre, facendo segno alla nipotina orfana che aveva recato, tutta esultante, la notizia dell'arrivo dello zio. prete di precederlo nella. 4998_6241_000064 raccattò da terra la fibbia d'argento e la baciò, la calotta e la baciò. poi si recò ad aprire una vecchia e lunga cassapanca d'abete che pareva una bara dov'erano religiosamente conservati gli abiti dei tre figliuoli morti. 4998_6241_000065 signorina, è vero. lydia impallidì e affermò alteramente col capo: permetta ch'io me ne congratuli. soggiunse il falci. 4998_6241_000066 e gli occhi ceruli: sì, ceruli, ma cupi, dolenti, troppo affossati sotto la fronte, grave, triste, prominente. come dirglielo? e perché? 4998_6241_000067 si fermava un momento a ripetere una domanda insistente, alla quale era chiaro che non riceveva una risposta che lo soddisfacesse, negava col dito, scrollava le spalle come se 4998_6241_000068 ho esaminato una volta sola gli occhi del signor marchese e m'è parso di dovere escludere assolutamente che si tratti di glaucoma. 4998_6241_000069 come annientata vuota. lo seguì con gli occhi fino all'uscio in fondo al corridojo. poi udì la voce di silvio che la chiamava di là. 4998_6241_000070 richiuse la cassapanca, vi si pose a sedere, nascose il volto tra le mani e scoppiò in un pianto dirotto. 4998_6241_000071 domani, se dio vuole, romperemo la terra. ora dall'alba i tre figliuoli del vecchio, consunti e ingialliti dalla malaria, zappavano in fila con altri due contadini giornanti. 4998_6241_000072 certo ormai che il delitto del figliuolo era vero, che giovanni l'infame era fuggito, sparito dalla città per sottrarsi al furore popolare e che lui, ormai, sotto il peso di tanta ignominia. 4998_6241_000073 io però non ho voluto che questa innocente entrasse là. ho fatto bene. il vecchio si contenne, fremeva che avete da dirmi, insomma. 4998_6241_000074 ebbene, se non gli era più dato di consolare con questa speranza la madre, non avrebbe potuto almeno cercare con essa un gran conforto al povero superstite, così tremendamente colpito da quella nuova improvvisa sciagura, ed era salito al villino? 4998_6241_000075 lo aveva fatto visitare dai più illustri oculisti d'italia e dell'estero e tutti le avevano detto che era afflitto d'un glaucoma irrimediabile. 4998_6241_000076 e lieve, nel quale tutti gli aspetti nuovi, duomini e di cose gli apparivano come in una luce di sogno, nella freschezza di quellazzurro di marzo corso da allegre nuvole luminose. 4998_6241_000077 la morte del suo amore, se poi si fosse affermato: per ora ella poteva credere che il suo amore sarebbe bastato a compensar quel cieco della vista perduta. 4998_6241_000078 non per quel pezzo di majale né per voi. e il povero vecchio se n'era ritornato in campagna come un cane bastonato. 4998_6241_000079 veramente, la prima visita aveva lasciato alla marchesa defunta una pessima impressione del dottore. la signorina lydia venturi, rimasta come governante e lettrice del giovane marchese, lo ricordava bene. 4998_6241_000080 si sforzava di vedersi com'egli nel suo bujo la vedeva, e la sua voce, ormai per lei stessa non usciva più dalle sue proprie labbra, ma da quelle ch'egli le immaginava. 4998_6241_000081 pochi giorni prima che morisse, la marchesa borghi aveva voluto consultare, più per scrupolo di coscienza che per altro, anche il dottor giunio falci per il proprio figlio silvio, cieco da circa un anno. 4998_6241_000082 che ebbe la marchesa anche dopo la sua visita su la guarigione del figlio. ma io non dissi alla marchesa- ribatté pronto il falci- che la malattia del figlio, a mio modo di vedere. 4998_6241_000083 tuttavia si sforzò di contenersi ancora e domandò con apparente calma: lei insiste nel ritener che il marchese possa, con l'ajuto di lei, riacquistare la vista? 4998_6241_000084 ma nel sentirsi chiamare quello del mulino, usciva dai gangheri, minacciava col bastone e urlava che il suo era un paese di carognoni imbecilli. 4998_6241_000085 m'inganno diagnosi spiegabilissima. in principio non creda. io sono sicuro, in fatti, che se la signora marchesa avesse fatto visitare il figliuolo da questi miei colleghi nel tempo che lo visitai io, 4998_6241_000086 coraggio, gli dicevano i due giornanti, non è caso di morte alla fine. ma quello scoteva il capo, poi si sputava su le mani terrose e incallite e si rimetteva a zappare. 4998_6241_000087 e che avesse perduto la zolfara per una virgola mal posta nel contratto daffitto e che zoppicasse così per una famosa avventura di caccia. 4998_6241_000088 lei stessa con le sue mani, se l'era chiuso per sempre. ma poteva forse accettare le velenose profferte di colui? era arrivato finanche a proporle di rimandare la visita a dopo le nozze, se ella avesse accettato. 4998_6241_000089 quello del mulino. sì, sì, quello del mulino aveva ragione, non era credibile. 4998_6241_000090 che importava a lui. infatti, ora che con gli occhi di quellometto si vedeva rientrare in sé medesimo, con tutte le sue sciagure e la sua miseria, che importava più a lui della vittoria del laleva, delle vergogne del deputato sconfitto? 4998_6241_000091 terribile di fronte al quale, è vero, tutti gli uomini sono ciechi, ma da questo bujo chi abbia gli occhi sani può almeno distrarsi con la vista delle cose intorno. 4998_6241_000092 sorrise potrebbe nuocerle, e io non vorrei. se lei anzi volesse rimandar la visita a dopo le nozze, guardi, io sarei anche disposto a ritornare. 4998_6241_000093 ciccino cirinciò. invece guardava così perché non riusciva a spiegarsi il perché di tutta quella meraviglia per la sua venuta, vedendosi osservato spiato da lontano con quellaria di costernazione perplessa e afflitta. 4998_6241_000094 e perché tu vuoi lasciarmi cieco? avrebbe egli certamente risposto. ma perché così soltanto, cioè a patto della sciagura di lui, era possibile, la sua felicità si levò in piedi improvvisamente, come per un subita richiamo. 4998_6241_000095 il resto della stanza era ingombro di attrezzi rurali. una scaletta di legno conduceva alla camera a solajo, dove dormivano i due vecchi e l'orfana. 4998_6241_000096 ma perché aveva taciuto? proprio perché non aveva creduto di prestar fiducia a quel medico? o non piuttosto perché il dubbio che il medico aveva espresso, e che sarebbe stato per silvio come una luce di speranza, sarebbe stato invece per lei la morte? 4998_6241_000097 con questa tua voce, lasciamela baciare qui su le tue labbra. questa tua voce sì e parla ora. dimmi come me lo prepari il nido come. 4998_6241_000098 e parecchi avanzarono il sospetto che fosse un imbroglione, un miserabile impostore venuto a mistificarli. 4998_6241_000099 poi a documentare il tentativo di corruzione del signor sindaco: il pagamento di cinquanta voti a dieci lire luno. come documentarlo? 4998_6241_000100 e la miseria sciagure che avrebbe fatto meglio a portare in pubblico, con dignità meno funebre, perché non spiccasse agli occhi di tutti i maldicenti del paese quel sigillo particolare di scherno con cui la sorte buffona. 4998_6241_000101 silvio borghi attendeva impaziente nella sua camera. ecco qua il dottor falci. silvio disse lydia entrando convulsa. 4998_6241_000102 vedrai attese due giorni in un'ansia, terribile l'esito dell'operazione. quando lo seppe felice, attese ancora un po nella casa vuota, gliela preparò amorosamente, mandando a dire a lui che esultante la voleva lì. 4998_6241_000103 lei sospetta. si provò a interromperlo, lydia, ma il falci non le diede tempo di proseguire. lei stessa seguitò. 4998_6241_000104 ma più faceva, così, più si acuiva, proprio fino allo spasimo. in quei tali occhietti, una curiosità pazzesca. 4998_6241_000105 il vecchio marito aveva dovuto spiegarglielo alla meglio, e allora ella ne era rimasta sbalordita, inorridita e pur quasi incredula. giovanni, che mi dici: 4998_6241_000106 si sarebbero fatte senz'alcuna pompa. presto, appena spirato il sesto mese di lutto per la madre. ella aveva dunque davanti a sé circa un mese e mezzo di tempo per preparar l'occorrente alla meglio. furono giorni d'intensa felicità. 4998_6241_000107 straordinario. capiva bene, sì o no, ma sì, perdio, che capiva benissimo tutte le discussioni che ora si facevano attorno a lui su le probabilità più o meno di vittoria, sulla disposizione dei varii partiti locali in questo e in quel comune del collegio. 4998_6241_000108 non aveva più versato una lagrima. da quel giorno considerava la propria vita intemerata, quella della sua vecchia compagna e non sapeva farsi capace come mai un tal mostro fosse potuto nascere da loro. 4998_6241_000109 siamo tutti felicissimi, e io particolarmente, della sua venuta. ma si figuri, segga, segga lho per un onore, e ne ho tanto piacere. 4998_6241_000110 e poi una bella, veramente bella. forse, chi sa, avrebbe potuto ingannarlo ben altrimenti, approfittando della sciagura di lui. 4998_6241_000111 si ripigliava, ma avvertiva internamente che non gli era più possibile ormai tenersi fermo, ché tutto dentro gli vagellava, non tanto per la persecuzione di quegli occhietti, di cui in fine non aveva nulla da temere, quanto perché 4998_6241_000112 cirinciò, cirinciò. se naccorse subito, pur tra il fervore entusiastico dellaccoglienza, si sentì ferire fin da principio da quegli occhietti. cercò di sfuggirli, rituffandosi in mezzo alla confusione della festa. 4998_6241_000113 e parlò con me e mi disse di ritenere che il tuo male non fosse propriamente quello che tanti altri medici avevano dichiarato e non improbabile perciò, secondo lui, la tua guarigione. 4998_6241_000114 lo afferrò per un braccio e lo tirò su con uno strappo violento. va su porco, spogliati il prete in mezzo alla stanza. 4998_6241_000115 dinteressatamente. dopo questa dichiarazione, sarà troppo chiederle che ella annunzii al signor marchese la mia visita. lydia si levò in piedi. 4998_6241_000116 voi silenzio, gridò il vecchio movendogli incontro. andrete a riferire a monsignore. salì lentamente la scaletta di legno, giovanni lassù. 4998_6241_000117 volgendo lo sguardo in giro, ricadde più intronato che mai e nellintronamento si fissò come impietrato, vedendosi vicinissimo, a quattro posti di distanza, quellometto che seguitava a fissarlo. 4998_6241_000118 sì, rispose il borghi. ricordo benissimo, dottore, non sai ancora, riprese lydia, ch'egli difatti ritornò la stessa mattina che avvenne la disgrazia di tua madre. 4998_6241_000119 ella risolutamente soffocò il pianto disperato. s'ilarò tutta in volto e lì, inginocchiata innanzi a lui, con lui curvo su lei abbracciato. 4998_6241_000120 pareva che una vena nuova di vita gli fosse rampollata dentro e si fosse messa a scorrere in lui con urgenza impetuosa. 4998_6241_000121 era senza dubbio per lei una gran fortuna, ma sentiva in coscienza di meritarsela perché ella lo amava. anzi, per lei la maggior fortuna era questa di poterlo amare apertamente. 4998_6241_000122 tutto quel giorno, fino a tarda notte, lo inebriò della sua voce sicura perché egli era ancora nel bujo là suo, nel bujo in cui già fiammeggiava la speranza, bella come l'immagine ch'egli s'era finto di lei. 4998_6241_000123 che quegli fosse don ciccino cirinciò. glielo dovevano aver detto e ripetuto tutti cento volte a quellometto, ma appunto di questo non riusciva a capacitarsi. 4998_6241_000124 signorina, dapprima nello scompiglio cagionato dall'improvvisa morte della marchesa, poi nella gioja, di questo avvenimento si era di certo dimenticata, è vero, dimenticata. 4998_6241_000125 il dottor falci le aveva esposto il perché di quella visita, che sarebbe stata altrimenti importuna. a un certo punto, con una lieve meraviglia che tradiva la diffidenza, quella, gli aveva domandato: ma vanno dunque soggetti anche i giovani alla cateratta. 4998_6241_000126 e non si diede un momento di requie, ora qua a scrollare i titubanti, ora là a sventare uninsidia, a presiedere un comizio, a sfidare al contraddittorio anche lo stesso deputato uscente o chi per lui tutto quanto il paese. 4998_6241_000127 il dottor giunio falci aveva vinto da poco per concorso il posto di direttore della clinica oftalmica, ma sia per la sua aria stanca e sempre astratta, sia per la figura sgraziata 4998_6241_000128 i radunati. stettero un pezzo a mirarlo a bocca aperta. qualcuno si toccò con un dito la fronte, come per dire: eh, che volete? gli sè voltato il cervello, poveretto. 4998_6241_000129 ma con le testimonianze perdio. sincaricava lui di far confessare quei contadini alla presenza dun notajo, lui, lui avanti. 4998_6241_000130 sì, sempre, sempre si era ricordata del dottor falci e ogni qual volta l'immagine di lui le si era affacciata alla mente, come il fantasma d'un rimorso, ella l'aveva respinta con una ingiuria ciarlatano. 4998_6241_000131 non gli era mai parso così solenne. il mistero della messa con l'anima quasi alienata dai sensi lo aveva seguìto e ne aveva tremato. 4998_6241_000132 ma guardi allora, tutt'a un tratto mi sono ricordato i, sono ricordato della diagnosi di glaucoma fatta da tanti illustri miei colleghi, se non m'inganno. 4998_6241_000133 come a lui pareva che si dovesse fare. fu nella sala uno sbalordimento generale, perché proprio nessuno riusciva a capacitarsi. come mai don ciccino cirinciò potesse vedere così chiaro e giusto. 4998_6241_000134 poi ritornerà e riavrà la messa, non dubitate. lui gridò allora il siròli, accennando con la mano verso casa. 4998_6241_000135 lei però lo desidera. cieco, proprio fino a questo punto, l'amore del signor marchese, cieco anche materialmente. 4998_6241_000136 coglieva a volo tutto, comprendeva tutto a un minimo cenno e ogni cosa dentro, pur restandogli nuova e fresca, gli diventava subito nota e propria. 4998_6241_000137 con la gola stretta da un'angoscia dolcissima. aveva sentita accanto a sé piangere di tenerezza la moglie, la sua santa vecchia, e s'era messo a piangere anche lui, senza volerlo. 4998_6241_000138 lunico, tra tutti gli avvocati del foro, che lo avesse ajutato e difeso nelloccasione delle liti per la zolfara. queste liti, è vero, le aveva perdute lajuto. perciò, se vogliamo, era stato vano. 4998_6241_000139 il vecchio siròli fisse, gli occhi ancora vivi e come induriti nello spasimo negli occhi del campiere, senza dir nulla, come se non avesse inteso o compreso. 4998_6241_000140 per istintivo malanimo contro quell'antipaticissimo dottore, non considerava intanto, se per avventura non sarebbe stata diversa quella impressione della marchesa, ove il falci, fin da principio, le avesse fatto sperare non improbabile la guarigione del figlio. 4998_6241_000141 non vuol vederlo, rispose càrmine, né lo vuole in casa. sono venuto a dirglielo. aspetta, rispose il campiere. 4998_6241_000142 perché non lo sapeva bene lui stesso. non era timore, non era vergogna, ma si sentiva come tratto di dentro a nascondersi e a scomparire da quella festa. 4998_6241_000143 la vecchia madre teneva gli occhi fissi su lui e piangeva. piangeva senza fine, in silenzio, come se tutto il cuore, tutta la vita che le restava volesse sciogliere e disfare in quelle lagrime. 4998_6241_000144 il ricordo di quella prima messa era rimasto incancellabile nell'anima del vecchio, perché aveva proprio sentito la presenza di dio quel giorno nella chiesa. 4998_6241_000145 tanto ha fatto, tanto ha detto che è riuscito a indurre i parenti di quei poveri piccini a desistere dalla querela già sporta. la perizia medica risulta favorevole. ora vostro figlio partirà per acireale. 4998_6241_000146 per quanto già gli apparissero evidenti i segni della stanchezza. nella vecchia maschera dimenticata circolava intanto in quella sala, nellattesa che i posti fossero assegnati nella mensa. 4998_6241_000147 fu per il bisogno di raggiungere e toccare una realtà qualunque nel vuoto strano in cui quellavventura impensata lo aveva così dimprovviso gettato. 4998_6241_000148 se egli domani avesse riacquistato la vista, bello com'era, giovane, ricco signore, perché avrebbe sposato lei, per gratitudine. 4998_6241_000149 no, no, si strinse tutta in sé dal ribrezzo, dalla nausea. che mercato infame sarebbe stato il più laido degli inganni. e poi disprezzo e non più amore. 4998_6241_000150 che alla signorina lydia costò una lunga lotta con sé stessa. il giovane marchese non aveva parenti, era padrone di sé e dunque di fare quel che gli 4998_6241_000151 no, perché anzi fece lydia arrossendo, lei non sa, rispose il falci: l'interesse che a un pover'uomo che si occupa di scienza possono destare certi casi di malattia. 4998_6241_000152 e facendovi su con la mano il segno della croce, vi conservò anche questi altri del figlio, sacerdote morto. 4998_6241_000153 tutti i convitati, nel vederlo così dun subito appassire, credettero in prima che fosse effetto di momentanea stanchezza e cercarono di ravvivarlo con incitamenti e congratulazioni. 4998_6241_000154 durava ancora la visita di là che diceva il medico? che pensava egli ebbe la tentazione di andare in punta di piedi a origliare dietro quell'uscio ch'ella stessa aveva chiuso, ma si trattenne. ecco, dietro l'uscio era rimasta. 4998_6241_000155 volto. ella sapeva com'egli, per la malìa di questa voce e attraverso alle timide risposte che riceveva alle sue domande insistenti, la vedeva e si sforzava, davanti allo specchio, di somigliare a quell'immagine fittizia di lei. 4998_6241_000156 scusate, debbo rimanere o me ne debbo andare. ho forse fatto male a venire, ma no, perché, caro don ciccino, saffrettò a rispondergli il laleva. 4998_6241_000157 con la tonaca tutta rabbuffata su le terga, i fusoli delle gambe scoperti, si nascose il volto tra le braccia alzate. i tre fratelli e la madre, rimasti seduti, guardavano costernati ora giovanni, ora il padre, che non avevano mai visto così. 4998_6241_000158 e che cosa, nei misteriosi arzigogoli, nelle segrete previsioni del suo spirito conturbato, doveva rappresentare per lui questa sua partecipazione alla lotta politica in favore del figlio di don francesco laleva. 4998_6241_000159 nella quale invece delluccello era volato in aria, lui con tutti gli stivaloni e lo schioppo e la carniera, e il cane investito dalle alacce dun mulino a vento abbandonato sul poggio di montelusa, le quali, tutta un tratto, serano messe a girare da sé. 4998_6241_000160 perché sapevano tutti che non era vero che dovesse poi tanta gratitudine al padre del laleva, il quale non lo aveva né ajutato né difeso, ma solo dissuaso dal mettersi in lite per quella zolfara maledetta. 4998_6241_000161 ora, questi carognoni imbecilli, ecco che si maravigliavano del suo intervento alla riunione elettorale, ma ci voleva tanto i pensare chegli doveva. prima di tutto. gratitudine eterna al vecchio avvocato don francesco laleva, padre del candidato doggi. 4998_6241_000162 tuo padre domandò il campiere a càrmine, sollevando il capo e un virgulto che teneva in mano e col quale, aspettando, era stato a percuotere un piccolo sterpo cresciuto lì tra i ciottoli della corte. 4998_6241_000163 si riebbe un momento allorché tutti lo presero e lo portarono in trionfo a sedere a capo tavola. ma cessata lagitazione della cerca dei posti, appena tutti si furono accomodati. 4998_6241_000164 egli la attendeva, seduto con le braccia aperte, la strinse forte, forte a sé, gridando la sua felicità e che per lei soltanto voleva riacquistar la vista per vedere la sua cara, la sua bella, la sua dolce sposa. 4998_6241_000165 perché come negarlo più ormai ella voleva, voleva proprio che il suo silvio rimanesse cieco. la cecità di lui era la condizione imprescindibile del suo amore. 4998_6241_000166 voce ch'egli, forse uscito ora da suo bujo, avrebbe cercata su molte labbra invano pena. 4998_6241_000167 qualche gioia, la più forte, per il giorno delle nozze. ci mancava ormai poco più d'una settimana, quando a lydia fu annunziata improvvisamente una visita del dottor giunio falci. 4998_6241_000168 se n'era acerbamente offesa e aveva costretto la sua naturale dolcezza a irrigidirsi in un contegno addirittura severo. ma dopo la sciagura, quand'egli, tra il pianto disperato, le aveva preso una mano, 4998_6241_000169 il vecchio siròli, da più di un mese sembrava inebetito dalla sciagura che gli era toccata e non riusciva più a prender sonno. quella notte, allo scroscio violento della pioggia, s'era finalmente riscosso e aveva detto alla moglie, insonne e oppressa come lui: 4998_6241_000170 domandò nuovamente il vecchio d'accordo su che su, su la frittata. perdio, non capite, esclamò quegli spazientito. chiudono gli occhi, insomma, e non se ne parla più. 4998_6241_000171 arrivato il siròli ebbe un sussulto, s'aggrappò al ramo dell'albero su cui si teneva in equilibrio e si mise a tremar tutto giovanni arrivato e che voleva da lui. 4998_6241_000172 sentendo entrare gente, il prete alzò il capo e lanciò una occhiata bieca, poi raffondò la testa tra le braccia. i tre fratelli gl'intravidero così il volto cangiato, pallido, tra la barba ispidamente cresciuta. 4998_6241_000173 anche per un minuto, che avesse pazienza ancora per qualche giorno. non accorreva per non agitarlo, il medico non permetteva. 4998_6241_000174 la vecchia d'un tratto soffocò i singhiozzi, chinando più volte il capo in segno d'obbedienza. era la prima volta quella che il marito le parlava così a voce alta. 4998_6241_000175 per conto suo, stimò da ciarlatano. e peggio, la seconda visita, quel venire proprio nel giorno che la marchesa era morta, a manifestare un dubbio, ad accendere una speranza di quella sorta. 4998_6241_000176 la quale forse non avrebbe resistito neppur lei agli assalti del male. dio è il padrone, soleva dire il vecchio socchiudendo gli occhi. se lui la vuole, se la prenda. 4998_6241_000177 di quelle spontanee, inevitabili illusioni che ciascuno, senza volerlo, si crea e si compone per un bisogno istintivo. 4998_6241_000178 in un lato era la mangiatoja per le bestie. un asino vi tritava pazientemente la sua razione di paglia. nel lato opposto era un gran letto dai trespoli di ferro, non bene in equilibrio su l'acciottolato della stanza in pendìo. 4998_6241_000179 se ma ella turbata eccitata volle premettere, lei finora veramente non era stato chiamato perché. 4998_6241_000180 zitto, zitto, zoppicante, e con gli occhi fissi e cupi sotto la fronte grinzuta, serano voltati stupiti a mirarlo. don ciccino, cirinciò possibile? e chi lo aveva invitato? 4998_6241_000181 balzò in piedi inferocito, ma il vecchio, alzando terribilmente una mano, gli indicò la scala: giù, aspetta, lì c'è una zappa, e ti faccio grazia, perché neanche di questo saresti più degno. 4998_6241_000182 qua, per il momento, cera da correre a minacciare a quel signor assessore la denunzia delle cento schede trattenute ai soci del circolo operajo. 4998_6241_000183 ma di qua di là, da vicino, da lontano, donde meno se laspettava, si sentiva pungere dalla fissità quasi spasimosa di quegli occhietti persecutori. 4998_6241_000184 tabernacolo, genuflettersi, congiungere le mani immacolate nel segno della preghiera, aprirle, poi voltarsi con gli occhi socchiusi verso i fedeli per bisbigliare le parole di rito e ritornare al messale sul. 4998_6241_000185 se veramente egli, più che d'un bel volto, che non avrebbe mai potuto vedere, aveva bisogno d'un cuore innamorato. dopo alcuni giorni di angosciosa perplessità, le nozze furono stabilite. 4998_6241_000186 gli domandò il campiere. gli tolse la mano dalla spalla, se la recò insieme con l'altra dietro la schiena, sporse il torace, alzò il capo per guardare il vecchio dall'alto e sbuffò. 4998_6241_000187 ma era pur colei che più di tutti, negli ultimi mesi, era stata vicina a sua madre, e sua madre egli lo ricordava. 4998_6241_000188 non avrebbe avuto più pace né il coraggio di alzare gli occhi in faccia a nessuno. ora, inerpicato su gli alberi, attendeva alla rimonda. nessuno lì lo vedeva e lavorando poteva piangere. 4998_6241_000189 ecco questo che può essere un dubbio, che può essere una speranza, mi pare che dovrebbe bastarle se veramente, com'io credo, le sta a cuore il bene del suo fidanzato. 4998_6241_000190 come mai non fosse festa per tutti. l'arrivo dello zio prete se la prese tra le gambe e borbottò con un tristo sorriso sotto i bafffi: tu sta qua, carina, non entrare, sei piccina anche tu. e non si sa mai. 4998_6241_000191 ma dallaltro canto, mezzo ubriacato dagli applausi, cirinciò si trovò designato da tutti a un posto di combatti mento difficilissimo nel comune di borgetto, che si riteneva la cittadella inespugnabile del partito avversario. 4998_6241_000192 a forza di risparmii, di privazioni d'ogni sorta, aveva per tanti anni mantenuto il figlio al seminario della vicina città. poi aveva avuto la consolazione di vederlo ordinato prete e di sentire la prima messa detta da lui. 4998_6241_000193 a quando, a quando. ora l'uno, ora l'altro si rizzava sulla vita contraendo il volto per lo spasimo delle reni e s'asciugava gli occhi col grosso fazzoletto di cotone. 4998_6241_000194 tanto che a un certo punto, dimenticandosi del dubbio che lo aveva finora tenuto ingrugnato e sospettoso, non poté più trattenersi. salzò, prese la parola e, in breve, con chiarezza e semplicità, espresse il suo concetto. 4998_6241_000195 no, fece più col gesto che con la voce lydia, soffocata dall'orgasmo, avvampata in volto dall'onta che quell'apparente generosità del medico le cagionava e con la mano gli fe cenno di passare. 4998_6241_000196 la voce, segnatamente d'una ineffabile soavità, in contrasto con l'aria cupa, altera e dolente del volto. 4998_6241_000197 tanto più che il giovane marchese pareva ormai rassegnato alla sciagura mortagli. così, d'un tratto, la madre, oltre al bujo della sua cecità, un altro bujo s'era sentito addensare, più dentro che attorno. 4998_6241_000198 questo che la sua felicità sarebbe stata intera ormai, perché egli avrebbe veduto la sua sposa ora. ella avrebbe avuto più agio. 4998_6241_000199 che beneficii sbardellati se ne riprometteva, che tremendi pericoli e responsabilità si immaginava di dovere affrontare. ma sì, quegli occhi che lampeggiavano sotto la fronte aggrottata, quelle pugna serrate sui i ginocchi, povero don ciccino. 4998_6241_000200 giovanni, seduto sulle tavole del letto. stava col busto ripiegato sulle materasse abballinate e con la testa affondata tra le braccia. 4998_6241_000201 andò a buttarsi sul letto, morse rabbiosamente il guanciale e ruppe dapprima in singhiozzi irrefrenabili. ceduta la prima furia del pianto, rimase attonita e come raccapricciata di fronte alla propria coscienza. 4998_6241_000202 tre altri figliuoli però, due maschi e una femmina ne erano morti, e morta era anche la moglie del primo figliuolo, di cui restava solamente una ragazzetta di cinque anni. 4998_6241_000203 e ora ecco, allungava il collo verso di lui con lindice, teso come unarma, presso uno di quegli occhietti diabolici, quasi a prender la mira, e gli domandava: 4998_6241_000204 se nimpadroniva con quelle forze vergini che non avevano potuto aver mai uno sfogo in lui e che ora lo rendevano alacre e sicuro della vittoria, come un giovane, tra la frenesia che già aveva preso a bollire in tutti coloro che gli si facevano attorno sempre in maggior numero. 4998_6241_000205 e appena punto raggelare, sconcertare, rimescolar tutto da un sentimento oscuro che, facendogli impeto rabbiosamente, gli occupava come di una tenebra di vertigine il cervello. 4998_6241_000206 come mai si fosse potuto ingannare per tanti anni fino a crederlo un santo e s'era inteso di farne un dono. 4998_6241_000207 abbiamo chiarito di là un equivoco. tu ricordi che il dottore nella sua prima visita disse che voleva ritornare, è vero? 4998_6241_000208 ma scusate, non siete don ciccino cirinciò voi, non era sul nome la domanda, non potevano capirlo gli altri, ma lui sì cirinciò. lo intese benissimo. 4998_6241_000209 ma che per questo lobbligo della gratitudine non restava forse per lui stesso sacrosanto? e poi, a parte la gratitudine. 4998_6241_000210 per quel suo modo di camminare, tutto rilassato e dinoccolato, con la grossa testa, precocemente calva, buttata indietro. non riusciva a cattivarsi né la simpatia, né la confidenza d'alcuno. 4998_6241_000211 più sbalordito di tutti alla fine, perché da un canto non gli pareva proprio daver detto cose così straordinarie da suscitare tanto stupore, tanto fervore, dammirazione. 4998_6241_000212 la signorina, irrigidendosi di più. aveva allora troncato il discorso dicendo che, nelle condizioni in cui il marchese si trovava in quel momento, non era proprio possibile parlargli di nulla. 4998_6241_000213 se non che a forza di ragionare tra sé e sé le sue disgrazie, chi sa? povero cirinciò comera, arrivato adesso a rappresentarsi uomini e cose, tutti gli avvenimenti della sua vita. 4998_6241_000214 nella sala già quasi piena per la riunione indetta dal comitato elettorale in casa del candidato laleva tutti vedendolo entrare. 4998_6241_000215 lassù s'era tolta la tonaca ed era rimasto in maniche di camicia, col panciotto e i calzoni corti, seduto presso il letto del padre. subito si nascose il volto con le mani. 4998_6241_000216 cominciò a entrare in sospetto che non lo volessero lì. aveva forse capito male linvito del comitato elettorale? a un certo punto, non potendone più, salzò sdegnoso e zoppicando saccostò a domandarlo al laleva. 4998_6241_000217 parlava. non aveva mai parlato. perché le parole? vento. 4998_6241_000218 zappano i tuo fratelli e tu non puoi stare accanto a loro. anche la tua fatica sarà maledetta da dio rimasto solo. prese la tonaca, la spazzolò, la ripiegò diligentemente, la baciò. 4998_6241_000219 ma ora chera venuto il tempo dagire sissignori, eccolo qua: si presentava da sé, non invitato, per mettersi a disposizione del figlio, del suo antico e unico benefattore. 4998_6241_000220 la marchesa borghi era morta d'improvviso durante la notte. che fare tornarsene indietro? aveva pensato che 4998_6241_000221 e la sera della proclamazione del nuovo eletto si presentò raggiante nella vasta sala del circolo dei civilidove era imbandita una splendida mensa in suo onore. 4998_6241_000222 ma cacciava in tutti i crocchi la punta della barbetta arguta, gialliccia come scolorita, e figgeva in faccia a questo e a quello gli occhietti, lustri, acuti come due spilli che gli spiccavano, maligni, nel cereo pallore del viso. 4998_6241_000223 no, fece il falci. no, ripeté ella con accigliata fermezza. io ho ricordato piuttosto la poca, per non dir nessuna, fiducia. scusi, 4998_6241_000224 glaucoma. no, non aveva creduto di riscontrare in quegli occhi i segni caratteristici di questa malattia: il colore azzurrognolo o verdiccio. 4998_6241_000225 pareva si fosse spassata a bollargliele se era vero che la moglie gli fosse morta per aver partorito. su la cinquantina non si sapeva bene che cosa. chi diceva un cagnolo, chi una marmotta. 4998_6241_000226 sé. furono dapprima domande vaghe, brevi. egli volle dirle come se la immaginava sentendola leggere o parlare: bionda, è vero sì? 4998_6241_000227 e che a stento riuscivano a tenergli dietro. in quella tumultuosa agitazione non pensò più neanche daver. una gamba zoppicante non gli faceva più male. 4998_6241_000228 e così, la mattina dopo, don ciccino cirinciò, provvisto d mezzi e di commendatizie, partì per borgetto. 4998_6241_000229 si rizzò fiera come d'una vittoria di fronte a sé stessa. ecco, avrebbe potuto anche ora legarlo a sé indissolubilmente, ma no, perché ella lo amava. 4998_6241_000230 non pareva vero, signori miei. don ciccino cirinciò, ma parlava benissimo. chi lavrebbe creduto un oratore? ma bravo, ma bene viva. 4998_6241_000231 famiglia infermi s'erano tante volte confortati col pensiero che c'era giovanni che pregava per loro, la notizia che costui s'era macchiato d'un turpe delitto su i poveri piccini affidati alle sue cure in quell'orfanotrofio. 4998_6241_000232 di primo impeto fu per rispondere. non sono in casa, ma il cieco che aveva udito parlar sottovoce domandò: chi è il dottor falci? ripeté il servo. 4998_6241_000233 ma che nellatto pratico si sarebbe perduto. non vollero neppur lasciarlo finire di parlare. lo costrinsero ad accettare quel posto di combattimento. 4998_6241_000234 o fu per il prorompere di tante energie, ancor vive e ignorate da anni e anni, compresse in lui, soffocate dallincubo delle sciagure energie giovanili intatte che lo avrebbero portato chi sa dove, chi sa a quali imprese, a quali vittorie? 4998_6241_000235 cercò di tirarsi indietro con la scusa che non conosceva nessuno lì, che non cera mai stato. disse anche che non erano imprese per lui, che aveva esposto così in astratto il suo modo di vedere. 4998_6241_000236 anche quest'altra mia visita è forse inopportuna, disse il falci col lieve sorriso sarcastico su le labbra, ma lei mi perdonerà, signorina. 4998_6241_000237 presto, con la timida ma ostinata e accorante curiosità dei ciechi, egli s'era messo a torturarla. voleva vederla nel suo bujo, voleva che la voce di lei diventasse immagine dentro di sé. 4998_6241_000238 il siròli s'era recato in città per avere notizie più precise e, con la speranza segreta che si trattasse d'una calunnia, s'era presentato a parecchi suoi conoscenti. 4998_6241_000239 e come aveva potuto rimetter piede nella casa di suo padre, alzar gli occhi in faccia alla madre? va, gridò in risposta furente, squassando il ramo. 4998_6241_000240 ma lei non riferì intanto al signor marchese la mia venuta e la ragione: sul momento no, e poi neppure perché. 4998_6241_000241 ha detto or ora di aver taciuto al marchese la mia venuta, con una scusa ch'io non posso accettare, non perché m'offenda, ma perché la fiducia o la sfiducia verso me non doveva esser sua, se mai, ma del marchese. 4998_6241_000242 se la sua vita non si fosse chiusa come sera, chiusa nel lutto di quelle sciagure. il fatto è che operò miracoli in quel paesello, dove nessuno lo conosceva, e certo perché nessuno lo conosceva. 4998_6241_000243 poi s'era calmato e aveva promesso che avrebbe fatto di tutto perché lo scandalo fosse soffocato. per il decoro dell'umanità, intendiamoci. per il rispetto che dobbiamo tutti alla santa religione, intendiamoci. 4998_6241_000244 più tempo di preparare il nido. e doveva esser bello come un sogno, questo nido ch'egli avrebbe veduto per prima cosa. sì, prometteva che sarebbe uscito con gli occhi bendati dalla clinica e che li avrebbe aperti lì per la prima volta, lì nel suo nido. 4998_6241_000245 sì, un inganno, ma egli era pur cieco e per lui dunque poteva bastare un cuore come quello di lei, devoto e ardente, e l'illusione della bellezza, brutta, del resto, non era. 4998_6241_000246 quegli allora, ch'era un omaccione gagliardo dal torace enorme, dal volto sanguigno, gli posò una mano su la spalla, con aria di protezione spavalda e un po canzonatoria, e ripeté: 4998_6241_000247 aveva voluto andare anche dal lobruno, ch'era il padrone della terra ch'egli teneva a mezzadria. il lobruno, uomo intrigante, consigliere comunale, amico di tutti, del vescovo e del prefetto, lo aveva accolto malamente su le furie. 4998_6241_000248 egli lo sapeva e pareva ne godesse. rivolgeva agli scolari, ai clienti, domande curiose, penetranti, che aggelavano e sconcertavano. 4998_6241_000249 dopo una lunga attesa, fra il trambusto che vi regnava, gli si era presentata una giovine vestita di nero, bionda, dall'aria rigida, anzi severa: la dama di compagnia della defunta marchesa. 4998_6241_000250 eppure sì, era proprio quella la mossa da tentare. si doveva far, proprio come diceva lui tre, quattro volte durante la lunga discussione. 4998_6241_000251 cominciò a parlargli del suo amore, quasi all'orecchio, con quella sua voce più che mai dolce e maliosa. ma quand'egli ebbro la strinse e minacciò di non lasciarla più, in quel momento ella si sciolse. 4998_6241_000252 aveva esaminato a lungo, attentamente gli occhi del giovine, senza prestare ascolto, almeno in apparenza, a tutto ciò che la marchesa, intanto, gli diceva intorno alla malattia, ai giudizi degli altri medici, alle varie cure tentate. 4998_6241_000253 guardi, signorina, sarà anche puntiglio da parte mia. non nego, le dico anzi che io non prenderò nulla dal marchese, se egli verrà nella mia clinica, dove avrà tutte le cure e l'ajuto che la scienza può prestargli. 4998_6241_000254 dirò anzi, se vuole che lei premurosamente mi ha fatto chiamare prima delle nozze, lydia. lo guardò fieramente negli occhi. 4998_6241_000255 e allora domandò a sé stesso, cirinciò tornando a sedere- perché tutti mi guardano, così che ci fosse in lui qualche cosa chegli non vedeva e che gli altri vedevano. 4998_6241_000256 cose che non avrebbe mai supposto, non che di poter dire, ma neppure di pensare lontanamente, gli venivano alle labbra spontanee, con unabbondanza e facilità di parola, unefficacia, despressioni che ne restava lui stesso come abbagliato. 4998_6241_000257 il dottor falci alzò una mano. comprendo nato l'amore, ma lei, signorina, mi perdoni. si dice: è vero che l'amore è cieco. 4998_6241_000258 e dunque via. basta ora che andava più pensando: era giorno di festa quello. via tutte le afflizioni, via tutti i pensieri tranne uno. 4998_6241_000259 tutto ciò le cagionava come un sordo tormento, la sconvolgeva, le pareva di non esser più lei, di mancare man mano a sé medesima per la pietà che quel giovane le ispirava. 4998_6241_000260 il vecchio siròli, che aveva ascoltato fin qui guardando in terra, levò il capo per acireale gnorsì. il nostro vescovo s'è messo d'accordo col vescovo di là, d'accordo. 4998_6241_000261 corri a dirgli che se ne vada subito. non lo voglio in casa, non lo voglio, carmine. guardò negli occhi gli altri fratelli per prender consiglio. 4998_6241_000262 era il sogno di tanti contadini avere un figlio sacerdote. e lui era riuscito ad attuarlo, questo sogno, non per ambizione, ma solo per averne merito davanti a dio. 4998_6241_000263 per cui ormai era inteso da tutti come don ciccino cirinciò quello del mulino. cosa strana. 4998_6241_000264 il campiere assisteva alla scena. dalla soglia va su e spogliati, ripeté il vecchio e, così dicendo, lo cacciò a spintoni su per la scaletta di legno. poi si voltò alla moglie che singhiozzava forte e le impose di star zitta. 4998_6241_000265 era infatti ritornato, ma insolitamente per quella via nuova sempre deserta, in fondo ai prati di castello, dove sorgeva il villino della marchesa borghi, aveva trovato una frotta di curiosi davanti al cancello aperto. 4998_6241_000266 le disse càrmine con voce grossa e sedette su la cassapanca presso il letto insieme con gli altri fratelli in attesa del padre taciturni. 4998_6241_000267 troppo chiasso, oh dio, troppo chiasso. e andando in giro per la sala intronato, faceva atto con le mani di smorzare i rumori. 4998_6241_000268 lo mirarono un pezzo con un senso di ribrezzo e di pietà. insieme gli videro la tonaca qua e là strappata. poi, abbassando gli occhi, notarono che gli mancava la fibbia d'argento a una scarpa. 4998_6241_000269 egli no cieco per la vita, cieco ora anche per la morte. e in quest'altro bujo, più freddo e più tenebroso, sua madre era scomparsa. 4998_6241_000270 perché in quel momento gli pareva proprio che potesse, come tutti gli altri, occuparsi delle elezioni e che non ci fosse in questo nulla di straordinario. 4998_6241_000271 torna prima da tuo padre e digli che ho da parlargli a nome del padrone càrmine. aprì le braccia e tornò indietro. il campiere allora chiamò a sé la piccina, che guardava con tanto d'occhi, non sapendo che pensare di tutto quel mistero. 4998_6241_000272 e quando il giorno appresso cirinciò, se ne partì da borgetto ingrugnato funebre, rispondendo a mala pena ai saluti, tutti restarono a guardarsi tra loro, non sapendo comprendere la ragione di un mutamento così improvviso. 4998_6241_000273 bionda era, ma i capelli alquanto ruvidi, e non molti, contrastavano stranamente col colore un po torbido della pelle. come dirglielo? e perché? 4998_6241_000274 lydia. fin dai primi giorni aveva sospettato che la marchesa borghi, prendendola al suo servizio, non avrebbe veduto male, nel suo egoismo materno, che il figlio infelice si fosse in qualche modo consolato con lei. 4998_6241_000275 il campiere dalla soglia urtato, scrollò le spalle e borbottò: ma perché vecchio stolido, se tutto è accomodato? 4998_6241_000276 se nella prima visita avesse manifestato il dubbio che il male di quel giovane non fosse, a suo modo di vedere, un vero e proprio glaucoma, forse quella povera madre non sarebbe morta con la disperazione di lasciare il figlio irrimediabilmente cieco. 4998_6241_000277 quando si ha la fortuna d'aver padroni che ci vogliono bene per la nostra devozione e per la nostra onestà, certe sciocchezzole via si riparano cose da piccini, in fin dei conti. mi spiego senza conseguenze. 4998_6241_000278 si sentì tutta rimescolare. ebbe come una vertigine, fu per cadere. si recò le mani al volto per frenar le lagrime accorse. 4998_6241_000279 a un tratto, al vecchio assorto. in queste amare riflessioni, giunse la voce d'uno dei figliuoli di càrmine, ch'era il maggiore o pa, venite, è arrivato. 4998_6241_000280 bella non era di volto, ma di corpo. elegantissima, belle, veramente belle. aveva le mani e la voce. 4998_6241_000281 il vecchio strinse le pugna, impallidì, mormorò questo, fa il vescovo questo e più, rispose il campiere: vostro figlio starà un anno o due ad acireale in espiazione, finché qua non si parlerà più del fatto. 4998_6241_000282 piangi perché ma piango anch'io. vedi, ah, che gioja. ti vedrò, ti vedrò, io vedrò. era ogni parola per lei una morte. 4998_6241_000283 si sentiva infatti, dopo tanti mesi di siccità, scorrere il drago con allegro fragore. da circa quarant'anni siròli teneva a mezzadria queste terre di. 4998_6241_000284 ma si sentirono rispondere e agghiacciare con certi scemi e strascicati già già, che rivelarono assente, lontano mille miglia dalla festa, lo spirito di lui. 4998_6241_000285 il dottor giunio falci stava in piedi in mezzo al salotto con la grossa testa calva rovesciata indietro, gli occhi socchiusi e si stirava distrattamente con una mano la barbetta ispida sul mento. 4998_6241_000286 taciturni. avevano tutt'e tre la faccia gialla, tutt'e tre con le berrette a calza nere ripiegate sul capo e tutt'e tre, sedendo in fila, avevano preso lo stesso atteggiamento. 4998_6241_000287 era, sì o no, un cittadino? anche lui le disgrazie va bene, ma come cittadino non poteva essere forse indignato anche lui delle spudorate vergogne che il vecchio deputato uscente commetteva da venti anni impunemente? 4998_6241_000288 di potersi dir sua tutta e per sempre, di potersi consacrare a lui unicamente anima e corpo. egli non si vedeva. non vedeva altro entro di sé che la propria infelicità. 4998_6241_000289 dio, così laidamente offeso da colui non avrebbe mai, mai perdonato. la maledizione di dio sarebbe stata sempre su la su casa. 4998_6241_000290 mai. poco dopo càrmine ritornò, seguito dai due fratelli. adesso viene annunziò al campiere ed entrò coi fratelli nell'ampia stanza terrena umida e affumicata. 4998_6241_000291 ma tuttavia, come rimanere più oltre in quella casa se non a questo patto? e non sarebbe stata una crudeltà abbandonare quel cieco, privarlo delle sue cure amorose per paura dell'altrui malignità? 4998_6241_000292 prosternandosi fino a toccare la terra, con la fronte allo squillo della campanella, nell'istante supremo dell'elevazione. 4998_6241_000293 lydia sentì che contro la sicura freddezza mordace di quell'uomo non bastava il contegno altero in cui, man mano per difendere la sua dignità da un sospetto odioso, s'interiva. 4998_6241_000294 gli era parso piuttosto che si trattasse dl una rara e strana manifestazione di quel male che comunemente suol chiamarsi cateratta. 4998_6241_000295 finalmente il vecchio comparve nella corte, curvo, con le mani dietro le reni, guardando a terra. portava in capo anche lui una berretta simile a quella dei figliuoli, ma inverdita e sforacchiata. aveva i capelli cresciuti e la barba non più rifatta da un mese. 4998_6241_000296 dell'elevazione. d'allora in poi, egli, di tanto più vecchio e provato e sperimentato nel mondo, s'era sentito quasi bambino di fronte al figlio sacerdote. 4998_6241_000297 silenziosamente, lasciandolo solo in un vuoto orrendo. a un tratto non sapeva bene da chi una voce d'una dolcezza infinita era venuta a lui come una luce soavissima. 4998_6241_000298 e allora cirinciò. cadde in preda a una così cupa esasperazione che di fuori ebbe lo strano effetto di farlo apparire quasi cangiato allimprovviso. 4998_6241_000299 parlami, parlami, non lasciar parlare me solo ti stanchi. no, chiedimi di nuovo ti stanchi? 4998_6241_000300 mento s'accomodi, dottore. disse la signorina lydia, entrata senza ch'egli se n'accorgesse il falci, si scosse, s'inchinò e prese a dire: mi scuserà se? 4998_6241_000301 sì, ebbene, allora sarebbe venuta raccolse le sue robe e il giorno prima che egli lasciasse la casa di salute se ne partì, ignorata. per rimanere, almeno nella memoria di lui, una voce. 4998_6241_000302 avrebbero potuto compensarlo della perdita dell'amore di lei. ma queste erano ragioni per sé, non per lui. se ella fosse andata a dirgli: silvio, tu devi scegliere fra il bene della vista e il mio amore. 4998_6241_000303 eccomi qua, il padrone, prima di tutto per rispetto all'abito che indossa indegnamente vostro figlio, poi anche per carità di voi. 4998_6241_000304 ma non bisognava prima, condiscendendo alla voglia di lui, confessargli ch'ella non era com'egli se la immaginava? non sarebbe stato il tacere, un inganno da parte sua. 4998_6241_000305 lui toccare ancora, con quelle mani sporcate l'ostia consacrata. il campiere scosse allegramente le spalle. se monsignore perdona. 4998_6241_000306 è vero, lei lo disse a me. troncò lydia di nuovo, ma anch'io come la marchesa, poca, anzi nessuna fiducia, è vero? non importa? interruppe a sua volta il falci. 4998_6241_000307 sul computo dei voti favorevoli e contrarii. non solo, ma gli pareva anzi di veder più chiaro di certuni nella tattica da seguire verso qualche capoelettore ancora neutrale nella lotta. 4998_6241_000308 e quali parti in questi lontani avvenimenti della sua vita attribuiva a presunti amici, a presunti nemici, e chi sa da che strambe ragioni. era stato perciò indotto a presentarsi ora lì, non invitato. 4998_6241_000309 ma che, ma che impossibile. o stirava il volto, sporgendo il labbro inferiore come uno che non riesca a capacitarsi, e sallontanava, rivoltandosi a guardare di sfuggita e di sbieco con quegli occhietti puntuti: cirinciò, cirinciò se. 4998_6241_000310 arrivò così al giorno della vittoria che pareva un altro ricreato in quellaura di popolarità, tra gente nuova, in un paese nuovo, preso dassalto, messo sottosopra e conquistato in pochi giorni. 4998_6241_000311 sai, disse lydia, quel medico che la tua povera mamma fece chiamare pochi giorni prima della disgrazia. ah sì, esclamò il borghi, sovvenendosi. i osservò a lungo. 4998_6241_000312 te ne accorgerai, silvio, se il dottor falci riuscirà a ridarti la vista, io vi lascio lydia. lydia chiamò il borghi, ma ella era già uscita, tirando l'uscio a sé con violenza. 4998_6241_000313 lui, proprio lui, potesse trovarsi lì in mezzo a quella festa e che avesse potuto fare tutto quel che aveva fatto senza saperne più il perché. 4998_6241_000314 lei che nella sventura di lui vedeva la ragione del suo amore e quasi la scusa di fronte alla malignità altrui. e si può dunque transigere così inavvertitamente con la propria coscienza fino a commettere un delitto. 4998_6241_000315 lo considerò piuttosto come un conforto ch'io volessi apprestare e non vi diede molto peso. questo è ciò che ho detto io, non quel che pensa lei. 4998_6241_000316 gli anni sessantadue. sì, ma che voleva dire? avanti. era come se cominciasse ora la vita, avanti, avanti. 4998_6241_000317 perché, qua lo sappia, io credo di trovarmi non solo di fronte a un caso di malattia, ma anche di fronte a un caso di coscienza più grave. 4998_6241_000318 no, signorina, rispose con dura e seria calma i falci, tanto vero ch'io ho stimato mio dovere. di me dico venire senza invito. 4998_6241_000319 e s'era messo a parlare di lui come d'un santo, ad ascoltarlo a bocca aperta, beato, quand'egli veniva a trovarlo in campagna dal collegio degli oblati, dove per l'ingegno e per lo zelo era stato nominato precettore. 4998_6241_000320 e vi aveva appoggiato il bel volto pallido gemendo: non mi lasci, non mi lasci. s'era sentita vincere dalla compassione, dalla tenerezza e s'era dedicata a lui senza più sospetto. 4998_6241_000321 ma non avrebbe detto la gente che ella approfittava della sciagura di lui per farsi sposare, per diventar marchesa e ricca? oh sì, certamente, questo e altro avrebbe detto. 4998_6241_000322 la mattina seguente volle accompagnarlo in vettura fino alla clinica e, nel lasciarlo, gli disse che si sarebbe messa subito subito all'opera, come una rondine frettolosa. 659_656_000000 e ogni menomo particolare del paesaggio si animava, sembrava che fosse vissuto con lei. le si stampava nellintimo del cuore, profondamente. appena fu nel vagone, aprì il libro che aveva portato apposta e vi nascose il viso e gli occhi pieni di lagrime. 659_656_000001 in tal modo jeli, il guardiano dei cavalli, perdette il pane perchè giusto in quel punto sopravveniva allimprovviso una carrozza che non si era udito prima, mentre saliva lerta, passo passo e sera messo al trotto comera giunta al piano. 659_656_000002 ei che cera avvezzo alle beffe. non dava retta e rispondeva soltanto cogli ah, ah dei suoi bei colpi di zappa in pieno, e intanto borbottava. 659_656_000003 proprio ella non ci aveva mai pensato. la sua amica erminia doveva far girare la testa ai signori uomini a preferenza di ogni altra, col suo visino piccante e il suo spirito di diavolessa così noncurante degli omaggi a cui era avvezza naturalmente. 659_656_000004 ma tutti quelli della fattoria avrebbero fatto volentieri qualche cosa per lui, poichè era un ragazzo servizievole e ci era sempre il caso di buscarci qualche cosa da lui. 659_656_000005 e aveva vivi solamente gli occhi, coi quali pareva che volesse dirgli tante cose. eh eh, chi non rispetta i genitori fa il suo malanno e non fa buona fine. 659_656_000006 polidori la trovava deliziosa nel suo imbarazzo, soltanto quellimbarazzo si prolungava troppo. prima di venire a quellappuntamento nellistante supremo di passar luscio. 659_656_000007 come san giovanni fosse arrivato sotto lolmo, diceva il contratto, e a completare la somma si era fatto assegnamento sulla vendita dei puledri, intanto di puledri e cavalli e muli. 659_656_000008 questo è per il pane, questo pel vino, questo per la gonnella di nunziata. e così andava facendo il conto del come avrebbe speso i denari del suo appalto, il. 659_656_000009 allora perchè tutti quelli che lavorano nella cava non si fanno mettere in prigione? domandò malpelo, perchè non sono malpelo come te, rispose lo sciancato. ma non temere che tu ci andrai e ci lascerai le ossa. 659_656_000010 jeli assisteva il genitore come meglio sapeva. ogni mattina, prima dandarsene coi puledri, gli lasciava il decotto preparato nella ciotola, il fascio di sarmenti sotto la mano, le uova nella cenere calda. 659_656_000011 una volta la lupa. si innamorò di un bel giovane che era tornato da soldato e mieteva il fieno con lei nelle chiuse del notaro. ma proprio quello che si dice innamorarsi. 659_656_000012 testo è stato riletto e controllato. fantasticheria: una volta, mentre il treno passava vicino ad aci trezza, voi, affacciandovi allo sportello del vagone, esclamaste: 659_656_000013 un notturno che le passava anchesso fra i capelli e sulla fronte e fra le spalle, come una mano di velluto fresca e odorosa. a un tratto una figura nera si frappose dinanzi alla luce delle finestre che cadeva sul viale. 659_656_000014 perchè quando si trovava a passanitello nellinverno le strade erano così cattive che alle volte passavano quindici giorni senza che si vedesse passare anima viva. 659_656_000015 e come degli uomini ce nerano rimasti tanti o schiacciati o smarriti nel buio e che camminano da anni e camminano ancora senza poter scorgere lo spiraglio del pozzo pel quale sono entrati. 659_656_000016 di jeli e del ragazzo prima di raccoglierli attorno alla bianca, la quale anchessa trotterellava svogliatamente col campanaccio al collo. appena jeli ebbe contato le sue bestie, si accorse che mancava lo stellato. 659_656_000017 la lupa se ne andò e suo genero allora si potè preparare ad andarsene anche lui. da buon cristiano si confessò e comunicò con tali segni di pentimento e di contrizione che tutti i vicini e i curiosi piangevano davanti al letto del moribondo. 659_656_000018 più tardi, mentre lo conducevano dinanzi al giudice, legato disfatto, senza che avesse osato opporre la menoma resistenza, come diceva: non dovevo ucciderlo, nemmeno se mi aveva preso. 659_656_000019 tutta lesperienza che possedeva polidori, non seppe fargli leggere quello che vi si scorgeva. ah, disse poi con voce mutata: sarebbe stato più prudente. 659_656_000020 ma dalle lunghe orecchie, diggià inquiete, scorazzavano pei campi al seguito del branco dei cavalli, entrando nelle steppie, dietro i mietitori, passo passo, collarmento, fermandosi ogni volta che una giumenta si fermava a strappare una boccata derba. 659_656_000021 no, mio marito non mi guasta tanto, è troppo occupato. sì, è troppo occupato, affermò erminia senza rilevare lironia della risposta. è seriamente occupato, affoga negli affari, poveretto. 659_656_000022 se si è in chiesa vanno in aria le panche, nelle processioni piovono pezzi di torcetti come pipistrelli e a tavola volano le scodelle. 659_656_000023 anchesso quando piegava sotto il peso e gli mancava il fiato per andare innanzi. aveva di quelle occhiate, mentre lo battevano, che sembrava dicesse: non più, non più. 659_656_000024 passarono parecchi giorni senza che ei si facesse vivo, altrimenti alla fine arrivò un telegramma che mise in grande costernazione il socio di lui, il quale partì subito per roma. 659_656_000025 pagina. colle dita vaganti sulla tastiera del pianoforte, col ricamo abbandonato sui ginocchi a contemplare lacqua, i monti e le stelle. lo specchio del lago riverberava tutte le sfumature dei suoi pensieri più indefiniti. 659_656_000026 suo padre faceva il vaccaro a ragoleti di là di licodia, dove la malaria si poteva mietere, dicevano i contadini dei dintorni. ma nei terreni di malaria i pascoli sono grassi e le vacche non prendono le febbri. 659_656_000027 dove lerba era già alta sul terreno lasciato pel maggese e il mangime era abbondante, perciò i puledri vi restarono a pascolarvi per molto tempo. 659_656_000028 ma daltra parte tutto è pericolo nelle cave e se si sta a badare a tutte le sciocchezze che si dicono, è meglio andare a fare lavvocato. adunque il sabato sera, mastro misciu raschiava ancora il suo pilastro, che lavemaria era suonata da un pezzo. 659_656_000029 e trovò il letto vuoto, colle coperte belle e distese e, sgattaiolando nella corte, andò a piantarsi dinanzi a una porta tutta brandelli di cartacce, sbirciando dal buco della chiave una gran sala vuota, sonora e fredda anche. 659_656_000030 sazia così da inventare il capriccio di vedere il vostro nome sulle pagine di un libro. quando scriverò il libro, forse non ci penserete più, intanto i ricordi che vi mando così lontani da voi in ogni senso. 659_656_000031 invece mastro misciu sterrava da tre giorni e ne avanzava ancora per la mezza giornata del lunedì. era stato un magro affare e solo un minchione come mastro misciu aveva potuto lasciarsi gabbare a questo modo dal padrone. 659_656_000032 ma francamente cera da perdere. la pazienza, mia cara, io non mi raccapezzo più. le diceva erminia, ridendo tranquilla come se non si trattasse di lei. coshai, alle volte mi sembra che io debba averti fatto qualcosa di grosso a mia insaputa. 659_656_000033 gli volete bene, almeno al figlio di massaro neri, chiese lui, voltando e rivoltando il bastone fra le mani: che discorsi andate facendo? rispose bruscamente: la gnà mara, mia madre è di là, che sente tutto. 659_656_000034 un vecchio che si trascinava lentamente cercando il sole di marzo. si fermò a guardarla. comella, fu passata appoggiandosi al bastone malfermo e tentennò il capo tristamente. 659_656_000035 finalmente la fiera beltà era caduta. il caso, la fatalità, la volontà di dio o quella del diavolo? lavevano tirata pel lembo della veste. quando si dice cadere, intendesi che aveva lasciato cadere sul polidori. 659_656_000036 la sera, giunti al ponticello, se ne andavano, luno di qua e laltro di là, senza dirsi: addio, così passarono, tutta lestate. 659_656_000037 accadde: una parapiglia, un fuggi fuggi, un casa del diavolo. preti che scappavano, colle sottane per aria, trombe e clarinetti sulla faccia, donne che strillavano il sangue a rigagnoli e le legnate che piovevano come pere fradicie fin sotto il naso di san rocco benedetto. 659_656_000038 la signora rinaldi non sapeva che ci fosse anche lui. e polidori, se avesse potuto prevedere la sua venuta, le avrebbe reso il servigio di non farsi trovare a villa deste. 659_656_000039 tantè, mi son rammentato del vostro capriccio un giorno che ho rivisto quella povera donna cui solevate far lelemosina col pretesto di comperar le sue arance, messe in fila sul panchettino dinanzi alluscio. 659_656_000040 ma in ottobre rivide nanni al tempo che cavavano lolio, perchè egli lavorava accanto alla sua casa e lo scricchiolio del torchio non la faceva dormire tutta notte. 659_656_000041 signori miei, signori miei, andava raccomandando il delegato. così non facciamo nulla. faremo la rivoluzione, faremo, urlava bruno colle, mani in aria. 659_656_000042 così bruscamente. ella faceva appello allonore e alla delicatezza di lui per farle dimenticare il suo errore e lasciarle la stima di sè stessa. polidori si aspettava quasi quella lettera. la signora rinaldi era troppo inesperta per non pentirsi dieci volte. 659_656_000043 col suo maschio e selvaggio grido disolano laltro quelluomo che, sullisolotto, non osava toccarvi il piede per liberarlo dal lacciuolo teso ai conigli nel quale veravate impigliata da stordita che siete. 659_656_000044 piazza pareva un mare di fuoco, come quando si incendiavano le stoppie per il gran numero di razzi che i devoti accendevano sotto gli occhi del santo, il quale stava a goderseli dallimboccatura del rosario, tutto nero sotto il baldacchino dargento. 659_656_000045 il misterioso processo per cui le passioni si annodano, si intrecciano, maturano, si svolgono nel loro cammino sotterraneo, nei loro andirivieni, che spesso sembrano contradditori. 659_656_000046 si vide accerchiato da tutte le femminucce di monserrato che strillavano e si picchiavano il petto per annunziare la gran disgrazia chera toccata a comare santa, la sola poveretta che non dicesse nulla e sbatteva i denti. 659_656_000047 ella. per non farsi rossa, gli tirò un ceppo che aveva sottomano e non lo colse, per miracolo. spicciamoci che le chiacchiere non ne affastellano sarmenti. se fossi ricco, vorrei cercarmi una moglie come voi, gnà santa. 659_656_000048 te poco te ne importa, il salario lhai sempre buona o malannata. sì, è vero, disse lui, ma mi rincresce dare quelle povere bestie in mano al beccajo. 659_656_000049 jeli non si mosse daccanto allo stellato. il fattore lasciò la mula sulla strada e scese nel burrone, anche lui cercando di aiutare il puledro ad alzarsi e tirandolo per la coda. 659_656_000050 a ballare. ella era rossa ed allegra, cogli occhi neri che sembravano due stelle, e rideva che le si vedevano i denti bianchi e tutto loro che aveva indosso le sbatteva e le scintillava sulle guancie e sul petto che pareva la madonna tale e quale. 659_656_000051 e le avessero arso tutte le vene. no, no, ripeteva: ho fatto male, ho fatto assai male. sono stata una stordita. credetemi, signore, non sono colpevole, sono stata una stordita, sono davvero una bimba. lo dicono tutti, lo dicono anche le mie amiche. 659_656_000052 a marineo, invece, troveremo dellaltra gente pudda, la rossa e la figlia del campiere. si starà allegri per le messe. verranno più di ottanta mietitori colla cornamusa e si ballerà sullaja massaro agrippino e sua moglie si erano avviati colla carretta. 659_656_000053 oh maria. rispose erminia buttandole le braccia al collo e fu tutto. ritornarono indietro, luna al fianco dellaltra, senza aprire bocca e a capo chino, come furono in vista dellalbergo, sentirono tutte e due a un tempo di dover assumere un contegno. 659_656_000054 polidori, il quale aveva vuotato il sacco, divenne presto arido, laconico, categorico che era una disperazione. la poveretta chiuse gli occhi e le ali e si lasciò scivolare un altro po. 659_656_000055 quando i monti vi stendevano larghe ombre verdi, o quando i remi luccicavano fra le tenebre come spade dacciaio, o quando il tramonto vi spirava tristamente con vaghe striscie amaranti. 659_656_000056 che sembrava quella della buona ventura, quando mette su banco colla gabbia dei canarini. le ragazze se lo rubavano cogli occhi mentre andavano a messa col naso dentro la mantellina e i monelli gli ronzavano attorno come le mosche. 659_656_000057 cera tanta sincerità nella contraddizione dei suoi sentimenti che quellistante dabbandono dopo unora sembrava infinitamente lontano. e se qualche cosa di vivo vibrava tuttora fra le linee della lettera, era solo il rimpianto di sogni che si dileguavano così bruscamente. 659_656_000058 e non volle più tornare da quelle parti. due o tre giorni dopo scopersero infatti il cadavere di mastro misciu, coi calzoni indosso e steso bocconi, che sembrava imbalsamato. 659_656_000059 allora confidava a ranocchio: lasino va picchiato, perchè non può picchiar lui e sei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe la carne a morsi. 659_656_000060 voi non ci tornereste davvero e nemmen io. ma per poter comprendere siffatta caparbietà, che è per certi aspetti eroica, bisogna farci piccini anche noi. 659_656_000061 sua moglie, bianca e rossa come una mela, sfoggiava scarpe nuove e fazzoletti di seta. don liborio non si faceva pagar le sue visite e gli aveva battezzato anche un bambino. insomma, facevano una casa sola ed ei chiamava don liborio signor compare, e lavorava con coscienza. 659_656_000062 nanni, spalancò gli occhi imbambolati tra veglia e sonno, trovandosela dinanzi ritta pallida, col petto prepotente e gli occhi neri come il carbone. 659_656_000063 quando il sole batteva a piombo, la lupa affastellava manipoli su manipoli e covoni su covoni, senza stancarsi mai, senza rizzarsi un momento sulla vita, senza accostare le labbra al fiasco. 659_656_000064 amaranti, frapponeva la tenda fra sè e i barcaiuoli e, coricata sui cuscini, godeva a sentirsi cullata sullabisso, ad immergervisi quasi tuffando la mano nellacqua, sentendosene guadagnare tutta la persona con un brivido misterioso. 659_656_000065 ora incoraggiata dal vedersi ai piedi quelluomo contrastato e invidiato, sentiva una deliziosa sensazione al contatto di quel muschio vellutato che le accarezzava le spalle. 659_656_000066 ogni cosa nuova stentava ad entrargli in capo e questa poi gli riesciva così grossa che addirittura faceva una fatica del diavolo ad entrarci. massime allorchè si vedeva dinanzi la sua mara tanto bella e bianca e pulita, che laveva voluto ella stessa. 659_656_000067 e cera sempre. che vedere e che ascoltare in tutte le ore del giorno. così, verso il tramonto, quando il pastore si metteva a suonare collo zufolo di sambuco. 659_656_000068 lo spettacolo vi parrà strano e perciò forse vi divertirà. noi siamo stati amicissimi, ve ne rammentate. 659_656_000069 dicevano che egli solo possedesse quellintelligenza squisita dello strauss che vi fa perdere il fiato e la testa, e sapeva mettere nel braccio, nei muscoli, in tutta la persona la foga labbandono lestasi. non voglio che balliate più. 659_656_000070 così si fa, brontolava malpelo: gli arnesi che non servono più si buttano lontano. ei andava a visitare il carcame del grigio in fondo al burrone e vi conduceva a forza anche ranocchio, il quale non avrebbe voluto andarci. 659_656_000071 nè ella avrebbe saputo dire se pensasse ancora a lui, ma provava delle aspirazioni indefinite che nella solitudine le tenevano compagnia, lavviluppavano mollemente e tenacemente in quellinerzia pericolosa e parlavano per lei nel silenzio solenne che la circondava e luggiva ella. 659_656_000072 andrò dal brigadiere, andrò vacci e ci andò davvero coi figli in collo, senza temere di nulla e senza versare una lagrima come una pazza, perchè adesso lamava anche lei, quel marito che le avevano dato per forza, unto e sudicio dalle ulive messe a fermentare. 659_656_000073 quel cristiano doveva esser mio marito prima che vi fossero queste chiacchiere in paese, ma ora che il matrimonio è rotto, si pianta vicino allaltar maggiore per guardarmi e ridere coi suoi amici tutto il tempo della santa messa e 659_656_000074 se si veniva a parlare del figlio di massaro neri, il quale si prendeva in moglie mara di massaro agrippino jeli, non diceva più nulla e nemmeno osava di aprir bocca. 659_656_000075 tettoja. ella si lasciò baciare fredda fredda e volse il capo dallaltra parte, sua moglie lo lascia a infradiciare dietro luscio, dicevano i vicini quando in casa cè il tordo. ma 659_656_000076 suo marito sembrava che facesse apposta onde giustificare il sorrisetto amaro di lei. era così preoccupato del suo affare che non aveva più testa per nessunaltra cosa al mondo. 659_656_000077 infine perchè quella grazia di dio che stavano mangiando non andasse in tossico. mara cambiò discorso e gli domandò se ci avesse pensato a far zappare quel po di lino che avevano seminato nel campo delle fave. sì, rispose jeli, e il lino verrà bene. 659_656_000078 certe cose non si sanno spiegare per nulla al mondo. avrebbe voluto che anima viva si fosse accorta di quel che succedeva e avrebbe voluto chiudere gli occhi a tutti gli altri come li chiudeva lei. 659_656_000079 e dondolandosi sulle stanghe e gli diceva che quando avrebbero finito di sterrare, si sarebbe trovato il cadavere del babbo, il quale doveva avere dei calzoni di fustagno quasi nuovi. ranocchio, aveva paura, ma egli no. 659_656_000080 sì, disse jeli e posò la cazza sullorlo della zangola. ma io sono un povero pecoraio e non posso pretendere alla figlia di un massaro come sei tu. 659_656_000081 sì, sì, mormorò con un soffio polidori si allontanò pian piano per lasciarla rimettere e andò a fumare la sua sigaretta nella sala del bigliardo. 659_656_000082 per fortuna la lupa non veniva mai in chiesa, nè a pasqua, nè a natale, nè per ascoltar messa, nè per confessarsi. padre angiolino di santa maria di gesù, un vero servo di dio, aveva persa lanima per lei. 659_656_000083 e sembrava mosso a pietà della vittima giacchè, parlandole con un viso serissimo della pioggia e del bel tempo, si limitava a farle il suo briciolo di corte, domandandole con grande interesse di cose indifferentissime, se 659_656_000084 grande e grosso comera si faceva di brace, anchesso quando gli fissaste in volto i vostri occhi arditi. nondimeno è morto da buon marinaio, sulla verga di trinchetto, fermo al sartiame, levando in alto il berretto e salutando unultima volta la bandiera. 659_656_000085 dora innanzi non ci saranno più arruffapopoli nè oppositori. ora che è morto quel vice pretore che ha lasciato la lite nel testamento, sì, faremo la festa per quelli che son morti. 659_656_000086 brighe. malpelo faceva un visaccio come se quelle soperchierie cascassero sulle sue spalle e così piccolo comera, aveva di quelle occhiate che facevano dire agli altri: va là, che tu non ci morrai nel tuo letto come tuo padre. 659_656_000087 che dici mai, se sono la sua passione, lunica, sua passione lo credi. domandò erminia, fissandole in faccia quei suoi occhioni acuti. 659_656_000088 ora si avvicinava la pasqua e il fattore mandava tutti gli uomini della fattoria a confessarsi, colla speranza che, pel timor di dio, non rubassero più. jeli andò anche lui e alluscir di chiesa cercò del ragazzo con cui erano corse quelle parole e gli buttò le braccia al collo dicendogli: 659_656_000089 e lestremità di una lunga tavola di marmo su cui era buttato un lenzuolo greve e rigido e, dicendo che quelli là almeno non avevano più bisogno di nulla, si mise a succiare ad una ad una le chiocciole che non servivano più per passare il tempo. 659_656_000090 non ti spaventare, tuo marito sta bene. è accaduto che uno dei suoi debitori è fallito. questione di denaro, ah, disse maria respirando, e unombra dironia le tornò sul viso. 659_656_000091 e pensando a tutto ciò, narrava a ranocchio del pilastro che era caduto addosso al genitore e dava ancora della rena fina e bruciata, che il carrettiere veniva a caricare colla pipa in bocca. 659_656_000092 e dacchè non lo aveva più visto, perchè egli era un povero pecoraio e stava tutto lanno in campagna- gli era sempre rimasto in cuore a quel modo. ma la prima volta che, per sua disgrazia, rivide don alfonso dopo tanti anni, jeli si. 659_656_000093 cara maria le disse: erminia, un bel giorno e con un bel bacione. mi sembra che quel polidori ti trotti un po più del dovere per la testa. guardati, è un individuo pericoloso per una bambina come te. io rispose ella, stupefatta. io: 659_656_000094 e il pane dorzo del pastorello e le frutta rubate al vicino dapprincipio, jeli dava delleccellenza al signorino, come si usa in sicilia. ma dopo che si furono accapigliati per bene, la loro amicizia fu stabilita solidamente. 659_656_000095 don liborio soleva venire dopo le sue visite, prima dandare al caffè a far la sua partita di tresette, e quella sera venera diceva che voleva farsi tastare il polso perchè tutto il giorno si era sentita la febbre per quel male che ci aveva nella gola, pentolaccia. lui stava zitto e non si muoveva dal suo posto. 659_656_000096 volete, volete. ella non rispose e fece uno sforzo per ritirare la mano. polidori implorava la sua grazia con parole concitate deliranti. 659_656_000097 e gli battè anche sulle spalle salutandolo. era venuto col padrone della fattoria insieme a una brigata damici a fare una scampagnata nel tempo che si tosavano le pecore. 659_656_000098 potete anche immaginare che il mio pensiero siasi raccolto in quel cantuccio ignorato del mondo. perchè il vostro piede vi si è posato o per distogliere i miei occhi dal luccichio che vi segue dappertutto, sia di gemme o di febbri. 659_656_000099 e lalba ci sorprese in cima al fariglione: unalba modesta e pallida che ho ancora dinanzi agli occhi, striata di larghi riflessi violetti sul mare di un verde cupo, raccolta come una carezza su quel gruppetto di casucce che dormivano quasi raggomitolate sulla riva. 659_656_000100 nella sua villa deliziosa della brianza e giammai ella non lavea. contemplato con occhio più distratto attraverso al cristallo scintillante del suo coupé, come quando il suo legnetto attraversava rapidamente la piazza cavour. 659_656_000101 e gonfiava le froge al pari di un mastino ringhioso quando qualcuno voleva montarla. da jeli, invece, si lasciava montare e grattare le orecchie di cui era gelosa e landava fiutando per ascoltare quello che ei voleva dirle. 659_656_000102 ma colui seguitava a mietere tranquillamente col naso sui manipoli e le diceva: o che avete gnà pina nei campi immensi dove scoppiettava soltanto il volo dei grilli. 659_656_000103 come se ognuno di quei razzi che strisciavano sul bujo taciti e lucenti dietro il monte gli sbocciassero dallanima mara. sarà andata anche lei alla festa di san giovanni, diceva, perchè ci va tutti gli anni. 659_656_000104 ma non disse nulla. del resto, a che sarebbe giovato? prese gli arnesi di suo padre, il piccone, la zappa, la lanterna, il sacco col pane e il fiasco del vino. 659_656_000105 lo stellato. infatti, ad ogni movimento e ad ogni sforzo che gli facevano fare metteva un rantolo che pareva un cristiano. il fattore si sfogava a calci e scapaccioni su di jeli e tirava pei piedi gli angeli e i santi del paradiso. 659_656_000106 come il leopardo, sdraiato ai loro piedi, si godeva il raggio caldo del sole, ammiccando la larga pupilla dorata con quel medesimo inconscio e voluttuoso stiramento di membra. 659_656_000107 oramai. eppoi era di quelli che sanno consolarsi. ma erminia aveva tutto da perdere a quel giuoco con un marito come il suo, che le voleva bene. ed era proprio un marito ideale. che talismano possedeva dunque quel polidori per eclissare un uomo come il marchese gandolfi nel cuore di una donna bella, intelligente e corteggiata come lerminia. 659_656_000108 e alla madre. le piantava in faccia gli occhi ardenti di lagrime e di gelosia, come una lupacchiotta anchessa quando la vedeva tornare da campi, pallida e muta, ogni volta scellerata. le diceva: mamma scellerata, taci, ladra, ladra, taci. 659_656_000109 chè hanno paura di vederselo comparire dinanzi coi capelli rossi e gli occhiacci grigi. questo testo è: 659_656_000110 ma gli doleva che lo stellato e il morellino andassero alla fiera per esser venduti. quando saran venduti, se ne andranno col padrone nuovo e non si vedranno più nella mandria, comè stato di mara dopo che se ne fu andata a marineo. 659_656_000111 la vigilia di pasqua avevano sul desco un piatto di salsiccia. come entrò, compare alfio soltanto dal modo in cui gli piantò gli occhi addosso- turiddu comprese, che era venuto per quellaffare- e posò la forchetta sul piatto. 659_656_000112 e alle lunghe giornate, silenziose e solitarie, in cui, per la campagna arsa, non si vede altro di lontano, rare volte, che qualche contadino nero dal sole il quale si spinge innanzi, silenzioso, lasinello, per la strada bianca e interminabile. 659_656_000113 tutto di roba bianca, a quattro, come quella di una regina, e orecchini che le arrivavano alle spalle, e anelli doro per le dieci dita delle mani delloro. ne aveva quanto ne poteva avere santa margherita. 659_656_000114 quando finalmente si trovavano accanto, ci stavano delle lunghe ore senza aprir bocca: jeli, osservando attentamente lintricato lavorio della calza che la mamma aveva messo al collo alla mara, oppure costei, gli vedeva intagliare i bei zig zag sui bastoni del mandorlo. 659_656_000115 parola. ella, anelante turbata, sentiva per istinto quanto fosse imbarazzante il silenzio. sono stanca, mormorò con voce rotta. lemozione la soffocava. 659_656_000116 è perchè gli hanno portato via la madre e non sa più cosa si faccia, osservava il pastore. adesso bisogna tenerlo docchio perchè sarebbe capace di lasciarsi andar giù nel precipizio anchio. quando mi è morta la mia mamma, non ci vedevo più dagli occhi. 659_656_000117 alle volte la bestia si piegava in due per le battiture, ma stremo di forze non poteva fare un passo e cadeva sui ginocchi e ce nera uno, il quale era caduto tante volte che ci aveva due piaghe alle gambe. 659_656_000118 intanto ranocchio non guariva e seguitava a sputar sangue e ad aver la febbre tutti i giorni. allora malpelo rubò dei soldi della paga della settimana per comperargli del vino e della minestra calda e gli diede i suoi calzoni quasi nuovi che lo coprivano meglio. 659_656_000119 peppa. andò senza dir nulla e quando gramigna udì la fucilata, si mise a sgignazzare e disse fra sè: questa era per me. 659_656_000120 ora è morto laggiù, allospedale della città, il povero diavolo in una gran corsìa tutta bianca fra dei lenzuoli bianchi, masticando del pane bianco servito dalle bianche mani delle suore di carità. 659_656_000121 apriteli bene gli occhi. gli gridò: compar, alfio, che sto per rendervi la buona misura. come egli stava in guardia, tutto raccolto per tenersi la sinistra sulla ferita che gli doleva e quasi strisciava per terra col gomito. 659_656_000122 affamata. ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter docchio con le sue labbra rosse e se li tirava dietro alla gonnella. solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti allaltare di santa agrippina. 659_656_000123 e poi, come la lupa tornava a tentarlo, sentite. le disse: non ci venite più nellaia, perchè se tornate a cercarmi, comè vero, iddio, vi ammazzo. 659_656_000124 jeli, quindi se ne stava nei campi tutto lanno, o a donferrante, o nelle chiuse della commenda, o nella valle del jacitano, e i cacciatori o i viandanti che prendevano le scorciatoie lo vedevano sempre qua e là, come un cane senza padrone. ei non ci pativa. 659_656_000125 di tanto in tanto, allorchè la strada correva sulla sommità delle colline, si udiva sin là la campana di san giovanni. che anche nel bujo e nel silenzio della campagna arrivava la festa. 659_656_000126 avete ragione, sono anche uningrata. no, non sei ingrata. sei una donnina viziata, una testolina guasta che vede falso in molte cose e che non ci vede in certe altre. il solo torto di tuo marito è di non averti aperto gli occhi sul gran bene che ti vuole. 659_656_000127 era che stava rincantucciata nella cucina come una bestia feroce e ne uscì soltanto allorchè la sua vecchia fu morta di stenti e dovette vendere la casa. 659_656_000128 tremante di febbre, come un pulcin bagnato. un operaio disse che quel ragazzo non ne avrebbe fatto osso duro a quel mestiere e che per lavorare in una miniera senza lasciarvi la pelle bisognava nascervi. 659_656_000129 sullanima mia, non voglio mandarti a roma per la penitenza. compare alfio tornò colle sue mule carico di soldoni e portò in regalo alla moglie una bella veste nuova per le feste. 659_656_000130 per far venire i gelati e gli altri rinfreschi senza inconvenienti. così va bene, approvava il sindaco col naso nel bicchiere. quando mi volete per la pace, mi ci trovate sempre. 659_656_000131 si sentiva tutta piena ed ebbra di cotesta parola e le sue labbra smorte agitavansi senza mandare alcun suono, vagamente assaporando la colpa. 659_656_000132 lasino grigio e se ne stava tranquillo. colle quattro zampe distese e lasciava che i cani si divertissero a vuotargli le occhiaie profonde e a spolpargli le ossa bianche. 659_656_000133 lombra dei cedri e il silenzio del viale deserto la penetravano vagamente, con sottile voluttà. quando si fermò dinanzi alla gabbia del leopardo, il petto le scoppiava e i ginocchi le tremavano forte, chè accanto a lei si era fermato anche polidori, guardando attentamente il superbo animale. 659_656_000134 ora rimangono quei monellucci che vi scortavano come sciacalli e assediavano le arance. rimangono a ronzare attorno alla mendica e brancicarle le vesti come se ci avesse sotto del pane. 659_656_000135 in quelle quarantottore facemmo tutto ciò che si può fare ad aci trezza: passeggiammo nella polvere della strada e ci arrampicammo sugli scogli. 659_656_000136 almeno jeli sapeva che mara stava al caldo sotto le coltri o filava davanti al fuoco in crocchio colle vicine, o si godeva il sole sul ballatojo. 659_656_000137 quel primo sguardo languido, molle, smarrito, che fa tremare le ginocchia, al serpente messo in agguato sotto lalbero della seduzione. le cadute a rotta di collo son rare e alle volte fanno scappare il serpente. 659_656_000138 là, sotto gli alberi folti, di faccia ai larghi orizzonti, sentiva una strana irritazione contro quella pace che la invadeva lentamente, suo malgrado, dal di fuori. 659_656_000139 quasi non osava alzare gli occhi su di lei, mentre ella sciorinava la tovaglia e metteva in tavola le scodelle, tranquilla e pulita al suo solito. poi, dopo averci pensato un gran pezzo, le domandò: è vero che te la intendi con don alfonso? 659_656_000140 anche lui era sinceramente e fortemente commosso in quel momento e cercava gli occhi di lei con occhi assetati ed ebbri. ella, senza vederli, ne sentiva la fiamma, non osava levare i suoi e il riso le moriva sulle labbra. 659_656_000141 in quellora fra vespero e nona, in cui non ne va in volta femmina buona. la gnà pina era la sola anima viva che si vedesse errare per la campagna. 659_656_000142 perciò appunto lo chiamavano mastro misciu bestia ed era lasino da basto di tutta la cava. ei povero diavolaccio, lasciava dire e si contentava di buscarsi il pane colle sue braccia, invece di menarle addosso ai compagni e attaccar brighe. 659_656_000143 polidori aveva avuto il buon gusto di eclissarsi con garbo, restando a milano senza far nulla di teatrale e di convenzionale, come uno che sa mettere della cortesia anche a farsi dimenticare. 659_656_000144 per fortuna, il parroco aveva messo in salvo lesto, lesto, le chicchere e i bicchieri, e il sagrestano era corso a rompicollo a licenziare la banda che, saputo larrivo del delegato, accorreva a dargli il benvenuto soffiando nei corni e nei tromboni. 659_656_000145 turiddu toccò la prima botta e fu a tempo a prenderla nel braccio. come la rese? la rese buona e tirò allanguinaia. ah, compare turiddu. avete proprio intenzione di ammazzarmi? sì, ve lho detto. ora che ho visto la mia vecchia nel pollaio, mi pare di averla sempre dinanzi agli occhi. 659_656_000146 la povera vecchia era morta col rammarico della mala riuscita che aveva fatto la moglie di suo figlio e dio le aveva accordato la grazia di andarsene da questo mondo portandosi al mondo di là tutto quello che ci aveva nello stomaco contro la nuora e che sapeva come gli avrebbe fatto piangere il cuore al figliuolo. 659_656_000147 egli invece, se la gnà saridda passava dalla piazza la domenica, affettava di esser tuttuno col brigadiere o con qualche altro pezzo grosso, e non si accorgeva nemmeno di lei. 659_656_000148 esso almeno avrà il merito di essere brevissimo e di esser storico. un documento umano, come dicono oggi, interessante forse per te e per tutti coloro che studiano nel gran libro del cuore. 659_656_000149 e unaltra volta dietro allo sciancato, e anche lui e si metteva a ridere- io lho udito quella sera per un raffinamento di malignità. sembrava aver preso a proteggere un povero ragazzetto venuto a lavorare da poco tempo nella cava. 659_656_000150 poi se ne andavano, luno di qua e laltro di là, senza dirsi una parola, e la bambina comera, in vista della casa, si metteva a correre facendo levar alta la sottanella sulle gambette rosse. 659_656_000151 costoro li spendono senza pensarci, sandava, dicendo jeli, e vuol dire che hanno la tasca piena e non sono in angustia come me per difetto di un padrone. se sudano e saffannano a saltare per loro piacere. 659_656_000152 ed ei non avrebbe potuto farsene degli altri più lisci e lucenti di quelli, se ci avesse lavorato cento e poi cento anni. in quel tempo era crepato di stenti e di vecchiaia, lasino grigio, e il carrettiere era andato a buttarlo lontano nella sciara. 659_656_000153 e se ne andò, nè più si seppe nulla di lui. così si persero persin le ossa di malpelo e i ragazzi della cava abbassano la voce quando parlano di lui nel sotterraneo. 659_656_000154 andiamo via- gli disse mara, come lo vide osservare- ce ne andiamo laggiù, a marineo, dove cè quel gran casamento nella pianura. 659_656_000155 perciò costui andava sbocconcellando pian piano il suo pezzo di pane. finalmente si vede venire a cavallo il fattore, il quale, da lontano, strepitava e bestemmiava accorrendo al vedere gli animali fermi sulla strada, sicchè lo stesso alfio se la diede a gambe per la collina. 659_656_000156 e quando arrivava a sentirlo anche lui e si avventurava a lagnarsene colla moglie, tu che ci credi, gli diceva lei. ed egli non ci credeva, contento come una pasqua. 659_656_000157 benissimo, e giacchè dobbiamo partire, più presto sarà meglio sarà. desidero andare col primo treno. partirono infatti di buon mattino. a lei scoppiava il cuore passando dinanzi a quelle finestre chiuse. 659_656_000158 saridda. allora si graffiava il viso e diceva che voleva morire con lui e si sarebbe tagliati i capelli e glieli avrebbe messi nel cataletto, chè nessuno lavrebbe più vista in faccia finchè era viva. no, no, rispondeva nino col viso disfatto. i capelli torneranno a crescere, ma chi non ti vedrà più sarò io che sarò morto. 659_656_000159 fra marito e moglie succedeva anche una quistione ogni volta che doveva pagarsi la mesata del tugurio e allorchè il figlio accorse trafelato al sentire che alla vecchiarella le avevano portato il viatico. 659_656_000160 una disgrazia come quella può accadere a tutti nel mondo, ma è meglio non dir nulla. andarono perciò a cercare compare macca, il quale era al ballo, e, nel tempo che massaro cola entrò a fare lambasciata, jeli aspettò sulla strada, in mezzo alla folla che stava a guardare dalla porta della bottega. 659_656_000161 la gnà lia gli cuoceva il pane per amor del prossimo ed ei la ricambiava con bei panierini di vimini per le ova, arcolai di canna ed altre coserelle. facciamo come fanno le sue bestie, diceva la gnà lia, che si grattano il collo a vicenda. 659_656_000162 mhai creduto unanima desolata in via di annientarsi. no, tho creduto una che si annoia qui. e una vera tebaide. non cè che da darsi a dio o al diavolo. vieni con me a villa deste. voi mi permettete che ve la rubi, non è vero, rinaldi? 659_656_000163 in fondo a quel deserto dovesse vibrare tanto deliziosamente- no, davvero cera- da perderci la testa. ella si sentiva avvampare fin sulla nuca, che ei ritto dietro le sue spalle poteva vedere arrossire. 659_656_000164 bel miracolo che ti ha fatto san rocco. gli diceva turi per consolarlo, e tutti e due convalescenti, mentre si scaldavano al sole, colle spalle al muro e il viso lungo, si gettavano in viso lun laltro san rocco e san pasquale. 659_656_000165 mentre egli tornava dal pascolo, stanco ed assetato, o fradicio di pioggia, o quando il vento spingeva la neve dentro il casolare e spegneva il fuoco di. 659_656_000166 dironia. egli diceva che sarebbe partito subito dopo le regate perchè aveva promesso di trovarsi con alcuni amici in piemonte per una gran caccia. e veramente gli rincresceva lasciare tante belle signore a villa deste. 659_656_000167 però non sono stanca. questaria fresca fa bene, tanto bene ci si sente rinascere, non è vero? sì, è vero, rispose polidori guardandola fiso negli occhi, ma ella non osava levarli di terra. 659_656_000168 sentite? abbiamo fatto male, ripeteva ella con voce convulsa. abbiamo avuto torto, ve lo giuro. ve lo giuro, abbiamo fatto male. e si sentiva venir meno. in quel punto, allimprovviso si udì rumore fra le piante e lo scalpiccìo di chi sopraveniva. si arrestò poco lontano come esitante. 659_656_000169 spesso andava a leggere o a passeggiare sulla sponda del laghetto, nei viali remoti dei campi elisi, quando la luna si posava dolcemente sul lago e le accarezzava le mani bianche, o quando le finestre del salone stampavano, nel buio del viale, larghi quadrati di luce fredda. 659_656_000170 e se la febbre non era di quelle che ammazzano, ad ogni modo col solfato si sarebbe guarita subito. compare menu, ci spese gli occhi della testa in tanto solfato, ma era come buttarlo nel pozzo. 659_656_000171 così le povere bestie si scuotevano la neve di dosso e non rimasero seppellite come tante ce ne furono nelle mandre vicine a quel che disse massaro agrippino, quando venne a dare unocchiata ad un campicello di fave che ci aveva alla salonia. 659_656_000172 domani vieni a trovarmi e taiuterò a cercar dallogarti per stanotte. torna in piazza dove siamo stati a sentir suonare la banda. un posto su qualche panchetta lo troverai, e a dormire allo scoperto, tu devi esserci avvezzo. 659_656_000173 e quei cenci che gli piangevano addosso da ogni parte. la sorella afferrava il manico della scopa se si metteva sulluscio in quellarnese, chè avrebbe fatto scappare il suo damo se avesse visto. 659_656_000174 jeli, lui non pativa di quella malinconia, se ne stava accoccolato sul ciglione colle gote enfiate, intentissimo a suonare iuh, iuh, iuh. 659_656_000175 sa quali povere gioie sognava su quel davanzale, dietro quel basilico odoroso, cogli occhi intenti in quellaltra casa coronata di tralci di vite. 659_656_000176 io te lo ripeterò così come lho raccolto pei viottoli dei campi. pressa poco colle medesime parole, semplici e pittoresche della narrazione popolare. 659_656_000177 tanto che ad anno nuovo si persuase ad indurre il padrone perchè aumentasse il salario di jeli, sicchè costui venne ad avere quasi quello che prendeva col fare il guardiano dei cavalli. 659_656_000178 di tanto in tanto si metteva il fazzoletto alla bocca per riprender fiato, quasi il suo cuore divorasse avidamente tutta laria che la circondava. londa lenta del ruscello laccompagnava chetamente, borbottando, sottovoce, addormentando le ultime sue paure. 659_656_000179 mara mi guardava da capo a piedi con tanto docchi e tornava a dire: come ti sei fatto grande. e si mise pure a ridere e mi diede uno scopaccione qui sulla testa. 659_656_000180 ho delle pazze tendenze per quel mondo che forse non è altro se non un sogno, un sogno di gente inferma, sia pure alle volte mi pare di soffocare fra tanta ragione in cui viviamo. sento il bisogno, daria, di andarla a respirare in alto, dove è più pura ed azzurra. 659_656_000181 e quelle due note dello zufolo di jeli, sempre le stesse, iuh, iuh, iuh, che facevano pensare alle cose lontane, alla festa di san giovanni, alla notte di natale. 659_656_000182 e le nuvole portano la pioggia. solo gli uccelli non hanno a far altro che cantare e volare tutto il giorno. le idee non gli venivano nette e filate, luna dietro laltra. 659_656_000183 anche a digiunare era avvezzo. allorchè il padrone lo puniva levandogli il pane o la minestra, ei diceva che la razione di busse non gliela aveva levata mai il padrone, ma le busse non costavano nulla. 659_656_000184 mosche. egli aveva portato anche una pipa col re a cavallo che pareva vivo, e accendeva gli zolfanelli sul dietro dei calzoni levando la gamba come se desse una pedata. ma con tutto ciò lola di massaro angelo non si era fatta vedere nè alla messa nè sul ballatoio. 659_656_000185 è stato sempre solo pei campi, come se lavessero figliato le sue cavalle, ed è perciò che sa farsi la croce con le due mani del rimanente. è vero che jeli non aveva bisogno di nessuno. 659_656_000186 qualche cosa si sarà rotto. piagnucolava jeli, disperato di non poter vedere nulla pel buio e il puledro, inerte come un sasso, lasciava ricadere il capo di peso. 659_656_000187 appena la nuora era rimasta padrona della casa e colla briglia sul collo ne aveva fatte tante e poi tante che la gente ormai non chiamava altrimenti suo marito, che con quel 659_656_000188 mara venne a salutare il giovanotto nel tempo che ei stava facendo la ricotta ed era tutto intento a raccogliere il siero colla cazza. ora ti dico addio, gli disse ella, poichè domani torniamo a vizzini. 659_656_000189 lasciatelo stare. diceva jeli bianco in viso, come se si fosse fracassate le reni lui. lasciatelo stare. non vedete che non si può muovere, povera bestia. 659_656_000190 lola in camicia, pregava ai piedi del letto, premendosi sulle labbra il rosario che le aveva portato fra bernardino dai luoghi santi e recitava tutte le avemarie che potevano capirvi. 659_656_000191 andava cercando cogli occhi il ponticello del vallone e il casolare nella valle del iacitano e il tetto delle case grandi su cui svolazzavano sempre i colombi. ma in quel tempo il padrone aveva licenziato massaro agrippino e tutta la famiglia di mara stava. 659_656_000192 se lo cacciavano dinanzi come una mala bestia per tutta una provincia, di giorno, di notte, a piedi, a cavallo, col telegrafo gramigna. sgusciava loro di mano e rispondeva a schioppettate se gli camminavano un po troppo sulle calcagna. 659_656_000193 anchesso malpelo. andava sgomberando il terreno e metteva al sicuro il piccone, il sacco vuoto ed il fiasco del vino. il padre, che gli voleva bene, poveretto, andava dicendogli: tirati indietro oppure sta attento. 659_656_000194 per te impazzisco, diceva turiddu, e perdo il sonno e lappetito chiacchiere. vorrei essere il figlio di vittorio emanuele per sposarti, chiacchiere. 659_656_000195 la fiera era già sul finire, nè jeli spuntava ancora colle bestie. di là del gomito che faceva lo stradone, sulle pendici riarse dal calvario e dal mulino a vento, rimaneva tuttora qualche branco di pecore strette in cerchio, col muso a terra e locchio spento. 659_656_000196 cercava i viali erbosi, i misteriosi silenzi del boschetto o lo spettacolo del lago in quelle ore in cui il sole vi splendeva come su di uno specchio o tutte le finestre dellalbergo stavano ancora chiuse. 659_656_000197 è vero, non ama che te, maria? inchinò il capo con un sorrisetto contraffatto, ma non aggiunse verbo per un pezzo e poi amaramente. 659_656_000198 pure durante le belle notti destate, le stelle splendevano lucenti anche sulla sciara e la campagna circostante era nera, anchessa come la sciara, ma malpelo, stanco della lunga giornata di lavoro. 659_656_000199 accompagno mia suocera a firenze. che peccato- parlo di villa deste, perchè ci devessere una brillante compagnia in questo momento. sei proprio una brava figliuola, dovrebbe dirti tua suocera. 659_656_000200 chi per voi, per me e per gli altri, per tutto il mondo, questa volta ei non si lasciò sconcertare dal sarcasmo e rispose con calma: non mi preme che di voi. 659_656_000201 e gli versava il vino, metteva a bollire la minestra, apparecchiava il desco cheta, cheta e previdente, come una brava massaia, nel tempo stesso che gli parlava di questo e di quello. 659_656_000202 egli aveva pensato tanti anni e tanti anni, fin da quando era ragazzo, che il giorno in cui gli avevano detto comella volesse sposarne unaltro, non aveva avuto più cuore di mangiare o di bere tutto il. 659_656_000203 era un affar serio: non si poteva fare un passo senza trovarsi fra i piedi polidori, il bel polidori, corteggiato come un re da tutte quelle signore il quale, senza aver laria di avvedersene, comprometteva orribilmente lerminia. il peggio era: 659_656_000204 il cane. gli voleva bene, perchè i cani non guardano altro che la mano, la quale dà loro il pane. ma lasino grigio, povera bestia sbilenca e macilenta, sopportava tutto lo sfogo della cattiveria di malpelo ei. lo picchiava senza pietà col manico della zappa e 659_656_000205 però il padrone della cava aveva confermato che i soldi erano tanti e non più, e in coscienza erano anche troppi per malpelo un monellaccio che nessuno avrebbe voluto vederselo davanti e che tutti schivavano come un can rognoso e lo accarezzavano coi piedi allorchè se lo trovavano a tiro. 659_656_000206 cosè questa storia della contravvenzione pel bucato? le solite prepotenze. ora, non si può sciorinare un fazzoletto da naso alla finestra che subito vi chiappano la multa. la moglie del vice pretore, fidandosi che suo marito era in carica. 659_656_000207 padre gli diceva: saridda, col naso, alla graticola del confessionario compare nino. ogni domenica mi fa far peccati in chiesa. in che modo, figliuola mia? 659_656_000208 egli non profferiva più alcuna parola intellegibile mentre stava curvo sulle pecore che tosava mara si strinse nelle spalle e se ne andò a ballare. 659_656_000209 allorchè laffinità e la coesione di ogni sua parte sarà così completa che il processo della creazione rimarrà un mistero come lo svolgersi delle passioni umane. 659_656_000210 le rimandò la lettera accompagnata da questa breve risposta. vi amo, con tutto il rispetto e la tenerezza che deve inspirare la vostra innocenza. vi rimando la lettera che mi avete diretta perchè non sarei degno di conservarla e non oserei distruggerla. 659_656_000211 quando scapparono pel cielo gli ultimi razzi in folla, il figlio di massaro neri si voltò verso di lei, verde in viso, e le diede un bacio. jeli, non disse nulla, ma in quel punto gli si cambiò in veleno tutta la festa che aveva goduto sin allora. 659_656_000212 gnà mara. come li scordate, gli amici? oh sei tu. jeli disse mara. no, io non ti ho scordato, ma ero così stanca dopo i fuochi. 659_656_000213 lì vicino cera la banda che suonava sotto un gran paracqua di legno, tutto illuminato, e nella piazza cera una folla tanto grande che mai serano visti alla. 659_656_000214 perchè era avvezzo a stare coi cavalli che gli camminavano dinanzi, passo passo, brucando il trifoglio, e cogli uccelli che girovagavano a stormi attorno a lui, tutto il tempo che il sole faceva il suo viaggio, lento, lento, sino a che le ombre si allungavano e poi si dileguavano. 659_656_000215 e riposta la legna sotto la tettoja nel cortile o quel che portava in cucina. mara laiutava ad appendere il tabarro al chiodo e a togliersi le gambiere di pelle davanti al focolare. 659_656_000216 e tornò a pensare a tutte le sue disgrazie che gli erano uscite di mente e che era rimasto senza padrone e che non sapeva più che fare nè dove andare e che non aveva più nè pane nè tetto. 659_656_000217 mara sapeva pure che aveva portato lo stendardo grande nella processione e lo reggeva diritto come un fuso, tanto era forte e bel giovane. il figlio di massaro neri pareva che sentisse e accendesse i suoi razzi per la mara facendo la ruota dinanzi a lei. 659_656_000218 mara riprese ad andare a spasso in compagnia di jeli nellerba soffice, fra le macchie in fiore, sotto gli alberi ancora nudi che cominciavano a punteggiarsi di verde. 659_656_000219 però, dove il mangime era abbondante e i cavalli indugiavano volentieri, il ragazzo si occupava con qualche altra cosa: faceva delle gabbie di canna per i grilli, delle pipe intagliate e dei panierini di giunco con quattro ramoscelli. 659_656_000220 la signora rinaldi si arrestò dinanzi alla sponda del laghetto, saettando a dritta e a sinistra unocchiata guardinga, cercando qualche cosa o qualcuno. 659_656_000221 ma il povero ranocchio non gli dava retta e sembrava che badasse a contare quanti travicelli cerano sul tetto. allora il rosso si diede ad almanaccare che la madre di ranocchio strillasse a quel modo perchè il suo figliuolo era sempre stato debole e malaticcio. 659_656_000222 maria le piantò in viso certi occhi che avevano una strana espressione. che vuoi? le chiese soltanto con voce sorda, dopo alcuni istanti di un silenzio che sembrò eterno. 659_656_000223 se è così, disse mara, in questo inverno ti farò due camicie nuove che ti terranno caldo. insomma, jeli non lo capiva quello che vuol dire becco e non sapeva cosa fosse la gelosia. 659_656_000224 avete ragione di portarle dei regali, gli disse la vicina santa, perchè, mentre voi siete via, vostra moglie vi adorna la casa. 659_656_000225 la vita è ricca, come vedete nella sua inesauribile varietà, e voi potete godervi senza scrupoli quella parte di ricchezza che è toccata a voi a modo vostro. 659_656_000226 erano andati fino a roma a fare il diavolo ai piedi del santo padre, coi documenti in mano, in carta bollata e ogni cosa. ma tutto era stato inutile, giacchè i loro avversari del quartiere basso, che ognuno se li rammentava senza scarpe ai piedi, serano arricchiti come porci. colla. nuova industria della concia delle pelli. 659_656_000227 nanni era tutto unto e sudicio dellolio e delle ulive messe a fermentare, e maricchia non lo voleva a nessun patto. ma sua madre lafferrò pe capelli davanti al focolare e le disse co: denti stretti, se non lo pigli, ti ammazzo. 659_656_000228 e qualche pariglia di buoi dal pelo lungo, di quegli che si vendono per pagare il fitto delle terre che aspettavano, immobili sotto il sole cocente. laggiù verso la valle, la campana di san giovanni suonava la messa grande, accompagnata dal lungo crepitìo dei mortaletti. 659_656_000229 jeli si rammentava di ogni cosa, anche lui, sebbene non dicesse nulla, perchè era stato sempre un ragazzo giudizioso. e di poche parole, finita la raccolta, alla vigilia della partenza. 659_656_000230 è stato riletto e controllato. la lupa era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna e pure non era più giovane. 659_656_000231 perchè non andate a dirle alla gnà lola: ste belle cose. rispondeva santa, la gnà lola è una signorona. la gnà lola ha sposato un re di corona. ora, io non me li merito, i re di corona. 659_656_000232 di là del ponticello, nella siepe dellorto ci son tante more grosse. aggiunse la piccina e se le mangiano le galline. jeli intanto si allontanava quatto, quatto e mara, dopo che stette ad accompagnarlo cogli occhi finchè potè vederlo nel querceto. 659_656_000233 benedetto accorsero il pretore, il sindaco, i carabinieri. le ossa rotte furono portate allospedale, i più riottosi andarono a dormire in prigione. il santo tornò in chiesa a corsa piuttosto che a passo di processione e la festa finì come le commedie di pulcinella. 659_656_000234 e mi faceva pensare a voi, sazia di tutto, perfino delladulazione, che getta ai vostri piedi il giornale di moda, citandovi spesso in capo alla cronaca elegante. 659_656_000235 il fattore se ne andò insieme ad alfio, cogli altri puledri che non si voltavano nemmeno a vedere dove rimanesse lo stellato e andavano strappando lerba dal ciglione. 659_656_000236 mara laveva, conosciuta da bambina che avevano cominciato dal picchiarsi. ben bene una volta che serano incontrati lungo il vallone a cogliere le more nelle siepi di rovo. 659_656_000237 riverberavansi nei suoi grandi occhi neri che guardavano lontano. non sapeva ella stessa dove né che cosa. mentre appoggiava la mano e la fronte pallida alla manopola, di tanto in tanto un brivido la faceva stringere nelle spalle: un brivido di stanchezza o di freddo. 659_656_000238 e a questo mondo si sa che la giustizia si compra e vende come lanima di giuda a san pasquale. aspettavano il delegato di monsignore, il quale era un uomo di proposito che ci aveva due fibbie dargento di mezza libra luna alle scarpe. chi laveva visto? 659_656_000239 infatti, portarono san pasquale in processione a levante e a ponente e laffacciarono sul poggio a benedir la campagna in una giornata afosa di maggio, tutta nuvoli, una di quelle giornate in cui i contadini si strappano i capelli dinanzi ai campi bruciati e le spighe chinano il capo proprio come se morissero. 659_656_000240 prima di giorno si prese il suo coltello a molla, che aveva nascosto sotto il fieno quando era andato coscritto, e si mise in cammino. pei fichidindia della canziria, oh gesummaria, dove andate con quella furia? 659_656_000241 ti rincresce. no, mi sorprende soltanto la risoluzione improvvisa, così come si fa nelle commedie per le ragazze che hanno abbozzato un romanzetto. 659_656_000242 verso quellepoca venne a lavorare nella cava uno che non sera mai visto e si teneva nascosto il più che poteva. gli altri operai dicevano fra di loro che era scappato dalla prigione e se lo pigliavano, ce lo tornavano a chiudere per. 659_656_000243 ora che siamo marito e moglie, le disse, giunti a casa, seduto di faccia a lei e facendosi piccino, piccino, ora che siamo marito e moglie, posso dirtelo che non mi par vero che tu mabbia voluto, mentre avresti potuto prenderne tanti, meglio di me, così bella e graziosa come sei. 659_656_000244 il mormorìo fresco dellacqua e lo stormire lieve, lieve degli ippocastani la isolavano completamente. allora sollevò alquanto il velo e cavò dal guanto un bigliettino meno grande di una carta da giuoco. per due o tre minuti lacqua seguitò a scorrere. 659_656_000245 e anche quelli del quartiere basso erano corsi a piedi scalzi nella chiesa di san rocco. però di lì a poco i morti cominciarono a spesseggiare come i goccioloni grossi che annunziano il temporale. e di questo dicevasi chera un maiale, e aveva voluto morire per fare una scorpacciata di. 659_656_000246 il carrettiere sbarazzò il sotterraneo dal cadavere al modo istesso che lo sbarazzava dalla rena caduta e dagli asini morti, chè stavolta, oltre al lezzo del carcame cera che il carcame era di carne battezzata. 659_656_000247 poi radunava il branco a furia di gridi e di sassate e lo spingeva nella stalla di là del poggio alla croce. ansando saliva la costa di là dal vallone e gridava qualche volta al suo amico alfonso: chiamati il cane, ohè, chiamati il cane. 659_656_000248 ma peppa un bel giorno gli disse: la vostra mula, lasciatela stare perchè non voglio maritarmi. il povero candela di sego rimase sbalordito e 659_656_000249 jeli si ficcava negli spineti come un segugio per andare a scovare delle nidiate di merli, che guardavano sbalorditi coi loro occhietti di pepe. i due fanciulli portavano spesso nel petto della camicia dei piccoli conigli allora stanati quasi nudi. 659_656_000250 tutto ciò era senza ombra di male e carino. carino a poco a poco, polidori le aveva preso la mano ed ella, senza accorgersene, gliela aveva abbandonata. 659_656_000251 dalla svolta dello stradone si cominciava a scorgere il paese, col monte del calvario e del mulino a vento stampato sullalbore ancora foschi. 659_656_000252 mise un strido soffocato e si arretrò sino allingresso di quella specie di monumento sepolcrale, bianca di terrore, difendendosi, colle braccia stese, da quella passione che latterriva ora che vedeva cosa fosse, guardandola in faccia per la prima volta, balbettando: signore, signore. 659_656_000253 perchè chi è costretto a star solo non deve aver paura di nulla. e nemmeno lasino grigio aveva paura dei cani che se lo spolpavano, ora che le sue carni non sentivano più il dolore di esser mangiate. 659_656_000254 tutta la gente era vestita da festa, come gli animali della fiera e in un canto della piazza cera una donna colla gonnella corta e le calze color di carne, che pareva colle gambe nude. 659_656_000255 piangendo e gridando, egli andava chiamando il puledro: ahu, ahu, ahu. che non ci si vedeva ancora. lo stellato rispose finalmente dal fondo del burrone con un nitrito doloroso, come avesse avuto la parola, povera bestia. 659_656_000256 rena è traditora, diceva a ranocchio sottovoce: somiglia a tutti gli altri che se sei più debole ti pestano la faccia, e se sei più forte o siete in molti, come fa lo sciancato, allora si lascia vincere. 659_656_000257 e sorridevate, coi grandi occhioni sbarrati e stanchi, a quello strano spettacolo e a quellaltra stranezza di trovarvici anche voi presente. che cosa avveniva nella vostra testolina mentre contemplavate il sole nascente? 659_656_000258 si sentiva qualcosa dentro di sè, senza sapere perchè, come uno spino, come un chiodo, come una forbice che gli lavorasse internamente, minuta minuta, come un veleno. 659_656_000259 sciara si stendeva malinconica e deserta fin dove giungeva la vista e saliva e scendeva in picchi e burroni, nera e rugosa, senza un grillo che vi trillasse o un uccello che. 659_656_000260 e laveva tenuto come quei marmocchi che non si slattano mai. egli invece era stato sano e robusto ed era malpelo, e sua madre non aveva mai pianto per lui perchè non aveva mai avuto timore di perderlo. 659_656_000261 chè si era fatta sposa con uno di licodia, il quale faceva il carrettiere e aveva quattro muli di sortino in stalla. dapprima turiddu, come lo seppe, santo diavolone, voleva trargli fuori le budella della pancia, voleva trargli a quel di licodia. 659_656_000262 mara se ne andò saltellando e lui rimase lì fermo finchè potè udire il rumore della carretta che rimbalzava sui sassi. il sole toccava le rocce alte del poggio alla croce. 659_656_000263 e meglio sarebbe stato per lui che fosse morto in quel giorno prima che il diavolo tornasse a tentarlo e a ficcarglisi nellanima e nel corpo quando fu guarito. 659_656_000264 jeli se lo prese in santa pace e non sapendo che dire, soggiunse: io: tho sempre voluto bene, anche quando volevi lasciarmi pel figlio di massaro neri, ma non ebbe cuore di dirgli di quellaltro. non lo vedi, eravamo destinati conchiuse, mara. 659_656_000265 non pote ricevere la benedizione nè cavare lultima parola di bocca alla moribonda, la quale aveva già le labbra incollate dalla morte e il viso disfatto nellangolo della casuccia dove cominciava a farsi scuro. 659_656_000266 il fattore e il campajo si aspettavano di veder scorrere il sangue a quelle parole, ma invece jeli rimase istupidito, come se non le avesse udite o come se non fosse fatto suo, con una faccia da bue che le corna gli stavano bene davvero. 659_656_000267 giacchè rimpiccolirsi le scarpe non si potevano e il fidanzato della sorella non ne aveva volute di scarpe del morto malpelo, se li lisciava sulle gambe, quei calzoni di fustagno quasi nuovi. 659_656_000268 e siccome era malpelo, cera anche a temere che ne sottraesse un paio di quei soldi, nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. 659_656_000269 e se la cosa era vera, si sarebbe risparmiata una buona metà di mano dopera nel cavar fuori la rena. ma se non era vero, cera il pericolo di smarrirsi e di non tornare mai più. 659_656_000270 in quei dieci minuti che rimase accasciata sul canapè senza curarsi che la sua veste si affagottava sgarbatamente, le passarono davanti agli occhi delle strane fantasie, insieme alle coppie che ballavano il valzer. polidori solo non ballava, nè si vedeva più. 659_656_000271 e diventano affamati, spelati e selvatici come lupi, almeno sottoterra nella cava della rena, brutto e cencioso e sbracato- comera non lo beffavano più e sembrava fatto apposta per quel mestiere, persin nel colore dei capelli e in quegli occhiacci di gatto che ammiccavano se vedevano il sole. 659_656_000272 e se ranocchio non si difendeva, lo picchiava più forte, con maggiore accanimento. egli diceva: to bestia, bestia sei. se non ti senti lanimo di difenderti da me che non ti voglio male, vuol dire che ti lascerai pestare il viso da questo e da quello. 659_656_000273 andare a dire viva san pasquale. sul mostaccio di san rocco in persona è una provocazione bella e buona. è come venirvi a sputare in casa o come uno che si diverta a dar dei pizzicotti alla donna che avete sotto il braccio. 659_656_000274 ora, addio gnà lola facemu cuntu ca chioppi e scampau, e la nostra amicizia finiu. la gnà lola si maritò col carrettiere. 659_656_000275 non avrei mai creduto che potesse essere così, davvero non credevo. e sorrideva per farsi coraggio senza osare di guardar, lui abbandonata contro il sasso che le faceva da spalliera, tirandosi i guanti sulle braccia. 659_656_000276 il padrone aveva ordinato che si sgozzassero due capretti e il castrato di un anno, e dei polli e un tacchino. insomma, voleva fare le cose in grande e senza risparmio per farsi onore coi suoi amici e mentre tutte quelle bestie schiamazzavano dal dolore, 659_656_000277 mentre chiacchieravano allombra, nellora di vespero vennero per caso a leggergli la vita, a lui e a sua moglie, senza accorgersi che pentolaccia sera buttato a dormire dietro la siepe e nessuno laveva visto. 659_656_000278 se polidori le avesse steso le braccia al primo vederla, probabilmente ella si sarebbe spaccata la testa contro la rupe alla quale adesso appoggiavasi mollemente con abbandono. 659_656_000279 tiro. egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso e selvatico. al mezzogiorno, mentre tutti gli altri operai della cava si mangiavano in crocchio la loro minestra e facevano un po di ricreazione, 659_656_000280 jeli, un tratto sera rizzato sulla vita, colla lunga, forbice in pugno e così bianco in viso, così bianco come era una volta suo padre, il vaccajo, quando tremava dalla febbre, accanto al fuoco nel casolare. 659_656_000281 lavorando di piccone o di zappa, poi menava le mani con accanimento, a mo di uno che lavesse con la rena e batteva e ribatteva coi denti stretti e con quegli ah, ah che aveva suo padre. 659_656_000282 chiudere tutto lorizzonte fra due zolle e guardare col microscopio le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori. volete metterci un occhio anche voi, a cotesta lente, voi che guardate la vita dallaltro lato del cannocchiale? 659_656_000283 anchessa era molto mutata. la povera maria aveva una ruga impercettibile fra le sopracciglia che solcava finamente il candore purissimo della sua fronte e alle volte stendeva come unombra su tutta la sua fisonomia. 659_656_000284 capo. nondimeno era conosciuto come la bettonica per tutto monserrato e la carvana, tanto che la cava dove lavorava la chiamavano la cava di malpelo e, cotesto al padrone, gli seccava assai. 659_656_000285 con gran strepito di frusta e di sonagli, quasi la portasse il diavolo. i puledri, spaventati si sbandarono in un lampo che pareva un terremoto e ce ne vollero delle chiamate e delle grida e degli ohi, ohi, ohi. 659_656_000286 vorrei starci un mese laggiù. noi vi ritornammo e vi passammo non un mese, ma quarantottore. i terrazzani che spalancavano gli occhi vedendo i vostri grossi bauli avranno creduto che ci sareste rimasta un par danni. 659_656_000287 con un leggiadro movimento della spalla disse piano a polidori, così piano che il fruscìo della seta coprì quasi il suono della voce. sia pure domani alle nove ai giardini. 659_656_000288 certamente egli avrebbe preferito di fare il manovale come ranocchio e lavorare cantando sui ponti in alto, in mezzo allazzurro del cielo, col sole sulla schiena. 659_656_000289 poi egli è ricco, che i denari li ha a palate e se volesse, delle donne potrebbe maritarsi, nè gli mancherebbe la roba o il pane da mangiare. mara però andavasi riscaldando e cominciò a strapazzarlo in malo modo, sicchè il poveraccio non osava alzare il naso dal piatto. 659_656_000290 il mondo da pesce vorace chegli è, se lo ingoiò e i suoi più prossimi con lui. e sotto questo aspetto vedete che il dramma non manca dinteresse. 659_656_000291 ei sembrava non avesse altro spasso che di andar randagio per le vie degli orti a dar la caccia a sassate alle povere lucertole, le quali non gli avevano fatto nulla, oppure a sforacchiare le siepi dei fichidindia. per altro, le beffe e le sassate degli altri fanciulli non gli piacevano. 659_656_000292 daltro malpelo. si informò dove stesse di casa e il sabato andò a trovarlo. il povero ranocchio era più di là che di qua. sua madre piangeva e si disperava, come se il figliuolo fosse di quelli che guadagnano dieci lire la settimana. 659_656_000293 i fuochi furono cessati, si accompagnò con loro e li condusse al ballo e al cosmorama, dove si vedeva il mondo vecchio e il mondo nuovo, pagando lui per tutti, anche per jeli, il quale andava dietro la comitiva come un cane senza padrone a veder ballare il figlio di massaro, neri colla mara. 659_656_000294 allora, malpelo, spaventato, si affannò a cercargli nel naso e dentro la bocca cosa gli avesse fatto e giurava che non avea potuto fargli poi gran male, così come laveva battuto e a dimostrarglielo si dava dei gran pugni sul petto e sulla schiena con un sasso. 659_656_000295 a marineo rispose: mara, ci avremo una camera più bella, ha detto la mamma. e grande come il magazzino dei formaggi. ora che tu sarai via, non voglio venirci più qui, chè mi parrà di esser tornato linverno a veder quelluscio chiuso. 659_656_000296 già, se non era stato lui sarebbe stato capace di esserlo. e non si giustificava mai, per altro sarebbe stato inutile. e qualche volta, come ranocchio spaventato, lo scongiurava piangendo di dire la verità e di scolparsi. ei ripeteva: a che giova sono malpelo? 659_656_000297 andava spesso sulle balze pittoresche verso il tramonto a sciuparsi gli stivalini e a montarsi la testa di proposito con dei sentimenti presi a prestito nei romanzi. 659_656_000298 polidori era uno di quei ballerini che le signore si disputano coi sorrisi e a colpi di ventaglio sulle dita quando il sorriso ha fatto troppo effetto. 659_656_000299 di questo che ti narro oggi, ti dirò soltanto il punto di partenza e quello darrivo, e per te basterà, e un giorno forse basterà per tutti. 659_656_000300 e allorchè lo udiva gemere sottovoce e gli vedeva il viso trafelato e locchio spento, preciso come quello dellasino grigio allorchè ansava rifinito sotto il carico nel salire la viottola, egli borbottava: è meglio che tu crepi presto. se devi soffrire in tal modo, è meglio che tu crepi. 659_656_000301 cotesto non arrivava a comprenderlo, malpelo e domandò a ranocchio perchè sua madre strillasse a quel modo, mentre che da due mesi ei non guadagnava nemmeno quel che si mangiava. 659_656_000302 e anche i buoi facevano qualche passo lentamente, guardando in giro con grandi occhi intenti. il fattore era così in collera perchè quel giorno dovevasi pagare il fitto delle chiuse grandi. 659_656_000303 così dicendo, seguitò ad inoltrarsi pel viale che saliva serpeggiando per la china del monte ed ei le andava accanto senza parlare, soggiogati entrambi da una forte commozione. 659_656_000304 e alle volte aggrottava le ciglia, appuntava il mento e sembrava che un gran lavorìo si stesse facendo nel suo interno. allora accennava di sì e di sì col capo, con un sorriso furbo, e si grattava la testa. 659_656_000305 vi ricordate anche di quel vecchietto che stava al timone della nostra barca. voi gli dovete questo tributo di riconoscenza perchè egli vi ha impedito dieci volte di bagnarvi le vostre belle calze azzurre. 659_656_000306 più pallida e più bella che mai e con qualcosa che nessuno le aveva mai visto sulla bocca e negli occhi. la folla si apriva commossa dinanzi a lei, erminia. andò ad abbracciarla. 659_656_000307 rinaldi non è a milano. le disse rispondendo al movimento di sorpresa che aveva fatto maria. non trovando nessuno ad aspettarla, è andato a roma senza scrivermelo, senza lasciarmi una parola. mormorò: maria, sì, ha scritto la lettera, deve averla mio marito. 659_656_000308 maria chiamò una voce talmente alterata che nessuno di loro due la riconobbe. maria polidori, ridivenuto luomo di prima, da un momento allaltro prese vivamente maria per un braccio e la spinse pel viale da dove era venuta la voce. 659_656_000309 non aveva la forza di ritirare le mani ad ogni nuovo tentativo che faceva. quasi il suono di quelle parole le addormentasse vagamente in un sonno dolcissimo, lanima e la coscienza. 659_656_000310 tutte quelle cose andava rimuginando per ore ed ore, seduto sullorlo del fossato, tenendosi i ginocchi fra le braccia e i noci alti di tebidi e le folte macchie dei valloni. 659_656_000311 e massaro neri aveva detto che il suo ragazzo voleva che fosse onorato come suo padre e delle corna in casa non le voleva altre che quelle dei suoi buoi. jeli era lì presente anche lui, seduto in circolo cogli altri a colazione e in quel momento stava affettando il pane. 659_656_000312 non avevo mai visto mio marito- così diceva maria ad erminia, alcuni mesi dopo, la prima volta che la rivedeva, dopo che era tornata a milano. non credevo che la fisonomia di quelluomo potesse destare tale impressione. 659_656_000313 per carità, signor brigadiere, levatemi da questo inferno, fatemi ammazzare, mandatemi in prigione. non me la lasciate veder più, mai, mai. 659_656_000314 la vedi, la puddara che sta ad ammiccarci lassù verso granvilla, come sparassero dei razzi. anche a santa domenica poco può passare a romper lalba pure alla fiera. arriveremo in tempo per trovare un buon posto. 659_656_000315 a raccattar torsi di cavolo, bucce, darancie e mozziconi di sigari, tutte quelle cose che si lasciano cadere per via, ma che pure devono avere ancora qualche valore, perchè cè della povera gente che ci campa su. 659_656_000316 il delegato del vescovo correva un gran pericolo di uscirne colle ossa rotte dalla sua entrata trionfale, ma il reverendo furbo lasciò la banda ad aspettarlo fuor del paese e, a piedi, per le scorciatoie, se ne venne pian piano alla casa del parroco, dove fece riunire i caporioni dei due partiti. 659_656_000317 stese brancolando le mani. no, non ne va in volta. femmina buona, nellora, fra vespero e nona singhiozzava nanni ricacciando la faccia contro lerba secca del fossato. in fondo in fondo colle unghie nei capelli. 659_656_000318 in quei giorni cè folla sulluscio dellosteria, ma suonano pochi soldoni sulla latta del banco e i monelli che pullulano nel paese, come se la miseria fosse un buon ingrasso, strillano e si graffiano quasi abbiano il diavolo in corpo. 659_656_000319 e sembrava che stesse ad ascoltare qualche cosa che il suo diavolo gli susurrava negli orecchi dallaltra parte della montagna di rena caduta. in quei giorni era più tristo e cattivo del solito, talmente che non mangiava quasi e il pane lo buttava al cane, come se non fosse grazia di dio. 659_656_000320 lo stellato. non potendosi muovere, volgeva il capo con grandi occhi sbarrati, quasi avesse inteso ogni cosa, e il pelo gli si arricciava ad onde lungo le costole. 659_656_000321 però, ad un tratto, trovandosi faccia a faccia colla sua immagine in un grande specchio, si fece seria e non volle ballar più. rispondeva a tutti di sentirsi stanca, molto stanca, e macchinalmente cercava cogli occhi suo marito. non cera nemmen, lui quelluomo. 659_656_000322 e i capretti strillavano sotto il coltello. jeli si sentiva tremare le ginocchia e di tratto in tratto gli pareva che la lana che andava tosando e lerba in cui le pecore saltellavano avvampassero di sangue. 659_656_000323 compare alfio. cominciò turiddu dopo che ebbe fatto un pezzo di strada accanto al suo compagno, il quale stava zitto e col berretto sugli occhi. come è vero, iddio, so che ho torto e mi lascierei ammazzare. 659_656_000324 sui sassi infuocati delle viottole, fra le stoppie riarse dei campi immensi che si perdevano nellafa lontan lontano, verso letna, nebbioso, dove il cielo si aggravava. 659_656_000325 il puledro zaino, rimasto orfano, non voleva darsi pace e scorazzava su pei greppi del monte con lunghi nitriti lamentevoli e colle froge al vento. 659_656_000326 alle volte, verso sera, si vedeva il fumo dei fuocherelli di sommacchi che jeli andava facendo sul piano del lettighiere o sul poggio di macca per non rimanere intirizzito, al pari di quelle cinciallegre che la mattina trovava dietro un sasso o al riparo di una zolla. 659_656_000327 perchè davvero non si poteva immaginare che a pentolaccia saltasse in mente da un momento allaltro di esser geloso dopo tanto tempo che aveva chiuso gli occhi ed era la miglior pasta duomo e di marito che fosse al mondo. 659_656_000328 i giorni in cui la febbre cessava per qualche ora, compare menu. si alzava tutto stravolto e col capo stretto nel fazzoletto e si metteva sulluscio ad aspettare jeli. 659_656_000329 dallaltra. dacchè poi fu trovata quella scarpa, malpelo fu colto da tal paura di veder comparire fra la rena anche il piede nudo del babbo, che non volle mai più darvi un colpo di zappa. gliela dessero, a lui sul capo, la zappa. egli andò a lavorare in un altro punto della galleria. 659_656_000330 non voglio sentirne parlare più di quel cristiano. sbraitava saridda, coi pugni sui fianchi, alle vicine che le domandavano come era andato allaria il matrimonio, neanche se me lo danno vestito doro e dargento, sentite, 659_656_000331 anzi, non volle più allontanarsi da quella galleria e sterrava con accanimento quasi ogni corbello di rena. lo levasse di sul petto a suo padre. alle volte, mentre zappava, si fermava bruscamente colla zappa in aria, il viso torvo e gli occhi stralunati. 659_656_000332 come le parole che egli le diceva tenere e ferventi, le accarezzavano dolcemente lorecchio e se ne sentiva invadere mollemente come da un delizioso languore. 659_656_000333 era pallida, come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi, grandi così e delle labbra fresche e rosse che vi mangiavano. 659_656_000334 la lupa era quasi malata e la gente andava dicendo che il diavolo quando invecchia si fa eremita. non andava più di qua e di là, non si metteva più sulluscio con quegli occhi da spiritata. 659_656_000335 allora il campo della fiera sembrava trasalire e correva un gridìo che si prolungava fra le tende dei trecconi schierate nella salita dei galli. scendeva per le vie del paese e sembrava ritornare dalla valle dovera la chiesa. 659_656_000336 come sei bella. coshai? ella, invece di rispondere, le saltò al collo e le fece due baci pazzi. la signora erminia era abituata alle sfuriate damicizia della sua maria. 659_656_000337 una volta che polidori si permise di fare qualche osservazione rispettosa in propria difesa, ella gli lanciò in faccia uno scoppio di risa squillanti: oh. 659_656_000338 turiddu. da prima gli aveva presentato un bicchiere, ma compare alfio. lo scansò colla mano. allora turiddu si alzò e gli disse: son qui, compar alfio. 659_656_000339 io sono più forte di te. oppure gli dava la sua mezza cipolla e si contentava di mangiarsi il pane asciutto e si stringeva nelle spalle aggiungendo: io ci sono avvezzo. 659_656_000340 e di cui parmi tutto il nodo debba consistere in ciò che, allorquando uno di quei piccoli o più debole, o più incauto o più egoista degli altri volle staccarsi dai suoi, per vaghezza dellignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo, 659_656_000341 non si lamentava però e si vendicava di soppiatto a tradimento con qualche tiro di quelli che sembrava ci avesse messo la coda il diavolo. perciò ei si pigliava sempre i castighi anche quando il colpevole non era stato lui. 659_656_000342 ma lui ci aveva sempre pel capo quella scarpetta e quegli occhi ladri che cercavano il marito fuori della mantellina. perciò se la prese senza volere udir altro e la madre uscì di casa dopo trentanni che cera stata, perchè suocera e nuora insieme. ci stanno proprio come. 659_656_000343 don alfonso, che era tenuto nel cotone dai suoi genitori, invidiava al suo amico jeli la tasca di tela dove ci aveva tutta la sua roba: il pane, le cipolle, il fiaschetto del vino, il fazzoletto pel freddo. 659_656_000344 e dovevano sposarsi giusto per santa margherita, che cadeva in giugno dopo la mietitura del fieno candela di sego. nel tornare ogni sera dalla campagna, lasciava la mula alluscio della peppa e veniva a dirle che i seminati erano un incanto: se gramigna non vi appiccava il fuoco. 659_656_000345 non voglio che balliate con altre. gli disse maria, fermandosi, anelante. colle guance rosse, cogli occhi un po velati, e fu tutto per quella sera. 659_656_000346 venera. quella sera aveva un diavolo per capello e la gallina nera appollaiata sulla scala non finiva di chiocciare, come quando deve accadere una disgrazia. 659_656_000347 e malpelo, certo non valeva di più. se veniva fuori dalla cava il sabato sera era perchè aveva anche le mani per aiutarsi colla fune e doveva andare a portare a sua madre la paga della settimana. 659_656_000348 stando ad ascoltare con quel lieve ammiccar di palpebre che indica lintensità dellattenzione nelle bestie che più si accostano alluomo, gli piacevano i versi che gli accarezzavano, ludito con larmonia, di una canzone incomprensibile. 659_656_000349 avete comandi da darmi. compare alfio gli disse: nessuna preghiera. compare turiddu, era un pezzo che non vi vedevo e voleva parlarvi di quella cosa che sapete voi. 659_656_000350 quante cose mi son passate in un lampo per la testa, in quel momento in cui sentivo contro il mio quel cuore che batteva ancora per me e per me sola e contro il quale nascondeva il viso. 659_656_000351 nella stanzaccia cera, un mondo di gente che saltava e si divertiva, tutti rossi e scalmanati e facevano un gran pestare di scarponi sullammattonato che non si udiva nemmeno il ron ron del contrabasso. 659_656_000352 turiddu tornò a salutarla così spesso che santa se ne avvide e gli battè la finestra sul muso. i vicini se lo mostravano con un sorriso o con un moto del capo quando passava il bersagliere. 659_656_000353 maria si passava le mani sugli occhi e pei capelli, confusa, smarrita e saccasciava su di sè stessa e ripeteva, quasi macchinalmente: se sapete che affare grosso è stato lattraversare il viale, quel viale che ho fatto tutti i giorni. 659_656_000354 però il campajo, il quale la sapeva più lunga per averne sentito parlare in piazza. quando andava in paese la domenica, raccontò invece la cosa tale e quale: comera, dopo che massaro agrippino, se ne fu andato. 659_656_000355 e senza poter udire le strida disperate dei figli, i quali li cercano inutilmente, ma una volta in cui, riempiendo i corbelli, si rinvenne una delle scarpe di mastro misciu. 659_656_000356 come la vide venire, a quel modo che si vedeva, come ci avesse il signore in corpo. la stava a guardare pallido, pallido, dai piedi alla testa, come la vedesse per la prima volta o gliela avessero cambiata, la sua mara. 659_656_000357 sicchè le lagnanze erano generali. allora il prefetto si fece chiamare tutti quei signori della questura, dei carabinieri e dei compagni darmi e disse loro due paroline di quelle che fanno drizzar le orecchie, il giorno dopo un terremoto per ogni dove, pattuglie, squadriglie vedette, per ogni fossato e dietro ogni muricciolo. 659_656_000358 già le disgrazie, bisogna pigliarle come vengono, e il peggio è guastarsi il sangue per cose che non ne valgono la pena. morto un papa, se ne fa un altro. 659_656_000359 e le fantasticherie sorgevano vaghe, senza forma ma assetate ancora. pareva di essere in preda a un sogno delizioso quando al valzer successe un notturno di mendelson. 659_656_000360 beato voi che potete vivere a modo vostro, io vorrei vivere ai vostri piedi tutta la vita, domandò ella ridendo: tutta la vita. 659_656_000361 ogni volta che a ranocchio toccava un lavoro troppo pesante e ranocchio piagnucolava a guisa di una femminuccia, malpelo lo picchiava sul dorso e lo sgridava: taci pulcino. e se ranocchio non la finiva più, ei gli dava una mano dicendo con un certo orgoglio: lasciami fare. 659_656_000362 e picchiava sulla gran cassa, davanti a un gran lenzuolo dipinto dove si vedeva una carneficina di cristiani, col sangue che colava a torrenti e nella folla che stava a guardare a bocca aperta. cera pure massaro cola, il quale lo conosceva da quando stava. 659_656_000363 mara invece rideva e sembrava che avesse infornato il pane. allora, allora, tanto era rossa. apparecchiava la tavola e spiegava la tovaglia, che non pareva più quella. 659_656_000364 onde scacciare quel diavolo di gramigna che ne aveva preso possesso. però ella seguitava a dire che non lo conosceva neanche di vista, quel cristiano. ma 659_656_000365 insomma, lo tenevano addirittura per carità e perchè mastro misciu, suo padre era morto nella cava, era morto così. 659_656_000366 come facesse parte ella stessa di quel gran fabbricato tetro e silenzioso. e pei carabinieri poi, che le avevano preso gramigna nel folto dei fichidindia e gli avevano rotto la gamba a fucilate, sentiva una specie di tenerezza rispettosa, come lammirazione bruta della forza. 659_656_000367 quella ragazza, per esempio, che faceva capolino dietro i vasi di basilico quando il fruscìo della vostra veste metteva in rivoluzione la viuzza. se vedeva un altro viso notissimo alla finestra di faccia, sorrideva come se fosse stata vestita di seta anchessa. 659_656_000368 è stato riletto e controllato. jeli il pastore, jeli il guardiano di cavalli aveva tredici anni quando conobbe don alfonso il signorino. 659_656_000369 però sul conto di lei non era corsa la più innocente maldicenza, sebbene tutti gli amici di polidori fossero passati in rivista col fiore allocchiello dinanzi alla fiera beltà. 659_656_000370 la madre era sempre da questa o da quella vicina, e quindi egli andava a rannicchiarsi sul suo saccone come un cane malato. adunque la domenica, in cui tutti gli altri ragazzi del vicinato si mettevano la camicia pulita per andare a messa o per ruzzare nel cortile. 659_656_000371 e marchesa per sopramercato, di quelle marchese che portano la loro corona sì fieramente che ogni mortale sarebbe lietissimo di farsi accoppare per coglierle un fiore. 659_656_000372 ce nerano quanti il signore ne aveva fatti, tutti strigliati e lucenti e ornati di fiocchi e nappine e sonagli, che scodinzolavano per scacciare la noia e voltavano la testa verso ognuno che passava, come aspettassero unanima caritatevole che volesse comprarli. 659_656_000373 ricreazione, egli andava a rincantucciarsi col suo corbello fra le gambe per rosicchiarsi quel suo pane di otto giorni, come fanno le bestie sue pari, e ciascuno gli diceva la sua, motteggiandolo, e gli tiravan dei sassi finchè il soprastante lo rimandava al lavoro con una pedata. 659_656_000374 jeli, invece, ci viveva beato e contento nel vituperio e singrassava come un majale chè le corna sono magre ma mantengono la casa grassa. una volta, infine, il ragazzo della mandra glielo disse in faccia, mentre si abbaruffavano per le pezze di formaggio. 659_656_000375 non si udiva nulla, nemmeno i colpi di piccone di coloro che lavoravano sotterra, e ogni volta malpelo ripeteva che al di sotto era tutta scavata dalle gallerie per ogni dove, verso il monte e verso la valle. 659_656_000376 finalmente simbattè in lola che tornava dal viaggio alla madonna del pericolo e al vederlo non si fece nè bianca nè rossa, quasi non fosse stato fatto suo. 659_656_000377 e quando era solo borbottava, anche con me fanno così e a mio padre gli dicevano bestia, perchè egli non faceva così e una volta che passava il padrone accompagnandolo con unocchiata torva, è stato lui per trentacinque tarì. 659_656_000378 ella aveva infatti delle sollecitudini materne per la sua maria, delle sollecitudini che sovente indispettivano costei, come se prendessero laspetto di una sorveglianza amorevole e discreta. 659_656_000379 erminia le ricambiava la stretta, assai commossa anche lei, ma senza risponder verbo. ero folle, mormorò dopo unaltra esitazione, col viso contro il petto di erminia. ora non ci penso più. 659_656_000380 buscava e malpelo gliene dava anche del suo per prendersi il gusto di tiranneggiarlo, dicevano. infatti, egli lo tormentava in cento modi. ora lo batteva senza un motivo e senza misericordia. 659_656_000381 oppure scirocco di agosto, allorquando i muli lasciavano cader la testa penzoloni e gli uomini dormivano bocconi a ridosso del muro a tramontana. 659_656_000382 non andare, disse egli a mara, come don alfonso la chiamava, perchè venisse a ballare cogli altri. non andare, mara, perchè non voglio che tu vada. non andare, lo senti che mi chiamano? 659_656_000383 avevate un vestitino grigio che sembrava fatto apposta per intonare coi colori dellalba. un bel quadretto, davvero. e si indovinava che lo sapeste anche voi dal modo in cui vi modellavate nel vostro scialletto. 659_656_000384 jeli gli correva dietro, chiamandolo con forti grida e il puledro si fermava ad ascoltare, col collo teso e le orecchie irrequiete, sferzandosi i fianchi, colla coda. 659_656_000385 e tu che sei vivo per san rocco, forse la volete finire- saltò su saridda, che poi ci vorrà un altro colera per far la pace. questo testo è stato 659_656_000386 ponticello. egli rivide soltanto la ragazza il dì della festa di san giovanni, come andò alla fiera coi puledri da vendere, una festa che gli si mutò tutta in veleno e gli fece cascar il pan di bocca per un accidente toccato ad uno dei puledri del padrone. dio ne scampi. 659_656_000387 miglior sorte toccò a quelli che morirono a lissa. luno il più grande, quello che vi sembrava un david di rame ritto, colla sua fiocina in pugno e illuminato bruscamente dalla fiamma. 659_656_000388 io me ne lavo le mani. gli ordini del governo sono precisi. se fate la festa, mando a chiamare i carabinieri. io voglio lordine dellordine. rispondo: io sentenziò il sindaco picchiando in terra collombrella e girando lo sguardo intorno. 659_656_000389 compare da strapazzo, sogghignava nino. compare di bambina: quando nasce una femmina si rompono persino i travicelli del tetto e saridda fingendo di parlare colla. 659_656_000390 per le ostriche, largomento più interessante deve esser quello che tratta delle insidie del gambero o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio. 659_656_000391 il signor polidori e la signora rinaldi si amavano o credevano di amarsi, ciò che è precisamente la stessa cosa alle volte, e in verità, se mai lamore è di questa terra, essi erano fatti luno per laltro. 659_656_000392 si sdraiava sul sacco col viso verso il cielo, a godersi quella quiete e quella luminaria dellalto. perciò odiava le notti di luna in cui il mare formicola di scintille e la campagna si disegna qua e là vagamente. allora la sciara sembra più brulla e desolata. 659_656_000393 invece le ossa, le lasciò nella cava, malpelo come suo padre, ma in modo diverso. una volta si doveva esplorare un passaggio che si riteneva comunicasse col pozzo grande a sinistra, verso la valle. 659_656_000394 lui entrò in casa tutto stralunato e ripetè alla moglie: se vedo qui unaltra volta, il signor compare, comè vero. dio, gli faccio la festa, venera. si cacciò i pugni sui fianchi e cominciò a sgridarlo e a dirgli degli improperi. 659_656_000395 in quel momento, proprio in quel momento, doveva cacciarlesi fra i piedi anche suo marito che cercava di lei. allora, bruscamente, aggiustandosi sullomero la scollatura della veste. 659_656_000396 non me lo dice, ma si capisce che non me ne ha scritto nulla per delicatezza e giacchè il socio è andato a raggiungerlo, dovrei partire anchio. malgrado la leggerezza che ostentava, fu sorpresa e rimase inquieta osservando che erminia approvava il suo progetto. 659_656_000397 polidori, si godeva quarantamila lire di entrata e una pessima riputazione di cattivo soggetto. la signora rinaldi era una donnina vaporosa e leggiadra e aveva un marito che lavorava per dieci onde farla vivere come se possedesse quarantamila lire di rendita. 659_656_000398 senza volerlo, aveva scoperto che la sua erminia, con tutte le sue arie da regina, era un tantino civetta di quella civetteria che non impegna a nulla ma contro la quale, nondimeno, tutti gli uomini vanno a rompersi il naso. 659_656_000399 anzi un operaio lì presente. gli sferrò un gran calcio sulle spalle, un calcio che risuonò come su di un tamburo. eppure malpelo non si mosse e soltanto dopo che loperaio se ne fu andato, aggiunse: lo vedi, non mi ha fatto nulla e ha picchiato più forte di me, ti giuro. 659_656_000400 quando poi il signorino mettevasi a scrivere per far vedere quante cose sapeva fare jeli, sarebbe rimasto delle giornate intiere a guardarlo e tutto a un tratto lasciava scappare unocchiata sospettosa. 659_656_000401 egli non disse nulla, ma lappetito gli andò via. per quel giorno, mentre conduceva al pascolo le pecore. tornò a pensare a mara, quando era ragazzina, che stavano insieme tutto il giorno e andavano nella valle del jacitano e sul poggio alla croce. 659_656_000402 eh, vostra madre era di licodia, lo sappiamo. avete il sangue rissoso. uh, che vi mangerei cogli occhi. mangiatemi pure cogli occhi. che briciole non ne faremo, ma intanto tiratemi su quel fascio per voi. tirerei su tutta la casa, tirerei. 659_656_000403 ora il panchettino non cè più. hanno tagliato il nespolo del cortile e la casa ha una finestra nuova. la donna sola non aveva mutato. 659_656_000404 sotto i folti carrubbi e il mare turchino là in fondo e il canto degli uccelli sulla testa. ma quello era stato il mestiere di suo padre e in quel mestiere era nato lui. 659_656_000405 non si sposavano più perchè il figlio di massaro neri aveva risaputo che mara di massaro agrippino se la intendeva con don alfonso, il signorino, il quale aveva conosciuta mara da piccola. 659_656_000406 e, in compenso, patire un po di tutti gli stenti, fra quegli scogli giganteschi, incastonati nellazzurro, che vi facevano batter le mani per ammirazione. 659_656_000407 ogni mese mara andava a riscuotere il salario dal padrone e non le mancavano nè le uova nel pollaio, nè lolio nella lucerna, nè il vino nel fiasco. 659_656_000408 spaventarsi di che? di fare un viaggio sino a roma nella bella stagione e nel paese più bello. hai ragione, sarà quasi come andare in villeggiatura: tanto roma o la brianza è lo stesso. e tu non torni a villa deste, no. 659_656_000409 per lamor di dio. per lamor di dio, strillava sua sorella saridda, cacciandosi tra il fratello ed il fidanzato, chè tutti e tre erano andati a spasso. damore e daccordo sino a quel momento. 659_656_000410 poco per volta compare menu. finì per non parlare nemmen più. le ultime parole che disse al suo ragazzo furono: quando sarò morto, andrai dal padrone delle vacche a ragoleti e ti farai dare le tre, onze e i dodici tumoli di frumento che avanzo da maggio a questa parte. 659_656_000411 poi, quando vollero toglierlo di là, fu un affar serio. non potendo più graffiare, mordeva come un cane arrabbiato e dovettero afferrarlo pei capelli per tirarlo via a viva forza. 659_656_000412 e si recava in collo gli agnelli che gli belavano sulla faccia, col muso fuori del sacco, e gli poppavano le orecchie nella nevigata famosa della notte di santa lucia. 659_656_000413 il povero ragazzo faceva ogni cosa con garbo, come una brava massaia e suo padre, accompagnandolo cogli occhi stanchi nelle sue faccenduole qua e là pel casolare, di tanto in tanto sorrideva pensando che il ragazzo avrebbe saputo aiutarsi quando fosse rimasto solo. 659_656_000414 voi. ella avrebbe voluto colpirlo in viso con un altro getto di quella ilarità spietata e mordente, ma il riso le morì sulle labbra dinanzi allespressione che quelle due parole davano a tutta la fisonomia di lui. 659_656_000415 quasi fossero state le pantofole del papa, e la domenica se le pigliava in mano, le lustrava e se le provava. poi le metteva per terra, luna accanto allaltra, e stava a contemplarsele, coi gomiti sui ginocchi e il mento nelle palme, per delle ore intere, rimugginando chi sa quali idee in quel. 659_656_000416 facendole in certo modo delle scuse velate e scivolando sul passato con disinvoltura. maria, superato quel primo istante di turbamento, si era sentita rinfrancare, non solo, ma per una strana reazione: il contegno riservato di lui le metteva in corpo degli accessi matti dironia. 659_656_000417 notte, buona notte, andavano dicendo le compagne a misura che si lasciavano per la strada. mara dava la buona notte, che pareva che cantasse, tanta contentezza ci aveva nella voce. e il figlio di massaro neri, poi sembrava proprio. 659_656_000418 il suo fine profilo arabo. sembrava tagliare il velo fitto polidori a capo scoperto. si inchinò profondamente, senza osare di toccarle la mano nè di rivolgerle una sola parola. 659_656_000419 beato chi vi vede. le disse: oh, compare turiddu, me lavevano. detto che siete tornato al primo del mese a me, mi hanno detto delle altre cose ancora. rispose lui che è vero che vi maritate con compare alfio il carrettiere. 659_656_000420 di tanto in tanto il tifo, il colèra, la malannata, la burrasca vengono a dare una buona spazzata in quel brulicame che davvero si crederebbe non dovesse desiderar di meglio che esser spazzato e scomparire. 659_656_000421 è una cosa singolare, ma forse non è male che sia così per voi e per tutti gli altri. come voi, quel mucchio di casipole è abitato da pescatori, gente di mare. dicon essi, come altri, direbbe gente di toga. 659_656_000422 in quel momento mara era sempre al fianco del figlio di massaro neri, gli si appoggiava, colle due mani intrecciate sulla spalla e, al lume dei fuochi colorati, sembrava ora tutta bianca ed ora tutta rossa. 659_656_000423 malpelo. allora si sentiva orgoglioso di esserci nato e di mantenersi così sano e vigoroso in quellaria malsana e con tutti quegli stenti. 659_656_000424 anchesso ella avrebbe preferito sorprenderlo colla più bella signora della festa in parola, donore polidori, non se ne avvide. si alzò, premuroso sempre, e le offrì il braccio. 659_656_000425 e bisognava cercarsi un padrone, se pure qualcuno lo voleva. dopo la disgrazia dello stellato. le cose del mondo vanno così: mentre jeli andava cercando un padrone, colla sacca ad armacollo e il bastone in mano, 659_656_000426 le quali non avevano altro difetto che di non saper capire i meschini. guai che il poveretto biascicava nel suo dialetto semibarbaro. ma se avesse potuto desiderare qualche cosa. 659_656_000427 fu da quel momento che lo chiamarono per soprannome corna doro, e il soprannome gli rimase, a lui e tutti i suoi, anche dopo che ei si lavò le corna nel sangue. 659_656_000428 i bei meriggi destate, in cui la campagna bianchiccia taceva sotto il cielo fosco e i grilli scoppiettavano fra le zolle come se le stoppie si. 659_656_000429 il batuffoletto dei cenci col refe e gli aghi grossi, la scatoletta di latta collesca e la pietra focaja. gli invidiava pure la superba cavalla vajata, quella bestia dal ciuffetto di peli irti sulla fronte che aveva gli occhi cattivi. 659_656_000430 e tornava presto alla sera colle altre legne per la notte e il fiaschetto del vino e qualche pezzetto di carne di montone che era corso a comperare sino a licodia. 659_656_000431 massaro agrippino. infatti disse di sì e la gnà lia mise insieme presto un giubbone nuovo e un paio di brache di velluto per il genero. mara era bella e fresca come una rosa, con quella mantellina bianca che sembrava lagnello pasquale e quella collana dambra che le faceva il collo bianco. 659_656_000432 e ne mesi caldi non ci vola un uccello, i cavalli si radunavano in cerchio, colla testa, ciondoloni, per farsi ombra. cambievolmente, e nei lunghi giorni della trebbiatura, quella gran luce silenziosa pioveva sempre, uguale ed afosa per sedici ore. 659_656_000433 però comincia ad esser troppo tardi per passeggiare. il sole è già caldo. maria infatti aveva preso un colpo di sole che laveva, abbacinata e stordita. 659_656_000434 richiamata così bruscamente alla realtà, stringeva le mani e le labbra con unespressione dolorosa. gli occhi le si velarono, quasi seguendo nello spazio lincantesimo che si era rotto e gli fissò in volto quegli occhi stralunati. 659_656_000435 il giorno de la fiera. il fattore aspettava i puledri sin dallalba, andando su e giù cogli stivali inverniciati dietro le groppe dei cavalli e dei muli messi in fila di qua e di là dello stradone. 659_656_000436 e nino ci aveva due fontane ai suoi occhi. ah, san rocco, diceva lui, questo tiro è più birbone di quello che ci ha fatto san pasquale. però la saridda guarì e mentre stava sulluscio col capo avvolto nel fazzoletto gialla come la cera vergine, gli andava dicendo: 659_656_000437 si arriverà mai a tal perfezionamento nello studio delle passioni che diventerà inutile il proseguire in cotesto. studio delluomo interiore, la scienza del cuore umano che sarà il frutto della nuova arte. 659_656_000438 ed era giunto al piano del corvo che ancora i tre re non erano tramontati e luccicavano sul monte arturo colle, braccia in croce. per la strada passavano continuamente carri e gente a cavallo che andavano alla festa. 659_656_000439 ranocchio tossiva sempre e alcune volte sembrava soffocasse, e la sera non cera modo di vincere il ribrezzo della febbre, nè con sacchi, nè coprendolo di paglia, nè mettendolo dinanzi alla fiammata. 659_656_000440 santi tutta un tratto, mentre san rocco se ne andava tranquillamente per la sua strada sotto il baldacchino, coi cani al guinzaglio e un gran numero di ceri accesi tuttintorno. e la banda, la processione, la calca dei devoti. 659_656_000441 voi, stringendovi al petto il manicotto di volpe azzurra, vi rammenterete con piacere che gli avete dato cento lire. al povero vecchio. 659_656_000442 maria giungeva e appena scorse polidori, sebbene sapesse di trovarlo là, si arrestò allimprovviso, sgomenta, immobile come una statua. 659_656_000443 come era trionfante e come il cuore le ballava dentro il petto mentre quel cavaliere invidiato laccompagnava fra la folla ammiratrice e mentre si ravvolgeva, stretta nella sciarpetta nera, in mezzo al viale dove i rumori della festa si dileguavano. 659_656_000444 alfonso, malgrado che sapesse leggere, sgranava gli occhi: sì, ripetè jeli mara, la figlia di massaro agrippino, che era qui ed ora sta a marineo, in quel gran casamento della pianura che si vede dal piano del lattigliere lassù. 659_656_000445 poco dopo alla cava dissero che ranocchio era morto ed ei pensò che la civetta adesso strideva anche per lui nella notte e tornò a visitare le ossa spolpate del grigio nel burrone dove solevano andare insieme con ranocchio. 659_656_000446 e le ballava sempre dinanzi gli occhi come il babbo. mise turiddu fuori delluscio. la figliuola gli aprì la finestra e stava a chiacchierare con lui tutta la sera che tutto il vicinato non parlava daltro. 659_656_000447 aspettatemi sullo stradone allo spuntar del sole e ci andremo insieme. con queste parole si scambiarono il bacio della sfida. turiddu strinse fra i denti lorecchio del carrettiere e così gli fece promessa solenne di non mancare. 659_656_000448 come la vide venire risoluta in mezzo alle macchie dei fichidindia, nei fosco chiarore dellalba. ci pensò un momento se dovesse lasciare partire il colpo che vuoi le chiese che vieni a far qui. 659_656_000449 il semplice fatto umano farà pensare sempre, avrà sempre lefficacia dellessere stato, delle lagrime vere, delle febbri e delle sensazioni che sono passate per la carne. 659_656_000450 carabinieri, soldati e militi a cavallo lo inseguivano da due mesi senza esser riesciti a mettergli le unghie addosso. era solo, ma valeva per dieci e la mala pianta minacciava di. 659_656_000451 e si cacciò le mani nei capelli, perchè in quel posto la strada correva lungo il burrone e fu nel burrone che lo stellato si fracassò le reni un puledro che valeva dodici, onze, come dodici angeli del paradiso. 659_656_000452 al villaggio la chiamavano la lupa, perchè non era sazia, giammai di nulla. le donne si facevano la croce quando la vedevano passare sola, come una cagnaccia, con quellandare randagio e sospettoso della lupa affamata. 659_656_000453 e in un lampo scomparve fra gli andirivieni del sepolcreto maria. arrivando nel viale si trovò faccia a faccia con erminia pallida, anchessa, che cercava a fatica di dissimulare il suo turbamento e voleva spiegarle qualche cosa, dandosi unaria indifferente. 659_656_000454 era venuta la banda dalla città. si erano sparati più di duemila mortaretti e cera, persino uno stendardo nuovo, tutto ricamato doro, che pesava più dun quintale, dicevano, e in mezzo alla folla sembrava una spuma doro addirittura. 659_656_000455 acchiappò rapidamente una manata di polvere e la gettò negli occhi allavversario. ah, urlò turiddu, accecato, son morto. ei cercava di salvarsi facendo salti disperati allindietro, ma compar alfio. lo raggiunse con unaltra botta nello stomaco e una terza alla gola. 659_656_000456 ma dentro ci si rodeva che il marito di lola avesse tutto quelloro e che ella fingesse di non accorgersi di lui quando passava. voglio fargliela proprio sotto gli occhi, a quella cagnaccia borbottava. 659_656_000457 di faccia a compare alfio ci stava massaro cola, il vignaiuolo, il quale era ricco come un maiale, dicevano, e aveva una figliuola in casa. 659_656_000458 forse perchè ho troppo cercato di scorgere entro al turbine che vi circonda e vi segue, mi è parso ora di leggere una fatale necessità nelle tenaci affezioni dei deboli, nellistinto che hanno i piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita. 659_656_000459 voi lo sapete che vi amo tanto, da tanto tempo, ripeteva lui. ella non rispondeva curvando allindietro tutta la persona e a testa bassa, in atteggiamento sospettoso, colle sopracciglia. 659_656_000460 e gli soffiasse nellorecchio glimproperii che dicevano di lui e glieli ficcasse nellanima con un chiodo e quel becco di pentolaccia. dicevano che si rosica mezzo don liborio. 659_656_000461 e descriveva come lintricato laberinto delle gallerie, si stendesse sotto i loro piedi dappertutto, di qua e di là, sin dove potevano vedere la sciara nera e desolata sporca di ginestre riarse. 659_656_000462 ma io desidero che ella si diverta e sia allegra. a villa deste cera davvero da stare allegri. musica, balli, regate, corse sui vaporini, escursioni nei dintorni, un mondo di gente, bellissime toelette e polidori, il quale era lanima di tutti i divertimenti. 659_656_000463 son venuti pel colera, dicevano però degli altri. laggiù nella città la gente muore come le mosche. lo speziale mise il catenaccio alla bottega. il dottore scappò il primo perchè non. 659_656_000464 come siete, bella maria, e come vi amo. ella si rizzò di botto, seria e rigida, quasi sentisse dirselo per la prima volta. 659_656_000465 prendete un buon decotto di ecalibbiso, che non costa nulla, suggeriva massaro agrippino. e se non serve a nulla come il solfato, almeno non vi rovinate a spendere. si prendeva anche il decotto di eucaliptus, eppure la febbre tornava sempre anche più forte. 659_656_000466 se avesse fatto la sua gita in barca, se il giorno dopo sarebbe andata alla sua solita passeggiata mattutina verso i campi elisi? ella lo guardò negli occhi senza mai rispondere. ei non insistette altro. 659_656_000467 i denti, che gli laceravano le viscere, non gli avrebbero fatto piegar la schiena come il più semplice colpo di badile che solevano dargli onde mettergli in corpo un po di vigore quando saliva la ripida viuzza. ecco come vanno le cose. anche il grigio ha avuto dei colpi di zappa e delle guidalesche. 659_656_000468 e se ho sofferto per questo, cè alcuno al mondo che mi abbia visto soffrire. egli parlava con voce calma, con latteggiamento tranquillo che davano a quelle parole pacate uneloquenza irresistibile. 659_656_000469 sinora un po di riguardo cera sempre stato per le autorità. soleva mettere ad asciugare sul terrazzino tutto il bucato della settimana. si sa quel po di grazia di dio. 659_656_000470 così ci sono degli asini che lavorano nelle cave per anni ed anni senza uscirne mai più, ed in quei sotterranei dove il pozzo dingresso è verticale, ci si calan colle funi e ci restano finchè vivono. 659_656_000471 mamma le disse: turiddu, vi rammentate quando sono andato soldato, che credevate non avessi a tornar più? datemi un bel bacio come allora, perchè domattina andrò lontano. 659_656_000472 una volta passò bruno il carradore, che tornava di fuori, a colera finito e disse: vogliamo fare una gran festa per ringraziare san pasquale di averci salvati. 659_656_000473 e come scorse polidori, gli buttò il fazzoletto. dio salvi la regina. esclamò: polidori, piegando un ginocchio ti rubo il tuo ballerino. sai? disse maria, tutta festante alla sua erminia. ho una voglia matta di fare un bel giro di valzer anche io. 659_656_000474 la neve cadde alta quattro palmi nel lago morto, alla salonia, e tutto allintorno per miglia e miglia che non si vedeva altro per tutta la campagna. come venne il giorno? 659_656_000475 allora alfio, più rassicurato, era tornato sulla strada per non lasciare le bestie senza custodia e badava a scolparsi dicendo: io non ci ho colpa, io andavo innanzi, colla bianca. 659_656_000476 oh, mamma mia. andavano gridando jeli e il ragazzo. oh, che disgrazia, mamma mia. i viandanti che andavano alla festa e sentivano piangere a quel modo in mezzo al buio, domandavano cosa avessero pers e poi, come sapevano di che si trattava, andavano per la loro strada. 659_656_000477 fosse stato nei boschi di resecone o perduto in fondo alla piana di caltagirone. la gnà lia soleva dire: vedete jeli il pastore. 659_656_000478 jeli allora lasciò la presa dellintutto e la ragazzina si mise a raccattare le more che le erano cadute nella lotta, sbirciando di tanto il tanto il suo avversario con curiosità. 659_656_000479 sulle quali lombra dei grandi alberi, dormiva tuttora, uscendo da quel viale deserto ove si era aggirata, fantasticando tante volte il lago, nella pace di quellora, aveva un incantesimo singolare. 659_656_000480 la moglie infine prese la stanga e lo cacciò fuori delluscio per levarselo dinanzi e gli disse che in casa sua era padrona di fare quello che le pareva e piaceva. pentolaccia non poteva più lavorare nel maggese, pensava sempre a una cosa ed aveva una faccia di basilisco che nessuno gli conosceva. 659_656_000481 che portava lo stendardo di santa margherita come fosse un pilastro. senza piegare le reni, la madre di peppa piangeva dalla contentezza per la gran fortuna toccata alla figliuola e passava il tempo a voltare e rivoltare nel baule il corredo della sposa. 659_656_000482 da prima se ne stava in disparte, ronzandole attorno, guardandola da lontano in aria sospettosa e a poco a poco andava accostandosi. collandatura guardinga del cane avvezzo alle sassate. 659_656_000483 che compare menu, seppellito sotto il suo gran tabarro, la bisaccia dellasino e la sacca di jeli, tremava come fanno le foglie in novembre, davanti alla gran vampa di sarmenti che gli faceva il viso bianco, bianco come un morto. 659_656_000484 e sembrava che si volesse vendicare sui deboli di tutto il male che simmaginava gli avessero fatto, a lui e al suo babbo. certo, ei provava uno strano diletto a rammentare ad uno ad uno tutti i maltrattamenti ed i soprusi che avevano fatto subire a suo padre e del modo in cui lavevano lasciato crepare 659_656_000485 essere ella. ne sentiva la vampa, le sembrava di esserne avviluppata e divorata, soverchiata da un languore mortale e delizioso, e cercava di svincolarsi. pallida, smarrita, colle labbra convulse. 659_656_000486 il delegato per conciliare gli animi. stava inchiodato nel confessionario come una civetta dalla mattina alla sera e tutte le donne volevano essere confessate dal rappresentante del vescovo, il quale ci aveva lassoluzione plenaria per ogni sorta di peccati, quasi fosse stata la persona stessa di monsignore. 659_656_000487 è come la notte di natale- andava dicendo jeli al ragazzo che laiutava a condurre il branco- che in ogni fattoria si fa festa e luminaria e per tutta la campagna si vedono qua e là dei fuochi. 659_656_000488 il signor polidori passeggiava da un pezzo pel viale deserto in unora mattutina che gli ricordava un convegno di caccia. non si accorgeva del paesaggio, incantevole per altra cosa che per sprofondarvi delle lunghe occhiate impazienti. 659_656_000489 testo è stato riletto e controllato. cavalleria rusticana. turiddu macca, il figlio della gnà nunzia. come tornò da fare il soldato? ogni domenica si pavoneggiava in piazza, colluniforme da bersagliere e il berretto rosso. 659_656_000490 io non sposerò un re di corona come la gnà lola, ma la mia dote ce lho anchio quando il signore mi manderà qualcheduno. lo sappiamo che siete ricca, lo sappiamo. se lo sapete, allora spicciatevi, chè il babbo sta per venire e non vorrei farmi trovare nel cortile. 659_656_000491 che non volesse lasciarla andare più. mentre massaro agrippino e la gnà lia litigavano nellaprire luscio di casa, nessuno badava a jeli. soltanto massaro agrippino si rammentò di lui e gli chiese: ed ora dove andrai? non lo so, disse jeli. 659_656_000492 davano la caccia a un brigante, certo gramigna, se non erro un nome maledetto come lerba che lo porta, il quale da un capo allaltro della provincia sera lasciato dietro il terrore della sua fama. 659_656_000493 appena don liborio mise il piede nella stanza suo compare, levò la stanga e gli lasciò cadere fra capo e collo tal colpo che lammazzò come un bue, senza bisogno di medico nè di speziale. così fu che pentolaccia andò a finire in galera. 659_656_000494 piuttosto stendi un po di strame vicino al fuoco. gli disse suo padre, chè mi sento tornare la febbre, il ribrezzo della febbre era così forte. 659_656_000495 egli ripeteva fuori di sè, supplichevole, in unimplorazione affascinante di delirio e damore: maria maria, no, ripeteva, costei smarrita, no. 659_656_000496 ed io non ci ho mai pensato. disse alfine erminia, ridendo al suo solito, ma con grande sincerità di viso e di accento. maria rizzò il capo vivamente e le piantò in faccia due occhioni fiammeggianti: mai pensato, mai mai. 659_656_000497 stava un po più in là a stender la mano ai carrettieri, accoccolata sul mucchietto di sassi che barricano il vecchio posto della guardia nazionale, ed io girellando col sigaro in bocca. 659_656_000498 sapeva anche tessere dei treccioli di crini di cavallo e si lavava anche da sè colla creta del vallone, il fazzoletto che si metteva al collo quando aveva freddo. insomma, purchè ci avesse la sua sacca ad armacollo, non aveva bisogno di nessuno al mondo. 659_656_000499 quando egli era di troppo e si appostò dietro luscio. per disgrazia, venera non se ne accorse perchè in quel momento era andata in cucina a mettere una bracciata di legna sotto la caldaia che bolliva. 659_656_000500 turiddu. adesso che era tornato, il gatto non bazzicava più di giorno per la stradicciuola e smaltiva luggia allosteria cogli amici. 659_656_000501 mara era venuta a vedere anche lei la casa del morto, colla curiosità inquieta che destano le cose spaventose. vedi come son rimasto? le disse jeli. 659_656_000502 gramigna, caro farina. eccoti non un racconto, ma labbozzo di un racconto. 659_656_000503 non poteva persuadersi che si potesse poi ripetere sulla carta quelle parole che egli aveva dette o che aveva dette don alfonso, ed anche quelle cose che non gli erano uscite di bocca, e finiva col fare quel sorriso furbo. 659_656_000504 notaio pentolaccia, gli portava le prime fave e i primi piselli, gli spaccava la legna per la cucina, gli pigiava luva nel palmento. a lui, in cambio, non gli mancava nulla: nè il grano nel graticcio, nè il vino nella botte, nè lolio. 659_656_000505 e le foglie a stormire per conto loro. la donna aveva gli occhi assorti, avidi, umidi di sogni, tutta un tratto un passo frettoloso le fece rizzare il capo e il sangue le avvampò sulle guance, come se gli occhi ardenti del nuovo arrivato le avessero sfiorato il viso con un bacio. 659_656_000506 fortunatamente che ha incaricato te di dirmelo. sì, io che ti voglio bene, anchio bene: davvero vuoi che partiamo domattina? oooh. 659_656_000507 e provava una squisita voluttà a sentirseli ripercuotere dentro di sè. intenta, assorta, perciò, sfuggiva alle allegre brigate e preferiva errare in barchetta sul lago sola. 659_656_000508 come sono andate le fave? male sono andate. la lupa le ha mangiate tutte. questo anno dipende dalla pioggia che è stata scarsa, disse jeli. noi siamo stai costretti ed uccidere anche le agnelle perchè non avevano da mangiare. su tutta la salonia non venne tre dita. 659_656_000509 si perdè in una fosca notte, dinverno, solo fra i cavalloni scatenati, quando, fra la barca e il lido dove stavano ad aspettarlo i suoi, andando di qua e di là come pazzi, cerano sessanta miglia di tenebre e di tempesta. 659_656_000510 jeli tentennò il capo e si mise a riflettere. poi svolse il batuffoletto e spiegò la carta che sera fatta scrivere. è proprio vero che dice mara. 659_656_000511 sì, sono stati giorni terribili. mi par di sentirmeli ancora dentro il petto, come un gruppo nero, come una fitta dolorosa che mi è quasi cara, tanto è profonda e radicata. 659_656_000512 la brezza del lago, fece vacillare tutta notte le fiammelle dei candelabri posti sul caminetto di lei che si guardava nello specchio per delle ore intere senza vedersi, con occhi fissi, arsi dalla febbre. 659_656_000513 e salutò la signora erminia allo stesso modo come avrebbe potuto salutare maria se lavesse scorta rincantucciata fra gli arbusti, premendosi le mani sul petto che voleva scoppiarle. 659_656_000514 liborio. don liborio era anche suo socio. tenevano una chiusa a mezzeria. ci avevano una trentina di pecore in comune. prendevano insieme dei pascoli in affitto e don liborio dava la sua parola in garenzia quando si andava dinanzi al notaio. 659_656_000515 le comari che avevano invidiato a peppa il seminato prosperoso, la mula baia e il bel giovanotto che portava lo standardo di santa margherita senza piegar le reni, andavano dicendo ogni sorta di brutte storie. 659_656_000516 parlami un po più dei tuoi libri e delle tue corse a cavallo, rispondeva la erminia di a tuo marito, che non ti lasci andare al pollaio o che ci venga anche lui. e un bel giorno, dopo un certo silenzio, si mise in viaggio un po inquieta e andò a trovare la sua maria tho, fatto paura, le disse, costei. 659_656_000517 volse le spalle anche lei e se la diede a gambe verso casa. ma da quel giorno in poi cominciarono ad addomesticarsi: mara andava a filare, la stoppa sul parapetto del ponticello e jeli, adagio, adagio, spingeva larmento verso le falde del poggio del bandito. 659_656_000518 la nuora con quel suo bocchino melato. tanto disse e tanto fece che la povera vecchia brontolona dovette lasciarle il campo libero e andarsene a morire in un tugurio. 659_656_000519 il marito di lola era in giro per le fiere con le sue mule. domenica voglio andare a confessarmi chè stanotte ho sognato. delluva nera disse: lola, lascia stare, lascia stare, supplicava turiddu no. 659_656_000520 ei sapeva fare ogni sorta di lavori collago e ci aveva un batuffoletto di cenci nella sacca di tela per rattoppare al bisogno le brache e le maniche del. 659_656_000521 lo stellato rimaneva immobile dove era caduto, colle zampe in aria e mentre jeli landava tastando per ogni dove, piangendo e parlandogli quasi avesse potuto farsi intendere, la povera bestia rizzava il collo penosamente e voltava la testa verso di lui e allora si udiva lanelito rotto dallo spasimo. 659_656_000522 polidori sinchinò profondamente e la lasciò passare raggiante e commossa al braccio del marito. giammai mattino di primavera non era sembrato così misteriosamente bello alla signora rinaldi. 659_656_000523 lascia stare la vajata, gli raccomandava jeli, non è cattiva, ma non ti conosce. dopo che scordu il bucchierese, si menò via la giumenta calabrese che aveva comprato a san giovanni, col patto che gliela tenessero nellarmento sino alla vendemmia. 659_656_000524 la faccenda poi sera fatta grossa perchè il vescovo della diocesi aveva accordato il privilegio di portar la mozzetta ai preti di san pasquale, quelli di san rocco, che avevano i preti senza. 659_656_000525 io rispose: furibondo turi, il conciapelli, il quale doveva essergli cognato ed era fuori di sè per un pugno acchiappato nella mischia che lo aveva mezzo accecato. viva san pasquale sino alla morte. 659_656_000526 e per tutto lo stradone, lontan lontano, sin dove cera gente a piedi o a cavallo che andava a vizzini, si udiva gridare viva san giovanni. e i razzi salivano diritti e lucenti dietro i monti della canziria, come le stelle che piovono in agosto. 659_656_000527 tanto che una volta un minatore cera, entrato coi capelli neri e nera, uscito coi capelli bianchi, e un altro, cui sera spenta la torcia, aveva invano gridato aiuto. 659_656_000528 e in cima allo scoglio, sul cielo trasparente e limpido, si stampava netta la vostra figurina, colle linee sapienti che vi metteva la vostra sarta e il profilo fine ed elegante che ci mettevate voi. 659_656_000529 giornata massaro cola tornò dicendo che compare macca, non aveva bisogno di nulla. allora jeli volse le spalle e se ne andò mogio mogio, ma stava di casa, verso santantonio, dove le case sarrampicano sul monte, di fronte al vallone della. 659_656_000530 osservava curiosamente come fosse capricciosa la rena, che aveva sbatacchiato il bestia di qua e di là, le scarpe da una parte e i piedi dallaltra. 659_656_000531 don alfonso però rispondeva che anche lui andava a scuola a imparare jeli. allora sgranava gli occhi e stava tutto orecchi se il signorino si metteva a leggere e guardava il libro, e lui in aria sospettosa. 659_656_000532 andò barcollante sino alla prima carrozza che incontrò e si fece condurre dalla sua erminia, quasi in cerca di aiuto, la sua amica. vedendosela comparire dinanzi con quel viso, le corse, incontro fin sulluscio del salotto: che hai nulla, nulla. 659_656_000533 il ragazzo sonnecchiava, spingendo adagio, adagio, una gamba dietro laltra, e non rispondeva nulla. ma jeli, che si sentiva rimescolare tutto il sangue da quella campana, non poteva star zitto. 659_656_000534 voi non avreste potuto immaginare di qual disperato e tetro coraggio fosse capace, per lottare contro tal morte, quelluomo che lasciavasi intimidire dal capolavoro del vostro calzolaio. 659_656_000535 oppure, se ti accade di dar delle busse, procura di darle più forte che puoi, così coloro su cui cadranno ti terranno per da più di loro e ne avrai tanti di meno addosso. 659_656_000536 le chiome grigie degli ulivi sfumavano nel crepuscolo e per la campagna vasta, lontan lontano non si udiva altro che il campanaccio della bianca, nel silenzio che si allargava. 659_656_000537 ma jeli non sapeva nulla chera becco, nè gli altri si curavano di dirglielo, perchè a lui non gliene importava niente. e sera accollata la donna col danno, dopo che il figlio di massaro neri laveva piantata per aver saputo la storia di don alfonso. 659_656_000538 parlava in fretta e con voce un po troppo alta e squillante, sorridendo spesso a caso. gli era grata inconsciamente che ei non osasse interromperla, non osasse mischiare la sua voce a quella di lei. 659_656_000539 dopo poche settimane, però, il fuggitivo dichiarò chiaro e tondo che era stanco di quella vitaccia da talpa e piuttosto si contentava di stare in galera tutta la vita, chè la prigione, in confronto, era un paradiso, e preferiva tornarci coi suoi piedi. 659_656_000540 finalmente polidori le disse: ma perchè non avete voluto ricevermi a casa vostra? ella gli piantò gli occhi in viso per la prima volta dacchè erano lì. sorpresa, dolorosamente sorpresa. 659_656_000541 egli era così gentile, così rispettoso e così buono. non osava toccarle la punta delle dita e si contentava di sfiorarla dolcemente col soffio ardente di quella passione che lo teneva prostrato dinanzi a lei, quasi dinanzi a un idolo. 659_656_000542 e veniva a portare la mozzetta ai canonici. perciò avevano scritturato anche loro la banda per andare ad incontrare il delegato di monsignore tre miglia, fuori del paese, e si diceva che la sera ci sarebbero stati i fuochi in piazza con tanto di viva. san pasquale a lettere di scatola. 659_656_000543 carradore telegrafava che gli animi erano eccitati e lordine pubblico compromesso, sicchè un bel giorno si udì la notizia che nella notte erano arrivati i compagni darme e ognuno poteva andare a vederli nello stallatico. 659_656_000544 jeli si diede ad aiutare massaro agrippino e la gnà lia nel caricare la carretta e, allorchè non ci fu altro da portare via dalla stanza, andò a sedere con mara sul parapetto dellabbeveratojo anche. 659_656_000545 adesso badava alle sue pecore e ad imparare come si fa il formaggio e la ricotta e il caciocavallo e ogni altro frutto di mandra. ma fra le chiacchiere che si facevano alla sera nel cortile tra gli altri pastori e contadini, mentre le donne sbucciavano le fave della minestra, 659_656_000546 egli giunse le mani in unespressione ardente di passione ed esclamò: io disprezzarvi, io maria. sollevò il viso disfatto e lo fissò. con occhi sbarrati e colle lagrime ancora sul viso, mormorava confusamente parole insensate. 659_656_000547 e infatti ei si pigliava le busse senza protestare, proprio come se le pigliano gli asini che curvano la schiena, ma seguitano a fare a modo loro cogli altri ragazzi. poi era addirittura crudele. 659_656_000548 prendi il sacco delle olive, disse alla figliuola, e vieni con me, nanni. spingeva con la pala le ulive sotto la macina e gridava: ohi alla mula perchè non si arrestasse. 659_656_000549 esitò alquanto e infine le buttò le braccia al collo con impeto: perdonami, perdonami. sono stata ingiusta contro di te, contro di tutti. ho avuto ragione tante volte. 659_656_000550 ti ricordi quando sei venuto per la festa di san giovanni ed eri rimasto senza padrone? sì, me lo ricordo. fu mio padre che ti allogò qui da massaro neri. e tu perchè non lhai sposato? il figlio di massaro neri? perchè non cera la volontà di dio. 659_656_000551 turiddu tanto disse e tanto fece che entrò camparo da massaro cola e cominciò a bazzicare per la casa e a dire le paroline dolci alla ragazza. 659_656_000552 la banda suonava in piazza allegramente, coi pennacchi nel cappello, in mezzo a una folla di berrette bianche, fitte come le mosche e i galantuomini stavano a godersela, seduti nel. 659_656_000553 avrei dovuto venire al mondo al tempo dei cavalieri erranti. il suo leggiadro sorriso aveva una melanconica dolcezza e sabbandonava senzaccorgersene allincanto, che contribuiva a crearsi ella stessa. 659_656_000554 oltre i lieti ricordi che mi avete lasciati, ne ho cento altri, vaghi, confusi, disparati, raccolti qua e là, non so più dove. forse alcuni son ricordi di sogni fatti ad occhi aperti. 659_656_000555 e così compare turiddu. gli amici vecchi non si salutano più, ma sospirò il giovinotto beato. chi può salutarvi? se avete intenzione di salutarmi, lo sapete dove sto di casa? rispose lola. 659_656_000556 non è mia colpa se non mi persuado di esser matta, se non mi rassegno alla vita comè, se non capisco gli interessi che preoccupano gli altri. no, non ci ho colpa, ho fatto il possibile. sono in ritardo di parecchi secoli. 659_656_000557 però, siccome egli era paziente e laborioso, imparò presto ogni cosa del mestiere, meglio di uno che ci fosse nato. e siccome era avvezzo a star colle bestie, amava le sue pecore come se le avesse fatte lui. 659_656_000558 le ripeteva una domanda, una preghiera, sempre la stessa, con diverse inflessioni di voce che andavano a ricercare la donna nelle più intime fibre di tutto il suo essere. 659_656_000559 dileguavano. egli avea il tempo di veder le nuvole accavallarsi a poco a poco e figurar monti e vallate. conosceva come spira il vento quando porta il temporale e di che colore sia il nuvolo quando sta per nevicare. ogni cosa aveva il suo aspetto e il suo significato. 659_656_000560 la gnà lia. gli versò un bel bicchiere di vino e vollero condurlo con loro a veder la luminaria, insieme alle comari ed ai vicini. arrivando in piazza, jeli rimase a bocca aperta dalla meraviglia. 659_656_000561 meglio per loro che son morti e non mangiano il pane del re, come quel poveretto che è rimasto a pantelleria, o quellaltro pane che mangia la sorella, e non vanno attorno come la donna delle arancie a viver della grazia di dio, una grazia assai magra ad aci trezza. 659_656_000562 quando sarò in brianza. voglio levarmi col sole tutti i giorni in città. facciamo una vita impossibile, ma però voi altri signori dovete preferirla. 659_656_000563 maria sorrideva a fior di labbra, gentile e distratta: hai torto, vedi, ripeteva erminia. ti inganni, tinganni se credi che io non ti voglia più il bene di prima. 659_656_000564 che per poco non si presero a ceffoni collo sposo, come fossero già stati marito e moglie. in tali occasioni si accapigliano i genitori coi figliuoli e le mogli si separano dai mariti. se per disgrazia una del quartiere di san pasquale ha sposato uno di san rocco, 659_656_000565 la sala intera, splendida e calda, fremeva di armonia. erano di quei fatali momenti in cui il cuore si dilata con violenza dentro il petto e soverchia la ragione. 659_656_000566 non ho rispettato ciecamente la vostra volontà, quale sia stata. vi ho chiesto una spiegazione. non ho prevenuto il vostro desiderio e non son riescito a far le viste di aver dimenticato quello che nessun uomo al mondo potrebbe dimenticare da voi. 659_656_000567 no, rispose invece la lupa al brigadiere. io mi son riserbato un cantuccio della cucina per dormirvi quando gli ho data la mia casa in dote. la casa è mia, non voglio andarmene. 659_656_000568 tutto il male non viene per nuocere. alle volte quando vi pare daver perso un tesoro, dovete ringraziar dio e san pasquale, chè prima di conoscere bene una persona bisogna mangiare sette salme di sale. 659_656_000569 vecchi. egli era vissuto sempre fra quei quattro sassi e di faccia a quel mare bello e traditore col quale dovè lottare ogni giorno per trarre da esso tanto da campare la vita e non lasciargli le ossa. 659_656_000570 la facesse entrare in unestasi angosciosa. polidori non poteva saziarsi di ammirarla in quellatteggiamento, abbandonata su di sè stessa, colle braccia inerti, la fronte china e il petto anelante, e infine esclamò con uno slancio di passione, stendendo le braccia convulse: 659_656_000571 il peggio era che molti del quartiere di san rocco si erano lasciati indurre ad andare colla processione anche loro picchiandosi come asini e colla corona di spine in capo per amor del seminato. 659_656_000572 ora la stanza vuota sembrava più scura e affumicata del solito. la tavola e il letto, e il cassettone e le immagini della vergine e di san giovanni e fino i chiodi per appendervi le zucche delle sementi ci avevano lasciato il segno sulle pareti dove erano state per tanti anni. 659_656_000573 oppure perchè vi ho cercata inutilmente per tutti i luoghi che la moda fa lieti. vedete quindi che siete sempre al primo posto, qui come al teatro. 659_656_000574 gli pareva che fossero dolci e lisci come le mani del babbo che solevano accarezzargli i capelli così ruvidi e rossi comerano quelle scarpe. le teneva appese ad un chiodo sul saccone. 659_656_000575 e gingillandovi impaziente colla catenella della vostra boccettina da odore, allungavate il collo per scorgere un convoglio che non spuntava mai. 659_656_000576 agitando macchinalmente le mani come se cercasse farsene schermo contro qualche cosa. colle labbra pallide e serrate ad un tratto, levando gli occhi sul viso sconvolto di lui incontrando quegli occhi. 659_656_000577 jeli trovò la ragazza la quale sera fatta grandicella e belloccia alla porta del cortile che teneva docchio la sua roba mentre la caricavano sulla carretta. 659_656_000578 per un istante unidea nera le si affacciò alla mente e le scolorò il viso, ma subito dopo tornò a ridere nervosamente come prima. se mio marito non mi avesse ben avvezzata a lasciarlo fare un po a suo modo, ci sarebbe davvero di che spaventarsi. 659_656_000579 san pasquale, maledetto, gridava nino, sputando in aria e correndo come un pazzo. pel seminato, mavete rovinato san pasquale. non mi avete lasciato altro che la falce per tagliarmi il collo. 659_656_000580 tanto che la gnà lia piangeva dalla consolazione e massaro agrippino faceva cenno di sì col capo che la cosa andava bene. infine, quando furono stanchi, se ne andarono di qua e di là nel passeggio, trascinati dalla folla quasi fossero in mezzo a una fiumana. 659_656_000581 e suo padre non si fosse annegato e tutta la sua famiglia non fosse stata dispersa da un colpo di vento che vi aveva soffiato sopra, un colpo di vento funesto che avea trasportato uno dei suoi fratelli fin nelle carceri di pantelleria: gaetano, come dicono laggiù. 659_656_000582 non è vero niente. non dovevano sposare nessuno. tutte chiacchiere di gente invidiosa che si immischia negli affari altrui. rispose: massaro, agrippino. 659_656_000583 lha letto pure don gesualdo il campiere e fra cola, quando venne giù per la cerca delle fave. uno che sappia scrivere osservò. poi è come uno che serbasse le parole nella scatola dellacciarino e potesse portarsele in tasca ed anche mandarle di quà e di là. 659_656_000584 voi ne valete cento delle lole e conosco uno che non guarderebbe la gnà lola nè il suo santo quando ci siete voi, chè la gnà lola non è degna di portarvi le scarpe, non è degna. 659_656_000585 qui la campagna gli si stendeva dinanzi: brulla, deserta, chiazzata dallerba riarsa, sfumando silenziosa nellafa lontana. in primavera, appena i baccelli delle fave cominciavano a piegare il capo. 659_656_000586 due giorni dopo, per guarire della febbre che le aveva trovato, la sua erminia le disse: andrò in brianza con rinaldi, laria, lossigeno, la quiete, il canto degli usignoli, la famiglia. che peccato non ci abbia dei bambini da cullare. 659_656_000587 la sola vista di erminia le faceva corrugare la fronte e dava un non so che di fosco a tutta la sua fisonomia. però era abbastanza donna di mondo per sapere dissimulare sino a un certo punto i suoi sentimenti, quali essi fossero. 659_656_000588 maricchia, poveretta, buona e brava ragazza, piangeva di nascosto perchè era figlia della lupa e nessuno lavrebbe tolta in moglie, sebbene ci avesse la sua bella roba nel cassettone e la sua buona terra al sole come ogni altra ragazza del villaggio. 659_656_000589 poi, quando tornò a tebidi dopo tanto tempo, spingendosi innanzi, adagio adagio, le giumente per i viottoli sdrucciolevoli della fontana dello zio cosimo. 659_656_000590 ma subito sinterruppe perchè cominciava a spaventarsi dellagitazione che si andava manifestando sul viso di maria. infine le disse: tosto o tardi, devi saperlo. rinaldi, è corso a roma per regolare degli affari. 659_656_000591 se fosse stata lei a scorazzare per i campi con quel tempaccio, o coshai? gli domandava lui: ho che mhai fatto paura a questora, che ti par ora da cristiani, questa domani sarò ammalata. va a coricarti il fuoco laccendo io. 659_656_000592 pur di stare sempre alle calcagna di nanni che mieteva e mieteva e le domandava di quando in quando: che volete gnà pina? 659_656_000593 avrà limpronta dellavvenimento reale. lopera darte sembrerà essersi fatta da sè, aver maturato ed esser sòrta spontanea, come un fatto naturale. 659_656_000594 gli avessero detto che in città i cavalli andavano in carrozza, egli sarebbe rimasto impassibile con quella maschera dindifferenza orientale che è la dignità del contadino siciliano. 659_656_000595 corse alla loro casa e trovò saridda, nera e contraffatta in fondo alla stanzuccia, accanto a suo fratello, il quale stava meglio, lui, ma si strappava i capelli e non sapeva più che fare. ah, san rocco ladro, si mise a gemere nino. 659_656_000596 passò quel tempo che berta filava e voi non ci pensate più, al tempo in cui ci parlavamo dalla finestra sul cortile e mi regalaste quel fazzoletto prima dandarmene che dio sa quante lacrime ci ho pianto dentro, nellandar, via lontano, tanto che si perdeva persino il nome del nostro paese. 659_656_000597 svilupperà talmente e così generalmente tutte le risorse dellimmaginazione che nellavvenire i soli romanzi che si scriveranno saranno i fatti diversi. 659_656_000598 ei si caricava ranocchio sulle spalle e gli faceva animo alla sua maniera, sgridandolo e picchiandolo. ma una volta, nel picchiarlo sul dorso, ranocchio fu colto da uno sbocco di sangue. 659_656_000599 erminia si era messa al piano e tutti stavano intenti ad ascoltarla. maria non aveva occhi che per lei, anche quando li fissava vagamente nelle fantasie dellignoto, perchè era lei che le evocava quelle fantasie e laffascinava con esse. 659_656_000600 si misero a guardare insieme le fotografie che avevano viste cento volte e i fiori che erano da un mese sul terrazzino. in quel momento, per combinazione, passava polidori nel phaeton del suo amico guidetti, col sigaro in bocca. 659_656_000601 i quali hanno la pelle più dura del pane che mangiano quando ne mangiano, giacchè il mare non è sempre gentile come allora che baciava i vostri guanti. 659_656_000602 mio padre è stato sfortunato riprese. di lì a poco, dacchè ce ne siamo andati a marineo, ogni cosa ci è riuscita male: la fava, il seminato, quel pezzetto di vigna che ci abbiamo lassù. poi mio fratello è partito soldato e ci è morta pure una mula che valeva. 659_656_000603 tua madre ti dice così perchè invece dei calzoni tu dovresti portar la gonnella. e dopo averci pensato un po, mio padre era buono e non faceva male a nessuno, tanto che gli dicevano bestia. 659_656_000604 il sole inondava i viali del giardino, caldo e dorato, sullerba che incominciava a rinverdire. lazzurro del cielo era profondo. coteste impressioni, ad insaputa di lei. 659_656_000605 sangue dun cane. che festa vogliono fare se questanno morremo tutti di fame? esclamava nino. sin dal mese di marzo non pioveva una goccia dacqua e i seminati gialli, che scoppiettavano come lesca, morivano di sete. 659_656_000606 le piaceva sprofondare il suo sguardo nel buio interminato al di là delle stelle e a fantasticare su quel che doveva rischiarare qualche lumicino lontano che tremolava fra il buio nella china dei monti. 659_656_000607 peppa ascoltava quello che dicevano nella strada dietro le immagini benedette e si faceva pallida e rossa, come se il diavolo le soffiasse tutto linferno nella faccia. 659_656_000608 e ho cercato di decifrare il dramma modesto e ignoto che deve aver sgominati gli attori plebei che conoscemmo insieme. un dramma che qualche volta, forse, vi racconterò. 659_656_000609 o se ranocchio, si asciugava il sangue che gli usciva dalla bocca e dalle narici. così come ti cuocerà il dolore delle busse, imparerai a darne anche tu quando cacciava un asino carico per la ripida salita del sotterraneo. 659_656_000610 e disse pure che di quellaltra storia del figlio di massaro neri, il quale doveva sposare sua figlia mara, non era vero niente, chè mara aveva tuttaltro per il capo. se avevano detto che dovevano sposarsi a natale, disse jeli. 659_656_000611 ma gli hanno tirato addosso tal gragnuola di fucilate che stavolta hanno trovato un lago di sangue dove egli si trovava. allora peppa si fece la croce dinanzi al capezzale della vecchia e fuggì dalla finestra. 659_656_000612 e lo sciancato disse che a sgomberare il sotterraneo ci voleva una settimana, altro che quaranta. carra di rena. della rena ne era caduta una montagna, tutta fina e ben bruciata dalla lava che si sarebbe impastata colle mani e dovea prendere il doppio di calce. 659_656_000613 ei si ostinava a dire sempre di sì, col capo addossato alla parete come un bue che ha la mosca e non vuol sentir ragione. i bambini strillavano al veder quelle. 659_656_000614 peppa, una delle più belle ragazze di licodia, doveva sposare. in quel tempo compare finu candela di sego, che aveva terre al sole e una mula baia in stalla, ed era un giovanotto grande e bello come il sole. 659_656_000615 scusami, ti ho proposto di venire con me, ma se vuoi restare? no, voglio venire anchio. solamente bisogna trovare un pretesto plausibile per non far pensare al romanzo a tutti i curiosi che ci vedranno ordinare così in furia le nostre valige. 659_656_000616 ed ella stava a guardarlo col mento in aria, mentre egli si arrampicava a prendere i nidi sulle cime degli alberi- e pensava anche a don alfonso, il quale veniva a trovarlo dalla villa vicina- e si sdraiavano bocconi sullerba a stuzzicare con un fuscellino i nidi di grilli. 659_656_000617 mara, era andata a confessarsi anche lei e tornava di chiesa tutta raccolta nella mantellina, cogli occhi bassi, che sembrava una santa maria maddalena jeli, il quale laspettava taciturno sul ballatojo. 659_656_000618 la povera madre di peppa dovette vendere tutta la roba bianca del corredo e gli orecchini doro e gli anelli per le dieci dita onde pagare gli avvocati di sua figlia e tirarsela di nuovo in casa. povera malata svergognata brutta anche lei come gramigna e col. 659_656_000619 anche gli uccelli soggiunse devono buscarsi il cibo e quando la neve copre la terra se ne muoiono. poi ci pensò su un pezzetto: tu sei come gli uccelli, ma quando arriva linverno te ne puoi stare al fuoco senza far nulla. 659_656_000620 badate che vi stanchereste, gli rispose gaiamente: voi dovrete stancarvi. spesso ripetè maria con uno sguardo che cercava di rendere ardito e sicuro. 659_656_000621 si sarà messo a dormire. quellassassino seguita a gridare il fattore e mi lascia i puledri sulla pancia. invece jeli aveva camminato tutta la notte acciocchè i puledri arrivassero freschi alla fiera e prendessero un buon posto nellarrivare. 659_656_000622 è malaria di quella che ammazza meglio di una schioppettata, dicevano gli amici scaldandosi le mani al fuoco. fu chiamato anche il medico, ma erano tutti denari, buttati via perchè la malattia era di quelle chiare e conosciute che anche un ragazzo saprebbe. 659_656_000623 un velo fitto nero, tempestato di puntini, attraverso al quale gli occhi acquistavano alcunchè di febbrile e i lineamenti una rigidità di fantasma. la carrozza si allontanò di passo senza far rumore, da carrozza discreta e ben educata. 659_656_000624 per non finirla brutta, e se ne andò, ma la verità era che gli animi si trovavano esasperati ora che san pasquale lavevano, portato in processione a levante e a ponente, con quel bel risultato. 659_656_000625 jeli si metteva a correre dietro i puledri sbrancati e li spingeva mogio mogio verso la collina. però davanti agli occhi ci aveva sempre la sua mamma, col capo avvolto nel fazzoletto bianco, che non parlava più. 659_656_000626 ah le belle scappate pei campi mietuti colle criniere al vento. i bei giorni daprile, quando il vento accavallava ad onde lerba verde e le cavalle nitrivano nei pascoli. 659_656_000627 questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia che si riverbera sul mestiere, sulla casa e sui sassi che la circondano, mi sembrano, forse pel quarto dora, cose serissime e rispettabilissime anchesse. 659_656_000628 due volte al mese, poi jeli andava a trovarla ed ella lo aspettava sul ballatojo col fuso in mano e, dopo che egli avea legato lasino nella stalla e toltogli il basto, messogli la biada nella greppia. 659_656_000629 la ragazzina si affaticava a raccattarle con grida di giubilo più che ne poteva e poi scappava via lesta lesta, tenendo tese le due cocche del grembiule, dondolandosi come una vecchietta durante linverno. mara non osò mettere fuori il naso in quel gran freddo. 659_656_000630 delle messe alle anime del purgatorio e andò a chiedere aiuto al parroco e al brigadiere. a pasqua andò a confessarsi e fece pubblicamente sei palmi di lingua a strasciconi sui ciottoli del sacrato innanzi alla chiesa in penitenza. 659_656_000631 con la curiosità che avrebbe mostrato un contadino sbandato per quelle parti e le disse: piano, grazie. ella non rispose, si fece rossa e strinse con forza i ferri della stia a cui appoggiava la fronte. 659_656_000632 ma la donna si mise a ridere e gli rispose che ella non era nata a far la pecoraia e non aveva nulla da andare a farci alla salonia. infatti, mara non era nata a far la pecoraia e non ci era avvezza alla tramontana di gennaio. 659_656_000633 non aveva il coraggio di dirmi che non poteva più comperarmi nè cavalli, nè palco alla scala, nè gioielli, nulla, e piangeva come piangono certi uomini che non hanno pianto mai, con quelle lagrime che vi scavano un solco dentro allanima. 659_656_000634 uno sciame di eleganti giovinotti le fece ressa attorno per strapparle la promessa di un giro di valzer o di una contradanza. ella si fermò un istante, con quel medesimo sorriso sulle labbra e quegli occhi splendenti come le lucciole del viale, cercando intorno. 659_656_000635 la gnà saridda alludire che si vendeva in piazza la mula di compare nino onde pagare il fitto della terra che non aveva dato nulla. si sentì sbollire la collera in un attimo e mandò in fretta e in furia suo fratello turi con quei soldi che avevano da parte per aiutarlo. 659_656_000636 mio padre la batteva sempre ed egli non batteva altro che la rena. perciò lo chiamavano bestia e la rena se lo mangiò a tradimento perchè era più forte di lui. 659_656_000637 ma nellaia ci tornò delle altre volte e nanni non le disse nulla. e quando tardava a venire, anzi, nellora fra vespero e nona, egli andava ad aspettarla in cima alla viottola bianca e deserta, col sudore sulla fronte. 659_656_000638 santo diavolone, urlava, compare nino, tutto pesto e malconcio. voglio un po vedere chi gli basta lanima di gridare ancora: viva san pasquale. 659_656_000639 misciu ei fu colto da tal tremito che dovettero tirarlo allaria aperta colle funi, proprio come un asino che stesse per dar dei calci al vento. però non si poterono trovare nè i calzoni quasi nuovi nè il rimanente di mastro misciu. 659_656_000640 a lei. in coscienza rincresceva di vederlo così, col viso lungo, però non aveva cuore di lusingarlo con belle parole. sentite compare turiddu. gli disse alfine: lasciatemi raggiungere le mie compagne che direbbero in paese se mi vedessero con voi. 659_656_000641 finalmente sentì dire che avevano scovato gramigna nei fichidindia di palagonia. ha fatto due ore di fuoco, dicevano, cè un carabiniere morto e più di tre compagni darmi feriti. 659_656_000642 sebbene i pratici affermarono che quello dovea essere il luogo preciso dove il pilastro gli si era rovesciato addosso e qualche operaio nuovo del mestiere, 659_656_000643 invece nemmen suo padre ci morì nel suo letto. tuttochè fosse una buona bestia, zio mommu lo sciancato aveva detto che quel pilastro lì ei non lavrebbe tolto per venti onze, tanto era pericoloso. 659_656_000644 era avvezzo a tutto lui, agli scapaccioni, alle pedate, ai colpi di manico di badile o di cinghia da basto a vedersi ingiuriato e beffato da tutti, a dormire sui sassi, colle braccia e la schiena rotta da quattordici ore di lavoro. 659_656_000645 e se lera messo nel batuffoletto dei cenci. un giorno, dopo, di esser stato un po zitto a guardare di quà e di là, soprappensiero gli disse: serio, serio, io ci ho linnamorata. 659_656_000646 per la madonna che ti mangerei come il pane chiacchiere. ah, sullonor mio, ah, mamma mia, lola che ascoltava ogni sera nascosta dietro il vaso di basilico e si faceva pallida e rossa. un giorno chiamò turiddu. 659_656_000647 onde pregarlo di rinunciare a quellappuntamento di cui le aveva strappata la promessa in un momento di aberrazione, un momento che rammentava ancora con confusione e rossore per sua punizione. 659_656_000648 svegliati, disse la lupa a nanni, che dormiva nel fosso accanto alla siepe polverosa col capo fra le braccia. svegliati, chè ti ho portato il vino per rinfrescarti la gola. 659_656_000649 senza vederci più degli occhi che fin lerba e i sassi gli sembravano rossi al pari del sangue. sulla porta di casa sua incontrò don liborio, il quale se ne andava tranquillamente facendosi vento col cappello di paglia. 659_656_000650 ed era venuta pure mara allimprovviso, col pretesto che era incinta e aveva voglia di ricotta fresca. era una bella giornata calda, nei campi biondi, colle siepi in fiore e i lunghi filari verdi delle vigne. 659_656_000651 e mi avete chiesto di dedicarvi qualche pagina. perchè à quoi bon? come dite voi, che cosa potrà valere quel che scrivo per chi vi conosce e per chi non vi conosce? che cosa siete voi? 659_656_000652 aveva voluto sposare la venera per forza, sebbene non ci avesse nè re nè regno e anche lui dovesse far capitale sulle sue braccia per buscarsi il pane. 659_656_000653 che le irrequietudini del pensiero vagabondo saddormenterebbero dolcemente nella pace serena di quei sentimenti miti, semplici, che si succedono, calmi e inalterati, di generazione in generazione. 659_656_000654 era una cosa da nulla, ma uno di quei nonnulla che penetrano in tutto lessere di una donna come la punta di un ago. allora, tornando a casa, la signora rinaldi scrisse a polidori una lunga lettera, calma e dignitosa. 659_656_000655 mio padre dice che ora il mestiere lo sai e tu non sei di quelli che vanno a spendere il loro salario, ma di un soldo ne fai due e non mangi per non consumare il pane, così arriverai ad aver delle pecore anche tu e ti farai ricco. 659_656_000656 tutto verde di fichidindia e colle ruote dei mulini che spumeggiavano in fondo sul torrente. ma jeli non ebbe il coraggio di andare da quelle parti, ora che non lavevano, voluto nemmeno per guardare i porci, e girandolando in mezzo alla folla che lo urtava e lo spingeva senza curarsi di lui. 659_656_000657 la signora rinaldi era spietata per i corteggiatori eleganti per gli innamorati. ad ora fissa nella passeggiata del parco o nelle serate di musica. pei conquistatori in guanti di svezia. 659_656_000658 ma quando furono stanchi, andarono calmandosi a poco a poco, tenendosi sempre acciuffati. tu chi sei? gli domandò mara e, come jeli più salvatico, non diceva chi fosse. io sono mara, la figlia di massaro agrippino, che è il campaio di tutti questi campi qui. 659_656_000659 e tutti i suoi compagni avevano accesa la pipa e se nerano andati dicendogli di divertirsi a grattarsi la pancia, per amor del padrone, e raccomandandogli di non fare la morte del sorcio. 659_656_000660 poco dopo nanni sebbe nel petto un calcio dal mulo e fu per morire, ma il parroco ricusò di portargli il signore se la lupa non usciva di casa. 659_656_000661 fuori della cava il cielo formicolava di stelle e laggiù la lanterna fumava e girava al pari di un arcolaio ed il grosso pilastro rosso, sventrato a colpi di zappa, contorcevasi e si piegava in arco come se avesse il mal di pancia e dicesse: ohi, ohi, anchesso. 659_656_000662 spiando il viale di qua e di là, con occhi pazzi di terrore, contorcendosi sotto quella stretta possente, facendo forza con tutte e due le mani febbrili per strapparsi da quellaltra mano che sentiva ardere sotto il guanto. 659_656_000663 e gli disse che il padrone glielo avrebbe trovato. lui, poichè compare, isidoro macca, cercava un guardiano per i porci. però non dir nulla dello stellato, gli raccomandò massaro cola. 659_656_000664 no, ma che vuoi quando si son viste tutte le cose che ho viste. e poi la disgrazia ha questo di peggio che ci rende ingiusti. figurati che quando era corsa la voce, che io fossi vedova. 659_656_000665 ora del grigio non rimanevano più che le ossa sgangherate, ed anche di ranocchio sarebbe stato così, e sua madre si sarebbe asciugati gli occhi, poichè anche la madre di malpelo sera asciugati i suoi, dopo che mastro misciu era morto. 659_656_000666 la poveretta non vedeva più nulla, nè la sala splendente, nè la folla commossa, nè gli occhi lucenti e penetranti di erminia, e si abbandonò a quel che credeva il suo destino, senza forza, collocchio vitreo come una morente. 659_656_000667 appena la carrozza si fermò al cancello, ella trasalì e si tirò indietro vivamente, quasi suo marito si fosse affacciato allimprovviso allo sportello. 659_656_000668 non sarà nulla, dicevano quei pochi rimasti in paese, che non erano potuti fuggire qua e là per la campagna san rocco. benedetto lo guarderà il suo paese e il primo che va in giro di notte, gli faremo la pelle. 659_656_000669 e lo vedeva puntare gli zoccoli, rifinito curvo sotto il peso ansante e collocchio spento. ei lo batteva senza misericordia col manico della zappa e i colpi suonavano secchi sugli stinchi e sulle costole scoperte. 659_656_000670 su tal riguardo pentolaccia non gli si poteva dire- a far prosperare la società col signor compare, il quale perciò ci aveva il suo vantaggio anche lui, e così erano contenti tutti. 659_656_000671 viva san giovanni. santo diavolone, strillava il fattore quellassassino di jeli mi farà perdere la fiera. le pecore levavano il muso attonito e si mettevano a belare tutte in una volta. 659_656_000672 egli non lo sapeva, che voleva, o tu, cosa farai qui tutto solo, gli domandò allora la ragazza. io resto coi puledri. 659_656_000673 a vedere i trasparenti illuminati dove tagliavano il collo a san giovanni, che avrebbe fatto pietà agli stessi turchi, e il santo sgambettava come un capriuolo sotto la mannaja. 659_656_000674 e quando gli aveano chiesto se voleva venderli, che glieli avrebbero pagati come nuovi, egli aveva risposto di no. suo padre li aveva resi così lisci e lucenti nel manico colle sue mani. 659_656_000675 è la prima volta, ve lo giuro. ve lo giuro, signore, oh, esclamò polidori con impeto. perchè mi dite questo a me, che vi amo, che vi amo tanto? 659_656_000676 attento se cascano dallalto dei sassolini o della rena grossa. tutta un tratto non disse più nulla e malpelo che si era voltato a riporre i ferri nel corbello. udì un rumore sordo. 659_656_000677 lucia mi aveva detto cheri scesa in giardino, disse erminia, e ciò mi ha fatto venire il desiderio di fare una passeggiata mattutina, anchio col pretesto di venire in traccia di te. grazie, rispose maria semplicemente. 659_656_000678 il poveraccio tentava di fare ancora il bravo, ma la voce gli si era fatta rocca ed egli andava dietro alla ragazza dondolandosi colla nappa del berretto che gli ballava di qua e di là sulle spalle. 659_656_000679 però infine tornò alla cava dopo qualche giorno, quando sua madre, piagnuccolando, ve lo condusse, per mano, giacchè alle volte il pane che si mangia non si può andare a cercarlo di qua e di là. 659_656_000680 il carrettiere gli buttò le braccia al collo. se domattina volete venire nei fichidindia della canziria, potremo parlare di quellaffare compare. 659_656_000681 e non sapeva trovare altre parole sotto quegli occhioni acuti di erminia. tanto meglio, tanto meglio. mhai fatto una gran paura, tanto meglio per una bambina, pensava maria, non mi usa molti riguardi la mia erminia, certe cose cavano gli occhi. 659_656_000682 mara gli piantò in faccia i suoi begli occhioni neri neri e si fece il segno della croce. perchè volete farmi far peccato in questo giorno? esclamò. 659_656_000683 allora, respirando la vertigine. rimaneva lì, colla fronte sui vetri, con un formicolìo leggero alla radice dei capelli. una sera tutta un tratto la si vide comparire in mezzo al ballo, come una visione affascinante. 659_656_000684 è finita. gli disse lui: ora mi prendono. e quello che le agghiacciò il sangue più di ogni cosa fu il luccicare che ci aveva negli occhi, da sembrare un pazzo. poi, quando cadde sui rami, secchi come un fascio di legna, i compagni darmi gli furono addosso tutti in una volta. 659_656_000685 ad aiutare la buona gente che se ne va. insomma, lideale dellostrica, direte voi proprio lideale dellostrica. e noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo che quello di non esser nati ostriche anche noi. 659_656_000686 santo diavolone esclamò: se non avete visto bene, non vi lascierò gli occhi per piangere, a voi e a tutto il vostro parentado. non son usa a piangere, rispose santa. 659_656_000687 che uomo era mai costui. finalmente lo scorse in fondo a una sala deserta, faccia a faccia, con una testa pelata che non doveva aver nulla da dire, sorridendo come un uomo per cui il sorriso sia indifferente, anchesso. 659_656_000688 aveva chiesto al suo amico alfonso di scrivergli il nome di mara su di un pezzetto di carta che aveva trovato chi sa dove, perchè egli raccattava tutto quello che vedeva per terra. 659_656_000689 ora che savvicina la pasqua, mio marito lo vorrebbe sapere il perchè non sono andata a confessarmi. ah, mormorava santa di massaro cola, aspettando ginocchioni il suo turno dinanzi al confessionario, dove lola stava facendo il bucato dei suoi peccati. 659_656_000690 eppure ripullula sempre nello stesso luogo. non so dirvi come nè perchè vi siete mai trovata, dopo una pioggia di autunno, a sbaragliare un esercito di formiche, tracciando sbadatamente il nome del vostro ultimo ballerino sulla sabbia del viale. 659_656_000691 siete crudele, mormorò polidori. no, rispose ella sollevando il capo un po rossa, ma con accento fermo. non sono come tutte le altre signore, non sono prudente. quando mi romperò il collo vorrò godermi, lorrore, del precipizio sotto di me. 659_656_000692 ora che ne farai di quel pezzetto di carta, tu che non sai leggere? gli domandò alfonso jeli si strinse nelle spalle, ma continuò ad avvolgere accuratamente il suo fogliolino, scritto nel batuffoletto dei cenci. 659_656_000693 ma limprudenza che avete commesso scrivendo una tal lettera è la prova migliore della stima in cui deve avervi ogni uomo di cuore. mio marito esclamava maria, con una strana intonazione di voce. ma mio marito è felicissimo. 659_656_000694 no, bisogna che vada a prender la legna, andrò io. no, ti dico. quando mara ritornò colla legna nelle braccia, jeli le disse: perchè hai aperto luscio del cortile, non ce nera più di legna in cucina. no, sono andata a prenderla sotto la tettoja. 659_656_000695 così si scambiarono dei pugni che avrebbero accoppato un bue, sino a quando gli amici riuscirono a separarli a furia di busse e di pedate. saridda scaldatasi, anche lei strillava: viva san pasquale. 659_656_000696 il confessore mi ha detto di perdonarti, ma io non sono in collera con te per quelle chiacchiere e se tu non toserai più il formaggio, a me non me ne importa nulla di quello che mi hai detto nella collera. 659_656_000697 ei narrava che era stato sempre là da bambino e aveva sempre visto quel buco nero che si sprofondava sotterra, dove il padre soleva condurlo per mano. allora stendeva le braccia a destra e a sinistra. 659_656_000698 il giardino sembrava destato ancheesso prima dellora. e tutto sorpreso dincominciar la sua giornata così presto. degli uomini in manica di camicia lo lavavano, lo pettinavano, gli facevano la sua toeletta mattutina. 659_656_000699 chè di rado aveva avuto con chi parlare e perciò non aveva fretta di scovarle e distrigarle in fondo alla testa, dove era abituato a lasciare che sbucciassero e spuntassero fuori a poco a poco, come fanno le gemme dei ramoscelli sotto il sole. 659_656_000700 cosa egli avrebbe voluto morire in quel cantuccio nero vicino al focolare, dove tanti anni era stata la sua cuccia, sotto le sue tegole, tanto che, quando lo portarono via, piangeva, guaiolando, come fanno i vecchi. 659_656_000701 per noi che siamo fatti per vivere sotterra, pensava malpelo, ci dovrebbe essere buio sempre e dappertutto. la civetta strideva sulla sciara e ramingava di qua e di là. 659_656_000702 e dopo si cacciava le mani nei capelli e le ripeteva ogni volta: andatevene, andatevene, non ci tornate più. nellaia maricchia piangeva notte e giorno. 659_656_000703 vedi quella cagna nera. gli diceva che non ha paura delle tue sassate. non ha paura perchè ha più fame degli altri. gliele vedi, quelle costole. adesso non soffriva più. 659_656_000704 per questo il giovanetto teneva ben aperti gli occhi. acciò i puledri spaventati dallinsolito via vai non si sbandassero, ma andassero uniti lungo il ciglione della strada, dietro la bianca che camminava diritta e tranquilla col campanaccio al collo. 659_656_000705 è giusto, rispose turiddu. ora che sposate, compare alfio che ci ha quattro muli in stalla. non bisogna farla chiacchierare la gente. mia madre invece, poveretta, la dovette vendere la nostra mula baia e quel pezzetto di vigna sullo stradone. nel tempo chero soldato. 659_656_000706 era piovuto dal cielo e la terra laveva raccolto. come dice il proverbio, era proprio di quelli che non hanno nè casa nè parenti. la sua mamma stava a servire a vizzini e non lo vedeva altro che una volta, allanno, quando egli andava coi puledri alla fiera di san giovanni. 659_656_000707 ma ora gli occhi se li mangiano i cani, ed esso se ne ride dei colpi e delle guidalesche con quella bocca spolpata e tutta denti. e se non fosse mai nato sarebbe stato meglio. 659_656_000708 egli parve impallidire colui alfine, siccome le altre signore gli ronzavano sempre attorno come api a polidori, la colpa era di quelle signore che lo guastavano. ella soggiunse: non vi fate scorgere, ne sarei desolata. 659_656_000709 prima dimbrunire- ed era sabato- piantò la zappa nel solco e se ne andò senza farsi saldare il conto della settimana. sua moglie, vedendoselo arrivare senza denari e per giunta due ore prima del consueto, tornò di nuovo a. 659_656_000710 che gramigna veniva a trovarla di notte nella cucina e che glielo avevano visto nascosto sotto il letto. la povera madre aveva acceso una lampada alle anime del purgatorio e persino il curato era andato in casa di peppa a toccarle il cuore. colla stola. 659_656_000711 e adesso si era maritata unaltra volta ed era andata a stare a cifali. anche la sorella si era maritata e avevano chiusa la casa. dora in poi se lo battevano. a loro non importava più nulla e a lui nemmeno. e quando sarebbe divenuto come il grigio o come ranocchio, non avrebbe sentito più nulla. 659_656_000712 intanto il sole cominciava a tramontare dietro il poggio alla croce e i pettirossi gli andavano dietro verso la montagna, come imbruniva, seguendolo fra le macchie dei fichidindia, i grilli e le cicale. non si udivano più e in quellora per laria si spandeva come una gran malinconia. 659_656_000713 nelle sue giornate nere in cui brontola e sbuffa, bisogna contentarsi di stare a guardarlo dalla riva, colle mani in mano o sdraiati bocconi, il che è meglio per chi non ha desinato. 659_656_000714 ci campa anzi così bene che quei pezzentelli paffuti e affamati cresceranno in mezzo al fango e alla polvere della strada e si faranno grandi e grossi come il loro babbo e come il loro nonno e popoleranno aci trezza di altri pezzentelli. 659_656_000715 le pecore saltellavano e belavano dal piacere al sentirsi spogliate da tutta quella lana e nella cucina le donne facevano un gran fuoco per cuocere la gran roba che il padrone aveva portato per il desinare. 659_656_000716 così non si fa nulla, borbottava il delegato e gli seccava pure che le messi fossero già mature di là delle sue parti, mentre ei se ne stava a perdere il suo tempo con compare bruno e col vice pretore che volevano mangiarsi lanima. 659_656_000717 gli amici avevano lasciato la salsiccia zitti zitti e accompagnarono turiddu sino a casa. la gnà nunzia poveretta laspettava sin tardi ogni sera. 659_656_000718 sentite, signor compare? gli disse lui: se vi vedo unaltra volta in casa mia, comè vero, dio, vi faccio la festa. don liborio lo guardò negli occhi, quasi parlasse turco, e gli parve che gli avesse dato volta al cervello con quel caldo. 659_656_000719 oh, jeli, oh, e se lo menò a casa. mara era in gran gala, con tanto dorecchini che le sbattevano sulle guancie e stava sulluscio, colle mani sulla pancia. cariche danelli ad aspettare che imbrunisse per andare a vedere i fuochi. 659_656_000720 oppure guarda che loro di tua madre lha in consegna la zia agata. quando non ci sarò più? jeli diceva di sì, col capo è inutile. ripeteva: massaro agrippino ogni volta che tornava a vedere: compare menu colla febbre. il sangue oramai è tutto una peste. 659_656_000721 maria aveva provato tutte le pungenti emozioni che danno la curiosità dellignoto lattrattiva del male, il fascino dello sgomento che le serpeggiava nelle vene con brividi arcani e irresistibili. 659_656_000722 tenendo due razzi alla volta nelle mani, pari di due candele, sicchè tutte le donne se lo mangiavano cogli occhi e gli gridavano: viva san giovanni, suo padre è ricco e possiede più di venti capi di bestiame. aggiungeva massaro agrippino. 659_656_000723 suo padre sta benone laggiù, a marineo, chè quando andai a trovarli mi misero dinanzi pane, vino, formaggio e ogni ben di dio che egli è quasi il fattore ed ha le chiavi di ogni cosa. e avrei potuto mangiarmi tutta la fattoria se avessi voluto. 659_656_000724 non ho pianto nemmeno quando ho visto con questi occhi turiddu della gnà nunzia entrare di notte in casa di vostra moglie. va bene, rispose, compare alfio. grazie tante. 659_656_000725 anche i cavalli ci trovavano piacere a ciondolare un po la coda attorno al fuoco e si stringevano gli uni agli altri per star più caldi. col marzo tornarono le allodole nel piano, i passeri sul tetto, le foglie e i nidi nelle siepi. 659_656_000726 bruno il carradore diceva invece che quando san pasquale esciva in processione, pioveva di certo, ma che gliene importava della pioggia. a lui, se faceva il carradore, e a tutti gli altri conciapelli del suo partito. 659_656_000727 tutto ciò per linvidia di que del quartiere di san pasquale quellanno, i devoti di san rocco avevano speso gli occhi della testa per far le cose in grande. 659_656_000728 invano sua madre poveretta gli andava dicendo: lascia star, la venera che non fa per te. porta la mantellina a mezza testa e fa vedere il piede quando va per la strada. i vecchi ne sanno più di noi e bisogno ascoltarli pel nostro meglio. 659_656_000729 jeli insegnava al suo amico come si fa ad arrampicarsi sino ai nidi delle gazze sulle cime dei noci più alti del campanile di licodia, a cogliere un passero a volo con una sassata. 659_656_000730 erminia, laccarezzava quasi fosse un ninnolo leggiadro. quelle signore dicevano ad una voce che era proprio carina, così accerchiata dai più eleganti cacciatori di avventure: colle spalle al muro come una cerbiatta addossata alla roccia. 659_656_000731 pareva che istintivamente si trincerasse nella sua ignoranza, come fosse la forza della povertà. tutte le volte che rimaneva a corto di argomenti ripeteva: io non ne so nulla, io sono povero, con quel sorriso ostinato che voleva essere. 659_656_000732 lo zio mommu, osservò che aveva dovuto stentar molto a morire perchè il pilastro gli si era piegato in arco addosso e laveva seppellito vivo. si poteva persino vedere tuttora che mastro bestia avea tentato istintivamente di liberarsi scavando. 659_656_000733 perchè quel polidori sembrava impastarlo e rimpastarlo a suo grado con unabilità diabolica. doveva averne fatte molte di grosse, quelluomo, per aver acquistato quella maestria. era proprio un pessimo soggetto. 659_656_000734 ed avrebbe voluto strapparsi gli occhi per non vedere quelli della lupa che, quando gli si ficcavano ne suoi, gli facevano perdere lanima ed il corpo non sapeva più che fare per svincolarsi dallincantesimo. 659_656_000735 e non hanno dato dispiaceri ai loro genitori. chi te lha detto? domandava malpelo, e ranocchio rispondeva che glielo aveva detto la mamma. allora malpelo si grattava il capo e, sorridendo, gli faceva un certo verso da monellaccio malizioso che la sa lunga. 659_656_000736 o ti mariti. dunque sì, quando sarò grande e avrò sei onze allanno di salario. mara, non ne sa nulla ancora, perchè non glielhai detto? 659_656_000737 quelli almeno non hanno più bisogno di nulla. lo disse anche il ragazzo dellostessa lultima volta che andò allospedale per chieder del vecchio e portargli di nascosto di quelle chiocciole stufate che son così buone a succiare per chi non ha più denti. 659_656_000738 una sera ella glielo disse, mentre gli uomini sonnecchiavano nellaia, stanchi dalla lunga giornata, ed i cani uggiolavano per la vasta campagna nera. te voglio, te che sei bello come il sole e dolce come il miele. voglio te. 659_656_000739 non tentò di scolparsi. è la tentazione, diceva, è la tentazione dellinferno. si buttò ai piedi del brigadiere supplicandolo di mandarlo in galera. 659_656_000740 sapendo che era malpelo ei si acconciava ad esserlo il peggio che fosse possibile. e se accadeva una disgrazia, o che un operaio smarriva i ferri, o che un asino si rompeva una gamba, o che crollava un tratto di galleria, si sapeva sempre che era stato lui. 659_656_000741 una volta che il campaio lo motteggiò, dicendogli che mara non aveva voluto saperne più di lui dopo che tutti avevano detto che sarebbero stati marito e moglie. 659_656_000742 e si mise a cantare ad alta voce tutte le canzoni che sapeva. o alfio, che dormi. gli gridò quando ebbe finito: bada che la bianca ti vien sempre dietro. bada, no, non dormo. rispose alfio con voce rauca. 659_656_000743 e stralunato, colla scure che luccicava al sole, e non si arretrò di un sol passo. non chinò gli occhi, seguitò ad andargli incontro con le mani piene di manipoli di papaveri rossi e mangiandoselo con gli occhi neri. 659_656_000744 i compagni darmi si buttavano rifiniti per terra. in tutte le stalle le pattuglie dormivano allimpiedi. egli solo, gramigna, non era stanco. mai non dormiva, mai fuggiva sempre, sarrampicava sui precipizi, strisciava fra le messi. 659_656_000745 era rimasta come scossa e turbata in tutto il suo essere. alle volte, macchinalmente, si stringeva le mani come per riconoscersi o per cercarvi qualche cosa unimpronta del passato e chiudeva gli occhi. 659_656_000746 altro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere, mentre seminava principi di qua e duchesse di là. 659_656_000747 ammazzami, rispose la lupa, chè non me ne importa, ma senza di te non voglio starci. ei, come la scorse, da lontano, in mezzo a seminati verdi, lasciò di zappare la vigna e andò a staccare la scure. dallolmo la lupa lo vide venire. 659_656_000748 anche le case. le disse quandebbe visto accatastare lultima cesta sulla carretta, anche le case, come se ne toglie via la loro roba, non sembrono più quelle. 659_656_000749 lia non voleva che le dessi più del tu alla mara ora che sua figlia si è fatta grande, perchè la gente che non sa nulla chiacchiera facilmente. 659_656_000750 eppure, in quei momenti in cui si godeva cheto cheto la sua occhiata di sole, accoccolato sulla pedagna della barca coi ginocchi fra le braccia, non avrebbe voltato la testa per vedervi. 659_656_000751 la vuoi, mia figlia maricchia? gli domandò: la gnà pina, cosa gli date a vostra figlia maricchia? rispose: nanni, essa ha la roba di suo padre e dippiù io le do la mia casa. 659_656_000752 o che ti rammenti più di tebidi, le chiesi appena la gnà lia fu sortita per spillare del vino fresco della botte. sì, sì, me ne rammento, mi disse ella a tebidi cera la campana, col campanile che pareva un manico di saliera e si suonava dal ballatojo. 659_656_000753 nelle campagne, nei villaggi, per le fattorie, sotto le frasche delle osterie, nei luoghi di ritrovo. non si parlava daltro che di lui, di gramigna, di quella caccia accanita, di quella fuga disperata. i cavalli dei carabinieri cascavano stanchi, morti. 659_656_000754 io non ci ho creduto, perchè con don alfonso eravamo sempre insieme quando eravamo ragazzi, e non passava giorno chei non venisse a tebidi. 659_656_000755 ma era così piccolo che non arrivava alla pancia della bianca. la vecchia giumenta che portava il campanaccio della mandra lo si vedeva sempre di qua e di là, pei monti e nella pianura dove pascolavano le sue bestie. 659_656_000756 e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. del resto, ella lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana. 659_656_000757 mi ha fatto un certo senso il vedere che a nessuno fosse venuto in mente che ero rimasta senza appoggio laggiù a roma, nessuno di quelli che dicevano di avere per me tanta amicizia. ma non mi lagno, sai, avevo torto verso di te. poi ti voglio sempre bene. 659_656_000758 la sera stessa partì per roma, ma era in uno stato febbrile che non sapeva spiegarsi, e la sua inquietudine aumentava. avvicinandosi al termine del suo viaggio, che le parve eterno, trovò suo marito tanto mutato in così breve tempo che al primo vederlo ne fu quasi spaventata. 659_656_000759 che non se ne avvedeva neppur lei e che tutti non accettavano ad occhi chiusi le risate che ella ne faceva. la signora rinaldi pensava che se non fosse stato un tasto tanto delicato, ella lavrebbe, fatto suonare allorecchio della sua amica e le avrebbe fatto osservare che suono falso rendeva. 659_656_000760 compare alfio. era di quei carrettieri che portano il berretto sullorecchio e, a sentir parlare in tal modo di sua moglie, cambiò di colore come se lavessero accoltellato. 659_656_000761 il certo era che nemmeno sua madre aveva avuta mai una carezza da lui e quindi non gliene faceva mai. il sabato sera appena arrivava a casa, con quel suo visaccio imbrattato di lentiggini e di rena rossa. 659_656_000762 il padrone diceva che malpelo era capace di schiacciargli il capo a quel ragazzo e bisognava sorvegliarlo. finalmente un lunedì ranocchio non venne più alla cava e il padrone se ne lavò le mani perchè allo stato in cui era ridotto oramai era più di impiccio che daltro. 659_656_000763 avevano cominciato col pretesto di un libro da chiedere o da restituire, di una data da precisare o che so io. la bella avrebbe voluto fermarvisi un pezzo su quel ramo a cinguettare- graziosamente, perchè le donne cinguettano sempre a meraviglia, così cullandosi fra il cielo e la terra. 659_656_000764 nino era in un canto della piazza cogli occhi astratti e le mani in tasca, mentre gli vendevano la mula tutta in fronzoli e colla cavezza nuova. non voglio nulla. ei rispose: torvo, le braccia mi restano ancora. se dio vuole, bel santo, quel san pasquale. eh turi. gli voltò le spalle. 659_656_000765 era fatto così poveretto e sin qui non faceva male a nessuno. se glielavessero fatta vedere coi suoi occhi, avrebbe detto che non era vero. 659_656_000766 come quei galantuomini si trovarono faccia a faccia dopo tanto tempo che litigavano, cominciarono a guardarsi nel bianco degli occhi, quasi sentissero una gran voglia di strapparseli a vicenda. e ci volle tutta lautorità del reverendo, il quale sera messo per la circostanza il ferraiuolo di panno nuovo. 659_656_000767 mara non mi conosceva quasi più da tanto che non ci vedevamo e si mise a gridare: oh guarda, è jeli il guardiano dei cavalli, quello di tebidi. gli è come quando uno torna da lontano che al vedere soltanto il cocuzzolo di un monte gli basta a riconoscere subito il paese dove è cresciuto. 659_656_000768 e tre. questa è per la casa che tu mhai adornato. ora tua madre lascerà stare le galline. turiddu annaspò un pezzo di qua e di là tra i fichidindia e poi cadde come un masso. 659_656_000769 jeli, che badava alla pentola in cui bolliva il latte, rispose facendo sciogliere il caglio. adagio, adagio. ora mara si è fatta più bella col crescere, che sembra una signora. 659_656_000770 la quale girava in tondo e si accoccolava come una colombella sulle tegole e teneva tesa con bel garbo una cocca del grembiale. e il figlio di massaro neri, saltava come un puledro. 659_656_000771 ma oramai aveva accettato certo incarico nellorganizzare le regate e non poteva muoversi senza dar nellocchio prima che le regate avessero avuto luogo. egli fece capire tutto ciò alla signora rinaldi, brevemente e delicatamente, la prima volta che si incontrarono nel salone. 659_656_000772 arrostiva le ghiande del querceto nella brace de sarmenti di sommacco, che pareva di mangiare delle bruciate, o vi abbrustoliva le larghe fette di pane allorchè cominciava ad avere la barba dalla muffa. 659_656_000773 e la rugiada luccicava sullerba del prato e le ombre erano folte sotto gli alberi giganteschi e lo scricchiolare della sabbia sotto i suoi passi le sussurrava allorecchio misteriose fantasticherie. 659_656_000774 adesso poteva andarsene a spasso a godersi la festa, o starsene in piazza tutto il giorno a vedere i galantuomini nel caffè, come meglio gli piaceva, chè non aveva più nè pane nè tetto. 659_656_000775 mentre il sole era ancora caldo, come jeli, lasciava cadere accanto alluscio il fascio della legna e posava sulla tavola il fiasco e le uova ei gli diceva: metti a bollire, lecalibbiso per stanotte. 659_656_000776 sportello esitò alquanto. prima di scendere, colla mano sulla maniglia, pensando vagamente a quellaspetto nuovo sotto cui le si affacciava alla mente suo marito. poi mise il piede a terra e si calò il velo sul viso. 659_656_000777 allalba della scampagnata a tutti quei grandi avvenimenti trascorsi che sembrano mesti così lontani e facevano guardare in alto, cogli occhi umidi, quasi tutte le stelle che andavano accendendosi in cielo vi piovessero in cuore e lallagassero jeli. 659_656_000778 prima di aver motivo di pentirsi davvero, ei fece una cosa che gli provò come quella donnina inesperta avesse ridestato in lui un sentimento schietto e forte, con tutta la freschezza delle prime impressioni. 659_656_000779 ed aveva i capelli rossi, perchè era un ragazzo malizioso e cattivo che prometteva di riescire un fior di birbone, sicchè tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano malpelo. 659_656_000780 e di quellaltro che era tornato da campagna a notte fatta insomma, il colera era venuto bello e buono, malgrado la guardia e in barba a san rocco, nonostante che una vecchia in odore di santità avesse sognato che san rocco in persona le diceva: 659_656_000781 voi, balbettò maria. io ribatte polidori che vi amo ancora e che non ve lo avrei detto. giammai, ella, che si era fermata per strappare le foglie degli arbusti, fece due o tre passi per allontanarsi da lui. povera bambina. 659_656_000782 e quindi il male. alla salonia non faceva tanta strage e la mandra prosperava chera un piacere per massaro neri tutte le volte che veniva alla fattoria. 659_656_000783 infine, vinta fuori di sè, balbettò sì, sì, sì e fuggì dinanzi a qualcuno di cui si udiva avvicinarsi il calpestìo. 659_656_000784 rinaldi le strinse le mani con effusione, ma sembrò più che sorpreso del suo arrivo improvviso. egli era così sconvolto che non faceva altro che ripeterle: perchè sei venuta? perchè venire? 659_656_000785 e cerano pure due gatti di sasso che facevano le fusa sul cancello del giardino. io me le sentivo qui dentro, tutte quelle cose, come ella andava dicendole. 659_656_000786 mara andava al braccio del figlio di massaro neri come una signorina e gli parlava nellorecchio e rideva che pareva si divertisse assai. jeli non ne poteva più dalla stanchezza e si mise a dormire seduto sul marciapiede fin quando lo svegliarono i primi petardi del fuoco dartifizio. 659_656_000787 il sindaco dice che vi sarà la festa, sussurravano nella folla: litigherò sino alla consumazione dei secoli, mi ridurrò povero e in camicia come il santo giobbe, ma quelle cinque lire di multa non le pagherò, dovessi lasciarlo nel testamento. 659_656_000788 ubbriaco, giacchè è così, aveva conchiuso il sindaco. e non si può portare un santo in piazza senza legnate, che è una vera porcheria. non voglio più feste, nè quarantore, e se mi mettono fuori un moccolo, che è un moccolo, li caccio tutti in prigione. 659_656_000789 possedeva la forza e la grazia, lo slancio e la mollezza. nessuno sapeva rapirvi come lui. verso le sfere spumanti, debbrezza color di rosa con un colpo di garetto, adagiandovi sul braccio destro come su di un cuscino di velluto. 659_656_000790 così poco basta perchè quei poveri diavoli che ci aspettavano sonnecchiando nella barca trovino fra quelle loro casipole sgangherate e pittoresche che, viste da lontano, vi sembravano avessero il mal di mare. anchesse tutto ciò che vi affannate a cercare a parigi, a nizza ed a napoli. 659_656_000791 maria rabbrividiva, dalla testa ai piedi accasciata nella poltrona, colla fronte nella mano e polidori. le sussurrava sul capo parole ardenti che le facevano fremere come cosa animata, i ricci dei capelli sulla nuca bianca. 659_656_000792 saridda può far la muffa, diceva dal canto suo, compare nino, mentre gli lavavano allosteria il viso tutto sporco di sangue, una manica di pezzenti e di poltroni. in quel quartiere di conciapelli, quando mè saltato in testa dandare a cercarmi colà linnamorata, dovevo essere ubbriaco. 659_656_000793 mara correva loro dietro tutta allegra portando il paniere coi piccioni. jeli volle accompagnarla sino al ponticello e quando mara stava per scomparire nella vallata, la chiamò mara. oh, mara, che vuoi? disse mara. 659_656_000794 la vedova di mastro misciu era disperata di aver per figlio quel malarnese, come dicevano tutti, ed egli era ridotto veramente come quei cani che, a furia di buscarsi dei calci e delle sassate da questo e da quello, finiscono col mettersi la coda fra le gambe e scappare alla prima anima viva che vedono. 659_656_000795 qui non cè più nulla da fare, disse alfine il fattore, dopo che si persuase che era tutto tempo perso. qui non se ne può prendere altro che la pelle, sinchè è buona. jeli si mise a tremare come una foglia quando vide il fattore andare a staccare lo schioppo dal basto della mula. 659_656_000796 i devoti andavano e venivano fra le fiamme, come tanti diavoli e cera, persino una donna discinta, spettinata, cogli occhi fuori della testa, che accendeva i razzi anchessa, e un prete colla sottana nera, senza cappello, che pareva un ossesso dalla devozione. 659_656_000797 uscendo dal giardino, era così sconvolta che stette per buttarsi sotto i cavalli di una carrozza. aveva avuto un appuntamento. quello era stato un appuntamento. e ripeteva macchinalmente balbettando: è questo, è questo. 659_656_000798 quando mara disse sissignore, e il prete gliela diede in moglie con un gran crocione, jeli se la condusse a casa e gli parve che gli avessero dato tutto loro della madonna e tutte le terre che aveva visto cogli occhi. 659_656_000799 a tebidi. tutti lo conoscevano da piccolo, che non si vedeva fra le code dei cavalli quando pascolavano nel piano del lettighiere ed era cresciuto, si può dire, sotto i loro occhi, sebbene nessuno lo vedesse mai e ramingasse sempre di qua e di là col suo armento. 659_656_000800 sicchè jeli, quando andava per le strade, al fianco di lei camminava impalato, tutto vestito di panno e di velluto nuovo e non osava soffiarsi il naso col fazzoletto di seta rosso per non farsi scorgere e i vicini e tutti quelli che sapevano la storia di don alfonso gli ridevano sul naso. 659_656_000801 tutta la sera la signora rinaldi ballò come una pazza, passando da un ballerino allaltro, tirandosi dietro uno sciame di adoratori, cogli occhi ebbri di festa, luccicanti come le gemme che le formicolavano sul seno anelante. 659_656_000802 e la musica del salone faceva vagare arcane fantasie sotto le grandi ombre silenziose ed addormentate. al di là di quelle ombre misteriose, dietro quei vetri scintillanti, 659_656_000803 se cè la volontà di dio, rispose lola tirandosi sul mento le due cocche del fazzoletto. la volontà di dio la fate col tira e molla come vi torna conto. e la volontà di dio fu che dovevo tornare da tanto lontano per trovare ste belle notizie, gnà lola. 659_656_000804 ho pensato che anche lei, così povera comè, vi aveva vista passare bianca e superba. non andate in collera se mi son rammentato di voi in tal modo a questo proposito. 659_656_000805 il delegato disse infatti chegli era venuto per la conciliazione col ramoscello dulivo in bocca, come la colomba di noè, e facendo il fervorino, andava distribuendo sorrisi e strette di mano e andava dicendo: loro signori, favoriranno in sagrestia a prendere la cioccolata il dì della festa. 659_656_000806 tu sei stata assai gentile a venirmi a trovare ora che sono salita a un quarto piano. tu sei stata molto gentile, ma tu non lo sei gran fatto, cara maria, facendomi di questi ringraziamenti. vuol dire che non avevi una bella opinione di me. 659_656_000807 seminati dalle chiazze bianche delle pecore e, come i buoi che pascolavano sul cocuzzolo del monte nellazzurro, andavano di qua e di là. sembrava che il profilo del monte stesso si animasse e formicolasse di vita la campana dal fondo del 659_656_000808 si sarebbe detto che le tremolasse negli occhi la lagrima della sconfitta. polidori fu degli ultimi ad assalirla, da cacciatore che la sorte aveva destinato pel colpo di grazia. 659_656_000809 jeli in tal modo vedeva la ragazza mattina e sera e spesso sedevano accanto al muricciolo dellovile a discorrere insieme mentre il ragazzo contava le pecore. mi pare dessere a tebidi, diceva mara, quando eravamo piccoli e stavamo sul ponticello della viottola. 659_656_000810 mara come se ne fu andata a marineo, in mezzo alla gente nuova e alle faccende della vendemmia. si scordò di lui, ma jeli ci pensava sempre a lei perchè non aveva altro da fare nelle lunghe giornate che passava a guardare la coda delle sue bestie. 659_656_000811 ora che don alfonso vi ha preso la moglie, vi pare di essere suo cognato e avete messo superbia che vi par di esser un re di corona con quelle corna che avete in testa. 659_656_000812 e come il reverendo cercava di toccare il cuore. a compare nino, è lei piuttosto che mi volta le spalle quando mi vede quasi fossi un pezzente, rispondeva il contadino. 659_656_000813 qualcuna di quelle povere bestioline sarà rimasta attaccata alla ghiera del vostro ombrellino torcendosi di spasimo, ma tutte le altre, dopo cinque minuti di pànico e di viavai, saranno tornate ad aggrapparsi disperatamente al loro monticello bruno. 659_656_000814 oh. gli disse: mara, sei venuto anche tu per la festa di san giovanni. jeli non avrebbe voluto entrare perchè era vestito male, però massaro agrippino lo spinse per le spalle dicendogli che non si vedevano allora per la prima volta e che si sapeva che era venuto per la fiera coi puledri del padrone. 659_656_000815 questa non me laspettava, o gnà saridda, che non mi conoscete più, nino quello di una volta. la gnà saridda lo guardava con certi occhi infossati che ci voleva la lanterna a trovarli. 659_656_000816 che un sabato aveva voluto terminare certo lavoro, preso a cottimo di un pilastro, lasciato altra volta per sostegno nella cava e che ora non serviva più, e sera calcolato così ad occhio col padrone per o carra di rena. 659_656_000817 lasciatemi stare, diceva alla lupa, per carità lasciatemi in pace. io ho visto la morte cogli occhi. la povera maricchia non fa che disperarsi. ora tutto il paese lo sa. quando non vi vedo è meglio per voi e per me. 659_656_000818 polidori chino, dinanzi a lei, umile, tenero, innamorato, le diceva come siete bella e come è bella la vita che ha di questi momenti. 659_656_000819 piagnucolava lola sgomenta mentre suo marito stava per uscire. vado qui vicino, rispose. compar, alfio, ma per te sarebbe meglio che io non tornassi più. 659_656_000820 turiddu seguitava a passare e ripassare per la stradicciuola, colla pipa in bocca e le mani in tasca, in aria dindifferenza e occhieggiando le ragazze. 659_656_000821 i topi ci stanno volentieri in compagnia dei morti. ranocchio invece provava una tale compiacenza a spiegargli quel che ci stessero a far le stelle lassù in alto e gli raccontava che lassù cera il paradiso dove vanno a stare i morti che sono stati buoni. 659_656_000822 e il riso dei suoi occhi non sarebbe andato a finire in lagrime amare, là, nella città grande, lontana dai sassi che lavevano vista nascere e la conoscevano, se il suo nonno non fosse morto allospedale. 659_656_000823 gli pareva di essere più solo di quando era coi puledri nelle lande di passanitello e si sentiva voglia di piangere. finalmente, massaro agrippino. lo incontrò nella piazza, che andava di qua e di là colle braccia ciondoloni, godendosi la festa, e cominciò a gridargli dietro. 659_656_000824 ma prima di venir qui ho visto la mia vecchia che si era alzata per vedermi partire, col pretesto di governare il pollaio. quasi il cuore le parlasse. e quantè vero, iddio. vi ammazzerò come un cane per non far piangere la mia vecchierella. 659_656_000825 polidori non ne fece uno solo per seguirla. la signora rinaldi era divenuta a un tratto malinconica e fantastica. stava delle lunghe ore col libro aperto alla medesima pagina. 659_656_000826 tu eri avvezzo a lavorar sui tetti come i gatti, gli diceva, e allora era tuttaltra cosa. ma adesso che ti tocca a viver sotterra, come i topi, non bisogna più aver paura dei topi nè dei pipistrelli, che son topi vecchi con le ali. 659_656_000827 ed erano danari bene spesi, chè jeli non badava a contar le miglia e le miglia per cercare i migliori pascoli ai suoi animali e, se le pecore figliavano o erano malate, se le portava a pascolare dentro le bisacce dellasinello. 659_656_000828 è stato riletto e controllato. rosso malpelo- malpelo si chiamava così perchè aveva i capelli rossi. 659_656_000829 gli domandavate forse in qual altro emisfero vi avrebbe ritrovata fra un mese. diceste soltanto ingenuamente: non capisco come si possa vivere qui tutta la vita. 659_656_000830 davvero. domandò la signora rinaldi con un certo risolino: chi le piace dippiù? ma tutte rispose tranquillamente: polidori, la sua amica erminia, per esempio. 659_656_000831 e avea le mani lacerate e le unghie rotte, proprio come suo figlio, malpelo, ripeteva lo sciancato: ei scavava di qua, mentre suo figlio scavava di là. però non dissero nulla al ragazzo, per la ragione che lo sapevano maligno e vendicativo. 659_656_000832 quando le mani si irrigidiscono sul bastone e sembra che vi caschino le unghie e ai furiosi acquazzoni in cui lacqua vi penetra fino alle ossa e alla polvere soffocante delle strade. quando le pecore camminano sotto il sole cocente e al giaciglio duro e al pane muffito. 659_656_000833 il poveraccio non sapeva dirle altro e non capiva nei panni nuovi. dalla contentezza di vedersi mara per la casa che rassettava e toccava ogni cosa e faceva la padrona, egli non trovava il verso di spiccicarsi dalluscio. per tornarsene alla salonia, 659_656_000834 san rocco mi ha fatto il miracolo e dovete venirci anche voi a portargli la candela per la sua festa. nino col cuore gonfio diceva di sì col capo, ma intanto aveva preso il male anche lui e stette per morire. 659_656_000835 unonda di parole sconnesse e tumultuose le montavano alla testa, la ubbriacavano. parlava del ballo, dove si era divertita assai, di suo marito, il quale era partito allalba quandella non aveva ancora chiuso gli occhi. 659_656_000836 lume. gli videro tal viso stravolto e tali occhiacci invetrati e tale schiuma alla bocca da far paura. le unghie gli si erano strappate e gli pendevano dalle mani, tutte in sangue. 659_656_000837 ma come si udì per la stradicciuola tranquilla, il passo lento del dottore che se ne venia adagio, adagio, un po stanco delle visite, soffiando pel caldo e facendosi vento, col cappello di paglia pentolaccia andò a prender la stanga colla quale sua moglie lo scacciava fuori di casa. 659_656_000838 e voleva mandarlo in piazza a comprarle delle acciughe salate, che si sentiva una spina nella gola, ma ei non volle andarsene dalla cucina, tenendosi la bambina fra le gambe, la quale, poveretta, non osava muoversi e piagnuccolava per la paura che il babbo le faceva con quella faccia. 659_656_000839 innamorarsi, sentirsene ardere le carni sotto al fustagno del corpetto e provare, fissandolo negli occhi, la sete che si ha nelle ore calde di giugno, in fondo alla pianura. 659_656_000840 cotesta sensazione le faceva bene sulla epidermide della mano senza guanto. chi avrebbe potuto immaginare che quella semplice parola scambiata di furto? 659_656_000841 eppure vedete, la cosa è più facile che non sembri. basta non possedere centomila lire di entrata, prima di tutto. 659_656_000842 e montare con un salto sul dorso nudo delle sue bestie mezze selvagge, acciuffando per la criniera la prima che passava a tiro, senza lasciarsi sbigottire dai nitriti di collera dei puledri indomiti e dai loro salti disperati. 659_656_000843 col pretesto di imparare a remare vi faceste sotto il guanto delle bollicine che rubavano i baci. passammo sul mare una notte romanticissima, gettando le reti tanto per far qualche cosa che a barcaiuoli potesse parer meritevole di buscarsi dei reumatismi. 659_656_000844 la poverina cercava di sorridere guardando di qua e di là stralunata. ho bisogno che non mi disprezziate, maria. esclamò polidori. ella trasalì e si tirò indietro bruscamente, spaventata dalludire il suo nome. 659_656_000845 la signora rinaldi: prima di scendere da un ramo allaltro, voleva vedere dove metteva i piedi e faceva mille graziose moine col pretesto di voler fuggire verso le cime alte. 659_656_000846 fiammata malpelo se ne stava zitto ed immobile. chino su di lui, colle mani sui ginocchi, fissandolo con quei suoi occhiacci spalancati, come se volesse fargli il ritratto. 659_656_000847 e tu veramente preferirai di trovarti faccia a faccia col fatto nudo e schietto, senza stare a cercarlo fra le linee del libro attraverso la lente dello scrittore? 659_656_000848 in quel tempo arrivò al casolare di jeli suo padre, il vaccaro che aveva preso la malaria a ragoleti e non poteva nemmen reggersi sullasino che laveva. portato jeli accese il fuoco, lesto, lesto, e corse alle case per cercargli qualche uovo di gallina. 659_656_000849 poi, dopo che il puledro ricominciò a fiutare il trifoglio e a darvi qualche boccata di malavoglia, vedi, a poco a poco comincia a dimenticarsene. ma anchesso sarà venduto. i cavalli sono fatti per essere venduti, come gli agnelli nascono per andare al macello. 659_656_000850 e nel guazzabuglio che facevano nella mia mente. mentre io passava per quella viuzza, dove son passate tante cose liete e dolorose, la mantellina di quella donnicciola freddolosa, accoccolata, poneva un non so che di triste. 659_656_000851 polidori. il serpente notò quella vampa fugace. sapete che vi obbedirò ad ogni costo. rispose semplicemente: la croce di brillanti scintillò sul petto di lei, sollevandosi in trionfo. 659_656_000852 egli solo ode le sue stesse grida. diceva. e a quellidea, sebbene avesse il cuore più duro della sciara, trasaliva: il padrone mi manda spesso lontano, dove gli altri hanno paura dandare, ma io sono malpelo e se io non torno più, nessuno mi cercherà. 659_656_000853 gli abitanti del quartiere alto erano quindi in gran fermento e alcuni, più eccitati, mondavano certi randelli di pero o di ciriegio, grossi come pertiche, e borbottavano: se ci devessere la musica, si ha da portar la battuta. 659_656_000854 la ragazzina, la quale sapeva di essere nel fatto suo, aveva agguantato pel collo jeli come un ladro. per un po serano scambiati dei pugni nella schiena, uno tu ed uno io, come fa il bottaio sui cerchi delle botti. 659_656_000855 nè che egli sapesse dire di quelle parole, nè che la sua voce avesse di quei suoni che vi sconvolgono lanima da cima a fondo. non laveva mai. visto così. 659_656_000856 della chioccia che aveva messo a covare, della tela che era sul telaio del vitello che allevavano, senza dimenticare una sola delle faccenduole che andava. 659_656_000857 una volta che si trovarono insieme in un battesimo non si salutarono nemmeno, come se non si fossero mai visti, e anzi saridda fece la civetta col compare che aveva battezzata la bambina. 659_656_000858 mara rimase un pochino zitta e poi disse: se tu mi vuoi, io per me ti piglio volentieri. davvero, sì, davvero, e massaro agrippino. cosa dirà? 659_656_000859 e nessuno avrebbe potuto dire se quel curvare il capo e le spalle sempre fosse effetto di bieco orgoglio o di disperata rassegnazione. e non si sapeva nemmeno se la sua fosse salvatichezza o timidità. 659_656_000860 le poche persone che si incontravano avevano laspetto di trovarsi là a quellora per la prima volta e per ordine del medico. anche loro osavano interrogare il velo della passeggiatrice mattiniera e indovinare il profumo del fazzoletto nascosto nel manicotto che ella si premeva sul petto con forza. 659_656_000861 la vedova rimpiccolì i calzoni e la camicia e li adattò a malpelo, il quale così fu vestito quasi a nuovo per la prima volta, e le scarpe furono messe in serbo per quando ei fosse cresciuto. 659_656_000862 sono asini vecchi, è vero, comprati dodici o tredici lire quando stanno per portarli alla plaja a strangolarli, ma pel lavoro che hanno da fare laggiù sono ancora buoni. 659_656_000863 lo vedeva in sogno e alla mattina si levava colle labbra arse, quasi avesse provato anchessa tutta la sete chei doveva soffrire. allora la vecchia la chiuse in casa perchè non sentisse più parlare di gramigna e tappò tutte le fessure delluscio con immagini di santi. 659_656_000864 polidori la fissava serio, serio, tormentandosi i baffi, ma colla fronte china gli altri ballerini che non avevano nessuna ragione per stare a chiacchierare nel vano delluscio, li spingevano verso il salone. la donna arrossì quasi fosse stata sorpresa in un abboccamento secreto con lui. 659_656_000865 generazione parmi che potrei vedervi passare al gran trotto dei vostri cavalli col tintinnio allegro dei loro finimenti e salutarvi tranquillamente. 659_656_000866 i signori, intanto che aspettavano, si erano messi allombra sotto i carrubi e facevano suonare i tamburelli e le cornamuse e ballavano colle donne della fattoria che parevano tuttuna cosa jeli mentre andava tosando le pecore. 659_656_000867 il bel cielo dinverno, attraverso i rami nudi del mandorlo che rabbrividivano al rovajo e il viottolo che suonava gelato sotto lo zoccolo dei cavalli e le allodole che trillavano in alto al caldo nellazzurro. 659_656_000868 per questo si suol dire: quando mangi, chiudi luscio e quando parli guardati dattorno. stavolta parve proprio che il diavolo andasse a stuzzicare pentolaccia, il quale dormiva. 659_656_000869 ma jeli cogli occhi sulla zangola. anche lui non rispondeva nulla ed ella riprese a tebidi. dicevano che saremmo stati marito e moglie, lo rammenti. 659_656_000870 cosa avete oggi compare? gli disse: ho che se vi vedo unaltra volta in casa mia, comè vero, dio, vi faccio la festa. don liborio si strinse nelle spalle e se ne andò ridendo. 659_656_000871 e senza curarsi che alfio il ragazzo non rispondesse nulla. tu non sai. ora mara è alta, così che è più grande di sua madre che lha fatta e quando lho rivista, non mi pareva vero che fosse proprio quella stessa con cui si andava a cogliere i fichidindia e a bacchiare le noci. 659_656_000872 ma sì, rispose maria con un risolino che le contraeva gli angoli della bocca e aggiunse ancora come correttivo: non ho alcun motivo di esser gelosa, però mio marito non giuoca, non va al caffè, non è cacciatore, non ama i cavalli, non legge che il listino della borsa, nulla ti dico. 659_656_000873 no, rispose jeli, sono soltanto onze e quindici. perchè avete lasciato le vacche, che è più di un mese e bisogna fare il conto giusto col padrone, è vero? affermò compare menu, socchiudendo gli occhi. 659_656_000874 e andò a ricovrarsi nel salone, rifugiandosi in mezzo al rumore e alla luce: la luce che le faceva socchiudere gli occhi abbarbagliati e il rumore che la stordiva gradevolmente, la lasciava intontita e sorridente, un po rigida e pensosa. 659_656_000875 la ragazzetta si tirò indietro, sbigottita, per paura che non la facesse entrare nella casa dove era stato il morto. jeli andò a riscuotere il danaro del babbo e se ne partì. collarmento per. 659_656_000876 suo genero. quando ella glieli piantava in faccia, quegli occhi, si metteva a ridere e cavava fuori labitino della madonna per segnarsi. 659_656_000877 polidori stava per portare la mano al cappello quando ella gli arrestò il gesto con uno sguardo impercettibile e gli passò vicino senza fissarlo. camminava a capo chino ascoltando lo stridere della sabbia sotto i suoi stivalini, senza guardare dinanzi a sè. 659_656_000878 bravo. come se non si sapesse che chi vi tira i mantici in consiglio è vostro cognato. bruno ripicchiò il vice pretore e voi fate lopposizione per la picca di quella contravvenzione del bucato che non potete mandar giù. 659_656_000879 fiore, colla sua erminia, erano sempre insieme sul lago, sul monte, nel salone, sotto gli alberi. adesso ella la osservava come se la vedesse per la prima volta, la studiava, la imitava e qualche volta anche le invidiava dei nonnulla. 659_656_000880 levati di lì paneperso. gli urlò il fattore, chè non so chi mi tenga dallo stenderti per terra accanto a quel puledro, che valeva assai più di te, con tutto il battesimo porco che ti diede quel prete ladro. 659_656_000881 ed avreste cercato invano in quelli occhi attoniti il riflesso più superbo della vostra bellezza, come quando tante fronti altere sinchinano a farvi ala nei saloni splendenti e vi specchiate negli occhi invidiosi delle vostre migliori amiche. 659_656_000882 ancora leggermente convulse e seguitava a chiacchierare a modo del fanciullo che canta di notte per le strade onde farsi coraggio. sono stata disgraziata. sì, confesso che sono un cervellino strano. 659_656_000883 la volpe. quando alluva non potè arrivare, disse: come sei bella racinedda mia. ohè, quelle mani compare turiddu. avete paura che vi mangi. paura non ho nè di voi nè del vostro dio. 659_656_000884 i cani scappavano, guaendo, come comparivano i ragazzi e si aggiravano, ustolando sui greppi: dirimpetto, ma il rosso non lasciava che ranocchio li scacciasse a sassate. 659_656_000885 non ho letto la vostra lettera, nè voglio leggerla. gli disse, incontrandolo allultimo ballo della stagione, mentre seguivano la fila delle coppie: giacchè non volete essere quello che vi avevo ideato, lasciatemi rimanere quale voglio essere io. 659_656_000886 la mattina del terzo giorno, stanca di vedere eternamente del verde e dellazzurro e di contare i carri che passavano per via, eravate alla stazione. 659_656_000887 così creperai più presto. dopo la morte del babbo, pareva che gli fosse entrato il diavolo in corpo e lavorava al pari di quei bufali feroci che si tengono collanello di ferro al naso. 659_656_000888 salonia. quando fu venuto il lunedì, indugiava nellassettare sul basto dellasinello le bisacce e il tabarro e il paracqua incerato. tu dovresti venirtene alla salonia, anche te. diceva alla moglie che stava a guardarlo dalla soglia. tu dovresti venirtene con me. 659_656_000889 la cavalla mora si accostava, masticando il trifoglio svogliatamente, e stava anchessa a guardarlo con i suoi grandi occhi pensierosi, dove soffriva soltanto un po di malinconia: era nelle lande deserte di passanitello, in cui non sorge macchia nè arbusto. 659_656_000890 e malpelo gli diceva che a questo mondo bisogna avvezzarsi a vedere in faccia ogni cosa, bella o brutta, e stava a considerare con lavida curiosità di un monellaccio i cani che accorrevano da tutte le fattorie dei dintorni a disputarsi le carni del grigio. 659_656_000891 alfio, rimasto sulla strada a custodia del branco, sera rasserenato per il primo e aveva tirato fuori il pane dalla sacca. ora il cielo sera fatto bianchiccio e i monti tutto intorno parevano che spuntassero ad uno ad uno, neri ed alti. 659_656_000892 nel quartiere alto. era una desolazione, una di quelle annate lunghe in cui la fame comincia a giugno e le donne stanno sugli usci spettinate e senza far nulla. collocchio fisso. 659_656_000893 andatevene, andatevene, non ci venite più. nellaia ella se ne andava infatti, la lupa riannodando le trecce superbe, guardando fisso dinanzi ai suoi passi nelle stoppie calde, cogli occhi neri come il carbone. 659_656_000894 finora, in tutto quello che avevano fatto, in tutto quello che avevano detto, il male non cera stato che vagamente in nube nella loro intenzione, con squisita delicatezza che i suoi sensi finissimi assaporavano deliziosamente. 659_656_000895 quelle parole vibravano come cosa viva dentro di lei. un istante ella se le premè forte, colle mani dentro il petto chiudendo gli occhi, ma immediatamente le avvamparono in viso, come avessero compito in un lampo tutta la circolazione del suo sangue. 659_656_000896 sai, quando si è lontani non vanno sempre come dovrebbero andare. tuo marito era inquieto, colla sua gita accomoderà tutto. cosè stato? balbettava maria turbata maggiormente da quellannunzio? perchè la sorprendeva in quel momento. cosè avvenuto? 659_656_000897 ma la notte di santa barbara tornò a casa ad ora insolita che tutti i lumi erano spenti nella stradicciuola e lorologio della città: suonava la mezzanotte. 659_656_000898 con una confusione tale di sentimenti e di idee, di impulsi e di terrore che lavevano, spinta a precipitarsi, nellignoto suo malgrado, in una specie di sonnambulismo, senza sapere precisamente cosa andasse a fare. 659_656_000899 ora son proprio solo al mondo come un puledro smarrito che se lo possono mangiare i lupi, pensò jeli quando gli ebbero portato il babbo al cimitero di licodia. 659_656_000900 lasciamo stare la festa, disse il vice pretore. se no, nasceranno degli altri guai. i guai nasceranno se si fanno di queste prepotenze che uno non è più padrone di spassarsela come vuole spendendo i suoi denari, esclamò bruno il carradore. 659_656_000901 la rendita, sale e scende per fargli piacere. i bachi sono andati bene, le commissioni piovono, da ogni parte cè un cinquanta per cento di utili netti. erminia, la stava a guardare a bocca aperta. senti, bambina, tu hai la febbre. mesciamoci del the. 659_656_000902 invece è là sotto ed hanno persino trovato i ferri e le scarpe e questi calzoni qui che ho indosso io. da lì a poco ranocchio, il quale deperiva da qualche tempo, si ammalò in modo che la sera dovevano portarlo fuori dalla cava, sullasino disteso fra le corbe. 659_656_000903 i viandanti si erano fatti più rari e quei pochi che passavano avevano fretta di arrivare alla fiera. il povero jeli non sapeva a qual santo votarsi, in quella solitudine. lo stesso alfio da solo non poteva giovargli per niente. 659_656_000904 però non ne fece nulla e si sfogò collandare a cantare tutte le canzoni di sdegno che sapeva sotto la finestra della bella, che non ha nulla da fare. turiddu della gnà nunzia, dicevano i vicini, che passa la notte a cantare come una passera solitaria. 659_656_000905 compare menu. ascoltava senza batter palpebra, col viso più bianco della sua berretta diggià. non si alzava più. jeli si metteva a piangere quando non gli bastavano le forze per aiutarlo a voltarsi da un lato allaltro. 659_656_000906 e la domenica si metteva sul ballatoio. colle mani sul ventre per far vedere tutti i grossi anelli doro che le aveva regalati suo marito turiddu. 659_656_000907 gramigna era nei fichidindia di palagonia che non avevano potuto scovarlo in quel forteto da conigli, lacero, insanguinato, pallido per due giorni di fame, arso dalla febbre e colla carabina spianata. 659_656_000908 i contadini della fattoria venivano a domandargli: come vi sentite, compare menu? il poveretto non rispondeva altro che con un guaito, come fa un cagnuolo di latte? 659_656_000909 frattanto jeli sera fatto grande ed anche mara doveva esser cresciuta, pensava egli sovente mentre suonava il suo zufolo. poi. 659_656_000910 sembrava ci corresse sotto un brivido. in tal modo il fattore uccise sul luogo lo stellato per cavarne almeno la pelle, e il rumore fiacco che fece dentro le carni vive il colpo tirato a bruciapelo. parve a jeli di sentirselo dentro di sè. 659_656_000911 schiavo. allorché sentì finalmente che il tremito di quelle povere manine andava calmandosi, le disse piano, ma con unintonazione ineffabile di tenerezza: dunque vi faccio paura, voi non mi disprezzate. ora, disse maria, non è vero. 659_656_000912 e larmonia delle sue forme, sarà così perfetta, la sincerità della sua realtà, così evidente, il suo modo e la sua ragione di essere così necessarie che la mano dellartista rimarrà assolutamente invisibile. 659_656_000913 ormai hanno stampato in me unorma così indelebile che non potrei scancellarla senza farmi male. che momento quando sorpresi mio marito colla pistola in pugno. che momento e come ebbi la forza di avviticchiarmi a lui per impedirgli di morire, giacchè egli voleva morire. me lo ha detto dopo. 659_656_000914 esclamò allora maria con quellintonazione pungente che le era divenuta abituale da otto giorni: ma devessere proprio un affar serio. del resto, per mio marito sarà sempre un affar serio. vuol dire che il mio posto in questa circostanza sarebbe vicino a lui. 659_656_000915 adesso non aveva poi motivo alcuno per calar nella valle di là del ponticello, e nessuno lo vedeva più alla fattoria. in tal modo ignorò per un pezzo che mara si era fatta sposa, giacchè dellacqua intanto ne era passata e passata sotto il ponticello. 659_656_000916 ehi, morellino, bello che ci avrai la cavezza nuova. colle nappine rosse per la fiera e anche tu stellato. così andava parlando alluno e allaltro dei puledri perchè si rinfrancassero sentendo la sua voce al bujo. 659_656_000917 a me mi basterà che mi lasciate un cantuccio nella cucina per stendervi un po di pagliericcio. se è così, se ne può parlare a natale, disse nanni. 659_656_000918 tanto peggio per voi. se non capite, allora ei le afferrò la mano per forza, divorando tutta la sua bellezza palpitante con uno sguardo assetato e balbettò. 659_656_000919 no, no, lasciatemi andare, ripeteva ella quando polidori sera già allontanato. signore, signore polidori subiva suo malgrado la forte commozione di quellistante ed era tutto tremante, anchesso come quella povera ingenua. 659_656_000920 il movimento della festa, ammorzato, velato, acquistava una fusione di colori, di linee e di suoni che lo rendeva affascinante, qualcosa fra il baccanale e la danza degli spiriti alati. 659_656_000921 ogni idea nuova che gli picchiasse nella testa per entrare lo metteva in sospetto e pareva la fiutasse. colla diffidenza selvaggia della sua vajata, però non mostrava meraviglia di nulla al mondo. 659_656_000922 del colera. non abbiate paura che ci penso io e non sono come quel disutilaccio di san pasquale. nino e turi non si erano più visti dopo laffare della mula, ma appena il contadino intese dire che fratello e sorella erano malati tutti e due. 659_656_000923 il brigadiere fece chiamare nanni e lo minacciò sin della galera e della forca. nanni si diede a singhiozzare ed a strapparsi i capelli. non negò nulla. 659_656_000924 il suo sogno le sorgeva improvviso dinanzi, come unombra. ella si alzò di soprassalto, sbigottita in tumulto, balbettando qualche parola sconnessa che voleva dir: no, no, no. 659_656_000925 se è così conchiuse, jeli, ti piglio volentieri anchio to, gli disse mara, come si era fatto buio e le pecore andavano tacendosi a poco a poco. se vuoi un bacio adesso, te lo dò perchè saremo marito e moglie. 659_656_000926 le belle sere di estate che salivano adagio, adagio come la nebbia, il buon odore del fieno in cui si affondavano i gomiti e il ronzio malinconico degli insetti della sera. 659_656_000927 potete insultarmi, rispose egli, ma non avete il diritto di dubitare del sentimento che avete messo nel mio cuore. maria chinò il capo vinta. 659_656_000928 quella esplorazione si risovvenne del minatore, il quale si era smarrito da anni ed anni e cammina e cammina ancora al buio, gridando aiuto senza che nessuno possa udirlo. 659_656_000929 e di là ei pensava: anche la civetta sente i morti che son qua sotterra e si dispera perchè non può andare a trovarli. ranocchio, aveva paura delle civette e dei pipistrelli, ma il rosso lo sgridava. 659_656_000930 ed io invece voglio vostra figlia che è vitella, rispose nanni ridendo la lupa, si cacciò le mani nei capelli grattandosi le tempie senza dir parola e se ne andò nè più comparve nellaia. 659_656_000931 e le pendici delle colline verdi di sommacchi e gli ulivi grigi che si addossavano nella valle come nebbia, e i tetti rossi del casamento e il campanile che sembrava un manico di saliera fra gli aranci del giardino. 659_656_000932 il giorno in cui ritornerete laggiù- se pur vi ritornerete, e siederemo accanto unaltra volta a spinger sassi col piede e fantasie col pensiero, parleremo forse di quelle altre ebbrezze che ha la vita altrove. 659_656_000933 quando incontrava degli sguardi curiosi- e tutti le sembravano curiosi- oppure quelli della sua amica, avvampava in viso. stava rincantucciata nel suo appartamento il più che poteva, e quindi molti credevano che fosse partita. 659_656_000934 il motivo è bello e trovato, tanto più che è il motivo vero. io vado ad incontrare mia suocera, che arriva domani da firenze, e tu, naturalmente, vieni con me per non rimaner sola a villa deste. 659_656_000935 perciò si sforzava di non farle scorgere nemmeno la pena che tutto quellarmeggìo le arrecava pel bene che voleva. ad erminia, ben inteso, di polidori poco le importava, era un uomo e faceva il suo mestiere. oramai. 659_656_000936 ora, se vuoi sapere il mio consiglio- gli lasciò detto il fattore- cerca di non farti vedere più dal padrone per quel salario che avanzi, perchè te lo pagherebbe, salato assai. 659_656_000937 don alfonso colla, bella barba ricciuta e la giacchetta di velluto e la catenella doro sul panciotto, prese mara per la mano per ballare. 659_656_000938 da circa un mese ella si era appollaiata sul ramoscello della corrispondenza epistolare, ramoscello flessibile e pericoloso, agitato da tutte le aurette profumate. 659_656_000939 i quali tireranno allegramente la vita coi denti più a lungo che potranno, come il vecchio nonno, senza desiderare altro. e se vorranno fare qualche cosa diversamente da lui, sarà di chiudere gli occhi là dove li hanno aperti, in mano del medico del paese che viene tutti i giorni sullasinello come gesù. 659_656_000940 al tempo dei fichidindia. poi si fissarono nel folto delle macchie, sbucciando dei fichi tutto il santo giorno vagabondavano insieme sotto i noci secolari, e jeli bacchiava tante delle noci che piovevano, fitte come la gragnuola. 659_656_000941 e il graticcio di contro al letto non sarebbe bastato a contenere tutto il grano della raccolta che gli pareva millanni di condursi la sposa in casa in groppa alla mula baia. 659_656_000942 luggiva, ella sfogavasi a scrivere delle lunghe lettere alla sua amica, vantandole le delizie ignorate della campagna: la squilla dellavemaria fra le valli, il sorger del sole sui monti, facendole il conto delle ova che raccoglieva la castalda e del vino che si sarebbe imbottigliato quellanno. 659_656_000943 così giunsero ad una specie di monumento funerario, maria si fermò ad un tratto appoggiando le spalle alla roccia e col viso fra le mani. infine scoppiò in lagrime. allora ei le prese le mani e vi appoggiò lievemente le labbra, come uno schiavo. 659_656_000944 il babbo cominciava a torcere il muso, ma la ragazza fingeva di non accorgersi poichè la nappa del berretto del bersagliere gli aveva fatto il solletico dentro il cuore. 659_656_000945 saridda era occupatissima a preparare lampioncini di carta colorata e glieli schierava sul mostaccio lungo il davanzale col pretesto di metterli ad asciugare. 659_656_000946 compare nino. il fidanzato vociava per ischerno: viva i miei stivali, viva san stivale. te urlò, turi colla spuma alla bocca e locchio gonfio e livido al pari duna petronciana. te per san rocco, tu dei stivali prendi. 659_656_000947 a quei di san pasquale, sicchè uno di loro alla fine perse la pazienza e si diede a urlare pallido come un morto. viva san pasquale. allora serano messe le legnate. 659_656_000948 di tratto in tratto si fermava in ascolto e rizzava il capo proprio come un levriere. finalmente si udì un passo leggiero e timido di selvaggina elegante. 659_656_000949 erminia seppe non avvedersi di nulla ed ebbe laccortezza di lasciarle assaporare voluttuosamente il dolore del distacco. alla stazione trovarono la carrozza di erminia, la quale volle accompagnare lamica sino a casa. 659_656_000950 mara venne alla salonia col babbo e la mamma e il ragazzo e lasinello a raccogliere le fave e tutti insieme venivano a dormire alla fattoria, pei quei due o tre giorni che durò la raccolta. 659_656_000951 quello lì è il figliuolo di massaro neri, il fattore della salonia, e spende più di dieci lire di razzi, diceva la gnà lia accennando a un giovinotto che andava in giro per la piazza. 659_656_000952 erminia che non ne era illusa, provava un vero rammarico. io son sempre la tua erminia, sai, le diceva ogni volta che poteva, scuotendole amorevolmente le mani. io son sempre la tua erminia, quella di prima, quella di sempre. 659_656_000953 un giorno erminia la sorprese mentre stava incominciando una lettera e le domandò semplicemente se suo marito le avesse scritto. la domanda veniva così male a proposito che maria fu quasi per arrossire, come se fosse stata nel punto di dover rispondere una bugia. 659_656_000954 lo so? rispose jeli: la mula baia, ora che abbiamo perso la roba, chi vuoi che mi sposi? mara? andava sminuzzando uno sterpolino di pruno mentre parlava, col mento sul seno e gli occhi bassi e col gomito stuzzicava un po il gomito di jeli senza badarci. 659_656_000955 così va bene. rispose. compare alfio spogliandosi del farsetto e picchieremo sodo tutte due. entrambi erano bravi tiratori. 659_656_000956 oppure tirami una buona sassata allo zaino che mi fa il signorino e se ne viene adagio, adagio, gingillandosi colle macchie del vallone. oppure domattina portami un ago grosso di quelli. 659_656_000957 ei possedeva delle idee strane. malpelo, siccome aveva ereditato anche il piccone e la zappa del padre, se ne serviva quantunque fossero troppo pesanti per letà sua. 659_656_000958 ma il povero ragazzo era ritornato così sconvolto che alle volte lasciava scappare i puledri nel seminato. ohè, jeli, gli gridava allora: massaro, agrippino dallaja, o che vuoi assaggiare le nerbate delle feste, figlio di cagna. 659_656_000959 maricchia stava in casa ad allattare i figliuoli e sua madre andava nei campi a lavorare cogli uomini, proprio come un uomo a sarchiare, a zappare, a governare le bestie, a potare le viti. fosse stato greco e levante di gennaio. 659_656_000960 o il carrettiere, come compare gaspare, che veniva a prendersi la rena della cava, dondolandosi sonnacchioso sulle stanghe, colla pipa in bocca e andava tutto il giorno per le belle strade di campagna. o, meglio ancora, avrebbe voluto fare il contadino che passa la vita fra i campi, in mezzo ai verde. 659_656_000961 anni. malpelo seppe in quelloccasione che la prigione era un luogo dove si mettevano i ladri e i malarnesi come lui, e si tenevano sempre chiusi là dentro e guardati a vista. da quel momento provò una malsana curiosità per quelluomo che aveva provata la prigione e nera scappato. 659_656_000962 sapeva rizzare un po di tettoia quando la tramontana spingeva per la valle le lunghe file dei corvi, o quando le cicale battevano le ali nel sole che abbruciava le stoppie. 659_656_000963 polidori. si arrestò di botto e si passò due o tre volte la mano sulla fronte e sugli occhi con un gesto disperato. indi le disse con voce rauca: voi non mi avete mai amato, maria. 659_656_000964 da voi inebbriata di feste e di fiori, vi faranno leffetto di una brezza deliziosa in mezzo alle veglie ardenti del vostro eterno carnevale. 659_656_000965 sicchè nessun padre di famiglia voleva avventurarcisi, nè avrebbe permesso che ci si arrischiasse il sangue suo per tutto loro del mondo. ma malpelo non aveva nemmeno chi si prendesse tutto loro del mondo per la sua pelle. se pure la sua pelle valeva tutto. 659_656_000966 costituirà, per lungo tempo ancora, la possente attrattiva di quel fenomeno psicologico che forma largomento di un racconto e che lanalisi moderna si studia di seguire con scrupolo scientifico. 7444_6589_000000 solo la maestrina boccarmè niente, come se nulla fosse stato. lì, sulla spalletta della banchina, seguitava a guardare i marinai che, in qualche nave, facevano il lavaggio della coperta, gettandosi allegramente l'acqua dei buglioli addosso. 7444_6589_000001 la famiglia. proruppe a questo punto la maestrina boccarmè tutt'accesa di sdegno. avresti dovuto pensarci prima, mi sembra m'accusi anche tu e non t'ho detto che egli sì, ma dopo, quando sapesti che aveva moglie, figliuoli? 7444_6589_000002 che in quell'ora insolita dal molo deserto, aveva assistito alla triste e lenta partenza. perché piaceva anche alla maestrina boccarmè intenerirsi così amaramente allo spettacolo di quelle navi che all'alba lasciavano il porto. 7444_6589_000003 una lunga predica che ella, interpretando com'era facile il sospetto che moveva la zia a parlare- aveva ascoltato col volto avvampato dalla vergogna. 7444_6589_000004 narrò la sua storia, storia dolorosissima, diceva, e sarà stata certo. i guizzi di luce delle molte gemme che le adornavano le dita toglievano efficacia ai gesti con cui voleva rappresentare le terribili ambasce per le difficoltà nelle quali il marito l'aveva lasciata. 7444_6589_000005 mai. e quella signorona, tra lo stupore, rispettoso delle brave donnine del paese, abbracciò, baciò, ribaciò la maestrina boccarmè con la maggiore effusione d'affetto che la soffocante strettura del busto le permise. 7444_6589_000006 rovinato. ma sì, ma sì, negozi andati a male. spese. pazze, non per me sta bene, attenta, io fui tratta in inganno vigliaccamente, e ora se egli ha commesso, come temo, qualche pazzia, guarda, me ne lavo le mani. me ne lavo le mani. 7444_6589_000007 disse che il novi forse avrebbe potuto ancora salvarsi se fosse riuscito a trovare la cauzione che bisognava versare per un modesto impiego. poco dodici o quindici mila lire. ma dove trovarle? 7444_6589_000008 la maestrina boccarmè, vedendosi guardata con considerazione dalle signore del paese per l'intimità che le dimostrava quella bella signora forestiera, voleva quasi quasi dare a credere a se stessa che realmente quell'intimità tra lei e la valpieri ci fosse, pur ricordando bene che nel collegio non c'era mai stata. 7444_6589_000009 dio, se avessi potuto sospettare che tu- è curioso che il novi mai una parola di te sai, e io sono proprio venuta a cacciarmi- s'interruppe, guardò la maestrina boccarmè e scoppiò in una stridula risata. 7444_6589_000010 ed esser rimasta nell'angoscia di quella solitudine così staccata per sempre da ogni vita. s'accorse che s'era fatto bujo nella cameretta e si recò ad accendere il lumetto bianco a petrolio sulla scrivania. 7444_6589_000011 e qua ora, penetrare nella sua intimità per insudiciarle quell'antico verecondo segreto ch'era stato lo strazio della sua giovinezza ed era adesso nel ricordo, il conforto e quasi l'orgoglio unico della sua vita. 7444_6589_000012 sono la direttrice, veramente, ma insegno anche. sì, hai tanta pazienza, bisogna averne. oh, brava, dunque ne avrai un po anche per me. ah, io non ti lascio più, mia cara, sarai l'ancora di salvezza di questa povera naufraga. 7444_6589_000013 questa facoltà di commuoversi di tutto, di riconoscere in un sentimento suo vivo la gioja d'una fogliolina nuova che si moveva all'aria la prima volta, la tristezza della sua cucinetta quando, dopo cena, s'era spenta. 7444_6589_000014 l'ansia del tanto, tanto cielo e tanto mare che quelle navi avevano corso partendo da chi sa quali terre lontane così fantasticando, talvolta illusa dall'ombra che si teneva come sospesa in una lieve bruma illividita sul mare ancora chiaro. 7444_6589_000015 ora la valpieri parlava. parlava senz'alcun sospetto dell'impressione che gli occhi attenti d'una povera donnina provinciale ricevevano da certe curiose scoperte sul suo viso o nei suoi modi. 7444_6589_000016 ora che negli occhi le lagrime le si erano inaridite. andava da venti anni sui sassi della via che il precipizio le aveva segnata. andava e i piedi più non le dolevano. andava e gli occhi, stanchi della grigia aridità del greto, s'erano rivolti a contemplare la sommità da cui era caduta. 7444_6589_000017 sì. ma se non era l'antico amore a farle da fermento dal più profondo dell'anima, perché ora quella specie d'ebbrezza che le gonfiava il petto e quello struggimento che voleva traboccarle in nuove lagrime non più brucianti, queste? 7444_6589_000018 tanti accorrevano allo scalo per comperare il pesce fresco per la cena, lei restava a guardar le navi, a interessarsi alla vita di bordo, per quel che ne poteva immaginare, a guardarla così da fuori. 7444_6589_000019 giorgio novi, tuo cugino, e la valpieri si nascose la faccia tra le mani. lo conosci? insistette la maestrina boccarmè con quell'istinto aggressivo, quasi ridicolo, delle bestioline innocue. 7444_6589_000020 per miracolo non s'era messa a piangere quella prima volta. e con qual fervore aveva poi pregato la madonna che non glielo facesse più rivedere. ma era ritornato il giorno dopo con un involtino di paste e un mazzolino di fiori per invitarla ad andare a casa sua. 7444_6589_000021 volevano sapere come facesse a incantare le loro bambine con certi discorsi ch'esse non sapevano riferire, ma che dovevano esser belli. sulle api, sulle formichette, sui fiori, cose che non parevano vere. 7444_6589_000022 ancora non era riuscita a liberarsi da certe torbide smanie che l'assalivano e le oscuravano lo spirito, ed erano pensieri cattivi e sogni anche più cattivi la notte. 7444_6589_000023 ma non aveva avuto mai, mai un momento di bene. fin dalla fanciullezza aveva già perduto non pur la speranza, ma perfino il desiderio d'averne, nel tempo che ancora le avanzava. 7444_6589_000024 con quella combinazione della casa, nella stessa scuola. se n'era vissuta, appartata da tutti, compensandosi in segreto con l'immaginazione e con le letture di tutte le angustie e le mortificazioni che la timidezza le aveva fatto patire. 7444_6589_000025 come ne aveva riso quella svergognata? era quasi niente. sì, un povero ritrattino ingiallito, uno dei soliti romanzetti che, appunto perché soliti, non commuovono più nessuno, come se l'esser soliti debba poi impedire di soffrirne a chi li abbia vissuti. 7444_6589_000026 e ricordava le ambasce nella nuova abitazione, in quei quindici giorni che passarono prima che egli la scoprisse, l'incerto timore, forse più di se stessa che di lui, se il non doverlo più rivedere le rendeva spinosa di tante smanie la solitudine. 7444_6589_000027 inesperienza, stupidaggine da bambina chiusa fin dall'infanzia, prima in un orfanotrofio, poi in un collegio. ne era uscita da pochi giorni con la patente di maestra e stava ora nell'attesa angosciosa di un posticino nelle scuole elementari di qualche paesello. 7444_6589_000028 si premette forte le tempie con le mani, strizzando gli occhi e gemendo dio, dio, dio, anche qui in effigie, mi perseguita, ma egli ha moglie, figliuoli, disse, quasi trasecolata, la maestrina boccarmè la. 7444_6589_000029 per sé, unicamente per sé, per sentire ancora dentro di sé, più che mai soffuso dell'antica malinconia, il lontano azzurro della sua povera favola segreta. 7444_6589_000030 a un tratto, allungando il collo per vedere con l'ajuto dell'occhialetto, un ritrattino ingiallito appeso alla parete e notando che l'amica improvvisamente accesa in volto stava ritta davanti alla scrivania, come se volesse appunto nascondere quel ritratto. 7444_6589_000031 provò subito il bisogno di dire a se stessa che non lo faceva per lui per averne in ricambio qualche cosa. non voleva niente, lei più niente. 7444_6589_000032 sentì che non poteva ora raccattare quel ritrattino e che non avrebbe potuto più riappenderlo alla parete se prima non risarciva in qualche modo la sua anima dal morso velenoso di quella vipera, dallo sfregio vile di quella risata. 7444_6589_000033 entrare. ah, fece quella alzando il capo a guardare la tabella sul portoncino. stai proprio dentro la scuola, sì, e per entrare in camera mia vedrai che si deve attraversare una classe, la h, per questa son brava ancora, forse. 7444_6589_000034 il cordoglio s'era sciolto, la disperazione s'era composta in un intenso, muto rimpianto del bene perduto. e questo rimpianto, a poco a poco, nella squallida desolazione, era divenuto un bene per se stesso, l'unico bene. 7444_6589_000035 ed entrando in quella classe, che maraviglie guarda. guarda le panche allineate, la cattedra, la lavagna, le carte geografiche alle pareti e quel tanfo particolare della scuola. 7444_6589_000036 avvezza ormai da tant'anni a vivere tutta chiusa in sé. appena una qualche domanda accennava di volerle entrar dentro. la sviava con una risposta evasiva, pervenuta all'edificio della scuola, disse: ecco, se vuoi entrare? 7444_6589_000037 dal pianto. s'appressò all'unico specchio della cameretta. lì, in un angolo a bilico, nel modestissimo lavabo di ferro smaltato, si lavò gli occhi che le bruciavano, prese il pettine per rifarsi i capelli. 7444_6589_000038 privandosi di tutto per pagar la pigione di quello sgabuzzino in città e mantenersi in quell'attesa con le poche centinaja di lire vinte in un concorso di pedagogia nell'ultimo anno di collegio. 7444_6589_000039 la maestrina boccarmè si voltò di scatto impallidendo e tutt'e due per un istante si guardarono odiosamente negli occhi. mio cugino, lo conosci. 7444_6589_000040 ma sentiva ch'esso era uno, lui di cui udiva il verso per la prima volta, formato lì, ora, su quella fronda d'albero o su quella gronda di tetto, per una cosa d'ora nuova nella vita di. 7444_6589_000041 ma il giuramento era a prezzo d'un bacio. no, e come mai? per istrada. ma egli disse che non aveva inteso fino all'uscio di strada, ma su, fino in cima alla scala. 7444_6589_000042 e così richiamato a questo prezzo dal tempo lontano che lo aveva ingiallito. ravvivato dal sangue di questa nuova ferita, ella avrebbe potuto ora riappendere alla parete il vecchio ritrattino. 7444_6589_000043 aver potuto scoprire in sé, nei silenzii infiniti della sua anima, un brulichio così vivo di sentimenti, non come una ricchezza propriamente sua, ma del mondo, come ella lo avrebbe dato a godere a una creaturina sua. 7444_6589_000044 e qui tutti i ricordi s accendevano. il cuore già intirizzito s'infocava ancora alla fiamma di quella sera che tante lagrime versate, poi, non eran bastate a spegnere. 7444_6589_000045 sorrise e la minacciò col dito furbescamente: ah, mariolina, anche tu lasciamelo vedere. la scostò dolcemente, ma subito, intravedendo quel ritratto, cacciò un grido. 7444_6589_000046 e s'indugiava lì a sognare, con gli occhi alle vele che, a mano a mano, si gonfiavano al vento e si portavano via quei naviganti lontano, sempre più lontano, nella luminosa vastità del cielo e del mare, in cui a tratti gli alberi scintillavano come 7444_6589_000047 così sola lì, con un giovanotto, che subito s'era messo a parlarle con la massima confidenza, dandole del voi e chiamandola cara cuginetta, e per forza fin dalla prima volta aveva preteso ch'ella non stesse a quel modo col mento sul petto. 7444_6589_000048 tra salti e corse pazze e gridi e risate, se non che un giorno, mirina lucilla, tu qua sto a guardarti da mezz'ora, è lei, non è lei, mirina mia, come mai? 7444_6589_000049 avrebbe potuto viaggiare coi risparmii di tanti anni. le bastava sognare così, guardando le navi ormeggiate nel molo o in partenza. 7444_6589_000050 la maestrina boccarmè si sentiva soffocare tra lo stupore e l'angoscia che quelle notizie le cagionavano e il ribrezzo che le incuteva, quella svergognata la quale, senz'alcun ritegno, aveva osato accostarsi a lei, davanti a tutti, là sul molo. 7444_6589_000051 sì, vattene, vattene, ripeté la maestrina boccarmè, pestando un piede, già con le lagrime agli occhi. non posso più vederti in casa mia, me ne vado, me ne vado da me, disse la valpieri, alzandosi senza fretta. si calmi, si calmi, signora direttrice. 7444_6589_000052 tu da chi? ma da vojaltri, non è tuo parente. ti prego di credere che non si è affatto rovinato. per me, come vanno dicendo, è una calunnia. 7444_6589_000053 dopo quella notte egli era scomparso. ella lo aveva atteso parecchi giorni. poi s'era recata dalla madre di lui, la quale, senza volere intendere tutto il male che il figlio aveva fatto, se l'era tenuta qualche tempo con sé. 7444_6589_000054 per fortuna lo specchio era là nell'angolo e la maestrina boccarmè non vide come s'appuntiva sgraziatamente sulla sua povera bocca appassita quel vezzo che sogliono fare i bambini prima che si buttino a piangere. e il mento come le tremava. 7444_6589_000055 tra poco avrebbe avuto quarant'anni e forse, sì, il viso le si era un po sciupato, ma l'anima no, per questo bisogno che aveva di fantasticare in silenzio. 7444_6589_000056 e una sera, appena rientrata, aveva sentito picchiare alla porta e una voce affannata che la scongiurava d'aprire. quanto, quanto tempo non lo aveva tenuto lì dietro la porta. 7444_6589_000057 come passando per un giardino e allungando distrattamente una mano, si bruca un tenero virgulto e se ne sparpagliano in aria le poche foglioline. l'unico fiore. 7444_6589_000058 si fermò un momento in mezzo alla via e aggiunse, scotendo in aria le belle mani inanellate: naufraga. davvero, sai, su, su, non pensiamo a malinconie, adesso andiamo a casa tua. quante cose ho da dirti delle nostre compagne di collegio. 7444_6589_000059 tutte le cose dentro e attorno avrebbero perduto ogni senso per lei e ogni valore. e meglio morire. allora s'alzò dal letto, s'era tutta spettinata e aveva gli occhi rossi e gonfi dal pianto. 7444_6589_000060 godeva nel vedere i marinaj di quelle navi al sicuro adesso là nel porto, senza pensare che a loro forse non pareva l'ora di ritornare a qualche altro porto. 7444_6589_000061 s'era salvata così dalla disperazione. e ancora, purtroppo, allorché i suoi doveri di maestra erano compiuti e finite per la giornata le altre cose da fare, se per un momento la stanchezza la vinceva e vedeva d'un tratto precipitar nel vuoto la sua vita. 7444_6589_000062 finché la campana della scuola non la richiamava al dovere quotidiano. quando le scuole erano chiuse per le vacanze estive, la maestrina boccarmè non sapeva che farsi della sua libertà. 7444_6589_000063 tremando di qua e scongiurandolo a sua volta d'andarsene, di lasciarla in pace, di parlar piano, per carità, che i vicini non udissero. era una pazzia, un'infamia comprometterla a quel modo, via via, che voleva da lei. 7444_6589_000064 con quegli occhi ancora gonfi dal pianto e senza quel brio di luce che spesso glieli rendeva arguti e vivaci, si vide come finora non s'era veduta mai, con un infinito avvilimento di pena per quell'immagine con cui per tanto tempo s'era ostinata a rappresentarsi a se stessa. 7444_6589_000065 tre alberi e brigantini, tartane e golette, ciascuna col suo nome a poppa l'angiolina colomba, fratelli noghera. annunziatella. 7444_6589_000066 la mia casa, fece con un sorriso impacciato la maestrina boccarmè. eh, io non ne ho, la casa della scuola: un anditino, una cameretta si bella ariosa e una cucinetta che mi ci posso appena rigirare. 7444_6589_000067 valpieri la guardò con un'aria di commiserazione derisoria: già per te c'è la moglie e tu glielo fai così solitariamente con quel ritrattino. il tradimento ho capito, ma io te ne parlo appunto perché c'è la moglie e non vorrei essere incolpata domani più di quanto mi merito. 7444_6589_000068 e il nome del porto d'iscrizione: napoli, castellammare di stabia, genova, livorno, amalfi, nomi per lei che non conosceva nessuna di queste città marinare. 7444_6589_000069 e aveva cercato quel ritrattino. gli aveva comperato quella cornicetta da pochi soldi e non perché lo vedessero gli altri lo aveva appeso lì alla parete, ma per sé, per sé unicamente. 7444_6589_000070 di vedere come, avvolta nel lontano azzurro d'una favola, lei, piccola, piccola, tra tutto quel cielo e quel mare, la propria vita. guai se non lo avesse sentito più questo bisogno. 7444_6589_000071 la maestrina boccarmè, appena sola, strappò quel ritrattino dalla parete e lo scagliò con tanta rabbia sulla scrivania che il vetro della modesta cornicetta di rame si ruppe. poi andò a buttarsi sul letto e, affondando il volto sul guanciale, si mise a piangere. 7444_6589_000072 e indicando il lettino di ferro pulitino con la sua brava coperta a crocè fatta in casa e il trasparente e la balza celeste di mussolina rasata. chi sa che sogni, vi fai dolci puri. 7444_6589_000073 l'ha dato anche a me, altrimenti non l'avrei certo riconosciuto. non ha più capelli, puoi immaginarti. ma pensa, pensa intanto alla sua disgraziata famiglia. 7444_6589_000074 mentre qualche nave con tutte le vele spiegate che non riuscivano a pigliar vento, salpava lentamente dal molo, rimorchiata da un vaporino, più d'un marinajo uscito a respirare per l'ultima volta la pace del porto che lasciava del paesello ancora addormentato s'era portata con sé un tratto, l'immagine d'una povera donnina vestita di nero. 7444_6589_000075 che vuoi dire? è così. senza dubbio ho ragione, credi d'essere superstiziosa, ma perché lo tieni lì? tu, quel vecchio ritratto, lo hai amato di la verità. eh, lo vedo, poverina, fu forse tuo fidanzato? 7444_6589_000076 proprio tra le fiamme, le era parso di camminare sola con lui, a braccetto con lui per le vie della città e in mezzo al tramenio, al fragore di quelle vie distinte. le parole ch'egli le sussurrava all'orecchio premendole il braccio col braccio. 7444_6589_000077 perché lei non era come una che pur d'ottenere qualcosa si riceva ingiurie e offese e provi anzi più vivo nell'umiliazione, il godimento della cosa ottenuta. lei non voleva ottener nulla, lei era nata per dare. 7444_6589_000078 ho preso in affitto due- non so come chiamarli- antri tane dove provo ribrezzo a mettere i piedi, le annaffio tutti i giorni con l acqua d odore, i rovino. e tu che fai qui, dove abiti i fai veder la tua casa. 7444_6589_000079 ancora, passando per le viuzze alte del paesello, popolate d'innumerevoli bambini strillanti, nudi o con la sola camicina, sudicia e sbrendolata addosso ancora, voleva esser guardata con amorosa ammirazione da tutte quelle umili mamme delle sue scolarette. 7444_6589_000080 ad evitare che cadesse in un così sciagurato equivoco. bisognava purtroppo ch'ella gli scrivesse e gli dicesse che, appunto per la presenza della valpieri nel paese, aveva potuto sapere del bisogno di lui. 7444_6589_000081 ma disse che lei avrebbe pure avuto una gran paura a dormir sola in una cameretta. così, con tutte quelle stanze vuote di là delle classi, ti chiuderai a chiave, m'immagino. 7444_6589_000082 questa volta però gli aveva parlato seriamente: o smetteva, o si sarebbe recata a dirlo alla zia. come prima della preghiera aveva riso, adesso della minaccia: andasse pure, anzi, tanto meglio. così avrebbe avuto il pretesto di confessare alla madre che egli la amava. 7444_6589_000083 sa perché. guardandolo, la maestrina boccarmè avvertiva una pena d'indefinito scoramento e ritornava triste a casa, spesso però la mattina dopo, nell'alba silenziosa. 7444_6589_000084 ecco di nuovo, attraverso la porta, pian piano, la voce di lui che gliene chiedeva un altro, un altro solo, un altro solo e poi basta. se ne sarebbe andato davvero. 7444_6589_000085 vita la valpieri. intanto, interpretando lo sdegno che spirava dagli occhi di lei, non per sé, ma per il novi, rincarò la dose delle ingiurie contro l'assente, seguitando a dipingersi come una vittima. 7444_6589_000086 lo aprì, ne trasse il suo vecchio libretto della cassa di risparmio per vedere esattamente quanto avesse messo da parte in tanti anni per la sua vecchiaja, pur sapendo bene che non ammontava a quella cifra. erano difatti poco più di dieci mila lire, ma a potere intanto disporre di quelle dieci. 7444_6589_000087 fissò gli occhi improvvisamente accesi e stette un po come in ascolto. bisognavano a lui dodici o quindici mila lire da versare a cauzione d'un modesto impiego, glielo aveva detto colei. 7444_6589_000088 e che colonia estiva non c'è uomini. tutte donne, tutte rispettabili madri di famiglia. dio, dio, mi sento mancare il fiato. fortuna che ho trovato te. 7444_6589_000089 la quale, appartenendo a una nobile famiglia decaduta, non aveva saputo tollerare in cuor suo di vedersi da quelle trattata male e messa a pari con lei. 7444_6589_000090 le permise. la maestrina boccarmè così colta all'improvviso. aprì appena appena le mani gracili e pallide a un gesto sconsolato e disse: è ormai tanto tempo. 7444_6589_000091 ah, ne sentirai di belle, ma avrai anche tu certamente tante cose da raccontarmi. io esclamò la maestrina boccarmè, e che vuoi che abbia da raccontarti io? 7444_6589_000092 me la farai vedere. ripeté l'altra, come se non avesse inteso: ah già, perché tu fai qua la maestra? già non me lo ricordavo più. maestra elementare, è vero. 7444_6589_000093 e che beffe, come per le brutte unghie, da scolaretta diligente gliel'aveva poi insegnata lui, quella pettinatura che dopo tant'anni ella usava ancora, una pettinatura un po goffa, passata da tanto tempo di moda. 7444_6589_000094 così, passando attraverso la vita di mirina. boccarmè allora nel suo fiore. un uomo ne aveva fatto scempio. per un vano capriccio momentaneo, fuggita dalla città, se n'era andata in un paesello di mare del mezzogiorno a far la maestrina: erano passati ormai. 7444_6589_000095 che la gratitudine di lui, ma neppure il ricordo, niente. e pensò dapprima di mandar quel denaro senza fargli sapere che glielo mandava lei, ma poi, per fortuna, rifletté. 7444_6589_000096 aveva tenuto sempre i capelli come all'orfanotrofio, tutti tirati indietro, lisci, lisci, senza un nastro, senza un fiocco, e annodati stretti alla nuca. e così la aveva vista lui la prima volta, appena usata di collegio. 7444_6589_000097 le si gonfiassero. boffici e ricce. sì, così pettinati i suoi capelli parevano tanti. certo, però le incorniciavano male il viso smagrito, già un po troppo affossato nelle guance. ma così erano piaciuti a lui e non avrebbe saputo pettinarseli altrimenti. 7444_6589_000098 e a veder lo squallore della cenere rimasta nei fornelli ogni sera, le sembrava che si fosse spenta per sempre quel senso di nuovo, per cui, se un uccellino cantava, sapeva sì che quell'uccellino ripeteva il verso di tutti gli altri della sua famiglia. 7444_6589_000099 appena terminata la scuola del pomeriggio, la maestrina boccarmè soleva recarsi alla passeggiata del molo e là, seduta sulla spalletta della banchina, si distraeva guardando con gli altri, oziosi, le navi ormeggiate. 7444_6589_000100 già la chiamava sposina e così, sempre a braccetto, sarebbero andati nella vita. bisognava ora vincere l'opposizione della madre. ritornando verso casa, già tardi gli aveva strappato la promessa, anzi il giuramento, che la avrebbe accompagnata soltanto fino alla porta. 7444_6589_000101 e lei vinta. alla fine, dopo aver detto tante volte di no, di no, vinta e costretta dall'imprudenza, dalla petulanza di lui, aveva riaperto la porta. 7444_6589_000102 e a poco a poco aveva preso gusto sempre più a un certo amaro senso della vita che la inteneriva fino alle lagrime, talvolta per cose da nulla, se una farfalletta, per esempio, le entrava in camera di sera mentre stava a correggere i compiti di scuola. 7444_6589_000103 quell'estate era accorsa molta gente al paesello per la stagione balneare, una folla che non si camminava nella passeggiata del molo. 7444_6589_000104 richiamata ai suoi casi, non ebbe più né occhi né un pensiero per l'amica. ah, se sapessi. e indugiandosi in tanti inutili particolari, senza pensare che mirina, ignorando luoghi, non conoscendo persone, non avrebbe potuto interessarsene né punto né poco. 7444_6589_000105 un brivido alla schiena, raccolse le mani e, figgendosi la punta delle dita tra gli occhi e le sopracciglia, stette un pezzo. così poi, sedendo in fretta davanti alla scrivania, cavò di tasca la chiave del cassetto. 7444_6589_000106 e poter seguitare a guardare, con lo stesso animo, quel cielo, quel mare, le navi che arrivavano nel vecchio molo o ne ripartivano all'alba, lente, nel luminoso tremolio di quelle acque distese fino a perdita. 7444_6589_000107 che provvidenza per lei quel concorso, ma che sgomento anche nel vedersi così sola e libera, lei vissuta sempre nella clausura e s'era trovata una mattina inaspettatamente. 7444_6589_000108 e vedi quest'anno qui concluse i. son dovuta contentare di venire per i bagni qui me li prescrivono i medici e non posso farne a meno. figurati se ci sarei venuta altrimenti. ah, che gente, che paese. mirina mia, come fai a starci? 7444_6589_000109 e che, anzi, lei, di umili natali ed entrata in quel collegio gratuitamente, più che per la freddezza sdegnosa delle compagne ricche, aveva crudelmente sofferto per gli astii biliosi di questa valpieri. 7444_6589_000110 ah, dunque tu fui tratta in inganno. ti dico, e ora, per giunta, mi si calunnia viltà sopra viltà. eppure vedi che ti dico: gli avrei perdonato se non mi perseguitasse da quattro mesi come un canaccio arrabbiato. 7444_6589_000111 e dopo aver girato un pezzo attorno al lume, veniva là sul tavolinetto, sotto la finestra davanti al quale lei stava seduta, a posarlesi lieve, lieve sulla mano, come se la notte gliel'avesse mandata per darle un po di compagnia. 7444_6589_000112 trovarle, s'ammazzerà. me l'ha scritto ora. puoi figurarti perché m'ha fatto tanta impressione, la vista là del suo ritratto. oh, lo dà a tutte. sai, codesto vecchio ritratto. 7444_6589_000113 e ci riuscì. solo una sorpresa come quella di ritrovare, dopo tant'anni e in quello stato, un'antica compagna di collegio, poteva distrarre da sé per un momento la bella signora valpieri. 7444_6589_000114 venuta la nomina di maestra, la aveva avviata al suo destino vent'anni. quante navi aveva veduto arrivare nel vecchio molo di quel paesello, quante ne aveva vedute ripartire? 7444_6589_000115 ma che, a vederli scritti lì sulla poppa di quelle navi, diventavano ai suoi occhi cose vicine, presenti d'un lontano ignoto che la faceva sospirare. 7444_6589_000116 e che gli mandava quel denaro perché lei non avrebbe saputo che farsene, prima di tutto e poi perché le era caro far rivivere così in sé, per sé sola, il ricordo non di lui, non di lui, ma di tutto il male e di tutto il bene che le era venuto un giorno da lui. così, ecco, era la verità. 7444_6589_000117 non tanto per l'onta, no, pianse per la miseria del suo cuore, scoperta derisa e quasi sfregiata. pianse per vergogna di quel che aveva fatto, di quel ritrattino che aveva appeso lì alla parete da tanti anni. 7444_6589_000118 non sapeva più vedersi in quella nuova cameretta, pur tanto più decente della prima. si recava ogni giorno al collegio a trovare la direttrice che le aveva promesso per il prossimo autunno il posticino. 7444_6589_000119 ma la valpieri, scoprendo la faccia ora tutta alterata, senza neppur curarsi di risponderle, cominciò a smaniare torcendosi le mani. ah, dio mio, dio mio, è così di ne hai notizie tu? 7444_6589_000120 signora direttrice, prima d'infilar l'uscio, si voltò e aggiunse buoni sospiri e tanti baci al ritrattino e scomparve ripetendo la stridula risata. 7444_6589_000121 due giorni dopo, giorgio era tornato a visitarla e allora lei, tutta impacciata, balbettando, s'era sforzata di fargli intendere che non doveva più venire. ma egli aveva accolto con un sorriso la timida preghiera e il giorno appresso rieccolo. 7444_6589_000122 e ora, ecco arrivavano le paranze, una dopo l'altra, con le vele che garrivano allegre doppiando la punta del molo, ciascuna aveva già pronte e scelte in coperta le ceste della pesca, colme d'alga ancor viva. 7444_6589_000123 e sollevando con gli occhi tutta l'anima a guardare nell'ultima luce, la punta degli alti alberi, i pennoni il sartiame provava in sé, con una gioja ebbra di freschezza e uno sgomento quasi di vertigine. 7444_6589_000124 fuori s'era abituata al cattivo odore che esalava dal grassume di quell'acqua chiusa sulla cui ombra vitrea, tra nave e nave, si moveva appena qualche tremulo riflesso. 7444_6589_000125 volle sedere su una di quelle panche e, poggiando i gomiti, con la testa tra le mani, sospirò. se sapessi che impressione mi fa. varcata poi la soglia della cameretta di mirina, altre maraviglie si mise a batter le mani. che nido di pace, beata solitudine. 7444_6589_000126 che sedevano lì davanti alle porte delle loro casupole e la invitavano, cedendo subito la seggiola, a sedere un po con loro. oh, guarda la signora direttrice. venga qua, segga qua, signora direttrice. 7444_6589_000127 la lanterna verde del molo s'era già accesa in cima alla tozza torretta bianca, ma faceva da vicino un lume così debole e vano che pareva quasi impossibile si dovesse poi veder tanto vivo da lontano. 7444_6589_000128 eh, troppo tardi, carina. esclamò la valpieri con un gesto sguajato. vedo che tu ti riscaldi troppo tardi. capisco che voialtri. 7444_6589_000129 vestita sempre di nero, dolce, paziente e affettuosa con le bambine della scuola, non solo per il ricordo di quanto aveva sofferto a causa della durezza di certe insegnanti, ma anche perché, femminucce, le considerava destinate più a soffrire che a godere. 7444_6589_000130 e lei, a quelle loro maraviglie sorrideva e rispondeva che lei stessa non avrebbe più saputo ripetere ciò che aveva potuto dire in iscuola per un caso imprevisto d'un'ape entrata in classe d'un geranio che improvvisamente s'era acceso nel sole sul davanzale della finestra. 7444_6589_000131 fin qui aveva sempre ricordato la maestrina boccarmè tutto il bene. come, precipitando dalla sommità d'una montagna, un torrente trascina con sé le pietre che poi, nei mesi asciutti, ne segnano il corso, così lei, precipitando dalla sua felicità, 7444_6589_000132 che, con la presenza di quell'altra in paese, lui certo, ormai senza più memoria di lei, avrebbe potuto supporre che il soccorso gli veniva da quella, a prezzo di chi sa quale vergogna. 7444_6589_000133 e non tormentasse, con quelle brutte unghie da scolaretta diligente, le trine della manica su, su e che lo guardasse negli occhi, così come guarda chi non ha nulla da temere. 7444_6589_000134 lì il bacio e poi, sì, l'avrebbe lasciata prima che lei aprisse la porta. lo aveva giurato, se non che dopo il primo bacio, mentre già sola nella cameretta, stordita e tremante di felicità, tentava di spuntarsi il cappellino. 7444_6589_000135 sfarzi di luce dei magnifici tramonti meridionali. gaj, abiti di velo, ombrellini di seta, cappellini di paglia, signorone mai viste e le brave donnine del paese, tutte a bocca aperta e con tanto d'occhi ad ammirare. 7444_6589_000136 non s'accorgeva che a terra, intanto là sul molo, s'era fatto bujo e che già tutti gli altri se n'erano andati, lasciandola sola a sentire più forte il cattivo odore dell'acqua nera sulla spiaggia che alla calata del sole s'incrudiva. 7444_6589_000137 le dicono gli uomini queste cose che a lei in quel punto avevano cagionato tanta angoscia e acceso nel sangue tanto fuoco? quel giorno stesso aveva cambiato alloggio senza lasciar traccia di sé. 7444_6589_000138 e allora, quasi mendicando un ricordo di vita, era ritornata ai giorni del suo maggior tormento, ai soli giorni in cui pure per poco aveva sentito veramente di vivere. 7444_6589_000139 a un tratto, poiché egli non smetteva d'insistere e non se ne sarebbe andato, una risoluzione s'era rimesso. il cappellino aveva aperto la porta. eccomi, usciamo insieme, vieni, vieni. 7444_6589_000140 stessa s'accorse che per gli altri non era. non poteva più essere così. e come allora? si smarrì e nuove lagrime, più brucianti delle prime, le sgorgarono dagli occhi. no, no, doveva essere ancora così. 7444_6589_000141 che vuole da me, lo compatisco, è impazzito allo sbaraglio. ma sono rimasta anch'io dio sa come, e proprio non posso, non posso venirgli in ajuto. dio volesse ci fosse qualcuno che volesse ajutar. 7444_6589_000142 la madre voleva conoscere la nipotina, la figliuola della cara sorella morta da tanti anni. era andata e quella zia, squadrandola da capo a piedi, s'era mostrata dolente di non poterla accogliere in casa perché c'era giorgio. e qui consigli di prudenza. 7444_6589_000143 quasi per far vedere a se stessa che, mentre forse tant'altre maestrine come lei dicevano senz'esser vero d'avere avuto anch'esse, in gioventù il loro romanzetto sentimentale, lei, eccolo là, lo aveva avuto davvero, c'era stato davvero, eccolo là, un uomo nella sua vita. 7444_6589_000144 negli anni del collegio, per modestia, ma anche perché le compagne ricche non dicessero che volesse darsi arie da signorina per far dimenticare d'esservi stata accolta, per carità. 7444_6589_000145 si sciolse i capelli senza toccare la scriminatura in mezzo, e lasciò cader le due bande in cui li teneva divisi. prese per la punta prima l'una e poi l'altra banda e, con lievi colpettini di pettine in su, cominciò ad aggrovigliolarsele, per modo che ai due lati della fronte, sulle tempie e fin sugli orecchi, 7444_6589_000146 vide il ritrattino scagliato lì sopra con tanta rabbia e le parve che non lei, col suo atto violento, avesse rotto il vetro della cornicetta. ma la stridula risata di quella 7444_6589_000147 tu piuttosto, come mai qui soggiunse, quasi volesse, stornando da sé il discorso, stornare anche dalla sua persona, tanto mutata, poveramente vestita, la crudele curiosità. 7444_6589_000148 povera, lì tra povere, aveva in sé questa ricchezza che godeva di darsi alle care animucce delle sue scolarette figlioline, mie come le. 7444_6589_000149 vattene, le gridò allora la maestrina, fremente indicandole l'uscio. eh no, via, fece la alpieri, ricomponendo si i scacci davvero. 6807_6589_000000 nessuno poté levar dal capo alla michis quando poco dopo scese col lume che la mangiamariti, avesse lei, col manico della scopa, abbattuto il mattone e poi introdotto nella buca quel gatto per fargli uccidere il gallo. 6807_6589_000001 davanti alla buca il gallo lanciò con maggior fierezza una nuova sfida e attese, nessuno rispose dal vicolo, ma alte grida rissose si levarono invece nella soprastante cucina della casa, che turbarono e sconcertarono alquanto il giovine re e misero lo scompiglio tra le galline. 6807_6589_000002 mangiatevi questo e vi faccia veleno. assalita, sopraffatta dalle vicine donna tuzza michis, alla fine dovette cedere. e così, tra il plauso giocondo delle comari del vicinato, sorgendo il sole con la scorta delle gallinelle liberatrici, tutte festanti in testa la pollastrotta bianca e nera, 6807_6589_000003 la vita è una catena: quel che gli uni buttano via, digerito, serve agli altri che son digiuni. e quelle gallinelle correvano ingorde e rissose dietro a quelle asine e a quelle mule prodighe del superfluo, santa economia della natura. 6807_6589_000004 la lite tra le due donne s'accese più feroce del duello tra i due galli. ora la mangiamariti, in cambio del gallo ucciso, reclamava il gallo della michis e che me ne faccio? gridava: questa ve lo mangiate? rimbeccava la mangiamariti. non avevate forse comperato l'altro per mangiarvelo? 6807_6589_000005 seduta sull'uscio, gli tendeva le braccia gridando: caro amore di mamma, vieni, caro vieni. e come il gallo le saltava in grembo fremendo. 6807_6589_000006 si sentiva re e si sentiva in prigione, ma non voleva avvilirsi. voleva stare in prigione da re e lo gridava all'alba, lo gridava a tutte le altre ore designate. 6807_6589_000007 era una pena per il gallo, che stava spaventato ad assistere alla scena, veder quella pollastrotta a capo in giù nel pugno della padrona furente. ah, certo non sarebbe più ritornata, povera cara piccina, dopo una tal lezione. né essa né le altre certo si sarebbero più arrischiate a introdursi per quella buca. 6807_6589_000008 meglio dunque abbozzare e far le viste di non essersi accorta di nulla. si chinò, rizzaffò la buca per quella sera, ma, ormai convinta che il gallo lì non era più sicuro e che colei per bizza in qualche modo glielo avrebbe fatto morire, decise di tirargli il collo la mattina seguente. 6807_6589_000009 che vita era quella che stato aspettava di giorno in giorno? che o quelle care antiche gallinelle, rapite al suo amore e alla sua custodia, fossero portate lì a fargli scordar la prigionia, o questa in qualche altro modo avesse fine. 6807_6589_000010 anche le penne di quel gallo che ora teneva in braccio. no, questo scattava allora la mangiamariti, balzando in piedi e brandendo alto il gallo. una penna di questo, per vostra regola, vale più di tutto il vostro crine di capecchio pieno di zeccole, femmina del diavolo che non siete altro. 6807_6589_000011 e dopo aver gridato più che in ascolto, pareva stesse all'aspetto che all'alba il sole e nelle altre ore tutti i galli che da lontano gli rispondevano dovessero venire in suo ajuto a liberarlo. 6807_6589_000012 si chinò a spiare attraverso la buca. dal vicolo scosceso veniva a mala pena il barlume del lampione, ma a un tratto, come un'ombra densa, venne a otturar quel barlume e in cambio, nel nero della buca fulsero due tondi occhi verdi, immobili. 6807_6589_000013 era egli gallo da star senza galline, e cantava e cantava gridi di protesta, di indignazione, di rabbia, di vendetta. 6807_6589_000014 tutte da quella buca: sette, otto, nove, dieci galline, una folla in quel cortiletto, una folla stupita della bellezza e della maestà di quel gallo prigioniero di cui per tanti giorni avevano ammirato, razzolando per il vicolo il maschio canto sonoro. 6807_6589_000015 corri di qua, scappa di là nello spavento, non trovavano più la buca per sguizzare e battersela. alla fine una la imbroccò e via le altre dietro. quando la mangiamariti e donna tuzza michis, vociando sempre più forte, scesero giù nel cortiletto, erano scappate tutte tranne una, la pollastrotta picchiettata, bianca e nera. 6807_6589_000016 il giovine re liberato uscì dalla casa della michis in trionfo, motivo di maraviglia e anche d'invidia in. 6807_6589_000017 doglie. don filome gli diceva, affacciandosi all'uscio, coi capelli sciolti su le spalle e il pettine in mano: venite, venite a tagliare questi miei, che mi faccio monacella, ma per cent'onze ve li vendo, don filome. né un grano più, né un grano meno. 6807_6589_000018 con un fazzoletto di cotone fiammante annodato attorno al capo alla carrettiera, quasi per dare maggior risalto alla pelle della faccia, che aveva il colore e la durezza liscia della carruba secca. 6807_6589_000019 tanto quel gallo però, quanto le dieci galline che, pur le facevano puntuali dieci uova al giorno, sarebbero morti certamente di fame se per quel lercio vicolo scosceso non fossero passate tante asine e tante mule, perché ella voleva, sì, le uova da quelle galline e non dar loro da mangiare. 6807_6589_000020 io l'ho levato, io, io per farvi mangiare il becchime dalle mie galline, non voi per rubarmi le uova, io le vostre uova, ma le schifo io le vostre uova. lo sapete, le schifo, ah, le schifate. 6807_6589_000021 di cui al solito s'era diffuso l'odore per tutto il vicolo e che colei, a detta di tutti, per quella voglia insoddisfatta, aveva abortito e per poco non era morta. 6807_6589_000022 mangiamariti lo raccolse e cominciò a piangerlo come un figliuolo, mentre la michis innanzi a tutte le vicine protestava che lei non c'entrava per nulla, che anzi la sera avanti, per levare ogni questione, aveva rinchiuso il gallo in quell'anditino, tanto vero che la porticina ne era ancora serrata. 6807_6589_000023 ma quella terribile vicina aveva zaffato ben bene la buca, affondando il mattone nella terra umida e premendovi con le dita all'orlo il terriccio. bisognava prima liberar di questo il mattone a furia di razzolare. vi riuscì e alla fine il mattone fu rimosso. e ora. 6807_6589_000024 non gli passava per il capo che a un gallo adatto come lui potesse toccar la sorte d'un misero pollastrello, qualunque che quella brutta padrona lo avesse comperato per tirargli il collo di lì a poco. 6807_6589_000025 a questo grido di rabbia e di minaccia tacquero, quasi smarrite. sgomente le fuggitive. ma subito a rassicurarle, il giovine re si avanzò verso la buca, vi s'impostò fieramente davanti, levò la zampa e rispose con un grido di sfida. 6807_6589_000026 meno cent'onze già, perché devono servire a far la treccia finta alla regina di spagna che è pelata quei capelli là, commentava la mangiamariti, e subito dopo co, co co. 6807_6589_000027 domani si sedeva lì, alta su l'uscio, a spennacchiare un pollastro, pian pianino, con dispettosa delicatezza, e tra le penne e le piume che il vento si portava via, come il giorno avanti, tra il fumo e il friggio della padella, diceva forte, con lamentosa cantilena. 6807_6589_000028 e quando raggiunta, si sentì pinzare il collo e poi sul dorso imporre le due zampe poderose. così, presa e chinata, si gonfiò tutta, ma il fremito di gioja volle nascondere in un lamentio, timido esile. 6807_6589_000029 sommesso. s'accostò, incerto, guardingo, allungò il collo, spiò attorno, stette in ascolto, riudì più distinti i rumori e quel verso che da tanti giorni più non udiva e già gli aveva messo in subbuglio il cuore. 6807_6589_000030 pur affogate nella più lurida miseria e prese a cinghiate mattina e sera e lasciate digiune dai mariti, avevano il coraggio di sparlare di lei, di deriderla perché non aveva potuto trovar marito a causa della bruttezza. 6807_6589_000031 poco prima d'essere rinchiuso in quel cortiletto, aveva avuto nel piano di ravanusa dodici galline in suo potere, una più bella dell'altra, tutte segnate nei merluzzi della cresta dai fieri pinzi del suo becco imperioso. 6807_6589_000032 chiotta, chiotta, ranca, ranca. quasi spaventata, ma con un gorgoglio nella gola che pareva una risatina mal frenata, la pollastrotta prese a fuggire, non già per schermirsi, anzi per il gusto di vedersi inseguita. 6807_6589_000033 che sapore, donna tuzza michis. ditelo voi, che sapore avevano jeri le vostre uova. ah, un miele. perché, donna tuzza michis, la signora di quel vicolo non comperava le uova della mangiamariti, quelle uova ai cani, e neppure i cani le volevano. 6807_6589_000034 taverna sdegnava quel nomignolo confidenziale, sdegnava quel sozzo umido cortiletto ove colei lo aveva relegato e scoteva la cresta sanguigna, sprazzando luce da tutte le penne dai colori cangianti, e guardava di traverso, come per compassione, o squassava la giubba verde dai riflessi. 6807_6589_000035 ma il gallo sordo mangiava, beveva, cantava. quando doveva poi non che accorrere al richiamo, neppur si voltava. sdegnava quella padrona nera come un tizzo dagli occhi ovati e dalla bocca, che pareva la buchetta d'un banco di taverna. 6807_6589_000036 senza peccato penitenza. sia fatta la volontà di dio. senza peccato, penitenza. poi, ritirandosi per seguitare ad attendere a suoi squisiti manicaretti che riempivano di deliziosi odori tutte le catapecchie del vicolo gialle di fame. 6807_6589_000037 ma chiamava le galline per rabbia. questa volta che lei sì, davvero s'era fatta monacella della miseria. s'era cioè tagliati i capelli per venderli a don filomeno per tre tarì capelli e tutto. vivi scovati e non scovati. 6807_6589_000038 veleno debbono farvi nello stomaco. veleno tutte quelle che mi avete rubate qua, qua. questo mattone deve stare qua. così deve stare qua. se no vi turo di fuori la buca e vi faccio veder io come si fa. 6807_6589_000039 poi tutto il capino dagli occhietti tondi e dai nascenti rosei pendagli, come se, con una grazia tra timida e birichina, gli domandasse: si può? 6807_6589_000040 galline, tutt'e dieci. queste calzate di giallo accorrevano crocchiando al richiamo, ma ella non badava alle galline, aspettava il vecchio gallo nero, piccolo e spennacchiato, che accorreva per ultimo. 6807_6589_000041 la pollastrotta scappò di sotto le zampe del re, strillando non so che miracoli e spaventi. e allora la stupefazione, fino a quel punto immobile, delle altre galline diventò rimescolio di commossa ammirazione e furono inchini e ossequii e riverenze. 6807_6589_000042 prendeva a lisciarlo, a baciarlo su la cresta o gli afferrava con due dita e gli scoteva amorosamente i languidi bargigli, ripetendo tra i baci e le carezze: bello mio, bello di mamma, sangue del mio cuore, amore mio. 6807_6589_000043 si svegliò la michis, si svegliò la mangiamariti, si svegliò tutto il vicinato. ma quando accorsero, il duello era già finito. il piccolo vecchio gallo nero giaceva a terra, morto, con un occhio strappato e la testa sanguinante. 6807_6589_000044 certe scene che se non fosse stato un gallo, chi sa che cosa si sarebbe potuto sospettare. vecchio brutto con la cresta squarciata e penzolante, da un lato non valeva un bajocco, eppure bisognava vedere guaj a. 6807_6589_000045 che, com'esse intesero da più lontano il suo grido, a una a una sgusciarono dall'uscio della catapecchia della mangiamariti, lasciato socchiuso dal padrone nel partirsene per la campagna e con in testa la pollastrotta picchiettata bianca e nera. 6807_6589_000046 il gallo, a tal vista si ritrasse impaurito, ma si trovò addosso una nera furia unghiuta. gridò. per fortuna la padrona, che pareva stesse di guardia, non tardò a spalancar con fracasso la finestra della cucina e allora quella furia scappò via, arrampicandosi al muro del cortiletto. 6807_6589_000047 e quando, o la mattina per tempo, o alla calata del sole, si sentiva il grido di don filomeno, lo cicero, che passava ballando e cantando con la bacchettina in mano: chi ha capelli, che ve li cangio. quello che busco me lo mangio, me lo mangio con mia moglie. canchero a voi, canchero e doglie. 6807_6589_000048 bravo, canta cocò. gli diceva forte quando esso cantava, quasi avesse cantato per far rabbia alle vicine. e mangia cocò quando gli recava da mangiare, bevi cocò quando da bere, e poi, d'ora in ora, qua cocò, vieni qua bello cocò. 6807_6589_000049 se avesse potuto, lui invece, scappar via di lì e andarle a trovare, si propose di provarcisi e, quando fu la sera, cheto e chinato s'accostò all'angolo, ove era il mattone, e, guardando cauto e timoroso la finestra, tirò all'indietro una prima zampata per rimuoverlo. 6807_6589_000050 ma in quel punto si levò dal vicolo il canto rauco, stento strozzato dall'ira del piccolo vecchio gallo nero, spennacchiato della mangiamariti, a cui quella pollastrotta, prima, e poi quelle altre galline erano sfuggite di furto per la buca del cortiletto. 6807_6589_000051 care gallinelle docili, eppur ferocemente gelose e orgogliose di lui, perché nessuno dei tanti galli che regnavano in quel piano e nei dintorni aveva la sua maestà e la sua voce. 6807_6589_000052 ah, non lo sapete, ma guarda che innocentina, qua qua mozzica il ditino. e questo, questo, che cos'è? ah, il mattone, e chi l'ha levato? 6807_6589_000053 poi, raffidato, si chinò e dentro quella buca intravide una graziosa pollastrotta picchiettata, bianca e nera, la quale, attraverso la fessura, sporse prima il beccuccio. 6807_6589_000054 si metteva a cantare a squarciagola. bella sorte fu la mia star, rinchiusa alla badia. tutto questo per far crepare di rabbia e d'invidia quelle lingue di vipere del vicinato che. 6807_6589_000055 fu lì, lì per levar le grida e svegliare tutto il vicinato perché corresse a vedere e a toccar con mano il tradimento e l'infamità di quella megera. ma poi pensò che alcuni mesi addietro ella aveva negato a colei allora incinta il bocconcino d'assaggio d'una pietanza saporita. 6807_6589_000056 dov'era il gallo? oh dio, eccolo là. tentava di scappare da quell'altra buca della porticina e non poteva. tutte in fretta gli corsero in ajuto, ma sopravvenne, furibondo di gelosia. 6807_6589_000057 codesta mosca dalla fronte. co co co pìo pìo pìo co co co la mangiamariti. al solito, appena finito di dirne qualcuna delle sue, si metteva a chiamare così le galline. 6807_6589_000058 le galline, in attesa di chi sa quale terribile avvenimento, s'erano ritratte ristrette all'altro angolo del cortiletto e, pigolando sommessamente, si confidavano la paura e forse il pentimento per la curiosità che le aveva attirate là dentro. fu un momento d'angosciosa. 6807_6589_000059 nessuno assistette al feroce duello là nell'andito bujo. nessuna delle galline, neanche l'ardita pollastrotta, s'arrischiò a entrare. tutte anzi presero a schiamazzare come indiavolate. 6807_6589_000060 lo prese, lo tastò al gallo, parve una carezza. poi, tanto per porre un altro riparo, lo buttò nell'anditino bujo per cui si scendeva al cortiletto, e chiuse la porticina che si reggeva appena sui gangheri, così imporrita che, a grattarla un po, cascava in polvere. 6807_6589_000061 dove sono, dove sono? gridò la michis con le mani rovesciate sui fianchi. eccole là, gridò l'altra, precipitandosi addosso alla pollastrotta. uh, quante una, per miracolo, e di dove? 6807_6589_000062 incedeva maestoso, una zampa dopo l'altra e prima di voltarsi tornava a guardar di traverso, quasi a impedire che le magnifiche penne della coda toccassero gli sterpi di quel così detto giardino. 6807_6589_000063 nella nuova carcere, il gallo si vide perduto. a poco a poco, la frigida tenebra intanfata di muffa cominciò ad allargarsi appena appena in un punto, come per un'aria d'alba lontana. e allora esso s'appressò a quel punto che vaneggiava nel lume e sporse il capo. s'accorse di sporgerlo fuori della porticina. 6807_6589_000064 e un coro confuso di complimenti e di congratulazioni che egli accolse con altera dignità, come dovuto omaggio, col collo eretto e squassando la cresta merlata e. 6807_6589_000065 il piccolo vecchio gallo nero spennacchiato si cacciò in mezzo a loro e, cieco d'odio e di rabbia, saltando con le penne ingrossate, quasi andassero per l'aria certi moscerini di luce ch'egli volesse ghermire a volo s'avventò attraverso la buca della porticina contro al rivale. 6807_6589_000066 donna, tuzza michis, oggi s'affacciava sul pianerottolo della scalettina a collo, reggendo con le mani, insaccate in un pajo di sudici guantacci da maschio, il manico della padella ove friggevano ancora rossodorate le più belle triglie di scoglio. 6807_6589_000067 dopo averlo mostrato di porta in porta per tutto il vicolo, lo mise a ingrassare in un angusto cortiletto ch'ella chiamava giardino, dietro la casa e, siccome doveva tenerlo lì parecchie settimane, pensò bene di dargli un nome e lo chiamò cocò. 6807_6589_000068 aveva da tempo chiamato ed ecco, già qualcuno cominciava a rispondergli. la pollastrotta al grido rigettò con una zampettina risoluta il mattone e, quasi strisciando riverenze, si fece avanti. 6807_6589_000069 la michis, quell'anno, per rodimento della mangiamariti, volle comperare un magnifico gallo, un gallo meraviglioso, a cui però avrebbe tirato il collo nella vicina festa di natale, ché non voleva bestie per casa. lei neanche il gatto. 6807_6589_000070 e alla fine alzò una zampa e rimosse un po il mattone che faceva da turo lì, a una buca per lo scarico delle acque piovane. rimosso il mattone, stette un pezzo a guardare a scatti, convulso di qua e di là, quasi pronto a dire, se qualcuno se ne fosse accorto, che non era stato lui. 6807_6589_000071 che a mano a mano divenne più spiccato rabbiosetto, come se in cambio chiedesse, anzi no esigesse, chicchi, chicchi, chicchi da beccare, chicchi, lei sola. no, uh, quante. e donde erano entrate? 6807_6589_000072 finché una mattina, all'angolo del cortiletto, ma come che era. sì, un verso a lui ben noto, coco, co, ma come lì da sottoterra co-co-co e qualche timido, rapido colpettino di becco e un razzolio sommesso. 6807_6589_000073 c'era dunque una buca in quella porticina, la buca del gatto, una là nel cortiletto, un'altra qua. bisognava ora superarne due, e si mise a dar di becco a questa per allargarla. lavorò tutta la notte fino. 6807_6589_000074 all'alba, avvilito, disperato, quantunque il lavoro della notte non fosse stato al tutto invano, gridò ajuto con tutte le forze che gli restavano. era forse balenata nel sonno alle gallinelle del vicolo, già tutte innamorate del giovine re prigioniero? la sentenza di morte proferita dalla michis. il fatto è che 6807_6589_000075 egli allora, tutto tronfio e impettito, le si mostrò di fronte e poi da un lato, e poi dall'altro e di dietro, come per farsi ammirare da ogni parte. levò infine una zampa in atto d'impero e si tenne ritto sull'altra un pezzo. poi, scrollandosi tutto, le mosse con impeto incontro. 6807_6589_000076 a una poi s'era vedute portar via quelle sue spose, massaje e sottomesse e alla fine, un brutto giorno, era rimasto vedovo e solo e poi ghermito di furto anche lui, e consegnato per le zampe a costei, che ora lo teneva lì. oh, ben pasciuto, senza dubbio, ma perché? 6807_6589_000077 ridotti, questi sghignazzava e, scansando abilmente quei calci, cercava di cacciare la punta del suo crudele bastone nel deretano esposto del povero torella, là proprio nel mezzo. e alla fine ci riusciva. 6807_6589_000078 dica: dottore, può stare che uno rida nel sonno senza sognare forte sa certe? risatooòne il giovane medico. prese a esporre al signor anselmo le teorie più recenti e accontate sul sonno e sui sogni. 6807_6589_000079 riso susì. lo guardò in faccia con penosa meraviglia anche stanotte. sì, anche stanotte una risatoooòna. basta, lasciami andare, cara, a prender l'acqua per la nonna. dormi, dormi e procura di ridere anche tu sai. 6807_6589_000080 profondo. normalmente gliel'ho spiegato. noi ci ricordiamo soltanto dei sogni che facciamo, quando i veli- dirò così- del sonno si siano alquanto diradati. dunque rido dei sogni che faccio. senza dubbio sogna cose liete e ride. 6807_6589_000081 tu ridi, stordito e col naso ancora ingombro di sonno e un po fischiante per l'ansito del soprassalto, inghiottì, si grattò il petto irsuto, poi disse: aggrondato, anche perdio, anche questa notte. 6807_6589_000082 e dunque, escluso il diavolo, esclusi i sogni. non restava altra spiegazione di quelle risate che qualche malattia di nuova specie, forse una convulsione viscerale che si manifestava in quel sonoro sussulto di risa. 6807_6589_000083 era la voce d'una delle cinque nipotine, la voce di susanna, la maggiore e la più cara al signor anselmo che la chiamava susì. aveva accolto in casa da due anni quelle cinque nipotine, insieme con la nuora alla morte dell'unico figliuolo. 6807_6589_000084 e imitò la risata larga, gorgogliante, che il marito faceva nel sonno ogni notte. stupito, mortificato e quasi incredulo, il signor anselmo tornò a domandare: così, così, così. 6807_6589_000085 baciò la nipotina sui capelli, le rincalzò ben bene le coperte e andò in cucina a prender, l'acqua, ajutato con tanto impegno dalla sorte. 6807_6589_000086 era sicuro, sicurissimo, il signor anselmo di non aver mai fatto alcun sogno che potesse provocare quelle risate. non sognava affatto, non sognava mai. 6807_6589_000087 ma badava sì, se il signor anselmo involontariamente alzava una mano a raffilarsi sul cranio i venticinque capelli che gli erano rimasti, perché oltre tutti quei malanni aveva il coraggio, la nonna. 6807_6589_000088 d'essere ancora ferocemente gelosa di lui, come se nella tenera età di cinquantasei anni, con la barba bianca, il cranio pelato, in mezzo a tutte le delizie che la sorte amica gli aveva prodigate e quelle cinque nipotine sulle braccia alle quali, col magro stipendio, non sapeva come provvedere. 6807_6589_000089 per questo rideva. questa era tutta la felicità che aveva creduto di godere nei sogni. oh dio, oh dio. se non che lo spirito filosofico che già da parecchi anni gli discorreva dentro anche questa volta gli venne in soccorso. 6807_6589_000090 chi sa in quali beatitudini mentr'ella ecco gli giaceva accanto, insonne, arrabbiata dal perpetuo mal di capo e con l'asma nervosa, la palpitazione di cuore e insomma, tutti i malanni possibili e immaginabili in una donna sentimentale presso alla cinquantina. 6807_6589_000091 provvidenzialmente la natura, di nascosto, nel sonno, lo ajutava, appena egli chiudeva gli occhi allo spettacolo delle sue miserie. la natura, ecco, gli spogliava lo spirito di tutte le gramaglie e via se lo conduceva, leggero, leggero come una piuma, pei freschi viali dei sogni più giocondi. 6807_6589_000092 il quale si divertiva crudelmente a dar col bastone sul bastone di torella che, per via di quelle sue gambe a roncolo, aveva bisogno, salendo d'appoggiarsi solidamente al bastone. 6807_6589_000093 il signor anselmo era riuscito, sempre per sua maggior consolazione, a sollevar lo spirito a considerazioni filosofiche le quali, pur senza intaccargli affatto la fede nei sentimenti onesti profondamente radicati nel suo cuore, gli avevano tolto il conforto di sperare in quel dio che premia e compensa. di là, 6807_6589_000094 la nuora, trista donnaccia che a diciotto anni gli aveva accalappiato quel suo povero figliuolo. per fortuna se n'era scappata di casa da alcuni mesi con un certo signore, amico intimo del defunto marito. 6807_6589_000095 eh no, creda, così le pare. soggiunse questi, tornando a chiudere l'occhio giallo e ad ammiccare col verde. così le pare. ma lei sogna, è positivo, soltanto non serba il ricordo de sogni, perché ha il sonno profondo. 6807_6589_000096 che per il troppo studio gli erano caduti precocemente, e la vista che per la stessa ragione gli si era anche precocemente indebolita e aveva, oltre la sua scienza speciale delle malattie nervose, un'altra specialità che offriva, gratis però, ai signori clienti. 6807_6589_000097 e la moglie, dopo lo sforzo di quella risata, riabbandonò esausta, il capo sui guanciali e le braccia su le coperte, gemendo: ah dio, la mia testa. 6807_6589_000098 e gli dimostrò che via. era ben naturale che ridesse di stupidaggini, di che voleva ridere nelle sue condizioni. bisognava pure che diventasse stupido per ridere. come avrebbe potuto ridere altrimenti? 6807_6589_000099 ma io le giuro, signor dottore, che proprio non sogno. non sogno, non ho mai sognato. esclamò stizzito il signor anselmo, notando il riso sardonico con cui la moglie aveva accolto la conclusione del giovane medico. 6807_6589_000100 una piccola, ridicola scheggina di pietra infernale data da quella sua sorte amica in mano alla moglie perché si spassasse a inciprignirgli le piaghe, tutte quelle piaghe di cui, graziosamente, aveva voluto cospargergli. 6807_6589_000101 e così le cinque orfanelle, di cui la maggiore, susì, aveva appena otto anni, erano rimaste sulle braccia del signor anselmo: proprio sulle braccia di lui, poiché su quelle della nonna, afflitta da tutti quei malanni, è chiaro che non potevano restare. la nonna non aveva forza neanche di badare a se stessa. 6807_6589_000102 la moglie dal letto se n'accorse, s'aggiusta i capelli. sghignò: ha il coraggio d'aggiustarsi i capelli anche di notte tempo in camicia mentr'io sto morendo. 6807_6589_000103 susì, come rido su, cara, fammela sentire la mia bella risata. e susì, buttando indietro la testa e scoprendo il gracile colluccio di rachitica, prorompeva nell'allegra risatona, larga, piena, cordiale. 6807_6589_000104 così, in camicia e scalzo, passando davanti all'armadio per prendere dal cassettone la boccetta dell'acqua antisterica e il contagocce, si vide nello specchio e istintivamente levò la mano a rassettarsi sul capo la lunga ciocca di capelli con cui s'illudeva di nascondere in qualche modo la calvizie. 6807_6589_000105 vuoi che accenda la candela? accendi, sì, accendi, e dammi subito le gocce venti in un dito d'acqua. il signor anselmo accese la candela e scese quanto più presto poté dal letto. 6807_6589_000106 e tanta pena, invece, tanta pena negli occhi. scosso dalla moglie con una strappata rabbiosa al braccio, springò dal sonno anche quella notte il povero signor anselmo. 6807_6589_000107 nella camera finiva di spegnersi singhiozzando un lumino da notte, davanti a un'immagine della madonna di loreto sul cassettone. a ogni singhiozzo del lumino pareva sobbalzassero tutti i mobili. 6807_6589_000108 io rido, signori miei, io rido, diceva tra sé. attraversando in punta di piedi, con la candela in mano, il lungo corridojo, un vocino d'ombra venne fuori da un uscio aperto. su quel corridojo nonnino. 6807_6589_000109 il signor anselmo beato la ascoltava, la assaporava, pur con le lacrime in pelle per la vista di quel colluccio della bimba e, tentennando il capo e guardando fuori della finestra, sospirava. chi sa come sono felice susì, chi sa come sono felice in sogno, quando rido così? 6807_6589_000110 gli negava, è vero, crudelmente, il ricordo di chi sa quali delizie esilaranti, ma certo, a ogni modo, lo compensava. gli ristorava inconsapevolmente l'animo perché il giorno dopo fosse in grado di sopportare gli affanni e le avversità della sorte. 6807_6589_000111 ma proprio sicura ne sei? farò qualche versaccio con le labbra per smania di stomaco. e ti pare che rida? no, ridi, ridi, ridi. riaffermò quella tre volte. vuoi sentir come così? 6807_6589_000112 cadeva ogni sera all'ora solita in un sonno di piombo nero, duro e profondissimo, da cui gli costava tanto stento e tanta pena destarsi. le palpebre gli pesavano su gli occhi come due pietre di sepoltura. 6807_6589_000113 eh, cara mia, no, brontolò il signor anselmo. se davvero ti sentissi male, non baderesti a rinfacciarmi un gesto involontario? ho alzato appena la mano. ho alzato. 6807_6589_000114 e ora, ritornato dall'ufficio, il signor anselmo si toglieva su le ginocchia. susì che sapeva imitar così bene la risatona ch'egli faceva ogni notte, per averla sentita ripetere tante volte dalla nonna. le accarezzava l'appassito visetto di vecchina e le domandava: 6807_6589_000115 il signor anselmo si voltò come se una vipera lo avesse morso a tradimento. appuntò l'indice d'una mano contro la moglie e le gridò: tu stai morendo. vorrei- si lamentò quella allora- che il signore ti facesse provare, non dico molto, un poco di quello che sto soffrendo in questo momento. 6807_6589_000116 e, non potendo, in dio non poteva per conseguenza neanche più credere, come gli sarebbe piaciuto, in qualche diavolaccio buffone che gli si fosse appiattato in corpo e si divertisse a ridere ogni notte per far nascere i più tristi sospetti nell'animo della moglie gelosa. 6807_6589_000117 ah, quella testina di susì. il signor anselmo si chinò sul letto per farsi cingere il collo dal magro braccino della nipote. le disse: sai, susì, ho riso. 6807_6589_000118 gli occhi dietro gli occhiali di colore diverso, uno giallo e uno verde. chiudeva il giallo, ammiccava col verde e spiegava tutto. ah, spiegava tutto, lui, con una chiarezza maravigliosa, per dare ai signori clienti, anche nel caso che dovessero morire, intera soddisfazione. 6807_6589_000119 e mortificazione, ira e cruccio sobbalzavano allo stesso modo nell'animo stramazzato del signor anselmo per quelle sue incredibili risate d'ogni notte nel sonno, le quali facevano sospettare alla moglie che egli dormendo, 6807_6589_000120 il signor anselmo posò a terra presso l'uscio la candela per non svegliare col lume le altre nipotine ed entrò nella cameretta al richiamo di susì, per maggior consolazione del nonno che le voleva tanto bene, susì cresceva male. 6807_6589_000121 ogni notte. ogni notte muggì la moglie livida di dispetto. il signor anselmo si sollevò su un gomito e, seguitando con l'altra mano a grattarsi il petto, domandò con stizza. 6807_6589_000122 alla fine quel pover'uomo di torella, non potendone più, si chinava, s'afferrava con ambo le mani a un gradino della scalinata e si metteva a sparar calci come un mulo contro il cavalier ridotti. 6807_6589_000123 mannaggia quante ne avrò fatte cadere. e buttò per terra con uno scatto d'ira l'acqua del bicchiere in cui, invece di venti, chi sa quante gocce di quella mistura antisterica erano cadute. e gli toccò andare in cucina, così scalzo e in camicia, a prendere altra acqua. 6807_6589_000124 la furia con cui la moglie lo scrollava, la rabbia livida con cui gli gridava: tu ridi. non avevano certo altra ragione che la gelosia, la quale niente via che 6807_6589_000125 per circa mezz'ora parlò, infarcendo il discorso di tutta quella terminologia greca che fa così rispettabile la professione del medico, e alla fine concluse che no, non poteva stare senza sognare, non si poteva ridere a quel modo nel sonno. 6807_6589_000126 il giorno appresso volle consultare il giovane medico specialista di malattie nervose che un giorno sì e un giorno no veniva a visitar la moglie. oltre la dottrina, questo giovane medico specialista si faceva pagare dai clienti. i capelli biondi. 6807_6589_000127 vedeva un'ampia scalinata per la quale saliva con molto stento, appoggiato al bastone, un certo torella, suo vecchio compagno d'ufficio, dalle gambe a roncolo. dietro al torella saliva svelto il suo capo-ufficio, cavalier ridotti. 6807_6589_000128 purtroppo, però, anche questa illusione doveva perdere il signor anselmo. gli avvenne una volta, per combinazione, di ricordarsi d'uno dei sogni che lo facevano tanto ridere ogni notte. ecco, 6807_6589_000129 e ride: che birbonata scappò detto. allora al signor anselmo, dico: esser lieto almeno in sogno, signor dottore, e non poterlo sapere, perché io le giuro che non ne so nulla. 6807_6589_000130 mia moglie mi scrolla, mi grida: tu ridi e io resto balordo a guardarla in bocca perché non so proprio né d'aver riso, né di che ho riso. ma ecco qua, ecco qua c'era alla fine. sì, sì, doveva esser così. 6807_6589_000131 col cuore che gli sanguinava ancora per la morte di quel suo disgraziato figliuolo. egli potesse difatti attendere a fare all'amore con le belle donnine. non rideva forse per questo? ma sì, ma sì. chi sa quante donne se lo sbaciucchiavano in sogno ogni notte? 6807_6589_000132 una spalluccia più alta dell'altra e di traverso e di giorno in giorno il collo le diventava sempre più come uno stelo. troppo gracile per sorregger la testina, troppo grossa. 6807_6589_000133 a tal vista il signor anselmo, svegliandosi col riso rassegato d'improvviso su le labbra, sentì cascarsi l'anima e il fiato. oh dio, per questo, dunque, rideva. per siffatte scempiaggini, contrasse la bocca in una smorfia di profondo disgusto e rimase a guardare innanzi a sé. 6950_6589_000000 senza punto pensarci all'ordine severissimo dei genitori, da tanto tempo espresso e sempre osservato da tutti, di non entrare cioè in quella stanza se non dopo aver picchiato all'uscio e chiestane licenza, come si dice. 6950_6589_000001 c'era la paura, ma c'era anche qualcos'altro. sotto soffocato dalla paura. per quel suo aspro improvviso, richiamo qualcos'altro per cui il tremito di tutta la bambina diveniva fremito, un fremito strano. 6950_6589_000002 avvertì che non era quel solito tremito di paura a stento represso dalla piccina ogni qual volta il padre o la madre la costringevano ad accostarsi a lui. 6950_6589_000003 che la piccina le scompigliava su la fronte con una mano, dibattendosi ora in braccio a lei e facendo impeto per costringerla a uscir subito da quella stanza. 6950_6589_000004 quatta, quatta. allora la bimba tremante e in punta di piedi. non supponendo che il vecchio, abituato a quella penombra cupa, la vedesse, credendosi non veduta, s'avviò verso l'uscio. stava per toccar la soglia allorché il nonno la chiamò a sé. 6950_6589_000005 intravide i due occhi aguzzi cattivi del nonno e subito abbassò i suoi in quegli occhi, entro le borse enfiate acquose delle palpebre, la cui rossedine scialba faceva pensare con ribrezzo al contatto viscido d'una tarantola. 6950_6589_000006 anche negli occhi, anche nella voce, anche in quella risata della nuora, nel gesto con cui dai ditini della bimba aveva tratto i capelli strappati, prima uno e poi un altro e poi un altro, aveva avvertito alcunché d'insolito, di straordinario? 6950_6589_000007 con una violenza e una furia che tanto più oppressero e irritarono il vecchio in quanto anch'esse gli parvero insolite, accorse nella stanza la nuora gridando: oh dio, tittì ch'è stato, ma come qua che t'è preso su su ferma. 6950_6589_000008 no, non erano né la bimba né la nuora, come tutti gli altri giorni che avevano. e l'astio gli crebbe maggiormente allorché chinando gli occhi sulla coperta stesa sulle gambe. 6950_6589_000009 ahi, i miei capelli, dio dio me li strappi tutti, uh, tutti i capelli di mamma cattivona. hai visto? guarda tutti i capelli di mamma tra le dita, i capelli di mamma tua, guarda, guarda. 6950_6589_000010 era per lui la vita tutta quanta, la vita in cui gli altri si movevano liberamente, a cui gli altri partecipavano interi, a cui ancora poteva partecipare anche lui. ma ecco, per quel tanto e non più. 6950_6589_000011 vi avvistò uno di quei capelli della nuora che, forse spinto nell'aria, mossa dalla risata, era venuto lieve, lieve a posarsi lì su le sue gambe morte. 6950_6589_000012 il vecchio ansimava forte una domanda, gli gorgogliava dentro inasprendogli l'astio di punto in punto. ma che hanno che hanno? 6950_6589_000013 e di tra le dita aperte della manina, trasse uno e poi un altro, e poi un altro filo d'oro ripetendo guarda, guarda, guarda. 6950_6589_000014 permetti nonnino, ecco così. e poi pian pianino, in punta di piedi, senza fare il minimo rumore, quel primo impeto di riso sull'entrare le smorì subito in un ansito prossimo a ingrossarsi in singhiozzi. 6950_6589_000015 sfavillio d'occhi, di capelli biondi, di braccini, di gambette nude, impeto di riso che, frenato in gola, scatta in gridi brevi, acuti. quella furietta di tittì entrò, s'avventò al balcone della stanza per aprir la vetrata. 6950_6589_000016 che hai. le domandò la piccina, osando appena alzar gli occhi. rispose: nulla. ma anche nella voce, anche nell'alito della bimba. ora il vecchio avvertì qualcosa d'insolito e ripeté con più astio: che hai. 6950_6589_000017 e affannato in questo sforzo che, già protratto invano per una mezz'ora, lo aveva stremato, lo trovò il figliuolo, il quale ogni mattina, prima d'uscir di casa per i suoi affari, si recava in camera di lui a salutarlo. buon giorno, babbo. 6950_6589_000018 il vecchio, a cui fu rivolta l'ultima domanda, guatò feroce la bocca rossa ridente della nuora, poi il bel ciuffo di capelli biondo-dorati. 6950_6589_000019 il vecchio s'ostinava di continuo in quell'esercizio di volontà perché quel lieve moto momentaneo ch'egli poteva ancor trarre dal corpo. 6950_6589_000020 non vedendo nulla e udendo invece una risata larga, allegra della mamma, diventò di nuovo furente, più furente, e la costrinse a scappar via dalla stanza. 6950_6589_000021 il vecchio levò il capo. uno sguardo opaco e torbido di stupore pauroso gli dilatava gli occhi. anche il figlio. 6950_6589_000022 lo sforzo di volontà arrivato al polso riusciva a stento a sollevare un poco dalle coperte quella mano, ma durava un attimo: la mano ricadeva inerte. 6950_6589_000023 pareva si fosse raccolta, vigilante, in un assiduo terrore e intensa d'astio muto e feroce, l'anima del vecchio, cacciata da tutto il resto del corpo, già invaso e reso immobile dalla morte. 6950_6589_000024 perché il balcone barbugliò con la lingua imbrogliata alla nipotina. questa non rispose, seguitava a tremare. ma in quel tremito il vecchio avvertì subito qualcosa di nuovo. 6950_6589_000025 imperioso e duro. la bimba s'accostò ancora in punta di piedi, sospesa, sbigottita, trattenendo il respiro. cominciava adesso a discernere anche lei nella penombra. 6950_6589_000026 arrivò appena a girar la maniglia, un ruglio aspro roco come di belva sorpresa nel giaccio. l'arrestò di botto la fece voltare, atterrita a guardar nella stanza bujo. 6950_6589_000027 su con mamma tua, come sei entrata qui che dici: cattivo chi? ah, nonno, cattivo tu, cattiva nonno, nonno che ti vuol tanto bene, ma che è stato. 6950_6589_000028 immane ingombro affardellato di guanciali di scialli grigi a scacchi di coperte aspre, pelose, tanfo di vecchiaja tumida e sfatta nell'inerzia della paralisi. 6950_6589_000029 questi credette che il padre lo guardasse così per fargli intendere che s'era avuto a male della disubbidienza della nipotina, e s'affrettò a dirgli: quel diavoletto, è vero, t'ha disturbato, senti. 6950_6589_000030 ma non quella presenza la atterriva. la atterriva il fatto che avesse potuto dimenticare per un momento che lì, in quel bujo degli scuri sempre accostati, ci fosse il nonno e che ella avesse potuto trasgredire. 6950_6589_000031 soltanto, ma proprio appena egli poteva ancora tentare di muovere una mano la sinistra, dopo essersela guardata a lungo con quegli occhi quasi a infonderle il movimento. 6950_6589_000032 s'accanì a lungo, allora, a sospingere la mano su quelle gambe per accostarla a poco a poco, a piccoli sbalzi, a quel capello che gli era odioso come uno scherno. 6950_6589_000033 la bimbetta. subito, impressionata che davvero avesse strappati tutti i capelli di mamma, si voltò a guardarsi la manina con gli occhi pieni di lagrime. 6950_6589_000034 gli scuri del balcone erano rimasti accostati, abbagliata ancora dalla luce da cui veniva. non vide, sentì spaventosamente, in quel bujo, la presenza del nonno sul seggiolone. 6950_6589_000035 uno scoppio di singhiozzi e subito dopo la piccina si buttò a terra convulsa gridando e dibattendosi tra quei singhiozzi. 6950_6589_000036 e subito aveva cominciato i lavori, facendosi trasportare su una sedia a ruote nei cantieri per vivere in mezzo agli operai nel trambusto dell'opera scabro come una roccia tumefatto enorme. 6950_6589_000037 non è avvenuto nulla, te l'ho giurato. torno a giurartelo via, via, sta tranquillo. il vecchio si calmò alquanto per l'accento di sincerità del figliuolo, ma non rimase convinto. 6950_6589_000038 come se non fosse anche suo il tempo, non lo vedesse, non lo respirasse, non lo pensasse anche lui, egli respirava ancora. vedeva tutto, e più più di loro. vedeva e pensava tutto. 6950_6589_000039 quasi per negare a lui ogni soddisfazione e vendicar la madre e se stesso del lungo abbandono, nessuna comunione di vita, di pensieri, di sentimenti con quel figlio. 6950_6589_000040 tutti, tutti, dunque, avevano qualche cosa d'insolito. quel giorno non volle più mangiare che hai. domandò anche a lei con ira, io che ho fece la servetta stordita dalla domanda. 6950_6589_000041 anche durante il sonno, che qualcosa fosse avvenuto che tutti gli volessero tener nascosto diventò certezza, chiara, lampante. 6950_6589_000042 anche lui, il figlio, non gli aveva detto mai con quel tono buon giorno babbo, perché che sperava s'erano tutti accordati contro di lui che era avvenuto. quella bimba entrata dapprima, tutta sussultante, poi la madre con quella risata. 6950_6589_000043 piange ancora di là. l'ho sgridata, l'ho sgridata. addio, papà, ho fretta. a più tardi, eh, or ora verrà la nerina e se n'andò. il vecchio lo seguì con gli occhi ancor pieni di stupore e di paura fino. 6950_6589_000044 là dal nulla. in quarantacinque anni aveva edificato la sua fortuna avvalendosi d'ogni mezzo, d'ogni arte, carpendo il momento o preparando e covando con lunga astuzia le insidie. 6950_6589_000045 poi prese la ciotola del latte, v'intinse una prima savoiarda e cominciò a imboccarlo. mangi, mangi, egli mangiò, ma spiando sottecchi la. 6950_6589_000046 vedendosi guardata, invece di lasciarlo andare ora lo soffiava per le nari scrollando il capo come stizzita. e perché s'era fatta così? a un tratto rossa che aveva anche lei quel giorno? 6950_6589_000047 cosa s'erano appropriato: il mondo, figlio, nuora, nipotina, il mondo creato da lui, in cui li aveva messi non solo, ma anche il tempo s'erano appropriati come se ancora nel tempo non ci fosse anche lui. 6950_6589_000048 gli altri non potevano vederlo, non potevano sentirlo in sé gli altri, perché erano ancora dentro la vita egli che ormai n'era quasi fuori. egli lo aveva veduto, egli lo aveva sentito in loro. 6950_6589_000049 conoscesse. quattr'anni addietro era rimpatriato, infermo, quasi moribondo, orribilmente gonfio dall'idropisia. ossidate le arterie, rovinato il rene, rovinato il cuore. 6950_6589_000050 rimasto dalla mattina con la maniglia girata dalla bimba. ora, nella prima sera, ecco quel balcone si schiuse pian piano, un poco a un filo. 6950_6589_000051 per i suoi capelli strappati. ora il figlio, anche il figlio, con quell'allegro buon giorno: babbo, qualche cosa era accaduta o doveva accadere quel giorno che volevano tenergli nascosta. ma che cosa? 6950_6589_000052 sul tardi, quando venne il medico per la visita consueta e rientrarono nella camera la nuora, il figlio, la nipotina, il sospetto covato tutto il giorno. 6950_6589_000053 ma appena il medico si licenziò e la nuora, con la bambina per mano, si recò ad accompagnarlo fino alla porta, il furore scoppiò sul figlio, rimasto solo con lui. 6950_6589_000054 a un certo punto la intese sospirare, ma non di stanchezza né di noja. alzò subito gli occhi a guatarla in viso. ecco, stava per trarre un altro sospiro, quella smorfiosa. 6950_6589_000055 a lui quasi sconosciuto, che, senza bisogno, liquidati i lavori e investita in rendita l'ingente ricchezza paterna, seguitava nelle sue modeste occupazioni legali. 6950_6589_000056 erano tutti d'accordo. parlavano davanti a lui di cose aliene per distrar la sua attenzione, ma l'intesa segreta traspariva evidentissima dai loro sguardi. 6950_6589_000057 egli lo odiava, sì, e odiava quella nuora e quella bimba. sì, sì, li odiava. li odiava perché lo lasciavano fuori della loro vita e neanche e neanche volevan dirgli che cosa era accaduto quel giorno, per cui tutti e tre gli apparivano così diversi dal solito. 6950_6589_000058 di quindici giorni in quindici giorni s'era fatto cavar dal ventre il siero a litri e via di nuovo tra i lavori, finché un colpo d'apoplessia due anni fa non lo aveva fulminato là su quella sedia, pur senza finirlo. 6950_6589_000059 ma verdi, scusi, verdi, violette, gridava la nuora tutta vermiglia con una collera finta, tanto finta che non riusciva a impedire alla bocca di ridere. rideva per conto suo quella bocca e da sé le mani si levavano a carezzare i capelli. 6950_6589_000060 aveva preso moglie e subito dopo la nascita di quell'unico figlio era ritornato laggiù. solo gli era morta la moglie, senza ch'egli l'avesse più riveduta. il figliuolo, affidato ai parenti materni, gli era cresciuto senza che egli lo conoscesse. 6950_6589_000061 non s'erano mai guardati così tra loro. i gesti, la voce, i sorrisi non s'accordavano affatto con ciò che dicevano. tutto quel fervore di discussione per le parrucche, per le parrucche che tornavan di moda. 6950_6589_000062 ma nulla, babbo, che vuoi che ti si nasconda? rispose il figlio stupito, afflitto, siamo, non so come siamo sempre stati, non è vero? avete qualche cosa di nuovo? io lo vedo, io lo sento. 6950_6589_000063 tu tutti che è che avete? ma nulla. io non so che cosa mi vede sospiri. io ho sospirato, ma no, o forse senza volerlo, non ho proprio nulla da sospirare? e rise perché ridi così? 6950_6589_000064 la grazia di morir su la breccia non gli era stata concessa. da due anni, perso in tutto il corpo, si macerava nell'attesa dell'ultima fine, pieno d'astio per quel figlio tanto diverso da lui. 6950_6589_000065 un guazzabuglio d'immagini di ricordi, come in un balenio d'uragano gli tumultuava nello spirito la plata, le pampas. 6950_6589_000066 si volse e vide una striscia di luna sul pavimento, ch'era come la traccia luminosa di quei profumi nella cupa ombra della stanza. ah, ecco, ecco. 6950_6589_000067 come se per sé i capelli volessero la carezza di quelle mani. capisco, capisco, rispondeva il medico con la beatitudine dipinta in tutto il faccione di luna piena. quando si hanno i suoi capelli, signora mia, nasconderli sotto una parrucca sarebbe un peccato. 6950_6589_000068 grosse lagrime gli stillarono dagli occhi. dimentico affatto di ciò che per tanti anni era stato. s'abbandonò al pianto come un bambino. 6950_6589_000069 lui lo investì con la stessa domanda, rivolta invano alla nipotina, alla servetta che avete? perché siete tutti così, oggi che è avvenuto? che mi nascondete? 6950_6589_000070 ti pare che non veda nulla, che non senta nulla? perché sono così? ma io non so proprio, babbo, che cosa tu veda di nuovo in noi. 6950_6589_000071 come rido. rido perché? perché lei dice che ho sospirato e seguitò a ridere più forte, irrefrenabilmente. vattene, le gridò allora il vecchio. 6950_6589_000072 il vecchio tratteneva ormai a stento il furore. avrebbe voluto cacciarli via tutti dalla stanza con un urlo di belva. 6950_6589_000073 il vecchio dapprima non se n'accorse, ma sentì tutta la stanza empirsi d'un delizioso, inebriante profumo che saliva dai giardini che circondavano la casa. 6950_6589_000074 ecco, ecco perché quella mattina la bimba non tremava soltanto, ma fremeva tutta, ecco perché la nuora rideva e si compiaceva tanto dei suoi capelli, ecco perché sospirava quella. 6950_6589_000075 che c'era qualcosa di nuovo, era indubitabile, lo vedeva, lo sentiva in loro. ma che cosa? la risposta? quand'egli restò solo nella stanza, gli venne tutt'a un tratto dal balcone, silenziosamente. 6950_6589_000076 di quel pianto nerina. la servetta non fece alcun caso. quando poco dopo entrò per custodirlo, era pieno d'acqua. il vecchio, niente di male, se ne buttava un po dagli occhi e, così pensando, gli asciugò con poco garbo la faccia. 6950_6589_000077 ma non s'era dato per vinto. pur così, coi giorni, forse con le ore contate, aveva voluto comperare a roma alcuni terreni per nuove costruzioni. 6950_6589_000078 prima guardiano d'armenti, poi colono, poi addetto ai grandi appalti di linee ferroviarie, poi costruttore, tornato in italia dopo i primi quindici anni. 4998_6589_000000 pianto più, ma ora bisognava lasciarla piangere. non ci fu verso, venuto il giorno delle nozze, d'indurre nicolina a levarsi l'abito di lutto. minacciò di mandare a monte il matrimonio se la costringevano a indossarne uno di colore. 4998_6589_000001 anni era stata notoriamente la femmina del barone e dalla quale egli, ormai da vecchio amico, soleva passare ogni giorno due o tre ore del pomeriggio, amoroso dei fiori, dell'orto, degli alberetti di pesco e di melagrano, di quel pezzo di. 4998_6589_000002 si sentì chiamare a lungo dal socio, prima dall'alto, poi a mano a mano più da presso, per i sentieri della campagna, tra gli alberi. sentì anche i passi di lui. 4998_6589_000003 era un antico massaro il quale aveva avuto la fortuna di trovare nelle alture d'una sua terra sterile, scabra d'affioramenti schistosi, una delle più ricche zolfare di sicilia, accortamente, fin da principio, ceduta a ottime condizioni a un appaltatore belga. 4998_6589_000004 o con quello o niente. don nitto consultò i parenti: la madre, le due sorelle, í cognati, passandosi e ripassandosi la mano sulla falda del farsetto. specialmente le due sorelle tenevano duro perché erano venute con gli abiti di seta. 4998_6589_000005 desiderassero l'amore di lui. le solleticava, anzi, l'amor proprio, era per lei quasi una soddisfazione, perché, infine, la moglie era lei. davanti a dio e davanti agli uomini, la baronessa era lei, lei aveva. 4998_6589_000006 scommessa approfittando della lunga assenza di lui. d'intesa con la madre. nessuno poteva levare dal capo a poldo carega che la moglie non c'entrasse per qualche cosa. ah, dice, cresce il tuo amore per me d'anno in anno. 4998_6589_000007 ma neanche la considerazione di un uomo così bello, così grande, così fino paga e, orgogliosa della benignità di lui, non si dava pensiero dei tradimenti se non per il fatto che potevano nuocergli alla salute che tutte le donne 4998_6589_000008 una moglie, sicurissimo che non una, ma cento ne avrebbe. trovate subito che se lo sarebbero preso per la lucrosa professione. ma grazie tante. e poi no, no, ingegno, garbo, giovialità, doti. 4998_6589_000009 subito dopo il ritorno un funerale. andai a trovarlo pochi giorni dopo per parlargli d'affari. non volle neanche darmi ascolto. che vuoi che m'importi più ormai degli affari? esclamò, scrollandosi tutto. 4998_6589_000010 chiamato all'onore di rappresentar la cittadinanza che più volte lo aveva eletto sindaco. donna bittò n'era rimasta abbagliata fin dal primo vederlo. aveva subito compreso per qual ragione fosse stata chiesta in moglie. 4998_6589_000011 e, come faceva da madre agli altri orfani, la carità. poi finito, come ogni sera, di mangiar la minestra nel cortile, al lume della lucerna a olio. 4998_6589_000012 all'odor della pece e del catrame e si chiacchierava, ridendo e bevendo fino a tardi, su quella terrazza bianca che dava la sera un delizioso compenso della soffocante calura della giornata. più di tutti, margherita e l'ingegner cosimo todi ridevano. 4998_6589_000013 ingegner todi, perché naturalmente con gli anni gli cominciano a seccare e a pesare un po troppo le beffe della gente. teme che lo facciano scapitare di fronte ai figliuoli, da cui vuol essere rispettato come un padre sul serio. 4998_6589_000014 esagerazioni? eh già, perché io per te sono stata sempre esagerata. era una spina, questa, per la signora rossana. 4998_6589_000015 applaudimmo tutti a lungo, strepitosamente, a questa bella risposta: io ce l'ho gridò allora il todi, non ce l'avrà lei scommettiamo. accetti, accetti la scommessa, signorina margherita. le gridammo tutti. 4998_6589_000016 uscì nel cortile, allora i figliuoli gli si fecero attorno piangendo. egli si chinò a cingerli con le braccia come un fascio da prendere e buttar via. che ci fate più qua, vojaltri ancora vivi. 4998_6589_000017 giglione al rumore uscì dalla stanza accanto. stette un pezzo a guardare, poi gli domandò: che fai butticè? stava a legare per terra un grosso fagotto di panni. si rizzò su la vita, gli piantò gli occhi in faccia e rispose: me ne vado. 4998_6589_000018 casa s'aggirava impacciato e come sperduto la sera quando veniva a raggiungere, dopo i lavori campestri, l'unica figliuola e una vecchia sorella, più zotiche di lui e così ignare o non curanti della loro fortuna, che ancora seguitavano a vender. 4998_6589_000019 vedendo piccoli e bassi tutti gli oggetti delle stanze. naturalmente questa mancanza di moto le aveva appesantito sempre più la grassezza. ma ormai ella s'era rassegnata alla sua disgrazia, non voleva più darsi pensiero di nulla certi. 4998_6589_000020 bottiglie. seriamente, seriamente, badava a ripetere il todi coi braccini levati, in atto di parare tra il fragore della risata interminabile. i dico seriamente: riflettete bene, signori miei. sarebbe il matrimonio ideale, una vendetta meravigliosa. 4998_6589_000021 ma la scena più commovente avvenne nella sala del municipio. c'erano in quella sala, appesi in fila alle pareti, i ritratti a olio di tutti i sindaci passati. quello di don francesco di paola vivona era, si può ben supporre, al posto. 4998_6589_000022 mentre lui sarebbe rimasto fuori nel cortile, solo scompagnato coi suoi orfani. ah no, perdio, questa soddisfazione non gliel'avrebbe data all'antico rivale. 4998_6589_000023 rivale risalì alla villa la mattina all'alba, ispido, con la faccia scavata, le occhiaje livide, gli occhi da pazzo. svegliò i figliuoli, ordinò ai più grandi che lo ajutassero a raccogliere la roba e a caricarla su la mula. 4998_6589_000024 contro la natura sarebbe, sì, sì contro la natura. che ha fatto, lei tanto grande e me così piccolo? pensate un po. pensate un po senza far ridere o sbalordire. né io potrei sposare una nana. 4998_6589_000025 statura. guardano con dispetto, anzi quasi con rancore, quei pochi che possono rivaleggiare con essi e scoprono subito in loro certi difetti che essi, è ovvio dirlo, non hanno le gambe troppo lunghe, la testa troppo piccola. 4998_6589_000026 zitto, me ne devo andare. ma perché per niente me ne devo andare così su due piedi, senza neanche fare i conti, li faremo ora me ne devo andare. 4998_6589_000027 di buona famiglia e di poche parole. non brutto, no che brutto, un po magrolino, ma via con la buona vita. avrebbe fatto presto a rimettersi in carne. bisognava dirgli soltanto che non si facesse cucire così stretti i calzoni, perché le gambe 4998_6589_000028 finalmente, una mattina, prima che rompesse l'alba, l'incinta fu colta dalle doglie butticè corse a picchiare alla porta accanto. la comare fu pronta in un momento e i due uomini, sotto il cielo ancora stellato, con le zappe in collo, s'avviarono per la costa. 4998_6589_000029 uomo, costui degli ultimi resti della sua fortuna s'era servito per comperarsi una magnifica coda di pavone: il prestigio, voglio dire di una pomposa appariscenza per cui era da tutti ammirato e rispettato, e in ogni 4998_6589_000030 liberazione del re. i due compari ballarò. venne su strabalzoni dal giardino agitando in aria invece delle mani le maniche, perduto come era in un abito smesso del padrone. 4998_6589_000031 e quel ronzio e questo canto dei galli e il frusciare degli alberi non rompevano, anzi rendevano più attonito lo stupore della natura, non turbato mai da vicende che non fossero le solite, lentissime e sicure. 4998_6589_000032 è morto, ballarò. oh, madre santa, oh, san francescuccio di paola, santo mio protettore, non me lo fate morire. così dicendo, fece per cavarsi dal petto la medaglina del santo. strappò il busto, non riuscendo a 4998_6589_000033 regalato all'antica sua amante. circa dieci anni addietro, questo barone, don francesco di paola vivona, era salito a un borgo montano a pochi chilometri dalla città, con la scorta di tutti i suoi nobili parenti, a cavallo. 4998_6589_000034 è barone, cicciuzzo è uomo, fino non può dormire con me. cicciuzzo diceva alle serve che le domandavano perché moglie, da dieci anni si acconciava a dormir divisa dal marito, dorme. 4998_6589_000035 i si respirava ancora, con le tante galline che lo popolavano e i polli d'india, i capponi, i porcellini, l'aria dell'antica e ricca masseria. 4998_6589_000036 nave s'intravedevano i fanali del vecchio molo, la lanterna verde del faro, i lumi. tra l'alberatura dei bastimenti ormeggiati e dalla spiaggia esalava quel tanfo denso, caldo, acre di sale e di muffa delle alghe morte appacciamate, misto. 4998_6589_000037 ammiccamenti, s'adoperava ad attenuare la durezza del socio. ma il padrone o il mercante guardavano gli occhi impassibili del taciturno irremovibile e delle maniere graziose di butticè. non solo non sapevano che farsene, ma anzi quasi s'infastidivano. 4998_6589_000038 a vicenda. non ne potevamo più. avevamo tutti le lacrime agli occhi e ci dolevano i fianchi. ma avrebbe lei questo coraggio. gridò il todi balzando sulla seggiola e appuntando in atto di sfida l'indice contro margherita. 4998_6589_000039 come si qualificava nei biglietti da visita, intraprenditore di lavori pubblici. ponendosi le due manacce pelose sul petto erculeo, soleva dire: 4998_6589_000040 in quel corpo là, disteso quanto le api e le mosche che gli volteggiavano insistenti attorno al volto e alle mani, filomena prostrata, con la faccia per terra, urlava il suo cordoglio e le lodi del morto. 4998_6589_000041 le buttò addosso lo scialle, seguita da quelle e preceduta da ballarò, col fagotto delle molte sottane, tirato su a mezza gamba, si lasciò andare traballando patonfia per la scala del palazzo e per un tratto scordandosi di riabbassar quelle sottane. 4998_6589_000042 e che era figlio di cicciuzzo. il barone, anche la carità, intanto, quando è troppa opprime. e nicolina se ne sentiva oppressa, ma donna bittò indicandole il bimbo che le giaceva in grembo, babba. 4998_6589_000043 dunque ormai zitellona, figurimoci, a dir poco, come la jungfrau pensavo durante il viaggio, ma che allegrona la ritrovai e quasi non sapevo credere ai miei occhi. allegrona come. 4998_6589_000044 il concetto, cioè che tutti, non il marito soltanto, s'erano formato di lei, ch'ella fosse esagerata. 4998_6589_000045 con la bocca aperta, gli occhi sbarrati, si portò piano le grosse mani ai capelli e si mise a grattarsi la testa. tutt'a un tratto balzò in piedi quant'era lunga, con un tal grido che per poco non ne tremarono i muri dell'antico palazzo baronale. subito dopo. 4998_6589_000046 nati e cresciuti insieme nelle lontane alture dei gallotti sopra montaperto, erano stati rivali accaniti fino al giorno che i padri 4998_6589_000047 cioè quando la figliuola sarebbe stata in età. un matrimonio di lei con me. me ne andai ranco, ranco, con la coda tra le gambe. appena questo ricordo mi sorse e, come fui ben lontano, presi a riflettere amaramente. 4998_6589_000048 potevano aver pregio solo perché egli guadagnava da quaranta a cinquanta mila lire l'anno e senza dubbio, se si fosse lasciato prendere all'amo tre mesi dopo, si sarebbe sentito dire dalla moglie che l'ingegno dio mio doveva servirgli per. 4998_6589_000049 poi varcò la soglia, s'accostò alla morta e le domandò in un tono quasi derisorio: che hai fatto? 4998_6589_000050 sposando, dovesse abbandonarlo per sempre. don nitto s'angustiava di quelle lagrime irrefrenabili, ma non diceva nulla perché la baronessa lo aveva pregato di lasciar piangere nicolina, che ne aveva ragione. tra breve, con l'ajuto di dio, forse non 4998_6589_000051 con le dita che le ballavano, trasse la medaglina e si mise a baciarla. a baciarla tra i singhiozzi irrompenti e le lagrime che le grondavano dagli occhi bovini sul faccione giallastro macchiato di grosse lentiggini, finché non sopravvennero le serve, una delle quali. 4998_6589_000052 cesena che poldo carega. non reggendogli l'animo di rimanere nella città dove la sua sciagura s'era compiuta così a tradimento, se ne partì con tutta la famiglia, fosco come un temporale e per più di dieci anni non si ebbero più notizie di lui. 4998_6589_000053 non m'importa più di niente. caro mio, aveva lavorato con accanimento tanti e tanti anni per quell'unica figliuola, per l'avvenire di lei, e d'anno in anno il suo amore paterno era cresciuto. ma ecco che la figliuola, come per una tacita. 4998_6589_000054 così lunga, gracile e languida, soffriva, soffriva tanto, ma nessuno voleva credere ai suoi languori, alle sue sofferenze. 4998_6589_000055 soci da undici anni nell'affitto della vecchia masseria della gasena. non era mai avvenuto che padre e figlio o due fratelli durassero a lungo soci nell'affitto d'una terra. 4998_6589_000056 un gigante, ma noi due sì, noi due possiamo sposarci benissimo e saremmo una coppia se ci ponete mente perfetta, di perfetta equiparazione, perché lei ha d'avanzo quel tanto che manca a me e ci 4998_6589_000057 bisognava insomma dar marito a nicolina. la baronessa avrebbe seguitato ad alloggiarla nel palazzo, in un quartierino a parte. le avrebbe assegnato una buona dote trovandole un buon giovine per marito, timorato e rispettoso, che fosse anche di presidio. 4998_6589_000058 e tutti, sorridendo, le rispondevano via via, signora rossana, esagerazioni. 4998_6589_000059 non passò un'ora che a giglione parve di sentire la voce del maggiore dei figliuoli che chiamava dal portone del cortile butticè che lavorava poco discosto domandò: non ti pare che abbiano chiamato? 4998_6589_000060 scoperto. levando però gli occhi, intravide, da uno sforo nel fogliame ferma in cielo la luna e si sentì guardato da essa, avvertendo nella coscienza oscura, come un rimescolio tra di dispetto e di sgomento. 4998_6589_000061 poi allo stato civile, lo sposo tra le due sorelle. avanti poi nicolina tra la baronessa e filomena, tutt'e tre in fittissime gramaglie, come se andassero dietro a un mortorio. infine la mamma dello sposo tra i due generi. 4998_6589_000062 giglione gli tenne dietro. correndo anche lui a fatica, trovarono su nel cortile una gran confusione. dietro la porta socchiusa della stanza di butticè s'affollavano i ragazzi. 4998_6589_000063 davanti la materassa di contro a filomena e, strappandosi i capelli e stracciandosi la faccia, cominciò a gridare quasi cantando: figlio, cicciuzzo mio, come t'ho perduto. fiato mio, cuore mio, come sono venuta a trovarti? 4998_6589_000064 a filomena e a tutta la casa. nicolina, interpellata, s'oppose dapprincipio recisamente. protestò che non voleva esser da meno di filomena, lei, nel lutto del barone, ritenendo che anzi toccasse a lei. 4998_6589_000065 e, anziché adontarsene, aveva stimato più che giusto che una donna come lei pagasse con molti denari l'onore di diventare, anche di nome, soltanto baronessa e moglie d'un uomo come quello. 4998_6589_000066 rivalità. pronti sempre a qualunque fatica, ciascuno dei due cercava d'esonerare il compagno delle più gravose e compenso era a entrambi la soddisfazione di sentirsi pari in tutto e l'uno degno. 4998_6589_000067 aspetta che ti faccio vedere come cresco anch'io. in pochi anni diventerò così grande che il tuo amore non potrà più abbracciarmi. e difatti, gli erano cascate le braccia nel rivederla, povero poldo carega. ma non solo le braccia. 4998_6589_000068 il parto era avvenuto un maschio, ma la puerpera perdeva sangue. perdeva sangue in spaventosa abbondanza e non c'era verso d'arrestarlo. bisognava correr subito al paese di favara per un medico. 4998_6589_000069 lì muti e abbattuti ad aspettarlo. comprese ch'era finita, lo aveva immaginato, aveva preveduto quella scena al suo arrivo. 4998_6589_000070 riavvicinati dalle mogli tra loro cugine, per non danneggiarsi a vicenda. ora che avevan famiglia, s'erano appajati, cangiando in emulazione l'antica rivalità. 4998_6589_000071 miope, panciutello ma pieno d'ingegno e di spirito che rideva, lui, per primo della sua piccolezza, come margherita adesso della sua altezza, l'ingegnere cosimo todi. e quest'ingegnere cosimo todi veniva. 4998_6589_000072 signor barone, dove nel giardino di filomena, nel giardino di filomena, e tutti si davano a correre dietro alla baronessa, senz'alcuna maraviglia che ella si recasse a vedere il marito là nel giardino di quella filomena, che. 4998_6589_000073 le loro famiglie erano cresciute accanto, nel cortile della masseria, in due ampie stanze a terreno dove, al tempo degli antichi massari, si rammontavano i raccolti abbondanti della terra. 4998_6589_000074 la moglie ideale per lui sarebbe stata lei, margherita carega. lei, lei sì, proprio lei. per miracolo la tavola si tenne su le quattro zampe. la vidi sussultare come per un terremoto e cader bicchieri. 4998_6589_000075 cacciò avanti l'asino e la mula e s'avviò coi cinque figliuoli dietro e in braccio il piccino a cui ancora dalla boccuccia paonazza pendeva una goccia di latte. 4998_6589_000076 io sono il continente e passando le braccia al collo della moglie e della figliuola. e queste le mie isole. 4998_6589_000077 lo rispettano, ma via, se vogliamo dire, non è neanche bella la loro condizione con un padre così minuscolo che par fatto e messo su quasi per ischerzo. questa afflizione c'è innegabilmente, perché la vita non sa esser tutta e sempre. 4998_6589_000078 di convolvoli, forse la troppa luce così supino a pancia all'insù lo svisava, pareva violaceo e i peli biondicci dei baffi e della barba quasi gli si fossero drizzati sul viso. sembravano appiccicati e radi. 4998_6589_000079 forse sotto sotto parlava in esse, mascherata di carità, l'invidia per il fatto che colei era la mamma vera del piccino, per diminuire questa superiorità che nicolina aveva su loro incontestabile, appena svezzato. 4998_6589_000080 povero poldo carega gli parve un tradimento. restò dapprima sbalordito a mirarla da sotto in su. 4998_6589_000081 venuto nell'isola in cerca d'un buon investimento di capitali per conto d'una società industriale del suo paese, senza un mal di capo. quel massaro aveva accumulato così in una ventina d'anni una ricchezza sbardellata di cui egli stesso non 4998_6589_000082 dio, margherita. e che hai fatto? poi si voltò contro la moglie, come se per colpa di lei la figliuola fosse tanto cresciuta e diede in tali escandescenze che parve volesse impazzire. 4998_6589_000083 e la sera nel cortile, mentre le due donne, al lume della lucerna a olio, raccoglievano le rozze scodelle di terracotta ove i figliuoli avevano mangiato la minestra. 4998_6589_000084 bellina- chi sa, poteva riaprirsi oggi o domani. cominciarono insomma a considerarla come una loro figliuola. che in coscienza, non si dovesse, insieme con loro due, sacrificare e votare a un lutto perpetuo. 4998_6589_000085 e poi l'una dall'altra abbracciate come s'erano per aggruppare in un nodo indissolubile la loro pena. dopo i funerali solennemente celebrati, la baronessa volle che anche filomena venisse a convivere con lei nel palazzo. 4998_6589_000086 per impedire che anch'essi, come quasi tutti i giovani della borgata, prendessero la via dell'america. li avevano accasati appena di ritorno dal servizio militare. 4998_6589_000087 allora sorse in piedi col faccione congestionato dalle risa. i assicuro che era di tutta la testa più alta di lui, pur così montato sulla seggiola. io il coraggio gli disse: ma dovrebbe averlo lei, scusi, il coraggio di sposar. 4998_6589_000088 con quello acre della paglia bruciata e bagnata del forno. com'ebbre in quell'onda stagnante di odori misti, ronzavano senza fine le mosche. 4998_6589_000089 l'anima e il fiato gli erano cascati e tutti i sogni che aveva fatti per lei, tutte le speranze. dico la verità: non ebbi il coraggio di confortarlo. sapevo che egli, quattr'anni addietro, prima di partire per la romania, non avrebbe veduto male al suo ritorno. 4998_6589_000090 palazzo, tutt'e tre insieme, vestite di nero, in quei grandi stanzoni bianchi intonacati di calce, pieni di luce ma anche di quel puzzo speciale che esala dai mobili vecchi lavati e dai mattoni rosi dei pavimenti. avvallati esse ora. 4998_6589_000091 e giglione spinse a due mani per di dietro la mula e le allungò un calcio. tre ore dopo butticè ritornò col medico, appena entrato nel cortile, alla vista del socio e della comare e di tutti i ragazzi. 4998_6589_000092 quasi rideva da quello scemo che era per la soddisfazione d'essere uno di casa in una congiuntura come quella che attirava la curiosità della gente. rispondeva a tutti: sturbo, sturbo. niente un piccolo sturbo. 4998_6589_000093 quelle due stanze non avevano finestre sulla facciata e prendevano luce soltanto dalla porta sul cortile, ch'era vasto e acciottolato. 4998_6589_000094 ogni sera con altri amici a cenare su la terrazza a mare di poldo carega. serate africane, il mare, quand'era scirocco, veniva a frangersi impetuoso sotto quella terrazza bianca che pareva allora, con le sue tende svolazzanti, una tolda di nave. 4998_6589_000095 la bianchezza accecante della calce faceva sembrar quasi nero l'azzurro intenso e ardente del rettangolo di cielo su quel cortile. 4998_6589_000096 quando la roba fu caricata su la mula e su l'asino che appartenevano a lui, disse al socio: va a prendermi la creatura giglione. giunse le mani, ma sei impazzito, davvero. l'ha al petto mia moglie, vuoi che muoja? 4998_6589_000097 del mio cuore, fiamma dell'anima mia. come ti sei buttato a terra, così tu ch'eri antenna di bandiera. quest'occhiuzzi belli che non li apri più, queste manucce belle che non le stacchi più. questa boccuccia bella che non sorride più. 4998_6589_000098 dove te ne vai, sei pazzo. replicò quello butticè non rispose, si ridiede a legare per terra il fagotto. e allora, giglione riprese. 4998_6589_000099 poi, se occorreva, diceva la sua due parole e non di più. butticè ricciuto e vivace, col perpetuo riso lucente degli occhi azzurri, mobili e maliziosi, e paroline dolci e ammiccamenti. 4998_6589_000100 figliuola margherita, divenuta che russia e russia, cari miei. diciamo l'europa, ma è poco. diciamo addirittura il mappamondo. 4998_6589_000101 per carità non lo senta. nicolina ha il bambino attaccato al petto. lo scialle, datemi lo scialle. e sussultò tutta nel ventre, nelle enormi poppe, di nuovo, cacciandosi le mani nei ruvidi capelli color di rame. 4998_6589_000102 quasi che anche lei quella mattina a tradimento avesse voluto diminuirlo, avvilirlo, annichilirlo. scappò via, scostando i figli, scostando tutti via giù per la campagna. 4998_6589_000103 se dello svolazzio e del canto di quell'uccello l'albero fosse o no contento, se qualcuno gli domandava. ma insomma, voi che ne dite? 4998_6589_000104 non poterono più contenersi e tutt'e tre, con le mani nei capelli, davanti all'assessore sbalordito, levarono le grida come il giorno della morte: figlio, cicciuzzo nostro che ci guarda, fiamma dell'anima nostra. 4998_6589_000105 come siete belli tutti. disse e scavalcò dalla mula e s'arrestò davanti la soglia della sua stanza, stesa lunga sul letto come se non le fosse restato nelle vene neppure una goccia di sangue. sua moglie era lì. 4998_6589_000106 ma saputo alla fine che egli era riuscito ad averlo da un'altra, da una certa nicolina, figlia del giardiniere che aveva piantato e andava tre volte la settimana a curare i fiori nel giardino di filomena, anche di questo s'era consolata. 4998_6589_000107 con la cisterna in mezzo e cinto tutt'intorno da un muro alto armato da un'irta e fitta cresta di pezzi di vetro sfavillanti al sole. 4998_6589_000108 medico butticè alla vista della moglie. in quello stato restò, ma quasi più stizzito che addolorato, tanto che, come giglione, lo trasse fuori e lo alzò su le braccia a dosso della mula e gli diede in mano la fune della cavezza, gridandogli: 4998_6589_000109 alla luce. fino a trent'anni non aveva mai avuto un pensiero per sé, tutta intesa col padre, ai lavori della campagna, al governo della masseria, alla vendita dei raccolti ammontati nei vasti magazzini polverosi di cui teneva appese alla cintola le chiavi bruciata. 4998_6589_000110 glielo aveva scritto e riscritto. difatti sì, ma come avrebbe potuto poldo carega creder, tanto da lontano, quella crescenza prodigiosa della figliuola gli era sembrata una delle solite esagerazioni della moglie. 4998_6589_000111 quanto eri bello. come facciamo cicciuzzo nostro senza di te, angelo d'oro, vita della vita nostra? e bisognò aspettare che quel pianto finisse per passare alla firma del contratto nuziale. 4998_6589_000112 filomena, donna di mondo e tanto saggia che finanche il barone sant'anima ne aveva seguito sempre i consigli. aveva già bell'e pronto il marito, un certo don nitto. trettarì giovine di notajo, civiletto di. 4998_6589_000113 pensò allora di risalire alla villa. certo, il cadavere della moglie era stato a quell'ora portato via. il socio lo voleva su per fargli vedere che la moglie s'era attaccato al seno il piccino. 4998_6589_000114 è proprio una sciagura senza rimedio. povero carega, egli lo capirà: un uomo della mia statura e anche un po più alto di me, non va a sposare certamente quella colonna, quell'obelisco. siamo giusti a parer piccoli quando non si è. 4998_6589_000115 e lo avrebbe fatto crescere, signore come lui, dandogli tutte le sue ricchezze, come già gli aveva dato tutto il suo cuore. i parenti del barone, accorsi poco dopo a precipizio, dovettero stentar molto a staccare quelle tre donne prima dal. 4998_6589_000116 proprio sopra la testa dell'assessore addetto allo stato civile. la baronessa fu la prima a scorgere quel ritratto e prese a piangere prima con lo stomaco sussultando, non potendo parlare, mentre l'assessore leggeva gli articoli del codice. 4998_6589_000117 la moglie afflittissima gemeva. ma se te l'ho scritto e riscritto, poldo mio, tante volte, quasi in ogni lettera, te l'ho scritto. 4998_6589_000118 loro unione, la quale stabiliva tra i due spropositi della natura una specie di equilibrio e come un'equa, per quanto comica, riparazione. sei mesi dopo il matrimonio fu celebrato quell'omino coraggioso, già abbastanza. 4998_6589_000119 e avevano approvato col capo senz'altre parole. giglione non parlava quasi mai. sempre quando bisognava, trattando col padrone della terra o coi mercanti di città, lasciava parlare il compagno. 4998_6589_000120 provò una fiera irritazione, avvilimento e rabbia. gli occhi ilari gli lucevano di follia. 4998_6589_000121 notte compare, noi ce n'andiamo a letto e si sarebbe chiuso con la moglie e con tutta la sua famiglia intatta là nella sua stanza. 4998_6589_000122 l'avevo mai veduta più grassa di prima e allegrona. non tardai però a scoprire la ragione di tanta allegria, come ingegnere governativo addetto alla sorveglianza dei lavori del porto. c'era laggiù un certo omino, alto poco più d'un metro calvo. 4998_6589_000123 pur così panciutello com'era, si fece alpinista, voglio dire, fece sua davanti agli uomini e a dio. quella montagna, e voi ridete. ma sappiate, cari miei, che margherita todi-carega ha adesso due figliuoli. 4998_6589_000124 asinello. vaporavano tutt'intorno dalle terre assolate vecchi odori di tante cose sparse e seccate da anni all'aperto, e qua si mescolavano coi tepori grassi del letame, col tanfo secco delle granaglie. 4998_6589_000125 della sua, la signora rossana, aveva un dispetto acerbo e smanioso perché le impediva di essere come avrebbe voluto e come dentro di sé si sentiva una gattina sentimentale. 4998_6589_000126 maria santissima. maria santissima. la gente si fermava per via ballarò che è stato. 4998_6589_000127 reggendo a stento e strascicando per terra bracciate di ruvida biancheria, lenzuola, tovaglie sottane, camice che la moglie di giglione, sporgendo il capo scarmigliato e le mani tremanti e insanguinate, strappava loro di furia. 4998_6589_000128 questo concetto dipendeva, a suo credere, dalla disgrazia comune a tutta la famiglia. la soverchia altezza. 4998_6589_000129 mentre lui invece, l'omettino, ormai vecchierello che volete, soffre, sì, ma non per causa di lei. badiamo, lei lo ama, lo stima, gli è grata e lo cura. ha proprio tutti i riguardi. per lui soffre il. 4998_6589_000130 come quelli di una maschera carnevalesca, i globi degli occhi induriti e stravolti sotto le palpebre livide, la bocca scontorta come in una smorfia di riso, e niente dava con più irritante. ribrezzo il senso. 4998_6589_000131 scappa. adirato da quella violenza, gli rispose col viso sbiancato e senza muoversi. e se non volessi scappare, scappa, in nome di dio. dici sul serio. 4998_6589_000132 urtò col gomito nicolina che le stava accanto. come questa si voltò a guardarla e, seguendo gli occhi di lei, scorse anch'ella il ritratto. gittò un grido acutissimo e proruppe in un pianto fragoroso. allora anche la baronessa. 4998_6589_000133 todi facendo ridere tutti, e più di tutti margherita carega, che si buttava indietro per far liberamente sobbalzare alle risate l'enorme seno e il ventre, finché, una di quelle sere il todi per il piacere di vederla ridere così burlescamente, non uscì a dire: 4998_6589_000134 bambino, quasi la esclusero da ogni cura di esso. tutt'e due però sentivano che questa esclusione non bastava. perché il bambino restasse insieme con loro, legato tutto alla memoria del morto, bisognava che nicolina ne avesse un altro, qualche altro di suo. 4998_6589_000135 e tanto aveva detto e fatto che da due mesi nicolina era col bambino nel palazzo ed ella la serviva amorosamente, non solo per riguardo di quell'angioletto ch'era tutto il ritratto di papà, ma anche per una viva tenerezza da cui subito. 4998_6589_000136 tutti impazziti: era una burla, era sul serio. chi sa? si faceva per burla, come se fosse una cosa seria. si ordinò lo champagne, l'ingegner todi, fu portato in trionfo a sedere accanto alla gigantesca sposina e i brindisi alle faustissime nozze non finirono più. 4998_6589_000137 placido e duro, col faccione tondo, cotto dal sole e tutto raso, egli si stirava il lobo dell'orecchia manca e stava a sentire e a pensar le risposte di quelli. 4998_6589_000138 e da lontane aje, nel silenzio dei piani, giungeva il canto di qualche gallo a cui rispondevano prima l'uno e poi l'altro, o talvolta insieme con due diverse voci: i galli del cortile. 4998_6589_000139 figurarsi poi due estranei. eppure, tra quei due, in undici anni di società, non era mai sorto il minimo contrasto, né d'interessi né d'altro. 4998_6589_000140 veramente fosse un matrimonio per chiasso di carnevale. i assicuro però che tutto il paese naturalmente da principio ruppe in un'omerica risata, ma poi vide bene, e sto per dire che stimò anch'esso ragionevolissima la. 4998_6589_000141 comprendere ch'ella, con un marito come lui, non poteva fare a meno d'un amante e fingere di non accorgersene e seguitare ad amarla nonostante il tradimento o i tradimenti, e il garbo e la giovialità, servirgli per. 4998_6589_000142 allora da un pezzo. senza dubbio aveva dovuto farle anche lei, la povera margherita, per trarne la conseguenza che nelle supreme regioni a cui, per sua disgrazia, era ascesa non avrebbe trovato mai un marito. un pioppo sì, un acero un. 4998_6589_000143 ora, per la sesta volta, era incinta. la moglie di butticè si aspettava il parto di giorno in giorno giglione. due mesi avanti aveva avuto una femmina. 4998_6589_000144 corsa in salita alla fine e l'enormità della notizia che recava alla signora baronessa lo stordirono tanto che, subito com'entrò nel palazzo, ebbe un capogiro e piombò sulle natiche tra attonito e smarrito. trovò appena il fiato. 4998_6589_000145 le nozze, la baronessa assegnò a nicolina venticinque mila lire di dote, un ricco corredo e alloggio e vitto nel palazzo. le donò anche abiti e gioje pompa. no, diceva allo sposo che si storceva tutto per ringraziare. 4998_6589_000146 giglione. era l'albero ben radicato, butticè l'uccello che gli svolazzava tra i rami, cantando, non s'era ancor potuto capire. 4998_6589_000147 attraversò le vie della città con gli sconci polpacci delle gambe scoperti, le calze turchine di cotone grosso e le scarpe con gli elastici sfiancati, il busto strappato e le poppe sobbalzanti alla vista di tutti mentre, stringendo nel pugno la medaglina seguitava. 4998_6589_000148 altri passi, forse dei ragazzi, trattenne il fiato e quando i passi e le voci s'allontanarono, godette di non essere stato scoperto. 4998_6589_000149 con certe voglie timide e angosciose, di toccare le piccole cose gentili e delicate, ma pur non osando toccarle per non vederle quasi sparire al contatto delle schiaccianti mani. mangiava come un uccellino. si poteva dire che 4998_6589_000150 piangere. guarda piuttosto che hai saputo fare, e ridendo, e battendo le mani. com'è bello, amore santo mio, com'è fino, figliuccio dell'anima mia. guarda come mi ride. gran ressa di gente era davanti la. 4998_6589_000151 dalla casa della michis in trionfo, motivo di maraviglia e anche d'invidia in tutte le contrade attorno: era il caso di giglione e butticè. 4998_6589_000152 del giardino di filomena. scorgendola da lontano, la baronessa e le serve levarono, al modo del paese, le disperazioni. il barone era morto e stava disteso all'aperto su una materassa presso un chioschetto. 4998_6589_000153 di suo e con quei calzoncini parevano due stecchi, e che poi si levasse il vizio di tener la punta della lingua attaccata al labbro superiore, del resto giovinotto d'oro. passato l'anno, di lutto stretto si stabilirono: 4998_6589_000154 finalmente, un bel giorno giunse a mio padre una lettera da un paesello su la costa meridionale della sicilia, di fronte all'africa, dove poldo carega s'era recato per la costruzione del porto. voleva che mio padre gli mandasse laggiù uno dei figliuoli per ajutarlo nell'impresa. 4998_6589_000155 strappava i convolvoli del chiosco, facendone muovere e frusciare nel silenzio tutto il fogliame. da una parte e dall'altra, gli astanti si scostarono appena irruppe, spaventosa. nello scompiglio della disperazione, la baronessa si buttò anche lei. 4998_6589_000156 intanto piangeva guardando il padre, il quale le si era fatto accosto, anzi, sotto, per mirare di quanto ella lo avesse superato: per lo meno d'un palmo e mezzo, ma pareva del doppio, perché non era soltanto. 4998_6589_000157 nemmeno si pettinava e rimaneva sdrajata, inerte a leggere o a guardarsi le unghie. così poldo, carega, giovialone, urlone, tutto fuoco, prima della partenza per la romania diventò. 4998_6589_000158 capite della loro disgrazia, ch'era opposta e comune. l'ingegner todi non aveva potuto trovar moglie per la stessa ragione per cui margherita non aveva potuto trovar marito. veramente lui, l'ingegner todi, non l'aveva mai cercata. 4998_6589_000159 e cinque. ne aveva dati l'una e cinque l'altra, ajutandosi tra loro ogni volta nei parti amorosamente, senza dare né un pensiero né un fastidio ai mariti, che non avevano tempo da perdere in queste cose. 4998_6589_000160 mai saputo render conto con precisione, rimasto a vivere in campagna da contadino tra le sue bestie, coi cerchietti d'oro agli orecchi e vestito d'albagio come prima, solo che s'era edificata una casa bella, grande, accanto all'antica masseria. e in quella 4998_6589_000161 il segreto di quel loro accordo era nell'impegno che ciascuno dei due aveva sempre messo di non farsi mai sorpassare dall'altro in nulla. 4998_6589_000162 o piuttosto l'altezza per se stessa. forse non avrebbe tanto avventato se non l'avesse resa spettacolosa la corpulenza immane, il volume delle guance e dei due menti e del seno e dei fianchi poderosi. 4998_6589_000163 me butticè ancora curvo sui figliuoli. gli lanciò, da sotto in su, uno sguardo che balenò come una lama di coltello. 4998_6589_000164 la porta e accogliere graziosamente il signore o i signori che gli facevano l'onore di venire a corteggiare la sua signora. queste cose diceva e rappresentava con molta comicità di frasi e di gesti l'ingegner. 4998_6589_000165 lanciava di sfuggita qualche obliquo sguardo di diffidenza ai fianchi poderosi della moglie del socio che avrebbe potuto sbilanciar le sorti finora eguali. 4998_6589_000166 più rigida e più bianca del marmo. la mirò un pezzo, quasi che così lunga, così tesa, così bianca non la riconoscesse più. 4998_6589_000167 e parete uno scemo. un po di festa, dicevo: ve la faremo, non dubitate. nicolina piangeva sentendo questi discorsi e si teneva stretto il bambino al seno come se. 4998_6589_000168 col vocione da maschio: san francescuccio di paola, santo padruccio, mio protettore, cento torce alla vostra chiesa. fatemi la grazia, non me lo fate morire. ballarò battistrada, alleggerito ora dal peso della notizia. 4998_6589_000169 subito, s'era sentita prendere per quella buona figliuola timida, timida e bellina, la quale, certo per inesperienza, s'era lasciata sedurre da quel gran birbante di cicciuzzo, il barone, e dalle male arti di quella 4998_6589_000170 fitta siepe d'astanti muti e immobili attorno alla materassa. solo qualcuno, di tanto in tanto, si chinava a cacciare una di quelle mosche dalla faccia o dalle mani del cadavere e una comare si voltava a far segni irosi a una bimbetta sudicia che 4998_6589_000171 perché la moglie era nata in sicilia e la figliuola in sardegna. non s'aspettava, ritornando in italia dopo circa quattro anni, di ritrovare una delle due isole, la sardegna. 4998_6589_000172 così pare, rispose giglione e, ponendosi le mani attorno alla bocca, diede la voce: aoòh, butticè, lascio la zappa e si lanciò di corsa su per. 4998_6589_000173 nell'esuberanza soffocante di tanta carne. si aprivano però, come smarriti, due occhi limpidi e chiari da bambina, che facevano pena a un tempo e paura, quella pena stessa, quella stessa paura che forse, 4998_6589_000174 quantunque giù in fondo fosse vuoto da tempo il chiuso delle pecore e sotto la tettoja, dopo il forno, invece delle vacche ci fossero soltanto due mule e un asinello. 4998_6589_000175 doti tutte, che non aveva nessunissima difficoltà a riconoscersi, non sarebbero bastate, come tante gentili amiche gli volevano far credere, a compensare quei tre palmi di statura che gli mancavano. no, no, quelle doti in lui. 4998_6589_000176 ma ogni giovanotto, guardandola, le avrebbe detto: cala prima, bella mia, cala, cala. e come poteva calare, povera margherita? non passarono neanche tre mesi dal suo. 4998_6589_000177 incitando lo pigli in parola. ebbene sì, accetto, rispose lei. vediamo un po chi se ne pente. io ah, io no di certo. esclamò il todi e, saltando dalla seggiola, 4998_6589_000178 cicciuzzo. il barone non si sente nemmeno fiatare. io dormo invece con la bocca aperta e ronfo troppo forte. ecco perché, convinta com'era di non poter bastare a lui, di non aver niente in sé per attirare, non già. 4998_6589_000179 in dieci anni della sua incredibile tolleranza, non solo per l'amore sviscerato e la devozione al marito, ma anche per la coscienza ch'ella aveva e dava agli altri che fosse naturale quanto le era accaduto, data la sua rozzezza, la sua bruttezza e il suo gran 4998_6589_000180 ecc. insomma, non soffrono rivali, vogliono esser soli. figuriamoci se sposerebbero una donna della loro statura. e poi perché? per parere, scappati da un baraccone da fiera, queste riflessioni come. 4998_6589_000181 su la soglia della stanza, disse ai tuoi figliuoli: non ci pensare, ora mia moglie farà conto di averne dodici invece di sei e darà latte al tuo piccolo e avrà cura di te come di me. 4998_6589_000182 così proposto. dapprima per burla, si concluse sul serio quel matrimonio ideale d'un nano con una gigantessa. il coraggio, l'una e l'altro non dovevano averlo tanto per sé, cioè per tollerar lei, un marito come lui e lui. 4998_6589_000183 una moglie come lei, quanto per gli altri voglio dire, per resistere alle beffe della gente che domani li avrebbe visti insieme, marito e moglie. ma l'ingegner todi e margherita carega ebbero tanto spirito da tener fronte a queste beffe e da goderci per giunta. 4998_6589_000184 esagerazioni. ebbene, eccotela qua, guardala ora, la mia esagerazione. e la signora rossana, indignata, indicava al marito, la figliuola, ch'era un'esagerazione per davvero margherita. 4998_6589_000185 non si voltava nemmeno, scansava quanti tentavano pararglisi di fronte e via di corsa verso il palazzo del barone, seguitando a ripetere quasi a ogni passo: maria santissima, maria santissima quella. 4998_6589_000186 questo onore e le altre no. c'era poco da dire. una sola cosa in quei dieci anni: la aveva amareggiata il non aver potuto dargli un figliuolo a cicciuzzo, il barone. 4998_6589_000187 sole e sudata sempre con qualche festuca di paglia tra i cerfugli arruffati. da quello stato la aveva tolta per condurla in città, baronessa don francesco di paola vivona, gran signore spiantato e bellissimo. 4998_6589_000188 le quali gli uomini, le opere e i buoi regolavano la loro andatura costantemente. per undici annate la terra aveva risposto alle dure fatiche dei due soci. 4998_6589_000189 confortavano a vicenda, covando a gara quel bimbo roseo e biondo in cui agli occhi di ciascuna riviveva il defunto barone. a poco a poco, però, la baronessa e filomena cominciarono a far sentire a nicolina ch'essa, benché 4998_6589_000190 delle innumerevoli galline davanti al cancello, alle donnicciuole che si recavano poi coi panieri a rivenderle in città. la figlia vittoria, o bittò come il padre la chiamava, rossa di pelo, gigantesca come la madre, morta nel darla. 4998_6589_000191 nati a un parto parturiunt montes due topi. voi credete che topi, a dodici anni, sono già alti quanto la mamma? ed è raggiante. margherita todi-carega trionfa tra quei due piccoli colossi degni di. 4998_6589_000192 forse doveva provare l'anima di lei per il proprio corpo, così enormemente cresciuto a mano a mano che questo era cresciuto fino ad assumere quelle proporzioni mostruose. l'anima atterrita si doveva certo esser fatta dentro di lei piccina. 4998_6589_000193 ma perché tu hai la pena, lo so, e nessuno te la vuol levare. ma quanto al resto, tu e i tuoi figliuoli qua butticè. tornò a rizzarsi su la vita. si pose un dito su la bocca. 4998_6589_000194 muoja, me ne devo andare, giglione. andò di corsa a prendere il neonato e con la faccia voltata glielo porse: tieni vattene, non voglio più vederti. tu disse allora con un ghigno butticè. e figurati io. 4998_6589_000195 si diede ad agitar furiosamente quelle mani davanti alla bocca, quasi volesse disperdere o ricacciare indietro il grido, poi le protese in atto di parare, accennando che si chiudessero tutti gli usci e con voce soffocata: per carità. 4998_6589_000196 per annunziare il signor barone correte. gli è preso uno sturbo giù nel giardino all'annunzio la baronessa donna vittoria vivona restò in prima come basita. 4998_6589_000197 del loro matrimonio e tutti gli ori e i guardaspalle di raso a pizzo con la frangia fino a terra. ma alla fine dovettero tutti sottomettersi alla volontà della sposa e andarono in processione prima in chiesa. 4998_6589_000198 un marito e una moglie possono far ridere finché vogliono, ma la paternità non può non essere una cosa seria. 4998_6589_000199 ritornando a mezzogiorno per il desinare o la sera per la cena, avevano trovato un figlio di più maschio. 4998_6589_000200 seggiola. seriissimamente si fece innanzi a poldo carega, s'inchinò e gli disse: ho l'onore, ingegner carega, di chiederle la mano della signorina margherita, sua figlia. quel che successe, rinunzio a descriverlo: parevamo. 4998_6589_000201 nessuno rimase offeso di quello spettacolo e tutti si commossero, anzi fino alle lagrime, quand'ella si voltò a scongiurare nicolina d'allontanarsi e, prendendole il bimbo e mostrandolo al morto, gli giurò che lo avrebbe tenuto. 4998_6589_000202 si ribella l'amor proprio mascolino dei bassi. non ne parliamo degli altissimi come lei. già a trovarne uno si contano su le dita. ma anche a trovarne uno si sa che gli uomini altissimi hanno un debole per le donne piccoline, superbi della. 4998_6589_000203 quell'aria insolita e nuova. senza saperlo, era entrata la primavera prima che andasse in romania- non so per quale impresa- poldo carega, ingegnere appaltatore. 4998_6589_000204 giglione alzava una mano e col pollice sotto il lobo e l'indice alzato sul padiglione, mostrava l'orecchia, per significare che a lui toccava sentire e che il parlare era affare del compagno. 4998_6589_000205 andai io per curiosità di rivedere, dopo tanto tempo, margherita. m'aspettavo di ritrovarla cupa, gelida nelle sue superne alture funebre e ravvolta di nebbie perpetue, poiché già doveva aver presso a. 4998_6589_000206 e anche le mogli pareva avessero gareggiato di fecondità con la terra. desiderio degli uomini era aver figliuoli e averli maschi per i lavori della campagna. 4998_6589_000207 e poco dopo, urlando anche lei, stracciandosi anche lei i capelli a piè di quella materassa, una terza donna venne a buttarsi ginocchioni, nicolina, col bambino in braccio. nessuno, conoscendo la baronessa, le prove. 4998_6589_000208 non mangiava più, ma non giovava a nulla. da più di due anni non usciva di casa perché tutti per via si voltavano e si fermavano stupiti a mirarla. in casa stava quanto più poteva seduta per non dare a se stessa spettacolo della sua grandezza. 4998_6589_000209 giglione, entrato zitto zitto nella stanza con la moglie e col medico, alzò una mano e glie la posò su la spalla in atto di commiserazione. ma butticè si scrollò con un fremito animalesco gridandogli: non mi toccare. 4998_6589_000210 di più questo lutto per via del bambino. quelle non le dissero che proprio per questo desideravano che si maritasse, ma si mostrarono così fredde con lei e così scontente del rifiuto che alla fine, a poco a poco, la 4998_6589_000211 la mamma del piccino non poteva, per la sua età, per la sua inesperienza, esser pari a loro sia nel dolore per la sciagura comune, sia anche nelle cure del bimbo. per loro due la vita era ormai chiusa per sempre. per lei invece così. 4998_6589_000212 gli parve che il socio lo volesse pestare con la sua generosità, appena caduto sotto quell'ingiustizia della sorte e senza neppur guardare un'ultima volta la morta. 7405_6589_000000 quale ora gli appariva evidente dai vetri sudici di quella finestra sul cielo bigiognolo della mattinata autunnale. 7405_6589_000001 vedete ora voi se vi sembra più il caso di far la denunzia, tanto più che i vostri figliuoli. vorrei sbagliare, ma ai sintomi che vostra moglie mi descrive temo purtroppo che abbiano la scarlattina. badate. 7405_6589_000002 appena lo vide, bellavita balzò in piedi, pregiatissimo signor avvocato, ma subito, colto da vertigine, fu costretto a recarsi una mano sugli occhi e a sorreggersi con l'altra. 7405_6589_000003 notajo, non t'ha baciato, m'ha fatto. così rispondeva alla fine michelino, passandosi celermente una mano sui capelli. 7405_6589_000004 il notajo guatò quelle lagrime il pietoso aspetto di quell'uomo disfatto in pochi giorni. dall'improvvisa sciagura vide lo sbigottimento allungarsi sul viso sbiancato del ragazzo. 7405_6589_000005 emergente là dalle braccia conserte. se il rispetto non l'avesse trattenuto, si sarebbe accostato in punta di piedi a deporre un bacio di convulsa gratitudine su quella calvizie, tanto il doloroso raccoglimento del signor notajo gli era di balsamo al cuore. 7405_6589_000006 tutti mi disprezzano per causa sua, tutti ridono di me, di questo mio stesso lutto. lei solo mi può e mi deve compatire, lei che sa il sentimento mio, lei che sa che non ho voluto mai nulla da lei. 7405_6589_000007 stava per precipitare nell'abisso della più nera disperazione ed ecco che aveva trovato in quelle due parole un sostegno per fermarsi, per riprendersi. oh dio, poteva anche ridere, sì. 7405_6589_000008 ma che? quanto a rispettarlo? ah, quanto a rispettarlo, non posso farne a meno. l'ho sempre rispettato quando il rispetto poteva costarmi d'avvilimento e di mortificazione. e vuole che proprio ora, ora che n'ho più bisogno, non lo rispetti più? 7405_6589_000009 e siccome parato di strettissimo lutto, dopo aver parlato s'era ricomposto rigido su la soglia. le gambe per quella gioja quasi gli mancarono. 7405_6589_000010 e allora a levarti, ti voglio, con quelle povere gambe che non se le sente più intormentite e informicolate da tante ore. 7405_6589_000011 la faccia paonazza del notajo, alzata come recisa e posata lì sul piano del tavolino. diventò livida dalla stizza. 7405_6589_000012 a un certo punto, perché il cuore gonfio non gli scoppiasse in petto, balzava in piedi, affidava la botteguccia al vecchio cameriere che dormiva sempre e si recava lui di nuovo con michelino a trovare in casa il signor notajo. 7405_6589_000013 si voltò e come scorse bellavita, parato a quel modo, prima allibì, poi si sentì rimescolare tutto e gli corse a petto e gli muggì sotto sotto, accennando di levar la canna d'india. lasciami in pace, bellavita, o t'accoppo sai. 7405_6589_000014 ma come i parla di spese? lui osa parlarmi di spese. e quando mai ho ricorso a lui per mantenere il ragazzo come un figlio di signori? io, coi miei soli mezzi, io, e finché campo ci penserò sempre, io glielo dica. 7405_6589_000015 mai qualcuno tra loro due poteva aver rimorso d'aver fatto male all'altro. quest'uno certamente non poteva esser. lui non se ne dava pace. bellavita ne impazziva, parola d'onore ne impazziva. 7405_6589_000016 di michelino, di michelino. sì, voi sapete che il notajo gli ha voluto sempre bene e seguita a volergliene. sì, ah sì. 7405_6589_000017 alla fine, bellavita riuscì a risucchiarsi le ultime lagrime dal naso e riprese. sono venuto anche per michelino, per michelino. 7405_6589_000018 lutto all'invito d'introdursi. rimessosi dalla gioja, bellavita spinse avanti michelino e piano prima in un orecchio, va a baciar la mano al signor cavaliere. 7405_6589_000019 prevedono costoro dai continui progressi della scienza nuove e sempre maggiori scoperte e lasciano intanto milocca, senz'acqua e senza strade e senza luce. i ricordate. 7405_6589_000020 il notajo pensò di starsene parecchi giorni in casa e bellavita per tutti quei giorni. all'ora solita gli passeggiò sotto le finestre come una sentinella. 7405_6589_000021 il ridicolo. il signor notajo. lui lo teme perché io lo rispetto. teme il ridicolo lui che per dieci anni mi rese lo zimbello di tutto il paese. teme il ridicolo. 7405_6589_000022 e allora il dottor calajò, che da anni ha lasciato correre senza mai aprir bocca con nessuno, insorge contro tutti, indignato, e grida che la denunzia non l'ha ancor fatta, ma la farà, e non solo contro piccaglione. 7405_6589_000023 e si assumerà il notajo, s'intende, tutte le spese, purché voi consentiate a separarvene, dapprima ancor quasi smarrito, poi a mano a mano, raffermandosi sempre più in quel sospetto che lo riempiva di sgomento e d'indignazione. a un tempo, 7405_6589_000024 ah sì, fa il giovane collega e lei scusi perché non si mette a fare il medico come lo vogliono, a milocca acqua e lì. 7405_6589_000025 poi, con la composta gravità che quella visita di soli sei giorni dopo gl'imponeva, mosse alcuni passi nella camera in disordine che sapeva ancora dei notturni ronfi grassi, del grasso notajo. 7405_6589_000026 ah, quanto mi dispiace e per questo vuole disfarsi di me e di michelino, perché sono andato a trovarlo a casa col ragazzo e voglio rispettarlo ancora. 7405_6589_000027 tempo bellavita cominciò a domandare e a dire: e perché il ragazzo qua studia, signor avvocato? va bene a scuola, io lo tengo. 7405_6589_000028 ebbene, ne ho saputo una nuova di quel beato paese e ve la voglio raccontare, anche a costo che vi debba sembrare inverosimile. ma come volete fare se no a conoscere le cose vere? 7405_6589_000029 michelino alzava le spalle seccato, non comprendendo il perché di quell'ansiosa, insistente premura del padre di sapere che cosa gli avesse detto e fatto il notajo. 7405_6589_000030 ai malati. ecco, piccaglione, è proprio il medico che ci vuole per milocca. non ha laurea, non la pretende a scienziato, non compromette in nessun modo la scienza, dalla quale pubblicamente s'è messo fuori da sé con quella ridicola sonnambula. 7405_6589_000031 vuol levarmi anche il ragazzo. no, no, mi lasci dire: non è vero niente. signor avvocato che gli sta a cuore l'educazione di michelino. no, è altro, è altro e io lo so. signor avvocato, che cos'è? 7405_6589_000032 ma finalmente un giorno, ecco presentarsi alla soglia del caffeuccio uno dei più intimi amici del notajo denora. 7405_6589_000033 come mai, ora ch'era rimasto così stroncato dalla sciagura, nemmeno uno di essi si faceva più vedere al caffè? che male aveva fatto al signor notajo da esser trattato così dai suoi amici. 7405_6589_000034 e appena viene a sapere che quel giovane medico l'ha fatta lui per suo conto la denunzia, e che piccaglione per tutta risposta, senza neanche aspettare l'interdizione, ha fatto fagotto e se n'è andato via con la sonnambula. 7405_6589_000035 michelino. michelino si scosse, invanito dalla bella notizia che una messa oh anche per lui, e fece per ripassarsi la mano sulla giacca, ma interruppe il gesto vedendo sorgere in piedi il signor notajo. 7405_6589_000036 e di tutta quella sua delicatezza non rimeritata s'inteneriva angosciosamente e quell'angosciata tenerezza gli si scioglieva subito in un nuovo e più urgente sgorgo. 7405_6589_000037 beato paese dove non c'è pericolo che la civiltà debba un giorno o l'altro arrivare, guardato com'è dai suoi sapientissimi amministratori. 7405_6589_000038 basta questo perché a milocca sia inviso a tutti, inviso per principio, senza tener conto dell'esito delle sue applicazioni. 7405_6589_000039 la verità è che ella, come tutti i milocchesi, e anzi con un più intimo e profondo rancore, vede male la scienza del marito e ne diffida. 7405_6589_000040 i dica lei come potrei fare a non rispettarlo più. signor avvocato, non ho mai fatto altro tutta la vita e vuole che ora, tutt'a un tratto, non lo rispetti più? 7405_6589_000041 come acqua? e lì domanda: stordito calajò. e quello: ma sì, illustre collega, acqua, acqua naturale, tinta, in rosso o in verde, da qualche sciroppino? e lì, 7405_6589_000042 il notajo finalmente uscì e lui di nuovo dietro. un giorno alla fine, non potendone più, il notajo gli diede una solenne fiaccata di bastonate e lui, come aveva detto, se le pigliò. 7405_6589_000043 con michelino stretto tra le braccia. quando il ragazzo ritornava dalla scuola bellavita si sfaceva in lagrime aspettando. 7405_6589_000044 i dà un calcio e me lo piglio, uno schiaffo e me lo piglio. gli faccio anzi tanto di cappello subito, a ogni calcio che m'allunga, a ogni schiaffo che mi dà. può andare a dirglielo, egli il corpo ed io l'ombra. 7405_6589_000045 sta bene. e poi, e poi le feci collocare tutte e due sul carro funebre, signor cavaliere, la sua e la mia accanto. tanto, tanto belle. se vossignoria le avesse vedute, parlavano chi parlava, quelle due corone, signor cavaliere. 7405_6589_000046 di poco tatto con gli avventori e d'inesperienza anche e di goffaggine. gratitudine poi della pace che il signor notajo, con la sua tranquilla e circospetta relazione, gli aveva rimesso in famiglia. 7405_6589_000047 accorre una povera, squallida donna senz'età con certi occhi atroci, velati e semichiusi, come se le palpebre le pesino una più e l'altra meno. 7405_6589_000048 solo dopo quattro o cinque di quelle visite cominciò a comprendere che esse non erano bene accette. al notajo non disse nulla. 7405_6589_000049 si servono d'un certo piccaglione che tiene in casa la sonnambula, da cui si fa ajutare nelle cure sui generis che impartisce ai malati. 7405_6589_000050 i milocchesi sapessero dove studia il dottor calajò: in un palco morto che piglia luce da un occhio ferrato il quale, nell'ombra muffida e intanfata, s'apre là in fondo. 7405_6589_000051 dunque ho saputo che a milocca hanno per medico condotto un tal calajò, che pare goda nel mondo dei medici. 7405_6589_000052 spero disse che nel nastro non avrai fatto scrivere il mio nome, bellavita. tenendo il fazzoletto listato di nero davanti agli occhi, fece segno di no col capo. poi domandò di nuovo il notajo. 7405_6589_000053 aggiunse al pianto sempre vivo per la morte della moglie. altro pianto per questo nuovo dolore e diradò un poco le visite. 7405_6589_000054 il signor notajo non aveva più nulla da spartire con lui, perché il dolore se lo aveva, il lutto, se voleva portarlo per la morte di quella donna, non c'era nessun bisogno che lo avesse e lo portasse in comune con lui. troppo aveva fatto ridere. ora basta, non voleva più. 7405_6589_000055 sai, ma bellavita, gli restò davanti, zitto e con gli occhi bassi, impassibile come un'ombra, e la gente tutt'intorno ferma per via a guardare e a ridere. 7405_6589_000056 oh, dio, bellavita, che è. niente. signor avvocato, la gioja come ho veduto entrare ossignoria i sono alzato troppo di furia, sono tanto debole, signor avvocato, ma niente, ora è passato. 7405_6589_000057 bisogna telegrafare d'urgenza perché dalla città vicina accorra a precipizio un medico munito del siero di behring. ha intanto la generosità di non incrudelire sopra la moglie e non pensa più ad altro che a salvare, se può, i suoi bambini. 7405_6589_000058 purtroppo ogni rimedio è vano. i due bambini, a poche ore di distanza l'uno dall'altro, muojono, per fortuna presto, come fanno gli uccellini. 7405_6589_000059 quanto me ne dispiace, parola d'onore, ma se è per questo, ah, signor avvocato, gli dica, la prego, che in casa io col ragazzo non andrò più a trovarlo. 7405_6589_000060 e ogni sorriso di risposta a ogni sguardo che le fosse rivolto. le scopriva le pozzette alle guance leggermente. 7405_6589_000061 siamo finora a questo punto e non so se fin qui quanto mi è stato riferito come vero vi sia sembrato verosimile. 7405_6589_000062 leggete e poi regolatevi come vi pare. calajò butta l'occhio su quei bigliettini e mia moglie esclama: 7405_6589_000063 ogni marito ingannato dalla moglie avrebbe dovuto adottarlo, questo nuovo genere di vendetta, mettersi a rispettare, a venerare, a incensare davanti a tutti, in tutti i modi, l'amante della moglie fino a farlo disperare. 7405_6589_000064 e lo guardò, in così dire, da vicino, così affitto, affitto, e con certi occhi così smarriti e atroci, da pazzo, che al notajo passò la tentazione di tirargli una spinta per levarselo d'addosso e mandarlo a schizzar lontano. 7405_6589_000065 denora bellavita. nel sentir nominare il notajo denora, così come a tradimento, appassì e guardò quel signore come se fosse venuto a togliergli anche l'aria da respirare. 7405_6589_000066 e così anch'io dovrei stare in attesa del rimedio di domani, s'intende per tutti coloro che non hanno la morte in bocca, perché quando l'hanno, eh, sono vigliacchi. allora, e lo vogliono, il rimedio d'oggi, e come lo vogliono? 7405_6589_000067 forse a casa sua si sarebbe buttato giù nella disperazione di quel cordoglio. ma siccome qua la commiserazione che il signor cavaliere poteva accordargli non doveva occupar soverchio posto nello stesso. 7405_6589_000068 perché da quando il dottor calajò, per vendicarsi, s'è messo a dar per ricetta agli ammalati quella sua acqua, e lì gli ammalati pajono morti, guariscono tutti. 7405_6589_000069 potrebbe dire che appunto per questo, per non disturbarlo, gli ha sempre nascosto le lievi infermità dei figliuoli. ma sa che mentirebbe dicendo così e non lo dice. 7405_6589_000070 chiamato al solito. all'ultimo momento ha domandato ai parenti del moribondo se non l'hanno chiamato per isbaglio invece del prete e se n'è tornato a casa a studiare. 7405_6589_000071 e su uno dei piatti della bilancia sul banco era rimasto un peso d'ottone a ricordare l'ultima vendita di dolci fatta dalla moglie. 7405_6589_000072 t'ha baciato, di t'ha baciato? domandava subito a michelino, accorrendo come un assetato appena lo vedeva uscire dallo studio. 7405_6589_000073 non è per questo incalzò. e allora perché? forse perché non vuol più vedere neanche il ragazzo. me da un pezzo non mi vede più. 7405_6589_000074 bisognava compensarlo, povero signor notajo, con altrettanto rispetto d'ora in poi, e bellavita corse dal suo sarto a ordinargli un nuovo abito da lutto che facesse colpo e saltasse subito agli occhi di tutti. 7405_6589_000075 la prima volta che prese a scortarlo. così il notajo notò che la gente che gli veniva incontro si fermava e scoppiava a ridere. 7405_6589_000076 che, se tanti trattavano con confidenza il signor notajo denora, non stessero a farsi illusioni, perché il signor notajo denora aveva in segreto una ragione di speciale intimità con lui e non avrebbe potuto accordarla ad altri. 7405_6589_000077 eh, lo so, caro dottore, voi dite così perché c'è il municipio che vi paga per stare in ozio e piccaglione. vi fa comodo, ma io 7405_6589_000078 decise di chiuder lo studio e si ritirò a vivere in campagna bellavita trionfante, nella bottega del caffè rammodernata e di nuovo piena di clienti. 7405_6589_000079 per sottrarsi a quell'incubo, si mise a esortare il piangente. a farsi animo. gli promise che non l'avrebbe abbandonato, che sarebbe andato a trovarlo a casa come prima. sì. 7405_6589_000080 e sedette, ma in punta, in punta a una seggiola e dritto sulla vita, quasi il cordoglio dovesse per forza tenerlo teso e indurito così. 7405_6589_000081 in una scatola che s'apre come un libro, da una parte e dall'altra scompartita in tante caselline, ciascuna con un tubetto di vetro pieno di pallottoline di zucchero intrise d'alcool con le essenze omeopatiche. 7405_6589_000082 e poi su dritto, impalato dietro al signor notajo a scortarlo a due passi di distanza, nell'ora che usciva dallo studio per la consueta passeggiata. 7405_6589_000083 ma anche contro il sindaco e contro la giunta e il consiglio municipale che osano con tanta arroganza e sfacciataggine proteggere un impostore. il caso diventa serio. il fermento del paese cresce d'ora in ora. 7405_6589_000084 stretta nelle spalle, ha la gobba dietro ben segnata dal giubbino verde sbiadito, la gobba delle povere madri sfiancate dalle cure dei figli e della casa. 7405_6589_000085 a questo punto l'amico cercò d'arrestar la foga di tutte queste domande irrompenti approfittando del sospetto realmente infondato contenuto nell'ultima domanda di bellavita. ma questi non si lasciò sopraffare. 7405_6589_000086 più bellavita, dopo essersi contorto sullo sgabello per arrivare in fondo a quella faticosa spiegazione, alla fine rimase come trasecolato. 7405_6589_000087 il notajo s'era chinato con le braccia conserte sul piano del tavolino e vi aveva affondato il capo. rimase bellavita un pezzo a contemplare con occhi gravi e densi d'angoscia la calvizie paonazza del signor notajo. 7405_6589_000088 che aveva detto e invitò con un cenno della mano il visitatore a introdursi a sedere. bellavita, a quel gesto sentì quasi sussultare tutta la stanza, tanta fu d'improvviso la gioja che. 7405_6589_000089 poi riprese tra il pianto bellavita, tre messe ho fatto dire alla sant'anima: una per lei, una per me, una per michelino. 7405_6589_000090 si guarda le manine che forse incutono, ribrezzo anche a lui da quanto son gracili e con certi ditini, pallidi e pelosi come bruchi, fa il distratto. lo domandano d'una cosa e risponde a. 7405_6589_000091 ma perché mai può esser fatta la scienza medica per essere applicata? crede ingenuamente il dottor calajò, e lui la applica, come ne ha del resto il dovere e come i casi e la discrezione gli consigliano. 7405_6589_000092 con quel gesto e zitto, come sicuro del fatto suo, dal caffè sulla piazza lo vedono avviarsi pian piano alla casa del suo nemico. 7405_6589_000093 siamo giusti, era ridicolo. ridicolo- e bellavita perdio doveva capirlo- che essendo forzato quel primo legame, ora che la morte finalmente lo aveva sciolto, 7405_6589_000094 poteva mai tollerare il signor notajo, la minaccia di non levarselo più d'attorno e che egli seguitasse a rispettarlo, a incensarlo, a servirlo davanti a tutti, a dimostrare in tutti i modi come aveva sempre fatto. 7405_6589_000095 col rispetto ossequioso di cui lo faceva segno davanti a tutti gli amici, con le lodi sperticate che profondeva con chiunque ne parlasse, gli aveva avvelenato il piacere di quell'unica avventura tardiva della sua sobria, riservatissima esistenza. 7405_6589_000096 a quella pressione come per un richiamo, apparve subito più raggiante, in michelino, la soddisfazione con cui portava addosso quell'abito nero. 7405_6589_000097 rimasto solo stette per più di cinque minuti ad aprire e chiudere le mani, tutto vibrante, congestionato e a muggire, a fischiare, a gridare in tutti i toni: perdio, perdio, perdio. 7405_6589_000098 altro che quel poco di caffè, pur fatto con specialissima cura, gli avrebbe dato il sangue delle vene per la sviscerata gratitudine che gli serbava della difesa che, nei primi tempi del matrimonio, il signor notajo aveva fatto di lui contro la moglie che lo accusava di poco avvedimento. 7405_6589_000099 mosche bellavita tornava a sedere curvo su lo sgabello di ferro e stava lì immobile per ore e ore con gli occhi fissi, aguzzi, spasimosi, che pareva finissero di divorargli la faccia smunta e smorta dalla barba non rifatta da parecchi giorni. 7405_6589_000100 per non essere disturbato dal chiasso dei figliuoli, ha allogato lì un tavolinetto coi piedi mozzi. salta sulle passinate del palco curvo per non battere il capo nella copertura del tetto che pende a capanna. 7405_6589_000101 alle corte. disse allora risolutamente quell'amico: assai seccato, ora ci siamo. è questo, caro bellavita, parliamoci chiaro. 7405_6589_000102 per un che di goffo che il sarto ci doveva mettere. roba da pompa funebre e camicia nera, solino nero, cravatta nera, bastoncino nero, guanti neri, fazzoletto nero, tutto nero. 7405_6589_000103 l'inverosimile, signori miei, viene adesso e me ne dispiace cordialmente per la scienza medica. l'inverosimile è che hanno ragione loro, i. 7405_6589_000104 l'amico cercò in tutti i modi di dissuaderlo, con preghiere, con ragionamenti, con minacce. bellavita non si rimosse più da quella sua frase. egli, il corpo ed io. 7405_6589_000105 come spiattellargli in faccia che con la morte della donna il notajo aveva creduto d'essersi liberato dell'incubo di lui. che col ridicolo della sua incredibile mansuetudine. 7405_6589_000106 gli mette in mano due o tre di quei bigliettini e alza un dito al naso per fargli cenno da uomo che la sa lunga di non stare a sprecar fiato inutilmente. 7405_6589_000107 nel sentir queste maledizioni al dottor calajò, piccaglione, ch'è un omarino alto un braccio, ma con un testone di capelli così. 7405_6589_000108 ma teresina, teresina, signor cavaliere, teresina non la troverà più. non le reggerà il cuore, a vossignoria, se ti dico che verrò, verrò, verrò. e così alla fine riuscì a mandarlo via. 7405_6589_000109 poi, un altro giorno, una tremenda labbrata con la grossa tabacchiera d'argento e lui per più d'una settimana seguitò ad andargli dietro col labbro che gli pendeva come una lingua di cane. 7405_6589_000110 lo stima pericoloso, giacché non può non essere per lei una pazzia tutto quel suo accanimento allo studio, là, nel palco morto. 7405_6589_000111 di michelino si tratta e non voglio far nulla io, senza il consiglio e il consenso di vossignoria. il ragazzo soffre a star solo in casa con me. vede come s'è ridotto in sei giorni, povera creatura. ma io non so far altro che piangere, piangere, piangere. 7405_6589_000112 quando andava, mandava dentro lo studio del notajo michelino e lui si sedeva silenzioso e con gli occhi chiusi nell'anticamera, lì accanto alla bussola di panno verde ingiallito, con l'occhio opaco nel mezzo. 7405_6589_000113 cava di tasca, nel salire la scala, un fascio di bigliettini scritti a lapis e, come il dottor calajò in persona, viene ad aprirgli la porta prima che abbia tempo di stupirsi della sua visita. 7405_6589_000114 spesso, se il vento schiude nel terrazzino lo sportello per cui si entra in quel palco morto, i colombi e i piccioni della moglie s'affacciano titubanti a curiosare. 7405_6589_000115 si solleva dai lettucci dov'essi giacciono, avvampati dalla febbre e con tutte le carnucce prese dal male, e si mette a gridare che sono perduti, perduti, perduti. 7405_6589_000116 ma né il notajo venne, né nessuno dei suoi amici, che prima solevano passar là nel caffeuccio le mezze giornate a conversare, a leggere i giornali, a giocare. 7405_6589_000117 interpretando male il doloroso sbalordimento che si dipinse sul volto di bellavita, colui s'affrettò a esortarlo: non v'allarmate. non v'allarmate, caro bellavita, è per il bene del vostro ragazzo. 7405_6589_000118 pensate ai vostri libri, voi, ma scusate, c'è un'intera popolazione che dovrebb'essere affidata alle vostre cure. la vedete morire con le pallottoline di quell'impostore in bocca e non ve ne fate né scrupolo, né rimorso. 7405_6589_000119 batti oggi e batti domani. il farmacista ha strappato finalmente al dottor calajò la promessa che farà una formale denunzia al prefetto contro piccaglione perché gli sia interdetto l'esercizio abusivo della professione di medico. 7405_6589_000120 piange infatti e si dà del buffone, e poi sghignazza e grida che non è vero e che non sente nulla. il giovane collega accorso dalla città lo guarda sbigottito, e cerca di confortarlo. 7405_6589_000121 ma ecco farsi avanti, tranquillo e sorridente, l'omarino col suo gran testone di capelli e quelle sue schifose, gracili manine che si muovono molli molli nell'aria a raccomandar prudenza e pazienza. 7405_6589_000122 si vendicherà e senza rimorsi vogliono morire con la bocca dolce, i milocchesi acqua e lì la moglie, ridotta com'è un'ombra, non ha più pace. 7405_6589_000123 e allora il dottor calajò può sperimentare in sé il più spaventoso dei fenomeni: la coscienza lucidissima d'essere impazzito. 7405_6589_000124 l'ultimo bigliettino. guardate, non più tardi di ieri. interrogatela. non potrà negare i vostri figliuoli, dottore. non li ho mai visti perché i consulti, domande e risposte sono stati sempre per iscritto, con codesti bigliettini mandati per la donna di servizio che può esser testimone. 7405_6589_000125 clienti vantò finché visse quel suo nuovo e strepitoso metodo per vendicarsi delle corna, ma si rammaricava di continuo che, per pochezza d'animo, i tanti cornuti del paese non lo volessero adottare. 7405_6589_000126 che potevano seguitare a esser per sé, là come prima, mentre tutto per lui era finito. finito e l'infame calunnia ch'egli tenesse su quella bottega di caffè coi denari del notajo denora. 7405_6589_000127 il notajo, levò, la faccia più che mai aggrondata dal tavolino, una corona me lo permisi, sicuro, d'interpretare il suo sentimento, signor cavaliere. 7405_6589_000128 un po di considerazione, soltanto per il rispetto che le ho sempre portato, un po di considerazione per la mia disgrazia, per la nostra disgrazia, signor cavaliere. 7405_6589_000129 si lamentò dalla soglia bellavita, con quell'esitazione di chi si butta a parlare e poi, incerto, si trattiene. sono venuto perché- l'ho capito- sa il cuore a vossignoria, il cuore non le regge più a venire da me, l'ho capito. 7405_6589_000130 e con questo schifo nelle dita, si voltò verso la finestra chiusa della stanza, come per cercare uno scampo, chi sa perché. in quella finestra notò subito la croce che nella vetrata formavano le bacchette di ferro arrugginite. 7405_6589_000131 ecco che già rideva. aveva tanto pianto. ora poteva ridere, sì, sì, e avrebbe fatto ridere tutti. sarebbe stata la sua vendetta. 7405_6589_000132 proprio come una divisa lo portava il giorno avanti ai piccoli amici del vicinato raccolti innanzi all'uscio di strada su cui il padre aveva inchiodato di traverso una fascia nera di bambagino. egli aveva annunziato: 7405_6589_000133 ma chiaro, veramente, quando fu al dunque stentò più d'un poco a parlare quell'amico, perché non era mica facile far comprendere a bellavita il dispetto del notajo per il suo canino attaccamento. 7405_6589_000134 non posso mandarlo a napoli. ma quand'anche potessi, non vorrei, perché il signor notajo mi fa dir questo. ha forse creduto che gli portavo il ragazzo per averne qualche cosa? 7405_6589_000135 perché il signor notajo mi propone di mandarlo in un collegio e così lontano, a napoli, e io, ah, non vuol più tenere nessun conto di me, il signor notajo: senza il ragazzo io morrei. 7405_6589_000136 e va a ficcare, le gambe lunghe distese, sotto quel tavolinetto, sedendo su un'assicella posta fra una trave e l'altra, e in quella bella posizione dura quattro e cinque ore finché la moglie non viene a chiamarlo, o per qualche rara visita o perché già pronto in tavola. 7405_6589_000137 grugano impauriti, scrollano il capo a scatti per sbirciarlo di traverso, poi si voltano, gli lasciano un segno della loro disapprovazione e via. 7405_6589_000138 sto morendo, io, signor avvocato. sto morendo qua di crepacuore, abbandonato da tutti senza sapere perché. ma che gli ho fatto io? che gli ho fatto in nome di dio? 7405_6589_000139 tutta la bottega, dalle vetrine laccate un tempo di bianco, ora ingiallite e scrostate, sonava del ronzio fitto, continuo, opprimente di quelle mosche. 7405_6589_000140 e perché? allora cominciò a dire: ma quegli parò le mani a interromperlo subito. lasciatemi dire, vi prego, il notajo vi propone, caro bellavita, di mettere il ragazzo in un collegio a napoli. 7405_6589_000141 a napoli, bellavita sgranò tanto d'occhi, ripiombando nello sbalordimento doloroso, ma col sospetto, ormai, che il discorso che quel signore era venuto a fargli nascondeva sotto ogni parola un tradimento preparato dal notajo. 7405_6589_000142 i dirai quanto hai speso. ignor avaliere. i dirai quanto hai speso. ribatté forte, con esasperazione, il notajo. 7405_6589_000143 è obbligo vostro sacrosanto difenderla, questa popolazione, difenderla anche se non vuol esser difesa, difenderla contro la sua ignoranza e la sua pazzia, e non vi parlo di me. 7405_6589_000144 lo accompagnava a casa, lo raccomandava alla serva e ritornava alla bottega, dove ritrovava il vecchio cameriere che dormiva ancora nel solito angolo con la bocca aperta, mangiato dalle mosche. 7405_6589_000145 interroga la propria coscienza e sta in angosciosa perplessità se non abbia l'obbligo d'avvertire segretamente i cittadini di milocca di guardarsi dal marito a cui ha dato di volta il cervello. 7405_6589_000146 se non proprio all'ultimo momento, cioè quando finiscono di essere milocchesi e sono soltanto povere bestie atterrite dalla morte imminente, di solito per le malattie lievi o 7405_6589_000147 si mette a piangere disperatamente ma senz'ombra di rimorso, appena egli nella camera dei bambini, dopo aver loro osservata la gola. 7405_6589_000148 l'idea astratta del suo dolore, vale a dire del dolore di un padre che abbia perduto, a poche ore di distanza, due figliuoli, ma gli pare di non sentire nulla realmente e che pianga come un commediante sulla scena per l'idea soltanto della terribile sciagura che gli è toccata. 7405_6589_000149 e così dicendo, piccaglione volta le spalle e se ne va. calajò, resta come basito. appena può riprender fiato, chiama lucrezia, lucrezia. 7405_6589_000150 cinque o sei di quelle pallottoline sotto la lingua e via guarigione sicura, perché poi quelli che piccaglione non riesce a guarire con le sue pallottoline, non li uccide mica lui, ma calajò sia maledetto una volta. e quando l'hanno chiamato. 7405_6589_000151 si sorresse premendo le gracili mani su gli omeri del figliuolo michelino che gli stava davanti, vestito anch'esso d'un abito ritinto or ora di nero. 7405_6589_000152 apriti cielo. come si sparge per milocca la notizia di quella denunzia ancora da scrivere, tutto il paese si mette in subbuglio: sindaco, assessori, consiglieri comunali si precipitano infuriati in casa del dottor calajò a protestare, a minacciare. 7405_6589_000153 ah, signor cavaliere, gridò. per carità, signor cavaliere, abbia considerazione di me, non m'abbandoni. non m'abbandoni in questo momento, signor cavaliere. 7405_6589_000154 me lo può impedire. appena lo vedo, subito me gli attacco dietro i metto di professione a fare la sua ombra, sissignore, l'ombra del suo rimorso di tutto il male che m'ha fatto, per tutto il bene che gli ho voluto. glielo vada a dire egli, il corpo ed io. 7405_6589_000155 erano diventate le padrone della bottega. quelle mosche avevano incrostato delle loro sudicerie i due veli, l'uno color di rosa e l'altro celeste. tutt'e due scoloriti che sul banco coprivano le paste già secche, le torte. 7405_6589_000156 lo aveva ancora nelle narici il profumo di quella donna e gli veniva di serrare i pugni, assalito da una disperata voglia di fracassar quelle vetrine, di rovesciar quelle bottiglie che gli esasperavano insopportabilmente l'angoscia con la loro simmetrica immobilità di cose. 7405_6589_000157 seduto su uno sgabello di ferro della sua botteguccia di caffè curvo, con gli occhi fissi sul marmo impolverato d'uno dei tavolinetti. bellavita aspettò parecchi giorni la promessa visita del notajo. 7405_6589_000158 con la marmellata tutta gromme di muffa nella scaffalatura. in fondo le bottiglie dei liquori eran tutte coperte di polvere. 7405_6589_000159 già, ma c'è pure a milocca, il farmacista a cui lozioni e misture, sali e unguenti e veleni e polverine dormono d'un sonno che spesso pare eterno nelle scaffalature della farmacia. 7405_6589_000160 notajo bellavita strinse tra i denti il labbro per impedire uno scoppio di singhiozzi, ma le lagrime gli piovvero dagli occhi. pe per carità, barbugliò i, vuol dare anche questo dolore. 7405_6589_000161 sono a lutto io. e, storcignandosi dal piacere in cui pareva tutto invischiato, si era passate le mani sopra la giacca. 7405_6589_000162 a poco a poco, le palpebre gli si gonfiavano di pianto e le lagrime gli gocciolavano, grosse e spesse. per le guance scavate, il naso pieno anch'esso di lagrime, gli veniva di soffiarselo forte. se lo soffiava piano per non disturbare. piano, piano. 7405_6589_000163 conforti che inutile darli. eppure si danno. e ora vedrà gli grida calajò, ora saranno capaci di dire che li ho uccisi io, i miei figliuoli. non crede? ma sì, i odiano, mi odiano perché non sono come loro. 7405_6589_000164 per parecchi giorni s'aggira per casa come una mosca senza capo, ma ogni tanto si ferma e scoppia inattesamente in una fragorosa risata. anche di notte balza a sedere sul letto per ridere come un matto. acqua e lì. sicuro, acqua e lì. 7405_6589_000165 se ne sentiva proprio beato, quasi gliela desse a pascere lui tutta quella pena commovente in cui lo vedeva sprofondato come il latte del suo seno. una mamma al suo bambino. alla fine si risolvette a parlare. 7405_6589_000166 per sottrarsi a quelle risa, il notajo riprese ad andar di fretta. e allora, bellavita, dietro di fretta anche lui, il notajo andò a ricorrere al commissario di polizia. 7405_6589_000167 e di quelle disapprovazioni. lì sono incrostate tutte le travi, ma sono il meno. c'è più sensibile il puzzo lasciato dai gatti e anche quello dei topi, e poi quell'aria che sa di polvere appassita nell'umido di un'ombra perenne. 7405_6589_000168 no, niente, state seduto. vengo a nome del notajo denora, caro bellavita, a farvi una proposta. a nome del notajo denora. 7405_6589_000169 michelino ricevuto dal signor notajo, solo il cenno d'un bacio sui capelli. ritornò a lui e gli si pose tra le gambe. 7405_6589_000170 per esser conseguenti, i milocchesi non dovrebbero mai chiamare al letto dei loro malati il dottor calajò, e difatti mi consta che non lo chiamano. 7405_6589_000171 quasi non gli parve vero, provò schifo nel sentir la magrezza di quelle braccia, sotto la stoffa pelosa dell'abito ritinto, nella violenza che facevano per aggrapparglisi al collo in quella convulsione di pianto. 7405_6589_000172 a napoli, disse il ragazzo. e perché? per dargli una migliore educazione? rispose subito quegli come se fosse una cosa chiara per se stessa evidente. 7405_6589_000173 per un momento, dal marmo del comodino accanto al letto disfatto si rese percettibile, nell'uggia cupa e sonnolenta di quella vecchia camera, il ticchettio sottile dell'orologio d'oro da tasca, lasciato lì su un fazzoletto rosso di seta. 7405_6589_000174 e certo non men disperato cordoglio da cui doveva essere straziato. anche lui, in quel momento gli parve anche troppo toccar così col sedere appena appena quella punta di seggiola. 7405_6589_000175 legato a lui per forza dall'amore per la stessa donna. poteva il signor notajo seguitare ora a rimaner legato, attaccato a lui dal dolore comune, dal lutto comune per la perdita di lei? 7405_6589_000176 qua sono tutti in perpetua attesa di ciò che ci porterà il domani. qua non si fabbricano case perché domani? domani chi sa come si fabbricheranno le case? non si pensa a illuminare le strade perché domani chi sa che nuovi mezzi d'illuminazione scoprirà la scienza domani. 7405_6589_000177 sì, fece subito bellavita, protendendosi con gli occhi d'improvviso ridenti di lagrime, e l'angoscia tormentosa di tutti quei giorni gli fece impeto per trovare uno sfogo in un torrente di domande ansiose attraverso la gioja insperata e inattesa di quella notizia. 7405_6589_000178 per forza sempre lo rispetterò, glielo dica i scusi, me lo insegna lui il mezzo di vendicarmi e vuole che io non me n'approfitti davanti a tutti. mi metterò a rispettarlo di più, in modo che tutti vedano e sappiano qual è e quant'è questo mio rispetto per lui. 7405_6589_000179 della casa. ella non nega, non nega e non si scusa. dovrebbe accusare, invece, perché quell'uomo che ora piange e si morde le mani dalla rabbia, gridando d'essere stato tradito dalla sua stessa compagna e incolpandola del pericolo mortale che sovrasta ai figliuoli. 7405_6589_000180 disperare, riverberargli addosso di continuo il ridicolo della propria mansuetudine, fino a farlo fuggire tra la baja di tutti. e fuggito, ecco. ecco. corrergli ancora dietro e ancora inchini e riverenze e scappellate, fino a non dargli più un momento di. 7405_6589_000181 che restava da fare al notajo denora ammazzarlo per levarsene la tentazione e sentendosi per di più stanco e nauseato sia della professione sia della inutile vita che conduceva in città. 7405_6589_000182 ah sì, cominciò a dire, ah, è per questo. e non la finì più. a ogni ah, gli occhi indolenziti dalla dura fissità di tutti quei giorni di spasimo gli si sbarravano, gli s'accendevano di lampi di follia. 7405_6589_000183 per il funerale. disse, e subito la voce gli tremò. per il funerale ordinai in suo nome una corona di fiori freschi, un po un po più ricca della mia. 7405_6589_000184 e nello stesso tempo una strana relazione avvertì tra l'orribile peso di quell'uomo che gli piangeva sul petto e tutta la solinga tristezza della sua vita di vecchio scapolo grasso. 7405_6589_000185 una volta per uno pezzo d'ingrato? non ci aveva mai pensato, lui, che quel suo sincero rispetto era già una vendetta del tradimento, perché avvelenava al signor notajo il piacere di esso? 7405_6589_000186 ho inteso, disse, ma scusi, e non poté seguitare al pensiero che il signor notajo avesse sentito il bisogno di rivolgersi a un altro per fare a lui una proposta. 7405_6589_000187 con ambo le mani ancora alzate. il notajo fece un gesto violento di noncuranza. ma fa quello che ti pare, ah no, scattò bellavita con gravità e anche con risolutezza. a questo punto, 7405_6589_000188 ricomposto appena dallo scatto d'ira. all'annunzio di quella visita, il signor notajo, dal tavolino innanzi al quale stava seduto nella sua stanza da letto, accennò di sì, col grosso capo calvo, ma senza saper bene perché. 7405_6589_000189 trasecolato piccaglione senza scomporsi risponde: per qualche piccola gastrica occorsa ai vostri figliuoli, quello si mette le mani nei capelli e con gli occhi di chi si sente mancare il terreno sotto i piedi. ripete: mia moglie e piccaglione. 7405_6589_000190 per domandare a vossignoria se posso rimandarlo a scuola. dio grande e buono, esclamò allora il notajo levando le pugna al soffitto, e perché lo domandi a me, ma per sapere se le sembra giusto, dopo sei giorni soltanto. 7405_6589_000191 e si mise a passeggiare per la stanza con le mani nelle tasche dei calzoni, senz'aggiungere altro: i calzoni di quel vecchio abito di casa troppo larghi. 7405_6589_000192 denora, quand'invece aveva proibito alla moglie d'accettare perfino quello che si dice un fiore dal signor notajo. si pigliava i soldi del caffè quando il notajo veniva lì con gli amici, proprio perché a non pigliarseli gli sarebbe parso di dar troppo nell'occhio. ma dio sa quanto ne soffriva. 7405_6589_000193 ma al commissario di polizia bellavita, quando fu chiamato, rispose che non disturbava nessuno, che la strada non era del signor notajo e che egli ci camminava per conto suo, vestito così perché gli era morta la moglie. 7405_6589_000194 gli facevano due goffe pieghe sul di dietro le quali, al movimento delle natiche, andavano su e giù in modo ridicolissimo. michelino lo notò e non guardò più altro finché il notajo stette a passeggiare. 7405_6589_000195 ma calajò non si scrolla, non avverte nulla, seguita a studiare senza curarsi né di piccaglione né dei milocchesi, se non lo chiamano o se lo chiamano all'ultimo momento, e muojono come tanti cani. 7405_6589_000196 che fino a poco tempo addietro sedeva là, ridente e sfavillante a quel banco, col nasino bianco di cipria, lo scialletto rosso di seta a lune gialle sul seno prosperoso, i cerchioni d'oro agli orecchi. 7405_6589_000197 d'una bella reputazione per certi suoi contributi- come li chiamano- allo studio di non so quali malattie, oggi come oggi, disgraziatamente incurabili. 7405_6589_000198 e servendosi di lui si ha poi questo non disprezzabile vantaggio che si fa a meno del farmacista, perché piccaglione tutta la sua farmacia la porta in tasca. 7405_6589_000199 e allora quelle mosche cominciavano a mangiarsi anche lui. gli si posavano sugli orecchi, sul naso, sul mento, ma egli non le avvertiva nemmeno o al più levava appena appena una mano a cacciarle, quando già erano volate via. 7405_6589_000200 gratitudine della rivincita che, con l'amicizia di lui, aveva potuto prendersi su tutti coloro che lo avevano sempre deriso per le sue arie da persona civile che sapeva trattare e stare in confidenza coi meglio. signori, 7405_6589_000201 povero bellavita, fece quegli posandogli una mano su la spalla. sì, lo vedo, siete molto deperito. no, no, state state seduto, ma vossignoria s'accomodi, per carità. ecco, sì, seggo qua. comanda un caffè, una bibita? 7405_6589_000202 motivo di più, ora, per rispettarlo, il signor notajo, che gli aveva aperto gli occhi e che, per mezzo di quell'amico, gli aveva fatto vedere e toccare con mano quanto ne aveva patito, poverino. 7405_6589_000203 e di nuovo giù lagrime a fontana, a un tratto soffocato. arrangolando, balzò in piedi e andò a buttarsi addosso al notajo, disperatamente. 7405_6589_000204 ebbene, questo consiglio, dato forse per alleviar con una celia il dolore del padre e dello scienziato, si fissa come un chiodo nel cervello del dottor calajò, un po stravolto dalla doppia sciagura. 7405_6589_000205 forse non sa neppur bene quanti siano i suoi figliuoli e chi sia nato prima e chi dopo. non li vede mai, non li ha mai voluti a tavola, perché anche a tavola si porta da leggere e non vuol essere disturbato. 7405_6589_000206 anche papà era a lutto e come perfino la fascia di lana sempre avvolta attorno al collo gangoloso da rossa, se l'era fatta ritingere nera, ma lo portava con ben altro contegno, papà, il lutto. 7405_6589_000207 le campane delle otto chiese suonano intanto a morto e il dottor calajò se ne sta a casa rintanato, non già per paura, ha la coscienza tranquilla, lui. 4974_6589_000000 ma anche ciò che accadrà in casa loro dopo la loro morte e senza potersene adontare i residui non sono mai limpidi. 4974_6589_000001 e ad eufemia, che è figlia d'un libero pensatore e ostenta di non credere in dio, ripeto spesso sciocca. credici dio esiste e ringrazialo, sai ringrazialo. 4974_6589_000002 tesoro mio. ah, caro, sì, sì, caro, i vien da ridere, da ridere tutti e due. allora, maravigliati, mi domandano perché ho riso. 4974_6589_000003 io florestano, vi giuro, lo ammazzerei invece ogni notte seduto presso la finestra me ne sto quieto, quieto, a contemplare il cielo a lungo. 4974_6589_000004 e gli dico: vedi, carluccio mio, tu hai le manine sporche, come t'ha detto jeri zio florestano. quando t'ha veduto una cenciata d'inchiostro sul nasino, t'ha detto: lavati, carluccio, o ti catturano sai. 4974_6589_000005 se non fosse un brutto posto, ti proporrei, caro florestano, di metterti un momentino al posto mio. t'assicuro che ti farebbe lo stesso effetto curioso che fa. 4974_6589_000006 l'umor vitale agli sgoccioli, s'inacidisce vie più di giorno in giorno dentro di me e voglio, riempiendo questi pochi foglietti di carta, procurarmi la soddisfazione: sapor d'acqua di mare, soddisfazione. 4974_6589_000007 uccidere. dio me ne guardi, chi mi trattiene. parliamo un po sul serio. se io non avessi fede, se io non credessi in dio, davvero? 4974_6589_000008 il cavallo non sa di dover morire e non si fa di queste domande all'uomo però che, secondo la definizione di schopenhauer, è un animale metafisico, che appunto vuol dire un. 4974_6589_000009 confesso tuttavia che più volte m'avviene quasi quasi di desiderare che l'uno e l'altra siano due birbaccioni matricolati. 4974_6589_000010 i lunghi peli rossicci del magnifico pajo di baffi. oh, voluttà, pazienza anche tu, cara eufemia mia. 4974_6589_000011 c'è una stellina piccola, piccola lassù, a cui tengo fissi gli occhi e a cui dico spesso sospirando: aspettami, verrò. 4974_6589_000012 conosco bene il marito futuro di mia moglie e 4974_6589_000013 questo grosso sanguigno uomo qua che mi siede accanto e sospira mia moglie che a casa, in attesa, anche lei sospira. 4974_6589_000014 ringrazialo. eufemia. mi guarda come se le paresse strano che io, luca lèuci, possa dirle così io che secondo lei 4974_6589_000015 avrò torto, ma questo spettacolo della nostra squisita civiltà, delle nostre continue cerimonie davanti alla soglia della morte, mi sembra una stomachevole pagliacciata. 4974_6589_000016 mi vedo costretto, per esempio, tante volte a tirarmi tra le gambe il mio piccino, l'unico mio figlioletto, e a mettermi a insegnargli d'amare. 4974_6589_000017 giacerò. florestano mi dà sulla voce e io allora mi taccio. e così magro, magro e pallido e afflitto come sono, mi metto a guardare dal cantuccio della vettura che va a passo per gli aerei viali del gianicolo. 4974_6589_000018 e anche senza più me, il mio piccino, che un giorno presto non saprà più chi ero, com'ero papà. e florestano, voltandosi, gli risponderà: sgarbato che vuoi. 4974_6589_000019 pover'uomo. m'immagino allora mia moglie, col bel capo biondo reclinato vezzosamente sull'ampio petto quadro di lui, nell'atto di carezzargli appena appena stirando in su con due dita. 4974_6589_000020 trovare il fieno e l'erba è certo gravissimo problema, ma dietro questo problema sorge 4974_6589_000021 quella domanda sta sempre davanti. ne segue, se non m'inganno, che tutti gli uomini dovrebbero sinceramente congratularsi col cavallo: 4974_6589_000022 è, s'intende un mio carissimo amico: ottimo giovine, giovine poi veramente non tanto. 4974_6589_000023 a un certo punto carluccio mise un grido, s'arrestò e gli domandò: tutt'afflitto, t'ho fatto male, zio florestano. no, carluccio, perché? 4974_6589_000024 e più vorrebbe per guadagnarsi anche lei, di fronte alla propria coscienza, il diritto di goder dopo senz'alcun rimorso. 4974_6589_000025 passi pure buon viaggio e stia sicuro sa che noi ci ricorderemo sempre, sempre di lei così buono, così prudente e ragionevole. 4974_6589_000026 io dico un motto di spirito e florestano osserva: tu sarai vecchio, caro lèuci, e sempre così celione. 4974_6589_000027 per risalire dopo la scarrozzata, egli da una parte, il portinajo dall'altra. mi portano su in sedia. i sono ribellato, ma invano. 4974_6589_000028 ma spesso anche non riesco a esser celione, come dice l'amico mio, l'arguzia, senza volerlo mi diventa mordace. e allora florestano, in vettura con me, ci soffre a sentirmi parlare. io gli dico: 4974_6589_000029 anno e poi lo conosco, lo conosco bene il marito futuro di mia moglie e anche per lui potrei metter le mani sul fuoco che non mi farà il minimo torto finché il naso mi fumica. 4974_6589_000030 non avrei davvero alcun obbligo di crederci, poiché dio mi tratta male facendomi morire così presto, ma lo ringrazierà quando le verranno tra mano questi pochi foglietti di carta, se ama di cuore il suo florestano. 4974_6589_000031 e poi dotato, come dicevano gli antichi, di tutte quelle buone parti che a fare un perfetto marito si ricercano: castigati costumi, generosa e gentilissima natura. 4974_6589_000032 e certe paroline, di notte, come le hai dette a me, abbracciata con me, le dirai presto, le dirai anche a lui, senza quasi sapere di dirle. 4974_6589_000033 lo provano le cure che ha per me quasi ogni giorno. per dirne una, viene con la vettura per farmi prendere una boccata. 4974_6589_000034 questo poter vedere la vita così come resterà per gli altri, nella certezza che tra poco, forse mentre stai a dirlo, essa per te finirà. 4974_6589_000035 non avevo più sentito il pianoforte, non avevo veduto andar via il maestro e così. ma giuro che le scarpe, con rispetto parlando, me l'ero tolte da un pezzo, senza intenzione. i fanno male. 4974_6589_000036 intendo bene che l'unica è di morir presto. qua vedo certe volte florestano che con gli occhi e coi sospiri si sforza di far capace mia moglie dei desiderii che lo tormentano, pover'uomo. 4974_6589_000037 il cavallo e il bue, ma sarà meglio lasciarlo stare il bue. citiamo il cavallo. soltanto il cavallo, dunque, che non sa di dover morire, non ha metafisica. 4974_6589_000038 ma tu lavatele a ogni modo, perché zio florestano ama i bambini puliti. egli è tanto buono e ti vuol tanto bene, carluccio mio, e anche tu sai devi volergliene tanto tanto. 4974_6589_000039 e poi penso: servendo me vuol guadagnarsi la felicità futura. lasciamolo fare anche mia moglie eufemia, dall'altro canto, è quasi felice di soffrire per me. 4974_6589_000040 perchè mai, dopo aver faticato venti, trenta anni per trovare il fieno e l'erba, dover morire senza sapere per qual ragione si è vissuto? 4974_6589_000041 i guardai: i piedi scalzi, era vero, e mia moglie intanto rideva fragorosamente. che dire? balbettai sciocchissime scuse, che non spiavo affatto, che solo per curiosità m'ero spinto a guardare. 4974_6589_000042 il mio piccino, ingenuamente t'ho pestato l'ombra, zio florestano, eh via, no, fino a questo punto. no, povero carluccio mio, sei stato proprio sciocchino. l'ombra vedi, l'ombra si può calpestare. 4974_6589_000043 e penso che egli a mia moglie, che vorrà accorrere a vedere che cos'ha il piccino mio che piange, forse dirà: ma no, cara, lascialo piangere, non scendere dal letto, ti raffredderai. 4974_6589_000044 questa dolcezza di sole che tramonta la vita, come la assaporeranno gli altri? anche amara, che importa. 4974_6589_000045 che gara di compitezze fra noi tre e che grazioso martirio. intanto, da povero malato, io vorrei lasciarmi andare come vien viene. 4974_6589_000046 e lei, la mia cara eufemia che mi ha sorpreso lì scalzo, dovrebbe sapere perché mi fanno male e non riderne, almeno davanti a me. 4974_6589_000047 i hanno insegnato che bisogna esser sinceri. sinceri, ma la sincerità per me a questo punto vorrebbe dire: 4974_6589_000048 poi mi tasta il polso per sentirne la repenza. mi guarda negli occhi, mi domanda dolcemente: proseguiamo, proseguiamo e così via, fino in fondo. pian pianino, pian pianino. 4974_6589_000049 non è mica vero. però zio florestano scherza: oggi non costuma più mandare in galera chi ha le mani sporche. 4974_6589_000050 e tanto più quelli animali metafisici che malati, per esempio come me, non solo sanno di dover morire tra breve. 4974_6589_000051 non posso, è vero, far sette scalini di fila. che l'ansito non mi sopravvenga insopportabile, ma ecco, vorrei che l'amico non si pigliasse tanto fastidio, che il portinajo si facesse almeno ajutare da qualcun altro, che 4974_6589_000052 di far conoscere a mia moglie che avevo tutto preveduto. l'idea m'è nata questa mattina, e m'è nata perché mia moglie m'ha sorpreso nel corridojo, dietro l'uscio del salotto. 4974_6589_000053 non mi ha tradito in tanti anni e dovrebbe confondersi per un altro pajo di mesi. e poniamo quattro, sei. 4974_6589_000054 l'altro giorno, per esempio florestano, se lo portò a spasso e al ritorno mi raccontò ridendo che mentre camminavano insieme traversando la piazza piena di sole, 4974_6589_000055 continuo, caro florestano, io so, per esempio, la corona di porcellana che verrai a depormi sulla fossa quando vi giacerò. 4974_6589_000056 viene, invece mi vedo costretto a tenermi su per pesare quanto meno sia possibile su loro, che altrimenti m'userebbero. tanti altri riguardi, tante altre premure che mi fanno ribrezzo, talvolta anzi orrore. 4974_6589_000057 coi guanti gialli e infinite cortesie. mi vedo dolcemente sospinto da loro fino a questa soglia e ora mi sembra che mi s'inchinino e mi dicano, con un sorriso grazioso sulle labbra: 4974_6589_000058 cheto e chinato a spiare per il buco della serratura, o tu che non sei geloso, mi gridò che stai a far lì. to guarda, ti sei finanche tolte le scarpe per non far rumore. 4974_6589_000059 la forza di ribellarvisi e di trionfarne. il cavallo e il bue. ho letto una volta in un libro di cui non ricordo più né il titolo: 4974_6589_000060 quando penso, certe notti, nell'insonnia, che egli si coricherà nel mio letto, al posto mio, lì, con tutti i miei diritti su mia moglie e su le cose mie. 4974_6589_000061 ma se il cavallo sapesse di dover morire, il problema della morte diventerebbe alla fine anche per lui più grave assai di quello della vita. 4974_6589_000062 il marito di tua madre, carluccio, che non è il tuo papà, vero, ci pensi. ma la vita pure, carluccio, è così bella, così piena. 4974_6589_000063 l'onestà dei loro propositi, la squisitezza dei loro sentimenti diventa spesso per me la più raffinata delle crudeltà, poiché io non potendo in nessun modo ribellarmi a quanto avverrà senz'alcun dubbio dopo la mia morte. 4974_6589_000064 e ubbidirlo sai sempre e lasciarlo sempre contento di te. hai capito, figlietto mio. 4974_6589_000065 onesto diritto, onestissimo compenso che né la vita né la coscienza possono negarle e di cui, io ripeto, non debbo. 4974_6589_000066 florestano. se gli fosse possibile, vorrebbe portarmi su lui solo, senza ajuto via. in fin de conti non peso molto, sì e no. quarantacinque chilogrammi con tutti gli edemi. 4974_6589_000067 se credessi invece che la morte sia limite anche all'anima d'ogni avvenire e che, mancandomi la terra sotto i piedi, il vuoto e null'altro m'accoglierà, credete che florestano io non lo ammazzerei? 4974_6589_000068 zio florestano e la mammina tua la calpesteranno un giorno l'ombra di tuo papà, sicuri di non fargli male, poiché in vita si saranno guardati bene dal pestargli anche un piede. 4974_6589_000069 mio e gli magnifico tutti i regalucci ch'egli, per far piacere a eufemia, gli porta. il povero piccino mio segue i miei consigli e già lo venera. 4974_6589_000070 quarant'anni, quasi l'età mia, ma già io come se n'avessi cento, mentre lui, solido, ben piantato nella vita, come in un bosco, una quercia. 4974_6589_000071 d'aver rispetto filiale per colui che sarà fra poco suo secondo padre e ad ammonirlo perché cerchi di non dargli mai causa che abbia a lamentarsi di lui. 4974_6589_000072 ciò non toglie però che non abbia commesso una imperdonabile sciocchezza. ma se lo sapevo, ma se lo so che mia moglie non può soffrirlo, quel suo maestro di musica. 4974_6589_000073 i dà il braccio e m'ajuta a scendere pian pianino la scala, obbligandomi a sostare sui pianerottoli a ogni branca fin tanto che lui non abbia contato fino a cento. 4974_6589_000074 quando penso che nel lettuccio della camera accanto il figlietto mio, l'orfanello mio qualche notte forse si metterà a piangere e chiamerà la mamma sua. 4974_6589_000075 e poi sono certo certissimo che finché vivo, ella non mi tradirà. 4974_6589_000076 e il poter pensare ciò che gli altri faranno ragionevolmente quando tu non sarai più. parlo chiaro, ma florestano finge di non comprendere e io continuo. 4974_6589_000077 ho gli edemi ai piedi e per ingannare il tempo me li tasto, li premo, vi affondo una ditata e poi sto a guardare come a poco a poco rivenga su. 4974_6589_000078 ma no, ella avrebbe pazienza, ne son sicuro, anche se tirassi avanti così ancora un anno. 4998_6815_000000 né giorno né notte. e nella cadenza di quegli stridori e di quei tonfi s'intercalava il ruglio sordo di zi scarda, come se il vecchio si facesse ajutare a muovere le braccia dalla forza della macchina lontana. 4998_6815_000001 creda che le merita, tienla qua. troncò il dottore rimettendo in tasca il portafogli. se viene la serva, non gliela dare, verrò a prenderla io. 4998_6815_000002 sogno, l'ambizione d'ogni giovanotto. ma lei si era ostinata in quel suo lutto. ostentazione no, ma a poco a poco qualcuno aveva cominciato a susurrare malignamente che ella 4998_6815_000003 uno scandalo. avrebbero esclamato: eh via, in fin dei conti, perché per una corona da morto. certo, ogni anno la poverina per il giorno aveva mandato una corona al camposanto. 4998_6815_000004 il nuovo giardiniere non lo sapeva. quell'anno, anche quell'anno, ella naturalmente se n'era ricordata. naturalmente sí, perché il povero dottore via non aveva potuto farglielo dimenticare. 4998_6815_000005 gli sorrideva, gli dimostrava in tanti modi di volergli bene, ma cosí come per dovere. ora, non sarebbe stato forse tanto aspro per lui il cordoglio se un certo puntiglio non glie l'avesse segretamente esacerbato? 4998_6815_000006 davano ai pensieri del dottore, che non potevano esser lieti, un contorno quasi vaporoso di sogno. com'era bella quella villetta quieta in cui nessuno veniva a passeggiare, se fosse mia. 4998_6815_000007 perduta. si voltò quasi a cercare un'arma nella stanza, ma a traverso la grata d'una finestra in alto, nella parete di faccia, di nuovo scorse la luna, ora limpida, che saliva nel cielo. 4998_6815_000008 va a rispogliarti. gli disse: zi scarda, rimettiti il sacco e la camicia. oggi per noi il signore non fa notte. 4998_6815_000009 e perché aveva sposato un altro. allora, se il suo cuore era ancora di quello e sempre di quello, sarebbe stato perché, perché? 4998_6815_000010 ma pure spiccata, precisa. vedeva due fresche labbra, argute e vermiglie come due foglie di garofano, aprirsi a un sorriso che le faceva fremere e frizzare tutto il sangue nelle vene. 4998_6815_000011 che doveva fare adesso? prendere la moglie, senza farle male, e ricondurla alla casa del padre. ecco sí, questo si meritava. 4998_6815_000012 e ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva nell'averla scoperta. 4998_6815_000013 egli apriva fino alle orecchie ad ansa la bocca sdentata. a un riso di soddisfazione, poi infilava i calzoni che avevano piú d'una finestra aperta sulle natiche e sui ginocchi. 4998_6815_000014 e contro la porta batteva il capo, i piedi, i ginocchi, le mani e la graffiava, come se le unghie gli fossero diventate artigli, e sbuffava, quasi nell'esasperazione d'una bestiale fatica rabbiosa, quasi volesse sconficcarla, schiantarla, quella porta. 4998_6815_000015 quando piú nessuno le vedeva, gli avevano messo in tale subbuglio l'anima smarrita che ciàula s'era all'improvviso lanciato in una corsa pazza, come se qualcuno lo avesse inseguito. 4998_6815_000016 solo sidora dalla soglia stizzita e costernata. seguiva i gesti della madre e del marito e, come le parve che questi facesse con molto calore qualche promessa che la madre accoglieva con evidente piacere, si mise a strillare. 4998_6815_000017 rimase un tratto perplesso, poi riprese ad andare lentamente per il viale. no, quell'incanto era per lui solo. sarebbe stato anche per la moglie, forse, se lei fosse venuta senza il suo invito, a passeggiare da sola. 4998_6815_000018 una timida opposizione. aveva tentato appena giusto oggi, ma pure ecco, con tutta l'angoscia che in quel giorno doveva aver dentro, aveva ubbidito, era pronta ad andare a passeggio in campagna, dove lui voleva. 4998_6815_000019 chiuditi dentro. bene, non ti spaventare se batto, se scuoto la porta e la graffio e grido: non ti spaventare, non aprire niente, va, va. 4998_6815_000020 vicinato, sidora, si mise a piangere forte e piangendo si strappava i capelli, fingeva di non poter parlare per far meglio comprendere e misurare alla madre, alle vicine, l'enormità del caso che le era occorso, della paura che s'era presa. 4998_6815_000021 giunse alla fine la sera tanto sospirata e insieme, tanto temuta. la madre arrivò a cavallo col nipote saro due ore prima che sorgesse la luna. batà se ne stava, come l'altra volta, aggruppato tutto sull'aja e non levò neppure il capo a salutare. 4998_6815_000022 la paura che egli aveva del bujo della notte gli proveniva da quella volta che il figlio di zi scarda, già suo padrone, aveva avuto il ventre e il petto squarciati dallo scoppio della mina e zi scarda stesso era stato preso in un occhio. 4998_6815_000023 aveva sperato che la moglie fosse piú coraggiosa, ma poiché non era, si poteva far cosí che o lei, a ogni fatta di luna, se ne venisse al paese dalla madre, o questa andasse giú alla roba a tenerle compagnia. 4998_6815_000024 gli urlò in faccia scrollandolo furiosamente indietro: tutti vi dico: canaglia. giú tutti alle cave o faccio un macello. 4998_6815_000025 nella notte ora piena del suo stupore da tre. 4998_6815_000026 e quasi non le pareva vero che da sí poco tempo era stata condotta lí, in quella vecchia roba isolata, stalla e casa insieme, in mezzo al deserto di quelle stoppie senz'un albero intorno, senza un filo. 4998_6815_000027 gola sidora. accorse atterrita, ma egli l'arrestò con un cenno delle braccia, un fiotto di saliva inesauribile gl'impediva di parlare, arrangolando, se lo ricacciava dentro, lottava contro i singulti con un gorgoglio orribile nella strozza. 4998_6815_000028 imbalordito allo scalpiccío delle mule sui ciottoli di quel vicolo che il sole d'agosto infocava come un forno e che accecava per gli sbarbagli della calce, tutte le donne con gesti e gridi soffocati di spavento. 4998_6815_000029 sette mesi addietro, sposando, aveva sperato che la stima affettuosa dimostratagli durante il breve fidanzamento avrebbe potuto cangiarsi presto in amore facilmente. 4998_6815_000030 pensò ad altro piú. per tutti i ventinove giorni che corsero fino alla nuova quintadecima, vide quella luna d'agosto a mano a mano scemare e sorgere sempre piú tardi e col desiderio avrebbe voluto affrettarne le fasi declinanti. poi, per alcune sere, non la vide piú. 4998_6815_000031 sí, ora rispose, è tanto bello fuori sbrígati. andremo alla villetta, anche piú lontano in campagna, prenderemo una vettura. perché domandò lei, quasi senza volerlo, giusto oggi? 4998_6815_000032 io: no, veramente è pronta. sa bell'e pronta fin dalle otto. e cosí dicendo, gli si fece avanti col berretto in mano e la fronte imperlata di sudore. se vuol vederla, è qua nella pagoda, andiamo subito. 4998_6815_000033 amore. ah, com'era stata ingiusta veramente la morte di quel ragazzo. se fosse vissuto quel ragazzo, se avesse avuto il tempo di divenire uomo, di divenire esperto e istrutto anche lui di tutte le sagge perfidie della vita e la avesse sposata, lui la sua cara fanciulla innamorata. 4998_6815_000034 lí soffocando a stento il pianto e il ribrezzo. da venti giorni appena aveva fatto abbandono del proprio corpo a quell'uomo taciturno che aveva circa vent'anni di piú di lei e su cui pareva gravasse ora una tristezza piú disperata della sua. 4998_6815_000035 tristi, quantunque attorno a loro ridessero in ghirlande, qua e là, tra il cupo verde, alcune roselline rampicanti. guardò l'erto viale che dal cancello saliva al poggio, alla cui vetta stava, tra gli alberi, un chiosco che voleva sembrare una pagoda. 4998_6815_000036 andate via, malo cristiano. avete il coraggio di ricomparirmi davanti, via di qua. via di qua, assassino, traditore. via di qua i avete rovinato una figlia, via di qua. 4998_6815_000037 non piangere, diss'egli allora piano. non ho voluto dirti nulla a casa, non vorrei dirti nulla neanche adesso. ti prego, non piangere. 4998_6815_000038 e seguitò per un pezzo a sbraitare cosí mentre sidora, rincantucciata dentro, piangeva, scongiurava la madre di difenderla, di non dargli passo. 4998_6815_000039 e aspettò che il desiderio di farsi una giratina per sollievo in quella vecchia villetta quasi abbandonata riuscisse a vincere in lui la rilassatezza delle membra che il tepore inebriante del primo sole gli aveva cagionato. 4998_6815_000040 la vista di costei lo sconcertò. era a parte del segreto. quella vecchia complice dell'inganno stava da tanti anni a servizio nella casa paterna della moglie. 4998_6815_000041 rapito, stordito, quasi vaneggiante in una ebbrezza deliziosa, la vista di quelle piante rinverdite che si beavano smemorate nel sole, lo svolare delle farfalle bianche su i fiori dell'ajuole. 4998_6815_000042 quello era il versaccio solito con cui, non senza stento, si deduceva pian piano in bocca la grossa lagrima che di tratto in tratto gli colava dall'altro occhio, da quello buono aveva preso gusto a quel saporino di sale. 4998_6815_000043 scopriva estatico, cadde a sedere sul suo carico davanti alla buca. eccola, eccola là. eccola là la luna. c'era la luna, la luna. 4998_6815_000044 da ragazza sua moglie s'era innamorata, col fervore dei diciott'anni, d'un giovanetto studente di liceo morto di tifo. lo sapeva perché era stato chiamato come medico. allora, proprio lui, al letto di quel giovane. 4998_6815_000045 le gambe nude, misere e sbilenche. durante quell'ammirazione gli si accapponavano illividite dal freddo se qualcuno dei compagni gli dava uno spintone e gli allungava un calcio gridandogli: quanto sei bello. 4998_6815_000046 poi, oppressa dalla gran calura, tornava ad allungare lo sguardo alla striscia azzurra di mare lontano, come in attesa che un soffio d'aria, essendo ormai prossimo il tramonto, si levasse di là e trascorresse lieve fino a lei. 4998_6815_000047 sú sú dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso, della prossima liberazione. e non vedeva ancora la buca che, lassú, lassú, si apriva come un occhio chiaro d'una deliziosa chiarità. 4998_6815_000048 c'è tempo, ancora c'è tempo. il guajo sarà quando non avrà piú le corna sidora. a quelle parole, accompagnate da un ambiguo sorriso, si sentiva gelare e lo guardava sbigottita. 4998_6815_000049 cosí tra sé farneticando, il dottore seguitava ad andar dietro al giardiniere. voleva vederla, quella corona. sí, vederla, per accertarsi bene con gli occhi suoi. 4998_6815_000050 e dunque tu credi che senza l'ajuto di dio non lo aveva lasciato finire. che dici: l'ajuto di dio ci vuol sempre figliuolo. 4998_6815_000051 sta zitta sciocca, disse subito piano la madre a sidora rincasando: quando farà la luna verrò giú io con saro. 4998_6815_000052 era nel fulgore tetro e immoto dell'aria torrida. un'oppressione cosí soffocante che quel gesto vano del marito, ostinatamente ripetuto, dava a sidora una smania insopportabile. 4998_6815_000053 era giusto che ora, della sua colpa, pagasse la pena. teneva gli occhi chiusi e scrollava amaramente il capo senza muoversi d'un passo. allora la suocera gli batté la porta in faccia e ci mise dietro la stanga. 4998_6815_000054 se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno, ma la chiaría cresceva, cresceva sempre piú, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato. 4998_6815_000055 erano le labbra di saro, suo cugino, che nell'amore di lei non aveva saputo trovar la forza di rinsavire, di liberarsi dalla compagnia dei tristi amici, per togliere alla madre ogni pretesto d'opporsi alle loro nozze. 4998_6815_000056 i ginocchi. ajuto, ajuto, gridava lei, pur sapendo che nessuno in quel deserto avrebbe udito le sue grida. ajuto, ajuto. 4998_6815_000057 per fortuna, si mosse avanti e cosí non poté notare l'alterazione improvvisa del volto del dottore che lo seguí come un automa, con gli occhi attoniti, foschi, la bocca aperta, aperte, le mani, una corona. 4998_6815_000058 a salutare sidora che fremeva tutta, fece segno al cugino e alla madre di non dirgli nulla e li condusse dentro la roba. la madre andò subito a ficcare il naso in un bugigattolino bujo. ov'erano ammucchiati vecchi arnesi da lavoro, zappe, falci, bardelle, ceste, bisacce. 4998_6815_000059 proibito di danneggiare le piante, proibito di cogliere i fiori. si era insomma padroni soltanto di guardare passando. 4998_6815_000060 saro pur cosí vivace di solito, brioso e buontempone, si sentiva all'incontro a mano a mano: smorire, rassegare il riso su le labbra, inaridir la lingua. 4998_6815_000061 come sarebbe stato meschino, piú meschino ancora che a far lo scandalo. era grave il fatto, ma per il suo cuore che n'era rimasto ferito, grave anche per il ridicolo che gliene sarebbe potuto venire se il caso si fosse risaputo. 4998_6815_000062 calcara cacciagallina il soprastante, s'affierò contr'essi con la rivoltella in pugno davanti la buca della cace per impedire che ne uscissero. 4998_6815_000063 e non se ne lasciava scappar via, neppur una poco, una goccia di tanto in tanto, ma buttato dalla mattina alla sera laggiú, duecento e piú metri sottoterra, col piccone in mano che a ogni colpo gli strappava come un ruglio di rabbia dal petto. 4998_6815_000064 ma ella restò lí muta, senza poter nemmeno staccare il fazzoletto dagli occhi. non un pensiero, non una lagrima per il morto. 4998_6815_000065 e poi se lo mirava addosso passandoci sopra le mani, perché veramente ancora lo stimava superiore a suoi meriti una galanteria. 4998_6815_000066 zi scarda lo pregò di mandare almeno a casa uno di quelli che ritornavano al paese ad avvertire che egli rimaneva alla zolfara e che perciò non lo aspettassero e non stessero in pensiero per lui. 4998_6815_000067 era la penultima di quel viale. egli allora si scoprí il capo, depose la corona su la pietra tombale, si ritrasse pian piano e, senza farsi scorgere da lei, s'allontanò come per darle tempo di recitare una preghiera. 4998_6815_000068 zi scarda, si sa, quel povero cieco d'un occhio, sul quale cacciagallina poteva far bene il gradasso. gesú che spavento gli si scagliò addosso, che neanche un leone lo agguantò per il petto e quasi avesse in pugno anche gli altri. 4998_6815_000069 uscirono, attraversarono per un tratto a piedi il paese. poi egli prese a nolo una vettura e ordinò al vetturino di fermarsi davanti la villetta comunale. 4998_6815_000070 mia madre saltò a gridare. a questo punto, avvampata d'ira, con occhi feroci, sidora spalancando la porta dietro alla quale se ne era stata a origliare. voi siete pazzo. volete far morire di paura anche mia madre. 4998_6815_000071 egli la sostenne con lo sguardo al camposanto- ordinò al vetturino, rimontando subito in carrozza. appena questa si mosse, ella ruppe in un pianto irrefrenabile, recandosi il fazzoletto sugli occhi e sulla bocca. 4998_6815_000072 il giardiniere, interpretando a suo modo quell'ammirazione bella, eh, domandò, e tutte rose e violette fresche, sa colte? 4998_6815_000073 era una vera tortura sentirsi tuttavia giovane nel cuore e non poterlo dire, non poterlo dimostrare per paura di perdere anche la stima e la gratitudine di lei. 4998_6815_000074 ginocchi s'avvolgeva in un cappottello d'albagio, tutto rappezzato e scalzo, imitando meravigliosamente a ogni passo il verso della cornacchia. 4998_6815_000075 paese. quando, dopo circa un anno, forzata dai parenti, s'era presentata in qualche radunanza, la sua vista, il suo contegno, l'aria mesta del volto. 4998_6815_000076 restava ancora ansimante a guardarli un poco e, senza che n'avesse chiara coscienza, se ne sentiva confortare- cosa strana- della tenebra fangosa delle profonde caverne, ove, dietro ogni svolto, stava in agguato la morte. 4998_6815_000077 ogni sera, terminato il lavoro, ritornava al paese con zi scarda e là, appena finito d'ingozzare i resti della minestra, si buttava a dormire sul saccone di paglia per terra, come un cane. e invano i ragazzi, quei sette nipoti orfani del suo padrone. 4998_6815_000078 mugolando, anche lei forsennata dal terrore, udí poco dopo gli úluli, lunghi, fermi del marito che si scontorceva fuori, là davanti la porta, in preda al male orrendo che gli veniva dalla luna. 4998_6815_000079 una, a un certo punto prese a tremargli convulsamente, cosí forte che, temendo di non piú reggere al peso con quel tremitio ciàula, gridò: basta, basta che basta, carogna. 4998_6815_000080 a lui da appena venti giorni sidora, si sentiva già disfatta, distrutta. avvertiva dentro e intorno a sé una vacuità strana, pesante e atroce. 4998_6815_000081 erta a scalini rotti e sú sú affievolendo a mano a mano col fiato mózzo, quel suo crocchiare a ogni scalino, quasi in un gemito di strozzato, rivedeva a ogni salita la luce del sole. 4998_6815_000082 quando giunse al portone, però, addio calma. aveva un affanno da cavallo e non sapeva come avrebbe fatto a salir la scala con quelle gambe che gli tremavano. l'idea di riveder la moglie adesso doveva esser piú triste del solito, ella, in quel giorno. 4998_6815_000083 qualche scaglietta di zolfo qua e là, o l'acciajo del palo o della piccozza. piegava la testa da un lato, stiracchiava il labbro inferiore e stava ad aspettar che la lagrima gli colasse, giú lenta per il solco scavato dalle precedenti. 4998_6815_000084 allora sí, questo vecchio serrò piú volte. le pugna fino ad affondarsi le unghie nelle palme. poi si guardò le mani che gli tremolavano e alla fine si riscosse traendo un lungo sospiro. 4998_6815_000085 un trillo fra tanti, piú acuto, ridestò chiara a un tratto nel dottore la memoria d'una villeggiatura lontana, in una vecchia cascina perduta tra gli alberi dell'aperta campagna, lieta della vicinanza del mare. 4998_6815_000086 batà era. lí giaceva come una bestia morta, bocconi tra la bava. nero tumefatto, le braccia aperte. il suo cane, acculato lí presso, gli, faceva la guardia sotto la luna. 4998_6815_000087 tornò a sorridere col ricordo della madre. i suoi pensieri avevano ripreso i contorni vaporosi del sogno. l'incanto gli s'era rifatto. 4998_6815_000088 in verità, ogni atto di quell'uomo e anche la sola vista le davano quella smania, ogni volta a stento repressa. 4998_6815_000089 se n'era ricordata e non aveva saputo resistere alla tentazione. certo, oh certo, aveva fatto male, ma il sentimento non ragiona. si trattava d'un morto. alla fin fine, 4998_6815_000090 alla fine batà salutò la suocera, le lasciò in consegna una delle due mule e- ringraziate le buone vicine- tirandosi dietro l'altra mula, per la cavezza, se ne andò. 4998_6815_000091 povera figliuola. lo avevano detto esse alla madre che quell'uomo non era naturale, che quell'uomo doveva nascondere in sé qualche grossa magagna. 4998_6815_000092 sono ritornato, disse per invitarti a uscire con me ora. domandò lei, voltandosi senz'abbassare le braccia che reggevano sul capo, il volume dei bellissimi capelli neri ancora sciolti e gli sorrise. 4998_6815_000093 poi si volse attorno a chiamare il suo caruso, che aveva piú di trent'anni e poteva averne anche sette o settanta, scemo com'era, e lo chiamò col verso con cui si chiamano le cornacchie: ammaestrate, te pa, te pa. 4998_6815_000094 il dottor cima si fermò all'entrata della villetta comunale che sorgeva sul poggio all'uscita del paese. stette un pezzo a guardare il rustico cancello a una sola banda, sorretto da due pilastri non meno rustici, dietro ai quali si levavano tristi due. 4998_6815_000095 e la stanchezza e nascono i primi dissapori e il giovane marito comincia a esser sazio e stufo della moglie e pensa già di tradirla. ah, come avrebbe desiderato ch'ella avesse potuto fare per qualche tempo con quel ragazzo là, una siffatta esperienza. 4998_6815_000096 silenziosamente levò il paletto, la stanga schiuse appena un battente guatò attraverso lo spiraglio per terra. 4998_6815_000097 traverso le terre nude irte di stoppie bruciate. tanta era la calura che su la paglia rimasta su l'aja dopo la trebbiatura, l'aria si vedeva tremolare com'alito di bragia. 4998_6815_000098 due mule, un'asina e il cane di guardia, e certo aveva un'aria strana, truce e a volte da insensato. 4998_6815_000099 passo batà. ascoltò a capo chino minacce e vituperii: gli toccavano: era in colpa, aveva nascosto il suo male. lo aveva nascosto perché nessuna donna se lo sarebbe preso se egli lo avesse confessato avanti. 4998_6815_000100 quando si riebbe in prima nello stordimento, non comprese perché fosse cosí buttata a terra. i puntelli alla porta le richiamarono la memoria e subito s'atterrí del silenzio che ora regnava là fuori. 4998_6815_000101 io per il h. già disse allora il dottore, fingendo di ricordarsi: ho mandato, già, ho mandato la serva. 4998_6815_000102 oggi egli temette a questa domanda che lo sguardo lo tradisse. stentava già tanto a mantenere calma la voce. non ti andrebbe oggi. 4998_6815_000103 pur cosí umile e modesta, doveva provare un certo compiacimento del proprio cordoglio, essendosi accorta ch'esso la rendeva a tutti piú cara, piú ammirevole. 4998_6815_000104 batà, aveva tratto un filo dal fascio su cui stava seduto e tentava di batterlo con mano svogliata su gli scarponi ferrati. 4998_6815_000105 questa. allora venne fuori anche lei, scostando con un gomito la figlia e imponendole di star zitta e quieta in casa, si accostò al crocchio delle donne, ora divenute tutte pietose, e si mise a confabular con esse, poi con batà, da sola a solo. 4998_6815_000106 che nessuna di loro lo avrebbe dato alla propria figliuola. latrava eh, ululava come un lupo, graffiava la porta. gesú, che spavento. e come non era morta povera figliuola. 4998_6815_000107 cjàula non fiatò. restò un pezzo a guardarlo a bocca aperta con occhi da ebete. poi si poggiò le mani su le reni e, raggrinzando in sú il naso per lo spasimo, si stirò e disse: gna, bonu va. 4998_6815_000108 era uscito dall'antro nel silenzio delle caverne tenebrose e deserte. aveva stentato a trovare a tentoni la galleria che lo conducesse alla scala, ma pure non aveva avuto paura. 4998_6815_000109 glielo aveva domandato scherzosamente una volta ed ella gli aveva subito risposto che non pregava per questo, ma perché dio lo ajutasse a salvare i suoi malati. 4998_6815_000110 quintadecima, affocata, violacea enorme, appena sorta dalle livide alture della crocca, asserragliata dentro tenendosi stretta come a impedire che le membra le si staccassero dal tremore continuo, crescente, invincibile. 4998_6815_000111 lui vecchio. no, doveva mostrarsi superiore lui e imporre altrimenti alla moglie il rispetto si alzò con gran calma, ma con un senso d'indolenzimento in tutte le membra. 4998_6815_000112 lo pestavano per tenerlo desto e ridere della sua sciocchezza. cadeva subito in un sonno di piombo dal quale ogni mattina, alla punta dell'alba, soleva riscuoterlo un noto piede. 4998_6815_000113 ella fe cenno di no col capo. vieni diss'egli incamminandosi per il primo viale a manca e guardando a una a una tutte le tombe che vi erano allineate. 4998_6815_000114 le gambe, come impastojate, gli si piegarono. si sostenne a stento con le braccia per aria. un múgolo quasi di rabbia, gli partí dalla gola. 4998_6815_000115 però di soppiatto gliela mandava la corona. meno male, eh già, moglie d'un altro non aveva stimato conveniente andar lei di persona. 4998_6815_000116 ecco il desiderio. non potendo, la mano rapace allungava un sospiro e chi sa quanti e quanti non venivano lí a passeggiare, appunto per questo, per non sospirare come lui. adesso, se fosse mia, 4998_6815_000117 gli rispose: zi scarda. e seguitò a caricare per un momento. la paura del bujo della notte fu vinta dalla costernazione che, cosí caricato e con la stanchezza che si sentiva addosso, forse non avrebbe potuto arrampicarsi fin. 4998_6815_000118 gli uccelletti della villa seguitavano a cinguettare festanti dov'era piú l'incanto di poco prima. il dottore lasciò la villa e s'avviò per ritornare a casa. 4998_6815_000119 serie profferte dei migliori giovani del paese. erano passati quasi due anni dalla sciagura e nessuno piú ormai. dopo quei rifiuti cosí recisi, s'attentava a chiederla in isposa. 4998_6815_000120 il fresco d'ombra di quella poggiata a bacio era saturo di fragranze selvatiche, amare, di prugnole dense e acute, di mentastri e di salvie. 4998_6815_000121 poi, col guizzo d'un braccio, indicò il cielo e urlò: la luna sidora. nel voltarsi per correre alla roba, difatti, intravide nello spavento la luna in. 4998_6815_000122 egli si turbò quasi fino alle lagrime a quel pallido sorriso, come se vi avesse scorto una profonda pietà di lui, dell'amore che le portava, del dolore ch'ella ancora non indovinava, ma che tra poco avrebbe saputo. 4998_6815_000123 perché egli, il povero morto, era nelle grazie di tutti per la vivacità dell'ingegno, per le gentili fattezze, per i modi gioviali e garbati. e lei, lei che lo piangeva disperatamente, era ritenuta con ragione una delle piú belle ragazze del paese. 4998_6815_000124 sorse in piedi, s'accostò vacillante alla porta e tese l'orecchio. nulla, piú nulla. 4998_6815_000125 ma ti farà bene, vedrai: sbrígati, sbrígati, voglio cosí si mosse per uscire dalla camera. sulla soglia si voltò: t'aspetto nello studio. 4998_6815_000126 e cauta. a passi di lupo, con la mantellina sotto il braccio, prese la fuga per la campagna verso il paese, nella notte ancora alta, tutta soffusa dal chiarore della luna. 4998_6815_000127 la rivide, infine tenera esile nel cielo ancora crepuscolare e a mano a mano di nuovo, crescere sempre piú. non temere, le diceva, triste batà vedendola con gli occhi sempre fissi alla luna. 4998_6815_000128 e batà, dopo aver ringraziato con muti cenni del capo, prese adagio adagio a narrar loro la sua sciagura, che la madre, da giovane, andata a spighe dormendo su un'aja al sereno. 4998_6815_000129 subito. passata la prima sorpresa, però, tutti s'erano spiegata la ragione di quella vittoria. ella aveva detto di sí perché il dottore non era piú giovane e nessuno dunque avrebbe potuto supporre ch'ella lo sposasse per amore, per vero amore. 4998_6815_000130 pa ciàula stava a rivestirsi per ritornare al paese. rivestirsi per ciàula significava togliersi prima di tutto la camicia, o quella che un tempo era stata forse una camicia, l'unico indumento che, per modo di dire, lo coprisse durante il lavoro. 4998_6815_000131 sarebbe stata a ogni modo una testimonia volgare, ed egli voleva che quanto stava per fare rimanesse segreto tra lui e la moglie. 4998_6815_000132 saro tutto bagnato di sudor freddo, con la schiena aperta dai brividi, gli occhi sbarrati, tremava a verga. a verga. non era niente, signore iddio. signore iddio, ma come era pazza quella donna là. 4998_6815_000133 tutto inondato di placido albore. a quella vista, come assalita d'improvviso dal contagio del male, cacciò un gran grido e cadde riversa, priva di sensi. 4998_6815_000134 io e uscí dalla pagoda, scese per il viale, svoltò appena. si vide solo nascosto. si fermò, strinse le pugna e contrasse tutto il volto in uno spasimo di riso. gliel'ho pagata io. 4998_6815_000135 non era niente. ah, non era niente. coi capelli drizzati su, la fronte ai primi ululi del marito, alle prime testate, alle prime pedate alla porta, ai primi sbruffi e graffii. 4998_6815_000136 sul tramonto si presentò nel vicolo tirandosi dietro per la cavezza le due mule bardate. batà ancora gonfio e livido, avvilito, abbattuto. 4998_6815_000137 lei sí avrebbe sentito bene con lui l'incanto di quella mattinata deliziosa e, senza pensarci due volte, egli sarebbe corso a prenderla a casa, la sua santa vecchierella, per farla ristorare al tepore di quel primo sole. 4998_6815_000138 l'amore, il vero amore, egli lo sentiva bene in sua moglie. non era ancor nato, non sarebbe forse mai nato? 4998_6815_000139 e piú per quello che per questo delle gallerie e della scala rigovernava attentamente la lumierina di terracotta. giungevano da lontano gli stridori e i tonfi cadenzati della pompa che non posava mai. 4998_6815_000140 impedendogli di fare anche su la sua giovane compagna quelle riflessioni un po amare ma piene di bonaria indulgenza con le quali era pur solito di scusare e compatire tant'altre cose nella vita. 4998_6815_000141 quando si sentiva l'occhio pieno, posava per un poco il piccone e, guardando la rossa fiammella fumosa della lanterna confitta nella roccia, che alluciava nella tenebra dell'antro infernale, 4998_6815_000142 stette a lungo in ascolto, oppressa ora di sgomento per quell'enorme silenzio misterioso di tutto il mondo, e alla fine le parve d'udire da presso un sospiro, un gran sospiro, come esalato da un'angoscia mortale. 4998_6815_000143 l'avrebbe trovata certamente rannicchiata in un cantuccio, col rosario in mano, a pregare per tutti i malati ch'egli aveva in cura. sorrise con dolce mestizia il dottor cima a questa immagine. 4998_6815_000144 mentre il marito, fuori, faceva alla porta quella tempesta, eccola qua, rideva seduta sul letto, dimenava le gambe, gli tendeva le braccia, lo chiamava: saro, saro. 4998_6815_000145 batà. rimase ancora un pezzo a capo chino, davanti a quella porta chiusa. poi si voltò e scorse su gli usci delle altre casupole tanti occhi smarriti e sgomenti che lo spiavano. 4998_6815_000146 e c'era forse da godere nella vita? oh sí, poteva. poteva esser bella la vita. poteva una mattinata serena come quella compensare di tante afflizioni e di tante noie? 4998_6815_000147 insieme, l'incanto sarebbe svanito per tutt'e due. ecco, era già svanito anche per lui. solamente a pensarci, l'amaro di quella sottile malinconia dianzi avvertito appena, gli saliva ora alla gola. 4998_6815_000148 perché provava il poco rispetto che sua moglie aveva per lui. egli doveva vincere il proprio cuore, dirgli che aveva un bel sentirsi giovane, quando tutti lo credevano vecchio. un giovanotto sí, avrebbe potuto anche fare uno scandalo. 4998_6815_000149 che era dunque il padrone vero, e per giunta pagato per esserlo, e vi aveva casa e stato e vendeva per conto suo i fiori ch'eran di tutti e di nessuno. 4998_6815_000150 ebbene, e questo vecchio seguitò a pensare: non intendeva forse di regolarsi anche lui come un ragazzaccio, fare una scenata, uno scandalo? oh, allora, tutti quelli che avevano indovinato cosí facilmente la ragione per cui egli era stato subito accolto. 4998_6815_000151 spiavano. videro quegli occhi le lagrime sul volto dell'uomo avvilito e allora lo sgomento si cangiò in pietà. una prima comare piú coraggiosa gli porse una sedia. le altre, a due, a tre, vennero fuori e gli si fecero attorno. 4998_6815_000152 perché è destino delle cose che sono di tutti di non essere poi propriamente di nessuno. a ogni passo un palo e una tabella: proibito di entrare nelle ajuole. 4998_6815_000153 lo aveva tenuto bambino, tutta la notte esposto alla luna. e tutta quella notte lui, povero, innocente, con la pancina all'aria, mentre gli occhi gli vagellavano, ci aveva giocato con la bella luna dimenando le gambette, i braccini. 4998_6815_000154 e ora latrava, latrava come se avesse un cane in corpo e daccapo tornava a graffiare, sbruffando, ululando e a battervi il capo, i ginocchi. 4998_6815_000155 no, in coscienza non si diceva nulla di male di batà, ma neanche nulla di bene, buttato sempre là in quel suo pezzo di terra lontano. non si sapeva come vivesse, stava sempre solo, come una bestia, in compagnia delle sue bestie. 4998_6815_000156 fondo, ch'ella meritava d'essere amata? sí, perché era buona, anche buona come appariva da quelle pure fattezze delicate, da quei profondi occhi neri, vellutati nel pallor bruno del volto. venne ad aprirgli la serva. 4998_6815_000157 non che avesse da ridire minimamente su la moglie, tanto buona poverina, ma aveva circa diciotto anni, meno di lui, appena ventidue, ed egli già coi capelli grigi su le tempie e la barba brizzolata. 4998_6815_000158 veniva dagli alberi, come un invito, il cinguettío continuo degli uccellini festanti per il ritorno della dolce primavera, e il dottor francesco cima si mise a salire a lenti passi alla villetta, respirando con voluttà quell'aria satura di fragranze. 4998_6815_000159 il gesto era vano: il filo di paglia appena mosso si piegava e batà. restava cupo e assorto a guardare in terra. 4998_6815_000160 uh, se n'erano dette tante. in paese l'intera cittadinanza s'era commossa al caso crudele di quell'amore di due giovani spezzato dalla morte. 4998_6815_000161 sú per la scala. anche questo gemito gli venne meno arrestato dallo sgomento del silenzio nero che avrebbe trovato nella impalpabile vacuità di fuori. 4998_6815_000162 aveva lavorato senza pietà tutto il giorno. non aveva mai pensato, ciàula, che si potesse aver pietà del suo corpo, e non ci pensava neppur ora, ma sentiva che proprio non ne poteva piú. 4998_6815_000163 ora, il luridume vi aveva fatto una tal roccia che a posarlo per terra stava ritto con somma cura ciàula. ne affibbiava i sei bottoni, tre dei quali ciondolavano. 4998_6815_000164 l'ho saputo per caso. m'ero recato là alla villetta a passeggiare e il giardiniere me l'ha detto, credendo che l'avessi ordinata io. questa corona, non piangere sú, andiamo a deporla insieme, vedi. 4998_6815_000165 sole dapprima ne rimaneva abbagliato, poi col respiro che traeva nel liberarsi dal carico, gli aspetti noti delle cose circostanti gli balzavano davanti. 4998_6815_000166 non cosí il rammarico d'aver compiuto, da qualche mese, quarant'anni. il piú bel tempo della vita era già finito per lui e purtroppo, senza ch'egli potesse dire d'aver goduto mai veramente della giovinezza. 4998_6815_000167 subito corse alla cassa sotto il letto, la trasse avanti l'aprí ne cavò la mantellina di panno, ritornò alla porta, tese di nuovo a lungo l'orecchio, poi levò a uno a uno, in fretta, silenziosamente, i puntelli. 4998_6815_000168 e che poteva importare a ciàula che in cielo ci fosse la luna. ora, ora soltanto cosí sbucato di notte dal ventre della terra, egli la scopriva. 4998_6815_000169 avevano il livido squallore di quelle terre senza un filo d'erba, sforacchiate dalle zolfare come da tanti enormi formicaj. ma no zi scarda, fisso in quel suo strano atteggiamento, non si burlava di loro né faceva una smorfia. 4998_6815_000170 ma si era bevute anche quelle del pianto zi scarda quando, quattr'anni addietro, gli era morto l'unico figliuolo per lo scoppio d'una mina, lasciandogli sette orfanelli e la nuora da mantenere. 4998_6815_000171 veder che cosa domandò il dottore, restando io non so come, signor dottore, la corona, la corona. il giardiniere lo guardò, restando anche lui non meno stupito. 4998_6815_000172 possibile. restò appena sbucato all'aperto, sbalordito. il carico gli cadde dalle spalle, sollevò un poco le braccia, aprí le mani nere, in quella chiarità. 4998_6815_000173 corpo di sangue di indietro. tutti giú, tutti di nuovo alle cave a buttar sangue fino all'alba o faccio fuoco. bum fece uno dal fondo della buca. 4998_6815_000174 e reggeva la porta con le braccia per paura che da un momento all'altro, non ostante i molti puntelli, cedesse alla violenza: iterata, feroce, accanita di quella cieca furia urlante: ah, se avesse potuto ucciderlo. 4998_6815_000175 pochine cento lire. signor dottore, sa che fatica metterle insieme a una a una, tutte queste violette e le rose d'inverno, perché rare quand'è stagione, perché le vogliono tutti. 4998_6815_000176 rose e violette non si ricorda. e il giardiniere tornò a sorridere della smemorataggine del signor dottore. è pronta da stamani alle otto. venga a vederla. 4998_6815_000177 luna sidora venne fuori rattenendo il fiato. riaccostò pian piano la porta. fece al cane un cenno rabbioso di non muoversi di lí. 4998_6815_000178 di là dall'imbuto della scala per cui saliva tante volte al giorno con quel suo specioso arrangolío di cornacchia strozzata, ma il bujo della notte non lo conosceva. 4998_6815_000179 si sarebbe accorta bene costei. che altro è fare all'amore dalla finestra a diciott'anni, altro è vivere nella dura realtà quotidiana, quando già le prime fiamme si sono ammorzate e comincia il tedio dei giorni uguali. 4998_6815_000180 in considerazione di calicchio morto e anche dell'occhio perduto per lo scoppio della stessa mina, lo tenevano ancora lí a lavorare. lavorava piú e meglio di un giovane, ma ogni sabato sera la paga gli era data. 4998_6815_000181 del resto, aveva anche lui a sua volta sotto di sé qualcuno piú debole sul quale rifarsi piú tardi. ciàula il suo caruso. 4998_6815_000182 io sono vecchia, ho paura piú di tutti e me ne starò rintanata qua, zitta, zitta e sola, sola. i chiudo bene, e lui faccia pure il lupo fuori. 4998_6815_000183 presa. il male di luna. il male di luna, il terrore superstizioso di quel male oscuro invase tutte le donne. al racconto di sidora. 4998_6815_000184 quando s'era fatto avanti lui, il dottor cima, quantunque sconsigliato dagli amici e sissignori, era stato accolto, lui subito. 4998_6815_000185 la gente batà. sedeva tutto aggruppato su un fascio di paglia in mezzo. 4998_6815_000186 e sapeva ch'ella era stata lí lí per impazzire dal dolore, che s'era chiusa in una camera al bujo per molte settimane, senza voler vedere nessuno, che non era piú uscita di casa, che avrebbe voluto farsi monaca. 4998_6815_000187 l'impeto della prima impressione era caduto. stette un pezzo a guardare innanzi a sé. vide poco discosto un sediletto e andò a sedervisi meccanicamente. 4998_6815_000188 per quanto vecchio il marito, via sarebbe stato un po troppo. aveva mandato la serva a ordinar la corona, in prova del costante amore, e la avrebbe fatta appendere dalla serva alla tomba di quel suo povero amore. 4998_6815_000189 la madre, accasciata su la seggiola finita con le braccia e il capo ciondoloni, nicchiava in un canto: ah, figlia mia, ah figlia mia, ah, povera figliuccia mia rovinata. 4998_6815_000190 accordate solo a questo patto: reprimere ogni impulso di quell'amore che per lui era il primo e sarebbe stato. 4998_6815_000191 con le mani seguitava a farle cenno di attendere e di non spaventarsi e di tenersi discosta. alla fine, con voce che non era piú la sua, disse dentro: 4998_6815_000192 e nel ritrarsi verso la porta, scorse anch'egli dalla grata della finestrella, alta nella parete di faccia, la luna, che se di là dava tanto male al marito, di qua pareva ridesse beata e dispettosa della mancata vendetta della moglie. 4998_6815_000193 ah sí, irato, sdegnato saro d'un balzo, saltò nel bugigattolo della vecchia, la ghermí per un braccio, la trasse fuori, la buttò a sedere sul letto accanto alla figlia. qua urlò, quest'è matta. 4998_6815_000194 abbiamo forse di uomini altri che lui nel nostro parentado è l'unico che ci possa dare ajuto e conforto. sta zitta. cosí, la mattina, appresso all'alba, sidora ripartí per la campagna su quell'altra mula lasciata dal marito. 4998_6815_000195 accanto alla stanza grande che dava ricetto anche alle bestie. tu sei uomo, disse a saro, e tu sai già com'è, disse alla figlia. 4998_6815_000196 non eran forse da preferire all'angoscia, al ribrezzo, alla paura che le incuteva questo batà? alla fine si sgruppò, ma appena levato in piedi, quasi colto da vertigine, fece un mezzo giro su se stesso. 4998_6815_000197 moglie già d'un altro. lei cosí timida, lei cosí modesta, tanto ardire, tanto dunque lo amava, tanto viva era ancora la memoria di lui nel suo cuore. 4998_6815_000198 buca bum echeggiarono parecchi altri e con risa e bestemmie e urli di scherno fecero impeto. e chi dando una gomitata, chi una spallata, passarono tutti meno uno, chi. 4998_6815_000199 e fu il primo a spiccare un salto da montone dentro la roba. appena batà, cacciò il múgolo annunziatore e con la mano accennò ai tre di chiudersi subito dentro. ah, con qual furia si diede a metter puntelli e puntelli, e puntelli, mentre la vecchia si rintanava mogia mogia nello sgabuzzino. 4998_6815_000200 il dottore si fermò a un pensiero sortogli improvviso: quello di tornare indietro, di correre a casa a prendere la giovane moglie- era sposo da sette mesi- per far godere anche a lei l'incanto di quella passeggiata. 4998_6815_000201 vedi, ella stette con gli occhi nascosti nel fazzoletto finché la vettura non si fermò davanti al cancello del camposanto. egli la ajutò a scendere, poi prese la corona ed entrò con lei nel recinto. sai dov'è? 4998_6815_000202 a olio sidora parve la ingombrasse tutta, precipitandosi dentro scompigliata, affannosa nel veder la figliuola a quell'ora, in quello stato, la madre levò le grida e fece accorrere, con le lumierine a olio in mano tutte le donne del vicinato. 4998_6815_000203 aveva paura. invece del bujo vano della notte, conosceva quello del giorno, laggiú intramezzato da sospiri di luce. 4998_6815_000204 ma era un male soltanto per lui. bastava che gli altri se ne guardassero- e se ne potevano guardar bene, perché era a periodo fisso ed egli se lo sentiva venire e lo preavvisava. durava una notte sola e poi basta. 4998_6815_000205 si ritrassero con le seggiole in fretta nelle loro casupole e sporsero il capo dall'uscio a spiare e ad ammiccarsi tra loro. la madre di sidora, sulla soglia, si parò fiera e tutta tremante di rabbia e cominciò a gridare. 4998_6815_000206 la moglie di nascosto aveva ordinato una corona, sí il giorno appunto cadeva l'anniversario della morte di quel ragazzo. 4998_6815_000207 ah no, questo no. avrebbe dovuto anche farsi restituire il danaro pagato, raccomandare a colui di star zitto e allora andare a casa a domandare inutili spiegazioni alla moglie, rinfacciarle il sotterfugio, l'inganno e punirla. 4998_6815_000208 gli altri, chi il vizio del fumo, chi quello del vino. lui aveva il vizio della sua lagrima. era del sacco lacrimale malato e non di pianto quella lagrima. 4998_6815_000209 sapeva sempre dov'era, toccava con la mano in cerca di sostegno le viscere della montagna e ci stava cieco e sicuro come dentro il suo alvo materno. 4998_6815_000210 poco dopo ella era pronta. ah, per questo lo ubbidiva sempre, buona buona, faceva sempre ciò che egli voleva e com'egli voleva. soltanto sul cuore di lei, eh lí no, egli non aveva alcun potere. 4998_6815_000211 scusi, non ne abbiamo oggi. ebbene, non mi ha mandato la serva, l'altro jeri, a ordinarmi per oggi una corona. 4998_6815_000212 alla fine il carico fu pronto e zi scarda ajutò ciàula a disporlo e rammontarlo sul sacco attorto dietro la nuca. a mano a mano che zi scarda caricava, ciàula sentiva piegarsi sotto le gambe. 4998_6815_000213 scoppio, egli solo, ciàula atterrito, era scappato a ripararsi in un antro noto soltanto a lui. nella furia di cacciarsi là, gli s'era infranta contro la roccia la lumierina di terracotta. e quando, alla fine, dopo un tempo che non aveva potuto calcolare, 4998_6815_000214 e, sidora irritata, delusa, gli ripeteva con tono ironico: ma piano, piano, non ti far male, vedrai che non è niente. 4998_6815_000215 perché di regola doveva presumersi che uno della sua età non poteva piú lavorar bene quando cacciagallina alla fine lo lasciò per correre dietro agli altri e indurre con le buone maniere qualcuno a far nottata. 4998_6815_000216 entrò diviato alla camera di lei, la moglie era davanti la specchiera a pettinarsi di tra le braccia alzate sul capo. le scorse nello specchio il volto. incontrò lo sguardo di lei che esprimeva sorpresa di vederlo in casa a quell'ora insolita. 4998_6815_000217 morte ciàula. non aveva paura, né paura delle ombre mostruose che qualche lanterna suscitava a sbalzi lungo le gallerie, né del subito guizzare di qualche riflesso rossastro qua e là in una pozza, in uno stagno d'acqua. 4998_6815_000218 era una smorfia a cacciagallina o si burlava della gioventú di quei compagni. là veramente, tra gli aspetti di quei luoghi, strideva quella loro allegria, quella velleità di baldanza giovanile. 4998_6815_000219 come se sul murello su cui stava seduto ci fossero spine. si dimenava di continuo e inghiottiva con stento e di tratto in tratto allungava di traverso uno sguardo a quell'uomo lí in attesa dell'assalto del male. 4998_6815_000220 bene e andò a levarsi il panciotto. se non fosse stato per la stanchezza e per il bisogno del sonno, lavorare anche di notte non sarebbe stato niente, perché laggiú tanto era sempre notte lo stesso. ma questo per. 4998_6815_000221 ma che avete? gli gridò sidora raccapricciata. batà, mugolò di nuovo, si scrollò tutto per un possente sussulto convulsivo che parve gli moltiplicasse le membra. 4998_6815_000222 ah, era ragazzo allora, un ragazzaccio che aveva la passione della caccia. quanti poveri uccellini aveva uccisi. le amarezze, le costernazioni, i fastidii che gli venivano dalla sua professione di medico gli s'erano quasi addormentati, in fondo. 4998_6815_000223 c'era stata veramente un'altra ragione, e forse piú forte, per cui la madre s'era ostinata a darle. quell'uomo sidora ricordava anche quest'altra ragione, che in quel momento le appariva lontana, lontana, come d'un'altra vita. 4998_6815_000224 zi scarda aveva sempre la bocca arsa e quella lagrima per la sua bocca era quel che per il naso sarebbe stato un pizzico di rapè un gusto e un riposo. 4998_6815_000225 lavoro, toltasi la camicia, indossava sul torace nudo, in cui si potevano contare a una a una tutte le costole, un panciotto bello, largo e lungo, avuto in elemosina, che doveva essere stato un tempo elegantissimo e sopraffino. 4998_6815_000226 giú nei vani posti a zolfo, si stava per levar mano. essendo già sera quando s'era sentito il rimbombo tremendo di quella mina scoppiata, tutti i picconieri e i carusi erano accorsi sul luogo dello scoppio. 4998_6815_000227 ah, certo, saro sarebbe stato un pessimo marito. ma che marito era questo? adesso gli affanni che senza dubbio le avrebbe dati. 4998_6815_000228 e, per dir la verità, lui stesso se la prendeva come una carità che gli facessero, tanto che, intascandola, diceva sottovoce, quasi con vergogna: dio gliene renda merito. 4998_6815_000229 all'aja sidora, sua moglie, di tratto in tratto si voltava a guardarlo in pensiero dalla soglia su cui stava a sedere, col capo appoggiato allo stipite della porta e gli occhi socchiusi. 4998_6815_000230 forse chi diceva cosí parlava per dispetto o per gelosia? la prova ch'ella non intendeva, con quelle gramaglie, d'essere maggiormente desiderata, era nel fatto che in pochi mesi aveva rifiutato quattro o cinque profferte di matrimonio. 4998_6815_000231 zi scarda si lasciò scrollare pacificamente. doveva pur prendersi uno sfogo, quel povero galantuomo. ed era naturale se lo prendesse su lui che, vecchio com'era, poteva offrirglielo senza ribellarsi. 4998_6815_000232 nelle dure facce quasi spente dal bujo crudo delle cave sotterranee, nel corpo sfiancato dalla fatica quotidiana, nelle vesti strappate. 4998_6815_000233 grande placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio. gli stava di faccia la luna. sí, egli sapeva, sapeva che cos'era, ma come tante cose si sanno a cui non si è dato mai importanza. 4998_6815_000234 glielo ruppe improvvisamente il nuovo giardiniere, che si trovava lassú a sarchiare in un pratello. oh, eccomi qua, signor dottore, m'ha cercato a lungo. 4998_6815_000235 gnornò, scordatevelo, state ad accordarvi tra voi. è inutile, è inutile, debbo dirlo io. le donne del vicinato le fecero cenni pressanti di star zitta, d'aspettare che il colloquio terminasse. 4998_6815_000236 come smarrita, si voltò a un tratto a cercare il marito. lo chiamò, come finora non l'aveva mai chiamato. gli s'appese al braccio, convulsa: perdonami, perdonami, portami via. 4998_6815_000237 e la luna lo aveva incantato. l'incanto però gli aveva dormito dentro per anni e anni e solo da poco tempo gli s'era risvegliato. ogni volta che la luna era in quintadecima, il male lo riprendeva. 4998_6815_000238 pochine cento lire, me ne deve dare almeno altre venti. il dottore si provò a parlare, ma sentí che gli mancava la voce. aprí le labbra a uno squallido sorriso e si sforzò a dire: io pagartela eh. 4998_6815_000239 la scala era cosí erta che ciàula con la testa protesa e schiacciata sotto il carico pervenuto all'ultima svoltata. per quanto spingesse gli occhi a guardare in sú, non poteva veder la buca che vaneggiava in alto. 4998_6815_000240 per ciàula, no ciàula, con la lumierina a olio nella rimboccatura del sacco su la fronte e schiacciata la nuca sotto il carico, andava sú e giú per la lubrica scala sotterranea. 4998_6815_000241 e che andasse a piangere, lontano, quel suo ragazzo morto, senza rubar cosí l'amore d'un galantuomo ch'ella aveva, se non altro, il dovere di rispettare. né amore, né rispetto, ah. ella aveva rifiutato i giovani e s'era preso uno per lei vecchio. 4998_6815_000242 aveva detto di sí perché egli stesso non avrebbe certamente preteso d'essere amato come un giovanotto e si sarebbe contentato di quell'affetto quieto e tepido, fatto di stima, di gratitudine e di devozione. 4998_6815_000243 la paura lo aveva assalito. invece, nell'uscir dalla buca, nella notte nera, vana, s'era messo a tremare, sperduto con un brivido per ogni vago alito indistinto nel silenzio arcano che riempiva la sterminata vacuità. 4998_6815_000244 era affezionatissima a questa e forse non avrebbe parlato. certo però non avrebbe saputo apprezzare né fors'anche comprendere ciò che egli aveva già divisato di fare. 4998_6815_000245 inseguito. ora, ritornato giú nella buca con zi scarda, mentre stava ad aspettare che il carico fosse pronto, egli sentiva a mano a mano crescersi lo sgomento per quel bujo che avrebbe trovato sbucando dalla zolfara. 4998_6815_000246 donne. sidora gli rispondeva con un gesto vivace di noncuranza e seguitava ridendo ad aizzarlo con gli occhi, di quegli occhi ormai quasi impudenti, saro cominciò a provare orrore e terrore, piú che di quell'uomo là aggruppato in attesa. 4998_6815_000247 e aveva la faccia sbiancata, torbida, terrea, gli occhi foschi e velati in cui, dietro la follía, si scorgeva una paura quasi infantile, ancora cosciente, infinita. 4998_6815_000248 ora la proprietà vuol dire io, non vuol dire noi, e lí dentro uno solo poteva dir: io il giardiniere. 4998_6815_000249 gioventú, sospirò con uno squallido sorriso d'indulgenza: zi scarda a cacciagallina e ancora, agguantato per il petto, piegò la testa da un lato, stiracchiò verso il lato opposto, il labbro inferiore, e rimase cosí per un pezzo, come in attesa. 4998_6815_000250 quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava sopra e su la cui lubricità la lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva sú. 4998_6815_000251 immagine, scrollando lievemente il capo, mentre saliva al vialetto piú alto della villa, sul poggio, pregando per tutti i malati ch'egli aveva in cura. la sua santa vecchierella non dimostrava molta fiducia in lui e nella sua scienza. 4998_6815_000252 soprannominato ciàula, s'avviava al paese cràh. cràh rispose anche quella sera al richiamo del suo padrone e gli si presentò tutto nudo, con la sola galanteria di quel panciotto debitamente abbottonato. 4998_6815_000253 cosí tutti avrebbero pensato. e allora, che doveva far lui? lasciar correre, fingere di non saper nulla, ritornar sú dal giardiniere a dirgli che desse alla serva quella corona trattenuta lí perché gli servisse da prova. 4998_6815_000254 figliuola. la madre aveva creduto lo dicessero per invidia, perché batà per la sua condizione era agiato e tanto piú s'era ostinata a darglielo, quanto piú quelle con aria afflitta s'erano mostrate restíe a partecipare alla sua soddisfazione per la buona ventura che toccava alla figlia. 4998_6815_000255 perché costui l'amore via. non si sarebbe neppur sognato di pretenderlo, coi capelli già grigi, con la barba già brizzolata. ma avrebbe anche chiuso un occhio, e anche tutti e due, su la sua pena antica. non si sarebbe avuto a male di nulla, il vecchio. 4998_6815_000256 che cosí fosse veramente. non aveva tardato a comprenderlo. anche lui ne aveva tanto sofferto. ne soffriva tanto tuttora. doveva fare piú volte al giorno sforzi violenti su se stesso, ora per frenare uno scatto, ora per non tradire il rammarico acerbo. 4998_6815_000257 ove un brulichío infinito di stelle fitte, piccolissime, non riusciva a diffondere alcuna luce. il bujo ove doveva esser lume, la solitudine delle cose che restavan lí con un loro aspetto cangiato e quasi irriconoscibile. 4998_6815_000258 che ella si accorgesse appena che, nonostante quella canizie su le tempie, egli la amava come un fanciullo. non aveva amato mai prima di lei alcun'altra donna. 4998_6815_000259 si mosse sotto il carico enorme che richiedeva anche uno sforzo d'equilibrio. sí, ecco sí, poteva muoversi, almeno finché andava in piano. ma come sollevar quel peso quando sarebbe cominciata la salita? 4998_6815_000260 là, mentr'ella, saliva pel cielo la luna col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui che pure per lei non aveva piú paura né si sentiva piú stanco. 4998_6815_000261 con saro. l'ha detto lui, gliel'ho detto io. sta zitta con saro e abbassando gli occhi per nascondere il sorriso, finse d'asciugarsi la bocca sdentata con una cocca del fazzoletto che teneva in capo annodato sotto il mento, e aggiunse: 4998_6815_000262 allungava anche il collo per vedere se dietro le alture della crocca non spuntasse la faccia spaventosa della luna. ancora niente diceva alle due donne. 4998_6815_000263 quegli altri, eccoli là. s'allontanavano giú per la stradetta che conduceva a comitini, ridevano e gridavano: ecco sí, tienti forte codesto cacciagallí, te lo riempirà lui il calcherone per domani. 4998_6815_000264 arrivò al paese in casa della madre poco prima dell'alba. la madre s'era alzata da poco. la catapecchia, buja come un antro in fondo a un vicolo angusto, era stenebrata appena da una lumierina a olio. 4998_6815_000265 tuttora gliene veniva giú qualcuna piú salata delle altre, ed egli la riconosceva subito. scoteva il capo allora e mormorava un nome: calicchio. 4998_6815_000266 per fortuna, quando la salita cominciò, ciàula, fu ripreso dalla paura del bujo della notte, a cui tra poco si sarebbe affacciato attraversando le gallerie. quella sera non gli era venuto il solito verso della cornacchia, ma un gemito raschiato, protratto. 4998_6815_000267 giovane ancora, anzi bambino per una sola donna. egli avrebbe potuto essere ormai per la sua vecchia mamma, se non fosse morta da tre anni. 4998_6815_000268 villetta comunale. qua smontò lui solo, pregando la moglie d'attenderlo un poco. quando, dopo circa un quarto d'ora, ella, già turbata e costernata, lo vide ridiscendere dalla villetta, seguito dal giardiniere che reggeva su le braccia la corona fu per mancare. 4998_6815_000269 ma forse avrebbe saputo dissimular bene la tristezza. era già abituata, rassegnata, ed egli la amava, oh miseria. la amava tanto, tanto, e sentiva in fondo: 4998_6815_000270 poche cento lire, rose e violette, già cento venti. eccole qua. grazie, signor dottore. s'affrettò a rispondere il giardiniere, prendendo il denaro. 4998_6815_000271 che sua moglie era capace di un tale inganno, d'un tal tradimento. quando la vide là nella pagoda, in un angolo ritta su una tavola di ferro appoggiata alla parete, gli parve che fosse per lui e restò a mirarla a lungo. 4998_6815_000272 i mesti sorrisi avevano destato in tutti, e specialmente nei giovani, una fervida ammirazione, una vivissima tenerezza. essere amato da lei, scuoterla da quel fascino doloroso, richiamarla alla vita, all'amore, alla giovinezza, era diventato il sogno. 4998_6815_000273 ancora dopo tre anni, pur essendo adesso sua moglie, gli mandava di nascosto una corona. 4998_6815_000274 e pregava. pregava da mane a sera, tanto che egli quasi quasi avrebbe desiderato di non aver molti clienti per non stancare troppo le labbra di lei. 4998_6815_000275 riuscirono tutti e tre all'aperto e si trattennero un lungo pezzo a conversare davanti alla roba sidora. a mano a mano che l'ombra inchinava su, la campagna lanciava sguardi vieppiú ardenti e aizzosi. 7440_6815_000000 caccia fulminava piú di tutti sebastiano terilli, il quale, non contento dello sterminio delle ulive e dei polli, faceva poi a tavola arrabbiare monsignore con certe discussioni che non stavano né in cielo né in terra. 7440_6815_000001 non doveva pensare il tranzi ch'egli avesse voluto prendersi una rivincita sposando sua figlia, poiché da lui aveva avuto tolta la madre e non doveva, a un tal pensiero, essere pieno d'odio e d'orrore, si sentí mancare, sprofondare. 7440_6815_000002 la bambina, orfana di madre e abbandonata cosí dal padre, crebbe in casa dei nonni che la chiamarono ebe come la loro figliuola. 7440_6815_000003 per avere un po di requie dai continui dispetti della nuora. un giorno la poponè pensò di recarsi per qualche settimana al vicino paese di favara, dove aveva una sorella vedova come lei. 7440_6815_000004 per carità, per carità, non posso farne a meno. signora, questo mio pianto posso piangere anch'io, signora, lei per suo figlio e io. 7440_6815_000005 ebbene, questo ha fatto impazzire tuo marito. non la colpa che nessuno di noi due ha pensato di commettere, ma questo, il poter pensare che questo può accadere. 7440_6815_000006 il nipote marco perla. nel vederla anche lui crescere cosí simile in tutto alla cuginetta ch'egli avrebbe voluto far sua, cominciò a provare di tratto in tratto, o per il guizzo di uno sguardo, o per il suono d'una risata o d'una parola, o per un capriccetto o una bizza della piccina. 7440_6815_000007 era senza dubbio esaltato. accennava a quel suo misterioso discorso con quel signore sconosciuto, come per nascondervi un proposito che aveva intanto un ben curioso effetto. 7440_6815_000008 ebe, vide il volto del padre, nel proferir queste ultime parole, scomporsi d'improvviso in una espressione tra di stupore e d'orrore. gli udí soggiungere a bassa voce: comprendo. comprendo perché lui t'ha sposata. tu non sai, tu non puoi sapere. 7440_6815_000009 il roseo d'una lunga faccia cavallina, tagliato da un grosso paio di baffi, e il biancheggiar delle carte sulla tavola per un tratto smarrí nello scompiglio tumultuoso dei pensieri e dei sentimenti. 7440_6815_000010 ajutato dalla serva, poté alla fine mettersi in piedi e accorrere nella saletta corrado. restarono per un momento entrambi di fronte, come precipitati l'uno verso l'altro, a guardarsi dal tempo remoto in cui per l'ultima volta si erano veduti. 7440_6815_000011 questa impressione di limpidità e questo ritegno aveva provato sempre nicolino respi accostandosi all'anima di donna bicetta. 7440_6815_000012 e ora addosso a uno che non aveva alcun dovere di assumersela. bebè, ignorava che anche a costui il padre aveva tolto qualche cosa. ignorava ch'egli aveva lasciato a costui il peso della figlia dopo avergli tolto l'amore della madre. 7440_6815_000013 bussò alla porta e disse: l'asina è qua, gna poponè, l'ho legata all'anello. il signore e la bella madre vi accompagnino. 7440_6815_000014 sí, sí, io comprendo ora la pazzia di tuo marito perché penso al mio, che impazzirebbe allo stesso modo se gli accadesse quel che è accaduto al tuo con me. 7440_6815_000015 ora il dubbio angoscioso era questo: che forse il turbamento ch'egli le aveva cagionato in quei tre giorni non s'era sedato dopo la sua partenza? era forse cresciuto cosí che il marito se n'era accorto? 7440_6815_000016 e subito s'è richiuso senza lasciar di sé la minima traccia. subito dopo la coscienza nostra è tornata limpida e uguale. noi non abbiamo pensato piú neppure per un istante a ciò ch'era accaduto tra noi. 7440_6815_000017 prese un pretesto. andò via, un dubbio angoscioso gli s'era insinuato nell'animo e glielo metteva in subbuglio. nessuno meglio di lui poteva sapere che donna bicetta daddi era insospettabile. 7440_6815_000018 schiena, si raddrizzò sul busto dolorosamente, si passò le mani tremanti sui capelli. poi si portò un dito tra i denti e stette un pezzo a guardar, fisso innanzi a sé. 7440_6815_000019 i pare, gli gridò subito in faccia bartolino gaglio, temendo che l'interruzione indignasse la vecchia e le facesse passar la voglia di raccontare. centuno, centodue, centotré. che maraviglia. ci sono gli angeli e dio assegna il numero a ciascuno. 7440_6815_000020 che voleva parer di rimprovero e di rammarico soltanto, ma in cui vibrava un furore a stento contenuto come. come hai potuto farlo? 7440_6815_000021 in un lugubre casone del viale solitario di castro, pretorio al macao, bussava un vecchietto ferrigno dalla barba crespa già molto brizzolata, che si confondeva col grigio bavero della pelliccia corrado tranzi. 7440_6815_000022 nell'ultima lettera disperata la dichiarava indegna del suo amore. e fatua e spergiura e civetta e senza cuore. ah, che infamia, che infamia. 7440_6815_000023 sacrifizii. egli era buono e l'amava. le sarebbe stato padre e marito insieme. se bebè voleva ch'ella morisse tranquilla, le doveva dir: 7440_6815_000024 e lasciamo che la feccia di tutte le nostre azioni, di tutti i nostri pensieri, di tutti i nostri sentimenti ci si posi zitta, zitta, di nascosto, in fondo alla coscienza. 7440_6815_000025 avrebbe dovuto almeno farla ricca per ricompensarla del lungo abbandono. e ricco, difatti, ritornava troppo tardi, troppo tardi sí, il tradimento, gli spiegò ebe, non lo aveva commesso lei, lo avevano commesso la nonna e marco prima. 7440_6815_000026 ah no, dicevo dopo quando gli si guastò la, la macchinetta, e sfido prima no, di certo perdio, erano un miracolo di concordia coniugale, di pace domestica. certo, qualcosa deve essergli accaduto in villeggiatura. 7440_6815_000027 la signora lerna, mentre col marito se ne stava affacciata al finestrino d'una vettura di prima classe. rivide la giovane che cercava di corsa un posto nel treno: era in compagnia d'un giovanotto, recava tra le braccia un fascio di fiori e rideva. 7440_6815_000028 il padre di marino lerna capí subito di che genere fosse quella biondina. lí non capí la madre che, vedendosi di faccia un'altra donna che piangeva come lei, non seppe tenersi da domandarle: è moglie la signora? 7440_6815_000029 perché io non so bice, non so proprio come sia tuo marito, com'egli certo non sa, non può sapere come sia io. è stato come un gorgo, capisci, come un gorgo che si è aperto tra noi all'improvviso, senz'alcun sospetto, e ci ha afferrati e travolti in un attimo. 7440_6815_000030 quando alla fine la serva venne ad aprirgli, alla vista della casa in cui stava per introdursi sentí mancarsi il respiro il signor perla. 7440_6815_000031 ritornate domani, le disse la poponè e il giorno appresso le annunciò che il figliuolo non le aveva piú scritto perché era in viaggio di ritorno e che già era arrivato a genova e tra pochi giorni lo avrebbe riabbracciato. 7440_6815_000032 erano pur quelle medesime della prima ebe, gli venisse lo stesso fuoco per tutte le vene. non mi baci. oh, come sei buffo che hai. gli domandò una volta bebè dopo averlo baciato, guardandolo in faccia e scoppiando a ridere: perché ti fai cosí brutto? perché non mi baci. 7440_6815_000033 la poponè. appena li vide, si sentí riconfortare e ringraziò dio che proprio in quella notte del suo viaggio aveva disposto che quei militari dovessero recarsi anch'essi alla favara. 7440_6815_000034 ma si ritrovò invece tra le braccia di lui, sorretto premurosamente. udí invece la voce di lui che gli diceva: tu cosí, ma stai male, davvero qua che hai. ma tu, scotti, non ti reggi, hai la febbre. 7440_6815_000035 credendo di dargli un gran piacere, gli confidò che quella mattina stessa aveva ricevuto una lettera da un giovane che si vedeva spesso passare per istrada. 7440_6815_000036 poi quello stordimento era sparito, s'era cangiato in una fissità acuta, strana. fissava, prima da lontano obliquo, poi a mano a mano, come attirato da certi segni che credeva di scoprire in questo e in quello degli amici piú intimi. 7440_6815_000037 gli scuri accostati, era quasi bujo là dentro e la frescura immobile. ti dico adesso la mia impressione, l'unica che potei avere, di cui mi ricordi e mi ricorderò sempre, ma l'ebbe forse anche lui identica. dovette averla, perché altrimenti non mi spiegherei piú nulla. 7440_6815_000038 il sole bruciava e lo stridío delle cicale stordiva. rientrammo in villa, ci ponemmo a sedere nel salottino accanto alla sala da pranzo. le persiane erano serrate. 7440_6815_000039 era lei, era lei, la sua ebe, che lo riaccoglieva, cosí come si può accogliere un estraneo in un momento, d'improvviso, supremo bisogno. e ben chiaramente, nello sguardo ostile le si leggeva che, se ella non si fosse trovata in quel tremendo frangente, non lo avrebbe accolto, non avrebbe voluto vederlo. 7440_6815_000040 marco perla stava buttato dalla sera precedente su una poltrona in uno stanzino che voleva essere salotto e studiolo vi aveva passata la notte. non se n'era levato neppure per prendere un po di cibo a mezzogiorno. 7440_6815_000041 le faceva però una certa meraviglia che tanti giovinotti di vent'anni non dicessero nulla, vedendo in mezzo a loro una vecchia come lei, su un'asina vecchia piú di lei, che non doveva fare certamente una bella figura per lo stradone a quell'ora. perché cosí in silenzio, tutti quei soldati? 7440_6815_000042 quel buon odore di casa campestre perduta in mezzo agli olivi e ai mandorli, quelle camere patriarcali nude, ampie, sonore, dai pavimenti avvallati che sapevano di antiche granaglie e di mosto e del sudore di chi fatica al sole e del fumo che esalano la paglia e la legna dei rozzi focolari. 7440_6815_000043 non che durante lo sgombero della casa per la partenza, avvenne a bebè di scoprire in un vecchio stipetto della nonna, relegato in soffitta, un fascio di lettere di quel giovane pittore, partito per roma circa due anni addietro per il pensionato artistico. 7440_6815_000044 la poponè zitta. zitta per non svegliare la nuora, il figliuolo e i nipotini, prese a vestirsi, ma, solita di levarsi alla punta dell'alba, non si capacitava, col silenzio che regnava tutt'intorno, che quella fosse l'ora di partire. sarà, disse, m'avrà gabbata il sonno. 7440_6815_000045 dio, dio, che cosa, oh dio, che cosa. ma a roma, ah, a roma, adesso si sarebbe vendicata. 7440_6815_000046 affettata, si trovarono a ogni modo tutti d'accordo nella decisione di correre al telegrafo per annunziare ai parenti, con parole animose, la partenza. 7440_6815_000047 voleva, senza saperlo, far ripetere a lui quegli stessi giuochi già fatti con quell'altra se stessa ch'era stata la sua mamma piccina. e lui ripeteva quei giuochi. 7440_6815_000048 ma fa che uno a cui la macchinetta si sia guastata si metta a guardarti come t'ho guardato io. non piú per uno scherzo, ma sul serio. 7440_6815_000049 ha veduto, poco dopo, ti ricordi, arrivare in villa, mio marito ha veduto com'io l'ho accolto con quale ansia, con quale amore. e allora l'abisso in cui il nostro segreto era sprofondato per sempre. 7440_6815_000050 disse e scomparve con la santa scorta. quando la sorella alla favara si vide arrivare in casa la poponè bianca come di cera e stralunata, maragrà che hai. le gridò e lei con un filo di voce: chiamami un confessore, ti senti male. 7440_6815_000051 il professore, entrato tardi nell'insegnamento, non aveva compiuto gli anni di servizio per la pensione, sicché alla vedova toccavano poche migliaja di lire- circa otto- che furono messe da parte per la nipotina. 7440_6815_000052 è grave? domandò allora la serva. egli si riscosse e la mirò, come se non avesse inteso: grave. sí, poi disse, ma non c'è da dargli per ora alcun rimedio. va nel caso chiamerò. 7440_6815_000053 perché aveva inteso che gli sonavano in tasca tre soldi. lo aveva sgozzato come un agnello. povero piccino s'era messi in tasca i tre soldi per comperarsene tabacco. aveva buttato il cadaverino dietro la siepe e arrí a. 7440_6815_000054 era una donnetta piccola, magra e viva, sempre un po irritata. tra le lunghe labbra sottili, la saliva le friggeva, batteva di continuo le palpebre su gli occhietti neri e furbi da furetto. 7440_6815_000055 aspettare fino a quando piú tempo passava e piú profondamente vedeva egli radicati nel cuore di lei il ricordo e il rimpianto di quel giovine già partito per roma. o forse la zia non trovava il coraggio di parlare. 7440_6815_000056 il senso delle parole proferite con voce dura e urtante, si sforzò di prestar attenzione. e sissignori, era proprio cosí: l'ordine di partenza era per la sera del giorno appresso. 7440_6815_000057 e queste che ti hanno scortata fin qui sono anime del purgatorio appena arrivata. mettiti in regola con dio, ché prima di mezzogiorno tu morrai. 7440_6815_000058 marino lerna s'avviò al telegrafo, ancora perplesso se seguire o no quel consiglio. al telegrafo ritrovò i compagni che avevano tutti telegrafato gli addii, senz'altro, e fece come loro. 7440_6815_000059 altri aveva allevato sua figlia. altri la aveva finora mantenuta. per altri ella era ancora in vita. egli non aveva mai fatto nulla per lei. doveva far questo ora. non aveva piú altro da fare. 7440_6815_000060 venne di furia a montarvi una giovine bionda, sbucata chi sa da dove, con una gran paglia fiorita di rose, in capo molto scollata e vestita alla bizzarra, occhi e labbra dipinti, ma che piangeva anche lei perdutamente. 7440_6815_000061 corro a palermo, domando: mi informano di tutto. tu, tu hai sposato mia figlia. dov'è? 7440_6815_000062 niente un discorso tra due padri. ecco, senza piangere, però nello sforzo di trattenere il pianto a ogni costo, sforzo che gli appariva evidentissimo dagli occhietti lustri febbrili. 7440_6815_000063 doveva ora recarsi a roma per un corso biennale di perfezionamento all'istituto superiore di merceologia. sperava, dopo i due anni, di poter rimanere a roma al ministero delle finanze. 7440_6815_000064 a sessant'anni. bisognava vederla. non un pelo bianco, pareva una madonnina di cera linda, linda, coi capelli gremiti e fresca nelle carni piú di una ragazza di quindici. vestiva come tutte le poverette di baracane. 7440_6815_000065 già donna. mirandosi il corpo fiorente, le carni ancor quasi acerbe e già offese e condannate a rimanere per sempre ignare d'ogni gioja d'amore, non poté sottrarsi alla riflessione che la misera 7440_6815_000066 io sono arrivato questa mattina da milano e trovo qua questa bella notizia. non so nulla e non riesco ancora a comprendere come romeo daddi, perdio, il piú placido, il piú sereno, il piú savio di tutti noi, l'hanno chiuso. 7440_6815_000067 questo solo patto poteva dirsi padre, liberandola da tutti i legami contratti dal tempo in cui egli per lei non era esistito. le avrebbe ridato, con questa libertà e con la ricchezza, la vita. 7440_6815_000068 donna, bicetta daddi, non era in casa da un'ora. senza volerlo, senza saperlo, ella infliggeva il piú crudele dei martirii alla sua amica gabriella vanzi, a colei che era stata per tre mesi sua ospite in villa. 7440_6815_000069 gli rendeva cosí caratteristico il visetto pallido, itterico, dai tratti taglienti. gli amici gli si fecero intorno ansiosi e costernati. impazzito davvero? no, per ischerzo. 7440_6815_000070 donna bicetta daddi, nel vedere la sua amica d'un tratto ricomporsi, diventar rosea, con gli occhi limpidi, e sorridere movendo incontro al marito, restò quasi annichilita. 7440_6815_000071 nulla. ecco, era vero. nessun turbamento piú, nessun rimorso, nessuna traccia. e donna bicetta comprese perfettamente perché suo marito, romeo daddi, era impazzito. 7440_6815_000072 ma sei ugualmente sicuro di non aver nulla di sudicio dentro nella coscienza? oh dio, direi: va là che non sei sincero. 7440_6815_000073 gabriella vanzi fece uno sforzo atroce per scomporre l'espressione assunta a sua insaputa in un sorriso benigno di compatimento: io ti guardo? no, pensavo. 7440_6815_000074 e provò un sollievo, un refrigerio, un conforto tanto piú vivo e dolce, quanto piú inatteso e insperato, prese a singhiozzare, a gemere tra singhiozzi, mentre quegli, insieme con la serva, lo riconduceva alla poltrona nello stanzino. 7440_6815_000075 egli aveva ancora in mano appallottolata la lettera che il perla gli aveva dato da leggere. l'hai letta? gli domandò: ebe, no, non ancora. 7440_6815_000076 amava la vita, questa donna, d'un cosí quieto, attento e dolce amore. solo in quei tre giorni trascorsi nella villa di lei, presso perugia, sopraffatto dal desiderio. 7440_6815_000077 dio, quasi con gli stessi occhi con cui negli ultimi giorni s'era messo a guardarla. suo marito si sentí raggelare. ne provò quasi terrore. perché anche tu? perché balbettò tremante, perché mi guardi anche tu cosí? 7440_6815_000078 si chiamava veramente maragrazia. ajello di soprannome, poponè tutti gli ajello di padre in figlio sono intesi cosí, chi sa perché buona come il pane, sempre con gli occhi a terra poverina e con le labbra cucite. 7440_6815_000079 nulla, nulla, neppure un'ombra di ricordo, neppure un'ombra di desiderio, nulla finito, tutto sparito, il segreto d'un attimo sepolto per sempre. 7440_6815_000080 povera creaturina di dio a tanti altri ammazzamenti e male vendette. pensò che si raccontavano della favara e intanto proseguiva con la mantellina in capo, tirata fin su gli occhi per impedirsi di guardare le ombre paurose della campagna. 7440_6815_000081 essa, ella, per quanto avesse cercato, non riusciva a scoprir nulla. da un'ora si ostinava a rievocare, a ricostruire minuto per minuto quegli ultimi giorni. ti ricordi questo? 7440_6815_000082 poi, quando poté cominciare a sentir pietà di lei abbandonata- non rimorso veramente mai perché mai non immaginò che avessero potuto mancarle cure e affetto da parte dei nonni che supponeva ancora in vita. pensò che, avendola abbandonata cosí non essendosi fatto piú vivo con lei. 7440_6815_000083 e se ne stizzí tanto che improvvisamente s'interruppe per ordinare che, perdio quel figliuolo se ne poteva andare a piangere di là. aria, aria, un po d'aria attorno al letto. 7440_6815_000084 almeno il gusto piú facile, quello bestiale, dell'altro sesso, sicuro com'era che non sarebbe certamente mancato per lui di morire in guerra, tanto l'idea di seguitare a vivere dopo la guerra nell'enfasi d'una patria piena d'eroi gli era intollerabile. 7440_6815_000085 aveva tanto riso con loro. e poi, sí, dio mio, poi, baciandoli per l'ultima volta, ma le era arrivato, da parte del sarri, quel terribile schiaffo sulla guancia destra e no, no, non se n'era avuta per male. 7440_6815_000086 corrado tranzi, serrò le pugna con la lettera. e, come una belva ferita, s'avventò su la poltrona, sopra il perla, ruggendo. ma tu, io gridò allora quello reagendo. 7440_6815_000087 magra bruttezza di lui, già quasi vecchio, dava un valore inestimabile a quel suo corpo e che perciò, il pagamento che di esso egli aveva voluto farsi rappresentava quasi un patto d'usura, solo in parte mitigato dall'adorazione di cui la circondava. 7440_6815_000088 bello come un angiolo, diceva, biondo, coi capelli lunghi, un giovine pittore che presto sarebbe partito per roma, pensionato e che non poté proseguire la zia, tanto il volto del nipote s'era alterato. 7440_6815_000089 no, volevo dire riprese il lerna per riparare un po imbarazzato alla sciocca domanda. volevo chiederti un consiglio, proprio a me. 7440_6815_000090 ma tante volte uscí allora a dire: donna gesa, con le mani levate e le narici frementi, sono vipere, le nuore vipere, sí, vipere, vipere. e voce di cattive, intanto hanno sempre le suocere. 7440_6815_000091 il traldi, coi grossi occhi ovali, venati di sangue schizzanti dalle orbite, fissava acutissimamente quelli di nicolino respi. 7440_6815_000092 che lo sapeva, orfano anche di madre e bisognoso di conforto, tenne duro: o sí o no. subito ebe accettò e in pochissimo tempo si fecero le nozze. 7440_6815_000093 si erano messi dunque d'accordo, la nonna e marco d'accordo. avevano commesso un tradimento cosí vile, ma già non doveva pagare il sacrifizio della sua persona. non bastava anche col sacrifizio di quell'amore, doveva pagare le cure, il mantenimento che le avevano dato. 7440_6815_000094 ebe aveva dodici anni, lui quindici, ed era stato un giorno d'aprile, nelle prime ore del mattino. lei si era accorta subito allora che egli, in quel bacio, aveva colto per la prima volta un sapor nuovo, e se n'era avuta per male e non aveva piú voluto che lui la baciasse a quel modo. 7440_6815_000095 il perla accasciato, curvo con le mani su la faccia, gridò rabbiosamente: non l'avessi mai fatto, non dovevi farlo. marco rispose pronto il tranzi con una voce strana. 7440_6815_000096 la poponè zitta per amore del figliuolo che abbozzava anche lui un po bestialotto era, se fosse stato figlio mio. basta quante ne patí, povera creatura di dio, la poponè. 7440_6815_000097 come non pensava a tutto ciò che sarebbe potuto accadere e che già accadeva, a lei cosí sola e senza ajuto. forse egli aveva ora laggiú un'altra famiglia, altri figli, e pensando a questi, che da vicino attendevano da lui amore e cure, si toglieva il rimorso di non aver mai pensato a lei lontana. 7440_6815_000098 bice, bice. tu sospetti di me. tu sei venuta qua perché hai sospettato di me, è vero? no, no, ti giuro, gabriella, no, solo ora. ora è vero, sí, ma hai torto. hai torto, bice, perché tu non puoi capire. 7440_6815_000099 no, nessun medico ancora rispose la serva. con l'ajuto di questa, egli trasportò sul letto marco perla, che tra le vampe della febbre delirava. 7440_6815_000100 troppo chiaramente, però, infine, parlò lo sguardo di lui quando, disfatto curvo sul letto a spiare, l'ultimo respiro del moribondo si rialzò. 7440_6815_000101 a vedere la santa che l'angelo centuno e le anime del purgatorio avevano scortata quella notte fino alle porte del paese. donna gesa, tacque, tacemmo ammirati, io e il gaglio e monsignore, suo padrone, ma sebastiano terilli, scrollandosi, esclamò: 7440_6815_000102 che tu potessi chiudere in te senz'alcuna traccia e nascondere senza mentire quello stesso segreto ch'io chiudevo in me e nascondevo senza mentire a mio marito. 7440_6815_000103 tu, cara, hai creduto di vivere per te tutti questi anni, e invece no, tu hai vissuto per rinnovare a me, nel mio cuore, la passione che io ebbi per tua madre. 7440_6815_000104 quando, poco dopo, sei ritornata in villa, ma anche innanzi a noi stessi, ci siamo potuti guardare negli occhi e parlarci come prima tal quale, perché non era piú in noi, ti giuro, alcun vestigio di ciò ch'era stato. 7440_6815_000105 e la propria vita per nutrire quell'atroce volontà di morte. e alla fine vinse l'amore di lui ed ella nel languido intenerimento e nell'abbandono della convalescenza. per gratitudine e per pietà, alla fine cedette e s'indusse a sposarlo. 7440_6815_000106 e gliel'avevano voluto battezzare matti con lo champagne. e lei li aveva lasciati fare e toccare, baciare, premere, stringere, strappare perché se lo portassero. sí, vivo lassú. 7440_6815_000107 e ti rimuova, senza che te l'aspetti, dal fondo della coscienza tutta la posatura di quella feccia che hai dentro. e sappimi dire se non ti spaventi. carlo traldi, cosí dicendo, si mosse di furia per andar via. tornò indietro e aggiunse: 7440_6815_000108 non m'abbracci, oh, figlia mia, lasciati almeno baciare sui capelli. tu hai ragione, ma tutto il male, tutto il male lo fece tua madre con la sua morte. 7440_6815_000109 il tranzi, notò subito che questa mentr'egli dichiarava il male caso indubbio e irrimediabile d'embolia cerebrale. s'era messa a carezzare i capelli del giovinotto del cuginetto che piangeva con la faccia affondata nel guanciale, proprio accanto al capo della madre agonizzante. 7440_6815_000110 in una, che credeva di parlare ogni notte con le anime del purgatorio e con quest'angelo centuno. ammettiamo che l'angelo le sia apparso per davvero e le abbia parlato. ebbene, 7440_6815_000111 bisognava dunque correr subito a colmare quei vuoti. la tensione dell'animo, appena il colonnello licenziò quei dodici giovani, si sciolse in ciascuno di loro per un istante, in un curioso stordimento, quasi di delusa ebbrezza. 7440_6815_000112 un angelo centurione, fece il terilli, dunque, dunque la poponè, domandai io, infastidito, rivolto a donna gesa. questa si sedette e prese a narrare. 7440_6815_000113 fino a casa, da miglia e miglia lontano, e la compensavano delle grazie che riusciva a impetrare dalle anime sante del purgatorio con le quali, durante la notte, era in comunione. 7440_6815_000114 solo perché lei, senza sua colpa, nascendo aveva ucciso la madre, come se questa non fosse stata una sciagura anche per lei. e anziché odio e orrore, la sua vista, la vista della figliuola orfana appena nata, non avrebbe dovuto suscitare in lui una maggiore pietà? 7440_6815_000115 ti ricordi ch'egli la mattina scese in giardino senza prendere il suo cappellaccio di tela e che chiamò per averlo buttato dalla finestra e poi risalí ridendo con quel fascio di rose. 7440_6815_000116 ma un bel discorso, un bel discorso lungo e ragionato. si provò a fare il padre alla moglie. come rimasero soli. cose peregrine, le disse in quel discorso, provandosi spesso a ingollare e passandosi la manina tremicchiante sulle labbra. 7440_6815_000117 alla fine il vecchio la smise ed ella entrò nel cortile l'asina, ma subito anche per un mese l'avrebbe prestata a lei, anche per un anno e magari gliel'avrebbe donata e tutto le avrebbe donato, tutto quanto possedeva, se 7440_6815_000118 lo sterminio ci fu, ma nel pollajo di cumbo una fame pantagruelica si sviluppò in tutti noi, quattro giovani cacciatori. ma era forse la rabbia che ci divorava per tutti gli storni falliti che se ne volavano via pian pianino, senza fretta, come se volessero dirci: 7440_6815_000119 tanto piú impetuose esse le rompevano dagli occhi, premute anche dalla ragione crudele per cui cercava d'impedirsi lo sfogo. e alla fine, trangosciata, non potendone piú scoprí il volto, proruppe in singhiozzi, gemendo. 7440_6815_000120 qualche volta la zia lo sorprendeva ancor lí seduto per terra, e gli domandava che facesse niente. le rispondeva con un sorriso vano: giuoco con bebè. 7440_6815_000121 donna bicetta daddi trasecolò con gli occhi sbarrati, le mani su le guance. gridò: ma come? ma tu mi dici adesso anche le sue parole. come? come puoi? 7440_6815_000122 uh, come siete nojosi con codeste schioppettate. la vecchia donna gesa, casiera di celestino calandra, vecchia e santa, con due mazzi di pollastrelli, uno per mano, dai colli tirati e ciondolanti, ci fulminava con gli occhi ogni mattina al ritorno dalla caccia. 7440_6815_000123 da piú d'un anno. egli le aveva dichiarato il suo amore, l'aveva assediata con la sua corte senza ottenere mai altro che un sorriso dolcissimo di compatimento per le sue pene perdute. 7440_6815_000124 eravamo levati a bujo e camminavamo da tre ore con una fame da lupi per certe scorciatoje scellerate che, a dire di stefano traína, ci avrebbero fatto risparmiare un terzo di cammino. 7440_6815_000125 con un uomo che non le era né padre né fratello, anche lui quasi giovane, ancora senz'alcun obbligo, veramente, verso di lei. che cosa era egli per lei? figlio d'una sorella della nonna ed ella per lui? 7440_6815_000126 in un attimo, con tutte le memorie balenanti di quanto era loro accaduto. dovevano colmare il vuoto di tutto quel tempo per riconoscersi cosí cangiati. 7440_6815_000127 gli uomini, cosí detti intellettuali non vedono, non sanno veder altro che la vita e non pensano mai alla morte. la scienza, le scoperte, la gloria, il dominio: 7440_6815_000128 all'amica, scoprí che questa s'era lividamente indurita come un cadavere per resistere a uno spasimo insopportabile e ansava con le nari dilatate e la guatava con occhi cattivi. 7440_6815_000129 introdotto nella camera della colpita, vide accanto al letto un giovinotto che forse, anzi certo, era il figlio, e un uomo e una donna che forse erano il padre e la madre della fanciulla. 7440_6815_000130 guardava tutti in un certo modo, caro mio ragazzi, non mi fate parlare, diteglielo voi- come guardava il povero daddi. 7440_6815_000131 che pregi straordinarii e doti scoprisse in quella fanciulla che venne ad aprirgli la porta, spettinata, mezzo discinta, tutta affannata tra le lagrime. l'avrà saputo lui che li scoperse. 7440_6815_000132 lettere che la nonna aveva intercettate e nascoste intatte, forse perché non aveva osato distruggerle, o forse perché, fino all'ultimo, s'era ripromessa di darle alla nipote, se marco si fosse convinto ch'era vano sperare d'indurla a cedere. 7440_6815_000133 e in un furibondo prorompimento di ribellione, buttò in faccia all'antico rivale tutto il male che da lui aveva sofferto, tutto il bene che in cambio aveva fatto, per riceverne poi in premio questo tradimento. 7440_6815_000134 pur senz'esser magra, in un'ansia continua tra sospetti e diffidenze voltava di qua e di là gli occhietti aguzzi di topo irrequieti. 7440_6815_000135 quello di fargliela vedere come da fuori, a lui stesso, la sua esaltazione mascherata di calma, e di fargliene forse provare ora rimorso. 7440_6815_000136 e chi l'ha scontato disse: ebe, guardandolo con dura freddezza negli occhi: non tu sola, non tu sola. replicò egli subito che ne sai tu sí, sono stato colpevole verso di te, ma non credevo. non credevo. ora che ti vedo, comprendo tutto. 7440_6815_000137 diceva: volete, come se fosse ancor vivo lo zio e volesse anche lui infliggergli il supplizio dell'altra volta, delirando, confondendo il primo strazio con questo d'ora. 7440_6815_000138 a mezzogiorno era stata a tavola con loro, con dieci di loro, una tavolata di diavoli. glien'avevano fatte di tutti i colori e lei li aveva lasciati fare perché si stordissero come tanti matti, quei poveri ragazzi in procinto di partire per la guerra. 7440_6815_000139 a mano a mano s'era messo a spiare piú da vicino e negli ultimi giorni era divenuto addirittura insopportabile. si parava di fronte ora all'uno, ora all'altro, posava le mani su le spalle e mirava negli occhi. affitto, affitto. 7440_6815_000140 neanche io, ma ci dev'esser certamente la prova ch'egli non ha ancor nulla da rimproverarmi. non ho ingannato né tradito. non ho fatto altro che giustificarmi con questo, con questo giovine che mi ha scritto la lettera: leggila, leggila pure. 7440_6815_000141 sospettava che fosse innamorato, che quella morte dello zio gli avesse troncata la speranza di farsi una casa, che gli pesasse il debito di gratitudine per i benefizii ricevuti da bambino. 7440_6815_000142 non si sentivano nemmeno camminare e non sollevavano neanche un po di polvere. la poponè ora li mirava sbigottita, non sapendo che pensarne. le parevano ombre sotto la luna. eppure erano veri soldati. veri sí, col loro capitano là a cavallo, ma perché cosí silenziosi? 7440_6815_000143 tutta la notte, dibattendosi in quella veglia spaventosa nella camera dell'infermo, cercò di radicarsi nell'orrenda decisione che gli appariva di punto in punto sempre piú necessaria e quasi fatale. 7440_6815_000144 ma quell'anima non era un'anima, era un modo d'intercalare le discussioni piú calorose avvenivano la sera dopo cena e disturbavano, donna gesa, la casiera, la quale, prima d'andare a letto, si rincantucciava tutta raffagottata in un angolo a recitare il rosario di quindici poste. 7440_6815_000145 e anche s'accaniva a lavorare per migliorare le non laute condizioni finanziarie. pochi mesi dopo il matrimonio volle prender parte a un concorso interno tra gli ufficiali di dogana e riuscí tra i vincitori. 7440_6815_000146 che il pancione esorbitante gli faceva tener sempre oscenamente discoste e umettandosi di continuo le labbra, non meno oscenamente, rispose astratto. 7440_6815_000147 non avrebbe esitato un momento se avesse dovuto agire contro se stesso, ma agire contro un altro e a tradimento gli rendeva il ribrezzo invincibile. 7440_6815_000148 e gli scarponi e le munizioni da caccia ci pesavano e la cinghia del fucile ci segava le spalle. chi di noi tre, in tali condizioni, poteva aver animo da contraddire stefano traína? 7440_6815_000149 fagottello sotto la mantellina. s'accorse subito, guardando il cielo, che quella non era alba, ma chiaro di luna. tutto il paesello dormiva tranquillo, dormiva anche l'asinella in piedi, legata lí all'anello accanto alla porta. 7440_6815_000150 lei. quelle lettere riboccavano di passione, gridavano e piangevano e scongiuravano, ed ella aveva creduto alla nonna e quel giovine aveva potuto pensar di lei tutto il male che ella aveva pensato di lui. ma sí, ecco. 7440_6815_000151 pazzo, d'accordo, d'accordo, gli gridarono gli amici. una moglie come donna, bicetta insospettabile. ma d'altra parte, nicolino respi non poté piú prestare ascolto a quei due: soffocava, aveva bisogno d'aria, di camminare all'aperto. 7440_6815_000152 bice, bice, cosí te lo giuro. in un attimo, donna bicetta daddi scattò in piedi, sospinta da un impeto d'odio e di sdegno. ah, per questo fischiò fra i denti, addietrando felinamente. 7440_6815_000153 altro che miracolo. questa è crudeltà feroce: annunziare imminente la morte a una poverina. ma noi tutti- scusate, noi tutti- possiamo vivere solo a patto che 7440_6815_000154 come allora, tratteneva il fiato e trepidava e, potendo, scappava via da quel nascondiglio e si metteva a correre a girare per non farsi prendere attorno alla tavola apparecchiata e si cacciava tra le seggiole sotto la tavola per riuscir dall'altra parte, finché 7440_6815_000155 corpo. che spavento. esclamò a questo punto il traldi, tirandosi di nuovo sú a sedere, piú in punta. ma perché domandò nervoso il respi? 7440_6815_000156 avevano voluto finanche scoprirle il seno là, alla vista di tutti, in trattoria, perché era famoso tra loro quel suo piccolo seno, quasi ancora virgineo, dai tuberi eretti. 7440_6815_000157 te la puoi riprendere. ora te la puoi riprendere. disse allora affrettatamente il perla, senza togliersi le mani dal volto: te la puoi portar via, via, via. 7440_6815_000158 cosí fu? guardate, lo dico e mi s'aggricciano ancora le carni. santa, santa, era proprio una santa, la poponè. ma questo miracolo dell'angelo centuno le domandò sebastiano terilli- ecco, ci vengo adesso. rispose donna gesa. 7440_6815_000159 all'anima del miracolo. è questo il miracolo. e che miracolo è questo. ma scusate, miracolo perché miracolo? ammettiamo tutto. ammettiamo che la poveretta non sia morta veramente di paura e che quella non sia stata. 7440_6815_000160 se la chiamò accanto al letto e cominciò a domandarle se ella si rendesse conto della condizione in cui tra poco si sarebbe trovata sola in casa giovinetta. 7440_6815_000161 per cui la gente del paese aveva una special divozione, come quello che aveva in custodia cento anime del purgatorio e le guidava ogni notte a sante imprese. 7440_6815_000162 a sedere per terra, non si lasciava acchiappare dalla bimba accesa in volto e inferocita. ma per dove lo acchiappava? oh, per i baffi, ch'egli allora non aveva, o gli ghermiva le lenti, ch'egli allora non portava. 7440_6815_000163 ti ricordi che volle ne portassi due con me, che poi m'accompagnò fino al cancello e m'ajutò a salire su l'automobile e mi disse che gli portassi da perugia quei libri. aspetta, uno era, non so, trattava di sementi, ti ricordi. ti ricordi. 7440_6815_000164 devo farmi le cose di dio. prima di mezzogiorno morirò, e cosí fu difatti. prima di mezzogiorno morí e tutto il popolo di favara scasò a 7440_6815_000165 oh, lei, la zia, sarebbe stata felice d'affidare a lui quella piccina sua, proprio felice. ma, bebè, promise ajuto, ma non bisognava aver fretta. 7440_6815_000166 teneva l'altra sfavillante d'anelli su la guancia destra, come per nascondere il rossore e il bruciore d'un terribile schiaffo, la niní, che il sottotenente sarri s'era portata da roma tre giorni addietro. 7440_6815_000167 per il senso che le facevano tutte le parole, tutti gli atti del suo figliuolo, un senso strano e crudele di ricordo. ogni parola- capisci, mi fa l'effetto che non me la dica ora, ma che me la diceva, osí i resta impressa come se lui già non ci fosse piú. 7440_6815_000168 l'inferma morí tre giorni dopo. in quei tre giorni corrado tranzi riuscí a sapere tante cose: che la fanciulla si chiamava ebe, che era figliuola d'un tal de vitti, professore di fisica al collegio nautico. 7440_6815_000169 per concludere, che se da un canto, noi dovevamo ringraziare celestino calandra, il piú giovane e il piú bello dei canonici di montelusa, per averci invitati a passare una settimana nelle sue terre di cumbo, 7440_6815_000170 dunque, no, no, non come tu immagini. tu non puoi capire senz'inganno, senza pensarlo né volerlo, in un attimo, una cosa orribile di cui nessuno può farsi colpa. vedi come te ne parlo. 7440_6815_000171 a poco a poco gli occhi di nicolino respi, quantunque sotto le labbra col solito risolino, dicessero: via, mi presto a uno scherzo. cominciarono a smorire. 7440_6815_000172 dunque me lo consigli. domandò marino lerna, ma no, esclamò il sarri senza esitare. scusa, hai avuto la fortuna di partire senza pianti. 7440_6815_000173 la mattina seguente, appena gli parve l'ora opportuna, corse alla casa di donna bicetta daddi. bisognava che la vedesse, bisognava che chiarisse subito, comunque, quel suo dubbio. 7440_6815_000174 no, per questo la mamma ha pianto e non ne sei contento. vorresti vederla piangere ancora. ma di che parti stasera e salutali da qui. sarà meglio per te e per loro. 7440_6815_000175 che n'era profondamente addolorato. al solito però non riusciva a impedire che la commozione gli s'arricciasse sulle labbra, in quel sorrisino nervoso che nelle discussioni piú gravi, come nei momenti piú difficili del giuoco. 7440_6815_000176 la mamma di marino lerna era una dura donnetta all'antica. come ne conserva ancora la provincia, eretta sul busto, armato di grosse stecche, ossuta un po legnosa. 7440_6815_000177 che posso farci, dio dio? e non è jettatura questa. no, che dici? dico che è jettatura e io mi metterò a ridere. vedrai che io mi metterò a ridere quando partirà. 7440_6815_000178 sú in sala dal colonnello rigido sull'attenti, coi compagni, davanti una tavola massiccia: ingombra d'incartamenti fin dalle prime parole di quel colonnello dei carabinieri. 7440_6815_000179 vive come certezza irrefragabile in quelle povere anime e rende loro desiderabile, come un giusto premio, la morte. chi sa quanto si sarebbe protratta quella discussione sul miracolo dell'angelo centuno se un altro miracolo e questo vero, autentico, indiscutibile. 7440_6815_000180 sapute queste cose, corrado tranzi si fece avanti senza perder tempo. tra pochi mesi si sarebbe deciso il concorso a tre posti di assistente nell'ospedale maggiore della città a cui egli aveva preso parte. era sicuro di vincere, sicurissimo. 7440_6815_000181 il nostro turbamento è stato momentaneo. siamo scappati uno di qua, uno di là, ma appena soli niente, come se nulla fosse stato, non solo innanzi a te. 7440_6815_000182 che tortura? ah, quella a cui il daddi aveva sottoposto la moglie dopo. eh, gli scappò detto e i due si voltarono a guardarlo come dopo. 7440_6815_000183 non era provvidenziale che lui, fin da quella sera, appena arrivato, si potesse avvalere della sua qualità di medico? un brivido, gli corse per la schiena. 7440_6815_000184 smarrita nell'affanno di quella rievocazione di tanti minuziosi particolari senza valore, non s'accorgeva dell'angoscia dell'agitazione a mano a mano crescenti. 7440_6815_000185 e tornò a nascondersi la faccia, non resistendo al duro cipiglio di quella madre che stava ora a guardarla, col rancore geloso che hanno tutte le mamme per le donne come lei. 7440_6815_000186 ma sí, vi dico oggi alle tre nella casa di salute a monte mario o povero daddi e donna bicetta. ma come sarà stata lei, donna bicetta? 7440_6815_000187 ora fastidio di fronte alla nuda schiettezza, alla commozione forte e muta del figlio che soffriva del pianto della sua mamma e le faceva coraggio piú con le carezze che con le parole. 7440_6815_000188 ma agli stessi sentimenti, onde quei ricordi erano animati e che si rifacevan vivi, della vita stessa della piccina la quale, ecco come quell'altra, voleva giocare con lui. 7440_6815_000189 stava per dire per l'ultima volta s'interruppe il sarri. lo capí, sorrise, ma dillo pure per l'ultima volta. 7440_6815_000190 feritina lieve a un braccio, per esempio. dio lo avrebbe assistito il loro figliuolo. perché fargli cosí, la jettatura, con quel pianto, eh, eh, a vederla piangere cosí. 7440_6815_000191 furono per marco perla mesi d'angoscia e di disperazione. forse la zia non aveva saputo parlare, lo argomentava dal contegno di bebè verso di lui, ma la zia lo assicurava che non le aveva ancor mosso alcun discorso di lui, neppure un cenno. 7440_6815_000192 tutti meno uno, proprio quell'uno tra gli ottanta del plotone allievi ufficiali che da roma era stato assegnato, con marino lerna, al mo reggimento. 7440_6815_000193 e si domandano come faccia a vivere senza tutte queste belle e grandi cose, la gente del popolo, quella che zappa la terra e che appare loro condannata alle piú dure e umili fatiche, come faccia a vivere e perché viva. 7440_6815_000194 che è stato. gabriella sú, dimmi che è stato. non puoi capire. non puoi capire. io so la ragione, perché tuo marito è impazzito. la so la ragione, che ragione. 7440_6815_000195 di qua e di là dello stradone, ove la polvere era cosí alta che non faceva neanche sentire il rumore degli zoccoli dell'asinella. tutto quel silenzio e quel suo andare, e la luna e quella via lunga e bianca le parevano un sogno. 7440_6815_000196 aveva poi qualcosa di suo e la professione di medico poteva sposare. il professor de vitti rimase dapprima costernato di tanta furia e della stranezza dei modi e del dire del giovine medico, ricciuto e barbuto, tutto scatti e schizzi tra sprezzature sbrigative. 7440_6815_000197 era stato argomento di riso fra loro tre: quella corte, dopo la partenza del respi per milano, come supporlo? e poi dopo quella partenza, egli, il marito, non era forse rimasto per piú di quindici giorni, tranquillo, sereno come prima? 7440_6815_000198 non la avesse a un tratto troncata. stefano traína, col fucile da caccia in pugno, si precipitò nella sala da pranzo tutto ansante esultante, col volto paonazzo congestionato, sgraffiato, affumicato. era riuscito finalmente a uccidere uno storno. 7440_6815_000199 e da difendere gli storni ch'egli ci dipingeva come una vera calamità per le campagne. peggio assai delle cavallette, vero flagello di dio. ma stefano traína era fatto cosí parlando, aveva bisogno di credere che qualcuno lo contraddicesse. 7440_6815_000200 dove ammazzare un uomo. era come ammazzare una mosca e le raccontò che un favarese una volta, per provare se la carabina era ben parata, fattosi all'uscio di strada, la aveva scaricata sul primo che aveva veduto passare. 7440_6815_000201 fu quella frescura immobile, dopo tutto quel sole e quello stordimento delle cicale in un attimo, senza pensarci, te lo giuro mai, mai, né io né lui. certo, come per un'attrazione irresistibile di quel vuoto attonito, della frescura deliziosa di quella. 7440_6815_000202 e tentennando il capo in segno di commiserazione, domandò: era buona la poponè, vossignoria lo sa- quella del miracolo? 7440_6815_000203 crociera si era trattenuto tre giorni in villa e in quei tre giorni, no, neppure una volta romeo daddi lo aveva guardato nel modo che il traldi aveva detto se lo avesse guardato. 7440_6815_000204 ecco, forse fu perché sparammo con un occhio chiuso e l'altro aperto, ma il fatto è che dopo quattro giorni di caccia accanita nell'oliveto di cumbo, non uno storno che si dice uno- riuscimmo a far cadere neppure per combinazione. 7440_6815_000205 ebe mia. conoscendola in sua madre, egli non poteva comprendere ch'ella, con quegli occhi stessi di sua madre, non potesse riconoscer lui. si sentí con una mano, respinto al petto. 7440_6815_000206 marco perla, invece, nel vedere bebè di giorno in giorno sbocciare come un fiore, era invasato dalla paura che un altro d'un tratto venisse a strappargliela, come già gli era stata strappata la madre di lei, senza ch'egli potesse opporsi in alcun modo, pur sentendosi amato. 7440_6815_000207 ah già, perché credevo che lo dicessi impazzito per questo come per questo. ma sí, la pazzia gli s'è palesata cosí. 7440_6815_000208 marino, uscito per ultimo dalla caserma, era corso a ritirate un pajo di scarpe imbullettate da campagna, ordinate il giorno avanti, e aveva fatto tardi piú che un distacco. fu uno strappo, una furia, un precipizio. 7440_6815_000209 e sai come mormorava, sotto sotto il povero daddi, mirandoti negli occhi? diteglielo voi. come mormorava: io debbo scappare. che abisso, che abisso, cosí sí. che abisso, che abisso. 7440_6815_000210 sapere. rabbrividí comprese, domandò anche lei a bassa voce, inorridita la mamma: lui sí, sí. 7440_6815_000211 che vuoi dire per rimorso? no, che rimorso. non c'è da aver rimorsi quando non s'è voluta la colpa. tu non puoi intendere, come non avrei potuto intenderlo io se, considerando quel che è avvenuto a tuo marito, non avessi pensato al mio. 7440_6815_000212 l'impressione curiosa quasi d'un arresto in sé, d'un ritorno misterioso a tante cose non già riviventi, ma ancor vive dentro di lui, non già ai ricordi della sua infanzia trascorsa insieme con un'altra bimba di cui questa era il ritratto preciso. 7440_6815_000213 e l'ha forzata a prender questo partito anche per lui. ma ditemi il fatto com'è, tu traldi, perché m'hai domandato se daddi aveva guardato anche me. 7440_6815_000214 scomparve. si venne poi a sapere che, incontrato per caso un giovane collega, il quale quella sera stessa doveva imbarcarsi come medico di bordo su un transatlantico, ne aveva preso il posto col piacere di lui ed era rimasto in america senza lasciar tracce di sé. 7440_6815_000215 ma un'altra cosa anche piú triste: comprese mentre seguitava a piangere, comprese che lei ora impediva a quella vecchia mamma di piangere, perché quella vecchia mamma ora provava onta a confondere le sue lagrime con quelle di lei. 7440_6815_000216 sarebbe stata quest'adorazione, simile in tutto a quella dell'avaro per il suo tesoro, se egli non si fosse poi dimostrato tanto ingordo di lei, oh sí. 7440_6815_000217 montò su l'asinella, si fece il segno della croce e s'incamminò. quando fu un buon tratto, lontana dal paese, nello stradone, tra le campagne, sotto la luna, andando lentamente su l'asinella, si mise a pensare a quel ragazzino sgozzato e buttato lí dietro la siepe polverosa. 7440_6815_000218 forse ella non lo avrebbe ricevuto, ma a ogni modo egli voleva presentarsi alla casa di lei pronto ad affrontare o a subire tutte le conseguenze di quella situazione. 7440_6815_000219 all'ultimo momento, quando la signora sorretta quasi portata di peso vi aveva già preso posto e l'omnibus stava per avviarsi. 7440_6815_000220 ora avvenne che di notte zi lisi col pensiero dell'asina da approntare per l'alba si svegliò, c'era un gran chiaro di luna e gli parve giorno. saltò dal letto, sellò l'asina in un amen e la condusse alla casa della poponè. 7440_6815_000221 il pensiero che il figliuolo non sarebbe stato esposto al pericolo prima di due giorni le concedeva quella tregua. ella poteva dunque esser dura, e fu dura, per fortuna. 7440_6815_000222 senza rimorso. senza rimorso, e appunto perché senza rimorso. capisci, è questa la cosa orribile. non so come fartela intendere. 7440_6815_000223 ma veramente quel sarri non aveva nessuno a cui telegrafare la sua partenza in quei tre giorni passati insieme a macerata marino lerna, pur non riuscendo a mutare, in fondo, l'opinione che n'aveva. 7440_6815_000224 esitò. si provò a prender tempo con la scusa del lutto recentissimo. ma corrado tranzi che, giusto per questo lutto recentissimo, temeva che l'amor fraterno della fanciulla per il cugino potesse da un momento all'altro cangiar natura col lievito della pietà. 7440_6815_000225 invece, tre giorni dopo, mentre si trovava nel cortile della caserma, fu improvvisamente chiamato, non seppe da chi, e sú per le scale si trovò insieme con gli altri undici sottotenenti, arrivati con lui a macerata dai diversi plotoni. ma dove? perché? 7440_6815_000226 no, ecco, speriamo di no. faccio le corna a salutarli. diciamo ancora una volta prima di partire: bene, e poi. 7440_6815_000227 e stava ad aspettare che quella quell'altra, ma viva, viva ancora in questa piccina, venisse a scoprirlo, a scovar lui, anche piccino, lí dietro quell'uscio, e appena dallo spiraglio, la intravedeva tutta ansiosa e vibrante e perplessa. ecco. 7440_6815_000228 come te. lo posso dire perché io non ho colpa e neanche lui. ma appunto per questo senti, senti, e quando avrai saputo tutto, forse impazzirai anche tu come sto per impazzire io, com'è impazzito lui, senti, tu hai rievocato il giorno che andasti a perugia in automobile dalla villa, è vero? 7440_6815_000229 poste la disturbavano perché di continuo ella si sentiva tentata a interloquire e rintuzzare, come si scorgeva chiaramente dagli atti che faceva, dalle smusate che dava, da quel dito che di tratto in tratto si passava rapidamente due o tre volte sotto il naso arricciato. 7440_6815_000230 sapeva bene la poponè che a lei zi lisi non l'avrebbe negata, quantunque per quella sua asina avesse tanto amore che non aveva piú pace per tutto un giorno se essa la mattina non beveva intero il suo solito bugliolo. 7440_6815_000231 cosí, rinuccio, si sarebbe impressionato. certo che si sarebbe impressionato, ma la madre diceva che non era lei. gli occhi, gli occhi che poteva farci. 7440_6815_000232 raccontate, raccontate. le gridammo io e bartolino gaglio, ma sebastiano terilli facendo campana. un momento, aspettate, come avete detto: centuno, c'è l'angelo, cento e. 7440_6815_000233 se daccapo vecchio stolido, statevi zitto i bisogna. per una settimana debbo andare da mia sorella alla favara- com'egli intese proferire quel nome di favara. spiritò e cominciò a dire che mai e poi mai avrebbe consentito ch'ella andasse sola a quel paese d'assassini. 7440_6815_000234 ah, bice, non ti sarà mai accaduto. ti credo, bice mia, ma noi, io e lui, sappiamo per prova che può accadere e che, come è stato possibile a noi, senza volerlo, può essere a chiunque. 7440_6815_000235 ulive. sí invece, oh, a ogni scarica giú come grandinare, tanto che il buon celestino calandra, giovane e santo, cominciò a dire, tra bellissime risate, che una consolazione cosí non gliela poteva mandare altri che dio. 7440_6815_000236 a intorbidarsi, a sfuggire, mentre, tra il silenzio degli amici, il traldi, con voce strana, senza smettere di fissare senz'allentare d'un punto, l'intensità dello sguardo diceva vittoriosamente: ecco, vedi, vedi. 7440_6815_000237 marino lerna, volontario del primo corso accelerato di allievi ufficiali, avuta la nomina a sottotenente di fanteria dopo una licenza di otto giorni trascorsa in famiglia. 7440_6815_000238 che teneva in sostituzione il comando della caserma comprese poco dopo che doveva esser giunto un ordine di partenza per loro. 7440_6815_000239 dov'era il padre? adesso viveva ancora e come non pensava che dopo tanti anni potevano esser morti, com'erano difatti i due vecchi nelle cui mani aveva abbandonato la figliuola. 7440_6815_000240 ma già tre o quattro volte ci era toccato di tornare indietro non trovando l'uscita e non so quanto tempo avevamo perduto a scavalcar muricce e cercare il passo tra fitte siepi di àgavi e di rovi, a traversar rigagnoli sui ciottoli. 7440_6815_000241 e poi se tutti i soldati che andavano al fronte fossero morti? addio, piú facile era che fossero feriti. 7440_6815_000242 giovane e santo sorrise bonariamente e ci spiegò che quel centuno non era a dir proprio un numero progressivo, ma che si trattava invece di un angelo particolare. 7440_6815_000243 annientare quella che ella doveva agli altri e il debito che aveva pagato con la propria persona. sí, senza esitare, poiché cosí provvidenzialmente il caso lo favoriva, egli doveva sopprimere. 7440_6815_000244 chi aveva fatto per la figlia tutto quello che avrebbe dovuto far lui sopprimere, chi aveva voluto in tutto sostituirlo, ripigliandosi anche la madre nella figlia. 7440_6815_000245 per la violenza di questi pensieri e di questi sentimenti. bebè affogata di tristezza, con lo spirito sconvolto dalla iniquità della sua sorte, ammalò subito e cosí gravemente che per parecchi giorni fu in pericolo di vita. 7440_6815_000246 poi, vedendo che il lerna restava lí, incerto e perplesso, ciao, eh, gli disse: vado ad annunziarla a niní. io la partenza sarà da ridere, i ama, ma quella se piange la scazzotto e se n'andò. 7440_6815_000247 e che un carrettiere di favara, un'altra volta, dopo aver fatto montare sul carretto un ragazzino di dodici anni incontrato di notte lungo lo stradone, lo aveva ucciso nel sonno. 7440_6815_000248 non so. guarda. tre giorni fa, partendo da roma, assicurai mio padre e mia madre: tu sei figlio unico. sí, perché? 7440_6815_000249 prima si doveva levar via dal cuore di bebè quell'amoretto fatuo per il giovine pittore, dimostrandole che costui per l'età, per la professione, per tant'altre cose non dava alcun serio affidamento. poi, a poco a poco, chi? 7440_6815_000250 statevi zitto, santo cristiano. gli dava sempre su la voce la poponè, e si faceva il segno della croce, ché le pareva una tentazione del diavolo. quel giorno ella aspettò davanti al cortile acciottolato, dove zi lisi aveva la casa e la stalla. 7440_6815_000251 ed ecco uno adesso la raccoglieva, che di quanto aveva fatto per lei voleva esser pagato, e in pagamento esigeva tutta lei stessa, tutta la sua vita, che gli apparteneva, poiché colui quell'altro glien'aveva lasciato il peso. 7440_6815_000252 aspettate silenzio. tacquero tutti intorno, sospesi e intenti, a quello strano esperimento. 7440_6815_000253 ma non s'accorgeva, non si poteva accorgere di nulla. ora, questa piccola bebè già pervenuta a quell'età della madre e ogni giorno, nel vederlo ritornare dall'ufficio, gli buttava le braccia al collo e lo baciava con ardente furia infantile. 7440_6815_000254 ma poi, ripensandoci e parendogli d'aver fatto un tradimento alla povera mamma, al babbo spedí un nuovo telegramma d'urgenza nel quale li avvertiva che, se prendevano il treno delle dieci di sera, avrebbero fatto in tempo a salutarlo prima della partenza. 7440_6815_000255 adorava tanto quel suo unico figliuolo che per lui, per non staccarsi da lui, già studente d'università, aveva lasciato gli agi della sua casa antica, le abitudini patriarcali della sua vita in un villaggio degli abruzzi. 7440_6815_000256 tu invecchi, caro tu invecchi, gli gridarono a coro gli amici. sarà perché invecchio, ammise il traldi, tanto peggio. non è uno spasso prevedere che alla fine mi costituirò cosí, in questa stima di me stesso, di vecchio majale, del resto, aspetta. 7440_6815_000257 ti manda, iddio, ti manda iddio qua qua riprese il tranzi adagiandolo su la poltrona. che cos'è? guardami, guardami bene in faccia. vengo da palermo sono sbarcato a genova. 7440_6815_000258 a passo a passo, cantando. aveva seguitato ad andare sotto le stelle del cielo, sotto gli occhi di dio che lo guardavano, ma l'animuccia del povero ucciso aveva gridato vendetta. 7440_6815_000259 non era stata soltanto del sarri, ultimamente a roma la niní, era stata anche di altri compagni di lui in quel plotone allievi ufficiali e, chi sa, fors'anche di colui per cui quella vecchia mamma ora piangeva. 7440_6815_000260 e dio aveva disposto che lui stesso il carrettiere, arrivato all'alba alla favara, invece di recarsi alla carretteria del padrone, si fermasse davanti al posto di guardia. 7440_6815_000261 celestino calandra protese le mani per rispondergli e l'eterna discussione si riaccese piú calorosa che mai. ma la fede, la fede. non si doveva tener conto della fede di cui si nutre e s'appaga la povera gente? 7440_6815_000262 che la defunta era cognata del professore, vedova da tanti anni e accolta in casa col figliuolo che si chiamava marco, perla che questi già impiegato modestamente alla dogana. 7440_6815_000263 o animucce sante del purgatorio, diceva tra sé: a voi mi raccomando e non smetteva un momento di pregare. ma 7440_6815_000264 figlia d'un uomo che un giorno era irrotto come una bufera in casa e l'aveva schiantata una pianticella quasi senza radici. era la madre morta, il padre sparito. 7440_6815_000265 ebe il sospetto della truce decisione del padre nel vederlo la mattina dopo, tutt'intento e premuroso nella cura del malato. dopo quanto tra loro era stato detto la sera avanti, forse sí, ma si vietò d'assumerne coscienza. 7440_6815_000266 cosí essendo: se egli veramente la amava, doveva intendere che ella non avrebbe potuto in alcun modo venir meno al suo amore. se questo non intendeva, era segno che non la amava, e allora. 7440_6815_000267 da roma s'era portata a macerata una donnina allegra che manteneva da circa tre mesi, ben nota ai compagni del plotone. contava anche lui di rimanere al deposito forse piú d'un mese e voleva in questo tempo cavarsi del tutto, diceva. 7440_6815_000268 precipizio, c'era il rischio di perdere il treno. difatti, arrivò col padre e la madre alla stazione che già chiudevano gli sportelli delle vetture. si cacciò in una da cui i compagni si sbracciavano a chiamarlo. 7440_6815_000269 che non si doveva piangere cosí, perché non era mica detto che rinuccio dio liberi. i casi potevano esser tanti. il reggimento per ora poteva anche esser mandato in seconda linea se si trovava agli avamposti, come dicevano fin dal primo giorno della guerra. 7440_6815_000270 ribrezzo l'abominazione come per un incesto che quegli avesse perpetrato su lei. si ritrassero tutti e due nella camera, ne serrarono l'uscio e parlarono a lungo tra loro. 7440_6815_000271 gemeva, rugliava, mormorava parole sconnesse: finito l'esame, il tranzi fe cenno alla serva di riadagiare sul letto, l'infermo sotto le coperte e si mise a passeggiare per la camera assorto. 7440_6815_000272 io sono medico. disse allora il visitatore per tutti e due ed entrò. ma, signore, dite al signor perla che c'è il dottor corrado tranzi, andate. 7440_6815_000273 movendo gli occhi, scorse la serva. si voltò a guardar l'infermo. andò a sedere presso un tavolinetto su cui appoggiò i gomiti, stringendosi la testa tra le mani. 7440_6815_000274 avrà pensato che qualche volta, ritornando a casa, ti avrà trovata sola in salotto con qualche suo amico e che in un attimo sarà potuto accadere a te e a quel suo amico ciò ch'era potuto accadere a me e a lui allo stesso modo. 7440_6815_000275 fu purtroppo, come il sarri aveva previsto, uno strazio inutile. accompagnati i genitori all'albergo, marino lerna dovette scappare subito in caserma, dove fu trattenuto fin quasi a mezzogiorno. 7440_6815_000276 la giovine notò forse quel segno. comprese a ogni modo che l'inganno di quella vecchia signora sul suo conto non poteva durare a lungo e non rispose. 7440_6815_000277 erano lagrime per tanto, anche le sue, e lagrime d'una pena piú rara assai, di quella cosí comune e naturale d'una mamma. 7440_6815_000278 già aveva rievocato, senza il minimo segno di turbamento, i tre giorni passati in villa da nicolino respi, e non s'era fermata neanche un minuto a considerare che il marito avesse potuto trovare un incentivo alla sua pazzia nella corte innocua di colui. non era ammissibile. 7440_6815_000279 le aveva portato la ricchezza. ma a che poteva valere per lei, ormai legata com'era a quel vecchio dopo il sacrifizio del suo amore? perché avesse valore per lei quella ricchezza, perché ella potesse dire di dover veramente la vita a suo padre, bisognava recidere. 7440_6815_000280 ma sí, una volta da fratello, ora forse da padre, e presto venne infatti il giorno che la zia tutta esultante. 7440_6815_000281 e allora, ecco che lei si sforzò di trattener le sue lagrime per lasciare scorrere quelle della madre, ma invano quanto piú si sforzava di trattenerle. 7440_6815_000282 dall'altro, celestino calandra doveva restar grato a noi del segnalato servizio che gli avremmo reso salvandogli il raccolto delle ulive con la nostra caccia agli storni. 7440_6815_000283 e la stalla aspettò un bel pezzo che il vecchio finisse di fischiare, tra gli sbuffi di tutte le vicine che la spingevano ad entrare, dicendole: sú sú, se entrate voi la smette. 7440_6815_000284 ora che t'ho detto questo, vogliamo fare una prova. silenzio, tutti vojaltri. e carlo traldi si levò faticosamente in piedi, posò le mani su le spalle di nicolino respi e gli gridò: guardami bene negli occhi. no, non ridere, caro, guardami bene negli occhi. 7440_6815_000285 per lo meno qualche sospetto gli deve esser nato. ma fate il piacere, su la moglie scattò nicolino respi. questo, se mai ha potuto essere effetto, non causa della pazzia, soltanto un pazzo. 7440_6815_000286 partí per macerata. ov'era il deposito del reggimento a cui era stato assegnato il mo brigata casale. contava di passar lí qualche mese per l'istruzione delle reclute prima d'esser mandato al fronte. 7440_6815_000287 tra tutti, i ricordi piú vivo e piú preciso aveva quello del giorno e dell'ora che per la prima volta, in un bacio della cuginetta, aveva sentito d'improvviso lui solo. 7440_6815_000288 o fosse la lentezza del cammino, o la sua debolezza, o che o come a un certo punto forse la vinse il sonno. 7440_6815_000289 è vero che non eravamo mai stati a caccia, né io, né sebastiano terilli, né bartolino gaglio, come si poteva vedere dai nostri fucili nuovi, fiammanti, comperati il giorno avanti. ma questo non voleva dir nulla. agli storni sosteneva stefano traína, si spara anche con gli occhi chiusi. 7440_6815_000290 non c'era neanche da dire che la nuora si dispendiasse per lei, che pure aveva ceduto in vita al figliuolo tutto quanto possedeva: la casetta e una piccola chiusa sotto le fornaci. campava ancora sul suo facendo novene e recitando rosarii per conto dei divoti che venivano a trovarla. 7440_6815_000291 era andata da lei per cercare insieme non la ragione, ahimè, ma il pretesto, l'incentivo almeno di quella sua sciagura, là, nel tempo in cui s'era dapprima manifestata, durante quella villeggiatura, negli ultimi giorni di essa. 7440_6815_000292 specie in coloro che frequentavano piú assiduamente la sua casa. segni naturalissimi, perché tutti, infatti, erano costernati di quel cangiamento improvviso e straordinario, cosí in contrasto con la tranquillità serena del suo carattere. 7440_6815_000293 era un vecchio curioso, questo zi lisi. tutti sparlavano di lui nel vicinato per via di quella sua asina. ogni mattina le reggeva con le mani davanti al muso il bugliolo, invitandola col fischio a bere per una. 7440_6815_000294 conosceva il ribrezzo per questo atto, il tumulto di tutte le energie vitali insorgenti a impedirlo, la volontà che le domava, lo sfogo che allora si davano, quelle nell'immaginare la vita che sarebbe rimasta per gli altri dopo la sua morte. 7440_6815_000295 che una donna onesta innamorata di suo marito in un attimo, senza volerlo, per un improvviso agguato dei sensi, per la complicità misteriosa dell'ora del luogo. 7440_6815_000296 il padre le batteva intanto, serio, serio, una mano sulla spalla, perché era uomo, lui e non piangeva lui. 7440_6815_000297 ora, noi partiamo domani sera alle cinque. se prendono questa sera il treno delle dieci, seguitò il sarri domattina alle sette- possono essere qua per passare con te quasi tutta la giornata. 7440_6815_000298 il bel cielo, il tepore della primavera imminente, qualche sogno della notte. s'innamorò anche lui, tutt'a un tratto, proprio in quella sua prima visita di medico. 7440_6815_000299 lui si restringeva tutto in sé e strizzava gli occhi e serrava i denti sotto quella furia per impedire con tutte le forze che anche da queste rosee e fresche labbra ignare, le quali per lui ancor piú che per i vecchi nonni, 7440_6815_000300 il tragitto dalla stazione alla città era breve. appena giunta, scese dall'omnibus senza neanche volgere uno sguardo a quella là il giorno appresso durante il viaggio di ritorno alla stazione di fabriano. 7440_6815_000301 aveva chiesto, col piacere dei parenti, la mano della cuginetta, la quale però aveva rifiutato con molto dolore, confessando candidamente che le sarebbe stato impossibile sposarlo perché fin da bambina cresciuta con lui, lo amava come fratello e solamente come tale, e non altrimenti avrebbe potuto amarlo. 7440_6815_000302 in questo riconoscimento provarono l'uno una rabbia feroce, come per un tradimento infame: che colui, profittando vigliaccamente della sua assenza, gli avesse fatto con la madre l'altra il ribrezzo. 7440_6815_000303 me. carlo traldi s'era riaffondato beatamente nel divano col capo buttato indietro. la pappagorgia esposta paonazza sudaticcia dimenando le gambette, esili di ranocchia. 7440_6815_000304 attendendo che venissero ad aprirgli. col capo chino, le ciglia aggrottate e gli occhi torvi che palesavano un'ansia spasimosa, s'affondava le unghie nel palmo delle mani e stropicciava convulsamente i pollici sul dorso delle altre dita serrate. 7440_6815_000305 e pareva, col lustro maligno dello sguardo, a mano a mano, piú aguzzo e piú intenso, gli frugasse nella coscienza e vi scoprisse, nei piú intimi nascondigli, le cose piú turpi e piú atroci. 7440_6815_000306 ma qui l'atto violento da compiere non era piú contro se stesso e la vita che sarebbe rimasta per gli altri non gli si rappresentava piú come in una triste, inutile successione di casi press'a poco invariabili. 7440_6815_000307 che n'aveva. s'era sentito tuttavia un po meglio disposto verso di lui, forse perché da solo a solo, il sarri aveva smesso quell'aria sprezzante che lo aveva reso a roma inviso a tutti i compagni del plotone. 7440_6815_000308 e si volse verso di lei che gli stava accanto, convulsa, atterrita. le diceva con quello sguardo di non aver paura, perché egli doveva fare cosí. se la strinse al petto, le sussurrò tra i capelli, sei libera, puoi vivere ora. 7440_6815_000309 lisi insistette per accompagnarla, ma lei tenne duro. gli disse che avrebbe preso in affitto l'asino da qualche altro. e allora egli cedette e le promise che il giorno appresso all'alba l'asinella sarebbe stata davanti alla porta di lei con la bardella e tutto. 7440_6815_000310 aspetta. mio padre si fece promettere che, se per caso m'avessero negato la licenza, lo avrei avvertito a tempo perché potesse venir lui con la mamma a salutarmi qui. 7440_6815_000311 ischerzo traldi, sprofondato sul divano con tutto il peso del corpaccio da pachiderma, fece piú volte leva con le mani per tirarsi sú a sedere piú in punta, spalancando nello sforzo gli occhi bovini venati di sangue schizzanti dalle orbite. domandò: 7440_6815_000312 tutto quello che è accaduto, tutto e nulla, lasciami dire, per carità. faceva gran caldo, ti ricordi? dopo averti veduta partire, io e lui riattraversammo il giardino. 7440_6815_000313 ma ella sentí che non poteva piú ora sapendo e s'appoggiò a quel petto per non scorgere sul letto la vittima. 7440_6815_000314 e da due anni era andata a stabilirsi nella capitale, ove si sentiva sperduta. arrivò la mattina del giorno appresso a macerata, in tale stato che subito il figlio si pentí d'averla fatta venire, ma lei protestava di no appena scesa dal treno. 7440_6815_000315 il volto di gabriella vanzi si contraffece gli occhi le s'invetrarono, io tu sí, oh dio, e ti smarrisci come lui. che vuol dire? che vuol dire? 7440_6815_000316 lo spogliò, prese a esaminarlo, gli ascoltò il cuore a lungo, poi i polmoni picchiando sul petto, su le terga, marco perla, sorretto dalla serva a sedere sul letto col capo ciondoloni gemeva. 7440_6815_000317 non voleva portare la mantellina, come tutte le villane, perché diceva che il padre era della maestranza. portava il manto di lana a pizzo e con la frangia e voleva esser chiamata gnora e non comare. 7440_6815_000318 di no, di no, senza poter piú staccare le braccia dal collo del figlio piangendogli sul petto. non me lo dire, rinuccio, non me lo dire. 7440_6815_000319 mezzogiorno, solo dalla serva. piú tardi aveva accettato una tazza di caffè con dentro una buccia di limone al nome di tranzi. restò come esterrefatto e due volte tentò di balzare in piedi, ricascando ogni volta su la poltrona. 7440_6815_000320 quell'ultimo ricordo della sua carne d'amore lassú, dove forse, a uno a uno, tutti que bei giovani di vent'anni sarebbero morti domani. 7440_6815_000321 dovette di nuovo ritornare in fretta in furia alla caserma per le ultime istruzioni, cosicché il padre e la madre non poterono rivederlo che pochi momenti appena prima della partenza. 7440_6815_000322 gli amici allora raccontarono a nicolino respi che il daddi, ritornato dalla villeggiatura, era apparso a tutti com'intronato, come assente da sé, con un sorriso vano su le labbra e gli occhi opachi, senza sguardo, appena qualcuno lo chiamava. 7440_6815_000323 all'albergo, il guardasala, impietosito, si profferse d'andare al prossimo garage per far venire l'omnibus automobile che doveva esser già di ritorno. 7440_6815_000324 con quella serenità che viene dalla piú ferma sicurezza di sé, senza né offendersi né ribellarsi. ella gli aveva dimostrato che sarebbe stata inutile ogni sua insistenza, poiché lei era innamorata tal quale, come lui, forse piú di lui, ma di suo marito. 7440_6815_000325 ha aspettato un giorno, due, tre. non s'è sentito rimuover nulla dentro, né in tua presenza né alla presenza mia. ha visto me ritornata qual ero prima, tal quale con te, con lui. 7440_6815_000326 mondo s'è messo a pensare. eppure, ecco questa donna che è cosí con suo marito. è stata per un momento tra le mie braccia e forse anche mia moglie. dunque, in un momento, chi sa, chi potrà mai sapere? ed è impazzito. 7440_6815_000327 e coi tre soldi nella mano insanguinata si denunziasse da sé, come se parlasse un altro per bocca sua. vedete che può? dio gli disse allora: la poponè, e perciò io non ho paura. 7440_6815_000328 ma sí, ma sí. come dubitarne? tutta la notte nicolino respi si dibatté, si torse tra fiere smanie, ora strappato al rimorso da una maligna gioja impetuosa, ora strappato a questa gioja dal rimorso. 7440_6815_000329 ah, questo per roma come quell'altro per l'america, sghignò orribilmente: ma non vi basta una, due, eh, volete buttarne via due, cosí al primo che capita. 7440_6815_000330 certo è che, fin dal primo vederla, restò abbagliato a guardarla in bocca. mentr'ella, affollatamente, gli parlava della zia, trovata a letto un quarto d'ora addietro, rantolante e senza conoscenza. 7440_6815_000331 con gli occhi ancora abbagliati dal sole di giugno che splendeva giú nell'ampio cortile, non riuscí in prima a discernere, nel bujo di quella tetra sala, se non l'argento della montura al collo della divisa del signor colonnello. 7440_6815_000332 certamente, all'arrivo di lui nella villa romeo daddi era sereno e dopo la partenza, in pochi giorni, era impazzito. dunque, per lui, dunque, ella era rimasta profondamente turbata e vinta dalla sua aggressione amorosa. 7440_6815_000333 ritorno dall'ufficio. si nascondeva dietro l'uscio dello stanzino bujo ov'erano due vecchi armadi. l'odore che covava in quel luogo, attufato, senz'aria, senza luce, era come il respiro stesso dell'infanzia lontana. gridava con la voce d'allora cu-cu. 7440_6815_000334 ah, zitta, bice, zitta, per carità. gabriella vanzi s'alzò, pallidissima, tremante. aveva sentito schiudere di là nella saletta d'ingresso, la porta. suo marito rincasava. 7440_6815_000335 l'impazienza diventò smania insopportabile allorché tutti i compagni di marino cominciarono a venire alla spicciolata e in gran fretta all'albergo con le carrozze che si fermavano lí davanti ad aspettare il bagaglio per ripartir subito verso la stazione. 7440_6815_000336 chiamerò rimasto solo. si levò da sedere, si rimise a passeggiare per la camera schivando di guardare l'infermo. da anni e anni gli erano abituali certi terribili dialoghi con se stesso che non potevano avere altra conclusione che in un atto estremo. 7440_6815_000337 oppresso di stupore ansimante, marco perla credette di scorgere negli occhi del tranzi l'animo con cui questi gli si rifaceva incontro. 7440_6815_000338 appena presa la laurea di dottore in medicina, chiamato per un caso d'urgenza mentre di buon mattino stava a concertare una partita di caccia nella farmacia d'un amico. 7440_6815_000339 parlare, deperiva di giorno in giorno, povera vecchia, quasi rósa, da quel segreto che egli le aveva confidato. lo trovò, poco prima di morire: il coraggio di parlare a bebè, la povera zia. 7440_6815_000340 perché dov'è insomma, domandò il tranzi guardandosi attorno di là. s'è chiusa in camera. rispose: il perla aspetta, aspetta. si voltò alla serva. voi andate ad avvertire la signora. 7440_6815_000341 giú dalle tempie per le gote fino al naso, le si allungava a fior di pelle un'intricata diramazione d'esilissime venicciuole violette. 7440_6815_000342 qui gli altri non erano piú estranei, indifferenti. egli vedeva sua figlia e la vita che gli si rappresentava, dopo l'atto violento da compiere, era quella di lei. 7440_6815_000343 e tu sí, io sí, ne sono sicurissimo e credi che avviene a tutti, piú o meno, di scoprirci majali in qualche momento di lucido intervallo da un pezzo in qua, quasi ogni sera, quando spengo la candela prima di prender sonno. 7440_6815_000344 sembrò ad essi che veramente la loro ebe ricominciasse a vivere in quella bimba, dapprima tra le loro braccia, custodita con l'anima e col fiato, poi tra le loro cure, piene di palpiti e di sgomenti. 7440_6815_000345 ma va là, proruppe il respi, non resistendo piú e scrollandosi tutto. va là, tu che ci siamo capiti, gridò il traldi, tu sei piú porco di me e scoppiò a ridere. risero anche gli altri con un senso d'inatteso sollievo e traldi riprese. 7440_6815_000346 se avessero seguitato ancora un poco, avrebbero litigato. c'era già acuta, fustigante, l'impazienza per il ritardo del figliuolo. ma, dio, come non capivano i superiori che quegli ultimi momenti dovevano essere riserbati a una povera mamma, a un povero padre? 7440_6815_000347 se calano su un bosco d'olivi, in un batter d'occhio lo stèrminano, perché ogni storno si porta via con sé nientemeno che tre ulive, una per zampa e una nel becco. e questa del becco se la ingoja sana, sana e la digerisce come niente. 7440_6815_000348 il crocchio andato via, il traldi si sciolse e nicolino respi rimase turbato in compagnia di due soli amici che seguitarono ancora per un pezzo a parlare della sciagura del povero daddi. 7440_6815_000349 la so perché è in me, anche in me, questa ragione d'impazzire per quello che è avvenuto a noi due, a voi due, sí, sí a me e a tuo marito. 7440_6815_000350 l'avevano trasportata svenuta nella sala d'aspetto. una gran quiete. ora nella stazione non c'era piú nessuno, solo nel vano abbagliante del lungo e stanco pomeriggio estivo, i binarii lucidi e un lontano, ininterrotto stridío di cicale. 7440_6815_000351 le restava altro sostegno che lui, marco, il quale si era sacrificato per loro. bisognava dargli un compenso, un premio per i tanti sacrifizii. 7440_6815_000352 e appena finito, lí, nella stessa camera dell'albergo, il desinare, perché la mamma con quegli occhi disfatti dal pianto, non fu possibile portarla al ristorante e poi non si reggeva piú sulle gambe. appena finito il desinare. 7440_6815_000353 la zia, dapprima sbalordita, poi quasi atterrita, cercò di calmarlo. gli disse che mai e poi mai non avrebbe sospettato ch'egli avesse potuto prendersi cosí d'amore per quella piccina. sí, la ragione c'era, ma difficile farla intendere a bebè che non sapeva nulla. come dirle. 7440_6815_000354 una bella giovine, aveva raccolto in una mano un minuscolo fazzolettino di filo azzurro ricamato. 7440_6815_000355 un odio cupo e feroce s'impossessò di lei per il padre sconosciuto che l'aveva messa al mondo e abbandonata senza neppure vederla, che dopo averle dato la vita, le aveva negato ogni diritto di esistere. per lui, 7440_6815_000356 il primo amore per la cugina, con questo per la figliuola di lei, ch'era per lui lo stesso amore superstite, lo stesso amore due volte vivo. egli gridò alla zia tutta la sua passione. 7440_6815_000357 non per suo figlio propriamente, per uno, ch'è partito con lui e che mi ha anche percossa perché piangevo. lei per uno solo, io per tutti. posso per tutti, anche per suo figlio, signora, per tutti, per tutti. 7440_6815_000358 ma ogni casacchina addosso a lei pareva di seta, tanto bel portamento aveva. con un che di civile tutti le davano passo appena la vedevano. i ricordo le mani, che finezza, parevano un velo di cipolla. e sí che avevano faticato, quelle mani. 7440_6815_000359 o gesú mio, disse la poponè, che stolido quello zi lisi. debbo mettermi in cammino di notte. mah, sono vecchia, c'è la luna e non ho niente da perdere. le animucce sante del purgatorio mi accompagneranno. 7440_6815_000360 stupore, dolore, orrore, vergogna. assaltarono e sconvolsero bebè a questa rivelazione inattesa. si aggrappò al collo della nonna e, rompendo in singhiozzi, la scongiurò di non morire per carità di lei. no, no, ecco. la avrebbe tenuta stretta cosí per sempre. 7440_6815_000361 avrebbe rintracciato quell'altro a ogni costo, anche a costo di perdersi. si sarebbe vendicata a roma tre mesi dopo, una sera d'inverno, alla porta del vecchio quartierino preso a pigione da marco perla. 7440_6815_000362 ardentissimo, aveva sforzato quel ritegno, aveva intorbidato quella limpidità ed era stato duramente respinto. 7440_6815_000363 non aveva finito di gemere, cosí sentendosi come sprofondare a poco a poco che si trovò tra le braccia sul petto. 7440_6815_000364 no, mai. neppure il minimo accenno del piú lontano sospetto in sette anni di matrimonio, mai come. dove avrebbe potuto trovare il pretesto? 7440_6815_000365 circa due mesi fa egli era andato a visitarlo nella sua villa presso perugia. lo aveva trovato tranquillo e sereno, come sempre, insieme con la moglie e con un'amica di questa, gabriella vanzi, antica compagna di collegio, da poco tempo maritata a un ufficiale di marina allora in crociera. 7440_6815_000366 ch'egli ti diede due rose e ti disse dei libri: sí, ebbene, fu quella mattina. che cosa. 7440_6815_000367 cada nelle braccia d'un uomo e un minuto dopo sia tutto finito per sempre, richiuso il gorgo, sepolto il segreto. nessun rimorso, nessun turbamento, nessuno sforzo per mentire di fronte agli altri, di fronte a noi stessi. 7440_6815_000368 da un pezzo. la zia notava in lui curiose assenze di memoria, strane smanie, improvvise tristezze, e lo vedeva dimagrire e fissarsi sempre piú in una ispida e squallida bruttezza. 7440_6815_000369 un tal sarri, proprio quel tal sarri che a marino lerna era tanto dispiaciuto di avere a compagno, quasi che la sorte avesse voluto, tra gli ottanta camerati del plotone romano, scegliergli quello, appunto, che gli era piú antipatico. 7440_6815_000370 e di questo improvviso ripiombare su se stesso. restava in prima, sbalordito, a lisciarsi sul labbro i baffi scomposti a stropicciarsi, gli occhi miopi, smarriti. 7440_6815_000371 nicolino respi fu colto da uno smarrimento come di vertigine e, per appoggiarsi, sorridendo pallidissimo, finse di volere introdurre confidenzialmente un braccio sotto il braccio d'uno di quei due amici che era stato, che dicevano la tortura. 7440_6815_000372 o due ore, tante volte. e guaj se le vicine, infastidite da quel fischio lamentoso persistente, gli gridavano che la smettesse. vedovo come la poponè, da tanti anni le stava attorno, desideroso di mettersi con lei. 7440_6815_000373 non erano riusciti a disarmare l'acre spirito di sebastiano, filosofo dilettante e materialista convinto. è vero ch'egli ficcava l'anima in tutte le sue esclamazioni, molto frequenti, all'anima di questo, all'anima di quello. 7440_6815_000374 e subito il treno partí fra un tumulto di gridi di pianti d'augurii, tra uno svolazzío di fazzoletti e cenni di mani e di cappelli. 7440_6815_000375 egli le disse anche tutti gli stenti, tutte le lotte che aveva dovuto sostenere laggiú, pur disperato, divorato dal cordoglio. il pensiero di lei, sí, gli era stato dapprima odioso perché non riusciva a staccarlo da quello della morte della madre, gl'inacerbiva la piaga e lo rendeva feroce. 7440_6815_000376 cucite il suo non era suo. s'era spogliata di tutto per il figlio e stava dove la mettevano, senza dar fastidio neanche all'aria. la nuora invece che si chiamava maricchia. 7440_6815_000377 lui scappò via e davanti allo specchio si mise a piangere la morte quasi improvvisa del professor de vitti. venne a strappare violentemente marco perla da quell'ibrido e atterrito stato. 7440_6815_000378 povera mamma, buona e stupida, le disse con quello sguardo: e non capisci che la vita è cosí? jeri, ho pianto per uno. bisogna che oggi rida per. 7440_6815_000379 la poponè non lo seppe mai dire, ma il fatto è che ai due lati dello stradone a un certo punto, svegliandosi, si trovò due lunghe file di soldati in testa. nel mezzo dello stradone andava a cavallo il capitano. 7440_6815_000380 troppo schianto aveva provato la madre alla partenza del figlio e ora troppo bisogno aveva d'un po di tregua e di silenzio. colei glielo turbava non solo, ma anche gliel'offendeva. 7440_6815_000381 io la intendo, ripeto, soltanto se penso a mio marito e vedo me cosí, senza rimorso d'una colpa che non ho voluto commettere. vedi come posso parlartene senza arrossire. 7440_6815_000382 il perché. lo seppe quando fu in vista del paese sul primo albeggiare. il capitano a un certo punto fermò il cavallo e aspettò ch'ella lo raggiungesse. maragrazia ajello le disse allora: io sono l'angelo centuno di cui sei tanto divota. 7440_6815_000383 perché ti compiango? eh, lo so per i miei i assicurai che non sarei partito per il fronte se non tra qualche mese e che prima di partire sarei andato a salutarli per. 7440_6815_000384 dispetti sopra dispetti dalla mattina alla sera, facciaccia tosta che non arrossiva di nulla, linguacciuta e cimentosa. poi non c'è peggio delle donne cimentose. 7440_6815_000385 il sapore e il calore d'un amor nuovo, diverso dal solito, per cui s'era tutto turbato e acceso, quasi che da quelle rosee e fresche labbra ignare gli fosse venuto un fuoco delizioso per tutte le vene. 7440_6815_000386 ma scusa, lo dici, ohi, ohi. lo dici perché ha guardato anche te, anche me guardato. che vuoi dire? domandò a sua volta stordito nicolino respi rivolto agli amici. 7440_6815_000387 via. avrebbe potuto dunque lasciarla piangere senz'offendersene, quella povera vecchia mamma. la lasciava piangere, certo, ma non piangeva piú. lei ora, povera vecchia mamma che n'aveva chi sa quanto bisogno. 7440_6815_000388 marino lerna aveva creduto di capire che lo sprezzo del sarri derivava da un proposito ch'era in lui quasi bisogno istintivo di non confonder mai il suo sentimento con quello degli altri, dimostrando in tutti i modi ch'egli sentiva non pur diversamente, ma 7440_6815_000389 restò lui, ora marco, perla unico sostegno della famigliuola. ne fu lieto da un canto, ma dall'altro l'idea che bebè cominciasse a vedere in lui un altro, il capo di casa, quasi il padre, e a considerarlo come tale, lo sconcertò profondamente. 7440_6815_000390 e la stimano bruta perché non pensano che una ben piú grande idealità, di fronte alla quale diventano vane e ridicole miserie tutte le scoperte della scienza e il dominio del mondo e la gloria delle arti. 7440_6815_000391 fatiche da bestie che ci avevano tolto l'unico compenso al sonno perduto, quello di godere, camminando per vie piane, l'ilare freschezza dell'aria mattutina in campagna. 7440_6815_000392 e, accalorandosi sempre piú, volle far sapere a noi tre poveri innocenti che gli storni vanno a nugoli cosí fitti che, se passano davanti al sole, l'oscurano. 7440_6815_000393 e prese a parlargli di quel suo amore ingenuo, quando si credeva libera di disporre di sé, del suo cuore, delle lettere sottratte dalla nonna e scoperte per caso alla vigilia della partenza per roma. 7440_6815_000394 ecco, volevo dirti: sí, lo so, tu sei sicura di te. non hai nulla, tu proprio nulla, nulla da rimproverarti. 7440_6815_000395 tutte le carrozze avevano già ricondotto in città la gente venuta a salutare i partenti e non se ne trovò piú nessuna davanti la stazione, allorché la mamma di marino lerna, alla fine rinvenuta, fu in condizione d'esser trasportata. 7440_6815_000396 ed ecco che tutt'a un tratto, lí, nella pace di quella campagna, senza che nulla fosse accaduto. ah, gabriella, gabriella, mia, credi, impazzisco, impazzisco anch'io. 7440_6815_000397 marino lerna mentre con gli altri si dirigeva al telegrafo, vedendolo restare indietro: si trattenne, tu non vieni, il sarri, scrollò le spalle. 7440_6815_000398 con tutto l'osso, domandò bartolino gaglio, sgomento con tutto l'osso, e sebastiano terilli esclamò all'anima del ventricolo gli storni. ma, se vi dico, seguitò stefano traína. 7440_6815_000399 a questa scoperta, bebè, sentí strapparsi le viscere e il cuore allibí dapprima, poi l'ira lo sdegno. le fecero un tale impeto nello spirito ch'ella, con le mani tra i capelli e gli occhi sbarrati e ferocemente fissi. 7440_6815_000400 come se su lei volesse saziare una lunghissima fame di cui ella sentiva orrore, ripensando ai baci che le aveva dato da bambina. e in quell'ingordigia s'imbruttiva sempre piú, diventava di giorno in giorno piú giallo, piú ispido e magro. 7440_6815_000401 alle grida, si fece davanti all'uscio, sgomenta la serva appena il tranzi. la scorse le gridò, mia figlia, e a un cenno accorse. 7440_6815_000402 bebè non aveva mai pensato al padre scomparso, non aveva mai avuto per lui alcun sentimento, né rancore, né curiosità. esso per lei non esisteva, non era mai esistito. 7440_6815_000403 pietà. il sentimento d'un doppio dovere era fuggito, scomparso per orrore di lei, sottraendosi a ogni responsabilità per la vita che le aveva dato e rovesciando questa responsabilità addosso ai due poveri vecchi a cui aveva tolto la figlia. 7440_6815_000404 quella col suo fazzolettino da bambola sugli occhi, fece subito di no col capo, sorella, insistette la madre. ma a questo punto il marito intervenne col gomito a fare sotto sotto, un segno alla moglie. 7440_6815_000405 signora. poi, brancicando, si portò una mano nella tasca interna della giacca, ne trasse un logoro portafogli, ne cavò una lettera e la porse al tranzi. leggi prima, leggi che cos'è. leggi è del suo amante. 7440_6815_000406 vita. lottarono a lungo e senza tregua la sua volontà di morire e l'amore di marco perla che le si espandeva attorno, vigile, fervido a trattenerla, a sostenerla con insistenti, ininterrotte premure, pronto sempre a darle il proprio alito per ogni respiro che ella non volesse piú trarre. 7440_6815_000407 cominciò a esistere il giorno della morte della nonna, allorché, ritornata in casa dal camposanto, si vide insieme con marco, perla insieme e divisa, insieme e nemica, conoscendo in lui un sentimento al quale non sapeva e non voleva rispondere. 7440_6815_000408 la sua magra personcina molto curata aveva ora una ridicola solennità artificiosa che faceva pena forse piú di quell'abbandonato cordoglio della madre. 7440_6815_000409 la signora lerna si volse al marito e disse forte, in modo da farglielo sentire: oh, guarda là quella che piangeva per tutti la giovine si voltò senz'ira senza sdegno. 7440_6815_000410 una mattina, finalmente dopo colazione, non poté piú reggere. si parlava di donne e di prender moglie e di suocere e di nuore. stefano traína, che aveva in casa una suocera demonio, s'era scagliato in una invettiva furibonda contro tutte le suocere. 7440_6815_000411 quando il signor lerna, che aveva agitato il suo fino all'ultimo ma senza nessuna convinzione, quasi stizzito che non gli avessero dato il tempo di farlo bene, si voltò ancora mezzo intronato a cercarsi accanto la moglie, non la trovò piú. 7440_6815_000412 fu una furia, una frenesia d'amore che durò appena un anno. ebe morí di parto. la sera stessa della sciagura, corrado tranzi, senza voler neanche vedere la bambina che nascendo aveva ucciso la madre, scappò via di casa come un pazzo, scomparve. 7440_6815_000413 su la soglia della camera in cui s'era chiusa, lo accolse spettinata, mezzo discinta, tutta affannata tra le lagrime, come già sua madre la prima volta lo aveva accolto, in quel lontano mattino di primavera, quando lui, giovane medico, era stato chiamato per caso in una farmacia. 7440_6815_000414 marito. e appena questo pensiero gli è entrato in mente, un bruciore sottile, acuto, ha cominciato a mordergli il cervello. nel vederti, aliena, lieta, amorosa con lui, com'io ero con mio marito, con mio marito che amo, ti giuro piú di me stessa, piú di tutto al mondo. 7440_6815_000415 e non le avrebbe permesso di morire. ecco, non glielo avrebbe permesso. ora che sapeva questa cosa orribile, sola con zio marco, non voleva, non poteva piú restare per carità. per carità, sarebbe morta lei piuttosto. 7440_6815_000416 ora, questo è stato uno scherzo, soltanto per uno scherzo, uno di noi può mettersi a guardare un altro. cosí? perché? tanto io quanto tu abbiamo in regola finora dentro di noi la macchinetta della civiltà. 7440_6815_000417 già al deposito si sapeva che il mo occupava al fronte una tra le piú aspre e difficili posizioni sul podgora e che i piú giovani ufficiali vi erano stati mietuti in parecchi assalti infruttuosi. 7440_6815_000418 la serva. lo guardò costernata e disse esitante: ma non so se il signore in questo momento possa ricevere. non sta bene e la signora anche lei malata. 7440_6815_000419 ma nel mezzo del racconto la serva venne a picchiare all'uscio per avvertire che di là il padrone stava molto male, pareva soffocato. corrado tranzi accorse perché gli venne di domandare in prima se non fosse stato già chiamato il medico. 7440_6815_000420 se ne vedevano le prove ogni giorno. una volta consta a me una povera madre venne a trovarla per un figliuolo ch'era in america e non le scriveva piú da tre mesi. 7440_6815_000421 ne chiese licenza al figliuolo e avutala. andò da un compare del vicinato che si chiamava zi lisi per chiedergli in prestito una vecchia asinella ch'egli aveva un po tignosa ma tranquilla come una tartaruga. 7440_6815_000422 ha avuto. non so aspetti, vado a sentire il padrone e la serva. scappò via, lasciandolo lí davanti l'entrata senza neppure invitarlo a varcare la soglia. ritornò poco dopo a rispondere che il signor perla si scusava, ma proprio non poteva riceverlo perché ammalato, e che anche la signora era indisposta. 7440_6815_000423 a mano a mano, crescendo bebè, somigliò sempre piú alla mamma. ne ripeté tutte le grazie infantili, le mosse, i sorrisi, i primi giuochi, tra lo stupore accorato de due vecchi che credevano d'assistere a una prodigiosa resurrezione. 7440_6815_000424 senza punto curarsi dell'altrui stima era forse, insomma, antipatico piú per professione che per natura, e aveva l'orgoglio delle antipatie che suscitava. poteva permetterselo perché molto ricco, e solo al mondo. 7440_6815_000425 no, lei, no, lei, anzi, non voleva assolutamente. è accorso il padre jeri, l'altro da firenze. ah, per questo. 7440_6815_000426 senti questo che vuol sapere il perché. tornò a esclamare il traldi. ah, dici il perché dello spavento, caro mio, avrei voluto vederti alle prese con quello sguardo. tu ti cangi la camicia ogni giorno, suppongo sei sicuro d'avere i piedi puliti e i calzini non spuntati. 7440_6815_000427 ebbrezza, subito se ne distolsero per abbandonarsi a un eccesso di disinvoltura rumorosa, da cui però un momento dopo tornarono a riprendersi con uno studio di mostrare l'uno all'altro che quella loro disinvoltura non era punto affettata. 7440_6815_000428 no, non per questo le gridò gabriella vanzi, protendendo verso di lei le braccia in atto supplice e disperato. non per questo, non per questo bice. tuo marito è impazzito per te, per te, non per me, è impazzito per me. 7440_6815_000429 lui a roma, poco prima di partire, aveva avuto un certo discorso con un signore sconosciuto, il quale aveva anch'esso un figliuolo al campo fin dal primo giorno della guerra e due altri, piú piccoli, in casa. un certo discorso, sí. 7440_6815_000430 ha talvolta l'acqua marina in certi lidi solinghi una limpidità cosí tersa e trasparente che, per quanto desiderio si abbia di immergersi in essa per averne il ristoro piú delizioso, si prova quasi un sacro ritegno a intorbidarla. 7444_6815_000000 perché quando poi non è piú lampionajo ed è soltanto marito, nessuno può dir nulla, né di lui né della moglie. la moglie è con lui saggia, sottomessa, irreprensibile, ed egli non ha potuto mai accorgersi di nulla. 7444_6815_000001 cinque minuti soli. abbia la bontà, li mando via e, condotto il cavaliere entro lo stipo a muro, va a spalancare la finestra sul vicolo per gridare alla folla: accorsa, non c'è nessuno. 7444_6815_000002 la quale, perché fosse in tutto giusta, tanto aveva usato di crudeltà quanto di carità, punendo della sua superstizione quella madre, col farle obbligo di vincere, per amore del figlio lontano, la ripugnanza che sentiva per quest'altro, il ribrezzo del seno da porgergli in bocca per nutrirlo. 7444_6815_000003 ah sí, dunque vogliono proprio ch'egli faccia l'obbligo suo di marito offeso. non potendo quella sera, per mancanza di petrolio, attendere alla sua pubblica funzione di lampionajo, lo hanno colto al laccio giusto quella sera che non può gridar la scusa dell'illuminazione della città. 7444_6815_000004 e mi assicurarono che, per carità di dio, vincendo lo sgomento e il raccapriccio avrebbero badato a lei un po l'una, un po l'altra, cosa che in coscienza, almeno nei primi giorni, dalla madre non si poteva pretendere. ma non vorrà mica lasciarla morir di fame. 7444_6815_000005 funzionario quaquèo ragiona bene. ma ragionar bene non basta, bisogna venire al fatto. e venendo al fatto, spesso i migliori ragionamenti cascano, come cascò lui quella volta: ubriaco, fradicio dalla scala. 7444_6815_000006 uh, ne facevano tanti di quei dispetti alle povere mamme: levare i bambini dalle culle e andare a deporli su una sedia in un'altra stanza, farli trovare dalla notte al giorno coi piedini sbiechi o con gli occhi strabi. 7444_6815_000007 e l'ombra è come la morte che segue un corpo che cammina. donde la sua frase misteriosa, che sembra una minaccia gridata dall'alto della scala nell'atto di accendere il lampione e che non è altro invece che la conclusione d'un suo ragionamento: aspetta là, aspetta là che t'appiccico la morte dietro. 7444_6815_000008 trovando quella smagrita e quasi insensata e questo pelle e ossa irriconoscibile, saputo dalla moglie ch'erano stati ammalati tutt'e due. non chiese altro. 7444_6815_000009 quelle brave comari erano ancora cosí tutte accorate e atterrite che del mio sbalordimento e della mia indignazione s offesero. i gridarono in faccia come se volessero aggredirmi. 7444_6815_000010 e per ognuna un tanto, sia che le dicesse d'aver veduto il bambino, sia che le dicesse di no, e piú quando le diceva di no. questo non toglie nulla alla sapienza di lei e d'altra parte io non ho detto che, per quanto sapiente, quella strega, non fosse una strega. 7444_6815_000011 e subito accorre tutto, tremante e premuroso, per ajutarlo a discendere piano qua piano, metta qua un piede su la mia spalla, eccellenza. ma come mai, vostra eccellenza, s'è potuto persuadere a nascondersi lassú? 7444_6815_000012 e si slancia avanti, balzando su la punta della cianca piú corta e tutti lo seguono schiamazzando e affollandoglisi attorno per i buj vicoli tortuosi. in salita, la scanni davvero. 7444_6815_000013 tre, quattro, ridendo, gli rimettono la scala sotto i piedi e tutti, pigliandoselo a godere, a coro, lo cimentano: il coltello, ce l'hai, ce l'ho, eccolo. e quaquèo si tira sú il camiciotto e cava dalla tasca dei calzoni un coltellaccio e lo apre e lo impugna. 7444_6815_000014 ladri svergognati e assassini pur non di meno. quaquèo è andato al municipio s'è presentato all'assessore cavalier bissi, a cui deve il posto e qualche gratificazione di tanto in tanto per lo zelo con cui attende al suo ufficio. 7444_6815_000015 il guajo avvenne dopo la partenza di lui, ché la longo per maggior ristoro ammalò davvero altro castigo: una nuova gravidanza. e ora, in quello stato le aveva cosí cattive, specialmente nei primi mesi, le gravidanze. 7444_6815_000016 porta quaquèo balza addosso alla moglie: dimmi dov'è o t'ammazzo sangue. sangue, voglio sangue. questa sera. sangue non sa piú dove cercare. 7444_6815_000017 era dunque chiaro che le donne erano entrate in casa della longo nella notte e le avevano cambiato il figlio, prendendosi il bambino bello e lasciandogliene uno brutto per farle dispetto. 7444_6815_000018 me lo potevo mai figurare, lassú col rischio di rompersi il collo per una donnaccia come questa, lei un cavaliere, ma dice sul serio, vostra eccellenza, 7444_6815_000019 sangue della madonna è buono questo, la scanni, la scanno e lo scanno. se li trovo insieme, testimoni, tutti, venitemi dietro. 7444_6815_000020 e nel dire eccellenza stringe gli occhi quaquèo come se assaporasse un liquore prelibato. dà cosí dell'eccellenza, con tutto il sentimento, a quanti piú può. 7444_6815_000021 volgeva uno sguardo pietoso a quel disgraziato che non si sapeva che cosa ci stesse piú a far. lí poi sospirava: che croce. sí, le spuntava ancora di tanto in tanto qualche lagrima, pensando a. 7444_6815_000022 il becco, quaquèo quando li mettono. quaquèo questi becchi, muso di cane. grida quaquèo dall'alto del lampione. ora, me lo dici, ora che debbo illuminare la città. 7444_6815_000023 e tutta l'importanza del suo mestiere appare manifesta in quelle sere che la luna dovrebbe esserci e viceversa, poi non c'è perché le nuvole, nascondendola, la fanno venir meno al suo obbligo di illuminare la terra, obbligo che la luna forse non vorrebbe avere, ma che ha e il paese resta al bujo. 7444_6815_000024 infine, quaquèo pensa che una certa importanza d'ordine davvero superiore la ha quel suo mestiere, in quanto ripara a una mancanza della natura, e che mancanza: quella della luce. 7444_6815_000025 quant'è bello vedere da lontano, in mezzo alle tenebre della notte, qua e là qualche paesello illuminato, quaquèo ne vede parecchi ogni notte quando arriva agli ultimi lampioni in cima al colle. 7444_6815_000026 si accendono per poco, poi s'abbassano e appestano la via. i cittadini protestano, se la pigliano con lui come se fosse colpa sua. i piú tristi e i monellacci gli ricantano piú sguajatamente la solita canzone. 7444_6815_000027 quello della longo era bianco come il latte, biondo come l'oro un gesú bambino. e questo invece nero, nero come il fegato e brutto, piú brutto d'uno scimmiotto. 7444_6815_000028 quelli alla minaccia si scostano e allora egli cava subito dalla tasca del camiciotto, sul petto, la chiave e apre la porta, si ficca dentro e la richiude con fracasso. 7444_6815_000029 quaquèo non ha potuto rigovernare i lumi dopo mezzogiorno, venuta la sera s'è messo in giro con la scala per provare se si accendono con quel po di petrolio rimasto dalla notte scorsa. 7444_6815_000030 quest'uomo per forza, quantunque duro di mente e dedito al vino, deve contrarre la cattiva abitudine di ragionar con se stesso, assorgendo anche a considerazioni alte per lo meno quanto quella sua scala. 7444_6815_000031 e dunque chi mi insulta ha tirato la conseguenza: quaquèo insulta un pubblico funzionario nell'esercizio delle sue funzioni, va bene. pare che non vada bene per il cavalier bissi. 7444_6815_000032 davvero quaquèo. s'arresta, si volta e agguanta per il petto uno di quei cimentatori. ah, ve ne pentite. ora che m'avete preso, perdio, e sono qua armato per fare l'obbligo mio, dovete starci tutti, tutti, perdio, e scuote e scrolla quell'agguantato e riprende la via. 7444_6815_000033 non poteva piú recarsi ogni giorno dalla scoma e doveva contentarsi d'usar le cure che poteva a quel disgraziato, perché non ne mancassero là al suo figliuolo perduto. 7444_6815_000034 ma che deve accendere? se non c'è petrolio, il paese questa sera rischia di restare al bujo. l'appaltatore dell'illuminazione è in lite col comune da piú mesi. non gli dànno un soldo. ha anticipato circa dodicimila lire, ora non vuole piú saperne. 7444_6815_000035 ma è vero che se ne hanno poi anche certi altri che non si vorrebbero avere. non si vorrebbero avere, ma si hanno. eh, sorcio vecchio. 7444_6815_000036 e rimane a contemplarli a lungo, con le mani penzoloni dal braccio del fanale e il capo appoggiato a una spalla. e sospira. sí, quei lumini, là come una moltitudine di lucciole a congresso, rischiarano penosamente e rimangono tutta la notte a vegliare. 7444_6815_000037 ebbene, gli ridiano la scala e sia fatta la loro volontà. la scala, la scala, lo facciano discendere corpo di dio e vedranno ciò che egli saprà fare. 7444_6815_000038 badasse anzi che quanta piú cura lei avrebbe avuto qua per questo bambino e tanto meglio di là si sarebbe trovato il suo. i sentii subito compreso d'uno stupore pieno d'ammirazione per la sapienza di questa strega. 7444_6815_000039 la scala gli pesa ogni giorno di piú e ogni giorno di piú, quaquèo stenta ad arrampicarsi sui pioli logori dal lungo uso con quella cianca piú corta. 7444_6815_000040 un marito può benissimo, in cuor suo, non curarsi affatto dei torti della propria moglie, ebbene, nossignori, ha l'obbligo di curarsene. se non se ne cura, tutti gli altri uomini, e finanche i ragazzi, glielo rinfacciano e gli dànno la baja. 7444_6815_000041 si diceva che queste nelle notti di vento venivano a chiamarla dai tetti delle case vicine per portarsela attorno con loro. restava lí su una seggiola con le sue vesti e le sue scarpe, come un fantoccio posato, e lo spirito se n'andava a volo chi sa dove, con quelle streghe. 7444_6815_000042 toccare notare ch'era ancora in fasce il bambino della longo. ora, un bambino in fasce, cadendo per inavvertenza della madre nel sonno, poteva mai schizzar cosí lontano e coi piedini verso la testata del letto, vale a dire al contrario di come avrebbe dovuto trovarsi. 7444_6815_000043 e a salire e a scendere questa scala a ogni lampione, tre volte al giorno: la mattina per spengerlo, il dopo pranzo per rigovernarlo, la sera per accenderlo. 7444_6815_000044 e gli ha esposto il caso se egli, cioè nell'atto d'accendere i lampioni, non debba essere considerato come un pubblico funzionario nell'esercizio delle sue funzioni. sicuro, gli ha risposto. 7444_6815_000045 passa di tanto in tanto nella tenebra qualche folata di vento e tutti quei lumini là aggruppati esitano e pare che sospirino anch'essi. e a guardare cosí da lontano, si pensa che i poveri uomini, sperduti come sono sulla terra tra le tenebre. 7444_6815_000046 nel lugubre silenzio vicoletti, lerci e scoscesi e tane di miseria forse peggiori di questi del suo paese, ma è certo che da lontano fanno un bel vedere e spirano un dolce e mesto conforto in mezzo a tanta tenebra. 7444_6815_000047 scala quaquèo lampionajo è caduto una sera ubriaco da quell'altezza. s'è rotta la testa, spezzata una gamba. vivo, per miracolo, dopo due mesi d'ospedale. 7444_6815_000048 ma è mai possibile che anche l'atto materiale di far la luce dove ci sono le tenebre non desti a lungo andare, anche nel piú duro e oscuro cervello certi guizzi di pensiero? 7444_6815_000049 il cavalier bissi sta lassú pericolante nel vano sul precipizio. ma se dio liberi, vostra eccellenza scivola, esclama quaquèo appena può rinvenire dal terrore portandosi le pugna presso la bocca. 7444_6815_000050 potevano farne testimonianza tanti che avevano appunto sentito chiamarla con voci lunghe e lamentose: zia vanna, zia vanna, dal proprio tetto. 7444_6815_000051 non sarebbe stata giustizia che il suo figliuolo fosse cresciuto male, come pareva dovesse crescere. questo sul colluccio. vizzo il testoncino giallo un po su una spalla e un po sull'altra e cionco forse di tutt'e due le gambine. 7444_6815_000052 sottolinea le parole, fare un macello con un sorriso quasi di mesta rassegnazione, perché riconosce che anche quest'obbligo avrebbe come marito offeso e proprio non vorrebbe averlo, ma lo ha. 7444_6815_000053 il quale, sapendo di che genere sono gli insulti di cui quaquèo viene a lagnarsi, vorrebbe dimostrargli con bella maniera che questi insulti non si riferiscono propriamente al lampionajo come tale. ah no, eccellenza, protesta quaquèo. la prego di credere, eccellenza. 7444_6815_000054 che se poi, com'è certo, tutta questa sapienza cosí crudele insieme e caritatevole non era adoperata da quella strega perché fosse giusta, ma perché ci aveva il suo tornaconto con le visite della longo, una al giorno. 7444_6815_000055 pensa che è proprio triste quel suo mestiere di lampionajo, almeno per un lampionajo come lui, che abbia contratto la cattiva abitudine di ragionare accendendo lampioni. 7444_6815_000056 e avevano saputo il fatto com'era stato, dalla stessa madre che se ne strappava ancora i capelli, cioè che aveva sentito come un pianto nel sonno e s'era svegliata. 7444_6815_000057 rispondeva col sorriso triste e come lontano dei bimbi malati, e quel sorriso gli segnava le rughe agli angoli degli occhi e della bocca. la longo si faceva alla porta col neonato in braccio, roseo e paffuto. 7444_6815_000058 nulla m'insultano eccellenza quando illumino la città, quando sto su la scala appoggiata al lampione e sfrego al muro il fiammifero per accendere il lume, cioè quando sanno che non posso lasciare al bujo la città, per correre a casa a vedere che fa e con chi è mia moglie e, all'occorrenza, fare un macello, signor cavaliere. 7444_6815_000059 tetto. s'era dunque recata per consiglio da questa vanna scoma, la quale in prima- e si capisce- non aveva voluto dirle nulla, ma poi, pregata e ripregata, a mani giunte, le aveva lasciato intendere, parlando a mezz'aria, che aveva veduto il bambino. 7444_6815_000060 a sua volta con bella maniera, ma imbrogliandosi un po, si prova a dimostrare all'assessore che, se l'insulto di cui è venuto a lagnarsi ha qualche fondamento di verità, può averlo soltanto nel tempo che egli è nell'esercizio delle sue funzioni di lampionajo. 7444_6815_000061 ci vogliono i becchi, ci vogliono i becchi, i becchi, quaquèo i becchi. e la gazzarra cresce. quaquèo non ne può piú. per sottrarsi alla ressa degli insultatori, lascia la via principale e, con la scala in collo, si mette a salire per uno dei vicoli. ma parecchi lo seguono. 7444_6815_000062 difatti, appena davanti alla porta, lo afferrano per le braccia e, a coro, con parole scherzose, cercano di portarselo via in qualche taverna a bere. ma quaquèo stravolto ansimante si divincola e li minaccia col coltello impugnato. 7444_6815_000063 e guardi qua, guardi qua. mi gridò una, acchiappando di furia e facendo voltare il testoncino a una bimbetta che teneva in braccio per mostrarmi che aveva sulla nuca un codino di capelli incatricchiati. che guaj a tagliarli o a cercar di districarli: la creaturina ne sarebbe morta. 7444_6815_000064 aveva steso un braccio sul letto in cerca del figlio e non l'aveva trovato. s'era allora precipitata dal letto e, acceso il lume, aveva veduto là per terra, invece del suo bambino, quel mostriciattolo che l'orrore e il ribrezzo le avevano perfino impedito di toccare. 7444_6815_000065 riflettevo tra me e me se non fosse opportuno richiamar l'attenzione della questura su quello strano caso, allorché la sera stessa venni a sapere che la longo s'era recata per consiglio da una certa vanna scoma che aveva fama d'essere in misteriosi commerci con quelle donne. 7444_6815_000066 si siano raccolti qua e là per darsi conforto e ajuto tra loro. e invece no, invece non è cosí. se una casa sorge in un posto, un'altra non le sorge mica accanto come una buona sorella, ma le si pianta di contro come una nemica, a toglierle la vista e il respiro. 7444_6815_000067 e non levandole poi del tutto la speranza di potere un giorno riavere il suo bambino, che intanto altri occhi, se non piú i suoi, seguitavano a vedere sano e bello. 7444_6815_000068 avventa calci alla porta e grida alla moglie: apri, mala femmina, apri, questa è la volta che la paghi per tutte. lasciatemi sangue di lasciatemi. lasciatemi o vi spacco la faccia. 7444_6815_000069 giú nel vicolo. a loro volta gridano quei quattro che lo han seguito e i monelli e altri accorsi al fracasso, e si schiudono le finestre qua e là e tutti domandano chi è, che è stato? e pugni e calci e spallate alla porta. 7444_6815_000070 ne vuole un'altra prova eccellenza: nelle sere di luna, che i lampioni restano spenti. nessuno mi dice nulla. e perché? perché quelle sere non sono un pubblico funzionario. 7444_6815_000071 sú piglia, una spazzola per il signor cavaliere. abbia la bontà, vostra eccellenza, per cinque minuti. dentro a quello stipo sente come gridano: giú per istrada. si hanno certi obblighi, eccellenza, creda pure, non si vorrebbero avere, ma si hanno. 7444_6815_000072 in quella positura d'abbandono lassú seguita a pensare e a ragionar con se stesso. pensa cose strane e tristi. pensa, per esempio, che le stelle, per quanto fitte sieno certe notti, allargano sí e pungono il cielo, ma non arrivano a far lume in terra. 7444_6815_000073 gli occhi, a un tratto gli vanno alla finestra della cucina, che guarda dalla parte opposta del vicolo su un precipizio. è una finestra piuttosto alta, che sta sempre chiusa e le cui imposte sono annerite dalla fuliggine. 7444_6815_000074 il povero innocente. se ne stava lí con le gambine cionche, il testoncino ciondolante, dai capelli terrosi, perché spesso gli altri ragazzi della strada gli buttavan per chiasso la rena in faccia e lui si riparava col braccino e non fiatava nemmeno. 7444_6815_000075 con una cianca piú corta dell'altra, una sconcia cicatrice su la fronte. s'è rimesso a girare zazzeruto barbuto e in camiciotto turchino, di nuovo con la scala in collo da un lampione. 7444_6815_000076 perduto. si torturava pensando che non sarebbe stata giustizia, dato che nel cambio ci aveva scapitato lei e il latte. prima, per il gran dolore, le era diventato acqua e ora, incinta, non avrebbe potuto piú darlo. 7444_6815_000077 che esse alle urla erano accorse alla casa della longo, mezz'ignude come si trovavano, e avevano visto visto coi loro occhi il bambino cambiato, ancora là sul mattonato della stanza, ai piedi del letto. 7444_6815_000078 non è forse sua moglie la sua piú acerrima nemica? se quaquèo beve, beve per questo. beve per non pensare a certe cose che lo farebbero venir meno a tanti di questi obblighi di cui è cosí profondamente compenetrato? 7444_6815_000079 veduto dove veduto. non poteva dir dove, ma stesse tranquilla, perché il bambino dove stava stava bene, a patto però che anche lei trattasse bene la creaturina che le era toccata. in cambio, 7444_6815_000080 stimando inutile, di fronte a una prova cosí tangibile, convincere quelle donne della loro superstizione, m'impensierii della sorte di quel bambino che rischiava di rimanerne vittima. nessun dubbio per me che doveva essergli sopravvenuto qualche male durante la notte: forse un insulto di paralisi infantile. 7444_6815_000081 a un certo punto, come quaquèo stanco e sfiduciato, s'abbandona, secondo il suo solito, sul braccio d'un fanale. non si contentano piú di dargli la baja a parole, gli strappano la scala sotto i piedi e lo lasciano lí appeso per le ascelle. 7444_6815_000082 quattro soltanto e due monelli gli tengono dietro fino a casa, ma costernati anch'essi, e non piú cimentosi, anzi pronti a impedire che egli faccia per davvero. 7444_6815_000083 i cui staggi gli brandivano tra le mani incapaci di sorreggere un tal peso. e come avrebbe fatto ad arrampicarsi sú sú per quegli infiniti pioli, fino alle stelle. sogni, ma che ambascia e che sgomento nel sogno. 7444_6815_000084 parecchi allora s'impauriscono. lo seguono ancora per qualche passo, sconcertati, perplessi, si tirano per la manica, rimangono indietro, se la svignano. 7444_6815_000085 piglia una sedia e apri quella finestra. no, non vuoi aprirla, brutta strega l'apro. io monta su uno sgabello. la apre, orrore quaquèo arretra, con gli occhi sbarrati, le mani tra i capelli irti, il coltello gli casca di mano. 7444_6815_000086 e a una cert'ora fonda e perduta tra il sonno e la veglia, non avrei piú saputo dire se quelle urla fossero di bestia o umane. la mattina dopo venni a sapere dalle donne del vicinato ch'erano state disperazioni levate da una madre. 7444_6815_000087 arrivato ogni volta su la scala all'altezza da cui è caduto, non può fare a meno di considerare che è inutile. certi obblighi si hanno. non si vorrebbero avere, ma si hanno. 7444_6815_000088 che le pare che sia treccina. treccina delle donne, appunto, che si spassano cosí di notte tempo sulle testine delle povere figlie di mamma. 7444_6815_000089 ora, quando è agli ultimi lampioni nelle viuzze piú erte in cima al colle, s'indugia un pezzo su la scala, come affacciato, o piuttosto come appeso per le ascelle, al braccio del fanale, le mani penzoloni, il capo appoggiato a una spalla. 7444_6815_000090 non lo maltrattava, no, ogni mattina lo vestiva e lo metteva a sedere davanti alla porta sulla strada, nel seggiolino a dondolo di tela cerata, con qualche tozzo di pane o qualche meluccia nel cassettino del riparo davanti. 7444_6815_000091 si volta alla moglie e appioppandole un pugno in faccia. ma come le grida: lassú, lassú, dovevi farlo nascondere e non c'era un posto piú pulito. non hai visto, imbecille, che ho cercato dappertutto tranne che nello stipo a muro dietro la cortina. 7444_6815_000092 d'assessore quaquèo. di tutti questi obblighi naturali e sociali è profondamente compenetrato e se alle volte per qualche gocciolina importuna deve passarsi il dorso della mano sotto il naso, non manca mai di farsi prima riparo della falda del lungo camiciotto turchino. 7444_6815_000093 che si mette a seguirlo da un lampione all'altro per gli alti vicoli deserti e gli si accula davanti sotto ogni lampione aspettando che egli lo abbia acceso. 7444_6815_000094 vecchio quaquèo si rivolge a un pipistrello, lo chiama sorcio vecchio perché è un sorcio che ha messo le ali. tante altre volte si rivolge o a qualche gatto che striscia, rasente al muro e s'arresta d'un tratto, raccolto e obliquo, a guatarlo, o a qualche cane randagio e malinconico. 7444_6815_000095 e le imponeva d'andar subito a riportarlo, perché non voleva in casa bastardi la longo. però al ritorno tanto lo pregò che ottenne, se non pietà, sopportazione per quell'infelice, lo sopportava anche lei, e quanto per non far danno. 7444_6815_000096 quelli si precipitano addosso alla porta e la forzano gridando ajuto. si sentono dall'interno grida e pianti in alto: carneficina, carneficina, urla quaquèo col coltello in pugno, dopo aver afferrato per i capelli e buttata a terra la moglie scarmigliata e discinta. 7444_6815_000097 fu peggio quando alla fine il secondo bambino venne al mondo, perché allora la longo naturalmente cominciò a pensar meno al primo e anche, per conseguenza, ad aver meno cure di quel povero cencio di bimbo che, si sa, non era il suo. 7444_6815_000098 a cui, mentre dormiva, avevano rubato il figlio di tre mesi, lasciandogliene in cambio un altro rubato. e chi gliel'ha rubato? le donne, le donne, che donne. 7444_6815_000099 bella scusa, l'illuminazione della città per sottrarsi all'obbligo di badare ai torti della moglie. ma li vede egli forse con questi lumetti a petrolio? vede egli forse quando quelli scassinano le porte o si accoltellano per quei sudici vicoli deserti? 7444_6815_000100 le cose andarono cosí finché il marito della longo non arrivò con la goletta da tunisi. marinajo, oggi qua, domani là, poco ormai si curava della moglie e del figlio. 7444_6815_000101 era assai che riuscisse a tener ritte le pàlpebre sugli occhietti dolenti. sudicio se lo mangiavano le mosche. le vicine lo chiamavano il figlio delle donne. se talvolta qualche bambino gli s'accostava per rivolgergli una domanda, egli lo guardava e non sapeva rispondere. forse non capiva. 7444_6815_000102 e cerca sotto il letto, rovesciando tutto quello che gli capita tra i piedi, cerca nella cassapanca, va a cercare in cucina, sempre gridando: dov'è, dimmi dov'è, dove l'hai nascosto? e la moglie: sei pazzo, sei ubriaco, che ti salta in mente: buffone. 7444_6815_000103 pensiero quaquèo, certe sere è arrivato finanche a pensare che egli che fa la luce fa anche le ombre, già perché non si può avere una cosa senza il suo contrario: chi nasce muore. 7444_6815_000104 i spiegarono che le donne erano certi spiriti della notte, streghe dell'aria. sbalordito e indignato domandai: ma come? e la madre ci crede davvero? 7444_6815_000105 gli uomini non si uniscono qua e là per farsi compagnia, ma si accampano gli uni contro gli altri per farsi la guerra. ah, lui, quaquèo lo sa bene? e dentro ogni singola casa c'è la guerra tra quegli stessi che dovrebbero amarsi e star d'accordo per difendersi dagli altri. 7444_6815_000106 e quella creaturina là non vuole né vederla né sentirne parlare. una di loro, per tenerla in vita, le aveva dato a succhiare un po di pan bagnato con lo zucchero, avvolto in una pezzuola formata a modo di capezzolo. 7444_6815_000107 intanto, da tunisi, il marito le scrisse che durante il viaggio i compagni gli avevano raccontato quella favola delle donne nota a tutti, meno che a lui. sospettava che la verità fosse un'altra, cioè che il figlio fosse morto e che lei avesse preso dall'ospizio qualche trovatello in sostituzione. 7444_6815_000108 c'è poco da dire. egli, per il suo paese, è il sostituto del sole. sono due i sostituti, egli e la luna, e si dànno il cambio. quando c'è la luna, egli riposa. 7444_6815_000109 di cui ora vanna scoma non piú richiesta, veniva a darle notizie per scroccarle qualcosa. notizie liete che il suo figliuolo cresceva bello e sano e che era felice. 7444_6815_000110 infantile. domandai che intendesse fare adesso quella madre. i risposero che l'avevano trattenuta a viva forza perché voleva lasciar tutto, abbandonare la casa e buttarsi alla ventura in cerca del figlio come una pazza. 7444_6815_000111 che vuole concludere, insomma, con quel ragionamènto. il cavalier bissi glielo domanda: se crede che la sua disgrazia coniugale sia inerente alla pubblica funzione di lampionajo, ebbene, rinunzii a questa pubblica funzione. o se non vuole rinunziare, si stia quieto e lasci dire la gente. 7444_6815_000112 luminaria sprecata. ma che bella luminaria. e pensa che una notte sognò che toccava a lui d'accenderla, tutta quella luminaria nel cielo, con una scala di cui non vedeva la fine e che non sapeva dove appoggiare? 6807_6815_000000 bacone, domandava il professor dionisio vernoni, asciugandosi il copioso sudore dalla fronte e dalla nuca, e il senatore bacone se? 6807_6815_000001 finita la benedizione, don marchino s'affrettò a richiudere la porta della chiesetta con la scusa che il vento poteva spegnere la lumierina, e lasciò fuori la donna ancora inginocchiata. ma non era ancora arrivato a passar dall'interno della chiesetta alla cura che udí uno strillo, un ululo di belva ferita là nel sagrato. 6807_6815_000002 che sugo del resto, ci sarebbe stato anche per un pappagallo a canzonare. una vecchina, già presso ai sessant'anni, che, se un tempo aveva dato pretesto a ciarle non al tutto maligne in società, da tanti anni ormai viveva ritirata e tranquilla come una tartarughina in quella sua amena e solitaria villetta umbra. 6807_6815_000003 marianna. allora le domandò del marito se davvero stava tanto male, e lei disse di sí, a cenni, ma che è caso di morte, proprio a questo no. 6807_6815_000004 si sarebbe detto che non se n'accorgeva nemmeno. anche l'albergo pareva non si sentisse per nulla onorato d'ospitarlo e serbava tranquillamente l'aria umile e malinconica di vecchio convento abbandonato. 6807_6815_000005 zitti per la madonna. intimò a tutti, liberandosi del carico, con un gran respiro ansante e insanguinato: da capo a piedi faremo festa anche noi qua. meglio di loro. 6807_6815_000006 ma che crisi isterica d'egitto. se la sua figliuola non aveva mai e poi mai sofferto di mal di madre, si fa presto a dire: poi la taccia rimane. e commenti e malignazioni: no, no, le cose a posto. voleva le cose a posto la signora gilli, che tutti, cioè, sapessero quel che era accaduto. 6807_6815_000007 giorno, insaccandosi nelle spalle e aprendo le mani a ventaglio davanti al petto, con gli angoli della bocca contratti in giú. io non so com'è la gente, perché la gente in tanti e tanti casi non si regolava com'egli si sarebbe regolato. 6807_6815_000008 gli alberi si scontorcevano, stormendo, cigolando, spasimando senza requie, come per sradicarsi e fuggire pur là, pur là dove il vento portava le nuvole, a un tempestoso convegno. 6807_6815_000009 permetti, disse allora il morozzi su le furie. vado a leggere in giardino e uscí a passi concitati. rideva ancora, rideva forte. quando di lí a mezz'oretta rientrò in sala agitando la lettera. 6807_6815_000010 della disperazione, di questa nell'andar cercando ogni mattina le uova che le galline apposta le nascondevano, scappando a fetare, di qua e di là, tutte con le calze al piede, quelle galline, perché non si. 6807_6815_000011 ma la somara, tra il vento furioso, tra il rimescolío della gente e delle bestie che s'affrettavano al ritorno sotto la minaccia d'una grossa burrasca, s'era piú che mai stizzita e non voleva piú stare alle mosse. 6807_6815_000012 ma sfido, dicevano a stravignano, quella somara a cui attendeva quasi sempre don marchino le galline e i tre majali, a cui attendeva sempre la sorella marianna, le due vacche a cui attendeva rosa la serva scalza. 6807_6815_000013 tutti restavano sospesi per un momento nell'attesa della risposta del signor senatore, ma questi socchiudeva gli occhi stanchi, enfiati, tentennava il capo, apriva le labbra a un sorrisetto di sdegnosa commiserazione e lasciava tutti delusi recitando: 6807_6815_000014 e cacciava di qua e di là con le due manacce le ostinatissime mosche che volevano attaccarglisi al faccione sudato, vedendo sotto il faggio il senatore ch'era stato suo maestro tant'anni addietro all'università. tutti i professori di parecchie università erano stati suoi maestri perché aveva preso tre o quattro lauree, una dopo l'altra: dionisio vernoni. 6807_6815_000015 per quanto oppressi dalla costernazione e animati da ansioso zelo, cedettero tutti alla curiosità inquieta di spiar l'effetto strano, fantastico, della macchia notturna al rossastro lume fumolento di quelle torce disperate. 6807_6815_000016 il figlio che giulio ebbe, da l'ebbe di sicuro. tornò a domandare: donna angeletta, ecco il punto nelda vuol sapere proprio questo: se giulio ebbe un figlio e perché. 6807_6815_000017 don marchino, che faceva sforzi erculei per trattener la somara, provò un dispetto feroce e sgranando tanto d'occhi, le gridò: ma ti pare, figliuola mia? gli crebbe il dispetto quando alcuni curiosi che s'eran fermati a guardare, 6807_6815_000018 da ragazzina. tanti e tanti anni fa questa nunziata aveva prestato servizio alla cura sotto gli occhi di don marchino. s'era fatta la piú bella, giovine di stravignano, e don marchino avrebbe voluto darla in moglie al figliuolo del suo vecchio colono d'allora, buon ragazzone che se n'era innamorato. 6807_6815_000019 avevano le gambe a modo delle papere su le quali, andando, si dimenavano proprio come due papere tutt'e due della stessa statura, grassottelli e senza collo. don marchino non si sentiva parlare o, seppur si sentiva, non aveva l'impressione che la sua voce, oppressa dal naso sempre intasato, fosse miagolante. ora, 6807_6815_000020 né lei né i due fratelli erano mai andati a veder la sorella da che stava con la matrigna. eppure, la chiusa di saru, il maggiore dei fratelli, era quasi a un tiro di schioppo da quella della z tresa. 6807_6815_000021 la donna, tenendo la capra pel collo, s'inginocchiò davanti a quello spiraglio di luce vacillante. bisogna adattarsi, cosí disse il prete: sí, don marchino, ma me la faccia bene, per carità. santo cielo, vuoi che te la faccia male qua, com'è scritta nel libro? te la faccio. 6807_6815_000022 e tutti ne provavano dispetto perché, sottratta al macello, non poteva piú essere considerata come una fatica per quella bestiaccia l'ingrassare. e perché allora ingrassava? 6807_6815_000023 e i medici l'avevano addirittura forzato a darsi un po di riposo, a interrompere almeno per qualche mese gli studii ch'egli da vecchio seguitava con inflessibile tenacia e il solito ispido rigore. 6807_6815_000024 protetto. io esclamò il commendatore perché se lo merita. se mai, sta pur sicura, bella mia, che non ha fatto nulla di male, giulio, perché se qualcosa avesse fatto di male nelda, la signora baronessa avrebbe scritto a me, a me, a me, non a te, per farmi un piacere. 6807_6815_000025 ne avevano avuti quattro ciascuno dal primo letto. tresa tumminía tutti, maschi, zi neli, due maschi e due femmine. quelli di tresa eran già bene accasati, tutti e quattro, con la bella roba paterna divisa, con giustizia in parti uguali. 6807_6815_000026 capisco l'erba, l'erba. raffermava quasi piangendo dalla stizza il vernoni. qual è per le pecore la sola verità che esista? l'erba, l'erba che cresce loro sotto il mento. ma noi, vivaddio, possiamo guardare anche in sú, illustrissimo signor senatore, in sú, in sú le stelle. 6807_6815_000027 di quel filo non si vedeva la fine e dal naso del piccolo senatore un ragnetto quasi invisibile, che sembrava uscito di tra i peluzzi delle narici, viaggiava, ignaro, sú sú per quel filo che pareva si perdesse nel cielo. 6807_6815_000028 che? che? che? proruppe a questo punto il commendator morozzi, la zena. ma fammi il piacere, quella povera figliuola, diciassette anni, aveva figlia d'onesti contadini incapace e poi, se il bambino è morto, morto morí dopo due mesi. 6807_6815_000029 il figliuolo rispose subito. nunziata, è buttato lí fuori sulla panca del sagrato come uno straccio. ah, quel che ho penato don marchino mio a trascinarmelo fin quassú un po a piedi, un po su queste braccia, che non me le sento piú. 6807_6815_000030 petto per non scorgere sul letto la vittima nella sala terrena del grazioso villino, in cima al poggio gaja di luce e del tenero verde dei bambú sorgenti da un antico sarcofago. 6807_6815_000031 si diedero la voce, si raccolsero di nuovo sul viottolo, da cui nessuna delle coppie s'era discostata di molto, e facilmente. s'accordarono tutti su la proposta di rimandar la ricerca a domattina con la luce. 6807_6815_000032 ebbe a quello sprazzo un'impressione come di cielo vicino e pur tanto lontano, e balzò a sedere quasi destato, di soprassalto da un sogno. ma sogno gli sembrò invece la vista delle cose intorno, confuse nella notte. 6807_6815_000033 le annate sono scarse, figli miei, e siamo tutti poverelli. dio sa se per questo sposalizio di vostra sorella narda, vi vorrei tutti con me per fare una gran festa. 6807_6815_000034 tratto di tasca un pezzetto di carta, zi neli ve la chiuse dentro accuratamente. seguitò a pensare gran parte della notte e a sorridere tra sé. la mattina appresso, vedendo passare per la via mulattiera una ragazzetta che dalla campagna si recava a raffadali, la chiamò a sé di dietro la siepe: nicu, nicuzza, senti qua. 6807_6815_000035 speravano cosí di togliere la nimicizia sorta fierissima tra essi fin dal primo momento. ma invano. i piú accaniti rimasero i figli di zi neli, che pure avevano avuto di piú, essendosi il vecchio spogliato non solo della roba della moglie defunta. 6807_6815_000036 avvenuto nelda disse, donna angeletta, ponendogli una mano sul petto per tenerlo discosto. guarda che letterona a me, a te, a me confidenziale. da da gli occhiali, dove li hai messi. 6807_6815_000037 lo doveva dir lui che la conosceva bene, con una somara che non voleva saper d'altri carichi e specialmente in salita, e con tutto quel vento. no, no, via, via, largo, largo, e, minacciando con la frusta don marchino, prese la corsa, seguíto da urli, fischi e altri rumori sguajati. 6807_6815_000038 ma il professor dionisio vernoni si fece avanti, accigliato, rabbuffato, psicosi, disse giú nelle macchie del conventino. se lei dice psicosi, io so di che si tratta, so tutto, so tutto. la signorina gilli ha veduto, la signorina gilli ha sentito anche lei. 6807_6815_000039 ma con parte di quei denari non s'era fors'anche riattata la chiesetta. e che male c'era se ogni anno d'estate affittava quel quartierino a qualche famiglia che veniva a villeggiare a. 6807_6815_000040 abitanti della terra non umani, essenze elementari, spiriti della natura di tutti i generi che vivono in mezzo a noi e nelle rocce e nei boschi, e nell'aria e nell'acqua e nel fuoco, invisibili, ma che tuttavia riescono talvolta a materializzarsi. 6807_6815_000041 tra lo stupore di tutti e l'indignazione dell'albergatore. gli era corso innanzi, gli s'era anzi precipitato addosso gridando con le braccia levate: oh lei qua, illustrissimo signor professore. 6807_6815_000042 pare che non sia venuto ancora. rispose mah e scosse il capo, non però desolatamente, anzi con un lampo d'odio negli occhi. 6807_6815_000043 quella notte, l'improvviso spettacolo della natura, quasi tutta in fuga nell'urlante veemenza del vento. fuggivano squarciate pel cielo, con disperata furia, le nuvole a schiera infinita e pareva si trascinassero seco la luna. 6807_6815_000044 la sera la ragazzetta ritornò con la risposta: dice la z tresa che i capelli sono bianchi e la candelina non fa piú lume. cosí t'ha detto? cosí? 6807_6815_000045 questa se ne stava, col grifo allungato su le zampe anteriori, le orecchie abbattute e gli occhi socchiusi, come in una languida contemplazione del fresco, dolcissimo chiaro di luna. di tratto in tratto sospirava, ma era sospiro di soddisfazione per la sua sicura plenitudine beata. 6807_6815_000046 leone borisi s'affrettò a ragguagliare i due amici. disse che già due camerieri erano stati spediti in cerca dell'illustre uomo, ma che eran ritornati sú senza averlo trovato. che poi l'albergatore stesso, non ben sicuro che quei camerieri fossero veramente arrivati fino al conventino, c'era voluto andar lui accompagnato da un altro cameriere. 6807_6815_000047 pa badiamo bene, voi siete il padrone, siamo sangue vostro e noi faremo come volete voi. ma non facciamo che la proibizione di venire debba essere soltanto per noi, pa ve l'avverto, finirebbe male. 6807_6815_000048 risponderò. allora prese a dire, donna angeletta, e il commendatore risponderai: cosí sciocchezze dice federico? dice che già no, non dico nulla io, poiché la signora baronessa s'è vergognata di rivolgersi a me. ma glielo puoi dire tu, da te forte che è una sciocchissima creatura. 6807_6815_000049 niluzzu, invece di muoversi, rimase a mirare il padre sbigottito, con un braccio levato a riparo della testa, come se si aspettasse uno scapaccione. pa, ho paura pa. 6807_6815_000050 la testolina incuffiata della marchesa tremolava quella mattina piú del solito, con tutti i riccioli argentei che le pendevano intorno alla fronte e anche le piccole mani deformate miseramente dall'artritide e riparate da mezzi guanti di lana. 6807_6815_000051 il vento lo investí alle spalle e parve lo volesse sollevare dall'erto stradone con tutta la somara e il biroccino, come sollevava la polvere e le foglie morte quando, a sera chiusa, scese dal biroccino davanti alla chiesetta attaccata alla cura. 6807_6815_000052 era destino. come un tempo i padri, cosí adesso i figliuoli dell'uno e dell'altra fecero guerra alle loro nozze. ma questa volta della guerra i due vecchi non si curarono. i padroni adesso erano loro di fuori se ne mostrarono offesi. 6807_6815_000053 di telepatia e di premonizioni, di apporti e di materializzazioni e, agli occhi de suoi ascoltatori sbalorditi, popolò di meraviglie e di fantasime. la terra che l'orgoglio umano imbecille ritiene abitata soltanto dagli uomini e da quelle poche bestie che l'uomo conosce e di cui si serve. 6807_6815_000054 i tre camerieri e lo sguattero accesero le torce a vento e via in otto alla ricerca del piccolo senatore perduto tra i fitti ippocàstani della macchia scoscesa. 6807_6815_000055 dall'interno della roba, la moglie e niluzzu, il maggiore dei figliuoli, stavano a spiarlo, intenti e tremanti. poc'anzi aveva ordinato alla moglie di accendere il fuoco e di metter sú il caldajo grosso a bollire e la moglie, imbalordita dallo sgomento, aveva ubbidito senza capire che volesse fare di quel caldajo d'acqua bollente. 6807_6815_000056 gli scadeva quell'anno il contratto coi coloni della cura di cui era scontento, aveva già dato voce che per l'anno nuovo si sarebbe messo con altri. ora il tempo era venuto e là alla fiera, tra la gente di campagna accorsa da tutti i dintorni, voleva sapere chi comperava e chi vendeva e i discorsi che si facevano su questo e su quello. 6807_6815_000057 e neppur lui lo aveva trovato. s'era fatta allora la supposizione che, sdegnato dalla violenza del vernoni, il senatore avesse attraversato tutta la macchia e si fosse ridotto a piedi fino al vicino paesello di sopri. 6807_6815_000058 quando si giunse al conventino, tutti gli occhi si volsero al portone imporrito della chiesuola. un brivido corse a tutti per la schiena, allorché l'albergatore vi si appressò e con una mano lo spinse piú volte chiuso. 6807_6815_000059 dice organo niní, e dice che ne rimase meravigliata. dapprima meravigliata che qualcuno si fosse recato a sonare cosí per tempo là in quella chiesetta abbandonata. non sospettò proprio nulla di straordinario, tanto è vero che s'accostò per vedere. 6807_6815_000060 la moglie. allora, per soffocare il pianto, si tirò sul volto con le due mani il grembiule, e andò a rintanarsi in un angolo saru. si rimise ad affilar il coltellaccio sotto gli occhi dei tre figliuoli seduti attorno silenziosi. 6807_6815_000061 non le garbava per nientissimo affatto a lei. per nientissimo affatto le garbava quella dichiarazione dell'illustre signor senatore, la quale aveva tutta l'aria d'esser fatta per non danneggiare. 6807_6815_000062 non s'acquietava, non sapeva, non voleva acquietarsi all'irritante rinunzia della scienza di fronte ai formidabili problemi dell'esistenza. al comodo, egli diceva vigliacco, ripararsi del cosí detto pensiero filosofico entro i confini del conoscibile. 6807_6815_000063 se venite voi parenti della sposa pitrinu cinquemani, pretenderà che vengano anche i suoi parenti che sono dalla parte di tresa. lo sapete, e tra voi non c'è buon sangue. cosí abbiamo stabilito che non venga nessuno, né essi né voi. 6807_6815_000064 poi saldare il conto e andar subito via, subito, perché la sua povera figliuola tremava ancora come una foglia dallo spavento e diceva che sarebbe morta a rimanere ancora lí anche per una notte sola. 6807_6815_000065 in fondo se ne compiacquero, per un certo sapore di gioventú che quella guerra veniva a dare alle loro nozze. era veramente uno spasso sentir parlare di senno e di convenienza quei loro figliuoli. 6807_6815_000066 erano in otto e avevano quattro torce. dunque a due, a due, pazienza, una coppia qua, una coppia là, pian piano, con attenzione. cosí fecero, e l'esplorazione durò per circa. 6807_6815_000067 direi. dionisio vernoni non diede tempo agli altri di sorridere di questa considerazione. incalzò organo e arpe, arpe, arpe, non so. rispose quella atterrita dal modo con cui il vernoni la guardava. 6807_6815_000068 paura, carognone. gli gridò il padre. scrollandolo, si rivolse alla moglie: va anche tu accompagnalo e tornate qua presto tutti insieme. la moglie s'arrischiò a chiedergli ancora una volta con voce di pianto: ma tu che vuoi fare saru mio, per carità? 6807_6815_000069 davanti all'uscio della sua roba saru le contava piegando il collo di qua e di là per vedere di tra gli alberi e fremeva: già sei e forse altre ne sarebbero venute. 6807_6815_000070 la vecchiaja a poco a poco rilascia tutto ciò che la giovinezza si era preso del mondo. giovani crediamo infatti che sia nostra ogni cosa, nostro o fatto per noi tutto il mondo. 6807_6815_000071 il vecchio, senza alzar gli occhi. restò ancora un pezzo a raschiarsi le gote, aggrondato. io per me, figli miei, ho fatto dire a quelli che non vengano, come dico a voi di non venire. e se qualcuno di quelli viene, 6807_6815_000072 tutti scoppiavano a ridere di tratto in tratto a certe argute risposte dell'illustre senatore, mentre il vernoni ora balzava in piedi con tanto d'occhi sbarrati, ora tutto sospeso, spalmava sul petto le due manacce come a trattenere una valanga di precipitose proteste. 6807_6815_000073 la vecchia signora gilli e miss green però, trascinate spesso dalla foga appassionata con cui il professor vernoni perorava in favore delle sue nobili e magnanime teorie, approvavano involontariamente col capo. allora il senatore rispondeva con una certa vocetta: agra di stizza. 6807_6815_000074 e che strazio anche dipoi nel vedere, nel sentire la propria creatura ignara tendere le manine e dir babbo a chi forse non era tale. ah. 6807_6815_000075 saremo io e tresa per la sposa e il padre e la madre dello sposo. lo schietto idoneo e basta. saru ascoltò con gli occhi bassi, anche lui, e la mano sul mento, il discorso del padre, evidentemente studiato. alla fine disse: 6807_6815_000076 tanto che dalla parte della roba di, tra gli alberetti di fico e di mandorlo, non solo si poteva vedere il tettuccio del cortile della matrigna- ov'era la mangiatoja delle bestie, ma finanche contar le galline che razzolavano nel letame. 6807_6815_000077 nel presentarsi la prima volta in società, avevano fatto la figura d'una coppia di ragazzetti parati per ischerzo a far da sposini per una graziosa mascherata carnevalesca. senza l'intervento del commendatore, uomo serio, chi sa come sarebbero andati a finire quei due bambocci. 6807_6815_000078 brutta bestiaccia. gridò parola d'onore, le tiro il collo. qualche volta tutti e due, donna angeletta e il pappagallo, gli risposero con lo stesso tono: povero, cocò. 6807_6815_000079 a stravignano. gli stravignanesi volevano per forza piú povero di santo giobbe, il loro curato. e il bello era questo: che, da un canto, egli doveva essere il servitore di tutti, ma guaj, dall'altro, se lo vedevano con la zappa in mano, o badare alle bestie perché non si sporcasse la zimarra, eh, perché non gli s'incallissero le mani che dovevano toccar l'ostia consacrata. 6807_6815_000080 il giorno dopo zi neli, sbarbato come uno sposo e vestito di festa, si presentò a raffadali, alla z tresa tumminía, per dichiararle che il lume di quella candelina di pecorajo egli lo aveva ancora vivo nel cuore, vivo e verde come quando glielo aveva visto rilucere in fronte come una stella. 6807_6815_000081 ma se ci hai il tuo curato, adesso a sorífa le disse: agro, don marchino, no, è lei, è lei il mio curato, supplicò, nunziata. e qua li voglio benedetti, perché di qua è partito il malocchio, e io lo so, io lo so. 6807_6815_000082 uscita all'aperto, nel vento, nel bujo della notte tempestosa, volse prima gli occhi alla panca su cui il figliuolo s'era raggricchiato a dormire. gildino, chiamò il ragazzo. non rispose. 6807_6815_000083 e allora domandò il commendator morozzi, sgranando tanto d'occhi: appena donna angeletta ebbe finito di leggere tutto quell'impegno di sapere se giulio aveva proprio avuto un figliuolo, donna angeletta si portò alla fronte una di quelle sue povere mani. poi, sotto lo sguardo di lui ancor pieno di stupore, disse: 6807_6815_000084 sicché, appena nunziata, chiese, per carità, che don marchino si togliesse sul biroccio fino a stravignano, quel ragazzo che non le si reggeva piú in piedi, malato anch'esso peggio del padre, che poi ella piú tardi, passando per lo stradone per ritornare a sorífa, se lo sarebbe ripreso. 6807_6815_000085 rimasta sola, morto il marito, accasati i figliuoli, aveva la compagnia di quella troja e guaj. a chi le facesse la proposta di scannarla, si chinava a grattarle la fronte e quella rosea e 6807_6815_000086 don marchino montò su tutte le furie. ma come si fa, dico io, come si fa a portarsi fino a nocera un ragazzo in quello stato? ma perché la capra? don marchino s'affrettò a spiegargli: nunziata, non vuole piú dare un passo senza di lui. 6807_6815_000087 è vero. gridò allora il vernoni con aria beffarda e di sfida, psicosi, crisi isterica. e come spiega lei allora che anch'io, sissignore, anch'io, l'altro giorno, verso sera, ho udito, sissignori, ho udito, mentr'ero là solo, nella macchia, presso il conventino, una musica. 6807_6815_000088 com-men-da-to-re. la stupidissima bestia sul trespolo pareva volesse canzonare la marchesa imitandone i tre toni di voce con cui ella soleva chiamare il commendator morozzi, quello frettoloso, confidenziale, federico, federico, quello di commiserazione un po derisoria. 6807_6815_000089 la bestiola sente che tutti due sono legati dallo stesso male, e lo chiama, e gli parla, e non vuole piú scostarsi da lui. basta dunque il ragazzo. concluse don marchino. 6807_6815_000090 da parte del vernoni, perché il senatore rispondeva asciutto e mordace con un frigido sogghignetto su le labbra, il quale dava a vedere com'egli degnasse di qualche risposta quel suo strambo discepolo, solamente per pigliarselo a godere. 6807_6815_000091 poi trisuzza aveva sposato un altro, egli un'altra. piú di quarantacinque anni erano passati e ora egli era vedovo, e vedova era anche lei da circa dieci anni. 6807_6815_000092 perché la talpa ha cosí debole l'organo visivo, ma perché deve star sottoterra, logica della natura. e l'uomo, scusi, perché deve poter vedere le stelle, l'uomo, una ragione ci dev'essere scusi. 6807_6815_000093 e consigliato di starsene a letto, ben guardato, e di nutrirsi di solo latte. bei consigli da dare a uno che campava con le sue braccia. stentò a riconoscerla, don marchino lí a nocera, come una mendíca coi piedi scalzi e quella vesterella che faceva piú compassione perché voleva parer nuova. 6807_6815_000094 ma non hai capito nulla, proprio nulla. donna angeletta, lo guardò un pezzetto, un po urtata da quel riso perplessa, ma già inchinevole a sorridere, anche lei della propria costernazione. 6807_6815_000095 maestoso, per modo di dire. quel faggio doveva essere ormai mortalmente seccato di star lassú, esposto a tutti i venti, e dava a veder chiaramente che non apprezzava l'altissimo onore e la fortuna che gli toccava, in quei giorni, di riparare con le fronde copiose un cosí illustre personaggio. 6807_6815_000096 ah sí, davvero. oh guarda, si mise a dire allora, per non darla vinta a quelle pettegole che avrebbero goduto del suo dispetto pitrinu cinquemani. ci ho piacere, povera narda, ci ho piacere davvero. 6807_6815_000097 il giovane avvocato e dilettante giornalista torello scamozzi, n'era addirittura stomacato, non tanto per sé, diceva, quanto per le signore, e minacciava di far le sue vendette su i molti giornali di cui si diceva collaboratore. ma le signore generosamente lo pregavano di non cimentarsi per loro. 6807_6815_000098 ma la coscienza. la coscienza non doveva essere sporca o incallita, non le mani. don marchino aveva ragione, ma se pur si vedeva, non s'accorgeva piú che tanto lui quanto la sorella marianna. 6807_6815_000099 e questa volta dovette anche prestar la somara, don marchino, a coloro che caritatevolmente si proffersero di condurre a sorífa il morticino. dimenandosi sulle gambe a roncolo tra la folla agitata, nel vento, badava a dire e ha voluto: benedetta la capra, oh, e non il figliuolo. 6807_6815_000100 si chiamavano del conventino perché in una breve radura, in mezzo era un piccolo convento antico, in rovina e abbandonato, con la chiesuola da una parte, il cui interno misterioso s'intravedeva appena appena attraverso le fessure del portone imporrito. 6807_6815_000101 non poteva star fermo un minuto a costringerlo. alzava una gamba o spingeva un gomito, o stirava una spalla, o storceva la bocca o contraeva una guancia e poi dàlli con gl'indici a toccarsi le punte dei baffi facendo il bocchino. 6807_6815_000102 con la ventraja sparsa su la paglia, grugnendo di beatitudine al solletico, si stirava tutta, storceva il grifo come se volesse sorridere e presentava la gola. pareva a tutti un'ingiustizia, questa beatitudine. 6807_6815_000103 saru, le andò dietro cheto e chinato, le allungò adagio, adagio, una mano alla fronte e lievemente si mise a grattargliela. come la bestia al solletico, si stirò torcendo il grifo, quasi volesse sorridere alla consueta carezza della padrona. 6807_6815_000104 possa la mia lingua esser mangiata dai vermi, ma vedrete che quella vecchia strega la farà spighire zitella. anche se verrà a domandarla in isposa, il figlio del re in persona dirà che il partito non è conveniente. 6807_6815_000105 vedi che ne parla cosí senza darci alcun peso, mentre insiste molto invece su le ricerche scrupolose da fare. per venir bene in chiaro, se il figlio fosse proprio di giulio. ne dubita, è evidente. e perché ne dubita, tornò a rider forte il commendator morozzi e concluse: sciocchezze, sciocchezze, sciocchezze. 6807_6815_000106 non avevano piú voluto saperne perché, adescata dalle buone maniere e dai regali, narda era divenuta tutta di quella di quella e dei fratellastri i quali, cresciuti com'erano senza una sorella, se la disputavano tra loro e le facevano un mondo di carezze. 6807_6815_000107 un momento il miracolo di far parlare l'illustre senatore romualdo reda. lo aveva operato un nuovo ospite che, a prima giunta, aveva fatto arricciare il nasino alle quattro signore e storcere il muso. 6807_6815_000108 ogni giorno, sul pomeriggio, scendeva su lo spiazzo davanti all'albergo, seguíto da un cameriere che gli recava un grosso fascio di riviste e di giornali o qualche libro, e, su una sedia di giunco a sdraio, s'immergeva per alcune ore nella lettura all'ombra del maestoso faggio secolare che dominava la vetta. 6807_6815_000109 un quarto per uno a voi e due quarti a me. che me li merito. ma prima aspettate qua, qua, ajutatemi a sparar la bestia. luzzu, tieni fermo qua, tu sidora di qua, e tu, niluzzu, piglia il piatto grande, quello tondo dallo stipo il fegato. il fegato lo voglio dare alla vecchia, zitti tutti. 6807_6815_000110 cosí di prepotenza, ma no, no e poi no, perché era anche contro ogni ragione. che carità. la prima carità avrebbe dovuta averla lei, madre, per il suo piccino a non portarselo cosí malato per tanta via, e sarebbe stata carità facile, nossignore. 6807_6815_000111 vergognava. tutt'a un tratto, mentre se ne stava cosí quasi assente da sé, nel chiaror tenue e umido delle stelle, si vide passare davanti agli occhi lo sprazzo verde d'una lucciola che venne a posarsi su la paglia accanto a lui. 6807_6815_000112 eccomi qua. eccomi qua, dopo il bagno. una passeggiatina svelta, svelta in giardino, no, perché no quella mattina? e il commendator morozzi tese gl'indici e, con un gesto che gli era solito, li accostò pian pianino, fino a toccarsi le punte insegate dei maschi baffoni grigi, come per accertarsi se stessero. 6807_6815_000113 ma scusi, sono pazzie. non s'è mai detto nulla di simile, nessuno ha mai udito nulla. fortuna che c'è qui, s e dico l'on. senatore, un luminare della scienza. 6807_6815_000114 non gli aveva dato nulla di ciò che da giovine aveva sperato. gli aveva tolto da vecchio quasi tutto quel po che senza desiderio aveva avuto- e da quattr'anni, per giunta, gli era morta la moglie di cui aveva ancora bisogno. e d'andare in cerca d'amore coi capelli grigi e la schiena curva si vergognava. 6807_6815_000115 a chi dovesse lei stessa le ansie trepide, i dolori della maternità da cui, pur caduta, quantunque in peccato, si sentiva dinanzi a sé stessa nobilitata. a chi avrebbe dovuto, domani, le gioje che dal frutto delle proprie viscere le sarebbero venute. 6807_6815_000116 giovine d'oro, cognato del maggiore dei figliuoli pitrinu cinquemani, quel picciottone che pareva una bandiera con terre e case e bestie da soma e da lavoro. 6807_6815_000117 niluzzu, chiamò a un tratto il padre: corri da tua zia sidora, qua presso, poi da tuo zio luzzu, e di loro che vengano qua da me subito, marito, moglie, figliuoli, tutti qua da me. hai capito, va. 6807_6815_000118 la capra non poteva entrare in chiesa. la benedizione doveva esser fatta lí davanti la porta don marchino. dall'interno ne aprí mezza, collocò la lumierina su una traversa dell'altra mezza per ripararla dal vento. 6807_6815_000119 già sei mule bardate nella mangiatoja, sotto il tettuccio del cortile della chiusa dirimpetto. eccole là. si discernevano bene al lume della luna, tutt'e sei l'una accanto. 6807_6815_000120 da una ventina di giorni, lassú, l'illustre chimico accademico dei lincei. non aveva ancora scambiato una parola con nessuno. non si sentiva bene, era stanco, anzi si diceva che ultimamente a roma era stato colto da un lieve deliquio nella sala di chimica, dove soleva trattenersi dalla mattina alla sera. 6807_6815_000121 portami questa sera la risposta che ti darò in premio. uno ziretto di macco va eh, alla fine. aveva sessantatré anni, forte e ferrigno però come un ceppo d'olivo. e la z tresa era anche lei, pur fresca, come una fava non colta, bella, in salute sanguigna e prosperosa. 6807_6815_000122 a un tratto, nel vento, un lungo e tremulo, belato, lamentoso, don marchino diede un pugno su la tavola, scrollandosi tutto rabbiosamente. è lei ancora, disse, ma che vuole da me, costei che posso farle io. e a rosa, che rientrava in quel momento, domandò: 6807_6815_000123 e la signora gilli prese quindi a raccontare che la povera niní aveva proprio sentito sonar l'organo nella chiesetta del conventino. udite, udite. esclamò allora trionfante dionisio vernoni. la vecchia signora s'arrestò come intronata a guardarlo e gli domandò: ma come lei? 6807_6815_000124 cocò e l'ultimo grave e, per cosí dire, di parata commen-da-to-re pareva, perché il pappagallo poi aveva questo di buono che non capiva nulla e non si sognava dunque neppure di canzonar la padrona. 6807_6815_000125 forse adesso banchettavano di là. piú tardi sarebbero cominciati il suono e i balli. s'era tolta la giacca e se l'era messa al braccio per nascondere il coltello affilato. 6807_6815_000126 doveva leggere a distanza, a braccio teso, perché prèsbite s'ostinava a credere di non aver punto bisogno degli occhiali. s'impostò lí in un atteggiamento eroico, ma a un tratto diede un balzo, il pappagallo dietro la cortina per fargli a suo modo una carezza. gli aveva pinzato la mano con cui reggeva la lettera. 6807_6815_000127 fino a poco tempo fa, narrò quella capra comperata per nove scudi. era l'invidia di tutti. ora, mentre il ragazzo la badava al pascolo, tutt'a un tratto le si era spaurita. tutti e due, il ragazzo e la capra, le erano ritornati in casa una sera cosí spauriti e da allora un deperimento continuo. 6807_6815_000128 il quale urlava cosí forte e cosí forte faceva stormir gli alberi qua del viale e là del poggio, incontro alla chiesetta, che la marianna, ecco, non aveva sentito il bubbolo della somara e non era accorsa, come le altre volte, a dargli subito una mano. 6807_6815_000129 là, a uno svolto dello stradone, si sentí il braccio intormentito dallo sforzo di reggersi in capo il nicchio buono felpato, che se ne voleva scappar via con quel ventaccio maledetto. 6807_6815_000130 e allora disse: donna angeletta, non sapendo piú che pensare, da qua la lettera, riprese con fare sbrigativo il commendatore andiamo per le spicce. s'accostò alla finestra per legger meglio. 6807_6815_000131 piccolissimo di statura, quasi senza collo, con quella faccia piatta, cuojacea, tutta rasa, e quelle pàlpebre gonfie come due borse che gli nascondevano le ciglia, e quei capelli lunghi, grigi, lisci e umidicci che gli nascondevano gli orecchi. aveva l'aspetto d'una vecchia serva pettegola. 6807_6815_000132 donna angeletta era come una bambola allora e se non avesse avuto accanto il morozzi, senza dubbio si sarebbe ridotta all'elemosina con la figliuola. l'affetto, lo zelo, la protezione del commendatore per la minuscola marchesa erano stati molto apprezzati in roma. 6807_6815_000133 alla fine un grido veniva dalla radura, ov'erano le rovine del conventino. accorsero tutti trafelati, ansanti là, proprio sotto ai primi. 6807_6815_000134 l'albergatore ha un diavolo per capello capacissimo di saltarvi al collo. vorrò vederlo, disse cupo il professor vernoni. senta, signor mio, mi dispiacerebbe se qualcosa di grave fosse accaduto al senator reda. 6807_6815_000135 sallustio, sissignore, rimbeccava pronto il vernoni- ma anche guardando in giú scusi, la talpa. signor senatore, guardiamo la talpa e seguiamo la logica della natura. 6807_6815_000136 e se non fosse cosa d'ora, disse, donna angeletta, se si trattasse d'un vecchio peccataccio che tu sai la zena domandò allora il morozzi: si tratta di quella povera diavola. ecco, fece la dinelli. 6807_6815_000137 forse dentro di sé il professor dionisio vernoni soffriva dei vulcanici rimescolamenti delle sue tante passioni dentro il capace petto, ma per quel che poi se ne vedeva di fuori, faceva tanto ridere. 6807_6815_000138 il senatore romualdo reda zitto, lo scamozzi il borisi, miss green, la signora sandrocca, quasi sbigottiti dalla violenza aggressiva del vernoni, allungavano di tratto in tratto uno sguardo. 6807_6815_000139 madornale. errore: vivono. vivono su la terra di vita naturale, naturalissima, al pari della nostra. altri esseri di cui noi, nello stato normale, non possiamo avere per difetto nostro percezione, ma che si rivelano a volte, in certe condizioni, anormali e ci riempiono di sgomento. 6807_6815_000140 subito, subito, come i vecchi doveva dire: se crede no, lascia verrà. e donna angeletta tornò a rileggere per la quarta volta la lettera, mentre una voce cornea dietro la tenda della finestra ripeteva: verrà, federico, federico, povero cocò. 6807_6815_000141 quella somara poi era viziosa, davvero cosí viziosa che, a prestarla, don marchino credeva in coscienza di non potersi arrischiare a cuor leggero se tante volte, santo cielo, essa non permetteva neanche a lui di far montare qualcuno sul biroccio. 6807_6815_000142 ora, l'antipatia che i suoi parrocchiani avevano per lui dipendeva anche, e non per poco, da queste cose di cui egli non si poteva render conto: la figura, la voce e anche il suo particolar modo di parlare. 6807_6815_000143 gli arrivava alle narici il lezzo caldo e grasso del letame e agli orecchi il suono confuso delle grida delle risa e l'acciottolío dei piatti dei banchettanti dentro la roba della matrigna. 6807_6815_000144 gaja dello sprillo d'una fontanella di marmo, la vecchia, minuscola marchesa donna angeletta dinelli, seduta presso una piccola, lucida scrivania di ghisa nichelata, sonò per la terza volta il campanello, tenendo tuttavia sul naso gli occhiali e in mano la lettera della figliuola che scriveva da roma. 6807_6815_000145 della stessa tenacia, dello stesso rigore era regolata la sua condotta nella vita. pregato insistentemente due volte d'accettar la carica di ministro della pubblica istruzione, tutt'e due le volte aveva opposto un reciso rifiuto, non volendo distrarsi dai suoi studii e dai suoi doveri d'insegnante. 6807_6815_000146 va da tuo nonno niluzzu e digli, così i mandava passaro con questo regalo per mamma tresa e con la preghiera che gli saluti la troja. 6807_6815_000147 il vecchio non rispose. il suo silenzio lasciava intendere chiaramente che, se qualcuno dell'altra parte fosse venuto, egli non avrebbe saputo come regolarsi. va bene, pa disse. allora: saru, andate, andate, ci penseremo noi. 6807_6815_000148 è malato di cuore, ma una lezioncina, qualche sonatina d'organo a certi scienziati. sa che bene farebbe, poco dopo l'albergatore, ritornato sú dalla cantina con alcune torce a vento per un'ultima spedizione alle macchie finse, di non accorgersi del ritorno del vernoni e dello scamozzi. 6807_6815_000149 il senatore romualdo reda, sentendo nominar la natura, s'inquietava sul serio. scattava battendo ambo le mani su i braccioli: ma via, ma mi faccia il piacere. ma la sua logica, caro vernoni, tanto per ridere, lasciamo star la natura, per carità. 6807_6815_000150 signori, disse quasi con le lagrime agli occhi, se volessero avere la bontà di prestarmi ajuto. invito tutti comprenderanno il mio animo sotto una simile responsabilità. quantunque stanchissimi, il vernoni e lo scamozzi non se lo fecero dire due volte. 6807_6815_000151 gli occhi gli ridevano. voleva ridergli anche la bocca. si pose il dorso della mano su le ispide labbra rase di conosci la z tresa tumminía. 6807_6815_000152 giunse cosí all'ultimo alberetto di fico, proprio davanti il cortile, il cuore gli ballava in petto e le tempie gli martellavano. diede un balzo allo sbruffare d'una delle mule nella mangiatoja vicinissima. 6807_6815_000153 e rise. lui sí rise e seguitò anche a ridere il dottor sandrocca, che rideva sempre. ma non risero gli altri, né mostrarono di gradir la proposta di fare colazione là nella macchia del conventino. 6807_6815_000154 la moglie, spaventata, lo chiamò tre volte senza ottener risposta. alla fine, con le mani nei capelli e gli occhi pieni di lagrime, scongiurò: oh, madre, santa, saru mio, che pensi di fare? saru. balzò in piedi come un tigre, col coltello levato. corpo di dio, non fiatare o comincio da te. 6807_6815_000155 stizzito che il senator reda non entrasse a discutere con lui. per provocarlo s'abbandonò apposta ai piú fantastici voli, alle piú ardite supposizioni, alle piú seducenti spiegazioni e alla fine proruppe in una carica a fondo contro la scienza positiva. 6807_6815_000156 ridere. ridere sopra tutto perché con quella montagna di carne sudata addosso era un incorreggibile idealista, il professor dionisio vernoni, un idealista che anche a costo d'essere scannato. 6807_6815_000157 gli vennero incontro la sorella e la serva. spaventate, che altro c'è? gridò don marchino. oh, sentite, io non mi scomodo piú neanche se casca il mondo, ma dovette pur troppo scomodarsi, poiché tutta stravignano. scasò quella notte alle grida di quell'infelice che aveva trovato morto sulla panca il figliuolo. 6807_6815_000158 don marchino aveva già mutato quattro coloni, stava per mutare il quinto e di nunziata uscita dalla sua parrocchia non s'era piú dato pensiero a stravignano. dapprima avevano detto ch'ella a sorífa stava bene, che il marito era un buon lavoratore. 6807_6815_000159 nudo, nudo, nudo, cara mia, carissima mia, nudo. potevo venir giú? rispose frettolosamente al rimprovero di donna angeletta, le si accostò, si chinò su lei, le tolse dal naso gli occhiali, come se volesse baciarla senza farglielo vedere. e che abbiamo? che è avvenuto? 6807_6815_000160 e ridevano tutti del poco rispetto che quelle bestie maleducate portavano al loro curato e alla sorella, dei dispetti forse amorosi che i tre grossi majali cretacei facevano alla marianna. 6807_6815_000161 adesso d'aver figliuoli. il morozzi le rispose con un gesto espressivo delle mani e aggiunse: ma s'è ricordata, com'ella dice, che da ragazza colse a volo qualche discorso tra me e te sul conto di giulio, qualche accenno a quel trascorso giovanile di lui alla nascita di quel bambino? 6807_6815_000162 don marchino si provò a dimostrarle che era una superstizione sciocca quella del malocchio, e che se ella ne incolpava quel giovane con cui da ragazza aveva fatto all'amore, via non ci pensasse neppure perché quello. ma no, nunziata, non volle dire chi ne 6807_6815_000163 forse era quella stessa che, in una serata di giugno, su un'aja come questa, piú di quarantacinque anni addietro svolando, s'era impigliata nei capelli neri di trisuzza tumminía. 6807_6815_000164 ebbe piú che mai ragione di ripetere questa sua abituale esclamazione il giorno che scese a nocera per il mercato del bestiame. non aveva né da comperare né da vendere. andava soltanto per vedere e sentire. 6807_6815_000165 erano quattro, le signore, cioè le gilli, mamma e figlia, miss green, inglesina, alquanto attempatella, bionda e cerulea, sempre fornita di mal di capo e d'antipirina, e la moglie del dottor sandrocca, atassico e relegato perpetuamente su una sedia a ruote. 6807_6815_000166 prese da terra. sotto la tavola, la pietra d'affilare bagnò la lama del coltello. andò a sedere sulla soglia dell'uscio con quella pietra fra le ginocchia, e si diede ad affilar la lama. 6807_6815_000167 ma come dicono le campane di raffadali? dicono: con che, con che, con che i sono spogliato di tutto e sono come cristo alla colonna. non posso piú niente, lo schietto idoneo e basta. 6807_6815_000168 sappi che già non vorrei dirtelo ancora, ma temo, temo fortemente che da due mesi tu abbia cominciato a esser nonnina. ecco, aspetta ancora un po per annunziarlo al commendatore. un bacio in fretta dalla tua. 6807_6815_000169 obbligando il capo a certi buffi rigiramenti sul collo che facevano pensare a un bue smanioso sotto il giogo. il professor dionisio vernoni non era fatto in verità per attirar la confidenza, ma poi a sentirlo parlare. 6807_6815_000170 non approfittasse troppo dell'estrema gracilità di lei, quelle povere manine, se avesse potuto riparargliele, come già aveva fatto coi capelli, perché non erano mica veri quei ricciolini argentei sotto la cuffia. 6807_6815_000171 e perciò spesso sospirava, povero cocò, tanto spesso che il pappagallo aveva già imparato a ripeterlo cosí bene per conto suo. finalmente il morozzi entrò nella sala, stropicciandosi le grosse mani pelose. 6807_6815_000172 perché era ritornata quella luccioletta, perché gli aveva sprazzato il suo bagliore davanti agli occhi, mentr'egli si sentiva cosí triste e solo, e perché era venuta a posarsi lí, su la paglia bagnata dalle stelle accanto a lui. 6807_6815_000173 e allora venne il momento del professor dionisio vernoni, a cui tutti istintivamente si rivolsero. e il professor dionisio vernoni attaccò subito col suo solito fervore e cominciò a parlare di occultismo e di. 6807_6815_000174 benedetto, esclamò l'albergatore, mandandogli un bacio su la punta delle dita, poi rivolto al vernoni: lei, signor mio, dica pure quel che vuole, è padrone, ma guardi, la migliore risposta è quella lí. 6807_6815_000175 scusi, scusi, scusi. s'affrettava allora a spiegare il vernoni ponendo avanti le mani. che la natura abbia una logica si può forse mettere in dubbio, ma ne abbiamo una prova lampantissima. scusi, nella sua economia, i lasci dire, illustrissimo signor professore, la talpa. 6807_6815_000176 voleva la benedizione voleva, ma a quest'ora, ripeté don marchino sbuffando. s'intese di nuovo nel vento il tremulo belato della capra. 6807_6815_000177 saru si pose un dito sulla bocca e poi, con la stessa mano, fe cenno imperioso alla moglie d'ubbidire. poco dopo si mosse, anche lui cauto, verso il cortile della chiusa dirimpetto, facendosi riparo nel procedere sotto la luna. ora di questo, ora di 6807_6815_000178 restò quando quelle vennero a dirle che la sorella sposava e che, partito coi fiocchi e procurato proprio dalla z tresa, pitrinu cinquemani, nientemeno. 6807_6815_000179 segnatamente la maggiore delle femmine, sidora, che per via del marito si chiamava adesso peronella, aveva dalla rabbia la schiuma alla bocca e, parlando col marito, con le cognate e coi fratelli saru e luzzu della povera narda andata a convivere con la matrigna, diceva: 6807_6815_000180 e seguí con gli occhi il padre che se ne andava stirandosi con due dita il lobo dell'orecchia manca, rientrato nella roba trasse dal fondo d'una bisaccia appesa a un chiodo un coltellaccio lungo di quelli chiamati. 6807_6815_000181 ma poiché tutti gli voltavano le spalle indignati, protendeva il collo, apriva a ventaglio davanti al petto le mani e, contraendo in giú gli angoli della bocca, ripeteva tra sé: io non so com'è la gente. 6807_6815_000182 vi trovarono tutti gli altri ospiti, come smarriti, in un silenzio d'infinita costernazione. il senatore romualdo reda non era ancora ritornato dalle macchie del conventino. dopo la paurosa avventura occorsa a niní gilli e tutti i discorsi che s'erano fatti nella mattinata, come spiegare quel ritardo del senatore cosí prolungato? 6807_6815_000183 quando già a tarda sera il professor dionisio vernoni e torello scamozzi, i quali cavallerescamente avevano voluto accompagnare fino alla stazione di valdana le signore gilli- e a valdana s'erano poi trattenuti tutta la giornata- si ricondussero stanchi e affamati all'alberguccio in vetta al monte. 6807_6815_000184 che predicone m'hai fatto tu, mammina mia, piccola e cara e fuor di luogo. sai non tenere piú in alcun conto la mia lettera precedente, che tu avrai lacerata. te l'ho scritta non so piú neanch'io bene perché. 6807_6815_000185 ma anche della sua, risoluto finché poteva, a vivere del suo lavoro, del frutto della terra, della seconda moglie e anche di quella della figliuola narda, fino a tanto che questa fosse rimasta con lui. 6807_6815_000186 ma lo sguattero dell'albergo, spedito a sopri a far ricerche, era ritornato or ora senza né traccia né notizie, dopo aver girato, diceva, di casa in casa, tutto il paese. per amor di dio, concluse il borisi, non vi fate vedere lei, specialmente professor vernoni. 6807_6815_000187 e intanto guardava in giro, satollo e pago quella sua comoda e tepida saletta da pranzo e fumava la pipa mentre marianna medicava i piedi di rosa, per carità, sí, ma anche perché essa la mattina dopo alla punta dell'alba non vi trovasse una scusa per non condurre al pascolo le vacche. 6807_6815_000188 della compagnia, piena di squisite attenzioni che entrambi, a quell'età, si tenevano ancora in quel loro dolce ritiro. egli si dava tuttavia amorosissima cura della persona e voleva che anche lei se ne desse in difesa. anzi, a dispetto del tempo, voleva che questo non gliela guastasse troppo, la sua povera bambola vecchierella. 6807_6815_000189 dei superiori s'intende il querceto che prima sorgeva dietro la chiesetta a valle e prendeva tutto il beneficio della cura. 6807_6815_000190 rimasero tutti basiti a mirarlo. dall'alto delle corone di quegli ippocàstani pendeva un esilissimo filo di ragno che s'era fissato su la punta del naso del piccolo senatore. 6807_6815_000191 neli aveva ancora con sé una figliuola narda, già anch'essa in età da marito. per farli tacere, i due vecchi, prima di sposarsi, fecero gli atti davanti al notajo in modo da salvaguardare gl'interessi degli uni e degli altri a un caso di morte per la roba che restava a ciascuno di loro. 6807_6815_000192 e per conto suo s'era messo a spingere la sedia del dottor sandrocca. giú per i viottoli del monte, sotto gl'ippocàstani, a spinger la sedia con una mano e a cinger con l'altra la vita alla moglie del bravo dottore. 6807_6815_000193 nel vedere in mezzo a loro quel padrone lí e la sorella come due papere, dovevano sentire per forza una certa affinità bestiale con essi, per cui si pigliavano confidenze che certamente con altri padroni non si sarebbero permesse. 6807_6815_000194 aspetta, esclamò donna angeletta, accennando di levarsi nelda. scrive a me, non perché non si voglia confidare con te, ma per non darti un dispiacere. me lo dice in fondo alla lettera espressamente: sempre furie, sempre furie. 6807_6815_000195 ma poi, confortato dal buon vinetto della vigna che per un pezzo dopo cena si gusteggiava a sorsellini, non ci pensò piú, si mise a parlare di quel che aveva veduto e sentito alla fiera. 6807_6815_000196 o anche perché la gente spessissimo trovava da ridire su tutto ciò che faceva lui e che a lui pareva ben fatto. ma santo cielo, per qual mai ragione, fin da principio lo avevano veduto cosí male a stravignano i suoi parrocchiani? 6807_6815_000197 veramente donna. angeletta dinelli, da tanto tempo vedova, avrebbe potuto sposare il commendator federico morozzi. non l'aveva fatto perché in realtà viveva con lui, senza troppo scandalo, quasi maritalmente, anche quando era in vita il marchese. 6807_6815_000198 che dispiacere, domandò il morozzi, voltandosi di nuovo con gl'indici tesi su le punte dei baffi. le solite sciocchezze. già perché tu sempre hai protetto giulio, rispose la marchesa. 6807_6815_000199 perché? perché il perché non lo dice, ma io temo che vogliano giocargli qualche tiro. sapessi come insiste nelda perché tu prenda esattissime informazioni fino ad acquistar la certezza assoluta che il figlio sia stato proprio di giulio, capirai che, avendo avuto da fare con una donna come 6807_6815_000200 e i porchettoni? perché no, sora marianna, con un bel fiocchetto celeste alla coda? ma guardate, se queste eran cose da dire alla povera sorella d'un povero curato che non dava fastidio neanche. 6807_6815_000201 scamozzi e il vernoni proposero di cercar tra le rovine del convento, ma l'albergatore assicurò che già l'aveva fatto lui con la massima diligenza per la macchia. per la macchia piuttosto bisognava cercare, perché forse il senatore s'era internato tra gli alberi e poi non aveva saputo trovar piú modo a uscirne. 6807_6815_000202 e allora io non so, non so precisamente che cosa abbia veduto, non lo lascia intender bene. dice frati, dice processione, candele accese. la vecchia signora gilli lasciò in sospeso il discorso, chiamata in fretta da una cameriera per una nuova convulsione di niní. 6807_6815_000203 zitto impassibile. il senatore romualdo reda se ne stava disteso su la sedia a sdrajo, sotto il faggio, con gli occhi chiusi, come se dormisse a un certo punto, quando parve a lui. 6807_6815_000204 andò a vedere e fratello e sorella tesero gli orecchi, stettero un pezzo cosí sospesi. si udiva di là parlare, ma né l'uno né l'altra riuscivano a indovinar chi fosse. 6807_6815_000205 e il vernoni o s'insaccava nelle spalle o borbottava con amaro disdegno: l'erba, dunque, eh l'erba, come se fossimo tante pecorelle. 6807_6815_000206 ma il commendatore domandò con vocetta agra di stizza alla cameriera che si presentò su la soglia, avvertito: signora marchesa finiva di vestirsi. ha detto che sarebbe venuto giú subito. 6807_6815_000207 alloggio. la somara che vuole rosa negò col capo. dice: se lei volesse avere la bontà di farle una benedizione, don marchino cascò dalle nuvole. 6807_6815_000208 brava oca. il vento glielo spense subito e uh, le sottane. ma dio benedetto, che testa. e il lume, tutte le sottane rivoltate in faccia, mamma mia, col lume in mano, per fare una vampata via dentro, via dentro. e don marchino, arrabbiatissimo, si mise da solo a staccar la somara, borbottando anche per la sorella. 6807_6815_000209 la sente disse: nunziata, per carità, ma tutti e due no. allora protestò don marchino: è affar lungo, cara mia, ed è già tardi. i disponevo ad andar a letto. figúrati via, sbrighiamoci, o la capra o il figliuolo, chi n'ha piú bisogno. 6807_6815_000210 sussultavano a ogni passo ombre colossali. tutti quei fusti agili, dritti, slanciati al cielo, si tingevano di sangue e ora, per un attimo, pareva si schierassero di qua e di là, come in parata, nella profondità della macchia, ora che turbinassero tutt'insieme. 6807_6815_000211 lei lo scamozzi. il borisi, il dottor sandrocca, la moglie, miss green, si voltarono a guardarlo a bocca aperta. veduto che cosa. ma non gli diano retta, per carità, esclamò il senatore. 6807_6815_000212 eh, a malis oculis. a malis oculis, che vuol dire appunto, dal malocchio. ella che accompagnava inginocchiata quello scongiuro, pregando col piú intenso fervore all'interruzione, chinò piú volte il capo per significargli che aveva capito. sí, sí, a malis oculis, a malis. 6807_6815_000213 la acchiappò e, mirandola nel cavo della grossa mano callosa, ov'essa ancora, diffondeva un fievolissimo lucor verde. pensò che quella candelina di pecorajo veniva a lui dai begli anni, lontani della gioventú. 6807_6815_000214 quattro a ottobre e niente figliuoli. soggiunse subito il morozzi nelda. non somiglia mica a te. nelda, dico, se non mi passa, è alta quanto me. e dico: florida, robusta come me. non si persuade che possa mancare per lei, capisci adesso? 6807_6815_000215 macchie propriamente non erano, perché tutti quegl'ippocàstani là, sebbene rimasti sottili, erano ormai divenuti d'altissimo fusto e dritti come aghi un bosco. 6807_6815_000216 dottore, ch'era una brunotta ricciuta dal nasino ritto e gli occhietti ardenti, simpaticissima, oh cosí. badiamo innocentemente, quasi per distrazione, dietro le spalle del marito che rideva, rideva e parlava e fumava la pipa senza mai smettere un momento. 6807_6815_000217 vederli. s'erano messi a prestare i loro servizii con un'impagabile sprezzatura, per fare intender bene che non avrebbero potuto piú che tanto occuparsi degli altri intenti, com'erano tutti agli ordini di. 6807_6815_000218 finalmente, ecco il reda. uh, lodato dio, sorrideva. ebbene nulla, signori miei, stiano tranquilli. una lieve psicosi passeggera, crisi isterica, ecco, passerà. 6807_6815_000219 la sua casetta colonica screpolata e affumicata, la mula, i due asinelli tra la stoppia e, laggiú, laggiú, i lumi esitanti del suo paesello di raffadali. la lucciola era ancora lí su la paglia accanto a lui. 6807_6815_000220 la paglia era bagnata di guazza o, come zi neli diceva, dal pianto delle stelle. i grilli scampanellavano tutt'intorno e la blanda e chiara sonorità del loro concerto ristorava dopo il trito raspío secco, duro, monotono delle cicale che aveva assordato gli orecchi lungo la giornata. 6807_6815_000221 si alzò e senza dir nulla, senza guardar nessuno, con due dita inserite tra i bottoni del panciotto, s'avviò, tranquillo e grave, quantunque cosí piccolino, per il viottolo che conduceva alle macchie del conventino. 6807_6815_000222 il ragazzo, ah, bisognava vederlo di là come si era ridotto. e la capra, la capra peggio del ragazzo. nessuno l'aveva voluta alla fiera, neanche per due scudi. don marchino, quella sera stessa glieli doveva benedire tutti e due, per carità. 6807_6815_000223 era sicurissimo, infatti, il povero cocò che la nelda fosse sua figlia e lei non aveva mai detto una sillaba per toglierlo da questa sicurezza, ma ne era ugualmente sicura. lei conviveva allora anche col marito, col marchesino. 6807_6815_000224 innamorato, ma tutt'a un tratto, senza volerne dire la ragione, ella aveva voltato le spalle a questo giovine e si era sposata con uno del prossimo villaggio, di sorífa. erano ormai passati nove anni. 6807_6815_000225 piú volte l'albergatore propose di sbandarsi magari a due a due per la macchia, essendo inutile cercare il senatore lí per il viottolo fino al conventino. ma nessuno riusciva a staccarsi dall'altro per istintivo orrore, per non provar da solo l'assalto di quelle insolite, violente impressioni. 6807_6815_000226 parlava cosí, ripetendo spesso di queste frasucce argute che aveva sentito dire chi sa quando e da chi, ma le ripeteva ormai come se fossero un modo di dire naturale, senz'alcuna intenzione d'arguzia. 6807_6815_000227 quando fu la vigilia dello sposalizio, venne alla chiusa di saru zi neli accigliato, grattandosi con una mano sul mento, gl'ispidi peli rinascenti su le gote raschiose. parlò al maggiore dei figliuoli, perché questi poi riferisse il discorso anche agli altri e parlò con gli occhi a terra. 6807_6815_000228 e robusto, doveva chinarsi un po da una parte per dar braccio a lei, cosí piccina. pareva che davvero credesse che ancora la luna dal cielo facesse lume per loro e per loro odorassero le rose del giardino e scampanellassero i grilli lontani. 6807_6815_000229 imporrito, lo scamozzi pallido, costernatissimo, incitava il borisi, incitava i camerieri a correr con lui, armati, giú nelle macchie a vedere. ma a vedere che cosa? se ancora non si sapeva nulla di certo. 6807_6815_000230 luce. vedete, era venuta a mettervi una stella in fronte. cosí aveva cominciato a fare all'amore, con trisuzza tumminía allora, quando il mondo era un altro, ma i parenti da entrambe le parti si erano opposti alle loro nozze per antica nimicizia di casato. 6807_6815_000231 il vento. fuori seguitava a urlare piú che mai. minaccioso il vento. ma no, era proprio qualcuno che picchiava alla porta. a quest'ora, disse don marchino, guardando costernato la sorella e la serva. 6807_6815_000232 quella della troja. il vecchio aggrottò le ciglia, offeso già cosí. quella della troja era intesa adesso a raffadali, trisuzza tumminía. 6807_6815_000233 oh, la finisca, per favore, signor mio. lo interruppe a questo punto l'albergatore, notando l'effetto che quelle parole producevano sugli altri avventori. lei vuol rovinarmi. 6807_6815_000234 quattro giorni dopo arrivò da roma, a donna angeletta dinelli, quest'altra letterina breve, breve, della figliuola. mammina mia bella, due paroline in fretta e furia per non tenerti in pensiero. 6807_6815_000235 e quasi quasi era sembrato non solamente scusabile, ma logico e inevitabile che qualcuno lí in quella casa si fosse messo a far da uomo sul serio, perché tanto lei la marchesa, quanto lui il marchesino. 6807_6815_000236 e quanto a giulio dille, che non mi faccia il torto di dubitare d'un marito che le ho scelto io. il figliuolo era proprio suo e ci posso metter le mani sul fuoco perché quella zena, povera figliuola. ma figurarsi so io quel che mi ci volle per rimediare suo, suo, suo. 6807_6815_000237 niente. quand'era già montato sul biroccino per ritornarsene a stravignano, con tutto quel ventaccio che s'era levato, all'improvviso gli si fece incontro una certa nunziata con un ragazzo di circa otto anni su le braccia e una capretta dietro, gridando che le desse ajuto, per amor di dio. 6807_6815_000238 e lo scricchiolare delle foglie secche e gli stridi lontani degli scojattoli in fuga e degli uccelli ferivano i sensi, divenuti acutissimi, di quegli improvvisati esploratori notturni. 6807_6815_000239 là, due belle frustate, due buone strappate di briglia. quella poveretta, quel povero piccino, ma lo guardasse, giallo come la cera, e quella capra, oh dio che aveva, le si potevano contar le ossa. 6807_6815_000240 proprio coloro che in chiesa non si vedevano mai, oh, neppure per le feste principali, lo accusarono quel giorno d'aver lasciato la cura per andar braccando alla fiera fino alla calata del sole. ma questo fu niente. 6807_6815_000241 che senso di smanioso tormento, quali fitte di rimorso le aveva cagionato il non sapere, il non poter dire neanche a se stessa a chi appartenesse veramente il nuovo essere che cominciava a viverle in grembo. 6807_6815_000242 e anche un altro egregio dottore che manco male ride, guàrdino ride. e ha ragione, è proprio da ridere, caro signor dottore. una semplicissima crisi nervosa isterica, corresse il senatore. 6807_6815_000243 ah, da sorífa. se l'era portata giú da sorífa a piedi per cercare di venderla, quanto nove scudi? ah, nove scudi. l'aveva comperata adesso neanche mezzo scudo. 6807_6815_000244 io non so com'è la gente condotta. nina, alla stalla ch'era scavata nel poggio incontro alla chiesetta e tirato il biroccio prima di entrar nella cura, disse alla sorella che sarebbe stato opportuno metter fuori le conche e le botticine perché quella notte senza dubbio sarebbe piovuto, abbattendo il vento a nocera. aveva sentito brontolar il tuono. 6807_6815_000245 come l'ha saputo lei e il vernoni non l'ho saputo. l'ho supposto, signora, n'ero certo piú che certo, perché ho sentito anch'io, sgomenta e pur lieta, la signora gilli batté le mani, esclamando: vedono dunque, e mica, il signore qua può soffrire di mal di madre, direi. 6807_6815_000246 gioventú. come s'era spaventata trisuzza tumminía di quell'insetto venuto a cacciarlesi tra i capelli. non sapendo che fosse una candelina di pecorajo, egli le si era accostato, aveva preso con due dita, delicatamente, quella lucciola di tra i capelli e, mostrandogliela come nell'atto d'improvvisarle uno stornello, le aveva detto: 6807_6815_000247 e alla fine presentò da sé la gola saru pronto. con l'altra mano le affondò il coltello fino al cuore, ritornò con l'enorme carico alla roba quasi a un tempo, con la moglie e il figliuolo, seguiti da tutto il parentado in allarme. 6807_6815_000248 si metta il cuore in pace la signora nelda e aspetti paziente e fiduciosa. ecco benissimo cosí: paziente e fiduciosa. 6807_6815_000249 ma che incontro era stato, insomma, che le avevano fatto. le macchie del conventino erano su la costa occidentale del monte, fittissime e intricate. 6807_6815_000250 sporse il capo oltre i rami del fico, a spiare nel cortile non c'era nessuno. oltre le sei cavalcature ancora bardate e piú là, presso l'entrata della roba, la troja gigantesca. 6807_6815_000251 ah, non si trattava di malandrini. e che incontro. allora. la cara niní, o la gillina come la chiamavano, era venuta sú dalle macchie, di corsa, di corsa, scarmigliata, urlando, in preda a un terror pazzo. adesso si dibatteva sú in camera in una terribile convulsione di nervi. 6807_6815_000252 contro certi cosí detti scienziati che non vedono una spanna oltre i loro nasi ripeté quattro o cinque volte questa frase: frigidi, miopi, presuntuosi che vogliono costringere la natura ad assoggettarsi alle esperienze, ai calcoli dei loro gabinetti, sotto il cilizio dei loro strumentucci e dei loro congegnucci miserabili. 6807_6815_000253 e per non farsi mordere o calciare. quando doveva sellarla o attaccarla, gli toccava usarle le maniere piú garbate e dirle tante dolci paroline e ammonirla paternamente d'aver pazienza e rassegnazione, poiché dio aveva voluto farla nascere somara. 6807_6815_000254 dal cortile della chiusa della z tresa cantò il gallo e subito il gallo di qua gli rispose con una zampa levata, squassando la cresta sanguigna. una, due, tre, quattro, cinque, sei. 6807_6815_000255 ecco, isterica. e quando lo dice lui, concluse l'albergatore: che musica, che organo che arpe. andiamo tutti insieme alla macchia. farò servir loro laggiú la colazione, un luogo delizioso, sicurissimo. apriremo la chiesa, vedranno. 6807_6815_000256 e il figlio domandò, donna angeletta, con un tono che lasciava intendere che qui lo aspettava. il figlio disse il morozzi, restando: che figlio. 6807_6815_000257 qualche fiaccola si spense e si penò molto a riaccenderla. poi l'orrore stesso del luogo, la stanchezza cominciarono a suggerire, da un canto men fosche supposizioni a ingenerar, dall'altro la sfiducia su l'esito dell'impresa. 6807_6815_000258 so chi è stato. gridò qua, qua. me l'hanno fatto, qua il malocchio i sapevano contenta e tranquilla e non gli è bastato su lui, anche sul figliuolo me l'hanno fatto e su l'unica bestiola rimasta che la guardavo come la pupilla degli occhi perché mi faceva il latte per lui. ah, infami, infami. 6807_6815_000259 ed era intesa cosí, perché da tanti anni allevava con sviscerato amore una troja di cosí spettacolosa grassezza che ormai la bestiaccia non si reggeva piú su le zampe. 6807_6815_000260 sa che storie pazzerella. e non disse altro. ma questa volta aveva capito lei invece che cosa? non volle dirlo, se lo chiuse in cuore per non amareggiare invano, dopo tanti anni, il suo povero cocò. 6807_6815_000261 una benedizione a chi a lei t'ha detto. una benedizione, che benedizione. va falla entrare, ma sola è capace di trascinarmi qua dentro la capra e il figliuolo. una benedizione a. 6807_6815_000262 ma l'albergatore? ah, bisognava vederlo. l'albergatore aveva subito assunto verso gli altri avventori un sussiego da diplomatico. e i camerieri? anche i camerieri, bisognava vederli. 6807_6815_000263 la vecchia signora gilli e miss green tornavano ad approvare col capo, convintissime questa volta, e il senatore allora masticava anche in sú già, come dice sallustio. 6807_6815_000264 e quasi subito s'erano riaccese, tra l'antico scolaro e il vecchio maestro, le fervide discussioni rimaste famose per molti anni all'università romana. fervide da una parte sola. 6807_6815_000265 gli otto della sera, questa volta si misero a cercare ciascuno per conto suo, e la macchia fu investigata tutta quanta, da ogni parte, senza alcun frutto. 6807_6815_000266 il fegato alla vecchia sparò per lungo. la bestia ne trasse il fegato e corse a lavarlo in una conca. poi lo compose lucido, compatto, tremolante, nel piatto e lo porse al figliuolo. 6807_6815_000267 molto piú saggio, cioè a dire piú pratico. un altro giovane ospite, leone borisi, lasciava allo scamozzi il gusto di far cosí. il paladino delle signore e specialmente della cara e vivacissima signorina niní gilli. 6807_6815_000268 non era proprio il caso per don marchino d'esclamare: io non so com'è la gente, che obbligo poteva aver lui se quella donna da tant'anni non era piú della sua parrocchia, per carità. 6807_6815_000269 a una cinquantina di passi dal conventino giaceva il cadavere del senatore romualdo reda, piccolo, piccolo, disteso, supino, senz'alcuna traccia di violenza addosso, anzi come se qualcuno l'avesse composto nel sonno eterno coi piedi giunti, i braccini distesi lungo la minuscola persona. 6807_6815_000270 facciamo le nozze e scanniamo la troja. la z tresa lo respinse puntandogli tutt'e due le braccia sul petto: se non ve ne andate, vecchiaccio stolido, ma rideva di scannare la troja. non se ne doveva parlare. ma quanto alle nozze, ebbene, perché no? 6807_6815_000271 costringere a una carità difficile chi non ne aveva nessun obbligo. difficile, sicuro, difficile per tante ragioni: un carico di quella fatta, un ragazzo malato che non si reggeva, ritto con una somara, ma sí, ma sí. 6807_6815_000272 già, ma non ci capisco nulla. disse donna angeletta, brava nulla, ci capisci tu nulla, voglio saperne. io soggiunse il morozzi, me ne vado subito in giardino. 6807_6815_000273 ma il cuore, il cuore sopra ogni altra cosa avrebbe voluto ripararle, il cuore che le s'avvizziva troppo. si offendeva tanto il commendator morozzi se, donna angeletta, s'insaccava nelle spalle e socchiudendo gli occhi sospirava: ormai caro ormai. 6807_6815_000274 lí e indicò con la mano il senatore che scompariva pian piano, piccolino, sotto gli altissimi ippocàstani in discesa. 6807_6815_000275 una musica di paradiso che partiva dalla chiesetta: organo e arpe, melodia divina. non l'ho detto a nessuno. lo dico adesso perché son certo che la signorina gilli anche lei ha udito. per vergogna sono stato zitto, vi giuro, perché ho avuto paura, sí, sí, paura, e sono scappato via a gambe levate. 6807_6815_000276 oh madre santa, pregava. ora fate venire qualcuno. oh madre santa, quietategli il sangue e la mente. fuori, nell'aria chiara di luna, eran zighi sommessi di grilli, fili di suono lunghi, acuti, quasi luminosi. 6807_6815_000277 che ormai, che ormai come un giovane innamorato, nelle tepide sere di primavera egli voleva passeggiare a braccetto con lei sotto la luna, pei viali inghiajati del giardino davanti la villa. 6807_6815_000278 alle vicine che venivano a raccontarle tutte le amorevolezze che la z tresa faceva a narda, cose che non si sarebbero fatte nemmeno a una vera figliuola: orecchini d'oro, anelli d'oro, collane di corallo, fazzoletti di seta da capo e da collo, guardaspalle di seta con quattro dita di frangia. 6807_6815_000279 scarpe di vitello col tacco alto e la mascheretta di coppale, cose, insomma, cose da non credersi. rispondeva verde dalla bile. ah, baggiane, e non capite che lo fa per adescarla, se la vuole ingrassare e tenere in casa come la troja? 6807_6815_000280 accaduto. dapprima si disse che la cara niní, essendosi recata sola all'alba giú nelle macchie del conventino, aveva fatto un brutto incontro, brutto come forse aggredita, ma non s'era sentito mai che nelle macchie del conventino 6807_6815_000281 è ancora alla lontana, ma si viene accostando e ci darà dentro per davvero, questa notte a cena. poco dopo, ingollando svogliato quella bioscia che rosa gli aveva apparecchiata, narrò a marianna il caso che gli era occorso, a nocera della bella sfacciataggine di quella nunziata e della prepotenza che gli volevano fare. 6807_6815_000282 che con altre giovani di raffadali spigolatrici era rimasta a passar la notte al sereno per festeggiar la fine della mietitura con balli a suono di cembali sotto la luna gioventú. 6807_6815_000283 esseri sovrumani nel senso che sono oltre la nostra povera umanità, ma naturali anch'essi. naturalissimi, soggetti ad altre leggi che noi ignoriamo, o meglio che la nostra coscienza ignora, ma a cui forse inconsciamente obbediamo anche noi. 6807_6815_000284 bada che non voli e non schiacciarla. portala alla z tresa e dille che gliela manda. zi neli sghembri che è quella stessa, le dirai, di tanti e tanti anni fa, cosí non te lo scordare? quella stessa di tanti e tanti anni fa. 6807_6815_000285 poi avevano cominciato a dire che stava male perché al marito era venuta una brutta malattia alle reni per via d'un ramo che gli s'era sciancato sotto mentre lo potava. pareva che il male gli avesse covato dentro e poi dato fuori in tanto gonfiore alle gambe per cui il medico gli aveva proibito di lavorare. 6807_6815_000286 tuttavia, il vecchio, sdrajato a pancia all'aria, si sentiva triste, guardava le stelle e di tratto in tratto socchiudeva gli occhi e sospirava. sentiva che la sorte lo aveva frodato. 6807_6815_000287 e con la preghiera che gli saluti la troja. io non so com'è la gente soleva ripetere don marchino per lo meno una ventina di volte al giorno. 6807_6815_000288 a quest'ora nunziata entrò coi piedi scalzi, ravviandosi con le mani i capelli scarmigliati dal vento. alla vista di quella saletta quieta nella casa del suo vecchio curato, che le ricordava altri tempi dal capo, si passò le mani sul volto e si mise a piangere. 6807_6815_000289 a te. solamente seguitò ella e voglio che tu laceri la lettera appena avrai finito di leggerla. si tratta, donna angeletta. s'interruppe, guardò di su gli occhiali il morozzi e 6807_6815_000290 che diceva, il senator reda accorso in camera della signorina. era anche medico, il reda, benché non avesse mai esercitato la professione. soltanto il professor dionisio vernoni si dichiarava pronto a seguire lo scamozzi, ma questi non se ne fidava e fingeva di non udirlo e di non vederlo. 6807_6815_000291 pecorelle niní gilli. a queste parole prorompeva in una irrefrenabile risata a cui tutti gli altri facevano eco, mentre il senatore guardava in giro come se non avesse inteso bene e domandava: l'erba. perché l'erba? non capisco. 6807_6815_000292 ma se è tutto finito, strafinito, arcifinito, ancora perbacco. se tutto era già finito due anni prima, due, due anni prima che giulio sposasse la nelda, a quella povera diavola avevo dato marito io. 6807_6815_000293 eh, quel benedetto podere ancora non lo mandavano giú, e neanche il quartierino di quattro stanze che aveva fatto fabbricare coi denari ricavati dalla vendita degli alberi, attaccato alla chiesetta come di là era attaccata la casuccia a terreno, per sé e per la sorella marianna. 6807_6815_000294 per perversa che sia una moglie e quantunque nemica, a torto o a ragione, del proprio marito, vorrebbe aver sempre la certezza che appartiene a questo il frutto delle proprie viscere, non foss'altro per non sentir lo strazio della menzogna incosciente su le tenere e pure labbra della propria creaturina. 6807_6815_000295 e, con le lenti insellate su la punta del naso, cominciò a miagolar lo scongiuro di tratto in tratto la capra belava e volgeva il capo verso la panca dove giaceva il ragazzo. a un certo punto, don marchino, 6807_6815_000296 il quale, dopo la nascita dell'unica figliuola, se n'era scappato a prender aria a parigi, tant'aria che n'era scoppiato quattr'anni dopo. e non ci sarebbe stato niente, proprio niente di male, se in questi quattr'anni non avesse dato fondo alle sue rendite e a buona parte di quelle di lei. 6807_6815_000297 convegno. ella sciolse la capra legata a un tronco d'albero e stette un bel pezzo all'aspetto lí davanti alla porta della chiesetta, perché don marchino volle prima finirsi il bicchiere senza fretta. poi dovette rindossare la tonaca e prendere il libro e l'aspersorio e la lumierina a olio. 6807_6815_000298 non che una di quelle mattine, per tempissimo, tutti gli ospiti dell'albergo in vetta al monte furono destati all'improvviso dalle grida acutissime della signorina niní gilli e della madre. che cosa era accaduto? 6807_6815_000299 lo avevano compreso bene tutti gli altri avventori, i quali a poco a poco s'erano fatti intorno a sentire. ora, ogni dopo pranzo si assisteva a quel duello intellettuale sotto il faggio, come a un vero spasso. 6807_6815_000300 marchino nunziata. restò perplessa a pensare. poi disse: se non vuole tutti e due, no, tutt'e due, no, o l'uno o l'altra. abbiamo detto: ebbene, allora mi benedica la capra, che mi rifaccia almeno il latte per il mio gigi. ecco, 6807_6815_000301 non sono ancora quattr'anni. godete finché siete giovani, senza pensieri. i figliuoli verranno. s'è dato il caso d'aver figliuoli anche dopo quindici anni. 6807_6815_000302 quanto al senatore, voltò le spalle, sdegnato, e andò a sdrajarsi su la sedia di giunco sotto il faggio. in quella sopravvenne, frettolosa e con insolita energia, quantunque una gamba, forse per la sovreccitazione le si fosse, come indurita la vecchia signora gilli in cerca. 6807_6815_000303 z tresa. sí, disse zi neli alla ragazzetta: la conosci bene, guarda, qua dentro questo pezzetto di carta c'è una candelina di pecorajo bada. 6807_6815_000304 e diceva cosí? perché, a suo credere, la vecchia tresa tumminía non avrebbe mai permesso che il marito, data via la roba assegnata in dote a narda, si fosse messo a campare sul suo. 6807_6815_000305 bisognò che la chiamasse, picchiando anche col manico della frusta alla porta, col rischio- e come no, di sciupar frusta e porta. marianna al picchio venne fuori col lume. 6807_6815_000306 pensarono bene di tener ferma e quieta la somara, perché egli avesse agio d'ascoltare quel che voleva da lui quella povera donna cosí avvilita. e poi, ostinandosi egli nel rifiuto, con la scusa delle smanie stizzose della somara, gli gridarono che se ne doveva vergognare. perdio un sacerdote, la somara, ma che somara. 6807_6815_000307 già s'era veduto il marchesino. quando a un certo punto aveva voluto far l'uomo, era andato a rompersi il collo a parigi. ammirabile era adesso per tutti l'esempio che quei due vecchi, il commendatore e la marchesa, offrivano d'una cosí lunga e perfetta fedeltà. 6807_6815_000308 all'albergatore sciamannato, tutto gocciolante di sudore, col testone raso e la cotenna ridondante su la nuca, le lenti che gli scivolavano sempre di traverso sul naso a gnocco e quei grossi occhi biavi che pareva le andassero cercando per guardare. 6807_6815_000309 vecchi, lasciamo che il mondo se lo prendano gli altri, o credano di prenderselo, e ridiamo di questo inganno d'un riso che non può non essere amaro, considerando che fu anche nostro e che ne fummo felici. 6807_6815_000310 il festino voleva esser grande. tutti i figliuoli della matrigna e le loro donne e i loro figliuoli, tutti, tutti quelli dell'altra parte erano stati invitati loro soli. i parenti piú stretti, i fratelli e la sorella della sposa, erano esclusi. 6807_6815_000311 per esempio, gli andavano a chiedere in prestito la somara. in un caso d'urgenza, come sarebbe di andare a chiamare a un bisogno di notte? il medico a nocera, don marchino, rispondeva: invariabilmente: non ti ci fa arrivare, ti accadrà di romperti due o tre volte il collo. bello mio, mi contento di tre e non di piú. 6807_6815_000312 non te la leggo per ubbidire, disse: si tratta che io dovrei fingere di non aver ricevuto questa lettera e che, discorrendo cosí, tra noi mi venisse a un tratto la curiosità di sapere se giulio, ah, esclamò egli aggrondato, offeso: si tratta di suo marito. 6807_6815_000313 tu hai capito io, ma perfettamente, esclamò il commendatore. è cosí chiara la ragione della lettera. si capisce dal tono scusa di un po quanti anni sono che nelda è maritata. 8207_6815_000000 ora, come si fa? posso dirglielo che vuoi piú dirgli adesso chi è che vuole da me? mah fece tilde, stringendosi nelle spalle, parla tanto curioso con un vocino di zanzara. 8207_6815_000001 a dir vero, il saporini non si dava alcun vanto, una punta d'invidia e di gelosia, la mostrava ancora per il magazzari e, pregato insistentemente dalla signorina milla, sonò, o meglio accennò, sul pianoforte una frase. 8207_6815_000002 davanti allo specchio in gran fretta, tutta impacciata tra tante bocce, boccette, pomate, calamistri. la signorina milla finiva d'acconciarsi i capelli quando udí il campanello della porta. 8207_6815_000003 chi fosse questo pietro valente medico, valente poeta. la signorina milla dovette stentare un pezzo a capire. ma pietro sterbini, santo dio, il dottor. pietro sterbini, quello della famosa congiura contro pellegrino rossi. 8207_6815_000004 e anche allo zio nando, anche allo zio nando sicuro. ora, in casa di questo zio nando pareva si raccogliessero i piú ferventi patrioti d'allora. 8207_6815_000005 nelle luci tue divine. pace alfine trova il cor il maestro icilio saporini. ai primi accordi, schiuse gli occhi e guardò la vecchia padrona di casa che sedeva, vigile, a piè del letto. 8207_6815_000006 se le ricordava ancora, parola per parola, il maestro icilio saporini e il ritornello: tu vivi in campidoglio, tu sei regina ancor. 8207_6815_000007 non diceva nulla, ma gli pareva una vera profanazione, quella musica, lí, in quel salotto che sapeva le divine melodie della piú schietta musica italiana. 8207_6815_000008 dico la verità, le rispose piano con un sorrisetto. io, io guardo là quella mia vecchietta, là me ne sono accorta. sí, la guardo, e sento cantar rosina del barbiere, sento cantare amina. 8207_6815_000009 poco dopo, dal pianoforte del salotto venne una tempesta fragorosa di note, il segnale ansioso d'isotta nel secondo atto del tristano. il signor begler la chiamava ogni volta cosí: 8207_6815_000010 grosso, azzampato, il cappellaccio ancora in capo, ammaccato, rincalcato fino alla nuca, dalle tese a spera, schizza, tondo e irto di peli rossicci, il faccione brozzoloso paonazzo in cui ghignano impudenti gli occhi. 8207_6815_000011 il maestro icilio saporini se ne stava tutto ristretto in sé, piccino, piccino, lisciandosi con una mano guantata che non pareva nemmeno la rada zazzeretta argentea. 8207_6815_000012 io proprio domandò. meravigliata la signorina milla, ma no sa, io non somiglio punto alla mamma, ma che il vecchietto scosse un dito. 8207_6815_000013 e giggi luigi brunetti, figlio di ciceruacchio, prima un pugno in faccia e poi là una coltellata alla gola. 8207_6815_000014 ora. un giorno la signorina milla, cercando tra le vecchie carte della mamma, scoprí un foglio di musica ingiallito, spiegazzato, scritto a mano. 8207_6815_000015 no, veramente fu un altro. quell'altro, prima che si confondeva, si smarriva fra tanti minuti particolari citando nomi ignoti, luoghi spariti o mutati. 8207_6815_000016 eh, ma poi sospirava, poi c'era sicuro. e quando io sí, perché quello là, come si chiamava quello là? 8207_6815_000017 tutta l'anima gli cantava. in quei giorni ci s'era messo e in una notte lo aveva musicato. se non che pietro, un vero tradimento. 8207_6815_000018 si fermarono nella stanza ov'era il pianofortino. la signorina milla posò sul leggío quel foglio di musica ingiallito, rinvenuto tra le carte della mamma, e si mise a cantar piano quell'antica arietta, quasi con voce che arrivasse da lontano. 8207_6815_000019 la vecchia targa ovale di rame che recava il nome di rigucci era ancora lí sotto a un'altra, meno vecchia, col nome di donnetti, e dunque stava lí ancora. ah, lui, il maestro, no di certo, ma lei, margherita. 8207_6815_000020 scattò, stridulo nei cantini, un beffardo pirolì. il vecchietto ebbe un sussulto come colpito, riabbandonò il capo che aveva sollevato appena dai guanciali, quasi attratto dal canto, e non lo rialzò piú. 8207_6815_000021 alla presenza di ottocento convitati, era stato cantato l'inno musicato dal magazzari. ma allora, anche ammesso che potesse considerarsi come una seria compromissione politica l'aver musicato un inno, 8207_6815_000022 non tutto l'inno famoso la frase che accompagnava i due versi della seconda strofetta di pietro: a te lo scettro, il soglio, a te l'eterno allor. 8207_6815_000023 quando ancora si compiaceva degli osanna dei liberali. il magazzari, se mai non lui poteva essersi compromesso. ma la signorina milla non poté capirci piú che tanto. 8207_6815_000024 ma chi li aveva messi sú la sera del, all osteria del fornajo, a ripetta, lui, pietro, pietro, sterbini, mentre la polizia si aspettava la botta, da quelli della salita di marforio congiurati per ridere. 8207_6815_000025 e per arrivare a dir chi era, dovesse fare un cammino infinito attraverso a vie remotissime, intricate, irte d'intoppi di siepi e tra una folla innumerevole che lo tirava di qua di là e gli sbarrava il passo di continuo. 8207_6815_000026 novelle per un anno di luigi pirandello. 8207_6815_000027 il maestro icilio saporini doveva aver raccolto una discreta sommetta con la quale aveva potuto attuare il sogno- chi sa quanto vagheggiato là- di venire a chiudere gli occhi in patria. 8207_6815_000028 ma ecco, scusi, rispose egli. tutto imbarazzato, capisco, capisco bene che possa piacere a codesti, signori forestieri, è la loro musica, la sentono cosí amen. 8207_6815_000029 testimonianze di cose morte, che accompagnava con esclamazioni e sorrisi e gesti, come se a mano a mano vedesse e toccasse quel che diceva, o piuttosto che 8207_6815_000030 saporini. guardò accigliata la servetta e chi è? un vecchietto, piccolo, piccolo, pulito, pulito, un vecchietto e che vuole? tornò a domandare la signorina milla, infastidita: ma non sai che devo uscire col signor begler, credevo che fosse lui. 8207_6815_000031 ma io vorrei prima sapere dopo. dopo lei ha chiesto della mamma, disse la signorina milla, ma non c'è piú la mamma. eh me me l'immaginavo, balbettò il vecchietto. 8207_6815_000032 il maestro di musica italiano, come lo intendono degli italiani tutti i signori forestieri- aveva fatto, cioè uno che strimpelli sulla chitarra, zazzeruto e con gli occhi imbambolati, l'antica e da noi dimenticata canzonetta di santa lucia. 8207_6815_000033 il maestro icilio saporini alzò gli occhietti che quasi gli sparivano fra le borse delle pàlpebre e rimase un pezzetto a rimirare quel ritratto di vecchia incuffiata che evidentemente non gli diceva nulla. 8207_6815_000034 neanche a dirlo, era dovuta anche a pietro l'unica e non ben chiara compromissione del maestro icilio saporini negli affari politici dal al. 8207_6815_000035 mira o norma: pirolí ai tuoi ginocchi pirolí. il vecchietto dovette fare un violento sforzo su se stesso per non scappar via finse di ridere anche lui, per non dare a vedere d'aversi a male di quello scherzo. 8207_6815_000036 sú, sú il cappellino. il cappellino. raggiungeremo il signore con una vettura. la accompagnerò io fino alla sala. i faccia questa grazia, per carità. 8207_6815_000037 ma innamorato per conto suo, senza lasciare alcun ricordo neppure del nome in lei. la commozione si spiegava forse cosí? 8207_6815_000038 quella che viveva per lui nei suoi ricordi lontani, era invece sparita, scomparsi, morti tutti i conoscenti della sua generazione. 8207_6815_000039 tutti scoppiarono a ridere. il maestro icilio saporini si guardò prima attorno, stordito, poi impallidí. forse sarebbe riuscito a dominarsi se il begler, rigirandosi di furia sul seggiolino a vite del pianoforte. 8207_6815_000040 il nome del maestro icilio saporini non era venuto mai fuori dalle labbra di sua madre e dunque, agli occhi della signorina milla il maestro icilio saporini rimaneva non solo nel presente, nella roma d'oggi, uno sperduto che non riusciva a trovar posto. 8207_6815_000041 ma soltanto per far vedere quant'era piú solenne, piú maestosa, piú ispirata di quella del magazzari, e basta che aveva poi fatto, là in america, per sessant'anni di fila. eh, da quella zazzeretta argentea era facile indovinarlo, il. 8207_6815_000042 non può saperlo. bisbigliò lei guarda ai lineamenti, ma la luce degli occhi le mosse il sorriso, la voce. 8207_6815_000043 il maestro rigucci dell'accademia che aveva una figliuola tanto bella, margherita sonatrice d'arpa, esimia, chi sa, poteva esser viva ancora, ma era possibile che stésse ancora lí di casa. 8207_6815_000044 del maestro magazzari. ella aveva sentito parlar piú volte dalla madre che fino agli ultimi anni aveva serbato memoria di tutti i fatti e gli uomini, specialmente del mondo musicale romano d'allora. 8207_6815_000045 che in quella casa, finalmente, dopo tanti giorni di vana e amarissima ricerca, il povero vecchietto sperduto era riuscito a rintracciare un vestigio della vita antica, un posticino ove sedere, dopo tanto cammino, senza sentirsi estraneo del tutto. 8207_6815_000046 e nel volto cosí rianimato non le stava ora, quasi per grazia, quel ciuffetto di capelli bianchi rialzato su la fronte, lí, proprio nel mezzo? 8207_6815_000047 un tratto, mentre la voce di là seguitava a modular dolcemente nelle luci, nelle luci tue divine: pace alfine, pace, alfine, pace, alfine trova il cor. 8207_6815_000048 lo stesso giorno mandò tilde a chieder notizia del vecchiettino. egli le aveva detto che, dopo lunga ricerca, aveva finalmente trovato stanza in una vecchia casa di via cestari. 8207_6815_000049 a questa chiese. cosí sbigottito il vecchietto che la signorina milla non poté frenare questa volta la risata tradimento. 8207_6815_000050 e forse per questo non riusciva a intendere come e perché si fosse compromesso il maestro icilio saporini. c'era di mezzo la musica, senza dubbio un certo inno patriottico. 8207_6815_000051 cosí, balbettando, con due dita si stirava il colletto, come se tutt'a un tratto se ne sentisse serrar la gola. diede un'ingollatina e riprese: lei, lei piuttosto. ecco sí, lei me la, me la richiama viva. 8207_6815_000052 ma forse, povero vecchiettino, si figurava di ritrovar roma quale l'aveva lasciata nel oma, la sua roma. 8207_6815_000053 ma tuttavia credette di poter concludere che sua madre, da giovane, non era stata mai altro per lui che la figlia del professor rigucci? 8207_6815_000054 non avesse gridato a tutti quelli che ridevano. ma perché? ma pellissima musika da persaghlieri, questa pellissima pellissima. 8207_6815_000055 andarono insieme alla casa del vecchietto, ma né l'uno né l'altra entrarono nella camera. ov'egli giaceva quasi inerte e come di cera su i guanciali. 8207_6815_000056 aveva salito la scala solamente per il piacere di rimettere il piede su quei gradini della scala antica, umida, semibuja, sul pianerottolo del secondo piano. si era fermato e, guardando alla porta di mezzo, ah, che balzo. gli aveva dato il cuore in petto. 8207_6815_000057 risero tutti di nuovo. il maestro icilio saporini. sperò per un attimo che la signorina milla, la nipote del maestro rigucci, non si prestasse a quello scherzo indegno. 8207_6815_000058 delle fervide simpatie di cui godeva margherita rigucci, allora giovinetta e bellissima, fors'anche studentello- chi sa, s'era innamorato anche lui della figlia del professore. 8207_6815_000059 risposta: quest'è lui, scappò detto alla signorina milla. poi, correggendosi, il signor begler, la servetta, sorrise. sotto sotto la signorina milla richiuse. 8207_6815_000060 aveva abbandonato roma e l'italia e che vi ritornava adesso, dopo circa sessanta anni passati in america, a new york. 8207_6815_000061 ma noi abbiamo la nostra, le glorie nostre, paisiello pergolesi, rossini, bellini, donizetti, verdi. 8207_6815_000062 vorrei aver vent'anni di meno. disse poi mostrando le dita delle manine che gli tremicchiavano per farle sentire la musica vera. 8207_6815_000063 ih, che furia. e corse a chiuder l'uscio della camera che dava nella saletta d'ingresso. appena chiuso lo riaprí e sporgendo il capo disse: piano alla servetta che accorreva alla scampanellata: fa passare tilde e di che aspetti un momentino. 8207_6815_000064 ma anche nel passato, in quel mondo d'allora com'ella, attraverso le notizie e le memorie della madre, se l'era immaginato. neanche in quel mondo ella riusciva a trovargli posto. 8207_6815_000065 teneva molto a far comprendere che si era compromesso allora piú d'un po nei moti rivoluzionarii. eh sí, dopo il famoso voltafaccia, il voltafaccia di chi come di chi, ma di io santo dio. 8207_6815_000066 pippo era un altro della congiura. eh sí, pippo, pippo, trentanove pescetto si chiamava antonio ranucci. sí, ecco, antonio, un urtone. 8207_6815_000067 in vettura le avrebbe dato notizia di sé. che notizia? la signorina mula ne poté capire ben poco quel giorno e ne incolpò la sua ansia d'arrivare al concerto. l'esilissima voce del vecchietto, il frastuono della vettura, ma poi. 8207_6815_000068 il quale, mettendosi ogni volta a parlare di sé, pareva non sapesse da qual parte rifarsi, come se tuttavia si sentisse lontanissimo. 8207_6815_000069 il guajo era che il maestro icilio saporini li chiamava tutti per nome, questi ferventi patrioti, diceva: pietro, eh, pietro valente, medico, valente, poeta. 8207_6815_000070 ma io allora ho l'onore di dirle che lei, caro signore, non capisce nulla, che lei non ha. non ha e con la mano, poiché la voce gli mancò, si mise a picchiarsi il petto dalla parte del cuore. 8207_6815_000071 la signorina milla alzò la mano per carezzarselo col pettine. il gesto però le rimase a mezzo. chi parlava nella saletta d'ingresso non poteva esser lui, di certo. quando entrava lui tremava il pavimento. 8207_6815_000072 forse sí, egli era stato qualche volta nella casa del nonno, perché sapeva dire di tanti che vi convenivano delle famose serate musicali che vi si tenevano in onore dei piú celebrati maestri del tempo. 8207_6815_000073 andò parecchie altre sere, puntuale alle riunioni in casa della signorina donnetti, poi diradò le visite con la scusa della fredda stagione e dell'età avanzata. infine non andò piú. 8207_6815_000074 quella bufera del signor begler, a cui la mattina seguente la signorina milla riferí le amare rimostranze del vecchiettino quando fu la sera, per fargli uno scherzo, a suo modo, d'accordo con gli amici che componevano il quartetto. 8207_6815_000075 non poté seguitare. trasse un fazzoletto e se lo recò agli occhi. fu un momento. si riprese subito e costrinse di nuovo la signorina milla a prendere e a mettersi il cappellino per arrivare a tempo al concerto. 8207_6815_000076 riconobbe la sua arietta d'un tempo? forse no, ma la voce. quella voce bisbigliò, qualcosa con gli occhi velati di lagrime, forse un nome: margherita. 8207_6815_000077 certo, era questo che aveva ottantun anni, che a poco piú di venti, cioè nel alla caduta della repubblica. 8207_6815_000078 ma il piacere d'aver ritrovato questo posticino, questo cantuccio dei ricordi, cominciò, in breve, a essergli amareggiato da quel pianoforte lí. 8207_6815_000079 era già una fortuna aver ritrovato nella vecchia via ancora in piedi la casa. non solo le case, ma anche tante e tante vie erano scomparse. 8207_6815_000080 certo, perché egli non aveva saputo farselo né nel cuore né nella memoria della madre. come niente era adesso, niente era stato di certo anche allora. 8207_6815_000081 ma che era stata per lui un giorno. quella vecchietta, la signorina milla, aveva veduto commuoversi fino alle lagrime il maestro icilio saporini guardando quel ritratto. 8207_6815_000082 il maestro. il maestro, disse la signorina milla, non ricordandosi piú il nome, per far la presentazione saporini, icilio- suggerí a due riprese con un fil di voce il vecchietto e strisciò una riverenza. 8207_6815_000083 eppure sa, gli disse allora la signorina milla la mamma, con gli anni si era evoluta, convertita, eh sí, convertita alla musica nuova. 8207_6815_000084 nella commozione, ebbe un pensiero gentile e lo comunicò al signor begler. il signor begler, con la boccaccia atteggiata al perpetuo ghigno muto, lo approvò. 8207_6815_000085 pietro, valente medico, valente poeta, aveva composto un bellissimo inno, breve, di due strofette, con un ritornello: eri caduta, lèvati, madre di tanti eroi. 8207_6815_000086 i ha chiesto se stava qua la signora margherita. la mamma domandò con un sussulto la signorina milla già se era ancora viva. rispose: tilde. io gli ho detto che una nuova scampanellata piú forte troncò la risposta. 8207_6815_000087 cominciò a storcersi tutto come un cagnolino per scongiurarla d'andare. per carità, non si sarebbe dato pace altrimenti d'esser capitato in un momento cosí poco opportuno. 8207_6815_000088 non diceva nulla. si faceva anzi piú piccino che poteva su la seggiola e di tratto in tratto levava la manina guantata a lisciarsi dietro la zazzeretta e alzava gli occhi al ritratto della sua vecchia margherita. 8207_6815_000089 scosse il capo e, con un sorriso afflitto, cominciò a balbettare: no, non, mi, non, mi quella no, eh, io sa, io no no. 8207_6815_000090 a cercar nella roma d'oggi le tracce dell'antica vita. ora, passando per via del governo vecchio, s'era ricordato che vi stava il maestro rigucci, al numero. 8207_6815_000091 non dovrei esserci piú, veramente neanche io. ottantun anni, ottantuno, esclamò la signorina milla. la mamma è morta da sei anni. e, levando una mano a indicare il ritratto fotografico appeso alla parete, eccola là. 8207_6815_000092 basta. era venuto a leggerlo pietro, in casa di zio nando, questo suo inno. pochi giorni avanti dice sempre lui, pietro, tu icilio, dice, ti sentiresti di musicarlo? 8207_6815_000093 vera col pirolí, domandò il begler: qua qua, fenga qua lei pella mia, e andò a strappare dalla seggiola la signorina milla, la fece sedere a forza al pianoforte e le impose. 8207_6815_000094 credette dapprima fosse qualche bozza del nonno, e la buttò lí, finita la ricerca, rimise nello scaffale tutto il fascio delle carte. ma quel foglio di carta, come mai? eccolo lí di nuovo, come se avesse voluto restar fuori. 8207_6815_000095 nelle luci, nelle luci, nelle luci tue divine. pace alfine, pace, alfine, pace alfine. trova il cor. 8207_6815_000096 felicissima, invece, la signorina milla si diede a sonare questo e quel pezzo delle opere italiane piú famose, e pareva che scegliesse apposta quelli in cui piú facilmente quel tedescaccio potesse cacciare il suo pirolí, e ogni volta uno scroscio di risa. 8207_6815_000097 sul mare luccica l'astro d'argento e, a giudicar dall'apparenza, la professione del maestro di musica italiano doveva aver fruttato bene. 8207_6815_000098 mandò di nuovo tilde dopo gli otto giorni e tilde, questa volta, venne a dirle che il povero vecchiettino era proprio per andarsene. c'era a visita quel giorno il signor begler. pur tuttavia, la signorina milla si commosse alla notizia. 8207_6815_000099 da quegli altri strumenti musicali che lo intronavano, che lo intontivano addirittura con certe zuffe di suoni ire di dio, che facevano andare in visibilio tutti quei signori, stranieri per la maggior parte, che si riunivano nel salotto antico del maestro rigucci. 8207_6815_000100 e nella penombra del salotto, ove oltre al pianoforte erano altri strumenti a corda e varii leggii da musica, accennò all'altro ospite di cui ancora il signor begler non s'era accorto. 8207_6815_000101 dice, lo canteranno, dice gli studenti. il maestro icilio saporini aveva sí e no diciott'anni. allora non aveva ancor preso il diploma all'accademia, ma il sentimento stesso eh. 8207_6815_000102 tilde di ritorno le annunziò che il vecchietto era infermo e che da parecchie settimane non usciva piú di casa. la signorina milla si propose di andarlo a visitare. se lo propose per otto giorni di seguito, ma purtroppo non trovò mai un momentino di tempo. 8207_6815_000103 la signorina milla lo guardava con gli occhi di bambola sbarrati. sentendo ricordare tanti fatti e personaggi, tutti cosí uno piú famoso dell'altro, s'era accorta ch'era proprio deplorevole la sua ignoranza di storia contemporanea. 8207_6815_000104 da altre notizie raccolte riposatamente nel silenzio del salottino. con tutta la buona volontà, non riuscí mai a comporsi chiaramente la storia, che voleva parer molto avventurosa e piena di strane vicende, di quel vecchietto. 8207_6815_000105 pavimento. poco dopo, tilde, con la scuffietta in capo e il grembiulino bianco su la veste nera, venne a presentarle un biglietto da visita. la signorina milla vi lesse un nome sconosciuto: maestro icilio saporini. 8207_6815_000106 e le aveva descritto minutamente questa stanza la padrona di casa, che aveva quasi i suoi anni, i mobili antichi, un pianofortino nella stanza accanto buono da sonarci ancora la musica vecchia, almeno. 8207_6815_000107 la signorina milla, conoscendone la furia, non si provò neanche a trattenerlo. mortificata, contrariata, afflitta, guardò il vecchietto il quale, venendo cosí per caso a sapere che ella doveva recarsi a un concerto con quel signore, 8207_6815_000108 lo guardò meglio e quale non fu la sua sorpresa nel trovarvi un'arietta del maestro icilio saporini, allora forse non ancora maestro, un'arietta dedicata alla mamma, alla divina margherita rigucci, su i tenui versi del metastasio. 8207_6815_000109 niente stentatuccia pretenziosetta, ma pure con certe ingenuità care che facevano ridere e che commovevano. a un tempo, forse, la mamma aveva cantato. da giovane, quell'arietta si provò a canticchiarla anche lei. 8207_6815_000110 la musica di verdi, musica da bersaglieri, disse allora il vecchietto, levandosi in piedi tutto fremente d'indignazione nell'esigua personcina. 8207_6815_000111 ecco sí, fu pescetto che gli diede prima un urtone, un semplice urtone, qua nel vestibolo della cancelleria. pescetto cioè come si chiamava di nome, filippo, no. 8207_6815_000112 cosí raccontava il maestro icilio saporini col suo vocino di zanzara, e quel pietro entrava in tutti i suoi racconti. già alla signorina milla pareva proprio di potergli stringere la mano a pietro e farlo sedere lí su una poltroncina del salotto. 8207_6815_000113 sonate: musika fostra, tutta musika fostra. io skommetto di mettere sempre in tutta musika fostra il pirolí e fece con tre dita uno sgambetto sui cantini del pianoforte, cosí: 8207_6815_000114 la signorina milla lo vedeva con la coda dell'occhio e frenava a stento una risatina. una sera gli sedette accanto e gli domandò: non le piace, non si diverte? 8207_6815_000115 ma pur quel poco, ecco, le rianimava tutto il visetto sciupato di vecchia bambola, dagli occhi troppo grandi, dal nasino troppo piccolo. 8207_6815_000116 e c'era di mezzo anche un certo zio nando sicuro, uno zio nando rientrato in roma nel dopo il famoso editto: altro sbarramento d'occhi della signorina milla. che editto. 8207_6815_000117 sí, perché pietro, per la famosa ricorrenza del aprile natale di roma, dovendosi tenere una gran festa alle terme di tito sú, all'esquilino, per inneggiare al divino, io esaltato allora come secondo fondatore dell'eterna città. 8207_6815_000118 ritornata davanti allo specchio si sorrise. un po di sangue le era affluito alle guance. niente a confronto delle caldane d'una volta. 8207_6815_000119 interruppe a un certo punto, non so che languida diavoleria del ciaicovski, che pareva l'incubo d'un malato che ci avesse i cani in corpo, lasciò il violoncello, saltò al pianoforte e attaccò furiosamente l'aria del rigoletto. questa o quella, per me pari sono. 8207_6815_000120 io ho conosciuto la sua mamma molto, molto prima di lei, signorina, in ben altri tempi, e lei non può, non può comprendere quello che io provo in. 8207_6815_000121 oh dio, no. piano, piano, ma che piano. balzando dal seggiolino del pianoforte, il signor begler le si precipita incontro con le braccia levate. 8207_6815_000122 ma quello del perdono. perbacco il famoso editto del perdono col quale, tra tanti delirii di entusiasmo, aveva dato principio al suo regno, accordando piena amnistia a tutti i condannati ed esuli politici dello stato pontificio. 8207_6815_000123 arrivando da lontano, da tanto lontano, non s'immaginava certo di dover trovarsi davanti a un'altra lontananza irraggiungibile, quella del tempo. 8207_6815_000124 e aveva tirato il pallino del campanello. eccola là, margherita, la fanciulla, tanto, tanto bella esimia sonatrice d'arpa, quella vecchietta incuffiata, rinsecchita del ritratto. 8207_6815_000125 i fratelli facciotti, gennaro, bomba salvati e toncher che faceva la spia. ma erano tutti. sa come tante girandole apparecchiate erano? e lui, pietro, pietro, era la colombina che le incendiava tutte. 2033_6815_000000 raccolgo in un sol corpo tutte le novelle pubblicate finora in parecchi volumi e tant'altre ancora inedite, sotto il titolo novelle per un anno. 2033_6815_000001 nostro. m'affretto ad avvertire che le novelle di questi ventiquattro volumi non vogliono essere singolarmente né delle stagioni, né dei mesi, né di ciascun giorno. 2033_6815_000002 che può sembrar modesto e, al contrario, è forse troppo ambizioso, se si pensa che, per antica tradizione, dalle notti o dalle giornate s'intitolarono spesso altre raccolte del genere, alcune delle quali famosissime. 2033_6815_000003 secondo l'intenzione che mi ha suggerito questo titolo, avrei desiderato che tutt'intera la raccolta fosse contenuta in un volume, solo di quei monumentali che da gran tempo ormai per opere di letteratura non usano piú. 2033_6815_000004 ma in ventiquattro, il che potrebbe suggerire a chi ne avesse veglia qualche non inutile considerazione sull'indole e le necessità del tempo nostro. 2033_6815_000005 una novella al giorno per tutt'un anno, senza che dai giorni, dai mesi o dalle stagioni nessuna abbia tratto la sua qualità. 2033_6815_000006 l'editore- e chi legge ne intenderà facilmente le ragioni- non ha voluto seguirmi in questo desiderio e m'ha anzi consigliato di dividere la raccolta non in dodici volumi, di trenta e piú novelle ciascuno, come almeno m'ero rassegnato a chiedergli. 2033_6815_000007 grazia almeno di questa cura. l'autore delle novelle per un anno spera che i lettori vorranno usargli venia se dalla concezione ch'egli ebbe del mondo. 2033_6815_000008 e della vita troppa amarezza e scarsa gioja avranno e vedranno in questi tanti piccoli specchi che la riflettono intera. 2033_6815_000009 ogni volume ne conterrà non poche nuove e di quelle già edite, alcune sono state rifatte da cima a fondo, altre rifuse e ritoccate qua e là e tutte, insomma, rielaborate con lunga e amorosa cura. 6807_7050_000000 il quale era un buon diavolaccio con tutti e non aveva pel capo i fumi di sua moglie, la quale lo sgridava: o tu perché t'immischi negli affari che non ti riguardano le donne? bisogna lasciarle dire e far le cose di nascosto, diceva don franco appena la signora se ne saliva nella stanza. 6807_7050_000001 una sera, dopo che tornarono le barche dal mare, padron ntoni arrivò in casa trafelato e disse: c'è qui la lettera, me l'ha data. or ora compare cirino, mentre andavo a portare le nasse in casa dei. 6807_7050_000002 i fratelli, che sapevano tutto, si rincantucciavano appena lo sentivano venire, come ei fosse un estraneo, o quasi avessero paura di lui. e il nonno col rosario in mano borbottava, o anima benedetta di bastianazzo, o anima di mia nuora maruzza, fatelo voi il miracolo. 6807_7050_000003 almeno non mancava nulla e non toccavano più i denari della casa padron ntoni. aveva sempre la casa davanti agli occhi, là vicino colle finestre chiuse e il nespolo che si affacciava sul muro del cortile. 6807_7050_000004 non ci si vede nemmeno a bestemmiare, disse rocco spatu. come faranno ad afferrare lo scoglio dei colombi con questo scuro? sono tutti gente pratica, rispose cinghialenta. conoscono le coste palmo a palmo, ad occhi chiusi. 6807_7050_000005 ah, sangue di giuda ladro. che malasorte è la nostra. il vecchio se ne andò desolato, scuotendo il capo col dorso curvo, ché le parole amare del nipote l'avevano schiacciato peggio di un pezzo di scoglio piombatogli sulla schiena. 6807_7050_000006 gli altri non osavano fiatare perché ci avevano il cuore stretto in una morsa e capivano che egli faceva bene, a dir così, ntoni. continuava a guardare dappertutto e stava sulla porta e non sapeva risolversi ad andarsene. 6807_7050_000007 e intorno a loro non c'era che acqua. si metteva a chiacchierare coi nipoti dalla contentezza che poi alla sera la longa e tutti gli altri li avrebbero aspettati sulla riva quando vedevano la vela far capolino tra i fariglioni e sarebbero stati a guardare anche loro la pesca che saltellava nelle nasse e riempiva il fondo della barca come fosse. 6807_7050_000008 don silvestro poi andava a fermarsi dallo speziale, il quale gli piantava la barba in faccia e gli diceva che era tempo di finirla e buttar tutto a gambe in aria e far. 6807_7050_000009 che vi fareste ammazzare voi, quando il re vi dicesse: fatti ammazzare per conto mio. poveracci non ci hanno colpa, osservava don silvestro. devono farlo per forza, perché dietro ogni soldato ci sta un caporale col fucile carico e non ha a far altro che star a vedere se il soldato vuol scappare. 6807_7050_000010 ei non sapeva nulla. sapeva soltanto che il sangue suo era nelle mani di dio e i ragazzi dei malavoglia non osavano giocare sul ballatoio quando egli passava davanti alla porta di. 6807_7050_000011 la santuzza. allora cominciò a fare il diavolo e rispondergli che era venuto apposta per farle fare peccati mentre aveva l'ostia in bocca e farle perdere la comunione. se non vi piace, andatevene. gli diceva io non voglio dannarmi l'anima per voi e non vi ho detto nulla quando ho saputo che correte dietro le donnacce come la vespa e la mangiacarrubbe ora che sono malmaritate. 6807_7050_000012 la quale aveva tutta la sua roba al sole e non temeva che gliela rubassero. andava gridando per lui: colle mani in aria nera come un tizzone e coi capelli al vento. che suo zio, se lo mangiavano vivo ogni sei mesi. colla fondiaria e voleva cavargli gli occhi. colle sue mani all'esattore se tornava da suo zio. 6807_7050_000013 il nonno colla maruzza, si consolavano a far castelli in aria per l'estate, quando ci sarebbero state le acciughe da salare e i fichidindia a dieci un grano, e facevano dei grandi progetti d'andare alla tonnara e per la pesca del pesce spada, dove si buscava una buona giornata e intanto mastro turi avrebbe messo in ordine la provvidenza. 6807_7050_000014 sentite compare ntoni? mia madre può venire da un momento all'altro e non è bene che mi trovi qui con voi. sì, sì, è vero ora che ci hanno tolto la casa del nespolo, non è giusto. 6807_7050_000015 e se il soldato vuol scappare il caporale gli tira addosso peggio di un beccafico. ah, così va bene, ma è una bricconata bell'e buona. tutta la sera si rise e si bevette nel cortile dei malavoglia con un bel chiaro di luna. 6807_7050_000016 son venuto a dirvi pure per quei sarmenti. se li volete potete venire a pigliarveli. allora potete mandare per l'usciere, rispose piedipapera, ma le spese le fate voi. quella buona donna di comare, grazia, s'era affacciata apposta in camicia per dire a suo marito cosa è venuto a confabulare con voi, lo zio crocifisso. 6807_7050_000017 però compare tino. lo sapeva perché don michele andasse a guardare gl'interessi dei galantuomini dalla parte dell'osteria, ché ci aveva perso delle notti a stare in agguato dietro l'olmo lì vicino per scoprirlo, e soleva dire: 6807_7050_000018 chiamatemi, compare mosca, che lui me la farà la carità di portarmi all'ospedale sul suo carro. così padron ntoni se ne andò all'ospedale sul carro di alfio mosca, il quale ci aveva messo la materassa ed i guanciali. 6807_7050_000019 finché arriverà a una fontana incantata di latte e di miele dove, scendendo da cavallo per bere, troverà il ditale di mia figlia mara, che ce l'avranno portato le fate dopo che mara l'avrà lasciato cascare nella fontana empiendo la brocca. 6807_7050_000020 don silvestro. lui si divertiva a vedere come si guastavano il sangue per raddrizzare le gambe ai cani senza guadagnarci un centesimo. egli almeno non era arrabbiato come loro e per questo, dicevano, in paese possedeva le più belle chiuse di trezza. dove era venuto senza scarpe ai piedi, aggiungeva. 6807_7050_000021 uno che è vedovo è come uno che vada soldato. aggiunse la zuppidda: amore di soldato poco dura a tocco di tamburo. addio, signora. e poi s'era persa la provvidenza. 6807_7050_000022 eppure tutti siamo figli di dio allo stesso modo e ognuno dovrebbe avere la sua parte egualmente. quel ragazzo lì ha del talento, diceva lo speziale a don silvestro e a padron cipolla e a chi voleva sentirlo. 6807_7050_000023 alessi vi si aggrappò anche lui con tutte le sue forze, e così riescirono ad avvolgerla due o tre volte alla sbarra del timone e le guardie doganali li tirarono a riva, padron ntoni però. 6807_7050_000024 piuttosto voleva starci. lui colle mani sulla pancia la domenica e il lunedì ed anche gli altri giorni, giacché è inutile affaticarsi per nulla. così ntoni faceva il predicatore come lo speziale. almeno aveva imparato questo nel viaggio ed ora aveva aperto gli occhi come i gattini, dopo i quaranta giorni che son nati. 6807_7050_000025 infine che volete. le disse come furono soli: a voi che ve ne importa se mettono il dazio sulla pece, forse che lo pagate voi o vostro marito, o non devono pagarlo, piuttosto quelli che hanno bisogno di far accomodare le loro barche. 6807_7050_000026 basta lasciare al quadro le sue tinte schiette e tranquille e il suo disegno semplice. man mano che cotesta ricerca del meglio, di cui l'uomo è travagliato, cresce e si dilata, tende anche ad elevarsi e segue il suo moto ascendente nelle classi sociali. 6807_7050_000027 una volta in paese si stava meglio quando non erano venuti quelli di fuori, a scrivere sulla carta i bocconi che vi mangiate, come don silvestro, o a pestare fiori di malva nel mortaio e ingrassarsi col sangue di quei del paese. 6807_7050_000028 dunque, cosa pretendete per la casa? tornò a dire padron ntoni, ne parleremo, ne parleremo quando saremo dal notaio, rispose lo zio crocifisso. adesso lasciatemi ascoltare la santa messa. e in tal modo lo mandava via. mogio, mogio. 6807_7050_000029 e la tela che batteva la cugina anna sulle pietre del lavatoio, e si udiva pure. mena a piangere, cheta, cheta, in cucina, poveretta, mormorava il nonno. anche a te è crollata la casa sul capo e compare, fortunato, se ne è andato, freddo, freddo, senza dir nulla. 6807_7050_000030 il figlio della locca. udendo parlare delle ricchezze dello zio crocifisso- il quale a lui gli era zio davvero perché era fratello della locca- si sentiva gonfiare in petto una gran tenerezza pel parentado. 6807_7050_000031 con questo tempaccio non ci sarà nessuno. al rotolo soggiunse il figlio della locca ed è meglio tornarsene a casa. ntoni cinghialenta e rocco spatu, che erano sulla soglia davanti alla pioggia che scrosciava come il pesce nella padella, rimasero un momento zitti, guardando nel buio. 6807_7050_000032 mena stava seduta accanto al giovanotto, com'è l'uso, ma non alzava gli occhi dal grembiule e brasi si lamentava con suo padre, quando se ne andarono, che ella non gli avesse offerto il piatto con i ceci. 6807_7050_000033 io lo so che non sono per voi. ora è meglio che non ci passiate più di qua, perché più vi vedo e più vorrei vedervi, e oramai son la favola del paese. la zuppidda si mette sulla porta ogni volta che vi vede passare e poi va a dirlo a tutti. 6807_7050_000034 alfio si strinse nelle spalle e disse che non poteva farci nulla. io non vorrei andarmene, ripeteva guardando la candela. e voi non mi dite nulla, comare mena. la ragazza aprì la bocca due o tre volte per dire qualche cosa, ma il cuore non le resse. 6807_7050_000035 perché la sciara non è fatta per andarci a passeggiare e gli scogli del rotolo ci sentono come se avessero le orecchie ditegli, e vedono, anche senza cannocchiale, le barche che vanno costeggiando quatte, quatte verso l'imbrunire come se andassero a pescar pipistrelli. 6807_7050_000036 don michele era là, giallo anche lui, seduto sulla sedia di faccia ai giudei che sbadigliavano e si facevano vento col fazzoletto. l'avvocato, intanto, chiacchierava sottovoce col suo vicino, come se non fosse stato fatto suo. 6807_7050_000037 egli conosceva tutti quelli che passavano al rumore dei loro passi, fossero colle scarpe o a piedi nudi, e diceva: voi siete compare tino oppure siete compare cinghialenta? e siccome era sempre là a dir delle barzellette con questo e con quello, sapeva ciò che accadeva in tutto il paese. 6807_7050_000038 io non l'ho trovato. il marito saltò su la vespa con tanto di pungiglione. io non sono come quelle che si tirano dietro gli uomini, anche in chiesa, colle scarpe verniciate e quelli altri colla pancia grossa. 6807_7050_000039 ora, se tu volessi aiutarci, torneremo ad essere quelli che eravamo, se non più col cuore contento perché quelli che sono morti non tornano più, almeno senza altre angustie e tutti uniti. come devono stare le dita della mano e col pane in casa? se io chiudo gli occhi, come resterete voi altri? 6807_7050_000040 non dava più segno di vita e allorché accostarono la lanterna si vide che aveva la faccia sporca di sangue, sicché tutti lo credettero morto e i nipoti si strappavano i capelli. ma dopo un paio d'ore arrivò correndo don michele rocco spatu, vanni pizzuto e tutti gli sfaccendati che erano all'osteria quando giunse la notizia. 6807_7050_000041 ma questi oramai sono discorsi inutili e bisogna fare quel che si può. anche il mio asino va dove lo faccio andare ora, addio, concluse, mena, anch'io ci ho come una spina qui dentro. 6807_7050_000042 e le disse che lo sapeva, cosa voleva farne, che voleva farsela mangiare da quel pezzente di alfio mosca, il quale le faceva l'occhio di triglia per amor della chiusa e non voleva vederselo più per la casa e nel cortile che alla fin fine ci aveva sangue nelle vene anche lui. 6807_7050_000043 io ci ho piacere, diceva lo zio crocifisso, ch'era lì anche lui a vedere colle mani dietro la schiena. siamo cristiani e bisogna godere del bene altrui. il proverbio dice: augura bene al tuo vicino, ché qualche cosa te ne viene. 6807_7050_000044 e poi all'orecchio della vespa. la santuzza non vorrebbe si dicesse che vende l'acqua per vino, ma farebbe meglio a non tenere in peccato mortale massaro filippo l'ortolano che ha moglie e figliuoli. 6807_7050_000045 alessi, che gli vide negli occhi il desiderio, lo fece entrare nella stalla col pretesto del vitello che aveva comperato la nunziata, ed era grasso e lucente e in un canto c'era pure la chioccia coi pulcini. 6807_7050_000046 santi del paradiso si avrebbero a tagliarli tutti quei pali del telegrafo e buttarli nel fuoco. incominciò, compare zuppiddu, ma nessuno gli dava retta e guardavano nell'orto per mutar discorso. 6807_7050_000047 vanni pizzuto. aveva anche chiuso la bottega perché nessuno andava più a farsi radere e portava il rasoio in tasca e vomitava improperi da lontano e sputava addosso a coloro che se ne andavano, pei fatti loro, coi remi in collo stringendosi nelle spalle. 6807_7050_000048 ve lo faccio per niente. aggiunse don silvestro, messo di buon umore, e se ne andò cogli altri a chiacchierare con lo zio santoro davanti all'osteria. sentite: zio santoro, volete guadagnarvi dodici tarì? e cavò fuori la moneta nuova, sebbene lo zio santoro non ci vedesse. 6807_7050_000049 quando mastro turi avrà messo in ordine la provvidenza, armeremo la nostra barca e non avremo più bisogno d'andare a giornata, diceva padron ntoni la mattina, quando egli andò a svegliare il nipote. ci volevano due ore per l'alba e ntoni avrebbe preferito starsene ancora un po sotto le coperte. 6807_7050_000050 e piedipapera. aggiungeva, fingendo di parlare con lui, quella strega di vostra moglie, se sa che avete ripreso i denari della casa, è capace di strozzarvi per comprarsene tante collane e fazzoletti di seta. e diceva pure: 6807_7050_000051 perciò si ostinava a fare il minchione. eh, non vi conviene, lasciateli, ma un centesimo di meno non posso, in coscienza che l'anima ho da darla a dio. e dimenava il capo che pareva una campana senza batacchio. davvero. 6807_7050_000052 ora la moglie di cinghialenta veniva di tanto in tanto a fare il diavolo davanti all'osteria coi pugni sui fianchi, strillando che la santuzza le rubava il marito e perciò, quando costui tornava a casa, ella si buscava delle frustate colle redini della cavezza. 6807_7050_000053 intanto la provvidenza era scivolata in mare come un'anitra col becco in aria e ci sguazzava. dentro si godeva il fresco, dondolandosi mollemente nell'acqua verde che le colpettava attorno ai fianchi, e il sole le ballava sulla vernice. 6807_7050_000054 l'avvocato seguitò a parlare senza sputare, senza grattarsi il capo per più di venticinque lire, talmente che padron ntoni e i suoi nipoti si sentivano venire l'acquolina in bocca di parlare anche loro, di spifferare la loro brava difesa, che si sentivano gonfiare in testa. 6807_7050_000055 la madre, mentre ribatteva il pettine sul telaio, uno, due, tre, pensava a quel bum bum della macchina che le aveva portato via il figliuolo e le era rimasto sul cuore, in quel gran sbalordimento, e le picchiava ancora dentro il petto. uno, due, tre. 6807_7050_000056 stasera sei ubbriaco, ma ti farei vedere se ho paura di don michele. ora che ho venduto il mulo, non voglio che nessuno venga a vedere come mi guadagno il pane sangue di un cane. là si misero a cianciare a voce bassa, a ridosso del muro, intanto che lo scroscio della pioggia copriva i loro discorsi. 6807_7050_000057 io non lo so. il vino me lo danno nei barili. aceto da fare l'insalata, rispose la zuppidda, un vero veleno. così si è fatta ricca la santuzza e, onde gabbare il mondo, si è messo sul petto l'abitino di figlia, di maria. 6807_7050_000058 non possiamo più stare nemmeno in casa. per non schiattare dalla bile ci hanno scacciato fuori di casa nostra. quelle carogne hanno fatto come il furetto col coniglio. le donne son messe al mondo per castigo dei nostri peccati. 6807_7050_000059 no, diceva ntoni. no, io non posso aiutarti se non ho nulla. il proverbio dice: aiutati che t'aiuto. quando avrò guadagnato dei denari anch'io, allora tornerò e staremo allegri tutti. 6807_7050_000060 in mezz'ora si guadagnano la loro giornata e poi sono a spasso tutto il giorno, tale e quale, come don michele, il quale sembra un uccellaccio perdigiorno sempre là per i piedi, dacché non va più a scaldare le panche della santuzza. 6807_7050_000061 comare mena, aveva detto don michele un'altra volta passando dalla strada del nero: ditegli a vostro fratello di non andarci di notte al rotolo con rocco spatu e. 6807_7050_000062 presto compie l'anno, aggiungeva lo zio crocifisso quand'era solo a brontolare con compare tino e non si è visto un grano d'interessi. quelle duecento lire basteranno appena per le spese. 6807_7050_000063 don silvestro invece era più fermo. continuava ad andare attorno con quella faccia tosta e rocco spatu e cinghialenta, come lo vedevano, rientravano in fretta nell'osteria per non fare uno sproposito e vanni pizzuto. bestemmiava forte, toccando il rasoio dentro la tasca dei calzoni. 6807_7050_000064 infine, rosso, scalmanato fuori di sé, fece una proposta disperata e la piantò in faccia allo zio crocifisso, rimminchionito, e ai malavoglia coi sacchi in mano. 6807_7050_000065 così tornano il bel sole e le dolci mattine d'inverno, anche per gli occhi che hanno pianto e li hanno visti del color della pece e ogni cosa si rinnova, come la provvidenza che era bastata un po di pece e di colore e quattro pezzi di legno per farla tornare nuova come prima. 6807_7050_000066 sentite, io non ci ho colpa. l'ho sentito dire nel cortile di campana di legno, mentre stavo spaccando il carrubbo che fu schiantato dal temporale di santa chiara. vi rammentate. 6807_7050_000067 e non si accorse, ma ci pensò dopo che uno sconosciuto, il quale pareva stanco, anche lui, poveraccio, c'era stato seduto pochi momenti prima e aveva lasciato sui sassi delle gocce di certa sudiceria che sembrava olio. 6807_7050_000068 cosa volete che ci faccia, rispose lui. io sono un povero diavolo e ho bisogno di quei denari e della provvidenza. non so che farne perché non è il mio mestiere, ma se la vuole, lo zio crocifisso vi aiuterò a venderla. or ora torno. 6807_7050_000069 poi, quando fu lontano, in mezzo alla piazza scura e deserta che tutti gli usci erano chiusi, si fermò ad ascoltare se chiudessero la porta della casa del nespolo, mentre il cane gli abbaiava dietro e gli diceva col suo abbaiare che era solo in mezzo al paese. 6807_7050_000070 il nonno, da uomo, non diceva nulla, ma si sentiva un gruppo nella gola anch'esso, ed evitava di guardare in faccia la nuora, quasi ce l'avesse con lei. così se ne tornarono ad aci trezza, zitti, zitti e a capo chino. 6807_7050_000071 che la barbara non era quella che ci voleva per suo figlio ntoni, perché era avvezza come una signorina e non sapeva quel che ci vuole ad essere una buona moglie di marinaro. me l'hanno raccontato: al lavatoio: comare, mangiacarrubbe e la. 6807_7050_000072 almeno lei non gli faceva mancar nulla a suo padre, adesso che era invalido, e se lo teneva sull'uscio e vi aiuta, anzi aggiungeva: piedipapera, quell'invalido lì vale tant'oro quanto pesa, par fatto apposta per la porta di un'osteria, così cieco e rattrappito com'è, e dovreste pregare la madonna che vi campi cent'anni già, cosa vi costa? 6807_7050_000073 quel sabato verso sera la nunziata venne a prendere un pugno di fave per i suoi bambini e disse: compare, alfio, se ne va domani, sta levando tutta la sua roba, mena. si fece bianca e smise di tessere. 6807_7050_000074 ma intanto la longa non ne sapeva nulla, poveraccia e rideva ed era in festa coi parenti e gli amici. il soldato non finiva di chiacchierare con quelli che volevano ascoltarlo, giocando colle braccia come un predicatore. 6807_7050_000075 sarei rimasto qui, che fino i muri mi conoscono e so dove metter le mani, tanto che potrei andar a governare l'asino di notte, anche al buio, e vi avrei sposata, io comare mena, ché in cuore vi ci ho da un pezzo e vi porto meco alla bicocca e dappertutto ove andrò. 6807_7050_000076 padron cipolla, compare mangiacarrubbe e compare cola. stavano ad ascoltare senza dir nulla. sì, conchiuse infine, padron, fortunato gravemente, piuttosto che buttarla sul fuoco. 6807_7050_000077 e a quelli che volevano sentirla ripeteva: comare la longa non ci viene in chiesa, eppure ci ha il marito in mare. con questo tempaccio poi non bisogna stare a cercare, perché il signore ci castiga. persino la madre di menico stava in chiesa, sebbene non sapesse far altro che veder volare le mosche. 6807_7050_000078 quel cuor contento della cugina anna, invece la prendeva allegra don giammaria dice che fate peccato mortale. a sparlar del prossimo, don giammaria dovrebbe piuttosto far la predica a sua sorella donna. rosolina rispose la. 6807_7050_000079 intanto, ora che siamo qui, aspettiamo a tirare le reti. la maretta viene dal largo e a noi ci giova, aggiunse padron ntoni. ahi borbottava intanto lo zio cola. 6807_7050_000080 già voi non ne avete mai avuta perché non sapreste dove metterla. gli gridava don giammaria e don franco ch'era piccino. ci si arrabbiava e accompagnava il prete con parolacce che si sentivano da un capo all'altro della piazza, allo scuro. 6807_7050_000081 a giornata ci andava proprio perché il nonno ve lo conduceva e non gli bastava ancora l'anima di dir di no. ma quando il soprastante gli stava addosso come un cane e gli gridava dalla poppa: oh, laggiù, ragazzo, che facciamo. 6807_7050_000082 infine, adagio adagio, cadde sulla sedia e parve che le avessero rotto le gambe in un colpo. poi, dopo che fu stata un gran pezzo a quel modo, senza muoversi e senza dire una parola, che comare grazia? le gettava l'acqua sulla faccia, cominciò a balbettare: voglio andarmene, non voglio starci più qui. 6807_7050_000083 che bella cosa, aggiunse mosca, quando uno è ricco come il figlio di padron cipolla, che può prendersi la moglie che vuole e può stare dove gli piace. buona notte, compare, alfio, disse, poi mena, dopo essere stata un altro pezzetto a guardare la lanterna appesa al rastrello. 6807_7050_000084 bastiano. intanto smoccolava la candela senza dir nulla. così fu risoluto il negozio dei lupini e il viaggio della provvidenza, che era la più vecchia delle barche del villaggio, ma aveva il nome di buon augurio. 6807_7050_000085 adesso la casa era grande come il mare e ci si perdevano dentro i denari. se n'erano andati con ntoni alessi, era sempre lontano per guadagnarsi il pane di qua e di là. 6807_7050_000086 non si parlava d'altro che di sardelle e di salamoia, perfino nella spezieria, dove aggiustavano il mondo a modo loro, e don franco voleva insegnare una maniera nuova di salare le acciughe, che l'aveva letta nei libri. 6807_7050_000087 questi qui mi piacciono, rispondeva: campana di legno. questi qui che stanno a guardia della roba dei galantuomini mi piacciono. se gli dessero l'imbeccata sarebbe della setta. anche lui diceva fra di sé, don giammaria, picchiando all'uscio di casa. 6807_7050_000088 per disgrazia il ragazzo era fatto con coscienza, come se ne fabbricano ancora ad aci trezza, e il dottore della leva, quando si vide dinanzi quel pezzo di giovanotto, gli disse che aveva il difetto di esser piantato come un pilastro su quei piedacci che sembravano pale di. 6807_7050_000089 e il pensiero dei lupini gli ficcava più dentro nel cuore. la spina di bastianazzo, il nespolo lasciava cadere le foglie vizze e il vento le spingeva di qua e di là pel cortile. 6807_7050_000090 correte a trovarle, che ora ci hanno il truogolo in casa e cercano il maiale. ma ntoni giurava che non era vero e a lui non gliene importava di queste cose, alle femmine. non ci pensava più e avrebbe potuto sputargli in faccia se lo vedeva parlare con un'altra donna. 6807_7050_000091 lia s'era messa sulla porta, tutta pettoruta, a dire alle comari: il nonno sta meglio. ha detto don ciccio che il nonno per adesso non muore e non le pareva vero che tutte le comari stessero ad ascoltarla come una donna fatta. venne anche alessi e disse alla nunziata: ora che sei qui, in due salti vado a vedere che n'è della provvidenza. 6807_7050_000092 gli uomini avevano avuto un gran da fare tutto il giorno con quell'usuraio dello zio crocifisso, il quale aveva venduto la gatta nel sacco e i lupini erano avariati campana di legno. diceva che lui non ne sapeva nulla. come è vero, iddio. 6807_7050_000093 e se aumenta il prezzo del mosto, basta crescere l'acqua nei barili. lo zio santoro si è fatto ricco in tal modo ed ora chiede l'elemosina per passatempo. 6807_7050_000094 adesso aiuta a tirare da questa parte, ché san francesco stavolta ha mandata la grazia di dio. il ragazzo tirava e puntava i piedi e sbuffava, che pareva facesse tutto lui. 6807_7050_000095 padron cipolla lo sapeva lui. perché non pioveva più come prima? non piove più perché hanno messo quel maledetto filo del telegrafo che si tira tutta la pioggia e se la porta via. 6807_7050_000096 appena mastro turi disse che la barca era in ordine, padron ntoni venne a pigliarsela coi suoi ragazzi e tutti gli amici e la provvidenza, mentre camminava verso la marina, barcollava sui sassi come avesse il mal di mare in mezzo alla folla. 6807_7050_000097 ogni male non viene per nuocere, le diceva padron ntoni. forse in tal modo metterà giudizio, il vostro rocco, anche al mio ntoni. gli gioverà stare lontano da casa sua, così quando tornerà e sarà stanco di girare il mondo. 6807_7050_000098 che disgrazia. tu hai la salute, sei giovane, sai il tuo mestiere. che ti manca? io che son vecchio, e tuo fratello, che è ancora un ragazzo, ci siamo tirati su dal fosso. 6807_7050_000099 guarda padron cipolla, che corre dietro il suo brasi perché non vada a buttare il ben di dio, pel quale ha sudato e lavorato tutta la vita nel grembiule della vespa, e massaro filippo, così ricco com'è, che guarda il cielo e recita avemarie per la sua vigna ad ogni nuvola che passa. 6807_7050_000100 e se ne andarono intontiti, sopraffatti da tutte quelle ragioni che avevano, ruminando e gesticolando le chiacchiere dell'avvocato per tutta la strada maruzza, che stavolta non era andata come li vide arrivare, colla faccia rossa e gli occhi lucenti, si sentì sgravare di un gran peso anche lei, e si rasserenò in viso aspettando che dicessero quel che aveva detto. 6807_7050_000101 la zuppidda le diceva che vieni a cercare tuo fratello. qui tua madre ha paura che vogliono rubartelo, tuo fratello, comare la vespa. veniva anche lei nel cortile dei zuppiddi, colla, calzetta al collo, a dire: roba di fuoco degli uomini che sono peggio dei cani. 6807_7050_000102 di piedipapera. questo solo rammentategli. gli disse gesù cristo a san giovanni degli uomini segnati guàrdatene lo dice pure il proverbio mena sbarrava gli occhi e impallidiva, senza capir bene quel che ascoltava, ma sentiva già la paura che suo fratello avesse a fare con quelli del berretto. 6807_7050_000103 quando mena si sarà maritata, rispondeva ntoni. il nonno ci darà la camera di sopra, io non ci sono avvezza a star nella camera di sopra come i colombi. tagliava corto la barbara, tanto che suo padre, ch'era suo padre, diceva a ntoni guardandosi attorno mentre se ne andavano per la straduccia. 6807_7050_000104 coi capelli bianchi e arruffati, che si metteva a sedere davanti alla casa del nespolo o aspettava le barche alla riva. e nemmeno il colèra la voleva, poveretta. i forestieri erano fuggiti anch'essi, come gli uccelli: quando viene. 6807_7050_000105 e strillava e si strappava i capelli, che lo volevano ridurre in camicia e volevano lasciarlo senza pane per tutto l'inverno, lui e sua moglie grazia, dopo che l'avevano persuaso a comprare il debito dei malavoglia. e quelle erano cinquecento lire, l'una meglio dell'altra, che s'era levate di bocca per darle allo zio crocifisso. 6807_7050_000106 in mezzo a quelli che vendevano castagne e fichidindia e non gli pareva vero che il suo ntoni fosse là dietro a quelle grate, coi soldati a guardia. l'avvocato poi tornava dal chiacchierare, con ntoni fresco come una rosa, fregandosi le mani, e gli diceva che suo nipote stava bene, anzi era ingrassato. 6807_7050_000107 sentite? le disse alfio dopo che ebbe: guardate le stelle anche lui, voi che siete sant'agata. se vi sognate un terno buono, ditelo a me che ci giuocherò la camicia e allora potrò pensarci a prender moglie. 6807_7050_000108 ognuno raccontava i suoi guai, anche per conforto dei malavoglia, che non erano poi i soli ad averne. il mondo è pieno di guai, chi ne ha pochi e chi ne ha assai. e quelli che stavano fuori nel cortile guardavano il cielo, perché un'altra pioggerella ci sarebbe voluta come il pane. 6807_7050_000109 tutto perché è tornato ntoni di padron. ntoni seguitava, comare, venera ed è sempre là dietro le gonnelle di mia figlia. ora gli danno noia le corna a don silvestro. infine, se non lo vogliamo, cosa pretende mia figlia? è roba mia e posso darla a chi mi pare e piace. 6807_7050_000110 almeno voleva sapere perché al mondo ci doveva essere della gente che se la gode senza far nulla e nasce colla fortuna nei capelli, e degli altri che non hanno niente e tirano la carretta coi denti per tutta la vita. 6807_7050_000111 non sta ad aspettar, te, no, tua sorella gli diceva: quell'ubbriacone di rocco spatu, se mai aspetta don michele ntoni, allora voleva mangiargli l'anima mentre si trovava il coltello in tasca. e cinghialenta chiese loro se erano ubbriachi a volersi quistionare per delle sciocchezze mentre andavano a fare quello che sapevano. 6807_7050_000112 bisogna pregare anche pei peccatori, rispondeva la santuzza. le anime buone ci sono. per questo sì, come se ne sta pregando la mangiacarrubbe col naso dentro la mantellina, e dio sa che peccatacci fa fare ai giovanotti. 6807_7050_000113 adesso tutto era cambiato e quando uno se ne va dal paese è meglio che non ci torni più, perché la strada stessa non sembrava più quella, dacché non c'era più quel passeggio per la mangiacarrubbe. e don silvestro non si faceva vedere, nemmeno lui, aspettando che la zuppidda cascasse coi suoi piedi. 6807_7050_000114 i hanno detto che alla piana, al di là della città, c'è da lavorare per tutti alla ferrovia. ora la santuzza s'è intesa con massaro filippo pel mosto nuovo e non avrò più nulla da far qui. 6807_7050_000115 predicatore. sì, c'erano anche dei siciliani, ce n'erano di tutti i paesi. del resto, sapete, quando suona la generale, nelle batterie non si sente più né scia né vossia e le carabine le fanno parlar tutti allo stesso modo. bravi giovanotti tutti e con del fegato sotto la camicia. 6807_7050_000116 la quale, dopo che la leva si portava via i giovanotti del paese, aveva finito per addomesticarsi un po con lui. ognuno sa gli affari di casa sua, rispondeva la zuppidda. se lo dite per ciò che vanno predicando le male lingue, che io metto le mani addosso a mio marito, vi rispondo che non sapete un corno, tuttoché sapete di lettera. 6807_7050_000117 sorte scellerata, esclamava don michele, battendo col pugno sulla sciabola. vorrei pigliare un terno al lotto. vorrei pigliare comare lia, per farvi vedere cosa son capace di fare. 6807_7050_000118 è ubbriaco. osservò rocco spatu, messo sotto la gronda: portatelo qui che gli farà bene. ntoni, un po calmato dall'acqua che gli pioveva dalla gronda, si lasciò condurre da compare cinghialenta, seguitando a sbuffare mentre sguazzava nelle pozzanghere e sacramentava che, se incontrava don michele, voleva dargli quello che gli aveva promesso. 6807_7050_000119 le carte bollate. allora cominciarono a piovere e piedipapera diceva che l'avvocato non doveva esser rimasto contento del regalo di padron ntoni per lasciarsi comprare. e questo provava che razza di stitici essi fossero, se ci era da fidarsi, quando promettevano che avrebbero pagato. 6807_7050_000120 niente piedipapera. dal muro stava guardando un piccolo crocchio di persone che discorrevano fra di loro vicino alla fontana colla faccia seria, come se fosse per cascare il mondo. alla spezieria c'erano i soliti sfaccendati che si dicevano le orazioni col giornale in mano o si piantavano le mani sulla faccia chiacchierando, quasi volessero accapigliarsi. 6807_7050_000121 dopo che cinghialenta aveva venduto il mulo e non sapeva più che farsene delle redini, che la notte i vicini non potevano chiuder occhio dalle grida. questo non va bene, diceva don silvestro. la cavezza è fatta per il mulo, compare. cinghialenta è un uomo grossolano. egli andava a dire queste cose quando c'era comare. venera la. 6807_7050_000122 quando non avrà più nessuno da sposare, allora dovranno pregarmi loro e farò i patti grassi. come s'usa alla fiera quando i compratori sono scarsi. fra quelli che cercavano di prendersi la barbara c'era stato vanni pizzuto allorché andava a far la barba a mastro turi che aveva la. 6807_7050_000123 la poveretta. stette un pezzetto senza rispondere, sebbene fosse buio e nessuno potesse vederla in viso. di tanto in tanto si udivano i vicini parlar dietro gli usci chiusi e piangere i bambini e il rumore delle scodelle dove stavano cenando, sicché nessuno poteva udire. 6807_7050_000124 lui a buon conto, se n'era riserbati un centinaio di barili. e parlavano pure di compare bastianazzo, buon'anima che nessuno se lo sarebbe aspettato, un uomo nel fiore dell'età e che crepava di salute, poveretto. 6807_7050_000125 e dove ntoni andava a ronzare con rocco spatu e cinghialenta ed altri malarnesi, colla pipa in bocca, che le guardie le conoscevano ad una ad una, quelle punte di fuoco delle pipe, mentre stavano appiattate fra gli scogli con le carabine in mano. 6807_7050_000126 e la sua festa era quando aveva della roba per le mani. tanto più ora che suo figlio rocco faceva festa all'osteria da un lunedì all'altro per smaltire il malumore che gli aveva ficcato in corpo quella civetta della. 6807_7050_000127 il vecchio andava di qua e di là senza sapere che facesse maruzza. invece non si muoveva dai piedi del letto, quasi non avesse più nulla da fare. quando diceva qualche parola, ripeteva sempre cogli occhi fissi e pareva che non ci avesse altro in testa. ora non ho più niente da fare. 6807_7050_000128 gli diceva che avrebbero comprato un vitellino a san sebastiano ed ella bastava a procurargli l'erba e il mangime per l'inverno. a maggio si sarebbe venduto con guadagno e gli faceva vedere pure la nidiata di pulcini che aveva messo e venivano a pigolare davanti ai loro piedi al sole, starnazzando nella polvere della strada. 6807_7050_000129 festa piedipapera. sembrava che facesse il solletico alle donne. tante ne diceva mentre l'avvocato stava preparando le carte, giacché a mandare l'usciere c'era tempo. aveva detto lo zio crocifisso. 6807_7050_000130 don franco, dalla sua bottega, sghignazzava alle loro spalle a voce alta, cercando d'imitare la risata di don silvestro che faceva andare in bestia la gente. ma lo speziale era della setta e si sapeva. e don giammaria gli gridava dalla piazza: 6807_7050_000131 e il figlio del re la sposerà e le metterà in dito l'anello e poi la farà montare in groppa al cavallo bianco e se la porterà nel suo regno. alessi ascoltava a bocca aperta che pareva vedesse il figlio del re sul cavallo bianco a portarsi in groppa la mara della cugina anna. 6807_7050_000132 la gente diceva che la lia era andata a stare con don michele. già i malavoglia non avevano più niente da perdere e don michele almeno le avrebbe dato il pane padron ntoni. adesso era diventato del tutto un uccellaccio di camposanto. 6807_7050_000133 la moglie dello speziale, torceva il muso a quegli schiamazzi e stava coi guanti sulla pancia e la faccia lunga, come si usa in città, per quelle circostanze che solo a guardarla la gente ammutoliva quasi ci fosse il morto lì davanti e per questo la chiamavano la signora. 6807_7050_000134 e li andava toccando per accertarsi che erano loro, e poi non diceva più nulla, mentre gli si vedeva in faccia che aveva tante cose da dire e spezzava il cuore con quella pena che gli si leggeva in faccia e non la poteva dire. 6807_7050_000135 e il vento soffiava a ondate che pareva avesse la parola brutto tempo, diceva padron ntoni. il vento oggi gira peggio della testa di una fraschetta e il mare ha la faccia come quella di piedipapera quando vuol farvi qualche brutto tiro. 6807_7050_000136 o a donna rosolina, cosa gliene importa? oramai susurrava piedipapera donna rosolina, intanto raccontava a don silvestro le grosse faccende che ci aveva per le mani. 6807_7050_000137 per me disse: luca, ci vado volentieri a fare il soldato in cambio di ntoni. così come tornerà lui, potrete mettere in mare la provvidenza e non ci sarà più bisogno di nessuno. 6807_7050_000138 questa è la verità. i ho visti io cogli occhi miei e lo sa tutto il paese. quella mattina nella casa dei malavoglia c'era stata una tragedia che il nonno come aveva visto partire tutto il paese per andare a sentire condannare ntoni. 6807_7050_000139 già. don michele non sapeva nulla e parlava a casaccio onde fargli paura per la bizza che ci aveva contro di lui dopo l'affare della santuzza, la quale l'aveva messo fuori della porta come un cane rognoso. 6807_7050_000140 oppure correvano nella bottega di pizzuto, il quale vendeva acquabianca, e faceva la barba e raccontava ogni cosa com'era stata, parola per parola. i minchioni, sentenziava lo speziale. vedete chi si lascia prendere i minchioni. 6807_7050_000141 e chi era là presente a godersi la scena osservava che massaro filippo faceva una bella figura. com'è vero. dio, massaro filippo ha bisogno d'aiuto, diceva pizzuto, non lo vedete quella santuzza si mangerebbe anche il crocifisso. 6807_7050_000142 che sei già ubbriaco, gli chiese cinghialenta. no, rispose lui. non ho bevuto. esciamo fuori, che l'aria aperta farà bene a tutti. buona notte a chi resta. 6807_7050_000143 e ntoni malavoglia, altro bell'uomo nuovo, suo nonno, e tutti gli altri sudano e si affannano per tirarsi su un'altra volta e lui, quando può scappare con un pretesto, va a girandolare pel paese e davanti all'osteria tale e quale come rocco. 6807_7050_000144 bella cosa rispondeva ntoni. ora che i miei parenti sono in mezzo alla strada, mi dite di piantarli anch'io? come se la caverà il nonno a far andare la provvidenza e a dar da mangiare a tanti, se lo lascio solo. 6807_7050_000145 e saranno costretti a dir di sì. per forza, rispondeva lei, e sua madre era lì dietro ad ascoltare. ci giuocherei tutt'e due questi occhi. bella la parte che rappresenta quella strega. 6807_7050_000146 padron cipolla voltò le spalle, freddo, freddo, senza dir nulla e dopo che tutti se ne furono andati, i malavoglia rimasero soli nel cortile. ora disse padron ntoni, siamo rovinati ed è meglio per bastianazzo che non ne sa nulla. 6807_7050_000147 la longa si sentiva sullo stomaco il debito delle quarant'onze dei lupini e cambiò discorso, perché le orecchie ci sentono anche al buio. e lo zio crocifisso si udiva discorrere con don giammaria mentre passavano per la piazza lì vicino, tanto che la zuppidda interruppe i vituperi che stava dicendo di lui per salutarlo. 6807_7050_000148 e l'asino lo venderete come volete che faccia io. non sono ricco come vanni pizzuto. se no, in coscienza non lo venderei, povera bestia. 6807_7050_000149 i raccomando, non dite che li ho visti. io gridava piedipapera andandogli dietro. non voglio mettermi in bocca a quella vipera di vostra nipote. lo zio crocifisso. in un attimo mise sottosopra tutto il paese che voleva mandare perfino le guardie e don michele a mettere sotto custodia la vespa. 6807_7050_000150 guardati che ti hanno visto sulla sciara e verso il rotolo, guardati di piedipapera. sai il detto dell'antico che gli disse gesù cristo a san giovanni: degli uomini segnati, guàrdatene chi. 6807_7050_000151 è chi deve pensare a dar loro da mangiare. lo zio crocifisso aveva persa anche la devozione, dacché si era messa la vespa addosso e non andava nemmeno in chiesa per stare lontano dalla moglie. almeno il tempo della messa così si dannava. 6807_7050_000152 lo zio crocifisso era venuto a dare un'occhiata insieme a piedipapera e parlavano a voce alta nelle stanze vuote, dove le parole si udivano come se fossero in chiesa. compare tino, non aveva potuto durarla a campare d'aria sino a quel giorno e aveva dovuto rivendere ogni cosa allo zio crocifisso per riavere i suoi denari. 6807_7050_000153 se fosse stato vero che tornava ricco, i danari non avrebbe avuto dove metterli, tanto era lacero e pezzente. ma il nonno e i fratelli gli fecero festa ugualmente, come se fosse venuto carico di denari, e le sorelle gli si appesero al collo ridendo e piangendo che ntoni non conosceva più la lia, tanto s'era fatta grande. e gli dicevano: ora non ci lascerai più. non è vero. 6807_7050_000154 corre a nascondersi di qua e di là come un ragazzaccio. stanotte ha dormito nella sagrestia e ieri mia sorella dovette mandargli un piatto di maccheroni nel pollaio dov'era nascosto, perché quel bietolone non mangiava da ventiquattr'ore ed era tutto pieno di pollini. 6807_7050_000155 lo so a chi volete bene, disse ntoni col pugno sul fianco. no che non lo sapete. compare ntoni e vi hanno detto delle chiacchiere. se qualche volta poi passate dalla mia porta, vi racconterò ogni cosa. 6807_7050_000156 per fortuna la mena non poteva vederlo più così vestito com'era, perché i malavoglia stavano sempre colla porta chiusa, ancor essi poveretti, nella casuccia del beccaio che avevano presa in affitto nella strada del nero, vicino ai zuppiddi, e se accadeva di vederli da lontano, brasi correva a nascondersi dietro il muro o tra i. 6807_7050_000157 se la gnà maruzza ci mette la mano, ogni cosa si sarebbe aggiustata. la povera donna non sapeva indovinare dove dovesse mettere la sua mano. dovete metterla nella vendita, le disse don silvestro, e rinunziare all'ipoteca della dote, quantunque i lupini non li abbiate presi voi. 6807_7050_000158 avete visto una gatta? quando ha perso i suoi gattini, dicevano le vicine. la lettera non veniva, però anche padron ntoni non s'imbarcava più e stava sempre attaccato alle gonnelle della nuora come un cagnolino. alcuni gli dicevano: andate a catania, che è paese grosso, e qualcosa sapranno dirvi. 6807_7050_000159 la poveretta che non sapeva di essere vedova, balbettava: oh vergine maria, oh vergine maria. dinanzi al ballatoio della sua casa c'era un gruppo di vicine che l'aspettavano e cicalavano a voce bassa fra di loro. 6807_7050_000160 e vanni pizzuto. le portava in regalo i fichidindia rubati a massaro filippo l'ortolano e se li mangiavano insieme nella vigna sotto il mandorlo. li aveva visti lei? 6807_7050_000161 almeno la mangiacarrubbe. non ne compra più collane e fazzoletti di seta. ora che ha acchiappato il marito, la vedete come viene a messa con una vesticciuola di cotonina. a me non me ne importa della mangiacarrubbe, ma avrebbero dovuto bruciarla. viva anche lei, con tutte le altre donne che sono al mondo per farci dannare. 6807_7050_000162 egli stava zitto e ascoltava cheto cheto tutto quello che diceva la ragazza, ma poi tornava a ripetere: non mi ci mandare all'ospedale, perché non ci sono avvezzo. 6807_7050_000163 lui, davvero ella non ci aveva pensato alla lettera e tutta la notte non poté chiudere occhio e aveva sempre la testa là nel mare, verso trieste, dov'era successa quella ruina, e vedeva sempre suo figlio, pallido e immobile, che la guardava con certi occhioni sbarrati e lucenti. 6807_7050_000164 ora vengo a romperti le corna. minacciò piedipapera e cominciò ad arrancare dietro la tavola d'abete. oggi va a finir male, borbottava mastro croce giufà. 6807_7050_000165 e la sera, sull'imbrunire, come la provvidenza, colla pancia piena di grazia di dio, tornava a casa, che la vela si gonfiava come la gonnella di donna rosolina e i lumi delle case ammiccavano ad uno ad uno dietro i fariglioni neri e pareva che si chiamassero. 6807_7050_000166 provvidenza maruzza colla, bambina in collo, se ne stava sulla riva senza dir nulla intanto che suo marito sbrogliava la vela e la provvidenza si dondolava sulle onde rotte dai fariglioni come un'anitroccola. 6807_7050_000167 almeno se ci fosse compar alfio, non ci avrebbe voltate le spalle anche lui. ma quando sarà il tempo del vino nuovo, tornerà qui. le comari poverette non avevano voltate le spalle ai malavoglia. 6807_7050_000168 e sì che a compare piedipapera. non gli ho mai negato la senseria e gli dò il bicchierino ogni volta che viene qui, e la barba gliela faccio per niente. ma santo diavolone, se mi fa le corna un'altra volta, non voglio passar per minchione e andrò a contare a don michele tutte queste bricconate. 6807_7050_000169 don michele, per non perdere la sua gita, guardava la sant'agata ora che tutti gli altri usci erano chiusi, e lo faceva anche per far vedere a quel ragazzaccio di ntoni che lui non aveva paura di nessuno al mondo. 6807_7050_000170 e la nunziata risalirono sul carro, arrotolarono la materassa e la coperta e se ne tornarono senza dir nulla per la lunga strada polverosa. alessi si dava i pugni nella testa e si strappava i capelli come non trovò più il nonno nel suo letto e vide che gli riportavano la materassa arrotolata. 6807_7050_000171 e li prestava, contentandosi di prendere un terzo della pesca più la parte della barca che contava come un uomo della ciurma e quella degli attrezzi, se volevano prestati anche gli attrezzi. 6807_7050_000172 già sapete che comare venera non vuole né forestieri né berretti gallonati. così quando si sarebbe levato d'attorno ntoni malavoglia, resterebbe lui solo a far l'asino alla ragazza. 6807_7050_000173 se il maestrale non si mette prima della mezzanotte, la provvidenza avrà tempo di girare il capo. dall'alto del campanile caddero lenti, lenti dei rintocchi sonori. un'ora di notte osservò padron cipolla, padron ntoni si fece la croce e rispose: pace ai vivi e riposo ai morti. 6807_7050_000174 segretario, ché nessun'altri di tutti quelli che vengono qui a gridare e a pestare i pugni sulle panche fa un centesimo di limosina per le anime del purgatorio e vengono a dire che vogliono ammazzarli tutti, il sindaco e il segretario. 6807_7050_000175 e disse all'osteria: non c'è nemmeno rocco spatu. oggi tutta l'allegria è qui e pare di essere dalla santuzza. qui è meglio assai. osservò il figlio della locca, il quale era venuto in coda alla folla e l'avevano fatto entrare per dare da bere anche a lui dalla santuzza. se ci andate senza denari non vi danno niente. 6807_7050_000176 e avevano scritto anche a luca per dargli la notizia che mena si maritava ella sola, poveretta, non sembrava allegra come gli altri e pareva che il cuore le parlasse e le facesse vedere ogni cosa in nero. 6807_7050_000177 e lei e suo padre se lo guadagnavano il pane, così pure avrebbe dovuto far lui e aiutare un po nella casa a spaccar legna o a soffiare nel fuoco, invece di starsene come un lazzarone a vociare e dormire colla testa fra le braccia o a sputacchiare per terra dappertutto che faceva un mare e non si sapeva più dove mettere i piedi. 6807_7050_000178 e l'asino che andava abboccando le ortiche pel muricciolo compare. alfio diede la buona notte anche lui e se ne tornò a mettere l'asino nella stalla, quella sfacciata di sant'agata, brontolava la vespa, la quale era a tutte l'ore dai piedipapera, col pretesto di farsi prestare dei ferri da calza. 6807_7050_000179 buona sera, rispose mena. le stelle ammiccavano più forte, quasi s'accendessero, e i tre re scintillavano sui fariglioni colle, braccia in croce, come 6807_7050_000180 infine, non avevano torto perché non lasciavano altro che delle donnicciuole a piagnucolare. e solo chi non gli bastava l'animo di lasciare la sua donnicciuola era quella bestia del figlio della locca, che aveva quella sorta di madre che sapete, e rocco spatu, il quale ce l'aveva alla taverna. 6807_7050_000181 noi ci buschiamo il pane come possiamo e non vogliamo far male a nessuno. aggiunse cinghialenta o che uno non è più padrone di farsi sbarcare la roba dove vuole. loro stanno a spasso come i ladri per farsi pagare il dazio di ogni fazzoletto da naso che volete portare a terra, e nessuno li prende a schioppettate. aggiunse ntoni malavoglia. 6807_7050_000182 minchione che sei. esclamò cinghialenta per fargli coraggio e vanni pizzuto adagio. adagio chiuse l'uscio. dopo di aver detto sottovoce: sentite, veh, se vi accadesse qualche disgrazia? voi non m'avete visto stasera. il bicchierino ve l'ho dato per l'amicizia, ma in casa mia non ci siete stati. 6807_7050_000183 bravo, esclamava lo speziale. così va fatto. bisogna che il popolo mostri i denti. ma lontano di qua che non voglio pasticci nella mia spezieria. al governo non parrebbe vero di tirarmi nell'imbroglio pei capelli, ma a me non mi piace aver che fare coi giudici e con tutta quella canaglia della baracca. 6807_7050_000184 e sinché fu a tavola rimase col naso sul piatto e ingozzava i maccheroni come se non avesse visto grazia di dio da due giorni, tanto che gli andarono in veleno e borbottava fra di sé perché non lo lasciavano mai quieto. 6807_7050_000185 il presidente, senza darsene per inteso, lo guardava cogli occhiali e i gomiti appoggiati sui libracci. il dottor scipioni tornava a dire che voleva sapere dov'era il contrabbando e da quando in qua un galantuomo non potesse andare a spasso all'ora che gli pareva e piaceva massime se ci aveva un po di vino in testa per smaltirlo. 6807_7050_000186 ringrazia dio piuttosto che t'ha fatto nascer qui e guardati dall'andare a morire, lontano dai sassi che ti conoscono. chi cambia la vecchia per la nuova peggio trova. tu hai paura del lavoro, hai paura della povertà ed io, che non ho più né le tue braccia né la tua salute, non ho paura, vedi. 6807_7050_000187 io non sono una passera, io non sono una bestia, come loro rispondeva ntoni. io non voglio vivere come un cane alla catena, come l'asino di compare alfio o come un mulo da bindolo sempre a girar la ruota. io non voglio morir di fame in un cantuccio o finire in bocca ai pescicani. 6807_7050_000188 ma tutte si strinsero nelle spalle. se muore il vecchio, la vedrete come casca quella casa. in questa arrivò la nunziata lesta lesta colla brocca sul capo largo, largo ché aspettano l'acqua da comare. maruzza e i miei ragazzi, se si mettono a giocare mi lasciano la roba in mezzo alla strada. 6807_7050_000189 a patto di averli restituiti la domenica d'argento. e colle colonne che ci era un carlino dippiù, com'era giusto, perché coll'interesse non c'è amicizia. 6807_7050_000190 e quando passava don michele per la piazza, glielo indicava colla barbona ammiccando e gli spifferava sottovoce che passava per donna rosolina, anche quello ora che aveva sentito come donna rosolina avesse dei denari e li dava alla gente per farsi sposare. 6807_7050_000191 per tutto il paese non si parlava d'altro che del negozio dei lupini. e come la longa se ne tornava a casa colla lia in collo, le comari si affacciavano sull'uscio per vederla passare. 6807_7050_000192 gli rendereste un famoso servizio e ve lo fareste amico per davvero. magari sospirò piedipapera, ché gli mancava il fiato quella sera e non aggiunse altro. 6807_7050_000193 don ciccio arrivò che c'era ancora il vicario coll'olio santo, tanto che voleva voltare la briglia dell'asinello e tornarsene indietro. chi vi ha detto che c'era bisogno del prete? chi è andato a chiamare il viatico? quello dobbiamo dirvelo noi altri medici, quando è l'ora, e mi meraviglio del vicario che è venuto senza la polizza del viatico. 6807_7050_000194 la barca si raddrizzò, ma padron ntoni non si raddrizzò, lui, e non rispondeva più a ntoni che lo chiamava. ora, quando il mare e il vento gridano insieme, non c'è cosa che faccia più paura del non udirsi rispondere alla voce che chiama. 6807_7050_000195 ei non sembrava più quello e andava guardando in giro le pareti come non le avesse mai viste, fino il cane gli abbaiava ché non l'aveva conosciuto mai. gli misero fra le gambe la scodella perché aveva fame e sete, ed egli mangiò in silenzio la minestra che gli diedero, come non avesse visto, grazia di dio, da otto giorni col naso nel piatto. 6807_7050_000196 la cugina anna aveva ragione da vendere, perché quel bietolone di suo figlio rocco si era lasciato irretire dentro le gonnelle della mangiacarrubbe, una di quelle che stanno alla finestra colla faccia tosta. 6807_7050_000197 le file dei barilotti si allineavano sempre lungo il muro e padron ntoni come ne metteva uno al suo posto coi sassi di sopra, diceva, e un altro: questi a ognissanti son tutti danari ntoni. allora rideva che pareva padron fortunato quando gli parlavano della roba degli altri. 6807_7050_000198 se avessi a dar da mangiare a un'altra bocca, prenderei moglie e non starei solo come un cane, disse alfio, ridendo. mena non sapeva che dire ed alfio aggiunse poi: ora che ci avete in mare la provvidenza, vi mariteranno con brasi cipolla. 6807_7050_000199 la vespa non vorrebbe altro che se la mettesse in tasca. ella gli è sempre per casa come il gatto, col pretesto di portargli i buoni bocconi. e il vecchio non dice di no, tanto più che non gli costa nulla. ella lo ingrassa come un maiale. quando gli si vuol fare la festa, ve lo dico io: la vespa vuole entrargli in tasca. 6807_7050_000200 le burrasche che avevano disperso di qua e di là gli altri malavoglia erano passate senza far gran danno sulla casa del nespolo e sulla barca ammarrata sotto il lavatoio. e padron ntoni per spiegare il miracolo, soleva dire, mostrando il pugno chiuso, un pugno che sembrava fatto di legno di noce. 6807_7050_000201 e si davano un gran da fare e sbuffavano e si affannavano a tirare e a spingere anche loro la barca davanti alla porta di mastro zuppiddu, il calafato, dove c'erano i sassi grossi per tener su le barche e il ramaiuolo pel catrame e una catasta di coste e di fasciame appoggiate al muro. 6807_7050_000202 ha ragione, dicevano nel paese. luca sarebbe tornato fra breve e i suoi trenta soldi al giorno se li sarebbe guadagnati a nave rotta. ogni vento è contrario. 6807_7050_000203 lo vedete che la longa ce l'ha fatta trovare. la fiammata diceva tutto giulivo e la longa li aspettava sulla riva colle ceste pronte che quando dovevano riportarsele indietro vuote, non avevano voglia di ciarlare. ma invece, se le ceste non bastavano e alessi doveva correre a casa a prenderne delle altre, il nonno si metteva le mani alla bocca per chiamare. 6807_7050_000204 a lui che gli era bastato l'animo di lasciarla e di dare una coltellata a don michele e di starsene nei guai. non gli bastava l'animo di passare da una camera all'altra se non glielo dicevano. 6807_7050_000205 insomma, una brutta domenica di settembre, di quel settembre traditore che vi lascia andare un colpo di mare fra capo e collo, come una schioppettata fra i. 6807_7050_000206 come sta ora il nonno ntoni. non osava aprir bocca davanti la signora e se ne andava brontolando col bicchiere nelle mani. il nonno ora stava meglio e lo mettevano sull'uscio al sole avvolto nel tabarro e col fazzoletto in testa, che sembrava un morto risuscitato, tanto che la gente andava a vederlo per curiosità. 6807_7050_000207 insomma, ntoni si divertì tutta la giornata. però la sera, mentre stavano attorno al desco a chiacchierare e la mamma gli domandava di questo e di quello e i ragazzi mezzo addormentati lo stavano a guardare con tanto d'occhi e mena gli toccava il berretto e la camicia colle stelle per vedere. 6807_7050_000208 la domenica andò sulla piazza a parlarne a piedipapera. dopo la messa compare, tino scrollava le spalle, dimenava il capo, diceva che la provvidenza era buona da mettere sotto la pentola e, così parlando, lo tirava sulla riva. 6807_7050_000209 guarda che qui fuori c'è quella povera locca. suo figlio è in piazza senza far nulla e non hanno da mangiare. maruzza, mandò alessi dalla locca con quattro fave e il vecchio asciugandosi il sudore, colla manica della camicia soggiunse. 6807_7050_000210 che volete compare malavoglia? gli diceva passandogli il braccio attorno al collo: lo sapete che sono un povero diavolo e cinquecento lire mi fanno. se voi foste stato ricco, ve l'avrei venduta a voi. 6807_7050_000211 la maruzza conosceva quei denari, soldo per soldo, quelli delle arancie e delle uova, quelli che aveva portati alessi dalla ferrovia, quelli che mena s'era guadagnati col telaio e diceva: ce n'è di tutti. 6807_7050_000212 i canti, le risate e il baccano erano tali che sembrava la festa di trecastagni, e nella ressa e nel frastuono ci si dimenticava perfino quello stringimento di cuore che si aveva prima. 6807_7050_000213 anche padron ntoni aveva tentato d'andarci due o tre volte, ma com'era arrivato davanti a quelle finestre, colle inferriate e i soldati col fucile che le guardavano e guardavano tutti coloro che entravano, si era sentito male allo stomaco ed era rimasto ad aspettare lì davanti seduto sul marciapiedi. 6807_7050_000214 con un rotolo di pesce se ne comprano dieci di avvocati. stavolta egli l'aveva rotta sul serio coi malavoglia, perché la zuppidda era andata a togliere la roba di comare grazia dalla sponda del lavatoio e ci aveva messa la sua di quelle soperchierie che fanno montare la mosca al naso. la. 6807_7050_000215 quella barbara gli lascia addosso gli occhi. a ntoni malavoglia andava dicendo: volete scommettere dodici tarì che se la piglia? lui lo vedete che s'è messo ad aspettarla, colle mani nelle tasche. 6807_7050_000216 interessi. la zuppidda era sempre con tanto di muso e borbottava che ora tutta la famiglia rimaneva sulle braccia di ntoni. questa volta una ragazza ci penserà prima di pigliarselo per marito. 6807_7050_000217 la povera mena, mentre stava là sulla porta ad aspettare il fratello che tornava a casa ubbriaco, si sentiva così stanca ed avvilita che le cascavano le braccia quando voleva tirare in casa la sorella perché passava don michele. e lia le rispondeva: hai paura che mi mangi già nessuno ne vuole di noi altri, ora che non abbiamo più niente. 6807_7050_000218 ora è tempo d'andarmene, perché fra poco comincierà a passar gente, ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato rocco spatu. 6807_7050_000219 a voi non ve ne importa se mettono la tassa del pelo, gli domandava. mena come lo vedeva arrivare coll'asino tutto ansante e colle orecchie basse. sì che me ne importa, ma bisogna camminare per pagarla la tassa, se no si pigliano il pelo con tutto l'asino e il carro pure. 6807_7050_000220 con tanto di rosario in mano e intuonava le strofette con una voce di naso che avrebbe toccato il cuore a satanasso in persona. fra un'avemaria e l'altra si parlava del negozio dei lupini e della provvidenza che era in mare e della longa che rimaneva con cinque figliuoli. 6807_7050_000221 e ci ho la moglie anch'io, ma io son di quelli delle palle. in quel momento passavano quatti quatti dietro l'uscio della cugina anna e rocco spatu disse che anche lui ci aveva la mamma, la quale a quell'ora stava dormendo, beata lei. 6807_7050_000222 che non avevano visto niente e le schioppettate l'avevano udite dal letto mentre dormivano. ma don silvestro si fregava le mani come l'avvocato e diceva che lo sapeva lui perché li avevano citati ed era meglio per. 6807_7050_000223 io che sono repubblicano, se fossi un impiegato o qualcuno di quelli che fanno i tirapiedi al governo, non direi, ma i malavoglia rimasero soli davanti a quel lettuccio vuoto. 6807_7050_000224 staglia. da quella parte, figlio di porco gli gridò: barabba, colle regine che ci hai in testa, ci fai perdere la giornata, sacramento. rispose allora: ntoni col remo in aria. se lo dici un'altra volta, te lo do sulla testa. 6807_7050_000225 la quale veniva a metter frasche sotto il calderotto della pece, quando c'era, compare ntoni. voi siete sempre in faccende, comare barbara, le diceva ntoni, e siete il braccio destro della casa. per questo vostro padre non vi vuol maritare. 6807_7050_000226 voglio un po vedere d'onde prenderanno i denari dei lupini se ntoni si marita e se devono anche dare la dote alla mena col censo che hanno sulla casa e tutti quegli imbrogli dell'ipoteca che son saltati fuori all'ultimo il natale. eccolo qua, ma i malavoglia ancora non li ho visti. 6807_7050_000227 ora, se io mi maritassi, la gente tornerebbe a parlare di mia sorella lia, giacché nessuno oserebbe prendersela una malavoglia dopo quello che è successo. voi pel primo ve ne pentireste. lasciatemi stare che non sono da maritare e mettetevi il cuore in pace. 6807_7050_000228 gli altri stavano a godersi la vista da lontano sulla strada o si affollavano come le mosche davanti alla caserma per vedere come sembrava ntoni di padron, ntoni dietro la grata dopo che aveva dato la coltellata a don michele. 6807_7050_000229 sapete, compare alfio. di quella storia del figlio di padron fortunato cipolla, non ce n'è nulla, perché prima dobbiamo pagare il debito dei lupini. io ci ho piacere, rispose mosca, ché così non ve ne andate dal vicinato. 6807_7050_000230 non me ne importa, ripeteva, non me ne importa niente. voi non sapete cosa ci ho qui dentro. compare tino. tutti vogliono succhiarmi il sangue come le sanguisughe e prendersi il fatto mio. ora v'è anche pizzuto che corre dietro la vespa. tutti come cani da caccia. 6807_7050_000231 quella civetta di sant'agata andava dicendo: la vespa colla schiuma alla bocca. tanto ha detto e tanto ha fatto che ha mandato via del paese compar alfio. 6807_7050_000232 che lo dite sul serio: comare barbara. sì, davvero questa cosa mi piace. disse ntoni. sentite, andateci il lunedì alla sciara. quando mia madre va alla fiera al lunedì, il nonno non mi lascerà pigliar fiato ora che mettiamo in mare la provvidenza. 6807_7050_000233 sacramento, esclamava ntoni, siamo sempre come i pulcini nella stoppa ed ora mandano l'usciere per tirarci il collo. cosa faremo? diceva la longa. 6807_7050_000234 mastro turi avrebbe chiuso bottega, diceva, ma voleva vedere poi come avrebbe fatto la gente a mettere le barche in mare, che si sarebbero mangiati per pane gli uni cogli altri. 6807_7050_000235 come lo vedeva andare nella strada del nero. credeva ci andasse per veder lei sul terrazzino, e stava sempre al terrazzino colla conserva dei pomidoro e colle bocce dei peperoni per far vedere di che era capace, poiché non glielo avrebbero levato dalla testa colle tenaglie che don michele colla sua pancia. 6807_7050_000236 già nel paese si sapeva quel che possedeva ciascuno fino all'ultimo centesimo, e quei galantuomini dei malavoglia, magari a vendersi l'anima al turco, non avrebbero potuto pagare nemmeno la metà di lì a pasqua. 6807_7050_000237 sì, lo so, rispondeva alessi col mento sulle mani e approvando colla testa. aveva gli occhi incantati, quasi vedesse la nunziata davanti al focolare e la mamma che si disperava accanto al letto. anche tu potresti andare al buio per la casa del nespolo, tante volte ci sei stata. la mamma diceva sempre che sei una buona ragazza. 6807_7050_000238 padron ntoni voleva vedere anche lui quando tornava a casa la sera e teneva la tela e la matassa del cotone, e ogni volta che andava alla città portava qualche cosuccia. 6807_7050_000239 quello lì non ha nulla da perdere, vociava dall'uscio la zuppidda e ci viene per succhiare il sangue alla povera gente, peggio di una sanguisuga, perché vive alle spalle del prossimo e tiene il sacco a questo e a quello per fare le birbonate razza di ladri e di assassini. 6807_7050_000240 don silvestro rideva come una gallina, e quel modo di ridere faceva montare la mosca al naso, allo speziale, il quale per altro di pazienza non ne aveva mai avuta, e la lasciava agli asini e a quelli che non volevano fare la rivoluzione un'altra volta. 6807_7050_000241 e la lia se la mena. le diceva di ficcarsi dentro. quando passava, don michele rispondeva con tanto di bocca: sì, bisogna ficcarsi in casa quasi fossi un tesoro. sta tranquilla, che di tesori come noi non ne vogliono neppure i cani. 6807_7050_000242 tutto per fargli credere che senza di lui la paranza non andrebbe aggiunse. barabba sbirro ora gli dirà che il pesce l'ha preso lui, per l'abilità sua, con tutto il mare fresco guarda come affondano le reti, i sugheri non si vedono più. 6807_7050_000243 sentiva ntoni. era arrivato in giorno di festa e andava di porta in porta a salutare i vicini e i conoscenti, sicché tutti stavano a guardarlo dove passava. gli amici gli facevano codazzo e le ragazze si affacciavano dalle finestre, ma la sola che non si vedesse era sara di comare tudda. 6807_7050_000244 talché la vespa l'indomani s'alzò più verde del solito e se la prese con quella canaglia della santuzza, nella taverna della quale s'era macchinata tutta quella birbonata per gelosia che lei se l'era trovato il marito, onde stare in grazia di dio. 6807_7050_000245 e alle volte si lasciava scappare sottovoce delle mezze parole dinanzi alla gente, rizzandosi sulle gambette, e si vedeva che la sapeva più lunga degli altri, tanto che don giammaria non poteva patirlo e ci si mangiava il fegato e gli sputava in faccia parole latine. 6807_7050_000246 e l'ombra degli ulivi per mettersi al fresco, e la piazza per passeggiare. e gli scalini della chiesa per stare a chiacchierare, e lo stradone per veder passare la gente e sentir le notizie. e l'osteria per mangiare e bere cogli amici. 6807_7050_000247 no, così non te lo levi dai piedi, ripeteva intanto lo zio santoro. non vedi come è attaccato al pane che ti mangia? bisogna rompere la pentola per aggiustarla, bisogna farlo mettere fuori a pedate. 6807_7050_000248 qui ci vogliono dei mattoni, qui ci vuole un travicello nuovo, qui c'è da rifare l'imposta, come se fossero i padroni, e dicevano anche che si doveva imbiancarla per farla sembrare tutt'altra. lo zio crocifisso andava scopando coi piedi la paglia e i cocci. 6807_7050_000249 cinghialenta era il solo che stesse in sensi per tutti e lo tirava pel giubbone e gli diceva: lascia stare per stasera. non lo sai quello che abbiamo da fare al figlio della locca. allora gli venne una gran voglia di mettersi a piangere al buio. 6807_7050_000250 già, lui non ci ha colpa, è fatto così. è fatto come i merluzzi che abboccherebbero un chiodo arrugginito se non l'avessi tenuto a battesimo su queste braccia. direi che don giammaria gli ha messo in bocca dello zucchero invece di sale. 6807_7050_000251 il peggio, disse infine mena, è spatriare dal proprio paese, dove fino i sassi vi conoscono, e dev'essere una cosa da rompere il cuore il lasciarseli dietro per la strada. beato quell'uccello che fa il nido al suo paesello. brava sant'agata, conchiuse il nonno. questo si chiama parlare con giudizio. 6807_7050_000252 ognuno tira l'acqua al suo mulino. come compare naso che è più grasso dei suoi maiali. belle teste che abbiamo ora. vogliamo fargli la festa a tutte coteste teste di pesce della malannata. 6807_7050_000253 e se gli diceva sottovoce d'entrare dalla cucina, che in casa c'era il nonno, a me non me ne importa, rispondeva. il giorno dopo si levava stravolto e di cattivo umore e cominciava a gridare e bestemmiare dalla mattina alla sera. 6807_7050_000254 i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare e che saranno sorpassati domani. i malavoglia mastro don gesualdo, la duchessa de leyra, l'onorevole scipioni, l'uomo di lusso, sono altrettanti vinti che la corrente ha deposti sulla riva dopo averli travolti e annegati. 6807_7050_000255 anche voi altri siete nati padroni. vuoi che compriamo prima la barca coi denari della casa? ora sei grande e devi dirla anche tu, la tua parola, perché devi avere più giudizio di me che son vecchio. cosa vuoi fare? 6807_7050_000256 e davvero adesso la provvidenza sembrava tutt'altra cosa: lucente della pece nuova e con quella bella fascia rossa lungo il bordo e sulla poppa, il san francesco colla barba che sembrava di bambagia. 6807_7050_000257 per questo mia figlia sta lavorando qui adesso dopo essere stata tutto il giorno al lavatoio per farsi la dote. non è vero, mara? almeno se non viene, il figlio del re verrà. 6807_7050_000258 e quest'altra cosa voglio dire a te, ntoni: che quando avrete messo insieme qualche soldo, dovete maritare prima la mena e darle uno del mestiere che faceva suo padre e che sia un buon figliuolo. e voglio dirti anche che, quando avrete maritato pure la lia, se fate dei risparmi, metteteli da parte e ricomprate la casa del nespolo. 6807_7050_000259 i vecchi in questo tempo si erano messi a discorrer fra di loro sotto il nespolo, colle comari che facevano cerchio e cantavano le lodi della ragazza: com'era brava massaia che teneva quella casa meglio di uno specchio. la figliuola, com'è avvezzata e la stoppa com'è filata. 6807_7050_000260 una sera aspettò sino a tardi per veder tornare compare alfio insieme al carro dell'asino colle mani sotto il grembiale, perché faceva freddo e tutte le porte erano chiuse e per la stradicciuola non si vedeva anima viva. così gli diede la buona notte. 6807_7050_000261 mente ntoni come vedeva spendere i denari, tentennava il capo anche lui. finalmente, quando il colèra finì e dei denari raccolti con tanto stento ne restarono appena la metà, tornò a dire che così non si poteva durare, a quella vita di fare e disfare. 6807_7050_000262 i ho presi per non dir di no quando padron ntoni è venuto a dirmi sotto l'olmo se ci avessi bisogno di uomini per la paranza di uomini. io non ne ho mai bisogno. 6807_7050_000263 io. tutt'a un tratto si era fatto oscuro che non ci si vedeva più neanche a bestemmiare. soltanto le onde, quando passavano vicino alla provvidenza, luccicavano come avessero gli occhi e volessero mangiarsela, e nessuno osava dire più una parola in mezzo al mare che muggiva fin dove. 6807_7050_000264 comare venera, la quale era alla stazione quando era partito ntoni di padron ntoni, per vedere se sara di comare tudda fosse andata a salutarlo, ché li aveva visti parlare dal muro della vigna. voleva godersi la faccia che avrebbe fatto ntoni a quella notizia. 6807_7050_000265 un bel pezzo di ragazza, così che portava a spasso i bambini dei padroni e non faceva altro. bello stare, deve essere da quelle parti. osservò barabba. 6807_7050_000266 la vostra figlia non ha un soldo di dote, perciò il figlio del re non verrà a sposarla, rispose ntoni e le volteranno le spalle, come succede alla gente quando non ha più nulla. 6807_7050_000267 padron ntoni allora affermava col capo e diceva di sì, di sì, colle lagrime negli occhi, ché avrebbe abbracciato in quel momento l'avvocato, il quale diceva che ntoni era un ubbriacone. ad un tratto rizzò il capo. 6807_7050_000268 si sa come succede quando non ci si vede più dagli occhi. l'avvocato continuava. potevano domandarlo un'altra volta alla zuppidda e a comare. venera e a centomila testimoni che don michele se la intendeva con la lia, la sorella di ntoni malavoglia, e ronzava là da quelle parti della strada del nero tutte le sere per la ragazza. 6807_7050_000269 padron ntoni intendeva benissimo quello che si diceva, perché guardava tutti in viso, ad uno ad uno, con certi occhi che facevano male a vedere. ed appena il medico se ne fu andato, mentre stava a parlare, ancora sull'uscio, con mena che piangeva e alessi, il quale diceva di no e batteva i piedi, fece segno alla nunziata di accostarsi al letto e le disse: piano. 6807_7050_000270 tanto che la locca era sempre lì davanti alla casa dei malavoglia, seduta contro il muro ad aspettare menico e voltava il capo di qua e di là per la straduccia, ad ogni passo che sentiva. 6807_7050_000271 giorni d'allora in poi fu presa di una gran devozione per l'addolorata che c'è sull'altare della chiesetta e le pareva che quel corpo lungo e disteso sulle ginocchia della madre, colle costole nere e i ginocchi rossi di sangue, fosse il ritratto del suo luca e si sentiva fitte nel cuore tutte quelle spade d'argento che ci aveva la madonna. 6807_7050_000272 per confortare comare la longa le andava dicendo: ora mettetevi il cuore in pace che per cinque anni bisogna fare come se vostro figlio fosse morto e non pensarci più. 6807_7050_000273 la casa del nespolo era piena di gente e il proverbio dice: triste quella casa dove ci è la visita pel marito. ognuno che passava al vedere sull'uscio quei piccoli malavoglia col viso sudicio e le mani nelle tasche, scrollava il capo e diceva: 6807_7050_000274 che era meglio di tentare un colpo solo per levarsi dai guai tutti in una volta e che là, dov'era morta sua madre, in mezzo a tutta quella porca miseria, non voleva più starci. non ti rammenti che tua madre ti ha raccomandato la mena. gli diceva padron ntoni. 6807_7050_000275 occhi. ella aveva il viso tutto bagnato, ma non si accorgeva che piangesse e le pareva di averci davanti agli occhi suo figlio luca e suo marito, quando se n'erano andati e non s'erano più visti. 6807_7050_000276 e che vuoi farci? se sei un povero diavolo, bisogna vivere come siamo nati. egli si lasciava caricare svogliatamente degli attrezzi- meglio di un asino- e lungo la giornata non apriva bocca che per bestemmiare o brontolare. chi cade nell'acqua è forza che si bagni. se suo fratello si metteva a cantare mentre stavano alla vela, 6807_7050_000277 anche se non hai roba da lavare, e potrai condurvi il tuo fratellino, che ora glieli daranno due soldi al giorno. la nunziata, seria, seria, gli raccontava tutti i suoi progetti e gli domandava dei consigli. e ragionavano insieme in disparte, come se avessero già i capelli bianchi. 6807_7050_000278 venuti ntoni mentre scendevano sulla strada, disse: piedipapera, è capace di venderci tutti per un bicchiere di vino? ora che non hai più il bicchiere dinanzi gli disse: cinghialenta, hai paura anche tu. 6807_7050_000279 che vi venga il colèra. soffiò loro lo speziale facendo gli occhiacci. volete che andiamo tutti in galera? sappiate che colla giustizia bisogna dir sempre di no e che noi non sappiamo niente. comare venera si rincantucciò nella mantellina, ma seguitò a borbottare. 6807_7050_000280 mentre chi puzzava davvero era la santuzza di vino e di tante altre porcherie, con tutto l'abitino color pulce che aveva indosso e la medaglia di figlia, di maria, sul petto, prepotente che non voleva starci. 6807_7050_000281 e ne usciva un gran fumo di ginestre. la mena aveva lasciato il telaio e s'era affacciata al ballatoio anch'essa. oh, sant'agata. esclamarono le vicine e tutte le facevano festa. 6807_7050_000282 allora mandateli via e chiamatene degli altri. già non saranno loro che vi faranno restare sindaco quando tutti gli altri non vi vorranno più. voi dovete far contenti quelli che sono in maggior numero. 6807_7050_000283 altro il cuore non ce lo aveva mai avuto per quel cristiano. lo disse all'orecchio della mamma mentre ordivano la trama. la madre era la sola che le aveva letto in cuore e che ci avesse lasciata cascare una buona parola in quell'angustia almeno. 6807_7050_000284 e tu lascia stare don michele, disse cinghialenta, così ci lascerà andare. pei fatti nostri, voi altri siete tante canaglie, disse ntoni, che avete paura di don michele. 6807_7050_000285 ora non abbiamo più bisogno della casa né di nulla, diceva egli, col viso pallido come quello di ntoni, quando l'avevano condotto in città fra gli sbirri e tutto il paese era andato a vederlo colle mani legate e il fagotto delle camicie sotto il braccio che glielo aveva portato piangendo mena di sera quando nessuno poteva vederla. 6807_7050_000286 alcuni se ne stavano appollaiati sulle scranne e ripartivano senza aver aperto bocca, da veri baccalà che erano. ma chi sapeva dir quattro parole cercava di tenere uno scampolo di conversazione per scacciare la malinconia. 6807_7050_000287 però, come giunsero sul lido davanti al mare nero, dove si specchiavano le stelle e che russava lento sul greto e si vedevano qua e là le lanterne delle altre barche, anche ntoni, si sentì allargare il cuore. 6807_7050_000288 niente, niente compare tino. rispose rocco spatu. a me non me ne importa, perché chi si fida di quelle canaglie di femmine è un porco. per me la mia innamorata è la santuzza che mi fa credenza quando voglio e ne vuol due delle mangiacarrubbe nella sua bilancia con quel petto. eh, compare tino. 6807_7050_000289 ora bevete un bicchier di vino, che è di quello buono, aggiunse la longa. e questi ceci, qui li ha abbrustoliti mia figlia. i dispiace che non sapevo niente e non vi ho fatto trovare cose degne del vostro merito. 6807_7050_000290 criminale massaro filippo, è passato due volte dinanzi all'osteria, diceva pure, e aspetta che la santuzza gli faccia segno di andarla a raggiungere nella stalla per dirsi insieme il santo rosario. 6807_7050_000291 ma il giorno dopo tornò da capo. la mattina si lasciava caricare svogliatamente degli arnesi e se ne andava al mare brontolando tale e quale. l'asino di compare alfio, come fa giorno. allungo il collo per vedere se vengono a mettermi il basto. 6807_7050_000292 e se il negozio dei lupini andava bene, la mena avrebbe avuto la sua dote in contante e l'affare si sarebbe conchiuso presto. la ragazza com'è educata e la stoppa com'è filata, disse infin padron malavoglia e padron cipolla- confermò che tutti lo sapevano in paese, che la longa aveva saputo educarla la figliuola. 6807_7050_000293 e se non fossi cuor contento che si cambiano le cose. quando uno non ha niente, il meglio è di andarsene. come fece compare alfio mosca quello che dico io, esclamò: ntoni. 6807_7050_000294 lui ha ragione, dicevano in paese, perché dei soldi deve averne a palate. ora ci ha pure le cinquecento lire dei lupini che gli ha dato piedipapera, ma la vespa 6807_7050_000295 ora metteremo le uova di anitra sotto la chioccia e i pulcini. si vendono otto soldi l'uno. il nonno la guardò in faccia e le disse: tu sei una vera malavoglia, la mia ragazza. 6807_7050_000296 un ladro di mestiere che si mangiava l'anima per la madonna e ne aveva fino al naso, che preferiva fare come rocco spatu, il quale almeno non faceva nulla. già adesso non gliene importava più della. 6807_7050_000297 pancia piedipapera. stava nella bottega di pizzuto a bere il bicchierino prima dell'alba che c'era ancora il lanternino davanti all'uscio, ma stavolta aveva la faccia di un cane che ha rotta la pentola. 6807_7050_000298 poi osservò pizzuto donde l'erano venute le venticinque onze a donna rosolina, roba rubata non dura. almeno erano sempre nella casa, diceva spatu. se mia madre avesse dodici tarì e glieli prendessi, che passerei per ladro. 6807_7050_000299 avete visto? padron ntoni aggiungeva piedipapera dopo la disgrazia di suo nipote. sembra un gufo. tale e quale adesso la casa del nespolo fa acqua davvero da tutte le parti, come una scarpa rotta e ogni galantuomo bisogna che pensi ai suoi interessi. 6807_7050_000300 ma per padron ntoni ei si sarebbe buttato dall'alto del fariglione, com'è vero iddio. e a lui lo zio crocifisso gli dava retta perché egli era il mestolo della pentola, una pentola grossa in cui bollivano più di duecento onze all'anno. campana di legno non sapeva soffiarsi il naso senza di lui. 6807_7050_000301 addio, addio, lo vedete che devo andarmene. prima d'andarsene voleva fare un giro per la casa onde vedere se ogni cosa fosse al suo posto come prima. ma adesso. 6807_7050_000302 siamo galantuomini o no? se padron fortunato non sta in guardia, quella strega di mia nipote gli fa il tiro di rubargli il figlio poveretto e correva per la strada come un pazzo. 6807_7050_000303 meglio ntoni, malavoglia. se la godeva anche a far sbadigliare la santuzza, la quale dormicchiava dietro i bicchieri, colla testa posata su quei cuscini che portavano la medaglia di figlia di maria. e ci sta sul morbido, meglio che su un fascio d'erba fresca, diceva ntoni, il quale aveva il vino chiacchierone. 6807_7050_000304 arrivati dietro l'uscio, adesso che don michele era ben lontano, ntoni volle a forza che si fermassero per udire quello che diceva. lo vedete dove andava don michele e la santuzza che diceva d'aver sonno. adesso come faranno se c'è tuttora massaro filippo nella stalla? 6807_7050_000305 io per me vado a vedere cos'è successo. disse piedipapera e scese dal muro. adagio, adagio. in quel crocchio, invece dell'asino caduto, c'erano due soldati di marina col sacco in spalla e le teste fasciate, che tornavano in congedo. intanto si erano fermati dal barbiere a farsi dare un bicchierino. 6807_7050_000306 e barabba faceva scoppiettare le dita come i cefali sguizzavano fuori dell'acqua. essi non hanno nulla da fare, diceva ntoni, e si divertono a saltare. 6807_7050_000307 ntoni, non doveva andarsene. soggiunse il vecchio dopo un pezzetto. doveva saperlo, che son vecchio e se muoio io, quei ragazzi non hanno più nessuno. se compreremo la casa del nespolo mentre egli è lontano, non gli parrà vero. quando tornerà, disse mena e verrà a cercarci qui. 6807_7050_000308 infine, cosa poteva valere la casa? ognuno allungava il collo sul muro dell'orto e ci dava una occhiata per stimarla. così a colpo. don silvestro sapeva meglio di ogni altro come andassero le cose, perché le carte le aveva lui alla segreteria di aci castello. 6807_7050_000309 poveretta, rispondeva comare grazia e le avevano perfino spartito i capelli. mena però era tranquilla e s'era rimessa la spadina d'argento nelle trecce da se stessa, senza dir nulla. 6807_7050_000310 ei gli aizzava l'un contro l'altro e rideva a crepapancia con degli ah, ah, ah che sembrava una gallina. ecco don silvestro che fa l'uovo, osservò il figlio della locca. don silvestro fa le uova d'oro laggiù al municipio. rispose: piedipapera. 6807_7050_000311 guardate cosa vanno a domandare alla santuzza borbottava, la zuppidda. son curiosa di sentire cosa risponderà per non spiattellare alla giustizia tutti i fatti suoi. 6807_7050_000312 quando il vecchio staccava un chiodo o toglieva da un cantuccio un deschetto che soleva star lì di casa, faceva una scrollatina di capo. poi si misero a sedere sui pagliericci ch'erano ammonticchiati nel mezzo della camera per riposarsi un po e guardavano di qua e di là se avessero dimenticato qualche cosa. 6807_7050_000313 intanto il poveraccio stava a vedere quello che dicessero gli altri cogli occhi spenti e aveva paura che lo mandassero all'albergo. alessi non voleva sentirne parlare di mandarlo all'albergo e diceva che finché ci era del pane ce n'era per tutti, e la mena dall'altra parte diceva di no anch'essa e lo conduceva al sole nelle belle giornate. 6807_7050_000314 vostro fratello si fida di piedipapera e non sa che le guardie doganali hanno il tanto per cento sui contrabbandi. e per sorprenderli bisogna dar la parte a uno della combriccola e farlo cantare per chiapparla. 6807_7050_000315 ogni movente di cotesto lavorio universale, dalla ricerca del benessere materiale alle più elevate ambizioni, è legittimato dal solo fatto della sua opportunità a raggiungere lo scopo del movimento incessante. e quando si conosce dove vada questa immensa corrente dell'attività umana, non si domanda al certo come ci va. 6807_7050_000316 i andava chiamando per nome ad uno, ad uno, colla voce rauca, e voleva alzare la mano, che non la poteva più muovere, per benedirli, come se sapesse di lasciare loro un tesoro. 6807_7050_000317 buono questo sigaro, rispose barabba. ne fumavi a napoli, di questi sì, ne fumavo tanti. però i sugheri cominciano ad affondare. osservò compare mangiacarrubbe. 6807_7050_000318 padron ntoni era di quelli che si stringevano nelle spalle e se ne andavano coi remi in collo, e al nipote, il quale avrebbe voluto correre in piazza anche lui a vedere quel che si faceva, gli andava ripetendo: 6807_7050_000319 maruzza era già coricata con certi occhi che, visti così nel buio, a quell'ora sembravano vuoti, come se la morte se li avesse succhiati e le labbra, nere al pari del carbone. 6807_7050_000320 e don giammaria rideva e ci tirava su una presa, che si vedeva di là il piacere che gli faceva. o perché non sono venuti il vicario e don silvestro domandò: piedipapera, gliel'ho detto anche a loro, ma vuol dire che hanno da fare? rispose padron ntoni. 6807_7050_000321 con quattro lapazze ve la metto in mare un'altra volta. non sarà più una barca che potrà resistere al mare grosso. un'ondata di fianco la sfonderebbe come una botte fradicia, ma per la pesca di scoglio e per la buona stagione potrà servire ancora. 6807_7050_000322 faccenda. la zuppidda non voleva sentirne affatto d'aggiustarla e si dibatteva contro don silvestro, il quale la spingeva fuori tirandola pei capelli e poi se la menò in disparte dietro il rastrello della chiusa. 6807_7050_000323 tanto che quei poveretti, al vedersi la casa piena, non osavano nemmeno piangere e disperarsi, mentre don giammaria borbottava fra i denti e mastro cirino gli metteva il cero sotto il naso, al malato giallo e stecchito come un altro cero anche lui. 6807_7050_000324 sua figlia barbara stava alla finestra per vedere passare fra gli sbirri ntoni di padron ntoni quando l'avrebbero portato alla città di là. non n'esce più, dicevano tutti. sapete cosa c'è scritto alla vicaria di palermo? 6807_7050_000325 la stessa longa poveretta. aveva dimenticato i suoi guai dalla contentezza e padron ntoni, seduto sul muricciuolo, diceva di sì col capo e rideva tutto solo. 6807_7050_000326 poi mandò a chiamare lo zio crocifisso, il quale venne ruminando una castagna secca, giacché aveva finito allora di desinare e aveva gli occhietti più lustri del solito. dapprincipio non voleva sentirne nulla e diceva che lui non ci entrava più e non era affar suo. 6807_7050_000327 la mena. non sapeva nulla che volessero maritarla con brasi di padron cipolla per far passare la doglia alla mamma. e il primo che glielo disse qualche tempo dopo fu compare alfio mosca, dinanzi al rastrello dell'orto, che tornava allora da aci castello col suo carro tirato. 6807_7050_000328 e pretendeva che le restituissero loro il suo figliuolo e non voleva sentir ragione. fa così perché ha fame, disse infine la cugina anna, adesso lo zio crocifisso, ce l'ha con tutti loro per quell'affare dei lupini e non vuol darle più nulla. ora vo a portarle qualche cosa e allora se ne andrà. 6807_7050_000329 tu non ti c'immischiare? rimbrottò allora la signora a suo marito. questi sono affari che non ti riguardano. io non sto parlando, rispose don franco lisciandosi la barba. 6807_7050_000330 a me. mi hanno detto che ce l'avete, ma è una bestialità che vi farebbe venire il capo grosso, davvero chi ve l'ha detto? lo dice tutto il paese. lasciatelo dire e poi volete saperla. io faccio quel che mi piace a me e se ci avrò la testa pesante ci ho da pensar io. 6807_7050_000331 e raccolse anche da terra un pezzo di cappello che era stato di bastianazzo e lo buttò nell'orto dove avrebbe servito all'ingrasso il nespolo. intanto stormiva ancora adagio adagio e le ghirlande di margherite, ormai vizze, erano tuttora appese all'uscio e le finestre, come ce le avevano messe a pasqua delle rose. 6807_7050_000332 alfio non rispose perché la zuppidda lo guardava fisso co suoi occhietti gialli e disse che aveva fretta di andare a consegnare il vino alla santuzza. a me non vuole dir nulla? borbottò la zuppidda come se non li avessi visti co miei occhi. vogliono nascondere il sole colla rete. 6807_7050_000333 andiamo, sangue del diavolo, i farò vedere se ho paura nello scendere, adagio. adagio per gli scogli, tenendosi bene per non rompersi il collo. spatu, osservò sottovoce vanni, pizzuto. a quest'ora è nel suo letto, lui che se la prendeva con piedipapera perché si acchiappa la senseria senza far nulla. 6807_7050_000334 compare piedipapera. si divertiva a sparlare di questo e di quello, come capitava, ma così di cuore e senza malizia che non c'era verso di pigliarsela in criminale. 6807_7050_000335 mastro cirino, ora che era impiegato del comune, faceva il sagrestano come giuda che suonava l'angelus quando non aveva nulla da fare e il vino per la messa lo comperava di quello che aveva bevuto sulla croce gesù crocifisso, ch'era un vero sacrilegio. 6807_7050_000336 i malavoglia si contentano di restare in camicia per non litigare. ma se li mettete colle spalle al muro, cominciano a mandar carta bollata anche loro, e chi s'è visto s'è visto. infine, un po di carità bisogna averla, santo diavolone. volete scommettere che se continuate a piantare i piedi in terra come un mulo, non avrete niente? 6807_7050_000337 di lia. non fecero parola, ma ci pensavano tutti e tre mentre stavano a guardare il lume. colle braccia sui ginocchi. finalmente, compare mosca si alzò per andarsene perché il suo mulo scuoteva la sonagliera, quasi l'avesse conosciuta anch'esso. colei che compar alfio aveva incontrata per la strada. 6807_7050_000338 quelli sono carogne, che non gli importa un corno della patria. sbraitava don franco tirando il fumo dalla pipa come se volesse mangiarsela gente che non muoverebbe un dito pel suo paese. 6807_7050_000339 peccati, ntoni vedeva passare la mangiacarrubbe col naso nella mantellina, senza guardar più nessuno. ora che aveva acchiappato il marito, la vespa tutta in fronzoli e con tanto di rosario in mano, andava a pregare il signore di liberarla di quel castigo di dio di suo marito, e ntoni sghignazzava loro dietro. ora che l'hanno pescato, il marito, non hanno più bisogno di nulla. 6807_7050_000340 a chi lo dite? esclamò padron cipolla. a me mi scorticano. vivo come san bartolomeo. benedetto dio, esclamò mastro turi zuppiddu, minacciando col pugno che pareva la malabestia del suo mestiere. va a finire brutta, va a finire con questi italiani. 6807_7050_000341 così va il mondo. ciascuno deve badare ai fatti suoi. quello che diceva a ntoni di padron: ntoni comare venera. ciascuno deve pensare alla sua barba prima di pensare a quella degli altri. 6807_7050_000342 tu bada ai fatti tuoi, ché tutti costoro gridano ognuno pel suo interesse e l'affare più grosso per noi è quello del debito. anche compare mosca era di quelli che badavano ai fatti propri e se ne andava tranquillamente insieme al suo carro, in mezzo alla gente che gridava coi pugni in aria. 6807_7050_000343 ma se devono darvi la dote per papparvela con tutti i vostri, è un'altra cosa. marito, voglio dargliene uno solo alla mia figliuola, e non cinque o sei e metterle sulle spalle due famiglie. 6807_7050_000344 luca, che aveva più giudizio del grande, ripeteva il nonno mena filomena, soprannominata sant'agata perché stava sempre al telaio, e si suol dire donna di telaio, gallina di pollaio e triglia di gennaio. 6807_7050_000345 la provvidenza, l'avevano rimorchiata a riva tutta sconquassata, così come l'avevano trovata di là dal capo dei mulini, col naso fra gli scogli e la schiena in aria. 6807_7050_000346 padron cipolla, il quale aveva scambiato qualche parola con padron ntoni per maritare mena con suo figlio brasi, scrollava il capo e non diceva altro. allora aggiunse: compare cola. il vero disgraziato è lo zio crocifisso che ci perde il credito dei suoi lupini. 6807_7050_000347 ma a poco a poco ci fece il callo e diceva fra di sé: così, domani faremo ancora domenica. il povero vecchio cercò tutti i mezzi di toccargli il cuore e di nascosto gli fece persino esorcizzare la camicia da don giammaria e spese tre tarì. 6807_7050_000348 dirgli: a me non me ne importa dell'aiuto, purché tu non ci lasci soli. ora che non c'è più la mamma, mi sento come un pesce fuori dell'acqua e non m'importa più di niente, ma mi dispiace per quell'orfanella che resta senza nessuno al mondo. se tu vai come la nunziata quando l'è partito il padre. 6807_7050_000349 la notte, quando si alzava e chiamava alessi per andare al mare, lasciava dormire l'altro, tanto non sarebbe stato buono a nulla. ntoni da prima se ne vergognava e andava ad aspettarli sulla riva appena tornavano colla testa bassa. 6807_7050_000350 prima, allorché tornava a casa, malfermo sulle gambe, si ficcava dentro mogio mogio, facendosi piccino e balbettando delle scuse, o almeno non fiatava, ma ora alzava la voce, litigava colla sorella, se l'aspettava sull'uscio, colla faccia pallida e gli occhi gonfi. 6807_7050_000351 don michele si lasciò tirare a ridere un po, sangue di giuda. esclamò piedipapera, battendo il pugno sul banco e fingeva di mettersi in collera. davvero a roma non voglio mandarlo, quel ragazzaccio di ntoni, a fare penitenza. 6807_7050_000352 il nonno, prese il suo bastone per accompagnarlo sino alla città e la mena in un cantuccio. piangeva: cheta, cheta, via. diceva: ntoni, orsù, via, vado per tornare alla fin fine. e sono tornato un'altra volta da soldato. 6807_7050_000353 no, no, diceva lei tutta rossa, non lo piglio se mi ammazzate. e don michele insisteva: questa non me l'aspettavo, comare lia, non me lo merito, vedete, e dovette avvolgere un'altra volta il fazzoletto nella carta e metterselo in tasca. 6807_7050_000354 o coricato nel tuo letto a dormire. non è vero? rispose il nonno. allora dovevi fare il segretario come don silvestro. il povero vecchio aveva abbaiato tutto il giorno pei suoi dolori. è il tempo che muta, diceva lui. lo sento nelle ossa io. 6807_7050_000355 egli era un bravo uomo, di quelli che badano ai fatti loro e non a dir male di questo e di quello e peccare contro il prossimo come tanti ce ne sono. 6807_7050_000356 domenica ntoni. da quel giorno innanzi non parlò più di diventar ricco e rinunziò alla partenza, ché la madre lo covava cogli occhi quando lo vedeva, un po triste, seduto sulla soglia dell'uscio. 6807_7050_000357 il quale, come vedeva prendere il basto, gonfiava la schiena aspettando che lo bardassero. carne d'asino borbottava. ecco cosa siamo: carne da lavoro. 6807_7050_000358 ma nessuno apriva bocca e stavano a guardarsi l'un l'altro. ebbene, domandò infine maruzza, la quale moriva d'impazienza: niente, non c'è paura di niente, rispose tranquillamente padron ntoni. 6807_7050_000359 infine, quando ogni cosa fu in ordine, il nonno chiamò il suo ragazzo per fargli l'ultima predica e dargli gli ultimi consigli, per quando sarebbe stato solo che avrebbe dovuto far capitale soltanto della sua testa e non avrebbe avuti accanto i suoi di casa per dirgli come doveva fare o per disperarsi insieme. 6807_7050_000360 inoltre gli aveva promesso di dargli il resto quando l'incontrava e non voleva passare per canaglia e per spaccone agli occhi della santuzza e di tutti quelli che erano stati presenti alla minaccia. gli ho detto che gli darò il rimanente dove l'incontrerò e se l'incontro al rotolo, glielo dò al rotolo, ripeteva coi suoi amici e ci avevano tirato anche il figlio della locca. 6807_7050_000361 questa ora è buona da ardere. conchiuse padron, fortunato cipolla, e compare mangiacarrubbe, il quale era pratico del mestiere. disse pure che la barca aveva dovuto sommergersi tutt'a un tratto e senza che chi c'era dentro avesse avuto tempo di dire: cristo, aiutami. 6807_7050_000362 o comare mena. questa deve essere una bella giornata per voi altri, le diceva alfio mosca. dalla sua finestra dirimpetto, dev'essere come quando potrò comprare il mio mulo. 6807_7050_000363 il nonno aveva detto: prima deve maritarsi la mena ancora non ne parlava, ma ci pensava sempre. e adesso che tenevano nel canterano qualcosuccia per pagare il debito, aveva fatto il conto che colla salatura delle acciughe si sarebbe pagato piedipapera e la casa restava libera per la dote della nipote. 6807_7050_000364 quel vecchio ha il cuoio duro. se non batte il naso per terra come i gatti, non muore. state attenti a quel che vi dico. oggi predicava la zuppidda. siamo qui da due giorni ad aspettare, muore, non muore. i dico che egli ci sotterrerà tutti le comari fecero le corna. 6807_7050_000365 invece don franco lo speziale si metteva a ridere fra i peli della barbona e gli giurava, fregandosi le mani, che se arrivavano a mettere assieme un po di repubblica, tutti quelli della leva e delle tasse li avrebbero presi a calci nel sedere, ché soldati non ce ne sarebbero stati più e invece tutti sarebbero andati alla guerra se bisognava. 6807_7050_000366 la piccina piangeva e quei poveretti dimenticati sulla sciara, a quell'ora parevano le anime del purgatorio. il piangere della bambina le faceva male allo stomaco. alla povera donna le sembrava quasi un malaugurio. 6807_7050_000367 sentite comare venera. disse allora davanti a tutto il mondo: per me, se non mi piglio vostra figlia, non mi marito più. e la ragazza sentiva dalla camera. 6807_7050_000368 i vetri della chiesetta scintillavano e il mare era liscio e lucente, talché non pareva più quello che gli aveva rubato il marito alla longa. perciò i confratelli avevano fretta di spicciarsi e di andarsene ognuno pei propri affari, ora che il tempo s'era rimesso al buono. 6807_7050_000369 e il figlio della locca gridava più forte degli altri per la speranza che adesso padron ntoni prendesse a giornata anche lui. mena si era affacciata sul ballatoio e piangeva un'altra volta dalla contentezza. e fin la locca si alzò e andò colla folla anche lei dietro i malavoglia. 6807_7050_000370 don franco, arrivando sul greto, quando gli amici tenevano quei discorsi, ammiccava a ntoni malavoglia, il quale rimendava le maglie delle reti colle gambe distese e la schiena appoggiata ai sassi, e gli faceva dei cenni col capo scuotendo la barbona in aria. 6807_7050_000371 non voglio farmi ridere sul naso da tutto il paese. potete star tranquillo, don michele. e se ne partì zoppicando e bestemmiando come se non ci vedesse più dagli occhi mentre andava dicendo fra di sé: 6807_7050_000372 mentre laggiù, dov'era stato lui, c'era della gente che andava sempre in carrozza. ecco quello che faceva gente appetto, dei quali don franco ed il segretario lavoravano come tanti asini a sporcar cartacce e a pestare l'acqua sporca nel mortaio. 6807_7050_000373 che bel mestiere gli aveva insegnato suo padre a colui di far denari coll'acqua delle cisterne. ma a ntoni suo nonno gli aveva insegnato il mestiere di rompersi le braccia e la schiena tutto il giorno e arrischiare la pelle e morir di fame e non aver mai un giorno da sdraiarsi al sole come l'asino di mosca. 6807_7050_000374 va là. udirono gridare a un tratto dietro il muro della strada: fermi, fermi tutti, tradimento, tradimento. cominciarono a gridare, mettendosi a fuggire per la sciara senza badare più dove mettevano i piedi. ma ntoni, che aveva già scavalcato il muro, si trovò naso a naso con don michele, il quale aveva la pistola in pugno. 6807_7050_000375 ma don michele era già stato all'osteria, dove la santuzza gli diceva: mescendogliene di quel buono dove siete stato a rischiar la pelle. santo cristiano, non lo sapete che se chiudete gli occhi voi vi portate nella fossa anche degli altri? 6807_7050_000376 e come avesse fatti quei marmocchi grassi e rossi che la mena si portava in collo pel vicinato quasi li avesse messi al mondo. lei, quando faceva la mamma compare mosca, scrollava il capo mentre la vedeva passare e si voltava dall'altra parte colle spalle grosse. 6807_7050_000377 senti? le disse: ho pensato di darti il debito dei malavoglia in cambio della chiusa, che sono quarant'onze e colle spese e i frutti potrebbero arrivare a cinquanta, e c'è da papparsi la casa del nespolo, che per te ti giova meglio della chiusa. 6807_7050_000378 la nunziata, esclamarono le vicine che non avevi paura, a quest'ora nella sciara c'ero anch'io. rispose: alessi, ho fatto tardi con comare anna al lavatoio e poi non ci avevo legna per il focolare. 6807_7050_000379 sapete, zio crocifisso, rispondeva padron ntoni: quando vogliamo andare dal notaio per quell'affare della casa, io son pronto e ci ho qui i denari. colui non pensava ad altro che alla sua casa e non gliene importava un corno degli affari degli altri. 6807_7050_000380 quello lì non mi piace. la santuzza, all'ultimo tocco di campana aveva affidata l'osteria a suo padre e se n'era andata in chiesa tirandosi dietro gli avventori. lo zio santoro, poveretto, era cieco e non faceva peccato se non andava a messa. 6807_7050_000381 che l'avevano visto persino andare a farsi scrivere al municipio presente. don silvestro, non è vero che se la piglia per gli orecchini diceva piedipapera, il quale poteva saperlo. gli orecchini e le collane alla fin fine sono d'oro ed argento colato e avrebbe potuto andare a venderli alla città. anzi, ci avrebbe guadagnato il tanto per tanto sui denari che ha dati. 6807_7050_000382 ve lo dico io che ve l'arraffa gli gridava piedipapera nell'orecchio per persuaderlo. avete un bel strillare e fare il diavolo per la casa vostra, nipote, è cotta come una pera per colui e gli sta sempre alle calcagna. 6807_7050_000383 ma infine, come poteva dirlo il presidente? l'aveva visto lui, forse ntoni malavoglia quella notte, col buio che faceva alla casa del povero. ognuno ha ragione e la forca è fatta pel disgraziato. 6807_7050_000384 ma i bersaglieri non sono marinari e non sanno come si fa a stare nel sartiame col piede fermo sulla corda e la mano sicura al grilletto, malgrado il rollio del bastimento e mentre i compagni vi fioccano d'attorno come pere fradicie. 6807_7050_000385 capo verso l'avemaria. sulla riva c'era una fiera addirittura, e grida e schiamazzi d'ogni genere. nel cortile dei malavoglia il lume stava acceso sino a mezzanotte, che pareva una festa. le ragazze cantavano e venivano anche le vicine ad aiutare le figlie della cugina anna e la nunziata, perché c'era da guadagnare per tutti. 6807_7050_000386 ora sapremo se ci sono o no- e si misero a fare lo strido della civetta. se sentono le guardie di don michele, disse: ntoni, correranno qui subito, perché con una notte come questa le civette non vanno in giro. 6807_7050_000387 padron fortunato, è ricco e non ha nulla da fare e se ne sta in piazza tutto il giorno. rispose: mena sì, e suo figlio brasi. ne ha della grazia di dio? 6807_7050_000388 ella aveva il cuore buono, la gnà grazia e non diceva come suo marito: lasciali stare coloro che non hanno più né re né regno, cosa te ne importa? la sola che si vedesse di tanto in tanto era nunziata col piccino in collo e tutti gli altri dietro. ma anche lei doveva badare ai fatti suoi. 6807_7050_000389 lasciate fare. lasciate fare che non è sempre bel tempo e il vento se le porta all'aria le frasche. oggi ho da parlare con vostro zio: campana di legno, per quell'affare che sapete. 6807_7050_000390 assassini piedipapera. sebbene volesse far l'indifferente pel decoro della carica, finì col perdere la pazienza e si rizzò sulla gamba storta gridando a mastro cirino, l'inserviente comunale, il quale era incaricato del buon ordine e per questo ci aveva il berretto col rosso quando non faceva il sagrestano. fatemi tacere quella linguaccia. là. 6807_7050_000391 nunziata. pareva che fosse a casa sua e ci conduceva i suoi piccini, come la chioccia. alessi, seduto accanto a lei, le diceva: o che l'hai finita oggi, la tua tela, oppure lunedì ci andrai a vendemmiare da massaro filippo. ora che viene il tempo delle ulive, avrai sempre da buscartela, la tua giornata. 6807_7050_000392 gran denari, borbottava e tornava a pensare a quei due forestieri che andavano di qua e di là e si sdraiavano sulle panche dell'osteria e facevano suonare i soldi nelle tasche. sua madre lo guardava come se gli leggesse nella testa. né la facevano ridere le barzellette che dicevano nel cortile. 6807_7050_000393 mare. come s'avvicinava la novena di natale, i malavoglia non facevano altro che andare e venire dal cortile di mastro turi zuppiddu. intanto il paese intero si metteva in festa. in ogni casa si ornavano di frasche e d'arance le immagini dei santi. 6807_7050_000394 oppure al figlio della locca, tuo zio crocifisso, cerca di rubarle la chiusa. a tua cugina, la vespa vuol pagargliela la metà di quel che vale, col darle ad intendere che la sposerà. 6807_7050_000395 padron ntoni tornò a correre dal segretario e dall'avvocato scipioni, ma questi gli rideva sul naso e gli diceva che chi è minchione se ne sta a casa, che non doveva lasciarvi mettere la mano alla nuora e, poiché aveva fatto il pasticcio, se lo mangiasse guai a chi casca per chiamare aiuto. 6807_7050_000396 dopo che io sarò sottoterra e quel povero vecchio sarà morto, anche lui e alessi potrà buscarsi il pane. allora vattene dove vuoi, ma allora non te ne andrai più. te lo dico io. 6807_7050_000397 insomma, sbrigatevela voi. esclamò allora padron cipolla indispettito, io me ne lavo le mani e non me ne importa un fico, giacché ci ho le mie chiuse e le mie vigne che mi danno il pane e piedipapera. assestò uno scapaccione al figlio della locca per insegnargli 6807_7050_000398 il nonno era andato a cercare l'avvocato quello delle chiacchiere, che adesso, dopo aver visto passare anche don michele mentre lo portavano all'ospedale in carrozza, colla faccia gialla lui pure e la montura sbottonata. 6807_7050_000399 i lupini li abbiamo presi tutti, mormorava la longa, e il signore ci ha castigati tutti insieme col prendersi mio marito. quei poveri ignoranti, immobili sulle loro scranne, si guardavano fra di loro e don silvestro intanto rideva sotto il naso. 6807_7050_000400 che bella cosa disse ntoni: quattro tarì al giorno per andare a passeggiare di qua e di là. io vorrei essere guardia doganale. ecco, ecco, esclamò don franco cogli occhi che gli schizzavano dalla testa. 6807_7050_000401 ciascuno aveva qualche cosa da guardare in quella casa e il vecchio, nell'andarsene, posò di nascosto la mano sulla porta sconquassata dove lo zio crocifisso aveva detto che ci sarebbero voluti due chiodi e un bel pezzo di legno. 6807_7050_000402 campana di legno, diceva sempre di sì, col capo, per abitudine, sebbene non si vedessero in faccia. e don giammaria come li passava a rassegna ad uno, ad uno, diceva: costui è un ladro, quello è un birbante, quell'altro è un giacobino. 6807_7050_000403 ora siamo alle prime case della città e tu potrai aspettarmi qui, se non vuoi venire sino all'ospedale. no, voglio venire anch'io, così almeno vedrò dove lo mettono ed egli pure mi vedrà sino all'ultimo momento. 6807_7050_000404 ve l'aveva detto io ch'è tutta roba di don silvestro, sclamava la zuppidda, la quale era sempre lì a soffiare nel fuoco colla conocchia in mano. è roba di ladri e di gente che non ha nulla da perdere e non paga nulla col dazio della pece perché non ha mai avuto nemmeno un pezzo di tavola in mare. 6807_7050_000405 e ancora non gli pareva vero a lui stesso che l'avesse vista coi suoi occhi, tanto che la voce gli mancava nella gola mentre ne parlava, per ingannare la noia lungo la strada polverosa. 6807_7050_000406 i rigattieri torcevano il muso se si parlava di vendere una dozzina di barilotti d'acciughe e dicevano che i denari erano scomparsi per la paura del colèra che non ne mangia più acciughe. la gente diceva loro: 6807_7050_000407 ho incontrato or ora compare mosca, disse allora lui per far quattro chiacchiere. era senza il carro e scommetto che andava a ronzare nella sciara dietro l'orto della sant'agata. amare la vicina è un gran vantaggio. si vede spesso e non si fa viaggio. 6807_7050_000408 ci sono i diavoli per aria, diceva la santuzza facendosi la croce coll'acqua santa. una giornata da far peccati, la zuppidda lì vicino abburattava avemarie seduta sulle calcagna e saettava occhiatacce di qua e di là, che pareva ce l'avesse con tutto il paese. 6807_7050_000409 in questo momento s'udì uno schianto. la provvidenza, che prima si era curvata su di un fianco, si rilevò come una molla e per poco non sbalzò tutti in mare. l'antenna, insieme alla vela, cadde sulla barca, rotta come un filo di paglia. allora si udì una voce che gridava: ahi, come di uno che stesse per morire. 6807_7050_000410 questo succedeva perché dentro il filo ci era un certo succo, come nel tralcio della vite, e allo stesso modo si tirava la pioggia dalle nuvole e se la portava lontano, dove ce n'era più di bisogno. 6807_7050_000411 anche padron cipolla non ci stava più a schiacciare gli scalini davanti la chiesa dacché aveva perso la pace. un bel giorno corse la notizia che padron fortunato si maritava perché la sua roba non se la godesse la mangiacarrubbe alla barba di lui. per questo non ci stava più a schiacciare gli scalini e si pigliava la. 6807_7050_000412 popolo piedipapera per difendere don michele. andava dicendo che se l'era meritata la medaglia e la pensione, per questo si era buttato all'acqua sino a mezza gamba con tutti gli stivaloni per salvare la vita ai malavoglia. vi par poco? 6807_7050_000413 promesso. tutt'a un tratto si trovò davvero naso a naso con don michele, il quale ronzava lì intorno, anche lui colla pistola sulla pancia e i calzoni dentro gli stivali. allora ntoni si calmò di botto e tutti e tre si allontanarono quatti quatti verso la bottega di pizzuto. 6807_7050_000414 allora è meglio andarcene, piagnucolò il figlio della locca, giacché nessuno risponde, tutti e quattro si guardarono in volto, sebbene non si vedessero, e pensarono a quel che aveva detto. ntoni di padron, ntoni. 6807_7050_000415 questi discorsi, poi li ripeteva a don silvestro, a proposito di certo ragionamento che avevano fatto a quattr'occhi, sebbene don silvestro non avesse aperto bocca, è vero, ma era stato zitto ad ascoltare. 6807_7050_000416 fin le povere ginestre della sciara avevano il loro fiorellino pallido. la mattina sui tetti fumavano le tegole verdi e gialle e i passeri vi facevano gazzarra sino al tramonto. 6807_7050_000417 la santuzza. dacché incontrava ntoni, che faceva la sentinella sulla porta della chiesa, se ne andava ad aci castello per la messa di buon mattino, onde sfuggire la tentazione di far peccati. 6807_7050_000418 ora non si usano più queste cose e i vecchi non servono a nulla. un tempo si soleva dire: ascolta i vecchi e non la sbagli. prima deve maritarsi tua sorella mena. lo sai questo? 6807_7050_000419 e si fregava il mento o si stirava i baffi. guardandola come il basilisco, la ragazza si faceva di mille colori e si alzava per andarsene. però don michele la prendeva per la mano e le diceva: perché volete farmi quest'offesa, comare malavoglia? restate lì, che nessuno vi mangia. 6807_7050_000420 ma devono esser passati più di otto anni e ora, quando si sarà maritato vostro fratello alessi, voi restate in mezzo alla strada. mena si strinse nelle spalle perché era avvezza a fare la volontà di dio, come la cugina anna. e compare alfio, vedendo così riprese, 6807_7050_000421 e padron ntoni tornava a far segno col capo che se l'avessero fatto giurare davanti al crocifisso, l'avrebbe giurato e lo sapeva tutto il paese. la storia della santuzza con don michele, il quale si mangiava le mani dalla gelosia dopo che la santuzza s'era incapricciata di ntoni e s'erano incontrati di notte con don michele e dopo che il ragazzo aveva bevuto. 6807_7050_000422 poi il treno era partito fischiando e strepitando in modo da mangiarsi i canti e gli addii e, dopo che i curiosi si furono dileguati, non rimasero che alcune donnicciuole e qualche povero diavolo che si tenevano ancora stretti ai pali dello stecconato, senza saper perché. 6807_7050_000423 il mare era del color della sciara, sebbene il sole non fosse ancora tramontato e di tratto in tratto bolliva tutt'intorno come una pentola. adesso i gabbiani devono essere tutti a dormire, osservò alessi. a quest'ora avrebbero dovuto accendere il faro di catania, disse ntoni, ma non si vede niente. 6807_7050_000424 la santuzza aveva ragione di baciare la medaglia. nessuno poteva dire nulla dei fatti suoi. dacché don michele se n'era andato, massaro filippo non si faceva veder più nemmeno lui, e la gente diceva che colui non sapeva stare senza l'aiuto di don michele. 6807_7050_000425 come aveva detto alfio mosca, alessi s'era tolta in moglie la nunziata e aveva riscattata la casa del nespolo. io non son da maritare, aveva tornato a dire la mena. 6807_7050_000426 ora che abbiamo la nostra barca e i nostri uomini, non dovranno andare a giornata. ci trarremo fuori dalla stoppa anche noi e se le anime del purgatorio ci aiutano a levarci il debito dei lupini, si potrà cominciare a pensare alle altre cose. 6807_7050_000427 ho mangiato troppa bile e non voglio dannarmi l'anima. andateci, voi che non ve ne importa niente e non si tratta della roba vostra. ancora c'è tempo per mandare l'usciere. l'ha detto. 6807_7050_000428 don ciccio se ne andava borbottando. così mi ringraziano: se campano, la madonna ha fatto la grazia, se muoiono son io che li ammazzo. le comari aspettavano sulla porta per veder passare il morto che dovevano venirselo a prendere. da un momento all'altro, poveretto, brontolavano. 6807_7050_000429 non vorrei incontrarlo di notte in qualche brutto posto, nemmeno per acchiappare un contrabbando di mille lire, parola mia d'onore. le povere ragazze non ebbero più pace dacché don michele ebbe messo loro quella pulce. 6807_7050_000430 nunziata, chi l'avrebbe detto? quando stavamo a chiacchierare da un uscio all'altro e c'era la luna e i vicini discorrevano lì davanti e si udiva colpettare tutto il giorno quel telaio di. 6807_7050_000431 sì, lo so che sei una ragazza di giudizio. per questo ti voglio bene e non sono come quelli che ti corrono dietro per acchiapparti la chiusa, che poi se la mangerebbero all'osteria della santuzza. 6807_7050_000432 chi sa se ci troveranno ancora le mamme quando torneranno alle loro case e noi, se arriviamo a ricomprare la casa del nespolo, quando ci avremo il grano nel graticcio e le fave per l'inverno e avremo maritata mena, che cosa ci mancherà? 6807_7050_000433 maruzza mena e le vicine che strillavano sulla piazza e si battevano il petto. lo videro arrivare in tal modo, disteso sulla scala e colla faccia bianca, come un morto. 6807_7050_000434 non ve lo dico io che quel ragazzo avrebbe dovuto nascer ricco come il figlio di padron cipolla per stare a grattarsi la pancia senza far nulla. intanto l'annata era scarsa e il pesce bisognava darlo per l'anima dei morti. ora che i cristiani avevano imparato a mangiar carne anche il venerdì, come tanti turchi. 6807_7050_000435 intanto don giammaria buttava in fretta quattro colpi d'aspersorio sul cataletto e mastro cirino cominciava ad andare attorno per spegnere i lumi. colla canna. 6807_7050_000436 poi veniva la longa, una piccina che badava a tessere, salare le acciughe e far figliuoli da buona massaia. infine i nipoti, in ordine di anzianità: 6807_7050_000437 e vi appuntava un dito grosso come un regolo da forcola, se non altro per compassione della longa, la quale, poveretta, non si dava pace e sembrava una gatta che avesse perso i gattini. 6807_7050_000438 il vecchio colle, mani sul bastone, approvava del capo guardando i pulcini. ci stava così attento, poveretto, che arrivava fino a dire che, se avessero avuto la casa del nespolo, si poteva allevarlo nel cortile, il maiale, giacché quello era un guadagno sicuro con compare naso. 6807_7050_000439 pareva san michele arcangelo in carne ed ossa, con quei piedi posati sul tappeto e quella cortina sul capo, come quella della madonna dell'ognina, così bello, lisciato e ripulito che non l'avrebbe riconosciuto più la mamma che l'aveva fatto. 6807_7050_000440 che se uno va dalla santuzza per dimenticare i suoi guai si chiama ubbriacone, mentre tanti altri che si ubbriacano a casa di vino buono non hanno guai per la testa né nessuno che li rimproveri o faccia loro la predica di andare a lavorare, giacché non hanno nulla da fare e son ricchi per due. 6807_7050_000441 o pensava a quei due marinai ch'erano tornati di laggiù ed ora se n'erano già andati da un pezzo, ma gli pareva che non avessero a far altro che andar gironi pel mondo da un'osteria all'altra a spendere i denari che avevano in tasca. 6807_7050_000442 alla volontà di dio. concluse la cugina anna. quando è morto mio marito rocco, non era più alto di questa conocchia e le sue sorelline erano tutte minori di lui. forse che mi son perduta d'animo per questo? ai guai ci si fa il callo e poi ci aiutan a lavorare. 6807_7050_000443 che aiuto posso darci alla mena. se resto qui, ditelo voi. mena lo guardò cogli occhi timidi, ma dove ci si vedeva il cuore tale e quale, come sua madre, e non osava proferir parola, ma una volta, stringendosi allo stipite dell'uscio, si fece coraggio per dirgli. 6807_7050_000444 ladro, lui, com'è vero, che si chiamava zio crocifisso, ce l'aveva non solo con quelli che mettevano le tasse, ma anche con quelli che non le volevano e mettevano talmente in subbuglio il paese che un galantuomo non era più sicuro di starsene in casa sua, colla sua roba. 6807_7050_000445 e voi, che capitale ci mettete in quell'acqua sporca che vi fate pagare a sangue d'uomo? rimbeccava il vicario colla schiuma alla bocca. don franco aveva imparato a ridere come don silvestro per far dannare l'anima a don giammaria e continuava senza dargli retta, ché aveva sperimentato il mezzo migliore per fargli perdere la tramontana. 6807_7050_000446 me la sento nella gola e mi soffoca, dopo tante cose che sono avvenute dacché l'abbiamo lasciata. e mentre preparava la roba del fratello, piangeva come se non dovesse vederlo più. 6807_7050_000447 i pare che vi lasceranno. menar sempre pel naso quel buon uomo di mio padre per fare gli affari vostri e mangiare a doppio palmento che perfino donna rosolina va predicando che vi rosicate tutto il paese. ma me non mi mangerete, no, ché non ci ho la smania di maritarmi e bado agli interessi di mio padre. 6807_7050_000448 i confratelli si affrettavano a scavalcare i banchi, colle braccia in aria per cavarsi il cappuccio, e lo zio crocifisso andò a dare una presa di tabacco a padron ntoni per fargli animo che, infine, quando uno è galantuomo, lascia buon nome e si guadagna il paradiso. questo aveva detto a coloro che gli domandavano dei suoi lupini. 6807_7050_000449 ora erano tranquilli. suocero e nuora tornavano a contare i danari nella calza i barilotti schierati nel cortile e facevano i loro calcoli onde vedere quello che ci mancasse ancora per la casa. 6807_7050_000450 ecco com'è la cosa borbottava: ntoni di padron ntoni. lavoriamo notte e giorno per lo zio crocifisso. quando abbiamo messo insieme una lira, se la prende. campana di legno. 6807_7050_000451 la quale stava a guardia di sua figlia colla conocchia in mano. intanto don michele, per non perdere i suoi passi, aveva gettato gli occhi su di lia, la quale si era fatta una bella ragazza anche lei, e non aveva nessuno che le stesse a guardia, tranne la sorella che si faceva rossa per lei e le diceva: 6807_7050_000452 mena, infatti, aveva un bel piangere e un bel pregare. egli tornava a dire che non aveva nulla da perdere. e dovevano pensarci gli altri più di lui, che era stanco di fare quella vita e voleva finirla, come diceva don franco. 6807_7050_000453 lo sentite piedipapera che sta discorrendo con padron malavoglia e padron cipolla. un altro della setta colui, un arruffapopolo con quella gamba storta, e quando lo vedeva arrancare per la piazza faceva il giro lungo e lo seguiva con occhi sospettosi per scovare cosa stesse macchinando con. 6807_7050_000454 ma adesso colla morte di bastianazzo e ntoni, soldato, e mena da maritare e tutti quei mangiapane pei piedi. era una casa che faceva acqua da tutte le parti. 6807_7050_000455 oramai come si vedeva che i vicini li avevano abbandonati. le si gonfiava il cuore di riconoscenza ogni volta che don michele, con tutto il suo berretto gallonato, non sdegnava di fermarsi sulla porta dei malavoglia a far quattro chiacchiere. 6807_7050_000456 ora poi che torna ntoni da soldato, col nonno e tutti gli altri ci aiuteremo per pagare il debito. la mamma ha preso della tela da tessere per la signora. 6807_7050_000457 e son quaglie a due piedi di quelle che portano lo zucchero e il caffè e i fazzoletti di seta di contrabbando. don michele ier sera andava per la strada coi calzoni dentro gli stivali e la pistola sulla pancia. 6807_7050_000458 ora che non c'è più lui non viene nemmeno massaro filippo. l'altra volta è passato di qua ed io volevo farlo entrare, ma ei dice che è inutile venirci, giacché il mosto non può farlo passare più di contrabbando ora che sei in collera con don michele, una cosa che non è buona né per l'anima né pel corpo. 6807_7050_000459 suo marito che non gli pareva vero di aver ragione. allora cominciò a gridare e a strepitare. io l'avevo detto: santi del paradiso, che quel ntoni a bazzicare per la casa non mi piaceva. voi state zitto che non sapete nulla. gli rimbeccava la. 6807_7050_000460 a catania c'era il colèra, sicché ognuno che potesse scappava di qua e di là pei villaggi e le campagne vicine. allora, a trezza e ad ognina era venuta la provvidenza, con tutti quei forestieri che spendevano. 6807_7050_000461 e voltava e rivoltava nelle mani il suo berretto, mentre il presidente, col robone nero e la tovaglia sotto il mento, gli spifferava tutte le birbonate che aveva fatto ed erano scritte, senza che vi mancasse una parola, sulla carta. 6807_7050_000462 suo ntoni diceva che, se non lo volevano in casa, sapeva dove andare a dormire: nella stalla della santuzza, e già non spendevano nulla a casa sua per dargli da mangiare. padron ntoni e alessi e mena. 6807_7050_000463 nella paranza, lo canzonavano perché la sara l'aveva piantato, mentre serravano le vele e la carmela vogava in tondo, lenta, lenta, lasciandosi dietro le reti, come la coda di un serpente. 6807_7050_000464 così, mentre aspettavano gli uomini dal mare, passavano il tempo, ella sulla porta e don michele sui sassi, sminuzzando qualche sterpolino per non sapere che fare, e le domandava che ci verreste a stare nella città. 6807_7050_000465 egli aveva il cuore grosso, il povero ntoni, e non voleva lasciarla così. ma ella doveva andare a riempir la brocca alla fontana e gli disse: addio. correndo lesta lesta e dimenando i fianchi con bel garbo. 6807_7050_000466 ve lo dico io. cos'è ripigliò. compare fortunato. sono quei maledetti vapori che vanno e vengono e battono l'acqua. colle loro ruote cosa volete? i pesci si spaventano e non si fanno più vedere. ecco cos'è. 6807_7050_000467 don franco predicava che senza uomini nuovi non si faceva nulla ed era inutile andare a cercare i pezzi grossi, come padron cipolla, il quale vi diceva che, per grazia di dio ci aveva il fatto suo e non aveva bisogno di fare il servitore del pubblico per niente. 6807_7050_000468 noi siamo parenti, ripeteva. quando vado a giornata da lui mi dà mezza paga e senza vino, perché siamo parenti. piedipapera sghignazzava: lo fa per tuo bene, per non farti ubbriacare e per lasciarti più ricco quando creperà. 6807_7050_000469 bastianazzo dimenava il capo e faceva segno di no che così non andava bene. e se fosse stato in lui ci avrebbe messo sempre delle cose allegre da far ridere il cuore agli altri, lì sulla carta. 6807_7050_000470 la dote di sant'agata se n'era andata colla provvidenza e quelli che erano a visita nella casa del nespolo pensavano che lo zio crocifisso ci avrebbe messo le unghie addosso. 6807_7050_000471 avete ragione. comare mena rispose: compare mosca. a questo non ci avevo mai pensato, maledetta la sorte che ha fatto nascere tanti guai. così compare alfio, si mise il cuore in pace. 6807_7050_000472 e glielo disse anche in faccia alla fine, onde levarsi d'addosso quella noia, perché quel cristiano stava sempre davanti alla sua porta come un cane e le avrebbe fatto perdere la fortuna se mai qualcun altro avesse avuto l'intenzione di passare di là per lei. 6807_7050_000473 la mamma invece, poveretta, si sentiva dentro tutta in festa perché la sua ragazza andava in una casa dove non le sarebbe mancato nulla. e intanto ella era sempre in faccende a tagliare e cucire. 6807_7050_000474 tasca. d'allora in poi, quando vedeva spuntare il naso di don michele, lia correva a ficcarsi in casa per paura che volesse darle il fazzoletto. don michele aveva un bel passare e ripassare e far brontolare la zuppidda colla schiuma alla bocca e aveva un bell'allungare il collo dentro l'uscio dei malavoglia che non vedeva più nessuno, talché alla fine si decise ad entrare. 6807_7050_000475 no, le acciughe sentono il grecale. ventiquattr'ore prima di arrivare riprendeva padron ntoni. è sempre stato così: l'acciuga è un pesce che ha più giudizio del tonno. ora, di là del capo dei mulini, li scopano dal mare tutti in una volta. colle reti fitte. 6807_7050_000476 compar alfio, dopo che furono tornati a casa padron ntoni e i ragazzi, e li ebbe salutati. non sapeva risolversi a partire e rimaneva sulla soglia, colla frusta, sotto l'ascella, a stringere la mano a questo e a quello, anche a comare maruzza, e ripeteva, come si suol fare quando uno se ne va lontano e non si sa bene se ci si rivede più. 6807_7050_000477 sta a vedere, strepitava ancora comare venera dopo che ebbero chiusa la porta sul naso ai vicini. sta a vedere che in casa mia non sono padrona di fare quello che mi pare e piace mia figlia, la do a chi vogl'io. la ragazza, tutta rossa, s'era rifugiata in casa col cuore che gli batteva come un pulcino. 6807_7050_000478 là veniva anche a stirarsi le braccia, rocco spatu e vanni pizzuto, quando non aveva che fare fra una barba e l'altra ed anche piedipapera che era il suo mestiere di chiacchierare con questo e con quello per cercare le senserie. 6807_7050_000479 troppo voi, ci avete tempo voi. ma se credete che gli altri vogliano far venire gli anni di san giuseppe per maritarsi, l'annata è scarsa, diceva campana di legno, e non è tempo di pensare a queste cose. 6807_7050_000480 così, a soldo a soldo, avevano pagato mastro turi, zuppiddu, e avevano rattoppato un'altra volta la provvidenza, che adesso pareva davvero una ciabatta, eppure si metteva da parte qualche lira. avevano comprato anche una buona provvista di barilotti e il sale per le acciughe. se san francesco mandava la provvidenza. 6807_7050_000481 ma ripeteva quello che le era rimasto più fitto nella mente, quando ntoni aveva detto un'altra volta di voler andarsene e aveva vista la mamma piangere ogni notte che all'indomani trovava il lenzuolo tutto fradicio nel rifare il letto. 6807_7050_000482 così finalmente si azzuffarono e cominciarono a darsi dei pugni e a rotolarsi sotto le panche, che volevano mangiarsi il naso, mentre la gente li prendeva a calci e a pugni per separarli. e ci riescì infine: peppi naso colla cinghia di cuoio che s'era levata dai calzoni e dove arrivava, levava il pelo. 6807_7050_000483 e padron ntoni rispondeva che aspettava la morte, la quale non voleva venire a prenderselo perché lo sfortunato ha i giorni lunghi. della lia nessuno parlava più in casa, nemmeno sant'agata, la quale, se voleva sfogarsi, andava a piangere di nascosto davanti al lettuccio della mamma, quando in casa non c'era nessuno. 6807_7050_000484 ntrua, ntrua, ciascuno a casa sua, e suo marito le ripeteva: te l'avevo detto che a me i pasticci non mi piacciono. voi andatevene a lavorare. rispondeva lei che non sapete nulla. 6807_7050_000485 sarà un affare brutto, aggiungeva don silvestro, la galera non gliela levano nemmeno col rasoio. e don giammaria andava a dirgli: sul mostaccio, in galera non ci vanno quelli che dovrebbero andarci. 6807_7050_000486 sapeva tutto quello che succedeva in paese e per questo raccontavano che andava tutto il giorno in giro a piedi scalzi a far la spia, col pretesto del suo fuso che lo teneva sempre in aria perché non frullasse sui sassi. 6807_7050_000487 la sera dell'ascensione, mentre i ragazzi saltavano attorno ai falò, le comari si erano riunite di nuovo dinanzi al ballatoio dei malavoglia ed era venuta anche comare. venera la. 6807_7050_000488 maritati tu che sei da maritare ancora. e così ella era salita nella soffitta della casa del nespolo come le casseruole vecchie e s'era messo il cuore in pace, aspettando i figliuoli della nunziata per far la mamma. 6807_7050_000489 vanni pizzuto, tornava a dirgli: il brigadiere pagherebbe qualunque cosa per avere in pugno i malavoglia, come li tenete voi, o perché gliel'avete fatta passar liscia quella storia dei pugni che vi ha dato ntoni. 6807_7050_000490 addolorata, ella se lo teneva abbracciato colla testa sul petto, quasi il suo ragazzo volesse scapparle subito, e l'andava tastando sulle spalle e per la faccia colle mani tremanti. allora ntoni non ne poté più e si mise a baciarla e a parlarle colla bocca nella bocca. 6807_7050_000491 il giorno buono. venne a proposito che una sera rocco spatu non si era fatto vivo piedipapera. era venuto due o tre volte ad ora tarda a chieder di lui. colla faccia bianca e gli occhi stravolti e le guardie doganali s'erano viste correre di qua e di là, tutte in faccende, col naso a terra, come cani da caccia. 6807_7050_000492 la domenica poi si metteva il cappello colla piuma e andava a scaricarle un'occhiataccia dalla bottega di vanni pizzuto. mentre la ragazza andava a messa, colla mamma don silvestro prese ad andare a farsi radere anche lui fra quelli che aspettavano la messa e a scaldarsi al braciere per l'acqua calda e scambiare le barzellette. 6807_7050_000493 allora perché non lo mandano all'ospedale, quel vecchio, tornavano a dire gli altri, e perché se lo tengono in casa a farselo mangiare dalle pulci, tanto che pesta e ripesta? il medico ripeteva che andava e veniva per niente e faceva il viaggio del sale. e allorché c'erano le comari davanti al letto del malato comare piedipapera la cugina anna. 6807_7050_000494 dunque, tutti hanno bisogno del bel tempo, tale e quale, come la nunziata che non può andare alla fontana se piove conchiuse. alessi, buon tempo e mal tempo non dura tutto il tempo, osservò il vecchio. 6807_7050_000495 dove si vende la corda per impiccarsi. la prova era che aveva un bel passare e ripassare davanti la casa dei malavoglia, che perfino la gente si metteva a ridere e diceva che ei faceva il viaggio alla casa del nespolo, come quelli che hanno fatto il voto alla madonna. 6807_7050_000496 lia si metteva a ridere della burla e scrollava le spalle che lei non sapeva nemmeno come fossero fatte le collane d'ambra e i fazzoletti di seta. una volta, poi, don michele tirò fuori in gran mistero un bel fazzoletto giallo e rosso, colla sua brava carta, che l'aveva avuto da un contrabbando e voleva regalarlo a comare lia. 6807_7050_000497 ché lo comprenderai, quello che ci avevamo tutti qua dentro il petto quando ti vedevamo ostinato a voler lasciare la tua casa. eppure si continuava a fare le solite faccende, senza dirti nulla. 6807_7050_000498 un altro po me lo versava sui calzoni. anche questa volta brontolò brasi, il quale, dacché gli era accaduta quella disgrazia sul vestito- stava guardingo piedipapera- s'era messo a cavalcioni sul muro col bicchiere fra le gambe, che sembrava il padrone per quell'usciere che poteva mandare. 6807_7050_000499 mestiere. la zuppidda farebbe meglio a grattarsi la sua testa, perché ci è da grattare con quella porcheria di tirarsi in casa ntoni, di padron ntoni, mentre il vecchio e tutti fanno il diavolo e non ne vogliono sapere. 6807_7050_000500 ed aveva ragione di non curarsi di quel che dicevano. dicevano che se don silvestro si era messo in testa di far cascare la barbara coi suoi piedi, ci sarebbe caduta tal briccone matricolato egli era, però gli facevano di berretto e gli amici gli accennavano col capo, sogghignando, quando andava a chiacchierare nella spezieria. 6807_7050_000501 una lettera che non valeva i venti centesimi della posta borbottava. padron ntoni la longa se la prendeva con quegli sgorbj che sembravano ami di pesceluna e non potevano dir nulla di buono. 6807_7050_000502 tino ostessa, bella conto caro. disse pizzuto, sputacchiando, cercano il marito per farsi mantenere da lui. aggiunse: ntoni tutte le stesse e piedipapera. seguitò lo zio crocifisso. allora corse trafelato dal notaio che aveva il fiato ai denti. così se la piglia la vespa. 6807_7050_000503 ma dopo un po di tempo ntoni aveva pescato un camerata che sapeva di lettere e si sfogava a lagnarsi della vitaccia di bordo, della disciplina dei superiori, del riso lungo e delle scarpe strette. 6807_7050_000504 e don franco avrebbe anche spifferata la sua predica, che ce l'aveva in testa bella e fatta, se non ci fosse stato lì presente don silvestro. almeno quel povero diavolo va a stare in pace. conchiuse lo zio crocifisso. 6807_7050_000505 di dove si prendono? fateli pagare a chi ne ha, allo zio crocifisso a mo d'esempio, o a padron cipolla o a peppi naso. brava se sono loro i consiglieri. 6807_7050_000506 lasciate stare, mamma, lasciate stare, supplicava la barbara, ma anch'ella aveva tanto di muso perché non aveva potuto mettere la veste nuova e quasi quasi si pentiva dei soldi spesi pel basilico che aveva mandato a comare mena. 6807_7050_000507 poi tutte quelle chiacchiere stampate. non gli mettevano un soldo in tasca che gliene importava a lui, don franco, glielo spiegava lui. perché avrebbe dovuto importargliene? 6807_7050_000508 il giorno dopo tornarono tutti alla stazione di aci castello per veder passare il convoglio dei coscritti che andavano a messina e aspettarono più di un'ora, pigiati dalla folla dietro lo stecconato. finalmente giunse il treno e si videro tutti quei ragazzi che annaspavano col capo fuori dagli sportelli, come fanno i buoi quando sono condotti alla fiera. 6807_7050_000509 i vecchi si mettevano sull'uscio verso mezzogiorno e le ragazze cantavano al lavatoio. i carri tornavano a passare nella notte e la sera si udiva un'altra volta il brusio della gente che chiacchierava nella stradicciuola. comare mena, la fanno sposa, si diceva. sua madre ha tutta la roba del corredo per le mani. 6807_7050_000510 la vespa è infuriata come fossimo in luglio, sghignazzava. compare tino a lei che gliene importa chiese comare, grazia. gliene importa perché ce l'ha con tutti quelli che si maritano. e ora sta covando cogli occhi alfio mosca. 6807_7050_000511 che gente. eh, cominciò a strillare lo zio crocifisso, dimenticandosi che era sordo. quella strega ha il diavolo che la pizzica sotto la gonnella. e dire che tengono la medaglia della madonna sul petto. bisognerà dirlo a padron fortunato. bisognerà. 6807_7050_000512 il pesce che pescate ve lo mangiate. voi sapete per chi lavorate dal lunedì al sabato e vi siete ridotto a quel modo che non vi vorrebbero neanche all'ospedale, per quelli che non fanno nulla e che hanno denari a palate lavorate. 6807_7050_000513 e lo zio crocifisso. allora rispondeva: quando mi prendono da questo lato, non so più che dire e promise di parlarne a piedipapera. per riguardo all'amicizia, io farei qualunque sacrificio. 6807_7050_000514 se dicevano che volesse pigliarsi vostra nipote, la vespa, anche voi, anche voi. cominciò a gridare: campana di legno. chi lo dice: son tutte chiacchiere, vuol papparle la chiusa a mia nipote. ecco cosa vuole, bella cosa. eh, che direste voi se la vostra casa la vendessi a un altro? 6807_7050_000515 ma padron ntoni non poteva soffrire di andare così per la casa col braccio di piedipapera al collo. ora lo zio crocifisso ci era venuto col falegname e col muratore e ogni sorta di gente che scorrazzavano di qua e di là per le stanze come fossero in piazza e dicevano: 6807_7050_000516 e avevano anche invitato lo zio crocifisso e tutto il vicinato e tutti gli amici e parenti, senza risparmio. io non ci vengo. borbottava lo zio crocifisso a compare tino colle spalle all'olmo della piazza. 6807_7050_000517 allora padron ntoni lo pregava e lo strapregava: per l'amor di dio di fargliela presto la repubblica, prima che suo nipote ntoni andasse soldato, come se don franco ce l'avesse in tasca. 6807_7050_000518 la santuzza scuoteva il capo e diceva che mentre si è in chiesa non bisogna sparlare del prossimo. chi fa l'oste deve far buon viso a tutti, rispose la. 6807_7050_000519 la vespa era venuta a vedere anche lei, colla calzetta al collo e frugava per ogni dove, ora che era roba di suo zio- il sangue non è acqua- andava dicendo forte, perché udisse anche il sordo. a me mi sta nel cuore la roba di mio zio, come a lui deve stare a cuore la mia chiusa. lo zio crocifisso lasciava dire e non udiva. 6807_7050_000520 egli levò il capo a guardare i tre re che luccicavano e la puddara che annunziava l'alba come l'aveva vista tante volte. allora tornò a chinare il capo sul petto e a pensare a tutta la sua storia. 6807_7050_000521 e poi glielo avevano riportato mezzo morto di fame, a miagolare dietro l'uscio e la povera donna, non sentendosi il cuore di lasciar la bestiola sulla strada, a quell'ora aveva aperto l'uscio e così s'era ficcati i ladri in casa. 6807_7050_000522 questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi, nelle più umili condizioni, le prime irrequietudini pel benessere. 6807_7050_000523 poi chi avrebbe potuto comprarla. padron cipolla, non voleva di quei vecchiumi, quello era affare dello zio crocifisso. ma in quel momento lo zio crocifisso aveva altro per la testa, con quell'ossessa della vespa che gli faceva dannare l'anima, correndo dietro a tutti gli uomini che c'erano da maritare nel paese. 6807_7050_000524 ho fatto come se fosse stata roba mia, rispondeva il segretario con la faccia tosta, tanto che donna rosolina. gli voltò le spalle per non crepare dalla rabbia e se ne tornò a trezza, sudata come una spugna nell'ora calda: collo, scialle sulla schiena. 6807_7050_000525 è venuto con suo figlio brasi, il quale adesso si è fatto grande. seguitava padron ntoni. sicuro, i ragazzi crescono e ci spingono per le spalle nella fossa, rispose padron fortunato. 6807_7050_000526 e poi correva dietro allo zio crocifisso per dirgli cento volte: sapete, zio crocifisso, se giungiamo a metterli insieme, quei denari della casa, dovete venderla a noi perché è stata sempre dei malavoglia. 6807_7050_000527 per te sarebbe meglio che non venisse la domenica, perché il giorno dopo sei come se fossi malato. ecco quello che era meglio per lui: che non venisse mai la domenica, e gli cascava il cuore per terra a pensare che tutti i giorni fossero dei lunedì. 6807_7050_000528 siete un bel prepotente, gli diceva don franco accarezzandolo sulle spalle, un vero feudatario. siete l'uomo fatale mandato in terra per provare, come quattro e quattr'otto, che bisogna fare il bucato alla vecchia società. 6807_7050_000529 al vedere come se n'era tirata fuori dai guai lei e i suoi fratellini, così debole e sottile al pari di un manico di scopa. ognuno la salutava e si fermava volentieri a far quattro chiacchiere con lei. 6807_7050_000530 bel guadagno che ci avete fatto a levarvi d'addosso ntoni di padron ntoni, ora che la barbara ha messo gli occhi addosso a don michele. se ce li ha messi, li leverà, ché sua madre non può vedere né sbirri, né mangiapane, né forestieri. 6807_7050_000531 comprava anche la pesca tutta in una volta con ribasso e quando il povero diavolo che l'aveva fatta aveva bisogno subito di denari. ma dovevano pesargliela colle sue bilancie, le quali erano false, come giuda, dicevano quelli che non erano mai contenti ed hanno un braccio lungo e l'altro corto come san francesco. 6807_7050_000532 o per venire a regalare qualche pugno di fave che aveva raccolto nella chiusa. quella sfacciata di sant'agata è sempre a stuzzicare. compare mosca, non gli lascia un momento per grattarsi il capo vergogna. e brontolava ancora per la strada mentre piedipapera chiudeva l'uscio, tirandole dietro tanto di lingua. 6807_7050_000533 e poco dopo si seppe per tutto il paese che quella domenica, comare grazia piedipapera, andava lei a spartire i capelli della sposa e a levarle la spadina d'argento perché brasi cipolla era orfano della madre e i malavoglia avevano invitato apposta la piedipapera per ingraziarsi suo marito. 6807_7050_000534 il nonno si soffiava il naso anche lui e brontolava. adesso posso morire tranquillo, ora che quei ragazzi non rimarranno più soli e in mezzo a una strada. ma per otto giorni ntoni non ebbe il coraggio di metter piede nella strada. 6807_7050_000535 tutte bugie di gente senza coscienza che si danna l'anima a volere il male del prossimo. no, lo so cos'era: erano tutti fazzoletti di seta e zucchero e caffè, più di mille lire di roba corpo della madonna, che mi son sgusciati di mano come anguille. 6807_7050_000536 padron ntoni tornava a cercarlo in piazza o sotto la tettoia e gli diceva: cosa volete che si faccia? se non ho denari, spremete il sasso per cavarne sangue. aspettatemi sino a giugno, se volete farmi questo favore, o prendetevi la provvidenza e la casa del nespolo. io non ci ho altro. 6807_7050_000537 mena aveva spesso il cuore nero mentre tesseva, perché le ragazze hanno il naso fine. ed ora che il nonno era sempre a confabulare con compare fortunato e in casa si parlava spesso dei cipolla, ci aveva sempre la stessa cosa davanti agli occhi: come quel cristiano di compar alfio fosse incollato sui panconi del telaio colle immagini dei santi. 6807_7050_000538 i denari ce li abbiamo, disse a compar alfio, il quale era quasi un parente, da tanto che lo conoscevano. a ognissanti mio fratello entra garzone da massaro filippo e il minore prenderà il suo posto da padron cipolla. quando avrò collocato anche turi, allora mi mariterò, ma bisogna aspettare che io abbia gli anni e che mio padre mi dia il consenso. 6807_7050_000539 adesso lo zio crocifisso mi fa fare le faccende di casa perché non vuol più sentir parlare del figlio della locca dopo che l'altro fratello gli fece quel servizio che sapete col carico dei lupini. 6807_7050_000540 il vento contrastava forte alla manovra, ma in cinque minuti la vela fu spiegata e la provvidenza cominciò a balzare sulla cima delle onde, piegata da un lato come un uccello ferito. i malavoglia si tenevano tutti da un lato, afferrati alla sponda. in quel momento nessuno fiatava. 6807_7050_000541 belle cose che copre quell'abitino al giorno d'oggi, per andare avanti bisogna fare quel mestiere là, se no si va indietro al modo dei gamberi, come i malavoglia. ora hanno pescato la provvidenza, lo sapete? no, io non ci sono stato qui, ma comare mena non sapeva nulla. 6807_7050_000542 sì, c'è tempo, ma è meglio pensarci adesso, così saprò quel che devo fare. prima bisogna maritare la mena e la lia. quando sarà grande, anche lei, lia, comincia a volere le vesti lunghe e i fazzoletti colle rose. e tu pure ci hai i tuoi ragazzi da situare. bisogna arrivare a comprare la barca. la barca poi ci aiuterà a comprare la casa. 6807_7050_000543 mena non rispose, ve l'avevo detto io. aggiunse: compare lfio i ho visti parlare io padron ntoni con padron cipolla. sarà come vuole dio. disse poi mena. a me non importava di maritarmi, purché mi avessero lasciata stare qui. 6807_7050_000544 persino padron cipolla si lasciò andare a dir delle barzellette, alle quali rideva soltanto suo figlio brasi. e tutti parlavano in una volta, mentre i monelli si disputavano le fave e le castagne fra le gambe della gente. 6807_7050_000545 in terra è tutt'altra cosa. un bersagliere che tornava con noi a messina ci diceva che non si può stare al pinf panf delle fucilate senza sentirsi pizzicar le gambe dalla voglia di buttarsi avanti a testa bassa. 6807_7050_000546 poi, quando le mie sorelle saranno maritate, il nonno verrà a stare con noi e lo metteremo nella stanza grande del cortile che c'entra il sole. così, quando non potrà più venire sul mare, povero vecchio, se ne starà accanto all'uscio nel cortile e nell'estate ci avrà lì vicino il nespolo per fargli ombra. 6807_7050_000547 non lo sapevano, che l'affare di don michele colla santuzza l'aveva scoperto don giammaria nella confessione. altro che don michele la santuzza ci ha massaro filippo, e don michele ronza sempre per la via del nero, senza nessuna paura di comare zuppidda e della sua conocchia, lui ci ha la pistola. 6807_7050_000548 non lo volevano nemmeno per compagno alla processione, quel cristiano, né lei né sua figlia comare venera. quando parlava del marito che doveva prendere sua figlia, pareva che la sposa fosse lei. 6807_7050_000549 mio piedipapera, cominciò a bestemmiare e a buttare il berretto per terra, al solito suo, dicendo che non aveva pane da mangiare e non poteva aspettare nemmeno sino all'ascensione. sentite compare tino. gli diceva padron ntoni, colle mani, giunte come dinanzi al signore iddio. 6807_7050_000550 il mare russava in fondo alla stradicciuola, adagio adagio, e a lunghi intervalli si udiva il rumore di qualche carro che passava nel buio, sobbalzando sui sassi e andava pel mondo, il quale è tanto grande che, se uno potesse camminare e camminare sempre, giorno e notte, non arriverebbe mai. 6807_7050_000551 e la nunziata faceva la carità di venire ad accendere il fuoco quando la mena doveva andare a prendere il nonno per mano verso l'avemaria come un bambino, perché di sera non ci vedeva più, peggio di una gallina. 6807_7050_000552 ma ntoni aveva fatto il sordo perché ventre affamato, non sente ragione. e don michele non gli faceva più paura dopo che si erano rotolati a pugni e a cazzotti sotto le panche. 6807_7050_000553 e la pioggia si rovesciava sino a sera sulle loro spalle, che non ci erano cappotti che bastassero e il mare friggeva tutto intorno come il pesce nella padella. allora era un altro par di maniche e ntoni non aveva voglia di cantare, col cappuccio sul naso e gli toccava vuotare dall'acqua la provvidenza che non si finiva più. e il nonno badava a ripetere. 6807_7050_000554 tu, ora che hai mangiato e bevuto, non pensi ad altro che a tornartene a casa. ma se non stai zitto, ti butto in mare con una pedata, gli disse cinghialenta. il fatto è, brontolò rocco, che mi secca passar qui la notte senza far nulla. 6807_7050_000555 o scappava in casa com'ei, compariva in capo alla straduccia e andava a nascondersi dietro il basilico. ch'era sulla finestra con quegli occhioni neri che se lo mangiavano di nascosto, ma se brasi si fermava a guardarla come un bietolone, gli voltava le spalle col mento sul petto tutta rossa e gli occhi bassi, masticandosi la cocca del grembiule. 6807_7050_000556 matrimonii e vescovadi dal cielo sono destinati. aggiunse comare la longa a buon cavallo. non gli manca sella conchiuse padron fortunato. ad una ragazza come vostra nipote, un buon partito non può mancare. 6807_7050_000557 compare turi è capace di farlo con quelle braccia, dicevano alcuni. oppure adesso i malavoglia si mettono di nuovo a cavallo? quel diavolo di compare zuppiddu ci ha le fate nelle mani, esclamavano. guardate come l'ha ridotta, che prima sembrava una scarpaccia vecchia addirittura. 6807_7050_000558 coi denari dei pulcini avrebbe anche comperato un maiale, per non perdere le bucce dei fichidindia e l'acqua che serviva a cuocere la minestra. e a fin d'anno sarebbe stato come aver messo dei soldi nel salvadanaio. 6807_7050_000559 sentite, quando si è visto quello che hanno veduto questi occhi e come ci stavano quei ragazzi a fare il loro dovere per la madonna. questo cappello qui lo si può portare. 6807_7050_000560 lasciatelo stare dov'è, gli rispondeva il dottor scipioni. in queste cose è meglio farci passare del tempo. sopra già non gli manca nulla, ve l'ho detto. e ingrassa come un cappone. le cose vanno bene. 6807_7050_000561 allorché don giammaria alzava la voce per discutere, ei gli piantava le unghie negli occhi rizzandosi sulle gambette rosso come un gallo e lo cacciava in fondo alla bottega. lo fate apposta per compromettermi? gli sputava in faccia: colla schiuma alla bocca. 6807_7050_000562 padron ntoni non lo sapeva, ma infine si prese in mano la carta bollata e andò a trovare lo zio crocifisso coi due nipoti più grandicelli, per dirgli di prendersi la provvidenza che mastro turi l'aveva rattoppata allora, allora, e al poveraccio gli tremava la voce, come quando gli era morto il figlio bastianazzo. 6807_7050_000563 il nonno non ci capiva più. nella camicia, dalla contentezza andava chiacchierando con lui onde provargli come gli volesse bene e fra di sé diceva: son l'anime sante di sua madre e di suo padre che hanno fatto il miracolo. 6807_7050_000564 e si mise a strillare e a chiamare la mamma ad alta voce, in mezzo al rumore del vento e del mare. né alcuno osò sgridarlo più. hai un bel cantare, ma nessuno ti sente ed è meglio starti cheto. gli disse infine il fratello con la voce mutata che non si conosceva più, nemmen lui. 6807_7050_000565 comare. grazia piedipapera, sentendo che nella strada c'era conversazione, si affacciò anch'essa sull'uscio, col grembiule gonfio delle fave che stava sgusciando e se la pigliava coi topi che le avevano bucherellato il sacco come un colabrodo. e pareva che l'avessero fatto apposta, come se ci avessero il giudizio dei cristiani. 6807_7050_000566 ma le donne hanno il cuore piccino e padron ntoni dovette spiegarle che se il negozio andava bene, c'era del pane per l'inverno e gli orecchini per mena e bastiano. avrebbe potuto andare e venire in una settimana da riposto con menico della locca. 6807_7050_000567 e guardava ora questo ed ora quello che parlava, come se cercasse la foglia davvero e volesse mangiarsi le parole. e quando vedeva ridere il segretario, rideva anche lui. don silvestro, per far ridere un po tirò il discorso sulla tassa di successione di compar bastianazzo. 6807_7050_000568 e stavano un tantino a farle compagnia, fumandole in silenzio la pipa sotto il naso o parlando sottovoce fra di loro. la poveretta, sgomenta da quelle attenzioni insolite, li guardava in faccia sbigottita e si stringeva al petto la bimba come se volessero. 6807_7050_000569 quelli a cui non gliene importava della pece non dissero nulla, ma lo zuppiddu seguitò a strillare che egli avrebbe chiuso bottega e chi aveva bisogno di calafatare la barca poteva metterci la camicia della moglie per stoppa. 6807_7050_000570 giacché ella non aveva paura né delle pistole né di nessuno e sua figlia non l'avrebbe data a uno che si mangiava il pane del re e faceva lo sbirro ed era nel peccato mortale. colla santuzza, per giunta, glielo aveva detto don giammaria sotto sigillo di confessione. 6807_7050_000571 passava e ripassava per la strada del nero dieci volte al giorno onde mostrare che non aveva paura della zuppidda né della sua conocchia e quando arrivava alla casa dei malavoglia, rallentava il passo e guardava dentro per vedere le belle ragazze che crescevano nella casa dei malavoglia. 6807_7050_000572 solo la nunziata, appena sentita la notizia, aveva affidato i ragazzi al più grandicello e raccomandata la sua casa alla vicina ed era corsa da comare, mena a piangere con lei, come una che non aveva ancora gli anni del giudizio. 6807_7050_000573 quando tutti i suoi erano in casa coll'uscio chiuso, mentre la longa intonava il rosario, se la godeva a vederseli vicini e li guardava in faccia ad uno ad uno, e guardava i muri della casa e il cassettone colla statuetta del buon pastore e il deschetto col lume sopra e ripeteva sempre: non mi par vero di essere ancora qui con voialtri. 6807_7050_000574 adesso che vi ho detto quello che volevo dirvi, non me ne importa, io sono vecchio. quando non c'è più olio, il lume si spegne. ora voltatemi dall'altra parte, che sono stanco. 6807_7050_000575 ora che non aveva altro da fare. aveva imparato a conoscere le galline ad una ad una e stava a vedere quello che facevano e passava il tempo ad ascoltare le voci dei vicini dicendo: questa è comare venera, che strapazza suo marito. questa è la cugina anna che torna dal lavatoio. 6807_7050_000576 ho in testa, disse a un tratto ntoni che stasera dovremmo dare al diavolo la pesca che abbiamo fatta. taci, gli disse il nonno, e la sua voce in quel buio li fece diventare tutti piccini, piccini sul banco. 6807_7050_000577 brava gente che sarebbe borbottava don giammaria, a favignana o nelle altre galere, ne trovate quanti ne volete, senza mandare dal fornaciaio. andate a dirlo a compare tino piedipapera o a quell'ubbriacone di rocco spatu, che loro ci stanno colle idee del vostro tempo. 6807_7050_000578 la gente, appena don michele tornò a bazzicare dalla santuzza, diceva: fecero pace cani e gatti. vuol dire che ci era sotto qualche cosa per tenersi il broncio e come massaro filippo era pure tornato all'osteria. anche quell'altro che non sa starci senza don michele è segno che è innamorato di don michele piuttosto che della santuzza. 6807_7050_000579 del resto venne a brontolare vostro figlio rocco. non vi ha aiutata neppur lui, ché se si è buscato un soldo è andato subito a berlo all'osteria. la. 6807_7050_000580 ve l'avevo detto, non è vero? tutti così quei leccasanti col diavolo sotto le gonnelle. bel lavoro, eh, due alla volta per fare il paio. ora che gli danno la medaglia a don michele. 6807_7050_000581 e prima non era così. no, figlio mio, non son più quella. allora, quando fu di tuo padre e di tuo fratello, ero più giovane e forte. il cuore si stanca anche lui, vedi. 6807_7050_000582 l'avvocato scipioni stava facendo delle spagnolette e li fece andare e venire due o tre volte prima di dar loro pratica. il bello poi era che andavano tutti in processione l'un dietro l'altro, e da principio ci si accompagnava anche la longa colla bimba in collo per aiutare a dire le proprie ragioni, e così perdevano tutti la giornata. 6807_7050_000583 la quale ardeva come una catasta di legna. quando ci passò vicino e le fiamme salivano alte sino alla penna di trinchetto- tutti al loro posto, però quei ragazzi nelle batterie o sul bastingaggio. il nostro comandante domandò se avevano bisogno di nulla. no grazie, tante. risposero. poi passò a babordo e non si vide più. 6807_7050_000584 io non ci penso per ora a maritarmi, ma certo che da me si troverebbe quel che ci vuole a buon conto. il mio pezzo di chiusa ce l'ho e nessuno ci tiene le unghie addosso come la casa del nespolo che se soffia la tramontana se la porta via. questa sarebbe da vedere se soffia la tramontana. 6807_7050_000585 che è vero. domandò: mena, eh, comare, mena se non dovessi far altro. al mio paese ce n'è delle ragazze, come dico io, senza andare a cercarle lontano: guardate quante stelle che ammiccano. lassù rispose mena, dopo un pezzetto. ei dicono che sono le anime del purgatorio che se ne vanno in paradiso. 6807_7050_000586 compare pizzuto. non voleva aprire a quell'ora e rispondeva che era in letto. ma siccome continuavano a picchiare e minacciavano di svegliare tutto il paese e di far correre la guardia a mettere il naso nei fatti loro, si fece dare la voce e venne ad aprire in mutande. che siete pazzi a picchiare in questo modo? esclamava. or ora ho visto passare don michele. 6807_7050_000587 questa è come una festa per la santuzza, dicevano. il figlio della locca, il quale non aveva denari per bere, gridava lì fuori dell'uscio che voleva farsi ammazzare. piuttosto, ora che lo zio crocifisso, non lo voleva più, nemmeno a mezza paga per quel suo fratello menico che s'era annegato coi lupini. 6807_7050_000588 e qualche amico di suo marito, bastianazzo compar cipolla, per esempio, o compare mangiacarrubbe. passando dalla sciara per dare un'occhiata verso il mare e vedere di che umore si addormentasse il vecchio brontolone, andavano a domandare a comare la longa di suo marito. 6807_7050_000589 che vuol dire che il mare ora è verde, ora è turchino, e un'altra volta è bianco e poi nero come la sciara. e non è sempre di un colore come dell'acqua che è chiese alessi, è la volontà di dio, rispose il nonno. così il marinaio sa quando può mettersi in mare senza timore e quando è meglio non andarci. 6807_7050_000590 e rocco, che tutti i giorni bisognava andare a cercare di qua e di là per le strade e davanti la bettola e cacciarlo verso casa come un vitello vagabondo. anche dei malavoglia ce n'erano due vagabondi, e alessi si tormentava il cervello a cercarli. dove potevano essere? 6807_7050_000591 ma bisognava guardarsi bene dai cattivi incontri e non accettare nemmeno una presa di tabacco da chi non si conosceva. andando per la strada bisognava camminare nel bel mezzo e lontano dai muri, dove si correva rischio di acchiapparsi mille porcherie, e badare di non mettersi a sedere sui sassi o lungo i muricciuoli. 6807_7050_000592 un momento gridò pizzuto colla mano sul battente. non è pei soldi dell'erbabianca, questa ve l'ho data per niente, come amici che siete, ma vi raccomando eh. 6807_7050_000593 padron ntoni se la godeva anche lui, colle mani dietro la schiena e le gambe aperte, aggrottando un po le ciglia, come fanno i marinai quando vogliono vederci bene, anche al sole, che era un bel sole d'inverno e i campi erano verdi, il mare lucente e il cielo turchino che non finiva mai. 6807_7050_000594 per questo padron fortunato non gli ha voluto dare il figlio. alla sant'agata, diceva intanto la zuppidda che l'avevano lasciata sulla porta, ha il naso fine, quell'omaccio. e la vespa soggiungeva: chi ha roba in mare non ha nulla. ci vuole la terra al sole, ci vuole. 6807_7050_000595 padron ntoni diventava molle come un minchione al sentir parlare di galera, ma il dottor scipione gli batteva sulla spalla e gli diceva che non era dottore se non gliela faceva cavare con quattro o cinque anni di prigione. 6807_7050_000596 mena, oh mena, e mena sapeva cosa voleva dire e venivano tutti in processione: lei, la lia ed anche la nunziata con tutti i suoi pulcini dietro. 6807_7050_000597 contentati di quel che t'ha fatto tuo padre, se non altro non sarai un birbante. ed altre sentenze giudiziose. ecco perché la casa del nespolo prosperava e padron ntoni passava per testa quadra, al punto che a trezza l'avrebbero fatto consigliere comunale se don silvestro il segretario, il quale la sapeva lunga. 6807_7050_000598 la nunziata e la cugina anna venivano anche loro a sedersi lì accanto sui sassi a chiacchierare dopo cena con quei poveretti che erano rimasti soli e derelitti anch'essi talché sembrava fossero parenti. 6807_7050_000599 la pasqua infatti era vicina, le colline erano tornate a vestirsi di verde e i fichidindia erano di nuovo in fiore. le ragazze avevano seminato il basilico alla finestra e ci si venivano a posare le farfalle bianche. 6807_7050_000600 sacramento, esclamò: ntoni, se taglio, come faremo poi quando avremo bisogno della vela? non dire sacramento, che ora siamo nelle mani di dio? alessi s'era aggrappato al timone e, all'udire quelle parole del nonno, cominciò a strillare: mamma, mamma mia. 6807_7050_000601 stavolta mastro callà. aveva visto quella folla davanti al municipio, colle conocchie in mano e puntava i piedi in terra: restio peggio di un mulo. non ci vado se non viene don silvestro, ripeteva, cogli occhi fuori della testa. don silvestro lo sa trovare un ripiego. 6807_7050_000602 ti rammenti le belle chiacchierate che si facevano la sera mentre si salavano le acciughe, e la nunziata che spiegava gli indovinelli, e la mamma e la lia, tutti lì al chiaro di luna, che si sentiva chiacchierare per tutto il paese come fossimo tutti una famiglia. 6807_7050_000603 padron ntoni era ridotto a non aprir bocca per non litigare col nipote e ntoni. poi, quand'era stanco della predica, piantava lì tutti della paranza a piagnucolare e se ne andava a trovar rocco o compare vanni, coi quali si stava allegri, e se ne trovava sempre una nuova da inventare. 6807_7050_000604 se lo sapete che pioverà, perché torniamo ad andare in mare oggi? gli diceva ntoni, non era meglio restarci in letto? un altro par d'ore, acqua di cielo e sardelle alle reti, rispondeva il vecchio. 6807_7050_000605 allo zio crocifisso. gli finiva sempre così che gli facevano chinare il capo per forza, come peppinino, perché aveva il maledetto vizio di non sapere dir di no. già voi non sapete dir di no quando vi conviene, sghignazzava piedipapera. voi siete come le e disse come: 6807_7050_000606 e siccome aspettava inutilmente la risposta, aggiunse colla voce tremante, quasi avesse freddo: è morta anche lei, alessi. non rispose nemmeno allora. ntoni, che era sotto il nespolo, colla sporta in mano, fece per sedersi, poiché le gambe gli tremavano, ma si rizzò di botto balbettando. 6807_7050_000607 le belle ragazze di qui non sono degne di portargli le scarpe a quelle di napoli. io ne avevo una colla, veste di seta e nastri rossi nei capelli, il corsetto ricamato e le spalline d'oro come quelle del comandante. 6807_7050_000608 tanto che don michele non si fece più vedere all'osteria e si contentava di mandare a prendere il vino e berselo nella bottega di pizzuto. solo col suo fiasco. per amor della pace, massaro filippo, invece di esser contento che si fosse tolto così un altro cane da quell'osso della santuzza. 6807_7050_000609 di fare la rivoluzione, se non erano minchioni e non badare al dazio del sale o al dazio della pece. ma casa nuova bisognava fare e il popolo aveva ad essere re. 6807_7050_000610 ora che vi portate via la provvidenza, non ci verrete più da queste parti. compare ntoni, sì che ci verrò. e poi per andare alla sciara, questa è la strada più corta. ci verrete per vedere la mangiacarrubbe che si mette alla finestra quando passate. 6807_7050_000611 così fra tutt'e due. il povero baco da seta stava fra l'incudine e il martello. adesso poi che era venuta la burrasca e tutti lo lasciavano a strigliare, quella mala bestia della folla non sapeva più da che parte voltarsi. 6807_7050_000612 diceva che le donne in quelle parti là scopavano le strade colle gonnelle di seta e che sul molo c'era il teatro di pulcinella e si vendevano delle pizze a due centesimi di quelle che mangiano i signori. 6807_7050_000613 veramente nel libro della parrocchia si chiamavano toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo all'ognina, a trezza e ad aci castello, li avevano sempre conosciuti per malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull'acqua e delle tegole al sole. 6807_7050_000614 il vino buono faceva vociare e il vociare metteva sete, intanto che non avevano ancora aumentato il dazio sul vino. e quelli che avevano bevuto levavano i pugni in aria colle maniche della camicia rimboccate e se la prendevano persin colle mosche che volavano. 6807_7050_000615 quell'affronto, ntoni ebbe un bel pregarla e scongiurarla di non attaccarsi a quel pelo e lasciar correre comare. venera, tutta pettinata e colle mani intrise di farina che s'era messa apposta ad impastare il pane per far veder che non le importava più d'andare al convito dei malavoglia. rispondeva: avete voluto la piedipapera, tenetevela. 6807_7050_000616 don michele, si spolverò la montura. andò a raccattare la sciabola che aveva persa e se ne uscì borbottando fra i denti, senz'altro per amor dei galloni, ma ntoni malavoglia, il quale mandava un fiume di sangue dal naso. 6807_7050_000617 lia piangeva sottovoce perché non udisse sua sorella col viso nelle mani e don michele la vedeva piangere, colle pistole sulla pancia e i calzoni dentro gli stivali. per me stasera non c'è nessuno che stia inquieto o che si metta a piangere. comare lia, ma anch'io sono in pericolo, come vostro fratello. 6807_7050_000618 compar alfio mosca sta facendo cuocere le fave. osservò la nunziata dopo un po. egli è come te, poveraccio, che non avete nessuno in casa che vi faccia trovare la minestra alla sera quando tornate stanchi. 6807_7050_000619 don silvestro, senza badarci, andava a far quattro chiacchiere collo zio santoro e gli metteva due centesimi nella mano. sia lodato dio, esclamava il cieco. questo è don silvestro, il segretario. 6807_7050_000620 l'hanno detto, vanni pizzuto, rocco spatu e compare cinghialenta. vanni pizzuto s'è messo ad andare senza scarpe per non essere conosciuto, ma io lo riconosco egualmente, che striscia sempre i piedi per terra e fa levar la polvere come quando passano le pecore. 6807_7050_000621 ogni volta che l'avvocato andava a parlare con ntoni malavoglia, don silvestro l'accompagnava alla prigione. quando non avea nulla da fare al consiglio, adesso non ci andava nessuno e le ulive erano raccolte. 6807_7050_000622 intanto cominciavano ad udirsi i pescatori che si chiamavano da un uscio all'altro e i carri cominciavano a passare di nuovo per la via. fra due ore sarà giorno, disse padron ntoni, e potrete andare a chiamare don giammaria. 6807_7050_000623 e mi diceva che il matrimonio è come una trappola di topi. andava brontolando allora lo zio crocifisso. ora state a fidarvi degli uomini. le ragazze invidiose dicevano che la barbara sposava suo nonno. ma la gente di proposito, come peppi, naso e piedipapera ed anche don franco, mormoravano. 6807_7050_000624 io non voglio scommettere niente, rispose pizzuto, stringendosi nelle spalle: a me non me ne importa un corno. quelli che stavano a sentire piedipapera e rocco spatu si scompisciavano dalle risa. 6807_7050_000625 il figlio della locca stava ad ascoltare a bocca aperta e si grattava il capo. bravo, disse poi così. pesci non se ne troverebbero più, nemmeno a siracusa né a messina. dove vanno i vapori? invece li portano di là a quintali colla ferrovia. 6807_7050_000626 ed anche don michele, il quale si annoiava a passeggiare colla pistola appesa alla pancia, senza far nulla quando non era dietro il banco della santuzza e faceva l'occhietto alle belle ragazze per ingannare il tempo. 6807_7050_000627 comare venera la zuppidda. faceva il diavolo perché avevano invitato comare grazia a pettinare la sposa, mentre sarebbe toccato a lei, che stava per diventare parente dei malavoglia, e la sua figliuola. s'era fatta comare di basilico con la mena, tanto che aveva fatto cucire alla barbara in fretta e furia la veste nuova, ché non se lo aspettava quell'affronto. 6807_7050_000628 compare tino poveraccio. lo afferrava pel giubbone perché stesse a sentire. per forza gli dava delle scrollate, lo abbracciava stretto per parlargli nell'orecchio: sì, siete una bestia se vi lasciate scappare quell'occasione per un pezzo di pane. padron ntoni la vende proprio perché non può tirare innanzi ora che suo nipote l'ha piantato. 6807_7050_000629 sì, anche queste aiutano a levare il debito, disse padron ntoni, ma voi altri dovreste mangiarvelo qualche uovo quando avete voglia. no, non ne abbiamo voglia, rispose maruzza e mena soggiunse: se le mangiamo noi, compare, alfio non avrà più da venderne al mercato. 6807_7050_000630 che cosa volete da me? chiese ntoni colla lingua grossa: niente, non è affare per questa sera. se non è affare per questa sera, perché mi avete fatto lasciar l'osteria? che son tutto fradicio dalla pioggia, disse rocco spatu. 6807_7050_000631 poi, dopo ch'ebbe baciata mena e la lia e salutate le comari, si mosse per andarsene e mena gli corse dietro colle braccia aperte, singhiozzando ad alta voce quasi fuori di sé, e dicendogli: ora che dirà la mamma? ora che dirà la mamma? come se la mamma avesse potuto vedere e parlare. 6807_7050_000632 le vicine avevano fatto come le lumache quando piove, e lungo la straduccia non si udiva che un continuo chiacchierio da un uscio all'altro. persino la finestra di compare alfio mosca, quello del carro dell'asino era aperta. 6807_7050_000633 e quando si trattava di serrare una scotta tesa come una corda di violino o di alare una parommella che ci sarebbe voluto l'argano, il nonno ansimando cogli ohi, ooohi, intercalava qui ci vorrebbe ntoni, oppure i pare che io abbia il polso di quel ragazzo. 6807_7050_000634 padron ntoni poté vederla sino all'ultimo momento e mentre la nunziata se ne andava via con alfio mosca, adagio, adagio pel camerone, che pareva d'essere in chiesa al camminare, li accompagnava cogli occhi. poi si voltò dall'altra parte e non si mosse più. 6807_7050_000635 la cugina anna, che scopriva ogni cosa dal greto dove era a stendere la tela, diceva con comare grazia. ora, quella povera sant'agata resta in casa peggio di una casseruola appesa al muro, tale e quale, come le mie figliuole che non hanno dote. 6807_7050_000636 e don michele insieme a loro, colla pistola sulla pancia e i calzoni infilati negli stivali. voi potreste fargli un gran servizio, a don michele, col levargli davanti ntoni malavoglia. tornò a dire pizzuto a compare tino, mentre costui, per comprare un sigaro, andava a cacciarsi nell'angolo più oscuro della botteguccia. 6807_7050_000637 rocco spatu e cinghialenta, che avevano sempre qualche soldo, gli ridevano sul naso dalla porta della taverna facendogli le corna e venivano a parlargli sottovoce, tirandolo pel braccio verso la sciara e parlandogli. 6807_7050_000638 me lo domandava spesso quando eravamo soli. rispose: la nunziata voleva sapere dove fosse. è andata dietro a suo fratello. noi poveretti siamo come le pecore e andiamo sempre con gli occhi chiusi dove vanno gli altri. 6807_7050_000639 adesso manderemo dal fornaciaio per farli fare apposta, rispondeva don giammaria. se le cose andassero come dovrebbero andare, si nuoterebbe nell'oro, diceva don silvestro, non diceva altro. 6807_7050_000640 questo discorso avveniva sulla porta della chiesa dell'ognina la prima domenica di settembre, che era stata la festa della madonna, con gran concorso di tutti i paesi vicini, e c'era anche compare agostino piedipapera il quale, colle sue barzellette, riuscì a farli mettere d'accordo sulle due onze e dieci a salma da pagarsi col violino a tanto il mese. 6807_7050_000641 il sinedrio si sciolse, come tutte le altre volte, senza conchiudere nulla, che ognuno restava della sua opinione- e questa volta, inoltre, c'era lì presente la signora- talché don franco non poteva sfogarsi a modo suo. 6807_7050_000642 vedi quel che vuol dire bazzicare dove ci son ragazze da marito, diceva a ntoni la longa. ora tutta la gente parla dei fatti vostri e mi dispiace per la barbara ed io me la piglio. disse allora ntoni. 6807_7050_000643 anche la casa del nespolo sembrava avesse un'aria di festa: il cortile era spazzato, gli arnesi in bell'ordine lungo il muricciuolo e appesi ai piuoli, l'orto tutto verde di cavoli e di lattughe e la camera aperta e piena di sole che sembrava contenta anch'essa, e ogni cosa diceva che la pasqua si avvicinava. 6807_7050_000644 sangue di giuda, non dite così. gridava ntoni col pugno in aria, che un giorno o l'altro faccio succedere una commedia faccio succedere, ma gli altri lo piantavano lì, alzando le spalle, sghignazzando, tanto che infine gli fecero montare la mosca al naso e andò a piantarsi proprio nel bel mezzo. 6807_7050_000645 dopo che avevano buttato le reti, lasciava alessi a menare il remo, adagio, adagio- per non fare deviare la barca, e si metteva le mani sotto le ascelle a guardare lontano. dove finiva il mare e c'erano quelle grosse città dove non si faceva altro che spassarsi e non far nulla. 6807_7050_000646 la povera mena non si fece neppur rossa sentendo che compare alfio. aveva indovinato che ella lo voleva quando stavano per darla a brasi cipolla, tanto le pareva che quel tempo fosse lontano ed ella stessa non si sentiva più quella. 6807_7050_000647 era della setta. 6807_7050_000648 alle grida, la gente si era affacciata sugli usci e si era radunata una gran folla, sicché si azzuffarono perbene e piedipapera, il quale ne sapeva più del diavolo, si lasciò cadere a terra tutto in un fascio con ntoni malavoglia che così non valevano a nulla le gambe buone. 6807_7050_000649 il vicario, ora che aveva il disopra e la moglie di don franco era là che ei poteva tirare le sassate dietro il muro, si divertiva a fare arrabbiare lo speziale. belli, quei vostri uomini nuovi. sapete cosa fa brasi cipolla adesso che suo padre va cercandolo per tirargli le orecchie a causa della vespa? 6807_7050_000650 prendete queste qua. gnà mena diceva che avrei voluto trovarmici io al posto di vostro padre. vi giuro almeno non avrei fatto danno a nessuno e nessuno avrebbe pianto. 6807_7050_000651 non è vero che mi volete bene? seguitava ella, respingendolo a gomitate. se fosse vero, lo sapreste quel che dovete fare e lo vedreste che non ci ho altro per il capo. 6807_7050_000652 gli ho detto di no chiaro e tondo a mastro callà. quand'è venuto a fare l'ambasciata in persona, l'ha visto anche lo zio santoro. don silvestro gli fa fare quel che vuole a quel giufà del sindaco. ma io me ne infischio del sindaco e del segretario. 6807_7050_000653 ah, mamma mia, ah, mamma mia, sul tardi venne piedipapera colla faccia angustiata, picchiandosi la fronte. avete sentito, eh, padron ntoni, che disgrazia. 6807_7050_000654 vedi, gli diceva: questo non c'è mai stato nei malavoglia. se tu prendi la mala strada di rocco spatu, tuo fratello e le tue sorelle ti verranno dietro una mela fradicia guasta tutte le altre e quei soldi che abbiamo messo insieme con tanto stento se ne anderanno in fumo. per un pescatore si perde la barca, e allora che faremo? 6807_7050_000655 don michele e ntoni malavoglia un giorno o l'altro si mangiano come il pane. è quel benedetto cappello colla penna che gli lega le mani a don michele. egli pagherebbe qualche cosa a piedipapera se glielo levasse davanti, quel cetriolo. 6807_7050_000656 allora la longa, vedendo che non c'era più speranza, volle che le mettessero sul petto quel soldo di cotone coll'olio santo che aveva comperato a pasqua, e disse pure che lasciassero la candela accesa. 6807_7050_000657 la mena stava ad ascoltare con tanto d'occhi anche lei, e all'improvviso lo piantò con un bel saluto e se ne entrò nell'orto. alfio, tutto infuriato, corse a lagnarsi colla vespa che gli dava a bere di tali bugie per farlo litigare colla gente. 6807_7050_000658 orbè, conchiuse cinghialenta. se non volete rischiar la pelle, dovevate restare a casa a dormire. nessuno fiatò più e ntoni andava pensando mentre metteva le mani avanti per vedere dove posava i piedi. 6807_7050_000659 la longa prendeva qualche rotolo di tela da tessere e andava anche al lavatoio per conto degli altri padron ntoni coi nipoti s'erano messi a giornata, s'aiutavano come potevano. 6807_7050_000660 ma don giammaria, il vicario gli avea risposto che gli stava bene, e questo era il frutto di quella rivoluzione di satanasso che avevano fatto collo sciorinare il fazzoletto tricolore dal campanile. 6807_7050_000661 sì, colle annate che corrono, esclamò padron cipolla, ché in mare ci devono aver buttato il colèra. anche per i pesci compare mangiacarrubbe. diceva di sì col capo e lo zio cola tornava a parlare del dazio del sale che volevano mettere. 6807_7050_000662 là si vedevano le toppe sotto la impeciatura nuova. era come certe donnacce che sapeva, lui colle rughe sotto il corsetto e tornava a darci dei calci nella pancia col piede zoppo. del resto il mestiere andava male. piuttosto che comprare, tutti avrebbero voluto vendere le loro barche, e più nuove della provvidenza. 6807_7050_000663 il quale aveva preso a venire alla messa per stendere la mano ai fedeli borbottando avemarie e gloriapatri, e conosceva tutti, ad uno ad uno, come la folla usciva dalla chiesa dicendo: 6807_7050_000664 compar alfio. allora si mise a sedere in punta alla scranna, colla frusta in mano, e guardava intorno dalla parte dove non era comare mena ora, quando tornate, domandò la longa. 6807_7050_000665 in cucina vuol essere rifatto il focolare, disse nunziata l'ultima volta che ci cuocevo la minestra, quando la povera comare maruzza non aveva animo di far nulla. la pentola bisognava tenerla su coi sassi. 6807_7050_000666 ve lo facciano dentro lo stomaco, null'altro. poi, alla prima cannonata, e come incomincia il parapiglia, vi vien voglia di ballare, anche voi che non vi terrebbero le catene, come quando suona il violino all'osteria dopo che avete mangiato e bevuto, e allungate la carabina dappertutto dove vedete un po di cristiano in mezzo al fumo. 6807_7050_000667 solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate e piegano il capo sotto il piede brutale dei. 6807_7050_000668 il segretario ha detto che vuol farla cascare coi suoi piedi come una pera matura. ma sì, intanto don michele si diverte colla barbara e con le altre che stanno nella via- lo so io- e ammiccava di soppiatto a ntoni. non ha niente da fare e ogni giorno ha i suoi quattro tarì di soldo. 6807_7050_000669 ragazzi gridò lo zio cola. vogliamo tirare le reti, perché se ci arriva la maretta ce le strappa di mano. ohi, oohi, cominciarono a vociare gli uomini della ciurma, passandosi la fune. 6807_7050_000670 requiem eternam, biascicava sottovoce lo zio santoro. quel povero bastianazzo mi faceva sempre la carità quando padron ntoni gli lasciava qualche soldo in tasca. 6807_7050_000671 vedrete che al tempo delle ulive vi diranno di aspettarli sino a natale e poi sino a pasqua. così vanno in rovina le case. ma io la roba mia l'ho fatta col sudore della fronte. 6807_7050_000672 io son rimasto di sale quando l'ho saputo comare grazia. sua moglie piangeva davvero poveretta, vedendo come le disgrazie fioccavano nella casa dei. malavoglia tu che ci vieni a fare. 6807_7050_000673 i avete inteso don silvestro, e di tutti non si può dire la stessa cosa. quando non vi servono più, poi datemele quelle venticinque onze che vi ho prestate. io non li rubo, i denari, come certa gente. 6807_7050_000674 sicché il paese intero si mise in subbuglio e la gente si affollava, colla carta bollata in mano e giurava che non sapeva nulla- com'è vero, dio, perché non voleva averci che fare colla giustizia. 6807_7050_000675 seguitando a borbottare nella barba mentre fingeva di guardare la gente che andava alla fontana don silvestro, finalmente, vedendo che nessuno fiatava più, disse chiaro e tondo che di uomini nuovi non c'erano altri che ntoni di padron ntoni e brasi cipolla perché lui non aveva suggezione della moglie dello speziale. 6807_7050_000676 don giammaria andava tirandolo per la manica del giubbone, per dire corna di questo e di quell'altro, in mezzo alla piazza, all'oscuro del lumaio che rubava l'olio, di don silvestro che chiudeva un occhio e del sindaco giufà che si lasciava menare per il naso. 6807_7050_000677 lo zio crocifisso strillava, come se gli strappassero le penne mastre. ma non bisogna badarci, perché delle penne ne ha molte il vecchio. eh, s'è lavorato. potete dirlo anche voi, padron ntoni. 6807_7050_000678 quelle povere malavoglia erano arrivate al punto che andavano per le bocche di tutti per colpa del fratello, tanto i malavoglia erano caduti in bassa fortuna. ora tutto il paese sapeva che don michele passava e ripassava per la strada del nero onde far dispetto alla 6807_7050_000679 sì, piedipapera, veniva a dirgli quel che aveva potuto ottenere dallo zio crocifisso, e poi tornava a parlare con lui e andava e veniva per la piazza come la spola nel telaio, tirandosi dietro la sua gamba storta, finché riescì a metterli. 6807_7050_000680 padron ntoni ascoltava anche lui, tenendo d'occhio lo scolare della salamoia, e approvava col capo quelli che contavano le storie più belle e i ragazzi che mostravano di aver giudizio, come i grandi, nello spiegare gli indovinelli. 6807_7050_000681 gli diceva sottovoce suo marito, tirandola vicino alla finestra: tu non ci entri adesso a bazzicare in questa casa si tira addosso gli occhi degli sbirri. la gente perciò non si affacciava nemmeno all'uscio dei malavoglia. 6807_7050_000682 la mangiacarrubbe. dal suo canto stava alla finestra e cambiava ogni giorno fazzoletti di seta e collane di vetro come una regina. tutto quello che aveva lo metteva alla finestra, andava dicendo la zuppidda, e quel bietolone di brasi prendeva tutto per oro contante ed era imbestialito che non aveva paura nemmeno di suo padre se fosse venuto a prenderlo a scapaccioni. 6807_7050_000683 la mena aiutava anch'essa a pestare il sale e a mettere in ordine i barilotti, e ci aveva un'altra volta la veste turchina e la collana di corallo che avevano dovuto dare in pegno allo zio crocifisso. ora le donne potevano tornare ad andare alla messa del paese, ché se qualche giovinotto gettava gli occhi sulla mena, gliela stavano facendo la sua dote. 6807_7050_000684 e gli diede anche un po di denaro, caso mai ne avesse bisogno, e il suo tabarro foderato di pelle, ché oramai lui era vecchio e non gli serviva più. i ragazzi, vedendo il fratello maggiore affaccendarsi nei preparativi della partenza, gli andavano dietro pian piano per la casa e non osavano dirgli più nulla, come fosse diggià un estraneo. 6807_7050_000685 bisogna che vi contentiate di poco. sapete, forza di giovane e consiglio di vecchio. per la mia senseria, poi, mi rimetto al vostro buon cuore. in tempo di carestia, pane d'orzo, rispondeva padron ntoni. necessità abbassa nobiltà. 6807_7050_000686 per le strade arse di sole e bianche di polvere, che in paese non sarebbero tornati più dopo tanto tempo. una sera tardi il cane si mise ad abbaiare dietro l'uscio del cortile. 6807_7050_000687 vanni pizzuto. allora lasciò don michele colla saponata sulla faccia e si affacciò all'uscio. che pezzo di ragazza per la madonna. e come cammina col naso nella mantellina che pare un fuso. pensare poi che deve papparsela quel cetriolo di ntoni malavoglia. 6807_7050_000688 e se don michele trovava la lia sola, la guardava negli occhi, tirandosi i mustacchi, col berretto gallonato messo alla sgherra, e le diceva: che bella ragazza che siete comare malavoglia. nessuno le aveva detto questo, perciò ella si faceva rossa come un pomodoro. 6807_7050_000689 l'appenderanno insieme a quella di figlia di maria, che ci ha la santuzza e sporgeva il capo fuori dall'uscio per vedere se ci fosse sua moglie alla finestra di sopra. eh, la chiesa e la caserma, il trono e l'altare: sempre la stessa storia, ve lo dico io. 6807_7050_000690 e coll'acqua fresca e le fregagioni gli fecero riaprir gli occhi. il povero vecchio, come seppe dove si trovava, che ci voleva meno di un'ora per arrivare a trezza, disse che lo portassero a casa su di una scala. 6807_7050_000691 e se due quistionavano nella piazza correva a chiudere l'uscio. acciò non lo chiamassero per testimonio. don giammaria era trionfante. quell'asparagio verde aveva del coraggio quanto un leone, perché ci aveva la tonaca sulle spalle e sparlava del governo pappandosi la lira al giorno. 6807_7050_000692 io non mi lascio menar per il naso da nessuno. saltava su baco da seta il sindaco: lo faccio io e non don silvestro. don silvestro diceva invece che il sindaco lo faceva. sua figlia betta e mastro croce callà, portava i calzoni per isbaglio. 6807_7050_000693 e senza soldi non ci si poteva stare. e non era come a trezza, dove, se non si andava all'osteria della santuzza, non si sapeva come spendere un baiocco. mandiamogli dei soldi per comperarsi le pizze al goloso brontolava padron ntoni. 6807_7050_000694 ma del quale i colori cominceranno ad essere più vivaci e il disegno a farsi più ampio e variato. poi diventerà vanità aristocratica nella duchessa di leyra e ambizione nell'onorevole scipioni. 6807_7050_000695 e lo stesso alessi che andò ad aprire non riconobbe ntoni, il quale tornava colla sporta sotto il braccio, tanto era mutato coperto di polvere e colla barba lunga. come fu entrato e si fu messo a sedere in un cantuccio, non osavano quasi fargli festa. 6807_7050_000696 al bisogno. poi ntoni si disobbligava facendo a pugni con quegli avventori della malannata che cercano il pelo nell'uovo all'ora del conto e gridano e bestemmiano prima di pagare. cogli amici della taverna, invece, era allegro e chiacchierone e teneva d'occhio anche il banco allorché la santuzza andava a confessarsi, sicché tutti colà gli volevano bene, come se fosse a casa sua. 6807_7050_000697 so che non ve le devo io. i avevate detto di metterle a frutto per farvi la dote, se qualcuno vi avesse voluta, ed io li avevo messi in una banca per conto vostro, sotto il mio nome, per non far scoprire la cosa a vostro fratello, il quale vi avrebbe domandato di dove vi erano venuti quei denari. ora la banca è fallita. che colpa ce ne ho io? 6807_7050_000698 e l'andava cercando per la casa. fingendo di aver perso il berretto, toccava il letto e il canterano e si metteva a sedere al telaio senza dir nulla. lo sai? chiese infine, lo sai dove se n'è andata? ma alla mena non disse nulla. 6807_7050_000699 il quale andava dicendo: questa partaccia a me non la doveva fare padron ntoni. questo si chiama gabbare il prossimo. se ci aveva fatto mettere la mano di sua nuora nel debito dei lupini tale e quale, come dice mia moglie. aggiungeva: mastro zuppiddu dice che dei malavoglia adesso non ne vogliono nemmeno i cani. 6807_7050_000700 allora si levarono le grida e le bestemmie. in questo momento si udì il fischio della macchina e i carrozzoni della ferrovia sbucarono tutt'a un tratto sul pendio del colle dal buco che ci avevano fatto fumando e strepitando come avessero il diavolo in corpo. 6807_7050_000701 tranquilla. d'allora in poi i malavoglia non osarono mostrarsi per le strade né in chiesa la domenica, e andavano sino ad aci castello per la messa e nessuno li salutava più nemmeno padron cipolla. 6807_7050_000702 quello che stavo dicendo. qui, a compare alfio, seguitava lo zio crocifisso, vedendo accostarsi padron cipolla, il quale andava bighellonando per la piazza come un cane di macellaio, dacché gli era entrata in casa quell'altra vespa della mangiacarrubbe. 6807_7050_000703 non voglio più farla questa vita. voglio cambiar stato. io e tutti voi voglio che siamo ricchi. la mamma, voi, mena, alessi e tutti. padron ntoni spalancò tanto d'occhi e andava ruminando quelle parole, come per poterle mandar giù ricchi. diceva ricchi, e che faremo quando saremo ricchi? 6807_7050_000704 questo è proprio un malavoglia nato. sputato, osservava padron ntoni, gongolante tutto suo padre bastianazzo, che aveva un cuore grande come il mare e buono come la misericordia di dio. 6807_7050_000705 e c'era pure della gente che andava pel mondo a quell'ora e non sapeva nulla di compar alfio, né della provvidenza che era in mare, né della festa dei morti. così pensava: mena sul ballatoio aspettando il nonno. 6807_7050_000706 ed il poveraccio chinava il capo a questo e a quello come un pappagallo e sorrideva, tutto contento di trovarsi là nel suo cappotto, accanto all'uscio, con maruzza che gli filava accanto il telaio della mena che si udiva nelle stanze e le galline che razzolavano nella strada. 6807_7050_000707 non mi tradite che non ho nessuno al mondo. gli altri se ne andarono mogi mogi. sotto la pioggia rasente i muri e anche costui masticava fra i denti. cinghialenta che sta a sparlare di piedipapera e dice che non ha nessuno al mondo. almeno piedipapera ci ha la moglie. 6807_7050_000708 e la gnà venera disse che era meglio così non venivano in casa a far le spie che temevano sempre volessero rubarsi quel tesoro di cetriolo. le cose arrivarono al punto che comare venera e la longa non si parlavano più e se si vedevano in chiesa si voltavano la schiena. 6807_7050_000709 infine, per la santa amicizia, sarebbe andato a parlarne allo zio crocifisso nel buon momento. se padron ntoni voleva vendere ad ogni costo la provvidenza per un pezzo di pane, perché egli piedipapera gli faceva fare quello che voleva lui allo zio crocifisso. 6807_7050_000710 andò a pregarlo che s'intromettesse coi malavoglia per fargli conchiudere il negozio. adesso, quando l'incontrava per le strade, lo salutava e cercava di mandargli anche la vespa per parlargli di quell'affare. chissà che non si fossero rammentati dell'amore antico. nello stesso tempo- e compare mosca, non riescisse a levargli quella croce di su le spalle. 6807_7050_000711 che ci voleva poco a mettere insieme un'altra volta i denari della casa del nespolo e fra un anno o due ci sarebbero arrivati. ma il vecchio scrollava il capo, colla testa dura, e ribatteva che adesso non avevano più bisogno della casa. e meglio che non ci fosse mai stata al mondo la casa dei malavoglia. ora che i malavoglia erano di qua e di là, 6807_7050_000712 non chiudevano occhio nella notte, aspettando il fratello dietro l'uscio sino a tardi, tremando di freddo e di paura, mentre egli andava cantando per le strade con rocco spatu ed altri della combriccola, e alle povere ragazze pareva sempre di udire delle grida e delle schioppettate, come quando avevano detto che c'era stata la caccia delle quaglie a due piedi. 6807_7050_000713 sì, è vero, e sa pure cucire, e si fa il bucato da sé e si rattoppa le camicie. la nunziata sapeva ogni cosa che faceva il vicino alfio e conosceva la sua casa come la pianta della mano. 6807_7050_000714 perché la riproduzione artistica di cotesti quadri sia esatta, bisogna seguire scrupolosamente le norme di questa analisi, esser sinceri per dimostrare la verità, giacché la forma è così inerente al soggetto quanto ogni parte del soggetto stesso è necessaria alla spiegazione dell'argomento generale. 6807_7050_000715 per arrivare all'uomo di lusso, il quale riunisce tutte coteste bramosie, tutte coteste vanità, tutte coteste ambizioni per comprenderle e soffrirne, se le sente nel sangue e ne è consunto. 6807_7050_000716 va là, va là malavoglia. gli rispondevano: il tuo conto è bello e aggiustato. e lo spingevano a boccate di carabina. mentre lo conducevano in caserma, legato peggio di cristo anche lui, e gli portavano dietro don michele sulle spalle delle guardie. 6807_7050_000717 alle volte don michele aggiungeva: permettete, colla mano nel berretto e si metteva a sedere lì vicino sui sassi, mentre non aveva da fare mena. credeva che volesse stare lì per comare barbara e non gli diceva nulla. 6807_7050_000718 e finiva che la barca si mangiava tutto il guadagno, tanto che la chiamavano la barca del diavolo. e quando gli dicevano perché non ci andasse, lui, a rischiare la pelle come tutti gli altri, che si pappava il meglio della pesca senza pericolo, rispondeva: bravo. 6807_7050_000719 le donne credevano che il malato avesse il delirio udendolo chiacchierare e chiacchierare e gli mettevano delle pezze bagnate sulla fronte. no, diceva padron ntoni, sono in sensi. voglio finire tutto quel che devo dirvi prima di andarmene. 6807_7050_000720 questa qui mi fa far peccato. borbottava campana di legno. i morti non sono ancora venuti, rispondeva piedipapera gesticolando: abbiate pazienza, volete succhiargli il sangue? a padron ntoni già non avete perso nulla, perché i lupini erano tutti fradici. lo sapete. 6807_7050_000721 lui non aveva difficoltà di starsene in sinedrio anche con quelli senza scarpe, purché non mettessero i piedi sui regoli delle scranne, e spiegava loro parola per parola, quello che diceva il giornale, mettendoci il dito che il mondo avrebbe dovuto andare come era scritto là. 6807_7050_000722 ma il mulo era grasso e col pelo lucente. i rammentate quando sono partito per bicocca, diceva lui che stavate ancora nella casa del nespolo. ora ogni cosa è cambiata, ché il mondo è tondo, chi nuota e chi va a fondo. 6807_7050_000723 oh, siete ancora là. compare alfio, rispose mena, la quale era rimasta sul ballatoio ad aspettare il nonno. sì, sono qua, comare mena, sto qua a mangiarmi la minestra, perché quando vi vedo tutti a tavola col lume mi pare di non esser tanto, solo che va via anche. 6807_7050_000724 vergine santa balbettava, mena vergine santa e gli uomini che sono in mare. lia si sfogava a piangere, mentre padron ntoni tornava a casa coi nipoti e vide l'uscio socchiuso e il lume dalle imposte, si mise le mani nei capelli. 6807_7050_000725 per discorrere degli affari del comune che infine erano denari loro. ed è una minchioneria non contare per nulla nel paese, quando si è ricchi e le tasse si pagano peggio degli altri. voi che siete tanto ricco potreste dargli del pane a quel poveraccio di padron ntoni, soggiungeva. 6807_7050_000726 così baffuto e col berretto gallonato, com'era e don michele se n'era mangiato il fegato e per dispetto seguitava a passare e ripassare per la via, attorcigliandosi i baffi e col berretto sugli occhi. 6807_7050_000727 i vicini devono fare come le tegole del tetto a darsi l'acqua l'un l'altro. intanto quei ragazzi avevano le labbra pallide dalla fame. la nunziata aiutava anche lei e alessi, col viso sudicio dal gran piangere che aveva fatto vedendo piangere la mamma. 6807_7050_000728 vanni pizzuto, tornò a prendere pel naso don michele. eh, che ne dite, don michele? anche voi le avete fatto il cascamorto, ma quella è una ragazza che fa mangiare agro di limone. don michele non diceva nulla, si spazzolava, si arricciava i baffi e si metteva il cappello davanti allo specchio. 6807_7050_000729 lo so perché ce l'ha con me, ma per stavolta può pulirsi la bocca e farebbe meglio a non sciuparsi le scarpe per passare e ripassare davanti alla zuppidda col berretto gallonato, come se ci avesse la corona in capo. che la gente se ne impipa di lui e del suo berretto. 6807_7050_000730 e il figlio del re, col bere che farà nel ditale di mara, si innamorerà di lei e camminerà ancora un anno, un mese e un giorno, sinché arriverà a trezza e il cavallo bianco lo porterà davanti al lavatoio, dove mia figlia mara starà sciorinando il bucato. 6807_7050_000731 ntoni voleva far l'uomo e non si lasciava vedere per due o tre giorni. ma la piccola lia, che non sapeva tutte quelle chiacchiere, continuava a venire a giocare nel cortile di comare. venera come l'avevano avvezzata quando la barbara le dava i fichidindia e le castagne perché voleva bene a suo fratello ntoni. ed ora non le davano più nulla. 6807_7050_000732 allora ognuno si conosceva e si sapeva quel che faceva e quel che avevano sempre fatto suo padre e suo nonno, e perfino quel che mangiava. e quando si vedeva passare uno si sapeva dove andava e le chiuse erano di quelli che c'erano nati e il pesce non si lasciava prendere da questo e da quello. 6807_7050_000733 non ve l'avevo detto che per menare il remo bisogna che le cinque dita della mano si aiutino l'un l'altro, rispondeva padron ntoni, oramai pochi ce ne mancano. e allora si mettevano in un cantuccio a confabulare colla longa e guardavano sant'agata, la quale se lo meritava, poveretta che parlassero di lei. 6807_7050_000734 sentite compare alfio. seguitò campana di legno. fatemelo conchiudere quel negozio della casa coi malavoglia, finché ci hanno quei soldi che vi regalerò poi da comprarvi le scarpe per i passi che farete. 6807_7050_000735 ma farebbe meglio a tener d'occhi quella civetta di sua figlia barbara che l'ha ridotta come una piazza, questa strada, tanta la gente che ci tira e non va a dirlo. quante volte passa e ripassa don michele per vedere la barbara alla finestra. 6807_7050_000736 la mena. poiché ntoni voleva andarsene a ogni costo, gli metteva in ordine tutta la roba, come avrebbe fatto la mamma, e pensava che laggiù, in paese forestiero suo fratello non avrebbe avuto più nessuno che pensasse a lui come compar alfio mosca. 6807_7050_000737 sul tardi vennero a pigliarsi la longa in fretta e in furia e nessuno pensò a fare la visita del morto che ciascuno pensava alla pelle. e lo stesso don giammaria rimase sulla soglia quando spruzzò l'acqua santa coll'aspersorio. 6807_7050_000738 dopo che massaro filippo non mandava più il vino all'osteria, le diceva che gli avventori cominciavano a diradare come le mosche a sant'andrea dacché non ci trovavano più il vino di massaro filippo, al quale erano avvezzi come il bambino alla poppa. 6807_7050_000739 ed ora che è vecchio si arrabatta ancora come se fosse il primo giorno a tirarsi fuori dal pantano. ecco come siamo destinati. e tu credi che dei guai non ne abbiano tutti? ogni buco ha il suo chiodo: chi l'ha vecchio e chi l'ha nuovo. 6807_7050_000740 anche la vostra nipote è cresciuta, osservò padron fortunato, e sarebbe tempo di maritarla se il signore le manda un buon partito. noi non vogliamo altro, rispose padron ntoni. 6807_7050_000741 chissà dove andava il carro di compar alfio e se in quel momento moriva di colera buttato dietro una siepe, quel poveretto che non ci aveva nessuno al mondo. passava anche qualche volta piedipapera, con una faccia di affamato guardandosi intorno. 6807_7050_000742 e non lasciarle far la ragazzetta con don silvestro, quando passa, e con don michele, il brigadiere, che ci ha la rabbia del marito, con tutti quegli anni e quella carne che ci ha addosso la poveraccia. 6807_7050_000743 la sera mangiava ingrugnato la sua minestra e la domenica andava a gironzare attorno all'osteria, dove la gente non aveva altro da fare che ridere e spassarsi, senza pensare che il giorno dopo si tornava a fare quel che si era fatto in tutta la settimana. 6807_7050_000744 ma rubare ai ladri non è stato mai peccato. lo diceva anche don giammaria nella bottega dello speziale e don franco approvava col capo e con tutta la barba, sogghignando che quando si faceva la repubblica non se ne vedevano più di quelle porcherie e di quegli impiegati di satanasso, aggiungeva il vicario. 6807_7050_000745 sua madre lo ascoltava e non aveva coraggio di aprir bocca cogli occhi pieni di lagrime, tanto gli faceva pena quello che ei diceva piangendo e pestando i piedi e strappandosi i capelli. 6807_7050_000746 teneva a bada i piccini perché non le stessero sempre fra i piedi come una nidiata di pulcini, ché la nunziata voleva averle libere le mani. lei tu sai il fatto tuo, le diceva la cugina anna, e la tua dote ce l'hai nelle mani quando sarai grande. 6807_7050_000747 nell'orecchio, egli tentennava sempre a dir di sì, come un minchione che era. allora gli rinfacciavano: ti sta bene a morir di fame lì davanti e a vederti far le corna sotto agli occhi tuoi stessi da don michele carogna che sei. 6807_7050_000748 alfio frustò l'asino e se ne voleva andare anche lui. oh, compare alfio, che fretta avete. gli disse la zuppidda. volevo domandarvi se il vino che portate alla santuzza è della stessa botte di quello della settimana scorsa. 6807_7050_000749 la ragazza era tutta intenta a quello che diceva, compare alfio, e intanto l'ulivo grigio stormiva come se piovesse e seminava la strada di foglioline secche accartocciate. ecco che se ne viene l'inverno e tutto ciò non si potrà fare prima dell'estate. osservò compar alfio. 6807_7050_000750 andarono di nuovo in processione dal segretario comunale per chiedergli come dovevano fare per pagare il debito senza che lo zio crocifisso mandasse dell'altre carte bollate che si mangiavano la casa, la barca e tutti loro. 6807_7050_000751 la betta non seppe più che dire e si sfogò a scaricare ogni sorta d'improperi alle spalle di don silvestro, ch'era il padrone del paese. e se li teneva tutti in tasca, brava soggiunse, baco da seta. ecco, se non c'è lui, io non so cosa dire. vorrei vederci te nei miei panni. 6807_7050_000752 già quel mestiere lì è fatto in tal modo e si finisce col lasciarci la pelle. una che mariti la figlia con gente di mare, diceva la zuppidda. un giorno o l'altro se la vede tornare a casa, vedova e cogli orfani per giunta, ché se non fosse stato per don michele dei malavoglia, quella notte non restava nemmeno la semenza. 6807_7050_000753 questo è don giammaria, disse il figlio della locca, che litiga collo speziale. lo speziale teneva conversazione sull'uscio della bottega, al fresco col vicario e 6807_7050_000754 padron ntoni tornò a casa ancora pallido e disse alla nuora: ce l'ho tirato, ma ho dovuto pregarlo come dio. e tremava ancora. il poveretto però era contento che padron cipolla non ne sapesse nulla e il matrimonio della nipote non andasse in fumo. 6807_7050_000755 padron ntoni, tutto contento, si fregava le mani e diceva alla nuora: non mi par vero d'essere in porto. coll'aiuto di dio, la mena non avrà nulla da desiderare. ed ora aggiusteremo tutte le altre nostre cosucce e potrete dire: lasciò detto il povero nonno, il riso con i guai vanno a vicenda. 6807_7050_000756 io non voglio fare l'avvocato brontolò ntoni e se ne andò a letto di cattivo umore, ma d'allora in poi non pensava ad altro che a quella vita senza pensieri e senza fatica che facevano gli altri. 6807_7050_000757 mena, infatti aspettava il fratello dietro l'uscio col rosario in mano, ed anche lia, senza dir nulla di quello che sapeva, ma pallida come una morta, e meglio sarebbe stato per tutti che ntoni fosse passato per la strada del nero invece di scantonare per la viottola. don michele c'era stato davvero verso un'ora di notte e aveva picchiato. 6807_7050_000758 napoli ci avevi il vestito di panno e il berretto collo scritto e le scarpe ai piedi. disse barabba, che vi son delle belle ragazze come qui a napoli. 6807_7050_000759 tutte non ci possono essere. zio crocifisso, voi lo sapete. quel che ci vuole a far cento lire. ma meglio poco che nulla, e chi dà acconto non è cattivo pagatore. ora viene l'estate e coll'aiuto di dio pagheremo ogni cosa. 6807_7050_000760 i pesci grossi stavano sott'acqua durante la maretta e non si facevano vedere anche quelli che erano teste di pesce e lasciavano il sindaco col naso in aria a cercare la foglia. 6807_7050_000761 e allorché veniva ntoni a prendere il medicamento pel nonno, tu sei il popolo. finché sarai paziente come il somaro, ti toccheranno le bastonate. la signora che faceva la calzetta dietro il banco per mutar discorso domandava: 6807_7050_000762 il guaio è per tante povere mamme. s'arrischiò a dire qualcheduno, lo zio crocifisso, che non era mamma, alzò le spalle. ve lo dico io in due parole: com'è, raccontava intanto l'altro soldato: è come all'osteria, allorché ci si scalda la testa e volano i piatti e i bicchieri in mezzo al fumo ed alle grida. 6807_7050_000763 ora me ne vado, ripeteva lui, vedendo che non gli dicevano nulla. quando uno lascia il suo paese, è meglio che non ci torni più, perché ogni cosa muta faccia, mentre egli è lontano e anche le faccie con cui lo guardano son mutate e sembra che sia diventato straniero anche lui. 6807_7050_000764 non potranno prendervi nulla perché la casa è dotale. e per la barca faremo il reclamo in nome di mastro turi. zuppiddu, vostra nuora non c'entra nella compera dei lupini. 6807_7050_000765 ma non sapeva che doveva partire anche lei- quando meno se lo aspettava- per un viaggio nel quale si riposa per sempre sotto il marmo liscio della chiesa, e doveva lasciarli tutti per via, quelli cui voleva bene e gli erano attaccati al cuore che glielo strappavano a pezzetti. ora l'uno e ora. 6807_7050_000766 a me perché venite a contarmela. sapete che non c'entro, ed è affare di compare piedipapera è tutta una cosa, perché il debito mi pare di avercelo sempre con voi. quando vi vedo a voi compare, tino non vi dirà di no per aspettare sino alla madonna. 6807_7050_000767 e i morti eran lì che venivano. mentre padron ntoni pensava a maritare la nipote, egli andava a sfogarsi con piedipapera, il quale l'aveva messo in quell'imbroglio, diceva agli altri, però gli altri dicevano che ci andava per fare l'occhiolino alla casa del nespolo. 6807_7050_000768 oh, ntoni, non ti rammenti che qui c'è morta tua madre. perché vuoi darle questo dolore a tua madre di vederti fare la riescita di rocco spatu? non lo vedi come stenta e si affatica la povera cugina anna per quell'ubbriacone di suo figlio e come piange alle volte allorché non ha pane da dare agli altri suoi figliuoli. e non le basta il cuore di ridere. 6807_7050_000769 che ognuno se la sarebbe mangiata per pane. infine, poiché brasi non sapeva risolversi a mangiarsela per pane, dovette acciuffarlo lei pei capelli e gli disse: sentite, compare brasi, perché volete togliermi la pace? 6807_7050_000770 sta zitto, che adesso non è bene far così né per te né per gli altri. la vela ordinò padron: ntoni il timone al vento verso greco, e poi alla volontà di dio. 6807_7050_000771 e quando giunse più tardi la notizia che era morto alla longa, le rimase quella spina che l'aveva lasciato partire colla pioggia e non l'aveva accompagnato alla stazione. 6807_7050_000772 a voi di sinistra. fermi i remi. gridò padron ntoni, sangue di giuda che mi fate andare. la paranza sulle reti cominciò a strillare lo zio cola al timone. la volete finire colle chiacchiere? stiamo qui a grattarci la pancia o a fare il mestiere? è la maretta che ci accula, disse ntoni. 6807_7050_000773 ci ho gusto conchiuse ntoni. la mangiacarrubbe non ha niente. o perché padron cipolla deve essere ricco soltanto lui? qui prese parte al discorso lo speziale, il quale veniva a fumare la sua pipa sulla riva dopo desinare e pestava l'acqua nel mortaio. che così il mondo non andava bene e bisognava buttare in aria ogni cosa e rifar da capo. 6807_7050_000774 don silvestro, per far cascare comare barbara coi suoi piedi. ne aveva almanaccata una che il frate, il quale dà i numeri del lotto, non l'avrebbe trovata. voglio levarmi davanti, aveva detto. tutti quelli che cercano di prendermi la barbara. 6807_7050_000775 finalmente per intromissione del vicario campana di legno, si contentò di aspettare a natale ad esser pagato, prendendosi per frutti quelle settantacinque lire che maruzza aveva raccolto soldo a soldo in fondo alla calza nascosta sotto il materasso. 6807_7050_000776 a me non me ne importa, rispose lo zio crocifisso, colle spalle al muro, sotto la tettoia del cortile, mentre stavano accatastando i suoi sarmenti. io non so altro, che devo esser pagato. 6807_7050_000777 ora disse don silvestro. vedrete che i zuppiddi verranno loro stessi a dire che mi danno la barbara, ma voglio farmi pregare io. la seduta fu sciolta senza concludere nulla. 6807_7050_000778 dice che i denari potete mandarli a sua madre la locca, perché suo fratello è senza lavoro. aggiunse bastianazzo, e questa fu l'ultima sua parola che si udì per. 6807_7050_000779 talché persino la longa si era riconciliata colla provvidenza da quando era tornata senza suo marito e aveva fatto la pace per la paura. ora che era venuto l'usciere, viva san francesco, gridava ognuno come vedeva passare la provvidenza. 6807_7050_000780 poi se ne stava a vedere, l'ombra delle case che si allungava e quando non c'era più il sole sulla porta, lo mettevano contro il muro. dirimpetto ch'egli somigliava al cane di mastro turi, il quale cercava il sole per sdraiarsi. 6807_7050_000781 voi, egli dice che non gliene importa a lui che fa il muratore e deve allestire quel muro della vigna per conto di massaro filippo. e se non vogliono il dazio della pece, don silvestro ci penserà lui a qualche altra cosa. 6807_7050_000782 il nonno poveraccio, invece di prenderlo per le orecchie lo prendeva colle buone, vedi. gli diceva: ora che sei qua, tu ci arriveremo presto a fare i denari della casa. gli cantava sempre la canzone della casa. 6807_7050_000783 padron cipolla. allora stava delle sere intere seduto sugli scalini della chiesa con padron ntoni a discorrere di quel che aveva fatto la provvidenza brasi. girandolava sempre per la straduccia dei malavoglia col vestito nuovo. 6807_7050_000784 a voi cosa ve ne importa? perché state a mischiarvi nei fatti di campana di legno? già un soldo che è un soldo, non lo spende all'osteria e sta davanti all'uscio per niente. 6807_7050_000785 il giorno dopo cominciò a correre la voce che nel mare verso trieste ci era stato un combattimento tra i bastimenti nostri e quelli dei nemici, che nessuno sapeva nemmeno chi fossero, ed era morta molta gente, chi raccontava la cosa in un modo e chi in un altro, a pezzi e bocconi, masticando le parole. 6807_7050_000786 dice che è tutta rotta come una scarpa vecchia e non sa che farsene. gridò da lontano i dispiace, ma non ho potuto far nulla. così i malavoglia se ne tornarono a casa colla carta bollata in mano. 6807_7050_000787 e voi prendetevela la vespa, o infine non è sangue vostro, lei e la sua chiusa non sarà una bocca di più, no, che ha le mani. benedette quella donna, e non lo perderete, il pane che gli darete da mangiare. 6807_7050_000788 ci va per confabulare di nascosto con lo zio santoro, il padre della santuzza. quelli che mangiano il pane del re devono tutti far gli sbirri e sapere i fatti di ognuno, a trezza e dappertutto. e lo zio santoro così cieco com'è che sembra un pipistrello al sole sulla porta. 6807_7050_000789 però, quel che i malavoglia guadagnavano non bastava spesso a pagare lo zio nunzio o il figlio della locca, e si doveva metter mano a quei soldi raccolti con tanta fatica per la casa del nespolo. 6807_7050_000790 che cosa fa vostro fratello ntoni? anche mena si faceva rossa quando le domandavano che cosa facesse suo fratello ntoni, perché non faceva nulla e don michele continuò. ho paura che vi dia qualche dispiacere a tutti voi altri, vostro fratello ntoni. 6807_7050_000791 bella consolazione. questa volta il vecchio trovò subito le parole perché si sentiva il cuore sulle labbra. almeno non lo dire davanti a tua madre, mia madre, era meglio che non mi avesse partorito, mia madre. 6807_7050_000792 metteranno pure la tassa sul sale aggiunse: compare mangiacarrubbe. l'ha detto lo speziale che è stampato nel giornale. allora di acciughe salate non se ne faranno più e le barche potremo bruciarle nel focolare. 6807_7050_000793 la provvidenza partì il sabato verso sera e doveva esser suonata l'avemaria, sebbene la campana non si fosse udita perché mastro cirino il sagrestano, era andato a portare un paio di stivaletti nuovi a don silvestro, il segretario. 6807_7050_000794 e la santuzza baciava la medaglia che portava sul petto per ringraziare la madonna che l'aveva protetta dal pericolo. dove era andata a cascare? la sorella di sant'agata, come tante altre. quel povero vecchio dovrebbero mandarlo all'ospedale per non fargli avere il purgatorio prima che muoia. diceva. 6807_7050_000795 di che ti lagni. gli disse il nonno non te la dà, la tua giornata compare fortunato. i malavoglia si arrabattavano in tutti i modi per far quattrini. 6807_7050_000796 e quelle parole maruzza non le dimenticò finché le chiusero gli occhi. e sino a quel giorno si portò fitta nel cuore quell'altra spina che il suo ragazzo non assisteva alla festa. che si fece quando misero di nuovo in mare la provvidenza, mentre c'era tutto il paese e barbara zuppidda s'era affacciata colla scopa per spazzar via i trucioli. 6807_7050_000797 ma io non sento nulla. osservò ntoni. è vero, non si sente nulla. rispose cinghialenta, ma devono essere laggiù da un pezzo, allora è meglio tornarsene a casa. aggiunse il figlio della locca. 6807_7050_000798 sì, sì, canta pure quando sarai vecchio, poi abbaierai come il nonno. ad abbaiare adesso non ci guadagni nulla nemmeno rispondeva il ragazzo. hai ragione, perché la vita è bella, bella o no, non l'abbiamo fatta noi, così com'è, conchiudeva il nonno. 6807_7050_000799 ora come farà mia mamma? piagnucolava il figlio della locca mentre lo legavano. peggio di cristo, non stringete tanto forte sangue della madonna, urlava ntoni. lo vedete che non posso più muovermi. 6807_7050_000800 più tardi, se tornava ntoni e spirava un po di fortuna in poppa, come quando avevano messo insieme quei denari della casa, avrebbero comprato un'altra barca nuova e l'avrebbero chiamata di nuovo la provvidenza. 6807_7050_000801 scusate se mi sono sbagliata. vuol dire che acqua passata non macina più e buon tempo e mal tempo non dura tutto il tempo. pensateci che il proverbio dice: chi cambia la vecchia per la nuova peggio trova. e chi piglia bellezze piglia corna. 6807_7050_000802 ma voi potreste darla in mano a compare, nunzio o al figlio della locca, che muoiono di fame e verrebbero a lavorare per niente tutto quello che buscheranno ve lo papperete. voi siete una bestia. vi dico: la barca è ben conservata, come se fosse nuova. 6807_7050_000803 il fanale del molo. gridò ntoni. lo vedete a dritta. gridò padron ntoni, a dritta. non è il fanale del molo, andiamo sugli scogli, serra, serra. 6807_7050_000804 ora non si vedrà più il lume di compar alfio. alla sera disse nunziata, e la casa rimarrà chiusa. compar alfio aveva caricato buona parte delle sue cosuccie sul carro e insaccava quel po di paglia che rimaneva nella mangiatoia intanto che cuocevano quelle quattro fave della minestra. 6807_7050_000805 e la lasciavano sola accanto alla sorella col fazzoletto colle rose, o insieme alla nunziata e alla cugina anna, quando esse facevano la carità di venire a cianciare un po, giacché la cugina anna ci aveva anche lei, poveretta quell'ubbriacone di rocco. 6807_7050_000806 oh, vergine maria, oh, vergine maria, ripeteva lia colle mani giunte. adesso è all'osteria, ma deve passar di qua. voi aspettatelo sull'uscio, che è meglio per lui. 6807_7050_000807 lo zio crocifisso ha detto che non la darà ad altri. tua madre poveretta non ha potuto morirci. lei, sulla casa, potremo anche dare la dote a mena. poi, coll'aiuto di dio, metteremo su un'altra barca perché, devo dirtelo, alla mia età l'è dura andare a giornata e vedersi comandare a bacchetta quando si è stati padroni. 6807_7050_000808 lo zio crocifisso lo rassicurava. così non dubitate, non dubitate, la casa è là che non scappa, basta tenerci gli occhi addosso. ognuno tiene gli occhi addosso a quel che gli preme e una volta aggiunse che non la maritate più, la vostra mena. 6807_7050_000809 ma comare venera la zuppidda. andava soffiando che c'era venuta per salutare ntoni di padron, ntoni col quale si parlavano dal muro dell'orto. li aveva visti, lei, con quegli occhi che dovevano mangiarseli i vermi. 6807_7050_000810 ora che si ricominciava la canzone delle tasse, si sarebbe parlato nuovamente di quella del pelo, come la chiamavano, la tassa sulle bestie da soma, e di aumentare il dazio sul vino. santo diavolone, stavolta andava a finir male per la madonna. 6807_7050_000811 no, che non è questo il motivo per cui non volete dirmi di sì, ripeteva. compar alfio, col viso basso come lei. il motivo: non volete dirmelo. e così rimanevano in silenzio a sminuzzare sterpolini senza guardarsi in faccia. 6807_7050_000812 in fede mia e volevano far casa nuova di tutti nella baracca. ma poi si sono intesi un'altra volta, don silvestro e gli altri, e non ne hanno parlato più tale e quale, come quegli altri ladri del parlamento che chiacchierano e chiacchierano fra di loro, ma ne sapete niente di quel che dicono. 6807_7050_000813 il movente dell'attività umana che produce la fiumana del progresso è preso qui, alle sue sorgenti, nelle proporzioni più modeste e materiali. il meccanismo delle passioni che la determinano in quelle basse sfere è meno complicato e potrà quindi osservarsi con maggior precisione. 6807_7050_000814 la mangiacarrubbe. quando al lavatoio c'era anche sara di comare, tudda tornava a dire sicuro, le donne vestite di seta aspettavano apposta ntoni di padron ntoni per rubarselo, che non ne avevano visti mai dei cetriuoli laggiù. 6807_7050_000815 e arrivò un'ondata che non si era vista da dove fosse venuta, la quale fece scricchiolare la provvidenza come un sacco di noci e la buttò in aria. giù la vela. giù la vela, gridò padron ntoni, taglia, taglia subito. 6807_7050_000816 uhm, sputò fuori padron fortunato pezzenterie, comare zuppidda non gli ha voluto dare la figliuola. vuol dire che mastro turi zuppiddu preferisce le uova delle sue galline? rispose padron ntoni. 6807_7050_000817 state tranquilla, donna rosolina, ché oramai non si può dir più nulla di voi. almeno non si dice che mi mangio mezzo paese. avete inteso don silvestro? 6807_7050_000818 la sola locca. andava cercando suo figlio e si piantava davanti alla caserma delle guardie, strepitando che glielo dessero, senza voler sentir ragione. e quando andava a seccare suo fratello campana di legno e si piantava sugli scalini del ballatoio per delle ore intere, coi capelli bianchi che svolazzavano lo zio crocifisso, gli diceva: 6807_7050_000819 veniva a piedi dall'altro lato, col fagotto delle camicie sotto il braccio. al vedere passare il carro, ognuno si affacciava sulla porta e stava a guardare, e don silvestro disse che avevano fatto bene. per questo il comune pagava la sua rata. 6807_7050_000820 eh, saltò su infine la vespa, perdendo la pazienza. se dassero retta a voi a maritarsi, non ci penserebbe più nessuno. a me non me ne importa che si maritino, io voglio la roba mia. ma del resto non me ne importa. 6807_7050_000821 padron ntoni, disteso sulla materassa, non udiva nulla e ci avevano messo sul carro una coperta colle canne, sicché sembrava che portassero un morto. per lui è meglio che non oda più nulla. seguitava, compare alfio. l'angustia di ntoni già l'ha sentita e un giorno o l'altro gli toccherebbe anche di sentire come è andata a finire la lia. 6807_7050_000822 e le mani sotto il grembiule, ed anche quando tacevano senza guardarsi in viso, pensando ognuno ai casi suoi. quando si è ridotti allo stato in cui siamo, diceva lia, che parlava come una donna fatta, bisogna aiutarsi da sé e che ognuno pensi ai suoi interessi. 6807_7050_000823 che compare cinghialenta. avrebbe potuto fare a meno di dir così, perché a ciascuno, in quei frangenti, gli viene davanti agli occhi la sua casa col letto e la mena che sonnecchiava dietro l'uscio. quell'ubbriacone di rocco spatu disse infine: la nostra pelle non vale un baiocco. 6807_7050_000824 adesso ci avremmo da mangiare, io e mia madre e tutto il parentado, se fosse morto. siamo stati a curarlo due giorni, colla vespa che pareva avesse ad andarsene da un momento all'altro, ma poi non è morto. 6807_7050_000825 non dubitate, donna rosolina, io non l'ho detto che le avete rubate le vostre venticinque onze, e non andrò a dirglielo a vostro fratello, don giammaria. a me non me ne importa di sapere se gliele avete rubate sulla spesa o no. 6807_7050_000826 tu non glielo dire, né lo dire a nessuno del paese dove ho visto la lia, ché sarebbe un colpo di coltello per sant'agata. ella mi riconobbe di certo mentre passavo davanti all'uscio, perché si fece bianca e rossa nella faccia ed io frustai il mulo per passare presto. 6807_7050_000827 egli voleva tornare a fargli il conto della roba e del vitello di cui avevano chiacchierato lungo la strada colla ragazza, ma alessi e mena non gli davano retta colla, testa nelle mani e gli occhi fissi e lucenti di lagrime, seduti sulla porta della casa dove oramai erano soli davvero. 6807_7050_000828 ora i suoi nemici gli ridevano sotto il naso a motivo di quei lupini che se l'era mangiati il diavolo, e gli toccava anche recitare il deprofundis per l'anima di bastianazzo. quando si facevano le esequie insieme con gli altri confratelli della buona morte, colla testa nel sacco. 6807_7050_000829 e si sfogava soltanto con don giammaria e con don ciccio, il medico, quando lasciava l'asinello alla spezieria per andare a tastare il polso a padron. ntoni e ricette non ne scriveva perché diceva che erano inutili con quella povera gente che non aveva denari da buttar via. 6807_7050_000830 i figliuoli la seguivano aggrappandosi alla gonnella, quasi avessero paura che rubassero qualcosa anche a loro mentre passavano dinanzi all'osteria. tutti gli avventori si affacciarono sulla porta in mezzo al gran fumo e tacquero per vederla passare, come fosse già una cosa curiosa. 6807_7050_000831 e si mise sul ballatoio a gridare che lei non ne voleva roba degli altri. aprisse bene le orecchie. la santuzza che, se vedeva passare don michele per la sua strada, voleva cavargli gli occhi con la conocchia che teneva in mano, in barba alla pistola che portava sulla pancia, giacché 6807_7050_000832 allora piedipapera per tagliar corto, disse piano a padron cipolla: dovreste pigliarvela voi, comare barbara, per consolarvi. così la mamma e la figliuola non si darebbero più l'anima al diavolo. 6807_7050_000833 e la famigliuola di padron ntoni era realmente disposta come le dita della mano: prima veniva lui, il dito grosso che comandava le feste e le quarant'ore, poi suo figlio bastiano. bastianazzo, perché era grande e grosso quanto il san cristoforo che c'era dipinto sotto l'arco della pescheria della città. 6807_7050_000834 l'avete visto tale e quale dapprincipio: quando state sull'impagliettatura, colla carabina in pugno, in quel gran silenzio, non sentite altro che il rumore della macchina e vi pare che quel punf. 6807_7050_000835 sangue della madonna. gridò malavoglia tirando fuori il coltello. voglio farvi vedere se ho paura della pistola. la pistola di don michele partì in aria, ma egli stramazzò come un bue colpito al petto. 6807_7050_000836 poveretto disse: maruzza, vediamo se mi indovini. quest'altro disse: la nunziata: due lucenti, due pungenti, quattro zoccoli e una scopa. il bue rispose: tosto lia, questo lo sapevi ché ci sei arrivata subito. esclamò il fratello. 6807_7050_000837 e ci sarebbe rimasta se suo fratello buon'anima non avesse pensato a maritarsi e a mettere al mondo la vespa e perciò ei l'aveva tenuta come la pupilla degli occhi suoi e pensava sempre al suo bene. 6807_7050_000838 che notte è venuta pei malavoglia? esclamava comare piedipapera. avete visto che tutte le disgrazie in questa casa arrivano di notte. osservò padron cipolla uscendo dalla casa con don franco e compare tino per buscarsi un pezzo di pane. poveretti, aggiungeva comare grazia. 6807_7050_000839 è una vera porcheria, esclamava donna rosolina, la sorella del curato, rossa come un tacchino e facendosi vento col fazzoletto e se la prendeva con garibaldi, che metteva le tasse. e al giorno d'oggi non si poteva più vivere e nessuno si maritava più. 6807_7050_000840 pece, la zuppidda colla, schiuma alla bocca, salì sul ballatoio e si mise a predicare che era un'altra bricconata di don silvestro, il quale voleva rovinare il paese perché non l'avevano voluto per marito. 6807_7050_000841 anche in quei giorni in cui le nuvole erano basse verso agnone e l'orizzonte tutto irto di punte nere, al levante si vedeva sempre la vela della provvidenza come un fazzoletto da naso lontano, lontano nel mare color di piombo, e ognuno diceva che quelli di padron ntoni andavano a cercarsi i guai col candeliere. 6807_7050_000842 segretario stava a guardare in aria dalla porta dello speziale e non voltava nemmeno il capo quando metteva al sole sul terrazzino la conserva dei pomidori. una volta poi volle andare a confessarsi ad aci castello perché ci aveva un peccato che non poteva dire a suo fratello. e tanto fece che incontrò per caso don silvestro giusto mentre tornava dalla vigna. 6807_7050_000843 una volta successe una brutta scena: il nonno, non sapendo più che fare per toccargli il cuore, l'aveva tirato nell'angolo della cameruccia ad usci chiusi perché non udissero i vicini, e gli diceva, piangendo come un ragazzo: il povero vecchio. 6807_7050_000844 e mena seguitò a portare in braccio i suoi nipoti, quasi ci avesse il cuore in pace anche lei, e a spazzare la soffitta per quando fossero tornati gli altri che c'erano nati anche loro, come se fossero stati in viaggio per tornare, diceva. 6807_7050_000845 la sera i suoi parenti, dopo aver messo a sesto la barca e gli attrezzi per non vedergli quel muso lungo, lo lasciavano andare a gironzolare come un cagnaccio senza un soldo in tasca. 6807_7050_000846 quel dopopranzo si divertirono a prendersi a pugni con compare pizzuto, il quale non aveva paura nemmeno di dio, sebbene non avesse fatto il soldato, e andò a rotolare per terra davanti all'osteria col naso in sangue. ma rocco spatu, invece, fu più forte e si mise ntoni sotto i piedi. 6807_7050_000847 tutto il paese era andato a vedere che faccia ci avesse dietro la grata ntoni di padron ntoni in mezzo ai carabinieri e giallo come una candela che non ardiva soffiarsi il naso per non vedere tutti quegli occhi d'amici e di conoscenti che se lo mangiavano. 6807_7050_000848 ché zuppidda la chiamavano perché il nonno di suo padre s'era rotta la gamba in uno scontro di carri alla festa di trecastagni. ma, barbara, le sue brave gambe ce le aveva tutte e due. addio comare barbara, rispose il poveraccio. 6807_7050_000849 allora quei ragazzi si misero a lavorare di mascelle, col fiasco fra le gambe, mentre la paranza mareggiava. adagio, adagio, fra il largo cerchio dei sugheri, una pedata per di dietro a chi parla per il primo, disse lo zio cola. 6807_7050_000850 che non ti vergogni di fare questa vita. gli disse alfine il nonno, il quale era venuto apposta a cercarlo, colla testa bassa e tutto curvo e piangeva come un fanciullo nel dir così, tirandolo per la manica dietro la stalla della santuzza perché nessuno li vedesse. 6807_7050_000851 quindi, a poco a poco si sbrancarono anch'essi e padron ntoni, indovinando che la nuora dovesse avere la bocca amara, le pagò due centesimi di acqua col limone. comare venera la. 6807_7050_000852 e sul tardi poi, quando tutti erano stanchi e ruminavano lentamente le fave abbrustolite e alcuni anche cantarellavano sottovoce colle spalle al muro, vennero a raccontare la storia che avevano portato in paese i due congedati. padron fortunato se n'era andato di buon'ora e aveva condotto via brasi col vestito nuovo. 6807_7050_000853 e si metteva accanto a lui colla conocchia, a raccontargli delle fiabe come ai bambini e a filare quando non aveva da andare al lavatoio. gli parlava pure di quel che avrebbero fatto quando arrivava un po di provvidenza per fargli allargare il cuore. 6807_7050_000854 bestia mena l'accarezzava, colla mano la povera bestia, ed alfio sorrideva come se gliele facessero a lui quelle carezze. ah, se il mio asino fosse vostro, comare mena. 6807_7050_000855 si udiva il vento sibilare nella vela della provvidenza e la fune che suonava come una corda di chitarra. all'improvviso il vento si mise a fischiare al pari della macchina della ferrovia quando esce dal buco del monte sopra trezza. 6807_7050_000856 e ci stette fin quando cominciarono ad udirsi certi rumori ch'ei conosceva e delle voci che si chiamavano dietro gli usci e sbatter d'imposte e dei passi per le strade buie sulla riva, in fondo alla piazza, cominciavano a formicolare dei lumi. 6807_7050_000857 di solito gli uomini non s'immischiano in quelle liti di donne, se no le questioni s'ingrosserebbero e potrebbero andare a finire a coltellate. invece le comari, dopo che hanno messo fuori la scopa e si sono voltate le schiene e si sono sfogate a dirsi improperi e a strapparsi i capelli, si riconciliano subito e si abbracciano e si baciano e si mettono sull'uscio a chiacchierare come prima. 6807_7050_000858 sì, accennava padron, ntoni. sì, meglio che non t'avesse partorito, se oggi dovevi parlare in tal modo. ntoni, per un po non seppe che dire. ebbene, esclamò poi. 6807_7050_000859 corri quanto vuoi che qui t'aspetto. e il malo ferro se lo mangia la mola, poveri diavoli. la buona gente non ci si mette a quel mestiere, sbraitava la vespa. i guai li ha chi li cerca. 6807_7050_000860 alessi era sempre accapigliato coi ragazzi che avrebbero voluto montare nella barca e aiutare a soffiare nel fuoco sotto la caldaia della pece, anche loro, e quando le buscava minacciava piagnucolando. ora che viene mio fratello ntoni da soldato. 6807_7050_000861 quando saremo un'altra volta quel che siamo sempre stati. ognuno ci farà buon viso e torneranno ad aprirci la porta. chi non ce l'ha chiusa in faccia, aggiunse: alessi, è stata la nunziata ed anche la cugina anna. 6807_7050_000862 ma da noi che vogliono sapere, domandò comare grazia. vogliono sapere se è vero che la lia se la intendeva con don michele e che suo fratello ntoni abbia voluto ammazzarlo per tagliarsi le corna. me l'ha detto. 6807_7050_000863 e diceva pure che era una minchioneria di credere che il colera lo buttassero per le strade e dietro gli usci, segno che è lui che sparge il colèra. andava soffiando, don giammaria, per questo nel paese volevano fargli la festa allo speziale, ma lui si metteva a ridere come una gallina, preciso come faceva don silvestro, e diceva: 6807_7050_000864 tutti una manica di ladri e continuò a borbottare col picchiatoio in mano, seguendo con occhio sospettoso i passi del brigadiere che si dileguavano nel buio verso l'osteria e rimuginando perché andasse a guardarli dalla parte dell'osteria. gl'interessi dei galantuomini colui. 6807_7050_000865 padron ntoni rispondeva che andava a cercarsi il pane. e quando i sugheri scomparivano ad uno ad uno nel mare largo, che era verde come l'erba e le casucce di trezza sembravano una macchia bianca tanto erano lontane. 6807_7050_000866 l'usciere- è vero che non si mangia la gente, ma i malavoglia erano rimasti come se li avesse presi un accidente tutti in una volta e stavano nel cortile seduti in cerchio a guardarsi in viso. e quel giorno dell'usciere non si misero a tavola in casa dei malavoglia. 6807_7050_000867 infatti, quando gliene parlò, tirandolo in disparte verso l'abbeveratoio, lo zio crocifisso, rispondeva a spallate e dimenava il capo come peppinino e voleva scappargli dalle mani. 6807_7050_000868 invece poi andava a cercarsi i guai con la zuppidda e con don michele, mentre ci aveva la sorte in mano e se la lasciava scappare. al giorno d'oggi, per conoscere un uomo bisogna mangiare sette salme di sale. 6807_7050_000869 le barche tornavano cariche, colla gente che cantava e sventolava i berretti da lontano per far segno alle donne che aspettavano coi bambini in collo. i rigattieri venivano in folla dalla città a piedi, a cavallo, sui carri e piedipapera. non aveva tempo di grattarsi il capo. 6807_7050_000870 non lo so venni per vedervi, ma dacché son qui, la minestra mi è andata tutta in veleno. per altro qui non posso starci, ché tutti mi conoscono, e perciò son venuto di sera. andrò lontano dove troverò da buscarmi il pane e nessuno saprà chi sono. 6807_7050_000871 la quale chiacchierava con comare maruzza quasi suo marito non ci avesse niente di male nello stomaco. ntoni, andava ogni sera a far quattro chiacchiere colla barbara e le aveva confidato che il nonno aveva detto: prima deve maritarsi la mena e dopo vengo io, conchiuse ntoni. 6807_7050_000872 io non posso mica chiuderle l'uscio sul muso quando viene a far quattro chiacchiere con mia moglie per riguardo vostro che infine è sempre vostra nipote e sangue vostro. bel riguardo che mi avete, così mi fate perdere la chiusa col riguardo. 6807_7050_000873 in un momento la casa e il cortile si riempirono di gente come quando era morto bastianazzo tempo addietro che nessuno ci pensava più. a certe cose ci pensano sempre soltanto i vecchi, quasi fosse stato ieri. 6807_7050_000874 il giovanotto aveva gli occhi lustri, ma diceva che non era nulla ed era perché aveva bevuto. si chiamava il re d'italia, un bastimento come non ce n'erano altri. colla corazza, vuol dire come chi dicesse: voi altre donne che avete il busto, e questo busto fosse di ferro, che potrebbero spararvi addosso una cannonata senza farvi nulla. 6807_7050_000875 nei malavoglia non è ancora che la lotta pei bisogni materiali. soddisfatti questi, la ricerca diviene avidità di ricchezze e si incarnerà in un tipo borghese mastro don gesualdo, incorniciato nel quadro ancora ristretto di una piccola città di provincia. 6807_7050_000876 mena era ridotta ad andare a cercare il fratello sulla sciara- anche lei e verso il rotolo o sulla porta dell'osteria e piangeva e singhiozzava, tirandolo per la manica della camicia. 6807_7050_000877 nunziata. era come la cugina anna quando l'era morto il marito e le aveva lasciato quella nidiata di figliuoli che rocco il più grandicello non le arrivava alle ginocchia. poi, alla cugina anna, le era toccato di tirar su quel fannullone per vederselo rubare dalla mangiacarrubbe. 6807_7050_000878 padron ntoni invece non lo conosceva neanche di vista franceschello e badava agli affari suoi e soleva dire: chi ha carico di casa non può dormire quando vuole, perché chi comanda ha da dar conto. 6807_7050_000879 il remo gridò: ntoni forza nel tuo remo, alessi, che a mangiare sei buono anche tu. adesso i remi valgono meglio del timone. la barca scricchiolava sotto lo sforzo poderoso di quel paio di braccia e alessi, ritto contro la pedagna, ci dava l'anima sui remi, come poteva anche lui. 6807_7050_000880 una notte persino lasciarono accesa la candela, quando don ciccio aveva dimenato il capo più forte, la longa ci aveva messo accanto l'immagine della madonna e dicevano il rosario davanti al letto del malato, il quale non fiatava più e non voleva nemmeno dell'acqua, e nessuno andò a dormire. 6807_7050_000881 quel pizzuto avvelena la gente colla sua erbabianca e non va a confessarsene certuni. la coscienza l'hanno dietro le spalle, poveretti loro. a me mi sembrano tanti pazzi. costoro diceva, padron cipolla, soffiandosi il naso: adagio, adagio. 6807_7050_000882 allora successe un momento di silenzio. intanto maruzza non sembrava persuasa, dunque ha detto di non pagare. ntoni si grattò il capo e il nonno soggiunse: è vero, i lupini ce li ha dati e bisogna pagarli. 6807_7050_000883 sulla strada del nero, nel passare davanti alla casa del nespolo e nell'attraversare la piazza padron ntoni continuava a guardare di qua e di là per stamparsi in mente ogni cosa. alfio guidava il mulo da una parte e nunziata, la quale aveva lasciato in custodia a turi il vitello, i tacchini e le pollastre. 6807_7050_000884 adesso, vedi, mi tocca d'aver paura ogni volta che c'imbarchiamo per andar lontano. e son vecchio. quando il nonno riesciva a toccargli il cuore, ntoni si metteva a piangere. 6807_7050_000885 noi ci andremo, se il negozio dei lupini va bene, l'ha detto il nonno. poi ci pensò su e soggiunse: compar alfio ci suole andare anche lui a vendere le sue noci. e tacquero entrambe pensando alla festa dei morti, dove compar alfio andava a vendere le sue noci. 6807_7050_000886 infatti, quei poveretti non dormivano e stavano sulla porta sotto la pioggia come se avesse parlato loro il cuore, mentre i vicini si voltavano dall'altra parte e tornavano a dormire sbadigliando. domani sapremo cos'è. 6807_7050_000887 tanto lui un soldo non l'avrebbe voluto. povero diavolo per povero diavolo preferiva godersi un po di riposo finché era giovane e non abbaiava la notte come il nonno. il sole c'era lì per tutti. 6807_7050_000888 io me lo piglierei se me lo dessero. la mena stava per dire anche lei qualche cosa, ma cambiò subito discorso che ci vai tu alla città per la festa dei morti. no, non ci vado, perché non posso lasciar la casa sola. 6807_7050_000889 eravamo qui vicino di passaggio, rispose padron cipolla, ed abbiamo detto: andiamo a vedere comare. maruzza brasi si riempì le tasche di ceci guardando la ragazza e dopo i monelli diedero il sacco al tondo. che invano. la nunziata, colla bambina in collo, cercava di trattenerli parlando basso, come se fosse in chiesa. 6807_7050_000890 questo è l'ultimo anno per me. andava piagnucolando e adesso correva a cercare padron ntoni e gli altri disgraziati al pari di lui. nella mia vigna ci ha grandinato e alla vendemmia non ci arrivo di certo. 6807_7050_000891 sta meglio di compare bastianazzo a quest'ora, ripeteva rocco spatu, accendendo la pipa sull'uscio e senza pensarci altro, mise mano al taschino e si lasciò andare a fare due centesimi di limosina. 6807_7050_000892 infine non si alzava più dal letto e don ciccio disse che era proprio finita e non ci era più bisogno di lui, ché là, in quel letto dove era, poteva starci anche degli anni. e alessi o la mena ed anche la nunziata dovevano perdere le loro giornate a far la guardia, se no, se lo sarebbero mangiato i porci. come trovavano l'uscio aperto? 6807_7050_000893 ma non volle muoversi se prima non gli chiamavano don silvestro betta. aveva un bel sgridarlo e spingerlo per le spalle fuori dell'uscio dicendogli che chi l'aveva preparata la minestra l'avrebbe mangiata e lui doveva lasciar fare agli altri, purché lo lasciassero star. sindaco. 6807_7050_000894 comare maruzza non sapeva dove bisognava metterla la mano e rispose che ce l'avrebbe messa anche subito. allora potete mandare a prendervi quelle fave che mi avete chiesto per seminarle. disse poi lo zio crocifisso a don silvestro prima di andarsene. 6807_7050_000895 e se la prendeva colla mena, quasi fosse stata lei a mandarlo via. ma compar alfio gli diceva che volete. la casa dei malavoglia ora è distrutta e bisogna che la facciate di nuovo voi altri. 6807_7050_000896 vede le cose all'ingrosso, così alla carlona. ma il sugo c'è. non è colpa sua se non sa esprimersi meglio, è colpa del governo che lo lascia. 6807_7050_000897 don michele è quasi guarito dalla sua ferita e anche questo per noi è una cosa buona. non ci pensate, vi dico: e tornatevene nella barca, ché questo è affar mio. non ci posso tornare nella barca ora che ntoni è carcerato, non ci posso tornare. 6807_7050_000898 e come tornavano a concludere che il malo ferro se lo mangia la mola. padron fortunato, soggiungeva: è un buon affare anche per padron ntoni. credete che non gliene mangi dei soldi? quel malarnese di suo nipote, io lo so. quel che vuol dire un figlio che vi fa questa riuscita. ora glielo manterrà il re. 6807_7050_000899 per non buscarsi la pedata. tutti si misero a masticare come buoi, guardando le onde che venivano dal largo e si rotolavano senza spuma, quelle otri verdi che, in un giorno di sole, fanno pensare al cielo nero e al mare color di lavagna. 6807_7050_000900 maruzza non aveva potuto morire in quella casa, né egli forse vi sarebbe morto, ma i denari ricominciavano a raggranellarsi e i suoi ragazzi ci sarebbero tornati un giorno, ora che alessi cominciava a farsi uomo anche lui, ed era un buon figliuolo della pasta dei malavoglia. 6807_7050_000901 se mi mandate all'ospedale sarà meglio. qui ve li mangio io i denari della settimana. mandami via quando non ci sarà in casa. la mena e alessi direbbero di no, perché hanno il buon cuore dei malavoglia, ma io vi mangio i soldi della casa. e poi il medico ha detto che posso starci degli anni qui dove sono e qui non ci ho più nulla da fare. 6807_7050_000902 don silvestro, massaro, filippo ed anche piedipapera. tutti s'affrettavano a dire che padron fortunato aveva ragione. brasi non gli lasciava più pace dopo che gli avevano fatto venire il pensiero di maritarlo e correva dietro a tutte le donne come un gatto, in gennaio ch'era una sollecitudine continua pel povero padre. 6807_7050_000903 dopo tanto tempo ch'era stato trattato come un canonico nell'osteria per l'amore dei suoi galloni. e ntoni malavoglia senza galloni valeva dieci volte don michele a lui quello che gli dava glielo dava di tutto cuore. 6807_7050_000904 questo qui ha più giudizio del grande, diceva la cugina anna a don michele. gli daranno la medaglia per aver buttato la corda alla provvidenza, diceva lo speziale. e ci è anche la pensione. così li spendono i denari del popolo. 6807_7050_000905 questa è la mano di dio per castigar la superbia di padron fortunato, diceva la gente. per lui sarebbe stato cento volte meglio dare a suo figlio la malavoglia, la quale almeno ci aveva quel po di dote e non la spendeva in fazzoletti e collane. 6807_7050_000906 e la barbara rinfacciava alla ragazzina. lo so che non sono brava massaia come tua sorella, e comare venera, conchiudeva tua madre che fa la lavandaia. invece di stare a ciarlare dei fatti altrui al lavatoio, farebbe bene a dare una risciacquata a quei quattro soldi di vestina che hai indosso. 6807_7050_000907 maruzza, allora seduta ai piedi del letto, pallida e disfatta come un cencio messo al bucato che pareva la madonna addolorata, si metteva a piangere più forte, col viso nel guanciale. 6807_7050_000908 ora che la mangiacarrubbe ha messo gli occhi addosso a ntoni di padron. ntoni la sarà una provvidenza per la cugina anna, diceva. comare venera ntoni. se ne andò tutto borioso, dondolandosi sui fianchi con un codazzo di amici, e avrebbe voluto che tutti i giorni fosse domenica per menare a spasso la sua camicia colle stelle. 6807_7050_000909 è andato a fondo in un momento e non l'abbiamo visto più in mezzo al fumo, un fumo come se ci fossero state venti fornaci di mattone. lo sapete, a catania c'era una casa del diavolo. aggiunse lo speziale. la gente si affollava attorno a quelli che leggevano i giornali, che pareva una festa. 6807_7050_000910 io disse: alessi, il quale vuotava adagio, adagio i barilotti e li passava alla nunziata. io quando sarò grande, se mi marito voglio sposar te, ancora c'è tempo? rispose: nunziata seria, seria. 6807_7050_000911 che disgrazia, dicevano sulla via, e la barca era carica più di quarant'onze di lupini. il 6807_7050_000912 e ci ficcò così una barzelletta che aveva raccolta dal suo avvocato e gli era piaciuta tanto quando gliel'avevano spiegata bene che non mancava di farla cascare nel discorso ogniqualvolta si trovava a visita da morto. 6807_7050_000913 della sara, di comare tudda e di tutte le ragazze del mondo. esse non cercano che di pescare un marito il quale lavori peggio di un cane, per dar loro da mangiare e comprarle dei fazzoletti di seta. quando si mettono sull'uscio la domenica, colle mani sulla pancia piena. 6807_7050_000914 volete scommettere che ora vi pianto? e non si fece più vedere in casa del sindaco, così ci avrebbero pensato loro a cavarsi d'impiccio. e la betta non avrebbe potuto più dirgli sul mostaccio che voleva rovinare: suo padre callà e i suoi consigli erano quelli di giuda, che aveva venduto cristo per trenta denari. 6807_7050_000915 se volessi, anche tu ci hai la tua casa. di là c'è apposta il letto per te. no, rispose ntoni, io devo andarmene. là c'era il letto della mamma, che lei inzuppava tutto di lagrime quando volevo andarmene. 6807_7050_000916 barbara zuppidda. ora che si è levato di mente quel ragazzaccio di malavoglia, non gli volterà più le spalle. a don michele andava dicendo: piedipapera, l'ho vista io col naso fra le imposte quando egli passa per la strada. e don silvestro, sentendo questo, diceva a vanni pizzuto. 6807_7050_000917 tieni sempre la sbarra. a greco alessi ordinò il nonno. fra mezz'ora non ci si vedrà più peggio di essere in un forno con questa brutta sera e sarebbe meglio trovarsi all'osteria della santuzza. 6807_7050_000918 quando canta, la nunziata, disse mena, affacciandosi sull'uscio: è segno che il giorno dopo farà bel tempo e potrà andare al lavatoio. la cugina anna era nello stesso caso perché la sua chiusa e la sua vigna erano il lavatoio. 6807_7050_000919 l'ho sentito dire con queste orecchie. ho sentito pure che la provvidenza è dotale e che sulla casa c'è il censo di cinque tarì all'anno. si vedrà, si vedrà un giorno o l'altro, si vedrà se ne dite o non ne dite delle bugie. seguitava la vespa, dondolandosi appoggiata allo stipite. colle mani dietro la schiena. 6807_7050_000920 perciò andava dicendo che non era vero che piedipapera avesse comprato il credito dei lupini, perché piedipapera non le aveva mai possedute cinquecento lire e i malavoglia avevano sempre sul collo i piedi di suo zio crocifisso, il quale poteva schiacciarli come formiche tanto era ricco ed ella aveva avuto torto a dirgli di no. 6807_7050_000921 e passò dalla cugina anna, la quale, poveretta, non aveva dormito e stava sulla porta guardando di qua e di là colla faccia pallida. lì davanti incontrò pure la vespa, la quale veniva a vedere se, comare grazia, ci avesse un po di lievito, per caso. 6807_7050_000922 anch'io. allora non sapevo nulla e qui non volevo starci. ma ora che so ogni cosa, devo andarmene. in quel momento parlava cogli occhi fissi a terra e il capo rannicchiato nelle spalle. allora alessi gli buttò le braccia al collo. 6807_7050_000923 dio ntoni, dacché la santuzza gli faceva degli sgarbi, bisognava che pensasse come pagare il pane che gli davano all'osteria, giacché a casa sua non osava comparire. e quei poveretti intanto pensavano a lui quando mangiavano la loro minestra senza appetito, come se anch'egli fosse morto. 6807_7050_000924 adesso aveva tanto da fare nella casa nuova, dove bisognava mettere ogni cosa a un altro posto e non si vedeva più il nespolo e la porta della cugina anna e della nunziata sua madre. la covava cogli occhi mentre lavorava accanto a lei e l'accarezzava col tono della voce quando le diceva: 6807_7050_000925 e diceva che se lo meritavano quel governo, giacché avevano fatto la rivoluzione e ora venivano i forestieri a rapire le donne e i denari della gente. ei sapeva di chi parlava, che gli era venuta l'itterizia dalla collera e donna rosolina era dimagrata dalla bile massime dopo che se n'era andato don michele e s'erano sapute tutte le porcherie di 6807_7050_000926 andate a dirglielo. è certo, come è certo dio. vi dico: siamo galantuomini o no? santissimo diavolo. la zuppidda partì correndo a prendere suo marito, il quale stava rincantucciato nel cortile a cardar stoppa, pallido come un morto e non voleva escire per tutto l'oro del mondo. 6807_7050_000927 orbè, compare ntoni. i pesci del mare son destinati a chi se l'ha da mangiare. mettiamoci il cuore in pace, voi ed io, e non ci pensiamo più. voi potete mettervelo il cuore in pace, comare barbara, ma per me amare e disamare non sta a chi lo vuol fare. 6807_7050_000928 io ci ero andato a cercare due ciottoli lisci per l'intonaco dell'abbeveratoio che non tiene l'acqua, e gli faceva la smorfiosa la civetta colle cocche del fazzoletto sulla bocca e gli diceva: per questa medaglia benedetta che ci ho qui non è vero niente? puh che mi fate stomaco quando mi parlate di quel vecchio barbogio di mio zio. 6807_7050_000929 a me l'ha detto lo zio crocifisso rispose la vespa. io non ne dico bugie, bugie, bugie borbottò lo zio crocifisso. io non voglio dannarmi l'anima per coloro. 6807_7050_000930 le vicine venivano colle mani sotto il grembiule a domandare se comare maruzza ci avesse il suo luca laggiù, e stavano a guardarla con tanto d'occhi prima d'andarsene. la povera donna cominciava a star sempre sulla porta, come ogni volta che succedeva una disgrazia. 6807_7050_000931 ntoni invece voleva levarsi dinanzi don michele per un'altra cosa. la santuzza, dopo che l'aveva rotta con don michele, aveva preso a ben volere ntoni per quel modo di portare il berretto sull'orecchio e di dondolare le spalle camminando che aveva preso da soldato. 6807_7050_000932 un moccioso, tutto suo nonno colui e lia rosalia ancora né carne né pesce. alla domenica, quando entravano in chiesa l'uno dietro l'altro, pareva una processione. 6807_7050_000933 son venuto a riprenderle dalla paranza, disse: e bisogna rivedere le maglie, giacché domani armeremo la provvidenza, perché non vi siete fatto aiutare da ntoni? gli rispose maruzza, tirando per un capo, mentre il vecchio girava in mezzo al cortile come un arcolaio per dipanare le reti che non finivano più e pareva un serpente colla coda. 6807_7050_000934 e si metteva a cantare con loro per scacciare la malinconia. infine, il povero padron ntoni non osava più mostrarsi per le strade dalla vergogna. il nipote invece, per evitare le prediche, veniva a casa colla faccia scura, così non gli rompevano la devozione con le solite prediche. 6807_7050_000935 ma li ho sott'occhio, tutti quelli della combriccola, e un'altra volta non mi scapperanno piedipapera. poi gli diceva: bevetelo un bicchierino, don michele, che vi farà bene allo stomaco col sonno che avete perso. don michele era di cattivo umore e sbuffava. 6807_7050_000936 e allora le acciughe potevano starsene tranquille senza spaventarsi più dalle ruote dei vapori, ché nessuno sarebbe più andato a pescarle. e ne hanno inventata un'altra. aggiunse, mastro turi, il calafato di mettere anche il dazio sulla pece. 6807_7050_000937 nello stesso tempo avevano fatte tutte le provviste per l'inverno: il grano, le fave, l'olio, e avevano data la caparra a massaro filippo per quel po di vino della domenica. 6807_7050_000938 ma donna rosolina diede una buona lavata di capo a suo fratello appena venne a sapere che si era messo in quel pasticcio, perché quelli della sciabola bisogna tenerseli. amici, amici un corno, rispondeva don giammaria, con quelli che ci hanno levato il pan di bocca. 6807_7050_000939 chi è a quest'ora? disse lia, la quale orlava di nascosto un fazzoletto di seta che don michele, infine, era riescito a farle prendere. sono io, don michele, aprite, che devo parlarvi di premura. 6807_7050_000940 mortaio, giacché con gente siffatta era proprio pestar l'acqua nel mortaio- diceva e piedipapera. appena ntoni voltava le spalle, soggiungeva sottovoce: se volesse ammazzare don michele, dovrebbe ammazzarlo per qualche altra cosa, ché gli vuol rubare la sorella. ma ntoni è peggio d'un maiale, tanto che si fa mantenere dalla santuzza. 6807_7050_000941 le calze della santuzza. osservava piedipapera, mentre ella camminava sulla punta delle scarpette come una gattina. le calze della santuzza, acqua o vento, non le ha viste altri che massaro filippo l'ortolano. questa è la verità. 6807_7050_000942 io ci vengo qui per tutt'altro comare barbara. ci vengo per vedere a che stato è la provvidenza. è a buon stato e il babbo ha detto che per la vigilia di natale la metterete in mare. 6807_7050_000943 del resto, ognuno in casa sua fa quel che gli pare e piace. il padrone è mio marito, tu lasciali dire, rispondeva suo marito. poi lo sanno che se vengono a toccarmi il naso ne faccio tonnina. 6807_7050_000944 la mena appoggiata alla porta della cucina. colla faccia nel grembiale. si sentiva il cuore che gli sbatteva e gli voleva scappare dal petto, come quelle povere bestie che teneva in mano. 6807_7050_000945 il poveraccio tossiva che pareva soffocasse col dorso curvo e dimenava tristamente il capo ad ogni uccello: suo nido è bello. vedi quelle passere. le vedi hanno fatto il nido sempre colà e torneranno a farcelo e non vogliono andarsene. 6807_7050_000946 la mariterò quando vorrà dio, rispose padron ntoni. per me vorrei maritarla anche domani. io, se fossi in voi, gli darei alfio mosca, che è un buon ragazzo, onesto e laborioso, e cerca moglie di qua e di là. non ha altro difetto. ora dicono che tornerà in paese e par fatto apposta per vostra nipote. 6807_7050_000947 e gli diceva: sentite, compare santoro. se vedete da queste parti mia nipote, la vespa, quando alfio mosca viene a portare il carico del vino a vostra figlia, la santuzza, state a vedere cosa fanno fra di loro. 6807_7050_000948 siete là anche voi, comare mena. esclamò alfio appena la vide e lasciò quello che stava facendo. ella disse di sì col capo e, nunziata, intanto era corsa a schiumare la pentola che riversava da quella brava massaia che era così, son contento che posso dirvi addio anche a voi, disse alfio. 6807_7050_000949 padron fortunato non voleva far torto alla sua parola se la ragazza aveva la dote, tanto più che suo figlio brasi gli dava sempre dei grattacapi a correre dietro le ragazze che non avevano nulla come un baccalà, che era l'uomo per la parola e il bue per le corna. tornava a ripetere. 6807_7050_000950 per questo l'anima l'abbiamo ciascuno la sua e ognuno deve badare ai suoi interessi e non fare giudizi temerari contro il prossimo. compare cinghialenta e spatu spendono del denaro in casa nostra- non dico di pizzuto che vende l'erbabianca e cerca di levarci gli avventori. 6807_7050_000951 per istruirlo gli portava il secolo e la gazzetta di catania. però ntoni si seccava a leggere, prima di tutto perché era una fatica e quand'era soldato gli avevano insegnato a leggere per forza. ma adesso era libero di fare quello che gli pareva e piaceva e aveva un po dimenticato come si cacciano insieme le parole nello scritto. 6807_7050_000952 e in mezzo a tutta quell'acqua moriva di sete. allora la longa, come pensava a quell'uomo che moriva di sete in mezzo a tutta quell'acqua, non poteva stare dall'andare ad attaccarsi alla brocca, quasi ce l'avesse avuta dentro di sé quell'arsura, e nel buio spalancava gli occhi dove ci aveva sempre stampato quel cristiano. 6807_7050_000953 aperta sull'imbrunire, comare maruzza coi suoi figlioletti era andata ad aspettare sulla sciara d'onde. si scopriva un bel pezzo di mare e, udendolo urlare a quel modo, trasaliva e si grattava il capo senza dir nulla. 6807_7050_000954 anche così hanno sentito dire. è morta la longa, la quale l'aveva lasciata sola con quella povera orfanella che aveva il fazzoletto nero. come lei, la nunziata o la cugina anna venivano di tanto in tanto col passo leggero e il viso lungo senza dir nulla. 6807_7050_000955 dei fannulloni pagati per portare il fucile, e non altro, sogghignava lo speziale, come i preti che prendono tre tarì per messa. dite la verità, don giammaria. che capitale ci mettete voi nella messa che vi pagano tre tarì. 6807_7050_000956 tanto che la lia si rompeva le mascelle dallo sbadigliare pel gran sonno. nella casa c'era un silenzio di malaugurio, sicché i carri passando per la strada facevano ballare i bicchieri sulla tavola e trasalire coloro che stavano a vegliare il malato. 6807_7050_000957 se la piglia perché la vespa gli fece vedere e toccare con mano che stava per andare dal notaio con compare spatu, ora che la mangiacarrubbe s'è tirato in casa, brasi cipolla, scusate, veh compare rocco. 6807_7050_000958 e tutti gli altri, bianchi come un cencio, si guardavano in faccia quasi chiedendosi aiuto l'un l'altro, e si stringevano il petto per non scoppiare a piangere davanti alla moribonda, la quale, nondimeno, se ne accorgeva bene sebbene non ci vedesse più e, nell'andarsene, le rincresceva di lasciare così desolati quei poveretti. 6807_7050_000959 infine cominciò a stare sulle gambe e lo portarono sulla riva, reggendolo sotto le ascelle, perché gli piaceva dormicchiare, accoccolato sui sassi in faccia alle barche, e diceva che l'odore dell'acqua salata gli faceva bene allo stomaco, e si divertiva a vedere le barche e sentire com'era andata la giornata. per questo e per quello. 6807_7050_000960 metteva buone parole e cercava di rappattumarli, che nessuno ci capiva più nulla. ma era tempo perso. non vedete che voga al largo e non si fa più vedere, esclamava la santuzza. 6807_7050_000961 e chi non vede più nulla, sono gli occhi che non piangono più e sono chiusi dalla morte. compare bastianazzo. non poté vederla questa festa, pensava fra di sé comare maruzza, andando innanzi e indietro davanti all'orditoio a disporre la trama. 6807_7050_000962 perché la finisse quella lite con la santuzza, dopo che erano stati amici ed ora avrebbero fatto chiacchierare la gente e lo abbracciava e lo tirava per la manica, ma don michele appuntava i piedi in terra come un mulo e diceva di no. 6807_7050_000963 padron fortunato ora sarà contento. mormorò: barabba, tutto rosso e sudato e non ci rinfaccerà quei tre carlini che ci dà per la giornata. questo ci tocca a noi. aggiunse ntoni a romperci la schiena per gli altri. e poi, quando abbiamo messo assieme un po di soldi, viene il diavolo e se li mangia. 6807_7050_000964 ecco come discorrono le donne, quasi fossero quelli che mi tengono su. tu non sai nulla. il sindaco lo fanno i consiglieri, e i consiglieri non possono essere che quelli e non altri. chi vuoi che facciano i pezzenti di mezzo alla strada? 6807_7050_000965 la vespa era sempre a spendere e spandere, che se l'avessero lasciata fare avrebbe vuotato il sacco in una settimana e diceva che la padrona adesso era lei, tanto che tutti i giorni c'era il diavolo dallo zio crocifisso. 6807_7050_000966 poi, quando gli sbadigli vi rompevano le mascelle, si giocava alla mora o a briscola e quando infine si aveva sonno, ci era lì la chiusa dove pascevano i montoni di compare naso per sdraiarsi a dormire il giorno, o la stalla di comare, suor mariangela, quand'era notte. 6807_7050_000967 ah, compare alfio. se sapeste che rovina è capitata nella mia casa, che non dormo né mangio più e non faccio altro che della bile e non sono più padrone di un baiocco del fatto mio, dopo aver sudato tutta la vita ed essermi levato il pan di bocca per raggranellarlo a soldo a soldo. 6807_7050_000968 però non vorrei camparci degli anni laggiù all'ospedale. la nunziata si metteva a piangere anch'essa e diceva di no, tanto che tutto il vicinato sparlava di loro, che volevano fare i superbi senza aver pane da mangiare. si vergognavano di mandare il nonno all'ospedale, mentre ci avevano tutti gli altri di qua e di là e dove poi. 6807_7050_000969 allora la cugina anna finse che le scappasse di mano il boccale nel quale c'era ancora più di un quartuccio di vino e cominciò a gridare: allegria, allegria, dove ci sono i cocci, ci son feste e il vino che si spande è di buon augurio. 6807_7050_000970 bravo, massaro filippo ha bisogno d'aiuto. anche lui ripeteva pizzuto. non l'avete, visto che è venuto a pregare e strapregare don michele per aiutarlo. nella spezieria, don franco chiamava la gente apposta per schiamazzare. 6807_7050_000971 don michele, il brigadiere delle guardie doganali coi calzoni dentro gli stivali e la pistola appesa sul ventre, quasi dovesse andare a caccia di contrabbandieri con quel tempaccio. e compare mariano. 6807_7050_000972 eh, a voi vi piacerebbe che nessuno parlasse? eh, compare tino, come se tutti non lo sapessero il mestiere che fate. che poi chiudete gli occhi quando ntoni, di padron ntoni, viene a parlare con vostra figlia barbara. 6807_7050_000973 se non aveva nulla da fare, si metteva a sedere colle mani in mano guardando quel lettuccio vuoto e allora sentiva che la mamma l'aveva lasciata davvero. e quando dicevano: nella strada è morta la tale, è morta la tal'altra, pensava: 6807_7050_000974 la pancia è buona e se ne può ancora fare qualche cosa. sentenziò alfine mastro zuppiddu il calafato e dava anche lui dei calci coi suoi piedacci nella provvidenza. 6807_7050_000975 ma con quella gente lì era proprio come pestar l'acqua nel mortaio. il solo che ne capisse qualche cosa era ntoni, che aveva visto il mondo e aveva aperto un po gli occhi, come i gattini da soldato gli avevano insegnato a leggere. perciò andava anche lui sulla porta della spezieria a sentire quello che diceva il giornale e a chiacchierare: collo speziale. 6807_7050_000976 allora io non ho più nulla da far qui e me ne posso andare, rispondeva brasi, il quale voleva dire le sue barzellette anche lui, e gli seccava che lo lasciavano in un cantuccio come un minchione. e non gli dava retta nemmeno. comare mena, la festa si fa per comare mena, diceva la nunziata, ma essa non è contenta come tutti gli altri. 6807_7050_000977 e volevano farlo morire di crepacuore prima del tempo per scialacquarsi allegramente la roba che egli aveva stentato tanto a raggranellare. lui pure, se avesse saputo tutto questo, avrebbe mandato al diavolo la chiusa e la moglie. 6807_7050_000978 si mettevano a cavalcioni sul desco, dicevano delle barzellette alle ragazze e avevano dei fazzoletti di seta in ogni tasca del giubbone, sicché il paese era in rivoluzione per loro. 6807_7050_000979 aveva solo una gran sete e quando mena o la longa gli davano da bere, afferrava il boccale con le mani tremanti che pareva volessero rubarglielo. don ciccio veniva la mattina, medicava il ferito, gli tastava il polso, voleva veder la lingua e poi se ne andava scrollando il capo. 6807_7050_000980 così la longa se lo vide partire sotto l'ombrello, accompagnato da tutto il parentado, saltando sui ciottoli della stradicciuola ch'era tutta una pozzanghera, e il ragazzo, siccome era giudizioso quanto il nonno, si rimboccò i calzoni sul ballatoio, sebbene non li avrebbe messi più, ora che lo vestivano da soldato. 6807_7050_000981 la porta era chiusa, i passeri cinguettavano sul tetto e la vite si dondolava adagio adagio. sulla finestra, il vecchio si arrampicava sul muro dell'orto dove ci avevano seminate delle cipolle che facevano come un mare di pennacchi bianchi. 6807_7050_000982 bravo, appoggiò pizzuto. io non me la sarei lasciata passare, liscia di certo, eh, don michele. don michele approvò con un grugnito: ci penserò a ridurre come si deve. ntoni e tutta la sua parentela minacciava. 6807_7050_000983 non c'era che dire adesso che l'avvocato non era più là: bisognava pagarli. padron ntoni, scrollando il capo, borbottava: questo poi no, questo non l'hanno mai fatto i malavoglia. lo zio crocifisso si piglierà la casa e la barca e tutto, ma questo poi no. 6807_7050_000984 come gli ridevano in faccia, si metteva a gridare: bestie che siete e volete il progresso e volete la repubblica. la gente gli voltava le spalle e lo piantava lì a strepitare come un pazzo, da che il mondo è mondo. le acciughe si son fatte col sale e coi mattoni pesti. 6807_7050_000985 don michele, sì che ci stava bene sulla porta coi galloni nel berretto. la gente che paga il vino vuol berselo in santa pace ed è contenta di vedere uno colla sciabola lì davanti. poi tutti gli facevano di berretto e nessuno ti avrebbe negato un soldo, se te lo doveva, quando era segnato col carbone sul muro. 6807_7050_000986 e compare tino, che aveva tuttora l'acquolina in bocca, gli gridò dietro: eh, vermicelli fritti, stasera don giammaria, lo sentite anche quello che mangio, borbottava don giammaria, fra i denti fanno anche la spia ai servi di dio per contar loro i bocconi. 6807_7050_000987 allora era inutile mandarci per la scala che dopo non ci lasciano entrare in casa per vedere cos'è, strepitava il figlio della locca, la zuppidda e la mangiacarrubbe. avevano dimenticato tutti gli improperi che si erano detti e cianciavano davanti alla porta: colle mani sotto il grembiule. 6807_7050_000988 quello della pancia grossa, era brasi, il figlio di padron cipolla, il quale era il cucco delle mamme e delle ragazze perché possedeva vigne ed oliveti. va a vedere se la paranza è bene ammarrata, gli disse suo padre facendosi la croce. 6807_7050_000989 ché i giovani hanno la memoria corta e hanno gli occhi per guardare soltanto a levante e a ponente. non ci guardano altro che i vecchi, quelli che hanno visto tramontare il sole tante volte. 6807_7050_000990 la mia casa è qui per voi altri, se l'affare va bene. sapete che ci ho lì dietro una camera dove ci starebbe un bastimento di roba, e nessuno ci mette il naso, ché con don michele e le sue guardie siamo come pane e cacio. 6807_7050_000991 la gente comincia perfino a mormorare che a ntoni gli fai la carità pelosa, giacché massaro filippo non ci viene più e vedrai come andrà a finire. vedrai che arriverà all'orecchio del vicario e ti leveranno la medaglia di figlia di maria. 6807_7050_000992 o che credeva sbraitava comare, venera colle mani sui fianchi di prendersi mia figlia colla carestia. stavolta comando io, e gliel'ho fatta capire a mio marito, chi è buon cane mangia al trogolo forestieri. non ne vogliamo per la casa. 6807_7050_000993 che quei regoli e quelle traverse glieli aveva fatti tutti suo marito colle sue mani la domenica o quando pioveva, e li aveva piantati lui stesso nel muro. ogni cosa in quella casa parlava ancora di lui e c'era il suo paracqua d'incerata in un cantuccio e le sue scarpe quasi nuove sotto il letto. 6807_7050_000994 ora sono vecchia. compare alfio, rispose e non mi marito più. se voi siete vecchia, anch'io sono vecchio, ché avevo degli anni più di voi quando stavamo a chiacchierare dalla finestra, e mi pare che sia stato ieri, tanto m'è rimasto in cuore. 6807_7050_000995 e lo zio santoro, col rosario in mano e gli occhi spenti, gli diceva di sì, che non dubitasse che era lì per questo, e non passava una mosca che ei non lo sapesse, tanto che sua figlia mariangela gli diceva: 6807_7050_000996 ebbene, volevano saperlo. il contrabbando non ci entrava proprio per nulla fra don michele e ntoni di padron. ntoni c'era della ruggine vecchia per affar di donne. 6807_7050_000997 i malavoglia lo pagavano a furia di sberrettate e i ragazzi, appena lo vedevano spuntare in fondo alla stradicciuola, scappavano come se vedessero il ba bau. ma sinora nessuno di loro gli parlava di quei denari dei lupini. 6807_7050_000998 la casa del nespolo, tenetevela. voi saltò su la vespa, io mi tengo la mia chiusa e so io cosa devo farne. allora lo zio crocifisso montò in bestia anche lui. 6807_7050_000999 ella non sapeva più che dire, intanto che compar alfio si affaccendava nel cortile a staccare l'asino e ad appendere gli arnesi al piuolo e portava la lanterna di qua e di là. se ve ne andate alla bicocca, chi sa quando ci vedremo più. disse infine mena che le mancava la voce o perché ve ne andate anche voi. 6807_7050_001000 ed anche padron ntoni ci sarebbe cascato anche lui. bisogna aspettarsi tutto al giorno d'oggi. chi è galantuomo bada ai fatti suoi, ripeteva lo zio crocifisso. 6807_7050_001001 sicché quando tornava dal mare, la sera non aveva voglia nemmeno d'andare a dormire e si sfogava a scorazzare di qua e di là colla sua disgrazia, tanto che infine venne a capitare di nuovo. 6807_7050_001002 e la stradicciuola per la quale il figlio suo se ne era andato coi calzoni rimboccati mentre pioveva e non l'aveva visto più sotto il paracqua d'incerata. anche la finestra di compare alfio mosca era chiusa e la vite pendeva dal muro del cortile che ognuno passando ci dava una strappata. 6807_7050_001003 questa è opera di don silvestro, che vuol la zuppidda e ha scommesso dodici tarì che la farà cascare coi suoi piedi. venne a dirle comare la vespa. mentre aiutava donna rosolina a fare la conserva dei pomidoro, ella ci veniva a pregare don giammaria che facesse entrare gli scrupoli in testa a quel birbante dello zio crocifisso, il quale ci aveva la testa più dura di un mulo. 6807_7050_001004 a me non me ne importa nulla, son più i peccati che mi ha fatto fare quella scomunicata che altro. io voglio la roba mia, che l'ho fatta col sangue mio, come il sangue di gesù cristo che c'è nel calice della messa e par roba rubata che tutti fanno a chi piglia, piglia compare, alfio la. 6807_7050_001005 compreremo la casa del nespolo, aggiunse alessi, e il nonno starà con noi quando torneranno gli altri ci staranno pure e se tornerà il padre della nunziata, ci sarà posto anche per lui. 6807_7050_001006 sì che mi rammento. allora perché non mi dite di sì ora che non avete più nulla- e ci ho il mulo invece dell'asino al carretto e i vostri parenti non potrebbero dir di no. 6807_7050_001007 tu ci perdi la tua limosina a ringraziare dio che sei al sicuro. gli disse: piedipapera per te, non c'è pericolo che abbi a fare la fine di compare bastianazzo. tutti si misero a ridere della barzelletta e poi stettero a guardare dall'uscio il mare nero come la sciara, senza dir altro. 6807_7050_001008 mentre suor mariangela la santuzza, ce ne aveva un altro tal quale, chi voleva vederlo, che glielo aveva regalato, compare mariano cinghialenta e lo teneva inchiodato sul banco dell'osteria dietro i bicchieri. 6807_7050_001009 tuo nonno non ci dorme, sta tranquilla e quanto a questo, non ve lo farà sentire che avete perso il padre, ché è come un altro padre, lui. poco dopo arrivò padron ntoni carico di reti che pareva una montagna e non gli si vedeva la faccia. 6807_7050_001010 ntoni. allora voleva fuggire saltando meglio di un capriolo, però le guardie gli furono addosso intanto che piovevano le schioppettate come la grandine e lo gettarono a terra. 6807_7050_001011 e gli disse che non ci veniva più perché erano stanchi di mantenerlo per carità, che erano stati costretti a cacciarlo fuori dell'uscio colla scopa, tanto era affamato. allora ntoni cominciò a fare il diavolo, gridando e rompendo i bicchieri che l'avevano messo fuori per tirarsi in casa quell'altro baccalà col berretto gallonato. 6807_7050_001012 persino il linguaggio tende ad individualizzarsi, ad arricchirsi di tutte le mezze tinte, dei mezzi sentimenti, di tutti gli artifici della parola onde dar rilievo all'idea, in un'epoca che impone come regola di buon gusto un eguale formalismo per mascherare un'uniformità di sentimenti e 6807_7050_001013 barbara, nell'altra stanza fingeva di non udire e seguitava a far girare l'arcolaio lesto, lesto, ma appena ntoni si affacciava sull'uscio, chinava gli occhi sui cannelli e allungava il muso. anche lei. 6807_7050_001014 la ragazzetta, accoccolata sulla soglia coi ginocchi fra le braccia, guardava lontano anche lei, e poi si mise a cantare, mentre alessi stava ad ascoltare. tutto intento infine disse: ma ancora c'è tempo. sì, affermò alessi, prima bisogna maritare la mena ed anche la lia e situare i tuoi piccini. ma è meglio pensarci adesso. 6807_7050_001015 in questo momento si udì un fruscio di frasche per la via e arrivarono alessi e la nunziata, che non si vedevano sotto i fasci di ginestre tanto erano piccini. 6807_7050_001016 io non so niente. gli rispose: campana di legno, io non c'entro più. ho venduto il mio credito a piedipapera e dovete sbrigarvela con lui, piedipapera. appena li vide venire in processione, cominciò a grattarsi il capo. 6807_7050_001017 poi quella storia d'andare a giornata non gli andava affatto, a lui ch'era nato padrone, l'aveva detto anche il nonno- vedersi comandare a bacchetta da gente che erano venuti su dal nulla, che tutti lo sapevano in paese, come avevano fatto i loro denari? a soldo a soldo, sudando ed affaticandosi. 6807_7050_001018 allora la zuppidda gli piantava le mani sulla faccia, che lo sapevate, che doveva venire l'usciere. voi abbaiate sempre a cose fatte, ma un dito che è un dito non lo sapete muovere. infine, l'usciere non se la mangia la gente. 6807_7050_001019 mormoravano: questa l'ha vinta. comare venera contro don silvestro. è un gran colpo per don silvestro ed è meglio che se ne vada dal paese. già i forestieri frustali- e qui non ci hanno messo mai radici- i forestieri con padron cipolla non ardirà mettercisi a tu per tu, don silvestro. 6807_7050_001020 no, rispose padron ntoni. no, ché bisogna pagare il debito allo zio crocifisso e non si deve dire di noi che il galantuomo, come impoverisce, diventa birbante. 6807_7050_001021 sul tardi, appena principiò a rompere l'alba, la gente si affollava davanti alla bottega di pizzuto, che c'era ancora il lumicino e lì si faceva un gran chiacchierare di quel che era successo in quel diavolio della notte. 6807_7050_001022 padron fortunato, stette un po a fregarsi il mento e poi si lasciò andare. il matrimonio è come una trappola di topi: quelli che son dentro vorrebbero uscirne e gli altri ci girano intorno per entrarvi. 6807_7050_001023 la barca si raddrizzò e fece prima un gran salto, poi seguitò a far capriole sulle onde. da qua il timone. ora ci vuole la mano ferma, disse padron ntoni. e malgrado che il ragazzo ci si fosse aggrappato come un gatto, anche lui arrivavano certe ondate che facevano sbattere il petto contro la manovella a tutt'e due. 6807_7050_001024 ed era pallido, peggio di ntoni malavoglia che stava dietro la grata come una bestia feroce coi carabinieri allato. don franco non ci aveva avuto mai a fare colla giustizia e gli rompeva le scarabattole dover comparire per la prima volta davanti a quella manica di giudici e di sbirri che uno ve lo mettono dietro la grata come ntoni malavoglia in un batter d'occhio. 6807_7050_001025 la storia buona, disse allora ntoni, è quella dei forestieri che sono arrivati oggi con dei fazzoletti di seta, che non par vero. e i denari non li guardano cogli occhi quando li tirano fuori dal taschino. 6807_7050_001026 sapete come sono gli uomini: se c'è una fraschetta che li guarda, le corrono tutti dietro per divertirsi, ma poi, quando vogliono far sul serio, cercano una come m'intendo io. compare, mosca dovrebbe prendere una come voi. 6807_7050_001027 lo sapeva lei, quel che aveva detto ei. non si azzardava a dire davanti a lei le sue corbellerie senza capo e senza coda, sapeva solo che don giammaria se n'era andato, facendosi la croce per la piazza e borbottando: bella razza d'uomini nuovi, come quel ntoni malavoglia là che va girelloni a quest'ora pel paese. 6807_7050_001028 a voi che ve ne importa? gli diceva sua figlia appena don silvestro se ne andava. questi non sono affari nostri. l'osteria è come un porto di mare: chi va e chi viene e bisogna essere amici con tutti e fedeli con. 6807_7050_001029 tanto che lo speziale finì coll'andare in collera. allora don silvestro, il segretario, si smascellava dalle risa a quei discorsi e finalmente disse lui che con un certo gruzzoletto fatto scivolare in tasca a tale e tal altra persona che sapeva lui, avrebbero saputo trovare a suo nipote un difetto da riformarlo. 6807_7050_001030 don silvestro ebbe la premura di andare a raccontare ogni cosa a ntoni e che don michele il brigadiere era un uomo il quale non si lasciava posare le mosche sul naso e doveva avercela con lui. io gli rido sul mostaccio. a don michele il brigadiere rispose: ntoni. 6807_7050_001031 i morti erano venuti e lo zio crocifisso non faceva altro che passeggiare per la straduccia, colle mani dietro la schiena, che pareva il basilisco. questa è storia che va a finire coll'usciere, andava dicendo lo zio crocifisso con don silvestro e con don giammaria il vicario. 6807_7050_001032 dio lo sa, quest'anno quelle quattro noci son tutte fradicie. compare alfio, ci va per cercarsi la moglie. alla città rispose la nunziata dall'uscio dirimpetto. 6807_7050_001033 ntoni. il mestiere lo faceva dove era grasso e ci mangiava e beveva, che era un piacere a vederlo. ora portava la testa alta e se la rideva se il nonno gli diceva qualche parola a bassa voce. adesso era il nonno che si faceva piccino, quasi il torto fosse suo. 6807_7050_001034 e siccome all'osteria lo vedevano di malocchio, andava a girandolare per la piazza, specialmente la domenica, e si metteva sugli scalini della chiesa per vedere che faccia facevano quei svergognati che venivano lì a gabbare il mondo e far le corna al signore e alla madonna sotto i loro occhi stessi. 6807_7050_001035 nella notte si udirono delle fucilate verso il rotolo e lungo tutta la spiaggia che pareva la caccia alle quaglie. altro che quaglie, mormoravano i pescatori rizzandosi sul letto ad ascoltare. 6807_7050_001036 hanno sorpreso il contrabbando e i contrabbandieri. raccontava pizzuto e don michele ci ha buscato una coltellata. la gente guardava verso la porta dei malavoglia e faceva segno col dito. 6807_7050_001037 ma se volevano truffargli la sua roba col pretesto che bastianazzo s'era annegato, la truffavano a cristo, com'è vero dio, ché quello era un credito sacrosanto come l'ostia consacrata. 6807_7050_001038 i compari. mentre attendevano alle loro faccende, gli regalavano qualche parola e gli dicevano: per consolarlo: vuol dire che c'è olio ancora alla lucerna. eh, padron ntoni la sera. 6807_7050_001039 gridando che gli facevano fare qualche sproposito. santo dio per aprire il sinedrio e vedere che pesci si pigliavano. ci mancava ancora padron fortunato cipolla e massaro filippo l'ortolano. 6807_7050_001040 don michele continuava a passare dalla straduccia per puntiglio per non darla vinta a lui, ché se lo sarebbe mangiato come il pane se non fosse stato pel cappello. colla penna si mangiano. 6807_7050_001041 e non aveva altro da fare che metter le mani addosso a qualche povero diavolo se si industriava a buscarsi, come poteva, un pezzo di dodici tarì e quell'altra prepotenza che per sbarcare la roba di fuori regno bisognava pagare il dazio come fosse roba rubata e doveva metterci il naso don michele coi suoi sbirri. 6807_7050_001042 infine venne la cugina anna, tutta spettinata, bianca come un cencio e non sapeva che dire. padron ntoni, come se gli parlasse il cuore, domandò: e ntoni, sapete dov'è ntoni? 6807_7050_001043 ma pure mena non si stancava di baciarla nella bocca e parlarle come se potesse sentirla. ntoni si picchiava il petto singhiozzando. o mamma, che ve ne siete andata prima di me e volevo lasciarvi. 6807_7050_001044 ma quella cagna della vespa non voleva sentir parlare di compar alfio né di nessuno, adesso che ci aveva il suo marito ed era padrona in casa, e non avrebbe cangiato lo zio crocifisso con vittorio emanuele in carne ed ossa, neanche se l'avessero tirata pei capelli. 6807_7050_001045 e le diceva pure: gli avventori se ne vanno perché egli ti sta sempre alla gonnella e non ti lascia un momento da dirti una barzelletta oppure così lacero e sudicio: è una porcheria avercelo per la bettola che sembra tutta una stalla e la gente ha schifo di beverci nei bicchieri. 6807_7050_001046 voltando la testa di qua e di là da un capo all'altro della via, quasi aspettasse più presto del solito il suocero e i ragazzi dal mare. le vicine le domandavano pure se luca avesse scritto, o era molto che non riceveva lettera di lui. 6807_7050_001047 per me diceva: ntoni, menando il remo, adagio, adagio perché la corrente non li facesse derivare dal cerchio delle reti, mentre il nonno pensava a tutte quelle cose. per me desidero questo soltanto. 6807_7050_001048 e si vedeva chiaro che era stanco di quella vitaccia e voleva andarsene a far fortuna come gli altri, tanto che sua madre poveretta l'accarezzava sulle spalle e l'accarezzava pure col tono della voce e cogli occhi pieni di lagrime, guardandolo fisso per leggergli dentro e toccargli il cuore. 6807_7050_001049 non lo vede, che ha i piedi nella fossa. diceva che vuol portarsi anche questo scrupolo sulla coscienza. ma all'udire la storia di don silvestro, donna rosolina di botto, cambiò registro e si mise a predicare col mestolo in aria rossa, come la conserva dei pomidoro. 6807_7050_001050 ora non vi andava più di nascosto all'osteria della santuzza che s'era fatto grande e il nonno non gli avrebbe tirato le orecchie alla fin fine, ed egli avrebbe saputo rispondere il fatto suo se gli rimproveravano di andare a cercarsi quel po di bene che poteva. 6807_7050_001051 o che ride per l'ultima volta e vi rimane fitto nel cuore come un coltello. così successe ai malavoglia quando il lunedì tornarono col carro di compar alfio per riprendersi il nonno e non lo trovarono più. 6807_7050_001052 fanno la schiuma alla bocca e sembra che vogliano prendersi pei capelli di momento in momento, ma poi ridono sotto il naso dei minchioni che ci credono tutte vesciche pel popolo che paga i ladri e i ruffiani e gli sbirri come don michele. 6807_7050_001053 ntoni andava a spasso sul mare tutti i santi giorni e gli toccava camminare coi remi, logorandosi la schiena. però, quando il mare era cattivo e voleva inghiottirseli in un boccone, loro la provvidenza e ogni cosa. quel ragazzo aveva il cuore più grande del mare. 6807_7050_001054 ma questo non piace a massaro filippo, per amore della santuzza che sono in peccato mortale tutti e due. e lei porta l'abitino di figlia, di maria per nascondere le sue porcherie. e quel becco dello zio santoro non vede nulla. 6807_7050_001055 bisogna cominciare dal levarci dai piedi tutti costoro col berretto gallonato. bisogna far la rivoluzione. ecco quello che bisogna fare. e voi cosa mi date per fare la rivoluzione? don franco allora si stringeva nelle spalle e se ne andava indispettito a pestare l'acqua sporca nel mortaio. 6807_7050_001056 le ragazze, come se lo videro dinanzi, rimasero a bocca aperta, tremando, quasi avessero la terzana e senza saper che fare. voi non l'avete voluto. il fazzoletto di seta comare lia, diss'egli alla ragazza, la quale s'era fatta rossa come un papavero. ma io sono tornato pel bene che voglio a voi altri. 6807_7050_001057 però alfio mosca non ci pensava nemmeno alla vespa, e se ci aveva qualcheduna per la testa, era piuttosto comare mena di padron ntoni, che la vedeva ogni giorno nel cortile o sul ballatoio, o allorché andava a governare le bestie nel pollaio. 6807_7050_001058 e lo zio crocifisso. non voleva dargli nulla perché il colèra l'aveva rovinato. diceva con tanti che erano morti e gli avevano truffati i denari, talché aveva preso il colèra anche lui, ma non era morto. aggiungeva il figlio della locca e scuoteva il capo tristamente. 6807_7050_001059 era il nonno. 6807_7050_001060 e diceva sempre di sì, come quando l'avevano mandato a fare il soldato, talché sentiva anche lei una sete, un'arsura, da non dirsi. in mezzo a tutte le storie che correvano pel villaggio e che erano venuti a raccontargliele, le era rimasto in mente di uno di quei marinari che l'avevano pescato dopo dodici ore, quando stavano per mangiarselo i pescicani. 6807_7050_001061 padron cipolla le lascerà correre quattro bestemmie. stasera saltò su lo zio cola. ma non ci abbiamo che fare col mare fresco. non se ne piglia pesci, prima compare mangiacarrubbe. gli sferrò una pedata perché lo zio cola, che aveva fatta la legge, aveva parlato pel primo e poi rispose. 6807_7050_001062 per stavolta, mormorava la zuppidda all'orecchio della vicina, udendo tutte quelle porcherie che ntoni aveva fatto. la galera non gliela levano di certo. c'era anche la santuzza per dire alla giustizia dove era stato ntoni e dove aveva passata quella sera. 6807_7050_001063 quando ntoni malavoglia incontrò don michele per dargli il resto, fu un brutto affare: di notte, mentre diluviava ed era scuro che non ci avrebbe visto neppure un gatto. all'angolo della sciara, verso il rotolo dove bordeggiavano quatte quatte le barche che facevano finta di pescar merluzzi. a mezzanotte, 6807_7050_001064 perdonatemi se ho mancato qualche volta. la sola che non gli strinse la mano fu sant'agata, la quale stava rincantucciata vicino al telaio. ma le ragazze si sa che devono fare così. 6807_7050_001065 ma era passato del tempo anche per cotesto, e si suol dire lontan dagli occhi, lontan dal cuore. ntoni ora portava il berretto sull'orecchio. compare menico vuol morire becco, disse egli per consolarsi. 6807_7050_001066 non apro perché tutti sono in letto e mia sorella è di là ad aspettare ntoni dietro l'uscio. se vostra sorella vi sente ad aprire, non fa nulla. si tratta appunto di ntoni ed è affare di premura. non voglio che vada in galera vostro fratello, ma apritemi che se mi vedono qui perdo il pane. 6807_7050_001067 era una bella sera di primavera, col chiaro di luna. per le strade e nel cortile, la gente davanti agli usci e le ragazze che passeggiavano cantando e tenendosi abbracciate. mena uscì anche lei a braccetto della nunziata, ché in casa si sentiva soffocare. 6807_7050_001068 eh bella giustizia che certuni abbiano a rompersi la schiena contro i sassi e degli altri stiano colla pancia al sole a fumar la pipa, mentre gli uomini dovrebbero essere tutti fratelli. l'ha detto gesù, il più gran rivoluzionario che ci sia stato, e i suoi preti al giorno d'oggi fanno i birri e le spie. 6807_7050_001069 per me. rispose la vespa. gliel'ho detto a don giammaria che non voglio più starci fra le figlie di maria. se ci lasciano la santuzza per superiora, allora vuol dire che l'avete trovato il marito. rispose la. 6807_7050_001070 perciò erano stati qualche volta a chiacchierare sottovoce con padron fortunato sulla riva mentre aspettavano la paranza, o seduti al sole davanti la chiesa quando non c'era gente. 6807_7050_001071 finalmente arrivò il giorno della citazione e bisognava che quelli che ci erano scritti andassero al tribunale coi loro piedi, se non volevano andarci coi carabinieri. ci andò persino don franco, il quale lasciò il cappellaccio nero per comparire davanti alla giustizia. 6807_7050_001072 padron ntoni scosse il capo tristamente- ma ancora c'è tempo. disse infine anche lui come la nunziata e la cugina anna soggiunse: se ntoni torna ricco, la comprerà lui la casa. 6807_7050_001073 adesso non aveva più coraggio per nulla. gli cascavano le braccia e aveva voglia di piangere. non poteva pensare ad altro, se non che bastianazzo e luca non ci avevano mai avuto pel capo quelle cose che ci aveva ntoni, e avevano sempre fatto, senza lamentarsi, quello che dovevano fare. 6807_7050_001074 e intanto lo guardava cogli occhi ladri. voi altri uomini siete tutti di una pasta e non c'è da fidarsi. lo zio crocifisso alle volte non ci sentiva. 6807_7050_001075 i vicini portarono via il vecchio, credendo che gli fosse venuto un accidente, e i carabinieri lo coricarono giusto nella camera dei testimoni, sul tavolaccio e gli buttarono l'acqua sulla faccia. 6807_7050_001076 ma quel servizio lì potrebbe farmelo, disse a un tratto fra di sé, e non dormì più quella notte, tanto gli piacque la trovata. e andò a trovare piedipapera appena fatto giorno, che ancora si stirava le braccia e sbadigliava sull'uscio. 6807_7050_001077 una volta inventarono di fare la serenata allo zio crocifisso la notte in cui s'era maritato colla vespa e condussero sotto le finestre di lui tutti coloro cui lo zio crocifisso non voleva prestare più. un soldo coi cocci e le pentole fesse, i campanacci del beccaio e gli zufoli di canna a fare il baccano e un casa del diavolo sino a mezzanotte. 6807_7050_001078 rientriamo in casa lia sulla porta. non ci stiamo bene ora che siamo orfane, ma la lia era vanerella peggio di suo fratello ntoni e le piaceva starsene sulla porta a far vedere il fazzoletto colle rose, che ognuno le diceva: come siete bella con quel fazzoletto, comare lia, e don michele se la mangiava cogli occhi. 6807_7050_001079 ma gli altri non avevano fame, tanto avevano il cuore serrato. poi ntoni, quando si fu sfamato e riposato alquanto, prese la sua sporta e si alzò per andarsene. 6807_7050_001080 il nonno, poi, aveva certi singolari argomenti per confortarsi e per confortare gli altri. del resto volete che vel dica un po di soldato? gli farà bene a quel ragazzo, ché il suo paio di braccia gli piaceva- meglio di portarsele a spasso la domenica, anziché servirsene a buscarsi il pane. 6807_7050_001081 lo zio santoro, raggomitolato sotto quel po di tettoia davanti all'uscio, aspettava colla mano stesa che passasse qualcheduno per chiedere la carità tra tutte e due. padre e figlia disse: compare turi, zuppiddu, devono buscarne dei bei soldi con una giornata come questa e tanta gente che viene. 6807_7050_001082 il vino di aci catena è finito. ora la santuzza ha preso quello di massaro filippo. vado alla bicocca, dove c'è da fare col mio asino. mena non diceva nulla. sua madre sola aprì la bocca per rispondere. volete aspettarlo, padron ntoni, che avrà piacere di salutarvi. 6807_7050_001083 così se ne è andato. mio padre disse infine la nunziata, la quale era andata a dirgli addio anche lei e stava sull'uscio. nessuno allora parlò più. le vicine venivano ad una ad una a salutare compare ntoni, e poi stettero ad aspettarlo sulla strada per vederlo partire. 6807_7050_001084 di ladro in ladro, vennero a parlare dello zio crocifisso, il quale aveva perso più di onze. dicevano, con tanta gente che era morta di colèra e gli erano rimasti i pegni. ora campana di legno, per non saper che fare di tutti quegli anelli e di tutti quegli orecchini rimastigli in pegno. si maritava con la vespa. la cosa era certa. 6807_7050_001085 alla povera nunziata. le avevano rubato in quel modo un lenzuolo nuovo. povera ragazza, rubare a lei che lavorava per dar pane a tutti quei fratellini che suo padre le aveva lasciato sulle spalle quando l'aveva piantata, per andare a cercar fortuna ad alessandria. 6807_7050_001086 quando gli narrarono, poi, che avevano riscattata la casa del nespolo e volevano portarselo a trezza di nuovo, rispose di sì e di sì, cogli occhi che gli tornavano a luccicare e quasi faceva la bocca a riso, quel riso della gente che non ride più. 6807_7050_001087 ciascuno colle stimate del suo peccato, che avrebbero dovuto essere lo sfolgorare della sua virtù. ciascuno, dal più umile al più elevato, ha avuta la sua parte nella lotta per l'esistenza, pel benessere, per l'ambizione, dall'umile pescatore al nuovo arricchito. 6807_7050_001088 anche compare. mosca aveva un'aria stralunata e, vedendo in quel modo la ragazza con quel fazzoletto nero che ci aveva al collo, se la prendeva coi bottoni del farsetto, si dondolava ora su di un piede ed ora su di un altro e avrebbe pagato qualche cosa per andarsene. 6807_7050_001089 questa povera bestia se lo guadagna il pane. quando ci avrò messi da parte un po di soldi, comprerò un mulo e potrò tirarmi su a fare il carrettiere. davvero come compare. 6807_7050_001090 dicevano: ntoni era scappato dalla provvidenza col pretesto di andare a pigliare la fiocina grande pei cefali e le diceva: se il nonno non vuole, come faremo? faremo che scapperemo insieme e poi, quando la cosa è fatta, dovranno pensarci loro a maritarci. 6807_7050_001091 e se incontrava alfio mosca col carro dell'asino che gli faceva il berretto, anche lui, colla faccia tosta, si sentiva bollire il sangue per la gelosia della chiusa. i uccella la nipote per portarmi via la chiusa, brontolava con. 6807_7050_001092 anzi, ora tornava a cantare mentre stava al telaio o aiutava a salare le acciughe nelle belle sere d'estate. stavolta san francesco l'aveva proprio mandata la provvidenza: c'era stata una passata di acciughe. come mai se n'erano viste una ricchezza per tutto il paese. 6807_7050_001093 nel dicembre toni, il maggiore dei nipoti, era stato chiamato per la leva di mare. padron ntoni allora era corso dai pezzi grossi del paese. che son quelli che possono aiutarci. 6807_7050_001094 quando gli pagavano poi qualche bicchiere di vino, se la prendeva con don michele, che gli aveva rubata l'innamorata e andava ogni sera a parlare colla barbara. li aveva visti lo zio santoro, che aveva domandato alla nunziata se don michele ci passava per la strada del nero. 6807_7050_001095 e se in mare mi capita una disgrazia, dio liberi che ci lascio le ossa. chi me li fa gli affari miei? egli badava agli affari suoi ed avrebbe prestato anche la camicia, ma poi voleva esser pagato senza tanti cristi. 6807_7050_001096 preferiva piuttosto di non far niente davvero e starsene in letto a fare il malato, come quando era seccato del servizio militare. e il nonno poi non stava a cercare il pelo nell'uovo come il dottore della fregata che hai, gli domandava nulla. ho, ho che sono un povero diavolo. 6807_7050_001097 benone diceva a padron ntoni e allo zio crocifisso: per un pezzo di pane. così combinò anche la vendita di tutti gli attrezzi, ché i malavoglia non sapevano che farsene ora che non possedevano più una tavola. 6807_7050_001098 la vela nuova per la barca e messo un po di denaro nel canterano. facciamo come le formiche, diceva padron ntoni, e ogni giorno contava i denari e andava a girondolare davanti la casa del nespolo a guardare in alto, colle mani dietro la schiena. 6807_7050_001099 io so che mi hanno rubato venticinque onze di casa mia e in galera a favignana non ci è andato nessuno. questi sono i tempi e gli uomini nuovi. in quel momento entrò nella bottega la signora colla calza in mano e lo speziale mandò giù in fretta quello che stava per dire. 6807_7050_001100 insomma, ci cascò. anche lei prese il colera e tornò a casa che non ne poteva più, gialla come un voto della madonna e colle occhiaie nere, talché la mena che era sola in casa, si mise a piangere, al solo vederla, e la lia corse a cogliere dell'erba santa e delle foglie di malva. 6807_7050_001101 e infine glielo disse. cosa aveva? che il nonno e tutti gli altri ne volevano la pelle di lui e non ne poteva più. voleva andare a cercarsi la fortuna come tutti gli altri. 6807_7050_001102 lo zio santoro ogni volta ripeteva alla figliuola: che vuoi farne di quell'affamato di ntoni malavoglia? non vedi che ti mangia tutta la roba senza frutto? tu lo ingrassi meglio di un maiale. e poi va a fare il cascamorto colla vespa e colla mangiacarrubbe, ora che sono ricche. 6807_7050_001103 è la nostra mala sorte infame. ecco cos'è. vedete come siete ridotto, che sembrate un arco di violino e sino a vecchio avete fatto sempre la stessa vita. ora che ne avete voi altri, non conoscete il mondo e siete come i gattini cogli occhi chiusi. 6807_7050_001104 tanto meglio, così nessuno ci vede a sbarcarla. sì, ma le guardie hanno l'orecchio fino e badate che m'è parso di vederle ronzare qui davanti e guardare dentro la bottega. 6807_7050_001105 don michele se ne andò ed ella rimase dietro l'uscio a dire il rosario per suo fratello e pregava il signore che lo mandasse da quelle parti. ma il signore non ve lo mandò. tutti e quattro ntoni cinghialenta, rocco spatu e il figlio della locca, filavano quatti quatti lungo i muri della viottola. 6807_7050_001106 rammentando tutte queste cose, lasciavano il cucchiaio nella scodella e pensavano, e pensavano a tutto quello che era accaduto, che sembrava scuro, scuro come ci fosse sopra l'ombra del nespolo. 6807_7050_001107 e anche lo zio santoro, il quale era il peggio che ci potesse essere, faceva quel mestiere leggiero di stendere la mano a chi passava e biascicare avemarie, o se ne andava da compare zuppiddu, col pretesto di vedere a che stato fosse la provvidenza, per far quattro chiacchiere con barbara. 6807_7050_001108 altri la mangiacarrubbe, sapeva quel che doveva fare se si voleva pigliare brasi cipolla. ora che suo padre se l'era rimorchiato di nuovo in casa pel colèra e non andava a nascondersi più nella sciara o per la chiusa, o dallo speziale e nella sacristia. 6807_7050_001109 padron ntoni poteva dirlo se per un amico avrebbe fatto questo ed altro e gli offrì la tabacchiera aperta, fece una carezza alla bimba e le regalò una castagna. don silvestro, conosce il mio debole: io non so dir di no. stasera parlerò con piedipapera e gli dirò di aspettare sino a pasqua, purché comare maruzza, ci metta la mano. 6807_7050_001110 e non aveva dato ai cani il suo giudizio per andare a sposare la figliuola di suo fratello. come c'entra il cristiano? e il turco? ribatteva: piedipapera, è un pazzo, volete dire. lui è ricco come un maiale, mentre la vespa non possiede altro che quella chiusa grande quanto un fazzoletto da naso. 6807_7050_001111 in conclusione, se la prendevano coll'avvocato, il quale non finiva mai di scrivere le sue carte prima di mandare l'usciere, ci sarà stato padron ntoni a dirgli di andare. adagio, soggiungeva. 6807_7050_001112 questa di morire arrostito. non mi piacerebbe conchiuse spatu, ma pei pugni ci sto. e la santuzza, come tornò all'osteria, gli disse: chiamateli qua quei poveretti che devono aver sete dopo tanta strada che hanno fatto, e ci vuole un bicchiere di vino schietto. 6807_7050_001113 sapete cosa ci vorrebbe? suggeriva lo speziale sotto voce e lasciando correre un'occhiata nella retrobottega: ci vorrebbe gente come noi. e dopo aver soffiato loro quel segreto nel buco dell'orecchio, correva in punta di piedi a piantarsi sull'uscio, colla barba in aria, sballottandosi in cima alle gambette. colle mani dietro la schiena. 6807_7050_001114 e quando erano venuti a domandargli se voleva fare il sindaco, egli aveva risposto: bravo, e i miei affari chi me li fa? io bado ai fatti miei. intanto, padron ntoni pensava a maritare la nipote che l'avevano visto andare attorno con compare cipolla. 6807_7050_001115 il nonno non mi ha detto nulla. ve lo dirà dopo. ancora c'è tempo da ora a quando vi mariterete. chissà quante cose succederanno e per quali strade andrò col mio carro. 6807_7050_001116 anneghi. la zuppidda ne aveva le tasche piene di quel fare melato della santuzza che persino la signora si voltava a discorrere con lei, colla bocca stretta, senza badare agli altri, con que guanti che pareva avesse paura di sporcarsi le mani e stava col naso arricciato, come se tutte le altre puzzassero peggio delle sardelle. 6807_7050_001117 il risultato umanitario copre quanto c'è di meschino negli interessi particolari che lo producono. li giustifica quasi come mezzi necessari a stimolare l'attività dell'individuo cooperante inconscio a beneficio di tutti. 6807_7050_001118 la gente quando si tratta di cavare i denari di tasca. diventa una manica di protestanti peggio dello speziale e vi lascia tenere la cassa della confraternita per farvi ballare i sorci. che è una vera porcheria. 6807_7050_001119 e qui dormivano le ragazze, quando c'era anche quell'altra. ma allora non aggiunse altro e stette zitto a guardare intorno cogli occhi lustri. in quel momento passava la mangiacarrubbe che andava sgridando. brasi cipolla per la strada e ntoni disse: 6807_7050_001120 e il mio dovere. dove lo lasciate? se li coglievo colla pasta in mano stanotte, c'era un bel guadagno per noi. sangue di un cane. se vogliono farvi credere che egli era massaro filippo, che tentava di far entrare il suo vino di contrabbando, non ci credete, per quest'abito benedetto di maria che ci ho sul petto indegnamente. 6807_7050_001121 egli ci perdeva l'anima ed il corpo, ci aveva rimesso il sonno e l'appetito e non poteva nemmeno sfogarsi col dire che quella storia andava a finire coll'usciere, perché subito padron ntoni mandava don giammaria o il segretario a domandar pietà e non lo lasciavano più venire in piazza per gli affari suoi senza metterglisi alle calcagna. 6807_7050_001122 come una gallina padron cipolla, si alzò dal muricciuolo infuriato e se la prese con gli ignoranti che avevano le orecchie lunghe, come gli asini, che non lo sapevano che il telegrafo portava le notizie da un luogo. 6807_7050_001123 egli è andato perché ce l'ho mandato io. ripeteva: padron ntoni, come il vento porta quelle foglie di qua e di là e se gli avessi detto di buttarsi dal fariglione con una pietra al collo, l'avrebbe fatto senza dir nulla. 6807_7050_001124 o in un mare, in burrasca, e salì anche lui colla folla, levandosi sulla punta dei piedi per vedere la grata in alto coi cappelli dei carabinieri e le baionette che luccicavano. ntoni però non si vedeva in mezzo a tutta quella gente e il povero vecchio pensava sempre che adesso suo nipote era dei soldati. 6807_7050_001125 ora ci hanno messo le cipolle nell'orto e son venute grosse come arancie. che ti piacciono, a te le cipolle, per forza mi piacciono. aiutano a mangiare il pane e costano poco. quando non abbiamo denari per la minestra ne mangiamo sempre coi miei piccini. 6807_7050_001126 e padron cipolla si stringeva nelle spalle quando passava per la strada del nero, davanti alla casa dei malavoglia che volevano fare i negozianti. il negozio andava bene perché le uova erano sempre fresche, tanto che la santuzza, ora che ntoni bazzicava all'osteria, mandava da comare maruzza a prendere le ulive quando c'erano dei bevitori che non avevano sete. 6807_7050_001127 e vi avrei detto di sì anche quando avevamo la provvidenza e la casa del nespolo, se i miei parenti avessero voluto che dio sa quel che ci avevo in cuore. quando ve ne siete andato alla bicocca col carro dell'asino- e mi pare ancora di vedere quel lume nella stalla, e voi che mettevate tutta la vostra roba sul carretto nel cortile, vi rammentate? 6807_7050_001128 ed ora che vedrò sempre quella finestra chiusa, mi parrà d'avere chiuso anche il cuore e d'averci chiusa sopra quella finestra pesante come una porta di palmento. ma così vuol dio. 6807_7050_001129 stavolta non potevano dargli nemmeno un bicchiere di vino pel ben tornato. compar alfio lo sapeva dov'era lia, l'aveva vista coi suoi occhi ed era stato come se avesse visto comare mena quando stavano a chiacchierare da una finestra. 6807_7050_001130 e se ne va a pezzo a pezzo, come le robe vecchie si disfanno nel bucato. ora mi manca il coraggio e ogni cosa mi fa paura. mi pare di bevermi il cuore, come quando l'onda vi passa sulla testa. se siete in mare, tu vattene se vuoi, ma prima lasciami chiudere gli occhi. 6807_7050_001131 ohè, che maniere son queste. vi par d'essere in piazza urlava don silvestro. volete scommettere che vi caccio fuori tutti a calci? ora l'aggiusto io questa faccenda. 6807_7050_001132 e distrarre un po quei poveri malavoglia i quali piangevano da due giorni. come fontane compare, cipolla raccontava che sulle acciughe c'era un aumento di due tarì per barile. questo poteva interessargli a padron ntoni, se ci aveva ancora delle acciughe da vendere. 6807_7050_001133 ella non lo sapeva in coscienza e girava e rigirava il nottolino quel cristiano lo conosceva soltanto di vista e non sapeva altro. 6807_7050_001134 ecco qua conchiuse padron fortunato, la ferrovia da una parte e i vapori dall'altra, a trezza. non ci si può più vivere. in fede mia, nel villaggio successe una casa del diavolo quando volevano mettere il dazio sulla pece. 6807_7050_001135 a don giammaria, gli cuoceva tuttora delle venticinque onze che gli erano scappate di casa. ora, donna rosolina aveva perso anche la testa colle venticinque onze e correva dietro a don michele per farsi mangiare il resto. 6807_7050_001136 e, se lo incontrava, lo guardava bene in faccia, ammiccando gli occhi, come deve fare un giovanotto di fegato che è stato soldato e non si lascia portar via il suo berretto in mezzo alla folla. 6807_7050_001137 san francesco misericordioso li udì mentre andava per la burrasca in soccorso dei suoi devoti e stese il suo mantello sotto la provvidenza giusto quando stava per spaccarsi come un guscio di noce sullo scoglio dei colombi sotto la guardiola della dogana. la barca saltò come un puledro sullo scoglio e venne e cadere in secco col naso in giù. 6807_7050_001138 io per me gli regalerei la vespa, se la volesse, tutte le stesse. e guai a chi ci capita, per sua disgrazia, che il signore leva il lume. vedete don michele che va nella strada del nero per far l'occhietto con donna rosolina. cosa gli manca a costui? 6807_7050_001139 e andava toccando ad uno ad uno gli arnesi che erano in mucchio in un cantuccio colle, mani tremanti come fanno i vecchi. e vedendo luca lì davanti che gli avevano messo il giubbone del babbo e gli arrivava alle calcagna, gli diceva: questo ti terrà caldo quando verrai a lavorare. 6807_7050_001140 mastro croce, da don silvestro si lasciò menar via e metter alla tavola d'abete del consiglio col calamaio davanti, ma dei consiglieri non c'erano altri che peppi naso, il macellaio tutto unto e colla faccia rossa che non aveva paura di nessuno al mondo e compare tino. 6807_7050_001141 per giunta, le braccia rimaste a casa non bastavano più al governo della barca e alle volte bisognava prendere a giornata menico della locca o qualchedun altro. il re faceva così. 6807_7050_001142 don silvestro, per sentire quello che dicevasi di lui, andava spesso a comprare qualche sigaro all'osteria e allora rocco spatu e vanni pizzuto uscivano fuori bestemmiando o si fermava a chiacchierare collo zio santoro tornando dalla vigna. e così venne a sapere tutta la storia della finta compera di. 6807_7050_001143 piedi ntoni. un po andò a spaccar legna brontolando o a soffiare nel fuoco per fare meno fatica. ma gli era duro lavorare tutto il giorno come un cane, peggio di quello che faceva un tempo a casa sua, per vedersi trattare peggio di un cane a sgarbi e parolacce, in grazia di quei piatti sporchi che gli davano da leccare. 6807_7050_001144 zio adesso. ella ronzava continuamente da comare grazia dalla cugina anna e dalla mangiacarrubbe, ora con un pretesto ed ora con un altro, per vedere come se la intendessero. compare alfio colla sant'agata ed avrebbe voluto annichilire la sant'agata con tutti i malavoglia. 6807_7050_001145 compare. alfio tornò a parlare ai malavoglia, ma padron ntoni ora scuoteva il capo e diceva: di no, adesso della casa non abbiamo che farne, perché mena non si può più maritare e dei malavoglia non ci è nessuno. 6807_7050_001146 tranne lo zio santoro, il quale lo guardava di mal'occhio e borbottava fra un'avemaria e l'altra contro di lui, che viveva alle spalle di sua figlia come un canonico. 6807_7050_001147 no, rispondeva nunziata, colle mani in croce. no, per la madonna dell'ognina, non è vero? egli si mise a tentennare il capo col mento sul petto. allora perché se n'è fuggita anche lei? perché se n'è fuggita? 6807_7050_001148 ditegli questo comare mena, e ditegli pure che chi gli dà quest'avvertimento è un amico, il quale vi vuol bene. quanto a compare cinghialenta e rocco spatu, ed anche vanni pizzuto, son tenuti. 6807_7050_001149 galanterie. ella teneva il ritratto sul canterano sotto la campana del buon pastore che gli diceva: le avemarie. andava dicendo la zuppidda e si credeva di averci un tesoro sul canterano. 6807_7050_001150 e non faceva altro che andare intorno, rotto in due, con quella faccia di pipa a dir proverbi, senza capo e senza coda. ad un albero caduto, accetta, accetta. chi cade nell'acqua è forza che si bagni a cavallo magro mosche. 6807_7050_001151 la cugina anna, poveretta, aveva lasciato la sua tela e le sue ragazze per venire a dare una mano a comare maruzza, la quale era come se fosse malata e se l'avessero lasciata sola non avrebbe pensato più ad accendere il fuoco e a mettere la pentola, che sarebbero tutti morti di fame. 6807_7050_001152 e lungo il muro si vedevano quattro file di barilotti già belli e preparati coi sassi di sopra. adesso vorrei qui la zuppidda esclamava: ntoni seduto sui sassi a far peso, anche lui colle mani sotto le ascelle. adesso lo vedrebbe che abbiamo il fatto nostro anche noi, e ce ne infischiamo di don michele e di don silvestro. 6807_7050_001153 il povero vecchio era confuso, ma la nuora piangeva in silenzio nel grembiule. allora bisogna andare da don silvestro, conchiuse padron ntoni e, di comune accordo, nonno, nipoti e nuora persino la bimba. 6807_7050_001154 i denari per la roba ci sono già. a san giovanni venderemo anche il vitello bravi, così quando ci avrete i denari da parte, non c'è pericolo che vi sfumino in un giorno, come accadrebbe se il vitello venisse a morire. dio liberi. 6807_7050_001155 ntoni si voltò prima di scantonare dalla strada del nero, cogli occhi lagrimosi anche lui, e fece un saluto colla mano mena. allora chiuse l'uscio e andò a sedersi in un angolo insieme alla lia, la quale piangeva a voce alta. ora ne manca un altro della casa, disse lei, e se fossimo nella casa del nespolo parrebbe vuota come una chiesa. 6807_7050_001156 hanno visto. mezzo mondo dice che trezza ed aci castello messe insieme sono nulla in paragone. questo l'ho visto anch'io, e laggiù la gente passa il tempo a scialarsi tutto il giorno, invece di stare a salare le acciughe. 6807_7050_001157 o che tuo padre pensa più che sei al mondo, disse alfio. s'egli tornasse ora, rispose nunziata con quella voce dolce e così calma, colle braccia sulle ginocchia. ei non se ne andrebbe più, perché adesso i denari li abbiamo. allora compar alfio, tornò a dire ad alessi che faceva bene a prendersi la nunziata se ci aveva quel po di denari. 6807_7050_001158 e peppi naso il beccaio dopo che gli spuntò la gelosia di compare mariano cinghialenta. il carrettiere andava a buttarle dietro l'uscio, tutte le corna delle bestie che macellava, sicché dicevano che andava a pettinarsi sotto la finestra della mangiacarrubbe. 6807_7050_001159 e se tornassi da vostra figlia, che figuraccia ci farei? e lo zio santoro rispondeva: oh bella, se vi dico che tutto il paese si mangerebbe i gomiti dall'invidia. ma tu cosa vuoi fare? ripeteva, mena colla faccia pallida, pensa alla mamma ntoni e pensa a noi che non abbiamo più nessuno. 6807_7050_001160 ntoni. quando la sera tornava a casa, non trovava altro che le donne, le quali mutavano la salamoia nei barilotti e cianciavano in crocchio colle vicine sedute sui sassi e intanto ingannavano il tempo a contare storie e indovinelli buoni pei ragazzi, i quali stavano a sentire con tanto d'occhi intontiti dal sonno. 6807_7050_001161 tu sei un ragazzo e non lo sai. non lo sai vedrai cos'è quando non potrai più dormire nel tuo letto e il sole non entrerà più dalla tua finestra. lo vedrai te lo dico io che son vecchio. 6807_7050_001162 stavolta ntoni, accompagnando il fratello col berretto sull'orecchio talché pareva fosse lui che partisse. gli diceva che non era nulla e anche lui aveva fatto il soldato. quel giorno pioveva e la strada era tutta una pozzanghera. 6807_7050_001163 con un bel fazzoletto di seta in testa e la collana d'ambra. qui par di stare in mezzo ai porci, parola mia d'onore, e non vedo l'ora di essere traslocato- che mi hanno promesso di richiamarmi alla città coll'anno nuovo. 6807_7050_001164 il meglio era vendere la provvidenza, che non rendeva nulla e si mangiava le giornate di compare nunzio e del figlio della locca. se no, quei soldi della casa se ne sarebbero andati tutti a poco a poco. la provvidenza era vecchia e aveva sempre bisogno che ci spendessero dei denari per metterle delle toppe e farla stare a galla. 6807_7050_001165 però, in aria misteriosa, andava ripetendo che era una cosa sotto sigillo di confessione a tutte le comari e i vicini che venivano a ronzarle attorno per sapere come s'era venuto a scoprire quell'imbroglio piedipapera, dacché aveva sentito dire a don silvestro che voleva far cadere la barbara coi suoi piedi come una pera matura, andava sussurrando. 6807_7050_001166 la longa diceva che lo spavento le aveva messo un gran rimescolio nel sangue e nella testa ed ora le pareva di non averci più davanti agli occhi. quei due poveretti che erano morti e sino a quel giorno le eran rimasti come due spine dentro il petto, tanto che era andata a confessarsene con don giammaria. 6807_7050_001167 nonno, nonno. gridava anche alessi e al non udir più nulla, i capelli si rizzarono in capo come fossero vivi ai due fratelli. la notte era così nera che non si vedeva da un capo all'altro della provvidenza, tanto che alessi non piangeva più dal terrore. il nonno era disteso in fondo alla barca, colla testa rotta. 6807_7050_001168 di fare la legge, lui nato fuori della legge, all'artista che crede di seguire il suo ideale seguendo un'altra forma dell'ambizione. chi osserva questo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo. è già molto se riesce a trarsi un istante fuori del campo della lotta per studiarla senza passione. 6807_7050_001169 sacristia. ella gli passava davanti lesta lesta, colle scarpette nuove e passando si faceva urtare nel gomito in mezzo alla folla che veniva dalla messa, oppure lo aspettava sulla porta colle mani sul ventre e il fazzoletto di seta in testa e gli lasciava andare un'occhiata assassina di quelle che rubano il cuore e si voltava ad aggiustarsi le cocche del fazzoletto sul mento per vedere se le veniva dietro. 6807_7050_001170 tenendo raccolta e sollevata la tonaca di san francesco, da vero frate egoista che era, predicava lo speziale. lui invece, se gli avessero portato la ricetta del medico per qualche medicina, avrebbe aperto la spezieria anche di notte, che non aveva paura del colèra. 6807_7050_001171 i sento vecchia. ripeteva, mi sento vecchia. guardami in faccia. ora non ho più la forza di piangere tanto come quando mi hanno portato la notizia di tuo padre e di tuo fratello. se vado al lavatoio la sera, torno a casa stanca che non ne posso più. 6807_7050_001172 ma ella se lo teneva nelle ciabatte, il sigillo della confessione, quando ci andava di mezzo la sua barbara e ne disse tanti e tanti degli improperi, che la longa e la cugina anna dovettero chiudere la porta perché non udissero le ragazze. 6807_7050_001173 ma tu non ne hai denari, né io ne ho, non ne abbiamo avuti mai e ci siamo guadagnato il pane come vuol dio. è per questo che bisogna darsi le mani attorno a guadagnarli, se no si muore di fame. 6807_7050_001174 tu dovresti dirglielo, che a me non mi piace di tenere il candeliere, come se non si vedesse che sta qui per compar alfio e poi la zuppidda va spargendo, che noi ci troviamo il nostro conto a fare questo mestiere. 6807_7050_001175 al giorno d'oggi, disse padron cipolla stringendosi nelle spalle: nessuno è contento del suo stato e vuol pigliare il cielo a pugni. il fatto è conchiuse, compare zuppiddu, che sarà una brutta giornata, pei malavoglia. 6807_7050_001176 e vedevo il lume nella casa del nespolo, che ora è chiusa, e quando son tornato non ho trovato più niente di quel che avevo lasciato e comare mena non mi è parsa più quella uno che se ne va dal paese. è meglio non ci torni più. 6807_7050_001177 anche lo speziale, il quale voleva mangiarsi. il re gli faceva tanto di cappello col cappellaccio nero. non è nulla, venne a dire don franco. gli abbiamo fatta la fasciatura, ma se non viene la febbre se ne va. 6807_7050_001178 allora successe un momento di silenzio e compare vanni. per finirla, andò a riempire tre bicchieri di erbabianca. me ne impipo delle guardie, esclamò rocco spatu dopo che ebbe bevuto. peggio per loro, se vengono a mettere il naso nei fatti miei. ho qui il mio temperino, che non fa tanto chiasso come le loro pistole. 6807_7050_001179 volete scommettere dodici tarì, che non è tutt'oro quello che luccica, andava dicendo e mostrava ad ognuno il pezzo da cinque lire nuovo. ei sapeva che sulla casa c'era un censo di cinque tarì all'anno. allora si misero a fare il conto sulle dita di quel che avrebbe potuto vendersi la casa coll'orto e tutto. 6807_7050_001180 ora mi tocca vederlo in mano di quella serpe, la quale fa e disfà come vuol lei. e non mi riesce nemmeno di levarmela d'addosso per via del giudice che non si lascerebbe tentare neanche da satanasso. e mi vuol tanto bene che non me la leverò d'addosso prima di crepare, se non chiudo gli occhi dalla disperazione. 6807_7050_001181 però il nonno si alzò, tosto ed uscì nel cortile all'aria aperta. ma anche lì c'era della paglia sparsa per ogni dove, dei cocci di stoviglie, delle nasse sfasciate e in un canto il nespolo e la vite in pampini sull'uscio. 6807_7050_001182 tutto quello che buscavano colla pesca, col telaio al lavatoio e con tutti gli altri mestieri, potevano metterlo da parte per quella famosa barca di san pietro, colla quale si guadagnava di rompersi le braccia tutti i giorni per un rotolo di pesce, o per la casa del nespolo, nella quale si sarebbe andati a crepare allegramente di fame. 6807_7050_001183 capo. ella gli voltava le spalle, corrucciata, e, senza avvedersene, andava stuzzicandolo coll'omero. ma di me, a voi non ve ne importa. lo zio si offese di quel sospetto ingiurioso. 6807_7050_001184 e gli metteva in serbo sotto il banco tutti i piatti coi resti che lasciavano gli avventori e un po di qua e un po di là gli riempiva anche il bicchiere. in tal modo lo manteneva per l'osteria grasso e unto come il cane del macellaio. 6807_7050_001185 come pensava a tutto ciò. si sentiva in testa tante cose da dirle e quando poi la vedeva, non sapeva come muover la lingua e guardava il tempo che faceva e le parlava del carico di vino che aveva preso per la santuzza e dell'asino che portava quattro quintali. meglio di un mulo, povera bestia. 6807_7050_001186 e temeva che gli facessero la festa come tirapiedi del governo. adesso don michele era padrone della strada, dacché, pizzuto, don silvestro e tutti gli altri erano andati a rintanarsi come conigli e non c'era che lui a passeggiare davanti all'uscio chiuso della. 6807_7050_001187 invece compare tino, seduto come un presidente, sugli scalini della chiesa, sputava sentenze sentite. a me prima della rivoluzione era tutt'altra cosa. adesso i pesci sono maliziati, ve lo dico io. 6807_7050_001188 un affar d'oro, vociava piedipapera, arrancando colla gamba storta dietro a padron ntoni, il quale era andato a sedersi sugli scalini della chiesa accanto a padron fortunato cipolla e al fratello di menico della locca, che stavano a prendere il fresco. 6807_7050_001189 allora, padron ntoni, dopo averci pensato su un pezzo col cuore stretto, si decise a parlare colla mena di quel che doveva farsi. oramai, ella era giudiziosa come sua madre e non c'era altri in casa per parlarne di tanti che c'erano prima. 6807_7050_001190 le ragazze fra di loro prendevano le parti di mosca contro quella brutta vespaccia. e la nunziata poi si sentiva il cuore gonfio dal disprezzo che gettavano su di compare alfio, pel solo motivo che era povero e non aveva nessuno al mondo. e tutto a un tratto disse: a mena se fossi grande. 6807_7050_001191 lo vedi, dove si è persa la provvidenza con tuo padre? disse barabba, laggiù al capo, dove c'è l'occhio del sole su quelle case bianche e il mare sembra tutto d'oro. il mare è amaro e il marinaro muore in mare, rispose ntoni. 6807_7050_001192 perché non aveva né bocca né volontà e badava a lavorare cantando fra di sé come fanno gli uccelli nel nido, prima di giorno, e soltanto quando udiva passare i carri, la sera, pensava al carro di compare alfio mosca, che andava pel mondo chi sa dove, e allora smetteva di cantare. 6807_7050_001193 tutto in odio alla chiesa e incontrandosi naso a naso con don michele, il brigadiere delle guardie doganali, il quale andava attorno colla pistola sullo stomaco e i calzoni dentro gli stivali, in cerca di contrabbandieri. a questi altri non glielo fanno il conto di quel che mangiano. 6807_7050_001194 lo zio crocifisso con quell'aria di peppinino. se la mette in tasca la vespa, ripigliava la cugina anna. questo vorrebbe lei. rispose di botto la. 6807_7050_001195 il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile, che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme da lontano. 6807_7050_001196 verrà tutta sua madre, la barbara pensa a non farti mettere il basto da principio, se no ti succede come a me. però comare venera aveva dichiarato prima che mia figlia vada a dormire nella stanza dei colombi: bisogna sapere a chi resta la casa e voglio stare a vedere dove finisce questo affare dei lupini. 6807_7050_001197 oramai non era un ragazzo per passare il tempo ad andare per le ginestre nella sciara cantando, come suo fratello alessi e la nunziata, o a spazzar la casa come mena, e nemmeno un vecchio, come il nonno, per divertirsi ad accomodare i barilotti sfondati e le nasse sfasciate. 6807_7050_001198 le donne si mettevano a gridare colle mani nei capelli, udendolo discorrere a quel modo persino la piccola lia- giacché le donne non hanno giudizio in quelle circostanze- e non si accorgevano che il poveretto si turbava in volto al vederle disperarsi come se stesse per morire, ma egli continuava con voce fioca. 6807_7050_001199 chi va col lupo allupa e chi pratica con zoppi all'anno zoppica. non ti rammenti quella notte del colèra che eravamo qui tutti davanti a quel lettuccio ed ella ti raccomandava: mena e i ragazzi. 6807_7050_001200 e il poveretto si sentiva quel calcio nello stomaco. bella provvidenza che avete, gli diceva don franco, il quale era venuto in maniche di camicia e col cappellaccio in testa a dare un'occhiata, anche lui fumando la sua pipa. 6807_7050_001201 io non ne so nulla, rispose la zuppidda, calmatasi tutt'a un tratto. io non me ne immischio negli affari di mio marito. so che si mangia le mani dalla collera. io non posso far altro che andare a dirglielo, se la cosa è certa. 6807_7050_001202 il vento faceva volare le gonnelle e le foglie secche, sicché vanni pizzuto col rasoio in aria, teneva pel naso quelli a cui faceva la barba per voltarsi a guardare chi passava e si metteva il pugno sul fianco coi capelli arricciati e lustri come la seta. 6807_7050_001203 questo lo dici per farmi far peccato. cominciò a lamentarsi: non gliene importava del sangue suo, perché infine ella era sangue suo, come la chiusa che era stata sempre della famiglia. 6807_7050_001204 la barbara. perciò aveva mandato in regalo alla mena il vaso del basilico tutto ornato di garofani e con un bel nastro rosso, che era l'invito di farsi comari, e tutti le facevano festa a sant'agata, persino sua madre s'era levata il fazzoletto nero, perché dove ci sono sposi è di malaugurio portare il lutto. 6807_7050_001205 come la videro da lontano, comare piedipapera e la cugina anna le vennero incontro, colle mani sul ventre, senza dir nulla. allora ella si cacciò le unghie nei capelli con uno strido disperato e corse a rintanarsi in casa. 6807_7050_001206 ma quella volta donna rosolina, che era gelosa di suo fratello il vicario, e si confessava spesso anche lei per tenerci gli occhi addosso, restò colla bocca aperta là dov'era ad aspettare, ginocchioni, che la santuzza ci avesse tanta roba nello stomaco e osservò che suo fratello vicario si soffiò il naso più di cinque volte. 6807_7050_001207 e quando contavano i barilotti ad uno ad uno e lo zio crocifisso veniva a vedere quel che avevano fatto per gettare la sua offerta, a occhi chiusi e piedipapera, gridava e bestemmiava per dire il prezzo giusto. 6807_7050_001208 e batté giusto sulla faccia a ntoni. peggio di un colpo di frusta, ma in quel momento gli parve meglio di una carezza a me. a me gridò, afferrando la fune che scorreva rapidamente e gli voleva scivolare dalle mani. 6807_7050_001209 barbara, seduta sul parapetto del terrazzo a strappare le foglioline secche dei garofani. colla bocca stretta, anche lei faceva cascare nel discorso che maritati e muli vogliono star soli e che fra suocera e nuora ci si sta in malora. 6807_7050_001210 allora, lasciate stare i consiglieri e mandate via il segretario, quell'imbroglione di don silvestro brava. e chi lo fa il segretario? chi lo sa fare? tu o io, o padron cipolla, sebbene sputi sentenze peggio di un filosofo. 6807_7050_001211 non lo vedi come è andato a finire mio fratello, che non lo vogliono nemmeno i cani. se ntoni avesse fegato, andava dicendo piedipapera, se lo leverebbe dinanzi quel don michele. 6807_7050_001212 a voi. non vi farebbe nulla di prenderlo a giornata con suo nipote alessi? sapete che ne sa più di ogni altro del mestiere e si contenterebbe di poco, ché son proprio senza pane. fareste un affar d'oro. sentite a me padron fortunato. 6807_7050_001213 e come incontrava i carrettieri che andavano seduti sulle stanghe: bel mestiere che fanno borbottava, vanno in carrozza tutto il giorno e se vedeva passare qualche povera donnicciuola che tornava dalla città, curva sotto il carico come un asino stanco e andava lamentandosi per via secondo il costume dei vecchi. 6807_7050_001214 ad ogni uccello. il suo nido è bello e desidero morire dove son nato, beato chi muore nel proprio letto. lo zio crocifisso grugniva di sì per non compromettersi e alla casa ci faceva mettere una tegola nuova od una cazzolata di calcina al muro del cortile per far crescere il prezzo. 6807_7050_001215 e mentre gli cuciva le camicie e gli rattoppava i panni, la testa correva lontano, lontano, a tante cose passate che il cuore ne era tutto gonfio. dalla casa del nespolo non posso passarci più, diceva quando stava a sedere accanto al nonno. 6807_7050_001216 senza di loro si starebbe meglio. chi ce l'avrebbe detto? eh, padron fortunato, noi che avevamo la pace degli angeli. guardate com'è fatto il mondo. c'è gente che va cercando questo negozio del matrimonio colla lanterna, mentre chi ci si trova vorrebbe levarsene. 6807_7050_001217 mastro vanni pizzuto vuol scommettere dodici tarì che ora don michele il brigadiere va a parlare colla barbara zuppidda la sera. volete buscarveli, voi, quei dodici tarì, o anime sante del purgatorio? esclamò, baciando il rosario, lo zio santoro, il quale era stato ad ascoltare tutto intento cogli occhi spenti. 6807_7050_001218 predicava sempre che se lo mangiavano le pulci. padron ntoni non osava più fiatare colla faccia bianca e disfatta, e come le comari cinguettavano fra di loro e fino alla nunziata cascavan le braccia. un giorno che alessi non c'era, disse infine: 6807_7050_001219 lo zio crocifisso, ve la venderà se ci avrà il suo guadagno, perché è stata sempre dei malavoglia. e di là sono partiti vostro padre e la buon'anima di luca. sì, nonno, sì, prometteva ntoni piangendo. alessi ascoltava anche lui, serio, serio, come fosse già un uomo. 6807_7050_001220 quei poveretti aspettavano il giorno come il messia e andavano ad ogni momento a socchiudere la finestra per veder se spuntasse l'alba. finalmente la stanzuccia cominciò a farsi bianca e padron ntoni tornò a dire: ora chiamatemi il prete che voglio confessarmi. 6807_7050_001221 così passò anche tutta la giornata e le vicine stavano sulla porta, cianciando a voce bassa fra di loro e guardando pel vano dell'uscio cosa succedeva. verso sera padron ntoni volle veder tutti i suoi ad uno ad uno, cogli occhi spenti, e domandava cosa aveva detto il medico. 6807_7050_001222 ma gli bastava l'anima di fargli uscire il vino dal naso, se voleva, perché lui non aveva paura di nessuno. don michele giallo, anche lui, col berretto di traverso, balbettava per la santa parola d'onore. stavolta finisce brutta, intanto che la santuzza faceva piovere i bicchieri e le mezzette addosso a tutte e due. 6807_7050_001223 qui ci vuole un consiglio di don silvestro. il segretario suggerì: maruzza, portategli quelle due galline là e qualche cosa vi saprà dire. don silvestro disse che non c'era tempo da perdere. 6807_7050_001224 le chiacchiere morivano di botto, che a tutti pareva d'avere il povero vecchio davanti agli occhi, come l'avevano visto l'ultima volta che erano andati a trovarlo in quella gran cameraccia coi letti in fila che bisognava cercarlo per trovarlo, e il nonno li aspettava come un'anima del purgatorio, cogli occhi alla porta, sebbene non ci vedesse quasi. 6807_7050_001225 coi malavoglia. sto tranquillo perché son galantuomini e non vorranno lasciar compare bastianazzo a casa del diavolo. padron ntoni poteva vedere coi suoi propri occhi se si erano fatte le cose senza risparmio in onore del morto. e tanto costava la messa: tanto i ceri e tanto il mortorio. 6807_7050_001226 ntoni piedipapera alzava le spalle e seguitava a scaldarsi le mani sul braciere. don silvestro si metteva a ridere e rispondeva per lui a mastro vanni: gli piacerebbe levar le castagne dal fuoco. collo zampino di. 6807_7050_001227 mentre tutte le porte eran fiorite, soltanto quella di compar alfio, nera e sgangherata, stava sempre chiusa e non c'era più nessuno che appendesse i fiori dell'ascensione. 6807_7050_001228 questa, qui l'ha trovato il marito ed ora, quando avranno finito di quistionare, andranno a dormire nella loro casa. gli altri stettero zitti e per tutto il paese era un gran silenzio. soltanto si udiva sbattere ancora qualche porta che si chiudeva e alessi, a quelle parole si fece coraggio per dirgli: 6807_7050_001229 e come furono, sulla sciara, si cavarono le scarpe e stettero ad origliare un po inquieti e colle scarpe in mano, non si sente nulla, disse cinghialenta. la pioggia continuava a cadere e dalla sciara non si udiva altro che il brontolare del mare là sotto. 6807_7050_001230 adesso a trezza non rimanevano che i malavoglia di padron ntoni, quelli della casa del nespolo e della provvidenza ch'era ammarrata sul greto sotto il lavatoio, accanto alla concetta dello zio cola e alla paranza di padron fortunato cipolla. 6807_7050_001231 né la mena, osava sgridarla o andarsene in cucina e lasciarla sola, ora che non aveva più la madre, e restava lì anche lei, accasciata su di sé stessa, guardando di qua e di là della strada con gli occhi stanchi. 6807_7050_001232 che novità è questa? saltò su lo zio cola dal timone. l'hai imparato da soldato che non si può dire più una parola. allora me ne vado, rispose ntoni, e tu vattene che coi suoi denari, padron fortunato ne troverà un altro al servo. pazienza al padrone, prudenza, disse padron ntoni. 6807_7050_001233 che quella carogna della barbara s'abbia a mangiare i gomiti quando ci avremo il fatto nostro anche noi, e s'abbia a pentire d'avermi chiusa la porta in faccia. il buon pilota si conosce alle burrasche, rispondeva il vecchio. 6807_7050_001234 aveva voluto correre cogli altri e lia, coi capelli arruffati, gli occhi pazzi e il mento che ballava, avrebbe voluto andare anche lei e cercava la mantellina per la casa senza dir nulla, ma colla faccia stravolta e le mani tremanti. 6807_7050_001235 addio, ripeté ntoni. vedi che avevo ragione d'andarmene qui. non posso starci, addio, perdonatemi tutti. e se ne andò. colla sua sporta sotto il braccio. 6807_7050_001236 qui ci vorrebbe un sindaco di testa e liberale come voi. lo speziale allora cominciava a dire quel che avrebbe fatto lui e come aggiustava ogni cosa. e don silvestro stava ad ascoltarlo, zitto ed intento, che pareva fosse alla predica. 6807_7050_001237 e non ti ha detto altro. no, non mi ha detto altro. ntoni, allora giurava che non era vero niente e non lo dicesse al nonno. poi si levava di là frettoloso e se ne andava all'osteria a smaltire l'uggia e se incontrava quelli del berretto gallonato faceva il giro lungo per non vederli neanche nel battesimo. 6807_7050_001238 la ragazzina accese il lume e si mise lesta lesta ad apparecchiare ogni cosa per la cena, mentre i suoi fratellini le andavano dietro per la stanzuccia che pareva una chioccia coi suoi pulcini. alessi s'era scaricato del suo fascio e stava a guardare dall'uscio, serio, serio e colle mani nelle tasche. 6807_7050_001239 che hai ntoni? gli diceva la longa, guardandolo timidamente nel viso, cogli occhi lustri di lagrime, perché la poveretta indovinava quel che avesse. dimmelo a me che son tua madre. egli non rispondeva, o rispondeva che non aveva niente. 6807_7050_001240 padron cipolla, invece, malgrado che i malavoglia si fossero messi di nuovo a cavallo, continuava a scrollare il capo e andava sentenziando che era un cavallo senza gambe. lui lo sapeva. dove erano le magagne nascoste sotto la pece nuova? 6807_7050_001241 bastianazzo malavoglia sta peggio di lui. a quest'ora rispose piedipapera e mastro cirino, ha un bel suonare la messa, ma i malavoglia non ci vanno oggi in chiesa. sono in collera con domeneddio per quel carico di lupini che ci hanno in mare. 6807_7050_001242 e alla tua casa non ci pensi. e ai tuoi fratelli non ci pensi. oh, se fossero qui tuo padre e la longa, ntoni ntoni. ma voi altri ve la passate forse meglio di me a lavorare e ad affannarvi per nulla. 6807_7050_001243 volete saperne una. non è vero. niente che ha comprato il credito dello zio crocifisso, è tutta una finzione. fra lui e campana di legno per spogliare quei poveretti piedipapera, non li ha mai visti cogli occhi. cinquecento lire. 6807_7050_001244 il figlio di maruzza la longa- ci era anche lui- sul re d'italia. osservò don silvestro, il quale si era accostato per sentire. ora, vado a dirlo a mia moglie, saltò su mastro turi, zuppiddu, così si persuaderà ad andarci da comare, maruzza, ché i musi lunghi non mi piacciono fra vicini ed amici. 6807_7050_001245 talché tutto il paese si mise in subbuglio e andò a lasciare un foglio di carta bollata sul canterano accanto alla statua del buon pastore. l'avete visto l'usciere che è venuto, pei malavoglia andava dicendo: comare venera, ora stanno freschi. 6807_7050_001246 o lo zio crocifisso che ci aveva la sua roba di qua e di là e andava a toccare il polso ai suoi debitori, ché se morivano gli rubavano il debito. il viatico andava anch'esso di fretta nelle mani di don giammaria, colla sottana rimboccata, e un ragazzo scalzo che suonava il campanello perché mastro cirino non si vedeva più. 6807_7050_001247 e padron ntoni soleva rispondere, prima che nessuno avesse aperto bocca, un quintale o un quintale e venticinque, che non si sarebbe sbagliato di un rotolo. e poi se ne parlava tutta la sera, mentre le donne pestavano il sale fra i ciottoli. 6807_7050_001248 don silvestro rideva come una gallina e appena si sciolse la conversazione se ne andò anche lui. colle mani dietro la schiena e la testa carica di pensieri. non vedi, don silvestro, che ha più giudizio di te? diceva la signora a suo marito mentre egli chiudeva la bottega. 6807_7050_001249 adesso faceva colla lia come la longa aveva fatto con lei. le pareva di doversela tenere sotto le ali come una chioccia e di averci tutta la casa sulle spalle. s'era abituata a rimaner sola colla sorellina quando gli uomini andavano in mare e a stare con quel lettuccio vuoto sempre dinanzi agli occhi. 6807_7050_001250 e lo zio crocifisso che si leva il pan di bocca per mettere da parte i soldi ed è sempre a litigare con questo e con quello. e tu credi che quei due marinai forestieri non abbiano i loro? guai anche loro. 6807_7050_001251 santuzza piedipapera. se lo sentiva sullo stomaco, don michele, dacché guardava cogli occhi torvi, lui e rocco spatu e cinghialenta, quando li incontrava. perciò voleva levarselo davanti. 6807_7050_001252 oggi andava dicendo: piedipapera padron ntoni vuol fare il protestante come don franco lo speziale. se fai di voltarti per guardare quello sfacciato di don silvestro, ti dò un ceffone qui dove siamo, borbottava la zuppidda colla figliuola mentre attraversavano la piazza. 6807_7050_001253 allora, se mi accade qualche disgrazia, pensateci che son venuto ad avvertirvi ed ho arrischiato di perdere il pane per voi. allora lia alzò il viso dalle mani e lo guardò cogli occhi pieni di lacrime. dio ve la paga, don michele, la carità. 6807_7050_001254 la santuzza. teneva duro ancora, perché in casa sua voleva esser sempre la padrona, ma cominciava ad aprire gli occhi anche lei, giacché tutto quello che le diceva suo padre era il santo evangelo e non trattava più ntoni come prima. 6807_7050_001255 ha detto l'avvocato. domandò mena appena vide comparire il nonno con quella faccia e si mise a piangere. prima di udire la risposta, il vecchio si strappava quei pochi capelli bianchi e andava come un pazzo per la casa ripetendo: ah perché non siamo morti tutti? 6807_7050_001256 pure qualche cosa bisognava fare, perché quella carta bollata lì posata sul canterano avevano inteso dire: si sarebbe mangiato il canterano, la casa e tutti loro. 6807_7050_001257 don michele di tanto in tanto si fermava a salutarle o a dir qualche barzelletta, tanto che le donne si erano addomesticate col berretto gallonato e non ne avevano più paura. anzi, la lia s'era lasciata andare a dire anche lei le barzellette e ci rideva sopra. 6807_7050_001258 poi, in quell'affare dei lupini, aveva fatto mettere la mano nel debito a sua nuora e l'aveva lasciata in camicia, se gli interessi del comune li faceva a quel modo. ma intanto se la signora si affacciava alla finestra, don franco cambiava discorso e gridava: 6807_7050_001259 sicuro non ci vanno, rispondeva don silvestro colla faccia tosta. al giorno d'oggi, aggiungeva padron cipolla giallo dalla bile, i veri ladri vi rubano il fatto vostro di mezzogiorno e in mezzo alla piazza i si ficcano in casa per forza, senza rompere né porte né finestre. 6807_7050_001260 io voglio i miei danari. ripicchiava campana di legno colle spalle al muro. avete detto che siete galantuomini e che non pagate colle chiacchiere della provvidenza e della casa del nespolo. 6807_7050_001261 non fate tante spese. quando non ci sarò più, il signore lo sa che non possiamo spendere e si contenterà del rosario. che mi diranno: maruzza, e la mena, tu mena. fai sempre come ha fatto tua madre, che è stata una santa donna. 6807_7050_001262 ora incomincio la lite e mi piglio la casa. voi siete il padrone. se dite di far la lite, la faccio subito. ancora no, aspettiamo a pasqua l'uomo per la parola e il bue per le corna, ma voglio esser pagato sino all'ultimo centesimo e non darò più retta a nessuno per accordare dilazioni. 6807_7050_001263 lo so anch'io che il mondo va così e non abbiamo diritto di lagnarcene voi, perché non vi siete innamorato di mia figlia invece d'innamorarvi della barbara che è gialla come il zafferano? 6807_7050_001264 come quando stava per morire padron ntoni, ché voleva vederseli tutti davanti al letto e saziarsi di guardarli ad uno ad uno, con quegli occhi sbarrati che non ci vedevano più. la lia piangeva in modo da spezzare il cuore. 6807_7050_001265 tartaglia piedipapera continuava e brasi disse: allora che facciamo? io non lo so quel che volete fare, rispondeva la vespa. ma se è vero che mi volete bene, in questo stato non mi lascerete, ché quando non vi vedo mi pare che il cuore l'abbia diviso in due, come due spicchi d'arancia. e se vi maritano con 6807_7050_001266 a mutar. registro con baco da seta che si lascia metter la gonnella dalla figlia e il sindaco lo fa. lei, a massaro filippo poi non gliene importava un cavolo e padron cipolla aveva la superbia di non voler fare il sindaco neanche se. 6807_7050_001267 come vuole il diavolo. volete dire che è tutta opera di satanasso la nostra disgrazia. ora sapete quel che ci aspetta. quando non potrete più darvele attorno le mani perché i reumatismi le avranno ridotte come una radica di vite, i aspetta il vallone sotto il ponte per andare a creparvi. 6807_7050_001268 qui ci è compare cipolla, che è venuto a farvi una visita, disse padron ntoni, facendoli entrare come se nessuno ne sapesse niente, mentre nella cucina c'era preparato il vino ed i ceci abbrustoliti e i ragazzi e le donne avevano i vestiti della festa. 6807_7050_001269 invece certuni torcevano il muso e gli voltavano le spalle dicendo: il re vuol essere lui, lo speziale è di quelli della rivoluzione, per affamare la povera gente e se ne andavano piuttosto all'osteria della santuzza, dove c'era buon vino che scaldava la testa e compare cinghialenta e rocco spatu facevano per dieci. 6807_7050_001270 ogni volta che mena andava a pigliare la calza sotto la materassa, lei e il nonno sospiravano. il povero figlio della locca non ci aveva colpa. avrebbe voluto farsi in quattro per guadagnarsi la sua giornata. era il pesce che non voleva farsi prendere. 6807_7050_001271 ora che si era levato dal peccato mortale colla santuzza, non cercasse una donna di casa e di giudizio, come intendeva lei. perciò lo difendeva se suo fratello diceva: corna del governo e dei mangiapane e rispondeva: 6807_7050_001272 alla larga col governo, aggiungeva don franco. sanno che sono repubblicano e sarebbero contenti di acchiappare un pretesto per farmi sparire dalla faccia della terra. la gente si logorava il cervello a sapere che cosa potessero dire in testimonianza la zuppidda e comare grazia e gli altri. 6807_7050_001273 il nonno. guardò il nipote e ntoni guardò il nonno, nulla rispose alfine padron ntoni ha detto di non far nulla. non gli pagheremo niente, aggiunse ntoni più ardito perché non può prenderci né la casa né la provvidenza. non gli dobbiamo nulla. e i lupini. 6807_7050_001274 ad un tratto suonarono le ore e tacquero tutti e quattro per stare ad ascoltare. entriamo da compare pizzuto, disse cinghialenta, egli è padrone di tenere la porta aperta sino che vuole e senza lume fuori. 6807_7050_001275 non posso serrare, rispose ntoni colla voce soffocata dalla tempesta e dallo sforzo. la scotta è bagnata. il coltello alessi. il coltello taglia, taglia presto. 6807_7050_001276 nel paese grosso. il povero vecchio si sentiva perso, peggio del trovarsi in mare di notte e senza sapere dove drizzare il timone. infine, gli fecero la carità di dirgli che andasse dal capitano del porto, giacché le notizie doveva saperle lui. 6807_7050_001277 non lo vedete che si servono di voi come di un burattino? gli diceva sua figlia betta, coi pugni sui fianchi. ora che vi hanno messo nell'impiccio, vi voltano le spalle e vi lasciano solo a sgambettare nel pantano. ecco quel che vuol dire farsi menare pel naso da quell'imbroglione di don silvestro. 6807_7050_001278 la casa né la barca si possono vendere perché ci è su la dote di maruzza, diceva qualchedun altro, e la gente si scaldava tanto che potevano udirli dalla camera dove stavano a piangere. il morto sicuro lasciò andare alfine don silvestro come una bomba. c'è l'ipoteca dotale. 6807_7050_001279 ma a padron ntoni gli parve che gli strappassero le budella dallo stomaco. come si portavano via le nasse, le reti, le fiocine, le canne e ogni cosa. ci penserò io a trovarvi d'andare a giornata, voi e vostro nipote alessi, non dubitate, gli diceva piedipapera. 6807_7050_001280 e si mettevano sulla porta a guardar la strada deserta, colle mani sotto il grembiule. quelli che tornavano dal mare andavano in fretta, guardinghi colle reti in collo e i carri non si fermavano nemmeno. 6807_7050_001281 adesso al povero vecchio. gli pareva che suo nipote fosse dei soldati. perché non me lo lasciano andare? domandava ogni volta come un pappagallo o come un ragazzo che non sente ragione, e voleva anche sapere se lo tenevano colle mani legate. 6807_7050_001282 tutti si voltarono verso campana di legno, il quale era venuto anche lui per politica e stava zitto in un cantuccio a veder quello che dicevano, colla bocca aperta e il naso in aria, che sembrava stesse contando quante tegole e quanti travicelli c'erano sul tetto e volesse stimare la casa. 6807_7050_001283 quella strega della vespa, se morite voi, è capace di dargliela per un pezzo di pane, la casa del nespolo, ed è meglio che li facciate voi i vostri affari finché ci avete gli occhi aperti. allora lo zio crocifisso rispondeva: sì, sì, andiamoci pure dal notaio, ma bisogna che mi facciate guadagnare qualche cosa su questo affare. vedete quante perdite ho fatte. 6807_7050_001284 a padron ntoni e a chi ne aveva da vendere per conchiudere il negozio. diceva invece che col colèra la gente non voleva guastarsi lo stomaco con le acciughe e simili porcherie, piuttosto mangiava pasta e carne. perciò bisognava chiudere gli occhi ed essere correnti pel prezzo. 6807_7050_001285 i ragazzi stavano attenti, col mento in mano, a quei discorsi che si facevano sul ballatoio o dopo cena. ma ntoni, che veniva da lontano e il mondo lo conosceva meglio degli altri, si annoiava a sentir quelle chiacchiere e preferiva andarsene a girandolare attorno all'osteria, dove c'era tanta gente che non faceva nulla. 6807_7050_001286 e così lasciarono le reti e le chiacchiere e se ne tornarono all'osteria, sputacchiando per la strada. 6807_7050_001287 anche lei guardava la gente che passava e così facevano festa la domenica. se voi mi volete ancora comare, mena disse: finalmente io per me son qua. 6807_7050_001288 dopo la mezzanotte il vento s'era messo a fare il diavolo, come se sul tetto ci fossero tutti i gatti del paese e a scuotere le imposte. il mare si udiva muggire attorno ai fariglioni, che pareva ci fossero riuniti i buoi della fiera di sant'alfio e il giorno era apparso nero peggio dell'anima di giuda. 6807_7050_001289 padron ntoni adunque per menare avanti la barca, aveva combinato con lo zio crocifisso, campana di legno, un negozio di certi lupini da comprare a credenza per venderli a riposto, dove compare cinghialenta, aveva detto che c'era un bastimento di trieste a pigliar carico. 6807_7050_001290 imbroglione, gli sputava in faccia: donna rosolina, colla schiuma alla bocca, truffatore. io non vi avevo dato quei denari per andare a metterli in una banca che falliva. io ve li avevo dati per tenerci gli occhi addosso come se fosse stata roba vostra. sì. 6807_7050_001291 bel tempo, eh, ammiccando di nascosto a don silvestro per fargli capire quel che ci aveva nello stomaco da dire: andate a fidarvi di quel che vuol fare uno che ha paura della moglie, pensava fra di sé don silvestro. 6807_7050_001292 sì, brontolò ntoni. intanto, quando avremo sudato e faticato per farci il nido, ci mancherà il panico e quando arriveremo a ricuperar la casa del nespolo, dovremo continuare a logorarci la vita dal lunedì al sabato e saremo sempre da capo, o tu che non vorresti lavorare più, cosa vorresti fare? 6807_7050_001293 ma i piedi fatti a pala di ficodindia ci stanno meglio degli stivalini stretti sul ponte di una corazzata in certe giornataccie. e perciò si presero ntoni senza dire: permettete. 6807_7050_001294 ora dei denari che ci vogliono. per piedipapera ne abbiamo la metà e alla salatura delle acciughe pagheremo anche il resto. alfio a quel discorso, lasciò l'asino in mezzo al cortile e venne sulla strada. allora vi maritano dopo pasqua? 6807_7050_001295 al giorno d'oggi i mariuoli ne inventano di ogni specie per fare i loro tiri e a trezza si vedevano delle facce che non si erano mai viste sugli scogli, col pretesto d'andare a pescare, e arraffavano la biancheria messa ad asciugare, se capitava. 6807_7050_001296 ma luca non badava che si sciupava anche le spalle e alessi andava a raccattar dei gamberi lungo gli scogli o dei vermiciattoli per l'esca che si vendevano a dieci soldi il rotolo e alle volte arrivava sino all'ognina e al capo dei mulini e tornava coi piedi in sangue. 6807_7050_001297 va bene, va bene, siamo intesi. conchiuse piedipapera e andò davvero a parlarne con padron cipolla nella spezieria dove don silvestro era riuscito a tirarli un'altra volta. lui massaro filippo e qualche altro pesce grosso. 6807_7050_001298 baracca ntoni, malavoglia, levava i pugni al cielo e giurava e sacramentava per cristo e per la madonna che voleva finirla avesse dovuto andare in galera. già egli non aveva niente da perdere. la santuzza non lo guardava più dello stesso occhio, tante gliene aveva dette, quel paneperso di suo padre piagnucolando fra un'avemaria e 6807_7050_001299 gli leccano le scarpe. perché gli devono quei soldi della casa. andava borbottando la zuppidda anche a mio marito. gli devono più di cinquanta lire per la provvidenza. domani voglio farmeli dare. 6807_7050_001300 alla fin fine, egli non aveva paura di don michele e dei suoi galloni, che era ben pagato per succhiare il sangue del povero. bella cosa don michele. non aveva bisogno di cercare di aiutarsi in qualche maniera, così grasso e pasciuto. 6807_7050_001301 e si mise alla finestra per vedere quanto ci stava suo fratello, nella casa di comare, venera la zuppidda. saltò su tutte le furie all'udire quello che le mandava a dire suor mariangela con don giammaria. 6807_7050_001302 la santuzza, mentre risciacquava i bicchieri, si voltava dall'altra parte per non sentire le bestemmie e le parolacce che dicevano. ma all'udir discorrere di don michele, si dimenticava anche di questo e stava ad ascoltare con tanto. 6807_7050_001303 per leccare le ciabatte a compare tino a motivo di quei quattro soldi della casa, che poi la casa se l'era presa egualmente e li aveva lasciati in camicia, come esú ambino i pare che non lo sappia. cosa ha detto vostra madre maruzza, in quei tempi in cui portava il naso in su? 6807_7050_001304 campana di legno era proprio ben disposto per parlare di quell'affare che non finiva più e le cose lunghe diventano serpi. padron ntoni gli cantava sempre che i malavoglia erano galantuomini e avrebbero pagato, ma ei voleva poi vedere di dove li avrebbero scavati i denari. 6807_7050_001305 le mie figliuole faranno come ho fatto io e finché ci saranno le pietre al lavatoio avremo di che vivere. guardate la nunziata: ora ella ha più giudizio di una vecchietta e si aiuta a tirar su quei piccini che pare li abbia fatti lei. 6807_7050_001306 fra poco lo zio santoro aprirà la porta, pensò ntoni, e si accoccolerà sull'uscio a cominciare la sua giornata. anche lui tornò a guardare il mare che s'era fatto amaranto, tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro. riprese la sua sporta e disse: 6807_7050_001307 bella, non voglio te, voglio i tuoi soldi. per questo aveva lasciata a casa sua figlia barbara. quelle facce lì non mi piacciono. 6807_7050_001308 e ognuno che passava per la stradicciuola a quell'ora, udendo il colpettare del telaio di sant'agata, diceva che l'olio della candela non lo perdeva comare. maruzza la longa. com'era tornata a casa. 6807_7050_001309 le barche del villaggio erano tirate sulla spiaggia e bene ammarrate alle grosse pietre sotto il lavatoio. perciò i monelli si divertivano a vociare e fischiare quando si vedeva passare in lontananza qualche vela sbrindellata, in mezzo al vento e alla nebbia, che pareva ci avesse il diavolo in poppa. 6807_7050_001310 necessità abbassa nobiltà, rispose padron cipolla, e la santuzza disse: un'avemaria pel poveretto, solo la cugina anna e comare grazia piedipapera. si asciugavano gli occhi col grembiule. come il carro se ne andava lentamente sobbalzando sui sassi. 6807_7050_001311 la sera gli uomini, tornando dal mare, trovavano ogni cosa preparata: la pentola che bolliva e la tovaglia sul desco. oramai, quel desco era troppo grande per loro e ci si perdevano. chiudevano l'uscio e mangiavano in santa pace. poi si mettevano a sedere sulla porta coi ginocchi fra le braccia e si riposavano della giornata. 6807_7050_001312 come mena. lo vedeva arrivare colla faccia pallida e gli occhi lustri. gli diceva: entra da questa parte, che ci è il nonno, e lo faceva entrare dalla porticina della cucina. poi si metteva a piangere cheta cheta accanto al focolare, tanto che ntoni disse alla fine: 6807_7050_001313 ora, quando veniva la cugina anna a filare un po con le comari, aveva i capelli bianchi e diceva che aveva perso il riso della bocca perché non aveva tempo di stare allegra colla famiglia che aveva sulle spalle. 6807_7050_001314 se non mi volete aspettare sino a san giovanni, ora che sto per maritare mia nipote, è meglio che mi date un colpo di coltello. addirittura santo diavolone, gridò: compare, tino, mi fate fare quello che non posso. maledetto sia il giorno e il minuto in cui mi misi in quest'imbroglio e se ne andò stracciando il berretto vecchio. 6807_7050_001315 padron ntoni andava di nascosto a farsi leggere la lettera dallo speziale e poi da don giammaria, che era del partito contrario. affine di sentire le due campane. e quando si persuadeva che era scritto proprio così, ripeteva con bastianazzo e con la moglie di lui. 6807_7050_001316 ora che ci abbiamo la nostra barca, se arriviamo all'estate, coll'aiuto di dio lo pagheremo il debito. ei non sapeva dir altro e guardava le sue reti, seduto sotto il nespolo, come se le vedesse piene. 6807_7050_001317 padron ntoni è andato tutto il giorno di qua e di là come avesse il male della tarantola e lo speziale gli domandava se faceva la cura del ferro o andasse a spasso con quel tempaccio e gli diceva: pure bella provvidenza. eh, padron ntoni, ma lo speziale è protestante ed ebreo, ognuno lo sapeva. 6807_7050_001318 ma sangue di giuda. non mi chiamo ntoni malavoglia, se non mi taglio questo corno. sangue di giuda. la gente ci si divertiva a vedergli mangiare l'anima e perciò gli pagavano da bere. 6807_7050_001319 il discorso di mia figlia betta, tale e quale brontolava. mastro croce giufà, allora fatevi aiutare da vostra figlia betta, esclamò don silvestro baco da seta. non fiatò più e continuò a masticarsi fra i denti il suo brontolio. 6807_7050_001320 nunziata non lo sapeva in coscienza, né nessun altro del paese. una sera si fermò nella strada del nero alfio mosca col carro che ci aveva attaccato il mulo adesso e per questo aveva acchiappato le febbri alla bicocca ed era stato per morire, tanto che aveva la faccia gialla e la pancia grossa come un otre. 6807_7050_001321 così conchiudeva, mena: quando si mariterà, sua moglie andrà attorno col carro dell'asino e lui resterà in casa ad allevare i figliuoli. le mamme in crocchio nella strada discorrevano anch'esse di alfio mosca, che fino la vespa giurava di non averlo voluto per marito, diceva la. 6807_7050_001322 voi dovreste andare a mettervi con quelli della spezieria che discorrono del re e del papa. gli diceva perciò: piedipapera, colà ci fareste bella figura. anche voi li sentite come gridano. 6807_7050_001323 con queste chiacchiere brasi, non si moveva più dalla straduzza che non l'avrebbero mandato via neanche a bastonate, ed era sempre là intorno a gironzolare colle, braccia, penzoloni, il naso in aria e la bocca aperta come giufà. 6807_7050_001324 ma il povero malato, sebbene non dicesse nulla, andava guardando dappertutto mentre lo portavano fuori reggendolo per le ascelle. il giorno in cui alessi era andato a riposto e avevano mandato via la mena con un pretesto che, se no, non l'avrebbero lasciato partire. 6807_7050_001325 e tornava a cercare massaro filippo nella bottega di pizzuto, tastando i muri col bastone. sua figlia faceva la sdegnosa, protestando che non avrebbe mai piegato il capo a don michele dopo la partaccia che colui le aveva fatto. 6807_7050_001326 era divenuta curiosa anche lei e stava tutta orecchi quando ne parlavano. e al fratellino della nunziata o ad alessi, allorché venivano pel vino, regalava delle mele e delle mandorle verdi per sapere chi s'era visto nella strada del nero. 6807_7050_001327 la mena teneva in mano il nottolino del rastrello, ma non si risolveva ad aprire. e poi, se non è vero, perché vi fate rossa? 6807_7050_001328 anche voi ve ne andate dal vicinato ora che vi maritano, aggiunse alfio: il mondo è fatto come uno stallatico, che chi viene e chi se ne va e a poco a poco tutti cambiano di posto e ogni cosa non sembra più quella. così dicendo, si fregava le mani e rideva: ma colle labbra e non col cuore. 6807_7050_001329 la mangiacarrubbe gliela lascio a rocco spatu, ché ci ho altro pel capo. chissà quante ce ne avete in testa delle belle ragazze di fuori regno, non è vero? qui ce n'è pure delle belle ragazze comare barbara, e lo so io. 6807_7050_001330 d'usciere non ci sarà bisogno. zio crocifisso, gli rispose padron ntoni quando venne a sapere quello che andava dicendo. campana di legno: i malavoglia sono stati sempre galantuomini e non hanno avuto bisogno d'usciere. 6807_7050_001331 va bene, va bene, rispose don silvestro. lo so che per gli amici avete il cuore grande quanto il mare piedipapera davanti alla gente. non voleva sentir parlare di dilazione. 6807_7050_001332 lo zio crocifisso adesso prendeva anche lui la parte dei malavoglia. han detto che pagheranno e se non potranno pagare vi lasceranno la casa. la gnà maruzza ci metterà la mano anche lei. non lo sapete che al giorno d'oggi per avere il fatto suo bisogna fare come si può? 6807_7050_001333 come se ne andavano ad uno ad uno tutti quelli che le volevano. bene, ella si sentiva davvero un pesce fuori dell'acqua. e la nunziata là presente, colle sue piccine in collo, tornava a dire: così: se ne è andato mio padre. 6807_7050_001334 perciò guardava di qua e di là i mobili e le pareti come se ci avesse il carro carico sullo stomaco e sedette anche lui, senza dire una parola, accanto al desco, dove non c'era nulla e nessuno sedeva più a mangiare la sera. 6807_7050_001335 a misura che la sfera dell'azione umana si allarga, il congegno delle passioni va complicandosi. i tipi si disegnano certamente meno originali, ma più curiosi per la sottile influenza che esercita sui caratteri l'educazione ed anche tutto quello che ci può essere di artificiale nella civiltà. 6807_7050_001336 convien tenerseli amici, tutti questi birri qui. e ruminando come potesse fare a tenerseli amici, andò all'osteria, dove lo zio santoro gli disse che non s'erano visti né rocco spatu, né 6807_7050_001337 don franco si fregava le mani col cappellaccio in capo e diceva che il popolo levava la testa. e come vedeva passare don michele, colla pistola appesa sulla pancia, gli rideva sul naso. 6807_7050_001338 e padron cipolla disse di sì, col capo ntroi ntroi ciascuno coi pari suoi, aggiunse. padron malavoglia piedipapera allora ribatté che se don silvestro si fosse contentato di stare coi suoi pari, a quest'ora ci avrebbe la zappa in mano invece della penna. 6807_7050_001339 adesso bisogna far la provvista del sale prima che ci mettano il dazio. se è vero, andava dicendo: colle mani sotto le ascelle, compare zuppiddu, lo pagheremo coi primi denari ed egli mi ha promesso che allora ci darà a credenza la provvista dei barilotti. nel canterano ci sono cinque onze della tela di mena, aggiunse maruzza. 6807_7050_001340 adesso non si faceva più vedere in piazza, addossato al muro del campanile, ma stava rintanato in casa, al buio, a recitare paternostri e avemarie per digerire la collera contro quelli che strillavano. ed era gente che voleva mettere a sacco e a fuoco il paese e andare a svaligiare chi ci aveva quattro soldi in casa. 6807_7050_001341 che verrei a farci nella città. quello è il posto per voi. voi non siete fatta per star qui fra questi villani in parola d'onore. voi siete una roba fine e di prima qualità e siete fatta per stare in una bella casetta e andare a spasso alla marina e alla villa. quando c'è la musica, vestita bene, come m'intendo io. 6807_7050_001342 sa tutto quello che succede in paese e potrebbe chiamarci per nome, ad uno, ad uno soltanto, a sentirci camminare. ei non ci sente solo quando massaro filippo va a recitare il rosario, colla santuzza, ed è un tesoro per fare la guardia, meglio di come se gli avessero messo un fazzoletto sugli occhi. 6807_7050_001343 che non ci pensate a maritar la vostra mena, chiedeva sottovoce la zuppidda a comare maruzza oramai deve compire diciotto anni a pasqua. lo so perché è nata l'anno del terremoto, come mia figlia barbara. chi vuol pigliarsi mia figlia barbara, prima deve piacere a me. 6807_7050_001344 l'ho vista che andava sulla sciara a fare due fasci di ginestre, e c'era pure vostro figlio, alessi, che l'accompagnava, rispose la cugina anna. i bambini stettero a sentire e poi si rimisero a pigolare tutti in una volta e il più grandicello, appollaiato su di un gran sasso, rispose: dopo un pezzetto, non lo so dov'è. 6807_7050_001345 e davanti alla bottega di pizzuto c'era folla come quando casca un asino sotto il carico e tutti si affollano a vedere cos'è stato, talché anche le donnicciuole guardavano da lontano colla bocca aperta senza osare d'accostarsi. 6807_7050_001346 è volpe vecchia e le palle delle guardie non lo coglieranno mai, sebbene sia zoppo come il diavolo. poi domattina a cose fatte verrà a riscuotere la senseria colla faccia tosta. ma le palle le lascia pegli altri. piove sempre, disse rocco spatu, che non vuol finire stanotte. 6807_7050_001347 non mi vuol maritare con quelli che non fanno per me, rispondeva barbara, pari con pari. e statti coi tuoi. io ci starei anch'io coi vostri per la madonna. se voleste voi comare, barbara, che discorsi, mi fate. compare ntoni. la mamma è a filare nel cortile e sta a sentirci. 6807_7050_001348 e dei guai ne ha visti anche lei e ti terrai sotto le ali tua sorella, come fa la chioccia coi suoi pulcini. finché vi aiuterete l'un l'altro, i guai vi parranno meno gravi. ora ntoni è grande e presto alessi sarà in grado di aiutarvi anche lui. 6807_7050_001349 e se li chiudeva, le sembrava di vedere ancora la provvidenza, là verso il capo dei mulini, dove il mare era liscio e turchino e seminato di barche che sembravano tanti gabbiani al sole e si potevano contare ad una ad una. 6807_7050_001350 le comari che sapevano delle chiacchiere fra padron ntoni e compare cipolla, dicevano che adesso bisognava farle passare la doglia a comare maruzza e conchiudere quel matrimonio della mena. ma la longa in quel momento ci aveva altro pel capo poveretta. 6807_7050_001351 vecchio ntoni si dava l'anima al diavolo coll'acqua a mezza gamba. stasera, gli diceva il nonno, la maruzza ci farà trovare una bella fiammata e ci asciugheremo tutti. 6807_7050_001352 tutti che friggevano d'impazienza e non mi avrebbero menato tanto tempo pel naso da pasqua a natale come avete fatto voi. lo zio crocifisso stavolta si mise la mano dietro l'orecchio per sentirci e cominciò a lisciarla con buone parole. 6807_7050_001353 lo zio crocifisso. a quel discorso si cacciava le mani nei capelli anche lui, e diceva che la zuppidda l'aveva rovinato a non rapire brasi una settimana prima. questa è stata la volontà di dio, andava dicendo picchiandosi il petto: la volontà di dio è stata che io m'avessi a pigliar la vespa per castigo dei miei peccati. 6807_7050_001354 non ce l'avete il cuore contento voi. eh, ci vogliono tante cose per avere il cuore contento. mena non rispose nulla e dopo un altro po di silenzio compare alfio, soggiunse: domani vado alla città per un carico di sale che ci andate poi per i morti, domandò mena. 6807_7050_001355 malavoglia. se piedipapera vuol essere pagato, ntoni, non se la pappa, ve lo dico io. i malavoglia avranno altro da grattarsi se piedipapera si piglia la casa del nespolo. 6807_7050_001356 ntoni restava a capo chino o brontolava fra i denti, ma l'indomani tornava da capo e una volta glielo disse: che volete, almeno quando non sono più in sensi. non penso alla mia disgrazia. 6807_7050_001357 così la domenica, ruminava fra di sé tutte le ragioni per farsi animo, mentre stava accanto a lei, seduto davanti alla casa, colle spalle al muro, a sminuzzare gli sterpolini della siepe per ingannare il tempo. 6807_7050_001358 e lo speziale se ne stava sull'uscio della sua bottega, sotto quel cappellaccio che sembrava avesse il paracqua in testa, fingendo aver discorsi grossi con don silvestro, il segretario, perché sua moglie non lo mandasse in chiesa per forza, e rideva del sotterfugio fra i peli della barbona, ammiccando alle ragazze che sgambettavano nelle pozzanghere. 6807_7050_001359 ma per fortuna delle donnicciuole, tutt'a un tratto si venne a sapere che era tornato ntoni di padron, ntoni di notte con un bastimento catanese e che si vergognava di farsi vedere senza scarpe. 6807_7050_001360 i giornali son tutte menzogne stampate, sentenziò don giammaria. dicono che è stato un brutto affare. abbiamo perso una gran battaglia, disse don silvestro. padron cipolla era accorso anche lui a vedere cos'era quella folla. 6807_7050_001361 si fa quel che si può comare. mena. se avessi potuto fare quel che volevo io, lo sapete cosa avrei fatto? ella lo guardava, e lo guardava cogli occhi lucenti. 6807_7050_001362 così anche i parenti dimenticano quelli che non ci sono più. e ognuno a questo mondo è fatto per pensare a tirare la carretta che gli ha data dio, come l'asino di compar alfio, che adesso faceva chissà cosa dopo che era andato in mano altrui. 6807_7050_001363 padron ntoni se ne intendeva quando l'aveva fatta fare. questo è un affare d'oro come quello dei lupini, sentite a me. ma lo zio crocifisso non voleva sentir parlare di niente, che quasi quasi gli spuntavano le lagrime, con quella faccia gialla, ora che aveva preso il colèra e tirava per andarsene e voleva lasciargli il giubbone nelle mani. 6807_7050_001364 egli era un buon diavolaccio e viveva imprestando agli amici. non faceva altro mestiere che per questo stava in piazza tutto il giorno, colle mani nelle tasche, o addossato al muro della chiesa con quel giubbone tutto lacero che non gli avreste dato un baiocco. 6807_7050_001365 così il discorso si fece generale, perché alla maruzza gliene avevano fatto tanto del danno quelle bestie scomunicate. la cugina anna ne aveva la casa piena, da che gli era morto il gatto, una bestia che valeva tant'oro, ed era morto di una pedata di compare tino. 6807_7050_001366 già se la intendevano fra di loro, perché l'arte è parentela, e facevano denari allo stesso modo, gabbando il prossimo e vendendo l'acqua sporca a peso d'oro e se ne infischiavano delle tasse. coloro 6807_7050_001367 può allora piedipapera? s'infilò il giubbone di furia e se ne andò via bestemmiando che facessero pure come volevano lo zio crocifisso e sua moglie, giacché lui non contava per nulla in casa. 6807_7050_001368 ciascuno non poteva a meno di pensare che quell'acqua e quel vento erano tutt'oro per i cipolla. così vanno le cose di questo mondo: che i cipolla, adesso che avevano la paranza bene ammarrata, si fregavano le mani vedendo la burrasca. 6807_7050_001369 la locca ci guadagna, osservava don silvestro. ora che non ha più quel pretesto di averci chi la mantiene? la metteranno all'albergo dei poveri e mangerà pasta e carne tutti i giorni. se no, resta a carico del comune. 6807_7050_001370 questa non ce l'avevano messa nel conto i malavoglia. quindi, per non andare indietro a mo dei gamberi, la longa andava a portare le ova e il pane fresco di qua e di là per le casine dei forestieri, mentre gli uomini erano in mare, e così si faceva qualche soldo. 6807_7050_001371 egli non sapeva dir altro che il sindaco son io caspitina, come glielo aveva insegnato a dire sua figlia, la quale appuntava i pugni sui fianchi parlando con don silvestro e gli rinfacciava. 6807_7050_001372 io non voglio esser pagato, comare lia. l'ho fatto per voi e pel bene che vi voglio. ora andatevene, che tutti dormono. andatevene, per l'amor di dio, don michele. 6807_7050_001373 e quelle cinquecento lire ei l'appendeva ai piedi di gesù crocifisso. ma santo diavolone, padron ntoni sarebbe andato in galera. la legge c'era anche a trezza. 6807_7050_001374 e la povera donna era davvero così pallida, stanca e disfatta, quel momento in cui non aveva nulla da fare e si metteva a sedere. anche lei, colle mani in mano e il dorso diggià curvo come quello del suocero che stringeva il cuore. 6807_7050_001375 quello là ha il piede del diavolo, borbottava lo zio crocifisso, si stringeva nelle spalle e tornava a ripetere che egli era un galantuomo e non voleva entrarci. padron cipolla, un altro sciocco, un pallone di vento, colui che si lasciava abbindolare da 6807_7050_001376 anzianità, ntoni il maggiore, un bighellone di vent'anni che si buscava tutt'ora qualche scappellotto dal nonno e qualche pedata più giù per rimettere l'equilibrio quando lo scappellotto era stato troppo forte. 6807_7050_001377 allora le comari si affacciarono sull'uscio colle, conocchie in mano, a sbraitare che volevano ammazzarli, tutti quelli delle tasse, e volevano dar fuoco alle loro cartacce e alla casa dove le tenevano. gli uomini, come tornavano dal mare, lasciavano gli arnesi ad asciugare e stavano a guardare dalla finestra la rivoluzione che facevano le mogli. 6807_7050_001378 stavolta i malavoglia erano là, seduti sulle calcagna davanti al cataletto, e lavavano il pavimento dal gran piangere, come se il morto fosse davvero fra quelle quattro tavole coi suoi lupini al collo, che lo zio crocifisso gli aveva dati a credenza perché aveva sempre conosciuto padron ntoni per galantuomo. 6807_7050_001379 che ve ne andate alla bicocca. al primo del mese gli disse finalmente ancora no, ci ho più di cento carichi di vino per la santuzza. dopo ci penserà dio. 6807_7050_001380 non voglio che mi accompagniate, ripeteva luca alla mamma. già la stazione è lontana e stava sull'uscio a veder piovere sul nespolo col suo fardelletto sotto il braccio. poi baciò la mano al nonno e alla mamma e abbracciò mena e i fratelli. 6807_7050_001381 anzi, ad aci trezza ha un modo tutto suo di brontolare e si riconosce subito al gorgogliare che fa, tra quegli scogli nei quali si rompe e par la voce di un amico. allora ntoni si fermò in mezzo alla strada a guardare il paese tutto nero, come non gli bastasse il cuore di staccarsene adesso che sapeva ogni cosa. 6807_7050_001382 lasciateli stare, quei poveri malavoglia che ne hanno tanti di guai. tu va a filare, rispondeva compare tino. le donne hanno i capelli lunghi ed il giudizio corto e se ne andò zoppicando a bere l'erbabianca da compare pizzuto. 6807_7050_001383 e questo le piacque- alla mangiacarrubbe, che l'aveva chiamato cetriolo. ed ora vedeva che era un bel cetriolo e l'avrebbe barattato volentieri con quel disutilaccio di rocco spatu, il quale non valeva niente e l'aveva preso perché non c'era altri. 6807_7050_001384 sì, lo prendo. se viene a dirmelo lui, lo credereste che mi porta il broncio, dacché mandai in aria quel matrimonio di mio figlio, colla mena. eh, bell'affare che ci avrei fatto. ed hanno il coraggio di portarmi il broncio, per giunta. 6807_7050_001385 davvero per l'anima mia o a voi che ve ne importa? me ne importa, sì, ma ad esse non gliene importa di me, perché ci hanno i zerbinotti che passeggiano sotto le finestre colle scarpe inverniciate. 6807_7050_001386 era passato del tempo e il tempo si porta via, le cose brutte come le cose buone. adesso comare maruzza era tutta in faccende a tagliare e cucire della roba e mena non domandava nemmeno per chi servisse. e una sera le avevano condotto in casa, brasi cipolla, con padron fortunato, suo padre e tutto il parentado. 6807_7050_001387 potevano andare a domandarlo allo speziale che l'aveva detta, e per questo ci avevano messa la legge che chi rompe il filo del telegrafo va in prigione. allora anche don silvestro non seppe più che dire e si mise la lingua in tasca. 6807_7050_001388 padron fortunato preso così. in quel momento non seppe dir di no, ma dopo che ebbero tirato e stiracchiato un po sul prezzo, giacché i tempi erano magri, gli uomini non avevano da lavorare. padron cipolla faceva proprio un atto di carità a prendersi padron ntoni. 6807_7050_001389 contro gli uomini che lusingano, le ragazze da marito e quelle pettegole, le quali stanno alla finestra ad uccellarli. già si sapeva che razza di civetta fosse la barbara, ma faceva specie che ci cascasse anche uno come don silvestro, il quale sembrava un uomo di proposito e nessuno si sarebbe aspettato da lui un tradimento simile. 6807_7050_001390 oh, beato chi vi vede. cominciò a dirgli fermandosi a prender fiato, perch'era tutta rossa e scalmanata: ci avete gran roba pel capo che non vi ricordate più degli amici antichi. io non ci ho nulla pel capo. donna rosolina. 6807_7050_001391 povera longa. adesso vedi che ci ho il mulo e ogni cosa. come desideravo che, se fosse venuto a dirmelo l'angelo del cielo, non ci avrei creduto. adesso penso sempre a quelle sere là, quando udivo la voce di voialtre mentre governavo. 6807_7050_001392 bel mestiere, ma compare alfio, non vuol saperne, ve lo dico io. ci ha pel capo, mena di padron ntoni e voi altri. ci perdete l'olio della lucerna, se la vespa ve l'ha promesso. 6807_7050_001393 e per prendersi la casa del nespolo ce ne voleva della carta bollata e delle altre spese. questo lo sapeva. e avevano ragione don giammaria e lo speziale quando parlavano del governo ladro. 6807_7050_001394 tua madre l'ha fatto anche lei il suo dovere, povera femminuccia nascosta fra quelle quattro mura, e tu non sai quante lagrime ha pianto e quante ne piange ora che vuoi andartene, che la mattina tua sorella trova il lenzuolo tutto fradicio. 6807_7050_001395 una volta, finalmente, mentre la santuzza tornava dal confessarsi col rosario in mano, le fece una scenata, lagnandosi che questo avveniva perché don michele era tornato a gironzolare davanti. 6807_7050_001396 sfasciate. egli restò seduto accanto alla porta, nella strada del nero, che non ci passava nemmeno una gallina e sentiva le voci e le risate all'osteria, tanto che andò a dormire per non sapere che fare. e il lunedì tornò a fare il muso lungo. il nonno gli diceva: 6807_7050_001397 vedrete. vedrete, la barbara ha ventitre anni e se si mette in testa che ad aspettare ancora, il marito comincia a far la muffa. se lo piglia colle buone o colle cattive. volete scommettere dodici tarì che si parlano dalla finestra e tirò fuori il pezzo da cinque lire nuovo. 6807_7050_001398 sicché tutti nel paese dicevano che quelli erano danari del diavolo. con piedipapera non poteva sfogarsi, perché gli rimbeccava subito che i lupini erano fradici e che egli faceva il sensale. 6807_7050_001399 come va che non vi siete maritata ancora? le diceva anche don michele. ella si stringeva nelle spalle e rispondeva che non lo sapeva. voi dovreste avere la veste di lana e seta e gli orecchini lunghi, ché allora, in parola d'onore, gli fareste tenere il candeliere a molte signore della città. 6807_7050_001400 ma don michele alla lia le giurava che non era per la barbara e non ci aveva mai pensato sulla santa parola d'onore. pensava a tutt'altro lui. se non lo sapeva, comare lia. 6807_7050_001401 e lo zio crocifisso s'era chiuso in casa a guardarsi la sua roba o ad accapigliarsi colla vespa, e persino non si udiva quistionar tanto nella spezieria, dacché don franco aveva visto la giustizia nel mostaccio ed ora andava a rincantucciarsi per leggere il giornale e si sfogava a pestare nel mortaio tutto il giorno per passare il tempo. 6807_7050_001402 e così egli voleva riescire a buttar giù il sindaco pei suoi fini e fare il gallo in paese. sicché la domenica in cui doveva radunarsi il consiglio, don silvestro, dopo la santa messa andò a ficcarsi nello stanzone del municipio dove c'era prima il posto della guardia nazionale, e si mise tranquillamente a temperare le penne. 6807_7050_001403 voi ci credete, sogghignò egli. alfine, son chiacchiere per chiappare il soldo del giornale, se lo dicono tutti che abbiamo perso. che cosa disse lo zio crocifisso mettendosi la mano dietro l'orecchio: una battaglia. 6807_7050_001404 io sono come il muro basso che ognuno ci si appoggia e fa il comodo suo, perché non so parlare come un avvocato e non so dire le mie ragioni. la mia roba par roba rubata. ma quel che fanno a me, lo fanno a gesù crocifisso che sta in croce. 6807_7050_001405 lui se l'era levati di bocca quei soldi e non aveva pane da mangiare. com'è vero dio. non poteva campare di vento sino alla raccolta delle ulive. a me mi dispiace. padron ntoni gli aveva detto: ma che volete, bisogna che pensi ai miei interessi. san giuseppe prima fece la sua barba e poi quella di tutti gli altri. 6807_7050_001406 l'ho lasciato di là da mastro pizzuto. povero ragazzo ha da lavorare tutta la settimana e fa caldo anche in gennaio, con quel po di roba sulle spalle. alessi rideva del nonno vedendolo così rosso e curvo come un amo, e il nonno gli disse: 6807_7050_001407 dove è la nunziata che non si vede ancora. domandò la longa a un mucchio di monelli cenciosi, messi a piagnucolare sulla soglia della casuccia, lì di faccia, i quali, al sentir parlare della sorella, alzarono gli strilli in coro. 6807_7050_001408 l'estate poi non c'era neppur bisogno della candela, giacché si poteva star sull'uscio sotto il lampione quando mastro cirino l'accendeva, e qualche volta veniva don michele, il brigadiere delle guardie doganali. 6807_7050_001409 lo faccio per lei, per voi e per tutti. voglio farla ricca, mia madre. ecco cosa voglio adesso. ci arrabattiamo colla casa e colla dote di mena, poi crescerà lia e un po che le annate andranno scarse. staremo sempre nella miseria. 6807_7050_001410 sua moglie grazia, poveretta, spalancava gli occhi perché non sapeva di dove li avesse presi, quei denari, e metteva buone parole pei malavoglia, i quali erano brava gente e tutti li avevano sempre conosciuti per galantuomini nel vicinato. 6807_7050_001411 questa era buona, questa che diceva l'avvocato, valeva da sola cinquanta lire. diceva che, poiché volevano metterlo colle spalle al muro e volevano provargli, come quattro e quattr'otto, che ntoni l'avevano acchiappato proprio sul fatto col coltello in mano e gli avevano portato don michele là davanti colla faccia da minchione, per tanto di coltellata che s'era presa nello stomaco. 6807_7050_001412 queste qui non bastano per le spese. ripeteva campana di legno, facendo saltare i denari nella mano. andate a dirglielo voi, se vuole aspettarvi, perché non è più affar mio. 6807_7050_001413 allora la gente non si sbandava di qua e di là e non andava a morire all'ospedale, giacché tutti si maritavano. alfio mosca avrebbe voluto prendersi comare, mena che nessuno la voleva più, dacché la casa dei malavoglia s'era sfasciata e compar alfio, avrebbe potuto dirsi un bel partito per lei, col mulo che ci aveva. 6807_7050_001414 che facciamo. tornò a dire: il figlio della locca, scendiamo sulla strada, propose cinghialenta. se non c'è nessuno nemmeno là, vuol dire che non son venuti. 6807_7050_001415 la bambina molte cose non le capiva, ma quel po che rispondeva faceva montare la mosca al naso alla zuppidda e le faceva dire ch'era sua madre maruzza, che la indettava e la mandava apposta da quelle parti per stuzzicarle la bile, tanto che finalmente la piccina non ci andò più. 6807_7050_001416 i toccano tutte a me le disgrazie. si lamentava lo zio crocifisso e andava a sfogarsi con compare alfio e si picchiava il petto, come davanti al confessore, di aver pensato a pagare dieci lire per fargli rompere le ossa a bastonate. 6807_7050_001417 medico ntoni era accanto al capezzale e piangeva come un ragazzo, ché il cuore l'aveva buono. quel giovane. non piangere, così gli diceva il nonno. non piangere, ora tu sei il capo della casa, pensa che ci hai tutti gli altri sulle spalle e fa come ho fatto io. 6807_7050_001418 gli uomini della paranza, seduti sul fondo, colla schiena contro il banco e le mani dietro il capo, cantavano delle canzonette, ognuno per suo conto, adagio, adagio per non addormentarsi, che infatti socchiudevano gli occhi sotto il sole lucente. 6807_7050_001419 don silvestro rimase lì, fermo a sogghignare davanti al muro dell'orto di massaro filippo, finché ella non ebbe scantonato e si strinse nelle spalle borbottando fra di sé. a me non me ne importa nulla di quel che dicono. 6807_7050_001420 lasciatela fare. lasciatela fare, così gli altri conosceranno che roba è e apriranno gli occhi. ma non lo sa, compare mosca che vogliono darle brasi cipolla. 6807_7050_001421 ad un tratto la vela cadde tutta di un pezzo, tanto era tesa, e ntoni la raccolse in un lampo e l'ammainò stretta il mestiere. lo sai come tuo padre gli disse il nonno, e sei malavoglia anche tu. 6807_7050_001422 sentite a me, vostro marito è una bestia ad essere in collera col municipio e a far tutto questo chiasso. ora si devono fare gli assessori nuovi in cambio di padron cipolla o di massaro mariano, che non valgono niente e si potrebbe metterci vostro marito. 6807_7050_001423 è la stessa cosa come quand'ero soldato che suonava la diana nei traponti: borbottava ntoni. allora non valeva la pena di tornare a casa. sta zitto, ché il nonno è lì a mettere in ordine gli attrezzi e si è alzato un'ora prima di noi. gli rispose: alessi. 6807_7050_001424 tesoro ntoni, ripeteva colla voce che già non si sentiva più: ntoni, a te che sei il maggiore, raccomando questi orfanelli. e sentendola parlar così mentre era ancor viva, tutti gli altri non poterono trattenersi di scoppiare a piangere e singhiozzare. 6807_7050_001425 ntoni. ogni volta che andava dai zuppiddi trovava tanto di grugno e la gnà venera gli rinfacciava ogni volta che i malavoglia avevano invitato la piedipapera a pettinare la mena, bella pettinatura che le aveva fatto. 6807_7050_001426 il mare è amaro, ripeteva, ed il marinaro muore in mare. alfio che aveva fretta d'andare a scaricare il vino della santuzza, non sapeva risolversi a partire e rimaneva a chiacchierare della bella cosa che era il fare l'oste, un mestiere col quale si ha sempre il suo guadagno. 6807_7050_001427 veramente i lupini erano un po avariati, ma non ce n'erano altri a trezza. e quel furbaccio di campana di legno sapea pure che la provvidenza se la mangiava inutilmente il sole e l'acqua dov'era ammarrata sotto il lavatoio senza far nulla. 6807_7050_001428 sapete cos'ha detto don giammaria? che rubare ai ladri non è peccato e i primi ladri son quelli coi galloni che ci mangiano vivi. vogliamo farne tonnina conchiuse rocco spatu, cogli occhi lucenti al pari di un gatto, ma a quel discorso il figlio della locca posò il bicchierino senza accostarlo alla bocca, giallo come un morto. 6807_7050_001429 quel campanello, nelle strade deserte, dove non passava nemmeno un cane e perfino don franco teneva chiusa metà della sua porta, faceva stringere il cuore. la sola persona che si vedesse andare di qua e di là giorno e notte era la locca. 6807_7050_001430 don silvestro e gli altri del paese dicevano che alessi avrebbe fatto meglio a mandare il nonno all'albergo dei poveri ora che non era più buono a nulla, ma questa era la sola cosa che facesse paura al poveraccio. 6807_7050_001431 i dovrebbero abbruciare tutti quelli delle tasse, brontolava comare zuppidda gialla come se avesse mangiato dei limoni e glielo diceva in faccia a don silvestro, quasi ei fosse quello delle tasse. 6807_7050_001432 luca andava a lavorare nel ponte della ferrovia per cinquanta centesimi al giorno, sebbene suo fratello ntoni dicesse che non bastavano per le camicie, che sciupava a trasportar sassi nel corbello. 6807_7050_001433 il sole, lo star colle mani sotto le ascelle a non far nulla. e allora gli seccava anche quella fatica di pensare al suo stato, di desiderare, quelle cose che aveva visto da soldato, col ricordo delle quali ingannava il tempo. nei giorni di lavoro gli piaceva stendersi come una lucertola al sole e non far altro. 6807_7050_001434 le comari da lontano domandavano come fosse accaduta la disgrazia. ché, comare maruzza, c'era capitata una delle prime e quando passava don michele o qualcun altro di quelli che mangiavano il pane del re e portavano il berretto col gallone, 6807_7050_001435 là alla spezieria che sembra ci sia quello dei numeri del lotto, o cosa diavolo è successo? una vecchia andava strillando per la piazza e si strappava i capelli quasi le avessero portata la malanuova. 6807_7050_001436 né aveva ancora mandato il ritratto, perché da ragazzo lo canzonavano che aveva le orecchie d'asino e invece di tanto in tanto metteva nella lettera qualche biglietto da cinque lire che trovava modo di buscarsi servendo gli ufficiali. 6807_7050_001437 i guardavano cogli occhi lustri e correvano a chiudersi in casa. nel paese era un gran squallore e per le strade non si vedevano nemmeno le galline. persino mastro cirino non si faceva più vivo e lasciava stare di suonare mezzogiorno e l'avemaria ché mangiava il pane del comune, anche lui per quei dodici tarì al mese che gli davano di bidello comunale. 6807_7050_001438 allorché uscì fuori nel cortile sbadigliando il tre bastoni, era ancora alto verso l'ognina colle gambe in aria. la puddara luccicava dall'altra parte e il cielo formicolava di stelle che parevano le monachine quando corrono sul fondo nero della padella. 6807_7050_001439 sdrucciolò pian piano per terra, mezzo morta. son più di quaranta giorni, conchiuse l'impiegato chiudendo il registro. fu a lissa che, non lo sapevate ancora, la longa. la portarono a casa su di un carro e fu malata per alcuni giorni. 6807_7050_001440 il meglio era fare come quelli che non fanno nulla e si guadagnano la loro giornata. egualmente come don michele, a mo d'esempio, il quale era grasso e grosso meglio di un canonico e andava sempre vestito di panno e si mangiava mezzo paese e tutti lo lisciavano. 6807_7050_001441 il nonno vorrebbe avere un'altra volta quella del nespolo e anche a me mi piacerebbe, ché saprei dove andare a occhi chiusi o di notte senza battere il naso. e c'è il cortile grande per gli attrezzi e in due salti s'è al mare. 6807_7050_001442 a ntoni. quando lo vedeva, un po calmo, che si metteva a sedere tristamente sulla porta col mento in mano, si faceva coraggio per chiedergli cosa vai a fare sempre con rocco spatu e. 6807_7050_001443 chi ha avuto giudizio è stato lo zio crocifisso che ha venduto a piedipapera il credito dei lupini. ora, se la ruota non gira, pei malavoglia la casa del nespolo. se la piglia piedipapera e la provvidenza torna da compare zuppiddu. 6807_7050_001444 questo è segno che la cosa è vera, com'è vero. iddio, no, non voglio sentirne parlar più. dovessi chiuder l'osteria e mettermi a far calzetta, massaro filippo. allora si faceva la bocca amara dalla collera e andava a pregare don michele come un santo, nel posto delle guardie o nella bottega di pizzuto. 6807_7050_001445 oppure come massaro filippo, il quale non pensava ad altro che alle sue chiuse e alle sue vigne, e solo ci aveva prestato orecchio quando s'era parlato di levare il dazio sul mosto. gente vecchia conchiudeva: don franco, colla barba in aria, gente buona pel tempo della camarilla, al giorno d'oggi ci vogliono uomini nuovi. 6807_7050_001446 e andava all'osteria a far quattro chiacchiere, giacché non ci aveva un soldo in tasca, e raccontava a questo e a quello come avevano visto la morte cogli occhi. e così passava il tempo, cianciando e sputacchiando. 6807_7050_001447 barabba gli passò il suo fiasco e dopo si misero a brontolare, sottovoce dello zio cola, il quale era un cane per gli uomini della paranza, quasi padron cipolla fosse là presente a vedere quel che facevano e quel che non facevano. 6807_7050_001448 ora che il silenzio era rotto, barabba chiese a ntoni: malavoglia, me lo, dai un mozzicone di sigaro. non ne ho rispose, ntoni, senza pensare più alla quistione di poco prima, ma te ne darò mezzo del mio. 6807_7050_001449 mastro turi zuppiddu si dimenava sul ballatoio colla malabestia ed il patarasso in pugno che voleva far sangue e non l'avrebbero trattenuto nemmen colle catene. la bile andava gonfiandosi da un uscio all'altro come le onde del mare in burrasca. 6807_7050_001450 mentre pareva che per lui non fosse buona nemmeno la figlia di vittorio emanuele, ché aveva piantato la malavoglia senza dire: vi saluto, mena. però non s'era messa il fazzoletto nero quando brasi l'aveva piantata. 6807_7050_001451 compare tino, non aveva fiele in corpo e andava a parlare a padron ntoni come se non fosse fatto suo, passandogli il braccio attorno al collo e gli diceva: scusatemi, fratello mio. 6807_7050_001452 intanto, a sant'agata, le avevano messa la veste nuova e aspettavano la festa di san giovanni per toglierle la spadina d'argento dalle trecce e spartirle i capelli sulla fronte prima d'andare in chiesa, sicché ognuna, al vederla passare, diceva: beata lei. 6807_7050_001453 ci avevano pure le galline nel pollaio e il vitello nella stalla e la legna e il mangime sotto la tettoia e le reti e ogni sorta di attrezzi appesi, il tutto come aveva detto padron ntoni, e la nunziata aveva ripiantato nell'orto i broccoli ed i cavoli, con quelle braccia delicate che non si sapeva come ci fosse passata tanta tela da imbiancare. 6807_7050_001454 ma ntoni, ora che don michele faceva il minchione, si sentiva cuocere il fegato e gli rideva e gli sghignazzava sul mostaccio, a lui e alla santuzza, e sputava sul vino che beveva dicendo che era tossico di quello che avevano dato a gesù sacramentato. 6807_7050_001455 non avesse predicato che era un codino marcio, un reazionario di quelli che proteggono i borboni e che cospirava pel ritorno di franceschello onde poter spadroneggiare nel villaggio come spadroneggiava in casa propria. 6807_7050_001456 nunziata, le gridò: mena dal ballatoio. quando avrai messo la pentola a bollire, vieni un po qua. nunziata, lasciò alessi a custodire il focolare e corse ad appollaiarsi sul ballatoio accanto alla sant'agata per godersi il suo riposo. anche lei, colle mani in mano. 6807_7050_001457 una provvidenza rattoppata. sogghignava lo speziale sciroppo d'altea e mucillaggine di gomma arabica. come la monarchia costituzionale, vedrete che gli faranno pagare anche la ricchezza mobile a padron ntoni. 6807_7050_001458 io era più giovane di te e non aveva paura, ed ho fatto il mio dovere senza brontolare, e lo faccio ancora e prego iddio di aiutarmi a farlo sempre sinché ci avrò gli occhi aperti, come l'ha fatto tuo padre e tuo fratello luca benedetto, che non ha avuto paura di andare a fare il suo dovere. 6807_7050_001459 andiamo via, diceva egli. andiamo via, ragazzi, tanto oggi o domani. e non si muoveva. maruzza guardava la porta del cortile dalla quale erano usciti luca e bastianazzo. 6807_7050_001460 il cuore tornava ad aprirsi. col bel tempo i ragazzi guadagnavano tutti, chi più, chi meno, e la provvidenza si buscava il pane anch'essa, e facevano il conto che, coll'aiuto di dio, a san giovanni si sarebbero cavati d'imbarazzo. 6807_7050_001461 date qua. gridava più forte di tutti: compare zuppiddu. ma gli altri sudavano e gridavano per spingerla sui regoli. quando la barca inciampava nei sassi: lasciate fare a me, se no, me la piglio in braccio come una bambina e ve la metto nell'acqua tutta in una volta. 6807_7050_001462 aprite bene gli occhi anche voi a quel che vi dico ora. comare mena. e ditegli pure che non bazzichi tanto con quell'imbroglione di piedipapera nella bottega di pizzuto, che si sa tutto e nei guai poi ci resterà lui. gli altri sono volpi vecchie e sarebbe bene che vostro nonno non lo facesse andare a passeggiare nella sciara. 6807_7050_001463 tienti fermo. gli gridò il nonno, che appena si sentiva da un capo all'altro della barca nel fischiare del vento. tienti fermo, alessi. sì, nonno, sì, rispose il ragazzo che hai paura. gli disse ntoni. 6807_7050_001464 si fidava perché le dava di spalla quel cetriolo di ntoni malavoglia, il quale faceva il bravaccio una manica di carogne, quei malavoglia, e non voleva vederli più nel battesimo porco che quell'altro porco di don giammaria gli aveva messo in fronte. 6807_7050_001465 maruzza non diceva nulla, ma nella testa ci aveva un pensiero fisso che la martellava e le rosicava il cuore di sapere cos'era successo in quella notte che l'aveva sempre dinanzi agli occhi. 6807_7050_001466 e mastro turi, suo marito, onde non restare indietro, sbraitava anche lui: se mi toccano la coda, mi fanno fare qualche sproposito. benedetto dio, io non ho paura di don michele e di massaro filippo e di tutta la ciurma della santuzza. 6807_7050_001467 ogni cosa gli sembrerà buona e non si lamenterà più di tutto. e se arriviamo un'altra volta ad aver delle barche sull'acqua e a mettere i nostri letti laggiù in quella casa, vedrete che bello starsi a riposare su quell'uscio la sera, quando si torna a casa stanchi e che la giornata è andata bene. 6807_7050_001468 e se la sciatica piegava, il vecchio come un uncino, rimaneva nel cortile a rifar le maglie alle reti, a raccomodar nasse e mettere in ordine degli attrezzi, ché era pratico, di ogni cosa del mestiere. 6807_7050_001469 godetevi la zuppidda in santa pace, perché a me non me ne importa e per tutto l'oro del mondo non vorrei che si dicesse di me quello che si dice della vostra zuppidda. 6807_7050_001470 e anticipava anche la spesa per la ciurma, se volevano, e prendeva soltanto il denaro anticipato e un rotolo di pane a testa e mezzo quartuccio di vino e non voleva altro. ché era cristiano e di quel che faceva in questo mondo avrebbe dovuto dar conto a dio. 6807_7050_001471 chi dice che gliel'ha data ntoni malavoglia, predicava l'avvocato, chi lo può provare e chi lo sa, se don michele non se l'era data da sé la coltellata apposta per mandare in galera ntoni malavoglia? 6807_7050_001472 la longa si fece bianca come un fazzoletto dalla contentezza e corsero tutti in cucina a veder la lettera ntoni. arrivò col berretto sull'orecchio e la camicia colle stelle che la mamma non sapeva saziarsi di toccargliela, e gli andava dietro in mezzo a tutti i parenti e gli amici mentre tornavano dalla stazione. 6807_7050_001473 prò vi faccia, rispose donna rosolina col viso rosso. vuol dire che cominciate ad avercela d'adesso se mi rispondete in questo modo, tanto che non me l'aspettavo e vi ho avuto sinora per giudizioso. 6807_7050_001474 devono essere delle città grandi come catania, che uno il quale non ci sia avvezzo si perde per le strade e gli manca il fiato, a camminare sempre fra due file di case senza vedere né mare né campagna. 6807_7050_001475 pei begli occhi di uno il quale non ci aveva che un carro da asino, mentre lo zio crocifisso le voleva bene come alla pupilla degli occhi suoi, sebbene in quel momento non volesse aprirle l'uscio per timore che gli entrassero in casa a fare sacco. 6807_7050_001476 in un momento era corso sulla riva tutto il paese, uomini e donne, e padron ntoni, mischiato nella folla, guardava anche lui come gli altri curiosi. alcuni davano pure un calcio nella pancia della provvidenza per far suonare com'era fessa, quasi non fosse più di nessuno. 6807_7050_001477 cosa ci ho a far qui? io balbettava e gli pareva di rubare la minestra che gli davano invano. alessi e la mena cercavano di dissuaderlo e rispondeva che rubava loro il tempo e la minestra e voleva che gli contassero i denari messi sotto la materassa e se li vedeva squagliare a poco a poco, borbottava. 6807_7050_001478 a quelle parole, prima maruzza e poi tutti gli altri tornarono a piangere di nuovo e i ragazzi, vedendo piangere i grandi, si misero a piangere anche loro, sebbene il babbo fosse morto da tre giorni. 6807_7050_001479 la santuzza ci ha il miele in bocca. osservava comare grazia piedipapera per fare l'ostessa, rispose la zuppidda. e s'ha ad essere così. chi non sa l'arte, chiuda bottega e chi non sa nuotare che si anneghi. 6807_7050_001480 don giammaria venne quando il sole era già alto e tutte le vicine come udirono il campanello per la stradicciuola del nero, accorrevano a vedere il viatico che andava dai malavoglia ed entravano tutte. perché dove va il signore? non si può chiudere l'uscio in faccia alla gente. 6807_7050_001481 non voglio legarmi le mani, so io come vanno le cose. e picchiava i pugni sui barili dicendo ai nipoti: qui c'è la vostra casa e la dote di mena la casa, ti abbraccia e ti bacia. san francesco mi ha fatto la grazia di lasciarmi chiudere gli occhi, contento. 6807_7050_001482 bada a non dar da bere ai tuoi calzoni, come l'altra volta che non hanno sete. diceva al figlio compare cipolla. e diceva pure che si sentiva in gamba meglio della sposa e voleva ballare la fasola con lei. 6807_7050_001483 a me non me ne importa. ripeteva, ma ai miei tempi non c'erano tanti lampioni né tante scuole, non si faceva bere l'asino per forza e si stava meglio. 6807_7050_001484 è un altro discorso che stavamo facendo con compare cinghialenta e pizzuto aggiunse: sì, è venuto l'uomo dalla città e ha detto che per questa sera la roba è là, ma sarà un affare grosso sbarcarla con questo tempo. 6807_7050_001485 gli occhi, chiudete, voi becco che siete, quando vostra moglie fa il comodino alla vespa, la quale viene tutti i giorni a mettersi sulla vostra porta per cercare alfio, mosca, e voi altri tenete il candeliere. 6807_7050_001486 noi prenderemo la camera dell'orto, ti piace, e ci avrai accanto la cucina, così avrai ogni cosa sotto la mano, non è vero? quando tornerà mio fratello ntoni, gliela daremo a lui e noi andremo a stare sul solaio. tu non avrai che a scendere la scaletta per essere in cucina. 6807_7050_001487 vedete la conseguenza del sistema. la conseguenza è che tutti diventano canaglia. non vi offendete? compare ntoni, il pesce puzza dalla testa. anch'io sarei come voi se non avessi studiato e non avessi quel mestiere da guadagnarmi il pane. 6807_7050_001488 e non stendevano nemmeno la tovaglia. sparpagliati per la casa colla scodella sulle ginocchia. questo è l'ultimo colpo per me che sono vecchio, ripeteva il nonno. e chi lo vedeva passare colle reti in spalla per andare a giornata, diceva: questa è l'ultima invernata per padron ntoni. poco ci vorrà che tutti quegli orfani rimangono sulla strada. 6807_7050_001489 mena tremava come una fronda mentre faceva il letto, eppure l'ammalata, seduta sulla scranna stanca morta, col viso giallo e le occhiaie nere, badava a dirle. 6807_7050_001490 insomma, era la provvidenza per quelli che erano in angustie. e aveva anche inventato cento modi di render servigio al prossimo e, senza essere uomo di mare, aveva barche e attrezzi e ogni cosa per quelli che non ne avevano. 6807_7050_001491 piatto, ma ella, che gli conosceva il debole, lasciava il coperchio sulla zuppiera e lo tormentava a furia di domande, sicché infine il poveretto dovette dire che c'era il sigillo della confessione. 6807_7050_001492 ve lo farò sapere dove sarò. disse infine, e come fu nel cortile, sotto il nespolo, che era scuro, disse anche, e il nonno alessi non rispose: ntoni, tacque anche lui e dopo un pezzetto. e la lia che non l'ho vista. 6807_7050_001493 no, rispose il nonno. per lui soltanto. raccomandiamoci a dio, santo diavolone, esclamò ntoni col petto ansante. qui ci vorrebbero le braccia di ferro come la macchina del vapore. il mare ci vince. 6807_7050_001494 ti ha mezzo strappata, quest'orecchia, diceva. compare turi, versando adagio adagio dell'acqua sulla testa di ntoni, morde peggio di un cane corso. compare tino. ntoni aveva ancora il sangue agli occhi e voleva fare un precipizio. 6807_7050_001495 quella dello zio crocifisso, l'altra di compare barabba, la concetta dello zio cola e la paranza di padron fortunato che stringevano il cuore e si udiva mastro cola zuppiddu, il quale cantava a squarciagola con quei suoi polmoni di bue mentre picchiava colla malabestia e l'odore del catrame che veniva dal greto. 6807_7050_001496 la barbara, da principio aveva risposto all'occhietto, ma poi, dopo che sua madre le aveva detto che quelli eran tutti mangiapani a ufo, più birri che altro, e i forestieri vanno frustati, gli aveva sbattuta la finestra sul naso. 6807_7050_001497 adesso non faceva che andare a caccia di messe e di confessori di qua e di là, sino all'ognina e ad aci castello, e trascurava la conserva dei pomidoro e il tonno sottolio. 6807_7050_001498 padron ntoni, come il nipote gli arrivava a casa ubbriaco la sera, faceva di tutto per mandarlo a letto senza che gli altri se ne avvedessero, perché questo non c'era mai stato nei malavoglia, e gli venivano le lagrime agli occhi. 6807_7050_001499 no, egli non ci viene per donna rosolina. no, diceva piedipapera ammiccandogli di nascosto: donna rosolina può farci le radiche sul terrazzino in mezzo ai suoi pomidoro a fargli l'occhio di pesce morto. a don michele non gliene importa nulla dei denari del vicario, lo so io cosa va a fare nella strada del nero. 6807_7050_001500 già le prediche, se le faceva da se stesso, a voce bassa, ed era tutta colpa della sua disgrazia che l'aveva fatto nascere in quello stato, e andava a sfogarsi, collo speziale e con altri di quelli che avevano un po di tempo per chiacchierare dell'ingiustizia sacrosanta che ci è a questo mondo, in ogni cosa. 6807_7050_001501 dire colla malannata che si prepara. aggiunse padron cipolla, che non pioveva da santa chiara. e se non fosse stato per l'ultimo temporale in cui si è persa la provvidenza, che è stata una vera grazia di dio, la fame quest'inverno si sarebbe tagliata col coltello. 6807_7050_001502 e ntoni, il quale era venuto a prenderle, lo rimandarono mogio mogio che il giubbone nuovo gli cascava di dosso. madre e figlia, poi, stavano a guardare dal cortile mentre infornavano il pane, la babilonia che c'era in casa dei malavoglia, tanto che le voci e le risate si udivano fin là per farle arrabbiare maggiormente. 6807_7050_001503 l'avevano visto anche quella notte della coltellata. allora padron ntoni non udì più nulla perché le orecchie gli si misero a zufolare, e vide per la prima volta ntoni, il quale s'era alzato anche lui nella gabbia e strappava il berretto colle mani, facendo certi occhi da spiritato, e voleva parlare accennando col capo, di no, di no. 6807_7050_001504 più tardi chiamò ancora ntoni e gli disse: non la vendete la provvidenza così vecchia come è. se no, sarete costretti ad andare a giornata. e non sapete com'è dura quando padron cipolla o lo zio cola vi dicono: non ho bisogno di nessuno per lunedì. 6807_7050_001505 come voleva fare in casa mia ntoni malavoglia, aggiungeva la zuppidda venendo a filare la sua canapa nel crocchio. io te l'ho sempre detto: pace degli angeli, cominciava suo marito. voi state zitto che non sapete niente. guardate, che giornata sarebbe venuta adesso per mia figlia barbara se non stavo. 6807_7050_001506 cuore ntoni si guadagnava il pane in tal modo e quando il nonno gli rimproverava il suo far nulla e la sorella lo guardava tristamente cogli occhi fissi, rispondeva: forse che vi costo qualche cosa? dei denari della casa non ne spendo e il mio pane me lo guadagno da me. 6807_7050_001507 cosa aveva oggi santuzza, che non finiva più. domandò perciò a don giammaria quando furono a tavola: niente, niente, rispondeva suo fratello stendendo la mano verso il piatto. 6807_7050_001508 padron, ntoni non rispondeva nulla, ma tutto il paese sapeva che ntoni doveva tornare ricco dopo tanto tempo ch'era andato a cercare fortuna e molti già lo invidiavano e volevano lasciar ogni cosa e andarsene a caccia della fortuna come lui. 6807_7050_001509 rispettato, ben pagato con tanto di pancia. ebbene, corre dietro alle donne anche lui per cercarsi i guai colla lanterna, per la speranza di quei quattro soldi del vicario. 6807_7050_001510 io ci sono ancora perché gli sfortunati hanno i giorni lunghi, ma quando avrò chiuso gli occhi, alessi piglierà la nunziata e se ne andrà via dal paese. anch'egli stava per andarsene. il più del tempo lo passava in letto come un gambero sotto i ciottoli, abbaiando peggio di un cane. 6807_7050_001511 le ragazze devono avvezzarsi. a quel modo, rispondeva maruzza. invece di stare alla finestra a donna, alla finestra non far festa certune, però collo stare alla finestra un marito, se lo pescano fra tanti che passano, osservò la cugina anna dall'uscio dirimpetto. 6807_7050_001512 se ci date la casa colle buone- gli diceva piedipapera- vi lasceremo la provvidenza che potrete sempre guadagnarvi il pane e resterete padroni, e non verrà l'usciere colla carta bollata. 6807_7050_001513 di compare piedipapera. non mi fido perché l'altra volta mi fece le corna e andò a portare la roba in casa di don silvestro. don silvestro non si contenterebbe mai di quel che gli dareste di sua parte col pretesto che arrischia di perdere il posto. ma con me non avete questo timore e mi darete quel ch'è giusto. 6807_7050_001514 mentre gli uomini le ronzavano sempre attorno a tentarla, come ci avesse il miele nelle gonnelle. se fosse vero, andrei a chiamarglielo io stesso. colui borbottava lo zio crocifisso, purché me la levasse davanti. 6807_7050_001515 ma carcere, malattie e necessità. si conosce l'amistà con padron ntoni, poi, che è tanto vecchio, ci si perde quel che gli si dà. è vecchio, ma sa il mestiere. rispose: piedipapera, non ce li perdete i danari. e suo nipote poi è un ragazzo che tutti ve lo ruberebbero. 6807_7050_001516 voi state zitto, gli diede sulla voce comare venera ché non sapete nulla. io dico quel che hai detto tu: che ci levano la camicia di dosso, ci levano borbottò, compare turi, mogio, mogio. 6807_7050_001517 ma la cugina anna era sempre in faccende con tutto quello che aveva da fare per tirare innanzi con le sue figliuole che le erano rimaste in casa peggio di casseruole appese e comare piedipapera. si vergognava di farsi vedere per quel tiro che compare tino, aveva fatto ai poveri malavoglia. 6807_7050_001518 e così grande e grosso com'era, filava diritto alla manovra comandata e non si sarebbe soffiato il naso se suo padre non gli avesse detto: soffiati il naso tanto che s'era tolta in moglie la longa quando gli avevano detto: pigliatela. 6807_7050_001519 e così ci mise una pietra su quel che era stato e se ne tornò a remare come un galeotto- che già quella era una vera galera- dal lunedì al sabato. ed egli era stanco di rompersi l'anima per niente, perché quando non si ha nulla è inutile arrabbattarsi da mattina a sera. e non trovate un cane che vi voglia per questo egli ne aveva le tasche piene di quella vita. 6807_7050_001520 ma non avrebbero potuto stare un giorno senza vedersi. il sabato, poi, quando arrivava il giornale don franco, spingevasi sino ad accendere mezz'ora ed anche un'ora di candela, a rischio di farsi sgridare dalla moglie onde spiattellare le sue idee e non andare a letto. a mo dei bruti, come compare cipolla o compare malavoglia. 6807_7050_001521 invece di tirar calci e mettersi sotto i piedi il carretto e sdraiarsi sull'erba colle zampe in aria. aveva ragione lo speziale che bisognava dare un calcio al mondo, come era fatto adesso, e rifarlo da capo. 6807_7050_001522 nondimeno sta zitta e non dice di queste cose che ti vengono in mente e ha lavorato e si è aiutata come una povera formica. anche lei non ha fatto altro tutta la sua vita prima che le toccasse di piangere tanto. 6807_7050_001523 c'era pure il sindaco mastro croce callà baco da seta detto anche giufà col segretario don silvestro, e se ne stava col naso in aria, talché la gente diceva che stava a fiutare il vento per sapere da che parte voltarsi. 6807_7050_001524 comare mangiacarrubbe e la gnà cicca sono due carogne, rispondeva ntoni, e parlano per l'invidia che non ho sposato la mangiacarrubbe. per me, pigliatevela pure. bel guadagno che ci fa la mangiacarrubbe. allora comare venera. se mi dite questo, è come se mi diceste: in casa mia non ci mettete più piede. 6807_7050_001525 prima, se c'era un rimasuglio da riporre in serbo nel piatto, non lo dava più a lui e gli metteva dell'acqua sporca nei fondi di bicchiere, sicché ntoni alla fine cominciò a fare il viso lungo e la santuzza gli rispose che i fannulloni non le piacevano. 6807_7050_001526 essa fa pure l'uovo tutti i giorni. allora mena prese la parola e si affacciò sull'uscio ce n'è un paniere pieno di uova aggiunse e lunedì, se compare alfio va a catania. potete mandare a venderle al mercato. 6807_7050_001527 il povero vecchio. appena fu alla città, nascosto dietro una cantonata, vide passare suo nipote in mezzo ai carabinieri e colle gambe che gli si piegavano ad ogni passo, andò a sedersi sulla scala del tribunale in mezzo alla gente che saliva e scendeva pei fatti suoi. 6807_7050_001528 il nonno si tacque e stettero ad ascoltare la burrasca. la mamma adesso dev'essere sulla riva a vedere se torniamo. disse poi: alessi, ora lascia stare. la mamma. aggiunse il nonno: è meglio non ci pensare. 6807_7050_001529 non mi parlate di notaio padron ntoni. quando sento parlare di notaio, mi rammento del giorno in cui mi ci lasciai trascinare dalla vespa. maledetto sia il giorno che ci misi i piedi. ma compare piedipapera che fiutava. la senseria gli diceva: 6807_7050_001530 io ci ho il mulo e il mio carro, e il pane non ve lo farei mancare. giammai comare mena ora: perdonatemi la libertà, non mi avete offesa. no, compare alfio. 6807_7050_001531 soltanto il mare. gli brontolava la solita storia, lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese, nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là, dove nasce e muore il sole. 6807_7050_001532 don michele. allora la prese per mano onde farle animo e seguitò: se si sapesse che son venuto a dirvi tutto questo, sarei fritto. io mi giuoco il mio berretto gallonato per il bene che vi voglio. a voi altri malavoglia, ma non mi piace che vostro fratello patisca qualche guaio. no, 6807_7050_001533 tutte e due, vi dico coteste che si confessano ogni domenica. hanno il sacco grande da metterci i peccati. per questo la santuzza porta la medaglia sul petto per coprire le porcherie che ci stan sotto. don michele perde il tempo colla. 6807_7050_001534 niente, niente. andava assicurando don michele in capo alla folla una cosa da nulla e corse dallo speziale per l'aceto dei sette ladri. don franco venne in persona, tenendo colle due mani la boccetta, e accorsero anche piedipapera, comare grazia, i zuppiddi padron cipolla e tutto il vicinato nella strada del nero. 6807_7050_001535 e si avvoltolarono nel fango, picchiandosi e mordendosi come i cani di peppi naso, tanto che ntoni di padron ntoni dovette ficcarsi nel cortile dei zuppiddi perché aveva la camicia tutta stracciata e piedipapera. lo condussero a casa insanguinato come. 6807_7050_001536 il segretario voleva un po di tempo per prender lume. in questo, mentre era suonato mezzogiorno e le comari se n'erano andate leste, leste, le poche che erano rimaste, come videro mastro cirino chiudere la porta e mettersi la chiave in tasca, se ne andarono anch'esse, pei fatti loro, di qua e di là, chiacchierando degli improperii che s'erano detti piedipapera e la. 6807_7050_001537 lei o io, tutte e due al mondo non possiamo starci. i malavoglia lo sapevano bene di aver preferito comare grazia per amore di quei denari che dovevano a suo marito. adesso erano tutti una cosa con compare tino, dopo che padron cipolla gli aveva fatto fare la pace con ntoni di padron ntoni nell'osteria della santuzza per quell'affare dei pugni. 6807_7050_001538 non è nulla, non vi spaventate. quando mi sarò messa in letto, ogni cosa passerà. e cercava di aiutare anche lei, ma ad ogni momento le mancavano le forze e tornava. 6807_7050_001539 una volta chiamò in disparte la nunziata sotto il mandorlo, nel momento in cui non ci era nessuno e pareva dovesse dirle qualcosa di grosso. però muoveva le labbra senza parlare e stava cercando le parole, guardando di qua e di là. è vero quella cosa che hanno detto di lia chiese? infine, 6807_7050_001540 tutta questa roba fa danari, ripeteva padron ntoni, e colla grazia di dio non ci manderanno più via dalla nostra casa, casa mia, madre mia. ora i malavoglia devono pregare dio e san francesco perché la pesca riesca abbondante, diceva intanto. 6807_7050_001541 hanno imparato presto perché hanno visti. guai assai, diceva padron ntoni. il giudizio viene colle disgrazie, alessi. coi ginocchi fra le braccia. al pari del nonno, anche lui domandava alla unziata: i vorrai per marito quando sarò grande? ancora c'è tempo, rispondeva lei. 6807_7050_001542 il signore vi dia la provvidenza e a quell'altro tanta salute. e come gli passò accanto, don michele gli disse: pure andateci, che vi aspetta nell'orto dietro la tettoia. santa maria, ora pro nobis. signore iddio, perdonatemi. 6807_7050_001543 bocca amara, sputa fiele. ed ella ci aveva. la bocca amara davvero per quella sua barbara che non aveva potuto maritare tanto era superba e sgarbata, e con tutto ciò voleva dargli il figlio di vittorio emanuele. 6807_7050_001544 addio ntoni. gli gridò dietro alessi, facendosi coraggio come il fratello era già lontano, e allora la lia cominciò a strillare. così se n'è andato mio padre, disse infine la nunziata, la quale era rimasta sulla porta. 6807_7050_001545 poi lo condusse in cucina, dove avevano fatto il forno nuovo, e nella camera accanto che vi dormiva la mena coi bambini della nunziata e pareva che li avesse fatti. lei ntoni, guardava ogni cosa e approvava col capo e diceva: qui pure il nonno avrebbe voluto metterci il vitello, qui c'erano le chioccie. 6807_7050_001546 luca poveretto non ci stava, né meglio né peggio. faceva il suo dovere laggiù, come l'aveva fatto a casa sua, e si contentava. non scriveva spesso, è vero, i francobolli costavano venti centesimi. 6807_7050_001547 ora lo speziale non teneva più cattedra e quando veniva don silvestro andava a pestare i suoi unguenti nel mortaio per non compromettersi. già tutti quelli che bazzicano col governo e mangiano il pane del re, son tutta gente da guardarsene. 6807_7050_001548 campana di legno, duro come un sasso, si stringeva nelle spalle e badava ripetere che a lui non gliene importava e attendeva ai fatti suoi, come se non fossero fatti vostri, quelli della confraternita della buona morte. che nessuno paga più un soldo, gli diceva don giammaria. 6807_7050_001549 ma egli era inquieto e muoveva le labbra di qua e di là come fa delle orecchie un cane da caccia che sente la pedata. sono amici, non temete, aggiunse don silvestro sghignazzando. sono compare tino e rocco spatu, aggiunse il cieco, dopo essere stato attento un altro po. 6807_7050_001550 maledetta la mia sorte. cominciò a gridare ntoni, strappandosi i capelli e pestando i piedi tutto il giorno. a lavorare all'osteria non ci vado e in tasca non ho mai un soldo. ora che mi son trovata la ragazza che mi ci vuole, non posso prenderla perché son tornato dunque da soldato. 6807_7050_001551 mena continuava a star zitta. intanto alessi gli raccontò che voleva pigliarsi la nunziata quando avrebbe raccolto un po di denari, ed alfio gli rispose che faceva bene se la nunziata aveva un po di denari, anche lei, ché era una buona ragazza e tutti la conoscevano in paese. 6807_7050_001552 sì, sì, qualcosa ce l'hai in testa, ragazzo mio, qualcosa che non c'era prima. chi va coi zoppi all'anno, zoppica c'è che sono un povero diavolo. ecco cosa c'è. 6807_7050_001553 ma pure ci pensavano sempre nella casa del nespolo, o per certa scodella che le veniva tutti i giorni sotto mano alla longa nell'apparecchiare il deschetto, o a proposito di certa ganza che ntoni sapeva fare meglio di ogni altro alla funicella della vela. 6807_7050_001554 e si discorreva di ciò che succedeva in paese, di quello che donna rosolina aveva raccontato a suo fratello, sotto il sigillo della confessione, quando era stato il tempo del colèra, che don silvestro le aveva truffato le onze. 6807_7050_001555 subito ntoni col coltello fra i denti. s'era abbrancato come un gatto all'antenna e ritto sulla sponda. per far di contrappeso, si lasciò spenzolare sul mare che gli urlava sotto e se lo voleva mangiare. 6807_7050_001556 occhi ntoni, vistosi cacciare in quel modo sulla strada, nel fango e coll'acqua che veniva giù, come dio la mandava, tirò fuori tanto di coltello e giurava e sacramentava che voleva pungerli tutti quanti, lei e don michele. 6807_7050_001557 esclamò stirandosi le braccia: è una bella cosa tornare a casa sua. questa marina, qui mi conosce già. padron ntoni diceva sempre che un pesce fuori dell'acqua non sa starci. e chi è nato pesce, il mare. 6807_7050_001558 i gatti grigi sono i migliori per acchiappare i topi e andrebbero a scovarli in una cruna di ago. ai gatti non conveniva aprire l'uscio di notte perché una vecchia di aci sant'antonio l'avevano ammazzata, così che i ladri le avevano rubato il gatto tre giorni avanti. 6807_7050_001559 soltanto laggiù, all'osteria, dove si vedeva il lumicino rosso, continuava il baccano e si udiva il vociare di rocco spatu, il quale faceva festa tutti i giorni. compare, rocco, ha il cuore contento. disse dopo un pezzetto dalla sua finestra, alfio mosca, che pareva non ci fosse più nessuno. 6807_7050_001560 vuol dire che anche lui li vede in pericolo. colla provvidenza, colla provvidenza. c'è andato anche mio fratello menico insieme a compare bastianazzo. bravo questo. dicevamo che se non torna tuo fratello menico, tu resti il barone della casa. 6807_7050_001561 questi sono affari nostri. le ragazze si maritano così, se no, vi restano sulla pancia come le casseruole vecchie. che maritare ora che è venuto? 6807_7050_001562 alessi tornava a casa il sabato e gli veniva a contare i denari della settimana, come se il nonno avesse ancora il giudizio. egli rispondeva sempre di sì col capo e bisognava che andasse a nascondere il gruzzoletto sotto la materassa e gli diceva: per farlo contento. 6807_7050_001563 alessi non se la levò più davanti agli occhi, la sua mamma con quei capelli bianchi e quel viso giallo e affilato come un coltello, nemmeno quando arrivò ad avere i capelli bianchi anche lui. 6807_7050_001564 il buon pilota si prova alle burrasche. tu hai paura di dover guadagnare il pane che mangi. ecco cos'hai, quando la buon'anima di tuo nonno mi lasciò la provvidenza e cinque bocche da sfamare. 6807_7050_001565 e la povera longa non si saziava di guardare il tappeto e la cortina e quella colonna contro cui il suo ragazzo stava ritto impalato, grattando colla mano la spalliera di una bella poltrona, e ringraziava dio e i santi che avevano messo il suo figliuolo in mezzo a tutte quelle galanterie. 6807_7050_001566 questa è tutta manovra di don silvestro, che vuol far cadere la zuppidda coi suoi piedi. e tanto lo disse che arrivò all'orecchio di donna rosolina mentre cuoceva la conserva dei pomidoro, colle maniche rimboccate e si sbracciava a difender don michele davanti alla gente, perché si sapesse che. 6807_7050_001567 era cresciuta, infatti, una ragazza alta e sottile come un manico di scopa, coi capelli neri e gli occhi buoni, buoni, che, quando si metteva a sedere sulla porta con tutti quei monelli davanti, pareva che pensasse ancora a suo padre, nel giorno che li aveva piantati, e ai guai in mezzo ai quali aveva sgambettato sino allora, coi suoi fratellini appesi alle gonnelle. 6807_7050_001568 che ci credete che non compra più nulla. tutta impostura per minchionare padron fortunato il quale va gridando che vuole pigliarsi piuttosto una di mezzo alla strada piuttosto che lasciar godere la roba sua a quella pezzente la quale gli ha rubato il figliuolo. 6807_7050_001569 anche gli uomini. a poco a poco si erano lasciati riscaldare dalle loro donne e si cercavano l'un l'altro per mettersi in collera e perdevano la giornata a stare in piazza, colle mani sotto le ascelle e la bocca aperta ad ascoltare il farmacista, il quale predicava sottovoce perché non udisse sua moglie ch'era di sopra. 6807_7050_001570 mena rispondeva: non è vero, non è vero, ma si confondeva. e mentre egli andava spiegando il come e il quando, l'aveva sentito dire dalla vespa in casa dello zio crocifisso, tutt'a un tratto si fece rossa, rossa. 6807_7050_001571 intrusa nelle alte classi, all'uomo dall'ingegno e dalle volontà robuste, il quale si sente la forza di dominare gli altri uomini, di prendersi da sé quella parte di considerazione pubblica che il pregiudizio sociale gli nega per la sua nascita illegale. 6807_7050_001572 padron ntoni sapeva anche certi motti e proverbi che aveva sentito dagli antichi, perché il motto degli antichi mai mentì: senza pilota barca non cammina. per far da papa bisogna saper far da sagrestano, oppure fa il mestiere che sai che se non arricchisci camperai. 6807_7050_001573 e padron ntoni, piegato in due, più vecchio di cent'anni, la guardava e la guardava scrollando il capo e non sapeva che dire per quella grossa spina di bastianazzo che ci aveva in cuore, come se lo rosicasse un pescecane. 6807_7050_001574 la santuzza. allora, un bel giorno si mise la mantellina e andò a confessarsi, sebbene fosse lunedì e l'osteria fosse piena di gente. la santuzza andava a confessarsi ogni domenica e ci stava un'ora col naso alla graticola del confessionario a risciacquarsi la coscienza che amava tenerla pulita meglio dei suoi bicchieri. 6807_7050_001575 carcere, malattie e necessità. si conosce l'amistà. per questo il signore le aiuta, costoro con tutte quelle bocche che hanno in casa. quando la nunziata va a far la legna nella sciara o il fagotto della tela è troppo pesante per lei, l'aiuto anch'io, poveretta, disse alessi. 6807_7050_001576 e diceva pure che avrebbe pagato qualche cosa a vanni pizzuto o a ntoni malavoglia perché gli facessero le corna, giacché ntoni faceva quel mestiere. allora potrei mandarla via, quella strega che mi son cacciata in casa. 6807_7050_001577 invece gli toccava star sulla strada come un cagnaccio, colla coda fra le gambe e il muso a terra borbottando sangue di giuda. un giorno o l'altro succederà una commedia succederà. 6807_7050_001578 si sapeva poi che era in rotta colla betta di mastro croce perché il sindaco voleva farlo. lei e suo padre s'era lasciato mettere la gonnella al collo talché oggi diceva bianco e domani nero, come voleva la betta. 6807_7050_001579 la poveretta. avrebbe voluto parlare e buttargli le braccia al collo e piangere anche lei per non lasciarselo scappare. ma quando voleva dir qualche cosa, le labbra le tremavano e non poteva proferir parola. 6807_7050_001580 tanto che il figlio della locca, il quale era sempre a gironzare tutto il giorno colle braccia penzoloni, allorché li incontrava si metteva loro alle calcagna per vedere come finiva. 6807_7050_001581 quei poveri malavoglia, diceva, incontrando sulla piazza campana di legno. dio gliela mandi buona. hanno la iettatura addosso. lo zio crocifisso stava zitto e si grattava la testa. lui non c'entrava più. se n'era lavate le mani. ora era affare di piedipapera, ma gli dispiaceva in coscienza. 6807_7050_001582 lo dite a me che ci ho a limite la vigna, disse allora padron cipolla, gonfiandosi come un tacchino: i chiamate vigna quei quattro fichidindia. rispose piedipapera. in mezzo ai fichidindia ci sono le viti e se san francesco ci manderà una buona pioggia, lo vedrete poi che mosto darà. 6807_7050_001583 il figlio della locca che era lì fuori, colle mani in tasca perché non ci aveva un soldo, disse anche lui. lo zio crocifisso è andato a cercare padron ntoni con piedipapera per fargli confessare davanti a testimoni che i lupini glieli aveva dati a credenza. 6807_7050_001584 lasciateli dire, donna rosolina: chi ha bocca mangia, e chi non mangia se ne muore. e non si dice pure quel che si dice di voi, che siete un truffatore. seguitò donna rosolina verde come. 6807_7050_001585 cosa ci hai con quel povero giovane? domandava mastro turi, voi tacete ché non sapete nulla. gli gridava la moglie: i pasticci non mi piacciono, andate a lavorare, che non sono affari vostri. e lo mandava fuori dell'uscio colle braccia, penzoloni e quella malabestia di dieci rotoli in mano. 6807_7050_001586 ma lui non lo faceva perché era un cristiano col timore di dio. e al giorno d'oggi chi è galantuomo è gabbato, ché la buona fede sta di casa in via dei minchioni. 6807_7050_001587 vorrei farlo io quello che fate voi. sorella mia le diceva per confortarla. alla fin fine è come andare a spasso. 6807_7050_001588 a me. non mi avete creduto degno di quest'onore. le disse alfine quando non ne poté più, col cuore più grosso delle spalle. io non ero degno di sentirmi dir di sì. no, compar alfio rispose, mena la quale si sentiva spuntare le lagrime. 6807_7050_001589 maruzza, se ne sentiva sempre il cuore nero, ma non apriva bocca perché non era affar suo e si affaccendava zitta, zitta a mettere in ordine la barca e ogni cosa pel viaggio: il pane fresco, l'orciolino coll'olio, le cipolle, il cappotto foderato di pelle sotto la pedagna e nella scaffetta. 6807_7050_001590 perché la zuppidda aveva il fatto suo, non è vero? e quando la disgrazia vi ha fatto perdere il fatto vostro, a voi altri è naturale che la barbara v'avesse a piantare. voi vi accomodate a ogni cosa. rispose ntoni imbronciato, e hanno ragione di chiamarvi cuor contento. 6807_7050_001591 che i ragazzi se li pigliava per la leva quando erano atti a buscarsi il pane, ma sinché erano di peso alla famiglia avevano a tirarli su per soldati. e bisognava pensare ancora che la mena entrava nei diciassett'anni e cominciava a far voltare i giovanotti quando andava a messa. 6807_7050_001592 almeno ci penserete che ho squagliata la pece per la provvidenza quando sarete in mare. piedipapera predicava che tutte le ragazze se lo rubavano. chi è rubato son io, piagnucolava lo zio crocifisso. 6807_7050_001593 ragazzi ntoni piangeva come un vitello slattato e diceva che voleva morire anche lui. ma poi, adagio, adagio, tornava all'osteria e la notte, invece di venire a casa, andava per la via fermandosi dietro gli usci, colle spalle appoggiate al muro, stanco, morto, insieme a rocco spatu e a. 6807_7050_001594 a me non mi piacciono quelle fraschette che fanno all'amore con due o tre per volta, disse la mangiacarrubbe, tirandosi sul mento le cocche del fazzoletto da testa e facendo la madonnina. se volessi bene ad uno non vorrei cambiarlo nemmeno per vittorio, emanuele o garibaldi. vedete, 6807_7050_001595 sicché la gente si accalcava nella stradicciuola davanti alla casa dei malavoglia come se ci fosse il morto, tanto che la cugina anna dovette chiuder l'uscio sul mostaccio. a tutti, lasciatemi entrare. gridava la nunziata, picchiando coi pugni sull'uscio che era accorsa mezzo svestita. lasciatemi vedere cos'è successo da comare maruzza. 6807_7050_001596 povera comare maruzza, ora cominciano i guai per la sua casa. gli amici portavano qualche cosa, com'è l'uso: pasta, ova, vino e ogni ben di dio che ci avrebbe voluto, il cuor contento per mangiarsi tutto, e perfino compar alfio mosca era venuto con una gallina per mano. 6807_7050_001597 la longa corse subito a cacciarsi in cucina, quasi avesse furia di trovarsi a quattr'occhi colle vecchie stoviglie, e padron ntoni disse al figliuolo: va a dirle qualche cosa a quella poveretta, non ne può più. 6807_7050_001598 perciò comare maruzza non poté avere altro aiuto che dei suoi poveracci, i quali correvano per la casa come pazzi al vederla andarsene in tal modo, in quel lettuccio, e non sapevano che fare e davano della testa nelle pareti. 6807_7050_001599 però quello scimunito di brasi pestava i piedi e voleva la mena che gliel'avevano promessa, come fa un ragazzo davanti alle baracche dei balocchi, alla fiera- ti pare che io l'abbia rubata, la tua roba bietolone? gli gridava il babbo per andarla a buttare con chi non ha niente. 6807_7050_001600 il ripiego ve lo trovo. io rispondeva betta, non lo vogliono. il dazio sulla pece, e voi lasciatelo stare brava. e i denari, di dove si prendono? 6807_7050_001601 cinghialenta si mise a brontolare come se andassimo a giuocare. ora vi farò dare dell'acqua col limone. da mastro vanni, io non ho bisogno dell'acqua col limone. saltò su ntoni e vedrete se il fatto mio lo saprò fare meglio di voi altri. 6807_7050_001602 è vero. e i lupini, ripeté, padron ntoni, i lupini non ce li abbiamo mangiati, i suoi lupini non li abbiamo in tasca e non può prenderci nulla. lo zio crocifisso, l'ha detto l'avvocato che ci rimetterà le spese. 6807_7050_001603 un tempo i malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di trezza. ce n'erano persino ad ognina e ad aci castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev'essere. 6807_7050_001604 tasse. ella lo sapeva benissimo. quello che volevano certi mangiacarte che non avevano calze sotto gli stivali inverniciati e cercavano di ficcarsi in casa della gente per papparsi la dote e la figliuola. 6807_7050_001605 nel calore della disputa, don giammaria aveva perso il battuto sul quale avrebbe attraversato la piazza, anche ad occhi chiusi, e stava per rompersi il collo e lasciar scappare- dio perdoni- una parola grossa: almeno l'accendessero i loro lumi. al giorno d'oggi bisogna badare ai fatti propri. conchiuse lo zio crocifisso. 6807_7050_001606 se n'è andata ad ognina con suo marito. gli disse: la santuzza ha sposato menico trinca, il quale era vedovo con sei figliuoli ma è ricco come un maiale. si è maritata che non era compiuto il mese dacché a menico trinca gli era morta la prima moglie e il letto era ancora caldo. dio liberi. 6807_7050_001607 a poco a poco il mare cominciò a farsi bianco e i tre re ad impallidire, e le case spuntavano ad una ad una nelle vie scure, cogli usci chiusi che si conoscevano tutte, e solo davanti alla bottega di pizzuto c'era il lumicino e rocco spatu, colle mani nelle tasche, che tossiva e sputacchiava. 6807_7050_001608 il miracolo durò tutta la settimana e la domenica ntoni non volle nemmeno andare in piazza per non vedere l'osteria da lontano e gli amici che lo chiamavano, ma si rompeva le mascelle a sbadigliare tutto quel giorno in cui non aveva nulla da fare e non finiva più. 6807_7050_001609 dopo egli si alzava per andarsene, colle spalle grosse e il mento sul petto mena lo accompagnava cogli occhi finché poteva vederlo, e poi guardava al muro, dirimpetto e sospirava. 6807_7050_001610 dice che vogliono ammazzarli tutti. gesummaria, il nonno ha raccomandato di tenere la porta chiusa e non aprire. se non tornan loro, voi andrete ancora via domani. io andrò a prendere un carico di calce per mastro croce callà, o cosa ci andate a fare? non lo sapete che è il sindaco e vi ammazzeranno anche voi. 6807_7050_001611 e che adesso non l'aspettavano più nella casa del nespolo. lo zio crocifisso, invece, aspettava da un pezzo i malavoglia per quella casa del nespolo, che nessuno la voleva, come se fosse scomunicata e gli era rimasta sulla pancia, sicché appena seppe che era tornato in paese alfio mosca, quello cui voleva far rompere le ossa a bastonate quand'era geloso della vespa. 6807_7050_001612 ci avrete una serva in casa senza darle salario e vi prenderete anche la chiusa. sentite a me: zio crocifisso. questo è un altro affare, come quello dei lupini. padron ntoni, intanto, aspettava la risposta davanti alla bottega di pizzuto e guardava come un'anima del purgatorio quei due che pareva si azzuffassero per cercare di indovinare se lo zio crocifisso. diceva di sì. 6807_7050_001613 chi l'ha persa? io, voi tutti, insomma, l'italia, disse lo speziale, io non ho perso nulla, rispose campana di legno, stringendosi nelle spalle: adesso è affare di compare piedipapera e ci penserà lui. e guardava la casa del nespolo dove facevano baldoria. 6807_7050_001614 la veste di lana e seta non fa per me, don michele, rispondeva lia. o perché la zuppidda non l'ha? e la mangiacarrubbe, ora che ha acchiappato brasi di padron cipolla, non l'avrà anche lei? e la vespa, se la vuole, non se la farà come le altre. loro son ricche, loro. 6807_7050_001615 almeno avete il piacere di essere parenti di vittorio emanuele, giacché dovete dar la sua parte anche a lui. e tutti si tenevano la pancia dalle risate, ché il proverbio dice: né visita di morto senza riso, né sposalizio senza pianto. 6807_7050_001616 diceva: vanni pizzuto a tutti coloro che andavano a farsi radere la barba o venivano a comprare dei sigari o delle lenze, o degli ami da pescare o dei bottoni d'osso, di quelli da cinque, un grano. 6807_7050_001617 tienti forte, tienti forte, gli gridava il nonno, in quel fracasso delle onde che lo volevano strappare di là e buttavano in aria la provvidenza e ogni cosa e facevano piegare la barca tutta di un lato che dentro ci avevano l'acqua sino ai ginocchi. taglia, taglia, ripeteva il nonno. 6807_7050_001618 vanni pizzuto. non disse nulla, ma ci pensò su tutta la notte. non sarebbe poi una cosa sbagliata, ruminava fra di sé: tutto sta a prendere piedipapera per il collo e in un giorno buono. 6807_7050_001619 e diceva che finché ci sarebbero stati i preti era sempre la stessa cosa e bisognava fare tavola rasa, s'intendeva lui trinciando colla mano in giro. io per me li vorrei tutti arsi, rispondeva don giammaria, che intendeva anche lui di chi parlava. 6807_7050_001620 ché allora facevano piacere le grida di piedipapera già a questo mondo non bisogna restare in collera colla gente. e la longa poi si contava a soldo a soldo, davanti al suocero, i denari che portava piedipapera nel fazzoletto e diceva: questi sono per la casa, questi altri sono per la spesa. 6807_7050_001621 sacramento. esclamava: ntoni, vorrei tornare a fare il soldato e si strappava i capelli e si dava dei pugni nella testa, ma non sapeva risolversi a pigliare la risoluzione che ci voleva, da vero cetriolo che era allora, diceva la: 6807_7050_001622 ognuno ci guarderebbe dove passiamo e poi non ho più la testa al suo posto, ora che ntoni è carcerato, e tornava a ripetere sempre la stessa cosa, intanto che i denari se ne andavano come l'acqua e tutti i suoi passavano le giornate rincantucciati in casa coll'uscio chiuso. 6807_7050_001623 i quali non spuntavano mai, sicché la gente incominciava ad annoiarsi, tanto che le comari s'erano messe a filare lungo il muricciuolo della chiusa. infine mandarono a dire che non venivano perché avevano da fare e il dazio, se volevano, avrebbero potuto metterlo senza di loro. 6807_7050_001624 altro piedipapera, il quale era sempre lì per la piazza. appena c'erano due che discorrevano a cercare di buscarsi la senseria, si ficcò nel discorso anche lui. la vespa ora ci ha per le mani, brasi cipolla. dopo che andò in aria il matrimonio della sant'agata, li ho visti con questi occhi, che andavano insieme per la viottola del torrente. 6807_7050_001625 mastro turi il calafato stava per levare il pugno e incominciare, benedetto dio, ma guardò sua moglie e si tacque, mangiandosi fra i denti quel che voleva dire. 6807_7050_001626 e i fanciulli si affollavano dietro la cornamusa che andava a suonare, davanti alle cappellette, colla luminaria, accanto agli usci, solo in casa dei malavoglia, la statua del buon pastore rimaneva all'oscuro mentre ntoni di padron ntoni, correva a fare il gallo di qua e di là e barbara zuppidda gli diceva: 6807_7050_001627 andava a finire. che piedipapera stavolta voleva essere pagato. santo diavolone, san giovanni era arrivato e i malavoglia tornavano a parlare di dare degli acconti perché non avevano tutti i denari e speravano di raggranellare la somma alla raccolta delle ulive. 6807_7050_001628 sangue. ma compare zuppiddu. si prendeva dei bei soldi ogni sabato per rabberciare la provvidenza, e ce ne volevano delle nasse da acconciare, dei sassi della ferrovia, dell'esca a dieci soldi e della tela da imbiancare coll'acqua sino ai ginocchi e il sole sulla testa per fare quarant'onze. 6807_7050_001629 senti, disse: alfine, tu te ne andrai se vuoi andartene, ma non mi troverai più ché ora mi sento vecchia e stanca e mi pare che non potrei reggere a quest'altra angustia. 6807_7050_001630 ora era entrata in ballo anche la mangiacarrubbe, la quale s'era messo in testa di pigliarselo. lei brasi cipolla, giacché era di chi se lo pigliava. lei almeno era una bella ragazza con tanto di spalle e non vecchia e spelata come la vespa. ma la vespa aveva la sua chiusa e la mangiacarrubbe non ci aveva altro che le sue trecce nere, dicevano gli altri. 6807_7050_001631 vorrei andarci anch'io, come padron cipolla, a farmi ricco. aggiunse ntoni, lascia stare, lascia stare. gli disse il nonno contento pei barilotti che vedeva nel cortile. adesso ci abbiamo le acciughe da salare. 6807_7050_001632 nella bottega di suor mariangela, la santuzza, c'era folla, quell'ubbriacone di rocco spatu il quale vociava e sputava per dieci. compare tino piedipapera, mastro turi zuppiddu. compare mangiacarrubbe. 6807_7050_001633 don silvestro gli fece la carità d'andar con lui dall'avvocato, perché diceva che quando a un cristiano accade una disgrazia come quella dei malavoglia, bisogna aiutare il prossimo colle mani e coi piedi- fosse pure un birbante da galera- e fare il possibile per levarlo di mano alla giustizia. per questo siamo cristiani e dobbiamo aiutare i nostri simili. 6807_7050_001634 a me non me ne importa se vi lascia dormire, ma non voglio che mi prendano la multa. per amor vostro, se mi trovano l'uscio aperto a quest'ora, chi ve la piglia la multa? quello sbirro di don michele. fatelo venire qui che gliela dò io la multa. ditegli che c'è qui ntoni malavoglia, sangue della madonna. 6807_7050_001635 chiudi la finestra. oggi sono stato mezz'ora a godermi la commedia che facevano ntoni con la barbara, che mi dolgono ancora le reni dallo stare chinato dietro il muro per sentire quello che dicevano. 6807_7050_001636 i rigattieri correvano dietro a padron ntoni coi denari in mano, piedipapera, lo tirava per la manica dicendogli: questo è il tempo d'approfittare. ma padron ntoni teneva duro a rispondere. ne parleremo ad ognissanti, allora le acciughe avranno il loro prezzo. no, non voglio caparra. 6807_7050_001637 alfio mena. cogli occhi seguiva l'ombra delle nuvole che correva per i campi, come fosse l'ulivo grigio che si dileguasse. così correvano i pensieri della sua testa e gli disse: 6807_7050_001638 io ho fatto il debito mio. io non ho bisogno di loro, son loro piuttosto che hanno bisogno di noi altri. almeno dovreste dire che vi ci ha mandato la santuzza sotto sigillo di confessione, sosteneva donna rosolina, così non l'acchiappereste voi l'inimicizia. 6807_7050_001639 a scuola non ci siete stato voi. eppure i vostri affari ve li sapete fare. e il mio catechismo, lo so, aggiunse lo zio crocifisso per non restare in debito. 6807_7050_001640 che l'aspettava anche sulla piazza quando andava a confessarsi e lo zio santoro gli gridava dietro per salutarlo quando sentiva la sua voce e andava a cercarlo fin nella bottega di pizzuto, tastando i muri col bastone per trovar la strada. 6807_7050_001641 ah, vergine benedetta esclamava: mena colle mani giunte. ah, vergine santa, che ci avete fatta la grazia. e tutti piangevano dalla consolazione, come se l'infermo fosse già stato in grado di tornare ad imbarcarsi sulla provvidenza. 6807_7050_001642 e battezzato, per giunta che la santuzza ci aveva messa l'acqua. ed era una vera minchioneria venire a lasciarsi rubare i soldi in quella bettolaccia. per questo ei non ci veniva più. la santuzza toccata nel debole, non seppe più contenersi. 6807_7050_001643 prima ntoni, poi, stregato dagli occhi della barbara, era tornato quatto quatto a piantarsi sotto la finestra per metter pace che la gnà venera. voleva buttargli sulla testa la broda delle fave qualche volta, ed anche la figliuola si stringeva nelle spalle ora che i malavoglia non avevano più né re né regno. 6807_7050_001644 certuni non sanno star soli neppure in paradiso. allora ntoni malavoglia masticava bile vedendosi scacciato a pedate fuori della bettola, peggio di un cane rognoso, senza un baiocco in tasca, per andare a bere sul mostaccio a don michele e piantarsi là tutto il giorno coi gomiti sul desco a far loro mangiare il fegato. 6807_7050_001645 invece padron ntoni aveva fatto quel viaggio lontano, più lontano di trieste e d'alessandria d'egitto, dal quale non si ritorna più. e quando il suo nome cadeva nel discorso, mentre si riposavano tirando il conto della settimana e facendo i disegni per l'avvenire, all'ombra del nespolo e colle scodelle fra le ginocchia. 6807_7050_001646 poi domandava sottovoce alla nipote cosa ha detto don ciccio dell'ospedale mena allora lo sgridava come si fa coi bambini e gli rispondeva: perché pensate a quelle cose? 6807_7050_001647 san francesco esclamava: lo zio cola ei. non par vero che abbiamo preso tutta questa grazia di dio colla maretta? le reti formicolavano e scintillavano al sole a misura che s'affacciavano dall'acqua e tutto il fondo della paranza sembrava pieno d'argento vivo. 6807_7050_001648 e il pesce non trovava chi lo comprasse, sicché diceva ciascuno: dopo il colèra verrà la fame. padron ntoni aveva dovuto metter mano ai denari della casa e li vedeva assottigliare a soldo a soldo, ma ei non pensava ad altro se non che maruzza era morta fuori della sua casa e cotesto non gli poteva uscir di mente. 6807_7050_001649 per me aggiunse piedipapera. non vorrei trovarmi nella camicia di compare bastianazzo. la sera scese triste e fredda. di tanto in tanto soffiava un buffo di tramontana e faceva piovere una spruzzatina d'acqua fina e cheta. 6807_7050_001650 tuo nonno non ti dà nulla, dunque che obbligo hai verso di loro? se ti mariti, vuol dire che fai casa da te e quel che guadagni, lo guadagni per la tua casa. cento mani, dio benedisse, ma non tutte in un piatto. 6807_7050_001651 ed era inutile stargli a contare ragioni, perché era sordo e per di più era scarso di cervello e non sapeva dir altro che quel che è di patto non è d'inganno, oppure al giorno che promise si conosce il buon pagatore. 6807_7050_001652 don michele ci ha altro per la testa, ripeteva piedipapera, cacciando fuori tanto di lingua dietro le spalle di padron ntoni e accennando coll'occhio a suo nipote, il quale andava ad appollaiarsi sui muri con un pezzo di giubbone sulle spalle, saettando delle occhiatacce sullo zio santoro. 6807_7050_001653 a me mi dispiace più di voi di cacciarvi fuori dalla vostra casa. ma che volete? sono un povero diavolo. quelle cinquecento lire me le son levate dalla bocca e san giuseppe prima fece la sua barba: fossi ricco come lo zio crocifisso, non ve ne parlerei nemmeno in coscienza mia. 6807_7050_001654 almeno se non ci fossi io, non spendereste, tanto ora non ho più niente da far qui e potrei andarmene. don ciccio, il quale veniva a tastargli il polso, confermava che era meglio lo portassero all'ospedale, perché lì dov'era, si mangiava la carne sua e quella degli altri senza utile. 6807_7050_001655 una casa senza donna non poteva andare. ma la donna bisognava che avesse il giudizio nelle mani, come s'intendeva lei, e non fosse di quelle fraschette che pensano a lisciarsi e nient'altro, coi capelli lunghi e il cervello corto, ché allora un povero marito se ne va sott'acqua come compare bastianazzo. 6807_7050_001656 e c'è stato anche il nonno di cipolla, aggiunse padron ntoni, ed è in quei paesi là che s'è fatto ricco, ma non è più tornato a trezza e mandò solo i denari ai figliuoli. 6807_7050_001657 mena, però l'aveva afferrata per le mani, pallida anche lei, e le diceva: no, tu non ci devi andare, tu non ci devi andare, e non le diceva altro. il nonno aggiungeva che loro dovevano stare in casa a pregare la madonna, e il piagnisteo si udiva per tutta la strada del nero. 6807_7050_001658 la sera, come portarono il nonno sul carro- e mena era corsa ad incontrarlo che oramai non si vergognava più della gente- lia uscì nel cortile e poscia nella strada e se ne andò davvero e nessuno la vide più. 6807_7050_001659 e poi la mena così pallida pareva tutta sant'agata davvero. e la sorellina con quel fazzoletto nero cominciava a farsi una bella ragazzina, anche lei alla povera mena. pareva che tutt'a un tratto le fossero caduti venti anni sulla schiena. 6807_7050_001660 mena, mentre imbozzimava l'ordito, aveva il cuore nero, anch'essa pensando a compare alfio, il quale se ne andava alla bicocca e avrebbe venduto il suo asino. povera bestia. 6807_7050_001661 espatriare, o come quelli che erano partiti per ritornare e non erano tornati più, che ancora c'era lì il letto di luca e il chiodo dove bastianazzo appendeva il giubbone. ma infine bisognava sgomberare con tutte quelle povere masserizie e levarle dal loro posto che ognuna lasciava il segno dov'era stata e la casa senza di esse non sembrava più quella. 6807_7050_001662 il nonno s'affacciò ancora due o tre volte sul ballatoio prima di chiudere l'uscio a guardare le stelle che luccicavano più del dovere, e poi borbottò: mare amaro. rocco spatu si sgolava sulla porta dell'osteria davanti al lumicino. chi ha il cuor contento sempre canta. conchiuse padron ntoni. 6807_7050_001663 e veder il lume in quella camera, dove l'avete visto tante volte e ci avete visto tutte le facce care che avete avuto al mondo. ma ora tanti se ne sono andati, ad uno ad uno che non tornano più, e la camera è buia e colla porta chiusa, come se quelli che se ne sono andati avessero portato la chiave in tasca per sempre. 6807_7050_001664 fin l'acqua che si beve, ci faranno pagare. ora dice che metteranno il dazio sulla pece. per questo padron ntoni si è affrettato a far allestire la sua barca contuttoché mastro turi zuppiddu avanza ancora cinquanta lire da lui. 6807_7050_001665 ora che dirimpetto si vedeva la porta di compare alfio con tanto di catenaccio. adesso che alla porta di compare alfio c'è il catenaccio, vi metterete il cuore in pace e lo crederete che non penso a lui, diceva la vespa all'orecchio dello zio crocifisso. io ci ho il cuore in pace, rispondeva lui, sta tranquilla. 6807_7050_001666 quando poi l'avvocato ebbe letto le carte e poté capire qualche cosa dalle risposte ingarbugliate che doveva strappare con le tenaglie a padron ntoni, mentre gli altri se ne stavano appollaiati sulle loro scranne senza osare di fiatare, si mise a ridere di tutto cuore e gli altri ridevano con lui, senza sapere perché, per ripigliar fiato. 6807_7050_001667 lui colà, dopo averlo rimandato per un pezzo da erode a pilato, si misero a sfogliare certi libracci e a cercare col dito sulla lista dei morti, allorché arrivarono ad un nome: la longa, che non aveva ben udito perché le fischiavano gli orecchi e ascoltava bianca come quelle cartacce. 6807_7050_001668 lia, bianca come la camicia, piantava tanto d'occhi in faccia a ciascuno che parlava senza potere aprir bocca. poco dopo arrivò la citazione per testimonianza a barbara zuppidda, a grazia piedipapera e don franco lo speziale, e a tutti quelli che chiacchieravano nella piazza e nella bottega di pizzuto. 6807_7050_001669 aprirono più l'uscio dopo che ne era uscita la longa fortuna che ci avevano in casa le fave, la legna e l'olio, perché padron ntoni aveva fatto come la formica nel buon tempo. se no, morivano di fame e nessuno andava a vedere se erano morti o vivi. 6807_7050_001670 vedendolo sgattaiolare, non lo potevano tenere dal gridargli, dietro un mare d'improperi, dalla porta dell'osteria, mostrandogli il pugno e asciugandosi: colla manica il sangue che gli colava dal naso e gli prometteva che voleva dargli il resto quando l'incontrava. 6807_7050_001671 il peggio era che i lupini li avevano presi a credenza e lo zio crocifisso non si contentava di buone parole e mele fradicie. per questo lo chiamavano campana di legno, perché non ci sentiva di quell'orecchio quando lo volevano pagare con delle chiacchiere e diceva che alla credenza ci si pensa. 6807_7050_001672 mena crollava il capo e il seno le si gonfiava, pensando che sarebbe stato meglio se i malavoglia avessero fatto i carrettieri, ché il babbo non sarebbe morto a quel modo. 6807_7050_001673 compar alfio in questo mentre cercava di confortarli col rammentar loro com'era prima la casa del nespolo, quando stavano a chiacchierare da un uscio all'altro colla luna e si udiva tutto il giorno il colpettare del telaio di sant'agata e le galline che chiocciavano e la voce della longa che aveva sempre da fare. 6807_7050_001674 dicevo per quelle frasche che son verdi e non vogliono accendere. lasciate fare a me che è vero che venite qui per vedere la mangiacarrubbe quando si affaccia alla finestra. 6807_7050_001675 michele. sì, l'abbiamo visto anche noi. adesso sta recitando il rosario, colla santuzza che lo sai d'onde viene don michele, gli domandò pizzuto, guardandolo negli occhi, ntoni, fece una spallata e vanni mentre si faceva da parte per lasciarli entrare. ammiccò a rocco e a. 6807_7050_001676 e quando non aveva altro da fare, andava a piantarsi davanti all'osteria della santuzza accanto allo zio santoro, che sembrava un altro poverello come lui, e non ci andava per spendere un soldo di vino, ma si metteva a guaiolare come lo zio santoro tale quale, come se chiedesse la limosina. 6807_7050_001677 la santuzza rispondeva che era la padrona se voleva far vivere alle sue spalle ntoni malavoglia grasso, come un canonico segno che ci aveva il suo piacere e non aveva più bisogno di nessuno. 6807_7050_001678 don giammaria ha i vermicelli fritti per la cena. stasera osservò piedipapera fiutando verso le finestre della parrocchia don giammaria, passando lì vicino per andare a casa, salutò anche piedipapera, perché ai tempi che corrono bisogna tenersi amici, quelle buone lane. 6807_7050_001679 ntoni si grattò il capo e si mise a cercare anche lui cosa avrebbero fatto. faremo quel che fanno gli altri. non faremo nulla. non faremo. andremo a stare in città a non far nulla e a mangiare pasta e carne tutti i giorni. 6807_7050_001680 il povero vecchio non aveva il coraggio di dire alla nuora che dovevano andarsene colle buone dalla casa del nespolo dopo tanto tempo che ci erano stati e pareva che fosse come andarsene dal paese. 6807_7050_001681 carne di porco ed uomini di guerra durano poco, dice il proverbio. per questo sara ti ha piantato. allora la donna è fedele ad uno. quando il turco si fa cristiano, aggiunse lo zio cola delle innamorate, ne ho quante ne voglio, rispose ntoni. a napoli mi correvano dietro come i cagnolini. 6807_7050_001682 tutti una manica di borbonici della consorteria dei minchioni, che oggi dicono bianco e domani nero, e l'ultimo che parla ha ragione lui. la gente fa bene a strillare con questo governo che ci succhia il sangue peggio di una mignatta, ma i denari devono venir fuori, per amore o per forza. 6807_7050_001683 ognuno gli diceva la sua e gli domandava cosa aspettasse, colle spalle al muro, lì sotto il campanile, che pareva lo zio crocifisso, quando aspettava d'imprestare dei denari alla gente seduto a ridosso delle barche tirate in secco, come se ci avesse in mare la paranza di padron cipolla. 6807_7050_001684 quei gabbiani hanno una bella sorte che volano sempre in alto e non hanno paura delle ondate. se il mare è in tempesta, allora non hanno da mangiare, nemmeno loro povere bestiole. 6807_7050_001685 rotta ntoni. finalmente lo trovò, tastoni, e gli parve che fosse morto, perché non fiatava e non si moveva affatto. la stanga del timone urtava di qua e di là, mentre la barca saltava in aria e si inabissava. ah, san francesco di paola, ah, san francesco benedetto, strillavano i due ragazzi, ora che non sapevano più che fare. 6807_7050_001686 i denari li trovereste se si trattasse di scuole e di lampioni. lo speziale stette zitto perché si era affacciata sua moglie alla finestra e lo zio crocifisso quando fu abbastanza lontano da non temere che l'udisse don silvestro, il segretario, il quale si beccava anche quel po di stipendio di maestro elementare. 6807_7050_001687 e quale perturbazione debba arrecare, in una famigliuola vissuta fino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell'ignoto, l'accorgersi che non si sta bene o che si potrebbe star meglio. 6807_7050_001688 mentre le altre erano sempre nel peccato mortale e facevano mille porcherie sotto l'abitino della madonna. la gente gli rideva sul muso allo zio crocifisso, come lo vide, sposo sulla piazza, vestito di nuovo e giallo come un morto, dalla paura che gli aveva fatto la vespa con quel vestito nuovo che costava denari. 6807_7050_001689 chi ci aveva da perdere qualcosa, come padron cipolla o massaro filippo l'ortolano, stava tappato in casa con tanto di catenaccio e non metteva fuori nemmeno il naso. per questo brasi cipolla si era buscato un potente ceffone da suo padre. quando l'aveva trovato sulla porta del cortile a guardare in piazza come un baccalà. 6807_7050_001690 sulla strada si udivano passare lentamente dei carri notte e giorno. c'è sempre gente che va attorno per il mondo. osservò poi compare cipolla e, adesso che non si vedeva più né mare né campagna, sembrava che non ci fosse al mondo altro che trezza e ognuno pensava dove potevano andare quei carri a. 6807_7050_001691 mentre i campi erano tutti seminati di stelline d'oro e d'argento e i ragazzi infilavano le ghirlande per l'ascensione ed ella stessa era salita sulla scala per aiutare sua madre ad appendere le ghirlande all'uscio e alle finestre. 6807_7050_001692 a quel giuoco da disperati si arrischiava la vita per qualche rotolo di pesce e una volta i malavoglia furono a un pelo di rimettercela tutti la pelle per amor del guadagno, come bastianazzo, mentre erano all'altezza dell'agnone verso sera e il cielo era tanto fosco che non si vedeva più neppure. 6807_7050_001693 io non le guardo nemmeno le scarpe inverniciate per la madonna dell'ognina. la mamma dice che le scarpe inverniciate son fatte per mangiarci la dote e ogni cosa. e qualche bel giorno vuole uscire fuori sulla strada, colla rocca in mano, a fare una commedia con quel don silvestro, se non mi lascia in pace. 6807_7050_001694 per due o tre giorni padron ntoni fu più di là che di qua. la febbre era venuta, come aveva detto lo speziale, ma era venuta così forte che stava per portarsi via il malato. il poveraccio non si lagnava più nel suo cantuccio, colla testa fasciata e la barba lunga. 6807_7050_001695 una di quelle sere in cui, quando si ha la barca al sicuro colla pancia all'asciutto sulla sabbia, si gode a vedersi fumare la pentola dinanzi col marmocchio fra le gambe e sentire le ciabatte della donna per la casa dietro le spalle. 6807_7050_001696 la vespa. allora si appuntellò le mani sui fianchi e sfoderò la lingua come un pungiglione. ora sentite che questa voglio dirvela. alla fin fine la mia roba ce l'ho e grazie a dio non sono in istato di dover mendicare un marito. 6807_7050_001697 quei poveracci rimasero ad aspettare, seduti sul muricciolo e senza aver coraggio di guardarsi in faccia, ma gettavano occhiate lunghe sulla strada donde s'aspettava piedipapera, il quale comparve finalmente adagio, adagio. ma quando voleva sapeva arrancare speditamente colla sua gamba storpia. 6807_7050_001698 aveva acceso il lume e s'era messa coll'arcolaio sul ballatoio a riempire certi cannelli che le servivano per l'ordito della settimana. comare mena: non si vede, ma si sente e sta al telaio notte e giorno, come sant'agata, dicevano le vicine. 6807_7050_001699 allora vuol dire che non mi volete bene. comare mena e scusatemi se vi ho detto che vi avrei sposata. lo so che voi siete nata meglio di me e siete figlia di padroni, ma ora non avete più nulla e se si marita vostro fratello alessi, rimarrete in mezzo alla strada. 6807_7050_001700 state zitto. gli dava sulla voce: comare venera. non avete inteso che massaro filippo non c'entra più colla santuzza? gli altri invece continuavano a dire che la santuzza ci aveva massaro filippo per aiutarla a dire le orazioni. l'aveva visto? 6807_7050_001701 là. pagateli a natale invece di pagarli a tanto al mese, e ci avrete un risparmio di un tarì a salma. la finite ora, santo diavolone, e cominciò ad insaccare in nome di dio e uno. 6807_7050_001702 sta a vedere che ora mi fate il geloso? esclamò la vespa. sicuro che son geloso. esclamò lo zio crocifisso, geloso come una bestia, e voleva pagar cinque lire per fargli rompere le ossa ad alfio mosca. 6807_7050_001703 ora voglio far ridere tutto il paese. don silvestro, come gliela raccontai, disse che scommetteva di fare cascare la barbara coi suoi piedi come una pera matura. non ci mettere il saliscendi all'uscio, perché aspetto rocco spatu che deve venire a parlarmi. 6807_7050_001704 mena non diceva nulla e stava appoggiata allo stipite a guardar il carro carico, la casa vuota, il letto mezzo disfatto e la pentola che bolliva l'ultima volta sul focolare. 6807_7050_001705 per menare il remo bisogna che le cinque dita s'aiutino l'un l'altro. diceva pure: gli uomini son fatti come le dita della mano. il dito grosso deve far da dito grosso e il dito piccolo deve far da dito piccolo. 6807_7050_001706 ntoni non voleva starci più nemmeno sei giorni. ora che gli era morto il padre luca. avrebbe fatto come lui, che s'era pianta la sua disgrazia laggiù dove si trovava, e avrebbe voluto non far più niente quando gli recarono la notizia del babbo, se non fosse stato per quei cani di superiori. 6807_7050_001707 e le donne vestite di seta e cariche di anelli, meglio della madonna dell'ognina, vanno in giro per le vie a rubarsi i bei marinari. le ragazze sgranavano gli occhi e padron ntoni stava attento anche lui, come quando i ragazzi spiegavano gli indovinelli. 6807_7050_001708 bel pezzo la mangiacarrubbe. seguitava una sfacciata che si è fatto passare tutto il paese sotto la finestra. a donna alla finestra non far festa. 6807_7050_001709 intanto ntoni cantava, sdraiato sulla pedagna e colle braccia sotto il capo a veder volare i gabbiani bianchi sul cielo turchino che non finiva mai, e la provvidenza si dondolava sulle onde verdi che venivano da lontano fin dove arrivava la vista. 6807_7050_001710 e li mandò da un bravo avvocato, il dottor scipioni, il quale stava di casa in via degli ammalati, di faccia allo stallatico dello zio crispino ed era giovane, ma quanto a chiacchiere ne possedeva da mettersi in tasca tutti gli avvocati vecchi che pretendevano cinque, onze per aprir la bocca, mentre lui si contentava di venticinque lire. 6807_7050_001711 coraggio, coraggio, gridavano loro le guardie dalla riva e correvano qua e là colle lanterne a gettare delle corde. siam qui, noi fatevi animo. finalmente, una delle corde venne a cadere a traverso della provvidenza, la quale tremava come una foglia. 6807_7050_001712 volete scommettere che questa volta va a finir male? ribatteva don silvestro mettendo due dita nel taschino del farsetto, per cavar fuori il dodici tarì nuovo. non c'è tasse che bastano e un giorno o l'altro bisognerà finirla davvero. 6807_7050_001713 il quale non aveva nulla da perdere, lui, e in mare non ci aveva altro che suo fratello menico, nella barca dei lupini. padron fortunato cipolla, mentre gli facevano la barba nella bottega di pizzuto, diceva che non avrebbe dato due baiocchi di bastianazzo e di menico della locca, colla provvidenza e il carico dei lupini. 6807_7050_001714 e voi ci guadagnate bene coi carichi del vino. domandò la mena. sì, nell'estate, quando si può andare anche di notte, allora mi busco una bella giornata. 6807_7050_001715 ma alessi era un ragazzo che somigliava tutto a suo padre, bastianazzo buon'anima. il nonno colla lanterna andava e veniva pel cortile. fuori si udiva passare la gente che andava al mare e passava a picchiare di porta in porta per chiamare i compagni. 6807_7050_001716 chi la vuol cotta e chi la vuol cruda conchiuse. padron cipolla aspetta l'acqua per la sua vigna e voi il ponente in poppa alla provvidenza. lo sapete il proverbio: mare crespo, vento fresco. stasera le stelle sono lucenti e a mezzanotte cambierà il vento. sentite 6807_7050_001717 vedere piedipapera non aveva la lingua in tasca, o che ti pare che sei venuto da lontano a fare lo spaccamontagne qui son venuto a rompervi le corna se aggiungete altro. 6807_7050_001718 e mulinava pure che era inutile pensare alla dote di mena e di lia, giacché non ci sarebbero arrivati mai. la povera mena pareva che lo sapesse anche lei, tanto era avvilita. le vicine ora tiravano di lungo dinanzi alla porta dei malavoglia. come durasse il colèra. 6807_7050_001719 ora vi saluto e me ne vado. la poveretta piangeva cheta cheta, colla mano sugli occhi, e se ne andò insieme alla nunziata a pianger sotto il nespolo, al chiaro di luna. 6807_7050_001720 no, no, non partirò se non volete. voi guardate, non mi dite così, non mi dite bene, seguiterò a fare come l'asino di compare mosca che, quando non ne può più di tirare la carretta, lo butteranno a crepare in un fosso. siete contenta ora, ma non piangete più. così lo vedete il nonno come si è arrabattato tutta la vita. 6807_7050_001721 se non ve ne importa a voi, c'è a chi gliene importa. sentite che non tutti pensano come voi a rimandare le cose da oggi a domani. e tu che fretta. 6807_7050_001722 accidenti a ntoni e ai malavoglia che li tiravano pei capelli nei loro imbrogli. la zuppidda strillava come un'ossessa. io non so niente. io all'avemaria mi chiudo in casa e non sono come loro che vanno in giro per fare quello che fanno o che stanno sull'uscio per cicalare con gli sbirri. 6807_7050_001723 cinghialenta, quell'elefante di mastro turi zuppiddu andava distribuendo per ischerzo agli amici dei pugni che avrebbero accoppato un bue, come se ci avesse ancora in mano la malabestia di calafato. e allora compare cinghialenta. si metteva a gridare e bestemmiare per far vedere che era uomo di fegato e carrettiere. 6807_7050_001724 chi te l'ha detto? domandava: ntoni, saltando su come un diavolo. dimmi chi te l'ha detto. don michele me l'ha detto, rispondeva lei colle lacrime agli occhi. m'ha detto di guardarti di piedipapera, che per acchiappare un contrabbando bisogna dar la parte ad uno della combriccola. 6807_7050_001725 per questo se ne vendono tante allo zio crocifisso. non gliene importa di aver cavoli e lattughe, perché ci ha l'altro orto di casa sua e l'ha messo tutto a cipolle. ma noi ci metteremo pure i broccoli e i cavolfiori: buoni, eh. 6807_7050_001726 le ragazze disse: la longa vanno come dio le ha destinate. ora son sempre allegre e senza pensieri e com'entrano nel mondo cominciano a conoscere i guai e i dispiaceri. 6807_7050_001727 è scuro che non ci si vede, disse il figlio della locca. bisogna bere qualche cosa col tempo che fa, rispose rocco spatu, se no ci romperemo il naso nella sciara. 6807_7050_001728 e quando tornavano mogi mogi, sbattendo i remi e colla vela allentata, il figlio della locca diceva a padron ntoni, fatemi spaccar della legna o legar dei sarmenti. io posso lavorare sino a mezzanotte, se credete. come facevo collo zio crocifisso, non voglio rubarvela la giornata. 6807_7050_001729 la casa del nespolo era piena di gente, come quando era morto. compare bastianazzo e mena senza spadina d'argento e coi capelli spartiti sulla fronte. pareva tutt'altra, talché tutte le comari le facevano ressa intorno e non si sarebbe sentita una cannonata dal cicaleccio e dalla festa. 6807_7050_001730 vogliono dargli il cattivo natale a quei poveretti. mormorava: comare grazia, colle mani sulla pancia. davanti a ogni casa c'era la cappelletta adornata di frasche e d'arance e la sera vi accendevano le candele quando veniva a suonare la cornamusa e cantavano la litania, che era una festa per ogni dove. 6807_7050_001731 bestia, quando parlano i più vecchi, di te sta zitto il ragazzaccio. allora se ne andò strillando e dandosi dei pugni nella testa, che tutti lo pigliavano per minchione perché era figlio della locca e padron ntoni, col naso in aria, osservò. 6807_7050_001732 ma di lupini non ne rimaneva uno solo, ché il mare aveva tutto lavato e ripulito. per questo maruzza non si era mossa di casa e non voleva più vedere la provvidenza finché ci aveva gli occhi aperti. 6807_7050_001733 bisognava pensare anche a rinnovare il consiglio padron ntoni. non ce lo volevano perché egli aveva la testa stramba ed era stato causa della morte di suo figlio bastianazzo. un uomo di giudizio colui, se fosse stato vivo. 6807_7050_001734 l'aveva visto lo zio santoro, e aveva visto anche piedipapera che faceva il mezzano alla vespa e serviva di comodino a quello spiantato di alfio mosca, il quale voleva arraffarsi la sua chiusa. 6807_7050_001735 lasciatelo stare. esclamò la longa. i danari dello zio crocifisso portano disgrazia. anche stanotte ho sentito cantare la gallina nera poveretta. esclamò il vecchio, sorridendo al vedere la gallina nera che passeggiava pel cortile colla coda in aria e la cresta sull'orecchio come se non fosse fatto suo. 6807_7050_001736 bella sorte, eh, quella della mangiacarrubbe, esclamò ntoni brasi, cipolla, da qui a cent'anni che muore suo padre, se dio vuole, sarà ricco come un maiale disse spatu. adesso suo padre fa il diavolo, ma col tempo chinerà il capo. non ha altri figli e non gli resta altro che maritarsi, se non vuole che la sua roba se la goda la mangiacarrubbe alla sua barba. 6807_7050_001737 tre persone ed era stato a un pelo di lasciarci il cuoio anche lui, tanto che se ne parlava dappertutto, sicché la domenica, quando si metteva l'uniforme nuovo, le ragazze gli lasciavano gli occhi addosso per veder se ci avesse la medaglia. 6807_7050_001738 vedete chi ci si mette a queste cose, chi non fa altro mestiere ed è un malarnese come malavoglia e il figlio della locca. tutti dicevano di sì, che quando capita un figlio di quella fatta, è meglio che gli caschi la casa addosso. 6807_7050_001739 lagrime per quest'anima pura che tengo sulle braccia. non è per questo motivo, ma io non son più da maritare. perché non siete più da maritare. comare mena, no, no, ripeteva comare mena, che quasi piangeva. non me lo fate dire. compar alfio, non mi fate parlare. 6807_7050_001740 il sangue dei malavoglia, diceva il nonno, e bisognava vederlo alla manovra, coi capelli che gli fischiavano al vento. mentre la barca saltava sui marosi, come un cefalo in amore, la provvidenza si avventurava spesso al largo, così vecchia e rattoppata com'era, per amore di quel po di pesca, ora che nel paese c'erano tante barche che spazzavano il mare, colla scopa. 6807_7050_001741 parlava di voi, zio crocifisso, e gli lasciava toccare la medaglia. sapete dove la tiene: campana di legno. faceva il sordo e dimenava il capo come tartaglia. 6807_7050_001742 ci aveva la sua dote anche lei, dacché i suoi fratellini cominciavano a buscarsi qualche soldo e non aveva voluto comprarsi né oro né roba bianca, perché diceva che quelle cose son fatte per i ricchi e la roba bianca non era bene di farsela intanto che cresceva ancora. 6807_7050_001743 ma la longa guardò il figliuolo col cuore stretto e non disse nulla, perché ogni volta che si parlava di partire le venivano davanti agli occhi quelli che non erano tornati più. e poi soggiunse: né testa né coda. ch'è meglio, ventura? 6807_7050_001744 va, va a starci, tu in città, per me io voglio morire dove son nato e, pensando alla casa dove era nato e che non era più sua, si lasciò cadere la testa sul petto. 6807_7050_001745 bella santa da attaccarsi al muro. quella mena cominciò a sbraitare la vespa, la vogliono dare a brasi cipolla? e seguita a civettare con questo e con quello. puh, che porcheria. 6807_7050_001746 ma compare tino. rimbeccò alla moglie, o perché mi fai il piagnisteo che son forse morto io? a te che te ne importa. alfio mosca, mentre guidava il mulo, andava raccontando alla nunziata come e dove avesse vista la lia ch'era tutta. 6807_7050_001747 le altre si tenevano i fianchi dal ridere e d'allora in poi le ragazze inacidite lo chiamarono cetriuolo ntoni. aveva mandato anche il suo ritratto. l'avevano visto tutte le ragazze del lavatoio, come la sara di comare. tudda lo faceva passare di mano in mano sotto il grembiule e la mangiacarrubbe. schiattava dalla gelosia. 6807_7050_001748 c'è andato perché lo zio crocifisso voleva pagargli la mezza giornata, anche a lui, quando lo mandava colla paranza. e i malavoglia invece gliela pagavano intiera, rispose il figlio della locca senza capir nulla e come gli altri sghignazzavano, rimase a bocca aperta. 6807_7050_001749 ora volete saperlo? non c'è bisogno del viatico, se sta meglio. vi dico: è il miracolo della madonna addolorata, esclamava la longa. la madonna ci ha fatto il miracolo perché il signore ci è stato troppe volte in questa casa. 6807_7050_001750 dopo pranzo prese il cappello e il ferraiuolo e andò a fare una visita alla zuppidda. ci dev'essere sotto qualche cosa borbottava. dal canto suo, donna rosolina, ci dev'essere qualche sudiceria fra suor mariangela e la zuppidda sotto il sigillo della confessione. 6807_7050_001751 per la madonna, esclamarono quelli che stavano a vedere. quel rocco è forte come mastro turi, zuppiddu, se volesse lavorare se lo buscherebbe il pane. io le mie devozioni so dirmele con questo, qui diceva pizzuto, mostrando il rasoio per non darsi vinto. 6807_7050_001752 le galline starnazzavano nel terriccio del cortile al sole e la chioccia, tutta ingrullita, colla sua penna nel naso, scuoteva il becco in un cantuccio sotto le frasche verdi dell'orto. lungo il muro c'era appeso su dei piuoli, dell'altro ordito ad imbiancare coi sassi al piede. 6807_7050_001753 occhi maruzza udendo suonare un'ora di notte, era rientrata in casa, lesta, lesta per stendere la tovaglia sul deschetto. le comari a poco a poco si erano diradate e, come il paese stesso, andava addormentandosi. si udiva il mare che russava lì vicino, in fondo alla straduccia, e ogni tanto sbuffava come uno che si volti e rivolti pel letto. 6807_7050_001754 niente, rispose l'avvocato, non c'è da far niente. e siccome padron ntoni tornava a dire che era venuto l'usciere, l'usciere, lasciatelo venire anche una volta al giorno, così il creditore si stancherà più presto di rimetterci le spese. 6807_7050_001755 partirete. prima di giorno. compar alfio, gli domandò, nunziata sulla porta del cortile: sì, vado lontano. e quella povera bestia bisogna che si riposi un po nella giornata. 6807_7050_001756 che credete. e se non fosse che mi avevate messo quella pulce nell'orecchio colle vostre lusinghe, ne avrei trovato cento di mariti e vanni pizzuto e alfio mosca e il cugino cola, che mi stava cucito alla gonnella prima di andar soldato e non mi lasciava legare una calza. 6807_7050_001757 la roba la trasportarono di notte nella casuccia del beccaio che avevano presa in affitto, come se non si sapesse in paese che la casa del nespolo oramai era di piedipapera e loro dovevano sgomberarla. ma almeno nessuno li vedeva. colla roba in collo. 6807_7050_001758 finalmente arrivò don silvestro, colla faccia più dura del muro, le mani dietro la schiena e zufolando un'arietta. eh, non vi perdete d'animo, mastro croce che non casca il mondo, per questa volta. 6807_7050_001759 e seguitava a borbottare e brontolare, colle spalle al muro e le mani ficcate nelle tasche. né si capiva nemmeno quel che dicesse. per quella castagna che ci aveva in bocca, don silvestro sudò una camicia per fargli entrare in testa che, infine, i malavoglia non potevano dirsi truffatori se volevano pagare il debito. e la vedova rinunziava. 6807_7050_001760 fin da quando ti dava la poppa e quando non sapevi ancora abbottonarti le brache, che allora non ti era venuta in mente la tentazione di muovere le gambe e andartene pel mondo come uno zingaro. in conclusione, ntoni si mise a piangere come un bambino, perché in fondo quel ragazzo il cuore ce l'aveva buono come il pane. 6807_7050_001761 ogni volta che la mena, andava a metterlo al sole conducendolo per mano e ci stava per tutta la giornata ad aspettare la morte. credeva che lo portassero all'albergo, talmente era diventato un cucco e balbettava- la morte non viene mai, tanto che certuni andavano a chiedergli, ridendo, dove fosse arrivata. 6807_7050_001762 niente. voglio svergognare lui e la santuzza davanti a tutto il paese quando vanno alla messa. voglio dir loro il fatto mio e far ridere la gente. già non ho paura di nessuno al mondo e mi sentirà anche lo speziale lì vicino. 6807_7050_001763 sicuro che la perdete. se la malavoglia si marita con brasi cipolla, compare mosca non avrà più che fare. e si prende la vespa e la chiusa per mettersi il cuore in pace. che se la pigli anche il diavolo. esclamò alfine lo zio crocifisso, stordito dalle chiacchiere di compare tino. 6807_7050_001764 taci. gli gridò il fratello col coltello fra i denti. taci o ti assesto una pedata. fatti la croce e taci, ripeté il nonno, sicché il ragazzo non osò fiatare più. 6807_7050_001765 egli non aveva paura della sciabola e dell'aspersorio e se ne infischiava di don michele, tanto che gli leggeva le corna quando la signora non era alla finestra e non poteva udire quello che si diceva nella spezieria. 6807_7050_001766 la longa. una volta, mentre tornava da aci castello col paniere al braccio, si sentì così stanca che le gambe le tremavano e sembrava fossero di piombo. allora si lasciò vincere dalla tentazione di riposare due minuti su quelle quattro pietre liscie, messe in fila all'ombra del caprifico che c'è accanto alla cappelletta, prima d'entrare nel paese. 6807_7050_001767 compare mangiacarrubbe. allora e tino piedipapera. rimasero a bocca aperta perché giusto sulla strada di trezza c'erano i pali del telegrafo. ma siccome don silvestro cominciava a ridere e a fare, 6807_7050_001768 dieci canne di ordito sul telaio, i legumi da seccare per l'inverno, la conserva dei pomidoro da fare. che lei ci aveva un segreto, tutto suo, per avere la conserva dei pomidoro fresca, tutto. 6807_7050_001769 mamma disse luca, tornando indietro, perché gli piangeva il cuore di lasciarla così zitta zitta sul ballatoio come la madonna addolorata. quando tornerò, vi avviserò prima e così verrete ad incontrarmi tutti alla stazione. 6807_7050_001770 quello è un uomo che ha stomaco e se ha da dire qualche cosa ce la chiude dentro e non parla più. tutto il paese sa che ha truffato le venticinque onze a donna rosolina, ma nessuno va a dirglielo in faccia a un uomo come quello. 6807_7050_001771 adesso dove siamo? domandò ntoni, dopo un altro bel pezzo col fiato ai denti, dalla stanchezza nelle mani di dio, rispose il nonno. allora lasciatemi piangere. esclamò alessi che non ne poteva più. 6807_7050_001772 e oramai tutti lo sapevano. e la nunziata era troppo piccola quando quel bel mobile di suo padre l'aveva piantata per andarsene a cercare fortuna altrove. le poverette s'intendevano fra di loro appunto per questo, quando discorrevano a bassa voce col capo chino. 6807_7050_001773 oh, vergine maria. cominciò a dire. allora la ragazza: oh, vergine maria, chiudetelo in casa stanotte. vostro fratello come torna, ma non gli dite che ci sono stato io. ditegli che è meglio che stia in casa, diteglielo. 6807_7050_001774 per tutto il paese non si vedeva altro che della gente, colle reti in collo e donne sedute sulla soglia a pestare i mattoni, e davanti a ogni porta c'era una fila di barilotti. che un cristiano si ricreava il naso a passare per la strada e un miglio prima di arrivare in paese si sentiva che san francesco ci aveva mandata la provvidenza. 6807_7050_001775 che ce la dareste voi, vostra nipote mena, disse alfin padron cipolla volgendosi a padron ntoni: ognuno all'arte sua e il lupo alle pecore. padron cipolla continuava a dir di sì col capo, tanto più che fra lui e padron ntoni c'era stata qualche parola. di maritar la mena con suo figlio brasi. 6807_7050_001776 però il confessore le aveva data l'assoluzione, perché coi disgraziati succede così che una spina scaccia l'altra e il signore non vuole ficcarcele tutte in una volta, perché si morirebbe di crepacuore. 6807_7050_001777 dillo a tuo nonno, dillo ntoni. si stringeva nelle spalle, ma il vecchio seguitava ad accennare di sì col capo e sputava, e si grattava il capo cercando le parole. 6807_7050_001778 e dei peccati doveva avercene grossi assai, perché la vespa gli avvelenava il pane in bocca e gli faceva soffrire le pene del purgatorio notte e giorno. per giunta, poi si vantava di essergli fedele, che non avrebbe guardato in faccia un cristiano fosse giovane e bello come ntoni malavoglia o vanni pizzuto per tutto l'oro del mondo. 6807_7050_001779 te la pigli, esclamò il nonno. ed io chi sono? e tua madre non conta per nulla. quando tuo padre prese moglie- ed è quella che vedi là me lo fece dire a me prima. allora viveva tua nonna e venne a parlarmene nell'orto sotto il fico. 6807_7050_001780 sono venuta a salutarvi, disse lei e ci aveva il pianto nella gola, perché ci andate alla bicocca se vi è la malaria? alfio? si mise a ridere anche questa volta a malincuore, come quando era andato a dirle: addio o bella perché ci vado, e voi perché vi maritate con brasi cipolla. 6807_7050_001781 giallo come un morto col pugno sul fianco e il giubbone vecchio sulle spalle, che pareva ci avesse un vestito di velluto. girando gli occhiacci intorno per stuzzicare chi sapeva, lui, don michele, per amore dei galloni, fingeva di non vederlo e cercava di andarsene. 6807_7050_001782 infatti dicevano che era un bel mestiere quello che gli aveva insegnato suo padre allo speziale di pestare nel mortaio e di far denari coll'acqua sporca, mentre c'era gente che doveva cuocersi le corna al sole e cavarsi gli occhi colle maglie delle reti e prendersi il granchio alle gambe e alla schiena per guadagnarsi dieci soldi. 6807_7050_001783 non dite così, supplicavano le donne singhiozzando, come se egli avesse voluto andarsene di sua volontà. per carità, non dite così. egli scuoteva il capo tristamente e rispondeva: 6807_7050_001784 nella casa di compar alfio c'era il lume e ogni cosa sottosopra. egli venne a picchiare all'uscio poco dopo e aveva la faccia, in un certo modo anche lui, e faceva e disfaceva dei nodi alla frusta che teneva in mano. sono venuto a salutarvi tutti, comare maruzza, padron ntoni, i ragazzi e anche voi, comare mena. 6807_7050_001785 oh, se tua madre fosse qui non diresti così, mormorava mena. se mia madre fosse qui non sarei orfana e non dovrei pensarci da me ad aiutarmi. e nemmeno ntoni andrebbe per le strade, che è una vergogna sentirsi dire che siamo sue sorelle e nessuno vorrà prendersi in moglie la sorella di ntoni malavoglia. 6807_7050_001786 la quale, infine, era sua nipote e doveva pensarci lui. e don michele era pagato per questo, per guardare gli interessi dei galantuomini. la gente si divertiva a veder padron cipolla correre di qua e di là, anche lui con tanto di lingua fuori, e ci aveva gusto che quel bietolone di suo figlio brasi fosse andato a cascare nella vespa. 6807_7050_001787 andava cercando cogli occhi dove fossero cinghialenta e rocco spatu l'hanno scappata, diceva fra di sé. non hanno a temere più niente come vanni, pizzuto e piedipapera che dormono fra le lenzuola a quest'ora soltanto a casa mia non dormono più dacché hanno udito le schioppettate. 6807_7050_001788 e la locca che gironzava sempre da quelle parti perché le avevano detto che il suo menico era andato nella barca dei malavoglia e credeva che dovesse trovarlo ancora là. appena vedeva suo fratello crocifisso, levava le strida al pari di un uccellaccio di malaugurio e gli smuoveva la bile. anche lei. 6807_7050_001789 i fannulloni preferivano godersi all'osteria quella domenica che prometteva di durare anche il lunedì, e fin gli stipiti erano allegri della fiamma del focolare, tanto che lo zio santoro, messo lì fuori colla mano stesa e il mento sui ginocchi, s'era tirato un po in qua per scaldarsi la schiena anche lui. 6807_7050_001790 più tardi, mentre lo facevano scendere per le scale barcollante, reggendolo sotto le ascelle, la folla usciva anch'essa come una fiumana e si sentiva dire: l'hanno condannato ai ferri per cinque anni. in quel momento ntoni usciva dall'altra porticina, anche lui pallido, in mezzo ai carabinieri, ammanettato come un cristo. 6807_7050_001791 mentre, rocco, pieno come una botte, non fiatava più colle spalle al muro. lo zio santoro, intanto, a tastoni, aveva ritirato il lume e chiudeva la porta. ora andatevene, che ho sonno, disse la santuzza. io non ho mica sonno, io massaro filippo, a me mi lascia dormire la notte. 6807_7050_001792 scirocco chiaro e tramontana scura. mettiti in mare senza paura, diceva padron ntoni dalla riva guardando verso la montagna tutta nera di nubi. menico della locca, il quale era nella provvidenza con bastianazzo, gridava qualche cosa: che il mare si mangiò. 6807_7050_001793 finalmente il più duro o il più compassionevole la prese per un braccio e la condusse a casa. ella si lasciava condurre e badava a ripetere: oh, vergine maria, oh, vergine maria. 6807_7050_001794 non voglio andarci più all'osteria, neanche se m'ammazzano- e tornò a lavorare di buonavoglia come prima. anzi, si alzava prima degli altri e andava ad aspettare il nonno alla marina, che ci volevano due ore a far giorno. i tre re erano ancora alti sul campanile del villaggio e i grilli si udivano trillare nelle chiuse come se fossero lì accanto. 6807_7050_001795 ma i poveri malavoglia, come avevano saputo della sua rissa con piedipapera, si aspettavano di momento in momento l'usciere che venisse a scacciarli dalla casa, giacché pasqua era lì vicina e dei denari del debito, a gran stento ne avevano raccolto appena una metà. 6807_7050_001796 e l'andava dicendo al canterano e alle seggiole, come una pazza che invano. sua sorella le andava dietro piangendo- te l'aveva detto, te l'aveva detto- e cercava di afferrarla un'altra volta per le mani. 6807_7050_001797 le altre ridevano perché la vespa non ci aveva che lei stessa da maritare e non ci arrivava. anche quanto a questo padron ntoni, fa più danno di tutti perché è la colonna della casa, rispose la cugina anna. quel cetriolo di ntoni ora non è più un ragazzo. 6807_7050_001798 ché già lui di moglie non ne aveva bisogno, e l'avevano preso per il collo facendogli credere che la vespa avesse acchiappato brasi cipolla e stesse per scappargli insieme alla chiusa, maledetta, chiusa. 6807_7050_001799 lontano, sia ché son figlia di maria, e la vespa baciava anche la medaglia che ci aveva sull'abitino. sciatara e matara, tuono dell'aria e vino solforoso: la zuppidda soggiunse. voi almeno non avete figli da maritare come li ho io, che farei gran danno se andassi sotterra. 6807_7050_001800 chi deve mangiarsi queste sardelle? qui cominciava la cugina anna. deve essere il figlio di un re di corona bello come il sole, il quale camminerà un anno, un mese e un giorno col suo cavallo bianco. 6807_7050_001801 no, no, compare vanni. non c'è bisogno d'andarle a contare a don michele e piedipapera. s'è visto stasera neanche sulla piazza. era lì nella spezieria a fare la repubblica collo speziale. ogni volta che si fa il colpo, egli voga al largo per provare che lui non ci entra in tutto quel che può succedere. 6807_7050_001802 hanno portato adesso la notizia e padron ntoni è corso verso il rotolo per vederla che stanno rimorchiandola verso il paese e pareva che ci avesse le gambe nuove. il vecchio adesso colla provvidenza i malavoglia potranno tirarsi su un'altra volta e la mena sarà di nuovo un bel partito. 6807_7050_001803 la vera disgrazia è toccata allo zio crocifisso, che ha dato i lupini a credenza. chi fa credenza senza pegno perde l'amico, la roba e l'ingegno. lo zio crocifisso se ne stava ginocchioni a piè dell'altare dell'addolorata. 6807_7050_001804 raccontavano che si era combattuta una gran battaglia di mare e si erano annegati dei bastimenti grandi come aci trezza, carichi, zeppi di soldati, insomma, un mondo di cose che parevano quelli che raccontano la storia d'orlando e dei paladini di francia alla marina di catania. e la gente stava ad ascoltare, colle orecchie tese, fitta come le mosche. 6807_7050_001805 è stato dalle malavoglia, soffiò loro nell'orecchio. l'ho visto escire io buon prò. rispose cinghialenta, ma bisognerebbe dire a ntoni che raccomandi a sua sorella di trattenere don michele tutta la notte quando abbiamo da fare. 6807_7050_001806 perché quando il mare parla in quel modo, non si ha coraggio di aprir bocca. padron ntoni disse soltanto a quest'ora: laggiù dicono il rosario per noi e non aggiunsero altro. correndo col vento e colle onde, nella notte che era venuta tutt'a un tratto nera come la pece. 6807_7050_001807 ntoni. ora che era in miseria, non aveva più ritegno di mostrarsi insieme a rocco spatu e a cinghialenta per la sciara e verso il rotolo e a discorrere sottovoce fra di loro. colla faccia scura, a guisa di lupi affamati, don michele tornava a dire alla mena, vostro fratello vi darà qualche dispiacere, comare mena. 6807_7050_001808 anche lui colla sua barbona che predicava di cominciar da capo. era di quelli che avevano acchiappato la fortuna e la teneva negli scarabattoli e si godeva il ben di dio stando sulla porta della bottega a chiacchierare con questo o con quell'altro e quando aveva pestato quel po d'acqua sporca nel mortaio, aveva fatto il suo lavoro. 6807_7050_001809 e non poteva andare dal giudice perché le onze donna rosolina le aveva rubate a suo fratello, il vicario, e si sarebbe saputo il motivo per cui aveva dato in mano a don silvestro quel denaro: per sua vergogna. 6807_7050_001810 mena sembrava davvero sant'agata con quella veste nuova e quel fazzoletto nero in testa, talché brasi. non le levava gli occhi d'addosso come il basilisco e stava appollaiato sulla scranna colle mani fra le gambe, che se le fregava di tanto in tanto di nascosto dalla contentezza. 6807_7050_001811 e se udiva chiocciare le due galline che le aveva regalato, si sentiva una certa cosa dentro di sé e gli sembrava che ci stesse lui in persona nel cortile del nespolo. e se non fosse stato un povero carrettiere dal carro dell'asino, avrebbe voluto chiedere in moglie la sant'agata e portarsela via nel carro. 6807_7050_001812 ogni sera le donnicciuole, quando andavano a prendersi la benedizione e compare cirino, faceva risuonare le chiavi prima di chiudere. la vedevano sempre lì a quel posto, accasciata sui ginocchi, e la chiamavano anche lei, la madre addolorata. 6807_7050_001813 la lia e alessi spalancavano gli occhi e lo guardavano sbigottiti, ma il nonno si lasciava cadere la testa sul petto: ora non hai più né padre né madre e puoi fare quello che ti pare e piace. gli disse alfine, finché vivrò a quei ragazzi ci penserò io. quando non ci sarò più, il signore farà il resto. 6807_7050_001814 la gnà grazia si mise a correre verso il paese e arrivò prima degli altri con tanto di lingua fuori, perché la malanuova la porta l'uccello. appena vide lia, la quale aspettava sull'uscio come un'anima del purgatorio, le disse prendendole le mani: e, tutta sottosopra, anche lei. 6807_7050_001815 contrabbando massaro filippo pensa al suo interesse, ma io, vedete dovessi pagare il dazio due volte e il contrabbando don michele non lo voglio più. no e poi no. ella non voleva perdonare a don michele quella partaccia che gli aveva fatta colla. 6807_7050_001816 e son certo che quella poveretta avrebbe voluto piuttosto che il mulo le fosse camminato sulla pancia e la portassero distesa sul carro come portiamo adesso suo nonno. ora la famiglia dei malavoglia è distrutta e bisogna rifarla di nuovo, tu e alessi. 6807_7050_001817 meglio sarebbe che tu morissi di fame, gli diceva il nonno, e che avessimo a morire tutti. oggi stesso, infine, nessuno parlava più. seduti dov'erano e voltandosi le spalle, 6807_7050_001818 non diceva le solite barzellette e domandava a questo e a quello cos'era stato quel diavolio e se si erano visti rocco spatu e cinghialenta, e si sberrettava con don michele, il quale aveva gli occhi gonfii e gli stivali polverosi e voleva pagargli per forza il bicchierino. 6807_7050_001819 le donne invece si facevano la croce, quasi vedessero cogli occhi la povera gente che vi era dentro. maruzza la longa non diceva nulla, com'era giusto, ma non poteva star ferma un momento e andava sempre di qua e di là per la casa e pel cortile, che pareva una gallina quando sta per far. 6807_7050_001820 i bambini giocavano ai nocciuoli nella strada e se alessi si fermava a guardare colle gambe aperte, gli dicevano: tu vattene, se non hai nocciuoli per giocare, ora vi pigliano la casa. infatti, la vigilia di natale venne apposta l'usciere in carrozza pei malavoglia. 6807_7050_001821 loro erano padroni di mettere le mani su ogni cosa e prendere quello che volevano. ma gli altri, se cercavano, a rischio della pelle, di fare come volevano per sbarcare la loro roba, passavano per ladri e li cacciavano peggio dei lupi, colle, pistole e le carabine. 6807_7050_001822 rattoppava delle reti e intrecciava delle nasse. poi cominciò ad andare col bastoncello sino al cortile di mastro turi a vedere la provvidenza, e stava lì a godersi il sole. infine era tornato a imbarcarsi coi ragazzi, tale e quale. come i gatti, diceva la zuppidda che se non danno il naso per terra son sempre vivi. 6807_7050_001823 ntoni continuò a remare, brontolando perché non poteva andarsene a piedi, e compare mangiacarrubbe per metter la pace. disse che era ora di far colazione. in quel momento spuntava il sole e un sorso di vino si beveva volentieri pel fresco che s'era messo. 6807_7050_001824 va piedipapera. volle andare a vedere anche lui perché era di casa e padron fortunato. e chi d'altri poté entrare a furia di gomitate? la faccia non mi piace, niente affatto. sentenziava padron cipolla scrollando il capo. come vi sentite? compare ntoni. 6807_7050_001825 nella casa del nespolo c'era pure la stalla pel vitello e la tettoia pel mangime, e ogni cosa se ne andava ricordando a poco a poco, cercando qua e là cogli occhi morti e col mento sul bastone. 6807_7050_001826 il sole oggi si coricò insaccato. acqua o vento. quando il sole si corica insaccato, si aspetta il vento di ponente, aggiunse padron ntoni piedipapera. non poteva soffrire quello sputasentenze di padron cipolla il quale, perché era ricco, si credeva di saper tutto, lui, e di dar a bere le corbellerie a chi non aveva denari. 6807_7050_001827 beato lui sospirava. la santuzza è morto in un giorno segnalato, la vigilia dei dolori di maria vergine, e prega lassù per noi peccatori fra gli angeli e i santi del paradiso. a chi vuol bene, dio manda pene. 6807_7050_001828 almeno è morto, che la casa e il nespolo, sino all'ultima foglia, erano ancora suoi ed io che son vecchio, sono ancora qua. uomo povero, ha i giorni lunghi. 6807_7050_001829 ma quando era mal tempo o che soffiava, il maestrale e i sugheri ballavano sull'acqua tutto il giorno come se ci fosse chi suonava il violino, o il mare era bianco al pari del latte, o crespo che sembrava che bollisse. 6807_7050_001830 a me mi sembrano pazzi. vedete, don silvestro, cosa gli manca e s'è messo in testa di far cascare la zuppidda coi suoi piedi. vanno dicendo: e se comare venera non trova di meglio, bisogna che la lasci cascare. padron cipolla continuò a fregarsi il mento e non disse altro. 6807_7050_001831 per la madonna, esclamò rocco spatu, avrei voluto esserci anch'io a far quattro pugni. tutti gli altri stavano ad ascoltare con tanto d'occhi aperti. l'altro giovanotto poi raccontò pure in qual modo era saltata in aria la palestro. 6807_7050_001832 intanto l'avvocato chiacchierava e chiacchierava, che le parole andavano come la carrucola di un pozzo. diceva di no, che non era vero, che ntoni malavoglia avesse fatto tutte quelle birbonate. il presidente era andato a scavarle fuori per cacciare nei guai un povero figliuolo, poiché questo era il suo mestiere. 6807_7050_001833 loro, come loro non gli volevano male a don michele, sebbene ei fosse di quei del governo e diceva che l'uomo è cacciatore e la zuppidda doveva pensarci lei a guardarsi la figliuola. e se don michele ci aveva degli altri intrighi cotesto riguardava lui e la sua coscienza. 6807_7050_001834 che ne volevi ancora gli diè sulla voce, padron fortunato, quando furono lontani, se non si sentiva rosicare altri che te, come ci fosse un mulo davanti a un sacco d'orzo. guarda che ti sei lasciato cascare il vino sui calzoni, giufà, e mi hai rovinato un vestito nuovo. 6807_7050_001835 e quelle galline che la conoscevano soltanto all'aprire, che faceva il rastrello, e la longa che la chiamava pel cortile, che ogni cosa si udiva da casa mia, come se fosse stato proprio là dentro. 6807_7050_001836 l'uomo è il fuoco e la donna è la stoppa. viene il diavolo e soffia. perciò si doveva aiutarsi colle mani e coi piedi per mandare avanti quella barca della casa del nespolo. 6807_7050_001837 finiva piedipapera. quando andava a farsi la barba e sentiva che don michele gli avrebbe dato qualche cosa per levargli davanti gli occhi, ntoni malavoglia, si gonfiava come un gallo d'india, ché così lo tenevano da conto nel paese. 6807_7050_001838 alessi non osava dirgli nulla, tanto suo fratello era mutato. ma al vedergli riprendere la sporta si sentì balzare il cuore dal petto e mena gli disse: tutta smarrita, te ne vai. sì, rispose ntoni. e dove vai? chiese alessi. 6807_7050_001839 già sentenziava don franco colla barba in aria, ha chinato il capo perché don silvestro è di quelli che tengono il manico nel mestolo. dacché era stato al tribunale in mezzo a tutti quegli sbirri, don franco era più arrabbiato di prima e giurava che non ci sarebbe tornato più neanche in mezzo ai carabinieri. 6807_7050_001840 nulla voleva fare, lui che gliene importava della barca e della casa. poi veniva un'altra malannata, un altro colèra, un altro guajo e si mangiava la casa e la barca e si tornava di nuovo a fare come le formiche. bella cosa. e poi, quando si aveva la casa e la barca, che non si lavorava più o si mangiava pasta e carne tutti i giorni. 6807_7050_001841 quando uno non riesce ad acchiappare la fortuna, è un minchione. questo si sa. don silvestro, lo zio crocifisso, padron cipolla e massaro filippo non erano minchioni e tutti facevano loro festa, perché quelli che non hanno niente stanno a guardare a bocca aperta i ricchi e i fortunati e lavorano per loro, come l'asino di compare mosca per un pugno di paglia. 6807_7050_001842 non sapeva che inventare per tranquillarla e le cantava le canzonette colla voce tremola, che sapeva di lagrime anche essa. le comari, mentre tornavano dall'osteria coll'orciolino dell'olio o col fiaschetto del vino, si fermavano a barattare qualche parola con la longa, senza aver l'aria di nulla. 6807_7050_001843 allorché la longa seppe del negozio dei lupini dopo cena, mentre si chiacchierava coi gomiti sulla tovaglia, rimase a bocca aperta, come se quella grossa somma di quarant'onze se la sentisse sullo stomaco. 6807_7050_001844 ora non son più da maritare, tornava a dire mena, col viso basso e sminuzzando gli sterpolini della siepe. anche lei ventisei anni ed è passato il tempo di maritarmi. 6807_7050_001845 poi, al pensare che tutta quella gente andava a sentire condannare suo nipote, là in mezzo ai soldati, davanti ai giudici, gli parve come se l'avesse abbandonato in mezzo a una piazza. 6807_7050_001846 una volta ntoni malavoglia, andando gironi pel paese, aveva visto due giovanotti che s'erano imbarcati qualche anno prima a riposto a cercar fortuna e tornavano da trieste o da alessandria d'egitto, insomma da lontano, e spendevano e spandevano all'osteria meglio di compare naso o di padron cipolla. 6807_7050_001847 lo zio crocifisso, il quale era di quelli che badano ai fatti propri e quando gli cavavano sangue colle tasse si masticava la sua bile dentro di sé per paura di peggio. 6807_7050_001848 allora sbrigatevela tra voi altri, esclamava la zuppidda, voltandogli le spalle per andare a frugare nei cassetti o in cucina, buttando in aria ogni cosa per darsi da fare onde non guardarlo in faccia. 6807_7050_001849 avevano passato la sera all'osteria a bere e schiamazzare, che la bettola è come un porto di mare e la santuzza non avrebbe potuto mandarlo via ora che ci aveva dei soldi in tasca e li faceva ballare nella mano. 6807_7050_001850 cosa avete fatto, scellerata, che al giudice hanno detto che ve l'intendete con don michele e a vostro nonno gli è venuto un accidente. lia non disse nulla, come non avesse udito o non gliene importasse niente. rimase a guardarla, cogli occhi sbarrati e la bocca aperta. 6807_7050_001851 lascia fare a me che l'aggiusto. io assicurava lo zio santoro, farò le cose con giudizio. non ti lascerei fare la figura di tornare a leccare gli stivali a don michele. sono tuo padre o no, santo dio. 6807_7050_001852 sì, sì, brontolava lo zio santoro quando poteva chiapparla un momento a quattr'occhi di don michele, ne hai sempre bisogno. massaro filippo m'ha detto dieci volte che è tempo di finirla, che il vino nuovo non può tenerlo più nella cantina e bisognerebbe farlo entrare in paese di contrabbando. 6807_7050_001853 la longa, mentre i coscritti erano condotti in quartiere, trottando trafelata accanto al passo lungo del figliuolo, gli andava raccomandando di tenersi sempre sul petto l'abitino della madonna e di mandare le notizie ogni volta che tornava qualche conoscente dalla città, che poi gli avrebbero mandati i soldi per la carta. 6807_7050_001854 un bel pezzo di terra, diceva, compare mangiacarrubbe. quando è ben coltivato, dà la minestra per tutto l'anno. la casa dei malavoglia era sempre stata una delle prime a trezza. 6807_7050_001855 e sedette sul muricciuolo della vigna di massaro filippo. così stette un gran pezzo pensando a tante cose, guardando il paese nero e ascoltando il mare che gli brontolava lì sotto. 6807_7050_001856 ma padron ntoni, invece di pensare a risparmiare quei soldi, adesso che il nipote non glieli mangiava più, seguitava a buttarglieli dietro con avvocati e mangiacarte, quei soldi che costavano tanto e che erano destinati alla casa del nespolo. 6807_7050_001857 vedi, ora penso pure a quel povero asino, che ha lavorato con me tanto tempo e andava sempre sole o pioggia, col capo basso e le orecchie larghe. adesso chissà dove lo cacciano e con quali carichi e per quali strade colle orecchie più basse ancora, ché anch'egli fiuta col naso la terra che deve raccoglierlo, come si fa vecchio, povera bestia. 6807_7050_001858 gli veniva voglia di dargli del remo sulla testa e preferiva starsene ad aggiustare le nasse e rifare le maglie delle reti, seduto sulla riva, colle gambe distese e la schiena appoggiata ai sassi. che allora, se pure stava un momento colle mani sotto le ascelle, nessuno gli diceva nulla. 6807_7050_001859 dammi la forbice o tienmi la matassa. che se la sentiva nelle viscere la sua figliuola, ora che tutti le voltavano le spalle? ma la ragazza cantava come uno stornello perché aveva diciotto anni e a quell'età, se il cielo è azzurro, vi ride negli occhi e gli uccelli vi cantano nel cuore. 6807_7050_001860 senti, gli disse il nonno, rizzandosi su a stento, pei dolori che gli mangiavano la schiena. va a dormire, che è meglio. questi discorsi non dovresti farceli mai davanti a tua madre. mio fratello luca, sta meglio di me a fare il soldato brontolò ntoni nell'andarsene. 6807_7050_001861 un fannullone che non sa far altro che andare attorno col carro dell'asino e non possiede altro. un morto di fame, un birbante che le dà ad intendere d'essere innamorato del suo grugno di porco a quella brutta strega di mia nipote, per amor della roba. 6807_7050_001862 in mezzo a quel chiacchierio saltò su la zuppidda la moglie di mastro turi il calafato, la quale stava in fondo alla straduccia e compariva sempre all'improvviso per dire la sua, come il diavolo nella litania, ché nessuno s'accorgeva di dove fosse sbucata. 6807_7050_001863 il nonno gli disse che gli aveva trovato d'andare a giornata nella paranza di compar cipolla con una bella paga. i ho presi per carità, diceva padron fortunato a chi voleva sentirlo seduto davanti alla bottega del barbiere. 6807_7050_001864 bel mestiere, anche quello dello speziale. osservò mosca in questa. spuntò nella viottola, comare venera zuppidda col fuso in mano. oh dio. esclamò, mena, vien gente. e scappò dentro. 6807_7050_001865 prima di mezzanotte la provvidenza avrà girato il capo dei mulini, disse padron ntoni, e il vento fresco non le darà più noia. padron ntoni non pensava ad altro che alla provvidenza e quando non parlava delle cose sue non diceva nulla. e alla conversazione ci stava come un manico di scopa. 6807_7050_001866 mena. invece non ci metteva neppure il naso alla finestra perché non ci stava bene adesso che le era morta la mamma e aveva il fazzoletto nero e poi doveva anche badare a quella piccina e farle da mamma e non aveva chi l'aiutasse nelle faccenduole di casa, tanto che doveva andare anche al lavatoio e alla fontana e a portare il pane agli uomini quando erano. 6807_7050_001867 quello che dico sempre, ripeteva lo speziale tirandosi la barba. tutto il sistema è così: pagar degli sfaccendati per non far niente e farci le corna a noi che li paghiamo, ecco che cos'è della gente che ha quattro tarì al giorno per stare a passeggiare sotto le finestre della. 6807_7050_001868 bravo con lo zio crocifisso. non voglio farci più debiti, perché non me lo dice il cuore dopo l'affare dei lupini, ma trenta lire ce le darebbe per la prima volta che andiamo in mare con la provvidenza. 6807_7050_001869 quello fu un brutto natale, pei malavoglia. giusto in quel tempo anche luca prese il suo numero alla leva, un numero basso da povero diavolo- e se ne andò a fare il soldato, senza tanti piagnistei che oramai ci avevano fatto il callo. 6807_7050_001870 ma aveva denari sin che ne volevano, e se qualcheduno andava a chiedergli dodici tarì, glieli prestava subito col pegno, perché chi fa credenza senza pegno perde l'amico, la roba e 6807_7050_001871 peccato che lo vedessero soltanto i malavoglia, i quali adesso non avevano più nulla da perdere e perciò se ne stavano a vedere chi passava, seduti sulla soglia, immobili e col mento in mano. 6807_7050_001872 mare bianco, scirocco in campo o mare crespo, vento fresco, come se fossero là per imparare i proverbi. e con quei benedetti proverbi, mentre la sera stava a guardare il tempo dalla finestra, col naso in aria, diceva pure: quando la luna è rossa fa vento. quando è chiara vuol dire sereno, quando è pallida, 6807_7050_001873 don silvestro faceva il gallo colle donne e si muoveva ogni momento, col pretesto di offrire le scranne ai nuovi arrivati, per far scricchiolare le sue scarpe verniciate. 6807_7050_001874 però don silvestro si faceva vedere a braccetto con don michele e nessuno osava dir parola in faccia a loro di quei discorsi che correvano. ora, donna rosolina gli sbatteva la finestra sul naso allorché 6807_7050_001875 ntoni poveretto, finché c'era stato bisogno era corso di qua e di là senza fiato e s'era strappati i capelli anche lui. adesso che il nonno stava meglio, girandolava pel paese colle mani sotto le ascelle, aspettando che potessero portare un'altra volta la provvidenza da mastro zuppiddu per. 6807_7050_001876 don michele giurava e spergiurava che non era vero e spesso la sera, quando l'osteria era già chiusa, si udiva un casa del diavolo. dietro la porta, bugiardo gridava la santuzza: assassino, ladro, nemico di dio. 6807_7050_001877 nella luce gloriosa che l'accompagna, dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. 6807_7050_001878 iddio, quel ch'è di patto, non è d'inganno? che l'anima lui non doveva darla ai porci. e piedipapera schiamazzava e bestemmiava come un ossesso per metterli d'accordo, giurando e spergiurando che un caso simile non gli era capitato da che era vivo, e cacciava le mani nel mucchio dei lupini e li mostrava a dio e alla madonna chiamandoli a testimoni. 6807_7050_001879 dei mangiapane come don silvestro. sì che si mangiano un paese senza far nulla, ma i dazii ci vogliono per pagare i soldati che fanno bella vista colla montura. e senza soldati ci mangeremmo come lupi fra di noi. 6807_7050_001880 chi può starsene fra le lenzuola? con questo tempaccio non va in giro. di certo conchiuse compare cinghialenta. ntoni fece segno di star zitti e di scantonare per la viottola onde evitare di passare davanti alla sua casa. ché mena o il nonno. potevano stare ad aspettarlo e li avrebbero uditi. 6807_7050_001881 poi, a poco a poco, cominciarono a mettersi il fazzoletto nero al collo e ad uscire nella strada come le lumache dopo il temporale: colla faccia pallida e ancora sbalorditi. 6807_7050_001882 oppure stava delle ore intere seduto sugli scalini della chiesa col mento in mano a veder passare la gente almanaccando su quei mestieri in cui non ci era nulla da fare la domenica almeno si godeva quelle cose che si hanno senza quattrini. 6807_7050_001883 questi non son discorsi da farsi ora compare ntoni. ma se vostro nonno dice di sì, io per me non vi cambio per vittorio emanuele. compare zuppiddu intanto stava zitto e gli dava un pezzo di salvietta per asciugarsi, dimodoché ntoni quella sera se ne andò a casa tutto contento. 6807_7050_001884 andiamocene via dal paese, diceva lei, come se fossimo marito e moglie. e quando la frittata sarà fatta, vostro padre dovrà dir di sì, per forza. già non ha altri figliuoli e la roba non sa a chi lasciarla. 6807_7050_001885 vi giuro per questa medaglia benedetta che ci ho qui. sentite che vedrete qualche cosa di grosso nel paese e mi butterò in mare bella e vestita come sono brasi. si grattava il capo e seguitava per me: io vi voglio, ma mio padre poi che farà? 6807_7050_001886 e don giammaria, che si pappa la lira al giorno per confessare la santuzza e sentire le porcherie che gli racconta, e don silvestro, che so io, e mastro cirino, che è pagato per romperci gli stivali colle sue campane, ma i lumi poi non li accende e si mette in tasca l'olio ché lì al municipio poi ci son altre porcherie. 6807_7050_001887 almeno finché non ce la lascio, voglio godermi quel po di bene che posso trovare, giacché è inutile logorarmi la pelle per niente. e poi quando avrete la casa, e quando avrete la barca, e poi e la dote di mena e la dote di lia. 6807_7050_001888 padron ntoni, ora che non gli era rimasto altri che alessi pel governo della barca, doveva prendere a giornata qualcheduno o compare? nunzio che era carico di figliuoli e aveva la moglie malata o il figlio della locca, il quale veniva a piagnucolare dietro l'uscio che sua madre moriva di fame. 6807_7050_001889 la zuppidda adesso predicava che il capo della casa era suo marito ed egli era il padrone di maritare la barbara con chi gli piaceva. e se voleva darla a don silvestro, voleva dire che gliela aveva promessa e aveva chinato il capo. e quando suo marito aveva chinato il capo, era peggio di un bue. 6807_7050_001890 e a chi gli domandava perché andasse sempre in giro diceva che la fame fa uscire il lupo dal bosco e cane affamato non teme bastone. ma di lui non volevano saperne, ora che era ridotto in quello stato. 6807_7050_001891 ognuna diceva la sua, dello zio crocifisso, il quale piagnucolava sempre e si lamentava come cristo in mezzo ai ladroni e intanto aveva denari a palate. ché la zuppidda, un giorno che il vecchio era malato, aveva vista una cassa grande, così sotto il letto. 6807_7050_001892 sentite a me, gli suggerì don silvestro: piuttosto dategli la casa, se no se ne va in spese perfino la provvidenza e i capelli che ci avete in testa e ci perdete anche le vostre giornate coll'andare e venire. 6807_7050_001893 angustia. ntoni cercava di rassicurarla che sarebbe tornato presto e carico di denari e sarebbero stati allegri tutti. maruzza scuoteva il capo tristamente, guardandolo sempre negli occhi e diceva di no, di no, che lei non l'avrebbe trovata più. 6807_7050_001894 sassi. ella diceva sempre la verità, come il santo evangelio. questo era il suo vizio e perciò la gente che non amava sentirsela cantare l'accusava di essere una lingua d'inferno, di quelle che lasciano la bava. 6807_7050_001895 il povero vecchio aveva paura e non stava a cercare il pelo nell'uovo colle chiacchiere dell'avvocato, purché gli sciogliessero le mani a suo nipote e lo lasciassero tornare a casa, giacché gli pareva che ntoni, dopo quel terremoto, dovesse tornare a casa e starsene sempre con loro come quando era ragazzo. 6807_7050_001896 adesso tutti vogliono fare i negozianti per arricchire, diceva stringendosi nelle spalle, e poi, quando hanno perso la mula, vanno cercando la cavezza. 6807_7050_001897 segretario. in quell'ora le ragazze facevano come uno stormo di passere attorno alla fontana e la stella della sera era già bella e lucente, che pareva una lanterna appesa all'antenna della provvidenza. 6807_7050_001898 tu va a dormire, ripeteva: mena alla sorella, tu sei troppo giovane e certe cose non devi saperle. al nonno non diceva nulla, per non dargli quest'altro crepacuore. 6807_7050_001899 la galera ce l'ho in casa. vorrei esserci io al posto di tuo figlio. cosa vuoi da me? già il pane non te lo portava nemmeno lui. 6807_7050_001900 tu poi sarai sempre uno sciocco che non saprai fare gli affari tuoi, uno di quei grulli che abbaiano alla luna un chiacchierone, ma infine, cosa ho detto? piagnucolava lo speziale, andandole dietro per la scala col lume in mano. 6807_7050_001901 la santuzza intanto lo aveva preso per le spalle e lo spingeva fuori dell'uscio. andate a dirglielo voi stesso e andate a cercarvi i guai fuori di qui. io non ne voglio chiacchiere colla polizia, pei vostri begli occhi. 6807_7050_001902 giusto in quel punto si seppe che brasi cipolla s'era lasciato rubare dalla mangiacarrubbe come un bietolone e, padron fortunato, li andava cercando per la sciara e pel vallone e sotto il ponte, colla schiuma alla bocca, giurando e spergiurando che se li trovava, voleva dar loro tante di quelle pedate e farsi venire le orecchie di suo figlio nelle mani. 6807_7050_001903 talché il poveraccio si faceva giallo e verde e di cento colori e non sapeva che fare perché barbara lo teneva invischiato come un passerotto, con quegli occhioni neri e gli diceva poi: vuol dire che a me non mi volete bene come ai vostri? e si metteva a piangere nel grembiule quando non c'era la mamma. 6807_7050_001904 e dove se la porterà. domandò poi la lia, lontano, lontano, nel suo paese di là del mare d'onde non si torna più. come compar alfio mosca, disse la nunziata, io non vorrei andarci col figlio del re se non dovessi tornare più. 6807_7050_001905 la gallina che cammina torna a casa colla pancia piena. se non altro egli se l'era riempita di giudizio la pancia e andava a raccontare quello che aveva imparato sulla piazza, nella bottega di pizzuto ed anche all'osteria della santuzza. 6807_7050_001906 i più curiosi, allungavano il collo dall'uscio e si ammiccavano l'un l'altro per mostrarselo a vicenda. e pare l'usciere che fa il pignoramento. sghignazzavano. 6807_7050_001907 chi è? chi è che grida? domandava ntoni, aiutandosi coi denti e col coltello a tagliare le rilinghe della vela, la quale era caduta coll'antenna sulla barca e copriva ogni cosa. ad un tratto un colpo di vento la strappò netta e se la portò via sibilando. allora i due fratelli poterono sbrogliare del tutto il troncone dell'antenna e buttarlo in mare. 6807_7050_001908 questo qui non scriverà per danari quando sarà laggiù? pensava il vecchio, e se dio gli dà giorni lunghi, la tira su un'altra volta la casa del nespolo. ma dio non gliene diede giorni lunghi, appunto perché era fatto di quella pasta. 6807_7050_001909 adesso diceva: va a prender la legna. ora sta governando il suo asino e si vedeva il lume nel cortile e sotto la tettoia, sant'agata rideva e la nunziata diceva che, per essere preciso come una donna a compare alfio, gli mancava soltanto la gonnella. 6807_7050_001910 in quel tempo non andavano intorno né medico né speziale. dopo il tramonto e le vicine stesse si sprangavano gli usci per la paura del colèra e ci incollavano delle immagini di santi a tutte le fessure. 6807_7050_001911 con quel suo piede del diavolo e cominciò a dirgli il fatto suo, che era una carogna, e si guardasse bene dal dir male dei zuppiddi e di quel che facevano, che lui non ci aveva nulla a vedere. 6807_7050_001912 a sentir quello che si diceva e a dir la sua. oramai come padron ntoni, maritava la nipote e la provvidenza s'era rimessa in gambe. tutti tornavano a far buon viso ai malavoglia che non sapevano nulla di quel che ci aveva nello stomaco. piedipapera nemmeno comare. grazia sua moglie. 6807_7050_001913 padron ntoni mostrava ai suoi ragazzi il bel fuoco che fiammeggiava nella cucina della longa, in fondo al cortiletto della straduccia del nero che c'era il muro basso, e dal mare si vedeva tutta la casa colle quattro tegole sotto cui si appollaiavano le galline e il forno, dall'altro lato della porta. 6807_7050_001914 sua moglie gli piantava le unghie sulla faccia e gli gridava che voleva aver le chiavi, lei, e non voleva star sempre a desiderare un pezzo di pane e un fazzoletto nuovo. peggio di prima. perché se avesse saputo quel che le doveva venire dal matrimonio con quel bel marito che le era toccato, si sarebbe tenuta la chiusa e la medaglia di figlia, di maria piuttosto. 6807_7050_001915 don michele era passato a far la ronda, ma rocco spatu, che sapeva la legge, diceva: sputacchiando: finché c'è il lume sulla porta abbiamo il diritto di star qua. e si appoggiava al muro per star meglio. 6807_7050_001916 già tanto e tanto. avrebbe potuto portarla ancora la medaglia di figlia di maria, e lui strillava che era rovinato, che non era più padrone del fatto suo, che v'era tuttora il colèra in casa. 6807_7050_001917 come sapeva di lettere, leggeva la gazzetta e la faceva leggere agli altri, e ci aveva anche la storia della rivoluzione francese, che se la teneva là a portata di mano, sotto il mortaio di cristallo. perciò quistionavano tutto il giorno con don giammaria, il vicario, per passare il tempo e ci pigliavano delle malattie dalla bile. 6807_7050_001918 davanti alla tavola d'abete per ingannare il tempo, mentre la zuppidda e le altre comari vociferavano nella strada, filando al sole e volevano strappare gli occhi a tutti loro. baco da seta, come corsero a chiamarlo. dal muro della vigna di massaro filippo s'infilò il giubbone nuovo. si lavò le mani, si spolverò dalla calce. 6807_7050_001919 vedrete che arriveranno a metter fuori le scope, diceva la mangiacarrubbe gongolando, non mi chiamo la mangiacarrubbe. se non ci arrivano, bell'affare. che ha fatto la zuppidda con cetriolo? 6807_7050_001920 ci vuol altro che cappelli colla penna, per quella lì sogghignava pizzuto. finalmente una volta don michele disse: santo diavolone, se non fosse pel cappello colla penna, gli farei tenere la candela. io a quel ragazzaccio di malavoglia. 6807_7050_001921 così non perdevano tempo all'osteria e dall'uscio poteva tener d'occhio il banco, sebbene non ci vedesse, ché gli avventori li conosceva tutti ad uno, ad uno soltanto, al sentirli camminare quando venivano a bere un bicchiere. 6807_7050_001922 perché la vespa aveva la sua brava chiusa e se voleva maritarsi non prendeva uno, il quale non possedeva altro che un carro da asino. carro cataletto, dice il proverbio. ella ha gettato gli occhi su di suo zio, campana di legno la furbaccia. 6807_7050_001923 e sembra il patriarca san giuseppe. addirittura su quel letto e con quella barba lunga, beato, lui, esclamava la santuzza, che piantava i boccali e ogni cosa e andava sempre dove sentiva il signore, come una cornacchia, diceva lo speziale. 6807_7050_001924 la sera ntoni di padron. ntoni seppe quelle chiacchiere e sacramento, voleva fargli vedere che era stato soldato a piedipapera. lo incontrò giusto che veniva dalla sciara vicino alla casa dei zuppiddi. 6807_7050_001925 e anche don silvestro, il segretario comunale, tornando dalla vigna, si fermava un momento. allora don franco diceva, fregandosi le mani, che pareva un piccolo parlamento e andava a piantarsi dietro il banco, pettinandosi colle dita la barbona, con certo sorriso furbo che pareva si volesse mangiare qualcuno a colezione. 6807_7050_001926 la colpa è di don silvestro- seguitava poscia a sbraitare di qua e di là per tutto il paese- e di quell'imbroglione di piedipapera il quale non ha barche e vive alle spalle del prossimo. tiene il sacco a questo e a quello. 6807_7050_001927 perché adesso bisogna aiutarci tutti per pagare il debito dei lupini. maruzza si tappava le orecchie, colle mani per non sentire la locca che si era appollaiata sul ballatoio dietro l'uscio e strillava dalla mattina con quella voce fessa di pazza. 6807_7050_001928 e allora, per buscarsi quei dodici tarì, come i ragazzi andavano a prendere il vino per la cena, li chiamava alessi, o nunziata, o lia e domandava pure: dove vai, d'onde vieni, che hai fatto oggi, oppure l'hai visto? don michele ci passa dalla strada del nero. 6807_7050_001929 sbuffava, giacché vi dice di prenderlo, prendetelo, aggiungeva vanni pizzuto, se compare tino paga. lui vuol dire che ne ha da spendere denari. ne ha il furbaccio, tanto che ha comprato il debito dei malavoglia ed ora lo pagano a bastonate. 6807_7050_001930 perché il mare aveva scopato vele, antenne, remi e ogni cosa e non aveva lasciato un cavicchio di legno che tenesse fermo. questo era il posto del babbo, dove c'è la forcola nuova, diceva luca, il quale s'era arrampicato sulla sponda e qui sotto c'erano i lupini. 6807_7050_001931 adesso uno è in paradiso, l'altro vuole la zuppidda. non possono menare innanzi quella barca rotta e cercano di maritare la ragazza. costoro non pensano ad altro che a maritarsi. hanno la rabbia, come mia nipote, la vespa. adesso che mena, si marita. vedrete che compare mosca, torna qui per chiapparsi la chiusa della vespa. 6807_7050_001932 come lo vedevano tutti. gli ridevano sul naso e piedipapera. andava dicendo: avete visto le ricchezze che ha portato ntoni di padron, ntoni e quelli che ci avevano messo un po di tempo a fare il fagotto colle scarpe e le camicie prima di avventurarsi a quella minchioneria di lasciare il paese, si tenevano la pancia dal ridere. 6807_7050_001933 alfio le andava snocciolando la litania di tutte le ricchezze, di brasi cipolla, il quale, dopo compare naso il beccaio, passava pel più grosso partito del paese e le ragazze se lo mangiavano cogli occhi. 6807_7050_001934 mentre i malavoglia diventavano bianchi e si strappavano i capelli per quel carico di lupini che avevano preso a credenza dallo zio crocifisso. campana di legno. volete che ve la dica? saltò su la vespa. 6807_7050_001935 ma se la vespa riesce a farsi rubare qualche cos'altra, potrai pulirti la bocca della speranza dell'eredità e ci perdi i soldi e il vino che non ti ha dato. allora si misero a quistionare perché padron ntoni sosteneva che lo zio crocifisso alla fin fine era cristiano. 6807_7050_001936 chi lo sa quando tornerò? io vado dove mi porta il mio asino. finché dura il lavoro, vi starò, ma vorrei tornar presto qui. se c'è da buscarmi il pane, guardatevi, la salute compare alfio alla bicocca. mi hanno detto che la gente muore come le mosche dalla malaria. 6807_7050_001937 le erano morti il figlio e il marito. l'avevano scacciata dalla casa, ma adesso era contenta che fosse riescita a pagare il medico e lo speziale e non doveva più niente a nessuno. a poco a poco il nonno era arrivato a dire: datemi da fare qualche cosa, così non so starci senza far nulla. 6807_7050_001938 ei faceva il conto sulle grosse dita ficcate nei guanti di cotone e i ragazzi guardavano a bocca aperta tutte quelle cose che costavano caro. ed erano lì pel babbo, il cataletto, i ceri, i fiori di carta. e la bambina, vedendo la luminaria e udendo suonar l'organo, si mise a. 6807_7050_001939 ché in quelle occasioni si mette un sasso su ogni quistione. ed era venuta anche la locca, la quale andava sempre dove c'era folla. quando sentiva del brusio pel paese, di notte o di giorno, quasi non chiudesse più gli occhi e aspettasse sempre il suo menico. 6807_7050_001940 io vi sono amico e chiudo gli occhi. ma quando verrà qui un altro brigadiere in vece mia, vorrà sapere che cosa va a fare vostro fratello con cinghialenta la sera verso il rotolo e con quell'altro buon arnese di rocco spatu, quando vanno a passeggiare nella sciara come se avessero delle scarpe da buttar via. 6807_7050_001941 l'avvocato, dopo che ebbe udito ogni cosa e si fu raccapezzato per merito di don silvestro, disse che era una bella causa da buscarsi. sicuro la galera se non c'era lui e si fregava le mani. 6807_7050_001942 e la sera, per non sentire quelle chiacchiere senza sugo, si metteva sull'uscio, colle spalle al muro a guardare la gente che passava e digerirsi la sua mala sorte. almeno così si riposava pel giorno dopo che si tornava da capo a far la stessa cosa. al pari dell'asino di compare mosca. 6807_7050_001943 don franco allora si sfogava mettendosi a ridere come una gallina all'uso di don silvestro, rizzandosi sulla punta dei piedi coll'uscio spalancato a due, battenti che per questo non c'era pericolo d'andare in prigione. 6807_7050_001944 la longa aveva pure messo sulla porta un panchettino e vendeva arancie, noci, ova sode ed ulive nere. state a vedere che a poco a poco arrivano a vendere anche il vino, diceva la santuzza. io ci ho piacere perché son gente col timore di dio. 6807_7050_001945 bè, che novità e non lo sapevi. sei quel che è stato tuo padre e quel ch'è stato tuo nonno. più ricco è in terra chi meno desidera. meglio contentarsi che lamentarsi. 6807_7050_001946 e rendere la scena nettamente, coi colori adatti, tale da dare la rappresentazione della realtà com'è stata o come avrebbe dovuto essere ilano gennaio. 6807_7050_001947 i ragazzi s'erano istallati nella provvidenza insieme agli altri monelli che volevano arrampicarvisi anche loro. quando avremo rattoppata per bene la provvidenza, diceva alessi, sarà come la concetta dello zio cola. 6807_7050_001948 allora non ti basterà il cuore di lasciare il paese dove sei nato e cresciuto e dove i tuoi morti saranno sotterrati sotto quel marmo davanti all'altare dell'addolorata che si è fatto liscio, tanti ci si sono inginocchiati sopra la domenica. 6807_7050_001949 no, no, esclamò il vecchio tutto giulivo e gettandogli al collo le braccia rattratte come radiche di vite, i denari per la casa ci son già. e se tu ci aiuti, ah, la casa del nespolo. credete che sia il più bel palazzo del mondo, voi che non avete visto altro? 6807_7050_001950 lo so che non è il più bel palazzo del mondo, ma non dovresti dirlo tu che ci sei nato, tanto più che tua madre non ci è morta. nemmeno mio padre non ci è morto. il nostro mestiere è di lasciare la pelle laggiù in bocca ai pescicani. 6807_7050_001951 ma ei diceva di no, che sarebbe stato meglio per lui e per loro, e quando tornava poi sarebbero stati tutti allegri. la povera donna non chiudeva occhio in tutta la notte e inzuppava di lagrime il guanciale. infine il nonno se ne accorse e chiamò il nipote fuori dell'uscio, accanto alla cappelletta, per domandargli cosa avesse. 6807_7050_001952 quando poi avrebbero maritato le ragazze e ricomperata la casa, se potevano metter su anche la barca, non avevano più nulla a desiderare e padron ntoni avrebbe chiuso gli occhi contento. 6807_7050_001953 don silvestro, il quale sapeva di legge, stava passando il tempo costruendo una gabbia a trappola che voleva regalare ai bambini della signora ei. non faceva come l'avvocato e li lasciò chiacchierare e chiacchierare, seguitando ad infilar gretole nelle cannucce. infine disse quel che ci voleva: 6807_7050_001954 ma lui era cristiano, con uno stomaco fondo come un pozzo e metteva tutto là dentro. egli sapeva il fatto suo e come betta l'accoglieva colla bocca spalancata, peggio di un cane arrabbiato, e mastro croce callà. s'era lasciato scappare il detto che a lui non gliene importava. rispose: 6807_7050_001955 così passarono tutta la notte davanti al lettuccio, dove maruzza non si muoveva più, sin quando la candela cominciò a mancare e si spense anch'essa. e l'alba entrava dalla finestra, pallida come la morta, la quale aveva il viso disfatto e affilato al pari di un coltello e le labbra nere. 6807_7050_001956 l'hanno arrestato stanotte nel contrabbando, insieme al figlio della locca, rispose la cugina anna, la quale aveva perduto la testa. hanno ammazzato don michele. ah, mamma mia. gridò il vecchio, cacciandosi le mani nei capelli. ed anche la lia si era cacciate le mani nei capelli. padron ntoni sempre colle mani in testa. non faceva altro che dire. 6807_7050_001957 ora cercano di farci chiudere bottega perché non mi lascio mangiare il fatto mio da questo e da quello. che razza di cristiani? eh, perché non l'aumentano sul vino, il loro dazio, o sulla carne che nessuno ne mangia? 6807_7050_001958 il solito discorso, così faceva mio nonno. seguitava a gridare loro dietro lo speziale: siete asini che vi manca soltanto la coda. con gente come questa cosa volete fare e si contentano di mastro croce giufà, perché il sindaco è stato sempre lui. e sarebbero capaci di dirci che non vogliono la repubblica perché non l'hanno mai vista. 6807_7050_001959 gli uomini erano all'osteria e nella bottega di pizzuto o sotto la tettoia del beccaio a veder piovere col naso in aria. sulla riva c'era soltanto padron ntoni, per quel carico di lupini che vi aveva in mare, colla provvidenza, e suo figlio, bastianazzo per giunta, e il figlio della locca. 6807_7050_001960 cristiano. coll'andare dei giorni, però nessuno parlava più di quello che era successo. ma come la longa non vedeva spuntare la lettera, non aveva testa né di lavorare né di stare in casa. era sempre in giro a chiacchierare di porta in porta, quasi andasse cercando quel che voleva sapere. 6807_7050_001961 pedate. massaro filippo mi ha detto che il mosto non può tenerlo più nelle botti e lo venderà ad altri se tu non fai la pace con don michele e non ti riesce di farlo entrare di contrabbando come prima. 6807_7050_001962 bastianazzo, che si era sbrigato in fretta dal disarmare la provvidenza per andare ad aspettarli in capo alla via. come li vide comparire a quel modo, mogi mogi e colle scarpe in mano, non ebbe animo di aprir bocca e se ne tornò a casa con loro. 6807_7050_001963 certo è che ntoni salutò la sara colla mano ed ella rimase colla falce in pugno a guardare finché il treno non si mosse. alla longa l'era parso rubato a lei quel saluto e molto tempo dopo, ogni volta che incontrava la sara di comare tudda nella piazza o al lavatoio, le voltava le spalle. 6807_7050_001964 sicché non era più come sant'agata, quando nessuno la vedeva e stava sempre al telaio. adesso aveva poco tempo da stare al telaio, don michele, dal giorno che la zuppidda s'era messa a predicare sul ballatoio, colla conocchia in mano, che voleva cavargli gli occhi con quella conocchia se tornava a bazzicar da quelle parti per la barbara. 6807_7050_001965 i malavoglia né alcun altro in paese sapevano di quel che stavano almanaccando: piedipapera, collo, zio crocifisso. il giorno di pasqua, padron ntoni prese quelle cento lire che ci erano nel canterano e si mise il giubbone nuovo per andare a portarle allo zio crocifisso. che son tutte qui, disse costui. 6807_7050_001966 a voi cosa ve ne importa? gli gridava betta, fate anche voi come fanno gli altri. e se non vogliono il dazio della pece, don silvestro ci penserà lui a trovare qualche altra cosa. 6807_7050_001967 allora era una festa, né si badava più al freddo o alla pioggia, e davanti alla fiammata stavano a chiacchierare sino a tardi della grazia di dio che aveva mandato san francesco e quel che si sarebbe fatto dei denari. 6807_7050_001968 per questo ce l'ha con me. entrava a dire: ntoni, è arrabbiato come un cane e vuol fare il prepotente perché ci ha la sciabola, ma sangue della madonna, una volta o l'altra voglio dargliela sul muso, la sua sciabola, per fargli vedere che me ne infischio io. 6807_7050_001969 lo faccio per amor vostro. aveva detto a ntoni di padron. ntoni, perché è la vostra provvidenza. voi, colla scopa in mano, sembrate una regina. rispose: ntoni in tutta trezza. non c'è una brava massaia come voi. 6807_7050_001970 così non ti vedrò più, gli diceva. ora la casa va vuotandosi a poco a poco. e quando se ne andrà anche quel povero vecchio di tuo nonno, in mano di chi resteranno quei poveri orfanelli? ah, maria addolorata. 6807_7050_001971 tu lasciali dire, diceva padron ntoni a suo nipote, il quale voleva rompere il remo sulla testa a chi gli dava della carogna. colle loro chiacchiere non ci danno pane né ci levano un soldo di debito dalle spalle. 6807_7050_001972 ma egli rispondeva: no, è don michele che mi vuole male, te l'ho detto. sta sempre a macchinar birbonate contro di me. collo zio antoro i. ho sentiti io nella bottega di pizzuto che lo sbirro gli diceva: 6807_7050_001973 oppure quando avrà provato il pane salato che si mangia altrove, non si lagnerà più della minestra di casa sua. finalmente arrivò da napoli la prima lettera di ntoni, che mise in rivoluzione tutto il vicinato. 6807_7050_001974 gli avevano ripreso persino il vestito nuovo a brasi ed ei si sfogava ad andare a stanare le lucertole nella sciara o a mettersi a cavalcioni sul muricciuolo del lavatoio e giurava di non far più nulla, neanche se l'ammazzavano ora che non volevano dargli la moglie e gli avevano ripreso persino il vestito nuovo delle nozze. 6807_7050_001975 mia figlia, io non l'ho rubata. si potrebbe chiudere gli occhi se non avete nulla, perché siete giovane e ci avete sempre la salute da lavorare e siete del mestiere, tanto più che adesso i mariti sono scarsi. con questa leva del diavolo che ci scopa via tutti i giovanotti del paese. 1989_7240_000000 che dicevi, o mio cor che si partia quella per che, penando ivi e battendo il cuocer non più tosto, io mi sentia della vampa d'amor che il venticello che l'aleggiava volossene via. 1989_7240_000001 lui giochi e cene e invidiate danze tengon la notte e il giorno. a lui dal labbro mai non si parte il riso. 1989_7240_000002 mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. 1989_7240_000003 impara, sorella mia, che in gravi e luttuosi tempi l'infelice famiglia all'infelice italia accrescerai di forti esempi. al tuo sangue provvedi. 1989_7240_000004 desta la moglie in fretta e via con quanto di lor cose rapir posson, fuggendo, vede lontan l'usato suo nido e il picciol campo che gli fu dalla fame. unico schermo. 1989_7240_000005 e dell'etereo lume assai più dolci. sortir l'opaca tomba e il fato estremo non la pietà, non la diritta, impose legge del cielo. 1989_7240_000006 e voi pupille, tenere sguardi furtivi, erranti, voi de gentili amanti, primo immortale amor ed alla mano, offertami candida, ignuda mano. 1989_7240_000007 bruto per l'atra notte in erma sede, fermo già di morir gl'inesorandi numi e l'averno accusa e di feroci note invan la sonnolenta aura percote. 1989_7240_000008 e sebben pieni di tedio, alfin dopo il servire e dopo un lungo vaneggiar, contento abbraccio, senno con libertà che se d'affetti orba la vita e di gentili errori è notte senza stelle a mezzo il verno. 1989_7240_000009 dimmi tenero core. or che spavento, che angoscia era la tua fra quel pensiero presso al qual t'era noia ogni contento. 1989_7240_000010 ma tua vita era allor, con gli astri e il mare ligure, ardita prole quand'oltre alle colonne ed oltre ai liti cui strider l'onde all'attuffar del sole. 1989_7240_000011 tu pensoso in disparte, il tutto miri, non compagni, non voli, non ti cal d'allegria. schivi gli spassi, canti e così trapassi dell'anno e di tua vita il più bel fiore. 1989_7240_000012 ma la vita mortal, poi che la bella giovinezza sparì, non si colora d'altra luce, giammai né d'altra aurora. 1989_7240_000013 lamentai co silenzi e con la notte, il fuggitivo spirto, ed a me stesso, in sul languir, cantai, funereo canto. 1989_7240_000014 tu vivi bella, non solo ancor, ma bella tanto al parer mio che tutte l'altre avanzi. 1989_7240_000015 giammai verso il misero amante, il cor t'assalse, mentre vivesti io, disperando allora e sperando, traea le notti e i giorni. 1989_7240_000016 già di candide ninfe i rivi, albergo, placido albergo e specchio furo i liquidi fonti arcane, danze d'immortal piede, i ruinosi gioghi scossero e l'ardue selve. oggi romito, nido de venti. 1989_7240_000017 sole. raggio divino, al mio pensiero apparve, donna, la tua beltà. simile effetto fan la bellezza e i musicali accordi. ch'alto mistero d'ignorati elisi, paion sovente rivelar. 1989_7240_000018 ma per cagion di lei, grave procella, presentendo in suo cor brama quiete, brama raccorsi in porto dinanzi al fier disio che già rugghiando, intorno, intorno oscura. 1989_7240_000019 questa misera piaggia ed aurea corse nostra caduca età, non che di latte onda rigasse intemerata il fianco delle balze materne. 1989_7240_000020 e noi la vasta fuga de greggi, sbigottiti o d'alto fiume alla dubbia sponda, il suono e la vittrice ira. 1989_7240_000021 né mi diceva il cor che l'età verde sarei dannato a consumare. in questo natio borgo selvaggio, intra una gente zotica vil cui nomi strani. 1989_7240_000022 o donna mia già tace ogni sentiero e pei balconi, rara traluce la notturna lampa. tu dormi, che t'accolse. agevol sonno nelle tue chete stanze. 1989_7240_000023 questo ch'amara nel fior degli anni suoi. vecchiezza impara, vivi, tu vivi o santa natura vivi. e il dissueto orecchio della materna voce il suono accoglie. 1989_7240_000024 né già vantarmi potrò del dono io semispento, a cui straniera man le labbra oggi, fra poco eternamente chiuderà. 1989_7240_000025 dimmi ove tende questo vagar mio breve il tuo corso immortale. vecchierel, bianco, infermo, mezzo vestito e scalzo, con gravissimo fascio in su le spalle. 1989_7240_000026 del maggior pianeta. ecco, svaniro a un punto e figurato è il mondo in breve carta. ecco, tutto è simile e discoprendo. 1989_7240_000027 chi però mai potrebbe quel che pur si dovrebbe desiar de suoi cari, il giorno estremo per dover egli scemo rimaner di se stesso. 1989_7240_000028 fin la vecchiezza, l'abborrita vecchiezza. avrei sofferto con riposato cor che a sostentarla bastato sempre il rimembrar- sarebbe d'un solo istante- e il dir: 1989_7240_000029 che parrà di tal voglia che di quest'anni miei che di me stesso ahi pentirommi e spesso, ma sconsolato, volgerommi indietro. 1989_7240_000030 alcun t'amasse in terra a lui pur fora questo viver. beato e ben chiaro vegg'io: siccome ancora seguir loda e virtù, qual ne prim'anni l'amor tuo mi farebbe. 1989_7240_000031 caggiono i regni. intanto passan genti e linguaggi. ella nol vede e l'uom d'eternità s'arroga il vanto. 1989_7240_000032 a sé la terra, forse il mortale inabitabil fatta. vede, omai, senza quella nova, sola, infinita felicità che il suo pensier figura. 1989_7240_000033 il calpestio de barbari cavalli prepara il fato e dalle selve ignude cui l'orsa algida preme a spezzar le romane inclite mura, chiama i gotici. brandi sudato e molle di fraterno sangue. 1989_7240_000034 nidi, l'intima rupe onde ministra l'irrigua valle inopinato, il giorno dell'atra morte incombe. 1989_7240_000035 ve come infusi e tinti del barbarico sangue, i greci eroi cagione ai persi d'infinito affanno, a poco a poco, vinti dalle piaghe, l'un sopra l'altro cade. 1989_7240_000036 anco sovente a tal venuto il gran travaglio interno che sostener nol può. forza mortale, o cede il corpo frale ai terribili moti. 1989_7240_000037 la vostra tomba è un'ara e qua, mostrando, verran le madri ai parvoli le belle orme del vostro sangue. ecco, io mi prostro, o benedetti, al suolo e bacio questi sassi e queste zolle. 1989_7240_000038 e la ragione in grembo de celesti si posa. oh cure, oh speme de più verd'anni. alle sembianze il padre, alle amene sembianze. eterno regno diè nelle genti e per virili imprese. 1989_7240_000039 arcana. felicità, fingendo al viver mio, ignaro del mio fato. e quante volte questa mia vita dolorosa e nuda, volentier con la morte avrei cangiato. 1989_7240_000040 quando muti questi occhi all'altrui core e lor fia vòto il mondo e il dì futuro del dì presente più noioso e tetro. 1989_7240_000041 d'amor digiuna siede l'alma di quello a cui nel petto non si rallegra il cor quando a tenzone scendono i venti e quando nembi aduna l'olimpo e fiede le montagne il rombo della procella. 1989_7240_000042 il tuon rapido, spingi ne giusti e pii la sacra fiamma. stringi, preme il destino invitto e la ferrata necessità gl'infermi schiavi di morte e se a cessar non vale, gli oltraggi lor de necessarii danni. 1989_7240_000043 o salve, o segno salutare o prima luce della famosa età che sorge. mira dinanzi a te come s'allegra la terra e il ciel. 1989_7240_000044 però, se nominar lice talvolta con proprio nome, il ver non altro, in somma, fuor che infelice in qualsivoglia tempo, e non pur ne civili ordini e modi. 1989_7240_000045 i sovvien del tempo che mi scendesti in seno. era quel dolce e irrevocabil tempo allor che s'apre al guardo giovanil questa infelice scena del mondo. 1989_7240_000046 beato te che il fato a viver non dannò fra tanto orrore che non vedesti in braccio l'itala moglie a barbaro soldato. 1989_7240_000047 e l'uno estinto l'altro in vita serbar, come potesti far necessario in noi tanto dolor che sopravviva amando al mortale il mortal. 1989_7240_000048 per quello di neve, orrido mare, dilaceràr le belve e sarà il nome degli egregi e forti pari mai, sempre ed uno con quel de tardi e vili anime care. 1989_7240_000049 pristino velo, e di sperar contenta, nostra placida nave in porto ascese, tal fra le vaste californie selve. 1989_7240_000050 e dalla via corrente odi, lontano tintinnio di sonagli, il carro stride del passeggier. che il suo cammin ripiglia. 1989_7240_000051 e il duro vento col petto rompea che gocce fredde giù per l'aria nera in sul volto, soffiando le spingea e il tuon veniale incontro come fera, rugghiando orribilmente e senza posa. 1989_7240_000052 sovente in queste rive che, desolate, a bruno, veste il flutto indurato e par che ondeggi seggo la notte. 1989_7240_000053 a cui tanto nostro dolor diletti o giovi. con quali ordini e leggi a che si volva questo arcano universo, il qual di lode colmano i saggi, io d'ammirar son pago. 1989_7240_000054 sopravviver. ti doglia chiaro per lei stato. saresti allora che del serto fulgea di ch'ella è spoglia, nostra colpa e fatal. 1989_7240_000055 vento. esso tornando a volo dal bosco alla campagna, dalla valle mi porta alla montagna. seco perpetuamente, vo pellegrina e tutto l'altro ignoro. 1989_7240_000056 a voi marmorei numi, se numi avete in flegetonte albergo o su le nubi. a voi ludibrio e scherno. è la prole infelice a cui templi chiedeste e frodolenta legge al mortale insulta. 1989_7240_000057 gioia diman, tristezza e noia recheran l'ore ed al travaglio usato, ciascuno in suo pensier, farà ritorno. 1989_7240_000058 ricercar s'a questa età, sì tarda, anco ti giovi. o patria esser codarda di noi serbate, o gloriosi, ancora qualche speranza. 1989_7240_000059 ed io, timido e cheto ed inesperto, ver lo balcone al buio, protendea l'orecchio avido e l'occhio indarno, aperto la voce ad ascoltar, se ne dovea di quelle labbra uscir ch'ultima fosse. 1989_7240_000060 ella dal lampo, affaticati e lassi, coprendo gli occhi e stretti i panni al seno gìa, pur tra il nembo, accelerando i passi, ma nella vista ancor l'era il baleno. 1989_7240_000061 ed aspro a forza tra lo stuol de malevoli divengo qui, di pietà mi spoglio e di virtudi, e sprezzator degli uomini mi rendo. 1989_7240_000062 fanciulla che all'opre di sua man, la notte, aggiunge: odo sonar. nelle romite stanze l'arguto canto a palpitar, si move questo mio cor di sasso. 1989_7240_000063 così qual fora in campo cinto d'oste contraria, in sul più vivo incalzar degli assalti gl'inimici obbliando acerbe gare, imprender con gli amici e sparger fuga e fulminar col brando infra i propri guerrieri. 1989_7240_000064 senza sonno. io giacea sul dì novello e i destrier che dovean farmi deserto battean la zampa sotto al patrio ostello. 1989_7240_000065 so che pietà fra gli uomini il misero non trova che lui, fuggendo a prova, schernisce ogni mortal che ignora il tristo secolo, gl'ingegni e le virtudi che 1989_7240_000066 or leve intra la gente, anima, voli o te la sorte avara ch'a noi t'asconde agli avvenir prepara. 1989_7240_000067 amore, amor di nostra vita. ultimo inganno t'abbandonava: ombra reale e salda. ti parve il nulla e il mondo inabitata piaggia. 1989_7240_000068 e la possanza, qui con giusta misura anco estimar potrà, dell'uman seme cui la dura nutrice ov'ei men teme con lieve moto in un momento annulla in parte. 1989_7240_000069 e l'inquieta notte e la funesta all'ausonio valor campagna esplori, cognati petti il vincitor calpesta fremono i poggi dalle somme vette. roma, antica ruina. 1989_7240_000070 oggi nel vano dubitar. si stanca la mente mia che se una volta sola dolor ti strinse, di mia negra vita, non mel celar, ti prego, e mi soccorra la rimembranza or che il futuro è tolto ai nostri giorni. 1989_7240_000071 dirò siccome, sedente oscuro in sul meriggio, all'ombre del riposato albergo, appo le molli rive del gregge tuo, nutrici e sedi. 1989_7240_000072 dove s'annida e si contorce al sole la serpe e dove al noto cavernoso covil torna il coniglio. fur liete ville e colti e biondeggiàr di spiche. 1989_7240_000073 l sabato del villaggio. a donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole col suo fascio. 1989_7240_000074 altri gentili inganni soleami il vero aspetto più sempre infievolir quanto più torno a riveder colei della qual teco ragionando, io vivo. 1989_7240_000075 queta ombra giacea la valle bruna e i collicelli intorno, rivestia del suo candor la rugiadosa luna, sola tenea la taciturna via. 1989_7240_000076 eri pur vaga ed eri nella stagion ch'ai dolci sogni invita quando il rozzo paterno acciar ti ruppe il bianchissimo petto e all'erebo scendesti volonterosa a 1989_7240_000077 che tra chiomato bosco, or vieni il rinascente anno, cantando e lamentar nell'alto ozio de campi. 1989_7240_000078 credano. il petto inerme, gli augelli al vento e la diurna luce, novo d'amor desio, nova speranza ne penetrati boschi e fra le sciolte pruine, induca alle commosse belve. 1989_7240_000079 né dell'umano affanno. rigide balze, i luttuosi accenti, voi negletti ferìr, mentre le vostre paurose latebre eco solinga. 1989_7240_000080 si rallegra ogni core. sì, dolce, sì gradita, quand'è com'or la vita, quando con tanto amore l'uomo a suoi studi intende o torna all'opre, o 1989_7240_000081 spera l'uomo ingannato e mal richiede sensi profondi, sconosciuti e molto più che virili in chi dell'uomo al tutto, da natura è minor. 1989_7240_000082 mondo. ei primo e sol dentro all'arena scese e nullo il seguì che l'ozio e il brutto silenzio or preme ai nostri. innanzi a tutto. 1989_7240_000083 ciò seppi il giorno che fiso io ti mirai ben per mia morte. questo m'accadde e non però quel giorno, con certo cor giammai, fra tante ambasce, quel fiero giorno, biasimar sostenni: 1989_7240_000084 e tu pendevi allor su quella selva, siccome or fai che tutta la rischiari, ma nebuloso e tremulo dal pianto che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci il tuo volto apparia. 1989_7240_000085 natale passata è la tempesta, odo augelli far festa. e la gallina tornata in su, la via che ripete il suo verso. ecco, il sereno rompe là, da ponente alla montagna. 1989_7240_000086 ai saggi, insulta fin la presente età che in conoscenza ed in civil costume sembra tutte avanzar. 1989_7240_000087 siede con le vicine su la scala a filar. la vecchierella incontro là dove si perde il giorno e novellando vien del suo buon tempo. 1989_7240_000088 che sia foco agl'italici petti il sangue mio. dove sono i tuoi figli? odo suon d'armi e di carri e di voci e di timballi in estranie contrade pugnano i tuoi figliuoli. attendi italia, attendi. 1989_7240_000089 spene allato a quella gioia, gioia celeste, che da te mi viene come da nudi sassi dello scabro apennino a un campo verde che, lontan sorrida, volge gli occhi. bramoso il pellegrino. 1989_7240_000090 delle antiche nubi, l'occiduo sol naufrago, uscendo l'atro polo di vaga iri dipinse riede alla terra e il crudo affetto. e gli empi studi rinnova e le seguaci ambasce. 1989_7240_000091 e le prostrate mura. l'arduo monte al suo piè quasi calpesta. non ha natura. al seme dell'uom più stima o cura che alla formica, e se più rara in quello che nell'altra è la strage. 1989_7240_000092 già tutto, a cieca oscuritade. in grembo s'incominciava udir fremer la pioggia e il suon cresceva all'appressar del nembo. 1989_7240_000093 sempre parlando, ritorno a voi che per andar di tempo, per variar d'affetti e di pensieri obbliarvi. non so fantasmi intendo: son la gloria. 1989_7240_000094 i giorni tuoi furo mio dolce amor. passasti ad altri il passar per la terra. oggi è sortito. 1989_7240_000095 poi che crescendo, viene l'uno e l'altro il sostiene e via, pur sempre con atti e con parole studiasi fargli core e consolarlo. dell'umano stato, altro ufficio più grato non si fa da parenti alla lor prole. 1989_7240_000096 di colpe ignara e di lugubri eventi, erma terrena sede. oh, quanto affanno al gener tuo padre infelice, e quale d'amarissimi casi. ordine immenso preparano i destini. 1989_7240_000097 ecco, da te rimoti quando più bella a noi l'età sorride a tutto il mondo. ignoti, moriam per quella gente che t'uccide. 1989_7240_000098 e come prima fornito il mira ad atterrarlo, è volto perché gli stessi a lui fuscelli e fogli per novo lavorio. son di mestieri. 1989_7240_000099 e vengon meno le lontane speranze. ove s'appoggia la mortal, natura abbandonata, oscura resta la vita. 1989_7240_000100 trepido errante, il fratricida e l'ombre solitarie fuggendo e la secreta nelle profonde, selve ira de venti. primo: i civili tetti, albergo e regno. 1989_7240_000101 proprii mi diede i palpiti natura e i dolci inganni. sopiro in me gli affanni. l'ingenita virtù non l'annullàr, non vinsela il fato e la sventura. 1989_7240_000102 ben mille volte fortunato colui che la caduca virtù del caro immaginar non perde per volger d'anni a cui serbare eterna la gioventù del cor. diedero i fati. 1989_7240_000103 forse beata sei, ma pur chi mira seco, pensando al tuo destin sospira. 1989_7240_000104 e non sereno, e non intero, e schietto anzi pien di travaglio e di lamento. al cor mi discendea tanto diletto. 1989_7240_000105 di sudore, il volto ferveva e il petto nelle fauci. stava la voce al guardo, traballava il giorno quando colei, teneramente affissi gli occhi negli occhi miei, già scordi o caro, disse che di beltà son fatta ignuda. 1989_7240_000106 e l'atro bosco mormorerà fra le alte mura, se la funesta delle patrie, cose obblivion dalle perverse menti non isgombrano i fati e la matura. 1989_7240_000107 a voi giove contende, e tu, dal mar cui nostro sangue irriga, candida luna sorgi. 1989_7240_000108 havvi, chi le crudeli opre di marte si elegge a passar l'ore, e nel fraterno sangue la man tinge per ozio. 1989_7240_000109 talor m'assido in solitaria parte sovra un rialto, al margine d'un lago di taciturne piante, incoronato ivi quando il meriggio in ciel si volve. 1989_7240_000110 veder gioia regnar cittadi e ville, vecchiezza e gioventù del par contente e le barbe ondeggiar lunghe due spanne. 1989_7240_000111 al duro morso della brama insanabile che invano felicità, richiede esso da tutti lati. cercando mille inefficaci medicine, procaccia onde quell'una cui natura apprestò. 1989_7240_000112 assai da quello che ti parve sì mesto e sì nefando. è peggiorato il viver nostro, o, caro, chi ti compiangeria se, fuor che di se stesso, altri non cura? 1989_7240_000113 e spesso argomento di riso e di trastullo. son dottrina e saper che m'odia e fugge per invidia, non già che non mi tiene maggior di sé. 1989_7240_000114 lingua mortal non dice quel ch'io sentiva in seno, che pensieri soavi, che speranze, che cori, o silvia mia quale allor ci apparia la vita umana e il fato. 1989_7240_000115 che nella ferma e nella stanca etade, così come solea nell'età verde in suo chiuso pensier. natura abbella, morte, deserto avviva. 1989_7240_000116 e l'opre, e le ricchezze che, adunate a prova con lungo affaticar, l'assidua gente, avea provvidamente, al tempo estivo, schiaccia diserta e copre in un punto. 1989_7240_000117 quella adorai gran tempo e sì, mi piacque sua celeste, beltà, ch'io per insino già dal principio, conoscente e chiaro dell'esser tuo, dell'arti e delle frodi. 1989_7240_000118 è tutta, in ogni umano stato, ozio, la vita. se quell'oprar, quel procurar, che a degno obbietto non intende o che all'intento giunger mai non potria, ben si conviene, ozioso nomar. 1989_7240_000119 poiché di meglio in meglio senza fin vola e volerà mai sempre di sem di cam e di giapeto il seme. 1989_7240_000120 non predar, non guastar cittadi e colti. l'asta inimica e il peregrin furore non degl'itali ingegni tratte l'opre divine a miseranda schiavitude oltre l'alpe e non de folti carri, impedita la dolente via. 1989_7240_000121 eran calde le tue ceneri sante, non domito, nemico della fortuna, al cui sdegno e dolore fu più l'averno che la terra, amico l'averno, e qual non è parte migliore di questa nostra. 1989_7240_000122 invano. né morte aspetta, né vecchiezza e nulla cura di morbi ha l'uom gagliardo e sano, ma stolto è chi non vede la giovanezza come ha ratte l'ale. 1989_7240_000123 del trepido rapito. amante, impresse che divenisti, allor quali appariro vita, morte, sventura agli occhi tuoi, fuggitivo consalvo. 1989_7240_000124 mira queste ruine e le carte e le tele, e i marmi e i templi, pensa qual terra premi e se destarti non può la luce di cotanti esempli che stai levati e parti. 1989_7240_000125 qualche bene, o contento avrà fors'altri. a me la vita è male o greggia, mia che posi. oh te beata che la miseria tua, credo non sai. 1989_7240_000126 d'in su la vetta della torre antica. passero solitario alla campagna cantando: vai finché non more il giorno ed erra l'armonia per questa valle. 1989_7240_000127 e lunga doglia. il sen mi ricercava com'è quando a distesa olimpo piove malinconicamente e i campi lava. 1989_7240_000128 viva. rifulse agli occhi miei la giornaliera luce delle gazzette. riconobbi e vidi la pubblica letizia e le dolcezze del destino mortal. 1989_7240_000129 e tu cui già dal cominciar degli anni, sempre onorata, invoco bella morte pietosa. tu sola al mondo dei terreni affanni, se celebrata mai fosti da me s'al tuo divino stato. 1989_7240_000130 oh, contra il nostro scellerato ardimento, inermi regni della saggia natura, i lidi e gli antri, e le quiete selve apre. 1989_7240_000131 donne, da voi non poco la patria aspetta e non in danno e scorno dell'umana progenie. al dolce raggio delle pupille vostre, il ferro e il foco domar. 1989_7240_000132 padre, se non ti sdegni, mutato sei da quel che fosti in terra. morian per le rutene squallide. piagge ahi d'altra morte degni gl'itali prodi. 1989_7240_000133 tutta vestita a festa. la gioventù del loco lascia le case e per le vie si spande e mira, ed è mirata e in cor s'allegra. io, solitario, in questa rimota parte alla campagna, uscendo. 1989_7240_000134 poi, quando intorno è spenta ogni altra face e tutto l'altro tace. odi il martel picchiare, odi la sega del legnaiuol che veglia nella chiusa bottega alla lucerna. 1989_7240_000135 e talor forse di suddita città, le vie maggiori. tali dolcezze, e sì, beata sorte alla prole vegnente il ciel destina. 1989_7240_000136 quella che, sola e sempre eragli a mente, per divina beltà famosa, elvira, conscia del suo poter, conscia che un guardo suo lieto un detto d'alcun dolce asperso, 1989_7240_000137 che mondo mai. che nova immensità. che paradiso è quello là dove spesso il tuo stupendo incanto parmi innalzar dov'io. 1989_7240_000138 né maraviglia fia se pino o quercia suderà latte e mele o s'anco al suono d'un walser danzerà. 1989_7240_000139 e ben disceso nel paventato, sempiterno scempio. o elvira, elvira, oh lui felice. oh, sovra gl'immortali beato a cui tu schiuda il sorriso. 1989_7240_000140 ed ella, in atto soave e tristo la porgeva. or, mentre di baci la ricopro e d'affannosa dolcezza palpitando, all'anelante seno la stringo, 1989_7240_000141 pur di quel pianto origine, era l'antico affetto nell'intimo del petto. ancor viveva il cor. 1989_7240_000142 in seno al vostro smisurato affanno posate o di costei veraci, figli al cui supremo danno, il vostro solo, è tal che s'assomigli. 1989_7240_000143 vano è saper quel che natura asconde agl'inesperti della vita, e molto all'immatura sapienza. il cieco dolor prevale. oh sfortunata, oh cara, taci, taci, diss'io che 1989_7240_000144 ad altre terre. il dì rinnova s'apre il ciel, cade il soffio, in ogni canto posan l'erbe e le frondi. 1989_7240_000145 quando tu, dotta allettatrice, fervidi, sonanti baci scoccavi nelle curve, labbra de tuoi bambini, il niveo collo intanto porgendo, e lor di tue cagioni ignari. 1989_7240_000146 ma sedendo e mirando interminati spazi di là da quella, e sovrumani, silenzi e profondissima quiete, io nel pensier mi fingo. 1989_7240_000147 o glorioso spirto, dimmi d'italia tua morto è l'amore di quella fiamma che t'accese è spenta. 1989_7240_000148 in lei porgendo il guardo, cerca il confuso viatore invano del cammin lungo che avanzar, si sente meta o ragione, e vede che a sé l'umana sede, esso a lei veramente è fatto estrano. 1989_7240_000149 ma non eretto con forsennato orgoglio inver le stelle, né sul deserto dove e la sede e i natali, non per voler, ma per fortuna avesti. 1989_7240_000150 te, padre de pii, te giusto e forte, e di tuo seme i generosi alunni. medita il petto mio. 1989_7240_000151 quando ai dì della festa ella si ornava ed ancor sana e snella, solea danzar la sera intra di quei ch'ebbe compagni dell'età più bella. 1989_7240_000152 e non purpureo manto sottrar l'umana prole. or s'altri a sdegno i vòti anni prendendo. 1989_7240_000153 di colpa ignare e de lor proprii danni. le fortunate belve serena adduce al non previsto passo la tarda età. ma se spezzar la fronte ne rudi tronchi o da montano sasso. 1989_7240_000154 costei chiama inimica. e incontro a questa congiunta esser pensando, siccome è il vero, ed ordinata in pria l'umana compagnia. 1989_7240_000155 dà silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi. 1989_7240_000156 voi collinette e piagge. caduto lo splendor che all'occidente inargentava della notte il velo orfane, ancor gran tempo non resterete. 1989_7240_000157 ma fedelmente adulando. ubbidir così, per breve ed agiato cammin, vassi alle stelle, ond'io degli astri, desioso al. 1989_7240_000158 quanto del giorno è scorso ch'io di te non pensassi ai sogni miei. la tua sovrana imago, quante volte mancò. 1989_7240_000159 che tu mi schianti con questi detti il cor. dunque sei morta o mia diletta, ed io son vivo. ed era pur fisso in ciel che quei sudori estremi, cotesta cara e tenerella salma, provar dovesse. 1989_7240_000160 in tutto non siam periti a voi. forse il futuro conoscer non si toglie. io son distrutto, né schermo alcuno ho dal dolor. 1989_7240_000161 lungi dal proprio ramo, povera foglia, frale, dove vai tu, dal faggio, là dov'io nacqui, mi divise il vento. 1989_7240_000162 né la palma beata e la corona d'emula. brama il punse e nell'alfeo, forse, le chiome polverose e i fianchi delle cavalle vincitrici asterse tal. 1989_7240_000163 ahi, ahi, poscia che vote. son le stanze d'olimpo e cieco il tuono per l'atre nubi e le montagne errando gl'iniqui petti e gl'innocenti a paro in freddo. orror dissolve e 1989_7240_000164 la voce, ch'altro il cielo. ahi mi togliea. quante volte plebea voce percosse il dubitoso orecchio e un gel mi prese e il core in forse a palpitar si mosse. 1989_7240_000165 tempo forse verrà ch'alle ruine delle italiche moli insultino gli armenti e che l'aratro sentano i sette colli e pochi soli. forse, fien volti e le città latine abiterà la cauta volpe. 1989_7240_000166 ecco il sol che ritorna, ecco, sorride per li poggi e le ville. apre i balconi, apre terrazzi e logge la famiglia. 1989_7240_000167 e gli sorride in vista di paradiso al garzoncello, il core di vergine speranza e di desio balza nel petto e già s'accinge all'opra di questa vita, come a danza o gioco, il misero mortal. 1989_7240_000168 ch'offriste il petto alle nemiche lance, per amor di costei ch'al sol vi diede, voi che la grecia cole e il mondo ammira. 1989_7240_000169 e si fea più gagliardo ogni momento, tal che a forza era desto e svolazzava tra le frondi ogni augel per lo spavento. 1989_7240_000170 dal dì che nacque l'inclita schiatta e non varrà, quantunque saggio sia né possente al secol nostro, patto alcuno o giornal. 1989_7240_000171 e celeste beltà, fingendo ammira o speranze. speranze ameni inganni della mia prima età. 1989_7240_000172 né teco le compagne ai dì festivi ragionavan d'amore. anche peria, fra poco, la speranza mia dolce. 1989_7240_000173 chi mi ridona il piangere dopo cotanto obblio e come al guardo mio cangiato, il mondo appar. 1989_7240_000174 che manca ai degni studi l'ignuda gloria. ancor. e voi, pupille tremule, voi raggio sovrumano. so che splendete invano, che in voi non brilla amor. 1989_7240_000175 è van che tu dimande piacer prendea di quella vista e il bene che il cor le prometteva era più grande. 1989_7240_000176 e mai non sento mover profumo di fiorita piaggia, né di fiori olezzar vie cittadine, ch'io non ti vegga ancor qual eri il giorno che ne vezzosi appartamenti. accolta. 1989_7240_000177 per dotta lira o canto virtù non luce. in disadorno ammanto morremo. il velo indegno a terra sparto rifuggirà l'ignudo animo a dite. 1989_7240_000178 non gli aspri cenni ed i superbi regni, non udisti gli oltraggi e la nefanda voce di libertà che ne schernia. 1989_7240_000179 cibo de forti il debole cultor de ricchi e servo il digiuno mendico in ogni forma di comun reggimento o presso o lungi sien l'eclittica o i poli. 1989_7240_000180 il sento all'anima alta, gentile e pura la sorte, la natura, il mondo e la beltà. ma se tu vivi o misero, se non concedi al fato, 1989_7240_000181 di noi men tristo condur, si scopre, e men gravoso il tempo né la lentezza accagionar dell'ore. ma noi che il viver nostro all'altrui mano provveder, commettiamo. 1989_7240_000182 tu sai, tu certo. a qual suo dolce amore rida la primavera. a chi giovi l'ardore e che procacci il verno co suoi ghiacci. 1989_7240_000183 che dolci sogni mi spirò, la vista di quel lontano mar, quei monti azzurri che di qua scopro e che varcare un giorno, io mi pensava arcani mondi. 1989_7240_000184 morte. ti chiama al cominciar del giorno, l'ultimo istante al nido, onde ti parti, non tornerai. 1989_7240_000185 al mattutino canto quel desterà le valli e per le balze, quella l'inferma plebe agiterà delle minori belve. oh casi, oh gener vano, abbietta parte siam delle cose. 1989_7240_000186 più grata riede poi. 1989_7240_000187 avviva. a te conceda tanta ventura il ciel. ti faccia un tempo la favilla che il petto oggi ti scalda. di poesia canuto, amante. 1989_7240_000188 ne caglia a te, cui fato aspira benigno. sì che per tua man presenti paion que giorni allor che dalla dira obblivione antica ergean la chioma. 1989_7240_000189 certo ha chi more invidiabil sorte a colui che la morte sente de cari suoi. che se nel vero, com'io per fermo estimo il vivere, è sventura grazia il morir. 1989_7240_000190 sospiro acerbo de provetti giorni non curo io non so come, anzi, da loro quasi fuggo lontano, quasi romito e strano al mio loco natio, passo del viver mio la primavera. 1989_7240_000191 un nugol torbo, padre di procella, sorgea di dietro ai monti e crescea tanto che più non si scopria luna né stella. 1989_7240_000192 che fien lodate e chiare eternamente dall'uno all'altro. polo deh foss'io pur con voi qui sotto, e molle fosse del sangue mio quest'alma terra che, se il fato è diverso e non consente, 1989_7240_000193 allor che, all'opre femminili intenta, sedevi assai contenta di quel vago avvenir che in mente avevi: era il maggio odoroso e tu solevi così menare il giorno. 1989_7240_000194 somiglia alla tua vita. la vita del pastore sorge in sul primo albore, move la greggia oltre pel campo e vede greggi fontane ed erbe. 1989_7240_000195 vive quel foco, ancor vive l'affetto. spira nel pensier mio la bella imago da cui, se non celeste, altro diletto giammai non ebbi, e sol di lei m'appago. 1989_7240_000196 dolci signori amici all'umana famiglia, al cui poter nessun poter somiglia nell'immenso universo e non l'avanza se non quella del fato, altra possanza 1989_7240_000197 pesami. è vero che te perdo per sempre? oimè, per sempre parto da te. i si divide il core in questo dir più. non vedrò quegli occhi, né la tua voce. udrò. dimmi. 1989_7240_000198 indi varia, infinita. una famiglia di mali immedicabili e di pene preme il fragil mortale a perir fatto irreparabilmente. 1989_7240_000199 questo dì fu solenne. or da trastulli, prendi riposo e forse ti rimembra in sogno a quanti oggi piacesti e quanti piacquero a te. non io, non già ch'io speri. al pensier ti ricorro. 1989_7240_000200 come sinistra face che per vòti palagi atra s'aggiri corre il baglior della funerea lava che di lontan per l'ombre rosseggia e i lochi intorno, intorno tinge. 1989_7240_000201 età, i dolci affanni, i teneri moti del cor profondo, qualunque cosa al mondo grato, il sentir ci fa. 1989_7240_000202 egli la mano ch'ancor tenea della diletta elvira, postasi al cor che gli ultimi battea palpiti della morte e 1989_7240_000203 poscia improvviso, col suon dell'armi e con la rauca voce e col funereo ceffo, il core agghiaccia al passegger cui, semivivo e nudo, lascia, in breve, tra sassi. 1989_7240_000204 terra ride ai lor casi il mondo, a cui pace e vecchiezza il ciel consenta ai fervidi, ai felici, agli animosi ingegni, l'uno o l'altro di voi conceda il fato. 1989_7240_000205 nasce l'uomo a fatica ed è rischio di morte. il nascimento prova pena e tormento. per prima cosa, e in sul principio stesso, la madre e il genitore il prende a consolar dell'esser. 1989_7240_000206 qual fallo mai, qual sì nefando eccesso. macchiommi anzi il natale, onde sì torvo il ciel mi fosse e di fortuna il volto. 1989_7240_000207 qual tra le chiome d'antica selva, zefiro, scorrendo un lungo, incerto mormorar ne prome. e mentre io taccio, e mentre io non contendo. 1989_7240_000208 spento il diurno raggio in occidente e queto il fumo delle ville e queta de cani. era la voce e della gente quand'ella volta all'amorosa meta. 1989_7240_000209 d'aria e d'ingegno e di parlar diverso per lo toscano suol, cercando gia l'ospite desioso dove giaccia colui per lo cui verso? 1989_7240_000210 che il pianger sempre, pur se talvolta per le piagge apriche, su la tacita aurora o quando al sole brillano i tetti e i poggi e le campagne. scontro di vaga donzelletta il viso. 1989_7240_000211 contenta dei deserti, anco ti vidi de tuoi steli abbellir l'erme contrade che cingon la cittade, la qual fu donna de mortali un tempo. 1989_7240_000212 ove per poco il cor non si spaura e come il vento odo stormir tra queste piante. 1989_7240_000213 morte ascoso innanzi. non ti fu l'amor mio per alcun tempo, non a te, non altrui. che non si cela vero amore alla terra. 1989_7240_000214 mostri. oimè quante ferite, che lividor, che sangue. oh, qual ti veggio, formosissima donna. io chiedo al cielo e al mondo: dite, dite. 1989_7240_000215 avanzi. pur quell'ardor che da te nacque è spento. perch'io te non amai, ma quella diva che già vita or sepolcro ha nel mio core. 1989_7240_000216 ma della vita in tutte l'altre parti. per essenza insanabile e per legge universal che terra e cielo abbraccia, ogni nato sarà. 1989_7240_000217 mondo t'acqueta. omai dispera l'ultima volta al gener nostro. il fato non donò che il morire omai disprezza te la natura, il brutto poter che ascoso a comun danno impera. 1989_7240_000218 quale in notte solinga sovra campagne inargentate ed acque, là ve zefiro aleggia e mille vaghi aspetti e ingannevoli obbietti. 1989_7240_000219 quel collo cinto già di desio, quell'amorosa mano che spesso, ove fu porta, sentì gelida far la man che strinse e il seno onde la gente visibilmente di pallor si tinse. 1989_7240_000220 ma più saggia ma tanto meno inferma dell'uom quanto le frali tue stirpi non credesti, o dal fato o da te fatte immortali. 1989_7240_000221 e l'ossa nude giaccian esuli ancora dopo il funereo dì sott'altro suolo. ma non sorgea dentro a tue mura un sasso firenze a quello per la cui virtude tutto il mondo t'onora. 1989_7240_000222 sospiro dolcemente, appressando al volto afflitto e scolorato dal mortale affanno più baci e più tutta benigna e in vista d'alta pietà su le convulse labbra. 1989_7240_000223 confuse e infranse e ricoperse in pochi istanti, onde, su quelle or pasce la capra e città, nove sorgon dall'altra banda a cui sgabello son le sepolte. 1989_7240_000224 immortale. ch'essendo questa o nessun'altra, poi, l'ora da ripor mano alla virtude rugginosa dell'itala natura, veggiam che tanto e tale è il clamor de sepolti e che gli eroi dimenticati. il suol quasi dischiude. 1989_7240_000225 in questo specolar gli ozi traendo, verrò che conosciuto, ancor che tristo, ha suoi diletti, il vero. 1989_7240_000226 e fra caduche spoglie provar gli affanni di funerea vita o s'altra terra, ne superni giri, fra mondi innumerabili t'accoglie. e più vaga del sol, prossima stella. 1989_7240_000227 tutta, al volto, ai costumi, alla favella, pari alla donna che il rapito amante vagheggiare ed amar confuso estima. 1989_7240_000228 tempo manca, odi melisso. io vo contarti un sogno di questa notte che mi torna a mente in riveder la luna. 1989_7240_000229 non cape, in quelle anguste fronti, ugual concetto e male al vivo sfolgorar di quegli sguardi. 1989_7240_000230 che senza sdegno. omai, la doglia è stolta. volgiti e ti vergogna e ti riscuoti e ti punga. una volta, pensier degli avi nostri e de. 1989_7240_000231 la più degna del ciel, cosa mortale. altri quasi a fuggir volto la trista umana sorte in cangiar terre e climi, l'età spendendo e mari e poggi errando. 1989_7240_000232 o torri, o celle, o donne, o cavalieri, o giardini o palagi a voi. pensando in mille vane amenità si perde la mente mia. 1989_7240_000233 la riparata gente agl'inaccessi regni del mar vendicatore illude, profana destra e la sciagura e il pianto a novi liti e nove stelle insegna. 1989_7240_000234 in eterno perimmo e il nostro scorno non ha verun confine. io, mentre viva, andrò sclamando intorno: volgiti agli avi tuoi, guasto legnaggio. 1989_7240_000235 e sotto al patrio tetto sonavan voci alterne e le tranquille opre de servi. e che pensieri immensi. 1989_7240_000236 bellissima fanciulla, dolce a veder non quale la si dipinge. la codarda gente gode il fanciullo amore, accompagnar sovente. 1989_7240_000237 il pastorel ch'all'ombre meridiane incerte ed al fiorito margo adducea de fiumi le sitibonde agnelle, arguto carme, sonar d'agresti pani udì lungo le ripe. 1989_7240_000238 che sola in meglio guida i pubblici. fati così ti spiacque il vero dell'aspra sorte e del depresso loco. che natura ci diè. 1989_7240_000239 sospirar m'avanza presso alla fin di sua dimora in terra giacea, consalvo disdegnoso un tempo del suo destino. 1989_7240_000240 o nerina, e di te forse non odo questi luoghi parlar. caduta forse dal mio pensier, sei tu. 1989_7240_000241 e stette il vento, taceva il tutto ed ella era di pietra. 1989_7240_000242 e pur nulla non bramo e non ho fino a qui cagion di pianto. quel che tu goda o quanto non so già dir, ma fortunata sei. 1989_7240_000243 l'onesto e il retto: conversar cittadino e giustizia e pietade altra radice avranno allor che non superbe fole. 1989_7240_000244 tutto è pace e silenzio e tutto posa il mondo, e più di lor non si ragiona. nella mia prima età 1989_7240_000245 come non so. ma tale d'amor vero e possente è il primo effetto. forse gli occhi spaura allor questo deserto. 1989_7240_000246 ed ancor io soleva, bench'innocente io fossi, il tuo vezzoso raggio accusar negli abitati lochi quand'ei m'offriva al guardo umano e quando scopriva umani aspetti al guardo mio. 1989_7240_000247 e non ti morde, cura nessuna. e già non sai né pensi quanta piaga m'apristi in mezzo al petto. 1989_7240_000248 desiderato il termine avrei del viver mio, ma spento era il desio nello spossato sen. 1989_7240_000249 dolce e chiara è la notte e senza vento e queta. sovra i tetti e in mezzo agli orti posa la luna e di lontan rivela, serena ogni montagna. 1989_7240_000250 italo ardito a che giammai non posi di svegliar dalle tombe i nostri padri ed a parlar gli meni a questo secol morto al quale incombe tanta nebbia. 1989_7240_000251 quel dolce sguardo che tremar fe se, come or sembra immoto in altrui, s'affisò quel labbro ond'alto par come d'urna piena traboccare il piacer. 1989_7240_000252 la squilla dà segno della festa che viene ed a quel suon diresti che il cor si riconforta. i fanciulli, gridando, su la piazzuola in frotta e qua e là saltando, fanno un lieto romore. 1989_7240_000253 che tu le penne al mio pregar, dispieghi erta la fronte, armato e renitente al fato, la man che, flagellando, si colora nel mio sangue innocente. 1989_7240_000254 dolce agli anni miei anche negaro i fati. la giovanezza ahi, come come passata, sei cara compagna dell'età. mia nova, mia lacrimata speme. 1989_7240_000255 core odi greggi belar muggire. armenti gli altri augelli contenti: a gara insieme per lo libero ciel fan mille giri pur festeggiando il lor tempo migliore. 1989_7240_000256 non io d'olimpo o di cocito i sordi regi o la terra indegna e non la notte moribondo appello. non te dell'atra morte, ultimo raggio conscia, futura età, sdegnoso avello. 1989_7240_000257 disdegnando e fremendo immacolata. trasse la vita intera e morte. lo scampò dal veder peggio. 1989_7240_000258 anzi d'altrui. le tenere cure suol porre in gioco, e d'un celeste foco disprezzo è la mercè, pur sento in me rivivere gl'inganni: aperti e noti. 1989_7240_000259 all'ombra de tuoi velli, italia crescerà, crescerà tutta, dalle foci del tago all'ellesponto europa e il mondo poserà sicuro. 1989_7240_000260 sassi infesto. occorre per le contrade cittadine il bianco tuo lume al drudo vil che degli alberghi. va radendo le mura e la secreta ombra, seguendo e resta e si spaura delle ardenti lucerne e degli aperti balconi. 1989_7240_000261 e qual mortale ignaro di sventura esser può se a lui già scorsa quella vaga stagion, se il suo buon tempo, se giovanezza ahi giovanezza è spenta. 1989_7240_000262 da soave armonia quasi ridesta nell'alma a sgomentarsi. ancor vicina, quella superba vision risorge, quanto adorata o numi e quale un giorno mia delizia ed erinni. e 1989_7240_000263 l'amor mi venne meno e irrigidito il seno, di sospirar cessò. piansi, spogliata esanime fatta per me la vita. 1989_7240_000264 e quel di non aver goduto appieno, pentimento che l'anima ci grava e il piacer che passò cangia in veleno per li fuggiti dì mi stimolava. 1989_7240_000265 amor d'italia, o cari amor di questa misera, vi sproni ver cui pietade è morta in ogni petto omai perciò che, amari giorni dopo, il seren dato n'ha il cielo. 1989_7240_000266 più benigna di natura e del ciel. fecondamente a noi, la vaga fantasia produce e il nostro proprio error. 1989_7240_000267 perché venimmo a sì perversi tempi? perché il nascer ne desti o perché prima non ne desti il morire, acerbo fato. 1989_7240_000268 dove sei gita, che qui, sola di te la ricordanza trovo, dolcezza mia. più non ti vede questa terra natal. 1989_7240_000269 viva. mirarti, omai, nulla spene m'avanza. s'allor non fosse allor che, ignudo e solo per novo calle a peregrina stanza, verrà lo spirto mio. 1989_7240_000270 nostro furor, le violate genti al peregrino, affanno agl'ignorati desiri educa e la fugace, ignuda felicità per l'imo sole incalza. 1989_7240_000271 il corrotto costume ahi troppo tardi e nella sera dell'umane cose acquista oggi chi nasce il moto e il senso. 1989_7240_000272 che gli occhi al suol, tuttora intenti e fissi. io mirava colei ch'a questo core primiera il varco ed innocente aprissi. 1989_7240_000273 solo il nulla s'accresce a noi. ti vieta il vero appena è giunto. o caro immaginar, da te s'apparta nostra mente in eterno. allo stupendo poter tuo primo ne sottraggon gli anni. 1989_7240_000274 che se più molli e più tenui le membra, essa, la mente men capace e men forte. anco riceve né tu finor, giammai, quel che tu stessa inspirasti alcun tempo al mio pensiero. 1989_7240_000275 a noi le fasce cinse il fastidio a noi. presso la culla immoto siede e su la tomba il nulla. 1989_7240_000276 io, gli studi leggiadri talor lasciando, e le sudate carte ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte. 1989_7240_000277 invitto amor ch'a lunghi, esigli e lunghi affanni e di servaggio all'odiata soma. volenteroso, il prode animo addisse. 1989_7240_000278 se non se quanto pur come cara larva. ad ora, ad ora, tornar costuma e disparir. 1989_7240_000279 spiegarsi, ella il vedea per ogni canto e salir su per l'aria a poco a poco e far sovra il suo capo a quella ammanto. 1989_7240_000280 a senno vostro. il saggio e il forte adopra e pensa, e quanto il giorno col divo carro accerchia, a voi s'inchina, ragion di nostra etate. io chieggo a voi: 1989_7240_000281 uguale magnanimo animale. non credo io già. ma stolto quel che, nato a perir, nutrito in pene, dice a goder, son fatto. 1989_7240_000282 la santa fiamma di gioventù, dunque, si spegne per vostra mano, attenuata e franta da voi nostra natura e le assonnate menti e le voglie indegne. 1989_7240_000283 astuto o folle, fin sopra gli astri, il mortal grado estolle uom di povero stato e membra inferme. che sia dell'alma generoso ed alto, non chiama sé né stima ricco d'or né gagliardo. 1989_7240_000284 ti spauri l'innocuo nereggiar de cari aspetti ridi o tenera prole a te serbato è di cotanto favellare il frutto. 1989_7240_000285 di né più mai rinverdirà quel mirto ch'alleggiò per gran tempo il nostro male. nostre corone al suol fien tutte sparte, né sorgerà mai tale che ti rassembri in qualsivoglia parte. 1989_7240_000286 gli occhi ai noti studi io rivolgea, e quelli m'apparian vani, per cui vano ogni altro desir creduto avea deh, come mai da me, sì, vario fui e tanto amor mi tolse un altro amore. 1989_7240_000287 fea l'aere e il cielo, e gli uomini e le belve, immensa guerra. cadeano a squadre, a squadre semivestiti, maceri e cruenti, ed era letto agli egri corpi il gelo allor quando traean l'ultime pene. 1989_7240_000288 tal miseria l'accora qual tu forse mirando a te. non credi. taccio gli altri nemici e l'altre doglie, ma non la più recente e la più fera, per cui presso alle soglie, vide la patria tua l'ultima sera. 1989_7240_000289 e indarno a preservar se stesso ed altro dal gioco reo la cui ragion gli è chiusa eternamente. il mortal seme accorre mille virtudi, oprando in mille guise, con dotta man che d'ogni sforzo in onta. 1989_7240_000290 core o graziosa luna. io mi rammento che or volge l'anno sovra questo colle io venia pien d'angoscia a rimirarti. 1989_7240_000291 né le spose vi foro o i figli accanto, quando su l'aspro lito, senza baci, moriste e senza pianto, ma non senza de persi orrida pena ed immortale angoscia. 1989_7240_000292 nostri sogni leggiadri, ove son giti, dell'ignoto ricetto d'ignoti abitatori o del diurno degli astri albergo e del rimoto letto della giovane aurora e del notturno occulto sonno. 1989_7240_000293 da te fino a quest'ora. uom non è sorto o sventurato ingegno pari all'italo nome, altro ch'un solo. 1989_7240_000294 universale, amore, ferrate vie, moltiplici commerci, vapor, tipi e choléra. i più divisi popoli e climi stringeranno insieme. 1989_7240_000295 timor di morte non mi strinse il petto. oggi mi pare un gioco quella che il mondo inetto talor lodando, ognora abborre e trema necessitade estrema. 1989_7240_000296 e su la mesta landa in purissimo azzurro, veggo dall'alto fiammeggiar le stelle cui di lontan fa specchio il mare e tutto di scintille in giro per lo vòto. seren brillare il mondo. 1989_7240_000297 e violento emerse il disperato erebo in terra. tu primo il giorno e le purpuree faci delle rotanti sfere e la novella prole de campi. 1989_7240_000298 spiace agli dei. chi violento irrompe nel tartaro non fora tanto valor. ne molli eterni petti. forse i travagli nostri. 1989_7240_000299 poi, stanco, si riposa in su la sera. altro mai non ispera, dimmi o luna. a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi. 1989_7240_000300 e fieramente mi si stringe il core a pensar come tutto al mondo passa e quasi orma non lascia. ecco, è fuggito il dì festivo. 1989_7240_000301 e se di vostro antico error, che l'uman seme alla tiranna possa de morbi e di sciagura offerse, grido antico, ragiona altre più dire colpe de figli. 1989_7240_000302 non mi dorrò che già del tutto il vago desio di gloria antico in me fia spento. 1989_7240_000303 ond'io solenni le risa. alzai quando sonava il nome della speranza al mio profano orecchio, quasi comica voce o come un suono di lingua che dal latte si scompagni. 1989_7240_000304 ahi, ma ritorna tosto al ferreo sopor ch'è fatto estrano ogni moto soave al petto mio, o cara luna, al cui tranquillo raggio danzan le lepri nelle selve. 1989_7240_000305 l'onte del volgo ingrato ricompensar. tentai non tardar più. t'inchina a disusati preghi. 1989_7240_000306 e tu, lenta ginestra, che di selve odorate queste campagne dispogliate, adorni anche tu presto alla crudel possanza. soccomberai del sotterraneo foco che, ritornando al loco già noto. 1989_7240_000307 così natura ogni opra sua, quantunque d'alto artificio a contemplar, non prima vede perfetta ch'a disfarla. imprende le parti sciolte dispensando altrove. 1989_7240_000308 al mio lubrico piè le flessuose linfe disdegnando, sottragge e preme in fuga l'odorate spiagge. 1989_7240_000309 non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi i nostri padri antichi. or fatta, inerme, nuda la fronte e nudo il petto, mostri. 1989_7240_000310 che sempre, infino all'ora estrema, i fieno a ricordar bramate e piante, or quando al tutto irrigidito e freddo. 1989_7240_000311 misera e vana stimai la vita. e sovra l'altre insulsa, la stagion ch'or si volge, intolleranda parve e fu la mia lingua alla beata prole mortal, se dir si dee mortale l'uomo. 1989_7240_000312 perché mille discordi e repugnanti, l'umana compagnia principii e parti ha per natura. e por quegli odii in pace non valser gl'intelletti e le possanze degli uomini, giammai. 1989_7240_000313 né farfalla ronzar, né voce o moto da presso, né da lunge odi, né vedi. tien quelle rive altissima quiete, ond'io quasi me stesso e il mondo obblio sedendo immoto. 1989_7240_000314 piena d'affanni, l'onda degli anni ai mali, unico schermo: la morte. e questa inevitabil segno, questa immutata legge: ponesti all'uman corso ahi, perché dopo le travagliose strade, 1989_7240_000315 ch'a noi paion? qual nebbia a cui non l'uomo e non la terra sol, ma tutte in uno del numero infinite e della mole con l'aureo sole insiem le nostre stelle o sono ignote? 1989_7240_000316 ahi finalmente un sogno, in molta parte onde s'abbella il vero sei tu. dolce pensiero, sogno e palese error. 1989_7240_000317 al cor non vile. la vita della morte è più gentile per còr le gioie tue. dolce pensiero. provar gli umani affanni e sostener molt'anni questa vita mortal fu non indegno. 1989_7240_000318 la mattutina pioggia, allor che l'ale battendo esulta nella chiusa stanza la gallinella ed al balcon s'affaccia l'abitator de campi e il sol che nasce i suoi tremuli rai fra le cadenti stille saetta. 1989_7240_000319 materia al canto non cercar dentro te canta i bisogni del secol nostro e la matura speme memorande sentenze. 1989_7240_000320 il proprio fato creder comune e del mio mal consorte l'umana specie alfin per entro il fumo de sigari onorato. 1989_7240_000321 fratelli a un tempo stesso amore e morte. ingenerò la sorte cose quaggiù. sì, belle. 1989_7240_000322 questo, se all'intelletto appar felice, invade d'alta pietade ai più costanti il petto. 1989_7240_000323 quanto deh quanto dal misero consalvo in sì, gran tempo chiamata fosti e lamentata e pianta. 1989_7240_000324 se danno, è del mortale immaturo perir come il consenti in quei capi innocenti. 1989_7240_000325 del servo italo nome, sotto barbaro piede rintronerà quella solinga sede. ecco, tra nudi sassi o in verde ramo, e la fera e l'augello. 1989_7240_000326 prevale, come d'arbor, cadendo un picciol pomo cui là, nel tardo autunno, maturità senz'altra forza atterra d'un popol di formiche i dolci alberghi cavati in molle gleba con gran lavoro. 1989_7240_000327 pene, membrando questa desiata madre, diceano: oh, non le nubi e non i venti, ma ne spegnesse il ferro. e per tuo bene o patria nostra. 1989_7240_000328 lido te nella polve della vita e il suono tragge il destin, l'obbrobriosa etate che il duro cielo a noi prescrisse. 1989_7240_000329 già. similmente mi stringeva il core o. 1989_7240_000330 e stringe ne consorti ricetti. onde negata l'improba mano al curvo aratro e vili fur gli agresti sudori. ozio le soglie scellerate. occupò ne corpi inerti domo il vigor natio. 1989_7240_000331 in queste sale antiche, al chiaror delle nevi, intorno a queste ampie finestre, sibilando il vento, rimbombaro i sollazzi e le festose. 1989_7240_000332 ma non cognato al nostro, il gener tuo, quelle tue varie note. dolor non forma e te di colpa, ignudo men, caro assai la bruna valle asconde. 1989_7240_000333 ma sei tu per lasciarmi un'altra volta io n'ho gran tema. or dimmi, e che t'avvenne? sei tu quella di prima e che ti strugge internamente? 1989_7240_000334 viene il vento recando il suon dell'ora dalla torre del borgo. era conforto. questo suon mi rimembra alle mie notti. 1989_7240_000335 poi, solitario, abbandonato in terra, guardando attorno all'ore ai lochi usati, rimemorar la scorsa compagnia. 1989_7240_000336 dove tu siedi, o fior gentile e quasi i danni altrui commiserando. al cielo di dolcissimo odor, mandi un profumo che il deserto consola. 1989_7240_000337 onde a stranieri ed empi nostra patria, vedendo ancella e schiava e da mordace lima roder la sua virtù di null'aita e di nullo conforto, lo spietato dolor che la stracciava. 1989_7240_000338 le notti e i giorni tragge in ozio il nocchiero. ozio il perenne sudar nelle officine, ozio le vegghie son de guerrieri e il perigliar. 1989_7240_000339 sola discolpa al fato che noi mortali in terra pose a tanto patir. senz'altro frutto solo per cui talvolta non alla gente stolta. 1989_7240_000340 io quello infinito silenzio, a questa voce vo comparando e mi sovvien l'eterno e le morte, stagioni e la presente e viva e il suon di lei. 1989_7240_000341 aggiunge: ahi, ahi s'asside su l'alte prue la negra cura e sotto ogni clima, ogni ciel si chiama indarno: felicità vive, tristezza e regna. 1989_7240_000342 ma perché dare al sole, perché reggere in vita? chi poi di quella consolar convenga? se la vita è sventura, perché da noi si dura? 1989_7240_000343 oh tempi, oh tempi avvolti in sonno eterno. allora, anco immatura la ruina d'italia, anco sdegnosi eravam d'ozio turpe e l'aura, a volo più faville, rapia da questo suolo. 1989_7240_000344 care. bench'infinita sia vostra sciagura, datevi pace e questo vi conforti, che conforto nessuno avrete in questa o nell'età futura. 1989_7240_000345 e di che tratto innanzi se al moderno si opponga il tempo antico. filosofando, il saper nostro è scorso. 1989_7240_000346 che costanza. quel che ieri schernì, prosteso, adora, oggi e domani abbatterà per girne raccozzando i rottami e per riporlo tra il fumo degl'incensi il dì vegnente. 1989_7240_000347 ma perché tale estima ch'io mi tenga in cor mio, sebben di fuori, a persona, giammai, non ne fo segno? qui passo gli anni, abbandonato, occulto, senz'amor, senza vita. 1989_7240_000348 quanto estimar, si dee, che fede inspira del secol che si volge, anzi dell'anno, il concorde sentir. 1989_7240_000349 e irrequieto, ingegno e demenza maggior, l'offeso olimpo n'armaro incontra e la negletta mano dell'altrice natura onde la viva fiamma n'increbbe e detestato il parto fu del grembo materno. 1989_7240_000350 quanto deh, quanto di te mi dolse e duol. né mi credea che risaper tu lo dovessi e questo facea più sconsolato il dolor mio. 1989_7240_000351 ogni mondano evento è di giove in poter, di giove o figlio, che giusta suo talento, ogni cosa dispone. 1989_7240_000352 e sul colle d'antela, ove, morendo, si sottrasse da morte il santo stuolo simonide salia guardando l'etra e la marina e il suolo. 1989_7240_000353 a te la speme nego, mi disse anche la speme. e d'altro, non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. 1989_7240_000354 strade, almen la meta non ci prescriver. lieta anzi colei che per certo futura portiam sempre vivendo innanzi all'alma, colei che i nostri danni ebber solo conforto. 1989_7240_000355 ma la lena e la vita or vengon meno agli accenti d'amor passato è il tempo, né questo di rimemorar m'è dato. 1989_7240_000356 de celesti peregrini occulte beàr l'eteree menti e quale o figlio della saggia rebecca in su la sera. 1989_7240_000357 amarissima allor, la ricordanza locommisi nel petto e mi serrava ad ogni voce il core, a ogni sembianza. 1989_7240_000358 per sempre. a voi negato questo mio cor, non è. siete pur voi quell'unica luce de giorni miei. 1989_7240_000359 e tu comincia a salutar col riso gl'ispidi genitori o prole infante eletta agli aurei dì. 1989_7240_000360 quando s'aspetta bramosamente il dì festivo, or poscia ch'egli era spento, io, doloroso in veglia premea le piume, ed alla tarda notte un canto che s'udia per li sentieri, lontanando morire a poco a poco. 1989_7240_000361 oh voi pietosi, onde sì, tristo e basso obbrobrio laverà nostro paese. bell'opra hai tolta, e di ch'amor ti rende schiera prode e cortese qualunque petto amor d'italia accende. 1989_7240_000362 perché giacendo a bell'agio ozioso s'appaga ogni animale. me s'io giaccio in riposo, il tedio assale. 1989_7240_000363 la donzella, timidetta e schiva che già di morte al nome sentì rizzar le chiome osa alla tomba, alle funeree bende, fermar lo sguardo di costanza pieno. 1989_7240_000364 così, tra questa immensità s'annega il pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare. 1989_7240_000365 di que popoli antichi, or dov'è il grido de nostri avi famosi e il grande impero di quella roma e l'armi e il fragorio che n'andò per la terra e 1989_7240_000366 potesti aspasia, immaginar. non sai che smisurato amor, che affanni intensi, che indicibili moti e che deliri movesti in me. né verrà tempo alcuno che tu l'intenda. 1989_7240_000367 su l'ossa e il fango, immobilmente collocato invano, muto, mirando, dell'etadi il volo sta di memoria solo e di dolor custode. il simulacro della scorsa beltà. 1989_7240_000368 che non del ben sollecita fu, ma dell'esser solo purché ci serbi al duolo. or d'altro, a lei non cal. 1989_7240_000369 e spesso il meschino in sul tetto dell'ostel villereccio alla vagante aura, giacendo tutta notte insonne e balzando più volte, esplora il corso del temuto bollor che si riversa dall'inesausto grembo. 1989_7240_000370 mentre è vermiglio il fiore di nostra etade. acerba l'alma vota e superba cento dolci pensieri. educa invano. 1989_7240_000371 gli altri pensieri, miei tutti si dileguàr. siccome torre in solitario campo. tu stai solo gigante in mezzo a lei. 1989_7240_000372 pensier, che innanzi a me sì, spesso torni di tua natura arcana. chi non favella il suo poter fra noi, chi non sentì 1989_7240_000373 tanto la possa, infin qui de lambicchi e delle storte e le macchine al cielo emulatrici crebbero, e tanto cresceranno al tempo che seguirà. 1989_7240_000374 in quanto o gioconde o moleste opre. dispensi l'ozio che ti lasciàr gli avi remoti, grave retaggio e faticoso. 1989_7240_000375 vittorio mio, questa per te non era età né suolo. altri anni ed altro seggio conviene agli alti ingegni. or di riposo, paghi, viviamo e scorti da mediocrità. 1989_7240_000376 ben ch'io sappia che obblio preme chi troppo all'età propria increbbe di questo mal, che teco mi fia comune. assai, finor mi rido. 1989_7240_000377 miserando, m'affaticavi in su le piume, il fianco ad ogni or, fortemente palpitando, e dove io, tristo ed affannato e stanco, gli occhi al sonno chiudea come per febre, rotto e deliro. 1989_7240_000378 qui mira e qui ti specchia. secol superbo e sciocco che il calle insino allora dal risorto pensier segnato innanti abbandonasti. 1989_7240_000379 odio mova e disdegno se nel femmineo core d'uomini ardea, non di fanciulle. amore madri d'imbelle prole, v'incresca esser nomate. 1989_7240_000380 o forse erra dal vero, mirando all'altrui sorte il mio pensiero. forse in qual forma, in quale stato, che sia dentro covile o cuna. 1989_7240_000381 non fien da lacci sciolte dell'antico sopor l'itale menti s'ai patrii, esempi della prisca etade. questa terra fatal non si rivolga. 1989_7240_000382 tempo ottenebrati e spenti di febo. i raggi al misero non sono in sempiterno ed anco. primavera odorata, inspiri e tenti questo gelido cor. 1989_7240_000383 ma pria di lasciarmi in eterno. elvira un bacio. non vorrai tu donarmi un bacio? solo in tutto il viver? mio grazia ch'ei chiegga, non si nega a chi muor. 1989_7240_000384 ecco turbar la notte e farsi oscura la sembianza del ciel ch'era sì bella, e il piacere in colei, farsi paura. 1989_7240_000385 e rimembrando il tuo stato quaggiù, di cui fa segno il suol ch'io premo, e poi, dall'altra parte, che te, signora, e fine credi, tu data al tutto. 1989_7240_000386 dietro apennino od alpe o del tirreno, nell'infinito seno, scende la luna e si scolora il mondo. 1989_7240_000387 fortunati color che, mentre io scrivo miagolanti in su le braccia, accoglie la levatrice a cui veder s'aspetta quei sospirati dì. 1989_7240_000388 quel pensier che nel dì, che lusinghiero ti si offeriva. nella notte, quando tutto queto parea nell'emisfero, tu, inquieto e felice e miserando. 1989_7240_000389 su l'arenoso dorso a cui riluce di capri la marina e di napoli il porto e mergellina. e se appressar lo vede, o se nel cupo del domestico pozzo ode mai l'acqua, fervendo gorgogliar desta i figliuoli. 1989_7240_000390 ma voi, di quale ornar parola o canto si debbe, a cui non pur cure o consigli, ma dell'ingegno e della man daranno i sensi e le virtudi, eterno vanto. 1989_7240_000391 oh, misero torquato, il dolce canto non valse a consolarti o a sciorre il gelo onde l'alma t'avean ch'era sì calda cinta l'odio e l'immondo livor privato e de tiranni. 1989_7240_000392 che fa l'aria infinita e quel profondo, infinito seren che vuol dir questa solitudine immensa? ed io che sono, 1989_7240_000393 già sul novello aprir di mia giornata incerta. e bruna te viatrice in questo arido suolo, io mi pensai: ma non è cosa in terra che ti somigli. 1989_7240_000394 il conforto perì de nostri affanni nascevi ai dolci sogni intanto, e il primo sole splendeati in vista. 1989_7240_000395 narrin. siccome tutta quella sponda coprìr le invitte schiere de corpi ch'alla grecia eran devoti allor vile e feroce serse per l'ellesponto, si fuggia fatto ludibrio agli ultimi nepoti. 1989_7240_000396 ben, mille volte ripetuto e mille nel costante pensier, sostegno e cibo. esser solea dell'infelice amante, benché nulla d'amor parola udita avess'ella da lui. 1989_7240_000397 torna dinanzi al mio pensier. talora il tuo sembiante aspasia. o fuggitivo per abitati lochi, a me lampeggia in altri volti, o per deserti campi, al dì sereno, alle tacenti stelle. 1989_7240_000398 la natura crudel fanciullo invitto. il suo capriccio adempie e, senza posa, distruggendo e formando, si trastulla. 1989_7240_000399 la qual null'altro allegra arbor né fiore. tuoi cespi solitari intorno spargi odorata ginestra. 1989_7240_000400 del consueto obblio gravido, il petto, l'alta ruina ignora e le mutate sorti del mondo? e come prima, il tetto rosseggerà del villanello industre. 1989_7240_000401 questa legge in pria scrisser: natura e il fato in adamante e co fulmini suoi volta. né davy, lei non cancellerà. 1989_7240_000402 ve cavalli, supini e cavalieri, vedi intralciare ai vinti la fuga, i carri e le tende cadute e correr fra primieri, pallido e scapigliato, esso tiranno. 1989_7240_000403 e l'abitar questi odorati colli. ma rapida passasti e come un sogno fu la tua vita. iva danzando in fronte, la gioia ti splendea. splendea negli occhi quel confidente. immaginar quel lume di gioventù. 1989_7240_000404 alla guardia seder del mio dolore e l'occhio a terra, chino o in sé, raccolto di riscontrarsi fuggitivo e vago, né in leggiadro soffria né in turpe volto. 1989_7240_000405 asciutto il ciglio ed animosa in atto, ma pur mesta. sei tu grata la via o dispiacevol sia. 1989_7240_000406 or punge ogni atto indegno. subito i sensi miei, move l'alma. ogni esempio dell'umana viltà, subito a sdegno. 1989_7240_000407 disse: elvira, elvira, mia ben sono in su la terra, ancor ben quelle labbra fur le tue labbra e la tua mano io stringo ahi. 1989_7240_000408 beata allor che ne perigli, avvolta se stessa, obblia né delle putri e lente ore il danno misura e il flutto ascolta. beata allor che il piede spinto al varco leteo. 1989_7240_000409 assai palese agli atti, al volto sbigottito, agli occhi ti fu, ma non ai detti. ancora e sempre muto sarebbe l'infinito affetto che governa il cor mio se non l'avesse fatto ardito il morir. 1989_7240_000410 questo è quel mondo, questi i diletti, l'amor, l'opre gli eventi, onde cotanto ragionammo insieme: questa la sorte dell'umane genti. 1989_7240_000411 e di fetido orgoglio empie le carte. eccelsi fati e nove felicità quali il ciel tutto ignora, non pur quest'orbe. 1989_7240_000412 quale un fanciullo con assidua cura di fogliolini e di fuscelli, in forma o di tempio o di torre o di palazzo. un edificio innalza. 1989_7240_000413 dell'universe cose, scender gli autori e conversar sovente co tuoi piacevolmente, e che i derisi sogni rinnovellando. 1989_7240_000414 come solinga è fatta la mente mia d'allora che tu quivi prendesti a far dimora. ratto d'intorno intorno al par del lampo. 1989_7240_000415 e spesso incolpa la donna, a torto. a quella eccelsa imago sorge di rado il femminile ingegno e ciò che inspira ai generosi amanti la sua stessa beltà donna non pensa né comprender potria. 1989_7240_000416 finché la sposa giovanetta il fido brando cingeva al caro lato e poi spandea le negre chiome sul corpo esangue e nudo quando e reddia nel conservato scudo. 1989_7240_000417 per le valli, ove suona del faticoso agricoltore il canto, ed io seggo e mi lagno del giovanile error che m'abbandona. 1989_7240_000418 la schiera industre cui franger glebe o curar piante e greggi. vede l'alba tranquilla e vede il vespro. 1989_7240_000419 mia. nascemmo al pianto. disse ambedue felicità, non rise al viver nostro e dilettossi il cielo de nostri affanni. 1989_7240_000420 e già nel primo giovanil tumulto di contenti, d'angosce e di desio morte, chiamai più volte e lungamente i sedetti colà su la fontana. 1989_7240_000421 alla misera saffo i numi e l'empia sorte. non fenno a tuoi superbi regni, vile o natura, e grave ospite, addetta e dispregiata amante. 1989_7240_000422 di questa età superba che di vote, speranze si nutrica vaga di ciance e di virtù, nemica stolta che l'util chiede. e inutile. la vita quindi, più sempre divenir non vede. 1989_7240_000423 pur ne tuoi, contemplando i suoi begli occhi, cupido ti seguii finch'ella visse. ingannato, non già, ma dal piacere di quella dolce somiglianza. un lungo servaggio, ed aspro a tollerar condotto. 1989_7240_000424 era il mattino e tra le chiuse imposte per lo balcone insinuava il sole nella mia cieca stanza, il primo albore. 1989_7240_000425 meco ritorna a vivere. la piaggia, il bosco, il monte parla al mio core il fonte meco favella: il mar. 1989_7240_000426 io tutti della prima stagione, i dolci inganni mancar già sento e dileguar dagli occhi le dilettose immagini che tanto amai. 1989_7240_000427 che nulla mai fatta più mite ancor siede, tremenda, ancor minaccia. a lui strage, ed ai figli ed agli averi lor poverelli. 1989_7240_000428 anime prodi ai tetti vostri, inonorata immonda plebe successe al vostro sangue. è scherno e d'opra e di parola ogni valor di vostre eterne lodi. né rossor più, né invidia. 1989_7240_000429 incontro a cui non puote vigor di giovanezza, e non la crolla dolce parola di rosato labbro, e non lo sguardo tenero, tremante di due nere pupille. il caro sguardo. 1989_7240_000430 e m'abbarbaglia le luci, il crudo sol pregne di pianto. 1989_7240_000431 sempre in quell'alma, era del gran desio stato più forte un sovrano timor. così l'avea fatto schiavo e fanciullo, il troppo amore. 1989_7240_000432 ecco, alla vaga tua spoglia, intorno, la romulea prole di nova ira sfavilla. ecco, di polve lorda il tiranno, i crini. 1989_7240_000433 questi campi cosparsi di ceneri infeconde e ricoperti dell'impietrata lava che sotto i passi al peregrin risona. 1989_7240_000434 e già mi par che sciolte giaccian le membra mie. né spirto o senso più le commova e lor, quiete antica, co silenzi del loco si confonda. 1989_7240_000435 cantor vago dell'arme e degli amori che in età della nostra assai men trista empièr la vita di felici errori, nova speme. 1989_7240_000436 ardendo. sì ch'alfin dallo spavento, fermò l'andare e il cor le venne meno e si rivolse indietro. e in quel momento si spense il lampo e tornò buio l'etra ed acchetossi il tuono. 1989_7240_000437 alle macere cure innalza e primo il disperato pentimento: i ciechi ortali gro anelante aduna e stringe. 1989_7240_000438 così fatti pensieri, quando fien come fur palesi al volgo e quell'orror che, primo contra l'empia natura, strinse i mortali in social catena, fia ricondotto in parte da verace saper. 1989_7240_000439 e tremar l'onda. vide e stupì che, non palese al guardo, la faretrata diva scendea ne caldi flutti e dall'immonda polve tergea della sanguigna caccia il niveo lato e le verginee braccia. 1989_7240_000440 e del perduto impero. par che, col grave e taciturno aspetto, faccian fede e ricordo al passeggero: or ti riveggo in questo suol di tristi lochi e dal mondo abbandonati, amante e d'afflitte fortune, ognor compagna. 1989_7240_000441 montagna sgombrasi la campagna e chiaro nella valle, il fiume appare. ogni cor si rallegra. in ogni lato risorge il romorio, torna il lavoro. usato l'artigiano a mirar l'umido cielo con l'opra in man, cantando. 1989_7240_000442 ad un segno cortese ad ogni sguardo, mutar forma e color, cadde l'incanto e spezzato con esso a terra, sparso il giogo onde m'allegro. 1989_7240_000443 e quando, pur questa invocata morte, sarammi allato e sarà giunto il fine della sventura mia, quando la terra i fia straniera valle e dal mio sguardo fuggirà l'avvenir. 1989_7240_000444 e in questa forma pel fraterno poter morte prevale, o così sprona amor là nel profondo che da se stessi il villanello ignaro, la tenera donzella. con la man violenta pongon le membra giovanili in terra. 1989_7240_000445 viva, oh viva, beatissimi voi, mentre nel mondo si favelli o scriva, prima divelte in mar, precipitando spente nell'imo strideran le stelle. che la memoria e il vostro amor trascorra o scemi. 1989_7240_000446 torna, torna fra noi. sorgi dal muto e sconsolato avello. se d'angoscia sei vago o miserando esemplo di sciagura. 1989_7240_000447 con quanta cura convienci a quel dell'anno al qual difforme fia quel dell'altro, appresso il sentir nostro comparando fuggir che mai d'un punto non sien diversi. 1989_7240_000448 la sorella del sole e fea d'argento. gli arbori ch'a quel loco eran ghirlanda, i ramoscelli ivan, cantando al vento e in un con l'usignol che sempre piagne. 1989_7240_000449 simil guisa ignora esecutor di musici concenti, quel ch'ei, con mano o con la voce, adopra in chi. 1989_7240_000450 a desiar colei che d'ogni affanno il tragge. ha poco andare l'egro mortal, ma sconsolata, arriva la morte ai giovanetti e duro è il fato di quella speme che, sotterra, è spenta. 1989_7240_000451 e ristora i miei sensi il tuo soggiorno quasi incredibil parmi che la vita infelice e il mondo sciocco. già per gran tempo assai senza te sopportai. 1989_7240_000452 che saldi, men che cera e men ch'arena verso la fama che di te lasciasti son bronzi e marmi e dalle nostre menti, se mai cadesti, ancor s'unqua cadrai. cresca, se crescer può nostra sciaura e in. 1989_7240_000453 e chi la propria gente conculcando e l'estrane o di remoti lidi, turbando la quiete antica, col mercatar, con l'armi e con le frodi la destinata sua vita consuma. 1989_7240_000454 ne caglia a te nel petto, sieda questa sovr'ogni cura. che di fortuna, amici, non crescano i tuoi figli, e non di vile timor gioco o di speme. 1989_7240_000455 tu passasti, eterno sospiro mio. passasti e fia compagna d'ogni mio vago immaginar di tutti i miei teneri sensi. 1989_7240_000456 misera ovunque miri, misera onde si volga. ove ricorra questa sensibil prole, piacqueti che delusa fosse ancor dalla vita la speme giovanil. 1989_7240_000457 ma tu per certo, giovinetta immortal, conosci il tutto questo. io conosco e sento che degli eterni giri, che dell'esser mio frale. 1989_7240_000458 mai non veder la luce era, credo, il miglior. ma nata al tempo che reina bellezza si dispiega nelle membra e nel volto ed incomincia il mondo verso lei, di lontano, ad atterrarsi. 1989_7240_000459 ozio circonda i monumenti vostri, e di viltade siam fatti esempio alla futura etade. bennato ingegno or, quando altrui non cale, de nostri alti parenti. 1989_7240_000460 e già dal caro sangue de suoi, non asterrà la mano la generosa stirpe, anzi, coverte fien di stragi l'europa e l'altra riva dell'atlantico, mar fresca, nutrice di pura civiltà. 1989_7240_000461 e poi tutto quel giorno la mi condusse intorno a veder l'officina mostrommi, a parte a parte gli strumenti dell'arte e i servigi diversi, a che ciascun di loro 1989_7240_000462 e la favilla antica rendi allo spirto mio se tu pur vivi e se de nostri affanni cosa veruna in ciel, se nell'aprica terra s'alberga o nell'equoreo seno pietosa, no. 1989_7240_000463 che sì, per tempo cadeva, e spesso all'ore tarde assiso sul conscio, letto dolorosamente alla fioca lucerna, poetando. 1989_7240_000464 ancor non sei tu paga di riandare i sempiterni calli, ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga di mirar queste valli. 1989_7240_000465 e la lucciola errava appo le siepi e in su l'aiuole, susurrando al vento i viali odorati ed i cipressi là nella selva. 1989_7240_000466 il basso stato e frale quella che grande e forte mostra, sé nel soffrir né gli odii e l'ire fraterne, ancor più gravi d'ogni altro, danno accresce alle miserie sue. 1989_7240_000467 quando spegneali il fato e giacevi: ahi nerina, in cor mi regna l'antico amor. 1989_7240_000468 o care nubi, o cielo o terra o piante. parte la donna, mia pietà. 1989_7240_000469 di nervi e di polpe scemo. il valor natio son vostre colpe ad atti egregi. è sprone, amor chi ben l'estima e d'alto affetto maestra, è la beltà. 1989_7240_000470 foste voi pure invano al duro mio sopor d'ogni dolcezza. vedovo, tristo, ma non turbato, ma placido il mio stato, il volto era seren. 1989_7240_000471 che travagliosa era mia vita ed è, né cangia stile o mia diletta luna, e pur mi giova la ricordanza e il noverar l'etate del mio dolore. 1989_7240_000472 fu certo, fu né d'error vano e d'ombra. l'aonio canto e della fama, il grido: pasce l'avida plebe, amica un tempo al sangue nostro e dilettosa e cara. 1989_7240_000473 o qualor, nella placida quiete d'estiva notte, il vagabondo passo di rincontro alle ville, soffermando l'erma terra contemplo e di fanciulla. 1989_7240_000474 incaute voci. spande il tuo labbro i destinati eventi, move arcano, consiglio arcano. è tutto fuor che il nostro dolor negletta prole. nascemmo al pianto. 1989_7240_000475 chiuderà, ciò detto, con un sospiro all'adorata destra, le fredde labbra supplicando affisse stette, sospesa e pensierosa in atto la bellissima donna e fiso il guardo di mille vezzi sfavillante. 1989_7240_000476 vision d'estinto, o sogno, o cosa. incredibil mi par deh quanto elvira quanto debbo alla morte. 1989_7240_000477 ahi, ahi. ma conosciuto il mondo non cresce, anzi si scema, e assai più vasto. l'etra sonante e l'alma terra e il mare. al fanciullin che non al saggio appare. 1989_7240_000478 ma di natura, infra i leggiadri errori. divina sei perché sì, viva e forte, che incontro al ver, tenacemente dura e spesso al ver s'adegua né si dilegua, pria che in grembo a morte. 1989_7240_000479 ma per sentenza mia, uom saggio e sciolto dal comune errore, patir non sosterria, né porrebbe al dolore ed al mal proprio suo cotanto amore. 1989_7240_000480 or non aggiunse il ciel nullo conforto ai nostri affanni e teco la mortal vita saria simile a quella che nel cielo india. 1989_7240_000481 con gli occhi intenti il viator, seguendo te, compagna, alla via, te de mortali, pensosa, immaginò che se gl'impuri cittadini consorzi e le fatali ire fuggendo e 1989_7240_000482 chi la ridusse a tale, e questo è peggio che di catene ha carche ambe le braccia, sì che sparte le chiome e senza velo. 1989_7240_000483 ti perdo, senza un diletto, inutilmente, in questo soggiorno disumano intra gli affanni o dell'arida vita, unico fiore. 1989_7240_000484 quella finestra ond'eri usata favellarmi ed onde mesto riluce delle stelle, il raggio è deserta. 1989_7240_000485 bella qual sogno. angelica sembianza nella terrena stanza, nell'alte vie dell'universo intero. che chiedo io, mai che spero altro che gli occhi tuoi veder più vago. 1989_7240_000486 immensa doglia m'oppresse a queste voci il petto, ella seguì, nel fior degli anni, estinta quand'è il viver più dolce, e pria che il core certo si renda com'è tutta indarno l'umana speme. 1989_7240_000487 come sepolto scheletro cui di terra avarizia o pietà rende all'aperto e dal deserto foro diritto. infra le file dei mozzi colonnati, il peregrino lunge contempla il bipartito giogo e la cresta fumante. 1989_7240_000488 girando senza posa per tornar sempre là donde son mosse. uso alcuno, alcun frutto, indovinar non so. 1989_7240_000489 e in sempiterni guai pianga tua stirpe. a tutto il mondo oscura, ma non per te. per questa ti rallegri, povera patria tua. 1989_7240_000490 e chiusi gli occhi, strinsi il cor con la mano e sospirai: poscia, traendo i tremuli ginocchi stupidamente per la muta stanza. ch'altro sarà, dicea che il cor mi tocchi. 1989_7240_000491 disse la dea, la lima è consumata or facciam senza ed io ma di rifarla non vi cal, soggiungea quand'ella è stanca. 1989_7240_000492 il sonno venia manco, oh, come viva in mezzo alle tenebre. sorgea la dolce imago e gli occhi chiusi la contemplavan sotto alle palpebre. 1989_7240_000493 poco mi toglie la fortuna, ben veggo ahi. ma qualvolta a voi ripenso, o mie speranze antiche ed a quel caro immaginar mio primo. 1989_7240_000494 e come or vieni, sì forte a nostri orecchi e sì frequente, voce antica de nostri muta, sì lunga etade. e perché tanti risorgimenti? 1989_7240_000495 e sorvolano insiem la via mortale, primi conforti d'ogni saggio core. né cor fu mai più saggio che percosso d'amor, né mai più forte sprezzò l'infausta vita. 1989_7240_000496 or questa egli non già, ma quella ancora nei corporali amplessi inchina ed ama alfin l'errore e gli scambiati oggetti, conoscendo. 1989_7240_000497 che di natura è frutto ogni vostra vaghezza. a me, se di vecchiezza la detestata soglia evitar non impetro, 1989_7240_000498 io veggio, o parmi un fluttuar di fanti e di cavalli e fumo e polve e luccicar di spade come tra nebbia. lampi né ti conforti. 1989_7240_000499 ove fondata probità del volgo, così star suole in piede. quale star può quel ch'ha in error la. 1989_7240_000500 chi dalla grave immemore quiete or, mi ridesta che virtù nova è questa, questa che sento in me, moti soavi, immagini, palpiti, error beato. 1989_7240_000501 mie voci al tempo che l'acerbo, indegno mistero delle cose a noi si mostra pien di dolcezza indelibata, intera il garzoncel come inesperto amante, la sua vita ingannevole vagheggia. 1989_7240_000502 meco sarai per morte. a un tempo spento ch'a vivi segni dentro l'alma. io sento che in perpetuo, signor dato mi sei. 1989_7240_000503 consente ch'io, per la grecia, i moribondi lumi chiuda prostrato in guerra. così la vereconda fama del vostro vate. appo i futuri possa, volendo i numi, tanto durar quanto la vostra duri. 1989_7240_000504 ma novo e quasi divin consiglio, ritrovàr gli eccelsi spirti del secol mio che, non potendo, felice in terra far persona alcuna, l'uomo obbliando a ricercar, si diero una comun felicitade. 1989_7240_000505 ella negli occhi pur mi restava, e nell'incerto raggio del sol vederla, io mi credeva ancora la. 1989_7240_000506 eternamente sarà se al gener nostro il proprio albergo e la face del dì non vengon meno queste lievi reliquie e questi segni delle passate età. forza è che impressi porti quella che sorge età. 1989_7240_000507 libertà. vai sognando e servo a un tempo. vuoi di novo il pensiero sol, per cui risorgemmo della barbarie, in parte, e per cui solo si cresce? 1989_7240_000508 poi che divelta nella tracia, polve giacque ruina immensa l'italica virtute, onde alle valli d'esperia verde e al tiberino lido. 1989_7240_000509 perché? perché dov'è la forza antica? dove l'armi e il valore e la costanza? chi ti discinse il brando? 1989_7240_000510 già tutta l'aria imbruna, torna azzurro il sereno e tornan l'ombre giù da colli e da tetti al biancheggiar della recente luna. 1989_7240_000511 e siccome alla culla poco il rogo è lontano, tu presso a porre il piede in sul varco fatale della plutonia sede ai presenti diletti la breve età commetti. 1989_7240_000512 invan brillare. il vespero vidi per muto calle invan sonò la valle del flebile usignol. 1989_7240_000513 e quando il carro grave, carro di giove a noi sul capo, tonando il tenebroso aere, divide noi per le balze e le profonde valli, natar giova tra nembi. 1989_7240_000514 quando le rupi e le deserte valli precipite l'alpina onda feria d'inudito fragor, quando gli ameni futuri seggi di lodate genti e di cittadi romorose. 1989_7240_000515 e che valor t'infonde italo egregio il fato? o con l'umano valor forse contrasta il fato invano. 1989_7240_000516 e quanto al femminile, ozio sovrasti la sudata virtude. attendi, attendi, magnanimo campion s'alla veloce, piena degli anni, il tuo valor contrasti. 1989_7240_000517 imperio e forze, quanto più vogli o cumulate o sparse, abuserà chiunque avralle e sotto qualunque nome. 1989_7240_000518 ma questa voce in petto raccolgon pochi all'inquieta. speme figlia di giovin core. tutti prestiam ricetto. 1989_7240_000519 negli alterni perigli e nelle angosce della guerra comune ed alle offese dell'uomo, armar la destra e laccio porre al vicino ed inciampo stolto crede così. 1989_7240_000520 il meonio cantor non è più solo ed oh, vergogna udia che non che il cener freddo e l'ossa nude. 1989_7240_000521 ombra, diva mi scuoti, o ne campi, ove splenda più vago il giorno e di natura il riso. forse tu l'innocente secol beasti che dall'oro ha nome. 1989_7240_000522 tu dormi, io, questo ciel che sì benigno, appare in vista a salutar m'affaccio e l'antica natura onnipossente che mi fece all'affanno a 1989_7240_000523 in più sublimi ancora e più riposti. subbietti. insegna ai secoli futuri, il mio secolo e tuo. 1989_7240_000524 poiché voi, cittadine infauste, mura vidi e conobbi assai là dove segue odio al dolor. compagno e doloroso, io vivo e tal morrò deh tosto. 1989_7240_000525 e forse il cielo i casi acerbi e gl'infelici affetti, giocondo agli ozi suoi spettacol pose non fra sciagure e colpe, ma libera ne boschi e pura etade natura a noi prescrisse: reina un tempo e diva. 1989_7240_000526 campo. chi sa, non veggiam noi spesso di state cader le stelle. egli ci ha tante stelle che picciol danno: è cader l'una o l'altra di loro e mille rimaner. 1989_7240_000527 via e dove il tanto affaticar fu volto. abisso, orrido, immenso, ov'ei, precipitando, il tutto obblia vergine luna. tale è la vita mortale. 1989_7240_000528 non vano error de venti, ma di ninfa abitò, misero spirto, cui grave amor, cui duro fato escluse delle tenere membra. 1989_7240_000529 e duolsi alla mattina. il cacciator che trova l'orme intricate e false e dai covili error vario, lo svia salve o benigna delle notti reina. 1989_7240_000530 sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. 1989_7240_000531 che resta? or poi, che il verde è spogliato, alle cose il certo, e solo veder che tutto è vano, altro che il duolo. 1989_7240_000532 fassi in su l'uscio a prova. vien fuor la femminetta a còr dell'acqua della novella piova e l'erbaiuol rinnova di sentiero in sentiero il grido giornaliero. 1989_7240_000533 onde in lungo tormento, fredde, tacite, smorte, sudàr le genti e palpitàr vedendo mossi alle nostre offese folgori nembi e vento. 1989_7240_000534 alcuna, benché scarsa pietà pur mi dimostra natura in questi lochi, un giorno, oh, quanto verso me più cortese. 1989_7240_000535 e un fastidio m'ingombra la mente ed uno spron quasi mi punge. sì che sedendo più che mai son lunge da trovar pace o loco. 1989_7240_000536 oh, misero colui che in guerra è spento non per li patrii lidi e per la pia consorte e i figli cari, ma da nemici altrui per altra gente. e non può dir, morendo, alma, terra natia, la vita che mi desti. 1989_7240_000537 quanta invidia ti porto. non sol perché d'affanno quasi libera. vai ch'ogni stento ogni danno, ogni estremo timor, subito scordi. 1989_7240_000538 se fosser gli occhi tuoi. due fonti vive. mai non potrebbe il pianto adeguarsi al tuo danno ed allo scorno che fosti donna or sei, povera ancella. 1989_7240_000539 intatta luna. tale è lo stato mortale. ma tu mortal non sei, e forse del mio dir poco. 1989_7240_000540 desiata e molto come sai, ripregata a me discende, non temuta la morte e lieto apparmi questo feral mio dì. 1989_7240_000541 che divenute son fuor di te solo tutte l'opre terrene, tutta intera la vita. al guardo mio, che intollerabil noia. gli ozi, i commerci usati e di vano piacer la vana spene. 1989_7240_000542 te più mite desio, cura più dolce regge nel fior di gioventù, nel bello april degli anni altrui giocondo e primo dono del ciel, ma grave, amaro infesto a chi patria non ha. 1989_7240_000543 e di me stesso ebbi vergogna. auro secolo omai volgono o gino i fusi delle parche. ogni giornale gener vario di lingue e di colonne da tutti i lidi lo promette al mondo concordemente. 1989_7240_000544 e la nube, crescendo in giù, calava ver la marina. sì che l'un suo lembo toccava i monti e l'altro il mar toccava. 1989_7240_000545 or poi, ch'a terra sparse i regni beati empio costume e il viver macro ad altre leggi addisse quando gl'infausti giorni virile, alma ricusa riede natura e il non suo dardo accusa. 1989_7240_000546 e poi ch'estrano il suol nativo e di sua prole ignaro, le meste anime, educa tu le cure infelici e i fati indegni. tu de mortali ascolta vaga natura. 1989_7240_000547 per la greggia ch'ho appresso. e intanto vola il caro tempo giovanil, più caro che la fama e l'allor più che la pura luce del giorno e lo spirar. 1989_7240_000548 in cotal guisa ch'io n'agghiacciava e ancor non m'assicuro. e ben hai che temer che agevol cosa fora cader la luna in sul tuo campo. 1989_7240_000549 o si può, fra maraviglia e sdegno, dall'eden odorato in cui soggiorna, rise l'alta progenie e me negletto, disse. o mal venturoso e di piaceri, o incapace o inesperto. 1989_7240_000550 ed io godo ancor poco o greggia mia, né di ciò sol mi lagno. se tu parlar sapessi, io chiederei: dimmi. 1989_7240_000551 genti all'apparir del vero. tu misera cadesti e con la mano la fredda morte ed una tomba ignuda. mostravi di lontano. 1989_7240_000552 pur sempre che, in dir gli effetti suoi le umane lingue, il sentir proprio sprona par novo ad ascoltar ciò ch'ei ragiona. 1989_7240_000553 come al nome d'elvira in cor gelando impallidir come tremar son uso all'amaro calcar della tua soglia, a quella voce angelica, all'aspetto di quella fronte, io ch'al morir non tremo. 1989_7240_000554 giovane son, ma si consuma e perde la giovanezza mia come vecchiezza, la qual pavento e pur m'è lunge assai, ma poco da vecchiezza si discorda il fior dell'età mia. 1989_7240_000555 infin, che venne a dar di colpo in mezzo al prato ed era grande quanto una secchia e di scintille vomitava una nebbia che stridea sì forte. 1989_7240_000556 se a feste anco, talvolta, se a radunanze io movo, infra me stesso dico: o nerina, a radunanze, a feste, tu non ti acconci più, tu più non movi. 1989_7240_000557 d'intelletti immortali, degno trovato estremo di tutti i mali. ritrovàr gli eterni la vecchiezza. 1989_7240_000558 questo giorno ch'omai cede alla sera festeggiar si costuma al nostro borgo. odi per lo sereno un suon di squilla, odi spesso un tonar di ferree canne che rimbomba lontan di villa in villa. 1989_7240_000559 io dal secco ed aspro mondano conversar vogliosamente quasi in lieto giardino a te ritorno. 1989_7240_000560 e tu mi svena, o generosa ancora, che più bello a tuoi dì splendesse il sole ch'oggi non fa pur consolata e paga. è quella tomba cui di pianto onora l'alma terra nativa. 1989_7240_000561 men conobbi ancor gli studi e l'opre stupende e il senno e le virtudi e l'alto saver del secol mio. 1989_7240_000562 a quello onde tu movi, quale affetto non cede. anzi, qual altro affetto, se non quell'uno intra i mortali, ha sede? 1989_7240_000563 tu sì placida sei, tu la nascente lavinia prole e gli anni lieti vedesti e i memorandi allori e tu su l'alpe, l'immutato raggio tacita verserai quando ne danni. 1989_7240_000564 o così paion come essi alla terra un punto di luce nebulosa al pensier mio che sembri allora, o prole. 1989_7240_000565 tu, sola fonte d'ogni altra leggiadria, sola vera beltà parmi che sia, da che ti vidi, pria di qual mia seria cura. ultimo obbietto: non fosti tu. 1989_7240_000566 e poi che gli occhi, a quelle luci, appunto, ch'a lor sembrano un punto e sono immense, in guisa che un punto a petto a lor. son terra e mare, veracemente. 1989_7240_000567 s'affatica, altri l'aurora amica, altri l'etade aspetta e nullo in terra vive. cui nell'anno avvenir facili e pii con pluto gli altri iddii. la mente non prometta. 1989_7240_000568 passò stagione che nullo di tal madre oggi s'onora, ma per te stesso al polo ergi la mente nostra vita a che val solo a spregiarla. 1989_7240_000569 e se del vero ragionando talor fieno alle genti, o mal grati i miei detti o non intesi. 1989_7240_000570 tuttora il sen che la vergogna. il duro suo morso in questo cor già non oprava al cielo. a voi, gentili anime, io giuro che voglia non m'entrò bassa nel petto ch'arsi di foco intaminato e puro. 1989_7240_000571 si dilegua desiderii infiniti e visioni altere. crea nel vago pensiere. per natural virtù dotto concento. 1989_7240_000572 con gli studi sepolti i vetusti divini a cui natura parlò senza svelarsi. onde i riposi magnanimi allegràr d'atene e roma. 1989_7240_000573 aure soavi. l'empio fato interdice all'umana virtude, né pura in gracil petto. alma si chiude. 1989_7240_000574 o tu, cui prima dall'aer cieco e da natanti, poggi segno: arrecò d'instaurata, spene la candida colomba e 1989_7240_000575 alla capanna mia, dolcemente picchiando mi risveglia. e sorgo e i lievi nugoletti e il primo degli augelli, susurro e l'aura fresca e le ridenti piagge benedico. 1989_7240_000576 o con le greggi mista, la tigre ai consueti ovili, né guidasse per gioco i lupi al fonte. il pastorel, ma di suo fato ignara. 1989_7240_000577 quando per lunghi studi fia noto e imprenderà col latte dalla cara nutrice ogni fanciullo. quanto peso di sal, quanto di carni e quante moggia di farina inghiotta il patrio borgo in ciascun mese. 1989_7240_000578 di lor non cura questa virile età volta ai severi economici studi e intenta il ciglio nelle pubbliche cose, il proprio petto esplorar che ti val. 1989_7240_000579 ritorno garzoncello scherzoso. cotesta età fiorita è come un giorno d'allegrezza, pieno giorno, chiaro, sereno, che precorre alla festa di tua vita. 1989_7240_000580 ahi per la via odo non lunge il solitario canto dell'artigian che riede a tarda notte, dopo i sollazzi, al suo povero ostello. 1989_7240_000581 promettendo in terra a popoli che un'onda di mar commosso, un fiato d'aura maligna, un sotterraneo crollo distrugge, sì che avanza, a gran pena, di lor, la rimembranza. 1989_7240_000582 i tristi e cari moti del cor, la rimembranza acerba che 1989_7240_000583 incontro all'alme eccelse in arme. tutti congiurati i mondi fieno in perpetuo al vero, onor seguaci: calunnia, odio e livor. 1989_7240_000584 che scuro m'è l'avvenire e tutto quanto io scerno è tal che sogno e fola fa parer la speranza. 1989_7240_000585 e non vedevi il fior degli anni tuoi. non ti molceva il core la dolce lode. or delle negre chiome, or degli sguardi innamorati e schivi. 1989_7240_000586 e risonaro di muggito d'armenti, fur giardini e palagi agli ozi de potenti. gradito ospizio e fur città famose. 1989_7240_000587 di lor querela il boreal deserto e conscie fur le sibilanti selve. così vennero al passo e i negletti cadaveri. 1989_7240_000588 chiudi alla luce, omai, questi occhi tristi o dell'età reina. me certo troverai qual si sia l'ora. 1989_7240_000589 sceso il sapiente e salita è la turba. a un sol confine che il mondo agguaglia, o scopritor famoso, segui. 1989_7240_000590 a percoter, ne rieda ogni momento, novo grido de padri ancora è pio. dunque all'italia il cielo anco si cura di noi, qualche immortale. 1989_7240_000591 dunque, tanto i celesti odii commove la terrena. pietà dunque degli empi siedi, giove a tutela, e quando esulta per l'aere il nembo, e quando 1989_7240_000592 di questo albergo ove abitai fanciullo, e delle gioie mie vidi la fine. quante immagini, un tempo, e quante fole creommi nel pensier l'aspetto vostro e delle luci a voi compagne. 1989_7240_000593 o cosa nova imprende, quando de mali suoi men si ricorda piacer figlio d'affanno. gioia vana ch'è frutto del passato, timore onde si scosse e paventò la morte chi la vita abborria. 1989_7240_000594 così nel fianco non punto inerme a viva forza, impresse il tuo braccio, lo stral che poscia fitto, ululando, portai finch'a. quel giorno si fu due volte ricondotto il sole. 1989_7240_000595 divien l'umana prole. quando novellamente nasce nel cor profondo un amoroso affetto, languido e stanco, insiem con esso in petto un desiderio di morir si sente. 1989_7240_000596 felice appresso chi per te sparga con la vita il sangue lice lice al mortal. non è già sogno, come stimai? gran tempo ahi lice in terra provar felicità. 1989_7240_000597 al canto del secolo, i bisogni omai, non penso materia far che a quelli, ognor crescendo, provveggono i mercati e le officine. 1989_7240_000598 come sfavilla il guardo delle donzelle e per conviti e feste, qual de barbati eroi, fama già vola. cresci, cresci alla patria. o maschia certo, moderna prole. 1989_7240_000599 virginia, a te la molle gota molcea. con le celesti dita beltade onnipossente e degli alteri disdegni tuoi si sconsolava il folle signor di roma. 1989_7240_000600 non avvien ciò, d'altronde, fuor che l'uom sue prosapie ha men feconde ben mille ed ottocento anni. varcàr poi che spariro, oppressi dall'ignea forza, i popolati seggi. 1989_7240_000601 a queste piagge venga colui che d'esaltar con lode il nostro stato ha in uso e vegga quanto è il gener nostro in cura all'amante natura. 1989_7240_000602 a gara intorno. ogni cosa: sorride, invidia, tace. non desta ancora ovver, benigna e quasi inusitata maraviglia. il mondo, la destra soccorrevole gli porge. 1989_7240_000603 la rondinella vigile alle finestre intorno, cantando al novo giorno: il cor non mi ferì, non all'autunno pallido, in solitaria villa, la vespertina squilla, il fuggitivo sol. 1989_7240_000604 che la illibata, la candida imago turbare. egli temea, pinta nel seno come all'aure si turba onda di lago. 1989_7240_000605 nessun pugna per te, non ti difende nessun de tuoi. l'armi, qua l'armi, io solo combatterò, procomberò sol, io dammi. 1989_7240_000606 e ne fumavan l'erbe intorno, intorno allor, mirando in ciel, vidi rimaso come un barlume o un'orma, anzi una nicchia, ond'ella fosse svelta. 1989_7240_000607 e il mercatante avaro in ozio vive che non a sé, non ad altrui, la bella felicità cui solo agogna e cerca la natura mortal. 1989_7240_000608 vagheggia il piagato mortal, quindi la figlia della sua mente, l'amorosa idea che gran parte d'olimpo in sé racchiude. 1989_7240_000609 tornami a mente il dì che la battaglia d'amor sentii la prima volta e dissi: oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia. 1989_7240_000610 tu pria che l'erbe inaridisse il verno da chiuso. morbo combattuta e vinta, perivi o tenerella. 1989_7240_000611 né vidi meno, da marrocco al catai, dall'orse al nilo e da boston a goa correr dell'alma. felicità su l'orme a gara ansando regni, imperi e ducati. 1989_7240_000612 un già de tuoi lodato gino, un franco di poetar maestro anzi di tutte scienze ed arti e facoltadi umane. 1989_7240_000613 or sempre loderollo, o ch'io ti miri veleggiar tra le nubi. o che serena dominatrice dell'etereo campo, questa flebil riguardi umana sede. 1989_7240_000614 quante la sera e quante, abbandonando all'alba il corpo stanco sé beato, chiamò s'indi giammai, non rilevasse il fianco né tornasse a veder l'amara luce. 1989_7240_000615 avarizia, superbia, odio, disdegno. studio d'onor di regno che sono altro che voglie al paragon di lui, solo un affetto vive tra noi, quest'uno prepotente signore. 1989_7240_000616 fiore. oimè quanto somiglia al tuo costume il mio sollazzo e riso della novella età, dolce famiglia, e te, german di giovinezza amore. 1989_7240_000617 ovvero in tutto sfortunati saranno afflitti e vinti, perché diè lor natura, in ogni tempo starsene in fondo. ardir protervo e frode con mediocrità regneran sempre a galleggiar sortiti. 1989_7240_000618 mi disse: e ricordanza alcuna serbi di noi? donde risposi e come vieni: o cara beltà. 1989_7240_000619 di sovrumani fati, di fortunati regni e d'aurei mondi, segno e sicura spene dare al mortale stato. 1989_7240_000620 io me ne stava alla finestra che risponde al prato, guardando in alto, ed ecco all'improvviso distaccasi la luna e mi parea che quanto nel cader s'approssimava, tanto crescesse al guardo. 1989_7240_000621 e di splendida vita o di valente persona. infra la gente non fa risibil mostra, ma sé di forza e di tesor mendico. 1989_7240_000622 quasi intender. non posso come d'altri desiri, fuor ch'a te, somiglianti altri sospiri, giammai d'allor che in pria questa vita. che sia per prova intesi. 1989_7240_000623 io qui vagando al limitare intorno invan, la pioggia invoco e la tempesta acciò che la ritenga al mio soggiorno. 1989_7240_000624 e rotto di natura, ogni contrasto ignota. immensa terra al tuo viaggio fu gloria e del ritorno ai rischi. 1989_7240_000625 e reca in mano un mazzolin di rose e di viole onde siccome suole ornare. ella si appresta dimani al dì di festa: il petto e il crine. 1989_7240_000626 reina infesto scende il raggio tuo fra macchie e balze o dentro a deserti edifici, in su l'acciaro del pallido ladron ch'a teso orecchio il fragor delle rote e de cavalli da lungi osserva, o il calpestio de piedi su la tacita via. 1989_7240_000627 dove vai? chi ti chiama? lunge dai cari tuoi, bellissima donzella sola, peregrinando il patrio tetto. sì, per tempo abbandoni. 1989_7240_000628 dire. io fui quella loggia colà volta agli estremi raggi del dì, queste dipinte mura, quei figurati armenti e il sol che nasce su romita campagna agli ozi miei. 1989_7240_000629 ti vanta che il puoi. narra che sola sei del tuo sesso, a cui piegar sostenni l'altero capo a cui spontaneo porsi l'indomito mio cor. narra che prima. 1989_7240_000630 come fuggiste o belle ore serene dilettevol. quaggiù null'altro dura, né si ferma, giammai, se non la spene. 1989_7240_000631 diman, per lieve forza, sozzo a vedere: abominoso, abbietto divien quel che fu dianzi, quasi angelico aspetto e dalle menti insieme quel che da lui moveva ammirabil concetto. 1989_7240_000632 me non il canto de colorati augelli e non de faggi il murmure saluta e dove, all'ombra degl'inchinati salici dispiega candido rivo il puro seno. 1989_7240_000633 che tra gli spenti ad abitar sen giva fin la negletta plebe, l'uom della villa, ignaro d'ogni virtù che da saper deriva. 1989_7240_000634 torno addietro ed al passato, un corso contrario. imprendo, per non dubbi: esempi chiaro oggimai, ch'al secol proprio vuolsi non contraddir, non repugnar se lode cerchi e fama appo lui. 1989_7240_000635 si consola il plebeo men duro, è il male che riparo, non ha dolor, non sente chi di speranza è nudo. guerra mortale eterna o fato indegno: teco il prode guerreggia. 1989_7240_000636 che tra le sabbie e tra il vipereo morso, giammai finor sì stanco per lo mortal deserto. non venni a te che queste nostre pene vincer non mi paresse un tanto bene. 1989_7240_000637 già del fato mortale. a me bastante e conforto e vendetta è che su l'erba qui neghittoso, immobile, giacendo il mar, la terra e il ciel, miro e sorrido. 1989_7240_000638 or già, non più che a mezzo il quinto lustro, gli pendea sul capo il sospirato obblio, qual da gran tempo così giacea nel funeral, suo giorno dai più diletti amici abbandonato. 1989_7240_000639 così riduce il fato. qual sembianza fra noi parve più viva immagine del ciel, misterio eterno dell'esser nostro. 1989_7240_000640 a me non vivi e mai più non vivrai. già ruppe il fato, la fe che mi giurasti allor d'angoscia, gridar, volendo e spasimando e pregne di sconsolato pianto le pupille dal sonno mi disciolsi. 1989_7240_000641 la terra inaridita, chiusa in eterno gel, deserto il dì, la tacita notte più sola e bruna, spenta per me la luna, spente le stelle in ciel. 1989_7240_000642 ogni diletto e gioco indugio in altro tempo. e intanto il guardo steso nell'aria aprica, i fere, il sol che, tra lontani monti, dopo il giorno sereno, cadendo, si dilegua e par che dica. 1989_7240_000643 e già tenerla, o per le chiome fluttuanti o certo per l'estremo del boa. così vedendo e meditando sovra i larghi fogli profondamente del mio grave, antico errore. 1989_7240_000644 o tristo nodo al collo. circondando sotterra si rifugge così di mille mali i miseri mortali. volgo fiero e diverso agita. 1989_7240_000645 ma di lunga stagione. nostro cieco pensier s'affanna e cura, benché l'umana etate come destina il ciel, nostra ventura di giorno in giorno dura. 1989_7240_000646 voi spirerà l'altissimo subbietto ed acri punte premeravvi al seno chi dirà l'onda e il turbo del furor vostro e dell'immenso affetto. 1989_7240_000647 sono così meco ragiono, e della stanza smisurata e superba e dell'innumerabile famiglia. poi, di tanto adoprar di tanti moti d'ogni celeste, ogni terrena cosa. 1989_7240_000648 pene, tu spargi a larga mano, il duolo, spontaneo sorge. e di piacer quel tanto che per mostro e miracolo talvolta nasce d'affanno, è gran guadagno. 1989_7240_000649 fato, quando sovviemmi di cotanta speme, un affetto mi preme, acerbo e sconsolato, e tornami a doler di mia sventura. 1989_7240_000650 e intanto riede alla sua parca mensa fischiando il zappatore e seco pensa al dì del suo riposo. 1989_7240_000651 diletti e beni. mero desio non ha la vita, un frutto inutile miseria. e sebben vòti son gli anni miei, sebben deserto, oscuro il mio stato mortal. 1989_7240_000652 il piano e il poggio, e credo anco del mar, gl'immensi tratti come d'aeree gru stuol che repente alle late campagne il giorno involi. 1989_7240_000653 cielo spirti v'aggiunga e vostra opra coroni misericordia o figli e duolo e sdegno di cotanto affanno onde bagna costei le guance e il velo. 1989_7240_000654 alla sparsa ruina ancor minaccia e nell'orror della secreta notte per li vacui teatri, per li templi deformi e per le rotte case ove i parti il pipistrello asconde. 1989_7240_000655 tu solinga, eterna, peregrina, che sì pensosa sei, tu forse intendi questo viver terreno, il patir nostro, il sospirar che sia, che sia questo morir, questo supremo scolorar del sembiante. 1989_7240_000656 ahi, ma nel petto, nell'imo petto, grave, salda immota, come colonna adamantina, siede noia immortale. 1989_7240_000657 e morto io non son per la tua cruda fortuna. qui l'ira al cor, qui la pietade abbonda, pugnò, cadde gran parte anche di noi, ma per la moribonda italia, no per li tiranni suoi. 1989_7240_000658 anzi la vinse. misericordia dei ben noti ardori e quel volto celeste e quella bocca già tanto desiata e per molt'anni argomento di sogno e di sospiro. 1989_7240_000659 chi rimembrar vi può, senza sospiri, o primo entrar di giovinezza, o giorni vezzosi inenarrabili, allor quando al rapito mortal primieramente sorridon le donzelle. 1989_7240_000660 e non le tinte glebe. non gli ululati spechi turbò nostra sciagura, né scolorò le stelle. umana cura. 1989_7240_000661 oziosa, dirai, da che sua vita è per campar la vita, e per sé sola. la vita all'uom non ha pregio nessuno. dritto e vero, dirai. 1989_7240_000662 primavera dintorno brilla nell'aria e per li campi esulta. sì, ch'a mirarla intenerisce il core. 1989_7240_000663 che fai tu. luna in ciel, dimmi che fai silenziosa luna. sorgi la sera e vai contemplando i deserti indi. 1989_7240_000664 lascia parer senza vergogna e noma parlando apertamente e di sue cose fa stima al vero uguale. 1989_7240_000665 nasce beata prole a cui non sugge pallida cura il petto a cui le membra fera. tabe non doma e vitto il bosco. 1989_7240_000666 ben perché funesta, perché sovra ogni male a chi si parte, a chi rimane in vita inconsolabil, fai tal dipartita. 1989_7240_000667 altre il mondo non ha, non han le stelle. nasce dall'uno il bene, nasce il piacer maggiore che per lo mar dell'essere si trova, l'altra ogni gran dolore, ogni gran male annulla. 1989_7240_000668 or tu vivi beata e il mondo abbella elvira mia col tuo sembiante, alcuno non l'amerà quant'io l'amai. non nasce un altrettale amor. 1989_7240_000669 languide ignave giacquer le menti e servitù le imbelli umane vite. ultimo danno accolse. 1989_7240_000670 caduco fervor, le meste rote, da poi che febo instiga. altro che gioco. son l'opre de mortali, ed è men vano della menzogna il vero. 1989_7240_000671 ammollir ne fu dato in parte alcuna. ahi non il sangue nostro e non la vita, avesti o cara. 1989_7240_000672 elvira. addio. con la vital favilla. la tua diletta immagine si parte dal mio cor. finalmente, addio. se grave non ti fu quest'affetto al mio feretro. 1989_7240_000673 e per li poggi ov'io rimembro e piagno i perduti desiri e la perduta speme de giorni miei. 1989_7240_000674 e s'anco pari alcuna, ti fosse al volto, agli atti, alla favella saria così conforme. assai men bella. 1989_7240_000675 ed al festivo, il giorno volgar, succede, e se ne porta il tempo, ogni umano accidente. or, dov'è il suono? 1989_7240_000676 morrò contento del mio destino, omai, né più mi dolgo ch'aprii le luci al dì. non vissi indarno poscia che quella bocca alla mia bocca premer, fu dato. 1989_7240_000677 per questo il tergo vigliaccamente rivolgesti al lume che il fe palese e fuggitivo appelli vil chi lui segue. e solo magnanimo colui che sé schernendo o gli altri. 1989_7240_000678 indi riguardo il viver mio, sì vile e sì dolente, e che la morte è quello che di cotanta speme oggi m'avanza. 1989_7240_000679 e contraddir voleva, dissimulando l'appressar del fato al moribondo. ma il suo dir prevenne quegli e soggiunse. 1989_7240_000680 meglio fatti al bisogno o più leggiadri, certamente a veder tappeti e coltri, seggiole, canapè, sgabelli e mense letti ed ogni altro arnese adorneranno di lor menstrua beltà gli appartamenti. 1989_7240_000681 già, se sventura è questo morir, che tu destini a tutti noi che, senza colpa ignari né volontari, al vivere abbandoni. 1989_7240_000682 vo dove ogni altra cosa, dove naturalmente va la foglia di rosa e la foglia d'alloro, quando fanciullo io venni a. 1989_7240_000683 fingon l'ombre lontane, infra l'onde tranquille e rami e siepi e collinette e ville, giunta al confin del cielo. 1989_7240_000684 poi che del patrio nido i silenzi lasciando e le beate larve e l'antico error celeste, dono ch'abbella agli occhi tuoi quest'ermo lido. 1989_7240_000685 di voi già non si lagna la patria vostra, ma di chi vi spinse a pugnar contra lei. sì, ch'ella sempre amaramente piagna e il suo col vostro lacrimar confonda. oh, di costei ch'ogni altra gloria vinse. 1989_7240_000686 i ciechi destini investigar delle mortali e dell'eterne cose. a che prodotta, a che d'affanni e di miserie carca l'umana stirpe? a quale ultimo intento lei spinga il fato e la natura? 1989_7240_000687 sempre che spinga contrarie in campo le fraterne schiere di pepe o di cannella o d'altro aroma fatal, cagione o di melate, canne o cagion qual si sia, ch'ad auro torni. 1989_7240_000688 vedova è insino, al fine ed alla notte che l'altre etadi oscura, segno poser gli dei, la sepoltura. 1989_7240_000689 tra il suon delle catene e de flagelli, chi non si duol che non soffrimmo intatto? che lasciaron quei felli? qual tempio, quale altare o qual misfatto. 1989_7240_000690 qual moto allora, mortal prole infelice? o qual pensiero verso te, finalmente, il cor m'assale? non so se il riso o la pietà prevale. 1989_7240_000691 qual fui, quanto dissimile da quel che tanto ardore- che sì, beato errore- nutrii nell'alma un dì. 1989_7240_000692 forse la speme, o povero mio cor ti volse un riso. ahi della speme il viso, io non vedrò mai più. 1989_7240_000693 i rozzi panni, lasciando a prova agricoltori e fabbri. chiuderanno in coton la scabra pelle e di castoro copriran le schiene. 1989_7240_000694 stella t'irraggia e più benigno etere spiri di qua dove son gli anni infausti e brevi, questo d'ignoto amante inno ricevi. 1989_7240_000695 ecco, pria, che la speme in porto arrive. qual da vecchiezza è giunto e qual da morbi al bruno lete addutto. questo il rigido marte e quello, il flutto del pelago rapisce altri, consunto da negre cure. 1989_7240_000696 che coi torrenti suoi l'altero monte dall'ignea bocca, fulminando oppresse con gli abitanti insieme. or tutto intorno una ruina involve. 1989_7240_000697 veder d'in su la soglia, levar via la diletta persona con chi passato avrà molt'anni insieme e dire a quella: addio, senz'altra speme di riscontrarla ancora per la mondana via. 1989_7240_000698 ahi, come mal mi governasti amore, perché seco dovea sì, dolce affetto recar, tanto desio, tanto dolore. 1989_7240_000699 e quanti in ciascun anno partoriti e morti, scriva il vecchio prior. quando per opra di possente, vapore a milioni, impresse in un secondo, 1989_7240_000700 e può, con moti poco men lievi, ancor subitamente annichilare in tutto. dipinte in queste rive son dell'umana gente, le magnifiche sorti e progressive. 1989_7240_000701 pur men grava e morde il mal che n'addolora del tedio che n'affoga. oh te beato a cui fu vita il pianto. 1989_7240_000702 al tardo onore non sorser. gli occhi tuoi, mercè non danno. l'ora estrema ti fu morte. domanda chi nostro mal conobbe e non ghirlanda? 1989_7240_000703 ecco, ti rendo, oh, venturose e care e benedette, l'antiche età che a morte per la patria correan le genti a squadre e voi sempre onorate e gloriose o tessaliche strette. 1989_7240_000704 ma non sì. tosto amor di te m'accorsi e il viver mio fortuna avea già rotto ed a questi occhi non altro convenia. 1989_7240_000705 dafne o la mesta filli o di climene pianger credè la sconsolata prole quel che sommerse in eridano il sole. 1989_7240_000706 roggia discior sentia la misera, i ginocchi, e già muggiva il tuon simile al metro di torrente che d'alto in giù trabocchi. 1989_7240_000707 pure il vento. muggìa nella foresta e muggìa tra le nubi. il tuono errante pria che l'aurora in ciel fosse ridesta. 1989_7240_000708 opra ardita, immortal ch'esser dischiuso dovea già son molt'anni illuminate meglio ch'or son, benché sicure, al pari, nottetempo saran le vie men trite delle città sovrane. 1989_7240_000709 vano dirai quel che disserra e scote. della virtù nativa le riposte faville e che del fioco, spirto vital negli egri petti avviva. 1989_7240_000710 forse, alle stanche e nel dolor sepolte umane menti riede la bella età cui la sciagura e l'atra face del ver consunse innanzi tempo. 1989_7240_000711 veruno acquista per cura o per sudor vegghia o periglio. pure all'aspro desire onde i mortali già sempre, infin dal dì che il mondo nacque. 1989_7240_000712 ella per grotte, per nudi scogli e desolati alberghi, le non ignote ambasce e l'alte e rotte nostre querele. al curvo etra insegnava: e te d'umani eventi, disse la fama, esperto musico augel che 1989_7240_000713 di te, pensando a palpitar, mi sveglio e potess'io, nel secol tetro e in questo aer nefando, l'alta specie serbar. 1989_7240_000714 nessuno ignoto ed intimo, affetto in voi, non brilla, non chiude una favilla quel bianco petto in sé. 1989_7240_000715 e di rossor me di me privo. ogni tua voglia, ogni parola, ogni atto spiar sommessamente a tuoi superbi fastidi impallidir brillare in volto. 1989_7240_000716 l'onte gl'ispidi tronchi al petto, altri nell'ime selve remoto, accolse viva fiamma, agitar l'esangui vene, spirar le foglie e palpitar segreta nel doloroso amplesso. 1989_7240_000717 e molto di noi men lacrimabili nell'alma luce, prodotti immedicati, affanni al misero mortal. nascere al pianto. 1989_7240_000718 al romorio de crepitanti pasticcini, al grido militar di gelati e di bevande. ordinator, fra le percosse tazze e i branditi cucchiai. 1989_7240_000719 questo affannoso e travagliato sonno che noi vita nomiam come sopporti pepoli mio. di che speranze il core vai sostentando? in che pensieri 1989_7240_000720 chi stolto non direbbe: il tuo mortale affanno. anche oggidì, se il grande e il raro ha nome di follia, né livor più, ma ben di lui più dura la noncuranza avviene ai sommi. 1989_7240_000721 cresca alla patria e gli alti gesti. e quanto agli avi suoi, deggia la terra impari qual de vetusti eroi. tra le memorie e il grido, crescean di sparta i figli al greco nome. 1989_7240_000722 a cui l'uomo non pur. ma questo globo, ove l'uomo è nulla sconosciuto, è del tutto. e quando miro quegli ancor più senz'alcun fin remoti nodi, quasi di stelle, 1989_7240_000723 a noi di lieti inganni e di felici ombre. soccorse natura stessa e là dove l'insano costume ai forti errori esca, non porse negli ozi oscuri e nudi mutò la gente i gloriosi studi. 1989_7240_000724 già largamente. ma la speme, io certo dirò la speme, onde visibil pegno. già concedon gli dei. 1989_7240_000725 e di più far lamento. valor non mi restò giacqui, insensato, attonito, non dimandai conforto, quasi perduto e morto, il cor s'abbandonò. 1989_7240_000726 la spoglia di tuo nome attendi e il core movi ad alto desio te, l'echeggiante arena e il circo. e te, fremendo, appella ai fatti. illustri il popolar favore, te, rigoglioso dell'età novella. 1989_7240_000727 che in suo giro lontano al ciel confina, ovver con la mia greggia seguirmi viaggiando a mano a mano. e quando miro in cielo arder le stelle, dico fra me, pensando a che tante facelle. 1989_7240_000728 te punge e move studio de carmi e di ritrar parlando il bel che raro e scarso e fuggitivo appar nel mondo e quel che 1989_7240_000729 oh, dilettose e care, mentre ignote mi fur l'erinni e il fato sembianze agli occhi miei già non arride. spettacol molle ai disperati affetti. 1989_7240_000730 o natura cortese. son questi i doni tuoi, questi i diletti. sono che tu porgi ai mortali. uscir di pena è diletto fra noi. 1989_7240_000731 i danni e il pianto della virtude a tollerar. s'avvezzi la stirpe vostra e quel che pregia e cole la vergognosa età. condanni e sprezzi. 1989_7240_000732 se torna maggio e ramoscelli e suoni van gli amanti, recando alle fanciulle dico: nerina mia, per te non torna primavera, giammai non torna amore. 1989_7240_000733 una più grave necessità, cui provveder non puote altri che noi già, senza tedio e pena, non adempiam. 1989_7240_000734 e il villanello intento ai vigneti che a stento in questi campi nutre la morta zolla e incenerita, ancor leva lo sguardo sospettoso alla vetta fatal. 1989_7240_000735 ove fosse incolume il desio, la speme estinta, secche le fonti del piacer, le pene maggiori sempre e non più dato il bene. 1989_7240_000736 nobil natura è quella che, a sollevar s'ardisce, gli occhi mortali incontra al comun fato e che, con franca lingua, nulla al ver detraendo, confessa il mal che ci fu dato. 1989_7240_000737 ahi, da che lungo scempio vedi afflitta costei, che sì, meschina te salutava allora. che di novo salisti al paradiso oggi ridotta. sì che, a quel che vedi, fu fortunata allor donna e reina. 1989_7240_000738 non con la vista impura. l'infausta verità, dalle mie vaghe immagini so ben ch'ella discorda. so che natura è sorda, che miserar non sa. 1989_7240_000739 ghiande non ciberà certo la terra. però, se fame non la sforza, il duro ferro non deporrà ben molte volte argento ed or disprezzerà contenta a polizze di cambio. 1989_7240_000740 quante querele e lacrime sparsi nel novo stato quando al mio cor gelato, prima, il dolor mancò, mancàr gli usati palpiti. 1989_7240_000741 fra cotanto dolore. quanto all'umana età, propose il fato, se vera, e quale il mio pensier. 1989_7240_000742 vaghe stelle dell'orsa, io non credea tornare ancor per uso a contemplarvi sul paterno giardino scintillanti e ragionar con voi dalle finestre. 1989_7240_000743 apprestò. mal si compensa, lui delle vesti e delle chiome, il culto e degli atti e dei passi e i vani studi di cocchi e di cavalli e le frequenti sale e le piazze romorose e gli orti. 1989_7240_000744 del mio solo conforto allor mendico. altri studi, men dolci in ch'io riponga l'ingrato avanzo della ferrea vita, eleggerò l'acerbo vero. 1989_7240_000745 la bella speme tutti ci nutrica di sembianze beate, onde ciascuno indarno s'affatica. 1989_7240_000746 il crudo fallo emenderà del cieco dispensator de casi e tu, cui lungo amore indarno e lunga fede e vano d'implacato desio furor mi strinse. 1989_7240_000747 oh, quante lacrime al nobil sasso italia serba. come cadrà, come dal tempo rosa? fia vostra gloria. o quando? 1989_7240_000748 nacque d'esser beati, sospiraro indarno di medicina in loco apparecchiate. nella vita infelice, avea natura necessità diverse a cui, non senza opra e pensier, si provvedesse e pieno. 1989_7240_000749 emendar- mi cred'io non può- la lieta nonadecima età più che potesse la decima o la nona, e non potranno più di questa, giammai l'età future. 1989_7240_000750 e libertade avvampa gli obbliviosi petti e nella doma terra il marte latino arduo s'accampa dal buio polo ai torridi confini. 1989_7240_000751 scusa gli errori suoi, festeggia il novo suo venir nella vita ed inchinando mostra che per signor l'accolga e chiami fugaci giorni a somigliar d'un lampo son dileguati. 1989_7240_000752 ma ruppe alfin la morte, il nodo antico alla sua lingua, poiché certi i segni, sentendo di quel dì che l'uom discioglie. 1989_7240_000753 godi fanciullo mio stato soave. stagion lieta è cotesta, altro dirti non vo. ma la tua festa, ch'anco tardi a venir, non ti sia grave. 1989_7240_000754 e quante volte favoleggiar ti piacque in questo oscuro granel di sabbia, il qual di terra ha nome per tua cagion. 1989_7240_000755 nell'armi e ne perigli. qual tanto amor le giovanette menti, qual nell'acerbo. fato amor vi trasse, come sì lieta o figli, l'ora estrema vi parve, onde ridenti correste al passo lacrimoso e duro. 1989_7240_000756 ned, io ti conoscea, garzon di nove e nove, soli in questo a pianger nato, quando facevi amor le prime prove, quando in ispregio ogni piacer né grato m'era degli astri, il riso o. 1989_7240_000757 prima e spero ultima. certo il ciglio mio, supplichevol, vedesti a te, dinanzi me, timido, tremante. 1989_7240_000758 l'aspetto de tuoi dolci parenti. lasci per sempre il loco a cui movi è sotterra. ivi fia d'ogni tempo il tuo soggiorno. 1989_7240_000759 troppo felice e lieta. nostra misera sorte parve lassù. se il giovanile stato, dove ogni ben di mille pene è frutto, durasse tutto della vita il corso. 1989_7240_000760 oggi la patria cara gli antichi esempi a rinnovar, prepara del barbarico sangue in maratona. non colorò la destra, quei che gli atleti ignudi e il campo eleo. che stupido. mirò l'ardua palestra. 1989_7240_000761 e le tue dolci corde susurravano ancora dal tocco di tua destra. o sfortunato amante. ahi, dal dolor comincia e nasce l'italo canto. 1989_7240_000762 d'alloro. quando, fanciullo, io venni a pormi con le muse in disciplina, l'una di quelle mi pigliò per mano. 1989_7240_000763 umana, prole cara agli eterni. assai felice se respirar ti lice d'alcun dolor. beata se te d'ogni dolor morte risana. 1989_7240_000764 trabocchi. talvolta ella ristava e l'aer tetro guardava sbigottita, e poi correa, sì che i panni e le chiome ivano addietro. 1989_7240_000765 ignota pace regnava e gl'inarati colli, solo e muto, ascendea l'aprico raggio di febo e l'aurea luna, oh, fortunata. 1989_7240_000766 che sempre stringe all'uomo il cor dogliosamente. ancora ch'estranio sia chi si diparte e dice: addio per sempre. 1989_7240_000767 e poi che finalmente mi discese la cara voce al core: e de cavai e delle rote, il romorio s'intese. orbo rimaso allor, mi rannicchiai palpitando nel letto. 1989_7240_000768 risveglia i morti, poi che dormono i vivi, arma le spente lingue de prischi eroi, tanto che, in fine, questo secol di fango o vita agogni e sorga ad atti illustri o si vergogni. 1989_7240_000769 maggior mi sento a scherno. ho gli umani giudizi e il vario volgo a bei pensieri. infesto e degno tuo disprezzator calpesto. 1989_7240_000770 fra i tronchi, un rivo fea, dolce, lamento limpido, il mar da lungi, e le campagne e le foreste, e tutte, ad una ad una, le cime si scoprian delle montagne. 1989_7240_000771 ecco di sangue gli avari colti e di fraterno scempio, furor novello, incesta e le nefande ali di morte. il divo etere impara. 1989_7240_000772 intanto io chieggo, quanto a viver, mi resti. e qui per terra i getto e grido e fremo: oh, giorni orrendi in così verde etate. 1989_7240_000773 tutti fra sé confederati, estima gli uomini e tutti abbraccia con vero amor, porgendo valida e pronta ed aspettando aita. 1989_7240_000774 e de suoi proprii moti si maraviglia il sen. da te, mio cor, quest'ultimo spirto e l'ardor natio, ogni conforto mio, solo da te mi vien. 1989_7240_000775 rapido, tanto sarà quant'altri immaginar. non osa il cammino, anzi il volo. e sotto l'ampie vie del tamigi fia dischiuso il varco. 1989_7240_000776 ogni conforto stolto gittar da me. null'altro in alcun tempo sperar, se non te sola. 1989_7240_000777 t'abbian fra sé. non io, con tal vergogna scenderò sotterra, ma il disprezzo piuttosto che si serra di te nel petto mio mostrato avrò quanto si possa aperto. 1989_7240_000778 ogni giorno sereno, ogni fiorita piaggia ch'io miro, ogni goder ch'io sento, dico nerina, or più non gode i campi, l'aria non mira, ahi. 1989_7240_000779 i tremebondi lumi piegar, non soffri al dubitoso evento. a che pugna in quei campi l'itala gioventude. o numi, o numi pugnan per altra terra. itali, acciari. 1989_7240_000780 come vapore in nuvoletta, accolto sotto forme fugaci all'orizzonte, dileguarsi così quasi non sorta e cangiar con gli oscuri silenzi della tomba i dì futuri. 1989_7240_000781 pensoso di cessar dentro quell'acque la speme e il dolor mio poscia per cieco, malor condotto della vita in forse piansi la bella giovanezza e il fiore de miei poveri dì. 1989_7240_000782 amore, amore. assai lungi volasti dal petto mio che fu sì caldo, un giorno anzi rovente. con sua fredda mano lo strinse la sciaura e in ghiaccio è volto, nel fior degli anni. 1989_7240_000783 come quando un carbon vivo nell'acqua immergi e spegni. anzi, a quel modo la luna, come ho detto, in mezzo al prato si spegneva, annerando a poco a poco. 1989_7240_000784 tutti odorati de novelli fiori di primavera, del color vestita della bruna viola. a me si offerse l'angelica tua forma, inchino il fianco sovra nitide pelli e circonfusa d'arcana voluttà. 1989_7240_000785 con la man leggiadrissima stringevi al seno ascoso e disiato apparve novo ciel, nova terra e quasi un raggio divino al pensier mio. 1989_7240_000786 e spesso al suon della funebre squilla al canto che conduce la gente morta al sempiterno obblio. con più sospiri ardenti, dall'imo petto, invidiò colui. 1989_7240_000787 tant'alto senti, se in parte anco gentile come i più degni tuoi moti e pensieri son così di leggeri da sì basse cagioni e desti e spenti. 1989_7240_000788 miei porser mille diletti, allor che al fianco m'era parlando il mio possente errore, sempre ov'io fossi. 1989_7240_000789 varca torrenti e stagni, cade, risorge e più e più s'affretta, senza posa o ristoro lacero sanguinoso infin ch'arriva colà dove la via. 1989_7240_000790 e la superna luce. odiando l'omicida mano i tardi fati a prevenir. condotto in se stesso non torce. 1989_7240_000791 lei già mossa a partir, presa per mano, e quella man bianchissinia, stringendo, disse: tu parti e l'ora omai ti sforza. 1989_7240_000792 già della nova felicità. principio ostenta: il labbro de giovani e la guancia enorme, il pelo. 1989_7240_000793 anzi felice estimo la sorte mia. due cose belle ha il mondo: amore e morte. all'una il ciel mi guida in sul fior dell'età, nell'altro, assai fortunato mi tengo. 1989_7240_000794 onde un'immagin dentro non torni e un dolce rimembrar non sorga dolce per sé, ma con dolor sottentra il pensier del presente. un van desio del passato ancor tristo. 1989_7240_000795 ecco, voglioso anch'io ad onorar nostra dolente madre, porto quel che mi lice e mesco all'opra vostra il canto mio, sedendo u vostro ferro i marmi avviva. 1989_7240_000796 necessitate, io dico di consumar la vita, improba invitta, necessità cui non tesoro accolto. non di greggi dovizia o pingui campi, non aula puote. 1989_7240_000797 e tu, pur volgi dai miseri lo sguardo, e tu, sdegnando le sciagure e gli affanni, alla reina felicità, servi o natura, in cielo, in terra. amico agl'infelici alcuno e rifugio non resta altro che il ferro. 1989_7240_000798 poi che lieto non può, corresse il giorno all'umana famiglia onde agitato e confuso il desio men loco avesse al travagliarne il cor. 1989_7240_000799 e tu per certo, o mio pensier, tu solo, vitale ai giorni miei cagion diletta d'infiniti affanni. 1989_7240_000800 che la beata gioventù vien meno. tu, solingo, augellin, venuto a sera del viver che daranno a te le stelle. certo del tuo costume non ti dorrai. 1989_7240_000801 troppo mite decreto quel che sentenzia ogni animale a morte: s'anco mezza la via lor non si desse in pria della terribil morte assai più dura. 1989_7240_000802 non si conviene a sì corrotta usanza, questa d'animi eccelsi altrice e scola. se di codardi è stanza, meglio l'è rimaner vedova e sola. 1989_7240_000803 furo alcun tempo or fango ed ossa. sei la vista vituperosa e trista, un sasso asconde. 1989_7240_000804 procella o spose o verginette a voi chi de perigli è schivo e quei che indegno è della patria e che sue brame e suoi volgari affetti in basso loco pose. 1989_7240_000805 pietà nascesse in core, a tal de suoi ch'affaticata e lenta, di sì buia vorago e sì profonda la ritraesse. 1989_7240_000806 chi pingerà l'attonito sembiante? chi degli occhi il baleno? qual può voce mortal celeste, cosa agguagliar figurando lunge, sia lunge alma profana. 1989_7240_000807 così, così quegl'ineffabili giorni, o mio cor traevi che sì, fugaci e brevi il cielo a noi sortì. 1989_7240_000808 ma nelle cose più gravi, intera e non veduta innanzi fia la mortal felicità. più molli di giorno in giorno diverran le vesti o di lana o di seta. 1989_7240_000809 questo petto sarà. né degli aprichi campi il sereno e solitario riso, né degli augelli mattutini il canto di primavera, né per colli e piagge sotto limpido ciel, tacita luna, commoverammi il cor. 1989_7240_000810 se di pianto il ciglio soggiunsi e di pallor velato il viso per la tua dipartita e se d'angoscia porto gravido il cor, dimmi d'amore favilla alcuna o di pietà. 1989_7240_000811 così dell'uomo ignara e dell'etadi ch'ei chiama antiche, e del seguir che fanno dopo gli avi i nepoti, sta natura ognor verde, anzi procede per sì lungo cammino che sembra star. 1989_7240_000812 elvira. addio, non ti vedrò, ch'io creda un'altra volta or dunque. addio, ti rendo qual maggior grazia mai delle tue cure dar possa il labbro mio. 1989_7240_000813 e quella ti conforta, o sventurato io di pietade avara non ti fui mentre vissi, ed or non sono che fui misera anch'io. non far querela di questa infelicissima fanciulla. 1989_7240_000814 cieca, credei ch'al tutto fossero in me, sul fior degli anni mancati, i dolci affanni della mia prima età. 1989_7240_000815 veniva il poco lume, ognor più fioco, e intanto al bosco si destava il vento. al bosco, là del dilettoso loco. 1989_7240_000816 indi una forza ostil distruggitrice e dentro il fere e di fuor, da ogni lato, assidua, intenta dal dì che nasce. 1989_7240_000817 l'ascolta. or, quell'aspasia è morta, che tanto amai. giace per sempre oggetto della mia vita, un dì. 1989_7240_000818 infesto alle malvage menti. a me sempre benigno il tuo cospetto sarà per queste piagge, ove non altro che lieti colli e spaziosi campi m'apri alla vista. 1989_7240_000819 ed ancor tornerei, così qual son de nostri mali, esperto verso un tal segno, a incominciare il corso. 1989_7240_000820 così de bruti la progenie infinita, a cui pur solo né men vano che a noi vive nel petto desio d'esser beati a quello intenta che a lor vita è mestier. 1989_7240_000821 val cosa nessuna i moti tuoi, né di sospiri è degna la terra. amaro e noia la vita, altro mai nulla e fango è il mondo. 1989_7240_000822 o natura, o natura. perché non rendi poi quel che prometti? allor perché di tanto inganni i figli tuoi? 1989_7240_000823 l'uomo, incolpando del suo dolor, ma dà la colpa a quella che veramente è rea, che de mortali, madre, è di parto e di voler matrigna. 1989_7240_000824 e volti addietro i passi del ritornar. ti vanti e procedere il chiami al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti, di cui lor sorte rea, padre ti fece, vanno adulando. ancora ch'a ludibrio talora. 1989_7240_000825 mio premio daratti. chi può se premio? ai pii dal ciel si rende impallidia la bella e il petto anelo udendo, le si fea. 1989_7240_000826 la donna e il vento che gli odori spande molle passar sul volto. si sentia se lieta fosse. 1989_7240_000827 morta non mi parea, ma trista. e quale degl'infelici è la sembianza al capo. appressommi la destra e sospirando, 1989_7240_000828 bello il tuo manto, o divo cielo, e bella sei tu, rorida terra. ahi, di cotesta infinita beltà parte nessuna. 1989_7240_000829 in sul fiorir d'ogni speranza e molto prima che incontro alla festosa fronte i lùgubri suoi lampi, il ver. 1989_7240_000830 aura percote, stolta virtù. le cave nebbie, i campi dell'inquiete larve son le tue scole e ti si volge a tergo il pentimento. 1989_7240_000831 quando fanciullo, nella buia stanza per assidui terrori, io vigilava sospirando il mattin. qui non è cosa ch'io vegga o senta. 1989_7240_000832 deh quanto in verità vani siam. nui solo il mio cor piaceami, e col mio core in un perenne ragionar sepolto. 1989_7240_000833 me spesso rivedrai solingo e muto errar pe boschi e per le verdi rive o seder sovra l'erbe. assai contento se core e lena a sospirar m'avanza. 1989_7240_000834 ed havvi. chi d'altrui danni si conforta e pensa con far misero altrui far sé men. tristo sì che nocendo usar procaccia il tempo. e chi virtute o sapienza ed arti perseguitando. 1989_7240_000835 e perir dalla terra e venir meno ad ogni usata amante compagnia. e tu certo comprendi il perché delle cose e vedi il frutto del mattin, della sera, del tacito infinito andar del tempo. 1989_7240_000836 e quella, trovata agevolmente essi, di molti tristi e miseri. tutti un popol fanno lieto e felice. e tal portento ancora da pamphlets, da riviste e da gazzette non dichiarato. 1989_7240_000837 sole e, folgorando intorno con sue fiamme possenti di lucidi torrenti, inonderà con voi gli eterei campi. 1989_7240_000838 ove sei che più non odo la tua voce sonar, siccome un giorno, quando soleva ogni lontano accento del labbro tuo, ch'a me giungesse il volto scolorarmi altro tempo. 1989_7240_000839 e cresceva la pioggia e la bufera e d'ogn'intorno era terribil cosa: il volar, polve e frondi e rami e sassi e il suon che immaginar l'alma non osa. 1989_7240_000840 valor vero e virtù, modestia e fede e di giustizia. amor sempre in qualunque pubblico stato, alieni in tutto e lungi da comuni negozi. 1989_7240_000841 se trova pietà nel mondo un infelice amante, o turbine or ti sveglia. or fate prova di sommergermi o nembi insino a tanto che il sole. 1989_7240_000842 preda al flutto rovente che, crepitando giunge e inesorato durabilmente sovra quei, si spiega: torna al celeste raggio. dopo l'antica obblivion, l'estinta pompei. 1989_7240_000843 nostro oggi d'eccelsi immensi pensieri e sensi, inenarrabil fonte beltà, grandeggia e pare quale splendor vibrato da natura immortal su queste arene. 1989_7240_000844 a queste soglie tornerai tu, farai tu lieti un giorno? questi ch'oggi ti son piangendo intorno. 1989_7240_000845 vivi felice, se felice in terra visse. nato mortal me non asperse del soave licor del doglio avaro. giove poi che perir gl'inganni e il sogno della mia fanciullezza. 1989_7240_000846 di cedere inesperto. e la tiranna tua destra, allor che vincitrice, il grava indomito, scrollando si pompeggia quando nell'alto lato l'amaro ferro intride e maligno alle nere ombre, sorride. 1989_7240_000847 suolo e di lacrime. sparso ambe le guance e il petto ansante e vacillante il piede, toglieasi in man la lira. beatissimi voi. 1989_7240_000848 ahi, né già potria fermare io stesso in me, né forse al mondo. s'intese ancor se in disfavore al cielo, se cara esser nomata, se misera tu debbi o fortunata. 1989_7240_000849 ch'amico. in terra, al lungo andar nessuno resta a colui che della terra è schivo, pur gli era al fianco da pietà condotta a consolare il suo deserto stato. 1989_7240_000850 allora che, tacito, seduto in verde zolla delle sere, io solea passar gran parte mirando il cielo ed ascoltando il canto della rana rimota alla campagna. 1989_7240_000851 obblivione ingombra i tuoi pensieri e gli avviluppa il sonno. disse colei: son morta e mi vedesti l'ultima volta, or son più lune. 1989_7240_000852 in che peccai bambina, allor che ignara di misfatto è la vita. onde poi, scemo di giovanezza e disfiorato al fuso dell'indomita parca, si volvesse il ferrigno mio stame. 1989_7240_000853 menti che fur mai sono e saranno. dottore emendator, lascia, mi disse, i propri affetti tuoi. 1989_7240_000854 parve udir su la sera agl'infiniti flutti commesso, ritrovasti il raggio del sol caduto e il giorno che nasce allor ch'ai nostri è giunto al fondo. 1989_7240_000855 non anglia tutta con le macchine sue, né con un gange di politici scritti il secol novo sempre, il buono in tristezza, il vile in festa sempre e il ribaldo 1989_7240_000856 a me disfiori e scioglia vecchiezza i membri, o padre a me s'appresti, dicea la tomba anzi che l'empio letto del tiranno m'accoglia e se pur vita e lena roma avrà dal mio sangue. 1989_7240_000857 umana, cosa picciol, tempo dura e certissimo. detto disse il veglio di chio. conforme ebber natura le foglie e l'uman seme. 1989_7240_000858 in un balen feconde, venner le carte alla stagion presente, i polverosi chiostri serbaro occulti i generosi e santi detti degli avi. 1989_7240_000859 e se periglio, appar con un sorriso le sue minacce. a contemplar, m'affiso sempre i codardi e l'alme ingenerose abbiette ebbi in dispregio. 1989_7240_000860 perì ben sento in noi di cari inganni. non che la speme: il desiderio è spento, posa per sempre, assai palpitasti. 1989_7240_000861 per montagna e per valle, per sassi acuti ed alta rena e fratte, al vento, alla tempesta, e quando avvampa l'ora e quando poi gela, corre via, corre anela. 1989_7240_000862 onde per mar delizioso arcano erra lo spirto umano quasi come a diporto ardito notator per 1989_7240_000863 di vanità, di belle fole e strani pensieri si componea l'umana vita. in bando i cacciammo. 1989_7240_000864 e tu d'amore. o sfortunato indarno ti scaldi e fremi. or, finalmente addio. nostre misere menti e nostre salme son disgiunte in eterno. 1989_7240_000865 oh, come grato occorre nel tempo giovanil, quando ancor lungo la speme e breve ha la memoria, il corso, il rimembrar delle passate cose. ancor che triste e che l'affanno duri. 1989_7240_000866 tristo il ricetto a cui movi, o giocondo da quel tuo grave aspetto, mal s'indovina ahi. 1989_7240_000867 ma sola ha questa luna in ciel che da nessuno cader fu vista mai se non in sogno. 1989_7240_000868 il civil gregge ammira, oh menti, oh senno, oh sovrumano acume dell'età ch'or si volge. e che sicuro filosofar, che sapienza o gino. 1989_7240_000869 si ritrovò nel mezzo ad una landa, quanto foss'altra mai vezzosa e lieta, spandeva il suo chiaror per ogni banda. 1989_7240_000870 a me restasse intera questa misera spoglia. oh, quante volte in ripensar che più non vivi e mai non avverrà ch'io ti ritrovi al mondo. creder nol posso. 1989_7240_000871 gli affetti ch'io perdei nella novella età, se al ciel s'ai verdi margini. ovunque il guardo mira, tutto un dolor mi spira, tutto un piacer mi dà. 1989_7240_000872 campi all'aer muto e fosco, antichi danni e scellerato scorno e d'ira e di pietà, pallido il giorno. 1989_7240_000873 come lion di tori entro una mandra or salta a quello in tergo e sì, gli scava con le zanne la schiena, or questo fianco addenta, or quella coscia tal, fra le perse torme infuriava l'ira de greci petti e la virtute. 1989_7240_000874 solo solo di sua codarda etate, indegno allobrogo feroce a cui dal polo maschia virtù, non già da questa mia stanca ed arida terra, venne nel petto onde privato inerme. 1989_7240_000875 oprate e mostre, nella dolce impresa, quali a voi note invio, sì che nel core, sì che nell'alma accesa nova favilla indurre abbian valore. 1989_7240_000876 voi di ch'il nostro mal si disacerba sempre vivete o care arti divine. conforto a nostra sventurata gente. fra l'itale ruine, gl'itali pregi a celebrare intente. 1989_7240_000877 di te parla o scrive che, rimembrando il tuo passato, vanto non dica: già fu grande. or non è quella. 1989_7240_000878 e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi sonavan le quiete stanze e le vie dintorno al tuo perpetuo canto. 1989_7240_000879 osa, ferro e veleno, meditar lungamente e nell'indotta mente la gentilezza del morir comprende. tanto alla morte inclina d'amor la disciplina. 1989_7240_000880 che dianzi gli fu duce. saluta il carrettier dalla sua via. tal si dilegua e tale lascia l'età mortale, la giovinezza in fuga van l'ombre e le sembianze dei dilettosi inganni. 1989_7240_000881 dove la persia e il fato assai men forte fu di poch'alme franche e generose. io credo che le piante e i sassi, e l'onda e le montagne vostre al passeggere con indistinta voce. 1989_7240_000882 torquato o torquato a noi. l'eccelsa tua mente. allora il pianto a te non altro preparava il cielo. 1989_7240_000883 certo senza de numi, alto consiglio, non è ch'ove più lento e grave è il nostro disperato obblio. 1989_7240_000884 copriran le gazzette: anima e vita dell'universo e di savere, a questa ed alle età, venture unica fonte. 1989_7240_000885 la sua tranquilla imago. il sol dipinge ed erba o foglia non si crolla al vento e non onda incresparsi e non cicala strider né batter penna augello in ramo. 1989_7240_000886 v'è chi d'onorar ti si convegna. volgiti indietro e guarda o patria mia, quella schiera infinita d'immortali e piangi, e di te stessa ti disdegna. 1989_7240_000887 queta, il silenzio o il verdeggiar del prato, anche di gloria. amor taceami allora, nel petto cui scaldar tanto solea che di beltade. amor vi fea dimora. 1989_7240_000888 inerme memorando ardimento in su la scena. mosse guerra a tiranni. almen si dia questa misera guerra e questo vano campo all'ire inferme del mondo. 1989_7240_000889 che le greche insegne e il greco acciaro guidò de medi, fuggitivi e stanchi nelle pallide torme, onde sonaro di sconsolato, grido l'alto sen dell'eufrate e il servo lido. 1989_7240_000890 a me dintorno le penne. il bruno augello avido roti prema la fera e il nembo tratti. l'ignota spoglia e l'aura il nome e la memoria accoglia. 1989_7240_000891 e gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce. iovanni terzo diciannove ui sull arida schiena del formidabil monte sterminator. 1989_7240_000892 vissero i fiori e l'erbe, vissero i boschi. un dì conscie le molli aure, le nubi e la titania lampa fur dell'umana gente, allor che ignuda te per le piagge e i colli, ciprigna luce alla deserta notte. 1989_7240_000893 mille cose sai tu, mille discopri che son celate al semplice pastore. spesso quand'io ti miro, star così muta in sul deserto piano. 1989_7240_000894 felice, io fui sovra tutti i felici. ahi, ma cotanto esser beato non consente il cielo a natura terrena. 1989_7240_000895 incalza placida notte e verecondo raggio della cadente luna, e tu che spunti fra la tacita selva in su la rupe. nunzio del giorno. 1989_7240_000896 ah, se una volta, solo una volta, il lungo amor quieto e pago avessi tu fora la terra. fatta quindi per sempre un paradiso ai cangiati occhi miei. 1989_7240_000897 chi ti tradì qual arte o qual fatica o qual tanta possanza valse a spogliarti il manto e l'auree bende come cadesti, o quando da tanta altezza in così basso loco. 1989_7240_000898 se un discorde, accento fere l'orecchio, in nulla torna quel paradiso. in un momento. natura umana, or, come se frale in tutto e vile, se polve ed ombra sei. 1989_7240_000899 o spirto gentil, miserie estreme dello stato mortal: vecchiezza e morte. ch'han principio d'allor che il labbro infante preme il tenero sen che vita instilla? 1989_7240_000900 ahi, ahi, che cosa è questa? che morte s'addimanda oggi per prova intenderlo potessi, e il capo inerme agli atroci del fato odii sottrarre. 1989_7240_000901 quando mi fia ogni beltate o di natura o d'arte fatta inanime e muta ogni alto senso, ogni tenero affetto ignoto e strano. 1989_7240_000902 così d'alto, piombando dall'utero tonante, scagliata al ciel profondo di ceneri e di pomici e di sassi, notte e ruina infusa di bollenti ruscelli. 1989_7240_000903 alle vezzose tue forme, il core e le pupille. invano, supplichevole, intendo a me. non ride l'aprico margo e dall'eterea porta il mattutino albor. 1989_7240_000904 dentro le nubi, in paurosa foggia, guizzavan lampi e la fean. batter gli occhi e n'era il terren tristo e l'aria roggia. 1989_7240_000905 dare al vento precipiti le membra lor suadesse affanno al misero desio. nulla contesa legge arcana farebbe. 1989_7240_000906 o tenebroso ingegno a voi, fra quante stirpi il cielo avvivò. soli fra tutte, figli di prometeo, la vita increbbe. a voi le morte ripe, se il fato ignavo pende, soli o miseri. 1989_7240_000907 ma più perché, giammai, tedio, non provi. quando tu siedi all'ombra sovra l'erbe, tu se queta e contenta e gran parte dell'anno senza noia consumi in quello stato, ed io pur seggo sovra l'erbe. 1989_7240_000908 mondo. spariscon l'ombre ed una oscurità la valle e il monte imbruna. orba, la notte resta e cantando con mesta melodia l'estremo albor della fuggente luce. 1989_7240_000909 a cor ti stia far ai passati, onor che d'altrettali, oggi, vedove son le tue contrade. 1989_7240_000910 su i veroni del paterno ostello. porgea gli orecchi al suon della tua voce ed alla man veloce che percorrea la faticosa tela. 1989_7240_000911 quando, in sul tempo che più leve il sonno e più soave le pupille adombra, stettemi allato e riguardommi in viso il simulacro di colei che amore prima insegnommi e poi lasciommi in pianto. 1989_7240_000912 per altro, signore, come per questo, a perigliar fu pronto. ch'ove tu porgi aita amor, nasce il coraggio o si ridesta. e sapiente in opre, non in pensiero. invan siccome suole. 1989_7240_000913 velar di neri, panni cinger d'ombra sì, trista e spaventoso, in vista più d'ogni flutto dimostrarci il porto. 1989_7240_000914 cresce quel gran diletto, cresce quel gran delirio ond'io respiro. angelica beltade parmi ogni più bel volto, ovunque io miro, quasi una finta imago il tuo volto imitar. 1989_7240_000915 non torce dalle abbiette genti il ciel, fatto cortese dal rimembrar delle passate imprese alla patria. infelice o buon garzone. 1989_7240_000916 vidi l'eccelso stato e il valor delle terrene cose e tutto fiori il corso umano, e vidi come nulla quaggiù dispiace e dura. 1989_7240_000917 siede in terra, negletta e sconsolata, nascondendo la faccia tra le ginocchia, e piange, piangi che ben hai donde italia mia, le genti a vincer nata e nella fausta sorte e 1989_7240_000918 per le sventure nostre e per l'amore che mi strugge, esclamai per lo diletto nome di giovanezza e la perduta speme dei nostri dì: concedi, o cara, che la tua destra io tocchi. 1989_7240_000919 poi, quando tutto avvolge la formidabil possa e fulmina nel cor l'invitta cura, quante volte implorata con desiderio intenso: morte sei tu dall'affannoso amante. 1989_7240_000920 o duce antico e padre dell'umana famiglia, e tu, l'errante per li giovani, prati aura contempli. 4998_7270_000000 ma era rimasto vivo, di lei, trilli e ali, il ricordo in quel cardellino. e dire che dapprima non ci avevan pensato. 4998_7270_000001 il medico non pensava ad affittare ad altri la villetta, sicuro ormai, dopo tanti anni, che quei due non sarebbero mancati. sul finire del settembre, prima partiva lei, due o tre giorni dopo partiva lui. 4998_7270_000002 ma era anche seccato più d'un po che la villetta gli fosse rimasta sfitta a fidarsi. 4998_7270_000003 ma possibile non sappiano che sono di questo paesello che sta in mezzo a loro da quasi mill'anni. tutti sanno come si chiamano: monte corno. 4998_7270_000004 il vecchio nonno non diceva di no alla sua vecchia, n'era così certo anche lui. pur non di meno, saliva pian piano su la seggiola. 4998_7270_000005 certo è questo che rondinella venne a morir sola nella villetta lassù, e di rondone non si è saputo più nulla. 4998_7270_000006 steso per terra col muso allungato su le due zampe davanti al più sollevava gli occhi e traeva qualche sospiro o un lungo sbadiglio mugolante, fino a slogarsi le mascelle. 4998_7270_000007 e si storcignava tutto guaendo. ma di gioja non doveva pensare. rorò quella notte che il cane se ne stesse tranquillo perché lei gli aveva recato da mangiare e lo aveva confortato con le sue carezze. 4998_7270_000008 da quella piccola rorò che guardava tutti con gli occhioni scontrosi, come se credesse di trovarsi in un mondo ordinato apposta per l'infelicità della sua bella mammina. 4998_7270_000009 su le loro spalle curve sussultanti all'impeto dei singhiozzi. lui, il cardellino, lui lui era venuto da sé a posarsi lieve, movendo la testolina di qua e di là. 4998_7270_000010 che sparò sul vecchio una tragedia fra grida e pianti. il nonno fu trasportato, moribondo, ferito al petto, alla sua casa, alla sua vecchia. 4998_7270_000011 tre anni addietro, tutto in sudore, in un podere, nella vallatella di sant'anna infetta dalla malaria ov'egli stava in qualità di garzone. 4998_7270_000012 era dunque vero che il pane, le carezze della bimba avevano fatto il miracolo di lasciar dormire tutti, e anche la povera bestia. 4998_7270_000013 se quel signore straniero il primo anno non fosse venuto con un lungo farsetto nero di saja, dalle code svolazzanti e in calzoni bianchi. 4998_7270_000014 e il gatto mica se lo ricordava, un momento dopo che s'era mangiato il cardellino, un qualunque cardellino, e mica aveva capito che il vecchio aveva sparato contro di lui. 4998_7270_000015 ora, la compassione per la povera bestia faceva indubbiamente il giuoco di quel manigoldo il quale, tenendola così a catena e morta di fame e di sete e di freddo, pareva sfidasse tutti dicendo: 4998_7270_000016 tutti erano d'accordo che quel cane era insopportabile, ma anche d'accordo ch'esso meritava compassione per il modo crudele con cui era trattato dal padrone, se non che la crudeltà di costui non era soltanto contro la bestia. 4998_7270_000017 a sguagnolare così forte e con tanta intensità di doglia e tali implorazioni d'ajuto e di pietà che tutti gl'inquilini delle due ville si svegliavano e non potevano più riprender sonno. 4998_7270_000018 c'era, per modo di dire, ma accanto a lei non c'era mica il rondone, un altro c'era: un omacciotto biondo dalla faccia quadra, placido e duro. 4998_7270_000019 in attesa di qualche tozzo di pane ch'egli ogni tanto gli tirava come un sasso, divertendosi anche talvolta a vederlo smaniare se il tozzo ruzzolava più là di quanto teneva la catena. 4998_7270_000020 che poteva saperne. era dolente anche lui che mancasse al paese il lieto spettacolo del rondone e della rondinella innamorati. 4998_7270_000021 tutto il silenzio della notte era come sobbalzato due volte con la campagna e il mare, sconvolgendo ogni cosa. e in quel generale sconvolgimento urla gridi disperati. 4998_7270_000022 modo consolare il gatto: un cardellino e le stelle. 4998_7270_000023 e allora? allora, credete pure, se vi piace che le stelle non vedano altro che i tetti del vostro paesello tra i monti. 4998_7270_000024 inerte, con le quattro zampe stirate. chi fosse rondone e chi rondinella, né lo so io veramente, né in quel paesello di montagna. 4998_7270_000025 se poteva, di grazia fargli avere una barella per trasportare una povera inferma, incapace di reggersi sulle gambe, a una certa villetta sita, come gli era stato detto, in un luogo. 4998_7270_000026 andava a prodigare i suoi gorgheggi e anche, si sa, un cardellino. 4998_7270_000027 anzi, più che di sole andava in italia a far cura d'amore. era piccola e diafana come fatta d'aria, con limpidi occhi azzurri ombreggiati da lunghissime ciglia. 4998_7270_000028 gli altri inquilini guardavano anch'essi, stupiti, quel silenzio di laggiù e quel cane che dormiva ancora lì, disteso a quel modo. 4998_7270_000029 stava tutto il giorno a guardarla dalla finestra giù nel valloncello e si struggeva di pietà per essa. avrebbe voluto scendere laggiù a confortarla, a carezzarla, a recarle da mangiare e da bere. 4998_7270_000030 i commenti nei due villini durarono a lungo. quella notte s'accesero in tutte le famiglie vivacissime discussioni tra chi dava ragione all'inquilino che aveva sparato e chi alla signora che aveva preso le difese del cane. 4998_7270_000031 e aveva ceduto a quello zoppo forestiere gran parte di quelle rocce per una manciata di soldi. ma quando poi, in meno d'un anno aveva veduto levarsi lassù due villini, 4998_7270_000032 forse sarebbe morta durante l'inverno, forse egli, l'estate, ventura, ritornando al vecchio nido, l'avrebbe attesa invano. 4998_7270_000033 non è venuto perché tu sei così o tu sei così perché egli è morto? gli occhi di rondinella forse intendevano queste domande ansiose. 4998_7270_000034 che hanno accanto il cimitero e stanno lì come a fare anticamera in attesa che la signora morte li riceva. 4998_7270_000035 rondinella alzava gli occhi al monte, ancora lontano, su cui i castagni, ove non batteva il sole, s'invaporavan d'azzurro, e forzava gli occhi a scoprire lassù lassù il puntino roseo della villetta. 4998_7270_000036 gli s'era cangiata d'improvviso in un'acredine rabbiosa, per cui, tra smanie violente e lagrime d'esasperazione, pestando i piedi, mordendosi le mani, strappandosi i capelli, 4998_7270_000037 sì, sì, le rispose la mamma, non comprendendo bene, nel sonno, e la mattina dopo il primo pensiero di rorò fu d'affacciarsi a vedere il cane che non s'era inteso tutta la notte. 4998_7270_000038 i due leggiadri villini splendevano al sole, abitati da gente ricca che jaco naca, naturalmente, s'immaginava anche felice. felice non foss'altro del suo danno e della sua miseria. 4998_7270_000039 come per bisbigliar davvicino, qualche parolina di conforto a quella povera animuccia in pena. e intanto, quasi senza voler vedere lui stesso quello che faceva, 4998_7270_000040 aveva dato il consiglio di rivolgere al municipio un'istanza firmata da tutti gl'inquilini, ma anche quell'istanza non aveva approdato a nulla. 4998_7270_000041 nell'abisso di disperazione in cui erano piombati dopo la sciagura, potevano mai pensare a un cardellino? 4998_7270_000042 poverino, ha ragione, poverino, ha ragione, non si sente considerato. lo sapeva bene, infatti, il nonno che cosa volesse dire non sentirsi considerati. 4998_7270_000043 ne ritornava sudato, infocato, anelante e sorridente, o con una conchiglietta fossile in un pugno o con un fiorellino in bocca. 4998_7270_000044 naca s'era trovato un bel giorno padrone di tutta la poggiata a solatio sotto la città, da cui si godeva la veduta magnifica dell'aperta campagna svariata di poggi e di valli e di piani. 4998_7270_000045 la doppia crudeltà di quel tristaccio si sarebbe rivolta tutta contro la bestia, se anche quelli che non potevano dormire si mettevano contro di essa e la uccidevano. d'altra parte, però, se non c'era altro mezzo d'impedire che colui martoriasse tutti. 4998_7270_000046 la bimba. svoltando, se lo trovò di faccia all'improvviso, vicinissimo. ebbe appena il tempo di guardarlo con gli occhi spaventati. 4998_7270_000047 grida per me. di giorno, quand'egli stava attorno all'orto a zappettare, divorato dal rancore, con gli occhi truci nel terreo giallore della faccia, il cane per paura stava zitto. 4998_7270_000048 l'estate veniva, il rondone arrivava e aspettava con trepidazione uno, due, tre giorni. al terzo giorno, ecco la rondinella. 4998_7270_000049 rorò non riusciva a tranquillarsi. già da un pezzo della sofferenza di quella bestia pareva si fosse fatta una fissazione. 4998_7270_000050 essi non saprebbero neppure d'esser monti. e allora anche la più vecchia casa di questo paesello ignorerebbe d'esser sorta qui, di far cantone, qua, a questa via, che è la più antica di tutte le vie: è mai possibile? 4998_7270_000051 così piccola e gracile, resistere al gelo di tanti mesi senza il fuoco di quell'amore, senza più il sostegno della grande forza di lui. 4998_7270_000052 il volo spensierato di quel cardellino per la stanza. era andato furente ad ammonir la padrona che guai, guai se un'altra volta lo avesse sorpreso lì, lì, quando, come. 4998_7270_000053 ogni anno la rondinella arrivava due o tre giorni dopo e sempre così all'improvviso. un anno solo arrivò un giorno prima di lui. 4998_7270_000054 perché era vecchio, sì, e piangeva lì in casa come un bambino. ma oh, mosche sul naso non se n'era fatte posar mai. 4998_7270_000055 o che il marito abbia scoperto, e tutti guardavano con pena la rosea villetta, il nido deserto su, in cima alla bastìa, tra i castagni. 4998_7270_000056 che grido e trattenuto invano, dalla sua vecchia. s'armò, corse come un pazzo in casa della vicina. no, non la vicina, il gatto. il gatto voleva uccidere il vecchio là sotto gli occhi di lei. 4998_7270_000057 e sparò nella saletta da pranzo. come lo vide lì quieto a seder sulla credenza. sparò una, due, tre volte, fracassando le stoviglie, finché non accorse, armato anche lui, il figlio della vicina. 4998_7270_000058 ma certo qualcosa gli sarà accaduta, che sia morto o che sia morta lei piuttosto. 4998_7270_000059 perché sciolto il cane se ne sarebbe tornato a casa e lui lì aveva da guardarsi quei suoi beneficii che gli costavano sudori di sangue. 4998_7270_000060 sentendo vantar da tutti, con ammirazione e con invidia, l'accorgimento di quel segnato lì venuto chi sa da dove. 4998_7270_000061 da quel giorno, la violenza dei sentimenti in contrasto nell'animo di quella gente, da un canto arrabbiata per il sonno perduto. 4998_7270_000062 una pietra, un'altra pietra. l'uomo passa e le vede accanto. ma che sa questa pietra della pietra accanto e della zana l'acqua che vi scorre dentro? 4998_7270_000063 col mare in fondo, lontano dopo tanto verde azzurro, nella linea dell'orizzonte un signore forestiere con una gamba di legno che gli cigolava a ogni passo, gli s'era. 4998_7270_000064 stavano nell'aspettativa, piena di terrore, che la finestra del villino accanto si schiudesse e che, con la complicità delle tenebre, altre fucilate ne partissero. 4998_7270_000065 le basta che stia lì quella povera bestia a soffrire il freddo, la fame, la sete, anche ammazzata. che prodezza, che cuore brutto, cattivo. 4998_7270_000066 ricevevano. ma quand'anche la signorina dell'ufficio postale fosse riuscita a compitare quei due cognomi che se ne saprebbe di più, meglio. così penso io. 4998_7270_000067 poverino, poverino, con che voracità ingojava i tozzi, uno dopo l'altro. ma ora, ora veniva il meglio. 4998_7270_000068 lo aveva legato a una corta catena confitta per terra, lasciato lì giorno e notte morto di fame, di sete e di freddo. 4998_7270_000069 che lo aveva così bene ammaestrato a svolar per casa fuori della gabbia e che sapesse che il vecchio nonno una volta che lo aveva sorpreso dietro una delle finestre a spiare tutto intento attraverso i vetri chiusi. 4998_7270_000070 diceva quella malizietta, dagli occhi a tutta la gente che guardava attorno alla vettura, costernata e quasi smarrita nella pena. ridete forte di quest'uomo composto e rispettabile che sa parlare così esatto e compito. 4998_7270_000071 come se proprio quella conchiglietta o quel fiorellino lo avessero chiamato all'improvviso da miglia e miglia, lontano su dal monte o giù dalla valle. 4998_7270_000072 s'era ostinato a corteggiarla, pur senza speranza, quasi per farle dispetto, quasi per il gusto di farsi mortificare e punzecchiare a sangue non solo dalla giovane vedova, ma anche dalla figlietta di lei. 4998_7270_000073 non ci aveva colpa. egli non poteva insegnare al cane ad abbajare in un modo più grazioso per gli orecchi di quei signori. se il cane abbajava, faceva il suo mestiere. 4998_7270_000074 era anche contro tutti coloro a cui, per via di essa, toglieva il riposo della notte. crudeltà voluta, vendetta meditata e dichiarata. 4998_7270_000075 ma bada piano. la ammonì la mamma e poi su, senza indugiarti. eh, seguitò a dirglielo dalla finestra. 4998_7270_000076 la nonna era quasi sera. intese appena di là come un piccolo squittio, un lamento. il nonno accorse, intravide una cosa bianca che s'avventava scappando per la cucina e per terra sparse. 4998_7270_000077 da un piano all'altro, dall'uno all'altro quartierino, nel silenzio della notte si sentivano i borbottii, gli sbuffi, le imprecazioni, le smanie di tutta quella gente svegliata nel meglio del sonno. 4998_7270_000078 jaco naca. in prima, sentendo schiudere quella finestra, s'era tratto di furia il fucile dalla spalla, ma poi, vedendo comparire una bambina, era rimasto con un laido ghigno sulle labbra ad ascoltarne la fiera invettiva. 4998_7270_000079 tenersi stretti così a lungo prima di separarsi. per tutt'un anno si sarebbero riveduti. avrebbe potuto lei. 4998_7270_000080 trattoria. s'eran già tutti abituati a vederli e sentivano che un'attrattiva, un godimento sarebbero mancati al paese se quel rondone e quella rondinella non fossero ritornati qualche estate al loro nido lassù. 4998_7270_000081 il che dimostra chiaramente che tra loro non c'era intesa e che qualche grave ostacolo dovesse impedir loro d'aver notizia. 4998_7270_000082 quello zoppo forestiere, per non aver più la molestia di quelle scomposte recriminazioni, sconsigliatamente s'era indotto a porger sottomano a jaco naca qualche giunta al prezzo della vendita. 4998_7270_000083 quelli degli uccelli? pareva proprio di sì, perché sorrideva tutta contenta e si voltava di qua e di là al cinguettio dei passeri saltellanti tra i rami delle alte querce di scorta, all'erto stradone che saliva da orte al borgo montano. 4998_7270_000084 legalità, legalità ogni passo. appena egli smontò dalla vettura e si fece innanzi al medico, che era anche il sindaco, per pregarlo in francese: 4998_7270_000085 e più volte, nei giorni che il villano non c'era, lo aveva chiesto in grazia alla mamma, ma questa per paura che quel tristo sopravvenisse o per timore che la piccina scivolasse giù per il declivio roccioso. 4998_7270_000086 ma le labbra non potevano rispondere e gli occhi allora si chiudevano con pena. con gli occhi chiusi, rondinella pareva morta. 4998_7270_000087 rocce erano nient'altro, con qua e là qualche ciuffo d'erba, ma a cui neppure le pecore passando avrebbero dato una strappata. 4998_7270_000088 bestia s'affacciò anche il barsi alla sua e seguì con gli occhi la bimba crollando il capo e stropicciandosi le gote raschiose con una mano sulla bocca. 4998_7270_000089 a calmarlo. ma che calmare? scattava via di qua di là, proprio impermalito, e con ragione, perché gli doveva parere di non esser considerato in quei momenti lì. 4998_7270_000090 mettendo insieme i k, le h, i, w e tutti gli f del cognome di lui e del cognome di lei nelle rarissime lettere che ricevevano. 4998_7270_000091 pareva dicesse ogni sguardo, degli occhi ovati dietro gli occhiali: legalità, ogni atto, ogni gesto. 4998_7270_000092 e sempre invano, con le buone e con le cattive, d'ottenere da quel tristo che finisse d'infliggere il martirio alla povera bestia. 4998_7270_000093 a immaginarla tra le braccia di quel pezzo d'omone impetuoso, si provava quasi sgomento, ma tra le braccia di quell'omone che nella villetta lassù l'attendeva impaziente con un fremito di belva intenerita. 4998_7270_000094 non solo perché ritornavano ogni anno d'estate, non si sa donde, al vecchio nido, non solo perché andavano, o meglio svolavano irrequieti dalla mattina alla sera per tutto il tempo che durava il loro soggiorno colà, ma 4998_7270_000095 ingiallito dalle febbri, coi brividi per le ossa e le orecchie ronzanti dal chinino, e gli aveva annunziato che da minuziose ricerche negli archivi era venuto a sapere che quella poggiata lì. 4998_7270_000096 e che eran tutti discorsi per lei, quei lunghi gorgheggi lì, domande, proprio domande, che meglio di così con le parole non si sarebbero potute fare. 4998_7270_000097 tutto rinchioccito sul regoletto della gabbia, col capino rientrato e il beccuccio in su e gli occhietti semichiusi. pensasse a lei morta. 4998_7270_000098 ma sì, lo so bene, la villetta è mia. no prego, signore sita, mi è stato detto, ed io ripeto: in un luogo troppo alto perché una vettura vi possa salire. 4998_7270_000099 e che ogni anno, lasciata libera per tre mesi, venisse là a trovar l'amante a cui non poteva neanche dar l'annunzio del giorno preciso. 4998_7270_000100 tutti nel paese sorridevano lieti nel vederli passare in quella gioja viva d'amore quando, stanchi delle lunghe corse, venivan per i pasti alla trattoria. 4998_7270_000101 quanto alla facile pietà di certe signore che, potendo a piacer loro dormire di giorno, possono perdere senza danno il sonno della notte. 4998_7270_000102 tra il frastuono, un'altra finestra s'era schiusa, nel secondo villino, e una voce irata di donna e una vocetta squillante di bimba, non meno irata, avevano gridato verso quell'altra finestra da cui erano partite le fucilate: 4998_7270_000103 rondinella, certo, intendeva meglio i discorsi degli uccelli che quelli della gente del paese. anzi, questi non li intendeva affatto. 4998_7270_000104 se sapeva chi chiamava, da chi attendeva risposta a quelle domande che meglio di così, con le parole, non si sarebbero potute fare. 4998_7270_000105 e il bello era che il nonno non solo si pigliava tutti quei rimbrotti senza dire alla nonna che lo sportellino a scatto della gabbiola era chiuso e che forse il cardellino pigolava così lamentosamente per questo. 4998_7270_000106 gli occhi di rondinella come chiaramente dicevano, intanto dalla vettura ch'ella moriva per quell'uomo composto e rispettabile che sapeva parlare così esatto e compito. 4998_7270_000107 la padrona, i nonni, la finestra, il cardellino, e così un giorno se lo mangiò. 4998_7270_000108 e a farle cenno con le mani che lui già c'era, il suo rondone. sì, lassù, da tre giorni c'era, c'era. 4998_7270_000109 una vera galanteria e ciascuno con un bel giardinetto fiorito e adorno di chioschi e di vasche dalla parte che guardava la città, e con orto e pergolato dalla parte che guardava la campagna e il mare. 4998_7270_000110 non hai visto che non ha osato d'affacciarsi alla finestra? se egli ammazza il cane, il villano ammazzerà lui, stà tranquilla. 4998_7270_000111 pochino, sapeva tutta la dolcezza di quella forza, tutta la leggerezza sicura e tenace di quell'impeto, e s'abbandonava a lui, perdutamente. 4998_7270_000112 come conciliare questi impedimenti e tanto rigor di sorveglianza su lei con la libertà intera di cui ella poi godeva nei tre mesi estivi in italia? 4998_7270_000113 ma la sera, appena rimasta sola laggiù, e poi per tutta la nottata, la povera bestia si dava a guaire a uggiolare a. 4998_7270_000114 insegnata loro troppo tardi dalla morte, ahimè, troppo vicina. ridete, ridete tutti, ridete forte, a coro, accanto a me. 4998_7270_000115 non gliel'aveva mai concesso. glielo concesse alla fine per far dispetto al barsi, dopo l'attentato di quella notte. 4998_7270_000116 e se qualcuno per via avesse avuto la cattiva ispirazione di farsi beffe di lui la vita? ma che prezzo ormai aveva più la vita per lui? 4998_7270_000117 si ricordava che il cavalier barsi, nonostante la ripugnanza che la giovane vedova aveva sempre dimostrato per quella sua figura tozza e sguajata, per quei suoi modi appiccicaticci, come l'unto delle sue pomate, 4998_7270_000118 qua vendicatemi piuttosto ridendo forte di lui. io ne posso rider piano e ormai per poco, e così con gli occhi soltanto. 4998_7270_000119 e il rondone, il tuo rondone. chiedevano ansiosi a quegli occhi, gli occhi della gente attorno alla vettura: che ce n'è del tuo rondone che non è venuto? 4998_7270_000120 pareva ci fosse soltanto il gran silenzio che per la prima volta, quella notte non era stato turbato. insieme con rorò e con la mammina, 4998_7270_000121 tra i castagni. piccola piccola quella villetta e tanto grosso lui, quel signore straniero. 4998_7270_000122 ma durava poco. subito dopo, passato quel boschetto, si scopriva su la bastìa la villetta. come vivessero entrambi lassù, nessuno sapeva veramente. 4998_7270_000123 pinzava in risposta ai baci dei due vecchi. la vecchia nonna era certa, certissima, che con quei gorgheggi il cardellino chiamava ancora la sua padroncina. 4998_7270_000124 vedete la vostra rondinella come s'è ridotta. dacché volava, deve andare in barella ora alla villetta lassù. 4998_7270_000125 niente, dunque non c'era da far niente. e una notte di quelle che il cane s'era dato a mugolare alla gelida luna di gennajo più angosciosamente che mai. 4998_7270_000126 una di quelle notti, per liberarsene zitto zitto, gliel'avrebbe buttata. quella notte stessa. intanto, rimase lì a godersi fino all'ultimo lo spettacolo di quella carità e tutte le amorose esortazioni di quella mammina. 4998_7270_000127 che baci su quel capino, su quel beccuccio. ma non voleva esser preso, lui, imprigionato in quella mano, armeggiava con le zampine, con la testina. 4998_7270_000128 intristito dal veleno lento del male che gli aveva disfatto il fegato e consunto le carni, jaco naca quasi non aveva provato né meraviglia, né piacere per quella sua ventura. 4998_7270_000129 ma era facile immaginarlo: una vecchia serva andava a far la pulizia ogni mattina. quand'essi scappavan via dal nido e si davano a svolare, come portati da una gioja ebbra di qua e di là, instancabili. 4998_7270_000130 fa morire con la sua rispettabilità, con la sua quadrata esattezza scrupolosa, ma non ve ne affliggete, vi prego, poiché ho potuto ottener la grazia di morir qua. 4998_7270_000131 domande ripetute, tre, quattro volte di seguito, che attendevano una risposta e dimostravan la stizza di non riceverla. ma come? se poi era anche certo, certissimo, che il cardellino sapeva della morte? 4998_7270_000132 nonno e nonna litigavano. litigavano perché tante e tante volte glielo aveva detto lei, che lo lasciasse stare quand'era, così che non andasse a frastornarlo dalla sua pena. ecco, lo sentiva ora. 4998_7270_000133 occhi timidi e quasi sbigottiti nel gracile visino. pareva che un soffio la dovesse portar via o che, a toccarla appena appena, si dovesse spezzare. 4998_7270_000134 e la bambina dalla voce squillante. la piccola rorò, unica figlia della signora, s'era lanciata alla ringhiera col visino in fiamme e gli occhioni sfavillanti per gridare a colui il fatto suo, scotendo i folti ricci neri della tonda testolina ardita. 4998_7270_000135 canta, diceva il vecchio. ma che canta? rimbeccava lei con una scrollata di spalle. te ne sta dicendo di cotte e di crude, arrabbiatissimo è. 4998_7270_000136 dio mio cardellino era infine, ora la chiamava, ora la piangeva. si poteva forse mettere in dubbio che in quel momento lì, per esempio così: 4998_7270_000137 forse il marito, ma no che forse non poteva essere che il marito colui. la legalità pareva fatta, persona e legalità. 4998_7270_000138 non era vero ch'egli non gli desse da mangiare, gliene dava quanto poteva. di levarlo di catena non era neanche da parlarne. 4998_7270_000139 no, non mancò lei, lei venne tardi, mancò lui e fu dapprima per tutto il paese una gran delusione. 4998_7270_000140 intenerita. ella, così piccola e gracile, correva ogni anno a gettarsi felice, senza nessuna paura, non che di spezzarsi, ma neppur di farsi male un pochino. 4998_7270_000141 ma anche per un'altra ragione, un po meno poetica: forse nessuno in quel paesello avrebbe mai pensato di chiamarli così. 4998_7270_000142 e che cosa la testa di quel cardellino potesse pensare di tutte le cure e amorevolezze di cui lo facevano segno. 4998_7270_000143 la quale lo aveva così bene ammaestrato, a venir sulla spalla a bezzicare così l'orecchia a svolare per casa fuori della gabbia. 4998_7270_000144 le gridava che tornasse su, ma il cane ora avrebbe voluto ruzzare con la bimba. s'acquattava, poi springava smorfiosamente senza badare agli strattoni della catena. 4998_7270_000145 che di quel cardellino, e perché si condannavano a star perpetuamente con tutte le finestre chiuse e lui, anche, il vecchio nonno, a non metter più il naso fuori della porta. 4998_7270_000146 creduta finora senza padrone, apparteneva a lui. se gliene voleva vendere una parte per certi suoi disegni ancora in aria, gliel'avrebbe pagata secondo la stima d'un perito. 4998_7270_000147 ma sì, come no? tutte le vecchie casette, che il tempo aveva vestite d'una sua particolar patina rugginosa, aprivano le finestre. al suo arrivo rideva l'acqua delle fontanelle. gli uccelli parevano impazziti dalla gioja. 4998_7270_000148 e alla fine con acre mutria le aveva domandato: chi ti manda papà digli che venga fuori lui. tu sei piccina. 4998_7270_000149 lui, quand'egli aveva già trovato e apparecchiato il nido, lassù tra i castagni, era arrivata improvvisamente senza che egli ne sapesse nulla e aveva molto stentato a far capire che cercava di quel signore straniero e voleva esser guidata alla casa di lui. 4998_7270_000150 bella prodezza contro la povera bestia incatenata: brutto cattivo. se ha coraggio contro il padrone, dovrebbe tirare brutto cattivo. 4998_7270_000151 e non era poi troppo pretendere che il gatto sapesse che quel cardellino lì era tutta la vita di quei due vecchi nonni, perché era stato della nipotina morta. 4998_7270_000152 correva dai villini al posto ove il cane stava incatenato, la distanza voluta dai regolamenti. se poi, per la bassura di quel valloncello e per l'altezza dei due villini, i guaiti pareva giungessero da sotto le finestre. 4998_7270_000153 s'era sentito gabbato e frodato l'accidia cupa di bestia malata con cui per tanto tempo aveva sopportato miseria e malanni. 4998_7270_000154 con regola e al loro posto. e si ricordava intanto di lei, la vecchia nonna della nipotina. si ricordava che quel servizio lì, povero amore, per più d'un anno gliel'aveva fatto fare finché poi da brava. 4998_7270_000155 mamma disse: rorò felice del rimedio finalmente trovato. domattina di nuovo: mamma, è vero. 4998_7270_000156 quante parole di pietà non gli disse. arrivò finanche a baciarlo sul capo, provandosi ad abbracciarlo, mentre di lassù la mamma, sorridendo e con le lagrime agli occhi. 4998_7270_000157 lei possibile che non li conoscesse entrambi, che lui era il nonno e lei la nonna e che non sapesse che tutti e due lo amavano tanto perché era stato il cardellino della nipotina morta? 4998_7270_000158 uno più grazioso dell'altro, con terrazze di marmo e verande coperte di vetri colorati come non s'erano mai viste da quelle parti. 4998_7270_000159 avevano depositato un po di terra. lo avevano allora paragonato a un cane balordo che dopo essersi lasciato strappar di bocca un bel cosciotto di montone. 4998_7270_000160 ma così vivamente vi sfavillavano sopra che si poteva quasi giurare non vedessero altro quella notte. 4998_7270_000161 lo sgridava la vecchia nonna come gliela vedeva fare, e correva con lo strofinaccio, sempre pronto a ripulire, come se per casa ci fosse un bambino da cui ancora non si potesse pretendere il giudizio di far certe cose. 4998_7270_000162 esclamava il vecchio, voltandosi sulla sedia a seguirlo con gli occhi ridenti, le due mani aperte davanti al volto, come a pararlo. e allora. 4998_7270_000163 e rorò senza la minima apprensione, stese con le due manine la carta coi resti del desinare sotto il muso del cane che 4998_7270_000164 con la soddisfazione, per giunta, eh già, con la soddisfazione di sperimentar la tenerezza del proprio cuore, compatendo le bestie che tolgono il riposo a chi si rompe l'anima a lavorare dalla mattina alla sera. e l'anima diceva, per non dire altra cosa: 4998_7270_000165 case, che case. posti dove si poteva rubare, posti dove si poteva dormire più o meno comodamente, o fingere anche di dormire. 4998_7270_000166 non solo turbò la delizia di abitare in quei due villini tanto ammirati, ma inasprì talmente le relazioni degli inquilini tra loro che, di dispetto in dispetto, presto si venne a una guerra dichiarata. 4998_7270_000167 finestre, vetri, tetti, tegole. casa mia, casa tua, per quel gattone bianco lì che dormiva al sole. casa mia, casa tua. ma se poteva entrarci, tutte erano sue. 4998_7270_000168 il figlio della vicina era fuggito per le campagne, la rovina in due case, lo scompiglio in tutto il paesello per tutta una notte. 4998_7270_000169 ecco, già al primo richiamo scodinzolava, pur seguitando ad abbajare, e ora, al primo tozzo di pane, non abbajava più. 4998_7270_000170 parecchi degli inquilini persuasero la signora crinelli ad arrendersi al desiderio di rorò di recare al cane, com'ella diceva, la colazione. 4998_7270_000171 mentre la bimba scendeva con passetti lesti ma cauti, tenendo la testina bassa e sorridendo tra sé per la festa che s'aspettava dal suo grosso amico che dormiva ancora. 4998_7270_000172 e le raccomandò di star bene attenta a non mettere in fallo i piedini scendendo per la poggiata. ella si sarebbe affacciata alla finestra a sorvegliarla. 4998_7270_000173 e non si sarebbe fatta allora scontare iniquamente alla povera bestia la colpa del padrone? bella giustizia, una crudeltà sopra la crudeltà. 4998_7270_000174 forse i medici avevano detto al marito che la rondinella aveva bisogno di sole e il marito accordava ogni anno quei tre mesi di vacanza. ignaro che la rondinella oltre che di sole. 4998_7270_000175 erano rimasti soli, loro due vecchi, soli con quell'orfanella cresciuta da piccola in casa che doveva esser la gioja della loro vecchiaja e invece, a quindici anni, 4998_7270_000176 erano sorti laggiù nel valloncello angusto come una fossa, in quei due anni d'accanito lavoro, mentre lassù aerei davanti allo spettacolo di tutta la campagna e del mare. 4998_7270_000177 insieme tutti e due. rondone e rondinella insieme, tutti e due corse il medico, corsero tutti quelli che stavan seduti nella farmacia e i villeggianti dal caffè su la piazza. ma fu una nuova delusione. 4998_7270_000178 con qual tremore lo aveva preso il vecchio nella sua grossa mano e mostrato alla sua vecchia singhiozzando. 4998_7270_000179 un pezzo d'omone sanguigno, con gli occhiali d'oro e la barba nera che gl'invadeva, arruffata e prepotente, le guance quasi fin sotto gli occhi, pur senza dargli alcun'aria fosca o truce. 4998_7270_000180 a guardare le stelle che dalla cupa profondità della notte interlunare si può essere certissimi, non vedevano affatto i poveri tetti di quel paesello tra i monti. 4998_7270_000181 quattro sterpi. eh non, a tutti toccava la ventura d'arricchirsi in un batter d'occhio alle spalle d'un povero ignorante. 4998_7270_000182 all'improvviso, una finestra s'era aperta con fracasso nel primo dei due villini e due fucilate n'eran partite con tremendo rimbombo a breve intervallo. 4998_7270_000183 i richiami e i pianti dei bimbi impauriti, il tonfo dei passi a piedi scalzi o lo strisciar delle ciabatte delle mamme accorrenti. 4998_7270_000184 e più grande della prima nella vettura venuta su da orte a passo a passo. c'era sì, la rondinella. 4998_7270_000185 se la giovane vedova dell'intendente delle finanze avesse avuto per lui un pochino pochino della compassione che aveva per il cane. 4998_7270_000186 esso sapeva benissimo che quella su cui si posava era una spalla e quello che pinzava un lobo d'orecchio, e che la spalla e l'orecchio eran quelli di lui e non quelli di lei. 4998_7270_000187 era il cane che aveva subito cangiato il mugolìo in un latrato furibondo. e tant'altri cani delle campagne vicine e lontane s'erano dati anch'essi a latrare a lungo, a lungo. 4998_7270_000188 la quale soffriva sempre di tutto e piangeva spesso pareva di nulla. silenziosamente, quanta invidia, quanta gelosia e quanto dispetto entravano nell'odio del cavalier barsi. 4998_7270_000189 quante carezze non gli fece allora rorò a mano a mano, sempre più rinfrancata e felice della sua confidenza corrisposta. 4998_7270_000190 ora, rabbiosamente, si rompesse i denti su l'osso abbandonato da chi s'era goduta la polpa un po d'ortaglia stenta, una ventina di non meno stenti frutici di mandorlo che parevano ancora sterpi tra i sassi. 4998_7270_000191 delitto. poco dopo, infatti, jaco naca, con la faccia più gialla del solito e col fucile appeso alla spalla, s'era presentato davanti ai due villini e, rivolgendosi a tutte le finestre dell'uno e 4998_7270_000192 così vivamente vi sfavillano sopra e le stelle ignorano anche la terra, quei monti. 4998_7270_000193 la vettura carica di valige e di sacchetti andava adagio e il vetturino non poteva fare a meno di voltarsi indietro di tratto in tratto a sorridere alla piccola rondinella che ritornava al nido, come ogni anno. 4998_7270_000194 compito. essi soli, quegli occhi vivevano ancora, e non più timidi ormai, ma lustri dalla gioja d'aver potuto rivedere quei luoghi, e lustri anche d'una certa malizietta nuova. 4998_7270_000195 s'affacciarono con lei tanti e tant'altri inquilini ad ammirare la coraggiosa rorò che scendeva in quel triste fossato a soccorrere la bestia. 4998_7270_000196 poi aveva allungato il collo e una beccatina di dietro all'orecchio come per dire che sì, era una cosa viva di lei. 4998_7270_000197 e per far dispetto a questa gente e vendicarsi, almeno così, del forestiere, quando non aveva potuto più altro, aveva trascinato laggiù nella fossa un grosso cane da guardia. 4998_7270_000198 come niente, come niente. se la sarebbe giocata, sissignori per quel cardellino lì, se qualcuno avesse avuto la cattiva ispirazione di dirgli qualche cosa. 4998_7270_000199 tutte le finestre eran rimaste chiuse. soltanto quella dell'inquilina che aveva preso le difese del cane e ch'era la giovine vedova dell'intendente delle finanze, signora crinelli, s'era aperta. 4998_7270_000200 perché gli spirava anzi, da tutto il corpo vigoroso, una cordialità franca e ridente. con la testa alta sul torace erculeo, pareva fosse sempre sul punto di lanciarsi. 4998_7270_000201 se avete coraggio, per giunta ammazzatela. ebbene, bisognava ammazzarla, bisognava vincere la compassione e ammazzarla per non darla vinta a quel manigoldo. 4998_7270_000202 certo, qualche cosa doveva essere accaduta, ma che cosa, nessuno lo sa. supposizioni se ne possono far tante, e si può anche facilmente inventare. 4998_7270_000203 con impeto d'anima infantile, a qualche richiamo misterioso, lontano, che lui solo intendeva, o su in vetta al monte, o giù nella valle sterminata. ora, da una parte, ora. 4998_7270_000204 passò il giugno, passò il luglio, stava per passare anche l'agosto quando all'improvviso corse per tutto il paese la notizia: arrivano, arrivano. 4998_7270_000205 poiché non gli avevano saputo indicare da quale propriamente fossero partite le fucilate, aveva masticato la sua minaccia sfidando che si facesse avanti chi aveva osato attentare al suo cane. 4998_7270_000206 sul tramonto. quando vide andar via, con la zappa in collo, jaco naca, pose in mano a rorò, per le quattro cocche, un tovagliolo pieno di tozzi di pane e con gli avanzi del desinare. 4998_7270_000207 e doppiamente ingiusta, perché si riconosceva che la bestia non solo non aveva colpa, ma anzi aveva ragione di lagnarsi così. 4998_7270_000208 era insomma, come la sua reggia, la gabbia e la casa. era il suo vasto regno e spesso sul paralume della lampada a sospensione nella sala da pranzo o sulla spalliera del seggiolone del nonno. 4998_7270_000209 ammazzare il cane a un contadino siciliano. ma si guardassero bene dal rifar la prova. ammazzare il cane a un contadino siciliano voleva dire farsi ammazzare senza remissione. 4998_7270_000210 che notte di stelle sui tetti di questo povero paesello tra i monti. a guardare il cielo da questi tetti si potrebbe giurare che le stelle questa notte non vedano altro. 4998_7270_000211 alcune piccole piume del petto, le più tenere che mossa l'aria al suo entrare, si scossero lievi lì sul pavimento. 4998_7270_000212 non s'era mai certamente affacciata ai due vecchi nonni, tanto eran sicuri che quando il cardellino veniva a posarsi sulla spalla dell'uno o dell'altra e si metteva a pinzar loro il collo grinzoso o il lobo. 4998_7270_000213 ma sì, quel cardellino, che per lui poteva anche essere un altro, se lo mangiò entrando in casa dei due vecchi. chi sa come, chi sa donde. 4998_7270_000214 viva, viva ancora, e che aveva ancora bisogno delle loro cure, dello stesso amore che avevano avuto per lei. 4998_7270_000215 riceva appiè del borgo. incombente su lo stradone serpeggiante, il boschetto delle nere elci maestose dava a rondinella ogni volta che vi passava, sotto un senso di freddo e quasi di sgomento. 4998_7270_000216 ma piangeva sentendo parlare a quel modo la sua vecchia. correndo appresso al cardellino, piangeva e riconosceva tra sé, crollando il capo tra le lagrime. 4998_7270_000217 che gridava dalla finestra alla sua piccola di non accostarsi troppo alla bestia che poteva morderla non conoscendola. il cane abbajava, difatti. 4998_7270_000218 giù sotto la roccia, tutto raggruppato come una belva. in agguato era intanto jaco naca col fucile. 4998_7270_000219 capelli, s'era messo a gridar: giustizia e vendetta contro quel ladro gabbamondo. purtroppo è vero che, a voler scansare un male, tante volte si rischia d'intoppare in un male peggiore. 4998_7270_000220 qual volta questi propositi violenti gli s'accendevano nel sangue, s'alzava il vecchio nonno, spesso col cardellino su la spalla, e andava a guatare con occhi truci, dai vetri della finestra, le finestre delle case dirimpetto. 4998_7270_000221 che certo in pochi anni, col fitto dei dodici quartierini ammobigliati in un luogo così ameno, si sarebbe rifatto della spesa e costituito una bella rendita. 4998_7270_000222 specialmente tra quei due che per i primi avevano manifestato gli opposti sentimenti: la vedova crinelli e l'ispettore scolastico cavalier barsi, che aveva sparato. 4998_7270_000223 il guajo è che non gli s'affacciava per nulla alla mente la domanda: che cosa fossero invece, per il cardellino che gli stava accoccolato su la spalla, quella sua casa e quelle altre case dirimpetto. 4998_7270_000224 che quelli su fossero tetti con fumajuoli, tegole, grondaje, non poteva mica dubitare il vecchio nonno che sapeva anche a chi appartenevano e chi vi stava e come ci si viveva. 4998_7270_000225 una sola volta, per poco. a una cert'ora s'intesero i suoi latrati, poi più nulla. certo, il cane, sazio e contento, dormiva, dormiva e lasciava dormire. 4998_7270_000226 dove ogni estate venivano a fare il nido per tre mesi. lo sa nessuno. la signorina dell'ufficio postale giura di non essere riuscita in tanti anni a cavare un suono umano. 4998_7270_000227 si malignava sotto sotto, che la nimicizia tra i due non era soltanto a causa del cane e che il cavalier barsi, ispettore scolastico, sarebbe stato felicissimo di perdere il sonno della notte. 4998_7270_000228 aveva fatto un bel balzo al botto, era scappato via. e ora eccolo là, se ne stava tranquillo, così, tutto bianco sul tetto nero. 4998_7270_000229 ah sì, ah sì. e per più di mezz'ora, lì, seminudo al gelo della notte come un pazzo, costui aveva imprecato, non tanto alla maledettissima bestia che da un mese non lo lasciava dormire: 4998_7270_000230 certo, come dai bolli postali su le lettere si ricavava, abitavano nel loro paese, in due città diverse, sorse sin da principio il sospetto ch'ella fosse maritata. 4998_7270_000231 nella gabbia sospesa tra le tende al palchetto della finestra, stava la notte soltanto e di giorno, nei brevi momenti che si recava a beccare il suo miglio e a bere con molti inchini smorfiosi una gocciolina. 4998_7270_000232 e anche se, cercando una casetta appartata per la villeggiatura, non avesse scelto la villetta del medico e sindaco del paese, piccola, piccola come un nido di rondine su in cima al greppo, detto della bastìa. 4998_7270_000233 e vedendolo andar così, con quel farsetto nero e quei calzoni bianchi, come non chiamarlo rondone? la rondinella era arrivata il primo anno, circa quindici giorni dopo di lui. 4998_7270_000234 ma gli ultimi giorni avanti la partenza non uscivano più dal nido. neppure per un momento si capiva che dovevan prepararsi al distacco per tutt'un anno. 4998_7270_000235 ma no, stà tranquilla. cercava di confortarla la mammina. stà tranquilla, cara, che non lo ammazzerà. ha tanta paura del villano? 4998_7270_000236 era mai possibile seguitare così, e da ogni parte eran piovuti reclami al proprietario, il quale, dopo aver tentato più volte, 4998_7270_000237 vedendo appressarsi la bimba e trattenuto dalla catena, balzava in qua e in là minacciosamente, ma rorò col tovagliolo stretto per le quattro cocche nel pugno. 4998_7270_000238 che aveva da perdere colui. bastava guardarlo in faccia per capire che, con la rabbia che aveva in corpo, non avrebbe esitato a commettere un delitto. 4998_7270_000239 riapriva lo sportellino a scatto della gabbia che s'era richiuso. ecco che scappa. ecco che scappa il birichino. 4998_7270_000240 tutti, piano, piano, signori. era sopravvenuto ad ammonire il proprietario dei due villini la mattina dopo con la sua gamba di legno cigolante. per amor di dio, piano, signori. 4998_7270_000241 ogni anno per il paese l'arrivo di rondinella era una festa. così almeno credeva rondinella. la festa certo era dentro di lei e naturalmente la vedeva per tutto fuori. 4998_7270_000242 dall'altro indotta, per la misera condizione di quel povero cane, a una pietà subito respinta dall'irritazione fierissima verso quel villanzone che se ne faceva un'arma contro di loro. 4998_7270_000243 meglio chiamarli rondone e rondinella, come tutti li chiamavano in quel paesello di montagna: rondone e rondinella. 4998_7270_000244 non era un'aperta sfida a lui, tutta quella carità ostentata? ebbene, egli la avrebbe raccolta, quella sfida. aveva comperato la mattina una certa pasta avvelenata da buttare al cane. 4998_7270_000245 certi pigolii, brevi sommessi, lasciava andare di tratto in tratto, in quei momenti che eran la prova più evidente che pensava a lei e la piangeva e si lamentava. erano uno strazio, quei pigolii. 4998_7270_000246 non la scopriva ancora. ma ecco là il castello antico ferrigno che domina il borgo ed ecco, più giù, l'ospizio dei vecchi mendicanti. 4998_7270_000247 l'uomo vede l'acqua e la zana vi sente scorrer l'acqua e arriva finanche a immaginare che quell'acqua confidi, passando chi sa, che segreti alla zana. 4998_7270_000248 gli avvocati non ci sono per nulla. era ricorso ai tribunali e intanto che quei pochi quattrinucci della vendita se n'andavano in carta bollata tra rinvii e appelli. 4998_7270_000249 credevano davvero quei due vecchi nonni che, tenendo sempre chiuse le finestre e chiusa la porta di casa, un gatto volendo non potesse trovare un'altra via per entrare a mangiarsi quel cardellino lì? 4998_7270_000250 ma come non viene? non è ancora venuto, verrà più tardi. il medico, assediato da queste domande, si stringeva nelle spalle. 4998_7270_000251 solo la finestra del barsi restava chiusa e poiché il villano ancora non si vedeva laggiù- e forse per quel giorno, come spesso avveniva, non si sarebbe veduto- 4998_7270_000252 poco, ma jaco naca naturalmente aveva sospettato che quella giunta gli fosse porta così sottomano perché colui non si riteneva ben sicuro del suo diritto e volesse placarlo. 4998_7270_000253 e la finestra s'era richiusa con impeto d'indignazione. aperta era rimasta quell'altra ove l'inquilino che forse s'aspettava l'approvazione di tutti i vicini. 4998_7270_000254 eccolo là, steso di fianco per terra, con le quattro zampe diritte, stirate, come dormiva bene, e nel valloncello non c'era nessuno. 4998_7270_000255 tre volte in gioventù era stato proprio a un pelo là: o la vita o la libertà. ah, ci metteva poco, lui a perder la vista degli occhi. 4998_7270_000256 che fossero case quelle lì, dirimpetto che quelle fossero finestre coi vetri intelajati, le ringhierine, i vasi di fiori e tutto. 4998_7270_000257 o su al monte o giù nella valle, per le campagne, per i paeselli vicini. c'è chi dice d'aver veduto qualche volta rondone regger su le braccia come una bambina, la sua rondinella. 4998_7270_000258 appelli, s'era dato con rabbioso accanimento a coltivare il residuo della sua proprietà, il fondo del valloncello, sotto quelle rocce ove le piogge scorrendo in grossi rigagnoli su lo scabro e ripido declivio della poggiata. 4998_7270_000259 ecco che, ancor vibrante della violenza commessa, si aveva in cambio la sferzata di quell'irosa e mordace protesta femminile. 4998_7270_000260 andava innanzi, sicura e fiduciosa che quello or ora certamente avrebbe compreso la sua carità. 4998_7270_000261 e anche là, per quel magnifico gattone bianco soriano, che se ne stava tutto aggruppato sul davanzale di quella finestra, dirimpetto, con gli occhi chiusi, a crogiolarsi al sole. 4998_7270_000262 e che, svolando di qua di là per le stanze, la cercava. la cercava senza requie, non sapendo darsi pace di non trovarla più. 4998_7270_000263 ispettore scolastico per quel cane. ora, ogni notte, sentendo i mugolii della povera bestia, mamma e figliuola abbracciate strette, strette nel letto, come a resistere insieme allo strazio di quei lunghi lagni. 4998_7270_000264 tutti e due poveri vecchi non eran considerati da nessuno ed erano messi alla berlina perché non vivevano più d'altro ormai. 4998_7270_000265 io ho conosciuto due vecchi nonni che avevano un cardellino. la domanda come i tondi occhietti vivaci di quel cardellino vedessero le loro facce. la gabbia, la casa con tutti i vecchi arredi. 4998_7270_000266 dopo aver mangiato e leccato a lungo la carta, guardò la bimba, dapprima quasi meravigliato, poi con affettuosa riconoscenza. 4998_7270_000267 rintronò la fucilata e la bimba cadde riversa tra gli urli della madre e degli altri inquilini che videro con raccapriccio rotolare il corpicciuolo giù per il pendio, fin presso al cane rimasto là inerte. 4998_7270_000268 ti ricordi? eh, e il vecchio ricordarsi se la vedeva ancora lì per casa, piccina, piccina così, e tentennava a lungo il capo. 4974_7270_000000 te ne sei informato, me ne sono informato. ebbene, che noje, che impicci, che fastidi ne aveste più. 4974_7270_000001 avete anche la madre, non avete molta salute. e crispucci, che aveva approvato col capo le precedenti considerazioni del signor avvocato a questa su la sua salute, sgranò gli occhi con un piglio scontroso. 4974_7270_000002 e qualche camicia fina, velata e ricamata, aperta davanti per tua sorella. magari voleva che di quella eredità tutti con lui fossero insozzati. 4974_7270_000003 tutte e due, di nascosto, al primo annunzio della morte s'erano recate dal signor avvocato boccanera, spaventate dalle furie con cui crispucci aveva accolto la notizia di quell'eredità, e 4974_7270_000004 in quel momento però, davanti la scrivania, tutto ripiegato e scivolante come un's, le due lunghe braccia da scimmia ciondoloni, pareva che non capisse più nulla. 4974_7270_000005 faccia ch'esprimeva lo stento e la pena di tirar su la voce da quell'abisso di silenzio in cui la sua anima era da tanto tempo sprofondata. 4974_7270_000006 aveva promesso, digrignando i denti: a chi una veste di seta per la moglie, a chi un cappello con le piume per la figliuola, a chi un manicotto per la fidanzata. 4974_7270_000007 eh, almeno quindici giorni vi ci vorranno per tutte le pratiche da sbrigare e le formalità, e anche perché, mi figuro, venderete tutto. crispucci aprì le braccia con gli occhi biavi fissi nel vuoto. 4974_7270_000008 oh, voi m'offendete. no, ti stimo, tu stimi me, io stimo te. per una vergogna come la tua non darei più di tremila lire tre. 4974_7270_000009 e tirava fuori dalle maniche troppo corte o ricacciava indietro con mossettine sapienti i polsini ingialliti. quel giorno, appena crispucci uscì dalla stanza del signor avvocato, prese dall'attaccapanni il cappello e il bastone per andargli dietro. 4974_7270_000010 erano i facchini della stazione che portavano su, tra ceste e bauli, undici pesanti colli a piè della scala crispucci aspettò che i facchini andassero a deporre il carico nel suo appartamento al quarto piano. li pagò. 4974_7270_000011 la vecchia nonna con la grossa faccia gialla, sebacea, quasi spaccata da profonde rughe rigide e precise. 4974_7270_000012 di là agli altri scritturali dello studio che da tre giorni si spassavano a torturarlo, punzecchiandolo con fredda ferocia. 4974_7270_000013 potrei, disse, farmi ardito uno di uno di questi anelli alla sua signora. 4974_7270_000014 la vecchia rispondeva con un altro grugnito, per significare che non ne sapeva nulla. ma certo le tocca. 4974_7270_000015 almeno qualche regaluccio via. chi sa? che fiume di sete, gaje e lucenti, che spume di merletti tra rive di morbidi velluti e ciuffi di bianche piume di cappelli. 4974_7270_000016 il giorno appresso partì per napoli, lasciandole non solo nell'incertezza più angosciosa sul conto di quella eredità, ma anche in una grande costernazione, se dio liberi commettesse qualche grossa pazzia. 4974_7270_000017 sarebbero entrati fra qualche giorno nello squallore di quella stamberga solo a pensarci. ne avevano tutte gli occhi, piccoli, piccoli. 4974_7270_000018 vecchia si agitava sulla seggiola, come fina si agitava sul letto di là, perché questo era il dubbio smanioso che egli accettasse. 4974_7270_000019 no, ma sì che cantava. ultimamente no più, ma prima cantava rosa clairon, sì, mi pare. 4974_7270_000020 e rispondeva con sordi grugniti a tutte quelle ingenuità delle vicine, molte delle quali sostenevano con calore che via, in fin dei conti, non solo non era da stimar pazzo, ma forse neppure da biasimare quel povero signor. 4974_7270_000021 mentre gli altri scrivani, ridendo, gridavano dall'alto della scala: crispucci, ricordati: la camicia per mia sorella, la veste di seta per mia moglie, il manicotto per la mia fidanzata, la piuma di struzzo per la mia figliuola. 4974_7270_000022 ma s'arrestò, lottò un pezzo per ricacciare indietro nell'abisso di silenzio quel che stava per dire. alzò un poco le spalle, aprì un poco le braccia. 4974_7270_000023 meglio darli via se non voleva svenderli. naturalmente, come vicine di casa, credevano di poter pretendere che, a preferenza, fossero distribuiti tra loro. 4974_7270_000024 le donne del vicinato fomentavano questa costernazione riferendo e commentando tutte le stranezze commesse da crispucci in quei tre giorni. qualcuna, con rosea e fresca ingenuità, alludendo alla defunta, domandava: 4974_7270_000025 nell'inventario la descrizione del ricchissimo guardaroba della defunta e di quel che contenevano di biancheria, gli armadii e i cassettoni. s'era figurato di poterne vestire tutte le donne della città. 4974_7270_000026 volete per vostra moglie, per vostra sorella, per le vostre figliuole una mezza dozzina di calze di seta su fino alla coscia, finissime, traforate. 4974_7270_000027 la figliuola a questi discorsi guardava la vecchia nonna con un lustro di febbre negli occhi affossati e una fiamma fosca sulle guance magre. 4974_7270_000028 se l'una o l'altra accennava minimamente a qualche considerazione estranea a questi bisogni, si voltava a guardarle con tali occhi che subito la voce moriva loro sulle labbra. 4974_7270_000029 la figliuola, ascoltandole e vedendole così inebriate, si storceva le mani sotto il grembiule e alla fine scattava in piedi e andava via. 4974_7270_000030 e lo avevano scongiurato a mani giunte, di persuaderlo a non commettere le pazzie minacciate, come sarebbe rimasta alla morte di lui quella povera figliuola che non aveva avuto mai. 4974_7270_000031 alla fine lo videro apparire a capo chino con un cappello nuovo verdastro, insaccato in un abito nuovo peloso color tabacco, comprato- certo bell'e fatto- a napoli in qualche magazzino popolare. 4974_7270_000032 i tocca una fortuna come questa e non sapete profittarne. siete impazzito. crispucci si fermò un momento a guatarlo di traverso. 4974_7270_000033 a casa non disse una parola, né alla madre né alla figliuola. del resto non aveva mai ammesso, da sedici anni, dal giorno della sciagura in poi, nessun discorso che non si riferisse ai bisogni momentanei della vita. 4974_7270_000034 così com'era gli serviva a meraviglia. scrivano e galoppino a centoventi lire al mese. quel giorno il signor avvocato boccanera stava a tenergli un interminabile e amorevole discorso. 4974_7270_000035 per questa ragione l'avvocato boccanera, suo principale, non aveva mai pensato di potergli regalare uno dei tanti suoi abiti smessi ancora in buono stato. 4974_7270_000036 dunque partite domani, signor avvocato, rispose crispucci, guardandolo come deciso a dire una cosa che gli faceva tremare il mento. 4974_7270_000037 se un resto di ragione non lo avesse trattenuto, si sarebbe fermato per via a prendere per il petto i passanti e a dir loro, mia moglie era così e così è crepata or ora a napoli. m'ha lasciato questo. 4974_7270_000038 ma no, che dite, caro crispucci, scattò il signor avvocato, la mia signora. vi pare uno di quegli anelli? 4974_7270_000039 ma perché pesare con questa bilancia? la fortuna che toccava alla povera figliuola era stata messa al mondo senza volerlo, quella poverina, e finora, con tante amarezze, aveva scontato il disonore della madre. 4974_7270_000040 oh, badate per le gioje. sarebbe bene che appuraste da quali negozianti furono acquistate. forse lo vedrete dagli astucci. i avverto che i brillanti sono molto cresciuti di prezzo. 4974_7270_000041 ah, franco, franchissimo. e vuoi che pigli l'eredità? sareste un pazzo a non farlo. duecentomila lire. 4974_7270_000042 eh, lo so, è a un prezzo ben duro, ma i denari son denari, caro crispucci, e fanno chiudere gli occhi su tante cose. 4974_7270_000043 precise. s'aggiustava sul naso gli occhialoni che, dopo l'operazione della cateratta, le rendevano mostruosamente grandi e vani. gli occhi, tra le rade ciglia lunghe come antenne. 4974_7270_000044 e qui nell'elenco ce ne son segnati parecchi. ecco una spilla, un'altra spilla: anello, anello, un bracciale. un altro anello, ancora un anello. 4974_7270_000045 doveva ora, per giunta, essere sacrificata anche all'orgoglio del padre. durò un'eternità, diciotto giorni, l'angoscia di questo dubbio. 4974_7270_000046 andò via, stava per dire: parto se vossignoria accetta per la sua signora un anellino di questa mia eredità. 4974_7270_000047 per istrada. lo investì con la faccia più scolorita che mai dalla bile. ma perché fate tante sciocchezze? perché seminate la roba, così porterà scritta forse in qualche parte la provenienza. 4974_7270_000048 se voleva che nessuno di quegli abiti, nessun capo di quella biancheria toccasse le carni immacolate della sua. 4974_7270_000049 scontroso, s'inchinò, si mosse per uscire e non prendete le carte, gli disse l'avvocato porgendogliele di su la scrivania. crispucci tornò indietro, asciugandosi gli occhi con un sudicio fazzoletto e prese quelle carte. 4974_7270_000050 va là e un po di biancheria. hai una sorella anche tu. tre camìce di seta anche a lei aperte davanti. se le vuoi, te le do e lo piantò lì in mezzo alla strada. 4974_7270_000051 dunque, caro crispucci, tutto considerato vi consiglio di partire. sarà per me un guajo serio, ma partite, avrò pazienza per una quindicina di giorni. 4974_7270_000052 eh sì, vendere. vi conviene vendere gioje, abiti mobili. il grosso è nelle gioje. 4974_7270_000053 una spilla bracciale, bracciale, parecchi, come vedete. a questo punto crispucci alzò una mano. 4974_7270_000054 apriva di tratto in tratto la bocca, ma non per parlare. era una contrazione delle guance, o piuttosto come un'increspatura di tutta la faccia gialliccia che scoprendogli i denti. 4974_7270_000055 i calzoni lunghi gli strascicavano oltre i tacchi delle scarpe pur nuove. la giacca gli sgonfiava da collo. 4974_7270_000056 quando la scala ritornò quieta, prese a salire adagio adagio. la madre e la figliuola lo attendevano trepidanti sul pianerottolo, col lume in mano. 4974_7270_000057 ringrazio, piangete, no via via. caro crispucci, non ho voluto offendervi su su, lo so, lo comprendo, è per voi una cosa molto triste. 4974_7270_000058 ma pensate che non accettate per voi codesta eredità. voi non siete solo. avete una figliuola a cui non sarà facile trovar marito senza una buona dote che ora. 4974_7270_000059 e con duecentomila lire vorresti che dessi la figliuola a te. perché no? perché se mai con duecentomila lire potrei comprare una vergogna meno sporca della tua? 4974_7270_000060 si contentava d'accennare un sorrisetto vano a fior di labbra, non privo d'un certo sprezzo, lieve, lieve, ascoltando i discorsi degli altri. 4974_7270_000061 così a occhio dalla descrizione dell'inventario. ci sarà da cavarne da centocinquanta a duecento mila lire, forse più. 4974_7270_000062 gli abiti si svendono, anche se ricchissimi. forse dalle pellicce pare ce ne sia una collezione. sapendo fare qualche cosa, caverete. 4974_7270_000063 l'abito che quel povero crispucci indossava da tempo immemorabile. nessuno riusciva più a considerarlo come una cosa soprammessa al suo corpo, una cosa che si potesse cambiare. 4974_7270_000064 un giovanotto spelato dalla faccia itterica, che aveva la malinconia di voler parere elegante. si sentiva finir lo stomaco da tre giorni in quella stanza degli scritturali a tali. 4974_7270_000065 ora è morta e non vi sembra un'altra fortuna, perdio. non solo perché è morta, ma anche perché di stato vi farà cangiare. 4974_7270_000066 agli occhi di tutti. egli era ormai in quel suo abito come un vecchio cane randagio, nel suo pelame stinto e strappato. 4974_7270_000067 crispucci si fermò a guatarlo di nuovo. t'hanno detto forse che ho una figliuola da maritare? i parlo così per questo. 4974_7270_000068 c'è anche un vezzo di perle. quanto agli abiti, voi capite, non li potrà certo indossare la vostra figliuola. chi sa che abiti saranno? ma ne caverete poco, non vi fate illusioni. 4974_7270_000069 fortuna, sì, ribatté quello: fortuna prima e fortuna adesso, prima per esservene liberato tant'anni fa, quando vi scappò di casa. 4974_7270_000070 segno che voleva parlare. le rarissime volte che gli avveniva ne dava l'avviso così, e questo segno della mano era accompagnato da un'altra increspatura della faccia. 4974_7270_000071 è infine la madre, se accetta l'eredità, ma vedrete che prenderà il lutto anche lui. no, no, lui no se accetta. 4974_7270_000072 mai un momento di bene. da che era nata, egli metteva in bilancia un'eredità di disonore e una eredità d'orgoglio, l'orgoglio d'una miseria onesta. 4974_7270_000073 di solito bastava che gli dicesse, con un certo ammiccamento degli occhi: crispucci, eh, e crispucci intendeva tutto. 4974_7270_000074 poteva parere una smorfia così di scherno come di spasimo, ma forse era soltanto un segno. 4974_7270_000075 povera figliuola sospirava allora, qualcuna è la pena? e un'altra domandava alla nonna: credete che il padre la farà vestir di nero? 4974_7270_000076 anelli crispucci, abbassò la mano, accennò di sì più volte col capo. i scusi, ma no, anzi, vi ringrazio. 4974_7270_000077 l'altra delle due donne ardì di muovere una domanda. quell'abito parlava da sé. soltanto la figliuola, nel vederlo diretto alla sua stanza prima che ne richiudesse l'uscio, gli chiese. 4974_7270_000078 era da una settimana soltanto nello studio e più che da scrivano faceva da galoppino. ma voleva conservare la sua dignità. non parlava quasi mai, anche perché nessuno gli rivolgeva la parola. 6807_7270_000000 gli pareva che sonassero tante campane. lontane, tutta quell'ansia, quello spasimo d'attesa, la freddezza capricciosa di lei, quell'ultima corsa e quel cavallo. ora, quel maledetto cavallo. 6807_7270_000001 quale realtà. ma credete forse che la mia di vent'anni fa, col signor herbst su la soglia della sua bottega, le gambe aperte e le mani in tasca, sia quella stessa che si faceva di sé e della sua bottega e della piazza del mercato? lui, il signor herbst? 6807_7270_000002 il pranzo di nozze, preparato in una sala dell'antica villa solitaria, non fu davvero una festa per i convitati: nessuno di essi riuscì a vincere l'impaccio, ch'era piuttosto sbigottimento. 6807_7270_000003 ma chi sa il signor herbst come vedeva se stesso e la sua bottega e quella piazza? no, no, cari signori, quella era una realtà mia, unicamente mia, che non può cangiare né perire finché io vivrò e che potrà anche vivere eterna se io avrò la forza d'eternarla in qualche pagina. 6807_7270_000004 egli da lontano, mi pensa: io sono viva per lui e questo vi sosteneva e vi confortava. ora ch'egli è morto, voi non dite più: io non sono più viva per lui. dite invece: egli non è più vivo per me. 6807_7270_000005 e nera, in quell'enorme disco di rame vaporoso, la testa inteschiata di quel cavallo che attendeva ancora, col collo proteso, che avrebbe atteso sempre, forse così nero, stagliato su quel disco di rame, mentre i corvi, facendo la ruota, gracchiavano alti nel cielo. 6807_7270_000006 si sentì all'improvviso abbrezzare, stolzò e si mise a battere i denti con un tremore strano di tutto il corpo. si tirò su istintivamente il bavero della giacca e, con le mani in tasca, cupo, raffagottato, disperato, andò a sedere discosto su una pietra. 6807_7270_000007 ma se essi, poveri morti, si sono totalmente disillusi della loro, l'illusione mia ancora vive ed è così forte che io ripeto, dopo averli accompagnati al camposanto, me li vedo ritornare indietro, tutti tali e quali, pian piano, fuori della cassa accanto a me. 6807_7270_000008 tutto è per loro l'esserci o il non esserci d'un corpo. basterebbe a consolarli il credere che questo corpo non c'è più, non perché sia già sotterra, ma perché è partito in viaggio e ritornerà, chi sa quando. 6807_7270_000009 sarà una pena, sarà un fastidio, ma poi vedete sciogliersi il mortorio, calare il feretro nella fossa là e, addio inito, i sembra poca fortuna. 6807_7270_000010 e non poteva parlare, non poteva gridare, la chiamava ida, ida, ma la voce non gli usciva più dalla gola arsa e quasi insugherita. dov'era ida? che faceva? 6807_7270_000011 sa perché. via da quel cavallo, via da sotto quella luna pazza, via da sotto quei corvi che gracchiavano nel cielo, via, via via. 6807_7270_000012 la realtà loro è svanita, ma quale quella ch'essi davano a se medesimi e che potevo saperne io? di quella loro realtà, che ne sapete voi, io so quella che davo ad essi per conto mio, illusione, la mia e la loro. 6807_7270_000013 per l'aspetto e il contegno di quel giovanotto grasso, appena ventenne, dal volto infocato, che guardava qua e là coi piccoli occhi neri, lustri, da pazzo, e non intendeva più nulla e non mangiava, e non beveva, e diventava di punto in punto più pavonazzo, quasi nero. 6807_7270_000014 un certo punto, finito il pranzo, risero e si sentirono gelare a un'esclamazione di lei rivolta allo sposo: oh dio, nino, ma perché fai codesti occhi piccoli, piccoli, lasciami no scotti, perché ti scottano così le mani. senti, senti, papà, come gli scottano le mani. che abbia la febbre. 6807_7270_000015 e, se no, con la soddisfazione d'aver compiuto un dovere increscioso e desiderosi di dissipare, rientrando nelle cure e nel tramenio della vita, la costernazione e l'ambascia che il pensiero e lo spettacolo della morte incutono sempre. 6807_7270_000016 mostrando pur nell'avvilimento di quella sua miseria infinita. un ultimo resto nel collo e nell'aria del capo della sua nobile bellezza nino, fosse per il sangue rimescolato, fosse per il dispetto acerrimo o fosse per la corsa e per il sudore. 6807_7270_000017 tutti, a ogni modo, con un senso di sollievo perché anche per i parenti più intimi, il morto, diciamo la verità con quella gelida, immobile durezza, impassibilmente opposta a tutte le cure che ce ne diamo, a tutto il pianto che gli facciamo attorno. 6807_7270_000018 poveri pensionati della memoria. la disillusione loro m'accora indicibilmente. dapprima, cioè appena terminata l'ultima rappresentazione, dico dopo l'accompagnamento funebre, quando rinvengon fuori dal feretro per ritornarsene con me a piedi dal camposanto, hanno una certa balda vivacità, sprezzante. 6807_7270_000019 dio, era un sogno, un incubo nel sogno era la febbre, forse un malanno peggiore. sì che bujo, dio che bujo, o gli s'era anche intorbidata la vista. 6807_7270_000020 vi fanno paura i suoi occhi chiusi che non vi possono più vedere, quelle sue mani dure, gelide, che non vi possono più toccare. non vi potete dar pace per quella sua assoluta insensibilità. dunque, proprio perché egli, il morto, non vi sente più. 6807_7270_000021 a essere inquieta entro di sé- non voleva mostrarlo- irritata da certe curiose ostinazioni di lui, non sapeva, non voleva star ferma, voleva fuggire ancora, allontanarsi ancora, scuoterlo, distrarlo e distrarsi anche lei finché durava il giorno. 6807_7270_000022 e come nell'afa dei piani, nel silenzio attonito sonava da lontane aje auguroso, il canto di qualche gallo si sentiva investire ogni tanto. 6807_7270_000023 nino si muove. forse può ancora camminare, nino su, ajutiamola smuoviti. ma che vuoi che gli faccia io, proruppe egli esasperato. me lo posso trascinare dietro, caricarmelo su le spalle. ci mancava il cavallo, ci mancava. come vuoi che cammini? non vedi che è mezzo morto? 6807_7270_000024 ma perché, voi dite, non se ne ritornano alle loro case invece di venirsene a casa vostra? oh bella. ma perché non hanno mica una realtà per sé, da potersene andare dove loro piace. la realtà non è mai per sé ed essi l'hanno ora per me e con me. dunque per forza se ne debbono venire. 6807_7270_000025 erano appena le cinque, là nella villa i servi dovevano ancora sparecchiare. prima di sera sarebbero stati di ritorno. cercò d'opporsi, nino, ma ella lo tirò su per le mani, lo fece sorgere in piedi e poi via di corsa per il breve pendio di quella collinetta e quindi per quel mare di stoppie, agile e svelta come una cerbiatta. 6807_7270_000026 e nino? dov'era nino? oh, eccolo là per terra, anche lui si era addormentato là. corse a lui, lo trovò che rantolava con la faccia, anche lui a terra quasi nera, gli occhi gonfi, serrati, congestionato. 6807_7270_000027 almeno via un bel respiro di sollievo. tante ore lì, rigidi, immobili, impalati su un letto a fare i morti vogliono sgranchirsi, girano e rigirano il collo, alzano ora questa, ora quella spalla, stirano, storcono, dimenano le braccia. 6807_7270_000028 si sentì mancare, assalita improvvisamente dal dubbio che tutto quello che vedeva non fosse vero e fuggì, atterrita verso la villa, chiamando a gran voce il padre. il padre che se la portasse via, oh dio, via da quell'uomo che rantolava. 6807_7270_000029 per quella che me ne faccio io. ancora possono aver la consolazione di viver sempre finché vivo io e se n'approfittano. v'assicuro che se n'approfittano. 6807_7270_000030 era scappata al lontano casale a chiedere ajuto per quel cavallo, senza pensare che proprio i contadini di là avevano trascinato qua la bestia moribonda. egli rimase lì, solo a sedere sulla pietra, tutto in preda a quel tremore crescente. 6807_7270_000031 ebbene, forse a quest'ora sarà morto, ma sarà morto per sé, non per me. vi prego di credere. ed è inutile, proprio inutile, che mi diciate che siete stati di recente a bonn sul reno e che nell'angolo della marktplatz accanto alla beethoven-halle, non avete trovato traccia né del signor herbst. 6807_7270_000032 ma pure, ahimè, c'è forse altra realtà fuori di questa illusione. e che cos'altro è dunque la morte, se non la disillusione totale? però, ecco, se sono tanti poveri, disillusi, i morti per l'illusione che si fecero di se medesimi e della vita. 6807_7270_000033 voi credete di morti. ma che morti sono tutti vivi. vivi come me, come voi, più di prima, soltanto questo sì, sono disillusi. 6807_7270_000034 ah, povera bestia, che infamia, che infamia. ma che cuore hanno codesti villani? che cuore avete voi qua? scusami, diss'egli alterandosi. tu senti tanta pietà per una bestia? non dovrei sentirne, ma non ne senti per me. 6807_7270_000035 vedo quel canto della piazza come se vi fossi ancora di sera. ne respiro gli odori misti esalanti dalle botteghe illuminate, odori grassi, e vedo i lumi accesi anche davanti la vetrina del signor herbst, il quale se ne sta su la soglia della bottega con le gambe aperte e le mani in tasca. 6807_7270_000036 dal fresco respiro refrigerante che veniva dal mare prossimo a commuover le foglie stanche, già diradate e ingiallite dei mandorli e quelle fitte aguzze e cinerulee degli olivi. 6807_7270_000037 vogliono muover le gambe speditamente e anche mi lasciano di qualche passo indietro, ma non possono mica allontanarsi troppo. sanno bene d'esser legati a me, d'aver ormai in me soltanto la loro realtà o illusione di vita, che fa proprio lo stesso. 6807_7270_000038 il che vuol dire che vi è caduto con lui, per la vostra illusione, un sostegno, un conforto, la reciprocità dell'illusione. quand'egli era partito in viaggio, voi, sua moglie, dicevate: 6807_7270_000039 le si era levato davanti uno stormo di corvi gracchiando. più là, steso per terra, era un cavallo morto. morto, no, no, non era morto. aveva gli occhi aperti. dio, che occhi. 6807_7270_000040 e non abbiamo provato ch'era un'illusione. la realtà ch'egli si dava, voi non la sapete, non potete saperla, perché era in lui e fuori di voi. voi sapete quella che gli davate voi. 6807_7270_000041 quando ida, disillusa, sdegnata, sperduta per la pianura gridando nino, nino, ritornò, la luna s'era già alzata, il cavallo s'era riabbattuto come morto. 6807_7270_000042 come di chi si sia scrollato. con poco onore, è vero, e a costo di perder tutto un gran peso d'addosso. pure rimasti, come peggio non si potrebbe, vogliono rifiatare, eh sì. 6807_7270_000043 né della sua bottega di cappellajo, che ci avete trovato invece un'altra realtà, è vero, e credete che sia più vera di quella che ci lasciai io vent'anni fa? ripassate, caro signore, di qui ad altri vent'anni e vedrete che ne sarà di questa che ci avete lasciato voi adesso. 6807_7270_000044 tra le spine. il colonnello affrettò la partenza dei convitati dalla campagna, ma sì, per togliere quello spettacolo che gli pareva indecente, presero tutti posto in sei vetture. 6807_7270_000045 lo sbigottimento per l'aspetto e il contegno dello sposo cresceva nei convitati quanto più essi avvertivano il contrasto con l'aria della giovanissima sposa. era una vera bambina, ancora vispa, fresca, aliena. 6807_7270_000046 è partito, ritornerà. basterebbe questo, sareste consolati. perché? perché voi date una realtà per sé a quel corpo che invece per sé non ne ha nessuna. tanto vero che morto si disgrega, svanisce. 6807_7270_000047 e che sei bestia, tu che stai morendo forse di fame e di sete, tu, buttato in mezzo alle stoppie. senti, oh, guarda i corvi, nino su guarda fanno la ruota. oh, che cosa orribile, infame, mostruosa. guarda, oh, povera bestia, prova a rizzarsi. 6807_7270_000048 e non potete forse dargliela ancora senza vedere il suo corpo. ma sì, tanto vero che subito vi consolereste. se poteste crederlo, partito in viaggio. dite di no? 6807_7270_000049 e pareva si scrollasse sempre d'addosso ogni pensiero fastidioso, con certi scatti d'una vivacità piena di grazia, ingenua e furba nello stesso tempo. furba però come d'una birichina ancora ignara di tutto, orfana, cresciuta fin dall'infanzia senza mamma. appariva infatti chiaramente che andava a nozze affatto impreparata. 6807_7270_000050 perché riflettete bene, che cosa può esser morto di loro? quella realtà ch'essi diedero e non sempre uguale a se stessi, alla vita. oh, una realtà molto relativa. vi prego di credere. non era la vostra, non era la mia. 6807_7270_000051 su, lasciate tutto com'è la camera pronta per il suo ritorno. il letto rifatto con la coperta un po rimboccata e la camicia da notte. distesa la candela e la scatola dei fiammiferi sul comodino, le pantofole davanti la poltrona a piè del letto. 6807_7270_000052 la projettiamo fuori e crediamo che, così com'è nostra, debba essere anche di tutti. e allegramente ci viviamo in mezzo e ci camminiamo sicuri, il bastone in mano, il sigaro in bocca. ah, signori miei, non ve ne fidate troppo. basta appena un soffio a portarsela via, codesta vostra realtà. 6807_7270_000053 egli, non facendo a tempo a seguirla, sempre più rosso e come intronato sudato, ansava correndo, la chiamava: voleva una mano, almeno la mano, almeno la mano, andava gridando. a un tratto ella si fermò dando un grido. 6807_7270_000054 ma che hai? gli domandò: tu tremi, tutto dio. no, nino, non mi star davanti così. i fai ridere e non la finisco più. bada, se mi metto a ridere, aspetta, ti sveglio. 6807_7270_000055 laggiù, laggiù, quasi all'altra riva, lontana di quel vasto mare giallo, si scorgevano i tetti d'un casale tra alte pioppe nere. ebbene, ida propose al marito d'arrivare fin là, fino a quel casale. quanto ci avrebbero messo? un'ora poco più. 6807_7270_000056 che vuoi che sappia io come, se lo mangiano, aspetteranno che muoja qui di fame di sete, riprese ella col volto tutto strizzato dalla compassione e dall'orrore. perché è vecchio, perché non serve più? 6807_7270_000057 si sapeva che, preso d'un amor forsennato per colei che ora gli sedeva accanto, sposa aveva fatto pazzie fino al punto di tentare di uccidersi, lui ricchissimo, unico erede dell'antico casato dei berardi, per una che. 6807_7270_000058 salvie, quell'alito denso, quei grassi tepori, queste fragranze pungenti, li avvertiva lui solo, ida, dietro le spesse siepi di fichidindia, tra gli irti ciuffi giallicci delle stoppie bruciate. sentiva invece, correndo, come strillavano gaje al sole, le calandre. 6807_7270_000059 oh dio. e si guardò attorno, quasi svanita, aprì le mani ove teneva alcune fave secche portate da quel casale per darle a mangiare al cavallo. guardò la luna, poi il cavallo, poi qua per terra, quest'uomo come morto, anche lui. 6807_7270_000060 ma questo pianto, questo rimpianto, questo ricordo, questa sofferenza sono per una realtà che fu, ch'essi credono, svanita col morto, perché non hanno mai riflettuto sul valore di questa realtà. 6807_7270_000061 non senti che già l'aria? e quei corvi, esclamò lei con un brivido d'orrore. quei corvi, se lo mangiano vivo. ma ida, per carità, pregò lui a mani giunte: nino, basta. gli gridò allora lei, al colmo della stizza nel vederlo così supplice e melenso: rispondi se lo mangiano vivo. 6807_7270_000062 quella dove il colonnello sedette accanto alla madre dello sposo, anch'essa vedova. andando a passo per il viale rimase un po indietro perché i due sposi, lei di qua, lui di là, con una mano nella mano del padre e della madre, vollero seguirla per un tratto a piedi, fino all'imboccatura dello stradone che conduceva alla città lontana. 6807_7270_000063 io e voi, infatti, vediamo, sentiamo e pensiamo ciascuno a modo nostro noi stessi e la vita, il che vuol dire che a noi stessi e alla vita diamo, ciascuno a modo nostro, una realtà. 6807_7270_000064 via, via. sapete perché voi piangete. invece, per un'altra ragione piangete, cari miei, che non supponete neppur lontanamente. voi piangete perché il morto, lui, non può più dare a voi una realtà. 6807_7270_000065 di là dalla collina si stendeva una pianura sterminata in un mare di stoppie, nel quale serpeggiavano qua e là le nere vestigia della debbiatura e qua e là anche, rompeva l'irto giallore, qualche cespo di cappero o di liquirizia. 6807_7270_000066 da tutta la campagna intorno, ove tante erbe e tante cose sparse da tempo erano seccate, vaporava nella calura quasi un alido antico, denso, che si mescolava coi tepori grassi del fimo fermentante in piccoli mucchi sui maggesi e con le fragranze acute dei mentastri ancor vivi e delle salvie. 6807_7270_000067 uno scheletro era. e quelle costole, quei fianchi nino sopravvenne, stronfiando, arrangolato, andiamo subito via, ritorniamo indietro. 6807_7270_000068 ed ecco perché i morti se ne vengono da me ora, e con me, poveri pensionati della memoria, amaramente ragionano su le vane illusioni della vita di cui essi al tutto si sono disillusi, di cui non posso ancora disilludermi al tutto anch'io, benché, come loro, le riconosca vane. 6807_7270_000069 posò lievemente le mani sulle tempie e gli soffiò su gli occhi. al tocco di quelle dita, all'alito di quelle labbra, egli si sentì mancar le gambe. fu per cadere in ginocchio. ma lei lo sostenne scoppiando in una risata fragorosa. 6807_7270_000070 ancor tutta irta di stoppie annerite, con radi, mandorli e qualche ceppo centenario d'olivo saraceno qua e là. tuttavia, fu stabilito che i due sposi vi passassero almeno i primi giorni della luna di miele. in considerazione dello sposo, 6807_7270_000071 qua, il colonnello si chinò a baciar sul capo la figliuola, tossì borbottò: addio nino, addio ida. rise di là la madre dello sposo e la carrozza s'avviò di buon trotto per raggiungere le altre dei convitati. 6807_7270_000072 il babbo disse ida, agitando con la mano il fazzoletto in saluto: là, vedi anche lui. ma tu no, ida, ida mia balbettò, singhiozzò, quasi nino facendo per abbracciarla. tutto tremante, ida, lo scostò. no, lasciami, ti prego. 6807_7270_000073 a me. tutti i morti che accompagno al camposanto mi ritornano indietro. fanno finta d'esser morti dentro la cassa, o forse veramente sono morti per sé? 6807_7270_000074 e non seguitaste forse a dargliela tante volte, sapendolo realmente? partito in viaggio? e non è forse quella stessa che io do da lontano al signor herbst, che non so se per sé sia vivo o morto? 6807_7270_000075 lo stradone, sei matto, andiamo, andiamo là, guarda a quella collinetta, là si vedranno ancora le carrozze. andiamo a vedere. e lo trascinò via per un braccio, impetuosamente. 6807_7270_000076 dopo tutto, non era altro che la figlia d'un colonnello di fanteria venuto col reggimento da un anno in sicilia. ma il signor colonnello, mal prevenuto contro gli abitanti dell'isola, non avrebbe voluto accondiscendere a quelle nozze per non lasciare là, come tra selvaggi, la figliuola. 6807_7270_000077 il sole era già tramontato. si udivano da lontano le sonagliere di qualche carro che passava laggiù per lo stradone. perché batteva i denti così? eppure la fronte gli scottava e il sangue gli frizzava per le vene e le orecchie. gli 6807_7270_000078 i due sposi rimasero per un pezzo a seguirla con gli occhi. la seguì la sola ida, veramente perché nino non vide nulla, non sentì nulla, con gli occhi fissi alla sposa, rimasta lì sola con lui, finalmente, tutta tutta sua, ma che piangeva. 6807_7270_000079 altri parenti, qualche amico, li piangono, li rimpiangono, ricordano questo o quel loro tratto, soffrono della loro perdita. 6807_7270_000080 o almeno via per altri cento milioni d'anni, secondo i calcoli fatti or ora in america circa la durata della vita umana sulla terra. ora, com'è per me del signor herbst, tanto lontano se a quest'ora è morto, così è dei tanti morti che vado ad accompagnare al camposanto e che se ne vanno anch'essi per conto loro, assai più lontano e chi sa dove. 6807_7270_000081 ah, ecco, esclamate voi ora: morto. tu dici che morto si disgrega. ma quando era vivo aveva una realtà, cari miei, torniamo daccapo, ma sì, quella realtà ch'egli si dava e che voi gli davate. 6807_7270_000082 raggiunsero presto la collinetta, ma egli non si reggeva più, quasi cascava a pezzi dalla corsa. volle sedere. tentò di far sedere anche lei lì accanto, tirandola per la vita, ma ida si schermì. lasciami guardare prima. 6807_7270_000083 e se gli facessimo portare da mangiare e da bere anche? oh, come sei cattivo, nino, disse ida con le lagrime agli occhi e si chinò, vincendo il ribrezzo, a carezzare con la mano appena appena la testa del cavallo che s'era tirato su a stento da terra: ginocchioni, su le due zampe davanti. 6807_7270_000084 voglio asciugarti gli occhi, ma no, caro, grazie, me li asciugo da me. nino rimase lì goffo a guardarla, con un viso pietoso, la bocca semiaperta. ida finì d'asciugarsi gli occhi, poi. 6807_7270_000085 è vivo, guarda gridò ida, con ribrezzo e pietà. leva la testa, dio che occhi guarda nino. ma sì, fece lui ancora ansimante. son venuti a buttarlo qua, lascia andiamocene. che gusto. 6807_7270_000086 i vede passare inchina la testa e mi augura con la special cantilena del dialetto renano: gute nacht, herr doktor. sono trascorsi più di vent'anni, ne aveva a dir poco cinquantotto il signor herbst allora. 6807_7270_000087 ma non per me. vi prego di credere. quando tutto per voi è finito, per me non è finito niente. se ne rivengono meco tutti a casa mia, ho la casa piena. 6807_7270_000088 è un orribile ingombro di cui lo stesso cordoglio, per quanto accenni e tenti di volersene ancora disperatamente gravare, anela in fondo, in fondo a liberarsi. e ve ne liberate voi almeno, di quest'orribile ingombro materiale, andando a lasciare i vostri morti al camposanto. 6807_7270_000089 e curvo, tenendosi tutto ristretto in sé come un grosso gufo appollajato. intravide a un tratto una cosa che gli parve, ma sì, giusta ora, per quanto atroce, per quanto come una visione d'altro mondo: la luna, una gran luna che sorgeva, lenta, da quel mare giallo di stoppie. 6807_7270_000090 ma non vedete che vi cangia dentro di continuo. cangia appena cominciate a vedere, a sentire, a pensare un tantino diversamente di poc'anzi, sicché ciò che poc'anzi era per voi la realtà, v'accorgete adesso ch'era invece. 8181_7270_000000 un mio compagno, tra parentesi, non si faceva scrupolo di mettersi qualcuno di quei fiori all'occhiello o di comporne qualche mazzolino, che poi regalava apposta alle belle donnine. amore e morte, diceva lui. 8181_7270_000001 quei mattinieri fecero le viste d'andare, ma arrivati a un certo punto si confessarono a vicenda di non aver cuore d'assistere allo strazio della vedova e degli altri parenti. 8181_7270_000002 il dottor bax, rientrò nel salotto e notò subito che lo stento della respirazione cresceva di momento in momento. già il volto del naldi aveva assunto il caratteristico aspetto cianotico. 8181_7270_000003 faccio per sollevare il coperchio della quarta e ffff, un soffio che mi spegne la candela. getto un grido, lascio il coperchio, la candela mi cade di mano. bartolo, bartolo. grido atterrito nel bujo. bartolo, accorre col lume e mi trova. pensateci voi. 8181_7270_000004 e tagliati anche veramente. allora ero studente. tu sai che mi son sempre levato all'ora dei galli. basta, matteo. 8181_7270_000005 e correva alla morte. sospirò guardando tutti a uno a uno, un ometto calvo panciutello che arrivava sì e no ad afferrarsi le manocce pelose dietro la schiena. 8181_7270_000006 laggiù, tutto e per sempre. e nella sincerità ancora illusa della sua giovinezza immaginò, attraverso gli stenti superati per procacciarsi quella professione di medico, il suo compito in mezzo agli uomini. 8181_7270_000007 su la saletta fu aperto di furia. entrò nel salotto il fratello carlo, a cui la commozione agitava convulsamente il mento e le palpebre. subito il bax accorse per trattenerlo sulla soglia. 8181_7270_000008 la candela, dottore, dottore, perché prolungar così lo strazio di questa agonia? gemette affannosamente lo zio canonico, impallidito alla vista dello strumento. è nostro dovere reverendo. rispose asciutto, asciutto il medico, scoprendo la gamba del giacente. 8181_7270_000009 attraversando la sala d'ingresso, scorse nella parete a sinistra un uscio a cui finora non aveva badato. l'uscio era socchiuso. intravide una camera illuminata debolmente in cui erano raccolte alcune donne in silenzio. 8181_7270_000010 basta. certamente interloquì per metter pace l'ometto calvo. il povero naldi avrebbe potuto vivere due, tre, cinque, magari dieci anni ancora, si sa. certo è così. approvarono a bassa voce alcuni. 8181_7270_000011 da che egli cioè, guarito miracolosamente d'una polmonite, s'era ritirato in campagna con la famiglia per consiglio dei medici, i quali gli avevano assolutamente proibito d'attendere agli affari. 8181_7270_000012 carlo naldi, come se i sopraggiunti fosser venuti a dirgli: tuo fratello è guarito, cammina, scattò in piedi per recarsi dal moribondo. 8181_7270_000013 dottore ha visto, m'ha riconosciuto. ripeté il naldi al giovine medico matteo bax, lasciato di guardia dagli altri tre medici curanti. 8181_7270_000014 ritornarono poco dopo per la visita serale. i tre medici curanti a uno a uno, appena arrivati, consultarono a lungo i polsi del colpito. 8181_7270_000015 l'uomo miope senza collo, a questa osservazione si alzò, sbuffò forte approvando col capo. non ne poteva più e andò ad affacciarsi al balcone. 8181_7270_000016 un altro dei medici, magro, rigido, impassibile, posò le dita nodose sull'attaccatura del collo a sinistra, ove, lenta e forte, pulsava visibilmente l'arteria. poi tutta la mano sul cuore. 8181_7270_000017 piedi. contemplarono un pezzo in silenzio il giacente a cui il nipote introduceva, tra le labbra, cautamente, un cucchiajo a metà pieno d'una mistura rosea. 8181_7270_000018 i lasci mi lasci, disse carlo naldi. ma in quella un empito di pianto gli scoppiò di sotto il fazzoletto e allora si ritrasse da sé per non interrompere la preghiera. 8181_7270_000019 come no, sissignore? disse il bax, sorgendo in piedi militarmente e sgranando gli occhi. ceruli vitrei da matto, stia stia seduto. no, dovere che c'entra? la conoscenza, nossignore, non l'ha ancora perduta. 8181_7270_000020 gli pareva che tutti, parlando del naldi, leggessero la condanna a lui. eppure non se ne andava, restava lì, come se qualcuno ve lo costringesse. 8181_7270_000021 embolé- interponimento. mi spiego: avviene l'arresto e il colpo. gli ascoltatori si guardarono l'un l'altro negli occhi senza fiatare, come colpiti tutti dall'oscura minaccia di quel male. 8181_7270_000022 la vista del moribondo al debole lume tremolante della candela era divenuta insostenibile, quel corpo gigantesco a cui la morte teneva adunghiato il cervello. 8181_7270_000023 alcuni tra i celibi si proponevano di rimaner l'intera notte colà, dato che il naldi non fosse morto prima di giorno. gli altri si sarebbero trattenuti fino al più tardi possibile e, chi sa, forse avrebbero assistito anche loro alla morte. 8181_7270_000024 suggerì piano l'ometto calvo, accostandosi con un dito della manoccia teso: lì guardate i cocci del bicchiere. lì tutti si voltarono a guatar costernati quei cocci, nell'angolo, come dianzi quegli altri la poltrona. 8181_7270_000025 intanto, come si fa riprese il de petri? il signor carlo vuole assolutamente che si facciano venire i figli del povero gaspare, almeno i due maggiori, dice perché vedano il padre. 8181_7270_000026 gli astanti che avevano seguito atterriti quell'estrema convulsione, fissavano ora immobili il cadavere finito, fece a bassa voce il dottor bax. 8181_7270_000027 il deodati. poco dopo se la svignò insieme con gli altri rimasti a vegliare. cammin facendo s'imbatterono in parecchi amici tra i più mattinieri, che si recavano in casa del cilento. 8181_7270_000028 perché fa così? domandò di nuovo: vuol togliersi la vescica dal capo? rispose l'infermiere. 8181_7270_000029 l'ampia sala a cui tutti i disinfettanti non riescono a togliere quell'orrendo tanfo di mucido, ma quel soffio, domandarono due o tre, a questo punto costernati gas, rispose bax con un gesto di noncuranza e rise allegramente. 8181_7270_000030 agonia lunga, rispose il bax, ma fino a domani forse no, speriamo, sospirò l'onorevole delfante. ormai la morte è cessazione di pena e andò via, tirandosi dietro gran parte dei visitatori. 8181_7270_000031 già rompeva l'alba e la prima luce entrava squallida dal balcone spalancato a rischiarar torbidamente quella camera in cui per uno perdurava la notte senza fine. 8181_7270_000032 s'era finanche provvisto d'una piccola farmacia e d'una bibliotechina medica, con l'ajuto delle quali s'era dilettato di tanto in tanto a un bisogno, a far da medico alla moglie, ai figliuoli, ai contadini suoi dipendenti, là a val mazzara. 8181_7270_000033 chiesto dal naldi alla serva del cilento nel sentirsi venir male, e che poi non poté bere. ah no, non poté berlo. 8181_7270_000034 andate, andate, ci sarà da fare. i parenti son rimasti soli, noi caschiamo dal sonno. abbiamo vegliato tutta la notte. andate. 8181_7270_000035 aveva schiuso gli occhi insanguati e guardava un po accigliato, quasi per uno sforzo di riconoscere colui che s'era chinato sul letto a spiarlo negli occhi. gaspare, gaspare, chiamò il fratello, con la speranza nella voce che il colpito l'udisse. 8181_7270_000036 il volto del moribondo, al debole lume tremolante, pareva annerito sui bianchi guanciali. i peli dei baffi rossicci sembravano appiccicati sul labbro come quelli d'una maschera. 8181_7270_000037 ove il sole d'agosto ardeva fierissimo e un odor di garofani in quel fresco d'ombra. ah, delizioso per la scala, una frotta di curiosi gente del vicinato, uomini, donne, ragazzi. 8181_7270_000038 dopo la fronte, il dottor bax venne a toccare i piedi del moribondo, poi le gambe, le cosce, il ventre, per sentire dov'era già arrivato il gelo della morte. 8181_7270_000039 ma lasciamo fare a dio, insisté con voce piagnucolosa il canonico. il medico, senza dargli retta, cacciò l'ago nella gamba insensibile e l'altro chiuse gli occhi per non vedere. 8181_7270_000040 poco dopo, lasciate al bax alcune prescrizioni per la notte, i tre medici andarono via, seguiti da quasi tutti i visitatori. rimasero nel salotto i due infermieri e il canonico. 8181_7270_000041 spento la candela vuol dire che non voleva esser veduta da un giovanotto così coricata. eh, poverina di un po è vero. e così dicendo, agitò più volte una mano cerea del cadavere. 8181_7270_000042 che a quest'ora sarebbe laggiù in campagna, tra la sua famiglia, in mezzo ai suoi contadini, come tutti gli altri giorni. maledetto il momento che gli venne in mente di salire in paese. 8181_7270_000043 è che lui poi ci ha speso tanto gran lavoratore in quest'ultimo anno. difatti, contento della recuperata salute, aveva ripreso a lavorare, a cavalcare per mezze giornate per recarsi alle zolfare di sua proprietà. 8181_7270_000044 c'è di buono, faceva intanto notare il piccolo de petri al deodati che non restano male quanto a è sempre qualche cosa nella tremenda sventura. certo, certo, intanto scappiamo. gli rispose il deodati: casco dal sonno. 8181_7270_000045 entrò il bax con gli amici rimasti a vegliare, alcuni s'inginocchiarono. il deodati rimase in piedi col bax che s'accostò al moribondo per toccargli la fronte se era gelata. 8181_7270_000046 non è colpo apoplettico, embolia cerebrale. ripeté a bassa voce il dottor bax, come confidasse un gran segreto, e spiegò brevemente la parola e il male. 8181_7270_000047 ragazzi intenti a spiare chi saliva e chi scendeva, a coglier di volo qualche notizia. un bambino s'affannava a salire e a ridiscendere gli scalini, troppo alti per lui. 8181_7270_000048 sotto i baffi, dalla bocca aperta un po storta a destra, il rantolo usciva angoscioso e sotto il lenzuolo era palese l'orrenda fatica del ventre e del petto per la respirazione. 8181_7270_000049 e reggendosi con una manina paffuta al muro a ogni scalino, rimbalzando tutto fin nelle gote e sorridendo con la boccuccia sdentata, emetteva una vocina frale e-èh, puteva di piscio carinello. ma non lo sapeva. 8181_7270_000050 perché sentite, è vero purtroppo, e non si nega ch'era continuamente sotto la minaccia di, di questo grumo che dice deodati, ma probabilmente, probabilissimamente, senza la causa determinante di queste due ore di sole. 8181_7270_000051 ancora, io non dispero. ecco, però è un caso d'embolia cerebrale. e ah fece, accostandosi con timida curiosità, in punta di piedi, il deodati, venuto dall'altra stanza per assistere, nonostante il puzzo, alla scena commovente tra i due fratelli. 8181_7270_000052 il medico magro, rigido, disse a uno degli infermieri: avvicinate la candela e con due dita sollevò la palpebra dell'occhio destro, già spento. 8181_7270_000053 perbacco. se venivamo un po prima, voi l'avete veduto com'è morto. ah, terribile, miei cari, rispose il deodati. s'è contorto, scrollato tre volte come un serpe, poi s'è cangiato subito in volto. è diventato terreo, poi come di cera. 8181_7270_000054 stava per andarsene quando, qui appunto, in questa saletta, qui lì, a quel posto, la serva del cilento lo trattenne per raccomandargli, non so, un suo nipote falegname. 8181_7270_000055 una disputa s'era accesa tra il bax e l'avvocato filippo deodati intorno ad alcuni strani fenomeni spiritici esperimentati in quei giorni da un cultore fanatico di questa nuova sollecitudine intellettuale, come l'avvocato deodati la definiva. 8181_7270_000056 voleva raggiungere, chi sa perché, la postale di siculiana, gaspare, gaspare. gli gridò anzi: nicolino e piano, così t'ammazzi, lasciami correre. gli rispose lui: i fa bene, i fa bene. 8181_7270_000057 vuol parlare e non può. m'ha riconosciuto sopraffatto di nuovo dal coma. il moribondo si rimise subito dopo. 8181_7270_000058 e tirò giù il lenzuolo per osservare il petto e il ventre del moribondo, agitati continuamente per lo stento della respirazione da conati quasi serpentini. 8181_7270_000059 prima il destro, poi il sinistro, tra il silenzio, sgomento degli astanti che spiavano ogni loro movimento, come in attesa d'un responso fatale, inappellabile. 8181_7270_000060 ah, la moglie è di là. sì, venga. il bax s'era sentito sempre a disagio in presenza delle donne. tuttavia, costretto, entrò premuroso dov'è. 8181_7270_000061 ha già perduto i centri frenici, è evidente. a prestare un po d'attenzione, ci s'accorge che fa tre movimenti soli, costantemente gli stessi. 8181_7270_000062 un piccolo grumo si stacca, gira e poi embolé. interponimento da che dipende la vita d'un uomo. 8181_7270_000063 il cancello davanti al giardino che circonda il basso edificio era aperto, o meglio accostato, segno che i becchini avevano già portato il carico alla sala. 8181_7270_000064 il moribondo continuava a rantolar sordamente, facendo gorgogliar la mistura nella gola come se si divertisse a fare un gargarismo. 8181_7270_000065 intanto seguitò il deodati. se l'arresto non si risolve prima delle ventiquattr'ore, la parte cerebrale non nudrita degenera capite e avviene il rammollimento. 8181_7270_000066 e ora se ne faceva bello con quegli ignari, allo stesso modo che dell'essere accorso tra i primi, dell'aver visto ancora sulla poltrona il naldi e del cenno che questi gli aveva fatto del suo braccio morto. 8181_7270_000067 non potevano farne a meno. erano attesi in casa per la cena, ma prima d'andarsene vollero rivedere il moribondo ed entrarono nel salotto col cappello in mano, in punta di piedi. 8181_7270_000068 e si strinsero tra loro istintivamente dal ribrezzo che pur li attirava a guardare. due infermieri avevano sollevato il lenzuolo da piedi e lo reggevano alto in modo da impedir la vista del volto a chi guardasse dall'uscio. 8181_7270_000069 come una cosa, oh dio naturalissima ch'egli sapesse da tanto tempo. l'aveva appresa invece un momento prima dai medici. 8181_7270_000070 favole il naldi sarebbe finito tutto laggiù e cercò con gli occhi, in un punto noto della vallata, la macchia fosca dei cipressi del camposanto. laggiù, laggiù. 8181_7270_000071 poi si guardò attorno e domandò: non si potrebbe avere un bicchier d'acqua? che sete pensare? sospirò, guido póntina. 8181_7270_000072 ogni tanto qualche lucido intervallo. c'è speranza. dunque, il caso è grave. io parlo franco, sa, ma le speranze, nossignore chi lo dice, non sono perdute. 8181_7270_000073 uno degli infermieri con gli occhi rossi, dal sonno interrotto, venne cempennante ad annunziare che il moribondo era gelato, dai piedi al petto e bagnato di sudor freddo. 8181_7270_000074 il fratello carlo, un nipote, un cognato e lo zio canonico, insieme con altri visitatori, tutti in silenzio. si rispondeva ai saluti fatti a bassa voce, o con gli occhi, o con un lieve cenno della mano o del capo. 8181_7270_000075 quindi, prima uno poi un altro gli rivolsero qualche domanda a bassa voce, alla quale egli non seppe tenersi dal rispondere. poco dopo la conversazione, navigava per l'agitato mare della politica. 8181_7270_000076 i due infermieri sedevano in ombra silenziosi alla sponda del letto. uno suzzava, con un bioccolo di bambagia dalle gote del giacente, l'acqua che sgocciolava dalla vescica di ghiaccio. 8181_7270_000077 che pareva dovesse avvenire da un momento all'altro. del resto, fuori in città non si sarebbe trovato modo di passar la serata all'avvocato filippo deodati. 8181_7270_000078 appena entrato nel salotto, alla vista del moribondo, il nuovo visitatore s'era impuntato per istintivo orrore. poi pian piano s'era accostato al letto, osservando paurosamente il naldi. 8181_7270_000079 per qualche tempo il naldi sì, aveva seguito la prescrizione, vivendo come un patriarca in mezzo alla numerosa famiglia e ai contadini, curando scrupolosamente la salute. 8181_7270_000080 finito finito. annunziarono: ah sì, morto. quando domandarono quelli delusi adesso poco fa: 8181_7270_000081 l'infermiere, il deodati lo guardò con aria di commiserazione e che importa movimenti riflessi. non sa più quel che si faccia. 8181_7270_000082 l'altro reggeva su le ginocchia un cuscino sul quale il moribondo allungava per ritrarla subito dopo, irrequietamente la gamba illesa. 8181_7270_000083 notava con soddisfazione che aveva ben poco da fare, poiché questo non era più in sensi. di tanto in tanto una preghiera per accompagnare il trapasso e sufficit. 8181_7270_000084 il consigliere delegato della prefettura e il funzionante sindaco. al suo arrivo, i due infermieri sorsero in piedi a capo scoperto, come davanti a un re, e anche il prete s'alzò e si trasse indietro. 8181_7270_000085 tra le scosse e gli sbalzi del baroccino. eh, ma se voi del municipio lo interruppe il deodati, a questo punto non ci volete pensare a riparar lo stradone. 8181_7270_000086 tal'altra. non riuscendovi, levava il braccio a vuoto, con l'indice e il pollice della mano convulsa congiunti, quasi in atto di spaventosa minaccia. il nuovo visitatore n'era rimasto. 8181_7270_000087 per il naldi era finita e così sarebbe stato per tutti. su quel letto, un giorno, ciascuno gelido, immobile, e intorno la preghiera dei fedeli, il pianto dei parenti. 8181_7270_000088 come per rendersi conto di quella sua soddisfazione di cui non vedeva bene il perché. a sera inoltrata si riunirono di nuovo nell'altra stanza quasi tutti i visitatori del giorno. 8181_7270_000089 se non ci si pensa prima a queste cose, diceva: piano a tutti. il piccolo de petri s'era portato con sé il registro degli elettori del comune. 8181_7270_000090 è alloggiato con la famiglia in una casa qua del vicinato. poveraccio ha il suo dolore per la morte del figliuolo. non gli è bastato l'animo d'assistere anche a quello degli altri. 8181_7270_000091 strinse forte la mano a carlo naldi, senza dir nulla, e si volse di nuovo a contemplare il giacente ch'era stato suo amico d'infanzia e compagno di scuola. 8181_7270_000092 e intanto, in un attimo, concluse l'ometto calvo. chi sa a quanti contadini avrà lasciato detto stamane, prima di partire per far questo o quest'altro, aspettate il mio ritorno. 8181_7270_000093 si scosse con una mano un po di tabacco dal petto, poi si rassettò la tonaca sulle gambe, poi si guardò le unghie e soffiò per il caldo caldo. 8181_7270_000094 gli conferiva una certa importanza e l'avrebbe rialzato nel concetto di tanta gente che affluiva d'ora in ora a visitar l'infermo cui egli, per ciò, assisteva col massimo zelo. 8181_7270_000095 definiva ciarlatanerie, esclamò a un certo punto il bax- naturalissimo che tu dica così. rispose con un sorrisetto il deodati. anch'io, per altro, son quasi della tua opinione. 8181_7270_000096 alcuni contradizioni inesplicabili, esclamò il deodati. ma già è inutile la fatalità. si ha un bel guardarsi di tutto e aver cura timorosa e meticolosa della propria salute. arriva il giorno destinato e addio. 8181_7270_000097 sicuro che questo al morente per la notte poteva bastare. gli altri, nell'altra stanza, presso il balcone, comodamente sdrajati, conversavano fra loro fumando. 8181_7270_000098 quella vista angosciò così gli astanti che molti distrassero lo sguardo da quel ventre illuminato da una candela, sorretta da un infermiere. 8181_7270_000099 uno allora esclamò con gesto quasi di rabbia: pazzie. e dicono: aggiunse subito un altro che, entrato in paese, fu visto da un suo parente. 8181_7270_000100 alcuni ritornarono a casa per rimettersi a dormire, altri vollero trar profitto dall'essersi levati così per tempo, facendosi una bella passeggiata per il viale all'uscita del paese prima che il sole s'infocasse. ah. 8181_7270_000101 non chiamerei questo medico. neppure in punto di morte disse tra sé il de petri stizzito. alcuni si mossero per andar via. 8181_7270_000102 il prete s'accostò afflitto per persuaderla a lasciare il cadavere. via via, signora, coraggio per i suoi bambini, coraggio, ma ella si teneva avvinghiata a quel petto. 8181_7270_000103 apro la prima cassa: un vecchio. apro la seconda: una vecchia. apro la terza: un vecchio mannaggia. 8181_7270_000104 il rantolo del moribondo che pareva si lagnasse così d'una crudele e sconcia violenza che stessero a fargli inutilmente, profittando che non si poteva più muovere. 8181_7270_000105 il fratello del moribondo si teneva discosto seduto su una poltroncina, gli faceva male un dente e fumava per stordire il dolore. alcuni, vedendolo fumare, pensaron d'accendere il sigaro anche loro. 8181_7270_000106 dei morti, disse con calma il bax. ho avuto paura anch'io. che a buon conto, ohè, medico sono e di morti n'ho visti come potete figurarvi. 8181_7270_000107 ma lui, che non poteva più parlare con la sinistra illesa, si prese il braccio destro, morto così, e si mise a piangere il braccio soltanto morto. domandò un giovane biondo molto pallido, intentissimo al racconto. 8181_7270_000108 alleviare le sofferenze, allontanare la morte. l'orrenda fine laggiù. fu scosso a un tratto da un borbottio sommesso dentro la stanza. 8181_7270_000109 carlo naldi, posò il sigaro e accorse nella saletta, seguito da molti altri, per accogliere il deputato. dov'è? dov'è? l'onorevole delfante era già entrato nel salotto coi due che l'accompagnavano. 8181_7270_000110 ne usciva in quel momento carlo naldi con in mano una tazza di brodo. dottore, venga, disse il naldi, provi lei a farle prendere questo po di brodo. io a chi domandò confuso il bax a mia cognata. 8181_7270_000111 rassicurata, si lasciò piegare dalla voce estranea del medico a mandar giù qualche sorso di brodo, ma subito reclinò il volto sul fazzoletto, come se stesse per rigettarlo. 8181_7270_000112 il piccolo de petri restò nell'altra stanza, intento ancora a scegliere i nomi dal registro degli elettori. sancta dei genitrix, ora pro nobis. sancta virgo virginum, ora pro nobis. 8181_7270_000113 si misero a piangere quando la madre irruppe e si buttò sul cadavere disperatamente, senza gridare, vibrando tutta dal pianto soffocato con violenza là sull'ampio petto esanime del marito. 8181_7270_000114 sa quant'altre sue leggi, quant'altre sue forze e vie ci restano ignote. e chi sa se veramente dico non si riesca a stabilire quasi un sesto senso mediante il quale non si rivelino a noi. 8181_7270_000115 i capelli irti sulla fronte, gli occhi fuori del capo. ch'è stato? ah, bartolo, apri quella cassa. bartolo apre, guarda dentro, poi guarda me. 8181_7270_000116 basta. reggevo con una mano la candela, con l'altra scoperchiavo cautamente le casse e guardavo dentro. chi arriva prima si sceglie il meglio. io cercavo un bel collo, un buon torace. 8181_7270_000117 la volontà di dio, signora, aggiunse il prete. no, dio no, gridò carlo naldi stringendo un braccio al prete. dio non può voler questo. lasci star dio. 8181_7270_000118 qualcuno manifestò il timore di riuscire importuno altri l'inutilità della loro presenza, così nessuno andò. 8181_7270_000119 entrò in quella a tempesta, il piccolo de petri, annunziando il deputato, il deputato, l'onorevole delfante, e corse nell'altra stanza a ripetere l'annunzio. l'onorevole delfante l'ho visto io dalla finestra. 8181_7270_000120 al povero naldi toccava anche di morire fuori della propria casa. bisognava mandar qualcuno a cercare questi abiti. e un altro pensiero ancora: gli annunzi funebri a stampa. 8181_7270_000121 tutto. a un tratto che è si sente venir male, dice: per favore un bicchier d'acqua la serva. corre in cucina, torna col bicchiere, glielo porge. 8181_7270_000122 ma la prima costernazione fu presto ovviata dalla riflessione confortante che il naldi, quantunque di florido aspetto e ancor giovane, era pur dentro minato da incurabile malattia cardiaca. 8181_7270_000123 basta, state a sentire che vi racconterò come un morto mi spense la candela, la candela, la candela. sì, accettai l'incarico dei miei compagni e il giorno appresso, poco dopo le quattro, mi recai alla sala. 8181_7270_000124 i polsi si mantengono. applicheremo più tardi due carte senapate ai piedi. me l'hanno lasciato detto i miei colleghi, non mi prendo nessuna libertà io. 8181_7270_000125 volevano vederlo. porta, usci, finestre tutto spalancato e nelle camere, fra il trambusto, pareva spirasse nell'ombra dalle poltroncine vestite di tela bianca, un fresco refrigerante per chi veniva da fuori. 8181_7270_000126 chi è là? io bax, ah, entri pure. abbiamo di già. abbiamo, sissignore, ma la sala è al bujo. abbia pazienza un momentino. son bell'e vestito, fà pure con comodo. ho con me la candela. 8181_7270_000127 con quella pelle di coniglio addosso, si sentiva ormai invulnerabile, come se si fosse munito d'una corazza contro la morte, e questa superstiziosa fiducia lo rendeva imprudente e quasi felice. 8181_7270_000128 gaspare naldi, di corporatura potente, sorretto il busto da una pila di guanciali, con una vescica di ghiaccio in capo. il volto paonazzo. 8181_7270_000129 per giù nulla. nulla rispose il giovane medico, infastidito da un momento all'altro. può sopravvenire la paralisi cardiaca? se non sopravviene, ne avremo a lungo. 8181_7270_000130 eh, ma se lo supponevo, io diceva: frattanto filippo deodati nell'altra stanza: ma che colpo apoplettico d'egitto. possibile così un colpo? 8181_7270_000131 il bax era all'inizio della carriera e però costretto a codiare un po l'uno, un po l'altro dei medici più accontati, tutti, s'intende asini. per lui mah riteneva una fortuna l'essere stato chiamato in quell'occasione al letto d'uno in vista, come il naldi. 8181_7270_000132 la moglie del moribondo sedeva su un seggiolone con un gomito appoggiato sul bracciuolo e la faccia nascosta in un fazzoletto. al richiamo insistente del dottore mostrò il volto lungo, cereo smunto. 8181_7270_000133 soltanto il piccolo de petri era in gran pensiero. si doveva sì o no ordinare la cassa da morto? nessuno ci pensava. e intanto, dove diavolo s'era cacciato quello sciocco presuntuoso del dottor bax e gli abiti per l'ultima vestizione? 8181_7270_000134 piè del letto, il canonico curvo, le braccia appoggiate sulle gambe, le mani intrecciate. pregava con gli occhi chiusi e sotto le palpebre. a tratti si vedeva quasi fervere la muta preghiera. 8181_7270_000135 è caso d'embolia, un caso d'embolia cerebrale bello e buono, di quelli genuini, tipico via, com'hai detto, domandarono alcuni: embolia che significa? domandarono altri. 8181_7270_000136 il prete volse gli occhi al cielo e sospirò, mentre la vedova, a quelle parole, si mise a piangere forte insieme ai figliuoli. 8181_7270_000137 dietro la sconquassata nave ministeriale di cui il delfante era fedele pompilo seguace non per convinzione, ma per misero tornaconto. 8181_7270_000138 bisognava sentire le sue risate, perché prima le diceva e poi ci rideva sopra le sue risate, là tra tutte quelle casse, mentre l'alba cominciava a stenebrare appena, scialba umidiccia. 8181_7270_000139 ma giunse in quella dalla stanza del moribondo un puzzo intollerabile che fece arricciare il naso a tutti. buon segno, esclamò qualcuno avviandosi per recarsi in un'altra stanza: si scarica. 8181_7270_000140 i primi visitatori si spinsero a guardare uno dietro l'altro di su la soglia dell'uscio, ma non poterono vedere che le gambe del moribondo intere fino al grosso volume paonazzo e villoso degli organi genitali. 8181_7270_000141 perché fa così? domandò a un infermiere. il moribondo, sempre più angosciato, agitava senza requie. la mano sinistra, illesa, riusciva talvolta a sollevare e a trarsi giù dal petto il lembo rimboccato del lenzuolo. 8181_7270_000142 ma che gli fanno? perché domandò qualcuno, nessuno lo seppe dire. unica risposta: di là dal lenzuolo levato. 8181_7270_000143 tutti in prima. più che afflizione, ne provarono sbigottimento e ciascuno con ansia domandò più precisi ragguagli. 8181_7270_000144 alcuni particolari di nessuna importanza risaltarono e si dipinsero con tanta evidenza agli occhi di tutti che ciascuno poi rifacendo il racconto, 8181_7270_000145 bartolo era il bidello della sala. che tipo se l'aveste conosciuto. parlava coi cadaveri, nettava a perfezione i teschi e se li vendeva cinque lire l'uno. cinque lire una testa d'uomo, è vero che molte vanno anche assai meno. 8181_7270_000146 altri del crocchio si opposero all'osservazione del deodati e allora venne fuori, intercalata d'aneddoti personali, la vita del naldi in quegli ultimi anni. 8181_7270_000147 il terzo, si mise a solleticar con un dito la pianta del piede destro paralitico per accertarsi se non vi permanesse ancora un ultimo resto di sensibilità. 8181_7270_000148 neppure l'onorevole delfante sciolse finalmente la seduta. rientrò nella stanza e strinse di nuovo la mano a carlo naldi. coraggio, fratello mio. 8181_7270_000149 mi avevano detto la sera avanti alcuni miei colleghi, tu che sei mattiniero, domattina di buon'ora và ad accaparrarti con bartolo alla sala anatomica: un buon pezzo da studiare testa e busto. 8181_7270_000150 di lì, appoggiato alla ringhierina di ferro, contemplò a lungo l'ampia vallata che, sotto il colle su cui sorge la città, s'allarga degradando fino al mare, laggiù in fondo, rischiarato quella sera dalla luna. 8181_7270_000151 scarica. parecchi confermarono: buon segno, sì, buon segno. e tutti, turandosi il naso, seguirono il primo. stavano in quell'altra camera i parenti del moribondo. 8181_7270_000152 parlando in pensiero, com'era sempre, delle parole da usare e dell'efficacia dei gesti, intercalava a quando a quando pause sapienti, anche per dar tempo a chi l'ascoltava d'assaporare quel suo parlar dipinto. 8181_7270_000153 dopo, il giacente fu scosso una, due, tre volte a brevi intervalli da un conato rapido, serpentino. il rantolo si cangiò in ringhio e l'ultimo fu strozzato a mezzo dalla morte. 8181_7270_000154 che aria. e la villa l'avete veduta con quel magnifico pergolato, era il suo orgoglio, quel pergolato. dovette pagarla cara, quella terra. no, ma no, che cara gliela vendette il lopez affogato prima di fallire. 8181_7270_000155 mio. prima d'andarsene, volle rivedere il moribondo e al dottor bax, che gli stava accanto, domandò se domani tornassi lo troverei. 8181_7270_000156 m'ha riconosciuto. disse allora, piano carlo naldi, agl'infermieri seduti alle sponde del letto, quasi non credendo a se stesso. 8181_7270_000157 io sono venuto, diceva guido póntina, ricco proprietario e assessore del comune, mezz'ora appena dopo il colpo, ma che fece scusi, cadde proprio a terra, domandò il piccolo de petri. 8181_7270_000158 dove fosse soltanto un lampadino acceso, pendente dall'altissima volta tra le grandi ombre, oppresso dalla poderosa, solenne vacuità di quell'interno sacro. 8181_7270_000159 compreso dal mistero della morte. contemplò in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare, ma nessuna relazione veramente agli occhi suoi tra quel cielo e quell'anima che agonizzava crudelmente dentro la stanza. 8181_7270_000160 non poté più fare a meno di riferirli con le medesime parole, allo stesso punto, con la medesima espressione e lo stesso gesto, il particolare, per esempio, del bicchier. 8181_7270_000161 su un quadricello, presso la mensola, sorgeva un uccellaccio imbalsamato dal collo e dalle zampe esili e lunghissime, il quale pareva guardasse spaventato, con gli occhi di vetro, gli attori muti di quella lugubre scena. 8181_7270_000162 ma il naldi respirava, respirava ancora. pareva singhiozzasse così il rantolo gli scoteva la testa nel silenzio della casa. scoppiarono pianti. 8181_7270_000163 sapete la sua deliziosa villa in val mazzara, che aria sarà circa a tre chilometri da qui. tre dici quattro, no più più. corresse uno degli ascoltatori, come se con quei più più lo aizzasse a dir più presto. 8181_7270_000164 bartolo si vestiva nella stanzetta a sinistra dell'androne, la quale ha una finestra prospiciente il giardino. io vidi entrando il lume attraverso le stecche della persiana. contemporaneamente, bartolo udì lo scalpiccio dei miei passi sulla ghaja del vialetto. 8181_7270_000165 bisognerà svegliarli. a quest'ora, poveri piccini non sanno nulla. seguitò afflittissimo il deodati condurli qua a un simile spettacolo. con che cuore io non capisco, m'opporrei, vado io. s'offerse uno degli infermieri. 8181_7270_000166 sempre acceso. in volto più miope del deodati, sospirò agitando sotto gli sguardi dei radunati, più volte di seguito, le palpebre dietro le lenti che gli rimpicciolivano gli occhi. 8181_7270_000167 il volto del naldi si mutò rapidamente: da paonazzo diventò prima terreo, poi pallido. il piccolo de petri accorse, prima vestirlo, disse agli infermieri. 8181_7270_000168 eh, dal greco embolé. perdio, me ne ricordo ancora dal liceo. quando la circolazione del sangue non si svolge più regolarmente perché il cuore capite è indebolito, che avviene? avviene che nel cuore si formano certi. 8181_7270_000169 ma il morente seguitò a guardarlo ancora un pezzo accigliato, poi contrasse, come in un sorriso, la sola guancia sinistra e aprì alquanto la bocca da questo lato. 8181_7270_000170 no, che parente corresse un terzo come se volesse mangiarselo. scardi, nicolino. scardi, perdio, me l'ha detto lui stesso. io so un parente scardi, ti dico perdio, me l'ha detto lui stesso. lo vide che frustava alla disperata. 8181_7270_000171 nella stanza di questo i due infermieri accanto al letto dormicchiavano e il prete, per non imitarli, infornava tabacco. aveva posato sul guanciale allato alla testa del giacente un piccolo crocifisso. 8181_7270_000172 l'osservazione piacque e tutti i presenti scossero malinconicamente il capo. sei dica, sette corresse uno. la povera moglie è incinta di nuovo. 8181_7270_000173 pareva movesse con pena le palpebre. non aveva più forza neanche di piangere. gli occhi le andarono all'uscio della camera, rimasto aperto, e subito immaginò che il marito fosse morto e che già se lo fossero portato via in chiesa. 8181_7270_000174 e la gamba, si sa tutto il lato destro, colpo a sinistra, paralisi a destra. questa cognizione medica, il póntina se la lasciò cadere dalle labbra con aria d'umile superiorità verso gli altri ascoltatori. 8181_7270_000175 ancora riprese il póntina. i sensi non li aveva perduti. animo gaspare, gli dissi: vedrai che non è nulla. 8181_7270_000176 ebbene, mi fa una bella ragazza. prendo animo e guardo dietro le sue spalle. è morta. bartolo si mette a ridere. no, viva, non scherzare, m'ha spento la candela. che ha fatto? le ha spento la candela? 8181_7270_000177 si provò a far più volte spracche con la lingua inceppata, come se volesse inghiottire, ed emise un suono inarticolato tra il gemito e il sospiro, richiudendo lentamente le palpebre. 8181_7270_000178 già fece il bax, i tavolini giranti e parlanti. sesto senso, autosuggestione, caro mio. eppure sospirò il deodati, che guardava ancora in giro gli amici, per coglier l'effetto delle sue prime parole. 8181_7270_000179 i visitatori si ritrassero a parlottare nell'attigua saletta, atteggiati in volto d'un cordoglio misto a una certa ambascia indefinita guardinga. 8181_7270_000180 ma il deodati gli sorrise e seguitò placido: e abbondiamo cinque, tanto peggio. ora, figuratevi due ore, per lo meno, sotto questo sole d'agosto, nella calura asfissiante per lo stradone, erto così su un baroccino tirato da un'asina vecchia. 8181_7270_000181 afflitto malaticcio, felice in quel momento di poter rivolgere la parola a un personaggio di conto come il póntina stramazzò. ma io lo trovai già adagiato su quella poltrona, rispose il póntina, rivolgendosi però agli altri. 8181_7270_000182 preghiera. il trapunto della leggera cortina del balcone si disegnava lieve sulla blanda e chiara suffusione del chiarore lunare, alito di deliziosa frescura. 8181_7270_000183 caldo non si respira, disse uno degli infermieri, il dottor bax. rientrò dal balcone. guardò accigliato il prete, che rispose allo sguardo con un sorriso triste e vano e uscì dal salotto. 8181_7270_000184 si voltarono tutti a guatar quella poltrona che se ne stava lì in un angolo all'ombra vecchia stinta pacifica. 8181_7270_000185 avvenne di poter rifare il racconto della visita del naldi al cilento, col particolare saliente del bicchier d'acqua a un nuovo visitatore il quale, arrivato la sera stessa da un paese vicino, era accorso alla notizia così come si trovava. 8181_7270_000186 povero gaspare, esclamò con angoscia intensa, esasperata. l'uomo miope senza collo e l'ometto calvo panciutello osservò. 8181_7270_000187 tuttavia, penso, chi sa, è presunzione certo ritenere che l'uomo, con questi suoi cinque limitatissimi sensi e la povera intelligenza che gliene risulta, possa- dico possa- percepire e concepire tutta quanta la natura. 8181_7270_000188 me la svigno zitto, zitto, te felice. sospirò il de petri, io non posso, sono di casa. levami una curiosità, ora che ci penso: il cilento non s'è visto dov'è, dove s'è cacciato? 8181_7270_000189 alcuni si provarono a trattenerlo- no, lasciatemi, voglio vederlo- e andò seguito dal figlio. anch'essi, entrando, si turbarono al puzzo pestifero. 8181_7270_000190 il piccolo de petri, atteggiato di mestizia. gli domandò a che siamo il bax. aprì le braccia, in risposta chiudendo gli occhi e traendo un gran sospiro. ma c'è tempo, signor mio, non si può dire. 8181_7270_000191 e a chi lo richiamava ai consigli dei medici. mostrava, sotto la camicia, una pelle di coniglio sul petto e ne tengo un'altra dietro a guardia delle spalle. diceva: appena sudo, mi cambio. ohè, sei figliuoli ho, non posso star mica dentro uno scaffale. 8181_7270_000192 e, accostandosi alla mensola, trasse dall'astuccio una siringhetta. la pulì, la provò due volte facendone sprillare un po d'acqua, poi la riempì di caffeina e s'appressò al letto. 8181_7270_000193 i figli. che croce dopo l'umile saletta. un modestissimo salotto in mezzo a questo, un letto messo su alla meglio, tra la fretta e lo spavento. 8181_7270_000194 sicché via poteva aspettarsi da un momento all'altro poverino una fine. così i primi visitatori, amici e conoscenti accorsero alla casa del cilento, ansanti pallidi, con occhi da spiritati. non è ancor morto. 8181_7270_000195 un prete nottante, dall'abito frusto, leggeva, con un pajo di rozzi occhiali, sul naso curvo, sul moribondo, in un vecchio e unto libricciuolo, intercalando frequentemente nella lettura ora un pater, ora un'ave, che i due infermieri e il canonico ripetevano a bassa voce. 8181_7270_000196 poi si farà vedere ai parenti prima vestirlo. gli abiti sono di là, aspettate. ci ho pensato io senza fretta. senza fretta ammonì il dottor bax: lasciate prima rassettare il cadavere. 8181_7270_000197 il deodati uscì dal salotto e si recò a raggiungere gli amici nell'altra stanza. speriamo che di qui a domattina si risolva. continuò il bax vigoroso. un gigante eh dovrà stentare la morte ad abbatterlo. 8181_7270_000198 senza tuttavia riflettersi su la nostra coscienza. e perciò badate paurosamente fenomeni inaccessibili nello stato normale. 8181_7270_000199 dio il silenzio immagina, e un topo che roda il legno d'un confessionale o d'una panca giù in fondo, sotto la cantoria. 8181_7270_000200 come si respira bene di mattina, valgono più per la salute due passi fatti così di buon'ora che camminare poi tutto il giorno in preda alle brighe quotidiane. 8181_7270_000201 eppure, ecco, io vorrei spiegarmi il perché di certe nostre paure. sì, dico la paura, per esempio, che ci fanno i morti. andresti tu, poniamo domani o quando, che sarà a dormir solo di notte accanto alla cassa mortuaria del nostro povero naldi, dentro la cattedrale? 8181_7270_000202 si contorceva orribilmente nella lotta incosciente, tremenda, delle ultime forze e respirava ancora non di meno. l'onorevole delfante, con le ciglia aggrottate, le mani dietro la schiena, sostenne a lungo lo strazio di quello spettacolo. 8181_7270_000203 sì, era venuto questa mattina dalla campagna, narrava in un altro crocchio vicino l'avvocato filippo deodati, alto magro, diafano, fortemente miope. 8181_7270_000204 eran tutti inorgogliti di quella degnazione dell'onorevole deputato e beati della fortuna d'averlo lì con loro. gli fu porto da sedere nel balcone al fresco e molti gli si strinsero attorno in silenzio. 8181_7270_000205 facendo rincorrere i pollici delle manocce pelose che lì sul ventre poteva facilmente intrecciarsele. che processo crudele di causa e d'effetti. il bimbo morto del cilento si chiama dietro un uomo qua, padre di sei altri bambini. 8181_7270_000206 come no, rispose vivamente il póntina. ci s'è pensato: sì, avete fatto scaricare i mucchi del brecciale per dar modo ai ragazzi di fare alle sassate. chi li stende debbono stendersi da sé. 8181_7270_000207 ma già si capiva tanto per dire qualche cosa. e infatti, il dottor bax, sapendo bene che non c'era più altro da fare, si recò al balcone. 8181_7270_000208 i nuovi venuti domandavano ansiosamente notizie com'è stato quand'è stato e l'avvenimento uscì a poco a poco dal vago delle prime notizie. si precisò forse allontanandosi dal vero? 8181_7270_000209 altri due ragazzi, giocando tra loro a piè della scala, vennero a lite. la madre, allora, tra gli zittii della ressa, dovette scendere e portarseli via. i picchiò appena fuori, stizzita di non poter assistere per causa loro, a quello spettacolo. 8181_7270_000210 entrai. non ero mai entrato solo a quell'ora nella sala. paura no, ma vi assicuro che una certa inquietudine nervosa me la sentivo addosso attraversando quelle stanze in fila. 8181_7270_000211 in quella cernita la sua lingua maledica, trovò quasi la pietra da affilarsi e di tanto in tanto a qualche nome diceva no, a questo cornuto no e a qualche altro, no, a questo ladro neppure. 8181_7270_000212 fila silenziose rintronanti. prima di giungere alla sala in fondo, guardavo fiso la fiamma della mia candela, che riparavo con una mano per non veder l'ombra del mio corpo fuggente lungo le pareti e sul pavimento. 8181_7270_000213 porge, lui fa per recarsi il bicchiere alle labbra. non può la mano. invece d'andare in su, gli va in giù, così, così, tremando e versando l'acqua, il bicchiere gli cade di mano, i ginocchi gli si piegano e stramazza. o-òh, guardate. 8181_7270_000214 fece dunque riprese il deodati la sua visita di condoglianza al buon cilento, per cui era salito dalla campagna. aveva già terminato la visita. 8181_7270_000215 che siamo. mormorò e uscì a capo chino dalla camera del moribondo per recarsi nell'altra stanza, seguito da quasi tutti i presenti a quella scena. 8181_7270_000216 terminata la preghiera, il prete dagli occhi impassibili s'infrociò una grossa presa di tabacco. era stato chiamato per la notte come ricordante al capezzale del moribondo. 8181_7270_000217 tra le mille seccature, le ansie, le smanie dell'ambizione. ecco l'immagine di un'improvvisa morte e scosse amaramente il capo con gli angoli della bocca contratti in giù. 8181_7270_000218 i becchini avevano lasciato aperto l'uscio, sei casse erano posate su le lastre di marmo dei tavolini. i cadaveri giungevano a noi dalle chiese ancor vestiti e tante volte anche coi fiori dentro. 8181_7270_000219 ma no, perché osservò il deodati. tutto compunto, perché, poveri ragazzi, è la volontà dello zio. io per me non lo farei. ma insomma, chi va chi corre. 8181_7270_000220 grumi di sangue, grumi, grumi. qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore, capite, e gira, oh, fino a tanto che incontra vasi capaci. questo grumo naturalmente passa, ma quando poi arriva al cervello, dove i vasi sono più fini d'un capello, eh allora embolé. 8181_7270_000221 ma si trattennero presso il letto e sorvegliarono gl'infermieri perché il letto e il giacente fossero ripuliti a dovere. poi fecero dare una spruzzata d'aceto alla camera. 8181_7270_000222 parlava un po troppo forte, mostrava ancor troppo viva la sorpresa, l'afflizione, l'ansia di sapere in mezzo agli altri che si tenevano silenziosi e circospetti, rispondendo alle sue domande o con un moto degli occhi, o con un sospiro. 8181_7270_000223 con gli stivaloni, il fucile appeso alla spalla e la cartuccera al ventre. costui non sapeva ancora accordarsi bene al contegno degli altri. 8181_7270_000224 intanto altri visitatori sopraggiungevano. un medico, il più vecchio dei tre che stavano attorno al letto, disse alla fine con voce imperiosa: signori, troppi fiati qua dentro. 8181_7270_000225 ardeva sulla mensola una candela la cui fiamma era continuamente agitata dalla brezza serale che entrava dal balcone. 8181_7270_000226 il póntina approvò col capo, soddisfatto che si fosse tratta tanta materia di discorso da un'idea manifestata prima da lui. due o tre consultarono l'orologio. 8181_7270_000227 dopo la mezzanotte eran soltanto in sei, oltre i parenti, il prete e il dottor bax. i parenti s'erano riuniti nell'altra stanza attorno alla moglie del moribondo. 8181_7270_000228 i due fanciulli, il maggiore di dodici anni, l'altro di dieci, arrivarono quando il padre era già vestito e impalato sul letto. pallidi ancora di sonno, i due poveri piccini guardavano il padre con occhi sbarrati dal pauroso stupore e non piangevano. 8181_7270_000229 in meno d'un'ora per tutto il paese si sparse la notizia che gaspare naldi era stato colpito d'apoplessia in casa del cilento suo amico, dal quale s'era recato per condolersi della recente morte del figliuolo. 8181_7270_000230 ma respira ancora. sissignore, ma venga a vedere, però pare strozzato. credo che ci siamo. il prete e l'altro infermiere, svegliati anch'essi di soprassalto, s'erano buttati in ginocchio e avevano subito attaccato, con la lingua ancora imbrogliata, la litania. 8181_7270_000231 noi intanto non abbiamo nulla da fare. parlo franco, io: assecondiamo la natura. questo il nostro compito. ecco, da un momento all'altro potrebbe determinarsi una crisi benefica. s'accostò al letto e consultò il polso del giacente. 8181_7270_000232 può accadere a tutti un caso simile. e ciascuno pensò di nuovo a sé, alle condizioni della sua salute, guardando con crudeltà quelli tra gli astanti che si sapevano di salute cagionevole. uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi senza collo. 8181_7270_000233 questi lo guardarono come per domandargli se dicesse sul serio: un piacere e nient'altro, poteva essere stare a guardare il moribondo con quella specie di berretto a tocco di giudice, anziché dritto sulle ventitré. 8181_7270_000234 la bocca aperta sprofondava e tra le ciglia appena schiuse e alle narici un che di muffito o di fuligginoso. tenete sempre la vescica un po a manca. così disse a bassa voce agli infermieri. 8181_7270_000235 il giovane dottor bax riferiva in breve, a bassa voce, ai tre colleghi, che dimostravano di non prestargli ascolto, lo stato dell'infermo durante la loro assenza. zitto collega, va bene, disse, seccato il più vecchio dei tre. 8181_7270_000236 nel vederlo così faccente attorno al letto. nessuno egli credeva avrebbe sospettato che gli altri medici curanti lo avessero chiamato unicamente perché lo sapevano resistentissimo al sonno. 8181_7270_000237 e allungò l'altra mano per allontanare la tazza. nondimeno, il dottor bax uscì dalla camera molto soddisfatto di sé, quasi convulso, e appena nella saletta d'ingresso si fermò, perplesso un tratto, a grattarsi la fronte. 8181_7270_000238 tranne il prete, tutti tenevano gli occhi fissi al moribondo. ecco come si muore: domani entro una cassa e poi sotterra per sempre. 8181_7270_000239 e sul tavolinetto insieme col giovine. biondo molto pallido, passava in rassegna e segnava col lapis il nome di coloro a cui si doveva inviare la partecipazione di morte del naldi. 8181_7270_000240 il povero gaspare col cuore che gli conosciamo tutti. prometteva ajuto, protezione. sapete come faceva, lui che si stropicciava sempre, parlando, la palma della mano qui sul fianco. 7440_7270_000000 già due volte, per fortuna: una volta al braccio, una volta alla gamba leggermente. un mese di licenza e via di nuovo. al fronte un altro disse: ce n'ho due io e tre nipoti. 7440_7270_000001 che non avrebbe potuto fare un dispetto maggiore al signor trockley, che quelle bestie odia da tanto tempo ferocemente. invano, il signor trockley si provò a sconsigliarla. 7440_7270_000002 un pezzo di pane. quando s'hanno più figliuoli, tanto a ciascuno va bene, ma non l'amore paterno. a ciascun figliuolo un padre dà tutto quello di cui è capace. e s'io peno adesso, non peno metà per l'uno, metà per, l'altro, peno per due. 7440_7270_000003 aerei e maestosi su l'aspro ciglione che arresta il declivio della collina. accanto la collina akrea, su cui sorse, un tempo fastosa di marmi, l'antica città da pindaro, esaltata come bellissima. 7440_7270_000004 miss ethel holloway commise l'indelicatezza di voltargli le spalle improvvisamente per correr dietro a un grazioso capretto nero nato da pochi giorni. 7440_7270_000005 il signor charles trockley. non se ne può dar pace nel vedermelo davanti in quello stato. io ho preso a confortarlo del mio meglio. 7440_7270_000006 che tra le capre sdraiate springava qua e là, come se per aria attorno gli danzassero tanti moscerini di luce. e poi, di quei suoi salti arditi e scomposti pareva restasse lui stesso sbigottito, ché ancora ogni lieve rumore, ogni alito 7440_7270_000007 e da ventidue anni ogni giorno sul tramonto, si reca a piedi, col suo passo elastico e misurato, dalla città alta sul colle, alle rovine dei tempii. 7440_7270_000008 piedi. lo squallor crudo della prima luce nell'angustia opprimente di quella sudicia vettura intanfata di fumo, fece apparire come un incubo ai cinque viaggiatori che avevano passato insonne la notte. 7440_7270_000009 e se ne tornò in carrozza all'albergo. col capretto belante e guizzante tra le braccia, vidi incontro al sole che tramontava fra un mirabile frastaglio di nuvole fantastiche, tutte accese sul mare che ne splendeva sotto come uno smisurato specchio. 7440_7270_000010 quella che noi dobbiamo vedere in loro e non la nostra. la sua vita, lui se l'era spesa come meglio non avrebbe potuto e che è morto contento e che io non stessi a vestirmi di nero, come difatti lor. signori vedono che non mi sono vestito. 7440_7270_000011 abbandonati sotto il ciglione. scorre quando può il fiume akragas, che pindaro glorificò come ricco di greggi. qualche greggiola di capre attraversa tuttavia il letto sassoso del fiume. 7440_7270_000012 dorica, allettata dall'incantevole piaggia, tutta in quel mese fiorita, del bianco fiore dei mandorli, al caldo soffio del mare africano, pensò di fermarsi più d'un giorno nel grande htel des. 7440_7270_000013 la ragione del furore è nei fatti che son seguiti alla compera di quel capretto nero. miss ethel holloway partì il giorno dopo da girgenti dalla sicilia. doveva passare in grecia, dalla grecia in egitto, dall'egitto nelle indie. 7440_7270_000014 non vorrei, signor trockley, mi sono affrettato a rispondergli, imbarazzato. non vorrei sembrarvi anch'io irragionevole come la piccola miss del vostro paese lontano, ma al posto vostro, signor trockley, sapete che avrei fatto io. 7440_7270_000015 ma lei, al contrario, non riusciva a sentire qualcosa che tutti gli altri sentivano e per cui potevano rassegnarsi non solo alla partenza, ma, ecco, anche alla morte del proprio figliuolo. 7440_7270_000016 ma forse il marito parlava apposta e dava quei ragguagli del figlio unico e della partenza improvvisa dopo tre soli giorni, ecc. perché gli altri ripetessero a lei, con dura freddezza, tutte quelle parole ch'egli andava dicendo da alcuni mesi, cioè da quando il figliuolo era sotto le armi. 7440_7270_000017 a sorreggerlo, a farlo sedere, a fargli recare un bicchier d'acqua. per amor di dio, signor trockley, che vi è accaduto? 7440_7270_000018 ragione. sono anzi disposto ad ammettere che il signor charles trockley non può aver torto mai, perché la ragione e lui sono una cosa sola: ogni mossa, ogni sguardo, ogni parola del signor charles. 7440_7270_000019 riconoscendo con lui che veramente quella miss ethel holloway dev'essere una creatura non solo capricciosissima, ma oltre ogni dire irragionevole, stupida, stupida, stupida. 7440_7270_000020 poco ora mangiano perché grande è la miseria nella città e nelle campagne e delle case della città antica. dopo tante guerre e sette incendii e altrettanti saccheggi, non resta più traccia. 7440_7270_000021 levò il capo, si tirò su dall'angolo della vettura ad ascoltare le risposte che quel viaggiatore dava alle interrogazioni dei compagni sul quando, sul come gli fosse morto quel figliuolo e 7440_7270_000022 se questa, come pareva, non si fosse più curata di riaverlo, o un compenso per la custodia e la pastura, nel caso che il vice-console fosse venuto a chiederlo. 7440_7270_000023 fece il conto del tempo trascorso dai primi d'aprile agli ultimi di dicembre e concluse che, ragionevolmente, il grazioso capretto nero d'allora poteva esser benissimo quest'immondo bestione d'adesso, e senza neppure un'ombra d'esitazione, rispose alla 7440_7270_000024 ma non tutti gl'inglesi visitatori, per dir la verità, condividono l'indignazione del signor trockley. a molti, anzi, sembra non privo d'una certa poesia il riposo di quelle capre nei tempii. 7440_7270_000025 un così vivo affetto per un piccolo capretto nero, ella non doveva avere neppure un briciolo di quella solida ragione che con tanta gravità governa gli atti, i pensieri, i passi e le parole del signor charles trockley. 7440_7270_000026 tutto quel viluppo di panni goffo e pietoso, issato con sbuffi e gemiti su dalla banchina e poi su dal montatojo, gli. 7440_7270_000027 del fiume s'inerpica sul ciglione roccioso e viene a stendersi e a rugumare il magro pascolo all'ombra solenne dell'antico tempio della concordia. integro ancora. 7440_7270_000028 mandato. sicurissimo che miss ethel holloway non avrebbe affatto pensato che il suo capretto non poteva per undici mesi essersi conservato così tal quale. seguito con ciò, come vedete, a riconoscere che miss ethel holloway è la creatura più irragionevole di questo mondo. 7440_7270_000029 che, nella sordità del suo cupo dolore, le destasse un'eco, le facesse intendere come possibile per una madre la rassegnazione a mandare il figlio non già alla morte, ma solo a un probabile rischio di vita. 7440_7270_000030 le parve d'esser piombata in un mondo ch'ella non conosceva, in cui s'affacciava ora per la prima volta, sentendo che tutti gli altri non solo capivano, 7440_7270_000031 ne abbiamo cinquanta, sessanta ora, caro lei, e c'è pure la patria, sì, ma dentro di noi per forza c'è anche più forte l'affetto per i nostri figliuoli. 7440_7270_000032 ne perde. non sia mai uno. gli resta l'altro almeno già sì. e l'obbligo di vivere per quest'altro, affermò subito accigliato quello. 7440_7270_000033 all'alba, in una lercia vettura di seconda classe, nella quale avevano già preso posto cinque viaggiatori, fu portata quasi di peso una signora così abbandonata nel cordoglio che non si reggeva più in piedi. 7440_7270_000034 ma ammiravano anzi quel vecchio e si congratulavano con lui che poteva parlare così della morte del figliuolo, se non 7440_7270_000035 e che la ragione sta intera e tutta dalla parte vostra, come sempre, caro signor trockley, amico mio. 7440_7270_000036 il mio corpo, più debole e assai meno curato del suo, si è poi in questi quarantotto anni logorato quanto certamente non si logorerà in settanta quello del signor trockley. 7440_7270_000037 scosse, così dicendo, la giacca chiara per mostrarla. le labbra livide sui denti mancanti gli tremavano, gli occhi quasi liquefatti gli sgocciolavano e terminò con due scatti di riso che potevano anche esser singhiozzi. ecco, ecco. 7440_7270_000038 avrebbe anzi suscitato irritazione e sdegno in quei cinque viaggiatori che non si mostravano abbattuti e vinti come lei nel cordoglio, pur avendo anch'essi, probabilmente, uno o più figliuoli alla guerra. 7440_7270_000039 a tutti. egli fa notare con quell'indignazione che il tempo e l'abitudine non hanno ancora per nulla placato o affievolito la profanazione di quelle capre sdrajate e rugumanti all'ombra delle colonne. 7440_7270_000040 sono così rigidi e precisi, così ponderati e sicuri che chiunque senz'altro deve riconoscere che non è possibile che il signor charles trockley, in qual si voglia caso, per ogni questione che gli sia posta o incidente che gli occorra, stia dalla parte del torto. 7440_7270_000041 al signor charles trockley questa intrusione delle capre nel tempio è sembrata sempre un'orribile profanazione e innumerevoli volte ne ha fatto formale denunzia ai custodi dei monumenti, senza ottener mai altra risposta che un sorriso di filosofica indulgenza e un'alzata di spalle. 7440_7270_000042 premesso questo, udite che cosa è accaduto di recente al signor charles trockley e provatevi, se vi riesce, a dargli torto. lo scorso aprile, seguendo il solito itinerario tracciato dal baedeker per un viaggio in italia, miss. 7440_7270_000043 io e lui, per portare un esempio, siamo nati lo stesso anno, lo stesso mese e quasi lo stesso giorno: lui in inghilterra, io in sicilia. 7440_7270_000044 di questo secondo caprajo non s'avevano più notizie. le ricerche durarono più d'un mese. alla fine, un bel giorno, il signor charles trockley si vide presentare nella sede del vice-consolato, in girgenti un orribile bestione cornuto. 7440_7270_000045 c'è, se è una necessità naturale, la patria, come il pane che ciascuno per forza deve mangiare se non vuol morir di fame. bisogna che qualcuno vada a difenderla. venuto il momento. 7440_7270_000046 ma ringrazii dio, caro signore, che parta soltanto adesso. il suo figliuolo, il mio, è già su dal primo giorno della guerra ed è stato ferito, sa. 7440_7270_000047 ne aveva trovata una mai tra le tante e tante che le erano state dette. aveva ritenuto perciò che gli altri parlavano, potevano parlare a lei così, di rassegnazione e di conforto, solo perché non sentivano ciò che sentiva lei. 7440_7270_000048 mostrandosi anzi seccato più d'un po del fastidio che gli aveva dato e seguitava a dargli quella bestiola. il custode aspettò di giorno in giorno che il vice-console, signor trockley- per come il direttore gli aveva detto- venisse a prendersi il capretto per spedirlo in inghilterra. 7440_7270_000049 ebbene, il signor charles trockley, secondo il solito suo, non si sgomentò minimamente a una tale apparizione, non tentennò un momento. 7440_7270_000050 e che cosa aveva allora, al posto della ragione, la piccola miss ethel holloway? nient'altro che la stupidaggine. sostiene il signor charles trockley con un furore a stento contenuto che quasi quasi fa pena in un uomo come lui, sempre così compassato. 7440_7270_000051 da tre mesi quella madre, lì nascosta sotto la mantiglia, cercava in tutto ciò che il marito e gli altri le dicevano per confortarla e indurla a rassegnarsi. una parola, una parola sola. 7440_7270_000052 rimasti, come sono ormai, solitari in mezzo al grande e smemorato abbandono della campagna, più d'uno con molto scandalo del signor trockley: di quella vista si mostra anzi lietissimo e ammirato. 7440_7270_000053 oggi, quindici di giugno, egli compie quarantotto anni. quarantotto ne compirò io il giorno ventotto. bene, quant'anni avremo, lui il quindici e io il ventotto di giugno dell'anno venturo? 7440_7270_000054 la ragione dice al signor charles trockley che io e lui, a conti fatti il quindici e il ventotto di giugno dell'anno venturo, avremo un anno di più, vale a dire quarantanove. 7440_7270_000055 mostrarsi cerimonioso e premuroso anche con lei e le rassettò le vesti addosso e il bavero della mantiglia che le era salito sul naso. stai bene, cara. 7440_7270_000056 per l'affronto che questi aveva osato fare alla figliuola miss ethel, mandandole quella bestia immonda e spaventosa. questo in ringraziamento di tutti i disturbi che il povero signor trockley s'è presi. 7440_7270_000057 eh, ma un figlio unico si provò a far considerare il marito. non è vero, non lo dica, lo interruppe quello sgarbatamente s'avvizia: un figlio unico non si ama mica di più. 7440_7270_000058 tanto vero ch'egli, pur coi capelli tutti bianchi d'argento, non ha ancora nel volto di gambero cotto la minima ruga e può ancora tirare di scherma ogni mattina con giovanile agilità. 7440_7270_000059 ma dunque, dunque, il suo figliuolo è morto. il vecchio si voltò a guardarla con quegli occhi atroci, smisuratamente sbarrati. la guardò. 7440_7270_000060 ma dunque mi ha domandato, rizzandosi e guardandomi con occhio nemico, il signor trockley, che avrei dovuto fare, dunque, secondo voi? 7440_7270_000061 ora quando si muore contenti senz'aver veduto tutte le brutture, le noje, le miserie di questa vitaccia che avanza, le amarezze delle disillusioni, o che vogliamo di più? 7440_7270_000062 e vanno essi a vent'anni. vanno perché debbono andare e non vogliono lagrime. non ne vogliono perché, anche se muojono, muojono infiammati e contenti. 7440_7270_000063 la moglie, sotto la mantiglia, s'agitò, si restrinse, si contorse, rugliò anche più volte come una belva, esasperata da quella lunga spiegazione del marito, il quale, non comprendendo che nessun compatimento speciale poteva venir loro per un caso che capitava a tanti, forse a tutti. 7440_7270_000064 le parole di questo viaggiatore adesso la stordirono, la sbalordirono. tutt'a un tratto comprese che non già gli altri non sentivano ciò che ella sentiva. 7440_7270_000065 o avrei risposto a miss ethel holloway che il grazioso capretto nero era morto per il desiderio de suoi baci e delle sue carezze, o avrei comperato un altro capretto nero, piccolo, piccolo e lucido, simile in tutto a quello da lei comperato lo scorso aprile, e gliel'avrei mandato. 7440_7270_000066 è vero, sì, quest'è vero, ammise con un sorriso timido, pietoso e impacciato il marito. ma guardi, siamo a discorso adesso e facciamo tutti gli scongiuri, ma ponga il caso- non il suo, per carità, egregio signore- il caso d'un padre ch'abbia più figliuoli alla guerra. 7440_7270_000067 s'arruffò, si contraffece, trasse a precipizio il fazzoletto dalla tasca e, tra lo stupore e la commozione di tutti, scoppiò in acuti strazianti, irrefrenabili singhiozzi. 7440_7270_000068 e se ne ritornò a girgenti, sicurissimo d'aver adempiuto scrupolosamente all'impegno che s'era assunto, non tanto per la deplorevole leggerezza di miss ethel holloway, quanto per il rispetto dovuto al padre di lei. 7440_7270_000069 vidi nella carrozza nera quella bionda giovinetta gracile e fervida allontanarsi, infusa nel nembo di luce sfolgorante, e quasi mi parve un sogno. 7440_7270_000070 il caprajo, bestiale e sonnolento come un arabo, si sdraja anche lui sui gradini del pronao dirupati e trae qualche suono lamentoso dal suo zufolo di canna. 7440_7270_000071 eh, rifece il viaggiatore grasso. caro signore, se lei dice così per la patria, può parere una smorfia. figlio mio, t'ho partorito per la patria e non per me storie. 7440_7270_000072 miss ethel holloway, sborsato il denaro della compera, disse al signor trockley che avrebbe affidato il suo capretto al direttore dell'htel des temples e che poi, appena ritornata a londra, avrebbe telegrafato perché la cara bestiolina, pagate tutte le spese, le fosse al più presto recapitata. 7440_7270_000073 ma c'erano anche tant'altre cose: i vizii, la ragazza, le cravatte nuove, le illusioni, le sigarette e anche la patria, già a. 7440_7270_000074 il signor trockley non si perde, non esita un minuto, con sicura fermezza sostiene che il quindici e il ventotto di giugno dell'anno venturo lui e io avremo un anno di più, vale a dire quarantanove. è possibile dar torto al signor charles trockley? 7440_7270_000075 bisogna non piangere, ridere o come piango io, sissignori contento perché mio figlio m'ha mandato a dire che la sua vita la sua capite. 7440_7270_000076 la moglie non solo non gli rispose, ma con ira si tirò su di nuovo la mantiglia, più su, fino a nascondersi tutta la faccia. egli allora sorrise afflitto: poi sospirò, eh mondo. 7440_7270_000077 il primo per aver affidato il capretto al custode, il custode per averlo affidato al caprajo e questi per averlo a sua volta dato in consegna a un altro caprajo con le stesse promesse fatte a lui dal custode. 7440_7270_000078 poi compresi che avendo potuto, pur tanto lontana dalla sua patria, dagli aspetti e dagli affetti consueti della sua vita, concepir subito un desiderio così vivo. 7440_7270_000079 ieri, il signor charles trockley è venuto a trovarmi in casa in tali condizioni d'animo e di corpo che, subito, costernatissimo, io mi son lanciato a 7440_7270_000080 ogni piccola ombra nello spettacolo per lui tuttora incerto della vita lo facevano rabbrividire e fremer tutto di timidità. quel giorno io ero col signor trockley. 7440_7270_000081 il direttore, a cui miss ethel holloway aveva affidato il capretto alla metà di giugno, partendo lo aveva a sua volta affidato al custode dell'albergo, ma senz'alcuna raccomandazione. 7440_7270_000082 ebbene, che importa tutte queste considerazioni ideali e di fatto sono, per il signor charles trockley, oziose e lontanissime dalla ragione? 7440_7270_000083 passeggiata, avviene spesso che, o nel tempio della concordia o in quello più su di hera lacinia o nell'altro, detto volgarmente, dei giganti, il signor trockley s'imbatta in comitive di suoi compatriotti venute a visitare le rovine e a tutti. 7440_7270_000084 appena arrivata. secondo il convenuto, scrisse per riaverlo al signor charles trockley. l'htel des temples si chiude ogni anno alla metà di giugno per riaprirsi ai primi di novembre. 7440_7270_000085 non potendo ancora parlare, il signor trockley ha tratto di tasca una lettera e me l'ha porta. era di sir h w holloway, pari d'inghilterra, e conteneva una filza di gagliarde insolenze al signor. 7440_7270_000086 quando non avevamo figliuoli. la patria che se ci avesse chiamati, dica un po, non sarebbe stata per noi sopra a nostro padre, sopra a nostra madre. 7440_7270_000087 ma che si aspettava dunque quella stupidissima miss ethel holloway? si aspettava che, a circa undici mesi dalla compera, le arrivasse a londra quello stesso capretto nero che springava, piccolo e lucido, tutto fremente di timidezza, tra le colonne dell'antico tempio greco in sicilia. possibile? 7440_7270_000088 subito gliel'avrebbe mandato da porto empedocle col primo vapore mercantile inglese di ritorno in inghilterra. appese al collo di quell'orribile bestia un cartellino con l'indirizzo di miss ethel holloway e ordinò che fosse trasportata alla marina. 7440_7270_000089 trockley, comperare il capretto, sì, sì, comperare subito, subito. e fremeva tutta anche lei, la piccola miss, come quella cara bestiolina nera, forse non supponendo neppur lontanamente. 7440_7270_000090 pallore. l'afflizione di veder la moglie in quello stato non gl'impediva tuttavia di mostrarsi, pur nel grave imbarazzo cerimonioso, ma lo sforzo fatto lo aveva anche evidentemente un po stizzito, forse per timore di non aver dato prova. 7440_7270_000091 e volle spiegare ai compagni di viaggio che la moglie era da compatire perché si trovava in quello stato per l'improvvisa e imminente partenza dell'unico figliuolo per la guerra, disse che da vent'anni non vivevano più che per quell'unico figliuolo. 7440_7270_000092 a farle considerare tutti gl'impicci che le sarebbero venuti da quella compera. dovette cedere alla fine e, per rispetto al padre di lei, accostarsi al selvaggio caprajo per trattar l'acquisto del capretto nero. 7440_7270_000093 diciamo meglio irragionevole, caro signor trockley, amico mio. ma vedete, mi son permesso d'aggiungere timidamente, ella andata via lo scorso aprile con negli occhi e nell'anima l'immagine graziosa di quel capretto nero, non poteva, siamo giusti, far buon viso così. 7440_7270_000094 sangue ansimava e pareva gli dovessero schizzar fuori quegli occhi dalla interna violenza, affannosa d'una vitalità esuberante che il corpaccio disfatto non riusciva più a contenere. 7440_7270_000095 o che i figliuoli li facciamo per noi. gli altri si sporsero a guardarlo costernati: il primo, quello che aveva il figlio al fronte fin dal primo giorno della guerra. sospirò, eh, per la patria già. 7440_7270_000096 fetido dal vello stinto rossigno, strappato e tutto incrostato di sterco e di mota, il quale con rochi profondi e tremuli belati a testa bassa. 7440_7270_000097 e assegnato al reggimento brigata casale, era andato a raggiungere il deposito a macerata assicurando loro che sarebbe rimasto colà almeno un mese e mezzo per l'istruzione delle reclute. ma ecco che invece, dopo tre soli giorni, lo mandavano al fronte. 7440_7270_000098 la guardò e tutt'a un tratto a sua volta, come se soltanto adesso, a quella domanda incongruente, a quella meraviglia fuor di posto, comprendesse che alla fine, in quel punto, il suo figliuolo era veramente morto per lui. 7440_7270_000099 il tempo non passa ugualmente per tutti. io potrei avere da un sol giorno, da un'ora sola, più danno che non lui. da dieci anni passati nella rigorosa disciplina del suo benessere, potrei vivere per il deplorevole disordine del mio spirito durante quest'anno più d'una intera. 7440_7270_000100 qui lui stesso, mettendo a grave repentaglio la sua dignità, si tirò dietro con una fune la bestia restia per la banchina del molo, seguito da una frotta di monellacci, la imbarcò sul vapore in partenza. 7440_7270_000101 e se molto mi compiacqui della gioja, di quella piccola miss così di subito innamorata del capretto nero da volerlo a ogni costo, comperare molto di quanto toccò a soffrire al povero signor charles trockley. 7440_7270_000102 quando ci pensa lei alla patria, quando le nasce un figliuolo, roba da ridere. i figliuoli vengono non perché lei li voglia, ma perché debbono venire e si pigliano la vita, non solo la loro, ma anche la nostra. si pigliano, questa è la verità. 7440_7270_000103 e siamo noi per loro, mica loro per noi. e quand'hanno vent'anni? ma pensi un po, sono tali e quali eravamo io e lei quand'avevamo vent'anni? c'era nostra madre, c'era nostro padre. 7440_7270_000104 noi- parlo s'intende dei buoni figliuoli- e dico per forza, perché davanti alla patria per essi diventiamo figliuoli, anche noi, figliuoli vecchi che non possono più muoversi e debbono restarsene a casa se la patria c'è. 7440_7270_000105 per non lasciarlo. solo l'anno avanti, dovendo egli intraprendere gli studii universitari, s'erano trasferiti da sulmona a roma. scoppiata la guerra, il figliuolo, chiamato sotto le armi, s'era iscritto al corso accelerato degli allievi ufficiali, dopo tre mesi, nominato sottotenente di fanteria. 7440_7270_000106 con veri fremiti d'indignazione. il signor charles trockley, di questi sorrisi e di queste alzate di spalle, s'è lagnato con me, che qualche volta lo accompagno in quella sua quotidiana passeggiata. 7440_7270_000107 addio mentr'io capisce, bisogna che me la tenga io la vita per l'altro che mi resta e il caso peggiore, dunque, è sempre il mio. ma che discorsi? scattò a questo punto un altro viaggiatore, grasso e sanguigno, guardando in giro coi grossi occhi chiari, acquosi e venati di sangue. 7440_7270_000108 il che vuol dire che se a lei non diciamo a lei, a un padre che abbia un solo figliuolo, capita il caso che questo gli muoja, se della vita lui non sa più che farsene morto il figliuolo, se la può togliere e addio. 7440_7270_000109 evidentemente alla ragione che voi, signor trockley, le avete posta davanti all'improvviso con quel caprone mostruoso che le avete mandato. 7440_7270_000110 gli sbuffi e i gemiti che accompagnavano e quasi sostenevano da dietro lo stento erano del marito, che alla fine spuntò gracile e sparuto, pallido come un morto, ma con gli occhietti vivi, vivi, aguzzi, nel pallore. 7440_7270_000111 che all'improvviso vide dipingersi sul volto di quei cinque viaggiatori lo stesso sbalordimento che doveva esser sul suo allorquando, proprio senza che ella lo volesse, come se veramente non avesse ancora inteso né compreso nulla, saltò su a domandare a quel vecchio: 7440_7270_000112 è miracolo che, arrivata sana e salva a londra su la fine di novembre, dopo circa otto mesi, e dopo tante avventure che certamente le saranno occorse in un così lungo viaggio, si sia ancora ricordata del capretto nero comperato un giorno lontano, tra le rovine dei tempii akragantini in sicilia. 7440_7270_000113 tra le città mortali, dicevano gli antichi che gli akragantini mangiavano ogni giorno come se dovessero morire il giorno dopo e costruivano le loro case come se non dovessero morir mai. 7440_7270_000114 avevano ricevuto a roma, il giorno avanti, un telegramma che annunziava questa partenza a tradimento e si recavano a salutarlo, a vederlo partire. 7440_7270_000115 che sorge fuori dell'erta e misera cittaduzza d'oggi nell'aperta campagna, in luogo amenissimo. da ventidue anni il signor charles trockley è vice-console d'inghilterra a girgenti. 7440_7270_000116 giovanissima e vivacissima figlia di sir w h holloway, ricchissimo e autorevolissimo pari d'inghilterra, capitò in sicilia, a girgenti, per visitarvi i maravigliosi avanzi dell'antica città dorica. 7440_7270_000117 quando, dopo circa otto mesi, arrivò da londra la lettera di miss ethel holloway, tanto il direttore dell'htel des temples, quanto il custode, quanto il caprajo si trovarono in un mare di confusione. 7440_7270_000118 davanti a quei cinque viaggiatori, di bastante forza a sorreggere e introdurre nella vettura il pesante fardello di quella moglie. preso posto però, dopo aver porto scusa e ringraziamenti ai compagni di viaggio che si erano scostati per far subito posto alla signora sofferente. 7440_7270_000119 si pose una manona sformata davanti la bocca, come assalito improvvisamente dal pensiero dei due denti che gli mancavano. ma poi tanto non ci pensò più e seguitò a dire sdegnato. 7440_7270_000120 traccia, sorge al posto di esse un bosco di mandorli e d'olivi saraceni, detto perciò il bosco della cìvita, e i chiomati olivi cinerulei s'avanzano in teoria fin sotto alle colonne dei tempii maestosi e par che preghino pace per quei clivi abbandonati. 7440_7270_000121 bassa, minacciosamente pareva domandasse che cosa si volesse da lui, ridotto per necessità di cose in quello stato, in un luogo così strano dalle sue consuetudini. 7440_7270_000122 chi di noi, potendo, non andrebbe, non vorrebbe andare a combattere invece del proprio figliuolo? ma tutti, e non vogliamo considerare adesso il sentimento dei nostri figliuoli a vent'anni, dei nostri figliuoli che per forza, venuto il momento, debbono sentire per la patria un affetto più grande che per noi. 7440_7270_000123 e non tanto per confortarla e confortarsi, quanto per persuaderla dispettosamente a una rassegnazione per lei impossibile. difatti, quelli accolsero freddamente la spiegazione, uno disse: 7440_7270_000124 poi, non vedendo comparir nessuno, pensò bene, per liberarsene, di darlo in consegna a quello stesso caprajo che lo aveva venduto alla miss, promettendoglielo in dono. 7936_7270_000000 uh, ecco la nonna. ecco la vecchia mammana delle favole, piovuta dalla luna, che non osa mostrar le manine e tiene gli occhi bassi per pudore, e parla ancora di comprare i bambini. 7936_7270_000001 saperli così bene compatire e cercare d'alleviarli in tutte signore e poverette allo stesso modo. e via il cappello e via tutte le frasche e le arie di signora con cui era venuta. 7936_7270_000002 ma per carità non seguisse ella in nulla e per nulla la descrizione immaginaria che lui gliene aveva fatta un tempo. tutto diverso doveva essere. scegliesse lei con l'ajuto della mamma e del fratello. egli non voleva saperne nulla. 7936_7270_000003 donna mimma, i donna mimma parte quando, donna mimma, col fazzoletto di seta celeste annodato largo sotto il mento, passa per le vie del paesello assolate. 7936_7270_000004 anche lui è stato comperato a palermo da donna mimma e anche due figliuoli. donna mimma è andata a comperare per lui a palermo e presto per un terzo. dovrebbe mettersi in viaggio con la lettiga, ma 7936_7270_000005 poi si volta a donna mimma e le grida che è una vergogna presentarsi a scuola in tale stato d'ignoranza. è una vergogna, ora, far lì la ragazzina alla sua età con quel pianto su su inutile piangere. 7936_7270_000006 le tirano bucce, sassolini sul cappellone la accompagnano con rumori sguajati, saltarellandole intorno: donna, mimma, oh guarda, dicono le signore, restando allo spettacolo che si para loro davanti, buffo e compassionevole. 7936_7270_000007 e seguendoli, serio, serio quasi di nascosto da se stesso. quando poi il caso, all'improvviso, immancabilmente, dava a essi il solito sgambetto, egli n'aveva, sì, un. 7936_7270_000008 perché piangeva dreetta per una casa che non c'era. eh via, poco male, ci sarebbe stata e spiegò ai parenti perché non avesse apparecchiato avanti la casetta e perché avesse mentito. 7936_7270_000009 tradimento, signore mie tradimento perché se volevate la mammana come donna, mimma era prima una mammana col fazzoletto in capo e lo scialle. 7936_7270_000010 a palermo. a palermo, sì, con una bella lettiga bianca d'avorio, portata da due belli cavalli bianchi senza sonagli, per vie e vie lunghe, di notte al bujo. 7936_7270_000011 bestia, si dice a un uomo che non accetta l'ajuto, perché non par lecito pregiare in un uomo quella che nelle bestie è probità. tutto questo in generale. 7936_7270_000012 che pratica, e pratica ci vuol altro. adesso vedrà, e come entra nell'aula il professor torresi, incaricato dell'insegnamento delle nozioni generali d'ostetricia teorica, gliela presentano, tirandola avanti tra risa e schiamazzi. 7936_7270_000013 questo mondo. ella rappresenta ai bimbi quando si mette a parlare con essi e dice loro come, a uno a uno, ella sia andata a comperarli. lontano, lontano, dove, eh, dove, lontano lontano. 7936_7270_000014 sì, ma ora gli occhi di donna mimma, davanti allo spettacolo tumultuoso di quella fiera sono anche più meravigliati di quelli d'una bimba. 7936_7270_000015 dallo a me, dallo a me. vorrebbe tenercisi stretta a quei panni per sentircisi meglio dentro, ma l'anima è fuori, qua, allo sbaraglio di tante impressioni che la assaltano da tutte le parti. risponde di sì, di sì. 7936_7270_000016 e quelle quarantadue diavole attorno, ecco, ridono sguajatamente alle beffe, alle parolacce del professore, senza nessun ritegno, senza nessun rispetto per la povera paziente. 7936_7270_000017 che raccontasse ai vostri bimbi la favola della lettiga e dei fratellini comperati a palermo coi denari di papà. non dovevate permettere che il fazzoletto di seta celeste e lo scialle di donna mimma e le vecchie favole di lei fossero usurpati. 7936_7270_000018 di qua, di qua, fra tutti quei palazzi, incubi d'ombre gigantesche, straforate da lumi, accecata da tanto rimescolio, sotto di sbarbagli e sopra da tanti strisci luminosi, file collane di lampade per vie lunghe, diritte senza fine. 7936_7270_000019 ma dunque per levare il pane a lei di bocca a lei, il pane assassina, per entrare in grazia della gente ignorante del paese, infame, infame. 7936_7270_000020 il professore glieli butta all'aria e li strappa via brutalmente, quei veli che chiama d'ipocrisia e d'ignoranza e la maltratta e la beffeggia con sconce parolacce apposta. 7936_7270_000021 istintivamente con gli occhi le cercano le mani. dove sono le mani lì sotto lo scialle? perché non le mostra mai? donna, mimma, le mani già con le mani, non li tocca mai. 7936_7270_000022 per quella povera madre meschina, esposta lì intanto oggetto di studio e d'esperimento. avvilita, piena d'onta e d'angoscia, si riduce nella sua cameretta alla fine delle lezioni e piange. 7936_7270_000023 con questi riccioletti d'oro, con questa boccuccia di fragola, perché papà la volle bionda così, ricciutella così e con questi occhi grandi d'amore che mi guardano. gioja mia, non mi credi. 7936_7270_000024 aveva trovato il suo spasso nel terrazzino della vecchia casa di scapolo, ove tra tanti vasi di fiori eran pur mosche assai e ragni e formiche e altri insetti della cui vita s'interessava con amore e curiosità. 7936_7270_000025 perché si dà il caso, ora, che una vicina sposa da appena un anno, e già sul punto d'esser mamma, non trova questa sera nelle quattro stanzette della sua casa un punto, un punto solo, dove quietar la smania da cui si sente soffocare? 7936_7270_000026 perché, dal mistero della nascita, era lei quella che recava in ogni casa i bimbi nuovi, la vita nuova al vecchio, decrepito paesello. qui, ora, quell'aria non l'ha più attorno, spogliata crudelmente della sua parte. 7936_7270_000027 e chi la chiamerà quella sfacciata. ma che esperienza, poi, che esperienza può aver lei se ancora, in nome del padre, del figliuolo e dello spirito santo, s'hanno da vedere di queste cose ai giorni nostri, in un paesello come il nostro? 7936_7270_000028 che cosa è adesso qui, in mezzo alla calca della fiera? una povera vecchietta meschina, stordita. l'han cacciata via dal sogno a infrangersi, a sparire qua in mezzo a questa realtà violenta, e non comprende più nulla. 7936_7270_000029 finché dalla prefettura del capoluogo le arriva una carta con tanto di stemma e di bollo, mezza stampata e mezza scritta a mano, nella quale ella non sa legger bene, ma indovina che si parla del diploma che non ha e che, ai sensi degli articoli tali e tali, 7936_7270_000030 quand'ella infine se n'accorse e cominciò a fare a suo modo, cioè tutt'al contrario di quel che diceva lui, la gratitudine, l'affetto, l'ammirazione di fabio feroni per lei raggiunsero il colmo. 7936_7270_000031 poi giù per le scale e poi fuori per la via deserta, nella notte, urlando, ridendo mentre dreetta, scarmigliata, gridava: ajuto dalla finestra. 7936_7270_000032 manine vere, gracili, fredde, paonazze serrate e la boccuccia sbavata che piange. 7936_7270_000033 e oggi era la caduta del ministero e domani la venuta dello scià di persia a roma e doman l'altro l'interruzione della corrente elettrica che aveva lasciato al bujo per mezz'ora la città. 7936_7270_000034 più stretto alla vita? lo scialle sì, così, così e il fazzoletto no più tirato avanti, il fazzoletto. 7936_7270_000035 scienza che le è costata due anni di martirio alla sua età. la scienza, no, non potrà più buttarla via, donna, mimma, e questo è il vero male, il male irreparabile. 7936_7270_000036 vorrebbe fare il viso dell'armi a quella presentazione rumorosa, ma poi, vedendosi davanti quella vecchia recluta buffa, vuol pigliarsela anche lui a godere un po. 7936_7270_000037 e io che ho diploma. forse esclama allora, donna mimma, sorridendo e giungendo per le punte delle dita le due manine, coi mezzi guanti di filo. 7936_7270_000038 soffre e vorrebbe anche lì coprirlo quanto più può coi veli del pudore quello spettacolo. e invece no, ecco via tutti quei veli. 7936_7270_000039 e non li dà mica i baci, li fa e fa furore con codesta sua parlata italiana, vestita così da paesanella. una simpatia. 7936_7270_000040 soffocate, strozzate da tutte quelle regole e da tutti quei precetti. e ora, per donna, mimma, è finita davvero. dopo questa prova, nessuno- ed è giusto- vorrà più saperne di lei. 7936_7270_000041 tant'anni è venuta a comperare qua a palermo e a recar loro laggiù, con la lettiga d'avorio, giocattoli ma veri, con occhi, veri, vivi. 7936_7270_000042 ma allora dovrà darla vinta a quella ragazzaccia che a quest'ora avrà preso certo il suo posto nel paesello presso ogni famiglia di prepotenza. restare a guardarla lì con le mani in mano, ah, no, no. 7936_7270_000043 pensano che forse è una sciagura anche per loro, per tutti i bimbi che sono ancora là da comperare, dicono le mamme: ma noi v'aspetteremo. 7936_7270_000044 la guardano, la toccano come se non fosse vera, lì davanti a loro donna, mimma, donna, mimma, come jèvola, donna, mimma jèvola. 7936_7270_000045 mentre questa qua, oh, amore di figlia tutta bella, bella di faccia e di cuore, gentile, paziente anche con loro, senza differenza che se una signora manda subito, subito a chiamarla, risponde con garbo, ma senza esitare che così subito no. 7936_7270_000046 ma la vedono come avvolta in un'aria di mistero, questa vecchietta pulita che tutte le donne chiamano, e anche la loro mamma, la comare. 7936_7270_000047 i morti già. ma i morti sono la befana per i bambini dell'isola. i giocattoli a loro non li porta la vecchia befana, il sei di gennajo, li portano i morti. il due di novembre che i grandi piangono e i piccoli fanno festa. 7936_7270_000048 sì, la carrozza, sì la locanda. quella che lui vorrà per ora è come in un mare in tempesta, e prendere una carrozza è per lei come agguantare una barca, giungere alla locanda come toccare la riva. 7936_7270_000049 lei, invelenita contro tutto il paese, col cappellaccio in capo. ogni giorno ella scende in piazza ora a fare una scenata davanti la farmacia, dando dell'asino al dottore e della sgualdrinella a quella ladra piemontesa che è venuta a rubarle il pane. 7936_7270_000050 e comincia a gemere e a gridare che non ne può più, si può aspettare. le dicono che si può aspettare fino a domani, ma lei dice di no. 7936_7270_000051 chi parla così. ma guarda la piemontesa, quella che due anni fa pareva un maschiotto in gonnella giacchetta verde, mani in tasca. 7936_7270_000052 dreetta molesi che più gli pareva bella e piena di grazia e più diceva a tutti ch'era brutta e smorfiosa. alla sposina che, avendo una gran fretta, anche lei si lamentava della troppa fretta di lui. 7936_7270_000053 è ancora dietro a decifrarla quella carta, che una guardia la viene a invitare a nome del sindaco. la moglie così presto, domanda donna mimma contrariata. no, al municipio, risponde la guardia, per una comunicazione. 7936_7270_000054 ma secondo i precetti e le regole della scienza, come punto per punto egli li ha insegnati. e allora, donna mimma, se si butta a fare, è sgridata, perché non osserva appuntino quei precetti e quelle regole. 7936_7270_000055 signorina elvira mosti. ci sta scritto: signorina, e che vuol dire diplomata? ah, la patente, la vergogna patentata. dio, dio, si può credere una cosa simile? 7936_7270_000056 dov'era nel sogno che fabio feroni destinava, come tutti gli altri, al caso perché si spassasse a distruggerglielo a sua posta, con qualcuna delle sue improvvise prodezze? 7936_7270_000057 disse che aveva già tutto pronto da tempo, la casa così e così, che ella però non doveva chiedere di visitare avanti perché gliela riserbava come una bella sorpresa per il giorno delle nozze, e non volle dire neppure in che via fosse. 7936_7270_000058 e bisogna vedere con quale sfacciataggine, per miracolo, quella sua professione non se la porta scritta in fronte una ragazza, una ragazza che, di queste cose, dio, che vergogna. e dove siamo donna, mimma, non se ne sa dar pace. 7936_7270_000059 con sommo stento a superare l'alzata dello scalino, quando già poneva su l'orlo della pedata le zampette sbieche e raspava disperatamente per tirarsi su tutt'a un tratto, perdeva l'equilibrio, ricadeva giù riversa su la scaglia rocciosa. 7936_7270_000060 là in due camerette ammobigliate scelte lì per lì in treno, ritornando da napoli. tra le tante disponibili negli annunzi d'affitti di un giornale si vide: condotta dreetta appena giunta a roma. 7936_7270_000061 ha un rimprovero per loro, pieno di profondo accoramento, quasi che a palermo a studiare la avessero mandata loro per forza e loro la avessero fatta ritornare da palermo con quel cappellone che, essendo il frutto naturale, 7936_7270_000062 tirava via, proprio come se non sperasse né desiderasse più nulla, proprio come se non s'illudesse più per niente, ma pur guardando, quasi con la coda dell'occhio, la speranza, il desiderio, l'illusione soppiatta. 7936_7270_000063 sì, certo la carrozza. che carrozza? ah, già sì, la carrozza. come entrare in città, come camminare per via con quel grosso fagotto di panni sotto il braccio, fino alla locanda? 7936_7270_000064 e che perciò, quel demoniaccio del caso, questa volta, eh no, questa volta non gliel'aveva fatta davvero, ma si capisce. ma si capisce, diceva in questi momenti agli amici, ai conoscenti, suoi compagni d'ufficio, là nella biblioteca ov'era impiegato. 7936_7270_000065 ma l'ostrètica, diplomata dalla regia università di palermo, povera donna, mimma dice ostrètica, così su le furie, facendo le volte per la stanzuccia della sua casa, dove tutti gli oggetti par che la guardino sbigottiti. 7936_7270_000066 e riconosce sì, a poco a poco a scuola, riconosce con viva sorpresa, a uno a uno, dopo molti stenti, tutti quei particolari e scatta in comiche esclamazioni. 7936_7270_000067 e parla di comperare i bambini. ora anche lei a palermo, con la lettiga d'avorio e i denari di, come babbo già dice babbo, lei, perché parla in lingua, lei che s'immagini. 7936_7270_000068 allo spettacolo crudo, aperto di quella funzione che ella per tanti anni ha ritenuto sacra, perché in ogni madre la vergogna e i dolori riscattano innanzi a dio il peccato originale. 7936_7270_000069 io a palermo, alla mia età, a cinquantasei anni, dopo trentacinque anni di professione, mi fanno questo affronto. 7936_7270_000070 soprattutto si spassava assistendo agli sforzi sconnessi d'una vecchia tartaruga, la quale da parecchi anni s'ostinava testarda e dura a salire il primo dei tre gradini per cui da quel terrazzo si andava alla saletta da pranzo. 7936_7270_000071 vado a palermo. vado a palermo e i bimbi sbigottiti la guardano e non comprendono perché pianga tanto questa volta per andare a palermo. 7936_7270_000072 il nome è il concetto in noi, d'ogni cosa posta fuori di noi. senza il nome non si ha il concetto e la cosa resta in noi come cieca, non definita, non distinta. 7936_7270_000073 ahimè, è possibile che non colga ora questa occasione, donna mimma, per dimostrare che ha studiato due anni all'università come quell'altra e che sa fare ora, come quell'altra, meglio di quell'altra, con tutte quante le regole della scienza e i precetti. 7936_7270_000074 essa ancora non aveva saputo farsi capace che, essendo troppo alta l'alzata di quello scalino, per forza, nell'aderirvi tutta verticalmente, avrebbe dovuto a un punto perder l'equilibrio e cader riversa, ma perché, ajutata da lui, aveva rifiutato. 7936_7270_000075 o, per dir meglio, era lei sola fino a jeri. ora è venuta dal continente una smorfiosetta di vent'anni piemontesa. 7936_7270_000076 ma siamo in contravvenzione anche noi. donna, mimma, queste maledette formalità capite finché c'eravate voi sola, ma ora è venuta quella là. 7936_7270_000077 sempre il caso con lo scatto improvviso d'un saltamartino, s'era divertito a buttarlo, riverso a pancia all'aria, proprio come quella tartaruga. lì giuoco feroce: una ventata, un buffetto, una scrollatina sul più bello e giù tutto. 7936_7270_000078 che s'immagini a palermo- come no? con la lettiga d'avorio e i denari di babbo quanti eh, più di mille lire. 7936_7270_000079 e tuttavia, neppure di questo si sarebbe in fondo doluto molto fabio feroni, conoscendo le aspre difficoltà dell'esistenza e l'egoismo che ne deriva agli uomini se nella vita non gli fosse toccato di fare un'altra, ben più triste esperienza. 7936_7270_000080 sempre com'egli era proprio lì, lì per raggiunger lo scopo a cui per tanto tempo aveva teso con tutte le forze dell'anima accorto, paziente e tenace. 7936_7270_000081 temendo che, di nascosto, o con la madre o col fratello, andasse a visitarla, tentata dalle minuziose descrizioni ch'egli le aveva fatto di tutti i comodi ch'essa offriva e della vista che si godeva dalle finestre e dei mobili che aveva acquistati e disposti amorosamente nelle varie camerette. 7936_7270_000082 senza sonagli perché per non far rumore. e al bujo sì, ma c'è pure la luna, di notte le stelle, 7936_7270_000083 e di tratto in tratto, l'urto violento d'un palo telegrafico, fischi scossoni, lo spavento dei ponti e delle gallerie, una dopo, l'altra, abbagli e accecamenti, vento e soffocazione in quella tempesta di strepiti nel bujo gesù. 7936_7270_000084 le si fanno addosso il primo giorno ch'ella comparisce tra loro col fazzoletto di seta celeste in capo e il lungo scialle nero frangiato e a pizzo stretto modestamente attorno alla persona. 7936_7270_000085 e donna mimma. allora, dopo essersi provata a lungo ad asciugarsi il pianto dagli occhi e dalle guance, alla fine, vedendo che non ci riesce e che anzi fa peggio, se lo rimette in capo, quel cappellaccio, e se ne va. 7936_7270_000086 di torino, trasecola, donna mimma, si fa di tutti i colori appena viene a sapere che la piemontesa lei non porta più il cappello ora, ma scialle e il fazzoletto. 7936_7270_000087 rocciosa più d'una volta il feroni, pur sicuro che essa, se alla fine avesse superato il primo, poi il secondo, poi il terzo scalino, fatto un giro nella saletta da pranzo avrebbe voluto ritornare giù al battuto del terrazzo. 7936_7270_000088 oltre che la modestia delle aspirazioni. se mai avrebbe dovuto far giudicare più crudele quel giochetto della sorte. bel gusto, difatti, prendersela con una formica. 7936_7270_000089 propositi, non s'immaginavano che una ben più grande sorpresa li aspettava al ritorno dal viaggio di nozze. dov'era la casetta, il nido, già apparecchiato da tempo e descritto con tanta minuzia? 7936_7270_000090 ma questa è per te un'impostura, per quella invece, vestire così, parlare così era naturale. no, cara, tu ora fai a donna mimma un tradimento. 7936_7270_000091 che ne capirà lei? va bene, la pratica, ma che cos'è la pratica? ecco, attente, attente, e il professor torresi si tira il neo peloso su la guancia. che amore, conoscenza implicita, la pratica. 7936_7270_000092 anche i vecchi, adesso, senza timor di dio, che fa il diploma? che c'entra esperienza, ci vuole esperienza. 7936_7270_000093 glielo farà vedere che non è più il caso di metterla nel sacco con quelle sue parole turchine, perché le sa dire anche lei adesso, e meglio di lui, le parole turchine. 7936_7270_000094 ma allora, se questa spudorata doveva ridursi a far la mammana in paese, così come per trentacinque anni, naturalmente l'aveva fatto lei- perché costringerla a partire per palermo a studiare due anni all'università e prendere il diploma? 7936_7270_000095 dal canto loro, i bambini a sentirsi raccontare con ben altra voce e ben altre maniere, la favola meravigliosa dei notturni viaggi a palermo con la lettiga d'avorio e i cavalli bianchi sotto la luna. restano a bocca aperta. 7936_7270_000096 per lunghi anni, mentre gli altri cercavano un po di svago dalle consuete fatiche o in qualche passeggiata o nei caffè, da uomo solitario com'era allora. 7936_7270_000097 di darle in mano quel denaro perché pensasse lei, lei soltanto, a metter su il nido di suo gusto come una necessità e non come un sogno. 7936_7270_000098 di quelli che, a pezzo a pezzo, si cavano dalla scatolona ovale che odora di colla deliziosamente ogni dadolino, e ce ne son tanti. è una casa con le sue finestre e la sua veranda, da mettere in fila o in giro per far la strada o la piazza. 7936_7270_000099 il professor torresi si è sempre vantato di saper tenere la disciplina e tratta effettivamente quelle quarantadue diavole come puledre da domar, col frustino e a colpi di sprone. 7936_7270_000100 ma sì, il professore non vuole che ella faccia quello che sa fare, ma che dica quello che non sa dire. e se si tratta di fare e non di dire, non la lascia mica fare a suo modo, come per tant'anni ha fatto, che sempre le è andata bene. 7936_7270_000101 e s'afferrò con le due mani il ventre gridando che lo aveva lì lì il saltamartino, lì dentro, lì dentro lo stomaco, e dalli a springare, a springare, in camicia per tutta la casa. 7936_7270_000102 come ritenerli a memoria, tutti quei nomi? ci si prova con tanta pazienza la sera nella sua misera cameretta d'affitto, sillabando sul manuale curva davanti al tavolinetto su cui arde un lumino a petrolio. 7936_7270_000103 che poteva annidarsi anche in un granellino di polvere e si buttava con le mani a terra gattone per impedire il passo alla moglie. se scorgeva sul pavimento qualche buccia su cui il piedino di lei avrebbe potuto smucciare, ecco, forse l'insidia era là in quella buccia. 7936_7270_000104 da questa sfrontata continentale che prima, venendo dall'università col cappello, anche lei li aveva derisi in donna, mimma, dovevate dirle. 7936_7270_000105 e i dottori non vanno mica col berretto per via. ma perché sarebbe allora andata a palermo? perchè avrebbe studiato due anni all'università, perché avrebbe preso il diploma, se non per mettersi in tutto a paro di studi e di stato con la piemontesa diplomata dall'università di torino? 7936_7270_000106 non sa più né muoversi, né parlare, né guardare. andiamo via, andiamo via dove. 7936_7270_000107 le bambole, sì, le sorelline piccole. i pupi di zucchero, sì, i piccoli fratellini, quelli quelli che lei, donna, mimma alla fiera della vita nell'illusione dei bimbi del suo paese lontano. 7936_7270_000108 che le potrà bastare per la vecchiaja. se ne starà tranquilla in riposo, a guardare soddisfatta attorno a sé tutti i bimbi del paese e i più grandicelli, ragazzette e ragazzetti. 7936_7270_000109 dice che se dura così, prima che venga domani lei sarà morta. e allora, poiché l'altra, la piemontesa, è occupata altrove e ha mandato a dire che proprio gliene duole, ma questa notte non può venire, 7936_7270_000110 diplomata dalla r università di torino. roba da farsi la croce a due mani. signore iddio, una ragazza ancora senza mondo mettersi a una simile professione. 7936_7270_000111 non aveva voluto mai profittare di quell'ajuto inatteso e ritratte la testa e le zampe dentro la scaglia. se n'era per un gran pezzo, rimasta lì come pietra e poi pian piano, voltandosi, s'era rifatta all'orlo dello scalino, dando segni non dubbii di volerne discendere. 7936_7270_000112 il quale, per quanto indurito dal gelo dell'esperienza, non poteva non accoglierli, impedire che mettessero una pur debole radice e sorgessero pallidi, con timidità sconsolata nell'aria cupa e diaccia della sua sconfidenza. 7936_7270_000113 che un conto sono i misteri di dio e un altro conto l'opera della natura, se non che le sue manine esperte 7936_7270_000114 niente lasciamo fare a dio, signora mia, ringraziato sia sempre in cielo e in terra. se n'è fatta quasi una fissazione. 7936_7270_000115 eh, ma anche il diploma, donna, mimma. le risponde sospirando il farmacista col quale, passando, s'è lagnata del voltafaccia del medico. 7936_7270_000116 di carta. il cielo, il sole, una spera di porporina, come la stella del presepio, tutto il paesello con quel bel sole d'oro e quel bel cielo azzurro nuovo su le casette vecchie. 7936_7270_000117 e può bastare. no, che non può bastare la conoscenza. perché basti, bisogna che da implicita divenga esplicita, cioè venga fuori. 7936_7270_000118 qua, vincere l'avvilimento, soffocare l'onta e l'angoscia per ritornare al paese col suo bravo diploma e gridarlo in faccia a quella sfrontata che le sa anche lei adesso. le cose che dicono i professori. 7936_7270_000119 e come l'ha lei quest'ufficio nel mondo di comperare i bambini e di portarli. i bambini come la befana, i giocattoli. ma essi dunque che cosa? no, non sanno che pensare. 7936_7270_000120 l'ira l'indignazione. questa volta ruppero tutti i freni finora imposti dalla buona creanza e dalla poca confidenza. dreetta e i parenti gridarono all'inganno, anzi, peggio, all'impostura. 7936_7270_000121 ha saputo che voi non avete il diploma e, visto che qua non è chiamata da nessuno, capite ha fatto reclamo alla prefettura e voi non potete più esercitare o dovete andare a palermo davvero questa volta all'università per prendere il diploma, anche voi, come quella? 7936_7270_000122 così, signore miei, dovevate dire a codesta piemontesa, o se davvero vi piace di più ora la mammana civile che vi sappia spiegar tutto bene. 7936_7270_000123 per esortarla a far buon animo. cerca di farla sorridere via via, come si smarrirebbe a palermo: lei che non passa giorno, ci va tre e quattro volte. 7936_7270_000124 perché, se minimamente avesse approvato questa o quella scelta e se ne fosse compiaciuto, addio ogni cosa. e volle infine prevenirli che, se speravano ch'egli delle loro compere e dell'assetto della casa e di tutto quanto si dichiarasse contento. 7936_7270_000125 ma, ahimè, speranze e desiderii e illusioni gli rinascevano quasi a dispetto, irresistibilmente. erano i germi che la vita stessa gettava e che cadevano anche nel suo terreno. 7936_7270_000126 pajono fatte quelle mani per calcare nello stampo la cera di cui sono formati i bambini gesù che in ogni chiesa si portano su l'altare in un canestrino imbottito di raso celeste la notte di natale. 7936_7270_000127 e la sepsi e l'antisepsi, l'estremo cefalico, l'estremo pelvi-podalico. così vuole la legge. donna mimma piange, non se ne può consolare. 7936_7270_000128 cioè con un poveretto che da anni e anni stenta e s'industria in tutti i modi a tirar su e ad avviare, tra ripieghi e ripari, un piccolo espediente per migliorare d'un poco la propria condizione. 7936_7270_000129 questa qua ora, rispetta dio lo stesso e poi, per giunta, spiega tutto come dio l'ha voluta e disposta la croce della maternità. 7936_7270_000130 disgraziata, le vuol mostrare tutte a una a una, queste regole della scienza. tutti a uno a uno, li vuole applicare, questi precetti. 7936_7270_000131 il cappello. ma che stupidaggine di teste piccole di paese. viene di diritto e di conseguenza il cappello dopo due anni di studi all'università. tutte lì quelle che studiavano con lei lo portavano e anche lei, dunque per forza. 7936_7270_000132 con un cappellone grosso, così madonna santa, che pare una bertuccia di quelle che ballano sugli organetti. alla fiera tutta la gente è scasata a vederla. tutti i ragazzi di strada l'hanno accompagnata a casa, battendo i cocci, come dietro alla nonna di carnevale. 7936_7270_000133 ma non è solo per questo cappellaccio nero. come donna, mimma pensa che tutto il paesello le si è voltato contro. se non fosse per la stizza e il dispetto, potrebbe buttarlo via, donna mimma, il cappellaccio. ma 7936_7270_000134 padrone del mondo, lui che può ridere e andar sicuro, pratico ché c'è stato, lui, due anni militare qua a palermo, come dici. 7936_7270_000135 e come l'hai. derisa tu, prima col fazzoletto e lo scialle e la vecchia favola della lettiga, la farai deridere dagli altri, ora col cappellone e la scienza ostetrica appresa. 7936_7270_000136 come le sanno fare codeste forestieracce sbandite che nelle grandi città del continente hanno perduto il santo rossore della faccia? ed ecco che questo rimbambito di medico. 7936_7270_000137 tutt'al più poteva fingere di non accorgersene, o anche dire a se stesso che non era mica vero ch'egli sperava questo, desiderava quest'altro, o che si faceva la più piccola illusione che quella speranza o quel desiderio potessero mai ridursi a effetto. 7936_7270_000138 quando il professore la chiama a una lezione di prova, tutte le compagne la aspettano lì a quella prova, perché lì ella è adesso nel campo della sua lunga esperienza. 7936_7270_000139 le domanda: come farà venuta così tardi a raccapezzarsi nelle sue lezioni? egli ha già su attente, attente al posto. 7936_7270_000140 ma dico, dico: oh, vergine maria, per la cosa in sé, questo scandalo, una ragazzaccia. 7936_7270_000141 a palermo, dove, dove lei sa, ed essi piccoli non sanno, benché certo là, piccoli, piccoli ci sono stati anche loro, se ella è andata a comperarli là. 7936_7270_000142 prese moglie un bel giorno, lì per lì, come si beve un uovo, per non dar tempo al caso di mandargli tutto a gambe all'aria. veramente, egli guardava da un pezzo, al solito con la coda dell'occhio, quella signorina molesi che stava presso la biblioteca. 7936_7270_000143 e poco male se una guardatina di tanto in tanto scappa di traverso, maliziosa, o un sorrisetto scopre su le due guance codeste care fossette che zucchero. 7936_7270_000144 e che strepito fanno quei tacchetti insolenti sul lastricato della piazza. passo io, passo io. non è donna quella, una diavola è. non può essere creatura di dio quella come. 7936_7270_000145 venga fuori, così che si possa, a parte a parte veder chiara e in ogni parte distinguere, definire, quasi toccar con mano, ma con mano veggente, ecco. 7936_7270_000146 i bimbi la guardano allocchiti, le guardano quel fazzoletto bello di seta celeste, sempre nuovo, su i capelli ancora neri, lucidi, spartiti in due bande che su le tempie formano due treccioline, che passano su gli orecchi, dai cui lobi stirati dal peso. 7936_7270_000147 ah sì, se l'è levato, porta il manto e il fazzoletto celeste e che fa? che dice? ah, che i bambini li comperano a palermo con la lettiga. ah, traditora, ah infame. 7936_7270_000148 o altrimenti ogni conoscenza non sarà mai sapere. questione di nomi, di terminologia, no, il nome è la cosa. 7936_7270_000149 sorprenderlo a un tratto e frustrare in un attimo tutti i sottili accorgimenti. la lunga pena d'una speranza pian pianino, condotta quasi per un filo, sempre più tenue a ridursi a effetto. 7936_7270_000150 la nonna mammana, professore. la nonna mammana, il professor torresi calvo, un po panciuto, ma un bell'omone dall'aria di corazziere, or ora smontato da cavallo. 7936_7270_000151 la piemontesina, intanto, col fazzoletto di seta celeste in capo e il lungo scialle d'indiana stretto intorno alla svelta personcina, corre da una casa all'altra con gli occhi a terra, modesti. 7936_7270_000152 miracolo di donna mimma. no, è il mondo in cui donna mimma vive agli occhi dei piccoli e anche dei grandi, che ridiventano subito piccoli appena la vedono passare. piccoli per forza, perché nessuno può sentirsi grande davanti a donna mimma, nessuno. 7936_7270_000153 e i più grandicelli, ancora giovanette e giovanotti, e i loro papà e le loro mamme, tutti, tutti quelli che lei, in tanti anni, pur seppe portare alla luce senza precetti e senza regole, da vecchia mammana delle favole con la lettiga. 7936_7270_000154 donna mimma, le guarda con gli occhi lagrimosi, tentenna il capo. come può farsi quest'inganno pietoso, lei che sa bene com'è la vita? signora mia, due anni. 7936_7270_000155 fuori di qui, fuori di questa calca, facile andar via con un po di pazienza, piano, piano, ma poi dentro da ritrovarsi come prima in sé: sicura, tranquilla. questo sarà difficile. 7936_7270_000156 ma come il cappello? davvero il cappello sì, o che non ha preso il diploma all'università, come la piemontesa lei, dopo due anni di studii? e che studii. 7936_7270_000157 aveva pronto il denaro. ed eccolo lì: venti mila lire, risparmiate e raccolte in tanti anni e con tanti stenti. e la sorpresa che preparava a dreetta era questa: 7936_7270_000158 ha buttato via giacchetta e cappello, si pettina alla paesana e porta in capo, oh, il fazzoletto di seta celeste annodato, largo sotto il mento e un bellissimo scialle lungo d'indiana a pizzo e frangiato la piemontesa. 7936_7270_000159 e poi anche alle strette, ma almeno conoscere di che e perché si soffre. volere di dio, sì, certo, lo dice la santa scrittura. 7936_7270_000160 ahimè. la scienza che le strappò dal capo il bel fazzoletto di seta celeste e le impose invece codesto cappellaccio nero. la scienza appresa tardi e male. la scienza che le ha tolto la vista e le ha dato gli occhiali. la scienza che le ha imbrogliato tutta l'esperienza di trentacinque anni. 7936_7270_000161 volta la faccia, si ripara gli occhi con la mano appena la vede passare sculettando per la piazza a testa alta, le mani in tasca. la piuma bianca ritta al vento sul cappellino di velluto. 7936_7270_000162 contente che ormai a trattare con lei è proprio come se sapessero parlare in lingua anche loro e le avessero familiari tutte le finezze e le civiltà del continente. 7936_7270_000163 e allineate sul palchetto della credenza nella sala da pranzo. fabio che fai? e lui, ponendosi un dito su la bocca, ssss, zitta. 7936_7270_000164 ma voi vi stringete nelle spalle, signore mie, e fate intendere a donna mimma che ormai non sapete come comportarvi con l'altra, che già vi ha assistito una volta e bene, proprio bene, sì. 7936_7270_000165 ed ecco, per la prima volta, le scappa di bocca una parolaccia sconcia. no, non se lo leverà più lei, no, per sfida ora questo cappello qua, qua in capo. 7936_7270_000166 gli amici lo guardavano senza comprender bene che cosa si dovesse capire. ma non vedete, è caduto il ministero. soggiungeva il feroni e si capisce. 7936_7270_000167 gente assai, tanta, tanta, senza fine che le carrozze non possono passare. tutti i babbi, tutte le mamme, nonne, zie, vanno alla fiera dei morti, in piazza marina, a comperare i giocattoli per i loro piccini. 7936_7270_000168 io il diploma un'intera popolazione. ma come c'è bisogno di diploma di saper leggere e scrivere per queste cose? io so leggere appena e a palermo, io che non mi sono mai mossa di qua. 7936_7270_000169 se avrà il coraggio di parlare davanti a lei di lettighe d'avorio e di comperare i bambini. e or ora, senza neppur riposarsi un minuto, si vuol mettere in giro da tutte le signore del paese, così, così, col cappello in capo. sissignori, per vedere se anche loro avranno il coraggio. 7936_7270_000170 coi baffetti grigi ricciuti e un grosso neo peloso su una guancia. che amore se lo tira sempre facendo lezione quel neo, per non guastarsi i baffi volti studiosamente. 7936_7270_000171 poco a poco. non disperate, la conforta il professore alla fine della lezione. non disperate, a poco a poco le ripetono le compagne ora impietosite dal pianto. 7936_7270_000172 non nuova, no, ma noi qua c'eravate, voi sola, da tant'anni. vi conoscevamo, vi volevamo bene, avevamo tutta la fiducia in voi e abbiamo perciò lasciato correre. 7936_7270_000173 anche questo e quanti ne vedete tutti, io sono andata a comperarvi tutti io a palermo senza diploma, a che serve il diploma? 7936_7270_000174 viene a sapere poco dopo, che quella svergognata lì è andata a trovarlo a casa col fratello certo, per raccomandarsi. chi sa che moine gli avrà fatto. 7936_7270_000175 ecco qua, donna mimma, vedete un'altra carta anche a noi dalla prefettura. per voi sì, e non c'è nulla da fare. purtroppo vi s'interdice l'esercizio della professione, a me 7936_7270_000176 che si sono scordati di chi li ha accolti prima nel mondo, ajutando la mamma a metterli alla luce. musi di cane cazzarellini, ah figli. 7936_7270_000177 dicono che parla come un carabiniere, che tutte le parolacce le dice chiare, come se fosse una cosa naturale. è tanto compresa della mostruosità dello scandalo che non s'accorge dell'impaccio afflitto con cui la guardano le signore. 7936_7270_000178 per la quale gli pareva d'aver quasi acquistato un diritto, se non proprio all'aiuto, almeno alla commiserazione altrui. e l'esperienza era questa che, ad onta di tutte le sue diligenze, sempre 7936_7270_000179 e non può pensare, donna mimma, che il sogno de suoi viaggi misteriosi, quale essa lo rappresentava ai bimbi del suo paese, ora qua davanti alla fiera, diventa quasi una realtà. 7936_7270_000180 che, distornandolo sempre più dalle sue antiche, riposate meditazioni filosofiche, gli avevan fatto commettere più d'una vera e propria stranezza e leggerezze senza fine. 7936_7270_000181 tu, flavietta, che mi guardavi prima con codesti occhi d'amore, tu ninì mio. ma come non vi ricordate più di me, di donna, mimma, sono andata io, io a comperarvi a palermo coi denari di papà, io con la lettiga d'avorio. figlietti miei, venite qua. 7936_7270_000182 perché raccontata così è proprio come se fosse loro letta o che la leggessero loro da sé in un bel libro di fiabe di cui la fata eccola qua balzata viva, davanti a loro da poterla toccare. 7936_7270_000183 le trattava come se non avessero diritto di lagnarsi delle doglie e anche spesso, se s'andava per le lunghe, era capace di lasciarle per correre premurosa a dar pazienza a qualche signora. 7936_7270_000184 ma questo gesù si chiama così. la ragione di distinguerlo, però, di definirlo così, con quel nome, non la vede? 7936_7270_000185 insomma, fabio feroni s'era ormai fissato in ciò che egli chiamava lo scatto del saltamartino. e, così fissato, era caduto in preda, naturalmente, alle più stravaganti superstizioni. 7936_7270_000186 i maschietti, amore mio, costano sempre un pochino di più. lavorano poi i maschietti, e lavorando guadagnano assai come papà. 7936_7270_000187 tu, donna, partorirai con gran dolore. ma si manca forse di rispetto a dio studiando la sapienza delle sue disposizioni? l'ignoranza di donna, mimma poveretta si contentava del volere di dio e basta. 7936_7270_000188 spiegò che la sua menzogna, del resto, appariva tale un po anche per colpa loro, cioè delle troppe domande che gli avevano rivolte, quand'egli, sul principio, aveva dichiarato d'aver tutto pronto da tempo e di voler fare alla sposina una bella sorpresa. 7936_7270_000189 ah, che cosa, ah, dio, che cosa. che cosa? ha tutto il sangue alla testa. donna mimma piange di rabbia, si storce le mani ancora col cappellone in capo. pesta un piede, il cappellone le va di traverso. 7936_7270_000190 e allora egli l'aveva rimessa giù ed ecco, poco dopo, la tartaruga riprender l'eterna fatica di salir da sé. quel primo scalino, che bestia aveva esclamato il feroni la prima volta. 7936_7270_000191 il feroni, poi, aveva ragioni sue particolari di recarsi, a dispetto quella probità o prudenza che fosse della vecchia tartaruga, e per un po si compiaceva delle ridicole e disperate spinte ch'essa tirava nel vuoto, così riversa. 7936_7270_000192 come prima la aveva in sé intera e compatta. ora le si confonde, smarrita in tanti animi particolari, ciascuno dei quali ha un nome curioso, difficile, che ella non sa nemmeno pronunziare. 7936_7270_000193 e che per la prossima assistenza vi trovate già impegnate. e quanto all'avvenire, per non compromettervi, dite di sperare in dio, che basta ora questa croce, per voi d'aver altri figliuoli. 7936_7270_000194 la vera felicità raggiunta. non era possibile che non accadesse da un momento all'altro una disgrazia. e fabio feroni si mise a guardare attorno, e avanti e indietro, con rapidi sguardi obliqui, per scoprire e prevenir l'insidia del caso. l'insidia 7936_7270_000195 e alla fine, stanco di vederla soffrire, le soleva allungare un solennissimo calcio. mai, mai nessuno che avesse voluto dare a lui una mano in tutti i suoi sforzi per salire. 7936_7270_000196 e questo dado qui più grosso è la chiesa con la croce e le campane e quest'altro la fontana da metterci attorno questi alberetti che hanno la corona di trucioli verdi, verdi e un dischetto sotto per reggersi in piedi. 7936_7270_000197 sa, aveva pensato più volte il feroni. chi sa quali delizie s'immagina di trovare in quella saletta, se da tant'anni dura questa sua ostinazione. 7936_7270_000198 sa leggere, appena si smarrirà tra l'irta scienza di quei dotti professori, là a palermo, dove ella tante volte è andata con la poesia della sua lettiga bianca. 7936_7270_000199 il diploma? e che c'entra il diploma? ah sì, difatti per il diploma, ma via che non si sanno queste cose, due smorfiette, due carezzine e come la paglia pigliano fuoco gli ominacci. 7936_7270_000200 né era da dire che le sue cadute improvvise meritassero scarsa commiserazione per la modestia delle sue aspirazioni. prima di tutto, non sempre come in questi ultimi tempi erano state modeste le sue aspirazioni. 7936_7270_000201 e donna mimma si china a prendere tra quelle due manine che quasi non pajono, ma che pure hanno tanta forza, un bel bimbone della strada che s'è fermato davanti la farmacia e lo leva alto nel sole. 7936_7270_000202 se quella se l'è levato, lei se l'è messo e lo terrà. il diploma ce l'ha. a palermo c'è stata, s'è ammazzata due anni a studiare. ora si metterà a far lei, qua in paese, non più la comaretta, la mammanuccia. 7936_7270_000203 per acconciarsi, come loro, da poveretta con lo scialle e il fazzoletto in capo, che le sta un amore. invece, donna mimma, che col cappello, ma sì, correte, correte a vederla- è arrivata or ora da palermo col cappello. 7936_7270_000204 i capelli bianchi. ci ha fatto ecco qua, in due anni, che prima di partire per palermo li aveva ancora neri. studii che il signor dottore. adesso, se si vuol provare un poco a competere con lei. 7936_7270_000205 il sindaco dolente vorrebbe arrestar quell'impeto, un po lo lascia sfogare. di nuovo si prova ad arrestarlo. due anni passano presto. sì, è duro certo. 7936_7270_000206 speranze che avrebbe potuto avere e non aveva. illusioni che avrebbe potuto farsi e non si faceva, s'era messo a scoprire le più strambe relazioni di cause e d'effetti per ogni minimo che 7936_7270_000207 ma non capisce bene i cenni che il nipote le fa. o gesù mio. ma perché domandare a lei come una creaturina nelle mani di lui farà tutto quello che lui vorrà? 7936_7270_000208 perché, donna mimma, con quel suo cappellone di traverso e gli occhi ovati, rossi di pianto e di rabbia, vuole così conciata apparir loro come l'ombra del rimorso e in quegli occhi rossi di pianto e di rabbia? 7936_7270_000209 gesù, come dici. non sente nulla, non sa più buttare i piedi, si tiene stretta, accosto al nipote che l'accompagna, giovanotto, stendardo della casa. 7936_7270_000210 se lo levassero pure dal capo, perché fin d'ora, a ogni modo, se ne dichiarava scontento, scontentissimo. fosse per questo, fosse per la cordialità dei padroni di casa, buoni vecchi all'antica, marito e moglie con una figliuola nubile, dreetta, non s'affrettò più di comporsi il nido. 7936_7270_000211 ora alla locanda, domani alla scuola. alla scuola. quarantadue diavole, tutte con l'aria sfrontata di giovanotti in gonnella su per giù, come quella ragazzaccia piombata dal continente nel suo paesello. 7936_7270_000212 e se ne parte col cuore spezzato, tirandosi lo scialle nero sul fazzoletto celeste. novella donna, mimma. 7936_7270_000213 e su da capo così largo, un po più largo sotto, più aperto, così brava, ora a terra, modesti gli occhi, per via. 7936_7270_000214 e gli occhi sbarrati, gli andavano di continuo in qua e in là, con una mobilità e una lucentezza che incutevano paura, finché una notte ella non lo sorprese in camicia, con una candela in mano, che andava cercando l'insidia del caso entro le tazzine da caffè capovolte. 7936_7270_000215 signora mia, signora mia, un pianto, un pianto che spezza il cuore, presso ciascuna delle sue clienti da cui va a licenziarsi prima di partire, e in ogni casa si china con le piccole mani tremanti. 7936_7270_000216 il giovane farmacista sorride: va bene, donna, mimma, sì, voi l'esperienza, certo, ma e la guarda afflitto e impacciato, e neanche lui ha il coraggio di farle intravvedere la minaccia che le pende sul capo. 7936_7270_000217 discusse a lungo con lei sul viaggio di nozze a firenze, a venezia, ma quando fu sul punto partì per napoli, certo d'aver così gabbato il caso. 7936_7270_000218 donna, mimma ne conviene. dice di sì, col capo si asciuga gli occhi. se ne vorrebbe andare, il professore la obbliga a rimanere sedete lì e state a sentire. 7936_7270_000219 e donna mimma, scuote in aria le manine coi mezzi guanti di filo, come se si vedesse lingueggiar davanti le fiamme dell'inferno. nossignora, grazie, che caffè, signora mia acqua, un sorso d'acqua mi faccia portare. 7936_7270_000220 tra il tramestio di gente che le balza di qua di là, improvvisa nemica, e il fracasso che da ogni parte la investe, assordante di vetture che scappano, precipitose. 7936_7270_000221 io mi ci perdo alla mia età per quella smorfiosa lì che la voglio vedere con tutto il suo diploma vuole competere con me e che hanno da insegnare a me che li fascio e li sfascio tutti quanti i meglio. professori dopo trentacinque anni di professione. 7936_7270_000222 no, cara, tu hai obbligato donna mimma a studiare due anni a palermo, a mettersi là il cappello anche lei, per non esser derisa dalle fraschette sfrontate come te. 7936_7270_000223 quantunque spropositato, di due anni di studio all'università, rappresenta il tradimento che loro, signore, le hanno fatto. tradimento, sì. 7936_7270_000224 si può credere benissimo, perché agli occhi di tutti i bimbi, e anche dei grandi che vedendola passare si sentono pur essi diventare bimbi- a un tratto donna mimma reca un'aria con sé, per cui subito sopra e attorno a lei tutto diventa come finto. 7936_7270_000225 donna mimma piange. vorrebbe consolarsi un poco almeno coi bambini. e per farli accostare, si toglie dal capo lo spauracchio di quel cappellaccio nero, ma inutilmente non la riconoscono più i bambini. ma come dice donna mimma piangendo, 7936_7270_000226 perché s'aspettavano d'esser salutati con gioja e carezzati da lei dopo due anni d'assenza. donna mimma non ha occhi per loro. dice che vorrà vederla in faccia, quella lì. 7936_7270_000227 dopo questa spiegazione che lascia allocchita tutta la scolaresca, il professor torresi si rivolge a donna mimma, e comincia a interrogarla. 7936_7270_000228 vieni a vedere, vieni a vedere, gli diceva dreetta con tutte e due le mani. egli avrebbe voluto turarle la bocca. la gioja era troppa. quella era anzi la felicità. 7936_7270_000229 pensa con terrore: quando, di qui a tre giorni, il nipote ritornerà al paese dopo averle trovato alloggio e pensione, come resterà lei, qua, in mezzo a questa babilonia, sola, perduta? 7936_7270_000230 che non possono offendere perché la natura, dio mio, sarà brutta, ma è così. dio l'ha fatta così e meglio saperle come sono le cose, per regolarsi, guardarsi a un bisogno. 7936_7270_000231 sono tutta sconcertata. dice nelle case delle clienti da cui di tanto in tanto si reca a visita o a fare, com'ella dice, un'affacciata per sapere no. 7936_7270_000232 ma tuttavia, di quando in quando non può fare a meno di sorridere a qualche loro scappata, o piuttosto di concedere qualche risatina in premio all'adorazione di cui si sente circondato. 7936_7270_000233 niente, gliel'ho portato io di notte, con la lettiga bianca, alla sua mamma sant'anima, da palermo. sì, quanto lui, uh, migliaja, d'onze, migliaja. 7936_7270_000234 donna mimma s'acciglia a me per questa carta. la guardia si stringe nelle spalle. io non so, venite e saprete. donna mimma va e al municipio trova il sindaco, tutto imbarazzato. 7936_7270_000235 fabio feroni in fondo desiderava tutto ciò che avrebbe potuto far contenta la sposina, ma sapendo che se avesse manifestato e seguito quei desiderii il caso li avrebbe subito rovesciati, per prevenirlo manifestava e seguiva i desiderii contrarii e la sposina viveva infelice. 7936_7270_000236 passando in carrozza diretti alla locanda, il nipote le propone d'andare a veder la fiera in piazza marina. la fiera, che fiera. 7936_7270_000237 donna mimma, se le rimira pietosamente attraverso le lagrime, saprebbero più muoversi. ora queste manine come prima, sono come legate da tutte quelle nuove nozioni scientifiche. tremano le sue manine e non vedono più. 7936_7270_000238 pareva che lui solo capisse le cose più assurde e inverosimili, da che non sperando più, per così dire, direttamente, ma coltivando per passatempo speranze immaginarie. 7936_7270_000239 eccole qua. soggiunge poi subito mostrando le due manine coi mezzi guanti di filo. come non le ho diavoletto, gesù che domande. 7936_7270_000240 guarda il fagotto, c'è lei lì dentro e tutta vorrebbe esserci in quella roba sua, lì affagottata sotto il braccio del nipote, lei fatta di pezza e solo odore di panni, per non vedere e non sentire più nulla. 7936_7270_000241 ma poi sì, certo, quanto più dall'alto, tanto più dolorose le cadute. ma quella d'una formica da uno sterpo alto due palmi non vale agli effetti quella d'un uomo da un campanile. 7936_7270_000242 donna, mimma lo guarda sbigottita, crede che parli turco. costretta a rispondere, provoca in quelle quarantadue diavole così fragorose risate che il professor torresi vede in pericolo il suo prestigio di domatore. 7936_7270_000243 ma anche al bujo sicuro si fa pur notte, quando si cammina e cammina a giornate per tanta via, e poi, sempre di notte s'arriva al ritorno con quella lettiga e zitti, zitti, che nessuno veda, che nessuno senta. 7936_7270_000244 li bacia, parla con loro, gestisce tanto con gli occhi, con la bocca, con le guance, ma dallo scialle le mani non le cava mai per far loro una carezza. è strano. qualcuno più ardito le domanda: non le hai le mani? 7936_7270_000245 perché? ma perché il bambinello, comperato da poco, non può sentire nessun rumore, ché si spaventerebbe, e neppure può vedere, in principio, la luce del sole. comperato come comperato. 7936_7270_000246 ora ch'ella è ritornata col diploma di cangiarle la faccia per quella fruscola lì esce di casa, ma appena per via subito di nuovo la maraviglia, le risa della gente, i lazzi dei monellacci impertinenti e ingrati. 7936_7270_000247 pendono due massicci orecchini a lagrimoni. le guardano gli occhi un po ovati, dalle palpebre esili guarnite di lunghissime ciglia. 7936_7270_000248 scampanellii, i mille rumori della fiera e il pigia pigia della folla che, seguita, di continuo ad affluire nella piazza. lo stordimento le cresce e insieme la paura della grande città, ma anche perché è lei qui, ora, la bimba a cui l'incanto è fatto. 7936_7270_000249 coi denari di papà, tanti, tanti flavietta, ma sì flavietta, più di duecent'onze più più. 7936_7270_000250 e cercandosi con le dita nelle narici qualche peluzzo da tirare, dreetta piangeva. i parenti lo ingiuriavano: era bene, era bene che fosse così. per tutta la gioja ch'egli aveva or ora goduta a napoli, per tutto l'amore che gli riempiva l'anima, era bene che fosse così. 7936_7270_000251 ma sentono in sé vago un po del mistero che è in quella vecchietta, la quale è qua con loro, adesso, qua che la toccano, ma che se ne va poi così lontano a prenderli, i bambini, e dunque anche loro già. 7936_7270_000252 e siccome son tanti e tanti quei particolari donna, mimma ci si perde, non si raccapezza più. è una pietà vederla alle lezioni d'ostetricia pratica nella casa di maternità. 7936_7270_000253 la tabella. ah sì, ha fatto appendere la tabella col nome e la professione sul porticino di casa e si chiama elvira come? 7936_7270_000254 e poi quell'aria da cui si sentiva avvolta nel suo paesello, aria di favola che la seguiva per le vie e nelle case in cui entrava, che induceva tutti, grandi e piccoli, a rispettarla. 7936_7270_000255 bimbi, quel fazzoletto di seta celeste, la santa poesia della vostra nascita. ecco, ha preso il lutto, se ne va a palermo senza lettiga bianca, a studiar. 7936_7270_000256 che seguiva però da questa riflessione: che dicendo in questo senso bestia a un uomo, si viene a fare alle bestie una gravissima ingiuria, perché si viene a scambiare per stupidità quella che invece è probità in loro o prudenza istintiva. 7936_7270_000257 ma sì, perché si sa via che in continente usa così, usa cosà, e poi che è niente la soddisfazione di vedersi spiegare tutto punto per punto, come da un medico, coi termini precisi della scienza. 7936_7270_000258 lo scovo. ti giuro che questa volta lo scovo. non me la fa tutt'a un tratto. o fosse un topo, o un soffio d'aria, o uno scarafaggio sui piedi nudi, il fatto è che fabio feroni diede un urlo, un balzo, un salto da montone. 7936_7270_000259 il primo in vita, sua gesù la ferrovia, montagne, pianure che si movevano, giravano e scappavano, via con gli alberi, via con le case sparse e i paesi lontani. 7936_7270_000260 non può pensarlo non solo perché tra le grida squarciate dei venditori davanti alle baracche illuminate da lampioncini multicolori, tra i sibili dei fischietti, 7936_7270_000261 pare che abbiano da dirle qualche cosa e non ne trovino il coraggio. oggi il medico condotto s'è voltato di là vedendola passare. non l'ha vista, ma sì che l'ha vista. l'ha vista e s'è voltato perché? 7936_7270_000262 ma portarli, e tanti, tanti nelle case dei poveri. gli piange il cuore, ma è lei sola a esercitare da circa trentacinque anni quest'ufficio nel paesello. 7936_7270_000263 la trepidazione di fabio feroni divenne, in quei giorni, più che mai angosciosa. sudava freddo a tutte le espressioni di giubilo della sposina soddisfatta della compera di questo o di quel mobile. 7936_7270_000264 se invece si trattiene e si sforza di badare a ogni precetto e a ogni regola, ecco, è sgridata, perché si smarrisce e si confonde e non riesce più a far nulla a dovere con 7936_7270_000265 s'è tirato lo scialle nero sul fazzoletto. celeste donna, mimma e le sue manine stringono di sotto quello scialle nero sul volto per nascondere le lagrime. 7936_7270_000266 il professore ha dato a donna mimma gli occhiali della scienza, ma le ha fatto perdere irrimediabilmente la vista naturale. e che se ne farà domani, donna mimma degli occhiali, se non ci vede più? 7936_7270_000267 e lancia di tanto in tanto di traverso una guardatina maliziosa e un sorrisetto che le scopre su le due guance, le fossette dice con rammarico ch'è un vero peccato che donna mimma si sia ridotta così. 7936_7270_000268 quant'anni, cinquantasei, eh, picciottella per cominciare. già mammana da trentacinque anni e come fuori della legge. come gliel'hanno potuto permettere? ah sì, la pratica. 7936_7270_000269 ma il pover'uomo si guardò bene dall'esprimerli. si sentì felice anche lui e cominciò a tremarne così pieno di gioja- come fare a nasconderla- a dichiararsi scontento? 7936_7270_000270 tanto dreetta quanto i parenti rimasero storditi di questa improvvisa risoluzione di partire per napoli, quantunque già un poco avvezzi a simili repentini cambiamenti in lui sia d'umore sia di propositi. 7936_7270_000271 ma che sentire? non capisce nulla. credeva di saper tutto dopo trentacinque anni di professione e invece s'accorge di non saper nulla, proprio nulla. 7936_7270_000272 tanto mostrare, tanto applicare che a un certo punto bisogna mandare a precipizio per l'altra, per la piemontesa e anche per il medico. ora, se si vuol salvare questa povera mamma e la creaturina che rischiano di morire impedite, 7936_7270_000273 non avverte, in quello stupore, rotto da continui sgomenti, se non la violenza da cui dentro è tenuta e a cui via via si strappa per cacciarsi a forza in quello scompiglio d'inferno, dopo l'intronamento e la vertigine del viaggio in ferrovia. 7936_7270_000274 e pensa se non le convenga di lasciare la scuola e di ritornarsene al suo paesello. nel lungo esercizio della professione ha messo da parte un buon gruzzoletto. 7936_7270_000275 veder più chiaro, altro che veder più chiaro. non riesce a vedere più nulla. scomposta, sminuzzata l'idea della cosa. 7936_7270_000276 posto. egli ha già parlato a lungo silenzio, perdio al posto. ha già parlato a lungo del fenomeno della gestazione dall'inizio al parto. 7936_7270_000277 la professione dell'ostrè. no, te trètica. la professione dell'ostrètica, adesso c'è poca differenza con quella del dottore. gli stessi studii, quasi. 7936_7270_000278 questa fata bella che in lettiga sotto la luna ci va davvero, se davvero porta loro da palermo le sorelline nuove, i nuovi fratellini, la mirano, quasi la adorano, dicono: 7936_7270_000279 giacché ora sono in due nel paesello a far questo mestiere, via si può provare a chiamare donna mimma. eh, che donna mimma, e che è donna mimma. 7936_7270_000280 il professore gliela fa vedere, la costringe a vederla, ma allora quel particolare le si stacca ancora più dall'insieme, le s'impone come una cosa che stia a sé. 7936_7270_000281 punto per punto come si fanno e come si possono anche non fare i figliuoli. obbligate allora la piemontesa a rimettersi il cappello per non far deridere donna mimma che come un medico ha studiato e col cappello è ritornata. 7936_7270_000282 che quando viene a visita, capita sempre che la mamma non sta bene e pochi giorni dopo ecco spunta un altro fratellino o un'altra sorellina che è stata lei ad andarli a comperare lontano, lontano, a palermo, con la. 7936_7270_000283 d'averlo cioè spedito a firenze e a venezia, da un albergo all'altro, per guastargli le gioje della luna di miele. mentr'egli se le sarebbe godute quieto e riparato a napoli. 7936_7270_000284 perché mentire così, far vedere una casa apparecchiata di tutto punto, piena di tutti i comodi? perché, fabio feroni, che s'aspettava quello scoppio, attese paziente che le prime furie svaporassero, sorridendo contento di quel suo martirio. 7936_7270_000285 non perché tema per sé che le signore le abbiano a fare un torto per quella lì. figurarsi se può temere una tal cosa conoscendo che signore sono col timore di dio, con l'educazione del paese e il rispetto delle cose sante. neanche per sogno. 7936_7270_000286 va sul terrazzino. guarda, no, si sente lei guardata stranamente da tutte le stelle che sfavillano in cielo e se lo sente acuto nelle carni come un formicolio di brividi, tutto questo pungere di stelle. 7936_7270_000287 gesù. esclama allora, donna mimma, volgendo uno sguardo d'intelligenza alla mamma, come per dire: e che è diavolo questo bambino. 7936_7270_000288 oh sì, ora le cava fuori senza più ritegno a carezzar la testina bionda o bruna dei bimbi e lascia tra quei riccioli, insieme coi baci, cader le lagrime inconsolabilmente. 7936_7270_000289 natale sente donna, mimma. la santità del suo ufficio, quanta religione sia nell'atto della nascita e agli occhi dei bimbi lo copre con tutti i veli del pudore e anche parlandone coi grandi non adopera mai una parola che muova o diradi quei veli e ne parla con gli occhi bassi e il meno che può. 7936_7270_000290 per rimetter la canapuccia nel vasetto. via quel canarino. e alle proteste, al pianto di dreetta, egli, tutt'arruffato, ispido, come un gatto fustigato, per carità, s'era messo a gridare: ti prego, lasciami fare, lasciami fare. 7936_7270_000291 no, brutta donna mimma, non la vogliamo più. ma il guajo è che non la vogliono più ora neppur loro, le donne del popolo. perché, donna mimma, con esse roba di massa si sbrigava senza tante cerimonie. 7936_7270_000292 grida: pesta sulla cattedra per richiamarle al silenzio, alla disciplina. donna mimma piange quando nell'aula si rifà il silenzio. il professore, indignato, fa una strapazzata, come se non avesse riso anche lui. 7936_7270_000293 perché ha per le mani una poveretta e non la può lasciare proprio così tante volte. e dire poi una ragazza che non li ha mai provati finora questi dolori, che cosa sono? 7936_7270_000294 ma poi, riflettendoci meglio, s'era accorto d'aver detto bestia a una bestia, come si dice bestia a un uomo. infatti, le aveva detto bestia, non già perché in tanti e tanti anni di prova. 7936_7270_000295 perché dal ritorno di lei in paese, ella sperava un sollievo. ma sì, un sollievo, visto che questi benedetti papà siciliani troppi, troppi denari hanno da spendere in figliuoli e, notte e giorno, senza requie, la fanno viaggiare in lettiga. 7936_7270_000296 qua i bimbi non vogliono accostarsi, restano scontrosi, ostili, a guardarla da lontano, a guardarle quel cappellaccio nero su le ginocchia. 7936_7270_000297 con quelle sue chiesine, dai campaniletti tozzi e le viuzze e la piazza grande con la fontana in mezzo e in fondo la chiesa madre. appena ella vi passa, diventa subito tutt'intorno come un grosso giocattolo di befana. 7936_7270_000298 debbo andare a palermo. davvero, come per due anni, non la finisce più. donna mimma un torrente di lagrime irose, disperate, tra un precipizio di domande saltanti, balzanti. 7936_7270_000299 ha già parlato a lungo della legge della correlazione organica, ora parla dei diametri fetali. nella lezione scorsa ha trattato di quello fronte-occipitale e del biscromiale. tratterà oggi del diametro. 7936_7270_000300 la fiera dei morti si fa la croce. donna mimma, domani i morti. già arriva la sera del primo novembre a palermo, vigilia dei morti. lei che a palermo c'è sempre venuta per comperare la vita. 7936_7270_000301 la pallottolina del naso un po venata tra i fori larghi violacei delle nari, il mento un po aguzzo su cui s'arricciano metallici alcuni peluzzi. 7936_7270_000302 o forse, ma sì, in quella gabbia, lì del canarino, già una volta dreetta, era montata su un sediolino col rischio di cadere. 7936_7270_000303 c'è chi dice che s'è data al vino perché dopo queste scenate, ritornando a casa, donna, mimma piange, piange inconsolabilmente e questo, come si sa, è un certo effetto che il vino suol fare. 7936_7270_000304 ma a mano a mano che quella famosa conoscenza implicita di cui il professor torresi ha parlato le diviene esplicita donna, mimma. 7936_7270_000305 uno straccio per turare i buchi. lei non vuol fare da sostituta a quell'altra là, ma alla fine s'arrende alle preghiere. si pianta prima pian piano il cappello in capo. 7936_7270_000306 la guardano, le toccano pian piano, coi ditini curiosi, un po esitanti, lo scialle, la veste, ed è sì una vecchietta pulita che non pare diversa dalle altre. ma come può andare poi così lontano, lontano, con quella lettiga? 7936_7270_000307 si può credere benissimo che la sua personcina linda, ancora dritta e vivace, sebbene modestamente raccolta nel lungo manto nero frangiato, non projetti ombra su l'acciottolato di queste viuzze qua, né sul lastricato della piazza grande di là. 7936_7270_000308 sa che non è sempre lieto, che spesso anzi è così triste il suo ufficio d'accogliere nella vita tanti esserini che piangono appena vi traggono il primo respiro. può essere una festa il bimbo ch'ella porta in una casa di signori. anche per il bimbo sì, benché non sempre neanche lì. 7936_7270_000309 quell'impaccio ella soffre come d'una violenza orrenda che le sia fatta là dove più gelosamente è custodito per lei il senso della vita: soffre. soffre da non poterne più. 7936_7270_000310 e sono già trentacinque anni, trentacinque che tutti quanti siete qua, e pure voi, don sarino, vi ho portati, io, con la grazia di dio, figliuoli miei che n'ho fatti di viaggi a palermo, ecco, ecco, guardate qua. 7936_7270_000311 ma fingeva che fosse una scrollatina di spalle e rideva agro e annegava il dolore nella soddisfazione, sapor d'acqua di mare, di non aver punto sperato, punto desiderato, di non essersi illuso per nientissimo affatto. 7936_7270_000312 no, onze, già dicevo lire onze, madamina, più di mille, cara che mi corregge tò un bacio, le voglio fare cara e un altro cara. 7936_7270_000313 e tu ora qua te lo levi e ti metti il fazzoletto e lo scialle e ti metti a raccontare la favola della lettiga, per prendere il posto di quella che hai mandato via a studiare. 7936_7270_000314 solo per aver tempo di rubarle il posto. ecco perché levarle il pane di bocca mettendosi a far come lei, vestendosi come lei, dicendo le stesse cose che prima diceva lei, infame, assassina, impostora e traditora. 7936_7270_000315 non sperare più, non più illudersi, non desiderare più nulla, andare innanzi così in una totale remissione, abbandonato alla discrezione della sorte. l'unica sarebbe stata questa. lo capiva bene fabio feroni. 7936_7270_000316 ma sapete che pure papà l'ho comperato io, io, io quand'era piccolo, piccolo, certo, quando ancora non era niente. 7936_7270_000317 rimasero d'accordo coi padroni di casa che avrebbero sloggiato alla nascita del primo figliuolo. intanto, i primi mesi di matrimonio furono un fiume di pianto nascosto per dreetta la quale, volendo vivere a modo del marito, ancora non s'era accorta ch'egli diceva tutto il contrario di quello che desiderava. 7936_7270_000318 le signore mamme si sentono chiamar madame, riverisco madama a servirla madama e sono tutte contente, poverine con tanto di pancia. 7936_7270_000319 gonna corta gialla, giacchetto verde come un maschiotto, le mani in tasca, sorella ancora nubile d'un impiegato di dogana. 7936_7270_000320 l'aveva presa e delicatamente posata sul primo scalino, premiando così la vana ostinazione di tanti anni, ma aveva con maraviglia sperimentato che la tartaruga, o per paura o per diffidenza. 7936_7270_000321 e precisione sicura. ma non soltanto. tutti quei particolari e tutti quei precetti e tutte quelle regole la impacciano così. un'altra, e più grave nell'animo di lei, è la cagione di tutto quell'impaccio. 7936_7270_000322 ma che insegnare, no pro forma, per avere quel pezzo di carta, per non darla vinta a questa ragazzaccia, poi, accompagnandola fino alla soglia dell'uscio, battendole una mano dietro le spalle, come un buon figliuolo. 7936_7270_000323 poche duecent'onze per quest'occhi soli. vuoi che non lo sappia se t'ho comperata io e pure ninì? sì, certo, tutti vi ho comperati io ninì un pochino di più perché maschietto. 7936_7270_000324 e la gente? come si piglia da lei quet'impostura, da lei che prima andava dicendo ch'eran tutte sciocchezze e falsi pudori? 7936_7270_000325 e ride. ride ricacciandosi le mani sotto e tirandosi con esse lo scialle su, su fin sopra il naso per nascondere quelle risatine che dio liberi. oh, signore, le viene di farsi la croce, ma guarda che cose possono venire in mente a un bambino. 7936_7270_000326 e guardando la sua piccola dreetta già incinta, gli occhi gli s'invetravano di lagrime, lagrime di tenerezza e di riconoscenza negli ultimi mesi. la moglie, col fratello e la mamma, si diede attorno per metter su la casetta. 7936_7270_000327 oh, gesù lune che sono venti. trenta attorno è una piazza. che grandezza. ma per dove? 7936_7270_000328 a voi perché non avete il diploma. cara donna mimma, la legge, ma che legge esclama? donna mimma che non ha più una goccia di sangue nelle vene. legge nuova. 4998_7720_000000 sentite ora che ne seguí. quel poveretto rimase in prima, stranamente stupito del mio abbaglio. ci lavorò sú un pezzo con la fantasia durante il tragitto dalla stazione. 4998_7720_000001 inchinando lieve e pur con tanta grazia il capo, mi sorrise anche la sposina questa volta. da quel sorriso argomentai che tito le aveva certo parlato a lungo di me. 4998_7720_000002 non ti sei ingannato, quello che tu saluti sono io, proprio io, pitagora, che non ho mai lasciato roma, mai mai. 4998_7720_000003 qualcosa era saltata per aria e luca dàlli al cavallo, era arrivato a casa, che non tirava piú fiato. fratelli e sorelle gli erano accorsi intorno. nascondetemi, nascondetemi. 4998_7720_000004 e sorelle tutt'e sette, avevan lasciato il letto pian piano, spinti dal medesimo desiderio di vedere che effetto facesse il pranzo apparecchiato. e cosí eran convenuti a uno, a uno, in camicia, con una candela in mano, com'ombre nottambule. 4998_7720_000005 come se potesse giovare. a un certo punto parve che la gòmena lí per terra non si movesse piú. il marinajo la prese in mano, attese un tratto. 4998_7720_000006 ora tu vorresti forse ingannare anche me di la verità? sei d'accordo con lui? gli tieni mano. vuoi farmi sposare di nascosto? conducimi in via sardegna. già so la via, ci vado da me. 4998_7720_000007 gestivano come energumeni, or levandosi, or sedendosi e ingiuriandosi a vicenda. adesso, se don diego scostava un po il piatto dicendo, come a se stesso: non ne voglio piú, non ne voglio piú. 4998_7720_000008 sospirò il celèsia guardando dietro i vetri del balconcino. poco dopo, infatti, il cielo incavernò e fu per qualche momento una tetraggine attonita. 4998_7720_000009 e ogni volta, rimbalzando con lo schioppo alto in una mano, esclamava: fortuna che sono ballerino. 4998_7720_000010 toccate, toccate. gl'intimarono i fratelli borgianni, e don diego toccò pian piano, con un dito tremante, quelle braccia. 4998_7720_000011 la via per tornarsene in catorbia, donde era uscito da pochi mesi, voltò sdegnosamente le spalle e s'avviò di fretta per rincasare. 4998_7720_000012 pensa a tua moglie piuttosto che ne fa strazio da tanti anni pubblicamente. e bruno celèsia s'era morso a sangue una mano per non rispondere poiché sua moglie 4998_7720_000013 l'altra metà al vicinato, propose angelica e noi domandò: mauro, noi niente, io voglio la mia parte. 4998_7720_000014 non piango. no, rispose don diego che stava per recarsi all'occhio destro un gran fazzoletto di cotone a fiorami. nel venire mi s'è cacciato un bruscolo in quest'occhio. qua non piango. 4998_7720_000015 gettata in mezzo a una strada come un sacco d'immondizie che vivevano felici, maritalmente, quei due da tanti anni e rispettati e riveriti da tutto il paese. 4998_7720_000016 le poche case che si allineavano lí, addossate all'altipiano, vicinissime al mare, erano escluse dalla vista del paese disposto a semicerchio nell'altra insenatura della spiaggia. 4998_7720_000017 che una vera porcheria era farle certe cose e non come lui gliele scriveva sul registro. cosí, riflettendo su le sue sciagure, bruno celèsia si ridusse a casa. 4998_7720_000018 d'un momento commentava sotto tra la folla il celèsia: birbaccioni prima, birbaccioni dopo. tutta l'umanità puàh schifosa, viva, viva. 4998_7720_000019 come strillavano di felicità sul lastrico della piazza assolata nel mattino domenicale, le scarpe nuove dell'amico mio. 4998_7720_000020 perché con quegli occhi mi diceva che andava in cerca di se stesso per le vie di roma, in cerca di quell'altro sé libero e felice del buon tempo andato. 4998_7720_000021 con le dita irrequiete intanto si cacciava in bocca e mordicchiava i peli dei baffoni o la punta della ruvida barba crespa, a quando a quando, poi, rapidamente, si passava l'altra mano su la falda del farsetto lustro e inverdito. 4998_7720_000022 sei bello, borbottava fra sé bruno celèsia ammirandolo. ma cresci, caro, e vedrai che fior di canaglia diventerai anche tu, viva, viva. 4998_7720_000023 e tremava tutto come per brividi di febbre. ma se noi siamo qui per pochi giorni soltanto, gli disse: renzi il tempo di contrattare con due o tre signori per l'acquisto dei tuoi quadri, come s'era rimasti. ce ne torneremo subito a forlí. 4998_7720_000024 e fors'anche dai figli. se ne avesse avuti, chi sa quali dispiaceri, quali e quanti dolori. 4998_7720_000025 eppure, jeri, noi eravamo a forlí. vedi che non dico bugie. commosso, esasperato, quirino renzi scosse rabbiosamente la testa e strizzò gli occhi per frenar le lagrime. 4998_7720_000026 e lí era pace, una gran pace. quasi stupefatta dall'infinito spettacolo del mare, dovette affrettare gli ultimi passi, perché già la pioggia cominciava a cadere e infittiva. 4998_7720_000027 si faceva vento, vento, vento, quasi a smorzar le vampe della gioja e del pudore. la prima volta che si mostrava cosí per via, bambina alla gente, con a fianco dri, dri. 4998_7720_000028 no, calmati, per carità. ascoltami. sei focoso, lo so, ma io debbo impedirti di trarmi alla rovina una seconda volta. 4998_7720_000029 perché, in fama di jettatore e deriso anziché compianto per le sue domestiche sventure, non s'era mai gettato in imprese arrischiate. 4998_7720_000030 là nessuna risposta tra-ta. tra-tà sú per precauzione i cani del fucile e un grillo s'era messo a cantare. 4998_7720_000031 una sera, sospesi i lavori, nel tornarsene a cavallo, a un certo punto della via aveva veduto un'ombra allungarsi minacciosa su la ghiaia rischiarata dalla luna. qualcuno, senza dubbio, stava lí alla posta, incappucciato. 4998_7720_000032 e piú volte. durante il magnifico discorso che esaltava le virtù native della gente siciliana, ricordando gli atti eroici da essa compiuti, bruno celèsia s'era sentito correre per la schiena un brivido elettrico. 4998_7720_000033 anche di mauro se ne raccontavano di belle. un giorno, per esempio, a caccia cadde dalla vetta del monte delle forche. rimbalzò tre volte giú per tre ciglioni selvatici. 4998_7720_000034 e mi domandava se io lo scorgessi in qualche parte. poiché egli lo cercava con gli occhi miei, che fino a jeri lo avevano veduto, un'inquietudine angosciosa s'era impadronita di me. se, per disgrazia, pensavo ci avvenisse d'imbatterci in 4998_7720_000035 e fatti pochi passi, mi voltai di nuovo. non m'aveva fatto tanto piacere quella vispa, figurina tutt'accesa della piccola fidanzata, quanto l'aria di lui, dell'amico mio che non vedevo da circa tre anni. 4998_7720_000036 dopo aver risposto al mio saluto e si voltava anche a guardarmi ridendo ancora. avrei voluto ripigliar tito qualche giorno, da solo, a solo, per domandargli se la presente felicità non offrisse a lui, alla sposina e alla futura suocera. 4998_7720_000037 quel pezzo di promesso sposo esageratamente nuovo, pettinato, profumato e soddisfatto, rimettendosi in capo il cappello. 4998_7720_000038 ma come se sei qui con noi, tito mio, esclamai io, sorridendo con la speranza di richiamalo in sé. dici sul serio, non sai che io ho la specialità degli equivoci? ho scambiato per te un signore che ti somiglia. 4998_7720_000039 molla, molla, si gridò al marinajo che reggeva la gòmena piú viva, piú smaniosa. ora, nell'angoscia, si fece l'attesa d'un nuovo baleno. 4998_7720_000040 allora luca, di nuovo fermando il cavallo. chi è là? silenzio, solo il grillo a cantare. conto fino a tre, aveva gridato infine luca. 4998_7720_000041 destino, eh via sí destino. come non crederci che aveva fatto lui? 4998_7720_000042 dicevano tra loro poco dopo gli otto borgianni rassettati: tutto bene tranne il servito della frutta. 4998_7720_000043 il povero don diego si vide puntate sotto il naso otto braccia nerborute, buone da accoppare otto buoi. vedo, vedo. 4998_7720_000044 i vide fermo in mezzo alla piazza e chinò il capo con un sorriso impacciato. risposi con un altro sorriso e un vivace gesto della mano che voleva dire: i rallegro, mi rallegro. 4998_7720_000045 e queste qua, benché vecchie e faticate, esclamò rosario mostrando le sue. allora anche titta e mauro vollero mostrar le loro, tirando su le maniche della giacca e della camicia. 4998_7720_000046 ridere, t'assicuro. gli dico io tal e quale, proprio lui in persona. da tre mesi ci salutiamo e ci sorridiamo. siamo divenuti amiconi. ora sí, ora noto la differenza. 4998_7720_000047 fra sé e sé non poteva non riconoscere sinceramente ch'era una bella e degna festa. matricolato imbroglione quel sindaco, oh, ma oratore nato. 4998_7720_000048 come tu ogni giorno mi vedi e mi saluti, caro mio pitagora. ah, respiro, respiro. che peso m'hai levato dal petto. grazie, caro, grazie, grazie. sono felice, felice. 4998_7720_000049 santa la minore era piú alta di angelica, angelica di lisa la maggiore, tutt'e tre, del resto poppute e fiancute. 4998_7720_000050 per essere cosí il bersaglio di tutte le frecce: figlio, marito, cittadino malvisto e sfuggito da tutti. 4998_7720_000051 luca lo aveva scorto, per fortuna, o meglio, aveva scorto il cappuccio. gli era parso che il furfante se ne stesse accoccolato per ripararsi dalla luna che veniva lentamente sú dal colle a manca. 4998_7720_000052 si presentò dapprima un giovinetto bruno, vigoroso, dagli occhi arditi, bellissimo, che due volte s'era cacciato in una casa in fiamme per salvare una vecchia e un bambino. 4998_7720_000053 viva. terminata la premiazione, la folla cominciò a sparpagliarsi. bruno celèsia vagò ancora un pezzo, guardingo e sdegnoso, tra quel rimescolío di gente. 4998_7720_000054 la folla lo accolse entusiasticamente: viva sghembri, viva carluccio sghembri. qualcuno osservò che quei signori del municipio avrebbero fatto meglio a istituire un corpo di pompieri. 4998_7720_000055 prodigi dell'amore. e poi tutto ringiovanito negli occhi, specialmente nella persona così evidentemente carezzata da certe cure affettuose di cui non l'avrei mai stimato capace. 4998_7720_000056 lo riconoscerebbe senza dubbio. la somiglianza è cosí evidente e perfetta. e poi, con quelle scarpe che strillano a ogni passo, quell'animale fa voltare tutta la gente. 4998_7720_000057 torniamocene a casa, disse a un certo punto risolutamente a se stesso. perché questo paese di cani, se no, è capace di credere e di proclamare che la festa sarà guastata dalla pioggia? 4998_7720_000058 io, se non so neppure che stia per prender moglie. che vuoi che sappia io da forlí ciò che faccio qua, solo a roma, libero come un tempo. lo saprai tu che mi vedi tutti i giorni: andiamo, andiamo, conducimi, mi affido a te. 4998_7720_000059 come io, cioè fino al giorno avanti, avessi salutato tito, promesso sposo per le vie di roma. renzi, non ostante la costernazione per il cognato, non può tenersi di ridere. 4998_7720_000060 al lume tremolante delle lumiere riparate dai mantelli. largo, largo, lasciatela libera un lampo, eccolo, eccolo. si gridò di nuovo e subito le voci furono come ingojate dalla tenebra sopravvenuta piú fitta. 4998_7720_000061 lo rividi due o tre giorni dopo, quasi alla stess'ora, di nuovo insieme con la promessa sposa e la futura suocera. altro scambio di saluti accompagnati da sorrisi. 4998_7720_000062 se non rispondi fatti la croce. uno, l'ombra non s'era scomposta. due: 4998_7720_000063 perché, incontrandoli in seguito, non so piú quant'altre volte, sempre tutt'e tre insieme, quella vecchia marmotta sbruffava proprio a ridere senza neppur curarsi di nascondere la risata. 4998_7720_000064 dico la mia, dico la mia, dove la metto una lepre. i ho dato pure cinque tordi, per giunta ci avessi la lupa. mangerò questi soltanto. 4998_7720_000065 solo una breve spuma rabbiosa. ferveva un tratto a strisce sú per le creste. irte qua e là, vuol darci dentro bene. 4998_7720_000066 perché piange? domandò angelica dopo averlo osservato a lungo col volto atteggiato di nausea e di pietà: piange. fece luca, voltandosi, abbassandosi e guardando in faccia da vicino il minuscolo invitato. 4998_7720_000067 gli eran nati due bambini, uno dei quali dopo quattro mesi era accecato. questa disgrazia: l'impotenza di provvedere adeguatamente, con l'arte sua, ai bisogni della famiglia, le continue liti con la suocera e con la moglie sciocca ed egoista. 4998_7720_000068 voi, don diego, non bevete, domandò titta, grazie, prima del pasto. mai. si scusò l'ospite timidamente. 4998_7720_000069 a gli uomini, tigri, jene, lupi, serpi, scimmie o conigli. 4998_7720_000070 pur non di meno assistendo quel giorno, dalla piazza del municipio, alla solenne distribuzione delle onorificenze al valor civile bruno celèsia. 4998_7720_000071 mettetevi un po, una sola volta almeno ne panni miei, senza ridere. quel signore, nel vedersi guardato e additato a quel modo, si turbò, ma poi, accorgendosi di me, mi salutò al solito, tanto garbato, poverino. 4998_7720_000072 e mostrò a don diego, protese e con le pugna serrate, le erculee braccia, come se lui fosse solito di pigliare a cazzotti la terra per costringerla a rendere ogni anno piú del dovere. 4998_7720_000073 tanto piú l'animo sul punto mancava e tutti gridavano: ajuto. quanto loro usciva dalla gola, come se l'ajuto non dovesse partire da loro. al sarcastico richiamo del celèsia, qualcuno infine gridò tra la folla. 4998_7720_000074 lei sbaglia, signor mio, abbia pazienza. come può immaginarsi che io senza storie? senza storie, disse nicola, con fare sbrigativo, ma mi guardino un po, rispose don diego. 4998_7720_000075 nessuno. a prima giunta, fra le strette di mano, gli abbracci e i baci e le domande al fratello luca, la piú alta colonna della famiglia, badò a un omicello d'età incerta. 4998_7720_000076 parve a don diego che toccasse col capo il soffitto e che avesse in pugno una mannaja per giustiziarlo. metà a don diego gridò rosario, tagliando a mezzo l'enorme pasticcio che al poveretto era sembrato una mola d'arrotino. 4998_7720_000077 pareva intanto che il cielo lo facesse apposta. tenebra e fragore che toglievano il respiro tutti, per sottrarsi in qualche modo a quell'orrenda trepidazione. avrebbero voluto attendere alla gòmena che si svolgeva man mano da sé lí, come cosa viva. 4998_7720_000078 io. oh bella, come vuoi che lo sappia se non lo sai neanche tu? la risposta mi parve convincentissima e tale da tenerlo fermo e inchiodato lí. 4998_7720_000079 non si sarebbe sentito cosí solo adesso non avrebbe invidiato nessuno. ma dopo tutto forse meglio cosí. nessuna cosa gli era andata a verso mai nella vita. 4998_7720_000080 o non si voltò anche lui a guardarmi una seconda volta. che sia geloso, pensai incamminandomi a capo chino. 4998_7720_000081 gli otto giganti sorgevano in piedi coi coltelli da tavola in pugno e i due piú vicini, minacciandolo alla gola, urlavano: mangiate don minchione, per voi è stata fatta la spesa. 4998_7720_000082 pazzo. m'aspetto intanto che uno di questi giorni mi càpiti la visita della sposina abbandonata e della mancata suocera. le spedisco tutt'e due a forlí parola d'onore. chi sa che non si riconosceranno anche loro nella moglie e nella suocera del povero tito bindi? 4998_7720_000083 la notturna esclamò santa contemporaneamente, battendo le mani e trascinando la sorella a danzare, tutte e due in camicia. 4998_7720_000084 che dite rimbeccò mauro, se abbiamo cominciato appena adesso, eh loro va bene. osservò sorridendo don diego, hanno la capacità. dio li benedica. io dico per me: 4998_7720_000085 mazurka, mazurka. esclamò in quella angelica, udendo per fortuna i mandolini e la chitarra d'una serenata: giú per la via. 4998_7720_000086 dell'amore, dov'era stato in questi tre ultimi anni, qua a roma. prima abitava in casa di quirino renzi, suo cognato, ch'era poi il vero amico mio. infatti egli per me propriamente si chiamava piú il cognato di renzi. 4998_7720_000087 troppa roba, troppa, troppa. disse questi col piatto in mano. che troppa? esclamò: nicola, non cominciate. 4998_7720_000088 lo riduco io. a ragione, aspettate. prese con una mano il bicchiere, con l'altra il capo di don diego e, dicendo: lasciatevi servire, lo vuotò in bocca al poveretto, invano riluttante. 4998_7720_000089 era venuto in voga da alcuni giorni lo stupido scherzo d'attaccar dietro alla gente con uno spillo, un pezzetto di carta con un motto sconcio o con uno sgorbio sguajato. 4998_7720_000090 mare. cessato il rimbombo, i commenti ripresero come sperduti lontani. sí, sí, c'era, c'era un uomo sulla barca chiedeva ajuto, ajuto. 4998_7720_000091 scherzo, ah, scherzo dici. incalzò tito infuriandosi, stravolgendo gli occhi, agitando le pugna. 4998_7720_000092 i domandò costernato: ma mi somiglia dunque tanto veramente? ah, ora, no, gli risposi. ma se lo avesse veduto prima, tre anni fa, scapolo, qua a roma, lei in persona. 4998_7720_000093 basta, basta, disse rosario. chi sia l'ha detto adesso non se ne parli piú. pensiamo per oggi a divertirci. 4998_7720_000094 un vecchio marinajo recò di corsa un salvagente legato a una gòmena. altri intanto avevano spinto su la spiaggia una barchetta. bruno celèsia vi saltò dentro, nudo subito il mare, con un'ondata furiosa, si rapí la barchetta. 4998_7720_000095 si voleva finanche ch'egli avesse un giorno tenuto testa a una dozzina di briganti fra i piú sanguinarii e che li avesse uccisi tutti. 4998_7720_000096 tito bindi, quello lí come e chi avevo io, dunque, salutato per tre mesi lungo le vie di roma. eccolo là, tito. 4998_7720_000097 caro signore annunzi a quel tale bindi che è stato obbedito. non ho potuto piú dimenticarlo. m'è rimasto davanti come lo spettro del mio destino imminente. ho sconcluso il matrimonio e parto domani per. 4998_7720_000098 povero figliuolo e con due grosse lagrime che gli gocciolavano dagli occhi, chiari, ilari, parlanti. lo aveva scorto, me lo additava, lí, a due passi da noi, solo fermo su lo stesso marciapiede. 4998_7720_000099 diceva a ognuno, guardando le braccia e sorridendo con una meraviglia mista di costernazione: vedo, vedo. 4998_7720_000100 la metà. prego, insistette, don diego, non mi è possibile. io sono parco, parco e codesta è carne di porco. mangiate. gridò mauro, levandosi un'altra volta da sedere. 4998_7720_000101 poteva non darsi il caso, ma neanche a dirlo, renzi era entrato in un negozio a comperar non so che cosa. io e tito lo aspettavamo sulla via. 4998_7720_000102 ma pubblicamente no, con uno solo. non l'aveva uccisa perché sicurissimo che peggio della morte sarebbe stato per lei l'amante, il quale prima o poi l'avrebbe abbandonata. 4998_7720_000103 figurati. che impressione m'ha fatto rivederlo cosí ora, dopo averlo veduto jeri verso le quattro, felice e raggiante, con la sposina accanto. 4998_7720_000104 subito il celèsia, in un impeto d'ammirazione, gli buttò le braccia al collo e lo baciò in fronte, piangendo, esclamando: figlio di dio, ma no, tu, no, tu non devi andare qua a me, la barca vado io. 4998_7720_000105 son di pochissimo appetito. premise, don diego, per ogni buon fine. dove prenderà posto l'invitato? domandò sottovoce: titta alle sorelle. 4998_7720_000106 non si alteri. non si alteri, per carità, i proverò. e tra sé e sé, il povero don diego raccomandò l'anima a dio misericordioso. 4998_7720_000107 lui, io o tito? chi è il pazzo sú via. tito esorta, renzi il cognato. calmati, calmati, aspetta un po qua. 4998_7720_000108 delle mie famose distrazioni di mente. ed anche detto che quirino renzi, suo cognato mi chiama pitagora, perché non mangio fagiuoli. e spiegato anche perché. 4998_7720_000109 ma subito il tuono rimbombò tremendo e coprí gli urli della folla nella cresciuta oscurità, la tempesta convolse animi e cose piú spaventosamente di prima di tra la furia del vento e del mare. 4998_7720_000110 lo so, io che ci ho qua dentro, diceva aggrondato, ponendosi una mano sul ventre, un figliuolo. 4998_7720_000111 basterà, non basterà, si domandavano guardandosi negli occhi in cucina le tre sorelle santa lisa e angelica borgianni, impegnate da due giorni ad ammannire un pranzo da gran signori. 4998_7720_000112 la mia disdetta vuole che di tutto quello che io sento nessuno mai debba o voglia tener conto. renzi, com'ho detto, rideva e poco dopo, per distrarre il malato, gli volle raccontare questa bella avventura. 4998_7720_000113 ancora due volte imbarazzato dal silenzio sopravvenuto, stropicciandosi continuamente una manina con l'altra e tenendo gli occhi bassi. 4998_7720_000114 un'altra volta a caccia, scorse tre o quattro storni su la schiena d'alcuni buoi pascolanti su una costa cheto e chinato s'avvicina e appena a tiro bum una schioppettata. 4998_7720_000115 ma lo avevano scorto lí presso l'altra barchetta. l'ansia divenne angosciosa: lo salva, lo salva, e le donne singhiozzavano e gli uomini irrequieti, tremanti nell'angosciosa sospensione, imponevano silenzio. 4998_7720_000116 da bruno celèsia: no, non me ne piglio. si poteva lottare con quel bestione del mare e s'era ridotto povero in canna. 4998_7720_000117 diego, se dio liberi, mi metto a sternutire. son capace di farne cento di fila. tengo il mantello sempre con me e sospirò sí, poi sí, sí. 4998_7720_000118 luca sorse in favore della proposta di angelica al vicinato, al vicinato, don diego, pendeva da quella lite esterrefatto. 4998_7720_000119 bombardiamo. gli s'affacciavano alla mente quei poveri lampioncini variopinti, preparati per la luminaria e sogghignava. leggeva da circa un'ora quando gli parve di sentire, tra il fragorío incessante del mare, urli su la spiaggia. 4998_7720_000120 ne riportò tuttavia una frattura alla gamba destra e una leggera commozione cerebrale, lui che il cervello veramente non aveva avuto mai bene a segno. 4998_7720_000121 una pallida porchetta illaurata ripiena di maccheroni. in una teglia da mandare al forno. sette lepri scojati con contorno di tordi uccisi da mauro, due tacchini. 4998_7720_000122 perché? ma perché l'umanità è porca. ecco perché fatta tutta di figli di cane. ecco perché. 4998_7720_000123 e la sposina. mi lasciai scappare, disgraziatamente, senza avvertire che renzi per prudenza. poco fa, nel raccontargli l'equivoco, aveva tralasciato questo pericoloso particolare. 4998_7720_000124 avrei senza dubbio creduto che renzi, come tant'altre volte, volesse farsi beffe di me tra lo stordimento e la pena. gli confesso allora l'equivoco in cui ero caduto. 4998_7720_000125 perbacco e, rimettendomi il cappello, mi voltai a guardare la bella sposina tra il fidanzato e la vecchia madre dri. 4998_7720_000126 che crudeltà era quella neroni, neroni. ma non aveva piú forza neppure di scostare il piatto. posate bicchieri. 4998_7720_000127 ah. esclamarono rassicurati i colossi. don diego, dagli occhi si recò il fazzoletto al naso, lievemente, come per ricevervi di furto una gocciolina. 4998_7720_000128 tito, mi butta le braccia al collo e scoppia in un pianto dirotto. guardo renzi a bocca aperta, ma come erché i sento impazzire renzi allora m'accenna con una mano alla fronte e sospira chiudendo gli occhi. 4998_7720_000129 ma perché tito, poverino sfido, non si riconosce piú. io saluto ogni giorno invece tito qual era prima che partisse per forlí tre anni or sono. 4998_7720_000130 di cui il paese ancora difettava, e a far pompiere carluccio, che se l'era meritato, invece di dargli quella medaglia al valor civile della quale, in fin dei conti, non avrebbe saputo che farsi. 4998_7720_000131 dopo circa tre mesi di saluti e di sorrisi, confesso che nutrivo già per quella bambola di sposina un'antipatia irresistibile e qualcosa di peggio per la madre. 4998_7720_000132 vorrei saper piuttosto chi sia il buffone che ha messo in giro la storiella. gli farei vedere se è lecito ridere alle spalle di luca. 4998_7720_000133 sono io, infame traditore. mi gridò allora il povero pazzo con gli occhi lampeggianti e con un gesto di minaccia: vedi questo pover'uomo, io l'ho ingannato, ho sposato senza dirgliene nulla. 4998_7720_000134 ebbene, nulla. ho trovato soltanto un ferrajuolo col cappuccio per terra. certo, il ferito s'è trascinato in paese, lasciando il ferrajuolo lí bucherellato in piú parti. 4998_7720_000135 bottiglie gli turbinavano davanti agli occhi su la tavola e gli orecchi gli rombavano. le pàlpebre gli si chiudevano sole, mentre gli otto borgianni già ebbri urlavano. 4998_7720_000136 cristo ajutami. si lagnava piano tra sé. il pranzo non finiva mai. don diego avrebbe voluto piangere, rotolarsi per terra dalla disperazione, graffiarsi la faccia, sgangherarsi la bocca dalla rabbia. 4998_7720_000137 luca spara come un dio. deve averlo ferito mortalmente, a giudicare dal ferrajuolo. io non capisco due buchi grossi cosí nel cappuccio. dunque, in testa bell'e andato. 4998_7720_000138 bruno celèsia chiuse gli scuri, accese il lumetto a petrolio e andò a sedere alla vecchia scrivania per riprendere, secondo il solito suo, la lettura d'un grosso libraccio ove era narrata la storia della scoperta. 4998_7720_000139 a ogni nuovo scoppio di tuono si stringeva nelle spalle e stirava il collo. forza domineddio. bombardiamo gli 4998_7720_000140 tieni d'occhio queste valige. io vado con pitagora a ritirare il baule e, andando, mi narra sommariamente la storia miseranda del povero cognato che da circa due anni e mezzo aveva preso moglie a forlí. 4998_7720_000141 ma insomma, gridò quel poveretto, rivolto a me, vedendo la gente accorrere curiosa, stupita, tutt'intorno a noi. io ebbi appena il tempo di dire: lo compatisca. 4998_7720_000142 le tue scarpe strillano troppo, di che ti sei voltato ad altro mestiere che ti deve fruttar bene, e io te ne lodo, non ostante che cotesto nuovo mestiere t'abbia persuaso a prender moglie. 4998_7720_000143 a questo punto renzi accorse cacciandosi tra la ressa chiamando forte tito, tito che è accaduto? che? gli rispose il povero bindi: guardalo, eccolo là, vuole riprender moglie. 4998_7720_000144 balza dalla fratta in potere di tutti i diavoli. il boaro, fermo lí, gli grida: mauro, in guardia, se fai un altro passo ti mando a gambe all'aria. ma come, signor mauro, le mie bestie. 4998_7720_000145 gli altri allora seguirono l'esempio: lisa si buttò tra le braccia di titta, rosario s'appajò con nicola e mauro, rimasto solo, si mise anche lui a ballare con la lepre dalle orecchie svolazzanti, ridendo allegramente. 4998_7720_000146 rosario borgianni era famoso pe suoi giovanili furori di bestia feroce. si raccontavano di lui le piú temerarie avventure ai tempi nefandi del brigantaggio, naturalmente accresciute e abbellite dalla fantasia popolare. 4998_7720_000147 alcuni intanto s'affannavano a ripetere che sulla barca non c'era nessuno, che il mare se l'era strappata dalla spiaggia, di là dall'antemurale ov'era tirata a secco. 4998_7720_000148 luca aveva tirato contro quella colonnina scambiandola per un appostato. ora il pranzo, ecco, era lí pronto fin dalla vigilia, su la lunga tavola in mezzo alla stanza. 4998_7720_000149 ammirava i lampioncini variopinti preparati per la luminaria della sera e di tratto in tratto storceva la bocca se si mette lo scirocco, e alzava gli occhi al cielo minaccioso che a mano a mano s'infoscava di piú. 4998_7720_000150 salvo, salvo qua dentro la barca, tirate. respira ancora un trionfo. ma quando la folla poté riconoscere il naufrago, 4998_7720_000151 si tolga da le spalle codesto mantello, gli suggerí santa. no, no, per carità, me lo lascino. si schermí don diego. 4998_7720_000152 speriamo allora che fra tre anni, disse, io non debba ridurmi come lui: dopo tutto questo avevo sí o no il diritto di credere che tutto fosse finito? ebbene, nossignori, 4998_7720_000153 abitava all'estremità del paese, dalla parte di ponente, dove la spiaggia svoltava sotto l'altipiano marnoso per descrivere un'altra lunga lunata. 4998_7720_000154 proruppe mauro brandendo un'anca di lepre a cui dava a leva coi denti. codesta caccia l'ho fatta io. i sono rotte le gambe. per voi tre giorni di seguito. se non mangiate tutto, sarà un'offesa diretta a me personalmente. 4998_7720_000155 caro mio, seguitai a pensare: tu non fai piú, certamente il pittore dri dri dri. 4998_7720_000156 don diego, spaventato, chinò la testa sul piatto e si mise a mangiare zitto zitto mangiarono quel primo servito in silenzio, tutti, solo di tanto in tanto, appena l'invitato accennava di posar furtivamente la forchetta. 4998_7720_000157 guardate, oh, gli è uscito dagli occhi. osservò angelica. beffardamente venne in tavola la porchetta imbottita. rosario si levò in piedi, trinciò le parti, la piú grossa a don diego. 4998_7720_000158 perché al principale non piaceva la sua mano di scrittura e a lui veniva proprio in punta in punta alla lingua di rispondergli. 4998_7720_000159 dopo sedici giorni, alla fine s'era venuto a sapere che un contadino, lavorando in quei dintorni, si era servito per attaccapanni d'una pietra miliare lungo lo stradone. aveva incappucciato la colonnina col ferrajuolo e la sera se n'era tornato in paese dimenticandosene. 4998_7720_000160 bindi, ormai pare anche a me che siano tutti realmente una cosa sola, con soltanto quel bambino cieco in piú che qua, se dio vuole, non nascerà. se è vero che questo, signor lèvera, è partito, jeri per. 4998_7720_000161 giú, giú, fino in fondo. lo incitarono gli otto borgianni. non posso, grazie, non posso. mauro si levò da sedere. 4998_7720_000162 tra le quali la piú ragionevole mi sembrò questa: che tito stésse per contrarre un pessimo matrimonio e che renzi venisse a roma per tentare di mandarglielo a monte. 4998_7720_000163 si recò al balcone, schiuse uno scuro e, a prima giunta, un lampo che l'accecò. tremendo spettacolo. 4998_7720_000164 a mo d'ingiuria scherzosa, si può chiamar pitagora chi non mangi fagiuoli, ecc. ecc. cose che fanno tanto piacere. 4998_7720_000165 don diego non era piú di questa terra quando, tra le pàlpebre semichiuse, gli parve di scorgere su la tavola come una gran mola d'arrotino. fece allora un vano tentativo di levarsi di fuggire. 4998_7720_000166 quale sarebbe stato fra tre anni. e fino a prova contraria non posso in coscienza asserire che questo signor lèvera sia anche lui pazzo. 4998_7720_000167 forza, forza viene, evviva, evviva. e poco dopo bruno celèsia venne ad urtare con la barchetta contro la spiaggia. 4998_7720_000168 ma che colonnina esclamò questi indignato uomo in carne e ossa era là appostato. se alla schioppettata ho sentito un grido, io con questi orecchi, 4998_7720_000169 dio singhiozzò, balzando in piedi don diego, mezzo affogato, con gli occhi pieni di lagrime, oh dio. e s'asciugò il sudore della fronte tra le risa della tavolata. 4998_7720_000170 si sapeva soltanto che sarebbe arrivato il giorno appresso da comitini e che gli si doveva questo pranzo a titolo di ringraziamento per il ricetto prestato al fratello luca, l'appaltatore latitante da quindici giorni. 4998_7720_000171 e rivolgendosi al cognato: abbiamo fatto un brutto sogno, quirino mio, dammi, dammi un bacio. sento il gallo cantare di nuovo nel mio vecchio studio di roma. pitagora, qui presente, te lo dice: 4998_7720_000172 eppure, da quelle poche sicure che aveva tentate era sempre uscito col danno e le beffe. tanti s'erano arricchiti prendendo in appalto la manutenzione dell'antemurale del porto. 4998_7720_000173 esagerazione: quattro soltanto due nella sua stessa campagna e gli altri due lungo la via che da comitini discende ad aragona. 4998_7720_000174 e gli s'era accostato e lo contemplava estatico e lo accarezzava nelle braccia e nel petto, pian piano, sussurrandogli: come sei bello, come sei bello, questo è il nostro caro pitagora, vedi. 4998_7720_000175 per non farlo andar solo, fummo costretti ad accompagnarlo via facendo. gli dissi scusa, ma non ricordi che non ci stai piú in via sardegna. 4998_7720_000176 o, come pensai, ci ha qui il cognato e vuoi essere accolto da me alla stazione. feci su quel brutti guaj un mondo di supposizioni. 4998_7720_000177 ho ricevuto, l'altro jeri, dopo circa due mesi dall'incontro che ho narrato, una cartolina firmata ermanno lèvera dice cosí: 4998_7720_000178 fra le quali qualcuna poteva essere stata sorpresa dalla tempesta sul ritorno. eccola, eccola. si gridò a un tratto, da tutte le parti, a un ampio palpito repentino di livida luce. 4998_7720_000179 chi dice il contrario è mio nemico. qua qua, tu hai ragione, io sto qua sempre a roma, giovane libero, felice. 4998_7720_000180 schiribillo a tavola. gridò: mauro, lasciate fare a noi, crescerete, mangerete tanto che non vi sarà piú possibile uscire dalla porta. i caleremo imbracato e satollo da una finestra. 4998_7720_000181 voi mangerete. tagliò corto rosario. ecco la caccia di mauro: una lepre e cinque tordi, esclamò atterrito don diego. 4998_7720_000182 don diego approvò col capo, non perché si promettesse un divertimento poverino tra quegli otto giganti, ma per tr di mezzo ogni lite. non si sa mai. 4998_7720_000183 bruno celèsia temeva di fare a quelle bestie un'ingiuria che non si meritavano perché ciascuna conforme e obbediente alla propria natura. 4998_7720_000184 attendete a mangiare e fate l'obbligo vostro. noi dobbiamo disobbligarci, ma non faccio offesa. s'affrettò a scusarsi don diego. dico che io 4998_7720_000185 conoscendolo nemico di quegli intrattenimenti intimi e curiosissimi che ogni giovinotto suole avere con la propria immagine, per ore e ore, davanti a uno specchio prodigi. 4998_7720_000186 eran passati tre giorni in attesa angosciosa. non si sapeva nulla in paese né dai paesi vicini si aveva notizia d'alcun ferimento o caso di morte violenta. 4998_7720_000187 piano che la pettinatura non si guastasse. si voltò anche lui, l'amico mio, a guardarmi, o che 4998_7720_000188 ma che gli faccio io subito per rimediare a un cenno di renzi. ma che, caro tito, so bene che tu scherzi con quella. 4998_7720_000189 sardegna s'arrestò perplesso a questa mia osservazione. mi guardò un tratto accigliato, poi disse: e dove sto? questo tu puoi saperlo meglio di me. 4998_7720_000190 spettacolo. sí, sí, laggiù che era accaduto c'era gente, tanta gente che si riparava alla meglio dalle ondate che avventava, il mare furibondo. ecco sí, urlavano che era accaduto. prese il cappello e corse a vedere. 4998_7720_000191 di restar grati a don schiribillo del gran favore e delle cortesie usatemi durante il soggiorno in comitini. noi lo ringraziamo con tutto il cuore. disse allora rosario, tendendo una mano. 4998_7720_000192 e allora io, per prepotenza, mi prendo la mia, proruppe mauro, levandosi e stendendo la mano sul pasticcio. ma luca fu piú svelto: prese il pasticcio e, inseguito dalla famiglia, tra le grida, gli strappi, gli spintoni, andò a buttarlo da una finestra. 4998_7720_000193 a vedere. nell'orrendo tenebrore fragoroso, tremava qua e là su la spiaggia qualche lumino spaventato di lanterna riparata da un mantello, da uno scialle. 4998_7720_000194 applaudiva intanto con gli altri e si passava la mano su la falda del farsetto. a uno a uno si presentarono agli evviva della folla per ricevere la loro medaglia gli altri quattro eroi della giornata. 4998_7720_000195 e per chi ci prendete. si rinzelò. titta, accigliato. credete che noi invitiamo a tavola per un sol piatto e lí? 4998_7720_000196 l'inferno canaglia e un cratere di vulcano. avrebbe voluto avere per bocca parola d'onore il cratere dell'etna per vomitare addosso all'umanità tutto quel fuoco che gli ruggiva dentro. 4998_7720_000197 prego. in risposta non fu possibile cavare una parola di bocca alle tre sorelle deluse. si parlò dell'avvenimento per cui luca si era reso latitante. 4998_7720_000198 lèvera. ecco se io non lo avessi salutato, povero giovine, scambiandolo per quell'altro a quest'ora. chi sa, egli potrebbe essere un marito felice. 4998_7720_000199 mi rovini, vuoi ridurti come me? straccione e disperato, lascia quella ragazza, non ci scherzare. stupido, mascalzone senza esperienza. 4998_7720_000200 forse piú della nostra, in quanto, come la nostra, non si arresta mai, neppur di fronte alle piú inammissibili deduzioni. 4998_7720_000201 dio m'hanno legato alla seggiola gemette e si mise a piangere. non era vero, gli pareva cosí povero. don diego rosario si alzò quant'era lungo col trinciante in mano. 4998_7720_000202 fu un grido d'orrore ingojato dalla tenebra. bruno celèsia era sparito sul mare. 4998_7720_000203 eccomi a me una barca e facendosi largo, quasi rabbiosamente, si fece avanti, risoluto e pronto al nuovo cimento. carluccio sghembri. 4998_7720_000204 ci s'era messo, lui e a bòtte di mare, mezza scogliera appena appena costruita. volata via gli scogli, gettati dagli altri appaltatori, il mare sí se li era pigliati in santa pace come tozzi di pane. 4998_7720_000205 gli otto borgianni appena seduti a tavola, si riempirono di vino i grossi bicchieri da acqua per farci la croce. disse rosario solennemente e giú. 4998_7720_000206 al fiero richiamo, quei furibondi ristettero a un tratto, come per incanto, cercarono l'invitato dov'era, dove s'era cacciato. 4998_7720_000207 ecco, non basta, tante volte alla sorte perseguitare un pover'uomo fino a rendergli la vita impossibile, vuole anche apporre a ogni persecuzione come un suggello di scherno. 4998_7720_000208 mangiate, gli ripetevano i colossi fino all'ultimo boccone. e adesso proprio non mi è piú possibile mandar giú. 4998_7720_000209 tito notò quel nostro sorriso e, sospettando subito qualche intesa fra noi due, si rivolse minaccioso a colui non prender moglie imbecille. 4998_7720_000210 mangiando, i sudori cominciavano a colargli dalla fronte. alzava un po gli occhi, vedeva quegli otto demonii scappati dall'inferno. non finir mai d'imbottar. vino, vino, vino. 4998_7720_000211 seguí una rissa furibonda. fratelli e sorelle s'accapigliarono, strilli, pugni, schiaffi, sgraffi, seggiole rovesciate, bottiglie, bicchieri piatti in frantumi, il vino sparso su la tovaglia: un pandemonio. 4998_7720_000212 era già quasi sera. guardavo impaziente il negozio da cui renzi doveva uscire e ogni minuto d'attesa lí fermi mi sapeva un'ora quando a un tratto mi sento tirare per la giacca e vedo tito con la bocca aperta a un sorriso muto di beatitudine. 4998_7720_000213 non sapevo che i cosí, detti pazzi, posseggono anch'essi quella complicatissima macchinetta cavapensieri che si chiama logica, in perfetta funzione. 4998_7720_000214 finora la pazzia del cognato non gli s'era palesata in cosí disperate proporzioni. via via riprese tito, rivolgendosi a me. 4998_7720_000215 titta diceva di sí, mauro di no e faceva il conto: noi otto e con l'invitato nove, il servo e la serva undici. per grazia di dio, ognuno di noi mangia per quattro e e. 4998_7720_000216 tra rosario e lisa. propose mauro lisa si ribellò. noi tre donne ce ne staremo in disparte. don diego prese posto tra rosario e nicola. 4998_7720_000217 solo perché io oggi mi son fatto vedere in piazza, scorse da lontano quella mala zeppa di suo padre che tante amarezze gli aveva cagionate e che forse per la terza volta, cercava lí dentro le tasche del prossimo. 4998_7720_000218 il volto di tito s'abbujò a un tratto. i riafferrò questa volta per tutt'e due le braccia che hai detto come prendo moglie, e guardò sbigottito il cognato. 4998_7720_000219 è vero, pitagora, è vero. ogni giorno tu m'incontri qua a roma. e che faccio io a roma? dillo a quirino, faccio il pittore. 4998_7720_000220 ah, dio mio, in quale stato ridotto tito, tito, ma come tu balbetto. 4998_7720_000221 eh via per aprir l'appetito, gli suggerí nicola dandogli in mano il bicchiere. allora don diego lo accostò alle labbra per cortesia, e lo scoronò appena appena con un sorsellino cauto. 4998_7720_000222 la seconda esclamazione era per il sindaco, che ricordava in quel momento ciò che il popolo di palermo aveva saputo fare nelle storiche giornate del suo glorioso riscatto. 4998_7720_000223 e, andando di tratto in tratto, si voltava a guardarmi con una muta, supplichevole interrogazione negli occhi che mi passava il cuore. 4998_7720_000224 per carità. aveva trovato un posticino di scritturale in un banco, ma ci voleva tutta la sua pazienza per resistervi. 4998_7720_000225 mentre con l'altra mano si recava sotto il naso il fazzoletto, per paura qualche gocciolina non vi cadesse sopra, dio liberi a tavola. venne ad annunziare santa mollemente. 4998_7720_000226 se prendo moglie anche qui a roma, sono rovinato. rovinato. vedi come mi sono ridotto a forlí. caro pitagora, salvami, salvami, per carità, a ogni costo. bisogna impedirmelo subito. anche lí ho cominciato scherzando. 4998_7720_000227 salí in piedi su una seggiola, gridò con poderosa voce: vergogna: che spettacolo, abbiamo un invitato a tavola. 4998_7720_000228 e la fidanzata con l'anima tutta ridente nell'azzurro infantile degli occhietti irrequieti, nelle guance invermigliate, nei dentini lucenti sotto l'ombrellino sgargiante di seta rossa. 4998_7720_000229 vattene tu la tua medaglia. te la sei guadagnata, tocca a me, lasciatemi. vi dico: nuoto benissimo, vado io. la vita per me non ha piú prezzo, lasciatemi andare. 4998_7720_000230 mentre l'uomo falso l'uomo, e dunque sputi in faccia all'uomo e possibilmente calci in un altro posto. 4998_7720_000231 l'ombra lí ferma, impassibile, e silenzio, soltanto il grillo a cantare tre e una schioppettata. 4998_7720_000232 tito mi fu sopra, taci traditore. e mi diede uno spintone. poi si rivolse di nuovo a colui con tono dimesso, persuasivo. 4998_7720_000233 i fratelli lo avevano tolto di peso e portato per il momento giú in cantina. intanto mauro era uscito di casa per appurare se già in paese si buccinasse qualcosa intorno. 4998_7720_000234 il pittore e vendo. no, se mi vedi che rido vuol dire che vendo. ah, va benone. viva la gioventù, scapolo libero, felice. 4998_7720_000235 perché ferito, no, ammazzato tu chi uno, non so col fucile, nascondetemi. 4998_7720_000236 e non gioverà a nulla, rispose tito con un gesto disperato delle braccia. ce ne torneremo a forlí, e pitagora seguiterà pur sempre a vedermi qua a roma, come vuoi che sia, altrimenti. 4998_7720_000237 ma questa remissione a un certo punto fece uscir dai gangheri nicola. ma che mani di dio ci vogliono braccia d'uomini per la terra, queste qua guardate. 4998_7720_000238 poi gridò piangendo al colmo della gioja: ecco, tira, fa leva, fa leva. tutti allora si precipitarono ad afferrar la gòmena giubilanti esultanti. un altro lampo, eccolo. 4998_7720_000239 nessuno sapeva risolversi a parlare e quella perplessità diveniva di minuto in minuto piú penosa. abbiamo davvero l'obbligo, cominciò a dire finalmente luca. 4998_7720_000240 i quali non avevano un solo sguardo. per lui già tutto smarrito, cosí piccino che non arrivava neppure compreso il cappello a le spalle di lisa, la piú bassa tra le sorelle. 4998_7720_000241 gli avevano sconcertato il cervello. ora renzi lo conduceva a roma per farlo visitare dai medici e divagarlo un po, se non avessi visto con gli occhi miei tito ridotto in quello stato. 4998_7720_000242 omicidio? sí, cioè no, ma quasi ecco. luca borgianni aveva preso in appalto la costruzione dello stradone tra favara e naro. 4998_7720_000243 oh, delusione, quello lí l'invitato. e allora a saperlo avanti. 4998_7720_000244 io i spaventai, mi provai a sorridergli. che vuoi dire, caro tito? dico che hai ragione, ripeté egli senza lasciarmi con un brio di luce terribile negli occhi sempre piú sbarrati. 4998_7720_000245 protestò don diego con qualche energia. dopo aver finito la porzione, traendo un gran sospiro di sollievo, ho fatto, come suol dirsi, quanto carlo in francia. 4998_7720_000246 diglielo tu che gli nascerà un bambino cieco. diglielo che renzi a viva forza. se lo trascinò via poco dopo. io dovetti spiegare ogni cosa a quel signore. m'aspettavo che ne dovesse sorridere, ma non fu cosí. 4998_7720_000247 fece don diego, sorridendo umilmente: fate conto che la nostra casa sia vostra. aggiunse nicola, stringendo a sua volta la mano all'invitato e guardando gli altri fratelli, come per dire adesso a voi: io ho detto la mia. 4998_7720_000248 vivo qua, sempre a roma, quirino mio, anche standomene lí, sempre a roma, sempre a roma negli anni miei belli scapolo, libero, felice, come appunto m'ha visto pitagora jeri stesso, non è vero? 4998_7720_000249 e mauro, uno dopo l'altro, seguirono l'esempio e dissero la loro, avanzandosi d'un passo militarmente e stringendo, dopo il complimento, la mano a don diego, il quale non seppe allontanarsi da quel suo prego, prego. 4998_7720_000250 altri invece giuravano e spergiuravano di avervi scorto un uomo che gestiva cosí, cosí e rifacevano i gesti disperati. e altri riferivano che molte lance erano uscite quel giorno dal porto dirette ai bagni di san leone. 4998_7720_000251 e alla fine, afferrandomi per un braccio con tanto d'occhi sbarrati confitti nei miei, mi gridò pitagora, hai ragione. 4998_7720_000252 che bindi di casa sua era partito per forlí due anni prima che renzi lasciasse roma e non l'avevo piú riveduto. ora rièccolo a roma e fidanzato. 4998_7720_000253 è possibile. dove la metto? non vorranno mica che ci lasci la pelle. quale pelle domandò, rosario? non dovete lasciarci nulla. la lepre è scojata. 4998_7720_000254 ma le gambe all'improvviso mi si piegano, mi cascano le braccia. ho con me il povero tito. mi fa renzi, additandomi pietosamente il cognato. 4998_7720_000255 il mare era inquieto, torbido e gonfiava di punto in punto. sotto l'incombente minaccia del cielo gravido d'enormi nuvole nere, i marosi, intumidendo, cominciavano a cozzare gli uni negli altri e non riuscivano ancora a frangersi. 4998_7720_000256 e tre figliuoli avevano tanto carini, poveri, innocenti bastardelli. a lui, quella buona femmina non aveva saputo dargliene neanche uno legittimo. 4998_7720_000257 dicono che le ranocchie, pensava andando- usano di passar l'inverno nel fango dei fossati. mio padre peggio: nel fango della vita tutt'e quattro le stagioni. 4998_7720_000258 s'era impegnati fino gli occhi della testa per salvarlo. la prima volta ora non voleva piú vederlo neanche da lontano. quel nome sporcato che portava da lui gli bruciava la fronte come una bollatura di fuoco. 4998_7720_000259 una gran folla era accorsa laggiù, uomini e donne, i quali aspettavano, trepidanti, ansiosi, l'improvvisa luce d'un lampo, per intravedere sul mare una barca assaltata orribilmente dai flutti e dal vento. 4998_7720_000260 oppresso da un enorme copricapo che gli sprofondava fin su la nuca, sorretto ai lati, dagli orecchi ripiegati sotto il carico, il poverino pareva commosso dalle espansioni di affetto di quegli otto colossi. 4998_7720_000261 aspettate, vi presento don diego filínia, inteso schiribillo, disse alla fine luca sovvenendosi, e gli posò una mano su la spalla con aria di protezione, sorridendo. 4998_7720_000262 quel signore mi guardava e sorrideva, imbarazzato e timoroso. io, per tranquillarlo, gli sorrisi addolorato, non l'avessi mai fatto. 4998_7720_000263 sa tutto. può darsi a questo mondo anche certi miracoli, ma penso che se l'incontro con quell'altro poté su lui tanto da produrre un tale effetto, anch'egli dovette credere d'incontrar nel bindi se stesso. 4998_7720_000264 abbacchio trippa e cute affettate, piedi di bue in gelatina, un gran pesce salsito, un enorme pasticcio, poi un reggimento di fiaschi e frutta in quantità. basterà, non basterà. 4998_7720_000265 la seggiola, il mantello, sotto la tavola un pajo di scarpe. il disgraziato se l'era svignata a piedi scalzi per correre piú spedito. in fin dei conti è andato tutto bene. 4998_7720_000266 il giorno appresso, alle otto, ero alla stazione e ora giudicate voi se io non sono davvero perseguitato da un destino buffone. arriva il treno ed ecco, renzi al finestrino d'una vettura, mi precipito. 4998_7720_000267 ma proprio lui sai tito, tito che guarda, tito che parla, tito che sorride, tito che cammina, tito che mi riconosce e mi saluta, proprio lui, proprio lui. 4998_7720_000268 ajuto. tutti questa volta lo avevano veduto. e chi va? gridò bruno celèsia. gli eroi di quest'oggi dove sono? ma quanto piú ciascuno sentiva il bisogno di far qualcosa. 4998_7720_000269 povero facchino di porto che si rompeva la schiena tutto il giorno allo scarico o agli imbarchi, sotto le balle di carbone e i pani di zolfo. 4998_7720_000270 di tratto in tratto, una raffica strisciava rapidissima su la spiaggia e sollevava un turbine di rena. il primo tuono finalmente scoppiò, formidabile, e fu come il segnale della tempesta. 4998_7720_000271 l'ampio balcone marmoreo del palazzo municipale ove, col sindaco tutto in sudore, stavano placidi, coi ventaglini in mano, i consiglieri comunali e le loro signore e i maggiorenti del paese. 4998_7720_000272 gareggiavano coi fratelli per la statura colossale e per la forza erculea. famiglia borgianni: otto colonne soleva dir mauro, il minore dei fratelli e dell'intera famiglia. 4998_7720_000273 dove sono, dove sto, dove mi vedi, bastonami come un cane? se mi vedi scherzare con una donna, non si scherza con le donne. si comincia sempre cosí: pitagora, mio, e poi, e poi. 4998_7720_000274 ma del resto non l'ho svergognato soltanto io. il tuo bel nome aveva pure avuto il coraggio di buttargli in faccia il padre una volta. 4998_7720_000275 non dubitare, l'invitato non patirà, assicurava titta. questa conversazione avveniva su la mezzanotte, intorno alla tavola. fratelli e sorelle. 4998_7720_000276 finito fra strepitosi applausi il discorso del sindaco, a cui il celèsia infiammato non aveva saputo tenersi dal tributare anche i suoi, cominciò la premiazione. 4998_7720_000277 scoppiò di nuovo in pianto, coprendosi il volto con le mani invano. io e renzi cercammo di quietarlo, di consolarlo. no, no, ci rispondeva. 4998_7720_000278 nicola, armato fino ai denti, era partito per aggirarsi attorno al luogo designato dal fratello e cercar cosí di sapere di che di chi si fosse trattato. luca, finalmente, s'era potuto mettere in cammino. il giorno dopo all'alba: ecco nicola. 4998_7720_000279 schiribillo complessione. signore mie nomignolo, fece don diego, togliendosi dal capo il gran cappello e sorridendo con umiltà impacciata. 4998_7720_000280 chino n'avrebbe ragione. in fin dei conti è proprio carina perbacco, ma lui, lui non so, m'era sembrato anche piú alto di statura. 4998_7720_000281 tra titta e mauro. poco dopo s'accese il diverbio. mauro brandí una lepre e minacciò il fratello: vennero alle mani. 4998_7720_000282 rosario e titta avevano atteso impazienti che luca, lí in cantina, si fosse rimesso un po in forze per condurlo fuori in luogo piú sicuro. avevano già pensato al rifugio presso un loro compare di comitini, dove luca si sarebbe recato la notte stessa cavalcando alla porta del paese. 4998_7720_000283 attendendo la chiamata a tavola, rosario e nicola cominciarono a discorrere con l'invitato delle cose, della campagna, delle cattive annate e delle buone. don diego, con l'umiltà sua, si rimetteva costantemente nelle mani di dio. 4998_7720_000284 impacciata. tutti lo guardarono con occhi pieni di profonda commiserazione, cosí scoperto senza un capello sul cranio lucido, ovale, protuberante, e non trovarono una parola da dirgli. 4998_7720_000285 non s'era affatto riconosciuto nelle fattezze di tito, mentre questi sí subito in quelle di lui. sfido, erano le sue di tre anni fa. era lui stesso che finalmente s'incontrava qual era stato non piú di tre anni fa. 4998_7720_000286 io mi provai a fargli un cenno di nascosto, mentre con l'altra mano cercavo di trascinarmi via. tito, non ci fu verso. per fortuna colui aveva compreso il mio cenno e sorrideva. aveva però compreso soltanto che il mio compagno era pazzo. 4998_7720_000287 già due volte a lui una testa di cervo e una mano che faceva le corna porci. bravissimo. 4998_7720_000288 andiamo, conducimi subito dove tu mi suoli vedere. andiamo al mio studio in via sardegna. a quest'ora ci sarò. voglio sperare che a quest'ora non sarò dalla sposina. 4998_7720_000289 futura suocera alcun'altra cagione di riso e in questo caso compiangerlo, ma non mi venne mai fatto. desideravo inoltre da lui qualche notizia di renzi e della moglie, ma ecco un bel giorno arrivarmi da forlí questo telegramma. 4998_7720_000290 piacere m'accorsi che segnatamente alla suocera questa faccenda dei fagiuoli e di pitagora aveva dovuto fare una buffissima impressione. 4998_7720_000291 il pranzo pareva apparecchiato per trenta invitati, a dir poco. l'invitato invece era uno solo e neppure si sapeva chi fosse. 4998_7720_000292 rosario e nicola attendevano alla campagna. titta badava alla zolfara presso il borgo aragona. luca faceva l'appaltatore dei lavori pubblici di quasi tutto il circondario. mauro aveva la passione della caccia e faceva il cacciatore. 4998_7720_000293 bestie, e non sai, minchione, che dove vedo caccia sparo. ma anche su la schiena delle bestie, anche sul capo di gesú bambino, se scambio lo spirito santo per un piccione. 6807_7720_000000 ora hanno inventato il parafulmine, capisci, e non mi temono piú. si sono spiegati il fenomeno del vento, della pioggia e ogni altro fenomeno e non si rivolgono piú a me per ottenere in grazia qualche cosa. 6807_7720_000001 vedi, le dissi ora: ella ti perdona e tu puoi ripetere a me che l'hai uccisa tu. io sí, come hai detto poc'anzi, dalla finestra a lui zitta, non gridare, non ti fo nulla, andrai ora stesso via da questa casa. 6807_7720_000002 padroncino sentí cascarsi le braccia però il giorno dell'arrivo, allorché dalla carrozza vide scendere una donna di servizio che pareva una signora, alla quale il barone porse il figliuolo tutto avvolto in uno scialle, e nel veder poi scendere da un altro carrozzino il cuoco e un guàttero, 6807_7720_000003 bene, bene, discorriamo dunque. sí, il raccolto del grano, sí, è stato piuttosto abbondante e, se dio vuole, e maria santissima ci fa la grazia, mitigheremo con esso, in certo qual modo, la jattura. 6807_7720_000004 perché non c'è via di mezzo: o si è santi o si è matti con cura. tutt'e due ci sforzavamo di ridestare l'anima in mirina senza pertanto sciupar la freschezza della sua sconnessa e quasi violenta vitalità, senza mortificare per nulla quel suo minuscolo corpicino da bambola pieno di vivacissime grazie. 6807_7720_000005 e quel vecchio dio nel sogno. ecco che gli venne innanzi, curvo cadente, reggendo a fatica su le spalle la testa enormemente barbuta e chiomata del sagrestano della chiesa. gli sedette accanto e cominciò a sfogarsi con lui, come fanno i vecchietti seduti sul murello davanti ai gerontocomii. 6807_7720_000006 esclamava con intensa esasperazione, fermandosi di tanto in tanto e scotendo in aria le pugna. la poca e povera masserizia pareva in quella camera quasi smarrita su l'ampio e nudo pavimento di vecchi mattoni di valenza, qua e là rotti e sconnessi. 6807_7720_000007 pensare a me, questa la mia nuova divisa. ce n'è voluto per persuadermi a intestarne tutti gli atti di questa mia nuova vita? chiamiamola cosí, ma come dio vuole, non facendo nulla. 6807_7720_000008 sí, sí, vado, vado. disse umile e premuroso don ravanà. grazie, figliuolo mio, tu mi ridai la vita, entra, entra in camera. ritornò poco dopo, pallido e tremante, col cucchiajo in mano. 6807_7720_000009 il furto discreto, pacifico, giornaliero non è piú segno allora, d'avvedutezza, ma di stupidaggine e di povero cuore. e questo sarebbe appunto il caso di santi, bensai mio segretario e primo marito della mia cara marta. 6807_7720_000010 ma dalla loro unione era nato un bambino biondo, pallido e delicato come la madre, la quale fin dai primi giorni se n'era mostrata gelosissima, tanto che egli non aveva potuto mai toccarlo e nemmeno, quasi, guardarlo. 6807_7720_000011 poveretti che avevan bisogno del mio ajuto, e tanti e tanti altri inquilini avevo parimenti nel cuore. né si può dir che gambe e mani avessi tanto al servizio mio quanto a quello degli infelici che stavano in me e mi mandavano di qua e di là in continua briga per loro. 6807_7720_000012 aprí le braccia, sbarrò gli occhi, stupita, ferita nel cuore, quasi non sapendo credere che il padrone avesse potuto pensar di lei una tal cosa. che dice vossignoria balbettò- e non sa che per il signorino darei anche la vita di mio figlio? si coprí il volto con le mani e si mise a piangere. 6807_7720_000013 e con quella lettura di libri profani, non temeva d'offendere la casa del signore. secondo il suo modo di vedere, dio non poteva aversi a male delle cose belle create dai poeti per innocente delizia degli uomini. 6807_7720_000014 sporca, sporca, ripeté don ravanà, cacciandosela subito dentro, come se la voce del dottore gliel'avesse scottata. cosimino soffiò, questa volta col naso, un altro sbuffo. la bile gli ribolliva nello stomaco e teneva le pugna strette e le labbra serrate, ma alla fine proruppe. 6807_7720_000015 ma anche, nello stesso tempo, del dolore di lui. non ti par chiaro che cesseresti di farlo soffrire, perché il piacere ti sarebbe turbato e distrutto dalla coscienza dell'altrui dolore. tu agisci, dunque, mirina, senza l'intero sentimento della tua azione, della quale provi l'effetto soltanto in te medesima. 6807_7720_000016 udivo soltanto mia moglie, atterrita dall'incredibile audacia di colui lo spingeva ad andarsene. parlava anche lui, ma così basso e affrettatamente che non solo non riuscivo a intendere le sue parole, ma dal suono della voce non potevo ancora riconoscerlo. 6807_7720_000017 e che forse tutti, come me, quando mi accorsi che quell'ombra era proprio un uomo in carne e ossa, avrebbero ritenuto che fosse un ladro notturno e, come me, sarebbero corsi di soppiatto a prendere uno schioppo per intimorirlo anche sparando in aria. 6807_7720_000018 il barone. poco prima, standosi con la fronte appoggiata ai vetri del balcone, aveva veduto tanotto su lo spiazzo davanti la villa scherzare col cane e coi tacchini e aveva fatto quel cattivo pensiero. 6807_7720_000019 perché no? non ci si sta forse freschi piú che in un bosco, e in santa pace anche nei boschi, gli alberi, qui le colonne delle navate, lí all'ombra delle frondi, qui all'ombra del signore. eh, come si fa? ci vuol pazienza. 6807_7720_000020 felice, come se il mio alito li scaldasse e io li cibassi di me. penetravo anche nella vita delle piante e, man mano, dal sassolino, dal fil d'erba assorgevo, accogliendo e sentendo in me la vita d'ogni cosa, finché mi pareva di divenir quasi il mondo. che gli alberi fossero mie membra. 6807_7720_000021 per distrazione. ogni tanto ci ricasco, ma sono lampi che marta saggia moglie spegne subito in me con certe sue terribili paroline, per esempio l'altra sera: 6807_7720_000022 mio figlio non deve morire. gridò serrando le pugna e scotendole in aria. non deve morire. non voglio capisci, ma sí che lo capiva. bàrtola capiva che per il padrone il figlio, il figlio vero era quello lí. quest'altro tanotto era figlio di lei e basta. 6807_7720_000023 e allora egli s'era allontanato dalla città senza darne né conto né ragione a nessuno, per fare il comodo suo. se n'era andato lí, nella sua campagna nativa. s'era presa con sé bàrtola, la bella figlia d'un suo fattore, morto l'anno avanti. 6807_7720_000024 ma avevo promesso di riferire soltanto quello che feci. bene, passi questo breve saggio di pazzia. quanto sarebbe stato piú spiccio tirare una fucilata mah. 6807_7720_000025 lavorare è senza dubbio un buon consiglio, ma si fa cosí presto a darlo, i sovvenne che marta cercava una servetta. e si badi, qualifico pazzia quest'idea improvvisa, non tanto per la trepida gioja che mi suscitò e che riconobbi in prima benissimo, per averla altre volte provata tal quale, quand'ero matto. 6807_7720_000026 la sgriscia. andò a rintanarsi mogia mogia don ravanà, entrò in camera, si tolse la zimarra, restò con le brache scinte e un panciottone lungo, lungo e largo in maniche di camicia e si mise a passeggiare e a riflettere amaramente. 6807_7720_000027 un posto. aveva scoperto un posto che non sarebbe venuto in mente a nessuno e se ne beava tra sé e sé quando ci pensava, stropicciandosi le manine nervose. chi sui monti, chi in riva al mare, chi in campagna, lui nelle chiese di roma. 6807_7720_000028 quella mattina, entrando in chiesa, era rimasto meravigliato dell'aspetto del sagrestano, bel vecchio, enormemente barbuto e capelluto e orgoglioso di quel barbone lanoso e di quella chioma partita nel mezzo e ondulata su le spalle e nei. 6807_7720_000029 presso la finestra bassa della camera in cui mirina s'era ritirata a piangere, la sorella stava e s'agitava come un'ombra poteva essere negli occhi miei. 6807_7720_000030 povero santi, ma con la povertà i fumi della follia non m'erano per anche svaporati. non volevo esser di peso a nessuno de miei antichi beneficati e con garbo compassionevole mi portavo a spasso i miei cenci e la mia miseria, e intanto cercavo di procacciarmi un lavoro, qual si fosse. 6807_7720_000031 e questo significava che, se poniamo avevo fame e lo dicevo dentro di me, tanti e tanti mi ripetevano: dentro, per conto loro: ho fame, ho fame, ho fame, a cui bisognava provvedere. e sempre mi restava il rammarico di non potere per tutti. 6807_7720_000032 e un sussurrío si propagò per un momento nella chiesa di protesta contro il povero cosimino che diventò di bragia. tremando tutto dalla rabbia e dalla vergogna, non sapeva piú dove posare le ampolline della bile e 6807_7720_000033 l'ho punita, sai, sta a piangere in cucina. dici bene, figliuolo mio, tutto per causa sua. sentisti, jeri, l'ordinazione che le diedi al mercato. 6807_7720_000034 cosí e per un matto via. non c'è male. il male era che non comprendevo che altro è ragionare, altro è vivere. e la metà o quasi di quei disgraziati che si tengon chiusi negli ospizii non sono forse gente che voleva vivere? secondo: comunemente: in astratto si ragiona. 6807_7720_000035 aveva bisogno di lui come freno, don ravanà aveva bisogno del rimorso che gli cagionava il vederlo soffrire lí, sotto i suoi occhi, ingiustamente, per trionfare in seguito della sua carne vile. 6807_7720_000036 non potevo dir, io, nella mia coscienza, che subito un'eco non mi ripetesse: io, io, io, da parte di tanti altri, come se avessi dentro un passerajo. 6807_7720_000037 intanto io penso e dico: quella ragazza, se non è già perduta, certo sarà tra breve sí, ma che deve importarmene? io ora sono divenuto savio e a queste cose non debbo piú pensare, né punto, né poco. 6807_7720_000038 il povero santi a cui devo, se ora non son ridotto all'elemosina, conosceva la mia ricchezza e stimava saggiamente ch'essa avrebbe potuto servire con larghezza per me e per quanti, come lui, si fossero contentati di raschiarla discretamente, comodamente, senza cagionar danni troppo evidenti. 6807_7720_000039 i due ragazzi si guardarono e si sorrisero. poi tanotto, con gli occhi ancora lacrimosi e il testoncino basso, si cacciò una mano in tasca, ne trasse alcune conchiglie che aveva raccolto su la poggiata e le porse domandando con un singulto eco del pianto recente: le vuoi, se non ti fanno male? 6807_7720_000040 io stavo zitto e ascoltavo marta, che fin d'allora cominciò a darmi scuola di saggezza. ella difendeva contro il marito i miei carnefici. siamo giusti, diceva. con qual diritto possiamo pretendere che gli altri si curino di noi, quando noi continuamente dimostriamo di non aver nessuna cura di noi stessi? 6807_7720_000041 prima di partire, stabilí con la moglie che il figliuolo d'ora innanzi sarebbe stato con lui in campagna nei mesi grandi, com'egli a modo dei contadini chiamava il tempo che corre dal marzo al settembre, e l'inverno i mesi piccoli, con lei in città. 6807_7720_000042 io lesso brodo e latte. purtroppo è la prescrizione del medico. sí, non debbo mangiar altro. cosimino, ha ragione, pss. 6807_7720_000043 il barone mauro ragona sapeva che la moglie seguitava a star male e che anche il figlio ora s'era gravemente ammalato della moglie, non gl'importava. matrimonio sbagliato, contratto per sciocca ambizione giovanile. 6807_7720_000044 e allora che quel tartaro, come dicono loro, sí emètico figliuolo, confermò placidamente il dottor nicastro, porgendo la ricetta a don ravanà e rimettendosi in tasca occhiali e taccuino. si applicata juvant, continuata sanant non. 6807_7720_000045 e un po piú magro, s'intende, ma pur con questi occhi che mi sono rimasti da allora spauriti nella faccia, cosí tutta scritta dagli atteggiamenti che prendeva per le croniche pietà da cui ero afflitto. 6807_7720_000046 subito. ah, a ogni scalino, ah, ah, la sgriscia intese quel lamento per le scale e corse ad aprire a don ravanà, sta male. 6807_7720_000047 dove? dove? chiedeva lei angosciosamente: dove tu vuoi non temere, e se vuoi esser punita, sarà punizione, e se puoi ancora godere, godrai liberamente. 6807_7720_000048 ma ci rientravo non per veder me, ma per veder gli altri in me com'essi si vedevano, per sentirli in me com'essi in loro si sentivano e volerli com'essi si volevano. 6807_7720_000049 ora si pentiva d'averlo cosí crudamente manifestato. ma invece di mostrare il suo pentimento a bàrtola si stizzí del pianto che le aveva ingiustamente cagionato. 6807_7720_000050 sentono l'impaccio delle cose nuove che tutti quegli occhi veggono e suppongono in loro e non sanno né possono fermarsi a far l'elemosina al povero. sento, poco dopo, difatti, qualcuno che mi corre dietro gridando: 6807_7720_000051 il padrone dove, quando gli domandò bàrtola sorpresa. or ora m'ha chiamato dal balcone. gli rispose tanotto, acceso di rabbia e piangente piú per l'ingiustizia che per il dolore. 6807_7720_000052 dal mercato del pesce accorse quella mattina il terzo figliuolo, tutto trafelato: la sgriscia papà, la sgriscia, la sgriscia e cosimino, via di volo sorprese la vecchia che stava a contrattare con un pescivendolo per una manciata di gamberi. 6807_7720_000053 il barone propose di fare uscire per la prima volta il figliuolo all'aperto e di fargli fare due passi per il viale bàrtola. fu felice di portarlo in braccio giú per la scala. non pesa niente, una piuma, una piuma. diceva e lo baciava sul petto amorosamente come una schiava. 6807_7720_000054 gli lanciava qualche lazzo: guarda, oh, due barbette, una davanti e l'altra dietro, ma il cappello in capo d'estate, il signor aurelio non lo poteva sopportare. 6807_7720_000055 dov'è mio figlio? eh, maluccio. sospirò il marchese disinvolto, portandosi le mani alle punte dei baffetti incerati. maluccio, caro barone, venite, venite. 6807_7720_000056 e mi sentii stordito in mezzo a un silenzio nuovo, inatteso, con l'impressione vaga che qualcosa fosse venuta a mancare tutt'intorno alla terra. ah sí, ecco il vento. il vento era abbattuto, gli alberi erano immobili nell'umida, squallida luce di. 6807_7720_000057 ha dato lui l'esempio e gli altri lo hanno seguito. per me il signor bandini è stato il piú gran ladro di se stesso. e dunque in prigione, le domandavo io sorridendo: in prigione no, ma in qualche altro ospizio sí. 6807_7720_000058 giovanile, figlio d'un contadino arricchito, il quale, sotto il passato governo delle due sicilie, s'era comprata col feudo. la baronía aveva sposato la figlia del marchese nigrelli fin da bambina, educata a firenze e che, a suo dire, non comprendeva piú il dialetto siciliano: pallida, bionda e delicata come un fiore di serra. 6807_7720_000059 e non ne segue che tutti coloro che pensano soltanto a sé e fanno in modo di non aver mai bisogno d'alcuno per questo soltanto dimostrano di pensare anche agli altri. che farà lei adesso ha bisogno degli altri ora e crede che sarà per tutti un beneficio il dover mostrarsi grati? 6807_7720_000060 siamo qua, caro il mio hieronymus. peccato che non sia piú permesso farsi seppellire in chiesa. i farei scavare una bella nicchietta nel pilastro di fronte e tu di là, io di qua, tutti e due affacciati, sentiresti che belle conversazioncine. 6807_7720_000061 bene, vieni sú, voglio vedere, riprese la madre, conducendolo con sé tanotto. entrò stropicciandosi gli occhi lagrimosi. il barone gli era venuto incontro nella saletta d'ingresso col figliuolo perché piangi tanotto. 6807_7720_000062 l'ho picchiato. io poverino rispose: bàrtola, non sapevo che lo avesse chiamato vossignoria. povero tanotto, fece il barone, chinandosi a carezzargli i capelli fitti, crespi, nerissimi ch'erano tali e quali i suoi, sú sú. basta, ora vedete di giocare un po insieme, bonini, eh. 6807_7720_000063 sana. udii subito dopo le persiane raccostarsi con violenza, come se il vento avesse ajutato le mani di lei. udii che egli si allontanava e io non mi mossi dalla positura in cui m'ero messo. 6807_7720_000064 se non che io, quando scoprii che genere di ladro fosse colui, non gli sparai, né sparai in aria appostato. lí chino all'angolo della cascina, vicinissimo alla prima finestra, donde essi parlavano tra loro in preda a continui brividi taglienti come rasojate alla schiena. mi sforzavo di udire ciò che dicevano. 6807_7720_000065 ah, mamma mia, padre ravanà comincia a muoversi. credo che ci siamo sgriscia, sgriscia. gridava allora don ravanà, impallidendo anche lui e guardando fiso cosimino, per promuovere anche in sé, con quella vista, gli effetti del medicinale. 6807_7720_000066 il pescivendolo. allora prese le parti della cliente che sbraitava. accorse gente da tutto il mercato a trattenere i due rissanti che già venivano alle mani. cosimino urlava furibondo. 6807_7720_000067 come un lanternino. un lanternino ch'egli, andando cosí curvo, riparava alla meglio, con trepida cura, dal gelido soffio degli ultimi disinganni. errava come sperduto in mezzo al rimescolío della vita e nessuno piú si curava di lui. 6807_7720_000068 la roba del signor fausto era roba di tutti e ciascuno se l'è presa, non è tanto ladro il ladro. quanto- scusi, signor bandini, quanto è imbecille chi si lascia rubare. 6807_7720_000069 parliamo d'altro. sai, domani, se il tempo lo permette e mi sento meglio, debbo andare in campagna. vieni anche tu e porta con te i tuoi figliuoli, tua moglie, a prendere una boccata d'aria senza darvi pensiero di nulla. mal'annata, cosimino mio. però dio ci castiga dei tanti nostri peccati. 6807_7720_000070 bravo figliuolo cosimino. eh, bisogna compatire questo caro cosimino, lo fa per il mio bene. sí, sí, largo figliuoli, largo. tanta bella grazia di dio, qua e io. 6807_7720_000071 quell'ordine del padrone era sembrato a bàrtola giustissimo. certo, venendo lí il signorino, ella non poteva rimanere nella villa, ma il padrone, senza pensare a nulla di male, doveva farle una grazia. 6807_7720_000072 ormai sono passati tanti anni, commuovermi ancora di questa mia vecchia sciagura temo che non sia degno di un uomo savio, tanto piú che pare, anzi è certo, mi diportai malissimo. 6807_7720_000073 potevano rubare con garbo, comodamente e con prudenza e avvedutezza e crearsi un'onorevole e rispettabilissima posizione. invece, proprio senz'alcun bisogno, s'affollarono a rubare e rubarono male, naturalmente. 6807_7720_000074 avevano capito presto l'uno e l'altra che la loro convivenza era impossibile. ella piangeva sempre senza ragione, credeva lui. dal canto suo, egli s'annojava e in risposta a quelle lagrime sbuffava. 6807_7720_000075 don ravanà chiuse gli occhi, trafitto, e trasse un lungo sospiro. parlava bene? sí, cosimino, era senza dubbio una barbarie dare a prendere a lui ogni volta il tartaro emètico ordinato dal dottor nicastro. 6807_7720_000076 alzo il bastone, cosí quella si tira da un canto, levando istintivamente il braccio a riparo della testa, e di sotto il gomito mi geme anche due centesimi. 6807_7720_000077 che fa piange. adesso gli disse cosimino, via via lagrime di coccodrillo. no, gemette con sincera afflizione don ravanà. va bene, va bene, si butti sul letto allora e stia a guardare. mi prendo la prima cucchiajata. 6807_7720_000078 ebbene, mentre sudavo, dio sa come dio sa, quanto a mandar giú quella stoppaccia che il medico mi prescrive, me la vedo entrare, sai, tutta maliziosa, nella saletta da pranzo, nell'atto di riparare con una mano un bel piatto di. 6807_7720_000079 sarebbero state busse, certo, se la madre lo sorprendeva, lí col nasetto all'aria e le mani dietro la schiena, ma egli voleva togliersi a ogni costo la curiosità. attese un pezzo cosí e finalmente ecco, dietro la vetrata d'un balcone, la testa del bambino misterioso. 6807_7720_000080 e qualche altra volta diceva come infastidita e zitto, via santi, imita il signor bandini che almeno se ne sta zitto, perché sa bene ora che non può lagnarsi di nessuno. se egli, infatti, senza che gli spettasse, pensò sempre agli altri, che meraviglia che questi altri abbiano pensato a sé. 6807_7720_000081 signorino, signorino, e rièccola col piagnisteo monotono di prima. non ne posso piú. le grido esasperato: no. 6807_7720_000082 quando si furono così allontanati alquanto e non c'era piú pericolo che fossero uditi, tanotto domandò di nuovo: come ti chiami tanino, come nonno, rispose l'altro, e allora come me? riprese tanotto ridendo. 6807_7720_000083 soddisfatta cosí la prima curiosità e adempiuto per quel giorno il cmpito d'arte che si era prefisso, traeva di tasca qualche libretto d'amena lettura, che per la dimensione poteva parere un libro di preghiere, e si metteva a leggere. di tanto in tanto levava il capo per riassumere o fingersi davanti agli occhi la scena descritta dal poeta. 6807_7720_000084 che colpa, che colpa? no. diss'egli, forte, smanioso. a un tratto, vardi, lui, cesare vardi, il mio vicino, lo riconobbi, lo vidi nella sua voce, tozzo e solido, quasi nutrito di terra, di sole e d'aria sana. 6807_7720_000085 riducendomi in pochi anni alla miseria. si tolsero il modo di vivere tranquillamente alle mie spalle e cominciarono presto, infatti per loro tanti grattacapi che prima non avevano, e so, e me ne dispiace, che qualcuno andò anche a finir male. 6807_7720_000086 mi pareva che l'aria tra me e le cose intorno divenisse a mano a mano piú intima e che io vedessi oltre la vista naturale. l'anima, intenta e affascinata da quella sacra intimità con le cose, discendeva al limitare dei sensi e percepiva ogni piú lieve moto, ogni piú lieve rumore. 6807_7720_000087 in un angolo, presso il letto, una vecchia carabina e appese alle pareti alcune grosse chiavi, quelle della casa di campagna. tin tin tin. ecco cosimino, poveretto, puntuale, e andò ad aprirgli lui stesso. 6807_7720_000088 imbecille- aveva ragione, poverina- affrettarono il trasporto della defunta alla chiesa del prossimo villaggio e mi lasciarono. solo dopo due anni mi rivedo in viaggio. 6807_7720_000089 lo aveva piú riveduto da cinque anni, povero piccino, e ne aveva rimorso. era sangue suo, portava il suo nome, il suo il nome. 6807_7720_000090 come se, morta dentro l'ombra della colpa di cui aveva voluto serbare l'orrendo segreto, ora ne fosse uscita poiché io sapevo tutto. entrai quindi nella camera di mirina. 6807_7720_000091 sorrideva anche lui al lazzo e affrettava, quasi senza volerlo, quei suoi passettini da pernice per levar la tentazione d'un altro lazzo a quegli oziosi. eh, come si fa, ci vuol pazienza. 6807_7720_000092 il bello. intanto, era questo che credevo di ragionare la mia pazzia. anzi, se debbo dir tutta la verità senza vergognarmi, ero finanche arrivato a tracciare lo schema d'un trattato sui generis, che intendevo scrivere col titolo: fondamento della morale. 6807_7720_000093 non voglio farti male. no, che dovere hai tu d'amarmi per forza dove mi conduci da lui che t'aspetta entrando in una casa, pensavo io. allora dobbiamo contentarci della sedia che l'ospite può offrirci, senza stare a pensare se dall'albero donde quella sedia fu tratta. 6807_7720_000094 malissimo, malissimo, andate via, andate a chiudervi in cucina. a momenti arriverà cosimino. non vi fate vedere se non vi chiamo io in cucina. 6807_7720_000095 conosceva i dubbii tenebrosi accumulati dalla scienza, come tanti nuvoloni, su la luminosa spiegazione che la fede ci dà della morte. sí, per averne fatta lettura in qualche libro e sí per averli quasi respirati. 6807_7720_000096 sissignore, come dice lei, i lasci stare. fece il povero sagrestano, rifinito, pallidissimo, con la testa cascante appoggiata al muro senza neppur forza di fiatare. 6807_7720_000097 possibile, possibile, dicevo a me stesso, errando di nuovo per la campagna, tra gli alberi com'ebbro, m'usciva dalla gola un mugolío sordo continuo, che si confondeva col violento stormire delle foglie, come se il mio corpo ferito si dolesse per suo conto. 6807_7720_000098 là. dopo alcuni mesi mi giunse la notizia che il povero santi bensai era morto di un colpo. lo piansi come un fratello. dopo circa un anno la vedova mandò a cercare di me. m'ero ridotto cosí male che non volevo assolutamente presentarmi a lei. 6807_7720_000099 concedere di servir lei, il signorino, poiché nessun'altra donna prezzolata avrebbe potuto farlo con piú amore e con piú zelo di lei. sicura d'ottenere questa grazia, lavorò come un facchino per ripulir la villa e preparare la camera ove il padrone avrebbe dormito insieme col padroncino. 6807_7720_000100 l'ho chiamata, io spiegò il marchese. volevo dirvi questo: non potendo la madre, qual piú amorosa assistenza? e terminò la frase in un sorriso grazioso rivolto alla giovane suora che abbassò subito gli occhi sotto le grandi ali bianche della cornetta. 6807_7720_000101 ravanà. guardò un tantino perplesso il medico, se credergli o no. poi, con voce irritata, come se si lagnasse d'un ingiustizia di lui, rispose: ma lo stomaco, dottor liborio mio, lo stomaco, lo stomaco non mi vuole piú star bene, volete intenderlo? 6807_7720_000102 tanto era lontano da me il sospetto che mia moglie mi tradisse. veramente mi sembra di non presumer troppo, pensando che in una notte come quella sarebbe stato lontano da tutti un tal sospetto. 6807_7720_000103 gli nasceva il sospetto che qualcuno, pur lí nella casa di dio, potesse provar gusto a ridere di lui. riposatosi un po, si metteva a esaminare la chiesa pian pianino, come uno che ci abbia da passar la giornata, e ne studiava con amorosa attenzione l'architettura, le singole parti. 6807_7720_000104 con fettine di pane. con fettine di pane e un torlo d'uovo. aggiunse: forte don ravanà, tutto premuroso di ce lo vuoi, è vero? un bel torlo d'uovo cosimino. non voglio niente. i lasci stare, gemette questi, al colmo dell'esasperazione. 6807_7720_000105 non ho creato io prima la luce, poi il cielo, poi la terra e tutto il resto, come ti avevano insegnato ne tuoi gracili anni che che non c'entro piú per nulla. io le nebulose, capisci la materia cosmica e tutto s'è fatto da sé. 6807_7720_000106 don ravanà si buttò sul letto con gli occhi lagrimosi e il volto contratto dalla pena. cosimino pose il bricco su la spiritiera per aver pronta, al bisogno, l'acqua tepida, poi, chiudendo gli occhi, ingollò la prima cucchiajata del medicinale. ecco fatto. 6807_7720_000107 non si staccò piú da quel lettuccio, né giorno né notte, per circa un mese. licenziò la suora di carità, quel cappellaccio che gli pareva di malaugurio, e volle attender, lui, a tutte, le cure a tutte, senza darsi un momento di requie, senza piú chiuder occhio per notti e notti, rifiutando anche il cibo. 6807_7720_000108 che c'entri. tu santi mio, che sei un pover'uomo da bene e veramente, se lo avessi lasciato fare secondo il suo affetto e la considerazione sua, mi sarei ridotto a vivere giorno e notte con lui. non mi voleva lasciare un sol momento e mi chiedeva, per grazia, ch'io fossi contento di accettare i suoi servizii doverosi. 6807_7720_000109 il vardi ha abbandonato mirina la quale, sottratta alla miseria, al vizio, alla disperazione, vive in casa d'una parente. ella è però in potere d'un male orribile e sta per morirne. 6807_7720_000110 sú, sú. andiamo, figliuolo, anche tu qua ci stai, maluccio lo vedo, andiamocene. andiamocene in campagna, fra la gente timorata, fra la buona gente che lavora. 6807_7720_000111 speranze, illusioni, ricchezza e tant'altre belle cose aveva perduto il signor aurelio lungo il cammino della vita. gli era solo rimasta la fede in dio, ch'era tra il bujo angoscioso della rovinata esistenza. 6807_7720_000112 pingue nana con un grosso pajo d'occhiali rotondi che le ingrandivano mostruosamente gli occhi. poverina, si era recata all'aperto a raccoglier qua e là quanti piú fiori aveva potuto nelle vicinanze della villetta e ora veniva a spargerli sulla morta. 6807_7720_000113 torniamo a quand'ero matto sul cadere della sera in villa, mentre da lontano mi giungeva il suono delle cornamuse che aprivano la marcia delle frotte dei falciatori di ritorno al villaggio con le carrette cariche del raccolto. 6807_7720_000114 non mi compianga, per carità, si stia zitto, o faccio cose da pazzi. zitto, sí, zitto, povero figliuolo mio. hai ragione. 6807_7720_000115 malato ora e gravemente. e se fosse morto? se fosse morto senza conoscere il padre bàrtola, quei giorni si teneva con sé, lontano, tanotto, il figliuolo, vedendo il padrone cosí aggrondato e in pensiero per. 6807_7720_000116 rifiutando ogni ajuto. non domandò affatto notizie della moglie, non volle neppur sapere di che male fosse inferma. non visse in quei giorni che per il suo piccino, il quale, a poco a poco, per istintiva gratitudine al caldo di quell'amore sempre vigile. 6807_7720_000117 un quadernetto, ad esempio, è intitolato il giovine timido e certo. in esso alludevo a quel buon ragazzo, figlio d'un mercante di campagna in relazione d'affari con me, il quale, mandato dal padre, veniva a trovarmi in città e quella disgraziata lo invitava a desinare con noi per divertirsi un po alle spalle di lui. 6807_7720_000118 i mettevo a sedere a piè d'un albero e allora il genio della mia follia cominciava a suggerirmi le piú strambe idee che l'umanità avesse bisogno di me, della mia parola esortatrice. 6807_7720_000119 che abbiamo. padre ravanà domandò, parlando col naso e socchiudendo al solito gli occhietti calvi: avete una faccia. che dio vi benedica sí. 6807_7720_000120 glielo daranno il soldino? dico tra me: ah, tu non sai, ragazza, la prima volta che gli sposi novelli van per via a braccetto credono d'aver tutti gli occhi del mondo appuntati addosso. 6807_7720_000121 ma quando la moglie inferma seppe di quei preparativi di partenza, temendo che il marito volesse portarsi via il figlio per sempre, montò su le furie e ci andò di mezzo il povero marchese nigrelli che dovette correre per un pezzo. 6807_7720_000122 gli altri seguitarono a portar via a balle e a carra, lui come una sobria formichetta, e quando io alla fine rimasi, povero come santo giobbe, bisognava vedere il buon santi, molto ma molto piú afflitto di me. 6807_7720_000123 ahimè sí. ma mentre io, per le mie terre, camminavo in punta di piedi e curvo per vedere di non calpestare qualche fiorellino o qualche insetto dei quali vivevo in me la tenue vita d'un giorno, gli altri mi rubavano la campagna, mi rubavano le case, mi spogliavano addirittura. 6807_7720_000124 trascrivo dal quadernetto: dimmi o mirina, o che occhi sono i tuoi. non vedi che codesto povero giovine s'è accorto che tu intendi prenderti giuoco di lui? 6807_7720_000125 finita la messa, seguí don ravanà in sagrestia, aggrondato, ingrugnato. poco dopo entrò il dottor liborio nicastro piccino. piccino, vecchissimo, tutto rattrappito dall'età. la falda della tuba gli posava quasi su la gobba, vestiva all'antica e portava la barba a collana. 6807_7720_000126 che avresti fatto tu? avrei mangiato i gamberi, rispose asciutto e serio cosimino, ma poi avrei scontato da me il peccato di gola. non lo avrei fatto scontare a un povero innocente. 6807_7720_000127 fuggivano squarciate pel cielo, con disperata furia, le nuvole a schiera infinita e pareva si trascinassero seco la luna, pallida dallo sgomento. gli alberi si scontorcevano stormendo, cigolando, spasimando senza requie. 6807_7720_000128 levatomi dunque da terra, mi misi a errar di nuovo. a un tratto mi sentii quasi forzato a nascondermi ancora una volta e mi accoccolai dietro la siepe che limitava il mio campo da quello di lui. il vardi ritornava lentamente alla sua villa. 6807_7720_000129 peggio, come se con quel no avessi dato la stura a un altro pajo di frasi tenute in serbo in previsione del caso. sbuffo una prima volta, sbuffo una seconda, finalmente. 6807_7720_000130 poi mandò via la ragazza senza neanche volerle dare qualcosina, perché disse: per quel giorno l'elemosina era fatta. e realmente, marta, l'elemosina la fa ogni giorno, badiamo. 6807_7720_000131 considerando amaramente ai meschini profitti dell'anima in questo tanto decantato secolo dei lumi. rivolto col pensiero al vecchio dio dell'intatta fede dei padri, a poco a poco s'addormentò. 6807_7720_000132 un ladro, invece che non sia in tali angustie e possa e sappia aspettar tempo e preparare i modi, arriva ad alti e onoratissimi posti con plauso e soddisfazione di tutti. 6807_7720_000133 ma il barone le rivolse uno sguardo cosí imperioso che ella subito si trattenne, chinò il capo e se n'andò a piangere col cuore spezzato. lassù nella cameretta in cui s'era allogata col figliuolo. 6807_7720_000134 dio che mi legge nel cuore, sa che non mi meritavo questo da vossignoria, sia fatta la sua volontà per cangiar discorso e per farle piacere, il barone le domandò: di tanotto. eccolo là, rispose bàrtola, indicandoglielo dalla finestra, su la poggiata tra i tacchini. 6807_7720_000135 lingua cosimino, con gli occhi bassi, porse una seggiola a don ravanà. il dottor nicastro trasse flemmaticamente gli occhiali dall'astuccio, se li aggiustò sul naso e guardò la lingua sporca. 6807_7720_000136 questo buon odor d'incenso e messe e preghiere tutti i giorni nel camposanto, se vogliamo dirla, ci piove la morte. però anche lí nel camposanto eh una liberazione, quando sulla terra piú, che per viver bene ci si duri, per prepararsi a morir senza paura. 6807_7720_000137 come per sradicarsi e fuggire, pur là pur là dove il vento portava le nuvole a un tempestoso convegno. l'anima mia che, nell'uscir dalla villetta era tutta chiusa nel cordoglio della morte, a un tratto si aprí, come se il cordoglio stesso si fosse spalancato al cospetto di quella notte. 6807_7720_000138 figliuolo, stanca d'aspettare, in quelle condizioni d'animo, si disponeva a partire senza dir nulla di nascosto quando il barone venne lui stesso a trovarla lí nella casa colonica. che fai? le disse, vedendo il fagotto già preparato in mezzo alla camera. 6807_7720_000139 e un gran silenzio attonito era dentro di me, sicché un frullo d'ali vicino mi faceva sussultare e un trillo lontano mi dava quasi un singulto di gioja, perché mi sentivo felice per gli uccelletti che in quella stagione non pativano il freddo e trovavano per la campagna da cibarsi in abbondanza. 6807_7720_000140 il barone s'adirò. la guardò un pezzo accigliato severamente, poi socchiuse gli occhi e le disse: sta quieta e non mi seccare. chi t'ha cacciato via? ho di là mio figlio e non ho tempo né voglia di pensare ad altro. 6807_7720_000141 talvolta, mentre fantasticava cosí tutto assorto, gli s'avvistava da una nicchietta nel pilastro di fronte, qualche busto che pareva se ne stesse lí affacciato a guardare in chiesa. 6807_7720_000142 ma fatto come guardava i fiori, ecco, a lui non facevano male, eccetto quelli di cardo, si sa ch'erano spinosi, ma questi egli certo non li avrebbe offerti, non li toccava nemmeno lui. 6807_7720_000143 seguii con, l'udito, rattenendo il fiato, i suoi passi piú lenti, assai dei battiti del mio cuore. poi mi rialzai in preda al primo sbalordimento e allora quel che avevo veduto e inteso quasi non mi parve piú vero. 6807_7720_000144 qua e qua e qua, su tutti i ditini, e poi sul dorso, e poi su la palma. che scottava di quella manina, cara ischeletrita. ah, dio, dio, come scottava. 6807_7720_000145 bàrtola diventò di bragia e s'affrettò a rispondergli umilmente. ma se vossignoria non ci pensa piú, neanch'io ci penso, glielo giuro e n'ho piacere. non parlo per questo, sarei una svergognata. dico però che potevo restar la serva di vossignoria e del bambinello che è venuto qua. 6807_7720_000146 bisogna. bisogna ch'io mi risolva a lasciare la città e mi restringa a fare il padreterno nelle campagne. là vivono tuttora non dico piú molte, ma alquante anime ingenue di contadini, per cui non si muove foglia d'albero se io non voglia. e sono ancora io che faccio il nuvolo e il sereno. 6807_7720_000147 i concepivo insomma in società di mutuo soccorso con l'universo. ma siccome io allora non avevo bisogno di nessuno, quel mutuo aveva soltanto valore per gli altri. 6807_7720_000148 riferendo invettive, domande, risposte che egli, da gentiluomo compito, si sforzava d'attenuare, di verniciare alla meglio. il barone, a un certo punto tagliò corto: oh, insomma, dite a vostra figlia che io sono il padre e che comando io. 6807_7720_000149 te. d'allora in poi non era piú ritornato in città. non gli importava dunque che la moglie stesse male, ma che ora si fosse ammalato anche il figlio. sí, e molto. 6807_7720_000150 cosí senti? dissi alla ragazza: soldi non te ne do, vuoi davvero lavorare? si fermò a guardarmi un tratto con quegli occhi scontrosi sotto le ciglia. 6807_7720_000151 ne riderei di cuore, tanto, tanto, figliuolo mio, se non vedessi gli uomini far buon viso a siffatte scempiaggini. ricordo bene quand'io li tenevo tutti in un sacro terrore, parlando loro con la voce dei venti, dei tuoni e dei terremoti. 6807_7720_000152 ma ella s'era ribellata fieramente a quella violenza che egli, per puntiglio, voleva usarle. accecato, il ragona, s'era lasciato spingere un po troppo oltre dall'amor proprio offeso e finalmente se n'era andato rompendo in una sghignazzata. quella lí, del resto, vale cento volte piú di te. 6807_7720_000153 non c'entrava, ma tanto era latino e tappò la bocca al povero sagrestano. dobbiamo fare al solito, domandò questi pallido accigliato, appena andato via il medico. 6807_7720_000154 se mi dà licenza, gli rispose: bàrtola, con gli occhi bassi, me ne vado, te ne vai dove? che dici: me ne vado da mia madre, che sto piú a farci qua, se vossignoria non ha più bisogno di me. 6807_7720_000155 ah, per quel sospiro fui proprio sul punto d'ucciderlo. potevo solo che avessi alzato un po il fucile, anche senza darmi la pena di prendere la mira tanto vicino. mi passava, lo lasciai passare. 6807_7720_000156 non c'era bisogno che me lo consigliaste voi, ci avevo pensato io prima da me. disse ai medici il ragona e diede gli ordini per la partenza, pensando a tutte le minuzie, perché il figliuolo malatuccio avesse in campagna tutti i comodi e non avesse nulla a desiderare. 6807_7720_000157 già prima di vederle quegli occhi ero pentito dell'atto di minaccia. quant'anni hai? la ragazza mi guarda di traverso senza abbassare il braccio e non risponde perché non lavori. 6807_7720_000158 ma bàrtola, su questo punto, non ostante la degnazione del padrone, non volle transigere. e poco dopo rimproverò di nuovo tanotto che domandava al signorino come ti chiami. 6807_7720_000159 a queste parole il signor aurelio nel sogno sentiva stringersi il cuore. la campagna, il suo sospiro la vedeva come se vi fosse, ne respirava l'aria balsamica. 6807_7720_000160 lei si fa la chiacchieratina e io ci ho il veleno in corpo. per lei prima mi rovina lo stomaco e poi fettine di pane e torlo d'uovo. sono azioni degne d'un santo sacerdote. codeste i lasci andar via, mannaggia, perderei la fede, ahi. 6807_7720_000161 fa già il guardiano. tutte le sere, tornando a casa, mi domanda del signorino. si muore dal desiderio di vederlo, magari da lontano. dice: vorrebbe portargli i fiori, ma io gli ho detto che il signorino non si può vedere perché è malato e che i fiori gli farebbero male. cosí s'è? 6807_7720_000162 eccolo, venga, venga. gridò cosimino scorgendolo, dica se lei ha ordinato alla serva di comprarle questi gamberi qua. il faccione di don ravanà tremò, impallidendo. in un sorriso nervoso balbettò: no, io veramente. 6807_7720_000163 altro dolore immenso mi parve che fosse nel cielo misterioso, in quelle nuvole squarciate e trascinate, altra pena arcana nell'aria infuriata e urlante in quella fuga, e se così gli alberi muti si agitavano, anche uno spasimo ignoto doveva certo essere in loro. 6807_7720_000164 non so nulla, non mi sanno dir nulla, le rispondeva egli duramente, smaniando, e bàrtola non s'offendeva di quella durezza. pensava che era per il dolore del figlio e giungeva le mani alzando gli occhi al cielo. 6807_7720_000165 di là. il signor aurelio non se n'attendeva, gli bastava portarsi di qua fino all'ultimo passo, la coscienza tranquilla di non aver mai fatto il male per volontà. 6807_7720_000166 cuore ci vuole, e chi si sente servito col cuore può farne a meno dell'arte. non l'ho saputo crescere, io, il mio figliuolo, e piú che come un figliuolo l'avrei servito il signorino perché oltre l'amore avrei avuto per lui il rispetto e la devozione. ma se vossignoria non m'ha creduta degna, non ne parliamo piú. 6807_7720_000167 la grandine, hai visto, ha flagellato orti e vigne. la nebbia minaccia gli olivi di un po. ti senti già? no, nossignore, ancora nulla. i prendo l'acqua tepida. 6807_7720_000168 ma se il padrone intanto la trattava a quel modo, se aveva condotto in campagna il signorino, forse era segno che si era riconciliato con la moglie e dunque ella se ne sarebbe andata via, se ne sarebbe tornata in paese, presso la vecchia madre o a far la serva altrove. 6807_7720_000169 ti faccio ridere uno. c'è stato finanche un certo scienziato il quale ha avuto il coraggio di proclamare che, avendo studiato in tutti i sensi il cielo, non vi aveva trovato neppur una minima traccia dell'esistenza mia. 6807_7720_000170 mogio mogio su i proprii passi e già infilava il portone della villa quando si vide sopra la madre che lo afferrò per un orecchio e cominciò a sculacciarlo con l'altra mano. m'ha chiamato: il padrone i vuole? il padrone strillava tanotto tra le sculacciate. 6807_7720_000171 e pianse. poi, dalla finestra guardò nella poggiata di là, tanotto, che se ne stava per la prima volta a guardia dei tacchini. povero figliuolo. lo aveva mandato via lei perché non désse fastidio al momento dell'arrivo, e già cominciava per lui, cosí piccino la fatica. 6807_7720_000172 gli astanti accolsero quest'ordinazione con un nuovo e piú alto scoppio di risa e don ravanà si fece largo tra la ressa, sorridendo male come una lumaca nel fuoco e dicendo a questo e a quello: 6807_7720_000173 ecco, disse il barone a piè della scala ai due ragazzi: prendetevi adesso per le manine e andate pian piano sotto gli alberi. cosí tanotto e il signorino s'avviarono con l'impaccio dei bambini che vanno per la prima volta insieme, tenendosi per mano. 6807_7720_000174 basta. se io ora, per modo d'esempio, mi fermo sotto la finestra d'una casa ove sappia c'è gente che piange, debbo subito vedere a quella finestra la mia smarrita, sparuta immagine, la quale, affacciandosi, ha l'obbligo espresso di gridarmi di lassù, crollando un po il capo e appuntandosi l'indice d'una mano sul petto. 6807_7720_000175 rincasavo. non si può dare, credo, maggior fastidio di quello che l'insistenza d'un mendicante cagiona, quando non s'abbia il soldo in tasca e quegli ci veda all'aria dispostissimi a darglielo. era, nel caso mio, una ragazza. 6807_7720_000176 il piccino. lo guardava dal letto, smarrito, sgomento, non sapendo chi fosse colui che lo chiamava a quel modo. egli comprese l'espressione di quello sguardo e ruppe in singhiozzi. 6807_7720_000177 passare. ritornato di corsa alla villetta, trovai che i parenti s'erano ritirati dalla camera della morta e che soltanto due servi erano rimasti a vegliare. i dispensai dal triste ufficio dicendo che avrei vegliato io. i trattenni un po a contemplare mia cognata, che mi sembrò piú tranquilla, piú serena. 6807_7720_000178 è curioso intanto che marta, mentre io, seguendo la nostra vecchia abitudine di leggere qualche buon libro prima d'andare a letto, leggo per esempio i fioretti di san francesco- m'interrompa di tratto in tratto esclamando con riverenza e piena d'ammirazione: che santo, che santo, cosí. 6807_7720_000179 e anche lei, poveretta, aveva ragione: per esercitar bene qualunque professione c'è bisogno, come ognun sa, anche di una certa larghezza di mezzi, la quale renda possibile aspettare le opportunità migliori senza buttarsi alle prime come cani. 6807_7720_000180 le strade, sotto il cocente sole, erano quasi deserte. tuttavia per lui c'era sempre qualcuno, un monellaccio, un vetturino di stazione che, vedendolo passare col lucido cranio, scoperto la barbetta lieve tremolante sul mento e la zazzeretta grigia, tremolante anch'essa su la nuca. 6807_7720_000181 qualche rara divota, che si voltava appena a spiarlo. vedendolo con quel buffo copricapo, sbruffava tra sé una risatina. ma il signor aurelio in quel momento si sentiva beato, respirando quell'umido insaporato d'incenso che stagnava nella solenne vacuità silenziosa dell'interno sacro. 6807_7720_000182 aveva anche lui, un tempo, una bella campagna sotto perugia, ricca da cipressetti densi e lunghesso il canale, quell'eleganza di gracili salci violetti e tanto dolce azzurro d'ombra che dilaga la magnifica villa con dentro una preziosa raccolta d'oggetti. 6807_7720_000183 prima tutto mansueto, poi ci ripensa e diventa una vespa. e dire che gli ho fatto tanto bene. a quel brutto ingrato. stette un po a tentennare il capo con gli angoli della bocca contratti in giú. poi chiamò. 6807_7720_000184 per dare la piú lampante prova delle segnalate pazzie di quei tempi da questi appunti. argomento che il trattato del fondamento della morale dovesse, nel mio concetto, consistere di dialoghi tra me e quella mia prima moglie, o forse d'apologhi. 6807_7720_000185 eh, che la teneva dunque in conto d'una femminaccia davvero neppure in cucina. neppure in cucina la avrebbe dunque ammessa per attendere ai piú umili servizii. le vennero le lagrime agli occhi. 6807_7720_000186 specie d'ebbrezza abbarbagliante che dura un attimo, un lampo nel quale il mondo sembra dia un gran palpito e sussulti tutto dentro di noi. quanto per le riflessioni da povero savio con cui cercai subito di puntellare quell'ebbrezza in me. 6807_7720_000187 ruppe l'alba. cercai ancora finché ogni dubbio non fu vinto dalla certezza che ella era andata da sola a rifugiarsi là dove io, senza alcuna violenza, volevo condurla. guardai il cielo velato da strisce rade che erano come la traccia superstite della gran fuga delle nuvole nella notte. 6807_7720_000188 magari a trovarne. non trovo. non cerchi, le dico io, riavviandomi, perché hai preso gusto a codesto bel mestiere, manco a dirlo. colei mi seguí ripigliando l'affliggente cantilena che aveva fame: le déssi qualcosa, per amor di dio. 6807_7720_000189 io rimasi perplesso, sorpreso da quella fuga improvvisa. pareva che ella mi seguisse cosí docile. chiamai, come un cieco, mirina. mirina era sparita nella tenebra tra gli alberi. errai in cerca a lungo, invano. 6807_7720_000190 di qua, subito demonio tentatore e volgendosi al pescivendolo: non le date retta di codesta roba, lei non ne compra, non deve comprarne. 6807_7720_000191 calvo, quand'ero ancora- io voglio dire il riverito signor fausto, bandini, ricco e in capo avevo tutti i miei bellissimi capelli. è però provato, provatissimo, ch'ero matto. 6807_7720_000192 e piú d'una volta, vedendomi un po troppo pallido, volle trascinarmi per forza in casa sua a desinare, e lui non mangiava dalla bile che lo rendeva furibondo contro quegli altri. 6807_7720_000193 quante prove, quanti esempii potrei qui citare, se ogni savio oggi non riconoscesse tante cose che si fanno nella vita o che si dicono, e certi usi e certe abitudini esser proprio irragionevoli, dimodoché è matto chi li ragioni. 6807_7720_000194 investito dal vento, andai tra gli alberi. a un certo punto, non so perché, mi voltai a guardare verso la villetta che mi presentava l'altro lato. dopo aver guardato un pezzo, improvvisamente mi protesi per discernere, tra il bujo, se quel che mi sembrava di vedere fosse vero. 6807_7720_000195 e rimpiangeva che il dio dei suoi giorni, anche per lui credente, non potesse piú esser quello che in sei dí aveva creato il mondo e s'era nel settimo riposato. 6807_7720_000196 ogni volta, però, la vista di quel supplizio a cui la vittima si sottoponeva senza ribellarsi lo sconvolgeva talmente. rimorso. stizza avvilimento gli facevano tale impeto nello spirito che don ravanà si sarebbe gettato dalla finestra. 6807_7720_000197 il ragazzo, poi, aveva bisogno di cure particolari che ella forse non avrebbe saputo prestargli. bàrtola scosse amaramente il capo e che ci vuol arte, disse per servire i bambini. 6807_7720_000198 mali tempi. figlio mio, vedi come mi son ridotto. sto qui a guardia delle panche, di tanto in tanto qualche forestiere, ma non entra mica per me. sai, viene a visitar gli affreschi antichi e i monumenti. 6807_7720_000199 la tenevo per mano all'aperto e le parlavo, andando. non so bene quel che le dicessi. so che a un certo punto ella svincolò il polso dalla mia mano e scappò via di corsa, di corsa tra gli alberi, come portata dal vento. 6807_7720_000200 certo ne avevano ragione, ma non m'ajutavano così a rinsavire ché io, anzi, da quei loro sguardi traevo argomento di compatirli sinceramente. 6807_7720_000201 sono tuo padre, figlio mio, tuo padre, tuo padre che ti vuol tanto bene. e s'inginocchiò accanto al lettuccio e cominciò a carezzare il visino sparuto del figliuolo, a baciargli le manine teneramente. 6807_7720_000202 ma se io, ora che sono divenuto savio, col timore continuo che mi scappi qualche stramberia non so piú dire due parole una dopo l'altra, basta. mia moglie non si lasciò sfuggire l'occasione di ripetermi quel suo terribile ancora ancora, che per me è peggio d'una doccia a sorpresa. 6807_7720_000203 campieri. arrivò ch'era già sera inoltrata e trovò a casa il marchese nigrelli, venuto apposta da roma dove, da vecchio donnajuolo impenitente, dava fondo alle sue ultime sostanze. 6807_7720_000204 si fermava davanti a ogni pala d'altare, a ogni opera musiva, a ogni cappella, a ogni monumento funerario e, con l'occhio esperto, scopriva subito le peculiarità del tempo, della scuola a cui l'opera d'arte doveva ascriversi e se era sincera o deturpata da toppe e rimessi di restauri infelici. 6807_7720_000205 davvero ella sentiva tanto disprezzo per lui? davvero non lo riteneva degno d'altra donna che di quella bàrtola che teneva in campagna? ti voglio, le aveva gridato inasprito dalle sdegnose ripulse di lei. sei infine mia moglie. 6807_7720_000206 sta in camera con la madre? domandò, fermandosi il ragona. eh no, rispose il nigrelli, s'è dovuto portar via in un'altra camera perché, capite, ha bisogno d'aria, di molta aria, che ad eugenia farebbe male. 6807_7720_000207 santi si ribellava, il diverbio s'accendeva e invano. io tentavo di metter pace dichiarando che alla fin fine quei tali il piú gran male non lo avevano fatto a me, che sapevo adattarmi a vivere comunque, ma alla povera gente che aveva bisogno del mio ajuto. 6807_7720_000208 come no? esclamò la sgriscia, dandosi un pugno sul petto ossuto. stupita trasecolata. me lo negherebbe in faccia. don ravanà. le diede su la voce, arrabbiatissimo zitta. voi pettegola gamberi, v'ho detto, v'ho detto pesce. 6807_7720_000209 egli aveva raggranellato di che vivere modestamente, e non si sapeva dar pace che quegli altri non si fossero degnati neppure di lasciarmi nella sua condizione carnefici, esclamava lui che mi aveva tratto sangue a mala pena, zitto, zitto con uno spillo. 6807_7720_000210 la sgriscia, arrovesciò le mani sui fianchi, appuntò le gomita davanti in atto di sfida, ma, cosimino, non le diede tempo di rimbeccare uno spintone e le fu sopra di nuovo con le braccia levate, incalzando via all'inferno. vi dico: 6807_7720_000211 ed ella gli disse: l'abbiamo uccisa noi. ah, dunque, amalia aveva saputo, aveva scoperto prima di me il tradimento. 6807_7720_000212 non piangere, è la tua prigione. voglio liberarti. cadde in ginocchio con la faccia per terra, supplicando perdono, pietà. la ajutai subito a rialzarsi, imponendole di far silenzio la tirai fuori della stanza. 6807_7720_000213 pensai: purché a questa ragazza si dia da mangiare, da dormire e qualche veste smessa, ci servirà senza pretendere altro. sarà pure un risparmio per marta cosí. 6807_7720_000214 non importa, dio mi vede, si esortava in cuor suo. e n'era proprio sicuro di questo il signor aurelio, che dio lo vedeva per quel suo lanternino, tanto sicuro che il pensiero della prossima fine, non che sgomentarlo, lo confortava. 6807_7720_000215 monterebbe anche su gli altari per veder meglio le immagini dipinte in qualche pala. mali tempi, figlio mio, hai sentito, hai letto i libri nuovi. io, padre eterno, non ho fatto nulla. tutto s'è fatto da sé, naturalmente, a poco a poco. 6807_7720_000216 entrando nella chiesa designata quel giorno per villeggiatura, voleva prima di tutto goder della giunta sedere e traeva un gran respiro. s'asciugava il sudore, poi, con diligenza, ripiegava in quattro il fazzoletto e se lo poneva in capo, cosí ripiegato per riguardarsi dall'umida frescura. 6807_7720_000217 andiamo, sú, andiamo, ma se è tanto che barbugliò il signor aurelio con gli occhi sbarrati, atterrito dalla realtà del suo sogno, il vecchio sagrestano scosse le chiavi: andiamo. la chiesa si chiude. 6807_7720_000218 difatti, ai contadini che venivano dalla campagna aveva ordinato di dire a bàrtola che lasciasse la villa e se ne andasse ad abitare con tanotto nella casa colonica lí presso. 6807_7720_000219 e cosí io, ora, savio, godo il frutto scarso della piú savia tra le virtù, la previdenza d'un mio povero ladro, riconoscente e da bene. 6807_7720_000220 oh, caro barone, caro barone riverisco. grufò il ragona guardandolo cupo negli occhi e lasciandolo lí con la mano protesa. poi, vedendo che il marchese alzava quella mano per battergliela amorevolmente su la spalla, aggiunse: seccato, i prego di non toccarmi. 6807_7720_000221 poi chinò piú volte il capo: sí, ebbene, vieni allora con me, ti darò io da lavorare a casa mia. la ragazza si fermò di nuovo perplessa e mamma andrai a dirglielo dopo adesso vieni. 6807_7720_000222 dà un soldino al primo povero che capita e quando ha dato quel soldino e ha detto: raccomandami alle anime sante del purgatorio, s'è messa in pace con la coscienza e non vuol sentire altro. 6807_7720_000223 i raccomando, per carità, premise cosimino prima d'entrare, non mi faccia vedere quella stortaccia infame. per causa sua. basta ecco qua la medicina, vada a prendermi un cucchiajo. 6807_7720_000224 l'ho forse scritta in fronte la mia vergogna, o non erano degne le mie mani amorose di servirlo? proferí queste parole con tanto accoramento che il barone n'ebbe pietà e le spiegò con buona maniera le ragioni delicate per cui la aveva tenuta lontana. 6807_7720_000225 anch'io tanino, come nonno. me l'ha detto il fattore. a me però mi chiamano tanotto, perché sono grosso, e mamma non vuole che si dica che mi chiamo come nonno. 6807_7720_000226 cavarmi la giacca e dirle: tieni chi sa, in altri tempi forse l'avrei fatto, ma già in altri tempi avrei avuto in tasca il soldino. i nacque improvvisamente un'idea della quale sento il dovere di scusarmi al cospetto della gente savia. 6807_7720_000227 voce d'esempio, parola di fatto. a un certo punto m'accorgevo io stesso che deliravo e allora mi dicevo: rientriamo, rientriamo nella nostra coscienza. 6807_7720_000228 mentre l'anima sconvolta, stupita, non gli badava possibile. intesi alla fine quel mugolo che partiva da me e m'arrestai, arrangolato e m'afferrai forte con l'una mano e con l'altra gli omeri, incrociando le braccia sul petto, quasi per trattenermi, e sedetti a terra. 6807_7720_000229 dopo cinque anni si sentiva come un estraneo nella propria casa. non si raccapezzava piú tra i cambiamenti che vi aveva apportato la moglie. nella camera ove giaceva il bambino vide prima di tutto accanto al letto una suora di carità e se ne turbò profondamente. 6807_7720_000230 perché? domandò tanino, impensierito, perché nonno, io non l'ho conosciuto. rispose serio, tanotto. e allora, come me, ripeté tanino, ridendo a sua volta: neanche io l'ho conosciuto, nonno. 6807_7720_000231 cosimino aveva ricevuto da lui tanti e tanti benefizii. ebbene, in ricambio che gli chiedeva lui? questo solo sacrifizio per la salute, non tanto del corpo, quanto 6807_7720_000232 tanotto, poi cresciuto, ci avrebbe pensato lui a darle un tozzo di pane per la vecchiaja. deliberò di licenziarsi subito, ma né quel giorno né i giorni seguenti poté accostarsi al padrone che era tutto intento al figliuolo. 6807_7720_000233 dio, che occhi apriva quel volto smunto citrino sotto i capelli rossastri abbatuffolati. tutti i vizii della strada vermicavano in quegli occhi e la precocità li rendeva spaventevoli. non metto alcun punto esclamativo perché, ora che son savio, nessuna cosa deve piú farmi meraviglia. 6807_7720_000234 ruppi allora in singhiozzi, disperati, piansi e piansi. poi, spossato, alleggerito, cominciai a esortar me stesso. ma dirò solo quello che feci dopo aver pensato a lungo, sarà meglio. 6807_7720_000235 addirittura, e ora eccomi qua, ecce homo il cero, benedetto, il cero della buona morte, che quella santa donna s'era portato dalla chiesa madre del paesello natale, faceva ora il suo ufficio. 6807_7720_000236 quand'ero matto. invece, quand'ero matto non mi sentivo in me stesso, che è come dire non stavo di casa in me. ero infatti divenuto un albergo aperto a tutti e se mi picchiavo un po sulla fronte sentivo che vi stava sempre gente alloggiata. 6807_7720_000237 contentissima, s'erano guastati del tutto apertamente per una stupida bizza. mauro ragona adesso lo riconosceva, vedendosi trattato d'alto in basso dalla moglie aristocratica nelle rare volte che si recava in città, piú per rivedere il figlio che per lei s'era sentito un giorno rimescolare il sangue. 6807_7720_000238 quanta stanchezza. in quella stupefatta immobilità ero sfinito anch'io e mi posi a sedere per terra. guardai le foglie degli alberi piú vicini e sentii che se un soffio d'aria in quel momento fosse venuto a smuoverle, 6807_7720_000239 senza interruzione, con voce piagnucolosa, da un quarto d'ora m'andava ripetendo dietro le stesse frasi, due o tre. io sordo, senza guardarla. a un certo punto mi lascia, investe e s'appiccica come una mosca tavana a una coppia di sposi novelli. 6807_7720_000240 piccolo asciutto, con la schiena quasi ingommata, i baffetti lunghi, ritinti e incerati. egli accolse il genero col solito garbo cerimonioso, come se non sapesse nulla di nulla. 6807_7720_000241 nel passare davanti a me, nascosto dalla siepe, lo sentii sospirare profondamente. nella notte, quel sospiro me lo avvicinò tanto che quasi ne provai ribrezzo. 6807_7720_000242 a don ravanà assistere agli effetti del medicinale nel corpo della vittima perché ne avesse lo stesso beneficio, per virtú d'esempio. barbarie, sí, ma sapeva forse, cosimino, quante volte il pensiero di lui tratteneva don ravanà? lí, lí, per cadere in tentazione. 6807_7720_000243 in mezzo alla parete, a destra, era il letticciuolo pulito dai trespoli di ferro esposti a capezzale, un antico crocifisso d'avorio ingiallito dal tempo. gli occhi di don ravanà non osavano, quel giorno, levarsi a guardarlo. 6807_7720_000244 stimo inutile rappresentare a gente savia quel che seguí. quei bravi parenti insorsero tutti alle parole mie, alle mie spiegazioni. mi proclamarono pazzo e anzi, quella cugina pingue, nana dagli occhiali rotondi, mentre tutti vociavano, trasse dalla concitazione generale il coraggio di strillarmi in faccia con le pugna serrate. 6807_7720_000245 guarda, disse piano davanti all'altare don ravanà, con gli occhi bassi, al sagrestano che gli mesceva acqua e vino nel calice. c'è in chiesa il dottor nicastro, qua davanti presso la balaustra, sta fermo, non ti voltare, asino a destra. 6807_7720_000246 siamo dunque parchi, per carità nell'accordare il merito della saggezza ai ladri di casa mia. tutti quelli che esercitarono sulla mia cospicua ricchezza la loro professione non meritano l'encomio della gente savia. 6807_7720_000247 non seppe piú fare a meno di lui e se lo teneva abbracciato stretto, stretto e se lo accarezzava, mentre egli sentiva soffocarsi dalla commozione. vinto il male, i medici consigliarono al barone di portarsi il figlio in campagna per ajutare col cambiamento d'aria la convalescenza. 6807_7720_000248 si tratta di tifo, purtroppo, caro barone, tanto che io ho pensato: ditemi dov'è lo interruppe brusco e smanioso il barone. accompagnatemi. 6807_7720_000249 me li stropicciai così forte che per un attimo dopo non riuscii a discernere piú nulla, quasi che una tenebra piú fitta fosse caduta attorno per impedirmi non di vedere, ma di credere a ciò che m'era parso di vedere: un'ombra che gestiva l'ombra d'un albero agitato dal vento. 6807_7720_000250 la coscienza gli rimordeva. non c'era dubbio. dio misericordioso gli concedeva la grazia di metterlo alla prova per mezzo di quel diavolo zoppo travestito da donna e lui, lui ingrato, non ne sapeva profittare. 6807_7720_000251 col mio perdono, con la pace. io ho sperato, sognato, di allegrarle gli ultimi giorni di vita riconducendola alla nostra campagna. i presento a lei, in quella camera squallida, le dico: i comprendi ora? no, mi risponde lei ritirando la mano che voglio carezzarle e guardandomi. 6807_7720_000252 aveva nei capelli scompigliati il vento che urlava fuori, gentile e pietoso. quel pensiero ora lo riconosco, ma allora ricordavo che pochi giorni addietro amalia, nel veder mirina ritornare alla villetta con un gran fascio di fiori, aveva esclamato tutt'afflitta: peccato. perché? 6807_7720_000253 dell'annata cosimino ascoltava con molta attenzione, ma forse senza intender sillaba. di tanto in tanto si faceva in volto di mille colori, poi d'un tratto impallidiva, impallidiva, vieppiú, sudava freddo, si agitava un po su la seggiola, l'occhio gli 6807_7720_000254 anch'egli il piccino convalescente, tanto pallido ancora e tanto gracile, coi capellucci che gli rispuntavano appena biondissimi aerei. lo guardava incuriosito dai vetri del balcone. ma poco dopo, dietro a que vetri apparve la figura del barone e tanotto se la diede a gambe, spaventato. 6807_7720_000255 esse avrebbero forse provato lo stesso senso di dolore che avrei provato io se qualcuno fosse venuto a scuotermi una mano. i sovvenne a un tratto che la morta era sola nella villetta, che c'erano i parenti, i quali forse a quell'ora s'erano svegliati e domandavano di me e di mia moglie. balzai in piedi e via di corsa. 6807_7720_000256 ahi, ahi, ahi. e se n'andò con le mani sul ventre, nicchiando cosí che brutto viziaccio esclamò: stizzito don ravanà. 6807_7720_000257 venite subito. credo che ci siamo. la sgriscia accorreva a sorreggere la fronte al padrone e cosimino, intanto, tra i conati e i contorcimenti, le appoggiava sotto sotto calci di vero cuore. 6807_7720_000258 membra, la terra fosse il mio corpo e i fiumi le mie vene e l'aria la mia anima, e andavo un tratto cosí estatico e compenetrato in questa divina visione svanita. restavo anelante come se davvero nel gracile petto avessi accolto la vita del mondo. 6807_7720_000259 e io, cosí sempre, e io in ogni occasione, che è qui la base della vera saggezza. quand'ero matto, invece, 6807_7720_000260 faceva allora tentennando il capo con un sorriso- te beato, amico mio, si sta bene da morti- e si levava di nuovo per leggere nell'inscrizione funeraria il nome di quel sepolto. poi tornava a sedere e si metteva a conversare con lui mentalmente, guardandolo. 6807_7720_000261 che intendi dire. io voglio fare, non dire. e quello che vuoi tu vieni, intanto ti farò vedere. la presi per mano, la attirai, tremante, fremente ella si lasciò trascinare fino alla camera della morta. le additai la sorella. 6807_7720_000262 ho qui nel cassetto gli appunti per questo trattato e ogni tanto di sera, mentre marta si fa di là il solito pisolino dopo cena, li cavo fuori e me li rileggo pian piano di nascosto, con un certo godimento e anche una certa meraviglia, lo confesso. 6807_7720_000263 comprendeva col suo cuore devoto che la vista di tanotto, allegro e spensierato non poteva riuscir gradita, in quei momenti, al padrone. temeva che questi non facesse anche qualche sgarbo al povero piccino innocente, non lo respingesse come un cagnolo importuno. ella stessa s'arrischiava appena di domandargli notizie. 6807_7720_000264 basta. non voglio qui dilungarmi a narrare la mia infelice esistenza coniugale con mirina. dirò solo che ella detestava in me quel che ammirava in sua sorella, e questo ora mi sembra naturalissimo. a un tratto, nella camera mortuaria entrò sbuffante una delle cugine di mia moglie, di cui non ricordo piú il nome. 6807_7720_000265 tanotto, minore di circa due anni, pareva tuttavia maggiore d'assai, lo guidava e lo proteggeva. prese dopo un tratto con la sua sinistra la mano del bambino e gli portò la destra a tergo per farlo camminar meglio. 6807_7720_000266 poi tornava a sedere e se in chiesa, come spesso avveniva a quell'ora di quella stagione- non c'era altri, che lui ne approfittava per segnar rapidamente in un modesto taccuino qualche nota, un dubbio da chiarire le sue impressioni. 6807_7720_000267 come doveva essere dunque quel bambino? e meditava, escogitava il modo di vederlo senza farsi vedere. non trovandone e non sapendo piú resistere alla tentazione, un giorno piantò lí su la poggiata i tacchini e se ne venne su lo spiazzo davanti la villa a guardar risolutamente ai balconi della camera dove dormiva il padrone. 6807_7720_000268 lei non era nato per questo e ora toglierà, senza volerlo, il posto a un poveretto che forse si sarà incamminato per la via di quell'impiego che lei va cercando. i voleva dunque morto la buona amica. 6807_7720_000269 struggendosi in lacrime sul fusto, dietro il capo della morta già stesa sul pavimento dentro la bara, ancora scoperta nel posto occupato prima dal letto. ogni qual volta mi viene in mente la mia prima moglie, mi s'affaccia con straordinaria lucidità questa funebre visione. 6807_7720_000270 pesce, nossignore, gamberi, gamberi. m'ha detto: gamberi o gamberi o pesce, non è tutt'uno. gridò allora cosimino tra la serva e il padrone, mentre tutta la gente rideva. 6807_7720_000271 ora, marta non vuol dare a sé il merito di avermi salvato, ma se è vero che il buon santi lasciò nel testamento una calda raccomandazione per me, alla moglie, è anche vero che ella poteva non tenerne conto. 6807_7720_000272 tale in fondo ero io, tale nel mio trattato mi dimostravo. non me ne sarei accorto se marta non mi avesse prestato i suoi occhiali per curiosità. intanto, coloro che non si vogliono tener paghi di dio, perché lo dicono fondato in un sentimento che non ammette ragione, potrebbero vedere in questo mio trattato come io però lo ragionassi. 6807_7720_000273 chi facesse veramente cosí e alle altre coscienze attribuisse l'identica realtà che alla propria, avrebbe per necessità l'idea d'una realtà comune a tutti, d'una verità e anche di un'esistenza che ci sorpassa. dio, ma non per la gente savia. ripeto: 6807_7720_000274 di un po te lo immagini, questo pover'uomo che, armato del suo canocchiale, s'affannava sul serio a darmi la caccia per i cieli quando non mi sentiva dentro il suo misero coricino. 6807_7720_000275 altra sedia di miglior foggia e di maggior dimensione avremmo tratta noi per il nostro gusto e per la nostra statura. per mirina erano troppo alte le sedie di casa mia, sedendo restava con le gambe spenzolate ed ella voleva sentire sotto i piedi la terra. 6807_7720_000276 lesso, brodo e latte, latte, brodo e lesso e niente altro. cosí le ha prescritto il medico? vuol capirlo? non mi faccia parlare, santo dio. 6807_7720_000277 vero cuore. adesso un buon tazzone di brodo per cosimino. ordinò verso sera don ravanà alla serva. ci vuoi fettine di pane di cosimino? 6807_7720_000278 io, matto, confesso che non seppi resistere alla vista della morta coperta di quei fiori. non dissi nulla, me ne andai. ricordo ancora l'impressione che mi fece, quella notte, l'improvviso spettacolo della natura, quasi tutta in fuga nell'urlante veemenza del vento. 6807_7720_000279 sarebbe stato l'erede della sua ricchezza e cresceva intanto come un nigrelli, lí tutto della madre che forse gli parlava male di lui, a tradimento, male del proprio padre, di cui il piccino non poteva piú certo ricordarsi. 6807_7720_000280 che è la sorte di chi si trovi in ristrettezze e per l'oggi debba ammiserire il proprio domani e se stesso e la professione sua. ora, questo vale anche per la professione del ladro. un povero ladro che debba vivere alla giornata suol finir sempre male. 6807_7720_000281 e il signore avrebbe dovuto sempre guardarglielo. sul tramonto di quello stesso giorno il barone ragona fece sellare il cavallo e partí per la città con la scorta di due campieri. 6807_7720_000282 la trovai che piangeva. appena mi vide, si cangiò in volto non temere. le dissi: vieni con me, dove con me non avrai piú rimorsi. 6807_7720_000283 ce l'hai di buon uomo, la faccia poveretto e certi guaj. perciò mi conteresti mah come si fa ci vuol pazienza. i sembra però che in chiesa ci si debba star meglio da morti. 6807_7720_000284 ti libero, ti libero. avevo ancora lo schioppo in ispalla. ah, come ella. me lo guardò, sospettando ragionevolmente che con le buone volessi attirarla fuori. me ne accorsi, sorrisi amaramente e corsi a posar l'arma in un angolo della saletta. 6807_7720_000285 tanotto restò allocchito a mirarlo. gli pareva fatto davvero d'un'altra maniera. non sapeva dir come e pensava che veramente, essendo cosí, i fiori gli potessero far male. 6807_7720_000286 lo stimi sciocco. e invece è soltanto timido, cosí timido che non sa ritrarsi dalla berlina a cui lo metti, quantunque ne soffra dentro. se la sofferenza di questo giovine o mirina non rimanesse per te allo stato di segno apparente che ti fa ridere, se tu non avessi soltanto coscienza del tuo tristo piacere. 6807_7720_000287 o che ti scappa di bocca pettegola. scattava santi a queste parole, temendo non mi paressero un raffaccio di quel po d'ajuto ch'egli, con tutto il cuore, mi prestava, marta placida, e commiserandolo con lo sguardo, gli rispondeva: non dico per te. 6807_7720_000288 sgriscia. dammelo a me il brodo. ce l'hai messo il torlo d'uovo brava, ora il cappello e il tabarro esce. eh sí, non lo sai, i sento benone adesso, grazie a dio. 6807_7720_000289 se ne ricordava. lui però, ah, era tanto bello come un angioletto, con quei ricci biondi e quegli occhi limpidi color di cielo. chi sa, intanto, come s'era fatto ora, dopo cinque anni. 6807_7720_000290 lo aveva custodito tant'anni per sé in fondo all'armadio, e ora esso ardeva su un lungo candeliere di piombo e quasi vegliava, coi ricordi umili e cari del lontano paese. 6807_7720_000291 eh, sfido. sbuffò cosimino, voltandosi a guardare da un'altra parte. don ravanà lo fulminò con un'occhiata sedete, sedete, padre ravanà. riprese il dottor liborio. visitiamo la lingua. 6807_7720_000292 i pareva di camminare per un altro viale e che, mi vergogno a dirlo, case e alberetti fossero in preda all'agitazione che provavo io. e l'agitazione crebbe, crebbe di punto in punto, appressandomi a casa, che avrebbe detto mia moglie. 6807_7720_000293 quietato, tanotto, lassù tra i tacchini. si scapava invece intere giornate per capacitarsi come mai i fiori potessero far male a un bambino, tranne pensava che non fosse un bambino fatto d'un'altra maniera. 6807_7720_000294 no, no, mi ripete. lei ringrazia santi buon'anima che ebbe almeno l'accortezza di metter da parte questo poco denaro ch'era tuo per la nostra vecchiaja. vedi, quello che tu non sapesti fare, lo fece lui per te. peccato che gli mancasse il coraggio, poverino. 6807_7720_000295 figlio d'una povera contadina, il quale, morendo, si sarebbe levato di patire di tante dure fatiche. si sarebbe levato che già lo aspettavano, mentre quello lí, il signorino morendo, dio liberi, avrebbe fatto tanto guasto poiché era ricco e bello. e fatto per vivere e per godere. 6807_7720_000296 stanco della lettura, s'abbandonava con gli occhi fissi nel vuoto e strofinando a lungo tra loro l'indice e il pollice delle due manine alle proprie fantasie o ai ricordi degli anni perduti. 6807_7720_000297 ti vuoi star zitto, malcreato, davanti al santissimo sacramento? lo rimproverò, don ravanà, non tanto piano, voltandosi a guardarlo severamente dalla prima pancata. s'intese il rimprovero del sacerdote al sagrestano. 6807_7720_000298 io amavo amalia sanni come una sorella. riconosco ora in lei un solo torto, questo che la sua anima s'accordava in tutto e per tutto con la mia nel concepir la vita. non direi però ch'ella era matta. direi tutt'al piú che amalia sanni non fu savia come san francesco. 6807_7720_000299 vattene, vattene, insisteva lei e tra le lagrime aggiunse altre parole che m'impietrarono di piú. intravidi tutto: egli era venuto in quella notte tempestosa per chiedere notizie. 6807_7720_000300 sí, ma voi, ecco lí in campagna, avete si provò a obbiettare il marchese per conto della figlia. sí, dico la vostra situazione. dite a vostra figlia, riprese con lo stesso tono il barone, che io conosco il mio dovere di padre e tanto basta. 6807_7720_000301 no, no, gamberi, no, non voglio che padre ravanà ne mangi. non può né deve mangiarne. e costei, vada pure a dirglielo a nome mio, costei, che lo tenta come il demonio e fa di tutto per rovinargli lo stomaco. per fortuna si trovò a passare in quella dal mercato proprio lui, don ravanà. 6807_7720_000302 la vergine santa doveva farglielo guarire presto, quel bambino. ella non poteva vedere cosí angustiato il suo padrone. lasciala stare la vergine, le disse egli un giorno irritato. lo so che a te piacerebbe che mio figlio morisse. 6807_7720_000303 marta, mia moglie, è d'accordo con me in questo giudizio. soltanto ella osserva che, allorquando un pover'uomo discretamente onesto si trova insieme con tanti ladri ingordi nell'amministrazione dei beni d'un ricco imbecille o matto che sarei io, la tattica della parsimonia nel furto non è piú saggia. 6807_7720_000304 sana e gaja, contadina, piena d'umile bontà, che aveva accolto come un grande onore, come una vera degnazione, l'amore del giovane padrone. gli era nato un figliuolo, anche da lei, ma bruno come lui, solido e paffuto. e finalmente s'era sentito a posto, la moglie contentissima. 6807_7720_000305 cose di poco momento. badiamo che può mai accadere a un povero savio e savio povero ridotto a vivere piú ordinatamente. d'una formica: quanto piú tenue la tela, tanto piú delicato il ricamo. ho letto una volta, non so dove, ma prima di tutto bisognerebbe saper ricamare. 6807_7720_000306 teneva di guardia i suoi tre marmocchi ai tre mercati della città che corressero subito, subito a chiamarlo. scorgendo da lontano quella zoppaccia della sgriscia, la vecchia serva di don ravanà dal. 6807_7720_000307 non che convengo adesso che questo sarebbe un dio difficile per la gente savia e anzi addirittura impraticabile, perché chi volesse riconoscerlo dovrebbe agire verso gli altri come agivo io una volta, cioè da matto, con eguale coscienza di sé e degli altri, perché sono coscienze come la nostra. 6807_7720_000308 calmati. sí, bravo, hai ragione. figliuolo s'affrettò a dirgli: don ravanà tutto confuso, mortificato, e, volgendosi alla serva, andate pure a casa. lesso al solito. 6807_7720_000309 forse non tralasciò di consigliare, per comune interesse, moderazione ai suoi colleghi. non fu certo ascoltato. si creò nemici e sofferse non poco poverino. 6807_7720_000310 la pazienza divina è stanca. il mondo piange, ma piange e uccide. hai sentito: guerra in africa, guerra in cina. il povero soffre, ma soffre e ruba, e l'ira del signore ci sta sopra. 6807_7720_000311 quel suo ragionamento mi colpí e, non volendo togliere il posto a nessuno, me ne andai lontano a chieder ricetto a una famiglia di contadini, gia miei dipendenti, ai quali di notte, in cambio, guardavo nel bosco la carbonaja, con la scusa che non riuscivo mai a prender sonno. 6807_7720_000312 io me ne sto seduto presso la finestra e, come se la sciagura inattesa mi avesse piú stordito che addolorato, guardo i parenti e gli amici convenuti per quella morte: gente savia e dabbene mi guarderei dal negarlo, ma che peccava di troppo zelo nel farmi accorgere dell'antipatia che sentivano per me. 6807_7720_000313 robusto, tutto d'un pezzo bruno, di carnagione, anzi nero come un africano faccia dura: occhi duri, grossi, baffi e capelli fitti, crespi, nerissimi. egli ora si diceva contadino e se ne vantava. 6807_7720_000314 bàrtola rise, ma gli diede subito su la voce, come si dice, impertinente, vuoi, si dice e non sai che parli col signorino. lasciali dire tra loro, le disse il barone: sono ragazzi. 6807_7720_000315 bella la testa, soltanto il corpo, tozzo, curvo, cadente, pareva penasse a sorreggerla con tutto quel volume di peli. ora il signor aurelio, riflettendo intorno alla vita e alla morte. 6807_7720_000316 si guardarono sorpresi e risero insieme di questa bella trovata come se fosse un caso molto strano e sopra tutto un bel caso da riderci. sú a lungo allegramente. 6807_7720_000317 ravanà. aprí le braccia senza guardarlo e disse: non hai sentito? allora riprese cosimino funebre. vado a dirlo a mia moglie: i dia i soldi per la medicina e se ne vada a casa. vengo subito. 6807_7720_000318 ci sono qua io ora, disse il barone accostandosi al letto. poi, vedendo il piccino ischeletrito, giallo come la cera, quasi calvo, figlio, esclamò, figlio, figlio mio, con tre sospiri che parve gl'impietrassero il cuore. 6807_7720_000319 ora, concependo e riflettendo cosí nello specchio interiore della coscienza gli altri esseri con una realtà uguale alla mia e, per tal mezzo, anche l'essere nella sua unità. un'azione egoistica, un'azione cioè nella quale la parte si erige al posto del tutto e lo subordina. non era naturale che mi apparisse irragionevole. 6807_7720_000320 la santa donna stesa in quella bara è amalia sanni, la sorella maggiore e vorrei dire la madre di mirina. rivedo la camera modestissima e oltre al cero benedetto, due altri ceri piú piccoli che si consumano piú presto a piè della bara, crepitando di tratto in tratto. 6807_7720_000321 quando puoi, fagli cenno che rimanga dopo messa e che entri in sagrestia. cosimino s'accigliò, impallidí, strinse i denti per frenare un impeto d'ira. jer sera, lei dica la verità. 6807_7720_000322 e lei dunque ribatteva: marta non ha fatto male soltanto a sé, ma anche agli altri, ne conviene. non pensando a sé, non ha pensato neanche agli altri. doppio male. 6807_7720_000323 quando, a un tratto, si sentí scuotere e, aprendo gli occhi, stordito, oppresso di stupore, si vide davanti, vivo e spirante, il padre eterno, proprio lui che gli ripeteva ancora: 6807_7720_000324 quella poi invidiato decoro di casa vetti. gli restavano le chiese. ora per villeggiare. eh, come si fa, ci vuol pazienza da parecchi anni. a roma non gli era ancora riuscito di visitarne tutte le chiese piú famose. l'avrebbe fatto quest'anno per villeggiatura. 6807_7720_000325 nella sua santità. difatti, ella riteneva che quei fiori di campo non nascono per gli uomini, ma sono, come il riso della terra, che esprime gratitudine al sole per il calore che esso le dà. strappare quei fiori era per lei una profanazione. 6807_7720_000326 perché è innegabile che io ragionavo pur bene, quand'ero matto. dovrei veramente riderne, ma forse non ci riesco per il motivo affatto particolare che quei ragionamenti erano per la maggior parte diretti a convertire quella disgraziata che fu la mia prima moglie, della quale parlerò appresso. 6807_7720_000327 volevamo insegnare a una farfalla non a chiuder le ali e non volar piú, ma a non andare a posarsi su certi fiori velenosi, senza intendere che per la farfalla quel che a noi pareva veleno era il proprio cibo. 6807_7720_000328 si sentí piú volte chiamare dalla voce del padrone e si fermò col cuore che gli galoppava in petto. si voltò e si vide, chiamato, ancora chiamato con le mani. che fare? 6807_7720_000329 sarà tentazione del demonio, ma io abbasso il libro sulle ginocchia e sto a guardarla. se lo dica proprio sul serio, davanti a me: per esser logici, via, san francesco. per lei non dovrebbe esser savio, o io ora? ma già mi persuado che i savii debbono esser logici fino a un certo punto. 6807_7720_000330 in un modo piú balordo non avrei potuto presentarle la proposta balbettavo e certo certissimo. questo modo balordo dovette contribuire non solo a fargliela respingere, com'era giusto, ma anche a farla arrabbiare, povera marta. 6807_7720_000331 a un tratto un singhiozzo, quasi un bollo di paurosa luce in quel mare di tenebre. un chiurlo d'assiolo nella valle, giú e lontano, gridi di terrore, i grilli che scampanellavano di là verso la collina. 8207_7720_000000 il maltese la fulminò con una guardataccia. sapeva bene il valore del podere e che maràbito aveva già compiti settantacinque anni. 8207_7720_000001 e presto sia sospirò, come avvenne a ciuzzo pace. prima di lui, ciuzzo pace aveva ceduto per un vitalizio d'una lira al giorno l'attiguo poderetto al mercante scinè, soprannominato il maltese, e dopo appena sei mesi era morto. 8207_7720_000002 e s'era mietuto l'orzo e abbacchiate le mandorle, lasciando ai nuovi padroni l'abbacchiatura delle olive e la vendemmia. quel giorno, appunto, dovevano venire a prendere possesso del podere. avrebbe fatto loro la consegna e addio la. 8207_7720_000003 se, invece di fuggirmi, dicevo, mi aveste ajutato coi vostri buoni consigli, né io né voi saremmo cosí scontenti, né riro, forse, sarebbe morto. 8207_7720_000004 e seguitò la frase movendo l'indice e il medio d'una mano, il che significava: due lire al giorno. son due lire al giorno, padrone mio. intervenne a questo punto, maràbito, fermandosi. 8207_7720_000005 don michelangelo non ne poteva piú proruppe. che vecchierello, somarone, che vecchierello, non vedi che cammina meglio di me? questo non vuol dire, rispose con un sorriso da scemo grigòli. 8207_7720_000006 ma lo scinè spingeva in su le guance e la bocca in una smorfia d'incredulità stizzosa. cosa strana però, pure in quella smorfia, le sopracciglia fortemente segnate sotto la fronte tonda come un boccale. 8207_7720_000007 uguale, forse sí, ma meglio di lui. in tutto il territorio di girgenti non si ritrova qua qua questi mandorli innestati da lui. 8207_7720_000008 quanto bene gli volete. a quel vecchio sghignò. infatti quello appena maràbito si fu un poco allontanato. ma se cercate di persuaderlo con le buone a morir presto il fiato, ci sprecate. cent'anni vi campa quel vecchio, ve l'ho detto. 8207_7720_000009 e la vigna, tralcio per tralcio. pena per il podere e pena anche per le bestie che tant'anni lo avevano ajutato, le due belle mule che non s'erano mai avvilite a tirar l'aratro per giornate sane. 8207_7720_000010 là e chétati. una buona volta parli piú d'un giudice povero. il podere è buono. il podere è buono. non dico di no, ma ma. 8207_7720_000011 alla fatica erano avvezze, povere bestie, ma anche alla loro razione d'orzo e cruschello ogni giorno, oltre la paglia, o che avevano. quel giorno le calandre strillavano sui piani piú del solito, come se sapessero che il vecchio doveva andarsene e lo salutassero. 8207_7720_000012 ora, dandosi a vedere per un verso mal contento del podere e per l'altro contento dello stato di salute del vecchio, sperava di potere ancora lesinare sul vitalizio di due lire al giorno già convenuto. 8207_7720_000013 fermandosi domani all'alba, io me n'andrò sú al paese e stia sicuro che ci andrò a morire, perché quella ch'è stata finora la mia vita la lascerò qua in questa terra. non mi piace parlare, ma ciò ch'è giusto glielo debbo dire. 8207_7720_000014 gli toccava di là, risalire verso lo stretto di santa lucia, anch'esso malfamato e quasi sempre deserto, per riuscire a porta mazzara, dove imboccava la via del ràbato. 8207_7720_000015 la terra è terra soggetta alle vicende del tempo e due lire al giorno son due lire al giorno, ma non gli venne fatto. visitando passo passo il podere, non ebbe proprio dove metter pecca. 8207_7720_000016 le mani alla schiena e guardando a terra mentre la nappina della berretta nera a calza gli ciondolava sulla nuca. a ogni passo si rimescolava tutto, scorgendo da lontano, a destra, la bottega di panneria dello. 8207_7720_000017 case, case che sul davanti, nella straduccia piú sú, erano d'un sol piano e di misero aspetto. qua di dietro avevano certi muri che parevano di cattedrale. 8207_7720_000018 sappia che lo faccio non per me, ma per la mia terra, che con me patirebbe perché non sono piú buono da lavorarla come il mio cuore vorrebbe. e l'arte comanda. 8207_7720_000019 giojoso s'aspettavano le prime acque, dopo le quali sarebbe cominciato il tempo delle fatiche per la campagna: la rimonda, l'aratura, la semina. 8207_7720_000020 un altr'uomo fatto per la fatica, come zio maràbito non c'è mai stato e non ci sarà mai vero maestro per la campagna? poi, quanto a rimondare, a innestare, a potare, 8207_7720_000021 qua, qua, guardi qua. e mostrava, nell'agrumeto ch'egli chiamava giardino, certe lumíe, certi portogalli la cui vista soltanto, a suo dire, ricreava il cuore. questo giardino eccellenza è vermiglio, cosí tutto. 8207_7720_000022 cent'anni, cent anni dovete campare il signore e maria, santissima delle grazie, debbono tenervi in vita per farlo crepar di rabbia le ossa. s'ha da rodere cosí. 8207_7720_000023 sudore serv'a voscenza. salutò appena maràbito, rotto al lavoro da tanti anni. parlava poco di solito e ora, per giunta, provava quasi vergogna pensando che, per quella cessione che faceva del suo podere, il mantenimento gli sarebbe venuto ancora da esso. 8207_7720_000024 faranno patire. hanno abbattuto gli albicocchetti davanti la roba diceva: maràbito. appena quindici giorni dopo, alle vicine della piazzetta di santa croce. 8207_7720_000025 ora, addio riro e il fischio della nòria, da quel giorno in poi, non l'avrebbe piú udito. sette contò intanto ché, pur tra i pensieri, il conto dei giri per la lunga abitudine non lo perdeva mai. 8207_7720_000026 abituato a vivere in campagna, entrando nella stretta delle case si sentiva ogni volta soffocare, anche se attraversava la città per la via maestra, ch'egli non chiamava col suo nome via atenèa, ma a modo di tutti e chi sa perché la piazza piccola. 8207_7720_000027 con tutto che fosse malfamata quella via per tanti delitti rimasti oscuri e a passarci sul tardi incutesse un certo sgomento. i passi vi facevano l'eco perché il pendio del colle troppo ripido metteva lí quasi a ridosso i muri delle case. 8207_7720_000028 e cercò nel sobborgo ràbato che pareva il braccio su cui s'appoggiasse cosí lunga sdrajata. se gli riusciva scorgere il campaniletto di santa croce ch'era la sua parrocchia, aveva là presso un vecchio casalino dove avrebbe chiuso gli occhi per sempre. 8207_7720_000029 voscenza m'è padrone, e non per contraddirla. ma cosí bello grasso, voglio dire in salute, com'è voscenza. non è tanto facile camminare ora qua per la vigna. la vigna era zappata di fresco e veramente ci s'affondava, col pericolo anche di slogarsi un piede. 8207_7720_000030 esalava poi un senso d'umido corrotto, in basso, nell'afa di quelle giornate ancora di sole, caldo, e don michelangelo, stronfiando, ne soffriva come d'una smania che gli si fosse messa allo stomaco. ma era anche per la parlantina di quel ménchero là. 8207_7720_000031 non che poco dopo, vedendosi solo nel suo vecchio casalino, s'avviliva che sto piú a farci zitto, vecchio stolido. lo rimbeccavano allora le vicine per confortarlo. chiamate la morte. 8207_7720_000032 di piazza. non aveva proprio nulla. era una via un po piú larga- e piú lunga delle altre, serpeggiante, lastricata, con case, signorili e botteghe in fila. 8207_7720_000033 uno di que sganasciati landò d'affitto con l'attacco a tre, che puzzano di rimessa lontano un miglio e servono, con gran fracasso, di sonagliere per le scampagnate. 8207_7720_000034 tre volte maràbito scosse la testa perché ormai non erano piú per lui quelle fatiche. lo riconosceva da sé, tanto che, entrando col marzo, i mesi grandi, aveva detto a se stesso: questa sarà l'ultima stagione. 8207_7720_000035 lasciatelo campare. poverello, mi fa proprio piacere cosí il rodimento lo dava lui agli altri. anzi, per rappresentar meglio la sua parte, una mattina, vedendo passare il vecchio davanti la bottega, volle fargli cenno d'accostarsi. 8207_7720_000036 attraversando quel tratto maràbito, avvertiva realmente nel silenzio e tra l'eco dei passi, come un sospetto, che ci fosse qualcosa in quella via di misterioso. e non gli pareva l'ora d'arrivare al piano di ravanusella, arioso, ma vi respirava per poco. 8207_7720_000037 spesso don michelangelo stava seduto davanti la porta col pancione che pareva un sacco di crusca tra le cosce aperte e cosí sbracato che la camicia gli strabuzzava perfino di sotto il panciotto fumava e sputava. 8207_7720_000038 tondo visetto caro. con le braccia appoggiate sulle gambe discoste e lasciando pendere come morte le mani terrose, il vecchio maràbito sedeva sul logoro murello accanto alla porta della roba. 8207_7720_000039 ma che dovesse poi distruggergli il frutto di tante fatiche, maltrattargli le bestie. questo, no, questo il signore non doveva permetterlo e si recava in fondo al viale detto della passeggiata all'uscita del paese. 8207_7720_000040 riro, riro è morto. non me ne so dar pace. e io esclamò il maltese: non me ne parlate. quel grigòli è una canaglia, per colpa sua, ma anche per colpa vostra un poco. 8207_7720_000041 di dove poteva scorgere la sua terra lontana? laggiú, laggiú, nella vallata tra i due tempii antichi, guardava e guardava, come se con gli occhi potesse impedire di lassú lo sterminio del maltese. 8207_7720_000042 il cuore, però, non gli reggeva a lungo e se ne ritornava pian piano con le lagrime agli occhi. anziché da porta di ponte, preferiva prendere per la via solitaria sotto san pietro fino al piano di. 8207_7720_000043 io vi voglio bene e voglio che vi diate cura della vostra salute. venite, venite da me, c'intenderemo. proferí forte quest'ultime parole perché le udisse don luzzo l'orefice. 8207_7720_000044 ma l'aveva, e, come la sua malizia, anche lui bastava guardargli quel naso. intanto, con l'ajuto del vetturino, don michelangelo poté scendere dalla carrozza. 8207_7720_000045 tenevano sú per giú il medesimo discorso, sebbene con minore efficacia di gesti e di frasi, e in tono di scherno: a don michelangelo scinè, quel vecchio cent'anni. vi campa, caro maltese. 8207_7720_000046 ma allegro lui se mai grigòli che da quel giorno avrebbe mangiato a due greppie, abbattuto il murello di cinta che separava il podere di maràbito da quello del povero. pace, fortuna e dormi. 8207_7720_000047 che gli restavano duri e attoniti, quasi a dispetto delle pàlpebre. sotto il cielo velato gli alberi stavano immobili, come se sospesi nella pena con cui il vecchio padrone ora li guardava, cosí dovessero durare anche quand'egli non ci sarebbe stato piú. 8207_7720_000048 ora, il silenzio che pareva fervesse, lontano, lontano d'un sordo ronzío di mosche che pure erano vicine, dava arcanamente il senso di quella morte. ma il vecchio non ne aveva sgomento, piuttosto come. 8207_7720_000049 sputava vedendo maràbito che veniva avanti pian piano, gli figgeva gli occhi addosso e pareva se lo volesse succhiar vivo con lo sguardo, come la vipera un ranocchio. 8207_7720_000050 dormi. s'era cattivata la fiducia del maltese. chi sa poi perché cosí tracagnotto, con gli occhi tondi e ridenti e quella puntina di naso che gli s'alzava quasi incuriosita, all'insaputa della faccia da pacioccone senza malizia. 8207_7720_000051 fece peggio: grigòli imperterrito, incalzò. avete ragione, la vostra bocca non parla mai. ah, non per vantarlo di presenza, ma la verità è verità. 8207_7720_000052 atterrarli. certo, com'è certo dio. questa è opera di grigòli che, per far legna, dà a intendere al padrone che gli alberi sono secchi. ma s'ingannava. non passò neanche un mese che vennero a dirgli: hanno abbattuto la roba, la roba, eh già. 8207_7720_000053 roba casa e stalla, insieme col pavimento fatto coi ciottoli del fiume, dove non mancavano quella vecchia roba cretosa e annerita, gli faceva sentire ancora per poco il suo alito, quell'odor grasso e caldo del concio. 8207_7720_000054 ma se adesso il padrone è quell'altro, lasciategli fare ciò che gli pare e piace. ora, appunto, questo non sapeva tollerare. maràbito che il maltese fosse il padrone. sí. 8207_7720_000055 poi rivolto a maràbito. o che debbo dirvi, dunque, che siete vecchio, stravecchio e in punto di morte come sono voscenza. lo vede, rispose il vecchio aprendo le braccia. gli anni miei non li so. 8207_7720_000056 dispettoso, gli domandava sorridendo: come si va? come si va, come vuole dio? rispondeva duro, maràbito, senza fermarsi e tra sé diceva: a tuo dispetto voglio campare. e gli veniva la tentazione di voltarsi e fargli le corna dalla via. 8207_7720_000057 che fracasso facevano, su quei lisci lastroni scivolosi, gli scarponi imbullettati di maràbito che andava curvo e cauto con l'andatura dei contadini. 8207_7720_000058 mia, vostra, vostra, perché se voi, col vostro brutto caratteraccio, invece di fuggirmi come se v'avessi rubato, mentre dio solo sa che sacrifizio sto facendo, a darvi queste due lire al giorno, 8207_7720_000059 la morte quando il signore comanda verrà a picchiarmi alla porta. lassú alzò gli occhi cosí pensando a girgenti, che sedeva alta sul colle con le vecchie case dorate dal sole, come in uno scenario. 8207_7720_000060 l'asinella che valeva piú delle mule, e riro il giovenco, biondo come l'oro, che tirava da sé, senza benda né guida, l'acqua del pozzo, pian piano, com'egli l'aveva. 8207_7720_000061 io avrei seguito i vostri consigli senza lasciarmi menar per il naso da quello lí che s'approfitta della mia inesperienza, ruba a tutto spiano e fa di padrone, spacca-e-liscia il padrone. sareste rimasto voi, invece, da lontano e tutto sarebbe andato per il. 8207_7720_000062 le mule e l'asinella erano impastojate su l'aja a rimpinzarsi di paglia. paglia quanta ne volevano anche ad esse. il vecchio maràbito rivolse uno sguardo. come le avrebbe trattate il nuovo padrone? 8207_7720_000063 non per nulla la gente del paese se lo richiamava con piacere alla memoria, lacero e impolverato su per le viucole a sdrucciolo del quartiere di san michele, con la balla della mercanzia sulle spalle e la mezzacanna in una mano. 8207_7720_000064 ne scese con lo stesso stento la moglie si-donna nela, e subito, prendendosi con due dita la veste, cominciò a spiccicarsi tutta. poi ne scesero le figlie, due ragazzone gemelle. 8207_7720_000065 la signora nela e le due figliuole non s'aspettavano quest'uscita del vecchio e lo guardarono allocchite. ma don michelangelo, da volpe vecchia, esclamò, sorridendo, rivolto a grigòli. e tu mi dicevi che non parla, alla grazia. 8207_7720_000066 con le quattro grandi vetrine sfarzose e la porta in mezzo. era proprio nel centro della via, un poco prima del largo dei tribunali, dove la gente s'affollava di piú. 8207_7720_000067 era solo perché non aveva mai voluto né donne né amici. sentiva pena per quel suo podere a lasciarlo dopo tanto tempo. conosceva gli alberi, uno per uno. li aveva allevati come sue creature, lui piantati, lui rimondati, lui innestati. 8207_7720_000068 in potere di voscenza e di grigoletto, che sa l'arte meglio di me. sono sicuro che alla terra non mancherà mai nulla e sono pronto a staccarmene ora stesso, senza neanche fiatare. ma se voscenza non è piú contento, me lo dica chiaro e non ne facciamo piú niente. 8207_7720_000069 ringraziate dio piuttosto che ha voluto darvi la buona vecchiaja, ma il vecchio scoteva il capo, levava una mano a un gesto di stizza- che buona vecchiaja. e si metteva a piangere come un bambino. i rimprovera il pane che mangio e questi quattro giorni che mi restano. 8207_7720_000070 dallo stradone, tutt'a un tratto venne un allegro rumor di sonagli, ma il vecchio si cangiò in volto. la carrozza, eccolo. disse e andò incontro al nuovo padrone tirandosi sulle spalle la giacca che teneva appesa addosso con le maniche spenzolanti. 8207_7720_000071 ma non piú in compenso del suo lavoro. auff, si crepa, sbuffò lo scinè, asciugandosi col fazzoletto il faccione congestionato. 8207_7720_000072 piú volte, infatti, come se non avesse udito i continui richiami di grigòli, era passato diritto o s'era fermato, con gli occhi socchiusi e l'indice d'una mano sulla punta del naso, quasi assorto in qualche conto complicato. 8207_7720_000073 pero questo, signorinella, fa pere grosse. cosí terra come questa non ce n'è. non ci manca nulla e maràbito in coscienza, se l'è meritata, che ha saputo lavorarla come dio comanda. peccato che ora è vecchierello. 8207_7720_000074 tutto sudato, mentre dell'altra si faceva portavoce nel gridare: roba di fràaancia. s'era arricchito in poco tempo con l'usura e ora troneggiava seduto sotto il lampadino della madonna dietro il lungo banco del suo negozio di panneria. 8207_7720_000075 ma il vecchio restò ferito. ah, dunque, voscenza vorrebbe dire che riro è morto per me, per voi, certo. 8207_7720_000076 qualche gazza appostata, però pareva sghignasse beffarda a quando a quando, mentre di tra le stoppie riarse sui piani e i poggi delle quote, le calandre alternavano il loro ciaucío stridulo giojoso. 8207_7720_000077 chiudeva gli occhi e li rivedeva tutt'e tre quegli alberetti lí sulla spianata del ciglione. erano cosí belli, perché atterrarli. 8207_7720_000078 gemelle. sembravano tutt'e quattro: un tino, una botte e due caratelli. la carrozza risollevandosi sulle molle, parve rifiatasse. i cavalli? no, poveri animali, tutti imbrattati di schiuma e sgocciolanti di sudore. 8207_7720_000079 a una delle figliuole, girando lo sguardo sul ciglione lí vicino, su cui sorgono i due tempii antichi, quello di giunone da una parte e quello detto della concordia dall'altra. in un soprassalto d'ammirazione scattò proprio dal cuore: uh, bello papà. 8207_7720_000080 rimase abbagliato lui stesso, il maltese, dalle sue parole. difatti, ora che ci pensava, chi meglio di maràbito avrebbe potuto ajutarlo a guardarsi da quell'imbroglione di grigòli? 8207_7720_000081 lui. piante massaje come queste non ce n'è ogni albero, tre, quattro staja l'anno che voscenza può contarci a occhi chiusi. e questi albicocchi, qua, se voscenza ne assaggia il frutto, non se lo può piú levar di bocca, vera rarità. 8207_7720_000082 e venite qua, santo dio, perché mi fuggite cosí che male v'ho fatto nessuno a me, gli rispose maràbito, ma la terra io gliel'avevo raccomandata, tanto a voscenza, e anche le povere bestie. 8207_7720_000083 vicine tre alberetti, state a piangere come se vi avessero tagliato le braccia e le bestie. soggiungeva allora, maràbito. m'hanno detto che l'asinella l'animaluccia mia è ridotta cosí male che non si regge piú in piedi. e riro, riro, non si riconosce piú. 8207_7720_000084 grigòli, però senza scomporsi. s'era rivolto alla si-donna nela e alle due ragazzone qua qua, guardino qua tanto che maràbito. alla fine stimò prudente ammonirlo e zitto via, grigoletto, i padroni hanno occhi per vedere da sé. 8207_7720_000085 dall'altro lato, in principio la via mostrava ancora l'antica cinta della città, con le torri mezzo diroccate. nella prima, chiusa appena da una portaccia stinta e sgangherata, s'esponevano i morti sconosciuti e si portavano per le perizie giudiziarie gli uccisi. 8207_7720_000086 e voi campate cent'anni a suo marcio dispetto. gli gridavano quelle a coro, aprendo il fuoco contro lo scinè sanguisuga dei poveri. succhiategli il sangue, come lui l'ha succhiato a tante povere creature. 8207_7720_000087 chi è riro il giovenco? credevamo che fosse un vostro figliuolo. da un canto, le vicine sentivano pietà di lui, dall'altro, certe volte non potevano tenersi dal ridere. 8207_7720_000088 il maltese, al posto della vecchia roba voleva far sorgere una bella cascina nuova. e quei tre alberetti lo impicciavano: godetevi in pace il vitalizio, lo esortavano le vicine. 8207_7720_000089 averle maràbito settantacinque anni, non doveva compirli piú, per bene che stesse. quant'anni avrebbe potuto vivere? ancora? tre, quattro abbondiamo, fino a ottanta. dunque, da tre a quattro mila lire, fino a dodici mila ci correva. 8207_7720_000090 e quell'animalaccio di grigòli pareva glielo facesse apposta: qua, qua, guardi qua e con le mani sollevava i pampini d'una vite per mostrare certi grappoli piú grossi d'una poppa, della signora nela. 8207_7720_000091 so, so che mi sento stanco e voscenza, ripeto, può star sicuro che dei suoi belli denari con me non ne sciuperà molti. prendo la via di ciuzzo pace, ch'è per me la migliore, e lor, signori, si godranno il fondo e spero in dio che non me lo faranno patire. 8207_7720_000092 michelangelo scinè guardava e chinava la testa, brusco, non potendo far altro o fors'anche in grazia di quell'eccellenza che grigòli non gli risparmiava, fingeva di sbuffare: per il caldo si crepa, si crepa. 8207_7720_000093 miglia di stradone, a guardare dalla città. non credevo che fosse cosí lontano. era una prima botta, questa da mercantuccio rifatto, la quale dava a vedere come fosse venuto col proposito di disprezzare tutto. 8207_7720_000094 panneria, ch'era il piú grande di tutta la via atenèa. la signora nela dalla faccia di melanzana, piantata senza collo sopra le poppe enormi, non apriva bocca se prima non si consigliava con gli occhi del marito. 8207_7720_000095 non creda ch'io stia facendo questo negozio per poca voglia di lavorare. ho lavorato fin da quand'ero ragazzo di sett'anni, e vita e lavoro per me sono stati sempre una cosa sola. 8207_7720_000096 la nòria. a ogni giro della bestia dava un fischio lamentoso. egli, da lontano, contava quei fischi, sapeva quanti giri ci volevano a riempire i vivaj e si regolava. 8207_7720_000097 crepa, maràbito non parlava, gli seccava anzi che parlasse tanto grigòli, essendosi accorto che lo scinè a mano a mano, s'intozzava dalla bile. 8207_7720_000098 quel tanfo secco e acre del fumo stagnato ch'erano per lui l'odore stesso della sua vita. contemplava intanto il suo podere sbattendo continuamente gli occhietti vitrei infossati. 8207_7720_000099 e stropicciavano in giro furiosamente la punta di un gomito sulla palma dell'altra mano. cosí, cosí. nello stesso tempo, don luzzo, l'orefice ch'era la peggior lingua di tutta la via atenèa, e il farmacista dirimpetto. 8384_7720_000000 come mai ella cosí nudo, il seno nude, le spalle, le braccia nude, tutta fulgente di gemme e di stoffe, non la vedeva? non la vedeva piú come una persona viva e vera davanti a sé. 8384_7720_000001 e micuccio rimase a tentennare il capo perbacco. era vero, dunque, la fortuna acciuffata. affaroni, quel cameriere che pareva un gran signore, il cuoco e il guattero, quella dorina che ronfava di là, servi tutti a gli ordini di teresina. 8384_7720_000002 se non forse per questo che quel cameriere allora avrebbe dovuto trattar lui micuccio da padrone ed egli, vedendolo cosí disinvolto ed elegante, quantunque ancor senza marsina, non riusciva a vincere l'impaccio che già ne provava solo a pensarci? 8384_7720_000003 le spiegazioni e tutt'e due di nuovo si sorridevano e si rimettevano a mangiare e a parlare del paese lontano d'amici e conoscenti, di cui zia marta gli domandava notizie senza fine. 8384_7720_000004 non mi par vero che me ne possa star qua con te stasera. e la buona vecchietta che aveva parlato, parlato istintivamente per non dar tempo a micuccio di pensare alla fine, sorrise e si stropicciò le mani guardandolo, intenerita. 8384_7720_000005 chi l'avrebbe mai detto? rivedeva col pensiero la soffitta squallida laggiú, laggiú, a messina, dove teresina abitava con la madre cinque anni addietro. in quella soffitta lontana, se non fosse stato per lui, mamma e figlia sarebbero morte di fame. 8384_7720_000006 ma ecco, ella era ormai arrivata tanto, tanto lontano che egli, rimasto lí sempre lo stesso a sonare il flauto le domeniche nella piazza del paese, come avrebbe piú potuto raggiungerla? 8384_7720_000007 la vista gli s'annebbiò. era tanto lo stupore, tanta la commozione che non s'accorse egli stesso, che gli occhi gli si erano riempiti di lagrime. li chiuse e in quel bujo si strinse tutto in sé, quasi per resistere allo strazio che gli cagionava una lunga, squillante risata. 8384_7720_000008 arrossí, ne provò onta e si cacciò una mano nella tasca in petto della giacca, dove era il portafogli. ero venuto, zia marta, disse in fretta. 8384_7720_000009 dicevano quelli di zia marta. ma subito la buona vecchietta abbassò i suoi perché micuccio non vi leggesse altro. si stropicciò di nuovo le mani e disse: mangiamo eh. 8384_7720_000010 e agitò piú volte le dita presso il mento, come se salutasse per significare: non mi va piú, non posso. stette ancora un pezzo silenzioso, avvilito, assorto nella visione di poc'anzi. poi mormorò come s'è fatta. 8384_7720_000011 e poi sapeva. sapeva ciò che costava a lui la follia di quel sogno pericoloso. ma né lui né teresina le davano ascolto. e invano essa si era ribellata quando un giovane maestro compositore, avendo udito teresina in un concerto, 8384_7720_000012 se tutti quei signori, se quel cameriere stesso avessero saputo che egli micuccio bonavino, s'era rotte le ossa a venire di cosí lontano: trentasei ore di ferrovia. 8384_7720_000013 ehi, dorina, sú chiamò il cameriere. vedi che c'è qui il signor bonvicino bonavino. corresse, micuccio, che stava a soffiarsi su le dita. 8384_7720_000014 sciolse la bocca al sacchetto e, facendo riparo d'un braccio, versò quei freschi frutti fragranti sulla tavola. e se mi mettessi a tirare tutte queste lumíe? 8384_7720_000015 e dorina, che risate se teresina lo avesse trascinato al loro cospetto lí in sala dicendo: guardate questo poveretto sonator di flauto. dice che vuol diventare mio marito. 8384_7720_000016 dita bonavino, bonavino, conoscente della signora, tu dormi della grossa. suonano alla porta e non senti. io ho da apparecchiare. non posso far tutto, io capisci: badare al cuoco che non sa, alla gente che viene. 8384_7720_000017 ostante la guerra che gli movevano in casa i genitori, la madre specialmente, ma poteva abbandonar teresina in quello stato dopo la morte del padre, abbandonarla perché non aveva nulla, mentre lui, bene o male, un posticino ce l'aveva di sonator di flauto nel concerto comunale. 8384_7720_000018 si lamentò una voce insonnolita dietro la cortina e poco dopo apparve un donnone tozzo affagottato che strascicava una gamba. 8384_7720_000019 zia marta lo lasciò, facendogli con una mano inguantata segno d'attendere, ed entrò nella sala nella quale poco dopo, a micuccio parve, si aprisse una voragine. vi s'era fatto d'improvviso silenzio, poi udí. 8384_7720_000020 il cameriere recò il lume e quello che ronfava nella stanza, dietro una cortina sospesa a una funicella da una parete all'altra, borbottò tra il sonno. chi è? 8384_7720_000021 ecco, veniva a ridarlo a teresina, perché denari, niente egli non ne voleva, non perché gli paressero elemosina, avendo egli già speso tanto per lei, ma niente non lo sapeva dire lui stesso. 8384_7720_000022 mentre correva ad aprire, ma vedendo che micuccio stava per seguirlo, s'arrestò di botto per intimargli: voi state qua prima, lasciate che la avverta. 8384_7720_000023 a dispetto di chi non voleva crederci, micuccio sorse in piedi con le ciglia corrugate come per raffermarsi in questa conclusione, si soffiò di nuovo su le mani diacce e pestò i piedi per terra. 8384_7720_000024 e ora piú che mai, lí, in quella casa denari, niente, come aveva aspettato. tant'anni poteva ancora aspettare che se poi denari teresina ne aveva d'avanzo segno che l'avvenire le si era schiuso, ed era tempo perciò che l'antica promessa s'adempisse. 8384_7720_000025 chiare, distinte queste parole di teresina. un momento, signori, e di nuovo la vista gli s'annebbiò nell'attesa ch'ella comparisse. ma teresina non comparve e la conversazione fu ripresa nella sala. 8384_7720_000026 quello appunto per cui ella piangeva inconsolabile, trascinando senza requie il suo cordoglio segreto fra il tumulto di quella vita di lusso odioso che disonorava sconciamente la sua stanca vecchiaja. ma io le scappò detto: 8384_7720_000027 a questa risposta, il cameriere stimò innanzi tutto conveniente ritirare il lei e riprendere il voi. introdusse micuccio in una cameretta al bujo, presso la cucina, dove qualcuno ronfava strepitosamente, e gli disse: sedete qua, adesso porto un lume. 8384_7720_000028 e va bene, micuccio. sorrise e lo seguí con gli occhi attraverso un'altra stanza in penombra fino alla vasta sala in fondo illuminata, dove sorgeva splendida la mensa, e restò meravigliato a contemplare finché di nuovo il ronfo non lo fece voltare a guardar la cortina. 8384_7720_000029 lasciatela star lí con quei signori. lí sta bene al suo posto. io, poveretto, l'ho veduta, m'è bastato. o piuttosto andate pure, andate anche voi di là. sentite come si ride. io non voglio che si rida di me, me ne vado. 8384_7720_000030 eran rimasti d'accordo che egli le avrebbe lasciato cinque, sei anni di tempo per farsi strada liberamente. erano giovani entrambi e potevano aspettare. 8384_7720_000031 era di teresina, oh dio. e perché rideva cosí di là. un grido represso gli fece riaprir gli occhi e si vide davanti, irriconoscibile, zia marta, col cappello in capo, poveretta, oppressa da una ricca, splendida mantiglia di velluto. 8384_7720_000032 non mi par vero di trovarmi con te, figlietto mio, qua, qua appartati. lí capirai tanti, signori, lei poverina non può farne a meno. la carriera, m'intendi. eh, come si fa? i hai veduti i giornali, cose grandi, figlio mio, ma io, io, come sopra mare sempre. 8384_7720_000033 egli si voltava turbato e poi guardava gli occhi dolenti e affettuosi della vecchina, quasi per leggervi una spiegazione, ma vi leggeva invece la preghiera di non chieder nulla per il momento, di rimettere a piú tardi le spiegazioni. 8384_7720_000034 e non riusciva ancora a spiccicar gli occhi. con uno scialle di lana fin sopra il naso, i capelli ritinti d'oro micuccio, stette a mirarla. allocchito anche colei sorpresa, sgranò tanto d'occhi in faccia. 8384_7720_000035 spiegazioni: micuccio, per non infastidirlo, anche lui stimò prudente ricacciarsi dentro tutte le domande che gli veniva di rivolgergli. avrebbe poi dovuto dirgli, o fargli intendere, ch'era il fidanzato di teresina e non voleva, pur non sapendone il perché lui stesso. 8384_7720_000036 piatto micuccio. si portò due dita al colletto, affumicato e spiegazzato, e se lo stirò provandosi a trarre un lungo respiro: mangiare. 8384_7720_000037 ed egli si sentí beato a posto e si mise a mangiare come non aveva mangiato mai in vita sua, senza piú pensare alle sue mani né al cameriere. 8384_7720_000038 piè di quelle tremule, incerte lettere raspate alla meglio su la carta dalla povera vecchietta. c'eran sempre due paroline di lei, di teresina, che non aveva mai tempo di scrivere. caro micuccio, confermo quanto ti dice la mamma: sta sano e voglimi bene. 8384_7720_000039 glielo aveva promesso lei stessa, è vero. ma come avrebbe potuto allora supporre che un giorno sarebbe divenuta cosí? ed era anche vero, sí, che egli le aveva schiuso quella via e le aveva dato modo. 8384_7720_000040 io ormai non posso piú farle la guardia, figliuolo mio, perché domandò allora micuccio, leggendole a un tratto negli occhi il sospetto ch'egli non aveva ancora avuto, e si rabbujò in volto. 8384_7720_000041 rimise a sedere e a pensare costernato. poco dopo, una forte scampanellata lo scosse. dorina, la signora strillò il cameriere, infilandosi in fretta e in furia la marsina. 8384_7720_000042 freddo. gli disse passando il cameriere: poco ci vorrà. adesso venite qua in cucina, starete meglio. micuccio non volle seguire il consiglio del cameriere che con quell'aria da gran signore, lo sconcertava e l'indispettiva si. 8384_7720_000043 e vide che zia marta scoteva amaramente il capo e che aveva sospeso di mangiare anche lei, come se aspettasse, ma neanche a pensarci piú. aggiunse poi quasi tra sé, chiudendo gli occhi. 8384_7720_000044 solo abbandonato di notte in una grande città sconosciuta, lontano dal suo paese, deluso, avvilito, scornato. 8384_7720_000045 bei giorni lontani. teresina ardeva tutta nel desiderio di spiccare il volo, di lanciarsi nell'avvenire che il maestro le prometteva, luminoso e frattanto. che carezze di fuoco a lui, per dimostrargli tutta la sua gratitudine e che sogni di felicità comune. 8384_7720_000046 la signora ripeté micuccio, allora dorina riprese d'un subito coscienza. eccomi, eccomi. disse togliendosi e buttando dietro la cortina lo scialle e adoperandosi con tutta la pesante persona a correr verso. 8384_7720_000047 prese la valigetta e il sacchettino di sotto la tavola e s'avviava per uscire quando gli venne in mente che lí dentro il sacchetto c'eran le belle lumíe ch'egli aveva portato a teresina dal paese. oh, guardate, zia marta riprese. 8384_7720_000048 come va? stai bene ora, micuccio, bravo, bravo. sei stato malato. se non m'inganno, ci rivedremo tra poco. tanto qui hai con te la mamma, siamo intesi, eh. 8384_7720_000049 un ampio sonoro sbadiglio protratto nello stiramento delle membra e terminato in un nitrito per un brividore. improvviso accolse la protesta del cameriere, il quale s'allontanò esclamando: e va bene. 8384_7720_000050 velluto come micuccio, tu qui, zia marta, esclamò micuccio, quasi impaurito, restando a contemplarla. come mai seguitò la vecchietta, sconvolta, senza avvertire che è stato quando sei arrivato, giusto questa sera, oh dio. 8384_7720_000051 la vecchietta si smarrí nella sua pena e si nascose la faccia con le mani tremule, ma non riuscí a frenar l'impeto delle lagrime irrompenti. sí, sí, vattene, figliuolo mio, vattene disse, soffocata dai singhiozzi: non è piú per te. hai ragione, se mi aveste dato ascolto. 8384_7720_000052 voi siete zia marta, dicevano: gli occhi di micuccio e tu micuccio, il mio caro e buon figliuolo. sempre lo stesso poverino. 8384_7720_000053 e il cameriere e dorina gli passarono davanti reggendo magnifiche ceste di fiori. sporse il capo a guardare in fondo la sala illuminata e vide tanti signori in marsina che parlavano confusamente. 8384_7720_000054 dorina venne ad apparecchiare la tavola in fretta, perché già di là in sala il pranzo era cominciato. verrà, domandò cupo micuccio con voce angosciata. dico per vederla, almeno certo che verrà. gli rispose subito la vecchietta, sforzandosi di vincere l'impaccio. 8384_7720_000055 giunse al portone, vide che pioveva a dirotto. non ebbe il coraggio d'avventurarsi per quelle vie ignote. sotto quella pioggia rientrò pian piano rifece una branca di scala. 8384_7720_000056 ma subito dopo le venne di sorridere. guarda, le disse la madre senza frenar piú le lagrime. col tovagliolo ti aveva portato le lumíe. oh belle, esclamò sina con un balzo, strinse un braccio alla vita e ne prese con l'altra mano quanto piú poteva portarne. 8384_7720_000057 ascolto dunque, proruppe micuccio, chinandosi su lei e strappandole a forza una mano dal volto. ma fu tanto accorato e miserevole lo sguardo con cui ella gli chiese pietà, portandosi un dito su le labbra, che egli si frenò e aggiunse con altro tono, forzandosi a parlar piano. 8384_7720_000058 appena avrà un momentino di largo. già me l'ha detto. si guardarono tutt'e due e si sorrisero, come se finalmente si riconoscessero attraverso l'impaccio e la commozione. le loro anime avevano trovato la via per salutarsi con quel sorriso. 8384_7720_000059 poi, sedette sul primo scalino e, appoggiando i gomiti su le ginocchia e la testa tra le mani, si mise a piangere silenziosamente. sul finir della cena, sina marnis fece un'altra comparsa nella cameretta. 8384_7720_000060 a voi sola. badate bene a lei. dite cosí. buona fortuna a nome mio. riprese la valigetta e andò via, ma per la scala un senso d'angoscioso smarrimento: lo vinse. 8384_7720_000061 e anch'egli ricordava, era triste tanto che gli erano spuntate le lagrime sentendola cantare pure. tant'altre volte l'aveva sentita, quell'arietta, ma cantata a quel modo mai. 8384_7720_000062 il cameriere venne a offrir loro il primo servito micuccio, stette bene attento a osservare come faceva zia marta a trarre dal piatto la porzione. 8384_7720_000063 tornò invece dopo pochi minuti che a lui parvero eterni. zia marta, senza cappello, senza mantiglia, senza guanti, meno imbarazzata. aspettiamo un po qua, sei contento? gli disse. 8384_7720_000064 da un pezzo. ed egli sciocco, egli stupido, se n'accorgeva. solo adesso glielo avevano detto là al paese, e lui s'era ostinato a non crederci. e ora, che figura ci faceva a star lí in quella casa. 8384_7720_000065 era stato per morire e in quell'occasione, a sua insaputa, zia marta e teresina avevano inviato al suo indirizzo una buona somma di danaro. parte se n'era andata durante la malattia, ma il resto egli lo aveva strappato a viva forza dalle mani rapaci dei suoi parenti. e ora, 8384_7720_000066 allora micuccio restò un istante impacciato. non sono, no, non sono cugino, veramente sono, sono micuccio bonavino. lei lo sa, vengo apposta dal paese. 8384_7720_000067 io starò con te. adesso si fa cena. noi ce ne staremo qua, dorina, ci apparecchierà questo tavolino e ceneremo insieme qua ci ricorderemo de bei tempi, eh. 8384_7720_000068 son venuto per balbettò micuccio, non sapendo piú che dire: aspetta, lo interruppe, zia marta, come si fa. come si fa, vedi quanta gente, figliuolo mio, è la festa di teresina, la sua serata, aspetta, aspetta un po qua. 8384_7720_000069 anche per restituirvi questo denaro che mi avete mandato, che ha voluto essere pagamento restituzione. vedo che teresina è divenuta una- sí, mi pare una regina. vedo che niente neanche a pensarci piú, ma questo denaro no. 8384_7720_000070 non l'aveva piú riveduta. da allora, lettere sí aveva: le sue lettere dal conservatorio e poi quelle di zia marta, quando già teresina si era lanciata nella vita artistica contesa dai principali teatri, dopo l'esordio clamoroso al san carlo. 8384_7720_000071 a contrappeso: teresina e chi è? domandò a sua volta, marcando le folte ciglia giunte, che parevano due baffi rasi dal labbro e appiccicati lí per non perderli. 8384_7720_000072 ah, esclamò il cameriere con un sorriso d'ironico stupore. si chiama cosí, senz'altro teresina. e voi chi siete? c'è o non c'è? domandò il giovanotto, corrugando le ciglia e sorsando col naso. ditele che c'è, micuccio, e lasciatemi entrare. 8384_7720_000073 favorisca, allora favorisca, non c'è nessuno. anche lei a teatro la zia prima del tocco. non ritorneranno, è la serata d'onore di sua, come sarebbe di lei la signora cugina allora. 8384_7720_000074 teresina canticchiava un'appassionata arietta siciliana, di cui micuccio ricordava ancora le tènere parole. era triste, teresina, quel giorno, per la recente morte del padre e per l'ostinata opposizione dei parenti di lui. 8384_7720_000075 mio cercò d'interromperlo afflitta e con le lagrime agli occhi. zia marta, micuccio le fe cenno di star zitta. non li ho spesi io, li hanno spesi i miei parenti durante la malattia, senza ch'io ne sapessi nulla. 8384_7720_000076 il giovanotto scosse prima la testa per far saltare dalla punta del naso una gocciolina di freddo, poi rispose teresina la cantante. 8384_7720_000077 e quelle lettere. nei cinque anni già trascorsi, egli le aveva sempre mostrate a chi voleva vederle, per distruggere le calunnie che i suoi parenti scagliavano contro teresina. e la madre poi s'era ammalato. 8384_7720_000078 campagnolo all'aspetto, col bavero del pastrano ruvido rialzato fin su gli orecchi e le mani paonazze gronchie dal freddo che reggevano un sacchetto sudicio di qua, una vecchia valigetta di là, a contrappeso. 8384_7720_000079 i trovò la mamma che piangeva, anche lei sola, mentre di là quei signori schiamazzavano e ridevano. è andato via? domandò sorpresa, zia marta accennò di sí col capo senza guardarla. sina fissò gli occhi nel vuoto, assorta, poi sospirò: poverino. 8384_7720_000080 e allora lui, micuccio, senza pensarci due volte, l'aveva rotta coi parenti, aveva venduto un poderetto lasciatogli in eredità dallo zio prete e mandato teresina a napoli a compiere gli studi. 8384_7720_000081 e l'aveva scoperto lui, lui, quel tesoro nella gola di teresina. ella cantava sempre allora, come una passera dei tetti, ignara del suo tesoro. cantava per dispetto, cantava per non pensare alla miseria a cui egli cercava di sovvenire alla meglio. 8384_7720_000082 pensarci. a un certo punto, però, vedendolo ripassare, non seppe tenersi dal domandargli scusi: questa casa di chi è nostra finché ci siamo, gli rispose in fretta il cameriere. 8384_7720_000083 zia marta, invece, scoteva amaramente il capo. ne aveva viste tante in vita, sua povera vecchietta che ormai non aveva piú fiducia nell'avvenire. temeva per la figliola e non voleva che ella pensasse neppure alla possibilità di togliersi da quella rassegnata miseria. 8384_7720_000084 non mi meritavo questo. da lei è finita e non se ne parla piú. ma denari, niente i dispiace, solo che non sono tutti che dici figliuolo mio. 8384_7720_000085 se voi si provò a dir, micuccio, a cui l'angoscia stringeva la gola, se voi credete che me ne debba andare, no, aspetta un po, ti dico. s'affrettò a rispondergli la buona vecchietta, tutta imbarazzata. io però riprese: micuccio, non saprei dove andare in questo paese, a questa. 8384_7720_000086 l'odor misto delle vivande in preparazione. lo vinse n'ebbe quasi un'ebbrietà vertiginosa. era poco men che digiuno dalla mattina. veniva dalla provincia di messina una notte e un giorno intero in ferrovia. 8384_7720_000087 e la voce gli morí sulle labbra dallo stupore: ah, che regina. col volto in fiamme, gli occhi sbarrati, la bocca aperta. egli restò a contemplarla, istupidito come. 8384_7720_000088 ho una fame. io esclamò tutto lieto e raffidato, micuccio la croce, prima qua posso farmela davanti a te, aggiunse la vecchietta con aria birichina, strizzando un occhio, e si segnò. 8384_7720_000089 zia marta interpretò nel peggior senso quella risoluzione improvvisa di micuccio, come un atto di sdegno, un moto di gelosia. le sembrava ormai poverina che tutti, vedendo sua figlia, dovessero d'un tratto concepire il piú tristo dei sospetti. 8384_7720_000090 credendosi sul serio ancora il fidanzato di quella regina. che risate quei signori e quel cameriere e il cuoco e il guattero e dorina. 8384_7720_000091 ogni qual volta questi, entrando o uscendo dalla sala, schiudeva la bussola a vetri e veniva di là come un ondata di parole confuse o qualche scoppio di risa. 8384_7720_000092 neanche a pensarci. e che cos'erano poi quei pochi quattrinucci spesi allora per lei, divenuta adesso una gran signora? si vergognava solo a pensare che qualcuno potesse sospettare che egli, con la sua venuta, volesse. 8384_7720_000093 le avevo portate a lei, ma ora le lascio a voi. sola zia marta ne prese una e la accostò al naso di zia marta. sentite, zia marta, sentite l'odore del nostro paese. e dire che ci ho anche pagato il dazio. basta. 8384_7720_000094 mai n'era rimasto cosí impressionato che il giorno appresso, senza prevenire né lei né la madre, aveva condotto con sé sú nella soffitta il direttore del concerto suo amico. 8384_7720_000095 volesse accampar qualche diritto per quei pochi quattrinucci miserabili. gli sovvenne in quel punto di avere in tasca il denaro inviatogli da teresina durante la malattia. 8384_7720_000096 vedeva ora in quel suo bujo, l'abisso che s'era aperto tra loro due. no, non era piú lei quella lí. la sua teresina era tutto finito da un pezzo. 8384_7720_000097 aspetta almeno che lo dica a teresina. non hai sentito che voleva rivederti? vado a dirglielo. no, è inutile. le rispose: micuccio deciso. 8384_7720_000098 l'apparizione di quella strega, ritinta l'intimazione del cameriere, diedero, a un tratto, a micuccio avvilito, un angoscioso presentimento. sentí la voce stridula di zia marta, di là in sala, in sala dorina. 8384_7720_000099 ma quando venne la sua volta, nel levar le mani, pensò che le aveva sporche dal lungo viaggio. arrossí, si confuse, alzò gli occhi a sogguardare il cameriere, il quale, compitissimo ora, gli fece un lieve inchino col capo e un sorriso come per invitarlo a servirsi. 8384_7720_000100 e teresina scappò via in sala tutta frusciante, non mangi piú, domandò timorosa poco dopo zia marta, per rompere lo sbalordimento di micuccio. questi si voltò appena a guardarla: mangia, insistette la vecchina indicandogli il piatto. 8384_7720_000101 lume micuccio. guardò prima dalla parte donde veniva quel ronfo, ma non poté discernere nulla. guardò poi in cucina, dove il cuoco, assistito da un guattero, apparecchiava da cena. 8384_7720_000102 ma vanno per quella miseria che spesi io. allora, vi ricordate, non ci pensiamo piú. qua c'è il resto e io me ne vado. ma come cosí di furia? esclamò zia marta cercando di trattenerlo. 8384_7720_000103 il cameriere, col tovagliolo sotto il braccio, passava e ripassava, borbottando, or contro dorina che seguitava a dormire, or contro il cuoco, che doveva esser nuovo chiamato per l'avvenimento di quella sera, e lo infastidiva chiedendo di continuo spiegazioni. 8384_7720_000104 il cameriere, ancora in maniche di camicia ma già impiccato in un altissimo solino, squadrò da capo a piedi il giovanotto che gli stava davanti sul pianerottolo della scala. 8384_7720_000105 che gli diceva: non la voce, né gli occhi, né il riso, nulla, nulla piú. riconosceva di lei in quell'apparizione di sogno. 8384_7720_000106 aveva dichiarato che sarebbe stato un vero delitto non darle migliori maestri e una compiuta educazione artistica a napoli. bisognava mandarla al conservatorio di napoli a qualunque costo. 8384_7720_000107 e cosí erano cominciate le prime lezioni di canto. e per due anni di fila egli aveva speso per lei quasi tutto il suo stipendio, le aveva preso a nolo un pianoforte, comperate le carte di musica, e qualche amichevole compenso aveva pur dato al maestro. 8384_7720_000108 bella ragione. e il cuore, ah, era stata una vera ispirazione del cielo, un suggerimento della fortuna, quel far caso alla voce di lei, quando nessuno ci badava, in quella bellissima giornata d'aprile, presso la finestra dell'abbaino che incorniciava vivo vivo l'azzurro del cielo. 8384_7720_000109 non bevi micuccio. stese la mano per prendere la bottiglia, ma in quella la bussola della sala si riaprí un fruscío di seta. tre passi frettolosi, uno sbarbaglio, quasi la cameretta si fosse d'un tratto violentemente illuminata per accecarlo. teresina e. 8384_7720_000110 soggiunse sulla testa di quei galantuomini. là, per carità, gemette la vecchina tra le lagrime facendogli un nuovo cenno supplichevole di tacere. no, niente riprese. micuccio, ridendo acre e rimettendosi in tasca il sacchetto vuoto. 8384_7720_000111 fortunatamente zia marta venne a trarlo d'impaccio. qua qua, micuccio, ti servo io. se la sarebbe baciata dalla gratitudine avuta la porzione. appena il cameriere si fu allontanato, si segnò anche lui in fretta. bravo figliuolo. gli disse zia marta. 8384_7720_000112 lei, dunque, lei, lei non è piú degna di me. basta, basta, me ne vado, lo stesso, anzi, tanto piú. ora che sciocco, zia marta. non l'avevo capito. non piangete tanto che fa fortuna, dicono fortuna. 8384_7720_000113 ma non c'è nessuno a quest'ora, rispose il cameriere col sorriso rassegato su le labbra. la signora sina marnis è ancora a teatro e anche zia marta. lo interruppe, micuccio? ah, lei è il nipote e il cameriere si fece subito cerimonioso. 8181_7720_000000 ma veramente, diogene, non quadrava bene al caso quel che sarebbe andato a capello veramente, ah, entrare al consiglio di stato. allora sí, la madre avrebbe acconsentito alle nozze. 8181_7720_000001 interrotto quegli sfaccendati, intanto gli vennero sopra, portando in trionfo su l'asino l'ardelli, che per la statura rivaleggiava col quagliola, ma aveva in compenso un testone da golia. 8181_7720_000002 pompeo lagúmina andò a chiudersi nella celletta e si buttò sul lettuccio, ove rimase un pezzo in una tetraggine attonita, di cui egli stesso, a un certo punto, ebbe sgomento. 8181_7720_000003 prima di tutto i libri a posto. erano le cinque in punto, l'ora stabilita, e pompeo lagúmina contentone si diede una fregatina alle mani. 8181_7720_000004 ma il tavolino, eh, troppo piccolo per tutti quei grossi libri. voleva averli sotto gli occhi, tutti a portata di mano. un tavolino piú grande, intanto, non sarebbe entrato nella celletta. 8181_7720_000005 e il grosso cane lo spiava intento coi grandi occhi buoni, pieni di silenzio. s'intenerí fino alle lagrime, pompeo lagúmina, rileggendo quella sua patetica lettera, sincerissima nelle bugie. 8181_7720_000006 avrei bisogno d'una stanza appartata. ah, qua son tutte cellette di frati, disse il signor lanzi, fatte apposta per lo studio e per la meditazione. signore, ecco, venga a vedere. 8181_7720_000007 poiché lei s'è fatto monaco con noi, giustissimo, obbligatissimo, esclamò il lagúmina, si alzò e, con molto garbo, distribuí in giro il suo. 8181_7720_000008 e discuteva e accettava i sennati consigli di questo e di quello e poi parlava degli studii già compiuti per la costruzione della funicolare, tutto pronto al prossimo ottobre. 8181_7720_000009 bravo, avvocato, siamo già in porto. ora si riposi un tantino. pompeo. lagúmina si mostrava loro gratissimo di quel momentaneo sollievo, di quelle buone parole. 8181_7720_000010 e allora, pilatus, qua resterò io con tutti i miei comodi e un palmo di naso. non sarebbe dunque mai sorto l'albergo di tipo svizzero lassù, ma sí, l'anno venturo senza dubbio. 8181_7720_000011 bravo, bravo, signor lanzi, una vera indecenza. quel natale co suoi somarelli arrembati sci brrr sci. 8181_7720_000012 gli avventori. pe primi giorni tolleravano quella mancanza d'ogni comodità in grazia dello strano sapor di vita claustrale. poi si annojavano, pur senza volerlo riconoscere. 8181_7720_000013 sentiva in sé, specialmente su le pàlpebre, il nemico invasore, il sonno, e voleva con tutte le forze resistergli, ma impegnando cosí in quello sforzo tutta l'attenzione, leggeva e non capiva. 8181_7720_000014 e intontivano quel povero ragazzo che credeva di non meritarsi questo da lui. quando poté riprender fiato dallo stordimento, quagliolino domandò: 8181_7720_000015 il giovane professor di liceo tancredi picinelli, rosso, di pelo magro, lentigginoso, compitissimo, si fecero su la spianata innanzi al convento. 8181_7720_000016 per l'orrore che la vista del letto gl'ispirava. dopo il tradimento del giorno avanti, il martedí mattina pompeo lagúmina decise di recarsi a studiare nella macchia all'ombra, tranquillamente, cosí anche nessuno lo avrebbe disturbato. 8181_7720_000017 ma che dice mai, signora? esclamò con subita commozione il lagúmina. ma io sarei felicissimo se non mi trovassi in queste angustie. le promettiamo riprese la signora ardelli. 8181_7720_000018 signori. salutò con un profondo inchino il lagúmina e seguí impettito con passo da granatiere. il signor lanzi, l'ex deputato quagliola e il professor picinelli alzarono il capo a guardare quelli che si erano goduta la scena dalle finestre. 8181_7720_000019 incalzò pompeo lagúmina, prendendo per le spalle natale e dandogli un poderoso scrollone: e perciò l'asino non li porta? osservò placidamente l'ex deputato quagliola. 8181_7720_000020 eh, che vuole? esclamò il lagúmina traendo un gran sospiro. il luogo è tentatore, traditore. l'ozio, la stagione, l'uomo, hic, 8181_7720_000021 ma intanto venga un po giú che diamine un momento di respiro. guardi, abbiamo bisogno di lei. ci levi un dubbio e fingevano di credere alla gran preparazione che egli diceva d'aver fatta in quel giorno e lo incoraggiavano. 8181_7720_000022 una boccata d aria, i si gonfiano le tempie, i fuma la testa e ora si metteva a parlare fervorosamente per stordirsi. ora se ne stava muto, aggrondato, e poco dopo riscappava, tornava sú a studiare, esortandosi a non perdersi. 8181_7720_000023 se non lo trovo, son rovinato, sú sú, lo ritrovò. per fortuna, dopo circa tre ore di smaniosa ricerca, lo ritrovò lí aperto, tra le foglie secche, a piè del tronco. 8181_7720_000024 e di nuovo la smania lo assaltava, come una vellicazione irritante allo stomaco, un'angosciosa rabbia che lo rendeva crudele, feroce contro se stesso. si sarebbe preso a schiaffi, sgraffiata la faccia. 8181_7720_000025 e il libro guarda, era scivolato fino a quel tronco laggiù. il lagúmina non ebbe piú coraggio di muovere un passo. si teneva aggrappato a un cespuglio e provava ad allungare un piede via fino a quel tronco là. 8181_7720_000026 e che, per consolarsi, studiava ininterrottamente anche durante il pasto frugale che ogni mattina un ragazzotto gli recava dal prossimo paesello, lí, nell'antico refettorio de frati deserto, mentre il vento urlava di fuori squassando gli alberi annosi della vetta. 8181_7720_000027 anche il risotto, direi, osservò piano il quagliola rivolto al picinelli e anche, bisogna dire la verità, anche le cotolette e il pollo e l'insalata, e via seguitando. 8181_7720_000028 pensò che non aveva armi con sé. gli sovvenne il racconto, che il signor lanzi aveva fatto alcuni giorni addietro, del suicidio d'un povero carabiniere il quale, nello scorso inverno, era venuto a buttarsi da uno dei rocchi del monte, dalla parte di ponente. 8181_7720_000029 l'uomo serio: quando abbia preso un impegno, sia da vicino sia da lontano, deve rispettarlo, fedele anche col pensiero via via. 8181_7720_000030 e nella calura asfissiante, nell'ozio opprimente, fra lo stridor lontano continuo delle cicale e gli zighi acuti dei grilli vicini, ansiosi di sapere se quello stortaccio conducesse lassù qualche nuovo compagno di sventura o un visitatore momentaneo. 8181_7720_000031 aveva messo da parte di nascosto, chi sa con quanto stento, quelle mille lire che gli aveva date a viva forza per mandarlo via lontano da lei a studiare. e tutto ora dipendeva da. 8181_7720_000032 cosí, pian piano il nemico lo invase senza ch'egli se n'accorgesse: gli occhi gli si chiusero da sé. 8181_7720_000033 ma ci volevano anche i mezzi per miracolo. a pompeo lagúmina non spuntarono le lagrime lí, in presenza di tanta gente, pensando a quello che aveva saputo fare sandrina per lui. 8181_7720_000034 sandrina mia. ma sentite, vada via, si vergogni. non vollero lasciarlo parlare, non vollero sentir scuse. appena egli apriva bocca, subito gli esplodevano cosí a bruciapelo. un insulto per una. 8181_7720_000035 che cosa no sa, stia tranquillo, non ho veduto niente. dico se ha veduto di là il bello spettacolo che offrono tra la macchia certi signori. ah, e chi? 8181_7720_000036 come fare un lampo dei suoi. la cassa su due seggiole accanto al tavolino, ecco fatto, e si mise con molta diligenza a disporre i libri per materia. poi preparò la carta per gli appunti. 8181_7720_000037 il picinelli si provò a persuadere con le buone l'asino a rialzarsi. ma la povera bestia che conosceva soltanto il linguaggio del bastone. 8181_7720_000038 il cuore gli si gonfiava dalla tenerezza. gli spuntavano finanche le lagrime dietro gli occhiali. se li sarebbe baciati. si stizziva invece contro di loro e arrivava a odiarli quando si dimenticavano di lui e lo lasciavano lí solo nella celletta senza disturbarlo. 8181_7720_000039 temperò il lapis nero, e poi quello rosso e turchino per certi suoi segni particolari, espedienti mnemonici, e finalmente si sedette per intraprendere la grande preparazione. 8181_7720_000040 naturalmente, in quei giorni di tremenda attesa non gli fu possibile studiare e chi avrebbe potuto, in quelle condizioni di spirito, scendeva, angosciato, funebre, a desinare e non s'accorgeva di mangiare. 8181_7720_000041 alle risa, al frastuono. il lagúmina si svegliò di soprassalto e, poiché aveva sognato gli esami e aveva avuto paura, d'un subito si tolse il libro di sotto il capo per mettersi a leggere con gli occhi gonfii e rossi, dal sonno interrotto. 8181_7720_000042 ma li avrebbe lasciati cantare perbacco. era una vera indiscrezione. sapevano bene che egli non era venuto lassù per divertirsi. padre lagúmina, padre priore. 8181_7720_000043 man mano che i giorni passavano cosí vuoti, ora per una ragione, ora per un'altra. da una parte l'avvilimento e il rimorso, dall'altra la trepidazione angosciosa per gl'incombenti esami crescevano nell'anima di pompeo lagúmina. 8181_7720_000044 sporcaccione, riguadagnò infine la vetta, infocato, strappato, sbracato in un mar di sudore e con un formidabile appetito lunedí. 8181_7720_000045 insegnava da circa un'ora: eh oilà, oilà, tutto sudato, come si lanciasse il cerchietto delle grazie tra gli evviva e gli applausi di quella gaja frotta di signorine, quando 8181_7720_000046 eh sí, difatti, borbottò il lagúmina, passandosi una mano su la fronte e su gli occhi, come se davvero avesse fin'allora studiato, ma non tanto per farlo credere agli altri, quanto per il bisogno angoscioso di crederlo egli stesso. 8181_7720_000047 si affacciava allora, non chiamato, alla finestra per farsi vedere e tendeva irresistibilmente l'orecchio per sorprendere qualche parola dei loro discorsi. 8181_7720_000048 tanto che quando con la forchetta nel bislungo frugando, non trovò piú nulla. guardò in giro i commensali, poi il cameriere e disse: se non m'inganno, m'è parso buono, vogliamo fare un bis. 8181_7720_000049 ecco la novità, esclamò il mesciardi indicando il lagúmina. le presentiamo il nostro padre priore. il lagúmina si alzò sorridente. ho detto che non posso accettare i vedono. sto qui a rompermi la testa. perdio, è già sera. leggendo non me n'ero accorto. 8181_7720_000050 d'un rustico tavolino, d'un lavamano e di tre o quattro seggiole impagliate. tal quale col suo refettorio, coi suoi lunghi e cupi corridoj rintronanti, con le grige scalette logore e la chiesuola accanto, ora sempre chiusa. 8181_7720_000051 e seguitò su questo tono a lungo, a lungo, abbagliandosi lui stesso nei lumi del suo discorso e quasi inebriandosi della sua voce, felice, beato delle idee originali e profonde che gli sgorgavano cosí facilmente dal cervello. 8181_7720_000052 allegri signori. gridò agli amici sfaccendati. non debbo piú dar l'esame. posso ora assumere la carica di padre priore? ehi cameriere che diamo oggi a questa brigata spendereccia? 8181_7720_000053 haec bestia sa, bestia vile, cede, cede. non c'è buona volontà che tenga. vede me, ero venuto qua apposta per studiare. con questa notizia lei m'ha già tutto scombussolato. 8181_7720_000054 gli appennini, spina dorsale della patria. chi sa se qualcuno lo aveva mai detto prima di lui. la testa gli riposava male, appoggiata al tronco dell'albero, si tirò piú giú e la posò sul libro. 8181_7720_000055 prima comparve l'asino e cadde. si abbandonò disperatamente, con le orecchie ciondoloni, gli occhi chiusi, tutto trafelato e sbuffante, come a dire che proprio non ne poteva piú. 8181_7720_000056 andiamo, s'aggirarono per la macchia come due segugi, parecchie ore arrestandosi di tratto in tratto, sospesi ansiosi a ogni minimo rumore, al crollo d'una foglia secca in distanza. 8181_7720_000057 e dàlli col priore, intanto a non rispondere- chi sa per quanto tempo avrebbero seguitato a chiamarlo- e poi potevano anche credere che egli se ne stesse ancora a dormire- s'affacciò alla finestra. 8181_7720_000058 spendereccia. ma proprio non posso. ho i minuti contati. debbo prepararmi a un concorso difficilissimo, quello di referendario al consiglio di stato. nientemeno, esclamò il mesciardi. eh, purtroppo, come si fa, sospirò il lagúmina. 8181_7720_000059 la voce di natale si sentiva ora a mano a mano piú prossima, sotto la macchia, il signor lanzi con l'ex deputato quagliola calvo e 8181_7720_000060 ma per quanto cercassero, non riuscirono a scoprire i due colpevoli. e cosí? anche quella mattina si fece l'ora della colazione senza che pompeo lagúmina avesse aperto il libro mercoledí giovedí venerdí. 8181_7720_000061 ma cosí, nello scendere come nel risalire, lo fecero parlar tanto del suo difficilissimo concorso che si ridussero su la vetta del monte all'ora della colazione. 8181_7720_000062 il suo spirito era come ubriacato dal dispetto, ma il corpo gigantesco trionfava nella ricuperata libertà, come se si fosse tolto un macigno dal petto. 8181_7720_000063 faccia come vuole, signore, ma si levi di qua, prego, è troppo sudato, può prendere un malanno. grazie, non c'è pericolo. rispose il lagúmina. 8181_7720_000064 e s'intenerí pensando alla sua sandra, alla sua modesta sandrina che da due anni si consumava d'amore, aspettando il giorno delle nozze e lottando contro l'arcigna madre che le teneva continuamente tra i piedi un cugino ricco, quello stupido mimmino orrei. 8181_7720_000065 gli ha rotto il filo della schiena, tornò a brontolare: natale, t'uccido, tonò pompeo lagúmina, voltandosi e alzando: terribile, un pugno non fiatare. 8181_7720_000066 fu proprio un fulmine a ciel sereno. pompeo lagúmina rimase impietrito con le due bacchette levate e il cerchietto ch'era per aria venne a insertarglisi su la fronte come una corona. risero tutti e rise anche lui, cercando di dominarsi. 8181_7720_000067 pompeo lagúmina, distratto continuamente dagli scoppi di riso di quelle signorine, s'era affacciato piú volte furibondo alla finestra. neppure in quel giorno festivo egli aveva voluto concedersi vacanza. 8181_7720_000068 insieme. l'avvocato mesciardi tese l'orecchio per sentire ciò che diceva il nuovo venuto. avrebbe voluto goderselo anche lui, ma non voleva lasciare il posto accanto alla signora ardelli. ebbe un'idea: trasse dal portafogli un biglietto da visita e andò a presentarsi al lagúmina. 8181_7720_000069 niente un ruzzolone perbacco. bisognava andar cauti con tutto quel pacciame di foglie per terra lubrico tappeto. s'era fatto un po male all'osso sacro. 8181_7720_000070 faccia piano in punta di piedi. non so se ci siano ancora, ma chi sono? domandò di nuovo il lagúmina, come non l'ha ancora capito, ma il mesciardi e la signora. 8181_7720_000071 signori miei, chiedo chiusa. sto qui dalle cinque a studiare. già lo sanno, non so nulla. gridò il signor ardelli montando. 8181_7720_000072 ma il naso no che c'entrava, e per miracolo non gli s'erano rotte le lenti urtando nel tronco via con piú cautela. era pur divertente quell'andar cosí a volate, un'altra e poi un'altra, giú, giú, di tronco in tronco, si ridusse fin quasi a piè del monte. 8181_7720_000073 e scrisse alla sua cara sandra che egli lassù era solo solo in compagnia d'un grosso cane che i vecchi frati non avevano potuto indurre ad abbandonare. 8181_7720_000074 la vista di tutti quei libri di cui già avrebbe dovuto leggere almeno una buona parte, gli diventava intollerabile. tutta quell'enorme materia di scienza, politica, giuridica, amministrativa gli s'accumulava, gli sorgeva davanti agli occhi come una montagna insormontabile che gli levava il respiro. 8181_7720_000075 un gigante miope, furibondo contro la propria lente che non gli si reggeva piú. sul naso sudato, le ampie tese del cappello di tela bianca gli s'erano ammoscite e appiccicate sul faccione dal troppo sudore. 8181_7720_000076 ha ragione. sospirò il lagúmina qua. non è possibile. il nostro convento è invaso oggi dalle demonia e rise- ecco un'altra bella frase di sapore classico: erano il suo forte. 8181_7720_000077 si affacciavano di tanto in tanto alle finestre dell'ex-convento, ridotto da alcuni anni ad albergo. il convento, a dir vero, era rimasto tal quale, con le sue anguste cellette fornite di un lettuccio cosí stretto che a mala pena ci si poteva rigirare. 8181_7720_000078 e si provò davvero a caricarsi l'asino tra le risate fragorose degli spettatori. ma se è una montagna, gemette l'asinajo per scusarsi col principale. 8181_7720_000079 le nove, perbacco che dormitona domani, lunedì, alle cinque in piedi si levò, si vestí, si cacciò un altro librone sotto il braccio e scese su la spianata. 8181_7720_000080 poco dopo ronfava, contemplato dagli altri avventori accorsi in punta di piedi al richiamo del terribile quagliolino zitti. studia, disse alla fine quagliola padre, ponendosi un dito su le labbra. 8181_7720_000081 mugolava coi gomiti sul tavolino, il testone tra le mani che tenevano forte acciuffati i capelli. che colpa ha lui poveretto? diceva intanto quagliola ai compagni su la spianata, dopo essersi accertato che il suo figliuolo non stava lí ad ascoltarlo. 8181_7720_000082 non lo disturbiamo. è già entrato al consiglio di stato, ma ve lo lasciarono star poco. ogni sabato sera la colonia del romitorio accoglieva con rumorosa festa il cavaliere ardelli, di ritorno dalla città. 8181_7720_000083 ogni mercoledí corredo grande di lepri starne fasani e pavoni e cotte manze et arrosti capponi, e quante son delicate vivande. 8181_7720_000084 ma invece no. forse natale lo comprese, e cominciò allora anche a sonargli randellate. di santa ragione, però l'asino suona come se non le dessero a lui. 8181_7720_000085 l'avvocato mesciardi che faceva la corte alla signora quagliolino, il figlio del deputato che tentava di farle la corte anche lui, e si rovinava la salute da povero collegiale. e infine il pretino don vinè che ne fuggiva la tentazione. 8181_7720_000086 voglio vedere chi la vince. aveva ripetuto piú volte a se stesso nella mattinata, ma era troppo. il chiasso giú e piú d'una volta, affacciato alla finestra, partecipando con gli occhi involontariamente, a quel nuovo divertimento, si era sentito prudere le mani. 8181_7720_000087 oggi è sabato, arrivo adesso. si mise a pensare poco dopo accendendo il sigaro. beatamente, domani, domenica, meglio cominciar da lunedí per assuefarmi prima almeno un po e togliermi ogni curiosità. 8181_7720_000088 son venuto qua appositamente per studiare. riprese il lagúmina rivolgendosi all'albergatore e facendosi all'improvviso molto serio, quasi scuro. 8181_7720_000089 i ha ammazzato l'asino. mannaggia sacrò questi, mentre sudava a svincolar con le mani e coi denti la corda che teneva legato il carico sul basto. 8181_7720_000090 accetterei molto, molto volentieri, rispose dolente il lagúmina e saprei, non dubiti, istituire, col beneplacito del nostro don vinè, un nuovo ordine coi fiocchi di romiti gaudenti, brigata spendereccia. 8181_7720_000091 lei ci perderà la vista, glielo dico. io esclamò con molta serietà: il quagliola domenica, veramente ecco, s'era proposto di non perdere neppure un giorno, neppure un minuto. 8181_7720_000092 capiva, si agitò smaniosamente su la seggiola e riprese daccapo la lettura. ora però, concentrando invece sul libro tutta l'attenzione, allentava per conseguenza lo sforzo di resistenza al sonno. 8181_7720_000093 don vinè magrolino e disappetente. ne rimase addirittura esterrefatto e il libro un po di pazienza a fin di tavola. 8181_7720_000094 con un segno evidentissimo che un uccellino vi s'era posato a leggere, a studiare in sua vece e a digerir per lui subito, subito, tutte le cognizioni apprese in un batter d'occhio. ma che sporcaccione. 8181_7720_000095 a cui sandrina non risparmiava né sgarbi né beffe. povera sandrina, ma che poteva farci lui? il cuore sí largo un mare. 8181_7720_000096 e guardava intanto laggiù, in fondo, azzurre e lievi, nella lontananza, le giogaje degli appennini, buona spina dorsale della patria nostra. 8181_7720_000097 glielo dico io: non potrà resistere all'enorme fatica. è vero, signora ardelli, ma l'avvocato mangerà. concluse, questa vorrà scusarci se non abbiamo saputo fare a meno della sua graziosa compagnia. 8181_7720_000098 e provò a spiccicarsi dal capo sudato il cappello di tela, sorridendo anche lui come un buon bamboccione. non se ne parli piú, lo prende in grazia lei, signora. ma la signora ardelli era già scappata via dalla finestra. 8181_7720_000099 alle amorevoli esortazioni, drizzò le orecchie e le ribassò subito, chiudendo gli occhi e pensando: evidentemente non dicono a me. 8181_7720_000100 qua si sta d'incanto. esclamò, levandosi insieme con gli altri e prendendosi il ventre con le mani. soddisfatto, satollo, e ora un tantino al rezzo. eh proprio ci vuole. e andò a sdrajarsi piú là a piè d'un faggio. 8181_7720_000101 debbo studiare, dichiarava l'infelice ogni volta affacciandosi alla finestra. va bene, va bene? gli rispondevano dalla spianata: il mesciardi o il quagliola o il picinelli. 8181_7720_000102 gli scriveva la madre e gli diceva che alla figlia era bastato lo spettacolo indecente di quel giorno perché rinsavisse e le desse finalmente la consolazione di accogliere il suo saggio, antico consiglio, quello di accettar la mano del cugino mimmino orrei. 8181_7720_000103 orribile morte, ma alla fine, soccorso dalle risate delle signorine su la spianata, egli poté sottrarsi all'incubo di quella idea. 8181_7720_000104 trovarono affacciati alle finestre delle cellette gli altri quattro avventori in attesa la bionda signora ardelli, il cui marito- uomo da bene, anzi da benissimo- veniva ogni sabato sera dalla città vicina, ov'era impiegato già cavaliere. 8181_7720_000105 che colpa ha lui se la natura lo ha dotato di quel corpo cosí prepotente che vuol mangiare e dormire e che, quando ha mangiato, caschi il mondo non riceve piú cognizioni di sorta, chiude gli occhi e buona notte. può tenerseli aperti per forza. quando non si può, non si può. 8181_7720_000106 poco dopo tramontato il sole, gli avventori del romitorio si disponevano a desinare sotto gli alberi della vetta, dalla parte di levante. 8181_7720_000107 e riapriva i libri. riprendeva la lettura dopo alcune pagine, però, incontrando la prima difficoltà, risentiva piú profondo. 8181_7720_000108 per me è vitale. se non riuscissi, ma che? ma che? non voglio neanche metterlo in dubbio. ho però solo un mese davanti a me. quando ci penso, mi sento mancar. 8181_7720_000109 e al signor lanzi, che aveva avuto la peregrina idea d'assumer l'impresa di quel sedicente albergo lassú e che prometteva ogni anno, per l'anno venturo, un albergo nuovo, levato di pianta di tipo svizzero, e la funicolare. 8181_7720_000110 si svegliò che era già quasi sera. dio che aria rannuvolata. gli gridò: quagliola dallo spiazzo. vedendolo alla finestra ho capito: lei ci vuole proprio lasciar la pelle. 8181_7720_000111 poteva piú rifiutarsi. si ritrasse dalla finestra, sbuffò un'altra volta e scese. presto, però, mi raccomando, premise il tempo di scendete e di risalire. gli risposero. 8181_7720_000112 e borbottava. potrebbero parlar piú basso. brutte bestie egoisti si divertano, è giusto durante la villeggiatura, ma potrebbero andarsene piú al largo a conversare, proprio qui, dove sanno che c'è un pover'uomo che deve studiare. 8181_7720_000113 e accorrendo verso sandrina e la madre che stavano a osservarlo zitte, zitte, con l'occhialetto lí su, lo spiazzo, che bella improvvisata. bugiardo imbroglione come, ma no perché- burattino buffone. 8181_7720_000114 immeritamente da lei respinto. ogni relazione tra lui e sandrina era rotta per sempre. pompeo lagúmina si precipitò su la spianata con quella lettera in mano. 8181_7720_000115 preparazione: avvocato lagúmina. avvocato lagúmina, ecco gli sfaccendati. pompeo lagúmina sbuffò, scotendo in aria rabbiosamente le pugna. 8181_7720_000116 subito pompeo, lagúmina, aprí il libro. anche qui, fra tanto chiasso, venne a dirgli l'avvocato mesciardi il quale, per far dispetto alla signora ardelli, che in quel giorno era tutta del marito, se ne stava a guardar le gambe delle signorine. 8181_7720_000117 finestre. il mesciardi si stropicciò le mani come per dire: allegri, è venuto lo spasso e quagliolino domandò piombo natale. hai ragione, 8181_7720_000118 mangiando, chiacchierando, dimenticò la stizza e il dispiacere e poté fare onore al suo appetito, tanto che stentò non poco alla fine a sollevarsi dalla seggiola. ma nessuna remissione: adesso studiare. 8181_7720_000119 che non la disturberemo piú. va bene, cosí. e ora mangi. faccia questo piacere a me cosí, quella mattina, proprio per far piacere a quella gentilissima signora che lo aveva pregato con tanta insistenza, pompeo lagúmina mangiò. 8181_7720_000120 io me ne ritorno in città e voglio essere accompagnato da tutta la comunità fino all'uscita della macchia. non posso, mi scusi, rispose il lagúmina. lei ha già tanta bella compagnia, i lasci studiare. 8181_7720_000121 sospirò chiudendo gli occhi e deponendo il libro su la tavola. non ho proprio un minuto da perdere. ciascuno degli avventori aveva il suo tavolino. solo i due quagliola desinavano insieme. 8181_7720_000122 si precipitò su l'asino gridando a natale che si cacciò la testa tra le spalle, me lo carico io, mascalzone, come morgante, il caval de la badia. 8181_7720_000123 poiché egli di gran cuore, ardentemente, avrebbe desiderato che fosse vero tutto ciò che aveva scritto, e discese poco dopo, cupo, raffagottato, con un nodo alla gola, a cenare martedí. 8181_7720_000124 mah vada a vedere di là. e indicò un punto nella macchia. il lagúmina, vivamente incuriosito, vi si diresse: poco dopo quagliolino lo raggiunse. 8181_7720_000125 bis, portamene un altro. eh, l'aria montanina, peccato che non possa goderne a mi mi conforta, ecco, mi conforta, il pensiero che lo studio è stato sempre la mia passione. 8181_7720_000126 poteva piú sopravvenne, arrovellato come una furia d'inferno natale, col randello brandito: sú majale. sú perché pare che un asino si debba offendere a sentirsi dare del majale. 8181_7720_000127 questo è vero. si piegò a dire il lagúmina, per cortesia, e anche sí, perché era indubitabile che una passeggiatina non l'avesse mai detto. dunque scenda, dunque scenda. gridarono a coro gli sfaccendati. 8181_7720_000128 non sento ragione, rispose l'ardelli. non posso rinunziare al priore, ma è l'onorevole quagliola il priore. e allora io, priore, disse questi, le ordino di scendere per accompagnare il nostro frate cercatore. 8181_7720_000129 gli venivano spesso cosí a lampi. spontaneamente si alzò, pensò d'internarsi giú nella macchia che vestiva, nel ripidissimo pendío. tutto il monte. che bellezza, che ombra, che frescura. 8181_7720_000130 la sua intelligenza era proprio cosí a lampi. era capace, in certi momenti, di restare come un allocco davanti a un ragazzino e, in certi altri, di stordire il mondo. andiamo? ebbene sí, andiamo. 8181_7720_000131 e ch'egli, lassù, in quella solitudine alpestre, sentiva freddo, freddo anche dentro nell'anima, cosí lontano da lei. 8181_7720_000132 quanta gente, signore, signorine, venute sú giocondamente coi somarelli dai paesi vicini, dalla parte di levante, tra due alberi. 8181_7720_000133 perché, quantunque miope, era bravissimo lui in quel giuoco, finalmente una volta non seppe tenersi dal gridare a quelle signorine: ma non così, non così, scusino. 8181_7720_000134 protendendo il possente torace. lei è l'albergatore a servirla, favorirmi. grazie, dunque, senta, io l'asino non l'ho toccato i son provato a cavalcarlo, i piedi mi strisciavano per terra, poi a un certo punto mi si piegò sotto. 8181_7720_000135 nessuna delle signorine venute lassù quel giorno si dimostrava destra in quel giuoco, e neppure la signora ardelli riusciva a insegnar loro il modo di lanciare il cerchio con le due bacchette e di coglierlo poi a volo. 8181_7720_000136 poi andava a buttarsi di nuovo sul letto e soltanto nel sonno trovava un po di requie. dopo due giorni arrivò la risposta, ma non di sandrina. 8181_7720_000137 a cuore creso. quanto a soldi, eh, diogene, sí, diogene, quando buttò via anche la ciotola per bere nel cavo delle mani. 8181_7720_000138 scelse il libro da portarsi, prese il quaderno degli appunti e via. s'era da poco internato nella macchia quando un grido represso lo fece sobbalzare. 8181_7720_000139 ma si studia bene di mattina, lo sanno. gridò stizzito il agúmina i lascino andare. non mi trattengano se lei non si nutre. osservò con la solita serietà flemmatica il. 8181_7720_000140 il signor lanzi, per distrarre i suoi avventori, mostrava loro il punto preciso dove la nuova costruzione sarebbe sorta e la descriveva coi piú minuti particolari. la faceva vedere lí come se già ci fosse. che splendore. 8181_7720_000141 non l'appetito, però, per dire la verità, divorava. si calò pulitamente nella voragine dello stomaco un bislungo di risotto, senza accorgersene, discorrendo del concorso. 8181_7720_000142 si voltarono tutte a guardare verso la finestra e la signora ardelli lo pregò insistentemente, lo supplicò di scendere a far da maestro. solo per cinque minuti, mi raccomando. premise lagúmina. 8181_7720_000143 vogliamo tentare, se ci riesce, di scovarli. pompeo lagúmina non sapeva piú di che si parlasse, voleva ripensare a quel che aveva detto, e non ci riusciva. disperazione. 8181_7720_000144 sobbalzare quagliolino, tutto affocato in volto, con gli occhi lustri, s'era d'un subito rivoltato pancia a terra e lo guardava, sospeso e sorridente. 8181_7720_000145 colazione: pompeo lagúmina se ne mostrò inconsolabile. protestava di non voler mangiare una mattinata perduta. eh via, che ci vuol fare adesso? gli disse il mesciardi: pazienza, studierà dopo. 8181_7720_000146 è orribile non tanto veda questo tradimento che ci avviene per caso di scoprire, quanto in generale l'accertamento della comune miseria umana, della debolezza della nostra natura esposta alla mercé dei casi. 8181_7720_000147 bravo, pompeo, e ora a risalire, ti voglio. e il libro, ma guarda un po se l'era dimenticato per terra lassù. e come ritrovarlo adesso fra tanti alberi? 8181_7720_000148 ma come studiare, come prepararsi al concorso lí in città, dopo tante ore passate al ministero di agricoltura, industria e commercio con la voglia matta di correre dalla fidanzata impossibile? ci voleva un mesetto di licenza e andar lontano in qualche posto solitario. 8181_7720_000149 poi gli voltarono le spalle e via ridiscesero il monte senza riposarsi neppure un momento né voler bere neanche un sorso. 8181_7720_000150 e allora scappava disperato, si presentava su la spianata ove, all'ombra degli alberi, quegli altri beati se ne stavano in ozio a sfrottolare. 8181_7720_000151 il lagúmina. sorrise anche lui e gli domandò: crudele, l'ho disturbato? no, niente rispose abbassando gli occhi il giovinetto e aggiunse: ha veduto di là? 8181_7720_000152 cosí si arrivò alla terza domenica del mese, durante la quale fu inaugurato su la vetta il giuoco delle grazie, coi cerchi e le bacchette portati da quel demonio tentatore del cavaliere ardelli, per innocente passatempo dei poveri frati del romitorio. 8181_7720_000153 eh sí, dicevano perbacco. è un vero peccato. questo è un luogo delizioso di villeggiatura. senonché rispondeva, sospirando e grattandosi il capo, il signor lanzi. 8181_7720_000154 la signora ardelli, dalla finestra sbruffò un'irrefrenabile risata. il lagúmina alzò il capo irato, ma vide che il riso era partito da una signora. 8181_7720_000155 e per carità di prossimo, andava coi compagni sotto le finestre del lagúmina e lo chiamava perché egli potesse addebitar loro la colpa del tempo perduto e per offrirgli cosí il pretesto di sottrarsi senza rimorso al suo martirio. 8181_7720_000156 e son venuto a piedi, gridò sollevandosi: pompeo lagúmina, codesto tuo asino non si regge su le gambe, piú asino di te con quella cassa piena di piombo. grugní allora natale di scienza, bestia sono libri. 8181_7720_000157 ma non aveva già la sera avanti stabilito con se stesso che avrebbe cominciato da lunedì? sí, per assuefarsi un po alla montagna. ecco, e poi era già troppo tardi. 8181_7720_000158 venga giú. noi abbiamo già desinato no, piú tardi. se mai rispose il lagúmina, adesso devo scrivere una letterina. 8181_7720_000159 i pochi avventori del romitorio, esiliati lassù in vetta al monte da un pezzo, sentivano la vociaccia di natale: il somararo sú per l'erta faticosa sotto la macchia: sci, brrr, sci, brrr. 8181_7720_000160 ecco, belle idee, cosí nell'ozio, senza starci a pensare, gliene venivano di tanto in tanto, e qualche immagine robusta, via via, l'avrebbe superata. quella prova tremenda non era uno sciocco perbacco. 8181_7720_000161 e certi giorni diventavano cosí pungenti e forti ch'egli non poteva piú star solo lí nella celletta. si vedeva proprio costretto a scappare per parlar con qualcuno e distrarsi. 8181_7720_000162 soltanto si provò a levare a metà un'orecchia spelata, quasi per sentire da qual parte venissero. terzo, stronfiando arrangolato, comparve il nuovo avventore, l'avvocato pompeo lagúmina. 8181_7720_000163 vi montavano a turno altre signorine con gridolini d'allegro spavento a ogni spinta un po troppo forte dei giovanotti ai quali, fingendo di non badarci, di non pensarci, lasciavano intanto ammirare nelle volate i bei polpacci stretti nelle calze colorate e traforate. 8181_7720_000164 e quel povero cavaliere riprese il lagúmina. ah, perciò, jeri, gli hanno fatto tanta festa, ma glie la fanno ogni giorno, raffibbiò quagliolino. 8181_7720_000165 mentre il lagúmina infuriato diceva: a natale non ti pago, non avrai mercede. il signor lanzi s'interpose, pieno di garbo. 8181_7720_000166 io sono il piú anziano, disse il quagliola, ma in considerazione della statura sarà meglio cedere a lei, avvocato lagúmina, il priorato del nostro convento. 8181_7720_000167 in quel vuoto orrendo, in quella sospensione terribile della coscienza, una truce idea gli s'era affacciata, a cui egli, avvilito, perduto, non sapeva ribellarsi. 8181_7720_000168 pompeo lagúmina spalancò. tanto d'occhi, dice sul serio, fino a questo punto quagliolino sospirò accigliato, dicendo di sí col capo. 8181_7720_000169 circostanze propizie allo sviluppo dei germi del male in tutte le sue gradazioni, dal piú piccolo fallo fino al delitto piú mostruoso. ah, il male è invincibile in noi, invincibile. 8181_7720_000170 pompeo lagúmina s'era tutto rinfrescato con abbondanti abluzioni e venne a prender posto, beato e sorridente, nell'ampio faccione di gigante pacifico tra il professor picinelli e i due quagliola. portava sotto il braccio un grosso libraccio rilegato. eh. 8181_7720_000171 e anche pompeo lagúmina distolse gli occhi da quello spettacolo aggrottando le ciglia. ah lui, no, lui non doveva piú guardare donne. ne portava una nel cuore e basta. 8181_7720_000172 signori vanno a dormire, io ritorno ai miei libri. buon riposo. e salí alla sua celletta, veramente armato di tutta la buona volontà, si mise a studiare. 8181_7720_000173 benissimo, benissimo, approvarono gli altri. e il mesciardi aggiunse via, avvocato lagúmina, pensi che una passeggiatina di buon mattino fa bene al cervello, schiarisce le idee. 8181_7720_000174 si alzò dal letto e decise di scrivere una lunga lettera di spiegazione a sandrina, proponendosi di rimeditare sul proposito violento dopo la risposta della fidanzata a quella sua lettera. 8181_7720_000175 a un crollo piú forte del capo. si svegliò intontito. si guardò attorno, vide il letto: era inutile via. bisognava assolutamente che si concedesse, dopo tutto quel pasto, con tutto quel caldo, un'oretta di sonno, un'oretta sola. 8842_7720_000000 giú. la stanza grande col soffitto a travicelli era divenuta gialla come la fame e la crosta dell'intonaco. a una parete s'era come raggrinzita e cascava a pezzettini. 8842_7720_000001 tra lui e l'albero da potare o la zappa da raffilare o il fieno da falciare. non s'era mai messo nulla di mezzo a. 8842_7720_000002 e un'altra sorpresa: le buone vicine avevano preparato al loro vecchietto un abito nuovo per la festa, tagliato e cucito da loro. quando la folla, insieme con la banda, si riversò nella piazzetta, la porta del casalino era ancora chiusa. 8842_7720_000003 per loro era in fondo da saggio e provavano soddisfazione a fargli vedere che tuttavia erano pronte a servirlo lietamente, pur non avendo mai avuto nulla da lui. 8842_7720_000004 di quel tale olivo e della vigna e dell'agrumeto, e non gl'importava che la terra non fosse piú sua, purché facesse il suo dovere e, lasciando contento il nuovo padrone, si facesse amare da lui. di me non è contento, sia almeno contento di lei. 8842_7720_000005 che sonavano ai suoi orecchi, derisione per il povero notajo, di cui egli non solo aveva da lodarsi, ma rimpiangeva sinceramente il danno che quel suo vivere increscioso e dispettoso gli arrecava, senza alcun suo piacere. 8842_7720_000006 non prosperavano piú come prima. e siccome gli piaceva il parlar figurato per lo scinè, ripeteva quest'apologo: un palloncino vide in cielo la luna e gli venne il desiderio di diventare luna anche lui. 8842_7720_000007 mia moglie è avvisata in galera. debbono andare in galera tutt'e due. assassinio premeditato, altro che cerosi epàtica. i fanno ridere i medici e, voltandosi alla moglie, alzava una mano in segno di minaccia, come per ricordarle: guaj a te se non lo fai. 8842_7720_000008 ma quella notte, con gli abiti del morto in casa, non poté chiudere occhio e gli parve mill'anni che spuntasse il giorno per disfarsene, dandoli in elemosina ai piú bisognosi di lui. 8842_7720_000009 ma no, questo no. maràbito non voleva farlo, quantunque il maltese l'avesse trattato a quel modo. l'ultima volta per via atenèa doveva passare per forza. 8842_7720_000010 jettatore. peggio, gridava col sangue agli occhi a grigòli. vedi come m'ha ridotto fattura della malanotte per ordine di lui, l'ho saputo e se muojo. 8842_7720_000011 angoscioso. il lungo magazzino con la mensa tutta in disordine, le seggiole rovesciate, restò vuoto. nessuno aveva badato al vecchio centenario, il quale era caduto per terra in preda a un tremito convulso nell'atto d'accorrere con gli altri dietro a colui ch'egli, poco prima, aveva chiamato suo. 8842_7720_000012 secondo le prescrizioni, senza bisogno di portarlo all'ospedale dove i poveri andavano soltanto per far studiare i signori dottori e morire. andato via il medico, appena la z'a milla, fece l'atto di dire: 8842_7720_000013 non piangete, non piangete. gli gridò subito con rabbia la signora nela. a un solo patto posso perdonarvi, a patto che facciate a lui, a quel brigante, ciò che faceste a mio marito: scorticatelo vivo, fatelo morire prima di voi e vi perdono. 8842_7720_000014 e ora eccoli qua, grigi bianchi, mentre il vecchio era rimasto tal quale per tutti il tempo era passato, per lui solo no. 8842_7720_000015 tale era morto, era morto il tal altro lí accanto. non era dunque da dire che la morte non fosse passata per quella piazzetta, ma come se la casa del vecchio per lei non ci fosse stata. 8842_7720_000016 lasciatemi stare, lasciatemi morire. appunto questo vo cercando. i sono seccato gli sorse, perfino il sospetto che una forza arcana d'oltre tomba lo tenesse in piedi. 8842_7720_000017 e cioè liberarsi del jettatore e d'un vecchio debito. come lei ha potuto vedere dalle carte che le ho presentate, il povero don michelangelo mi doveva cinque mila lire. 8842_7720_000018 porta per anni e anni. la prima a riaprirsi all'alba nella piazzetta fu sempre quella porta. era senza dubbio una beffa della morte al maltese prima, ora al notajo zàgara. 8842_7720_000019 non volevano forse ridere anch'esse alle sue spalle e s'esponeva al freddo? apposta usciva di casa col tempo minaccioso, apposta e apposta ritornava zuppo di pioggia e si ribellava se quelle gli davano del vecchio stolido e lo cacciavano subito dentro per farlo cambiare e mettere a letto. 8842_7720_000020 perdono. non v'arrischiate di morire ora sapete, non deve goderselo il podere quel brigante, non deve berselo il sangue di mio marito. se siete cristiano, se avete coscienza, se vi preme l'onore, campate. campate sempre in salute. mi raccomando. 8842_7720_000021 anzi, il loro stesso piacere. ora, non esserselo preso, questo piacere, per non darlo alle donne, pagandolo come tutti gli altri uomini lo pagano? 8842_7720_000022 e mandarono per il medico. la z'a milla intanto, aveva sentenziato ch'era una polmonite, ma di quelle proprio coi fiocchi. la gna croce però strillando, al solito suo con le braccia levate. 8842_7720_000023 la prova eccola lí. del resto, lo zàgara non aveva avuto il coraggio di confessarle che il contratto col vecchio l'avrebbe rinnovato lui per conto suo, a quei patti da vero giudeo. e se lo rinnovava per conto suo non era segno che l'affare era buono. 8842_7720_000024 piú maràbito. non l'amava, quel suo casalino, come non amava la città a cui prima dalla campagna non saliva quasi mai. ora, a poco a poco, cominciava a riconoscerne le viuzze. 8842_7720_000025 alcuni a principio s'erano messi a forzarlo, ma poi, pregati dal notajo, avevano smesso la festa. non era per lui, era per gli altri. egli rappresentava lí solo i. 8842_7720_000026 bisacce da rattoppare, canestri e cestoni da accomodare zolfo da pestare per la vigna. a vedere ora là in un canto della stanza qualche resto dei suoi attrezzi rurali. 8842_7720_000027 nulla. rispondeva, grigòli, scrollando le spalle. che volete che vi dica? ogni notte canta il gufo laggiú. il vecchio alzava le lunghe sopracciglia e chiudeva gli occhi scotendo il capo, segno di buon tempo. e se questa luna di settembre non ci porta acqua, siamo rovinati, grigoletto. 8842_7720_000028 non gli pesano piú ormai i suoi cento cinque anni, ma quelli non permettono e lo lasciano a guardia del bambino a cui, per gratitudine, hanno imposto il nome della buon'anima del notajo. 8842_7720_000029 ricordi lontani, quasi senza piú immagini, anche degli anni passati in america, a rosario di santa fe, oltre l'impressione del tanto e tanto mare che aveva corso per arrivarci e trovare che là di giugno era inverno e di natale era estate. 8842_7720_000030 il notajo gli diede convegno per il giorno appresso, avrebbe rinnovato il contratto del vitalizio, assumendosi lui gl'impegni del maltese, purché gli disse, aprendo le braccia e abbandonando a quel gesto, la frase: 8842_7720_000031 paese maràbito non poté fare a meno di caricarsi di quei doni che non dimostravano né carità né benevolenza per lui e se ne tornò avvilito, al casalino caccia maràbito, che portate? gli domandarono le vicine, allegramente, credendo ch'egli portasse roba. 8842_7720_000032 oppressi dai muri delle case, sempre a ridosso, con quel po di cielo che si poteva vedere nello stretto di essi a storcere il collo, che poi nemmeno si riusciva a vederlo, abbagliati gli occhi dalla luce che sfolgorava dalle grondaie alte. 8842_7720_000033 venne alla fine l'ora del banchetto. nocio zàgara aveva preso in affitto per quest'avvenimento un magazzino a pian terreno lungo che non finiva mai. da un capo all'altro correva la tavolata, i presero posto. da una parte gli amici del notajo, dall'altra il vicinato. 8842_7720_000034 ma c'è la giustizia divina per i poverelli. e già se nè vista la prova, è morto lui. invece, lui che aveva tirato ad ammazzare me, basta, basta, disse il notajo, che non ne poteva piú dal ridere. speriamo che non avvenga nulla. 8842_7720_000035 e quando, poco dopo, si sparse la notizia che al maltese era sopravvenuto un male in cui neppure i medici sapevano veder chiaro- giusta vendetta della strega- pensarono e 8842_7720_000036 morto appena sei mesi dopo il contratto di vitalizio. questa volta quella sanguisuga dei poveri non doveva averla vinta e curavano a gara maràbito, quasi impegnate davvero a farlo vivere cent'anni per far la vendetta di quell'altro. 8842_7720_000037 archilèo maràbito non comprendeva quella parola, archilèo, e restava a guardarlo sbattendo gli occhi. il notajo si spiegava meglio: don michelangelo via, tanto contento di voi non dev'essere? si comportò meglio, ciuzzo, pace, maràbito, allora si stringeva nelle spalle. 8842_7720_000038 e la gna carminilla detta la spiritata, e la z'a gesa detta la mascolina e tutte le altre che non finivano mai. noto com'era ch'egli non aveva mai voluto saper di gonnelle, nemmeno da giovine. 8842_7720_000039 nocio zàgara s'avvilí, pensò di traviar la furia di quella disperazione rovesciandola addosso al maràbito. per carità non me ne parli. urlò la signora nela levando le braccia. 8842_7720_000040 no, e dava a grigòli i buoni consigli ch'era solito di dare al maltese prima della rottura. bada, grigoletto, se non cadono le prime acque non rimondare. 8842_7720_000041 ma i giorni passavano, passavano i mesi e gli anni, la tristezza cresceva e la morte non veniva. non veniva. le vicine vedendolo cosí? 8842_7720_000042 due lire al giorno e che sono rena, erano troppe veramente per maràbito, che non aveva da pagar pigione di casa e per mangiare si adattava con un po di pane e companatico la mattina e un po di cotto la sera. 8842_7720_000043 l'infermo fosse portato con tutte le cautele all'ospedale, ma a questo le vicine s'opposero con vivaci proteste che c'erano loro per assisterlo di giorno e di notte e curarlo amorosamente. 8842_7720_000044 ma lo sa voscenza riprese, maràbito con ira che se non faccio cosí non muojo piú. le giuro che se non fosse peccato da un pezzo. 8842_7720_000045 parlava di tutto, sapeva di tutto, ne aveva viste tante voi, oh, santa maria, e che sapete voi? gli diceva però, scrollando il capo e socchiudendo gli occhi, qualcuna delle piú giovani vicine: 8842_7720_000046 pezzettini. il casalino, da tanti anni disabitato e chiuso, aveva preso la polvere la quale, appassita, esalava un tanfo di vecchio che non se n'andava piú. 8842_7720_000047 siete come un bambino siete e tutte le altre donne ridevano quelle conversazioni serali. non si protraevano però a lungo, sia perché gli uomini dovevano poi levarsi ai primi albori per le loro fatiche, sia per non stancar troppo il vecchio. 8842_7720_000048 notarile, affogata nel lardo delle garge enormi. aveva però una bionda, ridicolissima faccina da bimbo con due occhietti chiari, chiari e fervidi, rosso e poroso come una fragola, il nasetto gli spariva tra le ripiegature delle guance. 8842_7720_000049 per me, oh, oh, non facciamo storie, perché io se mai non c'entro, né punto né poco, rimbeccò il vecchio incrociando le braccia sul petto. glielo giuro, signor notajo, su la salute dell'anima mia. 8842_7720_000050 rimasta vedova presto s'era rimaritata con uno di montaperto e lui, ragazzo di sette anni, era stato messo a lavorare in campagna da un compare del padre, uomo bestiale, rosso di pelo che, con la scusa d'ammaestrarlo, lo picchiava ogni sera senza ragione. 8842_7720_000051 a un tratto un nuovo grido partí dalla folla: viva. il notajo nocio zàgara si sbracciava con la tuba in mano a ringraziare, sovrastando tutti con l'alta persona. 8842_7720_000052 anzi erano disposte a riconoscergli una certa furberia, per aver dimostrato di comprendere ciò che di solito la cara minchionaggine degli uomini non comprende, che cioè quello che esse dànno e che per gli uomini è tanto tanto che perfino ci fanno le pazzie: per loro è meno che niente. 8842_7720_000053 e se ne faceva un gran ridere in tutto il paese. non c'era giorno che tre o quattro curiosi non si recassero al ràbato per vedere il vecchio che per castigo non moriva. 8842_7720_000054 gli debbo non solo gratitudine, ma un compenso, e glielo darò. se arriva a cent'anni, come gli auguro, vedrete musica luminaria, un banchetto da far epoca. 8842_7720_000055 e per giunta si volle che il vecchio parlasse, facesse un brindisi, dicesse almeno due parole, tanto insistettero che alla fine lo fecero levare in piedi col bicchiere che gli tremava in mano. 8842_7720_000056 le mule. come stanno le mule stanno bene. anche l'asinella è morta. ho saputo pazienza. s'è levata di patire le bestie. figlio mio, guardale bene negli occhi, t'accorgerai che la fatica la capiscono, la gioja no. 8842_7720_000057 le vicine si radunarono in grande assemblea, discussero animatamente su ciò che al vecchio convenisse di fare e alla fine decisero di mandarlo dal notajo zàgara, raccomandandogli però di tenersi ben fermo nei termini del contratto, ch'era per lui una botte di ferro. 8842_7720_000058 gliene rincresceva sinceramente, ma piú gli rincresceva che, sconoscendo i suoi sentimenti, il maltese non lo chiamasse piú come prima per parlargli della campagna. 8842_7720_000059 un disinganno nel vedersi invece davanti un vecchierello curvo, magro, umile e schivo, il quale si schermiva rudemente dalla loro vista e dalle loro domande. 8842_7720_000060 le vicine non lo facevano per male. quella curiosità di tutto il paese pareva loro di buon augurio al vecchio che esse tenevano in custodia, come se qualcuno lo avesse affidato alle loro cure perché veramente un miracolo si compisse. e perciò, a gara, lo mostravano a tutti. 8842_7720_000061 come esclamò nocio zàgara, vedendosi davanti il vecchio con la berretta in mano: non v'hanno ancora messo in prigione maràbito. lo guardò dapprima stordito, poi sorrise mestamente e disse: la morte in prigione, eccellenza, che colpa ci ho io? 8842_7720_000062 i pagava cari quegli evviva che non eran per beffa. quel giorno la gente si divertiva alla festa straordinaria e del divertimento gli era grata. 8842_7720_000063 vedete che avevo ragione io. la gna croce le piantò in faccia due occhi cosí e corse in casa a prendere la mantellina gridando alla z'a gàpita. 8842_7720_000064 ogni quindici giorni. intanto, maràbito si recava dal notajo nocio zàgara per riscuotere le rate del vitalizio don nocio per carne addosso. 8842_7720_000065 segno che la mia terra gli è piaciuta. sí, ma voi vi dovreste sbrigare. so che siete un galantuomo e gli batteva una mano sulla spalla. sapeva che gli affari del maltese da un pezzo. 8842_7720_000066 mio, i ripiglio la terra. eh, vedremo. sospirò lo zàgara alzandosi. lasciate che vada dalla vedova e spero d'accomodare ogni cosa. tornate da me questa sera. 8842_7720_000067 mezzo. tutt'intorno, le vicine guardavano trattenendo il fiato, con gli occhi fissi su quella goccia d'olio galleggiante. la malanotte si mise a borbottare incomprensibili scongiuri e quella, a poco a poco, cominciò a spandersi, a dilatarsi. 8842_7720_000068 e che debbo dire la mia vergogna, dio solo la vede. ringrazio questo mio benefattore e non mi resta che di mettere un bando per la città. 8842_7720_000069 per castigo di quell'imbroglione. datevi cura. se vi bisogna qualche cosa, ditelo. venite da me perfino il pane di bocca, mi leverò per darlo a voi. siete provvisto d'abiti? aspettate, ve ne darò, io ora posso darvene quelli della buon'anima. 8842_7720_000070 l'allegria quando n'avrò fatti parecchi, ogni mattina me n'andrò in giro a venderli. ceste, corbelli, panieri. voglio fare la dote ad annicchia. 8842_7720_000071 si voltava ora verso l'uno, ora verso l'altro dei commensali che lo chiamavano, coi bicchieri levati per augurargli di vivere altri cent'anni e chinava il capo in segno di ringraziamento. egli solo non rideva, non mangiava, non beveva. 8842_7720_000072 che il nuovo contraente darà per la cascina andrebbero non a scòmputo, ma a saldo del mio credito. io mi contento, è contenta lei. 8842_7720_000073 schiattò quell'ultima pazzia del vitalizio, al maràbito, per esempio, perché il gioco gli era riuscito bene la prima volta con quel povero pace. ma la morte sa essere anche buffona. se le gira, ah, mi tenti di nuovo. bene, andrò dal vecchio quando piacerà a me e tu paga, intanto paga. 8842_7720_000074 il vecchio maràbito china piú volte il capo, sorridendo a nociarello che gli sta seduto accanto sulla soglia della cascina che il maltese aveva fatto fabbricare al posto dell'antica roba. 8842_7720_000075 calandosi pian piano a sedere su una seggiola che una delle vicine corse ad offrirgli. che vi sentite perché non siete venuto oggi allo studio invece del maràbito? rispose la z'a milla, appressandosi insieme con le altre vicine. 8842_7720_000076 nella ridondanza della pappagorgia gli spariva la tenera puntina del mento da stringere tra due dita per la simpatia con quel bucolino nel mezzo. 8842_7720_000077 il nonno aveva promesso di pensare a lei, ma da un pezzo in qua fa il cattivo e dimostra di non voler bene a nessuno. infatti, maràbito, di quella sua longevità s'era fatta a poco a poco una vera fissazione. 8842_7720_000078 della madre. non aveva buoni ricordi. era una donna alta, stecchita, di pochi capelli, con certi occhi cupi adirati e un collo lungo, lungo e sotto il collo. ricordava un po di gozzo come le. 8842_7720_000079 lo strombettío e le grancassate furiose della banda. tra il frastuono confuso delle grida e degli applausi, assordava e invano. di qua di là qualcuno si levava, interprete della costernazione del vicinato a far cenni di tacere, d'aspettare che il vecchio aprisse e desse segno di vita. 8842_7720_000080 vicinato maràbito, vi fu portato in trionfo quasi a viva forza, e fu fatto sedere al posto d'onore accanto allo zàgara. era sbalordito, in mezzo alla baraonda. 8842_7720_000081 lasciatemi stare, i sono seccato, gridava avvilito e con esasperazione alle vicine che andavano a scovarlo dentro il casalino dove s'era rintanato. all'apparire di qualche sconosciuto nella piazzetta di santa croce, 8842_7720_000082 mia non s'accorgeva che il notajo voleva fargli paura per prendersi giuoco di lui. ah, vedete, confessate voi stesso che il maleficio c'è stato. ne farò testimonianza davanti ai giudici. 8842_7720_000083 grigòli e annicchia, marito e moglie, da quattro anni sono per la campagna, tornata in potere di maràbito dopo la morte del notajo. grigòli sú per gli alberi, abbacchia le ulive, annicchia le raccoglie da terra poveretta. è incinta di nuovo e il vecchio vorrebbe ajutare la sua figliuola adottiva. 8842_7720_000084 ogni mattina le vicine ajutavano maràbito a caricarsi delle sue ceste. caricato, egli si faceva il segno della croce e provava il bando. ceste, corbelli, panieri. 8842_7720_000085 e prese a far dire ogni domenica una messa in suffragio di quell'anima in pena. se si libera lui, mi libero anch'io. queste e altre notizie confidate dalle vicine a quei curiosi. 8842_7720_000086 non le lasciavano addormentare il sesto, sempre attaccato a quella pellàncica cenciosa che quando se la cavava dal corpetto faceva sputare dallo schifo, ma alle otto galline e al gatto e al porchetto che allevava in casa di nascosto alle guardie municipali. 8842_7720_000087 essendosi però formata in paese, intorno al maràbito, una specie di leggenda che lo raffigurava ilare vegeto, ostinato a campar, per dispetto quei curiosi provavano a prima giunta. 8842_7720_000088 ah, fate finta di non capire. campate troppo caro mio brutto vizio e dovreste levarvelo. maràbito, sorrise e alzò una mano a un gesto vago. 8842_7720_000089 caso tipico e aveva sulle labbra un sorriso di compatimento per l'ignoranza dell'enorme signora. andato via, il medico, la signora nela ebbe come un terremoto nelle poppe che alla fine eruppe spaventosamente in singhiozzi e strilli. 8842_7720_000090 uomo di parola, il notajo zàgara. la mattina del gran giorno il sobborgo ràbato fu destato dall'allegro strepitar della banda musicale che, a suon di marcia, si recava all'abitazione del vecchio centenario. 8842_7720_000091 gli auguravano la buona notte, gli raccomandavano di serrar bene la porta e di chiamare a un bisogno, poi si scambiavano a bassa voce per via le loro impressioni su lo stato di lui. 8842_7720_000092 marà, vecchiuzzo nostro. date almeno la voce, forzata la porta, corsero sú nella stanza a solajo, ormai certe di trovarlo morto. no, no, ha gli occhi aperti. ha gli occhi aperti, lucenti però e imbambolati dalla febbre. 8842_7720_000093 pianta ti resta ferita e l'acqua le può far male. e un'altra cosa ti dico: appena piove, rompi la terra e sta ad aspettare che l'erba schiumi di nuovo, poi passa l'aratro e il terreno ti verrà netto. e allora sémina, ma dimmi, non sai dirmi nulla. 8842_7720_000094 e questa qui, dicevano le vicine, per distrarre subito il vecchio indicando annicchia, l'altra loro protetta. aveva appena due anni, povera orfanella, quando lui venne quassú. e ora, che ragazzona, eh. 8842_7720_000095 strilli un'ira di dio. nocio zàgara soffriva il contagio del pianto vedendo sussultare quella montagna di carne. anche la sua si mise a sussultare, come per un altro terremoto. ma 8842_7720_000096 non aveva né visto né sentito mai altro. tutte piene di cose da fare, allora, le sue giornate, anche quando il signore mandava la buona acqua sulle terre assetate. 8842_7720_000097 annicchia. annicchia era una bambina orfana di padre e di madre, che una delle vicine, la z'a milla, s'era tolta in casa e trattava da figliuola. le volevano bene, tutti lí, nella piazzetta di santa croce, e perciò quella promessa del vecchio di farle la dote fu accolta con gioja. 8842_7720_000098 mai piú, mai piú, esclamò la vedova. quell'assassino è capace di far morire anche me e le mie figliuole via via. non voglio piú sentirne parlare. 8842_7720_000099 e la malanotte? come no, replicò il notajo. la morte era venuta a casa vostra e voi, d'accordo con la strega, l'avete invece mandata da don michelangelo. tutto il paese lo dice e già la vedova, caro mio, sta pensando per voi. 8842_7720_000100 macco o minestra, quando non erba sola e tante volte senza olio piú da bestie che da cristiani si cucinava da sé nel fornelletto dello stanzino a terreno, dietro la stanza grande dove passava le giornate. quel fornelletto era sotto la finestrina munita in fondo allo strombo d'una grata. 8842_7720_000101 e si voltavano a guardar costernati la porta chiusa del casalino, nella piazzetta deserta, coi ciottoli luccicanti sotto la luna. chi sa se il vecchio domani la avrebbe riaperta, quella porta. 8842_7720_000102 e quando, di lí a pochi giorni, il maltese, pur protestando nel delirio dell'ultima febbre che non voleva morire, morí davvero, ella chiese consiglio a un avvocato se non fosse il caso d'agire contro i due assassini. 8842_7720_000103 z'a gàpita, che pareva una pentolaccia squarciata con tanto di pancia, come se fosse sempre gravida, la gna croce che strillava dalla mattina alla sera, non solo ai cinque figliuoli. 8842_7720_000104 se poi volete vivere ancora tanto piacere, i prometto che ci divertiremo, e se n'andò lasciando il denaro. 8842_7720_000105 che la gente nelle cui case entra la morte le dica che a santa croce al ràbato c'è un vecchio che da tant'anni la aspetta che se lo venga a prendere. 8842_7720_000106 voscenza vuol sapere perché? perché il nostro vecchio è stolido o ammattito. no, nient'affatto, né stolido né ammattito. eccellenza, disse maràbito corrugando le ciglia. 8842_7720_000107 avevano raddoppiato le cure, non permettevano ch'egli s'indugiasse piú tanto la sera a conversare con loro, seduto davanti la porta del casalino. rientrate. 8842_7720_000108 ma, signora mia, mi creda, sono mortificato e dio solo sa quello che provo dentro di me in questo momento. potevo mai credere? potevo mai aspettarmi che dovessi campar tanto e altrettanto? altrettanto dovete campare. riprese con nuova furia la signora nela. 8842_7720_000109 della vigna. ora, ecco, le gocce infittiscono ed è un vasto crepitio continuo. nonno piove. 8842_7720_000110 notajo nonno e mamma domanda di nuovo nociarello, costernato dalla pioggia, adesso verrà di corsa? risponde il vecchio. lascia piovere ché la terra ha sete e questa è acqua buona. 8842_7720_000111 e fuori del filo acciajato e lucente di quella zappa, e il taglio della sua ronca e della sua accetta sul ramo di quell'albero, e il frusciare dell'erba fresca, appena stendeva la mano per acciuffarla, e l'odore che quel fieno spruzzava reciso dalla sua falce. 8842_7720_000112 seduto presso il banco. lo scinè appena lo vide entrare, diede un pugno e urlò tentando di levarsi in piedi. avete il coraggio di comparirmi davanti fuori. uscite fuori, assassino, cacciatelo via. 8842_7720_000113 gli rimase da allora come un'ombra di tristezza sul volto che s'incupiva di piú in piú ogni qual volta ritornava dal riscuotere le rate del vitalizio. 8842_7720_000114 una vecchia falce arrugginita, appesa a un chiodo accanto all'uscio che metteva nello stanzino. provava in quell'ozio che per lui era vuoto- vuoto della mente e vuoto del cuore- un tale avvilimento che andava sú nella stanza, a solajo, a raggricchiarsi sullo strapunto di paglia per terra. 8842_7720_000115 ero in fin di vita, io, ah, in galera. per giunta mi vogliono gettare, levarmi il podere e gettarmi in galera a ottant'un anni perché non sono morto come quel poveretto di ciuzzo. pace dopo sei mesi. 8842_7720_000116 tetti tesi in tanti, ripiani, tetti vecchi di tegole logore, o tetti nuovi, sanguigni o rappezzati, che sgrondavano di qua e di là chi piú e chi meno. 8842_7720_000117 caro vecchio mio, siete piú imbecille di me. i ringrazio di quanto mi dite, ma non posso accettare. debbo pagare fino all'ultimo centesimo e pago col mio gusto e il mio piacere. 8842_7720_000118 dovete guardarvi dal freddo ora che l'inverno è alle porte. aspettate, aspettate. e per forza volle fargli un fagotto d'alcuni abiti grevi del marito nel toglierli dall'armadio, piangeva, si mordeva il labbro, strizzava gli occhi, inghiottiva. 8842_7720_000119 doman, l'altro novantaquattro anni non muore piú circa vent'anni addietro, quand'egli cioè dalla campagna era venuto ad abitare in quel casalino, esse avevano ancora i capelli biondi o neri. 8842_7720_000120 e un giorno che scadeva la rata del vitalizio. non vedendo il vecchio presentarsi allo studio, s'addolorò veramente e volle recarsi al ràbato per averne notizie. 8842_7720_000121 stata maràbito. ascoltava attonito quel racconto delle vicine, tante volte ripetuto. ma ogni volta, sentendo nominare i morti del vicinato, tutti meno vecchi di lui e utili ancora alle loro famiglie, si metteva a piangere silenziosamente con gli occhietti calvi, risecchi dagli anni. 8842_7720_000122 levate via subito codeste porcherie. confermò con molta soddisfazione della z'a milla ch'era caso di polmonite e grave e consigliò: 8842_7720_000123 parve addirittura che volesse arrabbiare. già sosteneva che don nocio doveva essersi mangiata mezza l'eredità del marito. era mai possibile che il piú ricco mercante del paese avesse lasciato la famiglia in cosí tristi condizioni? 8842_7720_000124 ma vedendo gli abiti e il mantello del maltese, fecero gli scongiuri di rito. codesta roba vi siete presa, buttatela subito via senza toccarla con le mani. il vecchio scrollò le spalle e rifece pian piano il fagotto. 8842_7720_000125 il notajo- per dir la verità non lo trattava male, ma sempre a battergli in faccia la stessa cosa del brutto vizio di campar troppo, e il povero vecchio se ne crucciava. non era mai stato di peso a nessuno in vita sua, ed ecco che ora viveva unicamente per esser di peso a sé e agli altri. 8842_7720_000126 sale. requisí poi tutte le granate del vicinato e le appoggiò con la scopa all'insú al muro del casalino, di qua e di là della porta, come a guardia dell'entrata. quando il medico vide quel letto cosí parato, s'indignò. 8842_7720_000127 una forchetta e un cucchiajo di stagno, tutte compere nuove. il coltello di quelli a punta col manico d'osso maràbito, come ogni buon contadino, lo teneva sempre in tasca, anche per il solo pacifico uso d'affettarsi il pane. 8842_7720_000128 la signora nela appena venne a sapere che la posizione finanziaria del defunto marito non solo era scossa, ma anche mezzo rovinata. se prima piangeva, ora levò certi strilli da spaccare i muri della casa. 8842_7720_000129 contentissima, la signora nela e il notajo se ne tornò allo studio, ch'era già sera chiusa. maràbito, lo aspettava don nocio. come lo vide, gli posò le mani sulle spalle e disse, traendo un gran sospiro: una volta c'era un padre che si lamentava cosí. 8842_7720_000130 da presso e da lontano. i galli annunziano lievemente quella prima rivoltura del tempo, le calandre s'indugiano ancora su i piani, quasi in dubbio che quelle nuvole non vogliano far sul serio, e di tratto in tratto si scambiano qualche trillo breve, come per consigliarsi. 8842_7720_000131 il casalino era stato parato festosamente di ghirlande e bandiere durante la notte, mentre il vecchio dormiva nella piazzetta erano rizzati i pali per la girandola. 8842_7720_000132 vi fece cadere un'altra goccia d'olio, la quale questa volta si dilatò un po meno agli scongiuri. ripeté altre volte quest'opera di magia finché la goccia non rimase qual'era galleggiante in mezzo alla scodella. e allora la malanotte annunciò: 8842_7720_000133 il vecchio dalla via alzò un dito al cielo pieno di stelle e poi congiunse le mani per significare: preghi il signore. 8842_7720_000134 i sono fatto il conto. la terra voscenza me l'ha pagata da un pezzo. sono povero, ma onesto denari non ne voglio piú. nocio. zàgara rimase un po a guardarlo, ammirato, poi gli disse: 8842_7720_000135 l'ho liberato e adesso a quel canaccio, ci penso io. nessuno poté levare dal capo alle vicine che il vecchio fosse guarito per opera della malanotte. vero miracolo. 8842_7720_000136 come un cane ammalato. non poteva vedersi là, tra tutte quelle femmine e quei ragazzi della piazzetta di santa croce, la z'a milla ch'era la meglio del vicinato e dettava legge a tutti: placida, placida, fina e pulita come una signora. 8842_7720_000137 ma io non piango. per me protestò il vecchio, per me provvederà dio. m'affliggo per lui che alla fin fine è padre di famiglia e tanto piú giovane di me. 8842_7720_000138 l'ozio vi fa male, non ci siete. avvezzo, codesto è lavoro lieve e vi servirà da passatempo. e lui, svelto come un giovanotto, bisognava vederlo col lavoro, gli era tornata. 8842_7720_000139 cent anni, cent'anni campa, com'è vero. dio già poco ci manca. sta benone sí, sí. ma tante volte, anche stando cosí bene, tutt'a un tratto, a quell'età non si sa mai- muojono come gli uccellini. 8842_7720_000140 non ci fu verso di fargli intendere che quella festa non era per metterlo in berlina. e quando alla fine, spinto dal notajo, s'affacciò alla finestretta sulla porta del casalino, piangeva e tentennava il capo agli evviva e agli applausi della folla. 8842_7720_000141 vedete, vedete, nella scodella, al lume incerto del cero, tremolava un disco lucente come una luna. le vicine s'erano rizzate sulla punta dei piedi allibite, qualcuna si picchiava il petto con le pugna dallo stupore. 8842_7720_000142 perché avesse almeno un po d'aria e non fosse mangiato dai topi. era avvenuto qualche volta. gli approntarono alla meglio un letto, chi prestando i trespoli, chi le tavole, chi una materassa e un pajo di lenzuola pulite e una coperta. 8842_7720_000143 e appena ebbe notizia che il maltese, non ostante il grave stato in cui si trovava, s'era fatto trasportare per forza giú al negozio su una seggiola, stimò dover suo andargli a far visita. non erano amici, oramai. non s'aspettava, povero vecchio, d'essere accolto a modo d'un cane. 8842_7720_000144 ripararsi ancora e schermirsi da alcune innocenti attenzioni che, sapendolo solo, volevano usargli. nessuna punta di spregio in quel sentimento ché. 8842_7720_000145 cosí aveva potuto mettere insieme il capitaluccio col quale, tornato in patria, aveva acquistato il poderetto laggiú? e, a mano a mano parlando degli anni lavorati, il vecchio si sollevava dal peso della malinconia. 8842_7720_000146 videro piangere. siete ammattito e che ve ne importa se muore. ha tirato ad ammazzar voi e s'è ammazzato lui invece da sé. ora, se la moglie e le figliuole non vi vogliono dare ciò che vi spetta, dovranno restituirvi il podere. non abbiate paura. 8842_7720_000147 ma a questo punto maràbito fu interrotto dal levarsi frettoloso d'alcuni convitati i quali, in mezzo al coro delle risa che accompagnava ogni sua parola, avevano visto il notajo impallidire tutt'a un tratto e piegar sul petto il grosso testone. 8842_7720_000148 non ne aveva meno dello scinè, ma era molto piú alto di statura: un gigante panciuto che riempiva di sé tutta la stanza a terreno dove teneva lo studio notarile. 8842_7720_000149 la vita eccellenza disse: pare lunga, ma passa a me è passata come stando affacciato a una finestra. benone esclamò: don nocio. e avete intenzione di starci affacciato ancora a lungo a codesta finestra? 8842_7720_000150 non ancora da me, replicò il notajo. io porto con voi la croce da quattordici anni. è vero? vuol dire che finora v'ho dato? eccolo qua il conto. me lo son fatto anch'io: vi ho dato diecimila duecento venti lire. 8842_7720_000151 ma subito si alzò, irritatissimo e quasi per castigare il pianto di sé, e nella vedova esclamò: e questo è nulla, signora mia. c'è di peggio di peggio: l'esclamazione non giovò. 8842_7720_000152 e lavorando, lui non aveva mai pensato a niente, concentrato tutto nelle sue mani e nelle cose ch'esse adoperavano per il lavoro da compiere per piú di quarant'anni, in quell'appezzamento comperato col denaro ch'era riuscito a raggruzzolare laggiú. 8842_7720_000153 ammalò vedendo quella mattina rimaner chiusa la porta del casalino. le vicine, impensierite, dopo aver bussato a lungo invano con le mani, con le ginocchia, coi piedi, mandarono a chiamar le guardie, restando nell'attesa davanti la porta a chiamare in tutti i modi il vecchio o zi marà. 8842_7720_000154 i cento anni che non volevano dire piú nulla. a pensarci veramente, tutta quella baldoria era nella sua sguajataggine cosí triste da far cascare le braccia e il fiato. 8842_7720_000155 pregò il vento che strappasse di mano al ragazzo la funicella da cui era tenuto. il vento lo secondò e lo portò: sú sú, sú, troppo sú, e il palloncino pa schiattò. 8842_7720_000156 e allora don nocio, risolutamente, venne a piantarsi di fronte alla signora nela. o lei si calma un momento, signora, o io me ne vado. lei è madre di famiglia e deve pensare alle sue figliuole. parliamo d'affari come se fossero roba da ridere, gli affari. 8842_7720_000157 c'era poi, piú palese un altro sentimento, che non era tanto di carità per lui, quanto di stizza contro il maltese e di pena. ancor viva per quel povero ciuzzo. pace. 8842_7720_000158 e poi congiunse le mani per significare preghi il signore. quando la signora nela venne a sapere che l'amico di cui le aveva parlato, il notajo zàgara a proposito del vitalizio, era proprio lui, il notajo stesso, 8842_7720_000159 lo scompiglio generale nocio zàgara fu portato su la stessa seggiola in una casa vicina, sorretto da tante braccia, aveva gli occhi chiusi e la bocca spalancata, da cui usciva un rantolo angoscioso. 8842_7720_000160 altri. quell'andare ogni quindici giorni a farsi pagar lo scotto di quel peso era divenuto per lui una vera condanna e con tutto il cuore desiderava, ogni volta che ne ritornava, che quella fosse. 8842_7720_000161 qualche cupola di chiesa col suo campanile accanto e qualche terrazza su cui sbattevano al vento e sbarbagliavano al sole i panni stesi ad asciugare. 8842_7720_000162 fatemi il favore di dare un occhio alla casa e a queste sei creature. tornò di lí a poco con la malanotte, ch'era una vecchia strega famosa per levare il malocchio, nera come la pece, con certi occhi da lupa e una bocca enorme da cui usciva una vociaccia rca maschile. 8842_7720_000163 ma vedrà voscenza che verrà da sé la morte. appena io non prenderò piú neppure un soldo di questi denari che in coscienza non mi spettano. il fondo, le ripeto, l'ho avuto pagato piú di quanto valeva. 8842_7720_000164 e su quello strombo unto e affumicato, erano tutti gli attrezzi di cucina e di tavola: il tegame e la pentola di coccio, una scodella di rozza terraglia, smaltata e dipinta, con certe ditate di rosso e di blu che volevano esser fiori. 8842_7720_000165 tra fasci di vétrici, di vinchi, di vímini lunghi come serpentelli. maràbito passava ora la giornata a intrecciar panieri, corbelli, cofani e cesti per consiglio delle buone vicine. 8842_7720_000166 porti fichi d'india al padrone, tieni vèrsali qua in questi due panieri nuovi, te li regalo io se avesse saputo che il maltese di lí a poco, quei due panieri nuovi li avrebbe fatti saltar dalla finestra. ma roba di colui in casa non ne voleva. 8842_7720_000167 grata. non l'avrebbe certo tenuta il maltese, quella festa. sí, ma non l'avrebbe tenuta neanche il notajo, se avesse potuto supporre che essa avrebbe cagionato al vecchio tanto dolore e tanto avvilimento. lo comprese appena pervenuto tra quel gran rimescolío di gente davanti la porta del casalino. 8842_7720_000168 alla rovescia non serbava ricordi. s'era trovato tra compaesani, emigrati con lui e condotti in branco a lavorare la terra ch'è da per tutto la stessa come le stesse da per tutto sono le mani che la lavorano. 8842_7720_000169 fidava in dio, però che quel podere, dove la sant'anima del marito aveva buttato tanti denari, quel podere, come non se l'era goduto lei, non se lo sarebbe goduto neanche colui. e un giorno mandò a chiamare il vecchio. 8842_7720_000170 benefattore, qualche rara goccia su la tremula mano tesa, poi appena percettibile il picchiettar delle prime gocce su i pàmpini mezzo. 8842_7720_000171 aveva davvero cominciato a credere che la morte si fosse apposta dimenticata di lui per far quella beffa che tutti dicevano. già il podere tra i denari che s'era presi dal maltese e quelli che tuttavia si prendeva dal notajo zàgara, lo aveva avuto pagato e strapagato la 8842_7720_000172 bene, concluse il notajo. in questo caso avrei da presentarle una proposta. c'è già chi s'assumerebbe gl'impegni del contratto col maràbito, un amico mio. gli feci notare che il povero don michelangelo pagò per sei anni il vitalizio. 8842_7720_000173 folla annicchia, gli recò l'abito nuovo insieme con le altre vicine. poi nella chiesa di santa croce fu detta una messa, a cui anche il notajo volle assistere la prima e l'ultima, e all'uscita spari di mortaretti e stamburate. 8842_7720_000174 le lagrime gli scendevano giú per i solchi delle rughe fino alla bocca infossata e raggrinzita, e allora levava una mano tremolante e con le dita nodose si stringeva le labbra. 8842_7720_000175 epoca. v'invito tutti fin da ora. non aveva parenti né prossimi né lontani. poteva dunque pigliarsi il gusto di coronare trionfalmente la bestialità commessa. 8842_7720_000176 dolentissimo, mi rispose l'amico. ma chi glielo fece fare? peggio per lui che pagò. gli parlai allora della cascina nuova, che costa già parecchie migliaja di lire e non è ancor finita in groppa, anche questa no. 8842_7720_000177 grigoletto, tutta l'annata se n'andrà leggera. si scorge l'isola di pantelleria sul tramonto, in fondo, in fondo al mare? grigòli rispondeva di no, col capo abbiamo guaj. se si scorge pantelleria, certo l'acqua sta per via, regola che non falla nelle nostre campagne. 8842_7720_000178 non piango perché mio figlio perde al giuoco. piango perché vuol rifarsi giocando ancora. ero in credito di cinque mila lire col maltese per non perderle. sto commettendo la piú grossa pazzia della mia vita. sedete quant'anni avete. 8842_7720_000179 tutte queste donne provavano ora per lui un curioso sentimento che un po le irritava sotto sotto e un po le faceva sorridere di nascosto, specialmente certe volte che lo vedevano impacciato e scontroso. 8842_7720_000180 costei. si fece portare una scodella piena d'acqua e un'ampollina d'olio. ordinò che si chiudesse la porta e che l'infermo fosse tenuto a sedere sul letto. poi accese un cero, pose sul capo al vecchio la scodella e vi fece cadere pian pianino una goccia d'olio. lí sull'acqua in mezzo. 8842_7720_000181 il podere fu stimato dodici mila. dunque ho ancora parecchi anni da pagare e quelli che mi son presi dalla buon'anima del maltese gli fece notare maràbito. 8842_7720_000182 chiusa, evviva, maràbito. fuori fuori, maràbito, niente. la porta restava chiusa invano. i vicini vi bussavano con le mani e coi piedi. 8842_7720_000183 aspettate, aspettate. ecco anche questo mantello. se lo metteva sant'anima quand'andava laggiú alla vostra campagna. tenete, tenete. 8842_7720_000184 polmonite. levàtevi. che medico e medico. questo è tutto, malocchio, lasciate fare a me e con l'ajuto della z'a gàpita e della, 8842_7720_000185 fa fresco. or ora verremo noi. aspettavano che i loro uomini ritornassero dal lavoro o sú dalle campagne, o dalle fornaci o dalle fabbriche. la prima visita era per il vecchio e lí nel casalino, dopo la magra cena, si raccoglievano le sere d'inverno a tenergli compagnia. 8842_7720_000186 carminilla si mise a parare il letto appena levato, appendendogli intorno ogni sorta di scongiuri, sferre di cavallo, corna di capro, sacchetti scarlatti pieni di sale. 8842_7720_000187 per la cascina dice: sarebbe disposto a dare qualche cosa da tre a quattro mila lire? ora, se lei accetta questa proposta, ci sarebbe da cogliere, come suol dirsi, due piccioni a una fava. 8842_7720_000188 è sempre poco il danno, son sempre poche le beffe. ben altro mi merito, nerbate, ma non mi dite male del vecchio, vi prego. galantomone poveretto, lo so, sta piangendo, anche lui il castigo che io mi sono meritato. 8842_7720_000189 ma quanto piú al largo gli fosse possibile dalla bottega di colui, e zitto ché quegli non l'udisse neppure da lontano, non gli pareva giusto fargli dispetto, tanto piú che lo sapeva in istato di giorno in giorno piú grave, ostinato tuttavia a star lí nella bottega a morir lí. 8842_7720_000190 vecchio maràbito le si presentò tutt'afflitto e imbarazzato. la signora nela, appena lo vide, rinnovò i pianti e gli strilli, poi proruppe. vedete, vedete che avete fatto. il vecchio aveva anche lui le lagrime agli occhi. 8842_7720_000191 notizie. trovò maràbito seduto al solito, davanti la porta del casalino, tutto raccolto sotto un debole raggio di sole invernale. bel gusto a far muovere le montagne, gli disse ansante. 8842_7720_000192 vegeto, e forte finché egli non crepi. avete capito, cillenzasí come voscenza comanda, rispose il vecchio investito, stordito da quella furia rabbiosa di parole. 8842_7720_000193 il paese ne rideva, come se lui ci provasse gusto a vivere cosí alle spalle altrui. e invece, no, no, non voleva, non voleva piú. e le cure, le raccomandazioni premurose delle vicine lo stizzivano non. 8842_7720_000194 assassini. maràbito quel giorno vedendo le tre porte del negozio serrate con la fascia nera di traverso in segno di lutto. rimase un pezzo quasi inchiodato sul lastrico della via. se ne tornò al ràbato come un cane bastonato. 8842_7720_000195 ottantuno, rispose: maràbito sedendo e non siete ancora soddisfatto? che intenzione avete? il vecchio rimase a guardarlo senza comprendere. 8842_7720_000196 finché non arrivava al piano di san gerlando. sú in cima alla collina, ma arrivato lassú di tutta la città non scorgeva altro che tetti. 8842_7720_000197 si fece far largo, ordinò ai vicini di guardare l'entrata per impedire che la folla si rovesciasse dentro e picchiò alla porta col bastone dando la voce. il vecchio finalmente aprí e allora scoppiarono piú calorosi gli applausi e le grida della folla. 8842_7720_000198 io gridò allora: maràbito come smarrito all'improvviso nello spavento. io ho confessato, ma se non ne so nulla io 8842_7720_000199 l'anima penante di ciuzzo pace, il quale piangeva, certo ancora il poderetto suo perduto per pochi soldi. ecco sí, ciuzzo pace. era ciuzzo pace che voleva essere vendicato da lui. 8842_7720_000200 tutti si voltarono a guardare. sorsero poi tutti in piedi e s'affollarono a precipizio attorno allo zàgara. si credette dapprima che il frastuono, il troppo ridere, il vino avessero cagionato al povero. notajo, quel malore improvviso. 8842_7720_000201 la morte, dunque, tenendolo ancora in piedi, si divertiva proprio a fargli commettere una cattiva azione, a fargli far la parte dello scroccone. ecco, egli non voleva. 8842_7720_000202 per me, rispose il vecchio, se la morte viene a chiudermela, anche domani mi fa piacere morire. sí, eccellenza, ci vuol niente, ma campare apposta non si può. se dio vuole, deve dirlo lui, e io sono pronto. che comandi ha da darmi. 8842_7720_000203 se la buon'anima avesse voluto darmi ascolto, sospirò il notajo. intanto, cara signora, bisogna pure parlarne. che vuol fare? per me è come lasciarsi aperta una vena e perdere sangue a goccia, a goccia. gutta cavat lapidem. 8842_7720_000204 gli uomini fumando a pipa, le donne facendo la calza e forzavano il vecchio taciturno a parlare della sua lunga vita, dell'america lontana, dov'era stato da giovine e dove s'era adattato a far di tutto. meglio nero pane che nera fame. 8842_7720_000205 ma come da lontano, a certi odori che lo facevano fermare perché gli ridestavano dentro svaniti ricordi dell'infanzia. si rivedeva, ragazzetto, trascinato per mano dalla madre e sú e sú per tutti quei vicoli a sdrucciolo, acciottolati come letti di torrenti e tutti in ombra. 8842_7720_000206 di quell'altro, se non che quella canaglia del maltese doveva certo esser venuto a patti col diavolo altri cinque anni e difatti, ecco che entrato da pochi giorni nel suo ottantesimo anno, maràbito ammalò. 8842_7720_000207 portatevelo. i terrà caldo, vi riparerà dalla pioggia e dal vento. guardatevi dal prender aria all'età vostra. c'è sempre tanto ventaccio in questo nostro paese. 8842_7720_000208 venivano poi riferite al notajo zàgara, il quale teneva testa come meglio poteva alle beffe che tutti si facevano di lui. beffatemi, beffatemi, esclamava. 8842_7720_000209 dio scottava, e là per terra, come un cane su quello strapunto di paglia. per prima cosa pensarono di trasportarlo giú nella stanza a terreno. 8842_7720_000210 i commessi di negozio accorsero ad afferrarlo per le braccia, per il petto, per le spalle e lo spinsero sulla strada, mentre il povero vecchio s'affannava a ripetere: ma che colpa ci ho io, se la morte non m'ha voluto? non si può fare apposta, non è mancato per me. 8842_7720_000211 non sono affar mio, ma l'affare, mi scusi, l'ho fatto io o l'ha fatto voscenza? oh, quest'è bella. non sono dunque padrone di morire. il notajo alzò la testa con comica serietà: no, finché io non vi abbia pagato, fino all'ultimo centesimo. 8842_7720_000212 la malanotte buttò alla fine l'acqua della scodella in un catino, tutto malocchio accumulato. versò altra acqua nella scodella sul capo del vecchio. 8842_7720_000213 in casa della signora nela, il notajo trovò il medico che, venuto per una visita di condoglianza, s'affannava a ripetere: ma no, ma no, signora, sciocchezze, non dia retta. caso tipico di cirrosi epàtica. 8842_7720_000214 la signora nela, rossa come un peperone, si mordeva il labbro per non piangere in presenza del marito. sentiva spezzarsi il cuore nel vederlo ridotto in quello stato, proprio agli estremi. credeva anche lei che la malanotte e il maràbito fossero cagione di quella sciagura? 8842_7720_000215 poi si voltava a domandare: va bene, cosí benone? rispondevano quelle ridendo: e dio vi accompagni, zi marà, e non dimenticate di passar davanti la bottega di quel galantuomo e strillate forte, allora cosí la faccia gli diventerà piú verde dalla bile. 8842_7720_000216 ci sono altri guaj, però eh, non vi siete contentato di sbarazzarvi di lui soltanto. c'è anche un mondo d'imbrogli nell'eredità maràbito, già messo in guardia dalle vicine, corrugò le ciglia. imbrogli non voglio saperne, per me c'è il contratto che parla chiaro. 8842_7720_000217 come perché esclamò don nocio. vedendo maràbito tutto, tremante e in lagrime, un popolo intero vi fa festa e voi piangete. cosí mi ringraziate d'aver voluto festeggiare i vostri. 8842_7720_000218 e ci avrebbero messo le mani sul fuoco. maràbito s'era levato da pochi giorni quando venne a sapere della malattia del maltese. come avrebbero potuto mai immaginarsi le vicine che questa notizia dovesse fargli tanta impressione? lo videro piangere. 8842_7720_000219 approfittarsi d'una povera vedova, di due povere orfane. gridava alla gente che veniva a condolersi della sciagura azionaccia che grida vendetta davanti a dio, ladro, ladro, causa d'ogni male. non era piú il maràbito adesso, ma il notajo. 7440_7720_000000 la vita che conducevano si reggeva dunque su miracoli d'economie segrete e sacrifizii dissimulati con ogni arte. erano sempre liete le tre care figliuole. 7440_7720_000001 fu venduto e ora non so piú chi lo possegga e dove sia andato a finire, con me e col tranzi. nessuna ipocrisia, mai. quando in teatro vedevamo qualcuna di loro piú del solito raggiante, bastava farle un cenno del capo perché intendesse. e il cenno significava: abbiamo trovato. 7440_7720_000002 dico anche quello che un altro forse non direbbe per paura del ridicolo: quando qualche sera comparivano in salotto a noi due soli, abbigliate con qualche abito nuovo, già pronte per recarsi o in casa di famiglie, amiche o a teatro, 7440_7720_000003 che s'era accostata con insolita insistenza ad arnaldo ruffo, uno dei piú assidui frequentatori della casa, poi che s'era messa d'improvviso a parlare di lui con acredine non meno insolita. 7440_7720_000004 per un ritegno piú facile a intendere che a definire, io dopo la morte del tranzi mi astenni dal visitarle laggiú. non saprei piú darne perciò notizie precise. so che il villino fu sempre molto frequentato, ma che i piú assidui dopo un certo tempo. 7440_7720_000005 i figuro la buona vecchietta nell'atto di contemplarlo, beata mentre con una mano tremula allontana una mosca ostinata che vuol posarsi giusto lí sul tondo visetto caro. 7440_7720_000006 dalla festosità della conversazione si fosse sentito spinto a eccedere un po nei gesti o nelle parole, ma che non fossero civette. una prova posso darvela io, a mie spese e a spese del povero tranzi. 7440_7720_000007 e quello sguardo mi compassionava amorosamente. mi diceva: dovresti esser tu, perché gli occhi di carlotta vi assicuro che mi davano del tu. 7440_7720_000008 sa l'avvilimento per questa scena, nel tumulto interno, nella improvvisa dissociazione di tanti sentimenti e di tanti pensieri. forse avrà pure contribuito a determinare in lui l'atto violento contro se stesso. 7440_7720_000009 né quel loro cocente e onestissimo desiderio d'un marito le rendeva mai fastidiose, specialmente con noi, dico con me e col povero tranzi, di cui del resto conoscevano la buona volontà che avremmo avuto di farle felici se 7440_7720_000010 ho gusto per i signori uomini. anzi, guardate, quasi quasi ora, dopo tanto tempo, sarei tentato di fare una visita di congratulazione a giorgina la coraggiosa. 7440_7720_000011 ci affliggevamo che le tre buone, belle e care ragazze non riuscissero a trovar marito e, non potendo esser noi per due di esse almeno, avremmo voluto che fossero altri che lo potevano- ai quali davamo di bestie perché, non sentendosi in alcun modo particolarmente incoraggiati, non sapevano decidersi. 7440_7720_000012 il primo segno ch'io potei scorgere e che m'è rimasto impresso come in un dramma, una frase che lasci intravedere la catastrofe. fu quella mattina che dovevamo recarci alla vigna di ponte molle e giorgina si presentò al tranzi col capo chino. 7440_7720_000013 sa che la scoperta di quel capello bianco, insieme con tante altre piccole cose tristi su cui gli occhi fino allora si erano chiusi con pena, non abbia determinato davvero in lei, e conseguentemente nelle sorelle, la ribellione. 7440_7720_000014 no, rispondeva la testina scrollandosi vivacemente con gli occhi socchiusi e un sorriso birichino su le labbra: non trovavano, non trovavano ancora, non trovavano mai quelle tre care ragazze. 7440_7720_000015 da secoli la società s'industria a insegnarle la creanza, a farle dire per esempio buon giorno o buona sera, ad andar vestita decentemente per via diritta su due zampe soltanto, ecc. ecc. ma ogni tanto la mala bestia ne fa qualcuna delle sue. 7440_7720_000016 aveva l'abbozzo di un'opera giovanile. ebbene, perché non lo ripigliava? perché non si dava a qualche altro lavoro? quasi con le lagrime a gli occhi, il povero tranzi allora le rivelò le segrete miserie di cui era piena la sua vita. 7440_7720_000017 il tesoro d'una bellissima voce di contralto con la quale istupidiva ogni dopo pranzo le pazienti, orecchie d'un decrepito maestrucolo di canto. 7440_7720_000018 io davo a giorgina lezioni di pittura a tempo perso. il tranzi insegnava con piú regolarità a carlotta musica e canto. l'una e l'altra ci si dimostravano gratissime del poco che facevamo. per loro dico di piú. 7440_7720_000019 ora intanto, tra poco, tutt'e tre avranno uno stato, finalmente, una casa, uno scopo nella vita, quello che desideravano onestamente e già. sulle ginocchia della nonnina che sarà ridotta piú bianca della cera, dorme roseo il primo nipotino. 7440_7720_000020 ma con l'una o con l'altra delle tre quegli sciocchi sarebbero guariti senza dubbio della noja e d'ogni altro male, giacché ciascuna avrebbe reso lieta la vita al proprio marito. a uno, a uno, invece, quegli sciocchi. 7440_7720_000021 che è, che non è. ce la pigliamo con la società, come se da essa ci venisse il danno, solo perché abbiamo voluto costringerla a imporre alla natura certi doveri che questa poi non vuole né riconoscere né rispettare. 7440_7720_000022 la madre espertissima tagliava e loro tre imbastivano, cucivano a mano e a macchina per intere giornate come tre gaje sartine. e non sapete che coi pizzi e i nastri appendevano a ogni abito. 7440_7720_000023 irene s'era fisso il chiodo di far l'attrice drammatica e declamava ad altissima voce, con grandi gesti, condannando la vecchia madre a farle la controparte. 7440_7720_000024 bel giovane, alto bruno, solido, il marito che ci voleva per giorgina, il primo amore in lui, col possesso, divampò, diventò passione violenta. 7440_7720_000025 arma il pennello, luogo una tavoletta, finché i raggi del sole non dicevano basta, carlotta, mi dissero. s'era piú che mai confermata nell'idea d'aver nella propria gola. 7440_7720_000026 si accorgevano tutt'e tre del desiderio che suscitavano in noi e per il nostro desiderio, segreto ma sfavillante dagli occhi. avevano uno sguardo e un sorriso indefinibile di compiacimento per sé e di pietà per noi. 7440_7720_000027 il tarlo di troppi disinganni. lo aveva roso dentro tutto. all'urto della gioja si infranse. io lo vidi quel giorno rincasare con gli occhi gonfi e rossi s'era messo a piangere, capite? 7440_7720_000028 no, no, il tranzi l'ho conosciuto bene. era troppo tarlato dentro e non poté resistere alla irruzione su lui di questa gioja ardentissima, ribelle a ogni pregiudizio. 7440_7720_000029 di casa mia. sí, e sul momento odetta e mia figlia conte. oh, mia figlia, la tengo meco odetta qui senza di me, conte senza di voi. 7440_7720_000030 tempo si allontanavano per dar posto ad altri, le tre sorelle senza piú alcun freno nella libertà della campagna. parevano addirittura impazzite. facevano i piú strani disegni per. 7440_7720_000031 voi odetta via. voi siete pazzo, signore. mia figlia mi appartiene e voi non isperate di separarmi da lei. cosí finché non tornò al villino, dopo alcuni mesi d'assenza, uno degli assidui che si erano pe primi eclissati, voglio dire il ruffo. 7440_7720_000032 quasi che una donna non possa amare neanche per isbaglio, un altr'uomo che non sia precisamente suo marito, solo perché dalla società le si è fatto dire che una moglie non deve. 7440_7720_000033 la speranza che con quello avrebbero finalmente dato nell'occhio a qualcuno che le avrebbe sposate. la madre aveva una modestissima pensione. lasciatale dal marito, quel bravo signor carlo marúccoli, che tutti poi riconobbero per un gran galantuomo, ah, lui sí. 7440_7720_000034 ebbene, un bel giorno si stancarono, perdettero la pazienza. alla fine, chi sa da quanto tempo frenavano dentro le smanie della loro speranza, frustrata di continuo e reprimevano i segni delle loro disillusioni. 7440_7720_000035 delle tre, carlotta era la piú bella, almeno per me, irene la piú intelligente, giorgina la piú piacente. il ritratto che feci di loro a gruppo è certo la meno peggio delle cose mie. lo esposi a monaco tanti anni fa col titolo le tre carissime. 7440_7720_000036 il, se ve lo immaginerete facilmente, io un povero pittore, il tranzi maestro di musica. arti belle, non dico di no, ma buone da mantenerci la moglie. non credo. 7440_7720_000037 la povera vecchietta paziente. la secondava stando seduta e leggendo placidamente con gli occhiali su la punta del naso odetta: voi pretendete obbligarmi ad uscire, conte, leggeva la madre. 7440_7720_000038 dopo e dovette piangere a lungo, certo convinto d'aver commesso un delitto, e la donna, la ragazza, dovette confortarlo, rianimarlo, scacciando l'ombra del rimorso con cui egli voleva offuscare a lei, in quel momento, il sole della gioja recente. 7440_7720_000039 soltanto, poiché irene non raccoglieva tante simpatie quanto le altre due, io consigliavo giorgina il tranzi carlotta, cioè io la sua e lui la mia. 7440_7720_000040 e che s'era voltata infine a tormentare il tranzi, sferzando la pigrizia di lui, dicendogli che non aveva alcun diritto di lamentarsi della ingiustizia della sorte, giacché egli non voleva far piú nulla e nulla tentare per far valere le sue doti artistiche. 7440_7720_000041 il resto lo sapete: da due anni ormai giorgina marúccoli è legittima sposa di arnaldo ruffo. dopo giorgina si maritò carlotta subito. 7440_7720_000042 nessuno mai prima le aveva giudicate civette. ora si sa, ora tutti i vizii, tutti i difetti erano in loro. non me ne faccio nient'affatto il paladino. domandatene pure a tanti altri che frequentavano con me la casa: chi può dire d'aver mai ricevuto un anche minimo incitamento da loro? 7440_7720_000043 oh, potrei fare su questo proposito un lungo discorso, su quel che gli occhi dicono quando le labbra non debbono parlare. allorché carlotta, per esempio, attendeva, quasi per scrupolo di coscienza a qualche imbecille che le stava attorno con soverchia insistenza, spesso parlandogli o ridendogli, volgeva uno sguardo a me. 7440_7720_000044 e la marúccoli non lo pianse della morte di lui, anzi si sentí ferita come d'un insulto. tutt'e tre le sorelle si ritirarono allora nel bel villino della vigna. 7440_7720_000045 reggendo in alto con due dita un filo d'argento allungato dal sommo della fronte, al quale gli occhi si sforzavano d'alzarsi per guardarlo e si storcevano. 7440_7720_000046 vita. le disse, tra l'altro, che da circa un anno aveva dovuto finanche privarsi del pianoforte che teneva a nolo. senz'altro allora giorgina gli propose di lavorare lí, in casa loro, mettendo a disposizione di lui il pianoforte di cui avrebbe potuto servirsi con la massima libertà. 7440_7720_000047 a ogni prima rappresentazione, sempre in un palchetto di platea, o a passeggio al pincio o per il corso sul tramonto, l'una con la madre bianca e stanca a braccetto, le altre due avanti, vestite sempre un po alla bizzarra. quelle sí le marúccoli. 7440_7720_000048 irene è ancora fidanzata, i sono imbattuto, l'altro jeri, nel promesso sposo in gran faccende per il nido, è contentone e m'ha detto che sposerà prestissimo. capite prima no, poi sí. 7440_7720_000049 e io, a sentirle, sorridevo tra me studiando l'aria compunta e stordita delle loro timorate figliuole. ci vengono effettivamente dalla società un buon numero di leggi e regolamenti che dovrebbero tenere a freno questa mala bestia che si chiama uomo. 7440_7720_000050 giorgina si sarebbe consacrata alla pittura e ogni mattina, con un cappellaccio di paglia in capo, florida, esuberante di forza e di salute, usciva all'aperto a sfidare a duello i cipressetti di monte mario. 7440_7720_000051 ricordo che scoppio d'indignazione. allora le mamme, specialmente, non se ne potevano dar pace in presenza delle loro figliuole e battevano le mani inorridite esclamando: che mondo, che mondo. 7440_7720_000052 gelosia. alcuni amici mi raccontarono di aver sorpreso una sera, nel bujo d'un viale, questo brano di dialogo. ebbene, e tu allora sposami. e la voce del ruffo concitata, sorda, no, no, no. allora una gran risata dispettosa di giorgina. e allora lasciami in pace. 7440_7720_000053 lo avrebbero lasciato solo nel salotto, la famiglia si sarebbe ritirata al lato opposto della casa. tanto disse, tanto fece che lo costrinse ad accettare. so che arrivò finanche a chiuderlo a chiave nel salotto, e la chiave la teneva lei. 7440_7720_000054 tornato come una farfalletta al lume al villino marúccoli. pare altresí che abbia trovato giorgina innamorata già di un altro assiduo del momento e che nel villino siano accadute furibonde scene di gelosia. 7440_7720_000055 si scherzava, si rideva, si sfrottolava del piú e del meno la sera, ma nei modi piú leciti e corretti, come si deve davanti a tre fanciulle che, occorrendo, col tatto e col garbo piú squisito, avrebbero saputo mettere a posto chiunque. 7440_7720_000056 non sapete tante cose delle quali, a prima giunta, pare che non si debba tener conto, ma che pure hanno o dovrebbero avere il maggior peso nella famosa bilancia della giustizia. 7440_7720_000057 la società poverina lo dice e lo impone, ma che colpa ha se la natura poi se ne ride come pare? voi dite che non sono ammogliato. 7440_7720_000058 irene intendeva piú di tutte e arrossiva confusa. e a cancellare la confusione ci domandava, con una grazia indicibile, guardandosi l'abito: siamo belle, cosí? 7440_7720_000059 perché non dirlo? io ero innamorato della seconda, il tranzi di giorgina la maggiore, qualche sera, nel lasciar la loro casa conversando tra noi sinceramente. 7440_7720_000060 pare che i parenti abbiano tentato di strapparlo alla ragazza una seconda volta, costringendolo a provare la sciocca medicina di un viaggetto di distrazione. 7440_7720_000061 dopo aver goduto un pezzo della dolce compagnia e lusingato forse con gli sguardi o con graziose premure, le tre ragazze andavano a prender moglie altrove e se ne pentivano dopo. 7440_7720_000062 ecco tutti questi abiti smessi delle tre povere figliuole. voi ignorate che uscivano dalle loro mani, questi abiti tanto ammirati per la loro bizzarra leggiadria. 7440_7720_000063 ho sentito piú d'uno incolpare la maggiore delle marúccoli del suicidio di angiolo tranzi. è un'infamia. che colpa ebbe la marúccoli se il tranzi volle farsi un rimorso della gioja che ella? 7440_7720_000064 non è molto felice, poverina. ha il marito geloso del passato, stupido, come se la colpa non fosse sua. ma dopo tutto, chi è felice in questo mondo? 7440_7720_000065 la quale fu tanto piú violenta quanto piú lunga e paziente era stata la speranza che, a un tratto, dovette loro apparir vana e quasi derisoria. 7440_7720_000066 avvenne lo scandalo e avevano anche una piccola vigna, come la chiamano a roma, con un grazioso villino oltre ponte molle. ma né questa né quella potevano bastare a sopperire alle spese. 7440_7720_000067 tranzi un capello bianco perché aveva già varcato la trentina. avevo notato in quegli ultimi tempi: 7440_7720_000068 improvvisamente, nella sua ribellione contro il tempo perduto nella vana attesa e contro la sorte che la condannava ad appassire senz'amore, gli volle concedere deliberatamente, quasi in premio al lungo desiderio di lui rassegnato al silenzio. 7440_7720_000069 veniamo al caso delle marúccoli. vorrei che, prima di condannare, tentassimo di esaminar bene, se ci riesce, il pro e il contro, senza servirci di quelle parole che sono come le mosche d'agosto, pronte ad accorrere a ogni lagrima o a ogni sputo. 7440_7720_000070 arnaldo ruffo- ve l'ho accennato prima dell'avventura del povero tranzi- aveva fatto concepire serie speranze a giorgina. era uno di quelli che potevano, benché due capatine a monte carlo avessero scemato di molto le sue sostanze. 2033_7720_000000 e della vita troppa amarezza e scarsa gioja avranno e vedranno in questi tanti piccoli specchi che la riflettono intera. 2033_7720_000001 raccolgo in un sol corpo tutte le novelle pubblicate finora in parecchi volumi e tant'altre ancora inedite, sotto il titolo novelle per un anno. 2033_7720_000002 una novella al giorno per tutt'un anno, senza che dai giorni, dai mesi o dalle stagioni nessuna abbia tratto la sua qualità. 2033_7720_000003 grazia almeno di questa cura. l'autore delle novelle per un anno spera che i lettori vorranno usargli venia se dalla concezione ch'egli ebbe del mondo. 2033_7720_000004 che può sembrar modesto e, al contrario, è forse troppo ambizioso, se si pensa che, per antica tradizione, dalle notti o dalle giornate s'intitolarono spesso altre raccolte del genere, alcune delle quali famosissime. 2033_7720_000005 nostro. m'affretto ad avvertire che le novelle di questi ventiquattro volumi non vogliono essere singolarmente né delle stagioni, né dei mesi, né di ciascun giorno. 2033_7720_000006 secondo l'intenzione che mi ha suggerito questo titolo, avrei desiderato che tutt'intera la raccolta fosse contenuta in un volume, solo di quei monumentali che da gran tempo ormai per opere di letteratura non usano piú. 2033_7720_000007 ogni volume ne conterrà non poche nuove e di quelle già edite, alcune sono state rifatte da cima a fondo, altre rifuse e ritoccate qua e là e tutte, insomma, rielaborate con lunga e amorosa cura. 2033_7720_000008 ma in ventiquattro, il che potrebbe suggerire a chi ne avesse veglia qualche non inutile considerazione sull'indole e le necessità del tempo nostro. 2033_7720_000009 l'editore- e chi legge ne intenderà facilmente le ragioni- non ha voluto seguirmi in questo desiderio e m'ha anzi consigliato di dividere la raccolta non in dodici volumi, di trenta e piú novelle ciascuno, come almeno m'ero rassegnato a chiedergli. 7936_7720_000000 monti. l'orizzonte s'allargava. non c'eran piú alberi da un pezzo oh via. non era meglio fermarsi lí? forse il sole sarebbe sorto sú da quei monti lontani. 7936_7720_000001 gosto, gosto, crepa, crepa, la sciagura massima. eccola là. 7936_7720_000002 era uscito da un caffè su la hhe strasse con l'ottima intenzione di rientrare in albergo a dormire. a un tratto s'era sentito vellicare dietro l'orecchio da una piuma di pavone. maledetta, atavica, scimmiesca destrezza. 7936_7720_000003 mah, per amor dello spettacolo, si riportò col pensiero alle sale del circolo, illuminato a luce elettrica, tepide, splendidamente arredate. rivedeva gli amici e già cedeva al sonno quando, a un tratto, 7936_7720_000004 tre giovani che ridevano, gridavano scalpitando come puledre selvagge e agitandogli davanti agli occhi le mani dalle innumerevoli dita inanellate, sfavillanti. a quale delle tre apparteneva la piuma? nessuna aveva voluto dirlo. 7936_7720_000005 non piangere, cara. ti sciuperesti inutilmente gli occhi, e sai che non voglio. del resto t'assicuro che non ne vale proprio la pena. dunque addio. 7936_7720_000006 si meravigliò d'aver tanto camminato. era stanco, difatti, sedette per terra. poi scorse un masso poco discosto e andò a seder meglio lí sopra, dov'era bujo e solitudine. che pazzia. 7936_7720_000007 che è stato. sbarrò gli occhi e la notte nera gli si spalancò tutt'intorno nella paurosa solitudine. il sangue gli sfrizzava per tutte le vene. si trovò in preda a una vivissima agitazione. un gallo, un gallo. aveva cantato lontano, in qualche parte. 7936_7720_000008 a due passi un altro mondo. chi sa perché intanto provava uno strano ritegno, quasi di sgomento, a muovervi i piedi. 7936_7720_000009 com'era diversa la notte, qui pure, a due passi dalla città. il tempo che lí per gli uomini era guerra, intrigo di tristi passioni, noja acre e smaniosa, qui era attonita, smemorata quiete. 7936_7720_000010 poco a poco gli occhi s'erano abituati al bujo, discernevano anche a distanza gli alberi. non appariva alcun segno di prossima abitazione. 7936_7720_000011 tese l'orecchio. a quel canto, con tutta l'anima sospesa, percepí allora anche il fruscío vago delle ultime foglie, il brulichío confuso della vasta campagna nella notte, e provò un ansia strana. 7936_7720_000012 ah, ecco, e ora un altro da piú lontano gli rispondeva. laggiú, nella fitta oscurità, perbacco un gallo, che paura. 7936_7720_000013 perché s'era tanto divertito, lui, ad averla tra mano come una palla di gomma elastica, la vita, a farla rimbalzare con accorti colpetti. giú e sú, sú e giú. 7936_7720_000014 buffetto sul naso, ma quella dannata, nel riceverselo, aveva socchiuso gli occhi in tal maniera ch'egli s'era sentito rimescolare tutto il sangue e, dopo un anno, sua moglie. 7936_7720_000015 ma le altre notti, i suoi passi avevano una meta ben nota. ogni nuovo passo lo avvicinava alla sua casa, al suo letto. ora invece, 7936_7720_000016 difatti tornò a sedere, ma daccapo per terra accanto al masso, per star piú scomodo e non farsi cosí riprendere dal sonno. eccola lí, la terra. 7936_7720_000017 ma in quarantacinque anni di vita non ricordava d'aver mai visto nascere il sole, neppure una volta mai. che cos'era l'alba? com'era l'alba? ne aveva sentito tanto parlare come d'un bellissimo spettacolo che la natura offre gratis a chi si leva per tempo. 7936_7720_000018 e poiché la moglie giú era ancora sveglia e da un momento all'altro se saliva, accorgendosi di quella lettera, addio ogni cosa, decise di portarla via con sé e di buttarla, senza francobollo, in qualche cassetta postale della città. 7936_7720_000019 sedette alla scrivania e tra un singhiozzo e l'altro del lumetto, moribondo scrisse in questi termini alla moglie: cara aennchen, ti lascio la vita. te l'ho detto tante volte, m'è parsa sempre un giuoco d'azzardo. ho perduto, pago. 7936_7720_000020 qui si rifermò e si guardò attorno, smarrito. poi guardò in alto: ah, il cielo ampio, libero, fervido di stelle. 7936_7720_000021 o con le spalle, meglio ancora appoggiate a un tronco d'albero. la levata del sole, ma sí, chi sa che piacere veder cominciare un altro giorno per gli altri e non piú per sé. 7936_7720_000022 di primo lancio aveva ghermito quella piuma tentatrice e nel voltarsi di scatto trionfante, stupido, s'era visto davanti tre donne. 7936_7720_000023 di nuovo si fermò, perplesso, quasi oppresso di pauroso stupore. tornò a guardarsi attorno, nel bujo lo sfavillío delle stelle che trapungeva e allargava il cielo. non arrivava ad esser lume in terra. 7936_7720_000024 gli alberi sfrondati dalle prime ventate d'autunno gli sorgevano attorno come fantasmi dai gesti pieni di mistero. per la prima volta li vedeva cosí e se ne sentiva una pena indefinibile. 7936_7720_000025 addio, cara. disse riconoscente, come se quella femmina, con quella fragranza, lo avesse compensato della carezza che le aveva fatto. triste cupo, si raffondò di nuovo col pensiero nella sua vita tumultuosa. 7936_7720_000026 lo spirito bislacco da cui s'era lasciato trascinare a tante pazze avventure, riprese subito in lui il dominio sul buon senso e se n'appropriò l'esclamazione: pazzia sí, quella scampagnata notturna poco allegra. 7936_7720_000027 non che egli, invariabilmente fermandosi, rispondeva piano a quella voce con due inchini, crepa, crepa. e intanto cosí bianco di cera, cosí tutto parato di gala in marsina, con quello sparato lucido. 7936_7720_000028 provò a ridiscendere su la via patapúnfete, scivolò per il lurido pendio e una gamba, manco a dirlo, dentro l'acqua della zana, mezzo pediluvio. be be, pazienza, non avrò tempo di prendere una costipazione. 7936_7720_000029 fa anche freddo umidaccio. tirò sú il bavero della marsina, si cacciò le mani in tasca e, tutto ristretto in sé, chiuse gli occhi. non stava comodo, no. 7936_7720_000030 capelli. aspetti l'aratro che ti squarci, aspetti il seme che ti fecondi. ritrasse la mano che gli s'era insaporata d'una fragranza di mentastro acuta. 7936_7720_000031 una costernazione angosciosa di tutto quell'ignoto indistinto che formicolava nel silenzio istintivamente per sottrarsi a queste minute. sottilissime percezioni si mosse. 7936_7720_000032 chiusi. poco dopo, dietro i monti lontani, la tenebra cominciò a diradarsi, appena appena a un indizio d'albore. ah, com'era triste, affliggente, quella primissima luce del cielo. 7936_7720_000033 sai che ai condannati a morte non si suol negare l'esaudimento di qualche desiderio possibile. io voglio passarmi questa senz'altro, da dirti: ti prego di non credermi piú, il tuo. 7936_7720_000034 eccolo là, e quell'uomo poteva campare di ciò che gli altri buttavano via d'una cosettucciaccia amara, velenosa, schifosa. 7936_7720_000035 un cane abbajò poco lontano. eh no, se non è permesso morire, sí, ma con le gambe sane. 7936_7720_000036 prima che spunti il giorno, mi troverò in qualche luogo da cui si possa goder bene la levata del sole. m'è nata in questo momento una vivissima curiosità d'assistere almeno una volta a questo tanto decantato spettacolo di natura. 7936_7720_000037 avrebbe fatto meglio a uccidersi in casa, comodamente, senza il pediluvio, senza insudiciarsi cosí le scarpe, i calzoni, la marsina e senza stancarsi tanto. 7936_7720_000038 l'alba di domani non la vedrò. oh, a questo punto gosto bombichi rimase come abbagliato da un'idea: l'alba di domani. 7936_7720_000039 nella zana. a destra di quella via di campagna scorreva un'acqua silenziosa, nell'ombra la quale qua e là s'alluciava un attimo, quasi per il riflesso di qualche stella, o forse era una lucciola che vi sprazzava sopra a tratti, volando il suo verde lume. 7936_7720_000040 giungeva pure di tanto in tanto, dalle stanze inferiori della casa, la voce rauca, raschiosa, della moglie che lo chiamava come da sottoterra: gosto, gosto. 7936_7720_000041 non gli avrebbe guastato lo spettacolo. guardò l'orologio, le due e un quarto. come aspettar cosí per le vie? tre ore forse, forse piú, quando spuntava il sole in quella stagione. 7936_7720_000042 sorse in piedi. andò per un tratto avanti e dietro, senza allontanarsi da quel posto ove per un momento s'era accovacciato. si vide lui stesso come un cane che, prima di riaccovacciarsi, sente il bisogno di rigirarsi due o tre volte. 7936_7720_000043 battere a terra e rivenire alla mano, trovarsi una compagna e giocare a rimandarsela con certi palpiti e corse avanti e dietro, para di qua, acchiappa di là, sbagliare il colpo e precipitarsele dietro. ora gli s'era bucata irrimediabilmente e sgonfiata tra le mani. 7936_7720_000044 ne aveva anche letto parecchie descrizioni di poeti e prosatori, e sí, insomma, sapeva piú o meno di che poteva trattarsi, ma lui coi propri occhi, no, non l'aveva mai veduta un'alba parola. 7936_7720_000045 sarebbe stata una distrazione, un'altra esperienza. perdio, gliene mancavano, parecchie, gliene mancavano. lo chiamò, gli diede il sigaro appena acceso. ah, te lo fumi. 7936_7720_000046 insomma, il lumetto lí sul piano della scrivania non ne poteva piú. riparato da un mantino verde, singhiozzava disperatamente. a ogni singhiozzo faceva sobbalzar l'ombra di tutti gli oggetti della camera, come per mandarli al diavolo. e meglio di cosí, non lo poteva dire. 7936_7720_000047 è vero che avrebbe avuto tutto il tempo di riposarsi, tra poco e poi ormai, giacché fin lí c'era arrivato. sí, ma chi sa per quanto tempo ancora doveva aspettare questa benedetta levata del sole? 7936_7720_000048 infagottato gosto bombichi, col capo appoggiato al masso, dormiva profondissimamente, facendo con tutto il petto strepitoso màntice al sonno. 7936_7720_000049 camminò lungo quella zana fino a un primo passatojo e montò sul ciglio della via per internarsi nella campagna. la terra era ammollata dalla pioggia recente. gli sterpi ne gocciolavano ancora. 7936_7720_000050 spontaneamente da sé. gli venne alle labbra questa esclamazione come un sospiro del suo buon senso, da lungo tempo soffocato ma riscosso dal momentaneo stordimento. 7936_7720_000051 le ultime migliaja di lire orfanelle. bisognava vedere con che grazia, in quelle facce da rapina, gliel'avevano sgranfignate, contentandosi di rimaner creditori su la parola di altre due o tre mila, non ricordava piú con precisione. 7936_7720_000052 tutto intento a superare le difficoltà del cammino con quel piede zuppo che gli pesava come fosse di piombo. non pensò piú al proposito violento che lo aveva cacciato di notte lí per la campagna. 7936_7720_000053 fumi lurido irsuto. colui aprí la boccaccia sdentata e fetida a un riso da scemo rispose: prima lo riduco cicca, poi la metto insieme con le altre. grazie, signorino. 7936_7720_000054 guardò di nuovo l'orologio e gli parve da prima impossibile che fossero già circa le quattro accese un fiammifero. sí, proprio le quattro meno sei minuti. 7936_7720_000055 che guizzi di luce innumerevoli, che palpito continuo. trasse un respiro di sollievo, se ne sentí refrigerato. che silenzio, che pace. 7936_7720_000056 poteva anche parere uno spavento perché, nel profondo silenzio della notte, al bombichi che passeggiava per quella stanza, inghiottito dall'ombra e subito rivomitato alla luce da quel singulto del lumetto. 7936_7720_000057 e come tanto carina? eh, perché pareva solo gosto bombici. ma c'è momenti che uno si mette a parlare con se stesso come se fosse un altro tal e quale. 7936_7720_000058 che avrebbe fatto io qui, disse. e si vide morto, lí steso scomposto in mezzo alla campagna sotto il sole, con le mosche attorno alle labbra e gli occhi chiusi. 7936_7720_000059 là piombatagli tra capo e collo sei anni fa, mentre viaggiava in germania, nelle amene contrade del reno, a colonia, l'ultima notte di carnevale che la vecchia città cattolica pareva tutta impazzita, ma questo non valeva a scusarlo. 7936_7720_000060 signorino gosto bombichi lo guatò con ribrezzo, ma anche colui lo guatava con gli occhi scerpellati, invetrati di lagrime dal freddo, e con quel laido ghigno rassegato su le labbra, come se 7936_7720_000061 mentre sulla terra era ancor notte, sicché pareva che quel cielo sentisse pena a ridestarla alla vita. ma a poco a poco s'inalbò tutto, su i monti, il cielo, d'una tenera, freschissima luce verdina. 7936_7720_000062 un altro giorno, le solite noje, i soliti affari, le solite facce, le solite parole e le mosche, dio mio, e poter dire: non siete piú per me. 7936_7720_000063 pagherà la multa e forse sarà questo l'unico suo dispiacere. tu qua, disse poi alla piccola rivoltella, facendole posto in un taschino del panciotto di velluto nero ampiamente aperto su lo sparato della camicia. e cosí come si trovava. 7936_7720_000064 s'era seccato. del resto ne aveva la bocca cosí amara bile. no, neanche bile nausea. 7936_7720_000065 ma guarda che idea bellissima: vedere nascere il sole almeno una volta. e poi si fregò le mani, lieto di questa risoluzione improvvisa. 7936_7720_000066 tutta l'uggia, tutta la nausea di essa gli si raffigurò a poco a poco in sua moglie. se la immaginò nell'atto di leggere la sua lettera fra quattro o cinque ore. 7936_7720_000067 duretta, duretta, anzichenò. vecchia, vecchia terra. la sentiva ancora, per poco tempo ancora. tese una mano a un cespuglio radicato sotto il masso e l'accarezzò, come si accarezza una femmina, passandole una mano su i capelli. 7936_7720_000068 erbacco i manca come esperienza. mi manca se l'hanno tanto gonfiata i poeti. sarà magari uno sciocco spettacolo, ma mi manca e vorrei pur vederlo prima d'andarmene. sarà tra un pajo. 7936_7720_000069 spogliato di tutte le miserie, nudo d'ogni pensiero, lí fuori, all'aperto, in campagna, come il primo uomo o l'ultimo sulla faccia della terra, ritto su due piedi, o meglio comodamente a sedere su qualche pietra. 7936_7720_000070 se volesse, signorino. disse infatti alla fine, strizzando uno di quegli occhi: sta qui, a due passi, gosto bombichi. gli voltò le spalle, ah, via. 7936_7720_000071 quanto a lei, quella strega ritinta si sarebbe adattata a vivere in qualche modo, se proprio proprio non se la fosse sentita di crepare, come lui, amorosamente, le suggeriva. ora, subito due paroline di lettera e basta, eh. 7936_7720_000072 e frac uscí di casa per salutar la levata del sole e tanti ossequi a chi resta. era. 7936_7720_000073 ancora mosse sfangando alcuni passi, e si fermò, scoraggiato povero abito nero, povere scarpine di coppale, ma infine via, che bel gusto. anche insudiciar tutto cosí. 7936_7720_000074 e cosí tutto guizzi di riso nella faccia da morto, con quei gesti a scatti che gli balzavano anch'essi al soffitto, chi sa che altro poteva parere? tanto piú che poi, accanto a quel lumetto su la scrivania, una piccola rivoltella dal manico di madreperla guizzava. 7936_7720_000075 quell'altro, lui, per esempio, che tre ore fa, prima che andasse al circolo, glielo diceva cosí bene di non andarci. e nossignori, c'era voluto andare per forza al circolo dei buoni amici. e sissignori, che bontà. 7936_7720_000076 ma al lucido tremore di lassú pareva rispondesse lontano, lontano dalla terra tutta un tremor sonoro continuo, il fritinnío dei grilli. 7936_7720_000077 si scosse l'acqua dalla gamba e s'inerpicò a stento dall'altra parte della via. qua la terra era piú soda, la campagna meno alberata, a ogni passo s'aspettava un altro latrato. 7936_7720_000078 anche la natura. come un qualunque teatro, dava i suoi spettacoli a ore fisse, ma a questo orario egli era impreparato, solito di rincasar tardissimo ogni notte. era avvezzo all'eco dei suoi passi nelle vie lunghe, silenziose della città. 7936_7720_000079 la rivoltella, non gli restava altro. quando il tempo sbatte la porta in faccia a ogni speranza e dice che non si può, inutile seguitare a picchiare, meglio voltar le spalle e andarsene. 7936_7720_000080 ora, dopo sei gosto crepa figli. niente, per fortuna, ma pure chi sa se ne avesse avuti? non si sarebbe forse via via inutile pensarci? 7936_7720_000081 era piovuto e per le strade deserte i fanali sonnacchiosi verberavano d'un giallastro lume tremolante l'acqua del lastrico. ma ora il cielo cominciava a rasserenarsi. sfavillava qua e là di stelle. 7936_7720_000082 che, a mano a mano, crescendo, s'indorava e vibrava della sua stessa intensità: lievi, quasi fragili rosei. ora, in quella luce, pareva respirassero i monti laggiú. 7936_7720_000083 uscire al piú presto dalla città, da quella cloaca, via via camminando all'aperto. avrebbe trovato il punto migliore per godere dell'ultimo spettacolo. e addio, andò con passo svelto finché non oltrepassò le ultime case di quella strada che sboccava nella campagna. 7936_7720_000084 e allora egli, invece di prenderle a scapaccioni tutt'e tre, scelta sciaguratamente quella di mezzo- le aveva restituito con bel garbo la piuma, al patto convenuto: nella tradizione carnevalesca un bacio o un buffetto sul naso. 7936_7720_000085 andò a lungo, a lungo, sempre internandosi di traverso. la campagna declinava leggermente lontano, lontano. in fondo al cielo si disegnava, nera, nell'albor siderale, una lunga giogaja di monti. 7936_7720_000086 sorse alla fine flammeo e come vagellante nel suo ardore trionfale, il disco del sole, per terra sporco, infagottato, gosto. 7936_7720_000087 s'arrestò un momento. da lontano, terra terra, un lume si moveva lungo il marciapiede, lasciandosi dietro un'ombra traballante, quasi di bestia, che non si reggesse bene. su le gambe un ciccajolo col suo lanternino. 7936_7720_000088 dio. e che schifosa malinconia anche la vita. gli venne tuttavia la tentazione di mettersi a cercare un tratto con quel ciccajolo. perché no, poteva permettersi tutto ormai. 6807_7877_000000 ecco lo interruppe camposoldani accennando geremia in fondo alla sala. lo domandi laggiù al nostro esattore egregio, signor pascotti. tutti si voltarono a guardare, due o tre esclamarono, e chi l'ha mai veduto? 6807_7877_000001 diventava subito un altro. diventava quel perazzetti che gli altri volevano. quale amava foggiarselo la donna nelle cui mani era caduto non solo, ma quale amavano foggiarselo anche i futuri suoceri, i futuri cognati e perfino gli amici di casa della sposa. 6807_7877_000002 ma insomma, che diavolo hai? gli domandò il dottor pulejo, fermandosi un po a osservarlo. paolino lovico aprì le braccia sotto lo sguardo del dottor, piegò le gambe, rilassò tutta la personcina arruffata e rispose: gigino, mio, sono un uomo morto e gli occhi gli si riempirono di lagrime. 6807_7877_000003 gli faceva l'effetto d'un lupo tra un branco di pecore. sì, era lui il nemico. lui senza dubbio era venuto a roma, era andato a trovare il pascotti, già vicepresidente, e tutti e due. 6807_7877_000004 la suocera era una buona vecchietta, modesta e taciturna, e lino il cognato pareva fatto apposta per medesimarsi in tutto e per tutto con lui. 6807_7877_000005 all'improvviso sorse in mezzo, tra i due, tudina, che ormai non pareva più. lei, gonfia, scarduffata, imbruttita, si levò davanti a camposoldani come l'immagine viva dell'infamia commessa, del laido delitto di cui s'era macchiato. 6807_7877_000006 di quell'ignominiosa complicazione del suo alloggio gratuito con la figliuola nella sede dell'associazione nazionale per la cultura del popolo. stimando ormai inevitabile una scenata, avrebbe voluto che avvenisse al più presto per uscirne comunque e togliersi questo pensiero. 6807_7877_000007 pareva quella volta, e ci avrebbe messo chiunque la mano sul fuoco, che il matrimonio dovesse aver luogo. la signorina ely lamanna, educata all'inglese come si poteva conoscere anche dal nome, 6807_7877_000008 ma quelle che per i lettori sarebbero risa, sono state pur troppo lagrime, lagrime vere per il povero perazzetti, e rabbie e angosce e disperazione. 6807_7877_000009 aveva una fantasia mobilissima e quanto mai capricciosa, la quale, alla vista della gente, si sbizzarriva a destargli dentro, senza ch'egli lo volesse, le più stravaganti immagini e guizzi di comicissimi aspetti inesprimibile. 6807_7877_000010 lovico si strappò questa volta il fazzoletto dal capo e sedette in un'altra positura, quasi con la faccia al muro. paolì, ti senti male? gli domandò allora dal banco saro pulejo. 6807_7877_000011 subito, irresistibilmente, gli scattava dentro l'immagine di quelle intime necessità naturali a cui anch'essi per forza dovevano ogni giorno ubbidire. li vedeva in quell'atto e scoppiava a ridere senza remissione. 6807_7877_000012 l'italia che ta-tanti sacrifizii, tanti eroismi. l'italia che vittorio cavour, chi sa che che cosa credevano dovesse diventare? ecco qua, donnaccia da trivio. vergogna, figli, bastardi, il. 6807_7877_000013 di tudina per quello straccetto bagnato messo ad asciugare sul mezzo busto di dante alighieri. la prima volta che lo vide, corse a farle in camera una severa riprensione. ma non poté fare a meno di sorridere quando tudina si mostrò stupita che meritasse tanto rispetto quell'uomo lì con quel naso articciato, come se sentisse puzza. 6807_7877_000014 tanta, tanta, e voleva che quella sua vergogna egli la riparasse con tanto, tanto amore, sempre, perché sempre. se no ella la avrebbe sentita quella vergogna e ne sarebbe morta. ecco. 6807_7877_000015 no, no, no, gridarono a questo punto parecchi insieme e pascotti. per la terza volta domando la parola dimissionarii. perché, signor presidente? 6807_7877_000016 nella guardaroba dell'eloquenza. vesti della mia camicia rossa di garibaldino. il tuo furto o ladro nudo, i accuso. mi uccido per salvarti e ti do la stoffa per un magnifico discorso. in compenso, ti chiedo solamente di rendere l'onore alla mia povera figliuola. 6807_7877_000017 non lo conosco, disse il dottor pulejo. non lo conosci, tanto meglio, ma tomba lo stesso. oh, due case ripeté con la stess'aria cupa e grave, una qua una a napoli. 6807_7877_000018 concetto sbardi. allora levò il capo, si tolse la mano dal mento e gridò: signor camposoldani il ladro nudo. successe un pandemonio. scattarono tutti in piedi, primo fra tutti camposoldani, un balzo da tigre. 6807_7877_000019 a un certo punto egli cominciò a scoprire nella fidanzata una rassomiglianza inquietante col fratello di lei. fu a livorno ai bagni, ov'era andato naturalmente coi lamanna. 6807_7877_000020 era stato fidanzato, a dir poco, una ventina di volte e faceva schiattar dalle risa nel descrivere i tanti perazzetti ch'egli era stato, uno più stupido e imbecille dell'altro: quello del pappagallo della suocera, quello delle stelle fisse della cognatina, quello dei fagiolini dell'amico, non so chi. 6807_7877_000021 da te, da me vedremo. disse e si ritirò nella sua cameretta. più tardi geremia fu mandato in giro a distribuire gli inviti all'adunanza per la sera del giorno successivo. era come intronato e pareva che le gambe gli si fossero stroncate sotto. 6807_7877_000022 apparente un'anatra. ecco tal'e quale scoppiava in certe risate che parevano il verso di un'anatra e ci guazzava dentro proprio come un'anatra. moltissimi trovavano appunto in queste risate la prova più lampante della pazzia di perazzetti. nel vederlo torcere con le lagrime agli occhi, gli amici gli domandavano: 6807_7877_000023 ebbene ah, ti pare niente? domandò, scomponendosi tutto nella rabbia che lo divorava. paolino lovico, un uomo ammogliato che approfitta vigliaccamente del suo mestiere di marinajo e si fa un'altra casa in un altro paese. ti pare niente? ma sono cose turche, perdio. 6807_7877_000024 ah, miserabile. doveva certamente aver litigato con la moglie anche quella sera. io l'uccido, pensò lovico, parola d'onore, io l'uccido. e intanto con un sorrisetto: ma anche lei, vedo, io grugnì il petella, che cosa. ma a quest'ora 6807_7877_000025 avrebbe potuto dunque anche di notte appendere il fazzoletto al cordino della finestra perché egli si fosse levato subito d'ambascia. doveva figurarselo, che lui non avrebbe chiuso occhio durante la notte e appena spuntata l'alba sarebbe venuto a vedere. 6807_7877_000026 egli professava liberamente, creando circoli, istituzioni accanto a quelli dello stato, e aveva perciò bisogno di problemi posti da lunga data, di cui fosse largamente riconosciuta la gravità. 6807_7877_000027 le donne non entravano se non per poco e di passata. nella sua vita tutt'al più la donna. ecco così in astratto la donna come questione sociale. il problema giuridico della donna: sì, un giorno o l'altro avrebbe potuto interessarlo. 6807_7877_000028 sapeva bene, perazzetti per propria esperienza, quanto in ogni uomo il fondo dell'essere sia diverso dalle fittizie interpretazioni che ciascuno se ne dà spontaneamente o per inconscia finzione, per quel bisogno di crederci o d'esser creduti diversi da quel che siamo. 6807_7877_000029 venite domani sera, signori, voi e tutti gli altri. renderò conto di tutto minutamente, coi documenti alla mano. la seduta è tolta, sonò il campanello e tutti uscirono in silenzio dalla sala. 6807_7877_000030 in trattoria perazzetti, studiava le impazienze raffrenate degli avventori fuori la creanza, dentro l'asino che voleva subito la biada, e si divertiva un mondo a immaginare tutte le razze di bestie rintanate negli antri degli uomini di sua conoscenza. 6807_7877_000031 che impressione ebbe perazzetti dalla scoperta di questa rassomiglianza: cominciò a sudar freddo, cominciò a provare un ribrezzo invincibile al pensiero d'entrare in intimità coniugale con ely lamanna, che somigliava tanto al fratello. 6807_7877_000032 quando il calore della fiamma che lo aveva messo, per così dire, in istato di fusione cominciava ad attutirsi ed egli, a poco a poco, cominciava a rapprendersi nella sua forma consueta e riacquistava coscienza di sé. 6807_7877_000033 ma che recato un certo involtino misterioso di pasterelle con la crema alla signora petella- poiché al capitano piacevano tanto i dolci- e, sceso dalla casa di lei, s'era messo a girare di qua e di là e l'orgasmo gli era cresciuto di punto in punto. 6807_7877_000034 le donne. io però ci ho avuto sempre questo di buono sa: quando voglio voglio, quando non voglio non voglio. il padrone sono restato sempre io. 6807_7877_000035 discorso lungo. gli domandò per istrada il dottore lunghissimo. caro mio, mi dispiace, non ho tempo, non hai tempo. sai che faccio i butto sotto un tram, mi fratturo una gamba e ti costringo a starmi attorno per una mezza giornata. dove devi andare? 6807_7877_000036 ora, con questo. immaginatevi: perazzetti innamorato e s'innamorava il disgraziato. s'innamorava con una facilità spaventosa, non pensava più a nulla, s'intende, finiva d'esser, lui, appena innamorato. 6807_7877_000037 col solito sorrisetto, anche le donne. ah, sa, con me le donne veramente si viaggia. si sta tanto tempo lontani. non dico ora che sono vecchio, ma quando si è giovanotti. 6807_7877_000038 investito così il povero vecchio. s'era provato più volte a interromperlo con le mani protese, battendo continuamente le palpebre su gli occhietti acquosi, pareva cascato dalle nuvole. non sapeva nulla, di nulla, proprio se la prendeva con lui. 6807_7877_000039 è vero che, dopo tanti secoli di civiltà, molti nel loro antro ospitano ormai una bestia troppo mortificata, un porco, per esempio, che si dice ogni sera il rosario. 6807_7877_000040 ah, brava così tudina. d'un balzo come una tigre gli era saltata al collo e lo aveva abbracciato freneticamente, quasi volesse strozzarlo. sentiva tanta vergogna. 6807_7877_000041 disposizione. nessuno s'è mai fatto vedere. io sono stato qua a lavorare, qua a mantener vivo il fuoco dell'associazione di cui loro, questa sera, senza averne il diritto, vengono a domandarmi conto. 6807_7877_000042 guardò dentro al banco e, asciugandosi il sudore che gli grondava dai capelli su la faccia congestionata, domandò a saro pulejo: è passato gigi? no, ma starà poco perché? 6807_7877_000043 i volevate morto, è vero, col cappio sempre alla gola. basta, basta, cari miei, ora mi sono liberato per sempre. ci voleva quest'ultima tempesta da cui sono uscito vivo, per miracolo. 6807_7877_000044 vorrei vedere chi avrebbe saputo resistere, chi non si sarebbe ribellata e chi potrebbe condannarla. è una donna onesta, una donna che bisogna assolutamente salvare. gigino mio, tu capisci, si trova in una terribile condizione, adesso disperata. 6807_7877_000045 dio, oh dio, un figliuolo da quella ragazza, in quelle circostanze, e che avrebbe fatto ora? che avrebbe detto quel povero geremia da un giorno all'altro camposoldani s'aspettava che il vecchio gli si parasse davanti a domandargli conto e ragione. 6807_7877_000046 dopo mezzanotte, bonaventura camposoldani uscito a prendere un po d'aria per riconnettere le idee scompigliate e disporsi con la calma ad aver quel lampo geniale che doveva salvarlo. rientrando nella sede dell'associazione, restò meravigliato su la soglia della sala. 6807_7877_000047 perdersi. no, non era uomo da perdersi così facilmente. massime, di fronte a quei venticinque firmatarii con un pascotti per capitano, ma i conti no, ecco i conti. doveva trovar modo di non presentarli. 6807_7877_000048 vedete bene che io ho accolto la vostra istanza. felicissimo di vedervi qua finalmente. in pochi, va bene, ma con la speranza che da questa sera in poi, dietro l'esempio vostro, la nostra associazione si risvegli a quella vita feconda ch'era nei miei voti nel fondarla. 6807_7877_000049 bastando al pubblico che i problemi sociali sieno posti e il sapere che c'è chi pensa a risolverli. si sa che è proprio di tutti i problemi sociali esser posti e non mai risolti. 6807_7877_000050 vedendo un pover'uomo, una povera donna in atto, umile e dimesso perazzetti, non ci pensava affatto. ma quando invece vedeva certe donne che si davano arie di sentimento, certi uomini tronfii, gravidi di boria, era un disastro. 6807_7877_000051 aspettate, prego, dicevo, il professor concetto sbardi perché voglia far violenza alla sua natural ritrosia, alla sua un po troppo ribelle modestia, e che parli lui, che porti qua lui con la rigidezza severa che gli è solita. 6807_7877_000052 pareva che la vista chiara, aperta delle passioni, e fossero anche le più tristi, le più angosciose- avesse il potere di promuovere le risa in tutti coloro che, o non le avevano mai provate o, usi com'erano a mascherarle, non le riconoscevano più in un pover'uomo come lui, che aveva la sciagura di non saperle nascondere e dominare. 6807_7877_000053 a lei. eh, fosse dipeso soltanto da lei, povera tudina. poteva non parlare tudina non dirne nulla, neanche a lui. ma dopo tre mesi bonaventura camposoldani rimase per più di cinque minuti a grattarsi la fronte. 6807_7877_000054 non si aspettava applausi camposoldani. dopo questa volata. ottenne però l'effetto voluto. tutti apparvero lì per lì sconcertati, e di nuovo molti si voltarono a guardar l'unico che non si dovesse sentire fuor di posto e ammesso per indulgenza. 6807_7877_000055 concetto sbardi. invece, in fondo appartato era un ometto tozzo ispido aggrondato, che teneva continuamente una mano spalmata sul mento e si raschiava con le unghie adunche le guance rase stridenti. 6807_7877_000056 ecco parlo. io disse allora pascotti, alzandosi un po impacciato, col permesso dell'egregio signor presidente: no, no, parli sbardi, parli sbardi. 6807_7877_000057 poi, guardando la sposa, guardando la suocera, guardando il suocero, ricominciavano le terribili risate e doveva scappare. non c'era via di mezzo, doveva scappare. 6807_7877_000058 per fortuna, svoltando il primo vicolo, trovò a pochi passi un caffeuccio aperto, caffeuccio per gli operai che si recavano di buon'ora all'arsenale. lì, presso i entrò, si lasciò cadere su la panca di legno: non c'era nessuno. 6807_7877_000059 ma perché? e lui niente, non ve lo posso dire. a veder ridere uno così, senza che voglia dirne la ragione, si resta sconcertati. 6807_7877_000060 non posso stasera, perché veramente non mi aspettavo una siffatta aggressione domani- ho il modo semplice, dignitoso, degno di me, di ricacciare in gola a un incosciente l'offesa che ha creduto di scagliarmi. 6807_7877_000061 parli sbardi, parli sbardi, parli pascotti. perdio, urlò lo sbardi, divincolandosi. lasciatemi andare: o parla pascotti o io me ne vado. 6807_7877_000062 gli si rappresentò subito come mostruosa, quasi contro natura, quella intimità, giacché vedeva il fratello nella fidanzata e si torceva alla minima carezza ch'ella gli faceva, nel vedersi guardato con occhi ora incitanti e aizzosi, ora che s'illanguidivano nella promessa d'una voluttà sospirata. 6807_7877_000063 e che a tutti gli onesti e i modesti che avevano concorso a farla non restava altro che servire ai ladri. che bisogno c'era più di lui nella busta? due lettere in una si accusava di essersi approfittato indegnamente della cieca fiducia che il signor presidente dell'associazione suo benefattore aveva riposto in lui per tanti anni. 6807_7877_000064 prima di tutto, qua vicino, in via butera, t'accompagno, disse: lovico, tu sali a far la visita, io t'aspetto giù e riprenderemo a parlare. 6807_7877_000065 gigi pulejo, entrò di fretta, diviato allo stipetto a muro, per vedere se nella sua casella ci fossero chiamate per lui. ciao, paolì, hai fretta? gli domandò, accigliato paolino lovico, senza rispondere al saluto. 6807_7877_000066 geremia poteva sopravvenire da un momento all'altro. e perché dargli un dispiacere, povero vecchio, dopo che il fatto era fatto e si poteva bene nascondere e anche di nascosto seguitare, perché no? senza furie, con prudenza. 6807_7877_000067 ma sì, ma sì intanto, perché tremava così? perché piangeva così, zitta calma. c'era da godere, non da morire, perché quella vergogna nessuno avrebbe saputo, stava a lei, che nessuno sapesse. 6807_7877_000068 parla, parla. lo incitò il dottore. andiamo, che t'è accaduto, paolino? fece alcuni passi, poi si fermò di nuovo e, trattenendo gigi pulejo per una manica, premise misteriosamente. 6807_7877_000069 ridi, se vuoi, della mia disperazione, ma dammi, ajuto, un rimedio, qualche mezzo, qualche medicina. gigi pulejo era arrivato alla casa di via butera, nella quale doveva far la visita. come meglio poté si tenne dal ridere ancora e disse: vuoi insomma impedire che il capitano prenda un pretesto d'attaccar lite, questa sera, con la moglie? 6807_7877_000070 perché le mogli sa? così dicendo, lo prese sotto il braccio e seguitò a parlare. a parlare, lovico fremeva. lo guardava in volto, gli guardava gli occhi gonfi, ammaccati, ma forse. 6807_7877_000071 i i conti, balbettò il vecchio da me camposoldani. lo guatò come se quella ingenua domanda che i socii volessero i conti da lui geremia gli avesse fatto balenare qualche idea. 6807_7877_000072 e d'aver sottratto quasi tutti i fondi della tombola telegrafica. diceva di averli in gran parte buttati nei botteghini del lotto e chiedeva perdono al presidente e a tutti i socii. nell'altra scritta, per il solo bonaventura camposoldani diceva testualmente così: 6807_7877_000073 non potendo sgraffiare i così detti urtati di nervi- che sono poi tanti oggidì- si scrollavano rabbiosamente e dicevano: di perazzetti, è pazzo. 6807_7877_000074 e che scusi, che colpa? seguitò a balbettar lovico tutto fremente e pur sorridente. che colpa ci hanno gli altri? gli altri, domandò stordito il petella. che c'entrano gli altri? ma se dice che s'arrabbia con chi, s'arrabbia con chi se la piglia se fa caldo? 6807_7877_000075 un fazzole, cioè dico un caffè forte, bello, forte, mi raccomando. gli fu servito subito, ma sì, metà se lo buttò addosso, metà lo sbruffò dalla bocca balzando in piedi. accidenti, era bollente, che ha fatto, signorino. 6807_7877_000076 una voglia selvaggia gli fece a un tratto impeto nello spirito: salire, precipitarsi in camera di petella, strozzarlo sul letto e, come se veramente fosse salito e avesse commesso il delitto, si sentì d'un subito stremato, sfinito, un sacco vuoto. 6807_7877_000077 ogni mattina entrava con l'animo sospeso e costernato nella sala. si faceva all'uscio della cameretta ove abitavano il padre e la figliuola, guardava accigliato l'uno e l'altra che lo accoglievano in desolato silenzio e stizzito, domandava, quasi per provocarli: nulla di nuovo, geremia, chiudeva gli occhi e apriva le mani. 6807_7877_000078 e se lo lasci scappare. esclamò camposoldani pallidissimo, dando un altro pugno su la tavola: parli, dica, siamo qua per parlare e per sentire. 6807_7877_000079 lì, attraverso l'uscio della cameretta s'udiva il ronfo cadenzato di tudina bonaventura camposoldani s'accostò alla tavola per scuotere il vecchio e mandarlo a dormire, ma presso la testa abbandonata, di cui il lume lasciava vedere il roseo della cute di tra la rada canizie, scorse una lettera chiusa e allibì: 6807_7877_000080 ma il guajo era questo che non volevano più lasciarlo scappare. era un ottimo giovine perazzetti agiato, simpaticissimo, quel che si dice: un partito invidiabile. 6807_7877_000081 e una mattina che si trovava di buon umore entrò nella cameretta di lei per tirarle l'orecchio come a una bambina discola e impertinente e dirle che non doveva farlo più o che, se voleva farlo ancora, ma tudina si ribellò a quella tirata. 6807_7877_000082 non c'era ancora da disperare, avrebbe aspettato. ma lì no, aspettar lì ogni minuto un'eternità. le gambe, però non se le sentiva più, le gambe. 6807_7877_000083 me la piglio con me me la piglio col tempo me la piglio con tutti. proruppe il petella. io voglio aria, io sono abituato al mare e la terra, caro professore, specialmente d'estate la terra non la posso soffrire. la casa, le pareti gl'impicci, le donne. 6807_7877_000084 debbo dirle la verità: io, se avessi moglie petella, scoppiò a ridere. ma non parliamo delle mogli, adesso che c'entrano le mogli, le donne, le donne. 6807_7877_000085 gli era toccato di battersi alla spada col fratello di lei, lino lamanna. e poiché di lino egli era amicissimo e sentiva di non aver nulla, proprio nulla contro di lui, s'era lasciato infilzare generosamente come un pollo. 6807_7877_000086 provava dapprima stupore, sbigottimento nel contemplare la forma che gli avevano dato, la parte che gli avevano fatto rappresentare, lo stato d'imbecillità in cui lo avevano ridotto. 6807_7877_000087 bella forza, rispondeva: perazzetti sicuro che me ne pentirò, già, già comincio a esserne pentito. gli amici a questa uscita levavano alte le grida: ah, lo vedi. 6807_7877_000088 gente che non pagava più, gente che non s'era fatta più viva da tanto tempo. grattandosi nervosamente la bella barba nera spartita sul mento, camposoldani s'immerse a considerare di nuovo quell'istanza che, dalla prima firma, poteva argomentarsi scritta tutta di pugno dal pascotti stesso. 6807_7877_000089 tu non capisci le finezze, tu non capisci il bello delicato, la soavità della grazia malinconica. tu sei un animale, un majalone sei e non puoi capire queste cose. perciò disprezzi. e poi che vuoi mettere una femminaccia da trivio con una signora per bene, con una donna onesta, 6807_7877_000090 no, anzi ridicolissima. e dunque tornò a concludere. perazzetti, escimi dai piedi. avete finito di ridere alle mie spalle. 6807_7877_000091 basta, basta, son calmo. lasciatemi signori ai vostri posti. sono il presidente. andò alla tavola. tutti rimasero in piedi e in piedi egli parlò. 6807_7877_000092 più che mai come una larva che un soffio sospingesse. entrò parlando al suo solito sottovoce, con un tremolio più accentuato del capo e delle mani e con l'ombra- l'ombra appena del consueto risolino mesto e ragionevole su le labbra. 6807_7877_000093 tutto poteva immaginarsi, povero perazzetti, tranne che questa volta il disastro dovesse venirgli da questa troppa intimità col futuro cognato. per un altro tiro dell'immaginazione sua morbosa e buffona. 6807_7877_000094 sotto camposoldani, rimase tutto il giorno all'associazione a preparare la difesa. aveva avuto la debolezza di pagare alcuni debiti che lo opprimevano, e questa sottrazione si poteva mascherare benissimo col viaggio che diceva d'aver fatto in germania per studiare l'organismo dei circoli di cultura, fiorentissimi come tutti sapevano in quel paese. 6807_7877_000095 pezzo d'imbecille. proruppe allora camposoldani, e giusto al pascotti ti sei rivolto io. che ti figuri che ci guadagnerai. adesso vogliono i conti, ma subito comincerai dal risponderne tu intanto. 6807_7877_000096 ogni volta egli prometteva e giurava a se stesso di non ricascarci più. si proponeva di escogitare qualche rimedio eroico che gl'impedisse d'innamorarsi di nuovo, ma che ci ricascava poco dopo e sempre peggio di prima. 6807_7877_000097 il lampo geniale lo aveva avuto lui, geremia, bencivenni, l'i l'italia vergogna, figli bastardi. ma se la figliastra aveva già compreso che l'italia era fatta male? 6807_7877_000098 ah, le spese di viaggio per le inaugurazioni, spese che venuto meno quasi del tutto l'introito delle rate mensili dei socii, avevano naturalmente assottigliato il fondo della tombola telegrafica. 6807_7877_000099 spiritava, nonò, faglielo vedere a papà. sai come sarà contento papà. seguita così, caro, seguita così e fra qualche anno saprai il latino meglio di un'oca, del campidoglio, di quelle nonò che fecero fuggire i galli sai. 6807_7877_000100 e che bontà è pure bella. sai fosse brutta, capirei: è bella. e vedersi trattata così, tradita, disprezzata e lasciata in un canto là, come uno straccio inutile. 6807_7877_000101 se perazzetti, invece, avesse detto loro la ragione di quel suo anatrare, ma non la poteva dire spesso, perazzetti, veramente non la poteva dire. 6807_7877_000102 la tortura che soffrì, questa volta, perazzetti, fu di gran lunga superiore a tutte quelle che aveva sofferto per l'innanzi. finì con quel colpo di spada che, per miracolo, non lo mandò all'altro mondo e, appena guarito della ferita, trovò il rimedio eroico che doveva precludergli per sempre la via del matrimonio. 6807_7877_000103 santo diavolo, scattò paolino lovico precipitandosi dentro la farmacia. che corno t'importa di me? me lo dici. chi ti domanda niente se ti senti male, se ti senti bene, che hai che non hai, lasciatemi stare. 6807_7877_000104 e se mancava a lui il coraggio dell'accusa, il coraggio più difficile lo avrebbe avuto. il rotondo pascotti via. lo faceva ridere, pascotti di nuovo camposoldani, levò il volto sorridente verso geremia i conti, disse: 6807_7877_000105 a solleticarlo in questo o in quello strato. risponde con inchini, con sorrisi, porge la mano, dice buon giorno e buona sera. dà magari in prestito cento lire, ma guai ad andarlo a stuzzicare laggiù, nell'antro della bestia. scappa fuori il ladro, il farabutto, l'assassino. 6807_7877_000106 da quattro mesi io do lezione di latino al ragazzo, al figliuolo di petella, che ha dieci anni e va in prima ginnasiale. ah, fece il dottore. se tu sapessi quanta pietà m'ha ispirato quella disgraziata signora. seguitò lovico. quante lagrime, quante lagrime ha pianto la poverina. 6807_7877_000107 poteva intanto gridarle: perazzetti: oh dio, per carità, smetti, finiamola. io posso essere amicissimo di lino perché non debbo sposarlo, ma non posso più sposar te perché mi parrebbe di sposare tuo fratello. 6807_7877_000108 le sante ragioni che ci hanno spinto, o signori, a domandare questa solenne adunanza. scoppiarono applausi e nuove grida: parli sbardi, viva sbardi. 6807_7877_000109 e appena il petella entrò nel portoncino, prese la via di corsa: giubilante, esultante, sgrignando e con gli occhi lustri ilari, parlanti mostrando le cinque dita della mano a tutti quelli che incontrava. 6807_7877_000110 come parere che lui, paolino lovico, si contentava del rifiuto di un altro d'una donna che per un altro non valeva nulla. oh, che era forse meglio quella signora di napoli più bella della moglie, ma avrebbe voluto vederla metterle accanto l'una e l'altra e poi mostrargliele e gridargli sul muso. 6807_7877_000111 signor sbardi disse allora camposoldani, con aria di sfida: via, faccia contenti i suoi amici. sono curioso anch'io di sentire quel che lei ha da dire, quel che aveva divisato d'esprimere con la parola adorna ed eloquente del professor. 6807_7877_000112 labbro in fuori e le palpebre basse attraverso le quali guardavano le sedie, le tende, la tavola della presidenza e lo stesso dante alighieri. come per compassione, pascotti prese posto in prima fila nel mezzo. 6807_7877_000113 geremia. si strinse nelle spalle e rispose: non c'e altro. e che è questo. non so l'ha portato. un ragazzino camposoldani, con le ciglia aggrondate, prese rabbiosamente il foglio, lo spiegò, cominciò a leggere, a un tratto alzò gli occhi a fulminare geremia. 6807_7877_000114 non posso avere un cane malato, un pollo d'india con la tosse. fatevi gli affari vostri. santo e santissimo, non so chi e non so come. oh, ecco qua gigi disse, saro ridendo 6807_7877_000115 con chi mangio olo, i fai tu da mangiare io, sissignore, e sono sempre lo stesso perazzetti, sempre lo stesso, sissignore. 6807_7877_000116 nessuno gli dava ascolto. signori, che vergogna ci guarda. dante alighieri, camposoldani. disarmato della seggiola, sconvolto, ansimante, trattenuto per le braccia, cessò alla fine di divincolarsi e disse a quelli che cercavano di calmarlo: 6807_7877_000117 ma che ci posso fare io? scusa, domandò gigi pulejo, stringendosi nelle spalle, se non mi lasci dire: porco diavolo, porca natura, porca vita. sbuffò lovico, senti che caldo io crepo. 6807_7877_000118 però, però, però, se il rimedio non fosse efficace, come gli aveva assicurato, la noncuranza, anzi, il disprezzo di quell'uomo per la propria moglie lo faceva ora ribollire, come se fosse un'offesa fatta a lui direttamente. 6807_7877_000119 e questo supplizio durò un'eternità, perché aveva voglia di camminare, di camminare il bestione, e se lo trascinava lungo la marina. alla fine voltò per ritornare a casa. 6807_7877_000120 se poi proprio proprio vi fosse stato costretto, un lampo, uno dei suoi soliti lampi geniali doveva salvarlo. che lampo. ci pensò tutta la notte, camposoldani, e il giorno appresso, poche ore prima dell'adunanza, si vide all'improvviso comparire davanti geremia. 6807_7877_000121 paolino lovico si fermò risolutamente in mezzo alla via stringendo forte un braccio al dottore. sai che avverrà? gli disse: truce petella, arriva stasera, ripartirà domani per il levante va a smirne. starà fuori circa un mese. 6807_7877_000122 concetto sbardi. diede una bracciata a coloro che gli s'erano fatti intorno e si fece innanzi per parlare. pareva un bufalo parato per scagliarsi a testa bassa. afferrò con una mano la spalliera della seggiola che gli stava davanti. rimase con l'altra sul mento a raschiarsi la guancia. poi cominciò. 6807_7877_000123 brandì la seggiola, si scagliò contro lo sbardi. molti lo trattennero, altri afferrarono: lo sbardi. tutti gridavano in grande orgasmo tra le seggiole rovesciate. 6807_7877_000124 molti si voltavano a guardarlo ed egli, seccato, s'insaccava di più nelle spalle. ma se c'era pascotti, perché non guardavano pascotti? che stupidi. 6807_7877_000125 non c'era nobiltà d'uomo o bellezza di donna che si potesse salvare da questo disastro. nell'immaginazione di perazzetti, anzi, quanto più eterea e ideale gli si presentava una donna, quanto più composto a un'aria di maestà un uomo, tanto più quella maledetta immagine si svegliava in lui. 6807_7877_000126 ma sicuro. come mai quella donna di cui egli, paolino lovico, si contentava non solo, ma che pareva a lui così degna d'essere amata, così desiderabile, non era poi calcolata per nulla da quel mascalzone? 6807_7877_000127 ma imbecilli, rimbeccava perazzetti giusto. quando me ne pentirò per davvero, risentirò il beneficio del mio rimedio, perché vorrà dire che mi sarò allora innamorato di nuovo, fino al punto di commettere la più grossa delle bestialità, quella di prendere moglie. 6807_7877_000128 curiosa però tutta quella ribellione, dopo ch'ella lo aveva provocato, e poi quello spavento, e ora che piangeva. oh là, là, che storie. basta, via che c'era da piangere così. 6807_7877_000129 aveva confidato con garbo alla sposa il perché di quelle risate. ne aveva riso anche lei e, superato quello scoglio, credeva anche lui, perazzetti, che quella volta, finalmente, avrebbe raggiunto il tranquillo porto delle nozze per. 6807_7877_000130 tutto sommato però, quanto restava camposoldani, tirò la somma. pur largheggiando nelle spese, pure arrotondando più volte le cifre, la somma totale era ben lungi dal mettersi d'accordo col magro residuo effettivo. 6807_7877_000131 concetto sbardi. questa volta si scrollò tutto rabbiosamente e si alzò come per andar via. contemporaneamente, quattro o cinque si levarono e accorsero a trattenerlo mentre gli altri gridavano. 6807_7877_000132 non dicano così. esclamò allora camposoldani, dando un pugno su la tavola. lo hanno veduto benissimo, lor, signori, per due o tre mesi puntuale. e non solo lo hanno veduto, ma egli ha lasciato nelle loro case la ricevuta della tassa. 6807_7877_000133 lo conoscevano tutti. là a piazza marina passò un amico, ohi paolì lovico. alzò gli occhi e gli riabbassò subito brontolando: lasciami stare un altro amico, paolì, che hai. 6807_7877_000134 stupidi camposoldani: un po pallido, con occhi gravi, ma pur con un sorrisino ironico appena percettibile sotto i baffi. prima di aprir la seduta, chiamò con un cenno della mano geremia, che s'era seduto trepidante presso l'uscio, e gli diede un foglio di carta perché gl'intervenuti vi apponessero la firma di presenza. 6807_7877_000135 domattina il mio primo pensiero sarà quello di venire a vedere. fammelo trovare quel segno, cara. fammelo trovare. e prima d'andar via, aveva seminato col lapis turchino i dieci e i dieci con lode nel quaderno delle versioni di quel somarone del figlio che sentiva latino e spiritava. 6807_7877_000136 sì o signori, senza averne il diritto, perché delle due l'una? o non debbono ritenersi dimissionarii tutti coloro che non sono in regola coi pagamenti, e allora c'è poco da dire. qui manca il numero legale ed io non potrei aprir la seduta. 6807_7877_000137 domando la parola. esclamò pascotti, prego professore. seguitò camposoldani indovino ciò che ella vorrebbe dire di questi novantasei socii? molti debbono ritenersi dimissionarii perché da un pezzo. 6807_7877_000138 ah, perché mi vede fuori a quest'ora una nottataccia, caro professore, il caldo forse, io non so, non non ha, non ha dormito bene, non ho dormito affatto. gridò il petella con esasperazione, e sa quando io non dormo, quando non riesco a prender sonno, io arrabbio. 6807_7877_000139 no, gridò paolino lovico col sangue agli occhi. è una povera donna che soffre pene d'inferno. una donna onesta, capisci, tradita in un modo infame, capisci, dal proprio marito. c'è bisogno di esser parente per sentirsene rimescolare. 6807_7877_000140 se tutti i problemi sociali, come a mano a mano sorgono dalla vita e s'impongono all'attenzione e allo studio dei commessi pensatori, si risolvessero in quattro e quattr'otto. addio professione. 6807_7877_000141 lui, perazzetti e lino lamanna diventarono infatti, fin dal primo giorno del fidanzamento, due indivisibili. più che con la sposa, si può dire che perazzetti stava col futuro cognato. escursioni, cacce, passeggiate a cavallo insieme, insieme sul tevere alla società di canottaggio. 6807_7877_000142 poi c'erano le spese per la sede sociale, arredo pigione, le spese per la pubblicazione del bollettino, lo stipendio di geremia, che altro. 6807_7877_000143 quel caro petella, quel carissimo petella, non si contenta di tradire la moglie, d'avere un'altra casa a napoli. ha tre o quattro figli là con quella e uno qua con la moglie. non vuole averne altri. 6807_7877_000144 i drammi attraversati in quei suoi venti e più fidanzamenti, a raccoglierli in un libro narrati da lui, formerebbero una delle più esilaranti letture dei giorni nostri. 6807_7877_000145 quasi, quasi camposoldani. lo avrebbe preso per il petto, gli avrebbe dato uno scrollone gridandogli in faccia: ma parla smuoviti. dimmi quello che mi devi dire e facciamola finita. 6807_7877_000146 urlò, morse, sgraffiò dapprima, poi, non volendo concedere, si sentì costretta dal suo stesso corpo a cedere e restò alla fine come esterrefatta nello scompiglio. 6807_7877_000147 ne aveva uno per le mani che, prima d'esser risolto non una vita, ma gli avrebbe dato tempo di viverne dieci, di novant'anni ciascuna. il guajo era che i denari della tombola telegrafica, purtroppo, si assottigliavano di giorno in giorno. 6807_7877_000148 era un problema, una questione sociale come un'altra, da studiare, a cui attendere e poteva entrare nel campo della sua attività, non da risolvere. dio guardi. 6807_7877_000149 ih, fece saro. t'ha morso la tarantola. hai domandato di gigi e credevo che. ma ci sono. forse? io solo su la faccia della terra, gridò lovico, con le braccia per aria e gli occhi schizzanti. 6807_7877_000150 geremia. si portò le mani tremicchianti al petto e aprendo le squallide labbra al solito sorrisetto mesto e ragionevole. io sospirò con un filo di voce che c'entro io. 6807_7877_000151 coro. ma se l'hai già presa, perazzetti quella, eh via, quella non è una cosa seria. conclusione: perazzetti aveva sposato per guardarsi dal pericolo di prendere moglie. 6807_7877_000152 eh, forse li aveva così perché non era riuscito a dormire. e ora gli pareva da qualche frase di potere argomentare che quella poverina fosse salva, ora invece a qualche altra ripiombava nel dubbio e nella disperazione. 6807_7877_000153 non c'è tempo da perdere: o subito, o tutto è perduto. per carità, gigino, salvami, salva quella povera martire. tu avrai un mezzo, tu avrai un rimedio: non ridere, perdio, o ti strozzo, o piuttosto ridi. 6807_7877_000154 io sono un uomo morto, io vado a buttarmi a mare. se tu non mi dai ajuto, vuoi capirlo. ma che ajuto posso darti io? domandò il pulejo senza potere ancora trattener le risa. 6807_7877_000155 perché aveva la disgrazia, lui, d'essere trasparente, sicuro, e questa trasparenza sua riusciva, esilarantissima a tutti gl'ipocriti foderati di menzogna. 6807_7877_000156 sii sorridente, cara. le aveva raccomandato, con le lagrime in gola: acconciati bene, per carità, indossa quella camicetta di seta giapponese che ti sta tanto bene, ma soprattutto te ne scongiuro: non farti trovare così come un funerale. 6807_7877_000157 quando riebbe il foglio firmato, sonò il campanello e disse: pacatamente, signori, l'adunanza era indetta per le ore sono già circa le. a questa nota di presenza risulta che non siamo in numero. i soci iscritti nella sede di roma sono novantasei. 6807_7877_000158 e intendeva della bestia originaria acquattata dentro a ciascuno di noi sotto tutti gli strati di coscienza che gli si sono a mano a mano sovrapposti con gli anni. l'uomo diceva: perazzetti a toccarlo. 6807_7877_000159 avete un pensieruzzo tisico e tisico sempre vi resterà se non avete la guardaroba dell'eloquenza. ma se avete la guardaroba dell'eloquenza, il pensieruzzo tisico vi uscirà dalla bocca imbottito di tanta stoppa di frasi che parrà un gigante, un ercole, parrà con la clava e la pelle del legone. 6807_7877_000160 si posò una mano su lo stomaco e con uno sguardo d'intelligenza aggiunse solennemente: tomba. oh. quindi, sbarrando tanto d'occhi e congiungendo l'indice e il pollice, quasi per pesar le parole che stava per dire, sillabò: petella ha due case. 6807_7877_000161 c'è cosa più seria della morte? eppure, per tanti che non le danno importanza va bene. ma tra qualche giorno- lo volevano vedere gli amici, chi sa come se ne sarebbe pentito. 6807_7877_000162 che ridi. che ridi animalone muggì, fremendo e agitando le pugna. paolino lovico, c'è in vista una tragedia e tu ridi. c'è un farabutto che non vuol fare l'obbligo suo, e tu ridi. una donna ninacciata nell'onore nella vita, e tu ridi. e non ti parlo di me. 6807_7877_000163 ti parlo come a un fratello. bada, anzi, no, il medico è come il confessore, è vero. certo, abbiamo anche noi il segreto professionale. va bene, ti parlo allora sotto il sigillo della confessione, come a un sacerdote. 6807_7877_000164 cose serie a rigore non ce n'erano, per perazzetti. tutto sta nell'importanza che si dà alle cose. una cosa ridicolissima a darle importanza può diventare seriissima e viceversa la cosa più seria ridicolissima. 6807_7877_000165 lascia fare a me. lo assicurò. il dottore va da saro e aspettami, fa presto. oh. gli gridò dietro lovico a mani giunte sul tramonto. paolino era allo scalo per assistere all'arrivo del capitano petella col segesta. 6807_7877_000166 per chi m'hai preso? credi ch'io sia un uomo immorale, un birbaccione che voglia il tuo ajuto? per? oh, mi fa schifo orrore solo a pensarlo. ma che corno vuoi dunque da me? io non ti capisco, gridò il dottor pulejo, spazientito. 6807_7877_000167 n'andò camposoldani, rimase sbalordito, non trovò la voce per richiamarlo indietro, per saper che cosa volesse dire? che niente, niente. geremia aveva protestato in quel modo contro la seduzione e la gravidanza della figliastra. 6807_7877_000168 perazzetti. aveva veduto tante volte lino in maglia alla società di canottaggio. vide ora la sposa in costume da bagno. notare che lino aveva veramente un che di femineo nelle anche. 6807_7877_000169 si rintanò in casa, si buttò vestito sul letto. com'era pallida, com'era pallida quella poveretta quand'egli le aveva recato l'involto delle paste. così pallida e con quegli occhi smarriti nella pena, non era bella davvero. 6807_7877_000170 che volevano da lui i conti padronissimi. ma se lo sbardi, era andato a trovare pascotti per eleggerlo comandante supremo della battaglia. era segno che per lo meno non sapeva parlare. 6807_7877_000171 e se parlo qua stasera ho pagura che mi scappi dalla bocca non so che cosa, ma qualche cosa che al signor camposoldani, il quale mi sfida anche lui, non farebbe piacere. insomma, ve lo dico, ho pagura che mi scappi dalla bocca. mi scappi dalla bocca. 6807_7877_000172 schietta franca, solida, bene azzampata- leggi scarpe all'americana- era riuscita senza dubbio a salvarsi da quel solito disastro nell'immaginazione di perazzetti. 6807_7877_000173 alla tavola della presidenza si presentò solo a testa alta bonaventura camposoldani, più a testa alta di lui e con cipiglio più sdegnoso del suo. si ergeva però dietro la tavola della presidenza qualche altro dante alighieri. su la colonnina di gesso abbronzato, dante alighieri pareva che sentisse più puzza che mai. 6807_7877_000174 e non sono donne. le mogli che cosa sono? ma saranno anche donne, qualche volta, esclamò petella. lei intanto non ne ha, caro professore, ed io le auguro, per il suo bene, di non averne mai. 6807_7877_000175 benissimo, aspettate. ragion per cui io prego. io prego caldamente a nome di tutti i colleghi qui presenti e, lasciatemelo supporre, a nome anche di tutti i socii del sodalizio nostro sparsi per le terre d'ltalia. 6807_7877_000176 domando: la parola, insisté pascotti, l'avrà, ma prima mi lasci dire, replicò con fermo accento camposoldani: io sono qui anche per far rispettare lo statuto sociale. 6807_7877_000177 quantunque acceso di candida e vorrei dire apostolica condiscendenza con la sua pregiudiziale. io stimo, e faccio notare all'egregio collega sbardi, che il mio discorso non avrebbe più quell'efficacia che dovrebbe avere, che sarebbe giusto che avesse secondo l'intendimento nostro e la nostra intesa. 6807_7877_000178 pazzie, ne aveva fatte perazzetti d'ogni genere, ma che potesse arrivare fino a tal punto, fino a legarsi per tutta la vita con una donna, come quella legarsi quando a uno dei tanti amici, andato a trovarlo in casa, gli scappò, detto così: per miracolo, perazzetti, non se lo mangiò. 6807_7877_000179 basta eh. parentesi chiusa per camposoldani, o da riaprirsi una volta tanto a comodo, poiché la ragazza abitava lì nella cameretta accanto. 6807_7877_000180 ah, che nottata fu quella per lui. non un minuto di requie. quando finalmente gli parve che cominciasse ad albeggiare, non poté più stare alle mosse. la signora petella aveva il letto diviso da quello del marito in una camera a parte. 6807_7877_000181 soltanto per dire: seguitò il professor agesilao pascotti levando un braccio, maestosamente, soltanto per dire che, nella condizione in cui mi ha messo e ci ha messo il signor presidente, o amici miei, 6807_7877_000182 sempre l'uccido, sempre che ho voluto, s'intende lei? no, eh, lei si lascia facilmente prendere un sorrisetto, una mossetta, un'aria umile, vergognosetta. dica, eh, dica la verità. lovico si fermò a guardarlo in faccia. 6807_7877_000183 ma geremia, placido, placido. si cacciò una mano nella tasca interna della giacca, ne trasse un foglio di carta protocollo ripiegato in quattro e glielo porse. che significa? fece camposoldani guardando quel foglio spiegazzato senza prenderlo. 6807_7877_000184 petella, domandò stordito gigi pulejo, chi è petella? petella, il capitano, perdio. proruppe: lovico, petella della navigazione generale. 6807_7877_000185 quello aveva certo dentro un formichiere, e quello un porcospino, e quell'altro un pollo d'india, e così via. spesso però le risate di perazzetti avevano una ragione, dirò così, più costante. 6807_7877_000186 ma sì, vero, verissimo, rispose perazzetti: l'ho sposata. l'ho sposata in chiesa e allo stato civile, ma che per questo ti pare una cosa seria? 6807_7877_000187 le pasterelle. se quell'imbecille di pulejo si fosse preso gioco di lui- no, no, questo no, egli lo aveva reso capace della gravità del caso- avrebbe commesso una birbonata senza nome a ingannarlo. 6807_7877_000188 era evidentissimo che, prima di intervenire alla seduta, quei trentasette socii avevano concertato fra loro un piano di battaglia. si leggeva chiaramente negli occhi dei più stupidi: alcuni intozzati su di sé, altri spavaldi, altri sdegnosi. 6807_7877_000189 ohi saro, non hai niente da pestare nel mortajo, niente perché. e allora andiamo via. ripigliò lovico, afferrando per un braccio gigi pulejo e trascinandolo fuori. qua non posso parlare. 6807_7877_000190 parlo io. sbardi, sbardi, camposoldani. sonò sogghignando il campanello. signori miei, vi prego, che cos'è parlo io tuonò pascotti. domando la parola, parli, parli. 6807_7877_000191 e dico loro innanzi tutto che avrei potuto benissimo non tener conto della loro istanza, perché tutti i venticinque firmatarii tranne uno, come del resto la maggioranza dei socii inscritti a questa sede, avrei potuto considerare come dimissionarii. 6807_7877_000192 in chiesa e allo stato civile. la sposò, la tolse dalla strada, le assegnò venti lire al giorno e la spedì lontano in campagna col cane. gli amici, come potete figurarvi, non gli dettero più pace per parecchio tempo. 6807_7877_000193 povera signora, esclamò gigi pulejo con una commiserazione da cui non poté staccare un sorriso. ma io, scusa, ancora non capisco. senti, gigino mio? riprese con altro tono, lovico, appendendoglisi al braccio. 6807_7877_000194 ma, come voi dite, sposando sicuro filomena quella del cane, sposando filomena quella povera scema che si vedeva ogni sera per via. 6807_7877_000195 che bel frescolino alla coscia. adesso distese il fazzoletto bagnato, lo guardò impallidì, buttò una monetina di quattro soldi nel vassojo e scappò via, ma appena svoltato il vicolo. 6807_7877_000196 ah, è stata una delizia per me questa, questa bella passeggiata, ma sono stanco, stanco, morto, casco, proprio casco, grazie, grazie, con tutto il cuore, caro capitano, a rivederla. buon viaggio, eh, a rivederla, grazie, grazie. 6807_7877_000197 toh, uno solo no concetto. sbardi, o dove sei andato a pescarlo? costui non sta in abruzzo. quello che scrive: idega è a roma. ah, è venuto qua e ti sei rivolto a lui. 6807_7877_000198 non lo dico io. sghignò allora, rabbioso, il paolino lovico con le pugna protese. che epidemia c'è: cholera, morbus, peste bubbonica. il canchero che vi porti via tutti quanti. devi dare ascolto a me, senti morto per morto. io sono qua, ho diritto alla precedenza. 6807_7877_000199 ma quelli di là, capirai bene, non sono legittimi. se ne ha qualche altro e gli fa impiccio, può buttarlo via come niente. invece, qua, con la moglie d'un figlio legittimo non potrebbe disfarsi. e allora brutto manigoldo che ti combina. 6807_7877_000200 i problemi nuovi, del resto, hanno questo di male che sono avvertiti soltanto da pochi. in principio non era dunque per lui che non aveva ancora un ufficio fisso, stabilmente retribuito e con diritto a pensione, per cui si sarebbe potuto prendere il lusso di studii sempre nuovi e difficili, di lente e accorte preparazioni. 6807_7877_000201 a scoprirgli d'un subito certe strane riposte analogie, a rappresentargli improvvisamente certi contrasti così grotteschi e buffi che la risata gli scattava irrefrenabile. come comunicare altrui il giuoco istantaneo di queste fuggevoli immagini impensate? 6807_7877_000202 pascotti montò su la tavola della presidenza. signori, signori, è deplorevole. i prego, signori, ascoltatemi, c'è un malinteso. perdio, ragioniamo, signori, signori. 6807_7877_000203 per lettera. chi dichiarò che secondo lo statuto sociale si riteneva già da un pezzo scaduto dalla carica. chi dimesso anche da socio per non aver più pagato, chi fece finanche le meraviglie che l'associazione fosse tuttora in vita. 6807_7877_000204 dormire, dormo solo in casa mia, mangiare mangio solo in casa mia. non la vedo, non mi dà alcun fastidio. voi dite: per il nome. sì, le ho dato il mio nome. ma, signori miei, che cosa è un nome? non è una cosa seria? 6807_7877_000205 e ora ecco venuta la sera. avrebbe voluto andare a letto quanto più tardi gli fosse possibile, ma si stancò presto di girovagare per la città con la smania esacerbata dal timore d'attaccar lite con qualcuno de suoi innumerevoli conoscenti il quale avesse la cattiva ispirazione d'accostarglisi. 6807_7877_000206 io, tu, tu per il primo, caro, tu che da tant'anni vai seminando le ricevute delle tasse mensili senza riscuoterne l'importo, pezzo d'imbecille. sono tutti morosi, questi firmatarii, qua tutti, cardilli, voceri, spagna, falletri, romeggi. 6807_7877_000207 di faccia il capitano petella. ohé, lei, qua già. mi mi balbettò, paolino lovico, senza più una goccia di sangue nelle vene. i mi sono levato per tempo e una passeggiatina al fresco. compì la frase il petella. 6807_7877_000208 voglio quel ch'è giusto. gridò a sua volta paolino lovico la morale. voglio, voglio che petella sia un buon marito e non chiuda la porta in faccia alla moglie quando sbarca qui. gigi pulejo scoppiò in una fragorosa risata. 6807_7877_000209 un giorno, finalmente, scoppiò come una bomba la notizia ch'egli aveva sposato, e aveva sposato nientemeno. ma no, nessuno in prima ci volle credere. 6807_7877_000210 che c'entrava il patrigno in quell'istanza? che interesse poteva avere a metter su i socii contro di lui? e allora fece camposoldani. come donde era venuta fuori quell'istanza? a chi era saltato quel grillo? per qual ragione così tutt'a un tratto? 6807_7877_000211 poi cominciò: agesilago, agesilago, pascotti, e tutti voi, signori, avete torto a tirarmi per forza a parlare. i avevo detto, vi avevo pregato, che non so parlare, io non possiedo, come il signor camposoldani, come pascotti, il, il, come si chiama, sì, insomma, la parola. 6807_7877_000212 di spasimo. la gioja che lo soffocava, che cos'ha? gli gridò petella sorreggendolo e lovico, oh, caro capitano, oh caro capitano, grazie, grazie. 6807_7877_000213 tudina interpretò il sorriso di lui come una concessione e seguitò a stendere lo straccetto, non ostante le rinnovate riprensioni. bonaventura camposoldani interpretò questa pervicacia della ragazza come un'arte per attirar la sua attenzione. 6807_7877_000214 aaahhh, fiatava lovico, con gli occhi e la bocca spalancati. un po d'acqua, un po d'acqua. gli suggerì il caffettiere. prenda beva un po d'acqua e i calzoni gemette. paolino, guardandosi addosso, cavò di tasca il fazzoletto, ne intinse una cocca nel bicchiere e si mise a stropicciar forte su la macchia. 6807_7877_000215 ma figuratevi se poteva mai passarmi per la mente di non accogliere la vostra domanda. io sono qua. sono stato sempre qua a lavorare per tutti, a tenere una continua attiva corrispondenza con le nostre sezioni, ad attendere alla pubblicazione del nostro bollettino che si diffonde anche. 6807_7877_000216 non lo lascio, pensava tra sé: lovico, salgo con lui a casa e se non ha fatto l'obbligo suo, questa è l'ultima giornata per tutti e tre. si fissò talmente in questo truce pensiero, tese con tanta violenza e tanta rabbia in esso tutta la sua energia nervosa. 6807_7877_000217 alla seduta. oltre ai venticinque firmatarii, intervennero appena una dozzina di socii che non avevano mai posto piede nella sala dell'associazione dei sei consiglieri della sede centrale di roma. nessuno volle presentarsi. 6807_7877_000218 geremia, ancora col lume acceso. stava seduto davanti alla tavola della presidenza col capo appoggiato sul tappeto verde di essa. camposoldani, pensò che il povero vecchio aveva forse voluto aspettarlo dopo quella seduta tempestosa e s'era addormentato lì. 6807_7877_000219 hai fatto. questo era una domanda firmata da venticinque socii perché fosse indetta al più presto un'adunanza capolista: il professor agesilao pascotti. 6807_7877_000220 cercò di sollevarsi, pensò che forse ancora era presto, che forse egli pretendeva troppo, contando che ella di notte si levasse ed esponesse il segno per farglielo trovare all'alba, che forse non aveva potuto chi. 6807_7877_000221 perché? perché mi serve? perché quante cose vuoi sapere? si lasciò il fazzoletto steso sul capo, appoggiò i gomiti sui ginocchi, il mento sulle mani e rimase lì a guardare a terra, fosco, con le ciglia. 6807_7877_000222 qualche risata. sì, gli era scappata guardando il suocero commendatore che anche con lui stava in aria e gli parlava alle volte con quella sua collosità pomatosa. ma poi basta. 6807_7877_000223 legarsi, come legarsi? perché legarsi? stupidi, scemi, imbecilli, tutti quanti legarsi. chi l'ha detto? ti sembro legato. vieni, entra qua. questo è il mio solito letto, sì o no? ti sembra un letto a due? 6807_7877_000224 la confidò una volta a un amico presso al quale gli premeva di non passare per matto. io non posso dirvela forte, posso accennarvela appena voi cercate d'intenderla a volo, giacché detta forte rischierebbe, tra l'altro, di parere una sconcezza, e non è. 6807_7877_000225 stesso lesse, rilesse più volte quella filza di nomi. alla fine levò il volto sorridente verso geremia pascotti, domandò quasi a se stesso, e di nuovo si mise a considerare le firme. 6807_7877_000226 le diceva serio, serio che non pareva nemmeno lui, guardandosi le unghie adunche lunghissime di cui aveva la cura più meticolosa. è vero che poi, tutt'a un tratto, senz'alcuna ragione apparente, 6807_7877_000227 sicché quando una mattina alla sua solita domanda nulla di nuovo geremia, invece di chiudere gli occhi e aprir le mani crollò più volte il capo in segno affermativo. camposoldani non poté fare a meno di sbuffare: ah, finalmente sentiamo. 6807_7877_000228 molta sì, sospirò il dottor pulejo, buttandosi su la nuca il cappello e facendosi vento col fazzoletto su la fronte di questi giorni. caro mio, un affar serio. 6807_7877_000229 animo, animo. hai apparecchiato tutto per bene. i raccomando che non abbia alcun motivo di lagnarsi. coraggio, cara. a domani, speriamo bene. non dimenticare, per carità, d'appendere un fazzoletto per segno al cordino, là davanti la finestra di camera tua. 6807_7877_000230 con un certo viso da scemi si resta e una certa irritazione in corpo che nei così detti urtati di nervi può diventar facilmente stizza, feroce e voglia di. 6807_7877_000231 oh, dura da due anni. sai questa storia ti combina che nei giorni che sbarca qui piglia il più piccolo pretesto per attaccar lite con la moglie e la notte si chiude a dormir. solo il giorno appresso riparte e chi s'è visto? s'è visto da due anni così. 6807_7877_000232 mandato. via il servo. dopo questo interrogatorio perazzetti, concluse aprendo le braccia. dunque, dunque, non è vero? domandò quello. 6807_7877_000233 beato lei. senza noje, senza impicci, libero scapolo lovico gli affondò gli occhi negli occhi per cercare di scoprire se, ma già il fatto che il bestione fosse fuori a quell'ora e poi con quell'aria rabbuffata da temporale, 6807_7877_000234 così pensava, correndo alla casa del petella, lusingato dal desiderio ardentissimo, era così sicuro di trovare quel segno alla finestra che il non trovarlo fu proprio una morte. per lui si sentì mancar le gambe, nulla, nulla. e che aspetto funebre avevano quelle persiane serrate. 6807_7877_000235 turchissime. chi ti dice di no? ma a te che te n'importa, che c'entri tu che me n'importa, a me che c'entro io, è tua parente. scusa la moglie di petella. 6807_7877_000236 l'aveva voluto almeno vedere da lontano. non sapeva bene perché vedergli l'aria e mandargli dietro una filza di male parole. sperava, dopo l'assalto al dottor pulejo e l'ajuto che era riuscito a ottenere, che l'orgasmo a cui era in preda dalla mattina cessasse almeno un poco. 6807_7877_000237 voi vi siete finalmente risolti a venire a partecipare alla vita della nostra associazione. ma figuratevi, figuratevi se io, stanco come sono, non vi apro le braccia e non vi benedico. 6807_7877_000238 precisamente per la morale, è vero, per la morale seguiti a scherzare. no, no, dico sul serio. adesso senti, io vado su, tu ritorna in farmacia da saro e aspettami lì, vengo subito. ma che vuoi fare? 6807_7877_000239 perazzetti non era uomo volgare, anzi, dichiarava d'avere una stima altissima dell'umanità, di tutto quanto essa, a dispetto della bestia originaria, ha saputo fare. 6807_7877_000240 fidandosi che, forse impediti per il momento, lor signori, sarebbero poi venuti a pagarne l'importo qua, nella sede sociale aperta tutto il giorno a loro disposizione. 6807_7877_000241 e vero, sì, che la vita è prolifica di problemi sociali, e se qualcuno per miracolo se ne risolve, ne sorgono subito altri due o tre nuovi. ma è una fatica mettersi ogni volta daccapo a pensare a un problema nuovo, quand'è così comodo adagiarsi nei vecchi. 6807_7877_000242 che si sentì sciogliere le membra, cascare a pezzi. appena svoltata la via e alzati gli occhi alla finestra della casa del petella, vide stesi al cordino: oh dio, oh dio, oh dio. uno, due, tre, quattro, cinque fazzoletti. arricciò il naso, aprì la bocca col capo vagellante ed esalò in un ah. 6807_7877_000243 ma perazzetti non riusciva a dimenticare che l'uomo, il quale è stato capace di crear tante bellezze, è pure una bestia che mangia e che, mangiando, è costretto, per conseguenza, a obbedire ogni giorno a certe intime necessità naturali che certamente non gli fanno onore. 6807_7877_000244 ah, tu preferisci quell'altra, ma perché tu sei un bestione senza discernimento e senza gusto, non perché tua moglie non valga centomila volte di più, ma guardala, guardala bene. come puoi aver cuore di non toccarla? 6807_7877_000245 l'ultima tempesta a cui alludeva perazzetti era il fidanzamento con la figlia del capodivisione al ministero delle finanze, commendator vico lamanna. e aveva proprio ragione di dire, perazzetti, che ne era uscito vivo per miracolo. 6807_7877_000246 o debbono ritenersi dimissionarii. e allora anche tutti voi o signori, tranne uno, non avete più veste di socii e potete andar via. ma no, no, no, signori miei, s'affrettò a soggiungere. 6807_7877_000247 non si vedeva neanche il padrone. si sentiva però sfaccendare e parlottare di là, nell'antro bujo, dove forse sì, accendevano allora, allora i fornelli. quando di lì a poco un omaccione in maniche di camicia gli si presentò per domandargli che cosa desiderasse paolino lovico, gli volse uno sguardo attonito, truce, poi gli disse: 6807_7877_000248 parata con certi cappellacci carichi di verdura svolazzante, tirata da un barbone nero che non le lasciava mai il tempo di finir certe sue risatelle assassine alle guardie, ai giovanottini di primo pelo e ai soldati, per la fretta che aveva, maledetto cane d'arrivare chi sa dove, chi sa a qual remoto angolo bujo. 6807_7877_000249 bonaventura camposoldani si sentì allora eccitato alla lotta, l'afferrò. tutti e due si dibatterono, un po ridendo, un po facendo sul serio, finché tudina, nel vedersi presa da lui- come non s'aspettava affatto di potere esser presa, non diventò furibonda. 6807_7877_000250 ehi, celestino, celestino. celestino era il suo vecchio servo fidato. di celestino vengo ogni sera a dormire qua, solo, sissignore, solo ogni sera, ogni sera dove mangio di là. 6807_7877_000251 io già. siamo in un circolo di cultura- mi perdoni, non userei mai codesta parola, entrata purtroppo nell'uso e non nostra- ma diciam pure dimissionarii, poiché di ben altro qua che di parole, più o meno pure questa sera dovremo discutere dimissionarii. perché, domando io, signor presidente, 6807_7877_000252 una sola gli dava ombra, quella dello sbardi abruzzese. aveva sempre pagato costui puntualissimamente, come si trovava lì con quegli altri a schiera. 6807_7877_000253 o per imitazione degli altri, o per le necessità e le convenienze sociali. su questo fondo dell'essere egli aveva fatto studii particolari. lo chiamava l antro della bestia. 6807_7877_000254 gigi pulejo si fermò e guardò severamente il lovico. ah no, caro, gli disse: queste cose io non le faccio, non voglio mica aver da fare col codice penale. io, pezzo d'imbecille, scattò paolino lovico. e che ti figuri adesso, che ti figuri che io voglia da te. 6807_7877_000255 con certi pennacchi di parole, tutta appuntata di virgole e punt'e virgole che l'ideguccia sporca non si riconoscerà più neanche lei stessa. signori, io non possiedo la guardaroba dell'eloquenza. voi mi forzate a parlare, io non ho nemmanco uno straccio, nemmanco un cencio per vestire le mie ideghe. 6807_7877_000256 ma perazzetti era ritornato, ormai tranquillo, a dirle serio, serio che non pareva nemmeno lui. sì, diceva guardandosi le unghie: l'ho sposata, ma non è una cosa seria. 6807_7877_000257 e questa davvero non era da spiattellare là a tutti, ma da confidare. se mai in un orecchio, pian piano a qualcuno confidata, così vi assicuro che promoveva inevitabilmente il più fragoroso scoppio di risa. 6807_7877_000258 sai, viva papirio. allegri, allegri. dobbiamo essere tutti allegri questa sera. nonò viene papà allegro e buono, pulito composto. fa vedere le unghie sono pulite. bravo, attento a non sporcartele. viva papirio, nonò, viva papirio. 6807_7877_000259 numerosi, s'impostava che neanche demostene o cicerone. e giù per ore e ore senza mai concludere nulla, abbandonato beatamente all'onda sonora che gli fluiva dalle labbra. 6807_7877_000260 naturalmente, in questa atmosfera ideale sono come tanti pesci fuor d'acqua: si smarriscono facilmente abbagliati dallo sprazzo di qualche pensiero improvviso. bisognava saper cogliere questo momento per prenderli. 6807_7877_000261 li lisciava con un dito e se li metteva fra le labbra e certi giorni non finiva mai di carezzarsi con le dita i folti riccioli neri asserpolati sul capo, allungandoli pian piano e poi lasciandoli riasserpolare. 6807_7877_000262 perduto in vecchi abiti sempre fuor di stagione, avuti in elemosina o comperati di combinazione, coi poveri piedi imbarcati in certe scarpacce legate con lo spago. entrava parlando sottovoce, quasi tra sé, con una larva di sorriso su le labbra, sorriso ragionevole e pur mesto. 6807_7877_000263 che altro ah? la bandiera dell'associazione. tutto questo nella sala delle sedute. in una delle due stanzette s'era allogato lui camposoldani. 6807_7877_000264 quando poi, geremia più cadente che mai, veniva ad annunziare che proprio non c'era più nessuno che volesse pagare e in prova tirava fuori rovesciate tutte le tasche della giacca, del panciotto, dei calzoni e mostrava anche la fodera del cappelluccio bisunto. 6807_7877_000265 doveva pure mandarle a stampa, quelle relazioni, nel bollettino dell'associazione che aveva stimato opportuno pubblicare almeno una volta al mese, perché le quarantacinquemila lire della tombola dessero qualche segno di vita. 6807_7877_000266 bisunto, bonaventura camposoldani restava per un momento perplesso se disperdere con un soffio quella larva di circolo di cui geremia gli rappresentava l'immagine o se risuscitarla con un lampo geniale. nel primo caso avrebbe dovuto rimettersi alla fatica di fondarne subito un altro. 6807_7877_000267 solo quattro o cinque, per non parer troppo invadente. le aveva lasciate inaugurare a un tal pascotti, professore di storia in un liceo di roma, vicepresidente della sede centrale. bell'uomo, tutto quanto rotondo, anche nella voce, rotondo e pastoso. 6807_7877_000268 la nuova associazione nazionale per la cultura del popolo contava ormai più di mille e seicento soci, sede centrale, roma, e il governo, saggiamente, aveva concesso, per costituirle un fondo di riserva necessario, una tombola telegrafica che aveva fruttato la bellezza di quarantacinque mila lire. 6807_7877_000269 così, apparentemente per un impeto selvaggio, ma in realtà per un bisogno istintivo incosciente di togliersi dinanzi e distruggere certe cose di cui non riusciva a cogliere il senso e il valore. 6807_7877_000270 il fatto che b e a fa ba, enunziato dal patrigno con quella vocina di zanzara e quel sorrisetto mesto e ragionevole che gli era abituale, non le era sembrato né serio né verosimile. era rimasta a mirarlo negli occhi a bocca aperta. 6807_7877_000271 certuni mandavano finanche allegri trattatelli di pedagogia, interi, interi. ma che fatica anche doverli abbassar di tono, riassumere. e qua raddrizzare un periodo e là pescare il senso, miseramente naufragato in un mare di frasi accavallate e spumanti. 6807_7877_000272 pareva quasi un'arma di cui mandandola a scuola la avessero munita e che ella dovesse custodire gelosamente e conservare intatta. più volte il patrigno, tornando a casa, stanco la sera, s'era provato, prima di cena o dopo cena, a insegnarle con molta pazienza un po di alfabeto sul sillabario. 6807_7877_000273 era stata a scuola da bambina. in parecchie scuole, da tutte era stata cacciata via. una volta s'era messa sotto i piedi una compagna e per miracolo non le aveva strappato gli occhi. un'altra volta s'era ribellata con atti non meno violenti di insubordinazione alla maestra. 6807_7877_000274 tolleranza che vuol dire tolleranza, ma appunto questo, pigrizia mentale, elasticità morale, vivere e lasciar vivere. 6807_7877_000275 nominata la commissione. compilato lo statuto, indetta una nuova riunione per discuterne e approvarne gli articoli. per la nomina delle cariche sociali: eletto ad unanimità presidente bonaventura camposoldani, che ne aveva avuto l'idea e aveva trovato la sede provvisoria senza darsi un momento di. 6807_7877_000276 dove in che poteva toccarla la realtà, lei in quella perpetua precarietà d'esistenza, se attorno e dentro di lei tutto era instabile e incerto, se non aveva niente né nessuno a cui appoggiarsi? 6807_7877_000277 forse credeva ne avesse l'obbligo, avvicinando tanta gente perbene, e parlava di politica, delle belle leggi che si votano in parlamento, o commentava un fatto di cronaca, o dava notizia del socio a, da cui era stato poc'anzi, o del socio b, dal quale si sarebbe or ora recato. 6807_7877_000278 martino lutero avrebbe voluto pagare centomila fiorini perché gli fosse risparmiata la vista di roma. martino lutero era uno sciocco. ecco qua temperamenti per temperature. bisognava considerare prima di tutto la temperatura. in germania fa freddo. 6807_7877_000279 pensarne. pareva seguitasse un discorso per cui gli avessero dato corda la mattina uscendo di casa, un discorso ch'egli forse non interrompeva neanche per via, né salendo o scendendo le scale. 6807_7877_000280 e tutti allora restavano stupiti e frastornati a mirarlo, non comprendendo come c'entrassero quei nomi e quei titoli di giornali nelle sue lamentele. c'entravano invece benissimo, perché geremia bencivenni non si lamentava affatto, ma intendeva di conversare così sottovoce e quasi tra sé. 6807_7877_000281 sana in corpore sano e il popolo italiano li lascia mangiare, purché facciano sempre con garbo, s'intende, e salvino in certo qual modo le apparenze. 6807_7877_000282 o di sperimentare la sua presenza, la sua forza contro di esse, per il dispetto ch'esse le facevano nel vedersele star lì davanti, ecco, come se lei non ci fosse, come se, lei, volendo, non le potesse stracciare, rompere, fracassare. 6807_7877_000283 ma per niente così, perché le faceva dispetto. invece, per certi altri oggetti tenui, labili, minuscoli, di nessun valore- un pezzetto di carta velina colorata, un chicco di vetro, un bottone di camicia di finta madreperla- aveva protezione, cura, delicatezza infinita. 6807_7877_000284 certe mossettine di capo aveva poi aggraziate, e un muover di palpebre pieno di filosofica indulgenza, su quegli occhietti chiari, ingenui e acquosi che tutti a guardarlo non sapevano che pensarne. 6807_7877_000285 se qualcuno gli diceva che non intendeva più pagare perché non voleva più far parte del circolo geremia, non se ne dava per inteso. staccava come se niente fosse la ricevuta debitamente firmata. 6807_7877_000286 in ltalia fa caldo il sole. se da un canto addormenta gl'ingegni e intorpidisce le energie, dall'altro mantiene elastiche accese, in continua fusione le anime. 6807_7877_000287 nessuno aveva voluto tener conto della ragione di quegli atti violenti, ma s'era messa quella compagna sotto i piedi, vedendosi derisa per aver detto che aveva paura dei cani, perché una gatta da bambina. 6807_7877_000288 tutti supponevano che il povero vecchio si lamentasse del troppo camminare, del salire e scendere troppe scale alla sua età, così mal ridotto, se non che in mezzo a quel biascichio fitto, tra un sorrisetto e l'altro, mesto e ragionevole, ecco che si coglieva ora il nome di un ministro o di questo o quel deputato al parlamento, ora il titolo d'un giornale. 6807_7877_000289 in premio delle eroiche fatiche della sua gioventù. in compenso dei molti stenti patiti, fino alla vecchiaja alloggiava nella sede d'una associazione nazionale e tudina, la figliastra, poteva alla fine stendere ad asciugare su le cinquanta sedie della sala tutti i suoi straccetti, talvolta anche sul mezzobusto di dante alighieri. 6807_7877_000290 aveva già ventiquattro anni, ma pareva ne avesse quindici. non più. nelle carni, nell'aria della testa, in quegli occhi brillanti, in quei capelli riccioluti sempre arruffati, era rimasta ragazza, una ragazza mezzo selvaggia, irriducibile a ogni principio d'esperienza e di cultura. 6807_7877_000291 nel fondo dell'anima bonaventura camposoldani stimava pregio inestimabile del popolo italiano la costante avversione a ogni genere di cultura e d'educazione, come quelle che appena conquistate rendono necessarie tante cose di cui, per esser saggi, veramente si dovrebbe fare a meno. 6807_7877_000292 e bonaventura camposoldani ci riusciva quasi sempre. quest'ultimo non era propriamente un circolo, ma un'associazione nazionale con un intento eminentemente patriottico e civile. 6807_7877_000293 mea culpa, mea culpa, mea culpa, diceva camposoldani, imitando a ogni starnuto le scrollatine del vecchio, il quale, andando in giro tutto il giorno, arrivava sempre stanco, morto, nelle case dei socii. 6807_7877_000294 poco più, poco meno. le aveva inaugurate quasi tutte, lui, quelle settantacinque sezioni, improvvisando un discorso di un'ora per ciascuna sui beneficii dell'alfabeto e i vantaggi della cultura. 6807_7877_000295 mai una camicia di suo, mai un pajo di scarpe fatte per i suoi piedi, mai un cappello che gli calzasse giusto in capo. la miseria, l'incertezza d'ogni stato, quel vederlo andare sempre vagabondo, quasi per aria smarrito. 6807_7877_000296 ma non piangeva nient'affatto. geremia, pareva che piangesse. non piangeva linfatico di natura, andava facilmente soggetto ai raffreddori e non solo gli occhi gli sgocciolavano, ma il naso, quel povero naso gracile e pallidissimo, affilato, stirato a furia di soffiarselo per impedire ogni volta un'ira di dio. 6807_7877_000297 ma non osava più dirselo neanche in tacito sinu ora che ben settantacinque sezioni contro l'analfabetismo s'erano formate in meno d'un anno, delle quali quarantadue, sintomo consolantissimo di salutare risveglio nelle provincie meridionali. 6807_7877_000298 con quella camicia, con quel cappello, con quelle scarpe, con quei calzoni, con quel pastrano, tutto sempre troppo largo, tanto largo che vi sembrava dentro perduto. 6807_7877_000299 e la notte, stanco del lavoro di tutta la giornata, si buttava a dormire, vestito lì su l'ottomana per poche ore. nell'altra stanzetta c'era allogato geremia con la figliuola. 6807_7877_000300 la portarono al camposanto e la seppellirono traendo un gran sospiro di sollievo, ascoltando per via o nelle case dei conoscenti o nei pubblici ritrovi le chiacchiere della gente sugli avvenimenti del giorno. 6807_7877_000301 le pareva quasi aereo, quel patrigno, un uomo che per sé di suo non avesse nulla, a cui tutto venisse di combinazione, non perché lui facesse qualche cosa per averlo, ma perché gli altri glielo davano, quasi per ridere, per il gusto di vedere come stava così parato e messo su. 6807_7877_000302 quella compagna non sapeva ch'ella teneva amorosamente in braccio quella gatta, la quale aveva fatto da poco certi gattini bellini, bellini, e che un cane s'era accostato minaccioso abbajando, e che la gatta allora s'era arruffata e, non potendo sgraffiare il cane, aveva sgraffiato lei. donde, logicamente, la sua paura dei cani. 6807_7877_000303 tirate, le anime cedono, s'allungano come una pasta molle, si lasciano aggirare intorno a un gomitolo qualsiasi, purché si faccia con garbo, s'intende, e pian pianino. 6807_7877_000304 quella maestra, poi, aveva voluto nientemeno costringerla a intingere nel calamajo il pennino, un bel pennino, tutto pulito e lucente, che figurava una mano con l'indice teso. un amore di pennino che a lei. 6807_7877_000305 reduce dalle patrie battaglie superstite di villa glori e per modestia, morto di fame a voltare la pagina. un po sciocco era anche stato. per dire la verità: s'era presa in moglie la vedova d'un suo fratello d'armi morto a digione. s'era tirati su quattro figliuoli non suoi. 6807_7877_000306 al primo d'ogni mese, mandava l'esattore a svegliare con garbo, per un momentino, solo gli addormentati, il cui sonno leggero, nel primo mese, diveniva a mano a mano più grave, e infine letargo profondo. 6807_7877_000307 pastoso pover'uomo, bisognava compatirlo. aveva la debolezza di credersi sul serio un forte oratore. aveva veramente una grande facilità di parola e parlava dipinto con frasi fiorite a periodi numerosi. 6807_7877_000308 un mezzobusto di gesso abbronzato, indispensabile, di dante alighieri, su una colonnina pure di gesso. dietro la tavola della presidenza, un vassojo con due bottiglie da acqua e quattro bicchieri, una cassetta da sputare. 6807_7877_000309 indire una prima riunione per lo svolgimento dell'idea e la dimostrazione dei vantaggi da cavarne, delle benemerenze da acquistarne, poi nominare una commissione per compilare uno statuto. tutto era qui. 6807_7877_000310 come se fosse una pasta molle, con le mani grassocce levate davanti alla bocca. pareva palpeggiasse quella sua eloquenza e la arrotondasse e la appallottolasse, atteggiati gli occhi, di voluttà. 6807_7877_000311 certe scariche interminabili di starnuti, comicissimi, piccoli, rapidi secchi, durante le quali pareva che, terribilmente stizzito contro se stesso, volesse col naso beccarsi il petto. 6807_7877_000312 per un momento tutti stavano a sentirlo con piacere, ma poi le fronti che s'erano aggrottate nell'attenzione cominciavano a tirar su a poco a poco le sopracciglia. gli occhi si ingrandivano, si spalancavano intorno, smarriti, come per cercare una via di scampo. 6807_7877_000313 non capiva perché talvolta gli brillassero gli occhi chiari dietro il velo perenne delle lagrime e non sapeva credere che le dita tremicchianti di quelle manine esangui avessero tatto da sentir le cose che toccavano, o ch'egli avvertisse il gusto dei cibi che mangiava, o che in quella testa candida si potessero volgere pensieri. 6807_7877_000314 non era brutta, tudina, ma neanche bella. belli, veramente belli, aveva gli occhi soltanto e anche i capelli neri, profondi e brillanti. gli occhi neri e riccioluti i capelli. 6807_7877_000315 il popolo italiano non vuol darsi la pena di pensare, commette a pochi l'incarico di pensare per lui. ora, questi pochi siamo giusti. anche per poter pensare così in grande per tutti, senza stancarsi, bisogna che siano ben nutriti. 6807_7877_000316 si proponeva di raccogliere in esercito operoso in ogni provincia e comune d'italia tutti coloro cui stesse a cuore sanare finalmente la piaga vergognosa dell'analfabetismo e diffondere, per via di letture e conferenze, il gusto della cultura nel popolo italiano. 6807_7877_000317 bonaventura camposoldani s'era addestrato meravigliosamente. avere un'idea unificatrice, proporla a una dozzina d'amici, di qualche autorità e di molte aderenze. 6807_7877_000318 l'esattore di tutti i circoli fondati da bonaventura camposoldani era sempre lo stesso: un vecchietto che si chiamava bencivenni. squallido piccolo gracile tremulo spirava, dai chiari occhietti cilestri perennemente pieni di lagrime. una serafica ingenuità. 6807_7877_000319 e questa volta aveva dovuto anche dar sede stabile all'associazione. aveva preso in affitto un quartierino al primo piano d'una vecchia casa in via delle marmorelle, due stanzette e una bella sala per le sedute, caso mai i soci di roma, per qualche miracolo, si fossero sognati di tenerne qualcuna. 6807_7877_000320 non per dormirci, no per lavorare dalla mattina alla sera, poiché i consiglieri eletti e il segretario al solito lo lasciavano solo e doveva far tutto da sé, tanto che a un certo punto aveva stimato inutile tenere ancora in affitto la camera mobigliata in via ovidio, in fondo ai prati. 6807_7877_000321 giorno bonaventura camposoldani aveva intuito che sopra i comuni bisogni materiali e i casi quotidiani della vita e le ordinarie occupazioni gravita una certa atmosfera ideale, fatta di concetti più o meno grossolani, di riflessioni più o meno ovvie, di considerazioni generiche. 6807_7877_000322 e tudina balzava talvolta d'improvviso a stracciare, a rompere, a fracassare un fascio di carte, un viso, un qualunque oggetto che, stranamente, a poco a poco, le s'avvistasse davanti agli occhi. 6807_7877_000323 lavoravano ancora, con alacrità un po inquietante, le sezioni, segnatamente due o tre, ma per fortuna molto lontane, in calabria e in sicilia. che risate si faceva bonaventura camposoldani nel leggere le relazioni in istile eroico dei presidenti di quelle sezioni. poveri maestri elementari. 6807_7877_000324 lo chiamava quell'uomo che sente puzza e non capiva tudina perché camposoldani lo tenesse lì in capo alla sala, dietro la tavola della presidenza, stendendo il bucato su le sedie. non poteva soffrire quella faccia di gesso che la guardava dalla colonnina con quel cipiglio sdegnoso e correva subito a nasconderla con uno straccetto. 6807_7877_000325 quegli abiti, quel cappello, quelle scarpe, conservavano tutti qualche cosa della loro provenienza. tudina li riconosceva per quelli di tizio o di cajo. ma chi era? che consistenza aveva colui che li portava? 6807_7877_000326 e non piuttosto una larva d'uomo, un'ombra che un soffio poteva portar via. lo vedeva parlare, sorridere, ma che dicesse perché o di che sorridesse, non capiva neanche lei. 6807_7877_000327 una tavola coperta da un panno verde per la presidenza e il consiglio, penne e calamai, una cinquantina di seggiole, tre tende alle finestre, cinque ritratti oleografici dei tre re e delle due regine alle pareti. 6807_7877_000328 e la lasciava lì sul tavolino, quasi che questo solo fosse il suo compito e non dovesse curarsi d'altro, almeno fin tanto che c'era qualche socio il quale, o per levarselo davanti, o per pietà, o per dabbenaggine, seguitava a pagare. 6807_7877_000329 il circolo nasceva e cominciava subito a morire. per tutti i socii che non se ne curavano più, seguitava a vivere soltanto per bonaventura camposoldani. che presidente, consigliere, amministratore, cassiere, segretario. 6807_7877_000330 di motti e proverbi e via dicendo, a cui nei momenti d'ozio, tutti coloro che sogliono stare l'intero giorno sotto il peso delle loro meschine esistenze cercano di sollevarsi per prendere una boccata. 6807_7877_000331 indignato dell'esito di quei suoi cinque discorsi inaugurali, pascotti s'era dimesso da vicepresidente e non s'era fatto più vivo. ottenuta la tombola, sbollito il primo fervore, la sede centrale di roma s'era profondamente addormentata. 6807_7877_000332 spesso, anche adesso, rimaneva a lungo a mirarlo, così per una ragione che più speciosa non si sarebbe potuta immaginare. non era mica certa, tudina, che quel suo patrigno fosse vero, un uomo vero, di carne e ossa come tutti gli altri. 6807_7877_000333 dietro a faccende vane, con quel ronzio di parole senza senso su le labbra, tra i risolini e le lagrime. le davano quell'idea dell'irrealità di lui non solo, ma anche di se stessa e di tutto. 6807_7877_000334 quel vaso lì, ma sì che lei poteva da lì metterlo qui e da qui lì e anche sbatterlo forte così sul divanzale della finestra e fracassarlo. ecco fatto perché. 6807_7877_000335 la moglie. dopo cinque anni gli era morta. i tre figliastri appena cresciuti lo avevano abbandonato ed era rimasto solo così, vecchio, nella miseria, con la figliastra femmina amata, come una figlia vera. se piangeva sempre, dunque, geremia ne aveva ragione. 6807_7877_000336 per ignoranza, badiamo povera tudina. non per mancanza di rispetto al padre della lingua italiana, dante alighieri. per tudina era tutto in quel naso sdegnosamente arricciato. 6807_7877_000337 camposoldani lo aveva da un pezzo soprannominato geremia- e tutti credevano che si chiamasse davvero geremia di nome e bencivenni di cognome. lo proteggeva camposoldani perché veramente il povero vecchio meritava d'essere protetto. 6807_7877_000338 gli seccava e poi meglio non abusare. dunque, un lampo. un lampo che lampo. contava segnatamente su due cose camposoldani, cioè su quella che egli chiamava elasticità morale del popolo italiano e su la pigrizia mentale di esso. 6807_7877_000339 poi batte le mani senza troppo scaldarsi ogni qual volta i suoi commessi pensatori riescano per avventura a procurargli qualche soddisfazioncella. ecco qua, qualche soddisfazioncella doveva egli procurare ai socii del circolo moribondo per destarli dalla loro morosità. 6807_7877_000340 povero geremia aveva finalmente una retribuzione fissa sul fondo della tombola telegrafica e, casa franca poteva ormai dire che l'italia per cui aveva sofferto e combattuto s'era alla fine costituita e rassettata. 6807_7877_000341 infatti, nelle case dei socii entrava parlando e parlando ne usciva senza smettere un momento neppure, mentre con la mano tremicchiante raspava sul registro la ricevuta della tassa mensile. ma nessuno riusciva a capire che cosa dicesse. 6807_7877_000342 ora, naturalmente, il freddo come congela l'acqua, così irrigidisce gli spiriti. formule precise, precetti e norme assolute: non c'è elasticità. 4998_7877_000000 accompagnava il frullo della saettella con grugniti a mano a mano più frequenti e più forti e il viso gli diventava più verde dalla bile e gli occhi più aguzzi e accesi di stizza. 4998_7877_000001 morta senza conforti religiosi. le torce, quattro torce, sì, ma il danaro, eccolo qua, una vicina lo appronta. 4998_7877_000002 per ogni nonnulla, anche per una pietruzza caduta dal murello di cinta, anche per una festuca di paglia. gridava che gli sellassero la mula per correre in città a fare gli atti. 4998_7877_000003 sì, ho le scarpe strette che non mettevo più da un anno, risponde la signora fana guardandosi i piedi seduta. i più vicini ridono, le tolgono le scarpe. voglio tornare a casa. 4998_7877_000004 e, non contento, accendeva la candela per meglio esaminarla se non era troppo pallida. fredda non era, e respirava sì, ma perché così piano e a lento? perché così placida? 4998_7877_000005 egli non poteva più vederla dormire. la toccava leggermente per sentire se non era fredda, si levava su un gomito per discernere, al lume del lampadino, da notte, se la coperta sulla moglie si movesse al ritmo del respiro. 4998_7877_000006 andava il mortorio silenzioso per le vie della cittaduzza a quell'ora deserte. il freddo era intenso e andavano gli uomini stretti nelle spalle e con le mani in tasca. 4998_7877_000007 e si metteva a declamare a casaccio, ripetendo le parole del libro come gli sovvenivano alla memoria e a far gestire furiosamente la sua marionetta. 4998_7877_000008 don saverio lo scacciava per sorvegliare la moglie, la quale minacciava d'addormentarsi come prima sulla seggiola per divagarla. la intratteneva in discorsi sciocchi e senza nesso, poiché la costante costernazione gl'inaridiva la fantasia. 4998_7877_000009 ma la strana animazione che è nei volti dei sopravvenuti, tutti ansanti, esultanti, sorprende il mago e i quattro compagni. 4998_7877_000010 gli disse quello. vedendogli la faccia alterata, zi dima alzò la mano a un gesto rabbioso, aprì la scatola di latta che conteneva il mastice e lo levò al cielo. 4998_7877_000011 allogata in quell'antro intanfato di mosto e di quell'odore acre e crudo che cova nei luoghi senz'aria e senza luce, faceva pena. 4998_7877_000012 e aspettavano pure tocchi e toghe, maglie e brachette e manti reali su gli altri cordoncini di ferro, giudici, pagliaccetti, contadinotti e carlimagni e ferraù di spagna. 4998_7877_000013 si scagliò prima. contro quei tre, ne afferrò uno per la gola e lo impiccò al muro gridando: sangue della madonna, me la pagherete. 4998_7877_000014 solleticata alle gambe, alle mani, al volto dalle foglie dell'albero. tra le grida d'orrore di tutta la gente, sorgere a sedere sul calaletto. 4998_7877_000015 i pulcinelli senza berrettoncini: par che se li siano levati dal capo per rispetto verso la morta. i florindi e i lindori senza parrucchine: pare che se le sieno strappate nella disperazione del dolore. 4998_7877_000016 così, no, giù, giù, ma come avete fatto. e la giara adesso, calma, calma, calma. si mise a raccomandare tutt'intorno, come se la calma stessero per perderla gli altri e non lui. 4998_7877_000017 quest'albero di fico, guardiano della via del cimitero, non era stato abbattuto perché, rendendo così coi suoi rami difficile il transito ai morti, pareva ai vivi di buon augurio. 4998_7877_000018 dio saverio, ti pare che sia una ragazzina? no, ti rappresento una parte seria della rotta di roncisvalle. sta a sentire? 4998_7877_000019 poiché il discorso è partito dalla disgrazia della moglie che da molto tempo non lo ajutava più nel suo lavoro, ma ne parla come se fosse morta da più d'un anno. 4998_7877_000020 la giara si poteva sanare. non era poi rotta malamente un pezzo, solo un bravo conciabrocche l'avrebbe rimessa su nuova. c'era giusto zi dima licasi che aveva scoperto un mastice miracoloso. 4998_7877_000021 così a nessuno dei due recava riposo. la notte di giorno, poi, era un altro continuo tormento. non dormendo la notte, il sonno naturalmente li coglieva spesso durante la giornata. 4998_7877_000022 ma come non dovevate prender prima le misure su: provate fuori un braccio così e la testa su no piano, che giù, aspettate. 4998_7877_000023 ma le notti che era così smaniosa e non dormiva, il mago era contentone e dormiva lui invece, fino a tanto però che la moglie, trambasciata dall'insonnia e dalla paura, non lo svegliava a sua volta. 4998_7877_000024 è facile che un bambino fattura di dio muoja. ma questi, che faccio io, campano cent'anni, parola d'onore. la ragione c'è. figli non ne ho avuti, mi capite. i miei figli sono stati sempre questi qua. 4998_7877_000025 e così gli ardori del càrzara a poco a poco si erano raffreddati. attendeva ora assiduamente al lavoro, senza mai stancarsi. 4998_7877_000026 fatemi uscire. urlava. corpo di dio, voglio uscire subito. datemi ajuto. don lollò rimase dapprima come stordito: non sapeva crederci. 4998_7877_000027 e lo bollò con due palle in fronte. si raccoglieva, ci ripensava un po e poi di nuovo e lo bollò con due palle in fronte. 4998_7877_000028 guardate, no, vi prego, guardate bene in coscienza chi li lavora più così. questi non si rompono, neanche se li sbattete su le corna del tubba che osa dirsi mio rivale. 4998_7877_000029 saverio, saverio, saverio, mio. lo chiama la moglie abbracciandolo. adesso muore il marito. esclama la gente qua e là. 4998_7877_000030 morta, morta, oh, fana mia. il càrzara siede inconsolabile tra un crocchio d'amici, mentre la signora fana è sollevata da terra e messa a giacere sul letto. 4998_7877_000031 non fosse quel sonno continuo della moglie il segno manifesto d'una malattia che le covava dentro. sì, così era, adesso troppo tardi. egli ne aveva la prova nel fatto. 4998_7877_000032 e intanto a piè del letto c'è chi strappa le scarpe alla morta, mentre gli altri raccomandano piano, piano. come se la piccola buona signora fana si possa ancora far male. 4998_7877_000033 la giara disse: non suona di nuovo come una campana? non sento niente. lo interruppe don lollò. 4998_7877_000034 la moglie invece era malata, dormiva, poverina, quasi per prepararsi all'ultimo sonno. che ne sapeva don saverio? 4998_7877_000035 come se volessero dire: ma che? ma che la padrona fa per burla. intanto, chi va, chi corre per un medico? un medico perché, povera signora fana. 4998_7877_000036 per cavargli una parola di bocca. ci voleva l'uncino, mutria o tristezza radicate in quel suo corpo deforme, o anche sconfidenza che nessuno potesse capire e apprezzare giustamente il suo merito d'inventore non ancora patentato. 4998_7877_000037 cinque lire, i bastano, non voglio nulla. gridò zi dima, voglio uscire. uscirete, ma io intanto vi pago qua cinque lire. 4998_7877_000038 il codice, perché ci si scapasse a cercare da sé il fondamento giuridico alle liti che voleva intentare. 4998_7877_000039 prima che arrivi la processione che va gridando in delirio per le vie, miracolo, miracolo, cose che avvengono. spiega invece sorridendo un medico mattiniero in una farmacia, una sincope cessata a tempo, per fortuna. 4998_7877_000040 a casa, a casa, no, prima in chiesa a ringraziare dio. a casa, a casa, da quel pandemonio. intanto tre, quattro vicini di casa del mago scappano di corsa per prepararlo al fausto avvenimento. 4998_7877_000041 intanto i vicini accorsi a dare l'annunzio, pervenuti in casa di càrzara, lo trovano tra i quattro amici della veglia, se non del tutto confortato, già quasi calmo. 4998_7877_000042 dio, don saverio che avete, il mago si abbandona sulla seggiola, privo di sensi. aceto, aceto, fategli vento. 4998_7877_000043 poi, come impazzito, dalla gioja si mette a trar salti da montone e, con le mani scuote, agita scompiglia su i cordini di ferro, i burattini e le marionette, invitando gli altri a far lo stesso. 4998_7877_000044 giunto presso all'albero, già il codazzo del mortorio si sbandava quand'ecco, a un tratto, avendo i portantini, nel darsi un ultimo cambio, lasciato impigliar le vesti della morta tra i rami del fico più sporgenti. la signora fana. 4998_7877_000045 domanda mestamente don saverio fana, lì morta. se voi volete, senza cerimonie, di là ce ne dev'essere. 4998_7877_000046 no, perché dormivo. bene, dormi, allora dormi, ma perché mi hai svegliata? come faccio adesso a riaddormentarmi? 4998_7877_000047 tutto, insomma, un popolo vario di burattini e marionette. saverio càrzara, marito della signora fana, per questa sua svariata e ingegnosa produzione s'era acquistato il nome e la fama di mago delle fiere. 4998_7877_000048 realmente aveva la passione del suo mestiere e tanto impegno, tanto studio e tanto amore poneva nel fabbricare le sue creaturine quanto forse il signore iddio nel crear gli uomini non ne mise. 4998_7877_000049 i fuma la testa calma. questo è caso nuovo. la mula picchiò con le nocche delle dita su la giara. sonava davvero come una campana. 4998_7877_000050 prima, tutti coloro con cui aveva da dire per prenderlo in giro gli gridavano: sellate la mula. ora invece, 4998_7877_000051 così, in quel tratto di via non si parlava d'altro che del continuo sonno della signora fana, passato quasi in proverbio. quand'ecco, una mattina, poco prima di mezzogiorno, partire dalla casa del càrzara, grida e pianti disperati. 4998_7877_000052 così, così, facciamoli ballare, su, su ballare, balliamo tutti, perdio. e mille braccia minuscole, mille gambette di legno si agitano scompostamente con furia pazza, in pazzo tripudio. 4998_7877_000053 ma come là dentro s'è cucito là dentro. s'accostò alla giara e gridò al vecchio ajuto. e che ajuto posso darvi io, vecchiaccio stolido? 4998_7877_000054 neanche a dirlo. aveva litigato anche col fornaciajo, di là per questa giara, e con chi non l'attaccava, don lollò zirafa. 4998_7877_000055 ah, quante cose storte hai tu fatte, signore iddio. soleva infatti ripetere il mago: ci hai dato i denti e a uno a uno, ce li levi la vista e ce la levi, la forza e ce la levi. 4998_7877_000056 parona bela. chiamavano i florindi e i lindori neh signo. chiamavano i pulcinelli invano. 4998_7877_000057 per quanto era lunga la giornata, finché stanco. per farla breve, di quella continua sorveglianza, prese un giorno il partito di lasciar dormire in pace la moglie e di dare a cucir fuori i varii indumenti delle sue creaturine. 4998_7877_000058 riprende la signora fana. sorge allora un contrasto tra la folla raccolta: per carità non la fate andare subito a casa, raccomandano alcuni. 4998_7877_000059 e pretendeva che la moglie stesse ad ascoltarlo. figli miei, ajutatemi voi, esclamava il mago rivolgendosi ai burattini, ne toglieva due dai cordini di ferro e ne dava uno in mano alla moglie. 4998_7877_000060 così, a furia di carta bollata e d'onorarii agli avvocati, citando questo, citando quello e pagando sempre le spese per tutti, s'era mezzo rovinato. 4998_7877_000061 gli era di conforto a quello studio un buon fiasco di vino e leggeva ad alta voce, magnificamente, spropositando: 4998_7877_000062 e lui annodarle ancora una volta i polsi mentre i singhiozzi gli rompevano il petto. però, ai portantini che già sollevavano il cataletto non seppe tenersi dal dire tra le lagrime: 4998_7877_000063 e c'è chi vuol sentire quanto le pesi il braccio, chi le tasta la fronte vincendo il ribrezzo con paurosa curiosità, chi la rassetta addosso qualche piega della veste. 4998_7877_000064 così, a poco a poco, la bottiglia si votava, ma piano, piano, senza glo glo, e finalmente ruppe. 4998_7877_000065 ma come è vero, è vero. e tocca, stringe. torna ad abbracciare la moglie piangendo. è vero, è vero. 4998_7877_000066 imprigionato, imprigionato lì nella giara da lui stesso sanata e che ora non c'era via di mezzo per farlo uscire. doveva essere rotta daccapo e per sempre. 4998_7877_000067 miracolo, miracolo. e la piccola signora fana non trovava parole da rispondere. stordita, oppressa, tempestata di domande di cure, guardava in bocca la gente. 4998_7877_000068 i morti. al tempo del mago non si spedivano belli e incassati all'altro mondo. usavano altri mezzi di spedizione: i cataletti. 4998_7877_000069 verrà bene col mastice, solo però mise per patto lo zirafa. non mi fido. ci voglio anche i punti, me ne vado. 4998_7877_000070 e finalmente i portantini s'introdussero tra le stanghe del cataletto, si disposero su gli omeri le cinghie e via il mago ricadde in preda ai quattro amici della veglia. 4998_7877_000071 perché contava di portarsi via i resti di quelle torce. mentre le altre due compagne dormivano placidamente accanto al letto funebre, vennero su le prime ore del giorno i portantini col cataletto. 4998_7877_000072 il primo, più spaurito di tutti. propose di raccostar subito la porta e andare via, zitti, zitti, lasciando fuori, appoggiate al muro, le scale e le canne. 4998_7877_000073 guardando il fiato vaporare nell'aria rigida. invece del fumo della pipa che non accendevano per rispetto alla morta, andavano le donne avvolte negli scialli neri di lana o nelle mantelline di panno, conversando tra loro a bassa voce. 4998_7877_000074 zi dima non se ne curò. si pulì le dita prima di pigliare gli occhiali. se li inforcò, poi si mise a esaminare con molta gravità la giara tratta sull'aja, disse: 4998_7877_000075 nel cuore. eh, poveretto. no, don saverio accenna alla guancia, come se ci avessi un cane addentato. scherzi del dolore, gli risponde uno degli amici e un altro gli propone con esitanza. 4998_7877_000076 ecco, se don lollò voleva, domani alla punta dell'alba zi dima licasi sarebbe venuto lì e in quattro e quattr'otto la giara meglio di prima. 4998_7877_000077 lo zirafa, che ne aveva un bel giro nel suo podere delle quote a primosole, prevedendo che le cinque giare vecchie di coccio smaltato che aveva in cantina non sarebbero bastate a contener tutto l'olio della nuova raccolta. 4998_7877_000078 zitti, zitti. perdio è svenuto, lo fate impazzire. la signora fana, seguita da gran moltitudine di gente, sale la scala. la casa è inondata, don saverio non rinviene. 4998_7877_000079 come vi sentite? adesso gli domanda uno di lì a poco, ma che lo stesso risponde: il mago arrabbio dal dolore. forse date ascolto a me. un goccetto di vino suggerisce il primo, rattristato e premuroso. 4998_7877_000080 anche la signora fana ora aveva paura del sonno. smaniava sul letto con gli occhi sbarrati, angosciata dal terrore, come in attesa che qualcosa a un tratto dovesse mancarle dentro. 4998_7877_000081 all'opera si vede, ma verrà bene. zi dima posò a terra la cesta. ne cavò un grosso fazzoletto di cotone rosso logoro e tutto avvoltolato. 4998_7877_000082 erano da dodici anni uniti in matrimonio e mai una lite, mai un malinteso. avevano turbato la quiete laboriosa della loro casetta. 4998_7877_000083 e, tra la pace che scendeva su la campagna, con le ombre della sera e la dolce frescura, avventavano i gesti di quell'uomo sempre infuriato. 4998_7877_000084 ma il secondo: siete pazzi. con don lollò sarebbe capace di credere che gliel'abbiamo rotta noi? fermi qua tutti. 4998_7877_000085 svoltava bruscamente al cominciare dell'erta. fuori dell'abitato, proprio al gomito, sorgeva un vecchio albero di fico dal tronco ginocchiuto e dai rami aspri e stravolti, coi quali sbarrava quasi il passaggio. 4998_7877_000086 come no? giù una crollatina di capo. la signora fana dormiva. ah, che disperazione per il mago. si sentiva stretto alla gola da una voglia rabbiosa di piangere, d'urlare. 4998_7877_000087 se il mago, col suo onesto contegno, non avesse imposto fin da principio un limite alla vedova vicina. badate se quel sonno non provenga da qualche malattia che cova. 4998_7877_000088 nessuno sa o attende a rispondergli e il medico se ne va. allora le vicine fanno sgomberare la stanza e poco dopo la signora fana è vestita e coperta da un lenzuolo. 4998_7877_000089 fana, chiamava egli pertanto dalla stanza attigua in cui lavorava, e fana di lì a poco, se ella non rispondeva, e fana, fana di. 4998_7877_000090 afferrato a sua volta dagli altri due stravolti nelle facce terrigne e bestiali, rivolse contro se stesso la rabbia furibonda. 4998_7877_000091 ora, alla fine della terza giornata, tre dei contadini che avevano abbacchiato entrando nel palmento per deporvi le scale e le canne. 4998_7877_000092 eccolo là sotto la costa, con gli scaricatori del concime. gesticolava al solito furiosamente, dandosi di tratto in tratto con ambo le mani una rincalcata al cappellaccio bianco. 4998_7877_000093 a chi badar prima e bestemmiava come un turco e minacciava di fulminare questi e quelli se un'oliva che fosse un'oliva gli fosse mancata. quasi le avesse prima contate tutte a una, a una, sugli alberi. 4998_7877_000094 picchia, picchia. suona, si o no, come una campana, anche con me qua dentro. va va a dirlo al tuo padrone. 4998_7877_000095 a qualche frase d'effetto, chiudeva furiosamente il libro, balzava in piedi e ripeteva la frase ad altissima voce, accompagnandola con un largo ed energico gesto. 4998_7877_000096 come se volesse, un po tardi veramente, e con molto languore, dir di sì ai florindi e ai lindori, un sì che voleva dir no, perché le parrucchine, dormendo, non le faceva davvero quella buona, signora fana. 4998_7877_000097 da due giorni era cominciata l'abbacchiatura delle olive e don lollò era su tutte le furie perché, tra gli abbacchiatori e i mulattieri venuti con le mule cariche di concime da depositare a mucchi su la costa per la favata della nuova stagione, non sapeva più come spartirsi. 4998_7877_000098 per il sonno e per il caldo del letto. vedete, ci siamo ridotti in questo stato. lui no, ormai dorme in pace per sempre, poverino. 4998_7877_000099 poi, ajutato da un amico, tolse dal letto la morta per le spalle e l'adagiò sul cataletto e le pose sul seno un crocifisso. 4998_7877_000100 sbatacchiò a terra il cappellaccio, si percosse le guance, pestando i piedi e sbraitando, a modo di quelli che piangono un parente morto: la giara nuova, quattr'onze di giara non incignata ancora. 4998_7877_000101 di cui serbava gelosamente il segreto, un mastice che neanche il martello ci poteva quando aveva fatto presa. 4998_7877_000102 ma accertata da un medico, la morte si mise a piangere e a strillare come la prima volta, e volle vestir lui con le sue mani la morta, lui rimetterla sul cataletto. 4998_7877_000103 ma intanto, eh già, intanto, bisognava pur farsi coraggio, rassegnarsi. nessuna colpa volontaria, in fin dei conti. da parte sua, aveva lasciato dormire la moglie per non infastidirla più. 4998_7877_000104 poi con le tenaglie fece del fil di ferro tanti pezzetti quanti erano i punti che doveva dare e chiamò per ajuto uno dei contadini che abbacchiavano. coraggio, zi dima. 4998_7877_000105 fana, fana, fana mia, non mi senti più perdono. fana mia poi, alla vista di tanta gente comincia a percuotersi le guance. 4998_7877_000106 o si rintanava in un cupo, oscuro silenzio, rifuggendo in tutti i modi da ogni sensazione della vita. aveva accolto i primi impeti d'amore del marito come un lenzuolo bagnato, un febbricitante. 4998_7877_000107 a poco a poco. intanto i curiosi sgombrano la casa. rimangono i più intimi del vicinato, una dozzina di persone a pranzo. a pranzo, tutti quanti a pranzo con me. propone il mago e tiene una seconda festa di nozze. 4998_7877_000108 tutto il vicinato era già in attesa per accompagnare la defunta fino all'uscita del paese. don saverio volle legare lui stesso con le sue mani i polsi della moglie con un nastrino di seta gialla, come usava allora. 4998_7877_000109 un miglio di spaccatura col mastice. solo ci voglio i punti mastice e punti comando. io zi dima, chiuse gli occhi, strinse le labbra e scosse il capo. 4998_7877_000110 ai quattro angoli del letto, le torce si erano a metà consumate, non ostante la cura d'una vicina che pazientemente aveva nutrito d'ora in ora le fiammelle coi gocciolotti raccolti dai fusti. 4998_7877_000111 uno, due, tre punti e a poco a poco, di nuovo, ecco le palpebre socchiudersi e il capo, pian pianino, reclinarsi sul seno. 4998_7877_000112 e non lavorava più. le schiere dei burattini e delle marionette s'assottigliavano di giorno in giorno su i cordini di ferro in ogni stanza della casa. 4998_7877_000113 si va per il medico. ma è inutile vestirla, piuttosto bisogna vestirla. dove saranno gli abiti? le vicine più premurose girano per la casa in cerca dell'armadio. ficcano il naso. 4998_7877_000114 ma la voce aveva adesso certi improvvisi, ridicolissimi cangiamenti di tono che don saverio preferiva star zitto e parlava solo quando non poteva farne a meno, e lo faceva ogni volta in fretta e arrossendo. 4998_7877_000115 che aveva, sì, due finestroni, ma più con impannate che con vetri. chiamavano la moglie del fabbricante di burattini, la quale si era appisolata con l'ago sospeso in una mano che, pian pianino, le si abbassava in grembo. 4998_7877_000116 dove messere e porco così trattate. ma guarda un po che arie da carlomagno scannato, miserabile e pezzo d'asino. ci devo metter olio io là dentro e l'olio trasuda. 4998_7877_000117 tieni, tu reggi questo per far che domandava sorpresa. la signora fana sta a sentire, ti faccio sbellicare dalle risa. 4998_7877_000118 ma già comincia a farsi sentire dal fondo della via il clamore confuso della processione vostra moglie. sentite, ebbene, ebbene, balbetta don saverio, impallidendo, poi, a un tratto, arrossendo. 4998_7877_000119 una buona notizia, don saverio. no, cioè sì, una notizia che vi farà piacere. 4998_7877_000120 piccola, di statura, stecchita come di legno. la signora fana pareva avesse lo spirito avvelenato di sonno. dormiva sempre infusa, come in un'aura spessa e greve di letargo. 4998_7877_000121 per stordirlo una fumatina. il terzo gli offre un sigaro, ma che no, si schermisce. il mago quasi offeso. fana è lì morta. come faccio a fumare io qua? 4998_7877_000122 per volere di dio o per mano del diavolo, la piccola signora fana era risuscitata e forse il merito spettava più al diavolo. 4998_7877_000123 al guasto dei capelli, all'infermità della voce, s'era poi unita, a finir d'estinguere il giovanile fervore del mago, l'indole placidissima della moglie. 4998_7877_000124 chi è sopra, comanda zi dima, sospirò il contadino. e chi è sotto si danna date i punti. date i punti. 4998_7877_000125 un quarto si stringe nelle spalle e osserva: non vedo che male ci sarebbe se non fumate, per piacere. e quell'altro gli offre di nuovo il sigaro. tentazione. 4998_7877_000126 ma, terminata la festa, badate adesso, don saverio. gli ricordano gli amici sottovoce prima di partirsi. badate che vostra moglie non si rimetta a dormire come per l'addietro badate. 4998_7877_000127 che notizia. ma ecco, dicono che tante volte, sì, uno si inganna e che poi non è vero in certe malattie. 4998_7877_000128 questo supplizio durò parecchi mesi. finalmente la morte ebbe pietà del povero mago e venne a togliersi, questa volta sul serio: la piccola signora fana. 4998_7877_000129 il clamore della processione cresce, s'avvicina vie più, diviene assordante. la popolazione è già sotto la casa del mago e invano. i primi accorsi e due dei compagni si sbracciano a far cenni, a zittire dal balconcino. nessuno dà loro retta. 4998_7877_000130 e gli altri. certo, meglio stordisce di più. la notte è così fredda, ma vi pare che possa bere. 4998_7877_000131 la tanto attesa opera dell'ago, senza contare che quattrini in casa non ne entravano davvero, seguitando così. 4998_7877_000132 stancarsi, qualche volta dimentico della infermità della voce, si provava a canticchiare lavorando. smetteva però subito. non appena la dolorosa coscienza di quella ridicola infermità gli si ridestava, sbuffava e continuava. 4998_7877_000133 arrivava talvolta, a forza di quelle rincalcate, a non poterselo più strappare dalla nuca e dalla fronte. già nel cielo si spegnevano gli ultimi fuochi del crepuscolo. 4998_7877_000134 ajutami a uscirne. disse alla fine zi dima, ma quanto larga di pancia, tanto quella giara era stretta di collo. 4998_7877_000135 ne aveva ordinata a tempo una sesta più capace a santo stefano di camastra, dove si fabbricavano alta a petto d'uomo, bella panciuta e maestosa che fosse delle altre cinque la badessa. 4998_7877_000136 miracoli della madonna. ecco esclama uno con gli occhi spiritati, non sapendo più contenersi. che miracoli, che malattie parlate fa il mago, alzandosi inquieto. 4998_7877_000137 don lollò diceva di no a quelle esortazioni, ch'era tutto inutile, che non c'era più rimedio, ma alla fine si lasciò persuadere. 4998_7877_000138 gli suggeriva intanto qualche amico. il mago si stizziva, scrollava le spalle- non mi fate ridere, mangia per due, dorme per quattro. vorrei essere malato io, com'è malata lei. 4998_7877_000139 tutti. così gli era negato il piacere di fare un lavoro pulito, filato coscienziosamente a regola d'arte, e di dare una prova della virtù del suo mastice. 4998_7877_000140 prese a svolgerlo pian piano, tra l'attenzione e la curiosità di tutti. e quando alla fine venne fuori un pajo d'occhiali col sellino e le stanghette rotte e legate con lo spago, lui sospirò e gli altri risero. 4998_7877_000141 questa del continuo sonno della moglie, era una spina che di giorno in giorno si faceva più pungente per il mago. i burattini, è vero, esposti ignudi su i cordini di ferro, non erano capaci di soffrire il freddo o la vergogna. 4998_7877_000142 ora guardami, signore iddio, come m'hai ridotto. di tante cose belle che ci hai date nessuna. dunque dobbiamo riportarne a te bel gusto, di qui a cent'anni, vedersi comparire davanti figure come la mia. 4998_7877_000143 subito assiepato da curiosi che si sporgono a guardare di su le spalle dei più vicini. ha gli occhi chiusi, la buona signora fana, e pare che dorma placidamente, ma è fredda e pallida come di cera. 4998_7877_000144 neh signo, chiamavano allora i pulcinelli dal secondo cordino. l'appisolata tornava a scuotersi di soprassalto, si stropicciava gli occhi, si rimetteva a cucire uno, due, tre punti. 4998_7877_000145 da giovanotto il càrzara. sì, era stato un po focoso, tanto che portava ancora i calzoni a campana a modo dei guappi. 4998_7877_000146 zi dima si mise all'opera gonfio d'ira e di dispetto, e l'ira e il dispetto gli crebbero ad ogni foro che praticava, col trapano, nella giara e nel lembo spaccato per farvi passare il fil di ferro della cucitura. 4998_7877_000147 fana, perdio. sì, parla, parla, ti sento, non mi senti. cava il brando, cavo, cavo. non cavi un corno. stai dormendo, no? 4998_7877_000148 prese le tenaglie e i pezzetti di fil di ferro preparati, avanti e si cacciò dentro la pancia aperta della giara, ordinando al contadino di applicare il lembo alla giara così come aveva fatto lui poc'anzi, prima di cominciare a dare i punti tira. 4998_7877_000149 quella bella giara nuova, pagata quattr'onze, ballanti e sonanti. in attesa del posto da trovarle in cantina, fu allogata provvisoriamente nel palmento. una giara così non s'era mai veduta. 4998_7877_000150 e borbottando orazioni, le vecchie. di tratto in tratto, il mortorio s'arrestava e i portantini si davano il cambio: la via che conduceva al camposanto, situato in alto, in cima al colle che sovrasta la cittaduzza. 4998_7877_000151 tutto il vicinato e altra gente che si trovava a passare per via. accorrono e trovano la signora fana stesa immobile sul pavimento e il mago che grida in ginocchio e piange davanti a lei. 4998_7877_000152 assassino, assassino. l'ho ammazzata, io non l'ho curata, io che credevo. coraggio su coraggio. gli ripetono attorno tante voci nella confusione del momento. 4998_7877_000153 subito, subito, tempestano altri. no, preparate alla notizia. il marito potrebbe impazzire, è giusto, è giusto. si grida di qua ma di là, sollevando in trionfo la sedia su cui la signora fana sta seduta. 4998_7877_000154 non è morta domanda, stupito uno dei quattro compagni. no, don saverio, no, sentite, ve la por. 4998_7877_000155 coraggio, avete ragione, poveretto. e alcune braccia lo strappano dalla morta, lo sollevano, lo trascinano in un'altra stanza sorreggendolo. 4998_7877_000156 questa non è giara, quest'è ordigno del diavolo. fermo, fermo lì e accorse a regger la giara in cui zi dima furibondo si dibatteva come una bestia. 4998_7877_000157 credevo che dormisse fana fana, la chiamo. ah, fana mia, io t'ho ammazzata. la chiamavo chi poteva supporre e lei come poteva rispondermi? 4998_7877_000158 consultate il calepino e don lollò rispondeva sicuro e vi fulmino tutti figli d'un cane. 4998_7877_000159 ed ecco di nuovo le palpebre socchiudersi il capo, reclinarsi pian pianino, come se volesse dir di sì anche ai pulcinelli. ma ahimè, non faceva neanche le casacche e i berrettoncini, la buona signora fana così. 4998_7877_000160 rispose: senz'altro zi dima. rizzandosi e rimettendosi la cesta dietro le spalle, don lollò lo acchiappò per un braccio. 4998_7877_000161 finita quella prima operazione, scagliò con rabbia il trapano nella cesta. applicò il lembo staccato alla giara per provare se i fori erano a egual distanza e in corrispondenza tra loro. 4998_7877_000162 e il giorno appresso, all'alba puntuale, si presentò a primosole zi dima licasi con la cesta degli attrezzi dietro le spalle. era un vecchio sbilenco dalle giunture storpie e nodose come un ceppo antico di olivo saraceno. 4998_7877_000163 vado e torno. abbiate pazienza, nell'interesse vostro. intanto, piano calma, io mi guardo i miei e, prima di tutto, per salvare il mio diritto, faccio il mio dovere. ecco, vi pago il lavoro, vi pago la giornata. 4998_7877_000164 questo sonno è la mia croce, diceva il mago a gli amici di cui ascoltava ora con compiacimento le commiserazioni, e in ispecie quelle della vicina a cui aveva rimesso l'incarico della fornitura del vestiario per i suoi burattini. 4998_7877_000165 una sedia. una sedia non si reggeva in piedi. i piedi, come si sentiva aria, aria largo. i piedi, come le facevano male i piedi. 4998_7877_000166 zi dima nella rabbia, non ci aveva fatto caso. ora, prova e riprova, non trovava più il modo di uscirne. e il contadino, invece di dargli ajuto, eccolo là- si torceva dalle risa. 4998_7877_000167 voleva che parlassero i fatti. zi dima licasi. doveva poi guardarsi davanti e dietro perché non gli rubassero il segreto. 4998_7877_000168 arriva il medico osserva, tra quella confusione, la giacente, poi domanda ai vicini perché m'avete chiamato. 4998_7877_000169 la baciò in fronte e la contemplò un tratto, attraverso le lagrime che gli sgorgavano abbondanti dagli occhi gonfi e rossi. un sacerdote, labbreggiando con gli occhi socchiusi un'orazione, benedisse il cadavere. 4998_7877_000170 voleva sapere chi gliel'avesse rotta. possibile che si fosse rotta da sé? qualcuno per forza doveva averla rotta, per infamità o per invidia, ma quando? ma come? non gli si vedeva segno di violenza. 4998_7877_000171 a giudicare almeno dalla prova che della sua resurrezione volle subito dare spezzando il nastro che le legava i polsi, per scagliare contro la gente che la intronava il crocifisso trovatosi in grembo. 4998_7877_000172 tre vicine veglieranno la morta tutta la notte. quattro amici terranno in un'altra stanza compagnia al mago. ah, che spasimo qua, si lamenta questi a tarda notte. 4998_7877_000173 come parlo. v'ho detto che ci voglio i punti. c'intenderemo a lavoro finito. non ho tempo da perdere con voi e se ne andò a badare ai suoi uomini. 4998_7877_000174 restarono alla vista della bella giara nuova spaccata in due, come se qualcuno con un taglio netto, prendendo tutta l'ampiezza della pancia, ne avesse staccato tutto il lembo davanti. 4998_7877_000175 due, tre lievi pieghe soltanto accusano il cadavere al lume giallognolo dei grandi ceri. è già sopravvenuta la sera. 4998_7877_000176 fana, fana, chiamava allora a bassa voce per non svegliarla di soprassalto. ah, chi è che vuoi? nulla, sono io. ti senti male? 4998_7877_000177 sorreggendolo, mentr'egli, con l'escandescenza del primo dolore, interrotto da singhiozzi, narra com'è avvenuta la disgrazia su la seggiola là. 4998_7877_000178 i florindi e i lindori dalle teste di creta dipinte di fresco appesi in fila ad asciugare su uno dei cinque cordini di ferro tesi da una parete all'altra, nella penombra della stanzaccia. 4998_7877_000179 il mago rovesciava le sue bollenti collere su la mobilia, sconquassava seggiole e tavolini, rompeva contro le pareti tazze, vasetti, boccali. 4998_7877_000180 soltanto i paladini di francia, chiusi nelle loro armature di latta o di cartone indorato, ostentano un fiero disdegno per quell'umile morte non avvenuta in campo di battaglia. 4998_7877_000181 dicevano che il suo consulente legale, stanco di vederselo comparire davanti due o tre volte la settimana per levarselo di torno, gli aveva regalato un libricino come quelli da messa. 4998_7877_000182 da quella notte stessa cominciò per il mago una vita d'inferno. nulla di più naturale che di notte, santo dio, la moglie dormisse. 4998_7877_000183 che fosse arrivata rotta dalla fabbrica, ma che sonava come una campana. appena i contadini videro che la prima furia gli era caduta, cominciarono ad esortarlo a calmarsi. 4998_7877_000184 ma io mi vedete. perciò vi dico che nessuno può compatirvi più di me, e chi sa quanto e fino a qual punto avrebbe voluto davvero compatirlo. 4998_7877_000185 a modulare il motivo fischiando. s'intratteneva qualche sera un po di soverchio col fiasco del vino, ma la placida moglie ci passava sopra, purché egli la lasciasse dormire. 4998_7877_000186 era il meglio che potesse fare, perché la signora fana, imbestiata nel sonno infastidita dai continui richiami, cominciava a rispondere con poco garbo al marito. 4998_7877_000187 e forse avrebbe voluto pettinarsi ancora coi fiaccagote, ma i capelli, eh, gli erano caduti precocemente. avrebbe voluto fors'anche parlare con l'enfasi d'un tempo. 4998_7877_000188 coi polsi legati. cerea sbalordita di trovarsi in quel luogo, all'aria aperta, tra tanto popolo che le urlava intorno, raccapricciato. 4998_7877_000189 alcuni di quei cordini parevano tesi ormai per le mosche che con l'estate ricominciavano ad abbondare e quella casa, tanto tranquilla un tempo, rimbombava adesso delle liti tra marito e moglie a causa del sonno. 4998_7877_000190 gli amici gli lodano le sue creaturine e lui se ne compiace. ne ha presa anzi una a caso da un cordino e la mostra ai quattro ammiratori. 4998_7877_000191 una bottiglia e cinque bicchieri. man mano la conversazione s'avvia triste. resta al mago il rimorso di non aver dato ascolto a chi gli aveva espresso il dubbio. 4998_7877_000192 scesa poi dal cataletto con le mani tra i capelli, fu circondata dalle amiche, dai curiosi che avevano seguito il mortorio. in un baleno si sparse, volò la nuova della resurrezione e gente accorreva da ogni parte a vedere il miracolo. 4998_7877_000193 finalmente il mago si rià. marito e moglie s'abbracciano piangendo dalla gioja a lungo, a lungo, tra i battimani e gli evviva di tutti. don saverio non sa credere ancora ai suoi occhi. 4998_7877_000194 uno degli amici si alza infreddolito e va a prendere il vino seguendo le indicazioni del vedovo. non per sé né per gli amici, ma per quel poveretto che ha mal di denti. 4998_7877_000195 ci volle un'ora a passarli tutti i sudori giù a fontana, dentro la giara. lavorando si lagnava della sua mala sorte e il contadino di fuori a confortarlo. 4998_7877_000196 il popolo delle marionette, appeso su i cordini di ferro, par che assista, atterrito dall'alto, a questa scena, con gli occhi immobili nell'ombra della camera. 4998_7877_000197 alle risa, alle grida, sopravvenne don lollò zi dima dento. la giara era come un gatto inferocito. 4998_7877_000198 guardate, guardate chi sarà stato. oh, mamma mia, e chi lo sente ora? don lollò la giara nuova peccato. 4998_7877_000199 disse dall'interno della giara al contadino: tira con tutta la tua forza, vedi se si stacca più malanno a chi non ci crede. 4998_7877_000200 i piccoli pasquini dalle folte sopracciglia dipinte e il codino arguto sulla nuca, conservano la smorfia furbesca del sorriso che scontorce loro la faccia. 4998_7877_000201 bella rimessa a nuovo. aspettate. disse al prigioniero, va a sellarmi la mula, ordinò al contadino e, grattandosi con tutte le dita la fronte, seguitò a dire tra sé: ma vedete un po che mi capita. 4998_7877_000202 piena anche per gli olivi. quell'annata, piante massaje cariche, l'anno avanti avevano raffermato tutte, a dispetto della nebbia che le aveva oppresse sul fiorire. 4998_7877_000203 o se non fosse ogni mucchio di concime della stessa misura degli altri, col cappellaccio bianco in maniche di camicia, spettorato, affocato in volto e tutto sgocciolante di sudore. 4998_7877_000204 il mago sorretto per le ascelle viene condotto davanti al letto di morte. la signora fana, su l'ampio letto, è così esile e piccina che s'indovina appena sotto il lenzuolo. 4998_7877_000205 ma andando a lungo di questo passo, don saverio si vedeva minacciato d'avere tra breve tutte le stanze invase dalle sue creaturine ignude e supplicanti, la signora fana di fornir loro alla fine. 4998_7877_000206 scotendolo come per offrirlo a dio, visto che gli uomini non volevano riconoscerne le virtù. poi col dito cominciò a spalmarlo tutt'in giro al lembo staccato e lungo la spaccatura. 4998_7877_000207 un colpo apoplettico genuino di pieno giorno e mentr'ella non dormiva, quasi quasi. in principio, don saverio non voleva prestarci fede. 4998_7877_000208 davanti a un gran canestro tutto pieno di berrettini, di brachette, di giubboncini variopinti, parona bela e l'appisolata si scoteva di soprassalto, si stropicciava gli occhi, si rimetteva a cucire. 4998_7877_000209 un giorno o l'altro quella disgrazia doveva pure accadere. non era più vita ormai. meglio dunque presto che tardi, e per tante ragioni. 4998_7877_000210 morta. capite così su la seggiola. me le accosto per scuoterla, pian piano e lei, oh dio, me la vedo traboccare a testa giù sotto gli occhi. 4998_7877_000211 e già la signora fana, calata tra gli evviva dalle spalle dei portatori, si alza dalla seggiola confusa, imbalordita dai mille rallegramenti che le piovono da tutte le parti. 4998_7877_000212 fatemi vedere codesto mastice. gli disse per prima cosa: don lollò, dopo averlo squadrato a lungo con diffidenza, zi dima negò col capo pieno di dignità. 4998_7877_000213 i punti. pago mastice e punti. quanto vi debbo dare se col mastice solo càzzica? che testa. esclamò lo zirafa. 4998_7877_000214 egli il mago. ogni sera, vincendo lo stento, con la pazienza leggeva ogni sorta di libri, dai reali di francia alle commedie del goldoni, per arricchirsi vieppiù la mente di nuove cognizioni utili al suo mestiere. 4998_7877_000215 discorre dei suoi burattini e dell'arte sua fumando e bevendo con gli altri a sorsellini, senza aver l'aria di badare a quello che fa. la mestizia, sì, è rimasta nella voce. 4998_7877_000216 la moglie dormiva quietamente seduta all'altro capo del tavolino, affagottata in un ampio scialle di lana. di tanto in tanto il suo ronfo crescente infastidiva il marito. 4998_7877_000217 caso nuovo, caro mio, che deve risolvere l'avvocato. io non mi fido la mula, la mula. 4998_7877_000218 mentre quella, sorretta dalla signora fana, a poco a poco si piegava su le gambette, s'inginocchiava, come se, impaurita dagl'irosi gesti dell'altra, volesse chiederle misericordia. 4998_7877_000219 grazie no, se mai la pipa, dice don saverio, cavando esitante dalla tasca una vecchia pipa intartarita, i quattro amici lo imitano. 4998_7877_000220 tra le risa e le grida della gente. i più ridicoli di tutti sono i piccoli pasquini con la faccia scontorta, dalla smorfia furbesca- lo dicevamo noi che la padrona faceva per burla- e danzano e dondolano allegramente. 4998_7877_000221 uscì davanti al palmento e, facendosi portavoce delle mani, chiamò don lollò. ah, don lollòoo. 4998_7877_000222 il quale allora interrompeva la lettura per mettersi a fare con le labbra il verso con cui si chiamano i gatti. la moglie si destava, ma poco dopo ripigliava a dormire. 4998_7877_000223 spesso rileggeva tre e quattro volte di seguito lo stesso periodo, o per il gusto di ripeterselo o per capirne meglio il senso, talvolta nei punti più drammatici e commoventi. 4998_7877_000224 ve la raccomando, poveretta, fate piano passando davanti all'albero di fico. state bene attenti. tenetevi al largo quanto più potete, per carità. 4998_7877_000225 saverio càrzara e la signora fana, come ella si faceva chiamare, perché io veramente di nascita e d'educazione sono signora. 4998_7877_000226 correva di qua e di là, girando gli occhi lupigni e stropicciandosi con rabbia le guance rase su cui la barba prepotente rispuntava quasi sotto la raschiatura del rasojo. 4998_7877_000227 e zi dima si mise a far passare ogni pezzetto di fil di ferro attraverso i due fori accanto, l'uno di qua e l'altro di là della saldatura, e con le tanaglie ne attorceva i due capi. 4998_7877_000228 con gli occhi bassi. questa vicina parlava sospirando al càrzara del marito defunto: buon uomo, ma pigro, sant'anima. 4998_7877_000229 professore, io la ringrazio, dice, ma mi faccia il favore, la carità di non incomodarsi più per me. ecco, 4998_7877_000230 solleva il capo e, guardando tra le lagrime, giacomino, piango. dice perché mio è il rimorso. io t'ho protetto, io t'ho accolto in casa, io le ho parlato sempre tanto bene di te, io. 4998_7877_000231 io che non conto per nulla, che fastidio vi do io? io sono come il padre, io posso, anche se volete, per la vostra pace. 4998_7877_000232 sì, sì, il professor toti lo sa bene e non si fa la minima illusione. perciò che maddalena, la bella mogliettina che non ha ancora ventisei anni, lo possa amare per se stesso. 4998_7877_000233 dentro. eh, s'era cucito dentro e lui don lollò che pretendeva te tene tenerlo là dentro. ah, ah, ah. 4998_7877_000234 e si schermisce. professore grida. ma come non capisce, come non s'accorge che tutta codesta, sua bontà, 4998_7877_000235 ma come scusi, viene a cercarlo pure in casa adesso e che vedo anche col bambino ha condotto anche il bambino. 4998_7877_000236 uno andò a far le spese in una taverna, lì presso a farlo apposta. c'era una luna che pareva fosse raggiornato. a una cert'ora, don lollò andato a dormire, fu svegliato da un baccano. 4998_7877_000237 no, qua ninì buono. dice di tratto in tratto al bimbo che vorrebbe andare a una mensoletta dove luccicano certi gingilli di porcellana. 4998_7877_000238 giacomino esclama ferito con severità. il professor toti, che ha da dirmi professore, s'affretta a domandargli quello, schivando di guardarlo negli occhi. io sto male, ero a letto. 4998_7877_000239 e tratta di tasca. con qualche stento la pipetta intartarita, l'accese e si mise a fumare, cacciando il fumo per il collo della giara. 4998_7877_000240 ordinò che gli si désse, montò in sella e via di galoppo per la città. chi lo vide credette che andasse a chiudersi da sé in manicomio, tanto e in così strano modo gesticolava. 4998_7877_000241 ti senti male. riprende il professor toti, un po racconsolato da quel bacio. lo supponevo e son venuto per questo. il capo, eh, siedi, siedi, discorriamo. 4998_7877_000242 andarsene. il professore casca a sedere su la seggiola. le gambe gli si sono come stroncate sotto. si prende la testa tra le mani e geme. 4998_7877_000243 ah per la gente. esclama il professore, e tu i lasci stare. ripete giacomino, al colmo dell'orgasmo scotendo in aria le braccia: guardi, ci sono tant'altri giovani che han bisogno d'ajuto, professore. 4998_7877_000244 non sono in grado di parlare e neanche di sostener la vista d'alcuno, ma il bambino, ecco, dice giacomino e si china a baciare ninì. 4998_7877_000245 rispondo: se lei me l'avesse fatta conciare col mastice, solo com'io volevo io, prima di tutto non mi troverei qua dentro e la giara avrebbe su per giù lo stesso prezzo di prima. 4998_7877_000246 dunque non lo capisci, non lo hai capito neanche tu il sentimento di questo povero vecchio che sta per andarsene e che era tranquillo e contento di lasciar tutto a posto, una famigliuola bene avviata, in buone condizioni, felice. 4998_7877_000247 e più che mai, paternamente, s'è messo ad amarla da che è nato quel bambino da cui, quasi, quasi gli piacerebbe più d'esser chiamato nonno che papà. 4998_7877_000248 già tra i più valenti alunni suoi al liceo. giovane timido, onesto, garbatissimo, biondo, bello e ricciuto come un angelo. 4998_7877_000249 e non lo delizia più con quelle ariette e canzoncine cantate con la vocetta limpida e fervida e non gli prodiga più quelle cure a cui egli è ormai avvezzo. 4998_7877_000250 ma sapete come si chiama? questo? gli disse infine l'avvocato: si chiama sequestro di persona, sequestro. e chi l'ha sequestrato? esclamò lo zirafa. 4998_7877_000251 questa volta non poté più reggere. don lollò si precipitò come un toro infuriato e, prima che quelli avessero tempo di pararlo con uno spintone, mandò a rotolare la giara giù per la costa. 4998_7877_000252 placido nossignore, non voglio impedirle niente. io sto forse qua per piacere, i faccia uscire, e me ne vado volentieri pagare, neanche per ischerzo, vossignoria. 4998_7877_000253 che certe furie bisogna lasciarle svaporare e che quando nascono malintesi, la miglior cosa è chiarire, chiarire, signorina, chiarire francamente, senza sotterfugi, senza riscaldarsi, non le pare? 4998_7877_000254 ma dimmi com'è stato che è accaduto? come ti s'è voltata la testa, così tutt'a un tratto dimmelo, dimmelo e il professor toti s'accosta a giacomino e vuol prendergli un braccio e scuoterglielo, ma quegli si restringe tutto in sé, quasi. 4998_7877_000255 il professor toti si reca in cucina e cerca d'abbordar la servetta per avere qualche notizia da lei, ma fa larghi giri perché sa che la servetta gli è nemica. sparla di lui fuori come tutti gli altri e lo mette in berlina. 4998_7877_000256 giacomino lo guarda, trasecolato, allibito. io dice: ma lei piuttosto professore, scusi lei, lei come può parlare così? ma dice sul serio. 4998_7877_000257 che fece zi dima, come se non avesse inteso: rompo la giara per farti uscire. rispose don lollò e tu dice l'avvocato: me la paghi per quanto l'hai stimata, un'onza e trentatré. 4998_7877_000258 avrebbe potuto pretendere da maddalenina un po di pazienza, che aspettasse cioè la morte di lui non lontana per rifarsi del sacrifizio d'aver sposato un vecchio. 4998_7877_000259 io le ho tolto ogni scrupolo d'amarti. e ora che ella ti amava, sicura madre di questo piccino, tu s'interrompe e, fiero, risoluto, convulso. 4998_7877_000260 il professor toti resta sbalordito. domanda: ma perché glielo dico subito? risponde: giacomino, io sono fidanzato. professore, ha capito, sono fidanzato. 4998_7877_000261 dall'altro, il conciabrocche doveva rispondere del danno che veniva a cagionare con la sua imperizia o con la sua storditaggine. 4998_7877_000262 ogni giorno. non gli par l'ora che finiscano le lezioni al liceo per correre a casa a soddisfare tutti i capriccetti del suo piccolo tiranno. veramente dopo l'eredità egli avrebbe potuto mettersi a riposo rinunziando a quel massimo della pensione. 4998_7877_000263 ma questi balza in piedi quasi ne provi ribrezzo, mostra il viso scontraffatto come per una fiera risoluzione improvvisa, e gli grida esasperatamente: 4998_7877_000264 il professor toti socchiude gli occhi, torna a sorridere, alza una mano e poi si tocca parecchie volte con la punta delle dita il petto per significarle che, quanto a comprendere, lasci fare a lui. 4998_7877_000265 io schiavo. prorompe ora con uno schianto nella voce il professor toti, io, e lo puoi dire. 4998_7877_000266 sono vecchio, signorina dice: e comprendo tante cose, comprendo io. e guardi, prima di tutte questa. 4998_7877_000267 toti. no, s'affretta a rispondergli giacomino dolente, ma è bene che lei, che lei se ne vada, professore. 4998_7877_000268 c'è anche un bambino ora per casa, un angioletto di due anni e mezzo a cui egli si è dedicato tutto come uno schiavo innamorato. 4998_7877_000269 fidanzato sissignore dice giacomino, e dunque basta, basta per sempre. capirà che non posso più vederla qui i cacci via. domanda quasi senza voce il professor toti. 4998_7877_000270 on. s accosti, rofessore, se ne vada. la scongiuro se ne vada. lei mi sta facendo soffrire una pena d'inferno. io non merito codesto suo affetto e non lo voglio. non lo voglio. per carità, se ne vada, si porti via il bambino e si scordi che io esisto. 4998_7877_000271 caro mio. ma se non debbo più curarmi di te, di chi vuoi che mi curi? io sono vecchio giacomino. e ai vecchi, badiamo che non siano egoisti. ai vecchi che hanno tanto stentato, come me, a prendere uno stato. 4998_7877_000272 s'affacciò a un balcone della cascina e vide su l'aja, sotto la luna, tanti diavoli, i contadini ubriachi che, presisi per mano, ballavano attorno alla giara zi dima. là dentro cantava a squarciagola. 4998_7877_000273 le cavò dal taschino del panciotto e le buttò nella giara. poi domandò premuroso: avete fatto colazione, pane e companatico subito, non ne volete buttatelo ai cani? a me basta che ve l'abbia dato. 4998_7877_000274 se ha preso moglie proprio per questo, proprio perché recasse un beneficio a qualcuno ciò che per lui è stato un tormento tutta la vita. 4998_7877_000275 ti do tre giorni di tempo. e, voltandosi su la soglia col piccino per mano, pensaci, giacomino, pensaci. 4998_7877_000276 eh, gioventù, gioventù. sospira il professor toti scrollando il capo con un risolino mesto e arguto. negli occhi e sulle labbra qualche nuvola, qualche temporaletto. 4998_7877_000277 ecco, professore, lo interrompe un po rabbonita la signorina agata. noi, creda, pure le siamo, le siamo riconoscentissimi. ma anche lei dovrebbe comprendere. 4998_7877_000278 qua, anche nella sorella di giacomino, il professor toti, che ha creduto finora a una bizza passeggera, comincia a impensierirsi e a costernarsi sul serio. 4998_7877_000279 tu vuoi domiciliare nella mia giara testimonii tutti qua non vuole uscirne lui per non pagarla. io sono pronto a romperla. 4998_7877_000280 giacomino si sente rinfacciare con queste parole l'ingratitudine e si ribella fosco: ma scusi, che mi voleva, schiavo lei. 4998_7877_000281 bisogna pure che si prenda con un bacio quell'appellativo dalla boccuccia di ninì, quel papà che fa ridere tutti i maligni, i quali non sanno capire la tenerezza sua per quell'innocente, la sua felicità per il bene che ha fatto e che seguita a fare a una donna. 4998_7877_000282 lo porta innanzi al pianoforte, tocca qua e là qualche tasto, sbuffa, sbadiglia, poi siede, fa galoppare un po ninì su le ginocchia, poi torna ad alzarsi, si sente tra le spine. 4998_7877_000283 senza saper penetrare nel suo sentimento. ebbene, che glie n'importa? egli è felice. 4998_7877_000284 questa bugia incosciente sui puri labbruzzi del bambino ignaro gli fa pena. gli pare che anche il suo amore per lui ne resti offeso. ma come si fa? 4998_7877_000285 da parte d'un fratello spatriato da tanto tempo in rumenia e morto celibe colà. non per tutto questo, però, il professor toti crede d'aver diritto alla pace e al riso. egli è filosofo. 4998_7877_000286 il professor toti si stringe ambo le mani su la bocca, strizza gli occhi, squassa il capo e rompe in un pianto disperato. 4998_7877_000287 il professor toti però insiste no a spassino, a spassino e si reca col bimbo in casa di giacomino delisi. 4998_7877_000288 il professor toti non s'aspetta una simile accoglienza, resta intronato, guarda la signorina agata, guarda il piccino, sorride, balbetta per perché che è. non posso, non posso venire a. 4998_7877_000289 la mamma non vorrebbe. sa che la trista gente ride vedendo il vecchio professore col piccino per mano. sa che qualche malvagio insolente è arrivato finanche a dirgli: ma quanto gli somiglia, professore, il suo figliuolo. 4998_7877_000290 ninì lo guarda sbigottito. poi, rivolgendosi al professore, dice: giamì bua. il professore si alza e fa per posare una mano su la spalla di giacomino. 4998_7877_000291 né più ne meno, perché ha indotto il suo giacomino in peccato mortale. il professor toti deve aspettare un bel po col piccino dietro la porta dopo aver sonato. 4998_7877_000292 pezzo da galera ruggì allora lo zirafa: chi l'ha fatto il male? io o tu? e devo pagarlo? io muori di fame, là dentro vediamo chi la vince. e se ne andò non pensando alle cinque lire che gli aveva buttate la mattina dentro la giara. 4998_7877_000293 lollò, in un impeto di rabbia, alzò un piede per avventare un calcio alla giara, ma si trattenne. la abbrancò invece con ambo le mani e la scrollò tutta fremendo- vede che mastice? gli disse zi dima. 4998_7877_000294 e intanto si scapa a pensare: che diamine può essere accaduto di così grave in casa sua senza ch'egli se ne sia accorto per nulla? maddalenina è così buona, che male può ella aver fatto da provocare un così aspro e forte risentimento? 4998_7877_000295 ninì, anche lui. allora si mette a piangere. il professore lo sente, corre a lui, lo abbraccia. ah, povero, ninì mio, ah, che sciagura, ninì mio che rovina. 4998_7877_000296 intanto, poiché vuole stare lì domani- io lo cito per alloggio abusivo e perché mi impedisce l'uso della giara- zi dima cacciò prima fuori un'altra boccata di fumo, poi rispose placido. 4998_7877_000297 io sono vecchio e comprendo tutto perché sono stato anche giovane. signorina, con calma glielo dica, mi lasci entrare. 4998_7877_000298 io pagare. sghignazzò zi dima, vossignoria. scherza, qua dentro ci faccio i vermi. 4998_7877_000299 io ho settant'anni, io domani me ne vado. giacomino che ti sei levato di cervello, figliuolo mio, io vi lascio tutto qua che vai cercando. non so ancora, non voglio saper chi sia la tua fidanzata. 4998_7877_000300 anzi gli consigliò: fatela stimare avanti da lui stesso. bacio le mani, disse don lollò andando via di corsa. 4998_7877_000301 è vero che egli se l'è presa povera e l'ha inalzata. figliuola del bidello del liceo, è diventata moglie d'un professore ordinario di scienze naturali tra pochi mesi, con diritto al massimo della pensione. 4998_7877_000302 ha circa settant'anni- e dir che sia un bel vecchio, non si potrebbe neanche dire piccoletto- con la testa grossa, calva senza collo, il torso sproporzionato su due gambettine da uccello. 4998_7877_000303 eccola, vestita di nero, cerea, con le occhiaje livide, stecchita, arcigna. appena aperta, la porta investe, tutta vibrante, il professore. 4998_7877_000304 tu credi che ella possa passare così da uno all'altro come niente, madre di questo piccino. ma che dici? come puoi parlar così? 4998_7877_000305 ridano, ridano pure di lui tutti i maligni. che risate facili, che risate sciocche. perché non capiscono, perché non si mettono al suo posto. avvertono soltanto il comico, anzi il grottesco della sua situazione. 4998_7877_000306 vuole star sola e al bujo il capo. eh, poverina, le fa tanto male il capo. eh, la lite dev'essere stata grossa davvero. 4998_7877_000307 perché, domanda ella, lo porto a spassino, risponde lui. oggi è festa, qua s'annoja povero bimbo. 4998_7877_000308 se l'hai scelta, tu sarà magari un'onesta giovine perché tu sei buono, ma pensa che pensa che non è possibile che tu abbia trovato di meglio. 4998_7877_000309 e perché? ma perché era rotta. oh bella rotta, nossignore. ora è sana. meglio che sana, lo dice lui stesso. e se ora torno a romperla, non potrò più farla risanare. giara perduta, signor avvocato. 4998_7877_000310 e che sarà della tua mamma ora? e che sarà di te, ninì mio, con una mammina come la tua, inesperta, senza guida? ah, che baratro. 4998_7877_000311 la signorina agata è venuta a guardar dalla spia ed è scappata. senza dubbio è andata ad avvertire il fratello della visita e ora tornerà a dire che giacomino non è in casa. 4998_7877_000312 ma per un povero vecchio è grave perdita un giorno, e sono ormai tre, che la moglie lo lascia così per casa come una mosca senza capo. 4998_7877_000313 di ritorno verso sera trovò tutti i contadini in festa attorno alla giara abitata. partecipava alla festa anche il cane di guardia, saltando e abbajando. 4998_7877_000314 ma son venute troppo tardi, ahimè, quelle duecentomila lire, due anni dopo il matrimonio, quando già, quando già il professor toti filosoficamente aveva riconosciuto che non poteva bastare a compensare il sacrifizio della moglie. 4998_7877_000315 a tutti quelli che incontrava pensaci giacomino. da tre giorni il professore agostino toti non ha in casa quella pace, quel riso a cui crede ormai di aver diritto. 4998_7877_000316 don lollò. ci restò brutto quest'altro caso, che zi dima ora non volesse più uscire dalla giara. nè lui nè l'avvocato l'avevano previsto. e come si risolveva adesso? 4998_7877_000317 bada, giacomino dice: io son capace di presentarmi con questo piccino per mano in casa della tua fidanzata. 4998_7877_000318 bbene, i lasci stare. non mi faccia dire come non capisce che certe cose si possono far solo di nascosto e non son più possibili alla luce, con lei che sa, con tutta la gente che ride. 4998_7877_000319 la sola pensioncina ch'egli le avrebbe un giorno lasciata. avendo già concesso tutto prima, il professor toti crede d'aver più che mai ragione di pretendere la pace e il riso ora. 4998_7877_000320 non che da tre giorni che sarà accaduto? la moglie ha gli occhi gonfii e rossi di pianto, accusa un forte mal di capo. non vuole uscir di camera. 4998_7877_000321 e e si lascia tutto così e e non si pensa più a a nulla, non si, non si tien più conto di nulla. 4998_7877_000322 giacomino che suda freddo pur su la brace ardente nel sentirlo parlare e piangere. così, a questa minaccia giunge le mani, gli si fa innanzi e scongiura: professore, professore, ma lei vuol dunque proprio coprirsi di ridicolo? 4998_7877_000323 piacere. intanto ti avverto che questa giara mi costò quattr'onze nuova. quanto credi che possa costare adesso? come me qua dentro domandò zi dima. 4998_7877_000324 io poi per te via. tu lo sai, ti considero come un figliuolo. che cos'è piangi giacomino? ha nascosto infatti il volto tra le mani e sussulta come per un impeto di pianto che vorrebbe frenare. 4998_7877_000325 ah, la insulti per giunta e non ti vergogni e non ne senti rimorso di fronte a me. puoi dirmi questo in faccia: 4998_7877_000326 lo zirafa scostò tutti e si sporse a guardare dentro la giara. ah, ci stai bene, benone al fresco, rispose, quello meglio che a casa mia. 4998_7877_000327 tenerlo là dentro per non perderci la giara. ce la devo perdere. domandò lo zirafa con le pugna serrate, il danno e lo scorno. 4998_7877_000328 con ninì s'aggira per casa, afflitto, inquieto, anche un po irritato, perché via proprio non si merita questo, lui dalla moglie e da giacomino. i giovani non contano i giorni, ne hanno tanti ancora innanzi a sé. 4998_7877_000329 così conciata con questi puntacci che ho dovuto darle per forza di qua dentro. che prezzo potrà avere? un terzo di quanto valeva. sì e no. 4998_7877_000330 di ridicolo, grida il professore. e che vuoi che me n'importi quando vedo la rovina d'una povera donna, la rovina tua, la rovina d'una creatura innocente? vieni, vieni, andiamo su via, ninì andiamo. 4998_7877_000331 il professor toti vacilla come per una mazzata sul capo. alza le mani, balbetta, tu fi fidanzato. 4998_7877_000332 si è sequestrato lui da sé, che colpa ne ho io? l'avvocato allora gli spiegò che erano due casi. da un canto, lui, don lollò, doveva subito liberare il prigioniero per non rispondere di sequestro di persona. 4998_7877_000333 anche ninì, è serio. serio, come se capisca che la mamma non ha testa da badare a lui. il professore se lo conduce da una stanza all'altra e quasi non ha bisogno di chinarsi per dargli la mano, tant'è piccolino anche lui. 4998_7877_000334 un terzo, domandò lo zirafa: un'onza e trentatré, meno sì, più no? ebbene, disse don lollò: passi la tua parola e dammi un'onza e trentatré. 4998_7877_000335 avvocato. l'avvocato gli assicurò che se ne sarebbe tenuto conto, facendogliela pagare per quanto valeva nello stato in cui era adesso. 4998_7877_000336 a un buon giovinotto, al piccino e anche a sé sicuro, anche a sé, la felicità di vivere quegli ultimi anni in lieta e dolce compagnia, camminando per la fossa, così, con un angioletto per mano. 4998_7877_000337 oh, ecco, giacomino, finalmente. dio. che viso alterato, che aria rabbuffata. eh come ah questo no? scansa freddamente il bambino che gli è corso incontro gridando con le manine tese: giamì. 4998_7877_000338 sposando con quest'unico intento di beneficare una povera giovine. egli ha amato la moglie quasi paternamente soltanto. 4998_7877_000339 giacomino gli si para davanti: professore, lei non lo farà, io lo farò. gli grida con viso fermo il professor toti. e per impedirti il matrimonio son anche capace di farti cacciare dalla banca. 4998_7877_000340 per fortuna non gli toccò di fare anticamera nello studio dell'avvocato, ma gli toccò d'attendere un bel po prima che questo finisse di ridere. quando gli ebbe esposto il caso delle risa si stizzì. 4998_7877_000341 se serve a qualche cosa la giara così com'è, deve avere il suo prezzo. che prezzo stimala tu zi dima? rimase un pezzo a riflettere, poi disse: 4998_7877_000342 maddalenina è giovine, ma è onesta, perdio, e tu lo sai. maddalenina ne può morire perché è qui, è qui il suo male nel cuore, dove credi che sia. è qui, è qui ingrato. 4998_7877_000343 giacomino sotto tutti i riguardi. non ti dico soltanto per l'agiatezza assicurata, ma tu hai già la tua famigliuola, in cui non ci sono che io, solo di più, ancora per poco. 4998_7877_000344 qua, professore, da un pezzo dice giacomino, con una povera orfana come me, amica di mia sorella, il professor toti lo guarda inebetito, con gli occhi spenti, la bocca aperta, e non trova la voce per parlare. 4998_7877_000345 sa che tutto questo non può bastare a una moglie giovine e bella. se l'eredità fosse venuta prima del matrimonio, egli magari 4998_7877_000346 cinque o sei volte ha tentato di forzar la mogliettina a parlare male. eh, ti senti proprio male. maddalenina, seguita a non volergli dir nulla, piange, lo prega di accostar gli scuri del balcone e di portarsi ninì di là. 4998_7877_000347 ah sì, risponde il professor toti con quel risolino ancora su la bocca: bravo, non abbiamo più bisogno di nessuno. eh, ma se io volessi farlo per mio piacere, 4998_7877_000348 qua ninì senti che giamì ha la bua. sì, caro la bua qua, povero giami, sta bonino. ora andiamo via. volevo domandarti, soggiunge, rivolgendosi a giacomino. 4998_7877_000349 non solo, ma ricco anche da due anni, per una fortuna impensata, per una vera manna dal cielo: una eredità di quasi duecentomila lire. 4998_7877_000350 dio, ah, che rovina dunque per questo. oh povero me. oh povero me. ma quando, come senza dirne nulla, con chi ti sei fidanzato? 4998_7877_000351 introdotto nel modesto salotto, il professor toti siede con ninì tra le gambe, rassegnato ad aspettare anche qua un bel pezzo che la sorella persuada giacomino. 4998_7877_000352 vede? no, non mi deve dire che non c'è. giacomino è in casa e lei me lo deve chiamare. chiariremo tutto con calma. glielo dica con calma. 4998_7877_000353 ma sì, ma sì. ha fatto tutto, ha pensato a tutto. il vecchio professore agostino toti giacomino delisi era sfaccendato e l'ozio lo addolorava e lo avviliva. 4998_7877_000354 con l'aggiunta di quell'eredità vistosa, tanto più poi in quanto egli, uomo saggio veramente, e dabbene non si è contentato di beneficiar la moglie, ma ha voluto anche beneficiare, sì, lui, il suo buon giacomino. 4998_7877_000355 piace di vedere i giovani come te, meritevoli, farsi avanti nella vita per loro mezzo e godono della loro allegria, delle loro speranze, del posto ch'essi prendono man mano nella società. 4998_7877_000356 i villani risero silenzio. gridò lo zirafa delle due l'una: o il tuo mastice serve a qualche cosa o non serve a nulla. se non serve a nulla, tu sei un imbroglione. 4998_7877_000357 rotolando, accompagnata dalle risa degli ubriachi, la giara andò a spaccarsi contro un olivo e la vinse zi dima. 4998_7877_000358 il toti si sente ferire fin nell'anima da queste parole che sono un'offesa atroce e ingiusta per sua moglie, impallidisce, allividisce e tutto tremante, dice: 4998_7877_000359 con esse. per cominciare, zi dima pensò di far festa quella sera coi contadini che, avendo fatto tardi per quello strano accidente, rimanevano a passare la notte in campagna, all'aperto. 4998_7877_000360 ma lei, signorina, mi scusi, lei mi tratta in un modo che non so. io non credo d'aver fatto né a suo fratello, né a lei. 4998_7877_000361 che c'è da ridere. scusi a vossignoria, non brucia la giara, è mia, ma quello seguitava a ridere e voleva che gli rinarrasse il caso, com'era stato per farci su altre risate. 4998_7877_000362 certo sì, riconosce almeno così in astratto, la signorina agata e dunque riprende il professor toti. mi lasci entrare e mi chiami giacomino, ma se non c'è, 4998_7877_000363 il tuo stipendio non è molto grasso, figliuol mio, e sai che una mia parolina, giacomino si torce su la sedia, stringe le pugna fino ad affondarsi le unghie nel palmo delle mani. 4998_7877_000364 rifiatò lo zirafa pagandomi la giara piano. osservò l'avvocato non come se fosse nuova badiamo. 4998_7877_000365 io che ti ho fatto padrone della mia casa. ah, questa, questa sì che è vera ingratitudine e che forse t'ho beneficato. per me, che ne ho avuto io, se non il dileggio di tutti gli sciocchi che non sanno capire il sentimento mio? 4998_7877_000366 per consacrare tutto il suo tempo al bambino. ma no, sarebbe stato un peccato. dacché c'è, egli vuol portare fino all'ultimo quella sua croce che gli è stata sempre tanto gravosa. 4998_7877_000367 se il direttore della banca agricola ti ha detto qualche cosa, no, perché fa giacomino turbandosi ancor più? perché, jeri, gli ho parlato di te? risponde con un risolino misterioso il professor toti. 4998_7877_000368 ebbene lui, il professor toti gli ha trovato posto nella banca agricola, dove ha collocato le duecentomila lire dell'eredità. 4998_7877_000369 brutta scema, non riesce a saper nulla, neanche da lei. e allora il professor toti prende una risoluzione eroica, reca ninì dalla mamma e la prega che glielo vesta per benino. 4998_7877_000370 questi abita insieme con una sorella nubile che gli ha fatto da madre. ignorando la ragione del beneficio, la signorina agata era prima molto grata al professor toti, ora invece, religiosissima com'è, lo tiene in conto d'un diavolo. 8828_7877_000000 ma ora? perché? ora che non si ingannava più nessuno e liberi entrambi, vedovi d'una certa età non dovevano più dar conto a nessuno se seguitavano quella loro tranquilla relazione. il decoro, ma anzi, adesso non c'era più nulla di male. 8828_7877_000001 fu accompagnata dall'avvocato gàttica-mei, vecchio amico del defunto vedovo, anch'egli da tre anni, le lenti cerchiate d'oro, con un laccetto pur d'oro che, passando sopra l'orecchio, gli scendeva su la spalla e s'appuntava sotto il bavero della redingote irreprensibile. 8828_7877_000002 fischiò allora tra i denti furiosa: la zorzi sotto il lunghissimo velo. se ti porgevo la mano, si scusò egli, mortificato senza guardarla. non hai visto, tu zitto? basta per dove? ecco di qua. 8828_7877_000003 t'ammirai, allora sì, ti ammirai tanto più quanto più stimavo tua moglie indegna della tua fedeltà. poi sì, è inutile, è inutile parlarne, non seppi dirti di no. 8828_7877_000004 ho detto a casa, ripeté per la terza volta la zorzi, ma del resto, poiché ci teneva tanto, anche lui, povero momo, ci teneva a questo capolavoro, qua faccio notare due colonnine, due lampade, perché una bastava. 8828_7877_000005 invano, sperando che col tempo quella fissazione le passasse. egli le disse ch'era inutile e anche crudele mostrarsi con lui adesso così dura, poiché la legge prescriveva che prima di nove mesi non si poteva contrarre un nuovo matrimonio. 8828_7877_000006 e che c'entra questo? lasciami dire quando mai ti comprese, povera margherita, se ti afflisse sempre e non venivi forse a sfogarti qua con momo e con me. sì, ma 8828_7877_000007 e che se mai ne avrebbero riparlato, allora no, no e no: o moglie o niente. e tenne duro per otto mesi, la vedova zorzi. 8828_7877_000008 ago io er sé il gàttica-mei aveva poi preparato un'altra epigrafe che un giorno avrebbe figurato bellamente su la lapide accanto, degno complemento della prima. 8828_7877_000009 allora anche il gàttica-mei cavò fuori con due dita da un polsino la pezzuola profumata, poi si tolse con l'altra mano le lenti e s'asciugò pian pianino a più riprese. prima un occhio e poi 8828_7877_000010 quando il domestico di lui venne ad annunziarle che il suo padrone era gravemente ammalato di polmonite e che la scongiurava d'una visita, ella accorse straziata dal rimorso per la sua durezza, causa forse di qualche disordine nella vita di lui e 8828_7877_000011 ma immagina me ora stesa lì accanto a mio marito, fida compagna. è buffo, atrocemente buffo, chi sa, e anche chi non sa niente, vedendo lì quelle due gentilizie. 8828_7877_000012 e con un gesto della mano, quasi allontanandolo, lo mandò a deporre il mazzo di fiori su la tomba della moglie, ella col capo inclinato su l'indice della mano destra teso all'angolo della bocca. 8828_7877_000013 al settimo giorno, quand'egli fu dichiarato dai medici fuor di pericolo, la zorzi stremata di forze dopo tante notti perdute, pianse, pianse di gioja, chinando il capo su la sponda del letto. 8828_7877_000014 ma santo dio, frase ovvia, consacrata ormai dall'uso. si diceva: fida compagna come vaso capace, parca mensa non ci aveva proprio fatto caso. ecco, balbettò. forse capisco, ma 8828_7877_000015 e perciò parlo. sono una donna onesta, io come tua moglie, onesta, come te come mio marito, e voglio essere tua moglie, capisci o niente? ah, sei fanatico, tu, della bella concezione. 8828_7877_000016 con un gesto che gli era solito ogni qual volta perdeva, ma per poco, la padronanza di sé. veramente con la zorzi gli avveniva piuttosto di frequente. però ecco, si riprese. 8828_7877_000017 eh, via da vivo, va bene, ella non aveva potuto farne a meno. ma da morto, no. non voleva più ingannare il marito. la sua onestà, la sua dignità, il suo decoro non glielo consentivano. 8828_7877_000018 male voleva ella riparare. così il male passato. il povero momolo non c'era più di fronte a se stessa. e perché? qual male da riparare? di fronte a se stessa o a lui? è male l'amore? e poi, oh dio sì, perché non pensarci? 8828_7877_000019 la moglie esemplare. ci verrà lei. ci verrà lei, la doppia vedova qui invece il più tardi possibile. intanto, lì le lampade delle colonnine sono accese tutt'e due e qui tutt'e due spente. 8828_7877_000020 non gli pareva l'ora d'arrivare a quella gentilizia per riceverne la lode che in coscienza credeva di meritarsi dalla vedova zorzi, ma questa, dopo aver recitato in ginocchio una preghiera e aver deposto il mazzo di fiori a piè della lapide. 8828_7877_000021 senza ragione, via proprio senza ragione. avrebbe capito gli scrupoli, il dolore, il rimorso di lei finché era vivo il povero zorzi. ma ora perché? 8828_7877_000022 ma per chi la prendeva? dunque, il signor avvocato gàttica-mei supponeva che ella per quell aspetta in pace lo sposo della gentilizia di lui e per quell in attesa che la fida compagna, ecc. 8828_7877_000023 aspra, l'avvocato gàttica-mei confessò in prima, candidamente, che nulla, proprio nulla, di quanto ella aveva sospettato con maligno animo gli era passato per il capo nel dettar quell'epigrafe. 8828_7877_000024 lo stesso è da me, disse il gàttica-mei e aggiunse, più a bassa voce e abbassando anche gli occhi: dovremmo morire tutt'e due insieme, chiara. 8828_7877_000025 ora basta. perché avrebbe dovuto subirla ancora questa menzogna, finita la necessità con la morte dello zorzi per il vincolo di quelle tombe stupide, vincolo ch'egli, ponendo subito le mani avanti con la nuova epigrafe, s'era affrettato a ribadire. 8828_7877_000026 piangere il gàttica-mei, vedendola piangere, si stette zitto per un pezzo, poi riprese a borbottare, guardandosi le unghie livide. poi sì, lo vedrà lei poi. 8828_7877_000027 sapeva, sapeva bene ella, che nei cimiteri le epigrafi non sono fatte per l'onore dei morti, che se lo mangiano i vermi, ma solamente per la vanità dei vivi. 8828_7877_000028 eh no, eh no, caro signor avvocato, le menzogne inutili stavano bene lì. incise sui morti qua nella vita. no. 8828_7877_000029 il povero zorzi, amico suo e della defunta, l'aveva tanto ammirata questa gentilizia l'anno avanti, nella ricorrenza della festa dei morti. 8828_7877_000030 il letto a due, intanto, quello sì doveva esser nuovo. poi, dismessa la casa del primo marito, ella avrebbe fatto trasportar qui i suoi mobili più cari. si sarebbe fatta una scelta tra quelli in migliore stato delle due case e il superfluo scartato sarebbe stato venduto. 8828_7877_000031 scese per primo dalla tranvia di san lorenzo e, impostandosi quasi militarmente, alzò una mano per ajutare la vedova zorzi a smontare. 8828_7877_000032 ritenuta. ella non avrebbe voluto contrariar l'infermo che conosceva, metodico e schiavo delle abitudini, ma proprio non se la sentiva di viver lì, nella casa di lui, da moglie. tutto lì parlava di margherita. 8828_7877_000033 là accanto alla prima moglie. ah, no, no, davvero no, no e no. egli era stato adesso suo marito e lei non poteva affatto tollerare che andasse a giacere a fianco di. 8828_7877_000034 migliorò un poco. durante l'estate. volle uscir di casa, esporsi un po all'aria, prima in carrozza, poi a piedi, sorretto da lei e col bastone. 8828_7877_000035 le spalle alte, la rigidità del collo davano al contegno dell'avvocato gàttica-mei quella gravità austera e solenne, appropriata al luttuoso momento, e lo facevano apparire come impalato nel cordoglio. 8828_7877_000036 in questo almeno la simmetria era salva e il gàttica-mei poteva esserne contento. e a no. 8828_7877_000037 ma non s'era mica impuntata per la menzogna di quella frase convenzionale. la vedova zorzi come il gàttica-mei aveva ingenuamente supposto. 8828_7877_000038 che gli si presentava come un problema insolubile: il pensiero di quelle due tombe gemelle nel pincetto, lassù al verano, dove lo avrebbe fatto seppellire ora sua moglie. 8828_7877_000039 dimenticò ogni riguardo sociale e gli si pose accanto notte e giorno a lottare con la morte, senza un momento di requie. 8828_7877_000040 ma ricadde coi primi freddi e allora comprese che era finita per lui. lungo tutto l'inverno che passò miseramente tra il letto e la poltrona assaporando la morte che gli stava sopra, fu tormentato fino all'ultimo da un pensiero. 8828_7877_000041 la fida compagna di cui il buon momolo zorzi stava in attesa che venisse a dormirgli. accanto fu l'avvocato gàttica-mei. e ancora, nella nicchia dell'altro letto a due, margherita la moglie esemplare. 8828_7877_000042 lapide, rialzatosi il lungo velo e, letta l'epigrafe, si voltò a guardarlo: pallida, accigliata, severa, ed ebbe un fremito nel mento dove spiccava, nero, un grosso porro peloso, animato da un tic che le si soleva destare nei momenti di più fiera irritazione. 8828_7877_000043 in tutti i modi. l'avvocato gàttica-mei cercò di dimostrarle ch'era proprio una picca, una stoltezza, un'intestatura deplorevole, una pazzia. ma la vedova zorzi fu irremovibile: o moglie o niente. 8828_7877_000044 nella furia delle disposizioni da dare per i funerali. la trovò difatti pochi giorni dopo, rimestando in quel cassetto la moglie due volte vedova: la lesse, la rilesse, poi la buttò via sdegnata, pestando un piede. 8828_7877_000045 oh dirà. ma guardate, ma ammirate qua, che pace tra questi coniugi, sfido morti, caricatura, caricatura, caricatura. 8828_7877_000046 là, fatti per la morte, che la menzogna, la quale sì poteva avere un certo valor decorativo per la morte, dovesse ancora sussistere e imporsi da quelle due lapidi alla vita. 8828_7877_000047 bisogna invece pensarci a tempo, brontolò egli cupo, lanciandole di traverso sguardi odiosi. io voglio saperlo. ecco, voglio saperlo, ma sei pazzo. tornò a gridargli: lei, tu guarirai, guarirai, attendi a guarire. 8828_7877_000048 ma dove allora? dove lì, nella sepoltura dello zorzi, tutti e due insieme, i mariti l'uno e l'altro, per lei sola. 8828_7877_000049 no, tu no. gli gridò, convulsa, rabbiosamente la vedova, riavendosi a un tratto dal pianto: tu no, e si soffiò il naso rabbiosamente per perché barbugliò il gàttica-mei. poi, a casa scattò di nuovo la zorzi. 8828_7877_000050 uh bella, pare un letto a due. bella bella e quasi presago della prossima fine, aveva voluto farne costruire un'altra, tal quale, subito, subito, per sé e per la moglie poco discosto. 8828_7877_000051 non vedeva dove mettere i piedi, non vedeva la mano guantata di nero che l'avvocato le porgeva e di cui ella del resto non avrebbe potuto valersi per poco. non gli traboccò addosso, giù tutta in un fascio stupido. non vedevi con le mani impicciate? 8828_7877_000052 la gran bazza rasa con cura e lucente i capelli, forse troppo neri, ricciuti, divisi dalla scriminatura fino alla nuca e allargati poi a ventaglio dietro gli orecchi. 8828_7877_000053 faccio notare anch'io allora, e non sia mai veh. allora tutt'e due le lampade qua e là resteranno spente e la simmetria era salva, ma la vedova zorzi non volle darsi per vinta. 8828_7877_000054 animati, ma anch'egli certo si sarebbe sentito estraneo fra gli oggetti della casa di lei. prendere un'altra casa, una casa nuova con nuova mobilia e vendere la vecchia delle due case? 8828_7877_000055 che intenzioni aveva il signor gàttica-mei con chi credeva d'aver da fare? s'era immaginato, dettando quell'epigrafe, che lei viva e lui vivo dovessero restar vincolati, schiavi dello stupido ordine, della stupida simmetria di quei due letti a due. 8828_7877_000056 e il porro peloso, animato dal tic, rimase a fremerle per più di cinque minuti sul mento irritatissimo. il gàttica-mei restò proprio ferito fino all'anima da questa lunga intemerata. ma più della derisione. 8828_7877_000057 e ricomposti, diritti e duri, ciascuno col suo mazzo di fiori in mano, si diressero verso il pincetto. là, tre anni addietro, il gàttica-mei aveva fatto costruire per la moglie e per sé una gentilizia a due nicchie, una accanto. 8828_7877_000058 chiuse da due belle lapidi un po rialzate da capo, con due colonnine che reggevano ciascuna una lampada, il tutto cinto da fiori e da una roccia di lava artificiale. 8828_7877_000059 moglie, ma anch'ella, la zorzi, aveva di là la sua casa maritale in pieno assetto. ora, sposando, quale delle due case avrebbero ritenuta? 8828_7877_000060 voleva anche perdere l'assegnamento: circa centosessanta lire al mese di pensione lasciatale dal marito. un vero peccato. 8828_7877_000061 ma non avrei dovuto farlo io, come non lo facesti tu? finché visse tua moglie, avrei dovuto aspettare anch'io che momo morisse. così io sola sono venuta meno a miei doveri. 8828_7877_000062 rimase a mirare in silenzio la lapide del marito, mentre una rosa mezzo sfogliata accanto alla colonnina, tentennando appena sul gambo a un soffio di vento, pareva crollasse il capo amaramente per conto del buon momolo zorzi lì. 8828_7877_000063 lasciami dire, e perché t'amai io, io che a mia volta non mi sentivo compresa dal povero momo: ah dio, nulla più dell'ingiustizia fa ribellare, ma tu volesti rimaner fedele fino all'ultimo a margherita e dettasti quella bell'epigrafe. 8828_7877_000064 quegli allora si strinse nelle spalle, si provò ad aggiungere i, pareva non so. guardando ancora una volta l'epigrafe, fermò gli occhi su quel fida compagna che sì, certamente. 8828_7877_000065 tu verresti ad accendermi qua la candela o io a te di là. è vero, domandò con più acredine la zorzi. grazie, caro grazie, ma questa è la discussione che faremo a casa. 8828_7877_000066 guarire, egli, convulso, si provò a levarsi dal seggiolone. io non arrivo a finire il mese, come farai, come farai, ma si vedrà poi. antonio, per carità, per carità, proruppe ella e si mise a piangere. 8828_7877_000067 come eh fece il gàttica-mei, stupito, aprendo le mani con un sorriso vano. la simmetria, è vero. domandò agra la zorzi, ma senza figli, senz'altri parenti. finché uno è in piedi, può venire ad accendere all'altro la candela. 8828_7877_000068 questo sarebbe stato il meglio e a questo, senza dubbio, ella avrebbe indotto l'amico, se egli fosse stato sano, quello di prima. adesso bisognava rassegnarsi e contentarlo mutando il meno possibile. 8828_7877_000069 ridicola quella concezione. oh, questo poi no, questo poi no. ridicola, ridicola, ridicola. raffermò tre volte con focosa stizza la vedova zorzi. 8828_7877_000070 serio e posato. non poteva ammettere neppure che si scherzasse con lui o d'una cosa sua, come non aveva potuto ammettere viva la moglie, il tradimento, la pretesa della zorzi di farsi sposare. gli guastava tutto. 8828_7877_000071 tante spese, tante cure, tutto per aria, tutto scombinato, perché poi poteva ogni cosa restar disposta, come era tanto bene. 8828_7877_000072 non già, dunque, per l'inutile offesa al marito morto s'era ella indignata, ma per l'offesa che quell'epigrafe conteneva per lei viva. 8828_7877_000073 e quasi quasi, nel comporre l'epigrafe, avrebbe voluto saper la data precisa della sua morte, per compier bene l'iscrizione e lasciare tutto in perfetto ordine. 8828_7877_000074 lasciamo andare quelle due tombe che aspettavano là, ma il nuovo ordinamento della sua vita da vedovo, a cui già da tre anni s'era acconciato così bene. perché un nuovo rivolgimento adesso nella sua vita? 8828_7877_000075 e i polmoni, eh, i polmoni, che tosse. a ogni nuovo accesso, ansimante, soffocato, si picchiava il petto con le mani e diceva a lei che lo guardava oppressa, andato, andato. 8828_7877_000076 ma data ecco, data quella concezione di tombe per coniugi senza prole, le epigrafi, necessariamente per non rompere l'armonia dell'insieme, dovevano rispondersi così: 8828_7877_000077 la questione era un'altra marito di lei. ora poteva egli andare a giacer lassù accanto alla prima moglie e domani lei, divenuta moglie d'un altro, accanto al primo marito. 8828_7877_000078 non si reggeva più in piedi. lui, un tempo così solidamente e rigidamente impostato, ora curvo, tremicchiante, pareva proprio l'ombra di se stesso. 8828_7877_000079 i pare che che vada bene. no, osò domandare egli perplesso, afflitto, intimidito. poi a casa rispose con due scatti: secchi la zorzi, non possiamo mica discutere qua ora. 8828_7877_000080 e s'impossessò di lui, tra il lento cociore della febbre e le smanie angosciose del male. una stizza sorda e profonda che di punto in punto si esasperava vieppiù contro di lei che aveva voluto a ogni costo quel matrimonio inutile, stolto e sciagurato. 8828_7877_000081 recavano entrambi, l'una per il marito, l'altro per la moglie- due grossi mazzi di fiori. ma la zorzi oltre il mazzo. nello smontare doveva reggere la veste e impedita dal lungo crespo vedovile che le nascondeva il volto. 8828_7877_000082 finalmente riacquistate alquanto le forze. volle ch'ella s'affrettasse a preparar l'occorrente per le nozze. guarirò, vedrai, i sento meglio, molto meglio. 8828_7877_000083 libero il signor avvocato già da tre anni. libera anche lei. adesso, o ciascuno per sé, onestamente, o uniti onestamente innanzi alla legge e innanzi all'altare. la discussione fu lunga e aspra. 8828_7877_000084 ed ella non poteva aprire un cassetto senza provare uno strano ritegno, una costernazione indefinibile, quasi che tutti gli oggetti custodissero gelosi. i ricordi di quella ond'erano animati. 8828_7877_000085 per conseguenza di quella malattia, accorse funestata dai più neri presentimenti e difatti lo trovò sprofondato nel letto rantolante, strozzato, quasi con la morte in bocca, irriconoscibile. 8828_7877_000086 ora, e riguardò la tomba e scrollò lievemente il capo a lungo e infine si recò a gli occhi il fazzoletto listato di nero. pianse veramente, si scosse tutta, anzi, per un impeto violento di singhiozzi a stento soffocati. 8828_7877_000087 ma già avviene sempre così: col tempo, con la riflessione tutto si perfeziona. quell aspetta in pace lo sposo dell'epigrafe della moglie. gli sembrava adesso troppo freddo, troppo semplice, troppo asciutto. 8828_7877_000088 eh no, eh no, caro signor avvocato: menzogna, inutile ormai quella fida compagna, donna onesta, lei per necessità aveva potuto ingannare il marito da vivo. 8828_7877_000089 qua le utili, si era costretti a usare o a subir le necessarie e lei, donna onesta, ne aveva- dio sa con che pena subita: una per tre anni vivendo il marito. 8828_7877_000090 e ormai da quattro giorni ella, in grande orgasmo, metteva in deliberazione se cercare di farsi incontrare per istrada, come per caso, o se scrivergli, o se andare senz'altro ad affrontarlo in casa. 8828_7877_000091 era rimasta intatta a lui qua la casa maritale. solo dalla camera aveva tolto il letto a due, o meglio aveva staccato e fatto portar via quello de due lettini gemelli d'ottone su cui aveva dormito la moglie. 8828_7877_000092 così fecero e sposarono come se la cerimonia nuziale fosse di buon augurio. per circa tre mesi, fino a metà dell'autunno, egli stette quasi bene, colorito, forse un po troppo, e senza tosse. 8828_7877_000093 un letto a due, precisamente, e difatti il gàttica-mei, uomo, in tutto preciso, aveva allogato la moglie defunta nella nicchietta a sinistra perché egli poi, a suo tempo, giacendo, avesse potuto darle la destra, proprio come nel letto matrimoniale. 8828_7877_000094 la accenderà a me. quella poi, e di là a te, già riconobbe un po scosso e smarrito il gàttica-mei, portandosi istintivamente le mani alla nuca per rialzarsi dietro gli orecchi. le due ali di capelli. 8828_7877_000095 se ci fosse stato il divorzio, un matrimonio prima sì, per riparare all'inganno che si faceva a un uomo, a quel furto d'onore, a quei sotterfugi ch'eran pur tanto saporiti. però 8828_7877_000096 ma pensa lì quella tua moglie esemplare che ti aspetta in pace. non mi far dire ciò che non vorrei. so bene io, e tu meglio di me, quel che passasti con lei. 8828_7877_000097 della gentilizia del marito, dovesse graziosamente prestarsi a rimanere ancora la sua comoda amante, per andarsene poi da fida compagna a giacere, anzi a dormire, accanto allo sposo e lui accanto alla moglie esemplare. 8828_7877_000098 e con ciò una intanto. quella resterà sempre lì, nuova, intatta, non accesa, mai inutile. dunque, se ne poteva fare a meno e una bastava. 8828_7877_000099 avrebbe voluto il signor avvocato che seguitasse a ingannarlo anche da morto, ora, senza un perché o per il solo fatto ridicolo che esistevano là quelle due tombe gemelle. 8828_7877_000100 diceva infatti questa epigrafe che l'avvocato anton maria gàttica-mei non già al solito qui giace oppure morì, ecc. ecc. ma addì puntini in fila, dell'anno puntini in fila raggiunse la sposa. 8828_7877_000101 sapeva che stolta per la moglie era stata invece l'idea di costruire quelle due tombe a quel modo, ma egli non voleva riconoscerlo. del resto. discussione oziosa, questa adesso, che non avrebbe avuto altro effetto che acuirgli la stizza. 8828_7877_000102 se per poco ella fosse entrata nello spirito di quella sua concezione di tombe per coniugi senza prole, avrebbe compreso che quelle epigrafi là venivano da sé, naturalmente, come conseguenze inevitabili. 8828_7877_000103 si tenne finché poté, e all'ultimo glielo volle domandare: ma che vai pensando adesso? gli gridò ella senza lasciarlo finire. 8828_7877_000104 anche tu sì, ma verso l'amico sposo fosti fedele. e questo vedi ora che tua moglie e mio marito se ne sono andati e tu sei restato solo qua di fronte a me. questo mi pesa più di tutto. 8828_7877_000105 egli, stanco di pregarla ogni giorno storcendosi le mani. pover'uomo, alla fine, si licenziò. passò una settimana, ne passarono due, tre, passò un mese e più senza che si facesse rivedere. 8828_7877_000106 allungava due dita, si tirava dal capo con uno strappo netto, un capello, e lo mostrava. è buono questo, neanche questo. tre lire, signorino. tre lire sono giuste. faccia come le dico io. 8828_7877_000107 dove alle volte qualche ranocchia quacquarava. se qualcuno ardiva di levare gli occhi, vedeva in quei momenti, dopo la sfuriata, un luccicore di lagrime, di lagrime vere negli occhi di bòmbolo. 8828_7877_000108 lega. se bòmbolo stesso, negli ultimi tempi, aveva permesso che fosse salassato il proprio suocero, il quale, pure, tra i primi, aveva accordato il salario di tre lire ai contadini, non potevano essi, per la giustizia, seguitare a salassar gli altri proprietarii. 8828_7877_000109 una parte della somma era poi destinata, per gli sbruffi, ai campieri e ai guardiani di bestiame che d'intesa, si facevano legare e imbavagliare. il resto se ne restava, era conservato come fondo di cassa. 8828_7877_000110 deponeva con quel berretto la sovranità e dichiarava sciolta la lega. non passarono neppure quindici giorni che, dimenandosi al solito di qua e di là, col pomo d'avorio della mazzettina d'ebano su le labbra appuntite. 8828_7877_000111 e se domani qualcuno le manca di rispetto, tanto a lei quanto alle bestie, venga a sputarmi in faccia. io sono qua in fine, cangiando aria e tono concludeva quanti capi ha detto quattro, lasci fare a me, vado a sellare. 8828_7877_000112 questa era una delle sue massime favorite. diventava terribile, ma proprio col sangue agli occhi e la bava alla bocca quando s'accorgeva o veniva a sapere che qualcuno della lega voleva far la carogna, cioè non lavorare. 8828_7877_000113 che non si sapeva, non avrebbero ottenuto né la restituzione delle bestie, né l'arresto dei colpevoli. sperare poi che questi avrebbero ricondotto alle stalle le bestie, così, per amore, senz'averne nulla via- era da ingenui. 8828_7877_000114 solo da questo riconoscimento poteva venir purificata, santificata l'opera ch'egli metteva per loro. orbene, in quei momenti vedeva ignominiosamente compromessa la giustizia che, sul serio, con santità, sentiva d'amministrare. 8828_7877_000115 che questi ne tremò di paura e, traendosi indietro, cadde a sedere su una seggiola, mentre l'altro gli si levava sopra furente, ruggendo tra i denti ancora. 8828_7877_000116 i signori proprietarii di terre volevano ostinarsi a pagar tre tarì la giornata d'un uomo. ebbene, quel che non davano per amore, lo avrebbero dato per forza, pacificamente. ohè, senza né sangue, né violenze e col dovuto rispetto alle bestie. 8828_7877_000117 ancora non lo sapeva, ma che poteva ormai fare bòmbolo. gli stessi proprietarii di terre, il marchese nigrelli, il ragona, il tavella, tutti gli altri lo persuasero ch'egli non poteva più far nulla. che c'entrava lui? 8828_7877_000118 pagarlo tre tarì in coscienza non è peccato? guardi don cosimo lopes: dacché s'è messo a pagare gli uomini a tre lire al giorno, ha da lagnarsi più di nulla. nessuno più s'attenta a levargli che dico. 8828_7877_000119 guardando tutti in giro senza disprezzo, ma con gravità accigliata, quasi per dire: i conti qua, signori miei, lo sapete, bisogna farli con me. 8828_7877_000120 se da punta bianca vi brillasse una vela. aveva poi sposato una dei dimìno ch'erano notoriamente tra i più ricchi massari del circondario, massari buoni di quelli all'antica, che avevano terre che ci si camminava a giornate senza vederne la fine. 8828_7877_000121 e tutti in un pugno li teneva. l'esperienza gli aveva insegnato che a raccoglierli apertamente in un fascio perché resistessero con giusta pretesa, 8828_7877_000122 socii todisco, principe e barrera che, arrestati per caso di notte da una pattuglia in perlustrazione e condannati a tre anni di carcere, avevano saputo tacere. 8828_7877_000123 e ribrezzo per l'opera sua e sdegno e dolore perché gli pareva che i contadini non gli fossero grati abbastanza di quanto aveva loro ottenuto, di quel salario di tre lire che, batti oggi, batti domani, era riuscito a strappare all'avarizia dei padroni. 8828_7877_000124 ma come zulì, così ti rispettano i tuoi e che sei tu. allora, broccolo, sei i sputi in faccia, rispondeva bòmbolo, succiando con gli occhi chiusi il fiele di quel giusto rimbrotto. 8828_7877_000125 con le brache a mezza gamba, la berretta nera a calza con la nappina in punta e gli orecchini in forma di catenaccetti agli orecchi. veniva a trovarlo appoggiato al lungo bastone dalle terre di luna e gli diceva: 8828_7877_000126 mirando la fiamma filante del moccolo di candela. ritto tra la colatura su la tavola, sudicia come una roccia di cacio, e dopo la fiera invettiva, si sentiva l'ansito del suo torace poderoso. 8828_7877_000127 e stia sicuro che stanotte puntuali verranno a riportarle su la costa le bestie più belle di prima. gli sarebbe sembrata una mancanza di rispetto, così a sé come al signore. 8828_7877_000128 questa me la tengo se non mi paghi, com'è debito, di coscienza, i miei sudori di sangue. faceva paura. in quei momenti, tutti, muti come ombre, stavano ad ascoltarlo nel fondaco nero. 8828_7877_000129 dicevamo: un uomo che butta sangue, con la zappa in mano, dalla punta dell'alba alla calata del sole, senza sedere mai, altro che per mandar giù a mezzogiorno un tozzo di pane con la saliva per companatico, un uomo che le torna all'opera masticando l'ultimo boccone. dico: padrone mio. 8828_7877_000130 e due giorni dopo, raccolte le sue robe, scese al porto di mare e si rimbarcò su un brigantino greco per il levante, la. 8828_7877_000131 e dal tono con cui gli dicevano queste cose, bòmbolo capiva che quelli ritenevano una commedia adesso il suo sdegno come una commedia. avevano prima ritenuta la sua pietà per i contadini. 8828_7877_000132 venivano, uno dopo l'altro, i proprietarii di terre non soltanto di montelusa, ma anche dei paesi del circondario, anche il vecchio marchese don nicolino nigrelli, quello che andava sempre col pomo d'avorio della mazzettina d'ebano sulle labbra appuntite, come se sonasse il flauto. 8828_7877_000133 e fingeva di mettersi in cerca di quei capi di bestiame per le campagne due o tre giorni, cavalcando anche di notte sotto la pioggia e sotto lo stellato. 8828_7877_000134 loro stessi, i padroni glielo dicevano. una cosellina bisognava pur darla. sì, al solito, oh, senza né patti né condizioni, essendoci lui bòmbolo di mezzo. 8828_7877_000135 quando, alla sera, bòmbolo, che gli aveva cercati invano tutto il giorno, da per tutto, gli trovò su le alture di san gerlando e saltò loro addosso come un tigre. 8828_7877_000136 a cui pareva rispondessero, dalla tenebra frigida d'una grotta che vaneggiava in fondo i cupi tonfi cadenzati delle gocce d'una cert'acqua amara renosiccia piombanti entro una conca viscida. 8828_7877_000137 per sequestrare sei o sette bestie grosse. a zio lisciànnaru dimìno che pure tra i primi s'era messo a pagare gli uomini a tre lire al giorno. 8828_7877_000138 poi si voltò verso il marchese, ancora lì seduto in mezzo agli avventori sbalorditi, e gli gridò: non dia un centesimo per la madonna, non s'arrischi a dare un centesimo. ci penso io. 8828_7877_000139 sentendoli parlare così, bòmbolo si mangiava le mani dalla rabbia. disse che dava loro tre giorni di tempo. se in capo a tre giorni, senza il compenso neppure di un centesimo, i quattro capi di bestiame non erano restituiti, al marchese nigrelli, che avrebbe fatto? 8828_7877_000140 accennare anche lontanamente al sospetto che quei bravi picciotti potessero trovare la notte in agguato guardie e carabinieri. sapeva bene che se il signore s'era rivolto a lui era segno che stimava inutile il ricorrere alla forza pubblica per riavere le bestie. 8828_7877_000141 al caffè, dove bòmbolo stava tutto il giorno col berretto rosso da turco sul testone, ricciuto, un pugno chiuso sul marmo del tavolino, in atto d'impero, l'altra mano al fianco. una gamba qua, una gamba là. 8828_7877_000142 fu una gran festa il giorno di quella scarcerazione: nel fondaco su a san gerlando si bevve e si danzò. poi bòmbolo raggiante tenne il discorso di chiusura. 8828_7877_000143 e bòmbolo prendeva il denaro: cinquecento mille duemila lire, a seconda del numero delle bestie sequestrate, e questo denaro ogni settimana il sabato sera. 8828_7877_000144 avrebbero potuto tutt'al più chiederne ai picciotti mettersi in cerca per le campagne, già come lui un tempo per due e tre giorni, cavalcando anche di notte sotto la pioggia e sotto lo stellato. 8828_7877_000145 quali tra i contadini fossero più designati, o per pratica dei luoghi, o per amicizia coi guardiani, o perché d'animo più sicuro al sequestro delle bestie, e raccomandava prudenza e discrezione. il poco non fa male. 8828_7877_000146 ma potevano sul serio quei tre- todisco, principe e barrera- contentarsi di quel tal premio degno, decantato da bòmbolo nell'ultima riunione della lega? 8828_7877_000147 i sputi in faccia che, posso dirle, gli pareva ormai mill'anni che uscissero dal carcere quei tre socii todisco, principe e barrera, per sciogliere finalmente quella lega ch'era divenuta un incubo per lui. 8828_7877_000148 qua tutti con le ossa rotte dalla fatica. dovete presentarvi il sabato sera o questo diventa un covo di malfattori e di briganti. 8828_7877_000149 per lui erano sacri e sacri. voleva che fossero tutti i socii della lega, quelli che si erano arresi alla sua costante predicazione concedendo il giusto salario. 8828_7877_000150 già egli non aveva bisogno di quel denaro. era stato tanti anni nel levante e vi aveva fatto fortuna. non si sapeva dove precisamente, né come, ma nel levante aveva fatto fortuna, certo. 8828_7877_000151 bòmbolo si voltava a fulminarlo con gli occhi bianco d'ira e fremente. quelli non si dovevano toccare. ma allora, 8828_7877_000152 ah, minacciava di denunziarli perché per il passato. e allora tutti dentro e lui per il primo come capo per quel nuovo sequestro al marchese nigrelli. ma se non ne sapevano nulla, 8828_7877_000153 quasi basito. eppur, tentando un sorrisetto a fior di labbra, il marchese gli mostrò quattro dita della sua manina tremicchiante e gli disse: gnorsì, quattro, al solito, che c'è di nuovo. 8828_7877_000154 cima di birbante gli urlava in faccia: chi sono io, per chi mi vuoi far conoscere, per chi mi prendi tu? dunque per un protettore di ladri e di vagabondi? qua sangue s'ha da buttare, carogna, sangue, sudori di sangue. 8828_7877_000155 paese di carogne e mandò dai nonni alle terre di luna il suo figliuolo, facendo dire al suocero che rivoleva subito, subito il suo berretto rosso turco, di nuovo turco voleva farsi. 8828_7877_000156 però al solito vossignoria m'intende. oh, trattando con vossignoria e con me di mezzo, senza né patti né condizioni, la sua buona grazia, quello che il cuore le detta. 8828_7877_000157 e disse in fine che egli, ora assolto il compito, si sarebbe ritirato in pace e contento e fece ridere tutti annunziando che quel giorno stesso avrebbe mandato il suo berretto rosso da turco al suocero, che non aveva saputo mai vederglielo in capo di buon occhio. 8828_7877_000158 allora scattava bòmbolo, buttando all'aria il cartolare, allora piuttosto salassiamo. mio suocero e a due o tre contadini era assegnato il compito di recarsi la notte alle terre di luna presso la marina. 8828_7877_000159 quelli che non per colpa loro avevano seduto, cioè non avevano trovato lavoro, ricevevano sette lire una per giorno. prima però venivano detratte, come per sacro impegno, le pensioncine settimanali assegnate alle famiglie di tre socii. 8828_7877_000160 ho penato, ma li ho scovati e prima di tutto le do parte e consolazione che alle bestie hanno dato stalla e cura dove stanno, stanno bene. 8828_7877_000161 poteva bastar questo a turare la bocca ai calunniatori. salassando il suocero bòmbolo, rubava a se stesso perché l'unico erede dei dimìno sarebbe stato, un giorno, il suo figliuolo. 8828_7877_000162 se talvolta mancava il danaro e cercando e ricercando nel cartolare non si trovava chi al solito per quella settimana dovesse pagar la tassa. qualcuno tra i consiglieri accennava timidamente a uno di quelli. 8828_7877_000163 si presentò al caffè il vecchio marchese don nicolino nigrelli, don zulì una grazia bòmbolo diventò dapprima più bianco del marmo del tavolino e fissò con occhi così terribilmente spalancati il povero marchese. 8828_7877_000164 e non sarebbe andato appresso a quei pochi quattrinucci rimediati a quel modo. lo dicevano chiaramente quel suo berretto rosso e l'aria del volto, e il sapore dei suoi discorsi e quello speciale odore che esalava da tutta la persona. 8828_7877_000165 e con le quali egli era in segreti commerci, almeno a detta di molti che per ore e ore, certe mattine, lo vedevano con quel fiammante cupolino in capo, guardare come all'aspetto, sospirando l'indaco del mare lontano. 8828_7877_000166 lo investiva, lo abbrancava per il petto, gli metteva le unghie nel viso, lo scrollava così furiosamente che gli faceva cader dal capo il berretto e venir fuori la camicia dai pantaloni. 8828_7877_000167 tutte calunnie, egli era un apostolo. egli lavorava per la giustizia. la soddisfazione morale che gli veniva dal rispetto, dall'amore, dalla gratitudine dei contadini che lo consideravano come il loro re, gli bastava. 8828_7877_000168 li avrebbe uccisi, però a torto. essi non sapevano nulla di nulla, innocenti come l'acqua. lega che lega non c'era più lega non la aveva egli disciolta. 8828_7877_000169 i picciotti non sono cattivi, cattivo è il bisogno. e creda che, se non fosse il bisogno, per il modo come sono pagati, basta pronti a restituire le bestie. 8828_7877_000170 sa quanto avete penato. egli troncava con un gesto reciso della mano l'esclamazione, chiudeva gli occhi con gravità. lasciamo andare, diceva. 8828_7877_000171 erano le solite lagnanze e le solite raccomandazioni al nigrelli. erano spariti dalla costa quattro capi di bestiame, otto al ragona dall'addiaccio, cinque al tavella dalla stalla. 8828_7877_000172 non le avrebbe riavute di sicuro, nel riaverle così mediante quel piccolo salasso di denari con bòmbolo di mezzo, ogni idea di tradimento doveva essere esclusa. 8828_7877_000173 e zi lisciànnaru dimìno e sua moglie, quantunque la loro figliola, dopo appena quattr'anni di matrimonio, fosse morta, gli volevano ancora tanto bene che si sarebbero levata la camicia per lui. 8828_7877_000174 pretesa all'avarizia prepotente dei padroni. il fascio, con una scusa o con un'altra, sarebbe stato sciolto e i caporioni mandati a domicilio coatto. 8828_7877_000175 bòmbolo non toccava un centesimo. quel che si dice un centesimo, erano tutte infamie, tutte calunnie, quelle che si spargevano sul conto suo a 8828_7877_000176 compromesso, il suo apostolato, il suo onore per quell'uno che poteva infamar tutti. sentiva enorme, allora, il peso della sua responsabilità. 8828_7877_000177 con la bella giustizia che si amministrava in sicilia non se ne fidavano neanche i signori là là, nel fondaco di san gerlando, amministrava lui la giustizia, quella vera, in quel modo ch'era. 8828_7877_000178 recava intatto ai contadini della lega che si raccoglievano in un fondaco su le alture di san gerlando. qua si faceva la giusta. 8828_7877_000179 lo apriva, chiamava a consulto i più fidati e stabiliva con essi quali tra i signori dovessero per quella settimana pagar la tassa. 8828_7877_000180 anche il barone, don mauro, ragona anche il tavella, tutti insomma con tanto di cappello in mano. don zulì una grazia. 8828_7877_000181 e uno veniva a dire che gli avevano legato all'albero il garzone che li badava e un altro che gli avevano finanche rubato la vacca appena figliata, lasciando il buccelluzzo che piangeva e sarebbe morto di fame, senza dubbio. 8828_7877_000182 si sfogò per alcuni giorni a predicare che almeno si fossero rimessi a pagarli tre tarì al giorno. tre tarì, tre tarì, per dare a lui una soddisfazione. 8828_7877_000183 ma piuttosto rubare a se stesso, al suo figliuolo, che far offesa alla giustizia e che strazio ogni qual volta il vecchio suocero che vestiva ancora. 8828_7877_000184 in prima bòmbolo, invariabilmente per concedere una giusta soddisfazione all'oltraggio patito, esclamava: ah birbanti. poi, giungendo le mani e scotendole in aria, 8828_7877_000185 aveva un cartolare bòmbolo ch'era come un decimario di comune, dove accanto a ogni nome erano segnati i beni e i luoghi e il novero delle bestie grosse e delle minute. 8828_7877_000186 un odor quasi esotico di spezie levantine, forse per certi sacchettini di cuojo e bossoletti di legno che teneva addosso, o forse per il fumo del suo tabacco turco di contrabbando che gli veniva dalle navi che approdavano nel vicino porto di mare. 8828_7877_000187 e ricordò le imprese e cantò la vittoria. ch'era il premio per quei tre che avevano sofferto il carcere? il premio più degno, quello di trovare mutate le condizioni, onestamente retribuito il lavoro. 8828_7877_000188 ma padroni miei. padroni miei diciamo birbanti. in coscienza però a voltar la pagina, quanto tirano al giorno questi birbanti? tre tarì tirano, e che sono tre tarì. 8828_7877_000189 quando mai c'era entrato, non era stata sempre disinteressata l'opera messa da lui e dunque che c'era adesso di nuovo perché non voleva più mettere l'opera sua, rivolgersi alla forza pubblica, ma sarebbe stato inutile. 8828_7877_000190 per tutta risposta. bòmbolo si strappò dal capo il cappelluccio nuovo a pan di zucchero, se lo portò alla bocca e lo stracciò coi denti. si mosse tutto, in preda a un fremito convulso, tra i tavolini, rovesciando le seggiole. 8828_7877_000191 e bòmbolo all'atto deferente. subito, bisogna dirlo, balzava in piedi, si cavava il berretto, s'impostava sull'attenti e, con la testa alta e gli occhi bassi, rispondeva ai comandi: eccellenza. 8828_7877_000192 nessuno ci credeva, e nemmeno credeva lui che gli altri ci credessero, sicché quando, in capo ai tre giorni, si presentava in casa o del marchese nigrelli o del ragona o degli altri, e questi lo accoglievano con la solita esclamazione: povero don zulì. 8828_7877_000193 io ti mangio la faccia. se tu non lavori sotto i piedi ti pesto. il lavoro è la legge. col lavoro soltanto acquistate il diritto di prendere per le corna una bestia dalla stalla altrui e di gridare in faccia al padrone. 8828_7877_000194 non li meritavano parola d'onore, neppure quei tre tarì meritavano. ladri svergognati, figli di cane, pezzi da galera. no, ah, dunque volevano proprio che gli schiattasse nel fegato la vescichetta del fiele. 8828_7877_000195 cioè a ogni contadino che durante la settimana aveva lavorato per tre tarì al giorno, veniva secondo giustizia computata la giornata in ragione di tre lire e gli era dato il rimanente. 8828_7877_000196 tigre, essi si lasciarono percuotere, strappare, mordere, malmenare e anzi dissero che se egli li voleva uccidere, era padrone. non avrebbero mosso un dito per difendersi: tanto era il rispetto, tanta la gratitudine che avevano per lui. 8828_7877_000197 era vanto supremo per lui la testimonianza che gli stessi proprietarii di terre rendevano unanimi, che mai come in quei tempi i contadini s'erano dimostrati sottomessi al lavoro e obbedienti. 8461_7877_000000 virando per imboccare la via tra le due scogliere che, quasi braccia protettrici, chiudono in mezzo il piccolo molo vecchio, sede della capitaneria. la ciurma s'era accorta che tutta la banchina, dal castello alla bianca torretta del faro, era gremita di popolo che gridava e agitava in aria berretti e fazzoletti. 8461_7877_000001 passo. ma quand'essa, scioltolo dall'abbraccio, lì davanti a tutto il popolo acclamante, lo spinse ad abbracciare anche rosa, quella poveretta che apriva come due laghi di lagrime, i grandi occhi chiari nel viso diafano. egli, alla vista di tanto squallore, di tanta disperazione, di tanta vergogna, si ribellò. 8461_7877_000002 veramente. dapprima tutti rimasero come storditi. poi scoppiarono in una gran risata. l'irritazione, l'indignazione sorsero dopo. 8461_7877_000003 padron nino mo, a queste notizie che gli grandinavano da tutte le parti, stordito, batteva di continuo le palpebre su i piccoli occhi strabi. a tratti la palpebra manca, gli restava chiusa come tirata, e tutto il volto gli fremeva convulso, quasi pinzato da spilli. 8461_7877_000004 e, con le braccia levate, quasi volesse parare una minaccia, s'avventò alla prua verso quelli delle barche che lo accolsero con un turbine di grida e pressanti inviti delle braccia. si trasse indietro, non reggendo alla conferma della nuova o alla voglia di precipitarsi giù. 8461_7877_000005 e si volse di nuovo verso la ciurma come per chiedere soccorso o essere trattenuto viva come viva. tornata da dove quando? 8461_7877_000006 sicché, dunque, davanti alla legge egli non aveva che una sola moglie, la seconda sopra la legge degli uomini. poi, concluse, signor pretore, c'è quella di dio, a cui mi sono sempre attenuto obbediente. 8461_7877_000007 le fecero chiudere subito la porta e tutt'e due insieme, taciturni, se ne ritornarono alla casa delle balàte. si levò allora per tutto il paese un coro di commiserazioni per quella poveretta così sacrificata. 8461_7877_000008 poi salvata, raccolta da un piroscafo russo che si recava in america, ma pazza dal terrore, e due anni e otto mesi era stata pazza in america, a new york, in un manicomio. poi, guarita, aveva ottenuto il rimpatrio dal consolato e da tre giorni era in paese, arrivata da genova. 8461_7877_000009 mogli tutt'e due, davanti a dio e davanti alla legge. la risoluzione di quei tre poveretti fosse la migliore che si potesse prendere. irritò sopratutto la pace, l'accordo, la rassegnazione delle due sorelle divote senz'ombra d'invidia né di gelosia tra loro. 8461_7877_000010 certi gruppi di scogli neri corrosi dalle maree, certi lastroni viscidi, algosi ritti abbattuti, tra cui qualche rara ondata si cacciava sbattendo, rimbalzando e subito s'ingorgava con profondi risucchi. per tutta la notte da quella porta si projettò il giallo riverbero del lume. 8461_7877_000011 cercarono di far comprendere quell'acerba disapprovazione di tutto il paese a padron nino, uscito più che mai cupo a badare al nuovo carico della tartana per la prossima partenza. 8461_7877_000012 aveva navigato tutta la vita profondamente compreso dell'infinita potenza di dio, da rispettare sempre, in tutte le vicende, con imperturbabile rassegnazione, e non poteva soffrire lo schiamazzo degli uomini. 8461_7877_000013 tutti ritenevano fosse perita nel naufragio del vaporetto insieme con gli altri passeggeri, e invece no, no, non era perita. un giorno e una notte era stata in acqua, affidata a una tavola. 8461_7877_000014 comprendevano che rosa, la sorella minore, non poteva aver gelosia dell'altra, a cui doveva tutto, a cui, senza volerlo, è vero, aveva preso il marito. 8461_7877_000015 come si rimedia? sbuffò l'ufficiale. lo domandate a me, come si rimedia? ma voi che siete, sultano pascià bey che siete, dovreste aver giudizio, perdio, e non venire a imbrogliarmi le carte qua. 8461_7877_000016 supposero che qualche flottiglia di torpediniere si fosse ormeggiata nel piccolo molo e che ora stesse per levar le ancore. salutata festosamente dalla popolazione, per cui era una gran novità la vista d'una regia nave da guerra. 8461_7877_000017 finché scomparsa filippa, dovendo seguitare a vivere insieme con lei e considerando che nessun'altra donna avrebbe potuto far meglio da madre al piccino che quella gli aveva lasciato, ancor quasi in fasce, l'aveva sposata onestamente. 8461_7877_000018 si segnò e stava per mettersi a recitare la preghiera allorché la ciurma gli si precipitò addosso con visi, furia, risa, gridi da matti, zi nì, zi nì. la gnà filippa, vostra moglie, la gnà filippa viva, è tornata. 8461_7877_000019 l'imbroglio avvenne all'ufficio dello stato civile, ove, d'allora in poi, puntuale ogni cinque mesi, padron nino mo si recò a denunziare la nascita d'un figliuolo. questo è della morta, questo è della viva. 8461_7877_000020 e proprio perché tutti, in fondo, si videro costretti a riconoscere che, non essendoci stato inganno, né colpa da nessuna parte, né da pretendere perciò la condanna o il sacrifizio dell'una o dell'altra moglie. 8461_7877_000021 qua tutti s'arrestarono davanti all'uscio di padron nino mo ad aspettare che cosa quei tre ora decidessero di fare, quasi fosse un problema, quello da risolvere. così, su due piedi la casa era a terreno e prendeva luce soltanto dalla porta. 8461_7877_000022 e allora tutto il paese, che prima aveva tanto commiserato il sacrifizio della seconda moglie, vedendo ora che non c'era sacrifizio per nessuna delle due, s'indignò, s'irritò fieramente della pacata e semplice ragionevolezza di quella soluzione e molti gridarono allo scandalo. 8461_7877_000023 si ritrovò poco dopo tra le braccia sul petto della moglie, rediviva che lo superava di tutta la testa, donnone ossuto dalla faccia nera e fiera, maschile nei gesti, nella voce, nel passo. 8461_7877_000024 la curiosità era tanto più viva in quanto che a tutti eran noti l'onestà fino allo scrupolo, il timore di dio, gli esemplari costumi di padron nino mo e di quelle due sorelle. 8461_7877_000025 né maggiore soddisfazione volle dare a coloro che egli chiamava principali commercianti magazzinieri sensali di noleggio. soltanto con questi fu meno ispido e reciso. 8461_7877_000026 al suono della campanella di bordo si tolse la berretta e scoprì la pelle bianchissima del cranio, velata d'una peluria rossigna vaporosa, quasi di un'ombra di capelli. 8461_7877_000027 padron nino mo, per prudenza, diede ordine: s'allentasse subito la vela, si calasse anzi addirittura in attesa della barca che doveva rimorchiare la filippa all'ormeggio nel molo. 8461_7877_000028 compare insieme tutt'e due col piccino per mano. quando fu il giorno dell'arrivo della tartana, si recarono al molo. questa volta su la banchina c'erano pochi curiosi. 8461_7877_000029 la prima volta alla denunzia del figliuolo di cui la seconda moglie era incinta all'arrivo di filippa. non essendosi questa rifatta viva davanti alla legge, tutto andò liscio e il figliuolo poté regolarmente essere registrato come legittimo. 8461_7877_000030 la ciurma della tartana restò delusa in orgasmo vedendo allontanare la barca con padron nino e, per non perdere lo spettacolo, cominciò a gridare come indemoniata a quelli dell'altre barchette: accorse perché raccogliessero il canapo e rimorchiassero loro almeno la tartana al molo. 8461_7877_000031 calata la vela, mentre la tartana, non più spinta, seguitava a filare lentamente, rompendo appena le acque che, lì chiuse, entro le due scogliere, parevano d'un lago di madreperla. i tre mozzi incuriositi s'arrampicarono come scojattoli: uno alle sartie, uno all'albero fino al calcese, uno all'antenna. 8461_7877_000032 a un certo punto si tolse di bocca la pipetta di radica, sputò e, passandosi il dorso della mano sugl'ispidi peli dei baffetti di rame e della rada barbetta a punta, si voltò brusco al mozzo che s'era arrampicato sulle sartie. gli gridò che scendesse e andasse a poppa a sonare la campanella dell angelus. 8461_7877_000033 l'ufficiale sgranò tanto d'occhi, ma come della seconda? se cinque mesi fa ha ragione, ha ragione troncò padron nino tornando a grattarsi la testa, come si rimedia allora? 8461_7877_000034 dunque, proprio per loro, tanto popolo, tutto quel fermento e perché forse una falsa notizia di naufragio e la ciurma si tendeva dalla prua curiosa, ansiosa, verso quelle barche accorrenti per cogliere il senso di quelle grida. 8461_7877_000035 non piangere, scioccona, il pianto ti fa male. su su dritta, buona che piangi. se dio ha voluto così c'è rimedio a tutto su zitta, a tutto. a tutto c'è rimedio, dio ci ajuterà. 8461_7877_000036 entrava nel piccolo molo di porto empedocle, tra il fiammeggiar d'uno di quei magnifici tramonti del mediterraneo che fanno tremolare e palpitare l'infinita distesa delle acque, come in un delirio di luci e di colori. 8461_7877_000037 ebbene, poiché dio aveva permesso il ritorno dell'una, poiché dio aveva voluto così, una alla volta, in pace e senz'invidia, avrebbero atteso al loro uomo che ritornava stanco dal mare. 8461_7877_000038 perché quelle due mogli erano tra loro sorelle, due sorelle inseparabili, anzi tra loro quasi madre e figlia. avendo sempre la maggiore filippa, fatto da madre a rosa, che anche lui, sposando, aveva dovuto accogliere in casa come una figliola. 8461_7877_000039 padron nino mo si scrollò tutto rabbiosamente. desiderò che la barca sprofondasse e gli sparisse dagli occhi quello spettacolo crudele. pensò per un momento di saltare addosso ai rematori e costringerli a remare indietro per ritornare alla tartana, per fuggirsene via lontano, lontano per sempre. 8461_7877_000040 i più vollero accompagnarli fino a casa, dietro al castello alle balàte, dove quella strada svolta e s'allunga ancora con poche casupole di marinai su un'altra insenatura di spiaggia morta. 8461_7877_000041 ed ecco, a gran furia di remi, la barca che doveva rimorchiarli, seguita da tant'altri calchi neri, che per poco non affondavano, dalla troppa gente che vi era salita e che vi stava in piedi, gridando e accennando scompostamente con le braccia. 8461_7877_000042 filippa, con un braccio su le spalle di rosa, la teneva come sotto l'ala, la sorreggeva, la proteggeva e si voltava a tener testa ai lazzi, ai motteggi, ai commenti della folla e di tratto in tratto si chinava verso la sorella e le gridava. 8461_7877_000043 non che giunti davanti alla porta questa volta, nella casa delle balàte rimase con padron nino rosa, la seconda moglie, e filippa col piccino se n'andò quietamente alla cameretta sulla via del cimitero. 8461_7877_000044 ma padron nino, senza fermarsi, senza voltarsi, con la berretta a barca di pelo calcata fin su gli occhi- uno chiuso e l'altro no- e la pipetta di radica tra i denti, troncò in bocca a tutti domande e recriminazioni scattando. lasciatemi stare affari miei. 8461_7877_000045 si chinò con un singhiozzo nella gola, a trsi in braccio il bambino di tre anni e s'avviò di furia gridando: a casa, a casa. le due donne lo seguirono e tutto il popolo si mosse dietro, avanti, intorno, schiamazzando. 8461_7877_000046 padron nino, saltando a terra, porse la mano all'una e all'altra, silenzioso si chinò a baciare il bambino, se lo tolse in braccio e s'avviò avanti come l'altra volta, seguito dalle due donne. 8461_7877_000047 aveva parlato poco prima con un forense, padron nino mo, e si presentò al pretore, al solito suo, serio, placido e duro, gli rispose che nel suo caso non si poteva parlare di bigamia perché la prima moglie figurava ancora in atti e avrebbe seguitato a figurare sempre come morta. 8461_7877_000048 padron nino restò dapprima come perduto tra quelli che così lo assaltavano e cercò, spaventato negli occhi degli altri, quasi l'assicurazione che poteva credere a quella notizia senza impazzire. 8461_7877_000049 ed ecco, ne davano una prova quella sera stessa, lasciando aperta per tutta la notte la porta della loro casupola, nell'ombra di quella triste spiaggia morta che protendeva qua e là nell'acqua stracca, crassa, quasi oleosa. 8461_7877_000050 non dipende da me. lei faccia come crede, io ho fatto l'obbligo mio. bacio le mani e tornò puntuale ogni cinque mesi a fare l'obbligo suo, sicurissimo che dio gli comandava così. 8461_7877_000051 ma come registrare il secondo, di lì a cinque mesi, nato da filippa, che figurava ancora come morta o illegittimo? il primo, nato dal matrimonio putativo o illegittimo il secondo, non c'era via di mezzo. 8461_7877_000052 marito gelosia, tutt'al più, avrebbe potuto aver filippa di lei. ma no, comprendevano che neanche filippa poteva averne, sapendo che rosa aveva agito senz'inganno e non aveva colpa. e dunque, 8461_7877_000053 il volto gli si scompose, passando in un attimo dallo stupore all'incredulità, dall'angoscia rabbiosa alla gioja, poi feroce, quasi di fronte a una sopraffazione. scostò tutti, ne abbrancò uno per il petto e lo squassò con violenza gridando: che dite, che dite. 8461_7877_000054 dunque, c'era poi per tutt'e due la santità del matrimonio inviolabile, la devozione per l'uomo che lavorava per il padre. egli era sempre in viaggio, sbarcava per due o tre giorni soltanto al mese. 8461_7877_000055 per godersi lo spettacolo d'un uomo che veniva a trovare a terra due mogli, spettacolo tanto più da ridere per essi quanto più grave e doloroso era per lui l'impaccio. 8461_7877_000056 l'oppressione di quella folla era per essi l'oppressione stessa delle anime loro, lì presente e tangibile, e non pensavano che almeno quella si potesse rimuovere. 8461_7877_000057 ci pensò filippa. dopo avere acceso il lume sulla tavola già apparecchiata in mezzo alla stanza per la cena, si fece alla porta. gridò: signori miei, ancora che volete? avete veduto, avete riso. non vi basta, lasciateci pensare adesso agli affari nostri. casa ne avete? 8461_7877_000058 non potendo parlare, indicava la paratia che ne tirassero subito l'alzaja. sì, sì. e come il canapo fu preso a calare per il rimorchio. gridò: reggete, lo afferrò con le due mani. scavalcò e, come una scimmia, a forza di braccia scese lungo l'alzaja, si buttò tra i rimorchiatori che lo aspettavano con le braccia protese. 8461_7877_000059 ma distintamente. si coglieva soltanto il nome della tartana: filippa. filippa padron. nino mo se ne stava in disparte, lui solo senza curiosità, col berretto di pelo calcato fin su gli occhi, dei quali teneva sempre chiuso il manco quando lo apriva era strabo. 8461_7877_000060 padron nino mo si trasse un po indietro e s'appuntò gl'indici delle due mani sul petto. io esclamò: e che ci ho da fare io, se dio permette così. 8461_7877_000061 durante la sua assenza dal paese, però, le due sorelle tornarono insieme nella casa delle balàte e insieme, quiete, rassegnate e amorose, attesero alle faccende domestiche e al bambino. 8461_7877_000062 poi le due donne inginocchiate a terra curve su le seggiole e padron nino, seduto con la fronte su un pugno appoggiato a uno spigolo della tavola già sparecchiata, intenti a recitare il rosario. in fine il piccino, solo il figlio della prima moglie. 8461_7877_000063 e quelli che s'attardarono a spiare dall'ombra, passando ora l'uno ora l'altro davanti alla porta e gettando un rapido sguardo obliquo nell'interno della casupola, poterono veder dapprima i tre seduti a tavola col piccino a cenare. 8461_7877_000064 eccole, eccole là su la banchina. ecco, filippa, eccola là, viva. con un braccio gli fa cenni come per dargli coraggio, con l'altro si regge sul petto rosa. 8461_7877_000065 terra ch'egli ogni volta vedeva sparire come niente. appena s'allontanava un po dalle coste, nelle immensità del mare e del cielo, eccoli là, accorsi in folla al suo arrivo, assiepati là, impazienti e vociferanti, nel molo. 8461_7877_000066 tutta quella folla di curiosi assiepata lì davanti addensava l'ombra già cupa e toglieva il respiro. ma né padron nino mo né la moglie gravida avevano fiato di ribellarsi. 8461_7877_000067 la trovarono quasi in capo al paese, nella via che conduce al cimitero aereo, su l'altipiano, con la campagna dietro e il mare davanti. i fecero trasportare un lettuccio, un tavolino, due seggiole e, quando fu la sera, vi accompagnarono. rosa, la seconda moglie col piccino. 8461_7877_000068 a cui pareva rispondesse il lento e lieve sciabordio delle acque sulla spiaggia, sotto le stelle, nel bujo della notte già alta. il giorno appresso, padron nino e la gnà filippa, senza dar confidenza a nessuno, andarono in cerca d'una cameretta d'affitto. 8461_7877_000069 coricato sul letto matrimoniale in fondo alla camera e la seconda moglie, la gravida, seduta a piè del letto, vestita col capo appoggiato alle materasse, con gli occhi chiusi. 8461_7877_000070 lo gridava anche alla folla e soggiungeva rivolta a questo e a quello: non abbiate paura, né scandalo, né guerra, né invidia, né gelosia. quello che dio vorrà, siamo gente di dio. 8461_7877_000071 alle vicine, a tutti i curiosi che venivano a interrogarle, per tutta risposta aprivano le braccia, alzavano gli occhi al cielo e, con un mesto sorriso, rispondevano: come vuole dio comare, come vuole dio compare. 8461_7877_000072 razzano i vetri delle case variopinte, brilla la marna dell'altipiano a cui il grosso borgo è addossato. risplende come oro lo zolfo accatastato su la lunga spiaggia e solo contrasta l'ombra dell'antico castello a mare, quadrato e fosco, in capo al molo. 8461_7877_000073 la povera incinta che trema tutta e piange e si strugge dalla pena e dalla vergogna, tra gli urli, le risa, i battimani, lo sventolio dei berretti di tutta quella folla in attesa. 8461_7877_000074 messa così da parte, senz'altro buttata fuori sola in quello stato. ma pensate, in quello stato, con che cuore e che colpa aveva la poveretta. 8461_7877_000075 nessuno si voltò a dar retta a quelle grida. tutti i calchi arrancarono dietro la barca del rimorchio ove, in gran confusione, padron nino mo veniva intanto ragguagliato su quel miracoloso ritorno della moglie. rediviva che tre anni addietro, nel recarsi a tunisi a visitare la madre moribonda, 8461_7877_000076 ognuno con la sua coscienza. signore, rispose cose di famiglia. non c'entra nessuno, dio solo e basta. e due giorni dopo, rimbarcandosi neanche alla ciurma della sua tartana, volle dir nulla. 8461_7877_000077 giunti al castello che già le fiamme del crepuscolo s'erano offuscate e il cielo, prima di porpora, era divenuto quasi fumolento. molti della folla si sbandarono, imboccarono la larga strada del borgo già coi fanali accesi. 8461_7877_000078 né padron nino né alcuno della ciurma poteva mai supporre che tutto quel popolo fosse adunato lì per l'arrivo della filippa, quantunque proprio a loro paressero rivolti le grida e quel continuo, furioso sventolio di fazzoletti e di berretti. 8461_7877_000079 mentre gli altri due padron, nino e la gnà filippa, conversavano tra loro a bassa voce, pacatamente ai due capi della tavola, finché non vennero a sedere su l'uscio a seguitare la conversazione in un mormorio sommesso. 8461_7877_000080 e ora? e ora, filippa era venuta a trovare rosa, maritata con lui e incinta, incinta da quattro mesi. ah sì, c'era da ridere veramente. un uomo così tra due mogli, tra due sorelle, tra due madri. 8461_7877_000081 il grido di uno dei calchi e le risa sguajate da cui questo grido fu accolto, due mogli zi nì allegramente lo riscossero dallo sbalordimento e gli fecero guardare con rabbioso dispetto tutti quegli uomini vermucci di terra. 8461_7877_000082 padron nino mo si portò una mano alla nuca e si fece saltar sul naso la berretta. prese a grattarsi la testa. poi disse all'ufficiale di stato civile e scusi, non potrebbe registrarlo come legittimo della seconda? 8461_7877_000083 tutte buone ragioni, sì, e oneste e quiete. ma appunto perché così buone e quiete e oneste, irritarono e padron nino mo, il giorno dopo il suo secondo arrivo fu chiamato dal pretore per sentirsi ammonire severamente che la bigamia non era permessa dalla legge. 8461_7877_000084 sì, così voleva la legge. ma che legge era quella legge turca? no, no, perdio, non era giusto, non era giusto. e tanti e tanti. il giorno appresso risoluti. 8461_7877_000085 ma sentì in pari tempo di non poter ribellarsi a quella violenza orrenda che lo trascinava. degli uomini e del caso avvertì come uno scoppio interno, un intronamento per cui le orecchie presero a rombargli e gli s'offuscò la vista. 8461_7877_000086 così investita, la gente si ritrasse parte di qua, parte di là dalla porta, lanciando gli ultimi lazzi, ma pur molti rimasero a spiare da lontano nell'ombra della spiaggia. 8461_7877_000087 che il diavolo vi porti, venite a ogni nove mesi almeno. salvate la decenza, gabbate la legge e ve li schiaffo tutti qua legittimi, uno dopo l'altro. padron nino mo ascoltò impassibile la sfuriata, poi disse: 8461_7877_000088 due mesi addietro, di sera essa gli aveva allungato all'improvviso una strizzatina al cuore e lo aveva lasciato boccheggiante, col capo riverso su la sua scrivania di ministro al palazzo dei lavori pubblici. 8461_7877_000089 poteva mai passare per il capo ai cav. spigula-nonnis che il carro-feretro dell'on. costanzo ramberti verso le due, da alcuni ferrovieri cascanti a pezzi dal sonno, dovesse essere agganciato al treno che partiva in quell'ora per. 8461_7877_000090 appena scesi alla stazione di castel gandolfo. tutti però si ricomposero, riassunsero l'aria grave e compunta, si vestirono della solennità, del momento luttuoso, dell'importanza che dava loro la folla rispettosa, accorsa per assistere. 8461_7877_000091 e sarebbero rimasti lì soli, quella notte, tra il frastuono dei treni in arrivo e in partenza, tra l'andar frettoloso dei viaggiatori notturni, lì stesi immobili nel bujo delle loro casse, fra il tramenio incessante d'una stazione ferroviaria. addio, addio. 8461_7877_000092 lì, tranne quella di fare una gita in larga compagnia, notoriamente avversarii del ramberti o denigratori di lui. in segreto avvertivano costoro che la loro presenza violentava qualche cosa. 8461_7877_000093 la fine. tutto questo l'on. costanzo ramberti immaginò alla vigilia della morte. un po per colpa sua, un po per colpa d'altri, la realtà non corrispose interamente a quanto egli aveva immaginato. 8461_7877_000094 la marsina doveva esser di là nel baule insieme con l'uniforme nuova, lo spadino e la feluca di ministro. intanto, per far la prova, rattrasse i piedi e se li guatò. 8461_7877_000095 i funerali e il trasporto sarebbero stati certamente a spese dello stato. e la cassa, ecco, era sollevata, attraversava le camere, scendeva stentatamente le scale della villetta, attraversava il giardino, seguita da tutti i colleghi, di nuovo a capo scoperto, col presidente del consiglio innanzi a tutti. 8461_7877_000096 che era stato digestio post mortem sospirò dignitosamente in latino. uno di essi, ch'era medico, appena poté rimettersi un po di fiato in corpo. 8461_7877_000097 il cav. spigula-nonnis si accostò per leggerlo con gli occhi miopi, lesse più su avalli omini e scrollò il capo e sospirò. 8461_7877_000098 che il sindaco del paese, per farsi onore, con l'ajuto del cav. spigula-nonnis, avrebbe trasformato in cappella ardente con cassoni di lauro e altre piante e fiori e candelabri. 8461_7877_000099 che da tanti giorni e tante notti lo assisteva, pover'uomo, con devoto affetto, senza lasciarlo solo neanche un momento, struggendosi a piè del letto, di non potere in alcun modo alleviargli le sofferenze. 8461_7877_000100 arrivò di notte alla stazione di valdana, il solo sindaco e quattro fidati beccamorti erano ad aspettarla alla stazione e zitti, zitti, col passo dei ladri che sottraggono alla vista dei doganieri un contrabbando. 8461_7877_000101 fossero stati neri. prese quattro candelabri dorati, roba del mille e uno fiori sì e piante, fiori per terra, fiori sul letto, tutta la camera piena. 8461_7877_000102 naturalmente il carro feretro di questo la mattina dopo fu adornato con magnificenza, sotto la vigilanza dello stesso capo della casa di pompe funebri che si era assunto l'incarico del funerale a spese dello stato. 8461_7877_000103 stette ancora un pezzo, un lungo pezzo, a contemplare quei due carri-feretro lì accanto, due morti, due già andati, che dovevano ancora viaggiare. 8461_7877_000104 non avrebbe avuto mai fine così una settimana. la stanchezza però che già egli avvertiva non era a cagione di quell'eternarsi del tempo tra la peluria del suo scialle di lana. era effetto dello sforzo che faceva su se stesso per impedirsi di pensare. 8461_7877_000105 forse, data la vicinanza e dato il breve tempo trascorso dalla sua uscita dal ministero s, e il presidente del consiglio e i ministri già suoi colleghi e i sotto-segretarii di stato e i molti deputati amici sarebbero venuti da roma a vederlo morto lì in quella camera. 8461_7877_000106 cavaliere, per favore un sorso d'acqua. il cav. spigula-nonnis balzò in piedi quant'era lungo, riscotendosi dal torpore, gli porse l'acqua. gli chiese: premuroso, eccellenza, come si sente? 8461_7877_000107 sarebbero entrati tutti a capo scoperto, col presidente del consiglio in testa, lo avrebbero contemplato un pezzo muti, costernati, pallidi, con quella curiosità trattenuta dall'orrore istintivo che tante volte egli stesso aveva provato davanti ad altri morti. momento solenne e commovente. 8461_7877_000108 un vecchio facchino della stazione, mezzo sciancato e asmatico, venne col pentolino della colla ad attaccare anche sul carro dell'on. ramberti lo stesso cartellino e se ne andò. 8461_7877_000109 l'on. costanzo ramberti, rivide la propria cassa, tratta fuori del carro e la seguì entro il vagone nudo e polveroso che certamente a roma sarebbe stato addobbato e parato con tutte le corone che il re e il consiglio dei ministri, il municipio di valdana e gli amici avrebbero inviato. partenza. 8461_7877_000110 c'era la luna, c'era la luna, non sapeva dir altro. la luna che luna. una luna, una luna. va bene, c'era la luna, ma, caro signore, qua bisogna spedire un telegramma d'urgenza a s e il presidente della camera. 8461_7877_000111 il cimitero era laggiù, dietro il colle, fosco e solitario. i cavalli andavano a passo lento, quasi per dargli il tempo di godere di quegli estremi onori che gli si rendevano e che gli prolungavano d'un breve tratto ancora la vita, oltre la fine. 8461_7877_000112 un altro a s e il presidente del consiglio un altro al sindaco di, di dov'era deputato sua eccellenza valdana. che luna lasci stare la luna. dunque, al sindaco di valdana si dice: 8461_7877_000113 rivide col pensiero la via principale della città, tutta imbandierata a mezz'asta via costanzo rambertl e le finestre gremite di gente in attesa del carro tirato da otto cavalli, bardati, coperto di corone e tanti per via che si mostravano a dito quella del re, bellissima fra tutte. 8461_7877_000114 e c'è anche tutta la scolaresca con le bandiere dei varii istituti e quant'altre bandiere di sodalizii. sì, perché egli veramente, pur tutto inteso ai problemi più alti della politica, alle questioni più ardue dell'economia sociale, non aveva mai trascurato gl'interessi particolari del collegio. 8461_7877_000115 e quando alla fine era riuscito a strappar la vittoria, aveva la morte dentro la morte, la morte che gli s'era insinuata da un pezzo nel corpo di soppiatto quand'era andato dal re a prestare il giuramento. 8461_7877_000116 l'on. costanzo ramberti strizzò gli occhi, volle ricordarsi d'una vecchia definizione dell'anima che lo aveva molto soddisfatto quand'era ancora studente di filosofia. 8461_7877_000117 la vista degli oggetti attorno lo richiamasse, con qualche rimpianto, alle relazioni che poteva avere ancora con la vita e che la morte tra poco avrebbe spezzate, raccolto, rimpiccolito. entro quel limite angustissimo si sentiva più sicuro, più riparato, quasi protetto. 8461_7877_000118 povero ramberti, e tutti si sarebbero quindi ritirati di là ad aspettare ch'egli fosse chiuso nella cassa già pronta. valdana, la sua città natale, valdana che da quindici anni lo rieleggeva deputato, valdana per cui aveva fatto tanto, avrebbe certamente voluto le sue spoglie mortali. 8461_7877_000119 sa chi era quell'altro e dove sarebbe andato a finire. stava lì quella notte senza alcun sospetto dell'onore che gli toccava d'avere accanto, uno che riempiva di sé in quel momento tutti i giornali d'italia e che il giorno appresso avrebbe avuto accoglienze trionfali da tutta una città che lo piangeva. 8461_7877_000120 di due o di tre giorni, fors'anche al più d'una settimana. ma se un minuto tra quelle minuzie là passava così lento, così lento, eh, avrebbe avuto anche il tempo di stancarsi, sì, proprio di stancarsi in una settimana. 8461_7877_000121 e appena vestito, sissignori, si dovette rispogliare e poi rivestire daccapo, perché dal municipio di valdana, questo sì, come l'on. costanzo ramberti aveva immaginato, 8461_7877_000122 subito dopo quella sincope, gli s'era lasciato intendere con bella maniera che sarebbe stato opportuno, oh, soltanto per riguardo alla sua salute, non per altro, lasciare il portafoglio. 8461_7877_000123 gli toccò a viaggiare per tutto il resto della notte, via lentamente, via lugubremente, verso la destinazione di quell'altro morto ch'era un giovine seminarista di avezzano per nome feliciangiolo scanalino. 8461_7877_000124 che altro si poteva fare in un frangente come quello? e l'innocente seminarista feliciangiolo scanalino ebbe le accoglienze trionfali della città di valdana nel. 8461_7877_000125 a ridere, grati a quei cinque o sei più sinceri che per i primi avevano rotto l'aria di compunzione con qualche frizzo e ora seguitavano a far da buffoni. 8461_7877_000126 questo sarebbe stato poco male, in fondo, se il cav spigula-nonnis, svegliandosi di soprassalto verso le quattro del mattino e trovandolo già freddo e duro, non fosse rimasto straordinariamente impressionato. 8461_7877_000127 era introdotta nel carro del municipio tra la curiosità timorosa e rispettosa di tutta la popolazione accorsa allo spettacolo insolito. qui ancora, l'on. ramberti lasciò cacciar dentro del carro la cassa e rimase fuori a vedere il carro che. 8461_7877_000128 poi lo stagnajo, come si chiamava quello strumento rombante con una livida lingua di fuoco. ecco la lastra di zinco da saldare su la cassa. ecco il coperchio da avvitare. 8461_7877_000129 monumento, anche un monumento, cose grandi, e sì, proprio una piazza, quella della posta, ribattezzata col nome di lui. e un medico arrivò a roma per praticare al cadavere alcune iniezioni di formalina, diceva, 8461_7877_000130 dopo molte evoluzioni su per le linee intricate, vide alla fine quel carro lasciato in capo a un binario in fondo, accanto a un altro su cui già era incollato un cartellino con la scritta feretro. 8461_7877_000131 paramenti ricchissimi di velluto, con frange d'argento a padiglione e veli e nastri e palme. sul feretro coperto da una splendida coltre, la sola corona del re, ai due lati, quelle dei presidenti della camera e del consiglio dei ministri. 8461_7877_000132 e in coda a quel treno che partiva per l'abruzzo quasi vuoto e che, coi freni logori, finiva di sconquassare le povere vecchie, sporche vetture di cui era composto. 8461_7877_000133 dov'era arrivato. doveva partire per valdana. la salma: sì, meglio tenersi alla salma, soltanto ecco, la prendevano per la testa e per i piedi. nella cassa era già deposto un lenzuolo zuppo d'acqua sublimata nel quale la salma sarebbe stata avvolta. 8461_7877_000134 tutti i giornali d'opposizione che avevano tanto malignato su la sua nomina, qualificandola favoritismo sfacciato del presidente del consiglio. ora, nel dare l'annunzio della sua morte immatura, 8461_7877_000135 dove poteva essere là nella cassa, caro robertelli? eh, uno alla volta. ma l'on costanzo ramberti vedeva quella scena. 8461_7877_000136 e coraggiosamente, l'on. costanzo ramberti si vide morto, come gli altri lo avrebbero veduto, com'egli aveva veduto tanti altri, morto e duro lì su quel letto coi piedi rattratti nelle scarpine di coppale. 8461_7877_000137 messo a sedere sul letto perché l'asma non lo soffocasse. abbandonato su i guanciali ammontati, l'on. costanzo ramberti guardava, attraverso le gonfie palpebre semichiuse, il raggio di sole che, entrando dalla finestra. 8461_7877_000138 un faccione. così gli fecero, senza più, né naso, né guance, né collo, né nulla. una palla di sego, ecco, tanto che si pensò di nascondergli il volto con un fazzoletto. 8461_7877_000139 addentro perciò nelle segrete cose. l'on. costanzo ramberti, che conosceva tutte le magagne del servizio ferroviario, avrebbe potuto prevedere facilmente un simile tradimento. 8461_7877_000140 giunse un telegramma d'urgenza nel quale si annunziava che la cittadinanza, addoloratissima con voto unanime, reclamava la salma del suo illustre rappresentante per onorarla con esequie solenni. 8461_7877_000141 ma non aveva altri accanto, nessun parente, né prossimo né lontano. moriva solo, com'era sempre vissuto solo in quell'amena villetta di castel gandolfo, presa in affitto con la speranza che dopo due o tre mesi di riposo si sarebbe rimesso in salute. 8461_7877_000142 e ridisceso su la via per recarsi a cenare alla solita pensione, volle prima di tutto comperare in un'edicola altre dieci copie di quel giornale per mandarle a novara. il giorno appresso ai parenti, a gli amici, con l enne aggiunta, s'intende, e il passo segnato con un tratto di lapis turchino. 8461_7877_000143 sì, la presenza di quell'uomo squallido, allampanato, miope, lo teneva per un filo esilissimo ormai su la scena, investito della sua parte fino. 8461_7877_000144 e annunziavano che già il sindaco, una rappresentanza del consiglio comunale e altri egregi cittadini devoti, amici dell'illustre estinto, erano partiti alla volta di roma per scortare il cadavere. 8461_7877_000145 non lo dicevano. si mostravano anzi compunti ed erano forse, ma per il segreto rammarico d'aver consumato e di consumare tuttavia, in lotte vane e meschine, l'esistenza così breve, così poco sicura e che pur sentivano cara, lì, in quella fresca, ariosa apparizione incantevole. 8461_7877_000146 protetto e tutt'intento ad avvistar le minime cose, gli esilissimi fili arricciolati e indorati dal sole della calugine di quello scialle. assaporava la lunghezza del tempo, di tutto il suo tempo, che poteva essere di ore o forse di qualche altro giorno. 8461_7877_000147 tutto come l'on. costanzo ramberti s'era figurato: c'era l'esistenza innanzi tempo spezzata e c'erano i grandi servigi che certamente egli avrebbe potuto rendere ancora alla patria. 8461_7877_000148 cereo in volto e gelido, le mani quasi sassificate, composto e, ma sì, elegante anche nell'abito nero, tra tanti fiori sparsi lungo la persona e sul guanciale. 8461_7877_000149 ma pure lo ajutava, quel cav spigula-nonnis, senza saperlo: lo ajutava a morire con dignità, filosoficamente. forse, se fosse stato solo, si sarebbe messo a smaniare, a piangere, a gridare con disperata rabbia. 8461_7877_000150 peccato che il nonnis del suo cognome fosse stampato con un enne sola, ma si capiva ch'era. lui rilesse quel cenno a dir poco, una ventina di volte. 8461_7877_000151 simile in tutto a quello cui tante volte aveva assistito con curiosità crudele di qualche bestiolina agonizzante, d'un insetto caduto nell'acqua, appeso a un bioccolo, a un peluzzo natante. 8461_7877_000152 il ronzio era d'un moscone a cui egli, col suo destarsi improvviso, aveva rotto il sonno. quando all'alba accorse il sindaco agostino migneco, chiamato in fretta in furia dal cameriere, il cav. spigula-nonnis, c'era. 8461_7877_000153 lo so io solo e il telegrafista, qua anche a roma e ad avezzano, il capo-stazione e il telegrafista commendatore, è interesse nostro dell'amministrazione ferroviaria tener segreta la cosa, si affidi. 8461_7877_000154 accadde una cosa che l'on ramberti non si sarebbe potuto mai immaginare: una cosa orribile. nel silenzio quasi sacro di quella scena, un improvviso borboglio lugubre squacquerato nel ventre del cadavere, che intronò e atterrì tutti gli astanti. 8461_7877_000155 aveva appena quarantacinque anni, ma s'era ucciso, lui, bestialmente, con le sue mani. se l'era troncata, lui, l'esistenza a furia di lavoro e di lotta testarda, accanita. 8461_7877_000156 eh sì, si possono dare di queste consolazioni a uno che se n'è andato, e tanto più poi, in quanto che l'amicizia, la famosa protezione del presidente del consiglio non erano arrivate fino al punto di concedergli quell'altra di morire almeno da ministro. 8461_7877_000157 vorresti per l'amico tuo, che pur ti fece tanti favori, un funerale spiccio, spiccio, lasciaglielo fare con pompa e solennità. vedi, ecco il signor prefetto, largo, largo. uh, c'è anche il colonnello, ma già gli toccava anche l'accompagnamento militare. 8461_7877_000158 ebbe l'impressione d'un tradimento. era tutto finito così e restò lui solo nell'incerto, afflitto lume del giorno, morente sotto l'alto, immenso lucernario affumicato, a seguire con gli occhi le manovre del treno che si scomponeva. 8461_7877_000159 quando, tre ore dopo, alla stazione di roma, il cav. spigula-nonnis vide con infinita tristezza allontanarsi tutti coloro che erano venuti a castel gandolfo senza volgere nemmeno uno sguardo. un ultimo sguardo d'addio al carro ove s e l'on. ramberti. 8461_7877_000160 consiglieri provinciali e comunali, alcuni un po goffi nell'insolito abito nero o col cappello a stajo. il robertelli, eh sì, lui sì, caro robertelli, piangeva, si faceva largo dov'è. 8461_7877_000161 su e giù per viottoli di campagna, stenebrati a malapena da un lanternino, se la portarono al camposanto e la seppellirono traendo un gran sospiro di sollievo. 8461_7877_000162 molti più deputati amici di quanto l'on. costanzo ramberti sapesse d'averne. accorsero la mattina seguente a castel gandolfo, insieme coi presidenti della camera e del consiglio, e i ministri e i sotto-segretarii di stato. 8461_7877_000163 e poi subito qua bisognerà vestirlo al più presto. vede, il cadavere è già irrigidito per miracolo. il cav. spigula-nonnis non mise in tutti quei telegrammi che c'era la luna? 8461_7877_000164 rincasando verso la mezzanotte, nel silenzio delle vie deserte vegliate lugubremente dai lampioni, il cav. spigula-nonnis ripensò ai due carri-feretro là in capo a un binario della stazione, in attesa. 8461_7877_000165 e l'on. costanzo ramberti seguì il treno, col suo carro-feretro in coda, per tanta e tanta via, fino alla stazione di valdana, gremita anch'essa di popolo. ecco a uno, a uno, i suoi più fedeli e affezionati amici. 8461_7877_000166 cosicché neanche per i giornali amici del ministero la sua morte sarebbe stata un vero lutto nazionale, ma sarebbe stato a ogni modo per tutti un illustre estinto. questo sì, senza dubbio. 8461_7877_000167 in colonna, coi due presidenti in testa, fra due ali e un codazzo enorme di popolo alla villa del ramberti. quest'arrivo, questa entrata nel paese imbandierato a lutto, questo corteo, furono realmente di gran lunga superiori a quanto il ramberti aveva immaginato. 8461_7877_000168 il sindaco di valdana restò come basito e come si faceva adesso, con tutto il popolo lì in attesa, con la città parata. commendatore, suggerì sottovoce il capostazione ponendosi una mano sul petto. 8461_7877_000169 che cosa? l'aspettazione del morto, l'aspettazione d'uno che non poteva più protestare e cacciarli via svergognandoli. ma era, sì o no, una visita funebre quella? se era via un morto, non si va a visitarlo così, chiacchierando allegramente e ridendo. 8461_7877_000170 ribrezzo provava anche lui, del resto, pensando che le sue carni, il suo corpo nudo sarebbe stato toccato dalle grosse mani ossute e visto da quell'uomo lì. 8461_7877_000171 tutti quei colleghi là, amici e non amici, ignoravano la rappresentazione che il povero ramberti si era fatta alla vigilia della morte, di quella loro visita, naturalmente secondo il carattere che essa avrebbe dovuto avere, di tristezza, di rimpianto, di commiserazione per lui. 8461_7877_000172 quando, con un'aria di afflitta rassegnazione ma in cuore tutto ridente, aveva ricevuto le congratulazioni dei colleghi e degli amici, aveva la morte dentro e non lo sapeva. 8461_7877_000173 ma questa essenza dentro di me è per se stessa o in quanto io? sono due casi. se è per sé e soltanto dentro di me, si rende cosciente di se stessa. fuori di me non avrà più coscienza e che sarà dunque. 8461_7877_000174 qualche cosa che io non sono, che essa medesima non è. finché mi rimane dentro, andata fuori sarà quel che sarà, seppure sarà perché c'è l'altro caso, che essa cioè sia in quanto io sono, sicché dunque, non essendo più io. 8461_7877_000175 se aveva proprio perduto la testa, quel pover'uomo, oh, affezionatissimo. lagrime a fontana, ma la marsina si dovette spaccare in due di dietro peccato, nuova, nuova, perché le braccia del cadavere non si movevano più. 8461_7877_000176 a che voleva pensare, ormai, alla sua morte, piuttosto, ecco, poteva darsi a immaginare tutto ciò che sarebbe avvenuto dopo. sì, sarebbe stato un modo anche questo d'impedire che 8461_7877_000177 come se egli veramente non fosse dentro la cassa, che pur pesava. sì, sì, pesava, e lo dimostravano chiaramente gli uscieri del municipio in guanti bianchi e livrea, che stentavano a caricarsela sulle spalle. 8461_7877_000178 ma paesetti non si trovava nulla, mancavano i bravi operai. era corso in chiesa per qualche paramento. tutti damaschi rossi a strisce. 8461_7877_000179 dati, due carri-feretro in attesa in una stazione di tanto traffico. niente di più facile e di più ovvio che uno fosse spedito al destino dell'altro e viceversa. 8461_7877_000180 l'esilità di questo filo gli esasperava internamente, di punto in punto, l'angoscia e il terrore. poich'egli non poteva non sentir vano, vano e disperato lo sforzo con cui tutta l'anima sua si aggrappava ad esso. 8461_7877_000181 che di molti beneficii doveva essergli grato a lungo. e valdana, forse, gli avrebbe dimostrato questa gratitudine con qualche ricordo marmoreo nella villa comunale, o intitolando dal nome di lui qualche via o qualche piazza, e intanto con quelle esequie solenni. 8461_7877_000182 vietandosi anche d'allungare lo sguardo oltre le sponde del letto nella camera, non già per raccogliersi nel pensiero della fine imminente, ma al contrario per timore che allargando anche d'un po l'orizzonte al suo sguardo. 8461_7877_000183 la ignoravano e tuttavia, per il solo fatto che essa ora si effettuava, non potevano non avvertire di tratto in tratto che era sconveniente il modo con cui si effettuava. e i non amici non potevano non avvertire che essi vi erano di più e che commettevano una violenza. 8461_7877_000184 quando, verso le tre del pomeriggio, il treno arrivò alla stazione di valdana, rigurgitante di popolo commosso, il sindaco, che aveva accompagnato la salma con la rappresentanza comunale, fu chiamato misteriosamente in disparte nella sala del telegrafo dal capo-stazione che tremava tutto pallidissimo. 8461_7877_000185 la sua autorità, il suo prestigio, cose vane che gli venivano meno, che non avevano più pregio, ma che tuttavia, sul vuoto che tra poco lo avrebbe inghiottito campeggiavano, come larve di sogno, parvenze di vita. 8461_7877_000186 davvero, per farsi onore, il sindaco migneco avrebbe voluto metter su una camera ardente da far restare tutti a bocca aperta col catafalco e ogni cosa. 8461_7877_000187 e il sindaco di valdana sarebbe accorso con due o tre consiglieri comunali per accompagnare la salma. l'anima, eh, l'anima, partita da un pezzo e chi sa dove arrivata. 8461_7877_000188 e che l'illustre estinto dovesse così essere sottratto alle accoglienze trionfali, alle onoranze solenni della sua città natale. ma l'on. costanzo ramberti, uomo politico già salito al potere, 8461_7877_000189 già morì di notte, non si sa se durante il sonno, certo senza farsi sentire dal cav. spigula-nonnis che, vinto dalla stanchezza, s'era profondamente addormentato sulla poltrona a piè del letto. 8461_7877_000190 grandi elogi, grandi elogi facevano tutti dell'on. costanzo ramberti. il compianto era unanime e debitamente erano messi in rilievo i meriti, lo zelo. 8461_7877_000191 sformalina, avrebbe detto invece il sindaco migneco, col dovuto rispetto, perché, dopo quelle iniezioni, oh, il volto cereo, l'eleganza con cui si era rappresentato da morto l'on. costanzo ramberti. 8461_7877_000192 sentì come una vellicazione al ventre. levò una mano e si lisciò sul capo i capelli. poi si strinse la barba rossiccia spartita sul mento. 8461_7877_000193 chiuso, inchiodato lì nel suo carro. ora, egli non poté protestare contro quello scambio indegno, allo strappo che sei facchini bestiali facevano in quel momento, di tutte le gramaglie di cui la sua valdana si parava quella notte per accoglierlo solennemente il giorno appresso. 8461_7877_000194 un certo conforto veniva loro dal pensiero che essi ne potevano godere ancora, pur fuggevolmente, mentre quel loro compagno no. e così, confortati, in fatti, a poco a poco, durante il breve tragitto, cominciarono a conversare lietamente. 8461_7877_000195 l'anima è quell'essenza che si rende in noi cosciente di se stessa e delle cose poste fuori di noi. già così era la definizione d'un filosofo tedesco. 8461_7877_000196 e anche lui, il cav. spigula-nonnis, se ne andò. se ne andò angosciato per via però comperati. i giornali della sera. si riconfortò nel vedere le lunghe necrologie che tutti recavano in prima pagina col ritratto dell'illustre estinto in mezzo. 8461_7877_000197 a questo punto l'on. costanzo ramberti non vide più se stesso dentro la cassa, rimase fuori e vide la cassa come gli altri la avrebbero veduta: una bella cassa di castagno in forma d'urna levigata con borchie dorate. 8461_7877_000198 era arrivato dalla stazione di roma un telegramma che avvertiva in gran segreto dello scambio dei vagoni mortuarii. la salma dell'on. ramberti si trovava alla stazione d'avezzano. 8461_7877_000199 e tre, tutti d'urgenza, per dar l'infausto annunzio alla cittadinanza. mi spiego a gli elettori. avrà da fare quel sindaco. si sbrighi, per carità. bisognerà fare aprire l'ufficio telegrafico. si faccia accompagnare da una guardia a nome mio. 8461_7877_000200 eh, pazienza, caro tonni, pazienza. avrai dalla moglie una scenata, ma poi ti rappacificherai. rimani vivo tu. all'altro mondo invece non si rivà due volte. 8461_7877_000201 vennero anche alcuni senatori tra i meno vecchi e una frotta di giornalisti e anche due fotografi. era una splendida giornata a gente, oppressa da tanti gravi problemi sociali, intristita da tante brighe quotidiane. 8461_7877_000202 guidati dal sindaco migneco e dai consiglieri comunali affocati in volto, tutti in sudore, coi polsini che scappavan fuori dalle maniche e il giro delle cravatte dai colletti, ministri e deputati si recarono a piedi. 8461_7877_000203 doveva certo far l'effetto d'una festa, quel tuffo nell'azzurro, la vista deliziosa della campagna rinverdita, dei castelli romani solatii, del lago e dei boschi, in quell'aria ancora un po frizzante, ma nella quale si presentiva già l'alito della primavera. 8461_7877_000204 e i telegrammi di valdana parlavano della profonda costernazione della cittadinanza al ferale annunzio delle straordinarie, indimenticabili onoranze che la città natale avrebbe fatto al suo grande figlio. 8461_7877_000205 e tutti gli altri guatarono sconcertati il cadavere, che pareva si fosse coperto il volto col fazzoletto per fare senza vergogna una tal cosa in faccia alle supreme autorità della nazione, e uscirono gravemente accigliati dalla camera ardente. 8461_7877_000206 avrebbero forse tenuto conto de suoi meriti, de suoi studii lunghi e pazienti, della sua passione costante, unica, assorbente, per la vita pubblica, dello zelo che aveva posto sempre nell'adempimento de suoi doveri di deputato, prima di ministro, poi per poco. 8461_7877_000207 gli si stendeva su le gambe e indorava la calugine di uno scialle grigio di lana a quadri neri. si sentiva morire, sapeva che per lui non c'era più rimedio e se ne stava ormai tutto ristretto in sé. 8461_7877_000208 accompagnato da tanto popolo, scendeva lentamente, con solennità, dal borgo alla stazione ferroviaria. un vagone di quelli con la scritta avalli omini era bell'e pronto con le assi inchiodate per chiudervi il feretro. 8461_7877_000209 vedeva, uh, il tonni che ogni volta, poveretto, usciva di casa coi minuti contati dalla moglie ferocemente gelosa. eccolo lì, irrequieto, sbuffava, cavava fuori ogni momento l'orologio maledicendo al ritardo di un'ora con cui il treno era arrivato e a cui certo la moglie non avrebbe creduto. 8461_7877_000210 nel carro funebre che pareva una montagna di fiori, tirato da otto cavalli. ebbe la corona del re, ebbe l'elogio funebre del sindaco, ebbe l'accompagnamento di tutto un popolo fino al cimitero. 8461_7877_000211 col cav spigula-nonnis, lì a piè del letto, che lo chiamava eccellenza. non fiatava nemmeno. guardava fisso, attento, quasi meravigliato, innanzi a sé, con le labbra sfiorate da un leggero sorriso. 8461_7877_000212 prima da uno strano ronzio nella camera, poi dalla luna piena che, nel declinare, pareva si fosse arrestata in cielo a mirare quel morto sul letto attraverso i vetri della finestra rimasta per inavvertenza con gli scuri aperti. 8461_7877_000213 l'on. costanzo ramberti bevve due sorsi, poi, restituendo il bicchiere, sorrise pallidamente al suo segretario, richiuse gli occhi, sospirò così. 8461_7877_000214 tedesco quell'essenza. pensò adesso che vuol dire quella certa cosa che è innegabilmente, per la quale io, mentre sono vivo, differisco da me quando sarò morto. è chiaro. 8461_7877_000215 la marsina. intanto non si trovò nel baule e il cav. spigula-nonnis fu costretto a correre a roma, nel quartierino, in via ludovisi. ma non la trovò neanche là. era nel baule, era giù in fondo. 8461_7877_000216 a casa, s'immerse nella lettura di esse e si commosse molto al cenno che uno di quei giornali faceva delle cure, dell'amorosa assistenza, della devozione di cui egli, il cav. spigula-nonnis, aveva circondato in quegli ultimi mesi l'on. costanzo ramberti. 8461_7877_000217 almeno al suo pensiero smarrito, privo d'ogni conforto di religione. la vita diventasse d'un tratto, fra breve come niente, un modo di rimanere di qua ancora per poco, innanzi a gli occhi degli altri, se non più innanzi ai suoi proprii. 8461_7877_000218 pure di tratto in tratto, come se dagli usciolini delle vetture intercomunicanti si affacciasse la testa di costanzo ramberti. le conversazioni gaje e le risate cadevano e avvertivano tutti quasi uno smarrimento, un disagio impiccioso, segnatamente coloro che non avevano proprio alcuna ragione di trovarsi lì. 8461_7877_000219 non che proprio nel momento più solenne, allorché il presidente della camera e quello del consiglio con tutti i ministri e i sottosegretarii e i deputati e la folla dei curiosi entrarono nella camera ardente a capo scoperto, 8461_7877_000220 e tutti avrebbero rimpianto la sua esistenza, innanzi tempo spezzata, che certamente altri nobili servigi avrebbe potuto rendere ancora alla patria. 8461_7877_000221 circa una settantina di altre corone furono allogate nel carro appresso e, alle otto e mezzo precise, innanzi a gli occhi ammirati d'una vera folla d'amici dell'on. costanzo ramberti, feliciangiolo scanalino partì verso le onoranze solenni di valdana. 8461_7877_000222 l'on. costanzo ramberti viaggiava frattanto da avezzano nel carro nudo e polveroso, avalli omini, senza un fiore, senza un nastro, povera spoglia rimandata via, sballottata fuori di strada per luoghi così lontani dal suo destino. 8461_7877_000223 che per poco ancora dopo la sua morte egli poteva prevedere, si sarebbero agitate attorno a lui, attorno al suo letto, attorno alla sua bara. quel cav spigula-nonnis, dunque, lo avrebbe lavato, vestito e pettinato amorosamente, ma pur con un certo ribrezzo. 8384_7877_000000 ventinove chilometri, a buon conto, ogni minuto. secondo, hai dunque inventato il lumacone, la tartaruga, la bestia che sei, e questo medesimo animale, uomo, pretende di dare un dio, il suo dio a tutto. 8384_7877_000001 s'è formata anche lui una sua particolare filosofia di cui, strada facendo, per non restare indietro a nessuno, vuol dare un saggio ai due compagni, i pianta lì in mezzo allo stradone dicendo loro d'aspettare un pochino, perché ha riflettuto che sopri è molto lontana e non potrebbero arrivarci se non dopo il tocco. 8384_7877_000002 le voleva leggere da sé. ero già accecato. mi dicevano di no, che m'avrebbero fatto l'operazione quando non so. dicevano che si doveva maturare e aspettavo, ma mi annojavo lì in casa della zia. volevo ritornare al mio paese e piangevo. 8384_7877_000003 si udivano allora gemere gli alberi tormentati della vetta. e se questi alberi tacevano per un istante e si udiva invece, da più lontano, il frascheggiare confuso dei boschi sottoposti lassù, pareva si stesse sospesi tra le nuvole come in un pallone. 8384_7877_000004 i topi fanno così, le formiche fanno così, creaturine di dio innocenti. bisogna allargare le idee. e sta pur sicuro che non prendo per arricchire, ché allora sì, sarei ladro svergognato. prendo per mangiare, e chi muore muore sazio. non tocco neppure una mosca. 8384_7877_000005 ventotto agosto, benone, pochi giorni ancora, meno che un mese. benone e riponeva da parte il fogliolino del calendario, insieme con gli altri precedenti, perché ottimo per. 8384_7877_000006 i voltai, ma che dici: e lei, zitto bello, di con me e stendi la manina. così la manina me la cacciai subito dietro, come se avesse voluto farmi toccare il fuoco. 8384_7877_000007 lì si mise a dir forte: mica a me certe parole che io in prima non compresi. fate la carità a questo povero orfanello cieco, abbandonato solo al mondo. 8384_7877_000008 mah, io direi di tornare indietro. bel negozio ho fatto io a mettermi con vojaltri due. lascialo riposare, vedrai che gli passerà tutto. domando e dico che ci state a fare su la faccia della terra. 8384_7877_000009 che si lamentavano di continuo, ora per il freddo, ora per la solitudine, traendo da ogni piccola infelicità argomento di lagni e sospiri, e le sere d'inverno lassù. 8384_7877_000010 le palpebre murate e va come beandosi dell'aria che gli venta sulla bella faccia di cera. sa d'avere un dono prezioso: il dono della parola. e la vanità di farsi conoscere anche nei paesi vicini lo ha forse indotto ad accompagnarsi con quei due? 8384_7877_000011 lontana. s'immagina che debba arrivare il rombar sordo della vita cittadina e che qua, tra gli sterpi del poggio, forse qualche grillo strida di tratto in tratto nel silenzio e che, se la romba lontana cessi per un istante, si debba anche udire il borboglio fresco, sommesso dell'acqua che scorre? 8384_7877_000012 benone figurati, esclama marco. ma sai che potevo entrare in un ospizio io, dove avrei potuto imparare qualche arte o mestiere da guadagnare: sonare il violino o il flauto, per esempio? 8384_7877_000013 tanto meglio. allora conclude il osso, i guiderò io, ma bisognerebbe concertare qualche cosa. mi sono morte quelle tre cavie ch'erano la mia ricchezza. 8384_7877_000014 quella nebbia umida e densa che toglie lo spettacolo incantevole dei due laghi gemelli, ora vaporosi, ora morbidi come azzurri veli di seta, occhi più che occhiali tra le folte ciglia dei boschi di. 8384_7877_000015 qui il maraventano e la moglie si guastavano. jacopo pregava la signora guendalina: non bestemmiare. fallo almeno per pietà di noi, due povere donne esposte quassù. 8384_7877_000016 e leva le braccia agitando le mani per aria, mentre la faccia, col volume di tutta quella gran barba nera, gli si sbianca di più. un cieco che dica ciechi gli altri non è di tutti i giorni e fa furore. 8384_7877_000017 benché lui, marco di la verità, ci veda un po meglio di te, meglio di me, dice alfreduccio maravigliato e ride come uno scemo. 8384_7877_000018 e di questo suo disprezzo, non che della terra, ma di tutto il sistema solare e della stima che si era ridotto a far delle cose umane considerandole da tanta altezza, avrebbe voluto far partecipi moglie e figliuola. 8384_7877_000019 l'uomo ha il coraggio di dire: io ho inventato la ferrovia. e che cos'è la ferrovia? non te la comparo con la velocità della luce, perché ti farei impazzire, ma in confronto allo stesso moto di questo cece terra. che cos'è? 8384_7877_000020 se io non ci vedo niente, eh, via alfreduccio tra compagni. dimmi almeno che ci vedi poco ti dico niente parola d'onore e niente neanche marco. 8384_7877_000021 provoca di nuovo le risa del rosso che s'è fermato a guardarli, se non che a un certo punto, vedendo che alla svoltata seguitano a tirar via di lungo, ferma, ferma, perdio, si mette a gridare e, correndo, giunge appena in tempo a strapparli dal pericolo di precipitare giù nel burrone. 8384_7877_000022 e la immobilità delle stoviglie appese alle pareti e della povera e scarsa suppellettile rassettava il loro animo, conturbato dal vento e dal panico della notte, in quella orrenda solitudine alpestre. 8384_7877_000023 cerco da tanto tempo una bertuccia e non la trovo. se tu non fossi tanto stupido, potresti almeno fare le veci delle cavie. ho più di trecento pianete stampate proprio bene per militari, ragazze da marito, giovani, spose, vedove e vecchie, tutto sta a sapere pescare giusto nelle caselline. 8384_7877_000024 che cosa diventavano questi polviscoli infinitesimali chiamati uomini? che cosa? le vicende della vita, i casi giornalieri, le afflizioni e le miserie particolari, le generali calamità? 8384_7877_000025 ma non crediate che potreste scorgerlo a occhio nudo, forse con qualche telescopio di prim'ordine, e non lo so di certo. pallottoline care, mie pallottoline. 8384_7877_000026 tutti. alfreduccio allunga una mano per toccare marco e stringersi a lui. non tocca nulla, perché marco gli sta dietro. e allora chiama marco, eh, fa questi, protendendo anche lui una mano, nel vuoto, ma basta a confortarli la voce, sentendosi almeno vicini. bell'aria allegri. 8384_7877_000027 compagno ch'è stato? non so, m'è passata qualche cosa su la faccia foglia, non so, dormivo, dormi, dormi. ti farà bene una voce lontana di donna che passa cantando. 8384_7877_000028 questa zana, qua, per esempio, a piè del poggio, con l'acqua che vi scorre sotto la palancola, e là quella bisaccia e quella stampella sulla spalletta del viale, il cielo dietro il poggio con quel ricovero in cima, e il chiaror lieve e ampio che sfuma nella sera dalla città lontana. 8384_7877_000029 l'uomo, questo verme che c'è e non c'è, l'uomo che quando crede di ragionare, è per me il più stupido fra tutte le trecento mila specie animali che popolano il globo. 8384_7877_000030 per questa zana, sotto la palancola e il tenue stormire di questi alti alberi foschi, la luna che s'indovina e non si vede, quella bisaccia e quella stampella illuminate da essa, l'acqua della zana e questi eucalipti formano per conto loro un concerto a cui i due mendicanti restano estranei. 8384_7877_000031 traggono un sospiro di sollievo udendo il tonfo cupo della stampella del rosso. eccomi zitti, dice questi, ansimando e trascinandoli via per lo stradone: andiamo, andiamo. 8384_7877_000032 la signora guendalina tentava, ma timida, d'indurre il marito rinchiuso a farsi vedere dai visitatori, non foss'altro per dovere d'ospitalità, diceva. ma didina, ogni qualvolta la madre si provava a muovere questo discorso, le dava sotto sotto gomitate. poi, 8384_7877_000033 pensare che la luce, la quale, se non lo sapete, cammina con la piccolissima velocità di circa duecento novantotto mila e cinquecento chilometri al minuto. secondo, 8384_7877_000034 zitto, zitto, quatto quatto. scese su la spianata. né egli discerneva tra la nebbia gl'innamorati, né questi tra loro si discernevano. dall'alto, sospirava una voce: cadrà tanta neve, tanta neve dev'esser bello, rispondeva dalla spianata l'altra voce. bello sarebbe per me. 8384_7877_000035 rimanessi qua. ma per te no, caro. si muore di freddo. sai, povero amore, ma ora io debbo partire. ti giuro però che tornerò tra poco. non tornerai, ne sono certa. io resterò per te nel tuo cuore il ricordo di un'estate in montagna. 8384_7877_000036 punto di partenza, ogni stella, un mondo a sé, un mondo care mie non crediate, più o meno simile al nostro, vale a dire un sole accompagnato da pianeti e da satelliti. 8384_7877_000037 io ho fatto per ischerzo. marco, tu dici chiedere l'elemosina, come se questa non fosse anche la mia professione, ma scusa, quando sono per le campagne che ho fame e nessuno mi vede se vedo una gallina, scusa mica posso andare a chiederle: fammi un ovetto, cocca bella, per carità. 8384_7877_000038 giù, lascialo, buttalo così. e a terra anche tu, per carità, per carità, geme alfreduccio buttandoglisi davanti in ginocchio. che gli fai urla, marco, niente. dice subito il rosso raccattando con una mano il coltello. 8384_7877_000039 i si tratteneva ogni volta una notte e, per grazia particolare dei direttore del collegio romano, la passava beatamente tutta intera al telescopio. la moglie, nel vederlo partire, tentava d'indurlo a servirsi della vettura da rocca di papa a frascati o almeno della ferrovia da frascati a roma. 8384_7877_000040 e mi credevo vestito come quando mio padre m'accompagnava a scuola. ma la serva. due giorni dopo la morte di zia mi prese per mano, mi fece scendere una scala che non finiva mai e mi condusse per istrada. 8384_7877_000041 egli allora scoperchiava la pentola, guardava dentro, poi rispondeva alla moglie: no, comincia a muoversi. faccio vento, lo vedi. ma veniamo ai nostri grandi pianeti, care mie, alla distanza che vi ho detto, s'involerebbero addirittura al nostro sguardo tutti. meno forse, giove forse. 8384_7877_000042 non me lo fa, e allora io me la prendo, me l'arrosto e me la mangio. tu dici che rubo, io dico che ho fame. qua siamo in campagna, caro mio, gli uccellini fanno così. 8384_7877_000043 sia d'estate sia d'inverno, fosse nuvolo o sereno, si recava ai piedi dalla cima del monte fino a roma. avrebbe potuto spedire per posta da rocca di papa il bollettino meteorologico all'ufficio centrale, ma a roma lo attendeva il maggior godimento della sua vita. 8384_7877_000044 eh, via, lasciami le gambe. mi hai fatto ridere. dice allora il rosso: alzati e andiamo, finiamola. se no, a sopri ci arriveremo per l'anno santo. andiamo, andiamo e tieni qua il coltello che ti può servire per il pane. 8384_7877_000045 alla risata, marco, che s'è steso tutto per terra e addormentato, si sveglia di soprassalto e domanda spaventato: chi è il rosso? allunga una mano, gli tocca la fronte e fa una smusata: stai lì. stai lì gli dice, dormi tranquillo. 8384_7877_000046 uh, e quasi quasi, allora ti potevi far prete. sì, prete. avrò avuto appena tredici anni quando ammalai d'occhi e mio padre mi levò dalle scuole per mandarmi dalla zia in città a curarmi. 8384_7877_000047 difatti, ne vedi tu colori di notte, stando al bujo, sicché gli occhi, caro mio, vedono finto con la luce. aspetta, dice il rosso, ora me li cavo, tanto sono per finta ignorante, ripete marco. 8384_7877_000048 e afferrando con l'altra un orecchio ad alfreduccio, gli mozzo per segno quest'orecchio. no, grida alfreduccio con una strappata di testa e abbracciandogli le gambe, atterrito. 8384_7877_000049 zia alla fine si seccò e mi disse che al paese non avevo più nessuno perché mio padre, perduto l'impiego, era partito per l'america, per, l'america, e come i avevano abbandonato là, solo in casa della zia. ma seppi poi che cosa significava quell'america, l'altro mondo. 8384_7877_000050 assistendo, come gli pareva d'assistere con la fantasia, nel fondo dello spazio, alla prodigiosa attività, al lavoro incessante della materia eterna, alla preparazione e formazione di nuovi soli nel grembo delle nebulose. 8384_7877_000051 la voce dalla spianata. voleva protestare, ma jacopo maraventano tossì forte e subito corse con le mani avanti, come un cieco, in direzione del convento per tagliar la via al giovanotto che se la svignava radendo il muro. 8384_7877_000052 aperta. non allargo niente, ribatte marco. pestando un piede me ne torno indietro, bada, a costo di rompermi l'osso del collo coi ladri non. 8384_7877_000053 la vetta ormai si udiva solo il vento parlare con gli alberi antichi. jacopo maraventano restava assoluto padrone della solitudine, libero in mezzo alla nebbia. signore dei venti. 8384_7877_000054 marco pesta i piedi, si contorce dalla rabbia curvo e grida che vuol tornare indietro tra le mani del rosso alfreduccio, come un annegato. gli lancia una voce e io con te, marco. allora il rosso lo caccia a spintoni. 8384_7877_000055 tre volte di seguito, sempre allo stesso posto, lì nel mezzo della fronte, ronzando: ah, ma anche per le mosche, se dio voleva, erano gli ultimi giorni di baldoria, come per gli insetti umani che, a piedi o su somarelli, s'inerpicavano fin lassù a circa mille metri sul livello del mare. 8384_7877_000056 dio, chiudi codesta bocca mannaggia, o te la muro con un pugno di terra. non te la posso vedere così aperta. alfreduccio, chiude subito la bocca, e allora il rosso ripiglia con altro tono. 8384_7877_000057 l'oste velletrano che aveva avuto la cattiva ispirazione di ridurre a miseri camerini d'albergo le povere cellette dei frati cacciati via da quel loro alpestre. 8384_7877_000058 potresti imparare a trovare a tasto subito nella casella ch'io t'indicherei con qualche malizia combinata tra noi. cieco come sei, farebbe effetto, ma sempre marco ci vuole. tu invece delle cavie e marco invece della bertuccia. 8384_7877_000059 ebbene, senz'altro retrospingeva nello spazio. il sistema planetario spariva il sole spariva la terra, tutto diventava niente. e con gli occhi chiusi, fermo nella considerazione di questo niente, a poco a poco addormentava il suo tormento: un dente cariato che duole nella bocca di un astronomo: roba da ridere. 8384_7877_000060 strappa uno dei papaveri che avvampano al sole lì sul ciglio e va a ficcarne il gambo amaro in bocca ad alfreduccio che subito stolza facendo boccacce e sputando. 8384_7877_000061 ringrazia dio, carogna che non ho nulla addosso, ti ammazzerei. vuoi il coltello? tieni ammazzami. fa il rosso, cacciandosi una mano in tasca per finta di cercarvi il coltello. 8384_7877_000062 ma sul serio potete credere, pretendere che un'idea o un sentimento nati in questo niente pieno di paura che si chiama uomo debba essere il dio, debba essere quello che ha formato l'universo infinito? 8384_7877_000063 quanto mi sarebbe piaciuto il flauto, ma anche gli studii avrei potuto seguitare. quella invece mi sfruttò. mi tenne per più di dieci anni con sé. quando ci penso, 8384_7877_000064 venne proprio a cadergli tra le braccia all'inciampone, indietreggiò balbettando: oh scusi, buo. buona sera, professore, buona sera. lei va a far le valige, non è vero? sì, sissignore, conto di partire domattina. 8384_7877_000065 mette settant'anni e qualche mese e, se si tien conto dei calcoli di certi astronomi, la luce emessa da alcuni remoti ammassi ci mette cinque milioni d'anni. come mi fate ridere, asini? 8384_7877_000066 ormai sospira, marco, scrollando le spalle. del resto non t illudere, sai, non c'è niente di niente neanche per te, come non c'è niente niente. gli occhi, caro mio, qua siamo due ciechi e mezzo, metti che anche tu sii cieco, tutto. e dove se ne va la tua bella giornata e la tua bella campagna? 8384_7877_000067 oh, alfa del centauro, oh sirio, oh capella. sapete perché piange didina? piange perché non ha una veste nuova d'inverno da farsi ammirare in chiesa le domeniche a rocca di papa. roba da ridere. 8384_7877_000068 marco il poeta ha una dignitosa e serena aria da apostolo, col petto inondato da una solenne barba fluente un po brizzolata. la sua cecità non è orribile come quella d'alfreduccio: gli occhi gli si sono disseccati. 8384_7877_000069 neanche buoni a fare. tre miglia a piedi e ammazzatevi. che vita è la vostra? guarda che faccia. oh, guarda che occhi. fortuna che non ti vedi. caro mio alfreduccio ascolta, con un sorriso da scemo sulle labbra, appoggiato al tronco dell'albero: ah, tu ridi. eh, risponde alfreduccio, che vuoi che faccia? 8384_7877_000070 ai quali la buona signora guendalina, bruna, magra, ossuta col volto bruciato dai rigori invernali, non mancava di ripetere invece del marito, come poteva, cioè sempre con le stesse parole e gli stessi gesti, la spiegazione dei pochi strumenti per le osservazioni meteorologiche. 8384_7877_000071 è vero. soggiunge infatti il rosso che tuo padre era scrivano in un botteghino del lotto e che si metteva in tasca, dice, le poste dei gonzi che andavano a giocare. io non ci credo. 8384_7877_000072 dove un momento innanzi aveva lanciato come un giocoliere i suoi globetti di vetro tutto il sistema planetario e scrollava il capo con le ciglia aggrottate, gli occhi socchiusi e gli angoli della bocca contratti sdegnosamente in giù. 8384_7877_000073 ma se la paglia, scusa, è paglia per me, perché la volpe poi ti deve parer ladra? sarà ladra per te che hai comprato la gallina. ma la volpe ha fame, caro mio, non è ladra. vede una gallina, se la prende. 8384_7877_000074 è proprio quello che ci vuole per lei, e io so di tanti ciechi che sono ricercati e mandati a prendere fino a casa da certe vecchie. ah, ma non brutti come te, però di ti piacerebbe. 8384_7877_000075 e tuttavia, quell'ultimo matto resisteva lì. jacopo maraventano non tardò a intenderne la ragione. una sera, dalla sua finestretta per entro a quella nebbia fittissima. 8384_7877_000076 marco, non dico questo. tu vedi la cosa come i tuoi occhi te la fanno vedere. io la tocco e me la figuro con le dita. dimmi un po se pensi alla morte, che vedi anche tu, nero più nero di questo mio davanti alla morte, ciechi tutti, ciechi tutti. 8384_7877_000077 guarda. scommetterei che marco bell'uomo avrà avuto le sue avventure, perché la donna capisci tutto. sta che possa farlo senza esser veduta, un cieco che non può sapere né dire domani con chi sia stato. 8384_7877_000078 non era regolato col tempo solare la distanza, ma su la terra per lui non ci erano distanze. congiungeva ad anello l'indice e il pollice d'una mano e diceva alla moglie sghignazzando: ma se la terra è tanta? 8384_7877_000079 il rosso se n'accorge e si mette in apprensione: bisogna che tu ti riposi un poco. gli dice: lascia fare a me lassù all'ombra. ajuta prima l'uno e poi l'altro a montare sul ciglio dello stradone. 8384_7877_000080 che c'è di male. bada, vien gente zitta lì, zitta lì non ci sono. o se mai il professore studia di così, di così mi raccomando. 8384_7877_000081 ma scoppia a ridere di nuovo scoprendo che alfreduccio lo ha cavato di tasca. per davvero lui, sotto sotto bello. gli grida agguantandogli la mano. 8384_7877_000082 il rosso si volta a guardarlo, stende una mano e gli stringe le gote col pollice e il medio, schiacciandogli contemporaneamente con l'indice la punta del naso. 8384_7877_000083 cane alfreduccio, non si ribella, attende con la faccia volta alla luna che quello gli esamini ben bene gli occhi. poi domanda come un bambino: ci vedo, ma sai, dice allora il rosso, lasciandolo. dopo tutto, dovendo fare il cieco, è una fortuna. 8384_7877_000084 diviene, diceva loro il maraventano, dal non sapere filare un ragionamento semplicissimo, dal non volere guardare in su un momentino. 8384_7877_000085 rapire da ogni frase, per le infinite plaghe dello spazio da cui non sapeva poi ridiscendere più come la moglie avrebbe desiderato. ma ridiscendere perché? 8384_7877_000086 e li pone a sedere all'ombra d'un grande platano. siede anche lui e dice all'orecchio d'alfreduccio: ho paura che non regga al cammino, ho paura anch'io. fa alfreduccio, toccagli la mano: scotta il rosso, ha uno scatto d'ira. e che vorresti fare? 8384_7877_000087 e tu che sei volpe gli domanda marco, no, risponde il rosso. ma essere uomo per te che vuol dire morire di fame, lavorare gli urla marco, bravo cane, e se non puoi faccio così. 8384_7877_000088 oh, dio mio, un po di vita. quanto può averne una vecchia stampa di maniera vogliamo provarci. per cominciare, questi due mendicanti: uno mi pare che si potrebbe chiamare alfreduccio e l'altro il rosso. 8384_7877_000089 dice subito: alfreduccio, marco aggrotta le ciglia, l'hai rubata. no, presa, risponde il rosso. tranquillamente, marco si ribella: via subito a lasciarla dove l'hai rubata. 8384_7877_000090 e come hai fatto? non ci hai mai pensato? sì, sempre, anzi, ma capisco. ma i ciechi, sai chiudi la bocca. i ciechi con le donne oneste possono aver fortuna. 8384_7877_000091 dopo la spiegazione presentava ai visitatori un registro perché vi apponessero la firma e accanto qualche pensiero lasciava andar certi sospironi. la povera didina rileggendo in quel registro, nelle serate d'inverno, lassù quei pensieri in margine e talvolta qualche poesiola. 8384_7877_000092 eh, sospira alfreduccio alzando le spalle, se marco volesse venire i secchi. sbadiglia il rosso e si gratta con tutt'e due le mani, la testa arruffata. ne riparleremo domani. intanto, guarda, va a prendermi la stampella che ho lasciato laggiù. 8384_7877_000093 marco scuote la testa su la terra. l'altro attende ancora un poco, poi, non sentendosi dire più nulla, rimane zitto anche lui. tutt'intorno è un gran silenzio. a un tratto marco ha un sussulto e ritrae la mano dalla mano del compagno. 8384_7877_000094 a un tratto esplodeva tra il barbone abbatuffolato, come se ripiombasse su la terra lì in cucina, bah, e con la ventola faceva un largo gesto indeterminato. 8384_7877_000095 quanto a noi, alla nostra terra non se ne sospetterebbe nemmeno l'esistenza. e volete far sparire anche il sole? basta, col beneplacito di didina, senz'altro là retrospingerlo alla distanza delle stelle di prima grandezza. c'è, non c'è? uhm, sparito. 8384_7877_000096 e dice che tutti i signori con l'estate se ne sono andati in villeggiatura chi qua, chi là, per cui l'unica sarebbe d'andare in villeggiatura anche loro. alfreduccio però è titubante, non si fida del rosso, è cieco da tutt'e, due gli occhi, con una barbetta di malato pallido, gracile, insomma, civilino. 8384_7877_000097 erano fitti ribocchi di nebbia che si ergevano a onde, impigliandosi pigri tra i rami attediati in basso, stagnando sui laghi, o fumigavano qua e là dai boschi sottoposti che pareva ardessero a lento, senza fiamma, senza crepito. 8384_7877_000098 e ora comincia la predica. esclama: il rosso sta zitto, che qua non c'è nessuno. così difatti è solito cominciare le sue prediche, marco, quelle almeno più solenni e terribili: ciechi tutti, ciechi tutti. 8384_7877_000099 occhi della pianura laziale in cui, come serpente lucido enorme, il tevere dall'oscuro grembo di roma, visibile appena là in fondo, si svolge ricomparendo qua e là nelle ampie volute fino al mare, visibile appena laggiù. 8384_7877_000100 sorella di tuo padre. sì, me la ricordo. appena tirava certi calci, calci. stentava a leggere, s'arrabbiava e tirava calci perché io le suggerivo le parole che lei stentava a leggere, non voleva. 8384_7877_000101 marco gli risponde un lamento: ti senti molto male. e marco passa un carro buttamici sopra un carro fa alfreduccio tendendo l'orecchio. no sai, non passa nessun carro. vorresti tornare indietro? appena verrà il rosso glielo diremo: siamo nelle sue mani. 8384_7877_000102 ecco, tieni, schiaffeggiami. dice poi a marco, lasciandosi prendere. sono qua marco, ancora rabbioso, gli afferra la camicia sul petto e gli grida in faccia, come in confidenza: 8384_7877_000103 ma se poi dal fornello scoppiava una favilla, le due donne sentivano il conforto di quella stanza familiare illuminata, intepidita dal fuoco. 8384_7877_000104 fisica. non ne mangio le cose come sono, nessuno lo può sapere. così mi consolo io. tu dici qua sì, ci sono tante cose, perché tu le vedi, mentre io no. 8384_7877_000105 al germogliare dei mondi dall'etere infinito. che cosa diventava per lui questa molecola solare chiamata terra, addirittura invisibile fuori del sistema planetario, cioè di questo punto microscopico dello spazio cosmico? 8384_7877_000106 quella, per esempio, indirizzata proprio a lei, all'edelweiss di monte cave. ah, il giovane poeta che l'aveva scritta, chi sa dov'era ormai se pensava più a lei, se sarebbe ritornato la ventura estate. 8384_7877_000107 soffriva di mal di denti e talvolta la guancia, per la furia del dolore, gli si gonfiava sotto il barbone come un'anca di padre abate, ebbene. 8384_7877_000108 e tavole e tavolini aveva disposti per gli avventori su la spianata dietro al convento, dalla parte di levante, sotto un enorme faggio secolare asino. ci ho piacere piacerone. 8384_7877_000109 no, asinella. la interrompeva il padre. la terra lasciala qua, è un'ipotesi per farti capace didina. alzava le spalle, non si capacitava. 8384_7877_000110 hai paura. le gridava il marito. temi che dio, perché io bestemmio. come tu dici, ti mandi un fulmine. c'è il parafulmine. sciocca, vedi dond'è nato il vostro dio, da codesta paura. 8384_7877_000111 già l'autunno si ridestava, con certi sbuffi che scotevano là sulla cima la grave e stanca immobilità dei grandi alberi esausti. e quando quegli sbuffi non avevano alcun impeto contro le povere foglie moribonde. 8384_7877_000112 il vento cacciava dentro la stanza attraverso la gola del camino, un mugolìo continuo, opprimente. nei brevi intervalli tra una fase e l'altra del maraventano, pareva che il silenzio sprofondasse, pauroso, nella tenebra. 8384_7877_000113 sghignazza e soggiunge donne, tu niente, alfreduccio. gli mostra la faccia squallida, con la bocca di nuovo aperta a un ineffabile sorriso. mai dice. 8384_7877_000114 me lo disse la serva. quando mi morì anche la zia. già due volte avevo cambiato casa, stando con lei e non sapevo dove mi fossi ridotto ad abitare. vedevo ancora come in sogno, casa mia. 8384_7877_000115 per loro l'estate era una benedizione e la sospiravano ardentemente in segreto tutto l'inverno. potevano almeno sentire in quei mesi un po di vita attorno e veder gente e scambiare qualche parola e didina. chi sa, poteva anche dar nell'occhio a qualche giovanotto tra i tanti che salivano a visitare l'osservatorio. 8384_7877_000116 chi soffre non te ne fa, non compatisce, pensa a sé, anche con una piccola sventura, crede alla sua e non vede la tua. e se lo vuoi fare capace, s'indispettisce e ti volta le spalle. 8384_7877_000117 altre stelle. scusa. interloquiva didina che insieme con la madre, non sapendo che fare, gli prestava ascolto. d'inverno hai detto: rispetto a noi, ma trasportando il sole la terra non dovrà pure per conseguenza? 8384_7877_000118 signori. alfreduccio scoppia a ridere e fa ridere anche marco, che non ne ha nessuna voglia. il sangue gli s'è tutto rimescolato. si sente come un gran fuoco alla testa. stenta a respirare. 8384_7877_000119 ora il rosso apprezza queste doti di marco perché sa che gli fruttano bene, ma si può essere certi che stima sciocchi tutti coloro che gli fanno la 8384_7877_000120 il maraventano, sopra le regioni del vento, sopra le nuvole più alte, era rimasto intanto, con la ventola da cucina in mano, nella remotissima plaga dello spazio. 8384_7877_000121 fa bene, buon viaggio. quassù non tira più buon'aria e neanche il babbo si riesce più a scorgere. come dice. non dico a lei, dico a mia figlia: è vero, didina, che con questa nebbia non scorgi più neanche il babbo tuo, ma didina, era già scappata in lagrime a rifugiarsi presso la mamma. 8384_7877_000122 due giorni dopo, per tempo, eccoli con marco per lo stradone polveroso, il rosso in mezzo, alfreduccio, a sinistra, marco a destra, l'uno a braccetto e l'altro reggendo un lembo della giacca del rosso. 8384_7877_000123 e finalmente, fermandosi a una svoltata dello stradone, acchiappa una mano d'alfreduccio per fargli palpare qualcosa dentro la bisaccia gallina. 8384_7877_000124 sembrava, certi giorni, che tutta l'aria si fosse raddensata in un fumo bianchiccio, umido, accecante. e allora la vetta del monte restava come esiliata dal mondo e dalla spianata non si sarebbe potuto scorgere neanche a un passo il convento. 8384_7877_000125 fuoco alfreduccio commosso. ha un brivido alla schiena che lo fa ridere allegri, allegri. mannaggia macometto, gli fa eco il rosso. dopo tutto, la professione t'è andata sempre bene, no, 8384_7877_000126 e marco stende una mano in atto di chiedere l'elemosina. allora il rosso, irresistibilmente: puh, uno sputo su quella mano, partito proprio dal fondo dello stomaco. marco diventa furibondo. 8384_7877_000127 prova ne sia che ho una pulce. adesso che mi sta a succhiare una gamba, la lascio succhiare, quantunque di un po ci può essere bestia più stupida di questa pulce: succhiare il sangue a me, il sangue mio, che non può essere dolce, né puro, né nutritivo, e lasciare in pace le gambe dei signori. 8384_7877_000128 a quattr'occhi, le faceva notare che, se il babbo non si persuadeva prima a farsi tagliare quell'aspra selva di capelli riccioluti e quel barbone mostruoso arruffato che gli aveva invaso le guance fin sotto gli occhi, era meglio che non si lasciasse vedere. 8384_7877_000129 roba da ridere, ma io mi muojo dal freddo. rispondeva tra le lagrime didina e il maraventano: senti freddo perché non ragioni, non a parole soltanto dimostrava egli il disprezzo in cui teneva la terra e tutte le cose della vita. 8384_7877_000130 e andate a rompervi il collo. tutt'e due. voglio vedervi, andate, andate. i due si raggiungono, si prendono per mano e via di furia, tastando coi bastoni la polvere dello stradone, quella fretta arrabbiata di poveri impotenti che andando ballano. 8384_7877_000131 sghignazzando, alfreduccio. più là, spaventato, si mette a gridare: ajuto, ajuto. ma subito il rosso gli è sopra e gli tura la bocca. zitto, bestia, ho fatto per ischerzo. 8384_7877_000132 un'alba di luna che si indovina dal giuoco delle ombre e delle luci. è una vecchia stampa ingenua e di maniera che quasi commuove, per il piacere manifesto che dovette provare l'ignoto incisore nel far preciso tutto ciò che ci poteva entrare. 8384_7877_000133 alberetti gobbi, alberetti nani dai tronchi ginocchiuti e pieni di giunture storpie e nodose, anziché questi eucalipti che pare si siano levati così alti per non vedere e non sentire. 8384_7877_000134 io sì, risponde secco, secco, marco. ah sì, ma faceva bene. sai benone, vedendo tutto quel danaro sprecato, povero galantuomo, lui n'avrà avuto bisogno. lo capisco. sicché dunque, accecasti in città. 8384_7877_000135 il rosso. si ferma un pezzetto a mirarlo, come per vedere se dica sul serio. poi scoppia a ridere. oh, non ti sciupare. gli dice con me, non serve. sai, aspetta a fare il poeta quando saremo in mezzo alla gente ignorante. esclama: marco, che c'entra il poeta fisica, caro mio. 8384_7877_000136 ma inzupperà certo il pane nel brodo che ne caveremo. aspettami, torno presto e pensa intanto alle donne. tu così starai allegro. alfreduccio riapre la bocca al suo riso da scemo, il rosso, scendendo, si volta a guardarlo per un'idea che gli balena. 8384_7877_000137 ma come sono tu che le vedi mica lo sai meglio di me e te lo spiego. che vedi là una croce che ci ammazzarono, padron dodo, l'altro anno volta lo so di qua. che vedi un pagliajo con un pentolino in cima, per cappello. 8384_7877_000138 e come ti pare? giallo, colore di paglia, direi di paglia per te, la paglia, poi per conto suo. chi sa cos'è, chi sa com'è, sai dove sono i colori? tu credi nelle cose che negli occhi sono e bada finché vedono la luce. 8384_7877_000139 ah, tu lo cacci per davvero. bravo, rospo, e guarda com'è affilato e fuori misura. ma sai che potrei schiaffarti in catorbia come niente. 8384_7877_000140 per mostrare lì alla gente che veniva a frastornarlo, a seccarlo e da cui una così sterminata distanza lo allontanava come agisse un pluviometro. 8384_7877_000141 due, bisogna ch'io supponga così- perché i due mendicanti della stampa? so di certo che marco non se li farebbe compagni per nessun'altra ragione. il rosso è scaltro, per entrargli in grazia. a un certo punto gli domanda: sei andato a scuola, tu, marco, da ragazzo? 8384_7877_000142 là, là, in villeggiatura. se marco ti domandasse, come tu a me, ma noi due soli, tu perché non ti fidi di me, lui perché non si fida di te, e tu allora glielo dici: c'è anche il rosso che ha tre piedi e sa le vie della campagna. 8384_7877_000143 la madre ne conveniva sospirando e alla domanda dei visitatori il professore dov'è? il professore studia? rispondeva con gli occhi bassi, invariabilmente. 8384_7877_000144 poi riprendeva con gli occhi immobili e invagati, pensare, pensare che la stella alfa della costellazione del centauro, vale a dire la stella più vicina a questo nostro cece, alias il signor pianetino terra, dista da noi trentatré miliardi e quattrocento milioni di chilometri. 8384_7877_000145 sì, forse in città, ma qua siamo in campagna. caro mio, la volpe, sì, se le vien fatto, si prende una gallina e io, uomo, no, allarga le idee all'aria aperta. 8384_7877_000146 sciocco, sta fermo, è un fiore, apri la bocca, ti voglio lasciare. così come uno sposino torna a sghignazzare e se ne va, alfreduccio resta fermo un pezzo con quel papavero in bocca, ode dallo stradone ancora una risata del rosso, poi più nulla. 8384_7877_000147 bello gli grida i fai il pappagallo. alfreduccio si lascia fare lo sfregio senza protestare e l'altro soggiunge la carità, caro mio, chi te la fa? la gente allegra per levarti dai piedi. 8384_7877_000148 capacitava. che c'entra il sole? è sempre il sole. e che cos'è? le gridava allora il padre, sdegnatissimo. ma lo sai che se sirio sputa il sole, ti si spegne come una candela di sego, sappilo, pah, si spegne. 8384_7877_000149 piccolo, su quell'alta punta nevosa, al cospetto del cielo che da ogni parte lo abbracciava e nel quale, d'ora in poi, poteva tornare a immergersi, a naufragare, non più infastidito o distratto. 8384_7877_000150 la luna è certo che sale di là da dietro gli alberi e più volte scoperti da essa, alfreduccio e il rosso si sono tratti più su nell'ombra, lasciando al posto di prima sulla spalletta la bisaccia e la stampella. 8384_7877_000151 ma nel mentre jacopo maraventano si fregava lieto le mani, tappato là in quel camerino dell'osservatorio metereologico al piano superiore dell'antico convento, situato con l'attigua chiesetta su la cima del monte, alla nebbia invadente imprecava all'incontro. 8384_7877_000152 dove? domanda alfreduccio, senza voltarsi laggiù, va rasente alla spalletta e cerca a tasto, così impari, guarda che c'è pure la bisaccia. alfreduccio si muove a testa alta, una mano sulla spalletta. quand'è a un passo dalla stampella, si ferma e domanda ancora: 8384_7877_000153 porco schifoso, vigliacco, a me uno sputo t'approfitti, che sono così. e con quella mano da cui pende filando lo sputo, levata in aria per schifo, e con l'altra, armata del bastone, cerca il rosso che lo scansa, dando indietro e sghignazzando. 8384_7877_000154 e alfreduccio rimane in ansia costernato, non potendo più indovinare se quella donna si avvicini o si allontani. si rimette in bocca il fiore, le donne. forse è meglio finire qui. non val la pena stare ancora a far spreco di fantasia su questa vecchia stampa di maniera. 8384_7877_000155 e per vedere che cosa. infine, i laghi d'albano e di nemi, un paio d'occhiali insellato su quel gran naso con la punta all'insù ch'è il monte cave. già cominciavano infatti a spesseggiare i giorni di nebbia. 8384_7877_000156 dico: secondo: non può giungere a noi da quel mondo prossimo che dopo tre anni e cinque mesi, l'età cioè del nostro buon franceschino che sta a sfruconarsi il naso col dito, e non mi piace. 8384_7877_000157 quello, pur essendo vivo e vero, come ognuno può andare a vederlo e toccarlo. seduto davanti la chiesa di san giuseppe con una ciotolina di legno in mano, non è meno di maniera di loro, uguale del resto a tanti altri che fanno con arte e coscienza il mestiere di mendicanti. 8384_7877_000158 marco, costernato, sentendosi strappare avanti con tanta furia, domanda perché? e alfreduccio, arrancando dietro, chiede anche lui perché zitti impone loro il rosso di nuovo. 8384_7877_000159 marco, che stiamo più a fare in città. tutti i signori sono andati via in villeggiatura. marco, che stiamo più a fare in città, prende a recitare sotto sotto alfreduccio, come un ragazzo che voglia imparare la lezione: 8384_7877_000160 ti vorrei mettere un fiore in bocca. riprende il rosso, lavare, pettinare e vestire come un signore, poi condurti per le fiere. guardate, signori, che belle cose fa il buon dio. 8384_7877_000161 poi, volgendosi ad alfreduccio: ha la febbre per davvero? oh e forte sai che faccio. ti lascio qua di guardia e vado a vedere se mi riesce far cuocere in qualche posto la gallina. so bene come sono i galantuomini. la gallina, no, non se la mangerà perché l'ho rubata. 8384_7877_000162 ma la pena che fa tutta questa puerile precisione di disegno è tanta che vien voglia di comunicare a tutte le cose qui rappresentate, a questi due mendicanti che confabulano tra loro, appoggiati alla spalletta del viale, quella vita che l'ignoto incisore, pur con tutto lo studio e l'amore che ci mise, non riuscì a comunicare. 8384_7877_000163 o un anemometro per far vedere i sismografi, o i barometri, eh via. un giorno. gli sapeva un anno che quella processione di seccatori terminasse. per fortuna, dei pochi matti che avevano preso alloggio nel sedicente albergo, uno solo resisteva ancora alle incalzanti minacce del tempo. 8384_7877_000164 orbene, il nostro gran sole sapete a che cosa sarebbe ridotto rispetto a noi? alle proporzioni d'un puntino luminoso, alle proporzioni di una stella di quinta o sesta grandezza. non sarebbe più, insomma, che una stellina in mezzo alle altre stelle. 8384_7877_000165 già perché tu nasci bene, lo so. gli scaltri, però non sempre riescono a valersi a lungo della loro scaltrezza tenendola nascosta. non resistono alla tentazione di scoprirla, specie quando li obblighi ad avvilirsi e colui su cui la esercitano si mostri soddisfatto. 8384_7877_000166 mentre didina e la madre, infreddolite, se ne stavano raccolte in cucina e lui, senza neppure saperlo, sventolava davanti al fornello per far bollire la pentola. parlava loro delle meraviglie del cielo, spiegava la sua filosofia. 8384_7877_000167 certo, per fare da sentinelle alla miseria che va ogni notte a rintanarsi in quel ricovero su in cima al poggio, più bella figura farebbero lungo questo viale. 8384_7877_000168 eh, fa di nuovo alfreduccio, stringendosi nelle spalle. ebbene, a sopri, se ci arriveremo, promette il rosso, ma tu persuadi marco a seguirci. sì, sì, non dubitare. s'affretta a dire alfreduccio, con tale impegno che il rosso scoppia a ridere forte. 8384_7877_000169 palpa con le mani, giro giro le tese del tubino che gli hanno regalato da poco e ripete con voce piagnucolosa: ma noi due soli, noi due soli. miagola il rosso rifacendogli il verso. ti sto dicendo che bisogna andare da marco domattina. 8384_7877_000170 studiava davvero il maraventano, o almeno stava immerso tutto il giorno nella lettura di certi libracci che trattavano d'astronomia, unico suo pascolo. la lettura però andava a rilento, poiché egli si lasciava distrarre dalla fantasia. 8384_7877_000171 un viale scortato da giganteschi eucalipti, a sinistra un poggio con su in cima un ricovero notturno, due mendicanti che confabulano tra loro per quel viale e che hanno lasciato un po più giù sulla spalletta, una bisaccia e una stampella. 8384_7877_000172 ragionate tra voi dei colori che non ci sono, me li arrotolo e me li porto via con me sotto il braccio per cinque minuti, tanto a voi non servono. e dove vai? domanda alfreduccio, qua vicino. non temete, torno presto, penso per tutti. 8384_7877_000173 se arriveremo a sopri, vedrai che raccoglieremo bene, avendo poi qualche cosa da parte, non saremo forzati a trottar sempre, potremo prendercela anche comoda e far davvero la villeggiatura anche noi. sopri è un bel paese, sai grande e ci conosco parecchia gente, uomini e anche anche donne. sì, 8384_7877_000174 ma costà, non vedi, ci sei? gli grida il rosso, poi scoppia a ridere, si dà una rincalcata al cappellaccio e balzelloni con quattro gambate lo raggiunge, gli prende la faccia tra le mani, gliela alza verso la luna e gli osserva da vicino gli occhi tumidi, orribili, sghignandogli sul muso: tu, ci vedi cane? 8384_7877_000175 le due donne si turavano gli orecchi, chiudevano gli occhi. allora il maraventano scaraventava per terra la ventola e, gridando con le braccia per aria, asine, asine, andava a chiudersi nella sua stanzetta e per quella sera, addio cena. 8384_7877_000176 il vuoto s'allarga intorno ad alfreduccio, di quanto è lontana quella voce. con tutta l'anima nell'orecchio, egli cerca d'avvicinarsi a quella voce, ma la voce, tutt'a un tratto si spegne. 8384_7877_000177 simili scene avvenivano assai di frequente, poiché né didina né la moglie volevano adattarsi alla filosofia di lui, specialmente quando avevano bisogno di qualche cosa. 8384_7877_000178 quell'alta vetta di monte di cui egli, con la famigliuola, pativa per tutto l'inverno, i rigori crudissimi, la desolazione della neve, l'esiliante assedio della nebbia, la furia dei venti doveva, con la bella stagione, diventare per gli altri, a un tratto, luogo di delizia. 8384_7877_000179 ecco, la nebbia asino, ben ti stia piacere piacerone. non la pensavano però come lui la moglie e la figlia didina, già su i vent'anni, e neanche franceschino, che pure era nato e cresciuto lassù. 8384_7877_000180 jacopo diceva placidamente la signora guendalina: se non ci metti altro carbone, ti si spegne pure il fuoco e l'acqua ti bolle per l'anno santo. 8384_7877_000181 perché se la mangino i cani è già morta, non so niente. buttala via. se dobbiamo stare insieme, rubare niente te lo pongo per patto. ma chi ruba dice il rosso, sghignazzando, lo chiami rubare tu questo. 8384_7877_000182 ne volete un'idea? trasportate nello spazio il nostro mondo, questo così detto sistema solare, a una distanza uguale, non dico molto, a poche migliaja di volte il suo diametro, cioè alla distanza delle stelle più vicine. 8384_7877_000183 non ci pensare più. gli consiglia il rosso. pensa piuttosto a svagarti in questi giorni che ne hai bisogno. i sembri un cristo di cera. vedessi che bella giornata e che belle campagne. 8384_7877_000184 ti vuoi mettere col nostro marco, che mi figuro? deve sapere anche il latino marco accenna di sì. un'altra volta, poi stropiccia la fronte e dice con gravità: latino italiano. storia e geografia, storia naturale e matematica: arrivai fino alla terza del ginnasio. 8384_7877_000185 vuoi farmi parlare, dice marco, in città. sì, da quella mia zia ch'era monaca di casa che t'insegnò la bibbia. è vero, m'insegnò, la leggeva, l'imparai. 8384_7877_000186 mendicanti. ma alfreduccio seguita a non fidarsi e domanda: e se marco non vorrà venire, verrà se andrai a dirglielo tu? è una bella pensata, tutto sta a sapergliela presentare là, come se venisse in mente a te. 8384_7877_000187 marco accenna di sì col capo. anch'io vuol far sapere: alfreduccio, fino alla terza elementare, zitto, tu bestia, gli dà sulla voce il rosso. 8384_7877_000188 poeta, lo sai com'è: si mette a predicare che perfino i cani, oh, gli s'acculano davanti a sentire. noi mungiamo i signori villeggianti e sorteggiamo le pianete ai paesanelli. più di questo non possiamo fare, ti va? 8384_7877_000189 parlano tra loro a bassa voce. il rosso s'è tirati sulla fronte, gli occhialacci affumicati e parlando fa girare per aria la corona del rosario e poi se la raccoglie attorno all'indice. ritto la corona sì santa, ma sgranane pure i chicchi quanto ti pare. se poi non ti dai, ajuto da te. 8384_7877_000190 che gli rotano intorno, come i pianeti e i satelliti del nostro sistema, attorno al sole nostro, il quale sapete che cos'è, vi faccio ridere: nient'altro che una stella di media grandezza della via lattea. 8384_7877_000191 udì o gli parve certi bisbigli che non potevano esser presi per gli acuti stridii che sogliono lanciare nell'aria i pipistrelli o gli scojattoli su per i rami degli alberi. 8384_7877_000192 prenderai un'insolazione. il sole, mia, cara ti serva. non è neanche buono da regolare gli orologi, le rispondeva il maraventano, e il suo orologio, infatti, sul cui quadrante aveva scritto con inchiostro rosso: solis mendaces arguit horas. 8384_7877_000193 che la capra dista da noi seicentosessantatré miliardi di chilometri e che la sua luce prima d'arrivare a noi con quel po po di velocità che v'ho detto. 8384_7877_000194 marco è un mendicante di mia conoscenza a cui ho pensato subito guardando questi due mendicanti della stampa. può stare benissimo in loro compagnia perché se questi due sono disegno di maniera. 8384_7877_000195 chiudeva subito l'uscio. poi trac accostava la persiana. oh, e ora eccolo là, segnale a pagina. l'universo è finito o infinito? questione antica. è certo che a noi riesce assolutamente impossibile, ufff. 8181_7877_000000 no, grazie, me le porto da me. non pesano molto il bagaglio, lo lasci in deposito alla stazione. quale bagaglio fece luca pelletta? ho questi due colli, soltanto libri e biancheria. 8181_7877_000001 ti fiuto, tu puzzi di la verità. sei più miserabile di me? no, perché fece luca istintivamente, subito si riprese. forse no, questo tuo di un po a quanto ammonta. 8181_7877_000002 chi sa, forse no, non si può dire la povertà. capisci che fa il ferro al fuoco si torce. ebbene, e tu, marito, arrivi fino al punto di dire a tua moglie: m'hai fatto le corna, t'hanno procacciato pane? sì, e allora hai fatto benone. 8181_7877_000003 luca accettò con entusiasmo la proposta e s'avviarono in silenzio davanti alla soglia di casa. il pelletta trattenne per un braccio. 8181_7877_000004 confermando col capo più volte di seguito: e non l'ho cacciata, io sai. se n'è andata via, lei da sé, io sono così. aggiunse, afferrandosi con ambo le mani la barbaccia incolta su le gote. 8181_7877_000005 arrivati in fondo al viale, il currao si cacciò nel portoncino di casa e, prima di mettersi a salire disse a luca, ti prego di parlare sottovoce. 8181_7877_000006 quantum mutatus ab illo. ma che abillo gli anni, amico, pelletta gli anni. sì, ma anche luca. lo squadrò alla luce delle lampade elettriche. 8181_7877_000007 avevo lì presso l'asciugamani uno specchio, se non m'inganno, se lo sono portato via e come fai per guardarti? domandò luca costernato, non ci penso neppure. 8181_7877_000008 e ora che fa? domandò timidamente luca. il currao seguitò a passeggiare come se non avesse udito la domanda: non sai dov'è. 8181_7877_000009 sotto gli occhi di luca pelletta, pieni di tanto stupore, le labbra del currao si allargarono a un ghigno muto. tu sei ricco, amico pelletta, e il tempo non ti deteriora. andiamo, andiamo, ma ti pongo questo patto. 8181_7877_000010 il currao si fermò davanti al lume fa la puttana disse: non consumiamo petrolio inutilmente. lavati se lo credi proprio necessario e usciamo. non vuoi cenare? no, rispose luca, ho desinato a napoli. piuttosto bene, non ci credo. 8181_7877_000011 pavimento, luca, pelletta dritto sulla vita, accigliato, lo esaminava e dunque la tua signora il currao alzò il testone e guardò un pezzo negli occhi l'amico e dalli con la mia signora. 8181_7877_000012 se vuoi lavarti, lì c'è l'occorrente e non hai uno specchio, domandò afflitto e reso timido da tanta miseria luca guardando in giro le pareti polverose. 8181_7877_000013 danne un pezzetto anche a me. si alzò e si mise a passeggiare per la camera col testone sul petto e le mani dietro la schiena. 8181_7877_000014 ma il pretto necessario e basta, perché sei venuto a roma. sono una bestia. dimenticavo che tu hai quattrini da buttar via. t'inganni corresse con un sorrisetto bonario, il pelletta. 8181_7877_000015 gli anni. e quel vestito, un gran maestro di musica, con quella camicia, con quella giacca, con quei calzoni e quelle scarpe, dunque, nella miseria. 8181_7877_000016 ma mia moglie era una bella e rispettabilissima signora. la povertà amico pelletta. senza la povertà forse non l'avrebbe fatto. non era poi tanto cattiva in fondo. 8181_7877_000017 ho sì, quanto mi basta poco, ma io ho bisogno di poco, nulla da buttar via. è vero che, in compenso, ora sono divenuto padrone del mio. 8181_7877_000018 eh sì, affermò luca, è un fatto che a me il mangiar poco mi conferisce, ma forse sono un po troppo pallido questa sera. no, sei pallido perché sei povero. raffibbiò il currao: via, usciamo. tu vuoi certo vedere il colosseo al lume di luna. 8181_7877_000019 e intanto concluse. santi, prima base: ci vuole il pane, non dire sciocchezze. e per giunta in latino rimasero un buon pezzo in penoso silenzio. santi currao, sedette presso il tavolino con la testa bassa e gli occhi fissi sul pavimento. 8181_7877_000020 non una parola sul paesaccio in cui io e tu abbiamo avuto la sciagura di nascere. chi è vivo è vivo, chi è morto è morto. non voglio saperne nulla. non c'è bisogno di prendere la vettura. sto qua in fondo al viale, da a me la valigia o la cassetta. 8181_7877_000021 intontito dal viaggio tra la ressa e il rimescolio dei passeggeri che gli davano la vertigine, restò a mirarlo, sbalordito. oh tu santi, e come mai così? che cosa? 8181_7877_000022 un camerotto squallido, sudicio in disordine, con un letto in un angolo non rifatto chi sa da quanti giorni. un tavolino rustico senza tappeto presso l'unica finestra. 8181_7877_000023 vedrai, sospirò luca, socchiudendo di nuovo gli occhi misteriosamente. è la mia città. l'ho sempre sognata, amico pelletta. ho un vago sospetto: riprese santi currao. 8181_7877_000024 pago dodici lire al mese, amico pelletta, e non sono rispettato. do qualche lezione di musica e non mi pagano. viene la fine del mese e io non pago. e più non pago, e meno sono rispettato. 8181_7877_000025 si scoprì il capo solennemente, si batté più volte l'ampia fronte rischiarata dal lume, vedi cervo, esclamò. e le grosse, pallide labbra, allargandosi a un orribile ghigno, scoprirono i denti serrati, gialli dai lunghi digiuni. 8181_7877_000026 digiuni. luca pelletta lo guardò perplesso, quasi consigliandosi con l'espressione del volto del currao se dovesse riderne o no. cervo, cervo, ripeté santi. 8181_7877_000027 rendituccia modesta ma sicura. cinque lire al giorno i bastano santi. currao sghignò forte, squassando la testa. centocinquanta lire al mese, e che te ne fai. 8181_7877_000028 un attaccapanni appeso alla parete, seggiole impagliate, un lavamano santi currao accese il lume sul tavolino e invitò l'amico a sedere. 8181_7877_000029 ti tratterrai dunque poco. no, perché sono venuto forse per sempre. così, a mani vuote andarono per un tratto in silenzio. 8181_7877_000030 poi gli batté la spalla con una mano e gli disse socchiudendo gli occhi: santi, risorgeremo, lascia fare a me, statti quieto. brontolò il currao e tutti e due si perdettero. 8181_7877_000031 e quella barba incolta, già quasi grigia, cresciuta più sulle gote che sul mento, e quella faccia pallida e grassa e quelle occhiaje gonfie intorno agli occhi acquosi. come mai era divenuto anche più corto di statura? 8181_7877_000032 abbiamo fatto quasi un capitombolo. sai, per miracolo la miseria non ha battuto alla nostra porta, ma in compenso ti ripeto, ora sono libero e padrone del tuo. sta bene, ma se non sei più ricco, perché sei venuto a roma? 8181_7877_000033 non avrebbe riconosciuto alla stazione di roma santi currao se questi non gli si fosse fatto avanti chiamandolo ripetutamente amico pelletta, amico pelletta. 8181_7877_000034 credo parola d'onore di un po come ti sembro, compassionevole amico pelletta. no, dico: ti pare che stia male in faccia. no, ancora non pare fece santi. 8181_7877_000035 è vero che io per lei fui marito esemplare. le portavo tutto quel po che guadagnavo, tranne qualche soldo per mantenermi l'occhio vivo. ma è pur vero che l'uomo, per quanto porco sia, vale sempre mille volte più di qualunque donna. dici di no, amico pelletta. 8181_7877_000036 fai male santi, perché il fisico, il vero fisico è il pane amico. pelletta, sentenziò bruscamente il currao. ah, nego, nego fece luca, non solo pane vivit homo. 8181_7877_000037 la tua signora s'arrischiò a domandare: luca. alla fine il currao abbassò la testa e borbottò: sono solo, è fuori di roma, è a roma, amico pelletta. ti dirò a casa, parliamo ora di te. 8842_8610_000000 e bernardo sopo se li sentiva come tanti macigni sul petto. ci mancavano ancora sei giorni a finire il mese. la pigione di quel mese era pagata. non avrebbe voluto pagare quella del mese venturo, a cagione di tutti quei mobili là di cui non sapeva che farsi. 8842_8610_000001 ma che il bimbo non si sveglia per nessun rumore. eppure ha il sonno cosí lieve che basta a svegliarlo il volo d'una mosca. mamma rosa se ne costerna. 8842_8610_000002 giunsero a un tratto dalla camera, parole concitate, poi uno strillo di madama prever e due altri strilli simili delle zitellone. il mascetti balzò in piedi: morta. venga, signore. chiamò marietta facendosi all'uscio con gli occhi lagrimosi. 8842_8610_000003 dunque, nello scrivere quella lettera non aveva nient'affatto pensato a lui. le stesse riflessioni facevano nella camera della morta, le prever e madama, anzi, non seppe tenersi dal rimproverare con garbo marietta. 8842_8610_000004 dottor allais, alto asciutto, coi baffetti ancora biondi e i capelli già canuti, tagliati a spazzola, non si scompose affatto a quella narrazione. 8842_8610_000005 l'ha preso per lei, il bimbo piange per lei perché lei possa fare all'amore. e l'amore ha tanta potenza che non fa sentire gli strilli dell'affamato. il promesso sposo, del resto. 8842_8610_000006 s'è appressata alla cuna e tende l'orecchio silenzio. un raggio di luna s'è allungato dalla porta per terra come un fantasma nel bujo, fin sotto il forno, ove sono appollajate le galline. 8842_8610_000007 tornò col pollice ad accarezzarselo. poi, la mano stanca, ricadde sul letto. la mattina dopo non la vidi piú. la indovinai appena da una piega del lenzuolo steso su tutto il letto, a riparo da certe mosche che sentono la morte da un miglio lontano. 8842_8610_000008 dunque, aspettate sarto e padre d'un bambino. ora vedrete che la storia si complica un poco. ma niente, son sempre i cenni e gli atteggiamenti di quella mano. 8842_8610_000009 no, non avevano diritto, nessun diritto su quei mobili che appartenevano a lui, soltanto a bernardo sopo. ma perdio, era un'indecenza. 8842_8610_000010 e misericordia per la figliuola sposa, che le si conceda almeno un comporto fino alla sera. il tempo di correre dal sindaco, dall'assessore e dal medico dell'ospizio dei trovatelli. per carità, per carità. 8842_8610_000011 e di quell'assessore. il còmpito d'una madre che deve maritar la figliuola e non ha altro mezzo che quello d'un libretto rosso è assai piú grave e merita maggior considerazione che il còmpito d'allevare un trovatello il quale se muore a chi fa male e chi se ne lagna se patisce. 8842_8610_000012 come, come domandò, sorpreso, impuntandosi, il signor martino sí riprese marietta e ha scritto: e la lettera sta lí sotto il guanciale, come ha voluto. poi s'è messa a delirare, diceva: non so. 8842_8610_000013 era giovine, lui e robusto, che bella luna. e mise un gran sospiro come per cacciar via tutti i pensieri. tornò alla villa dopo circa due ore col medico. 8842_8610_000014 marito. solo mons grattarola faceva da contrabbasso a quelle sviolinate patetiche con certi duri e profondi grugniti. ma nessuno gli badava, sosteneva egli solo che la ragione del ritorno della mascetti a cargiore doveva cercarsi nell'ostilità implacabile dei parenti del marito. 8842_8610_000015 seggono in fila sulla panca del lungo corridojo polveroso, ove si apre lo sportello dell'ufficio d'esattoria, e ognuno aspetta il suo turno pacificamente, pisolando o infrociando tabacco o cacciando via le mosche pian piano. 8842_8610_000016 ero andato per il medico. io non gliel'hai detto, gliel ho detto, ma non ha capito. seguitò marietta strillava: no, martino, no, no, tutta spaventata. ora da un pezzo sta tranquilla, ma cosí, dio, pare morta. 8842_8610_000017 una figliuola è una figliuola, un trovatello è un trovatello, e se la figliuola non si marita, c'è pericolo che si metta a far crescere anche lei il numero dei trovatelli a cui il municipio dovrà poi provvedere. 8842_8610_000018 e cosí si spiegava la protezione della mascetti per la famiglia prever, e specialmente per il giovane martino, pronipote di quell'altro, era in mano dei prever. ora, quella cara velia. 8842_8610_000019 i ragazzi raccolti nell'asilo d'infanzia, fatto costruire e mantenuto a sue spese, recitavano: poveri piccini, mattina e sera, una elaborata preghiera composta da don buti per la sua guarigione. 8842_8610_000020 se non forse un po nell'indice, che appariva soverchiamente tenace nell'ultima falange, e nel pollice, un po troppo ripiegato in dentro e dal nodo alla giuntura eccessivamente sviluppato. 8842_8610_000021 un gattone bigio sotto quella tavola, i lavoratori seduti in fila di qua e di là, intenti a imbastire, a passare a macchina, e lui tra questi. non gli piaceva forse questa realtà? forse egli non era tutto in quel suo mestiere? 8842_8610_000022 urtavano i parenti muti e raccolti nel cordoglio. urtava peggio la sua presenza ogni qual volta egli veniva a fermarsi un momento su la soglia e, col capo reclinato indietro e gli occhi tra i peli, guardava tutti in giro, come per compassione di quello spettacolo di morte. 8842_8610_000023 levarselo e sissignori ogni volta un'ora prima nel palco, al bujo, ad aspettare. si doveva partire. misericordia di dio, un precipizio. 8842_8610_000024 sí, senza dubbio nell'incoscienza, povera vecchina, era chiaro che lo aveva scambiato per qualche persona a lei odiosa lí del paese. ma era pur naturale che ricordi aveva egli della madre. quasi quasi aveva piú notizie del padre morto, quand'egli aveva appena tre anni, che della madre vissuta fino adesso. 8842_8610_000025 quanti figliuoli le sono morti in fasce, non ne ricorda piú il numero. neppur lei ne ha tirati sú quattro femmine, tre le ha già maritate. ora ha la quarta sposa. 8842_8610_000026 il signor martino, ma tuttavia non poteva fare a meno di pensare che da troppo tempo ormai si studiava di non dar mai causa a quella vecchina che avesse a lamentarsi di lui e gli veniva di tirare dal fondo dei polmoni un respiro di sollievo. non lo tirava perché subito dopo avrebbe sentito la puntura d'un rimorso. 8842_8610_000027 ma il suo mestiere era pur lí, in quelle due dita, in quel pollice che da sé, ormai, dopo tant'anni, per abitudine s'assoggettava alla pressura dell'indice e qua adesso, per lui era una piú triste realtà. 8842_8610_000028 ecco difatti, la mano interrompeva la vaga carezza, spariva dietro il telajo dopo aver sollevato la rimboccatura del lenzuolo. e poco dopo, quella rimboccatura era rimessa in sesto e bagnata in un punto dalle lagrime. 8842_8610_000029 e non badando alle torve occhiate che tutti gli lanciavano per quel che or ora il suocero era tornato a riferire su la cartella della dote, seguitò a dimostrare in tutti i modi la smania, l'affanno che quell'attesa forzata gli cagionava. 8842_8610_000030 ma subito avvertiva in quello la repulsione, l'urto, non se n'aveva per male, già c'era avvezzo. del resto, riconosceva che quella repulsione, quell'urto erano naturali verso uno che, come lui, stava a rappresentare le dure necessità dell'esistenza, comprendeva e compativa. 8842_8610_000031 tranne un lampadino votivo su una mensoletta davanti a un antico crocifisso d'avorio, nessun lume ardeva nella camera dell'inferma, arredata con squisita semplicità e rara gentilezza. 8842_8610_000032 nella farmacia, che era insieme drogheria e ufficio postale dell'arcigno mons grattarola. tutti ricordavano che madama mascetti, nata a cargiore, 8842_8610_000033 non piangeva perché sapeva che nessuno avrebbe potuto confortarlo e che era inutile ogni commiserazione, né c'era da aver pena per quelli che se n'andavano fortunati da invidiare, anzi. 8842_8610_000034 il giovine, come raggelato d'un tratto dal silenzio mortale del piccino, non sa piú muovere un passo. resta a guardare, torbido e scuro, dalla porta. e allora, mamma rosa, prima che il vicinato accorra, balza lei su la seggiola e strappa la fune gridando a tuzza di parare il. 8842_8610_000035 tutti quei parenti che s'indignavano, sapevan pur bene che egli era stato sempre cosí. quante volte non mi aveva fatti ridere la loro ersilia, raccontando con festosa esagerazione le furiose avventure della sua vita coniugale con quell'uomo il quale, poveretto, che poteva farci? 8842_8610_000036 i prever erano addirittura scombussolati e se la prendevano con martino, che non s'era trovato presente giusto in quel momento. ma se ero corso per il medico si scusava il giovanotto col padre che pareva il piú contrariato. 8842_8610_000037 di majaletti cretacei e di galline, ove da un uscio all'altro ciarlano o, piú spesso, leticano. tutte quelle mamme dai libretti rossi. dei trovatelli, i maltesi si prendono la stessa cura che dei majaletti: le donne. 8842_8610_000038 e tutta quella pace fascinosa assumeva agli occhi di lei quasi un senso arcano che la forzava al pianto. veniva da lontano, continuo, profondo, come un cupo ammonimento. 8842_8610_000039 c'a preuva, madama, e a vdrà s'a farà nen l miracl d fela guarí, la linda vecchina inferma, ancora tanto bella, con quei candidi capelli ondulati sotto la cuffia di merletti fini. 8842_8610_000040 basta. rosa marenga ha trovato alla fine un maltese di second'ordine, un maltesino principiante, il quale le ha promesso di darle un po per volta, non come di solito, duecento lire di roba, ma centoquaranta. 8842_8610_000041 galline che borbottano tra loro, le galline. qualcuna di esse è stata chioccia e ha provato l'angoscia, una volta, di sentirsi chiamare da lontano da un suo pulcino sperduto. 8842_8610_000042 rosa, marenga strepita, si straccia i capelli, si dà manate sulla faccia e pugni sul petto, si scopre il seno per far vedere che ha latte ancora e invoca pietà e misericordia per la. 8842_8610_000043 e sotto due nomi congiunti da una lineetta. velia-martino s'è ricordata di lui. scappò nella sorpresa, al prever. 8842_8610_000044 del padre gli avevano parlato tanto i parenti fin dalla infanzia. mentre la madre era venuta a ritirarsi lassú ed era vissuta sempre lontana da lui, egli era solito scriverle due, tre volte l'anno, nelle feste principali, per farle gli augurii. 8842_8610_000045 tutta la giornata era stata meglio, proprio meglio. con le malattie di cuore, però, e a quell'età, da un momento all'altro, eh non si sa mai, se n'affliggeva tanto lui. 8842_8610_000046 all'ospizio le hanno affidato un trovatello. non è segno che hanno riconosciuto in lei la possibilità di allevarlo? ma a questo argomento i maltesi nell'ombra dietro il banco della bottega hanno sorriso sotto il naso, tentennando il capo. 8842_8610_000047 tutti avevano impressione che, cosí passeggiando, quell'uomo stésse ad aspettare con forzata pazienza che si finisse una buona volta di piangere. 8842_8610_000048 m'han veduto, sempre obbediente, cacciar fuori la lingua a ogni loro richiesta, gridare trentatré-trentatré, quattro, cinque, dieci volte, sopportando pazientemente il ribrezzo d'una loro orecchia fredda applicata alle mie terga. 8842_8610_000049 aggirandosi per la tana buja, protesta co suoi grugniti da ingordo contro il piccino sospeso nella cuna. rètico anche per lui, sú piccino. lascia dormire il porchetto grasso che ha sonno, lascia dormire le galline e il vicinato. credi pure che te lo darebbe il latte, mamma rosa, se ne avesse. ma non ne ha. 8842_8610_000050 signor martino. signor martino e marietta scosse violentemente il giovanotto che stava a dormire sul canapè troppo piccolo per lui. ah, che stupida sono stata. venga, venga, le avrà fatto male. l'aria della notte, smaniava marietta, mentre il giovanotto stentava a riprendere coscienza. 8842_8610_000051 si riaffollano tutti davanti la porta sul far della sera, all'arrivo del carro funebre municipale che trasporterà il morticino al cimitero. lo hanno già inchiodato nella piccola bara d'abete. 8842_8610_000052 ma ne ha tanto poco. mamma rosa di latte. bisogna bene che tuzza si rassegni ad andare a nozze con quella musica di strilli disperati. se ella non avesse dovuto sposare questa volta mamma rosa, in coscienza non avrebbe preso dall'ospizio un trovatello. 8842_8610_000053 la vita caro, che tristezza. la vita, che miseria. oppure di nuovo ersilia poveretta si fermava e, con atteggiamento umile e pietoso, o fingendosi all'improvviso distratto, sospirava. 8842_8610_000054 lo sposo della figliuola e i suoi parenti se ne sono contentati e si sono stabilite le nozze. ora il trovatello, affamato entro una specie di sacco sospeso con l'arcuccio a due funi in un angolo della tana, strilla da mane a sera e tuzza la figliuola fidanzata di rosa marenga. 8842_8610_000055 verso le cinque tornerò, ma il figlio dovrebbe arrivare nella mattinata di domani. pregò afflitto il signor martino potesse almeno tirare fino all'arrivo di lui. il dottor allais si strinse nelle spalle. non dipende da me, caro signor prever. 8842_8610_000056 marietta annunziò loro che la malata, appena rimessa a letto, aveva dato in violente smanie. poi coi segni le aveva fatto comprendere che voleva scrivere qualche cosa. 8842_8610_000057 non sono rare, perciò, in certe ore del giorno, le visite di perlustrazione dei maltesi, sotto colore di giratina, per sollievo, in quei sudici vicoli formicolanti di bimbi ignudi. 8842_8610_000058 il mascetti. nel volgersi a guardarlo, si accorse che don buti faceva cenno a colui di tacere e volle sapere allora di chi si fosse ricordata la madre e che significasse quel ritaglio di stoffa cosí forato. 8842_8610_000059 allora la busta che vi stava nascosta scivolò sul tappeto. i cinque prever e don buti la puntarono rattenendo il fiato come tanti cani da caccia. il figlio non se ne accorse e si volse dolente per dire: 8842_8610_000060 ed ella, la poverina, si rappresentava come una cagnetta stanca in corsa perpetua dietro a lui, sempre con tanto di lingua fuori. si doveva andare a teatro, quell'uomo non aveva piú requie. 8842_8610_000061 e certo gli occhi guardavano lontano, pur fissi in quel cerchietto d'oro cosí vicino, e la mente forse pensava quest'anellino che vuol dire: sto per sciogliermi da tutto e m'ha voluto legare. 8842_8610_000062 corre all'ospizio dei trovatelli e se ne prende uno con la scorta d'un libretto rosso che vale per parecchi anni. trenta lire al mese. tutti i mercanti di tele e d'altre stoffe sono a nisia maltesi. 8842_8610_000063 un contadino rispose: questa, lietamente affacciata alla finestra nell'aria chiara, falcia il suo fieno, sotto la luna, sta a raffilare la falce. 8842_8610_000064 un fazzolettone turchino in una mano e nell'altra la tabacchiera d'osso o d'argento al municipio di nisia, ciascuno con sette o dieci o quindici di quei libretti rossi di baliàtico. 8842_8610_000065 a chi fosse quel malato b, perché fosse lí c, che male avesse niente, cari miei, di tutto questo. 8842_8610_000066 dei cereali e dei salati non si respira. se vogliono respirare, debbono andare lassú. ci vanno morti e si figurano che morti respireranno. 8842_8610_000067 e che non pertanto alla loro presenza era stato accolto in quel modo. don buti s'era inginocchiato davanti al letto e recitava la preghiera dei defunti. anche i prever e marietta si erano inginocchiati e pregavano con lui. tra i singhiozzi, il mascetti tornò a ritirarsi nell'altra. 8842_8610_000068 se ti piacciono questo canapè e queste poltroncine, puoi prenderle. sai, caro, finché vedendo che tutti, a un modo i piú intimi, gli si rivoltavano scandalizzati, non cominciò a profferire i mobili e gli oggetti della casa ai meno intimi. 8842_8610_000069 don buti pareva incerto se vederci una minaccia per l'asilo d'infanzia o una promessa, forse l'erezione d'un asilo pei vecchi, o d'un ospedaletto- chi sa- o di una cappella, qualche disposizione insomma di beneficenza o in favore della santa religione. 8842_8610_000070 e poi, scusate, spendere denaro ad averne per un piacere. lasciamo che io non lo farei mai, perché i piaceri miei non mi compro a denari, ma via potrei ammetterlo. 8842_8610_000071 i quali le avevano finanche tolto il figliuolo per educarlo a modo loro, il figliuolo che ora nientemeno era addetto d'ambasciata a vienna. i piú vecchi gli opponevano che la ragione era un'altra, piú antica: l'avversione di velia per torino. 8842_8610_000072 ora serrando il pugno, o per un fitto spasimo improvviso, o per un moto d'ira e d'impazienza a cui succedeva sempre un rilassamento di mortale stanchezza. 8842_8610_000073 oh, ne ha avuto tanto perché la mamma sua, benché porca notte e giorno, gliene diede con tutto il cuore finché ne volle. esso perciò non sa concepire che si possa strillar cosí per mancanza di latte e. 8842_8610_000074 bernardo sopo si accostò al suocero e lo pregò di recarsi con lui per un momento nello scrittojo. qua la vista dei mobili quieti in penombra. 8842_8610_000075 gli restava un pezzo accanto a guardarlo attraverso le pàlpebre semichiuse, inerte, ingombrante, soffocante, finché non provocava con uno sbuffo la domanda. 8842_8610_000076 su le altre, negli scaffali e su panche e nelle vetrine. un banco di vendita, una tavola da tagliatore con sú distesa, una stoffa segnata e un pajo di grosse cesoje sopra. 8842_8610_000077 povera mano, tu, cosí gialla, cosí macra, con quel segno d'amore, eh no, di morte su un letto d'ospedale. non si sposa che in previsione della morte. 8842_8610_000078 morta. e in quell'atteggiamento di rivolta e di paura preso all'apparire del figlio, marietta le aveva pian piano rimesso sul letto il braccio che ella aveva levato per nascondere la faccia, ma nessuno ardiva di toccarle la testa, il mascetti contemplò un pezzo sua madre. 8842_8610_000079 che c'era la luna, che voleva scendere in giardino, che a pian del viermo cantavano, non a rufinera stramberie. poi s'è messa a chiamar lei, signor martino. me domandò, arrossendo, poi impallidendo il giovanotto. 8842_8610_000080 erano sottili, acuti fritinníi di grilli, risi di rivoli. giú per le zane, per marietta. l'incanto di quella notte era tutto lí presente. 8842_8610_000081 dicono che ho guasto tutto l'organismo. sarà vero, ma non me n importa, perché dopo tutto, se mai dico: se questo fosse vero non sarebbe un gran guajo. il vero guajo è un altro. 8842_8610_000082 mortificazioni. e bernardo sopo sempre con gli occhi chiusi, aprendo le braccia. ma scusate perché, cari? perché io mi spoglio. per me è finita, cari miei, bisogna che non ci pensi piú. so quello che porto addosso, lasciatemi fare, son cose che si devono fare. 8842_8610_000083 tutte queste sciocchezze da fare e che si devono fare: la veglia al cadavere sicuro e i ceri e i fiori, e i funerali in chiesa e il trasporto e il seppellimento quarantotto ore. 8842_8610_000084 e lei gli aveva risposto sí e no, ma sempre con frasi comuni e brevemente e senz'alcuna effusione di cuore. mai la notizia della grave malattia di lei gli era arrivata di colpo mah. 8842_8610_000085 dopo morta, il signor martino restò assorto, stupito, costernato. era ben sicuro che il testamento della vecchia conteneva qualche disposizione in suo favore e in favore della sua famiglia. ora, questa lettera lo inquietava. domandò. ha scritto molto. 8842_8610_000086 non mi riconosce. vedendo tutti gli occhi fissi lí presso i suoi piedi, si chinò anche lui a guardare e vide la busta: sarà per lei, gli disse piano marietta, indicandola. la signora però ha detto dopo morta: 8842_8610_000087 poco dopo, da un lontano ceppo di case del villaggio, tutto sparso a gruppi su quel pianoro tra le prealpi, giunse dolcissimo, un coro di donne cantano a rufinera, annunziò marietta. 8842_8610_000088 e quando questa bocca vi parla e vedete sottosopra la chiostra dei denti, la puntina in mezzo del labbro superiore e il principio del palato, anche senza sentire quello che la bocca vi dice, v'assicuro, si perde il rispetto. 8842_8610_000089 il mascetti. l'aprí ne trasse la ricetta di cui aveva fatto cenno l'infermiera. la scrittura a lapis era quasi indecifrabile. ci fu bisogno del concorso di tutti per l'interpretazione di certe parole smezzate o scritte scorrettamente in dialetto, tra altre italiane. 8842_8610_000090 e a quella lettera pensava pure tra le smanie il signor martino, andando per i ceri e don buti, correndo dalla chiesa parrocchiale all'asilo, per far chiudere il portone in segno di lutto e dare anche lí disposizioni per il funerale del giorno seguente. solo il mascetti pareva se ne fosse dimenticato. 8842_8610_000091 azzimato, profumato, con le fedine già brizzolate e la calvizie nascosta appena da pochissimi capelli raffilati con meschina cura a sommo del capo. 8842_8610_000092 volto piú davvicino. volle esser guardata con quell'anellino d'un giorno che avrebbe potuto dir tante cose e una sola ne diceva: triste, tanto triste. 8842_8610_000093 e tutto quel giorno e fino alla metà del giorno appresso, tenne sulla corda quella povera gente don buti. alla fine, quando già la cassa mortuaria era arrivata, non seppe tenersi piú. 8842_8610_000094 sarò pazzo, ma io vivo. non ho casa, non ho stato ado all ospedale. i prego di credere che non ci sono mai andato da me coi miei piedi. mi ci hanno sempre trasportato gli altri in barella, privo di sensi. i ci sono ritrovato e mi son subito detto: 8842_8610_000095 madama velia. chiamò contemporaneamente dall'altro lato del letto don buti, ma la morente non mostrò di riconoscere né l'uno né l'altro. entrò in quel momento nella camera inavvertito un signore su i cinquant'anni, bassotto. 8842_8610_000096 dunque, il male era inguaribile? sí, me l'aveva detto chiaramente. la mano, troppo incerta nel tatto, nei movimenti, con che lenta tristezza ora faceva girar col pollice quell'anellino troppo largo attorno. 8842_8610_000097 zia velia chiamava intanto il giovanotto con voce grossa, ancora insonnolito. che chiama, non vede, che non sente, gli gridò manetta spazientita. 8842_8610_000098 e senza avere altra risposta che uno sguardo di disgusto, d'abominazione, bernardo sopo si vedeva lasciato in asso, il che però non gli toglieva l'animo d'accostarsi poco dopo a un altro dei parenti piú intimi e di portarselo a passeggiare nel salotto per proporgli a un certo punto, come. 8842_8610_000099 il fumo non trova sfogo e ristagna in quelle tane e annegra soffitto e pareti. e che smorfie di disgusto fanno dalle stampacce fuligginose i santi protettori appesi a quelle pareti. 8842_8610_000100 spazientita, m'ajuti a rimetterla a letto e corra per il medico. ma si svegli, eh, se no, di qui a che lei va e torna col medico, la povera signora, ah dio non sia mai muore, domandò il signor martino, avvertendo finalmente il rantolo. 8842_8610_000101 con codesto pollice in bocca ti sei tutto succhiato fino a non lasciare piú che sola pelle attorno agli ossicini del tuo scheletro. come dove trovi in te la forza di strillare ancora cosí miracolo. 8842_8610_000102 parecchi, credo, anzi senza dubbio sono la tessera d'entrata, senza non m'avrebbero ricevuto e devo anche averli buoni, a quanto sembra, intendo non passeggeri qua, non so, al cuore, al fegato, ai reni, non so. 8842_8610_000103 eccomi qua. fu nell'ospedale in cui sono stato l'ultima volta. ma non fate codesta faccia afflitta da imbecilli perché non vi narro una storia triste tra me e l'ospedale. benché non possa soffrire i medici e la loro scienza, ho saputo sempre stabilire dolci e delicatissime relazioni. 8842_8610_000104 per fortuna essa figurava come locata alla moglie, sicché dunque il contratto, con la morte di questa, si scioglieva naturalmente. ma c'erano i mobili, i mobili, tutti quei mobili di cui la povera morta, che amava gli agi, aveva ingombrato le stanze fin negli angoli piú riposti. 8842_8610_000105 il mascetti se ne stava compunto e taciturno, chinava di tanto in tanto il capo alle parole melate del parroco, ma pensava intanto tra sé all'accoglienza che gli aveva fatto la madre dopo un cosí lungo e precipitoso viaggio intrapreso per rivederla. 8842_8610_000106 quelli gridavano: va bene, si devono fare, ma a tempo e a luogo, perdio. e allora lui per troncare il discorso rimettendosi. 8842_8610_000107 concorrono a questa corruzione della virtú, cioè a crescere il tanfo, il majaletto e le galline, e non di rado anche qualche scalpicciante somarello. 8842_8610_000108 solo m'ha seccato d'esser tenuto dai medici per questo in conto di malato intelligente. la noncuranza da parte mia di sapere di che male fossi afflitto è stata presa dai medici per fiducia nella loro scienza capite. 8842_8610_000109 sa se avrebbe fatto a tempo, però meglio forse. eh sí, meglio non auff. sbuffò a questo punto il signor martino combattuto, interrompendo le amare riflessioni. 8842_8610_000110 il mascetti, la raccolse e, poiché la madre continuava a dire: soffocata, ch'a vada via, ch'a vada via. si recò angustiato nella camera attigua, seguito poco dopo da don buti. 8842_8610_000111 vuoto e l'ozio doloroso di quella corsia d'ospedale, la malattia, l'attesa stanca e piena d'angoscia. chi sa forse della morte? sí, senza dubbio quella era la mano d'un sarto. 8842_8610_000112 ahimè, si ricasca subito nell'uniformità degli aspetti consueti. nell'abitudine delle consuete relazioni si riaccetta il consueto valore dell'esistenza quotidiana. 8842_8610_000113 e sopportare i picchi sodi delle loro dita a martello, le punture delle loro siringhette e ingollarmi tutte le loro porcherie, liquide o in pillole, senza mai gemere per nausea o per fastidio. oh dio, dottore, cos'é è amaro dottore. 8842_8610_000114 ma forse poi pensò che sí, qualche cosa pure quell'anellino legava, legava il suo nome alla vita del suo figliuolo. gli era nato prima delle nozze, quel figliuolo, e non aveva nome, ora l'avrebbe avuto. gli levava dunque un rimorso, quell'anellino. 8842_8610_000115 prever su la vita della madre su cargiore, per venire indirettamente a sapere tra che gente si trovasse. gli era nato finanche il dubbio che quelli fossero lontani parenti materni di cui egli ignorasse l'esistenza. il prever si struggeva dentro. 8842_8610_000116 poi si pose una mano sugli occhi. non riusciva a piangere, irritato sordamente dal pianto di quegli altri, per lui affatto estranei, ne ignorava finanche i nomi, ma che pure mostravano d'avere una ragione per piangere: sua madre, piú di lui, che era il 8842_8610_000117 l'attesa è lunga, il vicinato si stanca, si stancano i parenti del fidanzato e tutti se ne vanno alle loro case. solo il maltesino resta lí di guardia, irremovibile. 8842_8610_000118 che non sapevano nulla di quanto era accaduto di là. lo fece sbuffare, specialmente la vista degli scaffali pieni zeppi di pesanti libri dl filosofia. aperto un cassetto della scrivania, ne trasse una cartella di rendita intestata alla moglie defunta e la porse al suocero. 8842_8610_000119 anche se nati in sicilia, sono maltesi. andare dal maltese vuol dire a nisia, andare a provvedersi di tela, e i maltesi armati di mezzacanna fanno a nisia affaroni. 8842_8610_000120 aprendo gli occhi, vidi attorno al letto del mio vicino molta gente, uomini, donne, forse parenti. in prima pensai che fosse morto. no, 8842_8610_000121 è una bella consolazione. molta indulgenza bisogna avere per gli abitanti di nisia, perché non è molto facile essere onesti quando si sta male cova in quelle case oppresse tane piú che case, un tristo tanfo umido e acre che corrompe a lungo andare ogni. 8842_8610_000122 stende la luna lassú e fiorisce spontaneo in quell'incanto delizioso un desiderio accorato di bontà. tuzza si promette in cuore d'essere una mamma amorosa per i suoi piccini. sú povero piccolo, fatti capezzolo d'un tuo ditino e succhia, succhia, questo invece, e addorméntati. 8842_8610_000123 il cielo, col solito azzurro, vi guarda, poi la sera, con le solite stelle. il mare v'addormenta col solito brontolío. le case vi sbadigliano di qua e di là, con le finestre delle solite facciate e col solito lastricato vi s'allungano sotto i piedi. 8842_8610_000124 e a uno a uno, non riuscendo piú a trattenersi, balzarono da sedere e corsero a investirlo a gridargli tra i denti che doveva vergognarsi di quel che stava facendo, vergognarsi come si vergognavano per lui quelli stessi che, nell'imbarazzo, non avevano saputo opporsi alle profferte. 8842_8610_000125 una mattina io mi riscossi tardi da uno dei letarghi profondi di piombo che sogliono seguire ai piú forti accessi di quel male ch'è forse il piú grave tra i tanti di cui soffro. 8842_8610_000126 si rimetteva a passeggiare e poco dopo si fermava per ripetere, poveretta, il suono de suoi passi, il suono della sua voce in quella che non pareva neppure un'esclamazione di compianto, ma quasi una conclusione ragionata. 8842_8610_000127 e anche a qualche estraneo amico di casa, i quali, con minor scrupolo, ma pur perplessi e timidi, lo ringraziavano. bernardo sopo troncava subito i ringraziamenti con un gesto della mano, alzava le spalle per significare che non dava alcuna importanza al regalo e soggiungeva. 8842_8610_000128 qualche maltese, al colmo della costernazione, è arrivato perfino a far dare a un trovatello molto deperito una bevutina di latte dalla propria moglie per una mezz oretta al giorno. 8842_8610_000129 e alla madre e alla sorella del fidanzato, che vogliono vedere come andrà a finire quella storia. una vicina caritatevole è entrata nella tana e, con l'ajuto di tuzza che si scioglie in lagrime, lava e veste il cadaverino. 8842_8610_000130 il figlio seguendo le indicazioni del biglietto. aprí il secondo cassetto del canterano e cercò nell'angolo a destra. non c'era propriamente alcun fagottino, c'era soltanto l'involto di un pezzo di panno turchino forato e bruciacchiato in una parte, come da una palla. 8842_8610_000131 vengono invece fredde, fredde piano piano, con le labbra cucite, la mamma di lui e una sorella maritata per assistere alla scena del maltese, del maltesino principiante, che piomba furibondo nella tana a riprendersi la roba anticipata. 8842_8610_000132 a dimostrare quella sua rigidezza impassibile. possedeva anche lui una villa con un vasto giardino, aveva una simpatica moglietta che gli aveva recata una buona dote, e continuava ad esercitare la professione tanto per fare qualche cosa. 8842_8610_000133 intanto pensava al medico, che si sarebbe certo seccato di quella chiamata notturna, ma che poteva farci? lui non poteva certo assumersi la responsabilità di sospendere quelle iniezioni che tenevano artificialmente in vita. l'inferma ora che il figlio, da vienna, aveva telegrafato l'annunzio della sua partenza. 8842_8610_000134 e ad ascoltare il canto lontano. a un tratto si scosse di soprassalto. la padrona rantolava, spaventata. richiuse subito l'imposta, si chinò su l'inferma, le sollevò il capo, la chiamò piú volte, invano. si smarrí. corse a chiamare ajuto nella stanza accanto. 8842_8610_000135 livide composte a forza sul petto. bernardo sopo, il marito, passeggiava nella camera accanto di larghe spalle, quantunque povero e tardo di gambe, calvo e barbuto come un padre cappuccino con gli occhi socchiusi. 8842_8610_000136 a un certo punto lo videro entrare nella camera con un'aria che gli conoscevano bene: aria di rassegnazione ma testarda, con la quale sfidava le proteste e accoglieva le ingiurie di tutti come un asino, le nerbate, senza rimuoversi d'un passo dall'orlo del precipizio. 8842_8610_000137 nello stordimento lasciatomi dal lungo letargo, socchiusi le pàlpebre, il corpo d'una vecchia grassa che mi voltava le spalle presso il paraventino, specialmente il suo sedere enorme e la sua gonna rigonfia tutta a fitte piegoline e a quadretti rossi e neri. 8842_8610_000138 gli diede ragguaglio di sé, della sua famiglia, gli parlò dell'antica amicizia di essa per madama, tacendo però dell'amore e del suicidio dello zio martino. 8842_8610_000139 eccolo, eccolo. grida, mostrandolo da lontano alla figlia che sorride tra le lagrime, mentre il carro funebre s'avvia lentamente al cimitero. una 8842_8610_000140 per concludere che tutta cargiore era profondamente addolorata e, nello stesso tempo, in legittima ansia di conoscere se, oh, il mascetti s'affrettò a rassicurarlo. 8842_8610_000141 nisia, se ha voluto crescere. s'è dovuto arrampicare una casa sull'altra per le marne scoscese dell'altipiano imminente. 8842_8610_000142 dovresti affrettarti piuttosto a farli portar via. mi preme di sgombrare al piú presto. quegli altri allora presero a fulminarlo dalla camera mortuaria, con certi occhiacci da spiritati, e a dar segni d'ira e di sdegno e di dispetto per un altro verso. 8842_8610_000143 e scappa via cosí gridando, tutta scarduffata, con le braccia per aria, accompagnata dai lazzi e dai fischi dei monelli. tutto il vicinato è in fermento, là davanti la porta, attorno al maltesino che s'è piantato di guardia alla sua roba. 8842_8610_000144 pro, vi faccia. ecco, sarà perché io propriamente non ho mai capito che gusto ci sia a rivolgere domande agli altri per sapere le cose come sono. ve le dicono come loro le sanno, come pajono a loro. 8842_8610_000145 passava davanti al camposanto, intravide, per una delle finestre ferrate aperte lungo il muro di cinta, la tomba gentilizia della sua famiglia e accanto quella della mascetti. 8842_8610_000146 lo sollevano per introdurlo nel carro quando, tra gli urli di maraviglia e altri lazzi e altri fischi della folla, sopravviene raggiante e trionfante, rosa marenga, con in braccio un altro trovatello. 8842_8610_000147 quarantotto ore, come se la povera ersilia potesse non esser morta davvero. purtroppo è morta. purtroppo per me, non per lei. ah, lei sí, povera ersilia, se l'è levato questo pensiero della morte, mentre noi, qua, ora. 8842_8610_000148 ma io vi ho promesso di parlarvi della mano d'un malato povero. la premessa è stata lunga, ma forse non del tutto inutile, perché voi, almeno cosí adesso, non mi domanderete nulla di quello che vi premerebbe piú di sapere per commuovervi al modo solito, cioè le notizie di fatto. 8842_8610_000149 che disgrazia, che disgrazia. la fune s'è strappata- chi sa come s'è strappata? e il bimbo è caduto dalla culla ed è morto. l'hanno trovato morto per terra freddo e duro. che disgrazia, che disgrazia. 8842_8610_000150 non già perché gli premesse il teatro. anzi, al contrario, il pensiero d'andarci diventava per lui un tale incubo che non gli pareva l'ora di levarselo. 8842_8610_000151 si può supporre che essi non abbiano molta fiducia nel medico e nell'assessore comunale incaricati di sorvegliare alla sorte dei trovatelli dell'ospizio, ma non è questo. i maltesi sanno che, agli occhi di quel medico, 8842_8610_000152 la signora velia aveva ricevuto i sacramenti tre giorni avanti. finita la preghiera, don buti scappò in chiesa per far sonare le campane e dar le prime disposizioni per i solenni funerali del giorno appresso, le signore prever si misero a disposizione di marietta per accudire al cadavere. 8842_8610_000153 il quale, poco oltre il borgo, strapiomba minaccioso sul mare. liberamente avrebbe potuto estendersi su questo altipiano vasto e arioso. 8842_8610_000154 morta. forse il figlio per curiosità l'aveva già aperta? che stupida quella marietta. che c'entrava dire al figlio: sarà per lei. dall'accoglienza che la moribonda gli aveva fatto si poteva capir chiaramente che madama velia non si aspettava di rivedere il. 8842_8610_000155 stanchezza compresi. ch'era la mano d'un malato povero perché, quantunque accuratamente lavata, come l'igiene negli ospedali prescrive, serbava tuttavia nella gialla magrezza un che di sudicio indetersibile, che non è sudicio propriamente nella mano dei poveri. 8842_8610_000156 e se troppi uomini, costretti da questa necessità, convengono in quel punto e troppi ve ne nascono e il punto è troppo angusto, per forza il borgo deve crescere male. 8842_8610_000157 tutta la notte. anche quando le ultime vicine, accorse alle grida, se ne sono tornate a dormire nelle loro case, ella, séguita a piangere e a strillare e, appena spunta il nuovo giorno, riprende a raccontare quella disgrazia a chiunque s'affacci alla porta. 8842_8610_000158 doveva avere settantatre o settantaquattro anni, sua madre, il suo tempo dunque lo aveva fatto. ne aveva già quasi cinquanta, lui, purtroppo. 8842_8610_000159 di nebbia stracciati ritornò il medico che non volle rispondere nulla, al solito alle tante interrogazioni dei prever e di don buti, protestando: i lascino ascoltare. fece ancora uniniezione, ma dichiarò ch'era proprio inutile. 8842_8610_000160 ma dimostrava forse il pianto, la intensità del dolore? dimostrava la debolezza di chi soffre. chi piange vuol far conoscere che soffre, o vuole intenerire, o chiede conforto e commiserazione. 8842_8610_000161 ma non si sa piú se sia donna o strofinaccio, tanto che i maltesi a cui si è rivolta per le tre prime figliuole, si sono rifiutati, per questa quarta, di farle credito. 8842_8610_000162 rètico viene da eretico e significa inquieto, bizzoso, fastidioso scontento. non si può dire che non sia un modo blando per gente cristiana di giudicare gli eretici. un po di latte e quel bambino diventerebbe subito cristiano. 8842_8610_000163 gnora rosilla non gliela fate io non gliela faccio io. si è sentita offesa nella dignità di bestia per tanti anni, buona per razza e per latte e poiché non si discute coi taciturni maltesi, ha strillato ferocemente davanti alle botteghe. 8842_8610_000164 qualcuna ne prova fastidio e crocchia sotto sotto. maledetta e maledetto anche il vecchio marito che ritorna ubriaco al solito dalla bettola e inciampa nella porta per scansare i due fidanzati. 8842_8610_000165 ditino: oh dio, che hai fatto? il pollice della tua manina manca è diventato cosí enorme che quasi non puoi piú ficcartelo in bocca. enorme esso, solo quel dito nella gracile manina gelida e rattrappita. enorme esso solo in tutto il tuo corpicciuolo. 8842_8610_000166 marenga rosa de nicolao è famosa al municipio di nisia. da piú di vent'anni nutre l'usura dei maltesi con una serie quasi ininterrotta di quei libretti rossi. 8842_8610_000167 abbandonare le membra, come se non fossero mie, ai palpeggiamenti troppo confidenziali delle loro mani ben lavate. sí, ma dio mio, adibite allo schifoso servizio pubblico di tutte le piaghe umane. 8842_8610_000168 questi, stordito dalla sciagura, guardò coi calvi occhi insanguati nel pianto, prima quella cartella, poi il genero, senza comprendere. 8842_8610_000169 figuratevi che quest'ospedale di cui vi parlo aveva la squisita attenzione verso i suoi ricoverati d'impedire che l'uno vedesse la faccia dell'altro mediante un paraventino a una sola banda. 8842_8610_000170 tu, se vuoi caro, potresti prenderti intanto queste due vetrine col servizio da tavola e la cristalleria. anche la credenza, se vuoi l'offerta. in quel punto, col cadavere ancor lí presente, pareva a quello un insulto, anzi peggio, un pugno sul petto. 8842_8610_000171 il pagamento del baliàtico ai maltesi è ormai a nisia tradizionale. marenga rosa grida l'esattore presente. risponde il maltese. 8842_8610_000172 morta la moglie e dovendo restituire la dote, egli, con quel che aveva di suo e coi tanti pesi che aveva addosso, non poteva piú sostenerne la pigione. quella casa, per altro, sarebbe stata troppo grande per lui, che restava ormai solo. 8842_8610_000173 e il giovane martino mentr'ella se ne stava sul seggiolone del parroco a guardare i prati attraverso i vetri della finestra. era di là nella stanza attigua a rifarsi un po delle veglie durate. 8842_8610_000174 e schiuse gli occhi. subito i prever spinsero al letto il giovine martino suggerendogli: sottovoce: chiamala, chiamala, zia velia. chiamò il giovanotto. 8842_8610_000175 bernardo sopo tornò a strizzare dolorosamente gli occhi per pietà profonda di quel povero vecchio, di quel povero padre. ma poi sollevò la faccia, sollevò il petto, trasse con le nari quanta piú aria poté e quindi, vtandosene con gesto di sconsolata stanchezza, disse: 8842_8610_000176 tastò il polso all'inferma, poi, senza dare a veder nulla a quei due che lo spiavano, intentamente preparò la siringhetta per una nuova iniezione. potrà tirare fino all'alba, disse licenziandosi. 8842_8610_000177 certi giorni, tra tutto quel bianco pareva di stare in una nuvola e, con la benefica illusione della febbre, di veleggiare nell'azzurro ch'entrava dalle vetrate dei finestroni. 8842_8610_000178 io non so nulla di nulla. non mi sono curato di saper nulla, come forse avrei potuto, domandandone notizie agl'infermieri. io ho visto solamente la sua mano e non posso parlarvi d'altro, ve ne contentate? e allora eccomi qua. 8842_8610_000179 ah, eccoci qua. ora bisogna cacciar fuori la lingua e subito, volenteroso e obbediente, invece di lamentarmi, lho cacciata fuori a ogni richiesta per uscirmene presto. 8842_8610_000180 e il signor dottore. domandò marietta, che dirà il signor dottore: sa lei che abbiamo già la neve su roccia? vré un tantino, insisté la padrona. vedi, respiro cosí calma marietta. aprí uno spiraglio dapprima, poi, a poco a poco, per le insistenze dell'inferma, la mezza imposta. 8842_8610_000181 non che stimasse cattivo quel bamboccione del signor martino e interessato l'affetto della famiglia prever per la sua padrona. ma eh, i dindi. i dindi piacciono a tutti. 8842_8610_000182 sicché io del malato che mi stava a sinistra veramente non potevo veder altro che la mano, quand'egli tirava il braccio fuori dalle coperte e l'abbandonava sul lettino. i misi a contemplare con curiosità amorosa questa mano e da essa, a poco a poco, mi feci narrare la favola che vi dirò. 8842_8610_000183 di spogliare le cose delle vecchie apparenze che ormai per abitudine, per pigrizia di spirito, ponderosamente si sono imposte a tutti. eppure è raro che almeno una volta, in un momento felice, non sia avvenuto a ciascuno di vedere all'improvviso il mondo, la vita, con occhi nuovi. 8842_8610_000184 con tutto il cuore. egli avrebbe adempiuto alle generose promesse della madre, anche se nessuna disposizione si fosse trovata nel testamento. ma non mostrò affatto di ricordarsi di quella lettera scivolata di sotto il guanciale. 8842_8610_000185 la vita era per bernardo sopo profondamente oscura, la morte uno sbuffo di piú densa tenebra nell'oscurità. né al lume della scienza, per la vita, né al lume della fede, per la morte, riusciva a dar credito. 8842_8610_000186 o piuttosto un telajo a cui con puntine si fissava ai quattro angoli una tendina di mussolo, cambiata ogni settimana, lavata, stirata e sempre candida. 8842_8610_000187 la narrò coi cenni, s'intende. forse incoscienti che di tanto in tanto faceva con gli atteggiamenti in cui s'abbandonava macra ingiallita. 8842_8610_000188 tutti allora per un momento, zitti e intenti, intorno al letto di lei. ruppe l'alba alla fine: cielo aggrondato, piovoso sú per i greppi delle scabre montagne. 8842_8610_000189 nessuno piangeva, nessuno si lamentava. parlavano anzi col malato e tra loro, festosamente, quantunque a bassa voce per non disturbare gli altri malati. 8842_8610_000190 i chiamavano in testimonianza. è vero, è vero, quelli si stringevano nelle spalle con un sorriso afflitto su le labbra, ma certo ognuno esclamavano allora: i parenti sono mortificazioni. 8842_8610_000191 ma la inferma aveva reclinato il capo, soffocata dall'interna commozione marietta non se ne accorse, rimase a contemplare, estatica, lo spettacolo del 8842_8610_000192 povera, povera madama, e il parroco cominciò a tessere al figliuolo l'elogio della madre, grande benefattrice, sopraggiunse con aria smarrita: prever padre. poi venne anche prever figlio rosso, come un gambero, spinto evidentemente dalla madre e dalle sorelle. 8842_8610_000193 in mal punto non è prerogativa soltanto degli uomini. anche un borgo non nasce come o dove vorrebbe, ma là dove, per qualche necessità naturale, urga la vita. 8842_8610_000194 che è uno scaricatore di bordo. viene di sera, quando è finito il lavoro del porto e se la serata è bella, mamma, figliuola e fidanzato se ne vanno sull'altipiano a respirare il chiaro di luna e il trovatello rimane a strillar solo al bujo nella tana serrata, sospeso in quella specie di culla. 8842_8610_000195 e in tanta oscurità, non vedeva profilarsi altro, a ogni passo, che le sgradevoli, dure, ispide necessità dell'esistenza a cui era vano tentar di sottrarsi e che si dovevano subito perciò affrontare o subire per levarsene al piú presto il pensiero. 8842_8610_000196 se però per il municipio la morte d'un trovatello è una fortuna, è per il maltese per lo meno un cattivo affare, anche se riesca a riprendersi la roba anticipata. 8842_8610_000197 il signor martino fu spedito per i ceri da accendere attorno al letto funebre e prever padre, non sapendo che fare, si recò di nuovo a raggiungere nell'altra stanza il mascetti. quella lettera misteriosa gli stava fissa in mente come un chiodo dopo morta. 8842_8610_000198 la morente fissò gli occhi velati sul figlio e aggrottò le ciglia. agitò un braccio e nascose il volto balbettando con espressione di terrore: ch a vada via chiel. 8842_8610_000199 e la sua padrona ne aveva di molti. e quell'aver pensato a scrivere qualche cosa in quegli ultimi momenti doveva per forza suscitar timori o accendere speranze. n'ebbe la prova non appena giunsero tutti ansanti dalla corsa, i parenti del signor martino e don buti. 8842_8610_000200 l'altipiano. quelli di nisia hanno posto il cimitero. il respiro è lassú per i morti, lassú respireremo, dicono quelli di nisia. 8842_8610_000201 là fuori d'ogni traccia solita, d'ogni consuetudine, libero di tutte le vecchie apparenze, col respiro sempre nuovo e largo, tra cose sempre nuove e vive, i s è guastato il cuore, mi si sono logorati i polmoni. che me n'importa? 8842_8610_000202 le lenti dimenticate su la punta del naso, le mani a tergo passeggiava, si fermava di tratto in tratto diceva: ersilia poveretta. 8842_8610_000203 mamma, i prever don buti marietta si guardarono negli occhi scostandosi, poi presero tutti a osservarlo con un'aria mista di suggezione e di diffidenza. 8842_8610_000204 ecco sí, levarsene il pensiero tutta la vita. non era altro che questo: un pensiero, una sequela di pensieri da levarsi. ogni indugio era una debolezza. 8842_8610_000205 e chi, scotendo amaramente il capo, appena appena, con gli angoli della bocca contratti in giú, mirava sul letto, tra i quattro ceri, la povera morta, cosparsa di fiori con un piccolo crocefisso d'argento e la corona del rosario di grani rossi tra le mani dure. 8842_8610_000206 maritata per forza a un ricco signore di torino che se n'era innamorato durante una villeggiatura estiva. lassú, dopo quattro anni, rimasta vedova, aveva lasciato il bel palazzo della capitale e se n'era tornata a cargiore per beneficare i suoi compaesani con le vistose sostanze ereditate dal marito. 8842_8610_000207 di te non ha avuto pietà la tua mamma vera, la tua mamma ignota, come vuoi che ne abbia lei che deve averla invece per la sua figliuola? lasciala respirare un po lassú. 8842_8610_000208 nei segni incisi sulla palma che sono, come si dice, il suggello della morte nella mano dell'uomo. e allora mi diedi a immaginare a che mestiere fosse addetta quella mano. non certo a un rude mestiere, perché era gracile e fina, quasi femminea, per nulla deformata o attrappita, se 8842_8610_000209 assillato dalla sollecitudine, non trovava requie. s'accostava a questo e a quello dei parenti piú intimi della defunta, irresistibilmente tratto dall'idea di proporgli qualcuna delle tante cose che si dovevano fare. 8842_8610_000210 ogni lettino nella lunga corsia luminosa aerata aveva accanto a destra il riparo d'un di quei telaj che non arrivava oltre l'altezza del guanciale. 8842_8610_000211 ma non sarebbero stati certo accesi quei ceri, né sparsi quei fiori, né posti in mano alla morta quel crocefisso e quella corona di grani rossi. non per la ragione però, che con maligno animo sospettavano i parenti. 8842_8610_000212 e andò via subito. il signor martino assalí di domande marietta intorno a quella lettera misteriosa, ma la infermiera non sapeva leggere e poté dirgli soltanto che la signora aveva scritto col lapis dietro una vecchia ricetta del medico. 8842_8610_000213 si avanzò fino al letto con le scarpe sgrigliolanti. scostò piano con la mano inguantata. il signor martino si chinò verso la morente. 8842_8610_000214 ed entrò infine a parlargli anche lui, delle grandi benemerenze della defunta, delle opere di carità parte compiute, parte promesse da lei. 8842_8610_000215 ma come caduto. non ha nessuna ferita, nessun livido, nessuna ammaccatura. quel cadaverino ha soltanto una magrezza che incute ribrezzo. e nella manina manca quel dito, quel pollice enorme. 8842_8610_000216 la madre sapeva dominarsi meglio, grassa, pallida, placida, dal parlare lento e dal gesto molle. rivolgeva a marietta sciocche e inutili domande. l'inferma accennava di tratto in tratto di riscotersi dallo stato comatoso. 8842_8610_000217 non era giorno di visita. come e perché dunque era stata ammessa tutta quella gente fino al letto del malato? non udivo, né volevo udire le loro parole. anche la loro vista m'era grave agli occhi. 8842_8610_000218 avventandosi di qua e di là con tutti i merluzzi della cresta erti, non s'era data pace finché non lo aveva ritrovato. ora, come mai la mamma di quel piccino, che certo dev'essere anche lui sperduto, non accorre a quei disperati richiami? 8842_8610_000219 il padre vecchissimo, le sorelle coi loro mariti, i fratelli con le loro mogli e i figliuoli piú grandi e chi piangeva silenziosamente col fazzoletto sugli occhi. 8842_8610_000220 quale. eh, voi, cari amici, volete saper troppo, al contrario di me che non voglio saper mai nulla. se debbo dirvelo io, qual è il vero guajo? è segno che voi non l'avvertite. 8842_8610_000221 e mi ci mettessi a cavallo, tanto per dire. ma quanti si sforzano di rompere la crosta di questa comune rappresentazione delle cose, di sottrarsi all'orribile noja dei consueti aspetti? 8842_8610_000222 i vuoi, accennava di sí, col capo mestamente e con aria stanca abbattuta, se lo portava a passeggiare nella sala da pranzo, qua, dopo essere andato due o tre volte, sú e giú, esclamando a tratti. 8842_8610_000223 aveva già stabilito d'andarsene in una camera mobiliata. intanto, come far presto per levarsi quest'altro pensiero dei mobili? bisognava che prima la moglie fosse portata via al camposanto e dovevano passare almeno quarantotto ore, per espressa volontà dei parenti. 8842_8610_000224 da tutti subíta passivamente, le fracasserei. i dico che sedere su una seggiola è divenuto per me un supplizio intollerabile. per alleviarlo un poco bisognerebbe, per lo meno permettete che la mettessi cosí, ecco, per lungo. 8842_8610_000225 poco rispose: marietta, un pezzettino di carta, cosí, e la mano le tremava, tanto sai. la nuova marietta riprese dopo aver pensato un po il giovanotto. corro a chiamare i miei. hai sentito che ha detto: 8842_8610_000226 è bello vedere alla fine d'ogni mese la processione dei panciuti e taciturni maltesi in pantofole ricamate e berretto di seta nera. 8842_8610_000227 ajutò l'infermiera a rimettere a letto quell'esile corpo abbandonato e scappò per il medico che abitava nella frazione di ruadamonte. che luna. esclamò anche lui appena fuori. 8842_8610_000228 gli uomini lo sentono meno, imbrigati e imbestiati come sono tutto il giorno sulla spiaggia o sulle navi. le donne lo sentono e ne sono come arrabbiate, e pare che questa loro rabbia sfoghino facendo figliuoli: quanti ne fanno? chi dodici, chi quattordici, chi sedici? 8842_8610_000229 zitti sí, ma tuzza, non può trattenere lo scatto di certe risatine a qualche parola che il fidanzato le susurra all'orecchio. parola o bacio al bujo. non si vede. mamma rosa è entrata nella tana. 8842_8610_000230 e io passo per pazzo perché voglio vivere là, in quello che per voi è stato un momento uno sbarbàglio, un fresco, breve stupore di sogno vivo, luminoso. 8842_8610_000231 che effetto curioso fa la faccia dell'uomo medico o infermiere guardata da sotto in sú, stando a giacere su un letto che ve la vedete sopra, coi due buchi del naso che vengono fuori e l'arco della bocca che va in sú di qua e di là dalla pallottola del mento. 8842_8610_000232 e allora, perché dovrei dirvelo io ai medici che m'hanno avuto in cura? io non ho mai chiesto di che male fosse afflitto il mio corpo. so che questo povero asino che mi porta l'ho fatto trottar troppo e, per certe vie, che non sarebbe mai venuto in mente a nessuno d'infilare. 8842_8610_000233 enorme il medico necroscopo. dopo la visita se ne va facendo spallucce e smusate. c'è tutto il vicinato che attesta a una voce che il bimbo è morto di fame e il promesso sposo, pur sapendo in quale angoscia dev'essere tuzza, non si fa vedere. 8842_8610_000234 ma bernardo sopo, strizzando dolorosamente gli occhi e protendendo le mani, cercò di trattenerlo per carità. pregò tutto quello che si deve fare, ma piangere, gli gridò il vecchio, piangere, piangere per ora. e 8842_8610_000235 morte ch'essi stavano lí a rappresentare, sinceramente, quasi per esercizio d'un dovere. oh, tristissimo sí, ma al tutto inutile. e appena egli voltava le spalle per rimettersi a passeggiare nella stanza accanto. 8842_8610_000236 ma quasi la pàtina della miseria che nessun'acqua mai porterà via. si scorgeva questa pàtina nelle nocche aguzze e un po scabre delle dita, nelle pieghe interne cartilaginose delle falangi che facevano pensare al collo della tartaruga. 8842_8610_000237 non ammetto, dopo il malanno, dopo le sofferenze d'una malattia, per giunta pagar le medicine. il medico del resto non ne ho mai avuti per prendermi i cosí, detti piaceri della vita, come li intendono gli altri. dunque, diritto d'aver gratis la cura dei malanni che mi dà. 8842_8610_000238 ma alla vecchina, guardando assorta, pareva che quel silenzio sprofondasse nel tempo e altre notti pensava remote, simili a questa, vegliate dalla luna. 8842_8610_000239 poiché lei non aveva potuto trovarle altra carta lí nella camera e che aveva scritto con stento e che infine aveva chiuso quel pezzo di carta in una busta del farmacista, da cui lei aveva tratto alcune ostie e una cartina di medicinale. messa la lettera sotto il guanciale, la padrona aveva balbettato. 8842_8610_000240 ma si sarebbe allora allontanato dalla spiaggia. forse una casa posta per forza lassú un bel giorno sotto il cappello delle tegole e, stretta nello scialle del suo intonaco, si sarebbe veduta scendere come una papera alla spiaggia. perché lí sulla spiaggia urge la vita. 8842_8610_000241 morta com'era all'improvviso, di paralisi cardiaca. quarantotto ore, diceva fra sé bernardo sopo, seguitando a passeggiare con gli occhi socchiusi e grattandosi il mento con la mano irrequieta tra i peli della folta barba da padre cappuccino. 8842_8610_000242 c'era un guscio di noce, alcuni fiori secchi, una ciocchetta di capelli castani e un pezzettino di carta su cui erano scritte queste parole già sbiadite dal tempo. notte di luna ottobre. 8842_8610_000243 i prever don buti restarono delusi, storditi, non sapendo che pensare. un fagottin, domandò, madama prever, che sarà? 8842_8610_000244 quando glielo dissero, non seppe piú toccare quegli oggetti che appartenevano alla remota gioventú di sua madre. prima ch'egli nascesse si scostò dicendo: facciano loro la sua volontà. 8842_8610_000245 fa all'amore, conversa col promesso sposo, ride, cuce il suo corredo e di tanto in tanto tira la cordicella legata a quella culla primitiva e la fa dondolare. aòh bello, aòh, mamma santissima, com'è rètico questo nutrico. 8842_8610_000246 capisco, capisco, ma non capiva affatto, o piuttosto capiva questo soltanto, ch'era una debolezza, quell'indugio che si voleva frapporre, una debolezza come tutto quel pianto là. lo credevano senza cuore perché egli non piangeva. 8842_8610_000247 e dunque chi piú intelligente di me? un malato che nutra una cosí cieca, abbandonata fiducia nella scienza medica dev'essere per forza, a loro giudizio, intelligentissimo. lasciamo questo discorso. i fa tanto piacere vedervi ridere. 8842_8610_000248 accende il lume, guarda nella culla, allunga, càuta una mano alla fronte del piccino e subito caccia un grido: tuzza accorre. ma il fidanzato rimane perplesso e sgomento davanti la porta. 8842_8610_000249 andremo a vedere, propose timido don buti. intanto sono proprio contento che una disposizione ci sia. come avevo preveduto, si recarono tutti nella camera della morta. la vecchina, parata amorosamente da marietta, era già deposta nella bara, non ancora chiusa. 8842_8610_000250 le galline sono tanto stupide che covano anche le uova fetate da altre, e quando da queste uova non loro nascono i pulcini, non sanno distinguerli da quelli nati dalle uova loro e li amano. e. 8842_8610_000251 fanno incetta di quei libretti rossi. dànno per ciascun libretto duecento lire di roba, un corredo da sposa. le ragazze a nisia si maritano tutte cosí coi libretti rossi dei trovatelli, a cui le mamme in compenso dovrebbero dare. 8842_8610_000252 ah, che incanto, che pace. pareva che la luna inondasse di luminoso silenzio quei prati d'un silenzio attonito e pur tutto pieno di fremiti. 8842_8610_000253 e dicono cosí perché giú sulla spiaggia. non si respira in mezzo al traffico tumultuoso e polverulento dello zolfo, del carbone, del legname. 8842_8610_000254 ci sarò stato almeno tre volte, tre, cinque. non so perché vi fa tanta impressione l'ospedale. non ho casa, non ho nessuno. 8842_8610_000255 già esclamò, il mascetti cercandosi nelle tasche, se n'era proprio dimenticato. tutti gli si fecero attorno, sospesi in un'ansia trepidante. la busta, dopo lunga ricerca, fu trovata in fondo ad una tasca dei calzoni. 8842_8610_000256 dopo una giornataccia di rudi fatiche e beare della gioja della sua figliuola innamorata che passeggia sotto la luna a braccio del promesso sposo. se tu sapessi che luminoso velo trapunto di rugiada e tutto sonoro di trilli argentini. 8842_8610_000257 voi ve ne contentate. grazie tante. io voglio saperle per me e voglio che entrino in me come a me. pajono, è ben per questo, vedete, che ormai tutte le cose ci stanno sopra, sotto intorno, col modo d'essere, il senso, il valore che da secoli e secoli gli uomini hanno dato ad. 8842_8610_000258 gli grida, mamma rosa, di venire a sciogliere in fretta, in furia una delle funi che reggono sospesa all'angolo la culla. e perché sú presto, presto lo sa lei il perché, mamma rosa. 8842_8610_000259 afferrò il lume che ardeva in quella stanza e rientrò nella camera dell'inferma, seguita dal signor martino. m'ajuti, m'ajuti, bisogna rimetterla a letto. non c'è voluta stare ed ecco le conseguenze. zia. 8842_8610_000260 male. con tutto quel lume avrebbe potuto correre piú speditamente per i difficili sentieri tra i prati, ma non se l'aspettava dio santo d'essere svegliato cosí sul piú bello. povera zia velia. 8842_8610_000261 di ritorno dal chiaro di luna. mamma, figliuola e fidanzato trovano una sera nella tana un gran silenzio zitti per carità, raccomanda la mamma ai fidanzati che vorrebbero indugiarsi ancora a conversare davanti la porta. 8842_8610_000262 correre, correre, affannarsi per sé e per gli altri, penare, per poi andare a finir lí e saper dove. meglio non saperlo. meglio non costruirle avanti, quelle tombe, bah. 8842_8610_000263 lo sentono i vicini con smanioso fastidio e con angoscia e per pietà, tutti d'accordo gli augurano la morte. levano proprio il respiro, quegli strilli ininterrotti. finanche il porcellino n'ha fastidio e sbuffa, e grufola e se ne inquietano. raccolte sotto il forno le galline. 8842_8610_000264 plenilunio la inalbava dolcemente. dietro la tenda della finestra, con la fronte appoggiata ai vetri, anche la infermiera guardava fuori. che luna sospirò a un tratto nel silenzio. 8842_8610_000265 da un altro cenno di essa. compresi poi che quel sarto povero doveva esser padre- da poco aveva certo un bambino. levava di tanto in tanto sotto le coperte un ginocchio. la mano, dapprima inerte, si alzava con le dita tremolanti e quasi vagava su quel ginocchio levato. 8842_8610_000266 cercai la sua mano attorno all'anulare un cerchietto d'oro, una fede? ah, ecco, sposino le nozze. quella gente era venuta per farlo sposare. 8842_8610_000267 certo, gli occhi del malato, mentre la mano illusa vagellante accennava sul ginocchio, la carezza, stavano chiusi. vedevano sotto le pàlpebre, la testolina e le pàlpebre si gonfiavano di lagrime calde che traboccavano alla fine sul volto ch'io non vedevo. 8842_8610_000268 non sanno poi che ai pulcini umani non basta il solo calore materno, ma è necessario anche il latte. il porcello lo sa che ha avuto bisogno di latte anche lui, e n'ha avuto, oh, ne ha avuto. 8842_8610_000269 neri m'ingombrava, mi pesava come un incubo intollerabile. non mi pareva l'ora che tutti se n'andassero. tra le pàlpebre socchiuse mi parve d'intravedere la figura alta d'un prete. non ci feci caso. forse ricaddi, anzi, certamente ricaddi per lungo tempo nel letargo. 8842_8610_000270 piú e piú volte fu costretta a ripetere tutto ciò che poteva dire intorno a quella lettera. pareva che ci volessero leggere attraverso le sue parole, e che facce da spiritati. 8842_8610_000271 guardava i prati verdi che si stendevano davanti alla villa, limitati qua e là da alte file di esili pioppi. tutta cargiore era in ansia e in pena per la malattia di lei. 8842_8610_000272 i quadretti rossi e neri di quella gonna mi tesero come una rete, una grata di prigione con sbarre di fuoco e sbarre d'ombra, e quelle di fuoco mi bruciavano gli occhi quando li riaprii. attorno al letto di quel malato non c'era piú nessuno. 8842_8610_000273 mamma, sono io, sai, sono io. disse piano, sorridendo il mascetti e si chinò di nuovo verso la morente, ma questa raffondò vie piú il capo, come se volesse cacciarlo sotto il guanciale. 8842_8610_000274 si richiamasse a una realtà lontana e la toccasse lí, su quel pollice, cosí premuto, la realtà della sua esistenza. da sano forse una bottega impregnata dal tanfo particolare delle stoffe nuove disposte in pezze con ordine. 8842_8610_000275 a chi mi lega. per quanto oggi me l'hanno messo al dito, domani forse verranno a levarmelo. la mano s'alzò e si tese ferma davanti al volto. 8842_8610_000276 del sangone nella valle e di qua presso un rumore di tratto in tratto che la inferma non riusciva a spiegarsi, che stride cosí marietta. 8842_8610_000277 quasi, quasi temettero che andasse a soffiare sui quattro ceri per spegnerli, come a dire che lo spettacolo era già durato abbastanza e poteva aver fine di tanto. tutti quei parenti stimavano capace bernardo sopo e certo, se fosse dipeso da lui, no spenti, no spenti mai. 8842_8610_000278 gli si presentò, seguito dai prever tutto cerimonioso e impacciato, con la scusa di non voler mancare a qualche volontà, a qualche disposizione della defunta intorno ai funerali o al seppellimento, espresse probabilmente in quella tal lettera, se vostra signoria si ricorda. 8842_8610_000279 la morte sarebbe avvenuta da un momento all'altro per paralisi cardiaca. poco dopo la partenza del medico, la signora velia però si riscosse con un lungo sospiro dal profondo letargo in cui pareva inabissata. 8842_8610_000280 la dote d'ersilia gli disse il sopo. il vecchio sdegnato buttò la cartella su la scrivania e poiché anche lí, non reggendosi in piedi, era cascato a sedere su la prima seggiola, si levò come sospinto da una susta per ritornare alla camera mortuaria. 8842_8610_000281 pare che raggiorni. se aprissi un tantino marietta, un tantino, pregò la signora velia con voce carezzevole, non mi potrà far male. 8842_8610_000282 a che giova? non avendo avuto figliuoli dalla moglie, egli doveva restituire la dote. bisognava che si levasse questo pensiero. un altro pensiero che non gli pareva l'ora di levarsi era quello della casa. 8842_8610_000283 nuovi, d'intravedere in una súbita luce un senso nuovo delle cose, d'intuire in un lampo che relazioni insolite, nuove, impensate si possono forse stabilire con esse, sicché la vita acquisti agli occhi nostri rinfrescati un valore meraviglioso, diverso, mutevole. 8842_8610_000284 aveva in corpo la smania, la frenesia di levarsi tutti i pensieri appena gli si affacciassero alla mente, come unineluttabile necessità, anche anche a letto. sí, tutti i pensieri. 8842_8610_000285 in una carezza intorno che non era certo rivolta al ginocchio. a chi poteva esser rivolta quella carezza? forse gli arrivava lí al ginocchio, la testa del suo bambino, e lí quella mano soleva carezzare i capellucci freschi e morbidi come la seta di quella testolina. 8842_8610_000286 la bianca, coperta ora sul dorso, con la palma in sú e le dita un po aperte e appena contratte, in atto di totale remissione, alla sorte che l'inchiodava, come a una croce, su quel letto. 8842_8610_000287 notai che spesso questo pollice s'assoggettava da sé, come per abitudine, alla pressura della punta dell'indice, quasi che il malato inconsciamente con quella pressura. 8842_8610_000288 era divenuto un incubo per tutti. tutti credevano ch'egli provasse un gusto feroce a tormentare, a opprimere le gambe. con gli anni gli divennero sempre piú tarde. 8842_8610_000289 rappresentavano per lui un pensiero da levarsi, da levarsi al piú presto ogni mese, anche a costo di mangiare cosí una sola volta al giorno e anche scarsamente, subito, subito anche quel desinarino per non pensarci piú per tutto il giorno. 8842_8610_000290 ma effimeri. per forza la natura non può concludere. essendo eterna, la natura nella sua eternità non conclude mai e dunque neppur l'uomo. se n'accorgeva bene bernardo sopo, quando, nel tempo che sempre gli avanzava, si astraeva dalle volgari contingenze. 8842_8610_000291 col bastone sotto l'ascella, il cappello in mano, l'altra mano sul mento, irrequieta tra i peli della folta barba, restava un pezzo a pensare, con gli occhi chiusi, ripetendo piano a se stesso. io dovevo fare una cosa. 8842_8610_000292 fu raccolto moribondo da alcuni vetturini di stazione e trasportato all'ospedale privo di conoscenza. si riebbe pochi momenti prima di morire. riaprí gli occhi appannati. guardò un pezzo accigliato, il medico e gli infermieri attorno al letto. 8842_8610_000293 e cosí una volta lo colse in mezzo a una piazza deserta di pieno meriggio, un'automobile che passava di furia travolto in un attimo, sballottato sotto le ruote, bernardo sopo, con le costole fracassate e le braccia e le gambe spezzate. 8842_8610_000294 ora che la moglie non c'era piú, gli assegni a quei parenti poveri che non glie ne restavano affatto grati. neppur di questo, egli si doleva. stimava il suo sacrifizio come dovere, come necessità. 8842_8610_000295 vedi, ti sei levato. il pensiero bebi mio, e ora? e ora? a questa domanda, bernardo sopo si metteva a scuotere il capo, sempre con gli occhi chiusi. 8842_8610_000296 non già perché temesse di perdere la corsa, ma perché non poteva piú aspettare in casa neanche un minuto con quel pensiero della partenza che lo assillava. e quante volte non s'era presentato in casa con un fagotto di cinque o sei paja di scarpe per levarsi per un pezzo il pensiero. 8842_8610_000297 non riusciva a comprendere che proprio per questo, proprio per obbedire a quelle necessità, si stésse nella vita possibile, che non ci fosse da fare altro, che si fosse venuti su la terra e ci si stésse per questo. oh sí, c'erano i sogni dei poeti. 8842_8610_000298 dalle brighe quotidiane, dai doveri che s'era imposti, dalle abitudini che s'era tracciate, e allargava i confini della consueta visione della vita e si sollevava spassionato a contemplare da questa altezza tragica e solenne la natura. 8842_8610_000299 addio. conclusione che restava dunque a non volersi illudere coscientemente, quasi per uno scherzo, ahimè, nient'altro che le dure necessità dell'esistenza da subire o da affrontare subito, per levarsene il pensiero al piú presto. 8842_8610_000300 ma allora tanto valeva uccidersi, per levarsi subito il pensiero di tutto: bravo, sí, uccidersi poterlo fare bernardo sopo non poteva. la sua vita era purtroppo una necessità. 8842_8610_000301 ma accettate per lei subite o affrontate col solito coraggio e la solita rassegnazione. si restrinse in tutte le spese di vitto, di biancheria, di vestiario a cui la moglie lo obbligava per non ridurre di troppo. 8842_8610_000302 natura s'accorgeva che, per concludere, l'uomo si metteva un paraocchi che gli facesse vedere per alcun tempo una cosa sola. ma quando credeva di averla raggiunta non la trovava piú perché, levandosi quel paraocchi e scoprendoglisi la vista di tutte le cose intorno. 8842_8610_000303 sbrigate cosí subito le poche faccende a cui ormai gli restava da attendere. gli crebbe innanzi piú che mai il tempo, il vuoto smanioso che non sapeva come riempire. 8842_8610_000304 architetture mentali dei filosofi, le scoperte della scienza, ma a bernardo sopo parevano tutti scherzi, questi scherzi graziosi o scherzi ingegnosi, illusioni che concludevano. 8842_8610_000305 e non aveva né pietà né considerazione per tutti quei deboli che indugiavano, si presentava quando non doveva, a ricordar loro quelle necessità, con un'aria sempre piú stanca e piú oppressa che diceva chiaramente: 8842_8610_000306 gli mancava al tutto il senso dell'opportunità, perché non riusciva a intendere che si potesse provar piacere a indugiarsi nelle illusioni, convinto com'era che ogni indugio di fronte alle necessità impellenti e ineluttabili dell'esistenza fosse una debolezza. 8842_8610_000307 vedete, pur essendo cosí, pur costandomi tanto, io sono qua, pronto sú, cari miei, leviamoci questo pensiero. e ormai tutti, appena lo vedevano da lontano, spiritavano: era. 8842_8610_000308 anch'essa incresciosa, e lo lasciava intendere chiaramente nelle sue lettere a quei parenti che perciò non gli restavano grati. essi, insomma, come tutto il resto. 8842_8610_000309 gli anni erano passati e passavano e bernardo sopo oggi, piú stanco e piú stufo di jeri, ma pur non meno obbediente a tutte le piú dure necessità dell'esistenza, anzi, tanto piú obbediente quanto piú stanco e piú stufo. 8842_8610_000310 concludevano. s'era convinto man mano sempre piú che l'uomo su la terra non poteva concluder nulla, che tutte le conclusioni a cui l'uomo credeva d'esser venuto erano per forza illusorie o arbitrarie. l'uomo è nella natura. 8842_8610_000311 non voleva confessare, non che agli altri ma nemmeno a se stesso, che nel fondo piú recondito di quella oscurità che si sentiva dentro e che né il lume della scienza, né quello della fede riuscivano mai a stenebrare neppur d'un primo frigido pallor. 8842_8610_000312 di cui non si poteva levare il pensiero. aveva fuori tanti parenti poveri per cui doveva vivere. dopo il trasporto e il seppellimento della moglie, riuscito a spogliarsi di tutto nei pochi giorni che restavano a finire il mese, si ridusse a viver solo miseramente in una cameretta d'affitto. 8842_8610_000313 è la natura stessa che pensa, che produce in lui i suoi frutti di pensiero, frutti secondo le stagioni, anch'essi come quelli degli alberi, effimeri, forse un po meno. 8842_8610_000314 d'affitto. nessuno dei parenti della moglie volle piú sapere di lui, né egli se ne dolse. si sbarazzò subito di moltissime necessità che, anche vivendo, la moglie aveva sempre stimate superflue. 8842_8610_000315 punto avviluppato nell'ombra tremenda del tempo che gli avanzava col rodío l'assillo di tante sollecitudini non sue soltanto. gli avveniva spesso di fermarsi di botto in mezzo alla via, non ricordandosi piú dove fosse diretto, che cosa dovesse fare. 8842_8610_000316 cominciò a spenderlo a profitto degli altri, di gente che conosceva appena, di cui per caso veniva a conoscere la necessità. ma al solito, anche da questi beneficati non ebbe altro compenso che sgarbi e ingratitudine. 8842_8610_000317 era forse l'unico dei contribuenti che pagasse tutte in una volta per l'annata le rate delle tasse? sempre il primo dietro gli sportelli dell'esattoria. per miracolo, all'alba del giorno segnato per il pagamento della prima rata non andava a svegliare in casa. 8842_8610_000318 d'alba gli palpitava come un'ansia indefinibile, l'ansia di un'attesa ignota, un presentimento vago che nella vita ci fosse da fare qualche cosa, che non era mai quella delle tante a cui correva dietro per levarsene subito il pensiero. 8842_8610_000319 nulla era piú penoso che il vedere com'egli si adoperasse ora nella corsa dietro a quelle necessità sue e altrui e cercasse il verso d'andare speditamente con quelle povere gambe che pareva lo lasciassero sempre allo stesso punto. 8842_8610_000320 sempre, nel vederlo assaettato cosí in tutte le faccende, aveva cercato di arrestarlo. la povera ersilia, poi, quando lo vedeva stanco o smanioso, con tanto tempo avanti a sé che non sapeva piú come riempire, gli domandava: 8842_8610_000321 pur troppo. sempre, quando di queste s'era levato, il pensiero restava come sospeso e anelante in un vuoto smanioso. gli rimaneva quell'ansia dentro, ma l'attesa, ahimè, era sempre vana, sempre. 8842_8610_000322 bauli, valige, fagotti, caccia, cocchiere, corri, facchino e i sudori, e i sudori. e quante cose smarrite e quante dimenticate per arrivare alla stazione due ore prima della partenza del treno. 8207_8610_000000 cosí vivendo, speravano di riuscire a superare in perfetta salute, prima marco, poi annibale, il limite massimo d'età raggiunto da tutti i parenti tranne il padre, morto d'altro male. 8207_8610_000001 come per una improvvisa, furiosa folata di vento che fosse venuta a scompigliargli non solo la vecchia camera silenziosa, ma anche tutta l'anima. e dunque, e dunque, si mise a dire seduto sul letto quand'essi se ne furono andati, e si grattava con ambo le mani la fronte. 8207_8610_000002 volle per forza che rimanesse a desinare con loro. e quanto lo fece: mangiare e quanto bere. si levò ebbro, ma piú di gioja che. 8207_8610_000003 marco picotti si sentí placato, lo scopo della sua vita era raggiunto e ora, ora poteva morire. ah sí, morire, morire era stufo, nauseato, stomacato, non chiedeva altro. 8207_8610_000004 piú se n'allontanava, piú si sentiva sicuro. voleva, doveva invecchiare con la gioventú. odiava tutte le cose che le si riferivano: l'amore, la primavera, sopra tutte la primavera. 8207_8610_000005 no, perché che che mi vedi. gli domandò, impallidendo, con un sorriso smorto sulle labbra: disgraziato la morte. la morte già ne aveva il segno lí in faccia, il segno che non falla. 8207_8610_000006 passarono parecchi mesi, quasi un anno, dalle nozze del fratello. la vigilia di natale marco picotti sentiva venire dalla strada il suono delle zampogne e dell'acciarino e il coro delle donne e dei fanciulli per l'ultimo giorno di novena, davanti alla cappelletta parata di fronde. 8207_8610_000007 donna fanny si storceva tutta e soggiungeva: capisco, capisco, vossignoria mi rimprovera perché mi vuol bene. non voglio bene a nessuno, le gridava allora con tanto d'occhi sbarrati. 8207_8610_000008 moltissimi che videro nella camera quei seggioloni e quel divano squarciati, non sapendo spiegarsi né il suicidio né quegli squarci, credettero piuttosto a un delitto. sospettarono che quegli squarci là fossero opera d'un ladro o di parecchi ladri. 8207_8610_000009 andate, andate via. non v'arrischiate piú a venire, per carità. volete farmi morire? ve ne scongiuro, andate via subito. non posso vedervi, non posso vedervi. 8207_8610_000010 che rovina, che pazzia. non rifiniva d'esclamare, aggirandosi per l'ampia stanza ben turata intanfata di medicinali, con gli occhi fissi nel vuoto e tastando con le mani irrequiete i mobili rimasti. che rovina, che pazzia. 8207_8610_000011 ma intanto che terribile mònito per lui e che schianto non volle arrischiarsi neanche ad accompagnarlo fino al cimitero. troppo si sarebbe commosso e troppo dispetto, anzi odio, gli avrebbero mosso dentro gli sguardi della gente. 8207_8610_000012 ora, dunque, se marco, pur cosí piú esile com'era, stava benone, non poteva egli impunemente far getto, in qualche trascorso, di quanto aveva d'avanzo rispetto al fratello. 8207_8610_000013 e come se potesse giovare a far lume al processo, un bravo ornitologo ebbe l'incarico di definire che razza d'uccello fosse. 8207_8610_000014 accesi. annibale picotti morí difatti circa tre anni dopo le nozze, e fu per marco il colpo piú tremendo. lo aveva previsto, sí, lo sapeva bene, che per forza al fratello doveva andargli a finire cosí. 8207_8610_000015 finché non avvistava lí sullo stesso vetro su cui tamburellava, oh dio, una mosca morta, intisichita, appesa ancora per una zampina. 8207_8610_000016 non era per anco riuscita a levarsi dal capo che il padrone avesse qualche mira su lei e, per timidezza, non glielo sapesse dire. vedendolo gironzare cosí per casa, gli sorrideva e gli domandava: 8207_8610_000017 poi la morte, ma un'altra, non quella, non quella di tutti i suoi. poteva pure prendersi la soddisfazione di portarselo via, non gliene sarebbe importato piú nulla. 8207_8610_000018 ma sarebbe stato anche un delitto, perdio, mettere al mondo altri infelici. e chi era quella sciagurata che si prestava a un simile delitto, a un doppio, a un doppio delitto. 8207_8610_000019 ma che no? no, orrore. annibale venne a dirgli un giorno che s'era innamorato e che voleva prender moglie. imbecille, con quella minaccia terribile sul capo: sposare, sposare chi? la morte? 8207_8610_000020 che poteva piú essere la vita per lui, senza piú quello scopo, senza piú quell'impegno. stanchezza, noja, afa si mise a vivere fuori d'ogni regola, a levarsi da letto molto prima del solito, a uscire di sera a frequentare qualche ritrovo, a mangiare tutti i cibi. 8207_8610_000021 una visita d'annibale e della cognata. annibale e lillina irruppero imbacuccati, sbuffanti, e si misero a pestare i piedi per il freddo e a ridere, a ridere come ridevano vispi, allegri, festanti, gli parvero ubriachi. 8207_8610_000022 quando fu la sera, però, appena giunto a casa, marco picotti si sentí male: una forte costipazione di petto e di stomaco, per cui dovette stare a letto parecchi giorni. 8207_8610_000023 il fratello marco cercò, con l'autorità che gli veniva da quei due o tre anni di piú, di richiamarlo all'ordine, ma annibale, come se veramente della morte avesse ormai da guardarsi meno. 8207_8610_000024 oppure bel tempo gli venivano alle labbra sole, non pensate proprio sole. non che lui le volesse proferire per sentir se la voce non gli si fosse un poco arrochita. 8207_8610_000025 guardava quand'annibale sposò. egli non volle prender parte alla festa nuziale. solo una volta, per convenienza, era andato in casa della sposa e non le aveva rivolto né una parola di congratulazione né un augurio. gelida visita di cinque minuti. 8207_8610_000026 e dunque non sapeva concludere possibile. aveva ritenuto per certo che il fratello, subito dopo la prima settimana dalle nozze, dovesse disfarsi, cascare a pezzi. 8207_8610_000027 invece, invece eccolo là, benone stava benone e come lieto felice addirittura. ma dunque, che non ci fosse piú bisogno, davvero, neanche per lui, di tutte quelle cure opprimenti, di tutta quella paurosa vigilanza. 8207_8610_000028 e raddoppiò le cure e la vigilanza. non voleva però in pari tempo che la costernazione assidua, quello starsi a spiare tutti i momenti, gli nocesse. 8207_8610_000029 vuole qualche cosa? signorino marco picotti? la guardava d'alto in basso e le rispondeva asciutto: non voglio nulla, soffiatevi il naso. 8207_8610_000030 si guastò un poco lo stomaco, si seccò molto. s'indispettí piú che mai della vista della gente che seguitava a congratularsi con lui del buono stato della sua salute. 8207_8610_000031 basta, sí, basta. non voleva inquietarsi lui. gli dispiaceva anzi d'essersi in prima alterato e riscaldato. non piú, non piú. 8207_8610_000032 delitto annibale s'inquietò, disse al fratello che non poteva assolutamente permettere ch'egli usasse siffatte espressioni verso colei che tra poco sarebbe stata sua moglie, che del resto, se doveva conservare la vita, cosí a patto di non viverla, tanto valeva che la perdesse. 8207_8610_000033 no, egli no, non doveva morire. egli, solo della sua famiglia l'avrebbe vinta. aveva già quarantacinque anni, gli bastava arrivare fino ai sessanta. 8207_8610_000034 che potesse anche lui sottrarsi all'incubo che lo soffocava e vivere, vivere, buttarsi a vivere come il fratello. questi, ridendo, gli aveva dichiarato che non seguiva piú nessuna cura e nessuna regola. tutto via al diavolo. medici e 8207_8610_000035 un giorno la vedova del fratello ebbe la cattiva ispirazione di fargli una visita. per carità, no, le gridò lui, premendosi forte le mani sul volto per non vederla piangere cosí vestita di nero. 8207_8610_000036 paglia. guardò in giro la camera, vide i seggioloni antichi di finto cuojo e il divano e con lo stesso temperino si mise a spaccarne l'imbottitura e a trarne fuori a pugni la borra, ripetendo col volto atteggiato di scherno e di nausea: ecco paglia, paglia, paglia. 8207_8610_000037 quando i baffi, che gli s'erano conservati ostinatamente neri, cominciarono a brizzolarglisi, come già i capelli su le tempie, anziché affliggersene ne fu contento, contentissimo la tisi, poiché tutti i suoi erano morti giovanissimi. gli richiamava l'idea della gioventú. 8207_8610_000038 contro alla quale tutto l'essere suo si ribellava, non solamente per sé, ma anche per tutti i parenti caduti ch'egli con quella sua dura, ostinata resistenza doveva vendicare. 8207_8610_000039 anche questo, tutto quello che sta qua dentro. disse marco che c'è da ridere un uccello impagliato, ricordi di famiglia, làscialo stare. 8207_8610_000040 poteva portarsi via tutti quelli che desiderava, ma pian piano, con garbo, senza sollevar polvere, perché la salute lui se la voleva guardare. 8207_8610_000041 marco picotti se ne dolse soltanto perché dovette prendere un'altra cameriera, e gli toccò di cambiarne tante in pochi anni. all'ultimo, poiché nessuna piú lo contentava e tutte si stufavano di lui, si ridusse a viver solo a farsi tutto da sé. 8207_8610_000042 si vigilavano l'un l'altro con gli animi sempre all'erta, irsuti e punto per punto, con rigore inflessibile. seguivano le prescrizioni dei medici, non solo per le dosi e la qualità dei cibi e i varii corroboranti da prendere in pillole o a cucchiaj. 8207_8610_000043 e allora arrivò fino a proporsi di fingere davanti a se stesso che non ci pensava piú. sí, ecco di tratto in tratto certe parole, come fa caldo. 8207_8610_000044 povera donna fanny. era proprio vero che quel brutto padrone non le voleva bene e se n'accorse meglio quando ammalò gravemente e fu mandata via a morire. 8207_8610_000045 voleva sposare liberissimo. sarebbe rimasto lui solo a guardare in faccia la morte senza lasciarsi allettare dalle insidie della vita. patti chiari, però stare insieme. niente, noje impicci. niente se voleva sposare fuori. 8207_8610_000046 quando ci riuscirono, credettero d'aver conseguito una grande vittoria, se non che annibale il minore se ne imbaldanzí, tanto che cominciò a rallentare un poco i rigidissimi freni che s'era finora imposti e a lasciarsi andare a mano a mano a qualche non lieve trasgressione. 8207_8610_000047 un po prima, un po dopo che gl'importava era stufo. ecco e basta. cosí il fratello rimase a guardarlo, col volto atteggiato di commiserazione e di sdegno, tentennando appena appena il capo. 8207_8610_000048 non sarebbe andato di sicuro in casa del fratello né al ritorno dal viaggio di nozze, né mai si sentiva venir male un tremito alle gambe pensando a quel matrimonio. 8207_8610_000049 e anche la vetrina con tutto il vasellame, purché gli lasciasse intatta, insomma, la sua camera con quei seggioloni antichi e il divano imbottiti di finto cuojo a cui era affezionato. 8207_8610_000050 un attentato, gli parve quella visita. ma che credeva colei ch'egli non pensasse piú al fratello? ci pensava, ci pensava soltanto, fingeva di non pensarci perché non doveva, ancora, non doveva. 8207_8610_000051 bare resistevano loro due soli ancora, marco e annibale picotti, e parevano impegnati a non darla vinta a quel male che aveva sterminato due famiglie. 8207_8610_000052 sapeva che questa era la stagione piú temibile per i malati di petto e con sorda stizza vedeva rinverdire e ingemmarsi gli alberi del giardinetto. 8207_8610_000053 quell'armadio, ma sí, e anche quel cassettone, e la specchiera, e le seggiole e il lavabo. sí, sí, quelle tende, ma sí, anche quelle. e la tavola grande da pranzo per tutti i floridi figliuoli che gli sarebbero nati, sí, 8207_8610_000054 non avendolo essa colto nell'età in cui aveva colto tutti gli altri di famiglia, non gli volle dar retta. erano sí, entrambi della stessa corporatura, bassotti e piuttosto ben piantati, col naso tozzo ritto, gli occhi obliqui, la fronte angusta e i baffi grossi. 8207_8610_000055 nella vecchia carta da parato erano rimaste e spiccavano le impronte degli altri mobili portati via dal fratello. e quelle impronte gli accrescevano l'impressione del vuoto nel quale egli, quasi cancellato, vagava come un anima in pena. 8207_8610_000056 paglia, paglia. si mise a dire marco picotti. quel giorno, guardandolo, lo strappò dalla gruccia, cavò da una tasca del panciotto il temperino e gli spaccò la pancia. ecco qua, paglia, paglia. 8207_8610_000057 quando si sparse in paese la notizia del suicidio di marco picotti, nessuno dapprima ci volle credere, tanto apparve a tutti in contraddizione col chiuso, testardo furore con cui, fino alla vecchiezza, s'era tenuto in vita. 8207_8610_000058 per tutto un giorno ci stette male e anche la notte, nello svegliarsi, ebbe un furioso accesso di pianto, di cui la mattina dopo finse di non ricordarsi piú. ilare, ilare. la mattina dopo fischiettava come un merlo e ogni tanto fa caldo bel tempo. 8207_8610_000059 e indicò, tra i due scaffali, un grosso uccello impagliato, ritto su una gruccia da pappagallo, cosí antico che dalle penne scolorite non si arrivava piú a riconoscere che razza d'uccello fosse stato. 8207_8610_000060 fronde, udiva lo schioppettío dei due grossi fasci di paglia che ardevano sotto quella cappelletta e cosí angosciato, si disponeva ad andare a letto all'ora solita, allorché una furiosa scampanellata lo fece sobbalzare quasi con tutta la casa. 8207_8610_000061 che da un canto, lo avrebbero compassionato e dall'altro gli si sarebbero fitti acutamente in faccia per scoprire anche in lui i segni del male di che erano morti tutti i suoi, fino a. 8207_8610_000062 marco, dopo aver fatto il suo dovere, come la coscienza gli aveva dettato, lasciò andare i richiami e le riprensioni per stare a vedere, senza suo rischio, gli effetti di quelle trasgressioni nella salute del fratello. 8207_8610_000063 ma lui annibale. quantunque minore d'età, era piú robusto di marco, aveva quasi una discreta pancettina, lui, della quale si gloriava. e piú ampio il torace, piú larghe le spalle. 8207_8610_000064 via, via. no, non doveva scoraggiarsi, non doveva pensarci piú a quell'ingrato, a quel pazzo. avrebbe saputo bastare a se stesso. 8207_8610_000065 invano. annibale cercò di dimostrargli che questo era dipeso perché se n'era dato troppo pensiero e non s'era buttato con coraggio e con allegria allo sproposito. no, no, mai piú, mai piú. e guardò il fratello con tali occhi. che annibale, a un tratto. 8207_8610_000066 campane. tranne il padre, morto a cinquant'anni di polmonite, tutti gli altri della famiglia, madre e fratelli e sorelle e zie e zii del lato materno, tutti erano morti di tisi giovanissimi. uno dopo l'altro, una bella processione di bare. 8207_8610_000067 ma anche per il vestiario da indossare secondo le stagioni e le minime variazioni di temperatura e per l'ora d'andare a letto o di levarsene e le passeggiatine da fare e gli altri lievi svaghi compatibili, che avevan sapore anch'essi di cura e di ricetta. 8207_8610_000068 glielo aveva scorto in quell'improvviso, impallidire, i pomelli gli erano rimasti accesi. spenta l'allegria, ecco lí, sugli zigomi, i due fuochi della morte, cupi accesi. 8207_8610_000069 lo sospettò prima di tutti l'autorità giudiziaria, che si pose subito a fare indagini e ricerche. tra i numerosi reperti trovò un posto d'onore, appunto quell'uccello impagliato. 8207_8610_000070 fuori fuori, perché il fratello maggiore, il capo di casa era lui e la casa spettava dunque a lui. tutto il resto sarebbe stato diviso in parti uguali, anche i mobili di casa. sí. 8207_8610_000071 no, è vero, non si poteva neppure per un minuto. oh dio, e che cos'era là, quella bestiaccia, quell'uccellaccio impagliato su la gruccia e questa, oh, una bilancetta per le medicine. è vero, carina? carina e donna fanny. dov'era donna fanny? 8207_8610_000072 e andava in giro per le ampie stanze vuote della casa antica, dondolando il fiocco della papalina di velluto e fischiettando la piccola donna fanny, la cameriera che non si sentiva ancora tanto vecchia e in parecchi anni che stava lí a servizio. 8207_8610_000073 chiudeva gli occhi e parava le mani in difesa ogni qual volta lillina accennava di saltargli al collo. ah, che cara diavoletta. che cara diavoletta, quella lillina friggeva, tutta era la vita. 8207_8610_000074 e si metteva a fischiare pian piano o a tamburar con le dita su i vetri della finestra, guardando fuori gli alberi del giardinetto ischeletriti. 8207_8610_000075 capo. oh, sciocco vivere, non vivere. quasi che fosse questo. bisognava non morire, e non già per paura della morte, ma perché questa era una feroce ingiustizia. 8207_8610_000076 arrivò cosí ai sessant'anni. allora la tensione in cui per tanto tempo aveva tenuto lo spirito, d'un tratto si rilasciò. 8207_8610_000077 non volle dire che cosí ben conservato quell'uccello gli pareva di buon augurio e, per la sua antichità, gli dava un certo conforto ogni qual volta lo guardava. 8207_8610_000078 di primavera non usciva piú di casa. dopo il desinare rimaneva a tavola e si divertiva a far l'armonica coi bicchieri. se donna fanny accorreva al suono come una farfalletta al lume, la cacciava via aspramente. 8207_8610_000079 che intendeva dire, ma questo semplicemente andò a sedere davanti alla scrivania, trasse da un cassetto la rivoltella e se la puntò alla tempia. questo cosí soltanto avrebbe vinto veramente. 8207_8610_000080 che se, a lungo andare, esse non avessero recato alcun nocumento, anche lui. chi sa? se le sarebbe forse concesse un po per volta, avrebbe potuto almeno provare. 8207_8610_000081 e quei due scaffali di vecchi libri e la scrivania, quelli no, quelli li voleva per sé. anche questo gli domandò sorridendo il fratello. 8207_8610_000082 non aveva già vinto. no, sentiva che ancora non aveva vinto. glielo disse, glielo dimostrò a meraviglia, quell'uccello impagliato ritto lí su la gruccia da pappagallo tra le due. 8207_8610_000083 l'uggia, la nausea gli crebbero, tanto che un giorno, alla fine, si convinse che gli restava da fare qualche cosa. non sapeva ancor bene quale, ma certamente qualche cosa per liberarsi dell'incubo che ancora lo soffocava. 8207_8610_000084 i dico: soffiatevi il naso, perché pigliate tabacco. e quando uno piglia tabacco non fa veder certe gocce che pendono dal naso. le voltava le spalle e si rimetteva a fischiettare, dimenando il fiocco e gironzando. 8207_8610_000085 per tutti quei dieci minuti lillina non si fermò un attimo, saltellando cosí di qua e di là per la camera del cognato marco picotti. rimase stordito. 8207_8610_000086 oh, una visitina di dieci minuti soltanto per fargli gli augurii. non volevano che per causa loro ritardasse neppure d'un minuto l'andata a letto e non si poteva intanto aprire neppure uno spiraglietto per rinnovare l'aria un tantino là dentro. 8207_8610_000087 se provassi anch'io. se lo propose e per la prima volta andò in casa d'annibale. fu accolto con tanta festa che ne rimase per un pezzo balordo. 8207_8610_000088 la rada, le case, finché tutta la città non si confuse in una striscia bianca vaporosa, qua e là trapunta da pallidi lumi, sotto la chiostra ampia dei monti grigi rossigni. 8207_8610_000089 poi, a mano a mano, schiarendosi, restringendosi, precisa nel suo niveo fulgore che allargò il mare in un argenteo pàlpito senza fine. 8207_8610_000090 la sua dedizione era divenuta ormai totale, cosicché si maravigliava se il cognato o i figliuoli si opponevano a qualche cura soverchia che si dava di loro. le pareva di non far mai abbastanza. 8207_8610_000091 e credeva anche lei a quell'orrore del mare, per il solo fatto che prima non lo aveva mai, neppur veduto da lontano. e doverci ora andar sopra. 8207_8610_000092 ove non sapeva che cosa. quasi un'antica pena sommossa dal fondo del suo essere le si era a un tratto ingorgata ed ecco, la forzava alle lagrime, pur fra tanta gioja. 8207_8610_000093 diventava sdegno ribrezzo. poi, la sera, allorché il marito, dopo quei racconti del fratello, veniva a trovarla in camera, acceso, sovreccitato, smanioso, lo. 8207_8610_000094 la costernazione crebbe dopo un lungo e attento esame dell'inferma. il male era alla plèura, ma di che natura? il vecchio medico, con l'ajuto d'un collega, tentò una puntura esplorativa, senza alcun esito. 8207_8610_000095 riconobbe i caratteri del maggiore dei suoi figliuoli, si portò quella busta alle labbra e la baciò disperatamente. poi entrò nella sua camera. 8207_8610_000096 un delirio, una frenesia a cui diedero una violenta lena instancabile: la brama di ricompensarsi, in quei pochi giorni, sotto la condanna mortale di lei, di tutti quegli anni perduti di soffocato ardore e di nascosta febbre. 8207_8610_000097 ma poco dopo, quando la vettura finalmente si fermò in fondo a un viale remoto ed ella, sorretta da lui, ne scese per vedere da vicino la fontana. 8207_8610_000098 e, senza volerlo, si voltò a guardare il cognato e gli sorrise per gratitudine. subito, però, quel sorriso le destò una viva e profonda tenerezza per sé condannata a morire. 8207_8610_000099 e invitandola ad alzarsi, passandole con una intimità che finora non s'era mai permessa, un braccio sotto il braccio per sorreggerla la condusse a vedere di là, su la coperta stessa, i lucidi, possenti stantuffi d'acciajo che movevano quelle eliche. 8207_8610_000100 o forse, ma sí questo era da credere. piuttosto, sapendola irremissibilmente perduta, egli voleva, poiché si trovava in viaggio con lei, procurarle quell'ultimo e straordinario svago, come un tenue compenso alla crudeltà della sorte. 8207_8610_000101 non poteva piú ritornare laggiú davanti ai figliuoli. lo aveva ben presentito partendo, lo sapeva che passando il mare sarebbe finita per lei. 8207_8610_000102 da tredici anni adriana braggi non usciva piú dalla casa antica, silenziosa come una badía, dove giovinetta era entrata sposa. non la vedevano piú nemmeno dietro le vetrate delle finestre, i pochi passanti che di tanto in tanto salivano quell'erta via a sdrucciolo. 8207_8610_000103 all'albergo. no, no, andiamo allora a cenare allo chlet a mare, al foro italico. ti piace? sí, dove vuoi? benissimo, andiamo, poi vedremo il passeggio al foro, sentiremo la musica. 8207_8610_000104 comprese che era giunta al suo destino, che lí il suo viaggio doveva aver fine. volle tuttavia avere il suo giorno di venezia fino alla sera, fino alla notte, per i canali silenziosi, in gondola. 8207_8610_000105 percorrendo in vettura gli sterminati viali deserti del parco della favorita, perché a un certo punto, con un lunghissimo sospiro, poté quasi rivenire a sé da quella lontananza e misurarla. 8207_8610_000106 nella furia della gelosia, le aveva lasciato intendere che cesare aveva già avuto in animo di sposar lei. non aveva saputo piú come contenersi di fronte al cognato, e tanto piú il suo imbarazzo era cresciuto. 8207_8610_000107 la novità stessa del viaggio, l'assalto di tante impressioni strane alla sua anima chiusa e schiva, e attribuiva lo sforzo che faceva su sé stessa per dominare quel turbamento. 8207_8610_000108 sola con lui. lo seguiva in uno di quei viaggi a cui un tempo pensava con tanto turbamento e un solo timore aveva adesso: quello di apparire turbata a lui che le stava davanti, tutto intento a lei, ma tranquillo come sempre. 8207_8610_000109 comprese bene che questi aveva dato su lei sentenza di morte e che quella mistura di veleni da prendere a gocce con molta precauzione due volte al giorno prima dei pasti, non era altro che un inganno pietoso o il viatico di una lenta agonia? 8207_8610_000110 lontana anche da sé stessa, senza memoria, né coscienza, né pensiero, in una infinita lontananza di sogno. l'impressione di questa lontananza infinita la riebbe piú intensa la mattina seguente. 8207_8610_000111 da un pezzo parlava con lei come con una sorella. tuttavia, con la madre accanto lei poteva pensarsi: ancora giovane. qual'era difatti? 8207_8610_000112 anziché accrescere, diminuivano e raffreddavano quella fervida, fluttuante immagine di grandezza ch'ella smarrita, con quel sentimento di pena indefinibile si creava alla vista di tanto mondo ignoto. 8207_8610_000113 l'eternità, d'acquistare una lucida, sconfinata coscienza di tutto dell'infinito che si nasconde nella profondità dell'anima misteriosa, e d'aver vissuto e che le poteva bastare perché era stata in un attimo, in quell'attimo, eterna. 8207_8610_000114 trasse dalla borsa di cuojo, la boccetta con la mistura dei veleni intatta si buttò sul letto disfatto e la bevve d'un sorso. 8207_8610_000115 sollecitudine. cercò d'opporsi in tutti i modi, assicurando il cognato e i figliuoli che non si sentiva poi cosí male un viaggio. solo a pensarci le venivano i brividi. era poi giusto il tempo che cesare soleva prendersi le sue vacanze d'un mese. 8207_8610_000116 la vita, la vita, la vita soltanto si sentí irrompere in subbuglio, nell'anima, per tutti i sensi commossi ed esaltati quasi per un'ebbrezza divina. 8207_8610_000117 in cui il tubo enorme della ciminiera esalava con continuo sbocco il fumo denso e lento, quasi arroventato dal calore della macchina. 8207_8610_000118 il cognato recava con sé l'aria d'un mondo che lei non riusciva nemmeno a immaginare e il turbamento le cresceva udendo le stridule risate del marito che di là ascoltava il racconto delle saporite avventure occorse al fratello. 8207_8610_000119 o forse era in lui veramente la speranza che un altro medico, di piú lontano, piú bravo, riconoscesse curabile il male, scoprisse un rimedio per salvarla? 8207_8610_000120 col tempo s'era addormentato ogni rammarico nel cuore di adriana. i figliuoli crescevano e lei godeva che crescessero con la guida di quello zio. 8207_8610_000121 musica, montarono in vettura e andarono incontro a quel nembo sfolgorante che accecava. ah, che serata fu quella per lei, nello chlet, a mare, sotto la luna. 8207_8610_000122 no, no, la vita, la vita, e quel subbuglio interno che le sconvolgeva lo spirito le faceva impeto intanto alla gola. 8207_8610_000123 oh, per pietà. tentò di scappare, di nascondersi, come se egli l'avesse sorpresa nuda. ma i figliuoli la tenevano, la mostrarono allo zio che rideva di quella vergogna. ma se ti sta proprio bene, disse egli alla fine, ritornando serio, sú làsciati vedere. 8207_8610_000124 oltre a quello che gli occhi arrivavano a vedere, non esisteva piú nulla. per quella gente il mondo era un sogno. tanti e tanti lí nascevano e lí crescevano e morivano senza aver visto nulla di quel che ora andava a veder lei in quel suo viaggio. 8207_8610_000125 restarono anch'essi i figliuoli, abbagliati dapprima da quella trasformazione improvvisa. la mamma cercava di schernirsi ripetendo: ma no, lasciatemi. ma che impossibile. siete matti quando sopravvenne il cognato. 8207_8610_000126 un altro giorno egli avrebbe perduto. per riaccompagnarla, poi, poteva riprendere la via, la sua corsa annuale per paesi piú lontani, oltre quell'infinito mare turchino. senza timore poteva, ché di sicuro lei non sarebbe morta cosí presto in quel mese delle sue vacanze. 8207_8610_000127 loro croce. se fanciulle aspettavano di sentirsi dire un bel giorno dai parenti: eccoti, sposa questo. lo sposavano quieti e paghi, gli uomini di quella supina fedeltà senza amore. 8207_8610_000128 la morte annidata in lei. con le sue trafitture li fustigava e fomentava l'ardore. niente diceva: a ogni assalto, a ogni morso, niente. 8207_8610_000129 poi, notando un certo indurimento nelle glandule sopra e sottoscapolari, consigliò al braggi di condurre subito la cognata a palermo, lasciando intendere chiaramente che temeva fosse un tumore interno forse irrimediabile. 8207_8610_000130 ora, ora che le si schiudevano davanti agli occhi, stupiti, tante bellezze maravigliose, una vita quale anche per lei avrebbe potuto essere, qual'era per tante creature che lí vivevano, e sentí che forse era stata una crudeltà farla viaggiare. 8207_8610_000131 accorava. alido il cielo, alida la terra da cui, nel silenzio immobile, addormentato dal ronzío degli insetti, dal fritinnío di qualche grillo, dal canto lontano d'un gallo o dall'abbajare d'un cane, vaporava denso nell'abbagliamento meridiano, l'odore di tante erbe appassite. 8207_8610_000132 perché lo avrebbe costretto a quell'atto quasi sacrilego per tutti, perché lo avrebbe legato a sé che aveva ormai tanto poco da vivere. no, no. 8207_8610_000133 sparita la madre con quei due figliuoli ormai giovinetti, uno di sedici, l'altro di quattordici anni, già alti quasi quanto lo zio cominciò a sentirsi e a considerarsi vecchia. 8207_8610_000134 a tuffarsi nella vita a prendere, com'egli diceva, un bagno di civiltà. ritornava da quei viaggi ringiovanito nell'anima e nel corpo. 8207_8610_000135 conca, chinandosi a guardare l'acqua vitrea su cui natava qualche foglia, qualche cuora verdastra che riflettevano l'ombra sul fondo, e poi, a ogni lieve ondulío di quell'acqua, vedendo vaporare come una nebbiolina sul volto impassibile delle sfingi che guardano la conca. 8207_8610_000136 quando pioveva era una festa. tutte le donne mettevan fuori conche e buglioli, vaschette e botticine e stavano poi su gli usci con le vesti di baracane raccolte tra le gambe. 8207_8610_000137 e a poco a poco adriana, liberata dall'esosa tirannia del marito, con la compagnia della madre, aveva potuto, se non acquistare al tutto la pace, tranquillare alquanto lo spirito. 8207_8610_000138 a palermo. scendendo il giorno dopo dalla casa del clinico primario, dopo la lunghissima visita, comprese bene dallo forzo che faceva il cognato per nascondere la profonda costernazione. 8207_8610_000139 tuttavia, una serenità mesta e dolce le sorrideva nel volto pallido e delicato di questa clausura. nessuno si maravigliava in quell'alta cittaduzza dell'interno della sicilia, ove i rigidi costumi per poco non imponevano alla moglie di seguire nella tomba il marito. 8207_8610_000140 dai volti e dagli abiti accesi da riflessi purpurei, i guizzi di luce, gli sprazzi colorati quasi di pietre preziose delle vetrine, delle insegne, degli specchi delle botteghe. 8207_8610_000141 e lo stridore delle grue su le stive, vedendo a grado a grado allontanarsi e rimpiccolirsi ogni cosa, la gente su lo scalo che seguitava ad agitare in saluto i fazzoletti. 8207_8610_000142 le abitudini di rilassata pigrizia a cui quella vuota e misera vita di provincia induceva per tanti mesi dell'anno, avevano potuto mai non che arrozzire, ma neppure alterare d'un poco. 8207_8610_000143 non gli disse tutto questo. lo pensò soltanto e lo pregò che fosse contento di ricondurla al paese. ma no perché, le rispose egli: ormai ci siamo, tu verrai con me a napoli, consulteremo là, per maggior sicurezza, qualche altro medico. 8207_8610_000144 fu a napoli in un attimo, nell'uscire da un caffè-concerto ove avevano cenato e passato la sera, solito egli nei suoi viaggi annuali a uscire di notte da quei ritrovi con una donna sotto il braccio. 8207_8610_000145 fu tutto. l'incendio divampò là al bujo, nella vettura che li riconduceva all'albergo, allacciati con la bocca su la bocca. insaziabilmente si dissero tutto in pochi momenti. 8207_8610_000146 obbedí, sforzandosi di parer calma, ma il seno ben disegnato dall'abito le si sollevava al frequente respiro che tradiva interna agitazione cagionata da quell'esame attento e tranquillo di lui, espertissimo conoscitore. 8207_8610_000147 il bisogno d'accecarsi, di perdersi, di non vedersi, quali finora l'uno per l'altri erano stati per tanti anni nelle composte apparenze oneste laggiú. 8207_8610_000148 finché, a compir l'incanto, non sorse dal mare la luna, dapprima tra i vapori dell'orizzonte come una lugubre maschera di fuoco che spuntasse minacciosa, a spiare, in un silenzio spaventevole, quei suoi dominii. 8207_8610_000149 sempre sottomesse e obbedienti, queste si paravano com'essi volevano, per non farli sfigurare. dopo quelle brevi comparse, ritornavano tranquille alle cure casalinghe e, se spose, attendevano a far figliuoli tutti quelli che dio mandava. 8207_8610_000150 e a che avrebbe dovuto pensare se non a loro? era stato per lei un gran dolore. la morte della madre era venuta a mancarle, l'unica compagnia. 8207_8610_000151 pur senza rompere l'incanto né turbare l'ebbrezza di quel sogno nel sole, tra quelle piante che parevano assorte anch'esse in un sogno senza fine. 8207_8610_000152 l'amore, quell'amore frenetico e travolgente in quel viaggio di pochi giorni. viaggio d'amore senza ritorno, viaggio d'amore verso la morte. 8207_8610_000153 adriana, che non aveva mai dato un passo fuori del paese natale. nel vederlo rientrare cosí nella vasta casa antica, ove il tempo pareva stagnasse in un silenzio di morte, provava ogni volta un segreto turbamento indefinibile. 8207_8610_000154 no, no, per carità, cesare, lasciami ritornare a casa. è inutile, perché nient'affatto sarà meglio per maggior sicurezza. 8207_8610_000155 lí davanti a quella fontana, sotto il cobalto del cielo cosí intenso che quasi pareva nero, attorno alla fulgida statua marmorea del semidio su l'alta colonna sorgente in mezzo all'ampia conca. 8207_8610_000156 sposate senz'amore. dopo avere atteso, come serve alle faccende domestiche, sempre le stesse languivano miseramente con un bambino in grembo o col rosario in mano, in attesa che l'uomo, il padrone, rincasasse. 8207_8610_000157 propose al cognato di ripartire quello stesso giorno. voleva ritornarsene a casa per lasciarlo libero dopo quei quattro giorni sottratti alle sue vacanze. 8207_8610_000158 ogni anno, del resto per parecchi giorni, spesso anche per piú d'un mese, s'allontanava dalla cittaduzza e dagli affari. andava a palermo, a napoli, a roma, a firenze, a milano. 8207_8610_000159 cesare tornò a guardarla, calmo, sorridente, disse: ma sí, hai tanti capelli. sí, sí, brava mammina, pèttinati subito approvarono i figliuoli. 8207_8610_000160 dovevano le vedove starsene chiuse cosí in perpetuo lutto fino alla morte. del resto, le donne delle poche famiglie signorili, da fanciulle e da maritate non si vedevano quasi mai per via, uscivano solamente le domeniche per andare a messa. 8207_8610_000161 ma benché madre non era riuscita a superare, di fronte al cognato, la sua nativa timidezza di fanciulla, questa timidezza veramente non era stata mai in lei ritrosia. 8207_8610_000162 quello sfoggio era quasi d'obbligo. quelle visite o quei due passi fino alla chiesa erano per loro vere e proprie spedizioni da preparare fin dal giorno avanti. 8207_8610_000163 ormai ignara affatto di mode, inesperta, non sapeva da che parte prenderli per vestirsene dove e come agganciare i tanti uncinelli che trovava qua e là. quel colletto, oh dio, cosí alto. e quelle maniche con tanti sbuffi. 8207_8610_000164 non avrebbe saputo muovervi un passo, per carità. per carità, la lasciassero in pace. quando da palermo arrivarono gli abiti e i cappelli, fu per i due figliuoli un tripudio. 8207_8610_000165 né poté avere alcuna angustia, neppure un fuggevole pensiero per la morte prossima e inevitabile, per la morte ch'era pure già dentro di lei appiattata, là sotto la scapola sinistra, dove piú acute a tratti sentiva le punture. 8207_8610_000166 ma il cognato e i figliuoli gliele abbattevano con una risata. si ostinava a dire che il viaggio le avrebbe fatto certo piú male. oh, buon dio, se non sapeva piú neppure come fossero fatte le strade. 8207_8610_000167 nulla poteva ella confessargli l'oscuro presentimento che la angosciava alla vista di quel mare, che cioè, se fosse partita, se si fosse staccata dalle sponde dell'isola che già le parevano tanto lontane dal suo paesello, e cosí nuove. 8207_8610_000168 martirio. ella gli disse come sempre, sempre senza volerlo, senza saperlo, lo avesse amato, e lui quanto da giovinetta la aveva desiderata nel sogno di farla sua. cosí sua, sua. 8207_8610_000169 nel porgerlo ora a lei, colse all'improvviso, sotto il gran cappello nero piumato, il guizzo d'uno sguardo acceso e subito, quasi senza volerlo, diede col braccio al braccio di lei una stretta rapida e forte contro il suo petto. 8207_8610_000170 sotto un cielo tutto di fiamma, che dalla parte della marina lanciava come un immenso nembo sfolgorante sul corso lunghissimo e vide tra le vetture, entro quel baglior d'oro, il brulichío della folla rumorosa. 8207_8610_000171 ne aveva ora trentacinque e vestiva ancora di nero, come il primo giorno della disgrazia. un fazzoletto nero di seta le nascondeva i bei capelli castani, non piú curati, appena ravviati in due bande e annodati alla nuca. 8207_8610_000172 avrebbe potuto non curarsi né tanto né poco di loro, vivere per sé libero, poiché il fratello gli aveva impedito di formarsi una famiglia sua. e invece, come non riconoscerlo? tolte quelle brevi vacanze, era tutto dedito alla casa e ai nipotini orfani. 8207_8610_000173 si costringeva a nascondere la maraviglia, a dominare quella curiosità che pure le avrebbe giovato tener desta e accesa per vincere con essa lo stordimento e la vertigine che il rombar cadenzato delle ruote e quella fuga illusoria di siepi e d'alberi e di colli le cagionavano. 8207_8610_000174 pur le sembravano come lontane e le davano insieme col piacere della loro vista, anche un senso di pena sottilissima e indefinibile. la pena ch'esse fossero sempre esistite oltre è fuori dell'esistenza e anche dell'immaginazione di lei. 8207_8610_000175 entrando nella casa antica dei braggi adriana aveva provato una certa umiliazione nel sapersi cosí soggetta al cognato. la sua condizione era diventata doppiamente penosa e irritante allorché il marito stesso 8207_8610_000176 eliche. ma ella, già turbata di quel contatto insolito, non poté resistere a quella vista e piú al fiato caldo, al tanfo grasso che vaporavano di là, e fu per mancare, e reclinò e quasi appoggiò il capo su la spalla lui. 8207_8610_000177 tutto quello che egli, or ora, in un attimo, in un lampo, al guizzo di quello sguardo, aveva indovinato tutta la vita di lei in tanti anni di silenzio e di martirio. 8207_8610_000178 dalla premura affettata con cui, ancora una volta, aveva voluto farsi insegnare il modo di usare la medicina prescritta e dall'aria con cui il medico gli aveva risposto. 8207_8610_000179 la casa, senza il presidio d'un uomo, faceva paura alle donne, segnatamente la notte, nei giorni ch'egli era assente. pareva, ad adriana, che il silenzio, divenuto piú profondo, piú cupo, tenesse come sospesa sulla casa una grande, ignota sciagura. 8207_8610_000180 a inoltrarsi fin dove quelle straducole terminavano. la vista della distesa ondeggiante delle terre arse dalle zolfare accorava. 8207_8610_000181 quando, tutta confusa, accaldata, levò gli occhi e si vide nello specchio dell'armadio, provò un'impressione violentissima, quasi di vergogna. 8207_8610_000182 andava in treno per la prima volta, a ogni tratto, a ogni giro di ruota aveva l'impressione di penetrare, d'avanzarsi in un mondo ignoto che d'improvviso le si creava nello spirito, con apparenze che per quanto le fossero vicine. 8207_8610_000183 si contenne subito, quasi atterrita di quella voglia istintiva d'abbandono a cui stava per cedere. e di nuovo egli, con maggior premura, le chiese: ti senti male? 8207_8610_000184 eppure, appena ancora un po stordita e disgustata dal diffuso odore dell'etere nella casa del medico, uscí dall'ombra della scala sulla via, nell'abbagliamento del sole al tramonto. 8207_8610_000185 respiro. non ne mosse lamento e forse nessuno lo avrebbe mai saputo se un giorno, a tavola, ella non avesse avuto l'assalto d'uno di quei fitti spasimi. improvvisi fu chiamato il vecchio medico di casa, il quale fin da principio restò costernato dal ragguaglio di quei sintomi. 8207_8610_000186 e porgeva la bocca col pallore della morte sul volto adriana. tu soffri, no, niente che m'importa. 8207_8610_000187 non basta quello che abbiamo saputo. qua non ho nulla, mi sento bene. vedi, farò la cura, basterà. egli la guardò serio e disse: adriana, desidero cosí. 8207_8610_000188 morto il marito adriana aveva provato un'angoscia piena di sgomento al pensiero di restar sola con lui in quella casa. aveva, sí, i due piccini che in quei quattro anni le erano nati. 8207_8610_000189 spirito s'era dedicata con intero abbandono alla cura dei figliuoli, prodigando loro quell'amore e quelle tenerezze che non avevano potuto trovare uno sfogo nel matrimonio disgraziato. 8207_8610_000190 questa tranquillità di lui naturalissima, avrebbe fatto stimare a lei indegno il suo turbamento e tale da doverne arrossire ove ella, con una finzione quasi cosciente, appunto per non doverne aver vergogna e raffidarsi di sé medesima, non gli avesse dato un'altra cagione. 8207_8610_000191 e con infinito sbigottimento udiva stridere la carrucola dell'antica cisterna in capo all'erta via solitaria, se un soffio di vento veniva a scuoterne la fune. 8207_8610_000192 che era cosí poco a petto della grandezza del mondo e che tuttavia a lei sembrava già tanto. nel volgere gli occhi incontrava a quando a quando lo sguardo e il sorriso del cognato che le domandava. 8207_8610_000193 di nuovo si sentí smarrire nel sogno, in un altro sogno maraviglioso che le faceva però sgranare gli occhi di sgomento: quanto piú su quel piroscafo, pur grande sí, ma forse fragile. 8207_8610_000194 adriana sorrise: mestamente, vedete che mi fate fare. disse rivolgendosi anche al cognato. la partenza fu stabilita per la mattina appresso. 8207_8610_000195 si provò ad alzare il capo. i pare d'essere mascherata, ma no, perché ti sta invece benissimo. vòltati un poco cosí di fianco. 8207_8610_000196 non sarebbe piú ritornata alla sua casa, non avrebbe piú rivalicato quelle acque, se non forse morta. no, neanche a se stessa poteva confessarlo, questo presentimento. 8207_8610_000197 era in quest'animo, allorché per la prima volta le avvenne avvertire un vago malessere, una stanchezza, un'oppressione, un po a una spalla, un po al petto. 8207_8610_000198 a vedere l'acqua piovana scorrere a torrenti per i ripidi viottoli, a sentirla gorgogliare nelle grondaje e per entro ai doccioni e ai cannoni delle cisterne. 8207_8610_000199 lo sdegno, il ribrezzo erano per il marito e tanto piú forti quanto piú ella vedeva invece il cognato, pieno di rispetto, anzi di riverenza per lei. 8207_8610_000200 in cui già tanta agitazione e cosí strana aveva provato se con lui si fosse avventurata ancor piú lontano, con lui sperduta nella tremenda, misteriosa lontananza di quel mare. 8207_8610_000201 meno il cognato aveva fatto pesare la sua potestà su lei, accolta fin dal primo giorno con cordiale franchezza di simpatia e trattata come una vera sorella. 8207_8610_000202 e allora, piú che mai, adriana sentí crescersi dentro l'angoscia e lo sgomento di quella delizia che la rapiva e la traeva irresistibilmente a nascondere, esausta, la faccia sul petto di lui. 8207_8610_000203 si lavavano i ciottoli, si lavavano i muri delle case e tutto pareva respirasse piú lieve nella freschezza fragrante della terra bagnata. 8207_8610_000204 forse perché il padre, morendo poco prima di quelle nozze, aveva disposto che il capo della famiglia rimanesse lui e che il secondogenito ammogliato gli dovesse obbedienza intera? 8207_8610_000205 e allora ella non poté piú replicare. vide in sé la donna del suo paese, che non deve mai replicare a ciò che l'uomo stima giusto e conveniente. pensò che egli volesse per sé la soddisfazione di non essersi contentato d'un solo consulto. 8207_8610_000206 andar sopra. s'imbarcarono quella sera stessa per napoli. di nuovo, appena il piroscafo si mosse dalla rada e uscí dal porto, passato lo stordimento per il trambusto e il rimescolío di tanta gente che saliva e scendeva per il pontile, vociando. 8207_8610_000207 col capo, non trovando la voce. gli rispose di no e andarono tutti e due, cosí a braccio, verso la poppa a guardar lunga scia fervida fosforescente sul mare già divenuto nero, sotto il cielo polverato di stelle. 8207_8610_000208 la soddisfazione che gli altri là in paese, domani, alla morte di lei, potessero dire: egli fece di tutto per salvarla, la portò a palermo, anche a napoli. 8207_8610_000209 bara. com'egli la mattina seguente scese dall'albergo per andare a impostare alcune lettere per la sicilia. ella entrò nella camera di lui scorse sul tavolino una busta lacerata. 8207_8610_000210 gli uomini tanto o quanto trovavano nella varia vicenda degli affari, nella lotta dei partiti comunali, nel caffè o nel casino di compagnia la sera, da distrarsi in qualche modo. ma le donne, in cui fin dall'infanzia s'era costretto a isterilire ogni istinto di vanità? 8207_8610_000211 quasi avesse dovuto attraversarlo a nuoto. ma no, vedrai, la rassicurò egli sorridendo, non avvertirai neppure d'esserci di questa stagione. vedi com'è tranquillo e poi vedrai il piroscafo, non sentirai nulla. 8207_8610_000212 ma che, ma che impossibile. gridò, storcendo il collo e levando una mano per sottrarsi a quella vista. i figliuoli, udendo l'esclamazione, cominciarono a picchiare forte all'uscio con le mani, coi piedi, a sospingerlo, gridandole che aprisse, che si facesse vedere. 8207_8610_000213 usavano adesso cosí dietro l'uscio. intanto tempestavano i figliuoli impazienti: mamma, fatto ancora. 8207_8610_000214 nella cittaduzza dai rigidi costumi, per cui quel loro amore, le loro nozze domani sarebbero apparse come un inaudito sacrilegio. che nozze no. 8207_8610_000215 qualche rara volta, per le visite che di tempo in tempo si scambiavano tra loro. sfoggiavano allora a gara ricchissimi abiti d'ultima moda, fatti venire dalle primarie sartorie di palermo o di catania. 8207_8610_000216 e gemme e ori preziosi, non per civetteria. andavano serie e invermigliate in volto, con gli occhi a terra, impacciate, strette accanto al marito o al padre o al fratello maggiore. 8207_8610_000217 e a non voltare continuamente il capo da un finestrino all'altro, come aveva la tentazione di fare, per non perdere nulla delle tante cose su cui i suoi occhi, cosí in fuga, si posavano un attimo per la prima volta. 8207_8610_000218 era di modi gentili e nel parlare e nel vestire e in tutti i tratti d'una squisita signorilità naturale che né il contatto della ruvida gente del paese né le faccende a cui attendeva. 8207_8610_000219 sorte. ma ella aveva orrore, ecco orrore, di tutto quel mare da attraversare. solo a guardarlo, con questo pensiero, si sentiva mozzare il fiato. 8207_8610_000220 tutti gli aspetti di maggior rilievo che si figurava dovessero piú vivamente richiamare l'attenzione di lei? non intendeva che tutte le cose, anche le minime, quelle che per lui erano le piú comuni, destavano intanto in lei un tumulto di sensazioni nuove? e che le indicazioni, le notizie ch'egli le dava? 8207_8610_000221 geloso fin anche del fratello maggiore, a cui sapeva d'aver fatto sposando, un grave torto, anzi un vero tradimento. ancora là, di tutti i figli maschi d'ogni famiglia ricca, uno solo, il maggiore, doveva prendere moglie. 8207_8610_000222 ecco lí le umili case di un villaggio: tetti e finestre e porte e scale e strade. la gente che vi dimorava era come per tanti anni era stata lei, nella sua cittaduzza chiusa, lí, in quel punto di terra, con le sue abitudini e le sue occupazioni. 8207_8610_000223 va proprio bene. e i cappelli, certe ceste, esclamò adriana quasi sgomenta, eh sí, usano grandissimi. come farò a mettermeli in capo? bisognerà che mi pèttini in qualche altro modo. 8207_8610_000224 adriana braggi non aveva amato affatto il marito, debolissimo, di complessione e in continuo orgasmo per la cagionevole salute. quel marito l'aveva oppressa e torturata quattr'anni. 8207_8610_000225 alla convenienza di non darsi a vedere tanto nuova delle cose e maravigliata di fronte a uno che, per esser da tanti anni esperto di tutto e padrone sempre di sé, avrebbe potuto provarne fastidio e dispiacere. 8207_8610_000226 soltanto la fede cieca in un compenso oltre la vita poteva far sopportare senza disperazione il lento e greve squallore in cui volgevano le giornate, una dopo l'altra, tutte uguali, in quella cittaduzza montana. 8207_8610_000227 anche ridicola. infatti avrebbe potuto apparire alla sua età per quella maraviglia quasi infantile che le ferveva negli occhi. si costringeva pertanto a frenare l'ilare ansia febbrile dello sguardo. 8207_8610_000228 volevano veder bella la loro mammina come non la avevano veduta mai, e tanto dissero, tanto fecero che dovette arrendersi e contentarli. erano abiti, neri, da lutto anche quelli, ma ricchissimi e lavorati con meravigliosa maestria. 8207_8610_000229 come se la mamma di là stésse ad abbigliarsi per una festa. non pensavano piú alla ragione per cui quegli abiti erano arrivati. non ci pensava piú, veramente nemmeno lei, in quel momento. 8207_8610_000230 un certo dolor sordo che le prendeva talvolta anche tutto il braccio sinistro e che di tratto in tratto diventava lancinante e le toglieva il respiro. 8207_8610_000231 perché le sostanze del casato non andassero sparpagliate tra molti eredi. cesare braggi, il fratello maggiore, non aveva mai dato a vedere d'essersi avuto a male di quel tradimento. 8207_8610_000232 e mezza dirupata, cosí solitaria che l'erba vi cresceva tra i ciottoli a cespugli. a ventidue anni, dopo quattro appena di matrimonio, con la morte del marito, era quasi morta anche lei per il mondo. 8207_8610_000233 vergogna. quell'abito, disegnandole con procacissima eleganza i fianchi e il seno, le dava la sveltezza e l'aria d'una fanciulla. si sentiva già vecchia. si ritrovò d'un tratto in quello specchio: giovane, bella. 8207_8610_000234 ma che no, si vergognava, era una caricatura. no, no, ma quelli minacciarono di buttar l'uscio a terra. dovette aprire. 8207_8610_000235 del grassume delle stalle, sparso in tutte le case, anche nelle poche signorili mancava l'acqua. nei vasti cortili, come in capo alle vie, c'erano vecchie cisterne alla mercé del cielo. ma anche d'inverno pioveva poco. 8207_8610_000236 partendo con lui, gli avrebbe tolto la libertà, ogni piacere. no, no, non voleva a nessun patto. e poi, come? a chi avrebbe lasciato i figliuoli? a chi affidato la casa? metteva avanti tutte queste difficoltà. 8207_8610_000237 irrimediabile. partire subito non fu possibile. adriana, dopo tredici anni di clausura, era affatto sprovvista d'abiti per comparire in pubblico e per viaggiare. bisognò scrivere a palermo per provvederla con la massima sollecitudine. 8207_8610_000238 ma ora sí, e ne incolpava il marito geloso che l'aveva oppressa con la piú sospettosa e obliqua sorveglianza. cesare braggi, con squisita premura, aveva allora invitato la madre di lei a venirsene a stare con la figliuola vedova. 8207_8610_000239 smarrita, come in un incanto sovrumano a cui una certa angoscia le impediva di abbandonarsi interamente, l'angoscia destata dal dubbio che non fosse vero quanto vedeva. si sentiva lontana. 8207_8610_000240 ogni anno cesare aveva seguitato a fare il suo viaggio d'un mese nel continente, recando doni al ritorno cosí a lei come alla nonna e ai nipotini, per i quali aveva sempre avuto le piú delicate premure paterne. 8207_8610_000241 il decoro del casato poteva scapitarne e gli uomini se ne impacciavano. anzi, i piú puntigliosi erano loro, perché volevano dimostrare cosí di sapere e potere spendere per le loro donne. 8207_8610_000242 come ti senti? gli rispondeva con un cenno del capo. bene, piú d'una volta il cognato venne a sederlesi accanto per mostrarle e nominarle un paese lontano. ov'era stato? e quel monte là dal profilo minaccioso. 8207_8610_000243 se vibrava tutto cosí ai cupi tonfi cadenzati delle eliche, entrava nelle due immensità sterminate del mare e del cielo. egli sorrise di quello sgomento. 8207_8610_000244 e come se un lume d'altri cieli le si accendesse improvviso in quel vuoto incommensurabile, ella sentí d'attingere, in quel punto quasi. 8207_8610_000245 quasi un'ombra di pensiero si sentí anche lei passare sul volto che come un alito fresco veniva da quell'acqua. e subito, a quel soffio, un gran silenzio di stupore le allargò smisuratamente lo spirito. 8207_8610_000246 l'ultimo giorno a milano, poco prima di partire per venezia, si vide nello specchio disfatta e quando, dopo il viaggio notturno, le si aprí, nel silenzio dell'alba, la visione di sogno, superba e malinconica della città emergente dalle acque. 8207_8610_000247 ma poteva egli, per riguardo a due donne e a due piccini che in fondo non gli appartenevano, privarsi di quell'unico svago dopo un anno di lavoro e di noja? 8207_8610_000248 niente, niente. disse al cognato con un sorriso che le s'illuminò vividissimo negli occhi. attraverso le lagrime i par d'essere, non so, andiamo, andiamo. 8207_8610_000249 la pena d'essere tra loro estranea e di passaggio e ch'esse, senza di lei, avrebbero seguitato a vivere per sé, con le loro proprie vicende. 8207_8610_000250 quel foro illuminato corso da un continuo fragore di vetture scintillanti, tra l'odore delle alghe che veniva dal mare, il profumo delle zàgare che veniva dai giardini. 8207_8610_000251 cosí silenziosa che pareva quasi deserta sotto l'azzurro intenso e ardente del cielo, con le straducole anguste male acciottolate tra le grezze casette di pietra e calce, coi doccioni di creta e i tubi di latta scoperti. 8207_8610_000252 e tutta la notte rimase sveglia con una strana impressione di quel giorno: un giorno di velluto: il velluto della gondola, il velluto dell'ombra di certi canali, chi sa? il velluto della bara. 8207_8610_000253 e ora, via via, voleva andar via piú sú, piú lontano, cosí in braccio a lui, cieca, fino alla morte. e cosí passarono per roma, poi per firenze, poi per milano, quasi senza veder nulla. 8207_8610_000254 nel tumulto interno delle sensazioni. inoltre, la voce di lui, anziché far luce, le cagionava quasi un arresto bujo e violento, pieno di fremiti pungenti. e allora quel sentimento di pena si faceva piú acuto in lei, piú distinto. 8207_8610_000255 si vedeva meschina nella sua ignoranza e avvertiva un oscuro e quasi ostile rincrescimento della vista di tutte quelle cose che, ora troppo tardi per lei, all'improvviso le riempivano gli occhi e le entravano. 8828_8610_000000 e si mise a soffiare gonfiando le gote e ad agitare i braccini e a sgambettare come se fosse in mezzo all'acqua e vi passasse sicura con quelle barchette ai piedi. 8828_8610_000001 no, non si andava a scuola perché dinuccia era malata. che peccato pioveva cosí bene. avrebbe voluto chiedere alla mamma perché non mandava a scuola lei sola con la serva. ma la mamma non le badava, piangeva. 8828_8610_000002 ma scorse invece piú che mai torbido e aggrondato il volto della mamma e l'ombrello tentennò tra le due manine che lo sorreggevano, uscita dalla bottega in preda a una rabbiosa mortificazione. la mammina lottava in quel momento per espungere dall'animo il piú cattivo dei pensieri contro la sua dinuccia. 8828_8610_000003 là didí, domandò allora la bimba sbigottita, intravedendo al debole chiarore della lampada il viso cereo della sorellina sul letto. sí, cara, le rispose quella, il signore la vuole per sé. se ne va in cielo, didí in. 8828_8610_000004 e il commesso. due soli prezzi, signora. per i piccoli venti lire, per i grandi trentacinque, un po piú lunghe, un po piú corte, capirà ciò che conta è la fattura. non me lo sarei mai aspettato. confessò allora, afflitta la mammina. 8828_8610_000005 ma se non voleva capirla neanche lei questa ragione, era soltanto meravigliata. la piccina di non vederla, gaja, come gli altri giorni, ecco. 8828_8610_000006 un pensiero orribile ch'ella non voleva assolutamente le si riflettesse neppure per un attimo sulla coscienza, dove sarebbe rimasto al minimo contatto? come una macchia, come una piaga. 8828_8610_000007 e quando seppero che di ombrelli non se ne poteva comperar che uno, cominciarono le liti. dinuccia sosteneva con ragione che toccava a lei ch'era la piú grande, ma mimí non voleva sentirla questa ragione, poiché un ombrello era stato promesso anche a lei. 8828_8610_000008 e ora levava un piede, ora l'altro per guardarselo dal divano. dinuccia la guardava e sorrideva pallidamente. si rifece seria udendo la madre esclamare: quaranta lire, venti il pajo. 8828_8610_000009 a casa tua, elisabetta, prese una mano della madre e gliela baciò, e gliela bagnò di lagrime, gemendovi sopra, povera mamma, povera mamma. 8828_8610_000010 mimí non fiatò, aveva una sua idea. appena arrivate al portone di casa, s'affrettò a pregare la mamma. oa, mamma, io pelle ccale. lo lleggio, io pelle ccale. 8828_8610_000011 per comperarle alcune paste- elisabetta con tono scherzoso- non avesse trovato modo di dirle che, invece di quelle paste, se la mamma aveva da spendere, avrebbe preferito qualche cosa di piú sostanzioso e che le avrebbe insegnato lei dove poteva darle da mangiare. 8828_8610_000012 lí, presso, alla sua casetta, in un orto, nella capanna d'una vecchia contadina che aveva tanti colombi e tante galline e le vendeva le uova ogni giorno, fame, fame, aveva proprio fame lei. 8828_8610_000013 sera dinuccia scottava dalla febbre. la mamma restò un pezzo sgomenta a contemplarla. poi se la tolse in braccio gridando: oh dio, no, dinuccia mia, no, no, no. 8828_8610_000014 non perché avesse indovinato il tristo pensiero della mamma- come avrebbe potuto mai indovinarlo? ma subito dopo che le aveva scorto quel volto torbido e aggrondato, aveva sentito un brivido alla schiena, dinuccia, e gli occhietti le si erano infoscati e s'era messa a pensare che non la sola mimí. 8828_8610_000015 tenere alte, ben alte, questo sí, gelosamente custodite e nascoste in vetta allo spirito, la nobiltà e la purezza dei suoi sentimenti e dei suoi pensieri, perché non s'insozzassero minimamente nel contatto indegno. 8828_8610_000016 che in quei giorni parecchie volte aveva veduto per casa, affaccendate tra la camera da letto e la cucina. era tanto presa di quei suoi tesori che non ci badò. non badava a nulla da sei giorni. 8828_8610_000017 poi tendeva l'orecchio. ecco, se egli non accettava, la mamma sarebbe apparsa da quell'uscio come un'ombra, povera mamma con le braccia cadute. 8828_8610_000018 apparve come un'ombra la vecchia mamma da quell'uscio e di nuovo elisabetta. guardandola si sentí morire, ma come già la mattina, quella le si accostò e, posandole una mano sulla spalla, le disse ch'egli aveva accettato. 8828_8610_000019 i mobili semplici, quasi rustici, appena comperati furono messi a posto e il matrimonio senz'inviti e senza l'intervento del duca, quasi clandestino. 8828_8610_000020 che era stato quel cigolío? niente. forse il duca non lo aveva nemmeno avvertito. eppure la vecchia duchessa ne rimase un pezzo, vibrante e ansante e in preda a una sorda stizza, quasi quell'uscio, pur trattato con tanta delicatezza, avesse voluto farle un crudelissimo dispetto. 8828_8610_000021 mattina s'appuntava un cappellino che non era piú neanche di moda e via alla scuola senza guardare mai nessuno. eppure, se avesse voluto già due partiti. 8828_8610_000022 poi andò a pararsi davanti allo specchio dell'armadio col loden e con le barchette, si tirò sulla testina il cappuccetto fin su le ciglia, aprí con molto stento l'ombrello e si contemplò beata nello specchio. 8828_8610_000023 con calmo e freddo sprezzo che non ammetteva replica. ma la figlia la pregò di dir tutto crudamente: mah sai che da un pezzo non vuole piú vedere nessuno, dunque non vuol vederlo poi. 8828_8610_000024 e segnatamente sulla maggiore delle figliuole, su dinuccia, si scaricava allora la maligna elettricità di quelle torbide giornate. la piccina, senza saperlo, attirava quelle scariche col suo visino pallido, silenziosamente vigile. 8828_8610_000025 la madre esitava piú che mai. non sapeva come dire alla figlia che dopo il matrimonio non doveva piú metter piede neanche sola nel palazzo. 8828_8610_000026 mimí, la sgridò la mamma, guardandola severamente e cangiandosi in volto. subito dinuccia notò questo repentino cambiamento e assunse con gli occhi attoniti e serii quell'aria di attonimento penoso che tanto urtava la madre. 8828_8610_000027 e, dopo essersi contemplata per piú d'un'ora, a piú riprese, toltisi il cappotto e le barchette, andava a nascondere l'ombrello in un certo posto che sapeva lei sola. ah, quell'ombrello era suo ormai, tutto suo, suo unicamente e mai lo avrebbe ceduto, neppure alla mamma. 8828_8610_000028 bevendo, ella con l'anima, l'azzurra purità del cielo, l'incanto di quella chiostra di monti che respiravano nell'aria accesa e palpitante come se non fossero di dura pietra. 8828_8610_000029 e dal palpitante bagliore dei lampi, aperta era anche la porta della sua casa e mimí cacciò dentro e corse alla camera da letto gridando: mamma, mamma. 8828_8610_000030 poi lo scalone, tu sai, è chiuso. dacché tua cognata vuole allora ch'egli séguiti a salire per la scaletta della servitú. poi, 8828_8610_000031 che pena intanto che tutta quella pioggia andasse sprecata. la sera del sesto giorno, mimí fu condotta dalla serva nel quartierino accanto abitato da due vecchie signore, amiche della mamma. 8828_8610_000032 con sordi ronzíi, tra accecanti sbarbagli le lampade elettriche, già s'accendevano opaline rossastre gialligne davanti alle botteghe. 8828_8610_000033 articolo indistruttibile. lei lo può stringere in un pugno. guardi, capisco, ma scusi, per un piedino cosí venti lire. 8828_8610_000034 per ammansare lo sdegno di quell'uomo, per compensarlo delle offese alla sua dignità, per dimostrargli, se non proprio amore, remissione intera e riconoscenza. 8828_8610_000035 e per circa quattro mesi, con la gioja che le raggiava come un fascino da tutto il corpo trasfigurato riuscí a legare a sé amorosamente il marito, cioè fino a quando ebbe bisogno di lui. 8828_8610_000036 poté esser concluso nel tempo piú strettamente necessario per le pratiche e le formalità civili e religiose. con tutta quella furia, nessuna sposa piú d'elisabetta andò a legarsi, conscia della gravità e della santità. 8828_8610_000037 poi si accecò nell'ebbrezza del primo segno rivelatore della sua maternità e non vide allora piú nulla. non le importò piú di nulla. 8828_8610_000038 che si adirasse o si amareggiasse il sangue. se ella voleva sposare un servitore, un precettoruccio, un maestrino di scuole elementari, forse per lui non era degna d'altre nozze? 8828_8610_000039 comprese, perché la piccina non aveva accolto con festa per via l'ombrello nuovo e perché poi, contro il solito, lei, che come una vecchina compativa sempre i capricci di mimí, l'aveva fatta piangere quella sera. 8828_8610_000040 lei no, ma avrebbe voluto che qualcuno per via esclamasse: ma brava, guardate come sa regger bene l'ombrello, quella pupetta, l'ombrello vecchio. poverina, chi sa che gioja se le avesse dato il nuovo? 8828_8610_000041 aveva anche sette anni piú di lui e riconosceva che, già appassita, peggio, disseccata, senz'essere stata mai in fiore, nel silenzio e nell'ombra di quella casa oppressa da tante cose morte. 8828_8610_000042 solo si era lasciato prendere dalle furie per il patto di salire dalla scaletta della servitú. ma santo dio, se lo scalone era chiuso per tutti, se era sempre salito di là. 8828_8610_000043 ed elisabetta, ridendo e senza smettere di mangiare. ma sí, tanto, mangio tanto, ma non mi sazio mai. vedi, mangio per due. 8828_8610_000044 quando però ella si vide salva col bimbo, quando vide quella sua carne che palpitava, viva, recisa da lei, carne che piangeva fuori di lei, che le cercava il seno, cieca e il calore che le mancava, 8828_8610_000045 tu stai qua sotto con me. buona buona, è vero, dinuccia, si ripara da sé. che direbbe la gente vedendola con quest'ombrellaccio vecchio. uh, che poverella. direbbe: è forse la servetta? e tu non vorresti, è vero, che si dicesse cosí della tua sorellina? 8828_8610_000046 parve che la gioja mettesse le ali a elisabetta. e bella? no, bella non poteva renderla. ma di quanta luce le accese gli occhi, di che dolce e mesto fascino le animò i sorrisi, di quanta timida grazia i modi. 8828_8610_000047 devoto per la vita al passato governo delle due sicilie, chiave d'oro della corte di napoli e onorato ancora della corrispondenza epistolare con gli ultimi superstiti della dinastia decaduta. 8828_8610_000048 morto il marito, che aveva vent'anni piú di lei. pur dovendo attendere a quelle due creaturine, aveva avuto la forza di ripigliare gli studii interrotti. all'ultimo anno aveva preso il diploma. 8828_8610_000049 non sei morta. tu, aveva domandato alla moglie e anche io. aveva soggiunto i figli nel fango. 8828_8610_000050 la vecchia mamma duchessa uscí quasi imbalordita dalla stanza ove il marito s'era segregato dal giorno che la nuora, coi due nipotini, aveva abbandonato il palazzo e la città per ritornare dai suoi parenti di nicosía. 8828_8610_000051 era cattiva, ma anche la mamma cattiva, la mamma che riparava mimí e non badava a lei e la lasciava sola con quell'ombrellaccio vecchio della serva che sgocciolava e che pesava tanto ormai. 8828_8610_000052 la serva. due o tre volte si liberò della coperta in cui era avvolta e balzò a sedere sul letto. era ancora vestita. guardò il lettino accanto intatto e si raccapezzò. 8828_8610_000053 i loden. quaranta lire, l'uno, quaranta, le due paja di soprascarpe, non ne restavano che quindici, poche per due ombrelli, sí e no, avrebbe potuto comperarne uno e d'infima qualità. 8828_8610_000054 il commesso. prima d'andare a prendere un altro pajo d'ultima misura, avrebbe voluto provare quelle alla maggiore, ma dinuccia si schermí indicando la sorellina prima a lei. 8828_8610_000055 quest'anno anche mimí aveva cominciato a frequentare il giardino d'infanzia ed erano altre sei lire al mese di tassa perché, ma sí, non aveva saputo togliere dinuccia la maggiore dalle scuole a pagamento per mandarla a quelle pubbliche e le toccava di pagare per due. adesso, 8828_8610_000056 era un po il piacere dell'avaro, il suo dell'avaro che non soffre tanto delle privazioni a cui s'assoggetta pensando che, se volesse, potrebbe godere senz'alcuna difficoltà. 8828_8610_000057 le ilaravano lo spirito, davano quasi un sapore eroico a quella sua rinunzia al mondo e le facevano stimar, bello e lieve, il sacrifizio per il bene delle due figliuole. 8828_8610_000058 se egli usciva e tardava a rincasare, se non rincasava affatto, se le mancava di rispetto e la maltrattava, se le portava via e le spendeva chi sa come, chi sa dove e con chi, quelle poche lire dell'assegno che la mamma ogni giorno veniva a lasciarle. 8828_8610_000059 stupida, le gridava. stupida perché? perché non capiva la ragione per cui la mammina era cosí nervosa quel giorno e cattiva. 8828_8610_000060 carnucce tènere. che strazio vederle andar fuori cosí sprovviste di tutto. certe mattine lei s'adoperava in tutti i modi, ma come bastare con quel po di pensioncina lasciata dal marito quando poi il crollo viene inatteso. e da tant'anni s'ha l'abitudine di viver bene. 8828_8610_000061 e per quella prova, cosí ben disimpegnata anche nell'andare. non si meritava adesso di reggere l'ombrello nuovo, perché lo aveva comperato la mamma per tenerlo chiuso sotto il braccio. se la mamma riparava col suo mimí, perché lasciar lei intanto con quello vecchio della serva? 8828_8610_000062 la svestí, la mise a letto e le si sedette accanto con l'anima vuota e sospesa, come intronata dalla pioggia che scrosciava furiosa di fuori. piovve tutta quella notte e piovve per sei giorni di fila, quasi senza interruzione. 8828_8610_000063 ma poi abbassarsi fino a lui lasciar sospettare di sé le cose piú vili, umiliarsi, concedersi, abbandonarsi. questo, no, questo. non doveva farle né schifo né ribrezzo, perché era necessario, inevitabile per arrivare allo scopo. 8828_8610_000064 forestiera soprascarpe suggerí: asciutto con aria di sufficienza il commesso, marcando le ciglia. barchette. però sarebbe piú carino: pima a me, pima a me. gridava intanto mimí arrampicatasi sul divano agitando i piedini. 8828_8610_000065 solo a costo di qualunque sacrifizio. voleva ancora mantenere quella carrozza pomposa coi tre valletti in parrucca per la sua quotidiana comparsa in pubblico. e giú a piè del palazzo il guardaportone con la mazza. 8828_8610_000066 già glielo aveva lasciato intendere chiaramente, forse prevedendo che il duca non si sarebbe mai abbassato a considerarlo e a trattarlo da genero. 8828_8610_000067 già, ma l'altra allora, eh, l'altra, tutte vinte. se aveva fatto male a promettere anche a lei un ombrello tutto per sé, se non aveva potuto comperarne due, doveva andarci di mezzo la povera piccina. 8828_8610_000068 di che disse di dote, mamma, era qui il punto. non si faceva la minima illusione. elisabetta sapeva che colui non la avrebbe sposata. 8828_8610_000069 poi, avvalendosi del buon nome lasciato dal marito e delle molte aderenze ch'egli aveva- facendo anche considerare le sue tristi condizioni- era riuscita a ottenere una classe aggiunta in una scuola complementare. 8828_8610_000070 i loden disse: mi faccia vedere che prezzo hanno. ecco, favorisca di qua dinuccia mimí, chiamò la mammina irritata. buona sai, mimí, o ti levo le calosce, vieni qua, lasciami vedere, non ti vanno troppo larghe anche queste? 8828_8610_000071 quella era la camera in cui dormivano le due vecchie signore v'era entrata tante volte. scivolò dal letto, attraversò una stanza al bujo, trovò la porta aperta e uscí sul pianerottolo della scala, atterrita dal fragorío della pioggia che cadeva sul lucernario. 8828_8610_000072 fabbrica americana. signora, rispose il commesso opponendo alla maraviglia della compratrice la freddezza dignitosa di chi conosce il valore della merce che si vende in bottega. 8828_8610_000073 colui che troneggiava ogni giorno per via maqueda all'ora del passeggio dall'alto della sua carrozza antica con due valletti, dietro immobili come statue. 8828_8610_000074 stette un po in orecchi, poi, con la cèrea faccia disfatta, il collo piegato come sotto un giogo, si mosse sui soffici tappeti. attraversò molte stanze in penombra. 8828_8610_000075 in parrucca e un altro valletto accanto al gigantesco cocchiere, senza mai salutare nessuno, rigido cupo sprezzante diretto al solitario parco della favorita. 8828_8610_000076 di sentimenti democratici e liberali, quasi quasi faceva un sacrificio a imparentarsi con un patrizio d'idee cosí notoriamente retrive, ma che per lei lo faceva volentieri. per lei cosí mite e buona, unicamente per lei. 8828_8610_000077 sai, riprese, questa mi ha fatto quasi ridere. sai quanto tenga alla sua carrozza, bene, quella no. dice quella no, e come se questa fosse veramente una cosa da ridere, la vecchia mamma duchessa si mise a ridere. 8828_8610_000078 oh sí, poverina, eccola là, tutta ridente, sotto gli occhi della madre pieni di compassione, e la duchessa di rosàbia ingannata da quella letizia. 8828_8610_000079 poteva non accorgersi di questo il giovine precettore, chiamato a dare i primi tormenti dell'alfabeto a quei due bambini là, su le ginocchia stesse della zietta, che essi non volevano lasciare neanche per un momento. 8828_8610_000080 pazzie, quell'ammirazione. intanto, quegli sguardi, ora arditi e impertinenti, ora languidi e dolci, colti a volo per via con apparente fastidio o anche, certe volte, con sdegno, le cagionavano in fondo una frizzante ebbrezza. 8828_8610_000081 accettava, attese spasimando d'ansia che la madre quella sera stessa glieli comunicasse. ecco, egli era di là. povera mamma santa, chi sa quanto doveva soffrire in quel momento. 8828_8610_000082 consentiva che la figliuola sposasse un signor fabrizio pingiterra, maestro elementare e di ginnastica, già precettore de suoi nipotini. 8828_8610_000083 una delle due vecchie signore che se ne stava accanto al lettuccio della bambina agonizzante. le corse subito incontro per fermarla sulla soglia. va, va, piccina mia. le disse: la mamma è di là. 8828_8610_000084 la casetta fu presto trovata fuorimano, quasi in campagna in via cuba, tutta fragrante di zàgare e di gelsomini. il corredo ricco di trine, di nastri, di ricami era già pronto da un pezzo. 8828_8610_000085 non voleva risentirsi di nulla, a nulla badare, per non turbare affatto l'opera santa della natura che si compiva in lei e che doveva compiersi in letizia. 8828_8610_000086 la lite inevitabile scoppiò mentre la mamma si svestiva di là. dinuccia strappò l'ombrello a mimí e la fece cadere per terra con un urtone. strilli di mimí, restituzione a lei. 8828_8610_000087 pensava, andando, quella mammina frettolosa, che le stagioni non avrebbero dovuto mutar mai e l'inverno sopra tutto, mai venire. quante spese. 8828_8610_000088 e le soggiunse piano in un orecchio, vibrando tutta cosí. non lo vedrà, non lo conoscerà, capisci, e sarà piú mio, tutto mio, tutto mio. ma l'agitazione affrettò il parto, e non senza rischio, cosí per lei come per il nascituro. 8828_8610_000089 ora, tutto stava che egli accettasse quei patti e quelle condizioni. niente dote, pur troppo un semplice assegno di venti lire al giorno e le spese per l'arredo d'una modesta casetta. 8828_8610_000090 non aveva nulla, proprio nulla in sé da suscitare e accendere il desiderio d'un uomo senza il danaro. neppure l'ambizione di diventare, fosse pur soltanto di nome, genero del duca di rosàbia sarebbe valsa a fargliela accettare. 8828_8610_000091 come la vide elisabetta, le corse incontro quasi a ripararla, a escluderla dalla vista di quello spettacolo, e prese a dirle affollatamente: niente, mamma, niente, non ti spaventare, vedi sono tranquilla, ringraziamo dio, anzi, mamma, ringraziamo dio. 8828_8610_000092 ma ormai aveva sperato di ristorare le sorti del casato col matrimonio del duchino con una ricchissima ereditiera, figlia unica d'un barone di campagna. quel tristo s'era infognato in un amorazzo per cui, tra tante vergogne, era dovuto scappar via. 8828_8610_000093 e dinuccia castigata senza cena. sul tardi, però, quando la mamma andò a cercare dinuccia, che s'era rincantucciata in un angolo dietro l'armadio, e la trovò che dormiva, 8828_8610_000094 quasi si sentisse lacerare dentro, contrasse il volto e si restrinse tutta in sé al cigolío lamentoso dell'uscio che avrebbe voluto richiudere pian piano. 8828_8610_000095 quella sera intanto la mammina era molto: gaja sú mimí. ecco è qua, siamo arrivate. la bambina era restata a bocca aperta davanti a certe grandi vetrine abbarbaglianti in capo a via nazionale. 8828_8610_000096 quantunque da un mese, cioè dal giorno che la nuora era andata via, il cancello dello scalone fosse chiuso per non lasciar passare piú nessuno. 8828_8610_000097 e allora ella le tendeva le braccia e appena quel batuffoletto le saltava al collo, se lo stringeva forte, forte al seno, rompendo. 8828_8610_000098 che la poverina, storcendosi le mani, stridette, convulsa tra il riso e il pianto, sí, sí. ma come, sí, sí, ripeté la mamma, piú col cenno che con la voce. 8828_8610_000099 ha gridato, s'è infuriato, no, niente. e allora, ma subito, comprese che, appunto perché il padre aveva detto di sí senza gridare né infuriarsi, la madre era cosí oppressa di doloroso stupore. 8828_8610_000100 non avrebbe mai sospettato che quel vile arrivava fino al punto di lasciarle digiuna la figliuola se un giorno, avendo fatto cenno al vetturino di arrestarsi davanti la bottega d'un dolciere, 8828_8610_000101 guardi, si provò ad allettarlo, la mammina. dovrei comperare altra roba, due loden pure per le piccine, due ombrelli, abbiamo tutto. 8828_8610_000102 no belle. gridò mimí ribellandosi e lasciami vedere belle, no belle, tanto belle. seguitò mimí, scappando via. 8828_8610_000103 oscuro cenò in casa delle vicine, giocò chiacchierò a lungo con la serva, saltando di palo in frasca e finalmente le si addormentò in grembo. si svegliò a notte alta di soprassalto, sbalordita da un formidabile fragore. 8828_8610_000104 e dinuccia pensava che toccava a lei, a lei di diritto, non solo perché la maggiore, ma anche perché, ecco, qua si poteva dare una prova migliore di quella che dava lei in quello stesso momento, di saper reggere ombrelli per via. 8828_8610_000105 eppure, a ogni urto, anche lieve, contro la dura realtà, in certi momenti quel pensiero odioso le si riaffacciava. 8828_8610_000106 chiamava subito a sé anche dinuccia, le abbracciava tutt'e due con fremente tenerezza, carezzando anche di piú la piccina poc'anzi maltrattata, e godeva di sentirsi inebbriare da quest'altra gioja pura. 8828_8610_000107 ma piuttosto come un ingombro lí per casa, un ingombro di cui provava fastidio solo quando si sentiva guardato. non metteva conto, dunque. 8828_8610_000108 meravigliata. si meravigliava a torto, perché non tutti i giorni si può essere gaj. e non era mica gioconda per la mammina quella vita di stenti e d'angustie. lo sapeva bene lei sola. quanti pensieri e quanti bisogni e quante difficoltà. 8828_8610_000109 e subito tutte le membra le si rilassarono, cosí che non poté neanche sollevare le gracili mani per nascondersi il volto. ma la vecchia mamma le si accostò e, posandole lievemente una mano sulla spalla, figlia mia, le annunziò. 8828_8610_000110 scappò per le barchette e per il cappotto. pioveva e dunque festa. sarebbe andata a scuola munita di tutto punto: le barchette ai piedi, il cappotto addosso e l'ombrello in mano aperto sotto. 8828_8610_000111 tutta ristretta nelle spallucce, coi piedini giunti ridendo e tremando dei brividi che le comunicava quella pioggia immaginaria. per cinque giorni, ogni mattina, mimí fece quella prova davanti allo specchio. 8828_8610_000112 mimí, prima la guardava. la guardava per un pezzo, ma non con quegli occhi vigili e serii della maggiore, con occhi ingenui e amorosi. la guardava, poi, faceva parlare quello sguardo, soffiando coi labbruzzi di ciliegia. 8828_8610_000113 la mammina. gli lanciò uno sguardo torbido, di sdegno, facile a dire lasciare come togliere dai piedini a mimí le barchette. la solita furia: avrebbe dovuto prima contrattare, ecco. 8828_8610_000114 ma il non voler confessare a se stessa la vera ragione della sua tristezza e della sua nervosità la rendeva ancora piú triste e nervosa. per fortuna c'era l'altra piccina mimí. 8828_8610_000115 la esortava la mammina impaziente che voleva andare spedita tra il confuso viavai della gente che spiaccicava pur lí sul marciapiedi sotto lo spruzzolío incessante d'una lenta 8828_8610_000116 e nessuna delle due badò alla gioja di mimí, a cui quell'antipatico commesso aveva già provato la prima barchetta. voleva subito, subito scendere dal divano per camminarci senz'aspettare l'altra. qua ferma, mimí, o via a casa troppo larga, non vedi qua. 8828_8610_000117 piccina, mimí, non doveva far capricci, e dinuccia che sapeva regger cosí bene l'ombrello, doveva reggere il nuovo e non il vecchio. glielo diede, ma la piccina non lo accolse con quella festa ch'ella s'era immaginata. 8828_8610_000118 ma che sarebbe dell'avaro se, da un momento all'altro, l'oro del suo forziere perdesse ogni valore? ebbene, certi giorni, senza saper perché, o meglio senza volersene dire la ragione, ella cadeva in una cupa. 8828_8610_000119 invescato da una donnaccola di teatro e fuggito via con essa ormai da un anno. don gaspare grisanti, duca di rosàbia, marchese di collemagno, barone di fontana e di gibella. 8828_8610_000120 e lei? lei si torceva le mani, si nascondeva gli occhi, si premeva le tempie, serrava i denti e, con tutta l'anima protesa verso di lui, gli gridava: accetta, accetta. tu non sai qual bene puoi avere da me se accetti. 8828_8610_000121 gli sarebbe subito saltata al collo domandando anche a lui, con la solita grazia, scotendo la testina ricciuta: vuoi bene? e come non volerle bene? 8828_8610_000122 ma tu non mangi a tavola. le domandò la mamma vedendo di lí a qualche ora la figliuola seduta a una tavola rustica davanti alla capannetta, nell'orto di quella contadina, divorare anche con gli occhi un galletto arrostito. 8828_8610_000123 e tutti si voltavano e si fermavano per via a mirare con espressione di pietà la vecchia duchessa di rosàbia, in quella vetturetta con quella figliuola accanto, cosí miseramente vestita. 8828_8610_000124 la guardò e subito, come le soleva avvenir sempre, sentí un acuto rimorso e un'angosciosa tenerezza per quella sua povera piccina. la vide ancora tutta intenta a dare quella sua prova di bravura e non poté fare a meno di sorridere. 8828_8610_000125 ma la retribuzione, insieme con la pensioncina del marito non bastava, o bastava appena appena, se avesse voluto. non vestiva bene, non si curava piú per nulla di sé, si pettinava là alla svelta ogni mattina. 8828_8610_000126 questa parve a dinuccia una prepotenza e stese le mani per strapparglielo. vergogna, gridò la mamma. che spettacolo, che bambine. per bene, qua a me l'ombrello non l'avrà nessuna delle due. 8828_8610_000127 e non sapeva capacitarsi perché la madre, pur vedendola cosí, venisse di giorno in giorno a visitarla, sempre piú dolente e cupa, ma perché la vecchia mamma alla fine glielo? 8828_8610_000128 bene, dinuccia, invece, con quegli occhi sempre attoniti e serii, ecco se li immaginava, quegli occhi rivolti penosamente al patrigno e no, no mai. sentiva che con lei e per lei ella non lo avrebbe mai fatto quel passo, non avrebbe potuto farlo. 8828_8610_000129 soffocava cosí il rimorso d'aver maltrattato e fatto piangere ingiustamente la bambina. erano pur veri, sí, i pensieri, gli stenti, i bisogni, le angustie, le difficoltà. 8828_8610_000130 che nasceva dal suo dolore e dalla sua bontà, che nasceva veramente dal suo sacrifizio imposto dalla crudeltà della sorte, e ch'ella era felice, felice di compiere per quelle due creaturine, unicamente per loro. 8828_8610_000131 che faceva ogni volta il miracolo di rasserenarla tutt'a un tratto con qualcuno de suoi vezzi infantili pieni di grazia, irresistibili. 8828_8610_000132 e pue l'ombello seguitava mimí due ombelli, due tappotti, quatto bacchette. sí, cara le barchette e tutto, ma andiamo sú. 8828_8610_000133 e per i libri di scuola che sempre, ogni anno di nuovi. e ora, per riparare dal freddo, dal vento, dalla pioggia, quelle due povere piccine rimaste orfane prima che l'ultima avesse avuto il tempo d'imparare a dir babbo. 8828_8610_000134 stupida, è lo stesso. le gridò la madre, prendendola sotto le ascelle e sedendola con mal garbo sul divano, intanto per quietare mimí disse al commesso che gliel'avrebbe calzate lei quelle alla maggiore. 8828_8610_000135 se accettava, invece? ah, se accettava, la avrebbero chiamata di là. oh dio, quando, quando ancora? 8828_8610_000136 degnò di un sorriso alla fine, quel commesso di negozio, ma non l'avesse mai fatto. vedendolo ridere come per compassione, la mammina sentí rimescolarsi tutto il sangue. pensò che aveva soltanto centotrentacinque lire nella borsetta. 8828_8610_000137 per questo esclamò: elisabetta: oh, povera mamma mia, me ne duole per te, ma io piangerei, credi, se dovessi portare là, in quella tristezza, in quella oppressione, il mio bimbo che ha tanto riso di luce, qua vedi tanta. 8828_8610_000138 basta. s'era molto sdegnato e per non addolorarla troppo con la vista del suo, come aveva detto già rimescolamento. 8828_8610_000139 didí in cielo e mimí uscí senza aspettare risposta. si fermò nella saletta al bujo un po perplessa. udí novamente attraverso la porta aperta. 8828_8610_000140 giudiziaria. fabrizio pingiterra, accusato di falso e come affiliato a una banda di truffatori, era scappato. non si sapeva se in grecia o in america. 8828_8610_000141 questa frenesia le era nata e divampata. dando con tutto il cuore, con tutta l'anima, tutte le cure d'una madre e fino il sonno delle sue notti, a quei due nipotini andati via da un mese, ai due figliuoli della cognata che 8828_8610_000142 tirata dalla mamma, entrò nella bottega ripetendo ancora una volta: le bacchette, pima, le bacchette, ecco sí zitta. le gridò la madre, a cui s'era fatto innanzi un commesso di negozio. 8828_8610_000143 coi suoi sguardi attoniti e serii che seguivano la mammina furiosa, la mammina che si sentiva spiata e credeva di scorgere un rimprovero in quell'attonimento penoso e in quello sguardo serio e indagatore. 8828_8610_000144 la proprietà in comune va bene, ma a chi lo avrebbe affidato la mattina appresso la mamma, tutto era qui- portarlo aperto per via quell'ombrello sotto la pioggia. 8828_8610_000145 nel vedere quell'aria della madre elisabetta, si sentí venir meno l'impeto con cui, nell'attesa, avrebbe voluto correrle incontro. le mancò a un tratto. 8828_8610_000146 aveva fatto chiedere al padre che volesse condiscendere alle nozze di lei col precettore de due figliuoli della nuora, andata via da poco. ma la condiscendenza del padre, cosí senza gridi né furie, aveva per lei un significato ben diverso da quello che aveva per la madre. 8828_8610_000147 in mezzo alla nuda, santa semplicità della casetta, levò alto sulle braccia il suo bambino al sole, che entrava festivamente, con la frescura degli orti, dai balconi spalancati. 8828_8610_000148 il castigo, se mai doveva essere per quella mimí, soltanto per quella mimí prepotentona che mai e poi mai avrebbe saputo reggere un ombrello, come lei, eh, avrebbe voluto vederla. 8828_8610_000149 cioè unicamente per il danaro, aveva ella tradotto fra sé senza schifo né ribrezzo. no, no, né schifo né ribrezzo. 8828_8610_000150 barch. cioè vedi, lo fai dire anche a me, i dia due paja di bacchette e dàlli calosce per queste bambine. le chiama barchette, la mia piccina veramente si potrebbero anche chiamare cosí, per non usare quella parolaccia forestiera. 8828_8610_000151 e le tasse erano il meno. tutte alunne per bene in quella scuola, e le sue piccine non dovevano sfigurare, non si perdeva, lei no. 8828_8610_000152 pensava che, se egli derogava cosí a se stesso, ai suoi piú forti sentimenti, doveva senza dubbio essere già cominciato l'estremo sfacelo del suo spirito, dopo l'ultimo colpo che gli aveva dato il figlio unico, erede del nome. 8828_8610_000153 per via. benché coi loden addosso e le barchette ai piedi, le due bambine andarono taciturne, imbronciate, con gli occhietti sfavillanti, fisso il pensiero a quell'ombrello per cui la lite si sarebbe certo riaccesa appena varcata la soglia di casa. 8828_8610_000154 era del resto di cosí facile natura che s'accomodava subito e si sentiva a posto ovunque la mettessero. traeva da sé la vita e la spandeva intorno festosamente, popolando di meraviglie ogni cantuccio, fosse anche il piú nudo e il piú oscuro. 8828_8610_000155 il pensiero di mimí, la mattina dopo allo svegliarsi, fu per l'ombrello, per le barchette e il cappotto nuovo. l'ombrello se l'era messo accanto al lettino e se lo trovò subito in mano. 8828_8610_000156 a ridere e a fingere che quelle scosse di riso le impedissero di seguitare a dire alla figlia quest'altra condizione che via non era altro che ridicola. 8828_8610_000157 aveva sperato che il padre, ora che la figlia era sola, lí abbandonata, si sarebbe piegato a riaccoglierla in casa. ebbene no, non voleva. 8828_8610_000158 quanto mi vuol dare. domandò elisabetta, la mamma finse ancora di non capire, o piuttosto di non aver bene inteso, per prendere tempo e preparare quest'altra risposta ch'era la piú angustiosa. 8828_8610_000159 sa perché anche quella sera là, mentre andava frettolosa fra le sue bambine, tutti si voltavano a mirarla e pioveva. figurarsi però se lei avrebbe voluto mai dare un altro babbo a dinuccia e a mimí. pazzie, pazzie. 8828_8610_000160 aprendo gli occhi, avevano acceso l'alba non solamente nelle tenebre di quel palazzo, ma anche nell'anima di lei che n'era piena, un'alba d'una dolcezza e d'una freschezza inesprimibili che l'avevano tutta. 8828_8610_000161 la nuora, sorda a tutte le preghiere, aveva ottenuto dal tribunale la separazione di beni e persona dal marito e se n'era ritornata al suo paese. tutto era finito. 8828_8610_000162 voleva tentare di levargliele per provare se le riuscisse di trovarne a minor prezzo in qualche altra bottega. le veniva ormai di schiaffeggiarlo, quel commesso lagghe. 8828_8610_000163 comprendeva, elisabetta, che quanto piú duri quei patti, tanto piú cara avrebbe pagata la sua felicità se egli li accettava. 8828_8610_000164 invano. la mamma, per metter pace, badava a ripetere che non sarebbe stato né dell'una né dell'altra, ma di tutt'e due in comune, dovendo andare a scuola insieme. 8828_8610_000165 intanto, di nascosto, la vecchia contadina faceva alla duchessa certi cenni con gli occhi e col capo, che questa non capiva. capí qualche tempo dopo quando, entrando nella casetta della figlia, la trovò invasa da tante guardie di questura che vi facevano una perquisizione giudiziaria. 8828_8610_000166 e che egli, per piacere, andasse nel frattempo a prendere il pajo per la piccola dinuccia calzata, rimase a sedere sul divano. mimí invece, ne scivolò via lesta battendo le mani e si mise a saltare a girare su se stessa come una trottolina, cacciando gridi di gioia. 8828_8610_000167 avevo calcolato al piú al piú venti lire per tutt'e due. uh, non lo dica nemmeno, protestò il commesso, quasi inorridito. guardi si. 8828_8610_000168 ben diverso, non meno penoso. forse perché donna e secondogenita, forse perché non bella, cosí timida in apparenza, umile di cuore e di maniere, schiva e taciturna, non era stata mai calcolata da lui come una figliuola. 8828_8610_000169 ed era anzi contenta che la mamma fosse tutta intenta alla sorellina malata e non si curasse affatto di lei, perché cosí poteva fare l'inverno? l'invenno, diceva lei a suo agio e con la massima libertà. 8828_8610_000170 poco dopo, le due vecchie signore che vegliavano l'agonia di dinuccia se la videro venire innanzi con quell'ombrellone piú grosso di lei tra le braccia, balbettando l'ombello a didí, in cielo piove. 8828_8610_000171 tanto piú fanatico e fiero quanto piú angustiose si erano a mano a mano ridotte le condizioni finanziarie del casato e le ire furibonde che lo assalivano per ogni atto del volgo che gli paresse un nuovo attentato a suoi privilegi nobiliari. 8828_8610_000172 lo so, sono venuta qua apposta i faccia qualche riduzioncina. il commesso alzò le mani. inflessibile: prezzi fissi, signora, prendere o lasciare. 8828_8610_000173 cosí pensando, dinuccia si provava a lanciare un'occhiatina alla mamma di sotto l'ombrello, senza perdere l'equilibrio, per vedere se ella si accorgesse di quella sua bravura. 8828_8610_000174 perché non avrebbe potuto averlo lei, un figlio suo, veramente suo. sarebbe impazzita dalla felicità. avrebbe sofferto qualunque umiliazione, qualunque vergogna, anche il martirio per la gioja d'un figlio suo. 8828_8610_000175 era andato via per non rimettere piede mai piú, mai piú nel palazzo. si sarebbero però veduti fuori ogni giorno per la scelta della casa e la compera degli arredi. voleva che tutto si facesse nel piú breve tempo possibile, ma figurarsi subito di volo. 8828_8610_000176 la madre, invece che con tanto terrore, spinta dall'amore per la figlia, s'era presentata con quella proposta al marito di cui conosceva bene. 8828_8610_000177 e il sole, il sole ch'entrava nelle sue stanzette come non era entrato mai là, nei tetri saloni del palazzo paterno. ma sí, mamma, non vedi, sono felice, felice. la carrozzella d'affitto andava quasi a passo per non scuotere troppo la gestante. 8828_8610_000178 tanto che lei se ne sentiva tutt'e due i braccini indolenziti e non poteva e non sapeva reggerlo piú. ora il nuovo pesava meno e dinuccia ringraziò la mamma soltanto con un sorriso. parve poco alla mamma e si rivolse subito a mimí. 8828_8610_000179 per, per vederci balbettò quando sí, poi, quando sarai sposata, verrò io, verrò io ogni giorno a casa tua. 8828_8610_000180 che aveva scosso tutta la casa e che ora s'allontanava con cupi rimbombi tra lo scroscio violento della pioggia. la bambina si guardò attorno, smarrita dov'era? quella non era la sua casa, quello non era il suo lettino. 8828_8610_000181 ah, che fuoco e che tortura a non poterli far suoi suoi del suo sangue e della sua carne. quei piccini a furia di stringerli a sé e di baciarli e di renderli padroni assoluti di lei, là, coi loro rosei piedini su la sua faccia cosí, sul suo seno, cosí. 8828_8610_000182 come gli animi, tutti gli oggetti di quella casa, animati da tanti ricordi familiari, pareva fossero da qualche tempo in una tensione di spasimo violenta a toccarli. appena appena davano un lamento. 8828_8610_000183 dove, tra i cortinaggi antichi e gli alti mobili scuri e quasi funebri stagnava un alido strano come un'afa del passato e si presentò sulla soglia della camera remota nella quale elisabetta, la figliuola, stava ad attenderla in smaniosa ambascia. 8828_8610_000184 voleva vivere. vivere cioè esser madre. voleva un figlio, voleva suo, tutto suo, e non avrebbe potuto averlo altrimenti. 8828_8610_000185 e cosí entrò in casa, dove si sentiva piú sicura con l'ombrello in suo potere e non volle cederlo. salite le scale perché la mamma lo riponesse con la scusa che didí lo aveva tenuto tanto tempo per istrada. 8828_8610_000186 lo chiese alla serva, ma questa già lí lí per uscire in fretta in furia in cerca d'un medico. nemmeno si voltò per risponderle. mimí rimase un pezzo dietro la vetrata della finestra a guardare la bell'acqua scrosciante impetuosa. 8828_8610_000187 e noi seguitiamo da morti. la nostra mascherata elisabetta si riscosse con un sospiro e domandò alla mamma che t'ha detto? la madre voleva attenuare in qualche modo la durezza dei patti e delle condizioni posti dal padre. 8828_8610_000188 ma poteva mai supporre che gliene domandassero tanto? e poi, se erano prezzi fissi, aveva calcolato di spendere in tutto centoventi lire, piú non poteva. 8828_8610_000189 vuole che prenda a nolo dice, una carrozzella per venire da te. permette però che usciamo insieme a passeggio con questa, con quella no, con quella, no, eh, quella, quella. 8828_8610_000190 ella con mimí, soltanto ch'era d'indole cosí gaja e aperta, sempre contenta con mimí, soltanto ella si sarebbe rimaritata. mimí, senza dubbio si sarebbe fatta amare da colui ch'ella avrebbe scelto per compagno. 8828_8610_000191 il tremendo fragorío della pioggia sul lucernario della scala intravide dalla finestra a un nuovo palpito di luce. il cielo sconvolto e scappò via lungo il corridojo. 8828_8610_000192 ha detto di sí, la figliuola ebbe un sussulto e con la faccia sconvolta guardò la madre. era cosí violento il contrasto fra l'esultanza che quell'annunzio le suscitava e la soffocazione che le incuteva, quell'aria di stordimento e di pena della madre. 8828_8610_000193 cosí decaduta, scacciata dal padre, maritata di nascosto chi sa quando, chi sa con chi? piú squallida che mai, deformata dalla gravidanza e pur cosí ridente. 8828_8610_000194 lo lleggio. io protestò, mimí, no, io si ribellò. dinuccia un po l'una, un po l'altra. troncò la madre e rivolgendosi a mimí: tu non potrai, non saprai reggerlo. sí che lo lleggio. 8828_8610_000195 all'altro lato, dinuccia, la sorellina maggiore andava come una vecchina seria e precisa, reggendo a due mani un altro ombrello già vecchio, sforacchiato, che presto comperato, il nuovo sarebbe passato alla serva. 8828_8610_000196 oh, aveva avuto finanche l'ardire di confessarle che egli fabrizio pingiterra, essendo come il duchino di cui godeva l'amicizia. 8828_8610_000197 ora, il piacere delle bambine era appunto d'avere un ombrello per ciascuna. l'ombrello e le barchette a quei cappotti impermeabili, grevi, grigi, pelosi, non fecero alcuna festa. 8828_8610_000198 ma se è piú alto di te, non vedi? e per fargliene la prova la mammina glielo pose accanto. subito mimí se lo strinse al petto con tutte e due le braccia. 8828_8610_000199 era agitata da una sorda irritazione che cercava in ogni piú piccola contrarietà e quante ne trovava allora un pretesto per darsi uno sfogo. le erano mancati per via quegli sguardi, quell'ammirazione. 8828_8610_000200 e il pensiero odioso era questo: che se lei dinuccia non ci fosse stata, non che dovesse morire, dio no- ma se non ci fosse stata, ecco, se non l'avesse avuta. 8828_8610_000201 era la voce di lei. anny si voltò, saltò, agile e svelta dal predellino. guardò il furri, fermandosi e strizzando un po gli occhi, quasi un dubbio che la voce non fosse partita da lui. ma egli le tese la mano. 8828_8610_000202 lauretta, non ricordava d'aver mai veduto il padre cosí e il furri, nel compiacersi del buon effetto della sua dissimulazione, pigliava animo per la tremenda prova che lo attendeva, pur con la coscienza che quello sforzo avrebbe amaramente scontato, se pure non gli sarebbe riuscito, addirittura fatale. 8828_8610_000203 fa vedere mopchen come bacerai la nuova padroncina un bacio cosí. bravo mopchen, basta, basta. adesso prendi aprí la borsetta da viaggio e ne trasse una zolla di zucchero per la bestiola festante. 8828_8610_000204 negli orecchi gli scricchiolíi della carcassa enorme galleggiante agli urti possenti e fragorosi del mare e avevano la visione confusa d'un porto affaccendato. 8828_8610_000205 che veramente nessuno della sua numerosa famiglia era pervenuto al limite d'età superato da lui, ma in quelle condizioni, da lui e dalla sorella maddalena. 8828_8610_000206 no, no, lasciami piangere. non ho mai pianto, ma mi vedo davanti ciò che ho perduto, ciò che tu mi hai rubato. e vedi, vorrei qua sotto i piedi la fossa di tua madre per calcarci sopra la terra con tutta la forza del mio odio. 8828_8610_000207 e ritratti di lei non ne hai, no, nessuno. e com'era babbo, com'era il furri. al ricordo di questo lontano dialogo con la figlia fanciulletta, s'addentò furiosamente una mano per soffocare i singhiozzi irrompenti che gli scotevano tutta la persona. 8828_8610_000208 prima di partire, avevano veduto i vecchi abiti coi quali erano arrivate ferite e morenti da candia: stinti, strappati, macchiati di sangue. 8828_8610_000209 senti, la colpa non è mia, la colpa è del giovi. sono venuta spontaneamente, sí, ma egli m'assicurò piú volte che tu vivevi solo, solo e sempre in casa e, malfermo, in salute anche. 8828_8610_000210 dice: non lo sa neppure lui per istinto giovanile. m'ha risposto, ma poi s'è tolto il cappello e, battendosi con una mano il capo calvo, ha esclamato: eppure, ecco qua, piazza della vecchiaja, m'ha detto che sei calvo, anche tu fa vedere. 8828_8610_000211 rumori d'argani e di catene. ora erano qua e nel candore e nel silenzio di quella camera luminosa che dava loro con la freschezza fragrante dei lini puliti. 8828_8610_000212 ma come aveva saputo poi dominarsi la sera in presenza della figliuola. ora il rombar cadenzato del treno imponeva quasi un ritmo al turbinare di tante impressioni e di tanti sentimenti in lui. 8828_8610_000213 a lasciare il letto, quantunque col seno e un braccio ancora fasciati, fu suor erminia. le tre altre credevano che fossero trattenute nell'infermeria in attesa della guarigione della compagna, per partire poi tutte insieme alla volta di napoli per il ritiro. 8828_8610_000214 insieme, com'ella spesso soleva esporre all'avvocato mario furri, della cui figliuola lauretta era da tredici anni governante, e innanzi tutto la perdita di tanta vita inutilmente. 8828_8610_000215 sí, io guarda ancora spettinata. fece lauretta scappando via sorridente e tuttavia confusa. ma poco dopo ecco picchiare all'uscio del signor avvocato la signorina lander. 8828_8610_000216 nessuno parlò. la vecchia conversa ricomponeva sul letto le membra della morta a cui, nel pallido, livido visino affilato, erano rimasti semiaperti i dolci occhi azzurri e pareva che, in quel pallore, la piccola morta sorridesse d'essersi liberata cosí. 8828_8610_000217 ma era in lei. lei lo teneva in grembo, oh dio, e lo nutriva di sé, oh dio, oh dio. e non avrebbe potuto, non avrebbe dovuto far nulla per lui, per riscattarlo dall'infamia da cui nasceva. 8828_8610_000218 a wiesbaden eravamo andate in quest'ultimi anni soltanto per invito dello zio che è morto, poveretto, due anni fa. era solo vecchio e infermo. 8828_8610_000219 aspetta, diceva alla figlia. si provava a trarre un largo respiro guardando intorno rapidamente e soggiungeva: andiamo, non è nulla, un po d'asma. 8828_8610_000220 non rispose, seguitò ad andare con le spalle alzate, come si chiama. non qui, non qui, pregò, smaniando il furri lauretta. 8828_8610_000221 diventa tutto bianco e, non volendo ricorrere ai cosmetici, taglia, taglia, capisci sarchia anche i baffi, quel bel pajo di baffi, perché giovi gli domandai. 8828_8610_000222 avevano suscitato in loro quello sgomento e quel ribrezzo che si prova per gli oggetti appartenuti a qualcuno tragicamente morto, e tanto piú s'erano costernate. 8828_8610_000223 l'italiano troncava per esempio certe parole giusto dove non doveva, e diceva sighnora e sighnor, con grazia particolare, come si ostinasse a non volere intendere che gli altri dicevano signora e signore. 8828_8610_000224 ricordava e gli pareva di sognare, ora come allora. in treno da novara andava a torino. gli era nata una bambina. andava in fretta per una balia. la bambina era là, dietro quei monti, in una campagna presso novara, con la madre. 8828_8610_000225 è morto cloriosamente nella cuerra del settanta, ma non so la città di nascita, non so che famiglia, né lui né la signora erano nativi di bonn. dunque riprese il urri i. è nata soltanto la signorina. sí, anny, la mia. 8828_8610_000226 rosaria era la moglie del contadino che aveva in custodia la grangia ove ogni estate erano condotte le orfanelle a villeggiare. invece di rosaria rispose un grosso cane di guardia con furibondi latrati. 8828_8610_000227 ma poi, temendo non farle intendere piú che non bisognasse, la pregò d'uscire. e quella uscí stordita ma pur rassicurata per sé, sebbene con la certezza che ci doveva esser sotto qualcosa di grave, se il sighnor era cosí. 8828_8610_000228 e il padre, già in vettura per la stazione, assentí sorridendo una veste nuova di mezza stagione e un cappellino di paglia: ecco a che pensava in quel momento la figlietta sua. 8828_8610_000229 senza domandarne notizia, ignorandone finanche il nome. poteva essere nell'anima e nel corpo, se non piú troppo giovane come prima, molto giovane ancora, a ogni modo giovane. 8828_8610_000230 sopravvenire, quell'infinita sospensione nell'attesa che, a un tratto, qualcosa dovesse mancargli dentro. ecco il terrore, ecco l'orrenda ambascia. 8828_8610_000231 attese un tratto piangendo che il furri le dicesse qualcosa. poi si tolse il fazzoletto dagli occhi e, vedendolo chiuso nel cordoglio e col volto contratto, si alzò e, asciugandosi gli occhi, disse: va, va a domani, dunque lasciami sola. 8828_8610_000232 cose che le mani d'un vecchio dovevano scostare e sfuggire. dopo avrebbe richiuso la porta e si sarebbe messo a guardia contro chiunque avesse voluto forzarla. 8828_8610_000233 tornò il giorno dopo all'albergo, la signora è partita fin da jeri, gli annunziò il cameriere. ossequioso partita, disse il furri come a se stesso e pensò: 8828_8610_000234 ma no, ma no, se non m'ascolti, gli gridò a un certo punto: lauretta, hai ragione, fece lui, riscotendosi e andando a sederle accanto, ma con questo fracasso. 8828_8610_000235 lí che delizia, a due passi da roma, con di piú, il mare che di lassú si scorge benissimo, specie nelle notti di luna, ma no, monte cave con la vetta incoronata d'aceri e faggi. per la signorina lander era naturalmente tal quale il 8828_8610_000236 ma vedi questo mi ripugnava: sperare su la morte della mamma e su quella della figlia. no, per distrarti, è vero, mi sono distratta dopo la malattia. mi parve d'uscire da un sogno angoscioso e che tutto fosse finito. 8828_8610_000237 un improvviso rossore infiammò il volto di lauretta, come se le fosse nato il dubbio d'aver commesso un'indiscrezione. si smarrí. 8828_8610_000238 ragioni. bene, ma non osservi due cose prima che ella madre mi avrebbe abbandonata se io mi fossi ricusata di seguirla. e non dovevo. capisci? non dovevo perché noi non avevamo piú nulla, tranne una misera pensioncina. 8828_8610_000239 eccola, è questa tua figlia e stringeva vieppiú il braccio di lauretta. questa la figlia che tu hai abbandonata, che ignora che tu, sua madre, sia qui vicina, presente, guardala e passa senza gridare. 8828_8610_000240 ebbene sí, ma non giova rilevarlo, giacché dev'essere cosí. ah, non giova per te, si sa, ma tu andrai a prenderla. voglio vederla anche dalla finestra. 8828_8610_000241 bastassero a lavarlo per sempre di quel sangue. osceno le lagrime ch'ella ora versava per l'onta e per il supplizio. cosí il suo martirio non sarebbe stato invano. 8828_8610_000242 si levò in piedi di scatto con un'esclamazione indeterminata: bah, a coblenza, sai piú d'uno. chiese alla mamma la mia mano e poi tanti uh hanno perduto il tempo a corteggiarmi. 8828_8610_000243 la signorina lander non rispose, si portò il fazzoletto agli occhi e si mosse per uscire, scotendo il capo, certo col sospetto che ora ella non avrebbe potuto assicurarsi piú che qualche lettera potesse capitare nelle sue mani che non fosse prima aperta dal signor avvocato. 8828_8610_000244 use, tutte e tre ormai da tanti anni, a non curare affatto e quasi a non sentire piú il proprio corpo, a dominarne tutti i bisogni, a vincerne la stanchezza. provavano ora un avvilimento e uno smarrimento strano. 8828_8610_000245 mario furri era credente e inoltre, per la sua fissazione, tenuto e legato da superstizioni, se non che quale madre veniva a prendere il suo posto. 8828_8610_000246 senza ardire di alzarsi e di picchiare all'uscio che la conversa aveva chiuso a chiave. seppe nel pomeriggio che tutte e due le compagne s'erano liberate e che ora riposavano tranquille. 8828_8610_000247 l'abito che aveva indosso rappresentava per suor leonora un sacrifizio: la violenza che aveva dovuto fare a se stessa per serbare intatta contro l'insidia della sua propria carne. la sua purezza era stata resa vana dalla violenza altrui brutale. 8828_8610_000248 sotto le ampie cornette oscillanti, erano vestite tutte e tre d'abiti nuovi ma troppo larghi per il loro corpo già esile e ora piú che mai assottigliato dalle sofferenze. 8828_8610_000249 una promessa che poteva esser sacra e che la vita, a una prima svoltata, poteva smentire. domandò: come potrò vederla? 8828_8610_000250 non mi lasciare, ti prego, le disse egli. non rimesso ancora dall'interno rimescolamento. bella figura, se qualcuno m'ha veduta, aggiunse lauretta guardando intorno. 8828_8610_000251 c'era nella loro memoria un abisso, un vero inferno che s'era spalancato loro davanti all'improvviso, inghiottendole e travolgendole dove tanti demonii avevano fatto scempio e strazio delle loro carni immacolate. 8828_8610_000252 che cosa ridomandò la sorda vedendosi guardata da lauretta? non dico a lei, rispose questa, accompagnando le parole con un gesto della mano inguantata e, rivolgendosi al padre, aggiunse: 8828_8610_000253 l'antica cisterna patriarcale, là a principio del lungo pergolato di fronte al portoncino verde, si voltarono nel sentirsi indicate dalla custode e videro la suora anziana e la conversa parlar piano tra loro. 8828_8610_000254 ma non t'è passato neanche per la mente. tu hai potuto scusare davanti a me quello che hai fatto e addurre come una giustificazione l'essere tornata a noi dopo tant'anni. via via, anny. 8828_8610_000255 poco dopo, quasi attirato dalla propria imagine, si fermò davanti allo specchio dell'armadio e, nel vedersi cosí stravolto, impallidí e si premé forte con una mano il grosso capo calvo, guardandosi fiso negli occhi, imponendo a se stesso di calmarsi, di domare l'interna agitazione. 8828_8610_000256 non era lo stesso paesaggio della nostra villetta, del nostro nido presso novara, ch'io vedo ancora chiudendo gli occhi e che ho sempre, sempre ricordato. 8828_8610_000257 ma cosí del resto doveva fare? la dura resistenza, per quanto in certi punti ora a lui stesso crudele, era necessaria. 8828_8610_000258 dopo otto anni, suor sidonia, mia mah e queste sono tre suore nuove. le tre convalescenti s'erano un poco allontanate e guardavano smarrite le vecchie finestre di quella villa. 8828_8610_000259 il cagnolino nero si levò su le quattro zampette sul canapè, cacciando il musetto sotto il braccio della padrona, ma anny lo respinse col gomito. 8828_8610_000260 verrai a salutarmi. partirò domani. l'altro sabato verrò, rispose il furri. intanto, a domani, addio. 8828_8610_000261 guardava le lagrime silenziose della compagna addossata al muro, udiva i singhiozzi dell'altra accosciata sullo scalino, ascoltava il conforto e le esortazioni delle tre altre e non ne capiva ancora la ragione. 8828_8610_000262 ma ella poteva rimanere qua con noi. ecco l'altra osservazione: doveva stare con te e t'odiava sosteneva che tu le avessi sedotta la figlia. per quanto io le dicessi, non riuscii mai a toglierle quest'idea dal capo. 8828_8610_000263 morta davvero e ch'ella è cresciuta e che adesso ha quasi gli anni che avevi tu quando la mettesti al mondo. lo sai? tutto questo posso ora dire a mia figlia. 8828_8610_000264 notizie, notizie, ma nessuna traccia, nessuna. come mai ora, improvvisamente, da wiesbaden, quella lettera? da wiesbaden egli era pur passato, vi si era trattenuto otto giorni, ma c'era anny allora. 8828_8610_000265 uscito il giorno innanzi com'ebbro dall'albergo, gli era parso, è vero, che tutto gli fosse girato intorno e aveva avuto appena il tempo e la forza di chiamare una vettura e di salirvi. 8828_8610_000266 perché mai piú non si sarebbe aspettato di poterne aver bisogno e ora non aveva tempo di attendere a prepararne uno nuovo. aveva comperato la tela- oh, rozza tela- per le tènere carnucce d'un bimbo. 8828_8610_000267 è sempre quello di prima, soltanto non ha piú quell'enorme barbone. io non l'avrei riconosciuto. m'ha riconosciuta lui, ma a momenti non ha piú nemmeno i baffi. 8828_8610_000268 vive, m'ha detto il giovi, sta con lui e io sono corsa ad annunziarlo a questo mostro qui. è vero, mopchen, come t'ho detto vive. vive la padroncina vive. noi l'abbiamo chiamata mary, è vero. il giovi m'ha anche detto che tu hai preso per lei una governante tedesca, una vecchia, è vero. 8828_8610_000269 in quel punto la madre sconosciuta conosceva certamente la figliuola ignara. il furri, impedito d'andare, stretto tra la folla, serrava con una mano convulsa il braccio di lauretta e incoscientemente, con gli occhi annebbiati, vaganti in giro, singhiozzava tra sé. 8828_8610_000270 per quanti sforzi abbia fatto, non sono riuscito a uccidere il ricordo di te. per me forse no, non eri morta. mi sopravvivevi. ma lo sai che per tua figlia tu sei morta. 8828_8610_000271 finalmente disse con durezza nella voce: mia figlia, non debbo vederla. il furri notò l'espressione torva del volto di lei e, urtato dal tono della voce, rispose: te ne nasce tardi il desiderio. 8828_8610_000272 esitò alquanto, grattandosi celermente l'insenatura tra la pinna destra del naso e la guancia, con un gesto che il furri le riconobbe abituale. 8828_8610_000273 e gli diceva che tra poco avrebbe trovato un'altra padroncina, laura mopchen. si chiama laura bionda mopchen, e tu cosí nero e quest'altro, tuo padrone, cosí bianco e brutto e cattivo che non vuol dirti nulla. 8828_8610_000274 e con curiosità mista di pena mirava i movimenti delle pàlpebre del neonato per adattar gli occhi a resistere alla luce. eccolo, uno cosí tra poco sarebbe nato da lei e non sapeva ancor come uno cosí. 8828_8610_000275 passai da neuwied ritornando in italia, ma non mi fermai già non ti cercavo piú. fui anche a wiesbaden. povero mario fece anny con tenerezza. 8828_8610_000276 via, via, lascia che veda mia figlia. mi porterò almeno l'imagine di lei nel cuore. e questa imagine, forse non concluse, ritenuta improvvisamente dal fare anche a se stessa soltanto. 8828_8610_000277 negò subito recisamente la lander, scotendo il capo e frignando in modo comicissimo, come no certo replicò lauretta, frenando a stento il riso per quel modo di piangere. 8828_8610_000278 l'uscio s'aprí di furia, sbacchiando contro la strombatura e facendo sobbalzare la sorda a cui lauretta, coi capelli disciolti, le belle braccia nude e un asciugamani sorretto col mento sul seno, ripeté: stizzita, avanti, avanti, avanti. 8828_8610_000279 per chi teme. del resto le domandò se lei lassú non ha piú nessuno. doch esclamò tra le lagrime la sorda, levando gli occhi dal fazzoletto: ah sí, fece lauretta. e chi das? 8828_8610_000280 la prima e piú tremenda prova era superata e, quantunque il furri in treno con la figliuola si sentisse ancora sotto l'incubo della presenza di colei pure, 8828_8610_000281 no sai, bambina, non è vero. io ho mentito con te tant'anni, mi sono divertito a straziare il tuo coricino dicendoti che la tua mamma era morta nel darti alla luce. no sai, la mamma vive. si rifà viva dopo tanto tempo ed eccola qua, te la presento. 8828_8610_000282 la famiglia de wichmann conosco benissimo. frau de wichmann, non stava molto lontano d'abitazione da me, ciusto, nella wenzelgasse. lo so, lo so, disse il furri recisamente per impedire che la vecchia governante richiamata dal ricordo al paese natale. 8828_8610_000283 quand'è cosí esclamò: lauretta, grazie. e le mie civiltà, disse il furri inchinandosi: lauretta rise del buon umore del padre, le mie civiltà, era il modo d'accomiatarsi nelle lettere d'un mercante di torino che provvedeva lauretta delle stoffe per gli abiti. 8828_8610_000284 ma questo sospetto era in lei ormai invecchiato e lei nel sospetto. cosí pure erano invecchiati e tenacemente radicati nell'aspra sua gorga tedesca alcuni errori di pronunzia, non ostante che ella intendesse benissimo. 8828_8610_000285 e intanto intanto sono partita in quello stato dopo tre giorni e sperando di morire, sai, durante il viaggio, senza dirlo a nessuno. 8828_8610_000286 tua madre è morta, ma sei morta anche tu per lauretta. oh no, mario fece con orrore anny. aspetta, anny, vedi davanti a te m'è caduto lo sdegno. 8828_8610_000287 era andata fin dove l'argine termina in un sentieruolo su la riva che conduce a godesberg, a diporto i dí festivi. tutto, tutto aveva voluto vedere quasi con gli occhi di lei. 8828_8610_000288 ma di che gravità fossero le ferite non sapevano. stando immobili non le sentivano. pareva a ciascuna di star bene e di poter credere che non fosse piú. a ogni modo per nessuna delle quattro caso di morte. ma poi chi? 8828_8610_000289 che pensare? ma sí, questo, senza dubbio che aveva saputo della disgrazia. però dov'era la lettera? le lettere erano lí ancora chiuse, ma erano tutte. ah, ecco una busta sul tappetino strappata. 8828_8610_000290 egli non la guardava. guardava innanzi a sé con le ciglia un po aggrottate, triste e assorto. quante cose abbiamo da dirci? bisbigliò anny prendendogli una mano. 8828_8610_000291 no, vieni, vieni qua al di fuori, rispose lei qua e s'inginocchiò presso il padre. il furri a capo chino si provò a volgere gli occhi in giro, ma li riabbassò subito su la figlia inginocchiata, come se volesse nasconderla con lo sguardo. 8828_8610_000292 coi gomiti su la ribalta della scrivania, la testa tra le mani e gli occhi chiusi. il furri s'immerse negli antichi ricordi. era come se si conficcasse una lama in una vecchia ferita. 8828_8610_000293 andammo a neuwied, cioè ci fermammo colà perché io non potei piú proseguire il viaggio. mi ammalai, fui per morire, mario, quattro mesi a letto. 8828_8610_000294 volle accorrere, ma fu trattenuta sull'uscio dalla conversa, la quale le annunziò che non suor leonora urlava cosí, ma l'altra, l'altra, suor agnese, è l'ora sua. ora si libera, poverina. 8828_8610_000295 e in quel punto, in quel punto e poi, domandò, egli poi partii con la fiducia che la mamma si sarebbe piegata tra breve, assistendo ogni giorno al mio tormento, 8828_8610_000296 io venni a cercarti senza nessuna traccia. fui a bonn, a colonia, a braunschweig, a dsseldorf, seguendo qualche indicazione raccolta qua e là. 8828_8610_000297 era certo che colei la guardava da un punto forse vicinissimo della chiesa e gli correvano brividi per la schiena e tremava tutto, quasi in attesa che, da un momento all'altro, colei, non sapendo piú trattenersi, irrompesse tra la folla silenziosa, piombasse sulla figlia. 8828_8610_000298 chi le ha detto che ho ricevuto una lettera per lei. lei entra qua, fruga tra le mie carte, trova una busta che non le appartiene e subito le salta in capo. non so che cosa. 8828_8610_000299 finito. ma com'io abbia vissuto, non te lo saprei dire, non lo so nemmeno io, perché non sapevo nulla di voi. e la mamma intanto mi spingeva, mi assediava, cercava ogni mezzo per divagarmi. 8828_8610_000300 voleva abbandonarmi. allora, in quel punto, quand'io avevo piú paura e piú che mai bisogno di lei, infame, muggí il furri tra i denti: no, non dirlo, pregò anny. 8828_8610_000301 in petto il suo cuore. se ci avesse avuto il tuo o il mio, non l'avrebbe fatto. per lei l'infame eri tu e io la colpevole da punire. 8828_8610_000302 un'ambascia smaniosa per quelle loro sofferenze corporali. la piú giovane, ch'era anche la piú gracile suor ginevra chiese a un certo punto se, andando cosí di passo, la vettura non potesse provarsi a seguirla a piedi. 8828_8610_000303 lasciate addietro le ultime case della città, la vettura si mise a correre per uno stradone costeggiato di qua e di là da fitti boschi d'aranci e di limoni. 8828_8610_000304 ma quante notizie, tuttavia, e quanta parte della vita d'anny non aveva raccolte a bonn. aveva voluto visitare finanche la casa abbandonata nella wenzelgasse, come ogni altro luogo della città, per investigare la prima vita di lei. 8828_8610_000305 guardi del resto il bollo postale wiesbaden, vede. se non si rassicura, telegrafi a chi sa lei e mi lasci in pace. voglio restar, solo è permesso. 8828_8610_000306 nulla. non ebbi risposta. attesi, attesi. poi volli persuadermi che la creaturina fosse morta e che il berti non avesse voluto darmi questa notizia o che, se viva, ero morta io. per lei, almeno, fintanto che la mamma 8828_8610_000307 che ora si mostrava tutta lieta di quella partenza improvvisa e già proponeva, giusto per giovedí, un'ascensione a monte cave. e mentre il furri ascoltava il caro chiacchierio, pensava: perché si parte? se io te lo dicessi, figlia mia, bella figlia mia, che ridi. 8828_8610_000308 accorse alla fine la custode, sbracciata, scarmigliata, col faccione acceso, dorato dal sole, tutto in sudore, due grandi cerchi d'oro agli orecchi. 8828_8610_000309 le quattro giovani suore giacevano immobili. le cuffiette di tela semplici, senza una trina né un nastro, annodate sotto il mento da due cordelline, disegnavano la rotondità del capo e incorniciavano i pallidi visi quasi infantili. 8828_8610_000310 è proprio cosí, rimango cosí. bisogna dire che rimango male. mah, tu in coscienza credi che non puoi né devi fartene un rimorso. infatti dici bene: 8828_8610_000311 e spesso andava lí quasi a covare quel ricordo felice di sentirsi accanto. la sua dolce innocenza d'allora era ancora come stordita dalla sciagura. 8828_8610_000312 ma cielo e mare perdevano spesso ora quella loro diversa azzurrità. si mescevano sconvolti in fosche brume e nel silenzio tetro della villa solitaria durava per giornate intere, su i vetri delle finestre, il crepitío della pioggia. 8828_8610_000313 l'asilo di pace, una sera era stato preso d'assalto, invaso e profanato da orde selvagge. sotto ai loro occhi s'era compiuta la strage dei ricoverati. 8828_8610_000314 perché nulla, con l'ajuto delle notizie, al cospetto delle cose intorno, gli restasse ignoto. lí per la poppelsdorf-allée, ella era certo andata a passeggio con le amiche. 8828_8610_000315 la conversa sonò il campanello e, levandosi su la punta dei piedi per guardar sopra la banda che copriva la parte inferiore del cancello, chiamò forte rosaria. 8828_8610_000316 e famiglia e s'ostinava intanto a sorprendere di tratto in tratto evidentissime somiglianze tra quel lembo laziale e le contrade del reno. presso bonn lauretta ebbe l'ingenuità di mettersi a discutere con lei ravvicinando piuttosto monte cave, coi boschi e i laghi, a un pezzo di svizzera. 8828_8610_000317 suor agnese cuciva e si sforzava di non intenerirsi alla vista di quelle camicine, di quelle cuffiette, di quei bavaglini. non doveva pensare al bimbo che sarebbe nato da lei. 8828_8610_000318 poi, un certo tradimento, di cui il signor avvocato era a conoscenza e per cui quello stato di servitú in italia e la debolezza, se non la vecchiaja venuta prima del tempo, e la ignoranza, infine, delle cose del mondo, causa di tanti mali e di tanti mancamenti. 8828_8610_000319 aggiunse, per esortarla a far buon animo è indirizzata a papà. e poi, se fosse come lei sospetta, perché sarebbe uscito? papà sarebbe venuto da me a dirmelo. 8828_8610_000320 sono andato in giro per loro, ma cosí senza nessuna traccia. e dove sono? allora? domandò costernata la ander: i arriva ora una lettera da wiesbaden. speravo perciò che lei sapesse dirmi se vi avesse mai avuto residenza qualche parente della famiglia de. 8828_8610_000321 subito, subito. prese quasi esitante quegli scontrini. avrebbe voluto gridarle: ma guarda prima a chi li dài. guardami, mi vedi come la vista mia non ti fa cadere le braccia. si mosse e lei dietro. 8828_8610_000322 è passato. è passato come se l'aver potuto jeri andar via a tempo, rendesse oggi tardivo e per ciò inutile il rimpianto di non aver ceduto al sentimento di indulgente pietà ispiratogli dalle lagrime di lei. 8828_8610_000323 si sentiva di tratto in tratto ferire acutamente dalla spina del rimorso infertagli dalle ultime parole d'anny. e allora ripeteva a se stesso: 8828_8610_000324 si parte, lauretta domani. andiamo via, annunziò il furri uscendo dalla sua camera. per la colazione si parte, e per dove domandò? lauretta sorpresa domani, babbo, è la settimana santa. 8828_8610_000325 cosí grazie. oh, siedi ora qua accanto a me, dammi una mano codesta con l'anellino mio. ora, è vero, ti senti vecchio, tu povero riese. 8828_8610_000326 ascoltando tutte e quattro a occhi bassi, quest'ordine, suor erminia si chiese in cuore perché lei sola e ciascuna delle tre altre, in che la loro sorte potesse essere diversa da quella della compagna che piú di loro aveva stentato a guarire. 8828_8610_000327 la mamma è morta. sono corsa qui e non dio, ma tu pare che non voglia farmela vedere. ah, sí, e c'entra anche dio nella tua partenza. la volle, dio perché te ne partisti. 8828_8610_000328 con gli occhi rossi, dal pianto frenato a stento dal fazzoletto che teneva in mano, pronto, se mai, a porre un altro argine che vuole da me, le disse il furri duramente, senza darle tempo d'aprir bocca. 8828_8610_000329 il traballío della logora vettura cominciò a cagionar loro un grave disturbo, tanto che alla fine una suor agnese, non potendo piú reggere, chiese per grazia se la vettura non potesse andare piú piano. la vettura si mise quasi di passo. 8828_8610_000330 quella socchiuse gli occhi e chinò il capo piú volte sospirando. suor leonora scivolò sul gradino della scala. 8828_8610_000331 a dsseldorf. il cugino non c'era piú. vorrei sapere da lei qualche notizia, se per caso ne avesse dei parenti del marito. il luogotenente de wichmann s'affrettò a rispondere la signorina lander con insolita scioltezza di lingua. 8828_8610_000332 non solo si occupava, ancora dopo tant'anni, della vita di lui, fino a farne segretamente la vita stessa del suo cuore, ma, sapendolo nella miseria, gli faceva pervenire per via indiretta. 8828_8610_000333 la carrozza si fermò davanti all'albergo della minerva. ah, stai qui, domandò anny alzandosi col cagnolino in braccio. ma subito aggiunse: questo è un albergo, intendo, intendo. ma bada laura, voglio vederla subito io. 8828_8610_000334 e allora perché dici di sí col capo mentr'io invece dicevo di no, che non può essere. che cosa, scusami, pensavo già, come la signorina lander, quando le parlo e non mi sente. 8828_8610_000335 lauretta senza smettere di sonare. reclinò il capo indietro e rispose sorridendo al padre: non senti che hanno slegato le campane. 8828_8610_000336 ma non si anticipa. andremo soltanto per una breve ricognizione. i spiego: quest'anno non vorrei andare in montagna o andarci tardi, e allora ho pensato: la primavera qua ai castelli, poi al mare, per te, e se mai, l'ultimo mese in montagna, al solito. 8828_8610_000337 di questo suo rapido deperire s'era fatta il furri, una tremenda fissazione, una costernazione non ovviata mai, alla quale dava in apparenza sostegno di ragione o di scusa il fatto. 8828_8610_000338 forse il suo latte, forse le sue cure lo avrebbero redento, sottratto a lei, allevato in un ospizio senz'amore come sarebbe cresciuto, concepito com'era nell'orrore d'una strage, frutto nefando d'un sacrilegio. 8828_8610_000339 no, io balbettò la signorina alvina per scusarsi. ecco si scende. interruppe entrambe il furri. vedremo, poi vedremo. 8828_8610_000340 poverina m'è morta, sai con tutti quei suoi capelli ancora biondi come l'oro. ah, i capelli della mamma, io non ne ho neanche la metà. e ora mi parla della madre. pensava il furri stupito e ormai dall'incoscienza di colei, irritato piú a sdegno che 8828_8610_000341 e se tu ti eri ammogliato, e se la bambina era morta? davvero, tanti pensieri, tanti sogni e nulla di certo, né per me, né per voi. 8828_8610_000342 parve al furri che tutti gli occhi della folla sopravveniente fossero appuntati su lui e sulla figlia e che tutti gli occhi fossero quelli di colei. 8828_8610_000343 ah sí, vedi, questo le toglieva appunto la ragione che noi con la violenza e col tradimento avessimo voluto forzare la sua volontà, e i primi mesi lí in campagna ricordi. 8828_8610_000344 sparve. subito, infatti, la contrazione della fronte gli ritornò agli occhi, quasi velati da costante cordoglio: lo sguardo fioco che s'intonava al pallore del volto, contornato da una corta barba brizzolata. tutto il corpo stanco dimostrava una senilità precoce. 8828_8610_000345 ma non importa, senti, codeste due rughe cattive su le ciglia, te le spianerò, io senti. rientrando in italia dal treno, guardavo la campagna e le ville sparse qua e là. 8828_8610_000346 ah, c'è da inorridire davvero. non è, non è reparabile quello che avete fatto. ora tutto è finito, tutto e per sempre. 8828_8610_000347 s'era spogliata dell'abito, non scendeva piú a pregare, passava l'intera giornata a sedere sul letto, inerte, coi denti serrati e gli occhi a terra in una dura e truce fissità. 8828_8610_000348 gli occhi a un tratto gli andarono sulla busta lí, su la scrivania. la prese e rilesse, con gli angoli della bocca contratti in giú dallo sdegno. furi, ha dimenticato perfino il nome. 8828_8610_000349 aspetta, disse anny, parleremo di questo e di tutto, ma con calma, ti prego. io mi confondo, siedi, ma prima apri, ti prego, quella finestra un po. 8828_8610_000350 il riese, come lei lo chiamava, pretendendo ch'egli chiamasse lei riesin gigantessa, meine liebe riesin, e ne rideva, giacché quel riesin lui lo pronunziava cosí dolcemente, come se le dicesse invece fiorellino. 8828_8610_000351 come potrei fartela vedere? disse il furri. e poi perché voglio vederla? insisté, anny, tra i singhiozzi, anche da lontano, e poi me ne ripartirò. ma io fece esitante, il furri, temi che voglia tenderti un agguato. 8828_8610_000352 oh, fece anny, accorrendo imbarazzata con un sorriso nervoso su le labbra, aspetta le valige aggiunse subito, volgendosi verso la vettura. 8828_8610_000353 ah, nessun fiore. se c'è dio, crescerà su quella fossa come nuda e senza un sorriso. è stata la culla della figlia mia e squallida e muta la mia vita per causa di lei e tua. e tua, ti copri la faccia, ah. 8828_8610_000354 dietro una porta chiusa, un mondo di cose morte. là dentro il sole non poteva né doveva piú penetrare. vi entrava lui per cercare, ma con tal sentimento, come se dovesse trovarvi, fra l'altro, bambole e giocattoli appartenuti a bambini morti. 8828_8610_000355 tutti i suoi risparmi e pareva non avesse altro piacere o sollievo se non quanto di lui pensava, fantasticando dietro le notizie che gliene dava una sorella, con la quale era in corrispondenza, o davanti al ritratto di lui, custodito in un cofanetto insieme con quelli dei figliuoli non suoi. 8828_8610_000356 che lei da circa tre mesi gli nascondeva, ma e perché era uscito rannuvolato, sehr umwlkt, come diceva la lander, indossò in fretta l'accappatojo e corse alla camera del padre, seguita dalla lander che ripeteva: was soll man denken? che 8828_8610_000357 aveva quella villa, nella quiete attonita che regnava tutt'intorno alcunché di lugubre, con tutti quei fasci di sole che si allungavano di traverso, simmetricamente nei corridoj. 8828_8610_000358 eccola, eccola, e cercava tra tanti, due occhi ben noti su cui appuntare lo sguardo, come per tenerli lontani. eccola, diceva il suo sguardo a quei due occhi che non riusciva a scoprire tra la folla. 8828_8610_000359 aveva forse bisogno di qualche rimedio che qua non le si poteva apprestare. ma allora perché lasciarla partir sola? e perché rimanevano loro tre, se erano al tutto guarite? 8828_8610_000360 ecco, bobbo, disse la suora anziana, sorridendo alla conversa: bobbo, bobbo, siamo noi di casa. aggiunse la conversa e sonò di nuovo il campanello. 8828_8610_000361 che soffrire. il danno temuto da quell'incontro ne aveva quasi tratto insperata energia, e piú che compiacersene se ne stupiva. 8828_8610_000362 che ha moglie e figliuoli, e debbo sperare non si curi piú di lei. né punto né poco. può esser morta la sorella, può esser morto lui, che gliene deve importare. scusi. 8828_8610_000363 suor agnese, ritta addossata al muro, socchiuse gli occhi da cui sgorgarono grosse lagrime. ignara ancora, restava la piú giovane, dagli occhi celesti. 8828_8610_000364 dunque ho supposto che- scusami se rido- che via sarei potuta venire. ho supposto, male, hai ragione. oh, non te ne fo, né potrei fartene un torto rido, vedi, la mia parte, infatti non è bella ora. 8828_8610_000365 e appena salito in vettura, gli parve che conducesse la figliuola a un sacrifizio. entro la chiesa. non tirava quasi piú fiato dall'angoscia e in quella tortura e in quello smarrimento dei sensi non discerneva piú se fosse costernato maggiormente per sé o avesse paura per la figliuola. 8828_8610_000366 essa, la coscienza si sentiva subito trafitta dal ricordo di quanto a quel loro corpo era stato fatto, caduto in preda alle voglie infami di gente feroce, nemica di quella fede di cui esse erano andate a spargere l'esempio nell'isola straniera lontana. 8828_8610_000367 la pregai, la scongiurai, figúrati come in quel punto, e lei irremovibile. e allora io promisi: sí, ebbi paura. 8828_8610_000368 mano. egli aggrottò maggiormente le ciglia, accennando di sí col capo e traendo un lungo sospiro: non mi stringi la mano, non sei contento ch'io sia venuta? domandò sommessamente poco dopo e aggiunse: 8828_8610_000369 non può intenerirmi il tuo pianto. non ti fo piangere io, ma tua madre domandane conto a lei. ha spezzato la mia vita e la tua. 8828_8610_000370 che non dovessero aver piú ritegno ormai di guardare quel suo sconcio ventre e di udire certi discorsi circa al loro stato comune. si lamentava di aver dato via ad altre contadine piú poverette di lei: le camicine, le fasce, le cuffiette, i bavaglini del corredo. 8828_8610_000371 avevano bisogno di lasciare in quel torpore non solo il corpo, ma anche la coscienza. se per qualche movimento inconsulto o anche soltanto per tirare un piú lungo sospiro il corpo aveva una fitta di spasimo, 8828_8610_000372 oh, se tra queste colei si fosse fermata ad aspettare, strinse le pugna come per contenere in sé un impeto rabbioso d'odio, come come passarle davanti, sotto gli occhi, con la figliuola accanto. 8828_8610_000373 il furri passeggiò un tratto per la camera, poi andò presso la finestra e vi si trattenne fermo nell'odio, contro ogni suggerimento pietoso che potesse venirgli dai singhiozzi di lei. 8828_8610_000374 poco dopo, le due compagne superstiti piangevano e pregavano, inginocchiate ai due lati del letto della piccola morta, che certo aveva riaperto in paradiso i suoi dolci occhi di cielo. 8828_8610_000375 ma no, caro, e come faccio io vuoi che rimanga cosí, uno almeno è necessario portarlo con noi. vieni ti dirò io quale dei due. montati finalmente in vettura, anny cominciò a sentirsi un po a disagio accanto al compagno che si teneva chiuso e quasi ristretto in sé, come se sentisse freddo. 8828_8610_000376 una domanda angosciosa le affiorò alle labbra, che subito vaní. nel silenzio lugubre della villa non si sentiva alcun piccolo vagito. 8828_8610_000377 aggiunse: riesin, meine liebe riesin. strizzò gli occhi, contrasse il volto come per un interno spasimo insopportabile e si mise a passeggiare per la camera mormorando: a capo chino, ora, ora. 8828_8610_000378 che invano si dia per vinto. tutt'a un tratto, le grida tacquero. nella notte fu per alcuni minuti eterni un silenzio orribile. 8828_8610_000379 e monte cave. domandò lauretta contrariata, ma infine si rimise dalla finestra dell'albergo. la mattina dopo gridò al padre che partiva. aspetto di scrivere che tu sia ritornato. 8828_8610_000380 avevano la vaga impressione d'aver navigato a lungo e sentivano ancora nelle narici, ogni tanto, quel tanfo particolare, alido, nauseante, che cova nell'interno delle navi. 8828_8610_000381 il treno, entrato nella stazione quasi scivolando sul binario, s'arrestò di schianto e la lander, che già s'era alzata, ricadde improvvisamente a sedere esclamando oh je, mentre il cappellaccio di paglia, urtando contro la spalliera púmfete, le saltava sul naso. 8828_8610_000382 il furri s'era. portate ambo le mani su la faccia, premendovele vieppiú a ogni parola d'anny. guardami negli occhi, riprese questa cangiando tono, ma pur quasi affettando una seria preoccupazione. il caso è grave. altri figliuoli: 8828_8610_000383 ricordo che lei una volta, molt'anni or sono, mi disse che conosceva la famiglia de wichmann. è vero? sí, rispose con esitanza la lander, non intendendo il perché di quella domanda, perché ormai non poteva piú fare a meno di riferir tutto al suo segreto tormento. 8828_8610_000384 a cagione della lettera per cui tanto lei aveva lagrimato. hans sospirò il furri appena rimasto solo, tentennando leggermente il capo e, quasi imitando una voce che venisse da molto lontano, aggiunse: 8828_8610_000385 non tra la folla. pregò lui vedendo, in quest'altra ala della crociera, un fitto assembramento di gente curva, inginocchiata presso la luminaria densa dell'altare di fianco. 8828_8610_000386 sí, sí, mario, ma in quel punto, senza mia madre sentii di non poter vivere. ti conoscevo da cosí poco, ti amavo, sí, ma avevo tanta soggezione di te io non so. tu, col tuo carattere, con la tua serietà, mi avevi domata. io ero una bambina allora. 8828_8610_000387 e sotto quell'abito crescesse la vergogna, il ribrezzo, l'orrore d'una atroce maternità. come poteva dio permetter questo? finché, ai loro occhi, la castità dell'abito non cominciò a essere offesa dal progressivo sformarsi del corpo. 8828_8610_000388 e gli bastava posare lo sguardo sulla figlia che gli sedeva dirimpetto per averne conforto e giustificazione. lauretta gli parlava e lui, guardandola intentamente, chinava di tanto in tanto il capo in segno d'approvazione, pur senz'intendere nulla di ciò che lei gli diceva. 8828_8610_000389 basta, basta. ogni recriminazione è inutile. sono accorsa a te, alla figlia, col cuore d'allora. tu me l'hai assiderato. basta. comprendo ora anch'io d'aver commesso una follia a venire. 8828_8610_000390 oh, come ti stringe il dito, puoi tenerlo ancora, non ti fa male. io il tuo, la mamma me lo levò. credevo lo tenesse nascosto. l'ho cercato, non l'ho trovato. chi sa che n'avrà fatto? l'avrà buttato via. 8828_8610_000391 scendevano adesso nella cappelletta in ore diverse, ciascuna a pregar sola. prendevano il cibo nelle loro camerette e quand'erano stanche di cucire e di pregare, s'affacciavano alla finestra, oppresse già dal peso del corpo, a guardare l'orto solingo e il mare vicino. 8828_8610_000392 e la bocca accesa dai piccoli denti, pari aperta sempre a un riso vibrante di fremiti, dalla quale sgorgava la voce tutta trilli e scivoli. alto il corpo, agile e svelto su l'esilissima vita, ma dovizioso il seno e incarnate le guance. e ora? 8828_8610_000393 anny sarebbe appunto arrivata giovedí, bisognava ch'egli si trovasse ad accoglierla alla stazione. l'interno sconvolgimento gli dava intanto un'insolita vivacità di gesti e di parole. 8828_8610_000394 figlia ebbe un sussulto e guardò ferocemente una signora venuta a inginocchiarsi presso lauretta. si voltò uno scalpiccio confuso. veniva dall'altro lato della crociera. 8828_8610_000395 la signora fece per discendere, ma sul predellino si volse verso l'interno della vettura ad abbracciare e baciare un bambino di circa due anni. adieu, adieu, mon. 8828_8610_000396 entrambi stettero a lungo in silenzio. poi ella, rimesso alla cuccia il cagnolino, si alzò, prese da una seggiola una valigetta e l'aprí per trarne un altro fazzoletto, anch'esso listato di nero, col quale si asciugò a lungo gli occhi. 8828_8610_000397 ma mi dica un po di grazia, chi può mai averle scritto da wiesbaden e che sciagura potrebbe esserle occorsa? so, so ch'ella commette l'inqualificabile leggerezza di scrivere ancora alla sorella di quel signor wahlen. 8828_8610_000398 della madre. aveva sentito che tutti parlavano male, non quanto però l'odio ch'egli le portava avrebbe desiderato. era antipatica a tutti per le sue arie e velleità nobilesche, cosí poco fondate come quel de, davanti al cognome in luogo del von, dimostrava. 8828_8610_000399 come sarebbe rimasta lauretta quando, tra poco, e forse anche per questo colpo improvviso, egli non sarebbe piú. non era forse provvidenziale, e quasi un annunzio della sua prossima fine, la venuta di colei? 8828_8610_000400 ma lo sai, la mamma, ah la mamma. e non potevi tu dirle come pretendi che la figlia non abbandoni la madre, mentre vuoi che io abbandoni la mia creaturina. 8828_8610_000401 e anche di questo faceva segretamente carico a colei, e non tanto per sé quanto per la figliuola, pensando alla quale un dubbio angoscioso gli teneva tuttavia l'animo sospeso. 8828_8610_000402 credeva ancora per la pietosa cura di lauretta, vana cura, in parte perché i nipoti lontani- per scusare la mancanza di caratteri di colei, in ogni lettera erano costretti a ripetere che incessanti infermità le impedivano di scrivere. 8828_8610_000403 oh, inorridisci tu adesso, ma è cosí naturale imaginare codesto sospetto in uno che ha accumulato tant'odio per rovesciarlo, senza alcuna considerazione, su una morta. 8828_8610_000404 oh, suor sidonia, mia suor sidonia, cominciò a strillare con furiosi gesti di maraviglia e di gioja: come va con tanta compagnia, anche voi, donna mita, come va? stavo a lavare e mi vede, aggiunse, indicando il ventre immane. 8828_8610_000405 poco dopo l'alba. piú selvaggi, piú lunghi. fra un gran tramestío per il corridojo, le giunsero agli orecchi, gelata allibita, inginocchiata davanti al lettuccio col rosario in mano. suor ginevra ascoltava e tremava tutta. 8828_8610_000406 molta gente attendeva con lui il treno da firenze già in ritardo. il furri pensò di piantarsi presso l'uscita, per modo che tutti i viaggiatori gli passassero sotto gli occhi. 8828_8610_000407 tutto quello che avevamo era mandato a me, a me soltanto- dal fratello di mio padre, di cui dovevo raccogliere, com'ho raccolto l'eredità. per certe sue idee, quel mio zio non poteva soffrire la mamma. 8828_8610_000408 sono voluta andar via io, tu mi avresti sposata subito allora. dell'esser io tornata, non vuoi tenere alcun conto. non fa piú comodo a te adesso di sposarmi? 8828_8610_000409 ah, se tu mi avessi vista quando mi rialzai, scrissi allora, sai di nascosto. scrissi a quel signor berti che era a novara e che veniva qualche volta a trovarci in villa. mi désse notizia della bambina, mi dicesse soltanto: vive. 8828_8610_000410 soll man denken, frulein, laura lauretta impallidí con gli occhi appuntati nel sospetto che le balenava davanti che il padre, oh dio, fosse venuto a conoscere da qualche lettera la morte della sorella, la morte della zia maddalena. 8828_8610_000411 ripeté forte, con schianto, quasi trabalzando, nel vedere la figlia lasciare il suo braccio e correre verso la pila a sinistra, sorretta dai colossali angeletti. 8828_8610_000412 eh, lo so, ma vedrai, non ci ho colpa. la mamma s'interruppe, si portò subito il fazzoletto agli occhi. il furri si voltò a guardarla: il fazzoletto era listato di nero. 8828_8610_000413 pareva impazzita. si teneva quella creaturina stretta al seno e gridava: la prendo io, la prendo io o datemi la mia, butto via l'abito. dio ha voluto troppo, ha voluto troppo, ha voluto troppo. 8828_8610_000414 se ti avessi trovata. allora sospirò il furri alzandosi. ma vedi, ora disse anny, son venuta a trovarti io. 8828_8610_000415 un fazzoletto rosso sgargiante sul seno e il ventre pregno che le lasciava scoperti sotto la gonna di baracane tirata sú i fusoli delle gambe, entro le grosse calze turchine di cotone sporche di creta. 8828_8610_000416 cosí assalita, all'improvviso da un impeto di singhiozzi, suor agnese andò a buttarsi in ginocchio accanto al letto, ma suor leonora, volgendo attorno obliquamente gli occhi da matta, 8828_8610_000417 quella che so io. no, è troppo brutta, non potevo dirgliela. perché farti rinascere davanti agli occhi di lei e farti morire nello stesso tempo nel suo cuore? 8828_8610_000418 il furti, ebbe quasi l'impeto di saltare dalla vettura, fuggire scommetto. disse che tu non hai un solo capello bianco, è vero? ah, neppure uno. esclamò anny, trionfante. ti sfido a trovarmene uno, vedrai. ma anche la mamma sai poverina. 8828_8610_000419 subito, subito. il mio piccolo povero mopy, povera bestia, non vede da tre giorni la sua padroncina e poi trasse altri due scontrini dalla borsetta i bauli. 8828_8610_000420 e qual segreta corrispondenza non gli era parso di sorprendere, tra l'aspetto di quei luoghi e l'indole di anny e come le notizie apprese su l'antecedente vita di lei e della madre lo avevano confermato nel concetto ch'egli s'era formato di loro. 8828_8610_000421 veramente non aveva piú alcun indizio per cercarla in quella città. era morta dunque a wiesbaden. la signora de wichmann, come la lettera di anny annunziava quand'era morta. anny non precisava né il tempo né il luogo. non precisava nulla fuor che il giorno che sarebbe arrivata a roma. 8828_8610_000422 balzò in piedi. la sonnolenza lo atterriva, ma simulò a se stesso che non tanto la paura d'addormentarsi lo avesse spinto ad alzarsi, quanto un pensiero sortogli in mente. 8828_8610_000423 uscito cosí per tempo e perché la signorina alvina lander, tanto alta di statura quanto nel corpo, magra, lunga di gambe e le braccia ossute ciondoloni. 8828_8610_000424 pian piano, dolcemente, quella trovò il verso di sciogliere in lagrime quel fiero ingorgo di demenza e la piccina fu fatta sparire. 8828_8610_000425 sospettava la signorina lander, che nell'animo delle persone con cui praticava fossero impressi due falsi concetti di lei, l'uno di malizia, l'altro di ipocrisia del che era pur forse cagione. 8828_8610_000426 se lei porta cappelli inverosimili. gridò aspramente alla lander e come se la scoperta di quella somiglianza nel riso avesse avuto per lui un significato di condanna. 8828_8610_000427 si chiuse e, con gioja selvaggia, offrí il seno che le scoppiava a quella creaturina. la madre superiora, accorsa alcune ore dopo dalla città, dovette stentare a lungo per persuaderla a riaprire. 8828_8610_000428 hai tanto da fare che jeri, prima hai dimenticato la mia commissione. fortuna, dico io, perché cosí scelgo da me e ti faccio spendere il doppio. e poi oggi, non so, mi pareva che avessi la testa tra le nuvole, figúrati- se ti avrei detto: papà, conducimi a san pietro. 8828_8610_000429 era morta da circa un anno. come morta trovai pure a colonia frau lork, la zia. a braunschweig mi dissero che a dsseldorf abitava un cugino della. 8828_8610_000430 per mia figlia sono morta e ho commesso una follia. a venire si deve dunque chiudere cosí la mia vita. convieni almeno via che la follia che ho commessa non è poi brutta. 8828_8610_000431 ma non fu cosí guarita. suor erminia, la madre superiora del collegio ov'erano state ricoverate e curate, venne ad annunciare che soltanto suor erminia sarebbe partita quella sera stessa per napoli. 8828_8610_000432 di grandi alberature non ben ferme, sotto grosse nuvole candenti immote su l'aspro azzurro delle acque e meno confuso il ricordo di strani aspetti, di strane voci. 8828_8610_000433 e lungo argine del reno, aveva certo atteso il piccolo battello a vapore che tutto il giorno, come una spola, riallaccia la vita di bonn a quella di beuel dirimpetto. 8828_8610_000434 venne la primavera e un bel mattino entrò col sole nella vecchia villa rosaria, ridente e dimagrita, reggendo alto un grosso bimbo roseo tra le ruvide mani e gridando per il corridojo: eccolo qua, è nato, è nato. 8828_8610_000435 quante volte le chiedemmo perdono, ricordi a te. faceva le viste di perdonare, perché dentro meditava la fuga e temeva che tu, scorgendo ancora in lei avversità per il nostro matrimonio, non mi sottraessi a lei un'altra volta. ma a me, no, no mai. 8828_8610_000436 aprivano di tanto in tanto gli occhi, dapprima un po esitanti alla luce, poi attoniti e smemorati, li richiudevano poco dopo, con lenta stanchezza, ma ormai senza pena. 8828_8610_000437 la vettura difatti si fermò poco dopo davanti al cancello d'una grande villa solitaria, in cima a un poggiolino, cinta tutt'intorno da un muro: era la grangia del collegio. 8828_8610_000438 non è morto nessuno. gridò a sua volta il furri. le ripeto che la lettera non è per lei e non mi faccia perdere la pazienza con codeste follie. 8828_8610_000439 ma i figli dei poveri, si sa, bisognava che presto imparassero a sentire le durezze della vita. subito, suor ginevra, si profferse di ajutarla a cucire quel corredino. 8828_8610_000440 partita. ha veduto la figlia? era in chiesa, jeri, o ha seguito il mio consiglio ed è andata via senza vederla, senza conoscerla? 8828_8610_000441 per lauretta la sua mamma era morta. chi sarebbe stata ora costei? un'estranea, un'intrusa che comunque non avrebbe mai potuto incarnare l'imagine che la figliuola, fantasticando in un passato senza ricordi, s'era creata della propria madre morta nel darle la vita? 8828_8610_000442 cadde in preda a un'agitazione rabbiosa di cui la signorina lander volle per un buon tratto esser vittima, ostinandosi a scusare il suo cappello e a incolpare il treno che s'era fermato di schianto, cosa che in germania, naturalmente, non soleva mai avvenire. 8828_8610_000443 scuse della signorina alvina. ecco, eh già. non aveva inteso perché aveva la mente altrove. si scervellava da un'ora a immaginare che cosa potesse mai essere accaduta al sighnor avvocato uscito di casa sehr. 8828_8610_000444 non è vero, negò lauretta, ma se tu, scusa, hai sentito il bisogno di muoverti, giusto la settimana santa, se non fossimo andati via all'abito, forse non ci avrei pensato. e avrei pensato, certo, d'assistere alle funzioni. poi supponevo che tu non mi ci volessi accompagnare. 8828_8610_000445 si udí per il corridojo una corsa precipitosa, tra gemiti e suono di voci cupe, tra fiati affannosi, là nella celletta in fondo al corridojo. 8828_8610_000446 picchiò con le grosse nocche su un uscio del corridojo in penombra e attese abbassando le pàlpebre su i vivi occhietti ceruli mobilissimi. 8828_8610_000447 poco dopo rientrò con mopy in braccio e, buttandolo sul canapè, gli gridò cuccia. lí dobbiamo prima parlare. riprese il furri severamente. 8828_8610_000448 l'agitazione del furri crebbe di punto in punto fino a fargli perdere ogni dominio di sé davanti alla figlia, la quale stupita dapprima ch'egli avesse potuto prendere in cosí mala parte l'incidente occorso alla signorina lander. 8828_8610_000449 avrebbe tra poco urlato cosí anche lei, come avrebbe fatto, debole e gracile com'era, a resistere ai dolori che strappavano quegli. urli e urli, altri urli, ancora urli. 8828_8610_000450 una signora bionda vestita di nero sporse il capo dal finestrino e lo ritrasse subito. un signore aprí dall'interno lo sportello. il furri aspettò poco discosto. 8828_8610_000451 soltanto, ah, questo sí, condurre lontano la figlia, sottrarla a ogni probabile pericolo. partirono la mattina dopo. non fu possibile, a lauretta, impedire che la signorina lander si mettesse un cappellaccio di paglia. 8828_8610_000452 poi la custode, prendersi con un gesto d'orrore la testa tra le mani e voltarsi, allargando un po le mani, a guardare verso di loro con la bocca aperta e gli occhi pieni di raccapriccio. 8828_8610_000453 in premio della tua vita intemerata, in compenso del tuo lungo soffrire e dei tuoi sacrificii. non morrai angosciato dal pensiero di lasciare sola tua figlia e senz'ajuto. eccoti la madre che viene a prendere accanto a lei il tuo posto. 8828_8610_000454 ma non hai neanche occhi per vedermi. non parliamo di me. non parliamo di me ora. vuoi dire che l'essere tu venuta è una prova del tuo affetto per tua figlia. 8828_8610_000455 e lo sanno. lo sanno le tre convalescenti si guardarono negli occhi angosciate quella delle tre che durante il tragitto non aveva aperto bocca, suor leonora. 8828_8610_000456 chiudi l'uscio, ti prego. ho fatto male a venire. vuoi dirmi questo? dimmelo semplicemente, ti prego, senza turbarti, senti. 8828_8610_000457 ma già dopo tanti anni. ma perché io non sono mutata? lo riconosci tu stesso. capisco, lo dici in male, ma si fa presto, sai a giudicare dai fatti. 8828_8610_000458 che importa domani, mercoledí, è vero, l'essere santo impedisce forse di partire? no, ma domani è impossibile, babbo, se non mi do prima a preparare ciò che fa bisogno. avresti dovuto dirmelo avanti che quest'anno intendevi anticipare di tanto la partenza. 8828_8610_000459 a trovare chi? a trovare un morto? oh, anny, non vedi. non vedi, fra tua madre e me e nostra figlia, hai scelto quella che vuoi ora da me. 8828_8610_000460 rosaria glielo tolse per farlo vedere a suor leonora, ma questa, storcendo la faccia, la respinse. le gridò sulle furie che non voleva vederlo. via, via via. 8828_8610_000461 sono ricca. potrei permettermi il lusso della franchezza dichiarare che non sono zitellona come mi si crede, benché non sia né vedova né maritata? 8828_8610_000462 il furri, quantunque avesse ben altro per il capo. la seguí con gli occhi, compreso di stupore quella vecchia lí ingannata in gioventú e tradita dall'amante ammogliatosi poi con un'altra donna. 8828_8610_000463 in quel nascondiglio bujo dei ricordi, era pure una culla abbandonata, la culla di lauretta ignara. sí, la mamma è morta, figliuola mia morta nel darti alla luce. 8828_8610_000464 piedi nudi farneticava e i tonfi cupi dei passi nella sonorità del lungo corridojo impaurivano suor ginevra. la paura diventò terrore una di quelle notti allorché, destandosi di soprassalto, udí certe grida laceranti e úluli lunghi e mugolii da belva ferita. 8828_8610_000465 non erano piú sicure di nulla, nemmeno se quella camera fosse d'un ospedale o dell'infermeria d'un collegio di suore, né ricordavano come, quando, da chi vi fossero state portate. 8828_8610_000466 traversando la piazza immensa, sporse un po il capo a guardar la cordonata della chiesa. in fondo, minuscole persone sparse vi salivano e scendevano, altre erano ferme là in alto. 8828_8610_000467 rispose la lander, dopo aver cercato nella memoria: è braunschweig, lo so. interruppe di nuovo il furri. sono andato fin lassú, ma la madre della signora che vi abitava ormai sola. 8828_8610_000468 non resisto piú, balbettò il furri, ansimando si mossero per la navata di centro, ma si videro venire incontro solenne la processione verso il sepolcro. 8828_8610_000469 beata suor ginevra che non aveva alcuna idea né di casa né di famiglia. sapeva soltanto d'esser nata a sorrento. non sapeva da chi, era stata allevata dalle suore in un ospizio e s'era fatta suora. era dunque tutta nell'abito che indossava. 8828_8610_000470 bada a me, bada a me dove andiamo. senti che cosa cantano dall'ala destra della crociera? in fondo venivano le parole confuse del canto sí. gl'improperia disse: lauretta, vedi, è tardi, andiamo qua a sinistra al sepolcro. 8828_8610_000471 la signorina lander vi fissò gli occhi, impallidendo lei questa volta e indicando francobollo tetesco, tolse di mano a lauretta la busta, la esaminò e aggiunse: scrittura feminina: 8828_8610_000472 ah, fece anny, improvvisamente, sollevando la mano di lui, che teneva ancora nella sua il mio anellino fa vedere. e poiché egli ritrasse la mano, quasi istintivamente fa vedere, insisté anny. 8828_8610_000473 che è accaduto? domandò a sua volta con voce mal ferma: sí, alla signorina alvina, sta a piangere di là. sostiene che tu hai ricevuto una lettera per lei dalla germania. per lei va dille che è matta, rispose il furri urtato con asprezza. 8828_8610_000474 cosí per tempo uscito, come domandò lauretta uscito. il portiere gli aveva recato al solito la posta, ma lettere e giornali erano lí ancora su la scrivania, quelle non aperte, questi sotto fascia. 8828_8610_000475 ecco, appunto, non era per lei, esclamò lauretta. gliel'ho detto e lei no, oh je, oh je. abbiamo trovato questa busta per terra e che vuoi tu? non sei mai uscito di casa cosí presto. abbiamo temuto che tu sí. siamo entrate. 8828_8610_000476 che ne facciamo di lei? non possiamo mica portarcela in chiesa con quel cappellaccio. si sa, rispose il furri. scendiamo prima a casa e la lasciamo. 8828_8610_000477 non intendeva ora perché avesse quell'angosciosa fretta di condurla in chiesa. se non puoi, babbo, lasciamo andare. gli disse no. no, rispose recisamente il furri, andiamo subito anzi. 8828_8610_000478 laura bionda. egli chinò il capo piú volte bionda, e ora tu tutto bianco, povero vecchio, riese e dimmi: parleremo poi, ti prego, parleremo poi. la interruppe il furri, non reggendo piú alla tortura di quelle domande. 8828_8610_000479 quello d'uccidere in lei l'ideale senza imagine che ella ha della mamma sua. tu le sembreresti pazza e tutt'al piú come pazza potresti farle pietà. 8828_8610_000480 e intanto, per non legarmi maggiormente con cure e sollecitudini alla creaturina che portavo in grembo. non volle ricordi ch'io preparassi da me il corredo. 8828_8610_000481 il furri computava gli anni, doveva già averne trentacinque e, poiché aveva potuto abbandonare la figlia appena nata e vivere tant'anni senza domandarne notizia, 8828_8610_000482 una maggiore angoscia, la riprova ch'egli era un essere ormai finito. non era terrore della morte, no, la morte l'aveva tante volte sfidata da giovine- ma quel doverla aspettare cosí quasi spiandola, quel sapere che di minuto in minuto poteva. 8828_8610_000483 ma la signorina lander seguitò a dir di no col capo e a frignare mentre lauretta. perché no? avrebbe voluto insistere, ma ritorse invece a se stessa la domanda, guardando la vecchia governante che per la prima volta le appariva come strappata a una vita lontana, a lei ignota. 8828_8610_000484 ora andremmo per tre o quattro giorni una visitina ai castelli. ti sceglierai il nido e ritorneremo via. padroncina, dite di sí, ne ho bisogno. 8828_8610_000485 lauretta, scoppiò a ridere. il furri, che non s'era accorto di nulla, sconvolto alla vista della stazione dal ricordo del giorno innanzi, si voltò di scatto al riso della figlia colpito, il riso della madre, lo stesso riso non l'aveva mai notato. 8828_8610_000486 ti portò per le lunghe, prima con la scusa delle mie carte da sbrigare a bonn, poi con l'altra del mio stato, che non comportava piú di presentarmi in chiesa e al municipio. 8828_8610_000487 lo dimostrava l'eleganza dell'abito da viaggio, tutta l'accurata persona, ancora fresca e florida, sebbene di forme piú complesse, ma forse perciò piú piacente. ecco, ed era venuta col cagnolino e non si dava pensiero d'altro appena giunta. 8828_8610_000488 fatti e da che vuoi che giudichi? scusa, si reggono i sacchi vuoti? no, e cosí i fatti se tu li vuoti degli affetti, dei sentimenti, di tante cose che li riempivano? 8828_8610_000489 ogni giorno. per lui poteva esser l'ultimo. certo, avvertiva una grande debolezza alle gambe, come un abbandono di tutte le membra divenute pesanti. 8828_8610_000490 in quanto che alle vestigia, evidentissime lí d'una violenza terribile non rispondeva piú in loro. ritornate alla vita una memoria precisa. 8828_8610_000491 ha fatto bene, disse il furri, quasi senza volerlo. ah no, guarda, esclamò anny, mostrandogli le due mani bellissime. non ne ho piú tenuti da allora. 8828_8610_000492 piú che determinata paura, sentiva sgomento della chiesa, sapendovi in agguato invisibile colei piccola sotto la poderosa vacuità di quell'interno sacro. 8828_8610_000493 mario furri, mormorò additando e fissando con torvo sdegno la propria imagine nello specchio. ma l'imagine ritorse e appuntò contro a lui l'indice teso, come se volesse significare tu, non io. se tu ridessi, io riderei. 8828_8610_000494 per i quali veniva accusata, quand'invece avrebbe dovuto essere non solo scusata, ma compatita e soccorsa anche mah mah. 8828_8610_000495 a bonn, tue anni non erano piú tornate dopo loro viatcio in italia, venduta casa, mobilio, tutto lo so, lo so. io, andando in germania, dovevo, dovevo rimettere nelle loro mani una lettera importantissima da roma. non le ho trovate. 8828_8610_000496 non osando dirlo a lei- diceva piano, piano a se stesso, ancora, ancora, non resistendo piú a vederla pregare. 8828_8610_000497 come se da quel tuffo violento nel passato e dal cozzo interno di tanti opposti sentimenti un po dell'antico vigore si fosse ridestato in lui. notava che egli 8828_8610_000498 è mia, mia unicamente. io solo so quanto mi sia costata io che l'ho allevata tra le braccia in vece tua, piangendo tante notti il suo piccolo pianto. 8828_8610_000499 potevo anche morire, solo che mi sopravvenisse una febbre. dio non volle. sperai in seguito ch'egli volesse invece esaudire il mio voto, quello che feci segretamente, baciando per l'ultima volta la creaturina. ci rivedremo quando dio vorrà. 8828_8610_000500 erano per un altro bimbo quelle camicine che sarebbe cresciuto lí. il suo sarebbe scomparso di furto ignudo e forse non lo avrebbe neppur veduto. 8828_8610_000501 e poi pensai a lei, vecchia senz'ajuto, e a me sola, senza piú, la mamma accanto in un paese che non era il mio e a me non pensasti. a me, a tua figlia. 8828_8610_000502 ora me ne ritornerò a wiesbaden, nella casa che m'ha lasciato lo zio e, chi sa, ci sarà qualche altro ancora, benché io non sia piú giovane, che vorrà avere la degnazione di credere che forse valga la pena di continuare a perdere un po di tempo a corteggiarmi con fine onesto, anche perché no? 8828_8610_000503 e suor ginevra rimase atterrita, addossata all'uscio, a udire quegli urli che non parevano umani e che, partendo dalla compagna silenziosa, le rappresentavano spaventosamente il mistero che si compiva di là. 8828_8610_000504 la farai passare di qui o per via. io non so non temere. saprò frenarmi, ebbene. ma è una follia anche questa. anny, ascoltami, io non temo perché l'affetto o il desiderio che hai di vederla non potrebbe spingerti a commettere un altro delitto. 8828_8610_000505 coraggio, coraggio, sorella mia, si fa presto. sa vedrà che si fa presto. vede com'è bello. ha gli occhi del padre e guardi qua, guardi con quanti capelli m'è nato. corse poi da suor ginevra e senz'altro le posò in grembo il piccino. 8828_8610_000506 per te il tempo non è passato. lo vedo, lo sento, tu sei ancora come una ragazza, quella di prima. e vedi parlandoti, mi viene da piangere perché io sono vecchio, anny, vecchio, vecchio e finito. 8828_8610_000507 per infermità di molti anni era insordita e per questa cagione dolentissima, benché non fosse questa sola, ce n'erano altre, ciascuna delle quali avrebbe potuto fare piú che infelice una donna, non che tutte insieme. 8828_8610_000508 intanto il cuore mi si riempiva dell'antico amore e non imaginavo che tu dovessi accogliermi cosí i guardi: non piango. no, vuoi crederlo tu che sia tutto finito? non io, perché mario me lo dici. 8828_8610_000509 rosaria, la custode, qualche volta le raggiungeva e, senza rendersi conto della urtante impertinenza delle sue parole, si metteva a parlar loro come a compagne di sventura. 8828_8610_000510 anny si levò da sedere e, lisciandosi con ambo le mani i capelli dietro la nuca, disse: ma vedo che tu, mio caro, mi credi, non saprei i fai accorgere d'essere venuta con altre, oh, ben altre idee delle tue in mente e con ben altri sentimenti nel cuore. 8828_8610_000511 lo seppero la mattina dopo all'alba quando, insieme con una suora anziana e una vecchia conversa, furono fatte salire su una giardiniera traballante e svolazzante di tendine di juta. 8828_8610_000512 il signore che aveva aperto lo sportello gliele porgeva. il furri spinse subito un facchino a prenderle e anny ringraziò in francese. il signore poi si rivolse al furri, aprendo la borsetta da viaggio a tracolla e traendone uno scontrino, aggiunse in tedesco. 8828_8610_000513 gli era poi sovvenuta a tempo la scusa verisimilissima della sua ricerca infruttuosa in germania, quella lettera importante cioè da recapitare alla de wichmann, anny. 8828_8610_000514 voglio vederla. appunto per questo, esclamò anny tra le lagrime. lo so, riprese il furri, ma la ragione dovrebbe imporre un freno a codesto tuo sentimento, nell'interesse tuo stesso. 8828_8610_000515 no, rispose. entriamo i. sono troppo strapazzato, jeri, e oggi non è nulla. dammi il braccio. a ogni passo sú per l'ampia cordonata. sentiva appesantirsi vieppiú le membra e l'ànsito farsi piú frequente e piú corto. 8828_8610_000516 ma no, cara, fece il furri, non è a roma, non sta con te. qua, mopy, qua. gridò anny correndo dietro al cagnolino che col musetto aveva aperto l'uscio accostato e se n'era uscito sul corridoio. 8828_8610_000517 il furri guardò la figlia in uno smarrimento di vertigine, come se la vista di lei e la subitanea domanda gli avessero dentro arrestato con freno violento. un tumulto era pallido. impallidí vieppiú, mentre pur si sforzava a sorridere. 8828_8610_000518 quanto volte intanto lauretta aveva gridato avanti o herein. la signorina lander attendeva ancora lí, paziente e assorta, stirandosi lo scialletto di seta verdastra che teneva sempre addosso. 8828_8610_000519 no, no, negò, anny. sono venuta qua. so che mia figlia è qua. vuoi che me ne riparta senza vederla, ma non è qua, non è a roma. ti ripeto: non è vero. stai in campagna tu o l'hai nascosta perché hai avuto paura di la verità. 8828_8610_000520 sú in toscana, piú sú in lombardia, una casa da tanti anni abbandonata. picchiare alla porta di quelle case, per conforto, suor leonora e suor agnese non potevano. 8828_8610_000521 morto. no, perdio, vuoi proprio farmi uscire dai gangheri? questa mattina tuonò il furri. voglio sapere qualcosa da lei. segga la prego. la lander non piangeva piú. 8828_8610_000522 la riconoscerò? domandava a se stesso il furri, passeggiando su la banchina della stazione in attesa del treno da firenze. socchiudendo gli occhi, richiamava l'imagine di lei. 8828_8610_000523 prova, prova di che domandò il furri interrompendo, prova della tua incoscienza, per non dire altro e non già per quello che tu supponi di me e che io potrei prendere per un'irrisione se tu non fossi proprio incosciente: è la parola. 8828_8610_000524 i bauli, disse il furri con voce roca, come se le parole gli facessero groppo alla gola. i bauli sarà meglio lasciarli qui, come esclamò sorpresa anny. sí, domani, se mai manderemo a prenderli. 8828_8610_000525 scorse in un angolo un movimento convulso dentro un lenzuolo insanguinato, tutto avvoltolato per terra. con una mossa da belva, balzò a quell'angolo, raccattò da terra una creaturina paonazza che emise un vagito rco e scappò nella sua cella. 8828_8610_000526 di vero, di concreto, intorno a me, nulla. mia madre che mi teneva posto di tutto, è vero. ma e la gioventú, un soffio passata cosí, senza nulla. 8828_8610_000527 hai bisogno che te lo dica, ma non mi vedi, ma non lo senti. anny, per te era quasi naturale imaginare che potesse accoglierti il mario d'allora. tu sei la stessa e non sai quello che hai fatto. 8828_8610_000528 oh, a lungo, piú d'un anno. poi siamo andate a coblenza. eri dunque a neuwied e io ci passai al ritorno, tu, 8828_8610_000529 allora mopy si rizzò con le due zampette anteriori sul bracciuolo e si mise a ringhiare contro il furri alla finestra. poi abbajò anny, si voltò subito a lui e se lo strinse al petto piangendo. il furri si tolse dalla finestra senza guardare anny. 8828_8610_000530 sono tornata, mi chiudi la porta in faccia, resto sola, senza piú, neanche un dolce ricordo, con la memoria soltanto dell'accoglienza che m'hai fatta e senza alcuno stato. 8828_8610_000531 aprí le mani e scosse il capo mestamente con gli occhi socchiusi. salí invece da un albero dell'orto un cinguettío nella letizia serena del vespro primaverile. tre giorni dopo, sul far della sera, venne la volta di suor ginevra. 8828_8610_000532 tanto vero che ove lí su la vetta ci sono le rovine d'un antico castello. qui c'è un convento tal quale e se n'appellava al sighnor avvocato. il furri non badava a quei discorsi, guardava fuori dal finestrino. 8828_8610_000533 lauretta. lauretta, chiamò ella. alzò gli occhi al padre, ancora inginocchiata, e subito sorse in piedi. sgomenta babbo che hai. 8828_8610_000534 avvertivano nel seno, mortificato da anni sotto il modestino, respirando finalmente all'aperto, come un indurimento e nello stesso tempo uno strano senso di risveglio che le turbava. 8828_8610_000535 mai e invano. io ti difendevo e le dicevo che le tue intenzioni erano state oneste sempre, tanto vero che le avevi prima chiesto la mia mano, che la nostra fuga da torino era avvenuta dietro il suo rifiuto. 8828_8610_000536 cosí ho vissuto fino alla morte della mamma che debbo dirti di piú, a neuwied mormorò il furri assorto, dopo un lungo silenzio: quanto ti ci sei trattenuta. 8828_8610_000537 nel sentirmela sul petto abbandonata da te. vexilla regis prodeunt intonò in quel momento supremo il coro di ritorno dal sepolcro. 8828_8610_000538 prima di rimproverarmi, aspetta che ti dica: credi forse, mario, ch'io non abbia mai pianto la mamma? non c'è piú per dirtelo. ma l'essere venuta cosí, col pericolo di rappresentare per te ora una parte poco gradita, non è una prova. 8828_8610_000539 lauretta, stringendo a sé il braccio di lei, quasi senza volerlo o come per prevenirla di qualche cosa. lauretta, 8828_8610_000540 si sforzò di parer lieto tutto quel giorno a castel gandolfo, ad albano. la sera, rientrando all'albergo per la cena, annunziò alla figlia che la mattina seguente per tempo avrebbe dovuto trovarsi a roma per un affare che s'era dimenticato di sbrigare. 8828_8610_000541 ritornò alla scrivania per leggere le altre lettere ricevute la mattina scorse: la prima, scorse la seconda. a metà della terza piegò il capo sulle mani sentendo l'incapacità di continuare e quasi la voglia d'addormentarsi. 8828_8610_000542 il padre allora sorrise mestamente dell'imbarazzo della figliuola e, carezzandola sotto il mento, le disse: non è nulla, non è nulla, va di là, lasciami vedere la posta. 8828_8610_000543 si vedeva in ognuno di quei fasci fervere lento, il polviscolo. di tratto in tratto, il canto d'un gallo pareva volesse rompere il fascino di quella quiete misteriosa. 8828_8610_000544 io torno questa sera in campagna, disse il furri con voce arida. domattina sarò a roma con lauretta. domani è venerdí. ah, è il venerdí santo in chiesa. senti a san pietro, domattina per le funzioni. 8828_8610_000545 e lui non che sperare, riteneva il furri assolutamente inammissibile, ch'ella potesse riconoscere in lui, in quel suo corpo cadente, nel volto già disfatto, il mario d'allora il gigante. 8828_8610_000546 anche suor agnese. allora le disse che la avrebbe ajutata. suor leonora non ne volle sapere. con l'inverno si chiusero ciascuna in una cameretta tra le tante che avevano l'uscio lí sul lungo corridojo. 8828_8610_000547 riderei. sorrise difatti tristemente. poco dopo si staccò dallo specchio, fermo nel proponimento di non pensare piú per il momento alla lettera inattesa e di studiare poi pacatamente quel che gli sarebbe convenuto di fare. 8828_8610_000548 mopchen, la povera bestia. poi i bauli, sei venuto, solo riprese ella. m'aspettavo che il furri piegò il capo sul petto alzando le spalle, come se ella lo avesse colpito di dietro, come si chiama? 8828_8610_000549 babbo. scommessa fatta, gridò a un tratto lauretta: rinunzio al mare, rinunzio alle alpi. quest'estate, a bonn, sul reno, che scommessa? domandò il furri turbato tra me e frulein lander. 8828_8610_000550 le due compagne non seppero resistere piú oltre all'angoscia che le soffocava. scesero dal letto, si buttarono addosso le prime vesti che vennero loro sotto mano e, vacillanti, s'avviarono a quella celletta. 8828_8610_000551 parleremo poi. ti prego, anny, ripeté piú commosso che intenerito sí, sí, a casa, quieto mopy. oh, ma non credere che sia venuta cosí non sarei venuta se non avessi incontrato nel kuhrgarten. 8828_8610_000552 scommetto che tu imagini ancora lauretta come una bambina, ed è alta, sai quanto te. è una donna davanti a cui tu, se ora la vedessi, resteresti come davanti a una estranea. 8828_8610_000553 anny, se egli la conosceva. tredici anni erano trascorsi dal suo viaggio in germania, che gli si ridestava adesso nella memoria come un sogno turbinoso. nessuna traccia di lei, né vicina né lontana. 8828_8610_000554 meglio, cosí, meglio, cosí. ritornò a casa e aprendo la porta si meravigliò sentendo lauretta sonare, lieta e ignara. il pianoforte si accostò pian piano e intenerito si chinò a baciarla sui capelli. suoni. 8828_8610_000555 si provò, ma dovette poco dopo rimontare perché le gambe non le ressero alla fatica del cammino in salita. la suora anziana che le scortava annunziò, per confortarle, che poco ormai ci voleva ad arrivare. 8828_8610_000556 entrò prima nella cella di suor agnese, che schiuse appena le labbra a un sorriso di infinita tristezza, contemplando con gli occhi rossi di pianto il bimbo e levando come a riparo davanti al seno le mani bianche. 8828_8610_000557 ma dio, certo, nella sua infinita misericordia, aveva disposto che il martirio di lei, nel tempo ch'ella lo soffriva, giovasse al nascituro. bastasse a mondarlo della colpa originaria. 8828_8610_000558 subito lauretta, si chinò a raccoglierla: una busta listata a nero con un francobollo tedesco. l'indirizzo di minutissima scrittura diceva: furi in luogo di furri. 8828_8610_000559 che cosa? domandò la sorda a sua volta nel vedersi indicata da lauretta? nulla, nulla, non dico piú nulla. fece questa indispettita e si mise a guardar fuori. 8828_8610_000560 scoperto. all'improvviso sopravvennero suor sidonia e la conversa e poco dopo, con le chiavi della villa, la custode sú per la scala, ove l'aria della campagna stagnava, mista col tanfo grasso della corte vicina. 8828_8610_000561 la notte le due compagne la intravedevano dall'uscio delle loro camerette andare sú e giú per il corridojo rischiarato a fasci dalla luna. tozza enorme con la testa da maschio e i piedi nudi. 8828_8610_000562 se ragioni, se la convinci, profanando l'idealità vaga e pura e santa che ha di te, morta per lei non pietà né alcun altro sentimento buono credilo potresti muovere in lei, di questo sono convinto. perciò non temo. io dicevo per te: 8828_8610_000563 ci volle in casa, dimenticando gli antichi dissapori con la mamma. dopo un anno e mezzo è morta lei, quattro mesi come l'altro jeri. 8828_8610_000564 il vecchio padre, né il fratello né la cognata di suor leonora dovevano sapere, tanto meno poi, oh dio, il fratello della cognata. non dovevano sapere la vecchia madre né la sorella di suor agnese, in quel tranquillo borgo sul po, presso mantova. 8828_8610_000565 qualche primo brivido di frescura autunnale, ma le tre convalescenti non poterono godersi a lungo la delizia di quell'ora e di quei luoghi. 8828_8610_000566 il furri la guardò fisso e quasi con durezza, come non potesse piú trattenere le tante domande che gli facevan. ressa alle labbra. nessuno ripeté anny con fermezza, soltanto per pochi giorni. quello tolto dalla mano della mamma morta era l'anello nuziale del babbo, una sacra memoria. 8828_8610_000567 e un altro gallo che rispondeva da qualche aja lontana, pareva dicesse che lo stesso fascino di misteriosa quiete gravava anche lí e piú lontano ancora, fin dove le tre suore affacciate alle finestre si perdevano nella lontananza di quella quiete misteriosa. 8828_8610_000568 dalle dieci alle undici. ti troverai lí. io entrerò con mia figlia e la vedrai, è religiosa molto sí. allora certo, in chiesa prega ogni volta per me, e se domani io la vedo inginocchiata, dirò: eccola, prega per me. 8828_8610_000569 affetti sentimenti, e quale altro piú forte di quello per la propria figlia? l'ho abbandonata, tu vedi il fatto. ma se la piccina, quando sono partita, piangeva, credi che non piangessi anch'io? 8828_8610_000570 e dio aveva permesso che quell'abito, simbolo del sacrifizio, le pesasse ora addosso come uno scherno. dio permetteva che in un corpo offerto a lui fosse accolto e stésse a maturare un frutto infame. 8828_8610_000571 stettero insieme tutte e tre per sentirsi nel cordoglio, meno sperdute dentro quell'ampio rustico casamento dai lunghi corridoj rintronanti, ove, per tante finestre in fila, entravano l'aria salsa e il fragorío continuo del mare. 8828_8610_000572 entrati nella camera loro assegnata, anny riprese: ora lasciami sola tre giorni di viaggio, non ne posso piú. il baule è qui. farò la mia toletta, tu intanto va a casa e conducimi qui subito, subito, laura. 8828_8610_000573 non si curavano piú di sapere se cosí immobili su quei lettucci fossero in attesa della guarigione o della morte. erano tutte e quattro ferite e fasciate. 8828_8610_000574 ti ha uccisa per tua figlia. è stata lei che vuoi ora da me. io sono morto. non posso farti rivivere. anny. era caduta sul canapè e piangeva, arrovesciata sulla spalliera. 8828_8610_000575 ora vorrei pigliarmela con quel burlone del giovi. ma, poveretto, gli amici non sono obbligati a saper tutto. via, confessalo, mario, non stare cosí. 8828_8610_000576 e il furri, che non se l'aspettava, a quelle voci fu quasi per cadere tramortito. andiamo via, andiamo via. ebbe appena la forza di balbettare alla figlia. 8828_8610_000577 era meglio? sí, era meglio, per prudenza, raccomandare alla lander di non far cenno di quella lettera. a lauretta non aveva voluto far mai consapevole di nulla la vecchia governante. 8828_8610_000578 le finestre davano su l'orto e, di sul muro di cinta, si scorgeva l'azzurro denso del mare che si congiungeva con quello, tenue e vano, del cielo. 8828_8610_000579 le altre due allora la seguivano e cercavano di calmarla nell'ombra del lungo pergolato davanti alla villa o per i sentieruoli, in mezzo al frutteto, dove al vespro si raccoglievano tanti uccelli a far sbaldore. 8828_8610_000580 si perdesse in inutili particolari, a lui per altro notissimi, i dica: oltre alla vecchia zia della signora, quella frau lork che abitava a colonia, sa ella se la famiglia de wichmann avesse altri parenti in altre città della germania, la città di nascita della sighnora de? 8828_8610_000581 sí carattere di donna, confermò lauretta ach frulein. esclamò allora la signorina lander portandosi alla fronte le grosse mani da maschio e sollevando la mèsse dei capelli: discrazia, discrazia. 8828_8610_000582 il furri, quantunque stupito da tanta disinvoltura, inutí subito che questa non veniva da sfrontatezza, per come aveva malignato all'annunzio dell'arrivo, ma da vera e propria incoscienza. 8828_8610_000583 ma era italia, anche lí e campagna. e quel cielo, quell'aria, e io respiravo correndo in treno, come nel bel tempo passato, con gli occhi a una villetta lontana finché non spariva, e poi a un'altra che gli occhi subito cercavano per non interrompere il sogno. 8828_8610_000584 quale comunione d'affetti, da un altro canto, avrebbe potuto stabilirsi tra colei e la figlia se egli le avesse detto tutto. era meglio aspettare prima di prendere una decisione, vederla parlarle. 8828_8610_000585 sí, disse il furri, come un delitto allora, nell'andartene, questo è il mio giudizio. delitto, disse allora il mio cuore, quando tornai da torino alla villetta ove trovai la bambina abbandonata: follia. 8828_8610_000586 mormorava di tanto in tanto qualche frase su quel suo stato e tendeva l'udito alle lugubri parole, come per sentire egli stesso con che voce le pronunziava. le improvvise, impulsive ribellioni a quest'incubo sortivan sempre lo stesso effetto. 8828_8610_000587 eh, lo sapevo, disse il furri ridendo. hai sempre ragione, tu vuoi essere ringraziato. no, no, rispose egli turbandosi. i ringrazierai dell'abito. piuttosto, se mi farai spendere molto, lo spero bene, esclamò lauretta. 8828_8610_000588 wiesbaden. indovina chi? il giovi, l'amico nostro di torino che m'ha parlato tanto di te. io pensavo, non so. pensavo tra l'altro sí, che tu ti fossi ammogliato, pensavo che la piccina potesse anche non vivere piú. 8828_8610_000589 lei, con gli occhi alle punte aguzze delle scarpine. ora sono sola, disse come a se stessa. tutto questo tempo sono stata cosí per aria, un'estranea curiosa e leggera in mezzo alla vita di qua di là. 8828_8610_000590 domande. appena ella ebbe tra le mani il cagnolino, che gagnolava e si storcignava tutto dalla gioja, cominciò a sbaciucchiarlo, a confortarlo con frasucce carezzevoli e. 8828_8610_000591 volle che tu lo facessi venire bell'e fatto da torino, e come ci spiava, ricordi. io ti consigliavo pazienza e tu ne avevi, povero riese, sperando compenso nell'avvenire. ah, quei mesi, quei mesi. 8828_8610_000592 tu sapevi dunque, disse il furri concitato, il delitto che tua madre meditava e non me ne dicesti nulla. no, no, all'ultimo lo seppi, negli ultimi sei giorni, 8828_8610_000593 lasciami dire cosí è l'unica scusa che potrei trovare per te. dici di no, e quale altra? dunque sentiamo: ma lo sai? lo sai tu quello che hai fatto? lo sai che hai abbandonato la figlia? per me forse no. 8828_8610_000594 mi costringe ora a dire lo stato in cui sono ridotto. ed è veramente cosí, perché tu che avresti potuto imaginare com'io dovessi rimanere allora, avresti potuto anche supporre come necessariamente dovevi ritrovarmi adesso. 8828_8610_000595 strillò a questo punto, ferita nel cuore la signorina lander, patre di famiglia. no, no, non dica questa cosa, sighnor. morto, morto, non è morto. 8828_8610_000596 ma si fa a tempo, a momenti siamo arrivati. vedi che, se non t'ascoltavo, pensavo di farti un regalo con la mia proposta e tu di la verità. pensavi al negozio delle stoffe e a san pietro, no. 8828_8610_000597 io me ne riparto subito. riprese anny con la stessa espressione, ma piú fiera e la stessa voce: però mia figlia, voglio vederla. e scoppiò di nuovo in singhiozzi, nascondendo la faccia nel fazzoletto. 8828_8610_000598 sí, rispose piú col cenno del capo che con la parola: il furri, qui in italia il furri ripeté il cenno. sono ancora in italia. domandò esitante la lander no. 8828_8610_000599 ebbe negli occhi come un guizzo di follia, si coprí il volto con le mani. emise un mugolío sordo fra un tremore delle spalle e delle braccia. perché 8828_8610_000600 brava lauretta, oh senti, se facciamo a tempo. dopo la compera dell'abito vuoi che andiamo a san pietro per le funzioni? bravo, papà approvò lauretta, ma non facciamo a tempo. se andassimo prima a san pietro però. 8828_8610_000601 ma sempre dentro di me qualcosa che m'impediva d'accogliere la vita all'infuori delle minute frivolezze o dei piccoli avvenimenti, senza vero interesse e senza scopo. 8828_8610_000602 nello smarrimento gli parve in un baleno ch'ella accorresse alla madre nascosta lí dietro lauretta. si voltò interdetta e, tornando a lui, sorridente: che sciocca. dimenticavo che oggi non c'è acqua benedetta. tu lo sapevi. 8828_8610_000603 piú imbalordita, con gli occhi rossi, guardava il furri e nell'attesa era a tratti scossa da certi singulti nel naso. il furri stette un po con una mano su gli occhi, come per vedere quel che pensava dentro e studiare il modo di manifestarlo. 8828_8610_000604 nascesse, si scostò dicendo- facciano loro la sua volontà, sui bianchi lettucci, tolti dalla corsia e disposti uno accanto all'altro in quella camera remota del collegio, piena di luce e di silenzio. 8828_8610_000605 non lo disturberei piú, m'indirizzerei in séguito ad altri, e se ad altri non potessi, mi terrei paga d'una sua sola notizia, la meno precisa. ma me la désse. 8828_8610_000606 no, imaginavo ch'ella dovesse credermi morta, ma supponevo che tu in questi tre giorni l'avrei preparata come. ma dimmi, dimmelo, tu, quel che avrei potuto dirle la verità, quale verità la verità dici e che ne so io. 8828_8610_000607 si pentiva ora d'averle rivolto quelle inutili domande con la sciocca speranza di potere, dalle risposte di lei, trarre un filo per uscire dal labirinto delle tante sue supposizioni. ma l'avergli la lander domandato se egli conoscesse anny, lo assicurava che non aveva sospetti di sorta. 8828_8610_000608 perché ho mentito. bisogna pure che glielo dica. e allora, ma lo intendi come vuoi che vuoi che le dica? non le hai detto nulla. domandò anny, sorpresa e addolorata. ah, tu credevi. 8828_8610_000609 un conforto d'arcana soavità e un senso d'infinita beatitudine. avevano quasi il dubbio che fosse stato un incubo orrendo tutto quell'inferno e quel lungo navigare e quel porto e quegli aspetti strani. 8828_8610_000610 e con l'umidore esalante della prossima cisterna, suor leonora, afferrò un braccio alla suora anziana e le chiese piano per sé e le compagne, se fosse vero ciò che le era parso di dover capire, al gesto d'orrore della custode. 8828_8610_000611 non concepiva affatto l'orrore che ne provavano le altre due e le guardava e le spiava negli occhi, quasi sospesa in una paurosa, ignota attesa, soffrendo delle fosche smaniose, ambasce dell'una delle cocenti lagrime. 8828_8610_000612 misura il baratro che s'è scavato tra noi due. tu credi di poterlo saltare a piè pari, ma io non posso. vedi, mi reggo appena su le gambe. io, basta, basta, davvero, perché vuoi vedere tua figlia? tu non la conosci. 8828_8610_000613 l'enorme volume dei capelli ritinti d'un color d'oro scialbo e cascanti su gli orecchi, su la fronte e in neglette trecce su la nuca. 8828_8610_000614 gli odori sparsi della campagna, il ronzío degli insetti, il frusciare delle piante, scendevano insieme a pregare nella cappelletta, ma spesso le preghiere erano interrotte dai singhiozzi quasi rabbiosi di suor leonora che scappava via. 8828_8610_000615 suor ginevra, aveva trovato lí un cantuccio ove un certo odore, amaro di prugnole e un altro denso e pungente, di mentastro le avevano ridestato vivo il ricordo dell'ospizio di sorrento in cui aveva passato. 8828_8610_000616 ma il pudore dell'età, la coscienza dello stato in cui era ridotto non gli consentivano indugio nella tenerezza di certi ricordi. ricordando voleva giudicare e giudicando raffermarsi in un proposito irremovibile. 8828_8610_000617 introdottisi attraverso la pesante portiera di cuojo nella enorme basilica, egli lanciò uno sguardo fino in fondo, ma subito la vista gli s'intorbidò, quasi perduta nella vastità dell'interno, e chiamò sottovoce. 8828_8610_000618 l'altra invece suor ginevra, sollevando con le mani ceree, contro il lume della finestra, la camicina or ora cucita, piegava da un lato la testa, la contemplava e sorrideva. 8828_8610_000619 ma che, come suoi, ella amava quella vecchia. lí signorina chiamò il furri, improvvisamente scotendosi mentr'ella stava per varcare la soglia, la vecchia signorina si volse di scatto, tese le lunghe braccia e ruppe in singhiozzi: morto, è vero, morto, morto. 8828_8610_000620 scese tremando dalla vettura. babbo, tu non ti senti bene. gli disse lauretta vedendolo cosí stravolto e quasi in preda a brividi di febbre. torniamo a casa con la stessa vettura. 8828_8610_000621 anny, anny, vuoi che non pianga? io non sono morta, come tu le hai fatto credere. e a mia figlia, che prega per me, non posso neanche dire: sono viva. guardami, sono viva e piango per te. 8828_8610_000622 e la sciagura presente non le mordeva a sangue le carni offese, coi ricordi d'una vita estranea, d'estranei affetti, da cui le altre due si erano con violenza strappate. 8828_8610_000623 laura, dunque parla il tedesco, mentre io non so piú parlare l'italiano. ho provato col giovi, l'ho fatto ridere. ah, com'egli si diverte a wiesbaden è. 8828_8610_000624 io non so piú parlarti come forse dovrei, ma è evidente che tu non sai renderti conto di quello che hai fatto, del tempo che è passato, di tutto quello che è avvenuto in questo tempo. 8828_8610_000625 che pareva un canestro rovesciato su la mèsse dei capelli. la vecchia governante portava con sé il cofanetto. ov'erano custoditi i ritratti del signor wahlen e famiglia. 8828_8610_000626 mamma. ella dunque se ne sarebbe andata sola incontro alla miseria. oh credi, non era donna d'accettare da me. ajuto, se la lasciavo andar via. era cosiffatta piuttosto morir di fame, potevo permetterlo. 8828_8610_000627 certo, lettera per me. oh je, oh je per lei. perché per lei? ma no, s'affrettò a replicare lauretta, non ostante che l'interpretazione della signorina lander, che la lettera fosse per lei, le paresse in fondo giusta. guardi, 8828_8610_000628 tu non sai ciò che voglia dire averne una, disse egli con voce vibrante di sdegno, scoprendo il volto irosamente e stringendo le pugna come per trattenersi. 8828_8610_000629 fu dato finalmente il segnale d'arrivo, i numerosi aspettanti s'affollarono con gli occhi al treno che entrava, sbuffando strepitoso, nella stazione roma roma. 8828_8610_000630 trasse di tasca la lettera listata a nero, ma non ebbe animo neanche di posarvi lo sguardo e la richiuse nella busta lacerata. si rimise a passeggiare. 8828_8610_000631 limoni. s'era d'ottobre e pareva ancora piena estate, sebbene di tratto in tratto, entro quel tepore denso di odori inebrianti, sorvolasse dal mare che s'intravedeva prossimo di tra il fitto turbinío di tutti quei fusti d'alberi. 8828_8610_000632 non sapevano dove andare con l'anima, a chi rivolgersi per conforto? come nascondere ai loro stessi occhi l'onta di quel martirio? era per due di esse, in quella lontananza, ma piú là, assai piú là, dove lo sguardo si perdeva e l'anima non ardiva di arrivare. 8828_8610_000633 ricoverati. all'orrore delle ferite aperte dal ferro nelle loro carni rispondeva l'orrore piú grande di un'altra ferita insanabile per cui piú del corpo, la loro anima aveva sanguinato. 8828_8610_000634 oh, grazie, dopo quello che hai detto, ti preoccupi ancora di un'altra spina che mi porterei nel cuore, quanta carità. e del mio avvenire. adesso di non ti preoccupi, che sarà di me, ci penso anch'io. 8828_8610_000635 quando mario furri tornò a casa, lauretta era ancora lí nella camera di lui, appoggiata alla scrivania e assorta. oh, babbo, che è accaduto. 8828_8610_000636 hans, come tutti la chiamavano come maschio, perché era, cosí come si dice, tutto spirito, un cafallino. hans l'ha conosciuta lei, sighnor. 8828_8610_000637 a lei. eccolo qua, lo vede che cos'è pesa? no, pesa con la cuffietta che gli ha fatto lei e anche la camicina. vede, suor ginevra. si provò a posare le labbra sul petto roseo del bimbo che la madre aveva scoperto, poi a sollevare su le mani il dolce peso. 8828_8610_000638 rispose la governante nascondendosi la faccia tra le mani- non posso né debbo dirglielo. e se ne uscí ripetendo tra il pianto la preferita esclamazione: oh je, oh je. 8828_8610_000639 chiese allora suor ginevra, volgendo gli occhi azzurri infantili all'altra compagna che s'era recata, una mano alle labbra e con gli occhi sbarrati. era rimasta come sospesa davanti a un abisso scoperto. 8828_8610_000640 primavera su le spalle e giugno in testa, come lauretta soleva dire. e giugno erano i capelli color di mèsse affienita. 8828_8610_000641 se lei non sa, non ho altro da chiederle. le raccomando- s'interruppe. stava per aggiungere: le raccomando di non far parola a lauretta di questo nostro colloquio. 8828_8610_000642 si schiusero i primi sportelli, la gente accorse ansiosa, cercando da una vettura all'altra. il furri non seppe trattenersi alla posta, spinto quasi dall'ansia degli altri. a un tratto si fermò. eccola, dev'esser lei. 8828_8610_000643 a tavola, poi concertarono l'itinerario della gita. il furri non disse alla figlia che il giovedí avrebbe dovuto lasciarla sola con la governante. e allora, perché partire domani? avrebbe potuto domandargli lauretta. 8828_8610_000644 anch'io tacquero un tratto, tutti e due assorti in questo nuovo pensiero. lui con gli occhi chiusi, dolorosamente, nell'atteggiamento di chi è solito crucciarsi in cuore, senza parola. 8828_8610_000645 rilevata e spirante nella sua memoria di lei, a diciannove anni, in una testina da birichino coi capelli tagliati a tondo maschilmente, due occhietti furbi, brillanti e provocanti, quasi armati di spilli luminosi. 8828_8610_000646 e a cui ella non aveva mai avuto occasione di rivolgere il pensiero, non avendo mai concepito nella lander un essere che per sé esistesse o che avesse potuto esistere fuori dei rapporti di vita con lei, che da bambina se la era veduta sempre attorno. 8181_8610_000000 nel sentirle parlare, cosí non poteva tenersi di piangere, e piangeva silenziosamente, mordendosi il labbro e carezzando le loro testine. 8181_8610_000001 svaporate le prime furie. il verri per puntiglio promise che, appena terminato il servizio d'ufficiale di complemento, avrebbe sposato mommina. 8181_8610_000002 nel sospetto si raffermò la sera del dí seguente, trovando la moglie disfatta con un affanno da cavallo, gli occhi schizzanti, il volto congestionato, incapace di reggersi in piedi, e le figliuole addirittura imbalordite. tutti. 8181_8610_000003 si precipitò in casa salí a balzi. la scala trovò in camera, dietro la cortina del letto, il corpo enorme della moglie buttato per terra con un cappellaccio piumato in capo, i baffetti sul labbro fatti col sughero bruciato. 8181_8610_000004 e davanti il ventre salito enormemente, quasi a sorreggere il grosso petto. floscio per una donna che s'aggirava per casa ansante. 8181_8610_000005 lei non si curava affatto di sapere dove andasse la sua assenza. era il piú gran sollievo che potesse sperare. messe a letto le figliuole ogni sera stava ad aspettarlo, affacciata a quella. 8181_8610_000006 una di quelle sere, ritrattasi sul tardi dalla finestretta e vedendo nella camera, buttato scompostamente su una seggiola, l'abito che il marito soleva indossare. 8181_8610_000007 a prendersi con esse certe libertà di cui ogni donna avrebbe arrossito, e anche loro certamente, se non fossero state piú che sicure che proprio in continente si faceva cosí e nessuno avrebbe trovato da ridirci. 8181_8610_000008 la voce di qualche donna che forse aspettava come lei l'abbajare d'un cane e con piú angoscia il suono dell'ora dal campanile della chiesa piú vicina. 8181_8610_000009 verri con un urlo di rabbia. s'avventò sopra il corpo caduto della moglie e lo rimosse con un piede: era morta. 8181_8610_000010 in continente si faceva cosí e sempre per fare come si faceva in continente. quando la domenica sera sonava nella villa comunale la banda del reggimento, ognuna delle quattro sorelle si allontanava a braccetto d'un ufficiale per i viali piú reconditi a inseguire le lucciole. niente di male. 8181_8610_000011 gracili, pallide, mute, andavano dietro alla mamma nell'ombra di quella carcere, aspettando ch'egli uscisse di casa per affacciarsi con lei a quell'unica finestretta aperta. 8181_8610_000012 perché misurava il tempo quell'orologio? a chi segnava le ore? tutto era morto e vano. 8181_8610_000013 nera, stringergliele di nascosto, forte, forte, con tutta la veemenza del desiderio, fino a farle emettere un piccolo grido. 8181_8610_000014 ah, quegli occhi, in quei visini smorti. pareva che essi soltanto crescessero dalla paura che li teneva sempre sbarrati. 8181_8610_000015 e scattò difatti una sera. e successe: un parapiglia seggiole per aria, vetri rotti, urli, pianti, convulsioni, tre sfide, tre duelli. ferí due avversari e fu ferito dal terzo. 8181_8610_000016 aveva assistito soltanto divertendocisi, non appena aveva voluto provarsi a fare come gli altri, cioè a scherzare con quelle ragazze. subito, da buon siciliano, aveva preso sul serio lo scherzo. e allora, addio spasso. 8181_8610_000017 fiammeggiandole innanzi agli occhi il teatro della sua città, il ricordo delle antiche serate, la gioja spensierata della sua giovinezza tra le sorelle. 8181_8610_000018 crebbe anzi con esse il martirio di lei. e tanto piú quanto piú le due povere creaturine, man mano con gli anni, cominciarono a comprendere. 8181_8610_000019 mi potrò l'immagin sua dal cor. fu irremovibile e lo sposò. 8181_8610_000020 finché il cordoglio non le faceva venire l'affanno, un affanno insopportabile per cui avrebbe voluto balzare in piedi smaniosa, ma non poteva. 8181_8610_000021 i trovò uno di quei manifestini di teatro a stampa che si distribuiscono nei caffè e per le vie. i si annunziava per quella sera appunto, nel teatro della città, la prima rappresentazione della forza del destino. 8181_8610_000022 mommina capiva tante cose. prima di tutto, che gli anni passavano, che il padre, con quel disordine in casa, non riusciva a mettere un soldo da parte. 8181_8610_000023 era in sua moglie, vivo, perenne, indistruttibile, nei ricordi di lei, in quegli occhi che avevano veduto, in quelle labbra che avevano baciato. 8181_8610_000024 ora la chiamava momma o anche quando, pur con la voce, la voleva percuotere mò. per fortuna da qualche tempo non stava piú molto in casa. usciva anche di sera e non rincasava mai prima del tocco. 8181_8610_000025 rincasando, non permetteva neppure al ragazzo faservizii di salire in casa. si caricava di tutti i pacchetti e gl'involti della cesta. 8181_8610_000026 guardava le stelle. aveva sotto gli occhi tutto il paese, una strana vista tra il chiarore che sfumava dai lumi delle strade anguste, brevi o lunghe, tortuose in pendío, la moltitudine dei tetti delle case. 8181_8610_000027 e le quattro sorelle, dotate di discrete vocette, cantavano in costumi improvvisati, anche le parti da uomo coi baffetti sul labbro fatti con tappi di sughero bruciati, e certi cappellacci piumati, e le giubbe e le sciabole degli ufficiali. 8181_8610_000028 gli spettacoli che vi si davano, la ribalta, l'orchestra, gli scenarii, poi a narrare l'argomento dell'opera e a dire dei varii personaggi. 8181_8610_000029 rincasando dal teatro rico verri, notò subito nel volto della moglie un'accensione insolita. ella temette che il marito la toccasse. si sarebbe accorto allora del fremito convulso che ancora la agitava tutta. 8181_8610_000030 tutti gli ugonotti, tutti, dalla prima all'ultima battuta, aveva loro cantato. e non solo cantato, anche rappresentato, sostenendo a volta a volta e anche a due e tre alla volta, tutte le parti. 8181_8610_000031 una sola piccola aperta. alla vista della lontana campagna del mare, lontano della cittaduzza, non si scorgevano altro che i tetti delle case, i campanili delle chiese. 8181_8610_000032 con lenti passi, faticosí, spettinata, imbalordita dal dolore, ridotta quasi materia inerte. ma egli la vedeva sempre quale era stata tanti anni addietro, quando la chiamava mommina o anche mummi. 8181_8610_000033 destino. vedere quell'annunzio, leggere il titolo dell'opera e rompere in un pianto disperato, fu tutt'uno. il sangue le aveva fatto un tuffo, le era piombato d'un tratto al cuore e d'un tratto risalito alla testa. 8181_8610_000034 brutti selvaggi che non erano altro, idioti che non sapevano che in continente si faceva cosí. tutto andò bene finché rico verri, il quale s'accordava prima con donna ignazia. nell'odio per tutti i selvaggi. 8181_8610_000035 e subito proferito il nome, gli veniva di stringerle le bianche e fresche braccia trasparenti sotto il merletto della camicetta nera. 8181_8610_000036 se il teatro era chiuso, scuola di galanteria e danze e rappresentazioni ogni sera in casa, la croce, la madre sonava a tempesta. sul pianoforte tutti i pezzi d'opera che avevano sentito nell'ultima stagione. 8181_8610_000037 non poté andare piú avanti. scoppiò di nuovo in pianto, ma si riprese subito. si alzò, fece ridistendere nei lettucci le figliuole sbalordite e, baciandole e rincalzando le coperte, promise che il giorno appresso, appena uscito di casa il padre. 8181_8610_000038 per la sua gelosia. non c'era salvezza, era del passato. il tradimento era lí chiuso in quella carcere. 8181_8610_000039 non sapeva a quali patti egli, per la pazzia di spuntarla contro tutti quegli ufficiali, si fosse arreso col padre usurajo e quali altri avesse con se stesso stabiliti, non solo per compensarsi del sacrificio che gli costava quel puntiglio. 8181_8610_000040 le bimbe. avevano ancora negli orecchi l'aria di marcello, pif, paf, pif, dispersa. sen vada la nera masnada e il motivo del coro che avevano imparato a cantare insieme con lei. 8181_8610_000041 com'erano vestiti e infine, tra lo stupore delle piccine che la guardavano sedute sul letto con tanto d'occhi e temevano che fosse impazzita. 8181_8610_000042 era uscito quella sera piú presto del solito e s'era vestito d'un altro abito che teneva riposto per le grandi occasioni, pensò di frugare per curiosità nella giacca prima di appenderla. 8181_8610_000043 nella villa comunale sonava allora la banda del reggimento e il profumo intenso e soave dei gelsomini e delle zàgare nel caldo alito della sera inebriava. 8181_8610_000044 cosí è vero. le ruggiva sul volto ti stringeva cosí le braccia, cosí. 8181_8610_000045 mommina non poté piú né cantare, né ballare, né andare a teatro e neanche piú ridere. come prima mommina era buona, la piú saggia tra le quattro sorelle, la sacrificata. 8181_8610_000046 ricondotte a letto le figliuole, tutta accesa in volto e sussultante ancora dai singulti, prese a descrivere affollatamente il teatro. 8181_8610_000047 le due figliuole si svegliarono di soprassalto e accorsero spaventate in camicina. credevano che fosse ritornato il padre. vedendo la madre piangere sola con quel foglietto di carta gialla sulle ginocchia, restarono stupite. 8181_8610_000048 dalla madre, donna ignazia, oriunda napoletana, intesa in paese la generala e chiamata da loro- chi sa poi perché- donna nicodema, e da quattro belle figliuole, pienotte e sentimentali, vivaci e appassionate, mommina e totina, dorina e. 8181_8610_000049 assistevano atterrite a quei súbiti assalti di pazzia furiosa, a quelle scene selvagge per cui i loro visini si scolorivano e s'ingrandivano i loro occhi smisuratamente. 8181_8610_000050 a venticinque anni, ufficialetto di complemento rico verri, si piaceva della compagnia degli altri ufficiali del reggimento, tutti del continente, i quali, non sapendo come passare il tempo in quella polverosa città dell'interno della sicilia. 8181_8610_000051 con la scusa che in continente si faceva. cosí quegli ufficiali, tra lo scandalo e la maldicenza di tutte le altre famiglie del paese, erano riusciti a far commettere a quelle quattro figliuole le piú audaci e ridicole matterie. 8181_8610_000052 si mise a cantare, con strani gesti, questa e quell'aria, e i duetti e i cori a rappresentar la parte dei varii personaggi, tutta la forza del destino finché esausta, con la faccia paonazza dallo sforzo. 8181_8610_000053 quando la mattina seguente egli notò qualcosa d'insolito anche negli occhi delle figliuole, entrò in sospetto. non disse nulla, ma si propose di scoprire se mai ci fosse qualche accordo segreto sopraggiungendo in casa. 8181_8610_000054 tese l'orecchio, guardò, infoscandosi le finestre serrate, chi cantava in casa sua. 8181_8610_000055 resistito a tutti i costi agli incitamenti, alle pressioni, alla rivolta delle sorelle e della madre. eccolo là, pallido, fremente, nel vederla assediata, le teneva gli occhi addosso, lí lí, per scattare alla minima osservazione di uno di quegli ufficiali. 8181_8610_000056 a poco a poco, innamorandosi sul serio di mommina, non cominciò a diventare un selvaggio anche lui? e che selvaggio. alle feste, alle matterie dei colleghi ufficiali, egli veramente non aveva mai partecipato. 8181_8610_000057 come tanti dadi neri vaneggianti in quel chiarore. udiva, nel silenzio profondo, dalle viuzze piú prossime, qualche suono di passi. 8181_8610_000058 cosí e la baciava e la mordeva e le strappava i capelli, quei poveri capelli non piú pettinati, perché egli non voleva che si pettinasse piú. 8181_8610_000059 lei, al rezzo placido dei verdi faggi correte o giovani vaghe beltà rico verri, sapeva che da qualche tempo la moglie soffriva di mal di cuore e finse di credere a un improvviso assalto del male. 8181_8610_000060 mentre la generala restava troneggiando a guardia delle seggiole d'affitto disposte in circolo vuote e fulminava i compaesani che le lanciavano occhiatacce di scherno e di disprezzo. 8181_8610_000061 la vita come te la stringeva cosí, cosí. e la bocca come te la baciava cosí. 8181_8610_000062 il cuore, il cuore le batteva, precipitoso come il galoppo d'un cavallo scappato. ah, il cuore, il cuore non le reggeva piú, fors'anche per tutta quella grassezza, per tutta quella gravezza di carne morta senza piú sangue. 8181_8610_000063 e non gli bastava, ogni mattina aver chiuso con quelle due chiavi la porta, stava un pezzo a sospingerla con tutte e due le braccia, furiosamente, per assicurarsi che era ben serrata. 8181_8610_000064 ma anche per rialzarsi di fronte ai suoi compaesani, a cui era ben nota la fama che nella città vicina godeva la famiglia della moglie. 8181_8610_000065 mommina, oltre alle tante cose che capiva, aveva anche la passione dei melodrammi e rico verri, rico verri, aveva fatto tre duelli per lei: raul, ernani, don alvaro. 8181_8610_000066 avrebbe rappresentato loro un'altra opera piú bella, gli ugonotti sí, e poi un'altra una al giorno, cosí le sue care piccine avrebbero almeno vissuto della sua vita d'un tempo. 8181_8610_000067 solo tegole gialligne, piú alte, piú basse, spioventi, per ogni verso rico verri. si fece venire dalla germania due diverse serrature speciali. 8181_8610_000068 né ella poteva negare. ella non poteva altro che piangere e spaventarsi allorché se lo vedeva sopra, terribile, scontraffatto dall'ira per uno di quei ricordi che gli aveva acceso la visione sinistra dei sospetti piú infami. 8181_8610_000069 non erano mai uscite di casa e avrebbero tanto desiderato di esser là in mezzo a quel verde e domandavano alla madre se lei almeno fosse mai stata in campagna, e volevano sapere. 8181_8610_000070 né che piú tenesse il busto, né che si prendesse la minima cura della persona. non valse a nulla la nascita d'una prima figlia e poi d'una seconda. 8181_8610_000071 il padre aveva fama in paese d'usurajo e d'uomo cosí geloso che in pochi anni aveva fatto morir la moglie di crepacuore. 8181_8610_000072 se le portavano a teatro nella loro barcaccia e ogni sorella tra due ufficiali era da quello a sinistra sventagliata e contemporaneamente da quello a destra servita in bocca d'una caramella o d'un cioccolattino. in continente si faceva cosí. 8181_8610_000073 a bere un po d'aria, a guardare il mare lontano e a contarvi, nelle giornate serene, le vele delle paranze. a guardare la campagna e a contare, anche qua, le bianche villette sparse tra il vario verde dei vigneti, dei mandorli e degli olivi. 8181_8610_000074 sicilia, s'erano messi attorno come tante mosche all'unica famiglia ospitale, la famiglia la croce, composta dal padre don palmiro, ingegnere minerario, sampognetta, come lo chiamavano tutti perché distratto fischiava sempre. 8181_8610_000075 credendo piú conveniente che intervenisse il padre, invece, a mettere a posto colui che, senz'alcuna veste, s'era permesso di dettar legge in casa d'altri. ma don palmiro sordo se ne stava al solito a fischiare di là. 8181_8610_000076 cominciò a dire, tra i singhiozzi che si mutavano in strani scatti di riso: il teatro, il teatro. ecco qua il teatro. la forza del destino. ah, voi piccoline mie, povere animucce mie, non sapete? 8181_8610_000077 stupite. allora ella, non potendo in prima articolar parola, si mise ad agitare quel manifestino e poi, tranghiottendo le lagrime e scomponendo orribilmente il volto lagrimoso per sforzarlo a sorridere, 8181_8610_000078 gli era divampata, subito dopo il matrimonio, la stessa gelosia del padre, anzi piú feroce, esasperata com'era da un pentimento senza requie e dalla certezza di non potersi guardare in alcun modo, per quante spranghe mettesse alla porta e alle finestre. 8181_8610_000079 e le due figliuole sedute su due seggioline accanto, immobili con le mani su le ginocchia, gli occhi spalancati e le boccucce aperte, in attesa che la rappresentazione della mamma seguitasse. 8181_8610_000080 ve lo dico io, ve lo dico io: venite tornate ai vostri lettucci per non raffreddarvi. ora ve lo faccio io, sí, sí, ora ve lo faccio io: il teatro. venite. 8181_8610_000081 non arrivò all'ultima aria di leonora: pace, pace, mio dio. si mise a cantarla con tanta passione che dopo i versi come il dí primo: da tant'anni dura profondo il mio soffrir. 8181_8610_000082 poteva ormai parere, tra l'altro uno scherno atroce: la gelosia di quell'uomo per una donna a cui dietro le spalle, non piú sostenute dal busto, erano quasi scivolate. 8181_8610_000083 il giorno dopo, rincasando due ore prima del solito nell'introdurre le due chiavi tedesche nei buchi delle serrature, credette di udire strane grida nell'interno della casa. 8181_8610_000084 bisognava vedere mommina, ch'era la piú pienotta di tutte, nella parte di siebel. nel faust le parlate d'amor o cari fior. i cori li cantavano tutti a squarciagola, anche donna nicodema dal pianoforte. 8181_8610_000085 richiudeva con una spallata la porta e, appena liberatosi del carico, correva a ispezionare tutte le imposte, pur assicurate internamente da lucchetti di cui egli solo teneva le chiavi. 8181_8610_000086 fu imprigionata nella piú alta casa del paese, sul colle isolato e ventoso in faccia al mare africano. tutte le finestre ermeticamente chiuse, vetrate e persiane. 8181_8610_000087 di fronte alla domanda di matrimonio. volle perciò che la figlia avesse qualche giorno per riflettere e tanto lei quanto le sorelle sconsigliarono mommina di accettare. 8181_8610_000088 che nessuno del paese si sarebbe mai messo con lei, come nessuno di quegli ufficiali si sarebbe mai lasciato prendere da qualcuna di loro. il verri invece non scherzava, tutt'altro, e certo l'avrebbe sposata se ella avesse obbedito a quelle proibizioni. 8181_8610_000089 la generala aveva già chiesto informazioni nella vicina città su la costa meridionale dell'isola e aveva saputo ch'egli era sí d'agiata famiglia. 8181_8610_000090 non trovò una serva che volesse acconciarsi a stare in quella prigione e si condannò a scendere ogni giorno al mercato per la spesa e condannò la moglie ad attendere alla cucina e alle piú umili faccende domestiche. 8181_8610_000091 quando una settimana dopo, ancora col polso fasciato, si ripresentò in casa, la croce fu investito dalla generala su tutte le furie. mommina piangeva, le tre sorelle cercavano di trattenere la madre. 8181_8610_000092 colei che preparava agli altri i divertimenti e non ne godeva se non a costo di fatiche di veglie e di tormentosi pensieri. il peso della famiglia era tutto addosso a lei, perché la madre faceva da uomo anche quando don palmiro non era alla zolfara. 9185_8610_000000 e sarebbe ritornato i pianti, gli scongiuri, il pensiero di lei che già vecchia, malata di cuore, ne sarebbe morta. certamente non avrebbero avuto potere di trattenerlo se a nocera, dove lo aveva condotto a villeggiare, e per la cura delle acque. 9185_8610_000001 norina stava a mirarla in silenzio, quando sirio non c'era, e mirandola s'accorgeva che veramente zafferanetta l'avevano battezzata cosí la zia e la cameriera. non era poi tanto brutta, solo la tinta, quella tinta ramata incuteva ribrezzo. 9185_8610_000002 no, no, la interruppe egli. hai ragione, ma io, come faccio io, tu capisci che non posso vedermela morire, cosí che non posso stare piú qua. neanche io, impazzisco, impazzisco, muojo anch'io con lei. 9185_8610_000003 poi una seconda volta già in partenza per l'africa, in difesa dei boeri. alla fine, per il congo aveva dovuto chiudere gli occhi e chinare la testa sirio, era già maggiorenne. 9185_8610_000004 un altro sentimento, era duro, rodente, indefinibile, quello che norina provava e da cui si sentiva svoltare il cuore in petto: rabbia fredda, invidia, dispetto, schifo e pietà insieme, nel vederlo già padre. 9185_8610_000005 troncavano il discorso appena ella entrava e dal modo con cui egli si voltava a guardarla, norina, intendeva che la sua presenza non solo non gli era gradita, ma anzi lo urtava. 9185_8610_000006 ebbene, cosí parlavano i congolesi molenghe: ti bungiu, figli dei bianchi. volevano acqua, dicevano. n'gu comprese. vide l'enorme follia della sua condiscendenza fin dal primo momento, allorché sirio corso alla stazione ad accogliere la piccina. 9185_8610_000007 il nasino a pallottola e i labbruzzi divaricati, non tumidi, un po lividi, si sentí gelare istintivamente, compose il volto a una espressione di pena e di raccapriccio. 9185_8610_000008 non sapeva piú lei stessa, la signora bruzzi, come avesse fatto a condurlo sano e salvo dall'infanzia alla giovinezza. lo aveva fatto arrestare una prima volta, quando le era scappato di casa giovinetto per correre in grecia a raggiungere la spedizione garibaldina. 9185_8610_000009 a ogni sensazione, a cui certo non poteva rispondere, dentro di lei unimmagine che gliela chiarisse e la tranquillasse. doveva essere invasa dallo sgomento quell'animuccia selvaggia. 9185_8610_000010 ah, il modo con cui quella piccina là, nel suo strano linguaggio, aveva detto mio, escludeva assolutamente ch'egli potesse esser d'altri almeno nella stessa misura. la. 9185_8610_000011 quando arriva, quando arriva e moveva, convulso tutte le dieci dita delle mani per aria o se le faceva scattare come in galoppo su la fronte, sul naso, sul mento, fino a. 9185_8610_000012 e sbuffava e correva a strappar dal naso alla zia gli occhiali, o ad abbracciare forte, forte la madre, fin quasi a soffocarla, o a stringere le braccia alla mogliettina, gridandole frenetico man mano che stringeva vieppiú e la sollevava da terra. 9185_8610_000013 piccolissimo punto a croce, con le cavallette d'un disegno acrobatico a nappe azzurre a fiocchi neri, cara mia, dietro l'indice teso del tuo salvatore. 9185_8610_000014 che non muoja qui, che non muoja qui. morrà in viaggio, ne sono sicuro, ma potrò almeno consolarmi pensando che ho voluto darle ajuto e che per lei sono arrivato fino a lasciar te qua in questo stato. lasciami partire, per carità, nora, dimmi di sí, dimmi di sí. 9185_8610_000015 m'bi. egli se la rapí di furia e scappò via in un'altra stanza, seguito dal cugino nora. la madre, la zia restarono un pezzo, silenziose oppresse di stupore. poi nora si nascose il volto tra le mani. 9185_8610_000016 giongo, come sirio lo chiamava, col soprannome che i negri gli avevano affibbiato laggiú arrivò con la piccina congolese norina aveva già notato che su tutto sirio scherzava. tutti i nomi storpiava, tranne quello della figliuola, su la quale non scherzava mai. 9185_8610_000017 la titti era sempre la titti e ogni qual volta la nominava gli occhi gli ridevano umidi di commozione. aveva potuto anche argomentare quanto la amasse dalle notizie che le aveva dato sul linguaggio di lei. 9185_8610_000018 muore la mia titti muore per carità, nora mia per carità. ma tu sei pazzo. io, laggiú con te, gli gridò: nora pazzo, sí, pazzo, come tu vuoi, sono stato pazzo, sarò pazzo e ti chiedo perdono. ma 9185_8610_000019 il padre le si precipitò addosso e se la strinse al petto furiosamente, con la bocca sulla bocca, quasi a succhiarsi ingordo d'amore. dopo tanti mesi d'attesa, quella risposta, no, no. riprese poi di, come sai dire, tu cara. 9185_8610_000020 quand'egli alla fine riuscí a sviticchiarla da sé parlandole in quello strano linguaggio infantile. ed ella poté vederle la faccia, anch'essa color di zafferano, con quel casco di capelli ricci d'ebano quasi soprammessi, la fronte ovale protuberante, gli occhioni densi, truci, fuggevoli, smarriti. 9185_8610_000021 della madre. egli s'era accorto che la piccina deperiva, deperiva sempre piú, di giorno in giorno, e non sapeva staccarsi piú da lei un momento. non pensava piú alle trattative già avviate per l'affitto della tenuta. 9185_8610_000022 la bimba schiudeva appena gli occhi e rispondeva: kubèla malata. traduceva piano il cugino lelli a nora kubela, ti nie s'affrettava sirio a domandare alla piccina. 9185_8610_000023 e allora là capisci, su tutto quel pacciame di foglie, tra il groviglio delle liane, che è, che non è un piccolo. 9185_8610_000024 ti par brutta? è vero anche a te, mamma. ma non è brutta. non è brutta la mia titti, poi la vedrete, vi abituerete. guarda, non è mica brutto questo nasino, questi labbruzzi qua, non sono mica brutti con questi dentini. 9185_8610_000025 non so piú dove. per qual diavolo di pasticcio burocratico. uno dei soliti tra una quarantina di giorni sarà a mesània, forse c'è già a quest'ora. corre a mokàla, prende la mia titti e ritorna. ritorna anche lui per sempre. sú va mamma, va ad annunziarlo alla zia nena. 9185_8610_000026 a un solo patto. venne a dirle un giorno, tutto stravolto, fremente, quasi impazzito: che tu venga laggiú con me, che tu mi segua, se no ti lascio, non posso, non posso vedermela morire cosí. 9185_8610_000027 a un solo patto avrebbe potuto rimanere, che cioè il cugino lelli, il quale tra qualche mese doveva ritornare in italia in licenza, anche lui gli portasse la sua titti, e che la signorina rua. ma come sperare che ella volesse accettarlo piú ora con quella bambina? 9185_8610_000028 non le fosse venuta in ajuto quella buona norina, norina rua, col fascino della sua grazia e della sua musica. appena s'era accorta che quella signorina rua riusciva a far breccia nel cuore di lui, le s'era messa attorno, quasi a covare la passione nascente. 9185_8610_000029 sta male, sta male. le rispondeva lui irosamente e quasi con rancore. poi, cangiando voce, chinandosi su la bimba e scotendola lievemente, le domandava: che ti senti, titti, mia, di, a baba, di, a baba, che ti senti. 9185_8610_000030 certo ormai che la piccina sarebbe presto arrivata, col cugino sirio, volle affrettare le nozze. la tempestosa impazienza di far sua norina, trattenuta a stento finora dal timore di possibili difficoltà che il cugino avrebbe potuto accampare, si scatenò al solito in una furia cosí veemente che norina. 9185_8610_000031 finiti, insieme col cugino lelli, i sei mesi d'ufficiale di complemento, tutti e due erano andati nel belgio a fare il corso coloniale e s'erano arruolati nella milizia dello stato libero del congo. 9185_8610_000032 spesso lo sorprendeva, seduto per terra con la figlia addormentata su le ginocchia e gli occhi rossi di pianto. che fa sta male? domandava non a lui, ma al cugino lelli, che alzava gli occhi su lei. come a scusarsi? 9185_8610_000033 aspettava che cadesse un po il primo impeto d'amore. e un'altra cosa aspettava con una irrequietezza che sua madre avrebbe voluto vedere almeno un po dissimulata. 9185_8610_000034 dopo sei anni le era ritornato in licenza, irriconoscibile, pieno di piaghe e con la dissenteria e sissignori, appena rimesso in piedi, voleva ritornarci. 9185_8610_000035 norina si ribellava, s'arrabbiava, ma non c'era verso di richiamarlo piú alla narrazione cosí crudelmente interrotta. era già incinta da un mese, norina, quando finalmente il cugino lelli. 9185_8610_000036 ecco questo, questo non poteva soffrire, norina, che il suo domani dovesse per lui essere un altro figlio accanto a quella pupattola ramata. 9185_8610_000037 tutta la gente. certo, si voltava per istrada e forse i monelli lo seguivano al caffé. gli amici gli avrebbero domandato: e tua moglie che ne dice? 9185_8610_000038 pensò che norina, la fidanzata a cui sirio era corso a far leggere quella lettera, non poteva certo in cuor suo esultare come lui per la notizia ch'essa recava. ne doveva anzi provare afflizione, e tanto piú forte, quanto piú viva avrebbe veduto ridere e gridare la gioja di lui. 9185_8610_000039 come dici mio, tu rispondi di chi sono la bimba. allora, con voce sua dolcissima, e con un sorriso indefinibile, tendendo le braccia, rispose: 9185_8610_000040 pur felice di sentirsi rapita in essa come un turbine, n'ebbe quasi sgomento, chiuse gli occhi e vi si abbandonò. sirio, s'era proposto di dedicarsi ora all'agricoltura. voleva prendere in affitto una tenuta della campagna romana e bonificarla. 9185_8610_000041 ma perché? ah, perché aveva laggiú, nel settore di mokàla, di cui era capo, una figliuola di cinque anni, nata da una giovinetta negra, che un giorno gli si era presentata fuggiasca da un villaggio lontano. 9185_8610_000042 della foresta, del fiume, della solitudine immensa, del sole dell'africa che le mancavano, era malata. ah, via, via, via senti. 9185_8610_000043 sa come ne sarà contenta anche lei. io scappo da nora, uscendo dalla zia. vieni da nianò, anche tu a pigliarmi, eh t'aspetto. si chinò a baciare la mamma e scappò via con quella lettera in mano. 9185_8610_000044 ah, che impressione faceva quel battito delle pàlpebre, quel movimento reale e comune e presente in quell'esseruccio che pareva finto, non vero, diverso e lontano. 9185_8610_000045 ah, che sgraffii. avrebbe voluto allungare la signora bruzzi sulla faccia di cartapecora di quella vecchia mummia con gli occhiali tanto piú lunghi e profondi quanto piú in cuor suo riconosceva saggi veramente quei consigli e quelle considerazioni. ma la norina, per fortuna, era innamorata davvero. 9185_8610_000046 non era questa gioja a costo d'un suo sacrifizio. sí, norina, vi s'era rassegnata, ma non per questo, sirio, avrebbe dovuto darle ora spettacolo di quella gioja e quasi pretendere che ne partecipasse. ah, benedetto figliuolo, proprio non ragionava piú. 9185_8610_000047 aveva accettato la signorina rua. era andata lei, la mamma, a scongiurarla e norina aveva accettato, non ostante che la zia l'unica parente ch'ella. 9185_8610_000048 senza dubbio era una prova di bontà e di costanza, quell'affetto per la piccina, l'unica prova, a dir vero, che potesse dare un certo affidamento, perché il giovine via onesto, sí, ma scapato impetuoso, disordinato. 9185_8610_000049 la porterà. mamma, ah, mimmomammina mia, come sono felice. la mia titti, la mia titti giongo, risale il fiume. lo steamer è in partenza. povero giongo, mio caro, mio piccolo gionghicello, deve andare per. 9185_8610_000050 sul piú bello del racconto, mentre descriveva il gran fiume selvaggio o la vita dei villaggi tra le palme e le banane, o la corsa delle piroghe su le rapide, o la traversata delle paludi entro la foresta senza fine. 9185_8610_000051 e zafferanetta, immobile, seduta su la sediolina di bambú, si lasciava mirare battendo le pàlpebre, quasi con pena, su gli occhioni fuligginosi. 9185_8610_000052 ma sí, ma sí, perché baba era bungiu, titti mia, se la mamma era nera, titti mia, titti mia sú sú fa sentire la tua vocina, cara di chi sono io, di di di chi sono rispondi. 9185_8610_000053 approssimandosi man mano il termine della licenza sirio, nel sentirsi già legato dall'amore, aveva cominciato a dare in ismanie, a cadere in cupe malinconie finché, una sera, se l'era visto entrare in camera, disperato, s'era messo a piangere, a piangere come un bambino. 9185_8610_000054 e certo egli doveva mostrar loro che non gl'importava affatto ciò che ella potesse dirne. era, innanzi a tutti e lí per casa, una violenza grottesca. quella bimba, pareva che lei stessa, la poverina, lo avvertisse e ne soffrisse. 9185_8610_000055 la titti comprendeva l'italiano e lo parlava anche, ma parlava meglio il congolese che a suo dire era un linguaggio da bambini. come dicono i bambini? dicono bombo, dicono bua. 9185_8610_000056 o la caccia all'elefante e al leopardo. tranquillamente, nel vederla tutta intenta ad ascoltare, cominciava a infilzar pian piano, con viso fermo, senza cangiar tono, le sue frasi sconclusionate. 9185_8610_000057 la povera signora bruzzi restò un pezzo stordita, come le soleva avvenire a ogni nuovo assalto di quel benedetto figliuolo, ma il sorriso lieto provocato dall'esultanza di lui a poco a poco le s'illanguidí sulle pallide labbra. 9185_8610_000058 che dice, domandava nora, dice, rispondeva il cugino lelli, che non lo sa, di che è malata, ma lo sapeva lui, lui sirio, di che era malata la sua piccina del suo stesso male era malata. era malata di mokàla, della vita di là che le mancava. 9185_8610_000059 e se ne stava quasi tutto il giorno chiuso con lei e col cugino lelli, nello scrittojo, tra gli strani ricordi portati da laggiú, a parlare, a parlare. 9185_8610_000060 la piccina in mezzo alla camera sperduta, cosí stridentemente diversa da tutto ciò che la circondava come una strana bambola di cera dipinta, rispose in modo macchinale, con una voce che non parve sua, mio. 9185_8610_000061 là, nel suo settore, a mokàla, aveva bene imparato il governo colònico dei negri. qua invece dei negri avrebbe governato la gente di sabina. 9185_8610_000062 carina poverina, non poté dir altro, restringendo innanzi al seno le braccia con le mani levate e raggricchiate, quasi per paura ch'egli gliel'accostasse e gliela facesse baciare. eccola qua, eccola qua, la mia titti, esclamava egli intanto con le lagrime agli occhi. 9185_8610_000063 vivo ancora in lui, e non poteva perciò notarne la stranezza, che avventava invece agli occhi degli altri. ecco, e si portava a spasso felice quel suo mostriciattolo esotico. 9185_8610_000064 le entrò in camera con le braccia e le gambe di quel mostriciattolo avviticchiate al collo e al petto. non vide dapprima che queste gambe e queste braccia gracili, color di zafferano e i capelli ricci, gremiti, piuttosto lunghi, boffici e quasi metallici? 9185_8610_000065 per quella lí. per quella lí inveí nora, accesa d'ira e di sdegno. tu vuoi sacrificare me, la mia creatura, per quella lí. 9185_8610_000066 vergogna le suscitava inoltre quanto c'era di strano e di goffo in quella paternità di lui. pareva ch'egli non se n'accorgesse. forse non se n accorgeva davvero, perché attorno alla sua bambina vedeva tutto quel mondo là lontano. 9185_8610_000067 lí, sotto gli occhi suoi, di quella scimmietta e senza un pensiero dell'altro figlio che già cominciava a vivere in grembo a lei, un altro. per lui, ma per lei no. per lei il solo, il vero figlio. 9185_8610_000068 aveva negli occhioni attoniti, non piú truci adesso, ma anzi profondamente mesti e quasi velati di fuliggine, uno smarrimento angoscioso. teneva le labbra serrate e le manine rattratte e vibrava tutta a ogni minimo rumore. 9185_8610_000069 con molte e sagge considerazioni, avesse voluto indurla almeno a riflettere bene prima di dire di sí alla gravità e alle conseguenze di quel sacrifizio. 9185_8610_000070 e si buttava a dormire sul canapè. ancora norina non era riuscita a farsi raccontare le sue imprese coloniali, ad avere una descrizione dei luoghi ov'era stato. 9185_8610_000071 era stata con lui circa due anni e poi era sparita durante una sua escursione nella foresta, abbandonando la bimba. ebbene, egli amava piú di se stesso quella sua creaturina, quel fiore selvaggio della sua vita avventurosa. nessun altro amore avrebbe potuto vincere quello. 9185_8610_000072 nora comprese che per il suo cuore ormai sarebbe stato inutile dirgli di no, anche se egli fosse rimasto parti. gli disse: e sirio bruzzi. due giorni dopo ripartí per il congo con la piccina inferma e col cugino lelli. non tornò piú. 9185_8610_000073 e, seguitando a piangere, le aveva parlato di tutte le cure, di tutti gli stenti per allevare quella piccina abbandonata che per cinque anni aveva riempito la solitudine atroce della sua vita. laggiú non poteva piú distaccarsene. doveva partire, ritornare a lei. 9185_8610_000074 questa allora, richiudendo gli occhi e sollevando appena una manina su cui era caduta una grossa lagrima del padre, sospirava: m'bi ingalo pepè. 9185_8610_000075 quando mai, però, a dir vero, aveva ragionato il suo sirio del padre, morto giovine e tragicamente in duello, aveva preso la furia di gettarsi alle piú rischiose avventure? 9185_8610_000076 la signora bruzzi si profferí di persuadere sirio a portar da lei quella piccina, ma nora non volle. era sicura che sirio allora avrebbe passato tutta la giornata in casa della madre. 9185_8610_000077 per carità, lasciami partire. quando sarò lontano, forse ritornerò, certo ritornerò, perché sarai tu allora la piú forte. ma ora lasciami partire con la mia titti. 9185_8610_000078 pareva avesse dentro per anima una bufera. investiva e scompigliava tutto quando non poteva altro. storpiava i nomi, ruzzolava frasi sconclusionate, parole inconcludenti, s'abbaruffava con le sillabe di esse, faceva far loro capitomboli. nora nianò, rorina elinanò, non. 9185_8610_000079 e che fuori di lei ch'era sua moglie, da mille e mille miglia lontano da un altro mondo ch'ella non sapeva neanche immaginare, ma che doveva esser pieno d'un grandioso fascino ardente, fosse venuto a lui vivo, chiuso, in quella scorza selvaggia, il sentimento della paternità di cui le dava spettacolo. 9185_8610_000080 le braccia balbettando l'ombello a didí, in cielo piove sirio, bruzzi corse esultante in camera della madre, agitando la lettera del cugino arrivata or ora, datata da banana su la foce del congo. 9185_8610_000081 era innamorato, straziato dal rimorso d'aver turbato il cuore di quella cara fanciulla con vane lusinghe, e doveva partire, partire per forza. 9185_8610_000082 gente della sabina. udite il bando sirio. bruzzi, bungiu, congolese, bonificatore della campagna romana, re d'un placido mondo, d'una landa infinita, a un popolo fecondo voglio donar la vita. tu canterai sul tuo liuto in sonni placidi, io dormirò. 4998_8610_000000 nel bujo potevano discernersi appena, ma egli da un pezzo la sapeva bella. ne conosceva già tutte le grazie delle mosse, i guizzi degli occhi neri, i sorrisi delle labbra rosse. 4998_8610_000001 di cui per riflesso aveva goduto anche lui, crollava se quella donna di furto al bujo veniva alla finestra per un estraneo. questo estraneo sí, era lui. 4998_8610_000002 l'umore dell'inquilino tullio buti, andava per via sempre solo, senza neanche i due compagni dei solitarii piú schivi, il sigaro e il bastone. 4998_8610_000003 uscire la zitellona fece una smorfietta con gli occhi bassi, come se l'inquilino potesse vederla, e insistette: sa, ce l'ho qua per non farla stare al bujo. 4998_8610_000004 all'ufficio, non scambiava mai una parola con nessuno dei colleghi i quali, tra gufo e orso, non avevano ancora stabilito quale dei due appellativi gli quadrasse di piú. 4998_8610_000005 aveva spiato dal buco della serratura clotildina e con maraviglia veduto anche lei nella cameretta dell'inquilino il chiarore diffuso dal lume dell'altra casa. 4998_8610_000006 attesero, attesero che s'inalbasse ancora del lume, dell'altra casa. di quel lume dovevano vivere ormai cosí da lontano. eccolo. 4998_8610_000007 quando a sera tarda egli richiuse la finestra, ebbe la certezza che la sera, dopo ella spento il lume, si sarebbe riaffacciata per lui. e cosí fu. 4998_8610_000008 gli avevano bruciato nello spirito ogni germe di vita. morta ancor giovane la madre per le atroci sevizie del marito. la famiglia s'era sbandata. 4998_8610_000009 ma il buti ripeté duro, grazie, no. s'era seduto sul piccolo canapè dietro al tavolino e sbarrava gli occhi invagati nell'ombra che a mano a mano s'addensava nella cameretta, mentre ai vetri smoriva, tristissimo, l'ultimo barlume del crepuscolo. 4998_8610_000010 quei due fabbricati altissimi che aprivano l'uno contro l'altro cosí da presso gli occhi delle loro finestre, non lasciavano vedere né in alto la striscia chiara di cielo, né in basso la striscia nera di terra. 4998_8610_000011 a ministrarli cercando, com'egli poteva argomentare, dalle mosse di frenar l'impazienza dei due maggiori che brandivano il cucchiajo e si dimenavano su la seggiola. 4998_8610_000012 la cameretta piuttosto angusta, ammobigliata modestamente, non serbava traccia della abitazione di lui. pareva che di proposito, con istudio, egli volesse restarvi estraneo, come in una stanza. 4998_8610_000013 ah, per pietà. per pietà di quella povera madre che voleva rivedere da lontano, senz'esser veduta, i suoi figliuoli. avrebbero usato tutte le precauzioni, si sarebbero magari travestiti, avrebbe colto ogni sera il momento che nessuno fosse per le scale. 4998_8610_000014 piú che altro però, quella prima volta, per la sorpresa che lo sconvolgeva tutto e gli toglieva il respiro di un fremito d'inquietudine quasi insostenibile, provò pena. 4998_8610_000015 sí, questo prodigio operò il lume dell'altra casa. la tetraggine attonita in cui lo spirito di lui era rimasto per tanti anni sospeso si sciolse a quel blando chiarore. 4998_8610_000016 quel conforto familiare di cui gli altri godevano, di cui anch'egli, bambino, in qualche rara sera di calma aveva goduto, quando la mamma- la mamma sua come quella- e piangeva. 4998_8610_000017 e cosí, d'ora in poi, non gli sarebbe venuto piú quel lume di cui viveva, quel lume ch'era il suo godimento innocente e il suo unico conforto. 4998_8610_000018 una sorella s'era fatta monaca, un fratello era scappato in america, fuggito anche lui di casa, ramingo, con incredibili stenti s'era tirato sú fino a formarsi quello stato. 4998_8610_000019 quel lume riacceso sul triste desco. tornò allora a rischiarare, ma spettrale la cameretta di contro vuota. 4998_8610_000020 poi il lume fu riacceso su quel triste desco, attorno al quale un padre istupidito dalla sciagura, mirò i visi sbigottiti di tre bimbi che non osavano volgere gli occhi all'uscio donde la mamma soleva entrare ogni sera con la zuppiera fumante. 4998_8610_000021 piú notturni della notte. quella domenica, stanco della lunga passeggiata per la via appia antica, insolitamente aveva deciso di rincasare. era ancora presto per la cena. avrebbe aspettato nella cameretta che il giorno finisse di morire e si facesse. 4998_8610_000022 né un cenno degli occhi o delle labbra tradivano mai i pensieri in cui pareva assorto, la doglia cupa in cui stava cosí tutto chiuso, la devastazione che quei pensieri e questa doglia gli dovevano aver fatto. 4998_8610_000023 che era com'era avvenuto. ah ecco, il lume dell'altra casa, un lume or ora acceso nella casa dirimpetto. 4998_8610_000024 non pensò intanto, tullio buti a tutte le strane supposizioni, che quel suo starsene al bujo doveva far nascere nella padrona di casa e nella figliuola? 4998_8610_000025 mani, quale delle tante cure e attenzioni studiate e preparate, quale delle tante finezze e civiltà particolari usargli prima. 4998_8610_000026 della casa dei masci, appunto, e veduto, lui, lui, ritto dietro ai vetri della finestra, intento a guardare lí, nella casa dei masci, clotildina era corsa tutta sossopra ad annunziare alla mamma la grande scoperta. 4998_8610_000027 con le mani affondate nelle tasche del pastrano, le spalle in capo aggrondato, il cappello calcato fin sugli occhi pareva covasse il piú cupo rancore contro la vita. 4998_8610_000028 e cosí fu d'allora in poi. tullio buti non attese piú nella sua cameretta il lume dell'altra casa. attese con impazienza invece che quel lume fosse spento. 4998_8610_000029 lo accese e andò a picchiare discretamente all'uscio dell'inquilino. tremava tanto per l'emozione che il globo, oscillando, batteva contro il tubo che rischiava d'affumicarsi. 4998_8610_000030 eppure, prima di ritirarsi, prima di richiudete la vetrata, ella gli bisbigliò, buona sera che avevano fantasticato di lui le due donne che lo ospitavano, da suscitare e accendere cosí la curiosità di quella donna. 4998_8610_000031 ora non soffriva piú. pareva che soffrisse, ma s'era ottuso in lui anche il sentimento del dolore. pareva che stésse, assorto sempre in pensieri, ma no, non pensava piú nemmeno. 4998_8610_000032 ma tullio buti non poté in prima sostenerlo. lei invece, coi singhiozzi che le gorgogliavano in gola, lo bevve come un'assetata, si precipitò ai vetri della finestra, premendosi forte il fazzoletto su la bocca. 4998_8610_000033 era evidentissima nella fissità spasimosa degli occhi chiari, acuti, nel pallore del volto disfatto, nella precoce brizzolatura della barba incolta. 4998_8610_000034 due altre volte clotildina gli aveva profferto il lume invano. avesse almeno acceso la candela, ma no, neppure che si sentisse male. aveva osato domandarglielo, clotildina, con tenera voce dall'uscio la seconda volta ch'era accorsa col lume. 4998_8610_000035 ma senza il babbo. quella sera se ne stava a cenare. vide entrare la signora nini, sua padrona di casa, e la figliuola, accolte come amiche di antica data. 4998_8610_000036 vide una famigliuola raccolta intorno al desco tre bambini: il padre già seduti, la mamma ancora in piedi, che stava. 4998_8610_000037 veramente non era né molto comoda né molto allegra, con quell'unica finestra che dava su una viuzza stretta, privata, e dalla quale non pigliava mai né aria né luce. oppressa com'era, dalla casa dirimpetto che parava. 4998_8610_000038 e ora? ora, tutto, forse era finito la sera appresso, quella mammina o il marito, sapendo che nella cameretta di contro c'era lui, cosí misteriosamente al bujo, avrebbero accostato gli scuri. 4998_8610_000039 tutti e due, ne era certo, avevano vibrato dello stesso tremito d'ignota attesa, sgomenti del fascino che cosí da vicino li avvolgeva nel bujo. 4998_8610_000040 avvolto. tutt'a un tratto vide stupito. volse gli occhi intorno: sí, la cameretta s'era schiarata all'improvviso d'un blando lume discreto, come per un soffio misterioso. 4998_8610_000041 passeggiando di sera per le vie solitarie, contava i fanali, non faceva altro: o guardava la sua ombra o ascoltava l'eco dei suoi passi, o qualche volta si fermava davanti ai giardini delle ville a contemplare i cipressi chiusi e cupi come lui. 4998_8610_000042 lo spirito gli era rimasto come sospeso, in una specie di tetraggine attonita che solo gli faceva avvertire. ma appena un che d'amaro alla gola. 4998_8610_000043 passeggiata tullio buti aveva preso in affitto quella camera da circa due mesi. la padrona di casa, signora nini, buona vecchietta all'antica, e la figliuola zitella, ormai appassita, non lo vedevano mai. 4998_8610_000044 sorse in quell'angoscia il ricordo della sua infanzia oppressa di sua madre e gli parve come se la luce di un'alba lontana spirasse nella notte del suo spirito. 4998_8610_000045 figliuola avrebbero voluto compensare l'inquilino tanto sospirato con cure e attenzioni. ne avevano studiate e preparate tante, aspettando. 4998_8610_000046 oh, ma cosí senza secondo fine. aveva studiate e preparate, ma come usargliele, se non si lasciava mai vedere? 4998_8610_000047 e se talvolta la pioggia lo coglieva alla sprovvista, seguitava ad andare dello stesso passo come se nulla fosse. che stésse a farci cosí nella vita, non si sapeva. forse non lo sapeva neppur lui? 4998_8610_000048 da quel giorno in poi, tutte le sere, uscendo dall'ufficio, invece d'avviarsi per le sue solite passeggiate solitarie, prese la via di casa. 4998_8610_000049 mai su qualche seggiola un capo di biancheria lasciato un colletto, una cravatta, a dar segno ch'egli lí si considerava in casa sua. 4998_8610_000050 la passione d'amore non mai provata divampò vorace tremenda nel cuore di quell'uomo, per tanti anni fuori della vita, e investí, schiantò, travolse come in un turbine quella donna. 4998_8610_000051 l'uno di faccia all'altra, benché avessero entrambi schivato di guardarsi e avessero quasi finto, davanti a se stessi, d'essere alla finestra senza alcuna intenzione. 4998_8610_000052 ecco, ecco infatti ih, con quale voracità s'affrettava a ingollare tutto il cucchiajo. si ficcava in bocca e il babbo, tra il fumo che vaporava dal suo piatto, rideva. 4998_8610_000053 l'ultimo stirava il collo, rigirava la testina bionda. evidentemente gli avevano legato troppo stretto al collo il tovagliolo, ma se la mammina si fosse affrettata a dargli la minestra, non avrebbe piú sentito il fastidio di quella legatura troppo stretta. 4998_8610_000054 usciva ogni mattina per tempo e rincasava a sera inoltrata. sapevano ch'era impiegato a un ministero, ch'era anche avvocato. 4998_8610_000055 le nini. madre e figlia temevano che non vi durasse. avevano stentato tanto ad affittare quella cameretta. parecchi erano venuti a visitarla, nessuno aveva voluto prenderla. 4998_8610_000056 non aveva avuto infanzia, non era stato giovine mai le scene selvagge a cui aveva assistito nella casa paterna fin dai piú gracili anni, per la brutalità e la tirannia feroce del padre. 4998_8610_000057 dirimpetto l'alito d'una vita estranea ch'entrava a stenebrare il bujo, il vuoto, il deserto della sua esistenza. rimase un pezzo a mirare quel chiarore come alcunché di prodigioso. 4998_8610_000058 permesso il lume. no, grazie, rispose il buti di là. sto per uscire. 4998_8610_000059 gli faremo questo, gli diremo quello e cosí. e colà specialmente lei, clotildina, la figliuola, tante care finezze, tante care civiltà, come diceva la madre. 4998_8610_000060 prima di tutto bisognava recargli un lume, quello buono, messo apposta da parte di porcellana coi papaveri dipinti e il globo smerigliato. 4998_8610_000061 per le nini madre e figlia fu una gratissima sorpresa. clotildina dalla contentezza batté anche le mani. 4998_8610_000062 che strana, potente attrazione aveva operato su lei il mistero di quella sua vita chiusa, se fin dalla prima volta, lasciando di là i suoi piccini, era venuta a lui quasi a tenergli un po di compagnia. 4998_8610_000063 innamorato di margherita, di margherita masci, innamorato. qualche sera dopo tullio buti, mentre se ne stava a guardare, vide con sorpresa in quella stanza dirimpetto ove la famigliuola al solito. 4998_8610_000064 a un certo punto tullio buti si ritrasse d'un balzo dalla finestra, turbato, ansante. la mammina e i tre piccini avevano alzato gli occhi verso la sua finestra. senza dubbio quelle due si erano messe a parlare di lui. 4998_8610_000065 egli le aveva risposto: no, sto bene, cosí alla fine. ma sí, santo dio scusabilissima. 4998_8610_000066 oh, ma per carità, a patto che nessuno li avesse scoperti qualche rara volta la sera, dopo come due ladri, essi vennero, entrarono quasi rantolanti nella cameretta al bujo e attesero. 4998_8610_000067 nessuno lo aveva mai veduto entrare di sera in qualche caffè. molti invece schivare di furia le vie piú frequentate, per subito riimmergersi nell'ombra delle lunghe vie diritte e solitarie dei quartieri alti. 4998_8610_000068 chiusa all'imboccatura da un cancello, non lasciavano mai penetrare né un raggio di sole né un raggio di luna. ella, dunque, là, non poteva essersi affacciata che per lui, e certo perché s'era accorta che egli s'era affacciato a quella sua finestra spenta. 4998_8610_000069 ma pensò che, essendo al bujo, non poteva esser veduto e rimase lí ad assistere alla cena di quella famigliuola, dimenticandosi affatto della sua. 4998_8610_000070 forse, se lo avessero veduto, avrebbero compreso subito che il loro timore era infondato. quella cameretta, triste, buja, oppressa dalla casa, dirimpetto, s'accordava con. 4998_8610_000071 e scostarsi ogni volta dal muro e girare attorno al cerchio di luce che i fanali projettano sui marciapiedi. né un gesto involontario, né una anche minima contrazione dei lineamenti del volto. 4998_8610_000072 quanto tempo stette cosí inerte, con gli occhi sbarrati, senza pensare, senza avvertire le tenebre che già lo avevano avvolto? 4998_8610_000073 usargli. prima confabularono mamma e figliuola. a un tratto clotildina pestò un piede, si batté la fronte. oh dio, il lume intanto. 4998_8610_000074 non scriveva e non riceveva mai lettere, non leggeva giornali, non si fermava né si voltava mai a guardare qualunque cosa accadesse per istrada che attirasse l'altrui curiosità. 4998_8610_000075 egli avrebbe pagato il doppio, il triplo, la pigione, per quel momento. solo no, le nini non vollero acconsentire. solo finché la cameretta restava sfitta, concessero che qualche rara volta. 4998_8610_000076 prodigioso e un'intensa angoscia. gli serrò la gola nel notare con quale soave carezza si posava là sul suo letto su la parete e qua su le sue mani pallide abbandonate sul tavolino. 4998_8610_000077 dovette fare uno sforzo violento su se stesso per non ritirarsi, per aspettare che si ritirasse lei per la prima, quel sogno di pace, d'amore, d'intimità dolce e cara di cui aveva immaginato dovesse godere quella famigliuola. 4998_8610_000078 aspettò ogni sera che il bujo della sua cameretta s'inalbasse soavemente del lume dell'altra casa e stette lí dietro ai vetri, come un mendico, ad assaporare con infinita angoscia quell'intimità dolce e cara. 4998_8610_000079 vide anche aperta la finestra di là. vide poco dopo, e ne ebbe nel bujo un tremore di sgomento. vide affacciarsi a quella finestra la donna, forse incuriosita di quanto avevano detto di lui, le nini, mamma e figliuola. 4998_8610_000080 rimase vuota la cameretta che aveva ospitato per circa quattro mesi il buti. rimase spenta per parecchie settimane la stanza dirimpetto ove la famigliuola soleva ogni sera raccogliersi a cena. 4998_8610_000081 rideva. ora si sedeva anche la mammina. lí proprio dirimpetto tullio buti fece per ritrarsi istintivamente nel vedere ch'ella sedendo, aveva alzato gli occhi verso la finestra. 4998_8610_000082 non fu cosí quella sera stessa, allorché il lume di là fu spento ed egli piombato nella tenebra. dopo avere atteso ancora un poco che la famigliuola fosse andata a letto, si recò ad aprire cautamente la vetrata della finestra per rinnovare. 4998_8610_000083 lo stesso giorno che il buti sloggiò, dalla cameretta delle nini scoppiò come una bomba la notizia che la signora del terzo piano della casa accanto, la signora masci, aveva abbandonato il marito e i tre figliuoli. 4998_8610_000084 i suoi piccini, i suoi piccini, i suoi piccini. là eccoli a tavola. egli accorse a sorreggerla e tutti e due rimasero lí, stretti, inchiodati a spiare. 4998_8610_000085 aveva sí disposto la biancheria nel cassettone, appeso qualche abito nell'armadio, ma poi alle pareti, sugli altri mobili, nulla, né un astuccio, né un libro, né un ritratto, mai sul tavolino qualche busta lacerata. 4998_8610_000086 ci stava. non sospettava forse nemmeno che ci si potesse stare diversamente o che a starci diversamente si potesse sentir meno il peso della noja e della tristezza? 4998_8610_000087 se ne sovvennero dopo alcuni mesi dalla loro crudele follia, tullio buti e l'amante. una sera le nini, spaventate, si videro comparir dinanzi, stravolto e convulso, il loro strano inquilino. 4998_8610_000088 che voleva la cameretta. la cameretta se era ancora sfitta. no, non per sé, non per starci, per venirci un'ora sola, un momento solo, almeno ogni sera, di nascosto. 4998_8610_000089 si alzò, andò alla finestra e furtivamente, dietro ai vetri, guardò là nella casa. dirimpetto a quella finestra donde gli veniva. 2033_8610_000000 ma in ventiquattro, il che potrebbe suggerire a chi ne avesse veglia qualche non inutile considerazione sull'indole e le necessità del tempo nostro. 2033_8610_000001 raccolgo in un sol corpo tutte le novelle pubblicate finora in parecchi volumi e tant'altre ancora inedite, sotto il titolo novelle per un anno. 2033_8610_000002 nostro. m'affretto ad avvertire che le novelle di questi ventiquattro volumi non vogliono essere singolarmente né delle stagioni, né dei mesi, né di ciascun giorno. 2033_8610_000003 una novella al giorno per tutt'un anno, senza che dai giorni, dai mesi o dalle stagioni nessuna abbia tratto la sua qualità. 2033_8610_000004 e della vita troppa amarezza e scarsa gioja avranno e vedranno in questi tanti piccoli specchi che la riflettono intera. 2033_8610_000005 secondo l'intenzione che mi ha suggerito questo titolo, avrei desiderato che tutt'intera la raccolta fosse contenuta in un volume, solo di quei monumentali che da gran tempo ormai per opere di letteratura non usano piú. 2033_8610_000006 ogni volume ne conterrà non poche nuove e di quelle già edite, alcune sono state rifatte da cima a fondo, altre rifuse e ritoccate qua e là e tutte, insomma, rielaborate con lunga e amorosa cura. 2033_8610_000007 grazia almeno di questa cura. l'autore delle novelle per un anno spera che i lettori vorranno usargli venia se dalla concezione ch'egli ebbe del mondo. 2033_8610_000008 l'editore- e chi legge ne intenderà facilmente le ragioni- non ha voluto seguirmi in questo desiderio e m'ha anzi consigliato di dividere la raccolta non in dodici volumi, di trenta e piú novelle ciascuno, come almeno m'ero rassegnato a chiedergli. 2033_8610_000009 che può sembrar modesto e, al contrario, è forse troppo ambizioso, se si pensa che, per antica tradizione, dalle notti o dalle giornate s'intitolarono spesso altre raccolte del genere, alcune delle quali famosissime. 8842_8795_000000 con l'altre donne. mia vista gabbate e non pensate: donna, onde si mova, ch'io vi rassembri. sì, figura nova, quando riguardo la vostra beltate, se lo saveste non porìa pietate tener più contra me l'usata prova. 8842_8795_000001 la seconda comincia: quivi fàlli natura poscia. quando dico bieltate appare, dico come questa potenzia si riduce in atto. e prima come si riduce in uomo, poi come si riduce in donna. quivi e simil fàce in donna. 8842_8795_000002 i occhi dolenti per pietà del core hanno di lagrimar sofferta. pena sì che per vinti son remasi omai. ora s'i voglio sfogar lo dolore che a poco a poco a la morte mi mena. 8842_8795_000003 càmpami uno spirto vivo solamente, e que riman perché di voi ragiona poscia. mi sforzo ché mi voglio atare, e così smorto d'onne valor vòto. vegno a vedervi credendo guerire. 8842_8795_000004 e che, se fosse saputa, io credo che pietà ne giugnerebbe altrui e propuòsile di dire, desiderando che venissero per avventura ne la sua audienza. e allora dissi questo sonetto, lo quale comincia con l'altre donne. 8842_8795_000005 che mi mostrò questa donna morta e pareami che donne la covrissero, cioè la sua testa con uno bianco velo, e pareami che la sua faccia avesse tanto aspetto d'umilitade che parea che dicesse: io sono a vedere lo principio de la pace. 8842_8795_000006 a l'altro. questo sonetto ha tre parti. ne la prima comincio a dire a questa donna: come lo mio desiderio si volge tutto verso lei. ne la seconda dico come l'anima, cioè la ragione, dice al cuore, cioè a lo appetito: 8842_8795_000007 onde molti s'accorsero de lo suo mirare, ed in tanto vi fue posto mente che, partendomi da questo luogo, mi sentio dicere appresso di me: vedi come cotale donna distrugge la persona di costui. 8842_8795_000008 e questi fue tanto distretto di sanguinitade con questa gloriosa che nullo più presso l'era. e poi che fue meco a ragionare, mi pregòe ch'io li dovesse dire alcuna cosa. per una donna che s'era morta e simulava sue parole, acciò che paresse che dicesse d'un'altra. 8842_8795_000009 allora dico che la mia lingua parlò quasi come per se stessa mossa e disse: donne ch'avete intelletto d'amore. queste parole io ripuosi ne la mente con grande letizia, pensando di prenderle per mio cominciamento, onde poi ritornato a la sopradetta cittade pensando alquanti die. 8842_8795_000010 accolta onde con ciò sia cosa che, quando li miseri veggiono di loro compassione altrui più tosto, si muovono a lagrimare quasi come di se stessi avendo. 8842_8795_000011 questa canzone acciò che sia meglio intesa. la dividerò più artificiosamente che l'altre cose di sopra. e però prima ne fo tre parti. la prima parte è proemio de le sequenti parole: 8842_8795_000012 non s'intende peregrino, se non chi va verso la casa di sa iacopo o riede. e però è da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l'altissimo: chiamansi palmieri in quanto vanno oltremare. 8842_8795_000013 però che mi parea di me assai avere manifestato, avvegna che sempre poi tacesse di dire a lei, a me convenne ripigliare matera nuova e più nobile che la passata. 8842_8795_000014 color d'amore e di pietà sembianti. non preser mai così mirabilmente viso di donna per veder sovente occhi gentili o dolorosi pianti come lo vostro, qualora davanti. 8842_8795_000015 divenne spirital, bellezza grande che per lo cielo spande, luce d'amor che li angeli saluta e lo intelletto loro alto, sottile, face maravigliar. sì, v'è gentile. 8842_8795_000016 però, quando mi tolle sì l valore, che li spiriti par che fuggan via, allor sente la frale anima mia, tanta dolcezza che l viso ne smore, poi prende amore in me, tanta vertute che fa li miei sospiri gir parlando. 8842_8795_000017 e però che sono di sopra assai manifesti. non m'intrametto di narrare la sentenzia de le parti e però le distinguo solamente: la seconda comincia quivi e perché piangi. la terza lascia pianger a noi. la quarta ell'ha nel viso. 8842_8795_000018 che l cor mi triema di vederne tanto. questo sonetto si divide in due parti. ne la prima chiamo e domando queste donne se vegnono da lei dicendo loro che io lo credo, però che tornano quasi ingentilite ne. 8842_8795_000019 l'una appresso de l'altra maraviglia, e sì, come la mente mi ridice. amor mi disse quell'è primavera e quell'ha nome, amor, sì, mi somiglia. 8842_8795_000020 questa è una donna gentile, bella, giovane e savia e apparita forse per volontade d'amore. acciò che la mia vita si riposi e molte volte pensava più amorosamente, tanto che lo cuore consentiva in lui, cioè nel suo ragionare. 8842_8795_000021 so ppresso la battaglia de li, diversi pensieri avvenne. che questa gentilissima venne in parte ove molte donne gentili erano adunate, a la qual parte io fui condotto per amica persona. 8842_8795_000022 e questo fue quasi lo principio de l'amistà tra lui e me, quando elli seppe che io era quelli che li avea ciò mandato. lo verace giudicio del detto sogno non fue veduto allora per alcuno, ma ora è manifestissimo a li più semplici. 8842_8795_000023 tanta sicurtade e tanta signoria per la vertù che li dava la mia imaginazione, che me convenia fare tutti li suoi piaceri, compiutamente. 8842_8795_000024 mena convènemi parlar traendo guai e perché me ricorda ch'io parlai de la mia donna, mentre che vivia donne gentili volontier con vui. non vòi parlare altrui se non a cor gentil che in donna sia. 8842_8795_000025 e com'ella n'è tolta dànnomi angoscia, li sospiri forte. quando l pensero, ne la mente grave mi reca, quella che m'ha l cor diviso. 8842_8795_000026 dove ppresso la morte di questa donna, alquanti die avvenne, cosa per la quale me convenne partire de la sopradetta cittade e ire verso quelle parti. 8842_8795_000027 che dissi questi tre sonetti, ne li quali. parlai a questa donna però che fuoro narratori di tutto, quasi lo mio stato credendomi tacere e non dire più. 8842_8795_000028 e tanto. ne mostrai in poco tempo che lo mio secreto fue creduto sapere da le più persone che di me ragionavano con questa donna mi celai alquanti anni e mesi. 8842_8795_000029 e, partitomi da lui, mi ritornai ne la camera de le lagrime, ne la quale, piangendo e vergognandomi fra me stesso, dicea: se questa donna sapesse la mia condizione, io non credo che così gabbasse la mia persona, anzi, credo che molta pietade le ne verrebbe. 8842_8795_000030 vide quel ch'ella par quando un poco sorride. non si pò dicer né tenere a mente: sì, è novo, miracolo e gentile questo sonetto. sì, ha tre parti, ne la prima dico: sì, come questa donna riduce, questa potenzia in atto, secondo la nobilissima parte de li suoi occhi. 8842_8795_000031 drappi. elli mi parea disbigottito e guardava la terra, salvo che talora li suoi occhi mi parea che si volgessero ad uno fiume bello e corrente e chiarissimo, lo quale sen gìa, lungo questo cammino, là ov'io era, a me parve che amore mi chiamasse e dicèssemi queste parole. 8842_8795_000032 e se io pensava di volere cercare una comune via di costoro, cioè là ove tutti s'accordassero, questa era via molto inimica verso me. 8842_8795_000033 e se alcuno volesse me riprendere di ciò ch'io non scrivo qui le parole che sèguitano a quelle allegate, escùsomene però che lo intendimento mio non fue, dal principio, di scrivere altro che. 8842_8795_000034 allora, pensando a le sue parole, mi parea che m'avesse parlato molto oscuramente. sì, ch'io mi sforzava di parlare e diceali queste parole: 8842_8795_000035 spesse fiate. vègnonmi a la mente le oscure qualità ch'amor mi dona e vènnemi pietà. sì che sovente io dico: lasso, avvien elli a persona ch'amor m'assale subitanamente, sì che la vita quasi m'abbandona. 8842_8795_000036 e però mi venne volontade di dire anche parole parlando a lei, e dissi questo sonetto, lo quale comincia: color d'amore ed è piano, sanza dividerlo per la sua precedente ragione. 8842_8795_000037 non è di cor villan, sì, alto, ingegno che possa imaginar di lei alquanto, e però non mi vendi pianger doglia, ma ven trestizia e voglia di sospirare e di morir di pianto e d'onne consolar l'anima spoglia chi vede nel pensero alcuna volta quale ella fue. 8842_8795_000038 quasi a uno medesimo punto quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti beatrice li quali non sapeano che si chiamare. 8842_8795_000039 e se non fosse ch'io attendea audire anche di lei, però ch'io era in luogo onde se ne gìano la maggior parte di quelle donne che da lei si partìano, io mi sarei nascoso, incontanente che le lagrime m'aveano. 8842_8795_000040 e se non tutte, almeno la loro sentenzia. ove, fiate già appresso lo mio nascimento, era tornato lo cielo de la luce. 8842_8795_000041 passando per alcuna parte, mi negò lo suo dolcissimo salutare, ne lo quale stava tutta la mia beatitudine. ed uscendo alquanto del proposito presente, voglio dare a intendere quello che lo suo salutare in me virtuosamente operava. 8842_8795_000042 e così dimorai alquanti dì con disiderio di dire e con paura di cominciare. vvenne poi che, passando per uno cammino lungo lo quale sen gìa uno rivo chiaro, molto a me giunse tanta volontade di dire che io cominciai a pensare lo modo ch'io. 8842_8795_000043 a ciascun'alma presa e gentil core nel cui cospetto ven lo dir, presente in ciò che mi rescrivan suo parvente salute in lor segnor, cioè amore. 8842_8795_000044 però che lo suo nome giovanna è da quello giovanni, lo quale precedette la verace luce dicendo: ego vox clamantis in deserto, parate viam domini. 8842_8795_000045 cioè uno miracolo, la cui radice cioè del miracolo è solamente la mirabile trinitade. forse ancora per più sottile persona si vederebbe in ciò più sottile ragione, ma questa è quella ch'io ne veggio e che più mi piace. 8842_8795_000046 e nel fine di questa quinta parte dico: donne, mie care, a dare ad intendere che sono donne coloro a cui io parlo. la seconda parte comincia quivi: intelligenza nova. la terza quivi, quand'elli è giunto. la quarta quivi. 8842_8795_000047 ma non sì ch'io non senta bene allore li, guai de li scacciati tormentosi. questo sonetto non divido, in parti però che la divisione non si fa se non per aprire la sentenzia de la cosa divisa, onde con ciò sia cosa che per la sua ragionata cagione assai sia manifesto. 8842_8795_000048 e chi avesse voluto conoscere amore, fare lo potea mirando lo tremare de li occhi miei e quando questa gentilissima salute salutava, non che amore fosse tal mezzo che potesse obumbrare a me la intollerabile beatitudine. 8842_8795_000049 quando guardaste li atti e la statura ch'io faccio per dolor molte fiate, allor m'accorsi che voi pensavate la qualità de la mia vita oscura, sì che mi giunse ne lo cor, paura di dimostrar con li occhi mia viltate. 8842_8795_000050 dico anche di lui che ridea e anche che parlava, le quali cose paiono essere proprie de l'uomo e spezialmente essere risibile. 8842_8795_000051 esse acciò che più onorevolemente adempiesse li loro prieghi e dissi allora uno sonetto, lo quale narra del mio stato, e mandàlo a loro co lo precedente sonetto accompagnato e con un altro che comincia. venite a intender: 8842_8795_000052 la quarta. mi volgo a parlare a indiffinita persona. avvegna che, quanto a lo mio intendimento, sia diffinita. la seconda comincia quivi, poi che hai data la terza, quivi, e s'io di grazia, la quarta quivi. chi non merta salute. 8842_8795_000053 e, secondo l'usanza nostra, ella si partìo in quello anno de la nostra indizione, cioè de li anni domini, in cui lo perfetto numero nove volte era compiuto, in quello centinaio nel quale in questo mondo ella fue posta ed ella fue de li cristiani del terzodecimo centinaio. 8842_8795_000054 lo cielo che non have altro difetto che d'aver lei al suo segnor, la chiede e ciascun santo ne grida: merzede, sola pietà, nostra parte difende. 8842_8795_000055 e anzi ch'io uscisse di questa camera, propuosi di fare una ballata ne la quale io seguitasse ciò che lo mio segnore m'avea imposto. e feci poi questa ballata che comincia. ballata i. 8842_8795_000056 questa parte si divide in tre. ne la prima dico chi non la piange. ne la seconda dico chi la piange. ne la terza dico de la mia condizione. la seconda comincia quivi, ma ven trestizia e voglia la terza quivi. dànnomi, angoscia. 8842_8795_000057 dico che in poco tempo la feci mia difesa, tanto che troppa gente ne ragionava oltre li termini de la cortesia, onde molte fiate mi pesava duramente. 8842_8795_000058 in quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare. sì, fortemente, che apparia. ne li mènimi polsi orribilmente e, tremando, disse queste parole: 8842_8795_000059 dico quello medesimo che detto è ne la prima parte, secondo due atti de la sua bocca: l'uno de li quali è lo suo dolcissimo parlare e l'altro lo suo mirabile riso, salvo che non dico di questo ultimo come adopera ne li cuori altrui. 8842_8795_000060 vedestù pianger, lei che tu non pui punto celar. la dolorosa mente lascia pianger a noi. e triste andare e fa peccato. chi mai ne conforta che nel suo pianto l'udimmo parlare. 8842_8795_000061 non perch'io creda sua laude finire, ma ragionar per isfogar la mente. io dico che pensando il suo valore, amor sì dolce, mi si fa sentire. 8842_8795_000062 e a donna co la quale io avea tanto tempo celata la mia volontade, convenne che si partisse de la sopradetta cittade e andasse in paese molto lontano, per che io, quasi sbigottito de la bella difesa che m'era venuta meno, 8842_8795_000063 la vista sua fa ogne cosa umile e non fa sola sé parer piacente, ma ciascuna per lei riceve onore ed è ne li atti suoi tanto gentile che nessun la si può recare a mente. che non sospiri in dolcezza. 8842_8795_000064 e però che questa ultima parte è lieve a intendere, non mi travaglio di più divisioni. dico bene che a più aprire lo intendimento di questa canzone si converrebbe usare di più minute divisioni, ma tuttavia chi non è di tanto ingegno. 8842_8795_000065 l'altro era questo. non buona è la signoria d'amore, però che quanto lo suo fedele più fede li porta, tanto più gravi e dolorosi punti li conviene passare. 8842_8795_000066 veggendo li occhi miei pien di pietate e ascoltando le parole vane, si mosse con paura a pianger forte. e altre donne che si fuoro accorte di me per quella che meco piangia, fecer lei partir via e appressrsi per farmi sentire. 8842_8795_000067 parte si divide in quattro. ne la prima dico a cu io dicer voglio de la mia donna e perché io voglio dire. ne la seconda dico quale me pare avere a me stesso quand'io penso lo suo valore e com'io direi s'io non perdessi. 8842_8795_000068 e quand'io vi son presso i sento amore che dice: fuggi se l perir t'è noia. lo viso mostra lo color del core che, tramortendo ovunque, pò. 8842_8795_000069 la sembianza mi parea meschino, come avesse perduta segnoria e, sospirando, pensoso venia per non veder la gente a capo chino. quando mi vide, mi chiamò per nome e disse: io vegno di lontana parte ov'era lo tuo cor per mio volere. 8842_8795_000070 e per questo puote essere manifesto. a chi dubita in alcuna parte di questo mio libello- e acciò che non ne pigli alcuna baldanza, persona grossa, dico che né li poete parlavano così sanza ragione. 8842_8795_000071 risposto quella nostra beatrice udio da certe persone di te, ragionando che la donna la quale io ti nominai nel cammino de li sospiri ricevea da te alcuna noia. e però questa gentilissima, la quale è contraria di tutte le noie, non degnò salutare la tua persona, temendo non fosse noiosa. 8842_8795_000072 e già detto, avea o beatrice quando, riscotendomi, apersi li occhi e vidi che io era ingannato e con tutto che io chiamasse questo nome. 8842_8795_000073 che ne la prima dico di lei quanto da la parte de la nobilitade de la sua anima, narrando alquanto de le sue vertudi effettive che de la sua anima procedeano. 8842_8795_000074 la quale io, riguardando molto intentivamente, conobbi ch'era la donna de la salute, la quale m'avea, lo giorno dinanzi, degnato di salutare. 8842_8795_000075 onde io sostenea: sì, grande angoscia che lo mio deboletto sonno non poteo sostenere. anzi, si ruppe e fui disvegliato e mantenente. cominciai a pensare e trovai che l'ora ne la quale m'era questa visione apparita era la quarta de la notte stata. 8842_8795_000076 e presi li nomi di sessanta le più belle donne de la cittade ove la mia donna fue posta da l'altissimo sire e compuosi una pìstola sotto forma di serventese, la quale io non scriverò. 8842_8795_000077 che detto èi questo sonetto, pensandomi chi questi era, a cui lo intendea dare, quasi come per lui fatto. vidi che povero mi parea lo servigio e nudo a così distretta persona di questa gloriosa. 8842_8795_000078 la terza comincia quivi, ogne dolcezza. la prima si divide in tre. che ne la prima parte? dico: sì, come virtuosamente fae gentile, tutto ciò che vede, e questo è tanto a dire quanto inducere amore in potenzia là ove non è. 8842_8795_000079 quivi vedela tal la quinta. quivi so io che parla. potrèbbesi più sottilmente ancora dividere e più sottilmente fare intendere, ma puòtesi passare con questa divisa e però non m'intrametto di più. 8842_8795_000080 dal secolo. hai partita cortesia. e ciò ch'è in donna da pregiar, vertute in gaia gioventute distrutta hai l'amorosa leggiadria. più non vòi discovrir qual donna sia che per le propietà sue canosciute. 8842_8795_000081 e pensando di lei, mi sopragiunse uno soave sonno ne lo quale m'apparve una maravigliosa visione, che me parea vedere ne la mia camera: una nèbula di colore di fuoco dentro a la quale io discernea una figura d'uno segnore di pauroso aspetto a chi la guardasse. 8842_8795_000082 che ne lo incominciamento de lo errare. che fece la mia fantasia? apparvero a me certi visi di donne scapigliate che mi diceano: tu pur morrai. 8842_8795_000083 sì, mi venne una volontade di volere ricordare lo nome di quella gentilissima ed acompagnarlo di molti nomi di donne e spezialmente del nome di questa gentile donna. 8842_8795_000084 poi icovròmi la vista di quella donna in, sì, nuova condizione, che molte volte ne pensava, sì, come di persona, che troppo mi piacesse, e pensava di lei così: 8842_8795_000085 ponesse anche di quello che mi diviene presso di lei. e dissi questo sonetto, lo quale comincia: ciò che m'incontra, ciò che m'incontra ne la mente more quand'i vegno a veder voi, bella gioia. 8842_8795_000086 di ppresso ciò, cominciai a pensare uno giorno sopra quello che detto avea de la mia donna, cio è in questi due sonetti precedenti. 8842_8795_000087 onde, passati costoro da la mia veduta, propuosi di fare uno sonetto ne lo quale io manifestasse ciò che io avea detto fra me medesimo e acciò che più paresse pietoso. propuosi di dire come se io avesse parlato a loro e dissi questo sonetto, lo quale comincia: 8842_8795_000088 e nel fine del mio proponimento mi parve sentire uno mirabile tremore incominciare nel mio petto da la sinistra parte e distendersi di subito per tutte le parti del mio corpo. allora dico che io poggiai la mia persona simulatamente ad una pintura la quale circundava questa magione. 8842_8795_000089 e dico come l'uno dice con l'altro, e che degno sia di chiamare l'appetito cuore e la ragione anima, assai è manifesto a coloro a cui mi piace che ciò sia aperto. 8842_8795_000090 beatrice, la terza, quivi pietosa, mia canzone. la prima parte si divide in tre. ne la prima, dico perché io mi muovo a dire. ne la seconda, dico a cui io voglio dire: 8842_8795_000091 poscia, quando dico pietosa mia canzone, parlo a questa canzone disegnandole a quali donne se ne vada e stèasi con loro. 8842_8795_000092 e spesse fiate pensando a la morte. vènemene un disio tanto soave che mi tramuta lo color nel viso. e quando l maginar mi ven ben fiso, giùgnemi tanta pena d'ogne parte ch'io mi riscuoto per dolor ch'i sento. 8842_8795_000093 o ppresso di questa soprascritta visione. avendo già dette le parole che amore m'avea imposte a dire, mi cominciaro molti e diversi pensamenti a combattere ed a tentare, ciascuno quasi. 8842_8795_000094 che io tegno sopra te, per lei e come tu fosti suo, tostamente da la tua puerizia, e di ciò chiama testimonio colui che lo sa- e come tu prieghi, lui che li le dica, ed io che son quelli, volentieri le ne ragionerò. 8842_8795_000095 questo numero fue amico di lei per dare ad intendere che ne la sua generazione tutti e nove li mobili cieli perfettissimamente s'aveano insieme. 8842_8795_000096 sì, si rivolsero tutti li miei pensamenti a la loro gentilissima beatrice e dico che, d'allora innanzi, cominciai a pensare di lei. sì, con tutto lo vergognoso cuore che li sospiri. manifestavano ciò molte volte. 8842_8795_000097 la seconda, rimuovo alcuna dubitazione manifestando chi è che così parla e comincia questa parte quivi così dice. potrebbe bene ancora ricevere più divisioni, ma sariano indarno però che è manifesto per la precedente ragione. 8842_8795_000098 chi la mia donna tra le donne, vede. quelle che vanno con lei son tenute di bella grazia a dio. render merzede e sua bieltate è di tanta vertute che nulla invidia a l'altre, ne procede, anzi le face andar seco vestute di gentilezza, d'amore e di fede. 8842_8795_000099 con ciò sia cosa che lo nostro intelletto s'abbia a quelle benedette anime, sì, come l'occhio debole a lo sole, e ciò dice lo filosofo nel secondo de la metafisica. 8842_8795_000100 la quarta dico come elli la vede, tale, cioè in tale qualitade che io non lo posso intendere, cioè a dire che lo mio pensero sale ne la qualitade di costei in grado che lo mio intelletto, no, lo puote comprendere. 8842_8795_000101 che questo non si potea ricovrire. e quando mi domandavano per cui t'ha così distrutto questo amore, ed io, sorridendo, li guardava e nulla dicea loro. 8842_8795_000102 però che la memoria non puote ritenere, lui né sua operazione. ppresso ciò non molti dì passati, sì, come piacque al glorioso sire, lo quale non negòe la morte a sé. 8842_8795_000103 anzi, mi giugnea una fiamma di caritade la quale mi facea perdonare a chiunque m'avesse offeso e chi allora m'avesse domandato di cosa alcuna, la mia risponsione sarebbe stata solamente amore con viso vestito. 8842_8795_000104 ch'io l vidi lamentare in forma vera sovra la morta, imagine avenente. e riguardava ver lo ciel sovente, ove l'alma gentil già locata era. che donna fu di sì, gaia sembianza. 8842_8795_000105 e dicendo: amore, aiuta lo tuo fedele. m'addormentai come uno pargoletto battuto lagrimando. avvenne quasi nel mezzo de lo mio dormire che me parve vedere ne la mia camera, lungo me, sedere uno giovane vestito di bianchissime vestimenta. 8842_8795_000106 onde io, essendo alquanto riconfortato e conosciuto lo fallace imaginare, rispuosi a loro: io ho avuto. 8842_8795_000107 dov'era la gentile donna ch'era stata mia difesa, avegna che non tanto fosse lontano lo termine de lo mio andare quanto ella era e tutto ch'io fosse a la compagnia di molti. 8842_8795_000108 dubitazione acciò che lo mio parlare dichiarando sarebbe indarno o vero, di soperchio, ppresso la nuova trasfigurazione. 8842_8795_000109 dico che lo vidi venire onde con ciò sia cosa che venire, dica moto locale e localmente mobile, per sé, secondo lo filosofo, sia solamente corpo. appare che io ponga amore essere corpo. 8842_8795_000110 onde poi, pensando a ciò, propuosi di fare uno sonetto nel quale mi lamentasse alquanto e di darlo a questo mio amico acciò che paresse che per lui l'avessi fatto, e dissi allora questo sonetto che comincia: venite a ntender li sospiri miei. 8842_8795_000111 sì, mi fa travagliar l'acerba vita, la quale è sì nvilita che ogn'om par che mi dica: io t'abbandono veggendo la mia labbia tramortita. 8842_8795_000112 so io che parla di quella gentile però che spesso ricorda beatrice. sì, ch'io lo ntendo ben. donne mie care. 8842_8795_000113 così mi trovo in amorosa erranza. e se con tutti vòi far accordanza, convènemi chiamar la mia nemica madonna. la pietà che mi difenda. 8842_8795_000114 in guisa che avessero verace intendimento. e questo mio primo amico e io ne sapemo bene di quelli che così rìmano stoltamente. 8842_8795_000115 e sì, come talora vedemo cadere l'acqua mischiata di bella neve, così mi parea udire le loro parole uscire mischiate di sospiri. e poi che alquanto ebbero parlato tra loro anche mi disse questa donna che m'avea prima parlato queste parole. 8842_8795_000116 voi che portate la sembianza umile con li occhi bassi, mostrando dolore onde venite che l vostro colore par divenuto de pietà simile. vedeste voi nostra donna gentile bagnar nel viso suo di pianto amore. 8842_8795_000117 ché li avvien ciò che li dona salute. e sì l'umilia ch'ogni offesa oblia, ancor l'ha dio, per maggior grazia, dato che non pò mal finir. chi l'ha parlato dice di lei: amor, cosa mortale, come esser pò sì adorna e sì pura. 8842_8795_000118 e per questa cagione, cioè di questa soverchievole voce che parea che m'infamasse viziosamente, quella gentilissima la quale fue distruggitrice di tutti li vizi e regina de le virtudi. 8842_8795_000119 fatti son che paion due disiri di lagrimare e di mostrar dolore, e spesse volte piangon. sì, ch'amore li ncerchia di corona di martìri. 8842_8795_000120 e però appare ch'io ponga lui essere uomo a cotale. cosa dichiarare? secondo, che è buono a presente prima è da intendere che anticamente non erano dicitori d'amore in lingua volgare, anzi, erano dicitori d'amore certi poete in lingua latina. 8842_8795_000121 la seconda. le prego che mi dicano di lei. la seconda comincia quivi e se venite qui appresso, è l'altro sonetto. sì, come dinanzi avemo narrato, 8842_8795_000122 anima mia, chè non ten vai, chè li tormenti, che tu porterai nel secol che t'è già tanto noio mi fan, pensoso, di paura forte. 8842_8795_000123 quando mi vidi, mi levai e salutando loro, dissi: altri, era testé meco, però pensava: onde partiti costoro ritornàimi a la mia opera, cioè del disegnare figure d'angeli. e facendo ciò mi venne uno. pensero di dire parole quasi per annovale e 8842_8795_000124 e oi che furono passati tanti die, che appunto erano compiuti li nove anni appresso l'apparimento soprascritto di questa gentilissima. ne l'ultimo di questi die avvenne che questa mirabile donna apparve a me, vestita di colore bianchissimo, in mezzo a due gentili donne. 8842_8795_000125 e non ne sanno neente. anzi, li loro, penseri, sono d'altre cose che di queste qui, ché forse pensano de li loro amici lontani, li quali noi non conoscemo. 8842_8795_000126 la terza dico, di cui io voglio dire: la seconda comincia quivi e perché me ricorda la terza quivi e dicerò poscia quando dico: 8842_8795_000127 e voi crescete. sì, lor volontate che de la voglia si consuman tutti, ma lagrimar dinanzi a voi non sanno. 8842_8795_000128 dico come io dissi loro questa mia imaginazione, ed intorno a ciò foe due parti. ne la prima, dico per ordine questa imaginazione, ne la seconda, dicendo a che ora mi chiamaro. le ringrazio chiusamente e comincia quivi questa parte. voi mi chiamaste. 8842_8795_000129 potenzia, ella mirabilemente, operando, lo fa venire. e allora dissi questo sonetto, lo quale comincia: negli occhi, porta, negli occhi porta la mia donna: amore, per che si fa gentil ciò ch'ella mira, ov'ella passa ogn'om vèr, lei si gira. 8842_8795_000130 e appresso questo sonetto, apparve a me una mirabile visione ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta, infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei, e di venire a ciò. io studio quanto posso, sì. 8842_8795_000131 e però lo dolcissimo segnore, lo quale mi segnoreggiava per la vertù de la gentilissima donna. ne la mia imaginazione apparve come peregrino leggeramente vestito e di vili drappi. 8842_8795_000132 e con ciò sia cosa che, secondo l'usanza de la sopradetta cittade, donne con donne e uomini con uomini s'adunino a cotale tristizia. molte donne s'adunaro colà dove questa beatrice piangea pietosamente, onde io, veggendo, ritornare alquante donne da lei. 8842_8795_000133 la prima è proemio, ne la seconda ragiono di lei, ne la terza parlo a la canzone, pietosamente. la seconda parte comincia quivi. 8842_8795_000134 la seconda dico perché va là suso, cioè chi lo fa così andare. ne la terza dico quello che vide, cioè una donna onorata là suso, e chiamolo allora spirito peregrino, acciò che spiritualmente va là suso, e sì, come peregrino, lo quale è fuori de la sua patria, vi stae. 8842_8795_000135 e altri diceano: questa è una maraviglia, che benedetto sia lo segnore che sì, mirabilemente sae adoperare. io dico ch'ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti li piaceri che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave tanto che ridìcere. 8842_8795_000136 tu vai ballata? sì, cortesemente, che sanza compagnia dovresti avere in tutte parti ardire. ma se tu vuoli andar, sicuramente retrova l'amor pria, ché forse non è bon sanza lui gire. 8842_8795_000137 ed io ritornai, pensando a la mia debilitata vita e veggendo come leggero era lo suo durare ancora, che sana fosse. sì, cominciai a piangere fra me stesso di tanta miseria, onde, sospirando forte, dicea fra me medesimo: 8842_8795_000138 e però le lascerò tutte, salvo che alcuna cosa. ne scriverò che pare che sia loda di lei, ico, che in questo tempo che questa donna era schermo di tanto amore quanto da la mia parte. 8842_8795_000139 onde io, accorgendomi del mio travagliare, levai li occhi per vedere se altri mi vedesse. allora vidi una gentile donna, giovane e bella molto, la quale, da una finestra, mi riguardava, sì, pietosamente. quanto a la vista, che tutta la pietà. 8842_8795_000140 però che tutti quasi diceano, nel loro uscire, quello che nel cuore si ragionava, cioè lo nome di quella gentilissima, e come si partìo da noi e molte volte avvenia che tanto dolore avea in sé alcuno pensero ch'io dimenticava lui. 8842_8795_000141 leggero piànsemi amor nel core, ove dimora, per che l'anima mia fu sì smarrita che sospirando dicea: nel pensero, ben converrà che la mia donna mora. 8842_8795_000142 ragione. rispondea loro che amore era quelli che così m'avea governato. dicea d'amore però che io portava nel viso tante de le sue insegne. 8842_8795_000143 amore e l cor gentil sono una cosa, sì, come il saggio in suo dittare pone. e così esser l'un sanza, l'altro osa com'alma razional sanza ragione. 8842_8795_000144 la quale molte volte passava e redundava la mia capacitade ra. tornando al proposito, dico che poi che la mia beatitudine mi fue negata, mi giunse tanto dolore che partito me da le genti. 8842_8795_000145 malnati io vidi la speranza de beati madonna è disiata in sommo cielo. or vòi di sua virtù, farvi savere. dico qual vuol gentil donna parere vada con lei, chè quando va per via gitta, nei cor villani amore un gelo. 8842_8795_000146 tra li quali fue risponditore, quelli cui io chiamo primo de li miei amici, e disse allora uno sonetto lo quale comincia: vedesti, al mio parere onne valore: 8842_8795_000147 piangendo, uscivan for de lo mio petto, con una voce che sovente mena le lagrime dogliose a li occhi tristi. ma quei che n'uscian for con maggior pena venian dicendo: oi, nobile intelletto, oggi fa l'anno che nel ciel salisti 8842_8795_000148 terza, dico come non solamente ne le donne, ma in tutte le persone, e non solamente ne la sua presenzia, ma ricordandosi di lei, mirabilmente, operava. la seconda comincia quivi la vista sua, e la terza quivi ed è. 8842_8795_000149 ed a costui rispondea un altro umile pensero e dicea: s'io non perdessi le mie vertudi e fossi libero tanto che io le potessi rispondere. 8842_8795_000150 l'anima dice al cor: chi è costui che vene a consolar la nostra mente. ed è la sua vertù tanto possente, ch'altro penser non lascia star con nui. 8842_8795_000151 e dispregiar talora questa vita in persona de l'anima dolente abbandonata de la sua salute. 8842_8795_000152 certo, lo fine di cotale amore conviene che sia novissimo? e poi che m'ebbe dette queste parole, non solamente ella, ma tutte l'altre cominciaro ad attendere, in vista la mia. 8842_8795_000153 e sì, fatto divento che da le genti vergogna mi parte. poscia piangendo sol. nel mio lamento chiamo beatrice e dico: or se tu morta. 8842_8795_000154 poi, a questa visione innanzi cominciò lo mio spirito naturale ad essere impedito ne la sua operazione, però che l'anima era tutta data nel pensare di questa gentilissima. 8842_8795_000155 ma per lei erano onorate e laudate molte ond'io, veggendo ciò e volendo manifestare a chi ciò non vedea propuosi anche di dire parole ne le quali ciò fosse significato, e dissi allora questo altro sonetto che comincia: 8842_8795_000156 e acciò che questa canzone paia rimanere più vedova dopo lo suo fine. la dividerò prima che io la scriva e cotale modo terrò da qui innanzi. io dico che questa cattivella canzone ha tre parti. 8842_8795_000157 parlando spezialmente a li spiriti del viso. sì, disse queste parole, apparuit iam beatitudo vestra. in quello punto lo spirito naturale, 8842_8795_000158 la seconda mi lamento io, cioè ne l'altra stanzia si comincia e si raccoglie ne li miei. e così appare che in questa canzone si lamentano due persone, l'una de le quali si lamenta come frate, l'altra come servo. 8842_8795_000159 in quella parte del libro de la mia memoria dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: incipit: vita nova, sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d'asemplare in questo libello: 8842_8795_000160 d'allora, innanzi dico che amore segnoreggiò la mia anima, la quale fu sì tosto a lui disponsata e cominciò a prendere sopra me. 8842_8795_000161 e dicèanmi: non dormire più e non ti sconfortare. e parlandomi così, sì, mi cessò la forte fantasia. entro in quello punto. ch'eo volea dicere? o beatrice, benedetta sie, tu. 8842_8795_000162 che di tristizia saettavan foco. poi mi parve vedere a poco a poco turbar lo sole ed apparir la stella e pianger elli ed ella cader li augelli volando per l're e la terra tremare ed omo apparve scolorito e fioco, dicendomi che fai non sai novella. 8842_8795_000163 onde io poi, ripensando, propuosi di scrivere per rima a lo mio primo amico, tacendomi certe parole le quali pareano da tacere, credendo io che ancora lo suo cuore mirasse la bieltade di questa primavera gentile, e dissi questo sonetto, lo quale comincia: 8842_8795_000164 iente oi che li miei occhi ebbero per alquanto tempo lagrimato e tanto affaticati erano che non poteano disfogare la mia trestizia. pensai di volere disfogarla con alquante parole dolorose. 8842_8795_000165 pigliando quello cominciamento di geremia profeta che dice: quomodo sedet sola civitas. e questo dico acciò che altri non si maravigli perché io l'abbia allegato di sopra quasi come entrata de la nuova materia che appresso vene. 8842_8795_000166 elli mi comandava molte volte che io cercasse per vedere questa angiola giovanissima, onde io ne la mia puerizia. molte volte l'andai cercando e vedèala di sì, nobili e laudabili portamenti. 8842_8795_000167 la seconda comincia quivi, ma quei, per questo medesimo modo, si divide secondo l'altro cominciamento, salvo che ne la prima parte. dico quando questa donna era così venuta ne la mia memoria, e ciò non dico. 8842_8795_000168 questo sonetto si divide in due parti. ne la prima, dico di lui in quanto è in potenzia. ne la seconda, dico di lui in quanto di potenzia si riduce in atto. la seconda comincia quivi. 8842_8795_000169 onde io, volendo che cotale desiderio malvagio e vana tentazione paresse distrutto, sì che alcuno dubbio non potessero indùcere le rimate parole ch'io avea dette innanzi, propuosi di fare uno sonetto ne lo quale io comprendesse la sentenza di questa ragione, e dissi allora: 8842_8795_000170 la quale ella mangiava dubitosamente appresso. ciò poco dimorava che la sua letizia si convertia in amarissimo pianto. e così piangendo, si ricogliea questa donna ne le sue braccia e con essa mi parea che si ne gisse verso lo cielo. 8842_8795_000171 e passan sì che l cor ciascun retrova. voi le vedete, amor pinto nel viso, là ve non pote alcun mirarla. fiso canzone. io so che tu girai parlando a donne, assai. 8842_8795_000172 però che quella che ti dee audire- sì, com'io credo- è ver di me adirata. se tu di lui non fossi accompagnata, leggeramente ti faria disnore. 8842_8795_000173 parole: ecce deus, fortior me qui veniens, dominabitur mihi. in quello punto lo spirito animale, lo quale dimora ne l'alta camera, ne la quale tutti li spiriti sensitivi portano le loro percezioni. si cominciò a maravigliare molto e 8842_8795_000174 assai me ne disconfortai, più che io medesimo non avrei creduto dinanzi e pensando che se de la sua partita io non parlasse alquanto dolorosamente, le persone sarebbero accorte. 8842_8795_000175 dicerò di lei, piangendo pui, che si n'è gita in ciel subitamente e ha lasciato amor meco dolente. ita n'è beatrice in l'alto cielo, nel reame, ove li angeli hanno pace, e sta con loro e voi donne ha lassate. 8842_8795_000176 e dissi questo sonetto, lo quale comincia l'amaro lagrimar ed hae due parti ne la prima. parlo a li occhi miei, sì, come parlava lo mio cuore in me medesimo. 8842_8795_000177 è ciò segnore che mi parli con tanta oscuritade e quelli mi dicea in parole volgari: non dimandare più che utile ti sia. 8842_8795_000178 tanto che me parve allora vedere tutti li termini de la beatitudine. l'ora che lo suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quello giorno. 8842_8795_000179 poi per alquanto tempo con ciò fosse- cosa che io fosse in parte ne la quale mi ricordava del passato tempo, molto stava pensoso e con dolorosi pensamenti, tanto che mi faceano parere de fore una vista di terribile. 8842_8795_000180 praetermictantur simulacra nostra. allora mi parea che io lo conoscesse, però che mi chiamava così come assai fiate ne li miei sonni. m'avea già chiamato e riguardandolo, parvemi che piangesse pietosamente e parea che attendesse da me alcuna parola. 8842_8795_000181 e scrivere a costoro, li quali erano venuti a me, e dissi allora questo sonetto, lo quale comincia- era venuta- lo quale ha due cominciamenti, e però lo dividerò secondo l'uno e secondo. 8842_8795_000182 io venni a tanto per la vista di questa donna che li miei occhi si cominciaro a dilettare troppo di vederla, onde molte volte me ne crucciava nel mio cuore ed avèamene per vile assai. 8842_8795_000183 non lo sapeano, né alcuno era lo quale potesse mirare lei che nel principio nol convenisse sospirare queste e più mirabili cose da lei procedeano virtuosamente. 8842_8795_000184 e luce. sì che per lo suo splendore, lo peregrino spirito la mira vedela, tal che, quando l mi ridice, io no, lo intendo. sì, parla sottile al cor dolente che lo fa parlare. 8842_8795_000185 onde con ciò sia cosa che a li poete sia conceduta maggiore licenza di parlare che a li prosaici dittatori e questi dicitori per rima non siano altro che poete volgari. degno e ragionevole è che a loro sia maggiore licenzia largita di parlare che a li altri parlatori volgari. 8842_8795_000186 quanto a la vista, l'andare mi dispiacea sì che quasi li sospiri non poteano disfogare l'angoscia che lo cuore sentia però ch'io mi dilungava da la mia beatitudine. 8842_8795_000187 la terza si è che, posto che fosse l'uno e l'altro, non è convenevole a me trattare di ciò, per quello che trattando converrebbe essere me laudatore di me medesimo, la quale cosa è al postutto biasimevole a chi lo fae. 8842_8795_000188 poi si rilevava un altro pensero e dicea a me: or, tu se stato in tanta tribulazione, perché non vuoli tu ritrarre te da tanta amaritudine? tu, 8842_8795_000189 che certo di lei si potea dire quella parola del poeta omero: ella non parea figliuola d'uomo mortale, ma di deo, e avegna che la sua imagine, la quale continuamente meco stava, fosse baldanza d'amore a segnoreggiare me. 8842_8795_000190 in quello giorno nel quale si compiea l'anno che questa donna era fatta de li cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte ne la quale, ricordandomi di lei. 8842_8795_000191 la terza parte si divide in due. ne la prima dico quello che io vidi. ne la seconda dico quello che io udio. la seconda comincia quivi, amor mi disse: 8842_8795_000192 ed èssi gloriosa in loco degno. chi no la piange quando ne ragiona: core ha di pietra. sì, malvagio e vile, ch'entrar no i puote, spirito benegno. 8842_8795_000193 gentil, pensero che parla di vui. sen vene a dimorar meco sovente. e ragiona d'amor, sì, dolcemente che face consentir lo core in lui. 8842_8795_000194 la seconda. significo a che si dee rispondere. la seconda parte comincia quivi già eran. a questo sonetto fue risposto da molti e di diverse sentenzie. 8842_8795_000195 era la voce mia, sì dolorosa e rotta, sì da l'angoscia del pianto, ch'io solo intesi il nome nel mio core e con tutta la vista vergognosa ch'era nel viso mio. giunta cotanto, mi fece verso lor volgere amore. 8842_8795_000196 le quali erano di più lunga etade e, passando per una via, volse li occhi verso quella parte. ov'io era molto pauroso e per la sua ineffabile cortesia, la quale è oggi meritata nel grande secolo, mi salutoe molto virtuosamente. 8842_8795_000197 questa gentilissima donna, di cui ragionato è ne le precedenti parole, venne in tanta grazia de le genti che, quando passava per via, le persone correano per vedere lei. 8842_8795_000198 giustizia chiamòe questa gentilissima a gloriare sotto la insegna di quella regina benedetta, virgo maria, lo cui nome fue in grandissima reverenzia. ne le parole di questa beatrice beata, 8842_8795_000199 quantunque volte lasso mi rimembra ch'io non debbo giammai veder la donna. ond'io vo sì dolente, tanto dolore intorno l cor m'assembra, la dolorosa mente ch'io dico. 8842_8795_000200 l'etterno sire. sì, che dolce disire. lo giunse di chiamar tanta salute e félla di qua giù a sé venire perché vedea ch'esta vita noiosa non era degna di sì gentil. cosa partìssi de la sua bella persona, piena di grazia, l'anima gentile. 8842_8795_000201 la seconda. dico quello che queste donne mi dissero, poi che io lasciai questo farneticare e comincia questa parte. quivi era la voce mia, poscia. quando dico mentr'io pensava: 8842_8795_000202 cominciamento era venuta ne la mente mia la gentil donna che per suo valore, fu posta da l'altissimo signore nel ciel de l'umiltate ov'è maria. 8842_8795_000203 tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand'ella altrui saluta, ch'ogne lingua deven tremando, muta e li occhi, no, l'ardiscon di guardare. 8842_8795_000204 gentil ballata. potrebbe già l'uomo opporre contra me e dicere che non sapesse a cui fosse lo mio parlare in seconda persona, però che la ballata non è altro che queste parole ched io parlo. 8842_8795_000205 aiutatemi, donne, farle onore. ogne dolcezza, ogne pensero umile nasce nel core a chi parlar la sente, ond'è laudato chi prima la vide. 8842_8795_000206 onde, se alcuna figura o colore rettorico è conceduto a li rima ori unque, se noi vedemo che li poete hanno parlato a le cose inanimate, sì, come se avessero senso e ragione, e fàttele parlare insieme. 8842_8795_000207 poi dicea fra me medesimo: io so che s'elli fossero di propinquo paese, in alcuna vista parrebbero turbati passando per lo mezzo de la dolorosa cittade. 8842_8795_000208 e pensando molto quanto a la vista sua. mi riguardava. là, ov'io giacea, e quando m'avea guardato, alquanto pareami che, sospirando, mi chiamasse e diceami queste parole: 8842_8795_000209 e tòlsimi dinanzi a voi, sentendo che si movean le lagrime dal core ch'era sommosso da la vostra vista, io dicea: poscia ne l'anima trista. ben è con quella donna quello amore lo qual mi face andar così piangendo. 8842_8795_000210 avemo altre dipoi diceano di me: vedi questi che non pare, esso tal è divenuto. e così, passando queste donne, udio parole di lei e di me in questo modo, che detto è. 8842_8795_000211 e per più fare credente altrui, feci per lei certe cosette per rima, le quali non è mio intendimento di scrivere qui, se non in quanto facesse a trattare di quella gentilissima beatrice. 8842_8795_000212 voi non dovreste mai, se non per morte, la vostra donna ch'è morta, obliare. così dice l meo core, e poi sospira. 8842_8795_000213 donna e di ciò toccai alcuna cosa. ne l'ultima parte de le parole che io ne dissi? sì, come appare manifestamente a chi lo intende. e dissi allora questi due sonetti, li quali comincia lo primo: piangete amanti. e lo secondo, morte villana. 8842_8795_000214 ché io la vi pur rimembrerò molto spesso. maladetti occhi, ché mai, se non dopo la morte, non dovrebbero le vostre lagrime avere restate? 8842_8795_000215 e, pregandoli che giudicassero la mia visione, scrissi a loro ciò che io avea nel mio sonno veduto, e cominciai allora questo sonetto, lo quale comincia a ciascun'alma presa. 8842_8795_000216 onde io, pensando che appresso di cotale trattato bello era trattare alquanto d'amore, e pensando che l'amico era da servire, propuosi di dire parole ne le quali io trattassi d'amore. e allora dissi questo sonetto, lo qual comincia: amore e l cor gentil. 8842_8795_000217 e per questo sentirà ella la tua volontade, la quale, sentendo, conoscerà le parole de li ingannati, queste parole fa che siano quasi un mezzo. sì che tu non parli a lei immediatamente, che non è degno. 8842_8795_000218 onde, faccendo lei partire da me, la quale era meco di propinquissima sanguinitade congiunta, elle si trassero verso me per isvegliarmi, credendo che io sognasse. 8842_8795_000219 la quarta dico che, volendo dire d'amore, non so da qual parte pigli matera, e se la voglio pigliare da tutti, convene che io chiami la mia inimica madonna la pietade? e dico madonna quasi per disdegnoso modo di parlare. 8842_8795_000220 morta è la donna tua, ch'era sì bella. levava gli occhi miei bagnati in pianti e vedea che parean pioggia di manna li angeli che tornavan suso in cielo. 8842_8795_000221 onde con ciò sia cosa, che le parole che sèguitano a quelle che sono allegate siano tutte latine, sarebbe fuori del mio intendimento se le scrivessi, e simile intenzione so ch'ebbe questo mio primo amico a cui io ciò scrivo, cioè ch'io li scrivessi solamente volgare. 8842_8795_000222 poscia quando dico: aiutatemi donne, do a intendere a cui la mia intenzione è di parlare, chiamando le donne che m'aiutino onorare costei poscia quando dico ogne dolcezza. 8842_8795_000223 la seconda si è che amore. spesse volte di subito m'assalia sì forte che n me non rimanea altro di vita se non un. pensero che parlava di questa donna. 8842_8795_000224 pietosamente appresso, costoro passaro altre donne che veniano, dicendo: questi ch'è qui piange, né più né meno, come se l'avesse veduta come noi avemo. 8842_8795_000225 di ppresso. ciò per pochi dì avvenne che in alcuna parte de la mia persona mi giunse una dolorosa infermitade, onde io continuamente soffersi per nove dì, amarissima pena, la quale mi condusse a tanta debolezza che me convenia stare come coloro li quali non si possono muovere. 8842_8795_000226 propuosi di farne alcuna lamentanza in uno sonetto lo quale io scriverò: acciò che la mia donna fue immediata cagione di certe parole che ne lo sonetto sono sì, come appare a chi lo intende. e allora dissi questo sonetto che comincia: o voi che per la via. 8842_8795_000227 ed ora pare che vogliate dimenticarlo, per questa donna che vi mira, che non mira voi se non in quanto le pesa de la gloriosa donna di cui piangere solete. ma quanto potete, fate. 8842_8795_000228 presi tanta matera di dire come s'io l'avesse domandate ed elle m'avessero risposto, e feci due sonetti che nel primo- domando in quello modo che voglia- mi giunse di domandare: 8842_8795_000229 ed io passando appresso di loro. sì, come da la fortuna menato, fui chiamato da una di queste gentili donne. la donna che m'avea chiamato era donna di molto leggiadro parlare. 8842_8795_000230 sa lo vero ed a la fine falle umil. preghero lo perdonare. se le fosse a noia, che mi comandi per messo ch'eo moia e vedrassi ubidir ben servidore, e dì a colui ch'è d'ogni pietà chiave, avante che sdonnei. 8842_8795_000231 perché altro parlare è stato lo mio e però propuosi di prendere per matera de lo mio parlare sempre, mai quello che fosse loda di questa gentilissima. e, pensando molto a ciò, pareami avere impresa troppo alta, matera. quanto a me, sì che non ardia di cominciare. 8842_8795_000232 passata e però che la cagione de la nuova matera è dilettevole a udire, la dicerò quanto potrò più brievemente. 8842_8795_000233 e cui saluta, fa tremar lo core. sì che, bassando il viso tutto smore e d'ogni suo difetto, allor sospira fugge dinanzi a lei superbia ed ira. 8842_8795_000234 io senti allora cominciare li miei occhi a volere piangere e però, temendo di non mostrare la mia vile vita, mi partio dinanzi da li occhi di questa gentile e dicea poi fra me medesimo: 8842_8795_000235 d'esto core ardendo, lei, paventosa, umilmente, pascea appresso gir lo ne vedea piangendo. questo sonetto si divide in due parti. che la prima parte saluto e domando. 8842_8795_000236 la seconda è lo intento trattato. la terza è quasi una serviziale de le precedenti parole. la seconda comincia: quivi angelo clama. la terza, quivi canzone. io so che 8842_8795_000237 e questa donna fosse in altissimo grado di bontade e lo suo padre sì, come da molti si crede, e vero è fosse bono in alto grado. manifesto è che questa donna fue amarissimamente piena di dolore. 8842_8795_000238 ei le risponde. oi, anima pensosa. questi è uno spiritel novo d'amore che reca innanzi me li suoi desiri e la sua vita e tutto l suo valore, mosse de li occhi di quella pietosa che si turbava de nostri martìri. 8842_8795_000239 e però anzi ch'io li dessi, questo soprascritto sonetto. sì, dissi due stanzie d'una canzone, l'una per costui, veracemente, e l'altra per me. 8842_8795_000240 la terza dice: come poi che questi fue alquanto stato meco cotale, io vidi e udio certe cose. la seconda parte comincia quivi dicendo: or pensa la terza, quivi e poco stando. 8842_8795_000241 la seconda, narro la cagione. ne la terza parlo d'alcuno onore. che amore fece a questa donna. la seconda parte comincia quivi amor sente. la terza, quivi audite. 8842_8795_000242 io dico che, secondo l'usanza d'arabia, l'anima sua nobilissima si partìo ne la prima ora del nono giorno del mese e secondo l'usanza di siria, ella si partìo nel nono mese de l'anno, però che lo primo mese è ivi tisirin, primo, lo quale a noi è ottobre. 8842_8795_000243 questo sonetto ha due parti principali che ne la prima, intendo chiamare li fedeli d'amore per quelle parole di geremia profeta che dicono: o vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte. si est dolor sicut dolor meus. 8842_8795_000244 bieltate appare. la prima si divide in due. ne la prima dico in che suggetto sia questa potenzia. ne la seconda dico: sì, come questo suggetto e questa potenzia siano produtti in essere e come l'uno guarda l'altro come forma materia. 8842_8795_000245 la quale morta era certamente. onde io, accorgendomi che questi dicea solamente per questa benedetta sì, li dissi di fare ciò che mi domandava: lo suo prego. 8842_8795_000246 amore. è qui che per vostra bieltate lo face come vol vista cangiare, dunque, perché li fece? altra guardare, pensatel voi da che non mutò l core dille. 8842_8795_000247 amor che ne la mente la sentia. s'era svegliato nel destrutto core e diceva a sospiri: andate fore per che ciascun dolente si partia. 8842_8795_000248 so ppresso ciò che io dissi. questo sonetto mi mosse una volontade di dire anche parole ne le quali io dicesse quattro cose ancora sopra lo mio stato. 8842_8795_000249 ballata i vo che tu ritrovi amore e con lui vade a madonna davante. sì, che la scusa mia, la qual tu cante, ragioni poi con lei lo mio segnore. 8842_8795_000250 forte. ond'io chiamo la morte come soave e dolce mio riposo e dico: vieni a me con tanto amore che sono astioso di chiunque more e si raccoglie ne li miei sospiri un sòno di pietate che va chiamando morte. tuttavia, 8842_8795_000251 la quale era malagevole d'intendere li versi latini. e questo è contra coloro che rìmano sopra altra matera che amorosa con ciò sia cosa, che cotale modo di parlare fosse dal principio trovato per dire. 8842_8795_000252 e però ne dissi questa canzone: donna pietosa e di novella etate ordinata. sì, come manifesta la infrascritta divisione. donna pietosa e di novella etate, adorna assai di gentilezze umane, che era là v'io, chiamava spesso morte. 8842_8795_000253 ché parla dio? che di madonna intende? diletti miei or sofferite in pace che vostra spene sia quanto me piace. là ov è alcun che perder lei s'attende e che dirà ne lo inferno. 8842_8795_000254 tra li quali pensamenti quattro, mi parea che ingombrassero più lo riposo de la vita. l'uno de li quali era questo buona è la signoria d'amore, però, che trae lo intendimento del suo fedele da tutte le vili cose. 8842_8795_000255 e quando elli era stato alquanto pareami, che disvegliasse questa che dormia e tanto si sforzava per suo ingegno che la facea mangiare questa cosa che in mano li ardea. 8842_8795_000256 lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro, cominciò a piangere e piangendo disse queste parole: heu miser quia frequenter impeditus. 8842_8795_000257 tuttavia, era di sì nobilissima vertù che nulla volta sofferse. che amore mi reggesse. sanza lo fedele consiglio de la ragione in quelle cose, là ove cotale consiglio fosse utile a udire. e però che soprastare a le passioni e atti di tanta. 8842_8795_000258 lasso per forza di molti sospiri, e dissi lasso in quanto mi vergognava di ciò che li miei occhi aveano così vaneggiato. questo sonetto non divido però che assai lo manifesta la sua ragione. 8842_8795_000259 numero del tre è la radice del nove, però che sanza numero altro alcuno per se, medesimo fa nove. sì, come vedemo manifestamente che tre via tre fa nove. 8842_8795_000260 l'altro, dico la loro risponsione, pigliando ciò ch'io udio da loro. sì, come lo m avessero detto rispondendo. e comincia lo primo, voi che portate la sembianza umile, e l'altro, se tu colui c'hai trattato sovente. 8842_8795_000261 la quinta dico che avvegna che io non possa intendere là ove lo pensero, mi trae cioè a la sua mirabile qualitade. almeno intendo questo, cioè che tutto è lo cotale pensare de la mia donna, però ch'io sento lo suo nome spesso nel mio pensero. 8842_8795_000262 e quando ella fosse alquanto propinqua al salutare uno spirito d'amore, distruggendo tutti gli altri spiriti sensitivi, pingea fuori li deboletti spiriti del viso e dicea loro: andate a onorare la donna vostra ed elli si rimanea nel luogo loro. 8842_8795_000263 fàlli natura quand'è amorosa: amor per sire e l cor per sua magione, dentro la qual, dormendo, si riposa tal volta poca e tal lunga stagione. 8842_8795_000264 a opo. questa tribulazione avvenne in quello tempo che molta gente va per vedere quella imagine benedetta la quale jesu cristo lasciò a noi, per esemplo de la sua bellissima figura. 8842_8795_000265 però, che maggiore desiderio era lo mio, ancora di ricordarmi de la gentilissima donna mia che di vedere costei avvegna. che alcuno appetito n'avessi già, ma leggero parea. onde appare che l'uno detto non è contrario. 8842_8795_000266 poi dicea fra me medesimo: se io li potesse tenere alquanto, io li pur farei piangere, anzi ch'elli uscissero di questa cittade, però che io direi parole le quali farebbero piangere chiunque le intendesse. 8842_8795_000267 e quando così avea detto fra me medesimo, a li miei occhi e li sospiri m'assalivano grandissimi e angosciosi. e acciò che questa battaglia che io avea meco non rimanesse saputa pur dal misero che la sentia, propuosi di fare un sonetto e di comprendere in ello questa orribile condizione. 8842_8795_000268 e non n'avrei fatto menzione se non per dire quello che, componendola maravigliosamente, addivenne, cioè che in alcuno altro numero non sofferse lo nome de la mia donna. stare se non in su lo nove tra li nomi di queste donne. 8842_8795_000269 l'altro era questo lo nome d'amore è sì dolce a udire, che impossibile mi pare che la sua propria operazione sia ne le più cose. altro che dolce. con ciò sia, cosa che li nomi, sèguitino le nominate cose. 8842_8795_000270 con ciò sia cosa che, per la vista mia, molte persone avessero compreso lo secreto del mio cuore. certe donne, le quali, adunate, s'erano dilettandosi l'una ne la compagnia de l'altra, sapeano bene lo mio cuore, però che ciascuna di loro era stata a molte mie sconfitte. 8842_8795_000271 ed io, accorgendomi del malvagio, domandare che mi faceano per la volontade d'amore, lo quale mi comandava, secondo lo consiglio de la ragione. 8842_8795_000272 e nominandola eo intesi che dicea di colei che mezzo era stata ne la linea retta che movea da la gentilissima beatrice e terminava ne li occhi miei. 8842_8795_000273 io dico che molte di queste donne, accorgendosi de la mia trasfigurazione, si cominciaro a maravigliare e, ragionando, si gabbavano di me con questa gentilissima. 8842_8795_000274 udio dicere loro parole di questa gentilissima com'ella si lamentava. tra le quali parole udio che diceano: certo, ella piange, sì che quale la mirasse doverebbe morire di pietade. 8842_8795_000275 e vedere, mi parea, donne andare scapigliate, piangendo per via maravigliosamente triste. e pareami vedere lo sole oscurare, sì che le stelle si mostravano di colore. ch'elle mi faceano giudicare che. 8842_8795_000276 e però cominciai allora con lui a ragionare de la salute, la quale mi fue negata, e domandàilo de la cagione, onde in questa guisa, da lui mi fue risposto: 8842_8795_000277 li quali sono principio d'amore. ne la seconda dico de la bocca, la quale è fine d'amore. e acciò che quinci si lievi ogni vizioso pensiero. ricòrdisi chi ci legge che di sopra è scritto che lo saluto di questa donna, lo quale era de le operazioni de la bocca sua, 8842_8795_000278 ecco che tu fossi domandato da lei che avrestù da rispondere, ponendo che tu avessi libera ciascuna tua vertude, in quanto tu le rispondessi. 8842_8795_000279 se tu colui c'hai trattato sovente di nostra donna sol, parlando a nui, tu risomigli a la voce ben lui, ma la figura ne par d'altra gente. e perché piangi, tu sì, coralmente, che fai di te pietà venire altrui. 8842_8795_000280 la seconda parte comincia quivi lo viso mostra la terza quivi e per la ebrietà la quarta peccato face la quinta per la pietà. 8842_8795_000281 anzi, piangendo, mi propuosi di dicere alquante parole de la sua morte, in guiderdone di ciò che alcuna fiata l'avea veduta con la mia donna. 8842_8795_000282 vero è che nel precedente sonetto io fo la parte del cuore contra quella de li occhi, e ciò pare contrario di quello che io dico nel presente. e però dico che ivi lo cuore anche intendo per lo appetito. 8842_8795_000283 venite a ntender li. sospiri miei oi, cor gentili, chè pietà l disia. li quai disconsolati vanno via e s'e non fosser di dolor morrei, però che gli occhi mi sarebber rei. 8842_8795_000284 di questo primo mio amico e lo nome di questa donna era giovanna, salvo che per la sua bieltade, secondo che altri crede, imposto l'era nome primavera e così era chiamata. 8842_8795_000285 molto luogo. convènesi di dire quindi alcuna cosa. acciò che pare al proposito convenirsi onde prima dicerò come ebbe luogo ne la sua partita e poi n'assegnerò alcuna ragione per che questo numero fue a lei cotanto amico? 8842_8795_000286 io dico che ne lo nono giorno, sentendo me dolere quasi intollerabilmente, a me giunse uno pensero, lo quale era de la mia donna e quando èi pensato alquanto di lei. 8842_8795_000287 perché villana, morte in gentil core, ha miso il suo crudele adoperare, guastando ciò che al mondo è da laudare. in gentil donna, sovra de l'onore, audite quanto amor le fece orranza. 8842_8795_000288 la terza, dico come le risponde la seconda parte. comincia quivi l'anima. dice la terza: quivi ei le risponde. 8842_8795_000289 ell'ha nel viso la pietà, sì scorta che, qual l'avesse voluta mirare, sarebbe innanzi lei piangendo morta. questo sonetto ha quattro parti, secondo che quattro modi di parlare ebbero in loro le donne, per cui rispondo. 8842_8795_000290 e però che per questa ragione è assai manifesto: sì, nollo, dividerò lo sonetto comincia. videro li occhi miei, videro li occhi miei, quanta pietate era apparita in la vostra figura. 8842_8795_000291 altro non mi parea udire. allora mi parea che lo cuore, ove era tanto amore, mi dicesse: vero è che morta giace la nostra donna. e per questo mi parea andare per vedere lo corpo ne lo quale era stata quella nobilissima e beata anima. e fue sì forte la erronea fantasia. 8842_8795_000292 o voi che per la via d'amor passate, attendete e guardate s'elli è dolore alcun quanto l mio, grave, e prego sol ch'audir mi sofferiate e poi imaginate s'io son d'ogni tormento, ostale e chiave. 8842_8795_000293 piangete, amanti, poi che piange amore, udendo qual cagion lui fa plorare amor. sente a pietà donne chiamare, mostrando amaro duol per gli occhi fore. 8842_8795_000294 ego dominus tuus, ne le sue braccia. mi parea vedere una persona dormire nuda, salvo che involta, mi parea, in uno drappo sanguigno leggeramente. 8842_8795_000295 questi penseri e li sospir ch'eo gitto diventan ne lo cor. sì, angosciosi ch'amor vi tramortisce, sì, glien dole, però ch'elli hanno in lor, li dolorosi, quel dolce nome di madonna scritto, e de la morte sua molte parole. 8842_8795_000296 di necessitade convene che la gentilissima beatrice alcuna volta si muoia. e però mi giunse uno sì forte smarrimento che chiusi li occhi e cominciai a travagliare, sì, come farnetica persona ed a imaginare in questo modo. 8842_8795_000297 apparve vestita di nobilissimo colore, umile ed onesto sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia. 8842_8795_000298 i quali peregrini andavano secondo che mi parve molto, pensosi ond'io, pensando a loro, dissi fra me medesimo: questi peregrini mi paiono di lontana parte e non credo che anche udissero parlare di questa donna. 8842_8795_000299 qual dicea non dormire e qual dicea perché, sì, ti sconforte. allor lassai la nova fantasia chiamando il nome de la donna mia. 8842_8795_000300 onde io poi, pensando propuosi di dire parole, acciò che degnamente avea cagione di dire ne le quali parole io conchiudesse tutto ciò che inteso avea da queste donne e però che volentieri l'averei domandate se non mi fosse stata. 8842_8795_000301 e s'ella pel tuo prego, li perdona. fa che li annunzi un bel sembiante. pace, gentil, ballata mia, quando ti piace, movi in quel punto che tu n'aggie onore. 8842_8795_000302 allora trapassaro queste donne ed io rimasi in tanta tristizia che alcuna lagrima talora bagnava la mia faccia, onde io mi ricopria con porre le mani spesso a li miei occhi. 8842_8795_000303 e rècolo a servir novo piacere. allora presi di lui. sì, gran parte ch'elli disparve e non m'accorsi come. questo sonetto ha tre parti. ne la prima parte dico: sì, com'io trovai amore e quale mi parea. 8842_8795_000304 questo sonetto ha molte parti, la prima de le quali dice: come io mi sentii svegliare lo tremore usato nel cuore e come parve che amore m'apparisse allegro nel mio cuore da lunga parte. la seconda dice come me parea che amore mi dicesse nel mio cuore e quale mi parea. 8842_8795_000305 cioè di chiamare e di mettermi ne le braccia de la pietà. e in questo stato dimorando mi giunse volontade di scriverne parole rimate. e dìssine allora questo sonetto, lo quale comincia: tutti li miei pensier. 8842_8795_000306 questa è una ragione di ciò, ma più sottilmente pensando, e secondo la infallibile veritade, questo numero fue ella medesima. per similitudine, dico, e ciò intendo così: 8842_8795_000307 allora mi confortai molto assicurandomi che lo mio secreto non era comunicato lo giorno altrui. per mia vista e mantenente, pensai di fare di questa gentile donna schermo de la veritade. 8842_8795_000308 la ci tolse qualità di gelo né di calore come l'altre face, ma solo fue sua gran benignitate ché luce de la sua umilitate passò li cieli con tanta vertute che fé. 8842_8795_000309 dunque, se lo tre è fattore per sè medesimo del nove e lo fattore per sè medesimo de li miracoli, è tre, cioè padre e figlio e spirito santo, li quali sono tre e uno. questa donna fue accompagnata da questo numero del nove a dare ad intendere ch'ella era uno nove. 8842_8795_000310 sì che, volendo far come coloro che per vergogna celan lor mancanza, di fuor mostro allegranza e dentro dallo core struggo e ploro. 8842_8795_000311 la seconda si è che, posto che fosse del presente proposito ancora non sarebbe sufficiente la mia lingua a trattare come si converrebbe di ciò. 8842_8795_000312 e quando io avea consentito ciò e io mi ripensava, sì, come da la ragione mosso, e dicea fra me medesimo deo che pensero. è questo che in così vile modo vuole consolare me? e non mi lascia quasi altro pensare. 8842_8795_000313 ragione l'amaro lagrimar che voi faceste, oi occhi miei, così lunga stagione facea lagrimar l'altre persone de la pietate, come voi vedeste. 8842_8795_000314 e però che quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire a li miei orecchi, presi tanta dolcezza che, come inebriato, mi partio da le genti e ricorsi a lo solingo luogo d'una mia camera e puòsimi a pensare di questa cortesissima. 8842_8795_000315 i contra questo avversario de la ragione si levoe un die quasi ne l'ora de la nona. una forte imaginazione in me che mi parve vedere questa gloriosa beatrice con quelle vestimenta sanguigne co le quali apparve prima a li occhi. 8842_8795_000316 onde con ciò sia cosa che veracemente sia conosciuto per lei alquanto lo tuo secreto. per lunga consuetudine, voglio che tu dichi certe parole per rima, ne le quali tu comprendi la forza. 8842_8795_000317 e pareami con tanta letizia. quanto a sé, che mirabile cosa era. e ne le sue parole dicea molte cose le quali io non intendea, se non poche, tra le quali intendea queste: 8842_8795_000318 avuto. allora, cominciandomi dal principio infino a la fine, dissi loro quello che veduto, avea, tacendo lo nome di questa gentilissima, onde poi, sanato di questa infermitade, propuosi di dire parole di questo che m'era addivenuto però, che mi parea che fosse amorosa cosa da udire. 8842_8795_000319 cominciai una canzone con questo cominciamento, ordinata nel modo che si vedrà di sotto ne la sua divisione. la canzone comincia: donne ch'avete, donne ch'avete intelletto d'amore, i vo con voi de la mia donna dire: 8842_8795_000320 non ha mestiere di divisione. vero è che tra le parole, dove si manifesta la cagione di questo sonetto, si scrivono dubbiose parole, cioè quando dico che amore uccide tutti li miei spiriti. 8842_8795_000321 poi vidi cose dubitose molte nel vano imaginare ov'io, entrai ed esser mi parea non so in qual loco e veder donne andar per via disciolte, qual lagrimando e qual traendo guai. 8842_8795_000322 de le quali una, volgendo li suoi occhi verso me e chiamandomi per nome, disse queste parole: a che fine ami tu questa tua donna, poi che tu non puoi sostenere la sua presenza dilloci? 8842_8795_000323 donne e donzelle amorose. con vui ché non è cosa da parlarne altrui, angelo clama in divino intelletto e dice: sire, nel mondo si vede maraviglia ne l'atto che procede d'un'anima che nfin quassù risplende. 8842_8795_000324 e poco stando meco il mio segnore, guardando in quella parte onde venia, io vidi monna vanna e monna bice venir invr lo loco. là, ov'io era. 8842_8795_000325 le loro possessioni. dissi a questo mio amico queste parole: io tenni li piedi in quella parte de la vita di là, da la quale non si puote ire più per intendimento di ritornare. 8842_8795_000326 che s'io allora non perdessi ardire, farei parlando innamorar la gente. e io non vo parlar, sì, altamente, ch'io divenisse per temenza vile. ma tratterò del suo stato gentile a respetto di lei leggeramente. 8842_8795_000327 ma tuttavia di queste parole ch'io t'ho ragionate, se alcuna cosa ne dicessi dille, nel modo che per loro non si discernesse lo simulato amore che tu hai mostrato a questa e che ti converrà mostrare ad altri. 8842_8795_000328 vedètevi la mia labbia dolente. sì che per voi mi ven cosa a la mente ch'io temo forte. no, lo cor si schianti. eo non posso tener li occhi distrutti che non reguardin voi. spesse fiate per desiderio di pianger ch'elli. 8842_8795_000329 questa canzone e questo soprascritto sonetto li diedi dicendo io, lui, che per lui solo fatto l'avea. la canzone comincia quantunque volte e ha due parti: ne l'una, cioè ne la prima stanzia, si lamenta questo mio caro e distretto a lei. 8842_8795_000330 e avvegna che forse piacerebbe a presente trattare alquanto de la sua partita da noi. non è lo mio intendimento di trattarne qui per tre ragioni. la prima è che ciò non è del presente proposito, se volemo guardare nel proemio che precede questo libello. 8842_8795_000331 che vedestù che tu non hai valore. e quando un poco confortato fui, io dissi: donne dicerollo a vui mentr'io pensava la mia frale vita e vedea l suo durar, com'è leggero. 8842_8795_000332 e pregare che mi sofferino d'audire, nella seconda narro, là ove amore m'avea posto con altro intendimento che l'estreme parti del sonetto non mostrano, e dico che io hoe ciò perduto. la seconda parte comincia quivi, amor non già. 8842_8795_000333 le donne erano molte, tra le quali n'avea certe che si rideano tra loro. altre v'erano che mi guardavano aspettando che io dovessi dire. altre v'erano che parlavano tra loro. 8842_8795_000334 tutti li miei pensier, parlan d'amore e hanno in loro, sì, gran varietate. ch'altro mi fa voler sua potestate, altro folle ragiona, il suo valore, altro, sperando m'aporta. 8842_8795_000335 dico che, secondo lo primo, questo sonetto ha tre parti. ne la prima dico che questa donna era già ne la mia memoria. ne la seconda dico: quello che amore però mi facea. 8842_8795_000336 e non puote essere che con quella pietosa donna non sia nobilissimo amore. e però propuosi di dire uno sonetto, ne lo quale io parlasse a lei e conchiudesse in esso tutto ciò che narrato è in questa ragione. 8842_8795_000337 onde lo ingannato amico di buona fede mi prese per la mano e traendomi fuori de la veduta di queste donne, sì, mi domandò che io avesse allora, io, riposato alquanto e resurressiti li morti spiriti miei e li discacciati rivenuti. 8842_8795_000338 questi pare morto e a dire tra loro: procuriamo di confortarlo. onde molte parole mi diceano da confortarmi e talora mi domandavano di che io avesse avuto paura. 8842_8795_000339 chi non merta salute non speri mai d'aver sua compagnia. questo sonetto si divide in quattro parti. ne la prima parte, chiamo la morte per certi suoi nomi propri. ne la seconda, parlando a lei dico la cagione, per che io mi muovo a biasimarla. ne la terza, la vitupero. ne. 8842_8795_000340 e non solamente cose vere, ma cose non vere, cioè che detto hanno di cose le quali non sono che parlano. e detto che molti accidenti parlano, sì, come se fossero sustanzie ed uomini. degno è lo dicitore per rima di fare lo somigliante. 8842_8795_000341 di otrebbe qui dubitare persona degna da dichiararle onne dubitazione, e dubitare potrebbe di ciò che io dico d'amore come se fosse una cosa per sé e non solamente sustanzia intelligente, ma sì, come fosse sustanzia corporale, la quale cosa, secondo la veritate, è falsa. 8842_8795_000342 per la pietà che l vostro gabbo ancide, la qual si cria ne la vista morta de li occhi c'hanno di lor morte voglia. questo sonetto si divide in due parti, ne la prima dico la cagione, per che non mi tengo di gire presso di questa donna. 8842_8795_000343 oltre la sfera che più larga gira, passa l sospiro ch'esce del mio core intelligenza nova che l'amore, piangendo, mette in lui, pur sù lo tira. quand'elli è giunto là dove disira, vede una donna che riceve onore. 8842_8795_000344 la quale vista pietosa è distrutta, cioè non pare altrui, per lo gabbare di questa donna, la quale trae a sua simile operazione coloro che forse vederebbono questa pietà. 8842_8795_000345 lo cui corpo io vidi giacere, sanza l'anima, in mezzo di molte donne, le quali piangeano assai pietosamente allora, ricordandomi che già l'avea veduta fare compagnia a quella gentilissima. non poteo sostenere alquante lagrime. 8842_8795_000346 a lei si volser tutti i miei disiri, quando la donna mia fu giunta da la sua crudelitate. perché l piacere de la sua bieltate, partendo, sé, da la nostra veduta. 8842_8795_000347 lo imaginar fallace mi condusse a veder madonna morta e quand'io l'avea scorta, vedea che donne la covrìan d'un velo ed avea seco umilità verace che parea che dicesse: 8842_8795_000348 io sono in pace, io divenia nel dolor, sì umile, veggendo in lei tanta umiltà formata ch'io dicea: morte assai dolce, ti tegno, tu dèi omai esser cosa gentile, poi che tu se ne la mia donna stata e dèi aver pietate, e non disdegno. 8842_8795_000349 la quarta donne e donzelle poscia. quando dico angelo clama, comincio a trattare di questa donna e dividesi questa parte in due. 8842_8795_000350 e non credendo potere ciò narrare in brevitade di sonetto, cominciai allora una canzone la quale comincia: sì, lungiamente, sì, lungiamente. m'ha tenuto amore e costumato a la sua segnoria che, sì, com'elli m'era forte in pria, così mi sta, soave ora nel core. 8842_8795_000351 e però lascio cotale trattato ad altro chiosatore. tuttavia però che molte volte lo numero del nove ha preso luogo tra le parole dinanzi, onde pare che sia non sanza ragione e ne la sua partita cotale numero pare che avesse molto luogo. 8842_8795_000352 per lo lungo continuare del pianto. dintorno loro si facea uno colore purpureo, lo quale suole apparire per alcuno martirio che altri riceva. 8842_8795_000353 ed anche mi parve che mi dicesse dopo queste parole: e chi volesse sottilmente considerare quella beatrice chiamerebbe amore per molta simiglianza che ha meco. 8842_8795_000354 sì, come è scritto: nomina sunt consequentia rerum. lo quarto era questo: la donna per cui amore ti stringe così non è come l'altre donne, che leggeramente si muova dal. 8842_8795_000355 pianto, oi mandaro due donne gentili a me pregando che io mandasse loro di queste mie parole rimate onde io, pensando la loro nobilitade, propuosi di mandare loro e di fare una cosa nuova, la quale io mandasse a loro con esse. 8842_8795_000356 ché era fine di tutti li miei desiderii, ma poi che le piacque di negarlo a me. lo mio segnore amore, la sua merzede ha posto tutta la mia beatitudine in quello che non mi puote venire meno. allora queste donne cominciaro a parlare tra loro. 8842_8795_000357 in questa imaginazione mi giunse tanta umilitade per vedere lei che io chiamava la morte e dicea: dolcissima morte, vieni a me e non m'essere villana, però che tu dèi essere gentile, in tal parte, se stata or. vieni a me, che molto ti desidero e tu lo vedi, ché io porto già lo tuo colore. 8842_8795_000358 onde più volte bestemmiava la vanitade de li occhi miei e dicea loro nel mio pensero: or voi solavate fare piangere chi vedea la vostra dolorosa condizione. 8842_8795_000359 e s'io di grazia ti vòi far mendica convènesi ch'eo dica lo tuo fallar d'onni torto, tortoso, non però ch'a la gente sia nascoso, ma per farne cruccioso chi d'amor per innanzi si notrica. 8842_8795_000360 e appresso, lei guardando, vidi venire la mirabile beatrice. queste donne andaro presso di me, così l'una appresso l'altra, e parve che amore mi parlasse nel cuore e dicesse: quella prima è nominata primavera solo per questa venuta d'oggi. 8842_8795_000361 terza dico: sì, come onne sicurtade mi viene meno. ne la quarta dico che pecca quelli che non mostra pietà di me, acciò che mi sarebbe alcuno conforto. ne l'ultima dico perché altri doverebbe avere pietà, e ciò è per la pietosa vista che ne li occhi mi giugne. 8842_8795_000362 per la forza che amore prese, veggendosi in tanta propinquitade a la gentilissima donna che non ne rimasero in vita più che li spiriti del viso. e ancora questi rimasero fuori de li loro istrumenti. però che amore volea stare nel loro nobilissimo luogo per vedere la mirabile donna. 8842_8795_000363 sua fue fine de li miei desiderii, mentre ch'io lo potei ricevere. poscia, quando dico canzone, io so che tu aggiungo una stanza, quasi come ancella de l'altre, ne la quale dico quello che di questa mia canzone desidero. 8842_8795_000364 beatrice, ragiono di lei e intorno a ciò foe due parti. prima dico la cagione, per che tolta ne fue appresso. dico, come altri, si piange de la sua partita e comincia questa parte. quivi partìssi de la sua. 8842_8795_000365 vede perfettamente ogne salute, lo quale narra di lei come la sua vertude adoperava ne l'altre. sì, come appare ne la sua divisione. vede perfettamente ogne salute. 8842_8795_000366 che fue partita da questo secolo, rimase tutta la sopradetta cittade, quasi vedova, dispogliata da ogni dignitade, onde io ancora, lagrimando in questa desolata cittade, scrissi a li prìncipi de la terra, alquanto de la sua condizione. 8842_8795_000367 onde appare che de la loro vanitade fuoro degnamente guiderdonati. sì che d'allora innanzi non potero mirare persona che li guardasse, sì che loro potesse trarre a simile intendimento. 8842_8795_000368 ed escon for chiamando la donna mia per darmi più salute. questo m'avene ovunque. ella mi vede e sì, è cosa umìl che nol si crede. 8842_8795_000369 allora dissi queste parole loro, madonne: lo fine del mio amore fue già lo saluto di questa donna, forse, di cui voi intendete, ed in quello dimorava la beatitudine. 8842_8795_000370 e la cagione per che alquanti grossi ebbero fama di sapere dire, è che quasi fuoro li primi che dissero in lingua di sì e lo primo che cominciò a dire sì. come poeta volgare si mosse, però che volle fare intendere le sue parole a donna. 8842_8795_000371 ma qual ch'io sia la mia donna, il si vede, ed io ne spero ancor da lei. merzede pietosa, mia canzone or va piangendo e ritruova le donne e le donzelle a cui le tue sorelle erano usate di portar letizia. 8842_8795_000372 altro pianger. mi fa spesse fiate e sol s'accordano in cherer pietate tremando di paura che è nel core, ond'io non so da qual matera prenda, e vorrei dire, e non so ch'io mi dica: 8842_8795_000373 e pareami che li uccelli volando per l'aria, cadessero morti e che fossero grandissimi terremuoti. e maravigliandomi in cotale fantasia e paventando assai, 8842_8795_000374 no, le mandare in parte sanza me, ove potessero essere intese da lei. ma falle adornare di soave armonia, ne la quale io sarò tutte le volte che farà mestiere. 8842_8795_000375 e sua bieltate. questa ultima parte si divide in tre. ne la prima dico quello che operava ne le donne, cio è per loro medesime. ne la seconda dico quello che operava in loro per altrui. 8842_8795_000376 la prima dico che di lei si comprende in cielo. ne la seconda dico che di lei si comprende in terra. quivi, madonna è disiata. questa seconda parte si divide in due. 8842_8795_000377 i ppresso questa vana imaginazione: avvenne uno die che, sedendo, io pensoso in alcuna parte ed io mi sentio cominciare un tremuoto nel cuore, così come se io fosse stato presente a questa donna. 8842_8795_000378 e mentre ch'io la chiamo, me conforta pianger di doglia e sospirar d'angoscia. mi strugge l core ovunque sol mi trovo. sì che ne ncrescerebbe a chi m'audesse. 8842_8795_000379 e pareami giovane in simile etade, in quale io prima la vidi. allora cominciai a pensare di lei e, ricordandomi di lei secondo l'ordine del tempo passato, lo mio cuore cominciò dolorosamente. 8842_8795_000380 e però propuosi di fare una canzone ne la quale, piangendo, ragionassi di lei per cui tanto dolore era fatto distruggitore de l'anima mia. e cominciai allora una canzone la quale comincia: i occhi dolenti, per pietà del core. 8842_8795_000381 pare alcuno parlare fabuloso. mi partirò da esse e, trapassando molte cose le quali si potrebbero trarre de l'esemplo onde nascono queste, verrò a quelle parole, le quali sono scritte ne la mia memoria sotto maggiori paragrafi. 8842_8795_000382 la terza, dico, come credo dire di lei, acciò, ch'io non sia impedito da viltà. ne la quarta, ridicendo anche a cui ne intenda dire: dico la cagione, per che dico a loro: la seconda comincia quivi, io dico la terza quivi, e io non vo parlar. 8842_8795_000383 che onne lor pensero agghiaccia e père. e qual soffrisse di starla a vedere. diverria, nobil cosa o si morria. e quando trova alcun che degno sia di veder lei quei prova sua vertute. 8842_8795_000384 amor, non già per mia poca bontate, ma per sua nobiltate, mi pose in vita. sì, dolce e soave, ch'io mi sentia dir dietro spesse fiate. 8842_8795_000385 le quali non mi parea che fossero manifestate ancora per me, la prima de le quali si è che molte volte io mi dolea quando a mia memoria movesse la fantasia ad imaginare quale amore mi facea. 8842_8795_000386 allora mi rispuose questa che mi parlava: se tu ne dicessi vero, quelle parole che tu n'hai dette in notificando la tua condizione avrestù operate con altro intendimento. 8842_8795_000387 né quelli che rìmano dèono parlare così, non avendo alcuno ragionamento in loro di quello che dicono. però che grande vergogna sarebbe a colui che rimasse cose sotto vesta di figura o di colore rettorico e, poscia domandato, non sapesse denudare le sue parole da cotale vesta. 8842_8795_000388 e dico gentile in quanto ragionava di gentile donna ché per altro era vilissimo. in questo sonetto fo due parti di me, secondo che li miei pensieri erano divisi. l'una parte chiamo cuore, cioè l'appetito, l'altra chiamo anima, cioè la ragione. 8842_8795_000389 e pensai che parlare di lei non si convenia che io facesse, se io non parlasse a donne in seconda persona, e non ad ogni donna, ma solamente a coloro che sono gentili e che non sono pure femmine. 8842_8795_000390 li quali erano famosi trovatori in quello tempo, e con ciò fosse cosa che io avesse già veduto per me medesimo l'arte del dire parole, per rima propuosi di fare uno sonetto ne lo quale io salutasse tutti li fedeli. 8842_8795_000391 stagione bieltate appare in saggia donna, pui che piace a gli occhi. sì, che dentro al core nasce un disio de la cosa piacente e tanto dura, talora in costui che fa svegliar lo spirito d'amore, e simil fàce in donna, omo valente. 8842_8795_000392 la quale vede la mia donna gloriosamente, che alquanti peregrini passavano per una via la quale è quasi mezzo de la cittade ove nacque e vivette e morìo la gentilissima donna. 8842_8795_000393 e se io levo li occhi per guardare nel cor, mi si comincia uno tremoto che fa de polsi l'anima partire. questo sonetto si divide in quattro parti, secondo che quattro cose sono in esso narrate e però che sono di sopra ragionate. 8842_8795_000394 dette queste parole, sì, disparve e lo mio sonno fue rotto, onde io, ricordandomi, trovai che questa visione m'era apparita ne la nona ora del die. 8842_8795_000395 li visivi rimangono in vita, salvo che fuori de li strumenti loro, e questo dubbio è impossibile a solvere. a chi non fosse in simile grado fedele d'amore, ed a coloro che vi sono, è manifesto ciò che solverebbe le dubitose parole. e però non è bene a me di dichiarare cotale dubitazione. 8842_8795_000396 e poi, dopo queste donne, m'apparvero certi visi diversi e orribili a vedere li quali. mi diceano: tu, se morto così, cominciando ad errare la mia fantasia, venni a quello ch'io non sapea ove io mi fosse. 8842_8795_000397 ma elli, quasi per soverchio di dolcezza, divenia tale che lo mio corpo, lo quale era tutto allora sotto lo suo reggimento, molte volte si movea come cosa grave, inanimata. sì che appare manifestamente che ne le sue salute abitava la mia beatitudine. 8842_8795_000398 e certo molte volte, non potendo lagrimare né disfogare la mia trestizia, io andava per vedere questa pietosa donna, la quale parea che tirasse le lagrime fuori de li miei occhi per la sua vista. 8842_8795_000399 dolze sono quando, se con lui comincia este parole, appresso che averai chesta pietate. madonna, quelli che mi manda a vui quando vi piaccia, vole sed elli? ha scusa che la m'intendiate. 8842_8795_000400 e però non mi ritraggono le passate passioni da cercare la veduta di costei, onde io, mosso da cotali pensamenti propuosi di dire certe parole ne le quali, escusandomi a lei da cotale, 8842_8795_000401 poscia che trattai d'amore, ne la soprascritta rima vènnemi volontade di volere dire anche in loda di questa gentilissima parole, per le quali io mostrasse come per lei si sveglia questo amore, e come non solamente si sveglia là ove dorme, ma là ove non è in potenzia. 8842_8795_000402 che, se piacere, sarà di colui a cui tutte le cose vivono. che la mia vita duri per alquanti anni. io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d'alcuna, e poi piaccia a colui che è sire de la cortesia. che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna. 8842_8795_000403 voi mi chiamaste allor vostra merzede. questa canzone ha due parti, ne la prima dico parlando a indiffinita persona, come io fui levato d'una vana fantasia da certe donne e come promisi loro di dirla. 8842_8795_000404 la mia voce era sì rotta dal singulto del piangere che queste donne non mi potero intendere, secondo il mio parere, e avvegna che io vergognasse molto, tuttavia, per alcuno ammonimento d'amore, mi rivolsi a loro e quando mi videro, cominciaro a dire: 8842_8795_000405 oi, anima bellissima, come è beato colui che ti vede. e dicendo io queste parole con doloroso singulto di pianto e chiamando la morte che venisse a me una donna giovane e gentile, la quale era lungo lo mio letto. 8842_8795_000406 est. per questo medesimo poeta parla la cosa che non è animata a le cose animate nel terzo de lo eneida, quivi, dardanide duri per lucano. parla la cosa animata a la cosa inanimata, quivi: 8842_8795_000407 disegnava uno angelo sopra certe tavolette e mentre io lo disegnava, volsi li occhi e vidi lungo me uomini a li quali si convenia di fare onore e riguardavano quello che io facea e secondo che me fu detto poi, elli erano stati già alquanto anzi che io me ne accorgesse. 8842_8795_000408 com'a la vista. voi ne dimostrate che non piangete quando voi passate per lo suo mezzo, la città dolente come quelle persone che neente par che ntendesser la sua gravitate se 8842_8795_000409 mi giunse uno pensamento forte, lo quale poco si partìa da me, anzi continuamente mi riprendea, ed era di cotale ragionamento: meco poscia che tu perviene a così dischernevole vista quando tu se presso di questa donna, perché pur cerchi di vedere lei. 8842_8795_000410 madonna, lo suo core è stato con sì, fermata fede che n voi servir l'ha mpronto onne pensero: tosto fu vostro e mai non s'è smagato sed ella non ti crede, dì che domandi amor. 8842_8795_000411 v. uno giorno avvenne che questa gentilissima sedea, in parte ove s'udiano parole de la regina de la gloria, ed io era in luogo dal quale vedea la mia beatitudine. 8842_8795_000412 la reguarda e fra se stesso giura che dio ne ntenda di far cosa nova. color di perle ha quasi in forma. quale convene a donna aver non for misura. 8842_8795_000413 che le saprà contar. mia ragion bona: per grazia de la mia nota soave, reman tu qui con lei e del tuo servo ciò che vuoi. ragiona: 8842_8795_000414 dici, ico, che quando ella apparia da parte alcuna per la speranza de la mirabile salute, nullo nemico mi rimanea anzi. 8842_8795_000415 tra noi dico: avvegna forse che tra altra gente addivenisse, e addivegna ancora sì, come in grecia, non volgari, ma litterati, poete. queste cose trattavano, e non è molto numero d'anni passati che appariro prima, questi poete volgari. 8842_8795_000416 e certo me parea avere lo cuore- sì, lieto che me non parea che fosse lo mio cuore- per la sua nuova condizione. e poco dopo queste parole che lo cuore mi disse con la lingua d'amore, io vidi venire verso me una gentile donna, la quale era di famosa bieltade e fue già molto donna. 8842_8795_000417 ma non sanza ragione alcuna, ma con ragione la quale poi sia possibile d'aprire per prosa che li poete abbiano così parlato: come detto è, appare per virgilio, lo quale dice che juno: 8842_8795_000418 i vvenne poi che là, ovunque questa donna mi vedea, sì, si facea d'una vista pietosa e d'un colore palido, quasi come d'amore, onde molte fiate. mi ricordava de la mia nobilissima donna che di simile colore si mostrava. tuttavia, 8842_8795_000419 che ne la prima dico quello che amore consigliato da la ragione mi dice quando le sono presso. ne la seconda, manifesto lo stato del cuore per esemplo del viso. 8842_8795_000420 e veggendo nel mio pensero che io non avea detto di quello che al presente tempo adoperava in me. pareami defettivamente avere parlato e però propuosi di dire parole ne le quali io dicesse, come me parea essere disposto a la sua operazione e come operava in me la sua vertude. 8842_8795_000421 e avvegna che io fossi altro che prima. molto mi dolea di questi spiritelli che si lamentavano forte e diceano: se questi non ci infolgorasse così fuori del nostro luogo, noi potremmo stare a vedere la maraviglia di questa donna così come stanno li altri nostri pari. 8842_8795_000422 cominciamento, era venuta ne la mente mia quella donna gentil cui piange amore. entro n quel punto che lo suo valore mi trasse a riguardar quel ch'eo facia. 8842_8795_000423 la seconda, dico quello che mi diviene per andare presso di lei, e comincia questa parte quivi e quand'io vi son presso, ed anche si divide questa seconda parte in cinque. secondo, cinque diverse narrazioni. 8842_8795_000424 la seconda dico quello ch'elli mi disse, avegna che non compiutamente per tema ch'avea di discovrire lo mio secreto. ne la terza dico com'elli mi disparve. la seconda comincia quivi quando mi vide. la terza, allora presi. 8842_8795_000425 assai, quand'io t'avrò avanzata or t'ammonisco. perch'io t'ho allevata per figliuola d'amor giovane e piana, che là ove giugni, tu dichi: pregando, insegnàtemi gir ch'io son mandata a quella di cui laude so adornata. 8842_8795_000426 molte fiate più ch'io non vorria lasso di pianger. sì, la donna mia, che sfogasser lo cor piangendo, lei voi udirete lor chiamar sovente la mia donna gentil che si n'è gita al secol degno de la sua vertute. 8842_8795_000427 noi ti preghiamo che tu ne dichi ove sia questa tua beatitudine. ed io, rispondendo, lei dissi cotanto, in quelle parole che lodano la donna mia: 8842_8795_000428 perché semo noi venuti a queste donne, allora quelli, mi disse, per fare sì ch'elle siano degnamente servite. e lo vero è che adunate quivi erano a la compagnia d'una gentile donna che disposata era lo giorno. 8842_8795_000429 la seconda dico come reduce in atto amore ne li cuori di tutti coloro cui vede. ne la terza dico quello che poi virtuosamente adopera ne loro cuori. la seconda comincia quivi, ov'ella, passa la terza quivi e cui saluta. 8842_8795_000430 ora, mi par che voi l'obliereste s'io fosse dal mio lato. sì, fellone, ch'i non ven disturbasse ogne cagione, membrandovi colei cui voi piangeste. la vostra vanità mi fa pensare e spavèntami. sì, ch'io temo forte del viso d'una donna che vi mira. 8842_8795_000431 già eran quasi che atterzate l'ore del tempo, che onne stella n'è lucente quando m'apparve amor subitamente, cui essenza membrar mi dà orrore. 8842_8795_000432 lasso per forza di molti sospiri che nascon de penser che son nel core. li occhi son vinti e non hanno valore di riguardar persona che li miri. 8842_8795_000433 questo sonetto in quattro parti si può dividere. ne la prima dico e soppongo che tutti li miei pensieri sono d'amore. ne la seconda dico che sono diversi e narro la loro diversitade. ne la terza dico in che tutti pare che s'accordino. 8842_8795_000434 la terza, dico de gli effetti d'amore. la seconda comincia quivi, amor, che la terza, quivi, piangendo, uscivan for. 8842_8795_000435 mòstrasi, sì piacente a chi la mira, che dà per li occhi una dolcezza al core che ntender no la può, chi non la prova. e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d'amore. che va dicendo? 8842_8795_000436 questo sonetto. non divido però che assai lo manifesta la sua ragione. deh peregrini che pensosi. andate forse di cosa che non v'è presente? venite voi da sì lontana gente. 8842_8795_000437 allegro, mi sembrava amor, tenendo meo core in mano e ne le braccia avea madonna involta in un drappo. dormendo, poi la svegliava. 8842_8795_000438 e ciascuno mi combattea tanto che mi facea stare quasi come colui che non sa per qual via pigli lo suo cammino e che vuole andare e non sa onde se ne vada. 8842_8795_000439 perché questo numero fosse in tanto amico di lei. questa potrebbe essere una ragione, con ciò sia cosa che, secondo tolomeo e secondo la cristiana veritade, nove siano li cieli che si muovono e, secondo comune opinione astrologa, li detti cieli adoperino qua giuso, secondo la loro abitudine, insieme. 8842_8795_000440 la quarta si è come cotale veduta. non solamente non mi difendea, ma finalmente disconfiggea la mia poca vita. e però dissi questo sonetto, lo quale comincia: spesse fiate. 8842_8795_000441 e però, secondo l'usanza de la sopradetta cittade, convenia che le facessero compagnia nel primo sedere a la mensa che facea ne la magione del suo novello sposo. sì che io, credendomi fare piacere di questo amico, propuosi di stare al servigio de le donne ne la sua compagnia. 8842_8795_000442 e quando io avea veduto compiere tutti li dolorosi mestieri che a le còrpora de li morti s'usano di fare, mi parea tornare ne la mia camera e quivi mi parea guardare verso lo cielo. e sì, forte era la mia imaginazione che, piangendo, incominciai a dire con verace voce: 8842_8795_000443 lo quale ha due parti. ne la prima chiamo li fedeli d'amore che m intendano. ne la seconda, narro de la mia misera condizione. la seconda comincia quivi, li quai disconsolati. 8842_8795_000444 ché io mossi lo imponitore del nome a chiamarla così: primavera, cioè prima verrà. lo die che beatrice si mosterrà dopo la imaginazione del suo fedele. e se anche vòli considerare lo primo nome suo, tanto è quanto dire: prima verrà. 8842_8795_000445 ché amore non è per sé, sì, come sustanzia, ma è uno accidente in sustanzia. e che io dica di lui come se fosse corpo, ancora sì, come se fosse uomo. appare per tre cose che dico di lui. 8842_8795_000446 alcuno amico che mi venisse a dire: or non sai, la tua mirabile donna è partita di questo secolo. allora cominciai a piangere molto pietosamente, e non solamente piangea ne la imaginazione, ma piangea con li occhi, bagnandoli di vere lagrime. 8842_8795_000447 cioè una dea nemica de li troiani, parlòe ad eolo segnore de li venti quivi, nel primo de lo eneida. eole namque tibi, e che questo segnore le rispuose quivi. tuus o regina, quid optes? explorare labor. 8842_8795_000448 operazioni. acciò che, non pur coloro che la poteano sensibilmente vedere, ma li altri sappiano di lei quello che le parole ne possono fare intendere. allora dissi questo sonetto, lo quale comincia tanto gentile: 8842_8795_000449 ché amor. quando, sì, presso a voi mi trova, prende baldanza e tanta securtate che fère tra miei spiriti paurosi. e quale ancide e qual pinge di fore. sì, che solo remane a veder vui, ond'io mi cangio in figura d'altrui. 8842_8795_000450 onde io divenni in picciolo tempo, poi di sì fràile e debole, condizione che a molti amici pesava de la mia vista, e molti pieni d'invidia già si procacciavano di sapere di me quello che io volea del tutto celare ad altrui. 8842_8795_000451 io mi senti svegliar. io mi senti svegliar dentro a lo core, un spirito amoroso che dormia e poi vidi venir da lungi, amore allegro, sì che appena il conoscia dicendo: or, pensa pur di farmi onore. e ciascuna parola. 8842_8795_000452 la seconda dico di lei quanto da la parte de la nobilitade del suo corpo, narrando alquanto de le sue bellezze. quivi dice di lei, amor. questa seconda parte si divide in due, che ne la prima dico d'alquante bellezze che sono secondo tutta la persona. 8842_8795_000453 e temendo non altri si fosse accorto del mio tremare, levai gli occhi e, mirando le donne, vidi tra loro la gentilissima beatrice. allora fuoro, sì, distrutti li miei spiriti. 8842_8795_000454 ed una nuvoletta avean davanti, dopo la qual gridavan tutti: osanna. e s'altro avesser detto a voi dirèlo allor diceva: amor più nol ti celo, vieni a veder nostra donna che giace. 8842_8795_000455 chiamare. ella era in questa vita già stata, tanto che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d'oriente de le dodici parti, l'una d'un grado. sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono. 8842_8795_000456 la seconda dico quello che lei si pertiene di fare intendere. ne la terza la licenzio del gire quando vuole, raccomandando lo suo movimento ne le braccia de la fortuna. la seconda parte comincia quivi, con dolze. sono la terza quivi. 8842_8795_000457 onde mirabile letizia me ne giungea. e quando ella fosse presso d'alcuno, tanta onestade giungea nel cuore di quello che non ardia di levare li occhi né di rispondere a lo suo saluto. e di questo molti sì, come esperti, mi potrebbero testimoniare a chi non lo credesse. 8842_8795_000458 questo primo sonetto si divide in tre parti. ne la prima: chiamo e sollìcito li fedeli d'amore a piangere e dico che lo segnore loro piange e dico, udendo la cagione, per che piange, acciò, che s'acconcino più ad ascoltarmi. 8842_8795_000459 in solinga parte andai a bagnare la terra d'amarissime lagrime e poi, che alquanto mi fue sollenato questo lagrimare, misimi ne la mia camera, là ov'io potea lamentarmi, sanza essere udito e quivi chiamando misericordia a la donna de la cortesia. 8842_8795_000460 l'ho meco e pòrtolo a donna la quale sarà tua difensione, come questa era, e nominòllami per nome, sì che io la conobbi bene. 8842_8795_000461 onde molte volte recano la palma, chiamansi peregrini, in quanto vanno a la casa di galizia, però che la sepultura di sa iacopo fue più lontana de la sua patria che d'alcuno altro apostolo. chiamansi romei in quanto vanno a roma, là ove questi cu io chiamo peregrini, andavano. 8842_8795_000462 e là, dov'io era, per questo raccendimento de sospiri, si raccese lo sollenato lagrimare in guisa che li miei occhi pareano due cose che desiderassero pur di piangere, e spesso avvenia. 8842_8795_000463 credendo che lo mio piangere e le mie parole fossero solamente per lo dolore de la mia infermitade. con grande paura cominciò a piangere onde altre donne che per la camera erano s'accorsero di me: che io piangea per lo pianto che vedeano fare a questa. 8842_8795_000464 se voi restaste per volerlo audire, certo lo cor de sospiri mi dice che lagrimando n'uscireste. pui ell'ha perduta la sua beatrice e le parole ch'om di lei pò dire hanno vertù di far piangere altrui. 8842_8795_000465 onde con ciò, sia cosa che cotale partire, sia doloroso a coloro che rimangono e sono stati amici di colui che se ne va e nulla sia sì, intima amistade, come da buon padre a buon figliuolo e da buon figliuolo a buon padre. 8842_8795_000466 ché dire per rima in volgare, tanto è quanto dire per versi in latino: secondo alcuna proporzione e segno che sia picciolo tempo è che, se volemo cercare in lingua d oco e in quella di sì, noi non troviamo cose dette, anzi lo presente tempo per cento e cinquanta anni. 8842_8795_000467 che per queste che sono fatte la possa intendere. a me non dispiace se la mi lascia stare, ché certo io temo d'avere a troppi comunicato lo suo intendimento. pur per queste divisioni che fatte sono, s'elli avvenisse che molti le potessero audire. 8842_8795_000468 credesse: ella, coronata e vestita d'umilitade, s'andava nulla gloria, mostrando di ciò ch'ella vedea e udia. diceano molti poi che passata era. questa non è femmina, anzi, è uno de li bellissimi angeli del cielo. 8842_8795_000469 credendosi fare a me grande piacere in quanto mi menava là ove tante donne mostravano le loro bellezze, onde io, quasi non sappiendo a che io fossi menato e fidandomi ne la persona la quale uno suo amico a l'estremitade de la vita condotto avea, dissi a lui: 8842_8795_000470 io vegno da quella donna, la quale è stata tua lunga difesa, e so che lo suo rivenire non sarà a gran tempi e però quello cuore che io ti facea avere a lei. 8842_8795_000471 pentère de lo desiderio a cui, sì, vilmente, s'avea lasciato possedere alquanti die contra la costanzia de la ragione e discacciato questo cotale malvagio desiderio. 8842_8795_000472 io le direi che sì, tosto, com'io imagino la sua mirabile bellezza. sì, tosto mi giugne uno desiderio di vederla, lo quale è di tanta vertude che uccide e distrugge ne la mia memoria ciò che contra lui si potesse levare. 8842_8795_000473 e però dico che questo dubbio io lo intendo solvere e dichiarare in questo libello ancora in parte più dubbiosa. e allora intenda qui chi qui dubita o chi qui volesse opporre in questo modo: 8842_8795_000474 e ne la terza dico questo medesimo secondo la nobilissima parte de la sua bocca e intra queste due parti è una particella ch'è quasi domandatrice d'aiuto a la precedente parte ed a la sequente e comincia quivi: aiutatemi, donne. 8842_8795_000475 avvegna che paia l'una e l'altra per una persona detta a chi non guarda sottilmente. ma chi sottilmente le mira, vede bene che diverse persone parlano acciò, che l'una non chiama sua donna costei e l'altra sì, come appare manifestamente. 8842_8795_000476 allora dico che mi giunse una imaginazione d'amore, che mi parve vederlo venire da quella parte ove la mia donna stava e pareami che lietamente mi dicesse: nel cor mio, pensa di benedicere lo dì che io ti presi, però che tu lo dèi fare. 8842_8795_000477 onde io, pensando a queste parole, quasi vergognoso, mi partìo da loro e venia, dicendo fra me medesimo, poi, che è tanta beatitudine in quelle parole che lodano la mia donna. 8842_8795_000478 a ppresso lo partire di questa gentile donna. fue piacere del segnore de li angeli di chiamare a la sua gloria una donna giovane e di gentile aspetto molto, la quale fue assai graziosa in questa sopradetta cittade. 8842_8795_000479 quomodo sedet sola civitas plena populo facta est quasi vidua domina gentium. io era nel proponimento ancora di questa canzone e compiuta n'avea questa soprascritta stanzia, quando lo signore de la giustizia. 8842_8795_000480 onde io, avendo così più volte combattuto in me medesimo ancora ne volli dire alquante parole. e però che la battaglia de pensieri vinceano coloro che per lei parlavano, mi parve che si convenisse di parlare a lei e dissi questo sonetto, lo quale comincia: gentil pensero. 8842_8795_000481 non m'intrametto se non di distinguere le parti per li loro cominciamenti, onde dico che la seconda parte comincia quivi, ch'amor, la terza quivi poscia, mi sforzo, la quarta quivi, e se io levo. 8842_8795_000482 sì che appare manifestamente ch'ella fue la prima ora de le nove ultime ore de la notte. pensando io a ciò che m'era apparuto, propuosi di farlo sentire a molti. 8842_8795_000483 e però, dimorando ancora nel medesimo luogo, donne anche passaro presso di me, le quali andavano ragionando tra loro queste parole: chi dee mai essere lieta di noi che avemo udita parlare questa donna così pietosamente? 8842_8795_000484 la seconda dico come io dissi a loro. la seconda comincia quivi mentr'io pensava. la prima parte si divide in due. ne la prima dico quello che certe donne, e che una sola, dissero e fecero per la mia fantasia. quanto è dinanzi che io fossi tornato in verace condizione. 8842_8795_000485 e nel mezzo di lei e di me, per la retta linea, sedea una gentile donna di molto piacevole aspetto, la quale mi mirava spesse volte maravigliandosi del mio sguardare che parea che sopra lei terminasse. 8842_8795_000486 che quand'io fui giunto dinanzi da loro e vidi bene che la mia gentilissima donna non era con esse, rassicurandomi le salutai e domandai che piacesse loro. 8842_8795_000487 x. appresso la mia ritornata, mi misi a cercare di questa donna che lo mio segnore m'avea nominata. ne lo cammino de li sospiri e acciò che lo mio parlare sia più brieve. 8842_8795_000488 e quale è stata la mia vita? poscia che la mia donna andò nel secol novo, lingua non è che dicer lo sapesse. e però, donne, mie, pur ch'io volesse non vi saprei, io dir ben quel ch'io sono. 8842_8795_000489 questo sonetto è sì piano ad intendere per quello che narrato è dinanzi, che non abbisogna d'alcuna divisione. e però, lassando, lui dico che questa mia donna venne in tanta grazia che non solamente ella era onorata e laudata, ma 8842_8795_000490 onde io, pensando a ciò, volendo ripigliare lo stilo de la sua loda, propuosi di dicere parole ne le quali io dessi ad intendere de le sue mirabili ed eccellenti operazioni. 8842_8795_000491 la seconda parte comincia quivi e hanno in loro la terza quivi e sol s'accordano la quarta quivi, ond'io non so. 8842_8795_000492 e tu che se figliuola di trestizia vatten disconsolata a star con elle, i che detta fue questa canzone: sì, venne a me uno, lo quale, secondo li gradi de l'amistade, è amico a me immediatamente dopo lo primo. 8842_8795_000493 la terza si è che quando questa battaglia d'amore mi pugnava così io mi movea, quasi discolorito tutto per vedere questa donna, credendo che mi difendesse la sua veduta da questa battaglia, dimenticando quello che per appropinquare a tanta gentilezza m'addivenia. 8842_8795_000494 guardare, ella si va sentendosi laudare benignamente d'umiltà vestuta, e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare. 8842_8795_000495 e se non vuoli andar, sì, come vana, non restare ove sia gente villana. ingègnati, se puoi d'esser palese, solo con donne o con omo cortese che ti merranno là per via tostana. tu troverai amor con esso, lei raccomàndami a lui come tu dei. 8842_8795_000496 per la ebrietà del gran tremore. le pietre par che gridin: moia, moia, peccato face. chi allora mi vide? se l'alma sbigottita non conforta, sol dimostrando che di me li doglia. 8842_8795_000497 e in questo pianto, stando propuosi di dire parole ne le quali, parlando a lei, significasse la cagione del mio trasfiguramento e dicesse che io so bene ch'ella non è saputa. 8842_8795_000498 questa ballata in tre parti si divide. ne la prima dico a lei, ov'ella, vada e confòrtola, però che vada più sicura. e dico ne la cui compagnia si metta, se vuole sicuramente andare e sanza pericolo alcuno. 8842_8795_000499 vedi che sì, desideroso vegno d'esser de tuoi ch'io ti somiglio in fede. vieni ché l cor te chiede poi mi partìa consumato ogne duolo, e quand'io era solo, dicea, guardando verso l'alto regno: beato, anima bella, chi te vede. 8842_8795_000500 tu vedi che questo è uno spiramento d'amore che ne reca li disiri d'amore dinanzi, ed è mosso da così gentil parte com'è quella de li occhi de la donna che tanto pietosa ci s'hae mostrata. 8842_8795_000501 deh peregrini che pensosi. andate e dissi peregrini secondo la larga significazione del vocabulo, ché peregrini si possono intendere in due modi: in uno largo e in uno stretto. in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori de la sua patria. in modo stretto, 8842_8795_000502 poi ppresso che questa canzone fue alquanto divolgata tra le genti. con ciò, fosse cosa che alcuno amico l'udisse, volontade lo mosse a pregare me che io li dovesse dire che è amore, avendo forse per l'udite parole speranza di me oltre che degna. 8842_8795_000503 ella è quanto de ben pò far natura. per esemplo di lei bieltà si prova de li occhi suoi. come ch ella gli mova, escono spirti d'amore inflammati che fèron li occhi a qual che allor la guati. 8842_8795_000504 lo sonetto, lo quale io feci allora comincia oltre la spera, lo quale ha in sé cinque parti. ne la prima dico là ove va lo mio pensero nominandolo per lo nome d'alcuno suo effetto. 8842_8795_000505 la seconda dico d'alquante bellezze che sono secondo diterminata parte de la persona quivi de li occhi suoi. questa seconda parte si divide in due, che ne l'una dico deli occhi. 8842_8795_000506 questa parte si divide in due. ne l'una dico che tutti li miei sospiri uscivano parlando. ne la seconda dico che alquanti diceano certe parole diverse da gli altri. 8181_8842_000000 come se altri me l'avesse imposta e combinata quella figura per farmi muovere in una vita non mia, per farmi compiere, in quella vita da cui ero stato sempre assente, atti di presenza nei quali ora, improvvisamente, il mio spirito s'accorgeva di non essersi mai trovato, mai. 8181_8842_000001 di chi era moglie quella donna, di chi erano figli quei quattro ragazzi miei, no di. 8181_8842_000002 vedevano e forse godevano per conto loro della grazia e della soavità della campagna umbra, ma io certo non prestavo attenzione a ciò che gli occhi vedevano. 8181_8842_000003 tappeto piano con garbo. le prendo le due zampine di dietro e le faccio fare la carriola. le faccio muovere cioè otto o dieci passi, non piú, con le sole zampette davanti, reggendola per quelle di dietro. 8181_8842_000004 e sento che in questa forma la mia vita, una mia vera vita, non c'è stata mai. i hanno preso come una materia qualunque. hanno preso un cervello, un'anima, muscoli, nervi, carne e li hanno impastati e foggiati a piacer loro. 8181_8842_000005 con tutti quei doveri e gli onori, e il rispetto e la ricchezza, e anche la moglie? sí, fors'anche la moglie. ma i ragazzi, i portai le mani alle tempie e me le strinsi forte. no. 8181_8842_000006 cose vuote, cose morte, che mi pesano addosso, mi soffocano, mi schiacciano e non mi fanno piú respirare, liberarmi. 8181_8842_000007 ma ecco la bestia: da quindici giorni rimane come basita, a mirarmi con quegli occhi appannati, sbarrati dal terrore. vorrei farle intendere. ripeto che non è nulla, che stia tranquilla, che non mi guardi cosí. 8181_8842_000008 avvocato, quell'uomo che tutti cercavano, che tutti rispettavano e ammiravano, di cui tutti volevan l'opera, il consiglio, l'assistenza, che tutti si disputavano senza mai dargli un momento di requie, un momento di respiro, ero io, io propriamente. 8181_8842_000009 chi gli aveva imposto tutti quei doveri, uno piú gravoso e odioso dell'altro. commendatore, professore. 8181_8842_000010 anche il mio stesso corpo, la mia figura, quale adesso improvvisamente m'appariva cosí vestita, cosí messa sú, mi parve estranea a me. 8181_8842_000011 potevo tollerare quell'uomo insoffribile che dovevo esser io e nel quale io ora vedevo un estraneo a me, un nemico. mia moglie, i miei figli. 8181_8842_000012 e ti grava attorno, come un'aria densa irrespirabile, la responsabilità che per quelle azioni e le conseguenze di esse, non volute o non prevedute, ti sei assunta. e come puoi piú liberarti? 8181_8842_000013 ebbene, fu nella scala della mia casa, fu sul pianerottolo, innanzi alla mia porta. io vidi a un tratto, innanzi a quella porta scura, color di bronzo. 8181_8842_000014 con lei che questo mio atto non fosse scoperto, giacché, se scoperto, il danno che ne verrebbe- e non soltanto a me- sarebbe incalcolabile. sarei un uomo finito. 8181_8842_000015 di tasca il chiavino, aprii quella porta e rientrai anche in quella casa e nella vita di prima. 8181_8842_000016 gli occhi mi sfavillano di gioja, le mani mi ballano dalla voluttà che sto per concedermi d'esser pazzo. d'esser pazzo per un attimo solo, d'uscire per un attimo solo dalla prigione di questa forma morta. 8181_8842_000017 guaj. dunque, se il mio segreto si scoprisse, la mia vittima non può parlare, è vero. tuttavia, da qualche giorno non mi sento piú sicuro. 8181_8842_000018 ho una vecchia cagna lupetta da undici anni per casa, bianca e nera, grassa, bassa e pelosa, con gli occhi già appannati dalla vecchiaja. 8181_8842_000019 di distruggere, d'annientare per un attimo, solo beffardamente, questa sapienza, questa dignità che mi soffoca e mi schiaccia. corro a lei, alla cagnetta che dorme sul tappeto. 8181_8842_000020 dev'essere questa per forza. serve cosí a mia moglie, ai miei figli, alla società, cioè ai signori studenti universitarii della facoltà di legge, ai signori clienti che mi hanno affidato la vita, l'onore, la libertà, gli averi. 8181_8842_000021 dormire sul tappeto col musetto aguzzo tra le zampe, tra tante carte e tanti libri. qua si sentiva protetta e sicura. di tratto in tratto schiudeva un occhio a guardarmi come per dire: bravo, sí, caro, lavora, non ti muovere di lí. 8181_8842_000022 quali me li vedevo ogni giorno davanti, che avevano bisogno di me, delle mie cure, del mio consiglio, del mio lavoro. attraverso questo sentimento e col senso d'atroce afa col quale m'ero destato in treno, mi sentii rientrare in quell'uomo insoffribile che stava davanti alla porta. 8181_8842_000023 sono affidati a me la vita, l'onore, la libertà, gli averi di gente innumerevole che m'assedia dalla mattina alla sera per avere la mia opera, il mio consiglio, la mia assistenza. 8181_8842_000024 perché è sicuro che, finché stai lí a lavorare, nessuno entrerà qui a disturbare il mio sonno. cosí pensava certamente la povera bestia. 8181_8842_000025 dico forse perché, quando mi destai, tutto indolenzito e con la bocca amara, acre e arida, già prossimo all'arrivo, mi ritrovai d'un tratto in tutt'altro animo, con un senso d'atroce afa della vita, in un tetro plumbeo. 8181_8842_000026 spaventosamente. d'un tratto mi s'impose la certezza che l'uomo che stava davanti a quella porta con la busta di cuojo sotto il braccio, l'uomo che abitava là in quella casa, non ero io. non ero stato mai io. 8181_8842_000027 uno degli obblighi miei piú gravi è quello di non avvertire la stanchezza che m'opprime il peso enorme di tutti i doveri che mi sono e mi hanno imposto e di non indulgere minimamente al bisogno di un po di distrazione che la mia mente affaticata di tanto in tanto reclama. 8181_8842_000028 lo compio ogni giorno, al momento opportuno, nel massimo segreto, con spaventosa gioja, perché vi assaporo tremando la voluttà d'una divina, cosciente follia che per un attimo mi libera e mi vendica di tutto. 8181_8842_000029 lontananza d'una vita remota che forse era stata sua. non sapeva come, né quando, di cui gli alitava il ricordo indistinto, non d'atti, non. 8181_8842_000030 assistenza d'altri doveri altissimi sono gravato, pubblici e privati. ho moglie e figli che spesso non sanno essere come dovrebbero e che perciò hanno bisogno d'esser tenuti a freno di continuo dalla mia autorità severa. 8181_8842_000031 lo spirito mi s'era quasi alienato dai sensi, in una lontananza infinita, ove avvertiva appena chi sa come, con una delizia che non gli pareva sua. 8181_8842_000032 e in punta di piedi mi reco all'uscio a spiare nel corridojo. se qualcuno non sopravvenga. chiudo l'uscio a chiave per un momentino solo. 8181_8842_000033 quand'ho qualcuno attorno. non la guardo mai, ma sento che mi guarda, lei mi guarda. mi guarda senza staccarmi un momento gli occhi d'addosso. 8181_8842_000034 il brulichío, insomma, di una vita che era da vivere là, lontano, lontano, donde accennava con palpiti e guizzi di luce e non era nata, nella quale esso lo spirito, allora sí, ah, tutto, intero e pieno, si sarebbe ritrovato anche per soffrire. 8181_8842_000035 il brulichío d'una vita diversa, non sua, ma che avrebbe potuto esser sua, non qua, non ora, ma là, in quell'infinita lontananza. 8181_8842_000036 pian piano dal mio seggiolone, perché nessuno s'accorga che la mia sapienza temuta e ambita, la mia sapienza formidabile di professore di diritto e d'avvocato, la mia austera dignità di marito, di padre, si siano per poco staccate dal trono di questo seggiolone. 8181_8842_000037 io non avevo mai vissuto, non ero mai stato nella vita. in una vita intendo che potessi riconoscer mia, da me voluta e sentita come mia. 8181_8842_000038 mai e ho nausea, orrore, odio di questo che non sono io, che non sono stato mai io, di questa forma morta in cui sono prigioniero e da cui non mi posso liberare. 8181_8842_000039 di quell'uomo che il mio spirito, in quel momento, se avesse avuto un corpo, il suo vero corpo, la sua vera figura, avrebbe preso a calci o afferrato, dilacerato, distrutto, insieme con tutte quelle brighe. 8181_8842_000040 solo si conosce chi riesca a veder la forma che si è data o che gli altri gli hanno data la fortuna, i casi, le condizioni in cui ciascuno è nato. 8181_8842_000041 finito. forse m'acchiapperebbero, mi legherebbero e mi trascinerebbero atterriti in un ospizio di matti. il terrore da cui tutti sarebbero presi se questo mio atto fosse scoperto. ecco, lo leggo ora negli occhi della mia vittima. 8181_8842_000042 non li sentii miei, ma attraverso un sentimento strano, penoso, angoscioso di loro, quali essi erano fuori di me. 8181_8842_000043 ma nessuno può fare che il fatto sia come non fatto e che la morte non sia quando ci ha preso e ci tiene. ci sono i fatti, quando tu comunque hai agito anche senza che ti sentissi e ti ritrovassi dopo negli atti compiuti. 8181_8842_000044 come potrei io, nella prigione di questa forma non mia, ma che rappresenta me quale sono per tutti, quale tutti mi conoscono e mi vogliono e mi rispettano, accogliere e muovere una vita diversa, una mia vera vita? 8181_8842_000045 la tentazione di compiere su lei la mia vendetta mi sorse quindici giorni or sono, all'improvviso, nel vedermi guardato cosí. 8181_8842_000046 se uno può vedere la propria vita, è segno che non la vive piú. la subisce la trascina come una cosa morta. la trascina, perché ogni forma è una morte. 8181_8842_000047 l'anima mia grida dentro questa forma morta che mai non è stata mia: ma come io? questo, io cosí, ma quando mai? 8181_8842_000048 dall'esempio costante della mia obbedienza inflessibile e inappuntabile a tutti i miei obblighi, uno piú serio dell'altro, di marito, di padre, di cittadino, di professore di diritto. 8181_8842_000049 mai, chi lo aveva fatto, cosí quell'uomo che figurava me, chi lo aveva voluto cosí, chi cosí lo vestiva e lo calzava, chi lo faceva muovere e parlare cosí. 8181_8842_000050 pochissimi lo sanno. i piú, quasi tutti, lottano, s'affannano per farsi, come dicono, uno stato, per raggiungere una forma raggiuntala, credono d'aver conquistato la loro vita e cominciano invece a morire. 8181_8842_000051 ma quando mai? e che m'importava di tutte le brighe in cui quell'uomo stava affogato dalla mattina alla sera, di tutto il rispetto, di tutta la considerazione di cui godeva, commendatore, professore, avvocato. 8181_8842_000052 comprende la bestia, la terribilità dell'atto che compio. non sarebbe nulla se per ischerzo glielo facesse uno dei miei ragazzi. ma sa ch'io non posso scherzare. non le è possibile ammettere che io scherzi per un momento solo. 8181_8842_000053 non pensavo a ciò che vedevo e non pensai piú a nulla. restai per un tempo incalcolabile, come in una sospensione vaga e strana, ma pur chiara e placida, ariosa. 8181_8842_000054 ma se possiamo vederla, questa forma, è segno che la nostra vita non è piú in essa, perché se fosse, noi non la vedremmo. la vivremmo questa forma senza vederla. 8181_8842_000055 forma, gravata di doveri che non sento miei, oppressa da brighe di cui non m'importa nulla, fatta segno d'una considerazione di cui non so che farmi forma, che è: questi doveri, queste brighe, questa considerazione fuori di me, sopra di me. 8181_8842_000056 e morremmo ogni giorno di piú in essa, che è già per sé una morte, senza conoscerla. possiamo dunque vedere e conoscere soltanto ciò che di noi è morto: conoscersi è morire. 8181_8842_000057 e farlo intendere. non è facile. i proverò. ritornavo quindici giorni or sono da perugia, ove mi ero recato per affari della mia professione. 8181_8842_000058 una vita, in una forma che sento morta, ma che deve sussistere per gli altri, per tutti quelli che l'hanno messa sú e la vogliono cosí e non altrimenti. 8181_8842_000059 perché compissero un lavoro, facessero atti, obbedissero a obblighi in cui io mi cerco e non mi trovo, e grido 8181_8842_000060 non che a poco a poco cominciò ad allentarsi in me quella che prestavo alla difficoltà che m'occupava, senza che per questo, intanto, mi s'avvistasse di piú lo spettacolo della campagna che pur mi passava sotto gli occhi: limpido, lieve, riposante. 8181_8842_000061 ed erano lí, dietro quella porta che recava su la targa ovale d'ottone il mio nome. erano lí una donna e quattro ragazzi che vedevano tutti i giorni con un fastidio ch'era il mio stesso, ma che in loro non potevo tollerare. 8181_8842_000062 questo è tutto, non faccio altro. corro subito a riaprire l'uscio adagio. adagio senza il minimo cricchio. 8181_8842_000063 essere indotto a cercarne la ragione, sarei- ripeto- un uomo finito. il valore dell'atto ch'io compio può essere stimato e apprezzato solamente da quei pochissimi a cui la vita si sia rivelata come d'un tratto s'è rivelata a me. 8181_8842_000064 quello che hai fatto resta come una prigione per te e come spire e tentacoli t'avviluppano le conseguenze delle tue azioni. 8181_8842_000065 io conobbi d'un tratto d'essere stato sempre come assente da quella casa, dalla vita di quell'uomo non solo, ma veramente e propriamente da ogni vita. 8181_8842_000066 non lo sanno, perché non si vedono, perché non riescono a staccarsi piú da quella forma moribonda che hanno raggiunta, non si conoscono per morti e credono d'esser vivi. 8181_8842_000067 e della ricchezza e degli onori che gli erano venuti dall'assiduo, scrupoloso adempimento di tutti quei doveri dell'esercizio della sua professione. 8181_8842_000068 ora la mia tragedia è questa. dico mia, ma chi sa di quanti? chi vive, quando vive, non si vede vive. 8181_8842_000069 non per godere soltanto, ma di sofferenze veramente sue. gli occhi, a poco a poco, mi si chiusero senza che me n'accorgessi, e forse seguitai nel sonno il sogno di quella vita che non era nata. 8181_8842_000070 e mi rimetto in trono sul seggiolone, pronto a ricevere un nuovo cliente con l'austera dignità di prima, carico, come un cannone, di tutta la mia sapienza formidabile. 8181_8842_000071 il mio caso è anche peggiore. io vedo, non ciò che di me è morto, vedo che non sono mai stato vivo, vedo la forma che gli altri- non io- mi hanno data. 8181_8842_000072 vorrei farle intendere a quattr'occhi che non è nulla, che stia tranquilla, che non potevo permettermi con altri questo breve atto, che per lei non ha alcuna importanza e per me è tutto. 8181_8842_000073 ma quasi di desiderii prima svaniti, che sorti con una pena di non essere angosciosa, vana e pur dura, quella stessa dei fiori, forse, che non han potuto sbocciare. 8181_8842_000074 l'unica che mi possa concedere, quando mi vince troppo la stanchezza per una briga a cui attendo da tempo, è quella di volgermi a un'altra nuova. 8181_8842_000075 ma se non ero stato mai io veramente, se veramente non ero io- e lo sentivo con spaventosa certezza- quell'uomo insoffribile che stava davanti alla porta. 8181_8842_000076 nel quale gli aspetti delle cose piú consuete m'apparvero come vtati di ogni senso, eppure, per i miei occhi, d'una gravezza crudele insopportabile. 8181_8842_000077 guardavo fuori, ma non vedevo nulla. assorto in quella difficoltà, veramente non potrei dire che non vedessi nulla- gli occhi vedevano. 8181_8842_000078 m'ero perciò portate in treno, nella busta di cuojo, alcune carte nuove da studiare. a una prima difficoltà incontrata nella lettura, avevo alzato gli occhi e li avevo volti verso il finestrino della vettura. 8181_8842_000079 sono costernato e inquieto perché, se è vero che non può parlare, mi guarda. mi guarda con tali occhi e in questi occhi è cosí chiaro il terrore che temo qualcuno possa da un momento all'altro accorgersene. 8181_8842_000080 casa s'era messa però ad approvarla a poco a poco con la vecchiaja, tanto che, per sfuggire alla tirannia capricciosa dei ragazzi che vorrebbero ancora ruzzare con lei giú in giardino, aveva preso da un pezzo il partito di rifugiarsi qua nel mio studio da mane a sera. 8181_8842_000081 cogliendo con trepidazione e circospezione infinita il momento opportuno che nessuno mi veda. ecco, 8181_8842_000082 con la targa ovale d'ottone su cui è inciso il mio nome, preceduto dai miei titoli e seguito da miei attributi scientifici e professionali. vidi a un tratto, come da fuori, me stesso e la mia vita, ma per non riconoscermi e per non riconoscerla come mia. 8181_8842_000083 tra me e lei non c'erano mai stati buoni rapporti. forse prima essa non approvava la mia professione, che non permetteva si facessero rumori per casa. 8181_8842_000084 non le faccio male, non le faccio nulla. appena posso, appena qualche cliente mi lascia libero un momento, mi alzo cauto. 8181_8842_000085 serve cosí e non posso mutarla. non posso prenderla a calci e levarmela dai piedi, ribellarmi, vendicarmi, se non per un attimo solo ogni giorno, con l'atto che compio nel massimo segreto. 9185_8842_000000 il crudo di quest'ombra s'avverte, diventa quasi l'alito sensibile del silenzio, sospeso, vano sui mobili e gli oggetti, i quali, a lor volta, par che rimangano sgomenti ogni giorno della cura con cui sono stati spolverati, ripuliti e rimessi in ordine. 9185_8842_000001 o che non son forse morti il vostro figliuolo? la vostra figliuola quando sono partiti per gli studii nella grande città lontana? ah, voi fate gli scongiuri, mi date sulla voce gridando che non sono morti nient'affatto. 9185_8842_000002 sul tavolino. da notte, però, la boccetta dell'acqua di cristallo verde dorato, panciuta, incappellata del suo lungo bicchiere capovolto, pigliando di tra gli scuri accostati della finestra, dirimpetto un filo di luce. sembra ridere di tutto quello sgomento diffuso nella camera. 9185_8842_000003 anch'essa da quattordici mesi confitta nella bugia di ferro smaltato in forma di trifoglio, col manichetto e il bocciuolo d'ottone, nell'attesa della fiamma che deve consumarla. s'è ingiallita quella candela sul trifoglio della bugia, come una vergine matura. 9185_8842_000004 ma le tre sorelle, meno vecchie e perciò meno deboli della mamma, s'ostinano a dire di no, che questo tradimento non se l'aspettavano. vogliono a ogni costo resistere al crollo esse. 9185_8842_000005 tanto esse ne sono state certe che gli hanno finanche preparato ogni sera la camicia da notte, lí sul letto, sul suo lettino rifatto ogni mattina, come se egli davvero la notte vi abbia dormito. 9185_8842_000006 ma sí, appunto, lasciando la camera in attesa, rifacendola con cura minuziosa, traendo ogni sera dal sacchetto la camicia da notte e stendendola su le coperte rimboccate. 9185_8842_000007 e non c'è pericolo che la maggiore delle tre sorelle ogni sabato alle quattro del pomeriggio si dimentichi d'entrare nella camera per ridar la corda a quel vecchio orologio di bronzo sul cassettone che con tanto risentimento rompe il silenzio. 9185_8842_000008 le tre sorelle hanno indovinato il perché di questo pensiero pauroso nella mente della madre inferma, abbandonata sul seggiolone, e perciò han corrugato la fronte. 9185_8842_000009 e segna la data di jeri, il calendario a muro s'è arrestata d'un giorno e pare per sempre nella camera quell'illusione di vita, solo il vecchio orologio di bronzo sul cassettone. 9185_8842_000010 no, di nero hanno detto perché quel malaugurio? e alla prima speranza di quelle poverine che s'esprimeva ancora in forma di dubbio. 9185_8842_000011 l'ombra. tuttavia, appena le persiane e le vetrate della finestra sono richiuse e raccostati gli scuri, si fa subito cruda, come in un sotterraneo, e subito come se quella finestra non sia stata aperta da anni. 9185_8842_000012 e muove le due lancette sul quadrante, piano, piano, che non si veda, come se voglia dire che non lo fa apposta lui per suo piacere, ma perché forzato dalla corda che gli dànno. 9185_8842_000013 il calendario a muro presso la finestra, è certo che rimane col senso dello strappo d'un altro fogliolino, come se gli paja una inutile crudeltà che gli si faccia segnar la data in quell'ombra vana e in quel silenzio. 9185_8842_000014 non è già per cesarino, c'è un'altra. c'è un'altra, non qua nella casa, ma che della casa? forse domani, chi sa, potrebbe essere la regina. 9185_8842_000015 e volle lei stessa, con le sue mani, portarli nella camera di cesarino e distribuirli in vasetti su la piccola scrivania, sul tavolino da notte, sul cassettone. disse che aveva fatto un bel sogno. 9185_8842_000016 e con smarrimento vi domandate: ma come erano proprio cosí i suoi occhi? avrei potuto giurare che il suo nasino, quand'è partita, era un pochino. 9185_8842_000017 e non fecero nessuna opposizione quando claretta, facendosi rossa rossa, disse che le era nata una grande curiosità di sapere che cosa aveva scritto a cesarino nelle sue prime lettere di piú d'un anno fa, chiuse nel cassetto della scrivania. 9185_8842_000018 la realtà di cesarino è inalterabile, qua, nella sua camera, e nel cuore e nella mente di quella mamma e di quelle tre sorelle che per sé, fuori di questa non ne hanno altra. tittí quanti ne abbiamo del mese? domanda dal seggiolone la mamma inferma all'ultima delle tre figliuole. 9185_8842_000019 che saran di ritorno a fin d'anno e che intanto ricevete puntualmente loro notizie due volte la settimana. calmatevi sí via, lo credo bene. 9185_8842_000020 la verità è che voi non riconoscete nel vostro figliuolo, o nella vostra figliuola, ritornati dopo un anno, quella stessa realtà che davate loro prima che partissero. non c'è piú. è morta quella realtà, eppure voi non vi vestite di nero per questa morte e non piangete. 9185_8842_000021 veniva prima ogni giorno la cara bambina, bambina veramente claretta per quelle tre sorelle anziane, quasi ogni giorno, con la speranza che fosse arrivata la notizia perché era certa, piú certa, di tutte lei. 9185_8842_000022 da allora le visite si sono diradate. la vecchia mamma inferma, guardando fiso il bracciolo del seggiolone, conta i giorni che son passati dall'ultima visita ed è curioso che, tanto per lei quanto per le tre figliuole con la fronte corrugata, 9185_8842_000023 è entrato un pensiero che di solito non per istudio, ma istintivamente è tenuto lontano dalle quattro donne: il pensiero del tempo che passa. 9185_8842_000024 e al suo posto lasciava la nuova e sopra vi posava un fiore nuovo. durò a lungo, per mesi e mesi, questa cura gentile, ma un giorno la piccina venne con piú fiori sí, ma senza lettera. 9185_8842_000025 avrà la certezza lei, ma non potrà tornare per darne l'annunzio a loro. vorrebbe dire la mamma che non c'è bisogno di questo annunzio perché è già certa lei che lo troverà di là, il suo cesarino. ma no, non lo dice. 9185_8842_000026 primaverili, risbocciata come un fiore, tutta accesa e vivace come da gran tempo. le tre sorelle e la loro povera mamma non l'avevano piú veduta. recò tanti, tanti fiori. 9185_8842_000027 le lettere, invece di spedirle, ecco, veniva a lasciarle qua perché le trovasse, cesarino, subito. appena arrivato, il fiore avvizziva, la lettera restava. 9185_8842_000028 ovvero sí, ne piangete se vi fa dolore quest'altro che vi è ritornato invece del vostro figliuolo, quest'altro che voi non potete, non sapete piú riconoscere. 9185_8842_000029 ma come va che, passato l'anno, quando il vostro figliuolo o la vostra figliuola ritornano con un anno di piú dalla grande città, voi restate stupiti, storditi davanti a loro e voi, proprio voi, con le mani aperte, come a parare un dubbio che vi sgomenta, esclamate: 9185_8842_000030 e han cambiato, oh dio, finanche le pantofole davanti la poltroncina, a piè del letto sicuro. le vecchie buttate via dentro il comodino e al loro posto, lí su lo scendiletto, un pajo di nuove di velluto ricamate dall'ultima delle tre. 9185_8842_000031 c'è in realtà alcunché di vivo e d'arguto su quel tavolino da notte. il riso della boccetta dell'acqua viene sí senza dubbio dal filo di luce, ma forse perché con questo filo di luce quella boccetta panciuta. 9185_8842_000032 veramente era cosí. ciò che importava era il pensiero di scrivere ogni giorno. che poi scrivesse in carta da lettere o nel taccuino era lo stesso, se non che con quella lettera cominciò anche a mancare la visita giornaliera di claretta, dapprima tre volte. 9185_8842_000033 pensava forse, claretta nel trovare sotto il fiore vizzo la lettera del giorno precedente, che anche il profumo di questa era svanito senz'avere inebriato nessuno? la riponeva nel cassetto della piccola scrivania presso la finestra. 9185_8842_000034 è veramente una dimenticanza deplorevole, perché non solo l'acqua della boccetta, ma cambiano tutto quelle tre sorelle ogni quindici giorni, le lenzuola e le foderette del letto rifatto con amorosa diligenza ogni mattina, come se davvero qualcuno vi abbia dormito. 9185_8842_000035 e poi andare a dormire nel suo lettino. lí pronto il crollo è dato alla povera mamma dalla notizia che claretta s'è rifatta sposa. era da attendersela questa notizia, poiché già da due mesi claretta non si faceva piú vedere. 9185_8842_000036 disse che aveva scritto la sera precedente- oh, anche piú a lungo del solito, e che ogni sera avrebbe seguitato a scrivere, ma in un taccuino, perché la mamma le aveva fatto notare ch'era un inutile sciupío di carta da lettere e di buste. 9185_8842_000037 il lugubre effetto di quella camicia da notte stesa lí sul letto e di quelle due pantofole nuove in attesa su lo scendiletto davanti la poltroncina. 9185_8842_000038 dicono che claretta s'è fatta sposa con un altro, non perché cesarino sia morto ed ella non abbia perciò veramente nessuna ragione piú d'aspettarne ancora il ritorno, ma perché dopo sedici mesi s'è stancata d'aspettarlo. 9185_8842_000039 scusò, ne incolpò il suo abito nero. il dolore per la morte della nonna riprese a ogni modo a venire una volta la settimana, ma le tre sorelle provavano ora un certo ritegno a condurla nella camera in attesa. 9185_8842_000040 sente una grande pietà per le sue tre povere figliuole che restano sole qua e hanno tanto bisogno di pensare e di credere che cesarino sia ancora vivo per loro e che un giorno o l'altro debba ritornare. 9185_8842_000041 alla supposizione che il loro caro sia morto e accolta invece, come tutti hanno voluto, l'illusione che sia vivo, quella povera mamma inferma, quelle tre sorelle diano quanto piú possono consistenza di realtà a questa illusione. 9185_8842_000042 quindici, risponde margherita alzando il capo dal libro, ma non ne è ben certa e domanda a sua volta alle due sorelle: quindici: è vero? 9185_8842_000043 può scorgere, su la lucida lastra di bardiglio, le smorfie delle due figurine d'una scatola di fiammiferi posata lí da quattordici mesi ormai, perché sia pronta a un bisogno, ad accendere la candela. 9185_8842_000044 tanto è il silenzio della casa che gli scoppiettii di quei ceri, per quanto lievi, arrivano di là alla camera in attesa. e quella candela, ingiallita, da sedici mesi confitta sul trifoglio della bugia. 9185_8842_000045 ed ecco vela dolcemente la luce degli occhi e fino all'ultimo, fino all'ultimo, vuol rimanere attaccata all'illusione delle tre figliuole perché anche dal suo ultimo respiro quest'illusione tragga alito e seguiti a vivere per loro con l'estremo filo di voce. sospira. 9185_8842_000046 la comunicazione ufficiale che il sottotenente mochi cesare dopo un combattimento coi ribelli, non trovandosi né tra i morti, né tra i feriti, né tra i prigionieri di cui si è riuscito ad aver notizia certa, deve ritenersi disperso, anzi scomparso senz'alcuna traccia. 9185_8842_000047 via, benché intatta ancora povera vergine candela, dovrebbero cambiarla le tre sorelle, se non proprio ogni giorno, come fanno per l'acqua della boccetta, che anche perciò è cosí viva e pronta a ridere a ogni filo di luce. 9185_8842_000048 e il vecchio orologio di bronzo in forma d'anfora sul piano di marmo del cassettone. pare che avverta la violenza che gli fanno costringendolo a staccare ancora là dentro il suo cupo tic-tac sul. 9185_8842_000049 e la mamma dal letto dice di sí, che muore di questa pena, ma negli occhi ha come un riso di luce. le tre figliuole glieli guardano, quegli occhi, con invidia accorata. ella tra poco andrà a vedere di là. se lui c'è, si leverà da quest'ansia della lunghissima attesa. 9185_8842_000050 rimase stordita come smarrita. dopo, di fronte allo stupore angoscioso, al tremore di quelle tre sorelle pallide, livide disse che non sapeva lei stessa come era stato, come le era avvenuto. si scusò. 9185_8842_000051 a ogni quindici giorni, a ogni mese via per non vederla cosí gialla, per non vedere in quel giallore i quattordici mesi che sono passati senza che nessuno sia venuto ad accenderla la sera su quel tavolino da notte. 9185_8842_000052 poi due, poi prese a venire una sola volta per settimana. poi, con la scusa del lutto per la morte della nonna materna, stette piú di quindici giorni senza venire. 9185_8842_000053 è per quella candela una rivincita. difatti, quella sera non è stata cambiata l'acqua della boccetta, né tratto dal sacchetto e stesa sulle coperte rimboccate la camicia da notte. 9185_8842_000054 credono di potere e di dovere aspettare, cosí il probabile ritorno del fratello e figliuolo cesarino, sottotenente di complemento del, era partito ormai son piú di due anni per la tripolitania e colà distaccato nel fezzan. 9185_8842_000055 il caso ha destato in principio molta pietà in tutti i vicini e conoscenti di quella mamma e di quelle tre sorelle. a poco a poco però, la pietà s'è raffreddata ed è cominciata invece una certa irritazione, in qualcuno anche una vera indignazione per questa che pare una commedia. 9185_8842_000056 questi giorni s'assommino e si facciano troppi, mentre per cesarino che non torna, il tempo non passa mai. è come se fosse partito jeri cesarino, anzi come se non fosse partito affatto, ma fosse solo uscito di casa e dovesse rientrare da un momento all'altro per sedersi a tavola con loro. 9185_8842_000057 piú di cento dovevano essere quelle lettere. centoventidue o centoventitré le voleva rileggere. le avrebbe poi conservate, lei, per cesarino, insieme coi taccuini, e a dieci per volta se l'era tutte riportate a casa. 9185_8842_000058 séguita cupo e piú sgomento che mai a parlare del tempo in quella buja attesa senza fine nelle società cosí? 9185_8842_000059 quel che fa la vita, dunque è la realtà che voi le date e dunque realmente può bastare alla mamma e alle tre sorelle di cesarino mochi la vita ch'egli seguita ad avere per esse. 9185_8842_000060 della camera cioè tenuta cosí puntualmente in ordine, finanche con la camicia da notte stesa sul letto rimboccato. quasi che con questa commedia quelle quattro donne vogliano negare il tributo di lagrime a quel povero giovine e risparmiare a se stesse il dolore di piangerlo morto. 9185_8842_000061 sapendo bene che cosa sta ad attendere lí, ancora intatta, cosí ingiallita. che cosa? il fatto è che da quattordici mesi, quelle tre sorelle e la loro madre inferma, 9185_8842_000062 claretta, la fidanzata del fratello, c'è, lei sí, purtroppo, che fa pensare al tempo che passa. la mamma, domandando a quanti si è del mese, ha voluto contare i giorni che son passati dall'ultima visita di claretta. 9185_8842_000063 troppo presto han dimenticato vicini e conoscenti che essi, proprio essi, all'arrivo della comunicazione del comando della colonia, quando quella madre e quelle tre sorelle s'eran pur messe a piangere morto il loro caro levando grida strazianti. 9185_8842_000064 dicono che la loro mamma muore, non perché il nuovo fidanzamento di claretta le abbia fatto crollare l'illusione, sempre piú fievole, del ritorno del suo figliuolo, ma per la pena che il suo cesarino sentirà al suo ritorno di questo crudele tradimento di claretta. 9185_8842_000065 perché, se si son lasciate persuadere a non piangerlo morto, a non disperarsi della sua morte, devono per forza far vedere a lui vivo per loro, a lui che veramente può sopravvenire da un momento all'altro, che ecco. 9185_8842_000066 il vostro figliuolo, quello che voi conoscevate prima che partisse, è morto, credetelo. è morto solo l'esserci d'un corpo, e pur esso tanto cambiato, vi fa dire di no. 9185_8842_000067 voi lo sapete bene ora, che la realtà non dipende dall'esserci o dal non esserci d'un corpo. può esserci il corpo ed esser morto per la realtà che voi gli davate. 9185_8842_000068 e alla fine, quando, non spontaneamente ma condotta dalle sorelle, rientrò per la prima volta vestita di nero nella camera di cesarino, avvenne una scena inattesa che per poco non fece scoppiare d'angoscia il cuore di quelle tre poverine. 9185_8842_000069 poverine tutt'a un tratto. cosí, vestita di nero, appena entrata, si rovesciò sul lettino bianco di cesarino, rompendo in un pianto disperato. perché che? 9185_8842_000070 quanto alla candela confitta lí sul trifoglio della bugia, oh, essa è cosí diritta e assorta nella sua gialla rigidità che non si cura del dileggio di quelle due figurine smorfiose e del riso della panciuta boccetta. 9185_8842_000071 da quattordici mesi, è vero, non hanno piú notizia di lui. c'è di piú. dopo tante ricerche angosciose, suppliche e istanze, è arrivata alla fine dal comando della colonia. 9185_8842_000072 quella candela, derisa dalle due figurine smorfiose della scatola di fiammiferi. ad ogni scoppiettío pare che abbia un sussulto da cui possa trar fiamma anche lei per vegliare un altro morto qui sul letto intatto. 9185_8842_000073 glielo direte che l'ho tanto aspettato. nella notte i quattro ceri funebri ardono ai quattro angoli del letto e di tratto in tratto hanno un lieve scoppiettío che fa vacillare appena la lunga fiamma gialla. 9185_8842_000074 sí, forse è vivo. si sono affrettati a rispondere. ma sarà vivo? sí, è vivo, certamente. ebbene, non è naturale, adesso che mancando davvero ogni fondamento di certezza, 9185_8842_000075 era disperso, poteva ritornare da un momento all'altro, ma anche dopo un anno, chi sa? nell'africa. ramingo nascosto, e sono stati pur essi a sconsigliare e quasi impedire che quella madre e quelle tre sorelle si vestissero di nero, come volevano anche. 9185_8842_000076 rimasero con l'affanno oppresse e quasi sgomente di quella vivacità esuberante, di quella rinata gajezza della bambina. le tre sorelle, sempre piú pallide e piú livide, sentirono appena cessato il primo stordimento come l'urto d'una violenza crudele. 9185_8842_000077 l'urto della vita che rifioriva prepotente in quella bambina e che non poteva piú esser contenuta nel silenzio di quell'attesa a cui esse, con le religiose cure delle loro mani gracili e fredde, davano ancora e tenacemente, volevano dar sempre una larva di vita, tanta che bastasse a loro. 9185_8842_000078 le due figurine smorfiose della scatola evidentemente non vedono come possono vederlo il vecchio orologio di bronzo col bianco occhio tondo del quadrante e il calendario dall'alto della parete, col numero rosso che segna la data. 9185_8842_000079 sono mangiato e volete una tragedia piú tragedia di questa. si dà pur luce ogni mattino a questa camera, quando una delle tre sorelle a turno viene a ripulirla senza guardarsi attorno. 9185_8842_000080 due volte la settimana. la camicia da notte che ogni sera, dopo rimboccate le coperte, vien tratta dal sacchetto di raso appeso col nastrino azzurro alla testata della lettiera bianca e distesa sul letto con la falda di dietro debitamente rialzata. 9185_8842_000081 le han persuase a lungo e con tanti argomenti, uno piú efficace dell'altro, a non disperarsi. cosí perché piangerlo morto, hanno detto, se chiaramente in quella comunicazione s'annunziava che l'ufficiale mochi tra i morti non s'era trovato? 9185_8842_000082 ed ecco là le nuove pantofole che margheritina, aspettando, non si è contentata soltanto di ricamare, ma ha voluto anche far mettere sú da un calzolajo perché egli, appena tornato, le trovi pronte al posto delle vecchie. scusate tanto. 9185_8842_000083 e il calendario, quello lí presso la finestra è già il secondo. l'altro dell'anno scorso s'è sentito strappare a uno a uno tutti i giorni dei dodici mesi, uno ogni mattina, con inesorabile puntualità. 9185_8842_000084 qua, nella realtà degli atti che compiono per lui, in questa camera che lo attende in ordine, pronta ad accoglierlo tal quale egli era prima che partisse. ah, non c'è pericolo per quella mamma e per quelle tre sorelle ch'egli ritorni un altro, com'è avvenuto per il vostro figliuolo, a fin d'anno. 9185_8842_000085 dio, ma sei proprio tu. oh dio, come s'è fatta un'altra, non solo nell'anima, un'altra cioè nel modo di pensare e di sentire, ma anche nel suono della voce, anche nel corpo. un'altra nel modo di gestire, di muoversi, di guardare, di sorridere. 9185_8842_000086 ma lo avvertite bene voi ch'era un altro, quello partito un anno fa, che non è piú ritornato. ebbene, precisamente come non ritorna piú alla sua mamma e alle sue tre sorelle, questo cesarino mochi, partito da due anni per la tripolitania e colà distaccato nel 9185_8842_000087 ed ella né c'entrava da sé né chiedeva alle tre sorelle che ve la conducessero. e di cesarino quasi non parlavano piú. tre mesi fa venne di nuovo vestita di abiti gaj. 9185_8842_000088 che la notizia sarebbe presto arrivata. e allora entrava festosa nella camera del fidanzato e vi lasciava sempre qualche fiore e una lettera. sí, perché seguitava a scrivere lei, come al solito ogni sera a cesarino. 9185_8842_000089 quindici: sí, conferma, nanda, la maggiore dal telajo. quindici, ripete: flavia, che cuce su la fronte di tutt'e tre, s'incide per quella domanda della madre, a cui hanno risposto la stessa ruga, nella quiete della vasta sala da pranzo luminosa, velata da candide tendine di mussolo. 9185_8842_000090 e c'è da scommettere che le due figurine monellescamente smorfiose della scatola di fiammiferi la paragonino alle tre sorelle stagionate che vengono un giorno per una a ripulire e a rimettere in ordine la camera. 9185_8842_000091 e lí dov'era il fianco, si scopre una chiazza di sangue. ah, ah, geme. allora nane, trasportandola con chico verso la camera da letto. 9185_8842_000092 che i porci grassi non possono essere intelligenti, perché se questi porci parlano tra sé, come il signor lavaccara pretende e va dicendo, non essi, ma la dignità umana, appunto, sarebbe scannata in questa festa del signore della nave. 9185_8842_000093 la sua voce rintrona nelle stanze vuote. nessuno risponde. entra nella stanza accanto allo studio, ov'è la scrivania, e dà un balzo indietro nella gran luce. ferma in quella stanza bianca, candelora è buttata per terra, lunga, stirata, con le vesti scomposte, come se si fosse rotolata. 9185_8842_000094 ridere intanto di tutte le cose nate male che restano a penare nelle lor forme sgraziate o sconce, finché col tempo non crollano in cenere. 9185_8842_000095 nessuno vorrà negare che il porco finché campa, campa bene, considerando la vita che ha fatto. se poi è scannato, se ne deve contentare, perché certo per sé come porco non se la meritava. 9185_8842_000096 ma ridendo perché candelora pretendeva d'uscire da questa vergogna ora che a suo dire potevano già, perché si vendono bene ora i quadri di nane papa e il valore della sua arte nuova, personalissima, s'è. 9185_8842_000097 se non mi lasci finire. spende per me e per te il barone, ma vedi, se spende assai piú per me, che significa? sii ragionevole. significa che dà prezzo a te unicamente perché tu ricevi il lustro da me. questo non lo puoi negare. 9185_8842_000098 con l'immagine buffa di chico e di quel critico e di tanti altri che attorno a lei e a lui, idillicamente abbracciati, si metterebbero a fare giro, giro, tondo, ohé, al sole. il sangue s'è tutto aggrumato e incrostato su le dentate. 9185_8842_000099 e le campane della gentile chiesina ajutavano le voci umane, rintronando all'impazzata senza posa, a coprire pietosamente quelle strida. 9185_8842_000100 ma l'aver pensato di coprir di panni l'oscena nudità del corpo. già questo solo considerate a quale altezza colloca l'uomo sopra uno schifosissimo porco. potrà mangiare fino a schiattarne e anche imbrodolarsi tutto un uomo. ma poi ha questo che si lava e si veste. 9185_8842_000101 perché certo, gli è parso che io, facendo ragionare quella sua bestia come un uomo, o meglio, pretendendo che quella sua bestia ragionasse come un uomo, non intendessi mica parlare della bestia, ma di lui. 9185_8842_000102 bestie intelligenti, quelle, ma via con quel grugno lí, con quelle orecchie, con quel buffo cosino arricciolato dietro, e grugnirebbero cosí se fossero intelligenti. ma se è la voce della stessa ingordigia, quel loro grugnito, 9185_8842_000103 come se in genere avessi detto che la grassezza esclude l'intelligenza. ma del porco, ripeto, si parlava. non doveva dunque farsi cosí brutto il signor lavaccara, né domandarmi: ma allora io, secondo lei, 9185_8842_000104 tratto fuori dalla chiesa, sorretto da un chierico pallido e seguito da alcuni preti digiuni col càmice e la stola, due porcelloni per loro. somma ventura, scampati al macello, sdrajati a piè d'un fico, vedendo passare quella processione. 9185_8842_000105 tutta quella umanità degna di tanta considerazione e di tanto rispetto, ridursi a poco a poco in uno stato miserando senza piú neppure un'ombra di coscienza. 9185_8842_000106 con quelle robuste braccia nude spellate e quelle anche poderose, par che debba stracciare a ogni mossa la fragile vesticciuola aderente di velo azzurro che le stride su le carni arse. ah, com'è ridicola quella veste. 9185_8842_000107 facendosi egli stesso pasta carnosa, fibre e vene di quella foglia. rigido e nudo, un sasso che si senta e viva, sasso sulla tela, e questo solo gl'importa: la sua vergogna, la sua vita, la vita degli altri. 9185_8842_000108 ho veduto poco dopo, al richiamo delle campane sante, raccogliersi alla meglio, tra spinte e urtoni, tutta quella folla ubriaca e imbrancarsi in processione dietro a quel terribile cristo flagellato su la croce nera. 9185_8842_000109 senza volerlo, sporge l'occhio con la caramella a fissar quella coscia scoperta. ajutami a sollevarla, perdio. gli grida nane, esasperato dagli inutili sforzi. ma appena la sollevano dalla mano rimasta schiacciata sotto il fianco, casca a terra una rivoltella. 9185_8842_000110 e passiamo agli uomini, signori miei. ho voluto osservarli apposta anch'essi, a uno a uno, mentre s'avviavano al luogo della festa. che altro aspetto, signori miei. 9185_8842_000111 nella tetraggine di tutto quel sole torrido, sul giardino frastagliato d'ombre, ha il senso, ora nane papa, un senso che l'opprime, lo urta e quasi lo sgomenta della presenza di tante cose immobili e come attonitamente sospese davanti a lui. 9185_8842_000112 quando la mattina, tra la polvere dello stradone, ho veduto i branchi e branchetti di tutti quei porcelloni cretacei avviarsi, ballonzolanti e grufolanti, al luogo della festa, ho voluto guardarli apposta, a uno, a uno, attentamente. 9185_8842_000113 chico piú che mai imbalordito, rinculando a ogni scrollone: ma sí, ma sí, ma sí. seguita a inveire, nane, papa, cosí stupidi da far nascere la voglia a questa poverina d'essere amata da me, capisci da me. da me, amata da me. 9185_8842_000114 poniamo. poniamo, caro signor lavaccara, che lei, con la sua bella intelligenza, fosse un porco. mi scusi, mangerebbe lei, io no. 9185_8842_000115 il signor lavaccara e ora lo offendo. per davvero. questione di logica, signori? e poi qui è in ballo la dignità umana, che mi preme salvare ad ogni costo. e non potrei salvarla se non a patto di convincere il signor lavaccara e tutti quelli che gli dànno ragione. 9185_8842_000116 non ti conviene? dài, retta, a me cara non ti conviene. e candelora su le furie gli grida: e che mi conviene allora rimanere con te, crepare qua di rabbia di schifo. 9185_8842_000117 non avrebbe potuto fare ciò che ha fatto e goderne dopo. ma come mai, cosí all'improvviso, questa nostalgia di purezza di mettersi con lui, adesso appartata, tranquilla, modesta, amorosa con lui, dopo quanto è avvenuto? 9185_8842_000118 non erano però grida giulive di festa, ma grida strappate dalla violenza d'un ferocissimo dolore. oh, sensibilità umana. i venditori ambulanti gridando la loro merce, i tavernaj invitando alle loro mense apparecchiate. 9185_8842_000119 e per dir la verità ho torto il viso anch'io- ma lamentando dentro di me amaramente che l'uomo, a mano a mano col progredire della civiltà si fa sempre piú debole, perde sempre piú pur cercando d'acquistarlo meglio: il sentimento religioso. 9185_8842_000120 schifo nane, papa placido calcandosi sempre piú. il panama sí, cara, ma senza crepare con un po di pazienza. guarda per dirla com'è chico. ti proibisco di chiamarlo cosí e non lo chiami cosí. 9185_8842_000121 ma sí, non erano tutti lieti quei visi. la promessa del godimento d'una giornata grassa non spianava su la fronte di tanti magri le rughe delle cure opprimenti e i segni delle fatiche e delle sofferenze. 9185_8842_000122 spiegazione piú chiara di questa mi sembra che non avrei potuto dare al signor lavaccara, ma non ha valso a nulla, anzi, è certo che ho fatto peggio. me ne sono accorto parlando piú mi sforzavo di render chiara la spiegazione e piú il signor lavaccara si scuriva in viso masticando già. 9185_8842_000123 ritornata questa mattina dai bagni di mare, scabra e arrostita dal sole e dalla salsedine, ha negli occhi chiari, bruciati, nel mento un po rientrato, nei capelli gialli irruviditi, un'aria di capra addormentata nella voluttà. 9185_8842_000124 e il polso e anche un po la mano gli si sono gonfiati e incordate le vene nane. papa si scuote dalle sue considerazioni e s'avvia per salire alla villetta. chiama due volte, prima dalla scala, poi dalla saletta d'ingresso: candelora, candelora, la sua. 9185_8842_000125 ma anche con chico e un altro insieme. allegramente. cose della vita, sciocchezze in un modo o nell'altro passano e non lasciano traccia. 9185_8842_000126 ed ecco che il signor lavaccara mi guardò una prima volta, come se con questa domanda non propriamente lui, ma avessi voluto offendere quella sua bestia. mi rispose: magro, peserà piú d'un quintale. 9185_8842_000127 ogni cosa porta con sé la pena della sua forma, la pena d'esser cosí e di non poter piú essere altrimenti. è appunto in questo il nuovo della sua arte, nel far sentire questa pena della forma. sa bene, lui, che ogni gobbo bisogna che si rassegni a portare la sua gobba. 9185_8842_000128 anche questa volta, ma con piú ragione. il signor lavaccara ha finto di non vedermi. uno dei due piccini piangeva, ma voglio credere che non piangesse per la prossima vista della pallida testa insanguinata della cara grossa bestia. 9185_8842_000129 tuttavia, che differenza pensate anche a guardar soltanto alla luce dell'occhio umano, specchio dell'anima, e al dono del sorriso e della parola. 9185_8842_000130 loretta naturalmente gli è saltata addosso come una gatta inferocita. ma che fa intanto? non ti torna giú con la tintura di jodio, la bambagia e la fascetta. se n'è andata. sú piangendo, poverina. 9185_8842_000131 gli alberi, quegli alti fusti d'acacia, la vasca con quel giro di roccia artificiale e con quello specchio verde d'acqua stagnata, i sedili che aspettano. 9185_8842_000132 voi dite: ma perché almeno non si macellavano lontano dalla folla tutti quei porci? e io vi rispondo: ma perché la festa allora avrebbe perduto uno dei suoi caratteri tradizionali, forse il suo primitivo carattere sacro d'immolazione? voi non pensate al sentimento religioso, signori? 9185_8842_000133 non è indurita dallo spasimo loretta, ma dalla morte nane. papa. come impazzito, appena disteso il cadavere sul letto, grida a chico: chi era ai bagni con voi? dimmi, chi era ai bagni con voi. 9185_8842_000134 ci si mise addosso con una tale ferocia di farlo, cristo, che nei duri stinchi inchiodati su la rozza croce nera, nelle costole che gli si possono contare tutte a una, a una tra i guidaleschi e le lividure, non un'oncia di carne gli lasciò che non apparisse atrocemente martoriata. 9185_8842_000135 perché fosse scannata alla festa del signore della nave, se no alle corte. m'arrabbio sul serio e dico al signor lavaccara che o il suo porco era un porco qualunque e non aveva questa famosa intelligenza umana che lui va dicendo, o il vero porco è lui. 9185_8842_000136 ma non le dice poverina, lui bambina, bambina, perché gli pare un po buffo il fatto che abbia bevuto la tintura di jodio. bambina, le ripete. 9185_8842_000137 avvenuto, quasiché lui adesso sia piú in grado di prendere sul serio qualche cosa nella vita. e l'amore poi, e un amore poi, cosí tutto gualcito, come quello di lei. 9185_8842_000138 io gli ho voluto dimostrare, appunto, che non poteva averla, e non l'aveva, per sua fortuna, questa famosa intelligenza umana. perché un uomo sí può permetterselo: il lusso di mangiare come un porco, sapendo che alla fine, ingrassando non sarà scannato. ma un porco, no, no e no. 9185_8842_000139 vedi, dice nane, mostrandola il cuore, cosí ti mangerei rugge, candelora, tutta aggruppata sul sedile. lo so, dice nane, e appunto per questo desiderio vedrai che ti persuaderai a non andartene. 9185_8842_000140 e quando anche l immaginarsi mo nudi per lo stradone, uomini e donne, cosa impossibile, ma ammettiamola pure. non dico che sarebbe un bel vedere le vecchie, i panciuti, i non puliti. 9185_8842_000141 lui perdio, se l'uomo arriva finanche ad assaggiargli addosso da vivo le orecchie e il codino. meglio di cosí che se poi vogliamo chiamar fiducia la stupidità. siamo logici, in nome di dio, e non diciamo che i porci sono bestie intelligenti. 9185_8842_000142 chico, smarrito, fa alcuni nomi. ah, perdio, esclama allora nane feroce, venendogli addosso, afferrandolo per il petto e scrollandolo tutto. ma è possibile che dobbiate essere tutti quanti cosí stupidi, vojaltri, che avete un po di quattrini, cosí stupidi noi? 9185_8842_000143 è stata cosí la sua sorte, è segno che non poteva essere altrimenti. gli pare già tanto lontana a pensarci e cosí come da lontano, ha detto a loretta questa mattina che gli sarebbe piaciuto. certo, oh, ma senza dare alcun peso alla cosa. 9185_8842_000144 è solo nella villa loretta, ritornata quella mattina dai bagni di mare, prima di partire volle licenziare le donne di servizio. nessuno dunque può ajutarlo a sollevarla da terra, nessuno può correre a chiamare una vettura per farla trasportare a un ospedale per un pronto soccorso. 9185_8842_000145 siamo perfettamente d'accordo. ma se me l'ha cantato lui, santo dio, il signor lavaccara, lui in tutti i toni, che quella sua bestia, la parola sola le mancava. 9185_8842_000146 tutt'e sei han fatto finta di non vedermi, ma le due figliuole, tirando via di lungo, si sono tutte invermigliate e uno dei piccini, dopo pochi passi, s'è voltato tre volte a sbirciarmi. 9185_8842_000147 in campagna perché il signore della nave si festeggia nell'antica chiesetta normanna di san nicola che sorge un buon tratto fuori del paese, a una svolta dello stradone tra i campi. 9185_8842_000148 dico che il barone ti ama, candelora mia, e spende per te. ah, per me spende, buffone mascalzone, non spende assai piú per te. 9185_8842_000149 niente. mi restò lí piantato e duro davanti piú brutto di prima, e io allora per smuoverlo soggiunsi con premura. 9185_8842_000150 una sfida dispettosa ai suoi occhi di pittore che la scoprono sempre nuova e diversa. in questa ora meridiana, qua nel giardino della villetta, sotto questo sole nero d'agosto che si frastaglia tutto d'ombre violente, è spaventosa. 9185_8842_000151 e la chiama anche scioccherella sua e cerca di tirar la veste azzurra labile su quella coscia scoperta che l'offende e torce gli occhi per non vederle la bocca, cosí tutta nera. la vesticciuola si lacera allo strappo della sua mano convulsa e scopre di piú la coscia. 9185_8842_000152 senza la piú lontana memoria delle innumerevoli benemerenze che in tanti secoli ha saputo acquistarsi sopra le altre bestie della terra, con le sue fatiche e con le sue virtú scamiciati. gli uomini, discinte le donne. 9185_8842_000153 teste ciondolanti, facce paonazze, occhi imbambolati, danze folli tra tavole capovolte, panche rovesciate, canti sguajati, falò, spari di mortaretti, urli di bimbi, risa sgangherate. 9185_8842_000154 come può piú nasconderle ora la nudità prorompente, quella vesticciuola celeste messa per decenza, in realtà, la fa apparire assai piú indecente che se fosse nuda. 9185_8842_000155 basta. io intanto, con la discussione su l'intelligenza e la grassezza del porco e il deplorabilissimo malinteso a cui questa discussione ha dato luogo: ho perduto l'invito del signor lavaccara alla festa. 9185_8842_000156 appunto perché lo chiamo io cosí. ah bene, credevo di farti piacere. vuoi allora che lo chiami il barone? il barone. 9185_8842_000157 una coscia scoperta accorre, le solleva la testa. oh dio, che ha fatto. la bocca, il mento, il collo, il seno sono macchiati d'un giallo nerastro. 9185_8842_000158 e ha provato un gran dispetto per lui rimasto tal quale, né triste né lieto, sciamannato come prima, senz'altra gioja fuori di quella de suoi colori, senz'altra voglia che di scavare, di scavare nella sua arte per il bisogno sempre insoddisfatto di andare in fondo ad essa. 9185_8842_000159 egli può muoversi, se ne può anche andare, ma che stranezza. si sente come guardato da tutte quelle cose immobili attorno, e non solo guardato, ma anche come legato dal fascino ostile, quasi ironico. 9185_8842_000160 e per questa maledetta ostinazione si guasterà il piacere di mangiarsela. ah, mi avesse invitato a tavola con lui, mi sarei risparmiato certamente il grande affanno di vedere io solo a digiuno, io solo con gli occhi non offuscati dai vapori del vino. 9185_8842_000161 no, perdio, mi sembra cosí chiaro offendere. ma che offendere? io ho voluto anzi difendere contro se stesso il signor lavaccara e conservargli intero il mio rispetto e levargli fin l'ombra del rimorso d'aver venduto quella sua bestia. 9185_8842_000162 un pandemonio sotto le rosse nubi dense e gravi del tramonto, sopravvenute quasi con spavento sotto queste nubi divenute a mano a mano piú cupe e fumolente. 9185_8842_000163 gli occhi gli diventano di punto in punto piú lustri e piú acuti. poi, quando i denti di candelora si staccano, delizia. si sente nel braccio come una bollatura di fuoco. non dice nulla. 9185_8842_000164 tira sú pian piano la manica della giacca, quella della camicia non vien sú. la tela s'è affondata nella carne viva. la manica bianca è pezzata nel mezzo di rosso, una chiostra insanguinata, la chiostra dei denti forti di candelora, impressi lí, tutti a uno a uno. 9185_8842_000165 veramente non so che relazione ci sia tra il signore della nave e la scanna dei porci che si suole iniziare il giorno della sua festa. penso che, siccome d'estate la carne di queste bestie è nociva, 9185_8842_000166 s'è imposto, non già perché sia realmente compreso, ma perché l'imbecillità dei ricchi visitatori delle esposizioni d'arte è stata costretta dalla critica a fermarsi davanti alle sue tele. 9185_8842_000167 nella rabbia. ella nota l'ammirazione negli occhi di lui e istintivamente ha un sorriso di compiacimento, che subito però la esaspera, diventa ghigno, quel sorriso, un ghigno che a un tratto si rompe in singhiozzi. 9185_8842_000168 ho seguíto da lontano, per un buon tratto, la cara famigliuola del signor lavaccara, che si avviava sicuramente incontro a un solennissimo guasto di stomaco. ma ecco che mi son potuto consolare pensando che domani troverà da un farmacista la purghetta che li guarirà. 9185_8842_000169 mangerà il porco anche lui, povero piccino. forse ne mangerà troppo, ma speriamo che non gli faccia male. quand'anche però gli dovesse far male, la previdenza umana c'è pure per qualche cosa. 9185_8842_000170 un velo di fumo grasso, misto alla polvere annebbiava lo spettacolo tumultuoso della festa, ma pareva che non tanto quella grassa fumicaja quanto lo stordimento cagionato dalla confusione e dal baccano impedisse di vedere chiaramente. 9185_8842_000171 ha voluto, sí, con un magistrale articolo richiamare l'attenzione degli imbecilli sull'arte nuova e personalissima di nane papa, ma ha voluto anche che questo riconoscimento dell'artista fosse non diciamo pagato, ma graziosamente compensato con la piú viva gratitudine di candelora e 9185_8842_000172 vergogna, ricevo vergogna. vergogna, nane. papa sorride e piú placido che mai risponde: no, scusa, vergogna io, se mai sono tuo marito. è tutto qui. credi, loretta. 9185_8842_000173 quella veste candelora ha nuotato nuda per mattinate intere, nuda su la spiaggia deserta, s'è cosparse e maculate di rena, infocata le sode carni al sole, sentendo alle piante dei piedi il fremito fresco delle spume marine. 9185_8842_000174 il signor lavaccara mi volle parlare d'un suo porco per convincermi ch'era una bestia intelligente. io allora gli domandai: scusi, è magro. 9185_8842_000175 perciò le ho domandato se il suo era magro. lei m'ha risposto che pesa piú d'un quintale. e allora, mi scusi, caro signor lavaccara, sarà un bel porco il suo, non dico, ma non è certo un porco intelligente. 9185_8842_000176 e come le forme sono i fatti. quando un fatto è fatto, è quello: non si cangia piú candelora, per quanto faccia, non potrà piú, per esempio, ritornar pura come quando era povera, sebbene pura forse non è stata mai candelora, neppure da bambina. 9185_8842_000177 ma scusate. e se non se lo dovesse mangiare, che obbligo avrebbe l'uomo d'allevare il porco con tanta cura, fargli da servo, lui carne battezzata, condurselo al pascolo, perché che servizio gli tende, in compenso del cibo che n'ha? 9185_8842_000178 saranno stati i giudei su la carne viva di cristo, ma qui fu lui lo scultore. quando però si dice esser cristo e amare l'umanità, pur trattato cosí fa? miracoli senza fine, questo signore della nave. 9185_8842_000179 uscire da questa vergogna? e come è piú possibile ormai, se tutti e due l'hanno dentro, fuori, attorno, l'unica è questa: non darci importanza e seguitare, lui a dipingere, lei a divertirsi con chico, per ora poi con un altro. 9185_8842_000180 voi o porci la passate grassa e in pace la vostra vita finché vi dura. guardate a questa degli uomini adesso. 9185_8842_000181 lei m'affrettai a rispondergli. o che c'entra lei, caro signor lavaccara? è forse un porco? lei mi scusi. quando lei mangia col bello appetito, che dio le conservi sempre per chi mangia lei. 9185_8842_000182 quanto piú in fondo fosse possibile, tanto da non veder piú nulla della buffa fantasmagoria della vita che gli s'agita attorno. forse, anzi certo, rappresenta la sua gloria, questa buffa fantasmagoria. 9185_8842_000183 e poi pensavo a tutte le arti, a tutti i mestieri a cui quegli uomini attendevano con tanto studio, con tanti travagli e tanti rischi, che i porci certamente non conoscono. 9185_8842_000184 lustro torna a gridare candelora al colmo della rabbia: sí, lustro di queste. alza un piede e gli mostra la scarpa. 9185_8842_000185 e non può sapere che gli altri la facciano ingrassare per conto loro. e se un porco è nato porco, che può farci per forza come un porco deve mangiare. e dire che non dovrebbe e dovrebbe rifiutare il pasto per farsi mangiar magro è una sciocchezza, perché un tal proposito a un porco non può mai venire in mente. 9185_8842_000186 ma se frugolavano finanche nella polvere dello stradone fino all'ultimo, senza il minimo sospetto che tra poco sarebbero stati scannati, si fidavano. 9185_8842_000187 la critica via una parola. la critica, una parola che non vive se non nei calzoni d'un critico. e il critico a cui candelora un giorno, per disperata, volle andare a gridare in faccia se era giusto che un artista come nane papa morisse di fame. quel critico, il piú ascoltato di tutti, 9185_8842_000188 e i pensieri che ciascuno, pur andando alla festa, aveva in mente, forse non del padre o della madre, ma di qualche amico, o della nipote o dello zio che lo scorso anno partecipavano anche loro, allegri, alla festa campestre. 9185_8842_000189 andartene: tògliti il cappellino via, un po di tintura di jodio per levare il veleno, la bambagia fenicata e una fascetta di garza sú nel cassetto della mia scrivania loretta, il secondo a destra. lo so che sei una bestiolina di quelle che mordono e appunto per questo tengo una provvista di rimedi urgenti. 9185_8842_000190 a sollevarla, ti voglio. ma alla fine, sempre sorridente e ancora pallidissimo, nane, ci riesce. il braccio è una pietà, in giro ogni dentata una ferita e dentro la carne è nera. 9185_8842_000191 si sono imbestiati, si sono ubriacati ed eccoli qua che piangono ora, inconsolabilmente, dietro a questo loro cristo sanguinante su la croce nera. eccoli qua che piangono il porco che si sono mangiato. e volete una tragedia piú tragedia di questa? 9185_8842_000192 lui quest'ingiustizia ha voluto vendicare. e come eccolo? come la villetta, l'automobile, il canotto, ori gemme, gite, abiti feste. 9185_8842_000193 la terza volta, cosí per ridere, io ho cacciato fuori la lingua e l'ho salutato di nascosto con la mano. s'è fatto serio, serio, con un viso lungo, lungo, distratto, e s'è subito messo a guardare altrove. 9185_8842_000194 curvo, per tenerle il braccio comodo all'altezza della bocca. nane, digrigna i denti anche lui, ma per sorridere muto allo spasimo che lo fa impallidire. 9185_8842_000195 per sé non ingrassa mica per gli altri. il porco invece crede di mangiare per sé e ingrassa per gli altri mica rise. 9185_8842_000196 ma grazie tante di questa fiducia. come se l'uomo, da che mondo è mondo e ha pratica coi porci, non avesse sempre dimostrato al porco di appetirne la carne e ch'esso perciò non deve affatto fidarsi di lui. 9185_8842_000197 urgenti. candelora alza il braccio e lo guarda. guarda di sfuggita il braccio nane in quell'atto, la ammira, è una maraviglia di forme e di colori, candelora. 9185_8842_000198 quante baracche improvvisate con grandi lenzuola palpitanti nello spiazzo davanti la chiesa di san nicola, attraversato dallo stradone. taverne all'aperto, tavole, tavole e panche, caratelli e barili di vino, fornelli portatili, banchi e ceppi di macellaj. 9185_8842_000199 è atroce, veramente, in mezzo a un afoso meriggio d'agosto, avvertire cosí, in una pausa, la vita che pesa, carica di vergogna e di schifo, e sentire pietà, mentre si suda del peso sull'anima di quella vergogna e di quello schifo. 9185_8842_000200 i macellai, ai loro banchi di vendita, intonavano il bando, senza forse saperlo, su le strida terribili dei porci che là stesso, in mezzo alla folla, erano macellati, sparati, scorticati, squartati. 9185_8842_000201 le gemme, il lusso di loretta, gl'inviti, le feste, la sua gloria e anche, perché no, la sua vergogna. ma che glien'importa? tutta la sua vita, tutto ciò che di vivo è in lui, egli lo mette, lo dà, lo spende per il gusto di far carnosa una foglia. 9185_8842_000202 ho visto tanti impallidire, turarsi con le mani gli orecchi, torcere il viso per non vedere l'accoratojo brandito cacciarsi nella gola del porco convulso, tenuto violentemente da otto braccia sanguinose smanicate. 9185_8842_000203 me, da me, amata da me, e rompe in un pianto disperato abbattendosi sul cadavere di loretta. giuro che non ho voluto offendere il signor lavaccara, né una volta né due, come in paese si va dicendo. 9185_8842_000204 cose estranee, transitorie, di cui è vano tener conto. l'arte sua, lei sola, vive l'opera che prepotentemente piglia corpo dalla luce e dal tormento della sua anima. 9185_8842_000205 egli nane papa, vi sta da circa sei mesi e solo questa mattina ha provato il bisogno irresistibile di porre sotto gli occhi, a se stesso e a candelora ritornata dal mare, la sua vergogna e quella di lei in tutta la sua nudità. 9185_8842_000206 bevevano anche loro quella bell'aria aperta e adesso, rinserrati nel bujo sottoterra, poverini sospiri rimpianti e anche qualche rimorso. 9185_8842_000207 ma no, no, ecco, oh, consolazione. vidi che piangeva. piangeva tutta quella folla ubriaca, singhiozzava, si dava pugni sul petto, si strappava i capelli scarmigliati, cempennando, barellando, dietro a quel cristo flagellato. 9185_8842_000208 s'era mangiato il porco. sí, s'era ubriacata, è vero, ma ora piangeva disperatamente dietro a quel suo cristo. l'umanità morire scannate è niente, o stupidissime bestie. io allora esclamai trionfante: 9185_8842_000209 e candelora subito non solo a quel critico, ma a tutti gli ammiratori piú fanatici dell'arte nuova del marito. inebriata della vittoria che forse le pareva dovesse costarle chi sa quanto subito s'è dimostrata gratissima. 9185_8842_000210 senza piú me, tu, loretta papa, diventeresti subito una piccola cosa di poco valore e di molto rischio. per cui chico il barone: non spen che fai piangi, ma no via. io sto scherzando. 9185_8842_000211 ma per fortuna, ecco dalla via la tromba dell'automobile di chico, il barone, e poco dopo chico appare sbalordito, con la faccia gialla di vecchio ebete sul corpo giovanile sperticato, elegantissimamente vestito. oh e che. 9185_8842_000212 ha bevuto la boccetta del jodio. è niente, è niente. le grida candelora mia. ma che sciocchezza hai fatto, bambina mia. ma non è niente, ti brucerà un po lo stomaco. sú sú cerca di sollevarla e non ci riesce perché la poverina s'è indurita nello spasimo. 9185_8842_000213 vedendomi portare da mangiare, io grugnirei inorridito: nix, ringrazio, signori, mangiatemi magro un porco che sia grasso. vuol dire che questo ancora non l'ha capito. e se non ha capito questo può mai essere intelligente? 9185_8842_000214 m'è parso si guardassero tra loro come per dirsi: ecco, fratello, vedi, e poi dicono che i porci siamo noi. mi sentii fino all'anima ferire da quello sguardo e fissai anch'io la folla ubriaca che mi passava davanti. 9185_8842_000215 vuol essere amata adesso, loretta. amata da lui, forse, per dispetto della sua indifferenza. non è una pazzia: se egli la amasse davvero, dovrebbe ucciderla. ci vuole quella indifferenza come condizione imprescindibile per sopportare la vergogna ch'ella gli rappresenta accanto. 9185_8842_000216 il dono divino dell'intelligenza traspariva anche dai minimi atti, dal fastidio con cui voltavano la faccia per non prendersi il polverone sollevato dai branchi di quelle bestie e dal rispetto con cui poi si salutavano l'un. 9185_8842_000217 a un certo punto il signor lavaccara, reggendo per mano uno di qua, uno di là i due figliuoli piú piccoli, m'è passato davanti con la moglie dietro, rosea e prosperosa come lui tra le due figliuole maggiori. 9185_8842_000218 ci dev'essere. se si chiama cosí questo signore, qualche storia o leggenda, ch'io non so, ma certo è un cristo, che chi lo fece piú cristo di cosí non lo poteva fare. 9185_8842_000219 gli sarebbe piaciuto trovarsi accanto nella vita, una compagna buona a cui la povertà non avesse fatto tutta quella rabbia, una compagna umile e mite, sul cui seno avesse potuto riposarsi, che gli avesse ispirato, con le sue sofferenze, la stessa pena che gl'ispirava allora la sua arte misconosciuta. 9185_8842_000220 se non le è costato nulla far cosí, niente di male. povera candelora, le ha fatto paura la povertà? ecco, dice di no. lei dice che le faceva rabbia, non paura, perché quella povertà non era lo stento, non era l'avvilimento, era l'ingiustizia. dato il merito di lui. 9185_8842_000221 e candelora scappa via verso la villetta nane, papa, quasi senza volerlo, arriccia il volto in una smorfia monellesca, seguendola con gli occhi. poi si guarda il braccio ferito che al sole gli brucia forte. poi, chi sa perché, si sente pungere anche lui gli occhi dal pianto. 9185_8842_000222 e il naufragio della barchetta col nome scritto bello grosso, a poppa che ciascuno possa leggerlo bene, e insomma ogni cosa tra nuvole squarciate e questo cristo che appare alle supplicazioni dei naufraghi e fa il miracolo. 9185_8842_000223 e parecchi compassionevolmente, portavano a quella festa d'un giorno la loro miseria di tutto l'anno, per provare, se trovasse piú il verso là, tra tanti sanguigni ben pasciuti, d'aprire i denti gialli a uno squallido sorriso. 9185_8842_000224 è cosí. so, difatti, che il signor lavaccara va portando in giro il mio discorso per farne risaltare la fatuità agli occhi di tutti, perché tutti gli dicano che non avrebbe senso quel mio discorso riferito a una bestia la quale, anch'essa, crede di mangiare per sé. 9185_8842_000225 porco e professore di belle lettere e filosofia e notajo e cancelliere e orologiajo e fabbro tutti i lavori, le afflizioni, le cure dell'umanità. vedevo con soddisfazione rappresentati in quella folla che procedeva per lo stradone. 9185_8842_000226 e certo è ormai cancellato il ricordo dell'antica maja, madre del dio mercurio, da cui il porco ripete il suo secondo nome. ho rivisto sul tardi il signor lavaccara, sudato e stravolto senza giacca, recando tra le mani un gran piatto bislungo. 9185_8842_000227 gratissima a tutti, a quel barone chico in ispecie, che, ecco, è arrivato finanche ad alloggiarli nella sua villetta per avere l'onore di dar ricetto a un portento dell'arte, a un figlio della gloria. e che trattamenti, che regali, che feste. 9185_8842_000228 dico la verità. dati i sani criteri di cui mi sento ormai profondamente compenetrato, non credevo mi dovesse costar tanto, ma alla fine, con l'ajuto di dio, ci sono riuscito. 9185_8842_000229 e io allora gli dissi scusi. e le pare che possa essere intelligente. del porco si parlava il signor lavaccara, con tutta quella rosea prosperità di carne che gli tremola addosso. credette che io, dopo il porco, ora volessi offendere lui? 9185_8842_000230 scherzando, nane s'accosta a candelora fa per passarle una mano sotto il mento, ma loretta, gli ghermisce il braccio, apre la bocca come una belva e gli addenta quel braccio a lungo, a lungo, senza lasciare, stringendo sempre piú forte. 9185_8842_000231 non me ne dolgo, tanto per il piacere che mi è mancato, quanto per lo sforzo che ho dovuto fare, assistendo solo da curioso alla festa, per conservare il rispetto a tante brave persone e salvare, come ho detto, la dignità umana. 9185_8842_000232 carezzata per circa due anni nel cortile della casa, la contemplerà il padre, quella testa dalle larghe orecchie abbattute, dagli occhi gravemente socchiusi tra i peli, per lodarne forse con rimpianto, ancora una volta, l'intelligenza. 9185_8842_000233 se non fossi tuo marito e sopra tutto se tu non stéssi piú con me sotto questo tetto ospitale, tutto il gusto, capisci, svanirebbe. qua possono venire a onorarti impunemente, e tutti con un piacere tanto piú grande quanto piú tu. diciamo così: i fai disonore e vergogna. 9185_8842_000234 tanto che se ne proibisce la macellazione. e con l'autunno il tempo comincia a rinfrescare, si colga l'occasione della festa del signore della nave, che cade appunto in settembre, per festeggiare anche, come suol dirsi, le nozze di. 9185_8842_000235 che spira dalla loro attonita immobilità e che gli fa apparire inutile, stupido, anche buffo. il suo potersene andare rappresenta la ricchezza del barone chico quel giardino. 9185_8842_000236 avviarsi, seguito dai due piccini, al banco del macellajo al quale aveva venduta quella sua bestia intelligente. andava a riceverne patto della vendita la testa e tutto il fegato. 8828_8842_000000 come rassegata in una smorfia frigida tra di schifo e di compassione, ma gli occhi, ecco, si provavano a far notare, non per iscusa, però non per opporsi all'accertamento, del resto ben noto, di quei guasti. 8828_8842_000001 sono convinto che non c'è altra realtà fuori delle illusioni che il sentimento ci crea. se un sentimento cangia, all'improvviso crolla l'illusione e con essa quella realtà in cui vivevamo, e allora ci vediamo subito sperduti nel vuoto. 8828_8842_000002 vagolava, parlava tra sé di cose aliene, senza nesso tra loro, seguiva immagini note che si presentavano, non richiamate affatto, aeree, ma precise, fuori della coscienza, e dava suggerimenti, pur sicura di non essere ascoltata. 8828_8842_000003 ma la volontà nemica lo costringeva a levarsi dal seggiolone e a presentarsi là davanti a se stesso nello specchio. 8828_8842_000004 oh, guarda, nello specchio dell'armadio disposto ad angolo dall'altra parte della finestra appariva e spariva la punta di quel piede dondolante, con una virgola di luce su la mascheretta di coppale. 8828_8842_000005 si chiudevano da sé quegli occhi di bimbo e la stanchezza repentinamente invadeva, appesantiva tutte le membra. la volontà però aveva un ultimo guizzo sinistro e, prima che il corpo cosí, all'improvviso vuoto di forze, cascante, si trascinasse fino alla poltrona a piè del letto. 8828_8842_000006 ma ora no, ora tremavano e i polpastrelli avevano quasi perduto il tatto. tremavano d'armarsi del rasojo, cosí, non piú sicure com'erano di sé, guidate come sarebbero tra poco da quegli occhi spaventosi. 8828_8842_000007 con un'ira che non solo accrebbe il nostro sbigottimento, ma ci offese e ci ferí come una crudelissima ingiustizia. non avrebbe dovuto sembrargli naturale che restassimo cosí a quella notizia inattesa, ma l'ira ingiusta e l'asprezza non erano per noi. 8828_8842_000008 da normale e consueto che era diventava un'impresa oscura, decisiva e quasi solenne. sul cassettone era il pennello, la scatoletta della pasta di sapone, il rasojo. ma bisognava prima versar l'acqua nella catinella, prendere accappatojo. 8828_8842_000009 dormí quel corpo nell'incomoda positura fino a che il barlume primo del nuovo giorno, piú squallido, piú umido, dell'ultimo del giorno precedente, non diradò, appena appena, con un brulichío indistinto, l'ombra nel vano di quella finestra. 8828_8842_000010 piccola come un giocattolo da lasciar per ora nel cassetto, cosí come stava, quieta e nascosta. il mazzetto di chiavi rimaneva appeso alla toppa e, ciondolante, dalla finestra sul giardino entrava la dolce frescura della sera imminente. 8828_8842_000011 non sapevano piú con precisione le mani quel che bisognasse far prima, prima l'accappatojo. sí, nel tondo specchietto, a bilico, tirato innanzi sul piano di marmo del cassettone, appariva di tra gli sgonfii del candido accappatojo, l'ispida faccia. 8828_8842_000012 che neppure ci salutava, noi suoi figli soli, fino a jeri neppure ci vedeva. un altro figlio, quello, la mamma nostra, la mamma tutta di noi, fino a jeri aveva avuto fuori della nostra un'altra vita, fuori di noi un altro figlio. 8828_8842_000013 come poi, stanche di quel giuoco, s'allungavano per farne un altro, che consisteva in un aprirsi e chiudersi ritmato, prima col piede sinistro sul destro e poi col destro sul sinistro, per star sotto una volta per uno, senza 8828_8842_000014 smontato allora, allora, da cavallo tutto ansante e polveroso, per prevenir di qualche passo l'arrivo della vettura che conduceva la mamma non sola, capisci. 8828_8842_000015 nessuna madre, io credo, fu cosí tutta de suoi figli come la mia. né io, né certo le mie sorelle, nel vederla dalla mattina alla sera attorno a noi, proprio dentro la vita nostra. nelle lunghe assenze di mio padre dalla villa, c'immaginavamo che potesse avere una vita per sé fuori della nostra. 8828_8842_000016 anzi, se n'era sempre servito per non lasciare in pace un momento i suoi compagni di mano e, quasi se ne gloriasse, spesso anche si levava ritto, come per dire a tutti: ecco, vedete, sono cosí. 8828_8842_000017 ne prendeva un lembo e timidamente, come per riprendere il giuoco col pollice e l'indice, si metteva a scorrerlo fino alla punta. passiamo il tempo, cosí pareva dicesse quella mano. 8828_8842_000018 ma ormai la tentazione di quello specchio era troppo forte. non piú per il corpo adesso, ma per quella volontà nemica la quale, ecco, costringeva gli occhi a fissarlo. 8828_8842_000019 per modo che prima si stirassero fino a combaciare l'un dito con l'altro e poi si staccassero molleggiando oppure giocavan separatamente l'una e l'altra mano, ma quasi sempre ciò che faceva l'una, l'altra rifaceva. 8828_8842_000020 e in quell'attesa, essi, non sapendo che fare per non intorpidirsi nell'abbandono, giocavano per conto loro. giocavano veramente come pazzi. 8828_8842_000021 impaurite da quegli occhi, allungavano le dita tremolanti al pennello, scoperchiavano la scatoletta della pasta di sapone, ne prendevano una ditata, la inserivano tra i peli del pennello bagnato, cominciavano a insaponar le guance, il mento, la gola. 8828_8842_000022 tu capisci, non mi offendeva tanto per me questa sottrazione d'amore, quanto m'offendeva il fatto che quel ragazzo era suo. questo non sapevo tollerare perché la mamma ora non mi pareva piú mia, non mi pareva piú la mamma ch'era stata per me prima. 8828_8842_000023 altro giuoco. gli occhi aggrottati lo seguivano. aspettavano fissi all'angolo dello specchio che apparisse la punta del piede, ma pur fingevano di non accorgersene, sapendo che se avessero minimamente mostrato di farvi attenzione. 8828_8842_000024 l'ànsito del petto cessava la mano, non piú tremante, riprendeva svelta e quasi con gioja il pennello, giacché la spuma s'era ormai tutta rappresa, frigida, tra i peli. 8828_8842_000025 io sono per esperienza con coloro che stimano cattivo consiglio lasciare i fanciulli nell'ignoranza di tante cose che, scoperte alla fine, improvvisamente, per caso, sconvolgono l'animo e lo guastano, talvolta irreparabilmente. 8828_8842_000026 appena, appena vedevano, eran subito distratti dalla cosa veduta e condannati a volgersi altrove senza attenzione. ma essi, con la coda, senza parere, seguivano il giuoco delle gambe o delle mani. 8828_8842_000027 erano cosí rossi e gonfi per la polvere dello stradone, se non che una sera vedemmo ritornare in villa, solo e fosco, nostro padre, la mamma. 8828_8842_000028 quei mobiletti nuovi mi stavano attorno, rigidi e come compresi di tutte le regole della buona società. si capiva che avrebbero sofferto e si sarebbero offesi d'una trasgressione anche minima a quelle regole. 8828_8842_000029 i parve che il giovinetto, lí effigiato con la disperata tristezza degli occhi, mi dicesse perché chiedi di me. io t'ho confidato che sento la stessa pena che tu, entrando qui, hai sentito. 8828_8842_000030 accanto a lei, sorretto da guanciali, tutto avvolto in scialli di lana, pallido come di cera, con questi occhi smarriti che tu gli vedi nel ritratto. 8828_8842_000031 ma sarebbe ora veramente d'andare a cena, almeno a cena, poiché oggi a mezzogiorno non s'è desinato. prima d'andare a cena, però, e la mano levandosi di nuovo ma non piú adunca, riafferrava le guance per grattar l'ispidume dei peli rinascenti. 8828_8842_000032 le sopracciglia, la fronte. avvertivano confusamente in quell'abbandono cosí a lungo protratto, una minaccia oscura e paurosa a cui, per proprio conto, cercavano di sottrarsi. 8828_8842_000033 io avrei voluto ch'egli guarisse, anzi ch'egli rimanesse lí tra noi per riempire, con l'odio che la sua presenza m'ispirava, il vuoto orrendo rimasto dopo la sua morte tra me e mia madre. 8828_8842_000034 perché? perché tant'odio contro quell'aspetto di povero malato. soffriva di che soffriva. all'improvviso un tremor convulso partiva dalle viscere contratte e gli occhi, quegli occhi si riempivano di lagrime. 8828_8842_000035 bisognava che dopo il corpo fosse trovato pulito, intanto la barba subito. contrariamente al loro primo desiderio, le mani si sentivano ora messe a servizio della volontà nemica per un atto che 8828_8842_000036 mani, suggerivano a queste di sfuggita, di prendere per esempio dal tavolinetto, presso il seggiolone, il tagliacarte, per cominciare con esso un altro giuoco. 8828_8842_000037 perché esci ora da questa pena e vuoi da altri intorno a me notizie che io qui, muta immagine, non posso correggere o smentire. stefano conti alla mia domanda, storse la testa e levò un braccio, come per ripararsi dalla vista di quel ritratto. 8828_8842_000038 quasi quasi no via. non conveniva meglio seguitare a giocare, non stuzzicare la fiera volontà nemica penetrata nella profonda, misteriosa intimità ove la decisione, oscura e paurosa, si maturava? 8828_8842_000039 ma un po anche per le altre tre dita. buffo di forma, con l'ultima falangetta attaccata, male storta in dentro, dura, quasi inflessibile. pareva un dito col torcicollo fisso, ma di questo difetto non s'era mai afflitto. 8828_8842_000040 e lo teneva sotto, premendolo con l'ajuto delle tre altre dita fin quasi a stracollarlo. non si dava per vinto. cosí premuto, grattava al pollice il polpaccio, come per dirgli: vedi, posso muovermi, stai peggio tu che io. 8828_8842_000041 ma che tuttavia, per l'addietro, era usa a presentarsi innanzi allo specchio pietosamente, nel modo piú favorevole. ora, quasi non comprendendo il perché di quell'esame cosí minuzioso, cosí acuto e spietato, restava come mortificata e attonita davanti a se stessa. 8828_8842_000042 l'indice stropicciava la gamba come per cancellarle la sofferenza inutilmente inflitta. poi, tutt'e due, le mani la prendevano e la accavalciavan su l'altra perché si spassasse un poco a dondolare il piede. 8828_8842_000043 andava, è vero, di tanto in tanto, una volta ogni due o tre mesi- in città col babbo per tutto un giorno, ma credevamo che non s'allontanasse affatto da noi con quelle gite fatte, come ci sembravano, per rinnovar le provviste della casa di campagna. 8828_8842_000044 lo strano sentimento di commettere una violenza di cui mi dovessi vergognare, o piuttosto un tradimento che tanto piú doveva rimordermi, in quanto approfittavo che nessuno potesse rinfacciarmelo se non lo stesso mio sentimento. 8828_8842_000045 ma non si svegliarono le membra. il primo a svegliarsi fu il cuore, róso da un tormento che il corpo non sapeva. si svegliò per avvertire una vacuità spaventevole, sospesa nella sua tetraggine. 8828_8842_000046 in quel salotto non ero mai entrato perché stefano m'accoglieva nella sua stanzetta da studio o nella sala da pranzo. il ritratto appariva d'una trentina d'anni fa. 8828_8842_000047 ci guardò con occhi quasi feroci. la mamma era rimasta in città perché? perché s'era sentita male. ci disse cosí dapprima: 8828_8842_000048 dio, come stravolta, quasi aguzzata, tutta negli occhi, attoniti, truci irriconoscibile. ed ecco le mani. 8828_8842_000049 ormai abituato da un pezzo agli antichi mobili delle case di campagna, comodi, massicci e confidenziali che dalla lunga consuetudine e da tutti i ricordi d'una vita placida e sana hanno acquistato quasi un'anima patriarcale che ce li rende cari. 8828_8842_000050 non stavano certo ad aspettar nessuno quei mobiletti in quel salottino appartato e sempre chiuso, e il senso di pena con cui li guardavo me li faceva ora sembrare intorno come stupiti di vedermi tra loro, non ostili ma neppure invitanti. 8828_8842_000051 attenzione. l'uomo, tutt'assorto nel suo intimo dolore, con uno sbuffo, avrebbe fatto finir quel dondolío e prendere al corpo un'altra positura. chi sa, forse non sarebbe stato male. 8828_8842_000052 poco dopo il ragazzo s'era mortalmente ammalato e mia madre era accorsa al suo capezzale, lo aveva conteso alla morte e, appena convalescente, se l'era portato con sé in campagna, sperando di fargli riacquistare la salute col suo amore, con le sue cure. fu tutto invano. 8828_8842_000053 quello e lo amava come noi piú di noi. non so se le mie sorelle provarono quel che provai io nella stessa misura. io ero il piú piccolo, avevo appena sette anni. 8828_8842_000054 godevano altre volte gli occhi e gli orecchi nel vedere e nell'udire il bollichío e il friggío della spuma fresca, bianchissima, crescente, morbida, in volute bambagiose su le guance, sul mento. 8828_8842_000055 poi l'una ecco, si levava o per andare a stirare il lobo d'uno degli orecchi, o nella bocca il labbro inferiore o la borsa gonfia sotto l'occhio, o per grattare senza bisogno il mento irto di barba non rifatta da parecchi giorni. piú pietosi di tutti erano gli occhi, le sopracciglia, la fronte. 8828_8842_000056 per carità, non me ne parlare, non posso neanche guardarlo. scusami, non credevo balbettai. no, non immaginare niente di male. s'affrettò a soggiungere stefano. 8828_8842_000057 maledetto il piede che dapprima, dondolandosi, vi s'era riflesso, ma gli occhi, piuttosto maledetti, gli occhi che lo avevano scorto. 8828_8842_000058 posando la rivoltella sul cassettone, la mano diceva a quella volontà: ecco, c'è questa per te. non hai detto con questa e lasciami dunque rifar la barba in pace. 8828_8842_000059 da allora, credi, ti dico una cosa orrenda, da allora io non mi sentii piú la mamma nel cuore. l'ho perduta due volte, io la madre, ma ne ho anche avute quasi due. 8828_8842_000060 il corpo, tutto il corpo. dormiva ora col capo appoggiato ai piedi del letto, un braccio proteso verso la piccola rivoltella, senza avvertire il freddo della notte ch'entrava dalla finestra aperta. 8828_8842_000061 il vederla riattaccarsi a noi dopo la morte di lui, come se ormai ella potesse ridivenir tutta nostra come prima, fu per me uno strazio anche maggiore. 8828_8842_000062 subito il pollice e poi tutt'e cinque le dita dell'altra mano si davano a compensarlo con carezzine e strofinamenti amorosi del male che s'era fatto per il bene di tutti. 8828_8842_000063 i sentii, strappare le viscere, il cuore soffocare d'angoscia, occupar l'animo da un sentimento oscuro, violentissimo, d'odio, di gelosia, di ribrezzo, di non so che altro. 8828_8842_000064 noi siamo qua, tanto tristi d'esser lasciati cosí soli, senza vita, in questo stanzino privo d'aria e di luce, esclusi per sempre dall'intimità della casa. 8828_8842_000065 o andava con l'unghietta sbilenca a stuzzicar l'unghiona dura del pollice tozzo, ma questo, alle volte seccato e stanco, gli s'opponeva con violenza saltandogli addosso su la prima falange. 8828_8842_000066 ma cosí, quasi per proprio conto, si provavano a far notare che quelle borse gonfie intanto no, ecco, non ci sarebbero state, avrebbero potuto non esserci o non essere. almeno cosí pronunziate, se quattro notti, quattro notti. 8828_8842_000067 sappi che io ebbi attossicata l'infanzia nel modo piú crudele da questo ragazzo morto di sedici anni, attossicata nell'amore piú santo, quello della madre. 8828_8842_000068 nel salottino tenuto in una triste penombra. restai in piedi a guardare, con un senso indefinibile di fastidio, i mobiletti, nuovi, disposti in giro, ma come per non servire. 8828_8842_000069 e l'uomo ritornava a sedere sul seggiolone col fazzoletto su gli occhi. stava un pezzo, cosí poi abbandonava le mani su le gambe e la sinistra, ecco, s'avvicinava alla destra che teneva il fazzoletto. 8828_8842_000070 io, e difatti il pollice, preso come in una morsa, presto lo lasciava andare. quel giorno però erano tutti d'accordo che quel mignolo buffo fosse cosí dispettoso e prepotente e non si stésse quieto un momento. piaceva anzi alle altre quattro dita. 8828_8842_000071 bisognava veder le gambe come ballavano, ora l'una, ora l'altra, ora tutt'e due insieme, con la punta dei piedi a terra e il tallone sospeso, per modo che il tendine brandisse. 8828_8842_000072 imponeva alla mano di prendere con sé la rivoltella per posarla lí, a piè del letto stesso, accanto alla poltrona, come a dire che concedeva sí al corpo un po di riposo, ma che intanto non dimenticava il patto. 8828_8842_000073 e anche le scarpe col loro cigolío, prendevano parte a quel giuoco, ma piú di tutti giocavano le mani, ora intrecciando le dita, ora infrontandole per le punte e movendole cosí a leva. 8828_8842_000074 udendo dal fondo del viale l'allegro scampanellío dei sonaglioli. ci precipitammo giú io e le mie sorelle, per accoglierla in festa, ma su la soglia del portone fummo bruscamente fermati da nostro padre. 8828_8842_000075 come se ne stava quieta, là nascosta, col suo manichino d'osso liscio bianco emergente dalla custodia di feltro grigio. l'altra mano, quasi di nascosto, si levava a richiudere il cassetto per impedire agli occhi di seguitare a fissar quella cosa lí. 8828_8842_000076 aveva la rinunzia di chi resta indietro in una marcia di guerra, estenuato, abbandonato senza soccorso in terra nemica, e guarda gli altri che vanno avanti e sempre piú s'allontanano, portandosi con loro ogni romor di vita. 8828_8842_000077 io. ella forse pensava: ma io non ti amo solo, non amo anche le tue sorelle, senza intendere che nell'amore ch'ella aveva per le mie sorelle c'ero anch'io, mi sentivo. anch'io sentivo ch'era lo stesso amore ch'ella aveva per me. 8828_8842_000078 tirava un po fuori il cassetto, ne cavava la rivoltella e la poneva sul piano di marmo discosta. era questo, un venire a patti con la volontà nemica. 8828_8842_000079 con gli occhi chiusi, cosí ah quel grilletto come duro sú forza ec co sí nel corpo, traboccato pesantemente a terra dopo il rimbombo, le dita delle mani cedendo lo sforzo violento nel quale s'erano serrate. 8828_8842_000080 che m'è morta di recente, non era piú la mamma, la mamma vera. la mamma di cui si dice che ce n'è una sola, la mia vera mamma, la mia sola mamma mi morí allora, quand'avevo sett'anni, e allora. 8828_8842_000081 come se mi rubasse lei la vita che mi aveva data, staccandosi da me, escludendosi dalla vita mia per dare l'amore che doveva esser tutto mio, quello stesso amore che dava a me, a un altro che, come me, ci aveva diritto, lo stesso diritto che ci avevo io. 8828_8842_000082 le lente sgraziate alterazioni dei tratti, la pelle sulle tempie, attorno agli zigomi lisa e ingiallita, gli affossamenti, le rigonfiature, la calvizie umiliante, la meschinità ridicola e affliggente di quei pochi capelli superstiti. 8828_8842_000083 perduto l'espressione truce, ma s'erano ora quasi subito velati d'una enorme stanchezza, dietro alla quale lo sguardo smarrito esprimeva una bontà pietosa, quasi infantile, lontana. 8828_8842_000084 tu intendi ora le rare volte che mia madre si recava dalla campagna in città, andava lí a vedere quel suo figliuolo di cui noi non sapevamo nulla, che gli cresceva lontano, affidato a un fratello e a una sorella del primo marito. ora, questo fratello era morto. 8828_8842_000085 disgrazia mentr'io- non per colpa, ma certo per causa sua- vissi tant'anni accanto a mia madre senza piú sentirmela nel cuore come prima. 8828_8842_000086 mentre lí no, nell'amore che aveva per quel suo ragazzo. no, lí non c'ero io, lí non potevo entrarci perché quel ragazzo era suo e quand'ella era di lui e con lui non poteva esser mia con me. 8828_8842_000087 doveva essersi fermato lí, quel giovinetto alle soglie della vita, negli occhi stranamente aperti, intenti e come smarriti in una disperata tristezza. 8828_8842_000088 o si metteva a grattare dove non c'era prurito, cosí che il dito grattato si ribellava con uno scatto violento e avveniva allora come una zuffa tra le due mani, uno stropicciamento convulso, troncato alla fine con l'afferrarsi l'una e l'altra e tenersi per un pezzo strette, strette, imprigionate. 8828_8842_000089 da dirvi. cominciarono le dita della mano sinistra, prima il mignolo, che, come il piú piccolo era anche il piú irrequieto e sempre era stato un tormento per il povero languido anulare che aveva la sventura di stargli vicino. 8828_8842_000090 perché mi fece intendere ch'ella non aveva affatto sentito quel che avevo sentito io e non poteva difatti sentirlo perché quello per lei era un figliuolo com'ero io. 8828_8842_000091 di là dai colli che scorgevo grigi e tristi all'orizzonte, ci fosse altro mondo. tutto il mio mondo era lí. né c'era altra vita per me fuori di quella de la mia casa, cioè di mio padre e di mia madre, delle mie due sorelle e delle persone di servizio. 8828_8842_000092 c'era il rischio che questa volontà, vedendo lo squallore della faccia stralunata, il capo calvo, quelle borse gonfie sotto gli occhi, quella barba non rifatta da tanti giorni, improvvisamente opponesse alla violenza un'altra violenza. non conveniva. 8828_8842_000093 sí, sí, ecco, la volontà poteva piombare su quella mano ancora inerte sul letto, farle impugnare la rivoltella subito estratta dal fodero. cosí qua, un attimo in bocca. sí, qua, qua. 8828_8842_000094 quando, di lí a poco, stefano sopravvenne e dopo le prime esclamazioni, nel ritrovarci tanto mutati l'uno e l'altro, ci mettemmo a rievocare i nostri ricordi. provai alzando gli occhi di nuovo a quel ritratto e domandandone al mio amico qualche notizia. 8828_8842_000095 l'ultimo barlume del giorno smoriva squallido umido alla finestra. l'ombra, poi man mano il bujo, la tenebra entravano nella camera e il rettangolo della finestra ora vaneggiava men nero prossimo e lontanissimo punto da un infinito formicolío di stelle. 8828_8842_000096 grido ancora: vedi, risento a pensarci- la stessa esasperazione d'allora, l'odio che non poté mai piú placarsi, per quanto poi mi narrassero la storia pietosa di quel ragazzo, da cui mia madre aveva dovuto staccarsi quando passò a seconde nozze con mio padre. 8828_8842_000097 a un tratto, però, avveniva come dianzi per la tentazione dello specchio, la volontà nemica, come in agguato d'ogni moto istintivo, d'ogni suggerimento che tendesse ad avversarla, lo ghermiva di sorpresa, lo faceva suo per ritorcerlo subito contro il corpo. 8828_8842_000098 neppure un'ombra di somiglianza con stefano o con le due sorelle di lui, già da un pezzo maritate. la data del ritratto, poi, e quel che si scorgeva del vestiario non potevano far pensare che fosse qualche antico parente della madre o del padre morto nell'adolescenza lontana. 8828_8842_000099 che effetto curioso quella parola signore, rivolta a me su la soglia di casa di quel mio amico della prima giovinezza. ero un signore adesso e stefano conti, di certo un signore di trentacinque o trentasei anni anche lui. 8828_8842_000100 me lo avvicini troppo con questa parola e mi fai male, rispose stefano, contraendo il volto dolorosamente. ecco, ti dirò: mi forzerò a spiegarti una difficilissima complicazione di sentimenti. 8828_8842_000101 cosí che presto, nel silenzio che gli si farà vicino intorno, sentirà certa e imminente la morte. nessun uomo di quarantasei o quarantasette anni di sicuro avrebbe mai aperto l'uscio di quel salottino per dire, indicando nella parete il ritratto: 8828_8842_000102 il male che mi fa la vista di questo ritratto è cosí difficile a dire. se sapessi è un tuo parente, m'arrischiai a domandare parente. 8828_8842_000103 lo comprendemmo una decina di giorni appresso, allorché mia madre ritornò in villa non sola. vivessi cent'anni, non potrei dimenticare l'arrivo di lei in carrozza davanti al portone della villa. 8828_8842_000104 morí tre o quattro mesi dopo, ma né le sofferenze valsero mai a suscitare in me un moto di pietà, né la sua morte a placare il mio odio. 8828_8842_000105 perché tutto l'essere mi s'era rivoltato, stravolto allo spettacolo di quella cosa inconcepibile che fuori di me, mia madre potesse avere un altro figlio che non era mio fratello. 8828_8842_000106 ma quel pallore, seppure ce n'accorgevamo, era spiegato con la stanchezza del lungo tragitto in vettura. e quanto agli occhi, possibile che avesse pianto. 8828_8842_000107 e le mani non se lo lasciavano dire due volte, cominciavano quel giuoco sotto sotto, quasi di nascosto, per divertimento degli occhi, facendo girare e rigirare in tutti i versi quel tagliacarte. 8828_8842_000108 ma nell'alzar gli occhi a una parete, all'improvviso e con stupore misto a uno strano turbamento, mi parve di scorgere in un ritratto a olio che raffigurava un giovanetto dai sedici ai diciassette anni. il mio stesso disagio e la mia stessa pena. 8828_8842_000109 e che potesse amarlo come me piú di me. i sentii rubare la madre. no, che dico nessuno, me la rubava lei. lei commetteva davanti a me e in me una violenza disumana. 8828_8842_000110 s'era sentita male, doveva trattenersi per qualche giorno in città, niente di grave. aveva bisogno di cure che in campagna non poteva avere. restammo in tale sbigottimento che mio padre, pur di scuotercene, ci maltrattò aspramente. 8828_8842_000111 tal maraviglia afflitta e tanto imbarazzo. mi si dipinsero in volto che stefano conti, arrossendo, improvvisamente, esclamò: non illegittimo, ti prego di credere, mia madre fu una santa, ma dici tuo fratellastro. allora gli gridai quasi con ira: 8828_8842_000112 e un senso d'afrezza cruda, atroce, ch'emanava quasi da una realtà non vissuta e ov'era impossibile vivere. ecco, bisognava approfittare di quest'attimo che il corpo indolenzito era ancora invaso dal torpore del sonno. 8828_8842_000113 eccolo. quanto disprezzo, quant'odio addensava quella volontà nemica negli occhi, con quale maligna voluttà scopriva in quella povera faccia i guasti irrimediabili del tempo. 8828_8842_000114 non potendo piú tirarsi fuori, obbligava l'uomo a piegarsi tutto da un lato per trovare il verso d'estrarlo senza scorticature e senza sciupare il piano del seggiolone. 8828_8842_000115 che avevano una gran paura d'intorpidirsi nello smemorato abbandono in cui da circa una settimana tutto il corpo era lasciato, non solamente le dita delle mani. 8828_8842_000116 tutti, tal'altra il pollice e l'indice della mano destra pizzicavano la gamba per fare avvertire a quell'uomo che, se aveva il cuore che gli soffriva, dentro aveva pure quella gamba, e sensibilissima anch'essa, cioè capacissima di soffrire come gamba d'un pizzicotto. 8828_8842_000117 le mani aprivano il rasojo. per fortuna il corpo, aderendo al cassettone, avvertiva a un tratto su la bocca dello stomaco una pressione dolorosa: era il mazzetto di chiavi rimasto appeso lí alla toppa del primo cassetto. 8828_8842_000118 chi era quel giovinetto come e dond'era venuto in quel salottino questo ritratto? forse era prima nell'antico salotto dei genitori di stefano conti, nella casa dov'io andavo tanti e tanti anni fa a trovarlo. 8828_8842_000119 la pietà improvvisa onde quelle lagrime erano sgorgate, ne provava un refrigerio ineffabile. i polmoni oppressi dall'angoscia s'allargavano in lunghi sospiri. il naso sorsava le ultime lagrime. 8828_8842_000120 che ha poi, come vedi, questo effetto di farmi tener lí come per un'ammenda questo ritratto. la sua vista mi sconvolge ancora. e sono passati tanti anni. 8828_8842_000121 rinascenti. che barbaccia. bisognerebbe rifarla per non far voltare la gente entrando nella trattoria. cosa strana, anche la mente pareva scherzasse per proprio conto. 8828_8842_000122 sú via le mani, subito, subito, in cerca d'un fazzoletto in questa, no nell'altra tasca. nemmeno le chiavi. allora il mazzetto di chiavi per aprire il primo cassetto del canterano: ov'erano i fazzoletti subito. 8828_8842_000123 e le dita si compiacevano di quel godimento degli occhi e degli orecchi e s'indugiavano con voluttà nel far gonfiare la saponata con altre volute piú boffici e dense. 8828_8842_000124 la barba. sí, presto, presto. e poi un bagno. un bagno come di sera, perché? perché sí pulito da capo a piedi e cambiato tutto: maglia, mutande, calzini, camicia, tutto. 8828_8842_000125 invece di nascondere per pudore, quella falangetta storpia sotto il polpastrello dell'anulare, gliela imponeva, prepotente, sul dorso o, costringendolo a star sú in una posizione incomodissima, si allungava a imporla sul medio o 8828_8842_000126 da piú giorni. la vita s'era come alienata da loro per concentrarsi cupamente in una profonda, misteriosa intimità dalla quale erano esclusi, tenuti estranei e come lontani. 8828_8842_000127 e allora la piansi davvero. lagrime di sangue come non ne verserò mai piú in vita mia, lagrime che scavano e lasciano un solco eterno, incolmabile. me le sento ancora dentro, queste lagrime che m'avvelenarono l'infanzia, e le devo a lui. 8828_8842_000128 superstiti, raffilati quasi a uno a uno sul cranio lucido, piú roseo, della fronte tutta secata di aspre rughe e la faccia che non poteva non riconoscer veri quei guasti. 8828_8842_000129 lui. perciò t'ho detto che non posso neanche guardarlo. riconosco che fu un disgraziato anche lui, ma ebbe almeno la fortuna di non vivere la sua disgrazia. 8828_8842_000130 questo avvenne a me a sette anni, per il cangiare improvviso d'un sentimento che, a quell'età, è tutto quello, ripeto, dell'amor materno. 8828_8842_000131 misteriosamente però, e pur nel modo piú certo, la vista di quell'immagine escludeva che questi trent'anni dal giorno ch'era stata fissata lí dal pittore fossero stati comunque vivi per lei. 8828_8842_000132 appoggiando il gomito sul bracciuolo destro del seggiolone e allungando un po il collo, tutta la testa si sarebbe mostrata nello specchio e sarebbe bastato questo, cioè la vista della propria faccia, per far balzare in piedi sdegnato e feroce. 8828_8842_000133 ma anche quelle dei piedi imprigionate, e i piedi tutt'interi e le gambe e sú sú il busto, le spalle, le braccia, il collo e nella testa le guance, le labbra, le pinne del naso, gli occhi. 8828_8842_000134 non lo aveva preteso mio padre, quel distacco lo avevano preteso i parenti del primo marito. sembra che costui, per gravi dissapori con mia madre, allora giovinetta, dopo quattro o cinque anni di tempestosa vita coniugale, si fosse ucciso. 8828_8842_000135 posto piú di considerazione che d'affetto. sapevo che stefano conti non aveva né aveva avuto mai fratelli, né del resto quell'immagine aveva alcun tratto caratteristico della famiglia del mio amico. 8828_8842_000136 viva il mio divanaccio. pensavo il mio vecchio divanaccio di juta, ampio e soffice, che sa i miei sonni saporosi dei lunghi pomeriggi d'estate e non s'offende del contatto delle mie scarpacce cretose e della cenere che cade dalla mia vecchia pipa. 8828_8842_000137 c'era questo ragazzo, suo figlio, ed ella era cosí intenta a lui, cosí tutta di lui in quel momento, costernata tanto della difficoltà di calarlo giú in braccio dalla vettura senza fargli male. 8828_8842_000138 sta a sentire. vivevamo allora nella campagna dove son nato e dove dimorai fino ai dieci anni, cioè fino a quando mio padre, disgraziatissimo, non abbandonò l'impresa della mandrana, che poi ad altri fruttò onori e ricchezza. 8828_8842_000139 talvolta sospendevano il giuoco per richiamare a loro l'attenzione dello spirito con un mezzo violento. facendosi male, il terribile mignolo della mano sinistra ficcava la falangetta sbilenca in uno dei forellini del piano del seggiolone di vienna e 8828_8842_000140 la mano destra, allora, quasi di sua iniziativa, o piuttosto obbedendo a un istintivo moto di ribrezzo per l'arma volgarissima già impugnata, posava il rasojo sul marmo del cassettone e, invece di estrarre la chiave, incomoda dalla toppa. 8828_8842_000141 e riaprendosi già morte lentissimamente da sé con quel mignolo sbilenco della sinistra innanzi a tutte, pareva chiedessero: e perché? 8828_8842_000142 anzi, tante volte avevamo l'illusione d'averla spinta noi ad andare in città per i regalucci, i giocattoli che ci recava. al ritorno ritornava qualche volta pallida come una morta e con gli occhi gonfi e rossi. 8828_8842_000143 ripeté stefano conti, stringendosi ne le spalle piú, forse per ritrarsi da un contatto ideale che gli faceva ribrezzo, che, per non saper come dire era, era un figliuolo della mamma. 8828_8842_000144 oh là, il fazzoletto. sí, la mano ne pigliava uno tra i tanti riposti là, ma lo pigliava quasi meccanicamente, andando a tasto tra gli altri capi di biancheria, mentre gli occhi in fondo al cassetto, in un angolo, sí, la piccola rivoltella. 8828_8842_000145 se la destra: un tamburellío su la gamba destra, lo stesso tamburellío. la sinistra su la gamba sinistra, come se non potesse farne a meno un frullo o uno schiocco. la destra: lo stesso frullo o lo stesso schiocco. poco dopo la sinistra. 8828_8842_000146 ritratto eccomi- quand'io avevo sedici anni. era senza dubbio il ritratto d'un giovinetto morto e lo dimostrava chiaramente anche il posto che occupava nel salottino, come in segno di ricordo, ma non molto caro se era lasciato lí tra quei mobiletti nuovi, fuori d'ogni intimità della casa. 8828_8842_000147 uno avesse aperto lí in alto, nella parete, una finestretta e si fosse affacciato a spiarmi di là. lei ha ragione, è proprio cosí, signore, mi dissero per togliermi subito d'impaccio gli occhi di quel giovinetto. 8828_8842_000148 vivevamo lí soli, come esiliati dal mondo. ma quest'esilio, lo penso adesso, allora non lo sentivo, perché non immaginavo neppure che, lontano da quella terra, da quella casa solitaria, ov'ero nato e crescevo. 8828_8842_000149 ma molto piú intensa, quasi angosciosa. restai a mirarlo come colto in fallo a tradimento. i parve come se, a mia insaputa, zitto, zitto mentr'io facevo quelle considerazioni sui mobiletti del salottino. 8828_8842_000150 di soffrire. ecco quel bruciorino fitto, piú fitto, piú fitto. no, non voleva avvertirlo, e allora niente? 8828_8842_000151 allontanato il pericolo, alleggerito il respiro, le dita lavoravano con voluttà, insieme col pennello, a far ricrescere la saponata, poi con la massima sicurezza. 8828_8842_000152 oppure, sempre per giuoco, l'una stringeva le dita dell'altra e viceversa, o gliele pizzicava per poi carezzargliele con uno strofinío delicato: lento, lento. 8828_8842_000153 quasi non dovesse affatto riguardarli la decisione che in quell'intimità profonda e misteriosa, nascostamente si maturava. eran lasciati lí da piú giorni su un seggiolone di vienna, presso la finestra, in attesa che la decisione fosse matura. 8828_8842_000154 sicurezza, riprendevano il rasojo, lo passavano su la guancia destra, a tratti netti, su la sinistra e infine, senz'ombra d'esitazione, su la gola, tornando come prima a compiacersi del godimento che gli orecchi prendevano del fitto raschío. 8828_8842_000155 non fossero passate insonni tra violente smanie e vaneggiamenti. e poi quella barba cresciuta. ma perché? ecco una mano si levava adunca ad afferrar le guance flaccide e irsute. 8828_8842_000156 il petto ansava. il cuore stesso che pur soffriva in sé ed era la causa di tutto, batteva ora in tumulto. solo un sottil filo di respiro entrava, quasi fischiando acuto per una delle nari dilatata. 8828_8842_000157 avrebbero voluto giocare anch'essi, ma dalla cupa tensione dello spirito erano tenuti attoniti gli occhi o in una dura e truce fissità. le sopracciglia aggrottate, la fronte contratta. gli occhi potevano guardare e non vedere. 4974_8842_000000 ne restavano ancora due o tre piú fedeli o piú coraggiosi, e questi, almeno questi, voleva difenderseli. uno, specialmente il piú intelligente di tutti. 4974_8842_000001 marito, dapprima tempestosa, zingaresca in viaggi affannosi da un paese all'altro, con la lingua fuori come una povera cagnetta dietro l'ansia smaniosa di lui che voleva a ogni costo raggiungere la mèta. 4974_8842_000002 il ricordo d'ogni abbandono avvelenato sul piú bello. da quell'irritazione le si cangiava in rancore. sosteneva che fosse una fissazione in lei l'impaccio, l'imbarazzo che diceva di provare davanti a tutti gli uomini. 4974_8842_000003 due strazii orribili informi volarono via per la finestra, presso il tetto, accompagnati da un calcio e da una esclamazione rabbiosa: sú in piedi, non voglio, signore, io per casa. 4974_8842_000004 quanto a toccarlo, lei neppur ci pensava, perché lei la musica, sí, c'era vissuta sempre in mezzo. ma neanche le note, il do dal re aveva imparato mai a distinguere. 4974_8842_000005 basta saperla prendere, accendere e dominare. le troppo pudiche non hanno neppur bisogno d'essere accese: s'accendono, avvampano subito da sé appena toccate. 4974_8842_000006 un lungo, grosso, grosso sospiro sollevò il petto di nenè, accosciata lí davanti alla panchetta. 4974_8842_000007 incantata, abbagliata dal lusso di quella cameretta di bimba, imbottita di raso azzurro e, lievemente senza saperlo, con la manina tozza gonfia per la manica troppo stretta e corta che le serrava il braccio come un salsicciotto. 4974_8842_000008 finché conquistata solidamente con la fama, l'agiatezza, egli non s'era stabilito a roma. qua la figliuola era cresciuta bionda e bellissima, in mezzo all'inebriante fulgore d'arte di cui era circondato il marito. 4974_8842_000009 e rivivevano una nuova vita, maravigliosa anche per lei quale ella non avrebbe mai immaginato di dar loro un'anima, una vita che prendevano qualità, appunto, dalla maraviglia di nenè ch'era maraviglia di servetta. 4974_8842_000010 l'impazienza, la smania, l'angoscia, l'esasperazione della signora moma crescevano, sbuffava, balzando in piedi, andava sú e giú per il salone, s'affacciava ora a questa ora, a quella finestra a guardare se l'aspettato venisse. 4974_8842_000011 ella serrava i denti, s'interiva tutta per dominare il tremito, il fremito del corpo, e allora egli prendeva tranquillamente a denudarle il seno e 4974_8842_000012 no, domani, certo v'aspetto. badate, dalle quattro alle sei ho tante cose da dirvi e dalle quattro alle sei la signora moma stava ad aspettare in casa la visita. 4974_8842_000013 se veramente però non s'era mostrata imbarazzata come il marito asseriva, l'imbarazzo tuttavia lo provava. poteva qualche volta vincerlo, forzarsi a non mostrarlo, ma lo provava. 4974_8842_000014 esigente. bisogna che trovi il bagno pronto ogni mattina, e poi la colazione di cioccolato e biscottini, e poi e poi non mangia niente sai, non mangia altro che palline, d'argento, quelle che si comprano dove le compra mammà, dal farmacista baker di fronte al grand htel. 4974_8842_000015 la bambola, le stava davanti come se non vedesse nulla, in attesa ch'ella facesse qualche cosa per lei, per ridarle vita, la sua vita perduta di gran signora. 4974_8842_000016 e un nuovo piacere a lei nel farle muovere e parlare. da tanto tempo, infatti, quelle sette bambole per dolly quasi non vivevano piú. 4974_8842_000017 sentiva bene, la dolly, che il giuoco realmente lo faceva nenè, quantunque finora non avesse aperto bocca, con la sua maraviglia intenta e muta dava un'anima nuova a quelle sette bambole sedute sul lettino come damine in visita. 4974_8842_000018 sempre con quel cappellino in capo, con quelle scarpine ai piedi, con quei braccialettini al polso e quella catenella al collo da cui pendeva il ventaglino. 4974_8842_000019 fu nel sogno. la rivelazione cominciò come una sfida, quel sogno, come una prova a cui quell'uomo odiosissimo la sfidasse in séguito alla discussione avuta con lei tre sere avanti. 4974_8842_000020 e una volta alla caccia della volpe s'era ferita qua allo zigomo. ecco, oh, le stava bene, brutta americanaccia. mostrava a tutti le sue ferite di cavallerizza: al petto, alle spalle, anche alle gambe, e quando stringeva la mano faceva male. 4974_8842_000021 e per nulla. la batteva e l'afferrava pei capelli o le scaraventava addosso ciò che gli capitava prima sotto mano, gridandole: e non potevi morir tu invece. 4974_8842_000022 non far crollare il bel castello che ho edificato in questo mese, il bel castello dove tu sarai regina e tutte le mie speranze ancora giovani ti serviranno come ancelle amorose. 4974_8842_000023 non le s'affacciava neppur per ombra alla mente che avrebbe potuto giocarci con quella bambola. servirla? sí, avrebbe potuto servirla, ma come se non sapeva nemmeno parlarle, se non capiva nulla della vita a cui la bambola era avvezza. 4974_8842_000024 amiche, amici, le sedevano accanto, allora, durante le riunioni, le rivolgevano anche la parola. la salutavano con aria complimentosa e deferente entrando nel salone e uscendone. 4974_8842_000025 perché avevano tutti un ricordo vivo ancora, o del marito o della figliuola, e per lei nessuno 4974_8842_000026 perché nulla è piú complicato della sincerità. fingiamo tutti spontaneamente, non tanto innanzi agli altri, quanto innanzi a noi stessi. 4974_8842_000027 ed ecco ora egli le accostava le dita alla bocca, le rovesciava delicatamente il labbro inferiore e annegava lí nell'interno umidore un bacio caldo lungo, d'infinita dolcezza. 4974_8842_000028 e rancore, rancore contro di lui, anche perché in sei anni di matrimonio non aveva saputo mai, mai farle provare quel che aveva or ora provato in sogno con un altro. 4974_8842_000029 ma il fatto è che il fratellino un giorno era morto in braccio a lei morto e lei, che non lo sapeva, aveva per un pezzo seguitato a portarselo in braccio. 4974_8842_000030 in una lunga discussione su l'eterno argomento dell'onestà delle donne, aveva osato sostenere che il soverchio pudore accusa infallibilmente un temperamento sensuale. 4974_8842_000031 nenè, non capiva nulla. poteva esser vero per lei che quella bambola lí fumasse e quell'altra andasse a cavallo, davvero allo zigomo quello sgraffietto. ma se avevano finanche le mutandine coi merletti e i fiocchettini di seta e anche le calze di seta con le giarrettiere di velluto. 4974_8842_000032 scese le scale, attraversò tante vie e si ridusse alla catapecchia ove abitava col padre, senza veder nulla, senza sentir nulla, quasi alienata d'ogni senso di vita. 4974_8842_000033 ecco, ella lo aveva tradito in sogno tradito, e non ne aveva rimorso, no, ma rabbia per sé d'essere stata vinta. 4974_8842_000034 m'ha insultata in tutti i modi per due ore e tu tu, invece di difendermi, hai sorriso, hai approvato, lasciandogli intendere cosí ch'era vero quel che diceva, perché tu, mio marito, eh, tu, tu lo potevi sapere. 4974_8842_000035 non aveva dubitato un momento, ella, che tutto questo discorso si riferisse a lei e, appena andato via l'amico s'era rivoltata ferocemente contro il marito che durante la lunga discussione non aveva fatto altro che sorridere come uno scimunito e approvare. 4974_8842_000036 aveva voluto sposarlo e se n'era andata in america, a buenos aires, dove al marito era stata offerta la direzione d'un grande giornale italiano. 4974_8842_000037 pochi giorni addietro con l'amico prezioso, con quello che le era naturalmente il piú antipatico di tutti. 4974_8842_000038 crediamo sempre di noi quello che ci piace credere e ci vediamo non quali siamo in realtà, ma quali presumiamo d'essere, secondo la costruzione ideale che ci siamo fatta di noi stessi. 4974_8842_000039 ed era anche ricco, padrone di molte terre e di molte case e non privo d'una certa coltura antica e sana. se poteva leggere nel loro testo latino e senz'ajuto di traduzione, le georgiche di virgilio: 4974_8842_000040 com'era bello quel ventaglino di piume, ventaglino vero che faceva un po di vento, davvero poco, poco quanto poteva bastare a quella piccola marchesina mimí. 4974_8842_000041 se n'andò via come intronata, gli occhi sbarrati, senza sguardo, la boccuccia aperta e coi capelli che le si rizzavano sotto il nastro color di rosa quanto piú la madre cercava d'assettarglieli sul capo. 4974_8842_000042 do mimí, sí, ecco, prendila per davvero te la do, sí, per sempre. prendila. ti dico: aspetta che le do un bacio. ecco, te la puoi portar via. 4974_8842_000043 se parlo d'ansia, tu puoi ben dire: ma sei vecchio, sei povero, il mio giorgio. ed è vero, sono vecchio, sí, ma di pensare, momolina, che fin da ragazzo io t'ho amata, e quanto. 4974_8842_000044 le faceva perciò parlare come signorone del gran mondo, piene di capriccio e di moine press'a poco, come parlavano le amiche di mammà. 4974_8842_000045 non sei punto impacciata, punto imbarazzata, e che tutto codesto tuo presunto imbarazzo non è altro che fissazione. che c'entra il pudore di cui quello ti parlava? 4974_8842_000046 altra vita, lí, una sua vita, non era possibile, perché in realtà lei, la signora moma, ditelo piano, per carità, se non volete esser troppo crudeli, voi che adesso la chiamate una terribile seccatrice, la. 4974_8842_000047 né di poesia né d'alcun'altra arte. ebbene, appunto, perciò, forse, il maestro aldo sorave, se l'era sposata, pur non di meno ella credeva era sicurissima d'aver condiviso per vent'otto anni la vita del marito. 4974_8842_000048 era stato lavato, rilavato tante volte, s'era stinto. aveva piú d'uno strappo, ma veniva di là. era stato della dolly e forse la marchesina mimí lo avrebbe riconosciuto. 4974_8842_000049 piú geloso d'un tigre. il padre le aveva inculcato fin da bambina un vero terrore degli uomini. non ne aveva ammesso mai uno che si dice uno in casa. 4974_8842_000050 selciato. ebbene, che maraviglia se ora, alla presenza d'un uomo, provava quell'imbarazzo e non riusciva a guardar negli occhi nessuno e non sapeva piú né parlare né muoversi. 4974_8842_000051 ah, là sí, in casa di dolly, con tutte le cose adatte, il lettuccio di legno bianco e gli altri mobiletti e il ricco corredo. là sí, sarebbe stata felice lei di servire quella bambola marchesina. 4974_8842_000052 tutta nei sensi. dunque, era vero. no, no, la colpa era di lui, del marito che, non volendo credere al suo imbarazzo, la forzava a vincersi, a far violenza alla sua natura. 4974_8842_000053 la mia povera testa, il mio povero cuore. i prego, moringhi, siate buono, moringhi, non mi fate male, non posso piú ridere. moringhi, la mia povera testa, il mio povero cuore. 4974_8842_000054 parli sempre tu, giuochi tu sola. la dolly, sostenuta da una pila di guanciali, sedeva sul lettino in compagnia di tutte le sue bambole belle. 4974_8842_000055 ah, moringhi, certo non sarebbe venuto lí nella catapecchia a trovare la marchesina mimí e nessuna delle amiche sarebbe venuta. e le sigarette col bocchino dorato e le palline d'argento profumate. e i cavallini veri, i cavallini vivi, piccoli, piccoli. 4974_8842_000056 egli restò in prima, piú che stupito, quasi sgomento, di quello scatto furioso, non potendo comprendere la ragione di tanta ripugnanza, quando già credeva che l'amico, anzi, per quanto egli aveva detto, dopo quella discussione fosse entrato un po nelle grazie di lei. 4974_8842_000057 la esponeva a quelle prove, a quelle sfide. dond'era nato il sogno? come resistere a una tal prova? la aveva voluta lui, il marito, e questo era il castigo. 4974_8842_000058 balzò dal sogno, convulsa disfatta, tremante, piena di ribrezzo e d'orrore. guatò il marito che le dormiva, ignaro, accanto. 4974_8842_000059 tanto che innanzi a lui non aveva saputo se non arrossire e balbettare. e, forzata a dirgli qualche cosa, gli aveva dichiarato candidamente di non capir nulla, lei, né di musica né di poesia. 4974_8842_000060 ricordava la poveretta d'essersi mostrata sempre affabile e cordiale con le amiche, con gli amici, ammiratrici del marito, corteggiatori della figliuola. 4974_8842_000061 e se guardava il pianoforte, eh, in verità non poteva altro che guardarlo. non s'arrischiava nemmeno a scoprirne la tastiera, perché il marito, prima di morire, le aveva espressamente raccomandato che non lo lasciasse piú toccare a nessuno. 4974_8842_000062 ella era veramente momolina. allora, sedici anni, rosea e fresca, bellina, grassottella e placida, placida. 4974_8842_000063 insieme col cappellino. se n'era venuta la testa e quella testa col cappellino e il busto decapitato. 4974_8842_000064 e una, e due e tre volte. alla fine, si sa, s'erano stancati. poteva loro dar torto? 4974_8842_000065 ispido e compatto dei capelli neri, ancor zuppi d'acqua poiché era stata lavata tutta con insolita cura. non sentiva nulla, non avvertiva nulla. 4974_8842_000066 lo investí malamente là, nel salone, senza neppur levarsi il cappello, sollevando soltanto la veletta per fargli scorgere bene negli occhi la sua collera e il fermo proposito di respingere quella proposta che le pareva quasi un insulto. 4974_8842_000067 e ogni volta, con una strana voce rabbiosa di pianto, le udí ripetere quella sua solita frase. 4974_8842_000068 non voglio, signore, io per casa ho tante cose da dirvi. la lettera, in un bel foglietto volgarissimo, di suprema eleganza provinciale, color di rosa e filettato d'oro, finiva cosí. 4974_8842_000069 ma certo un maligno come quello poteva scambiare per pudore quell'imbarazzo e perciò crederla una, una, a quel modo. ecco, 4974_8842_000070 non se lo levava che per qualche mezz'oretta, per qualche oretta al giorno. se lo ripiantava di furia in capo e via di nuovo fuori di casa. 4974_8842_000071 lui e nossignori, non era vero niente che avesse fatto cattiva figura, tutt'altro, perché quando non ci pensi, vedi quando t'abbandoni al tuo naturale. 4974_8842_000072 due volte la mammina aveva sporto il capo dall'uscio a raccomandare alla dolly di non parlar troppo, di non agitarsi tanto, ché altrimenti la febbre le sarebbe cresciuta. 4974_8842_000073 a richiamare, a ricondurre attorno a sé quella vita, nell'angoscia smaniosa di sentirsela mancare e sfuggire senza saper perché. 4974_8842_000074 aveva anche tante vestaglie, una piú bella dell'altra: rosse, gialle, viola a fiorellini, a ombrellini giapponesi. possibile che ora stésse vestita sempre cosí? 4974_8842_000075 anzi una tracotanza. ma chi v'ha detto di venire? caro fantini, io non ve l'ho detto, non v'ho neppure risposto. ma sí, scusate. 4974_8842_000076 e a poco a poco la signora moma era divenuta quasi aggressiva. birbante, birbante. avevate promesso che sareste venuto. 4974_8842_000077 tu sei vivace, grazie. tu sei intelligente, grazie. e sei tutt'altro che impacciata, te lo assicuro io. 4974_8842_000078 poi nata la figliuola. un'altra vita, non mai placida, veramente, ma certo meno irrequieta, quella che seguiva ai ritorni di lui, dopo i trionfi, o d'un giro di concerti o d'una stagione musicale diretta in questa o in quella città. 4974_8842_000079 via, signora, aveva concluso alcune sere fa quell'amico prezioso. la donna per sua natura salve, s'intende le eccezioni. è tutta nei sensi. 4974_8842_000080 eppure, da una smania orribile si sentiva presa guardando, o piuttosto sentendosi guardata come un'estranea, lí da tutti quegli oggetti che non le dicevano nulla, che non le sapevano dir nulla. 4974_8842_000081 desiderato, sicché anche allora per un altro verso si sentiva irritata, tanto che, pur essendo proclive a cedere, s'induriva restía. 4974_8842_000082 via via un po di riflessione. avreste dovuto riflettere un po prima. veramente basta, non ne parliamo piú. qua la mano, caro fantini, senza rancore, e restiamo buoni amici. 4974_8842_000083 un gran dolore- sí, oh, un gran dolore- per la signora moma, l'allontanamento di quell'unica figliuola, e la piú grande delle sciagure era stata poi per lei la morte del marito. 4974_8842_000084 poiché la dolly diceva che era amico specialmente di quell'altra bambola lí di mistress betsy. all right, thank you. no, no, senza ridere. parlava sempre inglese, mistress betsy. 4974_8842_000085 con l'anima oppressa d'angoscia, gli vide levare l'altra mano, afferrare con due dita la falda del cappellino alla bambola, dare uno strappo violento. soffocò un gemito involontario. 4974_8842_000086 qualunque prodigio poteva esser vero in quella cameretta. lí anche i cavallini, veri cavallini vivi, piccoli, piccoli potevano sbucar fuori da un momento all'altro e mettersi a caracollare. sú per le campagne lontane, lontane. 4974_8842_000087 l'urto avvenne nel pomeriggio del giorno appresso, dopo il duro silenzio mantenuto per tutta la giornata contro ogni insistente domanda del marito che voleva sapere perché fosse cosí e che cosa le fosse accaduto. 4974_8842_000088 la signora moma non riusciva ancora a capacitarsi. certo, la vita d'un tempo, quella fervida vita cosí bruscamente interrotta. 4974_8842_000089 e le fibbie dorate e le scarpine di coppale, potevano anche veramente andare a cavallo, fumare, parlare quel linguaggio incomprensibile. 4974_8842_000090 perché era, come in un sogno, nenè da due ore sospesa, quasi angosciata nel dubbio che non fosse vero ciò che pur si vedeva attorno e toccava. 4974_8842_000091 enorme, allungarsi sul suo capo e ghermire la bambola su la panchetta. insaccò la testa, poi, allibita, arrischiò di su la spalluccia con la coda dell'occhio. uno sguardo. 4974_8842_000092 ma una vita quale ormai poteva essere nelle mutate condizioni. le tante e tante amiche, i tanti e tanti amici d'allora, potevano bene ricondurla lí nella casa, rimasta tal quale in quel magnifico salone attorno a lei che v'era restata sola. 4974_8842_000093 la lingua parlando, le s'imbrogliava in bocca e d'improvviso, senza saper perché, si faceva in volto di bragia, per cui tutti potevano credere che le passasse per la mente chi sa che cosa, mentre proprio non pensava a nulla. 4974_8842_000094 e con molta industria. allora aveva costretto la poetica frase, sovvenutagli tardi forse, nel rileggere la lettera prima di chiuderla nella busta, a capir tutta di minutissimo carattere nel poco spazio che avanzava nel rigo dopo il. 4974_8842_000095 placida, ma s'era innamorata anche lei del giovane maestro sorave. se n'era innamorata forse perché tutte le ragazze del paese se n'erano innamorate. 4974_8842_000096 la signora moma lí nella sua casa. non aveva mai avuto una vita sua e quasi non c'era mai stata. 4974_8842_000097 si guardò attorno, smarrita, avvilita, non per sé ma per la damina che portava in braccio non osava ancora guardarla, certo per sé. la marchesina mimí aveva gli occhi di vetro e non vedeva. 4974_8842_000098 le veniva la tentazione di graffiarlo, di schiaffeggiarlo, di morderlo, anche perché poi, con quella freddezza e sicurezza e quell'orgoglio di 4974_8842_000099 dotto sul serio e odiatore della pedanteria, fors'anche un po per ostentazione, giornalista argutissimo, insomma, amico prezioso. 4974_8842_000100 ma ora il compiacimento d'aver saputo parlare davanti a quello, anche con improntitudine, proveniva dal fatto che costui 4974_8842_000101 da un anno e quattro mesi era vedova la signora moma dell'illustre maestro aldo sorave. 4974_8842_000102 e poi che se ne farebbe? nenè è mammina di casa, nenè deve attendere a servire il babbo e non ha tempo di giocare. ché guaj se il babbo non trova tutto pronto la sera. 4974_8842_000103 veniva a mancarle in certi altri momenti, allorché le s'accostava perché aveva bisogno di lei, timido, umile, supplichevole. allora come, insomma, in quei momenti ella non lo avrebbe desiderato. 4974_8842_000104 doveva dimostrargli che non avrebbe arrossito di nulla, che egli poteva fare su lei qualunque cosa gli piacesse, ch'ella non si sarebbe né turbata né punto scomposta. 4974_8842_000105 voltava le spalle e ritornava, dio sa come, dentro di fuori, sorridente ad annunziare: abbi pazienza, caro, non si sente bene. s'è buttata sul letto. 4974_8842_000106 e la vide per via, nella tristezza brumosa della sera decembrina, fermarsi tre o quattro volte in mezzo a una fiumana di gente ad aggredire questo e quello, e s'accorse che quei signori aggrediti le porgevano la mano voltando la faccia. 4974_8842_000107 signora mia, creda, non ho potuto. verrete oggi? fatemi il piacere, venite, ho tante cose da dirvi, dalle quattro alle sei. ci conto oggi. no, mi dispiace, signora, non potrei. spero domani. 4974_8842_000108 e poco dopo uscí con lei che per un momento, a causa di lui, aveva dovuto interrompere la sua quotidiana, inesorabile ricerca. 4974_8842_000109 non aveva trovato da rispondere a questa giustificazione del marito, s'era chiusa in sé, cupa, a rimuginare perché si fosse sentita cosí a dentro ferire dal discorso di colui. 4974_8842_000110 ma se avesse per poco sospettato che tu potessi riferire a te il suo discorso, non avrebbe aperto bocca. e poi, scusa, come poteva crederlo se non ti sei mostrata affatto con lui, quella donna pudibonda di cui egli parlava? 4974_8842_000111 entrò nella cameretta, la signora seguita dalla nurse ch'era rimasta dopo il baliatico a servire in quella casa di signori. anche la mamma, vestita cosí bene da nurse. 4974_8842_000112 ma vedeva, lei nenè ora la miseria brutta di quel suo bugigattolino, con gli occhi della marchesina mimí, abituati al lusso della cameretta da cui veniva. 4974_8842_000113 i pare sul serio che sia una cosa possibile. ma basta che vi guardiate un po attorno, caro fantini. vedete, questa è la mia casa. credete proprio possibile ch'io alla mia età rinunzii ormai a ciò che per tanti anni ha formato la mia vita? 4974_8842_000114 che c'era di male? no, no, nulla, nulla di male. ma oh dio no. egli s'indugiava perfidamente nella carezza. no, no, troppo. e. 4974_8842_000115 ne avrebbe goduto se dalla gioja maligna che provava al pensiero del castigo per lui avesse potuto staccare l'onta che provava per sé. e ora, 4974_8842_000116 vuol dire che questa donna ha l'ossessione di immagini tentatrici, teme di vederle dovunque, se ne turba al solo pensiero, come no? mentre un'altra, tranquilla di sensi, non ha affatto di questi pudori e può parlare senza turbarsi anche di certe intimità amorose. 4974_8842_000117 il babbo dove le sembrava tanto lontano, ormai a nenè, quel suo babbo cattivo che rincasava sempre ubriaco e scontento. 4974_8842_000118 le viveva invece lí sul petto, stretta sotto il braccio, quella bambola meravigliosa d'una vita incomprensibile però quale le sbarbagliava ancora nella mente attraverso il chiacchierío fitto e volubile della padroncina malata. 4974_8842_000119 e insomma si vedeva condannata a far cattive figure, a passare per sciocca, per stupida e non voleva. inutile insistere. 4974_8842_000120 ma un bel giorno, chi sa come, chi sa perché, rovesciando tutti i disegni ambiziosi del padre, s'era invaghita d'un giornalista brutto e quasi vecchio. 4974_8842_000121 ma ecco che proprio proprio con quell'allontanamento e con questa morte fosse tutto finito, come se ella non fosse rimasta lí, come se non fosse rimasta la casa tal quale, per l'agiatezza in cui la aveva lasciata il marito. 4974_8842_000122 requie dapprima era stata accolta con una certa cordialità. molti la avevano commiserata per la doppia sventura. qualcuno le aveva anche promesso che sarebbe venuto a trovarla, ma che non era mai piú venuto nessuno. 4974_8842_000123 volse il capo e in un momento, di nuovo abbagliata, vide in un angolo lercio del bugigattolino la cameretta della marchesina mimí. 4974_8842_000124 erano suoi tutti e assolutamente suoi ora, quei mobili e la casa. ella era la signora e la padrona di tutto, eppure 4974_8842_000125 con mammà, con tutti, e andava sempre a cavallo, op, op, mica a sedere, però con le gambe aperte, cosí come i maschiacci, brutta scostumata e spesso cadeva. 4974_8842_000126 a uno sfido. venivano in casa, domandavano: tua moglie, sua moglie se n'era scappata a precipizio, al primo squillo del campanello. 4974_8842_000127 cosí può avvenire che una donna, anche a sua insaputa sensualissima, sinceramente creda d'esser casta e di provare sdegno e ribrezzo della sensualità per il solo fatto che arrossisce di nulla? 4974_8842_000128 la lettera ricevuta quella mattina, nella quale quel signor giorgio la chiamava momolina, le aveva per poco ridestato il ricordo del suo paesello nativo, di quel ferrigno borgo montano tutto cinto di faggi, di querci e di castagni. 4974_8842_000129 al tocco di quella mano, ella faceva uno sforzo violento su se stessa per nascondere il brivido che le correva per tutta la persona e non velare lo sguardo e tener fermi e impassibili gli occhi e appena sorridente la bocca. 4974_8842_000130 con questo badiamo. non diceva mica che una donna, per non essere creduta sensuale, dovesse mostrarsi sfacciata, sguajata e far vedere quello che non si deve far vedere. sarebbe stato un paradosso. 4974_8842_000131 non era piú, certamente, quel puerile terrore di prima, ma quest'imbarazzo: ecco i suoi occhi. per quanto si sforzassero, non potevano proprio sostenere lo sguardo di nessuno. 4974_8842_000132 lontano, scantonavano, si nascondevano e, quand'erano acchiappati, le porgevano la mano voltando la faccia e scappavano via senza darle il tempo di finir. la solita frase domani: eh v'aspetto domani, dalle quattro alle sei. ho tante cose da dirvi. 4974_8842_000133 e, pur certa ormai che non sarebbe piú venuto, scoccate le sei, si costringeva, divorata dalla rabbia, ad aspettare ancora dieci minuti, un quarto d'ora e ancora un altro quarto e finanche. 4974_8842_000134 alla fine si ripiantava il cappello in capo e via di nuovo per le strade, furiosa, imprecando al maleducato. non s'accorgeva nemmeno che ora amici e conoscenti per non farsi aggredire avvistandola da lontano. 4974_8842_000135 il signor giorgio o non aveva voluto sprecare il bel foglietto color di rosa filettato d'oro, o non aveva voluto sobbarcarsi alla fatica di rifar di nuovo- chi sa con quanto stento, in bella copia, la lettera, con tutti quegli svolazzi in fine d'ogni parola. 4974_8842_000136 il giorno appresso s'intende accolse a modo d'un cane quel povero signor giorgio fantini, suo compaesanello innamorato di vent'otto anni fa. 4974_8842_000137 di quel tappeto azzurro vellutato, con quelle damine in groppa dai veli svolazzanti. affascinata da quella visione, nenè stentava a credere, o veramente non riusciva ancora a capire- che stanca alla fine del giuoco. 4974_8842_000138 entrata nel bugigattolino ov'era la sua cuccia, con una seggiola spagliata e una panchetta che le serviva da tavolino per far le aste e le vocali quand'ancora andava a scuola. 4974_8842_000139 pensò che nella cassetta dei panni, sotto la cuccia, c'era un grembiulino azzurro smesso dalla dolly e regalato dalla signora alla bàlia per lei. 4974_8842_000140 e vi s'aggirava come sperduta e col cappello in capo, dalla mattina alla sera. angosciata, esasperata, la signora moma correva in cerca degli antichi frequentatori della casa, dall'uno all'altro, senza requie. 4974_8842_000141 e finalmente osò guardarla, un sentimento misto di pietà e d'adorazione espressero le manine rimaste innanzi al petto, aperte in un gesto d'incertezza angustiosa e a 4974_8842_000142 stata questo. ella naturalmente non poteva intenderlo. lo avvertiva solo come una smania che le si esacerbava sempre piú e la cacciava fuori senza requie. 4974_8842_000143 se alzava gli occhi a guardare, per esempio, un quadro del salone, sapeva ch'era antico, come no sapeva ch'era di pregio. ma che cosa rappresentasse quel quadro perché fosse bello, veramente, non avrebbe saputo dire neanche a se stessa. 4974_8842_000144 dio, se quella bambola parlava col linguaggio che le aveva messo in bocca, la dolly, come avrebbe fatto lei a comprenderla? moringhi, moringhi, se scappi, ti raggiungo. 4974_8842_000145 sensuale. sicché c'è da diffidare d'una donna che arrossisce di nulla, che non osa alzar gli occhi perché crede di scoprire da per tutto un attentato al proprio pudore e in ogni sguardo, in ogni parola un'insidia alla propria onestà. 4974_8842_000146 e quanto dicevi d'amarmi anche tu. allora venne la bufera, proprio la bufera, e mi ti portò via. quanti mai anni sono passati, vent'otto, ma come si fa che son rimasto sempre lo stesso? 4974_8842_000147 già non si fece neppur trovare in casa la signora moma quando, dopo circa due ore, rincasò, tutta accaldata e sbuffante, piú che mai invelenita dalla stizza, contro tutti quegli ingrati e maleducati che la sfuggivano e le mancavano di parola. 4974_8842_000148 dico meglio il mio cuore. non dovresti perciò farmi aspettare piú a lungo la risposta. sai, io verrò a te domani. hai avuto circa un mese per riflettere. i devi dire domani o sí o no. ma dev'essere sí, momolina. 4974_8842_000149 ma come? che cosa le mancava tutto. la dolly le aveva detto ch'erano avvezze a cambiarsi d'abito piú volte al giorno le sue bambole, e che quella marchesina mimí poi. 4974_8842_000150 con la cuffietta in capo e il grembiule bianco ricamato accanto alla signora. apparve in quel punto a nenè, come trasfigurata nel lume di quella casa, come infusa nell'azzurro d'una meravigliosa lontananza. 4974_8842_000151 grazie al padre. doveva star chiusa senza veder nessuno, per non provare almeno il dispetto di quello stupidissimo, ridicolissimo imbarazzo piú forte di lei. 4974_8842_000152 palpava la coperta cosí liscia, cosí morbida del lettino, mentre tutta occhi e con la boccuccia aperta seguiva il chiacchierío fitto, volubile, della padroncina malata. 4974_8842_000153 gli amici, i migliori, quelli a cui egli teneva di piú e che avrebbe voluto considerare come ornamento della sua casa, del piccolo mondo che sei anni addietro, sposando, aveva sperato di formarsi attorno, già s'erano allontanati a uno a uno. 4974_8842_000154 e vide sé, vestita bene come la mamma tutta intenta a servire quella sua padroncina esigente e capricciosa, a prevenirne tutti i desiderii per non farsi sgridare ché, certo, per quanto ella facesse, la marchesina mimí lí. 4974_8842_000155 o piuttosto a farvi la signora, come diceva il babbo e come ora veramente pareva anche a nenè. certo, la mamma parlava ora e guardava e sorrideva e gestiva come una signora. 4974_8842_000156 freddo, freddo, bianco, bianco e zitto e duro. da allora il babbo era diventato cattivo, cosí cattivo che la mamma non aveva voluto piú star con lui ed era rimasta a servire in quella casa. 4974_8842_000157 quasi che non potendosi mettere in dubbio che fosse un bellissimo uomo, ma proprio bello tutto- non potesse parimenti esser mai contraddetto in nulla. 4974_8842_000158 umile e inchinevole per sé, da servetta amorosa che compatisce i capricci della padroncina tiranna allorché, tutt'a un tratto, con un brivido di terrore alla schiena, vide una manaccia scabra. 4974_8842_000159 tre mesi appena dopo quelle nozze, il padre che aveva negato fino all'ultimo il consenso e non aveva voluto rivedere la figliuola neanche prima della partenza per l'america, era morto di crepacuore. 4974_8842_000160 e ottenne questo bell'effetto che la signora moma, sbuffando, buttò via la lettera senza leggerne le ultime righe. oh dio, viene domani, ma come non capisce, cretino, che non voglio saperne? 4974_8842_000161 non aveva mai però compreso bene perché egli, fra tante, avesse scelto lei, proprio lei che certo gli s'era mostrata meno accesa di tutte le altre. 4974_8842_000162 vinta perduta. dapprima, senza concedere, cominciava a cedere, non per forza di lui, no, ma per il languore spasimoso del suo stesso corpo. e alla fine, 4974_8842_000163 le feste d'arte, le conversazioni, la corte delle splendide signore attorno al vecchio maestro illustre, piccoletto e capelluto, dagli occhi selvaggi, sotto le folte ciglia spioventi. 4974_8842_000164 questo arrossir di nulla, che è per se stesso espressione sincerissima della reale sensualità di lei, è assunto invece come prova della creduta castità e cosí assunto, diventa naturalmente insincero. 4974_8842_000165 sensualità. insincera è la donna che voglia negare la sua sensualità mostrando in prova il rosso del suo pudore su le guance. e questa donna può essere insincera anche senza volerlo, anche senza saperlo. 4974_8842_000166 ove un giorno il giovane maestro sorave, sbattuto da chi sa quale tempesta era venuto a rifugiarsi, genio incompreso con un libretto da musicare la bufera. 4974_8842_000167 modesta vita tranquilla, dai giorni semplici, uguali, dove non avveniva mai nulla ch'ella non potesse capire, dove, in ogni cosa nota, avrebbe potuto sentire e toccare la realtà sicura della propria esistenza. 4974_8842_000168 ma qua, come non aveva pensato la dolly che avrebbe dovuto anche darle almeno almeno il lettuccio e un po di corredo, non per far piú ricco e compiuto il dono, ma perché la bambola non avesse a soffrire. 4974_8842_000169 non hai mica arrossito. hai difeso con impeto, con fervore la tua opinione. e io ho sorriso perché me ne compiacevo, perché vedevo la prova di quanto ho sempre detto e sostenuto, che cioè, quando tu non ci pensi, 4974_8842_000170 e accoglieva quelle lodi sul suo parlar franco e disinvolto, e finanche ardito, con evidente compiacimento. quando e con chi aveva ella parlato cosí? 4974_8842_000171 ma mica un cuore cosí. un cuore col q e staccato. qu-ore moringhi diceva: cosí roba da morir dal ridere. un cuore col 4974_8842_000172 e tutte le finestre chiuse e le rarissime volte che la aveva condotta fuori. le aveva imposto d'andare a capo chino come le monache e guardando a terra, quasi a fare il conto dei ciottoli del selciato. 4974_8842_000173 e l'onta che sentiva in sé si cangiò subito in abominazione per lui, come se lui fosse cagione dell'ignominia di cui provava ancora il piacere e il raccapriccio, lui, lui per la stupida ostinazione d'accogliere in casa quegli amici. 4974_8842_000174 cameretta, un gran camerone col tappeto azzurro vellutato lí per terra e il lettino di legno bianco col parato a padiglione di seta celeste, e di là l'armadietto a specchio, le sedioline dorate, la specchiera. 4974_8842_000175 ma ecco la signora le prendeva un braccino, poi le posava sul petto la bambola, quella marchesina mimí, e poi sulla bambola le ripiegava il braccino perché la reggesse forte. 4974_8842_000176 grulla e non si ringrazia nemmeno. sú come si dice nulla. non poteva dir nulla, nenè, e non osava nemmeno guardare quella bambola marchesina contro il suo petto, sotto il suo braccino. 4974_8842_000177 suo padre, dietro a lei, con un ghigno su le labbra ispide, guatava la bambola fragile in quella sua manaccia scabra e scrollava il capo ripetendo: ah sí, ah sí. 4974_8842_000178 possibile? ah dio no. il solo pensiero le faceva schifo, orrore. eppure, 4974_8842_000179 tu sarai regina. l'appiccicatura, saltando agli occhi evidente, rendeva piú che mai goffe quelle speranze ancora giovani che dovevano servirla come ancelle amorose. 4974_8842_000180 con quelle ricche tende e quelle portiere di damasco, quei quadri antichi e moderni alle pareti e quel gran pianoforte a coda del marito. 4974_8842_000181 qualche volta da questi pochi amici superstiti. sua moglie s'era fatta vedere o perché colta di sorpresa o perché, in un momento buono, s'era attesa alla preghiera di lui. 4974_8842_000182 tutti avessero cosí disertato la bella casa dove quei preziosi oggetti d'arte erano rimasti attorno a lei, come sospesi in una immobilità silenziosa e quasi solenne. 4974_8842_000183 vedeva con gli occhi sbarrati quel suo sogno, là in quell'angolo incantato nenè, e parlava sola, cosí da un pezzo, forte e imperiosa, per conto della marchesina mimí. 4974_8842_000184 un'ira furibonda le guizzò negli occhi, saltò addosso al marito e fremente, da capo a piedi, gl'intimò di non ricevere quell'uomo. non voglio, non voglio, fallo andar via. 4974_8842_000185 toccava l'abituccio color cece di due anni fa. le segava il collo, le segava le ascelle, le opprimeva le spallucce. il nastrino di seta color di rosa, un po stinto attorno al capo le s'allentava a mano a mano e cedeva al goffo rizzarsi. 4974_8842_000186 e ancora, col cappello in capo, pestò un piede e alzò la mano guantata a un vivacissimo gesto di fastidio e di stizza. con quel cappello in capo la signora moma stava, si può dire, da un anno e quattro mesi. 4974_8842_000187 la luna e buona notte, la realtà del sogno. tutto ciò che egli diceva pareva avesse lo stesso valore incontestabile della sua bellezza. 4974_8842_000188 credeva veramente d'aver tante cose da dire e ripeteva a tutti, dopo gl'inviti sempre piú pressanti, quella frase: passavano le quattro, passavano le cinque, passavano le sei. 4974_8842_000189 quasi, quasi era meglio ritornare da dolly con la bambola e dirle: o mi dài da farla vivere com'è avvezza, o te la tieni. chi sa, forse dolly le avrebbe dato tutto. 4974_8842_000190 lei già, invece del fratellino che la madre aveva lasciato poppante per andare a bàlia. una vicina s'era incaricata d'allevarlo per poche lire al mese e lei nenè avrebbe dovuto fargli da mammina. 4974_8842_000191 la signora moma s'accorse che quest'ultima frase, cosí poetica, era stata aggiunta appiccicata dopo scritta la lettera. 4974_8842_000192 inchini complimenti, sorrisi. ella udiva paziente tutta quella musica, tutte quelle dispute d'arte. qualche volta le era avvenuto di rispondere con un cenno del capo o con un sorriso a qualcuno che, nel calore della discussione, le aveva rivolto lo sguardo. 4974_8842_000193 ecco, questa era la contessina lulú, che guidava da sé la sua auto, fumava sigarette col bocchino dorato e gridava sempre agitando in aria un dito minacciosamente: moringhi, moringhi, se scappi, ti raggiungo. 4974_8842_000194 e il cricchio della maniglia, il cigolío dell'uscio schiuso, lo sporgersi di quel capo, la voce della mamma di dolly, erano stati per lei un fracasso, un crollo, uno scompiglio. 4974_8842_000195 non pensando che ci possa esser nulla di male in una che so, in una camicetta un po scollata, in una calza traforata, in una gonna che lasci scorgere appena appena qualcosa piú sú del ginocchio. 4974_8842_000196 che diceva? diceva di no a dolly, che non doveva darle la bambola. non doveva dargliela prima di tutto perché troppo bella, troppo ben vestita, anche calzata e coi guanti e col cappello. ma figurarsi una bambola cosí fina a nenè. 4974_8842_000197 senza posarla, senza guardarla nenè. si chinò, trasse da quella cassetta il grembiulino e lo stese su la panca come un tappeto, badando che gli strappi, almeno i piú grossi, non venissero in mostra sul piano. 4974_8842_000198 e a poco a poco si piegò su le ginocchia, guardando negli occhi la bambola. ahimè, la vita maravigliosa di cui la dolly, nella sua cameretta, la aveva fatta vivere, qua s'era come spenta. 4974_8842_000199 non le viveva, ecco, non poteva piú viverle attorno quella casa. per riprendere a vivere bisognava assolutamente che un po dell'antica vita, quella degli altri, quella della figliuola e del marito, tornasse a muoversi in essa. 4974_8842_000200 come appariva dal ritratto a olio appeso alla parete del salone, la corte degli elegantissimi giovanotti attorno alla figliuola. non era piú possibile ormai. questo sí, la signora moma lo comprendeva bene. 4974_8842_000201 ed ecco egli cominciava con fredda audacia la prova. le passava prima lievemente una mano sul volto. 4974_8842_000202 e non capiva niente, proprio non capiva niente di quanto avveniva in lei, nel sentire le interpretazioni che dava con tanta sicurezza di certi suoi moti istintivi, di certe sue fors'anche ingiuste antipatie di certi suoi sentimenti. 4974_8842_000203 e debbo ringraziarne mio padre, la bella educazione che m'ha data. vuoi mettere in dubbio anche questo? eh, almeno questo no, era sperabile. ne aveva fatto esperienza lui stesso durante il fidanzamento. 4974_8842_000204 e due volte scotendo la testina per cacciar via dagli occhi i riccioli d'oro scappati nel calore del giuoco di sotto la cuffietta di raso celeste. aveva risposto alla mamma: no, io sola giuoca anche nenè, nenè. 4974_8842_000205 è vero che ella ammetteva l'ingiustizia di certe sue antipatie e che sopra tutti antipatici diceva quegli uomini davanti ai quali si sentiva piú imbarazzata. 4974_8842_000206 scusa, che gusto avrei a farti fare una cattiva figura. parli con franchezza, ma sí, anche troppa talvolta. sí, sí, graziosissima, te lo giuro, t'accendi tutta e gli occhi. 4974_8842_000207 la dolly stésse ora per regalarle una di quelle bambole e non sapesse ancor quale. no, questa, no, diceva la dolly. questa ha il braccino malato e deve stare a letto con me. ecco, ti do, ti do quest'altra invece. 4974_8842_000208 come la mamma di dolly, appunto, e a lei non pareva piú la sua mamma. ma no via, signorina. ma le pare, ma neanche per sogno una bambola cosí bella a questa mia povera nenè. 4974_8842_000209 già da sei anni, è vero. s'era liberata dall'incubo di quella feroce gelosia paterna. vedeva gente per casa, per via, eppure, 4974_8842_000210 quale, signora marchesina? quella rossa, quella gialla, quella con gli ombrellini giapponesi? no, quella viola. non lo sapete subito, signora marchesina, eccola qua. 4974_8842_000211 nenè era la figliuola della nurse, ma finora, per dir la verità, nenè non aveva mai aperto bocca. tutt'e due le volte, invece aveva guardato quasi atterrita la signora che sporgeva il capo dall'uscio. 4974_8842_000212 nei quattro mesi prima del matrimonio, là nella cittaduzza natale, non gli era stato concesso non che di toccarle una mano, ma neppure di scambiare con lei due paroline a bassa voce. 4974_8842_000213 e quei leggii che parevano di chiesa, innanzi ai quali sedevano con gli strumenti ad arco i colleghi del marito. e anche alda, la sua bella figliuola, adesso lontana, lontana, anche lei col suo violino. 4974_8842_000214 altro che non saper guardare. ti sfavillano, cara mia, e dici, e dici cose anche ardite. sí, ti maravigli, non dico scorrette, ma ardite per una donna. 4974_8842_000215 e per sfogarsi. certo, l'avrebbe comandata a bacchetta. pronto il bagno. ecco un momentino, signora marchesina, ma il mio bagno dev'esser pronto subito, appena mi alzo. che fate? datemi adesso il mio cioccolato e i biscottini. la mia vestaglia subito. 4974_8842_000216 che pure con la sua profferta di nozze intendeva di richiamare e di ricondurre lei piuttosto a quell'unica vita ch'ella veramente avrebbe potuto vivere là, nel ferrigno borgo montano, tra i boschi di faggi, di querci e di castagni. 4974_8842_000217 non ebbe il coraggio d'insistere. il signor giorgio fantini guardò in giro quel solenne salone dov'ella diceva d'aver la sua vita. 4974_8842_000218 i provi cara perché ci pensi. s'ostinava a ripeterle: ci penso caro perché li provo. ribatteva lei: che fissazione i provo, è cosí. 4974_8842_000219 è cosí, è proprio cosí. credi, è una vera fissazione la tua. avrebbe dovuto metterlo almeno in apprensione il fatto che ella non protestava contro questa sua cento volte asserita fissazione. 4974_8842_000220 ecco, per il momento poteva metterla a sedere lí sul pulito di quel grembiule vecchio. ma fino la pose a sedere pian piano con mani tremanti, per paura di farle male e di sciuparle. 4974_8842_000221 e non era poi tanto vecchio, quel signor giorgio fantini, ed era anche un bell'uomo molto piú bello certamente di quel piccoletto e capelluto maestro-bufera aldo sorave. 4974_8842_000222 ora, se il marito negava in lei quest'imbarazzo, voleva dire che non s'accorgeva di nulla. non si sarebbe perciò neanche accorto se quest'imbarazzo fosse in lei. un'altra cosa, cioè quel tal pudore di cui quello aveva parlato. 4974_8842_000223 chi era moringhi un mago, chi sa? forse un amico di mammà, anche lui, un amico di tutte le amiche di mammà, ma il nome a quel grido si rappresentava a nenè come quello d'un mago. 4974_8842_000224 no, no, proprio no. non riusciva a capacitarsi ancora perché, allontanatasi la figliuola, morto il marito, tutti l'avessero abbandonata cosí come se ella avesse commesso qualche indegnità. 4974_8842_000225 non era pudore, no, no e no, non era pudore. il suo, quel tal pudore schifoso di cui quegli parlava, era imbarazzo, imbarazzo, imbarazzo. 4974_8842_000226 ma che cosa aveva esclamato lui? trasecolato: tu farnetichi io che tu sii sensuale, ma che dici se quello parlava della donna in genere? che c'entri tu. 4974_8842_000227 la cacciava via cosí, sempre in giro, di qua e di là. una smania, non sapeva di che, una smania che le si esasperava in corpo, sopra tutto alla vista dei mobili della casa e specialmente alla vista del magnifico salone di ricevimento. 4974_8842_000228 lei s'irritò fieramente all'assurda, perentoria intimazione: ma tu sei pazza o vuoi farmi impazzire? debbo perdere davvero, per la tua stupida follia, tutti gli amici? e, divincolandosi da lei che gli s'era aggrappata addosso, ordinò alla serva di far passare il signore. 4974_8842_000229 lí, sola, con lei, benché circondata da tutti i suoi agi, da tutto il suo lusso. sarebbe stata a malincuore senza piú visite d'amiche, né di moringhi, né passeggiate a cavallo. 4974_8842_000230 campanello fingeva d'andare a chiamarla. andava davvero, si presentava con la faccia afflitta, le mani aperte, pur sapendo che sarebbe stato inutile, che la moglie lo avrebbe fulminato con gli occhi accesi d'ira e gli avrebbe gridato tra i denti: stupido. 4974_8842_000231 ma no, neanche ti scappa via, mistress betsy, tanto cattiva è scostumata, e poi parla sempre in inglese e non la capiresti. 4974_8842_000232 egli parlava del pudore, e il pudore per lui era la vendetta dell'insincerità. non che non fosse sincero per se stesso- era anzi sincerissimo- ma come espressione della sensualità. 4974_8842_000233 con scioltezza, con disinvoltura, con spirito, insomma, te lo giuro, s'infervorava nelle lodi notando ch'ella, pur protestando di non credere affatto, ne provava in fondo piacere arrossiva. non sapeva se sorridere o aggrottar le ciglia. 4974_8842_000234 finché lei non la guardava, la marchesina mimí, ancora stretta sotto il suo braccio, non vedeva nulla. avrebbe veduto però appena lei si fosse risolta a guardarla. ebbene, bisognava che vedesse fin da principio il meno peggio possibile. 4974_8842_000235 nenè guardava, sbalordita e piú che mai sospesa e angosciata. s'era levata in piedi alle insistenze di dolly, ma restava lí senza poter alzare la mano, quasi sul punto di piangere. 4974_8842_000236 erano pezzi di legno, testine di cera o di porcellana, occhi di vetro, capelli di stoppa, ma ora riavevano anima, un anima nuova. 4974_8842_000237 n'ebbe la prova un giorno: nell'ampia camera luminosa non c'era nessuno. di tanto in tanto alla cugina faceva comodo credere ch'ella dormisse e che poteva perciò lasciarla sola, non ostante l'espressa raccomandazione del marito. 4974_8842_000238 del cane, no mio. e l'indirizzo della casa ne sentono di tutti i colori i camerieri. tutta la vita passa di là, la vita senza requie, mossa da tante vicende, sospinta da tanti bisogni. 4974_8842_000239 molte valige, pochi bauli, un gran traffico, un continuo andirivieni dunque dalla mattina alle quattro, fin dopo la mezzanotte. il maggiordomo ci perde la testa. 4974_8842_000240 c'è dentro il pretore e un medico necroscopo dalla fessura dell'uscio allo spigolo. ecco, ecco, s'intravede il cadavere sul letto. ecco la faccia: uh, come bianca, con una mano sotto la guancia. pare che dorma. 4974_8842_000241 e quando, poco dopo, la madre accorse, tutta sossopra e quasi atterrita a ritirar di furia quella bimba dalla camera, ove certo s'era introdotta eludendo la rigorosa vigilanza, chiuse gli occhi e finse di dormire davvero. 4974_8842_000242 nel portafogli solo sessantacinque lire e poche monete spicciole in una borsetta nel taschino del panciotto. una delle guardie viene a posare sulla lastra di bardiglio del cassettone quelle povere scarpe scalcagnate. 4974_8842_000243 o per liti giudiziarie, o per consulto in caso di malattia. avventori di passaggio, insomma, che non durano di piú di tre o quattro giorni. moltissimi arrivano la sera per ripartire il giorno dopo. 4974_8842_000244 vivi. essi soli, nella sparuta magrezza del visino diafano, le ridevano maliziosi. forse si vedeva come quella formichetta dell'apologo nel suo libro di lettura di quand'era bambina. 4974_8842_000245 proprio un minuto prima, non fosse stato assegnato a quel signor funardi, intraprenditore proveniente da new york, vedendo la vecchia madre piangere, aggrappata al collo della signora sua compagna di viaggio, 4974_8842_000246 smarrita e titubante. pareva una pollastrotta scappata dalla stia e penetrata per caso in un salotto. ella, sorridente, le aveva fatto cenno con la mano d'accostarsi al letto, ma la bimba era rimasta come incantata a mirarla da lontano. 4974_8842_000247 disperati quei poverini. chi sa che discorsi facevano tra loro di là e che pensavano di qua. stando a vegliarla. 4974_8842_000248 si staccavano anzi dal letto e la lasciavano sola. dunque, patti chiari non le concedevano il diritto di star bene. le concedevano in cambio il diritto di tormentarli col suo male quanto piú potesse, quanto piú sapesse. 4974_8842_000249 e se n'è salito in ascensore al numero tredici del secondo piano. per quanto il figliuolo e la figliuola abbiano insistito, non c'è stato verso d'indurre la vecchia madre a servirsi anche lei dell'ascensore. 4974_8842_000250 entrano il delegato e il proprietario dell'albergo. l'uomo che ha passato l'oceano è morto in un letto d'albergo la prima notte che ha toccato terra. 4974_8842_000251 si fa il nome dell'americano arrivato jersera. chi l'ha veduto è sbarcato dal piroscafo di genova. forse la notte scorsa non ha dormito. 4974_8842_000252 con gli elastici ai due lati slabbrati, crepati. chi sa quanta fatica, quali stenti, quanta stanchezza, per quante vie. 4974_8842_000253 è un divino imbevimento che la fa quasi nitrire. ebbra una forza agile, prodigiosa, tremenda, la lancia, poi la culla spaventosamente. 4974_8842_000254 latte. la grossolanità goffa dei corpi, non solo del marito e della cugina, ma di quanti le s'accostavano al letto, era ormai ai suoi occhi, a tutti i suoi sensi acutissimi. 4974_8842_000255 bianca di fronte a tutto quel nero, angoscioso, tempestoso, bagnato di lagrime, che involgeva e sconvolgeva la grossa cugina, e ben buffo le parve che se lo fosse assunto lei, cosí il lutto del marito. 4974_8842_000256 è morto dormendo con una mano sotto la guancia, come un bambino forse di sincope. tanti vivi tutti questi che la vita senza requie aduna qui per un giorno, mossi dalle piú opposte vicende. 4974_8842_000257 ogni congegno meccanico le incute spavento, terrore, e pensare che ora deve andare in america, a new york, passare tanto mare, l'oceano. 4974_8842_000258 pajono in gastigo. fatte per camminarci, lasciate lí disutili, cosí logore dopo aver tanto servito. pare che si vergognino e chiedano pietosamente d'esser tolte di lí o ritirate alla fine. 4974_8842_000259 delle lagnanze sui prezzi. il proprietario può dunque non curarsi e rispondere ai malcontenti che vadano pure altrove. l'albergo è sempre pieno d'avventori e parecchi all'arrivo del piroscafo ogni mattina e dei treni durante il giorno. 4974_8842_000260 i pianti, gli urli erano disperati. doveva esser morto? non per lei che da tanto tempo stava qui ad aspettarla, sua preda accaparrata. 4974_8842_000261 ecco anche a quella signora con cui ha viaggiato. se dunque il signor funardi volesse- no, il signor funardi non ha voluto, ha risposto di no. 4974_8842_000262 composta anch'essa di tre persone, con la quale aveva viaggiato in treno e da cui aveva avuto l'indirizzo dell'albergo. tanto piú se n'è doluta quando ha saputo ch'essa avrebbe potuto alloggiare nella camera accanto se il numero tredici, un minuto prima. 4974_8842_000263 e chi alloggia al numero ciotto è sicuro di non aver la disgrazia con sé. ci sono i vecchi clienti che chiamano per nome i camerieri, con la soddisfazione di non esser per essi, come tutti gli altri, il numero della stanza che occupano. 4974_8842_000264 farle. già s'era accorta che la pietà dei parenti non era tanto a costo delle sue sofferenze, quanto di quelle che ella dava loro, senza volerlo, col suo male inguaribile, e che, insomma, nasceva da un goffo rimorso, quella loro affannata pietà. 4974_8842_000265 nella prima luce livida soffusa dal finestrone in fondo allo squallido corridojo, ha veduto due lunghe file di scarpe di qua e di là. 4974_8842_000266 il bacio nell'interno del labbro, la carezza sul seno, con la perfida certezza ch'egli, pur sentendo, come lei, che quel tradimento era una realtà e, come tale, irrevocabile e irreparabile, 4974_8842_000267 la vecchia signora non può piú reggere. vede passare un cameriere, lo ferma, gl'indica quelle scarpe, ma come dorme ancora? 4974_8842_000268 la facciata è brutta e poco promettente, ma se non ci fosse, chi sa che effetto curioso farebbero queste cento cinquanta scatole, cinquanta per cinquanta le une sulle altre e la gente che vi si muove dentro. 4974_8842_000269 ma tutto il sangue le frizzava per le vene e tutto l'essere le si rivoltava dentro in quell'abbandono disperato, udendo, attraverso l'uscio chiuso, le espressioni di festosa accoglienza del marito a colui con cui ella, la notte avanti. 4974_8842_000270 ma anche a tutti gli altri. per quanto si lavassero, restavano sempre nella pelle tutti quei puntini neri. poteva scorgerli lei sola. 4974_8842_000271 che non cammineranno piú. a poco a poco, per liberarsi dalla calca, tutti cominciano a sfollare, rientrano nelle loro stanze. sú al terzo piano. giú al primo. 4974_8842_000272 si dondolava andando, ma cosí leggera per quel traforo verde del lungo pergolato opaco, con in fondo il sole abbarbagliante. 4974_8842_000273 e la vecchia signora scende col cameriere. ora nel corridojo non c'è piú nessuno. tutte le stanze sono vuote. 4974_8842_000274 suonano il campanello per domandare al cameriere indirizzi e informazioni. un collarino con la targhetta cosí e cosí, da farci incidere il nome. 4974_8842_000275 ci fosse veramente lei e che gli altri se ne potessero contentare, non solo, ma se ne beassero tanto come d'un atto di grande generosità che costituiva una vera fortuna per le due povere piccine vestite di nero. quella firma. 4974_8842_000276 desinare, ella indovinò che qualcuno era trascinato con molto stento, sorretto per la testa e pei piedi da una stanza all'altra, dalla sala da pranzo a un letto. il marito, un colpo d'apoplessia. 4974_8842_000277 tanto rumore s'è fatto per quel corridojo, tanta gente è passata: camerieri, cameriere, facchini, tutti o quasi tutti i forestieri sono usciti dalle loro stanze, tanti vi sono rientrati. 4974_8842_000278 in quel bianco il suo visino quasi spariva e solo si vedevano, acuti e brillanti, i due grandi occhi di zaffiro, come due vive gemme posate lí. 4974_8842_000279 non chiedendo altro, di qua alla vita degli altri, che una goccia d'acqua, una goccia di latte. non poteva dunque legarla piú a questa vita degli altri. 4974_8842_000280 visto che la morte non veniva di qua a liberarli, di là si fossero messi insieme maritalmente con quei loro grossi corpi, oh dio si sa, tentati l'uno verso l'altro dalla vicinanza e dal bisogno d'un conforto reciproco. 4974_8842_000281 svegliati troppo presto dai rumori dell'albergo e della via sottostante, si buttano a sbrigare in gran fretta i loro negozii. trovano tutte le porte ancora chiuse. l'avvocato scende in istudio fra un'ora, il medico comincia a ricevere alle nove e mezzo. 4974_8842_000282 passeggiano, sbuffano, guardano il letto che non li invita a sdrajarsi, le poltrone, il canapè che non l invitano a sedere, la finestra che non l invita ad affacciarsi. 4974_8842_000283 naturalissimo e già due volte. in sei anni la poverina era stata costretta a sparire. la prima volta per tre mesi. 4974_8842_000284 quasi che per prodigio dovesse uscir di vita non già dalla vecchiaja, ma dall'infanzia a ritroso. 4974_8842_000285 rimane lí a piangere, atterrita per quell'uomo che è morto dopo aver passato l'oceano che anch'ella or ora dovrà passare. 4974_8842_000286 anche un po baffuta, poverina. volevano soffrire per lei perché intendevano di pagare cosí il sollievo, il bene che sarebbe loro venuto dalla sua morte. 4974_8842_000287 forse la vedevano come presa in uno strano, impenetrabile incanto che la rappresentava loro, come lontana, lontana pur lí vicina sotto i loro occhi. 4974_8842_000288 guardava i dorsi del grosso marito e della grossa cugina che s'allontanavano curvi e mogi mogi dal letto. 4974_8842_000289 e ora, in barca sola, col mare agitato, si sente assalita dalle ondate che la sferzano come di piombo e si sente acqua, si sente vento, viva in mezzo alla tempesta e ogni volta, a ogni sferzata. 4974_8842_000290 pur senza sformarsi, pur senza perdere, anzi acquistando sempre piú una sua certa grazia infantile, per cui pareva non tanto dimagrisse quanto si rimpiccolisse tutta a mano a mano che il tempo passava. 4974_8842_000291 ella ascoltò, da prima sbigottita ma poi protraendosi a lungo, lo spettacolo un po teatrale di quella disperazione, pur sincera, non ascoltò piú. 4974_8842_000292 prese a fremere tutto d'un fremito voluttuoso e, sotto gli occhi del marito, s'aggrappò a quell'uomo chiedendogli smaniosamente, con orribile urgenza, le carezze frenetiche del sogno. 4974_8842_000293 no, ecco a nessuno. tutti vanno via senza farci caso. viene un cameriere a chiamarla. i figliuoli sono giú arrivati or ora la aspettano in sala da pranzo. 4974_8842_000294 un cameriere corre a chiamare il maggiordomo, questi manda a chiamare il proprietario e tutti e due, prima l'uno, poi l'altro, picchiano. 4974_8842_000295 venivano a nutrirla in abbondanza. i ricordi che per lei erano vita le recavano non piú la materialità, ma la fragranza e il sapore dei cibi d'allora, di quelli che piú le piacevano. 4974_8842_000296 e la ressa cresce attorno a quel pajo di scarpe innanzi all'uscio chiuso, ma tutti istintivamente se ne tengono discosti in semicerchio. 4974_8842_000297 se ne son potuti accogliere quattro soltanto in due sole camere. questa povera signora in gramaglie col figliuolo e la figliuola al numero del secondo piano. 4974_8842_000298 frutta ed erbe e l'aria d'allora e la gajezza e la salute. come poteva piú morire? 4974_8842_000299 e dove, lucidi, precisi, con tutti i loro colori, quasi riflessi davanti a lei in uno specchio, le vivevano, gli aspetti della sua vita. com'era allora? 4974_8842_000300 una dolcezza di respiro nuovo tra il candor fresco del letto rifatto. né l'uno né l'altra partecipavano alla sua gioja. 4974_8842_000301 è arrivata jersera, cadente, sorretta di qua da un figliuolo, di là da una figliuola, anch'essi in gramaglie. 4974_8842_000302 arriva il piroscafo da genova con la gente che rimpatria dalle americhe e contemporaneamente dall'interno, il treno diretto piú affollato di viaggiatori. jersera alle sei si sono presentati al bureau piú di quindici forestieri. 4974_8842_000303 quasi quasi. la vecchia signora ha la tentazione di picchiar con le nocche delle dita a quell'uscio, torna a ritirarsi in camera. i figli tardano a rientrare in albergo. la smania le cresce di punto in punto. 4974_8842_000304 avrebbe voluto dirle che via non stésse a pigliarsene tanto, perché ella sapeva, aveva indovinato da un pezzo e le pareva naturalissimo che tutti e due cugino e cugina. 4974_8842_000305 con gli occhiali, povera mimma. chi sa qualcuno non volesse credere di chi era figlia? ma ben pasciuta, poi sana placida. 4974_8842_000306 innanzi a ogni uscio un pajo. ha veduto di tratto in tratto crescere sempre piú i vuoti nelle due file. ha sorpreso piú d'un braccio stendersi fuori di questo o di quell'uscio a ritirare il pajo di scarpe che vi stava davanti. 4974_8842_000307 qualche avventore piú d'uno si lamenta di pagar troppo. tutti però alla fine riconoscono che in altri alberghi, se si spende meno, si sta peggio e non si ha il vantaggio che si vuole d'alloggiare nel centro della città. 4974_8842_000308 dove per lei forse solamente alle bambole poteva capitare la disgrazia di perdere un piede e il parrucchino di stoppa volle avere pietà. 4974_8842_000309 una pagliuzza, niente, ma pretendeva la formichetta, che tutto il traffico della via, gente, veicoli, s'arrestassero per lasciarla passare con quella sua pagliuzza. 4974_8842_000310 e al numero tredici, accanto un signore sbarcato dal piroscafo di genova. al bureau il maggiordomo ha segnato nel registro: signor persico giovanni, con madre e sorella provenienti da vittoria. 4974_8842_000311 lo aveva detto però con tale aria smarrita e vergognosa che certo ella sarebbe scoppiata a ridergli in faccia, se veramente avesse ancora potuto ridere. ma non poteva altro che con gli occhi ormai. 4974_8842_000312 le nove, sono passate le nove, sono passate le nove e mezzo, sono passate le dieci. quelle scarpe ancora lí, sempre lí. 4974_8842_000313 fissò l'altra bimba che ancora non conosceva e notò con piacere che questa era senza occhiali. le parve un refrigerio sentirsi cosí esile, quasi impalpabile, tra il fresco delle lenzuola bianche. 4974_8842_000314 in quella vana attesa di morte, la vita esterna s'era come assordita in lei da anni e anni. durava in quel suo male che nessun medico finora aveva saputo dichiarare e non si capiva come. 4974_8842_000315 cosí anche poteva credere di non toglier nulla agli altri, rimanendo lí in attesa della morte che non veniva, ma spesso gli occhi che avevano ancora il limpido brillío dello zaffiro. 4974_8842_000316 inorridito, egli la strappò dal petto dell'amico. ella gridò, si dibatté, poi gli si arrovesciò tra le braccia quasi esanime e fu messa a letto. i due uomini si guardarono esterrefatti, non sapendo che pensare, che dire. 4974_8842_000317 col capo, senz'altro dopo aver ascoltato la preghiera del giovane in inglese. un no da bravo americano, con le dense ciglia aggrottate, nella faccia tumida giallastra, irta di barba incipiente. 4974_8842_000318 specialmente il lunedí sera alle ore sei. il proprietario vorrebbe che al bureau si sapesse con precisione di quante camere si può disporre. 4974_8842_000319 e difatti, quand'ella soffriva le erano attorno ansanti e premurosi, ma poi appena il male le dava requie e sul letto poteva gustare per ogni nonnulla una lieve gioja innocente. 4974_8842_000320 e poi anche si moriva dalla curiosità di sapere se l'altro figliuolo fosse un bamboccetto o un'altra bamboccetta e se anche questa seconda, per non sbagliare, fosse con gli occhiali. 4974_8842_000321 come un bambino: chi è, come si chiama? non si sa nulla. si sa soltanto che torna dall'america, da new york, dov'era diretto, da chi era aspettato. 4974_8842_000322 perché non potevano con lei ancora lí regolare la loro unione, la nascita dei due figliuoli? avrebbero dovuto pensarci prima ai figliuoli. li avevano fatti e ora piangevano. 4974_8842_000323 mugolando, ululando, il marito si provò a sollevarla. l'amico accorse ad ajutarlo. non l'avesse mai fatto. sentendosi toccata da quelle mani, il corpo di lei nell'incoscienza, nell'assoluto dominio dei sensi ancor memori. 4974_8842_000324 tre ordini di finestre, tutte uguali: le ringhierine ai davanzali, le vetrate e le persiane grigie chiuse, aperte, semiaperte, accostate. 4974_8842_000325 perché qui, ora, doveva loro sembrare ch'ella non avesse piú bisogno né di sole, né d'aria, né di nulla. lontano, lontano. 4974_8842_000326 alla fine, con molta delicatezza, si vide presentare un oggetto che non vedeva piú da tanto tempo: una penna. 4974_8842_000327 il dramma della sua passione, povera grossa cugina con gli occhiali. il dramma, certo, della sua vergogna e del suo rimorso. 4974_8842_000328 poi, sbrigate le faccende, storditi, annojati, stanchi, tornano a chiudersi nella loro stanza con l'incubo delle due o tre ore che avanzano alla partenza del treno. 4974_8842_000329 dopo alcuni giorni vide entrare nella camera vestita di nero, tra le due bambine vestite anch'esse di nero, la grossa cugina con gli occhiali, disfatta dal pianto. 4974_8842_000330 la sua disperazione, mostrando le due piccine orfane e il danno ormai irreparabile ch'ella aveva fatto loro, non morendo prima, come come sarebbero rimaste adesso quelle due piccine. 4974_8842_000331 la sua firma, prese la penna, la osservò quasi non sapeva piú reggerla tra le dita e alzò poi in faccia al notajo i limpidi occhi di zaffiro, con un'espressione smarrita e ridente. 4974_8842_000332 ciò che ella chiamava sole, ciò che ella chiamava aria quando, con una voce che non pareva piú umana, diceva sole, diceva aria. 4974_8842_000333 e là, sí, là, aveva riso, riso, riso. ma tanto come una pazza avrebbe forse dovuto pentirsene come d'un peccato, perché costava necessariamente lagrime agli altri, questo suo inutile riso. 4974_8842_000334 di qui a vent'anni. chi sa perché, forse per venti anni ancora e piú avrebbe seguitato su quel letto a incadaverirsi viva. 4974_8842_000335 chi va, chi viene. e quel signore non si sveglia ancora. sono già vicine le undici. quel pajo di scarpe è ancora lí, davanti, all'uscio, lí. 4974_8842_000336 poche gocce d'acqua, qualche goccia di latte ora e nient'altro. ma nel sogno, cosí anche a occhi aperti, dov'ella perennemente viveva. 4974_8842_000337 e intanto due nuovi avventori si sono or ora rimandati. chi arriva tardi è facile che trovi sgombra la camera migliore al primo piano, mentre chi è arrivato un momento prima ha dovuto contentarsi del numero cinquant del terzo. 4974_8842_000338 ma anche, oh dio, perdono anche de suoi segreti piaceri carnali, col grosso cugino, attossicati da chi sa quante lagrime poverina. 4974_8842_000339 ridevano, però ardevano diabolici di riso, non perché sotto gli occhiali della cugina scorgessero grossi e lunghi i peli della ciglia, quasi antenne. 4974_8842_000340 la nuova s'è sparsa in tutto l'albergo. accorrono di sú di giú, vogliono vedere, vogliono sapere chi è morto, com'è morto. non si entra. 4974_8842_000341 doveva ora piangere di questa disgrazia, era per quelli che restavano in vita. le feste, i lutti, le gioje, i dolori degli altri non erano piú da gran tempo per lei. 4974_8842_000342 la formichetta che, attraversando una via, chiedeva ai passanti: che vi fa buona gente, questa mia pagliuzza. 4974_8842_000343 i camerieri, le cameriere, i facchini, questa mattina per levarsela d'addosso, si sono intesi di darle il consiglio di rivolgersi al signore della stanza accanto, sbarcato or ora dal piroscafo di genova di ritorno. 4974_8842_000344 la sua vita per viverla soltanto lí, nel ricordo. oh, come le piacciono lí certe giornate di nuvole chiare dopo le piogge, con l'odore di terra bagnata e, nella luce umida, l'illusione delle piante e degl'insetti. 4974_8842_000345 poco dopo calma, era come se non fosse stato nulla. diventava sempre piú magra, questo sí, e piú che a vederla era uno spavento a immaginare a che punto di magrezza si sarebbe ridotta di qui a dieci. 4974_8842_000346 quel giorno la cugina la aveva lasciata con tanto d'occhi aperti, ma non importa, doveva credere che dormisse ed era uscita da un pezzo dalla camera. 4974_8842_000347 finse di dormire anche quando la cugina, ancora tutta rimescolata, venne a riprendere il suo posto d'assistenza presso il letto. ma, dio dio, che tentazione d'aprire a un tratto gli occhi ridenti e di domandarle all'improvviso come si chiama. 4974_8842_000348 carta amina, e poi come il nome di zitella e poi quello di maritata, oh, e anche vedova bisognava mettere, vedova lei. 4974_8842_000349 e dentro di sé ne rideva come di grosse bestie strane che non potevano vedersi da sé come le vedeva lei, condannate all'affanno di stupidi bisogni, di gravi e non pulite passioni. 4974_8842_000350 ormai estranea a lei. come un sogno senza senso, chiuse gli occhi e aspettò che di là quel subbuglio a poco a poco si quietasse. 4974_8842_000351 dagli oggetti piú cari, dai ricordi del paese natale e, vedendosi sul punto di staccarsi per sempre anche dalla sicilia, s'aggrappa a tutto, a tutti. 4974_8842_000352 lo chiese a nome delle due piccine per risparmiar loro lo sbigottimento di tutto quel pianto e di tutte quelle grida. c'era. e dunque, perché quel pianto e quelle grida? di che si trattava di lasciar tutto ciò che ella possedeva a quelle due piccine. 4974_8842_000353 ebbene, dall'alba, poiché i figliuoli sono usciti a ritirare i bagagli dalla stazione e si sono messi in giro per alcune compere, dall'alba la vecchia signora schiude l'uscio pian piano, di cinque minuti in cinque minuti. 4974_8842_000354 il grosso marito calvo e accigliato quella grossa cugina povera, corazzata da due poppe prepotenti, sotto il mento, i capelli che parevano un casco di ferro su la fronte bassa e quel pajo di spaventosi occhiali sul fiero naso. 4974_8842_000355 oh, quella paglia sul cristallo azzurro della fontana, in fondo al pergolato ove lei ora corre a specchiarsi, pare un cestello rovesciato. 4974_8842_000356 tutti i campanelli hanno squillato, seguitano di tratto in tratto a squillare e non cessa un momento il sordo ronzio dell'ascensore sú e giú da questo a quel piano, al pianterreno. 4974_8842_000357 e fosse almeno passata. ma non passava mai. non poteva passare perché veramente il tempo per lei non passava piú. 4974_8842_000358 come faceva, cosí fragile a resistere agli spasimi di quei fieri accessi del male non rari? non pareva un dolore umano, poiché le strappava dalla gola cupi gridi d'animale, ma pure resisteva. 4974_8842_000359 per fortuna, certo, i due piccini non potevano ancora prender parte a quel loro affanno. fuori, come lei, dalla goffaggine delle grossolane e complicate passioni. 4974_8842_000360 che dal suo letto li considerava solo come buffi aspetti di qualche cosa che piú non la riguardasse. era anche lei della morte. 4974_8842_000361 nessuno risponde, si provano ad aprir l'uscio: è chiuso. di dentro picchiano piú forte, piú forte. silenzio ancora. 4974_8842_000362 ma subito, ma pronta veramente per sé. ella credeva di non possedere piú altro che quell'esile filo di vita, il quale aveva soltanto bisogno di qualche goccia d'acqua, di qualche goccia di latte. 4974_8842_000363 tende l'orecchio, appoggia l'orecchio alla parete, se le riesca d'avvertire di là qualche rumore, niente silenzio. ma è già quasi mezzogiorno, possibile che dorma ancora. 4974_8842_000364 le diranno che è tranquillo. come credere a loro? lui? solo il signore della stanza accanto potrebbe dirle la verità. 4974_8842_000365 nella luce di quella vasta camera bianca, su quell'ampio letto bianco s'era ridotta piú fragile di quegli insetti d'estate che, a toccarli appena, son lieve polvere d'oro tra le dita. 4974_8842_000366 ma dunque, davvero era una goffaggine insopportabile la vita, se una cosa cosí semplice poteva diventar difficile e complicata. 4974_8842_000367 sospinti dai piú diversi bisogni, fanno ressa innanzi a una celletta d'alveare, ove una vita d'improvviso s'è arrestata. 4974_8842_000368 cinquanta le camere per ogni piano, ma ogni piano ha il numero cinquant perché in tutti e tre manca il diciassette. al sedici si salta al. 4974_8842_000369 che poi la lasciassero sola nei momenti di requie, non solo non le importava nulla, ma le faceva anzi un gran piacere, perché sapeva bene che quei due non avrebbero potuto neppur lontanamente immaginare di che cosa ella godesse. 4974_8842_000370 ecco lui ch'è stato tanti e tanti giorni per mare, che ha passato l'oceano, lui sí, e nessuno meglio di lui le potrà dire se per mare si soffre o non si soffre. 4974_8842_000371 ed ella, con l'anima piena della piú angosciosa dolcezza d'amore. ecco, affonda gli occhi in quel notturno azzurro e si beve tutte quelle stelle. 4974_8842_000372 gli occhi, però gli occhi, nel brillío dell'azzurra luce, in quello sparuto visino di bimba, non erano infantili, si facevano anzi sempre piú diabolicamente maliziosi. 4974_8842_000373 quando a un tratto l'uscio s'era schiuso ed era entrata una grossa bamboccetta con gli occhiali che reggeva con un braccino sul petto una bambola tignosa in camicino rosso e senza un piede e nell'altra mano una mela sbocconcellata. 4974_8842_000374 le manine rosee appese alle falde del gran cappello di paglia, stretto ai lati da un nastro di velluto nero annodato sotto il mento. 4974_8842_000375 la sua firma aveva ancora, dunque, il peso d'un nome, ella, un nome da lasciare là, su quella carta. 4974_8842_000376 ignara e beata de le belle rosse mele che si potevano intanto mangiare cosí con tutta la buccia e col solo ajuto dei dentini, in questo illecito mondo. 4974_8842_000377 nel tempo suo, lieto col sole e l'aria di allora, quand'era bella e sana, e gaja e i limpidi occhi di zaffiro avevano fremiti di desiderio o collere ridenti. 4974_8842_000378 giú tra le bestemmie e le imprecazioni dei vetturini e dei facchini che entrano ed escono di continuo, hanno chiuso in segno di lutto il portone dell'albergo, lasciando aperto soltanto lo sportello. 4974_8842_000379 ora questa piange. ha pianto e ha sofferto tanto lungo tutto il viaggio in treno che è stato, in sessantasei anni, il suo primo viaggio. 4974_8842_000380 la seconda per due, perché si sa, oh dio, non è senza conseguenze il piú delle volte questo cocente bisogno di conforto reciproco. il marito le aveva detto che era andata in campagna a riposarsi un poco. 4974_8842_000381 gente senza casa propria, gente che viaggia tutto l'anno con la valigia sempre in mano, gente che sta bene ovunque, pronta a tutte le evenienze e sicura di sé. 4974_8842_000382 massime quando, dopo gli accessi del male, ancora aggruppata nel letto con la testina arruffata, giú dal guanciale su la rimboccatura del lenzuolo scomposta. 4974_8842_000383 a guardarla da fuori. l'albergo, tuttavia, è decente e molto comodo: ascensore, numerosi camerieri svelti e ben disciplinati, buoni letti, buon trattamento nella sala da pranzo, servizio d'automobile. 4974_8842_000384 dopo un lieve sonno, la sua anima era pienamente ristorata e bastava al suo corpo cosí com'era ridotto che quasi non era piú una goccia d'acqua, una goccia di latte. 4974_8842_000385 ma per un altro che non se l'aspettava la morte. era entrata nella casa. era entrata forse passando innanzi all'uscio schiuso di quella camera bianca. forse s'era fermata un momento a guardarla sul bianco letto. 4974_8842_000386 e ritira il capo dall'uscio. poco dopo lo riapre e sporge il capo di nuovo a riguardare con strano sgomento quelle scarpe lí. 4974_8842_000387 deve aver viaggiato molto, davvero quell'uomo, devono aver fatto davvero tanto e tanto cammino. quelle scarpe son due povere scarpacce, enormi, sformate, scalcagnate. 4974_8842_000388 lo pregò in inglese perché anche lui, il giovanotto, è un americano, ritornato insieme con la sorella dagli stati uniti da appena una quarantina di giorni per una disgrazia, per la morte d'un fratello che manteneva in sicilia la vecchia madre. 4974_8842_000389 nel sogno lo aveva tradito. e la voce di quell'uomo: oh dio, le mani, le mani di quell'uomo. d'improvviso, mentre si convelleva tutta su la poltrona, strizzandosi con le dita, artigliate, le braccia e il seno. 4974_8842_000390 fuori dalle proprie abitudini, lontani dagli aspetti e dagli oggetti consueti in cui giornalmente vedono e toccano la realtà solita e meschina della propria esistenza. ora non si ritrovano piú. 4974_8842_000391 avvertendo i nauseanti odori di quei corpi, la densità acre dei loro fiati e quasi avevan peso per lei anche i loro sguardi, quando le si posavano addosso per commiserarla. 4974_8842_000392 piú che per tutti gli altri. rideva tra sé per il marito quando lo vedeva piantato fermo in mezzo alla camera con la pensosità pesante e lugubre dei buoi. 4974_8842_000393 viaggio. jersera il figliuolo si volle provare a rivolgere al signor funardi la preghiera di cedere a quell'altra famigliuola la stanza. 4974_8842_000394 come lei sola scorgeva la granulosità dei nasi e tant'altre cose che, a guardar cosí da lontano, erano per lei divertentissime. la 4974_8842_000395 quasi non si conoscono piú, perché tutto è come arrestato in loro e sospeso in un vuoto che non sanno come riempire. 4974_8842_000396 ma che pur forse doveva dare alla cugina qualche volta una cert'ombra di gelosia se egli, per esempio, nel sostenerla negli accessi del male, le ravviava con dita tremanti i lunghi capelli d'oro. ricordo d'intime carezze lontane. 4974_8842_000397 al ritorno dal pranzo, dopo circa un'ora, tutti i forestieri si fermano finalmente per l'indicazione piena di stupore e di paura della vecchia signora a osservarle con curiosità. 4974_8842_000398 le si piantò come un incubo, lí davanti al letto, poi prese a sussultare arrangolando e infine stimò giustizia gridarle in faccia tra infinite lagrime. 4974_8842_000399 c'è piú dubbio, bisogna correr subito ad avvertire la questura. per fortuna c'è un ufficio qua, a due passi. viene un delegato con due guardie e un fabbro. l'uscio è forzato, le guardie impediscono l'entrata ai curiosi che fanno impeto. 4974_8842_000400 ecco suona la campana del pranzo. da tutti gli usci sul corridojo escono i signori che si recano giú alla sala da mangiare. ella si riaffaccia all'uscio a osservare se facciano impressione a qualcuno quelle scarpe ancora lí. 4974_8842_000401 s'è staccata con strazio dalla casa dov'è nata e invecchiata, dalla tomba recente del figliuolo con cui era rimasta sola. 4974_8842_000402 non esisteva nel fatto per quell'altro il tradimento, ma era stato e rimaneva qua, qua per lei, nel suo corpo, che aveva goduto una realtà. 4974_8842_000403 e le parve di vedersela entrare in camera alcuni giorni dopo la complicata goffaggine della vita, nella persona d'un notajo il quale, alla presenza di due testimonii, prese a leggere un atto interminabile di cui non comprese nulla. 4974_8842_000404 che sia di nuovo primavera. la notte le nuvole dilagano su le stelle e le annegano, per poi lasciarle riapparire su brevi, profonde radure d'azzurro. 4974_8842_000405 poi s'era introdotta di là nella sala da pranzo per picchiar di dietro col dito adunco sul cranio lucido del grosso marito, intento a divorare senza sospetto il suo pranzo quotidiano. 4974_8842_000406 la ritrovò sul letto già rinvenuta, aggruppata come una belva con gli occhi invetrati, tremava in tutte le membra come per freddo, con scatti violenti, e sussultava di tratto in tratto. 4974_8842_000407 ma che poteva farci se non moriva? e del resto, che pentimento se l'uno e l'altra, stanchi d'aspettare invano la sua morte, s'erano di là accomodati tra loro. 4974_8842_000408 anche cosí da lontano. gli scorgeva la pelle spungosa, seminata di puntini neri. certo, egli credeva di lavarsi bene ogni mattina. bene, come si lavavano tutti gli altri. 4974_8842_000409 in un momento tutto pieno, un momento dopo tre, quattro, cinque camere vuote, parte il numero del primo piano, il numero del secondo, il due, il enti, il quarantacinque del terzo. 4974_8842_000410 nell'albergo è morto un tale cento. cinquanta camere in tre piani, nel punto piú popoloso della città. 4974_8842_000411 occhiali. ma s'infranse da sé il mistero in un modo inopinato. pochi giorni dopo l'entrata furtiva di quella bimba nella camera, urli, pianti, fracasso di seggiole rovesciate: un gran subbuglio quel giorno venne dalle stanze di là, nell'ora del desinare. 4974_8842_000412 marito s'erano messi insieme i due, ma certo in un modo molto curioso, salvando cioè nei loro cuori, grossi ma teneri, l'affetto per lei, un affetto che appariva tanto piú comico, quanto piú si dimostrava sincero e commovente. 4974_8842_000413 chi sa se sono andati, come le hanno promesso, a guardare il mare, se è tranquillo. ma già, come si può vedere da terra? se il mare è tranquillo, il mare lontano, il mare che non finisce mai, l'oceano. 4974_8842_000414 quell'esile filo di vita che conservava ancora serviva per condurla fuori lontano, nel passato, tra le cose morte, in cui solo il suo spirito viveva ancora. 4974_8842_000415 di che vivesse pareva di nulla e veramente non viveva piú di ciò che agli altri bisogna per vivere. 4974_8842_000416 e sporge il capo timidamente a guardar l'uscio della stanza accanto per domandare all'uomo che ha passato l'oceano se per mare si soffre o non si soffre. 4974_8842_000417 e si poteva giurare perfettamente ignara dell'affanno che aveva dovuto costare alla madre il metterla al mondo illecitamente. 4974_8842_000418 cacciò un urlo e cadde a terra in preda a una spaventosa crisi di nervi, a un vero assalto di pazzia. i due uomini si precipitarono nella camera. restarono un istante atterriti alla vista di lei che si contorceva per terra come una serpe. 4974_8842_000419 la grossa cugina con gli occhiali, per esempio, non poteva fare a meno d'abbassar le pàlpebre appena ella la fissava, col capo di solito reclinato giú dal guanciale sul bianco della rimboccatura del lenzuolo. 4974_8842_000420 nascondeva perciò spesso la faccia sui guanciali finché non si fossero allontanati dal letto da lontano, con piú spazio, attorno alla chiara aerea levità del suo sogno. li guardava. 4974_8842_000421 dormito. forse ha sofferto per mare. viene dall'america. se ha sofferto per mare traversando l'oceano, chi sa quante notti avrà passato insonni. vorrà rifarsi dormendo un giorno intero possibile in mezzo a tanto frastuono: è già il tocco. 4974_8842_000422 e lo avesse anche imposto a quelle due povere piccine che, fortunatamente, avevano l'aria di non ricordarsi piú di nulla e una gran maraviglia avevano, negli occhi spalancati, d'esser penetrate finalmente in quella camera proibita e di veder sul letto. 4974_8842_000423 perché consumato e assaporato fino all'ultimo. non poteva imputarglielo a colpa il suo corpo. 4974_8842_000424 i figliuoli la esortano a star tranquilla, che per mare non si soffre. ma lei non si fida. ha sofferto tanto in treno e domanda a tutti ogni cinque minuti se è vero che per mare non si soffre. 4974_8842_000425 lo accompagnò fino alla porta domandandogli scusa se lo licenziava per quel doloroso, improvviso incidente, e ritornò di corsa alla camera di lei. 4974_8842_000426 sí via. bisognava un giorno o l'altro venire a questa risoluzione. chi sa quali disordini cagionava di là il mantenere ancora qua tutto questo inutile mistero. 4974_8842_000427 affacciarsi. com'è strano quel letto, che forma curiosa ha, quel canapè e quello specchio. lí che orrore. tutt'a un tratto si sovvengono d'una commissione dimenticata la macchinetta per la barba, le giarrettiere per la moglie, il collarino per il cane. 4974_8842_000428 vittoria. signor funardi, rosario intraprenditore proveniente da new york. quella vecchia signora in gramaglie ha dovuto staccarsi con dolore da un'altra famigliuola. 4974_8842_000429 veramente se ne vanno altrove, non perché vogliano, ma perché non vi trovano posto. sono per la maggior parte commessi viaggiatori, uomini d'affari, gente della provincia che viene a sbrigare in città qualche faccenda. 4974_8842_000430 lei che le guardava con curiosità affettuosa. non comprendevano certo quelle due bambine ch'ella avesse loro fatto un gran danno, quel gran danno che la loro mamma gridava cosí disperatamente. ma non c'era proprio rimedio, nessun rimedio. 4974_8842_000431 perché apponesse la firma a quell'atto, non solo in fondo, ma parecchie volte in margine a ogni foglio di esso. 4974_8842_000432 l'innocenza era cosí evidente nello sbalordimento doloroso dell'amico che nessun sospetto fu possibile al marito. lo invitò ad uscire dalla camera. gli disse che dalla mattina la moglie era turbata in uno stato di strana alterazione nervosa. 4974_8842_000433 ma perché ella sapeva bene che la cugina, venendo qua cosí pacifica, con l'aria di niente ad assisterla, lasciava nelle altre stanze di là un dramma che piú goffo nella sua grossolanità non si sarebbe potuto immaginare. 4974_8842_000434 tratto com'egli le si fece sopra, fosco, per domandarle conto di quanto era accaduto. ella lo respinse con ambo le braccia e a denti stretti. con voluttà dilaniatrice gli avventò in faccia la confessione del tradimento. 4974_8842_000435 strane curiosità che gli facciano vedere e toccare una realtà diversa, misteriosa, non soltanto attorno a lui, ma anche in lui stesso. 4974_8842_000436 ridere, ridere forte, con la sua bocca rossa, coi suoi denti splendidi, ridere come una pazza. poteva là soltanto nel sogno vivo in cui si vedeva con la sua immagine rosea e fresca di salute. 4974_8842_000437 per lei era come uno scherzo strascicare quel lungo nome goffo su per tutti quei fogli di carta bollata come una bambina parata da grande la lunga coda della veste di mamma. 4974_8842_000438 ora, tutte le paja sono state ritirate, solo quelle dell'uscio accanto, giusto, quelle dell'uomo che ha passato l'oceano e da cui ella ha tanta smania di sapere se per mare non si soffre. eccole ancora lí. 4974_8842_000439 eh fa il cameriere, alzando le spalle, si vede che sarà stanco. ha viaggiato tanto e se ne va. la vecchia signora fa un gesto, come per dire: 4974_8842_000440 nel quale ciascuno teme possano da un istante all'altro avvistarglisi aspetti di cose sconosciute o sorgergli pensieri, desiderii nuovi da un nonnulla. 4974_8842_000441 signore. ella balzò a rintanarsi nella camera accanto lanciandogli, prima di scomparire dietro la portiera, uno sguardo d'odio e di sprezzo. cascò su la poltrona, come se le gambe d'un tratto le si fossero stroncate. 4974_8842_000442 diceva con un sorriso convulso, malvagio, stringendosi in sé e aprendo le mani nel sogno, nel sogno, e non gli fece grazia d'alcun particolare. 4974_8842_000443 non si sa nulla, nessuna indicazione è venuta fuori dalle carte che gli si sono trovate nelle tasche e nella valigia. intraprenditore, ma di che? 4974_8842_000444 in quasi tutti gli altri è un'impazienza smaniosa o un'aria smarrita o una costernazione accigliata. non sono assenti soltanto dal loro paese, dalla loro casa, sono anche assenti da sé. 4974_8842_000445 sí, sí. questa commiserazione, come tutti gli altri sentimenti e desiderii in quei corpi avevan peso per lei e anche cattivi odori. 4974_8842_000446 e pareva che di questo cambio volessero proprio essere ringraziati. non era troppo tormentarli? doveva tormentarli per forza. non poteva farne a meno, non dipendeva da lei. 4974_8842_000447 d'una gravezza insopportabile e cagione di ribrezzo e qualche volta anche di terrore. la diafana gracilità delle pinne del suo nasino fremeva, spasimava. 4974_8842_000448 altri se ne vanno per i loro affari, ripresi dalle loro brighe. solo la vecchia signora che voleva sapere se per mare non si soffre, rimane lí innanzi all'uscio, non ostante la violenza che le fanno i due figliuoli. 4974_8842_000449 lí sole, l'unico pajo rimasto in tutto il corridojo dietro quell'uscio, solo lí accanto, ancora chiuso. 4974_8842_000450 forse a nessuno dei due pareva che fosse piú lo stesso loro sole. la stessa loro aria era difatti come il sole d'un altro tempo, un'aria ch'ella chiedesse da respirare altrove lontano. 4974_8842_000451 che le importava di tutto il resto, che le importava di lasciare agli altri ciò che non era piú suo da tanto tempo. era una faccenda difficile e molto complicata. ah sí, e come? perché? 4974_8842_000452 rimase a contemplarla un pezzo, quella sua incerta scrittura sulla carta, e le parve cosí buffo che si potesse credere che in quel rigo di scrittura lí. 4974_8842_000453 il pajo di scarpe resta in attesa nella solitudine, nel silenzio, dietro quell'uscio sempre chiuso. 4974_8842_000454 e in questo spavento vertiginoso, che voluttà non bisogna abusarne, se no è l'affanno di nuovo, e il feroce morso di quei dolori al petto che la fanno urlare come una belva. no, no, bisogna tenerla lontana. 2033_8842_000000 ogni volume ne conterrà non poche nuove e di quelle già edite, alcune sono state rifatte da cima a fondo, altre rifuse e ritoccate qua e là e tutte, insomma, rielaborate con lunga e amorosa cura. 2033_8842_000001 ma in ventiquattro, il che potrebbe suggerire a chi ne avesse veglia qualche non inutile considerazione sull'indole e le necessità del tempo nostro. 2033_8842_000002 e della vita troppa amarezza e scarsa gioja avranno e vedranno in questi tanti piccoli specchi che la riflettono intera. 2033_8842_000003 una novella al giorno per tutt'un anno, senza che dai giorni, dai mesi o dalle stagioni nessuna abbia tratto la sua qualità. 2033_8842_000004 nostro. m'affretto ad avvertire che le novelle di questi ventiquattro volumi non vogliono essere singolarmente né delle stagioni, né dei mesi, né di ciascun giorno. 2033_8842_000005 che può sembrar modesto e, al contrario, è forse troppo ambizioso, se si pensa che, per antica tradizione, dalle notti o dalle giornate s'intitolarono spesso altre raccolte del genere, alcune delle quali famosissime. 2033_8842_000006 secondo l'intenzione che mi ha suggerito questo titolo, avrei desiderato che tutt'intera la raccolta fosse contenuta in un volume, solo di quei monumentali che da gran tempo ormai per opere di letteratura non usano piú. 2033_8842_000007 l'editore- e chi legge ne intenderà facilmente le ragioni- non ha voluto seguirmi in questo desiderio e m'ha anzi consigliato di dividere la raccolta non in dodici volumi, di trenta e piú novelle ciascuno, come almeno m'ero rassegnato a chiedergli. 2033_8842_000008 raccolgo in un sol corpo tutte le novelle pubblicate finora in parecchi volumi e tant'altre ancora inedite, sotto il titolo novelle per un anno. 2033_8842_000009 grazia almeno di questa cura. l'autore delle novelle per un anno spera che i lettori vorranno usargli venia se dalla concezione ch'egli ebbe del mondo. 9772_8842_000000 sa, si sarebbe forse anch'ella addormentata se avesse potuto in qualche modo appoggiare un gomito o il capo senza svegliare il piccino a cui le sue gambe facevano da guanciale. 9772_8842_000001 che scosci. guardate, uh, le falde della finanziera. guardate, guardate quelle falde come s'aprono e chiudono su i calzoni chiari. ma bravo, ma bravo, oh dio, la ciocca, la ciocca incerottata, gli si stacca la ciocca che la conduce a sedere digià. 9772_8842_000002 ma in quell'attimo d'angosciosa perplessità di fronte alla sfida di quei sette impudenti sconfitti che seguitavano a strillarle intorno con furia dilaniatrice. ecco, ecco, vede, lo dice lei, ma non lo dice lui. 9772_8842_000003 e pensava anche alle buone amiche dalle quali all'ultimo non era andata a licenziarsi perché anch'esse tutte l'avevano tradita, pur dandosi l'aria di volerla ajutare a gara. 9772_8842_000004 ma anche solamente vederla e poter dire: il loffredi vivo tenne stretta fra le braccia quella cosina. lí i civili di pèola ne erano tutti insuperbiti. 9772_8842_000005 quindici, venti braccia le s'offrirono col gomito teso, tutti da prendere, ma quale per primo? a uno per volta? sí, avrebbe un po per volta ballato con tutti. ecco, largo, largo. 9772_8842_000006 si doveva andare piú giú della sala col banco di méscita che s'intravedeva dalla via, piú giú di molto. ma in fondo non mi dispiacque l'idea che dovessi andare a conoscere sottoterra l'uomo che aveva raggiunto. 9772_8842_000007 ma sí, lo so, avrei voluto dirgli per levarlo da quella inquietudine. lo so, ed è giusto che sia cosí. non credere che m'offenda il fatto che tu tenga cosí a distanza tua moglie e che ella sia cosí miserablle. 9772_8842_000008 anelante, col braccio teso e la bellissima rosa alta nella mano. la signora lucietta guardò quei sette infuriati, come voltandosi nel sentirsi sopraffatta, una preda inseguita i suoi assalitori. 9772_8842_000009 e tutti a pèola per ogni cosa da fare. chiudevano gli occhi e sospiravano domani, perché oggi o domani era lo stesso, cioè domani non era mai. 9772_8842_000010 ma negli occhi di quell'uomo, in quei grandi occhi chiari intenti e tristi che le restavano a lungo impressi nella memoria dopo ch'egli se n'era andato via, la signora lucietta leggeva quelle considerazioni affliggenti. 9772_8842_000011 e non potei fare a meno di considerare che era giusto che ella s'inchinasse a me cosí perché lo voleva, in lei quello stesso iddio a cui io, or ora, avevo reso omaggio. 9772_8842_000012 e ora, ah, ora, veniva il difficile. sfilare i braccini dalle maniche del giubbetto alla cacciatora. sú, piano, piano, con l'ajuto della serva, non cosí di qua? sí, giú, piano, piano, ecco fatto. 9772_8842_000013 è consuetudine annuale. signora. la signora lucietta, confusa per quanto con una gran voglia di ridere, e tutta vermiglia in volto per quei pressanti inviti, piú degli occhi cupidi che delle labbra impacciate, cercò di schermirsi in prima. 9772_8842_000014 nessuno lo trova. perché lo andiamo cercando fuori, in quell'errore che debba essere altissimo e che ci vogliano mezzi straordinarii. 9772_8842_000015 quel signore stette un pezzo ad osservarla, impressionato del rapido passaggio dall'eccitazione improvvisa all'improvvisa mortificazione. 9772_8842_000016 raccogliersi, prendere a due mani e tener ben ferma l'attenzione perché tutto procedesse là dentro in perfetta regola, con perfetto ordine, e ricordarsi, ricordarsi sempre che a casa intanto affidati a una vecchia serva molto stupida e rozza. 9772_8842_000017 la sua manina era allora cosí gracile manina di ragazzetta, e ora che le dita erano un po ingrossate, quell'anellino le faceva male, cosí stretto era che non poteva cavarselo piú. 9772_8842_000018 era stanca, veramente. avrebbe voluto addormentarsi i suoi due bimbi orfani. loro sí, poveri amorini, s'erano addormentati. 9772_8842_000019 un nostro pernicioso errore è questo: immaginarci che per diventare un dio bisogni attingere con straordinarii mezzi, altezze inaccessibili. no, amici miei. 9772_8842_000020 voleva esser l'erede unica almeno di tutto il chiasso che la tragica fine del fiero e impetuoso giornalista genovese aveva sollevato circa un anno addietro in tutta la stampa quotidiana d'italia. 9772_8842_000021 e la vita appare subito un'altra. il peso della noja s'alleggerisce, i pensieri piú cupi s'inazzurrano. chi non è voluto uscir di casa viene all'aperto, ma sentite che buon odore di terra bagnata. oh dio, come si respira bene. frescura di funghi, eh, e. 9772_8842_000022 s'era stancata alla fine e pur d'uscirsene, eccola là telegrafista a pèola. povera signora, sospirò sorridendo anche lui, il compagno di viaggio povera, perché? eh, perché vedrà, non si divertirà molto a pèola. 9772_8842_000023 e liberatasi d'un tratto dalla perplessità che finora la aveva tenuta, dall'orrore dello spettro del marito, dal pensiero dei figli, corse, staccò dal gambo quella rosa e istintivamente, presentandosi davanti allo specchio su la mensola, se la accostò al capo. 9772_8842_000024 effetti dell'occhio di sole spuntato improvvisamente a pèola nella piazzetta dell'ufficio telegrafico. oltre la persecuzione ai cani, questa domanda di tanti mariti alla loro moglie: perché, cara, non ti pettini un pochino meglio? 9772_8842_000025 perfetto, ma naturalmente nessuno degli spettatori riusciva a rendersi conto di quella perfezione. sentivo che tutti tenevano la loro disillusione sospesa in una aspettativa. 9772_8842_000026 forestiera, accorsero a lei in folla con vivaci esclamazioni e lí per lí subito. poiché già le danze erano cominciate, senza neanche darle tempo di volgere un'occhiata attorno, presero a contendersela tra loro. 9772_8842_000027 e altre quindici, venti braccia, col gomito teso, le si parano davanti con me, con me un momento, un momento l'ha promesso a me, no prima a me. dio, che scandalo, per miracolo non facevano a strattarsi l'un l'altro. 9772_8842_000028 ma perché poi cosí tanto pian pianino, a un anno appena dalla tragica morte del marito? voleva proprio andare a ballare? no, non sarebbe andata forse la signora lucietta se tutt'a un tratto uscita dalla camera da letto nell'attigua saletta? 9772_8842_000029 ecco che ora, pur di difendere, di tra l'accanimento dei brutali appetiti di quegli uomini, l'innocenza del dono di quella rosa, l'innocenza di quella sua folle gioja d'una sera, esigeva da lui la rinunzia a un amore che sarebbe durato per tutta la vita. 9772_8842_000030 tanto e non piú, cioè quanto basta per esser lui e non un altro. assolutamente bisognava ch'io lo vedessi, gli parlassi quella sera stessa. 9772_8842_000031 quasi senza accorgermene, passavo di sera per una delle vie piú popolose della nostra città. mi pareva che la gente tutta quanta impazzita come me. 9772_8842_000032 era corsa qua, era corsa là, aveva fatto questo e quest'altro, non tanto per sé, no, quanto per quei due poveri piccini, ma via sí un po anche per sé, che in fin dei conti aveva appena vent'anni, venti già, e non dimostrava nemmeno. 9772_8842_000033 non ci sarebbe voluto tanto perché già fremeva, friggeva di per sé la signora lucietta che impiccio, le davano certe ciocchette di capelli. 9772_8842_000034 ebbene, temeva di questo, non sapeva dirselo e seguitava a guardarla costernato dentro. intanto, sotto sotto il cuore gli diceva: tremando domani, domani o uno di questi giorni parlerai. 9772_8842_000035 via, fu l'ebbrezza, fu il delirio, fu la pazzia, al suo primo apparire quando già quasi tutti avevano perduto la speranza ch'ella venisse. 9772_8842_000036 poi alcune, ballonzolando su tre zampe con la quarta aggranchita e rattratta, andavano a sdrajarsi piú là. ma che cos'era accaduto? 9772_8842_000037 ragion per cui è da imbecilli andarlo cercando. osservò uno di noi. bravo, quel che dico. io approvò perazzetti. ma lasciatemi dire, per favore, ogni principio è difficile. poi viene il bello. 9772_8842_000038 rifuggiva dalla realtà nella quale era costretto a vivere. ci camminava, se la vedeva attorno, la toccava, ma nessun pensiero, nessun sentimento ne veniva piú a lui, e anche se stesso vedeva come lontano da sé, perduto in un esilio angoscioso. 9772_8842_000039 senza pensare che se si spegne qua di là non c'è piú lume. è filosofo lei esclamò la signora lucietta. 9772_8842_000040 e via via, per riavvolgersi in quegli strisci vorticosi, per farsi girare ancora attorno in frenetico scompiglio. tutti quei lumi e tutti quei colori. 9772_8842_000041 la signora lucietta s'animò tutta e difatti già cominciò a dire: ma subito frenò lo slancio per non rompere il sonno. al suo piccino, aprí le braccia e indicandolo con lo sguardo e poi indicando l'altro di là- ma vede come sono legata, soggiunse. 9772_8842_000042 io sí, sono la nuova telegrafista. io ho vinto il concorso, son riuscita. la quinta sa m'hanno destinata a pèola. ah, guarda sí, sí, la aspettavamo difatti per jeri sera. 9772_8842_000043 non avesse visto davanti la finestra chiusa di quella saletta un prodigio, un vero prodigio. stava da tanti giorni in quel quartierino d'affitto e non s'era neanche accorta che davanti la finestra della saletta d'ingresso ci fosse un vecchio portafiori di legno tutto impolverato. 9772_8842_000044 che le cadevano su la fronte. appena chinava il capo per seguire con gli occhi il nastro di carta punteggiato che si svolgeva dalla macchinetta ticchettante sul tavolino dell'ufficio. 9772_8842_000045 profittava, con occhi folli, per rassettarsi, incollarsi, rilisciarsi, con mani tremanti sul capo, su le tempie, su la nuca, i capelli bagnati, irsuti. 9772_8842_000046 non si fossero messi a disturbarli e cacciarli via a calci o pestando i piedi e battendo le mani per chiasso. le povere bestie si levavano da terra. piú stupite che seccate, guardavano di traverso, alzando appena un'orecchia. 9772_8842_000047 quegli alzò una mano dal pomo del bastone a un gesto vago e sospirò con un altro sorriso. osservo: il treno si fermò per un gran pezzo davanti a una stazionuccia di passaggio. 9772_8842_000048 colori. seduto nell'ultima sala, accosto al muro, in un canto quasi in ombra, fausto silvagni, con le mani sul pomo del bastone e su le mani la grossa barba fulva da circa due ore. la seguiva coi grandi occhi chiari, animati da un benigno sorriso. 9772_8842_000049 bravo. bene, a uno a sua scelta: bravissimo, vediamo. vediamo a chi l'offre, a sua scelta. il giudizio di paride silenzio, vediamo a chi l'offre. 9772_8842_000050 il treno salutò con un fischio lamentoso la stazionuccia di pèola, qua tra. 9772_8842_000051 poi domandò, e lei scusi il suo nome: silvagni, signora fausto, silvagni, sono il segretario comunale. oh, guarda piacere mah. 9772_8842_000052 e andò a rincantucciarsi in un angolo in fondo, vestita di un abito nero, inverdito e sfrittellato, con un cappellino frusto guarnito di una piuma piangente. da un lato, su le spalle curve una vecchia mantiglia sfrangiata. 9772_8842_000053 non protestava, impallidiva sempre piú e una crudele sofferenza gli s'acuiva di punto in punto negli occhi. intuí tutto in un lampo, la signora lucietta, e n'ebbe come uno schianto. 9772_8842_000054 doveva essere sicura che nessuno, vedendola e sapendo che uomo era stato il loffredi, le avrebbe creduto vivo il loffredi. ella aveva dovuto averne certo una gran suggezione. forse, ricordandolo, ne aveva ancora. 9772_8842_000055 anzi in una catacomba, dia ordine via che s'accenda il riflettore e faccia un'altra cosa, sempre per suo tornaconto: inviti tutti gli avventori che stanno a sbadigliare nella sala di sopra a scendere qua a sentire il signor zuccarello, gratis, non importa, per una sera. 9772_8842_000056 quel lume che non c'è. ravvivando il sorriso e lo sguardo, la signora lucietta levò un dito a indicar la lampada nel cielo della vettura. eccolo qua. 9772_8842_000057 vedrà quanto poco avrà da fare all'ufficio del telegrafo concluse, non se ne serve mai nessuno. vede, questo trenino va col passo d'una diligenza e anche la diligenza rappresenterebbe un progresso per pèola. la vita a pèola va ancora in lettiga. 9772_8842_000058 e allora, perazzetti, ci spiegò, paziente, con gli occhi chiusi e le mani avanti. ecco qua, prima o poi, il fine che ci siamo proposto, a cui tendono tutti i nostri affetti, tutti i nostri pensieri. 9772_8842_000059 ma ce ne volle lui stesso rappresentare uno l'altra sera, raccontandoci a suo modo la seguente avventura: ero, cominciò a dire, guardandosi al solito le unghie. 9772_8842_000060 silvagni smorí. d'un tratto restò un momento come sospesa, confusa, tremante. alla vista del volto di lui le sfuggí un'esclamazione sommessa: oh dio, ma si riprese subito, sí, per carità. 9772_8842_000061 piú che mai. sconcertato, il proprietario guardò anche lui. rispose: un riflettore? ah, è un riflettore e lei non pensa d'accenderlo per illuminare alla ribalta un artista come il signor zuccarello? 9772_8842_000062 ma perché ci accorgiamo, santo dio, che come questo fine qualunque altro avremmo potuto proporcene, che sarebbe stato vano lo stesso. perché l'assoluto, cari miei, quell'assoluto in cui soltanto potrebbe quietarsi il nostro spirito, non si raggiunge mai. 9772_8842_000063 si riscosse dall'angoscia momentanea e domandò al compagno di viaggio: ci vorrà ancor molto a pèola? eh, rispose: quegli piú di un'ora. scende a pèola anche lei. 9772_8842_000064 si torcevano, si strizzavano le mani, si guardavano in bocca l'un l'altro nell'atto che si buttavano a parlare, mentre il presidente, che era anche il sindaco del paese, s'intozzava sempre piú paonazzo dalla stizza. s'era preparato il discorso lui e non glielo lasciavano dire. 9772_8842_000065 lo avrebbe detto lo stesso, di certo. ma in fondo all'anima le era rimasta la disillusione di quelle stanze sgombre cosí meschine. 9772_8842_000066 e nessuno guardava verso il piccolo palcoscenico dove una scheletrica stella italiana miagolava, prima levando le braccia come per tentare d'aggrapparsi a un acuto che non riusciva a prendere, poi abbassando le mani con grazia squacquerata. 9772_8842_000067 e al pensiero ch'essi avessero potuto bestialmente accendersi. per la sua innocente festosità provò ribrezzo. onta volle fuggire, sottrarsi a quell'aggressione, ma allo scatto di cerbiatta, i capelli già un po allentati le cascarono e la rosa giú a terra. 9772_8842_000068 come foglie secche per non esser rapiti dal turbine. s'erano, costoro, ritratti al muro, riparati tra le oneste gonne di seta delle loro mogli o cognate o sorelle, goffe gonne a sbuffi e a falbalà. 9772_8842_000069 e la musica. ma che facevano i musicanti? s'erano anch'essi incantati a mirare: musica, musica e via. tra i battimani, ecco spiccata la prima danza col vecchio sindaco e presidente del circolo in abito lungo. ma bravo, ma bravo. 9772_8842_000070 dove aveva inserito il seme che l'aveva fatto. un dio modesto, padrone del suo piccolo mondo, era contento e soddisfatto di tutto, anche di cantare alle sedie in quel lugubre caffè sotterraneo. 9772_8842_000071 ci sfugge e non riusciamo mai a scoprirlo. ma ecco qua questo, signor zuccarello, la dolcezza stessa del suo nome. io mi diedi a pensare. 9772_8842_000072 la signora lucietta, vinta la vertigine, divenuta lei stessa vertigine, ballava. ballava senza piú nulla vedere senza piú, distinguere nessuno. 9772_8842_000073 fu molto soddisfatto quel signore d'avere cosí bene indovinato l'animo e l'indole di lei allorché spintala con brevi e accorte domande a parlare de suoi casi. n'ebbe la conferma dalla sua stessa bocca. 9772_8842_000074 hanno voluto insinuare per motivo di donne. no sa vendetta? è stata una vendetta politica per il tempo che il loffredi aveva da pensare alle donne. una gli era anche di troppo, gli bastavo, io si figuri, mi prese a quindici anni. 9772_8842_000075 andasse in tumulto e che i campanelli dei tram, le trombe delle automobili chiamassero ajuto. allorché per caso m'avvenne di posare lo sguardo su una tabella tra le due finestre ferrate d'un sotterraneo. 9772_8842_000076 la signora lucietta riprese, con mano non ben ferma quella rosa e la buttò via in un canto. ecco sí, grazie, disse, sapendo bene ormai ciò che con quella rosa d'un momento aveva buttato via per sempre. 9772_8842_000077 la cravatta di traverso, la camicia spiegazzata, tragici in quel loro furore senile, erano stati finora respinti dai giovanotti. ora, frenetici, si rilanciavano per farsi buttare uno dopo l'altro come balle su le seggiole: appena compiuti due giri, 9772_8842_000078 o svanisce quel fine crolla, e svanisce all'improvviso con esso la nostra realtà, o piuttosto l'illusione della nostra realtà. 9772_8842_000079 quasi con le mani in faccia a domandarmi conto e ragione di quanto avevo fatto, del pericolo a cui lo avevo esposto d'un fiasco clamoroso e anche di fargli perdere la scrittura per l'inqualificabile soperchieria usata al proprietario del caffè. 9772_8842_000080 il proprietario mi guardò ancora per un momento, accigliato e perplesso, poi sorrise anche lui. aprí le braccia s'inchinò e corse: sú a dare gli ordini. 9772_8842_000081 e quella commissione di giovinotti soci del circolo di compagnia, col loro bravo presidente anziano, entrata all'ufficio una mattina per invitarla alla famosa festa da ballo, annunziatale in treno dal signor silvagni che 9772_8842_000082 eccola qua. ma no, che grazie. ora lei non aveva piú fiato da parlare, il vecchio sindaco la testa gli ciondolava. ora lei deve far la scelta. ecco, deve offrirla qua a uno. 9772_8842_000083 un artista che si qualifica da sé distinto, melodista, pur sapendo che il suo nome sarà esposto sú nella via, in quella tabella sfolgorante di luce. un nuovo scoppio di risa accolse queste mie parole. il proprietario ne fu scosso. 9772_8842_000084 in questa, se li stringesse vivi e spiranti tra le braccia. chi sa non poteva fermarla, trattenerla e ritornare per essa e con essa, finalmente, dal suo lontano esilio? 9772_8842_000085 e gli archi delle tre sale, i lumi, i mobili, le stoffe gialle, verdi, rosse, celesti delle signore, gli abiti neri e i candidi sparati delle camíce degli uomini, tutto le s'avvolgeva ormai attorno in strisci vorticosi. 9772_8842_000086 ma non poteva soffrire. si sospettasse che il loffredi aveva potuto non curarsi di lei e che ella era stata per lui una bamboletta e nient'altro. 9772_8842_000087 per le fiere proteste che faceva del suo avvedimento e del suo gran coraggio. ah che che non sarebbe mai perita, lei figurarsi. dall'oggi al domani, sbalzata da uno stato all'altro, tra l'orrore e il trambusto della tragedia, non s'era perduta un momento. 9772_8842_000088 soffocato, m'alzai rumorosamente, con una smania esasperata di parlar forte, di gridare, di pigliarmela con qualcuno e, come il cameriere, mi s'appressò per domandarmi che cosa ordina il signore: niente. gli risposi ad alta voce: non ordino niente. 9772_8842_000089 se, dopo giorni e giorni di bruma e di pioggia, spunta un occhio di sole, non s'allegrano tutti i cuori, non traggono tutti i petti un respiro di sollievo. ebbene, che cos'è? niente un occhio di sole. 9772_8842_000090 che si volgeva dubbiosa da me a lui, da lui a me. per fortuna, un buon, acuto finale, smorzato con arte, rialzò, sostenne le sorti. 9772_8842_000091 riuscí a ghermirla, il vecchio sindaco a costo d'un tremendo sgraffio alla mano. eccola, gridò e corse con gli altri a porgerla alla signora lucietta, riparata in fondo alla seconda sala, per ricomporsi alla meglio i capelli. 9772_8842_000092 un altro ostacolo, questo, e il piú dispettoso di tutti, perché ognuno, vedendola accanita e disperata, si metteva a ridere, quasi ella non avesse il diritto d'accanirsi tanto, di disperarsi tanto. 9772_8842_000093 invece di sembrarle piú grandi, le erano sembrate piú piccole. che tradimento. aveva bisogno di vederle grandi, lei. 9772_8842_000094 oh, ma senza pretese. si figuri festa in famiglia. ma sí, lasciate dire, è consuetudine annuale, signora. ma via che dice, basta che voglia veramente onorarci, si, 9772_8842_000095 ma io non debbo dar conto a lei se accendo o non accendo. no, no, scusi, scusi, lo interruppi subito facendomi manieroso. lei deve rispettare in me un avventore attirato come una farfalletta dal lume di quella sua tabella nella via. 9772_8842_000096 un omaccione su i trentacinque anni. barbuto bruno in viso, ma con occhi chiari, verdastri, due occhi, grandi intenti e tristi. 9772_8842_000097 uno, il maggiore, disteso sul sedile sotto un mantelletto, l'altro qua rinchioccito col capino biondo su le gambe di lei. 9772_8842_000098 e lo feci entrare in un caffè notturno perché seguitasse, bevendo una tazza di birra, a parlarmi di sé, della sua vita, delle sue speranze, dei suoi desiderii. 9772_8842_000099 sarebbe passato comunque il suo tempo. e quando il tempo è passato e si è vecchi, anche ai ricordi tristi siamo già abituati a far buon viso. 9772_8842_000100 diedi le tre lire, presi il biglietto e scesi due lunghe rampe di scala. scendendo, avvertii subito che la terra si vendicava della violazione del suo grembo. 9772_8842_000101 quell'aria nuova che i loro uomini respiravano da alcuni giorni e per cui avevano gli occhi cosí lustri e l'aspetto stralunato. esse sí, le donne un poco piú intelligenti dei cani, almeno alcune, l'avevano avvertita subito. 9772_8842_000102 i figurati che m'abbia detto cose straordinarie, siete veramente imbecilli. mi disse: le cose piú ovvie, piú comuni, piú semplici del mondo, quali poteva dirle uno che aveva saputo trovare in sé il punto giusto, il puntino infinitesimale. 9772_8842_000103 in verità, la signora lucietta nespi, vedova loffredi per quanto annojata e stanca del lungo viaggio in quella sudicia vettura di seconda classe, non aveva alcuna fretta d'arrivare a pèola, pensava, pensava. 9772_8842_000104 può lei credere sul serio che, offrendole codesta rosa, io abbia voluto farle una dichiarazione? fausto silvagni. restò un momento a guardarla con quel sorriso squallido di nuovo sulle labbra. 9772_8842_000105 io mi affrettai ad applaudire con entusiasmo. tutti applaudirono con me e il signor zuccarello venne fuori due o tre volte a ringraziare, inchinandosi con una mano sul petto. 9772_8842_000106 oppure anche lei? anche lei, signor notajo, come non si vergogna. scusi, ma guarda che calcio a tradimento, povera bestiolina. qua, cara, vieni qua. 9772_8842_000107 ma via? come prendere a lungo sul serio quell'eccitazione e questa mortificazione, benché mamma di quei due piccini pareva ancora una bambina, anzi una bamboletta, e 9772_8842_000108 c'era in quella piazzetta l'ufficio del telegrafo, si sarebbero accorti se fossero stati cani un poco piú intelligenti che tutti passando di là, specialmente i giovinotti. 9772_8842_000109 e ora da quest'altra parte: no, amore, sí, qua qua con la mamma tua, è mamma tua qua, lasciate, faccio da me. rimboccate la coperta. piuttosto sí, costà pian pianino. 9772_8842_000110 egli non la fermava. se egli non la tratteneva, chi sa dove e come sarebbe andata a finire quella povera fatina folle. aveva bisogno d'ajuto. anche lei bisogno di guida e di consiglio. 9772_8842_000111 e prezzi normali, soggiunse come per tenersi fermo a un dato di fatto, nell'incertezza penosa in cui quel mio strano modo di guardarlo lo teneva sospeso. bene bene dissi per tranquillarlo. 9772_8842_000112 questo suo piú piccino, caro, caro, che voleva ogni sera addormentarsi in braccio a lei. l'altro il maggiore, spogliato dalla vecchia serva taciturna, s'era messo da sé per benino nel suo lettuccio. 9772_8842_000113 non solo non posso crederlo io, ma stia sicura che non lo crederà mai nessuno. signora, ecco a lei la rosa. io non posso, la butti via lei. 9772_8842_000114 quanto ai cani, credo che in verità avrebbero seguitato a dormire pacificamente, sdrajati per le viuzze e le piazzette del paese, senza il minimo sentore di quel privilegio non comune. 9772_8842_000115 si staccava d'un balzo dalle braccia d'un ballerino appena lo sentiva stanco, pesante, ansimante, e subito si buttava tra altre braccia le prime che si vedeva tese davanti. 9772_8842_000116 la zampina. guardate, le ha storpiato la zampina e se ne va col sigaro in bocca come se non sapesse niente. vergogna un uomo serio. 9772_8842_000117 ah, miei cari amici, se l'aveste veduto piuttosto piccolino, con una faccia che pareva intagliata in un saponetto da barbiere color di rosa, con un che di caprigno nei capelli fitti, ricci e neri. 9772_8842_000118 mi parve anzi giustissimo e che non potesse essere altrimenti quanto il biglietto. domandai allo sportellino: sedie o poltrone? ci sono anche poltrone, poltrone, sissignore. 9772_8842_000119 cosí sperduta anche lei in un mondo non suo e con quella gran voglia di non perdersi ma anche, ahimè, di godere. quella rosa lo diceva, quella rosa rossa tra i capelli. 9772_8842_000120 ero sicuro che lui la teneva ancora con sé, non solo per farsi servire da lei come da una schiava, ma anche per misurare da lei il cammino che aveva saputo percorrere. 9772_8842_000121 nella camera da letto del vecchio quartierino mobigliato, la signora lucietta ora stava a dire a se stessa di no, che non sarebbe andata, e intanto dondolava aòh su le ginocchia il suo angioletto biondo vestito di nero. 9772_8842_000122 dunque il signor zuccarello non richiama gente. chi? il signor zuccarello, il cameriere guardò nel programma. ah, già disse: nossignore, chi vuole che richiami? 9772_8842_000123 lagrime calde, brucianti, per un oscuro, improvviso scompiglio nella mente, per uno strano orgasmo che le dava un serpeggiar di smanie per tutto il corpo, un'insofferenza. 9772_8842_000124 ed ecco la sua vendetta. non ostanti gli sforzi del proprietario. la luce elettrica e la musica e gli specchi, quel caffè-concerto aveva il rigido squallore d'una tomba. 9772_8842_000125 quel signore approvò piú volte col capo, lentamente, poi aggiunse con un sorriso triste: eh sí, come la fede accendiamo noi il lume di qua nella vita, e lo vediamo anche di là. 9772_8842_000126 e cosí fulgidamente le sfavillarono gli occhi e cosí, pazza di gioja, le strideva quella rosa di fuoco tra i capelli neri. tutti gli uomini perdettero la testa. 9772_8842_000127 per fortuna, in ajuto di quei poveri cani, qualche finestra si spalancava di furia e una testa di donna con occhi feroci, tra due pugna tese rabbiosamente. s'avventava a gridare: ma che v'ha preso, manigoldi, contro codeste povere bestie. 9772_8842_000128 tenerezza, solo, ancora solo tenerezza. non gli palpitava già troppo dentro per essere ancora solo tenerezza? da anni e anni fausto silvagni con quei suoi occhi intenti e tristi, guardava, come da lontano ogni cosa. 9772_8842_000129 se tutt'a un tratto, essendosi sparsa la voce della cattiva impressione che avevano fatto e facevano col loro sonno, continuo alla signora lucietta la gente, specie i giovanotti, ma anche gli uomini maturi. 9772_8842_000130 il caldo, a poco a poco nelle tre sale s'era fatto soffocante, quasi una nebbia s'era diffusa dal vaporare della bestialità di tutti quegli uomini, bestialità ansante, bollente, paonazza sudata, che del sudore nelle brevi tregue allucinate. 9772_8842_000131 deserte, l'ombra d'una donna miserabile che potei distinguere bene quando, schiudendo timidamente la porta a vetri del caffè notturno, strisciò dentro dieci minuti dopo ch'eravamo entrati noi. 9772_8842_000132 e il silvagni levò una mano dal pomo del bastone, a un gesto sconsolato, atteggiando il volto d'un sorriso amarissimo che gli velò d'intensa malinconia. i grandi occhi chiari. 9772_8842_000133 irresistibilmente sciolti d'ogni freno, di convenienza, d'ogni, riguardo alla gelosia delle mogli o delle fidanzate, all'invidia delle zitellone, figliuole, sorelle, cugine sotto colore, che bisognava accogliere con festa l'ospite forestiera. 9772_8842_000134 questa o quell'amica a seguirla via tutte, via tutte. non s'era mai vista simile indecenza. alcune quasi piangenti, altre tremanti di rabbia si sfogavano con certi omicelli stremenziti nei vecchi, abitucci lustri di taglio antico, odoranti di pepe e di canfora. 9772_8842_000135 lei ha detto che il signor zuccarello non richiama nessuno. sappia intanto che ha richiamato me. avvenne quel che avevo immaginato. 9772_8842_000136 un signore. a questo punto mi si fece incontro, turbato, pallidissimo. lo fissai per fermarlo a una certa distanza e lo interpellai altezzosamente: lei è il proprietario, il proprietario a servirla. 9772_8842_000137 tutti, anche i sonatori dell'orchestrina, si voltarono sbalorditi a guardarmi. parecchi si levarono da sedere. il cameriere, quasi basito, mormorò: 9772_8842_000138 e s'era forse mortificata lei stessa d'aver con tanta fermezza e cosí in prima asserito che il loffredi, avendo per moglie una cosina cosí fresca e vispa come lei, non aveva potuto pensare ad altre donne? 9772_8842_000139 stridenti dei piú vivaci colori verdi, gialle, rosse, celesti che ermeticamente, con gran conforto delle loro nari e della loro coscienza, custodivano, cosí prese dal tanfo delle onorate cassapanche, gli arcigni pudori provinciali. 9772_8842_000140 in breve, una vivissima simpatia venne a stabilirsi tra le brutte donne di pèola e quei poveri cani, presi cosí tutt'a un tratto a perseguitare da loro uomini, mariti, padri, fratelli, cugini, fidanzati e infine, per contagio, anche da tutti i ragazzacci. 9772_8842_000141 ecco a lei, prenda, prenda, signor silvagni. fausto silvagni prese la rosa e si voltò con un sorriso vano, squallido, a guardare quei sette che s'erano precipitati appresso a lei gridando come ossessi. 9772_8842_000142 a sbuffare, a ripetersi che i suoi figliuoli erano ancor tanto piccini. e dunque via, perché avvilirsi non doveva e non voleva. là sú sú coraggio era giovine, lei per ora tanto giovine, e dunque. 9772_8842_000143 ma l'ho offerta al signor silvagni, che non s'è mosso tutta la serata e che dunque non può crederlo. è vero, non può crederlo, come non possono crederlo neanche loro. 9772_8842_000144 per non pensare a niente, per non andare svolazzando con la fantasia dietro ogni immagine comica o pericolosa, per non sorprendersi assorta in certe previsioni inverosimili, l'unica era d'attendere giudiziosamente al suo ufficio. 9772_8842_000145 il pensiero dei figliuoli ogni volta chi sa perché glielo richiamava, lui angosciosissimo, pur senza ch'egli ne avesse chiesto affatto o glien'avesse fatto parola per incidenza. 9772_8842_000146 indicai cosí dicendo: in alto, nella parete di fronte al palcoscenico, un riflettore per illuminare gli artisti alla ribalta. all'improvvisa diversione, tutti nella sala scoppiarono a ridere e alzarono il capo a guardare dove io indicavo con fiero cipiglio. 9772_8842_000147 tutto è qui: saper trovare in noi questo punto giusto per inserirvi il piccolo seme divino che è in tutti e che ci farà padroni d'un mondo. 9772_8842_000148 niente fuori di noi, nessun'altezza coi mezzi piú comuni e piú semplici. un punto dentro di noi, il punto giusto, preciso, dove s'inserisca quel seme piccolissimo che, a mano a mano da sé sviluppandosi, diverrà un mondo. 9772_8842_000149 quanti ne entravano all'ufficio a rivolgerle di quelle stupide domande, come non ridere. eran pur buffi davvero, tutti quei signori di pèola. 9772_8842_000150 malizia allorché, d'un balzo ella, sguizzando tra gli ultimi due alla sua manca, prese la corsa verso la prima sala. aveva trovato lo scampo offrire la rosa a uno di quelli che se n'erano stati tutta la serata quieti a guardare. 9772_8842_000151 fresca, leggera, tutta compresa nella sua gioja che respingeva ogni contatto brutale, ridendo e guizzando con scatti improvvisi per appagarsi di se stessa, intatta e pura, in quel suo momento di follia agile, fiamma volubile in mezzo al tetro fuoco di tutti quei ciocchi congestionati. 9772_8842_000152 ah, bravo. la prego di dirmi se lei, scritturando il signor zuccarello, gli aveva detto che il suo nome sarebbe apparso sú nella via, in quella tabella folgorata da due lampade elettriche. 9772_8842_000153 ebbene, davanti a questo nome, con tanta rabbia folgorato da quelle due lampade, io mi fermai con la certezza, acquistata lí per lí, che questo signor zuccarello, il quale si qualificava da sé con dolce probità, distinto melodista, doveva. 9772_8842_000154 come non lo dice, gridò, lasciando prevalere, tra il guizzare e il cozzare di tanti opposti sentimenti, il dispetto e facendosi innanzi al silvagni, agitata da un fremito convulso. guardandolo negli occhi, gli domandò: 9772_8842_000155 tre lire, compreso l'ingresso, e a scelta anche una consumazione titubante. guardai il bigliettajo come per domandargli: tutto questo col signor zuccarello? 9772_8842_000156 è una vera indegnità che un distinto melodista come lui debba cantare alle sedie tutte quelle mummie d'avventori già richiamate alla vita. a questa mia inattesa proposta, batterono festosamente le mani, approvando a coro. 9772_8842_000157 ma sí, la vita angustie, noje amarezze. poi, tutt'a un tratto, ecco si ride. oh dio, cosí? per niente si ride. 9772_8842_000158 attraversata la piazzetta erano poi tutti com'ebbri, ilari e nervosi e, vedendo un cane, passa via, fuori dai piedi, via di qua, brutta bestiaccia, e anche sassate. non bastavano i calci, anche sassate tiravano. ohé per. 9772_8842_000159 in quel portafiori, quasi all'improvviso, fuor di stagione, era sbocciata una magnifica rosa rossa. la signora lucietta restò dapprima a mirarla, stupita tra lo smortume della tappezzeria grigiastra di quella sudicia saletta. 9772_8842_000160 abbagliati da vane illusioni, aberrati da ambiziose e stravaganti speranze, distratti o anche pervertiti da desiderii artificiosi, quel niente, quel puntino infinitesimale che è la cosa piú comune e piú semplice del mondo. 9772_8842_000161 in una infinita moltitudine di cani che dormivano da mane a sera, sdrajati su l'acciottolato delle vie. non si svegliavano neanche per grattarsi, quei cani, o meglio si grattavano seguitando a dormire. 9772_8842_000162 ma io non ho mica inteso d'offenderla, signore. no, no, seguitai con sdegno e con ira, tanto perché lei lo sappia e lo dica al suo direttore o al signor proprietario del caffè che fa di queste belle speculazioni: impiantare qua in un sotterraneo un caffè per fare impazzire i suoi avventori. 9772_8842_000163 zitto, zitto in punta di piedi. m'appressai a un cameriere e gli presentai il biglietto per avere indicato il mio posto. ma segga dove vuole, mi rispose il cameriere. vede che non c'è nessuno. già possibile, è cosí. ogni sera sú per giú. 9772_8842_000164 ero amici miei in uno di quei momenti, purtroppo non rari, in cui la ragione ne ho. per disgrazia, ancora un poco. 9772_8842_000165 saettava con lo sguardo, ora l'uno, ora l'altro, come fosse incerta nella scelta e incerti e goffi, con le mani protese e nelle facce brutali e stravolte, una smorfia d'implorazione sguajata. quei sette pendevano dal visino di lei, ora sfolgorante di malizia. 9772_8842_000166 il sedile di fronte serbava l'impronta de suoi piedini, che vi avevano trovato un comodo sostegno prima che fosse venuto a prender posto. ce n'erano tante di vetture, nossignori, proprio lí. 9772_8842_000167 i avrebbero preso per pazzo. ma che ero io a restare lí ancora per poco, in quel vuoto sotterraneo, in quel silenzio di morte, non sarei impazzito davvero. 9772_8842_000168 e a ogni canto di strada possiamo veder passare la follia e come niente metterci a conversare con essa, che potrebbe anche essere l'ombra del nostro stesso corpo, e domandarle, per esempio, con molta buona grazia e delicatezza, 9772_8842_000169 s'era passato anche il cerotto con gran cura su la lunga ciocca di capelli rigirata sul cranio e aveva infilato i guanti canarini e inserito due dita dignitosamente tra i bottoni del panciotto. 9772_8842_000170 melodista sissignore da sé, ma io non capisco. lo vedo bene, gridai, lo vedo bene che lei non capisce nulla. scusi, che cosa c'è lassú? 9772_8842_000171 e le teste si rigiravano come per un tuffo di sangue improvviso non trovassero piú da rassettarsi entro il giro del colletto inamidato e le mani si davano un gran da fare per tirar giú il panciotto e accomodar la cravatta. 9772_8842_000172 serio s'era dato da un pezzo per non so quale, connessione allo studio della filosofia. quali effetti un tale studio dovesse produrre in un cervello come il suo era facile a noi tutti immaginare. 9772_8842_000173 povera fatina, forzata dall'impeto bestiale di quegli uomini a uscire dal cerchio magico di quella pura gioja, di quell'innocente ebbrezza nella quale, come una pazzerella, s'era aggirata. 9772_8842_000174 e si ribellava ormai quella bestialità con tracotanza inaudita a ogni richiamo della ragione. veniva una volta l'anno la festa del resto. nulla di male. zitte e a posto le donne. 9772_8842_000175 una gran tenerezza. s'impadroní allora di lui per le arie di libertà che si dava quella calandrella, or ora uscita dal nido, inesperta ancora del volo. 9772_8842_000176 che diamine sú, sú che sú, ma sí, bisogna tenersi. sú i baffi, ma sí, anche i baffi sú cara, perché non ti pettini un pochino meglio. 9772_8842_000177 per non vederli. teneva da un pezzo la faccia voltata verso il finestrino, quantunque di fuori non si scorgesse nulla. si vedeva solo in alto sospeso nella tenebra. 9772_8842_000178 in cosí dire il viso della signora lucietta si fece rosso rosso. gli occhi le brillarono inquieti, sfuggirono di qua di là e alla fine si chinarono come dianzi. 9772_8842_000179 per tirarsi fuori dello stagno nel quale era caduto. protestammo che se seguitava a parlare cosí difficile, non gli avremmo piú dato ascolto. 9772_8842_000180 la fede. mormorò a un certo punto quel signore. la signora lucietta si voltò con aria stordita. che cosa. 9772_8842_000181 non era forse volata da suoi sogni lontani, questa cara, folle fatina vestita di nero, con una rosa di fiamma tra i capelli? potevano anche essere i suoi sogni stessi, divenuti vivi ora in questa fatina, perché egli non avendo potuto raggiungerli, allora sott'altra forma. 9772_8842_000182 le altre, indignate, stomacate, rifiutavano con un grazie tante a schizzo e si scambiavano tra loro, con occhi feroci, sguardi di schifo. qualcuna scattava da sedere, faceva cenni violenti di volersene andare. 9772_8842_000183 nulla, ma c'è chi sa. disse con un lampo negli occhi la signora lucietta, il vero assassino del loffredi creda, non fu il sicario che lo colpí proditoriamente a le spalle e scomparve. 9772_8842_000184 ah, che rabbia. ma piú s'arrabbiava e piú gli altri ridevano, e ridendo, chi le prometteva una cosa e chi un'altra. ma tutti avrebbero voluto accompagnare la promessa con una carezzina che non osavano farle, ma che ella leggeva loro chiaramente negli occhi. 9772_8842_000185 accaduto. forse l'avrebbero capito se fossero stati cani un poco piú intelligenti e meno imbalorditi dal sonno. bastava, santo dio, fermarsi un po a guardare dalle imboccature della piazzetta, ove a nessuno di loro era piú permesso non che di sdrajarsi, ma neppur di passare di corsa. 9772_8842_000186 le tre cupe sale del circolo a pianterreno, divise da due larghe arcate malamente illuminate da lampade a petrolio e da candele, parve che all'improvviso sfolgorassero di luce, tant'era acceso e quasi sbigottito dal fremito interno del sangue il suo visino. 9772_8842_000187 era la stretta finale, l'ultima danza. se le vide tutti e sette attorno sopra, aggressivi, furibondi. la signora lucietta con me, con me, con me, con me n'ebbe sgomento. d'un tratto le s'avventò agli occhi la bestiale sovreccitazione di quegli uomini. 9772_8842_000188 la signora lucietta si sentí tutta sconvolgere da un dispetto feroce. non era piú uno scherzo, ormai la malignità schizzava da quegli occhi, da quelle bocche. 9772_8842_000189 giusto, il circolo è su la piazza vicino all'ufficio del telegrafo. ha trovato l'alloggio? la signora lucietta rispose di sí, che lo aveva trovato nella stessa casa che prima ospitava l'ufficiale telegrafico suo predecessore. 9772_8842_000190 ma questa è una dichiarazione d'amore bell'e buona, gridarono allora quelli che ripigliò la signora lucietta facendosi in volto di bragia. ah, nossignori, prego, sarebbe stata una dichiarazione se la avessi offerta a uno di loro. 9772_8842_000191 dio, dio, lei mi spaventa, disse la signora lucietta, non si spaventi via, sorrise quel signore. ora le do una buona notizia: fra pochi giorni avremo al circolo una festa da ballo. ah, 9772_8842_000192 della cui tragica morte, ancora avvolta nel mistero, si seguitava di tanto in tanto a parlare nei giornali delle grandi città. privilegio non comune poter sapere dalla viva voce di lei tante cose che gli altri nelle grandi città non sapevano. 9772_8842_000193 come dice, signore, ma sí conti le parole del telegramma e poi calcoli due soldi di piú. vuole un modulo a stampa? no, ah, tanto per saperlo. ho capito a rivederla, signore, ma di niente si figuri. 9772_8842_000194 sí, là, con quella sola rosa tra i capelli sarebbe andata alla festa e i suoi vent'anni e la sua gioja vestita di nero via. 9772_8842_000195 no, che c'entra lui a uno di noi? doveva offrirla uno di noi, non è vero? protestò la signora lucietta battendo un piede fieramente. s'è detto a uno e basta, e io l ho offerta qua al signor silvagni. 9772_8842_000196 era chiara nei loro ammiccamenti, nei loro grugniti, l'allusione alle visite del silvagni all'ufficio, alla bontà ch'egli le aveva dimostrato fin dal suo arrivo, e quel pallore, intanto, quel turbamento di lui davano esca ai sospetti maligni. perché quel pallore, quel turbamento? 9772_8842_000197 e da me sola a dovermi staccare da tante cose. lei è la vedova loffredi, è vero? sí, e la signora lucietta chinò gli occhi, ma non si è saputo piú nulla. domandò, dopo un breve e grave silenzio, quel signore: 9772_8842_000198 la ragione del resto, s'accorge a un tratto di tenere vittoriosamente stretto in pugno un codino capite, invece dell'assoluto, un codino di parrucca. quel tal codino di parrucca a cui s'aggrappava l'ineffabile barone di 9772_8842_000199 come remote ombre evanescenti gli aspetti vicini e dentro di sé, i suoi stessi pensieri e i suoi sentimenti. fallita per avversità di casi, per gravosi obblighi, meschini la sua vita. 9772_8842_000200 molto grandi e belle quelle stanze nell'ultima visita d'addio dopo lo sgombero, per poter dire un giorno con orgoglio, nella miseria a cui discendeva: eh, la casa che avevo a genova. 9772_8842_000201 era ancora a lutto, lo sapevano. e poi i due figliuoli: stava con loro la sera soltanto non li vedeva. per tutto il giorno era usa metterli a letto, lei, e poi aveva tante cose a cui attendere. 9772_8842_000202 morti in anticamera, aspiranti, morti pochissimi e oppressi d'una disperata tristezza. ogni stato incerto è peggiore d'ogni cattivo stato. certo. 9772_8842_000203 doveva aver raggiunto l'assoluto e dunque senza meno essere un dio. un dio, se ci riflettete bene, non può di conseguenza non essere un dio chi abbia raggiunto. 9772_8842_000204 non poteva frenarle, quelle lagrime, e sbuffava, sbuffava di stizza, ma poi, subito dopo, per un nonnulla, ecco, si rimetteva a ridere. 9772_8842_000205 e la signora lucietta lo guardò come colta in un lampo dal sospetto che anche questo signore si volesse burlar. di lei ballano i cani, domandò: no, i civili di pèola ci vada, si divertirà. 9772_8842_000206 avvilito. presi posto in una poltrona la stella italiana, inchinandosi a vuoto tre o quattro volte, si ritirò tra le quinte, l'orchestrina tacque. un silenzio sepolcrale si fece nel caffè sotterraneo. 9772_8842_000207 e allora, che è che non è privi d'un tratto della realtà che c'immaginavamo di poter finalmente toccare, ci vediamo vaneggiare nel vuoto. 9772_8842_000208 sfrangiata ai piedi un pajo di scarpacce da uomo. avevo notato che, andando via, egli di tanto in tanto, pian piano e come di nascosto, si voltava a lanciare indietro un occhiata inquieta. 9772_8842_000209 chi diceva cosí. lei lo diceva, ma non perché veramente le sorgessero spontanee nell'animo queste considerazioni affliggenti. passava ogni mattina dall'ufficio e talvolta anche sul tramonto quando usciva dal municipio. 9772_8842_000210 la signora lucietta vedeva e sentiva tutto questo, il guizzare di tanti desiderii, da occhi accesi che la seguivano in tutte le mosse e la carezzavano con lo sguardo voluttuosamente, il calore di simpatia che la avvolgeva inebriarono. in breve, anche lei. 9772_8842_000211 ma anche gli uomini maturi pareva entrassero in un'altra aria, piú vivida, per cui il passo, i moti della persona diventavano subito piú svelti, piú agili. 9772_8842_000212 seduti, accosto al muro a uno, qual si fosse il primo che capitava in direzione della corsa. ecco qua l'offro, qua a si trovò davanti i grandi occhi chiari di fausto silvagni. 9772_8842_000213 che scena: tutti con gli occhi spiritati che da un canto pareva se la volessero mangiare e dall'altro provassero una strana maraviglia nell'accorgersi che da vicino ella aveva il nasetto cosí e cosí, cosí e cosí, la bocca e gli occhi e la fronte, per non parlare che della testa soltanto. 9772_8842_000214 e guaj. a chi a pèola apriva la bocca per sbadigliare, gli restava aperta per un'infilata di almeno cinque sbadigli alla volta. entrata in bocca, a uno, la noja non si risolveva a uscirne facilmente. 9772_8842_000215 poi, dalla gioja di quella rosa rossa ebbe come un tuffo nel sangue. vide vivo lí in quella rosa, il suo desiderio ardente di godere una notte almeno. 9772_8842_000216 ora lascia ch'ella balli cosí come una fatina folle. ma ormai la maggior parte dei cavalieri cascavano a pezzi dalla stanchezza, si dichiaravano vinti e si voltavano attorno come ubriachi in cerca delle loro donne: andate via. 9772_8842_000217 e sí, sí, sí, che bellezza. già dormiva con la maggior leggerezza di mano possibile. la signora lucietta prendeva ora a svestire il piccino, già addormentato, anch'esso in grembo a lei. 9772_8842_000218 la voce di questa canzonettista e il rombo dell'orchestrina facevano una violenza orribile, d'indegno stordimento alla tragica, sconsolata solitudine di quelle poche mummie di avventori. 9772_8842_000219 si sentiva trasportata da quel trenino, ma con l'anima era ancora nella lontana casa di genova abbandonata, le cui stanze sgombre della bella mobilia ancor quasi nuova, miseramente svenduta. 9772_8842_000220 respinti, in attesa che venisse il loro turno, si recavano mogi mogi a invitare altre dame delle loro. qualcuna piú brutta accettava ingrugnata. 9772_8842_000221 una risposta che valesse per ora e per sempre, la risposta che doveva far subito appassire tra le sue dita quella rosa. sorgendo in piedi e guardando con fredda fermezza quegli uomini negli occhi, disse: 9772_8842_000222 la signora lucietta udí per un momento la voce del suo destino che, sí, proprio la voleva sperduta nella vita insieme con quelle due creaturine. 9772_8842_000223 confesso che mi sarebbe piaciuto molto trovar laggiú, nelle poltrone e nelle sedie serii e composti, con la loro brava consumazione, davanti intatta velata di polvere e con qualche ragnetto natante. 9772_8842_000224 dalle grate di queste finestre s'intravedevano giú un banco di méscita di lacca verde e luccicante di specchi, una diecina di tavolini di marmo attorno a cui stavano seduti molti avventori: uomini, donne, poi un armonium, ecc. 9772_8842_000225 alla fine giunse da lontano, lamentoso il fischio del treno in ritardo. eccolo nel lamento di quel treno che correva nella notte per la stessa via su cui tra poco anche lei sarebbe passata. 9772_8842_000226 lasciatemi ripetere, amici, che siete veramente imbecilli. sappiate che, dopo aver accompagnato fino al portone dell'alberguccio il signor zuccarello, nel ritornare indietro io m'ebbi nel bujo fitto della strada, un profondissimo inchino da quell'ombra. 9772_8842_000227 pian pianino le scarpette: una e due. pian pianino i calzini: uno e due e via. ora i calzoncini insieme con le mutandine. 9772_8842_000228 poco dopo la sala era quasi piena, rumorosa, ansiosa per la promessa d'un godimento insperato. il riflettore di contro al palcoscenico cominciò a sfriggere sbarbagliando. s'accese. 9772_8842_000229 e parimenti ero sicuro che ella, senza muovere un lamento, faceva di tutto per tener lui come un damerino. dite di no? 9772_8842_000230 e mai certo. da anni e anni al circolo, per via, nelle case a passeggio, avevano canticchiato tanto, senza volerlo, senza saperlo, i civili di pèola, la. 9772_8842_000231 e come lontano, lontanissimo e ignoto. e ch'ella vi si sarebbe sperduta invano chiedendo ajuto, tra tanti occhi che sarebbero rimasti a guardarla, come quelli con qualche velo di tristezza, sí, ma in fondo indifferenti. 9772_8842_000232 cosí pensando, la signora lucietta ora restringeva, ora dilatava i begli occhietti vispi e, di tratto in tratto, con una rapida, speciosa mossetta che le era abituale, levava una mano e si passava l'indice sul nasetto ardito e sospirava. 9772_8842_000233 chi piú ombra o cara di noi due state a sentire. ero dunque in uno di questi deliziosi momenti, con in mano il codino della mia ragione. 9772_8842_000234 e che ha perciò acquistato per noi il valore intrinseco della nostra stessa vita, un valore assoluto capite, appena raggiunto o anche prima d'essere raggiunto. ci si scopre vano. come perché vano? 9772_8842_000235 qua, tra quell'ampia chiostra di monti azzurrini, qua e là spaccata da vaporose vallate, fosche di querci e d'abeti gaje di castagni, pèola col suo mucchietto di tetti roggi e i suoi quattro campaniletti scuri. 9772_8842_000236 il segretario comunale, quel signor silvagni, incontrato sul treno, si tratteneva un momento lí, sull'uscio o davanti lo sportello. le parlava di cose aliene, anche liete. rideva con lei della caccia che si dava ai cani, per esempio, e delle difese che ne prendevano le donne brutte del paese. 9772_8842_000237 dio sa che cosa il bigliettajo arguí dalla mia aria smarrita perché evidentemente il signor zuccarello era per lui un numero come un altro del programma. 9772_8842_000238 ma voi capite, amici miei, che a me non importava tanto, quella sera, di salvare il signor zuccarello, quanto di salvare l'assoluto. ne avevo proprio bisogno. 9772_8842_000239 e anche nella voce, quando cominciò a belare appassionatamente. per me la maggior prova, la prova piú lampante che non m'ero affatto ingannato sul suo conto fu questa: che non si sforzò per nulla. 9772_8842_000240 ora, in questo esilio, un sentimento, all'improvviso, era venuto a raggiungerlo, un sentimento ch'egli avrebbe voluto tener discosto per non riconoscerlo ancora. non avrebbe voluto riconoscerlo, ma non osava piú neanche scacciarlo. 9772_8842_000241 il riflesso preciso della lampada a olio della vettura, con la rossa fiammella fumosa e vacillante, il vetro concavo dello schermo e l'olio caduto che vi sguazzava. 9772_8842_000242 no, via via erano ancor tanto piccini. perché immaginare queste cose brutte? sarebbe stata vecchia lei allora. 9772_8842_000243 la prova maggiore della sua divinità mi fu data però da un'ombra che, appena usciti dal caffè sotterraneo, prese a seguirci a distanza per piú d'un'ora lungo le vie deserte. 9772_8842_000244 ecco, la vita nostra corre protesa tutta verso quel fine nel quale s'illude di poter toccare e sentire la propria realtà. 9772_8842_000245 egli solo intendeva tutta la purezza di quella folle gioja e ne godeva. ne godeva come se quel tripudio innocente fosse un dono della sua tenerezza a lei. 9772_8842_000246 nel bujo fitto della sera invernale, il trenino andava col passo di chi sa che tanto ormai non arriva piú a tempo. 9772_8842_000247 ma via. per una sera poteva anche venire dopo averli messi a letto e non c'era la serva. per una sera. a uno dei giovanotti, nella furia scappò detto finanche il lutto. ma che sciocchezza. ebbe una gomitata in un fianco e non fiatò piú. 9772_8842_000248 la signora lucietta ne aveva provato subito un gran fastidio. il color chiaro di quei grandi occhi le aveva, chi sa perché, destato confusamente l'idea che il mondo, ovunque ella andasse, le sarebbe rimasto sempre estraneo ormai. 9772_8842_000249 e gli bastava perciò di poter dire, per accrescere colà il suo prestigio, d'aver cantato a roma, in un caffè-concerto di roma, quale non importava. 9772_8842_000250 e le diede qualche ragguaglio del paesello per tutte le viuzze e le piazzette. la noja a pèola era visibile e tangibile, sempre visibile come 9772_8842_000251 l'orchestrina attaccò il preludio della prima romanza e il signor zuccarello, in marsina, cravatta bianca, guanti bianchi, si fece avanti raggiante, accolto da uno strepitoso applauso. 9772_8842_000252 fausto silvagni si tirò. sú a guardare, come sospinto dal presentimento oscuro d'un imminente pericolo, ma già quei sette s'eran precipitati a raccogliere la rosa. 9772_8842_000253 un avventore che ha avuto fiducia nel signor zuccarello e se ne promette una gioja che lei non può neanche immaginarsi. ma questo si provò a interrompermi, a sua volta il proprietario. non gli diedi tempo. questo anche per suo tornaconto, caro signore. qua siamo in un sotterraneo, lei lo sa bene. 9772_8842_000254 ma sí, ma sí che noi lo crediamo. lo crediamo invece benissimo, anzi, tanto piú lo crediamo, protestarono quelli a coro. proprio a lui, oh, proprio a lui. 9772_8842_000255 non s'udiva alcuna voce e cessato il rumor cadenzato delle ruote, l'attesa in quel silenzio pareva eterna e sbigottiva. mazzàno, mormorò il signore s'aspetta al solito la coincidenza. 9772_8842_000256 spenta sul piú bello la luce di tanti sogni, tenuta fin da ragazzo accesa con l'ardore di tutta l'anima, sogni che ora non poteva richiamare al suo ricordo senza strazio e senza rossore. 9772_8842_000257 si recavano alle labbra: la tazza di caffè, lo sciop di birra, il bicchiere di menta, col gesto di chi pensa, poiché è ancora necessario ch'io lo beva. 9772_8842_000258 stentai non poco a calmarlo, ma alla fine ci riuscii. non solo, ma riuscii anche a farmelo amico. lo condussi con me per piú d'un'ora per le vie già deserte. 9772_8842_000259 perché in quell'equilibrio perfetto che solamente può dare la piena soddisfazione di sé, egli aveva capito che a lui conveniva d'essere un piccolo dio provinciale, di condurre cioè nei paeselli di provincia la sua modesta divinità. 9772_8842_000260 i sorse, allora, come in un lampo di follia, la tentazione di mettermi a battere fragorosamente le mani per rompere, per fracassare quel silenzio, per far balzare in piedi, atterriti, quei pochi taciturni, oppressi, avventori aspiranti morti. 9772_8842_000261 la sua vista, una conversazione con lui mi avrebbero senza dubbio rimesso a posto lo spirito ridato, la calma e la fiducia nella vita. entrai dunque in quel caffè-concerto sotterraneo. 9772_8842_000262 miseramente, pur troppo. oggi, qua, domani, là, randagia con essi. e poi, quando sarebbero cresciuti, quando si sarebbero fatta una vita per loro, forse del suo sacrificio, di tutte le sue pene non avrebbero tenuto alcun conto. 9772_8842_000263 il primo sbalordimento si cangiò in irritazione. forse gli balenò il sospetto ch'io fossi pagato dal signor zuccarello per fare quella parte. si scrollò irosamente e disse: 9772_8842_000264 e tutti i disegni per la conquista dell'avvenire diventano facili, agevoli e ciascuno si scrolla d'addosso il ricordo delle bussate piú solenni, riconoscendo che via aveva dato ad esse troppa importanza. 9772_8842_000265 che questo grembo fosse squarciato per il riposo cieco e muto dei morti. la terra lo poteva tollerare, ma che fosse aperto, e cosí oscenamente, ad archi scosciati, e la cecità fosse rischiarata con tanta sfacciataggine da due grosse lampade. 9772_8842_000266 l'avrà portato un bel giorno a cantare cosí naturalmente come fanno gli uccellini. s'è trovata in gola una discreta vocetta e gli è bastata per distinguersi senza sforzo dagli altri. 9772_8842_000267 tanto e non piú cosí nella voce come nei gesti e nei sorrisi, dava quel che poteva e perfettamente sapeva quanto poteva dare. 9772_8842_000268 nelle pause cacciava fuori la lingua sorridendo per umettarsi le labbra e graziosamente con due dita si tirava i polsini di sotto le maniche. 9772_8842_000269 scrollava il capo e quasi sobbalzava, come per un vellicamento di sorpresa. e che improvvise caldane e che subitanei arresti di respiro che finivano a un tratto in una stanca risatina. oh, ma piangeva anche, sí, sí, piangeva in certi momenti senza saper perché. 9772_8842_000270 una moltitudine di morti venuti per vie sotterranee a quel loro caffè-concerto, con gli abiti neri, lustri d'umido, spiegazzati e chiazzati qua e là da bianche gromme di muffa. trovai di peggio? 9772_8842_000271 s'era come diffusa sui roggi, tetti, ammuffiti e in ogni angolo del vecchio, sonnolento paesello e lo ilarava tutto agli occhi degli uomini. 9772_8842_000272 fausto silvagni guardava da un pezzo costernato quella rosa. non sapeva perché la vedeva su quel capo come una fiamma. si scoteva tanto quella testolina folle, come non cascava quella rosa. 9772_8842_000273 poco sicura d'aver raggiunto alla fine quell assoluto che tutti, affannosamente, senza saperlo, andiamo cercando nella vita. io no, io no, io no. lo interrompemmo a coro. bestie, se vi dico senza saperlo. 9772_8842_000274 pareva proprio che ci fosse un'altra lampada di là la quale seguisse con pena nella notte il treno, quasi per dargli insieme conforto e sgomento. 9772_8842_000275 la signora lucietta promise infine che sarebbe andata, o piuttosto che avrebbe fatto di tutto per andare. ma poi, quando tutti se ne furono andati, rimase a guardarsi, nella manina bianca posata su la veste nera, il cerchietto d'oro che il loffredi, sposando, le aveva messo al dito. 9772_8842_000276 poteva forse credere anche lui che ella non era possibile? e perché allora? forse perché lo credevano gli altri? invece d'impallidire e di turbarsi a quel modo, avrebbe dovuto protestare. 8207_8842_000000 e anche segnata, vi so dire, con uno di quei cerchietti che indicano le città capoluogo di provincia e il suo bravo nome accanto riparo. 8207_8842_000001 che vita aveva. la vita gliel'aveva data lui e l'usurpazione e la frode che quell'altro era venuto a commettere non era della terra, ma della vita che egli a questa terra aveva dato. 8207_8842_000002 l'altra, la nuova sarà presto terminata e sarà una vera galanteria, col campanile e tutto, tre altarini e il pulpito e la sagrestia, tutto. insomma, chiesa per davvero, levata di pianta per chiesa, con un tanto a testa di tutti i borghigiani. 8207_8842_000003 il vecchio ora dice che l'avrebbe preferito: tre o quattro altri insieme sarebbero stati compagni e si sarebbero diviso il lavoro. e sua moglie forse allora non sarebbe morta di fatica. 8207_8842_000004 il suo remo di fronte rivale. quantunque non fratello lo aveva avuto davvero, non l'aveva ucciso solo perché remo aveva pensato lui di morire prima, a tempo da sé. 8207_8842_000005 nelle società cosí dette civili o dette anche storiche. la leggenda, si sa, non può piú nascere. potrebbe nascere e spesso anche nasce, ma umile e striscia timida tra il popolino. 8207_8842_000006 c'era il deserto, un beato deserto. qua uomini che come un nastro svolgevano la vita da lontano, lontano passarono allungando il nastro per questo deserto, uno stradone. 8207_8842_000007 non ben cotta, la chiara soltanto di cui la sorellina malatuccia e disappetente aveva schifo. ebbene, con quel sorsellino che avrebbe dovuto scoronar l'uovo appena appena. 8207_8842_000008 che era per essi quello stradone. lunghezza di cammino, via da fare. chi poteva pensare di fermarcisi, un uomo, questo vecchio, qua. 8207_8842_000009 egli, nella furia del gioco, interrotto senza farlo apposta, s'era tirato dentro tutto l'uovo chiara e torlo tutto quanto, lasciando con tanto d'occhi sbarrati per la sorpresa e il guscio in mano vuoto la madre e la sorellina. lo stesso ora qua per lo stradone. 8207_8842_000010 quando disse qua non aveva certo in mente questa borgata d'oggi, la città di domani. pensava che sarebbe restato sempre lui solo a offrire ajuto a tutti quelli che sarebbero passati di là. 8207_8842_000011 e carri cominciarono a poco a poco a passare nella solitudine per questo stradone, e qualche uomo a cavallo armato che volgeva attorno gli occhi, guardinghi dallo sgomento che si scoprisse per la prima volta a lui solo. 8207_8842_000012 ma quell'uno fu per forza nemico, un nemico da respingere anche col coltello in pugno dalla vita che egli aveva fatto nascere su quello stradone. e ch'era sua. 8207_8842_000013 di fronte a tre o quattro altri insieme, egli avrebbe cercato e stabilito un accordo e certo sarebbe stato da essi riconosciuto e rispettato come il primo e come il capo. 8207_8842_000014 egli non aveva il diritto d'impedire che un'altra casa gli sorgesse di fronte. la terra su cui sorgeva non era sua, ma questa terra prima era un deserto. 8207_8842_000015 popolino lumachella, che ha gli occhi nelle corna e subito li ritira tra il bollichío della vana bava, appena col dito rigido e sporco d'inchiostro, un professore di storia glieli tocchi. 8207_8842_000016 di cui riconosce in dio la causa e dunque l'obbligo per gli uomini d'accettarli con obbedienza e rassegnazione. per quanto dolorosi e crudeli possano parere, i casi passano e vanità è ricordarli. di fronte a questa certezza che la giustizia di dio trionfa sempre, 8207_8842_000017 romolo non può parlare, altrimenti. deve riconoscere, romolo, che fu giustizia di dio la morte della moglie, che dio, cioè, con questa morte lo volle punire del suo voler troppo. 8207_8842_000018 finché, con l'andare degli anni, tra questa e quella, una terza non sorse in mezzo come paciera a riunirle. per questo dice romolo, le strade antiche dei piccoli paesi sono tutte storte, che ogni casa vi scantona. 8207_8842_000019 carri, uomini a cavallo, qualcuno raro a piedi passavano e tutti sentivano di quella solitudine uno sgomento che a mano a mano diveniva oppressione intollerabile. 8207_8842_000020 prefettessa, se dureranno ancora questi saggi ordinamenti sociali e se un terremoto, prima con l'ajuto di dio che castiga le ambizioni degli uomini, non l'avrà fatta crollare dalle fondamenta. ma speriamo di no. 8207_8842_000021 ecco qua, dopo che lui, sfidando gli orrori della solitudine per mesi e mesi solo, era riuscito a far fermare davanti a quel suo tetto di paglia i carri che passavano. 8207_8842_000022 e si provò a respirare l'aria allora deserta, a vedere intorno le cose come quelle che dovevano essere la sua aria e la sua vista di tutti i giorni. 8207_8842_000023 ecco qua in terra il segno delle scalciature. povera bestia, non lo sa che è ufficio divino? le pare una gran seccatura? e mill'anni che finisca. 8207_8842_000024 perché, alla fine, il trionfo della giustizia divina, romolo deve additarlo in lui che morto remo ne sposò in seconde nozze la moglie, e perché morí remo, ma anche lui per punizione di dio, per una gran paura che dio gli mise addosso. 8207_8842_000025 poteva dio permettere che una sua punizione diventasse soverchia e dunque ingiusta, lasciando che quell'altro profittasse di quanto ora a lui era venuto a mancare con la morte della moglie? 8207_8842_000026 ora, quando qui sarà città, nessuno dei tanti figli di essa saprà di questo romolo primo loro padre. come perché sia nata la città? perché qui e non altrove? 8207_8842_000027 soggiunge però che allora, nelle due case di contro, popolate tutte e due di figliuoli a cui finora non era stato mai concesso d'accostarsi gli uni agli altri per mettere insieme i loro giuochi, 8207_8842_000028 e piú disgraziati i posteri che avranno, minuto per minuto, documentati i fatti degli avi e dei padri che, forse abbandonati alla memoria e all'immaginazione, a poco a poco, come ogni cosa lontana, s'inazzurrerebbero di qualche poesia. 8207_8842_000029 morí, perché comprese che l'uomo a cui egli era venuto a mettersi contro ora, stroncato dalla morte della moglie, avrebbe certo rovesciato su lui il furore della sua disperazione. 8207_8842_000030 sí, ma civiltà vuol dire, appunto, il riconoscimento di questo fatto: che l'uomo, tra tanti altri istinti che lo portano a farsi guerra, ha anche quello che si chiama istinto gregario, per cui non vive se non coi suoi simili. 8207_8842_000031 dio, dice il vecchio adesso, alzando una mano con l'indice teso, e lascia nell'ombra i casi e gli eventi passati. 8207_8842_000032 si guardò attorno a osservare ciò che prima aveva soltanto guardato con l'occhio distratto di chi passa e non pensa a fermarsi. guardò col senso della sua presenza, non per un solo momento qua, ma stabile. 8207_8842_000033 ma non andate ora a cercare nelle carte geografiche la città fondata da questo romolo. non la trovereste. la troveranno i posteri, di sicuro di qui a tre o quattrocent'anni. 8207_8842_000034 la punizione. ch'era dolore per lui. doveva essere paura per quell'altro, e tanta fu che ne morí. romolo non dice altro. 8207_8842_000035 e a mangiare, in rozze scodelle campestri, i cibi cucinati dalla moglie mentr'egli attendeva a riparare una ruota o una molla a qualche carro, o a ferrar la mula o il cavallo. un altro era venuto su lo stradone un po piú in giú a levare contro alla sua casa un'altra casa. 8207_8842_000036 poesia, storia, storia. finiamola con la poesia. ecco qua, senza lupa, senza il fratello remo, senza volo d'avvoltoj romolo, come ce lo fanno conoscere gli storici, come l'ho conosciuto io, jeri vivo. 8207_8842_000037 per consiglio di romolo adattata a chiesina, con un solo altarino dentro di vecchio legno ingrassato al tanfo caldo del letame e una stampa del sacro cuore di gesú attaccata al muro coi chiodini. alla meglio si sa, ma che importa? 8207_8842_000038 e col coraggio che gli sorgeva dentro per distendersi e imporsi attorno, comparò la tristezza infinita di quella solitudine. se il suo coraggio avrebbe saputo resisterle e durarvi, quando non ora. 8207_8842_000039 e poi, levata a poco a poco la casetta di pietra e fatta venir la moglie coi figliuoli, era riuscito a far sedere sotto la pergola i carrettieri a bere il vino, di cui una bottiglina di saggio pendeva appesa con una frasca d'insegna alla porta. 8207_8842_000040 nelle due case di contro, restarono: qua un uomo senza donna, là una donna senza uomo, e l'uno vestito di nero. vide l'altra vestita di nero, e nel cuore dell'uno e dell'altra ecco che dio allora fece sbocciare la carità. 8207_8842_000041 e tanto era stato il suo coraggio nel levare quel primo tetto di paglia che altri, per forza, dovevano sentirsene attirati. quando però una necessità non pensata si para davanti a una illusione, questa necessità ci sembra un tradimento. 8207_8842_000042 la terra in un luogo. non si riesce piú a vedere questa terra e questo luogo com'erano prima che la città vi sorgesse. cancellare la vita è difficile quando la vita in un luogo si sia espressa e imposta con tanto ingombro di pesanti aspetti: case, vie, piazze, chiese. 8207_8842_000043 la vista di tanta solitudine, cosí lontana e ignota a tutti. silenzio intorno e aperto sotto la vastità cupa del cielo. 8207_8842_000044 per ora è piú che un casale di già una bella borgata con presto due chiesine: una è questa qua stalla un tempo. 8207_8842_000045 ma dentro quel suo primo respiro, tratto in mezzo allo stradone, non c'era soltanto aria per un solo tetto di paglia, c'era dentro l'aria per tutta questa borgata d'oggi, per la città di domani. 8207_8842_000046 ah, una di qua, una di là, quelle case non propriamente nemiche, no, scontrose le spalle, non se le voltavano, ma l'una s'era messa un po di fianco e l'altra un po di traverso, come se tra loro non volessero vedersi in faccia. 8207_8842_000047 vede in mente come, dopo le prime due, nacquero le altre case di questa borgata, quando i figliuoli da una parte e dall'altra crebbero e alcuni fecero nozze tra loro e altri portarono da lontano chi la moglie, chi il marito. 8207_8842_000048 chi penserà, tra le chiacchiere vane dei caffè, alle cicale che qui arrabbiate, tra le stoppie segate, segavano la vasta e ferma afa nell'abbagliamento delle eterne giornate estive? 8207_8842_000049 crede il professore di storia che in quel suo dito rigido e sporco d'inchiostro sia la santa verità e che sia un bene far ritirare le corna alla lumachella disgraziato? 8207_8842_000050 anch'egli quelle due braccia sole che dio gli aveva date. non se le sentiva piú la sera dalla stanchezza. c'era dunque posto e lavoro non solo per un altro, ma anche forse per tre o quattro altri. 8207_8842_000051 da quell'uno dovette invece accanitamente difendersi la vita da non lasciargliene prendere nulla o quel poco soltanto che alle sue braccia non riusciva piú di contenere. ma l'effetto fu questo che gli morí la moglie dalla troppa fatica. 8207_8842_000052 nelle vetrine delle ricche botteghe. chi penserà a una lampada sola in cielo? la luna che nel silenzio e nella solitudine guardava dall'alto il nastro bianco dello stradone, in mezzo al deserto sterminato e ai grilli e alle raganelle che qui scampanellavano soli. 8207_8842_000053 tutto sudato e impolverato, d'estate intabarrato fino agli occhi e con l'ombrellone di seta verde, d'inverno, come nelle oleografie, la mula legata per la cavezza all'anello accanto alla porta aspetta sbuffando e scalciando per le mosche culaje. 8207_8842_000054 quando, di qui a quattrocent'anni, campanelli di tram elettrici, trombe d'automobili squilleranno, streperanno tra la confusione delle vie affollate illuminate da lampade ad arco con luccichii e sbarbagli di vetri di specchi negli sporti. 8207_8842_000055 un reciproco bisogno d'ajuto e di conforto e la prima guerra finí romolo. tentenna il capo e sorride. 8207_8842_000056 romolo, un fondatore di città, e dire che, a guardarlo bene negli occhi di lupo peccato. si poteva credere benissimo che davvero una lupa lo avesse allattato bambino circa novanta anni fa. 8207_8842_000057 troppo, però veramente doveva riconoscerlo. troppo ci aveva messo per uno solo. tutti i carri che passavano spesso in lunga fila si fermavano là ora per una sosta abituale. la moglie non riparava a servir tutti e non si reggeva piú in piedi dalla fatica. 8207_8842_000058 per questo sí, ma poi viene: o romolo la civiltà coi piani regolatori che obbligano le case a stare in riga. la guerra allineata, tu dici. 8207_8842_000059 qua non è tuo. poteva soltanto dirgli quell'altro: sí, ma che era qua prima per te. poteva gridargli lui: e ci saresti tu venuto, se prima non ci fossi venuto io, qua non c'era nulla. e tu vieni adesso a rubarmi quello che ci ho messo io. 8207_8842_000060 col cielo aggrondato e il freddo nell'eterne giornate di pioggia si sarebbe fatta piú squallida e paurosa. parla per apologhi il vecchio e narra che da ragazzo aveva una sorellina malatuccia e disappetente che faceva tanto penar la madre per contentarla. 8207_8842_000061 gesú ce la respira davvero qui dentro la sua natività. da miglia e miglia lontano, ogni domenica ci viene con la mula un prete a dir messa. 8207_8842_000062 sentí forse che in quel punto, tanti come lui passando, avevano avrebbero sentito il bisogno d'un poco di riposo, d'un poco di conforto e d'ajuto, e disse qua: 8207_8842_000063 quando una casa sorge in un punto, l'altra casa non le si mette mica accanto come una compagna o una buona sorella di fronte le si mette come una nemica, a toglierle la vista e il respiro. 8207_8842_000064 casa, perché un paese- ora il vecchio lo sa bene e lo può dire per esperienza- un paese nasce cosí. non è mica vero che gli uomini si mettono insieme per darsi conforto e ajuto a vicenda, insieme si mettono per farsi la guerra. 8207_8842_000065 che ciascuno dentro ci potrà immaginare le belle cose che vi saranno: vie, piazze, palazzi, chiese, monumenti. col signor prefetto e la signora prefettessa. 8207_8842_000066 ora. un giorno, mentr'egli giocava per istrada coi compagni a un gioco furioso, la madre, che se ne stava seduta allo scalino davanti la porta, lo chiamò perché piano, piano, con un sorsellino càuto, si sorbisse da un uovo ch'ella teneva in mano la chiara soltanto. 9772_8906_000000 quì ognuno comanda: venite. osservò alice mentre lo seguiva lentamente. non sono stata mai così comandata in tutta la mia vita. non si erano di molto inoltrati quando videro, a una certa distanza, la falsa testuggine che sedeva mesta e soletta sull'orlo d'una rupe. 9772_8906_000001 se è questo tutto quel che sapete, voi potete ritirarvi. continuò il re. quì un altro porcellino d'india diè un applauso, ma fu soppresso. addio porcellini d'india, non vi vedrò più, disse alice. ora le cose andranno meglio. 9772_8906_000002 maestà, che bella giornata. balbettò la duchessa con voce debole e fioca. vi dò a tempo un avvertimento, tuonò la regina battendo fieramente il terreno col piede. 9772_8906_000003 e giunsero e videro che il re e la regina di cuori erano seduti in trono, circondati da una gran folla composta di uccellini, di bestioline e da tutto il mazzo di carte. 9772_8906_000004 in qual modo? in qual modo per vedere in qual modo si mutava, ma restò molto sorpresa nel vedersi della stessa statura. certo, così accade a tutti coloro che mangiano pasticci. 9772_8906_000005 a queste parole il cappellaio tremò a verghe, così che le scarpe gli scappavano da piedi. rendete la vostra testimonianza, ripetè fieramente il re, o vi farò mozzare il capo. poco importa che tremiate o no. 9772_8906_000006 sempre meditabonda. domandò la duchessa mentre affondava quel suo mento acuminato sull'omero della bambina. ho ben di che. rispose vivamente, alice, perchè cominciava a sentirsi annoiata. 9772_8906_000007 passò qualche istante e poi rincominciò che dovessi io traversare la terra. sarebbe bella s'io uscissi fra le genti che camminano col capo in giù. 9772_8906_000008 ponderate il vostro verdetto, disse il re a giurati. non tanta fretta, interruppe vivamente il coniglio. vi son molte cose da fare prima. 9772_8906_000009 vi dovreste vergognare di far questioni tanto semplici. aggiunse il grifone e poi zittirono, ed entrambi fissarono gli occhi sulla povera alice che le pareva sprofondarsi sotterra. 9772_8906_000010 si mise a camminar mestamente nel mezzo della sala pensando come mai avrebbe potuto riuscirne fuori. tutt'a un tratto capitò vicina a un piccolo tavolino di cristallo solido e sorretto da tre piedi. 9772_8906_000011 scommetto che siete sorpresa perchè non vi cingo la vita col mio braccio, disse la duchessa dopo qualche istante. ma gli è perchè non so che razza d'umore abbia il vostro fenicòntero. facciamo la prova. 9772_8906_000012 questo è nulla rimpetto a quel che potrei dire se ne avessi voglia. soggiunse la duchessa, contenta come una pasqua. non v'incomodate a dirne di più lunghe di quella che avete recitata or ora, disse alice. 9772_8906_000013 non potete credere quanto son lieta di ritrovarvi, bambina mia, disse la duchessa mettendo amichevolmente il suo braccio in quello di alice e camminando insieme. 9772_8906_000014 ad alice non piacque l'esser così stretta con lei. primo perchè la duchessa era bruttissima. secondo perchè, per la sua altezza, ella appoggiava il mento sulla spalla d'alice. ora, quel mento era spiacevolmente acuto. 9772_8906_000015 e andò via, lasciando alice sola col grifone. non piacque ad alice l'aspetto della bestia, ma poi, riflettendo che il rimaner col grifone non era tanto pericoloso per lei quanto il rimanere con quella selvaggia regina, stette lì ed aspettò. 9772_8906_000016 mai sentito parlare di bruttificazione. ma sapete che significa bellificazione? eh sì, rispose alice, ma un pò dubbiosa: significa rendere qualche cosa più bella. 9772_8906_000017 e vi affisò gli occhi e scappò via. alice saltò in piedi perchè l'era venuto in mente ch'ella non avea mai veduto un coniglio col panciotto e il suo rispettivo taschino, nè con un oriuolo da starvici dentro. 9772_8906_000018 oh, quanto desiderò d'uscir fuori da quella sala buja per correre su que prati di fiori risplendenti e lungo le chiare e fresche acque delle fontane. ma non l'era dato neppure di cacciare il capo fuori della buca. 9772_8906_000019 poichè, essendo ultimamente accadute tante cose straordinarie, alice avea cominciato a persuadersi che poche fossero le cose veramente impossibili. 9772_8906_000020 davvero non c'era troppo da meravigliarsi di ciò. nè alice pensò che fosse cosa troppo stravagante di sentire parlare il coniglio, il quale diceva fra sè: oimè, oimèi, ho fatto tardi. 9772_8906_000021 ma pure non volle essere scortese e sopportò quella noja come meglio potè. il giuoco va meglio ora. disse così per alimentare la conversazione. 9772_8906_000022 e la duchessa, come i porci, ne hanno di volare e la mo quì, con gran sorpresa d'alice, la voce della duchessa andò morendo e si spense in mezzo alla parola morale che tanto gradiva. 9772_8906_000023 tavola. l'aprì e vi trovò dentro un piccolo pasticcino sul quale, con uva di corinto, era scritto in belli caratteri: mangia bene, lo mangerò, disse alice, e se mi farà crescere di molto giungerò ad afferrare la chiavettina e se mi farà rimpicciolire mi striscerò sotto l'uscio. 9772_8906_000024 volta v'erano porte tutt'intorno alla sala, ma erano tutte serrate e dopo che alice andò su e giù provando tutti gli usci per vedere se fosse possibile d'aprirne qualcheduno, ma sempre inutilmente. 9772_8906_000025 tartaruga? perchè la chiamavate tartaruga se non era tale? domandò alice, la chiamavamo tartaruga perchè c'insegnava a tartagliare? disse la falsa testuggine con dispetto: avete poco comprendonio. 9772_8906_000026 forse non ne ha? osservò cautamente alice che che bimba disse la duchessa: ogni cosa ha la sua morale, purchè voi la possiate trovare. e si strinse più presso ad alice mentre parlava. 9772_8906_000027 provò la chiavettina d'oro se andasse alla toppa e con molta allegrezza vide che c'entrava per l'appuntino alice. aprì l'uscio e vide che dava a un piccolo corridoio, largo quanto una buca da topi. s'inginocchiò e vide al di là del corridoio il più bel giardino del mondo. 9772_8906_000028 erano guardati e condannati nel capo. finalmente la regina lasciò il giuoco, tutta sbuffante ed anelante, e disse ad alice: hai veduto la falsa testuggine? nò, disse alice, non so neppure che sia la falsa testuggine. 9772_8906_000029 proprio così, disse il grifone, sospirando anche lui, ed entrambe le bestie nascosero la faccia fra le zampe. quante ore di lezione avevate al giorno? disse alice prontamente per mutare argomento. 9772_8906_000030 ei non si reggeva più in gambe. guardava ansiosamente la regina e confuso morsicò un bel pezzo del labbro della tazza invece del pane col burro. 9772_8906_000031 andando giù, prese di volo un vasettino che aveva un cartello: lo lesse: conserva d'arance. ma oimè, era vuoto e restò delusa. non volle lasciar cadere il vasettino per non ammazzare chi era in fondo e, andando sempre giù, lo depose in un'altra credenza. 9772_8906_000032 notate queste cose, disse il re ai giurati, e questi si misero a scrivere con molta premura le tre date sopra le lavagne e poi le sommarono riducendole a lire e centesimi. 9772_8906_000033 darcene. e così discorrendo, avea quasi dimenticata la duchessa e trasaltò quando si udì dire all'orecchio: cara mia, voi avete la testa ad altro e dimenticate di parlare con me. non potrei dirvene ora la morale, ma me ne ricorderò fra breve. 9772_8906_000034 ma la senape non è un uccello. osservò, alice. bene, come sempre disse la duchessa, voi dite ogni cosa, assai benino. 9772_8906_000035 e mozzategli il capo fuori. soggiunse la regina indirizzandosi ad un ufficiale, ma il cappellaio era sparito dalla vista. pria che l'ufficiale giungesse alla porta. 9772_8906_000036 ma qualcheduno ha detto invece, bisbigliò alice, se ognuno badasse alle proprie faccende, il mondo girerebbe meglio. bene, l'una vale l'altra, disse la duchessa e mentre conficcava il suo mento acuto nelle spalle d'alice, continuò: 9772_8906_000037 ma non era quella la migliore occasione per fare sfoggio della sua erudizione, poichè non c'era niuno che l'ascoltasse. ciò non di meno, era bene di ripassarle a mente. 9772_8906_000038 e il giudice non era altro che il re. e siccome portava la corona sopra la parrucca- guardate il frontespizio per averne un'idea- era un poco imbarazzato. certo, non gli andava bene. 9772_8906_000039 e la morale di ciò la è questa: guardate al franco, gli spiccioli si guarderanno da sè come si diletta a trovar la morale in ogni cosa, pensò alice. 9772_8906_000040 giardino. ma povera alice, quando fu all'uscio si accorse che avea dimenticata la chiavettina d'oro e quando si rivolse verso la tavola dove l'avea lasciata, vide che non potea più arrivarla. 9772_8906_000041 è un minerale, credo, disse alice. certo, rispose la duchessa che pareva desiderasse d'acconsentire a tutte le cose che diceva alice. 9772_8906_000042 il braccio ch'era nel suo cominciò a tremare. alice alzò gli occhi e vide che la regina stava davanti ad esse, le braccia conserte, accigliata e spaventevole come un uragano. 9772_8906_000043 ma alice s'era tanto abituata a veder cose straordinarie che le sembrava una cosa stupida e sciocca quella di crescere come si cresce generalmente, e tornò alla bisogna e in pochi istanti ingoiò tutto il pasticcio. 9772_8906_000044 potrebbe mordervi, rispose alice, che non ne voleva di quelli esperimenti. è vero, disse la duchessa, i fenicònteri e la senape pizzicano entrambi e la morale è questa: chi si rassembra s'assembra. 9772_8906_000045 una delle due: o il pozzo era arci profondo o ella vi ruzzolava assai adagino, poichè ebbe tempo, mentre cadeva, di guardare tutto intorno e stupiva pensando a ciò che le avverrebbe poi. 9772_8906_000046 pensò che sarebbe stato bene per lei di lasciare il tribunale, ma poi, riflettendoci su, volle restare almeno sino a che vi fosse spazio per lei. 9772_8906_000047 intanto, la regina non avea mai sviato il suo sguardo feroce dal cappellaio e, mentre il ghiro traversava la sala del tribunale, disse ad un usciere: recatemi la lista de cantanti nell'ultimo concerto. 9772_8906_000048 così, in un modo o in un altro, entrerò nel giardino, e poi sarà quel che sarà. ne mangiò un bocconcino e, mettendosi la mano sul capo, sclamò ansiosamente: 9772_8906_000049 ma comunque fosse, non potette aprirne alcuno. ciò non di meno, avendo fatto un secondo giro nella sala, capitò davanti a una cortina bassa che non aveva osservata prima, e dietro ad essa v'era un piccolo uscio alto quindici pollici o giù di lì. 9772_8906_000050 la vostra dunque non era una buona scuola. disse la falsa testuggine come se si sentisse sollevata nella nostra c'era. alla fine del programma extra francese: musica e bucato. 9772_8906_000051 avreste dovuto finirlo, rispose il re. quando avete cominciato a prenderlo, il cappellaio guardò la lepre marzolina che l'avea seguito al tribunale andando a braccetto. 9772_8906_000052 prima di tutto aguzzò la vista e cercò di vedere nel fondo per scoprire ciò che le accaderebbe, ma gli era bujo affatto e non ci si vedea punto. 9772_8906_000053 perchè si duole? domandò al grifone, e il grifone rispose: un po su, un po, giù come dianzi. è un ruzzo che ha in testa. non ha dolore di sorta, venite. 9772_8906_000054 eh sì, rispose la duchessa, e questa n'è la morale: è amore, è amore. è il pazzeron d'amore che fa girare il mondo ed il mio cuore. 9772_8906_000055 alice cominciava a sentirsi mortalmente stanca di sedere sul poggio accanto a sua sorella senza far nulla. una o due volte aveva gittato lo sguardo sul libro che leggeva sua sorella, ma non c'erano imagini nè dialoghi. 9772_8906_000056 allorchè sarò duchessa, disse fra sè, ma senza troppo sperarlo. non voglio aver punto pepe nella mia cucina. la minestra è buona anche senza. 9772_8906_000057 è quella con cui si fa la minestra di falsa testuggine, disse la regina. non ne ho mai veduto nè udito parlare, soggiunse alice. vieni dunque, disse la regina, ed essa ti racconterà la sua storia. 9772_8906_000058 sì, ma non tanto, soggiunse il ghiro, io non cresco a quel modo ridicolo. e borbottando fra sè, si alzò e andò a mettersi all'altro lato del tribunale. 9772_8906_000059 ciò non di meno, quell'ampolla non aveva l'iscrizione veleno, perciò alice si avventurò di assaggiarne il contenuto e trovandolo delizioso. di fatto, aveva un sapore misto di torta di ciliegie, di crema d'ananasso, di tacchino arrosto, di torrone e di crostini burrati. 9772_8906_000060 lo vuotò tutto d'un fiato. che curiosa sensazione, disse alice, mi vo ristringendo come un cannocchiale. ed era proprio così. 9772_8906_000061 alice stava osservando il coniglio che ripassava la lista, curiosa di vedere chi mai sarebbe l'altro testimone. perchè sin ad ora non hanno affatto prove, diceva fra sè. 9772_8906_000062 dina. dìmmi la verità: hai tu mai mangiata una nottola quando tonfete cascò d'un subito sopra un mucchio di ramicelli e di foglie secche e la caduta finì? 9772_8906_000063 ne tengo per venderli. soggiunse il cappellaio per spiegare il fatto: non ne ho di mio, sono un cappellaio. quì la regina inforcò gli occhiali, guardò fieramente il cappellaio che allibbì di paura. 9772_8906_000064 chiamate. l'altro testimonio, gridò il re, era la cuoca della duchessa, aveva la pepaiola in mano e alice indovinò chi fosse anche prima che entrasse nel tribunale, perchè tutti coloro ch'erano vicini all'uscio cominciarono a starnutire. 9772_8906_000065 non ho mai sentito parlare di bruttificazione, disse alice. ch'è mai? il grifone levò le due zampe all'aria in segno di sorpresa e sclamò: 9772_8906_000066 la testa soppressata cominciò col tè, rispose il cappellaio sicuro. che testa comincia con un t? disse vivamente il re. m'avete voi preso per un gonzo, andate via. 9772_8906_000067 ma non ne avevate bisogno, disse alice, voi vivevate nel fondo del mare. non ho avuto mai mezzi per impararlo, soggiunse sospirando la falsa testuggine. così seguii soltanto i corsi ordinarii. 9772_8906_000068 ma ora è inutile voler credermi. due persone, pensò la povera alice, me ne resta appena tanto per comporne una. ed ecco le cadde sott'occhio una cassettina di cristallo che giaceva sotto la tavola. 9772_8906_000069 uno de giurati aveva una matita che scricchiolava alice. non la poteva soffrire e perciò girò intorno al tribunale. giunse alle spalle di lui e colse tosto il destro per strappargliela. 9772_8906_000070 e cercò di farsi un'idea dell'apparenza della fiamma d'una candela smorzata, poichè non potea nemmeno ricordarsi se mai avesse veduta una cosa simile. e scorsero alcuni momenti e, veggendo che nulla di nuovo le accadeva, si accinse ad entrare nel giardino. 9772_8906_000071 essa la vedea chiaramente a traverso del cristallo e fece ogni sforzo possibile per arrampicarsi ad uno de piedi della tavola e montar su, ma gli era troppo sdrucciolevole e, dopo essersi affaticata invano per vincere quella difficoltà, la poverina si sedette e pianse. 9772_8906_000072 e a che serve un libro? pensò alice, senza imagini e dialoghi, e andava fantasticando col suo cervello come meglio poteva, perchè lo stellone l'avea resa sonnacchiosa e grullina. se 9772_8906_000073 alice. qual'è la commedia, domandò alice, è lei stessa. soggiunse il grifone, è un ruzzo che ha in testa, ma le teste non son mai mozzate. per ciò venite. 9772_8906_000074 quando se lo rammentò in seguito s'accorse che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una cosa assai naturale. ma quando il coniglio trasse un oriuolo dal taschino del panciotto? 9772_8906_000075 ciò fece con tale lestezza che il piccolo giurato era tonio la lucertola. non seppe che fosse della sua matita. girò quà e là per ritrovarla, ma invano. perciò dovette rassegnarsi a scrivere col dito in tutto il resto della giornata. 9772_8906_000076 e tutto ciò perchè non vollero ricordarsi della prudenza ch'era stata loro insegnata in casi simili, come per esempio non maneggiare le molle infocate perchè scottano. se col coltello ti fai sul dito un taglio molto profondo, certo n'uscirà sangue. 9772_8906_000077 che incomodo, rispose la duchessa. vi fo un regalo di tutto ciò che ho detto sino ad ora. è un regalo che costa niente. pensò: alice, buono che non fanno di que regali ne giorni natalizii, ma non osò dir questo a voce alta. 9772_8906_000078 durante qualche istante il tribunale fu una vera confusione. mentre il ghiro era preso e quando si ristabiliva l'ordine, la cuoca era sparita. 9772_8906_000079 perchè, sapete, la nostra fanciulla era mestissima vedendo tanta gente condannata a morte dalla regina tosto, giunsero vicino a un grifone accoccolato e dormente al sole. se voi non sapete che è il grifone, guardate la vignetta. 9772_8906_000080 e quì alice cominciò a sonniferare e fra il sonno e la veglia continuò a ruminare fra denti: i gatti mangiano le nottole, i gatti mangiano le nottole e talvolta le nottole mangiano i gatti. 9772_8906_000081 misero cappellaio, si lasciò cadere la tazza, il pane col burro e le ginocchia a terra e sclamò: maestà, sono un povero mortale, siete un povero oratore, disse. 9772_8906_000082 ed ella non avea dimenticato quell'altro avvertimento: se tu bevi smodatamente d'una bottiglia che ha l'iscrizione veleno, presto o tardi ti farà male. 9772_8906_000083 su su pigro, disse la regina: conducete questa fanciulla a vedere la falsa testuggine che le farà il racconto della sua vita. quanto a me, debbo tornare indietro per fare eseguire alcune sentenze di morte. 9772_8906_000084 i dodici giurati erano occupatissimi a scrivere sulle lavagne. che cosa fanno? bisbigliò alice all'orecchio del grifone. non possono aver nulla da scrivere perchè il processo non è ancora cominciato. 9772_8906_000085 no, maestà, sono un povero sventurato. cominciò il cappellaio con voce tremante ed ho appena cominciato a prendere il tè. non è ancora una settimana. e in quanto al pane col burro che si assottiglia e alla testa soppressata, che soppressata. 9772_8906_000086 il fante stava davanti incatenato, con un soldato a destra e un altro a sinistra. presso al re stava il coniglio bianco con la tromba in una mano e un ruotolo di pergamene nell'altra. 9772_8906_000087 e l'esser non è altro che l'essere di quell'essere, ch'è l'essere dell'essere, e non altrimenti. credo che l'intenderei meglio. disse alice, con molta garbatezza, se me la scriveste, ma non posso seguirvi con la mente quando la dite. 9772_8906_000088 e come facevate nel duodecimo, domandò vivamente alice, ma il grifone l'interruppe e disse con voce risoluta: basta in quanto alle lezioni, dìlle ora qualche cosa dei giuochi. 9772_8906_000089 generalmente ella dava a sè stessa dei buoni consigli, benchè raramente poi li seguisse, e talvolta si rimproverava tanto severamente che le lagrime le scorrevano per le gote. 9772_8906_000090 ma se farò una tale domanda mi crederanno una sciocca. no, non la farò. forse troverò scritto il nome in qualche parte: colaggiù e giù, e giù e giù. non avendo nulla da fare, alice rincominciò a cinguettare dina mi cercherà stanotte. 9772_8906_000091 indi. guardò alle pareti del pozzo ed osservò ch'erano ricoperte di credenze e di scaffali da libri. quà e là vide mappe e quadri che pendeano da chiodi. 9772_8906_000092 non c'era altro su d'esso che una chiavettina d'oro. or, la prima idea ch'ebbe alice fu che quella potesse aprire uno degli usci della sala. e provò, ma oimè, o le toppe erano troppo grandi o la chiavettina era troppo piccola. 9772_8906_000093 prima aspettò qualche minuto per vedere se rimpicciolisse di più. è vero che provò una certa ansietà su quel mutamento perchè, sapete, potrei rimpicciolirmi tanto da sparire affatto come una candela disse alice. a chi assomiglierei allora? 9772_8906_000094 mentre andavano insieme, alice sentì che il re diceva a voce bassa: a tutt'i condannati fo grazia a tutti. oh, ne son lieta, disse fra sè alice. 9772_8906_000095 scrivono i loro nomi, bisbigliò in risposta il grifone. temono di scordarsene? pria che il processo sarà finito. sciocchi, gridò alice con voce disdegnosa, ma si fermò subito perchè il coniglio bianco sclamò silenzio nel tribunale. 9772_8906_000096 e sedettero, e per qualche minuto niuno fiatò. intanto alice osservò fra sè: non so come mai terminerà, se non comincia mai, ma aspettò pazientemente. 9772_8906_000097 via che vale abbandonarsi al pianto, disse alice a sè stessa. io ti consiglio invece, o signorina, di smetter subito quel. 9772_8906_000098 cavatevi il cappello, disse il re al cappellaio. non è mio. rispose: il cappellaio è rubato, sclamò il re rivolto a giurati, i quali subito presero nota del delitto. 9772_8906_000099 e, divorata dalla curiosità, traversò il campo correndogli appresso e giunse proprio a tempo di vederlo slanciarsi in una spaziosa conigliera di sotto alla siepe. 9772_8906_000100 figuratevi la sua sorpresa quando il coniglio bianco chiamò con la sua voce stridula alice. capitolo. 9772_8906_000101 e avevate degli extra. domandò la falsa testuggine con qualche ansietà. sì, rispose alice, imparavamo il francese e la musica. e il bucato, disse la falsa testuggine. no, davvero, disse alice, tutta corrucciata. 9772_8906_000102 domando perdono alla maestà vostra, disse se vengo così impacciato, ma il fatto sta ch'io non avea finito ancora di prendere il tè quando fui chiamato. 9772_8906_000103 ecco, c'era la stoia. rispose la falsa testuggine contando i soggetti ad uno ad uno sulle natatoie. la stoia antica e moderna con la girografia. 9772_8906_000104 una volta disse finalmente la falsa testuggine con un gran sospirone: io era una vera testuggine. quelle parole furono seguite da un altro lunghissimo silenzio, interrotto soltanto da qualche 9772_8906_000105 aspra, è la camomilla che la rende amara, e sono i confetti e cose simili che addolciscono il carattere de bambini. vorrei che si conoscesse ciò, le persone non sarebbero tanto tirchie a darcene e 9772_8906_000106 di pepe per la maggior parte, rispose la cuoca di melazzo. soggiunse una voce sonnolenta dietro ad essa: afferrate quel ghiro, gridò la regina. tagliategli il capo. fuori quel ghiro, sopprimetelo, pizzicatelo, strappategli i baffi. 9772_8906_000107 la regina di cuori fè delle torte in un bel dì d'està. l'empio fante di cuori rubò le torte e certo a morte andrà. 9772_8906_000108 e ancorchè il mio capo potesse passarvi, pensò la povera alice, mi servirebbe poco senza farci passare anche le spalle. oh, quanto bramerei riserrarmi come un telescopio. credo che potrei farlo, se sapessi soltanto come cominciare. 9772_8906_000109 sì, la sarà questa la vera distanza, o press'a poco, ma vorrei sapere a quale grado di latitudine o di longitudine io sia giunta. alice non sapea mica che fosse longitudine o latitudine, ma pensò ch'erano belle parolone a dire e le disse: 9772_8906_000110 bene, se debbo farlo, mi converrà farlo. disse il re con una ciera malinconica e, dopo aver poste le braccia conserte al petto e fatto gli occhiacci alla cuoca, disse con voce profonda di che sono composte le torte? 9772_8906_000111 quì vicino c'è una grande miniera di senape e la morale di ciò è questa: la miniera è la maniera di gabbar la gente intiera. 9772_8906_000112 il grifone si levò, si stropicciò gli occhi, aspettò che la regina sparisse totalmente e poi si mise a sghignazzare. che commedia, disse il grifone parlando un po a sè stesso, un po ad alice. 9772_8906_000113 poco, perchè il dito non lasciava traccia alcuna sulla lavagna. usciere. leggete l'atto d'accusa, disse il re. allora il coniglio diè tre squilli di tromba, poi aprì il ruotolo delle pergamene e lesse così: 9772_8906_000114 finalmente il grifone disse alla falsa testuggine: va innanzi comare, ma non andar per le lunghe, sai. e così continuò. 9772_8906_000115 credo che si chiamino le antipatie. questa volta fu contenta che non ci fosse niuno che l'ascoltasse, perchè quel nome non le suonava giusto. 9772_8906_000116 perchè vedete, non potendo rispondere a nessuna delle due quistioni, non le importava se invertiva il senso di esse sonnecchiava di già. e proprio allora cominciava a sognare che se ne andava a braccetto con dina e che le diceva con faccia austera: 9772_8906_000117 non ebbi tempo, rispose il grifone, ma studiai le lingue classiche. e bene, ebbi per maestro un vecchio granchio. sapete, non andai mai da lui. disse la falsa testuggine con un sospiro. mi dissero che insegnava catino. 9772_8906_000118 loro lavagne. osservò altresì che uno di loro non sapeva sillabare sciocchi e domandava al suo vicino come dovea compitarlo. che ammasso di scarabocchi faranno sulle lavagne? pria che il processo sia terminato, pensò alice. 9772_8906_000119 son contenta d'aver veduto ciò, pensò alice. ho letto tante volte ne giornali: alla fine de processi vi fu un tentativo d'approvazione che fu subito soppresso dagli uscieri del tribunale, ma sino ad ora non potetti mai comprendere che volesse dire. 9772_8906_000120 alice era lieta di rivederla in tale buon umore e pensò che forse era il pepe che l'avea resa tanto irritabile quando la vide in cucina. 9772_8906_000121 lì, lì per raggiungerlo. ma appena passò la cantonata, il coniglio non si vide più ed ella si trovò in una sala lunga e bassa, illuminata da una fila di lampade che pendevano dalla volta. 9772_8906_000122 e quello è il seggio de giurati. osservò alice e quelle dodici creature- disse creature capite, perchè alcune erano bestie ed altre uccelli. credo che sieno i giurati. 9772_8906_000123 se il piacere di fare una ghirlanda di margherite valesse la noja di levarsi su e cogliere i fiori. quand'ecco un coniglio bianco con gli occhi di rubino, le passò da vicino. 9772_8906_000124 ebbene, lasciate andare bene. ad ogni modo, il ghiro disse, e il cappellaio lo guardò per vedere s'egli pure volesse dargli una mentita. ma il ghiro non negava, dormiva profondamente. 9772_8906_000125 ora, il primo testimonio era: il cappellaio venne con una tazza di tè in una mano, una fetta di pane col burro nell'altra. 9772_8906_000126 coloro ch'erano sentenziati a morte erano guardati da soldati che doveano cessare di servire d'archi al giuoco, e così, in meno di mezz'ora non c'erano più archi e tutt'i giuocatori, eccettuati il re, la regina ed alice. 9772_8906_000127 giusto allora alice provò una sensazione curiosissima, che la riempì di sorpresa. sino a che potette rendersene ragione, ella cresceva di nuovo. 9772_8906_000128 questa volta vi trovò un'ampolla e certo non c'era prima, disse alice, e aveva attaccato al collo un cartello sul quale, a lettere di scatola, era magnificamente scritta questa parola: bevi. 9772_8906_000129 poi il disdegno. il maestro di disdegno era un vecchio grongo e veniva una volta la settimana. c'insegnava il disdegno, il passaggio e la frittura ad occhio. 9772_8906_000130 e andarono verso la falsa testuggine che li riguardò con certi occhioni ripieni di lagrime, ma senza far motto. questa fanciulla disse il grifone: vorrebbe sentire la vostra storia, vorrebbe. 9772_8906_000131 vorrei piuttosto finire il mio tè, disse il cappellaio, riguardando con ansietà la regina, la quale leggeva la lista de cantanti. potete andare, disse il re, e il cappellaio fuggì dal tribunale senza nemmeno rimettersi le scarpe. 9772_8906_000132 vorrei che non pigiaste tanto, disse il ghiro che le sedeva vicino. posso appena respirare, non posso fare a meno. rispose soavemente: alice, vedete, stò crescendo. 9772_8906_000133 cioè domandò alice a reggere e stridere. prima di tutto rispose la falsa testuggine e poi le diverse operazioni dellaritmetica: ambizione, distrazione, bruttificazione e derisione. 9772_8906_000134 rendete la vostra testimonianza, disse il re. no, rispose la cuoca. il re guardò con ansietà il coniglio bianco che mormorò a voce bassa maestà, esaminate da voi stesso questo testimone. 9772_8906_000135 alice non si fece male e saltò in piedi, lesta e pronta. guardò in alto: era bujo, affatto davanti a lei sfilava un lungo corridoio percorso dal coniglio bianco ch'era sempre in vista. 9772_8906_000136 sa che non sia il pepe che rende la gente cotanto piccosa. continuò tutta lieta d'aver scoperta una specie di nuova teoria: è l'aceto che la rende aspra, è. 9772_8906_000137 vorrei che finissero presto il processo, pensò alice, e che ci servissero quelle buone torte. ma siccome non ce n'era neppure la speranza, allora ella cominciò a guardare tutt'intorno per uccidere il tempo. 9772_8906_000138 era proprio tempo perso star lì piantata davanti all'usciolino, perciò alice ritornò verso la tavola con una mezza speranza di potervi trovare sopra un'altra chiave o almeno un libro il quale insegnasse alla gente a riserrarsi come un. 9772_8906_000139 e si rammentò che una volta stava lì, lì per schiaffeggiarsi perchè s'era truffata in una partita di croquet che giuocava contro a sè medesima, che questa straordinaria bimba trovava piacere a fingersi di essere due persone. 9772_8906_000140 dieci ore il primo giorno rispose la falsa testuggine nove il secondo e così discorrendo. che metodo curioso, sclamò alice. ma è questa la ragione perchè si chiamano lezioni? osservò il grifone. perchè soffrono lesioni ogni giorno? 9772_8906_000141 qui un porcellino d'india diè un applauso, ma subito fu soppresso dagli uscieri del tribunale. ed ecco come fecero: presero un sacco di canavaccio con de legacci all'orlo, vi gittaron giù capovolto, il porcellino d'india, e poi vi si sedettero sopra. 9772_8906_000142 ebbene, continuò il grifone. se non sapete che significa bruttificare, voi siete una sciocca. alice non si vedeva incoraggiata a fare altre domande, così si rivolse alla falsa testuggine e disse: che altro dovevate imparare? 9772_8906_000143 alice non era stata mai in un tribunale, ma ne avea letto alcunchè ne libri e fu lieta di poter chiamare per nome tutti coloro che vedea quegli è. il giudice disse fra sè: perchè porta quel gran parruccone? 9772_8906_000144 terreno. gl'invitati intanto, profittando dell'assenza della regina, si riposavano all'ombra. però appena la videro ricomparire, ritornarono ai posti loro. la regina fece soltanto capir loro che, se avessero ritardato un momento, avrebbero perduta la vita. 9772_8906_000145 rendete la vostra testimonianza, disse il re, e non siate spaventato, altrimenti vi farò subito mozzare il capo. queste parole non incoraggirono. punto il testimone. 9772_8906_000146 voi non avete nessun dritto di crescere. quì urlò il ghiro: non dite delle sciocchezze. gridò alice, sapete che anche voi crescete? 9772_8906_000147 in un altro istante giù alice scivolò correndogli appresso senza punto riflettere come mai avrebbe fatto per riuscirne fuori. la buca della conigliera sfilava diritto come una galleria di tunnel. 9772_8906_000148 spero che si rammenteranno di darle il suo piattino di latte quando prenderanno il tè. cara dina mia, vorrei che tu fossi meco quaggiù. non vi son sorci nell'aria, ma sai tu potresti afferrare una nottola ch'è simile al sorcio, ma che i gatti mangiano le nottole. 9772_8906_000149 nel mezzo della corte c'era una tavola con un gran piatto di torte, le quali sembravano tanto buone che risvegliarono l'appetito ad alice. 9772_8906_000150 ritorniamo al giuoco, disse la regina ad alice. ma alice era troppo spaventata, non osò rispondere e la seguì lentamente sul terreno. 9772_8906_000151 và benissimo il dire: bevi, ma alice, ch'era una ragazzina prudente, lì per lì non volle bere. nò, voglio prima vedere se c'è scritto veleno, poichè ella aveva letto molte belle novellette sopra: ragazzi ch'erano stati abbruciati e mangiati vivi da bestie feroci e cose. 9772_8906_000152 e ripetè queste parole un pajo di volte, fiera del suo sapere, poichè pensò- e ne avea ben d'onde- che pochissime ragazze dell'età sua sapessero ciò. 9772_8906_000153 era nuova quell'idea per alice, e ci pensò su un poco prima di fare quest'altra osservazione. allora avevate vacanza. l'undecimo giorno, s'intende, disse la falsa testuggine. 9772_8906_000154 oh, lo so. sclamò alice, che non aveva badato alle parole della duchessa: è un vegetale. non ne ha l'apparenza, ma lo è proprio così, disse la duchessa. 9772_8906_000155 quando eravamo piccini continuò la falsa testuggine, un poco più quieta, ma sempre singhiozzando. andavamo a scuola al mare, la maestra era una vecchia testuggine e noi la chiamavamo tartaruga perchè. 9772_8906_000156 e questa a che rassomigliava, ella disse: alice, non ve la potrei mostrare. rispose la falsa testuggine, perchè vedete, son tutto d'un pezzo e il grifone non l'ha mai imparata. 9772_8906_000157 la falsa testuggine continuò: noi fummo educate benissimo. in fatti, andavamo a scuola ogni giorno. anchio andava a scuola ogni giorno. disse: alice, non bisogna vantarsi per così poco. 9772_8906_000158 ma domanderò loro che nome abbia quel paese. di grazia, signora, è questa la nuova zelanda o l'australia? e cercò di fare una riverenza mentre parlava. figuratevi far riverenza mentre si casca giù a precipizio. dite: potreste farla voi? 9772_8906_000159 e la morale di ciò è questa: siate quello che volete parere o, se volete che ve lo dica. più semplicemente, non vi crediate mai d'essere altra se non quella che apparite ad altri d'essere o d'essere stata o che possiate essere. 9772_8906_000160 non aveva più che dieci pollici d'altezza e il suo bel visino s'illuminò di gioja, pensando che finalmente era giunta alla giusta statura per traversare l'usciolino ed entrare nel bel giardino. 9772_8906_000161 e il re inforcò gli occhiali e si mise a riguardare ansiosamente in ogni parte per vedere chi parlasse. alice vedeva così bene, come se fosse stata dietro le loro spalle, che scrivevano sciocchi sulle loro lavagne. 9772_8906_000162 andavamo a scuola al mare. benchè voi non lo crediate, non ho mai detto ciò, interruppe alice. ma sì, tuonò la falsa testuggine zitta. soggiunse il grifone: pria, che alice avesse potuto rispondere. 9772_8906_000163 dopo ciò continuò il cappellaio. mi preparai un'altra fetta di pane col burro. ma che cosa disse il ghiro? domandò un giurato. non me lo posso ricordare, disse il cappellaio. voi dovreste ricordarlo. osservò il re. se no, vi farò mozzare il capo. 9772_8906_000164 dal grifone e da singhiozzi continui della falsa testuggine. alice stava per levarsi e dirle grazie della vostra storia interessante. quando riflettè che essa doveva dire qualche cosa di più e sedette tranquillamente senza far motto. 9772_8906_000165 o voi o la vostra testa dovranno abbandonare il giardino, e ciò subito. scegliete la duchessa. scelse e fuggì via in un attimo. 9772_8906_000166 la verità. e giù, e giù e giù. finirà mai quella caduta? chi sa quante miglia ho percorse a quest'ora? sclamò: davvero, io stò per toccare il centro della terra. vediamo, suppongo che saranno quattrocento miglia di profondità. come vedete, alice aveva imparate molte di tali cose nelle sue lezioni. 9772_8906_000167 non importa, disse il re con un'aria di sollievo. chiamate l'altro testimone. e bisbigliò all'orecchio della regina: cara mia, dovreste esaminar voi, l'altro testimone. 9772_8906_000168 e poi s'inabissava tanto rapidamente che alice non ebbe un solo istante per considerare se avesse potuto fermarsi, poichè si sentiva cader giù, rotoloni in qualche precipizio che rassomigliava a un pozzo profondissimo. 9772_8906_000169 chiamate il primo testimonio, disse il re e il coniglio bianco diè tre squilli di tromba e gridò il primo testimonio. 9772_8906_000170 ed essendosi avvicinati un poco più alice, sentì che sospirava come se le si spezzasse il cuore. ella n'ebbe compassione. 9772_8906_000171 non c'era tempo da perdere, alice. come se avesse le ali, gli corse appresso e sentì che sclamava mentre svoltava a una cantonata. giurammio: gli è tardi davvero. 12428_8906_000000 guai tenete, voi ve lo potrete ninnare un poco, se v'aggrada, disse la duchessa ad alice, buttandole il bimbo in braccio. 12428_8906_000001 come che volesse provare quale delle due parole suonasse meglio all'orecchio. alcuni de giurati scrissero: importante, altri non importante. 12428_8906_000002 non ne conosco alcuno che faccia il ghigno, replicò alice con molto rispetto e contenta ch'era entrata in conversazione. voi non sapete molto, disse la duchessa, e questo è quanto. 12428_8906_000003 oh, vi prego d'avermi per iscusata. sclamò con voce d'angoscia e cominciò a raccattarli con molta sollecitudine. 12428_8906_000004 pastorello e gli starnuti del bimbo, l'urlo del grifone e tutti gli altri strepiti curiosi si sarebbero mutati e 12428_8906_000005 il poverino si rimise a singhiozzare- forse grugniva, ma era difficile il distinguere- e andarono innanzi silenziosamente per qualche tempo. alice aveva appena cominciato a riflettere. 12428_8906_000006 in essi disse: non sai mica nuotar, voi non potete nuotare, non è vero? continuò rivolgendosi al fante. il fante scosse mestamente il capo e disse: ne ho io l'apparenza e 12428_8906_000007 il gatto fece soltanto un ghigno. quando vide alice, sembra di buon umore, pensò. ciò non di meno, ha le unghie troppo lunghe ed ha troppi denti, perciò bisognerà trattarlo con molta deferenza. 12428_8906_000008 dissi porcellino. rispose: alice, ma ti prego di non apparire e disparire come un lampo. mi fai girare il capo. 12428_8906_000009 e vi fu gran silenzio. è un bisticcio, soggiunse il re con voce irata e tutti allora risero. che i giurati ponderino il loro verdetto, ripetè il re forse per la ventesima volta in quel giorno. 12428_8906_000010 il bimbo grugnì di nuovo e alice lo guardò con molta ansietà per vedere che avesse aveva un naso che s'arricciava troppo. 12428_8906_000011 pensi che confusione farebbe del giorno e della notte. ella sa che la terra impiega ventiquattro ore per girare intorno al suo asse. a proposito di asce, gridò la duchessa, tagliatele il capo. 12428_8906_000012 quando trasaltò un poco di paura veggendo il ghignagatto accoccolato sopra un ramo d'albero a pochi metri di distanza? 12428_8906_000013 risvegliati, alice cara. le disse la sorella che buona dormitona hai fatto. eh oh, ho avuto un sogno tanto curioso, disse alice. 12428_8906_000014 bisogna ch'io vada a prepararmi per giuocare una partita a croquet con la regina e scappò via la cuoca. le scaraventò addosso una padella e per poco non la colse. 12428_8906_000015 quando la fanciulla trovò la maniera di ninnarlo a modo, e ciò consisteva nell'averlo aggruppato bene come un nodo e afferrato all'orecchio destro e al piede sinistro per non permettergli di sciogliersi. 12428_8906_000016 dicendo ventiquattr'ore, credo, o dodici. io, oh, non mi seccate, disse la duchessa, non ho mai potuto sopportare le cifre. 12428_8906_000017 il non averlo firmato, rispose il re, prova doppiamente il vostro delitto. voi dovevate avere l'intenzione d'offendere. se no, da galantuomo, avreste firmato il foglio. 12428_8906_000018 no, no, disse la regina. prima la sentenza, poi il verdetto. ma che sciocchezze, sclamò alice ad alta voce. che idea d'aver prima la sentenza. 12428_8906_000019 la è questa la quistione principale. e avea ragione, soltanto alice non volea che le fosse fatta quella domanda. è orribile, mormorò fra sè. il modo con cui arguiscono coteste bestie mi farebbero impazzare. 12428_8906_000020 gatto, purchè giunga a qualche luogo, riprese alice come se volesse spiegarsi meglio. oh certo, vi giungerai, disse il gatto. sai il proverbio italiano: tanto cammina sino che arriva. 12428_8906_000021 domanda: come potrei fare per entrar dentro? disse alice a voce alta: io siederò quì osservò il servo sino a domani in. 12428_8906_000022 il processo, disse il re con voce autorevole e grave, non potrà andare innanzi se non quando tutt'i giurati saranno rimessi ne loro proprii posti. dico tutti, soggiunse con molta enfasi. 12428_8906_000023 lo portò all'aria aperta. se non porto via questo bambino meco- osservò alice- è certo che qualche giorno l'ammazzeranno. non sarei colpevole d'un assassinio se lo abbandonassi. 12428_8906_000024 poteva sentire il vero suono della sua voce e vedere quello strano agitarsi della sua testolina per rigettare indietro i capelli che voleano per forza velarle il viso. 12428_8906_000025 il servo colse quella propizia opportunità per ripetere l'osservazione con qualche variante. io siederò quì su per giù per giorni e giorni. 12428_8906_000026 così depose quella creaturina a terra e si sentì sollevata quando la vide trottare via quietamente verso la foresta. se fosse cresciuto, disse fra sè, sarebbe stato un bruttissimo ragazzo. 12428_8906_000027 e non c'era dubbio che rassomigliava più a un grugno che a un naso naturale. e poi gli occhi s'impiccolivano tanto che non pareano occhi di bambino tutto insieme. quell'aspetto non piaceva ad alice, punto, punto. 12428_8906_000028 la prima perchè io stò allo stesso lato dell'uscio dov'ella sta. la seconda perchè di dentro stanno facendo un tale strepito che niuno potrebbe sentirla. 12428_8906_000029 allora dovrebbe essere la regola prima. disse alice il re impallidì e chiuse il taccuino in fretta. ponderate il vostro verdetto. disse rivolgendosi a giurati, ma con voce sommessa e tremolante. 12428_8906_000030 alice guardò con ansietà la cuoca per vedere se ella ubbidisse al cenno, ma la cuoca era occupata a dimenare la minestra e non parea che avesse ascoltato. perciò andò innanzi dicendo: 12428_8906_000031 grande quasi quanto lui e lo presentò all'altro dicendo con voce solenne per la duchessa: un invito della regina per giuocare una partita di croquet. 12428_8906_000032 ei guaisce il malandrino, perchè il pepe mio rifiuta. ei ci annoia co suoi lai. coro al quale si uniscono la cuoca e il bimbo. 12428_8906_000033 porco. ella pronunziò l'ultima parola con una tale furia che alice trasalì. ma subito s'accorse che quel titolo era dato al bambino e non già a lei. così si rianimò e continuò a dire: 12428_8906_000034 ma si ritrovò sul poggio col capo appoggiato sulle ginocchia di sua sorella, la quale le toglieva con molta delicatezza alcune foglie appassite ch'erano cadute sulla sua faccia. 12428_8906_000035 e raccontò alla sorella il meglio che per lei si potesse, tutte le strane avventure che avete lette sino ad ora. 12428_8906_000036 cadde in una specie d'assopimento e sognò talcosa simile a questo. prima di tutto sognò la piccola alice, con le sue manine delicate e congiunte sulle ginocchia di lei e co suoi grandi occhi lucenti fissi in lei. 12428_8906_000037 canne, il rumore delle tazze si sarebbe mutato nel tintinnìo dei campanelli delle pecore e la voce stridente della regina nella voce del pastorello. e 12428_8906_000038 cominciate dal principio, disse il re con tuono solenne, e continuate sino alla fine, poi fermatevi. or, questi erano i versi letti dal coniglio bianco. 12428_8906_000039 nel paese delle meraviglie e con quanta simpatica tenerezza avrebbe ella stessa partecipato alle loro innocenti angosce e con quanta letizia alle loro gioje. 12428_8906_000040 mi dica di grazia. domandò alice un po timidamente, perchè non era certa se fosse buona creanza di cominciare a parlare, perchè il suo gatto ghigna. così è un ghignagatto, rispose la duchessa. ecco il perchè porco. 12428_8906_000041 forse singhiozzava, pensò ella, e riguardò di nuovo a suoi occhi per vedere se vi fossero lagrime. ma non ce n'erano. 12428_8906_000042 intendete. ma disse alice, continua con le parole. tutte a voi ritornarono. già esse sono là, disse il re con un'aria di trionfo, indicando le torte ch'erano sulla tavola. niente di più chiaro di ciò. 12428_8906_000043 ognuno riguardò alice, io non sono alta un miglio, disse alice. sì che lo siete, rispose il re. quasi due miglia d'altezza, soggiunse la regina. 12428_8906_000044 dessa od io, per caso inopinato involti in quest'affare. ci vedrem. confido in voi che ognun fia liberato come prima fra noi. rivedremo spiegarmi alfine. mi sarà concesso. già sapete un attacco. ella sentì? 12428_8906_000045 perchè, piena dell'idea de pesciolini dorati caduti dal globo, pensava che dovea prontamente raccoglierli e rimetterli nel palchetto de giurati. se no sarebbero morti. 12428_8906_000046 salvo la lucertola, che non s'era riavuta, e sedeva con la bocca spalancata e guardando la volta. che cosa sapete di quest'affare? domandò il re ad alice. niente, rispose alice. 12428_8906_000047 l'erba rigogliosa stormiva sotto di lei, mentre il coniglio bianco scappava via, il sorcio spaventato s'apriva sguazzando una via in mezzo dello stagno vicino. poteva. 12428_8906_000048 parlo duro al mio bambino, lo sculaccio se starnuta, perchè il pepe, il malandrino, quando ei vuol non lo rifiuta. ei ci annoia co suoi lai coro. 12428_8906_000049 non sapea che i gatti ghignassero a quel modo, anzi, non sapea neppure che i gatti potessero ghignare. tutti lo possono, rispose la duchessa, e la maggior parte ghignano. 12428_8906_000050 se ognuno badasse alle proprie faccende, sclamò la duchessa con voce rauca, il mondo girerebbe più presto di quello che nol fa ora. ciò non sarebbe un bene, disse alice, lieta di poter far pompa della sua erudizione. 12428_8906_000051 per qualche istante si mise a guardar la casa e non sapea che fare quando ecco un servo in livrea. venne frettolosamente dalla foresta. 12428_8906_000052 e quasi si credette davvero nel paese delle meraviglie, benchè sapesse che aprendo gli occhi tutto sarebbe mutato, in realtà desolante avrebbe. 12428_8906_000053 carino mio, se tu ti trasformi in porcellino, disse alice. seriamente non voglio aver più nulla a fare con te. bada a te, dunque. 12428_8906_000054 come sai ch'io sono matta. domandò alice: tu devi esserla, disse il gatto, altrimenti non saresti venuta quì. 12428_8906_000055 ch'io non la visitai. disse pur dianzi, e questo è il vero e ognun di noi lo sa, ma se lei spingerà la cosa innanzi, oh dite allor di voi che ne avverrà. 12428_8906_000056 ciò non prova niente affatto, disse alice. ma se non sapete neppure ciò che contiene il foglio, leggetelo, disse il re. il coniglio bianco inforcò gli occhiali e domandò: maestà, dove debbo incominciare? 12428_8906_000057 lo prese per un servitore perchè era in livrea, altrimenti al viso l'avrebbe creduto un pesce e picchiò furiosamente: all'uscio colle nocche. 12428_8906_000058 e quando finì, sua sorella la baciò e le disse: è stato davvero un sogno curioso, cara mia, ma ora va subito a prendere il tè, è già tardi. 12428_8906_000059 il poverino. quando alice lo prese, stronfiava come una macchina a vapore e continuava a contorcersi e a stiracchiarsi, di tal che ella ebbe la maggior pena del mondo per tenerlo. 12428_8906_000060 di cappellai ne ho veduti tanti, disse fra sè: sarà più interessante per me la lepre marzolina e come siamo a maggio, non sarà poi tanto matta da legare, almeno meno matta di quel che l'era nel marzo. 12428_8906_000061 domani. in quell'istante l'uscio della casa si aprì e un gran piatto volò verso la testa del servo e gli sfiorò il naso. poi andò a sfracellarsi contro a un albero ch'era dietro a lui. 12428_8906_000062 e far loro brillare gli occhi beandoli con istorielle curiose e strane e forse anche col sogno delle avventure. 12428_8906_000063 o sino a dopo domani, forse? continuò il servo con la stessa imperturbabilità, come se nulla fosse accaduto. 12428_8906_000064 non parve una ragione sufficiente ad alice, ma pure continuò. oh, come sai che tu sei matto? per cominciare, disse il gatto. un cane non è matto, ne convieni? lo suppongo, rispose alice. 12428_8906_000065 mentre guardava ancora al ramo dov'era stato il gatto. eccotelo ricomparire di nuovo. a proposito, che n'è del bimbo? disse il gatto. avea dimenticato di domandartene. 12428_8906_000066 sta bene, disse il gatto, e questa volta sparì lentamente. cominciò con la punta della coda e finì col suo ghigno, e questo restò come una visione sul ramo dopo che tutto era sparito. 12428_8906_000067 tutti applaudirono, e con ragione, perchè era quello il primo detto spiritoso che il re avesse detto in quel giorno. ciò prova il suo delitto, sclamò la regina. 12428_8906_000068 ed entrambi s'inchinarono sino a terra e le ciocche de loro capelli s'imbrogliarono insieme. alice proruppe in una grossa risata e dovette internarsi nella foresta per paura di esser sentita. 12428_8906_000069 son dessi scritti dalla mano del prigioniere. domandò un giurato: nò, non lo sono, rispose il coniglio bianco. ed è questa la più strana di tutte le cose. i. 12428_8906_000070 ciò non la liberò dall'ansietà e mentre si avvicinava timidamente alla porta, diceva fra sè: e se poi fosse matto furioso, quasi, quasi vorrei essere andata a trovare il cappellaio. 12428_8906_000071 come potrei fare per entrar dentro? gridò di nuovo alice, ma con voce più forte. dovrà ella entrare? rispose il servo. 12428_8906_000072 si mutò in porcellino. rispose alice senza scomporsi, come che il gatto fosse riapparito in modo naturale. me l'ero immaginato, disse il gatto e sparì di nuovo. 12428_8906_000073 e lesse dal suo libriccino: regola quarantaduesima: ogni persona la cui altezza supera il miglio deve uscire dal tribunale. 12428_8906_000074 ma voi foste per lui, per noi, per esso, l'ostacolo fatal che la colpì. non gli dite, giammai, che preferisca costoro. ciò debb'essere un mister, un secreto che altrui non apparisca, un secreto nascosto nel pensier. 12428_8906_000075 è questo il più importante documento contro l'accusato, disse il re stropicciandosi le mani. or dunque i giurati, se uno di loro potesse spiegarmelo, disse alice, la quale era talmente cresciuta, in quegli ultimi istanti, che non avea più paura d'interrompere il re. 12428_8906_000076 ma forse non può farne a meno, disse fra sè. ha gli occhi incastrati sul cranio. potrebbe però rispondere a qualche domanda come. 12428_8906_000077 vicino poteva sentire il rumore delle tazze, mentre la lepre marzolina e gli amici suoi partecipavano a quel loro perenne pasto. udiva la voce strillante della regina che mandava i suoi invitati al patibolo. anche. 12428_8906_000078 chi di stima, chi vi teme, disse alice. allora era cresciuta di tanto che giungeva alla sua statura naturale. voi non siete altro che un mazzo di carte. 12428_8906_000079 la casa era tanto grande che ella non osò di avvicinarvisi se non dopo aver morsecchiato un poco del fungo che avea nella mano sinistra, e crebbe quasi due piedi. 12428_8906_000080 bene, per ora, disse il re, e continuò fra sè stesso a borbottare su versi. e questo è il vero e ognun di noi lo sa. ciò si riferisce a giurati, non c'è dubbio. una a lei dètti ed essi due. gli diro: ciò spiega l'uso ch'egli fece. delle torte, intendete, ma 12428_8906_000081 abbandonassi. ella pronunziò le ultime parole a voce alta e il poverino si mise a grugnire per risponderle. non starnutiva più. allora non grugnire, disse alice, non sta bene esprimersi a quel modo. 12428_8906_000082 ghignamicio cominciò a dire con un poco di timidità, perchè non sapeva se gli piacesse quel titolo. ciò non di meno, egli non fece altro che ghignare più apertamente: via, ci ha piacere, pensò alice, e continuò. 12428_8906_000083 patibolo. anche una volta il bimbo porcellino starnutiva sulle ginocchia della duchessa, mentre i tondi e i piatti volavano d'ogni intorno. anche una volta l'urlo del grifone, lo scricchiolìo della matita della lucertola, la soppressione de porcellini d'india riempivano l'aria. 12428_8906_000084 ma che cosa debbo io fare? domandò alice quel che vuole, rispose il servo e si mise a zufolare. è inutile di parlar con lui, disse alice, tutta disperata, è un idiota spaccato e aprì l'uscio ed entrò. 12428_8906_000085 ma diventerà un bellissimo porco, credo, e riandò con la memoria a certi fanciulli che conosceva, i quali potrebbero essere buonissimi porcellini, e stava per dire se uno conoscesse il vero modo di mutarli. 12428_8906_000086 appena che i giurati si rimisero dal colpo che li avea rovesciati e che furono ritrovate le lavagne e le matite e consegnate loro, si misero a scarabocchiare con molta premura la storia del loro ruzzolone. 12428_8906_000087 e rincominciò a cullare il bimbo, cantando una certa ninna-nanna e dandogli una violenta scossa alla fine d'ogni strofa: parla duro al tuo bambino, dàgli bòtte, se starnuta. 12428_8906_000088 mentre diceva queste parole, riguardò in alto ed eccoti di nuovo il gatto accoccolato sul ramo d'un albero. dicesti porcellino o porcellana? domandò il gatto. 12428_8906_000089 finalmente volle figurarsi la sua sorellina, già cresciuta e diventata donna, conservare ne suoi anni maturi il cuore affettuoso e semplice della sua fanciullezza, raccogliere intorno a sè altre fanciulle. 12428_8906_000090 non si era dilungata di molto quando si trovò in faccia alla dimora della lepre marzolina. pensò che quella fosse proprio la casa, perchè le gole dei camini aveano la forma di orecchie e il tetto era coperto di pelo. 12428_8906_000091 croquet. il ranocchio servo. rispose con lo stesso tuono di voce, ma invertendo l'ordine delle parole. da parte della regina, un invito alla duchessa per giuocare una partita di croquet. 12428_8906_000092 appena disse queste parole, tutto il mazzo si sollevò in aria furiosamente e poi si rovesciò sopra la fanciulla. essa dette un piccolo strillo, un po commossa dalla paura, un po dall'ira, e cercò di respingerle da sè. 12428_8906_000093 ciò le rammentò il rovescione che la settimana avanti aveva casualmente dato a un globo di cristallo che conteneva de pesciolini dorati. 12428_8906_000094 maestà, vi sono altre testimonianze? disse il coniglio bianco sbalzando in piedi. giusto adesso abbiam trovato questo foglio che c'è dentro. domandò la regina. 12428_8906_000095 e così alice si levò e andò via, pensando mentre correva al sogno straordinario che aveva avuto. ma sua sorella rimase colà. 12428_8906_000096 e col capo appoggiato alla mano, tutta intenta a riguardare il sol cadente e riflettendo sulla piccola alice e sulle sue avventure meravigliose. 12428_8906_000097 vorresti dirmi quale via dovrei infilare da quì. ciò dipende molto dal luogo dove vorresti andare, rispose il gatto. poco importa dove, disse alice. allora poco importa di sapere quale via dovresti prendere, soggiunse il gatto. 12428_8906_000098 interruppe non importante. è questo il senso delle parole di vostra maestà. disse con voce rispettosa, ma saettandolo col guardo e facendogli il visaccio mentre parlava. 12428_8906_000099 non mai. tuonò furiosamente la regina e in quell'istante scagliò un calamajo al capo della lucertola. il povero tonietto avea abbandonato l'uso di scrivere col dito sulla lavagna perchè s'era accorto che non vi lasciava traccia alcuna. 12428_8906_000100 ma ora si rimise sollecitamente all'opera usando l'inchiostro che gli gocciolava sulla faccia e l'usò sinchè n'ebbe. dunque, queste parole non si attaccano a voi, disse il re, guardando con la bocca sorridente tutt'intorno al tribunale. 12428_8906_000101 mentre la duchessa cantava la seconda strofa, faceva saltare il bimbo su e giù con molta violenza e il poverino guaiva, tanto che, alice, appena potette udire le parole della poesia. 12428_8906_000102 ma davvero c'era troppo pepe nell'aria. anche la duchessa starnutiva qualche volta, e quanto al bimbo, non faceva altro che starnutire e strillava a vicenda senza posa. 12428_8906_000103 tutto questo le eccitò la curiosità e uscì un poco dalla foresta e si mise ad origliare il pesce servo. cavò di sotto il braccio un letterone. 12428_8906_000104 riguardando fieramente alice. alice guardò il palchetto de giurati e vide che nella fretta avea rimessa la lucertola col capo in giù, per cui la povera bestiolina agitava la coda al di sopra. 12428_8906_000105 non l'ho aperto ancora, disse il coniglio bianco, ma sembra una lettera scritta dal prigioniere a a qualcheduno. dev'essere così, disse il re, salvo che sia stata scritta a nessuno, ciò che non si fa generalmente. 12428_8906_000106 di là, rispose il gatto, girando la zampa destra, abita un cappellaio e di quà, indicando con l'altra zampa, abita una lepre marzolina. visita chi vuoi de due, sono entrambi matti. 12428_8906_000107 per esempio, se lei fosse dentro potrebbe picchiare ed io la farei uscire, capisce? e continuava a guardare il cielo mentre parlava, e ciò pareva proprio scortese ad alice. 12428_8906_000108 alice potette osservarlo, poichè era vicina a loro e potea sbirciare sulle lavagne. ma non importa niente, pensò fra sè allora il re, che era stato occupatissimo a scrivere sul suo taccuino. gridò silenzio. 12428_8906_000109 desolante. avrebbe sentito l'erba stormire all'agitar del vento. avrebbe veduto lo stagno increspato a causa delle canne. il 12428_8906_000110 io direi: far le fusa e non già brontolare. disse: alice dì come vuoi, riprese il gatto. vai tu quest'oggi dalla regina a giuocare a croquet. 12428_8906_000111 ma non mi piace d'andare dai matti, osservò alice. oh, non c'è modo d'uscirne, disse il gatto quì siam tutti matti, io son matto, tu sei matta. 12428_8906_000112 entrò quell'uscio menava diritto a una cucina spaziosa da un capo all'altro, tutta ripiena di fumo. la duchessa sedeva nel mezzo sopra uno sgabello a tre piedi e ninnava un bambino. 12428_8906_000113 ciò continua. già sapete un attacco, ella sentì. voi non aveste mai degli attacchi nervosi, cara mia, non è vero? soggiunse rivolgendosi alla regina. 12428_8906_000114 ma faccia attenzione a quel che fa, gridò alice, saltando quà e là tutta spaventata. addio naso. continuò a dire, mentre una grossa casseruola volò vicino al naso del mimmo e poco mancò che non glielo portasse via. 12428_8906_000115 che cosa ho da fare di questa creatura? quando la porterò a casa? allorchè grugnì di nuovo e tanto forte che tutta spaventata si mise a riguardarla in faccia. 12428_8906_000116 alice aspettò un poco, mezzo persuasa che riapparisse nuovamente, ma non ricomparve e pochi istanti dopo si diresse alla via dove abitava la lepre marzolina. 12428_8906_000117 niente affatto, replicò il re. niente affatto, soggiunse alice. ciò è molto importante, disse il re rivolgendosi a giurati. essi si accingevano a scriverlo sulle lavagne quando il coniglio bianco lo interruppe. 12428_8906_000118 a chi è indirizzata? domandò uno de giurati, non ha indirizzo di sorta, disse il coniglio bianco. di fatti non c'è scritto nulla al di fuori e spiegò il foglio mentre parlava e soggiunse: somma tutto, non è punto. una lettera è. 12428_8906_000119 testimonianza d'alice. eccomi, rispose alice e, dimenticando che in quegli ultimi momenti era cresciuta smisuratamente, saltò su molto lesta. 12428_8906_000120 la porta fu spalancata da un altro servitore in livrea con una faccia rotonda e occhi grossi come un ranocchio, ed alice osservò che entrambi aveano in testa parrucche incipriate ed inanellate. 12428_8906_000121 gli darei cinquanta centesimi. io non credo che vi sia in esso neppure un briciolo di senso comune. i giurati scrissero tutti sulle lavagne. ella non crede che vi sia in esso neppure un briciolo di senso comune. ma niuno cercò di spiegare il senso di quel foglio. 12428_8906_000122 alice si avvicinò timidamente alla porta e picchiò: non giova punto picchiare, disse il servo, e ciò per due ragioni. 12428_8906_000123 una a lei dètti, ed essi due le diro. e voi men deste tre col sopra più tutte a voi ritornarono. oh, mistero, eppure erano mie. or nol son più. 12428_8906_000124 i soli due esseri che non starnutivano nella cucina erano la cuoca e un grosso gatto che stava accoccolato presso il focolare e ghignando con la bocca da un orecchio all'altro. 12428_8906_000125 rovesciando col suo gonnellino il palchetto de giurati, di tal che questi capitombolarono con la testa in giù sulla folla ch'era di sotto e restarono con le gambe all'aria. 12428_8906_000126 e mentre era tutta intenta ad ascoltare- o sembrava che fosse così- tutto il luogo che la circondava si animò, popolandosi di quelle creature vedute nel sogno dalla sua sorellina. 12428_8906_000127 bambino pria, volarono le molle e la paletta, poi un nembo di casseruole, di piatti e di tondi. la duchessa non se ne dette per intesa, nemmeno quando era colpita e il bimbo guaiva di già tanto forte che non si poteva sapere se i colpi gli facessero male o no. 12428_8906_000128 se non c'è senso comune, disse il re, ciò ci toglie da un mondo d'imbarazzi e noi certo non ci affanneremo per trovarvene uno. eppure non saprei. continuò spiegando il foglio sul ginocchio e sbirciando la poesia. ma mi pare di vedere un senso occulto in essi. disse: non. 12428_8906_000129 non piacque. punto ad alice quella risposta secca e pensò di mutar discorso. mentre cercava un argomento, la cuoca tolse il calderone della minestra dal fuoco e, tosto, si mise a gittar tutto ciò che le stava vicino, contro alla duchessa ed al bambino pria. 12428_8906_000130 parlava: non importante. già, è quel che volea dire. soggiunse in fretta il re e poi si mise a recitar fra denti: importante, non importante, non importante, importante come che. 12428_8906_000131 oh bella. ho veduto spesso un gatto senza ghigno- osservò alice- ma un ghigno senza gatto è la cosa più curiosa ch'io abbia mai veduta in tutta la mia vita. 12428_8906_000132 di grazia. domandò alice, che dovrei fare per entrare. il suo picchiare riuscirebbe a qualche effetto? continuò il servo senza badare a lei, se la porta fosse fra noi due? 12428_8906_000133 bene, continuò il gatto. un cane brontola quando è arrabbiato ed agita la coda quando è contento. ora, io brontolo quando son contento ed agito la coda quando sono arrabbiato. dunque, 12428_8906_000134 ma in modo da eccitare la compassione perchè non poteva muoversi subito, la estrasse e la rimise convenientemente, non già perchè importi assai, disse fra sè, poichè nè la sua coda nè la sua testa recheranno vantaggio al processo. 12428_8906_000135 lo desidererei tanto, rispose alice, ma non sono stata ancora invitata. mi vedrai da lei, disse il gatto e sparì. alice non fu sorpresa da tutto questo, si era di già abituata a veder cose strane. 12428_8906_000136 ebbene, poco mi cale, ma non andrò via, disse alice. oltre a ciò, quella non è una regola regolare. l'avete inventata ora che è la più vecchia regola nel libro, rispose il re. 12428_8906_000137 questa volta non c'era più dubbio: era un porcellino bell'e buono ed essa fu persuasa che non c'era più ragione di portarlo oltre. 12428_8906_000138 e quando poi tornò ad occhiare, il pesce servo era andato via e l'altro sedeva a terra press'all'uscio, stralunando stupidamente gli occhi verso il cielo. 12428_8906_000139 e davvero si sentiva un gran rumore nel di dentro, un guaire e uno starnutire non mai interrotti e di tempo in tempo un gran fracasso, come se un piatto o una caldaia andasse a pezzi. 12428_8906_000140 alice sentì che quel proverbio non poteva essere contraddetto e tentò un altra domanda: che razza di gente abita in questi dintorni? 12428_8906_000141 alice, afferrò il bimbo, ma con qualche difficoltà, perchè la era una creaturina molto strana e le sue mani e i suoi piedi guizzavano verso tutt'i lati, proprio come quell'animaletto marino che si chiama stella, pensò alice. 12428_8906_000142 forse egli ha imitata la scrittura di qualcheduno, disse il re, quì i giurati si rasserenarono. maestà, disse il fante, non li ho scritti e niuno potrebbe provarmi l'opposto. e poi non c'è nessuna firma. alla fine, 12428_8906_000143 la cuoca era in faccia al fornello, mestando un calderone che parea pieno di minestra. certo, c'è troppo pepe in quella minestra, disse alice a sè stessa, non potendo rattenere gli starnuti. 9185_8906_000000 questo saltò in aria come un razzo dando fuori un urlo di gioja e s'avventò al ramuscello come se lo volesse sbranare. allora alice si mise cautamente dietro ad un cardo altissimo per non esser da lui rovesciata. 9185_8906_000001 eccomi qua, stava scavando patate, illustrissimo scavando patate. tuonò furiosamente il coniglio: vieni qua, aiutami per uscire da questo. 9185_8906_000002 basta per ora. spero che non crescerò di più, ma così come sono non potrò uscire più dalluscio. ah, magari avessi bevuto meno. oimè, era tardi il pentirsi andò crescendo, crescendo e dovette inginocchiarsi perchè non poteva più stare in piedi. 9185_8906_000003 più ogni cosa sembrava mutata, dal momento ch'era cascata nello stagno e la gran sala e il tavolino di cristallo e l'usciolino erano svaniti totalmente. bentosto, il coniglio si accorse di alice mentr'ella si affannava alla ricerca e gridò con voce irata: 9185_8906_000004 vide che ella camminava a canto del coniglio bianco, che la stava occhiando affissandola in faccia con un certo fare inquieto e timoroso. bellissimo. rispose: alice, dov'è la duchessa? 9185_8906_000005 marianna, che cosa stai facendo quì via? corri a casa e portami un paio di guanti ed un ventaglio. subito ti dico: 9185_8906_000006 il re, la regina e il boja vociavano tutti e tre insieme e gli altri erano silenziosi e malinconici. appena alice apparve, i tre si appellarono a lei per risolvere la quistione e le ripeterono i loro argomenti parlando tutti a una volta, così che era difficile per lei d'intendere che volessero dire. 9185_8906_000007 ma io non ne dovea portare che una tonio ha laltra dì tonio portala, quì bambino mio là. appoggiatela a quel cantone, no. 9185_8906_000008 un enorme cucciolo, la squadrava con occhi dilatati e rotondi e, allungando una zampa, cercava di toccarla. poverino, disse alice con voce carezzevole e, per allettarlo, si provò a dirgli: te, te. 9185_8906_000009 statura adeguata. oimè, avevo quasi dimenticato che mi convien crescere ancora. vediamo come potrei fare. suppongo che dovrei mangiare o bere qualche cosa, ma quale cosa? quì sta il punto. 9185_8906_000010 alice pensò che fosse il coniglio che veniva a sollecitarla a far presto e tremò tanto da scuoter la casa dalle fondamenta, scordandosi ch'oramai era diventata mille volte più grande del coniglio e che non c'era motivo da spiritar di paura. 9185_8906_000011 si fece subito un gran silenzio e alice disse fra sè: vediamo cosa faranno ora. se avesser cervello, scoperchierebbero il tetto. qualche istante dopo cominciarono a muoversi di nuovo e sentì il coniglio che diceva: 9185_8906_000012 poi sfilavano gl'invitati, la maggior parte re e regine, e fra loro alice riconobbe il coniglio bianco, discorreva con una fretta nervosa, facendo bocca da ridere a chiunque gli parlava, e passò oltre senza punto badare ad alice. 9185_8906_000013 alice colse quell'occasione propizia per scappar via e fuggì, e corse tanto da perderne affatto il fiato e sino a che il latrare del cagnolino si perdè nella lontananza. 9185_8906_000014 ma no, rispose alice, non credo punto che sia peccato. dissi per quale peccato ha schiaffeggiata la regina? cominciò il coniglio alice. scoppiò in una grossa risata. 9185_8906_000015 a quella tegola che vacilla: ohè, casca giù. bada, bada, patatrac. chi ha fatto ciò, gli è tonio, credo, chi scenderà pella gola del caminetto. io no vuoi, tu no, neppur io. 9185_8906_000016 era tutto a solchi e zolle: le palle erano ricci, i mazzapicchi erano fenicònteri viventi e gli archi erano soldati viventi, curvati e reggentisi sulle mani e su piedi. 9185_8906_000017 oh, la duchessa. la duchessa, oh, zampine mie, pelle e baffi miei, state freschi. ora ella mi farà impiccare e ne son tanto sicuro, come son certo che le donnole sono donnole. 9185_8906_000018 se la regina se ne avvedesse, a tutti le teste sarebbero tagliate. così, signorina, facciamo il meglio per riparare pria che venga a. in quell'istante cinque, che guardava attorno con ansietà, gridò: 9185_8906_000019 poi s'udì una voce rabbiosa, quella del coniglio gianni- gianni, dove sei? e rispose una voce ch'ella non avea mai sentita. 9185_8906_000020 ma dopo qualche istante sentì una voce di fuori e si mise ad ascoltare: marianna, marianna, vociava quel tale di fuori, portami subito i guanti. e si sentì un calpestìo frettoloso per la scala. 9185_8906_000021 ma tremava a verghe temendo che fosse affamato, nel qual caso l'avrebbe probabilmente divorata a dispetto di tutte le sue carezze. non sapendo che farsi, prese un ramuscello e lo presentò al cagnolino. 9185_8906_000022 allorchè la processione giunse vicina ad alice, tutti si fermarono e la guardarono, e la regina gridò con cipiglio severo: chi è costei? e si rivolse al fante di cuori, il quale rispose con un risolino e una riverenza. 9185_8906_000023 disse il coniglio a voce bassa e, parlando in fretta, riguardò ansiosamente intorno a lui ed alzandosi sulla punta de piedi, bisbigliò all'orecchio della fanciulla: è sotto sentenza di morte. per quale peccato, domandò alice? avete detto che peccato? disse il coniglio. 9185_8906_000024 non ci entrerai, pensò alice, ed attese sino a che le parve che il coniglio fosse sotto la finestra. allora aprì d'un subito la mano, come se volesse acchiappare qualche cosa nell'aria. 9185_8906_000025 non credo che giuochino lealmente, disse alice. lagnandosi. contrastano fra loro furiosamente e non si può sentire neppure la propria voce. non hanno ordine nel giuoco e se ve n'è niuno, lo segue e non potete credere che confusione c'è, perchè quì tutto è vivente. 9185_8906_000026 ma è meglio recargli il ventaglio e i guanti, cioè purchè io li possa trovare. e giunse innanzi a una bella casettina e sull'uscio v'era un cartello, inciso sopra una rilucente lamina di ottone, con questo nome: coniglio b. 9185_8906_000027 i tre soldati vagarono quà e là per qualche istante in cerca di loro e poi quietamente seguirono la processione reale. avete loro recisa la testa, gridò la regina maestà, le loro teste non sono più, risposero i soldati. 9185_8906_000028 siora alice, venga quì subito e si prepari a trottare. eccomi quì tata, ma dovrei far la guardia a questo buco sinchè dina venga, acciocchè il sorcio non ne scappi. 9185_8906_000029 poichè tutti gli archi se ne sono iti all'altro lato del terreno e se lo acconciò per benino sotto l'ascella acciocchè non scappasse più, e ritornò al micio per riappiccicar con lui il discorso. ma con sua sorpresa trovò una folla immensa intorno. 9185_8906_000030 però non crederei, continuò alice- che permetterebbero a dina di restare in casa se essa cominciasse a comandare la gente a questo modo. e così ciarlando, entrò in una cameretta assai pulitina. 9185_8906_000031 bisbigliò il coniglio, tutto tremante. la regina vi potrebbe sentire. vedete, essa è venuta un pò tardi e la regina ha detto: ai vostri posti, gridò la regina con voce tuonante e gl'invitati cominciarono a correre verso tutte le direzioni, rovesciandosi gli uni sugli altri. 9185_8906_000032 imbecille, disse la regina e impaziente scosse il capo. indi rivolgendosi ad alice, continuò a dire: come ti chiami, fanciulla maestà, mi chiamo alice. 9185_8906_000033 e studiava il modo di scappar via senza esser veduta. quando osservò un'apparizione curiosa nell'aria, prima ne restò sorpresa, ma dopo averla riguardata un poco vide un ghigno e disse fra sè: è ghignagatto, ora avrò qualcheduno con cui discorrere. 9185_8906_000034 come va il giuoco? disse il gatto appena ch'ebbe tanta bocca per cominciare a parlare. alice aspettò che gli occhi apparissero e poi gli fè cenno col capo: è inutile parlargli, pensò fra sè. aspettiamo che almeno gli orecchi appariscano, almeno uno. 9185_8906_000035 seguiva il fante di cuori portando la corona reale sopra un cuscino di velluto rosso e finalmente venivano il re e la regina di cuori. alice non sapea se dovesse cadere a faccia per terra come i tre giardinieri, ma non potè ricordarsi che ci fosse un tal cerimoniale nelle processioni regie. 9185_8906_000036 la povera lucertola era tonio. stava nel mezzo, sostenuta da due porcellini d'india che le davano qualche ristoro da una bottiglia. appena comparve alice, tutti le si avventarono addosso, ma la bimba si mise a correre sino a che si ritrovò sana e salva in una foresta. 9185_8906_000037 non afferrò nulla, ma sentì uno strillo e il rumore d'una caduta, poi un fracasso di vetri rotti, e capì che il poverino era probabilmente cascato in qualche vetrina da cetrioli o cosa simile. 9185_8906_000038 per esempio, ecco l'arco ch'io dovrei traversare, ma mi scappa via all'altra estremità del terreno e avrei dovuto fare croquet col riccio della regina, ma m'è fuggito via appena vide il mio. 9185_8906_000039 avvicinatevi dunque, urlò la regina, ed alice raggiunse la processione, curiosa di sapere ciò che avverrebbe in seguito. fa fa bel tempo, disse una timida vocettina presso a lei. 9185_8906_000040 finalmente s'udì una vocina debole e sibilante: è tonio, pensò alice. non saprei che dirvi non più, grazie, stò meglio, ma mi sento troppo agitato per raccontarvelo tutto. 9185_8906_000041 disse cinque. non più tardi di ieri sentii che la regina diceva che tu meriteresti d'essere decollato perchè domandò il primo che avea parlato. 9185_8906_000042 rispose la fanciulla con molta garbatezza, ma soggiunse a sè stessa: non è che un mazzo di carte, soltanto non c'è da aver paura di costoro. e chi sono cotestoro? domandò la regina, indicando i tre giardinieri che baciavano la polvere intorno al rosajo. 9185_8906_000043 l'argomento della regina era che, se non si faceva presto, avrebbe ordinato che tutti quelli che la circondavano fossero decapitati. era questa l'osservazione che avea dato a tutti quell'aria grave e piena d'ansietà. 9185_8906_000044 ed ora eccomi nel bel mezzo di una di quelle. si dovrebbe scrivere un libro su queste mie avventure. si dovrebbe certo. quando sarò grande ne scriverò uno, ma sono di già grande. soggiunse con mestizia. 9185_8906_000045 la prima difficoltà stava in ciò che alice non sapea come maneggiare il suo fenicòntero. riuscì a tenerselo bene avviluppato sotto il braccio con le gambe penzoloni, ma quando gli allungava il collo e si preparava a picchiare il riccio con la testa, il fenicòntero girava il capo e poi si metteva a guardarla in faccia con una espressione tanto stupefatta. 9185_8906_000046 perchè, capite, siccome giacevano sulle lor faccie e il disegno del loro di dietro rassomigliava a quello del resto del mazzo, non sapea discernere se fossero giardinieri o soldati, o cortigiani, o tre de suoi proprii figli. 9185_8906_000047 allora alice di nuovo fendette l'aria con la mano minacciando d'acchiappare. questa volta si udirono due strilli acuti e cri cri scricchiò di nuovo il vetro. 9185_8906_000048 la regina sorrise e andò altrove. con chi parlate voi? domandò il re, che s'era avvicinato ad alice ed osservava la testa del gatto con molta curiosità. 9185_8906_000049 pigliatelo, voi altri che siete vicino alla siepe. e poi silenzio, e poi una gran confusione di voci. sostenetegli il capo quà lacquavite, non lo soffocate come andò compare. che cosa ti avvenne sù? narraci tutto. 9185_8906_000050 davvero. la gran quistione si aggirava su quale cosa? alice guardò tutt'intorno i fiori, l'erba, ma non trovò niente che le paresse adatto a mangiare o bere per. 9185_8906_000051 con la buona grazia della maestà vostra, rispose due con voce umile e piegando il ginocchio a terra. noi volevamo. lo vedo, disse la regina, che avea già osservate le rose. 9185_8906_000052 e davvero sembrava un piano eccellente e imaginato assai per benino. ma la difficoltà stava in ciò ch'ella non sapea da dove rifarsi per metterlo ad effetto. e mentre aguzzava l'occhio fra gli alberi della foresta, un piccolo latrato acuto al di sopra di lei la fece guardare in su, presto, presto. 9185_8906_000053 la prima cosa che dovrò fare, pensò alice vagando nella foresta, la è quella di ricrescere e giungere alla mia statura naturale, e la seconda, poi, sarà di cercare il modo d'entrare in quell'ameno giardino. è questo mi pare, il miglior piano. 9185_8906_000054 alice fu tanto spaventata da quella voce che, senza perder tempo, corse velocemente verso il luogo indicato senza dir nulla sullo sbaglio che il coniglio faceva. mi ha presa per la cameriera, disse fra sè mentre continuava a correre. ei sarà molto sorpreso quando scoprirà chi. 9185_8906_000055 e mangiò un pasticcino e si rallegrò di vedersi subito impiccolire. appena che si sentì piccola abbastanza per uscire dalla porta, scappò dalla casa e incontrò una folla di animalucci e d'uccelli che aspettavano fuori. 9185_8906_000056 come vi piace la regina? domandò il gatto a voce bassa, punto punto, rispose: alice, la è tanto, ma s'accorse che la regina le stava vicino, origliando e continuò, abile nel giuocare e vincere, ch'è inutile di finire la partita. 9185_8906_000057 tagliate loro il capo e la processione reale si mosse, lasciando indietro tre soldati per mozzare il capo agli sventurati giardinieri che corsero ad alice per esser da lei protetti. non vi decapiteranno, disse alice, e li mise in un grosso vaso da fiori che stava vicino a lei. 9185_8906_000058 non ho potuto farne di meno. rispose cinque con tuono burbero. sette mi ha urtato il gomito. sette lo guardò e disse: ma bene, cinque, incolpa sempre gli altri. tu faresti meglio di zittire. 9185_8906_000059 è un amico mio. un ghignagatto disse alice, vorrei presentarlo a vostra maestà. non mi piace, punto il ceffo che ha, rispose il re. ma può baciarmi la mano se vuole. non ne ho punto voglia. osservò il gatto. 9185_8906_000060 alice pensò che sarebbe bene d'andare a vedere come il giuoco progrediva, tanto più che sentì da lontano la voce della regina che urlava con ira. ella avea di già sentito che avea condannato nel capo tre giuocatori che avevano mancato alla loro volta. 9185_8906_000061 tagliatele il capo subito. eh via, rispose alice a voce alta e con fermezza, e la regina si tacque. il re appoggiò la mano sul braccio della regina e disse timidamente: 9185_8906_000062 un braccio va via paperone. chi ne ha mai veduti di quella grossezza? diamine riempie tutta la finestra. gli è proprio così lustrissimo, ma è un braccio bell'e buono. 9185_8906_000063 alzò sulla punta de piedi e affacciossi all'orlo del fungo. ed ecco gli occhi suoi s'incontrarono con quelli di un grosso bruco turchino che se ne stava seduto nel mezzo con le braccia conserte, fumando tranquillamente una lunga pipa turca, non facendo la minima attenzione a lei nè ad alcun'altra cosa. 9185_8906_000064 ella non poteva far di meno di scoppiare dalle risa. e quando gli abbassava di nuovo il collo e si accingeva a ricominciare, ecco il riccio si era sricciato e andava via. 9185_8906_000065 alice non seppe trovar altro a dire che il gatto appartiene alla duchessa. fareste bene di consultar lei su di ciò. ella è in prigione, disse la regina al boja, conducetela quì. 9185_8906_000066 cricch si sentì scricchiare il vetro. dimmi gianni, che mostruosità c'è lassù alla finestra, poffare gli è un braccio lustrissimo. 9185_8906_000067 andavano a due a due, come i soldati. venivano poi i principini reali: erano dieci, divisi a coppie e, tenendosi per la mano, andavano innanzi quegli amorini, saltando come matti. erano ornati di cuori. 9185_8906_000068 il fante ubbidì e con un piede li rivoltò cautamente: levatevi, urlò la regina e i tre giardinieri si alzarono immediatamente e s'inchinarono davanti al re, alla regina, ai figli reali e a tutti gli altri. 9185_8906_000069 ah, pazzerella che sei, rispose alice a sè stessa. come potresti imparare le lezioni? quì c'è appena spazio per te? come c'entrerebbero i libri? e così passava il tempo, ora parlando, ora rispondendo a sè stessa e facendo una vera conversazione fra alice ed alice. 9185_8906_000070 bene, gridò la regina. sapete giuocare a croquet? i soldati zittirono e guardarono alice, credendo che la domanda fosse rivolta a lei. sì, gridò alice. 9185_8906_000071 i giuocatori giuocavano tutti insieme senza aspettare la loro volta, litigando sempre e picchiandosi a causa de ricci, di tal che la regina ne diventò furiosa e andava quà e là battendo il piede e vociando ad ogni istante: mozzategli il capo, oppure mozzatele il capo. 9185_8906_000072 e poi, a che servirebbero coteste processioni, riflette fra sè, se tutti dovessero stare a faccia per terra e niuno potesse vederle. così restò dov'era ed aspettò. 9185_8906_000073 alice cominciò a sentire un pò d'ansietà. è vero che non avea contrastata con la regina, ma ciò poteva accadere ad ogni momento- e pensò: che cosa ne sarà di me? quì hanno un gusto matto a mozzar teste- è una meraviglia se ve ne sia alcuno che abbia ancora il capo sul collo. 9185_8906_000074 entrò senza picchiare all'uscio e frettolosamente divorò tutta la scala, temendo d'incontrare la vera marianna ed esser da lei cacciata via dalla casa prima di trovare il ventaglio e i guanti. 9185_8906_000075 e il boja andò via come una saetta. appena il boja sparì, la testa del gatto andò dileguandosi e quando ritornò con la duchessa era sparita totalmente. il re e il boja corsero quà e là all'impazzata per ritrovarla, mentre gl'invitati ritornarono a giuocare. 9185_8906_000076 basta. sclamò la regina, mi fate girare il capo. e guardando al rosajo, continuò. che cosa avete fatto al rosajo? 9185_8906_000077 raccontarvelo tutto quel che mi rammento. gli è qualche cosa che mi sbalestrò in aria ed io schizzai: via come un razzo. schizzasti via, davvero poveretto, dissero gli altri. 9185_8906_000078 pria, che avesse bevuto la metà dell'ampolla, sentì che il suo capo premeva contro la volta e dovette smetter subito perchè rischiava di rompersi la nuca. immediatamente depose l'ampolla dicendo: 9185_8906_000079 era il coniglio bianco che ritornava bel bello indietro, guardando ansiosamente quà e là, come che avesse smarrito qualche cosa, e mormorando fra sè stesso. 9185_8906_000080 ecco finalmente avvicinarsi un cigolìo di certe ruote di carri e molti che vociavano e parlavano insieme, e sentì che dicevano: dov'è l'altra scala. 9185_8906_000081 che raschiava e scendeva. adagino, lunghesso il camino. gli è tonio, disse e tirò un bel calcio. poi attese ciò che seguirebbe dopo. la prima cosa che sentì fu un coro di voci che diceva: ecco, tonio che vola. e poi la voce sola del coniglio che gridava: 9185_8906_000082 gli è proprio curioso, pensò alice, d'esser mandata da un coniglio a far servizi. mi aspetto che dina vorrà poi mandarmi a far servizi per lei e cominciò a fantasticare ciò che in tal caso avverrebbe. 9185_8906_000083 l'argomento del boja era che non poteva tagliare una testa se non ci fosse un corpo da cui mozzarla, che non avea mai avuto a fare una cosa simile innanzi e che non voleva cominciare a farne a quell'età. l'argomento del re era che ogni essere che ha una testa può essere decapitato e il boja non dovea dir sciocchezze. 9185_8906_000084 bene, ma bisogna cacciarlo via. disse il re con voce autorevole e chiamò la regina che passava colà in quel momento: cara mia, vorrei che quel gatto fosse cacciato via. 9185_8906_000085 il coniglio giunse all'uscio e cercò di aprirlo, ma gli era inutile spingere la porta perchè il gomito d'alice era puntellato contro alice. udì che il coniglio diceva fra sè: andrò dietro la casa ed entrerò per la finestra. 9185_8906_000086 e non c'è spazio per crescere di più quì. ma che pensò alice? non crescerò più negli anni. da una parte, sarebbe un bene non diventare mai vecchia, ma quell'imparar sempre le lezioni m'annoierebbe. oh, non mi piacerebbe ciò. 9185_8906_000087 quando le riuscì di afferrare il fenicòntero e lo ricondusse sul terreno, il combattimento era finito e i due ricci s'erano allontanati. importa poco, pensò alice. 9185_8906_000088 ciò non preme a te: due ripose, sette. gli preme certo, disse cinque e gliel dirò io, perchè portasti al cuoco bulbi di tulipano invece di cipolle. 9185_8906_000089 un magnifico rosajo. stava vicino all'ingresso del giardino. le sue rose erano bianche, ma tre giardinieri che gli stavano d'intorno erano occupati a colorirle di rosso. 9185_8906_000090 cantone. no, no, legatele insieme prima. non vedete che non arrivano? oh, vi arriveranno. non sarà tanto difficile quà tonio afferra questa fune, ma reggerà il tetto. 9185_8906_000091 incendiamo la casa, sclamò il coniglio, ma alice gridò subito con quanta voce aveva in gola: se fate ciò, vi farò acchiappar tutti da dina. 9185_8906_000092 non avea nessun cartello attaccato con la parola bevi, eppure essa la sturò e se l'avvicinò alle labbra. certo, qualche cosa di meraviglioso mi accade ogni qual volta bevo o mangio, disse fra sè. 9185_8906_000093 tutto ciò non le piaceva perchè il giuoco era caduto in tale confusione che ella non sapea più se la sua volta fosse venuta o no. andò dunque in cerca del suo riccio. 9185_8906_000094 quasi, quasi mi pento d'esser discesa nella conigliera, eppure, eppure lè curiosetto questo genere di vita. ma che cosa mai son'io addiventata? quando io leggeva le novelle delle fate? credeva che quella sorta di stranezze non potesse mai accadere. 9185_8906_000095 con una tavola presso al terrazzino e sopra di essa v'erano, come alice avea di già sperato, un ventaglio e due o tre paja di guanti bianchi e nitidi. ella prese il ventaglio ed un pajo di guanti e stava per uscire quando le cadde sott'occhio un'ampolla che stava vicino allo specchio. 9185_8906_000096 cara mia, riflettici bene su. la è una bambina. la regina gli voltò le spalle con viso irato e disse: al fante rivoltateli. 9185_8906_000097 davvero è curioso, pensò alice, e si avvicinò per osservarli. e quando vi fu presso, sentì che uno di loro diceva: fa attenzione, cinque, non mi schizzare con le tue pennellate. 9185_8906_000098 allora il cagnolino cominciò una serie di cariche verso il ramuscello, correndo ogni volta al di là del segno e correndo indietro più di quel che gli conveniva, e sempre abbaiando raucamente, sino a che s'accoccolò a una breve distanza, anelante con la lingua penzoloni e con gli occhioni semichiusi. 9185_8906_000099 due. disse allora con voce bassa: gli è perchè codesto costì doveva essere un rosajo di rose rosse e noi, per isbaglio, ne abbiam piantato uno che dà rose bianche. 9185_8906_000100 non vorrei esser mica ne suoi panni. questo camino è molto angusto, non v'è dubbio, ma potrò tirarvi qualche calcio, credo, e ritirò il piede quanto più potè dal caminetto ed aspettò sino a che sentì un animaluccio senza che. 9185_8906_000101 quando si affacciò all'altro lato, vide che il cagnolino s'era avventato nuovamente al ramuscello ed aveva fatto un capitombolo nella furia d'afferrarlo. ma siccome ad alice sembrava che era come scherzare con un cavallo di vetturale, così, per evitare d'esser calpestata dalle zampe della bestia, fuggì di nuovo dietro al cardo. 9185_8906_000102 immediatamente apparve tutta la testa e alice depose il suo fenicòntero e cominciò a raccontare come andava il giuoco, lieta che uno le prestasse attenzione. il gatto intanto, dopo aver fatto mostra della sua testa, pensò bene a non mostrare il resto del suo corpo. 9185_8906_000103 bisogna finirla. pensò alice e gridò: fareste bene di non provarvici un'altra volta. queste parole produssero un altro silenzio sepolcrale. 9185_8906_000104 sette, scaraventò lontano il suo pennello e stava lì, lì per dire, in mezzo a tutte le cose, le più ingiuste. quando s'accorse d'alice che li osservava, e divorò il resto della frase, gli altri la guardarono del pari e le fecero tutti una profonda riverenza. 9185_8906_000105 basterà una carrettata per cominciare, una carrettata di, che disse alice. ma non restò molto in dubbio perchè subito una grandine di sassolini cominciò a scoppiettare nella finestra ed alcuni la colpirono in faccia. 9185_8906_000106 oltre a ciò, e era sempre una zolla o un solco là dove voleva sbalzare il riccio. e siccome i soldati si alzavano sempre e vagavano quà e là, alice si persuase che quello era un giuoco disperatamente difficile. 9185_8906_000107 mi direste: domandò, alice, ma timidamente, perchè state colorendo quelle rose? cinque e sette non risposero, ma guardarono due. 9185_8906_000108 tonio dovrà scendervi. ohè, tonio, il padrone dice che devi scendere. pella gola del caminetto bellino, disse alice fra sè, così questo tonio verrà dal caminetto. pare che quei signori abbian posto ogni carico sulle spalle del povero tonio. 9185_8906_000109 prima comparvero dieci soldati armati di bastoni. erano conformati come i tre giardinieri, bislunghi e piatti, con le mani e i piedi. agli angoli seguivano dieci cortigiani, tutti sfolgoranti di diamanti. 9185_8906_000110 alice osservò con un pò di stupore che i sassolini si convertivano in pasticcini appena toccavano il pavimento. e subito un idea le sfolgorò in mente. 9185_8906_000111 la regina. la regina e i tre giardinieri si misero subito con la faccia per terra. si sentì un grande scalpiccío e alice si mise a guardare per veder la regina. 9185_8906_000112 il riccio stava allora battagliando contro un altro riccio. ciò sembrò ad alice una occasione propizia per battere a croquet l'uno con l'altro di loro. ma v'era una difficoltà: il suo fenicòntero era andato all'altro lato del giardino e alice lo vide che si sforzava inutilmente di volare sopra un albero. 9185_8906_000113 come volete ch'io lo sappia, rispose alice che si meravigliava del suo proprio coraggio. ciò non mi spetta. la regina diventò di fiamma per la rabbia dopo d'averla fissata ferocemente come una bestia selvaggia, gridò: 9185_8906_000114 proviamo a mangiare uno di questi pasticcini, disse: certo, essi produrranno qualche mutamento nella mia statura e siccome non potranno farmi più grossa di quel che sono, m'impiccoliranno forse. 9185_8906_000115 non siate impertinente, disse il re, e non mi guardate a quel modo. e mentre parlava si nascondeva dietro ad alice. un gatto può guardare un re osservò alice. l'ho letto in qualche libro, ma non ricordo quale. 9185_8906_000116 e dopo un altro minuto dovette sdraiarsi appoggiando un gomito all'uscio e mettendo un braccio intorno al capo. e cresceva ancora disperata, cacciò una mano fuori della finestra, ficcò un piede nel caminetto e disse a sè medesima: 9185_8906_000117 stava molto meglio a casa mia, pensò la povera alice colà non passava il mio tempo a crescere ed a impiccolire e ad esser la serva de sorci e de conigli. 9185_8906_000118 c'era però un grosso fungo vicino a lei, press'a poco alto quanto lei, e dopo che l'ebbe osservato di sotto, ai lati e di dietro, le parve cosa naturale di vedere ciò che v'era di sopra. 9185_8906_000119 vediamo dunque che cosa produrrà questo liquore. spero che mi farà crescere di nuovo, perchè sono proprio stanca di vedermi così piccina e così accadde, e molto più presto di quello che si aspettasse. 9185_8906_000120 bene, ma ei non ha niente da fare con la mia finestra, va portalo via. successe un lungo silenzio, poi alice sentì un bisbiglio sommesso e parole: come queste davvero non potrei lustrissimo. nò davvero fa come ti dico, vigliaccone. 9185_8906_000121 eppure, che caro cucciolo era quello, disse alice, appoggiandosi a un ranuncolo e facendosi vento con una delle sue foglie. oh, quanto avrei desiderato d'insegnargli dei giuocolini, se se fossi stata d'una statura adeguata. 9185_8906_000122 finalmente poterono mettersi in un certo ordine e poi cominciò il giuoco. alice osservò che mai in sua vita non avea veduto un terreno più curioso per giuocare il croquet. 9185_8906_000123 ma dove mai mi son caduti alice? indovinò subito ch'egli andava ricercando il ventaglio e il paio di guanti bianchi e, buona e servizievole com'era, si dette attorno per ritrovarli, ma fu inutile. non si trovarono più ogni. 9185_8906_000124 quante vetrine da cetrioli vi debbon essere colaggiù, pensò alice. chi sa che faranno dopo? quanto al cacciarmi fuori dalla finestra, vorrei che potessero farlo. certo, io non ho mica voglia di rimaner più quì. aspettò un poco, ma non si sentiva nulla. 9185_8906_000125 medesima. checchè accada, non posso far di più. che sarà di me buono per alice che la virtù dell'ampolla magica era giunta al suo apice e perciò non crebbe di più. ciò non di meno, si sentiva molto male in quello stato e, come che non c'era verso d'uscire da quella gabbia, se ne attristò di molto. 9657_8906_000000 trovò la cosa ben fatta, cioè di unirsi ad oudinot, al re di napoli ed alla regina di spagna per assistere il papa e rimetterlo sul trono. nel principio il papa usò moderazione, ma la violenza dei suoi consiglieri 9657_8906_000001 e la povera alice rincominciò a piangere perchè si sentiva tutta soletta e sconsolata. ma alcuni momenti dopo sentì di nuovo uno scalpiccío in lontananza e guardò fissamente nella speranza che il sorcio avesse mutato pensiero e tornasse per finire il suo racconto. 9657_8906_000002 se la vedesse, ne sarebbe innamorato pazzo. la è una bestiolina tanto carina e quietina e nuotando svogliatamente e parlando talvolta a sè stessa, continuava alice. 9657_8906_000003 smetti subito, ti dico. ma pure continuò versando lagrime a secchie sinchè formò uno stagno intorno a lei, di quasi quattro pollici d'altezza e che giungeva a metà della sala. 9657_8906_000004 oramai sarò tanto lungi da voi che certo io non mi prenderò più briga di voi altri. bisogna che vi accomodiate alla meglio. eppure bisognerebbe ch'io li trattassi bene, pensò alice. se nò non vorranno andare per la via ch'io vorrei battere, vediamo un po ogni anno a natale darò loro un bel pajo di stivaletti. 9657_8906_000005 mi era parso di sì. soggiunse il sorcio continuo. dunque, il re di napoli e la regina di spagna con oudinot sposarono la causa del papa ed anche il granduca di toscana trovò la cosa. trovò che cosa disse l'anitra. 9657_8906_000006 alice pensò che quello era il vero modo di parlare: ad un sorcio. non aveva mai fatto una cosa simile prima, ma si rammentò d'aver letto nella grammatica latina di suo fratello: un sorcio di un sorcio. a un sorcio, un sorcio o sorcio il sorcio. 9657_8906_000007 e rincominciò: où est ma chatte? era questa la prima frase ch'avea trovata nel suo libriccino di lingua francese. il sorcio fece un salto nell'acqua e tremò a verghe. le domando perdono. soggiunse subito alice, avvedendosi d'avere scossi i nervi delicati della bestiolina. avea dimenticato che lei non ama i gatti? 9657_8906_000008 e andava mulinando col cervello. come farebbe? glieli manderò col procaccino, pensò la bimba. ma gli è davvero strano il mandar regali a proprii piedi. e quanto sarà curioso l'indirizzo. 9657_8906_000009 alice raccattò il ventaglio e i guanti e, perchè la sala pareva una stufaiuola, si rinfrescò, sventolandosi e parlando fra sè. meschina me, come ogni cosa è strana quest'oggi, eppure ieri le cose andavano secondo il solito. 9657_8906_000010 ad ogni modo, dopo che ebbero corso una mezz'ora o quasi e si sentirono tutti ben seccati, il dronte sclamò tutt'a un tratto: la corsa è finita. e tutti l'intorniarono anelanti e sclamando: ma chi ha vinto? 9657_8906_000011 somma, continuò a dire: io devo essere isabella e dovrò andare a vivere in quella casuccia e non aver quasi più giuocattoli e tante lezioni da imparare. ma se sono isabella, caschi pure il mondo. io resterò quì inutilmente. signori miei, caccerete la testa dal soffitto per dirmi: carina, vieni su. 9657_8906_000012 certo io non sono. ada disse perchè i suoi capelli sono inanellati e i miei non lo sono. punto. certo non sono isabella, poichè io so tante belle cose e quella poverina sa tanto poco. eppoi, isabella è isabella ed io sono, io meschina. che imbroglio è questo. 9657_8906_000013 allora disse il dronte con voce solenne e levandosi in piedi: propongo che il parlamento si aggiorni acciochè sieno adottati rimedii più energici. ma parli italiano, sclamò l'aquilotto. non capisco la metà delle sue parolone e forse lei stesso non ne intende, cica. 9657_8906_000014 sta zitto. babbo rispose la piccina. con un fare sdegnosetto tu provocheresti anche la pazienza d'un'ostrica. ah, se dina fosse quì disse alice, parlando ad alta voce ma senza rivolgersi a chi che sia: lo porterebbe indietro in un momento. 9657_8906_000015 finalmente il sorcio, che sembrava essere persona d'una certa autorità fra loro. gridò: si seggano, signori, e mi ascoltino, io seccherò tutti. in pochi momenti tutti sedettero in circolo col sorcio in mezzo. 9657_8906_000016 il generale oudinot, che venne a restaurare il governo papale, fu presto secondato dal re di napoli e dalle truppe della regina di spagna. uff, fece il lori. con un brivido: scusi, disse il sorcio tutto accigliato, ma con molta civiltà diceva: qualche cosa le pare? rispose frettolosamente: il lori. 9657_8906_000017 e così, chi con un pretesto, chi con un altro, tutti andarono via ed alice rimase sola. ho fatto male di nominare dina, disse fra sè: assai mestamente: ei pare che niuno l'ami quaggiù, eppure la è la miglior gatta del mondo. oh, dina, mia cara, chi sa se ti rivedrò mai più? 9657_8906_000018 e siede sulle zampine di dietro per pitoccare il suo desinaruccio e fa tante altre belle cosettine, non potrei neppure rammentarne. la metà appartiene a un fattore ed egli dice che la bestiolina vale proprio un perù perchè gli è utile di molto e uccide tutt'i topi. e oimè, gridò alice tutta sconsolata. 9657_8906_000019 londra è la capitale di parigi, e parigi è la capitale di roma e roma. nò, ho sbagliato tutto, davvero devo essere stata trasformata in isabella. 9657_8906_000020 perchè appena guardò giù a suoi piedi, le sembrò che gli avesse quasi perduti di vista, tanto erano lontani. oh, i miei poveri piedini. chi mai in terra v'infilerà le calze e vi metterà le scarpettine? davvero io non potrò farlo più. 9657_8906_000021 volta, rondinella porporina, che ti posi sul loggione raccattando ogni mattina la zanzara ed il moscone. li vuoi friggere in padella, porporina, rondinella? scommetto che le vere parole della romanza non son queste, disse la povera alice e le ritornarono i lucciconi agli occhi. 9657_8906_000022 naturalmente, la prima quistione che fu posta fu quella di sapere come si sarebbero asciugati. si consultarono insieme su questo argomento e pochi minuti dopo alice si mise a parlare familiarmente con loro, come se li avesse conosciuti da un secolo. 9657_8906_000023 finalmente il dronte disse: tuttiquanti hanno vinto e tutti debbon'essere premiati. ma chi distribuirà i premii? replicò un coro di voci. 9657_8906_000024 indovinò che la causa di questa nuova trasformazione era il ventaglio che aveva in mano e subito lo buttò a terra, e fu proprio a tempo, altrimenti assottigliava tanto da sparire totalmente. l'ho scampata bella, disse alice, tutta impaurita da quel subitaneo mutamento, ma lieta però perchè esisteva ancora. 9657_8906_000025 ecco, disse il dronte, il miglior modo di spiegarla è quello di eseguirla. e siccome mi potrebbe venire la voglia di provare questa corsa in qualche giorno d'inverno, vi dirò come il dronte la diresse. 9657_8906_000026 bizzarra. figuratevi: gli uccelli avevano le piume fradice e gli altri animali avevano il pelo incollato a loro corpicciuoli e tutti erano inzuppati, grondanti acqua, tristi e malcontenti. 9657_8906_000027 di grazia, signore. il coniglio trasaltò, gli caddero a terra i guanti e il ventaglio e in mezzo a quella tenebrìa si mise a correre di traverso come se avesse le ali alle zampe. 9657_8906_000028 e sentì qualche cosa che sguazzava nello stagno, si rivolse e credette vedere un elefante di mare o un ippopotamo, ma si rammentò ch'era assai piccina allora e scoprì ch'altro non era che un sorcio cascato, come lei nello stagno. 9657_8906_000029 a queste parole, il sorcio si rivoltò indietro, nuotando lentamente verso di lei. la sua faccia era pallida di rabbia, pensò alice, e disse con voce sommessa e tremante: approdiamo alla spiaggia e le racconterò la mia storia. allora lei capirà perchè io detesti tanto i gatti e i cani. 9657_8906_000030 la mia è una storia lunga e trista. e con la coda, rispose il sorcio, rivolgendosi con un sospiro ad alice. certo è una lunga coda, disse alice, guardando con meraviglia alla coda del sorcio. 9657_8906_000031 e tutti l'accerchiarono di nuovo, mentre il dronte, con molta gravità, le offrì il ditale e disse: la preghiamo di accettare quest'elegante ditale. e, appena finito questo breve discorso, tutti applaudirono. 9657_8906_000032 e fa le fusa, per benino, quando giace accoccolata presso al focolare, leccandosi le zampine e nettandosi la faccia, e l'è tanto soffice e soave alle carezze, e l'è proprio un paladino nell'afferrare i sorci. oh, 9657_8906_000033 questo discorso produsse un impressione vivissima nell'assemblea. alcuni uccelli volarono via di botto. una gazza vecchia si avviluppò ben bene dicendo: è ormai tempo di tornare a casa. l'aria della notte mi fa male alla gola. e un canarino chiamò con voce tremula tutt'i suoi piccini, venite, venite, carini. gli è tempo di andare a letto. 9657_8906_000034 peccato che non sia restato, disse sospirando il lori, appena che il sorcio si perdè di vista e un vecchio granchio colse quella opportunità per dire alla sua figlia: amore mio, ciò ti serva di lezione e bada a non andar mai in collera. 9657_8906_000035 le domando scusa? rispose umilmente alice. ella è giunta alla quinta curvatura della coda, non è vero? no, doh, riprese il sorcio con voce acerba ed irata. che c'è un nodo, sclamò alice, sempre pronta e servizievole e guardandosi attorno, mi conceda il favore di disfarlo. 9657_8906_000036 temo d'averla offesa di nuovo- e davvero l'aveva offeso- perchè il sorcio si allontanò, nuotando furiosamente ed agitando le acque dello stagno. alice lo richiamò con un soave tuono di voce: sorcio caro, ritorni pure ed io le prometto che non parlerò più di gatti nè di cani. 9657_8906_000037 ebbe una lunga discussione col lori, ma bentosto, quest'ultimo le fece un viso arcigno e disse perentoriamente: son più vecchio di lei, perciò devo saper più di lei. ma alice non volle convenirne se prima non le avesse detto quanti anni aveva il lori non volle dirlo e la loro conversazione cessò. 9657_8906_000038 pensò alice, forse farei bene di parlare a questo sorcio. ogni cosa è talmente straordinaria quaggiù che non mi stupirei se egli potesse parlare. ad ogni modo, proviamo e cominciò. o sorcio, sai tu la via per uscire da questo stagno? o sorcio, io mi sento veramente stanca di nuotare quì. 9657_8906_000039 sedette dunque e si rimise a piangere. ti dovresti vergognare, disse alice, figurati una gran ragazzona come te, e davvero lo poteva dire? allora fare la piagnolosa. 9657_8906_000040 era proprio tempo d'uscir fuori, perchè lo stagno si stava riempendo di uccelli e d'altri animali che v'eran caduti dentro un'anitra: un dronte, un lori, un aquilotto ed altre curiose bestioline. alice aprì la via e tutti, nuotando, la seguirono alla spiaggia. 9657_8906_000041 ma anche ciò ebbe un termine e sedettero in circolo pregando il sorcio di dir loro qualcosuccia di più. si rammenti che mi ha promesso di raccontarmi la sua storia, disse alice, e la ragione per cui odia i g e i c. soggiunse sommessamente e un poco con paura che di nuovo si offendesse. 9657_8906_000042 curiosissimo e sempre più curiosissimo, gridò alice. era tanta la sua sorpresa che non sapeva più parlar correttamente la sua lingua. mi stò allungando come un cannocchiale e il più lungo che mai vi sia stato, addio piedi. 9657_8906_000043 ed ora andiamo al giardino. e rivolse sollecitamente i passi verso l'usciolino. ma ahi, l'usciolino era chiuso e la chiavettina d'oro era sulla tavola, come prima. 9657_8906_000044 alice giudicò tutto quest'affare come una cosa sovranamente stupida, ma avevano tutti un contegno talmente grave ch'ella non osò ridere pure. non seppe che cosa rispondere, ma semplicemente s'inchinò e prese il ditale assumendo la migliore serietà del mondo. 9657_8906_000045 il sorcio. la guardò fissamente, la squadrò ben bene co suoi piccoli occhietti, ma non rispose niente. forse non intende la mia lingua. disse: alice, scommetto ch'è un sorcio francese venuto quì con napoleone. eh già, con tutte le sue cognizioni storiche, alice non sapea al giusto le date che citava. 9657_8906_000046 amare i gatti. io sclamò con voce acuta e rabbiosa: amerebbe lei i gatti se fosse me? forse no, rispose alice con voce carezzevole. ma non si adiri sa, eppure io vorrei farle vedere dina la gatta nostra. 9657_8906_000047 veniva trottando frettolosamente e mormorando fra sè stesso: oh, la duchessa. la duchessa se n'andrà sulle furie perchè l'ho fatta aspettare. alice. era tanto fuori di sè che avrebbe chiesto soccorso a chiunque le fosse capitato. così, quando il coniglio le fu vicino, gli disse con voce tremula e sommessa: 9657_8906_000048 mentre diceva queste parole, sdrucciolò e zaffete cascò sino al mento nell'acqua, salsa imprima. credette esser caduta nel mare e in tal caso potrò tornare a casa per la ferrovia, disse fra sè. 9657_8906_000049 ma perchè la chiama trista? e continuò a pensarvi sopra, imbarazzata, mentre il sorcio parlava, e così l'idea che si fece di quella storia con la coda fu presso a poco questa. 9657_8906_000050 vicino a casa nostra c'è un bellissimo cagnolino. se lo vedesse: è un canbassetto con certi belli occhi luccicanti e col pelo cenerino, arricciato e lungo. ei busca benissimo le cose che gli si gittano. 9657_8906_000051 aveva più di nove piedi d'altezza. subito adunghiò la chiavettina d'oro e via verso l'uscio del giardino. povera alice, tutto quello che potea fare consisteva nel giacere appoggiando il fianco per guardare il giardino con la coda d'un occhio, ma il penetrarvi dentro era diventato più difficile che mai. 9657_8906_000052 qualchedunaltra. ma oimè, sclamò alice versando un fiume di lagrime: vorrei che mettessero fuori la testa, son tanto stanca d'esser quì sola. e si guardò le mani e si meravigliò vedendo che, mentre parlava fra sè stessa, aveva infilato uno de guanti bianchi che il coniglio avea lasciati cadere. 9657_8906_000053 trovò la cosa, replicò vivamente il sorcio. ella sa che significa la cosa. sò bene che significa la cosa. quando io trovo qualche cosa, rispose l'anitra. 9657_8906_000054 per tutta riposta. il sorcio si mise a borbottare: di grazia, ritorni e finisca il suo racconto, alice. dunque lo richiamò e tutti gli altri sclamarono in coro: via, finisca il racconto. ma il sorcio crollò il capo con un moto d'impazienza ed affrettò il passo. 9657_8906_000055 disse a furietta il sorcio. ma come andremo in corte senza giurì nè giudici? sarebbe una vendetta? sarò giurì e giudice, rispose allor furietta, e passerò latrando la tua sentenza a morte. ella non presta attenzione. disse il sorcio ad alice con tuono severo. a che cosa sta pensando? 9657_8906_000056 e nella disperazione cacciò la mano in tasca e ne cavò una scatola di confetti- per buona sorte l'acqua non v'era entrata dentro- e ne distribuì tutt'intorno. ce ne erano appunto uno per uno. 9657_8906_000057 ma se non sono la stessa, dovrò rivolgermi questa domanda: chi mai, dunque, son io? ah, quì stà l'imbroglio e ripensò a tutte le ragazze che conosceva e che erano dell'età sua, per vedere se per caso fosse stata trasformata in una di quelle. 9657_8906_000058 rimaneva ora il mangiare i confetti. ciò produsse un po di rumore e di confusione, poichè gli uccelli grandi si lagnavano che non avean potuto assaporarne il gusto e gli uccelli piccoli, avendoli inghiottiti, ne rimasero pressochè strozzati e si dovette loro picchiar la schiena. 9657_8906_000059 diresse. imprima tracciò la linea dello steccato, una specie di circolo. già non importa che sia ben tracciata, disse. e poi tutta la comitiva entrò nello steccato, mettendosi chi quà chi là. 9657_8906_000060 alice gli affisò ansiosamente gli occhi in faccia perchè era sicura che, se non si fosse presto rasciugata, avrebbe guadagnata una infreddatura solenne. hem, disse il sorcio con aria autorevole: sono tutti all'ordine? questa domanda è bastantemente secca, mi pare. silenzio, tutti di grazia. 9657_8906_000061 niente affatto. rispose il sorcio levandosi e, in atto di partire, lei m'insulta dicendomi tali scempiaggini. no davvero, disse alice con sottomissione. ma lei s'offende tanto facilmente. 9657_8906_000062 qualche istante dopo sentì in lontananza come uno scalpiccío. subito si forbì gli occhi per vedere chi fosse. era il coniglio bianco che ritornava, splendidamente vestito, con un pajo di guanti bianchi in una mano e un gran ventaglio nell'altra. 9657_8906_000063 non mi sorprenderebbe se stanotte fossi stata scambiata. vediamo, non ero io io stessa che mi levai questa mattina. mi pare di rammentarmi ch'io mi trovai un poco diversa. 9657_8906_000064 ma essa dovrebbe avere un premio. disse il sorcio, s'intende, soggiunse il dronte assai gravemente. che altro ha in saccoccia? disse rivolgendosi ad alice, soltanto un ditale, rispose mestamente la fanciulla dia. quì replicò il dronte. 9657_8906_000065 perdoni la curiosità. chi è dina? domandò il lori alice rispose sollecitamente perchè la era sempre pronta a parlare della sua prediletta. dina è la nostra gatta. è un vero paladino quando va a caccia di sorci e se la vedeste correr dietro agli uccelli, visti e presi. 9657_8906_000066 che è la corsa arruffata? domandò alice. non le premeva molto di saperlo, ma il dronte taceva come se qualcheduno dovesse parlare, mentre niuno sembrava disposto ad aprire becco o bocca. 9657_8906_000067 no, davvero. rispose sollecitamente alice e, mutando argomento, soggiunse: dica: le piacciono forse le piacciono i, i cani? il sorcio non rispose e alice seguitò così. 9657_8906_000068 al signor piedestro d'alice, tappeto presso il parafuoco coi saluti d'alice meschina, quante sciocchezze vo dicendo, giusto? allora il suo capo urtò contro la volta della sala. 9657_8906_000069 essa s'intende, disse il dronte, indicando alice con un dito, e tutti si affollarono intorno a lei gridando confusamente: i premii, i premii, alice. non sapea che fare. 9657_8906_000070 proviamo, se io mi rammento tutte le cose che sapeva, una volta, quattro volte cinque fanno dodici e quattro volte sei fanno tredici e quattro volte sette fanno. oimè, se vado di questo passo non giungerò mai a venti. del resto, la tavola aritmetica non significa nulla. proviamo la geografia. 9657_8906_000071 generalmente trovo un ranocchio o un verme. or, la quistione stà nella cosa. che cosa ha trovato il granduca? il sorcio non gli badò, punto e si affrettò d'andare innanzi. 9657_8906_000072 sorci. oh, mi perdoni. sclamò di nuovo alice, perchè questa volta il sorcio aveva il pelo tutto arruffato e sembrava offeso immensamente. noi non ne parleremo più se ciò le incresce. 9657_8906_000073 ma subito si accorse ch'era caduta nello stagno delle lagrime che avea versate quando aveva nove piedi d'altezza. peccato ch'io abbia pianto tanto, disse alice, nuotando e cercando d'afferrar la riva. ora sì che sarò punita affogando nelle mie proprie lagrime. la sarà proprio una cosa strana, ma tutto è strano oggi. 9657_8906_000074 io alzerò soltanto gli occhi e dirò loro chi son io. ditemelo prima, e se sarò quella che voi cercate, verrò su. se no, resterò quì inchiodata sino a che sarò qualchedunaltra. ma 9657_8906_000075 le cose vanno proprio alla peggio, pensò la derelitta fanciulla. non sono stata mai tanto piccina e protesto che tutto ciò è un brutto affare. ma brutto assai. 9657_8906_000076 no, davvero. gridò il sorcio che avea la tremarella sino alla punta della coda, come se io volessi parlare dei gatti. la nostra famiglia odiò sempre i gatti, bestiaccie schifose, volgari e basse. non mi faccia sentir più il nome loro. 9657_8906_000077 furietta disse al sorcio che in casa avea trovato: andiamo al tribunale. ti voglio processare. non chiedo le tue scuse, o sorcio indiavolato. quest'oggi non ho nulla a casa mia da fare. 9657_8906_000078 ebbene, carina, come si sente ora? disse rivolgendosi ad alice. bagnata come un pulcino, rispose: alice, mestamente, non mi pare che la sua storiella mi secchi abbastanza. 9657_8906_000079 come mai ho potuto far ciò? disse: forse sono ridiventata piccina. si levò ed avvicinossi alla tavola per misurarsi con quella. osservò che, per quanto le pareva, era ridotta a circa due piedi d'altezza e che andava impiccolendosi rapidamente. 9657_8906_000080 questa domanda impensierì immensamente il dronte. perciò sedette e restò lungo tempo con un dito appoggiato alla fronte, tale e quale, come è rappresentato dante, mentre gli altri zittivano. 9657_8906_000081 e l'aquilotto abbassò la testa per nascondere un sorriso, ma alcuni degli uccelli sghignazzarono apertamente. volevo dire- continuò il dronte facendo il broncio- che il miglior modo di seccarsi sarebbe quello di fare una corsa arruffata. 9657_8906_000082 non si udì uno, due, tre via, ma cominciarono a correre a piacere e si fermarono quando n'ebbero voglia, di tal che non si seppe quando la corsa fosse terminata. 9657_8906_000083 alice era stata una volta sola ai bagni di mare. d'allora in poi s'imaginò che dovunque si va verso la spiaggia trovansi casotti da bagni lungo il mare, ragazzi che zappano l'arena con le vanghe di legno, poi una fila di case mobiliate e dietro ad esse una stazione di strada ferrata. 9657_8906_000084 proverò a ripetere rondinella pellegrina, e si mise le mani conserte al petto, come se stesse per ripetere le lezioni, e cominciò a recitare quella romanza, ma la sua voce suonava rauca e strana e le parole non le uscivano dalle labbra come una volta. 8294_8906_000000 con l'accesa fantasia, la fanciulla vagante in portentose regïoni di sogni e poesia che con bestie ed uccelli ognor favella e con forma del. 8294_8906_000001 io non l'avrei giammai creduto. m'interrompe una volta ogni minuto. eccole, ferme attente silenziose. 8294_8906_000002 tre voci armonïose chiedendomi un racconto. io non osava fare. il broncio severo ed il ribelle a tre bocche di rose, a tre donzelle. 8294_8906_000003 questa è la tua volta. avanti, avanti. e così le avventure raccontai ad una ad una alle fanciulle amate. 8294_8906_000004 e pel timon che, incerto, fende l'onda, va la barchetta, errante e vagabonda, mentre, oppresso dal sonno, in luminose visioni, il mio pensiero vaneggiava. 8294_8906_000005 l'errore abbella. la storia non toccava ancora il fine e appariva di già confusa e incolta allor pregai le care fanciulline di finir la novella un'altra volta, ma risposer più vispe e più raggianti. 8294_8906_000006 o alice, accogli questa mia novella e fra i sogni d'infanzia la riponi. deh fanne d'essa una ghirlanda bella e sulla tua memoria la. 8294_8906_000007 su vespri, giocondi dolcemente sul lago tranquillissimo, voghiamo da delicate mani. facilmente son mossi i remi e alla ventura andiamo. 8294_8906_000008 la prima, con la voce di comando, fieramente m'impone: cominciate la seconda. mi dice io ti domando un racconto di silfidi e di fate la terza. 12428_9630_000000 ristretta, s'è entro il mezzo del core, con quella vita che rimane spenta solo in quel ponto. eh, ella sen. 12428_9630_000001 che non piangete quando voi passate per lo suo mezzo, la città dolente, come quelle persone che neente par che intendesser la sua gravitate, se 12428_9630_000002 non vede il sol che tutto il mondo gira, cosa tanta gentil quanto in quelp ora che luce nella parte ove dimora la donna di cui dire amor mi face ogni intelletto di lassù la mira. 12428_9630_000003 quando egli è giunto à ove u desira tede una donna che riceve onore e luce, sì che per lo suo splendore, lo pellegrino spirito, la mirai. 12428_9630_000004 bene, è verace amor quel che m ha preso e ben mi stringe forte, quand io farei quel ch? io dico per luì che nullo amore è di cotanto peso quanto è quel che la morte face piacer per ben servire altrui. 12428_9630_000005 canzone i. gli occhi dolenti per pietà del core hanno di lagrimar sofferta pena, sicché per vinti son rimasi omai. 12428_9630_000006 aggiugne perch'egli avvien che tanto fo dimora in uno stato e tanto amor m'avvezza con un martìro e con una dolcezza quanto è quel tempo che spesso mi pugne. 12428_9630_000007 io la dimando per aver più vita a quei begli occhi il cui dolce splendore porta conforto ovunque io senta amore. 12428_9630_000008 similmente, fu chi tenne impero in diflìnire errato che prima pone il falso e d altro lata con difetto procede. 12428_9630_000009 la grazia sua a chi la può mirare. discende nel coraggio e non yi lascia alcdn difetto stare tante'ia sua vertute e la valenza ched ella fa meravigliar lo sole. 12428_9630_000010 con rei non star né ad ingegno né ad arte, che non fu mai saver. tenev lor parte canzone a tre men rei di nostra terra, ten andrai anzi che tu tadi altrove. 12428_9630_000011 tentil pensiero che parla di vni sen. viene a dimorar meco sovente. e ragiona d'amor si dolcemente che face consentir lo core in lui. 12428_9630_000012 cosi ritorno i'ora e voglio dire che non fu per ardir. s io posi cora a questa creatura, ch io vidi quel che mi venne a ferirà perchè mai non avca vaduto amore. 12428_9630_000013 teco ghio. non ho dove posso salvo andare. gh appo lo mio penare giaschedun altro ha gioia. non vo che vada altrui facendo noia. 12428_9630_000014 quando m apparve poi la gran beliate che si mi fa dolere, donne gentili a cui io ho parlato, quella vertù che ha più nobilitate, mirando nel piacere. 12428_9630_000015 non può dir né saper quel che somiglia, se non chi sta nel ciel. chi è di lassoso perch esser non ne può già cor astiusoj i. 12428_9630_000016 ma per crescere i desirì, una donna ci verrà coronata dalf amore. le parole mie, novelle, che di fior fatto han ballata per leggiadria, ci han tolt, elle, una veste ch altrni fu data. 12428_9630_000017 fuori maladico, v amorosa lima ch ha pulito i miei moti e bei colori ch io ho per voi, trovati e messi in rima per far che il mondo mai, sempre. 12428_9630_000018 vedesse quale è stata la mia vita, poscia che la mia donna andò nel seeol nuovo lingua non è che dicer lo sapesse. e però, donne mie, perch io volesse non vi saprei ben dicer quel àìt io sono. 12428_9630_000019 contr ogni avversità le dà valore. con la sua vista e con la rimembranza del dolce loco e del soave fiore che di nuovo colore cierco la mente mia. merzè di vostra dolce cortesia. 12428_9630_000020 gli atti soavi. eh, ella mostra altrui. vanno chiamando amor, ciascuno a prova. in quella voce che lo fa sentire di costei, si può dire gentile in donna, ciò che in lei si trova. 12428_9630_000021 quando gli occhi riguardan la heltate e troyan lo piacer destar, la mente, l anima e il cor si sente miran dentro la propietate, stando a veder senz altra tolontate. 12428_9630_000022 non perchio, non speri ad esse ritornare, ma perchè gli atti disdegnosi e fieri che nella donna mia sono appariti m han chiusa la tìa delp usato parlare. 12428_9630_000023 ond io conforto sempre mia speranza, la qual è stata tanto combattuta che sarebbe perdala se non fosse che amore. 12428_9630_000024 mira quanto ella è pietosa ed umile, cortese e saggia nella sua grandezza. pensa di chiamarla donna omai che, se tu non t inganni, ancor vedrai di si alti miracoli. ddornezza che tu dirai. 12428_9630_000025 a costei non ne cale. no, spero mai d'altrui aver soccorso questa sbandeggiata di tua corte. signor, non cura colpo di tuo strale. 12428_9630_000026 e qnelle cose cb'a voi ònor sono, dimando e vogko ogni altra men noiosa. dar mi potete ciò, eh altri non osa. 12428_9630_000027 elle man vostre, o gentil donna mia, raccomando lo spirito che muore c se ne va, sì dolente, ch amore lio mira con pietà che manda via. 12428_9630_000028 sonetto xxl o nde venite voi cosi, pensose di temei s a voi piace, in cortesia, ch'io ho dottanza che la donna mia non vi faccia tornar cosi dogliose. 12428_9630_000029 panni, esser di mercede oltre pagato. ed anche pia che a torto mi par di servidor nome tenere così dinanzi agli occhi. del piacere si fa m servir mercè d altrui bontate. 12428_9630_000030 io che, pur senlia costor dolersi come i affetto mena molte fiate, corsi avanti a lei. 12428_9630_000031 ballata it per una ghirlandetla ch io vidi mi farà sospirare ogni fiore. 12428_9630_000032 erra lo spirito maggior, tremò, s forte che parve ben che morte per lui in questo mondo ginnta fosse. ora ne ineresce a quei che questo moise 12428_9630_000033 quando v immaginar, mi vien ben filo giangemi tanta pena d ogni parte. gh io mi riscuoto per dolor ch io sento. s si fatto divento che dalle genti vergogna mi parte. 12428_9630_000034 onde la piaga del mio cor rimpolpo lo qnal. niente lagrimando scolpo, né mnoto punto col lamento amaro. 12428_9630_000035 io roen vo gire. ora apparisce chi lo fa fuggire e signoreggia me di tal vertute che cor ne trema, sì che faori appare. 12428_9630_000036 donna non c è. che amor le venga al vòltos. ne uomo ancora che per lui sospiri, e chi facesse saria detto stolto. 12428_9630_000037 e se vi pare, oltraggio gh ad amarvi sia dato, non sia da voi biasmato. ghe solo amor mi sforza, gontra, cui non vai forza né misura. 12428_9630_000038 e quivi si lamenta: jy, amor chefuor d esto mondo. la caccia spesse tolte abbraccia gli spiriti che piangon. tuttavia, perocché perdon la lor compagnia, 12428_9630_000039 e falla rallegrar dentro lo core onde si face a quel chelf. era strana e conta novitate, come venisse di parte lontana. 12428_9630_000040 e così, quando la chiamo orgogliosa, non cbnsidero lei secondo il vero, ma pur secondo quel ch ella parea che v anima temea e teme ancor. sì che mi par fiero, quandunque io vengo dov ella mi senta. 12428_9630_000041 giorno. oimè il fresco ed adorno e rilucente viso. oimè il dolce riso per lo qual si vedea la bianca neve fra le rose, vermiglie d ogni tempo. 12428_9630_000042 tu, nuvoletta in forma più che umana, foco, mettesti dentro alla mia mente gol tuo parlar ch'ancide. poi, con atto di spirito cocente, creasti speme che n parte. mi è sana laddove tu mi ride. 12428_9630_000043 canzone lu p? erchè nel tempo rio dimoro tuttavia aspettando peggio. non so come io mi deggio mai consolar se non m'aiuta iddio per la morte. 12428_9630_000044 con lei non sate che non v è amore, ma gite attorno in abito dolente a guisa delle vostre antiche suore. quando trovate donne di valore, gittatevile a piedi umilemente, dicendo: 12428_9630_000045 dunque verrà, come dal nero, il perso ciascheduna vertute da costei, ovvero il gener lor ch'io misi avanti. 12428_9630_000046 poscia piangendo sol. nel mio lamento chiamo beatrice e dico: or sei ta morta. e mentre eh io la chiamo, mi conforta. 12428_9630_000047 oltr a natura, oltra natura umana. vostra fina piacenza fece dio per essenza che toi foste sovrana, perchè vostra parvenza vèr me non sia lontana, or non mi ma villana la dolce provedenza. 12428_9630_000048 per volta di ventura condotto fosti suso gli aspri monti dove tha chiusa oimè, fra duri sassi, la morte che due fonti fatto ha di lagrtmar gli occhi miei lassi. 12428_9630_000049 so io che u parla di quella gentil, perocché spesso ricorda beatrice, sicch io io intendo bea donne, mie caie. 12428_9630_000050 perchè l piacere della sua beliate, partendo sé dalla nostra veduta, divenne spiritai bellesza grande che per lo cielo spande luce d'amor che gli angeli salata e lo ntelletto loro alto e sottile face meravigliar. 12428_9630_000051 lo non posso fuggir. eh, ella non veglia neil immagine mia, se non come il pensier che la ti mna l anima folle. eh, al suo mal. s ingegna come ella è bella e ria, così dipinge e forma la saa pena. 12428_9630_000052 però ti piaccia che di te mi fidi, che vadi in guisa a lei. eh, ella t ascolti e prego umilemente a lei: tu guidi gli spinti fuggiti del mio core. 12428_9630_000053 noi darem pace al core. a voi diletto, dìcieno agli occhi miei s quei della bella donna. alcuna volta. 12428_9630_000054 io veggio il lume de begli occhi, spento, che suole essere a miei. sì, dolce guida, ben veggio che l mio fin consenti e vuoi. 12428_9630_000055 mostrando per lo viso gli occhi morte. non sentì pace. mai ne riso alquanto, posciachè amor e madonna trovai. 12428_9630_000056 deh non guardare perchè a lei mi fide, ma drizza gli occhi al gran disio che m aidie, che mille donne, già per esser tarde sentito, han pena dell altrui dolore. 12428_9630_000057 canzone e par che tu parli contraro al dir duna sorella, che tu bai che questa donna che tanto umil fai quella la chiama fiera e disdegnosa. 12428_9630_000058 che quella donna piena d umiliate giugne cortese e umana e posa nelle braccia di pietate. 12428_9630_000059 soffierrìa, perocch'ella è finita. e questo e quello, ond io prendo cordoglio gh. alla voglia il poder non terrà fede, ma se di buon voler nasce mercede. 12428_9630_000060 anzi, è tìe più beli ors che mai e vie più lieta par che ridar. ed alza gli occhi micidiak e grida sopra colei che piange il suo patire: vatten, misera ibor. 12428_9630_000061 m ha in tutto amor da sé scacciato. ch'ogni suo atto mi trae a ferire. guardate ben s io sono consumato. 12428_9630_000062 ben deggio sempre amore rendere a te, onor, poiché desire mi desti ad ubbidire a quella donna. eh, e di tal valore. 12428_9630_000063 e bello è tanto quanto lei, simiglia, e puossi dire che suo aspetto giova a consentir ciò che par iperaviglia, onde la nostra fede è aiutata. 12428_9630_000064 la nemica figura che rimane vittoriosa e fera e signoreggia la vertù che mole taga di sé medesma andar mi fané colà dove ella è vera. 12428_9630_000065 certo h viaggio ne parrà minore prendendo un così dolce tranquillare, e già mi par gioioso il ritornare udendo dire e dir del suo valore. 12428_9630_000066 o ime lasso quelle trecce bionde dalle quai rilucieno d aureo color gli poggi d ogn intorno. 12428_9630_000067 questo gridò il desire gbe mi combatte così come sode avvegna che men dote, perocché l mio sentire è meno assaied è più presso al terminar de guai. 12428_9630_000068 dunque soccorso cheto da quel signor che apparve nel chiar tììo quando mi prese per mirar si fiso. 12428_9630_000069 e rompon come tuono gp. innati vizi che fanno a ui vile. però, qual donna sente sua eltate biasmar per non parer qué j ed umile. 12428_9630_000070 che le divizie, siccome si crede, non posson gentilezza dar ne torr, perocché vili son di lor natura. 12428_9630_000071 madonna la venuta nostr c per raccomandare un che si duole dicendo: ove è desio degli occhi miei. 12428_9630_000072 oltra r umana. sorte ch io mi credea ultimo. ogni spir pur v ardente desiro. tanto poi mi costrinse a sofferire che per p angoscia tramortitti in terrai. 12428_9630_000073 che non ha invidia quel e ha meratìglia lo quale tìzìo regna. ov è paraggìo, ma questa è senza pare. non so esemplo dar quanto ella è maggio. 12428_9630_000074 xjnsso per forza de molti sospiri, che nascoa di pensier che son nel core, gli occhi son vinti e non hanno valore di riguardar persona che li miri. e fatti son che paìon due desiri di lagrimare e di mostrar dolore. 12428_9630_000075 io mi sto sol come uom che pur desia di veder lei sospirando sovente, perocch io mi riguardo nella mente irovo ched ella è la donna mia. onde m allegra amor e fammi umile dell onor che mi face. 12428_9630_000076 s accorse ben che suo malie era nato e conobbe il desio. eh era criato. per lo mirare intento, eh ella fece, sicché piangendo disse alp altre, poi. 12428_9630_000077 uom che conosce è degno eh aa ardire e che si arrischi quando si assicnra ter quello onde paura può, per natura o per altro, atvenire. 12428_9630_000078 che amor è una cosa e la ventura che soverchian natura, là un per usanza e v altro per sua forza. e ine ciascun isforza sicchio vo'per men male morir contra la voglia naturale. 12428_9630_000079 gertanamente a mia coscienza pare, chi non è amato. s elli è: amadore ghe'n cor porti dolor senza paraggio. 12428_9630_000080 pietate escon tali sospir d està novella gh io mi sto solo perchè altri non gli òda. intenda amor come madonna loda che mi fa viver sotto la sua stella. 12428_9630_000081 suo esser tanto a quel che gliel die piace che sempre infonde in lei la sua rertute. oltre al dimando di nostra natura, 12428_9630_000082 che solo iddio air anima la dona che vede in sua persona perfettamente star, sicch ad alquanti, lo seme di felicità si accosta, messo da dio new, anima ben posta. 12428_9630_000083 onde qui ne scintilla l aspra saetta. che percosso m are tosto, che sopra me strinse la chiave. allora cresce il sfrenato destro, e tuttor sempre ne si chiama stanco, finche a porto m ha scorto. 12428_9630_000084 però gli mena per fidata via poi le di qoando, le sarai presente. questi sono in figura d qu che si more. 12428_9630_000085 o vuol mercede o vuol tua cortesia che la mia mente o il mio pensier dipone. tal è il desio che aspetta d ascoltare. 12428_9630_000086 quella donna gentile che mi mostrasti amor, subitamente, un giorno che m entrò si nella mente la sua sembianza umile, teggendo te ne suoi begli occhi. stare che dilettare il core. dappoi non s è voluto in altra cosa fuorché n quella amorosa tista. eh, io tidi rimembrar tutt. 12428_9630_000087 canzone y a dispietata mente che pur mira di dietro al tempo che sen è andato. dall un de lati mi combatte il core. 12428_9630_000088 setta se non pnote tosto t abbandona. che il buon col buon sempre camera tiene. ma egli avvien che spesso altri si getta in compagnia, che non ha che disdetta di mala fama ch altri di lui suona. 12428_9630_000089 e la ragion per cui chiedeva morte. sarai ivi in tutto accorto poscia, se ta m uccidi ed haine voglia, morrò sfogato e fiemene men doglia. 12428_9630_000090 nella fantasia. udiamt dire che di cotesta guerra ben converrà. eh, io ne perisse antera sicchio dottava amar per gran paara. signor, tu m hai intesa la vita. eh, io sostenni teco stando. 12428_9630_000091 non le tenere il tuo mestier coperto, potrà le dir per certo. io to parlando dell'amica vostra. 12428_9630_000092 n avrà forse mercede àllor di me, il signor che questo tede ganxon mia ta. starai dunque qui, meco, acciocché io pianga, teco. 12428_9630_000093 onori maladico la mia mente dura, che ferma è di tener quel che m uccide, cioè la bella e rea vostra figura, per cui amor sovente si spergiura. 12428_9630_000094 a tutte mie vertù fu posto nn. freno subitamente. sì, ch'io cai in terra, per una voce che nel cor percosse. 12428_9630_000095 che mi par già veder lo cielo aprire e gli angeli di dio quaggiù venire per volerne portar v anima santa di questa in cui, onor lassù, si canta. 12428_9630_000096 mercede, non se n è madonna ancora accorta. quando mi ven pensier, eh io voglia dire a gentil core della sua vertute, io trovo me di sì, poca salute cb, io non ardisco di star nel pensiero. 12428_9630_000097 ei le risponde o anima pensosa. questi è uno spirìliel nuovo d'amore che reca innanai a me li suoi desiri. 12428_9630_000098 f così lasso, innamoralo e stracco desiderava morte, quasi per campo diverso. martiro che il pianto m'avea già sì, rotto e fiacco. 12428_9630_000099 iovene donna dentro al cor mi siede e mostra in sé beltà tanto perfetta. ghe, se io non ho aita, io non saprò dischiara ciò che vede: gli spirti innamorati cui diletta questa lor nova vita. 12428_9630_000100 vmjden dico certo che non è riparo che ritenesse de suoi occhi il colpo e questo gran valore. io non incolpo, ma m duro core d ogni merco avaro che mi nasconde il suo bel viso chiaro. 12428_9630_000101 intorno, oimè la bella cera e le dolci, onde che nel cor mi sedieno di quei begli occhi al ben segnato giorno. 12428_9630_000102 e spesse volte piangon. sì, ch amore gli cerchia di corona di martiri. questi pensieri, e gli sospir, eh io gitto, diventan dentro al cor. sì, angosciosi, ch'amor vi tramortisce. sì, glien duole. 12428_9630_000103 che gli spinti miei son combattati da tal ph, io non ragiono. se per taa tofontà non han perdono, che possan guari star senza finita. 12428_9630_000104 ha le sue sembiante si cambiate e la figura sua, mi par, si spentaj gh. al mio parere, ella non rapjnta quella che fa parer l'altre beate. 12428_9630_000105 tutto lo mondo canti, poiché io tempo vene, siccome si convene. vostra altezza pregiata che sete angelicata criatura. 12428_9630_000106 poi chi pinge figura? se non può esser, lei non la può porre, né la diritta torre fa piegar rivo che da lungi corre. 12428_9630_000107 canzon. tu vedi ben com è sottile quel filo a cui s atten la mia speranza. quel che senza questa donna io posso però, con tua ragione, piane utile, movi novella mia, non far tardanza. 12428_9630_000108 e mi duol forte del gabbato affanno, ma più m incresce lasso che si vede meco. pietà tradita da mercede. 12428_9630_000109 dunque ti metti in via chiara e palese d ogni cortese ed umile servente liberamente come vuoi. ti appella di che sei novella d un che vide quello signor che chi lo sguarda occide. 12428_9630_000110 o dolci rime che, parlando, andate della donna. genti che v altre onora a toi verrà. se non è giunco, ancora un che direte: questi è nostro frate. 12428_9630_000111 ed è tanto darala, la così falsa opinion tra nui, che r uoio chiama colui uum gentil, il qual può dire: io fiit nipote o figlio di cotal valente, benché sia da niente. 12428_9630_000112 io cheggio a lui che vegna nel toocorso mio, che miserf, com io sempre disdegnac, come or provo e veggio. 12428_9630_000113 anima dice al cor: chi è costoi che viene a consolar la nostra mente? ed è la sua. ver tu tanto possente, ch altro pensier non lascia star con nai. 12428_9630_000114 se guardi alla pietà ch'ivi entro tegno. se guardi al segno: eh, io porto de tnoii deh. se paura già co colpi suoi, m ha così concio che farai tormento. 12428_9630_000115 pianger di doglia e sospirar di angoscia. mi strugge il core ovunque sol mi traovc, sicché ne increseerebbe a chi l vedesse. 12428_9630_000116 pietanza sparsa, è per lo viso una sembianza che vien dal cor ov. è sì, combattuta la vita, eh è perduta. 12428_9630_000117 pellegrini che pensosi. andate forse di cosa che non v è presente. venite voi di si, lontana gente come alla vista. voi ne dimostrate. 12428_9630_000118 aliar gdansi ad essa e poiché furoa, stretti nel suo manto la doke pace h converse. 12428_9630_000119 di questa donna non si può contare, che di tante bellezze adorna, viene che mente di quaggiù. noa la sostiene, sicché la veggia lo intelletto nostro. 12428_9630_000120 lo giorno che costei nel mondo renne. secondo, che si trova nel libro della mente che tien meno, la mia persona parvola sostenne una passion nova tal ch'io rimasi di paura pieno. 12428_9630_000121 i sen va sbigottito, io, un colore che i fa parere, una persona morta con una doglia che negli occhi porta, che di levargli già non ha valore. 12428_9630_000122 n è beatrice in alto cielo, nel reame, ove gli angeli hanno pace. sta con loro e voi donne ha lasciate. 12428_9630_000123 questa mia voglia fera è tanto forte che, spesse fiate per r altrui podestate daria al mio cor la morte più leggera. 12428_9630_000124 io piacciati, donna mia, non venir meno a questo ponto al cor cbe. tanto y poi sol da voi, lo suo soccorso attende. 12428_9630_000125 lo vostro pregio fino in gio. sì, rinnovelli da grandi e da zitelli per ciascuno cammino e cantine gli augelli giasciino. in suo latino, da sera e da mattino sa li verdi arbuscelli. 12428_9630_000126 qui, vivo e morto come vuoi, mi palpi mercè del fiero lume che, folgorando, fa via alla morte. lasso non donne qui non genti accorte, veggio io a cui incresca del mio male. 12428_9630_000127 tu non se morta, ma se sbigottita anima nostra che si ti lamenti, dice uno spirite d amor gentile che questa bella donna che tu senti ha trasmutata in tanto la tua vita che n ha paura. si è fatta vile. 12428_9630_000128 perchè lo spirto non si rassicura cosi m. hai concio amore in mezzo v alpi, nella valle del fiume lungo il qual, sempre sopra me, sei forte. 12428_9630_000129 cosi, e voi dovete tie maggiormente aver cura di lui che quel da cui convien che bea s appaà per r immagine sua. ne tien più cari. 12428_9630_000130 i ifjlorte poichio non truoto a cui mi doglia, ne cui pietà per me, muo a sospiri: pye ch io miri, o n qual parte eh io sia. 12428_9630_000131 tu conosci, signore, assai di certo che m creasti sempre atto a servirti. ma non era io ancor morto quando di sotto il giel vidi scoperto lo volto, ond io soa catto. 12428_9630_000132 poi, nella quarta parte della tita à dio, si rimarita contemplando la fine. eh, ella aspetta. benedice gli tempi passali. 12428_9630_000133 tu rompi e parti tanta buona lede di quel verace amor che la conduce. se chiodi dlorte la sua bella luce, amor potrà ben dire: ovunque regna. io ho perduto la mia bella insegna. 12428_9630_000134 s, io voglio sfogare il dolore. oh, appoco, appoco alla morte. mi mena. conviemmi di parlar traendo guai. 12428_9630_000135 che questa nobilitate che vien quaggiuso e tutta altra bontate lieva. principio della tua altesza: guarda la vita mia quanto ejfhi è dora, prendine pietate. 12428_9630_000136 e dirò del valore per lo qual veramente è v? uom gentile, con rima aspra e sottile, riprovando il giudicio falso e vile di quei che voglion che di gentilezza sia principio ricchezza. 12428_9630_000137 ond io ti prego che tn tiassqttiglii, dolce mia amorosa dahte kme io in prender modo e tìa ehe ti slea bene, se gavalier lintita o ti ritiene innanzi che nel suo piacer ti metta spia, se far lo puoi, della tua setta. 12428_9630_000138 fiso dimorasi nel centro la gentile leggiadra, adorna e quasi vergognosa, e però via più splende, appresso de suoi piedi, v alma umile. 12428_9630_000139 lo qual mi disse: tu non camperai che troppo è lo valor di costei forte la mia ver. tu si parti sconsolata. 12428_9630_000140 guarda che fai raffrena un poco il disfrenato ardire che già è mosso per voler ferire questa in cui dio mise grazia tanta morte deh non tardar, mercè se v. 12428_9630_000141 ta disfai la beltà cb ella possiede, la qual tanto di ben più ch'altra lace quanto conven. che cosa che n adduce lume di cielo in criatura degna. 12428_9630_000142 p? ercemo, non trovo chi meco ragioni del signor a cui siete voi ed io conviemmi soddisfare. al gran desio chio ho di dire: i pensamenti buoni. 12428_9630_000143 sicché i pensier eh hanno vaga tpene considerando: sì, alta cooset ba fra lor inedesmi si covigua e strigne: k d indi si dipigne la fantasia. 12428_9630_000144 io son servente e quando penso a cui quel che ella sia di tutto, son contento che v uom può ben servir con tra talento. 12428_9630_000145 parlare. poiché tempo mi par daspettare, diporrò giuso il mio soave, stile gho, ho tenuto nel trattar d'amore. 12428_9630_000146 che non v avea forse egli di retro da costor van tutti quegli che fan gentile per ischiatta arui, che lungamente in gran ricchezza è stata? 12428_9630_000147 e perchè m mi ricorda ch io parlai della mia donna mentre che vivia donne gentili. tólentier xon vui, non to parlare altrai se non a cor gentil che n donna sìa. 12428_9630_000148 sed ei non teme angoscia di sospiri, trova contraro tal che lo distrugge l umil pensiero che parlar mi suole d un angiola che n cielo è coronata. l'anima piange, sì che ancor le duole, dice. 12428_9630_000149 se dentro v entri, va dicendo: ornai, non vi può fare il mio signor, più guerra là. ond io vegno una catena il serra talché se piega vostra crudeltà, te on ha di ritornar qui ubertate. 12428_9630_000150 stato. oimè lo desio nato di. sì, bella abbondanza. qlmè quella speranza? gh ogn altra? mi facea eder addietro lieve. mi rendea d amor lo peso. 12428_9630_000151 quando io penso: un gentil desio, eh è nato del gran desio ch'io porto gh a ben far, tira tutto mio potere. 12428_9630_000152 in questa speme è tutto il mio diletto. ch è così nobil cosa che solo per veder tolto il suo affetto, questa speranza palese esser osa. chaltro già non affetto che veder lei cb è di mia vita posa. 12428_9630_000153 così ti scusa, se ti fa mestiero e quando puoi a lei ti rappresenta e di madonna s elio v è aggrato. io parlerò di voi ia ogni lato. 12428_9630_000154 perchè vedea ch eata vita noiosa non era degna di si gentil. cosa partissi della sua bella persona piena di grazia, l anima gentile d essi, gloriosa, in loco degno. 12428_9630_000155 lo cui sommo valore air intelletto mostra perfetto ciò che n lei si vede. ta discacci vertù, tu la disfidi, ta togli a leggiadria il sao ricetto ta r alto effetto, spegni di mercede. 12428_9630_000156 sua beltà piove fiammelle di joco animate d uno spirito gentil. h è criàtore d ogni pensir uono. 12428_9630_000157 questi mi face una donna guardare, dice. chi veder vuol la salute, faccia che gli occhi d està donna miri. 12428_9630_000158 da te convien che ciascun ben si mova, per lo qual si travaglia il mondo tutto. senza te è distrutto quanto avem in potenza di ben fere. 12428_9630_000159 cade la lor ragion. par che s offenda la tanto quanto assegna che tempo a gentilezza si condegna diffiniendo con esso. 12428_9630_000160 io dicea: poscia nelp anima trista ben è con quella donna quelle amore lo qnal mi ifoce andar cosi piangendo. 12428_9630_000161 ìsoi, v accorgete, voi, d un che si muore, va piangendo, si si discooforta r priego toi se non vea sete accorta che toi u miriate per lo vostro onore. 12428_9630_000162 li due saluta e v altro fa che prore di trarlo fuor di mala setta. imria digli che u buon col buon non prende guerra. 12428_9630_000163 la qual mi spolpa e snerba fingendo cosa onesta esser acerba, così m incontra insieme. ben e male che la ragion ehe netto vero vuole, di tal fin è contenta. 12428_9630_000164 converso, noi, in donne ed in età novella, vedemo està salute, in quanto vergognose son tenute. gh è da vertù diverso. 12428_9630_000165 che buon signor mai non ristringe fréno per soccorrere al servo quando m chiama che non pur lui, ma suo onor difende. 12428_9630_000166 ma qual eh io sìa la mia donna se h veda, ed io ne spero ancor da lei meroado, pietosa mia cansone. 12428_9630_000167 prova vuol che solo allo suo nome vadi a color che son sui perfettamente ancor cbed ei sian radi, dirai io. vegno a dimorar con vui. prego che vi aggradi per quel signor da cui mandata fui. 12428_9630_000168 io sono a fine della mia possanza, e ciò conoscer voi dovete. quando l ultima speme a cercar mi son mosso. 12428_9630_000169 se lo sguardo si giunge immantenente, passa nel cor ardente amor che par uscir di. eh irritate. così fui io, ferito, risguardando. 12428_9630_000170 come pintura in tenebrosa, parte che non si può mostrare né dar diletto di color ne d arte. feremi il core. sempre la tua luce. 12428_9630_000171 tanta vergogna porto della mia vita che testé non more peggio ho che u dolore nel qaal d amar la gente, disconforto. 12428_9630_000172 ogni sommo diletto posposi per guardar nel chiaro segno: si m'ha quel crudo sdegno per consumarmi ciò che ne fu manco. 12428_9630_000173 rifiuto. oimè di che pietra, qual colonna in tutto il mondo avea che fosse degna in aere darti aiuto. oimè vasel, compiuto di ben sopra natura. 12428_9630_000174 che ciascun che tì mira in ventate di fuor conosce che dentro è pietà. te dunqcbe tostra salute, ornai si muota e vegna dentro al cor che lei aspetta. 12428_9630_000175 per gli occhi fiere la sua claritate, sicché qual uom mi vede dice: non guardi me, questa pietate, che posta è a tccc di persona morta per dimandar mercede. 12428_9630_000176 d io così per falsi gli ripruoto. da ciò mi rimuovo, toglio dire ornai, siccome io sento che cosa è gentilezza e donde viene. 12428_9630_000177 ben avrà questa donna il cuor di ghiaccio, tan daspres qe per ma fed e sors nisi pietatem habuerit servo ben sai pamors seu, ie non hai soccors che per lei dolorosa morte faccio. 12428_9630_000178 anle mie che per lo mondo siete voi che oasceste poichmo. cominciai a dir: per quella donna in cui errai, vuoi che intendendo il terzo del movete? 12428_9630_000179 però fu tal dall eterno ordinata coie appariscon neilo suo aspetto, che mostraa de piaper di paradiso. i dico negli occhi e nel suo dolee rtso che le vi reca amor come a suo loco. 12428_9630_000180 chi non la piange quando ne ragiona: gore, ha di pietra si malvagio e vile ch ntrare non vi può spirto benegno, non è di cor tìllan sì, alto ingegno gbe possa immaginar di lei alquanto. 12428_9630_000181 e per gradire a dio inscio ch ei vuole a lei a inchina e falle riverenza adunque, se la cosa conoscente la ingrandisce ed onora, quanto la de più onorar la gente. 12428_9630_000182 a te conven. eh, io drizzi la mia face dipinta in guisa di persona morta. io vegno a te come a persona pia, piangendo morte. 12428_9630_000183 canzone: ih lo sento si d amor la gran possanza ch io non posso durare lungamente a soffrire, ond io mi doglio. 12428_9630_000184 se voi restate per volerlo udire. certo, lo core ne sospir mi dice che lagrimando n'uscireste pui. ella ha perduta la sua beatrice e le parole, eh, uom di lei può dire, hanno vertù di far piangere altrul. 12428_9630_000185 che tu sai ben che picciol tempo ornai puote aver luogo quel perchè tu vai. 12428_9630_000186 v anima torna poscia al core ignoranza ed obblio stato è con lei, mentre eh, ella è partita. quando risurgo e miro la ferita che mi disfece quando io fui percosso confortar, non mi posso. 12428_9630_000187 e quel che pare e quel che mi traluocii m abbaglia tanto v uno e v altro viso che da ragione e da vertù diviso. seguo solo il disio, com ei m è duce. 12428_9630_000188 anima che, per ter dovea tenersi, mi porse alquanto lena ch io mirai fiso gli occhi di costei. 12428_9630_000189 ma viene in gravitate, ancorché io non mi creda già potere finalmente tenere che ciò per soverchianza non mi mova. misericordia nova: 12428_9630_000190 quale argomento di ragion raffrena, ove tanta tcmpesla, in me si gira l angoscia che non cape dentro spira, fuor della bocca. sì, ch'ella s'intende, ed anche agli occhi lor merito rende. 12428_9630_000191 prima che co malvagi vincer, prove digli. eh é folle chi non si rimove per tema di vergogna. da follia che quegli teme e ha del mal paura perché fuggendo. 12428_9630_000192 tanto lor parli faticoso e forte, ma fé per attentura egli addiviene che tu dinanzi da persone vadi che non ti paian dessa bene accorte ali. or ti prego che tu ti con forte, dichi lor diletta mia novella. 12428_9630_000193 esser vita dello cor dolente, un soave pensier che se ne già spesse fiate a piè del vostro sire, ove una donna gloriar, vedta di coi parlava a me: sì, dolcemente, che v anima. dicea. 12428_9630_000194 o son sì vago della bella luce degli occhi traditor che m hanno oeciso che là dov io son morto e son derìso, la gran vaghezza pur mi riconduce. 12428_9630_000195 né diverrà, mi credo, mai costante. ma pur siccome amante a ppellomi, soggetto al dolce volto, né mai lieto sarò, s ei mi fia folto. 12428_9630_000196 muore. si raccoglie negli miei sospiri un suono di pietà, te che va chiamando morte. tuttavia, a lei si volser tutti i miei desiri. quando la donna mia fu giunta dalla sua. 12428_9630_000197 anima cui adorna està bontate, non la si tiene ascosa che dal principio ch'ai corpo si sposa la mostra infìn la morte ubidente, soave e vergognosa. 12428_9630_000198 tanto dolore. intorno al cor m assembra la dolorosa mente ch io dico: anima mia, che non ten vai che li tormenti. ohe, tu porterai nel secol che t è già tanto noioso. mi fan pensoso di panra ibrte. 12428_9630_000199 sonetto i qual che voi siate amico, vostro manto di scienza parmi tal che non é gioco. sicché, per non saver d ira mi coco non che laudarvi, soddisfarvi tanto. 12428_9630_000200 e perchè tu, se quella che mi spoglia d ogni baldanza e vesti di martiri, per me giri ogni fortuna ria perchè tu, morte, puoi la vita mia povera e ricca far come a te piace. 12428_9630_000201 porto sua beltà, del tuo valor conforto, in quanto giudicar si puote effetto sovra degno suggetto in guisa che il sol segno di foco. 12428_9630_000202 quanto é nell esser suo, bella e gentile negli atti ed amorosa. tanto lo immagioar che non si posa l adorna nella mente ov io la porto. 12428_9630_000203 or, va piangendo e ritrova le donne e le donselle a cui le tue sorelle erano osate di portar letiaia. 12428_9630_000204 e dicerò di lei, piangendo pui, che se n è ita in ciel subitamente d ha lasciato amor meco dolente. 12428_9630_000205 io sarò là dove sia fioretta mia helja e gentile auor, dirò alla donna mia che porta in testa i miei suspiiit. 12428_9630_000206 e quando avviene che questi occhi miri, io veggio in quella parte la saldcte che r intelletto mio non vi può gire. auor si strugge si la mia vertute. 12428_9630_000207 perchè ogni lor verttì ver. lei è ita di che mi trovo già di lena asciso per v accidente piano e in parte fiero. 12428_9630_000208 perchè il soccorso suo non ha possanza. questa pietà vien come vuol natura. poi dimostra in figura lo cor tristo. 12428_9630_000209 o lassa me. come si fugge questo pietoso che m ha consolata degli occhi miei? dice questa affannata, qualora fu che 12428_9630_000210 amore e di pietà sembianti. non preser mai così mirabilmente tiso'di donna per veder sovente occhi gentili e dolorosi, pianti come lo vostro. 12428_9630_000211 duole, perocch egli hanno in sé gli dolorosi. quel dolce nome di madonna, scritto della morte sua, molte parole. 12428_9630_000212 ed in colai voler fermato. fui sì, tosto come i gran desio. eh, io sento, fu nato per vertù del piacimento che nel bel viso d ogni bel s accoglie. 12428_9630_000213 oimè dolce accoglienza ed accorto intelletto e cor pensato. oimè bello, umil, alto disdegno che mi crescea la'nteaza d odiar lo vile e d amar v alto stato. 12428_9630_000214 io i scongiuro che non lo ascoltiate, per quel signor che le donne innamora, che nella sua sentenza non dimora, cosa che amica sia di ventate se. 12428_9630_000215 ora mi par che voi v obbliereste smo fossi dal mio lato. si fellone gh io non ven disturbassi ogni cagione. membrandovi colei cui voi piangeste. 12428_9630_000216 se dir voleste, dolce mia sperante di dare indugio a quel ch io vi domando, sacciate che v attender più non posso. 12428_9630_000217 qualora davanti vedetevi la mia labbia dolente, sicché per voi mi vien cose alle mente, chio, temo forte, no, lo cor si schianti. io non posso tener gli occhi distrutti, che non rìguardin voi molte fiate per desiderio di pianger. eh, egli hanno. 12428_9630_000218 onor, ti sarà grande se m aiuti. d a me ricco dono tanto quanto conosco, ben ch io sono là ov, io non posso difander mia tìta. 12428_9630_000219 ricchezza. cominciando, chiamo quel signore ch'alia, mia donna negli occhi, dimora perch ella di sé stessa s innamora. 12428_9630_000220 tanto è gentil che, quando penso bene l anima sento per lo cor tremare, siccome quella che non può dorare, datante al gran dolor che a lei dimostro. 12428_9630_000221 e innanzi a voi perdono la morte mia a quella bella cosa che men ha colpa e non fu mai pietosa. 12428_9630_000222 ragioniamo un poco insieme, amore, e tra mi d ira che mi fa pensare. e se tuoi v un deir altro dilettare, diciam di nostra donna o mio signore. 12428_9630_000223 sacciate ben ch io mi conosco alquanto che di saver ver voi ho men d un moco, né per via saggia, come voi non voco cosi. 12428_9630_000224 e se mercè giovinezza mi toglie, aspetto tempo che più ragion prenda, purché la vita tanto si difenda. 12428_9630_000225 io lei discende le vertù divina, siccome face in angelo. che tede. e qual donna gentil. questo non crede. vada con lei e miri gli atti suoi. 12428_9630_000226 poi stilla, mente dritto li per meggia. amor si gloria nel beato regno ched ella onora e tene. 12428_9630_000227 lo qoal mi mena pien tutto di fede a dolce morte, sotto dolce inganno che conosciuto solo è dopo il danno. 12428_9630_000228 o non domaddo, amore, fuorché potere il tuo piacer gradire. cosi t amo. seguire lo ciascun tempo. dolce, il mio signore, sono in ciascun tempo egual d amare. 12428_9630_000229 amor, signor verace, cco ancella tua fa che ti piace canzone, io credo che saranno radi color che tua ragione in tendan bene. 12428_9630_000230 r tu che sei figliuola di tristitia, ya tiene sconsolata a star con elle. 12428_9630_000231 perchè mercè, volgendosi a me fanno e di colei cui son procaccian danno, gelandosi da me. poi tanto l'amo che sol per lei servir. mi tengo caro e miei pensier che pur d amor si fanao. 12428_9630_000232 lassi oimè morte. finché non ti scolpa, dimmi almen per gli tristi occhi miei. se tua man non mi spolpa finir, non deggio di chiamar omei. 12428_9630_000233 la sua anima pura, che riceve da lui tanta salute, lo manifesta in quel eh ella conduce. che sue bellezze son cose vedute. 12428_9630_000234 ondalo chiamo la morte come soave, dolce mio riposo. ila dico ìen a me con tento amore gh io sono astioso di chiunque muore. 12428_9630_000235 che gli occhi di coloro ove ella luce ne ma oda n messi al cor pien di desiri che prendono aere e diventan sospiri. 12428_9630_000236 ouesta, donna ch andar mi fa pensoso, porta nel viso la virtù d amore, la qual risveglia dentro nello core lo spirito gentil che v era ascoso. 12428_9630_000237 perchè io entrare. a tutti altri è conteto fuor. eh a messi d amor eh aprir. lo sanno per volontà della vertù che l serra. 12428_9630_000238 gentil mia donna mentr ho della vita per quel ch io m era consolato in pace. ti piaccia agli occhi miei non esser cara. 12428_9630_000239 tale imperò. che gentilezza volse secondo u suo parete che fosse antica possession d avere con reggimenti begli d altri. fu di più lieve savere che tal detto rivolse r ultima particola ne tolse. 12428_9630_000240 e certo la sua doglia più m incende quand io mi penso ben donna che voi, per man d amor là entro, pinta sete. 12428_9630_000241 fatto ha d orgoglio al petto, scherno tale che ogni saetta li spunta suo corso, perchè v armato cuor da nulla è morso. 12428_9630_000242 goti è tuttavia bella e crudele, d'amor selvaggia e di pietà nemica. ma più m incresce che convien ch io dica: per forza del dolor che m affatica, non perch io contr a lei porti alcun fele. 12428_9630_000243 e donde viene. dirò i segni che gentile uom tiene. dico ch ogni vertù, principalmente, tien da una radice vertute, intendo che fa p uom felice in sua operazione. 12428_9630_000244 oimè rotto. hai qual vetro morte che vivo. m hai morto ed impeso. oimè donna d ogni virtù, donna dea, per cui d ogni dea, siccome volse amor, feci rifiuto. 12428_9630_000245 lo suo parlar, sì dolcemente, suona, che v anima, ch ascolta e che lo sente. dice: oimè lassa ch io non son possente di dir quel ch odo della donna mia. 12428_9630_000246 che lo tuo ardor per la costei beltate mi fa sentire al cor troppa gravetza. falle sentire, amor, per tua dolcetza il gran disio. eh, io ho di veder lei. 12428_9630_000247 poria beato divenir qui io, tant è la sua verta che spande e porge. avvegna, non la scorge, se non chi lei, onora, desiando. 12428_9630_000248 come h raggiò la stella. poiché v anima mia fu fatta ancella della tua podestà, primieramente onde ha vita un pensier che mi conduce con sua dolce favella a rimirar ciascuna cosa bella. 12428_9630_000249 ma se mi dai parlar, quanto tormento fa, signor mio, che innanzi al mio morire questa rea per me noi possa udire. che se intendesse ciò, eh, io dentro ascolui pietà faria. men bello il suo bel rollo. 12428_9630_000250 che tutti i carchi sostenere addosso, de r uomo infino al peso. eh è mortale prima che u suo maggiore amico provi. 12428_9630_000251 sicché ciascun di lui e di me ride che credo tor la ruota alla ventura a questa registrazione è nel dominio pubblico. 12428_9630_000252 non dico chi amor faccia più. eh, io voglio che se facesse quanto il voler chiede quella vertù che natura mi diede noi. 12428_9630_000253 morte, adunque di tantq mal t incresca quanto seguiterà sé costei muore che fa il maggior che si sentisse mai. 12428_9630_000254 coperse l'umiltà del nobil viso onde discese, lo quadrel nel fianco che vivo. m'ave ucciso ed ella si gode vedermi in pene, sol per provar se da te valor vesew. 12428_9630_000255 egli avvìeu che per te sìa rimosso lo suo mortai. voler fa che ne porte novelle a nostra donna e la conforte sicch ancor faccia al mondo di sé. dono questa anima gentil di cui io sono. 12428_9630_000256 come a lor segno, al suo servigio vanno perchè r adoperar, sì, forte, bramo ghe. s io v credessi far fugendo lei lieve saria, ma so, eh, io ne morrei. 12428_9630_000257 altra cosa appo voi m accagioni dello lungo e noioso tacer mio, se non il loco ove io son, ch è sì rio, che ben non trova chi albergo gli doni. 12428_9630_000258 pone però ta sai ln con quai persone dei gir a stary per esser onorata quando sei guardata. no sbigottir nella tua openione. che ragion ti assicura? e cortesia? 12428_9630_000259 cosi parete saggio. in ciascun canto, poi, piacevi sarer lo meo coraggio, ed io m vi mostro di menzogna fore, siccome quei eh ha saggio el soo parlare. 12428_9630_000260 tu ricordar ten dei che mi chiamasti col viso soave, oad, io sperai allento al maggior carco. 12428_9630_000261 kjìtfe la spera che più larga gira, passa sospiro ch esce dal mìo core intelligenzia nova che v amore piangendo mette in ini, pur su lo tira. 12428_9630_000262 sta nella mente mia come la vidi di dolce vista e d umile sembianza, onde ne tragge amor, una speranza di che il cor pasce e vuol che in ciò si fidi. 12428_9630_000263 vedete, ornai, quanti son gv ingannati, gontra gli erranti mia tu te ne andrai quando tu sarai in luogo dove sia la donna nostra non. 12428_9630_000264 innamorata, se ne va piangendo fnora di questa vita, la sconsolata che la caccia amore. ella si muove quinci, si dolendo ch'anzi la sua partita. li ascolta con pietà, te, il suo fattore. 12428_9630_000265 a colei che fu nel mondo nata per aver signoria serra la mente d ogni uom che la guata. 12428_9630_000266 jlira, venuta nella mente mia la gentil donna che per suo valore fu posta dair altissimo signore nel ciel deir nmiltate ov è maria amor, che nella mente la tentia s era svegliato nel distratto cope e diceva a sospiri: andate fore. 12428_9630_000267 come simile a simil correr suole. ben conosc io che va la neve al sole, ma più non posso. fo come colui che nel podere altrui ta co suoi pie colà dove egli è morto. 12428_9630_000268 la contempla. sì, forte, amorosa ghe, a nuli altro attende. e posciachè nel gran piacer si accende, gli begli occhi si levano soave per confortare la sua cara aneilla. 12428_9630_000269 oichè saziar non posso gli oechi miei di guardare a madonna. il sao bel riso, mirerol, tanto fiso gh io di terrò beato, lei guardando a guisa. 12428_9630_000270 poi mi volsi tremando nei sospiri, né sia chi più mi risvegli, giammai ancorché mai io non possa campare che sei vo pur pensare, tremo tutto. di tal guisa conosco il cor distrutto. 12428_9630_000271 questa membranza, amor, tanto mi piace, e si l ho immaginata ch io veggio sempre quel. eh, io vidi allora, ma dir non lo potria, tanto m accora che sol mi s è posata, entro alla mente, però mi do pace. 12428_9630_000272 entrano i raggi di questi occhi belk ne miei innamorati, portaa dolce ovunque io senta amaro. 12428_9630_000273 che amor alle bellezze sue vedute mi sbigottisce. sì che sofferire non puote il cor sentendola venire, che sospirando dice: io ti despero. 12428_9630_000274 dice il dolce signor, questa salute voglio chiamar, laudando per ogni nome di gentil virtù te che propiamente tutte, ella adornando, sono in essa cresciute. cha buona invidia si vanno adastando. 12428_9630_000275 per farmi acquisto solo di mercede, la qual si chiede come si convene là. ve forza, non viene di signore. che ragion tegna di colui che more. 12428_9630_000276 che, per soverchio dello suo valore, eran destrotti se non fosser touì e vanao, soli, senza compagnia, per via troppo aspra e darat. 12428_9630_000277 però, se le mie rime avran difetto cb, entraron nella loda di costei. di ciò si biasmi il debile intelletto e parlar nostro che non ha valore di rtrar tutto ciò che parla amore. 12428_9630_000278 sicch io non tremi tutto di paura. e mostra poi la faccia scolorita. qual fu quel tuono che mi unse addosso? che se con dolce riso è stato mosso, lunga fiata poi rimane oscura. 12428_9630_000279 che i si converta in amaro sospiro e pria che spiri. io rimango bianco a simile d uom morto. 12428_9630_000280 dico che il ciel sempre è lucente e chiaro e quanto in sé non si turba, giammai, ma gli nostri occhi per cagioni assai, chiama n la stella talor tenebrosa. 12428_9630_000281 andatettoe a lei che la sapetq piangendo: sì, ch ella oda i nostri guai. ditele: noi sem vostre dunque ornai più che ni semo non ci vederete. 12428_9630_000282 io son di quella ch è tanto gentile. le parole sue son vita e pace. gh è si saggia e sottile che d ogni coy ella tragge il verace. 12428_9630_000283 canzone: ih amor che muovi tua verta dal cielo, come u soi io splendore. che là si apprende più lo sao valore, dove più nobiltà suo raggio trova. 12428_9630_000284 o montanina mia ganzon ta vbì, forse vedrai fiorenza la mia terra che fuor di sé mi serra tota d amore e nuda di pi. 12428_9630_000285 poiché v avei veduta, per forza converrà che tu morissi. canzon, tu sai che dei labbri d'amore io ti sembrai quando madonna vidi. 12428_9630_000286 ed hammi in foco acceso come acqua per chiarezza. foco accende perchè nel suo venir li raggi tuoi coi quai mi risplende, saliron tutti su negli occhi suoi. 12428_9630_000287 hanno toi crescete. sì, lor volontate. che della voglia si consuman tutti, ma lagrimar dinanti a voi, non sanna. 12428_9630_000288 il ciel che segue lo vostro, talore, gentili criature che voi sete, mi tregge. nello stato otìo mi troo onde l parlar della vita ch'io proto par che si drizzi drittamente a yuì. 12428_9630_000289 questa è secondo che v? tica, dice un abito cliente il qual dimora in mezzo. solamente tai parole pone. dico che nobiltate in sua ragione importa sempre ben del suo suggetto. 12428_9630_000290 ma vilissimo sembra. a chim ver guata, cui è scorto il cammino e poscia v erra e tocca a tal chè morto e va per terra. 12428_9630_000291 quella dolce pace che il colpo tuo mi toue se disface la donna che con seco il mio cor porta, quella, eh, è d ogni ben la vera porta. 12428_9630_000292 avtien. eh, io colga alcnn confortot, immaginando l'angelica vista. ancor di certo ciò non mi assicura, anzi sto in paura. 12428_9630_000293 gentil madonna, come avete inteso, ma sappi ch'alio entrar di lui si trova serrato, forte di quella saetta ch amor lanciò lo giorno. eh, io fu preso. 12428_9630_000294 io non la vidi tante volte ancora ch io non trovassi io, lei, nova bellezza. onde amor cresee in me la sua grandezza tanto quanto m piacer novo s aggiugne. 12428_9630_000295 canzone v d acche. ti piace, amore, ch'io ritorni? neil, usurpato oltraggio dell orgogliosa e bella quanto sai. 12428_9630_000296 poi la riguarda, e quando ella è ben piena del gran desicf che dagli occhi le tira, incontra a sé, s adira. c ha fatto il foco ove ella, trista, incende. 12428_9630_000297 tu mi pari ganzon. sì, bella e nova cbe di chiamarti mia, non aggio ardire di cbe ti fece amor, se vuoi ben dire: dentro al mio cor, cbe sua valenza prova. 12428_9630_000298 m avesse amore prima che m vidi immantenente, morto, che per biasmo del torto, avrebbe a lei ed a me fatto onore. 12428_9630_000299 di che gli spiritelli ferno corso. ver madonna a destrorso quella leggiadra che ìojira tcrtnte e vaga di beliate di se stessa. moitra ponerli subito a salute. 12428_9630_000300 perchè di rado, nel vincer, si acquista quando che della preda si contrista luce. ella nobil neìv ornato seggio e signoreggia con un atto degno qual ad essa convene. 12428_9630_000301 onde é rimasa jtrista l anima mia che n attendea conforto ed ora, quasi morto, tede lo core a cui era sposata e partir. le conviene, innamorata? 12428_9630_000302 fra lor, le donne dea vi chiaman come sete. tanto adoma parete ghio. non saccio contare. e chi porria pensare oltr a natura. 12428_9630_000303 amaro lagrìmar che voi faceste occhi miei così lunga stagione facea meravigliar v altre persone della pietate, come voi vedeste. 12428_9630_000304 che m verace colore chiarir. non si poria per mie parole: amor, come si vole, dil tu per me là u io son servitore. 12428_9630_000305 passò li dell con tanta vertute che fé meratigliar lo eterno sire, sicché dolce desire lo giunse di chiamar tanta salate fella di quaggiù a sé tenire. 12428_9630_000306 vidi a voi donna portare ghirlandetta di fior gentile. sovra, lei vidi volare angìolel d amore umile e nel suo cantar sottile diceva: chi mi vedrà, lauderà il mio signore. 12428_9630_000307 e quando alcun pietosamente il mira, il cuor di pianger, tutto si distrugge. p anima ne duol, sicché ne stride. e se non fosse, eh egli allor si fugge. sì, alto chiama a voi, poiché inspira, ch'altri direbbe or. 12428_9630_000308 immagine di questa donofl siede sa nella mente ancora ove la pose amor ch'era sna gaida non le pesa del mal ch'ella vede. 12428_9630_000309 poiché lasciò lo core alla battaglia, ove madonna è stata la qual, dagli occhi suoi, venne a ferire in tal guisa. che amore ruppe tutti i miei spiriti a fuggire. 12428_9630_000310 angelica sembianza in toi, donna riposa, dio. quanto avventurosa fu la mia disianza, vostra cera gioiosa, poiché passa e avanza natura e costumanza, bene è mirabil cosa. 12428_9630_000311 con più diletto. quanto é più piacente per questo mio guardar. m é nella mente una giovene entrata che m'ha preso. 12428_9630_000312 tempo, oimè senza meve morte, perchè togliesti sì per tempo, oimè caro diporto e bel contegno. 12428_9630_000313 e come ella d è tolta donanmi angoscia. gli sospiri forte. quando il penserò nella mente? pye mi reca qaella che m ha il cor diviso. 12428_9630_000314 io so che a voi ogni torto dispiace, però la morte. eh, i non ho servita molto più. m entra nello cor amara. 12428_9630_000315 jyiadonna, quel sigtìor che voi portate negli occhi, tal che vince ogni possanka, mi dona sicuranza che voi sarete amica di pietate, però che là dov ei fa dimoranza. 12428_9630_000316 ma poich io mi ristrìngo a ventate gonvien che tal desiò servigio conti, perocché s io procaccio di valere lion, penso tanto a mia propietate quanto a colei ohe m ha in sua podestate. 12428_9630_000317 deb, gentil donne, non siate sdegnose né di ristare alquanto in questa via e dire al doloroso che disia udir della sua donna alcune cose avregna. che gravoso me l udire. 12428_9630_000318 vide, perchè non credeano a me di lei, io dicea: ben negli occhi di costei de star, colui che li miei pari occide, non mi valse. eh, io ne fossi accorta, che noi mirasser tal ch'io ne son morta. 12428_9630_000319 chi diifinisce l uom legno animato, prima dice non vero, poi dopom fako parla: non intero, ma forse più non vede. 12428_9630_000320 vattene mia ganzon. eh, io te ne prego, fra le person che volentier t intenda e sì, ti arresta di ragionar sego e di lor. eh, io non vego né temo che lo palegiar mi offenda. 12428_9630_000321 non soffrir, che costei per giovinezza mi conduca a morte. che non s accorge ancor, com ella piace ne come io v amo forte, ne che negli occhi porta la mia pace. 12428_9630_000322 lode solo in lealtà far. si diletta poi nella sua senetta: prudaite e giusta e targhezza sen ode io, se medesma gode udire e ragionar dell altrui prode. 12428_9630_000323 caazod odir. si può la tua ragione, ma non intender si che sia approvata se non da innamorata, gentil alma, dove amor si pone. 12428_9630_000324 e tosto che ver me strinse u chiave. con benigno ramraarco mi compiagnevi, e ìd atto sì pietoso che al tormento m infiammo più gioioso. 12428_9630_000325 perchè ciasenn dolente, sen partia piangendo. uscivan fuori del mio petto con ana voce che sovente mena le lagrime dogliose agli occhi tristi. 12428_9630_000326 ventate. se voi foste per le sue parole mosse a venir in ver là, donna vostra, non vi arrestate a venite. a lei dite. 12428_9630_000327 non mi to lamentar di chi ciò face, perch io aspetto pace da lei. sai, ponto dello mio finire gh. io le credo servire, lasso così, morendo, poi le diservo e dispiaccio vivendo. 12428_9630_000328 presupposto: gentilezza dovunque è vertute, ma non vertù dove ella. siccome è cielo, dovunque è la stella, ma ciò non è converso. 12428_9630_000329 canzone i v oi che, intendendo il teixo ciel, moirete. udite il ragionar che è nel mio core che noi so dire altrui tà mi par novo. 12428_9630_000330 e la sua vita e tutto il suo valore mosto è dagli occhi di quella pietosa che si turbava de noatrì martiri. 12428_9630_000331 però vi prego che lo m intendiate, io yì dirò del cor la novitate. come v anima trista piange in lui e come un spirto contro lei. favella che vien pe raggi della vostra stella. 12428_9630_000332 altri. ch amor non mi potea far tale. chmo fiossi degnamente cosa di quella che non s innamora, ma stassi come donna a cui non cale della amorosa mente che senza lei non può passare. 12428_9630_000333 non ch'io ti conti questa per difesa, anzi, ti obbedirò nel tuo comando. dia, se di tal impresa rimarrò morto e che tu mi abbandoni. per dio, ti prego, almen, che a lei perdonl. 12428_9630_000334 e spesse fiate pensando alla morte. me ne viene un desio, tanto soave che mi tramuta: io color nel tìso. 12428_9630_000335 ma ciò non acconsento, né eglino altresì, se son cristiani. chagli intelletti sani, manifesto i lor detti esser tani. 12428_9630_000336 toi mi legaste a la sua signoria. si chtnon ebbi poi alcun valore di potergli dir altro che, signore, qualunque vuoi di me, quel vo che sia. 12428_9630_000337 e certo, e mi convien lassare in pria, s io vo cantar di quel eh odo di lei ciò che lo mio intelletto non comprende e di quel che s intende gran parte, perchè dirlo non saprei. 12428_9630_000338 a taa fidanza sè mio prego, mosso con quella umiltà che tieni addosso. fatti pietosa mìa dinanzi a morte, sicch a cfudelità rompa le porte e giunghi alla mercè del frutto buono. 12428_9630_000339 canzone iii: j alta speranza che mi reca amore d nna donna gentile ch ho veduta l anima mia dolcemente saluta. 12428_9630_000340 perchè tanta verta data f? uè agli occhi d una donna cosi acerba ghe suo fedel nessuno in vita serba ed è contr a pietà, tanto superba ghe s altri muor per lei. noi mira pine, anzi, gli asconde le bellezze sue. 12428_9630_000341 podestate cheu fo perchè sua cosa in pregio monti ed io son tutto suo, cosi mi tegno. gh amor di tanto onor m ha fatto degno. 12428_9630_000342 a tanto sono scorto dagli occhi cfa m ancidono a gran torto qaal io divenga. si fernto amore sai contar tu, non io, che rimani a veder me senza vita. 12428_9630_000343 m ha fatto tanto pauroso, posciach io vidi il mio dolce signore negli occhi suoi, con tutto il suo vaore chmo le vo presso e riguardar non l'oso. 12428_9630_000344 però, se a voi con vene ad iscampo di lui mai fare impresa, piacciavi di mandar vostra salute che sia conforto della sua vertute. 12428_9630_000345 e nella prima etate, la sua persona adorna di eltate, con le sue parti accorte in giovinezza, temperata e forte, piena d amore e di cortese lode. 12428_9630_000346 cui non conosce il core. se noi sente che par propiamente una salate per la ter tu te, della qual si cria poi a ferire, va via con un dardo ratto che si congiunge al dolce sguardo. 12428_9630_000347 ballata it d eh nuvoletta che n ombra d amore negli occhi miei di subito apparisti. abbi pietà del cor che tu feristi, che spera in te e desiando muore. 12428_9630_000348 quivi, dov ella parla, si dichina un spirito d'amor che reca fede come r alto valor. eh, ella possiede, e oltre a quel che si conviene a nui. 12428_9630_000349 e quella gente che, qai s innamora, ne lor pensieri la trovano ancora quando amor fa sentir della sua pace. 12428_9630_000350 sai allumale lo cor, sicché s adorni coir amoroso raggio. a non gradir che sempre treggia. guai. e se prima intendrai la nova pace e la mia fiamma forte e lo sdegno che mi crncciata a torto. 12428_9630_000351 che non sa qnal sei trovi e s egli avvien che gli risponda male cosa non è? che tanto costi cara, che morte n ha più tosta e più amara? 12428_9630_000352 e fanno lor cammin, siccome quelli che già vi sod passali e sanno il loco dove amor lasciaro. quando per gli occhi miei dentro il tnenaro, 12428_9630_000353 ed ancor tua potenza fia sentita in questa bella donna che n'è degna, che par che si convegna di darle à ogni ben gran compagnia. 12428_9630_000354 vece d una. eh, io vidi la bella figura che già mi fa. patirà e sarà donna sopra tutte noi. tosto che fia piacer degli occhi, sqx. 12428_9630_000355 allor m accorsi che toì pensavate la qualità della mia vita oscura, sicché mi giunse nello cor paura di dimostrar negli occhi mia viltate, e tolsimi dinanzi a voi sentendo che si movean le lagrime dal core, ch'eran sommosse dalla vostra vista. 12428_9630_000356 o maladico, il dì ch'io vidi imprima la luce da rostri occhi traditori e punto che reniste io sulla cima del core a trarne p anima di fuori. 12428_9630_000357 onde nella mia guerra la sua venuta mi sarebbe danno s ella venisse senza compagnia de messi, del signor che m ha in balia. canzone: il tuo andar vuol esser corto. 12428_9630_000358 distendi v arco. tuo sì, ohe non esca pinta per corda la saetta fore che per passare il core già messa v'hai deh qui mercè per. 12428_9630_000359 amara, voi pur sete quella ch io più amo. e che far mi potete maggior dono, en cui la mia speranxa più riposa che sol per voi servir la vita bramo. 12428_9630_000360 che dura dacdh io perdo la sua vistainfino al tempo. eh, ella si racquistaé ganzon. mia bella, se tu mi somigli, tu non sarai sdegnosa tanto quanto alla tua bontà. si avviene. 12428_9630_000361 tu vuoi ch'io muoia ed io ne son contento. ma chi mi scuserà s io non so dire ii ciò che mi fai sentire? chi crederà ch'io sìa, ornai, sì, colto. 12428_9630_000362 si mi fa travagliar v acerba vita la quale è si invilita. che ogn uom par mi dica. io t abbandono vedendo la mia labbia tramortita. 12428_9630_000363 poi mostro che la mia non fu arditanzas. non eh io rischiassi il cor nella veduta. posso dir: eh è venuta negli occhi miei drittamente pietanza. 12428_9630_000364 e non è legno di si forti nocchi. ne anco tanto dura alcuna pietra. gh està crude che mia morte perpetra. non tì mettesse amor co suoi hegli occhi. 12428_9630_000365 quando son presso parmi odir parole dicer: yie tia tedrai inorila costai, allor mi volgo por vedere a cui mi raccomandi. 12428_9630_000366 canzone. io non pensava che lo cor giammai avesse di sospir tormento tanto che dalp anima mia nascesse pianto. 12428_9630_000367 lasso, per pietà te deir, anima mia trista che non pera e torni a dio. qua era ella, non muor. 12428_9630_000368 miri costei. ch esempio è d imiltate? questa è colei. omiglia ogni perverso. costei, pensò chi mosse 12428_9630_000369 però ne siate pregate, qaal uomo la canterà, che a lui facciate onore. 12428_9630_000370 io ho parlato a voi, gioveni donne gh. avete gli occhi di bellezze ornati e la mente d'amor vinta e pensosa perchè raccomandati ti fìan gli detti miei, dovunque sono. 12428_9630_000371 se nostra dònna conoscer, non puoi gh'è si conquisa. non mi par gran fattoj, perocché quel medesmo avvene a noi. ma se tu mirerai al gentil atto degli occhi suoi, cognoscerala poi. 12428_9630_000372 canzone: il a mor che nella mente, mi ragiona, della mia donna, disiosamente muove cose di lei. meco sovente che lo intelletto sovresse disvia. 12428_9630_000373 la ci tolse qualità di gelo ne di calor, siccome v altre face, ma sola fu sua gran ben igni tate che luce della sua umiliiate. 12428_9630_000374 morte. qual sia la pace che mi tolli, perchè dinanzi a te, piangendo, vegno qui. non v assegno che veder lo pqoi, se guardi agli occhi miei di pianti molli. 12428_9630_000375 l jt resca rosa novella. piacente primavera per prata e per rivera. gaiamente cantando, vostro fin pregio, mando alla verdura. 12428_9630_000376 ncque plus vitam. sperando, conservo yae omni meo nervo sella. non fai qe per son sen verai io vegna a riveder sua faccia allegra. ahi dio, quanto è integra. mas en men dopt si gran dolor en. 12428_9630_000377 ma poiché sepper df loro intelletto che per forza di lei m era la mente già ben tutta tolta con le insegne d amor, dieder la volta sicché la lor vittoriosa vista non si rivide poi una fiata. 12428_9630_000378 il disio amoroso che mi tira verso dolce paese e ho lasciato dall altra parte è con forza. 12428_9630_000379 che, di sua natura, stando su in altura, diven beato sol vedendo iddio. cosi, essendo umana criatura, guardando la figura di questa donna che tene il cor, 12428_9630_000380 né dentro a lui sent io tanto valore che possa lungamente far difesa. gentil madonna, se da voi non vene, 12428_9630_000381 lo qual non dà a lui ne to tertute. ma fallo in altro loco, neil, effetto parer di più. salute dunque, signor di sì, gentil natura. 12428_9630_000382 en d uno effetto. dunque, convien die tuna venga dall altra, o d un terzo ciascuna, ma se v una vai ciò che v altra vale ed ancor pia. da lei verrà piuttosto ciò ch io ho detto, qaf sia presupposto. 12428_9630_000383 trova come el fuga, oscurilate e gelo così alto, signore, tu scacci la viltate altrui del core, né ira, conlra te fa lunga prova. 12428_9630_000384 e che sien vili appare ed imperfette, che quantunque collette non posson quietar, ma dan più cura onde r animo, eh, è dritto e verace, per loro scorrimento non si sface. 12428_9630_000385 però nessun si vanti dicendo: per ischiatta, io son con lei che e son quasi dei quei e han tal grazia fuor di tutti i rei. 12428_9630_000386 ancor segue di ciò ch atanti ho messo che tutti siam gentili, otver tillani o che non fosse ad uom cominciamento. 12428_9630_000387 ballata ly iaantnnque volte lasso mi rimembra. eh, io non debbo iammai eder la donna, ond io vo si dolente. 12428_9630_000388 ed ha in compagnia molta biltate. dante bime t tragge tutta bontate a se come a princìpio che ha possanza. 12428_9630_000389 come viltate importa sempre male vertute cotale dà sempre altrui di se buono intelletto, perchè in medesmo detto convengono ambedue. 12428_9630_000390 ed è conversa in senso natarale, perchè ciascun affan chi prova doole e sempre non allenta, e di qualunque prima mi rammenta, mi frange lo giudizio mio molto. 12428_9630_000391 ìdero gli occhi miei. quanta pietae era apparita in la vostra figura quando guardaste gli atti e la statura ch io facia per dolor molte fiate. 12428_9630_000392 né voglion che vile uom gentil divenga, né di vil padre scenda, nazion che per gentil giammai s intenda. questo è da lor coticesso. 12428_9630_000393 la vostra vanità mi fa pensare: spaventami, sì, eh, io temo forte del viso d una donna che vi mira. voi non dovreste mai se pon per morte. 12428_9630_000394 alquanto. però non gli vien di pianger coglia. ma tien trtslizia e doglia di sospirar e di morir di pianto d ogni consolar v anima spoglia chi tede nel: penserò alcuna volta ilo qaale, ella fu. 12428_9630_000395 mirai yedela, tal che quando il mi ridice io non lo intendo. si parla sottile al cor dolente che lo fa parlare. 12428_9630_000396 loco. elle soverchia n lo nostro intelletto come raggio di sole, un fragil viso, e perch io non la posso mirar fiso. mi convien contentar di dirne poco. 12428_9630_000397 sentirai dolce sotto il mio lamento ch io temo forte già per quel. eh, io sento che per aver di minor doglia strida vorrò morire, e non fia chi m'occidflu morte se in questa gentile occidi. 1558_9630_000000 voi udirete lor ehiamar sovente la mia donna gentil che se n'è gita al secol degno della sua vertute, dispregiare talor questa vita in persona, delpanima, dolente, ìlbbandonata dalla sua salute. 1558_9630_000001 a intender li sospiri miei o cor gentili, che pietà il desia li, quali sconsolati vanno via. e se non fusser di dolor morrei, perocché gli occhi mi sarebber rei molte fiate piti. eh, io non torria lasso di pianger. si, la donna mia, ch affogberieho il coir piangendo lei. 1558_9630_000002 però, quando mi tolle, sì, m valore che gli spiriti par che foggan via, allor sente la frale anima mia, tanta dolcezza che il viso ne smuòre, poi prende amore in me, tanta vertute che fa gli spiriti miei andar parlando ed escon fuor chiamando la donna mia per darmi più salute. 4705_9630_000000 ma poscia perdo tutte le mie prove e tornomi colà dov io son vinto, riconfortando gli occhi paurosi. che sentir prima questo gran valore quando son giunto lasso. 4705_9630_000001 ma io dico: eh, amor non ha sustania, né é cosa corporal ch'abbia figura, anzi, è una passione in disianza. piacer di forma dato per natura. 4705_9630_000002 ed amor che sue ragne ritira al ciel per lo vento che poggia nun ra abbandona. sì, è bella donna questa crudel che m è data per donnaw. 4705_9630_000003 me comun come conciar. ti veggio si dagli oltramontan, si da vicini e maggiormente da tuo cittadini che ti dovrebbon. 4705_9630_000004 nel mezzo della mia mente risplende un lume da begli occhi, ond io son vago che r anima contenta. vero è che ad or 4705_9630_000005 nelp alto seggio. chi più ti dee onorar que ti fa peggio legge. non ci ha che per te si dicrini co graffi colla sega e cogli uncini ciascun s ingegna di levar lo scheggio. 4705_9630_000006 e con tutta la vista vergognosa gh era nel viso mio giunta, cotanto mi fece terso lor volgere amore. egli era tal a veder mio colore ghe facea ragionar di morte altmi. 4705_9630_000007 perchè gli copre di fioretti e d erba. quando ella ha in testa una ghirlanda d erba, trae della mente nostra ogni altra donna. 4705_9630_000008 ed io non vo parlar si altamente, gh io divenissi per temenza vile. ma tratterò del sìfb. stato gentile a rispetto di lei, leggeramente donne e donzelle amorose con tuì che non è cosa da parlarne altrui. 4705_9630_000009 sicché, di quanti saccio, nessnn parla che si pò ben canoscere d'nn omo ragionando: se ha senno che ben parla, conven poi voi laudar, sarà fornomo e forte a lingua mia. 4705_9630_000010 o son venuto al punto della rota che r orizzonte. quando h sol si corca, ci partorisce il geminato cielo. 4705_9630_000011 aliata, io to che tu ritrovi amore con lui. vadi a madonna davanti, sicché la scusa mia, la qual tu cantì, ragioni poi con lei lo mio signore. 4705_9630_000012 di sua vertute, sua loquela tinge al primo ciel di sé. già non v è duro colei che terzo ciel di se costringe, il cor le fa d ogni. 4705_9630_000013 ed ogni ramo verde a noi s asconde, se non se in pino, in lauro o in abete o in alcun che sua yerdura serba. 4705_9630_000014 isonne, eh, avete intelletto d'amore. io vo con voi della mia donna dire: non perch io creda saa loda finire, ma ragionar per isfogar la mtnteu. 4705_9630_000015 vedete quanto è forte mia ventura, che fa tra v altre la mia vita, eletta per dare esempio altrui. chuom, non si metta a rischio di mirar la sua gura destinata. mi fu questa, finita dacch un uom. 4705_9630_000016 terrà che la mia donna mora, io presi tanto smarrimento, allora ch io chiusi, gli occhi vilmente gravati, e furo sì smagati gli spirti miei che ciascun giva errando. 4705_9630_000017 allor diceva: amor più non ti celo. tieni a veder nostra donna che giace. imaginar volate. mi condasse a veder madonna morta. 4705_9630_000018 tu felice regnavi al tempo bello. quando le tue rede, yoller, che la virtù fussin colonne, madre di loda e di salute, ostello con pura, unita fede. eri beata e colle sette donne. 4705_9630_000019 era la toce mia, sì, dolorosa e rotta si dall angoscia e dal pianto gh io solo intesi il nome nel mio core. 4705_9630_000020 e gli altri han posto alle lor voci triegoe per non sonarle, infino al tempo verde, se ciò non fosse per cagion di guai. 4705_9630_000021 che dar mi dovrebbe, sicurtate. però parla un pensier che mi rampogna. com io più vivo, no, sperando mai. 4705_9630_000022 che parla, iddio che di madonna intende. diletti miei or, sofferite in pace che vostra speme sia quanto mi piace. 4705_9630_000023 ma per sua nobilitate mi pose in vita. si dolce e soave ghio mi sentia dir dietro spesse fiate. 4705_9630_000024 n. n a cuntastur sua graziosa ovra, che nulla cosa gli è incontro possente. volendo prendere om con lui battaglia. 4705_9630_000025 e dei aver pietate. e non disdegno tedi che sì, desideroso regno d esser de tuoi, ch io ti somiglio in fede, tieni chel cor ti chiede. 4705_9630_000026 la terra fa un suol che par di smalto r acqua morta. si converte in vetro per la freddura che dì fuor la serras. d io della mia guerra non son però tornato un passo addietro. 4705_9630_000027 par eh ella dica: io non sarò umile verso d'alcun che negli occhi mi guardi gh io ci porto entro quel signor gentile che m ha fatto sentir degli suoi dardi. 4705_9630_000028 capaneo e crasso aglauro. simon mago, il falso greco, macometto cieco, che tien giugurta e faraone al passo, poi ti rivolgi a: 4705_9630_000029 che tra lei e pietà pace si pogna. onde morir. pur mi pouvene ornai e posso dir che mal vidi bologna e quella beila donna, eh, io guardai. 4705_9630_000030 dico pensando v ovra sua d allore la figura che, già morta, sorvene la fermezza. eh a vera nel core. 4705_9630_000031 sonetto v: jliagli occhi della mia donna si maore un lume sì gentil che dove appare si teggion cose. eh, uom non può ri tra re per loro altesza e per loro esser nove. 4705_9630_000032 similemente, questa nova donpa si sta gelata come neve alp ombra che non la move se non come pietra ii, dolce tempo che riscalda i colli, che gli fa tornar di bianco in verde. 4705_9630_000033 deh confortiam. costui pregava v una p altra umilemente e diceva: n sovente, ghe vedestu che tu non hai valore. 4705_9630_000034 dacché v affezion t avrà ornata felice palma che in te fia creata ogni potenza e loda in te fia degna sarai del mondo. insegna. 4705_9630_000035 ch il cor mi strugge per lei. ti priego che da te non fagge, signor, che ta di tal piacer israghi con la tua dritta man. 4705_9630_000036 uonna pietosa e di not ha elate adorna assai di gentilezze umane. era là vìo, chiamava spesso morte, veggéndo gli occhi miei pien di pietatej. 4705_9630_000037 e nom m apparve scolorito e fioco dicendomi che, fili, non sai, novella mort, è la donna tua. eh, era sì bella. 4705_9630_000038 con dolce suono quando ie con lai, comincia este parole appresso: eh, averai chiesta pietate, madonna, quegli che mi manda a vui quando vi piaccia, vnole sed. egli ha scusa, che la m intendiate. 4705_9630_000039 poi mi partia, consumato ogni duolo e quand io era solo dicea, guardando verso paltò: regno beato, anima bella, chi ti vede? 4705_9630_000040 il suo durar come è leggero. piansemi amor nel core ove dimora, perchè v animi mia fu sì smarrita che sospirando dicea nel pensiero: 4705_9630_000041 per figliuola d amor giovene. e piana che dove giugni, tu dichi pregando: insegnatemi gir. eh, io son mandata a quella di cui loda io sono ornata. 4705_9630_000042 ma ben ritorneranno i fiumi a colli prima che questo legno molle e verde s infiammi come suol far bella donna di me. 4705_9630_000043 e n ciascuna parola sua ridia. e poco stando meco il mio signore guardando in quella parte, onde ei venia, io vidi monna tanna. 4705_9630_000044 ma se non mnti alla toa nate guida maggior tempesta con fortanal morte. attendi per tua sorte che le passate tue piene di strida. 4705_9630_000045 e poi immaginate s io son d ogni dolore, ostello e chiate amor, non già per mia poca bontate. 4705_9630_000046 risplende lo cielo che non ave akro difetto che d aver lei al suo signor. la chiede e ciascun santo ne grida: mercede, sola pietà, nostra parte difende. 4705_9630_000047 ahi, quanto in te la iniqua gente è pronta a sempre congregarsi alla tua morte. convinci bieche e torte, falso per vero al popol tuo mostrando. 4705_9630_000048 che d abisso gli tira suso in alto onde cammino al bei giorno. mi piacque che ora è fatto rivo e sarà mentre che durerà del verno il grande assalto. 4705_9630_000049 ma quanto vuol nasconda e guardi lui gh io non veggia talor tanta salute, perocché i miei desiri avran vertute. centra il disdegno che mi dà amore. 4705_9630_000050 onde al suo lame non mi può fare ombra peggio, né muro mai, né fronda terde. io l ho veduta già vestita a verde, sì, fsatta. eh, ella avrebbe messo in pietra l amor. eh, io porto, pare, alla sua ombra. 4705_9630_000051 ascoltando le parole, tane si mosse con paura a pianger forte e r altre donne che si furo accorte di me per quella che meco pìangia fecer lei partir via. 4705_9630_000052 perchè si mischia il crespo gialo e verde. sì, bel, eh amor vi viene a stare alp ombra che m ha serrato tra piccioli colli, più forte assai che la calcina pietra. 4705_9630_000053 ed appressarsi per farmi sentire qual dice non dormire e qual dice perchè sì, ti scon forte. allor lassai la nota fantasia chiamando il nome della donna mia. 4705_9630_000054 e la stella d amor ci sta rimota per lo raggio lucente che la nforca si di traverso, che le si fa velo. 4705_9630_000055 ma dentro porta n la dolce figura ch air anima gentil, fa dir mercede. si vertuosa che quando si vede fra gli sospiri altrui fora del core. 4705_9630_000056 ed io trovo disdegno e crudeltate ed ira forte in luogo d nmiltate. sicch io m accuso già persona morta, gh io veggio che mi sfida e mi sconforta ciò. 4705_9630_000057 di lei, amor, cosa mortale come esser puote, sì, adorna e pura poi la riguarda, e fra sé stesso giura che dio n entende di far cosa nora. 4705_9630_000058 io no. spero che mai per la piétate degnasse di guardare un poco altrui. così è fera donna in sua beltate, questa che sente amor negli occhi sui. 4705_9630_000059 altrove saranne. quello eh è d un tiom di marmo. se in pargoletta a per cuore un marmo, 4705_9630_000060 angelo chiama in divino intelletto e dice: sire, nel mondo si vede meraviglia, néll atto che procede d una anima che fin quassù risplende. 4705_9630_000061 valore ed alcun fu che disse: eh, era ardore di mente, immaginato per pensiero. ed altri disser ch'era desidero di voler, nato per piacer del core. 4705_9630_000062 e già la gente si guarda da lui. chi ha borsa al lato, là dove s appressa dicendo questi che ha la faccia fessa, è piuvico ladron. negli atti sui: 4705_9630_000063 e quando v avea scorta yedea che donne la covrian d un telo ed avea seco una umiltà verace che parea che dicesse: io son in pace. 4705_9630_000064 quando di signoria chiese la verga gome, ella volse amor tosto le diede. e quando quella accomiatar si vede di quella parte dove amore alberga. 4705_9630_000065 se u vostro cuor si piega in tante voglie per dio, vi priego che voi u correggiate sicché s accordi i fatti a dolci detti. 4705_9630_000066 a i poco giorno ed al gran cerchio d ombra son giunto, lasso ed al bianchir de colli. quando si perde lo color nelp erba. 4705_9630_000067 serena e gloriosa in sulla ruota d ogni beata essenza. se questo fai, regnerai onorata m nome eccelso tno, che mal si nota, potrà poi dir fioren. 4705_9630_000068 le sue bellezze han più vertù che pietra. e u colpo suo. non può sanar p r erba ch io sod fuggito per piani e per colli per potere scampar da cotal donna. 4705_9630_000069 esser disfatto perch altri fosse di pericol tratto e però lasso fumo, così ratto in trarre, a me contrario della vita, come vertù di stella margherita. 4705_9630_000070 e passa il mare onde conduce copia di nebbia tal che s'altro non la torba. qaeto emispero, chinde e tutto. 4705_9630_000071 e quel pianeta che conforta il gelo si mostra tutto a noi per lo grande arco nel qual ciascan de sette fa poca ombra. 4705_9630_000072 l voi che per la via d'amor passate, attendete e guardate s egli è dolore alcun quanto l mio grave. prego sol eh a adir mi sofferiate. 4705_9630_000073 che voler del core. ogni altro avanza e questo basta fin che'l piacer dura. 4705_9630_000074 tu vai ballata, si cortesemente che senza compagnia dovresti avere in tutte parti ardire. ma se tu vogli andar, sicuramente ritrova v amor pria, che forse non è buon senza lui. 4705_9630_000075 e da suoi raggi sopra mio cor piove tanta paura che mi fa tremare e dico: qui non voglio mai tornare. 4705_9630_000076 poi vidi cose dobitose molte nel vano immaginare ov io entrai e d esser mi parea non so in qnal loco. 4705_9630_000077 d ivi discende una saetta che m asciuga un lago dai cor pria che sia spenta. ciò face amor. 4705_9630_000078 e se non vuogli andar, siccome vana, non ristare ove sia gente villana. ingegnati, se puoi, d esser palese solo con donna o con uomo, cortese. 4705_9630_000079 com parla amico. certo sonde a ciò ch'amato per amore aggio sacci ben, chi ama se no è amato, lo maggior dol porta. 4705_9630_000080 tesooj ond'io pover dimorò in guisa che di dir mi tien dottanza, sicché tolendo far come coloro che, per vergogna, celan lor mancanza di fuor mostro allegranza. 4705_9630_000081 poiché ti guida, amore, dentro la terra mia, cui doglio e piango, e troverai de buon, la cui lumiera non dà nullo splendore, ma stan. 4705_9630_000082 canzone. io so che tu girai parlando a donne, assai quando t'avrò avanzata or t. 4705_9630_000083 deh, per qual degnitate così leggiadro questi lo core ave? ora ho perduta tutta mia baldanza, che si motea d amoroso tesooj. 4705_9630_000084 avere e cortesia, ingegno ed arte, nobilitate, bellezza e riccore, fortezza a umiltate e largo core. prodezza ed eccellenza. giunte e sparte. 4705_9630_000085 sembiante. pace, gentil, ballata mia, quando ti piace, muotì io quel punto che la n aggi onore. 4705_9630_000086 e l'or virtù è nel fango, grida. surgela su, che per voi clango, prendete v armi ed esaltate quella che, stentando, vive ella e la divoran. 4705_9630_000087 la tosse, il freddo e v altra mala voglia. non le àddirien per omor eh ubbia vecchi, ma per difetto eh ella sente al nido. piange le madre che ha più d una doglia, dicendo: 4705_9630_000088 infiammati che fieron gli occhi a qua i che allor gli guati e passan, sì che'l cor ciascun ritrova. voi le vedete, amor pinto nel viso, là u non puote alcun mirarla fiso. 4705_9630_000089 e certo io credo che così gli gaardt, per vedergli per se quando le piace. a qaella guisa donna, retta face quando si mira per volere onore. 4705_9630_000090 che mi torrei dormire in pietra tutto il mio tempo e gir pascendo perba sol per vedere u suoi panni fanno ombra. 4705_9630_000091 ombra. quandunque i colli fanno più nera ombra sotto un bel verde, la giovene donna gli fa sparir come pietra sotto erba. 4705_9630_000092 piglio dirada in te le maligne radici de figli non pietosa che hanno fatto il tuo fior sudicio. e vancr vogli le virtù sien vincitrici. 4705_9630_000093 sui tal giace per lui, nel ietto tristo per tema, non sia preso all imbolare che gli appartien. quanto di bicci e de fra tei posso contare ch per lo sangue lor del male acquisto. 4705_9630_000094 u mio disio però non cangia: il verde si è barbato nella dura pietra che parla e sente come fosse donna. 4705_9630_000095 nò vo tornar che se u martiro è dolce la morte de passare ogni altro dolce canzone. or che sarà di me nelp altro tempo novello e dolce. 4705_9630_000096 lievava gli occhi miei bagnati in pianti e vedea che paréan pioggia di manna, gli angeli che tornavan suso in cielo. 4705_9630_000097 e veder donne andar per via disciolte, qnal lagamando e qual traendo. guai che di tristizia saettavan foco. 4705_9630_000098 ogni lor pena sopra te rimbalza niuno. non è che pensi di tua doglia o stu dibassi quando sé rinalza. 4705_9630_000099 tanto disdegna qualunque la mira, che fa chinare gli occhi per paura che d intorno da suoi sempre si gira ly ogni crudeli tate. 4705_9630_000100 sarte e stando regge tra saturno e marte, secondo che lo astrologo ne spira quella che in me, col suo piacer, ne aspira. d essa rìcragge, signorevol arte. 4705_9630_000101 là, ove è alcun che perder, lei s attende e che dirà: nello inferno, a malnati, io vidi la speranza. 4705_9630_000102 ed una nuvoletta avean davanti, dopo la qual grida: van tutti, osanna, e s altro avesser detto, a voi direlo. 4705_9630_000103 color di perla, quasi iti forma. quale convene a donna aver non fuor misnra? ella è quanto di ben può far natura, per esempio di lei. beltà si prova degli occhi suoi, come ch ella gli mova escono. 4705_9630_000104 ond io v ho chiesta in un bel prato d erba, innamorata come anco, fu donna chiusa intomo d altissimi colli. 4705_9630_000105 capei, non ti riroan che ben ti rogliar. chi ti to la bacchetta e chi ti scalza, chi il testimento stracciando ti spoglia. 4705_9630_000106 baldanzosamente, come colei che mi si crede torre quando ella è giunta aff iè di quella torre che tace quando v animo acconsente. 4705_9630_000107 auaglii messo. ha di paura. tanto gelo nel cuor de tuoi fedei che ciascun, ma tu, fuoco d amor, lume del cielo, questa vertù. 4705_9630_000108 chi s innamora, siccome voi fate, e ad ogni piacer si lega e scioglie, mostra ch'amor leggiermente il saetti. 4705_9630_000109 ferch io son fermo di portarla sempre ch'io sarò in rite. s io vivessi sempre yersan le rene, le fumi fera a quei d egli per ji vapor che la terra ha nel ventre. 4705_9630_000110 agli occhi belli di questa mia dama esce una vertù d amor: sì, pina, ch ogni persona che la ve s inchina a veder lei e mai altro non brama. 4705_9630_000111 magnanimi, madre ftù che n tua suora, in te dolor sormonta. quap è de figli. lui che in onor v ama, sentendo topre ladre che in te si fanno con dolore, ha onta. 4705_9630_000112 e tanto è la stagfon, forte ed acerba, ch ammorta gli fioretti per le piagge. gli quai non posaon tollerar la brina v amorosa spina. amor però di cor non la mi tra. 4705_9630_000113 ma perch io ho di voi più volte odito che pigliar. vi lasciate ad ogni uncino. piacciavi di prestare un pocolino a quésta penna, lo stancato dito. 4705_9630_000114 sonetto iv: per quella via che la bellezza corre, qaando a destare amor va nella mente, passa una donna. 4705_9630_000115 o mi senti svegliar dentro dal core un spirito amoroso che dormia e poi vidi venir. 4705_9630_000116 sonetto iv: n on conoscendo amico vostro nomo, donde che mova, chi con meco parla conosco ben. eh, è scienza di gran nomo. 4705_9630_000117 ballata vl lionne. io non so di che mi preghi: amore ched ei m ancide e la morte m è dotas, e di sentirlo meno ho più paura. 4705_9630_000118 hi udisse tossir la mal fatata moglie di bicci. vocato forese, potrebbe dir che là fosse ternaro. ora si fa h crìslatlo ìn quel aese. 4705_9630_000119 e fredda giace levala su vestita del tuo velo che senza lei non h in terra pace. 4705_9630_000120 oi che sapete ragionar d amore. udite la ballata mia pietosa che parla d una donna disdegnosa. xa qual m ha tolto il cor per suo valore. 4705_9630_000121 sonetto l i o mi credea del tutto esser partito da queste vostre rime, messer cino che si conviene. omai altro cammino alla mia nave, più lunge dal lito. 4705_9630_000122 gire, perocché quella che ti deveodire s è commo credo in ver di me adirata. se tu di lui non fossi accompagnata leggeramente, ti faria disnore. 4705_9630_000123 che quando va per via gitta ne cor villani amore un gelo perch ogni lor pensiero aggiaccia. e pere qual soffrìsse di starla a vedere. 4705_9630_000124 ste grazie e virtuti in onne partey. con lo piacer di lor vincono amore. una più ch'altra bene, ha più valore in verso lui, ma ciascuna n ha parte. 4705_9630_000125 avete giudicar vostra ragione o om, che pregio di saver portate perchè, vitando aver con voi quistioue, com so rispondo alle parole ornate. 4705_9630_000126 che tal dolor ten sotto soo camato tutti altri e capo di ciascun si chiama. da ciò ven quanta pena amore porta. 4705_9630_000127 qual tolta mi rammenta la dolce mano e quella fede pura che dovrìa la mia vita far sicura. 4705_9630_000128 lolti, volendo dir che fosse amore disser parole assai, ma non poterò dir di lui, in parte eh assembrasse il vero, né diffinir qual fosse il suo valore. 4705_9630_000129 che la fé nascosa resurga con giustìzia. a spada in mano, segui le luci di giustiniano, le focose. tue mal giuste leggi con discrezion. correggi sì che le laudi u mondo e l divin regno. 4705_9630_000130 e quei che dal ciel quarto non si parte, le dà p effetto della mia desira ancor quel bel pianeta di. 4705_9630_000131 disiò verace u rado, fin si pone che mosse di valore o di biltaté. e mmagina p amica openione significasse il don che pria narrate. 4705_9630_000132 ora ti veggio ignuda di tai, gonne, vestita di dolor, piena di vizi, fuori i leai fabrizi, superba, vile, nimica di pace. 4705_9630_000133 che ti merranno per la via tostana. tu troverai amor con esso. lei raccomandami a lui come tn dei. 4705_9630_000134 poi delle tue ricchezze, onora e fregia qual figliuol te più pregia, non recando ai tuo ben chi non n é degno. sì, che prudenza ed ogni sua sorella abbi in teco, e tu non lor rubella. 4705_9630_000135 poi mi parve veder appoco, appoco turbar lo sole ed apparir la stella e pianger egli ed ella cader gli augelli volando per v ave e la terra tremare. 4705_9630_000136 cioè che paghi chi la giustizia uccide e poi rifugge al gran tiranno, del cui tosco sugge ch'egli ha già sparto e vuol che'i mondo. 4705_9630_000137 sonetto iv c. hi guarderà giammai senza panra negli occhi d està bella pargoletta che m hanno. concio sì che non aspetta per me se non la morte, che m è dura. 4705_9630_000138 amore. è qui che per vostra beliate lo face come vuol vbta cangiare. dunque, perché gii fece altra? guardare, pensatel, voi da che non muto core. 4705_9630_000139 e però non disgombra un sol pensier d amore. ond io son carco. la mente mia, eh, è più dura che pietra in tener forte immagine di pìeti. 4705_9630_000140 e quando un poco confortato fui, io dissi donne, diceruuo a vni, mentre io pensava la mia frale vita. 4705_9630_000141 sonetto xviii a hi lasso. oh, io credea trovar pietate quando si fosse la mia donna accorta della gran pena che lo mio cor porta. 4705_9630_000142 per graaùa della mia nota soave. ri man tu qui con lei e del tuo servo ciò che vuoi. ragiona e s ella. per tuo priego, gli perdona, fa che gli annunù un bel. 4705_9630_000143 fuggito è ogni augel che m caldo segue del paese d europa che non perde le sette stelle gelide unqne mai. 4705_9630_000144 alza il cor de sommersi il sangue, accendi sui traditori. scendi nel tuo giudicio. sì che in te, laudando, si posi quella grazia che ti sgrida, nella quale ogni ben surge e s annida. 4705_9630_000145 chi rama? come può esser contento guardando le vertù che n lei son tante e s tu mi dici come sai che u sento. ma se tu mi domandi e dici quante, 4705_9630_000146 ed eì son chiudi e desio che gli mena qui è stinto, però proveggia del mio stato amore. 4705_9630_000147 onde, se voli, amico che ti vaglia vertute naturale od accidente, con lealtà, in piacer d amor v adovra. 4705_9630_000148 amore allegro. sì che appena il conoscia dicendo: or pensa pur di farmi onore. 4705_9630_000149 te e cortesia sua, dea la chiama e fanno ben ch ella è cosa sì fina ch'ella non pare umana, anzi divina, e sempre, sempre monta la sua fama. 4705_9630_000150 quando piove amore in terra da tutti li cieli, quando per questi geli amore è solo in me e non altrove. 4705_9630_000151 in ver lo loco, là v io era, luna, appresso dell altra meraviglia. e siccome la mente mi ridice, amor mi disse: questa è primavera. 4705_9630_000152 lo vestimento, aggtate vera spene che fia da lei cui disiate amore, e n ciò provvide vostro spirto bene. 4705_9630_000153 madonna è desiata in sommo cielo. or vo di sua tertù farvi sapere. dico qual vuol gentil donna parere vada con lei. 4705_9630_000154 io dico: ehe pensando il suo valore, amor, si dolce, mi si fa sentire che s io allora non perdessi ardire, farei psrlaado innamorar la gente. 4705_9630_000155 ode una voce dir subitamente: levati, bella donna, e non ti porre che quella donna che di sopra siede 4705_9630_000156 io diveniva nel dolor si umile, yeggendo in lei tanta umiltà formata, gh io dicea: morte assai dolce. ti tegno, tu dei omai, esser cosa gentile, poiché tu, se nella mia donna stata. 4018_9630_000000 ogni lingua diven tremando muta e gli occhi non ardiscon di guardare. ella sen va sentendosi laudare benignamente d umiltà vestuta, e par che sia una cosa venuta di cielo in terra a miracol mostrare. 4018_9630_000001 mostrasi sì piacente a chi la mira, che dà per gli occhi una dolcezza al core che ntender non la può chi non la prova. 4018_9630_000002 par che della sua labbia si muova un spirito soave e pien d amore, che va dicendo all anima: sospira. 12598_9630_000000 da bella donna più eh io non diviso. son io partito, innamorato tanto quanto convene a lei, e porto pioto nella mente il viso onde procede il doloroso pianto che fanno gli occhi miei. 12598_9630_000001 color t: me stringete senza risa. se gli altri de dubbii non son certi, ricorrete alla fine a messer giano. 12598_9630_000002 disegno quel pensier che sol per lei m invola. mi dice: vedi, allegro, il bel diletto aver quel collo fra le braccia stretto, far in quella gola un picciol segno. 12598_9630_000003 e bella sia come move, par che fugga via dinanzi al sol. ciascun altra chiarezza, cosi costei ogni adornezza sface. 12598_9630_000004 o miro i crespi e gli biondi capegli de'quali ha fatto per me rete, amore di un fir di perle e quando di un bel fiore, per me pigliare e trovo, eh, egli adesca. 12598_9630_000005 riede alla mente mia ciascuna cosa che fu dn lei per me, giammai veduta o ch io v? udissi dire: fo come colui che non riposa e la cui vita a pin a più si stuta in pianto ed in languire. 12598_9630_000006 quel che le piace e giova. e sol d onesta e di gentil usanza, ma solo in suo ben far prende speranza. 12598_9630_000007 il vago mio pensier, allor mi tocca dicendo vedi allegro, dar di piglio dentro a quel labbro sottile e tenniglio dove ogni dolce e saporoso pare. 12598_9630_000008 e pria riguardo dentro gli occhiliegli che passan per gli miei dentro dal core con tanto tìto e lucente splendore che propiamente par che dal sol esca. 12598_9630_000009 da lei mi vien d ogni cosa il martire, che se da lei pietà mi fa mostrata ed io v aggio lassata, tanto più di ragion mi dee dolere. 12598_9630_000010 odi che n avvenne? che tutti gli altri augei le for d intorno, sicché senza soggiorno la pelar sì, eh, ella rimase ignuda. 12598_9630_000011 e sio la mi ricordo mai parere ne suoi sembianti verso me turbata ovver, disnamorata, gotal m è or quale mi fu a vedere. e viemmene di pianger più volere. 12598_9630_000012 pregno. non saprei io dir quale io divegno. gh io mi ricordo allor, quando io tedia talor la donna mia e la figura sua ch io dentro porto, surge, sì fortej ch io divengo morto. 12598_9630_000013 che sol per le belpopre che fanno in ciel il sole e v altre stelle, dentro in lui si crede il paradiso. così, se guardi fiso pensar ben dei cli, ogni terreo piacere si trova dove tu non puoi vedere. 12598_9630_000014 tu no a sei bella, ma tu sei pietosa. ganzon mia nova e cotal te ne andrai xià, dove tu sarai per avventura. da madonna udita. 12598_9630_000015 la sua sentenza non richiede fretta, né luogo di romor, né da giullare. nxi. si vuol più volte lusingare prima che in intelletto altrui si metta. 12598_9630_000016 parlavi riverente e sbigottita, pria, salutando, e poi, sì, le dirai: gom, io no spero mai di più vederla, anzi la mia finita, perchè io non credo aver ti lunga vita. 12598_9630_000017 odi il suo teszoso ragionare. quaoto ben mostra morbida e pietosa come il sno parlar parte e divide. 12598_9630_000018 perchè si trova in lei beltà di corpo e d anima, bontate, fuorché le manca nn poco dì pietate. 12598_9630_000019 or vedi, s ella piace, che amore è tanto quanto sua beliate e somma e gran beltà con lei si trova. 12598_9630_000020 e se ne vuoi veder, viva r agione, dice il pensier. guarda alla mente tua ben fissamente, allorch ella s indua con donna che leggiadra e bella sia. 12598_9630_000021 uando. il consiglio degli augei si tenne di nicistà, convenne che ciascun comparisse a tav novèlla e la cornacchia maliziosa, e iella pensò mutar gonnella e da molti altri augei. 12598_9630_000022 o bella donna luce, ch'io vedrei s io fossi là dove io mi son partito, dolente, sbigottito, dice tra sé piangendo: il cor dolente. 12598_9630_000023 cosi fa questa il core alli gentili ed a quei c'han talore col lume che nel viso le dimora. ciaschedon l onora. 12598_9630_000024 esser brunetto, questa pukelletta. con esso voi si vien la pasqua a fare. non intendete pasqua da mangiare. gh ella non mangia, anzi vuol esser letta. 12598_9630_000025 mira che quando ride passa ben di dolceua ogni altra cosa così di quella bocca il pensier mio mi sprona perchè io non ho nel mondo cosa che non desse a tal. eh un sì, con buon voler dicesse. 12598_9630_000026 greco ragionando a grand agio meco. guardai e vidi, amore che venia, vestito di novo di un drappo nero. nel suo capo portava un cappello, certo, lacrimava pur. 12598_9630_000027 da lei si mote ciascun mio pensiero, perchè p anima ha preso qualitate di sua bella persona. tiemmi di vederla, un desidero che mi reca il penser di sua beltate. 12598_9630_000028 che spesse volte soda deir attrai caldo talché poi agghiaccia. dunque, beato chi per se procaccia. 12598_9630_000029 vedi ch ogni sao membro par depinto formosi e grandi quanto a lei, si a v vene gou un color angelico di perla. 12598_9630_000030 graziosa a vederla e disdegnosa dove si convene. umile, vergognosa e temperata e sempre a verlù grata. intra suoi be costumi, un atto regna che d ogni riverenza la fa degna. 12598_9630_000031 ragiono, oimè perchè non sono a sol. a sol con lei, ovmo la chieggio sicch io potessi quella treccia bionda, disfarla ad onda ad onda e far de suoi begli occhi a miei due specchi che lucon, sì che non troran parecchi. 12598_9630_000032 poi guardo i bracci suoi distesi e grossi, la bianca mano morbida e polita. guardo le lunghe e sottilette dita vaghe di quello anel che un tien cinto e il mio pensier mi dice. 12598_9630_000033 poi guardo l amorosa e bella bocca, la spaciosa fronte e il vago piglio, li bianchi diti e il dritto naso e il ciglio pulito e brun, talché dipinto pare. 12598_9630_000034 poi guardo la sua svelta e bianca gola, commessa ben dalle spalle e dal petto, il mento tondo, fesso e piccioletto, talché più bel cogli occhi noi disegno. 12598_9630_000035 se toi non la ntendete in questa guisa, in tostra gente ha molti frati alberti d intender ciò che porto loro ini mano. 12598_9630_000036 e r un dicea: or vedi bella druda. dicea r altro: ella muda. e cosi la lasciaro in grande scorno. similemente, addìtién tatto giorno d uomo che si fa adomo di fama o di irtù ch attrai dischidda. 12598_9630_000037 di si venne a me melanconia. disse: voglio un poco stare. teco, parve a me che si menasse seco dolor ed ira per sua compagnia. d io le dissi: partiti, va via. d ella. mi rispose come un greco. 12598_9630_000038 che la mia voglia sprona pur ad amarla e pur non mi abbandona. ma fallami chiamar senza riposo lasso. morir non oso e la vita dolente in pianto meno. 12598_9630_000039 innamorata mia vita si fagge dietro al desio che a madonna mi tira senza niuo ritegno, e il grande lacrimar che mi distrugge quando mia vista bella donna mira, divien assai più pregno. 12598_9630_000040 penne adornossi e nei consiglio venne, ma poco si sostenne perchè pareva sopra gli altri bella. alcun domandò p altro: chi è quella, sicché finalmente ella fa conosciuta. 12598_9630_000041 e sio non posso dir: mio duolo appieno, non mei. voglio però tenere ascoso ch io ne farò pietoso ciascun cui tien il mio signor a freno, ancorach io ne dica. 12598_9630_000042 poi sopraggi ugoe e dice: apri lo ngegno se le parti di fuor son così belle, l altre che den parer, che asconde e copre. 12598_9630_000043 ond io lo stato mio dir non potrìa lasso. eh, io non vorrìa giammai trovar chi mi desse conforto. finch io sarò dal suo bel viso scorto. 12598_9630_000044 canzon tu puoi ben dir: sta veritate, posciachè al mondo bella dunna nacque nessuna mai. non piacque generalmente quanto fa costei. 12598_9630_000045 vertù mostra così che in lor più cresca. ond io, ohe sì, leggiadri star gli veggio cosi fra me, sospirando ragiono. 12598_9630_000046 d io gli dissi che hai cattivello, d ei rispose: io ho guai e penserò che nostra donna muor. dolce fratello. 12598_9630_000047 se tu fossi dentro a qne bracci fra quella partita, tanto piacer avrebbe la tua vita. che dir? per me non si potrebbe. il quinto: 12598_9630_000048 a bella stella che il tempo misura, sembra la donna che mi ha innamorato, posta nel ciel d amore come quella fa di sua figura, a giorno a giorno, il mondo illuminato. 12598_9630_000049 più bella assai. la porto nella mente che non sarà nel mio parlar udito, perch io non ion fornito d intelletto a parlar cosi altamente, né a contar il mio mal perfettamente. 12598_9630_000050 soave a guisa va di un bel pavone, diritta sopra sé come una gru a tedi che propriamente, ben par sua quadto esser puote onesta leggiadria. 12598_9630_000051 onora, perocché vede in lei perfetta luce per la qual nella mente si conduce piena vertute a chi se ne innamora, e questo é che colora quel ciel d un lume. eh, agli buoni è daoa, con lo splendor che sua bellexza addace. 9772_9630_000000 truovi vertù, per esempio, ha chi lui piglia, o falsi cavalier malvagi e rei nemici di costei ch al prenze delle stelle. 9772_9630_000001 simili beni al cor gentile accosta che n donar vita è tosta, col bel sollazzo e co begli atti nuovi ch ognora par che truovi. 9772_9630_000002 tanto son belle e di tanta vertute chem possente. signore, dico quel che è nel core, appena di parlar di lor s aita. 9772_9630_000003 dolesi tuna con parole molto e n sulla man ù posa, come succisa rosa, il nudo braccio di dolor. colonna: sente lo raggio che cade dal volto. 9772_9630_000004 ma v uno e p altro in ciò diletto tragge già. non s induce ad ira per parole, ma quelle sole ricole che son buone, e sue novelle tutte quante son belle. 9772_9630_000005 e riceve v? uom cui questa tuole mai non sen dole né sole per dotiar luce alle stelle, né per prender da elle, nel suo effetto, aiuto. 9772_9630_000006 e questo vo per merto per voi, non per me certo, ch aggiate a vii ciascuno ed a dispetto ch assimiglianza fa nascer diletto. 9772_9630_000007 re donne intorno al cuor mi son tennt e sgìonsi di fore che dentro siede amore, lo quale è in signoria della mia vita. 9772_9630_000008 che non solvete quel che qon si spende. se fate a cui si rende noi so posciachè tal cerchio ne cinge chi di lassù ne riga colpa della ragion che noi gastiga. se vuol dire, io son presa. 9772_9630_000009 io dico a toi che siete innamorate che se beliate a tol fu data e vertù a noi ed a costui di due potere ud fare. voi non dovreste amare, ma coprir quanto di beltà v dato. 9772_9630_000010 e questa ch era si di pianger pronta. tosto che lui intese più nei dolor s accese dicendo: or, non ti duol degli occhi, mieif. 9772_9630_000011 per nessuna grandezza monta in orgoglio. ma quando gp incontra che sua franchezza gli convien mostrare quivi, si fa laudare. color che vivon fanno tutti contra. 9772_9630_000012 chi è servo è come quel ch è seguace ratto a signore e non sa dove vada per dolorosa strada come r avaro seguitando. avere ch a tutti. signoreggia corre t avaro, ma più fugge pace. 9772_9630_000013 ciascuna par dolente e sbigottita, come persona discacciata e stanca, cui tutta gente manca e cui vertute e nobiltà non vale. 9772_9630_000014 di pochi. tiyanda rispose in toce con sospiri mista. noslra natura qai a te ci manda. 9772_9630_000015 ma qaei non v apre v ale se par tiene quando s è partita, tanto par che gv incresca come ciò possa dar, sicché non esca. 9772_9630_000016 disvelato. v ho donne in alcun membro. la viltà della gente che vi mira perchè gli aggiate in ira. ma troppo è più ancor quel che s asconde, perchè a dire è ledo. 9772_9630_000017 per se è car tenuto desiato da persone sagge che dell'altre selvagge cotanto lod, quanto biasmo prezza. 9772_9630_000018 drixzate i colli. ecco l arme ch'io volli per nod v usar. le vedete torbate, larghezza e tempecaosa, e v altre nate del nostro sangue mendicando tanno. 9772_9630_000019 queste cosi solette venute son come a casa d amico che sanno ben che dentro è quel chio, dico: 9772_9630_000020 cader tra buoni è pur di lode degno, e se non che degli occhi miei'l bel segno per lontananza m'ò tolto dal viso che m ave in foco. miso lieve, mi contevei, dò che m è grave. 9772_9630_000021 che la beltà ch'amore in voi consente, a virtù solamente formata fu dal suo deci'eto antico, contra lo qual fallate. 9772_9630_000022 fenno i sospiri, amore un poco tardo e pm con gli occhi molli che prima fnron folli salato le germane sconsolate pofciachè prete p nno e p altro dardo disse. 9772_9630_000023 perchè da questo punto, con rima più sottile, tratterò il ver di lei, ma non so a cui giuro per colui ch amor si chiama ed è pien di salate che, senza ovrar vertute, nessun puote acquistar verace loda. 9772_9630_000024 a cintura. poiché fatta si fu palese e conta doglia e vergogna, prese il mio signore e chiese chi fosser t altre due ch erao con lei. 9772_9630_000025 ecco, giunti a colei che ne pareggia, dimmi che hai tu fatto, cieco, avaro, disfatto. rispoodimi, se puoi, altro che nuuai. 9772_9630_000026 altra mantiene ascosa la faccia lagrìmosa, discinta e tcalxa e sol di sé par doom. 9772_9630_000027 ah, compoca difesa, mostra, signore a cui servo. sormonta qui si raddoppia v onta. se ben si guarda, là dov io. 9772_9630_000028 come amor, prima per la rotta gonna la tide in parte che tacere è bello i pietoso e fello di lei e del dolor fece dimanda. 9772_9630_000029 maledetta tua calla che lasiogò cotanti sonni invano. maledetto lo tuo perduto pane che non si perde al cane che da sera e da mane hai ragunato e stretto ad ambe mano ciò che sì tosto si farà lontano. 9772_9630_000030 yertnte al suo fattor, senfpre sottana lui obbedisce, a lui acquista onore donne. tanto eh amore la segna d eccellente sua famiglia nella beata corte. 9772_9630_000031 ell'è verace insegnai, la qual dimostra uma vertù dimora, perchè son certo, sebben la difendo nel dir com io la intendo, chamor di sé mi farà grazia ancora. 9772_9630_000032 ed altri son che, per esser ridenti dmntendimenti gorrenti, vogliono esser giudicati da quei che, somngannati, yeggendo, rider. cosa ghe? lo intelletto ancora non la vede. 9772_9630_000033 morte repugna. sì che lei noo cura o eara ancella e pura colt hai nel ciel. misura tu sola fai, signore, e questo prora che tu sei, possession che sempre giova. 9772_9630_000034 tempo fu già nel quale, secondo il lor parlar fnron dilette or sono a tntti in ira ed in non cale. 9772_9630_000035 ancorché ciel con cielo in punto sia che leggiadria disvia cotanto e più quant io ne conto, ed io che le son conto mercè d'una gentile. 9772_9630_000036 che la'riistrava in tatti gli alti sui. non tacerò di lei. che bella mia farmi parria, sì, ria, ch'ai suoi nemici sarie giunto. 9772_9630_000037 non è pura vertù. la disviata poich è biasmata, negata dove è più verlù richiesta, cioè in gente onesta di vita spiritale o d abito che di scienza tene. 9772_9630_000038 del benefizio loda. io to che ciascun m oda, qual con tardare e qual con vana tìsta, qual con sembianza trista tolge il donare in vender tanto caro quanto sa. sol chi tal compera paga. 9772_9630_000039 però, se questo è danno, pianganlo gli occhi e dolgasi la bocca degli nomini a coi tocca che sono a raggi di cotal ciel giunti. 9772_9630_000040 come con dismisura si raguua, così con dismisura si distringe. quest è che molti pinge in suo servaggio e s alcun si difende. non è senza gran briga morte che fai, che fai, buona fortuna. 9772_9630_000041 messione abuon non può piacere perchè l tenere savere fora e fuggirieno il danno che s aggiunge allo inganno di loro e della gente. 9772_9630_000042 bastia le parti ignnde lo dolce pomo a tutta gente. niega per cai ciascun man piega. s egli atvien che tu mai aìcnn tmoid amico di vertù, ed ei ti priega. 9772_9630_000043 questo servo, signor. quanto è protervo che gli occhi ch alla mente lume fanno, chiusi per lui si stanno, sicché gir ne conviene all altrui posta ch adocchia pur follia. 9772_9630_000044 ma poco vale che empre fugge l esca, poiché girato v ha chiamando molto gittau pasto ver, lui tanto glien cale. 9772_9630_000045 vede, parlan con vocaboli eccellenti. vanno spiacenti gontenti che dal volgo sieno lodati. non sono innamorati mai di donna amorosa. ne parlamenti lor tengono scede, non moverieno il piede per donneare a guisa di leggiadro. 9772_9630_000046 ma questo fuoco m ave già consumate si l'ossa e la polpa che morte. al petto m ha posto la chiave, onde s io ebbi colpa. 9772_9630_000047 in ciascuno e ciascuno vizio assembro perch amistà. nel mondo si confonde che v amorosa fronde di radice di bene altro ben tira poi suo simile in grado. 9772_9630_000048 lucenteed, io ch'ascolto, nel parlar divino, consolarsi e dolersi cosi alti dispersi. l esilio che m è dato, oner mi tegno, e se giudizio o forza di destino tuoi, pur che il mondo versi i bianchi fiori in persi. 9772_9630_000049 ma perocché pietoso fu tanto del mio core che non sofferse d'ascoltar suo pianto, io canterò cosi disamorato contr'al peccato ch'è nato in noi di chiamare a ritroso. 9772_9630_000050 al gran pianeta è tutta simigliante che da levante avante, infino attanto che s asconde con li bei raggi, infonde vita e vertù. quaggiuso nella materia. sì, com'è disposta? 9772_9630_000051 chiamando amore appetito di fera. daute mime la o cotal donna pera. che sua beltà dichiera da naturai bontà per tal cagione e crede amor fuor d'orto di ragione. 9772_9630_000052 fatti di color nuovi. poi gli ti mostra: e u fior ch è bel di fuori, fa desiar negli amorosi cuori. 9772_9630_000053 fassi dinanzi dallo avaro volto yertù. eh euuoi nemici a pace. invita con matera pulita per allettarlo a sé. 9772_9630_000054 sono che per gittar via loro arere gredon, capere valere là dove gli buoni stanno, che dopo morte fanno riparo nella mente a quei cotanti. c hanno conoscenza. 9772_9630_000055 più lune ha volto il sol poiché fo spenta. se colpa muore perchè l'uom si penta canzone a panni tnoi non ponga nom mano per veder qael che bella donna chìnde. 9772_9630_000056 e perocché il mio dire util vi sia, discenderò del tutto in parte ed in costrutto più lieve perchè men grave sntenda che rado sotto benda parola oscura giugne allo intelletto, perchè parlar con voi si vuole aperto. 9772_9630_000057 ch'è vile e noioso per nome di valore, cioè di leggiadria. eh, è bella, tanto che fa degno di manto imperiai colui dove ella regna. 9772_9630_000058 poi cominciò, siccome saper dei. di fonte nasce nilo, picciol, fiume ivi doveri. gran lume toglie alla terra dei vinco la fronda. 9772_9630_000059 servo non di signor, ma di tìi servo. si fa chi da cotal signor si scosta. udite qaanto costa. se ragionate v uno e v altro, danno a chi da lei disvia. 9772_9630_000060 uomo da se vertù fatta ha lontana. uomo non già, ma bestia ch qom somiglia. o dio. qual meraviglia voler cadere in servo di signore ovver di vita in morte. 9772_9630_000061 dunque, se questa mia materia è baoua come ciascun, ragiona sarà vertù, e con vertù s annoda. 9772_9630_000062 ma come al furto il ladro, cosi vanno a pigliar villan diletto. non però che in donne è cosi spento, leggiadro portamento, che paiono animai senza intelletto. 9772_9630_000063 uoglia mi reca nello core. ardire a voler, eh è di ventate amico. però donne s io dico parole quasi contra a tutta gente. non vi maravigliate, ma conoscete il vii vostro desire. 9772_9630_000064 io che son la più trista, son suora alla tua madre e son drìttara. poterà vedi appanni ed a cintura. 9772_9630_000065 non noi che semo delf eterna rocca, che se noi siamo or punti, noi pur saremo. e por troverem geat che questo dardo farà star lucenteed. 9772_9630_000066 lietamente esce dalle belle porte alla sua donna, torna lieta, va e soggiorna lietamente, ovra suo gran vassallaggio per lo corto viaggio. conserva, adorna, accresce ciò che trova. 9772_9630_000067 falsi animali a voi ed altrui crudi che vedete gir nudi per colli e per paludi, uomini innanzi a cui vizio è fuggito e voi tenete vii fango vestito. 9772_9630_000068 dunque seirè in cavalier lodata. sarà causata mischiata di più cose, perchè questa goutien che di se vesta l'un bene e l'altro male, ma rertù pura in ciascuno sta bene. 9772_9630_000069 sollazzo è che con vene, con essa amore e v? opera perfetta da questo terzo, retta è leggiadria ed in suo esser dura. 9772_9630_000070 siccome il sole al cui esser s adduce lo calore e la luce, con la perfetta sua bella figura. 9772_9630_000071 volete udir se piaga tanto chi prende smaga. che'l negar poscia, non gli pare amaro così altrui e se concia. 9772_9630_000072 udite come, conchiudendo vado, che non de creder quella cui par ben esser bella essere amata da questi ootali che se beltà fra mali vogliamo annoverar. creder ai puone. 9772_9630_000073 sovra la vergi n ondo generai io costei che m è da lato e che s'asciuga con la treccia bionda, questo mio bel portato mirando se nella chiara fontana generò questa che m'è più lontana. 9772_9630_000074 poiché non è terlù. eh, era suo segno lasso. a che dicer vegno, dico che bel disdegno sarebbe, in donna di ragion lodato partir da sé. beltà per suo comiato. 9772_9630_000075 hanno falso giudicio in lor sentenza. qual non dirà: fallenza divorar cibo ed a lussuria intendere ornarsi come vendere si volesse al mercato. denoa saggi. 6001_9630_000000 o mi sod pargoletta bella e nova e son venuta per mostrarmi a vni delle bellezze e loco dond io fui. 6001_9630_000001 che non gli fu in piacere. alcun disdetto quando natura mi chiese a colui che volle donne accompagnarmi a vul. 6001_9630_000002 le qaai non posson esser conosciute se non per conoscenza d nomo in cui amor si metta per piacere altrui. 6001_9630_000003 di perder la vita. perocch'io ricevetti tal ferita da un. eh, io vidi dentro agli occhi sui gh. io to piangendo e non m acquetai pui. 6001_9630_000004 queste parole si leggon nel viso d'ana angioletta che ci è apparita, ond io che per campar la mirai fiso nd sono a rischio di perder la vita. 6001_9630_000005 io fui del cielo e tornerò v vi ancora per dar della mia luce altrui diletto e chi mi vede e non se ne innamora d amor non averà mai intelletto. 6001_9630_000006 giascana, stella negli occhi, mi piove della sua luce e della sua vertute. le mie bellezze sono al mondo nove, perocché di lassù mi son venute. 8294_9630_000000 guardando, vidi un angiol figurato a chi era degno. poi dava salute con gli occhi suoi, quella benigna e piana, empiendo il core a ciascun di virtute. 8294_9630_000001 ma fa che prenda per io primo dono questi tuoi frati ed a lor si comanda che stien con lui e qua non tomin mai. 8294_9630_000002 ma fa che la praga, prima, da un lato di meuccio, quei che t ama assai delle sue gioie più care, ti manda per accostarsi al tuo coraggio buono. 10179_9630_000000 quando m apparve amor, subitamente, cui essenza membrar mi dà orrore allegro, mi sembrava amor, tenendo mio core in mano e nelle braccia avea madonna involta in un drappo, dormendo. 10179_9630_000001 e sua beltate è di tanta vertute che nulla invidia all'altre. ne procede atizi. le face andar seco, vestute di gentilezza, d amore e di fede. 10179_9630_000002 o fin piacer di quello adomo viso. compose il dardo che gli occhi lanciaro dentro dallo mio cor quando giraro ver me. the sua beltà guardava fiso. 10179_9630_000003 amor m assale subitanamente, sicché la vita quasi m abbandona. campami un spirto vivo solamente. e quei ri iman perchè di voi ragiona. 10179_9630_000004 ispesse fiate, vengommi alla mente l oscure qualità. eh, amor mi dona e viemmeoe pietà, sicché sovente io dico: lasso avviene egli a persona. 10179_9630_000005 ivi. un di loro in questo modo al core dice: pietà, non è la vertù nostra che tu la truovi, e però mi dispero. 10179_9630_000006 more e m cor gentil sono una cosa, siccome il saggio in suo dittato pone. e cosi esser v un senza v altro osa gom alma. razionai senza ragione. 10179_9630_000007 u dipoi mi pianse ogni pensiero nella mente dogliosa che mi mostra sempre davanti lo suo gran valore. 10179_9630_000008 chino quaodo'mi vide, mi chiamò per nome e disse: io tegno di lontana parte dove era lo tuo cor, per mio volere recolo a servir novo piacere. allora presi di lui, sì, gran parte gh. egli disparve e non m accora come. 10179_9630_000009 allor sentii lo spirito diviso da quelle membra che se ne turbaro, e quei sospiri che di fore andaro, dicean piangendo che u core era anciso. 10179_9630_000010 a ciascun alma presa e gentil core nel cai gonspetto viene il dir presente in ciò che mi riscrivan, suo parvente salute. in lor, signor, cioè amore, già eran quasi che atterzate v ore del tempo- ch'ogni stella è più lucente. 10179_9630_000011 la vista sua face ogni cosa umile, non fa sola se parer piacente, ma ciascuna per lei riceve onore, ed è negli atti saoi tanto gentile che nessun la si può recare a mente. che non sospiri in dolcezza. 10179_9630_000012 poscia, mi sforzo, che mi voglio aitare, così smorto d ogni valor voto. tegno a vedervi credendo guarire e se io levo gli occhi per guardare nel cor, mi s incomincia un terremoto. 10179_9630_000013 trovai amor nel mezzo della via, in abito legger di pellegrino nella sejivnza. mi parea meschino, comblsse, perduto signoria e sospirando, pensoso venia per non veder la gente a capo chino. 10179_9630_000014 fagli natura quando è amorosa. amor pregiare il cor per sua magione dentro alio qual dormendo si riposa tal tolta brieve e tal lunga stagione. 10179_9630_000015 stagione beltate, appare in saggia donna pui che piace agli occhi, sicché dentro al core nasce un desio della cosa piacente, tanto dura talora in costui che fa svegliar lo spirito. 10179_9630_000016 ede perfettamente ogni salute. chi, la mia donna, tra le donne, vede quelle che vanno con lei son tenute di bella grazia a dio render. 12804_9630_000000 ele gli occhi a veder chi mi tira per. eh ib, non posso più viver con ui. ed onorate che questi è colui che per le gentil donne altrui marlira. 12804_9630_000001 ponti, sera e mattin contento al desco, poiché del car figliuol vedi presente el fruito che speresti. e sì, repente s avvaccia ne lo stil greco e francesco. 12804_9630_000002 n bellezza e virtù allo intelletto e fan quistion come nn. caor puote stare infra duo donne con amor perfetto. 12804_9630_000003 altra. ha bellezza e vaga leggiadrìa e adorna gentilezza. le fa onore et io mercè del dolce mio, signore sloramene, a pie de la lor, signoria. 12804_9630_000004 xjue donne in cima de la mente mia venule sono a ragionar d'amore. l una ha in se cortesia e valore, prudenzia et onestate n compagnia. 12804_9630_000005 u che stampi lo colle ombroso e fresco ch è co lo fiume, che non è torrente, linci molle. lo chiama quella gente in nome italiano e non tedesco. 12804_9630_000006 perchè cima d'ingegno no s astalla in quella italia de dolor, ostello di cui si speri già cotanto fruto gavazzi, pur el primo haffaellq che tra dotti vedrallo esser veduto. 12804_9630_000007 la sua virtute ch ancide senz ira. pregatel che mi lasci venir pui, ed io vi dico che li modi sui. cotanto intende quanto v uom sospira. 12804_9630_000008 ella m è giunta fera nella mente e pingemi una donna sì gentile che tutto mio valore a pie le corre. e fammi udire una voce sottile che dice: 12804_9630_000009 le il fonte del gentil parlare, che amar si può. bellezza per diletto e amar puossi virtù per alto oprare. 11772_9630_000000 che sua mercè conforta l anima mia piena di gravitate. a dirlo a me, lontano, lo mandate. 11772_9630_000001 adonne deh. vedeste voi v altr ieri quella gentil figura che m'ancide. io dico che quand ella un po sorride, ella distrugge tutti i miei pensieri. 11772_9630_000002 giugne nel cuor colpi sì fieri che della morte par che mi disfide, però madonne, qualunque la vide. 11772_9630_000003 se v encontrate per via ne sentieri, restatevi con lei, per pietate. e umilmente la facete accorta che la mia vita per lei morte portar. 11175_9630_000000 lascia piangere a noi. e triste andare e fa peccato. chi mai ne conforta? che nel suo pianto, l ultimo parlare, ella ha nel viso la pietà: si scorta che, qual v avesse voluta mirare sana dinanzi a lei, caduta morta. 11175_9630_000001 e se venite da tanta pie tate, piacciavi di ristar qui, meco alquanto, e che che sia di lei. noi mi celate. io veggio gli occhi vostri e hanno pianto. 11175_9630_000002 vedeste, toi, vostra donna gentile, bagnar nel viso suo di pianto. amore, ditelmi donne che mei dice il core, perch io vi veggio andar senza atto vile. 11175_9630_000003 perchè piangi tu, si coralmente che fai di te pietà venire altrui, tedestu pianger lei che tu non pui punto celar la. 10121_9630_000000 amor sente a pietà donne chiamare mostrando amaro dool per gli occhi fore perché villana, morte in gentil core ha messo il suo crudele adoperare. 10121_9630_000001 ond io mi cangio in figura d altrui. sia, non si ch'io non senta bene. allora gli guai de discacciati tormentosl. 10121_9630_000002 e se con tatti to fare accordansa, contenemi chiamar la mia nemiea madonna la pietà che mi difenda. 10121_9630_000003 e quand io vi son presso sento amore che dice: fuggi, se ì perir t è noia. lo viso mostra lo color del cora gh è tramortendo dovunque. 10121_9630_000004 e per la d rietà del gran tensore, le pietre par ohe gridin muoia. mnoia. peccato fa chi allofu mi vede. se palma sbigottita non conforta, sol dimostrando che di me gli 10121_9630_000005 se lo sateste, non porria pietate tener più contra a me v usata prova che quando amor si presso a voi, mi trota prende baldanza e tanta sicurtate che 10121_9630_000006 per la pietà che u vostro gdbbo occide lo qual si cria nella vista morta degli occhi e hanno di lor morte voglia. 10121_9630_000007 uro folle ragiona il suo valore. altro sperando m'apporta dolzore, altro pianger mi fa spesse fiate e sol s accordano in chieder pietate. tremando di paura. eh, è nel core. 10121_9630_000008 riguardava ver lo ciel sovente dove palma gentil, già locata era. che donna fu di si gaia sembianfa. 10121_9630_000009 guastando ciò che al mondo e da lodare in gentil donna fuora dell onore. udite quanto amor le fece orranza. gh io m vidi lamentare in forma vera, sovia, la morta immagine avvenente. 10121_9630_000010 l fiere tra miei spirti paurosi. e quale ancide e qual càccia di fora, sicch ei solo rimane a veder tui. 12500_9630_000000 che tal per me. sta in cima della rota che in simil modo rubandt m offese onde la sedia poi rimase vuota. tu che salisti quando quegli scese pigliando, asempro mie panile. nota e fa che impari senno alle sue spese. 12500_9630_000001 come sarebbe firenze reale. ma siate certi che di questo male per tempo o tardi ne sarà tendetta. chi mi torrà converrà che rimetta in me comun del irio capitale. 12500_9630_000002 poi, che justizia. vedi che mi vendica deh non voler del mio tesor far endica. 10191_9630_000000 più. no vo discovrir qual donna sia che per le propietà sue conosciute. chi non merta salute. no, speri mai d'aver sua compagnia. 10191_9630_000001 e ciò che in donna è da pregiar: virtute. in gaia gioventù, te distrutta. hai v amorosa leggiadria. 10191_9630_000002 e cui saluta, fa tremar lo core sicché, bassando il viso tutto smuore ed ogni suo difetto, allor sospira, fugge dinanzi a lei superbia ed ira. 10191_9630_000003 la lingua s'affatica e se di grazia, ti vo'far mendica, conviene si ch'io dica lo tuo: fallir d ogni torto tortoso non. 10191_9630_000004 è laudato chi prima la vide. quel ch ella par, quand un poco sorrìde, non si può dicer né tenere a mente. si è nuovo miracolo gentile. 10191_9630_000005 aiutatemi, donne, a farle onore. ogni dolcezza, ogni penserò umile nasce nel core a chi parlar. 10191_9630_000006 e di pietà, nemica di dolor, madre antica, giudizio incontrastabile, gravoso. poich bai dato matera al cor doglioso, ond io vado, pensoso di te. 10191_9630_000007 non però che a le genti sia nascoso, ma per farne cruccioso. chi d'amor per innanzi si nodrica. dal secol hai partita, cortesia. 4974_9875_000000 sbalordito. dopo essersi un po fatto pregare e minacciare, efix caricò la bisaccia sul cavallo, che pareva si fosse addormentato, poi montò in groppa alle spalle di don predu, cercando di farsi leggero. 4974_9875_000001 zitto, se no ti scaravento dentro il fiume. senti, adesso continuerete a far debiti per mantenere il ragazzo. prenderete denari da kallina. il demonio l'affondi. 4974_9875_000002 eccolo che adesso ritorna con grixenda dalla fontana. si vedevano infatti in lontananza, tra il verde delle macchie, lui alto e verdognolo. 4974_9875_000003 al diavolo le cugine e la loro testa piena di vento. son loro che mi han trattato sempre da nemico, e nemico sia. ma tu ricordati efix, il poderetto lo voglio io. 4974_9875_000004 seduto all'ombra del muro, cominciò a intagliare lo spiedo. le donne ridevano intorno a lui. giacinto, come sempre, taceva e pareva intento alla voce della fisarmonica che riempiva di lamenti e di grida il cortile. 4974_9875_000005 male, avremo un po di maldicenza e il vostro giacinto è un bravo ragazzo, viene a messa e alla novena, ben educato, affabile, ma mi raccomando attenzione. 4974_9875_000006 bada, ti avverto, efisè, ti taglio le canne della gola. sei avvertito l'uomo dietro ansava. 4974_9875_000007 a chi? al barone morto che vive ancora nel castello. ma donna ruth, si mise l'unghia dell'indice sulla bocca. non bisognava parlar di morti alla festa. 4974_9875_000008 alla fuga. l'indomani all'alba efix riportò il cavallo in paese e raccontò alla padrona giovine il divertimento della sera prima. 4974_9875_000009 parlavano piano come di cosa grave, ma donna ruth si affacciò alla porticina con in mano una coscia d'agnello bianca di grasso, col rognone violetto coperto dal velo, e interruppe il colloquio. 4974_9875_000010 ansava, oppresso da un peso ben piú grave della bisaccia di cui don predu aveva voluto liberarlo. dio, signore, perché parla cosí don predu come un nemico delle sue povere cugine? 4974_9875_000011 la guardava con tenerezza, vide giacinto sollevar gli occhi pieni d'amore e di desiderio e in cuor suo benedisse i due giovani. 4974_9875_000012 lei, piccola e nera, tutti e due con in mano le secchie scintillanti che di tanto in tanto si toccavano e di cui, l'acqua, traboccando, si mischiava e sgocciolava. 4974_9875_000013 cosa insolita. vedendo efix, si fermò. e che facciamo con questa bisaccia? sei stato a rubar fave. efix s'alzò rispettoso. 4974_9875_000014 il tempo s'era rinfrescato, dai monti del nuorese scendeva il venticello dei boschi e correva, correva sulle erbe lungo il fiume e pareva volesse scendere con questo al mare. 4974_9875_000015 don predu si gonfiò tutto dal ridere. una risata silenziosa, feroce: ah, ecco, ci siamo. ecco che hai già la testa piena di vento. 4974_9875_000016 si divertono, domandò efix, deponendo la bisaccia ai piedi delle sue padrone. e lui: balliamo sempre, disse donna ester, e donna ruth si alzò per riporre la roba. 4974_9875_000017 e tu vai a piedi. babbèo, anche il cavallo ti fanno fare. adesso dammi la bisaccia, te la porto, non scappo. no, se vuoi esser piú sicuro, monta su in groppa anche tu. 4974_9875_000018 venderete il podere, ricordati che lo voglio io. se non mi avverti a tempo, se farete come altre volte, che invece di vendere a me per il prezzo giusto avete venduto a metà agli altri, 4974_9875_000019 fuori giacinto s'era messo a sedere a gambe aperte e vi dondolava in mezzo le mani, ascoltando kallina che lo invitava a mangiare con lei le fave cotte col latte. 4974_9875_000020 son le provviste per le mie dame e lei dove va? anche don predu andava laggiú. dalla sua bisaccia a fiorami usciva l'odore del gattò che portava in regalo al rettore suo amico e il collo violetto di una damigiana. 4974_9875_000021 l'idea che il cugino ricco facesse caso del nipote povero bastava per renderla felice. le donne lodavano giacinto. 4974_9875_000022 grixenda, a sua volta sembrava eccitata per l'arrivo di don predu. quello vede, disse sottovoce a giacinto mentre attraversavano il cortile. 4974_9875_000023 il martirio. durò tutta la strada finché efix, stanco piú che avesse viaggiato a piedi, scivolò dalla groppa del cavallo e tirò giú la bisaccia. 4974_9875_000024 quello suo zio è un uomo che si diverte e spende nelle feste, non sta melanconico come lei. cento lire ha, cento lire butta cosí. 4974_9875_000025 prese un po d'acqua con le dita e gliela buttò sul viso senza ch'egli cessasse di sorridere con gli occhi dolci, pieni di desiderio, mostrandole fra le labbra rosee, i denti bianchi, quasi volesse morderla. 4974_9875_000026 un ragazzo cosí docile non l'avevo mai conosciuto e bello, poi rassomiglia al barone antico. 4974_9875_000027 bisogna chiamar efix perché faccia uno spiedo di legno. giacintino, va grixenda. corse lei a chiamare il servo, gli si fregò addosso come una gattina, gli diede da baciare il bambino. 4974_9875_000028 se le riusciva, si sarebbe cosí vendicata di grixenda che si era preso tutto per sé lo straniero. 4974_9875_000029 se vuole, ha subito un posto a nuoro, eppoi ha anche denari alla banca. tu li hai contati, babbèo? ah, efix, in fede mia, a te danno da mangiare fandonie invece di pane. 4974_9875_000030 andò su dal prete a portargli un cestino di biscotti, regalo di una paesana, e vide di lassú don predu, indugiatosi ad abbeverare il cavallo alla fontana, raggiungere giacinto e grixenda e curvarsi a dir loro qualche cosa. 4974_9875_000031 ma certo per vivere in quei posti ci vuole molto denaro. ci son signori che hanno terre quanto è grande la sardegna, e uno fa elemosine piú del re. 4974_9875_000032 e l'usuraia, traendo il filo fra il pollice e l'indice e girando il fuso sul ginocchio, diceva con dolcezza insolita: 4974_9875_000033 dimmi quanto ti devono adesso le tue nobili padrone. nulla mi devono, io devo tutto a loro. 4974_9875_000034 le serve del prete corsero fuori per aiutare don predu a scaricar le bisacce, mentre le altre donne affacciavano i visi pallidi alle porticine e il cane, dopo aver un po abbaiato, si slanciava alto davanti al cavallo quasi volesse baciarlo. 4974_9875_000035 ma arrivò natòlia dondolando i fianchi. il mio padrone e don predu invitano don giacintino a pranzo ed egli si alzò dopo aver sbattuto bene l'orlo dei calzoni. 4974_9875_000036 nell'interno delle capanne, le donne sedute per terra bevevano il caffè, cullavano i bimbi e sull'alto del belvedere, sullo sfondo del cielo dorato, la figura nera di prete paskale salutava col fazzoletto turchino. 4974_9875_000037 donna ester lo seguí con gli occhi e guardò a lungo verso il belvedere, come affascinata dal luccichio dei bicchieri e del vassoio d'argento che natòlia agitava lassú come uno specchio. 4974_9875_000038 entrando nel recinto rivide la solita scena. le sue dame sedevano sulla panchina con le mani in grembo, kallina filava coi piedi nudi entro le scarpette a nastri. 4974_9875_000039 come sono contenta, zio efix, stanotte balleremo ancora, ma guardate, il vostro padroncino pare faccia la corte a kallina. 4974_9875_000040 che cosa son cento lire? io ne ho spese mille in una notte e non mi sono divertito. grixenda depose la secchia sul sedile e si gettò sopra il bambino che le sorrideva dal giaciglio, agitando le gambine in aria e tentando di afferrarsele con le manine sporche. 4974_9875_000041 tutti e tre ridevano la fanciulla a testa bassa. giacinto, toccando il collo del cavallo efix, disse il prete, sbattendosi il fazzoletto sul petto, per togliervi il tabacco. ecco, don predu. 4974_9875_000042 perché parla cosí? don predu disse efix con dignità: il ragazzo è sincero, buono, non ha vizi, non fuma, non beve, non ama le donne: avrà fortuna. 4974_9875_000043 leggero. adesso suderà. sí, il cavallo di vossignoria, cosí il diavolo mi aiuti, è il cavallo piú forte del circondario. puoi caricargli su un monte lo porta, vedi, va come non avesse neanche sella. 4974_9875_000044 gli baciò le cosce, affondando le labbra nella carne tenera, ove i solchi segnavano striscioline rosee e viola. lo sollevò in alto, lo riabbassò fino a terra, lo sollevò ancora, lo fece ridere, lo portò fuori stringendoselo forte al petto. 4974_9875_000045 e i due pareva provassero piacere a quel contatto perché guardavano le secchie a testa bassa e ridevano. efix ebbe un presentimento. 4974_9875_000046 la tocchi la saetta don predu imprecò natòlia, pur guardandolo con occhi languidi, per tentarne la conquista. 4974_9875_000047 di giacinto parlò commossa l'usuraia. che giovane affabile di poche parole, ma buono come il miele, si diverte come un bambino e viene qui a mangiare il mio pane. 4974_9875_000048 e dar molto frutto, come era loro dovere. ma un rumore nella strada richiamò la sua attenzione. don predu, fiero e pesante sul suo cavallo nero grasso, passava dietro la siepe. 4974_9875_000049 sí, divertitevi, amatevi alla festa. si va per questo e la festa passa presto. 4974_9875_000050 piano donne disse: don predu, c'è dentro le bisacce qualche cosa che si rompe a toccarla come voi. 4974_9875_000051 noemi sembrava tranquilla solo quando egli ripartí per il poderetto, corse al portone raccomandandogli di tornare fra tre giorni per portare provviste alle sorelle. 4974_9875_000052 perché vagabondo era impiegato. che impiego aveva? contava le ore. un buon impiego invece nella dogana. 4974_9875_000053 efix sostò al poderetto presso l'ontano, al limite sabbioso del campo delle angurie e guardando i tralci carnosi che correvano, avviluppandosi qua e là come serpi sotto le foglie. 4974_9875_000054 e dimmi tu cosa è venuto a frugare qui quel vagabondo di mio nipote efix gli fece una smorfia alle spalle: ah, ecco perché l'aveva preso. 4974_9875_000055 dopo tre giorni efix tornò e, per non pagare il nolo del cavallo, si caricò sulle spalle la bisaccia e s'avviò a piedi. 4974_9875_000056 gli pareva che avessero, come del resto tutti i cespugli tremuli, intorno qualche cosa di vivo, di animale, e parlava loro come lo intendessero, raccomandando loro di non stroncarsi, di non seccarsi, di crescere bene. 4974_9875_000057 il ragazzo s'era seduto stanco sulla pietra davanti alla capanna e si slacciava gli scarponi domandando se non c'era nulla da mangiare. ho corso come un cerbiatto: avevo paura dei folletti. 4974_9875_000058 oh, bisognerebbe farla uscire prendere un po d'aria. questo penso anch'io. ma dove don predu guardava laggiú verso il fiume, il suo viso sembrava diverso, sembrava quasi bello. 4974_9875_000059 cosí andava? andava, ma non trovava pace e il suo pensiero era sempre laggiú, fra le canne e gli ontani del poderetto, specialmente alla sera, se un usignuolo cantava: la nostalgia lo struggeva. 4974_9875_000060 che tutti in paese temevano e disprezzavano. a sua volta, l'usciere esitò ancora prima di consegnarle la carta. finalmente si decise e andò via rapido. 4974_9875_000061 ma quando efix gli ebbe toccato lievemente il cappotto, si volse dapprima sorpreso, poi violento, senza riconoscere il mendicante al diavolo. neanche qui lasciate in pace. 4974_9875_000062 ma eccolo che vien su per il sentiero trascinandosi a fianco come un cane. la bicicletta polverosa arriva ansante, quasi venga dall'altro capo del mondo. 4974_9875_000063 ma che buono disse noemi senza piú ridere. è vecchio adesso e non può piú beffarsi del prossimo. ecco tutto, non parliamo di lui. 4974_9875_000064 uno struggimento di umiliazione tutti gli affanni, i rimpianti, il rancore e l'ansito della peccatrice. 4974_9875_000065 i monticoli sopra i paesetti e in fondo la nuvola color malva e oro delle montagne nuoresi. 4974_9875_000066 e le superstiti un poco sfrondate. anch'esse pareva si curvassero a guardare le compagne morte, accarezzandole con le loro foglie ferite. 4974_9875_000067 sí, il mio padrone l'ha veduto ultimamente, ma pare non sia un posto molto di lusso. basta vivere, stefana, ammoní efix, senza sollevare la testa. basta vivere senza peccare. 4974_9875_000068 no, egli non lo conosceva, ma era certo che andando a nuoro avrebbe ottenuto il posto. noemi sorrideva con rancore e con ironia, curva a punger la frittata. 4974_9875_000069 tutto gli sembrava lontano, sempre piú lontano, come se egli si fosse imbarcato e dal mare grigio e torbido vedesse dileguarsi la terra. 4974_9875_000070 noemi. stava sempre sul belvedere tra gli avanzi del banchetto. intorno a lei scintillavano le bottiglie vuote, i piatti rotti, qualche mela d'un verde ghiacciato, un vassoio e un cucchiaino dimenticati. 4974_9875_000071 il mio amico disse: lasci i denari e torni piú tardi per la ricevuta che dev'essere firmata dal superiore. il capitano lasciò i denari, il mio amico li prese, andò fuori, li giocò e li perdette. 4974_9875_000072 tu pure lo sai. come lo sai, sono stato io il primo paraninfo, il primo e l'ultimo gridò noemi buttando via il gatto come un gomitolo. basta, non voglio se ne parli piú. 4974_9875_000073 tua nonna è una strega. lei e tu. tu e lei, lasciate in pace i morti. gridò efix. 4974_9875_000074 bocconi soli ci vogliono, disse kallina a efix, dopo averlo chiamato ammiccando: vieni, efix, bevi un bicchiere di vernaccia. sai chi me l'ha regalata? 4974_9875_000075 ed era stato lui, quasi vinto dalle descrizioni del compagno, a proporre di visitare il poderetto. ed avevano visitato il poderetto, lasciando giú il cavallo a strappare qualche fronda della siepe del muricciolo. 4974_9875_000076 inquietudini. egli spendeva e non guadagnava. ed anche il pozzo piú profondo, pensava efix ad attingervi: troppo si secca. 4974_9875_000077 e giacinto che penava fra i dannati. ma aspettando il termine dell'espiazione, la domenica dopo pasqua andò a una piccola festa campestre nella chiesetta di valverde. 4974_9875_000078 ah, sei efix, dio ti aiuti. ebbene, la lettera di chi era? di don giacintino. 4974_9875_000079 riprenderanno il discorso interrotto tanti mesi prima ed egli forse potrà portare la buona risposta a don predu. 4974_9875_000080 si raschiò con l'unghia una macchia del corpetto. guardandoci su attentamente, i vorrà poi, ah, che dice, balbettò efix. 4974_9875_000081 trasaliva ad ogni colpo e gli pareva lo lapidassero, ma raccoglieva le monete con una certa avidità e in ultimo, finito il giuoco, di nuovo si pentí e si vergognò. 4974_9875_000082 tu dove lo hai conosciuto. si vede da come scrive. potrà far molto. bisognerà però comprargli un cavallo. 4974_9875_000083 affacciata al balcone con gli occhi fissi in lontananza, a spiare anch'essa cosa c'era di là nel mondo. 4974_9875_000084 i dispiace che te ne vai. se no, te la racconterei. no, non me ne andrò, disse efix. io ti accompagnerò d'ora in avanti. ci porteremo per mano l'uno con. 4974_9875_000085 sí, lo so, lo ha fatto ammaliare una ragazza povera che egli doveva sposare e non ha sposato. va e impiccati maria che dici: se lo ammaliava, lo ammaliava per farsi sposare e non mi spingere per questo. va a romperti il collo, franzisca bè. 4974_9875_000086 anche se torna, non c'è piú nulla da perdere e non abbiamo bisogno di nessuno per difenderci. egli raccolse di terra la viola e andò a sedersi sulla scala, come la notte dopo la morte di donna. 4974_9875_000087 noemi mi disse: noemi, ha il mio cuore, perché il cuore dei morti rimane ai vivi. va pottoi. mi disse. vedrai che noemi ti aiuterà. queste proprie parole mi disse. 4974_9875_000088 padrone. sí, egli faceva adorare un dio tutto d'oro. per questo è rimasto nel mondo tanto amore del denaro. e i parenti persino uccidono i parenti per il denaro. persino le anime innocenti adorano il denaro. 4974_9875_000089 le mie zie che sian fustigate, e tu con loro. se vuoteranno tutto il sacco dei loro peccati, certo troverai il tuo padrone morto di sincope dentro il confessionale. 4974_9875_000090 sí, donna noemi, se penso invece di camminare, ti dico che stai male, non scherzare che hai. 4974_9875_000091 e sentiva entro il suo cuore l'ardore, la dolcezza, la passione di tutte quelle donne unite assieme. giacinto le stringeva la mano e la festa intorno nel cortile nel mondo era per loro. 4974_9875_000092 il tempo s'era fatto cattivo, verso sera cominciò a piovere e i due compagni s'avvicinarono a una capanna di pastori, ma dentro non li vollero e dovettero ripararsi sotto una tettoia di frasche, a fianco della mandria. 4974_9875_000093 nugoli di farfalle bianche e giallognole volavano di qua e di là, posandosi, confondendosi coi fiori dei piselli. le cavallette si staccavano e ricadevano come sbattute dal vento. 4974_9875_000094 no, davvero lo prenda, donna noemi, sedette davanti a lei per terra a gambe in croce come uno schiavo, prendendosi i piedi, colle mani. 4974_9875_000095 ma ancora una volta il suo cuore palpitava, convulso, e gli parve che i colpi battuti al portone gli si ripercotessero dentro le viscere. 4974_9875_000096 tu, tu, tu. no, perché no egli stridette. hai paura che ti rubi le angurie. 4974_9875_000097 toglie una pietruzza da un vaso di violacciocche ed entrata in cucina, saluta efix domandandogli se gli han già dato il caffè. dato dato, donna ester, padrona mia. 4974_9875_000098 bene, sarà come la regina saba, ma anche lei, la regina saba, non era contenta. anche noemi si stancherà della sua croce d'oro e vorrà andare lontano, come lia, come la regina saba. 4974_9875_000099 nei tempi di carestia, cioè nelle settimane che precedevano la raccolta dell'orzo e la gente, terminata la provvista del grano, ricorre all'usura. la vecchia pottoi andava a pescare sanguisughe. 4974_9875_000100 e la vecchia, contenta di sapere che il ragazzo una sera alla festa aveva detto: la sposerò, andò via senz'altro. efix rimase solo in faccia alla luna rossa che saliva tra i vapori cinerei della sera. ma 4974_9875_000101 piú dello zio pietro, piú del milese. certo, zio pietro, cos'è zio pietro? ha lasciato le zie soffrire sole per tanti anni, esposte a tutte le miserie e alle beffe di tutto il paese. 4974_9875_000102 il rettore e la sorella però sono usurai, davvero sono ricchi quanto posseggono neanche loro. che dici forse? forse il milese, ma un'usura giusta: il trenta per cento, non di piú. 4974_9875_000103 seta, vedeva efix aprire la capanna, volgersi, richiamandolo con un gesto malizioso dell'indice, poi ritornare con qualche cosa nascosta dietro la schiena e inginocchiarsi ammiccando. 4974_9875_000104 rientrando, videro efix rialzarsi a fatica, appoggiando la mano allo scalino. allora, noemi, calda ancora di pietà e d'amore di dio. 4974_9875_000105 lucidi all'ombra del fazzoletto ripiegato sul capo. efix, fratello, caro come stai e le tue padroncine, e questa visita, siedi, siedi, indugiati. 4974_9875_000106 mi diceva: pottoi, vieni assaggia questo caffè, cosa ti pare? è buono? sí, cosí umile era. 4974_9875_000107 i loro volti eran vicini. quello di lui aveva un odore maschio di sudore, di pelle bruciata dal sole, di vino e di tabacco. quello di lei un profumo di chiuso, di spigo e di lagrime. 4974_9875_000108 ecco laggiú, seduto, sulla panchina di pietra addossata alla casa grigia del milese, un grosso uomo vestito di velluto, la cui tinta marrone fa spiccare meglio il colore del viso rosso e della barba nera. non è don. 4974_9875_000109 grixenda, stava sempre male un altro poco e la trovava morta. sí, è venuto tacque, col viso reclinato sulla fisarmonica, gli occhi gravi di ricordo. 4974_9875_000110 che dormiva nella camera terrena per vegliarlo. s'alzò presto, rimise tutto bene in ordine, parlando sottovoce fra sé e curvandosi per fargli bere una tazzina di latte, disse: su efix allegro, oggi predu fisserà il giorno delle nozze, sei contento? 4974_9875_000111 allora il capitano disse: cerchiamo di aggiustare le cose, io non voglio rovinarla. venga a casa mia, ecco il mio indirizzo. venga domani e assieme andremo dai suoi superiori. 4974_9875_000112 verso sera il cielo si schiariva. tutto l'argento delle miniere del mondo s'ammucchiava a blocchi, a cataste sull'orizzonte operai. 4974_9875_000113 adesso ascoltami, visto che da loro non si può ricavare niente. ho interrogato kallina, ma anche lei, malanno l'impicchi, tace, sa fare i suoi affari, quella dannata. 4974_9875_000114 come posso dirvelo se non lo so? neppur io dimmelo, dimmelo. ella insisté, curvandosi su efix e toccandosi le collane, quasi volesse levarsele e offrirgliele. l'avete mandato via, l'ha mandato via, donna noemi. 4974_9875_000115 se torna donna ester, mia di grazia lo lasci entrare. è bene cominciare a congedarsi. che dici efix, perché questa idea fissa? perché non vuoi che venga il rettore ti reciterebbe il vangelo e non avresti piú paura di morire. 4974_9875_000116 e il ragazzo le darà ascolto perché è buono e dice: non mi dispiace altro, solo che zia noemi soffra per me. 4974_9875_000117 era il suo passaggio che destava lo scintillio dei rami e delle pietre sotto la luna, e agli spiriti maligni si univano quelli dei bambini non battezzati, spiriti bianchi che volavano per aria, tramutandosi nelle nuvolette argentee dietro la luna. 4974_9875_000118 allora le due serve. cominciarono a parlar male delle cugine del padrone. quando vado là col regalo entro il cestino, mi accolgono come se vada a chieder loro l'elemosina. e invece la porto loro io. 4974_9875_000119 zuannantoni, impaziente di riprendere la fisarmonica, fu il primo a balzar fuori con la berretta in mano, ma sulla porta si fermò, guardò in su e diede un grido. tutti si precipitarono a guardare. 4974_9875_000120 e il dolore e l'insonnia mi hanno ridotta cosí piccola curva, come succhiata dal vampiro. è giusto, pensava efix, ma non lo disse. 4974_9875_000121 noemi osservò che le calze di lui erano verdi- un colore strano davvero per calze da uomo- e accese il fuoco ripetendo fra sé: ah ester, gli ha scritto di nascosto che se lo curi lei adesso. 4974_9875_000122 del muricciuolo, lo spettacolo del mondo. ed ecco don predu e i parenti arrivano per portar via la sposa. entrano, si dispongono intorno nella cucina come le figure di un sogno, confusamente, ma con rilievi strani di particolari, don predu, 4974_9875_000123 e dall'altra stava già donna noemi, col dorso che ondulava lievemente a tratti sotto la stoffa nera opaca e un piede lungo e nervoso fuori dalla sottana sollevata. 4974_9875_000124 solo son venuto a dirti che non devi piú rimetter piede in casa loro. potevi risparmiarti questa fatica. chi pensa a ritornare? 4974_9875_000125 chiamò, ma efix gli fece solo un segno di addio senza voltarsi. appena fuori del paese cominciarono le questioni. 4974_9875_000126 adattarsi. bisogna, disse efix, versandogli da bere: guarda tu l'acqua. perché dicono che è saggia? perché prende la forma del vaso ove la si versa. 4974_9875_000127 ma subito dietro lo spiazzo, biancheggiava fra i melograni e i palmizi, simile a un'abitazione moresca con porte ad arco, logge in muratura, finestre a mezza luna: la casa di don predu. 4974_9875_000128 tutto è luce, dolcezza. le sue nobili padrone ringiovaniscono. si risollevano a volo come aquile che han rimesso le penne. la loro casa risorge dalle sue rovine e tutto intorno rifiorisce come la valle a primavera. 4974_9875_000129 noemi, è terribile. egli gemette a un tratto, nascondendosi il viso fra le mani. ah, efix, sono cosí amareggiato, eppoi mi fa tanta vergogna vederle cosí misere. 4974_9875_000130 rispose: giacinto, subito lusingato. conosco un po la vita, null'altro. si fa presto a conoscere la vita quando si nasce, dove sono nato io. ma tu pure conosci la vita a modo tuo e per questo ci siamo capiti, anche parlando un diverso linguaggio. 4974_9875_000131 questo suo primo viaggio aveva però uno scopo. egli quindi si preoccupava ancora delle cose del mondo e di arrivare presto e di sbrigarsi. 4974_9875_000132 commosso, tacquero. poi giacinto riprese a parlare con una voce tenue, dolce, che vibrava nel silenzio lunare come una voce infantile. 4974_9875_000133 non andava quasi piú in chiesa. si trascinava qua e là per la casa, si sedeva ogni tanto con le mani abbandonate sulle cosce dicendo che le facevano male i piedi. 4974_9875_000134 e le rondini passavano incessantemente in giro sopra le loro teste, come una ghirlanda mobile di fiori neri di piccole croci nere. 4974_9875_000135 padrona mia non esce piú e dove vuoi che vada? a quest'ora nessuno mi ha invitato a pranzo. vorrei dirle una cosa: è contenta di che anima mia. 4974_9875_000136 infine espresse il desiderio di visitarle e di stabilirsi con loro. se al paese trovava da lavorare, il suo piccolo impiego nell'ufficio della dogana non gli piaceva, era umile e penoso, gli sciupava la giovinezza. 4974_9875_000137 ho la febbre, mi par di morire, vorrei confessarmi. e vieni proprio qui se non ti confessi col cristo, mormorò la guardiana sorridendo ironica. ma efix appoggiò di nuovo la fronte alla colonna del pulpito e, con gli 4974_9875_000138 acceso efix, si curvò a spegnerlo, pensando che i pintor erano tutti cosí incuranti dell'economia e del pericolo. 4974_9875_000139 il silenzio era tale che s'udivano le donne a sbattere i panni laggiú sotto il pino solitario della riva. 4974_9875_000140 mai. che cosa ti ha raccontato? dimmi che non vuol piú vedermi, che ha giurato di non pronunziare piú il mio nome. lo so, ma non importa. son contento che si sposi. sai cos'era accaduto l'ultima volta che venni? io le dicevo: sposatevi, zia noemi. 4974_9875_000141 ah, tu avevi dei compagni sardi. avevo dei compagni sardi, uno vecchio e uno giovane. i pare di averli ancora ai fianchi, salvo il rispetto alle loro signorie. 4974_9875_000142 disprezzo e lo domandi anche. e perché sei ancora qui? se non sai quello che hai fatto, io non ti dico nulla. non ti domando nulla perché non hai nulla, neanche cuore hai. 4974_9875_000143 sdraiato davanti alla capanna. appena lo vide venir su, con in mano il cestino che, sebbene vuoto pareva, lo tirasse giú verso la terra, capí che si sapeva tutto meglio cosí poteva liberarsi d'una parte del peso che lo 4974_9875_000144 egli non rispose. no, non lo ingannavano. ma l'ora non era ancor giunta ed egli si aggrappava alla vita solo perché aveva paura di deporre il suo peso in casa delle sue padrone. intorno a lui la vita prendeva un aspetto nuovo: un'onda di 4974_9875_000145 adesso me ne accorgo anch'io. ci vuole altro, ma tu dimmi, tu io. 4974_9875_000146 giacinto, cosí ti dico le cose del mondo, son cosí. don predu vuole sposare donna noemi e donna noemi non vuole colpa tua. 4974_9875_000147 sí, le ho vendute in parte a un nuorese, in parte le ho adoperate per accomodare il tetto, e cosí ho pagato anche il muratore. sai che l'ultimo giorno di quaresima il vento portò via le tegole. 4974_9875_000148 gli pareva d'essere ancora seduto davanti alla sua capanna, nel poderetto, e sentiva il frusciare delle canne. ed era la voce del suo cuore che gli diceva: efix, se stai lí per vera penitenza, perché temi d'esser riconosciuto? 4974_9875_000149 uno di questi si arrampicava sul muro e vi si affacciava, come per guardare cosa c'era di là nel mondo. quanti ricordi destava nel cuore del servo quest'angolo di cortile. 4974_9875_000150 si disegnavano fra un cespuglio e l'altro, sulla linea azzurrognola e lattea dell'orizzonte, ma al di là. 4974_9875_000151 vedeva, efix aspettava, ma dopo mezzogiorno la gente era già tutta ritornata alle capanne, giú nella radura e don predu non era ancora passato. 4974_9875_000152 solo le foglie delle canne si movevano sopra il ciglione, dritte rigide come spade, che s'arrotavano sul metallo del 4974_9875_000153 la giovinezza, l'ardore, il dolore di giacinto si trasfondevano in lei. dimenticava i suoi anni, il suo aspetto, la sua essenza. 4974_9875_000154 ebbene, forse meglio cosí nella vita? anche lui si volse supino e chiuse i pugni. attraverso i buchi del tetto oscillavan le stelle. 4974_9875_000155 ma non eravate in mare. in mare, sí, cosa dico, e in mare in burrasca, anche i sono tante volte bagnato. 4974_9875_000156 e con sorpresa di noemi che aveva seguito con la coda dell'occhio tutti i movimenti di lui. egli non riattaccò il piuolo e 4974_9875_000157 com'era pallida e come il suo viso era giovane e vecchio nello stesso tempo. l'orgoglio, la passione, il desiderio di spezzare la sua vecchia vita miserabile. 4974_9875_000158 quella che deve accompagnare la sposa, e due ceri con due nastri color rosa sostenuti da due manine pallide, e tutti sono serii come venuti a prendere lui morto, non la padrona sposa, e camminano piano per non dargli. 4974_9875_000159 ma tu che cosa puoi sapere? efix stringeva fra le mani un pezzo di pane e gli sembrava di stringere il suo cuore tormentato dai ricordi. 4974_9875_000160 rispetta le tue zie, tu non le rivedrai piú. donna ruth è morta. giacinto, allora abbassò il viso e si guardò le mani. 4974_9875_000161 ma vide, zia pottoi e richiuse istintivamente il portone per respingerla. la vecchia spingeva a sua volta. 4974_9875_000162 quella pace aumentava il turbamento di efix. per la prima volta gli appariva chiaro come la roccia, là sui monti, attraverso l'aria diafana, l'errore della sua penitenza. no, non era questo ch'egli aveva sognato. 4974_9875_000163 tu fai tutto a scopo di bene. sarebbe bella che lo facessi a scopo di male anche, ma intanto, ebbene, non era poi un nemico, è un parente, alla fine. 4974_9875_000164 e coi frantumi ricostruirsene un'altra, nuova e forte. le ardevano negli occhi sentimi. efix disse ritraendo il lume. 4974_9875_000165 dimmi almeno dove sei stato. cosí ho voluto un poco girare il mondo. sono stato fino in oriente, dove c'era il tempio e la casa del re salomone. 4974_9875_000166 e ad andarsene. vagabondo era per dar tempo a giacinto di scender nella sua coscienza e a noemi di guarire dal suo male. 4974_9875_000167 se ne va o no? domandò noemi se ne andrà. ella lo guardò fisso. lo vide cosí grigio e scarno che ne ebbe pietà e non parlò piú. 4974_9875_000168 ecco le siepi di gravi pomidoro lungo il solco umido. ecco un campicello che sembra di narcisi ed è di patate. 4974_9875_000169 ne vanno, se ne vanno e dove volevo dire alle loro baracche a riposarsi. e che lingua parlano? lingua di tutte le parti. io parlavo sardo coi miei compagni. 4974_9875_000170 io non voglio piú venire con te, piuttosto mi butto per terra e mi lascio morire. tu sei uno stupido, un buono a niente. tu vieni con me per divertirti e tormentarmi. va e impiccati, va al piú profondo. 4974_9875_000171 ma alla vecchia non importava nulla della gente di laggiú. ho dovuto prendere il palo per difendermi. intende, vossignoria? il servo è feroce, non si fidi. 4974_9875_000172 aprí l'armadio, versò l'anice e guardò efix con un vago senso di terrore, ma anche per scrutare se egli prendeva sul serio gli scherzi del padrone. 4974_9875_000173 nulla di male, padrona mia, solo che devo andare. è ora e allora va in buon'ora. 4974_9875_000174 piano, piano, come salisse, tacita dal sentiero, accompagnata da un corteggio di spiriti erranti, dal batter dei panni delle panas giú al fiume, dal lieve svolazzare delle anime innocenti tramutate in foglie. 4974_9875_000175 non poté fare a meno di ribattere: qui non c'entra la provvidenza e non si tratta di questo. si tratta- aggiunse dopo un momento di esitazione- si tratta di rispondergli netto e chiaro che in casa nostra non c'è posto per lui. 4974_9875_000176 fuor dalla porta si vedeva kallina, seduta insolitamente oziosa sulla sua pietra e grixenda col bambino in grembo, pallida e triste, fissava il belvedere del prete. 4974_9875_000177 a sinistra di efix e percorrevano le sponde del fiume alla caccia dei cinghiali e delle volpi. le loro armi scintillavano in mezzo ai bassi ontani della riva e l'abbaiar fioco dei cani in lontananza indicava il loro passaggio. 4974_9875_000178 donna, maria cristina, è viva e s'affaccia al balcone ove sono stese le coperte di seta. donna noemi, è giovanissima, è fidanzata a don predu. 4974_9875_000179 ripeté giacinto e sollevò il viso guardandosi attorno quasi per accertarsi che la notte era bella. efix ascoltava col gomito sul ginocchio e il viso sulla mano, come i bambini intenti alle fiabe. 4974_9875_000180 come lui sporge il petto coi pollici nei taschini del corpetto, le altre dita rosse intrecciate alla catena d'oro dell'orologio. egli sta lí tutto il giorno a guardare i passanti e a beffarsi di loro. 4974_9875_000181 tua zia noemi t'ha bastonato, grixenda, non ti ha baciato abbastanza corfu e mazza a conca, disse il milese, ripetendo l'imprecazione della serva golosa. 4974_9875_000182 camminare coi ciechi attraverso le valli e le tancas dell'altipiano e sognava le feste, i soldi che cadevano davanti a lui, le donne pietose, i bei giovani sui cavalli balzani che correvano sulla costa del monte. 4974_9875_000183 guai se le vedeva affacciate alle finestre verso il vicolo dietro la casa o se uscivano senza suo permesso. le schiaffeggiava, coprendole d'improper e minacciava di morte i giovani che passavano due volte di seguito nel vicolo. 4974_9875_000184 stessa. egli s'aggirava tra le rovine e gli sembrava di aver l'obbligo di scavare, di ritrarre i cadaveri dalle macerie, i tesori di sottoterra, ma di non potere. cosí solo com'era cosí debole. 4974_9875_000185 i rosicchiano le ossa, mi scarnificano, sia per l'amor di dio. egli sospirò guardandosi le mani nere tremanti. le tue padrone stanno bene, non si vedono piú, neppure in chiesa. 4974_9875_000186 ebbene, te lo posso dire, che ruth sia morta cosí, forse anche lei sarebbe stata contenta. efix s'alzò, sentiva qualche cosa pungerlo in tutta la persona e aveva bisogno di andare di affrettare il destino. 4974_9875_000187 nuoresi efix cammina, piccolo e nero fra tanta grandiosità luminosa. il sole obliquo fa scintillare tutta la pianura. ogni giunco ha un filo d'argento. da ogni cespuglio di euforbia sale un grido. 4974_9875_000188 era tuo parente. no, ci siamo incontrati dieci anni fa, alla festa del miracolo. io allora avevo un compagno, juanne maria. 4974_9875_000189 ma ciò che impressionò efix fu di vedere donna noemi col fazzoletto bianco di donna ruth sul capo in segno di lutto. era invecchiata, bianca in viso come il lenzuolo rattoppato che ella rattoppava ancora. 4974_9875_000190 rimise in ordine le trapunte e i cestini chiuse, riaprí l'armadio. strideva e pareva la sola cosa viva della casa. 4974_9875_000191 levatrice si ostinò finché visse a dire ch'era stata un'illusione della febbre. ma si sa, ella diceva questo perché kallina tenesse il segreto. 4974_9875_000192 i suoi occhi e i suoi denti scintillarono al tramonto e il suo viso diventò feroce di non ti vergogni, domandò sottovoce, afferrandogli le braccia e ficcandogli gli occhi negli occhi. 4974_9875_000193 egli non vuole che essa esca di casa, che vada a lavorare. e se la trova sulla soglia la fa rientrare. e se grixenda si lamenta, egli dice: per te io faccio morir le zie di dolore, zia noemi specialmente. 4974_9875_000194 e tutto questo era quanto di piú utile egli faceva. il resto del tempo lo passava oziando di qua e di là per il paese. 4974_9875_000195 notizie. finalmente ella scrisse alle sorelle, dicendo di trovarsi in un luogo sicuro e d'esser contenta d'aver rotto la sua catena. le sorelle però non perdonarono, non risposero. 4974_9875_000196 ma le parole d'amore di giacinto balenavano lucenti sullo sfondo tenebroso e le sue stesse lagrime lo illuminavano. gli splendevano intorno come stelle. 4974_9875_000197 ottenne di coltivare a mezzadria il poderetto, cosí portava in casa delle sue padrone la porzione di frutti che gli spettava. infine, dicevano le donne maliziose, 4974_9875_000198 da venti anni a questa parte. quando qualche avvenimento rompeva la vita monotona di casa pintor, era invariabilmente una disgrazia. anche il ragazzo s'era coricato, ma non aveva voglia di dormire. 4974_9875_000199 sedevo a tavola con loro. li sentivo scherzare, far progetti per me come fossi un loro figliuolo, e tutto mi dava pena, mi umiliava, eppure non potevo andarmene. 4974_9875_000200 una siepe di fichi d'india recingeva come una muraglia pesante il cortile di zia kallina. anche lei filava, piccola, con le scarpette ricamate, senza calze, col visetto bianco e gli occhi dorati di uccello da preda. 4974_9875_000201 allora giacinto lo guardò a sua volta da sotto in su, maligno e sorpreso. poi sollevò di nuovo le braccia e parve alzarsi da terra, scuotendosi tutto contro efix, come un'aquila sopra la sua preda. 4974_9875_000202 ragazza le disse con voce straniera: corri dalla maestra di parto e pregala di venir su stanotte al castello perché mia moglie, la barona, ha i dolori. corri, salva. 4974_9875_000203 dal tetto a cono di canne e giunchi che copriva i muri a secco e aveva un foro nel mezzo per l'uscita del fumo, pendevano grappoli di cipolle e mazzi d'erbe secche, croci di palma e rami d'ulivo benedetto. 4974_9875_000204 efix, cacciò il cestino entro la bisaccia e, mentre don predu andava via senza dir altro, se ne tornò su alla capanna. aveva paura che le padrone lo sgridassero. sapeva d'aver commesso un atto grave, forse un errore? 4974_9875_000205 ma i denari a questo morto glieli hai presi. malanno, disse efix, erano i miei che fanno i denari addosso a un morto? 4974_9875_000206 non ti vergogni, miserabile tu. io posso aver errato, ma son giovane e posso imparare. perché vieni a tormentarmi? 4974_9875_000207 scoppiò a piangere: va, muoviti, chiama i pastori che stanno lassú nel bosco. dove lo mandi, che è cieco, disse efix, inginocchiato con una mano sul cuore del vecchio. 4974_9875_000208 piú giú la biancheria odorosa di mele, cotogne e canestrini, di asfodelo e di giunchi, sul cui sfondo giallino si disegnavano in nero i vasi, i pesci, gl'idoletti dell'arte sarda primitiva. 4974_9875_000209 in quaresima le due sorelle andarono a confessarsi. era un bel mattino, limpido, sonoro. s'udivano grida di bambini e tintinnii di greggi giú fra i giuncheti della pianura. 4974_9875_000210 andò dritto dall'usuraia e rise, accorgendosi che, sebbene non lo riconoscesse subito, ella lo accoglieva benevolmente, credendolo uno straniero, un servo mandato da qualche proprietario per chiedere denaro. 4974_9875_000211 mi lasci morire da servo. davanti a dio non ci sono né servi né padroni, disse donna ester, e don predu si curvò e tentò di sollevarlo fra le sue braccia. 4974_9875_000212 devo mettermi a cantare. non è il messia, ella disse passando di traverso nella porticina, dal cui vano si vedeva l'interno d'una camera bianca con un letto antico. 4974_9875_000213 non è contento d'esser venuto, don giacintí, non chiamarmi. cosí disse allora il giovine: io non sono nobile, non sono nulla. 4974_9875_000214 e la pena dell'uno era uguale a quella dell'altra, e la pena di entrambi era la stessa di tutto quel popolo che ricordava, come il servo, un passato di tenebre. 4974_9875_000215 donna ester non dimentica mai nulla e non trascura di osservar nulla. cosí appena nel cortile s'accorge che qualcuno ha attinto acqua al pozzo e rimette a posto la secchia. 4974_9875_000216 intanto efix sentiva le donne discutere su chi quel giorno aveva piú speso denari e s'era piú divertito. e qualcuno diceva: è don predu. 4974_9875_000217 devo andare, donna ester mia, ero venuto solo per salutarla. tu starai qui fino a domani, disse noemi, e con un gesto quasi felino gli tolse la bisaccia e la mise piú in là sulla panca. 4974_9875_000218 ma una mano afferrò per il di dietro il suo cappotto e fermò il gruppo. egli si buttò giú sussultando. aprí gli occhi e vide donna, noemi davanti a lui, col lume in mano. 4974_9875_000219 disse la vecchia, e natòlia se ne andò con un peso sul cuore. cosa strana, ripassando davanti alla casa delle dame vide proprio efix salire su dalla strada solitaria. 4974_9875_000220 e dove vuoi che vada allora? in casa del rettore, come i forestieri che non trovano alloggio. io piuttosto non gli risponderei niente. propose donna ruth, togliendo di mano a noemi il telegramma che quella piegava e ripiegava nervosamente. 4974_9875_000221 donna, cristina, è morta. il viso pallido delle figlie perde un poco della sua serenità e la fiamma in fondo agli occhi cresce. 4974_9875_000222 raccolti entro una capanna, seduti per terra a gambe in croce intorno a una damigiana verso cui si volgevano come a un idolo, i poeti improvvisavano ottave pro e contro la guerra di libia. 4974_9875_000223 non sapeva come cominciare, ma sapeva già che la padrona indovinava. infatti, noemi aveva lasciato cadere la viola in una valletta bianca della tela. le batteva il cuore, sí, indovinava. 4974_9875_000224 adesso, donna ester e donna ruth sedevano umili e nere come due monache, col fazzoletto bianco in testa e le mani sotto il grembiale, pensando a noemi lontana, a giacinto lontano. 4974_9875_000225 le feste si rassomigliavano, le principali erano di primavera e di autunno e si svolgevano attorno alle chiesette campestri solitarie, sui monti, sugli altipiani, sull'orlo delle valli. 4974_9875_000226 rifiuta, rifiuto, rifiuta. ma perché, donna noemi mia? perché, ma te lo sei dimenticato? sono vecchia efix, e le vecchie non scherzano volentieri. non parlarmene piú. 4974_9875_000227 e sebbene la vecchia padrona ammonisse, ognuno deve andare coi pari suoi, natòlia. quando fu nella strada, egli sentí che le donne ridevano parlando di lui e di grixenda. 4974_9875_000228 devo parlarti, disse efix, e son qui parla. sedettero nella cucina, ma il borghese preparava la cena ed efix non voleva parlare in sua presenza. da parte sua, giacinto scherzava e rideva e non sollecitava il colloquio. 4974_9875_000229 perché la sorte ci stronca cosí come canne. sí, egli disse. allora: siamo proprio come le canne al vento, donna ester mia, ecco perché. 4974_9875_000230 anche la cucina era medioevale: vasta, bassa, col soffitto a travi incrociate nere di fuliggine. un sedile di legno lavorato poggiava lungo la parete, al di qua e al di là del grande camino. 4974_9875_000231 tutto era in ordine là dentro, in alto, alcune trapunte logore, tappeti di seta, coperte di lana che il lungo uso aveva ingiallito come lo zafferano. 4974_9875_000232 dimmi tutto, puoi dirmelo zuannantò, io sono come di famiglia. sí, ecco, vi dirò dunque: grixenda stava male, si consumava come un lucignolo. 4974_9875_000233 a grappoli d'uva, di cui solo qualche acino conservava, come nei grappoli veri acerbi, un po di rosso e di violetto, le stesse pareti imbiancate con la calce, i quadretti con cornici nere, con antiche stampe di cui nessuno in casa conosceva il valore. 4974_9875_000234 è dunque tempo di ritirarsi e chiuder gli occhi sotto la protezione degli angeli custodi. efix si fece il segno della croce e si alzò, ma aspettava ancora che qualcuno arrivasse. 4974_9875_000235 noemi pensava: bisogna chiamare zia pottoi, bisogna mandar da efix, come farò sola? ah, esse lo sapevano che doveva arrivare e mi han lasciata sola. 4974_9875_000236 un cero dipinto, una falce contro i vampiri e un sacchetto di orzo contro le panas. ad ogni soffio, tutto tremava e i fili dei ragni lucevano alla luna. 4974_9875_000237 dirti giacinto rifece il viso infantile di un tempo triste e spaventato. ah, questo no, questo no, io non voglio che venga. 4974_9875_000238 il focolare scopato, tutto in ordine, come il buon servo che se ne va e tiene al giudizio favorevole di chi deve sostituirlo. 4974_9875_000239 la biancheria, c'è tutto c'è, le provviste non mancano. eh cosí, dio la conservi. basta di queste cose, poi parleremo con ester. solo mi dispiace. 4974_9875_000240 efix. nonostante la luce, il canto degli uccelli avrebbe creduto di assistere ad una messa di fantasmi. eccoli, son tutti lí. 4974_9875_000241 è questo che dicevo sempre quando le vostre dame non volevano che io e giacinto ci sposassimo, perché io son povera. io dicevo: non son giovane, non gli voglio bene. forse che donna, noemi e don predu con tutta la loro roba sono piú ricchi di noi. 4974_9875_000242 lo chiamai, non rispondeva e non ho potuto toccarlo e son fuggito e poi son tornato tre volte. cosí mai ho potuto toccarlo? avevo paura. 4974_9875_000243 egli era tornato in paese perché don predu aveva mandato a chiamarlo, altrimenti non si sarebbe piú mosso dal poderetto che poteva. la pietà di donna noemi contro il suo male non faceva che aumentarglielo. 4974_9875_000244 egli si tolse la berretta come un penitente donna. noemi, mi perdoni, io credevo di far del bene. pensavo: quando non ci sarò piú io, esse almeno avranno chi le difenderà. 4974_9875_000245 il suo credito aumentava di anno in anno, tanto che donna ester, un po scherzando, un po sul serio, gli prometteva di lasciarlo erede del podere e della casa, sebbene egli fosse piú vecchio di loro. 4974_9875_000246 ha idee buone, è beneducato, i ha mancato mai di rispetto? questo no proruppe donna ester. e anche donna ruth fece cenno di no. 4974_9875_000247 ho trovato mio cognato in un luogo che pare l'inferno nel molino. gli dissi tutto. allora egli domandò tre giorni di permesso e venne con me. 4974_9875_000248 con la testa fra le mani, cantava e piangeva grixenda. guardava avanti a sé con gli occhi umidi che riflettevano la fiammella dei ceri e cantava e piangeva anche lei. 4974_9875_000249 si ripiegava di nuovo su sé stesso, livido e tremante, proprio come una canna al vento, ma dopo lo spasimo provava una gran. 4974_9875_000250 verso sera la raccolta era stata scarsa. diede sfogo alla sua ira, accusando efix di aver ammazzato l'altro compagno per liberarsene e tenersi i denari. 4974_9875_000251 genero potevano mancar loro di rispetto salutale tanto e di a donna ruth che presto andrò a farle una visita. siamo sempre state buone amiche con donna ruth. sebbene io non sia nobile, voi avete la nobiltà nell'anima. 4974_9875_000252 come al paese. durante tutto l'anno parlavano della festa. ora alla festa, parlavano del paese. 4974_9875_000253 cammina e il popolo lo segue. e in mezzo al popolo è lui, efix, che va, va, col fiore in mano, col cuore agitato da un sussulto di tenerezza. 4974_9875_000254 tutta la casa spirava pace e benessere. sui muri chiari tremolava l'ombra dei palmizi e tra il fogliame dorato dei melagrani, le frutta rosse spaccate mostravano i grani perlati come denti di bambino. 4974_9875_000255 e loro credevano ch'io sapessi. e come e perché, si domandava: 4974_9875_000256 vero. efix non rispose, chiuse gli occhi, si mise la mano sull'orecchio, ma la voce del ragazzo ronzava nel buio e gli sembrava la voce stessa degli spiriti del passato. 4974_9875_000257 e non siete già ricchi? chi piú ricchi di voi? ella si chinò su di lui graziosa e infantile come un tempo. 4974_9875_000258 la fila si cominciò a piegare, formando lentamente un circolo. di tanto in tanto una donna s'avanzava, staccava due mani unite, le intrecciava alle sue, accresceva la ghirlanda nera e rossa dietro cui si muoveva la frangia delle ombre. 4974_9875_000259 camminavano, camminavano. non sapevano dove. non sapevano perché i luoghi di spasso ove andavano erano per loro indifferenti. 4974_9875_000260 e ancora una volta sentiva tutto il peso delle disgrazie dei suoi padroni gravare su lui. sta quieto, disse infine, tornerò io domani al paese e rimedierò tutto. 4974_9875_000261 e don zame, che segue anche lui la processione, finge d'esser come sempre corrucciato, ma è molto contento. ma il canto delle donne cessò e alcune s'alzarono per andarsene. 4974_9875_000262 tanti affari, hai o vai a qualche festa. l'ironia di don predu non lo pungeva piú, tuttavia l'accenno alla festa lo scosse. sí, voglio andare alla festa di san cosimo e san damiano. 4974_9875_000263 se egli arriva, accoglietelo bene. dopo tutto torna a casa sua. è l'anima di don zame, perché le anime dei vecchi rivivono nei giovani. 4974_9875_000264 me lo mandò a dire con un servo donna ester. guardò efix, ma efix taceva a testa bassa, come usava un tempo, quando le sue padrone 4974_9875_000265 indugiati: galline sonnolente che si beccavano sotto le ali, gattini allegri che correvano appresso ad alcuni porcellini rosei, colombi, bianchi e azzurrognoli. un asino legato a un piuolo e le rondini per aria davano al recinto l'aspetto dell'arca di noè. 4974_9875_000266 che quando succede qualche disastro nazionale offre denari piú del re. anche in sardegna c'è un frate che ha trecento scudi di rendita al giorno. disse efix, umiliato. 4974_9875_000267 no, è don giacinto. piú di trecento lire ha speso, ma è ricco. dicono che ha una miniera d'argento. ma come s'è divertito. pagava da bere a tutti, anche a chi non conosceva. 4974_9875_000268 va, cosa pensi quando non dormi: va, va, sei cristiana anche tu, come anch'io piú cristiana di te, anima mia. io non ho mai lasciato la mia casa per correre il mondo da vecchia. 4974_9875_000269 l'antica camera per gli ospiti in fondo al balcone, ridiscese disinvolto e andò a lavarsi al pozzo come il servo noemi lo seguiva con l'asciugamano sul braccio. 4974_9875_000270 meglio tardi che mai. donna ester mia. ma da contare c'è poco. racconta quel poco. 4974_9875_000271 macchie. ecco, egli pensava: è dio che mi ha liberato di uno de miei compagni. oh, che peso mi ha tolto. 4974_9875_000272 ma tentava ancora di scherzare. perché ti turbi tanto. speri che io ti paghi quello che ti devono. no sai, tu ti aggiusti con ester, io non ho che vederci. eppoi c'è una cosa. 4974_9875_000273 che incubo lo stradone biancastro nella notte e la voce della fisarmonica che scendeva dalla collina e faceva tacere quella. 4974_9875_000274 alzati, disse efix, curvo su lui, non star lí. l'aria della sera fa male, lasciami crepare, efix. 4974_9875_000275 fisarmonica che zuannantoni suonava in onore degli sposi. ed egli ricominciò a ricordare tante cose: il rumore del molino su a nuoro, le nuvole sopra monte gonare, il fruscío delle canne sul ciglione efix. 4974_9875_000276 giacinto stette un momento immobile guardandosi le mani su cui cadeva l'ombra tremula d'un riccio di vite. poi trasalí: non mi fiderò. 4974_9875_000277 chi sono io al loro confronto? e le donne, le principesse russe, le americane, chi sposano non s'innamorano di poveri artisti e persino dei loro cocchieri e dei loro servi. 4974_9875_000278 è il molino. e giacinto è là, pensò con gioia. era l'ultima tappa del suo viaggio mondano, l'ultima salita del suo calvario, quel vicolo in salita lurido, oleoso, con un gattino morto in mezzo. 4974_9875_000279 sulle prime, non seppero cosa dirsi. egli stringeva a sé la bisaccia e chinava la testa. vergognoso. ella si levò gli occhiali, li chiuse fra le pagine del libro. parve volesse appoggiarsi al fianco del servo. 4974_9875_000280 e andando su per lo stradone, attraverso la brughiera, i giuncheti, i bassi ontani lungo il fiume. gli sembrava di essere un pellegrino con la piccola bisaccia di lana sulle spalle e un bastone di sambuco in mano, diretto verso un luogo di penitenza. 4974_9875_000281 finalmente domandò un po aspra: chi è amici? rispose una voce straniera, ma noemi non riusciva ad aprire, tanto le tremavano le mani. 4974_9875_000282 il vento sollevava le falde di questa specie di mantello spagnuolo e lasciava vedere la bisaccia ricamata e le grosse gambe del cavaliere con gli sproni lucidi come 4974_9875_000283 lo guardò bene prima di lasciarlo entrare, come si guarda uno sconosciuto. poi disse solo: oh, oh, sei tu. 4974_9875_000284 le sembrava d'essere distesa sotto un'acqua limpida nel folto di un bosco e di vedere una figura curvarsi a bere a bere sopra la sua bocca. 4974_9875_000285 non filava per rispetto alla giobiana, chiacchierando con la figlia febbricitante e con le serve pallide sedute per terra, appoggiate al muro. 4974_9875_000286 giovane, ella lo aveva subito riconosciuto: era il barone, uno dei tanti antichi baroni i cui spiriti vivevano ancora tra le rovine del castello, nei sotterranei scavati entro la collina e che finivano nel mare. 4974_9875_000287 in fiori. una notte stava assopito nella capanna. quando si svegliò di soprassalto, come se qualcuno lo scuotesse. gli parve che un essere misterioso gli piombasse sopra frugandogli le viscere con un coltello e che tutto il sangue gli sgorgasse dal corpo lacerato. 4974_9875_000288 ma ecco un'ombra che si muove dietro la siepe, fra gli ontani. è un animale deforme, nero, con le gambe d'argento. scricchiola sulla sabbia, si ferma efix corse giú, gli sembrava di volare. sei, tu, sei, tu m'hai spaventato. 4974_9875_000289 ed anche efix si curvò e stettero cosí vicini tanto che l'uno sentiva il caldo del fianco dell'altro. stettero quasi tempia contro tempia, come ascoltando una voce di sotterra. 4974_9875_000290 di no. non voleva il prete piú che della morte e della sua dannazione. aveva paura di rivelare il suo segreto. 4974_9875_000291 qui, qui è un bel posto. lo dice anche grixenda. che fa grixenda? cucisce il suo vestito da sposa. 4974_9875_000292 ma come un filo di fuoco scintillava sul suo petto dalla parte del cuore. fu davanti a noemi e, accorgendosi dell'agitazione di lei, si fermò. mentr'ella appoggiava forte la mano aperta al muro per non cadere. 4974_9875_000293 occhiali. tu, efix, siedi sí, ho avuto male agli occhi dal troppo piangere, ma noemi li guardava tutti e due coi suoi occhi cattivi e pareva divertirsi alla scena. 4974_9875_000294 sollevò appena gli occhi velati e attese rassegnato, quasi sapesse già quello che ella voleva da lui. 4974_9875_000295 egli disse questa e l'ultima volta che mi vedono. efix non fece altre domande. passò la notte nella capanna e, siccome era venuto su un gran vento e le canne del ciglione gemevano come anime in pena, destando paura al piccolo guardiano, 4974_9875_000296 allora fu una gara a chi piú offriva al condannato a morir presto. le monete piovevano sulla sua bisaccia, tanto che il compagno di efix diventò livido e la sua voce tremò per l'invidia. a mezzogiorno rifiutò da mangiare. 4974_9875_000297 apparire le rovine del castello da una muraglia nera, una finestra azzurra, vuota come l'occhio stesso del passato, guarda il panorama melanconico, roseo, di sole nascente. 4974_9875_000298 egli non era commosso, ma quel lamento dolce, velato, che pareva salire dalla quiete dell'acqua verdastra lo attirava come un richiamo. 4974_9875_000299 efix provava rabbia per quest'inganno e quando le monete cadevano nel cappello del suo compagno, arrossiva, sembrandogli di ingannare anche lui i pietosi. 4974_9875_000300 andò a prender le uova per fare una frittata. vedi, qui non c'è neanche carne. tutti i giorni di vino non se ne trova piú. e questo amministratore del molino, come si chiama, tu lo conosci. 4974_9875_000301 zio pietro com'è. questo zio pietro è il piú ricco, vero? quanto può possedere è ricco? sí, certo, ma è una testa superbo. come un giudeo, egli dà denari a usura. 4974_9875_000302 sangue. aspettai ore ed ore. finalmente il capitano tornò. era con la moglie, grossa come lui, bonaria come lui. sembravano due bambini enormi. 4974_9875_000303 fa morire, è poca coscienza far morire un uomo. allora noemi rise e i suoi denti intatti luccicarono sino in fondo, come quelli d'una fanciulla follemente allegra. 4974_9875_000304 allora la solita immagine di lui annoiato, spostato, avvilito, di lui contro cui non si poteva combattere perché dava l'impressione d'un masso precipitato dal monte a rovinar la casa. 4974_9875_000305 eppure, di tanto in tanto, donna ester aveva, come un brivido di rimorso, un pensiero segreto quasi colpevole. 4974_9875_000306 la donna s'affacciò nera, col ventre gonfio, il seno gonfio e il viso severo come quello d'una dama. efix la guardò un attimo supplichevole. 4974_9875_000307 ti mandano le tue dame, allora, ebbene, dirai loro che non si prendano pensiero, c'è tempo a pagare, non ho fretta. in tutto ho dato quattrocento scudi al ragazzo. 4974_9875_000308 nel cortiletto fu tutto un subbuglio. le colombe volarono sul tetto, i gatti s'arrampicarono sui muri. solo la donna taceva per non far accorrere gente. 4974_9875_000309 ma un servo che nessun compenso al mondo poteva retribuire. donna noemi, lei dice cose che non pensa. donna noemi. 4974_9875_000310 ma efix si ribellava. ma perché io non gli ho mai portato la risposta? donna, noemi mia, come potevo portargliela? non osavo e sono fuggito per questo. 4974_9875_000311 efix sentiva il rumore che le panas donne morte di parto facevano nel lavar i loro panni, giú al fiume battendoli con uno stinco di morto, e credeva di intraveder l'ammattadore. 4974_9875_000312 cosí dicono i maligni? efix guardava pensieroso per terra fra le sue ginocchia. devo tornare, si domandava. non crederanno sia il vento della buona fortuna che mi riporta. 4974_9875_000313 chi parla di predu? io parlavo di quel disgraziato efix. guardò il cestino. io volevo dire: per don predu, per quello che ho fatto ieri. 4974_9875_000314 le spalle. si udí lo scoccare forte di un bacio. come sono contento, adesso posso morire, pensava efix sotto il panno, ma aveva come l'impressione di non potersene andare, di non poter uscire da quel cerchio di muri che 4974_9875_000315 sentiva la primavera, anche lei era felice, benché fossero i giorni della passione di nostro signore. qualche ricco feudatario doveva averla domandata in sposa. 4974_9875_000316 giacinto non tornava. senza dubbio aveva saputo del disastro e a sua volta esitava a ritornare dov'era ancora, ad oliena o a nuoro, o piú lontano. 4974_9875_000317 traeva da una scatola le lunghe berrette di panno nero ed efix ne misurava con la mano aperta la circonferenza. qualcuno aprí la porticina che dava sul cortile e nello sfondo inghirlandato di viti apparve seduta su una lunga scranna una donna imponente. 4974_9875_000318 finge di credere che ester ha veramente firmata la cambiale di giacinto e solo dice che vuole il fatto suo. so che tu ed ester siete andati da lei per cercare di aggiustare le cose e che kallina ha rinnovato per tre mesi la cambiale. 4974_9875_000319 se non l'ho sto zitto. non ho mai toccato la roba altrui, non ho mai conosciuta la donna. juanne maria me ne condusse una accanto una volta. 4974_9875_000320 ma fra loro due in confidenza, poiché don predu continuava a mandare regali e regali alle dame pintor, ammettevano che egli sí sembrava stregato e parlavano di efix sottovoce. 4974_9875_000321 e la letizia fiera dei bei giovani pastori e la passione chiusa delle donne dai corsetti rossi e tutta la malinconia dei poveri che vivono aspettando l'avanzo della mensa dei ricchi. 4974_9875_000322 giacinto, dammi la mano, sei bravo. disse efix commosso. 4974_9875_000323 sulle prime anche noemi credette come efix, a un atto inconsulto di ester. un fugace rossore le colorí la fronte. 4974_9875_000324 la folla non si decideva ad uscire, sebbene il prete avesse finito le sue orazioni e continuava a cantare intonando le laudi sacre. era, come il mormorio, lontano del mare, il muoversi della foresta. al vespero era. 4974_9875_000325 fece sedere i ciechi contro il muro ed entrò nella chiesetta, avanzandosi in punta di piedi fino ai gradini dell'altare, ove don predu inginocchiato immobile. 4974_9875_000326 il ragazzo a me non sembra cattivo. è stato finora mal guidato, ha perduto i genitori nel peggior tempo per lui ed è rimasto come un bambino solo nella strada e s'è perduto. 4974_9875_000327 e poi dimenticate, e poi finalmente ritrovate quando non si ricordano e non si rimpiangono piú. 4974_9875_000328 zie efix. intanto, tirati giú i guanciali, li portò dentro la capanna vuota, passando di traverso per la stretta porticina. 4974_9875_000329 le api ronzavano lungo le muricce, come dorate dal polline dei fiori su cui posavano. una fila di papaveri s'accendeva tra il verde monotono del campo di fave. 4974_9875_000330 arrivato accanto a grixenda, le prese il braccio, si uní alla fila delle danzatrici e parve davvero animare con la sua presenza il ballo. 4974_9875_000331 s'era addormentata aspettandola e ancora l'aspettava il resto. le si confondeva nella memoria. 4974_9875_000332 un cerchio d'ombra con un anello di luce intorno, come egli aveva sognato, li circondava e poi io volevo parlarti da solo, efix. 4974_9875_000333 tutto il giorno efix, il servo delle dame pintor, aveva lavorato a rinforzare l'argine primitivo da lui stesso costruito un po per volta, a furia d'anni e di fatica, giú in fondo al poderetto, lungo il fiume. 4974_9875_000334 e lui, il padre, indovinò tutto e una sera voleva uccidermi. i son difeso con una pietra. gli ho percosso la testa. 4974_9875_000335 la festa durava nove giorni, di cui gli ultimi tre diventavano un ballo tondo continuo, accompagnato da suoni e canti. 4974_9875_000336 don predu gli batté una mano sulle ginocchia. bravo è questo. e prima è meglio, è efix. queste cose non bisogna lasciarle inacidire. le dirai: 4974_9875_000337 e cosa dice tornerà? se gli passa un'idea simile in mente, gli rompo i garetti, disse don predu oscurandosi in viso. 4974_9875_000338 sí, ridotto a questo, a fare il servo ad uno ch'era stato mercante girovago. noemi lo disprezzava, non gli rivolgeva la parola, ma quando era sola lo rivedeva curvo su lei a bagnarle il viso con l'aceto e con le sue lagrime. 4974_9875_000339 che cosa sei venuto a cercare? fin quassú gli domandò, afferrandolo e scuotendolo per gli omeri. efix lo guardava senza rispondere, lasciandosi trascinare su per la straducola fino a un cortiletto chiuso fra due casette sopra la valle. 4974_9875_000340 il fatto era che don predu dimagriva, non parlava piú tanto insolentemente del prossimo e infine commetteva la sciocchezza di comperare un podere senza valore e col podere il servo. 4974_9875_000341 di nuovo si rivedeva sul rozzo belvedere del prete. laggiú, alla chiesa del rimedio, nel cortile ardeva il falò e la festa ferveva. 4974_9875_000342 non bisognerà dargli molta libertà. in principio i ragazzi son ragazzi. io ricordo quando ero ragazzo, se uno mi permetteva di stringergli il dito mignolo, io gli torcevo tutta la mano. eppoi gli uomini della razza pintor? 4974_9875_000343 neppure in chiesa vanno dopo la disgrazia. e don giacinto non torna. non torna, ha un posto a nuoro. 4974_9875_000344 e vossignoria mia, sí farà questa carità di parlargli. non è il pane che le chiedo, è piú del pane, è la salvezza di una donna. 4974_9875_000345 donna ester. dopo aver rimesso qualche oggetto in ordine, uscí di nuovo per andare nella basilica efix. promise di raggiungerla. 4974_9875_000346 morto quando ella incominciava a divagare, cosí non la finiva mai, ed efix, che lo sapeva, la mandò via infastidito: andate in pace, cercate anche voi un uomo con un buon pungolo per nipote vostra. 4974_9875_000347 passa il vento e le canne tremano e bisbigliano: efix, rammenti, efix, rammenti, sei andato, sei tornato. 4974_9875_000348 qualche donna balzò indietro, qualche altra si mise a ridere sollevando il viso a guardarlo. è costume del tuo paese, donna ester, donna ruth, ci ha scambiato con loro. ci crede tutte sue zie. 4974_9875_000349 gli pareva di sentire ancora le donne a sbattere i mobili. ma erano colpi sulla sua persona. sí, qualche cosa lo percoteva sulla schiena, sulle spalle, sulle scapole. 4974_9875_000350 e mia madre, che aveva una voce dolce come un frutto, mi ricordo diceva: basta che il mio istène si conservi innocente, tutto il resto non importa. 4974_9875_000351 padrone e noemi stessa gli sollevò la testa e gli diede da bere. bravo, efix. cosí va bene? sai cosa succede oggi? egli accennò di sí, bevendo. sei contento, vero? efix? quanto ci hai pensato a questo giorno. ti parrà un sogno egli. 4974_9875_000352 il servo era abituato a obbedire alle sue padrone e non fece altre richieste. tirò una cipolla dal grappolo, un pezzo di pane dalla bisaccia e, mentre il ragazzo mangiava, ridendo e piangendo per l'odore dell'aspro companatico. 4974_9875_000353 gli sembrava di riconoscere il luogo dov'era: ecco il portico, tante volte ricordato da sua madre. egli vi spinse la bicicletta e cominciò a slegare la valigia battendovi su un fazzoletto per togliere la polvere. 4974_9875_000354 era presto ancora. sul cielo lucido del crepuscolo spuntavano le prime stelle e dietro la torretta del belvedere l'occidente rosseggiava, spegnendosi a poco a poco. 4974_9875_000355 ma la mia nonna dice che zia kallina ha un sacchettino pieno d'oro nascosto dentro il muro. ma ad efix in fondo poco importavano queste storie. 4974_9875_000356 la prima notte sostò in una cantoniera della valle, ma non poté dormire. la notte era limpida e dolce sul cielo bianco. sopra la valle, chiusa da colonne di rocce, la luna pendeva come una lampada d'oro dalla volta d'un tempio. 4974_9875_000357 tanto che lo straniero, arrivato davanti alla capanna, si buttò steso sull'erba ed ebbe desiderio di non proseguire il viaggio. 4974_9875_000358 hai ragione, disse efix e chinò la testa, ma la sua remissione gli rese benevolo il servetto don predu è cosí ricco che può prendervi lo stesso. vi può mandare negli altri poderi, perché a me piace star qui. 4974_9875_000359 dentro sentiva e che la gente si ricordasse di lui cosí lontano, cosí al limite del mondo, lo sorprendeva. 4974_9875_000360 le altre penitenti pregavano di qua e di là nella chiesa, accovacciate sul pavimento verdastro. un silenzio profondo, una luce azzurrina. 4974_9875_000361 erano quasi eguali, i due portoni preceduti da tre gradini rotti, invasi d'erba, ma mentre il portone dell'antico cimitero era sormontato appena da un'asse corrosa. 4974_9875_000362 bevevano seduti nella queta stanza terrena, con le gambe accavallate e il gomito sullo spigolo del tavolo, e tutti e due, l'uomo grasso e l'uomo magro, sembravano contenti della vita. 4974_9875_000363 e noemi. sentiva anche lei fin là dentro, fin contro la grata che esalava un odor di ruggine e di alito umano, un tremito di vita, un desiderio di morte, un'angoscia di passione. 4974_9875_000364 ripresero a chiacchierare, i personaggi piú importanti del paese attraversavano il loro discorso. prima veniva il rettore, poi la sorella del rettore. 4974_9875_000365 ma sopra le alture di nuoro, una striscia di cielo rimaneva di un azzurro triste di lapislazzuli, e la luna nuova tramontava, rosea fra due rupi. 4974_9875_000366 prima un colpo, poi tre, poi incessantemente. ella sollevò la testa guardando verso il cortile con occhi spaventati: il postino non può essere, è già passato. i colpi echeggiavano nel cortile silenzioso. 4974_9875_000367 le case son nuove. il portone della famiglia pintor è nuovo, di noce lucido, il balcone è intatto. tutto è nuovo, tutto è bello. 4974_9875_000368 e che ti perdoni per l'amore che hai portato alle sue figlie. ti perdonerà, efix. hai portato il carico abbastanza. 4974_9875_000369 ma a un tratto anche lei scendeva per unirsi alla catena delle donne danzanti. anche lei prendeva parte alla festa. era la piú folle di tutte, era come grixenda e come natòlia. 4974_9875_000370 il cortile erano silenziosi. il gatto stava immobile sulla panca, nero con gli occhi verdi come l'idolo della solitudine. nel silenzio si udiva il legno corroso del balcone scricchiolare e, sollevando un poco di piú la testa, efix rivide un'ultima. 4974_9875_000371 per farmi ingrassare. tu scherzi, predu, ma le tue serve. hanno la lingua lunga, ma è una cosa evidente che ingrasso non c'è che un mezzo per rompere la malía. donna ester s'appoggiò alla sedia di noemi e guardò il cugino senza parlare, aspettando egli. 4974_9875_000372 adesso era lui che sognava per loro la buona fortuna, almeno che noemi trovasse marito, se la lettera gialla dopo tutto portasse una buona notizia. 4974_9875_000373 presero il cestino e ringraziarono la serva e le diedero anche la mancia, ma poi zia noemi fu colta da uno svenimento e zia ruth la credeva morta e gridò. 4974_9875_000374 io non so come avete fatto a lasciar la casa sola. comare kallí, come disse una ragazza alta che portava sotto il grembiale un vaso di latte cagliato. dono del prete alle dame pintor. 4974_9875_000375 allora il cieco vero si chinò sul cieco finto e gli chiese a denti stretti: sottovoce: perché hai fatto questo fariseo? perché mi pare e piace. 4974_9875_000376 sembrava una regina, con la gonna gialla e lo scialle nero ricamato, e le donne di tanti paesi le stavano sedute intorno come serve. 4974_9875_000377 i pare sii stata tu a stregare don predu. se lo voglio, sposo anche don predu, disse grixenda, sollevando fieramente il viso tragico, infantile. ma ho altri pensieri in mente, io. 4974_9875_000378 ella non aveva ben distinto il viso del giovane arrivato da terre lontane, ma aveva notato la sua alta statura e i capelli folti, dorati come il fuoco. 4974_9875_000379 ed ecco don predu che arriva, siede accanto alla stuoia e comincia a scherzare. è allegro, don predu, s'è ingrassato di nuovo e la catena d'oro non pende piú tanto sul suo panciotto nero. 4974_9875_000380 nella capanna attigua, le parenti con cui ella era venuta alla festa cenavano sedute per terra attorno ad una bertula stesa come tovaglia. 4974_9875_000381 anche noemi, curva con una scodella fumante in mano mentre gli asciuga il sudore dal viso, cerca di imitare il suo grosso fidanzato su bevi che vuoi morire, scapolo. 4974_9875_000382 basterebbero. disse tuttavia, vibrante di rancore e noemi, tornò a sedersi posando le mani sulle ginocchia, quasi per nascondere il tremito. 4974_9875_000383 sí, le parenti dànno da mangiare a grixenda, ma non badano. ov'essa va giorno e notte con don giacinto e le mie padrone non s'accorgono. 4974_9875_000384 donna ester. lo afferrò per la mano e noemi che lo aveva seguito. cadde sulla panca come donna ruth, con gli occhi chiusi e il viso violetto. egli tornò fuori sullo scalino e rimase tutta la notte immobile, col viso fra le mani. 4974_9875_000385 dalle loro ave, fin dal tempo in cui gli arcivescovi di pisa, nelle loro visite pastorali alle diocesi sarde, sbarcavano nel porto piú vicino e celebravano messe nel santuario. 4974_9875_000386 la lettera è di don giacintino. lettera è un telegramma gesúgrande. non gli è accaduto nulla di male, nulla, nulla va. 4974_9875_000387 se mancavo io, chi le assisteva? ma è stato per disgrazia, giací questo te lo giuro. io sapevo che tua madre voleva fuggire e la compativo perché le volevo bene. questo è stato il mio primo. 4974_9875_000388 perdette sulla lucerna nera la fiammella azzurrognola. immobile pareva la luna sul rudero della torre. 4974_9875_000389 zia pottoi, sono io. bisogna che mandiate subito qualcuno a chiamare efix. è arrivato giacinto, e poi voi verrete a dormire con me. ho paura a star sola con un forestiere. 4974_9875_000390 ecco perché era stato triste tutto il giorno. ecco come vanno le cose della vita. ma che dire? in fondo era contento che il passaggio delle volpi avesse fatto tacere giacinto. 4974_9875_000391 suo nipote non ha denari per potermi pagare e quando anche ne avesse, non gli basterebbero. 4974_9875_000392 impiccarmi. ma l'ometto curvo a cuocere i maccheroni sollevò gli occhi tristi e giacinto rise e guardò le travi del tetto. sai, efix, i primi giorni che venni qui a pensione da questo buon servo di dio, tentai davvero di appiccarmi. 4974_9875_000393 nuvole gialle si affacciavano stupite sul monte umido e dall'alto del paese, davanti al portone delle dame, si vedeva la pianura coperta di giunchi dorati e il fiume verde fra isole di sabbia bianca. 4974_9875_000394 vero è: non possiamo fare la sorte, ammise efix, eppoi tu credi ch'ella sarebbe felice sposando zio pietro. non basta il pane per renderci felici. 4974_9875_000395 volta io sentii che odorava di male e mi buttai per terra come passasse il vento. che devo fare, anima mia? se non mi salvo l'anima, che cosa ho d'altro? fratello caro, 4974_9875_000396 non mi basterebbe neanche per condurre a termine tre delle mille cose che penso su prendi e gettò all'infermo una moneta. 4974_9875_000397 tu, quando si trattava di farlo venire, dicesti: se si comporta male, penso io a mandarlo via. hai, sí o no, detto questo. 4974_9875_000398 ecco le cipolline tremule alla brezza come asfodeli. ecco i cavoli solcati dai bruchi verdi luminosi. 4974_9875_000399 doveva farlo prima. allora i nostri parenti non hanno mai comprato buoi altri tempi noemi, sorella mia. 4974_9875_000400 tu lo pagherai sposandola. ha ereditato tanto, disse allora giacinto, ridendo. ma efix lo guardava serio e ripeté due volte: 4974_9875_000401 e domani? tu non pensi al domani. e che mendicante sei tu. si vede che sei nuovo. allora efix s'accorse che non voleva chiedere perché si vergognava e arrossí della sua vergogna. 4974_9875_000402 tuttavia pensava che forse don predu aveva ragione. come devo fare? 4974_9875_000403 i piedi si sollevavano se uno e li altri, percuotendo la terra come per svegliarla dalla sua immobilità. e su e su, anche la fisarmonica suonava piú lieta ed agile. 4974_9875_000404 il milese rise tanto che gli venne il singhiozzo. don predu era piú riserbato, ma il suo sorriso, a guardarlo bene, tagliava come un coltello. e tornatene là, allora, e portati dietro, grixenda come un cagnolino. 4974_9875_000405 e adesso anche lui crede di far bene perché vuole sposare noemi. lo fa perché la donna gli piace come donna, come a me piace grixenda. null'altro è amore, quello è carità. 4974_9875_000406 padrone mie, zitte, zitte, mormorava, ma egli stesso era poi corso per il paese, domandando a tutti se avevano veduto lia, e si curvava a guardare entro i pozzi e spiava le lontananze. 4974_9875_000407 stecchita e immobile come un cadavere abbigliato per la sepoltura. credendola addormentata, natòlia, le sfiorò la mano che scottava, ma la vecchia l'attirò a sé dicendole: sottovoce, senti, natòlia. 4974_9875_000408 contro sua volontà. allora andò e chiuse il portone perché qualcuno non la sorprendesse a disperarsi cosí sul servo morto e la gente non s'accorgesse che l'avevano lasciato morire solo mentre per la famiglia era un gran giorno di festa, in attesa che le 4974_9875_000409 la folla. andò loro dietro come in processione. efix seguiva anche lui, ma le gambe gli tremavano, un velo gli copriva gli occhi. adesso arrestano anche me e vengono a sapere chi sono, e vengono a sapere tutto e mi condannano. 4974_9875_000410 cresce a misura che don zame, dopo la morte della moglie, prende sempre piú l'aspetto prepotente dei baroni suoi antenati e come questi: 4974_9875_000411 egli si fece il segno della croce, come davanti a una indemoniata, e andò a prendere la sua bisaccia per fuggire in capo al mondo. 4974_9875_000412 egli la guardò coi suoi occhi indifferenti come quelli di un animale, e non disse se sarebbe o no andato dalla vecchia. 4974_9875_000413 se non era lui, vossignoria, non era nato giacinto. sollevò rapido gli occhi, riabbassandoli tosto: occhi pieni di disperazione. e perché nascere? 4974_9875_000414 e lo introduceva nella bottiglia, spingendovelo giú con un giunco. l'acino s'allungava, si restringeva, prendeva la forma di un anello nero: era la sanguisuga. 4974_9875_000415 si confondevano, di là del muricciuolo, col fruscío delle canne, col ronzío del vento che passa. eppure, a un tratto, parve sollevarsi e rivivere, durante la sera, un accesso violento del male. lo aveva pestato come sale nel mortaio, era diventato. 4974_9875_000416 non poteva durare la nostra inimicizia. zuannantoni mio piange ogni volta che torno dall'orto. piange e dice perché le dame mi hanno cacciato via, e prende la fisarmonica e viene a suonare qui dietro il muro. 4974_9875_000417 oh, zio efix, vi devo dire una cosa: l'altra notte, di notte sto chiuso nella capanna perché ho paura degli spiriti e sempre sento nonna raspare alla porta. l'altra notte, che spavento. 4974_9875_000418 chi resiste oggi, ma si piegherà domani e posdomani si spezzerà. efix rammenti. efix rammenti. 4974_9875_000419 il vecchio gemeva. la donna ed efix s'erano precipitati su lui, ma non riuscirono a fargli tener sollevata la testa. bisogna distenderlo, disse la donna. ora gli darò un po di liquore, mettilo giú, aiutami. 4974_9875_000420 dalle ginocchia della fidanzata della malía. parliamo di disfarla, prima che io ingrassi troppo. come disfarla, dici tu cosí? ecco cosí, alla salute di chi ci vede, e fra il ridere un poco forzato di donna ester e le proteste di noemi che egli teneva ferma. 4974_9875_000421 telegramma, ella sollevò la testa e, col pugno rivolto, bianco di farina, si tirò un po indietro. il fazzoletto, l'hai sentita, disse sottovoce, accennando a noemi: è sempre lei l'orgoglio, la regge. 4974_9875_000422 presero posto accanto ad una delle croci che segnano il sentiero. il vento passava impetuoso, ma sul tardi il sole apparve fra le nubi. 4974_9875_000423 bene, allora restiamo intesi, tu devi fare come ti dico io. intendi inteso, ho farò di tutto, disse efix. 4974_9875_000424 meglio pescar sanguisughe che farsi succhiare il sangue come te. malaugurato. sí, maccabeo te lo do lo scudo. dieci e cento te ne do, se li vuoi, come li do a gente piú ragguardevole di te, alle tue padroncine. 4974_9875_000425 è la figura della maddalena, che dicono, dipinta dal vero l'amore. la tristezza, il rimorso e la speranza le ridono e le piangon negli occhi profondi e nella bocca amara. 4974_9875_000426 ma lo scintillare della lama al sole gli faceva male agli occhi e la violacciocca, già appassita, tremolava sul suo ginocchio. egli sentiva le idee confuse e pensava alla febbre che lo aveva tormentato l'anno scorso. 4974_9875_000427 io non ho dolori, non ho dispiaceri, son forte come il pino in riva al fiume, e verrà un giorno che tu mi manderai un'ambasciata per chiedermi di diventar. 4974_9875_000428 allora egli ebbe il coraggio di guardarla negli occhi. e una risposta sola: io non sono avvezzo a esser pagato. gli riempí la bocca di saliva amara. 4974_9875_000429 noemi. lo guardò sorpresa, con la coperta abbracciata. di che cosa che venga don giacintino, vedrà, è un bravo ragazzo. 4974_9875_000430 attraverso l'inferriata della finestra verdeggiava lo sfondo della montagna. sulle pareti nude rossicce si notavano ancora i segni delle casseruole di rame scomparse. 4974_9875_000431 chi aveva interesse a far questo. non si sapeva. queste cose non si sanno mai chiare e precise, e se si sapessero, non sarebbero piú grandi e misteriose. 4974_9875_000432 noemi, mi guardi, non abbassi gli occhi. son venuta per chiederle aiuto a me, sí, a lei. 4974_9875_000433 un'ombra di morte gravò sulla casa. mai nel paese era accaduto uno scandalo eguale, mai una fanciulla nobile e beneducata come lia era fuggita cosí. 4974_9875_000434 gemendo efix, efix, non ne posso piú. che hai fatto, che hai fatto. 4974_9875_000435 e, dopo aver gettato da lontano un involto al servo, si butta per terra lungo, disteso come morto, e di un morto aveva il viso pallido, le labbra grigie, 4974_9875_000436 a misura che saliva verso nuoro, sentiva come un gran cuore, sospeso sopra la valle, palpitare forte, sempre piú forte. 4974_9875_000437 donna ester? attenzione. del resto, anche noi abbiamo ballato quando avevamo ali ai piedi. e adesso che fa, vossignoria? 4974_9875_000438 andrò a roma e offrirò la merce al ministero della guerra. sai quanto c'è da guadagnare. ma e i capitali? 4974_9875_000439 piú. e adesso che cosa conti di fare? tornerai da predu, o, come dice la gente, è vero che sei diventato ricco, ma perché non metti giú quella bisaccia? almeno un boccone lo prenderai qui. 4974_9875_000440 padrone efix diventò pensieroso. sí, una sera alla festa egli mi disse: la sposerò in mia coscienza. credo però che egli non possa. 4974_9875_000441 parliamone. invece disse donna ester, con forza efix, spiegami le tue parole. che cosa devo spiegarle, donna ester mia? che don predu vuole sposare donna noemi. 4974_9875_000442 giacinto stava immobile, abbattuto forse pentito della sua confessione, ed egli non osò piú parlare. 4974_9875_000443 e se ester apre la bocca per parlare, ella la fissa. cosí terribile che le toglie la parola di bocca. cosí con me disse efix, preciso cosí. 4974_9875_000444 anteriore remotissima, e gli sembra che ella gli accenni di accostarsi, di aiutarla a scendere, di seguirla. chiuse gli occhi, la testa gli tremava, gli pareva di camminare con lei sulla sabbia lungo il fiume. 4974_9875_000445 all'errore. eppoi quando si è orfani su alzati, vuoi mangiare. entrò nella capanna e tornò sbucciando una cipolla. 4974_9875_000446 la donna, sfidando lo sguardo del padrone, e dietro di lei sorrideva, pallida, enigmatica, con la lunga bocca serrata e come fermata da due fossette pacciana l'altra serva. 4974_9875_000447 eravate proprio in campagna. dicono che là è tutto caro. rammenti quello che raccontavano gli emigranti laggiú al rimedio. eppoi dicono, è un paese dove non ci si diverte. 4974_9875_000448 carichi di frutta, i palmizi, le stuoie coperte di grappoli d'uva e di zucche d'oro. noemi, starà bene là, mangerà bene, ingrasserà. darà i denari a donna ester per accomodare qui il balcone. starà. 4974_9875_000449 eppure il mio amico fu cacciato via dal posto. sí saranno quattro mesi. sí ricordo, in carnevale egli andò a ballare, si stordiva, beveva, non aveva piú un soldo. 4974_9875_000450 un colpo al portone la richiamò, andò ad aprire, credendo fossero le sorelle o giacinto stesso, della cui presenza non aveva timore perché bastava a far cessare. 4974_9875_000451 delle bottiglie di menta, i sacchi di farina sporgevano le loro pance bianche contro le gobbe nere delle botti d'aringhe e, nella piccola vetrina, le donne nude delle cartoline illustrate sorridevano ai vasi di confetti stantii ed ai rotoli di nastri scoloriti, mentre 4974_9875_000452 e a lui, al povero servo, non rimane che ritirarsi per il resto della vita nel poderetto, spiegar la sua stuoia e riposarsi con dio, mentre nel silenzio della notte, 4974_9875_000453 i piatti erano d'oro, i vasi d'oro e tutta la casa era ornata di melagrane e di gigli d'oro. anche i collari dei cani eran d'oro e le bardature dei cavalli d'argento e le coperte di scarlatto. 4974_9875_000454 cosí egli l'aveva veduta il giorno della fuga: immobile, lassú, simile al pilota che esplora con lo sguardo il mistero del mare. 4974_9875_000455 sollevava l'indice accennando di no a occhi chiusi. nei primi giorni qualcuno domandò di visitarlo, ma noemi apriva appena il portone e mandava via tutti. 4974_9875_000456 era inquieto per il podere, sebbene in quel tempo ci fosse poco da rubare- ma gli sembrava che un segreto dissidio turbasse le sue padrone e non voleva ripartire se prima non le vedeva tutte. 4974_9875_000457 pare una rondine che sta per spiccare il volo. scende, va al pozzo, innaffia i fiori e mentre il profumo dolce della violacciocca si mesce, 4974_9875_000458 sollevò il viso verso di lei, si batté le mani sulle ginocchia e disse: ebbene, quando vogliamo romperla, questa catena, spetta a te, predu, decidere. noemi cuciva sollevò anche lei il viso. gli occhi le brillarono, ma tosto li riabbassò. 4974_9875_000459 che cosa è un piccolo argine se dio non lo rende col suo volere, formidabile come una montagna? sette giunchi attraverso un vimine, dunque, e sette preghiere al signore ed a nostra signora del rimedio. 4974_9875_000460 ma la vecchia col viso immobile e gli occhi vitrei disse con dolcezza: don zame bonanima ritorna. 4974_9875_000461 tornata poi a casa, grixenda, m'ha anche lei mancato di rispetto perché non vuole che vada dalle tue padrone. io non so da qual parte rivolgermi. efix, non siamo noi che abbiamo chiamato il ragazzo dalla strada. è venuto lui. 4974_9875_000462 ti secchi ogni giorno di piú, disse natòlia entrando grixenda. infatti era magra e pallida, acerba ancora, ma come inaridita. 4974_9875_000463 lo dissi. e allora tieni la promessa. giacinto è la nostra rovina. efix abbassò un momento la testa arrossiva e aveva vergogna di arrossire, ma subito si fece coraggio e domandò: 4974_9875_000464 il castello sul cielo azzurro, le rovine su cui l'erba tremava piena di perle, la pianura, laggiú, con le macchie rugginose dei giuncheti. 4974_9875_000465 la vecchia, almeno questo non te lo ha detto. ma adesso bisogna pensarci sul serio. bisogna toglierle questo verme dal cervello a tua zia, intendi, intendi. 4974_9875_000466 un uomo giovane che pareva un operaio, alto e pallido, vestito di verde, con le scarpe gialle polverose e i piccoli baffi in colore delle scarpe, stava davanti al portone, appoggiato a una bicicletta. 4974_9875_000467 egli aveva l'idea fin d'allora e tu non dicevi nulla e tu sei fuggito. ma perché? 4974_9875_000468 quello che adesso importa è di sapere se noemi accetta. io farò la domanda come si conviene, le manderò prete paskale. 4974_9875_000469 chiedeva, muovendo appena le labbra grigie sui grandi denti sporgenti, come dormisse e parlasse in sogno, indifferente al mondo esterno. 4974_9875_000470 solo giacinto non ballava. seduto accanto all'usuraia faceva dondolar le mani fra le sue ginocchia, pallido e stanco. 4974_9875_000471 le firme sono false, vero? ah? sí, è vero. ah, giacinto, anima mia, che hai fatto? e adesso andrai a nuoro, lavorerai. 4974_9875_000472 per me è finito tutto dalla capanna. le parenti la chiamavano grixenda. vieni che dirà tua nonna, vedendoti cosí magra che non ti diamo da mangiare. 4974_9875_000473 ebbene che hai tornerà. certo lo senti, anima mia, disse la vecchia strappando la ragazza dal muro: tornerà, non è andato via per sempre, no. 4974_9875_000474 istintivamente cercò di attaccare la bisaccia al piuolo. ma il piuolo non c'era, nessuno lo aveva piú rimesso ed egli tenne con sé la bisaccia come un ospite che deve presto ripartire. 4974_9875_000475 gli alberelli intorno erano carichi di frutti acerbi e la festa pareva si stendesse per tutta la valle. arrivando efix, trovò il recinto intorno alle capanne già ingombro di carri con tende formate da sacchi e da lenzuola. 4974_9875_000476 rapido ella si mise a leggere, con la tela sul braccio, gli occhi ancora umidi di lagrime d'amore, in nome di sua maestà il re. la carta aveva qualcosa di misterioso e di terribile. pareva mandata da una potenza malefica. 4974_9875_000477 aveva sempre paura d'esser riconosciuto, sebbene vestito da borghese e con la barba grigia ispida come una mezza maschera fatta di pelo. 4974_9875_000478 era sola. don predu era corso a richiamare donna ester. ella ricordò le parole della vecchia zuannantoni: viene a farle la serenata e un mugolío di dolore uscí dalle sue labbra verdastre. 4974_9875_000479 perché ricordare il passato? rimpianto inutile. meglio pensare all'avvenire e sperare nell'aiuto di dio. 4974_9875_000480 si avanzò come un'ombra, ma doveva aver lasciato fuori qualcuno perché si volse a guardare mentre le dame si ritiravano sdegnose. da cinque giorni il ragazzo è assente e non si sa dov'è. dillo. tu, anima mia, efix, dov'è? 4974_9875_000481 si curvò su se stesso, scavava silenzioso, tirava, tirava su come un macigno da un pozzo. finalmente si sollevò, sospirando, stanco e impotente. 4974_9875_000482 il viso di efix s'illuminò ed egli volle dire qualcosa, ma dentro si sentiva aprire il portone e don predu si allontanò senza voltarsi, cercando di nascondersi lungo il muro. 4974_9875_000483 oh bella, perché dio vuole cosí? giacinto non rispose, guardava sempre per terra e le sue palpebre si sbattevano quasi stesse per piangere. 4974_9875_000484 ester non capisce certe cose e tu hai fatto male a chiacchierare con lei. anche tu non capisci. egli taceva. capiva, sí, ma doveva tacere e fingere come uno schiavo. 4974_9875_000485 dimmi subito come va l'affare di don giacinto l'usuraia sollevò le sopracciglia nude e lo guardò placida. 4974_9875_000486 se ama davvero quella ragazza, perché non lasciargliela sposare? noemi balzò su appoggiando le gambe tremanti al sedile. ti ha pagato per parlare cosí? 4974_9875_000487 piú. noemi s'irrigidí perché non permetteva a nessuno di immischiarsi nei fatti di casa sua. se verrà, ch'egli sia il benvenuto. rispose fredda. 4974_9875_000488 passando sotto il poderetto, s'eran fermati un momento ed efix aveva additato con tenerezza d'amante la sua collina, il ciglione, ove le canne tremavano rosee al tramonto. 4974_9875_000489 ohuff, come siete stupidi in questo paese, non come nel tuo. però egli tacque, ma dopo riprese. 4974_9875_000490 e pensando che per il viaggio di giacinto bastava uno cosí, l'altro lo ripose. la luna alta sul finestrino sopra la cassa mandava un nastro d'argento fino al suo petto legnoso. 4974_9875_000491 e a me quasi non rivolge la parola. l'ho mai cacciato via io, tu non lo cacci via, ma fai peggio ancora: tu ridi quando egli viene, tu ti burli di lui. 4974_9875_000492 donna, noemi comanda nulla. nulla solo. mi pare che tu stia male, sei malato, sta qui, chiameremo il dottore. ti tremano le gambe. 4974_9875_000493 con se gna to consegnato in in, ma no mano della sorella nobile donna, donna no, e mi noemi. 4974_9875_000494 la piú vergognosa, il silenzio, raccontami disse, mentre efix sedeva al solito posto senza abbandonare il cestino. racconta, ripeté piú forte, poiché l'altro taceva. adesso. 4974_9875_000495 si mise a parlare con loro, fermo, stanco, con la bisaccia che gli scivolava dalle spalle. dove sta don giacinto chi, quello del molino, qui piú sopra? cosa gli porti in quella bisaccia, sei il suo servo. 4974_9875_000496 che è accaduto? zuannantò stanno bene? le mie dame stanno bene? sí, mi pare. solo mi mandano per dirvi di tornare domani presto in paese, che hanno bisogno di parlarvi. 4974_9875_000497 ed anche gli sproni. allora tutto sta che le loro signorie vadano d'accordo. questo è. 4974_9875_000498 efix guardava, come dal fondo di un pozzo, quel punto alto, lontano, ma d'improvviso gli parve che il raggio deviasse, piovesse su lui, illuminandolo. 4974_9875_000499 il rozzo belvedere a colonne, sopra la capanna destinata al prete e lo sfondo azzurro, gli alberi mormoranti, il mare che luccicava laggiú fra le dune argentee. 4974_9875_000500 giacinto ingoiò le pastiglie e, senza sollevarsi, si strinse la testa fra le mani. come sono stanco. efix, sí, ho la febbre, l'ho presa. sí, come si fa a non prenderla in questo maledetto paese? 4974_9875_000501 senza sapere dove si andava a finire, ma sempre con la speranza del guadagno. si andava in fila come i condannati. 4974_9875_000502 aspetta solo la mia morte per fuggire e io non posso chiuder gli occhi. tranquilla, tu va dal ragazzo e digli che non la perda, che si ricordi che ha promesso di sposarla. 4974_9875_000503 prendetevi dell'uva zio efix. gli disse il ragazzo, salutandolo pensieroso: se don predu vi rimanda qui, son contento, cosí passeremo il tempo a contar le storie e andate da grixenda a salutarla. 4974_9875_000504 appena egli si fu allontanato, ella si guardò attorno e scese fino alla casupola della vecchia pottoi. la porticina era aperta, ma dentro tutto era nero. 4974_9875_000505 ma quando il ragazzo tornerà, tutto andrà bene. lo disse anche donna noemi. i due uomini s'allontanarono, ma la vecchia richiamò indietro don predu e gli disse sottovoce: 4974_9875_000506 venne la regina saba, la quale aveva sentito raccontare di queste cose fino all'altro capo del mondo ed era gelosa perché ricca anche lei e voleva vedere chi era piú ricco. le donne son curiose. 4974_9875_000507 un gran fuoco di lentischi, come lo aveva veduto noemi fanciulla, ardeva nel cortile di nostra signora del rimedio, illuminando i muri nerastri del santuario e le capanne attorno. 4974_9875_000508 sono un povero servo, ma dico che la provvidenza sa quello che fa. signore, vi ringrazio, c'è almeno qualcuno che capisce la ragione. disse donna ester. 4974_9875_000509 tutto il paesaggio ha un aspetto sacro e il redentore ferma il volo sulla roccia piú alta con la croce che sbatte le sue braccia nere sul pallore dorato del cielo. 4974_9875_000510 ma le giornate eran già troppo calde ed efix pensava anche alle piogge torrenziali che gonfiano il fiume senz'argini e lo fanno balzare come un mostro e distruggere ogni cosa. 4974_9875_000511 e spiava la strada bianca. ai piedi del monte, il palpito del molino gli dava un senso di commozione, quasi di sgomento. gli pareva il battito d'un cuore, d'un cuore nuovo che ringiovaniva la vecchia terra selvaggia. 4974_9875_000512 come la figura su nel quadro antico che tutte le donne guardano ogni tanto e che pare affacciata davvero a un balcone nero cadente. 4974_9875_000513 appena la vide, don predu trasalí fermandosi di botto. e dal movimento di lui noemi, comprese la verità. guardò lui spaventata. poi guardò la sorella e corse a soccorrerla. ruth, ruth, chiamò sottovoce curva su lei, stringendole gli omeri. 4974_9875_000514 allora la vecchia sollevò, irritata, il viso e il suo collo parve allungarsi piú del solito. tutto corde e in casa mia viene forse a far. 4974_9875_000515 giacinto ebbe l'impressione di essere assalito da un avvoltoio, aprí le mani e la lettera cadde per terra. 4974_9875_000516 ma non si pentí di averla fatta. ben altre responsabilità s'era assunte nella sua vita. egli restò in paese tutta la giornata. 4974_9875_000517 ma nel sonno rivedeva il cieco curvo su sé stesso, con le labbra livide semiaperte, sui denti ferini, e gli sembrava che lo deridesse e lo compiangesse. 4974_9875_000518 dormiva sotto gli archi del porto tossiva e faceva brutti sogni. sognava sempre il capitano che lo inseguiva. lo inseguiva come nelle scene del cinematografo. 4974_9875_000519 efix fece uno sforzo per muoversi, si strappò di nuovo la berretta dal capo e cominciò a sbattergliela sul viso, pazzo di disperazione. ah, maledetta tu sii. ah che il boia t'impicchi. ah, che hai fatto? 4974_9875_000520 per strada raggiunsero altri mendicanti che si recavano alla festa. tutti salutarono il cieco come una vecchia conoscenza, ma guardarono efix con occhi diffidenti. 4974_9875_000521 tuttavia, spinse l'asse che serviva da porticina e vi appoggiò contro una gran croce di canne che doveva impedire ai folletti e alle tentazioni di penetrare nella capanna. 4974_9875_000522 noemi non dimenticò mai quel momento d'attesa, nell'ultimo crepuscolo che le pareva il crepuscolo stesso della sua vita. 4974_9875_000523 le persone scantonavano nel vederlo, tanto avevan paura della sua lingua. egli litigava con tutti ed era talmente invidioso del bene altrui che, quando passava in un bel podere, diceva: le liti ti divorino. 4974_9875_000524 devo andare. efix, ascolta, non averti a male di quanto t'ho detto. è cosí non posso. credi, lo so che ti fa dispiacere, ma non posso non dir nulla a ester. 4974_9875_000525 aveva preso un cavallo a nolo perché costa meno della carrozza e mi prese in groppa. era bello andare, cosí pareva di esser giganti. cosí ha chiesto grixenda in moglie e cosí per i santi si sposano. 4974_9875_000526 terree e turchine, alcune con orribili occhi bianchi, altre con piaghe rosse e tumori violacei, coi petti nudi come scorticati, con le braccia e le dita brancicanti, nerastre come ramicelli bruciati. 4974_9875_000527 ma era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa. sí, la giornata dell'uomo lavoratore era finita. 4974_9875_000528 di boschi dorati apparvero fra squarci di azzurro e sul ciglione sopra di lui, un melagrano come quelli di cui raccontava il cieco. curvò, i suoi rami pesanti di frutti rossi spaccati, che lasciavano cadere i loro chicchi di perla. ma la gente al di là del 4974_9875_000529 cosí ti dico: no, io non ho rubato né sparso mai il sangue. neppure i fratelli di giuseppe sparsero il sangue. giuda disse loro: vendiamolo meglio agli ismaeliti piuttosto che ucciderlo. e cosí fecero? la sai tu tutta la storia di giuseppe ebreo. 4974_9875_000530 il servo non sapeva rispondere. adesso vedeva sí tutto l'errore commesso consegnando il cestino a don predu e pensava al modo di rimediarvi, ma non vedeva, come non sapeva perché. 4974_9875_000531 noemi sedette sul letto, ma aveva appena svolto il foglio e messo una mano sul pomo d'ottone che qualcuno picchiò giú. 4974_9875_000532 e giacinto, con gli occhi distratti, riprese a narrare delle favolose ricchezze dei signori del continente, dei loro vizi e delle loro dissipazioni. 4974_9875_000533 il cortile era pieno di sole e d'ombra. qualche filo di legno cadeva dal balcone, come cadono le foglie dei pini in autunno. 4974_9875_000534 dio sa quello che si fa. intanto non si decideva ad andarsene, aspettando grixenda. e quando non c'era in casa, giacinto scendeva, il vicolo sedeva sul ciglione della valle. 4974_9875_000535 e tutto andrà bene. metterà giudizio, si pentirà, sarete contenti e tutto andrà bene. le due donne se ne andarono confortate. 4974_9875_000536 lo sapevo che saresti venuto e ti aspettavo tu. tu almeno devi comprendere e non condannarmi, hai capito? non rispondi adesso. ah, tremi adesso, assassino. va che mi vergogno di averti toccato. 4974_9875_000537 io lavorerò, andrò a nuoro, comprerò formaggio, bestiame, lana, vino, persino legna. sí, perché adesso, con la guerra, tutto ha valore. 4974_9875_000538 ma la donna era troppo dignitosa per proseguire nello scherzo e non aprí bocca finché il padrone ed efix non uscirono assieme. 4974_9875_000539 se sapessi tu. ma che puoi sapere tu? c'è a roma un principe che possiede terre quanto tutta la sardegna e un altro, uno che s'è fatto grande da sé. 4974_9875_000540 quando è in casa ha sempre fretta, ma fuori fa le cose con calma, perché una donna nobile dev'essere ferma e tranquilla. giunta davanti all'antico cimitero, si fa il segno della croce e prega per le anime dei morti. 4974_9875_000541 anche don predu era ricco, ma non come il milese. poi veniva kallina, l'usuraia: ricca anche lei, ma in modo misterioso. 4974_9875_000542 egli rientrò e vide noemi sorgergli davanti come un'ombra nera, ferma, palpabile. efix, ho sentito. 4974_9875_000543 nuova per riceverlo e scese quindi alla bottega del milese, rassegnandosi anche a salutare l'uomo seduto sulla panchina: era don predu, il parente ricco delle sue padroncine. don predu rispose con un cenno sprezzante del capo da sotto in. 4974_9875_000544 lascialo, disse efix. quello che ho da dirti nessuno deve saperlo. eppure, rimasti soli, provarono entrambi un senso d'imbarazzo. la luce pareva un ostacolo fra di loro. 4974_9875_000545 ma i fedeli accorrevano egualmente: salivano da tutti i sentieri tortuosi, da tutte le strade serpeggianti, affluendo alla chiesetta come il sangue che dalle vene va su al cuore. 4974_9875_000546 che abbiano gl'italiani in ogni passo la vittoria da poter tutta l'africa conquistare, tranquilli e sani possano tornare. 4974_9875_000547 egli sedette sull'antica panca di faccia al monte che gettava la sua ombra violetta nella cucina. accavalcò le lunghe gambe, incrociò sul petto le lunghe braccia, palpandosele con le mani bianche. 4974_9875_000548 giacinto si divertiva, lassú dimentico di lei, e a lei pareva di star accovacciata sul limite di un deserto, davanti a un miraggio. 4974_9875_000549 e d'improvviso, per un attimo gli dispiacque che noemi avesse acconsentito prima ch'egli tornasse. ma subito s'alzò, pentito, umiliato. ah, com'era peccatore ancora. 4974_9875_000550 specialmente nelle notti di luna, tutto questo popolo misterioso anima le colline e le valli. l'uomo non ha diritto a turbarlo con la sua presenza, come gli spiriti han rispettato lui durante il corso del sole. 4974_9875_000551 si usa cosí e guarda com'è bello. questo è il regalo di predu. si chinò, nonostante il vestito stretto, e gli fece vedere il rosario di madreperla con una grande croce d'oro. vedi, era la croce di un vescovo antico, era della nonna di predu, ch'era poi? 4974_9875_000552 i piuoli levigati e lucidi ai quali un tempo venivano appese le selle, le bisacce, le armi, parevano messi lí per ricordo. 4974_9875_000553 inondando la stuoia, bagnandogli i capelli, il viso, le mani. cominciò a gridare, come se lo uccidessero davvero, ma nella notte solo il mormorio dell'acqua rispondeva. 4974_9875_000554 quel riso fece tanto male a efix, lo irritò, lo rese maligno e bugiardo. eppoi un'altra cosa, piú grave ancora, donna, noemi sí mi costringe a dirgliela. 4974_9875_000555 la lucerna ardeva sul sedile antico e pareva che la fiammella facesse pietosa compagnia a donna ruth, ancora seduta immobile con la testa appoggiata alla spalliera e le mani abbandonate una qua una là. 4974_9875_000556 efix aspettava don predu. scendevano i patriarchi, le donne taciturne, i giovani dalle ginocchia elastiche, i piccoli pastori dagli occhi tristi di solitudine. don predu non si vedeva. 4974_9875_000557 andiamo a teatro zio pietro. a quest'ora nelle città del continente comincia la vita e il divertimento. davanti ai teatri passano tante carrozze come un fiume nero. si vedono persino delle signore in giro ancora coi cagnolini. 4974_9875_000558 e le monete cadevano, cadevano. egli non aveva mai immaginato che ci fossero tanti pietosi al mondo. le donne soprattutto erano generose. 4974_9875_000559 e son gente contenta. domandò efix quasi irritato, e noi siamo gente contenta. 4974_9875_000560 cosí passò molto tempo, finalmente mi accostai, giací, giací. ripeté due volte efix, con voce bassa e ansante, come se chiamasse ancora la sua vittima. 4974_9875_000561 si guardò attorno e sospirò. tutto era mutato. il mondo si allargava come la valle dopo l'uragano, quando la nebbia sale su e scompare. 4974_9875_000562 il silenzio e la frescura del monte incombente regnavano attorno. solo il gorgheggio delle cingallegre in mezzo ai rovi animava il luogo, accompagnando la preghiera monotona delle donne raccolte nella chiesa. 4974_9875_000563 dio s'accorse per la prima volta che il servo si era mal ridotto, vecchio grigio con le vesti divenutegli larghe, e tese la mano come per aiutarlo a sollevarsi, ma egli era già su e non badava all'atto di lei. 4974_9875_000564 don predu ha voglia di ridere. brutto segno: quando egli ha voglia di ridere, altri devono piangere. 4974_9875_000565 sai chi è? quello, disse al cieco giovane: è il mio padrone. cessata la pioggia, i tre compagni ripresero a salire silenziosi, curvi, come cercando qualche cosa smarrita nel sentiero. 4974_9875_000566 lontano, sempre piú lontano, ma con un peso addosso, con un traino che non gli permetteva di andare avanti. di tornare indietro era peggio di quando si portava appresso i ciechi. 4974_9875_000567 subito, donna ester, scese giú le scale annodandosi il fazzoletto, pronta a servire da interprete ai due fidanzati, fra i quali spesso nascevano malintesi perché noemi si offendeva di tutto e capiva tutto alla rovescia, nonostante la buona volontà di don predu. 4974_9875_000568 bisaccia natòlia, cuoricino mio, io non ho lasciato in casa i tesori che ha lasciato in casa il tuo padrone, il rettore. 4974_9875_000569 raggiunse efix e si fermarono davanti al portone chiuso delle dame. le ortiche crescevano sui gradini. don predu ricordava ogni volta noemi lí ferma ad attendere. 4974_9875_000570 capiva d'esser d'ingombro, di dar peso e soggezione alle donne e allo stesso don predu. bisognava andarsene, lasciare liberi i fidanzati di amarsi e scherzare senza quell'immagine della morte davanti a loro e d'un 4974_9875_000571 sono i servi. le serve i parenti, gli amici, tutta la gente che invade la casa ricca dei discendenti dei baroni della contrada. 4974_9875_000572 dorato. scintillavano però infantili e maliziosi. il servo s'era messo davanti a loro aspettando ma donna noemi, dopo aver spiegato il foglio giallo. 4974_9875_000573 verso il tramonto. qualcuno batté al portone ch'ella teneva sempre chiuso. era la vecchia pottoi che veniva per domandarle se occorrevano i suoi servizi. 4974_9875_000574 dice che fa la serenata a donna. noemi, l'ha sentito, vossignoria, e adesso tutto andrà bene. 4974_9875_000575 avete fatto fortuna, voi zitto, zitto maligno che siete, egli sedette e mise la bisaccia per terra e guardava, grixenda e grixenda. lo guardava maliziosa, lasciandogli capire che sapeva la verità. 4974_9875_000576 perché egli parlava cosí con un accento cadenzato da mendicante? si burlava di lei o aveva la febbre? efix, anima mia, il girare il mondo ti ha consumato le scarpe e il cervello. 4974_9875_000577 sparve. ella buttò il fascio, raccolse i denari, paurosa come l'uccellino che becca le briciole, e scappò via, agile saltellante. ma la maestra di parto, sebbene vedesse le monete calde, umide entro i pugni ardenti di lei. 4974_9875_000578 padrone. sí, efix, lo sentiva, doveva esser cosí. tuttavia si grattava, pensieroso, la guancia a testa china e sperava e temeva d'ingannarsi. 4974_9875_000579 non scende donna. noemi ripeté efix a testa in su sotto il balcone, adesso, adesso. ma ella stendeva bene la coperta e pareva s'indugiasse a contemplare il panorama a destra, il panorama a sinistra. 4974_9875_000580 predu, lasciami, sei come un ragazzetto, colpa tua che hai fatto la malía per farmi rimbambire. predu, smettila. sai cosa dice quella filosofessa di stefana? dice che adesso tu hai fatto la malía al rovescio prima per farmi dimagrire adesso. 4974_9875_000581 ma ringhiottí parole e saliva perché vedeva donna ester tirar la giacca di noemi e donna ruth pallida guardarlo supplichevole e 4974_9875_000582 hai perché manchi di rispetto allo straniero grixè? ti ha morsicato la tarantola ché diventi matta? sí, e perciò voglio ballare. 4974_9875_000583 ma stefana fece le fiche, tanto queste parole le sembravano assurde, quando fu nella strada, dopo che don predu lo ebbe accompagnato fino al portone come un amico. 4974_9875_000584 ma grixenda mia fa sempre di sua testa che vi ha scritto. giacinto, a chi scritto mai ha scritto. non si sa nulla di lui, ma deve tornare, certo perché l'ha promesso. 4974_9875_000585 s'alzò e s'avviò, poi tornò indietro per riprendere la bisaccia attaccata al piuolo sotto la loggia. il piuolo, fisso lí da secoli, si staccò e balzò fra i ciottoli del cortile come un grosso dito nero. 4974_9875_000586 non parlò piú. dal buco del tetto pioveva, come da un imbuto capovolto, un raggio dorato che illuminava sul lettuccio il suo corpo nero e le sue collane, lasciando scuro il resto della stanza desolata. 4974_9875_000587 attesi che si sollevasse, poi cominciai a sudare, ma non potevo muovermi. credevo sempre fosse una finzione e guardavo, guardavo. 4974_9875_000588 tu credi che nelle grandi città si stia bene? domandò donna ruth, con voce grave, e donna ester, che aveva vuotato il vaso del latte e lo restituiva a natòlia con dentro mezza pezza di mancia. 4974_9875_000589 solo due uomini giocavano silenziosi e un terzo guardava. ora le carte dell'uno, ora le carte dell'altro. ma a un cenno di don predu si avvicinò ai nuovi venuti e tutti e quattro sedettero intorno a un altro tavolo. 4974_9875_000590 la testa di donna ruth, si reclinò prima di qua, poi di là, poi tutto il suo corpo parve protendersi in avanti e curvarsi ad ascoltar la voce della terra che la richiamava a. 4974_9875_000591 le sembrava di sentire sulle labbra il sapore delle lagrime di lui, ed era il sapore di tutta la tristezza, di tutta la debolezza umana. 4974_9875_000592 domandò dov'è, si può conoscere. sta a calangianus, in gallura, troppo lontano. 4974_9875_000593 già alcune donne s'eran decise a riunirsi attorno al suonatore, porgendosi la mano per cominciare il ballo. i bottoni dei loro corsetti scintillavano al fuoco. le loro ombre s'incrociavano sul terreno grigiastro. 4974_9875_000594 e gli anni passarono, giacinto crebbe e ogni anno per pasqua e per natale scriveva alle zie e le zie gli mandavano un regalo. 4974_9875_000595 il vecchio tremava di rabbia, ma non apriva bocca. l'altro aveva ripreso la sua posizione e disse con voce triste che non sapeva nulla, che non si era mosso, che aveva sentito un uomo piombargli addosso come un muro che crolla. i fecero alzare, li portarono via. 4974_9875_000596 sospirò. e adesso le mie padrone si sono un po calmate perché ho promesso di cacciarti via, intendi, esse credono che le cambiali son davvero firmate da don predu ed io non ho avuto il coraggio di dir loro la verità. 4974_9875_000597 il passo non s'udiva piú. efix, tuttavia, rimase ancora là, immobile, ad aspettare. la luna saliva davanti a lui e le voci della sera avvertivano l'uomo che la sua giornata era finita. 4974_9875_000598 aspettava d'altronde certo che noemi, nonostante il suo disprezzo, doveva tornare a lui per riprendere il discorso fra loro due soli. 4974_9875_000599 le colombe bianche tubavano con le zampe di corallo posate sull'architrave della porticina, sotto un tralcio di vite che gettava una ghirlanda d'oro sulla sua ombra nera. 4974_9875_000600 era giunto il momento delle confidenze. efix sporse la zucca di qui e di là, a destra e a sinistra. 4974_9875_000601 con la falciuola scintillante in una mano e nell'altra il tralcio di vite dalla cui estremità violacea stillavano, come da un dito tagliato, gocce di sangue. 4974_9875_000602 ed è stato ozioso e vive nel vizio. tu stesso lo dici. se questo non è mancare di rispetto a noi, alla casa nostra, che cos'è dillo tu? 4974_9875_000603 sedette, rassegnato, tornando a guardarsi le mani, e don predu mentre vigilava verso il cortile perché le serve, non origliassero. gli domandò a mezza voce. 4974_9875_000604 eppure sí, te lo dico perché so che posso dirtelo solo una volta, quando ella è svenuta ed io ho pianto sopra i suoi occhi. sí, posso dirtelo. come potrei dirlo a mia madre con la stessa innocenza? 4974_9875_000605 a cacciarlo via. vuoi dire: bella figura, sorella cara, e ne avrai il coraggio tu. ruth efix pensava: 4974_9875_000606 aprile rallegrava anche il triste cortile. le rondini sporgevano la testina nera dai nidi della loggia, guardando le compagne che volavano basse come inseguendo la loro ombra sull'erba fitta dell'antico cimitero. 4974_9875_000607 ma adesso vedeva le zie servirlo premurose, il servo sorridergli come ad un bambino, le fanciulle guardarlo, tenere ed avide. 4974_9875_000608 lo sapevate chi era lui e siete stata una cattiva nonna a permettere che grixenda badasse a uno non adatto per lei. 4974_9875_000609 fra una canna e l'altra. sopra la collina, le nuvole di maggio passavano bianche e tenere come veli di donna. egli guardava il cielo d'un azzurro struggente e gli pareva d'esser coricato su un bel letto dalle coltri di seta. 4974_9875_000610 una grande luna di rame sorge dal mare e tutto il mondo pare d'oro e di perla. la fisarmonica riempie coi suoi gridi lamentosi. 4974_9875_000611 l'angolo piú tranquillo era quello delle dame sedute nella loro capanna. mangiavano con efix l'arrosto di agnello e parlavano di noemi lontana e di giacinto, del prete e del milese, sorridendo senza malizia. 4974_9875_000612 era un mormorio misterioso che ripeteva il sussurro dei fantasmi della valle, la voce del fiume, il salmodiare dei pellegrini, il palpito del molino, il gemito della fisarmonica di zuannantoni egli. 4974_9875_000613 lucerna, sedettero tutte e tre sulla panca e noemi, ritornata calma e crudele, rilesse a voce alta la carta. 4974_9875_000614 ma gli pareva di camminare in sogno, portato via da una compagnia di fantasmi, come tante volte laggiú, nelle notti del poderetto era. 4974_9875_000615 guardava l'ometto, tra il meravigliato e il diffidente, e pareva chiedergli con gli occhi perché tanta generosità? e l'uomo che mangiava col viso curvo sul piatto sollevò gli occhi e disse: 4974_9875_000616 invecchio, disse battendosi le mani una sull'altra, e d'improvviso la sua gioia se n'andò com'era venuta. 4974_9875_000617 un vecchio cieco e un giovane che, prima d'arrivare, si era punto il petto sotto la mammella destra, sfregandovi su il latte di un'erba velenosa per formarvi un gonfiore che esponeva alla folla come un tumore maligno. 4974_9875_000618 e grixenda, allora anche lei porta il lutto e non esce piú. efix non rispose, e don predu adesso viene da voi? io non lo so. io sono sempre laggiú al poderetto. 4974_9875_000619 suo malgrado noemi, si sentiva turbata. la vecchia che arrotolava come una bimba la cocca del suo grembiale le dava tanta pena. 4974_9875_000620 ebbene, glielo confido. egli parla sempre di vossignoria e le vuol bene grixenda, è persino gelosa di vossignoria. 4974_9875_000621 che fai? non mi dici niente. sono venuto per te, sai, sono qui. non volevano lasciarmi entrare ed ho saltato il muro su. guardami. egli lo guardava, ma non ne vedeva piú gli occhi. zia, noemi è scappata come di volo. vedendomi proprio, non mi perdonerà. 4974_9875_000622 arrivati là, si cominciò a lavorare. che lavoro era? oh, un lavoro facile. per questo cosí si levava la terra da un posto e si metteva. 4974_9875_000623 folletti efix sollevò il viso olivastro, duro come una maschera di bronzo, e fissò il ragazzo coi piccoli occhi azzurrognoli, infossati e circondati di rughe. 4974_9875_000624 son contenta. sí, doveva esser. cosí è un bravo ragazzo, farà fortuna. bisogna comprargli un cavallo, però però. 4974_9875_000625 un lago azzurro inondava l'orizzonte la notte d'autunno limpida e fredda, con grandi stelle nel cielo e fuochi lontani sulla terra stendevasi dai monti al mare. 4974_9875_000626 e cosí ti dico, fratello mio, mi hanno mangiato la roba morto. mio padre e mia madre mi hanno piluccato come un grappolo d'uva. tutti parenti e conoscenti. 4974_9875_000627 il servo intrecciava una stuoia all'ombra delle canne, con le dita che tremavano per la febbre di malaria, vedendo la vecchia che gli si sedeva ai piedi con la bottiglia in grembo. 4974_9875_000628 molti cambiano strada per paura di lui, e altrettanto fa efix per raggiungere non visto la casa dell'usuraia, una 4974_9875_000629 messa nella basilica. stamattina esco ancora leggi: sedette anche lei sulla panca e donna ruth la imitò. 4974_9875_000630 ma le liti finivano col divorare le sue terre. e una disgrazia inaudita. lo colpí a un tratto come un castigo di dio per la sua superbia e i suoi pregiudizi. 4974_9875_000631 anima mia bella e avrebbe voluto curvarsi sul desolato ragazzo e dirgli: sono qua io, non ti mancherà nulla. 4974_9875_000632 adesso però mi dovete dare i soldi per il viaggio. i rilascerò un'altra cambiale, firmata da chi. 4974_9875_000633 ella tornò al suo posto. il cielo scolorito ad oriente sopra il monte ardeva ancora, come se tutto lo splendore del giorno si fosse raccolto lassú. 4974_9875_000634 la pianura ondulata con le macchie grigie delle sabbie e le macchie giallognole dei giuncheti, la vena verdastra del fiume, i paesetti bianchi col campanile in mezzo, come il pistillo nel fiore. 4974_9875_000635 adesso che io, col mio peccato mortale e con la mia scomunica sono lontano da loro. e andava, andava in fila coi mendicanti su su attraverso la valle verde di mamojada. 4974_9875_000636 efix sorrideva. il cieco vedeva questo sorriso e se ne esasperava. tutta la sua ira contro il compagno ladro si riversò sul compagno buono. 4974_9875_000637 ma è vero che si fa un canale perché ci passi il mare, ma l'acqua non segue dentro il canale. sí, veniva dentro il canale, ma ci son le macchine per tenerla indietro. 4974_9875_000638 tu lo credi. non dice una verità neanche se gli dai una fucilata. ma non è cattivo. dice le bugie, cosí perché gli sembran verità come i bambini. 4974_9875_000639 un giorno, verso la metà di giugno, ella salí fino alla capanna di efix. faceva un gran caldo e la valle era tutta gialla sotto il cielo d'un azzurro velato. 4974_9875_000640 le nuvole correvano sopra le rocce e le macchie e gli alberi si contorcevano al vento, folli dal desiderio di staccarsi dalla terra e seguirle. il tuono rombava ancora, tutto era grande di agitazione e d'angoscia, ed efix si sentiva preso dal turbine come una foglia secca. 4974_9875_000641 giacinto strappò. di mezzo alle sue gambe sollevate uno stelo d'avena e, guardando per terra, domandò: come vivono le mie zie? 4974_9875_000642 che ne dici? domandò donna ester, mettendo un dito fuor dell'incrociatura dello scialle. efix aveva un viso beato, le fitte rughe intorno ai suoi occhi vivaci sembravano raggi ed egli non cercava di nascondere la sua gioia. 4974_9875_000643 abbassò gli occhi e riprese aspra e fredda. io non gli dirò nulla, mettetevelo bene in mente. 4974_9875_000644 giú lungo la vallata dell'isalle finché arrivò al mare. là si gettò a terra fra due macchie di filirea e gli parve d'esser tornato al suo paese dopo aver compiuto il giro del mondo. 4974_9875_000645 queste storie sono qui, è la sacra bibbia. efix guardò umiliato il libro e non continuò. rimasto solo, si sdraiò sulla stuoia. 4974_9875_000646 l'ombra del disonore che gravava su lui e su l'intera famiglia per la fuga di lia gli pesava come una cappa da condannato. 4974_9875_000647 vino efix, però respinse il bicchiere con un gesto di orrore: mai piú bere, mai piú vizi. da due mesi digiunava e talvolta, quando aveva sete, non beveva per penitenza. 4974_9875_000648 il cappuccio ombreggiava un viso bonario e sarcastico che si volse ai mendicanti e sogghignò lievemente mentre la mano gettava alcune monete efix. riaprí gli occhi e piano piano si sollevò. 4974_9875_000649 dal tuo viaggio. efix sentiva le parole e le capiva anche, ma erano senza suono, come parole scritte su. dimmi almeno cos'hai. non mi racconti neppure dove sei stato. rammenti quando sei venuto al molino e ti chiesi dove. 4974_9875_000650 vederle vender di nascosto le patate, le pere e i pomi ai bambini, che entrano piano piano nel cortile col soldo nel pugno e domandando la roba sottovoce, quasi si tratti di cosa rubata. 4974_9875_000651 rimasi là piú di un mese, efix, capisci quaranta giorni. i curarono, cercarono di rimettermi a posto. 4974_9875_000652 non disse altro e noemi non domandò altro. la speranza ch'egli se ne andasse presto a nuoro la rendeva buona e paziente. apparecchiò la tavola nell'attigua camera da pranzo, abbandonata e umida come una cantina. 4974_9875_000653 e sotto i pastori seduti per terra, le donne coi canestri in mano, il sacerdote con una bisaccia gettata sulle spalle a modo di scialle per ripararsi. 4974_9875_000654 si drizzò un po sulla schiena e i suoi occhi si circondarono di rughe raggianti. dunque, in viaggio eravamo tutti poveri diavoli. si andava, si andava. 4974_9875_000655 disse grixenda, correndogli appresso, ridente, e non posso neppure dire: vado a guardare, perché le vostre padrone chiudono a doppio giro il portone quando mi vedono, egli andò. 4974_9875_000656 cosí rispondi di almeno cosa intendi di fare. le hai ridotte all'elemosina, le tue disgraziate zie. che intendi di fare? 4974_9875_000657 e riandava col pensiero fino al momento in cui era corso alla casa dei suoi padroni per vedere il figlio di lia. che momento. 4974_9875_000658 finalmente volsero tutti e due il viso a guardarsi ed ella scosse la testa con un cenno di rimprovero: bravo, gira, gira, sei tornato. ma perché mai? una riga, un saluto? eppure gente d'america ne è venuta. 4974_9875_000659 non lo so. non mi dicono nulla. so che ester gira in cerca di denari. ha un bel girare. le cadranno gli ultimi denti e non avrà trovato. so che sarebbe disposta anche a vendere, ma non a me. 4974_9875_000660 giú fra i giuncheti della pianura, il caffè mi si raffredda. adesso poi son venute le tue zie e diventerà di ghiaccio, disse natòlia traendo la caffettiera dal cofanetto. cosí me ne bevo un po anch'io. 4974_9875_000661 ebbene, donna ruth interrogò efix mentre la donna metteva una piccola caffettiera di rame sul fuoco, ma ella volse il gran viso nero, incorniciato di bianco, e ammiccò accennandogli di pazientare. 4974_9875_000662 mio genero è uscito un momento fa. dev'essere andato da don predu disse a giacinto, e le zie di vossignoria stan bene, le saluti tanto e le ringrazi per il regalo che han mandato a mio fratello, il rettore. 4974_9875_000663 le porte, i sostegni e la balaustrata del balcone erano in legno finemente scolpito. tutto però cadeva. 4974_9875_000664 gli occhi socchiusi guardavan tuttavia in alto, loschi, come nello sforzo di fissare un punto solo lontano. 4974_9875_000665 ma, grixenda, appoggiata al muro, col bimbo che le morsicava i bottoni della camicia, guardava anche lei il vassoio luccicante su nel belvedere. 4974_9875_000666 ecco ancora, fra una capanna e l'altra, all'angolo del cortile, il sedile di pietra addossato al muro, ove zia pottoi aveva veduto donna maria cristina, corteggiata come una barona da tutte le vassalle che si recavano in pellegrinaggio alla chiesa. 4974_9875_000667 l'usuraia. non rispose, ma lo guardò a lungo da capo a piedi e tese il pugno verso di lui facendo le fiche. 4974_9875_000668 mentre il sole, già senza raggi, gettava un chiarore roseo sulla biancheria disposta, sulle assi rivestite di carta turchina. 4974_9875_000669 porticina grixenda lo aiutò a stenderli sul sedile in muratura lungo la parete e fu lei a spazzar la celletta e a preparare il lettuccio, mentre nell'altra capanna si udiva giacintino rispondere rispettoso e quasi timido alle domande delle zie. 4974_9875_000670 fu messo giú, ma le gocce d'un liquido verde ch'ella tentò di versargli in bocca, sopra i denti serrati, gli si sparsero sul mento. 4974_9875_000671 ma l'ora passava e tutto restava immoto. intorno ai primi di maggio, donna noemi rimase sola in casa. 4974_9875_000672 ferma accanto al portone, noemi tentava di cucire ancora con la testa curva sulla tela che rifletteva il color rosso del cielo sopra il monte. ebbene, che volete? 4974_9875_000673 don giacinto minaccia di tornarsene qui, intende. ella smise di cucire, si drizzò sulla vita, si piegò indietro col viso per respirare meglio. le sue mani abbrancarono la tela. 4974_9875_000674 sí, ero io, tu avevi capito. andai dal capitano. non era in casa, ma la cameriera, una ragazza pallida che parlava sottovoce, mi fece aspettare in anticamera. 4974_9875_000675 donna ester tornò a sedersi accanto a lui ed egli la sentí tremare tutta. ah efix, mormorava. 4974_9875_000676 nella casa la miseria non era piú grave degli anni scorsi, poiché efix provvedeva alle cose piú necessarie, ma l'aria stessa pareva impregnata di tristezza. 4974_9875_000677 e i suoi occhi parevano affascinati come quelli della vecchia nonna, quando, nelle notti di luna, spiavano il passaggio dei folletti giú verso il fiume. 4974_9875_000678 fermo, fermo. lo scosse, lo chiamò e, accorgendosi ch'era morto e che lo avevano lasciato morire solo, si mise a piangere forte con un gemito rauco che la spaventò. cercò di calmarsi, ma non poteva. era come un'anima che piangeva entro di lei. 4974_9875_000679 ecco il puntello: forza, coraggio e su e su, un filo magico parve allacciare le donne dando loro un'eccitazione composta e ardente. 4974_9875_000680 ma la padrona rideva di nuovo ed egli, contro sua volontà, s'irritò: che c'è da ridere. ebbene, non è forse disgraziato don predu? 4974_9875_000681 questi era cosí disperato che stava per uccidersi, ma scavò dove quella aveva sognato. e adesso è cosí ricco che passa venti mila lire al mese a una donna. 4974_9875_000682 tieni il segreto, prendi questo. ma kallina tremava sostenendosi al suo fascio di legna che, contro il sole cremis, le pareva una nuvola nera. 4974_9875_000683 e me ne andai, piangevo, te lo disse su efix, tu non mi ascolti. su ecco, zia ester, non è vero, zia ester, che efix finge d'esser malato per non venire alle nozze mie ed a quelle di zia noemi, per non farci il regalo, eppure dicono: denari ne hai. 4974_9875_000684 se annunziava una eredità, se fosse appunto una domanda di matrimonio per noemi. le dame pintor avevano ancora ricchi parenti a sassari e a nuoro. 4974_9875_000685 è mia, è di mia madre, è mia. non è degna di stare là questa lettera. giacinto dammela disse efix stendendo le mani. 4974_9875_000686 si curvò, vide il servo e i suoi occhi scuri a mandorla scintillarono di gioia. donna ruth, buon giorno, padrona mia. 4974_9875_000687 noemi sorrise, ma un sorriso che le torse la bocca e l'occhio verso l'orecchio sinistro. efix disse con voce aspra: noi parliamo di giacinto. 4974_9875_000688 sono sempre a tempo. se non smetti, dimmi come stai non troppo bene da qualche tempo. ho sempre male di testa. 4974_9875_000689 adesso dormiva e russava, ed efix l'aveva veduto poco prima sul lettuccio lungo il muro, con le palpebre chiuse cosí delicate. 4974_9875_000690 di là andarono alla festa dello spirito santo. il cieco sapeva bene il tempo d'ogni festa e l'itinerario da seguire, ed era lui che guidava il compagno. 4974_9875_000691 qualche cosa le spaventava, qualche cosa le rallegrava? forse il loro stesso spavento e gridi lontani risuonavano fra la nebbia come nitriti di cavalli selvaggi in corsa col vento. 4974_9875_000692 una processione s'aggirava continuamente attorno al santuario, come un serpente rosso e bianco, giallo e nero. gli stendardi sventolavano simili a grandi farfalle e canti corali tintinnii di cavalli bardati per la corsa grida di gioia si univano alle cantilene gravi dei pellegrini. 4974_9875_000693 il ragazzo è bravo e la provvidenza lo aiuterà. bisogna però stare attenti che non prenda le febbri. poi bisognerà comprargli un cavallo, perché in continente non si usa andare a piedi. 4974_9875_000694 ed efix vide noemi balzare convulsa livida di collera e d'odio. ester disse con voce aspra: tu avevi giurato di non pronunziare piú il suo nome. e uscí come soffocasse d'ira. 4974_9875_000695 un passo risuonò un po lento, un po pesante. una forma apparve giú nella strada. saliva, diventava grande, campeggiava gigantesca sullo sfondo incolore dell'orizzonte. era nera. 4974_9875_000696 ma anche lei credeva alle cose fantastiche, alla vita soprannaturale degli esseri notturni e ricordava che da ragazzetta, 4974_9875_000697 tu, tu l'altra sera dicevi questo, dicevi quest'altro: promettevi mari e monti per far felici le tue zie. e ieri sera invece sei andato a giocare. 4974_9875_000698 in questa cornice. l'usuraia filava coi piccoli piedi nudi, entro le scarpette ricamate, il fazzoletto ripiegato sulla testa. lo spasimo di efix turbò la pace del luogo. 4974_9875_000699 efix pensava a giacinto, divenuto allegro e buono dopo che aveva trovato da lavorare, e si domandava con rammarico se non aveva ancora una volta errato abbandonando le sue povere padrone. 4974_9875_000700 l'impressione di sognare. erano figure del sogno della vita. era il prete, era il milese, era zuannantoni, erano le serve di don predu e don predu stesso e noemi, a volte qualcuno di loro. 4974_9875_000701 corfu e mazza a conca. allora datemi la chiave. vado e frugo in casa vostra, eppoi scappo nelle grandi città. 4974_9875_000702 qualche casa nuova sorge timida fra tanta desolazione e piante di melograni e di carrubi. gruppi di fichi d'india e palmizi danno una nota di poesia alla tristezza del luogo. 4974_9875_000703 e perché durante la sua assenza il folletto non entrasse, lasciò il tizzone acceso sulla soglia della porta. 4974_9875_000704 altre donne sedevano pallide in riposo sulle pietre dei muricciuoli che recingevano un cortiletto esterno. 4974_9875_000705 piangere e tacere. disse con un soffio, e questo fu il suo augurio. da quel momento non parlò piú. gli pareva di tenersi aggrappato all'orlo del panno per non cadere di là e di vedere dall'alto. 4974_9875_000706 la vecchia la guardava e nei suoi occhi vitrei la malizia brillava come la collana giovanile sul suo collo di scheletro. cosa mi dice dunque, donna noemi, me ne vado un po tranquilla. sí, vero, mi aiuterà. 4974_9875_000707 cercherai il posto. l'importante è di cambiar strada adesso, di sollevarti una buona volta, intendi, ma giacinto, che fino all'ultimo momento aveva sperato nell'aiuto del servo, non rispose. 4974_9875_000708 tuttavia gli prestò i denari. egli però non se ne andò. non posso uscire, cosí presentarmi alle serve beffarde di don predu. bisogna che tu mi procuri le vesti. 4974_9875_000709 gli porse una moneta, ma efix lo guardava negli occhi, coi suoi occhi di cane fedele, e sospirava senza offendersi. 4974_9875_000710 il tempo era bello: le valli eran già coperte d'erba e le pervinche fiorivano, sorridenti come occhi infantili. reti d'acqua scintillavano tra il verde delle chine e il fiume mormorava fra gli ontani. 4974_9875_000711 predu. ella lo cacciò via, terribile come l'hai veduta adesso, ed egli andò via piangendo. ma dimmi, dimmi, efix, proseguí. accorata, non è una gran cattiva sorte, la nostra. 4974_9875_000712 zame, missignoria, era l'anima della festa. gridava spesso, sembrava la burrasca, ma in fondo era buono. 4974_9875_000713 ma d'improvviso giacinto se ne andò senza dir niente ed efix vide davanti a sé lo spazio libero, la vallata rosea, solcata d'ombre, su, su, fino alle colline di nuoro nere, contro il tramonto. 4974_9875_000714 l'amore è quello che lega l'uomo alla donna e il denaro quello che lega la donna all'uomo. lui diceva cosí: a chi? 4974_9875_000715 ma non seppe che offrirgli di nuovo la zucca, come la madre offre il seno al bambino che si lamenta. lo sappiamo sí. che diavolo di mondo è quello. 4974_9875_000716 si sentí quasi un forte e, per confortarla, pensò di ripeterle uno dei tanti racconti del cieco. del resto, è che non si è mai contenti. 4974_9875_000717 ferma sulle pietre rotte della soglia, si protendeva in avanti e le sembrava di aspettare un essere misterioso, salvatore e vendicatore assieme. 4974_9875_000718 quasi tutte si fermavano col viso reclinato interrogando. alcune erano alte, sottili fasciate di orbace coi grembiali ricamati di geroglifici gialli e verdi e i cappucci di scarlatto, e pareva venissero di lontano, dall'antico egitto. 4974_9875_000719 se lei accetta, don predu manderà il prete a far la domanda, o chi vuol lei? noemi, buttò giú la viola ferita e si rimise a cucire. pareva tranquilla. 4974_9875_000720 tu non hai voluto bere con noi. neppure se ti vedo morire, accetto il tuo vino. tuttavia, finirono nella bettola quasi deserta. 4974_9875_000721 a usura noemi arrossí, perché, sebbene le relazioni col cugino fossero tese, le sembrava un'ingiuria personale dare dell'usuraio a un nobile pintor. chi te lo ha detto, questo? ah, non dirlo neanche per scherzo. 4974_9875_000722 il chiarore della luna illuminava attraverso le fessure la stanza, stretta e bassa agli angoli, ma abbastanza larga per lui che era piccolo e scarno come un adolescente. 4974_9875_000723 figlio di sua madre. vuoi dire: sospirò, donna ruth, e il servo sospirò anche lui. l'ombra del passato era sempre lí, intorno a loro. 4974_9875_000724 vedi aggiunse sottovoce. adesso, dopo la scena di oggi, mi pare di essere ancora nella casa del capitano. dio mi aiuti, efix. 4974_9875_000725 il vagabondo è tornato e donna ester, come sta i permette di farle una visita. ecco, nella penombra, glauca, le cose stavano immobili al loro posto. 4974_9875_000726 è da un pezzetto che la cerco. so che è fuori di posto per via del versamento, ma a me preme che i suoi superiori e tutti sappiano la verità. 4974_9875_000727 e fra gli uni e gli altri, apparve all'orizzonte la cattedrale di nuoro efix. camminava col velo della febbre davanti agli occhi. gli pareva d'esser morto e di andare. 4974_9875_000728 la vecchia sollevò il braccio e lo attirò a sé tenacemente. un odore di putrefazione e di tomba esalava dal lettuccio. 4974_9875_000729 silenziosa, nera nel chiarore, tra la finestruola e l'armadio, sembrava essa stessa una figura del passato, salita su dall'antico cimitero per visitare la casa abbandonata. 4974_9875_000730 giú verso il mare della baronia e gli pareva di esser sempre vissuto cosí sull'orlo d'una strada metà percorsa, metà da percorrere. 4974_9875_000731 eppure si sentiva sollevato, come uno che, dopo lungo errare in luoghi impervi, ritrova la via smarrita, il punto donde è partito. 4974_9875_000732 al cader del sole, il popolo si raccolse nella chiesa e migliaia di voci salirono in una sola, fondendosi, come fuori si fondevano i profumi dei cespugli. 4974_9875_000733 finalmente si decise e strappò la lettera dal fascio di carte. era ancora bianca entro la busta bianca. sembrava scritta ieri e che nessuno ancora l'avesse letta. 4974_9875_000734 e dio prometteva una buona annata o per lo meno faceva ricoprir di fiori tutti i mandorli e i peschi della valle. 4974_9875_000735 ma i corvi ti divoreranno prima gli occhi. due di noi le hai vedute andar via di qui, ma le altre due no. e tu sarai sempre il servo e noi le padrone. 4974_9875_000736 andò quindi da kallina l'usuraia, fermandosi a salutare la nonna del ragazzo rimasto a guardia del poderetto, alta e scarna, col viso egizio inquadrato dal fazzoletto nero, con le cocche ripiegate alla sommità del capo. 4974_9875_000737 loro. stavo lí, istupidito, seduto, immobile, ad ascoltare la signora che parlava, parlava, parlava, o in compagnia della serva che taceva. 4974_9875_000738 ebbene, sentí raccontare che il re salomone era piú ricco di lei e perdette il sonno. l'invidia la rodeva. 4974_9875_000739 piú a misura che l'ombra calda della casa copriva il cortile e l'odore dell'euforbia arrivava dalla pianura. ricordava piú intensamente la fuga di lia. 4974_9875_000740 che pareva vi trasparisse l'azzurro degli occhi, coi capelli rossicci sul bianco del guanciale e i pugni chiusi, come un bambino che sogna. aveva dimenticato per terra il lume acceso. 4974_9875_000741 tornerà. sí, ragazza grixenda, gli prese la mano e gliela baciò singhiozzando. egli sentí le labbra di lei bagnate di lagrime lasciargli sulle dita come l'impronta di un fiore umido di rugiada. 4974_9875_000742 in fila tornarono al cortile della basilica e vi fecero il giro cercando il falso malato. la gente ballava e suonava, il tramonto tingeva di rosa il campanile, i tetti, gli alberi intorno. 4974_9875_000743 sei occhi lo fissarono, meravigliati. noemi tornò a sogghignare, ma, donna ester, posò una mano sulla mano di lei e parlò con dolcezza: egli prende i denari da kallina. noi credevamo che tu lo sapessi, efix. 4974_9875_000744 in casa di predu c'è troppa roba e non saprei neppure custodirla. efix meditava disperato che fare se non ricorrere a qualche menzogna. 4974_9875_000745 il tuo padroncino, buono come il pane e affabile, ma senti, bisogna dirgli che grixenda non è adatta per lui. 4974_9875_000746 efix entrò e vide che il cestino mandato da lui con don predu era quasi vuoto sopra il sedile, segno che gli ortaggi eran già stati venduti. rimanevano solo i pomini gialli di san giovanni. gli parve quindi di aver sognato. 4974_9875_000747 il piú felice di tutti era efix, sdraiato su un mucchio d'erba in una delle muristenes vuote. gli pareva ancora di ballare e di ammirare giacinto. 4974_9875_000748 a nuoro. per arrivare a nuoro impiegò due giorni. andava su piano, piano, a piccole tappe, buttandosi sull'orlo della strada quando era stanco. 4974_9875_000749 poi tacque e parve meditare qualche cosa di fosco. infatti, quando la folla si radunò nuovamente nel cortile e le donne passando si frugavano in tasca per dare l'elemosina al finto malato, egli cominciò a gridare. 4974_9875_000750 i fichi d'india già fioriti mettevano una nota d'oro sul grigio degli orti e laggiú, dietro la torre della chiesa in rovina, i melograni di don predu parevano chiazzati di sangue. 4974_9875_000751 le strade erano deserte e le rocce a picco del monte apparivano adesso come torri di marmo. efix si fermò davanti a un portone attiguo a quello dell'antico cimitero. 4974_9875_000752 una mattina fu trovato morto nello stradone sul ponte dopo il paese. doveva esser morto di sincope perché non presentava traccia alcuna di violenza, solo una piccola macchia verde al collo, sotto la nuca. 4974_9875_000753 eran parecchi e si davano il turno, e intorno a loro si accalcavano uomini e ragazzi. di tanto in tanto qualcuno si curvava per prendere di terra un bicchiere di vino. 4974_9875_000754 infinito. le sembrava di sentire la serenata del fanciullo e versi d'amore passavano nell'aria ardente del crepuscolo. 4974_9875_000755 qua e là, però, nella balaustrata del balcone, oltre le colonnine svelte ancora intatte, si osservavano avanzi di cornice su cui correva una decorazione di foglie, di fiori e di frutta in rilievo. 4974_9875_000756 una sera poi aveva provato, vecchia com'era, la stessa impressione di gioia e di terrore di quella volta. 4974_9875_000757 il monte circondava col suo cappuccio verde e bianco la casa. una colonnina istoriata era caduta dal balcone e giaceva in mezzo ai sassolini come l'avanzo di un razzo. tutto era silenzio. 4974_9875_000758 ebbene, che volete da me che lei parli a don giacinto, sí, che gli dica: lascia in pace grixenda o sposala. 4974_9875_000759 sia fatta allora la sua volontà. ella disse, chinando la testa sul petto e vedendola cosí piegata, cosí vecchia e triste. 4974_9875_000760 andate pure, disse noemi con voce mutata, ma la vecchia non se ne andava, profondendosi in ringraziamenti umili. la nostra casa misera è sempre stata accanto alla loro, come la serva accanto alla padrona. 4974_9875_000761 ma come l'usuraia diceva di non voler la cambiale, egli capí che ella gli faceva una elemosina e provò un'angoscia insostenibile: gli parve d'essere ancora nell'anticamera del capitano di porto. 4974_9875_000762 e questa fra due file di colline bianche, con lontananze cerule di monti ad occidente e di mare ad oriente, coperta di vegetazione primaverile d'acque, di macchie di fiori. 4974_9875_000763 il resto si perde nella penombra perlacea della notte lunare. noemi ricordava di non aver mai preso parte diretta alla festa. 4974_9875_000764 l'importante. ella tolse un filo dalla coperta e lo buttò nel cortile. il suo viso s'era oscurato quando non siamo andate d'accordo. finora sempre sí, ma pare che lei non sia contenta dell'arrivo di don giacintino. 4974_9875_000765 nel pomeriggio la festa fu ancora piú animata. gli uomini si mostravano piú espansivi con le donne, trascinandole al ballo, e il sole obliquo tingeva di rosa il cortile, che ronzava come un alveare. 4974_9875_000766 trenta scudi all'anno e un paio di scarponi. abbi pazienza, per l'amor di cristo. il tuo non ti mancherà e lui aveva pazienza. 4974_9875_000767 allora sí, cosí dio mi assista. andrai alle feste coi mendicanti. però efix trasalí- era quello il suo sogno di penitenza- si alzò e disse: farò di tutto. 4974_9875_000768 un senso di paura e di vergogna, e anche d'invidia. quelli erano uomini, le loro mani sembravano artigli, pronti ad afferrare la fortuna al suo passaggio. 4974_9875_000769 i pare di sognare, diceva donna ester servendo da cenare al nipote, mentre donna ruth lo guardava fisso con occhi lucidi. 4974_9875_000770 lagrime. l'autunno s'inoltrava coi giorni dolci di ottobre, coi primi freddi di novembre. le montagne, davanti e in fondo alla valle, parevano vulcani. 4974_9875_000771 torno presto, io, appena li avrò accompagnati. bisogna che vada. sta quieto, fermo, fermo. sí, egli stava fermo al suo posto, fermo e solo. 4974_9875_000772 chiesa efix, entrò in punta di piedi con la violacciocca fra le dita e s'inginocchiò dietro la colonna del pulpito. la basilica cadeva in rovina. 4974_9875_000773 d'improvviso alzò la testa e appoggiò una mano sul petto. per questo ci penserei. io, promise con forza. allora i suoi occhi incontrarono quelli di noemi. 4974_9875_000774 giacinto credette che morisse. lo tirò su, lo appoggiò con le spalle al muro, si sollevò e stette a guardarlo dall'alto. dimmelo, dimmelo, rantolava efix, sollevando le palme insanguinate. 4974_9875_000775 all'alba partí lasciando il ragazzo a guardare il podere. lo stradone fino al paese era in salita ed egli camminava piano perché l'anno passato aveva avuto le febbri di malaria e conservava una gran debolezza alle gambe. 4974_9875_000776 e quella spalla convulsa parve dargli tale noia che si alzò e vi posò la mano dicendo: usciamo, andiamo a prendere il fresco. 4974_9875_000777 senza piú voce. è lunga, donna ester mia. abbiano pazienza. che cosa è lunga, efix? la strada non s'arriva mai, gli sembrava. 4974_9875_000778 stai male che non bevi, sto male sí, però non disse: che male, tanto quei due non l'avrebbero capito. 4974_9875_000779 e cosí voglio far io? efix aggiunse parlandogli accosto al viso: sei tu che mi hai salvato. 4974_9875_000780 allora, nel luogo tutto l'anno deserto, nei campi incolti e selvaggi, era come una improvvisa fioritura, un irrompere di vita e di gioia. 4974_9875_000781 ma il suo cavallo non sopporta la bisaccia, aggiunse socchiudendo gli occhi contro il barbaglio della bicicletta. io me ne vado a nuoro, disse giacintino, pur guardando il podere di sotto in su, come si guarda una persona. 4974_9875_000782 un baroniese smilzo, alto, e nero come un arabo, invitò efix a bere e gli raccontò episodi della guerra di cui era reduce. 4974_9875_000783 l'antico cimitero coperto d'erba, in mezzo al cui verde biancheggiavano come margherite le ossa dei morti, e in fondo la collina con le rovine del castello. 4974_9875_000784 piantando la croce. fra la terra grigia e il cielo azzurro, s'udí qualcuno piangere forte. era un mendicante fra due ciechi dietro un cespuglio. era efix. 4974_9875_000785 sono venuto per parlarti di questo. il padrone di casa capí che la sua presenza era di troppo e se ne andò via silenzioso, nonostante le proteste e i richiami di giacinto. 4974_9875_000786 le dirò: lei sa tutto, i ragazzi si voglion bene. io dicevo: se si voglion bene, perché impedirlo loro? 4974_9875_000787 lei sí, pochi momenti prima. ma ester, ester non poteva aver provato la sua follia, ester non poteva aver rovinato la famiglia per amore di quell'avventuriero. 4974_9875_000788 ed efix mormorò toccando il ginocchio di giacinto. vossignoria, dicono: guarda quella ragazza. 4974_9875_000789 poi le dirai che non si dia pensiero di nulla, la casa è pronta, le serve. ci sono pettegole? sí, ma ci sono, e pagate bene. 4974_9875_000790 angurie. ella continuava a balbettare incosciente: tu no, tu no, tu no. don predu indovinava il dramma che si svolgeva là dentro. 4974_9875_000791 ester non si vede. e un giorno che io sono andata là, donna noemi mi ha preso viva e morta, m'ha lasciata tanti improperi. mi ha detto: 4974_9875_000792 si sa, se non ci sono maschi, non vi divertite. ci fosse almeno efix, il servo di donna ruth, anche quello vi basterebbe. è vecchio come le pietre. che me ne faccio di efix? meglio, bello con un ramo di lentischio. 4974_9875_000793 noemi, ancora inginocchiata presso il sedile ov'era steso il cadavere di donna. ruth sollevò il viso guardandosi attorno. 4974_9875_000794 era già morto ed errava ancora per il mondo scacciato dai regni di là a fonni, dove i mendicanti si collocarono nel cortiletto intorno alla basilica piena di gente di lontani paesi, egli cominciò a provare un nuovo tormento. 4974_9875_000795 ma giacinto non parlava piú ed efix non sapeva cosa dire, se pregarlo di riprendere il racconto, se confortarlo, se commentare in bene o in male quanto aveva sentito. 4974_9875_000796 pietre vulcaniche sparse qua e là, dappertutto danno l'idea che un cataclisma abbia distrutto l'antica città e disperso gli abitanti. 4974_9875_000797 simile in tutto ai baroni in pellegrinaggio, quali il servo li aveva veduti dipinti in qualche antico quadro della basilica. pregava, assorto. 4974_9875_000798 donna ester, prese la carta con la mano fuor dello scialle. donna ruth, poiché era già buio, accese la lucerna. 4974_9875_000799 triste di musco allegro, dell'oro brunito delle violacciocche e del tenero verde dei gelsomini. gli sembrava di veder ancora donna lia, pallida e sottile come un giunco. 4974_9875_000800 la sua anima allora vibrava tutta di passione. un turbine di desiderio la investiva, portando via tutti i suoi pensieri, tristi come il vento che passa e spoglia l'albero di tutte le sue foglie morte. 4974_9875_000801 passando davanti alla casa di don predu, chiamò stefana e le disse ch'era costretto a partire per affari suoi e che non sapeva quando sarebbe tornato di almeno dove vai. 4974_9875_000802 era vestito di colore del sole e dei monti e il viso si rassomigliava a quello di un figlio di don zame pintor, morto giovane. 4974_9875_000803 mai, mai efix l'aveva sentita ridere cosí. eppure egli ricordava quel riso, quel volto curvo su lui. quell'ombra e quella luce tremula intorno e il cuore gli batteva, gli batteva da spezzarsi. 4974_9875_000804 picchiò, ma nessuno apriva, e don predu stava lí a toccarsi la catena e a guardare giú verso il fiume, quasi anche lui aspettasse qualcuno. oh che son morte anche loro. 4974_9875_000805 ci vai vicino e ti morsica come un cane. sí, fratelli cari, io ci andai con la bisaccia a metà piena e credevo di riportarla colma. la riportai vuota. 4974_9875_000806 e i benediceva come una vecchia madre, ma si sentiva trasportata in mezzo a loro attraverso la vita misteriosa, come gesú fra i suoi genitori nella fuga in egitto. 4974_9875_000807 e, come i bambini ed i vecchi, si mise a piangere senza sapere il perché. di dolore ch'era gioia, di gioia ch'era dolore. 4974_9875_000808 è una donna che picchia, disse semplicemente: donna ruth, spiriti, topi e donne per me son la stessa cosa. rispose: giacinto. 4974_9875_000809 era inutile insistere. prima che scendesse donna noemi, donna ruth, sebbene fosse la piú vecchia delle tre sorelle e tenesse le chiavi di casa- del resto non c'era piú nulla da custodire. non prendeva mai nessuna iniziativa e nessuna responsabilità. 4974_9875_000810 ma efix, abituato a quella mimica, salutava e a sua volta accennava di no, di no con la mano e con la testa. 4974_9875_000811 e gemendo per l'inutilità di tutte le cose. allora, anche l'occhio melanconico delle giumente pareva pieno di una dolcezza nostalgica. 4974_9875_000812 anzi, ti devo dire che non voglio piú pazientare, giacché mi trattate cosí: o alla scadenza in settembre mi pagate, o protesto la cambiale e se la firma è falsa metto il ragazzo in prigione. va. 4974_9875_000813 gli pareva che lo guardassero con disdegno buttandogli la moneta, che si vergognassero di lui come uomo e stessero per rimuoverlo col piede al loro passaggio, come uno straccio sporco. 4974_9875_000814 nascosta in mezzo a sacchi di scorza. il carro spariva nella notte, ma sul ponte, sotto la luna, rimaneva don zame morto, steso sulla polvere con una macchia gonfia. 4974_9875_000815 noemi non rispose, non poteva parlare. che è successo? egli ripeté forte: siamo rovinate, predu. ella disse infine, e le sembrava di parlare contro la sua volontà: 4974_9875_000816 cappello e le pieghe del vestito donna ester, con le ali nere dello scialle rigettate sugli omeri. gli parve l'ombra della sposa. sto bene, vero? domandò noemi ritta davanti a lui accomodandosi i risvolti delle maniche: non ti pare stretto questo vestito? 4974_9875_000817 non poté quindi stendere, la manina, e le monete d'oro che il barone porgeva caddero per terra. egli sparve. 4974_9875_000818 come un bambino, davvero un bambino che ha tutti i denti, però, e come mastica i mangerà anche il poderetto. efix, ricordati, son qua io. se no, bastonate. 4974_9875_000819 era in un bosco chiamato il libano, per le piante alte di cedro che là crescevano, luogo fresco e tutta questa casa era fatta di colonne d'oro e d'argento. 4974_9875_000820 adesso non resta che questo poderetto, ma è come il cuore che batte. anche nel petto dei vecchi si vive di questo. ma che testa mio nonno? è stato lui a rovinare la famiglia. 4974_9875_000821 saper custodire la loro roba e, soprattutto, non dovevano sollevar gli occhi davanti agli uomini né permettersi di pensare ad uno che non fosse destinato per loro. sposo. 4974_9875_000822 e di nascosto dalle sorelle, comprò anche un cestino di biscotti. dopo tutto, era un ospite che arrivava e l'ospitalità è sacra. 4974_9875_000823 ed efix balzò su spaventato, credendo ch'ella stesse per svenire. ma fu un attimo. ella tornò a guardarlo coi suoi occhi cattivi e disse: calma. 4974_9875_000824 rammenti efix, rammenti com'era diventata grande la cucina scura e tiepida, coi muri lontani, con sfondi misteriosi come una tanca. di notte l'usignuolo cantava, il cieco raccontava la. 4974_9875_000825 uno giovane ancora alto e curvo, col viso giallo scarnificato, ove pareva fosse rimasta la sola pelle sulle ossa, con le palpebre livide abbassate, chiedeva: 4974_9875_000826 efix. rientrò nella capanna, ma tardò a chiudere gli occhi e anche nel sonno aveva l'idea tormentosa di dover commentare il racconto di giacinto. non sapeva però come, se in bene o in male. 4974_9875_000827 aprí l'armadio per rimettere il lavoro e il cardine stridette nel silenzio come una corda di violino. 4974_9875_000828 non parlavano, e il loro silenzio rendeva la scena piú tragica. dopo un momento, però, un grappolo di gente fu sopra di loro e gli strilli delle donne s'unirono alle risate degli uomini. io però vorrei sapere come ha fatto a vederlo. 4974_9875_000829 donna ester sarà in chiesa e donna noemi forse sarà coricata perché sta male. mah, da qualche tempo, ogni volta che torno la trovo coricata. ha mal di testa. 4974_9875_000830 ecco la stretta della mano di noemi. gli ricordava la stretta di giacinto, là nel cortiletto di nuoro, e il segreto che impediva alla donna di accettare la domanda di don predu. 4974_9875_000831 tu credi d'essere tornato e di riposarti? vedrai, efix, adesso comincia davvero il tuo cammino. 4974_9875_000832 seguendo con gli occhi la figura smilza del milese, ancora vestito con la lunga sopravveste di pelli del suo paese. la botteguccia era piccola ma piena zeppa come un uovo. sulle scansie rosseggiavano le pezze dello scarlatto e accanto brillava il verde. 4974_9875_000833 che cammino verso l'eternità, disse il cieco sottovoce. vado verso una porta che mi sarà aperta a due battenti e non penso ad altro. se ho un pane, me lo mangio. 4974_9875_000834 non c'erano né canti né suoni in questa piccola festa che ad efix pareva riunione di banditi e di pastori radunatisi là per il desiderio di rivedere le loro donne e di ascoltare la santa messa. 4974_9875_000835 mentre le sorelle maggiori ridevano e si divertivano e lia, accovacciata come una lepre in un angolo erboso del cortile, forse fin da quel tempo meditava la fuga. 4974_9875_000836 promessa. ella li amava perché si sentiva in mezzo a loro parte di loro, unita all'uomo per il suo amore, unita alla donna per il suo dolore. 4974_9875_000837 passavano donne coi capelli neri sciolti giú per le spalle come veli di lutto. seguivano uomini a capo scoperto con un cero in mano, scalzi, polverosi, come arrivassero dall'altra estremità del mondo. 4974_9875_000838 tutti andavano a divertirsi laggiú. i sembra di rivedere la madre di vossignoria donna, maria cristina, seduta sulla panca all'angolo del grande cortile. 4974_9875_000839 allora, piano piano, cominciò a parlare afferrando il lembo della gonna di noemi e non capiva bene ciò che diceva. ma doveva essere un discorso poco convincente perché la donna continuava a cucire e non rispondeva. 4974_9875_000840 parlano piú i tuoi occhi che la mia lingua. grixè il fuoco ti mangi le palpebre e state zitte, donne, e ballate. 4974_9875_000841 adesso non farete come l'altra volta disse efix. se vi azzuffate e vi arrestano, io in verità me ne lavo le mani. 4974_9875_000842 mah che vuoi, la vita passa e noi la lasciamo passare come l'acqua del fiume, e solo quando manca ci accorgiamo che manca. mah, lasciamo stare. aggiunse, battendosi le mani sulle ginocchia e poi alzandosi, e poi rimettendosi a sedere. 4974_9875_000843 lo guardava fisso, quasi non riuscisse a decifrarne le parole, e infine lo scosse indispettita. ebbene dice che fra pochi giorni arriverà. è questo. 4974_9875_000844 ed ecco efix vinto dal sonno. crede di non poter piú sollevare le palpebre e di sognare. vede il vecchio cieco mettersi a sedere, protendersi in ascolto, appoggiare la mano al tronco della quercia. 4974_9875_000845 fuori lo aspettava uannantoni. i ho chiamato tre volte andiamo: c'è nonna che sta male e vuol parlarvi. perché non venite? non vi si prende il pane dalla bisaccia. 4974_9875_000846 donna ester leggeva, tranquilla, seduta su uno sgabellino davanti alla panca antica, ma d'improvviso il gatto, posato sulla sua ombra accanto al lume e che seguiva con gli occhi i movimenti delle mani di lei. 4974_9875_000847 e dove lo trovo io. efix, sarà in paese. egli vien su dal poderetto. lo vedo venir su, disse la vecchia, mettendosi un dito sulle labbra perché grixenda entrava col caffè. 4974_9875_000848 già tornano anche i morti, dite voi. ma la vecchia si volse ad efix, che stava lí a testa bassa e fissava il selciato. non lo ha detto a te, che la sposa dillo su l'ha detto o no? 4974_9875_000849 altro che spirito. è vivo e ha le mani che si muovono, non è vero, grixè? chi don giacintino? 4974_9875_000850 è vero, ammise efix, ma è un ragazzo, ripeto, bisognerebbe aiutarlo, cercargli un'occupazione. poi vorrei dire un'altra cosa. 4974_9875_000851 uscirono nel cortiletto, sedettero sullo scalino e giacinto tirò la porticina dietro di sé, come per impedire al lume e al fuoco di ascoltare. 4974_9875_000852 gli uomini, venuti alla vigilia per portare le masserizie eran già ripartiti coi loro carri e i loro cavalli. rimanevano le donne, i vecchi, i bambini e qualche adolescente. 4974_9875_000853 è stata tua madre, dimmi almeno che non è stata lei. giacinto fece cenno di no. allora efix parve calmarsi. 4974_9875_000854 donna ester, invece, favoriva i progetti del nipote, mentre donna noemi, la piú giovane, sorrideva fredda e beffarda. 4974_9875_000855 a non rispondere da buon servo, rispettoso donna ester, ricordandosi che gli piacevano i fiori, spiccò un geranio dal pozzo e glielo mise fra le dita sul crocefisso. in ultimo, ricoprí il cadavere con un tappeto di seta verde che avevano tirato 4974_9875_000856 efix s'era messo un po discosto dalla chiesa, in un posto ove non molta gente passava. il cieco non finiva di brontolare fra una lamentazione e l'altra e aveva un viso cupo minaccioso. 4974_9875_000857 gonfia delle spese di protesto e di interessi piú forti e ha preso ipoteca sul poderetto e sulla casa fune. che la strangoli, sí, va bene, ma e adesso, in ottobre, come farete? 4974_9875_000858 ed efix cercava le parole per trar fuori dal suo cuore il penoso segreto. ah, gli sembrava talmente grande e pesante da non poterlo trarre intero a brani forse sí sanguinante. 4974_9875_000859 le api vi si posarono e tutt'intorno fu un ronzio di dolcezza. ma dopo l'arrivo al rimedio il ragazzo pareva contento. aveva abbracciato le zie e le altre donne, aveva mangiato bene e ballato come un pastore alla festa. 4974_9875_000860 era scalza e le sue gambe dritte luccicavano come fossero di bronzo. vedendo l'uomo, lasciò cadere le sottane e rise gridando di gioia nel riconoscerlo come grixenda. tu vai ancora al fiume, lo sposo te lo permette. 4974_9875_000861 da prima l'uomo. lo guardò sorpreso. poi un sorriso benevolo, gli increspò le labbra carnose, sollevò una gamba e disse: guarda, lí c'è posto. 4974_9875_000862 ma dovette interrompere la discussione perché, da lontano, donna ester gli accennava di avvicinarsi. era l'ora del pasto. 4974_9875_000863 ma egli capirà che qui lui è ospite. allora efix si alzò, scuotendosi dalle brache la segatura del piuolo. tutto andava bene, eppure un senso di inquietudine lo agitava. 4974_9875_000864 da servo era salito al grado di parente, anzi di protettore delle dame pintor. ciò che piú sorprendeva era l'accondiscendenza di don predu, ma da qualche tempo sembrava un altro. 4974_9875_000865 sí, e che fa don giacinto? eh, lavora e si diverte. è allegro, è un ragazzo d'oro. tutte le donne gli vanno appresso. se lo contrastano come un dolce di miele. 4974_9875_000866 cosa credi, fratello mio? io son nato ricco. mio padre era come giacobbe, ma senza tanti figli, e diceva: 4974_9875_000867 io devo pagare il debito delle zie. è per questo che volevo morire, perché avevo la disperazione nel cuore. 4974_9875_000868 sí, bisognava partire, andare in cerca di fortuna per non ripassare. davanti alla casa della fidanzata scese un viottolo, poi un altro, fino ad uno spiazzo su cui guardavano le rovine d'una chiesa pisana. 4974_9875_000869 vecchia, pottoi ferma sulla sua soglia. guardava con una mano appoggiata al muro e l'altra sopra gli occhi. sembrava decrepita, piccola, con i gioielli ancora piú vistosi e lugubri sul suo corpo ischeletrito. che 4974_9875_000870 donna ester, la piú vecchia, benedetta ella sia, si ricordava certo di lui peccatore. bastava questo perché egli si sentisse contento compensato delle sue fatiche. 4974_9875_000871 ma se non è cieco, malanno li colga. tutti fingono, dal primo all'ultimo, e io gli ho dato tre volte nove reali. come te lo hai fatto il tumore, dimmelo. ti do altri nove reali. che cosí? me lo faccio anch'io per non andare al servizio militare. 4974_9875_000872 ecco, un vago chiarore illumina la pianura intorno. è un anello bianco sopra un gran cerchio nero. è. 4974_9875_000873 lo guardava di sotto in su, supplichevole, con gli occhi dolci, lucidi, alla luna. efix aveva preso l'involto del pane, ma non poteva mangiare. sentiva la gola stretta da un'angoscia profonda. 4974_9875_000874 ed entrambi abbassarono gli occhi. la spalla di giacinto tremava, convulsa, ma egli la sollevò e la scosse, come per liberarsi dal tremito, e riprese con voce piú dura. 4974_9875_000875 in fondo alle tenebre che già lo avvolgevano, brillò come una lampada lontana, la volontà di combattere la morte. si scoprí il viso e parlò: donna ester, sto meglio i dia da bere. accorsero tutt'e due. 4974_9875_000876 era la voce fresca ma un po ansante di un ragazzo che abitava accanto alla casa delle dame. pintor zio efisè, zio efisè. 4974_9875_000877 l'euforbia odorava intorno. la luna azzurrognola splendeva sul rudero della torre come una fiamma su un candelabro nero e pareva che in quell'angolo di mondo morto non dovesse piú spuntare il giorno. 4974_9875_000878 l'arcobaleno c'è sempre dietro la tempesta. ah sí, proprio in questi giorni, quando sto seduta giú a filare, mi sembra di sentire un passo di cavallo. 4974_9875_000879 lei sa, la storia della regina di saba. era bella e aveva un regno lontano con tanti giardini di fichi e di melagrani e un palazzo tutto. 4974_9875_000880 ecco, egli pensava di nuovo alle sue padrone. le amava ancora e aspettava don predu per domandar notizie di loro. ma don predu non scendeva. 4974_9875_000881 lo guardava dal basso spaurito e il grosso uomo a cavallo gli sembrava, nel crepuscolo rosso, un uccello di malaugurio, uno dei tanti mostri notturni di cui aveva paura. 4974_9875_000882 là non si andava, mentre egli aveva bisogno di andare al di là per liberarsi del suo peso, per guarire del suo dolore. 4974_9875_000883 da una nicchia di pietre ove s'era rifugiato coi compagni. efix vedeva le figure passare fra la nebbia, come sopra le nuvole, e la storia del diluvio universale che il cieco giovane raccontava gli sembrava la loro storia. 4974_9875_000884 era tutto un popolo antico che andava, andava cantando le preghiere ingenue dei primi cristiani, andava, andava per una strada tenebrosa. 4974_9875_000885 si lasciò ricadere sulla sedia. tremava e sudava e gli pareva di svenire. sarebbe che, vossignoria, 4974_9875_000886 nubi, squarciandole e respingendole fino all'orizzonte, e tutto brillò attorno ai monti e alle valli ove la nebbia si raccolse in laghi argentei luminosi. 4974_9875_000887 ma il posto era difficile trovarlo perché tutti ormai sapevano la mia storia. d'altronde, anch'io volevo andarmene lontano, al di là del mare. 4974_9875_000888 ma in fondo erano anche buoni. l'uomo è fatto cosí buono e cattivo, eppoi si è sempre disgraziati. anche i ricchi spesso son disgraziati, ah, ecco. 4974_9875_000889 le fanciulle pieghevoli soavi, come le figure bibliche evocate dal cieco. il tempo era sempre nebbioso e intorno alla chiesetta bruna, fra le pietre e le macchie della pianura, era un silenzio infinito, un odore aspro di boschi. 4974_9875_000890 là, tacite come fantasmi, e tutto fu di nuovo, solitudine e silenzio intorno alla casa delle dame. pintor, donna ester, s'avvicinò al pozzo per coprire con un'assicella una piantina di garofani. 4974_9875_000891 l'abbraccio di quell'uomo sconosciuto, arrivato non si sa da dove, dalle vie del mondo, le destava una vaga paura. ma ella sapeva bene i doveri dell'ospitalità e non poteva trascurarli. 4974_9875_000892 della suocera del milese. ella chiamò il servo con un cenno del capo e gli domandò con solennità come stavan le sue padrone. dopo tutto, erano donne nobili e meritavano il rispetto delle persone per bene solo i giramondo arricchiti come il milese. 4974_9875_000893 in cucina c'era luce, ma non la luce fiammante della casa di grixenda: un lumino funebre sopra la panca antica in mezzo a una grande ombra. 4974_9875_000894 eccolo, è lui che va alla festa sul suo cavallo nero, con le bisacce piene. passa e mi saluta: pottoi vieni in groppa, su mala fata. 4974_9875_000895 saputo che le sue padrone stavano a confessarsi, si tolse la bisaccia, la depose sul gradino e sedette aspettando le ortiche. gli punsero le mani. 4974_9875_000896 ma la messa tardava su. nel belvedere i preti ridevano e il vassoio di natòlia passava e ripassava, scintillando fra l'azzurro e il nero. 4974_9875_000897 andarono a prendere il fresco. i loro passi risuonavano nel silenzio, come quelli della ronda notturna gira e rigira. anche giacinto fu preso dall'allegria un po amara de suoi compagni. 4974_9875_000898 veniva giú dopo aver ascoltata la messa una catena di fanciulle paesane, belle come rose, l'una appresso l'altra, strette, ridenti. 4974_9875_000899 sarà forse per una lettera gialla che ho visto in mano a donna noemi. donna noemi la leggeva e donna ruth, col fazzoletto bianco in testa, come una monaca, spazzava il cortile, ma stava ferma, appoggiata alla scopa e ascoltava. 4974_9875_000900 libero, ma aveva l'impressione fisica di tirarsi ancora addietro i compagni e si dava pensiero di loro. camminò tutta la notte e tutto il giorno seguente. 4974_9875_000901 nel silenzio. il torrente palpitava come il sangue della valle addormentata ed efix sentiva avvicinarsi la morte. 4974_9875_000902 efix guardava le sue dita e taceva, ma don predu, irritato per questa indifferenza, gli batté le mani sulle ginocchia. che pensi santo di legno, ohè di. 4974_9875_000903 l'altro, vecchio ma forte, col viso rosso, cremisi, congestionato, tutta la persona agitata da un tremito che sembrava finto. aveva messo il cappello fra le sue gambe aperte e di tanto in tanto si curvava a guardarvi dentro le piccole monete. 4974_9875_000904 lo stesso chiarore aranciato del crepuscolo, il monte coperto di veli violetti, l'odore della sera, tutto le ridestava l'anima di vent'anni prima. 4974_9875_000905 ma bastò quest'espressione di sorpresa, diffidente e un po ironica per aumentare l'umiliazione e il turbamento di lui. ebbene, sono tornato, donna noemi mia disse, entrando e seguendola attraverso il cortile: 4974_9875_000906 e al di là del muro si vedeva il monte bianco come di zucchero, e tutto era soave e tenero come al mattino, quando egli era uscito dalla casa di don predu. 4974_9875_000907 al tintinnire delle monete contro la pietra, l'altro mendicante sollevò il viso terreo, spalancando gli occhi vitrei come sentisse un rumore minaccioso. 4974_9875_000908 e per poterne prender parte. sua sorella lia era fuggita da casa. lei, noemi, era rimasta sul balcone cadente della vecchia dimora, come un tempo sul belvedere del prete. 4974_9875_000909 vattene, donna noemi. ebbene che hai adesso levati, non star lí inginocchiato con le mani giunte. sei stupido, ma donna noemi che ha rifiuta. 4974_9875_000910 sono noemi. ella disse un poco umiliata, ma tosto s'irrigidí: non ti aspettavamo. ester e ruth sono alla festa. 4974_9875_000911 asciugandosi, si dirigeva verso la cucina, noemi lo seguiva. ester gli ha scritto e lui è partito, cosí come alla festa. 4974_9875_000912 ebbene sí, sono io padrona mia. sono tornato, il vagabondo è tornato. che ne dice donna ester? come va la salute? efix, efix. 4974_9875_000913 e tutto era silenzio. i fantasmi s'erano ritirati dietro il velo dell'alba e anche l'acqua mormorava piú lieve, come per lasciar meglio risonare il passo di efix giú per il sentiero. 4974_9875_000914 indovinava donna ester dov'è? disse efix curvandosi sui suoi piedi. come sarà contenta quando saprà? don predu mi aveva fatto tornare in paese per questo. 4974_9875_000915 la capanna appiattata tra il verde ad aspettarlo. io sto qui tutto l'anno e vossignoria verrà quando ci saran gli ortaggi e le frutta da portare al paese. 4974_9875_000916 efix. efix ascoltava con terrore, sentiva d'essere di nuovo davanti al destino tragico della famiglia, alla quale era attaccato come il musco alla pietra e non sapeva che dire, non sapeva che fare. 4974_9875_000917 sentiva la cantilena della fisarmonica, intravedeva le ombre danzanti al chiaro del fuoco e s'immaginava che la sua vita dovesse trascorrere sempre cosí fantastica e lieta. 4974_9875_000918 non bastavano a cancellare il suo delitto, a liberarlo dall'inferno. come rallegrarsi, dunque? 4974_9875_000919 e le disse: perché non ti diverti. ella accomodò sulla cuffietta del bimbo il nastrino giallo contro il malocchio e gli occhi le si riempivano di lagrime. 4974_9875_000920 che cosa vuoi fare, dunque? pagare e poi andare a chieder l'elemosina? anche gesú ha chiesto l'elemosina, ma gesú castiga anche castiga i peccatori, i fraudolenti, i falsari. 4974_9875_000921 efix s'alzò e non voleva piú rimettersi a sedere. bisogna che vada, disse accennando fuori, come uno che ha da camminare, da andare lontano. 4974_9875_000922 vede che è oro, l'oro è sempre oro. donna ruth capí che con efix era inutile scusare l'orgoglio fuori posto di noemi. e sempre pronta a seguire l'opinione altrui, se ne rallegrò. 4974_9875_000923 chi si deve mandare per la domanda ufficiale, prete paskale o la sorella o chi? se lei dice di non mandare nessuno, tanto meglio, in fede di cristiano, tanto meglio. 4974_9875_000924 là dentro, a quel palpito, batteva il sangue di giacinto ed efix sentiva voglia di piangere pensando a lui. eccolo, gli sembra sempre di vederlo alto. 4974_9875_000925 anche le stelle oscillavano sopra il cortile, come scosse dal ritmo della danza. no, ella non ballava, non rideva. 4974_9875_000926 allora cominciò a pregare, piano piano, poi sempre piú forte, finché gli parve di mettersi a cantare come facevano i pellegrini su alla madonna del miracolo. 4974_9875_000927 era notte ancora, ma un brivido di luce passava ad oriente, fra i monti che si aprivano verso il mare. l'alba si svegliava laggiú. 4974_9875_000928 domani tutto andrà bene, domani tutto sarà concluso, tutto sarà chiaro. gli sembrava di capire finalmente perché dio lo aveva spinto ad abbandonare la casa delle sue padrone. 4974_9875_000929 portò via la bisaccia, colse un gelsomino dalla siepe e si volse in giro a guardare, e tutta la valle gli parve bianca e dolce come il gelsomino. 4974_9875_000930 in carcere. no, questo non lo permetterò. no, tu dunque, efix, hai denari. se ne avessi, non sarei qui. 4974_9875_000931 si era seduto davanti alla capanna guardando lontano. che ne dici tu? domandò gravemente: don predu mi ripiglierà al suo servizio. 4974_9875_000932 doveva ricordargli i racconti nostalgici di sua madre. perché cominciò a domandar notizie di persone del paese che erano morte o di cui noemi non s'interessava affatto? 4974_9875_000933 oh dio dio, oh dio dio, io bagnavo il viso di zia noemi con l'aceto e piangevo, te lo giuro sulla memoria di mia madre. piangevo senza sapere perché. 4974_9875_000934 è lui che ha voluto i ha aggredita e voleva uccidermi, uccidervi per cosí poco. oh, quell'uomo e le mie zie fanno tanto strepito per delle miserie, mentre c'è gente laggiú che fa debiti per milioni e nessuno lo sa. 4974_9875_000935 seduto, non si coricava mai. con le braccia intorno alle ginocchia. coi grandi denti gialli, lucidi al riflesso del fuoco, le palpebre violette abbassate, continuava a raccontare le sue storie. 4974_9875_000936 e i muri erano tutti di pietre fini segate a pezzi uguali, come mattoni. le ricchezze che c'eran dentro non si possono contare. 4974_9875_000937 e lui amava la vita, laboriosa, sí, ma semplice, all'aperto. tutti gli consigliavano di recarsi nell'isola di sua madre per tentar la fortuna con un onesto lavoro. 4974_9875_000938 l'amore non conosce né povertà né nobiltà. quanti signori non han sposato ragazze povere? che ne sai tu? 4974_9875_000939 all'alba si mosse- addio, questa volta partiva davvero- e mise tutto in ordine. dentro la capanna, gli arnesi agricoli, in fondo la stuoia arrotolata, accanto la pentola capovolta sull'asse il fascio di giunchi. 4974_9875_000940 com'era sfacciata natòlia. per piacere allo straniero, si beffava persino delle capanne, che, dopo tutto, erano sacre perché abitate dai fedeli e appartenenti alla chiesa. 4974_9875_000941 lia. intanto, mentre le sorelle, disonorate dalla fuga di lei, non trovavano marito, scrisse annunziando il suo matrimonio. 4974_9875_000942 di pesar bene, disse efix e se ne andò pesato il sacco. giacinto balzò fuori e vide i due mendicanti allontanarsi, tenendosi per mano, pallidi e tremuli, tutti e due come malati. 4974_9875_000943 e lei fa bene a non volerlo. fa bene, la approvo. il vero amore è stato il tuo verso di loro. 4974_9875_000944 occhi che pareva implorassero dalla profondità di un abisso, mentre la mano che stringeva la sua lo tirava giú verso terra e il corpo del servo si piegava e cadeva lentamente. 4974_9875_000945 di là vedeva l'erba alta ondulare quasi seguendo il motivo monotono della fisarmonica e i cavalli immobili al sole come dipinti sullo smalto azzurro. 4974_9875_000946 don zame era divenuto piú tiranno con loro. vendeva i rimasugli del suo patrimonio, maltrattava il servo, annoiava mezzo mondo con le sue querele. viaggiava sempre con la speranza di rintracciare sua figlia e ricondurla a casa. 4974_9875_000947 sí, la zia noemi è rimasta vedendomi. non mi aspettava certo e forse credeva che avessi sbagliato porta, ogni sua parola e il suo accento straniero colpivano grixenda al cuore. 4974_9875_000948 miele. allora efix ricordò la festa del rimedio: natòlia e grixenda che ballavano, stringendosi in mezzo lo straniero e un dolore cocente lo punse, ma col dolore un intenso desiderio di fare qualche cosa contro il destino. 4974_9875_000949 ripeté, scuotendolo per le spalle. ricordi le cose che dicevamo al poderetto. io le ricordo sempre e dico appunto a me stesso: efix ed io siamo due disgraziati, ma siamo veramente uomini tutti e due. 4974_9875_000950 era la luna nuova che rasentava il muro e pareva volesse scender là dentro. dopo cena ricominciarono i canti e le grida. attorno ai fuochi ballava persino don predu, rendendo felici tutte le donne che speravano d'esser scelte da lui. 4974_9875_000951 zio pietro mi porta alla bettola e a me non piace il vino. lo sai, il milese vuole che io giochi. cosí s'è fatto la fortuna lui, ed a me non piace giocare. 4974_9875_000952 sí, tu sapevi che vuoi che ti dica. un uomo si accorge sempre di queste cose, ma io ti giuro sull'anima di mia madre, io l'ho sempre rispettata. noemi come una cosa sacra. 4974_9875_000953 egli pensò un momento. gli parve di dimenticare qualche cosa, come quando si sta per intraprendere un viaggio e ci si domanda se si è provvisti di tutto. 4974_9875_000954 ruth scese svelta lasciando vedere le grosse gambe coperte di calze turchine. gli sorrideva mostrando i denti intatti sotto il labbro scuro di peluria. e donna ester e donna noemi. 4974_9875_000955 noemi disse, rozzo e timido, levandosi il cappello e poi rimettendoselo: se avete bisogno di me, ditemelo, che è successo. 4974_9875_000956 ma che cosa dici disgraziato? no, non mi chiami disgraziato. sono contento, come se morissi in grazia di dio in questo momento e vedessi il cielo aperto. 4974_9875_000957 con grande meraviglia di efix, donna ester, accondiscese alle proposte del cugino, cosí il poderetto fu venduto e la cambiale pagata. 4974_9875_000958 i tempi cambiano, anche i puledri invecchiano, sentenziò stefana, ma entrambe sentivano qualche cosa di nuovo di grave: pendere sul loro destino di serve senza padrona. 4974_9875_000959 grixenda, balzò in piedi appoggiandosi al muro, tanto era turbata. anche la fisarmonica cessò di suonare. donna ester, mia, suo nipote. 4974_9875_000960 la moneta nel pugno, seguito dai saluti ironici della donna di alle tue padroncine, che si conservino bene. ma egli era deciso a sopportare ogni pena pur di far bella figura all'arrivo di don giacintino. voleva comprarsi una. 4974_9875_000961 le donne cantano, gli uccelli cantano, donna ester sgambetta accanto al servo, col dito fuori dell'incrociatura dello scialle. la processione esce fuori dal paese e il paese è tutto fiorito di melograni e di vitalbe le. 4974_9875_000962 era quasi notte, il monte era diventato scuro e là dentro, in quell'umida stanza dalle pareti macchiate di verde, pareva d'essere in una grotta, lontani dal mondo. 4974_9875_000963 donna ester piangeva di gioia, ma finse di starnutire. sembra pepe il suo tabacco. prete paskà. 4974_9875_000964 dalla chiesa usciva un salmodiare di laudi che accompagnava il motivo della danza e un profumo d'incenso che si mescolava all'odore degli orti. ma 4974_9875_000965 dopo la confessione di giacinto s'inquietava però vedendo don predu. gli sembrava piú beffardo del solito. una sera aspettò accanto alla siepe e gli chiese. 4974_9875_000966 la nebbia si diradava, apparivano profili di boschi neri sull'azzurro pallido dell'orizzonte. poi tutto fu sereno, come se mani invisibili tirassero di qua e di là i veli del. 4974_9875_000967 egli balzò quasi sfuggendo alla prigionia delle due vecchie dame. arrivato però in mezzo al cortile si fermò incerto. 4974_9875_000968 che posso fare, che posso io. tu credi che siamo noi a fare la sorte. ricordati quello che dicevamo laggiú al poderetto, te lo ricordi, e tu sei stato tu a fare la sorte. 4974_9875_000969 ed egli sentiva che la sua penitenza era cominciata. arrivato alla chiesetta, sull'alto della china rocciosa, sedette accanto alla porta e si mise a pregare. 4974_9875_000970 e grixenda si prepara a lasciarci, te la vedrai capitare qui fra qualche giorno. ecco, questo son venuto a dirti. 4974_9875_000971 zie sissignora da terranova in bicicletta. cos'è poi un volo? con una strada cosí piana e solitaria si può girare il mondo in un giorno? 4974_9875_000972 mi farai un piacere. va da efix maronzu e digli che devo parlargli, ma che non lo sappia. grixenda va, piccola tortora va. 4974_9875_000973 e un'ombra dolce velava i loro occhi ogni volta che il falso tumore del mendicante giovane appariva gonfio e scuro come un fico tra le pieghe della camicia slacciata. 4974_9875_000974 tiene chiuse dentro casa, come schiave, le quattro ragazze in attesa di mariti degni di loro. e come schiave esse dovevano lavorare, fare il pane, tessere, cucire, cucinare. 4974_9875_000975 a fargli un cenno di addio con la croce d'oro. addio. ed egli, come già per giacinto, ebbe l'impressione che fosse lei a morire. uscivano tutti, se ne andavano. donna ester si curvò su lui, parve coprirlo con le sue. 4974_9875_000976 ricordi. eppoi dicono di credere in dio loro perché non mi lasciano sposare la donna che amo. taci, giacinto, non parlare. cosí di loro? esse vogliono il tuo bene. 4974_9875_000977 e a questo lasciava tutta la sua libertà. stefana e pacciana dicevano: è un'elemosina ch'egli vuol fare alle sue disgraziate cugine. 4974_9875_000978 il podere, disse efix, appoggiandosi al muro accanto alla donna: va bene, quest'anno avremo piú mandorle che foglie, cosí ti pagherò tutto, kallí non stare in pensiero. 4974_9875_000979 don predu, mandi questo con la sua serva alle mie padrone. io non posso abbandonare il poderetto e don giacinto non viene. 4974_9875_000980 io voglio essere come te. rispondi: ho ragione. io ti ho buttato per terra laggiú ad oliena. ma anche i santi son stati maltrattati e per questo non cessano d'essere santi. rispondi: ho ragione. 4974_9875_000981 la colpa è vostra, disse grave. sapevate, vecchia come siete, come vanno a finire queste cose? sappiamo, sappiamo e non sappiamo mai niente. vossignoria mia, il cuore non è mai vecchio. 4974_9875_000982 ed io non conosco te, sebbene ci veda. ma se tu credi di poterti trovare un altro compagno, fa pure, ti aiuterò. 4974_9875_000983 le donne, specialmente, guardavano dall'alto dei cavalli, dalla cornice dei loro scialli, coi grandi occhi smarriti eppure, a tratti, scintillanti di gioia. 4974_9875_000984 e dappertutto: si beveva, si cantava, si ballava, si rissava. efix, vestito anche lui come gli altri mendicanti, si portava addietro i due ciechi. 4974_9875_000985 sí, presa al laccio, era riuscita a scappare e stava lí con la zampetta rotta e mi guardava con due occhi. da cristiana gliel'ho fasciata la zampetta, ma poi ha avuto la febbre, scottava fra le mie mani come un gomitolo di fuoco e s'è fatta nera, nera ed è morta. 4974_9875_000986 perché uno di loro non poteva sposar noemi. lo stesso don predu poteva aver scritto la lettera gialla. ed ecco, nella fantasia stanca del servo, le cose a un tratto cambiano aspetto, come dalla notte al giorno. 4974_9875_000987 ai piedi della scala. gli pareva che don predu fosse anche lui triste, quasi malato, ed esitasse a scendere. 4974_9875_000988 la spalla di giacinto cominciò a tremare. tremò anche il suo labbro inferiore, ma egli se lo morsicò rabbiosamente e strinse e riaprí i pugni quasi volesse prendere e buttar via qualche cosa. 4974_9875_000989 e, scacciata dal mondo dei giusti, si mettesse a vagabondare, inquieta e dannata, coi fantasmi della valle. eppure rispose di no. 4974_9875_000990 tua. egli s'accomodò sulle spalle la bisaccia e uscí sugli scalini del portone. scosse i piedi uno dopo l'altro per non portar via neppure la polvere della casa che abbandonava. 4974_9875_000991 viso. vedi che regalo efix? ed era pallida nel suo vestito granato, con gli occhi cattivi pieni di lagrime, ma efix non ne provò dolore. siamo nati per soffrire come lui bisogna. 4974_9875_000992 si fa presto a dire che si trova un posto. c'è tanta gente in cerca di posti, ma tu hai lasciato quello che avevi. 4974_9875_000993 il suono della fisarmonica arrivava fin laggiú. il motivo saltellante e voluttuoso richiamava alla danza, ma a volte si mutava in lamento, come stanco di gioia, come rimpiangendo il piacere che passa. 4974_9875_000994 non l'ho fatto per male, volevo guadagnare. ma come si fa in questo paese, tu lo sai, tu che sei rimasto cosí, cosí miserabile, le zie non rimetteranno un soldo. 4974_9875_000995 se io davo subito la risposta a don predu, tutto era finito. pensava con un senso di sollievo e sognava. 4974_9875_000996 trovò la capanna deserta, le padrone erano in chiesa ed egli andò a cercarle, ma si trovò preso in mezzo fra don predu il milese e giacinto davanti a un rivenditore di vino. 4974_9875_000997 a un tratto, i cani cominciarono ad abbaiare nei poderi vicini e tutto il paesaggio che pochi momenti prima pareva si fosse addormentato fra il mormorio di preghiera delle voci notturne. 4974_9875_000998 grixenda, si morse le labbra e picchiò sulla parete per far tacere. natòlia. ci sono anche gli spiriti, i sente. 4974_9875_000999 grida di gioia echeggiarono quasi selvagge, come per domandare al motivo del ballo una intonazione piú animata e piú voluttuosa. uhí, ahiahi tutti. 4974_9875_001000 e poi guardava questi come per misurare meglio la grandiosità della costruzione tutto da solo. che forza dovevi esser forte in gioventú. 4974_9875_001001 ma poi guardava lontano, al di là della nebbia. gli sembrava cominciasse un altro mondo e si aprisse la porta di cui parlava il cieco, la grande porta dell'eternità, e si pentiva della sua vergogna. 4974_9875_001002 ma, sant'uomo, non hai orecchie per ascoltare? io ti dico che non posso tenerla, che non posso sposarla. devo pagare il debito delle zie. 4974_9875_001003 ogni tanto si fermava volgendosi a guardare il poderetto tutto verde, fra le due muraglie di fichi d'india e la capanna lassú nera, fra il glauco delle canne. 4974_9875_001004 la loro cena era stata frugale: una zuppa di latte che non gonfiava lo stomaco e lasciava il pensiero lucido e puro come quel gran cielo di primavera. 4974_9875_001005 allora noemi si mise a ridere, ma sentí le ginocchia tremarle e sentí nel cuore la bellezza luminosa del tramonto: era un mare di luce sparso d'isole d'oro, con un miraggio in fondo. 4974_9875_001006 la voce del fiume e degli ontani. laggiú l'odore delle euforbie, il riso e il pianto di grixenda, il riso e il pianto di noemi. 4974_9875_001007 il servo solo non poteva dormire. pensava alla storia di giacinto e del capitano di porto e provava un senso d'infinita dolcezza, d'infinita tristezza. 4974_9875_001008 messo in mezzo fra grixenda e natòlia. alto, diverso da tutti, egli parve la perla nell'anello della danza. 4974_9875_001009 se arriva ben arrivato, lo si potrebbe accogliere appunto come un forestiere: ben venuto. l'ospite aggiunse come salutando qualcuno che entrasse dalla porta: va bene, e se si comporta male è sempre a tempo ad andarsene. 4974_9875_001010 come una fiamma che brilla un attimo e si spegne nella lontananza della notte. oscura le salí dalla profondità della coscienza. 4974_9875_001011 le voci si perdevano nel silenzio, le figure sfumavano nella luce ed eccone una di donna sorgere accanto a un cespuglio. 4974_9875_001012 i colori vivi dei costumi paesani: il rosso di scarlatto, il giallo delle bende, il cremis ardente dei grembiuli. brillavano come macchie di fiori tra il verde dei lentischi e l'avorio delle stoppie. 4974_9875_001013 i fanciulli ridenti, i cani che scuotevano la coda e guardavano fisso negli occhi i loro padroni aspettando l'osso da rosicchiare. tutto ricordava la dolce serenità di una scena biblica. 4974_9875_001014 le tocco la spalla come il barone ed ella s'alzò e andò a prendere i denari dalla cassa, due biglietti da cinquanta lire, che palpò a lungo guardandoli attraverso la luna. 4974_9875_001015 benché fosse presto. quando arrivò al villaggio efix, vide l'usuraia filare nel suo cortile fra i porcellini grassi e i colombi in amore, e la salutò accennandole che sarebbe passato piú tardi. 4974_9875_001016 e se io, quando il capitano tornò, il mio amico disse che non aveva ricevuto nulla, quello protestò, andò dai superiori, ma non aveva la ricevuta. e tutti gli risero in faccia. 4974_9875_001017 terribile come una nemesi con la clava, e fu lei allora a far indietreggiare l'uomo dicendogli sottovoce minacciosa: 4974_9875_001018 donna ester, anziana e donna ruth, già vecchia, ma d'una vecchiaia forte, nobile, serena. gli occhi di donna ester un po piú chiari di quelli delle sorelle, d'un color nocciola dorato. 4974_9875_001019 interrotto. efix, senti, tu almeno ci racconterai le tue vicende, poiché non hai mai scritto. quante cose avrai da dire adesso. oh, efix, efix. chi avrebbe mai creduto che da vecchio te ne andavi in giro per il mondo? 4974_9875_001020 operai invisibili lo lavoravano, costruivano case, edifizi, intere città e subito dopo le distruggevano. e rovine e rovine. biancheggiavano allora nel crepuscolo coperte di erbe dorate, di cespugli rosei. 4974_9875_001021 e noi da giovani non abbiamo amato. ma il tempo passa, vossignoria, e il ragazzo diventa strano. grixenda mia è ridotta a un filo. 4974_9875_001022 immobili ad ascoltarlo. efix si sentiva portato via come da un impeto di vento. ricordi e speranze lo sollevavano. 4974_9875_001023 un grido che aveva qualche cosa di beffardo, attraversò il silenzio del ciglione sopra i due uomini e giacinto balzò sorpreso, credendo che qualcuno avesse ascoltato il suo racconto e lo irridesse. 4974_9875_001024 cosí sedute, le tre sorelle si rassomigliavano in modo straordinario, solo che rappresentavano tre età differenti: donna, noemi, ancora giovane. 4974_9875_001025 sembrava la voce del fiume, quell'onda d'armonia che si spandeva a rinfrescare la notte, ed era cosí canora e straziante che gli stessi spiriti notturni si rifugiavano sull'orlo della collina protesi. 4974_9875_001026 lo domandi a me. ebbene, lo domando io a te. che c'è di nuovo che ti spinge alle mie calcagne? sei venuto a comprare il vino per le nozze di zia noemi. 4974_9875_001027 predu don predu verbigrazia disse, quasi involontariamente. indi aggiunse: guardando la padrona giovane non è forse ricco e disgraziato? 4974_9875_001028 bene, speriamo tutto andrà bene, disse noemi, ma non sapeva neanche lei che cosa dovesse andar bene. sentiva un improvviso amore per tutti. 4974_9875_001029 allora, giacinto riprese, tu devi dire alle zie che non son stato io a consigliarti di incaricare zio pietro della consegna del cestino. esse credono cosí? 4974_9875_001030 dormi. ti dico: non è ora e lasciatemi parlare. e perché è fuggita donna lia, la vostra padrona piccola, la mia nonna, dice che voi lo sapete, che l'avete aiutata a fuggire donna lia. 4974_9875_001031 all'alba, uscendo dalla capanna efix, infatti, ne vide centinaia pendere spezzate, con le lunghe foglie sparse per terra come spade rotte. 4974_9875_001032 del panno e pareva affacciarsi, già cadavere, dal mondo di là per contemplare un'ultima volta la felicità della sua padrona. ma ella disse, chinandosi ancora di piú, con le ginocchia piegate in modo che gli sfiorava il viso col. 4974_9875_001033 anche le sue dita intrecciate alla catena d'oro sul petto, parvero ridere. efix lo guardava spaurito, con gli occhi pieni di una angoscia da bestia ferita. 4974_9875_001034 ma nessuno badava a lui. e dopo che i due ciechi furono dentro in caserma, la gente se ne andò ed egli rimase solo a distanza, seduto su una pietra ad aspettare. aveva paura, ma per nulla al mondo avrebbe abbandonato il cieco. 4974_9875_001035 e adesso come farai? cosa vuoi che faccia, starò qui aspettando la morte. ho tutto con me. sia salva l'anima mia. 4974_9875_001036 trent'anni di possesso e di lavoro lo han fatto ben suo. e le siepi di fichi d'india che lo chiudono dall'alto in basso come due muri grigi serpeggianti, di scaglione in scaglione, dalla collina al fiume. 4974_9875_001037 saetta, che ti sfiori. pensava efix. m'hai dato quattro scudi a natale e ora son già sette. ebbene, kallí, aggiunse a bassa voce, curvando la testa come parlasse ai porcellini che gli fiutavano con insistenza i piedi. 4974_9875_001038 sfuggivano. esse non erano capaci che delle faccende domestiche e neppure conoscevano il poderetto. ultimo avanzo del loro patrimonio: starò ancora un anno al loro servizio, aveva detto efix, mosso a pietà del loro abbandono. 4974_9875_001039 poi era tornato don zame. a questo ricordo un fragore di tempesta echeggiava nella memoria di noemi. ogni volta ella sentiva il bisogno di muoversi, come per rompere un incubo. 4974_9875_001040 un usignuolo cantò sull'albero solitario, ancora soffuso di fumo. tutta la frescura della sera, tutta l'armonia delle lontananze serene e il sorriso delle stelle ai fiori e il sorriso dei fiori alle stelle. 4974_9875_001041 poi il milese, che aveva sposato una figlia di questa ed era diventato, da venditore ambulante di arance e di anfore, il piú ricco mercante del villaggio. seguiva don predu, il sindaco, cugino delle padrone di efix. 4974_9875_001042 il castigo che gravava su tutta la casa ed egli era il verme dentro. il frutto era il tarlo che rodeva il destino della famiglia. 4974_9875_001043 anzi, ogni giorno di piú, un bisogno violento di solitudine la spingeva a nascondersi per abbandonarsi meglio al suo struggimento, come un malato che non spera piú di guarire. 4974_9875_001044 spariva per lasciar posto all'immagine di lui, buono, pentito, appassionato. questa immagine, sí, noemi la amava. 4974_9875_001045 don predu gli batté cosí forte alle spalle che egli balzò avanti e il vino traboccò dai bicchieri e gli si versò addosso. sia tutto, per l'amor di dio. 4974_9875_001046 piangeva tanto era felice, s'intende, come la casa era piena di regali, come la gente buttava grano e fiori fin dentro il cortile degli sposi per augurar loro buona fortuna, come tutti, insomma, erano contenti, e tu hai fatto questo di. 4974_9875_001047 vammi a prendere un po d'acqua. intanto che scende noemi efix prese il secchio di sotto al sedile, s'avviò, ma sulla porta si volse timido guardando il secchio che dondolava. 4974_9875_001048 la casa, a un sol piano oltre il terreno, sorgeva in fondo al cortile, subito dominata dal monte che pareva incomberle sopra come un enorme cappuccio bianco e verde. 4974_9875_001049 eccolo tutto ai suoi piedi, silenzioso e qua e là scintillante d'acque nel crepuscolo, il poderetto che efix considerava piú suo che delle sue padrone. 4974_9875_001050 e sorrideva agli improperi che don predu, pentito del suo primo impeto di benevolenza, gli rivolgeva trattandolo da mendicante quale era. 4974_9875_001051 il mio compagno soffriva di cuore, raccontava il mendicante: anche questi giorni scorsi è stato male, ma nessuno ci credeva. la gente non crede mai. 4974_9875_001052 zitto, babbeo zitto. ma efix si mise a gemere, scuotendosi debolmente come un uccello ferito che tenta ancora di volare. 4974_9875_001053 allora don predu si mise a ridere del suo riso goffo e cattivo d'altri tempi. non la vorrai sposare, tu credo. ti serbo, stefana, lo sai. 4974_9875_001054 ma la sua gioia si spense subito, d'un tratto, come s'era accesa e di nuovo egli si trovò nel suo deserto, nel suo mare, nel suo viaggio misterioso e terribile verso il castigo divino. 4974_9875_001055 allora il vero dio offeso fece sí che i servi di questo re diventassero cosí cattivi che congiurarono per uccidere il loro padrone. 4974_9875_001056 l'aurora pareva sorgere dalla valle come un fumo rosso, inondando le cime fantastiche dell'orizzonte: monte corrasi, monte uddè, bella vista sa bardia, santu juanne, monte nou. 4974_9875_001057 non ci pensare, li ho, basta, mi lascino in pace loro. io non sono venuto per sfruttarle né per vivere alle loro spalle. ah, ma zia, noemi è terribile. 4974_9875_001058 disse l'uomo con forza, battendogli di nuovo la mano sul ginocchio: se è vero che vuoi il loro bene, l'unico scampo è questo. 4974_9875_001059 essa è andata al fiume per lavare, perché lavorare bisogna e tu avevi detto che la sposava zia pottoi. pazienza bisogna avere, siamo nati per patire. 4974_9875_001060 era il grido cadenzato del cuculo, il zirlio dei grilli precoci, qualche gemito d'uccello. era il sospiro delle canne e la voce sempre piú chiara del fiume. 4974_9875_001061 pazienza. anch'essi non lo amavano, ma erano gelosi l'uno dell'altro per le attenzioni di lui e litigavano continuamente. in agosto e settembre fu un andare continuo, un correre affannoso. dapprima salirono sul monte orthobene per la festa del redentore. 4974_9875_001062 bel ragazzo, suo nipote, donna ruth, trasse la tabacchiera d'argento, la scosse l'aprí e la porse nel cavo della mano, prima a donna ester, poi a donna ruth, infine alla stessa kallina. 4974_9875_001063 chinò alquanto coi folti capelli neri dorati splendenti intorno al viso pallido come due bande di raso. rispose al saluto con gli occhi, anch'essi neri dorati, sotto le lunghe ciglia. 4974_9875_001064 che ho fatto, non so bene, neppur io. è venuta la serva di zio pietro portando un cestino, dicendo che lo avevi consegnato tu al suo padrone. c'erano zia ruth e zia noemi in casa, poiché zia ester era alla novena. 4974_9875_001065 di sí, di sí, tutto era stato, tutto era un sogno. poi lo lasciarono solo perché noemi doveva vestirsi, ed egli sollevò la testa e si guardò attorno, ma come di nascosto. 4974_9875_001066 ma la sera cadeva rapida, grave di nuvole e la gente se ne andava, anche la donna dei confetti chiuse le sue cassette ancora piene e si mise a parlare sdegnosa coi mendicanti. 4974_9875_001067 di tanto in tanto una testina lucida e tonda come una nacchera ne usciva fuori. sgusciava una rondine, poi un'altra, dieci, venti ed era tutto uno svolazzare di piccole croci nere, uno stridío melanconico intorno al finestrino di giacinto. 4974_9875_001068 giocando tante volte si guadagna. io voglio guadagnare appunto per loro. no, non voglio piú essere a carico loro, voglio morire. 4974_9875_001069 ma è che da due giorni non si vede quasi piú, e sempre con predu e con altri compagni. lasciamolo divertire, disse efix. 4974_9875_001070 ma passa il vento della disgrazia e la gente si disperde, come le nuvolette in cielo attorno alla luna quando soffia la tramontana. 4974_9875_001071 eppure tu le ami di piú. per questo, perché il tuo cuore è un vero cuore di uomo. ebbene, cosa fai adesso? ohè uomo, vergognati, non hai pianto abbastanza. 4974_9875_001072 è vero, questo. ammise noemi, ma con una voce che pareva le uscisse, suo malgrado, di bocca. ma subito corrugò le sopracciglia e sollevò gli occhi, freddi, beffardi, fissando quelli della vecchia. 4974_9875_001073 finché lei, donna noemi mia, non avrà pietà di lui. eppure egli è buono. allora, donna ester, si alzò, appoggiando la mano alla spalliera della panca, e stette a guardarli severa. 4974_9875_001074 nel mondo di qua. ma fu un momento, ecco che si velava, anch'essa, perdeva forza, ritornava fantasma ed efix provò dolore come fosse giacinto a morire, non lui, efix. 4974_9875_001075 perché sei tornato qui, babbeo? se venivi a casa mia ci stavi male. sei come il gatto che ritorna, anche se portato via dentro il sacco. su, andiamo, ti metterò nel letto di stefana. 4974_9875_001076 e a me sí, forse ho tentato di parlarne, ma come col muro, tu devi convincerle, tu. 4974_9875_001077 ma il viso tragico si tingeva di viola e di verde, sempre piú duro e immobile alla luce fosca del crepuscolo. anche il cuore cessò di battere. 4974_9875_001078 anzi, volevo proporre a don giacinto di scontare i dieci scudi che tu mi devi. ma in fede mia poi ho pensato che non andava bene. se però rinnovando la cambiale vogliamo fare tutto un conto. 4974_9875_001079 va bene, ma l'indomani né poi l'amico andò, aveva paura, aveva paura. 4974_9875_001080 sul cortile rosso di papaveri, sul monte ombreggiato dal passaggio di qualche nuvola, sull'intero villaggio, metà dei cui abitanti era alla festa. 4974_9875_001081 ma le bastava veder la gente a divertirsi, perché sperava di poter anche lei prender parte alla festa della vita. ma gli anni eran passati e la festa della vita s'era svolta lontana dal paesetto. 4974_9875_001082 prendetevi l'anima mia come l'uccello prende il chicco del grano. signore, disperdetemi ai quattro venti. io vi loderò perché avete esaudito il mio cuore. 4974_9875_001083 e per otto giorni vissero tutti e tre nella speranza angosciosa che giacinto tornasse e rimediasse al malfatto, che giacinto se ne andasse e non si facesse rivedere mai piú. 4974_9875_001084 egli era smontato davanti a loro e si guardava attorno confuso. sentí le sue mani prese dalle mani secche della zia e, sullo sfondo nero del muro, vide il viso pallido e gli occhi di perla di grixenda. 4974_9875_001085 a quell'ora, mentre la luna sbocciava come una grande rosa fra i cespugli della collina e le euforbie odoravano lungo il fiume. anche le padrone di efix pregavano. 4974_9875_001086 a me? sei sordo? sí, a me, ma io avevo quindici anni ed ero senza malizia. 4974_9875_001087 ma il signore mi ha sempre aiutato. prima juanne maria, dio l'abbia in gloria. poi questo sono stati i miei compagni, i miei fratelli, come gli angeli che accompagnavano tobia adesso. 4974_9875_001088 le sue padrone però stavano lí sulla panca e lo guardavano: donna ester, vecchia e quasi supplichevole, donna, noemi ridente, ma piú terribile di quando era austera. 4974_9875_001089 che dirgli per confortarlo, perché non sei rimasto là? efix sentiva troppa pietà di tanta miseria prostrata davanti a lui per parlare cosí. 4974_9875_001090 ma da un punto aperto della valle vide il redentore sopra la roccia con la grande croce che pareva unisse il cielo azzurro alla terra grigia, e s'inginocchiò a testa bassa, vergognoso delle sue fantasticherie. 4974_9875_001091 un'altra cosa: dimmi perché sei andato via. non lo so. pensavo appunto a questo addormentandomi. pensavo fosse stato il signore a farmi andar via. 4974_9875_001092 i visi delle sorelle, protesi sul foglio, lucevano di sudore d'angoscia, ma noemi sollevò gli occhi e disse: 4974_9875_001093 la mia amica. egli gridò allora, aprendo gli occhi spauriti e vide rosso. gridò ancora qualche parola, ma senza sapere quel che diceva, e corse via. 4974_9875_001094 gli sembrano i confini del mondo. il servo non guardava al di là del poderetto, anche perché i terreni, da una parte e dall'altra, erano un tempo appartenuti alle sue padrone. 4974_9875_001095 le descrizioni che noemi faceva della festa lo suggestionavano. egli la guardava un po stanco e assonnato, e quella figura nera sullo sfondo ancora lucido del finestrino, coi capelli folti e le mani piccole appoggiate al tavolo melanconico. 4974_9875_001096 rimase una settimana a nuoro. tanto lui che giacinto aspettavano di vedere da un momento all'altro arrivare grixenda, ma i giorni passavano ed ella non veniva. 4974_9875_001097 vedi, natòlia s'è voluta alzare stamattina e ha la febbre alta. nonna, nonna, tornate sotto le coperte, tornerò, tornerò, tutti torniamo sotto la coperta. 4974_9875_001098 ma dove posso trovarlo? è al molino. adesso ecco che viene. ecco infatti giacinto arriva frettoloso, a testa nuda, coi capelli e i vestiti bianchi di farina. già qualcuno era corso ad avvertirlo dell'arrivo del servo. 4974_9875_001099 mi disse: persino coi tuoi denari, se ne hai, compra un'altra fisarmonica a grixenda. che male c'è efix, s'io vado da quella ragazza. dove si va se? 4974_9875_001100 ore e giorni d'ansia e di terrore misterioso, come quando si ha la febbre alta. rivedeva solo il viso livido e contratto di efix, che si curvava a guardare per terra quasi cercasse un oggetto smarrito. 4974_9875_001101 perché le sorelle andarono alla festa di nostra signora del rimedio, come usavano tutti gli anni da tempo immemorabile: per penitenza, dicevano, ma anche un poco per divertimento. 4974_9875_001102 efix pensava alla casa desolata delle sue povere padrone, a noemi che vi si consumava dentro come un fiore al buio. come sei dimagrito, gli disse la serva anziana che filava seduta presso la porta: hai le febbri. 4974_9875_001103 raccolto lassú. ella s'ostinava a cucire, ma non vedeva né la tela né l'ago, solo quel grande chiarore, quel miraggio senza confini, profondo. 4974_9875_001104 di nuovo calma, con un sorriso ambiguo alle labbra. solo dopo ch'egli parve aver detto tutto: tutte le miserie passate, tutti gli splendori da venire, ella parlò. 4974_9875_001105 con le nocche sul legno. metà del suo viso era illuminato cereo, metà era in ombra nero. 4974_9875_001106 eppure staccò una margheritina, ne masticò lo stelo e guardò senza invidia grixenda e giacinto abbracciati. dio li benedica e li avvolga sempre cosí di sole e di luce. 4974_9875_001107 cenere. efix aspettò ch'ella scendesse, seduto al sole sugli scalini con la berretta ripiegata per farsi un po d'ombra sul viso. appuntava col suo coltello a serramanico un piuolo che donna ruth desiderava piantare sotto il portico. 4974_9875_001108 perché il cieco, sebbene avesse la bisaccia colma di roba, voleva chiedere l'elemosina ai passanti, mentre efix osservava. perché chiedere se ce ne abbiamo? 4974_9875_001109 le prime stelle salgono sopra il monte. lia va a sedersi sull'alto della scala con la mano sulla corda, gli occhi fissi nella penombra. 4974_9875_001110 no, e mi noemi pintor. ella guardava rigida, tremando entro di sé. cento domande le salivano alle labbra, ma non voleva mostrarsi curiosa e debole davanti a 4974_9875_001111 contento egli accennò di sí, poi si coprí la testa col panno e là sotto gli pareva d'essere già morto, ma di gioire lo stesso per la buona fortuna delle sue padrone. anche noemi s'alzò presto, discuteva con la sorella e diceva con fierezza: perché il giorno deve fissarlo. 4974_9875_001112 è giusto quel che si semina, si raccoglie noemi perché parli cosí sembri diventata matta da qualche tempo in qua. tu non ragioni piú. perché dici che egli si burla di te, se ti ha mandato a dire che ti vuol bene? 4974_9875_001113 guardava le figure che passavano sul sentiero davanti a lui, se qualcuna gli era nota. e infatti, d'improvviso si piegò, chiudendo gli occhi, come i bambini quando vogliono nascondersi. 4974_9875_001114 i morti risuscitano il cristo, che sta dietro la tenda giallastra dell'altare e che solo due volte all'anno viene mostrato al popolo. scende dal suo nascondiglio e cammina. anche lui è magro, pallido, silenzioso. 4974_9875_001115 tuttavia, qualche cosa bisognava pur dire. dunque, quel capitano si vede che era uomo savio. capiva che la gioventú, la gioventú è soggetta. 4974_9875_001116 ester la guardava di sopra la spalla. finalmente don predu domandò quasi timido: e tu cosa dici? di che cosa parlate? noemi, protestò, donna ester, ma il fidanzato le cennò di tacere e ricominciò a tirar la. 4974_9875_001117 sollevò il cappello duro verdognolo sul cranio calvo. guardò noemi esitando a parlare. 4974_9875_001118 e provava già un senso di gelosia perché natòlia, la serva del prete, s'era cacciata dentro la capanna delle dame e parlava con lui. 4974_9875_001119 ma qualcuno spinse il portone e tutti e tre, le donne e il servo, balzarono come svegliandosi da quel sogno di morte. era ancora la vecchia pottoi che veniva a domandare notizie di giacinto. 4974_9875_001120 ma avvenne una cosa che destò le chiacchiere di tutto il paesetto: efix, pur continuando a stare al servizio di donna ester e di donna noemi. 4974_9875_001121 se vuoi, tu puoi farlo. io sono come il soldato ch'è stato in guerra: torno, ma non posso tenere queste vesti. 4974_9875_001122 che liberazione in principio, ma adesso in casa delle zie sono ancora come là e non so. 4974_9875_001123 era stata cosí forte la sua gioia che neppure si rammentava che cosa aveva detto, che cosa aveva fatto. solo rivedeva la figura fredda. 4974_9875_001124 i vuole schiacciare come un ragno donna? noè, non vengo a farle del male, noemi. si ritirava fredda e sdegnosa guardando la tela che aveva in mano. 4974_9875_001125 pagherò tutto, io, tu con promesse, ah, ma adesso. basta, perdio, adesso non inganni piú nessuno, sai. 4974_9875_001126 andrò a chiamare qualcuno per mandarlo al podere, ma io dalla vossignoria non vengo. no, la casa non la lascio in balía del folletto. 4974_9875_001127 a misura che s'avvicinava al poderetto, risalendo lo stradone, sentiva un lamento di fisarmonica che gli pareva un'illusione delle sue orecchie, abituate ai suoni delle feste. 4974_9875_001128 cercava di raccogliere le sue idee, i ricordi, le impressioni di quei tre giorni di terrore. ecco, gli sembrava d'essere ancora seduto davanti alla sua capanna ad ascoltare l'usignolo che cantava laggiú tra gli ontani. 4974_9875_001129 don zame parve impazzire. corse di qua e di là per tutto il circondario e lungo la costa in cerca di lia, ma nessuno seppe dargliene notizie. 4974_9875_001130 sardonico imprecò dietro pacciana a voce bassa e urtò stefana per incitarla a rispondere male al padrone. 4974_9875_001131 e il legno corroso diventato nero, pareva al minimo urto sciogliersi in polvere, come sgretolato da un invisibile trivello. 4974_9875_001132 ma sollevando gli occhi, efix vide che non era lia, la donna alta che si affacciava agile al balcone agganciandosi i polsi della giacca nera a falde. donna noemi, buon giorno, padrona mia, non scende. 4974_9875_001133 hai fatto bene a venir qui, disse donna ester, coprendolo con un panno. e noemi, si curvò anche lei. gli tastò il polso, gli afferrò il braccio cercando di convincerlo a mettersi a letto. 4974_9875_001134 poi tutte le donne gli furono attorno, guardandolo, toccandolo, interrogandolo. il calore dei loro corpi parve eccitarlo. sorrise, gli sembrò d'esser giunto in mezzo ad una numerosa famiglia e cominciò ad abbracciare tutti. 4974_9875_001135 altre avevano i fianchi potenti, il viso largo con due pomi maturati per guance, la bocca carnosa, ardente e umida come l'orlo d'un vaso di miele. 4974_9875_001136 qui, appunto, in paese, perché devo comprare un cavallo per lui, un cavallo di canna. domandò allora don predu, ridendo goffamente: ah, ecco perché ti ho visto uscire dalla tana di kallina. a lei che importa? a lei non abbiamo domandato. 4974_9875_001137 una grave dolcezza perché sperava di morire presto. la sua giornata era finita. finché poté resistere, rimase laggiú, accanto alla terra che aveva succhiato tutta la sua forza e tutte le sue lagrime. 4974_9875_001138 infatti le donne si avvolgevano meglio nelle loro tuniche e, dopo aver recitato il rosario, s'avviavano al ritorno. non rimasero che una venditrice di torroni e di pupazzi di farina nera ricoperti di zucchero. 4974_9875_001139 sordo e muto dal dolore, ma aveva veduto don predu guardare noemi con un gesto di contrarietà, perché le nozze erano fissate per l'indomani e s'egli moriva portava il malaugurio agli sposi o li costringeva a rimandare a un altro giorno la cerimonia nuziale. allora, 4974_9875_001140 e poi, lo sai, abbiamo vissuto finora, non siamo state bene, finora che ci è mancato, e tireremo avanti con l'aiuto di dio. il pane non mancherà. 4974_9875_001141 pulisci bene che sarà fatica risparmiata per le nozze tue. con efix, disse pacciana per don predu, bisogna prima aspettare che donna noemi lo accetti. 4974_9875_001142 lí c'è don zame inginocchiato sul banco di famiglia e piú in là donna lia pallida nel suo scialle nero. 4974_9875_001143 lasciate queste storie, disse efix, deponendo il cestino ai piedi della fanciulla. ma ella ascoltava come incantata le parole della nonna e anche lui, discendendo la strada, credeva di rivedere il passato in ogni angolo di muro. 4974_9875_001144 alcune gocce di olio caddero sulle brace, inondando la cucina di fumo grasso. poi la padella riprese a friggere tranquilla e giacinto disse: era una cosa tanto meschina e neppur sicura con tanta responsabilità? 4974_9875_001145 entrò, sollevò gli occhi e subito si accorse che il poderetto era mal coltivato. pareva un luogo da cui fosse mancato il padrone. gli alberi erano già quasi tutti spogli dei loro frutti e qualche ramo stroncato pendeva qua e là. 4974_9875_001146 per questo aveva lavorato tutto il giorno e adesso, in attesa della notte, mentre per non perder tempo intesseva una stuoia di giunchi, pregava perché dio rendesse valido il suo lavoro. 4974_9875_001147 se n'è andato senza dirmi niente, ma io, quando mi raccontò la sua storia col capitano, non ho fatto cosí. 4974_9875_001148 ma il corpo del giovine sembrava di bronzo steso grave, aderente alla terra dalla quale pareva non volesse piú staccarsi. 4974_9875_001149 il ragazzo cantava accompagnandosi e la sua voce, acerba d'una melanconia inesprimibile, riempiva la notte di dolcezza e di chiarore. 4974_9875_001150 dopo, gli pareva, sarebbe stato libero solo col suo carico da portare con pazienza fino alla morte. 4974_9875_001151 anche il viso di donna. noemi curva a cucire nel cortile, era velato d'ombra. efix colse una viola del pensiero dall'orlo del pozzo e andò a offrirgliela. ella. 4974_9875_001152 cercava di nascondere la loro miseria, ma pareva ch'egli conoscesse anche questa perché, senza attender d'esser servito, dopo aver portato la valigia nella camera che zia ester aveva già preparato per lui, 4974_9875_001153 ma anche noi, zio efix, anche noi, io e giacinto, qualche cosa faremo. possiamo anche diventar ricchi, zio efix, chi lo sa? tutto è possibile nel mondo? io credo che tutto sia possibile. 4974_9875_001154 ragazzo. ma efix rimise la testa giú e chiuse gli occhi, non perché offeso dagli scherzi dei suoi padroni, ma perché si sentiva tanto lontano da loro, da tutti. 4974_9875_001155 anzi, voglio partire, non posso piú vivere qui, anzi, guadagnerò. fra quaranta giorni vi restituirò tutto, fino all'ultimo centesimo. 4974_9875_001156 una miniera d'argento sí rende, ma non come una miniera di petrolio. una signora che conosco, io sognò che in tal posto ce n'era una, in un terreno d'un signore decaduto. 4974_9875_001157 è buona, ma è povera, eppoi anche orfana. la sposerò, disse giacinto, ma guardava per terra e pareva sognasse. 4974_9875_001158 smontavano taciturni come per un convegno segreto. in quel punto, lontano del mondo, ad efix, seduto col cieco sull'ingresso della chiesa, pareva di sognare. 4974_9875_001159 cercò di passare oltre, ma la vecchia cominciò a parlar alto ed egli dovette fermarsi per ascoltarla. ebbene, che ti ho fatto? perché i ragazzi si voglion bene, dobbiamo odiarci noi vecchi? 4974_9875_001160 terreno grigiastro. lentamente si disposero in fila con le mani intrecciate e sollevarono i piedi accennando i primi passi della danza, ma erano rigide e incerte e pareva si sostenessero a vicenda. 4974_9875_001161 tu, tu, tu sei un servo e basta. tu non ci perdoni d'esser nobili e vuoi vederci andare a chiedere l'elemosina con la tua bisaccia? 4974_9875_001162 giacinto non aveva preso ancora una decisione in proposito, ma sembrava tranquillo, lavorava, tornava a casa solo durante l'ora dei pasti e scherzava col suo padrone di casa domandandogli consiglio sul modo di accogliere la ragazza. 4974_9875_001163 e tu rispondesti in un bel posto, non rammenti. apri gli occhi, guardami dove andavi, efix. ricominciò a provare fastidio. aprí un momento gli occhi, li richiuse, gravi già del sonno della morte, e le parole di. 4974_9875_001164 il cieco abbassò un momento la testa palpando l'involto delle monete. non parve meravigliato della decisione dello sconosciuto, solo gli domandò. 4974_9875_001165 intanto passava le giornate a girovagare per il paese o seduto sulla panca di pietra davanti alla bottega della sorella del rettore. 4974_9875_001166 ma nonostante la grande stanchezza, non poté addormentarsi. aveva l'impressione che i ciechi fossero coricati lí accanto e che intorno e fuori, nelle tenebre, si stendesse un paese ignoto. 4974_9875_001167 ma in fondo, nella cucina scura, donna ester e donna noemi non si movevano dalla panca ed ecco egli sentiva soggezione dell'una e paura. 4974_9875_001168 cuore. eppure, nell'alzarsi a fatica, con le ginocchia indolenzite, provò un senso di pena, come se l'ombra di una nuvola passasse nella chiesa velando il viso della maddalena. 4974_9875_001169 e perché non siete andata anche voi e la casa? missignoria, per quanto povera, una casa non deve esser mai abbandonata del tutto, altrimenti ci si installa il folletto. i vecchi rimangono, i giovani vanno. 4974_9875_001170 sperare, sí, ma non fidarsi anche. star vigili, come le canne sopra il ciglione, che ad ogni soffio di vento si battono l'una contro l'altra le foglie, come per avvertirsi del pericolo. 4974_9875_001171 anche donna ester, si inginocchiò davanti alla stuoia mormorando: efix, anima mia, vuoi che chiamiamo prete paskale? ti leggerà il vangelo e questo ti solleverà. 4974_9875_001172 io ti dico che tu sposerai efix stefana. adesso dici di no, ma poi dirai di sí, che c'è da ridere. 4974_9875_001173 sul capo e qua e là sul viso, sulla persona, sui piedi, qualche cosa che scintillava gli occhi, i gioielli, le scarpette. egli spalancò gli occhi e riconobbe: noemi, ma dietro di lei, accomodandole le rose. 4974_9875_001174 vanno. sospirò curvando il viso per guardarsi e aggiustarsi, i coralli sul petto- e raccontò di quando anche lei andava alla festa con suo marito, sua figlia, le buone vicine. 4974_9875_001175 abbassò la testa e trasse di saccoccia una lettera, vedi efix. so tutto. se zia noemi non ha perdonato mia madre, dopo questa lettera, come può aver l'animo buono? 4974_9875_001176 giacinto vide la grossa figura di suo zio e quella smilza del milese immobili sullo sfondo dorato d'una porta preceduta da un portico. 4974_9875_001177 passando per nuoro efix, lo condusse verso il molino, lo lasciò appoggiato a un muro e andò a salutare giacinto: parto per luoghi lontani. addio, ricorda la tua promessa. 4974_9875_001178 di andare come un'anima in pena che deve raggiungere ancora il suo destino eterno. di tanto in tanto, però, un senso di ribellione lo costringeva a fermarsi, a sedersi sul paracarro ed a guardare lontano. 4974_9875_001179 e sentiva la piccola mano di grixenda abbandonarsi, tremando un poco, entro la sua, mentre le dita dure e calde di natòlia s'intrecciavano forte alle sue come fossero amanti. 4974_9875_001180 riprese a palparle la veste. eppoi devo dirle cose gravi, donna noemi mia, non volevo, ma lei con la sua ostinazione mi costringe. 4974_9875_001181 a cui durante la notte anche le figure umane parevan misteriose. si fece di nuovo il segno della croce, ma una voce conosciuta lo chiamò. 4974_9875_001182 kallina mi dice: cacciatelo fuori. ma lei lo caccia fuori quando ci va. efix, sorrise, là non va certo per far. 4974_9875_001183 ma guardatelo bene, è piú sano di voi. s'è punto con un ago avvelenato. allora qualcuno si curvò a guardare meglio il falso tumore e il mendicante pallido immobile non reagí. 4974_9875_001184 si mise le cassette sul capo e disse: bisogna che vada, avvertirò il medico a nuoro. cosí efix rimase solo fra il moribondo ed il cieco. 4974_9875_001185 tutto era silenzio e sole. nel cortile fiorivano i gelsomini sopra il pozzo e le ossa dei morti fra l'erba d'oro dell'antico cimitero. 4974_9875_001186 che penserà don predu che mi aspetta con la risposta di noemi. ma dio provvederà e provvederà bene. 4974_9875_001187 le donne pietose portavano grandi piatti di carne e di pane ai due mendicanti e, nel sentire il fruscío dei loro passi sull'erba, il cieco alzava la voce e raccontava. 4974_9875_001188 quando era povera e andava a chieder l'elemosina ed a raccogliere sterpi sotto le rovine del castello, e la fame e la febbre di malaria la perseguitavano come cani arrabbiati. 4974_9875_001189 offrirgliela. ella sollevò gli occhi meravigliati e non prese il fiore. indovina chi glielo manda. lo prenda. tu l'hai colto e tu. 4974_9875_001190 io gli dissi che portavo la cambiale da don predu. allora si spaventò e me ne portò un'altra firmata da donna ester. allora gli diedi altri denari. come potevo dire di no, tu non sapevi nulla. ella concluse riprendendo: 4974_9875_001191 cosí a me. i miei parenti, vedendomi privo di luce, mi spogliarono come il vento spoglia l'albero in autunno. la gente partí presto e i due uomini rimasero un'altra volta soli nella tristezza del luogo deserto. 4974_9875_001192 ebbro di dolore e di speranza, verso un luogo di luce ma lontano, irraggiungibile. 4974_9875_001193 filava placida come una regina antica. ecco mia suocera, domanda a lei se queste berrette non costano a me. nove pezzas, disse il milese, mentre efix se ne misurava una, tirandone giú sulla fronte il cerchio e ripiegandone la. 4974_9875_001194 ecco la muraglia grigia, il portone corroso, l'antico cimitero coi fiori bianchi delle ossa, in mezzo all'avena e alle ortiche. 4974_9875_001195 adesso voglio sapere solamente se è vero che tu proprio non hai riferito nulla a predu del nostro discorso. 4974_9875_001196 hai veduto quell'uomo grosso che s'è comunicato? disse: una è un nobile, un riccone ammaliato. 4974_9875_001197 carnose. ella lo riconobbe subito agli occhi, occhi grandi, a mandorla d'un azzurro verdognolo. erano ben gli occhi dei pintor. 4974_9875_001198 eran grida, gemiti, lamenti che si confondevano con le note dello strumento e col canto del fanciullo, come l'ansito di un ferito abbandonato in un bosco, col gorgheggiare dell'usignolo. 4974_9875_001199 gli pareva di essere solo nel mondo, con l'usignuolo per compagno. sentiva ancora le monete dei giovani nuoresi percuotergli il petto e trasaliva tutto come se lo lapidassero. ma era un brivido di gioia, era la voluttà del martirio. 4974_9875_001200 grixenda di là, appoggiata alla parete di mezzo, si mise a ridere forte. ascoltava la voce del giovane, come aveva poco prima ascoltato il suono della fisarmonica, e rideva per il piacere. 4974_9875_001201 giacinto era invitato dal prete e tutti, chi piú chi meno, mangiavano in buona compagnia. dalle capanne uscivan nuvole di fumo odoroso. 4974_9875_001202 nere. donna noemi, vossignoria mia, lei ha il cuore di sua madre. a lei posso dirlo quando mio padre mi avvertí: 4974_9875_001203 che facciamo, fratello caro? ebbene, compagno mio, tutto succede per ordine del signore. noi siamo strumenti ed egli si serve di noi per provare il cuore degli uomini. 4974_9875_001204 ed egli, che aveva sempre avuto paura di quegli occhi liquidi e freddi come un'acqua profonda, comprese come la padrona giovane, prendeva sul serio la sua promessa. 4974_9875_001205 ed efix ebbe l'impressione che quello sguardo gli bruciasse le pupille. un rombo gli risuonò entro le orecchie. 4974_9875_001206 che cosa t'importa, dimmelo, dimmelo, giací per l'anima di tua madre. giacinto non dimenticò mai gli occhi di efix in quel momento. 4974_9875_001207 e tutto è silenzio. e morto nel mattino roseo, ma efix ritrovava la sua anima e gli sembrava di tornare alla casa del suo dolore, come il figliol prodigo dopo aver dissipato tutte le sue speranze. 4974_9875_001208 tu sei forte e potente. ancora, gli disse un giovane sciancato. come va che chiedi l'elemosina? ho un male segreto che mi consuma e mi impedisce di lavorare. rispose efix. ma 4974_9875_001209 e a volte la sentiva cosí viva e reale accanto a lei che arrossiva e piangeva come assalita da un amante penetrato di nascosto nel cortile. 4974_9875_001210 non sapeva perché, da qualche tempo, dalla sera che aveva portato il cestino, dalla sera in cui giacinto gli aveva detto: tu accumuli le tue monete come le tue fave per darle ai porci- sentiva un vuoto dentro, un male strano. 4974_9875_001211 andarsene. efix, che aveva appoggiato la testa alla colonna del pulpito, si scosse dal suo sogno e seguí donna ester che usciva per tornarsene a casa. 4974_9875_001212 piano, piano, a misura che leggeva e che capiva noemi credeva di sognare. tornò a sedersi, rilesse meglio. 4974_9875_001213 attese di nuovo pazientemente finché donna ester tornò per attinger acqua. dia dia. a me disse, togliendole di mano la secchia. 4974_9875_001214 bevi, bevi. dissero assieme, porgendo a giacinto il loro vino, ma egli respinse assieme i due bicchieri. 4974_9875_001215 ella aggrottò le sopracciglia nude, seguendo con gli occhi il filo del suo fuso. non ci pensavo neanche. vedi tutti fossero come te e i sette scudi che tu mi devi fossero cento. 4974_9875_001216 son come delle pompe, io non le so descrivere. insomma, noemi ascoltava, zitta, lisciando la schiena al gatto che le ronfava in grembo. con voluttà ascoltava, ma col pensiero lontano. 4974_9875_001217 e lui non lavora. è forse un signore, lui? se fosse stato un signore, io sarei sottoterra. ebbene, non venite avanti, sedetevi, vi pesa, quella bisaccia è piena. 4974_9875_001218 ebbe vergogna dei suoi sogni. ricordò la promessa alla vecchia: tutto andrà bene. allora cercò le parole da dire al nipote per convincerlo a mettersi nella buona via ed a sposare grixenda. 4974_9875_001219 ecco, pensava guardando il profilo dell'orthobene. lassú è una città di granito con castelli forti, silenziosi. 4974_9875_001220 don predu, padrone mio, mi dia notizie delle mie dame, le tue dame, chi le vede? stanno chiuse nella loro tana come faine. 4974_9875_001221 ed efix ricordava che fin da bambino quel balcone gli aveva destato un rispetto religioso, come il pulpito e la balaustrata che circondava l'altare della basilica. 4974_9875_001222 con due raggi di luce che gli danzavano attorno e parevano emanati dalla sua testa di profeta, senza lo squillo del campanello agitato dal piccolo sacrista che pareva scacciasse gli spiriti d'intorno. 4974_9875_001223 efix guardava inginocchiato come in adorazione bevette anche lui e sentí voglia di piangere. le api si posarono sulla zucca. 4974_9875_001224 disse: donna ester, alzandosi e incrociandosi lo scialle sul petto. del resto, bisogna esser pazienti e prudenti. andrò da kallina e la pregherò di pazientare. 4974_9875_001225 tu credi che don predu sia là? domandò volgendosi prima di uscire. io sono qui, non sono là, zio efix. 4974_9875_001226 ecco, io voglio sposare noemi. efix cominciò a tremare cosí forte che la mano sul tavolo pareva saltasse. 4974_9875_001227 kallí, dammi un altro scudo, cosí fan otto. e a luglio, come è vero il sole, ti restituirò fino all'ultimo centesimo. 4974_9875_001228 agitando la berretta come andasse a spegnere un incendio, si trovò nel cortiletto dell'usuraia. tutto era pace là dentro, come nell'arca di noè. 4974_9875_001229 don predu è tanto preso che, se lei non lo vuole, morrà. sí, è come stregato, non dorme piú. lei non sa cosa sia l'amore. donna noemi mia. 4974_9875_001230 era la lettera di lia dopo la fuga. quel giorno noemi aveva come il male del ricordo. la lontananza delle sorelle e un'istintiva paura della solitudine la riconducevano al passato. 4974_9875_001231 intanto donna noemi era scesa col telegramma in mano, ma non si decideva a leggerlo, quasi prendesse gusto ad esasperare l'ansia curiosa del servo ester, disse sedendosi sulla panca accanto al camino, perché non ti levi lo scialle. 4974_9875_001232 allora ebbe paura e pensò di tornarsene in paese, ma per lunga ora della notte non poté muoversi, debole come dissanguato un sudore mortale, gli bagnava tutta la persona. 4974_9875_001233 due pendenti d'oro tremolavano alle sue orecchie come gocce luminose che non si decidevano a staccarsi. pareva che, invecchiando, ella avesse dimenticato di togliersi quei gioielli di giovinetta. 4974_9875_001234 il corpo poderoso che sfiorava il suo in dissoluzione, vada, vada e don predu andò a sedersi accanto alla fidanzata, come andiamo d'umore oggi. lascia predu non tirar la tela, mi fai pungere? è questo che 4974_9875_001235 li riconosceva, li aveva veduti laggiú alla festa del rimedio. erano due mendicanti vestiti decentemente da borghesi, con pantaloni turchini e giacca di fustagno. 4974_9875_001236 tigre efix, hai capito: egli non deve rientrar qui e neppure in paese. tu, tu sei la cagione di tutto. tu l'hai lasciato venire, tu dicevi che ci avresti difeso da lui, tu. 4974_9875_001237 fiche efix. sobbalzò e le afferrò il polso. mentre i porcellini scappavano, seguiti dai gattini e, a tanto subbuglio, le galline starnazzavano kallí. 4974_9875_001238 si fermò un momento in mezzo a un gruppo di paesani del nuorese. le donne sedevano in fila davanti alle capanne aspettando l'ora della messa cantata e i loro corsetti di scarlatto davano un tono rosso all'ombra del muro. 4974_9875_001239 non parlò, ma il vecchio, cieco suo compagno s'alzò a un tratto alto, tentennante come un fusto d'albero scosso dal vento, mosse qualche passo e s'abbatte su istène, battendogli i pugni sulla testa come due martelli. 4974_9875_001240 le sorelle non le perdonarono questo nuovo errore, il matrimonio con un uomo plebeo incontrato in cosí tristo modo, e non risposero. 4974_9875_001241 un giorno, in autunno, efix andò in casa di don predu. c'erano solo le serve, una grassa e anziana che si dava le arie imponenti della sorella del rettore, l'altra giovane e lesta, benché afflitta dalle febbri di malaria. 4974_9875_001242 nou sorgevano dalla conca, luminosa come i petali di un immenso fiore aperto al mattino, e il cielo stesso pareva curvarsi, pallido e commosso su tanta bellezza. 4974_9875_001243 dalla cucina usciva un po di barlume che illuminava una parte del cortile. s'udiva dentro qualche timido rumore. noemi e donna ester si muovevano di là, ma pareva avessero paura, anche loro paura di farsi sentire a vivere. 4974_9875_001244 le ombre si muovono fantastiche sull'erba calpestata e sui muri della chiesa brillano i bottoni d'oro, i galloni argentei dei costumi, i tasti della fisarmonica. 4974_9875_001245 come avevamo convenuto al tempo della nostra fanciullezza. adesso è tempo d'andarcene assieme e per la strada gli dirò che non si fermi dov'è caduto, dove tu lo hai ucciso. 4974_9875_001246 con la sola pelle aderente al teschio. le mie padrone non hanno piú confidenza in me e non mi dicono piú tutti i loro affari. è giusto a che dirmeli: io sono il servo. 4974_9875_001247 sa festa a sa festa, so andatu uhí, uhiahi. il grido tremolava come un nitrito. 4974_9875_001248 d'un colpo balzò su come se qualcosa lo pungesse, si scosse la polvere dal vestito e corse via dietro la chiesa. giú allo stradone, incalzato dal pensiero che giacinto tornasse a casa e maltrattasse le donne. 4974_9875_001249 faceva coraggio e cercava di aiutarlo, di trarlo giú dal muricciuolo, senza riuscirvi, ed egli cominciò a provare fastidio di loro, volse il viso di là e fissò la valle nebbiosa. ed ecco, la nebbia cominciò a diradarsi. 4974_9875_001250 ave, maria, zia, pottoi come ve la passate. il ragazzo è rimasto lassú, ma stasera sarà di ritorno. ella lo fissava coi suoi occhi vitrei. 4974_9875_001251 dimmelo, tu lo sai, grixenda, mia muore si curvava, si curvava e sul suo profilo nero come su quello di una montagna, efix, vedeva brillare una stella. 4974_9875_001252 tutti eran corsi a vedere e là in fondo, nell'angolo del cortile grixenda, distinse i capelli dorati di giacinto fra i due fazzoletti bianchi delle zie. 4974_9875_001253 il ragazzo sporse il viso, strappò un boccone dalla focaccia e continuò a suonare. non si decideva a cominciare il ballo, tanto che grixenda e natòlia, irritate per l'indifferenza delle donne, dissero qualche insolenza. 4974_9875_001254 la donna lo guardava di sottocchi mentre infilava i lacci nuovi alle sue scarpette senza buttar via i vecchi che a legare qualche cosa ancora potevan servire. 4974_9875_001255 il dottore o chi vuole, ma non voglio prendermi un rifiuto. eh cosí, dio mi assista questo. no, perbacco, tu intendi efix, efix. 4974_9875_001256 dava l'idea di una culla gonfia di veli verdi, di nastri azzurri, col mormorio del fiume, monotono come quello di un bambino che. 4974_9875_001257 hujas efix. attraversò il vasto cortile quadrato, lastricato al centro, come le strade, da una specie di solco in macigni per lo scolo delle acque piovane e si tolse la bisaccia dalle spalle guardando se qualcuna delle sue padrone 4974_9875_001258 e i dolori lontani e le speranze di là. e il passato, la patria perduta, l'amore, il delitto, il rimorso, la preghiera. 4974_9875_001259 te ne vai. egli si fermò a testa bassa: non aspetti, ester, torni per pasqua. egli accennò di no, efix, ti sei offeso. ti ho detto qualche cosa di male. 4974_9875_001260 viso, ed efix ebbe a un tratto l'impressione che finalmente le sue disgraziate padrone avessero trovato un appoggio, un difensore piú valido di lui. ah, sia lodato dio, egli non abbandona le sue creature. 4974_9875_001261 ancora assieme con le dame alla festa del rimedio. sí, ella proseguí con accento di nostalgia. da giovani si andava tutti assieme alla festa, ci si divertiva con niente. adesso la gente pare abbia vergogna a ridere. 4974_9875_001262 grixenda, non senti che ti chiamano? obbedisci, disse donna ester. ah, donna ester mia, non ho fame che di ballare. 4974_9875_001263 e anche le piú belle, le piú fini. col petto scarno e lo stomaco gonfio dalle febbri di malaria, anche la preghiera aveva una risonanza lenta e monotona, che pareva vibrasse lontano, al di là del tempo. 4974_9875_001264 e il loro tremolío e l'incessante tremolío dei grilli parevano la stessa cosa. si sentiva l'odore degli ontani e del puleggio. 4974_9875_001265 ma si curvò per sfuggire ai colpi e si difese col fuso, balzando, indietreggiando, e quando fu dentro la cucina si volse verso l'angolo dietro la porta afferrò con tutte e due le mani un palo di ferro e si drizzò, ferma contro la parete. 4974_9875_001266 tornare, condannarsi anche l'anima, ma non farle soffrire. questa era la vera penitenza. ma non poteva abbandonare il compagno. 4974_9875_001267 zia kallina disse una voce straniera: perché avete raccontato i miei affari al servo? 4974_9875_001268 prete paskale era dentro il suo confessionale e non intendeva uscirne, sebbene natòlia l'aspettasse in sagrestia col caffè e i biscotti in un cofanetto. 4974_9875_001269 e la voce del fiume grossa, sempre piú grossa, che pareva minacciasse. ma per scherzo, sul cielo tutto turchino, non una nuvoletta. 4974_9875_001270 tre porticine s'aprivano sotto un balcone di legno a veranda che fasciava tutto il piano superiore della casa, al quale si saliva per una scala esterna in cattivo stato. 4974_9875_001271 il ballo, i canti notturni. donna lia seduta sulla pietra all'angolo del cortile, piegata su se stessa come una giovine prigioniera che rode i lacci. 4974_9875_001272 i mendicanti si scaldavano al sole ed efix raccoglieva le elemosine tremando a ogni rumore di passo per paura di rivedere don predu. eppure, di tanto in tanto sollevava la testa, come ascoltando una voce lontana. 4974_9875_001273 ed egli dovette attendere nella stanza terrena, divagandosi a guardare nel vasto cortile i graticoli di canna coperti di fichi verdi e neri, d'uva violetta e di pomidoro spaccati velati di sale. 4974_9875_001274 che vita è la vostra? accumulare i denari come le fave sulla stuoia per darle poi ai porci. non volete bene a nessuno, neanche a voi stesso. 4974_9875_001275 il mormorio dell'acqua era solitario, non accompagnato dallo sbatter dei panni delle panas. anche i fantasmi avevan pace quella notte. 4974_9875_001276 noemi vide accanto a sé il ragazzo col viso pallido e i grandi occhi spalancati che si stringeva al petto la fisarmonica come per difendersi da qualche assalto, e gli disse: 4974_9875_001277 sposasse donna noemi e don predu si gonfiò nuovamente di riso, rideva, ma teneva fermo efix quasi per impedirgli di andarsene. 4974_9875_001278 del resto i signori sono appunto i mercanti. adesso vedi il milese. egli dice: il barone di galte, adesso sono io. 4974_9875_001279 il cantico del pellegrino che va e va e non sa dove passerà la notte, ma si sente guidato da dio e la solitudine verde del poderetto laggiú. 4974_9875_001280 ma un giorno vide salir su per il cortiletto la figura stanca di efix e si accorse ch'era appunto lui che aspettava. 4974_9875_001281 dimmi zuannantoni, don giacinto è venuto in paese. mio cognato, disse il ragazzo con orgoglio, è venuto, sí, questo luglio scorso. 4974_9875_001282 ecco il viottolo e la siepe con le farfalline lilla e le coccinelle rosse che sembrano fiorellini e bacche. tutto è fresco, innocente e bello, come quando siamo bambini e siamo scappati di casa a correre per il mondo meraviglioso. 4974_9875_001283 ma andata via la vecchia riprese, il filo dei suoi pensieri riviveva talmente nel passato che il presente non la interessava quasi piú. 4974_9875_001284 nessuno passava, tutto era silenzio e anche dentro casa donna ruth pareva morta. 4974_9875_001285 loro sono come i santi di legno nelle chiese: guardano, ma non vedono il male. non esiste per loro. 4974_9875_001286 il rimedio è in noi, sentenziò la vecchia cuore. bisogna avere null'altro cuore. bisogna avere ripeteva efix fra sé entrando dalle sue padrone. 4974_9875_001287 ma qui è diverso. si può anche far fortuna. le racconterò come ha fatto il milese. un giorno arrivò come un uccello che non ha nido. 4974_9875_001288 nulla era mutato, tutto era morto ancora. ed efix pensò con dolore: non dev'esser vero che donna noemi ha acconsentito. 4974_9875_001289 tutti i folletti e i mostri s'erano scossi e danzavano nell'ombra, inseguendolo e circondandolo. ed ecco, adesso egli aspettava di nuovo. 4974_9875_001290 siamo morte. giacinto ha falsificato la firma di ester e l'usuraia ha protestato la cambiale. 4974_9875_001291 ciò che io ho sofferto durante quel tempo, nessuno può saperlo. il capitano sua moglie la serva. io li vedo sempre in sogno, li vedo anche nella realtà, anche adesso, lí davanti a me. 4974_9875_001292 riprese mentre giacinto si buttava di nuovo per terra silenzioso. hai veduto com'eran lunghe. mangiano l'uva acerba come diavoli. 4974_9875_001293 gli pareva di sognare, ma non capiva. finalmente alzò gli occhi e si guardò attorno. no, non sognava, tutto era vero. 4974_9875_001294 ti manda lui, i manda il boia che ti impicchi, parla, e subito, anche con un gesto minaccioso, le fermò il fuso ed ella ebbe paura. ma non lo dimostrò. 4974_9875_001295 immobile ad aspettare. allora, non piú tardi di domani ve li restituirò, promise alzandosi, e andò dal milese per dirgli che l'indomani partiva. 4974_9875_001296 giacinto guardava le donne che andavano a messa, composte, rigide, coi visi quadrati, pallidi nella cornice, dei capelli lucenti come raso nero, i malleoli nudi di cerbiatta, le belle scarpette fiorite. 4974_9875_001297 ritornando verso la tettoia efix, vide il cieco che s'era mosso e stava curvo sul compagno. chiamandolo a nome, piangeva e cercava l'involto delle monete. trovato che l'ebbe, se lo cacciò in seno e continuò a piangere. 4974_9875_001298 egli sollevò gli occhi e vide che noemi lo fissava come il giudice fissa l'accusato. lo so, la colpa è mia, ma l'ho fatto a scopo di bene. 4974_9875_001299 piú tardi, un nuovo accesso del male lo contorse, lo annerí, e mentre le padrone mandavano a chiamare il dottore, egli cominciò a delirare. 4974_9875_001300 a mezzogiorno tutti si riunirono sotto l'albero intorno al fuoco e il prete sedette in mezzo a loro. il tempo si schiariva: un raggio dorato di sole allo zenit filtrava attraverso le nuvole e cadeva dritto sopra l'albero del banchetto. 4974_9875_001301 ma vide una piccola forma grigia lunga, seguita da un'altra, piú scura e piú corta, balzare come volando da una macchia all'altra intorno alla capanna e sparire senza neppur lasciargli tempo di raccattare un sasso per colpirla. 4974_9875_001302 efix rispondeva a occhi bassi alle loro domande e raccoglieva con tristezza l'elemosina. ma anche alcuni uomini si fermarono intorno al vecchio cieco e al falso infermo e uno si curvò per guardar bene il tumore. 4974_9875_001303 poi sollevò gli occhi e guardò verso l'antico cimitero. di questi giorni mi par di rivedere tutti i morti risuscitati. 4974_9875_001304 e i nani e le janas piccole fate che durante la giornata stanno nelle loro case di roccia a tesser stoffe d'oro in telai. 4974_9875_001305 che fate? salutò don predu aspetto grixenda mia ch'è andata al fiume. io non volevo, a dire il vero, perché il ragazzo, il nipote di vossignoria, glielo ha proibito e se viene a saperlo si offende. 4974_9875_001306 fu noemi ad aprire efix. se la vide apparire davanti sullo sfondo glauco del cortile alta, alta, sottile, col viso bianco. lia fanciulla, lia risorta. 4974_9875_001307 la lettera gialla. giallo, brutto colore, chissà cosa doveva ancora accadere alle sue padrone. 4974_9875_001308 alzarsi e, dopo un momento di esitazione, accostarsi a lui e, con la mano adunca, tirar su la bisaccia come pescandola nell'ombra. 4974_9875_001309 ella balbettava. proprio efix ha male agli occhi donna ester che tiene gli occhiali. 4974_9875_001310 i bicchieri passavano da una mano all'altra, qualche donna s'affacciava timidamente alla porta e gregorio, giordano di dualchi, bel giovane rosso, vestito come un trovatore, si lisciava i lunghi capelli con tutte e due le mani, se li tirava sul collo. 4974_9875_001311 lei lo sa, donna ester, sono superbi. se mio nipote arriverà, efix, io gli dirò: come all'ospite siediti, sei come in casa tua. 4974_9875_001312 ma gli anni passavano e lo sposo non veniva, e piú le figlie invecchiavano, piú don zame pretendeva da loro una costante severità di costumi. 4974_9875_001313 due volte. noemi lo trovò alzato, che tentava di uscire fuori del cortile. levarono la chiave dal portone. donna ester si curvava su lui, gli accomodava il guanciale, la coperta addosso, gli tastava il polso. efix, il rettore verrà a visitarti. 4974_9875_001314 ed ecco che la porta della caserma si apre e i due ciechi ne escono tenendosi per mano, come fratelli. efix andò loro incontro. prese per mano il suo compagno. 4974_9875_001315 perché non adatto per lei. un uomo libero è sempre adatto per una donna libera, basta ci sia. 4974_9875_001316 e un grande arcobaleno di sette vivi colori e un altro piú piccolo e piú scialbo, s'incurvarono sul paesaggio. la primavera nuorese sorrise allora al povero efix, seduto sulla porta della chiesetta. 4974_9875_001317 non potrebbe farmi un favore dire lei a grixenda che non vada al fiume. non è dignitoso per lei che deve sposare un signore. 4974_9875_001318 una gran pace regnava su quel villaggio improvvisato e le note della fisarmonica e le voci e le risate entro le capanne parevano lontane. 4974_9875_001319 pensava a zia noemi piú che a grixenda e aveva voglia di piangere, di tornare laggiú, di sedersi accanto a lei che cuciva nel cortile e posarle la testa sulle ginocchia sotto la tela. 4974_9875_001320 camminavano sempre a piccole tappe, fermandosi negli ovili, dove il cieco riusciva a farsi ascoltare dai pastori e pareva riconoscerli all'odore, diceva lui, raccontando gli episodi piú commoventi del vecchio testamento ai piú semplici, ai timorati di dio. 4974_9875_001321 allora mi lascino formare la mia famiglia. io magari porterò grixenda in casa loro ed essa le aiuterà. ormai esse sono vecchie. 4974_9875_001322 attraversando il grande cortile ove luccicavano alla luna larghi graticolati di canna, su cui di giorno s'essiccavano i legumi adesso coperti da stuoie di giunco. 4974_9875_001323 al suo fianco il compagno continuava a chiedere l'elemosina declamando, o si rivolgeva a lui perché i passanti ascoltassero che facciamo noi in questa vita, di peso ai pietosi che ci danno. 4974_9875_001324 dio. egli si asciugò le vesti con la mano e bevette e con sorpresa e soddisfazione vide giacinto trarre il portafogli e porgere al rivenditore un biglietto da cinquanta lire. dio sia lodato. vuol dire che il ragazzo aveva denari davvero. 4974_9875_001325 accanto, efix preparò la stuoia, ma non si coricò. gli sembrava sempre di sentire il rumore dei passi infantili. qualcuno veniva di certo, e infatti. 4974_9875_001326 la strada è bella e la città è bella. sí, l'aria è buona, la gente è buona. là non ci sono febbri come qui e tutti possono lavorare e guadagnare. 4974_9875_001327 perché lo fa? oh bella, perché chi ne ha ne spende. efix provava soddisfazione e inquietudine, sedette accanto a giacinto e gli riferí le chiacchiere delle donne. 4974_9875_001328 ecco, cominciò. quando furono nella stanza terrena, piena di sole e d'ombra di rondini, ecco, io ti devo dire una cosa. ed esitava guardandosi le unghie. 4974_9875_001329 era d'agosto. la luna grande rossa sorgeva dal mare e illuminava i boschi di lassú. sí, efix vedeva il suo monte lontano. 4974_9875_001330 nuvole di fumo solcate da pallide fiamme, e poi getti di lava azzurrognola e colonne di fuoco salivano laggiú dal mare. 4974_9875_001331 vado là dalla ragazza perché è buona e la vecchia dice cose divertenti. che male c'è, dimmi, dimmi. 4974_9875_001332 questa casa era tutta d'oro, con le porte che avevano per pomi, melagrane d'oro, e i piatti e i vasi erano d'oro, e persino le chiavi e i pali per fermare le porte erano. 4974_9875_001333 anche là le rondini s'incrociavano, rapide ma piú alte, sullo sfondo latteo del cielo. entro casa si sentivano le donne pulire le stanze e mettere tutto in ordine per la pasqua, e una grande pace regnava intorno. 4974_9875_001334 inciampava nelle pietre vulcaniche sparse qua e là e gli pareva che il terremoto ricordato dalla tradizione fosse avvenuto quella mattina stessa. 4974_9875_001335 certe mosse del collo scarno e del viso giallastro ricordavano quelle della nonna. solo gli occhi brillavano, grandi e chiari, pieni di una luce melanconica e insieme perfida come l'acqua delle paludi. 4974_9875_001336 egli non si muove, non parla e il vecchio se ne va piano, piano su fra le macchie e le pietre, senza voltarsi, grande e nero, sullo sfondo azzurro della montagna. 4974_9875_001337 ballavano all'ombra delle grandi macchie di filirèa, mentre i giganti s'affacciavano fra le rocce dei monti battuti dalla luna, tenendo per la briglia gli enormi cavalli verdi che essi soltanto sanno montare, spiando se laggiú fra le distese d'euforbia malefica. 4974_9875_001338 che cosa posso darti, anima mia, ma nulla vecchia. egli disse a voce alta. i giuro che non lo so, ma appena sarà qui vi avvertirò. 4974_9875_001339 sí, diceva guardandosi le mani. ho strappato il ciuffo ad un sirdusso, uno che adorava il diavolo. 4974_9875_001340 andarono dietro la chiesa si appoggiarono al muro in rovina davanti al grande paesaggio pieno di luce. ebbene, domandò efix con voce tremante. 4974_9875_001341 efix, inginocchiato in un angolo, provava la solita estasi dolorosa e accanto a lui, grixenda, inginocchiata, rigida come un angelo di legno, cantava gemendo. 4974_9875_001342 l'acqua se è messa sul fuoco a bollire, disse natòlia. allora, grixenda, corse là dentro, prese per il braccio la serva e la trascinò via con sé. lasciami che hai. 4974_9875_001343 aggrappato bocconi al muricciuolo e da una parte vedeva la cucina delle sue padrone, dall'altra una distesa nebbiosa come lassú dal monte gonare. donna ester saliva dalla valle col viso coperto da un'ala nera, sollevava. 4974_9875_001344 eccola dunque col pensiero laggiú- le par d'essere ancora fanciulla, arrampicata sul belvedere del prete in una sera di maggio. 4974_9875_001345 dio non abbandonerebbe le disgraziate donne. andato via, lui, donna noemi forse offesa dalla stessa maniera dell'ambasciata, si piegherebbe. dopo tutto, due donne sole non possono vivere. 4974_9875_001346 stridente, efix s'inginocchiò al solito, posto sotto il pulpito, appoggiò la testa alla colonna e pregò. il sangue tornava a circolargli nelle vene, ma caldo e pesante come lava. 4974_9875_001347 egli andò al pozzo, che pareva un nuraghe, scavato in un angolo del cortile e protetto da un recinto di macigni sui quali, entro vecchie brocche rotte, fiorivano piante di violacciocche e cespugli di gelsomini. 4974_9875_001348 e gli sorrideva, come gli sorridevan le donne. ecco la figura del ragazzo. aveva già preso nella sua vita il miglior posto, come nel circolo della danza. 4974_9875_001349 donna. perché non ha sposato quella del sogno o aveva già marito? domandò efix pensieroso. le donne ballavano. si vedeva grixenda, col viso acceso, ridere come la creatura piú folle della festa. 4974_9875_001350 buttata nella strada. efix se la tolse e la lisciò pensieroso. finalmente mise sul banco la moneta dell'usuraia- don predu sporgeva il viso dalla porta- e il fatto che efix comprava una berretta cosí di lusso. richiamò anche. 4974_9875_001351 ed ella sentí il suo cuore fondersi, chiamare: aiuto, predu, fammi un piacere, cercami qualcuno che possa andare a chiamare efix al poderetto, andrò io noemi. 4974_9875_001352 ma mia nonna racconta che dopo morta donna maria cristina, la vostra beata padrona vecchia passò come la scomunica in casa vostra. è vero o non è vero? 4974_9875_001353 la febbre e la debolezza gli davano un ronzío alle orecchie. sentiva come il mormorare del fiume nella notte e voci lontane. 4974_9875_001354 coi denti scintillanti nella bella bocca piena di male parole, passavano davanti ad efix. qualcuna s'indugiava a gettare una monetina ai mendicanti e il vento sollevava i lembi del suo fazzoletto ricamato. 4974_9875_001355 il viso di giacinto. gli occhi dolci, umidi di pietà, stavano sopra di lui. fra tante figure morte, quella gli parve ancora la sola viva, tanto viva che le sue mani calde avevano quasi la potenza di tirarlo su, rimetterlo dritto. 4974_9875_001356 il bettoliere, un piccolo paesano che pareva un ebreo della bibbia col giustacuore slacciato sulle brache orientali, portò il vino in un boccale levantino e depose una lucerna di ferro nero in mezzo alla tavola. 4974_9875_001357 ebbene tu dirai a predu che lo voglio, ma che dobbiamo sposarci subito, prima di quei due. 4974_9875_001358 eccoli quando don giacintino sta seduto sullo sgabello e grixenda sulla soglia della porta- mi par di essere io- e il beato morto. 4974_9875_001359 gli sembrava che la piccola madonna guardasse un po spaurita, dalla sua nicchia umida, la gente che andava a turbare la sua solitudine, e che il vento soffiasse sempre piú forte e il sole cadesse rapido sopra la valle per costringere gl'importuni ad andarsene. 4974_9875_001360 e, mentre tirava su l'acqua, guardava dentro il pozzo per non guardare in viso la padrona, poiché si vergognava di chiederle i denari che ella gli doveva. donna ester, non vedo piú i fasci di canne. le ha poi vendute. 4974_9875_001361 le susine nere, disse una serva golosa, natòlia, corfu e mazza a conca. se le ha mangiate tutte di nascosto. 4974_9875_001362 giovani, vedi grixenda. mia nipote è nata sedici anni fa per la festa del cristo, mentre la madre moriva. ebbene, guardala, non è sua madre rinata, eccola. 4974_9875_001363 voi volete farmi morire prima dell'ora. allora il dottore fece un cenno con la mano e con la testa, sollevando gli occhi al cielo, e don predu rimise giú il malato, lo ricoprí, non scherzò piú. 4974_9875_001364 natòlia la guardava e ne sentiva pietà. le sembrava un po fuori di sé l'infelice, e non insisté quindi nel tormentarla. 4974_9875_001365 ah boia. gridò don predu dando un pugno al muro. noemi ebbe paura di quel grido e il sentimento del decoro la richiamò a sé. le parve che i vicini si affacciassero ad ascoltare la sua miseria. 4974_9875_001366 bisognava andarsene. questo solo capiva. ma un filo di speranza lo sosteneva ancora, come lo stelo ancor fresco sosteneva la viola livida ch'egli teneva fra le dita. 4974_9875_001367 giacintino, si tirò a fianco la bicicletta e lo seguí silenzioso, ma ancora una volta, arrivati davanti alla capanna, si buttò a terra gemendo. 4974_9875_001368 che pareva piú alto dei monti, con la cima rasente al cielo e la punta dell'ultima foglia ficcata dentro una stella. ed efix ricominciò a piangere. non sapeva perché, ma piangeva. 4974_9875_001369 giacinto. eppure bisogna che tu sposi grixenda. essa verrà qui a giorni. non mandarla via, non perderla. 4974_9875_001370 eccola dunque, col cofanetto sul capo, uscire dietro l'abside e scendere il viottolo fra le macchie di rovo scintillanti di rugiada. 4974_9875_001371 egli si aggirò un po intorno a sé stesso come una trottola, con la mano sulla nuca, e cadde lontano dal punto ove mi aveva aggredito. io credevo lo facesse apposta attesi. 4974_9875_001372 il capitano non aveva perdonato, perché non dovevano perdonare anche gli altri? ah, se tutti si perdonassero a vicenda, il mondo avrebbe pace. 4974_9875_001373 immobile e singhiozzò cosí forte che la guardiana s'accostò a lui con la scopa: efix, che hai stai male. egli spalancò gli occhi spauriti e gli parve di vedere ancora kallina col palo che gli gridava assassino. 4974_9875_001374 non conosceva né le piante né le erbe, non sapeva che i fiumi straripano in primavera. ecco la striscia coltivata a ceci pallidi, già entro le loro bucce puntute. 4974_9875_001375 l'ho veduta accanto al mio letto. come venne quella volta che avevo preso l'estrema unzione. era bella donna, maria cristina. aveva il fazzoletto bianco come il fiore del giglio. 4974_9875_001376 sentiva di lasciar lassú la parte migliore di sé stesso, la forza che dà la solitudine, il distacco dal mondo. 4974_9875_001377 sei di nuovo in mezzo a noi, come uno della nostra famiglia, chi si piega e chi si spezza. 4974_9875_001378 aprí la bocca per rispondere, ma vide noemi che rideva, come se sapesse anche lei la verità, e tacque ancora piú umiliato. 4974_9875_001379 dio li perdoni. mi hanno costretto ad andare ad elemosinare, ma l'innocenza l'ho conservata. cosí ti dico: io non ho fatto mai male a nessuno. 4974_9875_001380 appena vide noemi, si tolse il berretto che lasciava l'impronta sui folti capelli dorati e le sorrise mostrando i bei denti fra le labbra carnose. 4974_9875_001381 ma tu, tu efix, a tua volta, salva grixenda mia, essa sta per perdersi. 4974_9875_001382 giacinto pesava un sacco di orzo macinato. sollevò gli occhi con le palpebre bianche di farina e sorrise: che promessa. 4974_9875_001383 tornò ancora tre giorni dopo. questa volta non era solo. quasi tutti quelli del paese scendevano alla festa e le donne portavano sul capo vassoi con torte e cestini pieni di galline legate con nastri rossi. 4974_9875_001384 dopo la morte di don zame, egli era rimasto con le tre dame per aiutarle a sbrigare i loro affari imbrogliati. i parenti non si curavano di loro, anzi le disprezzavano e le sfuggivano. 4974_9875_001385 aveva paura di esser riconosciuto e tentava di nascondersi dietro il suo compagno. accanto a loro stavano altri due mendicanti. 4974_9875_001386 giacinto, devi dirmi una cosa sola. giacinto, ti parlo come fossi un moribondo. giací dimmelo per l'anima di tua madre. come hai saputo, 4974_9875_001387 l'occhio spaziava sul verde e i gruppi dei cavalli e dei puledri rendevano piú grandioso il paesaggio. 4974_9875_001388 i ladri han tentato di rompere il suo muro inutile, è fatato. e lei rideva stamattina nel suo cortile dicendo: anche se entrano trovano solo cenere e chiodi. povera come cristo. 4974_9875_001389 un passo in lontananza gli fece sollevar gli occhi. gli sembrò di riconoscerlo. era un passo rapido e lieve, di fanciullo passo d'angelo che corre ad annunziare le cose liete e le tristi. 4974_9875_001390 nulla. donna, noemi mia. un'altra cosa ti voglio domandare, efix, ma mi devi rispondere il vero. tu esitò un momento, poi alzò la voce. tu hai parlato di questo fatto con giacinto. dimmi il vero. 4974_9875_001391 tutto era tranquillo e triste. lassú il monte s'affacciava sopra la casa nera. sul cielo verdolino del crepuscolo, la luna nuova cadeva sopra il monte. la stella della sera tremolava sopra la luna. 4974_9875_001392 sai, efix, taceva, taceva e lo guardava, e i suoi occhi erano cosí pieni di passione, di terrore, di gioia, che don predu si fece serio. 4974_9875_001393 cosí lo sollevano: lo portano su via lontano cantando come fanno i bambini nei loro giochi. egli rideva: non era stato mai cosí felice. 4974_9875_001394 egli cominciò a chiedermi i quattrini quando eravamo alla festa. voleva far bella figura. diceva che aspettava denari dal ontinente. i rilasciò una cambiale firmata da don predu. come potevo dire di no? 4974_9875_001395 e, cosa strana, non sentiva piú soggezione di donna ester, non aveva piú paura di donna noemi. era davvero come il servo affrancatosi, diventato ricco davanti ai suoi padroni poveri. 4974_9875_001396 la certezza che anche lei avrebbe pochi momenti prima fatto qualunque follia per giacinto, poi silenzio buio. 4974_9875_001397 ma d'improvviso la sua figura balzò. l'ombra parve diventare alta, enorme. efix la sentí sopra di sé come una tigre. 4974_9875_001398 egli la guardava con occhi vivi, lucidi, ed era tale la sua gioia improvvisa che le rughe intorno agli occhi parevano raggi. 4974_9875_001399 qualche carro passava nello stradone e ad efix veniva desiderio di chiedere d'essere portato, ma subito se ne affliggeva. no, doveva camminare per penitenza. arrivare senza aiuto di nessuno. 4974_9875_001400 e anche lui si toccò la catena d'oro e s'oscurò in viso, come quella sera quando aveva veduto la spalla del nipote tremare. 4974_9875_001401 avevo paura e vergogna di presentarmi a don predu con quella risposta: sí, donna noemi, perché don predu mi aveva preso al suo servizio solo per questo io lo capisco. 4974_9875_001402 su, su, verso fonni, per i sentieri sopra i quali, nella sera nuvolosa, i monti del gennargentu incombevano con forme fantastiche di muraglie, di castelli, di tombe ciclopiche, di città argentee, di boschi azzurri coperti di nebbia. 4974_9875_001403 gesú salvaci, nostra signora del rimedio, pensa a noi. don predu s'era già allontanato quando efix lo raggiunse nello stradone porgendogli con tutte e due le mani un cestino colmo di pomi e di ortaggi. 4974_9875_001404 perché? e lei mi allontanava con una mano, nascondendosi gli occhi con l'altra. che pena. perché son venuto, efix, perché? 4974_9875_001405 per denari ne ha, questo si vede, spende senza contare. e il tuo padrone morto diceva: mi ricordo quando anche lui veniva a sedersi a casa mia ed era giovane e viveva mia nonna. 4974_9875_001406 ed efix s'inginocchia, ma non prega, non può pregare, ha dimenticato le parole. ma i suoi occhi, le mani tremanti, tutto il suo corpo agitato dalla febbre è una preghiera. 4974_9875_001407 con le travi di legno forte lavorato e il pavimento di marmo, come nelle chiese. in mezzo alla casa c'era un cortile con una fontana che dava acqua giorno e notte. 4974_9875_001408 e quelli che, male interpretati, avevano un sapore di scandalo ai giovani ed ai libertini. questa condotta del compagno addolorava efix. a volte se ne sentiva tanto nauseato che si proponeva di abbandonarlo. 4974_9875_001409 lia sta su nelle camere di sopra e vi si aggira silenziosa. s'affaccia al balcone, pallida, vestita di nero, coi capelli scuri che par riflettano un po l'azzurro dorato del cielo. 4974_9875_001410 nell'anima, rispose galantemente efix, ma ella roteò lieve il fuso, come per dire: lasciamo andare. anche mio fratello, il rettore, ha molta stima per le tue padrone. egli mi domanda sempre quando si. 4974_9875_001411 vattene, assassino vattene. egli indietreggiava: vattene, che vuoi da me tu? 4974_9875_001412 cosí incerto sul punto da incominciare. passando davanti alla basilica, vide ch'era aperta ed entrò. 4974_9875_001413 la restituzione di duemilaseicento lire, comprese le spese della cambiale, firmata da detta nobile ester pintor. 4974_9875_001414 kallina, i corvi ti becchino. non mi riconosci. anche tu sei diminuita. però ella aveva le scarpette in mano. le lasciò cadere una dopo l'altra, poi si curvò a riprenderle. 4974_9875_001415 i ciechi si alzano, intrecciano le loro dita, si curvano davanti a lui e lo costringono a sedere sulle loro mani ed a mettere le sue braccia intorno al loro collo. 4974_9875_001416 tutto vi era grigio, umido e polveroso. dai buchi del tetto di legno piovevan raggi obliqui di polviscolo argenteo che finivano sulla testa delle donne inginocchiate per terra. 4974_9875_001417 ti porto via la pupilla viva. se guardi don zame quando ti guarda. cosí passò il tempo, ma i morti ritornano. 4974_9875_001418 ed ecco, a poco a poco, tutti vengono attorno, penetrano per le fessure come i raggi della luna. è donna, maria cristina, bella e calma come una santa. 4974_9875_001419 gente, tua morte tua efix. ebbene, non accadrà piú. vuol dire, è partito. domandò allora donna ester, turbandosi: partito don predu, dove. 4974_9875_001420 allora chiuse gli occhi e finse d'esser cieco anche lui. e andavano cosí tutti e tre di qua e di là su un terreno molle, cantando le laudi sacre dello spirito santo. 4974_9875_001421 comprendeva, a testa curva, a occhi chiusi, livido, apriva e chiudeva i pugni, spaventato, e non gli riusciva di rispondere. 4974_9875_001422 zia noemi oggi però s'è inquietata un poco perché zia ester mi diceva che non riesce a metter su i denari per l'imposta. si capisce, spendono per me e da me non vogliono niente. 4974_9875_001423 mai niente. sfido babbeo, non vi darei mai niente. un buon consiglio, però sí, lasciate quel ragazzo dov'è. ma efix era uscito dalla bottega a testa alta con la berretta sotto il braccio. 4974_9875_001424 cercheremo, gli pesteremo le ossa. efix sorrideva durante la festa, fu quasi felice. una folla, com'egli non l'aveva ancora veduta, riempiva la chiesa, il campo attorno il sentiero che conduceva al paese. 4974_9875_001425 sapevo già. ebbene, disse efix sollevandosi: tu sei un uomo che vuoi. 4974_9875_001426 egli prova un tremito, un desiderio d'inginocchiarsi davanti a lei e dirle: sí, sí, è una grande gioia, donna noemi, piangiamo assieme. lei accetta, donna noemi, padrona mia è contenta, vero? devo dirgli che venga. 4974_9875_001427 ed ella sorrideva ai passanti dal suo balcone e sorrideva anche ad efix, inginocchiato sotto il pulpito ignore. i ringrazio, signore, prendetevi adesso l'anima mia. 4974_9875_001428 è meglio anche per lei. dica in sua coscienza: li ho versati o no i denari? l'amico rispose: sí. 4974_9875_001429 bene, sí, le dirò noemi apparecchiava silenziosa. ecco lo stesso canestro annerito dal tempo, levigato dall'uso. ecco lo stesso pane e lo stesso companatico. 4974_9875_001430 e le figure pallide dei quadri guardavano tutte, giú si. 4974_9875_001431 avrei già ritirato le cambiali. che fare, efix? allora, che fare? ebbene senti, tu andrai ancora dall'usuraia e ti farai dare cento lire per recarti a nuoro là. 4974_9875_001432 già è venuto senza dir nulla. appena arrivato, ha fatto relazione con tutta la gente che ci disprezza, poi s'è messo a far all'amore con la ragazza della peggior razza di galte, una che va scalza al fiume. 4974_9875_001433 neanche a roma ci son palazzi come questi. guardi che cortine le han messe. i ragni gratis, per amor di dio. e i topi non li conta. se si sente grattare i piedi stanotte, non creda che sia io don giací grixenda si. 4974_9875_001434 se predu ha voglia di ridere, rida pure. non m'importa nulla, donna, noemi, sí, sí, non dico che non faccia sul serio. sí, allora non saresti lí. ma adesso fa il piacere, alzati e vattene. 4974_9875_001435 ti han detto s'io devo tornare domani o stanotte domani. vi dico intanto che voi sarete in paese, io starò qui a guardare il podere. 4974_9875_001436 invano. però nei giorni seguenti e per intere settimane le dame pintor aspettarono il nipote. donna ester fece il pane apposta, un pane bianco e sottile come ostia, quale si fa solo per le feste. 4974_9875_001437 perché non mi rifugio lassú solo e non mi nutrisco di erbe di carne rubata, libero come i banditi. 4974_9875_001438 e capiva ch'esse tutte indovinavano la sua risposta e sapevano che non era un servo da esser pagato, lui, o meglio sí, un servo. 4974_9875_001439 tutti gli anni la primavera le dava questo senso d'inquietudine. i sogni della vita rifiorivano in lei come le rose fra le pietre dell'antico cimitero. 4974_9875_001440 la nostra. cosí rimane in famiglia. è bella, vero? guarda il cristo pare che sorrida mentre gli calano giú le lagrime e il sangue. e dietro, guarda efix guardava silenzioso, immobile, con le mani nere e secche aggrappate. 4974_9875_001441 sulle pietre, le canne frusciavano, piegandosi fino a lui per toccarlo, per lambirlo con le foglie, che avevano qualche cosa di vivo, come dita, come lingue, e gli parlavano, e una gli pungeva l'orecchio perché sentisse meglio. 4974_9875_001442 e invece sono andato piú giú, piú giú, ma era come una pazzia che m'era presa. adesso ho aperto gli occhi e vedo dov'è la vera salvezza. tu dove l'hai trovata, la vera salvezza? vivendo per gli altri. 4974_9875_001443 un giovane signore le era apparso tale e quale. il barone era giacinto e ogni volta che lo vedeva si rinnovava in lei quel senso di vertigine, il ricordo confuso d'una vita anteriore. 4974_9875_001444 dimmi in tua coscienza, efix, che intenzioni ha. fammi questa carità per l'anima del tuo padrone. 4974_9875_001445 la gente disse che forse don zame aveva litigato con qualcuno e che era stato ammazzato a colpi di bastone. ma col tempo questa voce tacque e predominò la certezza che egli fosse morto di crepacuore per la fuga di sua figlia. 4974_9875_001446 ebbene, non te lo nego, noemi è bella e mi piace. m'è sempre piaciuta a dirti la verità. 4974_9875_001447 quello grande di badde saliche, quello sí ne dà prodotto. le frutta di qui il mio padrone le manda in regalo alle sue cugine, le vostre padrone, ma esse stanno sempre chiuse dentro come il riccio nella sua scorza. 4974_9875_001448 di anni. sí, se vogliono, non di altro. efix trasalí si sposano, si sposano. sí, egli si consumava come mi consumavo io questa primavera scorsa. dicevano ch'era ammaliato, era ammaliato. 4974_9875_001449 giacinto dammela, la riporterò, io la rimetterò nell'armadio, parlerò io con loro, metterò pace. tu aspettami qui, ma dammi la lettera. 4974_9875_001450 la stanza era quasi buia, ma ricordo che quando un uscio s'apriva, il pavimento rosso luccicava come lavato col sangue. 4974_9875_001451 se tu, ester, non hai firmato niente, non dobbiamo pagar niente. è chiaro perché desolarsi? 4974_9875_001452 ritorna. allora grixenda s'irrigidí e il suo bel viso e i suoi begli occhi rassomigliavano vagamente a quelli della nonna ritorna. 4974_9875_001453 il balcone su nero, sul fondo grigio del muro, il pozzo coi fiori rossi, la corda sulla scala. 4974_9875_001454 ridevano rumorosamente. la signora aprí gli usci per vedermi bene, io tossivo e sbadigliavo. si accorsero che avevo fame e m'invitarono ad entrare nella sala da pranzo. 4974_9875_001455 il passato regnava ancora sul luogo. le ossa stesse dei morti sembravano i suoi fiori, le nuvole, il suo diadema. 4974_9875_001456 dopo ritornò qui i disse che i denari del continente li aveva giocati col milese e li aveva perduti. 4974_9875_001457 dunque disse efix, sollevando il capo ma rifiutando il brodo, ce ne andiamo. ma cosa dici? vuoi andare di nuovo? che girellone? oh, uomo, che fai, andiamo su. da stefana che t'ha serbato una melagrana su ragazzo. 4974_9875_001458 eppure in fondo sentiva voglia di piangere. del resto tutti erano felici, ma d'una felicità grave, nella vera capanna delle dame. 4974_9875_001459 in ultimo pareva ridersi di tutti silenziosamente. adesso mi lasciano solo, pensa efix con un poco di amarezza solo, e son io che ho fatto tutto sulla porta, noemi si. 4974_9875_001460 un uomo, un borghese piccolo, quasi nano, con gli occhi grandi, melanconici e il viso bianco. attingeva acqua dal pozzo e giacinto lo presentò come il suo padrone di casa. 4974_9875_001461 i cespugli fiorirono di volti di fanciulli ridenti e sotto gli elci, i vecchi pastori s'inginocchiarono come druidi convertiti sopra l'altare tagliato sulla viva pietra. il calice scintillò al sole e il redentore parve indugiare prima di spiccare il volo dalla roccia. 4974_9875_001462 arrivato sotto il finestrino, il servo guardò in su senza parlare. non poteva quasi aprir bocca, ma scosse la testa verso la strada accennando a giacinto di seguirlo, e giacinto lo seguí. 4974_9875_001463 se me ne dà ancora don giací, vengo giú al podere con lei, disse natòlia provocante, vieni pure. egli rispose, ma la sua voce era triste. 4974_9875_001464 tristi. sia fatto il volere di dio, è lui che manda le buone e le cattive notizie. ma il cuore cominciò a tremargli ed anche le dita nere screpolate tremarono, coi giunchi argentei lucenti alla luna come fili. 4974_9875_001465 e tutti, sebbene convinti d'esser là per far penitenza, cercavano di divertirsi nel miglior modo possibile. le dame pintor avevano a loro disposizione due capanne fra le piú antiche. 4974_9875_001466 predu aprí le grosse labbra per ridere e dire una delle sue solite insolenze, ma abbassò gli occhi sulla vecchia tremante, guardò la collana e gli orecchini che oscillavano. 4974_9875_001467 uno dei pastori, attirato dai racconti del cieco, s'avvicinò alla tettoia correndo curvo per non bagnarsi. i compagni lo imitarono. eccitato dal successo, il cieco si animò, si sollevò, raccontò la storia di tamar e delle frittelle. 4974_9875_001468 sui gomiti e sui ginocchi e sulle nocche delle dita e donna noemi era lí, pallida che cuciva, cuciva, che gli pungeva l'anima col suo ago. 4974_9875_001469 legava alle carte morte una lettera che noemi. ogni volta che sollevava il panierino, guardava, come si guarda, dalla riva del mare, il cadavere di un naufrago respinto lentamente. 4974_9875_001470 guarda che vengono i soldati, state zitti, roba da niente. la gente si divise per lasciar passare i carabinieri. alti col pennacchio rosso e azzurro, svolazzante come un uccello fantastico, stettero sopra i due mendicanti raggomitolati per terra. 4974_9875_001471 io non ho da far penitenza. se vado, vado per devozione. la mia anima è davanti a dio, non davanti a un peccatore tuo pari. 4974_9875_001472 donna ester, invece, mentre risale a passo lento e calmo la strada su dalla chiesa nuova del villaggio. 4974_9875_001473 piegava accuratamente la sua berretta. dio volendo, quest'anno le mie padrone andranno alla festa per pregare, non per divertirsi. questo mi fa piacere. e dimmi una cosa: se è lecito, è vero. 4974_9875_001474 grixenda stava appoggiata al muro e piangeva come contro una prigione che racchiudesse tutto il suo bene e dove lei non poteva entrare. 4974_9875_001475 rimase lí un'ora, due, tre. il luogo era silenzioso, la gente era giú alla festa e il villaggio, in quell'angolo, pareva disabitato. 4974_9875_001476 vedendo arrivare le due nuove penitenti, la serva fece un atto disperato e pensò che era bene andare a far riscaldare il caffè dalla sua amica. 4974_9875_001477 e quegli occhi vivi lucenti esprimevano un'angoscia infantile. 4974_9875_001478 kallina gliele diede, solo ne tenne una col buco e se la mise al collo infilata ad un correggiuolo rosso. andate, disse alla donna, salvate. 4974_9875_001479 poi cominciò a descrivere il tempio e i palazzi del re salomone zuannantoni. si addormentò ch'egli raccontava. ancora fuori, le canne dei ciglione frusciavano con tale violenza che pareva combattessero una battaglia. 4974_9875_001480 solo quando non lo vide piú, s'accorse di non aver sognato e balzò in piedi, ma gli parve che una mano lo tirasse giú, costringendolo a sedersi di nuovo a stare immobile. 4974_9875_001481 noemi si mise a ridere, ma un riso lieve, ben diverso dal cattivo riso di prima. era compassione per efix, compassione per don predu, ma anche soddisfazione e dolcezza. 4974_9875_001482 qualche tempo dopo lia scrisse ancora annunziando la nascita di giacinto. esse mandarono un regalo al nipotino, ma non scrissero alla madre. 4974_9875_001483 lo portai al mio capitano. tenendolo come un grappolo, sgocciolava sangue nero come acini d'uva nera. il capitano mi disse: bravo, conzinu. 4974_9875_001484 e provava un vago timore a voltarsi a guardare quella figura d'uomo un po tutta strana, verde e gialla, immobile sulla panca dalla quale pareva non dovesse alzarsi piú. 4974_9875_001485 guardò efix ed egli rivide gli occhi di lei, come nei giorni terribili, pieni di rancore e di superbia. l'ombra ridiscese su lui. 4974_9875_001486 dopo cena volle uscire, domandò dov'era la posta e noemi lo condusse fino alla strada, indicandogli la piazzetta in fondo verso la casa del milese. 4974_9875_001487 e questo non voleva a sua volta forzare la sorte e pensava ch'era peccato cercare di opporsi ai voleri della provvidenza. bisognava abbandonarsi a lei come il seme al vento. 4974_9875_001488 s'era persino dimagrito e una voce strana correva, che egli fosse toccato a libro, vale a dire ammaliato per virtú di una fattucchieria eseguita coi libri santi. 4974_9875_001489 e a poco a poco alla sorpresa seguí un impeto di gioia, un desiderio di ridere e rise, e tutto intorno il cielo si colorí di azzurro e di rosa e le cinzie cantarono fra le macchie. 4974_9875_001490 tu parli cosí perché sai che non ti abbandono. disse efix tu, sebbene cieco, conosci me. 4974_9875_001491 gli occhi e si tirò il panno sulla testa. ed ecco si trovò di nuovo sul muricciuolo del poderetto. le canne mormoravano. lia e giacinto stavano seduti silenziosi davanti alla capanna e guardavano verso il mare. gli parve di. 4974_9875_001492 alla sommità della testa. hai scelto la migliore. non sei semplice, come dicono. non vedi che è una berretta da sposo? è stretta perché è nuova. figlio di dio, prendila nove pezzas, è come che sia. 4974_9875_001493 con un filo di voce. donna ester mia di grazia. se vuole chiami prete paskale. dopo la confessione non parlò piú, non si lamentò piú. stava col capo coperto. 4974_9875_001494 cose del mondo: s'invecchia, si rimbambisce. egli rispose con un gesto vago: adesso son qui, non parliamone piú. 4974_9875_001495 sollevati verso l'altare, cominciò a balbettare confuse parole, grosse lagrime gli cadevano lungo il viso, deviavano verso il mento tremulo. cadevano goccia a goccia fino a terra. giacinto lo aspettava. 4974_9875_001496 benedetta ella sia. ecco laggiú, nell'estremo azzurro del crepuscolo, la chiesetta e il recinto di capanne, quieto come un villaggio preistorico abbandonato da secoli. 4974_9875_001497 don predu, padrone mio, sono efix non mi riconosce. don predu balzò sollevando le falde del gabbano quasi volesse abbracciare il suo servo, e si guardarono come due vecchi amici. 4974_9875_001498 cosí picchiava suo padre quando tardavano ad aprirgli. abbandonò la lettera e corse giú. ma arrivata al portone, si fermò ad ascoltare il cuore le batteva come se i colpi arrivassero al petto. signore, signore, non può esser lui. 4974_9875_001499 la messa era per un trigesimo e un panno nero a frange d'oro copriva la balaustrata dell'altare. il prete bianco e nero si volgeva lentamente con le mani sollevate. 4974_9875_001500 pari. egli abbassò la testa. senti riprese. io ho bisogno di vesti e di denari. tu devi aiutarmi, kallina. 4974_9875_001501 non vedi che viso da affamato ha efix? da vent'anni non lo pagano e adesso non gli danno neppure da mangiare. eppure hai sentito il nostro padrone come s'inalbera quando gli si accenna alle sue cugine. 4974_9875_001502 infatti di camminare. sempre saliva un monte, attraversava una tanca, ma arrivato al confine di questa, ecco un altro monte, un'altra pianura e in fondo il mare. adesso però camminava tranquillo e solo gli dispiaceva di non. 4974_9875_001503 donna ester con lo scialle sciolto, un po svolazzante, sulle spalle, dispone il corteo: prima i bambini coi ceri alti in mano, poi la sposa con la parente, poi lo sposo coi parenti in coda, i pochi invitati. 4974_9875_001504 don giacinto, venga e su, e su e venga e venga. tutte le donne guardavano laggiú sorridendo, i denti brillavano agli angoli delle loro bocche. 4974_9875_001505 la basilica era aperta in quei giorni di quaresima ed efix andò a inginocchiarsi al suo posto sotto il pulpito. la maddalena guardava lieta anche lei, come una dama spagnola ospite dei baroni, affacciata a un balcone del castello. 4974_9875_001506 andò in cerca di legna. il vento infuriava sempre piú e le nuvole salivano e scendevano dall'orthobene giú e su come torrenti di lava, come colonne di fumo, spandendosi su tutta la valle. 4974_9875_001507 per questo non amo neppure tornare laggiú. mi pare che ci ho lasciato qualche cosa e che non la ritroverei piú. noemi assentí vivacemente, con la testa reclinata sul lavoro. la voce della vecchia le sembrava l'eco del suo passato. 4974_9875_001508 ascoltami, efix. siamo davanti a dio. io sto per partire. verrà lui stesso a prendermi don zame. 4974_9875_001509 me essi erano buoni, ma io vorrei sprofondarmi per non vederli piú. e il peggio è che non potevo andarmene da casa loro. 4974_9875_001510 piú. questo solo mi dice, questo solo ti dico: tacquero, ella cuciva, egli aveva sollevato le ginocchia e si stringeva in mezzo le mani giunte. 4974_9875_001511 soli efix, la senti come parla. eppure io ti dico che non sei stato tu solo a dirglielo, anche giacinto. ma questo nome fece come un vuoto pauroso attorno. 4974_9875_001512 no, egli è un ragazzo onesto. neppure tocca la mano a grixenda. essi si amano come buoni cristiani in attesa di sposarsi. 4974_9875_001513 sí, mormorò, donna ester, curvandosi all'orecchio di efix. ella lo odia al punto che m'ha fatto giurare di non nominarlo piú quando venne ultimamente, per dirci che sposa grixenda e per consigliare noemi ad accettare predu. 4974_9875_001514 dopo la festa di san cosma e damiano di mamojada, efix e i ciechi andarono a bitti per la madonna del miracolo. prima di arrivare fecero tappa sopra orune. 4974_9875_001515 zuannantoni, seduto sotto il pergolato davanti alla capanna suonava la fisarmonica e tutto intorno il motivo monotono si spandeva come un velo di sonno sul luogo desolato. 4974_9875_001516 il mondo. ma sia fatta la volontà di dio e andiamo avanti. ecco a un tratto la valle aprirsi e sulla cima a picco d'una collina, simile a un enorme cumulo di ruderi. 4974_9875_001517 era impiegato con me alla dogana. un giorno un ricco capitano di porto in ritiro, un buon signore grosso ma ingenuo come un bambino, venne per fare un pagamento. 4974_9875_001518 lasciami che caldo. non ho mai conosciuto un caldo simile. almeno da noi si facevano i bagni. 4974_9875_001519 è vero, disse sottovoce: l'ho ucciso io tuo nonno. sí, mille volte avrei confessato per la strada, in chiesa, ma non l'ho fatto per loro. 4974_9875_001520 anche lui guardava lontano dal finestrino della sua stanzetta, sopra un cortiletto in pendío, in fondo al quale, come da un buco, si vedeva la grande vallata d'isporosile. 4974_9875_001521 colpevole giacintino la lettera scritta di nascosto. accanto a loro, seduta per terra, con le spalle al muro e le braccia intorno alle ginocchia grixenda, rideva guardando il ragazzo che suonava la fisarmonica. 4974_9875_001522 io avevo fatto voto di prenderglielo il ciuffo, di prenderlo intero, con la pelle e con tutto, e cosí lo presi, che possiate vedermi cieco se mentisco. 4974_9875_001523 portone era l'usciere, un borghese magro col viso nero, di barba non rasa da otto giorni. aveva in mano una carta lunga piegata in due. 4974_9875_001524 e sei andato via cosí efix, come se ti avessimo offeso senza dire una parola, efix. e pensa, pensa, io dicevo sempre a me stessa, perché efix ha fatto cosí? si può finalmente sapere il perché? 4974_9875_001525 c'è una festa. egli disse tirando su la bicicletta a cui era legata una valigia polverosa. ah sí, ricordo la festa del rimedio, ah, ecco. 4974_9875_001526 ma ogni tanto una marea di vento lo rinfrescava e i noci e i peschi negli orti mormoravano tra il fruscío dell'acqua e degli uccelli. 4974_9875_001527 ma egli non si scostò, sebbene sentisse la collana di zia, pottoi calda come fosse stata sul fuoco, sfiorargli il viso e l'alito di lei passargli sui capelli come un ragno. 4974_9875_001528 bisogna ricondurlo nella buona via. adesso qui in paese non sa che fare, ha la febbre s'annoia, va perciò a giocare e a fare. 4974_9875_001529 ester è andata a messa. noemi, s'alza adesso bel tempo. efix, come va laggiú bene. bene, grazie a dio, tutto bene. 4974_9875_001530 il cuore sussultava, come tentando ogni tanto di sollevarsi, e subito ricadendo e l'ombra si addensava rapida. 4974_9875_001531 e il cielo rosso sopra i muri alti coperti di gramigne. arrivato a metà si volse, l'ombra saliva dalla valle descrivendo un cerchio bruno su per le chine rosee dell'orthobene e raggiungeva anche lui su per il vicolo. 4974_9875_001532 dame efix. si sentiva dolere il cuore, ma non poteva parlare. solo disse: giacintí, sei diventato allegro. mi pare che fare impiccarmi. 4974_9875_001533 sollevò gli occhi e arrossí, guardando severa il viso di efix. anche le altre due lo guardavano, capisci cosí? senz'altro quasi venga a casa sua. 4974_9875_001534 tutti avevano gli occhi pieni di domande e di speranza e i cavalli pazienti salivano su per la strada carichi di gioia o di dolore. 4974_9875_001535 serrava don predu. rimase tutto il giorno lí, invitato a pranzo. dalle cugine parlava, rideva, si beffava nuovamente del prossimo. ogni tanto però taceva, anche perché noemi pareva curarsi poco di lui. un silenzio grave circondava allora efix ed egli. 4974_9875_001536 il bianco della roccia. gli pareva un nido, un vero nido. ogni volta che se ne allontanava, lo guardava cosí tenero e melanconico, appunto come un uccello che emigra. 4974_9875_001537 andò dunque dal nuovo padrone e lo trovò arrampicato su una scala a piuoli a potar la vite sotto la rete dei rami del melograno ricamata di foglioline. 4974_9875_001538 ebbene, ebbene, ebbene sí, disse don predu, riprendendosi per il primo giacinto. mi ha raccontato le tue prodezze, babbeo, e dunque ti sei messo a fare. un mestiere facile, poltronaccio, bel mestiere, sí, ecco, prendi. 4974_9875_001539 e il milese, con la testa reclinata a destra, mescolò pensieroso le carte, guardando ora l'uno ora l'altro dei suoi compagni. 4974_9875_001540 si guardarono ed egli comprese che avevano da parlarsi loro due, da riallacciare un discorso interrotto. 4974_9875_001541 ma un tremito gli agitava la spalla sinistra, tanto che efix, spaventato, trasse di tasca un tubetto di vetro, fece cadere sulla palma della mano due pastiglie di chinino e gliele mise in bocca. mandale giú, hai la febbre. 4974_9875_001542 quel giorno era sola. donna ester e donna ruth avevano accettato l'invito del rettore di far parte del comitato d'una festa. giacinto era ad oliena ad acquistar vino per conto del milese. 4974_9875_001543 su coraggio, uomo cammina. lo scosse di nuovo, afferrandolo da dietro per gli omeri, ma efix piangeva, piegato in due, con la testa fra le ginocchia, e mentre il suo gemito riempiva il silenzio della notte. 4974_9875_001544 ebbene, le dirò la verità: io spero che giacinto riesca a pagare. allora don predu si riversò ridendo sulla sedia, col petto gonfio, i denti scintillanti fra le labbra carnose. 4974_9875_001545 aspettando che passasse qualcuno per pregarlo d'andare a chiamare il servo. lui. lui è la causa di tutto. lui aveva promesso di sorvegliare giacinto e di proteggerci contro di lui. 4974_9875_001546 ma un uomo malato gemeva nella cantoniera, triste come una stalla, e il dolore umano turbava la solitudine. efix ripartí prima dell'alba, piú stanco di prima. 4974_9875_001547 i rivenditori di dolci e di vino, dritti accanto ai loro piccoli banchi. all'ombra della chiesa, una fila di mendicanti vigilava il sentiero e le loro figure accovacciate. 4974_9875_001548 e lo straniero aveva curiosità infantili che divertivano il servo. il fiume si gonfia d'inverno. cos'è questo? domandava, tirando a sé qualche fronda di alberello. 4974_9875_001549 intanto don predu accompagnava efix su su per la straducola lavata dalle ultime piogge. l'erba rimaneva lungo i muri delle case deserte. un silenzio dolce, profondo avvolgeva tutte le cose. 4974_9875_001550 a dirvi la verità. mi son deciso avantieri. c'era un amico che partiva allora. ieri, visto che il mare era calmo, sono partito. 4974_9875_001551 era ammaliato. sí, malía d'amore. andò persino ad oliena a consultare la fattucchiera. ultimamente, la settimana scorsa, è andato alla madonna di gonare in pellegrinaggio ed ha fatto un'offerta di tre scudi per ottenere il miracolo. 4974_9875_001552 donna ruth, se n'era andata e ombre e silenzio circondavano di nuovo la casa. efix, seduto sullo scalino con un gelsomino in mano e la testa appoggiata al muro, aspettava il ritorno di giacinto con un vago sentimento di paura. 4974_9875_001553 io non posso sposarla, vero? vero che non posso, micheli? non posso e non voglio, non sono in condizioni di sposarmi, sono un pezzente, ho altri doveri, tu lo sai. ebbene, posso parlare davanti a quest'uomo che sa tutto di me, come lo sai tu, e mi compatisce. 4974_9875_001554 le sembrava d'esser svenuta come quel giorno e che le sue lagrime fossero quelle di giacinto, e le sorbiva come il succo d'un frutto acre, con le labbra avide, tremanti di tutti i baci che non avevano dato né ricevuto. 4974_9875_001555 già di ritorno, quella diavola donna ester ridiscese con un vasetto di sughero in mano. egli si tirò in là per lasciarla passare e sollevò il viso ombreggiato dalla berretta. 4974_9875_001556 anche lui parlava cosí. lui certo non avrebbe permesso a giacintino neppure di sbarcare. che ne dici, efix? 4974_9875_001557 nidi di rondine, che col tempo avevano preso il colore della pietra, correvano come una decorazione fra il tetto e i finestrini della casetta. ogni nido racchiudeva un mucchio di uccellini. 4974_9875_001558 ma qualcuno picchiò di nuovo ed ella s'asciugò gli occhi con la tela e andò ad aprire. un uomo entrò, chiudendo il portone. 4974_9875_001559 dimmi come vanno gli affari delle mie cugine. efix sollevò, riabbassò tosto gli occhi, un rossore fosco gli colorí il viso che pareva arso, scarnificato. 4974_9875_001560 una lettera non sai di chi è. io no, non so leggere, ma la mia nonna dice che forse è di sennor giacinto, il nipote delle vostre padrone. 4974_9875_001561 e sognava, come la fanciulla, un avvenire di luce, pena d'amore. poi tutto fu silenzio. 4974_9875_001562 laggiú, in fondo, aveva lasciato il luogo del suo delitto, lassú verso i monti. era il luogo della penitenza. 4974_9875_001563 inutile pregarla di scendere, bisogna salire fino a lei. donna. noemi, mi permette una domanda: è contenta? 4974_9875_001564 si domandava, sí disse noemi con crudeltà? noi credevamo che tu lo sapessi, non solo, ma che gli facessi garanzia presso la tua amica kallina. 4974_9875_001565 ma ella rispose agitando il fuso. ella poteva aspettare, non aveva fretta, piú su. ecco, zia, pottoi con una ciotola di latte per la colazione dei ragazzi. 4974_9875_001566 ma cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti. i fantasmi degli antichi baroni scendevano dalle rovine del castello sopra il paese di galte su. 4974_9875_001567 all'ombra della chiesa efix, invece, sentiva altri gruppi di paesani parlare dell'america e degli emigranti. l'america, chi non l'assaggia non sa cosa è. la vedi da lontano e ti sembra un agnello da tosare. 4974_9875_001568 benché noemi non la invitasse a restare sedette per terra con le spalle al muro, sciogliendosi il fazzoletto sul collo ingemmato e cominciò a parlare con nostalgia della festa. 4974_9875_001569 voglio che le zie stian bene, voglio che la casa risorga. queste cose le pensavo anch'io quando tu dovevi venire. e invece invece, se tu non paghi, l'usuraia metterà. 4974_9875_001570 ma quando arrivò, la casa era ricaduta nella sua pace di morte. donna ester lavava il grano prima di mandarlo alla mola, immergendolo entro un vaglio nell'acqua d'un paiuolo. 4974_9875_001571 padrone. sí, egli faceva adorare un dio tutto d'oro. per questo è rimasto nel mondo tanto amore del denaro, e i parenti persino uccidono i parenti per il denaro. 4974_9875_001572 la cucina si empiva di fantasmi e l'essere terribile che non cessava di colpirlo gli gridò all'orecchio: confessati, confessati. 4974_9875_001573 cosí e provò quasi un senso di sollievo, perché il ricordo degli occhi di noemi lo perseguitava peggio che il suo rimorso antico. 4974_9875_001574 le donne ardevano di curiosità perché da qualche tempo il padrone mandava regali alle cugine e, pur beffandosi di loro, non permetteva che altri ne parlasse male in sua presenza. 4974_9875_001575 tutto è dolce, buono, caro. ecco i rovi della basilica, circondati dai fili dei ragni verdi e violetti di rugiada. 4974_9875_001576 tutto. aveva una dolcezza di ricordi infantili, di cose perdute da lungo tempo. da lungo tempo piante e desiderate. 4974_9875_001577 tutti e due d'una bellezza melanconica, con la pianura sabbiosa solcata dal fiume, da file di pioppi, di ontani bassi, da distese di giunchi e d'euforbie, con la basilica nerastra di rovi. 4974_9875_001578 il sole batteva sui tetti di schegge, delle casette basse e umili come capanne. il vento del pomeriggio portava un odore di erbe aromatiche e qualche grido, qualche suono lontano. 4974_9875_001579 era un giovedí sera e l'usuraia non filava per timore della giobiana, la donna del giovedí che si mostra appunto alle filatrici notturne e può loro cagionare del male. 4974_9875_001580 capí che lo congedava e uscí nel cortile, ma guardò se si poteva parlare anche con donna. noemi, eccola appunto che ritira la coperta dal balcone. 4974_9875_001581 passarono la notte cosí il cieco raccontava le sue vicende alternandole a racconti della bibbia, e il suo dolore si calmava rapido, come un male violento che passa presto. 4974_9875_001582 tanto il desiderio e l'orrore di rivolgersi al passante la turbavano, ma egli domandò: noemi che c'è. 4974_9875_001583 io devo dirgli questo, e perché proprio io domandò noemi. e poiché l'altra, a sua volta, la fissava senza rispondere, ebbe una penosa impressione: le parve che la vecchia sapesse. 4974_9875_001584 anche là, attraverso la porta, si vedeva il cortile bianco e nero di luna e dell'ombra del pergolato, la suocera seduta sulla sua scranna da regina primitiva. 4974_9875_001585 dite a zuannantoni che venga stasera. gli darò le pere rosse. la vecchia, le afferrò la mano, gliela baciò. andò via piangendo. 4974_9875_001586 caterina, carta di professione casalinga, domandava alla nobile ester pintor, entro cinque giorni dalla notificazione dell'atto di protesto. 4974_9875_001587 il portone era chiuso, l'erba cresceva lungo il muro e sugli scalini, come davanti a una casa abbandonata, ed efix ebbe paura a picchiare. 4974_9875_001588 ma piano, sollevando appena gli occhi, quasi parlasse con gli occhi soltanto. ma non prenderti tanto pensiero, efix. non immischiarti oltre nei fatti nostri. 4974_9875_001589 c'erano due giovani nuoresi bellissimi che, per farsi notare dalle fanciulle, cominciarono a buttar soldi al cieco, mirando da lontano al petto e ridendo ogni volta che colpivano giusto. poi s'avvicinarono e presero di mira efix, divertendosi come al bersaglio. 4974_9875_001590 sí, ci siamo guardati attraverso le lacrime e forse allora, forse allora, non so, ecco, non ti dico altro, ma forse per questo sono andato via piú che per quanto avevo commesso di male. 4974_9875_001591 sognava, s'alzò a sedere, cingendosi le ginocchia con le braccia, e si fece un po pregare prima di prendere la zucca arabescata piena di vino giallo che il servo gli porgeva. 4974_9875_001592 ma non si pentiva. una mano misteriosa lo aveva spinto ed egli sapeva che tutte le azioni compiute cosí per forza sovrannaturale, sono azioni buone. 4974_9875_001593 egli sollevò gli occhi, la vide pallida, con le labbra tremanti, con le palpebre livide come quelle di una morta. è la gioia, certo, che la fa sbiancare, cosí. 4974_9875_001594 stefana, stefana. gridò sempre, tenendolo fermo e volgendo il viso ridente verso la porta: senti, c'è qui un pretendente. 4974_9875_001595 perché egli non è nobile, non può, ripeto, donna disse efix con piú forza. 4974_9875_001596 io dissi a zia ester, non preoccupatevi, andrò io dall'esattore una furia. zia noemi aveva gli occhi come un gatto arrabbiato. non la credevo cosí collerica, ebbene. 4974_9875_001597 santi piccoli e neri con gli occhi di perla, santi grossi e deformi. piú mostri che idoli. 4974_9875_001598 tu non capisci e perciò parli troppo. efix, se tu quel giorno avessi riferito solo l'ambasciata senza darmi dei consigli, sarebbe stato meglio. invece abbiamo detto molte cose inutili. 4974_9875_001599 ohuff. sbuffò giacinto, appoggiando i gomiti al tavolino per stringersi la testa fra le mani. e come la sua spalla tremava. don predu gliela guardò, sbiancandosi lievemente in viso. 4974_9875_001600 è giacinto, pensò. efix ha preso un cavallo e torna laggiú e rivela tutto alle zie. e le maltratta? ascoltò. gli sembrava che il passo del cavallo risuonasse sul muro sopra di lui e poi, piú basso, sul suo corpo, sopra il suo cuore. 4974_9875_001601 se non cessi, prendo il palo kallí bada. per tutto il giorno continuarono a insolentirsi un po scherzando, un po sul serio. ma nel pomeriggio ella uscí e comprò un costume quasi nuovo da una donna il cui marito era andato in america. 4974_9875_001602 fabbricate di nuove, dette appunto sas muristenes de sas damas, perché divenute quasi di loro proprietà in seguito a regali e donazioni fatte alla chiesa. 4974_9875_001603 qualche volta verrà, prima che faccia troppo caldo, e poi in autunno si sta bene all'ombra lassú, e di notte la luna ci fa compagnia come una sposa. 4974_9875_001604 mia nonna cacciò via di casa don zame e mi fece sposare priamu piras. e priamu mio era un valent'uomo. aveva un pungolo con una lesina in cima e mi diceva avvicinandomelo agli occhi: 4974_9875_001605 le dame s'alzarono tremando e, donna ester, parlò con una vocina che pareva il belato d'un capretto: giacintino, giacintino, nipote mio. ma non è una visione, sei tu? 4974_9875_001606 egli voleva bene a lei e voleva che fossi io l'intermediario. allora, quando lei disse di no, di no, sono scappato. 4974_9875_001607 di nero, un abito nuovo, attillato che lo costringe a respirar forte, ma efix non ne distingue il viso, mentre vede la bocca sarcastica del milese, lunga, stretta come piena di riso represso e il ventre gonfio d'una parente delle dame. 4974_9875_001608 nell'altro mondo. noemi donna ruth taceva mentre le sorelle discutevano, ma sudava appoggiata alla spalliera del sedile con le mani abbandonate come morte, lungo i fianchi. 4974_9875_001609 allora noemi fu riassalita da un impeto di umiliazione e di sdegno. la figura di efix le balzò davanti, come quella della vittima rassegnata al sacrifizio, ed ella corse nel cortile e uscí sul portone. 4974_9875_001610 addio, efix. addio. ritornò dalle sue padrone e si coricò sulla stuoia. 4974_9875_001611 ebbe vergogna della sua bugia. dio comanda di lavorare finché si può, potessi lavorare io. oh, come sono felici quelli che possono lavorare. 4974_9875_001612 passassero, rimosse il cadavere, secco e leggero come quello d'un bambino, lo lavò, lo rivestí parlandogli sottovoce fra una preghiera e l'altra, per raccontargli come s'era svolta la cerimonia nuziale. come noemi piangeva entrando nella sua ricca nuova dimora. 4974_9875_001613 ma egli ricominciò a parlare del viaggio della strada solitaria e domandò quanto s'impiegava per arrivare a nuoro. voleva recarsi a nuoro. c'era lassú, l'amministratore di un molino a vapore, amico di suo padre, che gli aveva promesso un posto. 4974_9875_001614 e credeva anche lui di sognare. dopo l'accoglienza fredda di noemi s'era sentito ciò che veramente era straniero in mezzo a gente diversa da lui. 4974_9875_001615 ma tu non vai, domandò il cieco, sempre immobile al suo posto. andrò quando dio comanda. adesso accendo il fuoco perché bisogna passare qui la notte. 4974_9875_001616 ester, forse parlerebbe, ma c'è noemi dura come una suola. la prima sera, quando accadde la disgrazia di ruth e io passavo là per caso, solo quella sera si confidò, sfido, perdio, era l'ora della disperazione. 4974_9875_001617 appunto come il tarlo, egli aveva fatto tutte le sue cose di nascosto. aveva roso, roso, roso. adesso si meravigliava se tutto s'era sgretolato intorno a lui. 4974_9875_001618 non io, io non sono una paesana per seguire l'uso comune. che impazienza ti è presa. le pubblicazioni sono fatte, oggi si parlerà del resto. noemi era agitata ed efix la sentiva andare e venire per la casa con passo lieve ma inquieto. finalmente, 4974_9875_001619 io. io sono un povero servo, ma dico che don giacintino sarebbe sbarcato lo stesso. 4974_9875_001620 per quanto lo cercassero, il finto malato non si trovò nel cortile, né in chiesa e neppure nelle strade attorno. qualcuno disse che era scappato per paura dei carabinieri. cosí efix rimase con tutti e due i ciechi. 4974_9875_001621 fata ella rifaceva, commossa, la voce del nobile morto. poi, a un tratto, seguendo i suoi pensieri, domandò: e questo, don giacintino, non arriva piú? 4974_9875_001622 non c'era messa, ma la guardiana puliva la chiesa e s'udiva il frusciar della scopa nel silenzio della penombra, come se le antiche castellane vi passassero coi loro vestiti di broccato dallo strascico stridente. 4974_9875_001623 le donne che portano il frumento al molino si aggrappano intorno a lui, curvo, a pesare la farina, e lo guardano con occhi di madre, con occhi 4974_9875_001624 finalmente arrivò il dottore. lo palpò tutto, gli batté le nocche delle dita sul ventre, duro come un tamburo, lo voltò, lo rivoltò, gli buttò addosso il panno come su un pane che fermenta. 4974_9875_001625 perché mi chiamate stupido? perché ho buon cuore, perché vorrei passar bene la gioventú, e voi che fate? 4974_9875_001626 che hai fatto oggi? domandò sottovoce: e cosa vuoi che faccia? non c'è niente da fare. scender qui a portarti il pane, tornar là a portare l'erba e loro che vivono come tre mummie. 4974_9875_001627 figlio di dio, va, io avrei voluto che tu non andassi, ma se io stesso ti dico d'andartene è perché non c'è altra salvezza. ricordati le cose belle che dicevi l'altra sera. dicevi: 4974_9875_001628 e gli sembrava fossero il suo destino stesso, il suo delitto e il suo castigo. non li amava, ma li sopportava con infinita pazienza. 4974_9875_001629 sospirò profondamente. capiva: era il castigo di dio che gravava su lui. 4974_9875_001630 nel sopore in cui tutta la valle era immersa, il mormorio dell'acqua gli pareva il ronzio della febbre. e che i grilli stessi, col loro canto, si lamentassero senza tregua. 4974_9875_001631 io posso aiutarle. posso aiutarle ancora, anche se esse non lo vogliono. domani aspettava con ansia il domani. ecco perché non poteva dormire. domani parlerà con noemi. 4974_9875_001632 farle morire io perché efix. ho sentito ella ripeté con voce monotona: 4974_9875_001633 e a sua volta, mentre si stringeva il braccio che gli ardeva per la stretta, respirò con angoscia: sí, colpa tua, colpa tua. ricominciò quasi aggressivo, non lo sapevi alla. 4974_9875_001634 efix mangiava e raccontava con parole incerte, velate di menzogna, timida, ma quando ebbe gettato le briciole e il fondo del bicchiere sul pavimento, poiché la terra vuole sempre la sua piccola parte del nutrimento? 4974_9875_001635 eppure inquieta di noemi, seguirlo e dirgli come, in segreto, andate su, andate alla festa, andate, vi aspettano. 4974_9875_001636 vide la porticina di grixenda, che brillava come un rettangolo d'oro sul muro nero, e ricordò l'incarico di zuannantoni. grixenda stava davanti alla fiammata ad asciugarsi le sottane bagnate. 4974_9875_001637 bene negli occhi e le dissi: zia, noemi, io sposerò grixenda, perché solo grixenda, povera come me, giovane e sola come me, può essere la mia compagna. allora noemi si fece pallida come una morta. ebbi paura. 4974_9875_001638 entra, vuoi lavarti? porteremo poi su la valigia. chiamerò una donna che ci fa i servizi. adesso son sola in casa e non ti aspettavo. 4974_9875_001639 ebbene, andrai, suppongo che non parti subito siedi. ho da farti una domanda, stefana vino. 4974_9875_001640 che posso farci? io, disse finalmente giacinto, e parve ricadere di nuovo nella sua antica tristezza. curvo su sé stesso nell'ombra, guardava la terra ai suoi piedi e vedeva un abisso nero. 4974_9875_001641 e le gambe delle donne disegnate dalle gonne scure, e i piedi corti emergenti dall'ondulare dell'orlo rosso si movevan sempre piú agili, scaldati dal piacere del ballo. 4974_9875_001642 un'altra di uomo la raggiunge e le si accosta, tanto che formano un'ombra sola. efix sentí un brivido alla schiena. 4974_9875_001643 e non disse altro finché non arrivarono le sorelle. donna ester, col dito fuori dell'incrociatura dello scialle, noemi pallida, silenziosa, con le palpebre violette abbassate. 4974_9875_001644 non parliamone, don predu mio, non mi mortifichi, ti mortifichi pure babbeo. ebbene, senti, anch'io vado qualche volta da quelle donne, ma non è possibile cavar loro nulla di corpo. 4974_9875_001645 e passò la notte a pregare sotto la croce nera, che pareva unisse il cielo azzurro alla terra grigia. all'alba s'udí un salmodiare lontano, una processione salí dalla valle e in un attimo le rocce si coprirono di bianco e di rosso. 4974_9875_001646 ogni sera don predu, che possedeva grandi poderi, verso il mare, passava di ritorno al paese e, se vedeva il servo, tendeva l'indice verso la terra delle sue cugine e poi si toccava il petto per significare che aspettava l'espropriazione e il possesso del poderetto. 4974_9875_001647 ai parenti dei baroni. ma le fiche te le farò sempre finché sarai uno stupido, cioè fino alla tua morte te li darò. e andò a prendere cinque lire d'argento efix. se ne andò. 4974_9875_001648 ma invece di giacinto arrivò zuannantoni con qualche cosa di nero sul petto, come un avvoltoio morto. da quel momento efix aveva l'impressione di esser caduto sotto un urto di febbre delirante. 4974_9875_001649 ma efix era cosí umile e sbigottito ch'ella tornò su e disse alla compagna: giovine, s'egli ha fatto la stregoneria, l'ha fatta bene. la fortuna cade come una saetta su quella gente. 4974_9875_001650 bene, lo aveva promesso, disse efix e di nuovo si sentí pieno di gioia. ecco fatta la grazia che lei chiedeva, padrone mio, pensava. 4974_9875_001651 del resto, fu tutta una giornata di gioia, gioia composta e quasi melanconica nelle donne, verso le quali gli uomini, divertendosi rumorosamente fra loro, dimostravano una certa noncuranza. 4974_9875_001652 un'opera paziente e solida, che ricordava quella degli antichi padri costruttori dei nuraghes e su e su, ad ogni scaglione si fermavano e si volgevano a contemplare l'opera del piccolo uomo. 4974_9875_001653 il chiarore del fuoco, a misura che i due salivano, illuminava però le loro figure misteriose, e la prima era quella di efix, su un cavallo gobbo di bisacce e di guanciali. 4974_9875_001654 sei un mendicante anche tu sí, disse efix, non te ne sei accorto? allora, va bene, prendi, tienilo tu e gli porse l'involto del denaro. 4974_9875_001655 mai per sgombrare del suo corpo la casa delle sue padrone, ma un giorno o una notte, non capiva piú che tempo era. gli parve d'esser giunto al muricciuolo del poderetto, su in alto, sul ciglione delle canne, e di sdraiarsi. 4974_9875_001656 e pareva volessero fuggire, luminose d'un verde metallico, agitate da una convulsione di tristezza e di terrore. anche la donna ebbe paura della solitudine e di quella morte improvvisa. 4974_9875_001657 io ricordo mi alzai, ma ricaddi seduto, battendo la testa alla spalliera della cassapanca. non ricordo altro. quando rinvenni, ero a letto in casa loro. la cameriera mi portava una tazza di brodo su un vassoio d'argento e mi parlava con grande rispetto. 4974_9875_001658 ti ricordi com'era superbo mio padre disse, ricacciando fra la pasta pallida le sue mani rosse: venate di turchino. 4974_9875_001659 come il contadino si serve della zappa per smuovere la terra e vedere se è feconda. cristiani, non guardate in noi, due creature povere, piú tristi delle foglie cadute, piú luride dei lebbrosi. 4974_9875_001660 lo vedi, lo vedi che razza di uomo è. si svegliò con un peso sul cuore, benché fosse notte. ancora si alzò, ma giacinto se n'era già andato. 4974_9875_001661 sinistra, guardi, vossignoria fin dove arriva l'occhio. la valle era della sua famiglia, gente forte era. 4974_9875_001662 donna lia, la terza delle sue figlie, sparí una notte dalla casa paterna e per lungo tempo non si seppe piú nulla di lei. 4974_9875_001663 era annientato. ricordava che donna ester aveva di nascosto scritto a giacinto di venire. di nascosto poteva anche aver firmato la cambiale. 4974_9875_001664 gli occhi di efix verdi, scintillanti d'ira: eran le lucciole, eran le lucciole. 4974_9875_001665 stretti forte da un nastrino giallo contro il malocchio, il nastrino giallo che non aveva impedito alle terre di passare in altre mani e alla lite di esser vinta dagli avversari. 4974_9875_001666 una volta, mentre scendeva fra i ciottoli acuti come coltelli, in faccia al sole cremis, fermo sopra i monti violetti di dorgali, un signore l'aveva raggiunta silenzioso, toccandola per la spalla. 4974_9875_001667 amara efix la guarda e sente come sempre davanti a questa figura che s'affaccia dall'oscurità di un passato senza limiti, un capogiro, come se fosse egli stesso sospeso in un vuoto nero misterioso. 4974_9875_001668 se li tirò addietro per molto tempo. di festa in festa camminavano o soli o in fila con altri mendicanti, come condannati diretti a un luogo di pena irraggiungibile. 4974_9875_001669 finalmente, un giorno, la signora, vedendomi completamente guarito, mi domandò che intenzioni avevo. io dissi che volevo venire qui dalle mie zie, di cui avevo parlato come di persone benestanti. 4974_9875_001670 finalmente zia noemi rinvenne e mi allontanò con la mano. diceva: era meglio fossi morta prima di questo giorno. io domandavo: perché? perché zia noemi mia, perché? 4974_9875_001671 incubo. s'alzò dunque e salí nella sua camera, la stessa ove un tempo dormiva con lia, lo stesso letto di ferro arrugginito a foglie d'oro stinte. 4974_9875_001672 ma al grido efix era apparso e si avanzava, battendo i piedi in cadenza e agitando le braccia come un vero ballerino. cantava accompagnandosi a sa festa. a sa festa so andatu. 4974_9875_001673 allora mi comprarono il biglietto per il viaggio e mi regalarono anche la bicicletta. io capii ch'era tempo d'andarmene e partii: venni qui. 4974_9875_001674 il ragazzo esitò nuovamente: sí, disse poi: c'è stato. credo che abbiano litigato, perché venne fuori con gli occhi rossi, come avesse pianto grixenda. lo guardava e rideva, ma stringeva i denti. 4974_9875_001675 rammentate micheli? l'ometto accennò di sí, ma scuotendo la testa con rimprovero, ed egli mi salvò. mi mise a letto come un bambino, mi legava quando usciva. avevo la febbre alta. 4974_9875_001676 trasse quindi l'involtino delle monete raccolte in quel giorno e, dopo averlo fatto dondolare davanti a loro, guardandoli e sorridendo, lo lasciò cadere in mano al cieco vero e se ne andò. 4974_9875_001677 piano, piano, la sua luce illuminava tutto il paesaggio misterioso e, come al tocco di un dito magico, tutto spariva. 4974_9875_001678 nuvole d'oro incoronavano la collina e i ruderi, e la dolcezza e il silenzio del mattino davano a tutto il paesaggio una serenità di cimitero. 4974_9875_001679 che cosa volete. voglio parlare con la vossignoria, ma con calma, come da cristiano a cristiano, disse la vecchia che s'accomodava i coralli sul collo bruciato e tremava, scarna e triste come uno scheletro. 4974_9875_001680 noemi rimise il suo lavoro entro uno di questi canestrini e ne sollevò un altro. sotto c'era un plico di carte: le carte di famiglia, gli stromenti, i legati, gli atti di una lite. 4974_9875_001681 adesso il guardiano. qui sono io. se voglio scacciarvi come un ladro, posso farlo, ma non lo faccio. volete dell'uva, prendetevela. il mio padrone, don predu, se ne infischia di questo pezzo di terra. ne ha tanti altri di poderi. 4974_9875_001682 infantile. efix, tu sei buono. ti voglio raccontare una cosa accaduta ad un mio amico. 4974_9875_001683 l'avete accompagnata fino al ponte, dove si è nascosta, finché è passato un carro sul quale ella è andata fino al mare. là si è imbarcata e don zame, suo padre, il vostro padrone, la cercava, la cercava finché è morto. 4974_9875_001684 tutto era caduto in un silenzio tremulo, come dentro un'acqua corrente, ed efix ricordava le sere lontane. 4974_9875_001685 si fece il segno della croce libera. nos, domine. entrambe pensavano alla stessa cosa: alla fuga di lia, all'arrivo di giacinto, e con sorpresa sentirono grixenda mormorare. 4974_9875_001686 ella non aveva mai provato un attimo di ebbrezza simile. un attimo e il mondo aveva mutato aspetto. 4974_9875_001687 una corda nerastra, annodata e fermata a dei piuoli piantati agli angoli degli scalini sostituiva la ringhiera scomparsa. 4974_9875_001688 ed efix traeva dalla bisaccia un bariletto di vino e, pur cosí curvo, si volgeva a sorridere ai suoi padroni. giacinto mangiava seduto sul sedile in muratura che serviva a piú usi da tavola e da letto. 4974_9875_001689 un odore di erba, inondavano la basilica, umida e triste come una grotta. la maddalena affacciata alla sua cornice pareva intenta alle voci della primavera che venivano con l'aria fragrante. 4974_9875_001690 un cassettone antico, una finestruola senza vetri aperta sullo sfondo verde del monte efix. scese, staccò una piccola violacciocca rosea e, tenendola fra le dita intrecciate sulla schiena, si diresse alla basilica. 4974_9875_001691 non si offenda se gliene parlo io per il primo. donna, noemi, sono un povero servo, sí, ma sono chiuso come una lettera. 4974_9875_001692 di tanto in tanto si curvava un poco. vedeva i suoi piedi ondulare, grandi e giallastri. entro l'acqua ne traeva uno: staccava dalla gamba bagnata un acino nero lucente che vi si era attaccato. 4974_9875_001693 giacinto lo guardò: la sua spalla tremava, ma gli occhi erano freddi, quasi crudeli. allora efix balzò, gli gravò le mani sulle spalle, gli sibilò all'orecchio una parola ladro. 4974_9875_001694 nella guerra non è peccato? è forse di nascosto? no, allora cominciarono a discutere ed efix guardava la rosellina come parlando: a lei sola ad uccidere tocca. 4974_9875_001695 in alto era l'ansito del molino, un palpito maschio in contrasto col richiamo femineo d'una campana che suonava a vespro e sullo sfondo della strada passavano contadini coi buoi aggiogati, borghesi imponenti come don predu, donne con anfore sul capo. 4974_9875_001696 pago tutto io, cosí vi resta la casa? cerca tu di convincerle, quelle teste di legno, io ti tengo al mio servizio. perché non parla, vossignoria, con loro? a me non danno ascolto. 4974_9875_001697 appena entrato, egli s'avvicinò ad efix e lo guardò dall'alto, come va bene, mi pare, alziamoci su efix. sollevò gli occhi infossati, indifferenti e poiché don predu si chinava a toccarlo, tese la mano come per respingere. 4974_9875_001698 pensando a queste dolci cose, noemi sentiva voglia di piangere, ma si morsicava le labbra, vergognosa davanti a sé stessa della sua debolezza. 4974_9875_001699 e l'altra quella di uno straniero la cui bicicletta scintillò rossa, attraversando di volo il cortile. 4974_9875_001700 pregava invece seduta sullo scalino della porta, sotto la ghirlanda della vite argentea e nera, alla luna, e ogni volta che guardava intorno le sembrava ancora di vedere qua e là sulla muraglia dei fichi. 4974_9875_001701 tristezza, il rimorso e la speranza le ridono e le piangono, negli occhi profondi e sulla bocca amara. efix: la guarda, la guarda e gli sembra di ricordare una vita anteriore. 4974_9875_001702 la casetta sorgeva sullo sfondo della vecchia casa riattata del milese, alta quest'ultima col tetto nuovo, ma qua e là scrostata e come graffiata dal tempo indispettito contro chi voleva togliergli la sua preda. 4974_9875_001703 che mi maltrattava. i maltrattava come un cane. allora questo povero vecchio mi prese con sé. mi teneva come un figlio, non mi lasciava mai la mano se non ero seduto al sicuro. adesso è finito. 4974_9875_001704 credendolo addormentato, e sollevò lievemente il lembo del panno. lo vide con gli occhi spalancati, col viso rosso, le labbra tremanti. ebbene, efix, che hai. egli le accennò con le palpebre di accostarsi di piú. le mormorò sul. 4974_9875_001705 diavolo stettero cosí con le mani unite, come efix. li aveva veduti uscire dalla caserma di fonni e pareva aspettassero ch'egli parlasse, sfidandolo un poco. 4974_9875_001706 e trasalí e gli sembrò che l'incubo in cui da tre giorni era caduto si sciogliesse tornerà. ripeté a voce alta. 4974_9875_001707 corfu e mazza a conca. pagarti però non ti pagano di quest'affare, almeno dovrebbero intrattenerti quanto ti devono. 4974_9875_001708 i pastori ridevano dandosi qualche gomitata sui fianchi. portarono latte, pane, diedero monete al cieco, ma efix era triste e, appena furono soli, sgridò il compagno per la sua malizia e il cattivo esempio. 4974_9875_001709 donna ester sorrideva guardando la sorella, che era la piú timida e irresoluta delle tre, e, curvandosi, le batté una mano sulle ginocchia. 4974_9875_001710 tutti i forestieri son diventati ricchi lassú, mentre qui pare d'essere in luogo di morti. sí, sí, è vero. 4974_9875_001711 ma tacque. efix gli lasciò la mano, cadde piegato su se stesso brancicando la terra e cominciò a tossire e a vomitare sangue. il suo viso era nero, decomposto. 4974_9875_001712 stefana s'udivano le donne sbattere i mobili con furore. finalmente la serva anziana apparve con un tovagliolo sul capo e un altro in mano seria e imponente, tuttavia con gli occhi pieni di rassegnazione ai voleri del padrone. 4974_9875_001713 sí, c'era un re che faceva adorare gli alberi e gli animali, e persino il fuoco. allora, dio, offeso, fece sí che i servi di questo re diventassero tanto cattivi da congiurare fra loro per uccidere il padrone. 4974_9875_001714 tante cose lontane gli tornarono in mente e tutte le foglie si agitavano intorno per salutarlo. ecco la siepe, ecco il fiume, la collina, la capanna. 4974_9875_001715 e, al cader della sera, contemplava la sua opera dall'alto, seduto davanti alla capanna sotto il ciglione glauco di canne, a mezza costa, sulla bianca collina dei colombi. 4974_9875_001716 due uomini salivano dallo stradone e, mentre uno stava seduto su un piccolo cammello, l'altro si piegava su una grande cavalletta le cui ali parevano mandassero giú e su i lunghi piedi del cavaliere. 4974_9875_001717 l'odore della cipolla si mischiava al profumo delle erbe intorno della vite e della salsapariglia. le volpi ripassarono. 4974_9875_001718 ma se quello muore di fame? l'ho veduto l'altro giorno, sembrava un pezzente con le scarpe rotte. s'ha venduto anche la bicicletta. non ti dico altro. no, dica, ha rubato. 4974_9875_001719 io posso ricondurti fino a nuoro, disse efix e d'improvviso cominciò a piangere. curvo sul moribondo, tentava di rianimarlo bagnandogli le labbra col liquore lasciato dalla donna e la fronte con uno straccio inzuppato nel vino. 4974_9875_001720 i vergogno. sí, questo deve cessare. esse torneranno quelle che erano se mi lasceranno fare. se zia noemi sapesse il bene che le voglio, non farebbe cosí. 4974_9875_001721 parevano tutti banditi, esseri superiori alla legge. non si pentivano certo delle loro colpe, se ne avevano. non si tormentavano se si erano fatta giustizia da sé nella vita. 4974_9875_001722 ho fretta comare pottoi. lo so, c'è chiasso in casa delle tue padrone, ma la colpa non è mia. io ci perdo in questa occasione. 4974_9875_001723 come tutti, ma questo non gli destava piú meraviglia: andare lontano. bisognava andare lontano nelle altre terre, dove ci sono cose piú grandi delle nostre, ed egli andava chiuse. 4974_9875_001724 pagherai, è tanto è una somma grossa, efix, come fare? ma efix gli parlava sottovoce, curvo su lui delirante va. 4974_9875_001725 ecco infatti grixenda che torna su dal fiume con un cestino di panni sul capo alta, le sottane sollevate sulle gambe lucide e dritte di cerbiatta e di cerbiatta. aveva anche gli occhi lunghi, umidi, nel viso pallido di medaglia antica. 4974_9875_001726 donna ester. ogni volta che sollevava il panno vedeva il povero viso sempre piú piccolo, violaceo, raggrinzito come una prugna secca. una sera egli aprí gli occhi, fissandola con quel suo sguardo di spavento che le destava tanta pietà. 4974_9875_001727 andava curvo sotto la bisaccia, cosí curvo che pareva cercasse qualcosa per terra. la vecchia deve morire e vede già, pensò natòlia. 4974_9875_001728 come sei divertente, diavolo. ti tengo con me tutta la vita, cosí mi svaghi quando sono di malumore, ti faccio sposare stefana. è un po grassa per te forse, ma non è pericolosa, perché i trent'anni li ha passati da un pezzo. 4974_9875_001729 la vecchia filava seduta sullo scalino della sua catapecchia di pietre nerastre. una fila di coralli le circondava il lungo collo giallo rugoso. 4974_9875_001730 giacinto non tornerà e tanto meno pagherà. te lo garantisco io. ma ricordati quello che ti dissi mille volte: il poderetto lo voglio io. 4974_9875_001731 qua e là, davanti ai piccoli fuochi accesi lungo i muri, si curvava. 4974_9875_001732 ripassarono, efix cenò, ma il pane gli parve amaro e due o tre volte tentò di dire qualche cosa, ma non poteva, non poteva. gli sembrava un sogno. 4974_9875_001733 tutto il giorno la fisarmonica suonò, accompagnata dai gridi dei rivenditori, dall'urlo dei giocatori di morra, dai canti corali o dai versi dei poeti estemporanei. 4974_9875_001734 ma poi anche lui si vergognava del suo sogno e tornava al finestrino della stanzetta solitaria a guardare la cattedrale di nuoro lassú. forse era la sua salvezza. 4974_9875_001735 vieni dentro, predu, ti racconterò tutto. ed egli entrò nella casa di cui da venti anni non varcava la soglia. 4974_9875_001736 vedendo l'uomo sconosciuto che s'avanzava curvandosi per guardare dentro la capanna, il ragazzo smise di suonare e i suoi occhi si fecero minacciosi. che volete? l'uomo si tolse il berretto. 4974_9875_001737 ma mentre donna noemi risaliva al piano superiore, egli rientrò in cucina e, sottovoce pregò donna ruth, che si era inginocchiata per terra e gramolava un po di pasta su una tavola bassa, di dargli il telegramma. 4974_9875_001738 la gente camminava triste ma tranquilla, come in processione avviata non a un luogo di festa ma di preghiera. anche una fisarmonica lontana ripeteva il motivo religioso delle laudi sacre. 4974_9875_001739 giacinto non rispose, ma gli afferrò forte il braccio e parve volesse stroncarglielo. poi glielo lasciò. efix lo sentiva ansare lievemente come colto da malessere. 4974_9875_001740 ma l'uomo fece un gesto, appunto come per allontanare quest'ombra e, seguendo con gli occhi il movimento delle mani rosse che tiravano, piegavano e battevano la pasta bianca, riprese con calma. 4974_9875_001741 immobile, seduta all'ombra di un ontano con le gambe nude nell'acqua trasparente, verdognola venata d'oro, e mentre con una mano teneva ferma sulla sabbia una bottiglia, con l'altra si toccava la collana. 4974_9875_001742 donna ester? non c'è? no, avrei. avrei da consegnarle questo, ma posso farlo a lei. aggiunse rapido, scrivendo qualche riga col lapis in fondo alla carta e compitando le parole che scriveva: 4974_9875_001743 è il fegato che fa un brutto scherzo. bisogna andare a letto, efix. il malato sollevò l'indice accennando di no, tanto devo morire. 4974_9875_001744 noemi non s'impressionava per questo. fin da bambina era abituata a veder le ossa che in inverno pareva si scaldassero al sole e in primavera scintillavano di rugiada. nessuno pensava a toglierle di lí. perché avrebbe dovuto pensarci lei? 4974_9875_001745 un silenzio infinito. regnava solo qualche grido di rondine. pareva uscir dai muri in rovina e un trotto di cavallo risuonò lontano, sempre piú lontano. 4974_9875_001746 non piú lieti né tristi delle solitudini ove facevano tappa per riposarsi o per mangiare. eppure litigavano fra loro, urlavano parole oscene, parlavano male di dio, si invidiavano, avevano tutte le passioni degli uomini fortunati. 4974_9875_001747 nessun male, ma la ragazza, benché buona, è povera e non è degna di te. 4974_9875_001748 per la prima volta in vita sua, provava un sentimento strano, il bisogno di muoversi, di fare qualche cosa per aiutare la famiglia. 4974_9875_001749 guarda laggiú, verso il castello, poi d'improvviso solleva le palpebre pesanti e si scuote tutta agitando le braccia. 4974_9875_001750 che colpa ne ho io? sono io che voglio venderlo. forse nessuno vuol venderlo. perché parlare di queste cose? ma tu, anima mia, tu. 4974_9875_001751 non osava guardarle. s'alzò rispettoso davanti a loro che prendevano posto sul sedile e solo dopo che donna ester ebbe domandato: efix, sai che succede? 4974_9875_001752 si nascondeva qualche drago o se il leggendario serpente cananèa, vivente fin dai tempi di cristo, strisciava sulle sabbie intorno alla palude. 4974_9875_001753 era di nuovo laggiú al poderetto. terminata la buona stagione, raccolte le frutta zuannantoni, a cui il padrone aveva dato l'incarico di pascolare un branco di pecore nelle giuncaie intorno al paesetto, se n'era andato di buon grado. 4974_9875_001754 dopo le funzioni sacre, la gente se ne andava a casa e giacinto se ne tornava al suo rifugio, passando davanti a una chiesa in rovina che gli ricordava la casa laggiú delle sue zie. 4974_9875_001755 vecchio oramai e debole, ma era sempre un uomo e bastava la sua ombra per proteggere ancora le tre donne. 4974_9875_001756 ed ecco il cono verde e bianco del monte di galte, solcato da ombre e da strisce di sole, e ai suoi piedi il paese che pare composto dei soli ruderi dell'antica città romana. 4974_9875_001757 ma, sebbene stanco, efix non s'addormentò per paura che gli rubassero la bisaccia col gruzzolo raccolto nelle ultime feste. pregava tranquillo, socchiudendo ogni tanto gli occhi per guardare i suoi compagni addormentati sotto una quercia. 4974_9875_001758 ruth, a sua volta, sognava ogni notte l'arrivo del nipote e ogni giorno, verso le tre, ora dell'arrivo della diligenza, spiava dal portone. 4974_9875_001759 e giacinto l'ho veduto a nuoro, quel morto di fame, perché non l'hai preso con te a chiedere l'elemosina. e adesso sai cosa fa: sposa quell'altra morta di fame grixenda. sí, stupido. 4974_9875_001760 che aspetto dove vado. alla mia età, una donna molto giovane. non mi conviene, ma questo non importa. insomma, ho deciso. 4974_9875_001761 questo è difficile, anima mia. come guadare il fiume senza bagnarsi? passando sul ponte, disse l'altra serva dal cortile curva a sbucciare un mucchio di mandorle. poi domandò: 4974_9875_001762 che ho fatto. domandò con insolenza allora efix. lo guardò di sotto in su con dolore e disprezzo. 4974_9875_001763 non dice altro perché è beneducato e buono, ma queste parole sono come il veleno che corrode senza far gridare. diede un gran sospiro e prese un lembo del grembiale di noemi, arrotolandone la cocca fra le dita nere. 4974_9875_001764 attraverso la porta aperta della vecchia pottoi si vedeva grixenda china sulla fiamma del focolare a far bollire il caffè per la nonna ch'era a letto malata. 4974_9875_001765 coricato sulla stuoia, con una mano sotto l'ascella e l'altra sotto la guancia, sentiva il cuore palpitare e il fruscio delle canne sopra il ciglione gli sembrava il sospiro d'uno spirito malefico. 4974_9875_001766 istène chinò la testa fin quasi a mettersela fra le ginocchia. poi si sollevò, afferrò le gambe del suo assalitore e lo scosse tutto e, non riuscendo ad abbatterlo, gli morsicò un ginocchio. 4974_9875_001767 non si domandava piú perché noemi rifiutava la vita. gli sembrava di capire, era il castigo di dio su lui. 4974_9875_001768 come pesano questi ricordi. pesano come il secchio pieno d'acqua che tira giú giú nel pozzo. 4974_9875_001769 ma quest'uomo mi disse: ti terrò gratis in casa mia, ti darò alloggio e anche da mangiare quando ne ho, ma tu devi lavorare e pagare il tuo debito. 4974_9875_001770 e quando furono dentro e donna ester domandò notizie del poderetto come fosse ancora suo, egli rispose alzando le spalle con rozzezza insolita e andò a lavarsi al pozzo. 4974_9875_001771 li cavalcavano: giovani dal viso fiammante, gonfio di sangue, fanciulle pallide che nascondevano la passione come le brage sotto la cenere, e infermi pazzi, indemoniati. tutti avevano gli occhi pieni di vita e di morte. 4974_9875_001772 allora il circolo delle donne si riaprí. si allungò di nuovo in fila. andò incontro allo straniero, come nei giuochi infantili, lo accerchiò, lo prese, si richiuse. 4974_9875_001773 per questo ci si diverte. chi ha voglia di divertirsi s'intende, chi suona, chi balla, chi prega, chi si ubriaca e poi tutti se ne vanno. 4974_9875_001774 la vecchia pottoi è morta, disse efix finalmente, e giacinto gli accostò la sua forchetta al viso quasi volesse pungerlo. va, uccello di malaugurio. lo sapevo che portavi la notizia di una morte e altro. 4974_9875_001775 un uomo un po abbandonato sopra un cavallo nero saliva lentamente, tutto ricoperto da un gabbano d'orbace foderato di scarlatto. 4974_9875_001776 e dalla scollatura della camicia si vedeva la moneta d'oro infilata nel correggiuolo diventato nero. giacinto non rimase contento. cos'era quel foglietto sottile in paragone dei tesori dei grandi signori del continente? 4974_9875_001777 l'aria cosí trasparente che sulle rocce del castello si vedevano scintillare le pietre e una finestra vuota delle rovine affacciarsi piena d'azzurro fra l'edera che l'inghirlandava. 4974_9875_001778 il correre delle nuvole sul cielo grigio dava al luogo un aspetto ancora piú fantastico. per tutta la mattina fu uno sbucare di uomini a cavallo dal sentiero nebbioso. 4974_9875_001779 volta il muro rovinato e l'erba e i fiori d'ossa dell'antico cimitero. ma d'improvviso una figura apparve sulla porta alta, sottile, vestita d'uno stretto abito granato a fiori neri. aveva una ghirlanda di rose. 4974_9875_001780 non esser tanto sicuro. oh, adesso parliamo sul serio. ho pensato bene prima di decidermi. lo faccio, credi pure, piú per dovere che per capriccio. 4974_9875_001781 ma il suo turbamento aumentò quando lo straniero, balzato sugli scalini del portone, la strinse forte fra le sue braccia dure: zia ester, sono io e le zie. 4974_9875_001782 cosí lo lasciarono, e le ore e i giorni passavano ed efix, nel delirio, sognava di camminare. 4974_9875_001783 sotto la luna. andavano, andavano silenziosi, cauti. arrivavano allo stradone accanto al ponte. laggiú la sua visione si confondeva: c'era un carro su cui lia. 4974_9875_001784 guardate in noi gli strumenti del signore per smuovere il vostro cuore. le monete di rame cadevano davanti a loro come fiori duri e sonanti. 4974_9875_001785 aveva la lingua lunga e fuori don predu, raschiò in segno di approvazione, mentre il negoziante si arrampicava su una scaletta a piuoli. tutto invecchia e tutto può rinnovarsi, come l'anno, replicò efix. 4974_9875_001786 ci son tanti ricchi, ma c'è tanta gente. agitava le dita della mano tesa lontano, come per accennare al brulichio della folla, ed efix guardava il suo piede e mormorava con tenerezza e con pietà. 4974_9875_001787 d'amore efix era stato una sera a trovarlo e, fra il rombare della macchina e l'agitarsi delle figure pallide su uno sfondo ardente, fra l'incrociarsi delle ombre e lo stridere dei pesi, gli era parso di intravedere uno scorcio del purgatorio. 4974_9875_001788 triste e distratto come quello del nipote. eh dico, si può andare in qualche posto a badde saliche anche il mio podere verso il mare, c'è ancora un po d'uva bianca. 4974_9875_001789 ma noemi era ridiventata pallida. parole di protesta le salivano alle labbra e sebbene, come sempre, riuscisse a dominarsi davanti al servo, al quale pareva non desse molta importanza, 4974_9875_001790 il lamento della fisarmonica di zuannantoni giunse in fondo al caos del dolore di noemi come una luce lontana. 4974_9875_001791 folletto con sette berretti, entro i quali conserva un tesoro, balzar di qua e di là sotto il bosco di mandorli, inseguito dai vampiri con la coda di acciaio. 4974_9875_001792 ma la sua voce era roca e il ragazzo rise con insolenza: non arrabbiatevi, che vi fa male. zio efix, mia nonna dice che è stato il folletto a uccidere don zame. è vero o non è vero? 4974_9875_001793 il cortile illuminato da un fuoco d'alaterni, il cui chiarore rossastro fa spiccare sul grigio del muro la figura svelta e bruna del suonatore, i visi violacei delle donne e dei ragazzi che ballano il ballo sardo. 4974_9875_001794 tutto il mondo era tranquillo, lui solo spasimava. ah, dunque, non lo sapevi. io credevo che parte del denaro l'avessero tenuto loro, le dame, per pagarti. 4974_9875_001795 vero? no, mentí egli con voce ferma. le giuro: io non ne ho parlato. tu allora credi che sia stato predu a dirglielo. io credo, cosí, donna noemi mia. 4974_9875_001796 giacinto era ad oliena, sapeva del disastro e della morte di zia ruth e aveva paura a tornare laggiú. viveva con le poche lire guadagnate dalla senseria, del vino acquistato per conto del milese, ma non sapeva che avrebbe fatto poi. 4974_9875_001797 no, la vita che giacinto conduceva non era quella di un giovane onesto e timorato di dio. giorno per giorno, le grandi speranze fondate su lui cadevano, lasciando posto a vere inquietudini. 4974_9875_001798 sedette e domandò dove son le altre. che è accaduto? ester, è a messa, noemi è su? disse donna ruth, curva a preparare il caffè. 4974_9875_001799 le loro ombre correvano sul terreno come foglie spinte dal vento ed egli ricordò la pena provata nell'alzarsi di sotto il pulpito e l'ombra sul viso della maddalena. 4974_9875_001800 ma d'improvviso tutto tacque. poi s'udirono passi, risuonarono voci, il cortile fu pieno di gente. 4974_9875_001801 tu parli come parlava mia madre, disse il cieco e si addormentò sotto la pioggia. alla festa dello spirito santo c'era poca gente, ma scelta erano ricchi pastori con le mogli grasse e le belle figlie svelte. 4974_9875_001802 allora efix aprí le mani e reclinò un poco la testa, come per dire: e allora perché mi consultate? ma donna ester si mise a ridere e alzò, sbattendo con impazienza le due ali nere del suo scialle. 4974_9875_001803 a chi l'ha chiesta in moglie? non lo so a lei stessa. dimmi zuannantoni, don giacinto è dalle sue zie, dalle mie padrone. 4974_9875_001804 tutto è possibile nel mondo ed efix amava le sue padrone fino al punto di rendersi capace di far per loro qualche sortilegio. 4974_9875_001805 ma bevette di nuovo docile, chiudendo gli occhi, mentre efix si lasciava sedere a gambe in croce e si prendeva un piede fra le mani. 4974_9875_001806 siamo canne e la sorte è il vento. sí, va bene, ma perché questa sorte e il vento? perché dio solo lo sa. 4974_9875_001807 giacinto ascoltava alto, nero sul cielo rosso, la sua spalla tremava ed efix, dal basso, credeva di veder tremolare tutto. 4974_9875_001808 giú per terra. la brocca riposava con le sue anse sui fianchi e la pentola capovolta le dormiva accanto. 4974_9875_001809 uscendo dal ballo, prese una polmonite e cadde su una panchina di un viale. lo portarono all'ospedale. quando uscí, debole e sfinito, non aveva casa, non aveva pane. 4974_9875_001810 ma a poco a poco si svegliò. le parve che il fuoco si spegnesse e il sangue cessasse di batter violento nelle sue vene. 4974_9875_001811 andartene cosí di nascosto, senza dir nulla, come l'altra volta? ah, efix, questo non lo dovevi fare oggi, proprio oggi. egli pareva ascoltasse con gli occhi vitrei, socchiusi, tranquillo, ma 4974_9875_001812 fu pieno di echi e di fremiti, quasi si svegliasse di soprassalto efix riaprí. una figura nera saliva attraverso la china, ove già le fave basse ondulavano argentee alla luna. ed egli. 4974_9875_001813 giacinto. egli tentava di prenderne qualcuna, tanto gli passavan rasenti al viso e stava immobile in agguato. e cosí l'ora passava. 4974_9875_001814 e parla pure, disse noemi, ma con tale disprezzo ch'egli si sentí gelare tuttavia osò. io credo che gli gioverebbe aver famiglia propria. 4974_9875_001815 egli intrecciava una stuoia e pregava di tanto in tanto. un acuto dolore al fianco lo faceva balzare dritto, rigido, come se qualcuno gli infilasse un palo di ferro nelle reni. 4974_9875_001816 la vecchia stava ancora vestita sul letto, coi polsi nudi, rossicci e ardenti come tizzi accesi. pareva assopita, ma quando efix si curvò su di lei gli disse con voce afona: lo vedi? 4974_9875_001817 noemi la ricordava sempre cosí come l'aveva veduta l'ultima volta, passandole accanto per andare a letto. dormivano assieme nello stesso letto, ma quella sera ella l'aveva attesa invano. 4974_9875_001818 mi pare che non stai troppo bene. tu dovresti prenderti qualche cosa o riposarti qualche giorno, disse noemi. 4974_9875_001819 gli occhi di noemi scintillarono di malizia. spero che noi siamo piú pulite, disse stringendogli il braccio. sí, un vecchio e un giovane litigavano sempre. erano cattivi, invidiosi, gelosi. 4974_9875_001820 si vede che manca il puntello, manca l'uomo. chiamate almeno efix. gridò natòlia e siccome grixenda la pizzicava al braccio, aggiunse: ah, ti punga la vespa anche a lui. vuoi che si usi rispetto? 4974_9875_001821 ebbene aspetta un altro po, diavolo, ti darò da bere un po di acquavite o anice. stefana, ira di dio, c'è il tuo pretendente, stefana. 4974_9875_001822 ma dopo ritornò ostile. quando vado là mi accoglie bene, ma di tanto in tanto mi guarda torva come sia io la causa dei loro malanni. 4974_9875_001823 piú di un lord inglese, piú di un milionario d'america han sposato. serve maestre cantanti? perché? perché amavano. e quelli son ricchi, sono i re del petrolio, del rame, delle conserve. 4974_9875_001824 grandi ranuncoli gialli, umidi come di rugiada brillarono nei prati argentei e le prime stelle apparse al cadere della sera sorrisero ai fiori. il cielo e la terra parevano due specchi che si riflettessero. 4974_9875_001825 per molti giorni non si lasciò piú vedere, tanto che efix cominciò a inquietarsi, anche perché gli ortaggi e i pomi si ammucchiavano all'ombra della capanna e nessuno veniva a prenderli. 4974_9875_001826 tutti i giorni era la stessa storia: il nome di giacinto risuonava per tutta la casa e anche quando le tre sorelle tacevano, egli era in mezzo a loro, come del resto lo era sempre, fin dal giorno della sua nascita. 4974_9875_001827 zuannantò: vieni a mangiare. non vedi che il tuo suono è come il vento fa scappar la gente? aspetta che le otri siano piene e vedrai, disse l'usuraia, uscendo sulla porticina a destra delle dame pintor e pulendosi i denti con 4974_9875_001828 è morto là accanto al ponte. chi l'ha ucciso? mia nonna dice che voi lo sapete. 4974_9875_001829 promettevi l'altra sera tante cose belle, tu figlio di dio. la spalla di giacinto ricominciò a tremare. sollevò il viso sotto il viso reclinato di efix e si guardarono. 4974_9875_001830 e aveva dentro la testa tutto un mondo suo ov'egli viveva distaccato dal mondo reale. non gl'importava piú nulla di giacinto, né di grixenda, e neppure quasi delle padrone. 4974_9875_001831 ma efix non era disposto alle confidenze. don predu l'aveva mandato a chiamare ed egli era lí per attenderlo, non per chiacchierare. 4974_9875_001832 voi fingete di non crederci perché io tenga il segreto, ma lo terrò lo stesso. e cadde a terra come morta. 4974_9875_001833 io sí, vossignoria, beva, beva e si faccia coraggio. giacinto bevette ed efix scosse poi le ultime gocce. 4974_9875_001834 ed ecco dunque efix di nuovo seduto al solito, posto davanti alla capanna sotto il ciglione glauco di canne. il cielo è rosso in alto sopra la collina bianca. 4974_9875_001835 sedette accanto all'uscio a cucire silenziosa, e quando arrivò don predu, scostò la sedia tirando in là la tela per lasciarlo passare, ma sollevò appena il viso per guardarlo e rispose con un lieve cenno del capo al saluto di lui ed 4974_9875_001836 questa parola fece ridere giacinto, non seppe perché, ma davanti alla miseria del servo si sentiva tutto ad un tratto forte e malvagio. 4974_9875_001837 che viene il figlio di lia. lo dicevano stamattina lí in bottega, siccome il milese s'era avvicinato alla porta e rideva per qualche cosa che don predu gli diceva sottovoce efix esclamò con dignità: è vero, io. 4974_9875_001838 delitto. ho sollevato gli occhi a lei, io verme, io servo. allora lei ha profittato del mio affetto, s'è servita di me per fuggire. 4974_9875_001839 del palazzo d'oro del re salomone, tutto era d'oro, come nel mondo della verità. tutto era puro, lucente, melagrane d'oro, vasi d'oro, stuoie d'oro, ed egli vedeva la casa di don predu coi. 4974_9875_001840 noemi sentiva entro di sé tutto questo grigio e questo rosso. il suo male primaverile di tutti gli anni non cessava col sopraggiungere. 4974_9875_001841 ma se quelli che stanno nelle grandi città vogliono venir qui. la gente cominciava ad uscir nel cortile. sulle porticine apparivan le donne che si pulivan la bocca col grembiale e poi rincorrevano i bambini per prenderli e metterli a dormire. 4974_9875_001842 prende i denari da kallina a usura e predu gli ha firmato qualche cambiale perché spera di toglierci il poderetto. comprendi. 4974_9875_001843 posso dire una parola. se è mal detta, è come non detta parla pure. 4974_9875_001844 prese un altro biscotto e andò a offrirlo a zia. pottoi nel suo buco. una striscia di luce pioveva dal tetto della stanzetta terrena, illuminando il letto ove la vecchia giaceva vestita e con la collana e con gli orecchini. 4974_9875_001845 i due amici s'urtavano sorridendo: sei malato, davvero stanotte male di borsa. la mia borsa è piú colma della vostra. andiamo nella bettola e vedrete. egli disse arrossendo: 4974_9875_001846 la verità le balenò allora sfolgorante, la fece balzare, correre di qua e di là, inciampando, barcollando, come colpita da un male fisico. le sorelle la trovarono cosí? 4974_9875_001847 il suo posto favorito era una insenatura del fiume sotto la collina dei colombi, presso il poderetto delle dame pintor. stava là ore ed ore. 4974_9875_001848 intanto le donne preparavano il pranzo. avevano acceso il fuoco sotto un albero solitario e il fumo si confondeva con la nebbia. la macchia dei loro corsetti rossi spiccava fra il grigio piú viva della fiamma. 4974_9875_001849 ricordati quando scendevo al poderetto, io giocavo e misi la firma falsa perché volevo pagare il capitano e far bella figura davanti a lui. tornando egli avrebbe detto: quell'infelice s'è sollevato. 4974_9875_001850 paura. eppoi il tempo era orribile ed egli non si muoveva di là, tossiva, e un facchino gli portava di tanto in tanto un po di latte caldo. che tempo era, che tempo. 4974_9875_001851 continuando a far cenni di approvazione. tutto andava bene. la festa nuziale si svolgeva in casa dello sposo e qui nulla turbava l'antica pace per un'attenzione di noemi verso il malato. neppure la cucina era stata ripulita come si usa per le nozze la casa. 4974_9875_001852 la luce rossa del crepuscolo, vinta verso l'altare dal chiaror dei ceri, copriva la folla come di un velo di sangue, ma a poco a poco il velo si fece nero, rischiarato appena dall'oro dei ceri. 4974_9875_001853 ma giacinto aveva anche lui preso un aspetto mostruoso, come se gli spiriti notturni l'avessero portato via nel loro regno misterioso ed egli ritornasse di là orribilmente deformato. meglio non tornasse mai. 4974_9875_001854 ma col sorgere del sole l'incanto svaní. i falchi passavano stridendo con le ali scintillanti come coltelli. l'orthobene stese il suo profilo di città nuragica di fronte ai baluardi bianchi di oliena. 4974_9875_001855 e le sue povere padrone che pativano laggiú sole, abbandonate. per la prima volta pensò di tornare, di finire i suoi giorni ai loro piedi, come un cane fedele. 4974_9875_001856 ragazza perderla. certo non voglio, povera orfana, se la sposassimo con voi una donna in casa ci vuole. l'ometto lo guardava con rimprovero, ma non parlava, almeno in presenza di efix. 4974_9875_001857 ebbe uno scatto donna ester un corno. il bisogno, tu lo sai, sorella mia, rende pari tutti e andò. 4974_9875_001858 noemi non m'importa, però essa non ha perdonato mia madre. come può perdonare me? ma io, ma io. 4974_9875_001859 come avrebbero pagato. gli pareva di non potersi piú muovere, d'aver le gambe gonfie, pesanti di tutto il sangue che gli calava giú lasciandogli vuoto il cuore e la testa e le mani inerti. 4974_9875_001860 egli non insisté. dunque, ci son tanti modi di aggiustar le cose senza mortificar la gente a cui si vuol bene. 4974_9875_001861 è vita la vostra, che vita è la tua? non vuoi bene neanche a tua moglie malata e voi zio pietro. 4974_9875_001862 efix, non metterti in mente di far morire anche noi. giacinto non deve rientrare in questa casa. efix teneva ancora il gelsomino in mano e il fiorellino tremò nel buio come di un dolore proprio. 4974_9875_001863 ecco, alcuni patriarchi s'erano salvati e si rifugiavano sul monte. venivano su con le loro donne e i loro figli ed erano tristi e lieti in pari tempo, perché avevano tutto perduto e tutto salvato. 4974_9875_001864 verso sera efix ritornò dalle sue padrone. sí verso sera, come dopo una giornata di libertà passata girovagando ozioso e scontento. 4974_9875_001865 cosí esse credono. e zia noemi, specialmente che io cerchi l'amicizia di zio pietro per far dispetto a loro. io sono amico di tutti, perché non dovrei esserlo di zio pietro? ma le zie sanno che egli vuole comprare il poderetto. 4974_9875_001866 non importa che mio figlio sia cieco. i suoi occhi son d'oro. alludeva alle sue ricchezze e ci vedrà lo stesso. 4974_9875_001867 quello delle tre dame aveva un arco in muratura e sull'architrave si notava l'avanzo di uno stemma: una testa di guerriero con l'elmo e un braccio armato di spada. il motto era: quis resistit hujas? 4974_9875_001868 dimmi tu come te lo dico io, se sono contento. no, sono venuto qui perché non sapevo dove andare. là c'è tanta gente, là bisogna esser cattivi per far fortuna. tu non puoi sapere. 4974_9875_001869 tu sei buono, efix, dio ti pagherà. vieni là fuori confortala. gli afferrò la mano e lo attirò fuori. 4974_9875_001870 egli cominciò a raccontare le storie della bibbia, imitando l'accento del cieco. sí, c'era un re che, con la scusa che gli alberi sono spiriti, li faceva adorare, e anche gli animali, e persino il fuoco. 4974_9875_001871 che la sposi. sí, cosí, anche donna noemi non penserà piú a lui. va. lo respinse ed egli spalancò gli occhi, ma gli parve di averli bruciati, coperti di cenere come tornasse. 4974_9875_001872 ma a misura che le giornate si allungavano e l'erba cresceva, nell'antico cimitero anche donna ester pareva presa da un senso di stanchezza, da una malattia di languore come quella che tutti gli anni a primavera rendeva pallida noemi. 4974_9875_001873 una donna bassa e grossa, vestita di nero e con un fazzoletto bianco intorno al viso duro, nerastro, apparve sul balcone. 4974_9875_001874 battere. efix riviveva l'ora piú terribile della sua vita. ricordava il ponte laggiú fra l'ondulare dei giuncheti alla luna e lui, curvo, a sentire il cuore del suo padrone morto. 4974_9875_001875 seguiva una fila di paesane avvolte nelle loro tuniche grevi e, col vento che gli batteva sul petto, sentiva qualche cosa di nuovo di forte penetrargli nel cuore. 4974_9875_001876 lo stesso armadio tarlato, sopra la cui cornice arance e limoni in fila luccicavano al tramonto come 4974_9875_001877 e va se vuoi andare, ma se ti senti male torna. ricordati che questa è casa tua. 4974_9875_001878 sí, sul sentieruolo bianco si disegnava anche l'ombra dei fiori. le foglie dei fichi d'india avevano le spine nell'ombra e dove l'acqua era ferma, giú al fiume, si vedevano le stelle. 4974_9875_001879 sposare grixenda. ch'essi sian felici. ella li amava tutti e due. adesso la donna, perché col suo amore formava una parte stessa dell'uomo. che siano felici nella loro povertà e nel loro amore, nel loro viaggio verso una terra promessa. 4974_9875_001880 ed era rimasto venti anni. le tre donne vivevano della rendita del podere coltivato da lui nelle annate scarse. donna ester diceva al servo: giunto il momento di pagarlo. 4974_9875_001881 di notte aveva la febbre, s'alzava come una matta e diceva: voglio andare a nuoro. ma quando si trattava di aprir la porta non poteva. capite, c'era fuori la nonna che spingeva la porta e le impediva di andare. allora una volta sono andato io a nuoro. 4974_9875_001882 che dovevo dirti. ester, ha forse mai fatto la sua domanda? lui, quando s'è mai spiegato? manda regali, viene qualche volta, si mette a sedere chiacchiera con te. 4974_9875_001883 si ubriacava di sole davanti alla porta della chiesa. il villaggio bianco, sotto i monti azzurri e chiari come fatti di marmo e d'aria, ardeva come una cava di calce. 4974_9875_001884 e se c'è qualcuno ch'esse dovrebbero amare e sposare, sí, lo dico, saresti tu, non lo zio pietro. invece ti han cacciato via come un cane vecchio, adesso che non sei buono piú a niente. 4974_9875_001885 i lasci qui, donna noemi mia. egli gemeva sorridendo, ma con gli occhi vaghi come quelli del cieco, coperti già dal velo della morte. questo è il mio posto. 4974_9875_001886 che lingua si vede che t'ha morsicato la vipera. prendi un biscotto, eccolo te l'offro come un fiore per raddolcirti il cuore. 4974_9875_001887 le zie cominciarono a discutere, e piú discutevano, meno si trovavano d'accordo. lavorare, diceva donna ruth la piú calma, se il paesetto non dava risorse neppure a quelli che c'eran nati. 4974_9875_001888 mostrava il suo viso scuro, doloroso, gli occhi velati di pietà, ma si traeva indietro dal muricciuolo come per paura di cadere. ed ecco altre figure salivano, tutte col viso nascosto da un'ala nera, e tutte si avvicinavano. ma 4974_9875_001889 sedute sul pavimento della chiesa coi corsetti rossi, quasi del tutto coperte dai fazzoletti ricamati, davano l'idea di un campo di fiori e tutta la chiesa era piena di nastri e di idoli. 4974_9875_001890 bisognava andare, come aveva fatto a non capirlo ancora. gli sembrò che una voce lo chiamasse. e una voce lo chiamò davvero, al di là del muro, dal silenzio della strada. 4974_9875_001891 lui. efix, sei un uomo di dio e puoi parlarmi con la coscienza in mano. che intenzioni ha il tuo padroncino? 4974_9875_001892 e tornò a guardarsi le mani per nasconder l'idea fissa, ferma nelle sue pupille: don predu riprese: 4974_9875_001893 io sono felice d'aver sofferto, d'aver peccato, perché esperimento la vostra misericordia divina, il vostro perdono, l'aiuto vostro, la vostra infinita grandezza. 4974_9875_001894 ma ecco don predu che rientra. è meno grasso di prima, come vuotatosi alquanto. la catena d'oro pende un poco sullo stomaco ansante. 4974_9875_001895 le saltò in grembo come volesse nascondersi, e di là balzò sotto la panca. ella sollevò la testa, vide lo sconosciuto e cominciò a fissarlo, con gli occhi scintillanti e il libro che le tremava fra le mani. 4974_9875_001896 il sole alto sferzava adesso il paesetto piú che mai desolato. nella luce abbagliante del mattino già caldo, le donne uscite di chiesa sparvero qua e là. 4974_9875_001897 sereno, bianco di farina come una giovine pianta, coperta di brina, purificato dal lavoro e dal proposito del bene. tutti lo amano ed egli è gentile con tutti. 4974_9875_001898 per le nozze, ma il tappeto era corto e i piedi rimasero scoperti, rivolti come d'uso alla porta, e pareva che il servo dormisse un'ultima volta nella nobile casa, riposandosi prima. 4974_9875_001899 bibe diaulu salute che possiamo conoscerla cento anni di seguito questa festa sani e allegri bibe forca. 4974_9875_001900 il cieco finto ascoltava, con la bisaccia rubata stretta a sé. afferrò la mano di istène e gli disse: e rimani con me, diavolo. 4974_9875_001901 ma non parlò e non scese. spalancò porte e finestre tanto non c'era pericolo che la corrente sbattesse e rompesse i vetri- mancavano da tanti anni- e portò fuori, stendendola bene al sole, una coperta gialla. 4974_9875_001902 ma quando fu per alzarsi, ricadde come se i piedi gli scivolassero sul selciato dell'ingresso e batté la testa al muro e le mani al suolo. 4974_9875_001903 una sera in luglio, noemi stava seduta al solito posto nel cortile cucendo. la giornata era stata caldissima e il cielo d'un azzurro grigiastro pareva soffuso ancora della cenere d'un incendio di cui all'occidente si smorzavano le ultime fiamme. 4974_9875_001904 tutte le grandezze della terra, anche se toccavano a lui, anche se egli diventava re, anche se avesse la potenza di render felici tutti gli uomini del mondo. 4974_9875_001905 domandò in fretta, senza sollevar gli occhi. giacinto non rispose subito. pareva molto preoccupato per l'esito della frittata che ella rivoltava cautamente. 4974_9875_001906 meglio. eppoi, le cose le faremo presto e senza chiasso. non siamo piú due ragazzetti, che ne pensi. io ho quarantotto anni a settembre e lei sarà sui trentacinque. che ne dici? tu sai la sua età precisa. 4974_9875_001907 in ottobre senti, disse efix, che s'era seduto davanti al focolare e non accennava ad andarsene. è inutile che tu vai in pellegrinaggio. se hai da far penitenza, falla in casa tua. 4974_9875_001908 ma poi passò tutto e adesso sono allegro e contento, vero? micheli? non sono allegro e contento? su efix parla tu, certo sei venuto a turbare la mia allegria. 4974_9875_001909 aspetta che finisco o hai fretta d'andartene? disse don predu, ma subito si riprese, parve ricordarsi e scese pesantemente, lasciando che efix tirasse in là la scala. 4974_9875_001910 e mentre una di esse cullava un bambino che s'addormentava agitando le manine molli, l'altra chiamava la fanciulla grixenda: fiore, vieni, prendi almeno un pezzo di focaccia. cosa dirà tua nonna che t'abbiamo lasciato morir di fame? 4974_9875_001911 attraverso il finestrino si vedeva sulle rocce dell'orthobene il redentore piccolo come una rondine, e dall'orto saliva un odore di violacciocche che ricordava il cortile, laggiú, delle dame. 4974_9875_001912 e cominciò a servirlo, scusandosi di non potergli offrire altro. in questo paese bisogna contentarsi, giacinto. schiacciava le noci con le sue forti mani, tendendo l'orecchio al tintinnio delle greggi che passavano dietro la casa. 4974_9875_001913 tutti son laggiú, anche i miei nipotini. nostra signora li aiuti. ah, tutti son laggiú e han fresco perché vedono il mare. 4974_9875_001914 efix, stanco morto con la febbre fin dentro le ossa, non tentava di convertirli e neppure sentiva pietà di loro. 4974_9875_001915 sorrideva, vieni disse, prendendolo per mano e dopo aver camminato un poco, senti il cieco. sentiva la voce dell'altro compagno che, lí davanti a loro, domandava: 4974_9875_001916 una volta scrisse che studiava, un'altra volta che voleva entrare in marina, un'altra ancora che aveva trovato un impiego. poi annunziò la morte di suo padre, poi la morte di sua madre. 4974_9875_001917 ed ecco i monti d'oliena sorgere dalle tenebre, bianchi e vaporosi come una massa d'incenso di fronte al rozzo altare di granito dell'orthobene. 4974_9875_001918 ma ella capiva che era un periodo di crisi, un po di debolezza destinata a cessare coi primi calori estivi, e lasciava che la sua fantasia viaggiasse, spinta dalla stessa calma sonnolenta che stagnava attorno. 4974_9875_001919 sí, ero forte e il sentiero non l'ho fatto io. il sentiero serpeggiava su, rinforzato anch'esso. da muriccie come da terrapieni eran sostenuti i ciglioni e i rialzi del poderetto. 4974_9875_001920 egli forse crede di venir qui a fare il signore? venga, venga, andrà a pescare al fiume. egli stesso dice che vuol lavorare. noemi, sorella mia lavorerà, dunque farà il negoziante come suo padre. 4974_9875_001921 qualche sera giacinto scendeva al poderetto per portare in paese le frutta e gli ortaggi che le zie poi vendevano a casa di nascosto come roba rubata, poiché non è da donne nobili far le. 4974_9875_001922 rubato, rubato. sei pazzo, adesso lo calunni anche quel fiorellino, quell'angelo dipinto e cosa ruba? non è buono neanche a quello. 4974_9875_001923 anche lei aveva finito di cenare e, per non perder tempo, si mise a filare al chiarore del fuoco. allora fra lei, le dame, la ragazza e le donne dentro cominciò la solita conversazione. 4974_9875_001924 ma, ripensandoci, gli sembrava che la sua penitenza fosse piú completa, cosí e diceva a se stesso: è come che conduca un malato un lebbroso dio terrà piú in conto la mia opera di misericordia. 4974_9875_001925 lia, com'era nella notte della fuga. gli stava davanti un'altra cosa ancora. e poi basta. senti, tu credi giacinto sposi davvero grixenda? sí, è una cosa certa. 4974_9875_001926 lui e lasciateli divertire. siamo alla festa. qui si viene a far penitenza, non a peccare. 4974_9875_001927 è vero, disse il servo sospirando, ma non è ora di ricordar queste cose. dormi, il ragazzo sbadigliò. 4974_9875_001928 disse parola ester. io direi: prima dell'avvento. bene, prima dell'avvento ti pare che sia tutto pronto? verso la metà del mese sarà tutto pronto, predu, e va bene, silenzio, noemi cuciva. 4974_9875_001929 era un pomeriggio freddo e sulla vallata dell'isalle, battuta dal vento di tramontana, con monte albo giú in fondo fra le nuvole, come una nave incagliata in un mare burrascoso, pareva dominasse ancora. 4974_9875_001930 ma d'un tratto il cane del prete, dopo aver abbaiato sul belvedere, corse giú urlando fuori del cortile e le donne smisero d'insolentirsi per andare a vedere. 4974_9875_001931 la febbre lo pungeva tutto. i raggi obliqui di polviscolo argenteo che cadevano dal tetto in rovina. gli parevano buchi bianchi sul pavimento nero. 4974_9875_001932 tanto che volle mettersi in viaggio, sebbene dovesse attraversare metà della terra per andare a vedere donna ester. si curvò un po dall'altro lato e prese il libro in mezzo al quale aveva chiuso gli occhiali. 4974_9875_001933 un ragazzo suonava la fisarmonica, ma la gente ch'era appena uscita dalla novena e preparava la cena o già mangiava entro le capanne, non si decideva a cominciare il ballo. 4974_9875_001934 quasi lo straniero gli avesse comunicato il suo e, pensando alle cugine, provava una pietà insolita. vide che noemi tremava e anche lui appoggiò la mano al muro accanto a quella di lei. 4974_9875_001935 ho sentito una cosa molle agitarsi intorno ai miei piedi. ho gridato, ho sudato, ma poi all'alba mi accorsi che era una lepre ferita. 4974_9875_001936 a chiamare zia ester. ella venne spaventata e per la prima volta anche lei mi guardò, torva, e mi disse che son venuto per farle morire. 4974_9875_001937 il compagno, con le spalle appoggiate alla porta chiusa e le mani intorno alle ginocchia, dormiva e russava di là. andarono a fonni per la festa dei santi martiri. 4974_9875_001938 mia. ella lo trattava maternamente, senza famigliarità, però lo aveva sempre considerato un uomo semplice. che che sieno tutte d'accordo per la venuta di don giacintino. 4974_9875_001939 dito nero. egli trasalí: sí, bisognava andarsene. anche il piuolo si staccava per non sostener piú la bisaccia. 4974_9875_001940 tratto lí sotto al buio, sotto il panno, gli parve di capire perché non poteva andarsene. era qualcosa che lo tratteneva ancora nella casa dei padroni come un conto non aggiustato che bisognava aggiustare. e quando donna ester si chinò su lui, 4974_9875_001941 non parlò piú ripiegato su se stesso come una bestia malata. sentiva le cavallette volare crepitando tra le foglie secche e seguiva con uno sguardo stupido lo sbattersi delle loro ali iridate. due gli caddero sulla mano. 4974_9875_001942 efix fece osservare bene al nuovo padroncino le arginature costrutte da lui con metodi preistorici e il giovane guardava con meraviglia i massi accumulati. dal piccolo uomo. 4974_9875_001943 tutto sarebbe chiaro e tranquillo come in quella notte di luna. s'alzò e andò a fare un giro nel poderetto. 4974_9875_001944 da me egli disse: risoluto, da me: fidatevi, salvate un'anima su presto e tenete il segreto. 4974_9875_001945 efix. la guardò un attimo, come aveva guardato stefana, e non rispose. quello che mi dispiace è il rancore delle dame, disse la vecchia guardando di nuovo laggiú. 4974_9875_001946 ogni nuvola, passando sul vicino orizzonte, lasciava un velo. il vento urlava dietro la chiesa, tutte le macchie tremavano, protendendosi in là verso la valle. 4974_9875_001947 vedi, vedi, neanche una parola di dolore, dici neanche una lagrima ed è morta per te miserabile. è morta di dolore per causa tua. 4974_9875_001948 sono stato in chiesa prima di tornar qui a ringraziare il signore. in coscienza mia è cosí, ma perché efix? ella disse con voce vaga, pungendo con l'ago la viola. io non ti capisco. 4974_9875_001949 salí svelta le scale, chiuse porte e finestre. al suo passare il ballatoio scricchiolava e dal muro e dal legno corroso pioveva una polverina grigia come cenere. 4974_9875_001950 ma non sdegnò di tender l'orecchio per sentire cosa il servo comprava. dammi una berretta, antoni franzí, ma che sia lunga e che non sia tarlata. non l'ho presa in casa delle tue padrone, rispose il. 4974_9875_001951 rispondeva sí a tutte le domande di noemi, ma pareva molto distratto perché non ho scritto dopo la lettera di zia ester, stavo incerto. poi sono stato anche malato e non sapevo. 4974_9875_001952 è questa un'usura giusta? ah, com'è allora l'altra? allora noemi si curvò sul tavolo e mormorò anche il mille per cento, e anche di piú qualche volta. 4974_9875_001953 aspettava giacinto e giacinto veniva con sue notizie fantastiche. aveva trovato un posto, aveva tenuto la sua promessa d'essere la consolazione delle vecchie zie e don predu aveva domandato noemi in moglie. 4974_9875_001954 il riso e il pianto di lui, efix, il riso e il pianto di tutto il mondo tremavano e vibravano nelle note dell'usignuolo sopra l'albero solitario. 4974_9875_001955 berretto, zio efix gridò il ragazzo e riprese a suonare, parlando e ridendo nel medesimo tempo. ma non eravate morto. e chi diceva che eravate in america e diventato ricco e che mandavate tanti denari alle vostre padrone? 4974_9875_001956 egli viene a casa mia, si mette a sedere, dice: al ragazzo suona la fisarmonica, gliel'ha regalata. lui poi dice: a me manderò zia ester a chiedervi la mano di grixenda. ma 4974_9875_001957 solleverà. ma efix la guardava fisso, con gli occhi vitrei, nel viso nero, brillante di gocce di sudore. il terrore della fine lo soffocava. aveva paura che l'anima gli sfuggisse d'improvviso dal corpo, come era fuggito lui dalla casa dei suoi padroni. 4974_9875_001958 si ritraevano subito spaurite, spaventate dal pericolo di precipitare al di là. efix le riconosceva tutte queste figure, le sentiva parlare, capiva che erano vive e reali, eppure aveva. 4974_9875_001959 poderetto o ti caccerà in carcere per le firme false e loro dovranno domandare l'elemosina. questo hai fatto tu, questo so che non l'hai fatto per male tu. 4974_9875_001960 fave e un silenzio grave, odoroso. scendeva con le ombre dei muricciuoli e tutto era caldo e pieno d'oblio in quell'angolo di mondo recinto dai fichi d'india come da una muraglia vegetale. 4974_9875_001961 chiudeva gli occhi, ma non dormiva riaprendoli. vedeva lo stradone giallognolo perdersi tra il verde e l'azzurro delle lontananze, su verso i monti del nuorese. 4974_9875_001962 perché siamo cristiani. allora efix tornò, come dentro di sé, nella casa della sua anima e ricordò perché era venuto. 4974_9875_001963 e la sua figura ignota riempiva di vita la casa in rovina. efix non ricordava di aver mai preso parte diretta alle discussioni delle sue padrone. 4974_9875_001964 fame non se ne pativa, no. eppoi chi aveva fame? io no- sentivo qualche volta come una mano che mi abbrancava lo stomaco e pareva volesse estirparmelo. allora mangiavo e mi acquetavo. 4974_9875_001965 e si stendeva poi nel cavo della fontana, nel folto del bosco e formava un essere solo con lei. 4974_9875_001966 ma grixenda aveva davvero il cuore attossicato e non accettava scherzi. se sei venuta per pungermi, ti sbagli. natòlia spine, tu non ne hai perché sei l'euforbia, non la rosa. 4974_9875_001967 come avrebbero pagato. e l'usuraia filava e le colombe tubavano e le galline beccavano le mosche sulla pancia rosea dei porcellini stesi al sole. 4974_9875_001968 è vero, ammise efix bevette, ma si sentí triste e andò a coricarsi sotto un lentischio della brughiera. 4974_9875_001969 infine bevette. era un vino dolce e profumato come l'ambra, e a berlo cosí dalla bocca stretta della zucca, dava quasi un senso di voluttà. 4974_9875_001970 a noi ci scacciano e solo zuannantoni può qualche volta entrare nella loro casa piú chiusa del castello. ai tempi dei baroni hanno perdonato a kallina peste la secchi, e a noi no. nostra signora del rimedio, le aiuti. 4974_9875_001971 orecchie. infatti, efix aveva preso una fisionomia chiusa da sordo devi. minacciava don predu sapeva qualche cosa. don predu a lui non importava nulla, non aveva paura che. 4974_9875_001972 sí, ester, hai gli occhiali, perché oramai sei vecchia. siedi. invitò anche lei, battendo la mano sulla panca, ed efix sedette accanto alla vecchia padrona, tutta tremante di sorpresa. 4974_9875_001973 e vide tre bicchieri gialli intorno al suo viso. bevi babbèo, per me è presto. non è mai presto per un uomo sano, o sei malato. 4974_9875_001974 chi devi sposare il barone del castello. sposerò un vivo, non un morto. i morti ti si attacchino ai fianchi. 4974_9875_001975 anche adesso la compagnia non ti mancherà, disse efix con voce grave. ma cosa intendi quando dici che sei innocente? 4974_9875_001976 e da lontano gli lanciavano monete e parole mordenti, ma alte pareti affumicate con chiazze rosse di rame, con una panca in fondo, circondavano sempre. 4974_9875_001977 ecco, è un tramonto come questo. il monte bianco e verde incombe sulla casa. il cielo è tutto. 4974_9875_001978 il suo andirivieni con don predu destava soprattutto i sospetti delle serve stefana. guardò se sotto la soglia ci fosse qualche oggetto magico nascosto e pacciana trovò un giorno una spilla nera nel letto del padrone. 4974_9875_001979 ma un giorno mi decisi e andai: silenzio, il viso dei due uomini si coprí. 4974_9875_001980 le sputacchiò sul viso per toglierle lo spavento e le disse ridendo: vai che hai la febbre e il delirio. le monete le avrai trovate, se ne trovano ancora sotto il castello, dammele che te le farò fruttare. 4974_9875_001981 ma invece di meravigliarsi, giacinto si versò da bere e disse pensieroso: sí, anche da noi l'usura è diventata enorme. il nipote del cardinale rampolla si è rovinato cosí. 4974_9875_001982 passavano torme di cavalli grigi e neri. un punto giallo brillava dietro un castello smantellato e pareva il fuoco di un eremita o di un bandito rifugiatosi. lassú era la luna che spuntava. 4974_9875_001983 che paese aggiunse come, parlando fra sé, stanco, si muore, si muore. 4974_9875_001984 le monete, intanto fruttavano, fruttavano tutti gli anni, sempre piú come i melograni che ella vedeva laggiú, verdi e rossi, intorno al cortile di don predu pintor. 4974_9875_001985 egli sedette sulla panca davanti a loro. sembravano tutti e tre tranquilli, come se nulla fosse accaduto. 4974_9875_001986 noemi rideva con uno sguardo cattivo negli occhi profondi e il suo riso scoraggiava donna ester piú che tutti gli argomenti dell'altra sorella. 4974_9875_001987 non lo lasciava in pace a contemplare tanto bene. egli non si volgeva piú e solo un giorno, una mano che si posava sulla sua spalla e una voce che lo chiamava piano, piano all'orecchio, lo fecero sobbalzare: efix. 4974_9875_001988 in verità, mia, mi pare tutto un sogno. io non ho saputo mai nulla. solo la gente veniva a dirmelo, solo gli estranei. e tu, sorella mia, e tu e tu. 4974_9875_001989 devo dirgli: ebbene coraggio, ti emenderai. dopo tutto eri un ragazzo, un orfano. ma sognò noemi che lo guardava coi suoi occhi cattivi e gli diceva sottovoce, a denti stretti: 4974_9875_001990 ma poi alzò la voce, dico: trecento scudi. intende, vossignoria, vossignoria? non parve sorpreso, ma dopo un momento domandò: 4974_9875_001991 in settembre salirono sul monte gonare. il tempo era di nuovo brutto, sconvolto da violenti temporali. rivoli d'acqua torbida solcavano le chine sotto i boschi contorti dal vento e tutto il monte sussultava per il rombo dei tuoni. 4974_9875_001992 anche il vino? mi pare anche il vino, sí solo che il vino qualche volta spumeggia e scappa l'acqua. no, 4974_9875_001993 tu devi, è il tuo dovere di aprir loro le pupille se loro son cieche. devi, intendi o no? hai il verme nelle orecchie. 4974_9875_001994 se guardi ancora don zame, ti crepo la pupilla col pungolo. io ho chiuso gli occhi e don zame da quel momento è stato morto per me. ma grixenda non è cosí grixenda non può chiudere gli occhi. 4974_9875_001995 e quando avete bisogno siete buoni e poi diventate feroci come il lupo affamato. vattene efix era sulla porta, ella lo incalzava. 4974_9875_001996 con la cattedrale di nuoro, fra due ciglioni in alto, sul cielo venato di rosa. ma neppure a nuoro si decideva ad andare. provava un senso di attesa di qualche cosa che ancora doveva succedere e intanto girovagava per il paese. 4974_9875_001997 è tempo di finirla e smetti la finzione, perché tanto non abbiamo piú nulla da darti. hai inteso miserabile? 4974_9875_001998 il turco non vuole arrendersi, anzi, per combattere è animoso. l'arabo inferocito è coraggioso, si slancia pronto, né vuole fuggire. 4974_9875_001999 venga. ella fece violenza a se stessa, si morsicò le labbra, riaprí gli occhi e il sangue tornò a colorirle il viso, ma lievemente appena intorno alle palpebre e sulle labbra. 4974_9875_002000 non dimenticò piú quei momenti. era partito dal poderetto con la certezza che qualche cosa di straordinario doveva succedere. ma guardando in su, 4974_9875_002001 quando si sposano. prima di natale ella abbassò il lume come per vedere bene il viso di lui, e cosí illuminò bene il suo. 4974_9875_002002 qualche figura di pescatore si disegnava immobile come dipinta in doppio sul verde della riva e sul verde dell'acqua, stagnante fra i ciottoli bianchi. 4974_9875_002003 non osava, anzitutto perché esse non lo interpellavano, poi per non aver scrupoli di coscienza, ma desiderava che il ragazzo venisse. egli lo amava, lo aveva sempre amato come una persona di famiglia. 4974_9875_002004 tutti nel mondo pecchiamo piú o meno, adesso o prima o poi, e per questo 4974_9875_002005 pareva invadere la casa quando arrivava don predu, ed erano timide risate. di donna ester. discussioni dei fidanzati, progetti, chiacchiere improvvisi, silenzi per rispetto al malato. allora egli si sentiva d'ingombro e desiderava andarsene una mattina. donna ester. 4974_9875_002006 tu, sorella mia, tu in casa dell'usuraia, tu, donna ester, pintor, noemi la tirava per il lembo dello scialle, ma, donna ester, nonostante predicasse pazienza e prudenza. 4974_9875_002007 in quanto a denari, ne ha- non suoi, ma ne ha. e chi glieli dà? 4974_9875_002008 egli andrà in carcere. peggio per lui. e tu, noemi, tu parli cosí. si può mandare un cristiano in prigione? 4974_9875_002009 non vale la pena di far tanta strada. festa da niente, fratelli miei, non si campa piú, disse il vecchio e versò le monete in un fazzoletto e rimise il cappello in testa. 4974_9875_002010 pare morto e tu non ti muovi. ella disse all'altro mendicante: era malato, non rispondi. l'uomo tentò di parlare, ma solo un mugolío tremulo gli uscí di bocca. poi scoppiò a piangere. 4974_9875_002011 ma giacinto ascoltava desolato, a testa bassa, torcendo un poco la bocca con disgusto, e d'improvviso si buttò, col gomito appoggiato sull'erba e il viso alla mano, masticando con rabbia. 4974_9875_002012 tu lo sai cosa c'è in questa lettera. l'hai portata tu a zia noemi, ed io gliel'ho presa. stava sul lettuccio il giorno del mio arrivo. io ne lessi qualche riga, poi la presi dall'armadio oggi. 4974_9875_002013 la vecchia non aveva riaperto i suoi. con le mani rigide, le dita dure aperte, muoveva ancora le labbra violette orlate di nero, ma non parlava piú. 4974_9875_002014 passato. allora efix fece salire i compagni fino alla chiesetta, davanti alla quale solo pochi giovani si aggrappavano alla roccia per guardare le corse dei barberi. a mezza costa il vento pareva portarsi via lungo il sentiero. laggiú i cavalli lunghi montati da paesani incappucciati. 4974_9875_002015 i piedi delle donne si mossero piú agili, riunendosi, strisciando, sollevandosi. i corpi si fecero piú molli, i visi brillarono di gioia. 4974_9875_002016 svegliò l'altro dicendogli dell'accaduto. lo vedi, efix, adesso sei convinto? io lo sapevo che fingeva. non lo dissi subito e tu te lo sei portato addietro. tu mi hai tormentato giorno e notte con lui. adesso andremo a denunziarlo. 4974_9875_002017 tutto era chiaro, cosí i suoi occhi oramai distinguevano tutto, gli errori scuri intorno, il centro luminoso che era il castigo di dio su lui, e riprese la bisaccia senza piú parlare e se ne andò. 4974_9875_002018 arrivavano a cavallo, fieri e bruni, gli uomini coi lunghi coltelli infilati alla cintura, nelle guaine di cuoio inciso, i giovani alti coi denti e il bianco degli occhi scintillante, agili come beduini. 4974_9875_002019 il tuo padroncino vuole che grixenda stia a casa, che non vada piú scalza, che non vada piú a lavare. io devo fare la serva, ma lo faccio con piacere, poiché si tratta di render felici i ragazzi. 4974_9875_002020 non vuoi. e come puoi impedirglielo? d'altronde è tua fidanzata. hai promesso di sposarla. 4974_9875_002021 antica e sotterranea, come quella dei baroni nel castello. eccolo che viene, alto, nero, col viso bianco, alla luna entra, siede accanto a lei sulla soglia. 4974_9875_002022 e le angurie qua sotto l'orto sembrano allora bocce di cristallo. sí, qualche volta verrò, promise giacinto, buttandosi giú dalla macchina svelto come un uccello. 4974_9875_002023 pregava col viso sollevato, i capelli azzurrognoli, nella penombra dorata dai ceri, una falda rossa del gabbano rivoltata. lo sprone al piede. 4974_9875_002024 fatti straordinari dovevano succedere durante l'inverno. le dame pintor stettero sempre in casa e non parlarono mai di andare alla festa del rimedio. 4974_9875_002025 gli sembra di ricordare una vita anteriore remotissima. gli sembra che tutto intorno a lui si animi, ma d'una vita fantastica di leggenda. 4974_9875_002026 i assistano i santi della gloria e, con buona memoria e virtú, tornino a casa loro con salute. applausi e risate risuonavano. tutti ridevano, ma erano commossi. 4974_9875_002027 oh, sospirò profondamente, giacinto, ma di qui me ne vado. certo non aspetto che mi caccino via. sono senza carità le mie zie, specialmente zia noemi. 4974_9875_002028 ma gli sembrava che il suo corpo fosse come un sacco vuoto, sbattuto dal vento lacero, sporco, buono, solo da buttarsi fra i cenci, e i suoi compagni non erano di piú di lui. 4974_9875_002029 anima mia bella, sempre penso a voi e voi non avete nulla da darmi, neanche una mandorla. efix lasciava fare rallegrato dalla grazia di lei. 4974_9875_002030 riprenderle. efix, vedi come io ti ho maledetto, cosí sei andato. hai persino mutato di vesti rammentati quando volevi massacrarmi sono. 4974_9875_002031 la strada in salita tra la valle e la montagna, fra rocce, olivi e fichi d'india, tutti d'uno stesso grigio, gli sembrava, sí, quella del suo calvario, ma anche una strada che poteva condurre a un luogo di libertà. 4974_9875_002032 dormivi già. efix, abbi pazienza, ma ester mi disse che te ne saresti andato domani mattina presto, e son tornata giú. egli balzò a sedere sulla stuoia ai piedi di lei, ritta ferma, grande, col lume in mano. 4974_9875_002033 noemi. non amava né l'una né l'altro. eppure, mentre sedeva all'ombra calda della casa, in quel lungo pomeriggio luminoso, seguiva col pensiero nostalgico il viaggio delle sorelle. 4974_9875_002034 se ne andò, ma non tornò a casa. andava, andava per il paesetto, deserto, sotto il sole. 4974_9875_002035 vengo io a cercarvi. forse venite voi tutti da me quando la fame o i vizi vi spingono. è venuto don zame. son venute le sue figlie. è venuto suo nipote. sei venuto anche tu? 4974_9875_002036 un nastro rosso le attraversava il petto da un lembo all'altro del corsettino aperto sulla camicia, sostenendole il seno acerbo. zio efix gridò carezzevole e crudele, mettendogli il cestino sul capo e frugandogli le saccocce. 4974_9875_002037 e solo ai richiami timidi di noemi. la vecchia s'avanzò dalla profondità scura della stamberga con un tizzone acceso in mano. il barlume rossastro faceva scintillare i suoi gioielli. 4974_9875_002038 predu rise dall'alto del cavallo col suo riso forzato, a bocca chiusa, a guance gonfie. ieri sera l'ho veduto a giocare dal milese e perdeva anche. 4974_9875_002039 dormire, zio efix, anche oggi. la mia nonna raccontava che le vostre padrone erano ricche come don predu. è vero o non è vero? 4974_9875_002040 ed ecco, una sera, ecco proprio il capitano che va a cercarlo sotto gli archi del porto. l'amico credeva di sognare ancora, ma l'altro gli disse: 4974_9875_002041 zie, compare efix, fate ballare il vostro figlioccio. disse: natòlia, quello è un puntello. sí, mettilo accanto alla chiesa e ti sembrerà il campanile. e sta zitta natòlia, lingua di fuoco. 4974_9875_002042 ci penserò io. l'importante è che le loro signorie vadano d'accordo. ma ella disse subito con fierezza: e non siamo d'accordo. ci hai forse sentito a questionare? non vai a messa efix. 4974_9875_002043 bel ragazzo, donna ester, ma mi raccomando attenzione. sollevò la sottana per rimettersi in tasca la tabacchiera e ripiegò e arrotolò il suo fazzoletto turchino, sbattendosene le cocche sul petto. 4974_9875_002044 prima dell'alba s'avviò in cerca di giacinto e su e su per lo stradone: dapprima grigio, poi bianco, poi roseo. 4974_9875_002045 ed ecco efix che risale la strada verso il paese. l'alba è quasi fredda e le colline bianche sembrano coperte di neve. i monticelli sopra i paesetti sparsi per la pianura dopo il castello fumano come carbonaie coperte. 4974_9875_002046 ascoltava, con in mano una rosellina di macchia, si fece il segno della croce con lo stelo del fiore e disse: ti confesserai conzí hai ucciso un uomo. 4974_9875_002047 lo sposo era un negoziante di bestiame ch'ella aveva incontrato per caso durante il suo viaggio di fuga. vivevano a civitavecchia in discreta agiatezza. dovevano presto avere un figlio. 4974_9875_002048 e le figure giallognole che balzavano dagli sfondi neri screpolati dei dipinti che ancora decoravano le pareti. somigliavano a queste donne vestite di nero e viola, tutte pallide come. 4974_9875_002049 romana. lunghe muriccie in rovina, casupole senza tetto, muri sgretolati, avanzi di cortili e di recinti, catapecchie intatte. piú melanconiche degli stessi ruderi fiancheggiano le strade in pendío selciate, al centro di grossi macigni. 4974_9875_002050 una delle parenti di grixenda andò dal suonatore di fisarmonica e gli porse una focaccia piegata in quattro. e mangia, gioiello. cosa dirà tua nonna che non ti do da mangiare? 4974_9875_002051 è don zame, rosso e violento come il diavolo. sono le quattro figlie che nel viso pallido hanno la serenità della madre e in fondo agli occhi, la fiamma del padre. 4974_9875_002052 anche il prete uscí dalla sua capanna, guardò qua e là, placido e rosso, come un bambino ancora calvo, poi andò a sedersi accanto alle dame pintor. 4974_9875_002053 noemi si sollevò sorridente: quanto ci vuole? non so dirtelo quanto ci vuole in bicicletta poche ore. io sono stata a nuoro molti anni fa a cavallo. 4974_9875_002054 rivedeva la chiesetta grigia e rotonda, simile a un gran nido capovolto in mezzo all'erba del vasto cortile, la cinta di capanne in muratura entro cui si pigiava tutto un popolo variopinto e pittoresco come una tribú di zingari. 4974_9875_002055 e li aveva mandati via col viso rischiarato, solo all'atto del congedo su nella cornice del portone che si chiudeva davanti a lei. 4974_9875_002056 aveva da dire ancora una cosa, ma non osava. seguí passo passo la donna. si tolse la berretta per piantar con piú forza il piuolo. 4974_9875_002057 anche qui non c'erano altri mendicanti ed egli provava un vago senso di paura quando gli uomini forti e superbi, dalla cui bocca e dalle narici usciva un vapore di vita, gli passavano davanti. 4974_9875_002058 intrecciate, verdi e dure come di metallo. egli, trasalí, pensò a grixenda, pensò che doveva partire e non rivederla piú, cosí povero da rinunziare anche a una creatura cosí povera, e affondò il viso tra. 4974_9875_002059 intendeva benissimo e accennava di sí di sí, col capo, con gli occhi scintillanti. devo parlar io con donna noemi. 4974_9875_002060 notte egli ricordava il sangue che aveva vomitato davanti alla vecchia chiesa d'oliena, dopo l'altra scena con giacinto, e anche adesso gli pareva che tutto il sangue gli uscisse dagli occhi. 4974_9875_002061 vossignoria, son tre mesi che le loro signorie non mi lasciano piú metter piede qui. hanno ragione, ma stanotte ho sognato donna maria cristina. 4974_9875_002062 non è tua, dammela, la riporterò io alle mie padrone. ma giacinto stringeva la lettera fra le palme delle mani e scuoteva la testa. efix cercò di prendergliela, supplicava. pareva domandasse un'elemosina suprema. 4974_9875_002063 devi mostrarti uomo una volta tanto. devi dir loro che, se non vogliono pagarti in denari, ti paghino almeno in riconoscenza. se il poderetto va in mani di un altro padrone, tu vieni cacciato via come un cane. 4974_9875_002064 alzati quando passa il tuo padrone e salutalo. e d'improvviso un senso di gioia lo fece balzare, lo penetrò tutto, come il sole che gli asciugava le vesti e scaldava le sue membra intirizzite. 4974_9875_002065 e due uomini, seduti uno per parte, davanti alla porta della chiesetta, sotto l'atrio in rovina. efix sedeva poco distante da loro e li guardava gravemente. 4974_9875_002066 il ragazzo si fece minaccioso e allora dovrebbe scacciarmi. e io come faccio? allora grixenda si sposa e se ne va, e io cosa faccio intanto? vado a chiedere l'elemosina. no, andateci, voi che siete vecchio. 4974_9875_002067 tu devi sapere che tredici anni belli e lunghi occorsero per fabbricare la casa del re salomone. 4974_9875_002068 misura che efix saliva, questa tristezza aumentava e, a incoronarla si stendevano sul ciglione all'ombra del monte, fra siepi di rovi e di euforbie, gli avanzi di un antico cimitero e la basilica pisana in rovina. 4974_9875_002069 i primi giorni, disse donna ruth, tagliando una piccola torta in tre porzioni eguali. giacinto parlava sempre d'andarsene a nuoro, ove diceva d'aver un posto nel molino. adesso, da due giorni, non ne parla piú. 4974_9875_002070 era giacinto, ma era anche lei noemi, viva, assetata d'amore, era uno spirito misterioso che sorbiva tutta l'acqua della sorgente, tutta la vita dalla bocca di lei. tanta sete insaziabile aveva. 4974_9875_002071 finalmente scosse giacinto, tentò di sollevarlo. gli disse con dolcezza: su, vieni dentro, la febbre è in giro. 4974_9875_002072 i cani abbaiavano. un velo triste circondava tutta la pianura umida e la pioggia e il vento smorzavano il fuocherello che efix tentava di accendere. il cieco restava impassibile, fermo sotto la sua maschera dolorosa. 4974_9875_002073 le pietruzze rimanevano tutte in un angolo ed ella dava un balzo al vaglio per cacciarle via tutte assieme. era molto polveroso e pietroso. il grano era l'ultimo del sacco che loro rimaneva. 4974_9875_002074 ma noemi disse con voce amara, stringendo lentamente i pugni e stendendoli verso efix: dacché è venuto non ha fatto altro che mancarci di rispetto. 4974_9875_002075 gli diede uno spintone e s'avviò per andarsene. efix lo rincorse, gli afferrò la mano. aspetta. stettero un momento in silenzio, come ascoltando una voce lontana. 4974_9875_002076 tutto il sangue cattivo, il sangue del peccato. il suo corpo ne rimaneva esausto e l'anima vi si sbatteva dentro in uno spazio vuoto e nero come la notte. 4974_9875_002077 quanto la posta cinquanta lire, rispose giacinto trasse il biglietto dell'usuraia. 4974_9875_002078 sí, cosí dio mi assista. disse. era proprio cosí. ed è campato solo un anno. un anno solo. gridò un altro. 4974_9875_002079 e la voce tremante di lui, le sue parole, zia, noemi, mia, mia, perché? perché questo e gli occhi di lui, tristi e ardenti come quel cielo d'estate, non le uscivano di mente. 4974_9875_002080 che puoi farci, lo sai, te l'ho detto: comincia tu a fare il tuo dovere, poi lei farà il suo. 4974_9875_002081 è un male da cani, il male di testa efix mio. ho persino promesso di andare in pellegrinaggio a san francesco adesso in ottobre. 4974_9875_002082 allora le sue antiche speranze rifiorirono all'improvviso. che don predu sposasse noemi, che la casa delle sue padrone risorgesse dalle sue rovine. 4974_9875_002083 zio pietro è ricco, vi ama, vi renderà felice. essa mi guardava con disprezzo ed io capivo bene che non si sarebbe decisa mai. allora, efix, senti, parliamo piano, non stia ad ascoltare. ebbene, ricordai il tuo consiglio. la guardai. 4974_9875_002084 giacinto che ci rovina e sposa quella pezzente e noemi che rifiuta invece la buona fortuna. ma perché questo efix? dimmi tu che hai girato il mondo, è. 4974_9875_002085 perdeva. ripeté: efix, smarrito, come lo dici? vuoi che vinca? sempre a me disse che non giocava mai. 4974_9875_002086 la regge ha ragione, affermò efix pensieroso: quando si è nobili, si è nobili. donna ruth, trova lei una moneta sotterra. le sembra di ferro perché è nera, ma se lei la pulisce,